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Timestamp: 2020-07-10 00:38:37+00:00

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Art. 2381 codice civile - Presidente, comitato esecutivo e amministratori delegati - Brocardi.it
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Articolo 2381 Codice civile
Presidente, comitato esecutivo e amministratori delegati
Dispositivo dell'art. 2381 Codice civile
Salvo diversa previsione dello statuto, il presidente convoca il consiglio di amministrazione, ne fissa l'ordine del giorno, ne coordina i lavori e provvede affinché adeguate informazioni sulle materie iscritte all'ordine del giorno vengano fornite a tutti i consiglieri.
Se lo statuto o l'assemblea lo consentono, il consiglio di amministrazione [2388, 2392, 2446] può delegare proprie attribuzioni ad un comitato esecutivo composto da alcuni dei suoi componenti, o ad uno o più dei suoi componenti.
Il consiglio di amministrazione determina il contenuto, i limiti e le eventuali modalità di esercizio della delega [2405, 2421, n. 6]; può sempre impartire direttive agli organi delegati e avocare a sé operazioni rientranti nella delega. Sulla base delle informazioni ricevute valuta l'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società; quando elaborati, esamina i piani strategici, industriali e finanziari della società; valuta, sulla base della relazione degli organi delegati, il generale andamento della gestione.
Non possono essere delegate le attribuzioni indicate negli articoli 2420 ter, 2423, 2443, 2446, 2447, 2501 ter e 2506 bis.
Gli organi delegati curano che l'assetto organizzativo, amministrativo e contabile sia adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa e riferiscono al consiglio di amministrazione e al collegio sindacale, con la periodicità fissata dallo statuto e in ogni caso almeno ogni sei mesi, sul generale andamento della gestione e sulla sua prevedibile evoluzione nonché sulle operazioni di maggior rilievo, per le loro dimensioni o caratteristiche, effettuate dalla società e dalle sue controllate.
Gli amministratori sono tenuti ad agire in modo informato; ciascun amministratore può chiedere agli organi delegati che in consiglio siano fornite informazioni relative alla gestione della società.
Al fine di garantire il valore della trasparenza nella gestione delle società, è previsto un ampio e periodico obbligo informativo degli organi delegati al consiglio di amministrazione e al collegio sindacale sulle operazioni più rilevanti per dimensioni o caratteristiche ed esteso anche alla gestione delle controllate.
Gli amministratori devono agire in modo informato ed hanno un diritto individuale all'informazione cui gli organi delegati devono far fronte riferendo al consiglio. La disciplina introdotta dalla riforma in tema di circolazione delle informazioni sulla gestione consente di attribuire maggiore efficacia alle riunioni e deliberazioni del consiglio, che, come si è visto, può impartire direttive agli organi delegati e avocare a sé operazioni già rientranti nella delega.
Spiegazione dell'art. 2381 Codice civile
La norma attribuisce al Presidente la funzione ordinatoria di regolare il consiglio di amministrazione. Scopo della funzione è che le riunioni risultino ordinate e adottino decisioni individuabili come volontà collegiale.
Inoltre il Presidente provvede affinché tutti i consiglieri e i sindaci ricevano adeguate informazioni sulle materie all'ordine del giorno.
Il Presidente ha natura di organo necessario alla società.
La norma prevede il potere degli amministratori di creare organi delegati la cui istituzione ha lo scopo di semplificare le regole organizzative della stessa riducendo il numero degli amministratori, che provvedono alle funzioni coperte con delega. Tale potere dipende da una previsione statutaria o da una delibera assembleare.
Il conferimento di poteri delegati consiste in una fattispecie a formazione progressiva composta di autorizzazione (statutaria o assembleare) alla delega, delibera consiliare di delega che costituisce l'organo delegato e nomina i titolari, accettazione della carica.
Il comitato esecutivo è un organo a cui viene delegata la funzione amministrativa, che ha struttura collegiale alla pari del consiglio di amministrazione.
Chi ha il potere di conferire la delega ha anche il potere di revoca.
Il consiglio di amministrazione può revocare la delega in ogni momento, anche implicitamente.
I limiti della delega sono individuati dal comma 4.
Relativamente all'avocazione, è un principio secondo cui il consiglio possa mantenere una competenza concorrente rispetto agli organi delegati. In tal modo il consiglio può in ogni momento avocare a sé una determinata decisione.
I membri del C.d.A. hanno il dovere di vigilanza sugli organi delegati sia in via preventiva che in via successiva e riparatoria.
Gli organi delegati sono tenuti agli obblighi individuati dal 5° comma. Il loro compito principale è quello di porre in essere un'efficiente organizzazione dell'impresa.
Gli organi delegati hanno il dovere di informare il consiglio per mantenerlo al centro della gestione sociale.
Il dovere degli amministratori di agire in modo informato si estrinseca nel motivare analiticamente le proprie decisioni.
6 Il consiglio di amministrazione e la circolazione delle informazioni L'amministrazione della società continua a poter essere affidata ad un amministratore unico oppure ad un consiglio di amministrazione. In quest'ultimo caso il maggior "costo" della collegialità è compensato da un'effettiva partecipazione di tutti i consiglieri alla gestione della società. A tale fine sono state aumentate le attribuzioni non delegabili (art. 2381 del c.c., terzo e quarto comma); è stato previsto un ampio e periodico obbligo informativo degli organi delegati al consiglio e al collegio sindacale sulle operazioni più rilevanti per dimensioni o caratteristiche (anche qualitative, quali ad esempio operazioni atipiche, inusuali o compiute o deliberate da amministratori interessati), ed esteso anche alla gestione delle controllate (art. 2381, quinto comma); e si è disposto che gli amministratori debbano agire in modo informato ed abbiano correlativamente un diritto individuale all'informazione cui gli organi delegati devono far fronte riferendo al consiglio (art. 2381, ultimo comma). Si è anche precisato nell'art. 2389 del c.c. che è possibile attribuire agli amministratori, a titolo di compenso, il diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura emissione; in tal modo si è confermata la diffusa pratica delle stock-options con la cautela, però, non essendosi modificato l'ultimo comma dell'art. 2441 del c.c., che deliberazioni assembleari in tal senso richiederanno in ogni caso una congrua motivazione alla luce dell'interesse sociale richiamato dal quinto comma del medesimo articolo, e l'applicazione pertanto delle maggioranze rafforzate ivi richieste. Un'informativa dettagliata è stata poi prevista, come si vedrà, per le operazioni relativamente alle quali un amministratore abbia - per conto proprio o di terzi - un interesse, anche se coincidente con quello della società (art. 2391 del c.c., primo comma). L'ampia circolazione delle informazioni sulla gestione, con particolare trasparenza sulle operazioni relativamente alle quali gli amministratori possano, anche per conto terzi, avere un interesse, tende da un lato a rendere efficaci ed utili le riunioni e le deliberazioni del consiglio (che può impartire direttive agli organi delegati e avocare a sé operazioni rientranti nella delega: art. 2381, terzo comma) e, d'altro lato, a definire un'articolazione interna del consiglio e del suo funzionamento in cui i rispettivi poteri e doveri del consiglio e degli organi delegati siano delineati con precisione, in modo che anche le rispettive responsabilità possano essere rigorosamente definite.
6 Responsabilità Nell'adempimento dei doveri imposti dalla legge o dallo statuto gli amministratori devono usare la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico: il che non significa che gli amministratori debbano necessariamente essere periti in contabilità, in materia finanziaria, e in ogni settore della gestione e dell'amministrazione dell'impresa sociale, ma significa che le loro scelte devono essere informate e meditate, basate sulle rispettive conoscenze e frutto di un rischio calcolato, e non di irresponsabile o negligente improvvisazione. E' stata conservata la responsabilità solidale di amministratori, sindaci e revisori contabili per i danni conseguenti alle violazioni rispettivamente imputabili, salva comunque la possibilità di provare - trattandosi di responsabilità per colpa e per fatto proprio - di essere immuni da colpa (v. art. 2392 del c.c., ultimo comma; art. 2407 del c.c., secondo comma, e art. 2409 sexies, primo comma). La posizione di ciascuno dei vari soggetti solidalmente responsabili va valutata distintamente, in relazione alle circostanze di ogni singolo caso e ai diversi obblighi che fanno loro capo. Così, per assicurare che la società abbia un "assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alla dimensione dell'impresa", gli organi delegati devono "curarne" l'adeguatezza (art. 2381 del c.c., quinto comma); il consiglio e i deleganti devono "valutarne" l'adeguatezza sulla base delle informazioni ricevute (art. 2381, terzo comma); e il collegio sindacale deve "vigilare" sulla permanente sussistenza di tale adeguatezza e sul suo corretto concreto funzionamento (art. 2403 del c.c., primo comma). La eliminazione dal precedente secondo comma dell'art. 2392 dell'obbligo di vigilanza sul generale andamento della gestione, sostituita da specifici obblighi ben individuati (v. in particolare gli artt. 2381 e 2391), tende, pur conservando la responsabilità solidale, ad evitare sue indebite estensioni che, soprattutto nell'esperienza delle azioni esperite da procedure concorsuali, finiva per trasformarla in una responsabilità sostanzialmente oggettiva, allontanando le persone più consapevoli dall'accettare o mantenere incarichi in società o in situazioni in cui il rischio di una procedura concorsuale le esponeva a responsabilità praticamente inevitabili. Si tratta di un chiarimento interpretativo di notevole rilevanza, avuto riguardo alle incertezze dell'attuale prevalente giurisprudenza.
relative all'articolo 2381 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 2381 Codice civile - Presidente, comitato esecutivo e amministratori delegati | Quesito Q201820618
Romolo D. chiede
venerdì 23/02/2018 - Emilia-Romagna
“In una società a responsabilità limitata, con CDA, dove il Presidente non ha deleghe, l’amministratore Delegato invece ha tutte le deleghe per l’ordinaria e la straordinaria amministraIone, chi è “ Il legale rappresentante della Società “
Consulenza legale i 02/03/2018
La rappresentanza è il potere di agire in nome e per conto della società manifestandone ai terzi la volontà. Nella prassi statutaria è chiamata “rappresentanza legale” perché è una caratteristica necessaria dell’attività di amministrazione.
Mentre nelle società per azioni (art. 2384 c.c.) il potere di rappresentanza può derivare sia dall’atto costitutivo che da una delibera di nomina, nella società a responsabilità limitata il potere di rappresentanza deriva ex lege dall’attribuzione del potere di gestione.
Vale a dire – più semplicemente - che, mentre nella spa è l’atto costitutivo che deve indicare a quali amministratori è affidata la rappresentanza, nella s.r.l. - ai sensi dell’art. 2475 bis- ogni amministratore è di diritto rappresentante, salvo diversa previsione dell’atto costitutivo.
La regola generale in tema di rappresentanza legale delle società con organo di amministrazione pluripersonale è quella per cui, di norma, essa spetta a tutti i consiglieri.
Tuttavia, è fatta salva la diversa disposizione dello statuto, che può attribuire la rappresentanza solo ad alcuni di essi, come il Presidente o l’Amministratore Delegato.
Anche per le s.r.l., sempre salva diversa previsione dello statuto, si ritiene sia applicabile – per rinvio ed analogia – l’art. 2381 c.c. che riguarda il Presidente e gli amministratori delegati delle s.p.a..
La figura del Presidente ha lo scopo di regolare in modo ordinato il funzionamento del Consiglio: egli si assicura che le riunioni risultino ordinate e che esprimano decisioni individuabili come volontà collegiale. Anche se di frequente accade, non è tuttavia scontato che il Presidente abbia la rappresentanza legale della società: tutto dipende – come già detto - dallo statuto.
Gli amministratori delegati non sono invece che componenti del CdA cui sono stati conferiti particolari poteri, per lo più gestori.
Dalla disciplina normativa si evince, in buona sostanza, come non sia tanto la carica in sé a rilevare per l’individuazione del soggetto che ha la rappresentanza legale, quanto piuttosto il contenuto dei poteri che gli sono attribuiti dallo statuto.
Per tornare al quesito, di conseguenza, non rileva tanto il fatto che il Presidente sia o meno munito di deleghe, quanto piuttosto quale sia il suo ruolo in base allo statuto e al contempo quale sia il contenuto di queste deleghe.
Normalmente, se non sono stabilite particolari limitazioni, la delega deve intendersi comprensiva di tutti i poteri, compresa la cosiddetta rappresentanza legale (anche processuale) della società.
Da quel che si può intuire dalla lettura del quesito, le deleghe conferite agli amministratori dal CdA sono generali ed omnicomprensive, riguardando le stesse tutti i poteri sia di ordinaria che di straordinaria amministrazione. Se dunque non è indicato diversamente nello statuto, è legittimo ritenere che la rappresentanza legale spetti a questi ultimi e non al Presidente, alla cui carica e figura, come è già stato detto, non inerisce automaticamente la rappresentanza legale.
La Cassazione in materia ha precisato: “In tema di società a responsabilità limitata (…), la previsione statutaria che consenta al consiglio di amministrazione, senza escluderne la concorrente legittimazione, la delega delle proprie attribuzioni ai singoli consiglieri, con esercizio disgiunto dei poteri, non contrasta con l'art. 2475, comma 3, c.c., che non impone - ad eccezione dell'ultimo comma - il principio di collegialità, considerato il carattere suppletivo delle disposizioni in questione rispetto all'atto costitutivo, sicché risulta legittima la delega generale ad un singolo consigliere dell'esercizio dei poteri gestionali, con conseguente attribuzione al medesimo del potere di rappresentanza negoziale e processuale della società.” (Cass. civ. Sez. V, 07/12/2016, n. 25085).
Per concludere e rispondere al quesito, dunque, ad avviso di chi scrive – fermo restando che è opportuno e fondamentale visionare prima il contenuto dello statuto della società – parrebbe doversi ritenere che nel caso di specie la rappresentanza legale spetti agli amministratori delegati.
Norma di riferimento: Articolo 2381 Codice civile - Presidente, comitato esecutivo e amministratori delegati | Quesito Q201820264
PIERO N. chiede
mercoledì 03/01/2018 - Piemonte
allego allemail sotto alcune pagine dello statuto di una spa
come si vede il presidente ha poteri disgiunti
se il presidente fa sostituire le finestre e verniciare le persiane in una villa di proprietà della spa
deve poi comunicarlo al consiglio di amministrazione ?
se si deve essere redato un verbale ? .
ho mandato documenti tramite email sotto”
Consulenza legale i 12/01/2018
L’amministrazione e la gestione di una società di capitali può essere esercitata secondo diversi sistemi:
1) è possibile che l’Assemblea nomini un Amministratore Unico in grado di assumere le decisioni inerenti la gestione;
2) oppure può essere nominato un Consiglio di Amministrazione il quale a sua volta può delegare il compimento degli atti ad un comitato esecutivo oppure ad un Amministratore unico.
Dall’analisi dello Statuto, sembrerebbe che la Società abbia scelto di attribuire la gestione dell’attività d’azienda al Consiglio di Amministrazione, il quale a sua volta ha deciso di delegare determinate operazioni ad uno dei consiglieri.
Per quel che ivi interessa dalla lettura dei documenti allegatici è evidente che la fornitura e la posa in opera di nuovi serramenti, così come la loro verniciatura, rientra tra le attività che il Consiglio ha delegato all’Amministratore, avendogli esplicitamente attribuito il potere di "sottoscrivere, modificare e risolvere contratti di acquisti di beni e servizi" ed il potere di "sottoscrivere, modificare e risolvere contratti di manutenzione ecc.”.
Si noti che in siffatta dizione è inclusa altresì l'attribuzione del potere di rappresentanza e cioè, non solo il potere di decidere sul da farsi, ma anche di agire in nome e per conto della società per la conclusione dei suddetti contratti.
La delega delle funzioni di gestione rende più snello il suo esercizio in quanto il delegato può operare in maniera più agevole prendendo in maniera autonoma le decisioni, fermo il potere del Consiglio di impartire direttive, avocare a sé la questione e revocare i poteri attribuiti.
Tuttavia è vero altresì che il Consiglio conserva un obbligo di vigilare sull’attività dei delegati o del delegato e per questo l’art. 2381 c.c. prevede che questi ultimi riferiscano periodicamente sul generale andamento della gestione.
Occorre sottolineare, tuttavia, che l’art. 2381 c.c. prevede che i delegati “riferiscono al consiglio di amministrazione e al collegio sindacale, con la periodicità fissata dallo statuto e in ogni caso almeno ogni sei mesi, sul generale andamento della gestione e sulla sua prevedibile evoluzione nonché sulle operazioni di maggior rilievo, per le loro dimensioni o caratteristiche, effettuate dalla società e dalle sue controllate” ma non è previsto un generalizzato obbligo di riferire su ogni singola operazione compiuta.
Dunque non sussiste un obbligo di legge di riferire al Consiglio circa il compimento di ogni singolo atto gestorio, operazione che peraltro ritarderebbe e renderebbe meno agevole qualsivoglia attività, né tantomeno sussiste l'obbligo di redigere un verbale per le attività poste in essere, ma potrebbe semmai sussistere uno specifico obbligo che derivi dallo Statuto o da altro atto deliberato dalla Società.

References: Articolo 2381

Articolo 2381
 art. 2381
 art. 2392
 art. 2407
 art. 2409
 Articolo 2381
 Articolo 2381