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Timestamp: 2020-04-02 10:29:36+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12638 del 19/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12638 del 19/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 19/05/2017, (ud. 11/04/2017, dep.19/05/2017), n. 12638
sul ricorso iscritto al numero 1103 del ruolo generale dell’anno
data 30 giugno 2011, n. 272/5/11.
L’impugnazione del relativo avviso ha avuto successo sia in primo grado, sia in secondo; in particolare, la Commissione tributaria regionale, nel respingere l’appello dell’Agenzia, ha evidenziato che il giudice di primo grado ha escluso la configurabilità di presunzioni gravi, precise e concordanti, in quanto correttamente ha richiamato altra pronuncia similare e comunque ha reputato adeguate le giustificazioni addotte da V..
Contro questa sentenza l’Agenzia delle entrate propone ricorso per ottenerne la cassazione, che affida a due motivi, erroneamente numerati come tre, cui il contribuente replica con controricorso.
2. – Con i due motivi di ricorso, da esaminare congiuntamente, perchè connessi, l’Agenzia si duole, sotto i profili dell’omessa pronuncia, dell’omessa e comunque insufficiente motivazione e comunque della violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2 e il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, comma 1, n. 2, della statuizione della sentenza impugnata concernente l’adeguatezza delle giustificazioni rese dal contribuente (primo motivo), nonchè, deducendo violazione delle medesime norme, falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2 e il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55, e omessa o comunque insufficiente motivazione, della condivisione della sentenza di primo grado da parte del giudice d’appello, non adeguatamente motivata e comunque errata, in quanto l’accertamento induttivo non abbisogna di presunzioni gravi, precise e concordanti, sibbene di meri sospetti (secondo motivo).
Qualora l’accertamento effettuato dall’ufficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari, l’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto, secondo il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, nonchè il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, comma 1, n. 2, mediante i dati e gli elementi risultanti dai conti predetti, laddove il contribuente deve dimostrare, con una prova non generica, ma analitica per ogni versamento bancario, che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non sono riferibili ad operazioni imponibili (tra varie, Cass. 29 luglio 2016, n. 15857). In proposito, questa Corte ha già chiarito che, contrariamente a quanto sostiene il contribuente, la presunzione stabilita dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, ha portata generale, nonostante l’impiego, nella versione applicabile ratione temporis, dell’accezione “ricavi” e non anche di quella di “compensi”, successivamente introdotta dalla L. n. 311 del 2004 (Cass. 27 giugno 2011, n. 14041; 3 agosto 2012, n. 14026).
Ininfluente è poi l’ulteriore contestazione concernente la regolarità della contabilità, in quanto la verifica dei movimenti bancari rientra nelle attribuzioni generali degli uffici delle imposte.
4.1. – La presunzione in questione resta invariata anche con riguardo al professionista o lavoratore autonomo, ma limitatamente ai versamenti operati sui relativi conti correnti; è, invece, venuta meno, in esito alla sentenza della Corte costituzionale n. 228 del 2014, l’equiparazione logica tra attività imprenditoriale e professionale con riguardo ai prelevamenti sui conti correnti (Cass. 9 agosto 2016, n. 16697e 16999; ord. 10 febbraio 2017, n. 3628; ord. 16 febbraio 2017, n. 4087; 28 febbraio 2017, nn. 5152 e 5153; 17 marzo 2017, n. 6947).
4.3. – Non sembra dunque persuasivo il diverso principio al quale si è attenuta questa Corte, allorquando ha stabilito che la sentenza della Corte costituzionale “ha posto fine alla assoggettabili a tassazione se non sono annotati contabilmente” (Cass. 11 novembre 2015, n. 23041).
5. – Alla luce della ricognizione del significato precettivo del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, e dell’omologa norma in tema di iva con riguardo ai lavoratori autonomi ed ai professionisti, si rivela erronea la sentenza impugnata, con la quale il giudice d’appello si è limitato a rilevare che “il contribuente, con quanto dedotto e documentato in primo grado, aveva comunque provveduto a dare sufficiente risposta a quanto previsto dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, – comma 1, n. 2, e dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, comma 2, n. 2”.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 32
 art. 52
 sentenza 
 art. 39
 art. 55
 sentenza 
 art. 32
 art. 52
 Cass. 
 art. 32
 sentenza 
 sentenza 
 art. 32
 sentenza 
 art. 32
 art. 51