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Timestamp: 2020-02-21 13:25:50+00:00

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Codice Deontologico | Ordine dei Medici Veterinari della Prov. di Benevento - Via Tommaso Rossi, 22 - Tel: 0824.47269
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Consiglio Nazionale FNOVI Torino
Il nuovo Codice Deontologico è stato approvato dal Consiglio Nazionale della Fnovi, che si è tenuto a Torino, il 15 Novembre 2019, al termine di una discussione molto partecipata.
Nel Nuovo Codice Deontologico, Ambiente ed Ecosistema entrano nella deontologia del Veterinario. Il Medico Veterinario diventa “sentinella ambientale” delle patologie ambiente-correlate. I Medici Veterinari “sono in grado di produrre numerose informazioni utili allo studio delle patologie ambientali correlate e all’identificazione e quantificazione dei legami tra le molteplici cause ed effetti avversi alla salute: questa la ragione che sottende l’attuale declinazione della previsione deontologica che riconosce l’ambiente quale bene giuridico di valore primario ed assoluto.
Prima della lettura del Codice e di alcune brevi note di commento, si vuole condividere alcune considerazioni sull’ attività che ha portato alla stesura attuale. Il Codice Deontologico è in continua evoluzione perché deve essere armonizzato ai cambiamenti, alle sollecitazioni, alle aspettative della società civile e alla crescita culturale della professione. A sua volta, il Codice è strumento di educazione e richiamo alla correttezza e al rispetto di tutte le regole che consentono la vita civile. La professione Medico Veterinaria è una professione regolamentata, intellettuale, connotata da grandi responsabilità, spesso misconosciute, per le quali rivendichiamo il giusto riconoscimento.
Il nuovo Codice approfondisce alcuni precetti e si arricchisce di una appendice di approfondimento su alcuni articoli riguardanti il conflitto di interesse, nei settori maggiormente esposti ad esso, i concetti di ‘scienza, coscienza e professionalità” e i principi di stesura e consegna della documentazione sanitaria (relazione clinica), da conservare per 10 anni “per la massima prudenza e sicurezza”.
Nel nuovo Codice Ambiente ed Ecosistema si rafforzano come elementi connotanti la professione veterinaria e fra i suoi doveri deontologici. Il Medico Veterinario “nel riconoscere i valori costituzionali della salute individuale, collettiva e dell’ambiente, uniforma la sua opera alla salvaguardia delle risorse naturali della Terra, ivi incluse l’aria, l’acqua, la flora, la fauna e particolarmente il sistema ecologico naturale mediante azioni di prevenzione e mitigazione dei fattori di rischio naturali o dipendenti da intervento antropico”.
Il Medico Veterinario, “in base alle conoscenze disponibili, si adopera per una puntuale e diligente individuazione dei fattori di vulnerabilità cui sono esposti l’uomo e l’ecosistema e supporta quale sentinella ambientale i cittadini e le autorità con azioni di informazione, educazione e studio utili alla valutazione del rischio ambientale cui è esposto il sistema ecologico”. La medicina ambientale diventa anche materia per la formazione continua del Medico Veterinario, che d’ora in poi sarà tenuto “a curare, perfezionare ed aggiornare costantemente la sua preparazione professionale in questo settore”.
La forza della nostra professione può derivare solo dalla scrupolosa osservanza della deontologia professionale, dalla convinzione che essa sia l’espressione più alta del modo di esercitare e di rapportarsi con i colleghi, i pazienti, i loro proprietari e più in generale tutta la società. Il Codice Deontologico deve essere percepito come parte fondante dell’essere Medico Veterinario, non una imposizione, ma una esigenza, supporto e manifestazione dei valori della professione. Per questo motivo la Fnovi ha voluto dare a tutti i colleghi la possibilità di esprimere pareri e commenti, valorizzando il contributo di chi ogni giorno esercita in scienza, coscienza e professionalità.
alle attività collegate alle produzioni alimentari, alla loro corretta gestione e alla valutazione dei rischi connessi alla gestione della sicurezza alimentare.(vedi Approfondimento n. 1 – Art. 1 – Medico Veterinario).
Art. 4 – Potestà disciplinare – Spetta agli organi disciplinari la potestà di comminare sanzioni adeguate e proporzionate alla violazione delle norme deontologiche. Le sanzioni devono essere commisurate alla gravità dei fatti e devono tener conto della reiterazione dei comportamenti, nonché delle specifiche circostanze, soggettive e oggettive, che hanno concorso a determinare la violazione.
La diagnosi a fini preventivi, terapeutici e riabilitativi è una diretta, esclusiva e non delegabile competenza del Medico Veterinario, da esercitarsi in autonomia e responsabilità. Dovere del Medico Veterinario sia pubblico che privato è di garantire prestazioni professionali qualificate in conformità all’abilitazione di Stato conseguita e nel rispetto della fede pubblica di cui gli Ordini risultano depositari (vedi Approfondimento n. 2 – Art. 8 – Comportamento secondo scienza, coscienza e professionalità).
Art. 10 – Dovere di aggiornamento professionale – E’ dovere del Medico Veterinario curare costantemente nel corso della vita professionale, l’aggiornamento della propria preparazione professionale e la formazione continua, conservando e accrescendo le conoscenze e le competenze tecnico-scientifiche, etico-deontologiche e gestionali-organizzative con particolare riferimento ai settori nei quali è svolta l’attività. E’ inoltre dovere dello stesso informarsi in merito all’attualità e all’evoluzione professionale ed essere a conoscenza di norme, di leggi e di atti regolamentari di interesse medico veterinario.
Art. 11 – Doveri di probità, dignità e decoro – Il Medico Veterinario deve ispirare la propria condotta all’osservanza dei doveri di probità ovvero onestà morale, dignità e decoro nell’esercizio della professione. Il Medico Veterinario deve svolgere la sua attività con lealtà e correttezza nei confronti degli utenti, dei Colleghi e degli animali, e della società.
Art. 12 – Dovere di indipendenza intellettuale – Nell’esercizio dell’attività professionale il Medico Veterinario ha il dovere di conservare la propria indipendenza intellettuale e difendere la propria libertà da pressioni o condizionamenti esterni e imposizioni di carattere commerciale. Il Medico Veterinario deve attenersi alle conoscenze scientifiche e ispirarsi ai valori etici della professione e non deve soggiacere a interessi, imposizioni e suggestioni di qualsiasi natura. Il Medico Veterinario deve essere promotore della cultura della legalità.
Art. 14 – Dovere di assistenza – Il Medico Veterinario ha l’obbligo, nei casi di urgenza ai quali è presente, di prestare le prime cure agli animali nella misura delle sue capacità e rapportate allo specifico contesto, eventualmente anche solo attivandosi per assicurare ogni specifica e adeguata assistenza. Tale dovere non preclude la richiesta di un onorario commisurato all’entità delle prestazioni.
Art. 15 – Dovere di tutela – Il Medico Veterinario è tenuto, nell’esercizio della professione, alla tutela della salute e del benessere animale, alla tutela diretta ed indiretta della salute umana dai pericoli provenienti da alimenti di origine animale, da animali e da mangimi, alla tutela dell’ambiente e a favorire la consapevolezza e l’attenzione per il mantenimento dell’equilibrio degli ecosistemi ed un uso appropriato delle risorse naturali in relazione ad uno sviluppo globale sostenibile. Il Medico veterinario si mette a disposizione in caso di calamità.
I Medici Veterinari devono svolgere le attività di consulenza, di consulto, di prosecuzione delle cure, di vigilanza e di controllo mantenendo sempre nei confronti dei Colleghi un comportamento ispirato ai principi di correttezza, lealtà e rispetto, evitando ogni abuso di posizione. Il contrasto di opinione non deve violare i principi di un collegiale dibattito e di un civile comportamento.
Il professionista deve astenersi dall’esprimere giudizi o dall’avviare azioni suscettibili di nuocere alla reputazione dei Colleghi, senza fondato motivo.Tali condotte devono essere mantenute nei confronti di tutti i Colleghi indipendentemente dal tipo di rapporto in essere, secondo il principio della colleganza. Ove non sia possibile risolvere direttamente un contrasto, occorre creare le condizioni affinché il Consiglio dell’Ordine possa promuovere iniziative di conciliazione.
Art. 21 – Direzione sanitaria – Il Medico Veterinario nella sua funzione di Direttore Sanitario di strutture medico veterinarie private o pubbliche deve garantire all’interno della struttura stessa, per quanto di sua competenza, il rispetto delle norme di legge, del Codice Deontologico, dell’autonomia e della dignità professionale. Al Direttore Sanitario competono la gestione, il controllo, la sorveglianza e la verifica di quanto concerne l’attività sanitaria e la pubblicità sanitaria. Per eventuali mancanze commesse nello svolgimento del suo ruolo può essere chiamato a rispondere per “culpa in agendo, omittendo e vigilando”.
Art. 22 – Natura del rapporto – L’attività professionale esercitata dal Medico Veterinario è di natura intellettuale. Pertanto tale attività è una prestazione di mezzi e non di risultati. Il Medico Veterinario deve esercitare la professione attenendosi a criteri di qualità e secondo le buone pratiche veterinarie.
Art. 26 – Conflitto di interessi – Il Medico Veterinario ha l’obbligo di astenersi dal prestare attività professionale quando questa possa concretizzarsi in un conflitto d’interessi, anche potenziale. Il conflitto d’interessi si può verificare quando un interesse secondario o la ricerca di un indebito vantaggio personale di qualunque natura possa alterare il comportamento e le scelte nonché il giudizio professionale riguardante l’interesse primario ovvero: la salute pubblica, la salute del paziente, il benessere degli animali, la congruità e la veridicità di una ricerca scientifica e dei relativi risultati, l’oggettività della prestazione, della prescrizione diagnostico-terapeutica, dell’informazione, della formazione e dell’aggiornamento professionale, della divulgazione scientifica, le finalità istituzionali, i diritti del cliente, i rapporti individuali e di gruppo con industrie, enti, organizzazioni e istituzioni, o con la Pubblica Amministrazione (vedi Approfondimento n. 3 – Art. 26 – Conflitto di interessi).
Art. 29 – Obbligo di informazione e consenso informato nella pratica veterinaria – È obbligo del Medico Veterinario comunicare al cliente la necessità del compimento di determinati atti al fine di evitare sofferenze, dolore o prolungati stati di malessere dell’animale paziente. Il Medico Veterinario è tenuto ad informare il cliente sui prevedibili stati di sofferenza e di dolore dell’animale paziente e la durata presumibile dell’intervento professionale. L’acquisizione del consenso o del dissenso è un atto di specifica ed esclusiva competenza del Medico Veterinario e come tale non delegabile. Il Medico Veterinario, all’atto dell’assunzione di responsabilità contrattuale, è tenuto ad informare chiaramente il cliente della situazione clinica e delle soluzioni terapeutiche esistenti, al fine di coinvolgerlo nel processo decisionale. Deve precisare i rischi prevedibili, i costi presunti ed i benefici dei differenti ed alternativi percorsi diagnostici e terapeutici, nonché le ipotizzabili conseguenze delle scelte possibili. Il Medico Veterinario nell’informare il cliente dovrà tenere conto delle sue capacità di comprensione, al fine di promuoverne la massima adesione alle proposte diagnostico-terapeutiche. Il Medico Veterinario non intraprende né prosegue in procedure diagnostiche e/o interventi terapeutici senza la preliminare acquisizione del consenso informato o in presenza di dissenso informato, fatte salve le procedure di primo soccorso e manovre salva-vita non procrastinabili. Il Medico Veterinario acquisisce, in forma scritta e sottoscritta o con altre modalità di pari efficacia documentale, il consenso o il dissenso del proprietario/detentore dell’animale nei casi prevedibilmente gravati da rischio elevato. Il Medico Veterinario è altresì tenuto all’obbligo di consenso informato ogni qualvolta ritenga di dover ricorrere, nell’interesse della salute e del benessere animale, all’impiego di farmaci non registrati per l’uso, oppure di protocolli diagnostici e/o terapeutici sperimentali o presidi non specificatamente dedicati all’uso veterinario. Il consenso prestato in forma scritta ha valore documentale. Il Medico Veterinario verifica che il consenso informato sia prestato dal proprietario dell’animale o da un detentore che dichiari di averne titolo.
Art. 30 – Eutanasia – L’eutanasia di un animale è atto esclusivamente medico veterinario, è un atto guidato dall’etica professionale del Medico Veterinario e può essere effettuata al fine di evitare all’animale paziente sofferenza psico-fisica e/o dolore inaccettabili oppure nei casi consentiti dalla legge. E’ responsabilità professionale del Medico Veterinario garantire, quando si deve interrompere la vita di un animale, che ciò sia fatto con il maggior grado di rispetto e con l’impegno a indurre la morte nella massima assenza di dolore e stress possibile, tenendo conto del progresso scientifico.
Art. 31 – Medicine non convenzionali – La pratica delle Medicine non convenzionali in ambito veterinario è di esclusiva competenza del Medico Veterinario. Questa deve essere svolta nel rispetto dei doveri e della dignità professionali e nell’esclusivo ambito della diretta e non delegabile responsabilità professionale, a tutela della salute e del benessere degli animali.
Art. 32 – Consegna di documenti – Il Medico Veterinario deve rilasciare i documenti diagnostici, le prescrizioni e restituire ogni documentazione eventualmente ricevuta dal cliente. Il Medico Veterinario rilascia la relazione clinica qualora ne venga fatta formale richiesta da parte del cliente. Il Medico Veterinario può trattenere la documentazione clinica sino alla liquidazione del compenso. Il Medico Veterinario può conservare copia della documentazione, anche senza il consenso del cliente, per utilizzarla per i necessari provvedimenti di registrazione a fini contabili, di archivio storico e di valutazione scientifica (vedi Approfondimento n. 4 – Art. 32 – Consegna di documenti).
Art. 34 – Rinuncia all’assistenza – Il Medico Veterinario ha diritto di rinunciare al contratto professionale instauratosi con il cliente, a condizione che dia un preavviso adeguato alle circostanze e che provveda ad informarlo di quanto è necessario fare per non pregiudicare la salute e il benessere dell’animale paziente. Il Medico Veterinario, fatta eccezione per i casi di estrema urgenza, può rifiutarsi di eseguire le prestazioni professionali richieste da clienti che lo abbiano offeso o che siano in condizioni di morosità.
Il Medico Veterinario promuove e attua un’informazione sanitaria accessibile, trasparente, rigorosa e prudente, fondata sulle conoscenze scientifiche acquisite e non divulga notizie che alimentino aspettative o timori infondati o, in ogni caso, idonee a determinare un pregiudizio dell’interesse generale. Uguali principi di correttezza e attenzione devono ispirare gli interventi di natura professionale sui canali web, sulle liste di discussione web e sui social network. Il Medico Veterinario, nel collaborare con le istituzioni pubbliche o con i soggetti privati nell’attività di informazione sanitaria e di educazione alla salute, evita la pubblicità diretta o indiretta della propria attività professionale o la promozione delle proprie prestazioni. Il Medico Veterinario deve dare comunicazione all’Ordine di appartenenza di eventuali pubblicazioni a suo nome non rispondenti a quanto da lui dichiarato o scritto, per gli eventuali provvedimenti di competenza.
Sono sanzionabili, anche disciplinarmente l’uso di un titolo professionale non posseduto o l’utilizzo di titoli professionali inesistenti o non riconosciuti. Lo svolgimento di attività professionale in carenza dei titoli necessari, o in periodo di sospensione, costituisce anche violazione del presente Codice e come tale è sanzionabile. Risponde dell’infrazione anche il Medico Veterinario che abbia consapevolmente reso possibile un’attività irregolare.
Il Medico Veterinario al quale sia stata irrogata la sanzione disciplinare della sospensione non potrà svolgere alcuna attività professionale nel periodo di sospensione. Qualora il Medico Veterinario, sospeso o radiato, continui a svolgere l’attività professionale, incorre nel reato di esercizio abusivo della professione, oltre ad un ulteriore ed autonomo procedimento disciplinare (vedi Approfondimento n. 5 – Art. 37 – Abuso di professione).
Art. 38 – Attività medico-legale – L’esercizio dell’attività medico-legale è esplicata ogni qual volta si ricorra alle conoscenze scientifiche del Medico Veterinario non con finalità diagnostiche-terapeutiche, ma per contribuire alla corretta applicazione delle norme giuridiche che regolano il rapporto con gli animali. Il parere richiesto, scritto o verbale, dovrà essere fondato sulla piena consapevolezza delle responsabilità etico – giuridiche e deontologiche che ne derivano. Il Medico Veterinario, nell’espletamento di tali attività, deve evitare ogni sorta di influenza, interferenza e condizionamento che possa determinare una violazione del primo comma del presente articolo.
Art. 39 – Sperimentazione scientifica – Il Medico Veterinario nell’attività di sperimentazione persegue il progresso della medicina fondandolo sulla ricerca scientifica, il cui obiettivo primario è quello di migliorare le conoscenze e gli interventi preventivi, diagnostici e terapeutici al fine di tutelare la salute e il benessere degli animali e degli uomini. La ricerca scientifica si avvale anche della sperimentazione animale, programmata e attuata nel quadro dell’ordinamento vigente.
Il Medico Veterinario persegue il principio delle 3 R (Refinement, Reduction, Replacement), lo sviluppo di metodi alternativi senza l’utilizzo di animale e di mezzi idonei a evitare inutili sofferenze. Sono fatte salve le norme in materia di obiezione di coscienza.
Art. 40 – Tecnologie informatiche – Il consulto e le consulenze mediante le tecnologie informatiche della comunicazione “a distanza” devono rispettare tutte le norme deontologiche. Il Medico Veterinario, facendo uso dei sistemi telematici, non può sostituire la visita medica che si sostanzia nella relazione diretta con il paziente, con una relazione esclusivamente virtuale; può invece utilizzare gli strumenti di telemedicina per le attività di rilevazione o monitoraggio a distanza dei parametri biologici e di sorveglianza clinica di soggetti già in cura.
Art. 41 – Arbitrato – Il Medico Veterinario deve ispirare il proprio rapporto con arbitri e consulenti tecnici a correttezza e lealtà, nel rispetto delle reciproche funzioni. Il Medico Veterinario che abbia assunto la funzione di arbitro deve rispettare i doveri di indipendenza e imparzialità. A tal fine il Medico Veterinario non può assumere la funzione di arbitro rituale o irrituale, né come arbitro nominato dalle parti, né come presidente, quando abbia in corso rapporti professionali con una delle parti in causa o abbia avuto rapporti di qualsiasi natura, tali da poterne pregiudicare l’autonomia. In particolare dell’esistenza di rapporti professionali con una delle parti l’arbitro nominato presidente deve rendere edotte le parti stesse, rinunciando all’incarico ove ne venga richiesto.
Art. 43 – Tutela della professione – Il rispetto degli obblighi deontologici e la tutela dell’autonomia, della libertà, della dignità e del decoro professionale sono garantiti anche nelle convenzioni che disciplinano i rapporti tra i Medici Veterinari liberi professionisti e i soggetti pubblici e privati. Tutti i Medici Veterinari hanno obbligo di informare l’Ordine di appartenenza di compiti e adempimenti richiesti anche dal S.S.N. che ritengono non essere conformi al Codice Deontologico. A tutela della professione i Medici Veterinari sono tenuti a comunicare all’Ordine di appartenenza i termini delle convenzioni da loro sottoscritte con soggetti pubblici e privati.
Art. 48 – Prescrizioni – La prescrizione a fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione è una diretta, specifica, esclusiva e non delegabile competenza del Medico Veterinario, impegna la sua autonomia e responsabilità professionale e deve far seguito a una diagnosi circostanziata o a un fondato sospetto diagnostico. La prescrizione deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili, sull’uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza. Il Medico Veterinario tiene conto delle linee guida diagnostico-terapeutiche accreditate da fonti autorevoli e indipendenti quali raccomandazioni e ne valuta l’applicabilità al caso specifico. L’adozione di protocolli diagnostico-terapeutici impegna la diretta responsabilità del Medico Veterinario nella verifica della tollerabilità e dell’efficacia sui soggetti coinvolti. Il Medico Veterinario è tenuto a un’adeguata conoscenza della natura e degli effetti dei farmaci prescritti, delle loro indicazioni, controindicazioni, interazioni e reazioni individuali prevedibili e delle modalità di impiego appropriato, efficace e sicuro dei mezzi diagnostico-terapeutici.Il Medico Veterinario promuove e sostiene l’impiego prudente, responsabile e consapevole degli antimicrobici anche per il contrasto all’antimicrobicoresistenza. Il Medico Veterinario ha l’obbligo di ottemperare ai doveri di informazione previsti dal sistema di farmacovigilanza.
Approfondimento n. 1 – Art. 1 – Medico veterinario – Dalla riforma della Costituzione, avvenuta con l’adozione della Legge Costituzionale n. 3 del 200, è entrata in Costituzione anche la parola “ambiente”. Nel Titolo Quinto (art. 117), riorganizzando la ripartizione di competenze fra Stato e Regioni, si assegna alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la “tutela dell’ambiente e dell’ecosistema” attribuendogli così un contenuto «oggettivo», in quanto riferito ad un bene della vita, e «finalistico», perché diretto alla sua migliore conservazione. Ciò premesso è vero ed indubitabile che la professione del medico veterinario sente la responsabilità civile ed etica nel proporsi, con tutte le sue forme ed organizzazioni, nello studio dell’accoppiata rischio ambientale/salute umana e, di conseguenza, nell’orientare le scelte delle politiche della prevenzione. In questo contesto ogni medico veterinario deve operare nel rispetto di un Codice di deontologia adeguato all’obiettivo e secondo il principio di responsabilità che può trasformare ogni suo gesto in positivi esiti futuri soprattutto per le giovani generazioni. I medici veterinari sono in grado di produrre numerose informazioni utili allo studio delle patologie ambientali correlate e all’identificazione e quantificazione dei legami tra le molteplici cause ed effetti avversi alla salute: questa la ragione che sottende l’attuale declinazione della previsione deontologica che riconosce l’ambiente quale bene giuridico di valore primario ed assoluto ( artt. 9 e 32 della Costituzione). Il medico veterinario, nel riconoscere i valori costituzionali della salute individuale, collettiva e dell’ambiente uniforma la sua opera alla salvaguardia delle risorse naturali della Terra, ivi incluse l’aria, l’acqua, la flora, la fauna e particolarmente il sistema ecologico naturale mediante azioni di prevenzione e mitigazione dei fattori di rischio naturali o dipendenti da intervento antropico. In base alle conoscenze disponibili, si adopera per una puntuale e diligente individuazione dei fattori di vulnerabilità cui sono esposti l’uomo e l’ecosistema e supporta quale sentinella ambientale i cittadini e le autorità con azioni di informazione, educazione e studio utili alla valutazione del rischio ambientale cui è esposto il sistema ecologico.
In conformità al principio di precauzione dà appropriata e precoce comunicazione agli interessati ed agli organi di prevenzione di ogni implicazione riconducibile a patologie ambiente correlate e favorisce l’acquisizione di consapevolezza e attenzione per un uso appropriato del sistema ecologico che deve essere salvaguardato a beneficio delle generazioni presenti e future. Per il perseguimento delle finalità ambientali, il medico veterinario è tenuto – anche alla luce di quanto stabilito dall’articolo 10 del Codice deontologico – a curare, perfezionare ed aggiornare costantemente la sua preparazione professionale in questo settore.
Approfondimento n. 2 – Art. 8 – Comportamento secondo scienza, coscienza e professionalità – Comportamento in scienza, coscienza e professionalità: tale comportamento deve essere inteso come l’espressione di quel delicato equilibrio che il MV assume nelle scelte cliniche caso per caso, tra bagaglio scientifico collettivo e individuale e le personali convinzioni morali.
Approfondimento n. 3 – Art. 26 – Conflitto di interessi – Il conflitto di interessi si verifica quando “ci si trova nella condizione nella quale un giudizio professionale riguardante un interesse primario tende ad essere influenzato da un interesse secondario quale il guadagno economico o vantaggio personale”. Il conflitto di interessi non è un comportamento ma una condizione, che si verifica ogniqualvolta esiste una relazione in grado di compromettere l’indipendenza della persona. Considerato che il guadagno economico costituisce una componente ineliminabile di qualsiasi attività professionale, gli interessi secondari non sono di per sé illegittimi in quanto tali, ma il conflitto emerge quando la loro rilevanza tende a prevalere sugli interessi primari, che in medicina veterinaria sono rappresentati dall’insieme dei doveri etici e deontologici e legali quali la salute delle persone, degli alimenti, degli animali, l’integrità della ricerca, la formazione dei professionisti e l’informazione corretta dei cittadini.
Il conflitto di interessi è intrinseco alle professioni della salute ed è al tempo stesso estremamente diffuso e quasi mai riconosciuto come reale criticità. Di conseguenza mina l’integrità del sistema favorendo la diffusione di interventi inefficaci e inappropriati e alimentando numerosi comportamenti opportunistici. Numerosi conflitti di interesse influenzano il mondo della ricerca. L’agenda della ricerca è dettata in larga misura dall’industria farmaceutica e biomedicale; le riviste biomediche hanno enormi autonomie per decidere quali studi pubblicare; i medici veterinari ottengono la maggior parte delle informazioni sui farmaci dagli informatori scientifici; il mercato della formazione continua è ricco di iniziative sponsorizzate dall’industria.Il mercato dei servizi professionali risente inevitabilmente di asimmetrie informative che permettono ai sanitari di influenzare sia l’offerta di servizi, sia la domanda dell’utenza: ne conseguono la prescrizione e l’erogazione di interventi inefficaci e inappropriati, in particolare quando il profitto commerciale diventa il movente principale del mercato e i meccanismi di regolazione sono inesistenti o inefficaci.
Approfondimento n. 4 – Art. 32 – Consegna di documenti – Relazione clinica – Il Medico Veterinario redige – con completezza, chiarezza e diligenza – la relazione clinica, quale documento essenziale dell’evento medico, in caso di ricovero e di attività diagnostiche, chirurgiche o terapeutiche come previsto dalle buone pratiche veterinarie. Il Medico Veterinario riporta nella relazione clinica i dati anamnestici e quelli obiettivi relativi alla condizione clinica e alle attività diagnostico-terapeutiche praticate; registra il decorso clinico assistenziale nel suo contestuale manifestarsi o nell’eventuale pianificazione anticipata delle cure. Il Medico Veterinario registra nella relazione clinica anche i modi e i tempi dell’informazione fornita al cliente e i termini del consenso o dissenso ricevuto dal cliente. Attualmente per i medici veterinari non esiste nessun riferimento specifico normativo per i tempi di conservazione della documentazione (per gli avvocati ad esempio è il Codice Civile art. 2961, che stabilisce in tre anni l’obbligo di tenuta dei documenti). Pertanto si ritiene opportuno indicare in 5 anni il tempo di conservazione ( considerato che il credito al risarcimento provocato dal comportamento dannoso altrui e l’attività disciplinare si prescrivono in cinque anni ). Per la massima prudenza e sicurezza i documenti andrebbero conservati per 10 anni (termine della prescrizione decennale, tombale, applicabile a tutti i diritti di credito).
Approfondimento n. 5 – Art. 37 – Abuso di professione – Commette il reato previsto dall’art. 348 CP non solo chi non sia in possesso della abilitazione dello Stato, ma anche chi non sia iscritto nel relativo albo o, dopo esservi stato iscritto, sia stato radiato o sospeso dall’esercizio professionale, atteso che l’attualità della abilitazione all’esercizio è presupposto dei requisiti di probità e competenza tecnica ritenuti necessari dalla legge.
Cass. pen., Sez. 6, Sentenza n. 20439 del 15/02/2007, dep. 24/05/2007, Rv. 236419. Cass. pen. sez. VI, sentenza n. 1151 8 gennaio 2003.
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References: Art. 1

Art. 4
 Art. 8

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 14

Art. 15

Art. 21

Art. 22

Art. 26
 Art. 26

Art. 29

Art. 30

Art. 31

Art. 32
 Art. 32

Art. 34
 Art. 37

Art. 38

Art. 39

Art. 40

Art. 41

Art. 43

Art. 48
 Art. 1
 Art. 8
 Art. 26
 Art. 32
 art. 2961
 Art. 37

Cass. 
 Sentenza 
 Cass. 
 sentenza