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Timestamp: 2020-04-03 22:48:32+00:00

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BLOG - Sudio legale & tributario Avvocato Fabio Campanella
Ravvedimento operoso parziale: confermata l'applicabilità alle Dogane
pubblicato 30 mar 2020, 02:02 da Fabio Campanella [ aggiornato in data 30 mar 2020, 02:03 ]
Il ravvedimento operoso parziale è applicabile alle Dogane, questo il principio ribadito dalla Commissione Tributaria Regionale di Milano con la sentenza n. 77/2020 del 17 gennaio 2020.
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| Allegati: CTR MI n 77-2020.pdf
Credito d’imposta del 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione di immobili rientranti nella categoria catastale C/1 per il mese di marzo 2020
pubblicato 26 mar 2020, 08:05 da Fabio Campanella [ aggiornato in data 26 mar 2020, 08:10 ]
Gli imprenditori che conducono in locazione un immobile di categoria catastale C/1 (negozi e botteghe) possono beneficiare di un credito d’imposta pari al 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione relativo al mese di marzo 2020.
Non possono, tuttavia, beneficiare di questa misura di favore le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità e le attività inerenti i servizi alla persona che non sono state oggetto di provvedimenti di chiusura in ragione dell’emergenza sanitaria COVID-19 (elencate negli allegati 1 e 2 del DPCM 11 marzo 2020).
Facciamo un esempio: se il canone di locazione mensile ammonta ad euro 1.000,00, può essere utilizzato un credito di 600 euro da compensare con le somme dovute all’Erario a titolo di imposte, contributi previdenziali o altre somme dovute.
Detto credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione mediante il modello F24, utilizzando il codice tributo “6914” denominato “Credito d’imposta canoni di locazione botteghe e negozi - articolo 65 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18”.
In sede di compilazione del modello F24, detto codice deve essere esposto nella sezione “Erario”, nella colonna “importi a credito compensati”; il campo “anno di riferimento” deve essere valorizzato con l’anno “2020”; il credito può essere utilizzato nel primo modello F24 inviato a decorrere dal 25 marzo 2020.
(Art. 65, DL 17 marzo 2020, n. 18; Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate 13/E del 20 marzo 2020)
| Allegati: All 1 e 2 DPCM 11 marzo 2020.pdf
Si alla condanna alle spese con la cessazione della materia del contendere
pubblicato 5 gen 2019, 07:36 da Fabio Campanella [ aggiornato in data 5 gen 2019, 07:36 ]
La Commissione Tributaria Provinciale di Milano, con la sentenza del 29 novembre 2018 n. 5365, ha confermato che l'Ente impositore deve essere condannato al rimborso delle spese di lite nel caso chieda la cessazione della materia del contendere a seguito dell'annullamento in autotutela dell'atto impositivo già impugnato dal contribuente.
| Allegati: 9 Sent CTP MI del 29-11-2018 n 5365.pdf
E' legittima l'acquisizione della documentazione conservata in una borsa se aperta spontaneamente
pubblicato 5 ott 2018, 06:52 da Fabio Campanella [ aggiornato in data 26 ott 2018, 00:50 ]
Durante una verifica fiscale è legittima l'acquisizione della documentazione conservata in una borsa, una cassaforte o in mobili chiusi senza avere l'autorizzazione della Magistratura se gli stessi sono spontaneamente aperti dal contribuente, come chiarito dalla Corte di Cassazione con l'Ordinanza n. 24306 del 4 ottobre 2018.
L'art. 52, terzo comma, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 prevede che durante una verifica fiscale è necessaria l'autorizzazione dell'Autorità Giudiziaria per procedere all'apertura coattiva di pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili, ripostigli e simili.
Secondo i Giudici di legittimità, tuttavia, l'autorizzazione prevista dalla norma è necessaria soltanto nei casi di "aperture coattive", e non anche quando l'attività di ricerca si svolga con la collaborazione del contribuente.
| Allegati: Ordinanza Cassazione del 4 ottobre 2018 n 24306.pdf
Legittimo l'accertamento induttivo per chi non collabora con i verificatori
pubblicato 20 set 2018, 07:41 da Fabio Campanella [ aggiornato in data 20 set 2018, 07:58 ]
E' legittimo l'accertamento induttivo emesso nei confronti del contribuente che non risponda puntualmente ai questionari inviati dai verificatori o non esibisca la documentazione richiesta, come previsto dalla sentenza della Corte di Cassazione del 7 settembre 2018, n. 21823.
Secondo il Collegio di legittimità, infatti, una simile condotta ostacola il lavoro dei verificatori e legittima il sospetto dell'attendibilità delle scritture contabili, trasformando in "grave" la presunzione di incompletezza, falsità o inesattezza delle stesse avanzata dall'Agenzia delle Entrate, legittimando quindi l'accertamento ex art. 39, comma 1, lett. d), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.
| Allegati: Sentenza Cassazione del 7 settembre 2018 n 21823.pdf
Il ravvedimento parziale è applicabile anche nei confronti delle Dogane
pubblicato 10 feb 2018, 10:07 da Fabio Campanella [ aggiornato in data 21 set 2018, 01:48 ]
Il pagamento tardivo dei diritti doganali può essere effettuato anche in maniera frazionata beneficiando delle riduzioni delle sanzioni previste per il ravvedimento operoso, come è stato chiarito dalla sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano n. 6525/17 del 23 novembre 2017.
| Allegati: Sentenza CTP Milano n 6525-17 del 23-11-2017.pdf
Non è impugnabile il silenzio rifiuto all'istanza di autotutela su un atto definitivo
pubblicato 14 lug 2017, 01:10 da Fabio Campanella [ aggiornato in data 20 set 2018, 06:43 ]
La Corte Costituzionale con la sentenza n. 181 del 13 luglio 2017 ha chiarito che non vi è alcun obbligo per l'Amministrazione Finanziaria di rispondere all'istanza di annullamento in autotutela del contribuente su un atto divenuto definitivo e tale silenzio - rifiuto non è impugnabile.
La Consulta, infatti, chiarisce che il potere di autotutela tributaria è un'espressione della discrezionalità dell'amministrazione e non uno strumento di difesa del contribuente.
La certezza dei rapporti giuridici garantita dalla definitività di un atto impositivo non contestato, secondo il Collegio, sarebbe messa a rischio dalla possibilità del contribuente di richiedere un riesame dell'atto ormai definitivo a cui corrisponderebbe un obbligo per l'Amministrazione di provvedere al riesame.
Ne deriva che il contribuente deve attivarsi tempestivamente per la contestazione di un atto ritenuto illegittimo, in quanto decorsi i termini di impugnazioni non vi sono strumenti efficaci per un riesame dell'atto, ancorché illegittimo.
| Allegati: Corte Cost Sent del 13-07-2017 n 181.pdf
Regime di tassazione agevolata per i neo residenti in Italia
pubblicato 24 mag 2017, 09:33 da Fabio Campanella [ aggiornato in data 26 mag 2017, 02:49 ]
Dal 2017 (*) le persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia possono beneficiare di un regime opzionale di favore che prevede un’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero, in luogo della tassazione ordinaria.
Per accedere a questo beneficio è necessario che i contribuenti siano stati residenti all’estero per almeno nove degli ultimi dieci anni (periodi d’imposta) prima del trasferimento in Italia.
L’ammontare forfettario dell’imposta sostitutiva su tutti i redditi prodotti all’estero è pari a 100.000,00 euro per ogni anno di opzione, a prescindere dall’importo dei redditi esteri percepiti.
L’unico reddito estero che non è ricompreso nel regime di favore è quello relativo alle plusvalenze da cessioni di partecipazioni qualificate in soggetti esteri (**), realizzate entro i primi cinque anni dall’esercizio dell’opzione, che restano assoggettate alla tassazione ordinaria italiana (***).
Tutti i redditi prodotti in Italia, invece, continuano ad essere tassati secondo le regole ordinarie italiane.
L’opzione può essere estesa anche ai familiari dell’istante (coniuge, figli, genitori, generi e nuore, suoceri, fratelli) che trasferiscano la residenza in Italia, a condizione che siano stati residenti all’estero per almeno nove degli ultimi dieci periodi d’imposta.
L’imposta sostitutiva per ogni familiare è pari ad euro 25.000,00 per ogni anno per il quale si applica l’opzione.
Il versamento dell’imposta sostitutiva, per ciascun periodo di imposta di efficacia del regime, deve essere effettuato in un’unica soluzione, entro la data prevista per il versamento del saldo delle imposte sui redditi (giugno dell’anno successivo al periodo di riferimento).
L’opzione si intende tacitamente rinnovata, di anno in anno, ed ha una durata massima di quindici anni dal primo periodo d’imposta di validità.
Gli effetti del regime si interrompono anticipatamente se il contribuente lo revoca, oppure in caso di omesso o parziale versamento dell’imposta sostitutiva o in caso di trasferimento all’estero della residenza fiscale del soggetto.
La cessazione del regime non inficia gli effetti prodotti negli anni precedenti; la revoca a la decadenza dal regime precludono l’esercizio di una nuova futura opzione per lo stesso.
(*) Art. 24 bis, DPR 22 dicembre 1986, n. 917
(**) Percentuale di diritti di voto superiore al 20% ovvero una partecipazione al capitale superiore al 25%; se il soggetto è quotato le percentuali sono rispettivamente del 2% e del 5%
(***) Il 49,72% della plusvalenza percepita è soggetta ad una tassazione ordinaria con aliquota progressiva fino al 43%
La durata delle fideiussione non è aumentata dalla proroga del termine per l'accertamento
pubblicato 29 mar 2017, 07:55 da Fabio Campanella [ aggiornato in data 26 mag 2017, 02:49 ]
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7884 del 13 gennaio 2017 ha chiarito che la scadenza della polizza fideiussoria rilasciata dal contribuente a favore dell'Agenzia delle Entrate come garanzia di eventuale restituzione dell'IVA rimborsata, ai sensi dell'art. 38-bis del DPR 26 ottobre 1972 n. 633 (cd Decreto IVA), è stabilita consensualmente dalle parti e non è legata al termine decadenziale di accertamento fissato per l'Amministrazione Finanziaria.
Ne deriva, quindi, che se il periodo a disposizione dell'Amministrazione finanziaria per richiedere l'IVA indebitamente rimborsata è aumentato in forza di legge successiva alla stipula della fideiussione, il contratto di garanzia non può essere inteso automaticamente prorogato, a meno che esso non contenga una diversa previsione.
| Allegati: Cassazione 13 gennaio 2017 n 7884.pdf
Sulle indagini finanziarie la prova contraria è a carico del contribuente
pubblicato 24 mar 2017, 05:04 da Fabio Campanella [ aggiornato in data 20 set 2018, 06:55 ]
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 7259/2017 si è occupata nuovamente degli accertamenti fiscali dell'Agenzia delle Entrate fondati sull'analisi dei conti correnti del contribuente.
In particolare la Corte è tornata a ribadire che l'Agenzia delle Entrate gode di una presunzione di imponibilità in base alla quale gli elementi riscontrati negli estratti conto del contribuente possono essere utilizzati per le rettifiche ed accertamenti fiscali. Questa presunzione ha portata generale che si applica nei confronti di tutti i contribuenti italiani, a prescindere dal tipo di attività esercitata (dipendente, autonomo o d'impresa) o di reddito che percepiscono.
Questa presunzione può essere vinta dal contribuente esclusivamente provando per fatti certi (e non presuntivi) che i movimenti registrati nei conti sono stati presi in considerazione al fine della dichiarazione del reddito prodotto o dimostrando che detti movimenti sono riferiti ad utilità non imponibili.
Questa prova, quindi, non può essere generica o vaga, ma deve essere sufficientemente circostanziata per dimostrare che quei movimenti non si riferiscono a redditi sottratti ad imposizione.
| Allegati: Cass Sent del 22-03-2017 n 7259.pdf

References: sentenza 
 articolo 65
 sentenza 
 sentenza 
 art. 39
 Sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 Art. 24
 sentenza 
 sentenza