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Timestamp: 2019-04-18 12:51:52+00:00

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Condominio News - Il condominio a portata di mano: CASSAZIONE 28 GIUGNO 2016, N. 13353: comproprietà di immobili e loro utilizzo
CASSAZIONE 28 GIUGNO 2016, N. 13353: comproprietà di immobili e loro utilizzo
CASSAZIONE 28 GIUGNO 2016, N. 13353
Dott. MAZZACANA VINCENZO - Presidente
sul ricorso 27768-2011 proposto da:
Z. T. elettivamente domiciliato in Roma, presso lo studio dell'avvocato A. V., rappresentato e difeso dall'avvocato A. F. come da procura speciale a margine del ricorso;
Z. M., elettivamente domiciliato in Roma, presso lo studio dell'avvocato A. M., che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato G. .B come da procura speciale a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 524/2011 della CORTE D'APPFILO di Venezia, depositata il 14/03/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 02/02/2016 dal Consigliere Ippolisto Parziale;
udito l'Avvocato Zini per delega Massimi, che si riporta agli atti e alle conclusioni assunte;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Luisa De Renzis, che conclude per il rigetto del ricorso.
1. Con atto di citazione notificato il 15 settembre 2006 Z.G. conveniva in giudizio, avanti al Tribunale di Vicenza, Z.M., esponendo di essere comproprietario con lo stesso di un fabbricato sito in (OMISSIS) e composto di due unità immobiliari, delle quali una al piano terra e l’altra al piano primo. Chiedeva la condanna del convenuto al risarcimento del danno patito a causa dalla sua opposizione a dare in locazione l’unità immobiliare al piano terra o, in via alternativa, al pagamento di una somma identica al titolo di corrispettivo per l’occupazione della porzione del bene al primo piano.
4. La Corte di Appello di Venezia, nella resistenza dell’appellato, con sentenza n. 524/11, accoglieva l’appello principale e, quindi, rigettava la domanda di Z.G. . Motivava la sua decisione affermando che non vi erano i presupposti per la condanna al risarcimento del danno e che Z.G. avrebbe dovuto eventualmente adire l’autorità giudiziaria per essere autorizzato a locare l’immobile, ai sensi dell’art. 1105 cod. civ..
5. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione Z.G. , articolando su due motivi, mentre Z.M. ha resistito con controricorso. Parte ricorrente ha depositato memoria.
1. Con il primo ed il secondo motivo di ricorso, che possono essere trattati congiuntamente stante la loro stretta connessione, Z.G. lamenta error in procedendo, violazione e falsa applicazione degli articoli 99, 112, 329, comma 2, 342, 346 c.p.c. nullità della sentenza ed arbitrarietà, illogicità ed omissione della motivazione, in particolare perché la decisione sarebbe stata viziata da ultrapetizione, avendo il giudice di appello rilevato d’ufficio il mancato previo espletamento della procedura di cui all’art. 1105, ultimo comma, c.c. nonostante alcuna doglianza al riguardo fosse stata sollevata nell’atto di impugnazione.
Ad avviso del ricorrente, infatti, la violazione dell’art. 1105 cod. civ. disciplina la gestione della cosa comune, prevedendo che “Se non si prendono i provvedimenti necessari per l’amministrazione della cosa comune o non si forma una maggioranza, ovvero, se la deliberazione adottata non viene eseguita, ciascun partecipante può ricorrere all’autorità giudiziaria. Questa provvede in camera di consiglio e può anche nominare un amministratore”. Nel caso di specie, la comproprietà è al 50%, sicché in assenza di accordo, le decisioni sulla cosa comune dovevano essere rimesse all’autorità giudiziaria. Ciò non è avvenuto.
Lo stesso Z.G. ha riconosciuto nel suo ricorso che Z.M. aveva richiamato l’art. 1105, ultimo comma, c.c. nella comparsa di costituzione di primo grado e nella comparsa conclusionale d’appello, il che comporta che la questione era stata oggetto del contendere sia in primo che in secondo grado.
Il fatto che detto articolo non fosse stato menzionato nell’atto di appello è privo di rilievo, in quanto la Corte di Appello di Venezia, nell’esaminare la domanda di risarcimento di Z.G. , aveva il dovere, alla luce della contestazione della sua fondatezza ad opera di Z.M. di accertare d’ufficio l’esistenza dei suoi elementi costitutivi, in particolare, nella specie, l’illiceità della condotta dell’attuale resistente e la presenza di un danno causalmente riconducibile alla sua opposizione alla locazione dell’immobile sito al piano inferiore. La circostanza che non fosse stata esperita la procedura di cui all’art. 1105, ultimo comma, c.c. pertanto, ben poteva essere presa in esame dalla Corte territoriale, perché idonea ad escludere il carattere illecito del rifiuto di Z.M. e, inoltre, l’esistenza stessa di un danno da lui provocato, considerato che Z.G. avrebbe potuto concludere la locazione, ove avesse chiesto l’intervento dell’autorità giudiziaria e fosse stato da questa a ciò autorizzato. D’altronde, le conclusioni di Z.M. trascritte nella sentenza impugnata sono nel senso di chiedere che la domanda di Z.G. sia ritenuta “infondata nell’an e nel quantum”, contestazione che non può non estendersi all’accertamento degli elementi costitutivi del diritto al risarcimento dell’attore, fino a farvi ritenere ricompresa, perciò, pure la questione del mancato rispetto dell’art. 1105, ultimo comma, c.c.. Deve ulteriormente osservarsi che la Corte di Appello di Venezia non poteva limitarsi, come nella sostanza propone il ricorrente, a valutare la fondatezza o meno delle ragioni addotte da Z.M. per giustificare il suo diniego, proprio perché tale valutazione era ad essa preclusa, in quanto riservata al giudice da adire ex art. 1105, ultimo comma, c.c.. La deduzione in grado di appello del mancato espletamento della procedura ex art. 1105, ultimo comma, c.c., si è risolta, pertanto, nella contestazione dei requisiti di fondatezza della domanda, la cui sussistenza andava verificata dal giudice anche d’ufficio, trattandosi di una mera difesa non soggetta a preclusioni.

References: sentenza 
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 art. 1105
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