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Timestamp: 2019-08-26 10:25:34+00:00

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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3276.
Il relatore, senatore Asciutti, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
ASCIUTTI, relatore. Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, giunge all’esame dell’Assemblea il disegno di legge n. 3276, di conversione in legge del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7. Si tratta di un provvedimento ictu oculi assai eterogeneo, che fin dalla sua versione originaria comprende materie disparate afferenti a molti Ministeri.
In particolare, l’articolo 1 dà attuazione a quanto disposto dall’articolo 1, comma 105, della legge n. 311 del 2004, la legge finanziaria per il 2005, in materia di programmazione universitaria. Nello specifico, la norma dispone che le università siano tenute a sottoporre al Ministero i previsti programmi triennali entro il prossimo 31 marzo.
Il comma 2 dell’articolo 1 riduce poi ad un anno di servizio il periodo necessario per la riconferma dei ricercatori, che l’attuale normativa prevede pari ad un triennio. Con tale intervento il Governo intende introdurre un incentivo per i ricercatori, anche nell’ottica di contrastare il fenomeno della fuga dei cervelli all’estero. (Brusìo in Aula). Signor Presidente, la inviterei, anche per il mio udito, a chiedere ai colleghi che sono alle mie spalle di non conversare: c’è tanto spazio altrove.
PRESIDENTE. Sono anche colleghi del suo Gruppo, quindi non hanno proprio rispetto. Per cortesia, evitate l’assembramento dietro al senatore Asciutti.
ASCIUTTI, relatore. Grazie, signor Presidente. Oltre ad offrire maggiore stabilità, la riduzione del periodo di prova assicura infatti un miglioramento del trattamento economico, ponendosi così nell’ottica di riconoscere il ruolo strategico svolto dai ricercatori, che dovrà peraltro rappresentare senz’altro l’asse portante della riforma dello stato giuridico dei docenti universitari, attualmente all’esame dell’altro ramo del Parlamento.
L’articolo 2 reca disposizioni nel settore della ricerca. In particolare, il comma 1 autorizza il Ministero a concedere idonea garanzia per il rimborso del prestito erogato dalla Banca europea degli investimenti alla Società sincrotrone di Trieste per la realizzazione del progetto di laser ad elettroni liberi. Il comma 2 destina, inoltre, alla medesima Società una quota del Fondo per il funzionamento degli enti di ricerca, per un importo annuo non inferiore a 14 milioni di euro, al fine di sostenere la competitività internazionale della struttura.
Si tratta di norme senz’altro condivisibili, che riconoscono il ruolo strategico che il sincrotone svolge nel settore della ricerca, tanto più in considerazione della difficile situazione finanziaria nella quale esso versa da tempo. La stessa Commissione istruzione ha del resto dimostrato un costante impegno nel corso della legislatura a favore della fisica della materia, che ha condotto, fra l’altro, a svolgere un sopralluogo ai laboratori di Grenoble.
Relativamente al comma 3, esso autorizza il Ministro dell’istruzione a ricostituire il consiglio direttivo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, rimodulandone la composizione. Al riguardo, giova ricordare che il decreto legislativo n. 381 del 1999 (all’articolo 3, comma 4) prevedeva sette membri, nominati dal Ministro dell’istruzione, dei quali due designati dal Consiglio scientifico nazionale, peraltro mai istituito, uno dal Ministro responsabile per il coordinamento della Protezione civile, come noto non contemplato nell’attuale compagine governativa, e uno dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome.
I membri del Consiglio direttivo ora sono ridotti a cinque, venendo meno i due componenti designati dal Consiglio scientifico nazionale, la cui fonte normativa è stata peraltro abrogata dal decreto legislativo n. 127 del 2003 di riforma del CNR. Segnalo inoltre che i due componenti nominati dal Ministro dell’istruzione su altrui designazione lo sono ora su impulso, rispettivamente, del Presidente del Consiglio dei ministri e della Conferenza Stato-Regioni.
L’articolo 3 detta invece disposizioni che riguardano il settore dei beni culturali. Il comma 1 proroga anche per l’anno 2005 la disciplina di cui all’articolo 3 del decreto-legge n. 72 del 2004 (recante interventi per contrastare la pirateria informatica, nonché a sostegno delle attività cinematografiche e dello spettacolo), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 128 del 2004, che consente la pronta utilizzazione delle risorse assegnate all’ARCUS Spa per interventi a favore dei beni e delle attività culturali, nonché dello spettacolo, a valere sulla quota, pari al 3 per cento, degli investimenti per le infrastrutture.
Il comma 2 incrementa di un ulteriore 2 per cento tale quota, a conferma dell’intenzione del Governo di assicurare idonee risorse nei confronti di uno dei settori strategici per il nostro Paese.
Quanto al comma 3, esso modifica l’articolo 12 del decreto legislativo n. 28 del 2004, di riordino del settore cinematografico. In particolare, esso stabilisce che le disposizioni relative alla regolamentazione dei fondi rotativi degli interventi finanziari dello Stato (contemplate dall’articolo 72 della legge finanziaria per il 2003) non si applichino al Fondo per la produzione, la distribuzione, l’esercizio e le industrie tecniche. Ciò in considerazione della peculiarità delle forme di sostegno pubblico nei confronti dei progetti e delle iniziative cinematografiche, che si devono basare sulla qualità artistica e culturale, nonché sul successo di pubblico.
Sempre al comma 3, si stabilisce altresì che i rientri degli stanziamenti assegnati dal Fondo siano riassegnati allo stesso, previo versamento all’entrata del bilancio dello Stato, e che le risorse del medesimo Fondo siano versate su un’apposita contabilità speciale.
L’articolo 4, comma 1, stanzia poi una somma, pari a 12 milioni di euro per l’anno 2005, al fine di garantire la prosecuzione di molteplici attività relative alla conservazione, valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale, nonché alla prevenzione di incendi, installazione di sistemi antifurto e di ulteriori misure di prevenzione nei locali adibiti a sedi museali, gallerie, biblioteche e archivi di Stato.
Al comma 2 è altresì prorogata la validità delle convenzioni stipulate dal Ministero per i beni culturali per l’affidamento delle richiamate attività fino all’espletamento delle procedure di evidenza pubblica per l’individuazione di altri soggetti.
L’articolo 5 detta indi norme relative alla mobilità dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, modificando il comma 7 dell’articolo 23-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001. Tra le principali novità si stabilisce in particolare che i dipendenti pubblici possano - nell’ambito di appositi protocolli di intesa - essere assegnati temporaneamente, oltre che ad imprese private, anche ad altre pubbliche amministrazioni.
Tale intervento, ad avviso dell’Esecutivo, risulta importante al fine di risolvere talune carenze di organico in determinati settori della pubblica amministrazione, anche alla luce del blocco delle assunzioni presso le amministrazioni statali. Viene poi chiarito che, qualora i dipendenti siano chiamati ad operare presso imprese private, a queste ultime ricade l’onere del corrispondente trattamento economico, e non solo del compenso aggiuntivo, così come era previsto dalla precedente versione della medesima norma.
L’articolo 6 interviene sulla disciplina dei commissari straordinari per le opere strategiche, contemplata dall’articolo 13 del decreto-legge n. 67 del 1997, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 1997, recante disposizioni urgenti per favorire l’occupazione.
In particolare, le modifiche apportate sono dirette ad adeguare la richiamata normativa alle novità introdotte con la riforma del Titolo V della Costituzione, con particolare riguardo alla necessità di riconoscere le competenze degli enti locali anche in tale settore. Nello specifico, viene definito il loro necessario coinvolgimento nei procedimenti di rilievo subregionale che possono concludersi con l’intervento dei commissari straordinari, al fine di assicurare la tempestiva esecuzione delle opere di rilevante interesse nazionale.
L’articolo 7 contiene alcune modificazioni all’articolo 1, comma 300, della legge n. 311 del 2004 (legge finanziaria per il 2005), in materia di adempimenti fiscali relativi ad imposte di bollo e tasse di concessione governativa, con l’obiettivo di garantire, tra l’altro, la loro semplificazione.
L’articolo 8, infine, reca le norme di copertura finanziaria.
A fronte di tale complesso impianto originario, in Commissione si è peraltro svolto un ampio dibattito, ricco di ulteriori spunti. Nel corso dell’esame in sede referente, sono stati infatti non solo approfonditi alcuni aspetti cruciali del provvedimento, ma sono altresì state avanzate numerose proposte aggiuntive in parte accolte dalla Commissione.
Rispetto a un decreto-legge sin dall’inizio assai eterogeneo, mi è risultato infatti impossibile, in qualità di Presidente della Commissione, applicare rigidamente la norma regolamentare in materia di improponibilità … (Brusìo in Aula).
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi, c’è troppo brusìo, non si riesce a capire bene il senatore Asciutti.
ASCIUTTI, relatore. Dicevo, signor Presidente, che rispetto a un decreto-legge sin dall’inizio assai eterogeneo, mi è risultato impossibile, in qualità di Presidente della Commissione, applicare rigidamente la norma regolamentare in materia di improponibilità degli emendamenti estranei all’oggetto del provvedimento, ritenendo preferibile sottoporre all’Assemblea quelle proposte su cui si è registrato un ampio consenso, quanto meno di maggioranza.
Con riferimento all’articolo 1, la Commissione si è anzitutto preoccupata di dare certezza al mondo universitario, che teme possa procrastinarsi a tempo indefinito la sospensione delle procedure di concorso. In tal senso è stato presentato e accolto dal Governo un ordine del giorno che impegna l’Esecutivo ad autorizzare la pubblicazione dei bandi in Gazzetta Ufficiale entro un mese dal ricevimento dei programmi triennali.
È stata altresì affinata la disciplina della programmazione. È stato anzitutto chiarito che la norma prevista dall’articolo 1, comma 105, della legge n. 311 del 2004 avrà vigore solo per il 2005, con l’ulteriore specificazione che la valutazione dei programmi operata dal Ministero avrà riguardo solo alla loro compatibilità finanziaria. A decorrere dall’anno 2006 è invece prevista una diversa disciplina, imperniata sulla elaborazione di linee generali di indirizzo da parte del Ministro, sulla base delle quali gli atenei adotteranno i programmi triennali.
Sono stati poi approvati emendamenti con cui, rispettivamente, si incrementa l’autorizzazione di spesa per la concessione di contributi in favore delle università non statali; si concede finalmente un finanziamento (dopo numerosi tentativi andati a vuoto nel corso della legislatura) in favore delle accademie di belle arti non statali; si reintroduce una sanatoria per gli aspiranti incaricati di presidenza, privi del prescritto requisito del triennio di incarico (già introdotta in sede parlamentare nel decreto-legge n. 280 del 2004, non convertito nei termini costituzionali per altri motivi); si sopprime il raddoppio del punteggio per il servizio prestato nelle scuole situate nei comuni di montagna, mantenendo la valutazione doppia solo per il servizio reso negli istituto penitenziari; si dettano norme in materia di composizione degli organi degli ordini professionali.
Sono stati inoltre approvati alcuni emendamenti dell'opposizione e, in particolare, l'emendamento 1.6, che pure aveva registrato il parere contrario della Commissione bilancio ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Si tratta, infatti, di norma ampiamente condivisa su cui lo stesso rappresentante del Governo si era espresso positivamente e già contenuta - limitatamente all'anno 2005 - in altro provvedimento di urgenza. Ritenendo che essa sia peraltro priva di riflessi finanziari, la Commissione ha ritenuto di approvarla, sollecitando nel contempo una revisione del parere reso dalla Commissione bilancio in vista dell'esame in Assemblea.
In sede di articolo 2, gli emendamenti approvati riguardano, oltre a modifiche di carattere formale e volte a recepire il parere della Commissione bilancio, l'inserimento del Consorzio per l'area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste, nonché dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), fra gli istituti di cui all'articolo 3, comma 2, della legge n. 350 del 2003 e la concessione di un contributo all'Azienda ospedaliera ospedali civici riuniti di Sciacca per interventi mirati alla ricerca presso la Banca del cordone ombelicale.
In materia di beni culturali, il Governo ha poi accolto un ordine del giorno volto a favorire la creazione di un Centro di documentazione delle arti contemporanee in Umbria. Sono poi stati trasferiti in questa sede alcuni emendamenti originariamente presentati al disegno di legge n. 2980, recante interventi urgenti per i beni e le attività culturali, su cui la Commissione bilancio non si era mai espressa.
PRESIDENTE. Senatore Asciutti, la invito a concludere la relazione nei tempi stabiliti.
ASCIUTTI, relatore. Fra questi interventi, rientrano le modifiche al decreto-legge n. 72 del 2004 (cosiddetto decreto Urbani) in materia di pirateria informatica.
Il testo accolto rappresenta il punto di arrivo di un lungo lavoro istruttorio condotto dalla commissione ministeriale istituita presso il Dipartimento per l'innovazione e la tecnologia e, benché forse non ottimale, costituisce il punto di mediazione più avanzato attualmente conseguibile. (Applausi dal Gruppo AN. Commenti del senatore Morando).
PAGANO (DS-U). Ma stiamo scherzando! Si tratta di una cosa molto importante; oltretutto, sta parlando un Presidente di Commissione.
ASCIUTTI, relatore. Signor Presidente, consegno la restante parte della relazione perché sia messa agli atti.
PRESIDENTE. Senatore Asciutti, ha ragione lei. I colleghi di Alleanza Nazionale che applaudono non sono cortesi nei suoi riguardi.
La Presidenza l’autorizza, comunque, a consegnare la restante parte della sua relazione.
MORANDO (DS-U). Signor Presidente, vorrei illustrare una questione pregiudiziale relativa al disegno di legge al nostro esame.
Credo, signor Presidente, che ci troviamo di fronte a qualcosa di assai preoccupante.
Il titolo del decreto-legge al nostro esame così recita: "disposizioni urgenti per l’università e la ricerca, per i beni e le attività culturali" e fin qui il principio di omogeneità sembra rispettato "per il completamento di grandi opere strategiche, per la mobilità dei pubblici dipendenti, nonché per semplificare gli adempimenti relativi a imposte di bollo e tasse di concessione"; spiegherò poi cosa si intende per "semplificare".
Signor Presidente, recita il comma 3, dell’articolo 15, della legge n. 400 del 1988: "I decreti devono contenere misure di immediata applicazione e il loro contenuto deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo"; i decreti - lo sottolineo - devono avere contenuto omogeneo.
La lettura del titolo di questo decreto dimostra invece che siamo in aperta violazione di quella norma che, come i colleghi sanno, ha recepito una notissima sentenza della Corte costituzionale in materia di decreti-legge.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiediamoci cosa mancherebbe in questo decreto se esso fosse un vecchio disegno di legge collegato alla legge finanziaria. Lei ricorderà, signor Presidente, la famosa legge omnibus, che oggi non è più possibile discutere (anche se la legge finanziaria è in parte diventata tale) perché non c’è più il vecchio collegato di sessione. Non mancherebbe quasi nulla, fatta eccezione per le norme sugli enti locali.
Di fronte a questa clamorosa mancanza, la Commissione ha immediatamente provveduto approvando numerosi emendamenti in materia di enti locali, che entreranno nel provvedimento in esame. In tal modo, ora abbiamo tutto: l’università e la ricerca, le grandi opere, la mobilità dei pubblici dipendenti, le norme fiscali e adesso anche quelle sugli enti locali, sulla base del pregevole lavoro svolto dalla 7a Commissione permanente, notoriamente costituita quale Commissione competente in materia di fisco, di enti locali e così via. Sono state introdotte anche norme che istituiscono un fondo per il personale dipendente delle Ferrovie dello Stato.
Come la 7a Commissione permanente dovrebbe sapere, le Ferrovie dello Stato non esistono più; al loro posto vi sono da molti anni alcune società per azioni costituitesi a seguito dello scioglimento delle Ferrovie dello Stato. La 7a Commissione permanente, che d’altra parte non si occupa abitualmente di questa materia, ha approvato un emendamento relativo al personale dipendente delle Ferrovie dello Stato. Non so come commentare, signor Presidente!
Questo provvedimento, sul tipo del collegato alla legge finanziaria vecchio stile, è stato esaminato proprio dalla 7a Commissione e, quando ho protestato per quell’assegnazione, me ne è stata spiegata la ragione. Non ho molto tempo a disposizione e, quindi, vado all’essenziale. Mi è stato risposto che era inutile che protestassi adducendo, ad esempio, l’argomentazione che si sarebbe dovuta occupare di questo decreto prevalentemente la Commissione presieduta dal senatore Pedrizzi, giacché gli articoli più numerosi sono quelli che si occupano di università e di ricerca. Infatti, un solo articolo, cioè l’articolo 7, si occupa di fisco; in effetti, sono molto più numerosi gli articoli che riguardano altre materie (università e ricerca, dipendenti pubblici e così via). Peccato che le norme in materia di università e di ricerca abbiano scarso rilievo finanziario e, a mio giudizio, sostanzialmente anche scarso rilievo ordinamentale, laddove la norma dell’articolo 7 dispone aumenti enormi delle imposte di bollo e delle tasse di concessione governative, così come previsto dalla legge finanziaria in vigore, modificando il comma 300 dell’articolo 1 della stessa. Pertanto, signor Presidente, il titolo del provvedimento è palesemente un falso, in quanto non c’è alcuna semplificazione.
Signor Presidente, le sottopongo ora una considerazione che non vuole sembrare irriverente. Il Governo, in base a tale criterio di assegnazione alle Commissioni, sa come fare se vuole che la prossima volta il suo intervento in materia di aliquote IRE venga discusso dalla Commissione affari esteri: basterà che predisponga un decreto-legge contenente un articolo di modifica delle aliquote IRE e poi altri cinque articoli con materie di competenza della 3a Commissione permanente. In questo modo, si assegnerà alla Commissione affari esteri, emigrazione la discussione delle aliquote dell’IRE.
La verità, signor Presidente, è stata sottolineata dal relatore, Presidente della 7a Commissione permanente, quando poc’anzi ha affermato: "Mi sono trovato di fronte ad un decreto talmente disomogeneo", cioè talmente in violazione della legge n. 400 del 1988, applicativa della sentenza della Corte costituzionale, a sua volta correttamente applicativa dell’articolo 77 della Costituzione, "che non ho potuto rigidamente applicare il criterio dell’improponibilità".
Il senatore Asciutti è stato molto bravo, perché non è che non ha applicato rigidamente tale criterio: non l’ha applicato affatto. Nelle parole del senatore Asciutti, però, vi è l’inoppugnabile dimostrazione per tabulas di tutto questo. Per fortuna, risulterà agli atti di questa seduta che ha dichiarato: "Non ho potuto applicare il principio dell’improponibilità" perché il decreto è disomogeneo e nella discussione successiva è stato reso ancor più disomogeneo.
È un disastro cui bisogna porre rimedio e, pertanto, propongo un’eccezione di costituzionalità sul decreto-legge al nostro esame. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Misto-Com).
PETRINI (Mar-DL-U). Signor Presidente, intervengo a sostegno della questione pregiudiziale posta dal senatore Morando, che ritengo assolutamente fondata e rilevante, come del resto la nostra parte politica ha più volte denunciato con riferimento ai decreti-legge.
La sentenza della Corte costituzionale voleva in origine portare chiarezza nell'ambito della funzione legislativa assunta dal Governo, assicurando che la stessa fosse esclusivamente legata a motivi di necessità ed urgenza, che dovevano pertanto essere specificamente rilevabili. Ciò rendeva necessaria l'omogeneità della materia in ordine alla quale si doveva deliberare e a cui si dovevano ricollegare i motivi di necessità ed urgenza.
Quella sentenza della Corte costituzionale, che poi ha trovato seguito nella legge citata dal collega Morando, ha completamente disatteso le aspettative ed è servita anzi per rendere ancor più aggressiva l'azione legislativa del Governo nei confronti del Parlamento, il quale, di fronte all'impossibilità della reiterazione dei decreti-legge, è oggi spesso - anzi quasi sempre - costretto a soggiacere all'azione legislativa del Governo e in questa sua remissività ha persino travolto tutti gli argini regolamentari che si era dato nella valutazione dei decreti-legge.
Ecco il motivo per il quale ci si trova di fronte a decreti-legge disomogenei, che riguardano materie disparate e che pongono anche rilevanti questioni in ordine all'attribuzione alle Commissioni competenti. Inoltre, in questi decreti-legge vengono sempre più frequentemente introdotti, anche da parte del Governo, elementi del tutto estranei alla materia già di per sé disomogenea.
Questa situazione è assolutamente inaccettabile, signor Presidente. Poiché ieri il presidente Moro ha richiamato l'articolo 97 del Regolamento - e io aggiungerei anche l'articolo 78, trattandosi di decreti-legge - giudicando improponibili numerosi emendamenti presentati dall'opposizione ad altro decreto - e giustamente perché si segue il dettato di due articoli regolamentari - le chiedo che questo precedente valga anche in senso contrario e dunque non in quanto smentisce il Regolamento, come tante volte si è stati costretti a subire, ma in quanto riafferma l'assoluta necessità di regolare i nostri lavori secondo il dettato regolamentare.
Pertanto, in base agli articoli 97 e 78, le chiedo, non potendo più intervenire sulla disomogeneità già denunciata dal senatore Morando, di essere quanto meno estremamente rigido di fronte all'inammissibilità degli emendamenti proposti. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).
LONGHI (DS-U). Signor Presidente, stanno votando tutti!
PRESIDENTE. Senatore Longhi, ci pensano i senatori segretari a verificarlo.
PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale, avanzata dal senatore Morando.
Dichiaro aperta la discussione generale che, come convenuto, avrà luogo nella seduta antimeridiana di martedì prossimo.

References: e contrario
 articolo 2
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