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﻿ AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA, DIRITTO PENALE BOLOGNA, CONSULENZA PENALE BOLOGNA,STUDIO LEGALE PENALE BOLOGNA - Avvocato Penalista Bologna
da Armaroli | Mag 6, 2014 | Consulenza Legale |
AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA, DIRITTO PENALE BOLOGNA, CONSULENZA PENALE BOLOGNA,STUDIO LEGALE PENALE BOLOGNA Sottrazione di minori
Il padre non puo’ prendere i bambini e sottrarli alla moglie fino a quando il giudice non si pronuncia sulla separazione “1.1. All’esito del giudizio di primo grado, ritenuta l’equivalenza delle attenuanti generiche alla contestata recidiva e concesso il beneficio della sospensione condizionale, il M. era stato condannato alla pena di anno uno di reclusione ed al risarcimento del danno cagionato alla parte civile, per avere, il (omissis) , sottratto i figli M.J. e L. , minori degli anni quattordici, a C.G. , cui veniva impedito l’esercizio delle potestà inerenti alla qualità di genitore. “
Avvocati a Bologna – Studio Legale Avvocato Sergio Armaroli
Così ricostruito il compendio storico-fattuale, i Giudici di merito hanno coerentemente ritenuto la configurabilità della contestata ipotesi delittuosa, rilevando come l’imputato abbia sottratto i due minori per il periodo di circa cinque mesi all’altro genitore, trattenendoli presso di sé senza il suo consenso ed impedendone, di conseguenza, l’effettivo esercizio della potestà genitoriale.
a) da un’azione iniziale, costituita dalla sottrazione del minore;
b) dalla protrazione della situazione antigiuridica mediante la ritenzione, attuata attraverso una condotta sempre attiva, perché intesa a mantenere il controllo sul minore e spesso ad utilizzare tale situazione per i fini più diversi;
c) dalla possibilità, per il reo, di porre fine alla situazione antigiuridica fino a quando la cessazione di tale situazione non intervenga per sopravvenuta impossibilità o per la pronunzia della sentenza di primo grado.
Manifestamente infondata, infine, deve ritenersi l’ultima doglianza in ricorso prospettata, che non tiene conto dei principii al riguardo stabiliti da questa Suprema Corte (Sez. 3, n. 872 del 17/01/2008, Rv. 601457), secondo cui, qualora il fatto illecito generatore del danno sia considerato dalla legge come reato, se quest’ultimo si estingue per prescrizione, si estingue pure l’azione civile di risarcimento, data l’equiparazione tra le due prescrizioni, a meno che il danneggiato, costituendosi parte civile nel processo penale, non interrompa la prescrizione ai sensi dell’art. 2943 cod. civ. e tale effetto interruttivo, che si ricollega all’esercizio dell’azione civile nel processo penale, ha carattere permanente protraendosi per tutta la durata del processo; in caso di estinzione del reato per prescrizione, tale effetto cessa alla data in cui diventa irrevocabile la sentenza che dichiara l’estinzione, tranne che la parte civile abbia revocato la costituzione o non abbia, comunque, coltivato la pretesa, venendo in tal caso meno la volontà di esercitare il diritto che è alla base dell’effetto interruttivo.
Al rigetto del ricorso, conclusivamente, consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, ex art. 616 c.p.p..
Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 6 febbraio – 28 aprile 2014, n. 17799
REATO DI CONCUSSIONE AFFERMA LA CORTE DI CASSAZIONE CHE VI E’ UNA MANCANZA DI CORRETTA MOTIVAZIONE NELLA SENTENZA DI APPELLO
“La sentenza non si sofferma neppure a valutare l’altro contenuto della condotta, ossia non spiega in cosa sia consistita l’induzione cui si fa riferimento nell’imputazione.
Il non aver detto nulla in ordine al tipo di lavoro che il S.P. svolgeva nella pubblica amministrazione, all’ufficio presso cui prestava la sua attività, alle competenze attribuite al suo ufficio, al suo ruolo specifico, impedisce di fatto ogni concreta valutazione sulla qualifica soggettiva dell’imputato, sebbene nella sentenza di primo grado venga ritenuto incaricato di pubblico, seppure in maniera del tutto apodittica. Peraltro, la sentenza d’appello, oltre a non rispondere alle deduzioni difensive in cui si assume che l’imputato svolgesse attività meramente materiali, escludendo così la stessa qualifica di incaricato di pubblico servizio, non chiarisce la qualifica soggettiva di S.P. , tanto è vero che in alcuni passaggi sembra riconoscergli la qualità di pubblico ufficiale, entrando in contraddizione con il giudice di primo grado. “
Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 23 gennaio – 28 aprile 2014, n. 17798
Presidente De Roberto – Relatore Fidelbo
Infraventunenne viene trovato alla guida di un autoveicolo in stato di ebbrezza. Deduce il ricorrente che la pena inflitta è illegale perché il giudice ha pretermesso l’aumento previsto dall’art. 186bis, comma 3 per i conducenti infraventunenni che guidino in stato di ebbrezza ai sensi dell’art. 186, co. 2, lett. b) e c); ed altresì perché non è stata aumentata la pena pecuniaria, secondo quanto disposto dall’art. 186, co. 2 sexies Cod. str.
Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 7 marzo – 28 aprile 2014, n. 17805
1. Il Procuratore Generale presso la Corte di appello di Ancona ricorre avverso la sentenza di cui in epigrafe che, condannando F.T. per il reato di cui all’articolo 186 bis, comma 1 lett. a) in relazione all’art. 186, co. 2 lett. b), 2bis e 2sexies Cod. str., del codice della strada, ha determinato la pena in mesi sei di arresto ed Euro 2400 di ammenda, concedendo altresì la non menzione della condanna nel certificato penale e la sospensione condizionale della pena e ordinando la sospensione della patente di guida per otto mesi. Deduce il ricorrente che la pena inflitta è illegale perché il giudice ha pretermesso l’aumento previsto dall’art. 186bis, comma 3 per i conducenti infraventunenni che guidino in stato di ebbrezza ai sensi dell’art. 186, co. 2, lett. b) e c); ed altresì perché non è stata aumentata la pena pecuniaria, secondo quanto disposto dall’art. 186, co. 2 sexies Cod. str.
2.1. In rapporto al reato ritenuto nella sentenza impugnata, va rammentato che l’art. 186 bis, comma 3 prevede un aumento da un terzo alla metà delle pene rispettivamente previste dalle lettere b) e c) dell’art. 186, co. 2 Cod. str. In particolare la menzionata lettera b) prevede l’arresto sino a sei mesi e l’ammenda da 800 a 3200 Euro.
L’art. 186, co. 2sexies prevede che l’ammenda prevista dal comma 2 deve essere aumentata da un terzo alla metà quando il fatto sia commesso tra le ore 22,00 e le ore 7,00.
Il comma 2bis dell’art. 186, dal canto suo, dispone che se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente, le sanzioni di cui al comma 3 dell’art. 186bis sono raddoppiate.
Si è quindi in presenza di una pluralità di circostanze, accedenti ad autonoma fattispecie incriminatrice [che tale sia la natura delle due ipotesi di cui all’art. 186, co. 2, lett. b) e c) è stato precisato da Sez. 4, Sentenza n. 7305 del 29/01/2009, Carosiello, Rv. 242869], tutte ad effetto speciale (per la qualificazione della ipotesi di procurato incidente quale circostanza aggravante ad effetto speciale Sez. 4, n. 7460 del 13/11/2012 – dep. 14/02/2013, P.G. in proc. Florio, Rv. 254475).
Ciò premesso, bisogna evidenziare che il ricorso, sia pure indirettamente, pone la questione concernente le modalità di computo della pena in presenza delle menzionate circostanze aggravanti.
Questa Corte ha già ripetutamente precisato che “le regole dettate in via generale dall’art. 63 c.p., comma 4 non hanno ragione di essere evocate in tutti i casi in cui la questione circa l’entità della pena applicabile derivante dal concorso di più circostanze aggravanti è risolta nell’ambito della singola fattispecie criminosa” (Sez. 6, n. 41233 del 24/10/2007 – dep. 08/11/2007, Attardo e altro, Rv. 237671; Sez. 1, Sentenza n. 29770 del 24/03/2009, Vernengo e altri, Rv. 244460; Sez. 6, Sentenza n. 7916 del 13/12/2011, P.G., La Franca e altri, Rv. 252069). Il principio è stato posto a riguardo delle previsioni dell’art. 416bis cod. pen. che, si è scritto, “racchiude in sé e risolve ogni profilo attinente al trattamento sanzionatorio nelle varie forme circostanziate da esso contemplate. In particolare, con riferimento al caso in esame, per effetto della previsione del comma 6, la pena stabilita nel comma 4 (quindici anni) è aumentata da un terzo alla metà”.
Si è però aggiunto, con il richiamo della decisione Sez. U, n. 16 del 08/04/1998 – dep. 11/06/1998, Vitrano e altro, Rv. 210709, che tanto non vale ove si tratti della circostanza aggravante speciale di cui all’art. 628 co. 3 cod. pen. e quella comune e meno grave, ma “ad effetto speciale”, di cui al D.L. n. 152 del 1991, art. 7. In tal caso, e in casi similari, resta applicabile il meccanismo del cumulo giuridico di cui all’art. 63 co. 4 cod. pen., che si impone quando ricorrano circostanze che, per la loro natura, “interrompono il collegamento con la pena stabilita per il reato cui accedono”, di talché, avendo “autonomia sanzionatola, non vi è una base sulla quale apportare gli aumenti successivi”.
2.2. Calando tali premesse nel caso che occupa, è agevole rilevare che nelle disposizioni richiamate dalla contestazione si rinviene innanzitutto una norma che ha quale scopo proprio quello di risolvere il rapporto tra più, individuate, circostanze ad effetto speciale convergenti sull’ipotesi base della guida in stato di ebbrezza nei casi previsti dalla lettere b) e c) dell’art. 186, co. 2 Cod. str. Si tratta dell’art. 186, co. 2bis, nella parte in cui dispone che “se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale, le sanzioni di cui… al comma 3 dell’articolo 186-bis sono raddoppiate…”.
Sin qui, pertanto, il concorso delle circostanze aggravanti previste dall’art. 186bis, co. 3 e dell’art. 186, co. 2bis non da luogo all’applicazione della regola posta dall’art. 63, co. 4 cod. pen., dovendo trovare applicazione, alla stregua del principio sopra rammentato, la sola pena prevista dall’art. 186, co. 2 bis.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 616
 sentenza 
 SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 7