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Timestamp: 2020-06-05 07:16:09+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 06 marzo 2020, n. 6489 - In tema di contenzioso tributario, l'impugnazione dell'atto di classamento di un fondo di cui siano proprietari più soggetti, al fine di ottenere l'accertamento della natura agricola dello stesso, dà luogo ad un litisconsorzio necessario tra tutti i comproprietari, non potendosi ammettere che tale accertamento - vincolante ai fini dell'esercizio del potere impositivo da parte del comune in materia di imposta comunale sugli immobili (ici) - possa condurre a valutazioni diverse in ordine alla natura dell'immobile medesimo - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 06 marzo 2020, n. 6489 – In tema di contenzioso tributario, l’impugnazione dell’atto di classamento di un fondo di cui siano proprietari più soggetti, al fine di ottenere l’accertamento della natura agricola dello stesso, dà luogo ad un litisconsorzio necessario tra tutti i comproprietari, non potendosi ammettere che tale accertamento – vincolante ai fini dell’esercizio del potere impositivo da parte del comune in materia di imposta comunale sugli immobili (ici) – possa condurre a valutazioni diverse in ordine alla natura dell’immobile medesimo
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 06 marzo 2020, n. 6489
Tributi – Accertamento catastale – Revisione parziale classamento ex art. 1, co. 335, della Legge n. 311 del 2004 – Contenzioso – Litisconsorzio necessario tra tutti i comproprietari – Assenza – Nullità dell’intero giudizio
La Corte, costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal comma 1, lett. e), dell’art. 1-bis del d.l. n. 168/2016, convertito, con modificazioni, dalla I. n. 197/2016, osserva quanto segue. Con la sentenza in epigrafe la CTR del Lazio ha accolto l’appello proposto dalla contribuente avverso la decisione di primo grado che aveva respinto il ricorso proposto dalla contribuente avverso l’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle entrate, Ufficio del Territorio, all’esito del procedimento sulla revisione del classamento delle unità immobiliari site in microzone comunali per le quali si era rilevato un significativo scostamento tra il rapporto valore medio di mercato/valore medio catastale della singola microzona e l’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali, in applicazione dell’art. 1, comma 335, della I. 30 dicembre 2004, n. 311, aveva notificato all’intestatario catastale in epigrafe indicato la rideterminazione della classe di merito.
Avverso la citata sentenza della CTR, l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, cui replica l’intimata con controricorso, illustrato da successiva memoria.
Con il primo motivo la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 4, cod. proc. civ., la nullità della sentenza e del procedimento per violazione dell’art. 14 d.lgs. n. 546/1992, in quanto il processo non si era svolto nel contraddittorio di entrambi i proprietari dell’immobile oggetto di classamento.
Non è contestato che l’immobile per cui è causa, sito in Roma alla via V.V. n. 1, è di proprietà (per la quota di 1/2 ciascuno) di M.S. e F.F.D.
Orbene, secondo l’orientamento espressa da questa Corte «In tema di contenzioso tributario, l’impugnazione dell’atto di classamento di un fondo di cui siano proprietari più soggetti, al fine di ottenere l’accertamento della natura agricola dello stesso, dà luogo ad un litisconsorzio necessario tra tutti i comproprietari, non potendosi ammettere che tale accertamento – vincolante ai fini dell’esercizio del potere impositivo da parte del comune in materia di imposta comunale sugli immobili (ici) – possa condurre a valutazioni diverse in ordine alla natura dell’immobile medesimo (in applicazione del principio, la suprema corte ha annullato i giudizi di primo e secondo grado di impugnazione di atti di classamento di un immobile, promossi da uno dei comproprietari del bene, coniuge in comunione legale, non avendo il giudice di merito disposto l’integrazione del contraddittorio)» (Cass. n. 15489/2010; Cass. n. 3068/2014, in motivazione).
La sentenza impugnata è quindi nulla, così come quella di primo grado, perché resa in violazione del litisconsorzio necessario, rilevabile d’ufficio anche in sede di legittimità, non avendo il comproprietario F.F.D. partecipato al giudizio promosso dalla originaria ricorrente.
Restano assorbiti gli altri due motivi di ricorso con i quali l’Agenzia delle entrate ha dedotto la nullità della sentenza per motivazione apparente nonché violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 335, I. n. 311/2004.
In conclusione, in accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbiti il secondo ed il terzo, va dichiarata la nullità dell’intero giudizio e la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla Commissione tributaria provinciale di Roma, dinanzi alla quale la controversia dovrà essere riassunta nei confronti dei litisconsorzi necessari.
Dichiara la nullità dell’intero giudizio, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria provinciale di Roma per l’integrazione del contraddittorio nonché per la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità.
Commissione Tributaria Regionale per la Sicilia, sezione 3, sentenza n. 5127 depositata il 2 settembre 2019 - In tema di contenzioso tributario, l'unitarietà dell'accertamento che è alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle…

References: art. 1
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 Cass. 
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