Source: http://www.psicoterapia-palermo.it/angileri_sergio/le_professioni_di_psicologo.htm
Timestamp: 2017-07-21 04:49:06+00:00

Document:
La definizione "formale" dello Psicologo (così come risulta da leggi, decreti, definizioni teoriche, ecc)
La definizione "sostanziale" dello Psicologo (così come risulta dal suo percorso universitario e post-universitario)
Chi è, cosa fa e requisiti per esercitare da Psicoterapeuta
Chi è, cosa fa e requisiti per esercitare da Psicanalista
Parametri legislativi di riferimento Psicologia, Psicoterapia, Psicoanalisi
la differenziazione concettuale e normativa
Psicologia, Counseling, Psicoterapia, Psicoanalisi, Medicina-Psichiatria.
Per capire cosa sono e in che cosa si differenziano, possono e devono essere definite e distinte da due prospettive diverse:
E' molto importante guardare, specialmente Psicologia, Psicoterapia e Psicoanalisi, dalle due prospettive, perchè per queste discipline e figure professionali ciò che, negli anni, è diventato "vero" sul piano formale, per mezzo di definizioni e decreti (leggi, norme, decreti, sofisticate definizioni teoretiche, periodici notiziari di autodefinizione professionale da parte dell'Ordine degli Psicologi, ecc), è, per alcuni fondamentali aspetti, contraddetto e non confermato sul piano sostanziale (programmi di studi del futuro psicologo nella formazione universitaria e post-universitaria; competenze tecniche e procedurali della professione di psicologo, descrivibili non in astratto, ma in modo oggettivo e, principalmente, in modo distintivo, peculiare e inequivocabile rispetto alle altre professioni simili e contigue alla psicologia; possibilità di descrivere concretamente in cosa consiste la tecnica e la competenza del "fare dello psicologo" quando si afferma che "fa terapia" e "fa una professione sanitaria" e che lo identifichi e lo distingua senza equivoci e senza dubbi, dal "fare" di altre professioni di aiuto alla persona; ecc ).
Descrizione e definizione FORMALE
sul piano formale sono definite dalle centinaia di teorie che si sono sviluppate da parte di altrettante "scuole e indirizzi" negli ultimi cento anni, dalle leggi e da una sequela di opinioni, convinzioni e pareri da parte di diverse figure accademiche o istituzionali. Quello che sembra risultare dalla attenta lettura di questa mole di teorie, non potendo essere altro che una enorme raccolta teoretica di diversi punti di vista personali o di parte, è una nebulosa di confusione formale su queste professioni, di incertezze descrittive e contraddizioni. Seguono alcune di queste leggi, decreti e pareri:
Psicoanalisi e Psicoterapia: due identità forzate
Costituzione Italiana e incostituzionalità: libertà di Psicologia
Chi è e Cosa è Psicologo (un esempio di inevitabile definizione formale e di povertà di definizione sostanziale)
DDL Lorenzin (nel 2016 approvato al Senato; tornerà alla Camera; riconferma quanto era già stato fatto nel 2008 dal Decreto Milleproroghe, definendo ancora una volta "teoricamente sanitaria" la Psicologia per il semplice fatto che il controllo sugli ordini viene assegnato al Ministero della Sanità; ma ancora una volta nemmeno questa legge ci dice in cosa consiste specificatamente e in concreto e nella sostanza, il "fare atti sanitari" da parte dello psicologo).
Se abbiamo avuto voglia di leggere e comparare fra loro i documenti sopra elencati, che ci danno una panoramica articolata delle leggi, definizioni, decreti e altro, ci siamo resi conto che si afferma, sul tema che qui ci interessa, tutto e il contrario di tutto. Sviluppiamo adesso un approfondimento sul confuso e contraddittorio aspetto formale di queste discipline (Psicologia, la Professione di Psicologo e le Professioni di Psicoterapeuta e Psicoanalista), cominciando con il leggere insieme il Prof. Riccardo Mazzariol, Docente di Diritto Privato e Presidente dell'Ateneo di Treviso:
"E' opinione ormai diffusa - sotto l'influsso di una ultradecennale attività di 'moral suasion' esercitata dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e dalle istituzioni comunitarie - che la mera iscrizione ad un albo non costituisca più la condicio sine qua non, per assicurare la competenza di un professionista. D'altra parte, è con un certo e fondato disincanto che si misura oggi il livello qualitativo delle prestazioni professionali con il metro dell'appartenenza ad un dato Ordine o, ancora prima, con il possesso di un certo titolo di studio. Si deve prendere atto che lontani sono i tempi in cui l'università, inizialmente, e il raggiungimento di una abilitazione professionale, poi, risultavano davvero sufficienti a fondare un giudizio sulla capacità di un professionista." (leggi qui il documento originale di Riccardo Mazzariol, Avvocato, Docente di Diritto Privato e Civile, Presidente dell'Ateneo di Treviso).
La Carta delle libertà fondamentali UE (ndr. e l'Italia fa parte della UE), al paragrafo 1 dell'art. 15, intitolato "Libertà Professionale e diritto di lavorare", solennemente stabilisce che "ogni individuo ha il diritto di lavorare e di esercitare una professione liberamente scelta o accettata". All'art. 33 della Carta Costituzionale Italiana leggiamo al comma 1°, che viene stabilito che l'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento: pur trattandosi di professioni intellettuali ne viene espressamente disposta la libertà di esercizio.
In Italia le professioni intellettuali sono disciplinate dagli artt. 2229 ss. del codice civile. Gli articoli distinguono fra attività protette (con obbligo di iscrizione ad un Ordine, come nel caso della attività di Psicologo) e attività intellettuali libere (come sembrerebbe essere nei casi delle attività di Psicoterapeuta, Psicoanalista, Analista e Counselor, come vedremo più avanti).
§. PSICOLOGO, PSICOANALISTA, ANALISTA, COUNSELOR
Proseguiamo adesso, nella nostra analisi, con alcune riflessioni differenziali e sulle incongruenze formali che riguardano Psicologia, Psicoterapia e Psicoanalisi.
E' parere sempre più consolidato, supportato anche da diverse decisioni della magistratura, che l'attività di Psicoanalista o Analista (psicoterapeuta ad orientamento analitico), svolta da un professionista che possegga documentate qualificazioni e certificazioni di formazione ed esperienza, sia attività professionale intellettuale assolutamente ben distinta dalla attività di Psicologo e andrebbe quindi ritenuta attività intellettuale libera. Sul piano legislativo sono gli artt. 2229 ss. cod.civ. a indicare la necessità di volta in volta di individuare se una determinata attività intellettuale sia libera o protetta e cioè richieda oppure no, l'obbligatorietà di iscrizione ad un Ordine Professionale (
Sull'attività di Psicologo, invece, visto che è chiaramente regolamentata dalla Legge 56/89, non vi sono dubbi o equivoci: può essere svolta soltanto dagli iscritti all'Ordine Professionale degli Psicologi.
Counselors, sono però figure professionali ben diverse dallo Psicologo, sia dal punto di vista formale che sostanziale ed essi non sono così pacificamente assimilabili agli Psicologi.
Per queste figure professionali - diverse dallo Psicologo - non esiste un loro Ordine o Albo, specificatamente dedicato. L'Ordine e l'Albo degli Psicologi, infatti, non è anche degli Psicoterapeuti, Psicoanalisti e Analisti.
I Counselors, infine, hanno un Registro a parte e la loro professione è regolamentata dalla Legge 4_2013
In Italia, sul piano sostanziale, concreto e del "fare", non è assolutamente semplice verificare e dimostrare quando l'attività professionale intellettuale svolta dal professionista di aiuto alle persone, sempre che sia in possesso di titoli, specializzazioni e qualificazioni, ricada in quelle che sono le specifiche e tipiche attività dello Psicologo (art. 1 della Legge 56/89 e ss.) e quando invece ricada in quelle che sono le attività dell'Analista, dello Psicoanalista, dello Psicoterapeuta e del Counselor (a differenza dello Psicologo, per queste professioni non esiste nessuna legge dedicata e di riferimento).
§. PSICOTERAPIA e PSICOTERAPEUTA
L'attività di Psicoterapeuta non è un'attività psicologica (infatti può essere esercitata anche da un laureato in medicina, il quale, ovviamente, non è psicologo). L'attività di Psicoterapeuta non è un'attività medica (infatti può essere esercitata anche da un laureato in psicologia, il quale, ovviamente, non è medico). La Psicoterapia è una disciplina autonoma che ha ben poco a che vedere con la Psicologia e con la Medicina. Le teorie, i metodi, la metodologia e le tecniche adoperate durante una Psicoterapia, infatti, molte volte non sono di natura e struttura appartenenti alla Psicologia, ma possono derivare e appartenere anche a ben altre radici, fonti e culture (vedi ad esempio la Psicoterapia Transpersonale, Analitica Transazionale, Biotransenergetica, Mindfulness Based, Meditativa, ecc). e quasi mai sono di natura e struttura appartenenti alla Medicina. Se la Psicoterapia, infatti, fosse indissolubilmente derivante e coniugata con Psicologia o Medicina e avesse in qualunque modo a che fare con la professione di Psicologo o Medico, non potrebbero esistere gli Psicoterapeuti con Laurea in Medicina, che non posseggono alcuna formazione psicologica e psicologi non sono. E non potrebbero esistere gli Psicoterapeuti con Laurea in Psicologia, che non posseggono nessuna formazione medica e medici non sono. La Psicoterapia non è attività, infatti, che è autorizzato a svolgere lo Psicologo o il Medico già abilitati ad esercitare da psicologi o medici ed iscritti ai loro Ordini Professionali. Coloro che già esercitano da Psicologi o Medici - e per questo sono iscritti nel loro Ordine Professionale - se vogliono anche esercitare come Psicoterapeuti -sempre che abbiano conseguito la specializzazione dopo la laurea- allora devono iscriversi nei rispettivi elenchi ospitati presso i loro Ordini.
La Psicoterapia possono esercitarla soltanto i laureati in medicina o psicologia, dopo essersi specializzati in Psicoterapia, indipendentemente dal fatto che essi vogliano o non vogliano esercitare anche da psicologi o medici. Per l'esercizio dell'attività dello Psicoterapeuta e dello Psicoanalista lo Stato Italiano non ha mai costruito e varato nessuna legge dedicata a queste professioni. Mentre, come già detto, l'esercizio dell'attività professionale dello Psicologo -la quale attività è cosa completamente diversa dall'attività di Psicoterapeuta o Psicoanalista- è definito nell'art. 1 della Legge 56/89 nata e varata per disciplinare l'attività dello Psicologo ed è espressamente chiaro che l'attività dello psicologo è subordinata all'iscrizione all'Ordine degli Psicologi. Dal punto di vista delle leggi italiane, quindi, non c'è nessuna definizione dell'attività psicoterapeutica e non solo: non è mai stato istituito nessun Ordine o Albo Professionale per gli Psicoterapeuti. Vale la pena di ricordare anche che i laureati in medicina e i laureati in psicologia, che vogliano specializzarsi per esercitare da psicoterapeuti, affluiscono agli stessi corsi e alle stesse scuole di specializzazione in Psicoterapia, comuni per ambedue, ad ulteriore dimostrazione che lo Psicoterapeuta è una figura terza, diversa sia dallo Psicologo che dal Medico.
Posto, dunque, che l'attività di Psicoterapeuta ben poco o nulla ha a che fare con l'attività di Psicologo, per natura, funzione e struttura (v.Galgano), è ragionevole inferire che la professione di psicoterapeuta non dovrebbe rientrare in quelle protette ex art. 2229 cod.civ. posto che la L. n.56/1989 si sarebbe limitata a chiarire quali sono le qualifiche necessarie per la psicoterapia esercitata da medici o psicologi - (notare che la L.56/89 fu varata per dare una certa normativa e fisionomia legale agli Psicologi: eppure poi all'art.3 quando vuole specificare quali titoli deve possedere lo psicoterapeuta per esercitare, fa riferimento non solo agli psicologi ma anche ai medici, implicitamente ammettendo che lo psicoterapeuta si distingue dallo psicologo e non è regolamentabile con le stesse modalità che regolano lo psicologo e per queste ragioni chi esercita da psicoterapeuta, avendone i titoli, non è sottoposto all'Ordine degli Psicologi). ▪
§. PSICOANALISI e PSICOANALISTA/ANALISTA
Considerazioni ulteriori meritano poi le attività di Analista
(psicoterapeuta ad orientamento analitico) e Psicoanalista, svolte da professionisti per questo titolati. Mentre infatti la Psicoterapia, in quanto formalmente definita "terapia", si esercita con obiettivi e finalità formalmente "terapeutiche", la Psicoanalisi e l'Analisi (ad esempio l'Analisi Transazionale), non hanno finalità necessariamente terapeutiche, ma di esplorazione e di indagine dell'inconscio e delle dinamiche intrapsichiche, di pensiero, emozionali e di comportamento, laddove eventuali risultati di risoluzione dei disagi della persona avvengono di riflesso all'analisi e non perchè assunti come obiettivi della relazione analitica.
Ma occorre dire, su questo complesso e difficile tema differenziale fra terapia e analisi, e per questo riservato agli specialisti e competenti di Psicologia e Psicoanalisi, che nel 2011 si sono pronunciati dei magistrati della Cassazione, stabilendo, dal loro punto di vista su questo argomento già particolarmente complesso e controverso per gli stessi addetti ai lavori, che la Psicoterapia è esclusivamente un "atto medico" e che la Psicoanalisi va ritenuta equivalente alla Psicoterapia, quindi anch'essa è esclusivo "atto medico" e, addirittura, che già solo una relazione professionale che includa "il colloquio" va ritenuto atto di psicoterapia e quindi di esclusiva pertinenza medica! Ecco le parole precise della Cassazione:
"Né può ritenersi che il metodo "del colloquio" non rientri in una vera e propria forma di terapia, tipico atto della professione medica, di guisa che non v'è dubbio che tale metodica, collegata funzionalmente alla cennata psicoanalisi, rappresenti un'attività diretta alla guarigione da vere e proprie malattie (ad es. l'anoressia) il che la inquadra nella professione medica". - (vedi la sentenza n. 14408 del 11 aprile 2011, commentata)
Va notato, tra l'altro, che se ci si dovesse attenere a questa sentenza del 2011, sarebbero diventati fuori legge non solo gli psicoanalisti che sostengono di non fare psicoterapia, ma anche tutti gli Psicologi-Psicoterapeuti, perchè, a dire di quei magistrati, la psicoterapia sarebbe un atto medico e perfino il semplice "colloquio" sarebbe un atto medico. Quindi, secondo questi magistrati, solo i medici potrebbero esercitare la psicoterapia e i colloqui, quelli che fino a prima di quella sentenza si chiamavano "psicologici".
Ma la verità scientifica, accademica, empirica ed epistemologica su Psicologia, Psicoterapia e Psicoanalisi, molto più scientificamente non è certo quella che appare dal convincimento di quei magistrati.
Basti poi guardare ai lavori preparatori della L.56/89, voluta dallo psicologo Ossicini allora parlamentare, per accorgerci che la limitazione della legge alla disciplina e regolamentazione esclusiva degli psicologi, è stata cosa voluta. Nel progetto di legge era infatti presente un richiamo alle psicoterapie ad orientamento analitico, ma tale riferimento -dopo un documentato e appropriato dibattito parlamentare- è stato poi espunto dal testo definitivo. Questa decisione è sintomo della volontà del legislatore di evidenziare l'assenza di qualsivoglia legame fra la professione di psicologo, quella di psicoterapeuta e ancor più quella di psicoterapeuta ad orientamento analitico (analisti e psicoanalisti).
§. MEDICINA e PSICOLOGIA
Conviene anche ricordare che spesso si sovrappongono psicologi e medici. Questo, a mio parere, avviene anche perchè storicamente gli psicologi nell'affannoso tentativo di chiarire a se stessi e agli altri in che cosa consisteva la loro identità, si appigliavano in definitiva ad altre scienze ben più strutturate e radicate nella chiarezza della loro identità, prime fra tutte statistica e medicina. La tendenza ad assimilare gli psicologi al personale medico aveva trovato conferma nella legge 21 giugno 1971, n. 515, che, modificando l’ art. 5 della legge n. 431/68, disponeva che, fino all’ entrata in vigore della riforma sanitaria, relativamente all’ ordinamento dell’ assistenza psichiatrica, “ ai medici e agli psicologi degli ospedali psichiatrici e dei centri o servizi di igiene mentale “ sarebbe stata corrisposta un’ indennità tale da parificare il trattamento economico a quello dei “ medici dipendenti degli enti ospedalieri di corrispondente funzione ed anzianità “ ( art. 3 ). Ma allora gli psicologi impiegati negli ospedali, l'unico avvicinamento ai medici che riuscivano ad ottenere, era a livello economico e retributivo. Non certo di qualifiche e competenze cliniche o terapeutiche. Infatti tale equivoco di equivalenza psicologo-medico venne anche precisato da una sentenza del TAR nel 1985: la precedente equiparazione normativa non aveva comportato una “ meccanica ed automatica identificazione tra le categorie del personale de equo, in quanto non si appalesano, per ciò stesso, eliminabili ( né risultano positivamente superati ) i differenziali requisiti ed apporti di cultura e professionalità che permangono “ ( T.A.R. Toscana, 8 luglio 1985, n. 660, e T.A.R. Piemonte, 16 luglio 1985, n. 300, in T.A.R., 1985, I, 2918 e 3304 ).
Non devono però esserci equivoci sulla distinzione da mantenere fra Psicologo, Psicoterapeuta e Medico Psichiatra. Infatti numerosissime pronunce giurisprudenziali hanno chiarito la portata ed il senso della disposizione, precisando che la stessa, pur sancendo la equiparazione, anche ai fini dell’ inquadramento nei ruoli nominativi regionali, degli psicologi agli psichiatri ( sul punto C.St., sez. IV, 23 giugno 1986, n. 577, in T.A.R., CS, 1986,I, 795 ), riguarda esclusivamente i profili normativi del trattamento economico ( T.A.R. Lombardia- Brescia, 27 giugno 1988, n. 577, in T.A.R., 1988,I,2651 ); essa peraltro è limitata ai soli psicologi psicoterapeutici, ossia a coloro che avessero svolto funzioni terapeutiche presso le abolite strutture psichiatriche ( così T.A.R. Lazio-Latina, 5 maggio 1987, n. 248, in T.A.R., 1987, I, 1776; T.A.R. Toscana, 24 maggio 1988, n. 842, ivi, 1988I, 2252; T.A.R. Veneto, sez.I, 24 maggio 1988, n. 458, ivi, 1988, I, 2192; in Consiglio Stato, 1990, I, 775 e 1242; T.A.R., Campania-Napoli, sez. IV, 4 giugno 1990, n. 199, in Foro amm., 1991, 155 ).
Dalla suddetta giurisprudenza chiaramente si evince che perfino nelle strutture sanitarie lo Psicoterapeuta è figura ben diversa dallo Psicologo e ambedue sono figure ben diverse dallo Psichiatra, nonostante la volontà di una equiparazione retributiva/economica fra queste figure. Le più recenti decisioni del Consiglio di Stato hanno peraltro concordemente ribadito che l’ equiparazione è da riconoscere “ esclusivamente per coloro che svolgono prestazioni direttamente connesse alla cura dei malati di mente negli ospedali psichiatrici o nei centri di igiene mentale “ ( sez. V, 23 aprile 1992, n. 524; 7 giugno 1993, n. 660; 1 settembre 1993, n. 877; 16 dicembre 1993, n. 1322, rispettivamente in Consiglio Stato, 1993, I, 552; 678; 1101; 1621 ).
● L’ excursus normativo finora svolto consente di pervenire ad alcune conclusioni, per comprendere appieno il contesto storico nel quale si è inserita la legge 18 febbraio 1989, n. 56 - "Ordinamento della Professione di Psicologo", che ha posto termine alla lunga fase di revisione legislativa della materia. Sia la legge n. 431/1968, che ha riservato allo psicologo funzioni e mansioni sicuramente non apicali, sia la legge n. 51571971, che ha equiparato il trattamento economico dei dipendenti, hanno pur sempre tenuto presente che la funzione del medico ( che diagnostica e cura ) e quella dello psicologo non sono equiparabili. TORNA AL SOMMARIO
Chi è e cosa fa lo Psicologo Dopo avere esaminato la situazione dal punto di vista formale e normativo, di cui sopra, addentriamoci adesso nella definizione e descrizione sostanziale di Psicologia, Psicoterapia e Psicoanalisi, per scoprire l'imbarazzante inconciliabilità delle descrizioni formali di queste figure, confrontate con la loro concreta formazione universitaria e post-universitaria.
L'incongruenza fondamentale anche se non l'unica, fra la "definizione formale dello Psicologo" e la "concreta identità sostanziale dello Psicologo" , venne partorita dalla politica italiana nel 2008, quando Psicologia divenne "formalmente" per decreto e sulla carta "attività sanitaria" per mezzo della approvazione del "Decreto Milleproroghe" il quale, al comma 2 dell'art. 24-sexies, stabilì che l'Ordine Nazionale degli Psicologi (gli Ordini sono enti pubblici sotto vigilanza dello Stato), passasse dalla vigilanza, che fino ad allora era stata da parte del Ministero della Giustizia, alla vigilanza da parte del Ministero della Salute. E così nel 2008 gli psicologi, che fino ad allora erano stati correttamente dei professionisti d'aiuto umanistici in modo coerente con il loro tipo di studi universitari, improvvisamente e con un colpo di "magia normativa", divennero, sulla carta e con semplice decreto, professionisti "sanitari" , senza però nulla cambiare nei programmi e nella formazione del loro curriculum universitario. Poi, nel 2016, il DDL Lorenzin,
"dulcis in fundo", ha ripetuto e ribadito quanto era già stato fatto nel 2008. Per correttezza occorre anche dire che tuttavia già ancora prima, nel 2002, lo Psicologo era stato inglobato nelle diverse attività sanitarie prima di allora chiamate "attività sanitarie ausiliarie" o "serventi" rispetto alla attività sanitaria medica. Infatti vi fu allora il
D.M. 17maggio2002 il quale consentì anche agli psicologi di iniziare a rilasciare ricevuta esente IVA, considerandola così una "ricevuta sanitaria" ai fini della detrazione fiscale, pur a fronte delle stesse prestazioni ritenute correttamente "non sanitarie" che per decenni fino ad allora erano state fatturate con IVA. Era anche accaduto qualche anno prima, nel 1999, a mezzo della LEGGE_42_1999, che si cessasse di "chiamare" quali "sanitari ausiliari" o "serventi" coloro che nelle strutture ospedaliere o cliniche, lavoravano in ausilio e supporto del medico (infermieri, tecnici odontoiatri, fisioterapisti, logopedisti, psicologi, ecc) e si iniziasse a "chiamarli" semplicemente "sanitari". Ma a prescindere da come queste figure professionali si chiamino sul piano teorico e formale, per effetto di leggi e decreti, la sostanza non cambia:
chi non ha formazione, preparazione e competenza medica non può curare nessuna patologia e nessuna malattia. Di conseguenza, nonostante le definizioni formali, continua ad essere vero che lo Psicologo e lo Psicoterapeuta con laurea in Psicologia, non hanno competenze per stabilire e applicare terapie sulle malattie di nessun genere. Lo Psicologo non ha formazione e competenza per svolgere attività sanitaria, nell'accezione medica del termine.
E inoltre, tendiamo a confondere lo Psicologo non solo con il Medico, ma anche con lo Psicoterapeuta. Abbiamo invece prima visto che Psicologo e Psicoterapeuta sono figure completamente distinte e diverse. Lo Psicologo infatti dopo la laurea ha a sua disposizione diverse qualificazioni possibili e non soltanto o principalmente quella di Psicologia Clinica. A differenza dello Psicoterapeuta, svolge spesso e principalmente attività come Psicologia del Lavoro, Psicologo funzionario negli uffici assunzione e selezione del personale, Psicologia Giuridica, Psicologia Scolastica, Psicologia della Coppia e della Famiglia, Psicologia dello Sport, Psicologia Sperimentale, Psicologia Sociale e delle Organizzazioni, Psicologia dell'Emergenza, Counseling e Consulenze in svariati settori. Siccome dal punto di vista di chi fa le leggi però non si distingue un tipo di Psicologo da un altro, noi ci chiediamo: questi Psicologi che non sono Psicologi Clinici e che applicano le specialistiche suddette che nulla hanno a che vedere con disturbi, patologie, diagnosi e terapia, in che senso e con quali specifiche tecniche svolgono... "attività sanitaria"? Vediamo allora cosa significa, sul piano sostanziale degli studi e della formazione, la presunzione che uno psicologo "svolga attività sanitaria". ▪
L’ art. 2 della citata legge n. 56/1989, rubricato “ Requisiti per l’ esercizio dell’ attività di psicologo “, dispone che
“ per esercitare la predetta professione di psicologo è necessario aver conseguito l’ abilitazione in psicologia mediante l’esame di Stato ed essere iscritto nell’ apposito albo professionale “. Psicologo è colui, sul piano "formale", che: si è laureato in psicologia; ha svolto e ha superato almeno
si è dovuto iscrivere e tesserare -senza diritto di scelta- all'Ordine degli psicologi e per potere lavorare applicando i titoli e le qualifiche già ottenute, deve -senza diritto di scelta- senza interruzioni pagare all'Ordine la quota annuale.
L’ art. 1 della legge 18 febbraio 1989, n. 56, recante norme in materia di ordinamento della professione di psicologo, tenta una definizione della relativa figura. La norma dispone che “ la professione di psicologo comprende l’ uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità; comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito “. Si tratta, all’ evidenza, di una tautologia, cioè di una non-definizione, giacchè la proposizione si risolve in un pleonasmo : la professione di psicologo “ è quella che si svolge in ambito psicologico “. E’ appena il caso di ricordare che la psicologia si è storicamente sviluppata dall’ età cosiddetta classica, quale branca della filosofia ( dominata dalle dottrine platoniche, aristoteliche e neoplatoniche ) a quella moderna ( nella quale, dalle dottrine di Cartesio, Kant, ecc. sulla psiche, si è passati alla psicologia empirica e sperimentale ). Inoltre, da un pò di tempo si parla anche di "terapie psicologiche" applicabili dallo Psicologo in quanto tale. Ma in cosa consiste questa "terapia psicologica" senza che essa sia Psicoterapia? Vediamo allora, dopo le formalità, alcuni aspetti SOSTANZIALI sulla formazione e sulle competenze dello Psicologo.
Lo Psicologo è figura debole sul piano sostanziale. Questo significa, sul piano sostanziale, che la sua identità e la specificazione dei confini che caratterizzano lo Psicologo, quando lo si vuole descrivere nella sostanza, nelle competenze e nelle tecniche, è vaga, equivocabile, facilmente confondibile con altre attività sorelle, quali filosofia, pedagogia, sociologia, counseling, assistente sociale, cooperante di assistenza e sostegno, ecc. Se si escludono i tests psicologici di esclusiva competenza dello psicologo e le certificazioni o relazioni peritali, inclusi i profili di personalità relazionati, tutto il resto che "fa" lo Psicologo è facilmente sovrapponibile a quello che fanno le altre figure professionali contigue. Quando infatti parliamo di "tipiche attività dello psicologo" quali
"l'analisi e la riflessione sulle situazioni", "la valutazione delle decisioni e delle scelte", "l'abilitazione e la riabilitazione", "la riflessione sui propri punti di vista che riguardino le situazioni" e altro ancora, ci accorgiamo che sono tutte attività relazionali tutt'altro che "tipiche" della psicologia. Infatti esse sono spesso oggetto di conversazioni comuni e ordinarie e anche di relazioni professionali parallele alla psicologia, come il counseling, la sociologia, la pedagogia, la condivisione con un sacerdote, ecc. Nonostante ciò, quando però queste attività comuni e largamente spalmate su diverse professioni e attività, pur con metodologie e tecniche diverse, le svolge lo Psicologo, allora vengono definite -e non si riesce a capire sulla base di che cosa- "attività sanitarie".
Negli ultimi anni la Psicologia si è adoperata molto per differenziarsi, sul piano formale, dalle altre professioni intellettuali di aiuto, facendosi definire "sanitaria", ma non riesce a spiegare che cosa sostanzialmente la renda davvero "sanitaria" e la identifichi come tale diversa dalle altre professioni di aiuto.
Legge 251 del 10 agosto 2000 disciplina le professioni sanitarie allocandole in quattro aree: Infermieristiche e Ostetriche - Riabilitative - Tecnico Sanitarie - Tecnico Profilattico. In ciascuna di queste categorie riscontriamo che sono individuabili criteri formativi, mansionari, protocolli e procedure tecniche ben identificabili e tali da poter distinguere una professione dall'altra. Ma la Psicologia non rientra in nessuna di queste categorie con la stessa robustezza sostanziale delle altre, perchè quando vuole definire "colloquio", "riabilitazione", "sostegno", "valutazione", l'unica tecnica quantificabile a sua disposizione sono i tests psicologici: il resto è affidato, per mezzo del dialogo e della parola, alla intuizione e creatività del singolo Psicologo, il quale, di conseguenza, deve innanzi tutto possedere una "personalità, un carattere ed una mente terapeutica" ed essere un "bravo artista". La Psicologia è fondamentalmente filosofia dell'Anima ed è un'Arte, lungi dall'essere una scienza sanitaria. La stessa parola Psicologia deriva dal greco Psyche (Anima).
Di conseguenza stiamo vedendo che, in soccorso e supplenza della sua "debolezza sostanziale", lo Psicologo, per tentare di differenziarsi dalle altre figure professionali contigue, è costretto a cercare "forza formale", cioè deve ricorrere alla astratta definizione tautologica che gli proviene da dettati di legge, decreti, pareri istituzionali e così via. ▪
Vediamo adesso l'Ordine degli Psicologi. Esso è un ente pubblico attorno al quale è stata costruita, dai primi anni '90 quando fu istituito, tutta l'impalcatura formale a sostegno teorico della debolezza sostanziale dello Psicologo.
Ricordiamo ancora una volta che in Italia lo Psicologo è tale non perchè si è laureato in psicologia, ha svolto almeno un anno di tirocinio e ha superato l'esame statale di abilitazione, ma lo è solo dopo essersi dovuto obbligatoriamente tesserare e
iscrivere all'Ordine degli Psicologi, facendo così apparentemente sembrare che l'Ordine degli Psicologi rappresenti una entità ancora più qualificante dell'Università e dello stesso Stato che ha già rilasciato il titolo di Laurea e il certificato di Abilitazione Professionale. Si rischia dunque seriamente che uno Psicologo venga ritenuto un professionista teoricamente valido e affidabile, per definizione burocratica e in seguito al tesseramento all'Ordine e non invece per merito dei suoi studi, perfezionamenti, specializzazioni, abilitazione professionale e principalmente per merito della sua esperienza complessiva come uomo, oltre che come psicologo. E prima di tutto per merito della sua specifica personalità, visto che psicologia e psicoterapia sono realtà che si svolgono essenzialmente sulla base della relazione in quanto persone e non certo in quanto "tecnici".
Ma non è affatto così. Lo Stato Italiano - a differenza di altri Paesi europei e occidentali dove i professionisti si collocano nel mondo del lavoro e nella gerarchia di riconoscimento del loro valore, per mezzo del sistema degli accreditamenti, che gli provengono innanzi tutto dai loro clienti che li riconoscono nei fatti più o meno validi e affidabili e dagli Istituti scientifici di appartenenza che li hanno formati e qualificati e non certo dalle istituzioni statali e governative - ha consegnato all'Ordine un abnorme potere burocratico. Tuttavia,
l'Ordine degli Psicologi non ha fra i suoi compiti quello di accertarsi con proprie procedure dirette, della abilità e competenze dei suoi iscritti, ma -ancora una volta nella burocratica Italia, sul piano formale- può solo garantire della loro regolarità documentale, possesso di laurea, titoli ecc., tutte cose, queste, che qualsiasi utente dello psicologo potrebbe constatare di diritto e personalmente, chiedendo al professionista, il quale è obbligato per legge a soddisfare la richiesta, di mostrare titoli, specializzazioni e qualificazioni, senza alcun bisogno dell'intermediazione di un costosissimo ente pubblico (l'Ordine degli Psicologi). Provate ad andare a vedere cosa scrivono gli Ordini degli Psicologi nei loro siti web: "L'Ordine è garanzia per gli utenti dello psicologo, perchè può garantire che il dato psicologo si attiene al codice deontologico". Secondo questa teoria formale, dunque, un utente dovrebbe sentirsi tranquillo di scegliere uno psicologo garantito dall'Ordine come "disciplinato", -ed essere disciplinati è certamente una buona cosa- come se questo potesse essere garanzia della sua efficacia e della sua capacità di fornire aiuto nel momento pratico e sostanziale del rapporto professionale! Ad esempio, nelle scuole, un alunno con un bel 10 e lode in condotta, potrebbe però avere voti molto bassi nelle altre materie e non risultare del tutto intelligente, anche se disciplinato.
§. LA FORMAZIONE SOSTANZIALE DELLO PSICOLOGO
Ma andiamo allora a vedere come stanno in concreto ed effettivamente sul piano sostanziale le cose, a proposito della formazione dello Psicologo.
Parlando di sostanza, concretezza e formazione, la domanda di base è la seguente:
In cosa consiste la formazione dello psicologo, concreta e sul campo, per potere seriamente dire che lo Psicologo è una figura "sanitaria" e sa fare "terapia"? Se guardiamo i programmi del Corso di Laurea in Psicologia, i testi di studio e l'organizzazione delle lezioni e della didattica fondata essenzialmente su teoria e nozioni, possiamo facilmente renderci conto che lo Psicologo non ha di fatto acquisito, nel suo corso di studi universitari, nessuna formazione sul campo che lo renda qualificato in diagnosi clinica e terapia delle malattie.
DEFINIZIONE SINTETICA DI DIAGNOSI E TERAPIA
per approfondire sulla Diagnosi, cliccare QUI Diagnosi clinica - [E' "diagnosi clinica" quella che viene effettuata in base all'anamnesi e all'esame dei reperti obbiettivi risultanti dall'indagine semiologica e strumentale, tale che conduca ad un inquadramento nosologico della malattia].
Terapia [E' "terapia" quella branca della medicina che si occupa dei metodi di cura delle malattie. Terapia è il trattamento sistematico di una malattia, insieme dei provvedimenti, delle medicine atti a migliorare lo stato di salute. La "malattia" è ciò che è stato accertato per mezzo della diagnosi clinica]. Occorre anche sottolineare che è talmente vaga e "volatile" la Psicologia, da consentire, a differenza delle lauree tecniche e scientifiche, da una città ad un'altra e da una Università all'altra, differenze di programmi e corsi di studi in Psicologia e organizzazione della didattica, veramente stupefacenti. Se andate a guardare, ad esempio, i programmi e l'organizzazione didattica del Corso di laurea in Psicologia a Padova o a Chieti, e poi li confrontate con Palermo, rimarrete increduli osservando programmi di studio, formazione e didattica talmente diversi. Se poi guardate il corso di Roma, troverete che hanno inventato un titolo: "Corso di Laurea in Medicina e Psicologia" e la prima cosa che vi viene in mente è che lì si svolgono seri studi integrati fra Medicina e Psicologia. Ma non è così: andate a guardare i programmi, le materie, i testi di studio e l'organizzazione della didattica e scoprirete che gli studenti di Medicina e quelli di Psicologia sono nettamente separati e percorrono due iter completamente diversi.
Allora, andiamo a guardare la struttura dei programmi del Corso di Laurea in Psicologia a prescindere dalla sede:
Semestri di pratica ospedaliera: assenza di pratica, durante la carriera universitaria, presso unità sanitarie pubbliche o private; In Psicologia si svolgono per lo più studi umanistici e comunque solo e del tutto teorici, con una didattica improntata sulla lettura di libri, memorizzazione di nozioni ed esami sulle teorie imparate a memoria;
Studi su anatomia, anatomia patologica, istologia, fisiologia, fisiologia patologica, biochimica e psiconeurofisiologia: assenza
di sisematici e approfonditi studi combinati con esperienze di laboratorio e pratiche sul campo; vengono fatti studiare esclusivamente accenni descrittivi anatomo-fisiologici;
Studio propedeutico di fisica, chimica, biologia e biochimica, istologia: assenza (per una seria e corretta comprensione della fisiologia e dell'anatomia del cervello e del sistema nervoso, è indispensabile avere prima studiato e approfondito fisica, chimica, biologia, biochimica e istologia/embriologia);
Studi e pratiche da laboratorio:
assenza (questi studi e pratiche servono per addestrarsi alla visualizzazione citologica e tissutale con uso del microscopio e avere almeno un'idea sperimentale anatomo-funzionale delle correlazioni cervello-mente);
Studi clinici e pratici su psiconeuroendocrinologia:
(questi studi servono per potere correlare e comprendere poi, nella loro professione, gli aspetti psicosomatici dei disturbi che le persone presenteranno allo psicologo-psicoterapeuta durante tutta la sua presunta
"carriera sanitaria" o di "terapeuta");
Studi clinici (quindi non solo teorici e nozionistici) di neuroanatomofisiologia normale e patologica: assenza
(questi studi servono per sapere poi identificare, durante la professione e sapere distinguere, le malattie mentali dalle più diffuse condizioni di disagio e disturbo psicologico che malattie non sono; agli studenti di psicologia, per esempio, fanno sostenere un esame titolato "psichiatria", che altro non è che la memorizzazione generica, soltanto su libro, della descrizione nosologica schematica di alcuni quadri sindromici della malattia mentale);
Frequentazione pratica di reparti clinici ospedalieri psichiatrici: assenza (questi studi e queste esperienze servono per potersi formare e addestrare nella pratica dell'osservazione diretta del malato, nella pratica della procedura anamnestica e diagnostica);
Studi sulle correlazioni psiconeuroendocrinologiche dei meccanismi di azione degli psicofarmaci: assenza
(in assenza di questi studi lo psicologo e lo psicoterapeuta-psicologo, nella sua professione, quando dovrà trattare una persona con disturbi, non sarà mai in grado di sapere concepire, anche se solo in una ipotesi teorica, l'opportunità o meno di abbinare al suo trattamento psicologico, una copertura psicofarmacologica (da proporre al medico), oppure non sarà mai in grado di sapere distinguere quali dei miglioramenti intervengono nel suo assistito grazie ai farmaci che sta assumendo e/o grazie al suo trattamento), con il rischio serio per la persona cliente dello psicologo, di false diagnosi e false prognosi; e le "false diagnosi" o le "false prognosi" possono indurre lo psicologo-psicoterapeuta al prolungamento di inutili e dispendiose cosiddette "terapie psicologiche" o a gravi sospensioni o conclusioni precoci, fuorviati dal miglioramento sintomatico della persona, però dovuto all'effetto transitorio degli psicofarmaci;
Studi clinici e differenziali di medicina psicosomatica applicata:
Semeiotica applicata e procedura pratica anamnestica:
(questi studi servono per saper fare poi prognosi, diagnosi differenziale e ipotesi terapeutica integrata con il medico);
E tutte queste sono solo alcune delle competenze e formazioni da possedere, quali premesse per potere poi pretendere di essere ritenuti "professionisti clinici e sanitari intesi come competenti diagnosti e terapeuti" e per sapere stabilire
terapia- o quanto meno sapere elaborare un sospetto diagnostico differenziale, da proporre al medico. Tanto per fare un esempio, fra i tanti casi che si presentano nella pratica professionale allo psicologo, cito quello dove è presente una possibile malattia tiroidea, endocrina o neurologica, in caso di una sindrome depressiva che spesso appare simile sia nelle etiopatogenesi organiche, che francamente psicogene. A fronte di casi clinici come questo lo Psicologo o lo Psicoterapeuta Psicologo sono completamente impreparati a diagnosticare e a decidere piani terapeutici integrati.
Questa è la formazione dello Psicologo, descritta nella sostanza, in aperto conflitto con le varie definizioni teoriche e formali, che invece lo descrivono come "figura sanitaria" e "terapeuta".
Credo, allora, che sia ragionevole chiedersi:
Data l'evidenza di questo tipo di preparazione universitaria, sulla base di cosa può dirsi che uno Psicologo sia in grado di svolgere "attività clinica e sanitaria", e cioè fare
"diagnosi clinica" e fare "terapia", nel senso di "curare malattie"? - Con questo tipo di preparazione, in che cosa si distingue -nella sostanza e nella pratica- l'attività dello psicologo dalle altre attività professionali intellettuali di aiuto alla Persona, egualmente caratterizzate da studi e formazioni teoriche e non cliniche applicate?
Basta al cittadino sapere che un laureato in psicologia sia iscritto ad un Ordine, per avere garanzia di qualche sua competenza sanitaria? - L' Ordine degli Psicologi - il quale in Italia è stato collocato dalla politica e dalla burocrazia in una posizione dominante, assoluta e discriminante per l'esercizio della professione, paradossalmente superando in importanza il possesso di Laurea+Tirocinio+Esami di Abilitazione Statale - è però in realtà qualificato e preposto a verificare la reale competenza clinica e professionale di uno psicologo ed è in grado di fornire garanzia al cittadino, che i suoi iscritti posseggano reale competenza ed abilità? La risposta è: NO. Il ruolo dell'Ordine, infatti, non è quello di formare gli psicologi e nemmeno quello di verificare e garantire la loro reale competenza, ma può garantire la loro regolarità documentale.
Cosa, allora, sa fare lo Psicologo in, in modo coerente con la sostanza della sua formazione?
Lo Psicologo è una utilissima figura professionale che ha studiato per svolgere una preziosissima attività intellettuale, non sanitaria, di aiuto alle persone (in contraddizione sostanziale con la descrizione che se ne fa sul piano formale), in molti campi del privato e del sociale.
Lo Psicologo esercita le sue conoscenze teoriche, applicandole anche per mezzo della sensibilità umana che si prevede abbia raffinato frequentando seminari, workshops, intensivi esperenziali e simili, lavorando su se stesso e sapendosi mettere in discussione e in analisi in prima persona.
Lo Psicologo esercita le sue conoscenze teoriche (che pian piano col passare degli anni e a costo di molto sudore e molti rischi anche da parte degli utenti dei primi anni di professione, diverranno anche pratiche), sul funzionamento della mente umana nei confronti di se stessa e nei confronti della mente degli altri e della realtà. Lo Psicologo può fornire molto sostegno, guida, accompagnamento, aiuto a riformulare gli schemi mentali di decodificazione della realtà.
Lo Psicologo può aiutare ad avviarsi verso nuove decisioni e scelte, adeguate e armoniose. Lo Psicologo fornisce sostegno, consolazione, compagnia professionale.
Lo Psicologo non ha studiato per acquisire cultura e formazione biologica, medica, clinica e sanitaria, ma ha studiato e si è formato per eseguire un'Arte, non un'attività sanitaria clinica, ma una Arte Maiuscola, che è quella di mettersi a disposizione con la sua Anima prima che con la sua mente. Lo Psicologo e la Psicologia sono nati liberi e sono liberi per loro stessa natura e nella libertà, poichè la Psicologia deve reinventarsi continuamente non essendo una scienza esatta o tecnica e nemmeno una scienza biologica, sono creativi e di grande aiuto. (La Psicologia ha una struttura scientifica soltanto nella sua versione sperimentale: cioè nel momento dell'applicazione dei protocolli di ricerca, quando elabora ipotesi, teorie, metodologie scientifiche di ricerca e di verifica e lo è proprio perchè nella versione sperimentale la Psicologia può avvalersi di solide scienze, quali la Statistica, la Fisica, la Biologia e la Chimica).
Ma a me, che, data la mia età ed esperienza anche professionale, data la mia formazione sia psicologica che medica, ho vivida nella mia memoria la Psicoanalisi e la Psicologia degli anni '70 e '80, sembra invece che si sia voluto strozzare e costringere la Psicologia e lo Psicologo nella strettoia della presunta attività sanitaria e dal mio personale punto di vista, questo a partire dal complesso di inferiorità storica degli psicologi nei confronti dei medici. Basti vedere ancora oggi, nel 2016, come tutti gli organismi di Psicologia gioiscono e acclamano il cosiddetto DDL Lorenzin, come se questa politica avesse fatto una gran cosa per Psicologia. Sembra davvero che gli Psicologi non si rendano conto che man mano che la burocrazia li fagocita nel sistema e li maschera da sanitari, sempre più perdono di identità e scompaiono. Perchè a meno che Psicologia non si dovesse assimilare sin dall'università a Medicina, così restando le cose Psicologia evidenzierà sempre più che non può essere un surrogato della Psichiatria, oppure una versione deformata del Counseling o della Filosofia o dell'attività pastorale del Buon Sacerdote. Credo proprio che la Lorenzin col suo DDL ha affossato ancora di più Psicologia. Altro che festeggiare!
Capisco che in quegli anni '60 fino a '80 si voleva aiutare quei "sedicenti psicologi" che lavoravano nelle strutture pubbliche -erano pochi, la maggior parte laureati in filosofia, pedagogia, lettere e simili ed erano molto snobbati e strapazzati- e si voleva fare cessare la vergogna del fatto che talvolta il loro compito mal si distingueva da quello degli infermieri, degli inservienti e di coloro che andavano a prendere il caffè per portarlo allo psichiatra di turno. Certo, è comprensibile e anche compassionevole. Ma è mia personale opinione, maturata proprio perchè per tanti anni ho lavorato da Psicologo, che, volendo atteggiarsi a "sanitari", gli psicologi non hanno ottenuto altro che evidenziare l'ignoranza clinica e sanitaria ereditata dal loro corso di studi universitari e hanno smarrito la loro vera identità intellettuale di professionisti umanistici liberi, creativi e incontrollabili, e principalmente avrebbero dovuto restare fuori dalla pubblica sanità, dalla burocrazia e dall'apparato statale. E gli Psicologi avrebbero dovuto evitare di confondersi con gli Psicoterapeuti e gli Psicoanalisti, che sono tutt'altra cosa. La Psicologia, nella sua eterna fatica di cercare di spiegare a se stessa e agli altri del perchè si abbia bisogno di essa e sia necessario che essa esista e nella sua incorreggibile debolezza di identità, ha nel suo Karma il destino di dover avere sempre dei concorrenti con cui combattere: ieri di più i medici e gli psichiatri e oggi di più i Counselors e figure analoghe. E da Psicologo, lo dico con profondo dispiacere. Per non parlare, poi, dell'inflazione di decine di migliaia di laureati in psicologia, negli ultimi tempi. Oggi gli Psicologi sono sfornati a migliaia dalle università e sono diventati così tanti da averne uno ogni due metri in ogni strada e in ogni condominio, con il risultato, per questa moltitudine di neo laureati, di incontrare enormi difficoltà di lavoro, specialmente perchè molti di loro pretendono di fare "attività sanitaria", affascinati dall'illusione di essere diventati dei "dottori sanitari", solo perchè si sono laureati in psicologia, illusi di avere così imboccato una comoda scorciatoia universitaria, al posto di Medicina e Psichiatria.
Un severissimo numero chiuso all'Università
Abolizione della burocrazia e del soffocamento normativo su studenti e professionisti, per ossigenare la libertà di intraprendere e lavorare In sintesi: la Psicologia e la professione di Psicologo, hanno bisogno di tornare ad essere libera, per rifiorire, reinventarsi, produrre progresso e lavoro nella libera iniziativa di ciascun Psicologo, se non vuole morire soffocata e senza identità. Occorre lasciare gli Psicologi liberi di creare il loro lavoro, ciascuno secondo le proprie autentiche intelligenze e abilità. La Psicologia ha bisogno di "selezione naturale" e non di quella attuale dei baronati, delle corporazioni, della politica e della burocrazia. Ma prima di tutto ha bisogno di una urgente riqualificazione e specializzazione scientifica seria, nell'Università e nelle Scuole di Specializzazione post-universitarie.
Sostanzialmente, dunque, non certo l'attività dello psicologo può essere seriamente ritenuta una attività sanitaria -dovendosi intendere quale attività clinica sanitaria primaria, come è per il medico, quella che possiede scienza di diagnosi clinica, riconoscimento della malattia e scienza e competenza di organizzazione della terapia, altrimenti si dovrebbe parlare di attività sanitaria servente, come è per l'infermiere, il farmacista, il fisioterapista e altri professionisti di supporto al medico- ma forse e non sempre, soltanto quella dello psicoterapeuta e sempre che egli sia affiancato e confermato, nel momento della diagnosi e della terapia, da un medico o meglio da uno psichiatra, così come avviene nelle strutture pubbliche. Nel chiuso del proprio studio privato lo psicologo semplice o lo psicoterapeuta-psicologo, senza affiancamento del medico-psichiatra, da solo difficilmente possiamo dire che è formato, qualificato e in grado di svolgere quella che chiamiamo attività sanitaria, che si fonda sul saper fare diagnosi clinica e terapia. E questo già vale per lo Psicoterapeuta. Figuriamoci per lo Psicologo, il quale è ben altra figura digiuna e disinformata sulla pratica clinica.
"Diagnosi" (vedere qui cosa è la Diagnosi), che è una delle attività dello Psicologo nominate nella legge 56/89 a lui dedicata, è doveroso distinguere la psico-diagnosi testologica, che è l'unica che può fare lo psicologo, dalla diagnosi clinica che invece compete al medico-psichiatra. La "diagnosi" che fa lo psicologo, altro non è che quella che deriva dal colloquio e dall'osservazione del suo cliente, dalla somministrazione e sviluppo di tests e questionari psicologici, che conducono a probabilità sindromiche ricavate dalla struttura statistica del test. I risultati del test psicologico sono equivalenti ai risultati cui giunge un radiologo o un ecografo, ad esempio. Ma sulla base delle radiografie o ecografie, solo il medico specialista poi farà diagnosi clinica. Lo stesso vale per lo psicologo e i suoi tests: i risultati del test vanno consegnati allo psichiatra come delle radiografie o ecografie, affinchè il medico li usi, insieme ad altri dati anamnestici e semiologici di esclusiva competenza dello psichiatra, per fare la vera diagnosi clinica e stabilire la terapia, inclusa l'indicazione di psicoterapia. E lo psicoterapeuta (mai lo psicologo che non può fare nessuna terapia), durante la psicoterapia, deve episodicamente ricorrere alla supervisione dello psichiatra, nell'interesse della salute del paziente, perchè nemmeno lo psicoterapeuta è autonomo di fronte alla malattia.
Dunque lo Psicologo è formato per fare psicodiagnosi (per mezzo di tests, reattivi, questionari, colloqui e osservazione) ma non è formato per fare diagnosi clinica (per mezzo di anamnesi, semeiotica, procedure diagnostiche differenziali e prognosi) e non è formato per somministrare nessuna terapia, (poichè la terapia, mirata a guarire malattie, può essere solo conseguenza di una corretta diagnosi clinica ed è quindi di esclusiva pertinenza medica). Lo Psicologo non è nemmeno Psicoterapeuta.
Lo Psicoterapeuta può fare "terapia", ma deve essere affiancato dal medico-psichiatra, il quale è l'unico specialista in grado di stabilire "quale cura per quale malattia".
Counselor Analista Transazionale
Libertà di Psicologia: Costituzione e incostituzionalità (G.B. Contri)
Suggerisco i seguenti video/audio: Intervista rilasciata dal Dott. Renzo Zambello:
"Cosa è e cosa fa il Counseling":

References: art. 2229
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 art. 3
 sentenza 
 art. 2
 art. 1