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Timestamp: 2019-07-20 20:10:47+00:00

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Art. 1749 codice civile - Obblighi del preponente - Brocardi.it
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Articolo 1749 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1749 Codice civile
(1) Il preponente, nei rapporti con l'agente, deve agire con lealtà e buona fede (2). Egli deve mettere a disposizione dell'agente la documentazione necessaria relativa ai beni o servizi trattati e fornire all'agente le informazioni necessarie all'esecuzione del contratto: in particolare avvertire l'agente, entro un termine ragionevole, non appena preveda che il volume delle operazioni commerciali sarà notevolmente inferiore a quello che l'agente avrebbe potuto normalmente attendersi. Il preponente deve inoltre informare l'agente, entro un termine ragionevole, dell'accettazione o del rifiuto e della mancata esecuzione di un affare procuratogli (3).
(1) L'articolo è stato così sostituito dall'art. 4 del d.lgs. 15 febbraio 1999, n. 65. Rispetto alla precedente disciplina, la norma ha generalizzato, anche a carico del preponente, il dovere di buona fede ed ha sancito la nullità dei patti contrari agli obblighi da essa previsti.
(2) Ad esempio, è contraria a buona fede la condotta del preponente che esercita in modo arbitrario il potere di ius variandi.
(3) Il preponente, quindi, non ha l'obbligo di concludere i contratti promossi dall'agente. Tuttavia, sarebbe contrario a buona fede un suo rifiuto continuo ed ingiustificato a giungere alle stipule promosse.
La norma è espressione del generale dovere di buona fede che incombe sulle parti del contratto (v. 1175 c.c.).
Spiegazione dell'art. 1749 Codice civile
L'inesecuzione dell'affare per causa imputabile al preponente e la provvigione
II primo comma dell'art. 1749 costituisce una limitazione al principio posto dall'art. 1748. La limitazione è conforme ai principi generali, e forse non era neanche necessario sancirla espressamente. Il diritto alla provvigione non può rimanere condizionato al buon fine dell'affare se il buon fine deve escludersi per fatto o colpa del preponente. Nessun debitore può col fatto proprio costituire le condizioni per non adempiere la sua obbligazione.
L'inesecuzione concordata tra il preponente e il terzo e la misura della provvigione
Il secondo comma regola il cosiddetto « storno » del contratto. Il preponente e il terzo possono d'accordo non eseguire in tutto o in parte il contratto concluso per il tramite dell'agente. In questo caso l'inesecuzione dipende anche dalla volontà del terzo e deve escludersi perciò che all'agente possa essere riconosciuto il diritto alla intera provvigione; dipende inoltre anche dalla volontà del preponente e non sarebbe giusto applicare il primo comma dell'art. 1748, che riconosce all'agente il diritto alla provvigione solo per gli affari che hanno avuto buon fine. Pertanto la legge per contemperare le diverse esigenze dispone che l'agente ha diritto a una provvigione ridotta. La riduzione si fa con riguardo agli usi o, in mancanza, è fatta dal giudice con criteri di equità. S'intende che vale anche la determinazione convenzionale della provvigione se per l'agente è piu favorevole.
Da notare che la norma del secondo comma dell'art. 1749 riflette unicamente l'inesecuzione consensuale. Se l'inesecuzione dipende da impossibilità sopravvenuta (art. 1218), quale che sia il motivo della impossibilità, l'agente non ha diritto ad alcuna provvigione, applicandosi la regola che egli sopporta il rischio del buon fine dell'affare.
Massime relative all'art. 1749 Codice civile
Cass. civ. n. 19319/2016
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 19319 del 29 settembre 2016)
Cass. civ. n. 11003/1997
E' nulla — per indeterminatezza dell'oggetto (ex artt. 1346 e 1418 c.c.) — la clausola di un contratto di agenzia che preveda che il preponente possa unilateralmente, con il solo onere del preavviso, modificare le tariffe provvigionali, salva la facoltà di recesso dell'agente in caso di mancata accettazione di tale modifica dell'originaria pattuizione negoziale, dovendo escludersi che la determinazione di un elemento essenziale del contratto (quale la controprestazione dell'attività dell'agente, costituita dalle provvigioni) sia rimessa al mero arbitrio del preponente, senza che possa in tale evenienza supplire (in via analogica) il disposto dell'art. 2225 c.c., che, con riferimento al rapporto di lavoro autonomo, prevede criteri suppletivi di quantificazione del corrispettivo, ove non determinato dalle parti.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 11003 del 8 novembre 1997)

References: Articolo 1749

Articolo 1749
e contrario

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
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