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Timestamp: 2020-08-05 20:09:38+00:00

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IL DIRITTO BANCARIO-COMMERCIALE-FINANZIARIO-INDUSTRIALE
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Le maggiori competenze riguardano il diritto bancario e commerciale.
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Lo Studio si prefigge lo scopo di offrire un idoneo servizio di aiuto legale alle famiglie e ai consumatori nei servizi bancari, creditizi, finanziari, assicurativi, postali e sociali.
Insieme alla sinergia creata con altri professionisti partners su tutto il territorio nazionale, promuove ed assicura la tutela sul piano informativo, preventivo, contrattuale e giudiziale, nonché risarcitorio, dei diritti fondamentali.
IL DIRITTO RISARCITORIO
Lo Studio è composto da avvocati partners esperti in diritto Civile e degli Infortuni in generale, come ad esempio incidenti stradali gravi e mortali, sul Lavoro, Sportivi, Domestici, Scolastici, Rivalsa Datore di Lavoro, Danno contrattuale ed extracontrattuale.
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Tutte le spese sostenute dai professionisti sono anticipate dallo Studio anche quelle dell'impresa Funebre.
Più nel dettaglio, la vicenda trae origine da un’attività investigativa posta in essere dall’Ufficio che, dopo aver riscontrato che la società aveva intrattenuto rapporti commerciali con una ditta di elettronica, contestava che da parte della società immobiliare erano state contabilizzate e dichiarate delle fatture emesse per operazioni inesistenti. In buona sostanza, a quest’ultima, si contestavaun’indebita detrazione di costi riferiti ad operazioni inesistenti.
Avversoi suddetti avvisi di accertamento, la società contribuente e i soci, difesi dall’Avv. Maurizio Villani,depositavano tempestivi ricorsi dinnanzi alla competente Commissione tributaria di Benevento, eccependo:
- la nullità degli avvisi di accertamento per difetto di sottoscrizione e di motivazione;
- l’assoluta illegittimità del modus operandi dell’Ufficio;
- la violazione dei principi costituzionali di affidamento e buona fede nei rapporti tra amministrazione finanziaria e contribuente, così come disposto dall’art. 10 dello Statuto dei diritti del Contribuente (Legge n. 212 del 2000);
- l’onere della prova e la validità delle presunzioni;
- nel merito, l’effettiva esistenza delle operazioni commerciali oggetto di contestazione (provata mediante il depositato di copie delle fatture ricevute dalla ditta elettronica e dimostrata attraverso copie degli avvenuti pagamenti di tali fatture mediante mezzi tracciati);
- in subordine, la deducibilità dei costi e la detraibilità dell’Iva a fronte di operazioni realmente poste in essere e intercorse tra i soggetti che figurano quale emittente e percettore della fattura.
Ebbene, avverso la sentenza di primo grado, proponevanoappellosia i contribuenti, che l’Agenzia delle Entrate.
Parimenti l’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Benevento, impugnava parzialmente la sentenza di primo grado per quanto di ragione, sottolineando come le fatture oggetto di contestazione fossero relative ad operazioni soggettivamente inesistentie, come tali, indeducibili, per non avere il contribuente (committente/cessionario) altresì dimostrato la propria buona fede nei rapporti intercorsi con il soggetto cedente.
Orbene, avverso la pronuncia de qua,la società di consulenza immobiliare proponeva ricorso in Cassazionecontestando la nullità e censurabilità della sentenza d’appello ed eccependo in particolare:
1) la violazione e falsa applicazione dell’articolo 112 c.p.c., in relazione all’articolo 360, primo comma, n. 3 c.p.c., denunciando che la CTR era incorsa nel vizio di ultrapetizione per aver erroneamente considerato le operazioni commerciali in contestazione oggettivamente inesistenti, laddove, invece, l’Ufficio, nei sui precedenti atti difensivi, aveva sempre ristretto la contestazione al campo delle operazioni soggettivamente inesistenti. Di fatto, i giudici di secondo grado si erano del tutto sostituiti all’Ufficio, ritenendo, che le suddette operazioni non fossero mai state poste in essere, e riformando così ildecisum di primo grado che, viceversa, aveva riconosciuto l’esistenza delle operazioni ritenendole, tuttavia, sovrafatturate;
2) la violazione e falsa applicazione degli articoli 2697 c.c., 112 c.p.c. nonché dell’articolo 7 del D. Lgs. n. 546/1992, in relazione all’art. 360, n. 3 c.p.c., denunciando che la CTR aveva erroneamente considerato sufficientemente motivato e comprovato l’atto impositivo e sopperendo alle carenze di prove fornite dall’Ufficio;
3) la rideterminazione delle sanzioni e rinvio.
Ebbene, la Suprema Corte di Cassazione, con ordinanza n. 13265 del25/05/2017, nel ritenere che i Giudici di secondo grado erano incorsi nel vizio di ultrapetizione, accoglieva il primo ed il terzo motivo di ricorso, cassava la sentenza impugnata e rinviava a diversa sezione della CTR della Campania per un nuovo esame.
2. SOLUZIONE GIURIDICA: Commissione Tributaria Regionale - Campania, sentenza n. 1114/2019.
In seguito all’ordinanza della Cassazione n. 13265/ 2017, i contribuenti proponevano regolare e tempestivo atto di riassunzioneinnanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Campania,chiedendo il riesame della controversia sulla base dei principi stabiliti dalla Cassazione con la suddetta ordinanza, sia in riferimento al fatto che la contestazione sollevata dall’Ufficio nei propri atti difensivi riguardasse solo operazioni soggettivamente inesistenti (e non anche oggettivamente inesistenti), sia in riferimento alla rideterminazione delle sanzioni in caso di accoglimento solo parziale delle motivazioni di parte. Peraltro, la società insisteva nel sostenere di avere dimostrato la veridicità delle operazioni in contestazione fatturate dalla ditta elettronica, l'avvenuto pagamento delle stesse mediante pagamenti tracciati e la regolare contabilizzazione di tali fatture, con la conseguente deducibilità dei costi sostenuti.
Ancora, la società si soffermava sul fatto che nonostante l’avvenuto deposito di copiosa documentazione contabile (assegni e fatture) idonea a dimostrare la veridicità delle operazioni commerciali in contestazione, l’Agenzia delle Entrate non aveva prodotto nessuna concreta prova in relazione a una eventuale conoscibilità da parte della contribuente di partecipare a una falsa fatturazione compiuta dalla ditta elettronica(ritenuto soggetto nullatenente e con una struttura commerciale inidonea) e che, di conseguenza, non poteva essere negata la sua buona fede nei rapporti intercorsi con la ditta fornitrice, sostenendo quindi la piena detraibilità anche dell’iva versata sugli acquisti medesimi.
Ebbene, sulla base delle suddette argomentazioni, i Giudici della 27˚ sezione della Commissione Tributaria Regionale - Campania, il 07 febbraio 2019, con la sentenza n. 1114,accoglievano la tesi della ricorrente e annullavano totalmente i sei avvisi di accertamento impugnatisulla scorta del fatto che:
- l’Ufficio, nei suoi precedenti atti difensivi, aveva sempre ristretto la contestazione al campo delle sole operazioni soggettivamente inesistenti e, dunque, << (…) non si può condividere la tesi esposta dalla resistente Agenzia, secondo la quale sarebbe ininfluente la discriminazione formale tra operazioni oggettivamente inesistenti o soggettivamente inesistenti>>;
- << (…) non risulta, nel caso di specie, che l’ufficio accertatore abbia mai concretamente contestato alla contribuente una qualsiasi consapevole connivenza con la ditta fornitrice atta a far ritenere che la contribuente medesima fosse stato in qualche modo consapevole di partecipare ad una frode fiscale ai fini dell'IVA.>>
- da un lato, la società contribuente avesse realmente e correttamente posto in essere le operazioni de quibus;
- dall’altro, come non potesse essere al corrente della eventuale natura fraudolenta delle operazioni compiute dalla società cedente, risultata nullatenente e priva di struttura organizzativa idonea a eseguire le prestazioni fatturate.
Sul punto, il Collegio riteneva condivisibile :<< l'orientamento generale secondo il quale l'imprenditore commerciale non può rispondere della eventuale natura fraudolenta delle operazioni, occorrendo la dimostrazione della piena conoscenza e della partecipazione alla frode fiscale o dell’accordo simulatorio>>con la società cedente.
A sostegno delle proprie argomentazioni, i giudici di secondo grado rilevavano, inoltre, come la Suprema Corte avesse più volte, e con un orientamento del tutto uniforme, chiarito che << (…) in caso di apparente regolarità delle fatture, la mera contestazione dell'amministrazione finanziaria non è affatto sufficiente ad invertire l'onere della prova,essendo invece necessario che essa dimostri sia la frode del cedente, sia la connivenza del cessionario >>(cfr. Cass. Sent. 05-12-2014, n. 25778) e che << In tema di IVA, qualora l'Amministrazione contesti a un operatore il diritto alla detrazione d'imposta in ragione di una supposta inesistenza soggettiva delle operazioni oggetto dell'accertamento, è onere della medesima amministrazione provare, alla luce di elementi oggettivi, che il soggetto passivo interessato sapeva o avrebbe dovuto sapere che l'operazione invocata a fondamento del diritto a detrazione si iscriveva - per l'esistenza nella specie di indizi idonei ad avvalorare il sospetto in tal senso indicati dall'amministrazione - in un'evasione commessa dall'emittente delle fatture contestate o da un altro operatore intervenuta a monte nella catena di prestazioni. >> (ctr. Cass, Sent. 20-12-2012, n. 23560).
In definitiva, gli avvisi di accertamento impugnati sono stati annullati perché, a parere della Commissione Tributaria Regionale Campania, l’Ufficio ha sovrapposto e alternato la ratiodelle operazioni soggettivamente e oggettivamente inesistenti e perché non ha concretamente provato l’eventuale connivenza o consapevolezza della società concessionaria alla asserita frode fiscale posta in essere dal soggetto cedente, non essendo emerse risultanze che potessero autorizzare l’Ufficio a ritenere che la contribuente sapesse o che avrebbe dovuto sapere di partecipare a una eventuale frode fiscale con evasione d’imposta.
In conclusione, occorre rilevare che con la sentenzan. 1114/2019, i giudici tributari campani hanno annullato totalmente sei avvisi di accertamento e ritenuto, che:
- non si può condividere la tesi secondo la quale sarebbe ininfluente la discriminazione formale tra operazioni oggettivamente o soggettivamente inesistenti, perché al contrario è di rilevante importanza ed è ben nota l’evoluzione giurisprudenziale di legittimità venutasi a creare in argomento;
- spetta all'Amministrazione finanziaria, la quale contesti il diritto del contribuente a portare in deduzione dei costi e in detrazione l’Iva pagata su fatture emesse per cd. operazioni soggettivamente inesistenti, provare che il contribuente, al momento in cui acquistò il bene o il servizio, sapesse o avrebbe dovuto sapere, con l'uso dell'ordinaria diligenza, che il soggetto formalmente cedente avesse, con l'emissione della relativa fattura, evaso l'imposta o compiuto una frode.
Lecce, 28/02/2019 Avv. Maurizio Villani
a cura di Denis Torri
TUTTO LAVORO E FAMIGLIA DI DENIS TORRI
PROCESSO TRIBUTARIO DIRITTO AD UN EQUO PROCESSO
Nº pagine viste 58271

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 Cass.