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Timestamp: 2017-10-22 22:58:45+00:00

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67 commenti presenti - Posta un commento
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Belle cose nel mondo, belle cose.
Questa bella cosa è di "Martin Waugh è un fisico con la passione della fotografia. E dell'acqua. Con la sua macchina fotografica, e un sistema in grado di catturare le frazioni di secondo dei movimenti di un oggetto, si è specializzato nella realizzazione di quelle che definisce sculture liquide. Tutte gocce, di vari colori, dimensioni e viscosità, intrappolate dall'obiettivo mentre cadono verso il basso attratte dalla forza di gravità. Nessun ritocco assicura l'artista, solo qualche lieve intervento con Photoshop per pulire lo sfondo e dare un po' di colore. Il resto - assicura Waugh - lo fa la natura. Le foto sono tratte dal sito liquidsculpture.com"
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martedì, agosto 29, 2006,00:25
lunedì, agosto 28, 2006,19:54
Oggi vi beccate due link. Uno è questo. Proprio su questo ho trovato l'altro.
sabato, agosto 26, 2006,20:00
Ecco le sentenze della corte e altre considerazioni.
(al commento ricevuto nel post precedente, Luigi Tosti risponde così n.d.r.)
Ti segnalo il sito dell'OLIR (osservatorio libertà religiose) sul quale scrivono giuristi eccellenti (moltissimi dei quali docenti universitari). La sentenza della Cassazione penale, che comunque ti invio nel testo tratto dalla banca dati Giuffrè- è reperibile, su questo sito, digitando:
http://www.olir.it/ricerca/index.php?Form_Document=559
Come vedi, la sentenza in questione reca il numero 439/2000. Per un mistero che ancor oggi non so spiegarmi, questa sentenza è registratae nelle banche dati della Cassazione e delle riviste giuridiche col numero 4273/2000. Ti riporto anche, a riprova del fatto che la sentenza della Cassazione n.439/2000 aveva fatto ritenere oramai chiusa la diatriba circa la legittimità del crocifisso negli uffici pubblici, quanto aveva scritto a suo tempo
il prof. Antonello De Oto del'Universià di Bologna:
Successivamente, il primo marzo 2000 la Corte di Cassazione IV sezione penale ha pronunciato una sentenza (Sez. IV penale - 1 marzo 2000, n. 439, dep. 6 aprile 2000 - Pres. Battisti - Rel. Bianchi - Est. Colaianni - P.M.
Geraci - Ric. Montagnana, in Giurisprudenza costituzionale, 2000, pp. 1121 ss.), che sembrava risolvere una volta per tutte la questione delicatissima se sia lecita o addirittura obbligatoria l'esposizione del crocifisso negli uffici pubblici. continua qui
Sin qui quello che scriveva il prof. Antonello De Oto. Come chiunque può constatare, però, vi è stata successivamente una reazione clericale -perlopiù indotta dal "pericolo" islamico- che ha bistrattato la pronuncia della Cassazione e tutte le conformi sentenze della Corte Costituzionale -che avevano affermato che tutti cittadini sono eguali senza distinzione di religione e che lo Stato deve essere laico, sicché esso non può identificarsi in un simbolo confessionale- per cui si è giunti alle affermazioni, a dir poco paradossali, contenute nelle sentenze del TAR del Veneto e del Consiglio di Stato, i quali hanno sostenuto che, nonostante le crociate, l'antisemitismo, i roghi e via dicendo, l'affermazione del principio di laicità è un "merito" del cristianesimo e, quindi, il crocifisso "merita" di essere esposto come simbolo di "laicità". Si tratta di un'affermazione che, oltre ad essere irrilevante sotto il profilo giuridico (esistono infatti altri simboli molto più meritevoli di rappresentare il principio di laicità), mistifica in modo intollerabile la verità della storia. L'affernazione del TAR e del Consiglio di Stato è infatti parificabile a quella di chi sostenesse che il ripudio di ogni forma di discriminazione e di persecuzione razziale, attualmente vigente nei Paesi più civili e democratici, sia un "merito" del nazismo e del fascismo: essi, infatti, attraverso le leggi razziali e l'olocausto dei rom e degli ebrei innescarono una reazione che ha poi portato alla condanna ed al ripudio delle discriminazioni e persecuzioni razziali.
E, in effetti, il principio di laicità -ovverosia l'affermazione che lo Stato realmente moderno e civile deve essere neutrale e deve rispettare l'eguaglianza dei suoi cittadini- si è affermato proprio "grazie" all'intolleranza del potere temporale della Chiesa cattolica, che ha sempre ritenuto che la religone e la morale
cattoliche fossero "superiori" a qualsiasi altra ideologia e meritassero, per ciò stesso, di essere imposte anche ai non credenti e ai credenti in altre religioni, nel loro stesso "interesse", ed autorizzassero la Chiesa a godere "legittimamente" di numerosi privilegi in barba al principio di eguaglianza.
Il Consiglio di Stato è giunto persino ad affermare -nella sentenza n.556/2006, con la quale ha respinto il ricorso di Lautsi Soile per la rimozione dei crocefissi dalle aule scolastiche pubbliche- che il crocefisso è l'"unico" simbolo che trasmette i valori di "laicità", tolleranza, amore, rispetto del diritto all'eguaglianza, sicché l'esclusione di tutti gli altri
simboli è legittima:. Per avere il riscontro di quanto sia grottesca e falsa questa affermazione, basta riflettere sui crimini di razzismo perpetrati dalla "superiore razzabianca ariana" e chiedersi, poi, se sarebbe lecito affermare, in una sentenza emessa In Nome del Popolo Italiano, che gli "uomini bianchi appartenenti alla superiore razza ariana" sono gli unici meritevoli di entrare nei locali pubblici, gli unici che meritano di sedere nei mezzi di trasporto pubblici, gli unici che meritano di accedere ai pubblici uffici e gli unici che meritano di vivere su questa terra, e questo perché "essi hanno acquisito, nel corso della loro storia, particolari meriti nella lotta contro il razzismo, contro la percesuzione razziale e contro l'olocausto!!!!!
Bestemmie del genere sarebbe meglio non scriverle, tanto meno nelle sentenze. Significativa è la circostanza che il giudice estensore della sentenza del Consiglio di Stato 556/2006 sia il dott. Giuseppe Romeo, il cui nome è legato al centro studi Torrescalla di Milano dell'Opus Dei, come si può constatare accdendo al sito
http://www.fondazionerui.it/portal/page/categoryItem?contentId=20510.
,11:01
,08:57
Semifinale X South Asian Olimpic Games: Nepal - Pakistan.
di Giangiacomos
"...e` lo specchio di una mancanza di rispetto qui quasi totale da parte di qualsiasi potere per il semplice cittadino..."
Da 5 minuti attaccano.
I Pakistani.
Noi ci si difende col cuoio. 5 minuti alla fine della battaglia...del primo tempo della battaglia.
Monsone infuocato a Colombo...Folla di dei a buttar giu` acqua dentro il Catino del National Stadium isolano.
Pubblico numeroso e plaudente. Al decimo minuto la pioggia mista a grandine. A Colombo, sul mare di Sri Lanka, sotto il sud dell'India...
Acqua passata al trentasettesimo.
Grande parata del nostro piccolo portiere longocrinito, poi il loro bomber cicca la bala a porta vuota. . .Il trinariciuto portierino aveva ciccato altrettanto in avventurosa e sventurata uscita un istante prima dell'immane pericolo.
Al quarantesimo gol dei Pakistani.
A bandiera alta.
Annullato dal francese Cinciripens, spedito qui per l'occasione dall'AIA, insieme a un bastimento di polli...Ha un fischietto che fa chicchiriki`.
Il Pakistan protesta. Noi no. Muti come nepali.
E li infilziamo in Repartenza e contra golpe al quarantacinquesimo minuto preciso...
Il piccolo numero undici, il grandissimo Jamanu Raj...di testa, signori...
Problemi sul satellite.
Passano le sudolimpiadi di carabina...Appare un tarchiatissimo sollevatore di pesi.
Poi...Oibo`...Una sigla di chiusura...NTV2sat va avanti di video. Altra musica.
Smanetto...Metro Sport India. Finito il collegamento anche li`. Questioni sindacali ?
Retorno a NepalTV2sat...Stanno passando i "Target".
E a Colombo saranno gia` al minuto venti del tempo due.
A meno che anche Cinciripens abbia fischiato improvvisamente la fine anticipata delle ostilita`.
Di fatto temo che domani da queste parti i cittadini saranno inzaccati anzicheno...
Come se in Italia una semifinale Italia vs Germania sparisse all'improvviso da ogni schermo...
Povero Nepal, e Sri Lanka non e` da meno...
(per la cronaca: la partita è terminata 2-1 per i pakistani, che in questo modo accedono alla finale del torneo n.d.r.)
mercoledì, agosto 23, 2006,01:00
Mauro e Fabrizio ci inviano nuove news da italian blogs for Darfur. Nuovo blog istituzionale. Ma sempre vivo rimane questo, su cui vi invito a firmare l'appello che segue.
Scrivo per lamentarmi dell’esiguo spazio dedicato dalla vostra azienda al genocidio in corso nella regione del Darfur in Sudan.
,00:52
Se partecipassi al celeberrimo meeting di Rimini organizzato da Cl, starei probabilmente a piangere (dalle risate, o per le sciempiaggini dette) per la maggior parte del tempo. Come quando Andreotti sparò quei paroloni contro gli omosessuali. Oggi leggete questa.
martedì, agosto 22, 2006,23:59
finché c’è tempo - e coglilo.
Amore , che cos’è l’amore x un uomo molto più giovane ?
,11:05
Riporto un commento tratto da attivissimo.
Anonimo delle 18.40 ha detto:
>Una persona intelligente, anche se non capisce nulla di fisica, riesce a rendersi conto di quali obiezioni stiano in piedi e quali altre collassino miseramente.
Il problema sta tutto qua.
Infatti credo che sia Attivissimo che Luogocomune siano entrambi punti di partenza, ma la verità non ha ancora eletto domicilio presso di loro.
E in generale, il complotto-tipo come quello che vuole questo nostro "meraviglioso" pianeta nelle mani del Nuovo Ordine Mondiale o di robe simili, è una cosa.
Il complotto che non propone verità, ma solo interrogativi e quanto meno documentati nel senso che di base la documentazione è strutturata logicamente, è un'altra.
Quindi caro Paolo quando affermi:
>Senza offesa, ma guardare Luogocomune per le obiezioni allo sbarco sulla Luna è come chiedere consigli sessuali a un eunuco
>La non conoscenza è la migliore alleata delle ipotesi di complotto: più si studia il tema, più diventano evidenti gli errori dei complottisti.
non sei meglio di un complottista-tipo.
E ti rispondo con un ragionamento eloquente, su temi che conosco molto bene, ma la similitudine è evidente:
-il caso Moro, tutt'altro che solo e mero assassinio da parte delle Br, come si evince dalle varie Commissioni d'Inchiesta
-Ustica, con la versione dell'avaria dell'aereo come causa della sciagura nonostante la verità sia un altra
-le stragi di Stato addiatate ad un estremismo politico,...ma riconducibile all'altro e appoggiate da apparati oscuri dello Stato
- la "sciagura" Calipari,...liquidata con un laconica scusa e difinita..incidente
-la caduta di Pinelli dal commissariato, un incidente come quello di Calipari
-...e mi fermo qua...
Io non sono un perito balistico, non sono un politico, non sono esperto militare, non sono un esperto di esplosivi, non frequento i centri sociali, non ho fatto parte di Gladio, non sono stato iscritto alla P2.
Per questo devo credere quindi che di tutti gli episodi sopra citati la mia NON CONOSCENZA mi debba far credere alla cosidetta "verità ufficiale"?
Oppure mi merito la catalogazione di "complottista" solo perchè mi permetto degli interrogativi (e non certezze) ad una ipotesi alternativa tutto sommato documentata e non sommaria, valida o non valida che sia?
Caro Paolo, vuoi un esempio aggiornato?L
a guerra Israele-Libano: parlare di aggressione da parte di Israele significa essere "antisemita", parlare della stragrande maggioranza del popolo di Israele che NON VUOLE QUESTA GUERRA...significa comunque essere "antisemita", parlare dei morti israeliani....e libanesi è "antisemita".
Si può ancora discutere seriamente o perlomeno (per quanto mi riguarda) posso ancora avere dubbi su quanto mi viene propinato quotidianamente, e DA IGNORANTE cerco di analizzare, oppure devo sentirmi rispondere: linka qui e linka la e documentati?
Chiedo scusa a tutti se ho divagato, ma come NON condivido le idee strampalate di chi crede di sapere la vera verità da mago Otelma(altrimenti non partecipavo a questo blog), NON gradisco la saccenza o la risposta ISTRUITA per un IGNORANTE come me indicandomi una decina di link utili.....quando io ne conosco ben quattro volte di più altrettanto attendibili.
Il tutto detto con rispetto, e la nota polemica mi sembrava doverosa, senza cattiveria verso Paolo, come il "caro" era detto simpaticamente.
,00:33
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lunedì, agosto 21, 2006,13:22
Gary Prado, il comandante che catturò Ernesto Che Guevara in terra boliviana, il 9 ottobre 1967, adesso è un generale in pensione che si occupa di politica – è stato anche ambasciatore in Messico - e segue attivamente le vicende del suo Paese. Vive nella regione di Santa Cruz de la Sierra, la più ricca e la più autonomista delle aree boliviane, tanto che si è persino candidato all’Assemblea Costituente appena indetta dal presidente Evo Morales. Ma non è stato eletto.
In un’intervista esclusiva rilasciata al quotidiano argentino Pagina 12, ritorna con energia a ribadire, per l’ennesima volta, di non essere colpevole della morte del Che e di averlo consegnato vivo ai suoi superiori e, sull’onda di ricordi e riflessioni traccia il quadro della Bolivia di oggi, per la prima volta in mano a un presidente indigeno che ha tutte le intenzioni di mettere in pratica le stesse idee per le quali il Che è stato ammazzato.
“Il Che sbagliò proprio nel contraddire quello che aveva scritto lui stesso”. È con queste parole che Prado spiega quale fu l’errore che portò l’eroe della rivoluzione cubana alla morte. “Nel suo libro sulla guerra delle guerriglie – racconta l’anziano ex generale – Che Guevara spiega come in un paese dove la democrazia si mantiene anche solo in apparenza, è impossibile fare la rivoluzione. Qui in Bolivia avevamo un governo democratico, eletto, con un capo del governo popolare come era Barrientos, il parlamento funzionava e c’era libertà di stampa. E il Che venne a fare la rivoluzione proprio qui. Come se lo spiega? Si sbagliò proprio nel scegliere la Bolivia, questo fu il suo primo errore. Il secondo grande errore che commise fu dividere le sue forze. La mancanza di previsione lo portò a farlo. C’è un momento in cui la guerriglia si divise in due gruppi, senza mai tornare a ricongiungersi. Questo fu un errore infantile. Mai più si incontrarono. Vagarono nel bosco da un lato all’altro separatamente, fino alla totale disfatta. Il terzo errore? Quando una cosa già non va, perché continuare? Leggendo il Diario del Che e parlando con Benigno, - il compagno del Che nella campagna di Bolivia – quegli ultimi giorno risultano completamente surreali. Sapevano di avere l’esercito col fiato sul collo e invece di disperdersi e dire: ‘Ci vediamo camaradas, lasciamo i fucili, compriamoci dei pantaloni e una camicia, tagliamoci la barba e si salvi chi può’, continuarono a marciare”. Prado è fra quelli che non considera l’argentino rivoluzionario un eroe, un mito da perpetuare. Ha passato con lui 15 ore nel villaggio di La Higuera, prima di consegnarlo al comandante della divisione, e lo racconta come “un uomo distrutto che si domandava quale sarebbe stato il suo futuro”. Ha vissuto una vita con una colpa che lui non sente propria, ma che lo ha perseguitato ovunque. Quando era ambasciatore in Messico, lo scrittore messicano Alberto Hijar gli tirò in faccia un calice di vino dicendo: “Alla salute del Che, assassino”.
Riferendosi a Morales, Prado limita le critiche. Crede che la sua elezione sia un fatto positivo per la Bolivia, dato che “rappresenta un cambio nella mentalità della gente e si presenta anche come la consolidazione di un processo democratico iniziato da oltre 50 anni. Ma precisa: “L’errore che non deve commettere è quello di uscire dalla cornice democratica. Deve rispettare le regole del gioco. Finora ne ha rispettate alcune e con molta abilità ne ha dribblate altre. Ma questo primo o poi glielo rinfacceranno. Non si può governare per decreti quando esistono le leggi, non si può dire di cambiare la Costituzione per cambiare tutto come gli gira. Va bene, andremo alla Costituente, ma se poi non esce come vuole lui che succede? Si arrabbia? L’altra cosa che deve controllare sono i suoi amiguitos (chiaro il riferimento al venezuelano Hugo Chavez e al leader cubano Fidel Castro, che da sempre appoggiano Morales ndr.) – spiega l’ex generale a Pagina 12 – a molta gente non piacciono. In America Latina siamo estremamente nazionalisti. Quindi, ne buscherà Evo, che millanta di essere nazionalista, se viene fuori che prende ordini dall’esterno”.
Ma quando Pagina 12 lo stuzzica sulla similitudine fra l’ideologia del Che e quanto va facendo Morales, Prado reagisce in maniera brusca: “Quelle idee non sono del Che, sono idee di qualsiasi comune cittadino – incalza – Non mi venga a dire che un cittadino comune non ha sempre aspirato ad avere un lavoro, un’educazione e la salute, anche prima che comparisse Che Guevara”.
Poi un paragone che fatto dal generale boliviano che catturò l’eroe argentino suona strano: “Duemila anni fa Gesù Cristo andava proclamando gli stessi concetti. Non sono idee del Che. Qui siamo nel bel mezzo di una vecchia operazione mediatica per creare il mito, ma, fatemi il favore, le idee non sono del Che”, conclude. “Sono aspirazioni naturali dell’essere umano”.
Vediamo un po'. Beccatevi pure questo post di Paolo Attivissimo. Qui una lunga dissertazione sulla teoria del complotto. Che va letto con un occhio a questo post di luogocomune.net
,11:04
Possibile che dobbiamo portarci dietro per decenni dubbi simili?
Leggete questo post e questi commenti. (Poi se volete guardate questo video). Ah, la luna...
sabato, agosto 19, 2006,12:39
Riprendendo questo post denuncio anche su Square il piccolo misfatto. Enrico De Fusco ha un sito. Il sito aveva forum, oggi non più visibile. Cercando su google Gianni ha trovato tutti i vecchi commenti. Che io ho salvato per sicurezza sul mio hard disk. Fino a quando serviva il consenso popolare il buon Enrico leggeva il forum. Ora che è divenuto sindaco, il forum l'ha proprio cancellato. Preso il potere il contatto col popolo puo' essere pure dimenticato. Riposto e conservato per le prossime elezioni. Questo quello che sembra. Speriamo ci smentisca con i fatti, riattivando il forum.
Se vuole, signor Enrico, puo' contattarmi qui. C'è anche qualche domandina da fare!
venerdì, agosto 18, 2006,11:07
rapinò una banca
assieme allo zio Porro
mascheratosi da Zorro
e all’amico Testa D’Aglio
che sparò per sbaglio.
Durante la fuga disperata
Cipolla Bianca finì tritata,
zio Porro mascherato
lo trovarono affogato
e Testa D’Aglio il pistolero
lo beccarono mentre spacciava pepe nero.
Leggendo la “Gazzetta dell’Ortaggio”
dei mesi di aprile e maggio,
tre eleganti cipolle rosse
piansero commosse.
Poesia (non saccheggiata) (ora si ndr) del Saccheggiatorcortese
mercoledì, agosto 16, 2006,19:29
Il più grande giornalista del mondo incontra il più grande gruppo rock del mondo: i Fumisterie.
Lunedì 14 agosto 2016
Che effetto fa, dopo decenni di gavetta, essere oramai stabilmente considerati punto di riferimento del rock mondiale?
Marco: è difficile non tradirsi mai e non cadere nei tranelli che le aspettative (tue, dello staff di lavoro e del pubblico) ti traggono. Occorre riuscire ad essere uguali a sè stessi e non è sempre facile perchè noi tutti siamo in continuo movimento. Dall'interpretazione alla composizione, la tentazione può essere quella di non rischiare, ma la verità è che nulla è immobile, figuriamoci le persone ed i prodotti della cultura come l'arte: solo chi ha il coraggio di proseguire il proprio percorso musicale e rinnovarsi potrà fare qualcosa di unico. Al resto non ci pensiamo perchè siamo paurosi ed i paurosi pensano sempre alla strada che devono percorrere e non a quella che hanno già fatta.
E' appena terminato il tour che vi ha portato in giro per il mondo per quasi due anni. Barcelona, Londra, Roma. Avete riscosso successo persino in America. Dite la verità: ve lo sareste mai aspettati?
Marco: ci abbiamo sempre creduto. Ma non come ci diceva qualcuno venti anni fa, quando a fine concerto si avvicinava consigliando: "ci dovete credere di più!". Ci abbiamo sempre creduto nel senso che, abbiamo sempre ritenuto possibile vivere di musica e che le nostre canzoni potessero piacere anche fuori dai confini italiani. Io ho sostenuto per molti anni che la nostra lingua potesse essere un esotismo attraente nel resto d'Europa, ma c'è voluta molta intelligenza e lavoro per dimostrarlo. Dieci anni fa ci siamo dovuti inventare tutto daccapo: studiare le nuove tecnologie, le prospettive dell'industria musicale, e solo così è stato possibile creare una strategia di mercato. Il tempo ci ha dato ragione, se non altro perchè siamo stati tra i primi a pensare in una certa maniera. E per assurdo, conquistato il Giappone e l'Europa, abbiamo avuto i riconoscimenti i italiani che per tanti anni non abbiamo avuto, a partire dalla firma con un'etichetta, che comunque ha fatto molte resistenze alla nostra richiesta prima d'investire nel mercato americano.
L'America è culturalmente molto diversa, tutto ciò che è spettacolo deve essere prima di tutto necessariamemente spettacolo e poi cultura. E' stato possibile incontrare un pò di favore solo perchè Geoff Farina (ex Karate, che ha suonato la chitarra per tutto lo USA tour) è di Boston, la città più "europea" d'America e perchè è un paese molto grande.
Keith Jarrett ha insistito tanto per mettersi alle tastiere nel vostro concerto di Tokio...wow...
Marco: Keith c'è rimasto un pò male quando ha saputo che avevamo chiamato Stefano Bollani a fare alcune date nord europee con noi, così...
Vi va di fare un tuffo nel passato? 10 anni fa cosa vi aspettavate per il vostro futuro?
Marco: 10 anni fa abbiamo capito che non bastava essere creativi e personali così ci siamo messi a studiare come alla prima lezione di chitarra o di canto per diventare dei Musicisti e oggi facciamo i musicisti.
Se non sbaglio era da poco uscito Kreuze und Krokodile. Che ricordi avete? E poi: perchè proprio quel nome?
Marco: è stato un periodo molto duro. Avevamo sostituito il batterista Daniele Castignani con Andrea Cruciani dei The Orange Man Theory per realizzare il disco, ma eravamo molto confusi sul da farsi perchè erano in atto cambiamenti personali di grande importanza così dovemmo divorziare anche da Andrea e percorrere un bel pezzo di strada da soli prima di trovare un equilibrio. Stavamo realizzando che avevamo bisogno di confrontarci al di fuori del gruppo per crescere. Io, maturata la coscienza del ruolo di compositore, avevo deciso di dedicarmi ad un progetto solista. Poi le altre collaborazioni e le colonne sonore. Per assurdo tutta questa "distrazione" fece bene al gruppo. Kreuze und Krokodile fu un grande disco artisticamente ma non emotivamente. Tutto quello che conteneva, annunciava musicalmente più quello che sarebbe stata la mia attività solista che il gruppo. I Fumisterie avrebbero potuto continuare a vivere e crescere solo regalandosi un pò di spontaneità e così fu, riuscendo finalmente a diventare un laboratorio di sperimentazioni importanti per tutti noi. Come spesso capita quello che componi ti dice contemporaneamente quello che sei stato e quello che sarai. Croci e Coccodrilli: forse stavamo semplicemente soffrendo e piangendo inutilmente e non volevamo più fare nessuna delle due cose.
L'ultimo disco è stato registrato per intero negli abbey. Tornereste mai a suonare nella buia music farm dell'ITIS Galilei?
MArco: i Beatles prima di arrivare agli Abbey si sono chiamati i Bacherozzi (come diciamo a Roma) e non credo che l'abbiano fatto perchè avessero studiato entomologia. Ebbene se i Beatles che sono i Beatles continuano a tutt'oggi ad essere chiamati gli Scarafaggi noi non possiamo tornare a suonare al Galilei visto e considerato che in saletta io non ci ho mai trovato insetti brutti o pericolosi?
Che consigli dareste a chi vuole sfondare?
Marco: andare molto di corpo e mangiare altrettanto.
Andrea Pergola intervista Marco Sutera
Io le ho toppate tutte. Ero sicuro che Cassano e Saviola avrebbero vinto il pallone d'oro. Ho pensato che Borriello sarebbe divenuto un attaccante di quelli decisivi, da nazionale. Avrei scommesso tutto su Andrea Gasbarroni: sono arrivato a Rieti per vedermi l'under 21 e le sue scorribande sull'esterno destro. Ma l'Italia non è paese da ali destre questo periodo. Secondo me sputeremmo in faccia a Garrincha pur di far giocare Camoranesi. Solo Cristiano Ronaldo mi sta dando qualche soddisfazione: me ne darebbe molte di più se non fosse quel grandissimo testa di pene che è...oddio, forse così è persino meglio...
Con De Rossi c'avrebbe azzeccato anche un cretino. Io, però, ho anche azzeccato che De Rossi è un grande cretino. E poi c'è Pasquale Foggia: scommessa di due anni fa. Quest'anno buon campionato, ancora non è passato nella scatola delle delusioni.
Ora, però, se toppo pure questa non parlo più. Giuseppe Rossi. Oddio, non dico certo una grande novità: tutti si riempono la bocca del suo nome questi giorni.
Per chi non lo sapesse Giuseppe Rossi nasce New Jersey dove il padre insegna italiano al college. Vive in Italia tra i 12 e i 17 anni. Giusto il tempo per vincere uno scudetto allievi col Parma ed essere acquistato dal Manchester United, nel pieno del crack Parmalat, per divenire pupillo di Alex Fergusson.
E' una seconda punta agile e veloce. Buon tiro, gran dribbling. La parola giusta è fantasista, forse. Ah, che bello. Mi mancava uno così. Nell'Italia dei Totti e dei Gattuso. Insomma: nell'Italia dei senza Baggio uno così mancava. 19 anni e, dopo la partenza van nistelrooy , rischia di far infiammare l'Old Trafford quest'anno. La passata stagione 4 reti con la squadra maggiore. Con le riserve 30 in 28 partite. Ora davanti ha Rooney, Saha e Solskyere (che non so come si scrive e non so neanche più faccia possa avere dopo due anni di assenze dai campi).
Sembra sia nata una stella. Sembra una quelle storie già scritte. Vedremo.
Ah, quasi scordavo: la mia scommessa. Ecco il nome: Simone Padoin. Ricordatevelo, mi raccomando.
martedì, agosto 15, 2006,12:37
Pubblicità su Square...
La striscia che vedete qui sopra è pura e semplice pubblicità.
Ho tentato di renderla il più discreta e silenziosa possibile, per non deturpare la leggibilità e l'estetica del template realizzato da Marco.
Per ora è curiosità. Certo...la curiosità di un ventunenne squattrinato e disoccupato.
Spero non dia fastidio. Altrimenti non esitate a lamentarvi!
domenica, agosto 13, 2006,19:52
Square9: drop outs cafè. n°4.
Con tanto ritardo, speriamo giustificato dal prodotto che diviene migliore, ecco Square9, drop outs cafè, numero4.
Ovviamente a questa mail potete continuare ad insultare, suggerire, collaborare.
Qui per scaricare il numero.
Intanto Square9 ha trovato una casa editrice...stay tuned...
P.S. pagina 18, autore e blog: Dario Geracceva, http://gracc.iobloggo.com
Pomezia: 40mila anime. Fondata dal duce una sessantina di anni fa, ancora oggi vive nell'anonimato adatto ad una città ottima per dormire dopo il turno in fabbrica o di ritorno dalla caotica capitale dopo una giornata d'ufficio. Per anni terzo polo industriale d'Italia dopo Milano e Torino, ha dato da mangiare a tanti essendo il confine settentrionale della cassa del mezzogiorno. Anche Pomezia, all'inizio degli anni '90, è stata sconquassata politicamente da tangentopoli. Vabbè, poi la cosa è andata avanti, e gli ultimi arresti risalgono a poco più di cinque anni fa. Oggi, a quanto riporta il Messaggero, la città si appresta a divenire l'avamposto della camorra nel Lazio. “Padre Marco Agostini, ex parroco, arrestato per pedofilia”: la notizia è del 5 Aprile. “Padre Marco Agostini, ex parroco, trovato impiccato a casa della madre, dove scontava gli arresti domiciliari”. Ma partiamo dall’inizio. L'indagine riguarda gli abusi compiuti dal '93, l'anno di arrivo a Pomezia. Centinaia nella sua "carriera", trapela. Alcuni, quelli risalenti addirittura all'epoca in cui era seminarista, prescritti. In parrocchia i ragazzi continuano a non crederci, e la spiegazione della loro convinzione è tutt'altro che assurda. Pedofilo? Le voci sono altre: flebili, ormai, barcollano nell'incertezza. Quelle voci che poi provengono da persone che i ragazzi conoscono bene e che anche per questo perdono di valenza e affidabilità. Padre Marco fonda i "Ragazzi Nuovi" a Torvajanica circa quindici anni fa. Una piccola "Comunione e Liberazione", meno politica certo: sicuramente non una setta satanica come qualche giornalista ha scritto a partire dallo scorso 5 aprile. Sono quelli gli anni in cui cercano d'ucciderlo con un colpo di pistola: ma la ferita non sarà grave. Trasferito a Pomezia, quei ragazzi di Torvajanica decidono di seguirlo. “Strano seguire il proprio carnefice”, pensa oggi qualcuno. A Pomezia (e dintorni) tra i ragazzi droga ne gira. Soprattutto coca, in questo periodo: anzi, d'erba se ne trova persino con difficoltà (detto chiaramente, senza stupirsi troppo solo quando Lapo Elkan collassa: la situazione è la stessa in tutta Italia e a 15 anni già si è nel giro). I politici del posto dicono che il problema sono i writers e gli skaters che affollano la piazza. A padre Marco sembrava doveroso impegnarsi per qualcosa di più preoccupante dei graffiti e delle rotelle. E l'hanno incastrato. Questo si dice: l'avrebbe mandato in galera, e ora condotto al suicidio, qualcuno a cui non conveniva che Agostini continuasse a stare in giro. Qualcuno a cui non conveniva che il prete prendesse ragazzi dal giro della droga e ne facesse "Ragazzi Nuovi". Accuse false, insomma, motivate da ipotesi e nient'altro per ora. "Padre Marco è innocente", lo si ripete in città dal 2002 quando, con accuse ancora non ufficiali di pedofilia, il prete viene mandato in esilio ad Assisi, a gestire un ostello della gioventù dal vescovo di allora, monsignor Vallini. Gli avvenimenti, strani, continuano a lasciare tutti col viso imbronciato di chi si risveglia dovendo rinunciare alle certezze crollate. E con in mano un mucchietto di dubbi, alimentato da voci consolidate dagli anni. Voci, sempre e solo voci. Una ventina di ragazzi, proprio quelli usciti –o almeno così credeva padre Marco- dal giro della droga, quelli che l'hanno seguito da Torvajanica a Pomezia, sarebbero gli accusatori. Loro che, ovviamente, hanno lasciato col tempo i "Ragazzi Nuovi". L'ultimo li ha lasciati pochi mesi fa: strano rimanere per 2 anni dopo la prima ondata di voci, se si ritiene che siano vere e che abbiano colpito i propri amici in prima persona.
Raffaella Mazzei e Andrea Pergola
Ma a questo punto? Padre Ennio, attuale parroco di San Benedetto, e Padre Germano, parrocchia di San Michele, vengono prelevati dalle loro abitazioni quasi in stile western. Gli accusatori con le telecamere in mano, nascondono davvero bene quel loro profondo turbamento. Tanta pubblicità per quella mattinata (Padre Ennio, tra l’altro, afferma: “Bastava una telefonata, ci sarei andato subito lo stesso”) ma nemmeno un trafiletto per far sapere che dopo una settimana sono entrambi già a casa. Non si è trovato nulla che confermasse il loro presunto favoreggiamento. Per Don Marco inizia invece il periodo degli arresti domiciliari, evidentemente la polizia sa qualcosa in più... O forse no. Si è andati a toccare un argomento davvero scottante che rende operative le forze pubbliche ben prima di avere in mano certezze. E a questo punto i giornali si sono davvero sbizzarriti: padre Marco è un pedofilo, i Ragazzi Nuovi sono una setta, i riti che si fanno sono satanici... Ecco qui sotto i punti salienti di un proficuo articolo de "La Repubblica", sempre dell’aprile 2006 ma oggi purtroppo ancora prepotentemente alla ribalta delle prime pagine. In esso delle ragazze raccontano gli abusi di vario genere che secondo loro avrebbero dovuto subire:
-ossessione per i rapporti prematrimoniali --> sesto comandamento: NON COMMETTERE ATTI IMPURI. Ora, ci si può credere o meno, si possono ritenere le proprie esigenze di coppia più importanti di un comandamento di 2000 anni fa, ma cosa c'è di satanico in un prete che cerca di trasmettere ai giovani della propria parrocchia un modo di vivere molto diverso da quello del "mondo"? Quei giovani che HANNO SCELTO di stare lì, di provare a capire alcuni valori diversi, non hanno forse il diritto/dovere di conoscere anche i valori più "scomodi"?
-fidanzamenti celebrati col rito del "mezzo cuore"→ che male c'è a far benedire i mezzi cuori? si benedicono le case a Natale, le uova a Pasqua, e diventa rito satanico rendere conto a Dio dell'amore di due ragazzi??
-rito della croce→ in ormai 8 anni di "Ragazzi Nuovi" davvero mai sentito parlare... Come mai avuto il sentore di tutti quegli obbrobri che i giornali o quelle presunte povere vittime continuano ad affibbiare alla realtà religiosa dei Ragazzi Nuovi.
-campi impossibili da raccontare ai genitori: corse al buio nel bosco senza torcia, confessioni collettive…→ posso dire che tutto ciò che qui viene affermato sia vero, ma forse ricontestualizzare il tutto può rendere chiaro qualcosa che invece si vuol far passare per marcio: confessioni collettive? Si, se si hanno pesi nel cuore che si vogliono condividere con chi già condivide quel cammino di fede, perchè non poterli raccontarli a chi si vuole e nella piena libertà di raccontare solo ciò che si vuole! Impossibile raccontare ai genitori ciò che accadeva ai campi? Si, si pretende almeno che ciò per il quale si sta male non diventi una chiacchiera da bar appena tornati dai campi alla vita di tutti i giorni. Se poi in prima persona la si vuole far diventare tale, mai nessuno avrà da ridire in merito. Ancora una volta nella piena libertà. Corse al buio nel bosco? Niente torcia? Mi viene solo da pensare ad un poveraccio che di notte abbia improvvisamente bisogno del bagno (si sa, l’acqua di montagna ha effetti repentini) e abbia finito le pile della propria torcia... Ironia fuori luogo? Di certo nulla che abbia un senso può essere accostato a frasi del genere, frasi che vogliono solo infangare cose che fino a ieri erano importanti per gli stessi infangatori.
-schiaffeggiamenti alle ragazze, con l’utilizzo di frasi irripetibili→ violenza: mai, a nessuno e per nessun motivo. Se poi si vuole considerare violenza uno "scappellotto" in testa inteso probabilmente come lieve e frivolo rimprovero allora dico "è possibile che sia successo". Personalmente, ho parametri diversi di violenza! Per quanto riguarda poi le presunte frasi "irripetibili", beh sono irrepetibili le frasi di molti ragazzi che conosco e non quelle di un parroco che sapeva come trattare quei giovai non di certo facili che vogliono far passare i propri comodi come verità doverose o esigenze irrinunciabili.
-massaggi ai ragazzi→ ribadisco che in 8 anni di Ragazzi Nuovi e nei rispettivi 8 campi non si è mai visto nulla del genere. Forse non sono il massimo dell’obiettività perchÈ troppo coinvolta, forse lo stato d’animo in cui mi trovo a scrivere non è il più adatto a riportare i fatti nudi e crudi, senza essere reinterpretati: però conosco quell'ambiente, sò che ogni cosa che si fa o si dice in qualche modo diventa di dominio pubblico. Capisco che padre Marco possa aver cercato una segretezza maggiore di ogni altra cosa, ma possibile che così tanti ragazzi e per così tanto tempo non si siano accorti di nulla, non abbiano deciso di abbandonare l'esperienza e si siano continuati a fidare di lui fino alla fine? Certo, nessuno può dire con certezza di possedere la verità sull'intera vicenda, ma quantomeno appare molto poco probabile. Anche perchÈ ai campi si sono sempre avvicendati degli adulti esterni ai gruppi, spesso presi tra i genitori dei ragazzi (anche di quelli che poi hanno gettato “le pietre”… Quei genitori erano lì e non si sono accorti dei presunti “efferati crimini” che si consumavano sulla carne dei loro figli prediletti??)
A parte queste assurde precisazioni che si sono aggiunte giorno dopo giorno al coro di accuse (a volte piuttosto stonate), due sono i concetti che più mi preme esprimere: uno, la mia completa credenza che qualsiasi cosa si celi dietro a tutta la vicenda, comunque sia da differenziarsi dal cammino dei Ragazzi Nuovi. Si può accusare padre Marco e io posso cercare di screditare quelle accuse per me infondate e ingigantite, ma senza aver certezza di quello che dico. Però quando si parla di riti esoterici, sette sataniche e via dicendo, allora ho la certezza di quello che dico: ne faccio parte, non di una setta bensì di un gruppo parrocchiale con un bacino d'utenza abbastanza grande da giustificare l'importanza che ha per me e per molti altri ragazzi. Eppure il numero dei ragazzi delle cresime e delle comunioni che ha partecipato ai campi estivi di quest’anno è stato davvero limitato. Molto più rosee le aspettative prima che tutto ciò accadesse, prima cioè che la ruota ormai in corsa fosse ostacolata da un bastone forse non alla nostra portata. I genitori non si fidano…
Se noi ragazzi avessimo solo il minimo dubbio che di setta si trattasse, non esiteremmo ad abbandonare tutto. Eppure siamo ancora qui, e siamo ancora in tanti. Su questo davvero non ho dubbi.
Due, uno sfogo. Con uno stile un po’ diverso da quello usato finora. Però credo mi sia concesso, alla luce di quanto avvenuto nelle ultime 48ore. Una doccia fredda. Tante certezze che crollano. Una vita che va via sotto il macigno della bugia più brutta e pesante. Non ci sono parole... Il mondo non sa proprio niente di quest'uomo, di quanto bene abbia fatto (alle persone sbagliate, questo è ormai chiaro) e con quante infamità sia stato ripagato! Ricoperto di accuse che personalmente sono sicura essere false, uscite per distruggere una realtà parrocchiale forse troppo positiva per i gusti di "qualcuno". Per quel "qualcuno" che gli ha rovinato la vita, a “don Marco” e a tutti quei ragazzi che gli hanno creduto. E che gli credono ancora. Ai quali non resta altro che rabbia, rabbia per non aver potuto nulla. Impotenti davanti alle infamità e alle accuse che però hanno fatto davvero male. Con quale coscienza queste persone potranno ancora guardarsi in faccia? Hanno portato alla morte una persona che davvero aveva la capacità di parlare di Dio in modo nuovo e vicino a noi, di coinvolgere i giovani (e meno giovani) e di cambiare il cuore delle persone. Ma ormai è inutile descrivere quello che era in grado di fare e che è riuscito a trasmetterci. Io continuo per la mia strada, e come me tanti altri. Continuiamo per quella strada che tu, Marco, ci hai mostrato.
La scomparsa di Padre Marco rischia di mettere la parola fine alla vicenda. E a poco servono quei dubbi che anora oggi sussistono, sempre più flebili, ma sussistono. Voci troppo insistenti su cui certamente la polizia saprà indagare.
Di certo c’è l’ammissione di Padre Marco che qualcosa effettivamente accadeva. Non erano violenze sessuali, dice lui. Ma “avvenitmenti” profondamente legati alla sua grande e diversa spiritualità.
Ciò che rimane della sua innocenza è un bigliettino lasciato alla madre.
Ciò che rimane della sua vita, ad oggi, è l’ambiguità di chi ha saputo insegnare per anni a molti distruggendo contemporaneamente la vita a qualcuno.
Campi di concentramento nel territorio americano, per volere del presidente Roosvelt. Non per gli ebrei ma per i giapponesi. Se ne parla poco, per molti saranno un'assoluta novità.
In alcuni Stati furono diffuse delle sinistre "licenze di caccia al giapponese", e in qualche negozio di barbiere fece la comparsa un cartello che annunciava "Barba gratis per i Giapponesi - Non ci assumiamo nessuna responsabilità per eventuali incidenti'. Le aggressioni nei confronti di coloro che avevano la pelle gialla si fecero sempre più frequenti, tanto che i Cinesi presero l'abitudine di uscire di casa con un cartello appeso alla giacca che indicava la loro nazionalità, per evitare brutte esperienze. Anche le autorità diedero prova di uno zelo degno di miglior causa, e l'8 dicembre a Norfolk, in Virginia, l'FBI arrestò tutte le persone di origine giapponese su cui riuscì a mettere le mani.
La tensione non scese nemmeno quando il rapporto Munson, realizzato per ordine di Roosevelt alla fine del 1941, chiarì che non esisteva un reale "problema giapponese": Nisei e Issei, tranne poche eccezioni, erano fedeli al governo degli Stati Uniti, e ben diffìcilmente avrebbero compiuto atti di sabotaggio. Nonostante le conclusioni rassicuranti di questo rapporto, nel febbraio 1942 il generale De Witt chiese a Stimson l'autorizzazione ad evacuare tutte le persone di origine giapponese dalla Costa Occidentale, e il giorno 19 il presidente Roosevelt firmò l'Ordine Esecutivo 9066, che consentiva all'esercito di creare delle "aree militari" dalle quali escludere tutti coloro che, per qualunque motivo, potevano essere ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale. L'idea non era nuova, visto che già il 15 dicembre 1941 il deputato John Rankin aveva dichiarato al Congresso che, a suo parere, tutti i Giapponesi che vivevano negli Stati Uniti dovevano essere chiusi in campi di concentramento. Del resto non era mancato chi si era espresso in modo ancora più drastico, come il governatore del Wyoming Nels Smith che aveva minacciato di impiccare tutti i Giapponesi.
Un piccolo numero di americani di origine giapponese tentò di opporsi al trasferimento forzato facendo ricorso al sistema giudiziario, e uno di essi, Gordon Hirabayashi, studente all'Università di Washington, dopo essere stato arrestato riuscì a far valere le sue ragioni davanti alla Corte Suprema.
L'Ordine Esecutivo 9066 rimase però in vigore, e fu applicato senza esitazioni.
La maggioranza degli internati erano cittadini statunitensi e si sentivano tali a tutti gli effetti: non sopportavano quindi l'umiliazione di essere considerati nemici, tanto più che le condizioni di vita nei campi di raccolta erano spesso molto diffìcili. Intere famiglie vivevano in stanzoni di sei metri per sette, senza servizi igienici, mobili né acqua corrente, e qualsiasi forma di comunicazione, interna o esterna, era severamente controllata: la posta era censurata, la lingua giapponese vietata in qualsiasi tipo di riunione e i servizi religiosi fortemente limitati.
I campi si trovavano in zone isolate o nel mezzo di veri e propri deserti, circondati da barriere di filo spinato e sorvegliati da guardie armate.
Il cibo, sia in quantità che in qualità, variavada un campo all'altro, ma soprattutto nei primi tempi consisteva soprattutto in verdure conservate,sardine e riso.
Ben presto, gli internati furono costretti a produrre direttamente la maggior parte del cibo che consumavano, e alla fine del 1943 una statistica ufficiale confermò che la produzione dei campi copriva l'85% del fabbisogno di verdure. Anche il comportamento dei sorveglianti variava a seconda dei casi, ma in diversi casi sconfinava nella brutalità. In almeno un caso, il personale del campo usò addirittura le mazze da baseball per punire gli internati: un ufficiale del servizio di sicurezza del campo di Tuie Lake descrisse in maniera cruda l'episodio: "Nessuno dei tre giapponesi era privo di sensi, anche se tutti barcollavano, soprattutto uno che era stato colpito con una mazza da baseball.
Li facemmo camminare fino all'edificio dell'amministrazione (dove) ordinammo loro di stendersi a terra. Rifiutarono di farlo, e così ne stesi uno con un pugno (...).
L'altro ufficiale colpì ancora il suo Giapponese sulla testa con una mazza da baseball."
,10:53
Il link rimanda a Yahoo: chi vuole boicotti. Io faccio sapere. E' una clip audio da ricordare (anche versione scritta). E la spiegazione è qui.

References: sentenza 
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