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Timestamp: 2017-11-21 12:00:43+00:00

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Carcere | Centro Studi Gruppo Abele
Aggiornamento Giugno 2016 – a cura di Annamaria Licastro e Pushpa Bruno
Carcere, giustizia ripartiva e misure alternative
N.B. Ricordiamo inoltre che in diversi istituti di pena si pubblicano riviste: hanno spesso una diffusione limitata, ma sono un’occasione per comunicare con il mondo esterno, per esprimere istanze, emozioni e raccontare storie. Elenchiamo qui alcune testate, chi volesse consultarle può rivolgersi alla nostra Biblioteca o direttamente alle redazioni.
A cura di Francesca Vianello … [et. al.], La recherche en prison, in Déviance et Société, n. 2 (2015), pp. 129-207
Il dossier propone quattro interventi al Seminario sulla “Ricerca in carcere” organizzato dal Gruppo Europeo di ricerche sulle normative (GERN), tenutosi presso l’Università di Padova nell’ottobre 2013. La finalità di questi interventi è proporre un’analisi molto dettagliata dei processi di socializzazione in carcere, delle dinamiche interne e, più in generale, del rapporto tra le condizioni di detenzione e le trasformazioni sociali, per comprendere al meglio i cambiamenti di questi ultimi anni, sia sulla comunità carceraria, sia sulla amministrazione della pena, sia sul rapporto tra prigione e la società esterna. Il primo intervento di Giuseppe Mosconi presenta un’analisi e interpretazione della situazione delle carceri italiane negli ultimi dieci anni; Francesca Vianello approfondisce i concetti di “comunità carceraria” e “codice del detenuto”, centrali per la teoria e la ricerca sociologica e etnografica in carcere; Simone Santorso, tenuto conto dell’evoluzione della composizione della popolazione carceraria, analizza come si determinano le condizioni di vita all’interno delle carceri italiane, con un riferimento particolare ai meccanismi di solidarietà e allo sviluppo delle relazioni tra detenuti; Elton Kalica, infine, riporta il punto di vista dei detenuti sulle loro esperienze di lavoro carcerario.
Ornella Favero … [et al.], La rabbia e la pazienza, in Ristretti orizzonti, n. 4 (2015), pp. 1-48
La rivista pubblica gli atti della Giornata nazionale di studi, organizzata dalla Redazione di Ristretti Orizzonti nella Casa di Reclusione di Padova il 22 maggio 2015. Scopo del convegno è stato quello di promuovere un dialogo tra chi vive la carcerazione in prima persona e chi deve ripensare la pena, cioè tra le persone detenute e le istituzioni. Numerosi i contributi sia di detenuti sia di ospiti esterni.
Claudio Sarzotti … [et al.], Oltre i tre metri quadri. Undicesimo rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia, in Antigone, n. 2 (2014), pp. 7-275.
L’undicesimo Rapporto sulle condizione di detenzione nelle carceri italiane illustra numeri, dati e storie riguardanti le condizioni di vita nei 206 istituti penitenziari del paese. Il Rapporto è suddiviso in due sezioni: 1) La situazione italiana dopo la sentenza Torreggiani; 2) L’osservatorio europeo sulle condizioni di detenzione.
Daniela Ronco, La salute negata. Processi di esclusione nelle carceri italiane, in Studi sulla questione criminale, n. 3 (2014), pp. 107-125
L’approccio della ricerca qui presentata è quello della sociologia giuridica: il servizio sanitario in carcere può essere posto all’interno di un reticolo di relazioni complesse che possono produrre disfunzioni di carattere organizzativo. Si tratta di due progetti di ricerca nazionali: col primo sono stati somministrati questionari a 833 detenuti, 189 operatori sanitari e 169 operatori di polizia penitenziaria. Col secondo sono state raccolte interviste e realizzati due focus group in un istituto penitenziario.
Sandra Rossetti, La detenzione femminile tra uguaglianza e differenza, in Studi sulla questione criminale, n. 3 (2014), pp. 127-142
In questo articolo l’autrice descrive il quadro teorico a cui hanno fatto riferimento le politiche penitenziarie dei paesi occidentali dalla prima metà del Novecento ad oggi, l’attuale condizione delle donne nelle carceri e quali stereotipi di genere possono essere ricavati leggendo il regolamento delle sezioni penitenziarie femminili. Ipotizza poi quali siano i bisogni, i desideri e le necessità delle donne detenute, per provare a formulare un modello istituzionale più equo e condizioni di vita più appropriate.
Giovanni Cellini, Controllo sociale, servizio sociale e professioni di aiuto. Una ricerca nel sistema penitenziario, Ledizioni, Milano, 2013, pp. 244
In Italia il sistema penitenziario è basato su un modello riabilitativo, teso al reinserimento sociale degli autori di reato, che affida compiti rilevanti alle professioni di aiuto, tra queste, il servizio sociale. I mutamenti delle politiche sociali, intervenuti con la crisi del welfare state, sono intrecciati con quelli delle politiche penali. Nella letteratura sociologica contemporanea ci si interroga sulla graduale transizione da un modello di welfare basato sulla garanzia del benessere sociale ad un modello in cui l’interesse dominante è quello di garantire un controllo sociale efficace. In questo “nuovo welfare” si registra un impoverimento della protezione sociale e delle risorse da destinare ai segmenti di popolazione più vulnerabili. Tale processo ha portato, in alcuni casi, a pratiche di policy discriminatorie, finalizzate all’incarcerazione delle persone più svantaggiate. Il volume presenta i risultati di una ricerca – realizzata in Lombardia, Piemonte e Liguria – che si è concentrata sulle rappresentazioni degli intervistati su temi specifici quali: la crisi del welfare state in relazione al sistema penale-penitenziario; la cultura del controllo e i mutamenti del servizio sociale e delle altre professioni di aiuto impegnate in carcere e nelle misure alternative ad esso; il disagio e le risorse degli assistenti sociali che operano nel settore penitenziario.
Collocazione Biblioteca: 16676
A cura di Ornella Favero, Riflessioni per i Tavoli degli Stati Generali sulle pene e sul carcere, in Ristretti orizzonti, n. 5 (2015), pp. 3-48
Il numero della rivista è dedicato a interventi di detenuti, tecnici ed esperti sui temi della riforma della legge penitenziaria, in vista dei cosiddetti Stati generali sull’esecuzione penale, indetti dal Ministro della Giustizia Orlando, per promuovere un approfondito confronto.
Fabrice Fernandez … [et al.], Les réformes de l’enfermement en actes, in Déviance et Société, n. 4 (2015), pp. 371-500
Il presente numero si propone, attraverso il contributo di più interventi, e con il supporto di dati empirici, di descrivere concretamente le implicazioni sociali delle riforme del sistema carcerario, identificando gli attori implicati in questo processo, descrivendo le loro pratiche ed i legami che si creano attraverso le trasformazioni della detenzione. Inoltre, dagli interventi proposti traspare la necessità di lasciare, nell’analisi, un posto importante all’incertezza che accompagna le riforme, sia nella loro fase di elaborazione come in quello dell’attuazione. La riforma carceraria appare come un processo aperto, attraversato da tensioni multiple e segnato da pratiche d’innovazione, d’adattamento o di resistenza dei suoi attori che ne orientano ogni volta gli effetti.
Luigi Manconi, Giovanni Torrente; prefazione di Stefano Rodotà, La pena e i diritti. Il carcere nella crisi italiana, Carocci, Roma, 2015, pp. 275
Attraverso un’analisi socio-giuridica della penalità, il libro propone una riflessione su alcune questioni centrali: il rapporto tra strategie di acquisizione del consenso e allarme criminalità; l’incremento delle fattispecie penali e l’espansionismo penitenziario; la tutela dei diritti fondamentali dei reclusi e la dignità della condizione di privazione della libertà; l’autolesionismo e i suicidi in carcere; la recidiva e la reiterazione del reato; una possibile moralità della pena.
Collocazione Biblioteca: 17374
Livio Ferrari, No prison. Ovvero il fallimento del carcere, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ), 2015, pp. 138
Cos’è il carcere, oggi e in Italia? Sono trascorsi 40 anni dall’approvazione della Legge 354, circa 55 dall’inizio della sua gestazione, e secondo l’autore possiamo affermare senza possibilità di smentita che è fallita su tutti i fronti. I dati di questo fallimento sono davanti agli occhi di tutti coloro che a vario hanno a che vedere con il mondo penitenziario, e lo sono sia sotto l’aspetto punitivo, che rieducativo, nonché di sicurezza. È necessario ripensare completamente le modalità di esecuzione delle condanne, eliminando innanzi tutto dal nostro lessico il termine “pena”, che tanto ricorda la gogna e il suo retaggio culturale e corporale nell’afflizione e sofferenza, ridando dignità agli esseri umani coinvolti, sia ai condannati che agli operatori pubblici e privati. Insomma: l’impianto e le convenzioni che ruotano attorno al mondo della giustizia e della conseguente esecuzione sono da resettare e ricostruire dalla radice.
Collocazione Biblioteca: 17160
Luigi Manconi … [et. al.], Abolire il carcere, Chiarelettere, Milano, 2015, pp. 120
Il testo mira a dimostrare la tesi secondo la quale le carceri non sono affatto una misura indispensabile, al contrario servono solo a riprodurre crimini e criminali e tradiscono i principi fondamentali della nostra Costituzione. Tutti i paesi europei più avanzati stanno drasticamente riducendo l’area del carcere, mentre nel nostro paese chi ruba in un supermercato si trova detenuto accanto a chi ha commesso crimini efferati. Il carcere è per tutti, in teoria. Manon serve a nessuno, in pratica i numeri parlano chiaro: la percentuale di recidiva è altissima. Il testo illustra una serie di riforme “ragionate e possibili” per cambiare: fra queste, la differenziazione delle pene, la depenalizzazione per i reati meno gravi, l’abolizione dell’ergastolo, l’applicazione di misure alternative a largo raggio, le sanzioni pecuniarie, l’esclusione dei minori dal carcere e la concessione dei domiciliari alle detenute con figli fino ai 10 anni.
Collocazione Biblioteca: 17318
Livio Pepino, Prove di paura. Barbari, marginali, ribelli, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2015, pp. 191
Livio Pepino, già magistrato, studioso di pratiche di democrazia dal basso, analizza il fantasma della paura che attraversa le società contemporanee. Alla base ci sono la crisi economica, l’impoverimento diffuso, l’incertezza sul futuro, l’ansia della globalizzazione, il disordine sociale, il terrorismo … Ma una politica miope, interessata solo al consenso, scarica tutta la tensione sociale sulla criminalità di strada (peraltro non aumentata) e sui marginali: i migranti, i rom, i ribelli, come già successo tante volte nella storia. Crescono così il razzismo e il carcere.
Collocazione Biblioteca: 17079
Anna Paola Lacatena, La rivolta dei corpi immobilizzati nelle carceri senza vita. Oltre la carcerizzazione dei problemi sociali, in Animazione Sociale, n. 286 (2014), pp. 104-107.
Oggetto di grande attenzione da parte delle scienze sociali, il carcere può essere considerato un’istituzione totale con l’obiettivo più o meno manifesto di sanzionare gli individui che hanno commesso un reato, attraverso la detenzione in un luogo chiuso e la limitazione della libertà del condannato. Ma, si chiede l’autrice, quanto riesce ad assolvere all’altro compito che la Costituzione gli assegna, cioè la riabilitazione del detenuto?
Glauco Giostra, Questione carceraria, governo dell’insicurezza sociale e politica criminale, in Questione Giustizia, n. 2 (2014), pp. 11-66
Nel presente articolo, l’autore propone una riflessione sul dibattito relativo alla situazione carceraria in Italia, analizzando gli effetti che “il governo dell’insicurezza collettiva” ha avuto, sta avendo e potrà avere sulle scelte di politica legislativa in materia penitenziaria.
Gaetan Cliquennois … [et al.], Le contrôle judiciaire européen de la prison: les droits de l’homme au fondement d’un panoptisme inversé? in Déviance et Société, n. 4 (2014), pp. 399-519
Le diverse attività normative del Consiglio d’Europa riconoscono in particolare un certo numero di diritti ai detenuti: diritto alla vita, alla dignità, ad avere una cella individuale, ai contatti familiari, alle attività culturali, sportive e sociali… Diversi principi sono stati sanciti anche dal Consiglio d’Europa, come quelli della separazione fra il settore degli arrivi e gli altri settori di detenzione, fra gli imputati e i condannati. Questo controllo europeo si accompagna, in linea di principio, a un controllo nazionale indipendente esercitato sull’amministrazione penitenziaria in ogni stato europeo. I diversi contributi di questo numero speciale si interessano allo sviluppo del controllo istituzionale e giudiziario europeo e nazionale, come pure alle attuali articolazioni fra le strutture europee e nazionali di controllo. Si volge lo sguardo alla giurisprudenza della Corte Europea dei diritti umani, dei tribunali e dei tribunali amministrativi, all’attività contenziosa delle associazioni a protezione dei diritti umani, come pure nella misura del possibile, alle risposte date a queste da parte dei Ministeri di giustizia e delle amministrazioni penitenziarie
Luigi Ferrajoli … [et al.], Passato e futuro del garantismo 250 anni dopo “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria, in Antigone, n. 3 (2014), pp. 9-150
In occasione del 250° anniversario della pubblicazione di “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria, il 29-30 ottobre 2014 si è tenuto a Roma un convegno dal “Passato e futuro del garantismo”, promosso dall’Università di Roma Tre, dal Master in Diritto penitenziario e dall’Associazione Antigone. Nella monografia qui presentata vengono pubblicati gli interventi al convegno, le cui riflessioni sono incentrate sul problema penale, sul diritto di punire, sul diritto penale mite.
Pietro Buffa, Prigioni. Amministrare la sofferenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2013, pp. 293
L’autore, già direttore della Casa Circondariale di Torino (una struttura con oltre 1500 posti e presenze elevatissime di consumatori di stupefacenti e di migranti) guida il lettore in un viaggio nel sistema carcerario italiano con le sue intrinseche complicazioni, rigidità (legislative e non) e contraddizioni, facendo intravvedere un percorso di possibili aperture non solo sull’organizzazione del carcere, ma anche su un altro sistema di punizione. L’autore inizia con l’estrapolare i concetti e i principi che la letteratura fornisce per inquadrare i meccanismi più salienti della dinamica penitenziaria; successivamente indica e descrive i profili dei vari attori che partecipano, direttamente o indirettamente, ai processi decisionali che danno forma all’organizzazione penitenziaria, con specifico riferimento al carcere torinese. A partire da questi attori e dalle loro caratteristiche, il testo riflette sulle influenze organizzative e sulle strategie che ognuno di essi può attivare per orientare le scelte organizzative.
Collocazione Biblioteca: 16140
Francesco Ochetta, La Giustizia capovolta. Storie di vittime e detenuti allo specchio della riparazione, Paoline, 2016, Milano, pp. 172
Il volume è un saggio sul tema della giustizia riparativa, attenta cioè non solo a punire, ma anche a tutelare la dimensione umana. Occorre promuovere un’idea di giustizia riparativa che includa la riabilitazione della dignità della vittima, attraverso percorsi di riconciliazione; una giustizia dunque “capovolta” che contrappone alla visione retributiva quella riparativa. Il volume consta di due parti: la prima descrive la salute delle carceri, il fondamento giuridico e biblico della giustizia riparativa e include alcune storie di riconciliazione; la seconda riporta alcuni dialoghi dell’autore con F. Cananzi, appartenente al Consiglio Superiore della Magistratura; D. Marcone, vicepresidente di Libera; G. Chiaretti, presidente dell’associazione di volontariato carcerario Sesta Opera San Fedele; don V. Balducchi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane. Il volume, donato usato alla biblioteca, è sottolineato con evidenziatori.
Ruggero Capra, Il sapere professionale dell’assistente sociale innanzi alle pressioni erosive del welfare state: uno studio di caso nel settore delle misure alternative alla detenzione in Italia, in Autonomie locali e servizi sociali, n. 1 (2015), pp. 107-125
A cura di Robert Johnson, Susanna Vezzadini, Ultimate sanctions: life sentences, death sentences, and solitary confinement, in Sicurezza e scienze sociali, n. 2 (2015), pp. 9-190.
Sia in meglio che in peggio, ma generalmente in peggio, secondo gli autori l’esposizione al sistema giudiziario e alle sue sanzioni cambia il carattere di chi è punito. Le sanzioni cambiano anche la vita delle persone care di chi è punito, e pesano sulla comunità di provenienza dell’autore del reato e dei suoi cari. Punire è infliggere un dolore e il dolore ha delle conseguenze. E’ necessario far fronte e migliorare queste conseguenze – per mezzo di interventi alternativi, meno invasivi o con una concentrazione sulla riabilitazione – ma in assenza di fondamentali riforme, la presunzione di danno partecipa a tutte le sanzioni penali. Molte voci di questo numero trattano direttamente l’ergastolo, la pena di morte, la cella di isolamento, condanne che provocano grandi sofferenze, che veramente violano la dignità umana degli autori di reato e costituiscono senza dubbio un caso di tortura.
Ornella Favero … [et al.], Alla ricerca della Verità e della Riconciliazione, in Ristretti orizzonti, n. 4 (2014), pp. 1-48.
Il numero monografico raccoglie gli interventi della prima parte della giornata di studi promossa dalla redazione della rivista sul tema “La verità e la riconciliazione”. Partendo dall’analisi della riconciliazione sudafricana dopo la fine dell’apartheid, vengono affrontati vari argomenti, come la ricerca del colpevole ad ogni costo, la difficile ricerca della verità processuale, riconciliazione e verità visti dai detenuti e dalle vittime, il regime del 41-bis. La seconda parte è stata pubblicata nel n. 5 (set,-ott. 2014), pp. 1-31.
Ignazia Bartholini, La riabilitazione extramuraria e il donum/munus del tempo restituito, in Studi di Sociologia, n. 2 (2014), pp. 151-170.
Lo studio presentato intende evidenziare i limiti educativi e riabilitativi del sistema carcerario basato sulla pena detentiva, che ha il suo cardine nella sottrazione del tempo, per avvalorare invece i processi che si basano sulla restituzione del tempo e il lavoro extramurario. Questi costituiscono il dono che la società fa al detenuto e nello stesso tempo il pegno che il detenuto contrae con l’istituzione carceraria e lo Stato stesso. La ricerca è basata sull’osservazione partecipante e la conduzione di interviste biografiche su un campione di dieci soggetti, tutti detenuti ammessi al beneficio della pena alternativa.
Gherardo Colombo, Il perdono responsabile. Perchè il carcere non serve a nulla, Ponte alle Grazie, Milano, 2013, pp. 130
A cura di Vincenzo Giammello, Alessandra Mercurio, Gaetano Quattrocchi, Il lavoro nel carcere che cambia, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 144
E’ universalmente riconosciuto che il lavoro, in carcere e in uscita dal carcere, costituisce uno dei più importanti strumenti del trattamento rieducativo. Molto spesso, però, il sovraffollamento e le condizioni della custodia fanno del carcere un luogo di sofferenza e umiliazione, con conseguenti, suicidi, episodi di violenza, autolesionismo e alto indice di recidiva. Per cambiare questa situazione, l’autore ritiene indispensabile colmare una lacuna esistente in campo editoriale, che offra riflessioni e strumenti per creare condizioni favorevoli per il lavoro in carcere. Nel presente volume vengono raccolti i risultati di una lunga e impegnativa ricerca finalizzata a offrire una panoramica delle opportunità in grado di facilitare questo cambiamento: riflessioni, strumenti e metodologie efficaci, esperienze e progetti collaudati, agevolazioni economiche in caso di assunzione.
Collocazione Biblioteca: 15933
Sara Castiglioni, Antonella Salvan, L’esperienza di giustizia riparativa. Una ricerca condotta presso l’Ufficio di esecuzione penale esterna di Verona e Vicenza, in Autonomie locali e servizi sociali, A. 35, n. 2 (2012), pp. 327-341
La ricerca descritta dalle autrici è stata finalizzata a fornire una rappresentazione rispetto all’entità e alle modalità di applicazione delle esperienze di giustizia riparativa in corso presso l’Uepe di Verona e Vicenza. Nello specifico, si è inteso rilevare la quantità e le tipologie delle riparazioni realizzate dai condannati ammessi alla misura alternativa dell’affidamento in prova e individuare le modalità operative e le criticità ad esse connesse al fine di migliorarne la qualità. La ricerca ha coinvolto 110 soggetti affidati in prova al servizio sociale in carico all’Uepe dal 1° gennaio 2010 al 31 maggio 2011.
Carcere e affettività/genitorialità
Sprigionare gli affetti, in Ristretti orizzonti,n. 6 (2015), pp. 14-18
Le testimonianze dei detenuti, dei loro famigliari, degli operatori del carcere e altri soggetti, coordinati da Ornella Favero nella redazione di Ristretti Orizzonti, hanno contribuito a rompere un muro di ipocrisia e di sospetto verso tutto ciò che riguarda la vita dentro e fuori dal carcere. Attraverso l’audizione in video conferenza realizzata il 3 novembre 2015 dalla Commissione Giustizia della Camera, il Parlamento è entrato dentro il carcere e dentro le storie che lo attraversano, storie pulite, quotidiane, piene di ostacoli dovuti alle istituzioni ancora troppo sorde, che per paura delle reazioni dell’opinione pubblica non intervengono per il pieno rispetto dei diritti umani dei detenuti e dei loro cari; storie commosse di un legame affettivo familiare troppe volte spezzato da regole rigide e ormai anacronistiche.
L. Inzani … [et al.], Genitori in carcere: un’esperienza centrata sulla persona, in Famiglia Oggi, n. 6 (2015), pp. 70-74
La detenzione ha una ricaduta significativa nella vita del carcerato, specie nella relazione tra genitori e figli. Salvaguardare tale rapporto può avere effetti positivi sul benessere psicofisico, garantendo la prevenzione. Nel presente articolo vengono riportati gli esiti dei gruppi di incontro sulla genitorialità organizzati dal Consultorio familiare “Luisa Riva” nella Casa di reclusione di San Vittore e di Bollate.
L. Inzani … [et al.], Da oltre un secolo, impegno a favore dei disagi familiari, in Famiglia Oggi, n. 5 (2015), pp. 79-83
Questo articolo descrive gli interventi e i percorsi metodologici da parte di gruppi di incontro, volti a sostenere e a tutelare la genitorialità in carcere, in particolare in quello della Casa circondariale di San Vittore e della casa di reclusione di Bollate.
Salvatore Pirruccio … [et al.], Parliamo ancora, ostinatamente, di amore, in Ristretti orizzonti, n. 1 (2015), pp. 1-48.
Questo numero ripercorre i temi discussi nel corso del seminario “Per qualche metro e un po’ d’amore in più”, svoltosi a Padova il 1° dicembre 2014. Vengono riportati gli interventi delle persone detenute, dei “tecnici”, dei famigliari dei detenuti, dei rappresentanti della politica, dell’Amministrazione penitenziaria e dell’Unione europea
Valeria Sisto, Il diritto alla “genitorialità” del detenuto in una pronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo, in Minorigiustizia, n. 1 (2015), pp. 297-307.
Nel presente articolo viene presentata e commentata la sentenza Dickinson c. Regno Unito del 2007 della Gran Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo. La rilettura della sentenza permette di riflettere sul desiderio di genitorialità, il cui perseguimento è inquadrato tra i diritti della persona al rispetto della propria vita privata e familiare. Secondariamente, essa esamina anche la possibilità giuridica che un detenuto, per la realizzazione di questo diritto, ricorra agli strumenti della genitorialità medicalmente assistita attraverso una inseminazione artificiale della moglie con il suo seme. La Corte si chiede se lo Stato può limitare o vietare l’accesso a tali pratiche come aspetto della pena o per tutela del bambino eventualmente nato, che sarebbe allevato dalla sola madre e privato della presenza del padre.
Carlo Alberto Romano … [et al.], Donne – madri detenute negli istituti di pena italiani, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 4 (2014), pp. 241-253.
Gli presentano i risultati ottenuti da una ricerca effettuata dall’Università di Brescia, volta a indagare il fenomeno della detenzione femminile in Italia, ponendo l’attenzione sulla condizione in cui versano attualmente le detenute-madri. Gli istituti penitenziari coinvolti sono stati quelli di Verziano in Lombardia, di Rebibbia femminile nel Lazio, e di Enna, Siracusa e Messina in Sicilia. Il campione era composto di 116 madri detenute alle quali è stato somministrato un questionario con domande a risposta chiusa e aperta, diviso in sei sezioni, tutte volte a indagare come la donna vive la propria privazione di libertà. L’articolo si concentra anche sulla situazione dei figli durante la detenzione della madre.
Susanna Ronconi, Grazia Zuffa, Recluse. Lo sguardo della differenza femminile sul carcere, Ediesse, Roma, 2014, pp. 315.
Le donne sono una percentuale minoritaria dell’intera popolazione detenuta italiana, appena il 4%. Questa loro scarsa presenza, invece di garantire una migliore gestione degli istituti che le ospitano, si traduce spesso in irrilevanza, e porta con sé un’omologazione all’immagine della detenzione maschile che cancella ogni differenza di genere e ogni analisi che la includa. Le autrici compiono un’analisi critica dell’istituzione carcere che guarda a possibili trasformazioni: pur consapevoli dell’inevitabile sofferenza inflitta dalla detenzione, si muovono nel solco di un “riformismo disincantato”, volto a contrastare la quota di “sofferenza aggiuntiva”, inutile e ingiusta, basata su un insufficiente riconoscimento di diritti umani e civili inalienabili.
Collocazione Biblioteca: 16963
A cura di Ornella Favero, Condannati a non amare. Numero speciale affetti, in Ristretti orizzonti, n. 6 (2014), pp. 1-48.
Il numero monografico della rivista affronta il tema degli affetti delle persone detenute e si fa portavoce, attraverso una raccolta di firme, di una battaglia per una legge che liberalizzi le telefonate e permetta i colloqui riservati con i famigliari. Tra gli articoli raccolti troviamo interviste a operatori della giustizia e del carcere e numerose testimonianze di detenuti che raccontano la propria esperienza nella gestione delle relazioni con i propri cari.
Antonio Leone … [et al.], Le declinazioni dell’essere genitore nelle nuove famiglie e nelle diverse culture, in Minorigiustizia, n. 3 (2014), pp. 7-156.
La monografia affronta il tema della genitorialità, inquadrandola nei profondi cambiamenti che coinvolgono la famiglia e che fanno emergere sempre più numerose le altre forme familiari rispetto al nucleo tradizionale, cioè famiglie allargate, monogenitoriali, omosessuali. Anche la generatività va assumendo connotazioni diverse con le diverse forme di fecondazione eterologa o di maternità surrogata. Si segnala il seguente contributo: “ La genitorialità delle persone detenute”.
Giovanna Testa, Genitori nell’ombra. La tutela della persona detenuta nella relazione genitore/figlio, Unicopli, Milano, 2013, pp. 29
Il testo è suddiviso in due parti essenziali. Nella prima, si procede all’analisi della riforma penitenziaria del 1975, fino agli adeguamenti normativi più recenti, con particolare riferimento alle disposizioni tese a garantire la tutela dei legami affettivi e familiari delle persone detenute. Nella seconda parte, si riportano gli esiti della ricerca svolta presso i tre istituti penitenziari della regione Molise. L’indagine, in aggiunta ai dati di tipo quantitativo e qualitativo raccolti presso le strutture penitenziarie, ha dato ampio spazio all’esperienza diretta di soggetti che a vario titolo sono coinvolti nella questione relativa alla genitorialità in carcere.
Collocazione Biblioteca: 16703
Gabriella Costanzo, Madre e bambino nel contesto carcerario italiano, Armando, Roma, 2013, pp. 109
Il testo affronta e approfondisce il delicato problema della presenza in carcere dei bambini che vivono con la madre detenuta. In particolare, in base ai dati di alcune ricerche, si evidenzia la problematicità del legame madre-bambino sottolineando le possibili ripercussioni dell’ambiente coercitivo carcerario su entrambi i soggetti. Il carcere, per le caratteristiche strutturali e regolamentari che gli sono proprie, è chiaramente il luogo meno adatto a rispondere alle esigenze relazionali e di vita della diade. La condizione di detenzione incide infatti sulla possibilità dell’instaurarsi di un legame di attaccamento sano nonchè sullo sviluppo cognitivo del bambino e sul vissuto di entrambi. Il bambino e la madre in carcere instaurano un forte legame di attaccamento che sfocia in una stretta dipendenza che può costituire per il bambino un ostacolo al bisogno di esplorazione e di autonomia.
Collocazione Biblioteca: 16278
Gruppo Abele, “A cura delle donne …”. Interventi di formazione degli operatori dell’amministrazione penitenziaria e di sostegno alla funzione genitoriale delle donne madri in esecuzione penale. Giugno 2008-giugno 2009. Relazione finale progetto, pp. 32.
L’obiettivo del progetto è stato quello di offrire percorsi di sostegno alla genitorialità delle donne detenute, con o senza la presenza dei bambini in carcere. Si è svolta una formazione per gli operatori e si sono attivati dei laboratori destinati alle donne detenute, alle detenute madri e ai bambini. Dalla valutazione del percorso svolto si sono poi eleborati degli “elementi su cui lavorare” nelle attività future.
Collocazione Biblioteca: B9314
Marta Roversi, Migliorare si può: percorsi rieducativi dei detenuti stranieri in carcere, in Studi Zancan, n. 4 (2015), pp. 63-68
Il diritto all’istruzione dovrebbe essere garantito a ogni detenuto secondo un percorso individuale e personalizzato, ma nella realtà dei fatti l’istruzione e la formazione non sono di facile attuazione. Tuttavia proprio la presenza di ostacoli e difficoltà può diventare una molla che spinge alla ricerca di nuove soluzioni. Quando ciò accade si è in presenza di attività di sperimentazione che fanno del carcere un vero e proprio laboratorio sociale e culturale. L’articolo riporta alcuni esempi di questo tipo emersi da esperienze in campo educativo e in relazione alle caratteristiche di multiculturalità degli istituti penali.
Franco Scarpa, Vittoria Bonagura, Gli stranieri e le misure di sicurezza, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 4 (2015), pp. 244-250.
L’articolo ipotizza che il numero sempre più grande di stranieri, coinvolti nel sistema penale del nostro Paese, sia fortemente legato a particolari aspetti del fenomeno migratorio, ma anche dipendente da aspetti discriminatori e limiti intrinseci del nostro sistema giuridico. Vi sono ad esempio delle difficoltà peculiari da parte del Consulente Tecnico nella valutazione della capacità di intendere e volere, spesso resa difficile dalla mancanza di adeguate informazioni anamnestiche. Spesso quindi le detenzioni in Ospedali Psichiatrici Giudiziari dipendono, più che dalla gravità della diagnosi, dalle difficoltà di concedere misure alternative come la “libertà vigilata” e di trattare i casi sul territorio. È necessario garantire il diritto individuale a ricevere le cure psichiatriche adeguate, soprattutto nella prospettiva di allestire le nuove strutture residenziali, dove i pazienti, riconosciuti non colpevoli per infermità di mente, saranno ricoverati, e curati, dopo la definitiva chiusura degli attuali O.P.G. Analogamente, è necessario potenziare i Servizi di Salute Mentale negli Istituti Penitenziari ordinari.
Simona Materia, Welfare penitenziario e percorso di vita dei migranti, in Studi sulla questione criminale, n. 1-2 (2014), pp. 65-80.
Alberto Penoncini, Gli ostacoli posti dal diritto vivente all’accesso dello straniero irregolare alle misure alternative alla detenzione, in Antigone, n. 1 (2014), pp. 125-134
Il contributo affronta il tema delle difficoltà di accesso dello straniero irregolare alle misure alternative alla detenzione. Anche se a livello giurisprudenziale e nelle sentenze della Corte Costituzionale è stata abbandonata la tesi di una incompatibilità oggettiva tra la condizione di clandestinità e la fuoriuscita dal carcere nel corso dell’esecuzione penale, permangono questioni irrisolte sul piano dell’applicazione pratica. Alla luce della natura puramente discrezionale dei poteri attribuiti alla magistratura di sorveglianza, vengono delineati alcuni profili problematici del rapporto tra i principali indici di pericolosità sociale elaborati dalla giurisprudenza e la condizione di marginalità sociale in cui spesso versa lo straniero.
Dario Melossi, Pena e struttura sociale tra migrazioni, globalizzazione e crisi, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 2 (2014), pp. 120-127
L’articolo presenta un’analisi in cui si vogliono individuare i nessi esistenti tra la struttura sociale, i movimenti migratori, la criminalità e i tassi di incarcerazione, anche in chiave comparatistica tra Italia e Stati Uniti, non dimenticando l’importanza delle politiche penali.
Carlo Alberto Romano, Carceri e stranieri, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 2 (2014), pp. 140-151
La tematica dei detenuti stranieri, connotata da una speciale rilevanza sia se considerata a livello nazionale sia a livello sovranazionale, solleva tutta una serie di questioni connesse al rispetto dei diritti delle persone che si trovano a scontare una pena in un Paese diverso da quello di origine. Tra queste, spiccano quella dell’esposizione alla discriminazione, delle difficoltà di accesso alla giustizia, dell’isolamento relazionale, del reinserimento e dell’impatto dello stato di clandestino. Dinanzi a un siffatto panorama, assumono importanza centrale gli strumenti internazionali a tutela dei detenuti stranieri, in particolare le decisioni-quadro europee, strumenti dall’alto potenziale, ma non ancora compiutamente applicate in tutti gli Stati Membri.
Caterina Mazza, La prigione degli stranieri. I centri di Identificazione e di Espulsione, Ediesse, Roma, 2013, pp. 186
Il libro affronta un aspetto poco indagato del fenomeno migratorio: la gestione e il funzionamento, in Italia e in Europa, dei Centri di detenzione amministrativa per migranti irregolari in attesa di espulsione. Vengono presentate le motivazioni originarie dell’istituzione dei Centri di trattenimento per stranieri come strumento di contrasto all’immigrazione irregolare, facendo riferimento alle politiche migratorie europee, nonché al dibattito creatosi intorno agli accordi di Schengen e al rapporto tra libertà e sicurezza nella costruzione dell’Unione Europea. Le ragioni della creazione dei Centri e il loro scopo sono sostanzialmente comuni ai diversi Stati europei, ma le modalità di realizzazione e di organizzazione sono specifiche di ogni contesto nazionale. L’analisi si concentra poi sul caso italiano per cogliere le caratteristiche strutturali del complesso dei CIE, soffermandosi sulle modalità del loro funzionamento, sulle condizioni di vivibilità interne, sulle principali criticità del fenomeno e sull’efficacia dello strumento di detenzione amministrativa a fini espulsivi. Su questi aspetti si procede ad una comparazione con alcuni paesi europei, in particolare la Francia e la Gran Bretagna. Il libro si chiude affrontando la questione dell’utilità dei Centri nel rendere effettiva la politica che ha portato alla loro istituzione.
Collocazione Biblioteca: 16555
Paolo Di Motoli, I musulmani in carcere. Teorie, soggetti, pratiche, in Studi sulla questione criminale, n. 2 (2013), pp. 75-98
La ricerca affronta il tema della presenza dell’islam in carcere e come reagiscono le istituzioni penitenziarie alle richieste dei musulmani. Avvalendosi di una serie di testimonianze di persone che, a vario titolo, hanno avuto a che fare con il carcere tra Piemonte e Valle d’Aosta, la ricerca ha tentato di approfondire il tema dell’offerta di trattamenti differenti per i detenuti di religione islamica. Per condurre il lavoro ci si è avvalsi, oltre che delle interviste, di un breve questionario
A cura di Stefano Anastasia e Valeria Ferraris, La detenzione amministrativa degli stranieri. Esperienze in Europa, in Antigone, n. 1 (2013), pp. 11-155
Questo secondo numero monografico sulla detenzione amministrativa completa l’inquadramento politico-normativo fornito dalla rivista nel n. 3/2012 con contributi dedicati alla realtà dei centri in Italia e in Europa. Tre sono le aree di approfondimento: la gestione esternalizzata dei centri, la realtà della detenzione amministrativa in diversi paesi europei (Svizzera, Gran Bretagna, Spagna e Grecia), alcune esperienze di ricerca sulle condizioni di detenzione nel CIE di Torino, sulla ingiusta detenzione a Lampedusa e sulla vicenda dei dispersi tunisini. Segnaliamo il contributo di V. Ferraris e S. Anastasia, che offre una sintetica disamina dei dati statistici disponibili sui centri di detenzione amministrativa in Italia, offrendo un quadro riassuntivo relativo alla capienza, al numero di persone trattenute. alla durata del trattenimento, nonché al numero di espulsi in rapporto ai trattenuti.
6° Libro Bianco sulla legge sulle droghe. Dopo la Fini-Giovanardi: un anno di transizione e contraddizioni, Fuoriluogo, 2015, pp. 115
Questo è il sesto Libro Bianco dedicato agli effetti collaterali della legge antidroga e in particolare alle sue conseguenze penali, sulle sanzioni amministrative e nelle carceri, ma è anche il primo in cui sia possibile registrare gli effetti della clamorosa bocciatura della legge Fini-Giovanardi da parte della Consulta per incostituzionalità. Tutti i “libri bianchi” pubblicati negli anni precedenti sono scaricabili alla pagina web indicata. Segnaliamo il contributo “Di che cosa abbiamo bisogno:10 questioni in agenda”, di Leopoldo Grosso.
Claudio Torrigiani, Al di là del carcere. Percorsi per il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti tossicodipendenti, in Prospettive Sociali e Sanitarie, n. 4 (2015), pp. 7-11
L’articolo presenta l’attività di monitoraggio e valutazione relativa a un percorso motivazionale e formativo rivolto a detenuti tossicodipendenti della Casa Circondariale di Genova Pontedecimo. L’iniziativa mirava a migliorare la qualità di vita dei detenuti con problemi di dipendenza attraverso gruppi motivazionali e moduli di formazione professionale che li riattivassero e riqualificassero in vista di un futuro reinserimento sociale e lavorativo.
Kristian Mjåland, The paradox of control: an ethnographic analysis of opiate maintenance treatment in a Norwegian prison, in The International Journal of Drug Policy, n. 8 (2015), pp. 781-789
Il trattamento di mantenimento con gli oppiacei viene offerto sempre più frequentemente nelle carceri europee, ma implica un delicato equilibrio fra i concetti di controllo e trattamento. Questo articolo descrive lo studio etnografico di un programma di trattamento sostitutivo che ha avuto luogo in un carcere norvegese. I dati comprendono note prese sul campo in otto mesi di osservazione partecipante, come pure interviste qualitative con 23 detenuti e 12 persone dello staff carcerario.Nel mezzo del lavoro sul campo, le autorità carcerarie hanno predisposto un’unità separata per i detenuti iscritti al trattamento allo scopo di ridurre la vasta diffusione del dirottamento di buprenorfina. Il programma sostitutivo con oppiacei in carcere è stato caratterizzato da un controllo severo e repressivo e il controllo è diventato ancora più rigido dopo la creazione dell’unità separata. Tuttavia il dirottamento della buprenorfina è aumentato anziché diminuire dopo la costituzione della suddetta unità. Per comprendere questo “paradosso del controllo”, l’articolo prende in esame le teorie di legittimità, potere e resistenza.
Daniela Barbini, Marco Farina, Annalisa Pistuddi, Utilizzo collaborativo dei test nella psicoterapia breve di gruppo con tossicodipendenti detenuti, in Mission, n. 43 (2015), pp. 25-30
Il presente lavoro si propone un approccio innovativo per la psicoterapia psicoanalitica di gruppo. Questa modalità di trattamento, tradizionalmente basato su libere associazioni, è stata integrata con l’uso di test. L’obiettivo era quello di facilitare le rappresentazioni fantasmatiche del gruppo. Questa esperienza clinica è stata condotta con un gruppo di adulti ossicodipendenti detenuti in una Casa Circondariale, inseriti un reparto di trattamento avanzato della ASL, contesto e condizione che influenza inevitabilmente la strutturazione del gruppo stesso, che è stato pertanto pensato a tempo determinato.
Holly Swan, Different patterns of drug use and barriers to continuous HIV care post-incarceration,in Journal of Drug Issues, n. 1 (2015), pp. 38-52
Le persone con una storia di consumo di droga spesso hanno ricadute quando escono dal carcere. Questo articolo esplora i processi per cui un campione di adulti ha avuto una ricaduta dopo la detenzione e di conseguenza anche una interruzione del trattamento per HIV. I dati provengono da interviste con 25 adulti HIV positivi, in precedenza detenuti, con una storia di consumo di droga. Le risultanze rivelano che ogni partecipante ha avuto una ricaduta dopo il rilascio. I ricercatori hanno osservato che la relazione fra il consumo di droga e l’interruzione del trattamento si aggravava quando il partecipante riferiva di avere anche un disturbo mentale e che la cessazione del consumo di droga facilitava l’impegno dei partecipanti nel trattamento per HIV. Si discutono le implicazioni di queste conclusioni per le politiche e la pratica.
Marco Ferrario, Alfio Lucchini, I tossico/alcol dipendenti in area penale. Possibili modalità d’intervento alla luce delle recenti modifiche normative, in Mission, n. 41 (2014), pp. 56-57
In Italia stiamo assistendo, anche a causa delle pressioni esercitate dalla Comunità Europea, a un diverso approccio alla questione penale, in particolar modo nell’ambito delle dipendenze. Modifiche di legge e nuove normative sono tese a diminuire il sovraffollamento carcerario e l’afflusso nei penitenziari. Nell’articolo si discute sulle modalità di applicazione delle nuove norme.
Carlo Enrico Antonelli … [et al.], Il setting di gruppo. Informare e facilitare la motivazione al cambiamento nel percorso detentivo di soggetti con problematiche di dipendenza. L’esperienza del Servizio delle Dipendenze della USL Umbria 2 presso la Casa di reclusione di Spoleto (PG), in Mission, n. 41 (2014), pp. 63-69.
In applicazione della Legge 230/2000, da dieci anni la ASL opera all’interno della Casa di Reclusione di Spoleto con una équipe specialistica con interventi di inquadramento diagnostico e di presa in carico terapeutico riabilitativa di detenuti con problematiche di dipendenza. L’articolo descrive in dettaglio la modalità di intervento effettuata in setting di gruppo da diverse prospettive: sociale, medico-psicologico e trattamentale.
A cura di Roberto Ricci … [et al.], Carriere dei consumatori di droga, fra sistema sanitario e detenzione, UniversItalia, Roma, 2013, pp. 198
Il libro raccoglie importanti contributi di sanitari delle carceri italiane ed esterni, che confermano la necessità di affrontare i problemi dal punto di vista medico con nuovi servizi medici più adeguati e misure alternative alla semplice detenzione. Il quadro che emerge è di grande pericolosità per una situazione, già difficile, nelle carceri italiane e per l’intera collettività, soprattutto per la mancanza di prospettive per il consumatore intensivo che, anche alla fine della detenzione, non riesce ad avere altre alternative rispetto alla criminalità, spinto dal dover finanziare i suoi consumi giornalieri. La ricerca sulle Comunità Terapeutiche e sui Servizi a Bassa Soglia mette in evidenza anche aspetti incoraggianti come il riscontro sulle buone pratiche rilevabili anche in alcune Regioni italiane.
Collocazione Biblioteca: 16675
A cura di Enrico Teta, Emanuele Bignamini, Arcobaleno, una comunità per tossicodipendenti in carcere, Youcanprint, Lecce, 2013, pp. 223
I curatori del libro, psichiatri in opera presso la Casa circondariale Lorusso e Cotugno di Torino, propongono le loro riflessioni sull’esperienza della Comunità Terapeutica per tossicodipendenti “Arcobaleno”, una cosiddetta Struttura a Custodia Attenuata collocata all’interno del carcere, dando voce ai suoi protagonisti, inclusi i pazienti detenuti. Nel libro vengono descritti i percorsi clinici in cui è attualmente organizzata la comunità Arcobaleno e il contesto detentivo in cui si svolgono, che diviene il setting di cura secondo un approccio che permette ai pazienti detenuti di sperimentare nuove modalità relazionali e usufruire di interventi individuali e di gruppo in un ambiente sicuro e non maltrattante. Intento del volume è fornire un contributo alla crescita di una cultura che tenga insieme i bisogni della cura e del trattamento delle persone detenute con quelli di sicurezza e benessere della società nel suo complesso.
Collocazione Biblioteca: 16603
Il Rapporto 2015 sulla situazione delle carceri minorili italiane è un primo risultato della recente collaborazione avviata tra ISFOL e Associazione Antigone che prevede lo sviluppo di comuni indagini nel settore. In questo lavoro, l’ISFOL presenta un approfondimento sugli aspetti della formazione professionale e dell’inserimento lavorativo del target di riferimento ed individua alcune linee di indirizzo strategico per l’implementazione e la messa a sistema degli interventi a favore dei giovani detenuti. Il Rapporto è articolato nei quattro capitoli seguenti: 1) I numeri della detenzione minorile; 2) Minori: una giustizia da promuovere; 3) I percorsi di istruzione; 4) I percorsi di formazione professionale e di inserimento lavorativo. In Appendice: viaggio nei 16 II., PP.MM. d’ Italia.
Marina Lomunno, Il cortile dietro le sbarre: il mio oratorio al Ferrante Aporti. In dialogo con don Domenico Ricca, salesiano, da 35 anni cappellano al carcere minorile di Torino, Elledici, Torino, 2015, pp. 333
Questo ampio libro-intervista raccoglie le memorie personali del cappellano del carcere minorile torinese inserite nella vasta storia dell’istituzione carceraria minorile. Ne emerge un quadro vivo, toccante pur nella più totale discrezione dovuta, perché sono storie di ragazzi e di adolescenti che hanno bisogno di crescere senza esposizioni mediatiche inutili e dannose. Il libro racconta così anche il sogno di un prete salesiano che cerca di vivere il carcere come un oratorio, fedele all’idea di san Giovanni Bosco che, nella Torino di metà ‘800, visitava i ragazzi detenuti tra le stesse mura.
Collocazione Biblioteca: 17185
Iolanda Tortù, La specializzazione della Polizia Penitenziaria in ambito minorile: il riconoscimento di un valore aggiunto,in Psicologia di Comunità, n. 2 (2014), pp. 109-117 L’autrice, Assistente Capo di Polizia Penitenziaria, presenta un corso realizzato dall’Istituto Centrale di Formazione di Roma, con la finalità di dare alla Polizia Penitenziaria del settore minorile strumenti utili alla comprensione dei mutamenti delle nuove generazioni. La metodologia dell’apprendimento per esperienza, che passa attraverso docenti che lavorano con gli adolescenti, commissari che operano negli istituti da molti anni e in vari ruoli e tutor che nella conduzione dei gruppi utilizzano l’esperienza dei partecipanti per l’apprendimento di tutti, è la vera carta vincente del corso.
Mario Tagliani, Il maestro dentro. Trent’anni tra i banchi di un carcere minorile, Add, Torino, 2014, pp. 189
L’autore è un maestro, a questo lavoro è arrivato un po’ per caso, un po’ per passione, un po’ per amore. Quando negli anni Ottanta arriva a Torino dalla provincia di Brescia, vince un concorso pubblico e si presenta a scuola per il suo primo giorno da maestro. La direttrice lo guarda, quasi scrutandolo, e poi dice “Che ne pensa del Ferrante Aporti, il carcere minorile della città?”. Comincia così la storia di Mario, il maestro che accompagna sui banchi centinaia di ragazzi che tra quelle mura scontano la loro pena. Il suo è un mondo sconosciuto a chi sta fuori, un mondo di sconfitte e rabbia, ma anche di sorrisi, vittorie e persone che ti cambiano la vita. La prefazione è di Fabio Geda.
Collocazione Biblioteca: 16825
Irene Pastore, Ragazzi di sistema, in Narcomafie, n. 2 (feb. 2014), pp. 21-47
A cura di Isabella Mastropasqua, Maria Stefania Totaro, 2° Rapporto sulla devianza minorile in Italia. I numeri pensati, Gangemi, Roma, 2013, pp. 567
Il 2° Rapporto sulla devianza minorile in Italia conferma, a distanza di un quinquennio, la scelta di approfondire, oltre al monitoraggio quantitativo del fenomeno, le aree tematiche che rappresentano peculiari aspetti di interpretazione e lettura della complessa realtà del sistema della giustizia minorile. Una prima parte è dedicata al territorio nazionale, partendo dalla situazione dei servizi: Uffici di Servizio Sociale, Centri di prima Accoglienza e Comunità. Seguono dei focus sui nuclei ritenuti centrali della messa alla prova, della recidiva, dei giovani adulti. La parte centrale riporta tre interviste ad esperti per cogliere aree di criticità e di possibile innovazione. La terza sezione riporta i dati per regione, con riflessioni sulle specificità dei territori a cura degli operatori dei Centri per la Giustizia minorile.
Collocazione Biblioteca: 66R02
A cura di Angelo Pennisi, La giustizia penale minorile: formazione, devianza, diritto e processo, Giuffrè, Milano, 2012, pp. 573.
Da diversi anni la giustizia penale minorile si trova al centro dell’attenzione, non solo del legislatore, ma anche della dottrina e della giurisprudenza ordinaria e costituzionale. Lo studio delle relative problematiche, rimasto in ombra per diversi decenni, ha ricevuto un significativo impulso dalle numerose convenzioni internazionali in tema di tutela e di trattamento penale dei minori. La creazione di un autonomo processo penale per i minorenni è servita a catalizzare l’attenzione e l’interesse della dottrina anche per l’introduzione di istituti nuovi, attraverso i quali il processo penale ha superato la tradizionale funzione garantista per assolvere compiti di educazione sociale e di responsabilizzazione. L’incalzante e vorticoso processo di europeizzazione del diritto minorile ha reso necessario realizzare una seconda edizione aggiornata del volume.
Collocazione Biblioteca: 16852
Martin O. Olsson … [et al.], Predictors of psychiatric hospitalization in ex prisoners with substance-use problems: a data-linkage study, in Journal of Drug Issues, n. 2 (2015), pp. 202-213
Lo studio ha analizzato gli elementi predittivi di ospedalizzazione psichiatrica in ex detenuti con problemi di consumo di sostanze secondo l’Addiction Severity Index (Indice di Gravità della Dipendenza) e ha seguito il periodo successivo al rilascio dopo l’ospedalizzazione con diagnosi psichiatriche (fra cui tentativi di suicidio). Il 34% è stato ospedalizzato, e nella regressione di Cox, molte variabili collegate alle sostanze facevano prevedere l’ospedalizzazione, fra cui il consumo di eroina, sedativi e la policonsumo. Nel presente articolo vengono presentati e commentati i dati raccolti.
Walter Nanni, Dietro le sbarre si annida il male di vivere, in Italia Caritas, n. 1 (2015), pp. 15.
Nei primi mesi del 2014 è tornata ad aumentare la percentuale di suicidi sul numero dei decessi registrati nelle carceri italiane. Tra i detenuti, molto numerosi sono i casi di disturbi psichiatrici. Eppure manca ad oggi un’analisi dettagliata del fenomeno per elaborare risposte adeguate.
Bruno Benigni, Prima e dopo la Centottanta. Appunti e spunti per la salute mentale. Raccolta di scritti editi e inediti, ARS Toscana, Firenze, 2014, pp. 257
L’autore – fondatore e presidente del Centro “Franco Basaglia” di Arezzo – traccia un’analisi puntuale del periodo precedente e di quello successivo all’applicazione della “Legge Basaglia” (legge 13 maggio 1978, n. 180) che impose la chiusura dei manicomi in Italia e istituì i servizi pubblici di salute mentale. Il superamento degli ospedali psichiatrici a favore dei servizi territoriali, diffusi in Toscana in maniera capillare per cercare di rispondere al meglio alle necessità dei cittadini, vede però ancora oggi alcuni nodi insoluti che sono presi in esame nel volume. Tra questi ultimi spiccano il continuo entrare e uscire da un ospedale all’altro di alcuni utenti più problematici in assenza di luogo e terapia definitivi, la collocazione di alcuni pazienti in strutture inadeguate per mancata organizzazione, la perdita delle loro tracce dopo (ma anche prima) l’afferenza al servizio pubblico.
Collocazione Biblioteca: 16658
Fabio Fiorentin, Carceri: l’emergenza attende sempre una soluzione e per i 31 marzo gli Opg fanno rotta verso le regioni, in Guida al Diritto Il Sole 24 Ore, n. 13 (2013), pp. 14-29.
Il “primo piano” di questo numero della rivista pubblica l’ordinanza 13 febbraio 2013 emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Venezia, che ha concluso dichiarando rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell’art. 147 del Cp nella parte in cui non prevede l’ipotesi di rinvio facoltativo dell’esecuzione della pena quando essa debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanità. Alla sentenza fa seguito il commento di F. Fiorentin, che firma anche l’approfondimento sulle criticità legate alla seconda fase della territorializzazione degli Opg: “Ospedali giudiziari, le azioni per evitare la deriva”.
A cura di Franco Corleone, Andrea Pugiotto, Volti e maschere della pena. Opg e carcere duro, muri della pena e giustizia riparativa, Ediesse, Roma, 2013, pp. 342
Il sovraffollamento carcerario è “strutturale e sistematico”: lo attesta la Corte EDU con sentenza Torreggiani c. Italia del gennaio 2013, chiamando tutti i poteri statali a risolverlo. Il rischio è che questa prepotente urgenza releghi in un cono d’ombra altri momenti critici della pena e della sua esecuzione. Come un riflettore, il volume illumina a giorno alcune di queste zone buie: la pena nascosta negli ospedali psichiatrici giudiziari; la pena estrema del carcere duro ex art. 41 bis; la pena insensata se la sua esecuzione è solo inumana retribuzione e non l’occasione per una giustizia riparativa; i muri della pena che segnano lo spazio di una vita prigioniera. Il volume nasce dal ciclo di incontri svolti a Ferrara nell’autunno 2012 per iniziativa del dottorato di Diritto costituzionale dell’Ateneo estense. Ne esce una riflessione unitaria sui tanti volti della pena e i suoi altrettanti mascheramenti. In appendice, il testo di un atto di promovimento “pilota” alla Corte costituzionale contro la pena dell’ergastolo.
Collocazione Biblioteca: 16569
A cura di Ornella Favero , Effetti della galera che ammala il corpo e la mente, in Ristretti orizzonti, A. 14, n. 6 (2012), pp. 1-48
La rivista si occupa interamente, attraverso molteplici interventi, del tema della salute in carcere.L’obiettivo è quello di parlare della riforma della medicina penitenziaria e di offrire idee su un ripensamento del sistema sanitario: l’introduzione di un medico di sezione per la persona detenuta, la necessità di una Carta dei servizi che dichiari quali sono le prestazioni e i servizi che il Sistema Sanitario fornisce ai detenuti. Inoltre, forte è la necessità di proporre attività ricreative che evitino ai detenuti di abbandonarsi alla noia fino a cadere in depressione, con le gravi conseguenze che questa può portare. In carceri sovraffollate il detenuto soffre di solitudine e non ha a disposizione centri di ascolto o operatori ai quali rivolgersi in caso di necessità. Alla luce di queste considerazioni, si auspica un forte intervento perchè la società si adoperi a difendere la vita e la dignità dei detenuti.
A cura di Ulderico Maggi, Paola Meardi e Cristian Zanelli, Biblioteca vivente. Narrazioni fuori e dentro il carcere, Altreconomia, Milano, 2016, pp. 144
Questo libro racconta, attraverso narrazioni, approfondimenti e immagini, uno strumento educativo, interculturale e di coesione sociale, leggero e potente, rigoroso e duttile. ABCittà (cooperativa sociale) con Biblioteca Vivente utilizza narrazione e dialogo come strumenti per abbattere pregiudizi. Sono “libri umani” che offrono ai “lettori” le proprie storie di vita: che siano dentro o fuori il carcere, essi hanno la possibilità di attraversare muri e sbarre, infrangendo luoghi comuni e stereotipi.
Collocazione Biblioteca: 17395
Ornella Favero, Raccontare i disastri della vita per insegnare il valore della sconfitta, in Ristretti orizzonti, n. 7 (2015), pp. 7-29.
Nell’ambito del progetto scuole/carcere, iniziativa voluta dalla rivista, nel presente lavoro sono raccolte testimonianze di detenuti, studenti e insegnanti, ognuno dei quali presenta le proprie impressioni e riflessioni, derivate dal confronto tra il mondo della scuola e quello del carcere. Per i detenuti, il progetto costituisce un’occasione per riflettere sugli errori commessi e per confrontarsi con una parte della società; per i ragazzi, un’occasione per capire come si può arrivare a rendersi responsabili di atti criminali, a vedersi spalancare le porte del carcere e per reperire informazioni utili al proprio percorso di vita. Il confronto tra detenuto e studente e l’ascolto reciproco, offrono, inoltre, la possibilità a chi è in carcere di uscire dall’isolamento sociale e di rendersi utile attraverso la propria testimonianza.
Carcere: un volontariato che semina dignità, in Ristretti orizzonti, n. 6 (2015), pp. 2-13
La parte monografica di questo numero affronta il tema dell’umanizzazione del carcere attraverso l’intervento e l’assistenza dei volontari. La finalità del reinserimento sociale dei condannati e degli internati deve inoltre essere perseguita sollecitando e organizzando la partecipazione all’azione rieducativa non solo da parte dei volontari, ma anche di privati e di istituzioni, o associazioni pubbliche o private.
Paolo Bellotti, Visti da dentro, Itaca, Castel Bolognese, 2015, pp. 155
In questo libro l’educatore coincide con l’autore, che ha saputo trasformare i dati raccolti per dovere d’ufficio dando vita a racconti di grande efficacia narrativa. L’importante complesso carcerario in cui gli eventi si verificano si trova in una cittadina del nord Italia, in cui hanno soggiornato ladri, assassini, mafiosi, spacciatori, delinquenti abituali, truffatori e politici corrotti. L’autore di questi testi drammatici ha voluto far conoscere, con profonda partecipazione e autentica vocazione narrativa, esperienze umane sperimentate dal vivo come sostanza della sua professione, per farne testimonianza etica pubblicamente usufruibile. Paolo Bellotti dal 1995 è funzionario giuridico pedagogico presso l’Istituto Penale di Alessandria.
Collocazione Biblioteca: 17528
Alvise Sbraccia, Francesca Vianello, La Giustizia, la pena, il carcere. L’esperienza di Ristretti Orizzonti con le scuole, in Minorigiustizia, n. 1 (2014), pp. 180-194
L’articolo presenta il progetto “Il carcere entra a scuola. Le scuole entrano in carcere”, proposto dal giornale “Ristretti orizzonti”, prodotto nel carcere Due palazzi di Padova e mirato a promuovere un legame tra il carcere e il territorio. Il progetto prevede l’offerta alle scuole di un percorso educativo di informazione e sensibilizzazione sui temi della legalità, della sicurezza e della pena detentiva, promosso e realizzato dagli stessi detenuti, con l’obiettivo di promuovere un cambiamento nell’immagine del carcere e della popolazione carceraria fra le nuove generazioni.
Mario Danilo Rosa, Laboratorio di musicoterapia in carcere: educare i minori reclusi tramite l’elemento sonoro, in Psicologia di Comunità, n. 1 (2014), pp. 93-99
L’articolo illustra come la musicoterapia, nata con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita tramite l’utilizzo dell’elemento sonoro (musica, suono, ritmo), si presti nella sua declinazione educativa a un efficace e innovativo impiego all’interno di istituzioni penitenziarie. Vengono esposte le fasi salienti di progettazione, realizzazione e verifica di un laboratorio di musicoterapia condotto presso l’Istituto Penale Minorile di Acireale (CT), evidenziando i risultati del percorso, i punti di forza e le criticità emerse.

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 art. 41