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Tesi di Laurea. Handicap e lavoro: tra norma e realtà. Il caso della provincia di Treviso
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1 Corso di Laurea magistrale in Lavoro, cittadinanza sociale, interculturalità Tesi di Laurea Handicap e lavoro: tra norma e realtà. Il caso della provincia di Treviso Relatore Prof. Giovanni Martinengo Laureando Ilaria Papa Matricola Anno Accademico 2011/ 20122 Indice INTRODUZIONE...1 CAPITOLO 1. L'EVOLUZIONE DEL MERCATO DEL LAVORO: IL SISTEMA DEL COLLOCAMENTO ORDINARIO...3 Par. 1.1 Dal dopoguerra agli anni della Booming Italy: l'istituto del collocamento e le prime forme di tutela dei lavoratori...3 Par Dal diritto del lavoro dell'emergenza a oggi...6 CAPITOLO 2. IL SISTEMA DEL COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO DEI DISABILI: PROFILI STORICI...9 Par La nascita del collocamento obbligatorio...9 Par La legge 482/68: il tentativo di dare organicità al sistema del collocamento obbligatorio...13 Par Il collocamento degli invalidi psichici...17 CAPITOLO 3. L'ATTUALE SISTEMA DI COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO...22 Par La riforma del collocamento obbligatorio alla luce del D.Lgs. 469/ Par Soggetti destinatari e requisiti di accesso al sistema del collocamento...24 Par Datori di lavoro soggetti agli obblighi di assunzione e meccanismi di controllo...29 Par Obblighi di assunzione in capo ai datori di lavoro pubblici e modalità di avviamento...34 Par Particolari forme di tutela nei confronti dei datori di lavoro...35 Par Modalità di avviamento, agevolazioni economiche e percorsi di qualificazione...38 Par Il rapporto di lavoro del disabile e la disciplina del licenziamento...49 Par Le modifiche ad opera del decreto legislativo 276/2003 e della legge 247/3 CAPITOLO 4. L'ATTUAZIONE DEL SISTEMA DI COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO NELLA REGIONE VENETO...64 Par L'attuazione del d.lgs. 469/97 e della l. 68/99 nella Regione Veneto...64 Par L'istituzione dei Servizi di integrazione lavorativa: il ruolo anticipatore svolto dalle Aziende-Ulss della provincia di Treviso...68 CAPITOLO 5. ATTORI E MODALITA' DI INTERVENTO PER L'ATTUAZIONE DEL DIRITTO AL LAVORO DEI DISABILI NELLA PROVINCIA DI TREVISO...73 Par L'ufficio collocamento mirato della provincia di Treviso...73 Par Gli strumenti per l'avviamento al lavoro...76 Par La gestione degli obblighi di assunzione...80 Par Compensazioni territoriali, esoneri parziali e sospensioni temporanee...84 Par Il servizio di integrazione lavorativa (Sil): obbiettivi e modalità di intervento...88 Par Il lavoro di rete tra Servizi per l'impiego della provincia e i Sil delle Aziende-Ulss...92 Par. 5.7 Il Progetto Integra: l'inserimento lavorativo delle persone con diagnosi psichiatrica...95 Par Il Fondo Nazionale per i diritto al lavoro dei disabili...98 Par Il Fondo Regionale per l'occupazione dei disabili CAPITOLO 6. L'ATTUAZIONE DELLA LEGGE 68/99 NEL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI TREVISO: SPUNTI DI RIFLESSIONE Par L'assetto normativo della l. 68/99: un salto di qualità? Par Le ombre della legge 68/ Par Riflessioni sull'attuazione della legge 68/99 nel territorio della provincia di Treviso: tra buone prassi e criticità della normativa Par I segnali della crisi economica...1244 CONCLUSIONI ALLEGATO ALLEGATO ALLEGATO ALLEGATO ALLEGATO BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA RINGRAZIAMENTI5 1 INTRODUZIONE La tesi affronta il tema dell'inserimento lavorativo dei disabili, qualche anno dopo l'emanazione della legge di riforma del collocamento obbligatorio (l. 68/99), con l'ambizione di non limitarsi alla classica disamina della dottrina e della giurisprudenza dell'istituto analizzato, ma tentare una, sia pur parziale e limitata, valutazione del funzionamento della tutela. Insomma, una prospettiva di right in action. La ricerca è finalizzata a conoscere le modalità di applicazione della legge 68/99 nel territorio della provincia di Treviso, al fine di individuare i punti di forza e le criticità che si riscontrano nell'applicazione pratica della normativa. Nell'intento di entrare in contatto diretto con la materia di studio, in vista della successiva stesura della tesi, è stato realizzato uno stage presso l'ufficio Collocamento mirato della provincia di Treviso, sede incaricata della gestione del sistema di collocamento obbligatorio dei disabili nell'omonima provincia. L'elaborato, dapprima, prende in esame l'evoluzione del sistema del collocamento ordinario, dal primo dopoguerra ad oggi, con particolare riferimento alle modifiche introdotte dalla l. 264/49, la quale consolida l'effettivo monopolio pubblico del sistema di collocamento italiano nel dopoguerra. Di seguito, sono delineate le novità introdotte dal D.Lgs. 469/1997, il quale ha trasferito le funzioni del collocamento, prima di competenza statale, alle regioni e alle province, prevedendo l'istituzione dei Servizi per l'impiego. L'osservazione si è focalizzata, poi, sulle tappe fondamentali che hanno portato alla nascita del sistema del collocamento obbligatorio, con particolare attenzione a quanto previsto dalla l. 482/68, la quale ha rappresentato il principale riferimento normativo in materia, fino alla fine degli anni '90. Tale normativa, pur rappresentando il tentativo di conferire maggiore organicità al precedente sistema, basato su una serie di leggi settoriali e disarmoniche, ha mostrato, nel tempo, forti limiti e criticità. La legge 482/68 prevedeva un sistema di collocamento meramente burocratico amministrativo, basato, sostanzialmente, sul criterio della quota system. Tale sistema risultava incapace di garantire inserimenti lavorativi adeguati, oltre che discriminante nei confronti delle persone con problemi psichici. Il fondamentale punto di svolta, in materia di diritto al lavoro dei disabili, deve essere ricondotto6 2 all'emanazione della legge 68/99, presa in esame nel terzo capitolo dell'elaborato. La l. 68/99 segna il passaggio a un sistema di collocamento lavorativo mirato, ovvero indirizzato a collocare la persona nel posto di lavoro adatto alle sue effettive capacità lavorative. L'idea che sta alla base della normativa è quella di inserire la persona disabile, quando possibile, presso un normale luogo di lavoro, ovvero in un ambiente lavorativo non protetto. Il modello di inserimento lavorativo proposto dal legislatore, mira ad assicurare l'effettiva spendibilità del lavoratore nel posto di lavoro assegnato. La legge disciplina una serie di strumenti e modalità di intervento, in collaborazione con i servizi socio-sanitari e formativi del territorio, volti a sostenere il datore di lavoro nel rispetto degli obblighi di assunzione, oltre che, volti a sperimentare l'inserimento lavorativo tramite periodi di tirocinio finalizzati all'assunzione. In particolare, il legislatore introduce, quale modalità di avviamento, la possibilità di stipulare una serie di convenzioni, che vedono il coinvolgimento, oltre che del datore di lavoro e dei servizi per l'impiego, anche delle parti sociali e delle cooperative sociali di tipo B. Il legislatore introduce, poi, un sistema di agevolazioni, indirizzate a sostenere i datori di lavoro che provvedono ad assumere le persone disabili con maggiori difficoltà di inserimento lavorativo. La legge, pur prevedendo un sistema di quote d'obbligo e di sanzioni in caso di inottemperanza, predispone anche una serie di istituti volti a tutelare i datori di lavoro che, per le particolari attività svolte o a causa di una situazione economico-produttiva particolarmente critica, sono incapaci di rispettare gli obblighi di assunzione loro spettanti. Nei confronti della persona disabile assunta, la legge 68/99 introduce particolari interventi volti a rispondere all'eventuale aggravamento, nel tempo, della condizione di handicap, adottando tutti gli accorgimenti possibili, al fine di evitare il licenziamento della stessa. La seconda parte del lavoro è dedicata all'analisi dell'implementazione della l. 68/99 nel territorio della provincia di Treviso, con particolare attenzione alle buone prassi e alle criticità riscontrate nell'applicazione concreta della normativa. Lo studio delle collaborazioni tra Servizi per l'impiego e Servizi di integrazione lavorativa (Sil) delle Aziende-Ulss, ha costituito il focus dell'indagine, dimostrando che questi ultimi sono attori indispensabili nei percorsi di inserimento lavorativo delle persone con disabilità.7 3 CAPITOLO 1. L'EVOLUZIONE DEL MERCATO DEL LAVORO: IL SISTEMA DEL COLLOCAMENTO ORDINARIO Par Dal dopoguerra agli anni della Booming Italy: l'istituto del collocamento e le prime forme di tutela dei lavoratori L'istituto del collocamento nacque nel nostro paese, come funzione pubblica, nel corso della dittatura fascista, sotto la spinta della Convenzione Internazionale di Washington del 1919, la quale sollecitava gli stati ad attivarsi per combattere la massiccia disoccupazione dell'epoca. L'Italia, reduce dal primo conflitto mondiale, si trovava in una situazione di grave crisi economica, derivante dai debiti contratti durante la guerra e dalla necessità di riorganizzare il sistema agricolo ed industriale del paese. Con il R.D.L.vo 29 marzo 1928, n.1003 fu stabilito il principio generale secondo cui, l'imprenditore che avesse voluto assumere manodopera, avrebbe dovuto rivolgersi agli uffici del servizio di collocamento, ubicati presso i sindacati unici fascisti, i quali tenevano le liste di coloro che aspiravano ad un'occupazione. All'epoca non esisteva alcun criterio per attingere alle liste; l'imprenditore aveva la facoltà di scegliere liberamente tra gli iscritti agli elenchi. Il R.D.L. 21 dicembre 1938, n modificò il sistema del collocamento eliminando, salvo alcune eccezioni, la facoltà di scelta nominativa da parte dell'imprenditore e introducendo la regola generale della richiesta numerica. Secondo tale sistema, l'imprenditore presentava richiesta di assunzione all'ufficio di collocamento, il quale convocava la prima persona utile in graduatoria. È doveroso mettere in evidenza che, negli anni della dominazione fascista, ciò che qui viene definito come pubblico, deve essere ricondotto alla logica dittatoriale dell'epoca: il sistema di collocamento veniva, infatti, gestito dai sindacati corporativi tramite, come detto, gli uffici di collocamento. Gli stessi contratti collettivi, negoziati dai rispettivi sindacati fascisti datoriali e dei lavoratori, erano atti normativi eteronomi con efficacia erga omnes. La fine della seconda guerra mondiale segnò il passaggio ad un effettivo monopolio pubblico del sistema di collocamento. La legge 264/49 affermò il collocamento quale funzione esclusivamente pubblica, esercitata dagli uffici autorizzati, e vietò qualsiasi attività di intermediazione da parte dei privati. In particolare, il legislatore stabilì che I datori di lavoro sono tenuti ad assumere i lavoratori, dei8 4 quali hanno bisogno, iscritti nelle liste di collocamento (cfr. art. 11, l. 264/49) e chiunque intenda assumere lavoratori deve farne richiesta al competente ufficio... (cfr. art. 13, L. 264/49). La legge mantenne la regola generale dell'assunzione per tramite degli uffici di collocamento, riservando a pochissimi casi, disciplinati dalla legge stessa, la possibilità di assunzione diretta; l'art. 14 stabilì che la richiesta dei lavoratori deve essere numerica per categorie e qualifiche professionali, limitando a casi specifici la facoltà di richiesta nominativa. L'impianto della normativa fa emergere una funzione meramente burocratico amministrativa del sistema di collocamento dell'epoca, volto ad individuare i lavoratori da avviare, esclusivamente sulla base del posto occupato nelle liste dei disoccupati. L'ufficio, a seguito della richiesta di manodopera da parte del datore di lavoro, avviava il lavoratore tramite nulla osta all'assunzione, ovvero provvedimento che autorizzava l'instaurazione del rapporto di lavoro tra le parti. Molto si è discusso sul se, da tale autorizzazione, derivasse in automatico l'instaurazione del rapporto di lavoro; la risposta della giurisprudenza è stata negativa. In tal senso, pur considerando che l'atto di avviamento facesse sorgere in capo al datore di lavoro l'obbligo di costituire un rapporto di lavoro, la violazione di tale obbligo avrebbe comportato, unicamente, il diritto del lavoratore al risarcimento del danno. L'ufficio di collocamento oltre ad avere, per l'appunto, la funzione di mediazione tra le parti, aveva il compito di controllare che venisse applicato il contratto collettivo di riferimento. Titolari della funzione di collocamento erano gli Uffici regionali e provinciali del lavoro e della massima occupazione, coordinati dalla Direzione Generale del collocamento. Presso gli Uffici provinciali del lavoro, fu istituita la Commissione provinciale per il collocamento, avente potere decisionale in merito ad eventuali ricorsi contro i provvedimenti dell'ufficio, contestazioni relative alle richieste nominative di assunzione e riguardo alla classificazione professionale dei lavoratori. A questo punto, risulta doveroso richiamare quanto disposto dal decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato n. 929/1947, ratificato con l. 621/1952. Tale decreto introdusse la possibilità, da parte del Prefetto, di imporre l'obbligo per i conduttori a qualsiasi titolo di aziende agrarie o boschive di assumere la mano d'opera da adibirsi nell'annata agricola o durante le singole stagioni di essa alla coltivazione, alla manutenzione ordinaria o straordinaria dei fondi, delle vie di accesso e delle piantagioni nonché dell'allevamento di bestiame (cfr. Sentenza Corte Cost. n. 78/58), al fine di rispondere al problema della9 5 disoccupazione. Il decreto in esame obbligava, in sostanza, i datori di lavoro ad assumere un certo numero di lavoratori, scelti dalle Commissioni per il collocamento, benché non avessero effettiva esigenza di manodopera. In caso di inadempienza agli obblighi di assunzione, i datori di lavoro erano tenuti a versare una sanzione pecuniaria. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 78/58, dichiarò l'illegittimità del decreto, in riferimento agli articoli 38, 41, 42 e 44 della Costituzione. L'argomentazione principale, su cui si fondò il giudizio di illegittimità costituzionale, fu il riferimento all'articolo 41, comma 1, della Costituzione, in quanto il decreto viene a gravemente interferire e incidere sulla personale iniziativa economica dell'operatore agricolo; (cfr. Sentenza Corte Cost. n. 78/58). Inoltre, la Corte costituzionale negò la fondatezza delle argomentazioni di coloro che richiamavano la legittimità del decreto, in riferimento all'art. 41 comma 2: a giudizio della Corte, nel secondo comma sono posti limiti di ordine negativo alla libera iniziativa privata: essa non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale in senso collettivo (cfr. Sentenza Corte Cost. n. 78/58). La Corte negò, infine, l'utilità sociale del decreto, affermando quanto segue: Non può pertanto la Corte riconoscere la legittimità di norme le quali, anziché informate a una generale visione nelle prospettate direzioni, siano congegnate in modo da interferire nell'attività economica di singoli operatori, turbando e comprimendo quell'iniziativa privata che è garantita al primo comma dello stesso articolo. L'obbligo imposto ad operatori di assumere prestatori d'opera anche contro la valutazione da essi fatta della organizzazione della propria azienda resta estraneo al disposto del terzo comma e non può inquadrarsi nelle provvidenze di ordine generale ivi previste (cfr. Sentenza Corte Cost. n. 78/58). Con legge 300 del 1970 fu approvato lo Statuto dei lavoratori, il quale apportò alcune modifiche al sistema del collocamento, restringendo ulteriormente la possibilità di chiamata nominativa. Lo Statuto dei lavoratori istituì le Commissioni per il collocamento, con il compito di predisporre la graduatoria degli iscritti e rilasciare il nulla osta all'avviamento tramite richiesta nominativa. Introdusse, inoltre, la necessità di nulla osta in caso di passaggio diretto da un posto di lavoro ad un altro, precedentemente non necessario.10 6 Par Dal diritto del lavoro dell'emergenza a oggi Negli anni '70, c.d anni di piombo, prioritaria divenne la lotta alla disoccupazione e le politiche del lavoro seguirono, prettamente, una logica emergenziale: furono introdotte misure atte a ridurre il tasso di inflazione, tramite il rallentamento dei meccanismi di indicizzazione salariale e il contenimento della spesa previdenziale. Si legiferò seguendo una logica di progressiva liberalizzazione e deregolamentazione del mercato del lavoro. La situazione socio-economica precipitò negli anni '90 culminando nella crisi monetaria, in risposta alla quale si affermò una politica del lavoro incentrata su flessibilità, decentramento produttivo e liberalizzazione. L'istituto del collocamento rimase immutato fino alla metà degli anni '80. Con legge 56/87, furono istituite le Sezioni circoscrizionali per l'impiego, quali uffici di collocamento, e presso ciascuna Sezione, le Commissioni circoscrizionali per l'impiego, aventi gli stessi compiti attribuiti alle Commissioni provinciali per il collocamento 1, previste dall'art. 26 della legge 264/49, oltre che compiti attinenti alla tenuta delle graduatorie e alla formazione delle procedure per l'attuazione del sistema di collocamento. La precedente Direzione generale del collocamento fu sostituita dalla Direzione centrale per l'impiego. Le Commissioni regionali per l'impiego, introdotte dalla legge 675/77, e ridisciplinate dalla legge 863/84, al fine di favorire la gestione della mobilità della manodopera e mettere in atto progetti di formazione lavoro, furono definite come organo di programmazione, di direzione e di controllo di politica attiva del lavoro (cfr., art. 5, comma 1, l. 56/87), con il compito di proporre corsi di qualificazione e riqualificazione professionale per i lavoratori iscritti nelle liste di collocamento ovvero nelle liste di mobilità... (cfr., art. 5, comma 1, lettera b, l. 56/87). Furono, inoltre, incaricate, assieme alle Commissioni circoscrizionali per l'impiego, di gestire un nuovo modello di assunzione imperniato sullo strumento della convenzione, il quale permise l'assunzione in deroga alle generali disposizioni in materia di collocamento (ordinario e obbligatorio). Fu istituito l'osservatorio nazionale e regionale del mercato del lavoro, con il compito di monitorare e valutare costantemente lo stato generale dell'occupazione ed elaborare pubblicazioni informative a 1 La Commissione provinciale per il collocamento viene sostituita dalla Commissione provinciale per l'impiego, incaricata di intervenire nei ricorsi contro la Commissione circoscrizionale per l'impiego.11 7 riguardo; all'interno dell'osservatorio fu, inoltre, istituita una commissione tecnica, con il compito di elaborare un sistema di gestione informatizzata del collocamento. La l. 56/87 istituì le Agenzie per l'impiego 2, organismi statali creati con lo scopo di favorire l'incontro domanda-offerta, accrescere l'occupazione e favorire l'accesso al mercato del lavoro delle c.d. fasce deboli. Tali organismi diverranno effettivamente operativi solo con legge 223/1991, la quale segnò un punto di svolta nel sistema di collocamento, abolendo la richiesta numerica e ponendo, come principio generale, quello della richiesta nominativa. La l. 223/91 previde, inoltre, che il 12% delle nuove assunzioni venisse riservata ai soggetti c.d deboli nel mercato del lavoro, ovvero i lavoratori in mobilità e i disoccupati di lungo periodo. Tale disposizione trovò giustificazione, sul piano costituzionale, nell'articolo 41, commi 1 e 2, il quale consente allo Stato di incidere nella libertà economica privata, tramite programmi indirizzati a condizionare la stessa, in vista del raggiungimento di fini di utilità sociali, quali il diritto al lavoro, protetto dall'art. 4 della Costituzione. L'emanazione della legge 608/96 segnò un importante punto di svolta nel sistema di collocamento in quanto abolì, sostanzialmente, il sistema, introducendo il principio generale dell'assunzione diretta. Riprendendo le parole di Ghera, In questo modo si è introdotta una normativa intesa più che a regolare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, a sviluppare forme di politica attiva della manodopera finalizzate a promuovere l'occupazione e in particolare l'accesso dei giovani al mercato del lavoro, la mobilità della forza lavoro, la creazione di forme occupazionali diverse dal tradizionale rapporto di lavoro subordinato 3. L'anno successivo, con il D.lgs 469/1997, tuttora vigente, le funzioni del collocamento e le politiche attive del lavoro, prima di competenza statale, furono trasferite a Regioni e Province. Il decreto non disse quasi nulla riguardo le modalità organizzative e di esercizio dei nuovi compiti affidati, delegando alle regioni il compito di mettere in atto il nuovo sistema di collocamento, tramite leggi regionali. Da un'accurata analisi della normativa emerge che la gestione dei nuovi servizi per l'impiego spetta alle Province, purché le Regioni non decidano diversamente. Allo Stato rimane un generale ruolo di indirizzo, promozione e coordinamento. È necessario esplicitare che cosa la legge intende, quando parla di servizi per l'impiego: il 2 L'art. 24 della L. 56/87 definisce le Agenzie per l'impiego organo tecnico progettuale, che attua gli indirizzi della Commissione Regionale per l'impiego. 3 Ghera E., Diritto del lavoro, Cacucci editore, 2010, cit.pag. 297.12 8 significato ampio del termine identifica tutte le strutture organizzative presenti sul mercato del lavoro abilitate a svolgere le politiche del lavoro. In senso stretto, sono le strutture abilitate a svolgere la funzione d'intermediazione, e coincidono con i Centri per l'impiego 4. Questi ultimi sostituirono le Sezioni circoscrizionali per l'impiego. La precedente Commissione regionale per l'impiego venne sostituita dalla Commissione regionale permanente tripartita, con compiti di progettazione, valutazione e verifica del funzionamento del sistema. Il dlgs 469/97 creò, inoltre, il Sistema Informativo Lavoro (SIL), sistema informatico nazionale avente lo scopo di informatizzare l'intero sistema e di permettere un'analisi e scambio di dati in tempo reale; allo scopo di fornire assistenza tecnica al sistema informativo e monitorare l'intero sistema di collocamento, furono previste apposite strutture regionali, denominate dalla legge come enti di assistenza tecnica e monitoraggio. Termina, con il decreto in questione, il monopolio pubblico in materia di collocamento, essendo prevista la possibilità di svolgere attività di intermediazione anche da parte dei soggetti privati, purché aventi, quale oggetto sociale esclusivo, tale attività. La politica di liberalizzazione del mercato del lavoro proseguì incalzante anche negli anni duemila, manifestando i propri intenti con la riforma del mercato del lavoro, ad opera del d.lgs 276/2003. Tale decreto apportò novità in tema di collocamento, prevedendo l'istituzione delle Agenzie per il lavoro (da non confondere con le vecchie Agenzie per l'impiego), articolate in cinque tipologie: le Agenzie per la somministrazione a tempo determinato (ex Agenzie di lavoro interinale) e quelle a tempo indeterminato: tali tipologie di agenzie non si possono considerare servizi per l'impiego per il fatto che esse sono imprese che gestiscono rapporti di lavoro in somministrazione; le Agenzie di intermediazione, quelle di ricerca e selezione del personale e quelle di supporto alla ricollocazione del personale 5. 4 Corti M., Napoli M., Occhino A., I servizi per l'impiego. Art. 2098, Giuffré Editore, 2010, cit. pag Per un approfondimento in merito alla disciplina delle Agenzie per il lavoro, si rimanda a Corti M., Napoli M., Occhino A., I servizi per l'impiego. Art. 2098, Giuffré Editore, 2010.13 9 Capitolo 2. Il SISTEMA DEL COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO DEI DISABILI: PROFILI STORICI Par La nascita del collocamento obbligatorio La materia del collocamento obbligatorio disciplina una serie di misure volte ad agevolare l'inserimento lavorativo delle c.d categorie protette, ovvero di coloro che, a causa di invalidità o di situazioni sociali svantaggiate, si trovano in una posizione diseguale, rispetto ai normali cittadini, per ciò che attiene alle possibilità di accesso al mercato del lavoro 6. La disciplina del collocamento obbligatorio nacque, nel corso della prima guerra mondiale, sotto forma di interventi settoriali e rivolti a singole e specifiche categorie di svantaggio, e si caratterizzò come disordinata e disarmonica, generando nel tempo una miriade di norme che solo la proverbiale fantasia italica ha saputo definire sistema 7. Il sistema si basava sulla mera imposizione, nei confronti dei datori di lavoro pubblici e privati, dell'obbligo di assumere una determinata quota di soggetti protetti. Il legislatore previde un complesso meccanismo di gestione degli obblighi di assunzione: gli obblighi di assunzione e la misura degli stessi variavano in base alla categoria di invalidità del soggetto da assumere. I primi interventi di tutela furono presi nei confronti di coloro che, proprio a causa della guerra, erano divenuti invalidi 8. Gli invalidi militari di guerra rimarranno gli unici soggetti protetti nell'accesso al mercato del lavoro, sino alla conclusione della seconda guerra mondiale. La legge 375/50 estese la tutela alle vittime civili della guerra. Il sistema prevedeva la possibilità, da parte del datore di lavoro, di derogare al generale principio di assunzione numerica e per tramite degli uffici di collocamento, legittimando l'assunzione diretta di tali categorie di lavoratori, iscritti in un apposito elenco, presso la rappresentanza provinciale dell'opera Nazionale degli Invalidi di Guerra (c.d. iscrizione al ruolo). La legge stabilì un'aliquota d'obbligo, in violazione della quale, il datore di lavoro era tenuto al pagamento di un'ammenda. Per il resto la legge presentava aspetti destinati a trovare stabilità nel tempo quali, ad esempio, una limitazione nella collocabilità dell'invalido (art. 3, l. n. 375/1950, come integrato dall'art. 2 della l.n. 367/1963, nonché art. 12 di quest'ultima), l'introduzione di un 6 Tali misure trovano legittimità costituzionale in riferimento agli articoli 4, 38 e 41 della Costituzione. 7 Albini P., Crespi M., Di Seri E. Il nuovo diritto al lavoro dei disabili. La legge n. 68/99 di riforma del collocamento obbligatorio, Cedam, 2000, cit. pag L. 1158/1917, poi modificata dalla L. 1312/1921.14 10 regime differente per il settore privato e pubblico (rispettivamente artt. 14, 9 e 10), alcune disposizioni volte a sospendere, differire o ridurre gli obblighi del collocamento obbligatorio, un criterio per determinare la base di calcolo sulla quale andare ad applicare la quota d'obbligo, il principio della compensazione territoriale per le imprese multilocalizzate, nonché una disciplina dell'accertamento delle condizioni di invalidità poste a fondamento dello stesso diritto all'assunzione 9. La legge prevedeva l'accertamento delle condizioni di disabilità, al fine di escludere dal sistema di collocamento coloro che, seppur invalidi, erano privi di ogni capacità lavorativa, oppure avevano un invalidità tale da poter essere considerati alla pari dei cittadini privi di menomazioni. Esclusi dal sistema erano, inoltre, coloro che per la natura e il grado della loro invalidità possono risultare di pregiudizio alla salute ed incolumità dei compagni di lavoro o alla sicurezza degli impianti 10. È doveroso mettere in evidenza, come tale valutazione medica fosse strettamente legata alla gravità della menomazione, lacunosa nella valutazione delle effettive residue capacità lavorative e del posto di lavoro adatto ad personam. La legge prevedeva regole differenti per datori di lavoro pubblici e privati, ed escludeva dall'obbligo di assunzione alcune imprese che, per l'attività di cui si occupavano, non venivano considerate adatte ad ospitare una persona invalida. Agli invalidi assunti spettava il normale trattamento economico e giuridico e, per ciò che attiene alla materia del licenziamento, valevano le stesse regole dei lavoratori assunti tramite il canale ordinario. Nel caso di perdita delle capacità lavorative o di aggravamento della condizione di disabilità, al datore di lavoro veniva concesso di recedere dal contratto, non essendo prevista alcuna procedura volta a tutelare il mantenimento del posto di lavoro. La legge 367 del 1963 apportò alcune importanti modifiche al sistema, introducendo l'obbligo per il datore di lavoro, di rivolgersi alle Rappresentanze Provinciali del lavoro, ai fini dell'adempimento degli obblighi di assunzione, eliminando, in tal modo, la possibilità di procedere autonomamente all'assunzione. Fu introdotta, quale regola generale, quella della chiamata numerica, limitando l'utilizzo di quella 9 Albini P., Crespi M., Di Seri E. Il nuovo diritto al lavoro dei disabili. La legge n. 68/99 di riforma del collocamento obbligatorio, Cedam, 2000, cit. pagg Art. 2 della L. 375/50, come modificata da L. 367/63. L'accertamento della condizione di disabilità avveniva ad opera dell'ufficiale sanitario.15 11 nominativa, a casi eccezionali disciplinati dalla legge. La forte limitazione della chiamata nominativa non giovò al sistema che, per funzionare, avrebbe dovuto basarsi su una valutazione caso per caso. Il sistema del collocamento obbligatorio si adeguò, quindi, a quello del collocamento ordinario, basato sulla chiamata numerica e sulla gestione esclusivamente pubblica. Con legge 365 del 1958, furono ammessi al collocamento obbligatorio anche gli orfani di guerra, tenuti ad iscriversi negli appositi elenchi, presso il Comitato Provinciale dell'opera nazionale per gli Orfani di Guerra. La procedura di riserva della quota d'obbligo, per quanto riguarda i datori di lavoro privati, prevedeva che, qualora risultasse impossibile l'assunzione di soggetti invalidi di guerra nelle percentuali prescritte, i primi fossero tenuti a compensare l'eventuale differenza mediante il ricorso agli orfani di guerra 11. Nel pubblico impiego, invece, gli orfani di guerra avevano precedenza nelle graduatorie dei concorsi e, nel caso in cui la selezione avvenisse senza concorso, tale condizione costituiva, comunque, motivo di preferenza. La legge 539/1950 estese la tutela ai c.d. invalidi per servizio, ovvero coloro i quali fossero divenuti invalidi nel corso del servizio militare o civile, tenuti ad iscriversi presso l'ufficio provinciale del lavoro. I datori di lavoro privati, obbligati all'assunzione di tale categoria di soggetti, erano, esclusivamente, coloro i quali avevano alle proprie dipendenze almeno centouno lavoratori; l'aliquota d'obbligo consisteva nell'assunzione di un invalido per servizio, ogni tre posti spettanti agli invalidi di guerra 12. Nel 1947 la era stata estesa agli invalidi del lavoro, ovvero coloro che, a causa di infortunio sul lavoro o malattia professionale, avevano subito una invalidità permanente non inferiore al 40%. 13 Obbligati erano i datori di lavoro privati con più di cinquanta dipendenti, aventi l'onere di assumere un invalido del lavoro, ogni cinquanta dipendenti. Il soggetto interessato presentava domanda di iscrizione alle liste, presso le sezioni provinciali dell'associazione nazionale mutilati ed invalidi del lavoro, le quali trasmettevano, poi, la 11 Albini P., Crespi M., Di Seri E. Il nuovo diritto al lavoro dei disabili. La legge n. 68/99 di riforma del collocamento obbligatorio, Cedam, 2000, cit. pag Rispetto alla disciplina relativa alle altre categorie di invalidi, al datore di lavoro veniva concesso di adempiere agli obblighi tramite assunzione diretta. 13 Nei confronti di tale categoria, vennero fissati dei limiti di età per l'accesso al collocamento, ovvero sessant'anni per gli uomini e cinquantadue anni per le donne.16 12 documentazione all'ufficio Provinciale del Lavoro e della massima occupazione, divenuto titolare della funzione di collocamento con legge 264/49. L'accertamento dell'invalidità non veniva effettuato, come per le altre categorie, dall'ufficiale sanitario, ma da un apposita Commissione istituita presso l'ufficio Provinciale del Lavoro. Solamente nel 1962, con legge n. 1539, furono inclusi nel sistema del collocamento obbligatorio gli invalidi civili. Il legislatore definì invalidi civili, gli invalidi fisici con riduzione della capacità lavorativa non inferiore ad un terzo e con età inferiore ai cinquantacinque anni. Come per le categorie precedenti, erano esclusi dal sistema di collocamento coloro che avevano perso ogni capacità lavorativa, o che sarebbero potuti risultare pericolosi per la sicurezza dei compagni e degli impianti. La valutazione di tale invalidità era effettuata presso apposite Commissioni sanitarie provinciali, composte da medici professionisti. A differenza delle categorie di invalidità finora descritte, la valutazione dell'invalidità civile si basava su un giudizio globale della condizione di disabilità: la commissione valutava, ad esempio, la possibilità di ridurre l'invalidità tramite terapie riabilitative. La Commissione teneva un duplice elenco: da una parte, coloro i quali erano considerati immediatamente collocabili, dall'altra, coloro che, temporaneamente o permanentemente, erano da considerarsi incollocabili. Obbligati alla riserva della quota erano i datori di lavoro con più di cinquanta dipendenti, con aliquota di uno, ogni cinquanta dipendenti. Sempre in questi anni, fu previsto un particolare sistema di collocamento per quanto riguarda l'inserimento lavorativo, nella mansione di centralinista telefonico, di soggetti minorati della vista. Prerequisito per accedere a tale tutela era l'iscrizione all'albo professionale nazionale dei centralinisti telefonici, a seguito del superamento di una prova abilitante. La normativa prevedeva l'obbligo, per i datori di lavoro pubblici e privati, muniti di centralino abilitato per un solo posto di lavoro, di assumere tale categoria di soggetti, escludendo quindi l'assunzione di personale normodotato. Nel 1961, lo stesso sistema di tutela fu previsto nei confronti di soggetti minorati della vista, iscritti all'albo nazionale dei massaggiatori o fisioterapisti. La legge 308/1958 stabilì un sistema di tutela nei confronti delle persone sordomute, prevedendo l'obbligo, per i datori di lavoro privati con più di trecento dipendenti, di assumere nella misura dell'1% soggetti sordomuti.17 13 Nei primi anni cinquanta venne prevista una speciale tutela nei confronti dei profughi, i quali, seppur soggetti normodotati, venivano considerati soggetti di difficile inserimento lavorativo e, di conseguenza, meritevoli di particolare tutela. I datori di lavoro con più di cinquanta dipendenti, nel caso di nuove assunzioni, avrebbero dovuto rispettare un'aliquota d'obbligo del 10%. Par La legge 482/68: il tentativo di dare organicità al sistema del collocamento obbligatorio Nel tentativo di dare ordine alla disciplina, estremamente frammentata e categorizzante, relativa al collocamento obbligatorio, fu emanata le legge 482/68, fondata, sinteticamente, sui seguenti principi ispiratori: la determinazione di una quota complessiva di obbligo per le assunzioni con ripartizione interna fra le varie categorie protette; l'adozione del principio cosiddetto dello scorrimento, giusta il quale, in difetto di soggetti protetti di una determinata categoria, gli obbligati dovevano assumere soggetti protetti delle altre categorie; la devoluzione del collocamento obbligatorio, così unificato, ad un unico organo e con un'unica procedura, superandosi l'anteriore situazione di molteplicità delle competenze e delle diversità delle procedure attuative legge per legge 14. Presso gli Uffici Provinciali del lavoro e della massima occupazione, furono istituite le Commissioni provinciali per il collocamento obbligatorio, con compiti relativi alla gestione del sistema di collocamento obbligatorio. La nuova normativa regolò l'inserimento lavorativo degli invalidi di guerra, invalidi per servizio, invalidi del lavoro, invalidi civili, ciechi, sordomuti; si rivolse, inoltre, a soggetti che, seppur normodotati, erano considerati meritevoli di una speciale tutela, ovvero orfani e vedove dei caduti in guerra, per servizio o sul lavoro, ex tubercolotici e profughi 15. Le condizioni necessarie per accedere al sistema di collocamento erano lo stato di disoccupazione involontaria, l'età inferiore ai cinquantasei anni e, come previsto dalla precedente normativa, il giudizio di non pericolosità; inoltre, in relazione alla categoria di invalidità di appartenenza, veniva richiesto il possesso di una percentuale minima di disabilità Pera G., Assunzioni obbligatorie e contratto di lavoro, Giuffré 1970, cit. pagg Per quanto attiene a ciechi e profughi, la l. 482/68 mantenne intatte le disposizioni della normativa precedente: per i primi, L.594/57 e L. 686/61, per i secondi, l. 83/ Per gli invalidi del lavoro, civili, di guerra o di servizio era richiesta una riduzione della capacità lavorativa non inferiore ad un terzo.18 14 La persistente differenza di trattamento tra le varie categorie di invalidità, risulta evidente esaminando il sistema di gestione delle liste di iscritti: elenchi separati per ciascuna categoria, predisposti dalle Commissioni Provinciali. Soggetti all'obbligo di assunzione erano i datori di lavoro con più di trentacinque dipendenti 17 ;la quota di riserva, complessiva delle varie categorie, fu stabilita pari al 15% dell'organico, quota da coprire in base a una precisa ripartizione fra le diverse categorie di invalidità 18. Il sopracitato principio di scorrimento prevedeva che, nel caso non ci fossero stati iscritti alla categoria, si sarebbe potuto optare per quella successiva, secondo un artificioso sistema di precedenze. Scendendo nel dettaglio della normativa, si evince che, in riferimento alle varie categorie di invalidi, il calcolo del totale dei dipendenti era differente; ciò rendeva alquanto macchinoso stabilire la quota d'obbligo e la relativa ripartizione. I lavoratori già in forza, assunti con il sistema del collocamento ordinario ed, in seguito, riconosciuti invalidi, potevano essere computati all'interno della quota di riserva, purché avessero un invalidità minima del 60% e non fossero divenuti invalidi per causa di lavoro o di servizio. La normativa mantenne alcune differenze nella disciplina, tra datori di lavoro privati e pubblici; in particolare, mentre, per i primi, l'obbligo di assunzione sorgeva nel caso di scopertura della quota di riserva spettante, per i datori di lavoro pubblici, l'obbligo nasceva solo in caso di nuove assunzioni. Inoltre, ai datori di lavoro pubblici era concessa la possibilità di procedere ad assunzione diretta, purché all'interno delle liste. La l. 482/68 prevedeva che fosse il datore di lavoro a dare il via alla procedura di collocamento attraverso l'invio, agli Uffici Provinciali del Lavoro, della richiesta numerica di avviamento; la richiesta nominativa, secondo quanto previsto dall'art. 16, comma 6, era prevista solo nei casi di assunzioni di prestatori di concetto o di personale da destinare a posti di fiducia connessi con attività di custodia o di vigilanza, nonché, qualora fossero disponibili negli elenchi, di lavoratori con qualifica o specializzazione. A seguito della richiesta di avviamento, l'ufficio rilasciava il nulla osta all'assunzione. 17 La quota di riserva veniva stabilita in base al calcolo complessivo del personale dipendente; gli apprendisti venivano esclusi da tale calcolo. Negli anni '80 vennero esclusi dalla base di computo anche i soci di cooperative e i lavoratori con contratto di formazione lavoro e i lavoratori con contratto a tempo determinato. I lavoratori assunti con contratto a tempo parziale venivano conteggiati in base alle ore effettuate. Per quanto riguarda i soggetti sordomuti, l'obbligo di assunzione riguardava solo i datori di lavoro con più di cento dipendenti. 18 Invalidi militari di guerra, 25%; invalidi civili di guerra, 10%; invalidi per servizio, civili, invalidi del lavoro, orfani e vedove 15%; sordomuti, 5%.19 15 Con l'intento di controllare il rispetto degli obblighi, la legge prevedeva che, due volte l'anno, i datori di lavoro inviassero, all'ufficio Provinciale del Lavoro, un prospetto indicante il numero di dipendenti e, fra questi, il numero di soggetti aventi diritto al collocamento obbligatorio. L'istituto della compensazione territoriale dava la possibilità, al datore di lavoro con più unità produttive, di compensare il non rispetto dell'obbligo in un'unità, con l'assunzione compensativa, in soprannumero, nell'altra. La legge escludeva dall'obbligo di assunzione alcuni datori di lavoro che, per le particolari attività di cui si occupavano, non erano considerati adatti ad accogliere soggetti invalidi 19. Fu, inoltre, introdotta una particolare tutela, consistente nella sospensione degli obblighi di assunzione, nei confronti delle imprese coinvolte in processi di ristrutturazione, conversione, riorganizzare o soggette all'amministrazione straordinaria e a quelle soggette a causa di intervento straordinario della cassa integrazione guadagni 20. Le imprese, nel caso in cui non riuscissero a coprire la quota d'obbligo, avevano la possibilità di richiedere al Ministero del Lavoro, l'esonero parziale dagli obblighi; tale impossibilità di assunzione doveva essere debitamente motivata e sussistere in relazione alle speciali condizioni delle attività svolte. L'accertamento delle condizioni di invalidità avveniva ad opera di un collegio medico, istituito presso l'ufficio provinciale sanitario, ed aveva quale unico scopo, quello di valutare la pericolosità, in relazione a compagni ed impianti, del soggetto in questione; il collegio era formato dal medico provinciale, in qualità di presidente, un medico del lavoro, ed altri due medici designati rispettivamente dalle rappresentanze dei datori di lavoro e da quelle dei soggetti protetti. Il collegio medico interveniva anche in un'altra occasione; l'art. 20, comma 3, introdusse la possibilità, per il soggetto invalido, di chiedere che fosse accertata la compatibilità delle mansioni affidate con la sua condizione di salute. Nel caso in cui le mansioni fossero state dichiarate incompatibili, il datore di lavoro doveva assegnare al lavoratore altre mansioni, nel rispetto dell'impossibilità di adibire il lavoratore a mansioni inferiori rispetto a quelle per le quali era stato assunto (art c.c). L'assetto della legge 482/68 ha fatto si che si creasse una situazione, a dir poco, paradossale: da un lato, l'abuso dell'istituto dell'esonero parziale da parte di datori di lavoro ostili all'occupazione di 19 Le imprese di navigazione, le ferrovie dello Stato e le imprese di trasporto; le poste, l'azienda statale dei servizi telefonici e l'amministrazione dei monopoli. 20 Per provvedimento di amministrazione straordinaria, si rimanda al D.L. 26/79; per le cause di intervento straordinario, si rimanda alla l. 675/77.20 16 soggetti invalidi; dall'altro, l'obbligo di rispettare gli obblighi di assunzione anche nei confronti di invalidi considerati occupabili ma, di fatto, incapaci di svolgere alcuna attività lavorativa. Oltre a ciò, il giudizio di pericolosità era alquanto discrezionale considerando che, la pericolosità dell'invalido è da valutarsi nel concreto e dato ambiente di lavoro; può essere pericoloso o no a seconda delle caratteristiche dell'ambiente in cui si pretende di collocarlo 21. Questa situazione venne a crearsi a causa di un sistema di valutazione della condizione di disabilità grossolano e, in alcuni casi, guidato da scelte di carattere ideologico, oltre che, a causa dell'inesistenza di un meccanismo volto ad individuare le effettive capacità lavorative della persona e ad inserirla, di conseguenza, nel posto di lavoro adatto. La disciplina del licenziamento era conforme a quella dei lavoratori normodotati; il soggetto invalido poteva, inoltre, essere licenziato quando avesse perduto, su giudizio del collegio medico, ogni capacità lavorativa oppure fosse divenuto, a seguito di un aggravamento delle condizioni di salute, pregiudizievole nei confronti dei compagni e degli impianti. Infine, per ciò che attiene al sistema sanzionatorio, la legge prevedeva un'ammenda nei confronti di coloro che non inviavano il prospetto informativo entro i termini previsti. I datori di lavoro privati inadempienti rispetto agli obblighi di assunzione, venivano puniti, previa diffida a regolarizzare, con un ammenda da lire a lire per ogni giorno lavorativo e per ogni posto lavorativo dal presente riservato e non coperto (cfr. art. 23, comma 2, l. 482/68). Per ciò che attiene l'inadempimento degli obblighi di invio del prospetto informativo e di assunzione da parte dei datori di lavoro pubblici, la legge previde genericamente che: Ove i posti di riserva previsti per le assunzioni senza concorso non siano stati ricoperti, anche parzialmente, la esecutività dei provvedimenti di ammissione nei relativi ruoli è subordinata alla contestuale attestazione che i posti ancora da conferire sono stati accantonati in favore degli aventi diritto. I provvedimenti di assunzione del personale presso le amministrazioni e gli enti pubblici, non conformi alle disposizioni della presente legge, possono essere impugnati per l'annullamento tanto in via amministrativa quanto in via giurisdizionale, su istanza sia dei singoli invalidi e degli altri aventi diritto iscritti come disoccupati negli elenchi di cui al successivo articolo 19, che dell'unione nazionale mutilati per servizio, dell'ente nazionale protezione e assistenza sordomuti, dell'associazione nazionale famiglie caduti e dispersi in guerra, nonché delle opere, enti e associazioni a carattere nazionale con personalità di diritto pubblico, cui è affidata istituzionalmente la tutela degli invalidi, orfani e vedove di cui alla presente legge; può ugualmente adirsi tanto la via 21 Pera G., Assunzioni obbligatorie, in Enciclopedia giuridica Treccani, 1988 II, 1-13, cit. pag. 5. Vedere altro
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References: art. 11
 art. 13
 Sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 5
 art. 5
 Art. 2098
 Art. 2098
 art. 12
 Art. 2
 art. 23
 articolo 19
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 1
 art. 7
 art. 11
 art. 11
 art.24
 art. 41
 art. 41
 Art. 1
 Art. 19
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 ART. 11
 art. 5
 Art. 17
 ART. 11
 art. 11
 art. 3
 Art. 1
 Art. 1
 art. 14
 art. 14
 art. 3