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Timestamp: 2017-12-13 07:32:53+00:00

Document:
L'archivio del Direttore (a r.): Dirigente-Licenziamento-Nozione di giustificatezza-Correttezza e buona fede del datore di lavoro
Dirigente-Licenziamento-Nozione di giustificatezza-Correttezza e buona fede del datore di lavoro
Cass. civ. Sez. lavoro, Sent., 17/02/2015, n. 3121
(Antonello Da Messina, Il condottiero)
In tema di licenziamento del dirigente, secondo la giurisprudenza di questa Corte, la nozione di "giustificatezza", per la particolare configurazione del rapporto di lavoro dirigenziale, non si identifica con quella di giusta causa o giustificato motivo L. n. 604 del 1966 , ex art. 1, potendo rilevare qualsiasi motivo, purchè apprezzabile sul piano del diritto, idoneo a turbare il legame di fiducia con il datore (Sez. L, Sentenza n. 6110 del 17/03/2014; Sez. L, Sentenza n. 15496 del 11/06/2008); correlativamente, il licenziamento del dirigente può fondarsi su ragioni oggettive concernenti esigenze di riorganizzazione aziendale, che non debbono necessariamente coincidere con l'impossibilità della continuazione del rapporto o con una situazione di crisi tale da rendere particolarmente onerosa detta continuazione, dato che il principio di correttezza e buona fede, che costituisce il parametro su cui misurare la legittimità del licenziamento, deve essere coordinato con la libertà di iniziativa economica, garantita dall'art. 41 Cost. (Sez. L, Sentenza n. 3628 del 08/03/2012; in tema, anche Sez. L, Sentenza n. 21748 del 22/10/2010).
Quanto fin qui detto, tuttavia, presuppone pur sempre che il licenziamento rechi motivazione coerente e sia fondato su ragioni apprezzabili sul piano del diritto, che escludano l'arbitrarietà del recesso: in altri termini, il recesso deve pur sempre ricollegarsi ad interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento e dunque a ragioni obiettive ed effettive (che permettano la verifica dei detti interessi), operando sempre il principio di buona fede e correttezza (ex artt. 1175 e 1375 c.c. ) quale limite al potere datoriale di recesso; per altro verso, la libertà di iniziativa economica non è in grado ex se di offrire copertura a licenziamenti immotivati o pretestuosi.
Nella specie, la corte territoriale ha accertato che le reali ragioni del licenziamento non erano da ricondurre in alcun modo ad una riorganizzazione (di cui non vi era traccia, con riferimento alle mansioni del personale interessato o alle aree dell'associazione) nè ad una riduzione dei costi del personale (non avendo il datore di lavoro detto alcunchè in ordine ad eventuali difficoltà finanziarie dell'associazione che potessero dar conto dell'esigenza di riduzione dei costi; e la corte territoriale ha rilevato anzi, a conferma del carattere fittizio della motivazione economica del recesso, che al lavoratore non era mai stata neppure proposta una decurtazione del compenso per il futuro).
In difetto di reale consistenza delle ragioni addotte formalmente nell'atto di recesso, residua solo l'emergenza, correttamente valutata, dalla corte territoriale - con motivazione coerente ed adeguata-, della volontà del presidente dell'associazione di estromettere il lavoratore dal vertice della struttura e di sostituirlo con un uomo di sua fiducia (disegno attuatosi, ancor prima che con il recesso, con il progressivo ed immotivato "svilimento del ruolo" del P., pur stigmatizzato nella sentenza impugnata), motivo che non è per nulla idoneo - secondo quanto si è detto - ad integrare gli estremi della "giustificatezza" del licenziamento del dirigente.
Pubblicato da Mirko Trape' a 20:12
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References: Cass. 
 art. 1
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