Source: http://www.argentoeno.it/pages/balia/Genocidio.htm
Timestamp: 2018-01-20 22:20:45+00:00

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· 1 Un problema di definizione
o 1.1 Definizione ufficiale delle Nazioni Unite
o 1.2 Proposte di aggiornamento
· 2 Identificare il genocidio
· 3 I genocidi nella storia
o 3.1 Periodo coloniale (fino al XIX secolo)
§ 3.1.1 Genocidio degli Indios d'America
§ 3.1.2 Genocidio dei popoli d'Africa
§ 3.1.3 Razzismo scientifico occidentale
o 3.2 XX secolo
§ 3.2.1 Europa
§ 3.2.2 Africa
§ 3.2.3 Asia
§ 3.2.4 America Latina
· 4 Cronologia dei genocidi
· 5 Bibliografia e fonti
Il termine genocidio deriva dal greco (ghénos razza, stirpe) e dal latino (caedo uccidere) ed è stato definito dall'ONU come "Gli atti commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso". Anche la sottomissione intenzionale di un gruppo a condizioni di esistenza che ne comportino la scomparsa sia fisica sia culturale, totale o parziale, è di solito inserita sotto la definizione di genocidio.
Il termine genocidio venne coniato nel 1944 dal giurista polacco Raphael Lemkin nello scrivere "Axis Rule In Occupied Europe" [1] dedicata all'Europa sotto la dominazione delle forze dell'Asse [2] , intendendo con questo termine la distruzione di un gruppo nazionale o di un gruppo etnico. L'autore vide la necessità di un nuovo termine per descrivere la realtà nuova dell'Olocausto, ma fece anche molti riferimenti al genocidio armeno[senza fonte].
Definizione ufficiale delle Nazioni Unite
L'11 dicembre 1946, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite riconobbe il crimine di genocidio con la risoluzione 96 come "Una negazione del diritto alla vita di gruppi umani, gruppi razziali, religiosi, politici o altri, che siano stati distrutti in tutto o in parte". Il riferimento a "gruppi politici", un'aggiunta rispetto alla proposta di Lemkin, non era gradito all'Unione Sovietica, che fece pressioni per una situazione di compromesso.
Il 9 dicembre 1948, fu adottata la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio che, all'articolo II, definisce il genocidio come:
Tale definizione, valida ancora oggi, non soddisfa molti storici per varie ragioni e soprattutto per la limitazione dei gruppi vittima dovuta al compromesso. Essa ha di fatto escluso i crimini imputati all'Unione Sovietica, fra cui l'Holodomor del 1932, e i successivi stermini su base economica o di classe sociale che hanno caratterizzato alcuni regimi comunisti successivi, come l'eliminazione dei proprietari terrieri cinesi del 1951 o quelli perpetrati dai Khmer Rossi in Cambogia dopo il 1975, ma anche lo sterminio degli stessi comunisti in Indonesia nel 1965. Inoltre porta al paradosso di considerare i Tutsi come vittime del genocidio ruandese e non gli Hutu che furono parimenti sterminati perché si rifiutarono di collaborare con i carnefici.
Gli autori che considerano l'Holodomor e lo sterminio in Cambogia come genocidio si basano non su un'estensione della definizione ma sulla definizione stessa, perché nell'Holodomor fu colpita in modo particolare la popolazione Ucraina e in Cambogia furono colpite con maggiore intensità le etnie cinese e vietnamita e i musulmani Cham (la stragrande maggioranza delle vittime è però cambogiana).
La definizione ufficiale ha indotto gli storici a studiare i crimini precedenti e successivi al 1948 per identificarne la natura genocidiaria. Le analisi hanno portato a numerose proposte di modifica soprattutto a causa delle limitazioni della definizione ufficiale.
Pieter N. Drost (The crime of state), professore olandese di diritto esperto di storiografia coloniale, sostiene la necessità di reintrodurre il criterio politico e considera genocidio "La distruzione fisica intenzionale degli esseri umani in ragione della loro appartenenza ad una qualunque collettività umana"
Irving Louis Horowitz (Taking lives. Genocide and state power) sottolinea il ruolo chiave della burocrazia e propone "La distruzione strutturale e sistematica di persone innocenti"
Helen Fein (Accounting for genocide) segue un approccio sociologico e suggerisce una classificazione del tipo di genocidio: genocidio di sviluppo se le vittime ostacolano un progetto economico; genocidio dispotico se le vittime sono oppositori reali o potenziali; genocidio ideologico se le vittime sono presentate come un nemico diabolico. La definizione proposta è "Un omicidio calcolato perpetrato su una parte o sulla totalità di un gruppo da un governo, un'élite, un gruppo o una massa rappresentativa"
Gérard Prunier, professore e ricercatore all'Università di Parigi, include i gruppi politici ma sottolinea che il genocidio, a differenza della "pulizia etnica", ha come obiettivo la distruzione del gruppo vittima per intero: propone "Tentativo coordinato di distruggere un gruppo predefinito razziale, religioso o politico nella sua totalità"
Secondo Bernard Bruneteau (Il secolo dei genocidi), il tribunale internazionale per processare i Khmer Rossi, istituito con notevole ritardo per la situazione dinamica e difficile, è stato un'occasione mancata per riformulare la definizione di genocidio in seno all'ONU, in particolare includendo i gruppi politici.
Nell'ambito del dibattito, sono stati valutati altri termini con significato più o meno ampio come etnocidio (distruzione della cultura più che eliminazione fisica delle persone) o politicidio. Rudolph Joseph Rummel ha coniato il termine democidio, di accezione ampia, per indicare "l'omicidio seriale, sistematico e concentrato di una larga porzione della propria popolazione da parte di un governo", che esclude gli atti di guerra verso l'esterno e l'uccisione di soggetti combattenti.
Nella cultura popolare, il termine è spesso usato in modo piu' esteso rispetto alla sua definizione giuridica o in modo improprio, per sottolineare la gravità di alcuni atti di sterminio oppure il numero elevato delle vittime. Tale uso, di solito, non tiene conto dell'intenzione dell'aggressore (vedi prossimo paragrafo).
Identificare il genocidio
Il criterio quantitativo (la distruzione in tutto o in parte) pone problemi nello stabilire eventuali soglie "numeriche" assolute o relative e rischia di viziare gli aspetti morali e più delicati. Benjamin A. Valentino [3] fa riferimento preciso a soglie numeriche e definisce omicidio di massa "L'intenzionale uccisione di almeno 50.000 non combattenti nell'arco di 5 anni".
Molti distinguono fra un "crimine motivato" politico e un "crimine immotivato" razziale, quindi fra vittime uccise "per quello che fanno" e "per quello che sono". Tale distinzione tende però a scomparire nella logica genocidiaria, in cui il nemico viene demonizzato e comunque aggredito per quello che è [4]. Il gruppo vittima è identificabile a priori e con certezza su base razziale, ma non su base politica, sociale od economica, in quanto gli stessi criteri di identificazione variano nel corso degli eventi (si consideri ad esempio la difficoltà di definire i Kulaki). Tale difficoltà non riduce l'intenzione dell'aggressore che, una volta identificate le singole vittime "per quello che fanno", ne decreta l'eliminazione, anche fisica, "per quello che sono", stigmatizzandole come "altro da sè" su base ideologica (come sottolinea la citazione di Bernard Bruneteau). Importante è dunque la definizione che l'aggressore stesso fa del gruppo vittima, aspetto che sottende alla menzionata definizione di Chalk e Jonasshon. Tale definizione ha il pregio di non escludere a priori nessun gruppo umano.
Il dibattito è spesso ancora aperto sia per quanto riguarda il numero di vittime che per l'attribuzione di colpe e responsabilità. Se alcuni autori parlano di "genocidi coloniali", ponendo l'accento sugli atti di sterminio deliberato, altri ritengono che le principali cause siano non intenzionali, per esempio le epidemie. Anche le grandi carestie del periodo 1870-1890, che fecero da 30 a 50 milioni di morti, sono state attribuite ad una concomitanza di cause naturali e profondi cambiamenti economici dovuti all'imperialismo e allo sfruttamento capitalista [5]. È stato fatto notare che, nell'ambito della distinzione fra il concetto di guerra (bilaterale - si riconoscono due entità combattenti) e quello di genocidio (unilaterale - si distinguono per loro natura un aggressore e una vittima), le guerre coloniali sono fortemente sbilanciate a favore degli aggressori, soprattutto per il numero di vittime (il 90% sono indigeni), a causa della notevole disparità tecnologica. Esempi sono le guerre di conquista a Giava (dal 1825 al 1830 gli Olandesi fanno 200.000 vittime), in Mozambico (i Portoghesi uccidono 100.000 persone) o in Africa Orientale (i Tedeschi fanno 145.000 morti).
Razzismo scientifico occidentale
Il secolo si apre all'insegna dell'etnocentrismo nazionalista. Ormai tutti, dai nazionalisti ai socialisti, pensano in termini di "nazione", "etnia", "diritto di autodeterminazione" dei popoli. Con la Prima guerra mondiale (1914-1915) l'Europa viene riorganizzata su basi etniche, sia all'interno che all'esterno dei confini nazionali.
Fu poi con la conferenza di pace di Parigi del 1919 successiva alla guerra mondial che il principio di avere stati nazionali etnicamente omogenei, tanto caro al presidente degli Stati Uniti d'America Woodrow Wilson (autore dei famosi Quattordici punti), prese il sopravvento, aprendo - secondo lo storico britannico di origini ebraiche Eric Hobsbawm - la via alle pulizie e ai genocidi etnici del XX secolo[6].
Il genocidio degli Armeni del 1915 è forse il primo e sicuramente più famoso genocidio etnico del XX secolo. Il genocidio dei Cristiani di Rito Assiro-Caldeo-Siriaco avvenuto nello stesso periodo rimase un poco in ombra. L'Impero Ottomano, tradizionamente abituato ad azioni di dura repressione (vedi, per esempio, gli atti di sterminio contro il popolo armeno degli anni 1896-1897, cfr. massacri hamidiani), raggiunge così livelli inediti di estremismo.
L'Olocausto è riconosciuto cone genocidio all'unanimità e da alcuni come una forma estrema di genocidio o addirittura come un fenomeno unico nella storia (soprattutto perché tutti gli elementi che caratterizzano il genocidio sono presenti contemporaneamente e in forma estrema)
Nel regime sovietico si possono riconoscere "comportamenti genocidiari" già ai tempi di Lenin [7]; l'Holodomor è considerato da molti come un genocidio vero e proprio; si possono individuare parallelismi fra l'uso che Hitler e Stalin fanno dei concetti di "razza" e "classe", "razza ariana" e "popolo", "sub-umani" (o "Ebrei") e "nemici del popolo" [8].
forni crematori a Nordhausen
Olocausto - certamente il genocidio più noto, fu metodicamente condotto dalla Germania nazista in buona parte dell'Europa prima e durante la seconda guerra mondiale, e portò all'annientamento di 6 milioni di ebrei (oltre la metà degli ebrei in Europa), colpendo anche gruppi etnici Rom e Sinti (i cosiddetti zingari), comunisti, omosessuali, prigionieri di guerra, malati di mente, Testimoni di Geova, Russi, Polacchi e altri Slavi, per un totale di vittime stimabile tra 13 e 20 milioni. Le forze armate della Germania nazista compirono sistematicamente massacri di civili in Polonia ed in Russia volti alla eliminazione delle classi intellettuali degli slavi e alla riduzione del loro numero complessivo nei territori orientali che dovevano divenire terreno di colonizzazione germanica. La cifra delle vittime solo nei territori occupati in Unione Sovietica ammonta a circa 27 milioni. In Italia, i nazisti appoggiati dalle milizie fasciste italiane deportarono e uccisero circa 7.000 ebrei italiani.
I Kulaki furono deportati a milioni in Siberia e nei gulag e si stima che circa 600.000 (un terzo [9]) morì o fu ucciso. Nonostante esistano diversi elementi (eliminazione dei Kulak in quanto tali, azione unilaterale e pianificata burocraticamente) a favore, lo sterminio dei kulaki non può essere definito genocidio a causa dell'incertezza e della variabilità con cui le vittime venivano classificate come Kulaki e a causa del fatto che l'eliminazione non era considerata un fine ma un mezzo. Per motivi analoghi (non un fine ma un mezzo), anche la deportazione di milioni di persone appartenenti a diversi gruppi etnici (soprattutto ai confini dell'URSS), che ha prodotto centinaia di migliaia di vittime, non può essere definita genocidio. Analogamente, le "purghe" del partito e le deportazioni nei gulag degli anni trenta, che videro la morte di centinaia di migliaia di prigionieri politici, non possono essere definite genocidio in quanto colpirono un gruppo politico.
Durante la Seconda Guerra Mondiale il regime fascista croato organizzò il massacro sistematico delle minoranze etniche (soprattutto serbi, ebrei e zingari) che provocarono circa mezzo milione di vittime.
Romania - Nicolae Ceauşescu e la moglie furono condannati a morte il 25 dicembre 1989 da un "tribunale volante" militare con l'accusa principale di genocidio per la strage di Timisoara e con l'aggravante di aver condotto la popolazione rumena alla povertà. Alcune fonti [10] considerano la strage di Timisora come un falso giornalistico.
La regione del Darfur (nel Sudan occidentale) dal 2003 è teatro di un conflitto che gli Stati Uniti e alcuni media e studiosi considerano come genocidio. I Janjawid, gruppo di miliziani appoggiati dal governo, uccidono sistematicamente i gruppi etnici Fur, Zaghawa e Masalit. Le diverse fonti riferiscono di un numero di morti da 200.000 a 400.000 e di 2 milioni di profughi.
In Iraq tra il 1973 e il 2003 il regime di Saddam Hussein condusse uccisioni di massa contro la popolazione dei Curdi. L'embargo all'Iraq decretato dalle nazioni occidentali, Usa e Gran Bretagna in testa, negli anni '90 ha provocato penurie gravissime tra la popolazione civile e la morte di circa mezzo milione di civili soprattutto minori.
Cronologia dei genocidi
Brigantaggio (genocidio della popolazione meridionale voluto dai Savoia perpetrato dall'esercito italiano)
x00.000 - 3.000.000
Cambogia, Khmer Rossi, Pol Pot
Riccardo Borsari, Diritto punitivo sovranazionale come sistema, Wolters Kluwer Italia, 2007 ISBN 8813272367
George J. Andreopoulos, Genocide, ed. University of Pennsylvania Press, 1997, ISBN 0812216164
Bernard Bruneteau, Il secolo dei genocidi, ed. Il mulino, 2006, ISBN 8815114084
Frank Chalk, Kurt Jonassohn, The History and Sociology of Genocide: Analyses and Case Studies, ed. Yale University Press, 1990, ISBN 0300044461
Israel W. Charny, Encyclopedia of Genocide, ed. ABC-Clio Inc, 1999, ISBN 0874369282
R. Gellately, B. Kiernan, Il secolo del genocidio, ed. Longanesi, 2006, ISBN 8830422347
Adam Jones, Genocide: A Comprehensive Introduction, ed. Routledge, 2006, ISBN 041535384X
Ben Kiernan, Blood and Soil: A World History of Genocide and Extermination from Sparta to Darfur, ed. Yale University Press, 2007, ISBN 0300100981
Alexander Laban Hinton, Annihilating Difference: The Anthropology of Genocide, ed. University of California Press, 2002, ISBN 0520230299
Mark Levene, Genocide in the Age of the Nation State: Volume 2: The Rise of the West and Coming Genocide, ed. I. B. Tauris, 2005, ISBN 1845110579
Lane H. Montgomery, Never Again, Again, Again..., ed. Ruder Finn Press, 2008, ISBN 1932646329
Jacques Sémelin, Purificare e distruggere. Usi politici dei massacri e dei genocidi, ed. Einaudi, 2007, ISBN 8806184113
Samuel Totten, William S. Parsons, Israel W. Charny, Century of Genocide: Eyewitness Accounts and Critical Views, ed. Routledge, 1997, ISBN 0815323530
1. ^ Washington, 1944, Ristampa a cura di H. Fertig, Carnegie Endowment for International Peace, Division of International Law, Washington 1973
2. ^ Cfr. R. Borsari 2007
3. ^ Final Solutions: Mass Killing and Genocide in the 20th Century, ed. Cornell University, 2005
4. ^ Lo afferma Catherine Coquio, vedi Il secolo dei genocidi di Bernard Bruneteau
5. ^ vedi Olocausti tardovittoriani. Il Nino, le carestie e la nascita del Terzo Mondo di Mike Davis, ed. Feltrinelli 2002
6. ^ Adolf Hitler, applicando sino alle estreme conseguenze i principi del nazionalismo wilsoniano, pianificò il trasferimento in Germania dei Tedeschi che non vivevano all’interno dei confini della madrepatria, come per esempio il Sudtirolo italiano e, com’è noto, avviò a soluzione finale l’eliminazione degli Ebrei. (Eric Hobsbawm, Nazioni e nazionalismo dal 1780, Torino: Einaudi, 1991, p. 158)
7. ^ Bernard Bruneteau usa l'espressione "comportamento genocidiario" (Il secolo dei genocidi) per il periodo leninista e stalinista
8. ^ Alan Bullock (Hitler e Stalin. Vite parallele)
9. ^ Bernard Bruneteau (Il secolo dei genocidi) fornisce la stima di 600.000 morti su un totale di 1.800.000 contadini classificati come "Kulaki"
10. ^ Peace Reporter [1]

References: § 3

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