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Timestamp: 2017-09-23 05:33:41+00:00

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AVVOCATO | stradesicure.it
Category Archives: Avvocato
19 marzo 2015 0:37 ⋅ green
Un interessante momento di riflessione sulle tematiche concernenti i profili di responsabilità e risarcitori, connessi al fenomeno dell’ infortunistica stradale, è in programma per il prossimo 20 marzo a Terni presso lo Hotel Michelangelo con inizio alle ore 15. Avvocati, esperti in infortunistica stradale, psichiatri, psicologi, medici, si confronteranno sui profili giuridici e medico-legali in un evento, coorganizzato dall’ Associazione Italiana Giovani Avvocati, Sezione di Terni, e Stradesicure.it e accreditato dal Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati ai fini della formazione permanente con la assegnazione di tre crediti formativi. L’iniziativa rappresenta una tappa importante nel rapporto di collaborazione tra A.I.G.A – Sezione di Terni e Stradesicure.it , riconosciuta e valorizzata dal conferimento dei patrocini della Regione Umbria, del Comune di Terni, della Camera di Commercio e della Società Italiana di Psicologia e Psichiatria. La iniziativa, professionalmente dedicata agli avvocati, è comunque fruibile da parte di chi abbia comunque interesse verso le problematiche trattate. In occasione dello evento verrà distribuito a tutti i presenti il pieghevole “Stradesicure.it – tutela e difesa per l’ utente della strada “, espressione cartacea del nostro sito.
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Pedone cade per strada: la responsabilità del Comune secondo la Cassazione.
4 novembre 2014 19:57 ⋅ green
Marciapiede divelto
I fatti risalgono a qualche anno fa, è invece recentissima la pronuncia della Corte di Cassazione che con la sentenza n. 22528, sez. VI Civile del 23 ottobre 2014, ha cassato, con rinvio al giudice di II° grado in diversa composizione, la sentenza del Giudice di appello che aveva escluso la responsabilità del Comune nella causazione delle lesioni subite da un pedone, all’ epoca dei fatti minore, per effetto dello scivolamento su un cubetto instabile della pavimentazione stradale “non visibile, né segnalato“. Secondo la suprema Corte il Giudice di appello, nello escludere la responsabilità del Comune, avrebbe sentenziato sulla scorta di una giurisprudenza basata sui concetti dell’ “insidia e trabocchetto”. Giurisprudenza ormai superata dal recente e sempre più consolidato orientamento della suprema Corte che fonda la responsabilità dell’ ente proprietario (ANAS, Province, Comuni), in relazione alla non adeguata manutenzione del fondo stradale e del marciapiede, che costituiscono il normale percorso di calpestio del pedone, sui canoni enunciati dall’ art. 2051 C.C., assimilando la figura dell’ ente proprietario della strada – il Comune nel caso in esame – al custode per effetto della relazione con la strada, intesa come cosa in custodia. Il nuovo modello di responsabilità esclude, a carico dell’ utente danneggiato, l’ onere di provare la sussistenza di quell’ “insidia o trabocchetto” che per anni ha costituito il presupposto della responsabilità dell’ ente proprietario della strada. Il percorso per far valere i propri diritti nei confronti della Pubblica Amministrazione è quindi ora più agevole, in virtù della presunzione di responsabilità a carico dell’ ente proprietario – quale custode – per i danni subiti dagli utenti dei beni demaniali, quando la custodia del bene, intesa come potere di fatto sulla cosa sia esercitabile nel caso concreto, tenuto conto della natura limitata del tratto di strada vigilato. Tale presunzione viene superata solo dal “caso fortuito“, la cui ricorrenza è stata esclusa dalla suprema Corte nel caso in esame, non potendosi qualificare in tal modo il comportamento del danneggiato che cade in presenza di un avvallamento sul marciapiede coperto da uno strato di ghiaino, ma lasciato aperto al calpestio del pubblico, senza alcuna segnalazione delle condizioni di pericolo.
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Intestazione temporanea di veicoli: gli obblighi in vigore dal 3 novembre 2014.
29 ottobre 2014 20:07 ⋅ green
Un ingiustificato allarmismo stravolge la informazione sul tema degli adempimenti che dal prossimo 3 novembre dovranno essere osservati quando un veicolo viene utilizzato per un periodo superiore a trenta giorni da un soggetto diverso dallo intestatario. Non si tratta di una novità in quanto la previsione normativa era stata inserita nel Codice della Strada dalla legge 29 luglio 2010 n. 120, attraverso una modifica dell’ art. 94 del Codice volta a contrastare le intestazioni fittizie dei veicoli e i rischi conseguenti all’ uso, inteso come manifestazione di disponibilità , dei veicoli da parte di un soggetto diverso da quello indicato sulla carta di circolazione, limitatamente ai periodi superiori a trenta giorni . La data del 3 novembre 2014 veniva fissata dalla circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti n. 15513 del 10 luglio 2014 al fine di permettere alle Forze dell’ Ordine e all’ utenza interessata la adozione delle necessarie misure organizzative.
“Autovelox”: Il Giudice di Pace di Terni sulla questione della ripetizione del segnale.
14 ottobre 2014 17:17 ⋅ green
Abbiamo già sottolineato come la giurisprudenza della Corte di Cassazione affermi che la segnaletica verticale del limite di velocità debba essere ripetuta dopo le intersezioni stradali affinché l’ accertamento delle violazioni tramite “autovelox” sia legittimo. Chiarito il principio in via generale resta da definire il concetto di “intersezione stradale” in quelle specifiche situazioni dove possono sorgere dubbi in merito alla natura di strada pubblica o ad uso pubblico che deve necessariamente sussistere in capo alla strada che interseca quella dove è posto il sistema “autovelox”. In altri termini, se l’ intersezione con la strada principale è rappresentata da un “passo” privato o da una strada privata non ad uso pubblico, risulta evidente che il segnale del limite di velocità non deve essere ripetuto dopo l’ intersezione e prima dell’ autovelox, trattandosi di un intersezione “tamquam non esset” sotto il profilo giuridico. Come già profilato, non è pero’ sempre pacifica la qualificazione giuridica delle strade in quanto, come affermato dalla giurisprudenza amministrativa: “la natura di strada pubblica non è rilevabile da un formale provvedimento di classificazione emesso dal comune né può derivare dall’ inserimento della via nell’ inventario dei beni, atteso che l’ inventario dei beni patrimoniali comunali ha natura ed effetti esclusivamente ricognitivi ed estimativi, non anche costitutivi, attestando unicamente che il bene che vi risulta inserito viene attualmente adibito ad uso pubblico” (T.A.R. Toscana, sez. III, 19.08.2005 n. 4192″). Interessante è al riguardo la sentenza n. 170/2014 del Giudice di Pace di Terni che pone il primo punto fermo nella controversia contro il comune di Acquasparta attivata da un ex assessore provinciale che aveva presentato ricorso al Prefetto di Terni contro un verbale di accertamento di violazione ai limiti di velocità verificata tramite autovelox lungo una strada dove il cartello del limite di velocità non veniva ripetuto dopo un’ intersezione stradale e prima dell’ autovelox. La Prefettura, ritenendo di natura privata la strada che intersecava la principale, rigettava il ricorso e adottava la conseguente ordinanza-ingiunzione prefettizia che l’ interessato impugnava di fronte al Giudice di Pace. In questa sede, affermato il principio ormai scontato della necessità giuridica della ripetizione del segnale dopo l’ intersezione stradale e prima dell’ “autovelox”, la questione rilevante ai fini della decisione consisteva nella natura giuridica della strada che veniva ritenuta dal Giudice di Pace come “pubblica”. Da ciò derivava l’ accoglimento del ricorso , nonostante il comune avesse sostenuto la natura privata della strada in argomento sulla base del suo mancato inserimento nell’ elenco delle strade comunali. Elenco ritenuto dal Giudice di Pace di Terni di natura dichiarativa e non costitutiva e, quindi, non idoneo ad escludere la natura di strada pubblica, conformemente a quanto già statuito dal Consiglio di Stato (cfr. sez. IV, 24.01.2011, n. 487).
“Autovelox”: chi ne decide la posizione?
30 settembre 2014 1:09 ⋅ green
Con il termine “autovelox” s’ intende comunemente un rilevatore automatico di velocità funzionante senza la necessaria presenza di operatori. L’ accertamento delle violazioni al limite di velocità avviene quindi a prescindere dalla presenza degli operatori sul posto. In tali situazioni, pertanto, il procedimento sanzionatorio rimane privo della fase della “contestazione immediata” della violazione al trasgressore, modalità che, invece, rappresenta la regola generale in materia di accertamento di illecito amministrativo, tipologia di illeciti che ricomprende anche la maggior parte delle violazioni al Codice della Strada, tra le quali quelle relative al superamento dei limiti di velocità. La giurisprudenza si è più volte interessata alle problematiche concernenti la legittimità dell’ impiego di tali strumenti. L’ autovelox è legittimamente impiegabile senza oneri particolari lungo le autostrade e le strade extraurbane principali (strade a carreggiate separate da spartitraffico) purché segnalato in base alla norma, mentre lungo le strade extraurbane secondarie (strade solitamente ad una sola corsia per senso di marcia) e lungo le strade urbane di scorrimento (strade urbane a carreggiate separate), la installazione degli autovelox è permessa solo limitatamente ai tratti di strada preventivamente individuati dal Prefetto con apposito decreto, “sentiti” gli organi di polizia stradale competenti per territorio e su “parere conforme” dell’ ente proprietario della strada (Comune, Provincia, ANAS). Il Prefetto, nella stesura del decreto, deve inoltre tener conto, innanzitutto, del “tasso di incidentalità” e, ove questo tasso risultasse apprezzabile, anche delle condizioni strutturali, plano altimetriche e di traffico per le quali non è possibile il fermo del veicolo senza recare pregiudizio alla sicurezza della circolazione, alla fluidità del traffico e all’ incolumità degli agenti operanti e dei soggetti controllati. Una recente sentenza del Consiglio di Stato ( Sezione III^ 26 agosto 2014, n° 4321), qualificando questi criteri come indicativi e non tassativi e neppure esaustivi, attribuisce al Prefetto un’ ampia discrezionalità nell’ individuare i tratti di strada dove è possibile installare l’ autovelox. Discrezionalità non sindacabile in sede di legittimità se non per errori gravi e manifesti, patologie per loro natura difficilmente riscontrabili in materia. La discrezionalità in materia, così affermata dalla sentenza, permette al Prefetto spazi difficilmente sindacabili sia nell’ inserimento che nella cancellazione dall’ elenco contenuto nel decreto dei tratti di strada dove è possibile l’ impiego del cd. “autovelox”. Sempre in materia di “autovelox”, si evidenzia ancora che le polizie municipali sono competenti ad effettuare attività di accertamento delle violazioni alla disciplina del traffico e, quindi, anche di quelle relative al superamento dei limiti di velocità, sulle strade statali extraurbane (ex plurimis; Cassazione civile, n°15105/2010).
“Strisce blu”: per la Cassazione non sempre il pagamento è dovuto.
20 settembre 2014 0:54 ⋅ green
I Comuni, nel disciplinare la sosta dei veicoli, hanno la facoltà di riservare aree dove il parcheggio è subordinato al pagamento di una somma che viene riscossa mediante dispositivi di controllo della durata della sosta. In questa eventualità gli stalli di sosta sono delimitati da segnaletica orizzontale di colore blu.
Sosta a pagamento, cartello con prescrizioni specifiche.
L’ art. 7 del Codice della Strada stabilisce che quando il Comune intende valersi di questa opportunità è tenuto ad individuare, su parte della stessa area o comunque nelle immediate vicinanze, anche parcheggi a titolo gratuito. Nella quotidianità si assiste invece ad un’ organizzazione dei parcheggi a pagamento che, di fatto, esclude la possibilità di parcheggiare anche gratuitamente, come imposto dalla norma, salvo l’ ipotesi di adozione, da parte del Comune di un’ apposita delibera di giunta che escluda la sussistenza di tale obbligo limitatamente alle zone definite “aree pedonali” o “a traffico limitato” e a quelle individuate come di “di particolare rilevanza urbanistica”. La Corte di Cassazione è recentemente intervenuta sul tema statuendo, con l’ ordinanza del 3 settembre 2014 n° 18575 che, nel giudizio di opposizione a verbale di accertamento di infrazione al Codice della Strada, grava sull’ autorità amministrativa, a fronte di specifica contestazione da parte dell’ opponente che lamenti la mancata riserva di un’ adeguata area destinata a parcheggio gratuito, la prova dell’ esistenza della delibera che esclude tale obbligo per l’ amministrazione.
Strisce blu: sosta a pagamento ma non sempre.
Quindi, se l’ amministrazione non fornisce la prova concreta dell’ adozione della delibera di giunta nei termini sopra indicati, il giudice di pace non può che accogliere il ricorso dell’ utente contro il verbale di accertamento della violazione di mancato pagamento della somma prevista per la sosta nell’ ambito delle “strisce blu”.
“Autovelox” illegittimo se il segnale non è ripetuto dopo l’ incrocio.
19 settembre 2014 17:17 ⋅ green
La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito che l’ uso dell’ “autovelox” è illegittimo se il segnale di divieto non è ripetuto dopo un’ eventuale intersezione. Il principio è stato affermato con l’ ordinanza del 20 maggio 2014, n° 11018/2014, sez. VI Civile che ha cassato la sentenza di un Tribunale sfavorevole all’ utente illegittimamente sanzionato, rimettendo la cognizione a quello stesso Tribunale in diversa composizione al fine del riesame dell’ appello attenendosi al seguente principio di diritto: “Poichè, ai sensi dell’ art. 104 del regolamento di esecuzione del Codice della Strada, i segnali di divieto devono essere ripetuti dopo ogni intersezione, la limitazione di velocità imposta da un segnale precedente l’ intersezione stessa viene meno dopo il superamento dell’ incrocio, qualora non venga ribadita da nuovo apposito segnale; in mancanza di tale nuovo segnale, rivive la prescrizione generale dei limiti di velocità relativi al tipo di strada, salvo quanto disposto da segnali a validità zonale o da altre condizioni specifiche”. E’ evidente che la necessità dell’ apposizione del cartello riguarda comunque le strade sottoposte a limiti di velocità inferiori a quelli fissati in via generale dall’ art. 142 del Codice della Strada: 130 Km/h per le autostrade, 110 Km/h per le strade extraurbane principali, 90 Km/h per le strade extraurbane secondarie e quelle locali, 50 Km/h per le strade nei centri abitati. Si segnala inoltre che nei centri abitati è prevista l’ elevazione del limite fino al massimo di 70 Km/h, previa adozione di apposito provvedimento da parte dell’ ente proprietario e comunque solo in presenza di apposite caratteristiche costruttive e funzionali.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 2051
 art. 94
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7
 sentenza 
 art. 104
 art. 142