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Timestamp: 2018-08-14 17:20:09+00:00

Document:
condominio infiltrazioni e danno non patrimoniale - Studio Legale Agati
Sentenza 21 gennaio 2011, n. 147
Con atto di citazione notificato il 6 luglio 2005 Martina S. conveniva in giudizio, dinanzi a questo Tribunale, il Condominio di … al fine ottenerne la condanna “ad effettuare i lavori che comportino la definitiva impermeabilizzazione del tetto sovrastante la proprietà attrice o che comunque siano idonei ad impedire definitivamente le infiltrazioni nell’appartamento di proprietà della stessa”, oltre al risarcimento in favore dell’attrice di tutti i danni, patrimoniali e non, causati alla stessa.
Si costituiva in giudizio il Condominio convenuto, il quale contestava la fondatezza della domanda sul punto di risarcimento del danno biologico, morale ed esistenziale, affermando essere in corso l’esecuzione dei lavori di impermeabilizzazione del tetto.
Quindi, all’esito dell’istruttoria estrinsecatasi in produzioni documentali, nell’assunzione di prova per testi e nell’espletamento di CTU, al seguito del trasferimento del G.I. dr. Cosentino ad altra Sezione, il P.I. dott. Rados, al fine di dare impulso al processo, assegnava a sé la causa e all’udienza del 27.10 2010, avendo le parti precisato le rispettive conclusioni nei sensi indicati in epigrafe, tratteneva la causa in decisione, assegnando alle parti i termini ex art. 190 c.p.c. per il deposito di memorie conclusionali e repliche.
La domanda è fondata e, in ordine al ‘quantum’, va accolta nei limiti di cui si dirà più
Posto che i lavori di ristrutturazione del tetto richiesti dall’attrice con l’atto di citazione introduttivo del giudizio sono stati eseguiti da parte convenuta dopo che la S. ha instaurato procedimento d’urgenza con ricorso ex art. 700 c.p.c. notificato in data 12.9.2005, limitatamente alla domanda di ripristino va dichiarata cessata la materia del contendere.
Vanno invece accolte, nei limiti di cui si dirà, le richieste risarcitorie attoree, in quanto il Condominio convenuto è responsabile dell’immotivata inerzia e dell’irragionevole ritardo con cui i lavori di cui sopra sono stati eseguiti.
Come risulta dalla dettagliata – e non contestata – esposizione dei fatti di parte attrice, la S. ha subito infiltrazioni di acqua piovana all’interno dell’immobile di sua proprietà per oltre cinque anni prima che il Condominio, a fronte della notifica del ricorso ex art. 700 c.p.c., si determinasse ad eseguire i lavori di rifacimento del tetto: ciò nonostante le innumerevoli richieste e diffide inoltrate da parte attrice sia all’amministratore che agli altri condomini. Dalla copiosa documentazione in atti risulta infatti che le richieste della S. sono state per lunghissimo tempo ignorate dal Condominio.
La circostanza per cui tutti i tecnici nominati dallo stesso Condominio nel corso degli anni hanno concordato per la necessità dei lavori di riparazione di carattere definitivo e per la loro improrogabilità, rappresenta un ulteriore, decisivo elemento di prova in ordine alla responsabilità gravante sul Condominio convenuto per l’omessa riparazione del tetto fino all’anno 2006. Sia il geom. G. che il geom. F., entrambi incaricati dal Condominio, avevano riconosciuto la presenza di infiltrazioni e la necessità di porre in essere un intervento di ripristino totale del tetto. In particolare, il geom. G. aveva ritenuto che “..il tetto dovrebbe essere rimesso totalmente a nuovo, un risanamento parziale non verrebbe garantito..” (v. doc. 5 fasc. di parte attrice). Analoghi rilievi sono presenti nella relazione dell’ing. C. del gennaio 2003 (v. doc. 12 fasc. cit.).
Orbene, pur davanti ai dati evidenziati dai propri tecnici, il Condominio ha sempre procrastinato l’esecuzione dei lavori dapprima commissionando meri interventi – del tutto inutili – di ripulitura o sistemazione delle tegole, limitandosi a richiedere preventivi a varie ditte, pur avendo acquisito già vari preventivi vantaggiosi (v. doc. 16 fasc. cit.).
Alla luce delle considerazioni esposte deduzioni il comportamento tenuto dal
Condominio nella vicenda, oltre a non apparire motivato da alcuna logica ragione, è posto in violazione degli artt. 2043 e 2051 ed al più generale principio di buona fede.
Ricade, infatti, indubbiamente sul Condominio il dovere di custodia delle parti comuni dell’edificio – quale certamente è il tetto ai sensi dell’art. 1117 c.c. e, conseguentemente, la responsabilità derivante dall’omessa custodia e manutenzione di tali parti comuni.
Nel caso di specie la provenienza delle infiltrazioni da una parte comune dell’edificio è indiscutibile ed è stata del resto espressamente riconosciuta dal Condominio sia nelle varie assemblee sia nella propria comparsa di costituzione, oltre che testimoniata da diversi soggetti sentiti nel corso del giudizio. Infine il CTU ing. Ro.Ro. ha chiaramente individuato la causa delle infiltrazioni sottolineando l’omissione nel ripristino in capo al Condominio. Si legge, infatti, nella relazione peritale (v. pag. 5) che “.. i danni alla proprietà della parte attrice (..) sono stati provocati da infiltrazioni e stillicidi di acqua piovana, infiltratasi sotto il manto di copertura durante gli anni (..) L’acqua, ripetutamente, ha bagnato porzioni di soffitto e di pareti, i pavimenti, talvolta allagandoli in parte o del tutto, parti della mobilia, numerosi oggetti di arredo, costringendo gli occupanti, quanto meno, a lavoro domestico straordinario, senza considerare il disagio, la frustrazione ed il relativo danno immateriale…”.
Sotto il profilo soggettivo la condotta tenuta – per lungo, troppo tempo – dal Condominio convenuto appare alquanto inspiegabile e comunque gravemente colposa, dal momento che esso era certamente edotto e consapevole della stretta necessità di provvedere ai lavori in questione, nonché del fatto che la loro mancata esecuzione era fonte di continui danni per l’attrice: tale situazione era stata non solo rappresentata dalla Salvatori sia in sede di assemblea condominiale sia mediante esibizione di documentazione fotografica e produzione di perizie tecniche, ma anche attestata dai tecnici incaricati dallo stesso Condominio.
Non sussiste al riguardo alcuna responsabilità dell’attrice – neanche a titolo di concorso – nella vicenda ‘de qua’, essendosi la stessa attivata sin dalla prima infiltrazione per risolvere bonariamente il problema.
Prive di fondamento, oltre che tardive, le deduzioni formulate da parte convenuta all’udienza del 22.3.2006. Indimostrata è infatti la circostanza che le infiltrazioni di acqua piovana dal tetto sovrastante la proprietà dell’attrice sarebbero state con – causate dalla ristrutturazione effettuata dalla stessa e, in particolare, dall’apertura (regolarmente autorizzata) di un lucernaio: l’inesistenza di un qualsiasi nesso causale tra le infiltrazioni piovane ed i lavori di ristrutturazione dell’immobile in questione è stata esclusa in radice da tutti i tecnici che su incarico del Condominio avevano relazionato sulle condizioni del tetto (v. per tutte la relazione dell’ing. C., perito del Condominio, nella quale si dà atto che “…le infiltrazioni dalla copertura nell’appartamento dei sig.ri S. sono senz’altro di natura vecchia e si sono accentuate nel tempo, né per la loro natura possono essere state causate dalle opere di ristrutturazione eseguite nell’appartamento…”). Di più, il geom. Ciabattini, direttore dei lavori di ristrutturazione commissionati dalla S., ha confermato la presenza di macchie di umidità sul cartongesso prima ancora che detti lavori fossero iniziati.
2) Quanto all’individuazione della normativa che prevede la tutela del.
danno non patrimoniale, viene in prima linea l’art. 185 c.p., che prevede la risarcibilità del danno patrimoniale conseguente a reato. Altri casi di risarcimento anche dei danni non patrimoniali sono previsti da leggi ordinarie in relazione alla compromissione di valori personali (L. n. 117 del 1998, art. 2: danni derivanti dalla privazione della libertà personale cagionati dall’esercizio di funzioni giudiziarie; L. n. 675 del 1996, art. 29, comma 9: impiego di modalità illecite nella raccolta di dati personali; D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 44, comma 7: adozione di atti discriminatori per motivi razziali, etnici o religiosi; L. n. 89 del 2001, art. 2: mancato rispetto del termine ragionevole di durata del processo). Al di fuori dei casi determinati dalla legge, in virtù del principio della tutela minima risarcitoria spettante ai diritti costituzionali inviolabili, la tutela è estesa ai casi di danno non patrimoniale prodotto dalla lesione di diritti inviolabili della persona riconosciuti dalla Costituzione.
In assenza di reato, e al di fuori dei casi determinati dalla legge, pregiudizi di tipo esistenziale sono risarcibili purchè conseguenti alla lesione di un diritto inviolabile della persona…… In questo caso, vengono in considerazione pregiudizi che, in quanto attengono all’esistenza della persona, per comodità di sintesi possono essere descritti e definiti come esistenziali, senza che tuttavia possa configurarsi una autonoma categoria di danno.
10) Attenendo il pregiudizio (non biologico) ad un bene immateriale, il ricorso alla prova presuntiva è destinato ad assumere particolare rilievo e può costituire anche l’unica fonte per la formazione del convincimento del giudice, non trattandosi di mezzo di prova di rango inferiore agli altri. dovrà tuttavia allegare tutti gli elementi che, nella concreta fattispecie, siano idonei a fornire la serie concatenata di fatti noti che consentano di risalire al fatto ignoto.
Non sono del pari risarcibili, alla luce dei principî sopra esposti, i meri disagi – di cui parlano i testi B. e Z. – consistenti, sotto il profilo di ‘danno alla vita di relazione’, nell’aver qualche volta rifiutato la Salvatori inviti a cena o al cinema perché costretta a restare a casa per verificare l’andamento delle infiltrazioni.
Invero, posto che << la risarcibilità del danno non patrimoniale è ammessa, oltre che nelle ipotesi espressamente previste dalla legge, nei casi in cui il fatto illecito altrui vulneri diritti inviolabili della persona costituzionalmente protetti >> (Cassazione civile, sez. III, 01/06/2010, n. 13431) e che << ..la tutela non è ristretta ai casi di diritti inviolabili della persona espressamente riconosciuti dalla Costituzione nel presente momento storico, ma, in virtù dell’apertura dell’art. 2 Cost., ad un processo evolutivo, deve ritenersi consentito all’interprete rinvenire nel complessivo sistema costituzionale indici che siano idonei a valutare se nuovi interessi emersi nella realtà sociale siano, non genericamente rilevanti per l’ordinamento, ma di rango costituzionale attenendo a posizioni inviolabili della persona umana…>> (Cass. SS.UU n. 26972/08 cit.), deve nella specie ritenersi configurabile il risarcimento del danno non patrimoniale da lesione del diritto di proprietà, posto che la lesione di tale diritto non può non considerarsi ingiusta.
Tenuto pertanto conto, in diritto, che la categoria dei pregiudizi non patrimoniali va intesa come omnicomprensiva, all’interno della quale non è possibile individuare, se non con funzione meramente descrittiva, ulteriori sottocategorie, senza che sia diano luogo a duplicazioni e parcellizzazione delle varie forme di danno non patrimoniale (v. Cassazione civile, sez. III, 01/06/2010, n. 13431) e, in fatto, che va tenuta nella dovuta considerazione il contegno tenuto dal condominio c.p.r. riguardo alla durata (oltre 5 anni) della consapevole volontaria omissione all’esecuzione – necessaria a giudizi dei tecnici del stessa parte convenuta – dei lavori di cui trattasi, va il Condomino condannato al risarcimento del danno non patrimoniale sofferto dalla S. nell’ unica, comprensiva somma che si determina – in via equitativa e sulla base dei parametri medi della CEDU di € 1.000,00 – 1.500,00= per anno – in € 12.000,00= con riferimento – per omogeneità di valutazione – alla data degli accertamenti peritali.
Le spese di lite – che si liquidano come in dispositivo, con riferimento alla somma attribuita e non già a quella domandata – seguono la soccombenza, tenuto conto che l’accoglimento parziale della domanda attrice nel QUANTUM non costituisce motivo di compensazione, neanche parziale, rilevando solo sulla quantificazione delle spese stesse.
a) dichiara cessata la materia del contendere quanto alla domanda di ripristino;
b) dichiara il Condominio di via …, in persona dell’amministratore ‘pro tempore’, responsabile dei danni patrimoniale e non subiti da Martina S. in conseguenza delle infiltrazioni d’acqua lamentate e per l’effetto condanna detto Condominio, in persona dell’amministratore legale rappresentante ‘pro tempore’ al pagamento in favore dell’attrice Martina Salvatori, a titolo risarcimento danni, della complessiva somma di € 17.880,00=, oltre rivalutazione monetaria e interessi legali dal 1° giugno 2010;
c) condanna il Condominio di via …, in persona dell’amministratore ‘pro tempore’, a rimborsare all’attrice le spese del giudizio, che si liquidano in complessivi € 4.979,26=, di cui € 2.000,00= per onorari ed € 1.024,26= per spese anche forfetarie, oltre quelle documentate di CTU e CTP, IVA e CAP di legge.

References: Sentenza 
 art. 190
 art. 700
 art. 700
 art. 2
 art. 29
 art. 44
 art. 2