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L'omesso versamento Iva dopo la pronuncia della Consulta n. 80 del 2014 | Opinioni e Confronti
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L’omesso versamento Iva dopo la pronuncia della Consulta n. 80 del 2014
By Redazione on	 24 settembre 2014 Diritto tributario, Bilancio, Revisione, Dottrina
Articolo 24.09.2014 (Maurizio Villani)
Ed infatti, originariamente il D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74, rubricato “Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto”, si inseriva in un più ampio contesto di depenalizzazione dei reati minori, laddove obiettivo principale era quello di punire penalmente solo i comportamenti aventi un particolare grado di antigiuridicità e insidiosità in campo fiscale, lasciando nel campo delle sanzioni amministrative le violazioni tributarie di minore entità.
Due anni dopo, l’ articolo 35, comma 7, D.L. n. 223/2006, convertito, con modificazioni, dallaLegge 4 agosto 2006, n. 248, entrato in vigore il 4 luglio 2006, ha introdotto nel contesto del predetto decreto l’articolo 10 ter (Omesso versamento di Iva) che punisce con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versi l’imposta sul valore aggiunto, dovuta sulla base della dichiarazione annuale e per un ammontare superiore a € 50.000, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo.
Con ordinanza del 17 settembre 2013 il Tribunale di Bergamo riteneva la violazione del principio di eguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione in relazione all’art. 10-ter del Dlgs. n. 74 del 2000, nella parte in cui, in relazione ad omissioni di versamenti Iva realizzatesi fino al 17 settembre 2011, è prevista una soglia di punibilità di euro 50.000, inferiore a quelle stabilite, originariamente e fino all’intervento modificativo concretizzatosi con D.L. n. 138/2011 (conv. nella L. n. 148/2011) per la dichiarazione infedele e l’omessa dichiarazione degli artt. 4 e 5 del medesimo decreto legislativo, prima delle modifiche apportate dal D.L. n. 138 del 2011(rispettivamente euro 103.291,38 ed euro 77.468).
Con sentenza n. 80/2014 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale delDecreto Legislativo 10 marzo 2000, n. 74, articolo 10-ter (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma della Legge 25 giugno 1999, n. 205, articolo 9), nella parte in cui, con riferimento ai fatti commessi sino al 17 settembre 2011, punisce l’omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla relativa dichiarazione annuale, per importi non superiori, per ciascun periodo di imposta, ad euro 103.291,38.
In senso contrario, lo stesso giorno, con sentenza del 13 giugno 2014 n. 25186, la Suprema Corte, con riferimento all’omesso versamento di imposta (pari ad euro 105.445,00) nell’anno 2010, ha evidenziato che l’imposta di cui la ricorrente ne ha omesso il versamento è superiore alla “soglia” cui fa riferimento la sentenza costituzionale, rilevando altresì, che l’omissione riguarda l’anno 2010, per cui l’imposta andava versata, in forza della Legge 29 dicembre 1990, n. 405, articolo 6, comma 2, il 27 dicembre dell’anno successivo al periodo di imposta di riferimento, vale a dire, nel caso di specie, il 27 dicembre 2011. Come è stato precedentemente precisato, l’ultimo anno di riferimento per il quale la pronuncia è rilevante è il 2009 (scadenza 27 dicembre 2010) e pertanto, nel caso di specie, correttamente la Corte ha applicato la normativa.
(Altalex, 24 settembre 2014. Articolo di Maurizio Villani e Antonella Villani)

References: Articolo 24
 articolo 35
 sentenza 
 articolo 10
 articolo 9
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 6