Source: https://www.cafviagranello.it/author/valentina/
Timestamp: 2019-05-22 07:00:10+00:00

Document:
Valentina, Autore a Caf Via Granello Centro servizi a Genova centro
Il quesito.Sono coniugata e ho la residenza insieme a mio figlio e mio marito nell’abitazione di proprietà dei miei genitori, in cui risiedono anche loro. Dunque, siamo tutti nello stesso stato di famiglia. Solo per il mio nucleo familiare – cioè quello composto da me, mio figlio e mio marito – vorrei fare il modulo Isee 2019.
Mi viene chiesto di presentare una serie di documenti (dati di conti correnti, proprietà, eccetera) dei componenti del nucleo familiare. Poiché nella stessa abitazione risiedono due diversi nuclei familiari (il mio e quello dei miei genitori), nell’Isee dovrò mettere i dati di entrambi i nuclei o solo del mio?
C.M. – Roma
La risposta. Il nucleo familiare di riferimento è costituito, ai fini Isee (articolo 3 del Dpcm 159/2013, regolamento attuativo della riforma introdotta con l’articolo 5 del Dl 201/2011), dai soggetti che compongono la famiglia anagrafica alla data di presentazione della dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), salvo deroghe esplicitamente normate al medesimo articolo, qui non ricorrenti.
Pertanto, nel caso in questione si ritiene che non ricorrano le condizioni per l’iscrizione di due distinti nuclei familiari coabitanti nella stessa abitazione (per tale motivo, l’ufficio anagrafe del Comune ha iscritto tutti i componenti nel medesimo stato di famiglia). Ai fini Isee, dunque, rileveranno redditi e patrimoni posseduti da tutti i componenti.
Per i lavoratori che svolgono un’attività “gravosa” la pensione quest’anno arriva tre mesi dopo rispetto all’anno scorso.
Una conseguenza probabilmente indesiderata dell’introduzione delle finestre mobili avvenuta con il decreto legge 4/2019 varato dal Governo per attutire gli effetti della riforma Fornero.
Durante la fase di conversione in legge del decreto si era ipotizzata la cancellazione delle finestre per i lavoratori che svolgono le attività “gravose”, proprio per evitare che nel biennio 2019-2020 l’accesso alla pensione di fatto venisse posticipato rispetto a quanto previsto in precedenza. Possibilità però che non si è concretizzata.
Secondo le stime effettuate in occasione dell’approvazione della legge di bilancio 2018, la platea dei lavoratori interessati da questo ma anche da altri “sconti” sulla pensione (perché le attività gravose danno la possibilità di accedere anche ad altre agevolazioni previdenziali) sarebbe di circa 40mila persone.
Esenzione bollo auto, la sentenza che dà il via libera alle Regioni
Esenzione bollo auto, Regioni libere di scegliere. È la sentenza della Corte Costituzionale n. 122 del 20 maggio 2019 a dare il via libera a riduzioni ed agevolazioni ulteriori rispetto a quelle disposte dalle leggi statali.
Esenzione bollo auto con ampia libertà di scelta da parte delle Regioni.
La sentenza della Corte Costituzionale n. 122 del 20 maggio 2019 lascia spazio ad agevolazioni deliberate su base locale, una novità importante per la tassa automobilistica.
La decisione della Corte riguarda a dire il vero una questione opposta, ovvero l’introduzione da parte della Regione Emilia Romagna di requisiti ulteriori rispetto a quelli stabiliti su base statale per poter fruire dell’esenzione dal pagamento del bollo per le auto storiche (con anzianità di immatricolazione compresa tra i 20 ed i 30 anni).
L’esenzione, regolata dal comma 2 dell’art. 63 della legge n. 342 del 2000 (abrogato dal 1° gennaio 2015) si applicava ad auto e moto di particolare interesse storico e collezionistico, di età compresa tra i 20 ed i 30 anni, individuati dall’ASI e dalla FMI.
Nel ribadire che le Regioni non possono introdurre requisiti e condizioni restrittive rispetto alle norme statali, la sentenza della Corte Costituzionale lascia ampio spazio di manovra per esenzioni aggiuntive, nel rispetto del pareggio di Bilancio e senza ricadute sulle casse dello Stato.
La sentenza n. 122 del 20 maggio 2019 fissa quindi un punto fermo: le Regioni non possono aumentare la pressione fiscale oltre i limiti stabiliti dalle leggi statali ma, al contrario, hanno piena facoltà di stabilire nuove agevolazioni relative al bollo auto, in virtù della propria autonoma politica fiscale.
Corte Costituzionale – sentenza n. 122 del 20 maggio 2019Bollo auto: Regioni libere di introdurre esenzioni fiscali
La sentenza della Corte Costituzionale depositata il 20 maggio 2019 è destinata a far discutere, in chiave positiva.
Oggetto della controversia è la questione di illegittimità costituzionalerelativa alla legge della Regione Emilia Romagna n. 15/2012, all’articolo 7, comma 2, nella parte in cui prevede che per aver diritto all’esenzione dal pagamento del bollo per le auto storiche dal 1° gennaio 2013 era necessaria l’iscrizione in uno dei registri previsti dall’articolo 60 del decreto legislativo n. 285 del 1992.
Secondo quanto previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale, si tratta di una norma restrittiva che riduce in maniera illegittima il perimetro dei soggetti beneficiari dell’esenzione dal pagamento del bollo auto.
La legge statale prevedeva infatti che l’esenzione si applicasse senza adempimenti ulteriori per tutte le auto e moto immatricolati tra i 20 ed i 30 anni e che rientrassero tra quelle individuate da ASI e FMI.
L’illegittimità costituzionale confermata dalla Corte riguarda esclusivamente la parte della norma regionale che introduce requisiti più stringenti per l’applicazione dell’esenzione. Al contrario,
“non riguarda, tuttavia, quella parte della norma regionale che amplia la portata dell’esenzione di cui all’art. 63, comma 2, della legge n. 342 del 2000, estendendola al più generale insieme dei veicoli di interesse storico o collezionistico sia pure alla condizione della sussistenza dei sopra richiamati requisiti.”
Nella parte in cui l’esenzione viene estesa, la Corte stabilisce che non si ritiene un superamento, da parte della norma regionale, del limite massimo di manovrabilità stabilito dal principio di coordinamento di cui al comma 2 dell’articolo 8 del decreto legislativo n. 68 del 2011.
Bollo auto, Regioni libere di attuare la propria politica fiscale
Il decreto legislativo sul federalismo regionale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, ha stabilito con l’articolo 8 che, fermi restando i limiti massimi di manovrabilità previsti dalla legislazione statale, le Regioni disciplinano direttamente la tassa automobilistica regionale.
La norma è richiamata dalla Corte Costituzionale che, nella storica sentenza del 20 maggio 2019, ricorda che:
“il legislatore ha attribuito alla tassa automobilistica una valenza differenziata, sia rispetto ai tributi propri autonomi (siano essi “originari” o, nei termini di cui sopra, “ceduti”), sia rispetto ai tributi propri derivati, configurandola come un tributo proprio derivato particolare, parzialmente “ceduto”, in quanto alle Regioni è riconosciuto un più ampio margine di autonoma disciplina, limitato dal vincolo, unidirezionale, di non superare il limite massimo di manovrabilità stabilito dalla legge statale.”
Il bollo auto, secondo le disposizioni di cui all’articolo 8, comma 2 del decreto legislativo sopra citato, rappresenta un “tertium genus” e le Regionisono libere di sviluppare una propria politica fiscale in merito che non alteri i presupposti strutturali del tributo.
In sostanza, senza superare i limiti massimi stabiliti dalla legge statale, ovvero senza aumentare la pressione fiscale, le Regioni possono differenziare le proprie scelte in ambito fiscale. Anche introducendo esenzioni, agevolazioni o addirittura abolendo il bollo auto.
Un autonomia che è tuttavia vincolata al rispetto del principio dell’equilibrio di bilancio (articolo 81 della Costituzione) e senza ricadute sulle finanze statali.
all’articolo 9, del decreto – legge 23 ottobre 2018, n. 119. Possono fruire della sanatoria tutti i contribuenti, a prescindere dall’attività svolta, dal regime contabile adottato e dalla natura giuridica. Essi possono regolarizzare infrazioni, inosservanze o omissioni aventi natura formale, commesse in materia di Iva, Irap, imposte dirette e relative addizionali, imposte sostitutive, ritenute alla fonte e crediti d’imposta. Possono, inoltre, avvalersi della sanatoria i sostituti d’imposta, gli intermediari e gli altri soggetti tenuti alla comunicazione di dati riguardanti operazioni fiscalmente rilevanti.
Si possono definire le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti di natura formale, commesse entro il 24 ottobre 2018, a condizione che le stesse non rilevino sulla determinazione della base imponibile, sulla liquidazione e sul pagamento dell’Iva, dell’Irap, delle imposte dirette e relative addizionali, delle imposte sostitutive, delle ritenute alla fonte e dei crediti d’imposta.
la presentazione di dichiarazioni annuali redatte non conformemente ai modelli approvati, tra cui sono comprese le dichiarazioni presentate tramite un ufficio postale da parte dei contribuenti obbligati alla presentazione per via telematica;
l’omessa o irregolare presentazione delle comunicazioni dei dati delle fatture emesse e ricevute, cosiddetto “spesometro”, o delle liquidazioni periodiche Iva;
l’omessa restituzione dei questionari inviati dall’agenzia delle Entrate o da altri soggetti autorizzati, o la restituzione dei questionari con risposte incomplete o non veritiere;
l’anticipazione di ricavi o la posticipazione di costi in violazione del principio di competenza;
l’omesso esercizio dell’opzione nella dichiarazione annuale, sempre che si sia tenuto un comportamento concludente conforme al regime contabile o fiscale scelto.
L’art. 35, comma 22, del DL n. 223 del 2006 dispone che all’atto della cessione dell’immobile, anche se assoggettata ad IVA, le parti hanno l’obbligo di rendere apposita dichiarazione sostitutiva di atto di notorietàindicando le modalità di pagamento del corrispettivo.
Lo spazio dedicato a detrazioni e deduzioni è il “quadro E”, più in particolare in questo caso bisogna far riferimento ai righi da “E8 a E10 – Altre spese”, nei quali vanno inseriti i dati che seguono:
L’importo deve comprendere le spese indicate nella sezione “Oneri detraibili”della Certificazione Unica con il codice onere 17.
Nuovo modello RLI obbligatorio dal 20 maggio 2019: ecco il nuovo modulo pubblicato dall’Agenzia delle Entrate e le istruzioni per la registrazione del contratto d’affitto e per gli adempimenti successivi.
Modello RLI, nuovo modulo obbligatorio da ieri, 20 maggio 2019.
Dopo il periodo transitorio che ha consentito di utilizzare sia la nuova che la precedente modulistica, sarà ora necessario utilizzare il nuovo modello RLIpubblicato lo scorso 19 marzo 2019.
Modello RLI 2019Clicca per scaricare il nuovo modello RLI pubblicato dall’Agenzia delle Entrate con il provvedimento del 19 marzo 2019
Istruzioni modello RLI locazioni 2019Clicca per scaricare le istruzioni pubblicate dall’Agenzia delle Entrate in allegato al provvedimento del 19 marzo 2019
Agenzia delle Entrate – provvedimento del 19 marzo 2019Approvazione del modello per la “Richiesta di registrazione e adempimenti successivi – contratti di locazione e affitto di immobili” (modello RLI), delle relative istruzioni e delle specifiche tecniche per la trasmissione telematica
Detrazione abbonamento autobus e mezzi pubblici nel 730
Modello 730/2019: detrazione abbonamento autobus e mezzi di trasporto.
I contribuenti titolari di abbonamenti a bus, metro o treni relativi al 2018 potranno indicare in dichiarazione dei redditi la spesa sostenuta e fruire del rimborso Irpef del 19% entro specifici limiti che analizzeremo di seguito.
A reintrodurre la detrazione per gli abbonamenti di bus, metro, tram e treni è stata la Legge di Bilancio 2018 ed è proprio a partire dalle spese per gli abbonamenti sostenute dallo scorso 1° gennaio che sarà possibile fruire del bonus Irpef.
Si potrà portare in detrazione l’abbonamento non solo in relazione alla spesa sostenuta direttamente ma anche per i familiari a carico, tra cui figli e moglie, con la possibilità di beneficiare di uno sconto fiscale pari al 19% ed entro il limite di 250 euro di spesa.
Le istruzioni dettagliate sono contenute nelle regole di compilazione del modello 730/2019, che dovrà essere presentato entro il 23 luglio 2019.
La detrazione degli abbonamenti dei mezzi pubblici introdotta dalla Legge di Bilancio 2018 consente di beneficiare, presentando il modello 730/2019 o la dichiarazione dei redditi con modello Unico, di uno sconto fiscale pari al 19% e per un importo massimo detraibile di 250 euro.
All’interno del modello 730 le spese sostenute dovranno essere indicate nel rigo da E8 a E10 utilizzando il codice spesa 40. Per quanto riguarda le istruzioni del modello Redditi si attende ancora la pubblicazione dell’apposito provvedimento da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Detrazione abbonamento bus, metro e treni 2019: ecco l’importo dello sconto
Così come chiarito dall’Agenzia delle Entrate, non possono essere indicate le spese sostenute nel 2018 che nello stesso anno sono state rimborsate dal datore di lavoro in sostituzione delle retribuzioni premiali e indicate nella sezione “Rimborsi di beni e servizi non soggetti a tassazione – art. 51 Tuir” (punti da 701 a 706) della Certificazione Unica con il codice onere 40.
Nel testo della Legge di Bilancio 2018 si legge che a partire dal 1° gennaio le agevolazioni riguardano anche per i datori di lavoro.
Modello 730/2019 congiunto: come si presenta e chi può inviare un’unica dichiarazione dei redditi?
quando si sceglie – o si è obbligati – a presentare la dichiarazione modello Redditi Persone Fisiche (ex modello Unico);
Modello 730 precompilato congiunto: le istruzioni per il coniugeSe si vuole presentare il modello 730 precompilato congiunto come coniuge, dopo aver completato la compilazione della propria dichiarazione dei redditi bisognerà selezionare la voce “Sì, come coniuge” e salvare.
Modello 730 congiunto: le istruzioni per il dichiarante
inviare la dichiarazione congiunta selezionando “Invia”. Se sei utente Fisconline devi, inoltre, inserire il Codice Pin. Se sei utente SPID o Inps non devi inserire il Codice Pin;

References: sentenza 
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 art. 51