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Timestamp: 2020-04-09 21:26:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9135 del 02/04/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9135 del 02/04/2019
Cassazione civile sez. VI, 02/04/2019, (ud. 30/01/2019, dep. 02/04/2019), n.9135
sul ricorso 7936-2018 proposto da:
C.V., nella qualità di erede di CARIAGLIA SALVATORE,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FLAMINIA 405, presso lo
studio dell’avvocato CASU STEFANO, rappresentata e difesa
dall’avvocato PANNUZZO FRANCESCO;
avverso la sentenza n. 2862/5/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
il 02/08/2017;
– Con sentenza n. 2862/5/17 depositata in data 2 agosto 2017 la Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione distaccata di Catania (in seguito, la CTR), respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza n. 360/1/12 della Commissione tributaria provinciale di Ragusa (in seguito, la CTP) che aveva accolto il ricorso di C.S. (in seguito, il contribuente) contro il diniego tacito di rimborso II.DD e IVA 1990, 1991 e 1992;
– La CTR osservava in particolare che al contribuente, titolare di un reddito da lavoro autonomo, spettava “il diritto al rimborso del 90% delle somme pagate per Irpef ed Ilor per gli anni 1990-1191-1992 qualora la relativa istanza fosse stata presentata entro il 1.3.2010”;
– Resiste C.V., quale erede del contribuente, con controricorso.
– Con il primo ed il secondo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – l’agenzia fiscale ricorrente lamenta la violazione/falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, della L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, della Sesta Direttiva CEE n. 388/77 e giurisprudenza unionale relativa, della decisione della Commissione UE 5549/2015 final, poichè la CTR ha dichiarato dovuto il rimborso che era stato legittimamente negato;
– Le censure, da esaminarsi congiuntamente per stretta connessione, sono fondate. Si deve anzitutto premettere che nel caso di specie lo svolgimento da parte del contribuente di un’attività di impresa, nel senso di cui infra, è pacifico ed è stato accertato dalla stessa CTR;
– Ne consegue che lo svolgimento di un’attività di “impresa” (nel senso che appunto si preciserà appena oltre) costituisca un limite all’applicabilità del beneficio in esame, così come previsto dalla L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, prima parte, posto che il diritto al rimborso delle imposte versate per il triennio 1990-1992 in misura superiore al 10 per cento previsto dalla L. 27 dicembre 2002, n. 28, art. 9, comma 17, in favore dei “soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990, che ha interessato le province di Catania, Ragusa e Siracusa, individuati ai sensi dell’Ord. Ministro per il coordinamento della protezione civile 21 dicembre 1990, art. 3, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 299 del 24 dicembre 1990” è escluso per “quelli che svolgono attività d’impresa, per i quali l’applicazione dell’agevolazione è sospesa nelle more della verifica della compatibilità del beneficio con l’ordinamento dell’Unione Europea” ed altresì atteso che la Corte di giustizia nella sentenza del 17/07/2008, in causa C-132/06 aveva già rilevato l’incompatibilità delle disposizioni condonistiche di cui alla L. n. 289 del 2002, con il sistema comune dell’IVA, in quanto, introducendo rilevanti differenze di trattamento tra i soggetti passivi sul territorio italiano, alteravano il principio di neutralità fiscale;
– Vi è poi da osservare che con riferimento a tale beneficio la Commissione UE, con la decisione del 14/08/2015, C(2015) 5549 final senz’altro da ritenersi vincolante per il giudice nazionale, che deve darvi attuazione anche attraverso la disapplicazione delle norme interne con essa contrastante (Cass. n. 15354 del 2014 e n. 22377 del 2017), all’art. 1 ha stabilito, in via generale, che “Le misure di aiuto di Stato in oggetto (L. 27 dicembre 2012, n. 289, art. 9, comma 17, e successive modifiche e integrazioni; L. 24 dicembre 2003, n. 350, art. 4, comma 90, e successive modifiche e integrazioni; L. 23 dicembre 2005, n. 266, art. 1, comma 363, e successive modifiche e integrazioni; L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1,comma 1011, e successive modifiche e integrazioni; L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, comma 109, e successive modifiche e integrazioni; D.L. 29 novembre 2008, n. 185, art. 6, commi 4-bis e 4-ter, e successive modifiche e integrazioni; L. 12 novembre 2011, n. 183, art. 33, comma 28, e successive modifiche e integrazioni; e tutti gli atti esecutivi pertinenti previsti dalle leggi sopraccitate), che riducono tributi e contributi dovuti da imprese in aree colpite da calamità naturali in Italia dal 1990 e cui l’Italia ha dato effetto in maniera illegale in violazione del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, art. 108, paragrafo 3, sono incompatibili con il mercato interno”, salvo che si tratti di “aiuto individuale” che, “al momento della sua concessione, soddisfa le condizioni previste dal regolamento (CE) n. 1407/2013 o dal regolamento (CE) n. 717/2014”, ovvero dei regolamenti che prevedono gli aiuti c.d. de minimis (art. 2 della decisione) o che, “al momento della sua concessione, soddisfa le condizioni previste dal regolamento adottato in applicazione del Reg. (CE) n. 994/98, art. 1” (del 7 maggio 1998, sull’applicazione degli artt. 92 e 93 (ora 87 e 88) del trattato che istituisce la Comunità Europea a determinate categorie di aiuti di Stato orizzontali) “o da ogni altro regime di aiuti approvato”, ma “fino a concorrenza dell’intensità massima prevista per questo tipo di aiuti” (art. 3);
– Sono quindi rilevanti sul piano normativo la Direttiva 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006, art. 9, par. 1, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, stabilisce – in maniera sostanzialmente identica alla precedente Sesta Direttiva (77/388/CEE) – che sia considerato soggetto passivo “chiunque esercita, in modo indipendente e in qualsiasi luogo, un’attività economica, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di detta attività”, specificando che per attività economica deve intendersi qualsiasi attività di produzione, commercializzazione o prestazione di servizi, cui si unisce ogni forma di sfruttamento di un bene materiale o immateriale cui consegua un guadagno stabile; ma anche la Direttiva 2004/18/CE, art. 1, par. 8, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, secondo cui “i termini imprenditore, fornitore e prestatore di servizi designano una persona fisica o giuridica o un ente pubblico o un raggruppamento di tali persone e/o enti che offra sul mercato, rispettivamente la realizzazione di lavori e/o opere, prodotti e servizi”;
– Più esplicita è, invece, la giurisprudenza unionale (cfr., ad esempio, Corte di giustizia CE, sentenza 26 marzo 2009, causa C-113/07, Selex Sistemi Integrati/ Commissione e Eurocontrol), secondo cui la nozione di impresa abbraccia qualsiasi entità che eserciti un’attività economica a prescindere dallo status giuridico di detta entità e dalle sue modalità di finanziamento (sentenze 23 aprile 1991, causa C41/90, Hófner e Elser, Racc. pag. 1-1979, punto 21; 16 novembre 1995, causa C-244/94, Federation francaise des societes d’assurances e a., Racc. pag. 1-4013, punto 14, e 11 dicembre 1997, causa C55/96, Job Centre, Racc. pag. 1-7119, punto 21) e che costituisce un’attività economica qualsiasi attività che consista nell’offrire beni o servizi su un determinato mercato (Corte giustizia, sent. 16 giugno 1987, causa 118/85, Commissione/Italia, Racc. pag. 2599, punto 7; cause riunite da C180/98 a C184/98, Pavlov e a., Racc. pag. 16451, punto 75, nonchè 1 luglio 2008, causa C49/07, MOTOE, Racc. pag. 14863, punto 22);
– La seconda conseguenza che discende dall’affermazione di cui sopra è quella secondo cui, una volta accertato lo svolgimento di un’attività economica (commerciale o professionale) da parte della contribuente, i giudici di appello dovranno altresì accertare che il beneficio individuale rispetti il regolamento de minimis (artt. 2 e 3 della citata decisione), “tenendo conto, in specie, che la regola de minimis, stabilendo una soglia di aiuto al di sotto della quale il TFUE, art. 92, n. 1, può considerarsi inapplicabile, costituisce un’eccezione alla generale disciplina relativa agli aiuti di Stato, per modo che, quando la soglia dell’irrilevanza dovesse essere superata, il beneficio dovrà essere negato nella sua interezza” (cfr. Cass. n. 22377 del 2017 che richiama Cass. n. 11228 del 2011) e, in difetto, valutare la sussistenza delle condizioni che, secondo la decisione della Commissione UE del 14/08/2015, C (2015) 5549 – final, fanno ritenere comunque compatibile gli aiuti in esame con il mercato interno, ai sensi del TFUE, art. 107, paragrafo 2, lett. b), ovvero che si tratti di “aiuti destinati a compensare i danni causati da una calamità naturale” (p. 150, lett. b)), sempre che sussista “un nesso chiaro e diretto tra i danni subiti dalla singola impresa in seguito alle calamità naturali in oggetto e l’aiuto di Stato concesso a norma delle misure in esame” (p. 136), che presuppone necessariamente (ma non unicamente) che il beneficiario abbia sede operativa nell’area colpita dalla calamità naturale al momento dell’evento, e che sia evitata una sovracompensazione rispetto ai danni subiti dalla impresa, scorporando dal danno accertato l’importo compensato da altre fonti (assicurative o altre misure di aiuto: cfr. punto 148 della decisione della Commissione);
Conclusivamente, quindi, il ricorso va accolto nei termini di cui in motivazione e la sentenza impugnata va cassata con rinvio al giudice a quo per nuovo esame in relazione ai profili accolti, e per il regolamento delle spese di lite.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR Siciliana, sez. staccata di Catania, in diversa composizione, in relazione ai profili accolti, e per il regolamento delle spese di lite.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 360
 art. 9
 art. 1
 art. 1
 art. 9
 art. 3
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 art. 9
 art. 4
 art. 1
 art. 1
 art. 2
 art. 6
 art. 33
 art. 108
 art. 1
 art. 9
 art. 1
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 art. 92
 Cass. 
 Cass. 
 art. 107
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