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Timestamp: 2016-12-10 14:34:51+00:00

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Art. 44 codice civile - Trasferimento della residenza e del domicilio - Brocardi.it
Articolo 44Codice Civile
Dispositivo dell'art. 44 Codice Civile
Il trasferimento della residenza non può essere opposto ai terzi di buona fede, se non è stato denunciato nei modi prescritti dalla legge [31 disp. att.] (1) .
Quando una persona ha nel medesimo luogo il domicilio e la residenza e trasferisce questa altrove, di fronte ai terzi di buona fede si considera trasferito pure il domicilio, se non si è fatta una diversa dichiarazione nell'atto in cui è stato denunciato il trasferimento della residenza (2).
Per rendere conoscibile ai terzi il trasferimento della residenza si rende necessaria una denuncia redatta mediante doppia dichiarazione fatta al Comune che si abbandona e a quello dove si fissa la dimora abituale (è questa la forma di pubblicità completa che l'interessato dovrà esperire, al fine di tutela dei terzi di buona fede). Per una completa disamina della normativa in oggetto, si cfr. d.P.R. 30 maggio 1989, n. 223 (Nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente) e L. 1 dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), in particolare l'art. 6 co. 12.
Il domicilio "viaggia" con la residenza: qualora questa venga trasferita, e non sia compiuta diversa dichiarazione di elezione di domicilio altrove, vige il generale valore presuntivo delle risultanze anagrafiche. Detta presunzione non opera quando il trasferimento avvenga senza alcuna delle formalità previste dall'art. 31 disp. att. c.c., o con il trasferimento all'estero.
Il domicilio si cambia nella realtà e di fatto, non con una pura e semplice dichiarazione
66L'art. 44 riguarda il trasferimento della residenza e del domicilio. Va osservato che in astratto il problema del trasferimento della residenza e del domicilio non presenterebbe gravi difficoltà, perché tale trasferimento dipende non già da una manifestazione di volontà del soggetto, bensì dall'obbiettivo verificarsi di un determinato stato di fatto. Ma in pratica è necessario tener presente che il problema della prova del trasferimento del domicilio e della residenza ha per i terzi notevole importanza, perché la loro buona fede potrebbe essere sorpresa da trasferimenti che facilmente resterebbero occulti, in difetto di un adeguato sistema di pubblicità. Dal punto di vista legislativo è dunque opportuno un regolamento di questa materia allo scopo di raggiungere questa limitata finalità: rendere inopponibile ai terzi di buona fede un trasferimento di residenza o di domicilio, se esso non è accompagnato da una dichiarazione del soggetto resa pubblica. In questi termini il problema è risolto per la residenza dal primo comma dell'art. 44, disponendosi che il trasferimento della residenza, ai fini dell'opponibilità ai terzi di buona fede, deve essere denunciato nei modi prescritti dalla legge (la norma è integrata dalle disposizioni di attuazione del codice, dove si prescrive il sistema della doppia dichiarazione fatta al comune che si abbandona e al comune nel quale s'intende fissare la nuova dimora abituale). Per il trasferimento del domicilio non poteva seguirsi il medesimo sistema, dato che manca legislativamente il mezzo tecnico per predisporre un sistema di pubblicità. Si è creduto perciò di provvedere all'ipotesi che è praticamente più frequente, in cui una persona abbia nel medesimo luogo il domicilio e la residenza, disponendo che, ove quest'ultima venga trasferita in guisa che il trasferimento sia opponibile ai terzi, si intende, sempre nei confronti dei terzi di buona fede, trasferito pure il domicilio. Questa presunzione legale, per vero corrispondente alla maggior parte dei casi, può essere distrutta solo se la persona, quando denuncia il trasferimento della residenza, espressamente dichiara di conservare il domicilio precedente. Non v'è dubbio che tale disposizione non è una logica conseguenza del concetto di domicilio, ma non bisogna d'altra parte dimenticare che essa ha una funzione meramente probatoria e non sostanziale e tende solo ad agevolare la condizione dei terzi di buona fede.
Cass. n. 21370/2011
Il domicilio individua il luogo ove la persona ha stabilito il centro principale dei propri affari e interessi, sicchè riguarda la generalità dei rapporti del soggetto, non solo economici, ma anche morali, sociali e familiari. Affinché possa ritenersi verificato un trasferimento di domicilio, pertanto, debbono risultare inequivocabilmente accertati sia il concreto spostamento da un luogo all'altro del centro di riferimento del complesso dei rapporti della persona, sia l'effettiva volontà d'operarlo, a prescindere dalla dimora o dall'effettiva presenza in quel determinato luogo. Ne consegue che il ricovero in una casa di cura o di riposo non implica, necessariamente, anche il trasferimento del domicilio in detto luogo, in quanto il ricovero può avere carattere temporaneo e/o comunque non continuativo, ben potendo la persona, per più o meno brevi periodi, riportarsi nel luogo lasciato e, soprattutto, voler ivi comunque conservare, per intuibili motivi morali e materiali, il centro principale dei propri rapporti.
Cass. n. 21916/2006
In base al combinato disposto degli artt. 31 disp. att. c.c. e 44 c.c., ai fini dell'opponibilità ai terzi di buona fede del trasferimento di residenza di una persona fisica è necessaria la denuncia di quest'ultima sia al comune di provenienza che a quello di arrivo, ma non è prescritto che tale doppia dichiarazione debba essere effettuata con distinti atti, poiché, al contrario, gli artt. 13, comma 2, e 18, comma 1, D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223 (recante approvazione del nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente) — con i quali le predette norme codicistiche devono essere coordinate — stabiliscono che siffatte dichiarazioni, da redigersi utilizzando un «modello conforme all'apposito esemplare predisposto dall'Istituto centrale di statistica» devono essere trasmesse, entro venti giorni, dall'ufficiale di anagrafe che le ha ricevute «al comune di precedente iscrizione anagrafica per la corrispondente cancellazione» restando così previsto che la doppia dichiarazione di trasferimento di residenza sia effettuata mediante un unico documento destinato sia al comune che si abbandona che a quello di nuova residenza, il quale è specificamente incaricato di trasmettere il documento stesso anche al comune della precedente residenza. (Nella fattispecie la S.C. ha quindi ritenuto, ai fini della competenza territoriale in causa di separazione tra coniugi, opponibile all'attore il cambio di residenza del convenuto eseguito in base a rituale dichiarazione consegnata al solo comune di nuova residenza).
Cass. n. 662/2000
Cass. n. 8681/1998
La conoscenza, da parte del notificante, del luogo di residenza (o dimora) effettiva del destinatario dell'atto ne comporta l'obbligo d'eseguire la notifica in tale luogo (non potendo operare, nei suoi confronti, la più rigorosa disciplina di cui all'art. 44 c.c. in tema d'opponibilità del trasferimento della residenza), attesa l'efficacia meramente presuntiva delle risultanze anagrafiche, superabile con ogni mezzo di prova idoneo a dimostrare la volontaria dimora di un soggetto in luogo diverso.
Cass. n. 1648/1996
Quesiti degli utentirelativi all'articolo 44 del c.c.
Argomento: Articolo 44 Codice civile - Trasferimento della residenza e del domicilio | Quesito n. 11315 28/09/2014
Anna L. chiede
“Buona sera avendo comprato casa nel luglio del 2012 e portato residenza solo per 3/4 mesi dovendola spostare per motivi di lavoro perdo le agevolazioni come prima casa? e se la voglio affittare, nel frattempo che non risiedo ci sono sanzioni ?”
Per beneficiare delle agevolazioni fiscali previste per l'acquisto della cosiddetta "prima casa", che incidono sull'imposta di registro, sulle imposte ipotecaria e catastale, e sull'Iva, l'immobile oggetto di compera deve essere situato nel comune in cui l'acquirente già risieda o stabilisca la propria residenza entro il termine di 18 mesi dall'acquisto (nota II-bis) dell'art. 1 della Tariffa, Parte Prima, del D.P.R. 26 aprile 1986 n. 131).
La decadenza dai benefici fiscali è prevista solo in questi casi:
- all'atto dell'acquisto non sussistevano i requisiti richiesti dalla legge, con conseguente falsità della dichiarazione resa;
- l'acquirente abbia trasferito entro cinque anni dalla data dell'acquisto - a qualsiasi titolo, per atto inter vivos - il bene acquistato: tranne, però, nel caso in cui sia seguito entro un anno un nuovo acquisto avente ad oggetto un'altra casa di abitazione non di lusso in presenza delle condizioni agevolative;
- l'acquirente non trasferisce la propria residenza nel Comune in cui è situato l'immobile entro 18 mesi dall'acquisto.
Si ritiene che sarebbe irrilevante il trasferimento della residenza avvenuto in un momento successivo alla compravendita, appunto perché la normativa non sanziona espressamente il trasferimento di residenza con la decadenza dai benefici "prima casa".
Inoltre, risulta pacifico che per fruire delle agevolazioni "prima casa" non sia necessario che l'immobile acquistato venga destinato ad abitazione propria e/o dei familiari: può essere acquistata con le agevolazioni fiscali anche un immobile da affittare dopo l'acquisto (circolari n. 38 del 12.8.2005, n. 19/E del 1.3.2001 e n. 1/E del 2.3.1994).
L'interpretazione attualmente dominante (anche se l'Agenzia delle Entrate non ha ancora assunto una esplicita presa di posizione in punto di durata necessaria della residenza anagrafica presso la "prima casa" per un determinato periodo di tempo) è nel senso che risulti rilevante esclusivamente il fatto che chi ha acquistato in agevolazione avesse la propria residenza nel comune ove è situato l'immobile al momento della compravendita oppure ve l'abbia trasferita entro 18 mesi; al contrario, sarebbe irrilevante che l'abbia trasferita dopo il rogito notarile.
Nel caso di specie, quindi, le agevolazioni fiscali prima casa non cadrebbero per lo spostamento della residenza, essendo essa stata portata nell'immobile entro 18 mesi dall'acquisto.
Quanto detto, però, non vale per l'agevolazione sugli interessi passivi del mutuo: in questo caso locare l'immobile comporta la perdita del vantaggio, perché la normativa sancisce espressamente che l'acquirente deve adibire l'immobile per il quale ha richiesto il mutuo a propria abitazione principale entro 12 mesi dall'acquisto, e poi per tutto il periodo in cui usufruirà del beneficio.
Anche a fini IMU, non mantenere la residenza nell'unico immobile di proprietà esclude che si applichi l'esonero del pagamento dell'imposta sulla prima casa.
Argomento: Articolo 44 Codice civile - Trasferimento della residenza e del domicilio | Quesito n. 712 15/07/2010
“si può avere la residenza in un abitazione con destinazione d'uso diversa da quella abitativa? e che normativa si riferisce? grazie”
In linea teorica, pertanto, un soggetto potrebbe fissare la propria residenza anche in un locale non classificato catastalmente come "abitazione" . A suo rischio e pericolo. Hai anche tu un problema legale su questo argomento?
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References: Articolo 44

Cass. 

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 Articolo 44
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