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Timestamp: 2017-11-18 08:23:58+00:00

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Rovina e difetti degli immobili: così si calcolano i danni - Corte di cassazione civile - sentenza n. 4319/16 del 04/03/2016
Rovina e difetti degli immobili: così si calcolano i danni
sentenza 4319/16 del 04/03/2016
L'ambito della relativa responsabilità ex art. 1669 c.c., posta da tale norma a carico dell'appaltatore per rovina o difetti della costruzione, in mancanza di limitazioni legali, deve ritenersi coincidere con quello generale della responsabilità extracontrattuale, e, come tale, comprensivo di tutte le spese necessarie per eliminare, definitivamente e radicalmente, i difetti medesimi, anche mediante la realizzazione di opere diverse e più onerose di quelle originariamente progettate nel contratto d'appalto, purchè utili a che l'opera possa fornire la normale utilità propria della sua destinazione.
Cassazione civile, sezione seconda, sentenza del 04.03.2016, n. 4319
1. E' preliminare l'esame del secondo motivo di ricorso, che risulta comunque infondato. Esso insiste sulla deduzione della nullità della citazione nel giudizio 33128/1991 per genericità e carenza di elementi essenziali, ma non provvede a trascrivere il contenuto di tale domanda, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso, ex art. 366 c.p.c. , comma 1, n. 3. Tale principio obbliga il ricorrente ad indicare, in maniera specifica e puntuale, tutti gli elementi utili perchè il giudice di legittimità possa avere la completa cognizione dell'oggetto della controversia, dello svolgimento del processo e delle posizioni in esso assunte dalle parti, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti del processo, così da acquisire un quadro degli elementi fondamentali in cui si colloca la decisione censurata e i motivi delle doglianze prospettate (nella specie, relativa alla determinazione dell'oggetto di un atto di chiamata in causa di terzo, del quale non è indicato l'esatto contenuto, così impedendosi a questa Corte di verificare l'idoneità dello stesso ad esprimere la reale volontà di estendere al terzo la domanda proposta dagli attori originari, ovvero di fondare la chiamata su diversa causa petendi). Lo stesso potere di questa Corte di esaminare direttamente gli atti e i documenti sui quali il ricorso si fonda presuppone che la censura sia stata ritualmente formulata, in quanto l'esame diretto degli atti e dei documenti è circoscritto a quelli che la parte abbia specificamente indicato ed allegato (Cass. 17 gennaio 2014, n. 896). Al riguardo, peraltro, la Corte d'Appello di Roma aveva escluso l'invalidità della domanda non soltanto ritenendone il contenuto comunque integrato dal richiamo agli atti di altri due giudizi già pendenti nei confronti della società costruttrice, ma anche spendendo l'argomento dell'effetto sanante dell'avvenuta difesa nel merito svolta dalla chiamata.
Trattandosi, quindi, di pronuncia basata su due distinte "rationes decidendi", ciascuna di per sè sufficiente a sorreggere la soluzione adottata in punto di validità della citazione, la stessa poteva essere utilmente impugnata su detto profilo solo mediante la censura di entrambe. Il ricorrente, invece, nulla specifica circa l'argomento della sua costituzione sanante nel giudizio, ovvero circa il contenuto delle difese eventualmente assunte nella sua comparsa di risposta. Del resto, la sanzione di nullità stabilita dall'art. 164 vecchio testo, applicabile ai procedimenti, come quello in esame, pendenti alla data del 30 aprile 1995, concerneva soltanto il requisito posto dall'art. 163 c.p.c. , n. 3, e cioè la mancata determinazione della cosa oggetto della domanda, e non si estendeva al requisito di cui al successivo n. 4 dello stesso art. 163, ovvero all'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto, costituenti la ragione della domanda, i quali, pertanto, se non esposti nell'atto di citazione, ben potevano essere indicati e specificati successivamente (cfr. Cass. 29 novembre 1977, n. 5200; Cass. 15 maggio 1996, n. 4514). E poi, la disposizione dell'art. 164 c.p.c. in quella stessa formulazione comportava che la costituzione del convenuto effettivamente sanasse ogni vizio di citazione, ovvero sia le nullità della notificazione della citazione, quanto le nullità della stessa citazione, quale quella derivante, appunto, dalla indeterminatezza della cosa oggetto della domanda (Cass. 19 novembre 1976, n. 4355).
2. Quanto alla doglianza che la Corte di merito abbia utilizzato per il suo convincimento la Ctu espletata nel procedimento ex art. 700 c.p.c. , del quale non era stata parte la costruttrice venditrice, lo stesso giudice d'appello ha correttamente invocato il principio, di per sè non infirmato dalla ricorrente con la sua censura, per il quale il giudice può legittimamente tenere conto, ai fini della sua decisione, delle risultanze di una consulenza tecnica disposta in un diverso processo, anche se celebrato tra altre parti, ove, come avvenuto nella specie, l'elaborato peritale avesse ad oggetto una situazione di fatto rilevante negli altri giudizi, sia stato ritualmente acquisito al processo unitario conseguito alla riunione dei diversi procedimenti, e tutte le parti di quest'ultimo siano state poste in condizione di farne oggetto di esame critico, in modo da stimolare la valutazione giudiziale.
3. Possono poi trattarsi congiuntamente, per la loro connessione logica, il primo ed il terzo motivo di ricorso, i quali si rivelano anch'essi infondati.
Il principio correttamente messo dalla Corte di merito a base del suo ragionamento, circa la quantificazione dei danni dovuti ex art. 1669 c.c. dalla Castellania s.r.l., è quello secondo cui l'ambito della relativa responsabilità, posta da tale norma a carico dell'appaltatore per rovina o difetti della costruzione, in mancanza di limitazioni legali, deve ritenersi coincidere con quello generale della responsabilità extracontrattuale, e, come tale, comprensivo di tutte le spese necessarie per eliminare, definitivamente e radicalmente, i difetti medesimi, anche mediante la realizzazione di opere diverse e più onerose di quelle originariamente progettate nel contratto d'appalto, purchè utili a che l'opera possa fornire la normale utilità propria della sua destinazione (cfr. Cass. 27 aprile 1989, n. 1948), dovendosi la liquidazione dei danni ispirare ai criteri dettati in materia dagli artt. 2056, 1223, 1226 e 1227 c.c. , danni nella specie coincidenti con i costi dei lavori sostenuti dall'INAIL in esecuzione dell'ordine d'urgenza reso dal Pretore di Roma, per il complessivo importo di Euro 1.781.882,68. Compete al giudice del merito, d'altra parte, avvalendosi al riguardo dei suoi poteri di libero apprezzamento delle prove, determinare, sulla base dei criteri dettati dagli artt. 2056 e 1223 c.c. e segg., l'effettiva consistenza del pregiudizio risentito dal danneggiato e l'individuazione del rapporto causale immediato e diretto fra illecito e danno, in modo da limitare l'estensione temporale e spaziale degli effetti degli eventi illeciti, al fine di escludere dalla connessione giuridicamente rilevante ogni conseguenza della accertata responsabilità che non sia propriamente diretta ed immediata.
Peraltro, la Corte d'appello ha altresì compiutamente esplicitato le ragioni della sua scelta di aderire alle conclusioni del CTU nominato nel procedimento cautelare dal Pretore, in quanto conclusioni fondate sulla condizione del fabbricato esistente nel 1991, ovvero all'epoca in cui si lamentavano i denunciati difetti, piuttosto che seguire le conclusioni raggiunte dai due periti nominati nel giudizio di primo grado, non avendo questi ultimi potuto verificare la situazione oggettiva dell'immobile prima dell'esecuzione dei lavori ordinati in via d'urgenza ed eseguiti dall'Inail.
In tal modo, la Corte di merito ha fornito adeguata giustificazione del suo convincimento, mediante l'enunciazione dei criteri probatori e degli elementi di valutazione specificamente seguiti, illustrando di aver potuto risolvere sulla base della prima consulenza, e non della seconda, i problemi tecnici connessi alla stima degli elementi rilevanti ai fini della decisione. La Corte di merito ha fatto richiamo delle cause delle infiltrazioni e delle opere di risanamento necessarie a pone rimedio ai riscontrati difetti costruttivi del fabbricato riscontrate dal perito, sicchè, pure sotto il profilo della motivazione della sentenza, la stessa si rivela logicamente corredata degli elementi che consentono, su un piano positivo, di delineare il percorso logico seguito e, sul piano negativo, di escludere la rilevanza di elementi di segno contrario.
La ricorrente va condannata, secondo soccombenza, al pagamento delle spese di questo giudizio, liquidate come in dispositivo, sostenute dall'unico controricorrente INAIL, non avendo svolto attività difensiva gli altri intimati.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rimborsare alla controricorrente INAIL le spese sostenute in questo giudizio, che liquida in complessivi Euro 8.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Seconda sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 4 febbraio 2016.
Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2016

References: sentenza 

sentenza 
 art. 1669
 sentenza 
 art. 366
 art. 163
 Cass. 
 Cass. 
 art. 700
 art. 1669
 Cass.