Source: http://dbnews.tchost.it/2017/03/
Timestamp: 2020-01-20 21:24:21+00:00

Document:
marzo 2017 – Db Notizie
Cinque per mille 2017: arrivano i chiarimenti
Descritta la nuova modalità d’iscrizione nell’elenco dell’Agenzia delle Entrate, che cancella l’onere di ripresentare annualmente la domanda per gli enti regolarmente iscritti e fissata la tabella di marcia per il 2017, primo anno di applicazione delle semplificazioni (Agenzia Entrate – circolare 31 marzo 2017, n. 5/E).
Viene meno per gli enti regolarmente iscritti, fermi restando i requisiti per l’accesso al beneficio, l’onere di presentare tutti gli anni la domanda di iscrizione e la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà. La procedura di iscrizione va fatta una sola volta; negli anni successivi gli enti sono iscritti d’ufficio in un apposito elenco, che viene aggiornato e pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate entro il 31 marzo di ogni anno.
Resta l’obbligo di presentare una nuova dichiarazione sostitutiva in caso di variazione del rappresentante legale. Per gli enti che invece richiedono per la prima volta l’accesso al beneficio e per quelli che non sono inseriti nell’elenco, l’iscrizione avviene secondo le regole ordinarie.
Per il 2017 si considerano regolarmente iscritti:
– gli enti di volontariato che hanno presentato domanda di iscrizione all’Agenzia delle Entrate entro il 9 maggio 2016 e dichiarazione sostitutiva alla Direzione regionale entro il 30 giugno 2016;
– gli enti della ricerca sanitaria che hanno trasmesso domanda e dichiarazione al Ministero della salute entro il 30 aprile 2016;
– le ASD dilettantistiche che hanno presentato istanza di iscrizione all’Agenzia entro il 9 maggio 2016 e dichiarazione sostitutiva al Coni entro il 30 giugno 2016.
L’iscrizione è valida anche quando la domanda e/o la relativa documentazione integrativa sono state trasmesse entro il 30 settembre 2016, con versamento della sanzione di € 250,00.
Relativamente alle nuove iscrizioni:
– gli enti di volontariato devono presentare all’Agenzia istanza telematica entro l’8 maggio 2017 e la successiva dichiarazione sostitutiva entro il 30 giugno 2017;
– le ASD devono presentare istanza telematica all’Agenzia entro l’8 maggio 2017 e la dichiarazione sostitutiva all’ufficio del CONI territorialmente competente entro il 30 giugno 2017.
Descritta la nuova modalità d’iscrizione nell’elenco dell’Agenzia delle Entrate, che cancella l’onere di ripresentare annualmente la domanda per gli enti regolarmente iscritti e fissata la tabella di marcia per il 2017, primo anno di applicazione delle semplificazioni (Agenzia Entrate - circolare 31 marzo 2017, n. 5/E).
- gli enti di volontariato che hanno presentato domanda di iscrizione all’Agenzia delle Entrate entro il 9 maggio 2016 e dichiarazione sostitutiva alla Direzione regionale entro il 30 giugno 2016;
- gli enti della ricerca scientifica e dell’università che hanno effettuato l’iscrizione in via telematica al Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca entro il 30 aprile 2016 e trasmesso la dichiarazione sostitutiva entro il 30 giugno 2016;
- gli enti della ricerca sanitaria che hanno trasmesso domanda e dichiarazione al Ministero della salute entro il 30 aprile 2016;
- le ASD dilettantistiche che hanno presentato istanza di iscrizione all’Agenzia entro il 9 maggio 2016 e dichiarazione sostitutiva al Coni entro il 30 giugno 2016.
- gli enti di volontariato devono presentare all’Agenzia istanza telematica entro l’8 maggio 2017 e la successiva dichiarazione sostitutiva entro il 30 giugno 2017;
- le ASD devono presentare istanza telematica all’Agenzia entro l’8 maggio 2017 e la dichiarazione sostitutiva all’ufficio del CONI territorialmente competente entro il 30 giugno 2017.
Autore Teleconsul Editore S.p.A.Pubblicato il 31 marzo 2017 Categorie NEWS|FISCO
Sentenze di condanna a favore del contribuente: garanzia per l’esecuzione
Le sentenze di condanna al rimborso di somme costituite da risorse proprie tradizionali e da IVA riscossa all’importazione, sono integralmente disciplinate dalle norme di matrice unionale (AGENZIA DELLE DOGANE – Nota 24 marzo 2017, n. 31568/R.U.).
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 6 febbraio 2017, n. 22, recante il “Regolamento di attuazione dell’articolo 69, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, sulla garanzia per l’esecuzione delle sentenze di condanna a favore dl contribuente”, in vigore dal 28 marzo 2017, si stabilisce il contenuto della garanzia, la sua durata nonché il termine entro il quale la stessa può essere escussa a seguito dell’inerzia del contribuente in ordine alla restituzione delle somme garantite protrattasi per un periodo di tre mesi.
L’esecuzione delle sentenze di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente per importi superiori ai diecimila euro, diverse dalle spese di lite, può essere subordinata, dal giudice, alla prestazione di idonea garanzia, anche tenuto conto delle condizioni di solvibilità del contribuente.
A tale riguardo si sottolinea che relativamente alle sentenze di condanna al rimborso di somme costituite da risorse proprie tradizionali e da IVA riscossa all’importazione, la materia resta integralmente disciplinata dalle norme di matrice unionale, sicché il rimborso di tali somme, indipendentemente dal relativo importo, può avvenire soltanto a seguito del passaggio in giudicato della sentenza favorevole al contribuente, oppure previa costituzione di apposita garanzia che potrà essere svincolata solo all’esito definitivo del giudizio.
La garanzia in esame è prevista, inoltre, anche nelle ipotesi di sospensione giudiziale dell’atto impugnato ovvero della sentenza.
Nel merito del Decreto in oggetto, si evidenziano, in particolare, le disposizioni concernenti l’esatta copertura che deve essere assicurata dalla fideiussione (importo del debito con l’aggiunta degli interessi) e la precisazione che, qualora i tributi oggetto di contenzioso afferiscano a risorse proprie tradizionali, il tasso di interesse è determinato ai sensi dell’art. 112, par. 2, del Regolamento (UE) n. 952/2013 che istituisce il codice doganale dell’Unione.
D’interesse è anche la durata della garanzia nei casi di sospensione giudiziale dell’atto impugnato ovvero della sentenza ove viene fatta salva la particolare disciplina prevista dalle norme unionali qualora l’oggetto del contenzioso sia costituito da risorse proprie tradizionali e da IVA riscossa all’importazione. E’ infatti precisato che la garanzia “è prestata fino al termine del nono mese successivo al passaggio in giudicato del provvedimento che definisce il giudizio ovvero fino al termine del nono mese successivo all’estinzione del processo”.
Si demanda, infine, ad un decreto del Direttore Generale delle Finanze l’individuazione dei modelli in conformità dei quali deve essere redatta la garanzia. Tali modelli dovranno essere utilizzati anche ai fini della prestazione della garanzia in questione nei giudizi aventi ad oggetto risorse proprie tradizionali nonché l’IVA riscossa all’importazione, ad integrale sostituzione di quelli sinora in uso.
Le sentenze di condanna al rimborso di somme costituite da risorse proprie tradizionali e da IVA riscossa all’importazione, sono integralmente disciplinate dalle norme di matrice unionale (AGENZIA DELLE DOGANE - Nota 24 marzo 2017, n. 31568/R.U.).
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 6 febbraio 2017, n. 22, recante il "Regolamento di attuazione dell’articolo 69, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, sulla garanzia per l’esecuzione delle sentenze di condanna a favore dl contribuente", in vigore dal 28 marzo 2017, si stabilisce il contenuto della garanzia, la sua durata nonché il termine entro il quale la stessa può essere escussa a seguito dell’inerzia del contribuente in ordine alla restituzione delle somme garantite protrattasi per un periodo di tre mesi.
Nel merito del Decreto in oggetto, si evidenziano, in particolare, le disposizioni concernenti l’esatta copertura che deve essere assicurata dalla fideiussione (importo del debito con l’aggiunta degli interessi) e la precisazione che, qualora i tributi oggetto di contenzioso afferiscano a risorse proprie tradizionali, il tasso di interesse è determinato ai sensi dell’art. 112, par. 2, del Regolamento (UE) n. 952/2013 che istituisce il codice doganale dell'Unione.
D’interesse è anche la durata della garanzia nei casi di sospensione giudiziale dell’atto impugnato ovvero della sentenza ove viene fatta salva la particolare disciplina prevista dalle norme unionali qualora l’oggetto del contenzioso sia costituito da risorse proprie tradizionali e da IVA riscossa all’importazione. E’ infatti precisato che la garanzia "è prestata fino al termine del nono mese successivo al passaggio in giudicato del provvedimento che definisce il giudizio ovvero fino al termine del nono mese successivo all’estinzione del processo".
Incongruenza tra redditi dichiarati e tenore di vita, scatta il redditometro
Con la recente sentenza n. 8043 del 27 marzo 2017, la Corte di Cassazione ha affermato che al fine di vincere la presunzione di evasione in caso di incongruenza tra i redditi dichiarati e il tenore di vita della famiglia (redditometro), occorre dimostrare, con idoneo supporto probatorio, oltre alla disponibilità di somme derivanti dallo smobilizzo di investimenti, anche l’entità delle stesse e la durata del loro possesso, onde consentire la verifica del loro effettivo utilizzo al mantenimento del tenore di vita.
L’Agenzia delle Entrate ha emesso accertamento nei confronti del contribuente fondato sull’applicazione del redditometro, in base al quale è stata rilevata una macroscopica incongruenza tra i redditi dichiarati e il tenore di vita della famiglia.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente sul rilievo che le allegazioni del contribuente fossero idonee a giustificare il tenore di vita, giustificato dall’utilizzo di somme rilevanti provenienti dallo smobilizzo di investimenti.
L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione deducendo insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio quale la insussistenza di idoneo supporto probatorio fornito dal contribuente per superare la presunzione legale di insufficienza dei redditi dichiarati dal contribuente al mantenimento dei beni posseduti e dal tenore di vita della famiglia, poiché non è stato dimostrato l’effettivo utilizzo delle somme rivenienti dai disinvestimenti, né la disponibilità di risorse sufficienti a mantenere i beni indicati dall’ufficio.
I giudici della Suprema Corte hanno affermato il principio secondo il quale in tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alle spese ed ai beni posseduti (redditometro), la prova documentale contraria ammessa per il contribuente, non riguarda la sola disponibilità di redditi esenti o di redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ma anche l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso, che costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta proprio con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta.
Non è sufficiente, pertanto, la dimostrazione dell’esistenza di redditi derivanti dallo smobilizzo di investimenti, ma occorre anche una verifica fattuale, compiuta dal giudice tributario sulla base degli elementi sintomatici, che i redditi oggetto del disinvestimento siano stati effettivamente utilizzati in funzione del mantenimento dei beni posseduti e del tenore di vita della famiglia.
Al fine di vincere la presunzione legale dell’accertamento basato sul redditometro, dunque, spetta al contribuente, con idoneo supporto probatorio, l’onere di dimostrare l’effettivo utilizzo delle somme rivenienti da disinvestimenti, da cui derivi la disponibilità di risorse sufficienti a mantenere i beni indicati dall’ufficio e a giustificare il tenore di vita della famiglia.
L’Agenzia delle Entrate ha emesso accertamento nei confronti del contribuente fondato sull'applicazione del redditometro, in base al quale è stata rilevata una macroscopica incongruenza tra i redditi dichiarati e il tenore di vita della famiglia.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente sul rilievo che le allegazioni del contribuente fossero idonee a giustificare il tenore di vita, giustificato dall'utilizzo di somme rilevanti provenienti dallo smobilizzo di investimenti.
L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione deducendo insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio quale la insussistenza di idoneo supporto probatorio fornito dal contribuente per superare la presunzione legale di insufficienza dei redditi dichiarati dal contribuente al mantenimento dei beni posseduti e dal tenore di vita della famiglia, poiché non è stato dimostrato l'effettivo utilizzo delle somme rivenienti dai disinvestimenti, né la disponibilità di risorse sufficienti a mantenere i beni indicati dall'ufficio.
I giudici della Suprema Corte hanno affermato il principio secondo il quale in tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alle spese ed ai beni posseduti (redditometro), la prova documentale contraria ammessa per il contribuente, non riguarda la sola disponibilità di redditi esenti o di redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta, ma anche l'entità di tali redditi e la durata del loro possesso, che costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta proprio con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta.
Non è sufficiente, pertanto, la dimostrazione dell'esistenza di redditi derivanti dallo smobilizzo di investimenti, ma occorre anche una verifica fattuale, compiuta dal giudice tributario sulla base degli elementi sintomatici, che i redditi oggetto del disinvestimento siano stati effettivamente utilizzati in funzione del mantenimento dei beni posseduti e del tenore di vita della famiglia.
Al fine di vincere la presunzione legale dell’accertamento basato sul redditometro, dunque, spetta al contribuente, con idoneo supporto probatorio, l’onere di dimostrare l'effettivo utilizzo delle somme rivenienti da disinvestimenti, da cui derivi la disponibilità di risorse sufficienti a mantenere i beni indicati dall'ufficio e a giustificare il tenore di vita della famiglia.
Baby sitting: l’Inps continua ad erogare i voucher
Con riferimento ai voucher baby sitting, l’Inps comunica che continua ad erogarli csecondo le modalità finora in uso.
È noto che, la disciplina del lavoro accessorio è abrogata a decorrere dal 17 marzo 2017, tuttavia, i voucher già richiesti alla suddetta data possono essere utilizzati fino al 31 dicembre 2017, nel rispetto delle disposizioni previgenti.
Orbene, in seguito a tale abrogazione, l’Inps aveva comunicato che, dal 22 marzo scorso non era più possibile richiedere i voucher baby sitting per le lavoratrici dipendenti pubbliche, private e autonome.
Tuttavia, dopo aver chiesto al Ministero del lavoro e al Dipartimento Politiche per la Famiglia se era possibile continuare a emettere voucher baby sitting o se dovevano essere introdotti strumenti alternativi di erogazione di tale misura, l’Istituto – successivamente alla risposta positiva del Ministero – ha reso noto che, continua ad erogare il beneficio secondo le modalità ordinarie.
Si ricorda che, relativamente ai voucher richiesti per lo svolgimento di prestazioni di lavoro accessorio, nel periodo transitorio, i committenti, imprenditori non agricoli o professionisti, che ricorrono a prestazioni di lavoro accessorio, continuano a comunicare alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o posta elettronica, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione medesima, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e l’ora di inizio e di fine della prestazione.
In caso di violazione degli obblighi di comunicazione (compresi quelli di variazione) si applica la sanzione amministrativa da euro 400 a 2.400 in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione. Non si applica la procedura di diffida.
Coloro che, pur in possesso di partita IVA non sono imprenditori, non sono tenuti alla comunicazione alla DTL competente per territorio, bensì devono provvedere esclusivamente alla dichiarazione di inizio di attività nei confronti dell’INPS.
Tuttavia, dopo aver chiesto al Ministero del lavoro e al Dipartimento Politiche per la Famiglia se era possibile continuare a emettere voucher baby sitting o se dovevano essere introdotti strumenti alternativi di erogazione di tale misura, l’Istituto - successivamente alla risposta positiva del Ministero - ha reso noto che, continua ad erogare il beneficio secondo le modalità ordinarie.
Si ricorda che, relativamente ai voucher richiesti per lo svolgimento di prestazioni di lavoro accessorio, nel periodo transitorio, i committenti, imprenditori non agricoli o professionisti, che ricorrono a prestazioni di lavoro accessorio, continuano a comunicare alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o posta elettronica, almeno 60 minuti prima dell'inizio della prestazione medesima, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e l'ora di inizio e di fine della prestazione.
Nuove retribuzioni da marzo per le imprese artigiane di pulizia
Decorrono dal mese di marzo i nuovi valori dei minimi retributivi da erogare ai dipendenti a cui si applica il CCNL per le imprese artigiane esercenti Servizi di Pulizie.
Il CCNL ha previsto il seguente adeguamento economico decorrente dal corrente mese di marzo
Minimo dall’1/3/2017
1 1.458,22
2 1.336,73
3 Super 1.295,62
3 1.251,24
4 1.182,82
5 1.144,97
6 1.102,94
Attuazione nell’ordinamento interno alle disposizioni della decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato, in vigore dal 14 aprile 2017 (D.Lgs. n. 38/2017).
Secondo le nuove disposizioni, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni, salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, di società o enti privati che, anche per interposta persona, sollecitano o ricevono, per sé o per altri, denaro o altra utilità non dovuti, o ne accettano la promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà. Si applica la stessa pena se il fatto è commesso da chi nell’ambito organizzativo della società o dell’ente privato esercita funzioni direttive diverse da quelle proprie dei soggetti di cui al precedente periodo. Nel caso in cui il fatto sia commesso da chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al primo comma, si applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi. Chi, anche per interposta persona, offre, promette o dà denaro o altra utilità non dovuti alle suddette persone, è punito con le pene ivi previste. Le pene di cui sopra sono raddoppiate se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell’Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante. Si procede a querela della persona offesa, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nella acquisizione di beni o servizi.
La pena di reclusione da uno a tre anni è ridotta di un terzo per chiunque offre o promette denaro o altra utilità non dovuti agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di società o enti privati, nonché a chi svolge in essi un’attività lavorativa con l’esercizio di funzioni direttive, affinché compia od ometta un atto in violazione degli obblighi inerenti al proprio ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata. La stessa pena si applica agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di società o enti privati, nonché a chi svolge in essi attività lavorativa con l’esercizio di funzioni direttive, che sollecitano per sé o per altri, anche per interposta persona, una promessa o dazione di denaro o di altra utilità, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora la sollecitazione non sia accettata. Si procede a querela della persona offesa.
La condanna per il reato per coloro che sollecitano o ricevono, per sé o per altri, denaro o altra utilità non dovuti, o ne accettano la promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, importa in ogni caso l’interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese nei confronti di chi sia già stato condannato per il medesimo reato o per quello relativo a coloro che sollecitano per sé o per altri, anche per interposta persona, una promessa o dazione di denaro o di altra utilità, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora la sollecitazione non sia accettata.
In relazione ai suddetti reati, per chi, anche per interposta persona, offre, promette o dà denaro o altra utilità non dovuti si applica la sanzione pecuniaria da quattrocento a seicento quote e, nei casi di istigazione per chi offre o promette denaro o altra utilità non dovuti agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di società o enti privati, nonché a chi svolge in essi un’attività lavorativa con l’esercizio di funzioni direttive, affinché compia od ometta un atto in violazione degli obblighi inerenti al proprio ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata, si applica la sanzione pecuniaria da duecento a quattrocento quote. Si applicano altresì le sanzioni interdittive.
Attuazione nell'ordinamento interno alle disposizioni della decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato, in vigore dal 14 aprile 2017 (D.Lgs. n. 38/2017).
Secondo le nuove disposizioni, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni, salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, di società o enti privati che, anche per interposta persona, sollecitano o ricevono, per sé o per altri, denaro o altra utilità non dovuti, o ne accettano la promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà. Si applica la stessa pena se il fatto è commesso da chi nell'ambito organizzativo della società o dell'ente privato esercita funzioni direttive diverse da quelle proprie dei soggetti di cui al precedente periodo. Nel caso in cui il fatto sia commesso da chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al primo comma, si applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi. Chi, anche per interposta persona, offre, promette o dà denaro o altra utilità non dovuti alle suddette persone, è punito con le pene ivi previste. Le pene di cui sopra sono raddoppiate se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell’Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante. Si procede a querela della persona offesa, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nella acquisizione di beni o servizi.
La pena di reclusione da uno a tre anni è ridotta di un terzo per chiunque offre o promette denaro o altra utilità non dovuti agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di società o enti privati, nonché a chi svolge in essi un'attività lavorativa con l'esercizio di funzioni direttive, affinché compia od ometta un atto in violazione degli obblighi inerenti al proprio ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata. La stessa pena si applica agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di società o enti privati, nonché a chi svolge in essi attività lavorativa con l'esercizio di funzioni direttive, che sollecitano per sé o per altri, anche per interposta persona, una promessa o dazione di denaro o di altra utilità, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora la sollecitazione non sia accettata. Si procede a querela della persona offesa.
La condanna per il reato per coloro che sollecitano o ricevono, per sé o per altri, denaro o altra utilità non dovuti, o ne accettano la promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, importa in ogni caso l'interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese nei confronti di chi sia già stato condannato per il medesimo reato o per quello relativo a coloro che sollecitano per sé o per altri, anche per interposta persona, una promessa o dazione di denaro o di altra utilità, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora la sollecitazione non sia accettata.
In relazione ai suddetti reati, per chi, anche per interposta persona, offre, promette o dà denaro o altra utilità non dovuti si applica la sanzione pecuniaria da quattrocento a seicento quote e, nei casi di istigazione per chi offre o promette denaro o altra utilità non dovuti agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di società o enti privati, nonché a chi svolge in essi un'attività lavorativa con l'esercizio di funzioni direttive, affinché compia od ometta un atto in violazione degli obblighi inerenti al proprio ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, si applica la sanzione pecuniaria da duecento a quattrocento quote. Si applicano altresì le sanzioni interdittive.
Rinnovato il CIPL per gli operai agricoli e florovivaisti della provincia di Arezzo
Sottoscritta il giorno 14/2/2017, tra COLDIRETTI Arezzo, CONFAGRICOLTURA Arezzo, CIA di Arezzo e FLAI-CGIL, FAI-CISL, UILA-UIL provinciale, l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CIPL per gli Operai Agricoli e Florovivaisti della Provincia di Arezzo valevole per il periodo 1/1/2016-31/12/2019
Con decorrenza dall’1/10/2016 le parti hanno convenuto un aumento salariale omnicomprensivo percentuale del 2,5%.
Gli arretrati saranno erogati a tutti i dipendenti in forza al 31/1/2017. Si precisa che per gli operai a tempo determinato gli arretrati verranno erogati solo se attualmente in forza e a coloro che abbiamo avuto un rapporto compreso tra 1/10/2016 al 31/1/2017, rapportando l’aumento alle ore effettivamente lavorate in tale periodo. L’aumento contrattuale e gli arretrati verranno erogati con la mensilità di febbraio 2017.
Viene istituita un’unica tariffa pari ad euro 7,40 per tutti i tipi di raccolta con indicazione dei periodi attinenti a ciascuna coltura, periodi, che verranno decisi in un incontro tecnico da fissare entro il prossimo 28/2/2017.
La paga, per gli operai a tempo determinato, è fissata ad ore: la paga verrà corrisposta mensilmente in base alle ore ed alle giornate effettivamente lavorate, con contestuale erogazione degli importi.
Ai fini tabellari, per gli OTI la paga giornaliera si ottiene dalla paga oraria per 6,30 e quella mensile p moltiplicando quella oraria per 169.
Per gli OTD la paga giornaliera si ottiene moltiplicando la paga oraria per le ore effettivamente lavorate e comunque retribuite.
Tabella OTI – Aumenti all’1/10/2016
Aumenti all’1/10/2016
A1 39,034
A2 37,202
A3 35,948
B1 34,143
B2 33,458
B3 30,602
Tabella Operai a Tempo Indeterminato da ottobre 2016
E.D.R.P.
Totale (C+D+E)
1 A1 958,07471 516,05 1.474,12471 126,270 26,030 1.626,42471
A2 901,80201 514,07 1.415,87201 109,410 28,440 1.553,72201
A3 859,38414 511,32 1.370,70414 103,150 25,320 1.499,17414
2 B1 790,59266 511,11 1.301,70266 98,150 21,140 1.420,99266
B2 759,66365 511,11 1.270,77365 101,020 26,040 1.397,83365
B3 675,25849 507,99 1.183,24849 71,420 21,030 1.275,69849
Tabella Operai a Tempo Determinato da ottobre 2016
Salario Int.vo
E.D.R.P
Totale (D+E+F+G)
-30,44% (A+B+C) (30,44% su E)
1 A1 5,66908 3,05355 2,65517 11,37780 0,750 0,230 0,150 12,50780
A2 5,33611 3,04183 2,55024 10,92818 0,650 0,200 0,168 11,94618
A3 5,08511 3,02556 2,46889 10,57956 0,610 0,190 0,150 11,52956
2 B1 4,67806 3,02434 2,34461 10,04701 0,580 0,180 0,125 10,93201
82 4,49505 3,02434 2,28890 9,80829 0,600 0,180 0,154 10,74229
B3 3,99561 3,00586 2,13125 9,13272 0,420 0,130 0,124 9,80672
Tabella Guardia caccia da ottobre 2016
Capo Guardia 995,5524798 521,91 1.517,46248
Guardia Caccia 936,7850432 519,44 1.456,22504
Guardia Campestre 818,9173757 515,72 1.334,63738
Tariffa di raccolta dall’1/1/2017
Importo orario omnicomprensivo
Frutta-tabacco-ortive-uva-olive 7,40
In caso della nascita, dell’adozione o dell’affidamento di un minore sono riconosciuti al padre due giorni di permesso retribuito anche per gli operai a tempo determinato che hanno svolto nell’anno precedente almeno 101 giornate presso la stessa azienda agricola, i suddetti non si cumulano con quanto previsto dalla normativa attualmente in vigore.
Tabella OTI - Aumenti all’1/10/2016
Per i guardiani agricoli senesi c’è il nuovo contratto integrativo di lavoro
Si propone una sintesi delle novità contrattuali riportate nell’intesa firmata il 3 marzo, tra l’Unione Provinciale Agricoltori, la Confederazione Italiana Agricoltori e le Organizzazioni sindacali FAI-CISL, FLAI-CGIL, UILA-UIL, per il rinnovo del CIPL per i Guardiani agricoli della Provincia di Siena.
Il presente contratto decorre dall’1/1/2016 e scadrà il 31/12/2019.
È ammessa l’assunzione a tempo determinato qualora si presenti carattere di specialità o per attività a carattere stagionale.
Interruzioni e recuperi
Nel caso in cui il lavoratore sia costretto a sospendere il lavoro per avverse condizioni meteo, per più di trenta minuti nella giornata, dovrà recuperarli nelle due settimane successive, in un limite di due ore giornaliere e dieci settimanali.
Ai guardiani a tempo indeterminato che alla data di stipula del presente contratto usufruiscono gratuitamente dell’abitazione o che beneficiano dell’indennità sostitutiva di € 3,70, sarà mantenuto il trattamento acquisito.
L’indennità sostitutiva non sarà corrisposta quando il guardiano, per propri motivi, non ritenga opportuno fruire dell’abitazione messagli a disposizione dall’azienda.
I datori di lavoro non hanno l’obbligo di fornire l’abitazione o l’indennità sostitutiva ai guardiani assunti successivamente alla dato di stipula del presente contratto.
Al guardiano assunto a tempo indeterminato sono riconosciuti i seguenti permessi retribuiti:
– 15 giorni di calendario in caso di matrimonio
– 3 giorni di calendario in caso di decesso di parenti di primo grado e del coniuge.
Per tutto quanto non previsto e regolato dal presente contratto collettivo valgono le disposizioni del CCNL e del CPL degli operai agricoli.
Ai guardiani a tempo indeterminato che alla data di stipula del presente contratto usufruiscono gratuitamente dell'abitazione o che beneficiano dell'indennità sostitutiva di € 3,70, sarà mantenuto il trattamento acquisito.
L'indennità sostitutiva non sarà corrisposta quando il guardiano, per propri motivi, non ritenga opportuno fruire dell'abitazione messagli a disposizione dall'azienda.
I datori di lavoro non hanno l'obbligo di fornire l'abitazione o l'indennità sostitutiva ai guardiani assunti successivamente alla dato di stipula del presente contratto.
- 15 giorni di calendario in caso di matrimonio
- 3 giorni di calendario in caso di decesso di parenti di primo grado e del coniuge.
Il dovere di diligenza si estende anche alle condotte extra-lavorative
Una condotta illecita, estranea all’esercizio delle mansioni del lavoratore subordinato, può avere un rilievo disciplinare, poiché il lavoratore è assoggettato non solo all’obbligo di rendere la prestazione, bensì anche all’obbligazione accessoria di tenere un comportamento extra-lavorativo che sia tale da non ledere né gli interessi morali e patrimoniali del datore di lavoro, né la fiducia che, in diversa misura e in diversa forma, lega le parti del rapporto di durata.
La Corte d’appello aveva rigettato il gravame proposto da un lavoratore avverso la sentenza del Tribunale di prime cure, che aveva dichiarato legittimo il licenziamento a lui intimato dal datore di lavoro, per essere stato arrestato a seguito del ritrovamento in suo possesso di circa cinquecento grammi di hashish, fatto per il quale egli aveva patteggiato la pena in sede penale. In Cassazione propone ricorso il lavoratore, lamentando in particolare che la Corte avrebbe ritenuto legittimo il licenziamento sulla base della semplice commissione di un reato e negando la necessità di indagare in concreto sull’idoneità del fatto stesso a compromettere irrimediabilmente rapporto fiduciario, riguardo in particolare all’estraneità del fatto accertato rispetto al rapporto di lavoro, alla tipologia e la modalità delle mansioni svolte dal odierne ricorrente, al tipo di sostanza stupefacente, al confezionamento in un unico involucro della stessa.
Il ricorso non è fondato per la Suprema Corte. La problematica dell’idoneità di condotte extra-lavorative a costituire giusta causa di licenziamento è stata reiteratamente affrontata in sede di Cassazione, che ancora di recente ha ribadito che anche una condotta illecita, estranea all’esercizio delle mansioni del lavoratore subordinato, può avere un rilievo disciplinare, poiché il lavoratore è assoggettato non solo all’obbligo di rendere la prestazione, bensì anche all’obbligazione accessoria di tenere un comportamento extra-lavorativo che sia tale da non ledere né gli interessi morali e patrimoniali del datore di lavoro, né la fiducia che, in diversa misura e in diversa forma, lega le parti del rapporto di durata. Detta condotta illecita comporta la sanzione espulsiva se presenti caratteri di gravità, che debbono essere apprezzati, tra l’altro, in relazione alla natura dell’attività svolta dall’impresa datrice di lavoro e all’attività in cui si inserisce la prestazione resa dal lavoratore subordinato.
Passando poi ad esaminarne le ricadute sul rapporto di lavoro, la Corte di appello ha correttamente rilevato che il lavoratore non ricopriva nell’azienda una posizione di particolare rilievo, né aveva la responsabilità o il coordinamento di altri lavori, ma egli svolgeva la sua attività all’interno dello stabilimento molto grande e frequentato da alcune migliaia di maestranze, con un contatto giornaliero con numerosissimi altri lavoratori e con conseguente pericolo di diffusione nell’ambiente dello stupefacente detenuto, risultando così giustificato il timore del datore di lavoro di una condotta non circoscritta nello stretto ambito della vita privata.
Una condotta illecita, estranea all'esercizio delle mansioni del lavoratore subordinato, può avere un rilievo disciplinare, poiché il lavoratore è assoggettato non solo all'obbligo di rendere la prestazione, bensì anche all'obbligazione accessoria di tenere un comportamento extra-lavorativo che sia tale da non ledere né gli interessi morali e patrimoniali del datore di lavoro, né la fiducia che, in diversa misura e in diversa forma, lega le parti del rapporto di durata.
La Corte d'appello aveva rigettato il gravame proposto da un lavoratore avverso la sentenza del Tribunale di prime cure, che aveva dichiarato legittimo il licenziamento a lui intimato dal datore di lavoro, per essere stato arrestato a seguito del ritrovamento in suo possesso di circa cinquecento grammi di hashish, fatto per il quale egli aveva patteggiato la pena in sede penale. In Cassazione propone ricorso il lavoratore, lamentando in particolare che la Corte avrebbe ritenuto legittimo il licenziamento sulla base della semplice commissione di un reato e negando la necessità di indagare in concreto sull'idoneità del fatto stesso a compromettere irrimediabilmente rapporto fiduciario, riguardo in particolare all'estraneità del fatto accertato rispetto al rapporto di lavoro, alla tipologia e la modalità delle mansioni svolte dal odierne ricorrente, al tipo di sostanza stupefacente, al confezionamento in un unico involucro della stessa.
Il ricorso non è fondato per la Suprema Corte. La problematica dell'idoneità di condotte extra-lavorative a costituire giusta causa di licenziamento è stata reiteratamente affrontata in sede di Cassazione, che ancora di recente ha ribadito che anche una condotta illecita, estranea all'esercizio delle mansioni del lavoratore subordinato, può avere un rilievo disciplinare, poiché il lavoratore è assoggettato non solo all'obbligo di rendere la prestazione, bensì anche all'obbligazione accessoria di tenere un comportamento extra-lavorativo che sia tale da non ledere né gli interessi morali e patrimoniali del datore di lavoro, né la fiducia che, in diversa misura e in diversa forma, lega le parti del rapporto di durata. Detta condotta illecita comporta la sanzione espulsiva se presenti caratteri di gravità, che debbono essere apprezzati, tra l'altro, in relazione alla natura dell’attività svolta dall'impresa datrice di lavoro e all'attività in cui si inserisce la prestazione resa dal lavoratore subordinato.
Passando poi ad esaminarne le ricadute sul rapporto di lavoro, la Corte di appello ha correttamente rilevato che il lavoratore non ricopriva nell'azienda una posizione di particolare rilievo, né aveva la responsabilità o il coordinamento di altri lavori, ma egli svolgeva la sua attività all'interno dello stabilimento molto grande e frequentato da alcune migliaia di maestranze, con un contatto giornaliero con numerosissimi altri lavoratori e con conseguente pericolo di diffusione nell'ambiente dello stupefacente detenuto, risultando così giustificato il timore del datore di lavoro di una condotta non circoscritta nello stretto ambito della vita privata.
Chiarimenti sul Super e Iper ammortamento
Forniti chiarimenti sulle misure fiscali introdotte per dare impulso all’ammodernamento delle imprese e alla loro trasformazione tecnologica e digitale (Industria 4.0). Le indicazioni riguardano anche l’ulteriore maggiorazione del 40% sul costo di acquisto dei beni strumentali immateriali (software, sistemi IT e attività di system integration), prevista dalla Legge di Bilancio 2017 per i soggetti che beneficiano già dell’iper ammortamento (Agenzia entrate – circolare 30 marzo 2017, n. 4/E).
Il super ammortamento è un’agevolazione che prevede l’incremento del 40% del costo fiscale di beni materiali originariamente acquistati dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016 (prorogato al 31 dicembre 2017); il maggior costo, riconosciuto solo per le imposte sui redditi e non ai fini Irap, viene portato extracontabilmente in deduzione del reddito attraverso l’effettuazione di variazioni in diminuzione in dichiarazione.
Rientrano nell’agevolazione tutti gli acquisti di beni materiali nuovi strumentali all’attività d’impresa o professionale e anche i veicoli a motore acquistati dal 1° gennaio 2017. In questo caso però, il super ammortamento opera solo per i veicoli per i quali è prevista una deducibilità integrale dei costi, ossia quelli adibiti ad uso pubblico (ad es. i taxi) o quelli utilizzati esclusivamente come beni strumentali.
L’iper ammortamento, introdotto dalla Legge di bilancio 2017 solo per gli imprenditori, rappresenta una maxi maggiorazione che consente di incrementare del 150% il costo deducibile di tutti i beni strumentali acquistati per trasformare l’impresa in chiave tecnologica e digitale 4.0 e spetta solo nella misura in cui il bene rispetti le linee guida elaborate dal Ministero dello Sviluppo Economico.
L’estensione dell’operatività del super ammortamento al 31 dicembre 2017 è stata disposta dalla Legge di Bilancio 2017, escludendo però i mezzi di trasporto a motore. Il termine può essere allungato fino al 30 giugno 2018, ma solo a condizione che entro la data del 31 dicembre 2017, il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento degli acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.
Stessa tempistica è prevista anche per l’iper ammortamento ma a condizione che il bene oltre ad entrare in funzione deve essere interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura (c.d. “requisito di interconnessione”). Gli eventuali ritardi di interconnessione sono recuperabili nei periodi d’imposta successivi.
Forniti chiarimenti sulle misure fiscali introdotte per dare impulso all’ammodernamento delle imprese e alla loro trasformazione tecnologica e digitale (Industria 4.0). Le indicazioni riguardano anche l’ulteriore maggiorazione del 40% sul costo di acquisto dei beni strumentali immateriali (software, sistemi IT e attività di system integration), prevista dalla Legge di Bilancio 2017 per i soggetti che beneficiano già dell’iper ammortamento (Agenzia entrate - circolare 30 marzo 2017, n. 4/E).
Stessa tempistica è prevista anche per l’iper ammortamento ma a condizione che il bene oltre ad entrare in funzione deve essere interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura (c.d. "requisito di interconnessione"). Gli eventuali ritardi di interconnessione sono recuperabili nei periodi d’imposta successivi.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza