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Timestamp: 2019-09-15 11:55:48+00:00

Document:
TAR Tribunale Amministrativo Regionale 2003 - sentenza - ordinanza
TAR Toscana sezione I, del 16 gennaio 2003 sentenza n. 9
dal comune di Pieve S.Stefano, in persona del sindaco pro- tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Alberto Rubechi ed elettivamente domiciliato in Firenze, via Goro Dati, presso l’avv. Leonardo Lascialfari che lo difende anche nel primo ed ultimo ricorso;
l’Autorità di Ambito Territoriale Ottimale – AATO- n. 4 - Alto Valdarno, in persona del direttore pro- tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Luca Capecchi e Stefano Pasquini ed elettivamente domiciliato in Firenze, via Cavour 64, presso lo studio del primo;
la Nuove Acque s. p. a., in persona del legale rappresentante pro- tempore, rappresentata e difesa dagli avv. ti Alberto Sciumè e Mario P. Chiti ed elettivamente domiciliata in Firenze, viale G. Matteotti n. 60, presso lo studio del secondo;
l’AATO n. 4 – Alto Valdarno, come sopra rappresentato, difeso e domiciliato;
il Comune di Pieve S. Stefano, in persona del sindaco pro- tepore, come sopra rappresentato, difeso e domiciliato;
il Comune di Pieve S. Stefano, in persona del sindaco pro- tempore, nonché lo stesso sindaco pro- tempore, come sopra rappresentati, difesi e domiciliati;
la Nuove Acque s. p. a., in persona del legale rappresentante pro- tempore, come sopra rappresentata, difesa e domiciliata
(r. 3732/98) delle delibere n. 9 del 10.7.1998 e 10 del 7.9.1998 dell’assemblea dell’AATO n. 4, aventi ad oggetto- rispettivamente- l’adozione della tariffa del servizio idrico integrato e l’esame delle osservazioni al piano d’ambito e conseguenti determinazioni;
(r. 2525/99) delle delibere AATO n. 5, 6 e 7 del maggio 1999 avente ad oggetto, le prime due, l’approvazione definitiva del piano d’ambito; la terza, l’affidamento del servizio idrico integrato alla società Nuove Acque ai sensi e per gli effetti dell’art. 9 della l. r. 81/95;
(r. 2052/00) previa sospensione, del provvedimento n. 6297 del 26.7.2000 di ripresa in possesso da parte del comune di Pieve S. Stefano degli impianti idrici già trasferiti alla società Nuove Acque e ove occorrer possa dell’atto di significazione e diffida del 21.7.2000 e dell’ordinanza n. 13 del 27.7.2000 di divieto d’uso per scopi potabili dell’acqua erogata dal civico acquedotto, sempre adottate dal comune stesso;
Uditi, altresì, per le parti l’avv. A.Rubechi, l’avv. S.Pasquini, l’avv. L.Capecchi, l’avv. G.Angotti delegato da M.P.Chiti;
La regione Toscana, in attuazione della legge 5.1.1994 n. 36, recante norme per la gestione integrata del servizio idrico, costituito dall’insieme dei servizi di captazione, adduzione e distribuzione dell’acqua ad usi civili, di fognatura e depurazione delle acque reflue, emanava la legge 21.7.1995 n. 81, delimitando i previsti ambiti territoriali ottimali e fra essi il n. 4- Alto Valdarno- e prevedendo per essi la costituzione di apposite Autorità in forma di consorzio obbligatorio fra i comuni dell’area ricadente nell’ambito territoriale.
A seguito di pubblica gara, veniva individuato come socio privato minoritario della società mista di gestione del servizio in questione l’ati facente capo alla società Suez- Lyonnaise des eaux (in prosieguo ati).
Seguiva, quindi la costituzione della società Nuove Acque (in seguito Gestore) alla quale, sulla base dello schema di convenzione approvato con delibera 4 del 1999, veniva poi affidata la gestione del servizio idrico integrato dell’AATO.
Con il ricorso 2525/99, notificato il 17 settembre 1999 e depositato il 13 ottobre seguente il Comune ha impugnato gli atti di approvazione definitiva del piano d’ambito e di affidamento del servizio idrico integrato dell’AATO alla costituita società Nuove Acque (delibere n. 5, 6 e 7 del maggio 1999).
2) Le controversie introdotte investono diverse questioni che attengono in parte, all’applicazione della normativa statale e regionale emanata in materia di risorse idriche (legge 4.4.1997 n. 26 e l. r. d’attuazione 21.7.1995 n. 81, nonché l. r. 4.4.1997 n. 26) ed in parte, per la gestione dei servizi idrici integrati, agli effetti scaturiti dall’affidamento della gestione dei servizi medesimi alla società mista (Nuove Acque) appositamente costituita all’esito dal procedimento di selezione del socio privato di minoranza promosso dai comuni facenti parte dell’AATO; selezione che ha visto come vincitore l’ati indicata in narrativa.
Il procedimento di selezione è stato oggetto d’impugnativa giurisdizionale da parte della società Vivendi, ma il giudizio d’appello ha confermato la legittimità del procedimento stesso (cfr. Cons. Stato, sez. V, 3.9.2001 n. 4586).
Sono di rilievo i criteri di computo della tariffa reale media, calcolata- inizialmente- sulla base della tariffa media ponderata delle gestioni preesistenti, come accorpate nella nuova gestione, i quali (criteri) tengono conto di diverse categorie di voci, meglio rappresentate dagli artt. 3 e 4 del decreto e dalle clausole della convenzione, come pure dal relativo disciplinare (art. 2).
La modulazione tariffaria in base agli investimenti effettuati dai comuni, è invece un metodo di determinazione che l’ultimo comma dell’art. 13 cit. prevede come eventuale e quindi lasciato alla discrezionalità degli enti gestori secondo l’utilità che la stessa può avere ai fini dell’organizzazione del servizio idrico integrato. Ciò significa che la determinazione della tariffa, data l’ampiezza del bacino d’utenza e le variegate realtà locali su cui viene ad operare il nuovo metodo di gestione, non può “tout court” essere espressa, come sostenuto dal Comune ricorrente, in una logica inversalmente proporzionale agli investimenti effettuati dal singolo ente, ma deve essere necessariamente rapportata ad un criterio omogeneo che, prescindendo dalle situazioni locali, sia funzionale al raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione unitaria del servizio idrico integrato.
La questione di costituzionalità prospettata, in proposito, sulle l.r. 26 del 1997 è manifestamente infondata, ribadendosi che la modulazione della tariffa fra i comuni in relazione agli investimenti effettuati non è stabilita in via assoluta dalla legge 26 del 1994, ma -come poc’anzi detto- in via eventuale, implicitamente demandado alle decisioni degli enti interessati di valutare l’opportunità o meno di tale previsione in relazione alle situazioni locali.
La restrizione della salvaguardia delle gestioni preesistenti agli organismi organizzati, con esclusione quindi delle gestioni in economia condotte direttamente dagli stessi enti territoriali, trova previsione nel combinato disposto degli articoli 2, comma 1, lett. c) e 3, coma 1, della l.r.26 del 1997, il quale è a sua volta collegato al disposto dell’art. 10 della legge 36 del 1994. Tale articolo, all’evidenza, laddove fa riferimento alle aziende speciali, agli enti e consorzi pubblici esercenti i servizi, non può includere nelle gestioni da salvaguardare gli enti territoriali proprietari, se non altro perché questi, notoriamente, non possono essere soggetti allo scioglimento. Donde la diversa accezione che deve essere data al termine “enti” contenuto sia nella legge nazionale, che nella legge regionale.
Quanto alla nota del direttore generale dell’AATO, è sufficiente osservare come la stessa sia- per tabulas- priva di un contenuto decisorio autonomo, limitandosi a riportare il disposto della delibera dell’AATO medesimo.
5) Passando all’esame del ricorso 2525/99, deve essere rilevata d’ufficio la sua inammissibilità per la mancata notifica, ai sensi dell’art. 21, comma uno, della legge 1034 del 1971, ad alcuno dei controinteressati, nella specie espressamente indicato, nelle delibere impugnate, nella società a partecipazione mista Nuove Acque, costituita fra gli enti del consorzio e l’ati individuata come socio privato. Contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa del Comune ricorrente in udienza pubblica, tale società, come Gestore, ha titolo ad opporsi all’annullamento degli atti impugnati, riguardanti l’approvazione definitiva del piano d’ambito e l’affidamento del servizio idrico integrato e quindi riveste la posizione di parte necessaria del giudizio.
Va innanzi tutto ricordato che l’affidamento in concessione al Gestore del servizio idrico integrato delle opere, degli impianti e delle canalizzazioni di proprietà degli enti locali, opera giuridicamente in forza dall’art. 12 della legge 36 del 1994 e consegue all’affidamento del servizio stesso regolato, sul punto, dalla convenizone. Ne consegue che gli enti territoriali facenti parte del consorzio obbligatorio e non rientranti nella salvaguardia di cui all’art.3 della l.r.26 del 1997, una volta avvenuto l’affidamento del servizio, non hanno più poteri diretti sugli impianti di loro proprietà. Ciò comporta che il Comune non poteva esercitare alcun potere di autotutela per effetto dell’ordinanza 3653/2000 del Consiglio di Stato di sospensione del provvedimento di nomina del commissario ad acta, non determinando peraltro tale sospensione effetto alcuno sulla consegna materiale dei beni il cui regime giuridico è, come già detto, regolato direttamente dall’art. 12 richiamato. L’esercizio di tale potere si configura aberrante rispetto alla tutela giurisdizionale invocata ed ottenuta in via interinale in esito all’azione promossa con il ricorso 1054/00.
Come ulteriore e pregnante considerazione, va poi detto che il consolidamento- derivante dall’inammissibilità del ricorso 2525/99- del provvedimento d’affidamento del servizio idrico integrato al Gestore, cui è collegata per legge l’affidamento in concessione degli impianti degli enti consorziati, aggiunta al consolidamento degli atti costitutivi dell’AATO, mai impugnati dal Comune, rende definitiva la perdita della disponibilità giuridica dei beni in questione.
9.2. Il Collegio, poi, richiama le argomentazioni sviluppate nel punto 3) che precede, per ritenere infondate le censure contenute nel nono e decimo motivo e manifestamente infondata la collegata questione di costituzionalità. 9.3. Le censure di cui al punto sub. 3 a) e b) del terzo motivo sono prive di pregio.
9.4. A motivare l’infondatezza del punto sub.2 e 3 del quarto motivo è sufficiente richiamare le argomentazioni contenute nella decisione 4586 del 2001 della quinta sezione del Consiglio di Stato. Si tratta della decisione che ha riformato la sentenza 24 del 2001 di questa Sezione pronunciata sull’impugnativa del procedimento che aveva individuato il soggetto privato che ha poi costituito la società Nuove Acque. In tale sentenza questo Tribunale aveva accolto la censura che denunciava l’inammissibilità del ricorso all’ammortamento finanziario. Il Consiglio di Stato, nel riformare anche in tale parte la sentenza di primo grado, ha affermato che l’ammortamento finanziario non è affatto inconciliabile con lo schema della convenzione e che il quadro normativo vigente depone per l’alternatività dell’ammortamento tecnico e di quello finanziario.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione I^, definitivamente pronunciando, riuniti i ricorsi di cui in epigrafe, respinge i ricorsi 3732, 3967/98 e 716/01; dichiara inammissibili i ricorsi 2525 e 2795/99; accoglie i ricorsi 2655/99 e 2052/00 e, per l’effetto annulla i provvedimenti in motivazione indicati.
Condanna il comune di Pieve S. Stefano al pagamento, in favore dell’AATO n. 4 e della società Nuove Acque, delle spese di giudizio che liquida indivisamente in complessivi 5.000, 00 euro per tutti i ricorsi.
F.to Maurizio Nicolosi, est.
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 16 GENNAIO 2003 IL DIRETTORE DELLA SEGRETERIA
Firenze, lì 16 GENNAIO 2003 F.to Mario Uffreduzzi
1) Il piano tariffario del servizio idrico integrato - l’applicazione delle tariffe agevolate - l’adeguamento della tariffa alle determinazioni del CIPE debba intervenire in via suppletiva sino alla definizione del c.d. “metodo normalizzato” - la modulazione tariffaria - l’Organo di vigilanza. L’art. 31, comma 29, della legge 23.12.1998 n. 448 prevede che l’adeguamento della tariffa alle determinazioni del CIPE debba intervenire in via suppletiva sino alla definizione del c.d. “metodo normalizzato” previsto dall’art.13, comma 3, della legge 36 del 1994. Ora, il metodo normalizzato è stato definito con il decreto ministeriale 1.8.1996, che contiene un’articolata e complessa procedura nell’ambito della quale concorrono alla determinazione tariffaria numerosi parametri e formule matematiche, collegate non solo al consumo dell’acqua, ma anche al complesso dei servizi idrici come indicati dalla legge 36 del 1994. In base al metodo normalizzato, la tariffa media è stabilita, infatti, dall’AATO in relazione al modello organizzativo della gestione, alla quantità e qualità della risorsa idrica ed al livello della qualità del servizio. Non solo, essa è fissata in funzione del piano finanziario, dei costi reali come pure delle economie conseguenti al miglioramento dell’efficienza ed al superamento della frammentazione delle gestioni esistenti. Sono di rilievo i criteri di computo della tariffa reale media, calcolata- inizialmente- sulla base della tariffa media ponderata delle gestioni preesistenti, come accorpate nella nuova gestione, i quali (criteri) tengono conto di diverse categorie di voci, meglio rappresentate dagli artt. 3 e 4 del decreto e dalle clausole della convenzione, come pure dal relativo disciplinare (art. 2). Il piano tariffario è poi comunicato all’Organo di vigilanza, insieme ad altri dati rilevanti riguardanti la gestione del servizio idrico integrato (artt. 9 e 10).Per quanto concerne la modulazione tariffaria, va evidenziato che anch’essa trova disciplina nell’art. 7 del decreto ministeriale richiamato. La delibera dell’AATO prevede differenti fasce di consumo alle quali corrispondono altrettante tariffe in corrispondenza delle presumibili fasce d’utenza. Tale sistema, imputando la tariffa ad un criterio di computo differenziato e progressivo, che parte da una quota minima corrispondente a quella di un consumo domestico essenziale per la prima casa, si rapporta in qualche misura alla proiezione del modello per “scaglioni di reddito” indicato nel comma sette dell’art. 13 che non trova, diversamente, alcuna diretta applicazione ed evidenza nei rapporti d’utenza regolamentati sulla base di contratti tipo, i quali al più condizionano l’applicazione delle tariffe agevolate relative alla prima casa al requisito della residenza. TAR Toscana - Firenze sez. I, del 16 gennaio 2003 sentenza n. 9
2) Il concetto di servizio idrico integrato - la disciplina globale ed unitaria per la tutela e l’uso delle risorse idriche comprese nel territorio - le acque superficiali e sotterranee - l’organizzazione del servizio idrico integrato le aziende speciali, gli enti ed i consorzi pubblici esercenti i servizi idrici. La legge 36 del 1994 ha voluto ricondurre ad una disciplina globale ed unitaria la tutela e l’uso delle risorse idriche comprese nel territorio, nella considerazione che “tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà” (art. 1). Il concetto di solidarietà trova puntuale richiamo (insieme ad altri principi) nel capo primo, laddove, al comma secondo dell’art. 1, si afferma che “qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative ed i diritti delle generazioni future”. Al comma terzo è invece enunciato un principio di corretta utilizzazione delle risorse idriche a salvaguardia di preminenti esigenze pubbliche. La legge ha introdotto, in proposito, per la prima volta il concetto di servizio idrico integrato, costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione d’acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue, delineando per esso una nuova metodologia di gestione strettamente collegata ad una nuova organizzazione territoriale denominata “ambito territoriale ottimale” da individuare e delimitare dalle Regioni con apposita legge sulla base dei criteri fissati dall’art. 8 comma primo. L’art. 9 della legge ha stabilito, in proposito, che per ogni ambito territoriale ottimale delimitato, i comuni e le province ricadenti al suo interno organizzino il servizio idrico integrato, provvedendo alla sua gestione mediante le forme, anche obbligatorie, previste dalla legge 142 del 1990. E’ stato previsto che i rapporti fra gli enti locali ed il gestore siano regolati da un’apposita convenzione e dal relativo disciplinare, secondo il modello tipo adottato da ogni regione (art. 11). Fino all’organizzazione del servizio idrico integrato le aziende speciali, gli enti ed i consorzi pubblici esercenti i servizi idrici, ove non sia deliberato lo scioglimento, confluiscono nel soggetto gestore secondo le modalità e le forme stabilite nella convenzione ed il nuovo gestore subentra agli enti preesistenti nei termini e con le modalità stabilite nella convenzione e nel relativo disciplinare; mentre le società e le imprese consortili concessionarie dei servizi, alla data di entrata in vigore della legge, mantengono la gestione fino alla scadenza della relativa concessione (art. 10). Va in ultimo detto che con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4.3.1996, emanato ai sensi e per gli effetti dell’art. 4, comma 1 della legge 36 del 1994, sono state determinate le direttive generali, le metodologie ed i criteri in ordine agli adempimenti collegati alla realizzazione del servizio idrico integrato, che trovano puntuale elencazione nelle lettere dalla a) alla i) del medesimo comma. TAR Toscana - Firenze sez. I, del 16 gennaio 2003 sentenza n. 9

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