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Timestamp: 2018-11-18 10:24:03+00:00

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monitore napoletano n. 11
NONODI' 19. VENTOSO ANNO VII. DELLA LIBERTA';
(SABATO 9. MARZO 1799)
Cittadini, che in tante Comuni bagnate le mani gli uni nel sangue degli altri, e non arrossendo associarvi ad avvanzi di carcere, e pubblici infestatori di strada, partecipate con essi del brutto titolo d' Insurgenti contra la patria; perché pugnate, e per chi? Non per l'aristocrazia, ed il baronaggio, avverso il quale avete sempre reclamato; non pel fuggito despota, che tutti avevate in esacrazione, e vilipendio; non pel nostro culto, la nostra Religione, che voi vedete intemerata, ed intatta; non per le vostre sostanze, che così disperdete a vicenda.
Qual biasimevole contrasto opponete ora Voi a' vostri avoli de'tempi del gran Masaniello! Senza tanto lume di dottrine e di esempj, quanti ora ne avete, diè Napoli le mosse, proseguirono i vostri avoli, insorsero da per tutto contra il dispotismo, gridarono la Repubblica tentarono stabilir la democrazia, e per solo ragionevole istinto reclamarono i diritti dell'Uomo. Ora proclamano l'uguaglianza, e la democrazia i nobili, la sdegnano le popolazionì!
Non vedete voi i vostri Vescovi, i vostri Parrochi unirsi alla Repubblica ed inculcarvela come utile a Voi? Qual fantasma vi atterrisce ancora col nome dell' avvilito despota fuggitivo? se tra gli odj, onde siete reciprocamente accesi, e tra' delitti ne' quali v'immergete, deste campo alla verità de' fatti di pervenir sino a voi, sapreste che la squadra inglese non è più in Sicilia, che quel despota, tremante disarmato, destituto di forze e di mezzi, e non men di quì, odiato colà, anzicché poter venir a soccorrere e premiar voi, non trova chi soccorra e sostenga lui, e sta per fuggir, o esser arrestato in Sicilia
Sento, che siano tra voi gare, invidie, gelosie, e che da queste prendano fomento gli odj civili: che sotto il sistema, fondato sopra distinzioni, e privilegj; privilegj, e distinzioni accresciuti da ca­priccioso favore; il gioco della servitù gravitando inegualmente sù Voi, quelli che più se ne vedevano oppressi, nutrissero invidia per quelli che lo erano meno, e quindi sorgessero tra voi gare, e gelosie, è facile il comprenderlo, siete voi scusabili di averle concepute; ma quali ge­losie, ed invidie posson aver luogo nell aRepubblica, dove tolta ogni distinzione, tutti siete uguali in considerazione; tutti avete ugualmente liberi i mezzi alla vostra industria; sicuro l'acquisto, e il possesso delle vostre proprietà; tutti siete chiamati agli stessi premi; tutti minacciati, se rei, cogli stessi castighi? Che importa a Voi, se anche taluno ottenesse ora in preferenza vostra un impiego, un onore? non sapete voi che nella Repubblica sono in perpetua rotazione gli onori tutti, e gl'impieghi? Se oggi gli aveste avuti o gli aveste Voi, dovreste prepararvi ad uscirne per dar luogo ad un altro; se gli ha avuti, o gli avrà un altro, si prepara egli ad uscirne per dar luogo a voi. Tralasciate dunque gare e brighe, che in danno vostro ricadono, e de' vostri figliuoli: Se oggi saccheggiate la casa del vostro nemico, domani sarà saccheggiata la vostra: in tanta uccisione di uomini, mancherà la cultura alle altrui, ed alle vostre campagne; in tanta reciproca distruzione verrà la depauperazione comune; e la mendicità si stenderà sulle altrui e sulle vostre famiglie; cadrà in fine su voi alta e terribile la Vendetta Nazionale. La Repubblica perdona a' ravveduti; è inesorabile co' pertinaci.
Estratto d'una lettera scritta ad un Rappresentante
dal Citt. Giov. Pastore da Campagna 13. Vent.
Ti do notizia della critica situazione di questa mia Patria, la quale è divenuta il bersaglio degli insurgenti, assassini, ed incendiarj, i quali depredano, e mettono a sangue, e fuoco tutte le Popolazioni, che anno dell'attaccamento per la Libertà.
La nostra Municipalità volendo provvedere alla sicurezza, e tranquillità della Commune oltre la Giandarmeria pagata permanente, ha organizzato, e messo in attività un Corpo numeroso di Guardia Na­zionale della più scelta, e brava gioventù, la quale questa mattina è in­tervenuta armata di tutto punto all'atto solenne della piantazione di un nuovo albero della Libertà, essendosi tolto di mezzo il vecchio, che non avea altro pregio con se fuor della antichità dell'Epoca, dovendosi contare il primo dopo la rigenerazione della Capitale. Questa nostra Gioventù ha dato il giuramento solenne di spargere l'ultima gocciola di sangue per la difesa della patria, e della Libertà; Io ti raccomando perciò, che tu adopri la tua efficace influenza, acciò i Comandanti dell'Annata Francese, che sono in movimento contro gl'Insurgenti del dipartimento del Sele, siano riconoscenti, e grati verso una Comune, che è la sola animata da un vero Spirito Patriotico.
Nella Comune di Campagna si esercita la Giustizia con un rigore inflessibile, i delinquenti numerosi, conseguenza della Tirannia passata, all'ombra pacifica dell'Albero della Libertà, travagliano alla coltura de' Territori, che un tempo macchiarono coi loro disordini.
Gli ecclesiastici, ed in particolare il Capitolo della Cattedrale di Campagna, meritano, che io te ne faccia onorevole menzione. Sì le loro giornaliere allocuzioni ripiene di quel sacro fuoco di Libertà di cui abbonda il Vangelo, le loro allocuzioni dico, sono state quelle, che hanno consolidato l'amor della Democrazia in questa Comune.
Campagna a dritto di esigere quella giustizia, che è inerente ai governi Repubblicani. Essa merita di esser data per modello colle publiche stampe alle Popolazioni timide, e vacillanti sulla superficie della nostra Repubblica.
Campagna merita un atto di gratitudine per parte dei Generale in Capo Championnet, di esser, esentata, cioè da quel disarmo generale che forse la Prudenza esigge nelle popolazioni poco ferme nel genio democratico & c.
Lettera del Cittadino Ettore Carafa capo della prima Legione
Napoletana al Cittadino Ciaja Presidente del Governo Provvisorio.
Cittadino presidente: dopo il rapporto spedito per il Cittadino Diez al Ministro della Guerra, ed al General in Capo, e quello spedito in seguito al Comitato Militare, ho creduto mio indispensabile dovere dirigere la presente relazione a voi.
Non vi sarà ignoto, Cittadino, con quale facilità mi sia riuscito, colla sola scorta di un centinajo di cavalli, e pochi uomini di Truppa Civica, usando più l'ingegno, che la forza, salire su le orribili Montagne, fra le quali trovasi nascosta Voltorara, terrore di tutta l'ex Provincia di Montefusco, e di sedarla, e disarmarla in unione de' vicini paesi di Salza, Sorbo, e Montemarano, impiegando i Giovani più vigorosi di tai luoghi alla difesa della Patria, e della libertà.
Ora vi do parte, che Montuoro, e tutt' i Paesi adjacenti, dopo di averci occupato qualche giorno son egualmente sottoposti alla legge.
Un'azione avuta co' sollevati di tai Paesi mi costò due morti e quattro feriti. Io credea la perdita maggiore, siccome ne avea informato il Ministro della guerra, ed il Generale in Capo, ma felicemente essendosi la mia gente riunita, ho avuto motivo di fissarla con esattezza.
Quella de' nemici ascese a 24. morti, e molti feriti.
La sera fui lasciato dalle Guardie Civiche de' Paesi vicini, eccetto da' Volturaresi, e da Paternesi. Allora vedendomi con soli 100. Uomini in un luogo, dove la Cavalleria non potea agire mi ritirai nelle pianure di Serino, guardando gl'interessanti posti di turci, e delle pioppe. Nello stesso tempo rimandai indietro i Paternesi, e i Voltoraresi, invitando le Municipalità, a pagar loro le giornate, ed essi medesimi a tornar il giorno appresso. Sparsa tra la gente la notizia di essere puntualmente soddisfatti delle giornate, nelle quali erano impiegati nella mia Truppa, la mattina seguente, che fu quella de' 16 io era alla testa di 800. uomini di Truppa Civica pronti a marciare sopra Montuoro.
Io ordinai a Solofra, le razioni per 1500., il che facendo maravigliare quella Popolazione come avess'io potuto in una notte radunare tanta Truppa, ne sparse le voci sino a Montoro, che incominciò a tremare. Nel tempo medesimo io le inviai un Proclama terribile, e minaccioso, al quale risposero cercando pace, e proponendo delle condizioni. Volevano per un mese fare il regalo Patriottico a tutta la Truppa, di una mesata per testa; ricusavano depositare le armi, e pretendevano limitarmi il numero della Truppa, ch'io dovea condurre nel loro paese. A tutto ciò risposi, che la Repubblica non facea pace coi Briganti, ma che avrei io procurato d'intercedere il perdono; che accettava intanto il regalo Patriottico per la mia Truppa, la quale non era pagata, ricusando bensì la mia mesata: che il deposito delle armi dovea precedere ogni altra condizione, e ch'era strano, che una picciola quantità di sollevati volesse prescriver leggi all'imponente forza del Governo Provvisorio. In seguito di ciò l'umiliazione di Montuoro che venne a deporre le armi nelle mie mani, ed a rimettersi alla mia discrezione, mi assicurò dell'esito felice dell'intrapresa. Allora io mi condussi con la mia gente nel Paese di Montuoro e ne' suoi Casali, ove fui accolto da per tutto tra gli evviva della Libertà, e della Repubblica. La gioja brillava da pertutto. Una infinità di bandiere tricolori spiegate in tutte le strade del Paese, c'invitavano a sollennizzare un giorno di felicità sì rimarchevole per quella gente. In somma colla perdita di due de' miei, e qualche ferito, la Provincia si vede da un estremo all'altro tranquilla. Io mi ho aperta la communicazione col Generale Olivieri, a cui ho presentate tutte le armi de' sollevati, augurandom'il piacere di darvi sempre simili nuove.
Salute e rispetto.
Nell'azione di Montoro si sono distinti il Capitan Comandante Staiti, il Capitan Comandante Roselli, ed il Tenente de Laurentiis - Avellino 8. Ventoso anno 1. della libertà. Il Capo della 1. Legione.
Il Presidente ha risposto ringraziandolo con energiche espressioni di lode. Noi in grazia della brevità, riferiamo solo la risposta del Generale in Capo.
Macdonald Gen. in Capo &c. ad Ettore Carafá,'
Comandante della prima Legione.
Ho ricevuto la lettera, nella quale m'informate di aver recate ad effetto il disarmamento di Montuoro.
Io ho inteso colla più gran sodisfazione di aver voi impiegato altrettanto di coraggio, che di prudenza in questa spedizione, la quale, accrescendo la vostra gloria, colma di onore que' prodi cittadini, che si erano arrollati sotto la bandiera della libertà. Ricevete a nome della Patria i tributi di elogio, che meritate da lei, avendo voi combattuto per essa: il suo genio tutelare, vegliando incessantemente sopra di voi, ci ha procurata una vittoria, che non ci lascia altro rammarico salvo quello della perdita di due uomini.
Appruovo tutti gli espedienti di conciliazione da voi presi, e manterrò tutto quello che avete promesso. Bisogna convincere cotesto Popolo traviato, che quanto la gran Nazione è terribile co' suoi nemici, altrettanto è generosa verso coloro, che rientrano nel lor dovere.
Ho veduto con piacere le vantaggiose testimonianze, che rendete al coraggio de' cittadini, Staiti, e Roselli, e contestategli la mia intera soddisfazione.
Spero che la ferita del cittadino Valdemburg non sia pericolosa, e che la Patria non sarà lungo tempo priva di uno de' suoi più zelanti difensori. Salute, e fratellanza.
La nostra truppa nazionale notti indietro eseguì nella strada dell'Annunciata un arresto difficile, pericoloso, e da molto tempo desiderato dalla municipalità nella persona di Domenico Benedetto, uomo carico di delitti, sedizioso, e capo di partito in quel quartiere. I suoi partiggiani tumultuarono tutti, e colle pietre in mano pretesero, ma invano, di opporvisi. Gl'individui, che compirono tale arresto, erano quasi tutti della seconda compagnia, la quale con zelo particolare s'incarica delle operazioni più scabrose della polizia, anche quando non è di guardia, come non lo era in quel giorno.
Arresto anche più importante ha eseguito la giandarmeria, la quale gareggia colla truppa nazionale in zelo, e bravura: sorprese, ed arrestò celati in una casetta fuori Porta Capuana oltre un centinajo tra così detti Camisciotti, e Lazzari colà radunati.
Sono stati come sospetti di machinazione arrestati l'ex‑Maresci. de Gambs, l'ex‑Ten. Col. Federici (non ha veruna correlazione col Gen. Federici) l'ex‑Brig. Bock, e varie altre persone.
Giovedì ha pronunciato il primo giudizio l'alta commissione militare; e conforme al decreto del Gen. in Capo de' 16. Piovoso, concepito in questi termini: Ogn' individuo; che recherà il disordine nella Città, sarà portato innanzi al Consiglio di guerra, e fucilato, ha condannato alla morte come rei d'insurrezione e tumulto nella contrada dei mercato, 4. individui, ed un quinto consegnato a persona conosciuta. La sentenza è stata pronunciata pubblicamente, stampata, affissa, e distribuita al numero di mille esemplari, ed eseguita lo stesso giorno.
Nel medemo Giovedì furono avanti il Palazzo nazionale brugiate le bandiere tolte agli insorgenti.
Nella mattina dello stesso giorno si tenne la seconda pubblica Sessione per l'abolizione de' diritti Feudali. Sciolta la Sessione se n'è proseguita privatamente la discussione. Noi daremo conto minuto di questa discussione, allorché si sarà decisa.
Fra le tre vittime, che i furori di Maria Carolina immolarono nell'ottobre 94. agli infernali mani di Maria Antonietta, fu Emanuelle Dedeo giovane di 21 anni non compiti, chiaro nella processura per virtuoso silenzio e lealtà verso i suoi Compagni; chiaro negli ultimi ricordi per pietà filiale, chiaro innanzi al supplicio per placida costanza; il Rappresentante Forges ha proposto jeri al Governo d'inalzare a sue spese nel largo del Castello, luogo del supplicio, una colonna, dove sia inciso il nome di Emanuelle Dedeo, ed insieme i nomi di Ant. Moscadelli di Trani, di Fran. Palumbo, morti ambidue pugnando per la causa della libertà nelle sortite fatte da Castel Santeramo, e del Rappresentante Pepe, trucidato nella sua Patria Acquaviva dagl'Insurgenti: Il Governo, di cui il Rappresentante ha prevenuto l'intenzione, accettando l'offerta, ne ha ordinata la menzione onorevole nel processo verbale dichiarandolo benemerito della patria.
Già dicemmo al num. 8. che il Governo stesso si riserba inalzare altresì de' monumenti agli scrittori nostri Cittadini, i quali co' loro lumi hanno in questo secolo distrutti i pregiudizi, e migliorata la ragione de' nostri popoli: intanto il Gen. Championnet, siccome il Gen. Bonaparte in Mantova prima della sua partenza ha qui ordinato un monumento a Virgilio nel luogo, in cui la tradizione colloca la sua tomba presso la Grotta di Pozzuoli. Egli è certo, che se quel sito deve chiamarsi Sepolcro di Virgilio, è ben giusto che sia decorato da un qualche monumento; in onore del luogo più che del Poeta: qual monumento può inalzarsi ad un gran poeta, uguale a quello del suo stesso Poema che vince l'età del marmo e del bronzo? Per altro se statue devono inalzarsi a' gran Poeti, rammentiamo a' nostri Cittadini, che non meno di Virgilio, la merita il Gran Torquato Tasso nostro concittadino perché nato in Sorrento, e minore, se pure tale può dirsi, di Virgilio, solo perché a lui posteriore di Epoca. Ecco il de­creto del Gen.
CHAMPIONNET Gen. in Capo (7. Ven.)
Considerando che il primo dovere delle repubbliche si è di onorare i talenti, ed eccitare l'emulazione de' Cittadini, mettendo sempre dinanzi a'1oro occhi la gloria, che siegue anche nella tomba i grandi Uomini di tutti i paesi, e di tutti i secoli, ordina ciò che siegue.
1. S'innalzerà a Virgilio un monumento in marmo nel sito, ove si trova la sua tomba, vicino alla Grotta di Pozzuoli. 2. Il Ministro dell'Interno farà aprire un concorso, ove saranno ricevuti tutti i progetti del monumento, che gli Artefici vorran presentare. La durata sarà di venti giorni. 3. Al termine di questo periodo una commissione composta di tre membri nominati dal Ministro dell'Interno, sceglierà il migliore fra i piani proposti, e la cura d'innalzare il monumento sarà affidata a colui, il cui progetto si sarà adottato. 4. Il Ministro dell' Intemo è incaricato dell'esecuzione del presente ordine.
Soggiungiamo la lettera con cui questo Generale tanto da noi benemerito si congedò dal nostro Governo.
«lo parto, Cittadini, per Parigi, dove gli ordini del mio Governo mi chiamano, e nel partire porto meco la dolce soddisfazione di lasciare alla Repubblica Napoletana, la quale mi sarà sempre cara, tanti uomini virtuosi, e Repubblicani, che altra ambizione non hanno che la sicurezza del lor Paese.
Porto meco un sol dispiacere partendo, quello cioè di non aver potuto regolare la Contribuzione Militare, che vi era stata imposta; essa lo veggo è superiore alle forze della Repubblica, e se io non ne avessi già dato parte al Governo Francese, l'avrei regolata di una maniera più confacente alla vostra situazione, ed alle circostanze dispiacevoli nelle quali vi ritrovate.
L' idea del mio successore non è sicuramente diversa dalla mia, ed io non mancherò dal canto mio di usare i mezzi più efficaci presso il Governo Francese per ottenere le giuste moderazioni, che Voi avete dimandate, e farvi subito pervenire le dilucidazioni, che impazientemente aspettate su quel tanto, che riguarda i beni personali dell'ex‑re. Salute e Fraternità.
Napoli 9. Ventoso an. 7.
Per la contemporanea partenza dei General Du-Fresse, comanda fin d'allora questa piazza, e forti il General Rey.
Dopo la partenza del General Championnet, è quì giunto il Commissario Civile Faypoult.
E' uscita la confinazione delle sei municipalità di Napoli.
Le cariche di Officiali nella guardia nazionale dureranno sei mesi. Le patenti le spedisce la municipalità.
Il Comandante in Capo di detta Guardia Nazionale, ed il Comandante in secondo, e gli Ajutanti Generali vengono incaricati di fare un' esame di tutti gli Officiali, ed individui della medesima, per dire in seguito al Governo l'occorrente intorno a quelli, che sono sospetti, o che non godono della pubblica opinione.
Per formare un quadro esatto di tutte le dilapidazioni fatte dall'ex-Re in danno della Nazione, per prendere i lumi necessarj di chi abbia potuto approfittarsi, si destina una commissione, la quale colla maggiore possibile sollecitudine dissimpegni l'incarico. Ed a tal'effetto si scelgono l'ex‑Conte di Policastro, Gius. Rinaldi, Gerardo Sabino, Salvatore Prisco, e Girolamo Catalani.
Una commissione delle persone più probe ed intelligenti dovrà formare il piano delle Finanze, mettendo prospetto tutti gl'introiti della Rep., tutti gli esiti, tutte le rendite alienate, tutte le risorse, che per le ultime calamità son venute a mancare, tutte quelle che come onerose mancheranno mercé il miglior ordine del Governo, ed in somma tutto ciò che col tempo può ridondare in utile o danno della Nazione. Per quale commissione si eleggono i Cittadini Angelo Masei, Gius. Galante, Vinc. Pecoraro, Dom. Tata, e Gius. Spiriti, i quali subito si mettano in attività.
Giorni indietro si è pubblicato il seguente ordine in data de' 9. Ventoso.
E giunto a notizia del Governo Provvisorio, che parecchi Cittadini animati da zelo patriottico si sien mossi per distruggere le insegne de 'passati tiranni, ed aristocratici, scolpite, o impresse nei pubblici luoghi, onde sono rimasti danneggiati dei monumenti, che, formano l'ornamento della Città. Il Governo Provvisorio, applaudendo allo zelo di tai Cittadini, si è determinato colla seguente Legge Provvisoria d'impedirne i cattivi effetti. E però viene a stabilire.
I. Che sia costituita una Commissione di tre Cittadini forniti d'intelligenza, e zelo, i quali senza detrimento delle produzioni, e dei monumenti delle arti, debbano far demolire nel più breve tempo armi, insegne, e qualunque, siasi simbolo, o segno della proscritta tirannide, e dell' abolita aristocrazia.
II. Ma nel tempo stesso vieta, che qualsisia Cittadino osi sotto di un tal pretesto distruggere, o deteriorare siffatti monumenti sotto pena della rifazione a proprie spese, e colui, che non possa soddisfare alla pena comminata, debba soffrire la carcere proporzionata al danno cagionato, purché non ecceda il corso di un anno.
III. Nel tempo stesso il Governo Provvisorio vieta ai Cittadini tutti di poter far uso di titoli o parlando, o scrivendo, non essendo nella Repubblica Democratica permessa distinzione alcuna. Si vieta ancora l'uso dei titoli colla particella ex avanti. E però prescrive, che l'onorato e glorioso nome di Cittadino si debba usar da tutti scrivendo, e conversando.
IV Ordina inoltre, che nessun Cittadino possa far uso, e tenere qualunque stemma, simbolo, insegna, livrea dinotante distinzione, e disuguaglianza.
V. I controventori saranno soggetti alle pene o pecuniarie, o afflittive, che la polizia stabilirà secondo le circostanze.
Ciaja Pres. ‑ Seg. Gen. int. Paribelli.
Leg. del Gen. in Capo Macdonald contro gl'insurgenti.
Dal Quartier Gen. di Napoli li 14. Ventoso.
Informato, che taluni vili Agenti prezzolati dagl'Ingtesi, e da'furti di una Corte infame, e perfida scorrono le Città, e le Campagne per far traviare il Popolo, e stimolarlo alla rivolta.
Informato, che principalmente in questa Capitale ordiscano i lor odiosi progetti, e che taluni preti fanatici si uniscono a costoro per rovesciare il Governo Repubblicano col massacro de'patriotti.
Considerando, che ciò fanno non per amor della Religione (i patriotti soli la rispettono, e la proteggano) e molto meno per quello di un vile tiranno, ma bensì per trar profitto dagli errori della moltitudine, e commetter ogni sorte di eccesso, e di rapineria contra le persone, e le proprietà: Decreta quel che siegue.
Art. 1. Ogni Comune, che inalbererà lo stendardo contrarivoluzionario, sarà posto a dovere dalla forza, rimarrà soggetto ad imposizioni straordinarie, ed al rigore militare.
Art. 2. I Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, Abbati, Parochi, e tutti gli altri Ministri del culto, sono personalmente risponsabili de' tumulti, e delle rivolte. Se ne scoppierà qualcheduna in qualunque luogo siasi, i Ministri del culto saranno obbligati di accorrervi subito; la trasgressione, e la contravenzione al presente articolo sarà punita colla stessa pena stabilita contra i ribelli.
Art. 3. Ogni ribelle preso coll'armi alla mano, sarà subito fucilato.
Art. 4. Ogni capo, autore, e fautore de' complici della insurrezione, che sarà arrestato senz'armi, sarà condotto avanti i Tribunali Militari, per essere giudicato, e sarà condannato colla morte.
Art. 5 Ogni prete, o Ministro del culto, che sarà arrestato in qualche unione d'insorgenti, sarà fucilato senza processo.
Art. 6. I Comuni sono collettivamente risponsabili degli assassinj e de' massacri, che si commetteranno contro de'Francesi, e de'patriotti[ 1] . Saranno puniti di una contribuzione, ed esecuzione militare, se essi non consegneranno alla forza armata gli autori, fautori, e complici de'delitti mentovati nel presente articolo.
Art. 7. Il Governo Provvisorio è autorizzato a proporre al Generale in Capo gli arresti delle persone, che gli sembrano equivoche, e pericolose, per lo buon ordine, e tranquillità pubblica.
Art. 8. Ogni Comune, che prometterà la dovuta obbedienza alle nuove autorità repubblicane, e pagherà le imposizioni ordinarie, e straordinarie, sarà esente dall'alloggio, e mantenimento delle Truppe, purché questo non sia necessario per la marcia, guarnigione, ed accantonamento; sarà subito fatto un regolamento per l'indennizzazione di questi Comuni.
Art. 9. Qualunque buon Cittadino denuncierà, o farà arrestare un emigrato Francese, o un Agente dell'ex‑re di Napoli, avrà una considerabile ricompensa; né il suo nome verrà palesato.
Art. 10. Una simile ricompensa avrà colui, che denuncierà un magazzino segreto di armi, sia di fuoco, sia bianche.
Art. 11. Subito che sonerà la generale, ogni Cittadino sarà tenuto a ritirarsi, purché non formi parte della Guardia Civica.
Art. 12. In caso di allarme, è proibito il suono delle campane sotto pena di morte; e i Preti, i Religiosi, e le Religiose ne sono collettivamente responsabili.
Art. 13. Ogni Individuo, che sarà convinto di avere sparso delle false notizie, o allarmi, sarà giudicato, e punito come ribelle; colui, che le propagherà, sarà arrestato come sospetto, ed esiliato.
Art. 14. La pena di morte porta seco il Sequestro, e la confisca dei beni mobili, ed immobili in beneficio delle Repubbliche Francese, e Napoletana.
Art. 15. Qualunque permesso di caccia resta abolito. Fin che il Generale in capo non autorizzi a concedersene, ogni individuo, che sarà arrestato con un fucile da caccia, sarà punito come ribelle.
Art. 16. Il Generale in capo riprotesta il suo rispetto per la Religione e per lo culto; e promette di aver sotto la sua protezione così i suoi Ministri, che le persone, e le proprietà.
Art. 17. Tutte le Autorità civili, e militari son obbligate di tener mano all'esecuzione del presente decreto, il quale sarà tradotto, impresso, pubblicato, ed affisso, letto dal pulpito in tutte le,Parocchie, ed inviato ne'Dipartimenti.
Tutto ciò, che accade nel finitimo territorio Romano, è nelle sue cause, o nei suoi effetti così colligato con noi, ch'è interesse di ciascun di noi l'esserne pienamente ed a tempo informato. Il foglio del Monitore Romano è il più pregevole, ed esatto de' fogli, ch'escono colà; noi per comodo del pubblico ne apriamo qui l'associazione in quest'officio, ed in quello di Gervasio al Gigante. Si pagherà trenta carlini ogni tre mesi, con anticipazione franco di posta.
[ 1]Cotesta parola per errore è stata omessa nelle copie che girano di questa legge: invitiamo i lettori a cosi emendarle.

References: in fine
 sentenza 

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Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17