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Timestamp: 2020-04-04 22:45:19+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18919 del 26/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18919 del 26/09/2016
Cassazione civile sez. VI, 26/09/2016, (ud. 06/07/2016, dep. 26/09/2016), n.18919
sul ricorso 21652/2014 proposto da:
P.G., M.M.G., D.V., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA FOSSATO DI VICO 9, presso lo studio
dell’avvocato RICCARDO IONTA, rappresentati e difesi dall’avvocato
PASQUALE LUCIO MONACO giusta procura in calce al ricorso;
avverso la sentenza n. 2209/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI
dell’11/03/2014, depositata il 25/03/2014;
“Con separati ricorsi al Tribunale di Napoli D.V., P.G. e M.M.G., dipendenti della Regione Campania titolari di incarico di responsabile di posizione organizzativa di livello A nel periodo dal (OMISSIS), lamentavano la mancata corresponsione, ai sensi dell’art. 10 CCNL 31/3/1999 e dell’art. 11 del CCDI 1998/2001, della retribuzione di risultato nella misura specificata in ricorso. A sostegno della domanda esponevano che detta retribuzione doveva essere corrisposta previa valutazione dei risultati da parte dei dirigenti di settore, sulla base di un sistema di valutazione messo a punto dal nucleo di valutazione e che presso l’ente convenuto il sistema di valutazione risultava istituito con Delib. Giunta Regionale 22 novembre 1998, n. 8493.
Sulla base di tali premesse i ricorrenti convenivano in giudizio la Regione chiedendo, previo accertamento del diritto alla percezione della retribuzione di risultato nella misura del 20% della retribuzione di posizione, la condanna della convenuta al pagamento delle somme indicate in ricorso a titolo di risarcimento del danno per perdita di chance o, in via subordinata per inadempimento contrattuale.
L’adito giudice rigettava le domande e tale decisione veniva confermata dalla Corte di appello di Napoli, con sentenza del 25 marzo 2013.
Per la cassazione di tale decisione propongono ricorso il D., il P. e la M. affidato a due motivi.
Con il secondo motivo viene denunciata l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, in relazione ad un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ribadendo che il mancato funzionamento del Nucleo di valutazione (istituito e, poi, soppresso) costituiva un inadempimento della Regione Campania in grado di incidere negativamente sulla possibilità dei ricorrenti di poter essere valutati e quindi di ottenere la detta retribuzione. Si sottolinea che la sentenza era contraddittoria nella parte in cui, da un lato, aveva rigettato la domanda per difetto di allegazione di fatti da cui desumere la concreta probabilità di conseguire la retribuzione, dall’altro non aveva considerato che la probabilità della valutazione positiva non poteva che essere apprezzata in rapporto a parametri di giudizio specifici ed obiettivi, nella specie mancanti e che gli unici elementi suscettibili di valutazione erano la riconferma nell’incarico ed il mancato esercizio, da parte dell’ente, della revoca prima della sua scadenza in conseguenza di uno specifico accertamento di risultati negativi.
E’ stato innanzi tutto rilevato che il primo motivo di ricorso ha carattere misto, ossia non distingue tra la violazione del contratto collettivo di comparto 31 marzo 1999 (artt. 9 e 10) e la violazione del contratto collettivo decentrato integrativo per il personale della giunta della Regione Campania del 27 marzo 2000 (art. 11). La prima censura è da ricondurre alla violazione della normativa contrattuale collettiva di livello nazionale che il n. 3, art. 360 c.p.c. ora affianca alla violazione di legge sicchè i ricorrenti avrebbero dovuto dedurre direttamente l’interpretazione delle richiamate disposizioni del contratto collettivo di comparto. Invece la seconda censura, riferendosi ad un contratto collettivo integrativo, non ricade nella richiamata previsione del n. 3, art. 360 e quindi, non essendo possibile dedurre direttamente l'(asserito) errore nell’interpretazione della norma collettiva, il motivo delle ricorrenti si sarebbe dovuto focalizzare – in via indiretta – nella violazione dei canoni legali di interpretazione del contratto ex art. 1362 c.c. e segg.. I ricorrenti, non operando questa distinzione che implica una diversa portata del sindacato di legittimità, rivolgono indistintamente le loro censure alla sentenza impugnata con riferimento sia alla normativa collettiva di livello nazionale sia a quella di carattere integrativo venendo così meno al canone di specificità dei motivi del ricorso.
Comunque, deve osservarsi che è corretta la valutazione della Corte d’appello nella interpretazione della normativa di comparto (artt. 8 e 9 c.c.n.l. del comparto regioni e autonomie locali sulla revisione del sistema di classificazione professionale 31 marzo 1999, cui deve aggiungersi il successivo art. 10).
Ed infatti, secondo la normativa contrattuale collettiva di comparto, la retribuzione di risultato presupponeva necessariamente non già solo lo svolgimento, secondo l’ordinaria diligenza, delle attività in cui consisteva la posizione organizzativa, per cui era già previsto l’elemento accessorio della retribuzione di posizione, ma la valutazione del raggiungimento degli obiettivi fissati con l’attribuzione della posizione direttiva organizzativa. Si trattava, quindi, di un emolumento accessorio di natura premiale ed incentivante a carattere speciale in un’ottica di gestione per obiettivi del personale di livello direttivo. Il dipendente cui era assegnata una posizione organizzativa non solo era tenuto a svolgere con diligenza le sue mansioni (e in ragione proprio della specialità delle mansioni era prevista, come elemento retributivo accessorio, la retribuzione di posizione), ma poteva essere chiamato anche a raggiungere determinati obiettivi fissatigli dall’amministrazione (e perciò era prevista, come elemento retributivo accessorio, la retribuzione di risultato). Quest’ultimo, e non il primo, era condizionato al conseguimento da parte del dipendente dell’obiettivo assegnatogli ossia il raggiungimento dei risultati posto dalla normativa collettiva citata come condizione per la spettanza del beneficio retributivo. La valutazione dei risultati era quindi condizione necessaria per l’attribuzione dell’indennità.
In questa prospettiva, la valutazione della corte territoriale, secondo cui la domanda di risarcimento del danno è carente in punto di allegazioni e di prova, è completa e coerente con l’interpretazione delle norme, oltre a non essere adeguatamente contrastata dai ricorrenti.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 360
 art. 1362
 sentenza 
 art. 10