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PROGETTARE L ACCESSIBILITÀ - PDF
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1 QUADERNO N 13 Materiali dell Osservatorio Sociale Provincia di Mantova PROGETTARE L ACCESSIBILITÀ L attività edilizia coordinata con le norme per l abbattimento delle barriere architettoniche. Le principali disposizioni statali e della Regione Lombardia
2 Il testo raccoglie i materiali del percorso formativo svoltosi nel periodo novembre 2010/maggio 2011 all interno del progetto Familynet Progetto promosso da: Con il sostegno di: Mantova, un territorio che accoglie PROVINCIA DI MANTOVA Settore Turistico e Culturale, Servizi alla Persona e alla Comunità Politiche Sociali e del Lavoro, Sport e Tempo Libero Dirigente: Gianni Petterlini Collana a cura del SERVIZIO POLITICHE SOCIALI QUADERNO N 13, cura editoriale di Paolo Polettini, Matteo Gaddi
3 Indice 5 Presentazione di Elena Magri 7 Presentazione di Arnaldo De Giuseppe PARTE PRIMA - I seminari L affido familiare con gli occhi della famiglia affidataria di Marco Tuggia L affido come protezione del legame tra il minore e la sua famiglia di Roberto Maurizio Il processo dell affido: strumenti per accompagnare le famiglie affidatarie di Cinzia Bettinaglio Verso un modello di collaborazione tra le reti di famiglie affidatarie e il sistema di servizi di Marco Giordano PARTE SECONDA - I laboratori a cura di Marco Tuggia 71 Introduzione 73 A. Promozione/sensibilizzazione 77 B. Informazione/formazione delle nuove famiglie 79 C. Formazione permanente 81 D. Conoscenza/valutazione delle nuove famiglie affidatarie 85 E. Abbinamento minore - famiglia affidataria
4 87 F. Costruzione del progetto 91 G. Accompagnamento della famiglia affidataria 95 H. Accompagnamento della famiglia d origine 97 I. Chiusura del progetto 99 Bibliografia di riferimento
5 Prefazione Ogni comunità è costituita da una rete complessa di relazioni, di rapporti e di intrecci, istituzionali o informali. In ultima analisi sono queste relazioni, se ben curate, a poter garantire un armonioso benessere del singolo individuo, inteso come maglia della rete sociale, portatore di doveri e diritti, di responsabilità e di esigenze. Ed è ancora questo tramaglio relazionale, se veramente inclusivo, l elemento in grado di contenere, facendosene carico, i momenti di fragilità del singolo. La presente pubblicazione, a mio giudizio, ha il pregio di aver saputo declinare questo concetto al tema del disagio familiare e dei minori, affrontando uno specifico aspetto, quello dell affido familiare. Il taglio del lavoro, nonostante il grande spessore professionale dei soggetti coinvolti, non è quello del manuale operativo rivolto agli operatori sociali, quanto quello del seminario-laboratorio che si propone di sollecitare la riflessione sulla validità dell affido come tipologia di intervento e sul ruolo, sulle potenzialità e sulle incognite delle famiglie affidatarie, attraverso lo strumento della sperimentazione di gruppo. L esito dell elaborazione ha segnato una tappa importantissima, che si sostanzia, a mio avviso, in tre diversi risultati: si sono analizzati in modo approfondito gli aspetti, le criticità e i pregi di questo tipo di sostegno. Se ne è individuata la complessità e l enorme potenzialità assieme alle aree di efficacia, anticipando, come spero, una nuova stagione di valorizzazione dell affido all interno della rosa degli altri modelli di intervento si è evidenziato come le ristrettezze di tempo e di risorse non permettano ai vari profili professionali del sociale di promuovere una progettualità organica ed un protocollo di analisi ed interventi che pongano al centro le reali esigenze del minore rispetto alle (troppo poche) opportunità di tutela espresse dai territori aprendo focus di volta in volta sulla famiglia d origine, su quella affidataria, sugli operatori del sociale e sul ruolo degli altri soggetti del tessuto collettivo, quali la scuola, la parrocchia, le società sportive, questo quaderno è riuscito a mettere in 5
6 discussione la bontà di tutta una rete relazionale, con le sue crepe e le sue debolezze, evidenziando altresì come un minore sia patrimonio di tutta una comunità Ritengo questo lavoro una preziosa base di partenza per una nuova fase programmatoria, che può a ben diritto essere il grande supporto ai diversi professionisti del sociale e, oltre alla rete delle famiglie affidatarie, a tutti quei soggetti che si fanno consapevoli portatori di una responsabilità attiva. ELENA MAGRI Assessore alle Politiche di coesione sociale e Pari opportunità Provincia di Mantova 6
7 Introduzione Proviamo a riflettere intorno alla concezione della città accessibile C è una notevole differenza fra l eliminazione delle barriere e la progettazione senza barriere. Quando eliminiamo le barriere dalla città, agiamo sugli effetti di una imperfetta forma di progettazione. Medicalizziamo la città. Quando progettiamo senza barriere, esprimiamo la volontà di rendere accessibili gli spazi aperti e gli ambienti confinati, a partire dal modo in cui vengono concepiti, a partire dal momento della loro nascita. Quanto più si progetterà senza barriere, tanto minore sarà la necessità di inseguire gli effetti perversi della progettazione e di riparare i danni di una cattiva elaborazione progettuale. Oggi, purtroppo, ragionando in senso generale, ci rendiamo conto di essere vittime di una distorsione concettuale. Infatti, dobbiamo ammettere che la città è calibrata sulla persona standard. Su questa unità di misura, proponiamo ai lettori una prima riflessione: nella realtà delle cose, esiste la tipologia delle persone standardizzate? In realtà, nella città non ci sono persone con le medesime prerogative: vivono persone alte, basse, magre, grasse vivono i bambini, gli anziani Vivendo nella attuale organizzazione della città, constatiamo di essere vittime degli effetti derivanti da una inesistente unità di misura. Di conseguenza, nell attuale assetto urbanistico ed edilizio, una parte di noi riesce ad adattarsi; ma, un altra parte, suo malgrado, non può, non è in grado, di adattarsi. Dunque, vi è un esigenza, da perseguire, in linea tendenziale: il tessuto urbano deve essere reso accessibile per tutti i cittadini, secondo una visione antropocentrica della città, una concezione che mette al centro le persone, con tutte le loro difficoltà e le loro potenzialità. Partendo dalle persone in difficoltà, proviamo a richiamare qualche situazione esemplare. Ci sono le persone malate di cuore, con affezioni polmonari, con lesioni midollari, con difficoltà di camminare, con impacci motori. 7
8 Ci sono le persone con deficit sensoriali, con udito debolissimo persone sub-vedenti, non-vedenti Ci sono persone che, pur non essendo malate, presentano, temporaneamente, delle difficoltà motorie, come le persone con ingessature. le donne negli ultimi mesi di gravidanza Ci torna utile richiamare una stima dell Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale asserisce che le persone in difficoltà nell uso della città sono circa il 20% della popolazione! Non vogliamo essere stucchevoli, soffermandoci su un frammento statistico dell andamento demografico della popolazione anziana, in Italia. Gli anziani ultra ottantenni, nel nostro Paese, nell anno 1997, erano ; si prevede che, nell anno 2021, siano Il 33% della popolazione anziana, ultra ottantenne, presenta difficoltà di movimento, ovvero difficoltà di camminare, salire le scale, chinarsi, coricarsi, sedersi. 2 Altrettanto significativi sono i dati di chi è vittima di lesioni midollari. In Lombardia, si manifesta un indice di frequenza di nuovi casi all anno, per milione di abitanti; quindi, nella nostra Regione, i nuovi casi, ogni anno, sono 250, poco più o poco meno. 3 Al di là dell aspetto quantistico, sono altrettanto significative le cause della insorgenza della paraplegia, della tetraplegia. Esse sono rivelatrici non soltanto dei comportamenti e delle responsabilità soggettive, ma anche del modo in cui è strutturato il sistema di convivenza: in particolare, la mancanza di sicurezza delle strade, dei luoghi di lavoro, la mancanza di prevenzione dei rischi e delle malattie. Infatti, le lesioni midollari sono dovute, principalmente, per il 50% agli incidenti stradali, per il 20% agli incidenti sportivi, per il 15% alle malattie, per il 10% agli infortuni sul lavoro. 4 Anche l età delle persone colpite è bene che sia presa in considerazione, perché l 85% di esse ha un età che oscilla fra i 10 anni e i 40 anni. 5 Dunque, un età con una lunga attesa di vita, che viene completamente stravolta dall evento, che costringe ad assumere una diversa identità personale, professionale e sociale. Questa è la seconda riflessione: affinchè l accessibilità sia garantita, in linea tendenziale, a tutte le persone, occorre conoscere, il più possibile da vicino, le problematiche di coloro che hanno delle difficoltà psico-fisiche e sensoriali. Continuiamo il nostro esposizione sulla ricerca di chi ha la competenza di eliminare le barriere e la competenza di progettare senza barriere. La competenza è di chi progetta, di chi controlla, di chi amministra. Su questa materia, chi progetta, chi controlla e chi amministra deve sapere che il loro intervento non è discrezionale: il loro è un dovere! 8
9 Non si tratta soltanto di un intervento civico di solidarietà. Si tratta di una priorità assoluta, rispetto ad altri interessi giuridicamente tutelati. Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale. 6 Dunque, i cittadini sono uguali rispetto all uso del territorio, ovvero sono uguali nel senso che non devono subire limitazioni derivanti dalle condizioni personali o sociali. Per essere più esplicativi, diciamo che i cittadini non devono trovarsi di fronte all impossibilità o alla difficoltà di girare per la città, di accedere ai centri ambulatoriali e di riabilitazione, di accedere agli uffici pubblici, ai luoghi di lavoro e di svago. Non c è chi non veda quanto, per molte persone, le barriere architettoniche siano di pregiudizio dell esercizio delle normali attività quotidiane, della possibilità di condurre una vita pienamente indipendente. Pertanto, esiste un vero e proprio obbligo giuridico di eliminare ogni barriera, che impedisca l accesso agli spazi destinati alla fruizione del pubblico. In questa pubblicazione ci si sofferma, nel dettaglio, sulla normativa esistente. Ci piace solo ricordare che i soggetti con personalità giuridica di diritto pubblico (Stato, regioni, Provincie, Comuni, A.S.L., Aziende Ospedaliere ) devono, per primi, dare l esempio, nel rendere le proprie strutture completamente accessibili. Essi sono tenuti ad elaborare e ad attuare il piano di eliminazione delle barriere architettoniche, per gli ambienti confinati e per gli spazi urbani. 7 Così, potranno giustamente pretendere che tutti gli attori privati facciano altrettanto, nella progettazione dei luoghi di vita privati aperti al pubblico, delle residenze, dei luoghi di commercio e di lavoro Infine, un ultima prospettazione. C è la necessità che i liberi professionisti, i tecnici dei Comuni e delle altre pubbliche amministrazioni, stabiliscano un rapporto significativo con le persone con disabilità e con le loro associazioni. C è la necessità di dare vita ad una vera e propria metodologia progettuale partecipata, fatta di contatti, di rilevazione dei bisogni, delle potenzialità d uso dei luoghi di vita, dell individuazione delle soluzioni più confacenti. Le esperienze condotte anche nella città di Mantova ed in alcune località della provincia, negli scorsi anni, di rilevazione delle barriere nel tessuto urbano, con la partecipazione di studenti e di persone con disabilità, sono una valida espressione di collaborazione della società civile con il Comune. Si deve partire da queste espressioni di condivisione e di coesione sociale per rivedere, nel profondo, i cardini della qualità di ciò che costruiamo e i valori della dimensione comunitaria.... FOSSATI Solidarietà Educativa 9
10 Note: 1 ISTAT, rilevazioni e stime 2 Indagine multiscopo ISTAT del sulla Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari 3 Relazione introduttiva al P.d.L. della Regione Lombardia sulle Unità Spinali n. 425/89 (Legge Regionale 12 maggio 1990, n.57) 4 Ibidem 5 Ibidem 6 Costituzione Italiana, art.16 7 Legge 28 febbraio 1986, n.41, art.32, comma 21; Legge 5 febbraio 1992, n.104, art.24 10
11 Progettare l accessibilità LA NORMATIVA STATALE EDIFICI, SPAZI E SERVIZI PUBBLICI O APERTI AL PUBBLICO Circolare del Ministero Lavori Pubblici 19 giugno 1968, n Norme per assicurare l utilizzazione degli edifici sociali da parte dei minorati fisici e per migliorarne la godibilità in generale: si applica, specificatamente, alle strutture di nuova realizzazione ed anche a quelle già esistenti a carattere collettivo, con particolare cura al settore dell edilizia sociale ed interessa inoltre l edilizia collettiva in generale e l edilizia residenziale. Legge 30 marzo 1971, n. 118, di conversione del decreto- legge 30 gennaio 1972, n. 5 - Nuove norme in favore dei mutilati e invalidi civili - articolo 27: si applica, specificatamente, agli edifici pubblici o aperti al pubblico, alle istituzioni scolastiche, prescolastiche o di interesse sociale e ai mezzi di trasporto pubblico delle persone, di nuova realizzazione ed anche già esistenti. D.P.R. 27 aprile 1978, n Regolamento di attuazione dell articolo 27 della Legge 30 marzo 1971, n. 118, a favore dei mutilati e invalidi civili, in materia di barriere architettoniche e trasporti pubblici: si applica, specificatamente, alle strutture pubbliche, con particolare attenzione a quelle di carattere collettivo sociale, di nuova realizzazione ed anche già esistenti (abrogato e sostituito dal dpr. n. 503/1996). Legge 28 febbraio 1986, n. 41 (articolo 32, comma 21) - Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato: ha imposto ai comuni di predisporre, entro un anno dalla sua entrata in vigore, i Piani di Eliminazione delle Barriere architettoniche (P.E.B.A.) 11
12 EDIFICI, SPAZI E SERVIZI PRIVATI E DI EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA E PUBBLICA Legge 9 gennaio 1989, n. 13: Disposizioni per favorire il superamento e l eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati: riguarda i progetti relativi alla costruzione di nuovi edifici, ovvero alla ristrutturazione di interi edifici, ivi compresi quelli di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata, presentati dopo sei mesi dalla sua entrata in vigore. DM 14 giugno 1989, n Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l accessibilità, l adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell eliminazione delle barriere architettoniche (regolamento di attuazione della Legge 9 gennaio 1989, n. 13): si applica, specificatamente, agli edifici privati di nuova costruzione, residenziali e non, ivi compresi quelli di edilizia residenziale convenzionata, agli edifici di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata ed agevolata, di nuova costruzione, alla ristrutturazione dei suddetti edifici privati, anche se preesistenti alla entrata in vigore del decreto, agli spazi esterni di pertinenza degli edifici in argomento Legge 5 febbraio 1992, n Legge-quadro per l assistenza, l integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate (articoli 23 e 24): riguarda, all articolo 23, la rimozione di ostacoli per l esercizio di attività sportive, turistiche e ricreative e, all articolo 24, l eliminazione o il superamento delle barriere architettoniche degli edifici pubblici e privati aperti al pubblico e, fra l altro, l obbligo per i comuni di modificare i piani di cui all articolo 32, comma 21, della legge n. 41 del 1986 (P.E.B.A.) con integrazioni relative all accessibilità degli spazi urbani, con particolare riferimento all individuazione e alla realizzazione di percorsi accessibili, all installazione di semafori acustici per non vedenti, alla rimozione della segnaletica installata in modo da ostacolare la circolazione delle persone handicappate (Piani Integrati degli Spazi Urbani - P.I.S.U.). EDIFICI, SPAZI E SERVIZI PUBBLICI D.P.R. 24 luglio 1996, n Regolamento recante norme per l eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici: si applica, specificatamente, agli edifici e spazi pubblici di nuova costruzione, ancorché di carattere temporaneo, o a quelli esistenti qualora sottoposti a ristrutturazione. Si applica, inoltre, agli edifici e spazi pubblici sottoposti a qualunque altro tipo di intervento edilizio suscettibile di limitare l accessibilità e la visibilità, almeno per la parte oggetto dell intervento stesso, agli edifici e spazi pubblici in tutto o in parte soggetti a cambiamento di destinazione d uso se finalizzata all uso pubblico, nonché ai servizi speciali di pubblica utilità. Agli edifici e spazi pubblici esistenti, anche se non soggetti a recupero o riorganizzazione funzionale, devono essere apportati tutti quegli accorgimenti che possono migliorarne la fruibilità sulla base delle norme contenute nel regolamento stesso. 12
13 LA NORMATIVA REGIONALE EDIFICI, SPAZI E SERVIZI PUBBLICI E PRIVATI Legge Regione Lombardia 20 febbraio 1989, n. 6 Norme sull eliminazione delle barriere architettoniche e prescrizioni tecniche di attuazione: si applica a tutti gli edifici, gli ambienti e le strutture, anche di carattere temporaneo, di proprietà pubblica e privata, che prevedano il passaggio o la permanenza di persone. In particolare si applica agli edifici e ai locali pubblici e di uso pubblico, ivi compresi gli esercizi di ospitalità agli edifici di uso residenziale abitativo, agli edifici e ai locali destinati ad attività produttive di carattere industriale, agricolo, artigianale, nonché ad attività commerciali e del settore terziario, alle aree ed ai percorsi pedonali urbani, nonché ai parcheggi, ai mezzi di trasporto pubblico di persone, su gomma, ferro, fune, nonché ai mezzi di navigazione inerenti i trasporti di competenza regionale, alle strutture e agli impianti fissi connessi all esercizio dei trasporti pubblici di persone di competenza regionale, alle strutture e gli impianti di servizio di uso pubblico, esterni o interni alle costruzioni, ai segnali ottici, acustici e tattili da utilizzare negli ambienti di cui sopra. COMMENTO ALLA NORMATIVA Come più sopra evidenziato la materia dell abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e privati è attualmente disciplinata da una pluralità di disposizioni di natura primaria e secondaria. La legge 9 gennaio 1989, n. 13, detta Disposizioni per favorire il superamento e l eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati. In particolare l articolo 1, comma 2, della legge 13/1989 prevede che il Ministro dei lavori pubblici fissi con proprio decreto le prescrizioni tecniche necessarie a garantire l accessibilità, l adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata. In attuazione del predetta previsione di legge è stato emanato il decreto ministeriale 14 giugno 1989, n. 236, con il quale sono state approvate le citate prescrizioni tecniche. Ulteriori disposizioni sono previste dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104, Legge-quadro per l assistenza, l integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, con particolare riferimento a quanto previsto dall articolo 24 (Eliminazione o superamento delle barriere architettoniche). In attuazione delle previsioni dell articolo 27 (Barriere architettoniche e trasporti pubblici) della legge 30 marzo 1971, n. 118 Conversione in legge del decreto-legge 30 gennaio 1971, n. 5, e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili è stato emanato il decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503, Re- 13
14 golamento recante norme per l eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici che ha abrogato il precedente decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, recante il Regolamento di attuazione dell articolo 27 della legge 30 marzo 1971, n. 118, a favore dei mutilati e invalidi civili, in materia di barriere architettoniche e trasporti pubblici. Nel decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia agli articoli dal 77 all 82 sono riportate le Disposizioni per favorire il superamento e l eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati, pubblici e privati aperti al pubblico già contenute nella legge 9 gennaio 1989, n. 13 e nella legge 5 febbraio 1992, n Infine si rammenta la norma contenuta nell articolo 32, comma 20, della legge 28 febbraio 1986, n. 41, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato che prevede che «Non possono essere approvati progetti di costruzione o ristrutturazione di opere pubbliche che non siano conformi alle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, in materia di superamento delle barriere architettoniche. Non possono altresì essere erogati dallo Stato o da altri enti pubblici contributi o agevolazioni per la realizzazione di progetti in contrasto con le norme di cui al medesimo decreto». A questo complesso quadro normativo si è andata ad affiancare la riforma del 2001 del Titolo V della Costituzione, che ha attribuito pari dignità ai poteri legislativi statale e regionale nelle rispettive materie di competenza. Per gli aspetti costruttivi funzionali al superamento delle barriere architettoniche, occorre evidenziare che la materia dei lavori pubblici nel riparto di potestà legislative operato dall articolo 117 della Costituzione non risulta essere attribuita espressamente né alla potestà esclusiva dello Stato, né rientrare nelle materie di potestà concorrente. Non è possibile, pertanto, considerare i lavori pubblici come una materia che può essere attribuita in blocco alla disciplina legislativa statale o regionale, ma piuttosto come materia per la quale è possibile individuare spazi di intervento pro-quota riservati ad entrambi i legislatori, nazionale e regionale. Peraltro l eliminazione delle barriere architettoniche costituisce un tema trasversale, che riguarda nella sostanza la materia della parità di diritti tra i cittadini. Sotto tale aspetto lo Stato, nell ambito dell ordinamento civile, mantiene una competenza legislativa propria. Al fine di garantire che in sede di progettazione, oltre al formale rispetto delle norme in argomento, si persegua anche l obiettivo della migliore accessibilità e fruibilità dei manufatti che si intendono realizzare, si dovranno tenere presenti i seguenti principi: a) il principio della autonomia Il principio della accessibilità, già presente nelle disposizioni vigenti, allo scopo di ga- 14
15 rantire la migliore qualità progettuale possibile, deve essere rafforzato dal principio della autonomia ; tale principio è rivolto a tutelare la dignità della persona con disabilità ed è in linea con i moderni concetti della vita indipendente e del progetto globale individuale. L autonomia non può essere un principio indefinito, ma è necessario correlarla alle capacità residue del disabile supportate dalla strumentazione umana e tecnologica. L autonomia è quindi la possibilità per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di utilizzare da sole, anche con l ausilio di appositi apprestamenti, ambientali e strumentali, le residue capacità funzionali, fisiche e sensoriali per la fruizione degli spazi, degli apparecchi e degli accessori ivi contenuti. b) il principio della fruibilità Si deve perseguire l obiettivo dell utilizzazione effettiva degli spazi e degli arredi, senza cui il principio della accessibilità perde concretamente di significato. La fruibilità è la possibilità di utilizzare gli spazi aperti e/o costruiti, gli arredi, i servizi informativi ed i mezzi di trasporto. c) il principio delle pari opportunità Il 2007 è stato dichiarato anno europeo delle pari opportunità. La progettazione accessibile deve essere permeata dallo sforzo di indicare soluzioni specifiche ma non corporative, proprio per consentire a tutte le persone disabili o no di trovarsi in situazioni di parità effettiva. Infatti, tranne che nei pochi casi in cui si rende necessario precisare la situazione di disabilità specifica, l intera progettazione deve tendere ad eliminare o a far superare ogni barriera concettuale e situazionale per tutti gli utenti. d) il principio della non discriminazione Tutto ciò che è pubblico o aperto al pubblico deve esserlo per tutti gli utenti, senza discriminazione alcuna. Ciò deve comportare approfondite riflessioni e attenta ricerca di soluzioni adeguate e compatibili, anche in presenza di situazioni più difficili (ad esempio negozi di piccole dimensioni). e) il principio della partecipazione Il principio è stato ribadito alla Conferenza europea sulla disabilità di Madrid nel 2002 e confermato dall Italia nel 2003 a Bari nella 2 Conferenza nazionale sulle politiche per la disabilità. Tale principio è riscontrabile anche nella normativa nazionale (ad esempio nella legge n. 328/2000 Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali ) e nello stesso principio della sussidiarietà. A tale scopo si rende opportuno che i comuni, previa pubblicizzazione ufficiale, inseriscono nella commissione edilizia dove esiste, ovvero nella conferenza dei servizi, un esperto in materia di eliminazione delle barriere architettoniche, anche fra quelli indicati dalle federazioni nazionali dei disabili o, in mancanza, dalle associazioni locali di promozione sociale. 15
16 COME E QUANDO DEVONO ESSERE GARANTITE: L ACCESSIBILITA LA VISITABILITA L ADATTABILITA DM. n. 236/1989 Articolo 3 Criteri generali di progettazione ALLEGATO A Acessibilità: Adattabilità: O deroga all installazione dell ascensore; restano valide tutte le altre prescrizioni previste per l accessibilità. possibilità di installazione nel tempo di meccanismi di sollevamento (ascensore o servoscala). 16
17 D.M. n. 236/1989 articolo 3.2: L accessibilità deve essere garantita per quanto riguarda: a) gli spazi esterni; il requisito si considera soddisfatto se esiste almeno un percorso agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali; b) le parti comuni. Negli edifici residenziali con non più di tre livelli fuori terra è consentita la deroga all installazione di meccanismi per l accesso ai piani superiori, ivi compresi i servoscala, purché sia assicurata la possibilità della loro installazione in un tempo successivo. L ascensore va comunque installato in tutti i casi in cui l accesso alla più alta unità immobiliare è posto oltre il terzo livello, ivi compresi eventuali livelli interrati e/o porticati. Le prescrizioni tecniche contenute nel decreto in argomento costituiscono il regolamento di attuazione dell articolo 1 della legge 9 gennaio 1989, n. 13 e sono di supporto alla progettazione esecutiva per: 1. l accessibilità, che prevede la possibilità anche per i disabili di raggiungere l edificio, le parti comuni e le singole unità immobiliari e di fruire degli spazi e delle attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza; 2. la visitabilità, che prevede la possibilità, anche per le persone a ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di accedere agli spazi di relazione dell alloggio (sala, cucina, percorsi di avvicinamento agli stessi) ed ai servizi igienici o ai luoghi di lavoro, previa garanzia di accessibilità dell edificio mediante il progetto di adattabilità. Infatti il decreto ministeriale prescrive, all articolo 3.5, che ogni unità immobiliare, qualunque sia la sua destinazione, deve essere adattabile per tutte le parti e componenti per le quali non è già richiesta l accessibilità e/o la visitabilità, fatte salve le deroghe consentite dal presente decreto ; 3. l adattabilità, che prevede la possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito, allo scopo di renderlo completamente fruibile anche ai portatori di handicap. Per garantire i requisiti su esposti, la legge n. 13/1989 (art. 1, comma 3) indica che la progettazione deve comunque garantire: 1. accorgimenti tecnici idonei all installazione di meccanismi per l accesso ai piani superiori, ivi compresi i servoscala; 2. idonei accessi alle parti comuni degli edifici ed alle singole unità immobiliari; 3. almeno un accesso in piano, rampe prive di gradini o idonei mezzi di sollevamento; 4. l installazione, nel caso di edifici in cui l accesso alla più alta unità immobiliare 17
18 è posto oltre il terzo livello, ivi compresi eventuali livelli interrati e/o porticati, di un ascensore per ogni scala principale, raggiungibile mediante rampe prive di gradini. Al fine di garantire l accessibilità delle unità ambientali (spazi elementari e definiti idonei a consentire lo svolgimento di attività compatibili tra loro) si deve rispettare quanto disposto dagli articoli 4 e 8 del DM n. 236/1989, che elenca le barriere architettoniche. L articolo 4 ne descrive le caratteristiche tecniche e funzionali e l articolo 8 le caratteristiche prestazionali. L ARTICOLO 3.4 DEL DM n. 236/1989 DISPONE CHE NEGLI EDIFICI RESIDENZIALI UNIFAMI- LIARI ED IN QUELLI PLURIFAMILIARI PRIVI DI PARTI COMUNI È SUFFICIENTE CHE SIA SOD- DISFATTO IL SOLO REQUISITO DELL ADATTABILITA. L ARTICOLO 3.5 DEL DM n. 236/1989 DISPONE CHE OGNI UNITA IMMOBILIARE, QUALUN- QUE SIA LA SUA DESTINAZIONE, DEVE ESSERE ADATTABILE PER TUTTE LE PARTI E COMPO- NENTI PER LE QUALI NON È GIA RICHIESTA L ACCESSIBILITA E/O LA VISITABILITA, FATTE SAL- VE LE DEROGHE CONSENTITE DAL DECRETO STESSO. Per quanto riguarda gli edifici, spazi e servizi pubblici si osserva che il DPR n. 503 del 1996, che ha abrogato e sostituito il DPR n. 384 del 1978, ha stabilito che le prescrizioni tecniche di attuazione da rispettare sono quelle del DM n. 236 del 1989, che valgono per gli edifici privati. A parere di scrive ciò ha comportato, in alcuni casi significativi, il venire meno della qualità progettuale dei manufatti edilizi pubblici che, in questo modo, non sono in grado di garantire la completa fruibilità ed accessibilità degli stessi da parte delle persone costrette su sedia a ruote. È il caso, ad esempio, del servizio igienico che se non avrà dimensioni minime di superficie maggiori di quelle necessarie per gli edifici privati, oltreché una varietà di ausili necessari per le diverse forme di disabilità, difficilmente potrà garantire la sua utilizzazione da parte delle persone disabili in modo autonomo e sicuro. È indiscutibile che le dimensioni e le caratteristiche del servizio igienico previste dal DPR n. 384 del 1978 determinano una migliore qualità progettuale e la realizzazione di un ambiente che certamente meglio risolve le esigenze delle persone disabili, per cui è preferibile ricorrere ad esse che non a quelle del DPR n. 503 del 1996, ancorché il primo sia stato abrogato proprio da quest ultimo. È ancora, sempre ad esempio, il caso dell edilizia scolastica, per la quale il DPR n. 503 del 1996 dispone, fra l altro, che nel caso di edifici scolastici a più piani senza ascensore, la classe frequentata da un alunno non deambulante deve essere situata in un aula al pianterreno raggiungibile mediante un percorso continuo orizzontale o raccordato con rampe. C è da chiedersi come faccia l alunno in questione ad utilizzare tutte le altre attività didattiche erogate dalla scuola, laddove le stesse siano svolte in ambienti non situati al pianterreno raggiungibile mediante un percorso continuo orizzontale o raccordato con rampe, adempiendo all obbligo scolastico e senza essere discriminato. 18
19 Diversamente la Circolare del Ministero Lavori Pubblici 19 giugno 1968, n Norme per assicurare l utilizzazione degli edifici sociali da parte dei minorati fisici e per migliorarne la godibilità in generale, anche se non tratta specificamente l edilizia scolastica, afferma, fra l altro che: > le norme in essa contenute hanno come presupposto la generalizzazione dei vantaggi derivanti dalla eliminazione delle barriere architettoniche e dovranno trovare applicazione in tutti gli edifici di uso pubblico di nuova costruzione o esistenti, nel caso che questi ultimi siano sottoposti a ristrutturazione. È altresì evidente che le norme idonee non escludono soluzioni più avanzate che potranno pertanto essere esaminate ed approvate dai competenti uffici. > Quanto contenuto nelle norme, di obbligatorio rispetto alle opere ed edifici realizzati a totale o parziale finanziamento dello Stato, non esclude soluzioni più avanzate, ma anzi deve essere inteso come stimolo di ulteriori progettazioni e realizzazioni di mezzi ed accorgimenti di più elevato grado di efficienza e contenuto tecnico. Pertanto agli organi preposti al controllo della applicazione delle presenti norme compete l esame e la approvazione delle eventuali proposte di mezzi ed accorgimenti, anche se realizzati in difformità a quanto di seguito prescritto. > Al fine di consentire la più ampia fruibilità dei locali per ufficio accessibili al pubblico, presenti in un edificio sociale, deve essere resa possibile la piena utilizzazione di tali locali anche da parte di persone a ridotte o impedite capacità motorie. > I locali per ufficio accessibili al pubblico, presenti negli edifici sociali, devono essere raggiungibili esclusivamente o in alternativa ad un percorso con scale, mediante un percorso continuo orizzontale o accordato con rampe, o mediante ascensore. Tenuto conto del fatto che le prescrizioni attuative delle disposizioni legislative e normative in argomento rappresentano minimi prestazionali al di sotto dei quali non si può andare, in quanto altrimenti non si garantisce il raggiungimento dell obiettivo della fruibilità ed accessibilità dei manufatti edilizi in modo autonomo e sicuro da parte di tutti, ma che, come abbiamo visto, nulla vieta di fare ricorso, già in sede di progettazione, a soluzioni più avanzate di quelle vigenti, nulla vieta di utilizzare specifiche e soluzioni tecniche che meglio si prestano all eliminazione ed al superamento delle barriere architettoniche, anche se riferite a provvedimenti abrogati. CHE COSA SONO LE BARRIERE ARCHITETTONICHE Il DM. n. 236/1989 ed il DPR n. 503 del 1996 definiscono le barriere architettoniche, rispettivamente all articolo 2, punto A), e all articolo 2: a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in parti- 19
20 colare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea; b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di parti, attrezzature o componenti; c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi. La L.R. Lombardia n. 6 del 1989 definisce le barriere architettoniche all articolo 3.1 qualsiasi ostacolo che limita o nega l uso a tutti i cittadini di spazi, edifici e strutture e, in particolare, impedisce la mobilità dei soggetti con difficoltà motoria, sensoriale e/o psichica, di natura permanente o temporanea, dipendente da qualsiasi causa. A CHI CREANO PROBLEMI LE BARRIERE ARCHITETTONICHE Le barriere architettoniche creano difficoltà a chi deve usa la sedia a ruote, a chi deambula con difficoltà per problemi agli arti superiori o inferiori, a chi ha problemi di equilibrio, a chi presenta problemi accentuati di affaticamento. La loro presenza crea peraltro problemi anche, ad esempio, ai bambini, alle donne incinte, agli anziani, agli infortunati temporaneamente e, più in generale, a tutti coloro che, pur non avendo forme di disabilità certificabili sotto il profilo medico, in presenza delle barriere architettoniche hanno difficoltà più o meno gravi nel potersi muovere nell ambiente costruito in modo autonomo e sicuro. Le barriere architettoniche, inoltre, sono spesso fonte di pericolo anche per le cosiddette persone normodotate. Appare allora di tutta evidenza che le barriere architettoniche creano problemi alla generalità delle persone per periodi più o meno lunghi della loro vita, a secondo dei casi. ACCORGIMENTI PROGETTUALI PER IL LORO SUPERAMENTO ED ELIMINAZIONE Gli accorgimenti per superare ed eliminare le barriere architettoniche sono molteplici e difficilmente tutti rappresentabili in un elenco che risulti esaustivo. In generale vi sarà la necessità di prevedere: > piani inclinati di pendenza limitata e brevi > idonei spazi per la percorrenza della carrozzina, per la sua rotazione e per il suo accostamento > rampe di pendenza limitata o idonei mezzi di sollevamento della carrozzina > pavimentazioni compatte ed antisdrucciolevoli

References: art.16
 art.32
 art.24
 articolo 27
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 articolo 23
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 articolo 32
 articolo 1
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 articolo 27
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 Articolo 3
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 articolo 1
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