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Timestamp: 2020-07-02 12:11:56+00:00

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In Iran il futuro è donna ⥀ La lotta per i diritti umani – ARGO
7 Giugno 2020•In Società
In Iran il futuro è donna ⥀ La lotta per i diritti umani
Avvocate, scrittrici, politiche e tifose sportive. Il mondo femminista iraniano non si arrende ai soprusi e lotta ogni giorno per conquistare nuovi diritti.
Lo scenario non è quello del set di un film di Marco Ferreri, ma la più grande teocrazia del mondo, incastonata in una delle aree geopolitiche fra le più complesse e irrisolte del pianeta. L’Iran è un Paese dove le donne, molto sensibili alle tiepide concessioni del sistema, cercano ogni giorno con una combattività senza eguali di appropriarsi di spazi sociali, politici ed economici sempre più importanti. Tuttavia, la strada già percorsa dalle donne iraniane è disseminata di cocenti delusioni, sconfitte ed episodi raccapriccianti; quella del futuro, invece, resta un dilemma che solo l’inesorabile cronometro del tempo saprà svelarci.
Prima di addentrarci nella narrazione delle questioni che riguardano i diritti di genere delle giovani donne iraniche senza incorrere nella approssimativa e superficiale retorica di molti occidentali di ritorno dall’Iran, che definiscono entusiasmanti i progressi sociali e politici raggiunti in ogni settore del paese, chiariamo fin da subito che esiste una legislazione, a cominciare da quella che riguarda il diritto di famiglia sino all’ambito penale, assolutamente discriminatoria nei confronti delle donne. In un contesto molto precario circa il rispetto dei diritti umani, dove le istituzioni appaiono sempre molto aggressive e puntuali nel processare, incarcerare e torturare gli oppositori politici, le donne risultano essere schiacciate e ancora più depresse nella rivendicazione delle proprie aspirazioni. Gli analisti politici pongono spesso in primo piano l’esistenza di un sistema di norme costituzionali che rappresenterebbe, non solo nella forma bensì anche nei contenuti, meccanismi a vocazione fortemente democratica. Considerazioni innegabili, se non fosse però necessario avvertire il disagio di dover ammettere che in un paese che voglia considerarsi effettivamente democratico non si debbano registrare copiose violazioni delle libertà di espressione e sistematiche sospensioni delle più elementari prerogative dei diritti umani. Dunque l’insostenibile piano, in merito alle affermazioni nel senso del sistema di valori democratici in Iran, verrebbe presto a inclinarsi laddove si sottolinei che il sistema costituzionale iraniano è inesorabilmente cristallizzato dal Velayati faghi, cioè il diritto di veto e di cassazione che la Guida Suprema può esercitare nei confronti di tutte le leggi, i regolamenti, le ordinanze e qualsiasi atto amministrativo che intacchi la monoliticità del sistema teocratico fondato sulla religione musulmana sciita duodecimana. L’Iran, nella realtà e senza dissertazioni mendaci, è un paese con un sistema istituzionale bloccato, fortemente autoritario, con una spiccata tendenza a diventare uno stato di polizia.
Le donne iraniane hanno capacità imprenditoriale, sono studentesse modello, anche dal punto di vista numerico le iscritte nelle varie facoltà universitarie sovrastano di gran lunga gli uomini (per questo si è discusso molto spesso della necessità di quote azzurre); ricoprono ruoli di rango nella pubblica amministrazione, posti dirigenziali in piccoli settori della moda e del design, sono architette, ingegneri, professioniste in tutti i settori del mondo commerciale ed economico. Inoltre, possono diventare ministre (anche se tutte tassativamente di area o derivazione religiosa e conservatrice); lo stesso Rohani, dopo la sua elezione, nominò alla vicepresidenza della repubblica islamica con delega ai diritti delle donne Shahindokht Molaverdi; nel 2015 Marzieh Afkham si è insediata come ambasciatrice a Kuala Lumpur; nel 2014 Marzieh Mirzakhani ha vinto l’equivalente del Premio Nobel per la matematica con la medaglia Fields; Shahla Sherkat è direttrice della famosa e molto distribuita rivista femminile Zanon emrooz, La donna oggi, un riferimento importante per le numerosissime femministe e donne della società civile, purtroppo molto spesso attenzionato e condannato alla sospensione delle pubblicazioni dalle ferree disposizioni della censura e dei servizi di sicurezza; durante la sanguinosa repressione nel 2009 della rivolta denominata Moj Sabz, Onda Verde, dopo la controversa elezione di Mahmoud Ahmadinejad, molte donne si presentarono nelle manifestazioni in prima linea lottando al fianco degli uomini e superandoli spesso in quantità numerica: in quella occasione si ricorda l’uccisione brutale con un colpo di pistola esploso a bruciapelo dell’attivista Neda Agha Soltan dalle milizie dei basiji, pericolose squadracce con licenza di uccidere. Fu da quel momento che si intensificarono gli arresti di massa, le incarcerazioni, le torture e le sparizioni soprattutto di giovani studenti. A proposito dei temibili basiji, con le loro motociclette d’assalto con in braccio i kalashnikov, è molto conosciuta la signora Mahboubeh David Pour: è un membro storico di questa milizia nonché punto di riferimento nell’amministrazione della importantissima moschea Imam Reza di Teheran. Le donne sono state integrate sia nei corpi militari e paramilitari sia nei più rinomati centri di studio religiosi grazie alla dottrina che vuole ogni cittadino servire e sublimare la Rivoluzione. Più di ottantamila donne in Iran fanno azione di proselitismo e diffondono il credo islamico sciita duodecimano: molte di loro si sono formate in quello che viene definito come il Vaticano della Persia, la città di Qom, avamposto sacro in pieno deserto e punto di riferimento di tutto il mondo sciita non solo iraniano. Due imprenditrici molto conosciute nel paese sono Sanaz Minai e Faranak Askari. La prima ha scritto almeno venti libri di cucina con riferimenti culturali e antropologici che riguardano le sue ricette culinarie, e non ha tardato a lanciare una scuola sulle buone maniere nonché l’arte del ricevimento come la buona educazione orientale esige, il Culinary Club. Non si è limitata a tanto attivismo e ha inaugurato la nascita di una rivista, SanazSania, primo magazine con ricettari e consigli per le donne persiane in cucina. Già dal 2013, la signora Faranak Askari cresciuta a Londra, come spesso accade ai rampolli della buona società, ideava Torian, una società-azienda di servizi per vip e uomini d’affari che in Iran curano le proprie attività, con tanto di sito internet che dispensa informazioni importantissime e globali su almeno cinquanta città iraniane alla stregua di una Guide routard on line, con un successo senza precedenti. Sono solo alcuni esempi validi e utili per inquadrare il ruolo delle donne che, con fatica estrema, possono accedere a tutta una serie di attività che nel mondo arabo, ad esempio, sarebbe impensabile immaginare. Qualche anno fa, a Behnaz Shafie era stato concesso di coltivare la sua passione per i motori ricevendo l’autorizzazione di allenarsi con la sua moto da 1000 cm3, addirittura sulla pista dello stadio Azad, fino a poco tempo fa interdetto tassativamente alle donne.
Il cinema iraniano soprattutto al femminile è molto conosciuto in tutto il mondo e vanta, fra le tantissime interpreti, due strepitose attrici pluripremiate e riconosciute dalla comunità dei cinefili. La prima è Golshifteh Farahani, bellezza conturbante quanto straordinaria interprete senza veli nel film Body of lies di Ridley Scott al fianco di Leonardo Di Caprio. Ha interpretato decine di film di grande successo in patria ottenendo successi senza precedenti quanto un enorme seguito di migliaia di fan. Nel 2008 quando si trovava all’estero, le fu ritirato il passaporto vedendosi costretta, da allora, a vivere praticamente in esilio. Nel 2012 aveva nuovamente mostrato il seno nudo per una clip nominata nella categoria rivelazioni ai Caesars. A Parigi, dove vive attualmente, ha posato per il fotografo di moda Paolo Roversi per la rivista in bianco e nero Egoïste. La Repubblica islamica si è più volte espressa censurando l’attrice che, per prima dopo la rivoluzione del 1979, aveva varcato le porte di Hollywood: deprecabile e prodotto del lato oscuro e disgustoso del cinema, fra le accuse più miti del regime nei suoi confronti. Golshifteh Farahani ha voluto dare voce alla libertà d’espressione con coraggio pagando a caro prezzo la sua scelta. Leila Hatami è figlia del famoso regista iraniano Ali Hatami, uno dei tantissimi registi che hanno fatto conoscere questo meraviglioso paese all’estero ed è stata protagonista di centinaia di film di successo sia sul grande schermo che per la TV iraniana. Dopo aver completato gli studi all’estero, ha intrapreso la sua carriera cinematografica ricevendo il Diploma d’onore al quindicesimo Festival del cinema di Fajr nel 1997; ha conseguito un premio come miglior attrice al ventiseiesimo Montreal World Film Festival per il film Istgah-Matrouk, del 2002; ha vinto il premio Silver Berlin Bear Award al sessantunesimo Festival Internazionale del Cinema di Berlino, nel 2011, come miglior attrice protagonista nel film di Asghar Farhadi, Una separazione.
Il mondo della pittura e della scultura è animato da un mondo di artiste che hanno riscosso riconoscimenti internazionali per la singolarità delle opere e la creatività nell’espressione di un linguaggio originalissimo. Fra queste artiste, Bita Fayyazi, è diventata famosa anche in occidente negli anni ’90 per le sue installazioni in musei e site-specific, appunto ambienti suggestivi come sull’isola del Golfo persico, Qeshm: vere e proprie sceneggiature all’aperto connotate dall’esposizione di migliaia di scarafaggi pullulanti dalle sabbie bianche in ceramica di vari colori (talvolta corvi, cani randagi e lucertole). Esponente di spicco dell’avanguardia post-rivoluzionaria ha esposto in varie gallerie europee, in India, Africa e tutto il Medio Oriente, in particolare in Libano. Tanti i collezionisti delle sue opere fra cui La Fabrica del Benetton Group Communication Center e la Collezione Simon de Pury a Ginevra. Impegnata nelle questioni che riguardano problemi tipici delle società postmoderne, Fayyazi ha rappresentato l’Iran alla Biennale di Venezia del 2005 con i suoi bambini d’oro sospesi in una selva di fili. Si è resa protagonista di una grande installazione denominata The Grind già parte della piattaforma della Galleria IVDE nella Art Dubai nel 2011. Inoltre, insieme ad altri artisti progressisti, ha esposto alla Thaddaeus Ropac Gallery e alla Fondazione Louis Vuitton, entrambe ubicate nella capitale transalpina.
Nel 2017 la tragica notizia della morte per cancro di Maryam Mirzakhani, genio della matematica che aveva vinto la prestigiosa medaglia Fields, equivalente al premio Nobel per questa disciplina, per il suo eccezionale contributo alla dinamica e alla geometria delle superfici di Riemann e dei loro spazi di moduli. Mirzkhani è stata la prima donna a ricevere questo premio grazie ai suoi risultati sorprendenti e alla sua personalità eclettica e geniale. Amatissima dalla comunità internazionale dei matematici, la data del 12 maggio, giorno del suo compleanno, è stato scelto dall’International Mathematical Union per celebrare le Donne in Matematica in sua memoria. Successi decennali hanno visto sulla scena internazionale Marjane Satrapi, influente fumettista, regista, illustratrice di numerosissime riviste. Ha raccontato la Rivoluzione e la persecuzione subita durante quegli anni a danno degli oppositori, in particolare del partito Tudeh, di chiara ispirazione marxista-leninista, ma anche nei confronti di liberali e nazionalisti: una narrazione spesso autobiografica di denuncia politica e ideologica davvero importante anche in termini di testimonianza storica degli anni successivi alla rivoluzione definita impropriamente khomeinista perché nata originariamente come risposta al regime dello shah grazie alla spinta propulsiva di varie opzioni e partiti di opposizione. L’autobiografia drammatica della Satrapi, chiamata Persepolis, ha riscosso successo internazionale, tradotta in moltissime lingue e in italiano: è stata pubblicata dal gruppo editoriale dell’Espresso e inserita nella collana I Classici di Repubblica, oltre che stampata da altre case editrici. Ha vinto il premio come miglior albo al Festival International del la bande dessinée d’Angoulême nel 2004, per il suo Broderies, Taglia e cuci. Enorme è stato il successo di pubblico anche per il più recente Pollo alle prugne. Oggi si occupa di illustrazioni per il The New York Times. La Sony Pictures Classics ha prodotto Persepolis in film d’azione, scritto e diretto da Vincent Paronnaud con la stessa scrittrice. La pellicola si avvale delle voci di Chiara Mastroianni, Catherine Deneuve, Danielle Darrieux e Simon Abkarian, mentre in italiano si vantano i doppiaggi di Sergio Castellitto, Paola Cortellesi e Licia Maglietta. Dopo il successo ottenuto anche in questo campo, nel 2011 è stato girato ancora un film, Pollo alle prugne, in live action, presentato alla sessantottesima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Una scena di Persepolis
Proprio dallo stadio Azad, una sorta di Maracanà iraniano, le donne sono state sempre escluse in qualsiasi manifestazione calcistica. Sembrerà eccessivo ma il calcio in Iran, soprattutto per le donne è un mezzo di rivendicazione di libertà e di autodeterminazione, in un contesto postrivoluzionario dove questa pratica sportiva era stata bollata dal clero sciita come una inutile perdita di tempo tipica degli occidentali. Infatti, come gesto simbolico importante, dopo la presa di potere dell’ayatollah Khomeini, il campo di calcio dell’Università di Teheran fu riadattato in centro di preghiera, in risposta alla scelta del calcio come sport prediletto del precedente regime dello shah Reza Pahlavi, così come riporta Franklin Foer nel suo libro Come il calcio spiega il mondo. Per le donne che fino ad oggi hanno subito l’interdizione ad assistere alle partite di calcio senza limitazioni o concessioni, questo sport sembra essere diventato una bandiera di libertà e, in qualche modo, riconoscimento dei loro diritti negati da circa 40 anni. Tuttavia, questa marcia delle donne di avvicinamento al calcio può dirsi iniziata nel novembre del 1997, quando la nazionale iraniana ottenne una storica quanto insperata qualificazione per i mondiali che si disputeranno poi in Francia. L’Australia venne superata dalla compagine iraniana che vantava già giocatori di livello internazionale: al fischio di chiusura del match a Teheran scoppiarono i festeggiamenti nelle strade e in ogni dove con una veemenza senza eguali. La polizia e i basiji non furono in grado di contenere l’euforia quando nella sola capitale circa un milione di persone si riversò in piazza. Quasi tutte le donne inneggianti la propria nazionale si tolsero il velo islamico incuranti del massiccio schieramento di forze della polizia e dei paramilitari. La paura delle autorità consisteva nel credere che la festa di popolo per una insignificante partita di calcio potesse trasformarsi in qualcosa d’altro. La nazionale venne bloccata a Dubai e dopo qualche giorno si decise che i festeggiamenti potevano farsi ma solo nello stadio Azadi. Alle donne però non fu permesso di festeggiare tanto che le autorità vietarono il loro ingresso. La squadra arrivò in elicottero e le ragazze tifose si radunarono tutte fuori dallo stadio: erano centinaia di migliaia e per questo motivo furono assolutamente incontrollabili, tanto che una piccola parte di loro vennero ammesse in un settore speciale e ben isolato per evitare pericolosi assembramenti. Non bastò neanche questa concessione, perché altre migliaia di tifose rimaste all’esterno dello stadio e frustrate da questa scelta, forzarono il cordone della polizia e si precipitarono all’interno dello stadio. In quella occasione non restò che concedere a questa marea umana di partecipare alla festa. Per un lungo periodo, alcune donne si sono confuse tra gli uomini truccandosi con barbe e capelli finti per accedere agli stadi, rischiando pene severe e multe salate.
Nel 2018 finalmente l’ingresso all’Azadi Stadium (Stadio della Libertà), è stato concesso alle donne, in un apposito settore per assistere su maxischermo al match fra Iran e Spagna. Inoltre, in occasione della finale di Champions League Asiatica per la partita fra i padroni di casa del Persepolis e il Kashima Antlers, sono state aperte le porte alle donne replicando la scelta anche per la partita di qualificazione ai Mondiali tra Iran e Cambogia, quando circa 3500 donne hanno assistito allo spettacolo all’interno dello Stadio.
In Iran, lo spirito femminile di opposizione al regime è piuttosto mal tollerato. Nonostante le pressioni e le carcerazioni preventive a chi non risponde allo schema patriarcale del focolare domestico molte donne coraggiose sfidano il regime in qualsiasi modo. Il caso di Massih Alinejad è emblematico in questo senso: l’attivista iraniana per i diritti delle donne, quarantenne, vive oggi negli Stati Uniti dopo un esilio a Londra. È stata premiata a Ginevra con il prestigioso Women’s Right Award, un riconoscimento per le lotte della giornalista conferitole dal Summit for Human Rights and Democracy. Massih Alinejad ha scritto un libro emblematico dal titolo, Il vento nei miei capelli: la mia lotta per la libertà nell’Iran moderno, testo autobiografico delle vessazioni e le offese al suo corpo subite dalla buon costume iraniana; ha fondato My Stealthy Freedom e ha promosso i White Wednesdays che propugnano, fra le tante rivendicazioni, anche l’abbandono del velo islamico come il simbolo di una costrizione tutta maschile oltre che religiosa a discapito della libera scelta nell’abbigliamento da parte delle donne. Alla giornalista è stato vietato, ormai da più di dieci anni, qualsiasi contatto con la famiglia che vive in un povero villaggio del nord dell’Iran, dove il fratello è stato arrestato per ritorsione e, la sorella, ha dovuto tristemente e pubblicamente ripudiarla in televisione. Nei mesi scorsi molte giovanissime sono state arrestate per aver tolto il velo in pubblico con l’accusa di aver trasgredito alla morale islamica, in uno degli appuntamenti del Venerdì bianco. Nelle città iraniane esiste un controllo capillare sull’abbigliamento delle donne da parte di forze di polizia (ershad), costituite anche da elementi femminili in chador per il controllo della moralità pubblica delle donne. Spesso li si vede in giro con dei piccoli bus pieni di giovane ragazze arrestate con abbigliamenti vietati dalla morale islamica o perché si sono permesse di colorare con smalti le proprie unghie e trucchi il proprio viso. Il conflitto continua poi nelle numerosissime feste private che si susseguono nelle abitazioni di molti giovanissimi iraniani che si vedono arrestare in veri e propri blitz al fine di estorcere denaro, per il loro rilascio, in instancabili contrattazioni con amici e parenti accorsi nelle questure delle varie città.
Fra le donne più influenti e puntuali nella difesa dei diritti di genere è il caso di citare Shirin Ebadi, avvocata e attivista iraniana che ha vinto il premio Nobel, nel 2003, come riconoscimento per le battaglie nella difesa della democrazia e dei diritti umani. È la prima donna musulmana ad aver ricevuto il Nobel per la pace. Ebadi ha fondato il Defenders of Human Rights Center e la Society for Protecting the Child’s Rights, in Iran. Shirin Ebadi nei suoi vari incontri in tutto il mondo afferma spesso:
La speranza di libertà, la voglia di pace nel mio Paese non si è spenta così come la voglia di cambiamento. Gli iraniani sono contro la guerra perché sanno che non porterebbe alla fine del regime ma lo rafforzerebbe. Per questo è importante sostenere i movimenti per i diritti che ne chiedono con forza il rispetto. Non bisogna far sopire l’onda verde delle rivolte arabe.
Dopo la Rivoluzione islamica del 1979, Shirin Ebadi fu costretta, in quanto giudice donna, ad abbandonare il suo incarico che durava dal 1975, proprio come presidente di una sezione del tribunale di Teheran. Dopo questa umiliazione, dopo lotte e denunce anche a mezzo stampa, nel 1992 ottenne di poter svolgere l’attività di avvocata. Fu a questo punto che si inasprirono le persecuzioni dopo che da professionista e legale si era occupata della difesa di dissidenti o di esponenti della contestazione al potere degli ayatollah o per altre azioni legali contro i soprusi di esponenti dei temibili servizi segreti iraniani. Shirin Ebadi si rese inoltre protagonista della difesa della scrittrice Parinoush Saniee, contro la censura in patria del bestseller Quello che mi spetta. Varie le condanne contro Ebadi per disturbo alla quiete pubblica fino all’interdizione e sospensione dell’attività di avvocata per il periodo di cinque anni. Nel 2007 ha ottenuto il Premio Internazionale Vittorino Colombo e continua oggi imperterrita a presiedere conferenze e incontri per il diritto delle donne in tutto il mondo, spesso anche in Italia. Nel fatidico 2009, anno in cui le forze di polizia e dei pasdaran coadiuvati dai paramilitari basiji compirono un vero e proprio massacro soprattutto di studenti e attivisti per i diritti umani in tutte le maggiori città e università iraniane, l’appartamento di Shirin Ebadi venne messo a soqquadro da funzionari dei servizi segreti che, per l’occasione, malmenarono il marito della donna e sequestrarono il premio Nobel ricevuto a Stoccolma. Shirirn Ebadi risiedeva a Londra e riuscì a sfuggire all’arresto con l’accusa di evasione fiscale:
Nulla mi spaventa più, anche se minacciano di arrestarmi per evasione fiscale al mio rientro. Sostengono che debbo al governo 410 mila dollari in tasse arretrate per il Nobel: una fandonia visto che la legge fiscale iraniana stabilisce che i premi siano esentasse. Se trattano così una persona con il mio profilo, mi chiedo come si comportano di nascosto con uno studente o un cittadino qualunque.
Nel 2016 è stato pubblicato, anche in Italia, il suo racconto biografico Finché non saremo liberi.
Una storia parallela è quella di Nassrin Sotoudeh, l’avvocata propugnatrice dei diritti umani contro la pena di morte, soprattutto nei confronti dei minorenni. L’avvocata lotta anche contro le norme discriminatorie sull’obbligo del velo nell’Iran di oggi: il 13 giugno del 2018 veniva arrestata e condannata a 33 anni di carcere e 148 frustate, pena confermata in appello. Tra il 2010 e il 2013 la donna ha già trascorso tre anni in prigione perché colpevole di «azioni contro la sicurezza nazionale e propaganda contro il regime»: è stata interdetta dal rappresentare casi politici o lasciare l’Iran fino al 2022. La somma degli anni di condanna e delle pene è così riassunta: 7 anni e sei mesi «per l’intenzione di commettere un crimine contro la sicurezza nazionale Art. 610 del Codice Penale Islamico»; 1 anno e sei mesi «per propaganda contro il sistema di leggi Art. 500 cpi»; 7 anni e sei mesi «per aver preso parte ad un gruppo illegale Art. 499 cpi»; – 12 anni «per deviazione morale e istigazione alla prostituzione Art. 639 cpi»; 2 anni «per la violazione dell’ordine pubblico Art. 618 cpi»; 3 anni e 74 frustate «per aver pubblicato falsitá e aver disturbato il sistema pubblico Art. 698 cpi»; 74 frustate «per essere apparsa senza velo in presenza del Pubblico Ministero Art. 748 cpi»; inoltre, vi sono altri 5 anni per un precedente verdetto in base a un pregresso reato. Infine, Nassrin Sotoudeh ha difeso giornalisti e attivisti tra cui il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi, insieme a diversi dissidenti arrestati durante le proteste di massa nel 2009 contro la contestata rielezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad, pagando con le succitate conseguenze in termini di reclusione e frustate.
In prigione, l’avvocata ha sostenuto due scioperi della fame per protesta contro le durissime condizioni carcerarie di Evin, il famigerato carcere di Teheran dove vengono ospitati moltissimi prigionieri politici a cui viene riservata la pratica della tortura sistematica. All’avvocata Sotoudeh è stato inoltre vietato di vedere i suoi figli. La condanna è già stata confermata in appello. Anche la presidenza del Parlamento europeo si è interessata al caso, per l’ingiusta detenzione della donna, con una mozione che invitava ufficialmente al suo rilascio:
Condanniamo la sentenza assolutamente oltraggiosa del governo iraniano contro Nasrin Sotoudeh, vincitrice del Premio Sacharov. Sotoudeh ha dedicato la propria vita a difendere i diritti delle donne e a battersi contro la pena di morte. Il Parlamento europeo è con lei.
L’avvocata Sotoudeh era stata arrestata più volte anche per essersi permessa di difendere il diritto delle donne alla libertà nell’abbigliamento, prendendo le difese delle Ragazze di Engelab Street, che si erano provocatoriamente tolto il velo in pubblica piazza. Purtroppo, a capo del sistema giudiziario iraniano, è stato nominato l’ultraconservatore Ebrahim Raisi che si era già distinto per la sua inflessibilità nel condannare oppositori politici e dissidenti negli anni Ottanta e il decennio successivo alla rivoluzione. La sua nomina è avvenuta proprio dalla Guida suprema Alì Khamenei, garante e intransigente al punto da opporsi addirittura a presunti riformisti come Hassan Rohani e la sua corrente che appare più dialogante con una società che vorrebbe diventare protagonista di una profonda trasformazione. Ebrahim Raisi, a dispetto di quanti avrebbero voluto un suo ammorbidimento nei confronti dei prigionieri politici, ha così affermato dopo il suo insediamento: «Che a nessuno venga in mente di protestare tantomeno difendere chi protesta». A Nassrin Sotoudeh è stata conferita, al Palazzo delle Aquile di Palermo, la cittadinanza onoraria nel novembre dello scorso anno.
Non è stata diversa la sorte di Narges Mohammadi, avvocata e difensora dei diritti umani, contro la pena di morte nonché vicepresidente del centro per i difensori dei diritti umani in Iran. Arrestata nel maggio del 2015 e incarcerata a Evin nella prigione simbolo dei dissidenti politici, è stata condannata a 10 anni con l’accusa di aver costituito un gruppo illegale: accuse che hanno del paradossale in un qualsiasi paese normale. Inoltre, tanto per intimidare chiunque avesse l’idea di opporsi al regime dei grigi ayatollah, Narges Mohammadi ha anche ricevuto una condanna a cinque anni per aver commesso crimini contro la sicurezza nazionale e per la diffusione di propaganda contro il sistema. Narges Mohammadi si era addirittura spinta a rilasciare interviste per media occidentali, questione che provoca una certa suscettibilità in Iran, perché infrange il teorema della perfezione del modello sciita teocratico all’esterno delle proprie mura. All’avvocata non è stata perdonato neppure l’incontro nel marzo del 2014 con l’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. La salute di Narges Mohammadi è seriamente danneggiata dai periodi di detenzione e dalle sistematiche pratiche di tortura che, in questo caso, se non si sono spinte fino allo stupro, hanno sapientemente depresso la giovane attivista.
Queste solo alcune delle migliaia di violazioni di questo Stato nei confronti delle donne, dei dissidenti, di coloro i quali chiedono semplicemente comportamenti più civili nei confronti di chi vuole avanzare una ipotesi di libertà di pensiero e di eguaglianza di genere almeno nei confronti della legge. L’Iran ha annullato la condizione di analfabetismo che imperava nel periodo precedente al regime attuale, ha impedito che forme di povertà insopportabili venissero alimentate dalla noncuranza e dall’inedia di chi dovrebbe occuparsene, è riuscito ad autodeterminarsi completamente nello sfruttamento delle proprie risorse e rappresenta, nello scacchiere mediorientale così fragile e disastrato, una certa stabilità geopolitica. La diaspora di molti presunti oppositori e alcune congiunture di un antagonismo fine a se stesso non giocano a favore delle migliaia di donne e di uomini che lottano con perseveranza, tensione morale e onestà intellettuale all’interno e all’esterno del paese.
Le statistiche parlano chiaro e mettono in risalto le violazioni dei diritti umani, soprattutto nei confronti delle donne sottoposte a pratiche di tortura, senza escludere lo stupro. Le violenze sono sotto gli occhi di tutti. Attitudini di uno schema di potere antico che cambia la propria divisa ma non la propria strategia di dissuasione di chi rivendica alterità, fantasia e libertà. Le donne incarnano questo spirito, rivendicano instancabili e vigorose, subiscono il patriarcato a casa, sopportano la violenza del regime, le loro meravigliose voci si alzano senza sosta contro le patologiche forme di pressione nei loro confronti.
Gli ayatollah hanno paura delle donne, perché lo sanno, in Iran il futuro è donna.
Finché non saremo liberi. Iran. La mia lotta per i diritti umani – Shirin Ebadi – Bompiani 2016
La gabbia d’oro. Tre fratelli nell’incubo della rivoluzione iraniana – Shirin Ebadi – BUR Biblioteca Universitaria Rizzoli 2009
Il mio esilio – Shirin Ebadi, Farian Sabahi – Jouvence 2014
Nel cuore diviso dell’Iran – Lilli Gruber – BUR Biblioteca Univ. Rizzoli 2006
Le donne di Allah. Viaggio nei femminismi islamici – Anna Vanzan – Mondadori Bruno 2013
Che genere di Islam. Omosessuali, queer e transessuali tra shari’a e nuove interpretazioni – Jolanda Guardi, Anna Vanzan – Ediesse 2012
Diario persiano. Viaggio sentimentale in Iran – Anna Vanzan – Il Mulino 2017
Storia dell’Iran. Dai primi del Novecento a oggi – Ervand Abrahamian – Traduttore: Merlino – Editore: Feltrinelli – Collana: Universale economica. Storia – Anno edizione: 2013
Roots of Revolution: An Interpretive History of Modern Iran Hardcover – October 1, 1981- by Nikki R. Keddie(Author), Yann Richard (Author)
https://iranhumanrights.org/2020/02/conservationist-niloufar-bayani-iran-torture-and-sexual-threats-detailed-in-letters-by-jailed-former-un-environment-consultant/
https://iranhumanrights.org/2020/03/coronavirus-nasrin-sotoudeh-if-were-going-to-die-let-us-be-by-our-families-sides/
https://www.rferl.org/a/jailed-iranian-ecologist-says-she-was-threatened-with-rape-death-forced-to-imitate-animals/30449008.html
https://iranhumanrights.org/2020/02/renewed-crackdown-in-iran-aimed-at-silencing-journalists-activists-ahead-of-parliamentary-elections/
https://www.osservatoriodiritti.it/2019/05/23/iran-donne-velo/
https://www.osservatoriodiritti.it/2017/09/04/iran-diritti-umani-in-pericolo/
https://www.amnesty.it/narges-mohammadi-storia-iran/
https://action.amnesty.org.au/act-now/narges-mohammadi
https://www.nessunotocchicaino.it/notizia/iran-aumenta-la-pressione-sulla-detenuta-narges-mohammadi-importante-difensore-dei-diritti-umani-60308019
https://www.corriere.it/esteri/09_aprile_08/iran_giornalista_spionaggio_6a4df21e-2438-11de-a75a-00144f02aabc.shtml
https://www.articolo21.org/2016/10/arresti-condanne-repressioni-liran-non-cambia/
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https://www.repubblica.it/protagonisti/Shirin_Ebadi
https://www.bompiani.it/autori/shirin-ebadi-12805
https://ilmanifesto.it/in-iran-il-trionfo-di-rohani-sul-turbante-nero/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/12/nasrin-sotoudeh-lavvocata-e-attivista-iraniana-condannata-a-38-anni-di-carcere-e-148-frustate/5030952/
https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/11/24/iran-cittadinanza-onoraria-palermo-nasrin-sotoudeh_yehj9Uo9Z6HcqhJQOujmwM.html
https://www.monde-diplomatique.fr/cartes/influence-iran
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http://www.libreriadelledonne.it/puntodivista/le-iraniane-non-depongono-le-armi/
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https://www.limesonline.com/rubrica/loccidente-si-divide-anche-sulliran?prv=true
diritti umani donne femminismo iran

References: Art. 610
 Art. 500
 Art. 499
 Art. 639
 Art. 618
 Art. 698
 Art. 748
 sentenza