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Timestamp: 2016-12-09 10:56:35+00:00

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Newsletter n. 2 Aiga Salerno numero by Tommaso Amato - issuu
NEWSLETTER - AIGA SEZ. DI SALERNO - NUMERO 2	GIUGNO 2012
Il comportamento della vittima non esclude la responsabilità ex art. 2051 c.c.
(Cass. 28.03.2012, n. 1769)
Impugnabilità immediata del preannuncio di decurtazione dei punti dalla patente
(Cass. SS. UU. 13.03.2012, n. 3936)
Onere del creditore di provare l’esistenza del credito - al quale egli imputa un pagamento - diverso da quello che il debitore sostiene di aver estinto
Diritto del mediatore a percepire la provvigione, anche quando l’incarico gli sia stato
conferito per “facta concludentia”
(Trib. Salerno 06.02.2012, n. 241, dott. Mario Pagano)
Rapporto di solidarietà tra equipe medica e struttura sanitaria nella responsabilità medica
(Trib. Salerno 02.01.2012, n. 14, dott.sa Di Stasi)
Danni da cose in custodia: anche la P.A. risponde ex art. 2051 c.c.
(Trib. Salerno 21.02.2012, n. 502, dott.sa Mainenti)
L’approvazione di lavori straordinari all’androne e alle scale deve essere deliberata
tenendo conto anche dei proprietari dei locali terranei
(Corte d’Appello di Salerno 19.03.2012, n. 304, est. dott.sa Tomay)
Tariffe professionali e libera contrattazione tra le parti
(G.d.P. 24.02.2012, n. 866, dott. Raimo)
GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA E DEL LAVORO
Conferma del consolidato orientamento in ordine ai requisiti della servitù pubblica di
passaggio: idoneità del bene e uso da parte di un collettività indeterminata
(Cons. di Stato, 15.05.2012, n. 2760)
Qualificazione dei requisiti necessari a ricondurre un progetto di iniziativa privata nell’ambito della c.d. progettazione esecutiva
(TAR Salerno 02.01.2012, n. 14)
Legittimità del controllo del datore di lavoro sulla casella e-mail aziendale del lavoratore se a scopo cd. “difensivo”.
(Cass., Sez. Lav., 23 febbraio 2012, n. 2722)
I provvedimenti di micro-organizzazione aziendale, adottati dalla P.A. senza previa informativa alle organizzazioni sindacali, non sono antisindacali se non vi è stato adeguamento della Contrattazione Collettiva.
(Trib. Salerno, Sez. Lav., 12.04.2012, dott.sa Laudati)
Riforma della geografia giudiziaria: soppressione della giustizia
(Avv. Alfonso Troisi)
Anatocismo e prescrizione: stop alla norma «salva-banche».
(Avv. Massimiliano Granozi)
Se la giustizia mortifica gli avvocati
(Avv. Chiara Zucchetti)
Delitto di Via Poma: in attesa della motivazione dell’assoluzione, le ragioni della iniziale
condanna dell’ex fidanzato
(Avv. Paola Ianni)
Angolo della Previdenza
(Avv. Gianfranco Manzo - Avv. Chiara Zucchetti)
Aiga Infopoint: la consulta dei praticanti Avvocati
Supplente Collegio Probi Viri AIGA
Avv. Giovanni Balbi
Dott.sa Barbara Lapenta
Avv. Luigi Palmisano
Avv. Antonio Trezza
AVV. GIULIA MAIELLO
C o m i ng
“Summer Party
AIGA Salerno”
Luogo, data e modalità di richiesta/ritiro biglietti saranno resi noti nei prossimi giorni
attraversi i soliti canali informativi (Facebook, manifesti, mail).
Cassazione 28.03.2012, n. 1769
Il comportamento della vittima non
esclude la responsabilità della P.A. ex art.
La responsabilità, sia oggettiva per danno da cosa in custodia, sia per fatto altrui ex art. 2048 c.c., non è esclusa dal fatto
volontario della vittima, che rileva solo alla stregua dell’art. 1227
c.c., al fine di attenuare l’obbligo risarcitorio del custode e/o del
In particolare, ai fini dell’art. 2051 c.c., la condotta della vittima non esclude la responsabilità del custode anche qualora si
concreti nella fruizione del bene custodito in maniera del tutto
non conforme al suo uso ordinario (nella fattispecie, la vittima
aveva scavalcato il parapetto in muratura del balcone di una camera d’albergo dove alloggiava durante una gita scolastica, ed
aveva e si era inoltrata nella contigua terrazza a livello dalla quale
era caduta). Ai fini dell’art. 2048 c.c., il comportamento della vittima non esclude la responsabilità della scuola, sulla quale incombe l’obbligo di adottare ogni misura idonea ad evitare il pericolo
di lesioni derivanti dall’uso di strutture prescelte nel corso del
viaggio, tenuto conto delle loro oggettive caratteristiche. Detto
obbligo si concreta nel dovere del professore-accompagnatore, di
accedere a tutte le camere presso le quali alloggiano gli studenti
per sincerarsi che non sussistano rischi per l’incolumità degli allievi
Cassazione SS.UU. 13.03.2012, n. 3936
La Sezioni Unite Civili hanno affermato che l’autore di
un’infrazione al Codice della Strada, destinatario del preannuncio
della prevista sanzione accessoria della decurtazione dei punti
dalla patente di guida, di cui va fatta menzione nel verbale di ac-
certamento, può proporre opposizione immediata dinnanzi al
giudice di pace per i vizi afferenti a tale sanzione, senza necessità
di attendere la comunicazione della variazione di punteggio da
parte dell'Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida.
Cassazione SS.UU. 28.02.2012, n. 3008
Onere del creditore di provare l’esistenza del credito - al quale egli imputa
un pagamento - diverso da quello che il
debitore sostiene di aver estinto
La terza sezione della Suprema Corte con la sentenza n°
3008 del 28.02.2012 ha statuito e ribadito il principio nomofilattico “secondo cui quando il convenuto per il pagamento di un
debito dimostri di aver corrisposto una somma di denaro idonea
all'estinzione del medesimo, spetta al creditore, il quale sostenga
che il pagamento sia da imputare all'estinzione di un debito diverso, allegare e provare di quest'ultimo l'esistenza, nonché la sussistenza delle condizioni necessarie per la dedotta diversa imputazione. Non può trovare applicazione nel caso in cui il debitore
eccepisca l'estinzione del debito fatto valere in giudizio per effetto
dell'emissione dell'assegno, atteso che, implicando tale emissione
la presunzione di un rapporto fondamentale idoneo a giustificare
la nascita di un'obbligazione cartolare, resta a carico del debitore
convenuto l'onere di superare tale presunzione, dimostrando il
collegamento tra il precedente debito azionato ed il successivo
debito cartolare, con la conseguente estinzione del primo per effetto del pagamento degli assegni.”
Nel caso di specie sottoposto al vaglio della Corte di Cassazione erano stati emessi tre assegni bancari di cui due pagati ed il
terzo no, il debitore aveva sostenuto che il titolo in possesso del
creditore non aveva valore, in quanto il debito era stato estinto
con la consegna, e l’incasso, di altri assegni.
I giudici della Suprema Corte, sotto il profilo della legittimità,
hanno respinto tale tesi difensiva affermando che spettava al debitore l'onere di dimostrare che con il pagamento dei due assegni si
era provveduto al pagamento anche del terzo, trattandosi di titoli
astratti ed autonomi, fonti di presunzione di distinti rapporti sostanziali.
Con la sentenza in oggetto la Corte di Cassazzione ha, inoltre, precisato che quando il convenuto dimostri, per il pagamento
di un debito, di aver corrisposto una somma idonea alla estinzione, spetta al creditore, il quale sostiene che il pagamento è imputabile ad un differente debito, l’onere della prova con l’allegazione
e dimostrazione della esistenza di quest’ultimo.
Trib. Salerno, 06.02.2012, n. 241, dott. Mario Pagano
Diritto del mediatore a percepire la
provvigione anche quando l’incarico gli sia
stato conferito per “facta concludentia”
Con l’allegata pronuncia, il Tribunale di Salerno ha affermato
il diritto del mediatore al pagamento della provvigione pattuita in
assenza sia di una specifico incarico conferito al mediatore e sia di
un nesso eziologico diretto ed esclusivo tra l’attività del mediatore
e la conclusione dell’affare.
Ed invero, il consenso necessario per ritenere conclusivo il
contratto di mediazione immobiliare, per il quale – per giurisprudenza costante - non è necessaria la forma scritta, ove non sia frutto di uno specifico incarico conferito al mediatore, può essere manifestato validamente anche “per facta concludentia”, come quando la parte si avvalga consapevolmente dell’opera del mediatore ai
fini della conclusione dell’affare.
Ulteriore presupposto per il maturare del diritto del mediatore alla provvigione è che il contratto si sia concluso per effetto del
suo intervento e cioè che la conclusione dell’affare sia in rapporto
causale con l’opera dallo stesso svolta, indipendentemente dal suo
intervento nelle varie fasi delle trattative e fino all’accordo definitivo, essendo sufficiente che il mediatore abbia messo in relazione
tra loro acquirente e venditore e che questa “messa in relazione”
costituisca l’antecedente indispensabile per pervenire alla conclusione del contratto.
Trib. Salerno, 02.01.2012, n. 14, dott.sa Di Stasi
Rapporto di solidarietà tra equipe
medica e struttura sanitaria nelle ipotesi
Con la sentenza in parola il Tribunale di Salerno propone
una lucida analisi delle ragioni che hanno condotto il Giudice ad
affermare la responsabilità di una struttura sanitaria e, solidalmente, della equipe medica che ha proceduto a praticare un intervento
chirurgico dal quale sono scaturiti importanti postumi invalidanti
La sentenza, ottimamente motivata, ripercorre l’attuale consolidato orientamento che equipara il rapporto tra la struttura
sanitaria e il paziente da un lato e quello esistente tra quest’ultimo
e l’equipe medica dall’altro.
Viene confermato che l’accettazione di un paziente in una
struttura sanitaria comporti la conclusione di un rapporto contrat-
tuale particolarmente ampio; si tratta di un contratto atipico di
“spedalità” e consiste in una prestazione complessa a favore dell’ammalato che si concretizza in una serie di prestazioni latu sensu
alberghiere e di vigilanza o protezione del paziente collegate ed
integrate con quelle più strettamente tecnico sanitarie.
Rappresenta, altresì, rapporto contrattuale – di carattere sociale – anche l’obbligazione posta in capo al medico dipendente
La socialità del rapporto sostituisce la consensualità tipica
dell’accordo negoziale, ma rappresenta parimente fonte di autonomo vincolo contrattuale (prestazione d’opera).
La responsabilità della struttura sanitaria ha natura contrattuale e discende sia dall’art. 1218 che dall’art. 1228. La pronuncia
in esame analizza anche il contenuto della diligenza che travalica i
limiti di quella di cui al primo comma dell’art. 1176 c.c. per estendersi anche a quella di cui al successivo comma secondo.
Interessante è anche l’analisi del rapporto eziologico: viene
condivisa la teoria condizionalistica temperata da quella delle leggi
scientifiche o di copertura e da un giudizio controfattuale. La pronuncia si sofferma infine anche sull’onere della prova, affermando
che per il creditore sia sufficiente provare il rapporto contrattuale e
l’inesatto adempimento inteso come aggravamento o insorgenza
della patologia, mentre sul debitore incombe la prova della diligenza o che comunque gli esiti peggiorativi sono frutto di eventi
Trib. Salerno, 21.02.2012, n. 503, dott.sa Mainenti
Danni da cose in custodia: anche la
P.A. risponde ex art. 2051 c.c.
Nella sentenza ivi allegata, il Tribunale di Salerno, ai fini della
risoluzione della controversia, ha affrontato sia la vexata quaestio
della responsabilità della pubblica amministrazione per i danni
cagionati da beni demaniali e sia quella della risarcibilità dei danni
In ordine alla prima problematica, il giudice di prime cure,
dopo un’accurata illustrazione dei contrapposti orientamenti giurisprudenziali formatisi in merito, ha inquadrato la responsabilità
della P.A. per i danni derivanti beni demaniali nell’alveo dell’art.
2051 c.c., ovvero della responsabilità del custode e, richiamandosi
alla sentenza n. 15383/2006 della terza sezione della Suprema
Corte, ha ribadito il carattere oggettivo di tale responsabilità.
Pertanto, il giudicante ritiene che, ai fini della configurabilità
della responsabilità della P.A., è sufficiente che sussista un nesso
causale tra la cosa in custodia e il danno arrecato, senza che rilevi
al riguardo la condotta del custode e l’osservanza o meno di un
obbligo di vigilanza. Tale tipo di responsabilità è esclusa solo dal
caso fortuito, ossia quel fattore che attiene non già ad un comportamento del responsabile, bensì al profilo causale dell’evento,
riconducibile non alla cosa ( che ne è fonte immediata), ma ad
un elemento esterno recante i caratteri dell’oggettiva imprevedibilità ed inevitabilità e che può essere costituito anche dal fatto del
terzo o dello stesso danneggiante.
Pertanto, il giudice ha precisato che l’obbligo di custodia, che
costituisce il presupposto per la responsabilità ex art. 2051, viene
meno e di conseguenza non vi è responsabilità della P.A., allorquando quest’ultima si trovi nella oggettiva impossibilità di esercitare sui beni di sua proprietà il cd. “potere di governo”, ossia si
trovi nella impossibilità di controllarli, di eliminare le situazioni di
pericolo che siano insorte e di escludere i terzi dal contatto con la
Principale conseguenza dell’inquadramento della responsabilità della P.A. per i danni da beni demaniali nell’ambito dell’art.
2051 c.c. è l’inversione dell’onere della prova. Difatti, diversamente dalla responsabilità ex art. 2043 cc, è in capo al custode
che ricade l’onere di provare l’esistenza di un fattore estraneo alla
sua sfera oggettiva, idoneo ad interrompere il nesso di causalità, e
cioè un fattore esterno che presenti i caratteri del fortuito, e quindi, della imprevedibilità e della eccezionalità dell’evento; il danneggiato, invece, ha solo l’onere di provare l’esistenza del rapporto eziologico tra la cosa e l’evento lesivo.
In ordine, poi, alla questione della risarcibilità dei danni alla
persona il giudice offre una dettagliata panoramica degli orientamenti giurisprudenziali che si sono affermati sia prima che dopo le sentenze delle SS.UU. nn. 26972-75/2008. Tali sentenze
infatti, hanno segnato il passaggio dal tradizionale sistema “tripolare” ( danno biologico o alla salute, danno morale, danno patrimoniale, ai quali si aggiungeva una quarta voce di danno, ossia il
danno esistenziale) al quello “bipolare “ ( danno patrimoniale e
danno non patrimoniale). Alla luce di tale nuova suddivisione,
l’art. 2059 c.c., ricomprende qualsiasi danno di natura non patrimoniale derivante da lesione di valori inerenti alla persona. Il
danno non patrimoniale, secondo gli Ermellini, è una categoria
ampia ed onnicomprensiva, all’interno della quale non è possibile
ritagliare ulteriori sottocategorie, se non con valenza meramente
descrittiva ed è esclusa, pertanto, l’ammissibilità e la risarcibilità
del cd. danno esistenziale e dei danni cd. bagatellari, ossia futili
ed irrisori.
Il danno non patrimoniale è risarcibile nei soli casi "previsti
dalla legge", e cioè, secondo un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 2059 cod. civ.: 1) quando il fatto illecito sia
astrattamente configurabile come reato; 2) quando ricorra una
delle fattispecie in cui la legge espressamente consente il ristoro
del danno non patrimoniale anche al di fuori di una ipotesi di
reato; 3) quando il fatto illecito abbia violato in modo grave diritti
inviolabili della persona, come tali oggetto di tutela costituzionale.
Il giudice, infine, ha precisato che il danno non patrimoniale
costituisce sempre danno-conseguenza e, come tale, necessita di
specifica allegazione e prova da parte del danneggiato.
I giudici della Suprema Corte, sotto il profilo della legittimità, hanno respinto tale tesi difensiva affermando che spettava al
debitore l'onere di dimostrare che con il pagamento dei due assegni si era provveduto al pagamento anche del terzo, trattandosi di
titoli astratti ed autonomi, fonti di presunzione di distinti rapporti
Con la sentenza in oggetto la Corte di Cassazzione ha ,inoltre, precisato che quando il convenuto dimostri, per il pagamento
di un debito, di aver corrisposto una somma idonea alla estinzione, spetta al creditore, il quale sostiene che il pagamento è imputabile ad un differente debito, l’onere della prova con l’allegazione e dimostrazione della esistenza di quest’ultimo.
Corte d’Appello Salerno 24.02.2012, n. 304, est. dott.sa Tomay
L’approvazione di lavori straordinari
all’androne e alle scale deve essere deliberata tenendo conto anche dei proprietari dei locali terranei
La sentenza in esame, facendo espresso riferimento a specifiche parti dell'edificio condominiale, chiarisce che l'androne e le
scale sono, ai sensi dell'art. 1117 c.c., oggetto di proprietà comune anche dei proprietari di locali terranei che abbiano accesso
diretto dalla strada in quanto costituiscono elementi necessari per
la configurabilità stessa di un fabbricato e rappresentano il tramite indispensabile per il godimento e la conservazione, da parte o a
vantaggio di tali soggetti, delle strutture di copertura.
Ne consegue che, nonostante le evidenti implicazioni pratiche e pur dovendosi applicare il diverso criterio dettato
dall'art.1123 c.c. per la successiva ripartizione delle relative spese,
la delibera di approvazione dei lavori straordinari sulle suddette
parti dell'edificio deve essere inderogabilmente presa tenendo
conto di tutti i condomini e del valore dell'intero fabbricato ai fini
del conteggio dei quorum costitutivo e deliberativo, senza possibilità di escludere alcuno dei partecipanti al condominio e relativi
millesimi.
G.d.P. di Salerno 24.02.2012, n. 866, dott. Raimo
L’oggetto del contratto deve essere possibile, lecito, determinato
o determinabile. È proprio su quest’ultima caratteristica dell’elemento
essenziale del contratto che si fonda la decisione del Giudice di Pace
di Salerno, dott. Alfonso Raimo, il quale pone la sua attenzione sulla
effettiva realizzazione dell’autonomia contrattuale delle parti.
Affinché un contratto possa effettivamente produrre forza di
legge fra le parti, pur nel rispetto della prevista libertà di contrattazione, infatti, chiarisce il giudice dell’Ufficio salernitano, l’oggetto
deve essere espressamente determinato o effettivamente determinabile.
In particolare, ove le parti prevedano un compenso quale corrispettivo di una prestazione professionale, pur nell’esercizio della libera determinazione dell’oggetto del contratto, devono sempre determinarlo nell’entità o individuare in maniera specifica i criteri cui attenersi per la quantificazione dello stesso.
Non è sufficiente, ai fini della validità del contratto, il mero rinvio
alle tariffe professionali – ove esistenti – in quanto il variare dei tetti
tariffari determinerebbe l’invalidità dell’accordo per indeterminatezza
dell’oggetto oltre a poter, comunque, rendere incerta la prosecuzione
del rapporto in considerazione dell’ipotesi di eccessiva onerosità sopravvenuta.
siglio di Stato, Sez. V, 14 febbraio 2012, n. 728; Consiglio di Stato,
Sez. V, 20 dicembre 2011, n. 6712; Consiglio Stato, Sez. V, 7 dicembre 2010, n. 8624; Consiglio Stato, Sez. V, 28 dicembre 2006, n.
8058), confermando che un'area privata può ritenersi sottoposta ad
una servitù pubblica di passaggio, a condizione che “oltre all'intrinseca idoneità del bene (...) l'uso avvenga ad opera di una collettività
indeterminata di persone e per soddisfare un pubblico, generale interesse”.
T.A.R. Salerno 27.04.2012, n. 804
Qualificazione dei requisiti necessari
a ricondurre un progetto di iniziativa privata nell’ambito della c.d. progettazione
Con sentenza 27 aprile 2012 (Sez. I, Pres. dott. Onorato - Rel.
Estensore Cons. dott. Palliggiano), il TAR di Salerno ha reso una
interessante pronunzia, relativa ad un procedimento di investimento/
finanziamento. La sentenza si segnala per la qualificazione dei requisiti necessari a ricondurre un progetto di iniziativa privata nell’ambito
della c.d. progettazione esecutiva, ai sensi dell’art. 93, comma 5, d.
lgs. n. 163 del 2006. Il pericolo di un’interpretazione illegittima è la
sovrapposizione della disciplina dei livelli di progettazione per gli
appalti e le concessioni di lavori pubblici, stabilita dall’art. 93 d. lgs.
163 del 2006 e la disciplina relativa ai titoli edilizi, posta dagli artt. 1,
12 e 20 del d.p.r. 380/2001.debito cartolare, con la conseguente
estinzione del primo per effetto del pagamento degli assegni.”
AMMINISTRATIVA E DEL
Cons. di Stato, 15.05.2012, n. 2760
Conferma del consolidato orientamento in ordine ai requisiti della servitù
pubblica di passaggio
Con decisione della IV Sezione (Pres. F.F. dott.ssa Leoni - Estensore Cons. dott. Taormina), 15 maggio 2012, n. 2760, il Consiglio di
Stato affronta e ribadisce l’orientamento dell’A.G.A. in materia di
aree private sottoposte a una servitù pubbliche di passaggio (cfr. Con-
Cassazione, Sez. Lavoro, 23 febbraio 2012, n. 2722
Legittimità del controllo del datore
di lavoro sulla casella e-mail aziendale del
lavoratore, se a scopo cd. “difensivo”.
Importante presa di posizione del Supremo Organo di Le-
gittimità in materia di controllo a distanza dei lavoratori, attraverso
l’utilizzo di apparecchiature elettroniche di monitoraggio.
In particolare, la Suprema Corte, investita della questione
relativa alla legittimità del controllo del datore di lavoro sulle e-mail
aziendali ricevute ed inviate dal lavoratore, ne ha affermato la ammissibilità, sia pure a determinate condizioni e con precise finalità, escludendo il contrasto di tale controllo con l’art. 4 della L. 300/1970
(Statuto dei Lavoratori) e con l’art. 114 del D. Lgs. n. 196 del 2003
(Legge sulla privacy).
Da un lato, infatti, l’art. 4 dello Statuto dei lavoratori vieta
ai datori di lavoro l’installazione di apparecchiature di controllo cd.
“remoto”, se non previo accordo con le r.s.a. e/o sulla base di specifiche disposizioni dell’Ispettorato del Lavoro, sempre che l’esigenza di
controllo sia necessaria alle esigenze organizzative e/o produttive
D’altro canto, l’installazione di apparecchi di controllo a
distanza può porsi in contrasto anche con con la normativa posta a
tutela della privacy (art. 114, D. Lgs. n. 196 del 2003), che, infatti, per
quel che riguarda la riservatezza dei lavoratori negli ambienti di lavoro
fa espresso richiamo proprio a quanto statuito dall’art. 4 dello Statuto
La Suprema Corte, peraltro, nella sentenza qui annotata,
pur consapevole dei limiti imposti dalle dette normative e pur segnalando un proprio precedente (Cass. n. 4375 del 12.02.2010) - con il
quale aveva dichiarato la illegittimità di quei “programmi informatici
che consentono il monitoraggio dei messaggi di posta elettronica
aziendale e degli accessi Internet, ove per le loro caratteristiche consentano al datore di controllare a distanza ed in via continuativa durante la prestazione, l’attività lavorativa e il suo contenuto, per verificare se la stessa sia svolta in termini di diligenza e di corretto adempimento” - ha dichiarato la legittimità del controllo cd. “difensivo” sulla
posta elettronica aziendale del prestatore di lavoro a precise condizioni
e, dunque, se lo stesso viene effettuato dal datore:
1. ex post, “ovvero dopo l’attuazione del comportamento
addossato al dipendente, quando erano emersi elementi di fatto tali da
raccomandare l’avvio di un’indagine retrospettiva”;
2. perchè diretto ad accertare “la perpetrazione di eventuali
comportamenti illeciti” posti in essere dai prestatori di lavoro;
3. a tutela del proprio patrimonio, costituito son solo dal
complesso del suoi beni aziendali, ma anche dalla sua “immagine
esterna, così come accreditata presso il pubblico”.
E, dunque, con espressa esclusione, di tutte quelle forme di controllo che, in un modo o nell’altro, mirino a costituire “pura e semplice
sorveglianza sull’esecuzione della prestazione lavorativa degli addetti”
In applicazione dei detti principi, la Suprema Corte ha, dunque,
ritenuto legittimo il controllo effettuato da un istituto bancario sulla
posta elettronica aziendale di un proprio dipendente, accusato di aver
divulgato notizie riservate relative ad un cliente e di aver effettuato,
grazie a dette informazioni, operazioni finanziarie dalle quali aveva
Trib. Salerno, Sez. Lav., 12.04.2012, dott.sa Laudati
I provvedimenti di micro-organizzazione
aziendale, adottati dalla P.A. senza previa informativa alle organizzazioni sindacali, non sono antisindacali se non vi è stato adeguamento della Contrattazione Collettiva.
Il Giudice del Lavoro di Salerno, investito della valutazione di un provvedimento organizzativo concernente l’orario di
lavoro, assunto da un Dirigente della P.A. senza la previa informa-
tiva alle Organizzazioni Sindacali, nega la sua “antisindacalità”,
prendendo atto delle recenti modifiche legislative in materia e del
mancato adeguamento della Contrattazione Collettiva di settore
nei termini imposti dalla legge.
Difatti, il Giudice adito ha rilevato che:
- ai sensi dell’art. 5, co. 2, L. 165/2001, le determinazioni concernenti l’organizzazione degli uffici sono assunte in via esclusiva
dagli organi preposti alla gestione, fatta salva la sola informazione
ai sindacati, se prevista dalla Contrattazione Collettiva;
- l’art. 4, co. 2, del CCNI 1998-2001 Sanità, effettivamente prevedeva l’informazione, concertazione e consultazione delle organizzazioni sindacali in materia di organizzazione dell’orario di lavoro;
- peraltro, l’art. 65 del d.lvo n. 150/2009 aveva disposto l’onere di
adeguamento della Contrattazione Collettiva alle disposizioni
riguardanti la definizione degli ambiti riservati alla contrattazione
collettiva ed alla legge, entro il 31.12.2010, pena la loro inefficacia a partire dal 01.01.2011;
Nel caso concreto all’esame del Giudice, peraltro, non vi era stato
nè l’adeguamento della Contrattazione Collettiva Integrativa entro
il termine di legge del 31.12.2010 e neppure era stato approvato il
nuovo Contratto Collettivo Nazionale, cosicchè la P.A. resistente
non poteva considerarsi tenuta a procedere all’informativa, consultazione e concertazione con le O.S..
pur ritenendo il Giudice che, nelle more dell’adeguamento, bene
avrebbe fatto il Dirigente, in un’ottica di corretta gestione delle
relazioni sindacali, ad informare le O.S. delle proprie intenzioni di
modifica dell’orario di lavoro.
18.06.2012 Versamento unitario con modalità telematiche di ritenute, Iva e contributi
30.06.2012 PAGAMENTO 3A RATA CONTRIBUTI CNF
30.07.2012 PAGAMENTO 1A RATA O VERSAMENTO INTEGRALE contributi soggettivi di base,
modulari obbligatori e integrativi dovuti in autoliquidazione per l’anno
2011 (Mod. 5/2012)
16.07.2012 Versamento unitario con modalità telematiche di ritenute, Iva e contributi
16.08.2012 Versamento unitario con modalità telematiche di ritenute, Iva e contributi
La soppressione della Giustizia
A breve i tanto paventati interventi sulla c.d.
geografia giudiziaria dovrebbero trovare attuazione. Si ricorda che nel settembre scorso con un
emendamento alla legge 148 del 2011 con cui è
stato convertito il D.L. 138 del 2011, il Governo si
è conferito delega per adottare uno o più decreti
legislativi in tema di riorganizzazione e distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari.
Il predetto emendamento si ripromette di
realizzare risparmi di spesa e incremento di efficienza attraverso criteri che prevedono essenzialmente la ridefinizione dell’assetto territoriale
degli uffici giudiziari, la ridefinizione dell'assetto
territoriale degli uffici requirenti non distrettuali,
ma soprattutto la soppressione, ovvero la riduzione delle sezioni distaccate di tribunale, anche
mediante accorpamento ai tribunali limitrofi,
nonché la riduzione degli uffici del giudice di
pace dislocati in sede diversa da quella circondariale.
In parole povere sono a rischio chiusura
all’incirca 52 tribunali, 200 sezioni distaccate e
700 sedi di giudice di pace!
Tale “sforbiciata” all’attuale assetto degli
uffici giudiziari sarà realizzata, almeno secondo
quanto previsto dal predetto emendamento,
seguendo criteri oggettivi ed omogenei che dovrebbero tener conto dell’estensione del territorio,
del numero di abitanti, dei carichi di lavoro,
dell'indice delle sopravvenienze, della specificità
territoriale del bacino di utenza e del tasso d'impatto della criminalità organizzata, nonché della
necessità di razionalizzare il servizio Giustizia
nelle grandi aree metropolitane.
Peculiare è poi quanto disposto dal punto o)
dell’emendamento che rimette ai Comuni, o meglio alle loro già non pingui casse, anche attraverso l’ istituzione di consorzi tra gli enti interessati ,
la possibilità di conservare sul proprio territorio
un minimo presidio di legalità, purché si facciano
carico integralmente delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio Giustizia nelle
relative sedi, ivi incluso il fabbisogno di personale
Il timore è che la famigerata L. 148 del
2011, in tema di riorganizzazione e distribuzione
sul territorio degli uffici giudiziari, piuttosto che
realizzare effettivi obiettivi di risparmio di spesa
ed efficienza, finisca in realtà solo per contribuire
all’ulteriore contrazione della domanda di Giustizia, non fossero stati a ciò sufficienti gli ultimi
interventi normativi consistenti in un continuo
innalzamento dei costi e nell’attribuzione delle
controversie ad organismi diversi dai giudici,
determinando, anche e letteralmente da un punto
di vista fisico, un sempre maggiore allontanamento dei cittadini dalla Giustizia.
Non può negarsi che molti uffici giudiziari
costretti a lavorare tra enormi disagi , causa
l’oramai cronica mancanza di personale sia amministrativo che giudicante, risultino davvero
poco efficienti.
Se quindi è innegabile che tra gli interventi
necessari a migliorare il servizio Giustizia, si possa rendere utile anche una riforma della geografia
giudiziaria, allo stesso modo non sarebbe corretto, ma anzi finanche contrario agli stessi principi
di risparmio ed efficienza, procedere ad un’ indiscriminata e generica soppressione che non tenga
conto delle potenzialità e dei risultati che potrebbero produrre i tanti uffici giudiziari che la normativa pone a rischio, se solo fossero forniti di
una più adeguata organizzazione, etichettando,
tra l’altro, come superflui i tribunali o uffici giudiziari così detti “minori” dimenticando le tante
realtà virtuose che riescono ad assicurare efficienza e tempi di risposta della Giustizia ottimali.
La Giustizia non può essere gestita come
una qualsiasi azienda ragionando esclusivamente
in termini di economicità e risparmio, Essa rap-
(ART. 1-BIS, D.L. 138/2011,
CONV. IN L. 148/2011)
1. Ridurre gli uffici giudiziari di
primo grado, ferma la necessita' di garantire la permanenza
del tribunale ordinario nei circondari di comuni capoluogo
di provincia.
2. ridefinire, anche mediante attribuzione di porzioni di territori a circondari limitrofi, l'assetto territoriale degli uffici
giudiziari secondo criteri oggettivi e omogenei
3. ridefinire l'assetto territoriale
degli uffici requirenti non distrettuali, tenuto conto della
possibilità' di accorpare più'
accorpamento dei rispettivi
4. procedere alla soppressione
ovvero alla riduzione delle sezioni distaccate di tribunale,
anche mediante accorpamento ai tribunali limitrofi
5. prevedere la riduzione degli
uffici del giudice di pace dislocati in sede diversa da quella
6. prevedere che, su istanza degli enti locali interessati, anche consorziati tra loro, il Ministro della giustizia abbia facoltà' di mantenere o istituire
presenta pur sempre un diritto per il cittadino nonché un vero e proprio,
nonché essenziale servizio. Non va e non deve essere sottovalutato
l’enorme valore sociologico che può rappresentare per una comunità
l’esistenza sul proprio territorio di un presidio di Giustizia!
C’è pertanto da chiedersi se valga realmente la pena sacrificare una
funzione essenziale come quella che svolgono i tanti piccoli tribunali,proprio grazie alla loro distribuzione sul territorio, in nome di un
risparmio e di un’ efficienza sulla cui concreta realizzazione si nutrono
forti dubbi.
Si tenga, infatti, conto che la spesa per il personale giudicante ed
amministrativo rimarrebbe pressoché invariata. Ed, Inoltre, la soppressione degli uffici giudiziari, non potrà certo avvenire senza sopportare
dei costi, che vanno dal semplice “trasloco” degli uffici con tutto ciò che
ne comporta, alle necessarie ed ulteriori spese per la realizzazione delle
opere di ristrutturazione e riorganizzazione degli uffici che dovranno
assorbire quelli soppressi.
In un momento di profonda crisi economica, si chiede di sostenere
ulteriori costi senza alcuna garanzia di economicità (che sarebbe percepibile solo a lungo termine), e soprattutto di efficienza, ma con invece il
rischio, tutt’altro che remoto, che tali manovre conducano la Giustizia
ad una completa paralisi, ingolfando le già tanto oberate sedi centrali
che dovranno farsi carico del pesante ruolo delle sedi che andranno ad
accorpare.
Al di là comunque dei dubbi che la normativa suscita riguardo la
sua applicazione pratica, analizzando la legge 14 settembre 2011, n.
148, viene in evidenza come attraverso la stessa, che ha convertito in
legge, con modificazioni, il decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo, si sia conferita delega al Governo per la riorganizzazione della
distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari” facendo espressamente
richiamo alle finalità di cui all’articolo 9 del decreto-legge 6 luglio 2011,
n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.
Operando in tal modo, il Governo ha in effetti completamente
stravolto la sequenza procedimentale decreto legge - legge di conversio-
ne, sostituendola con la differente sequenza decreto legge - legge di
conversione la quale ultima, però, contiene a sua volta una norma di
delega al governo a legiferare in una materia estranea al decreto convertito, ma che si riferisce, invece, ad un decreto diverso a sua volta già
convertito da un'altra legge di conversione, introducendo, in pratica,
nella legge di conversione una norma estranea alle disposizioni del decreto legge da convertire.
Si aggiunga, inoltre, che nella legge di conversione non sono neppure richiamate le straordinarie ragioni di necessità ed urgenza, dichiarate nel decreto legge 138 del 2011, che sono le sole che avrebbero
giustificato l’introduzione in sede di conversione di una disposizione
relativa alla riorganizzazione e distribuzione degli uffici giudiziari del
tutto estranea al contenuto del decreto da convertire.
Tutto ciò porta a dedurre che la norma debba considerarsi incostituzionale , avendo palesemente violato sia l’iter ordinario di produzione
legislativa di cui agli articoli 70 e 72 della Costituzione, che quanto previsto dall’articolo 77 co. 2 in materia di decretazione d’urgenza.
Allo stesso modo viene altresì ad essere violato l’art. 15 della legge
400/88 che vieta espressamente al Governo l’uso del decreto-legge per
conferire deleghe legislative a se medesimo, ed al comma 3 sancisce che
i decreti devono contenere norme di immediata applicazione ed il loro
In conclusione la riorganizzazione della distribuzione sul territorio
degli uffici giudiziari é affidata ad una norma palesemente incostituzionale. Paradossi del Bel Paese!
In tale contesto si segnala come l’ AIGA, ed in particolare le sezioni afferenti alla Regione Campania, molto attenta a tale problematica,
abbia deciso nell’ultimo consiglio direttivo di istituire un gruppo di studio al fine di elaborare un concreto progetto di ridistribuzione ed accorpamento degli uffici giudiziari, da poi sottoporre al ministero, che tenga
conto non solo di dati numerici e statistici, ma anche e soprattutto delle
singole realtà locali e delle loro problematiche.
Avv. Alfonso Troisi, AIGA Salerno
Tribunali a rischio
✦ Trib. Salerno - Sez. dist. di Amalfi
Trib. Salerno - Sez. dist. di Cava de’ Tirreni
Trib. Salerno - Sez. dist. di Eboli
Trib. Salerno - Sez. dist. di Mercato S. Severino
Trib. Salerno - Sez. dist. di Montecorvino Rovella
Trib. Sala Consilina - Sez. dist. di Sapri
G.d.P. a rischio
Ag ropoli
Stop alla norma «salva-banche».
Incostituzionale l’emendamento del decreto “mille-proroghe”
L’ anatocismo, ossia il calcolo degli interessi sugli interessi, viene
nuovamente bocciato dalla Consulta.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 78 del 5 aprile 2012,
boccia la norma «salva-banche», sui tempi di prescrizione per presentare
ricorso contro gli istituti di credito che abbiano applicato il calcolo degli
interessi sugli interessi, a svantaggio del correntista creditore.
In particolare, la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale
dell’articolo 2, comma 61, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225
(Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie) convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, con cui
uno dei soliti Governi filobancari, decideva di cancellare con un “colpo
di spugna” gli effetti della sentenza n. 24418, emessa dalle Sezioni Unite
di Cassazione il 2 dicembre 2010, sull’anatocismo (capitalizzazione trimestrale dell’interesse).
La stessa, infatti, riconosce al correntista debitore, il diritto di recupero, dalla data di inizio del rapporto e sino alla sua chiusura, di tutti gli
indebiti pagamenti ricevuti dalla banca, con gli addebiti trimestrali di
illecite competenze.
In senso diametralmente opposto, invece, la norma c.d. “salva-banche”, infilata nel maxiemendamento del governo, nelle pieghe di un
decreto milleproroghe. Essa, infatti, regolava i tempi di prescrizione per
presentare ricorso contro le banche che avessero applicato l’anatocismo,
ossia la contabilizzazione trimestrale degli interessi bancari passivi. Ma
calcolava i tempi di prescrizione decennale, dal compimento di ogni
singola operazione e non dalla chiusura del conto corrente.
Ma andiamo con ordine: l’art. 2, comma 61, del d.l. n. 225/2010,
riguarda il cd. anatocismo (vale a dire la capitalizzazione degli interessi
su un capitale che, a loro volta, sono produttivi di ulteriori interessi) che
da una interpretazione retroattiva della disposizione contenuta nell’art
2935 c.c., testualmente dispone: «In ordine alle operazioni bancarie
regolate in conto corrente, l’articolo 2935 del codice civile si interpreta
nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione
in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa. In ogni
caso non si fa luogo alla restituzione d’importi già versati alla data di
L’art 2935 c.c. in tema di decorrenza della prescrizione, invece,
dispone che: “La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il
diritto può essere fatto valere”. Si tratta di una norma di carattere generale, dalla quale si evince che presupposto della prescrizione è il mancato
esercizio del diritto da parte del suo titolare.
La formula elastica usata dal legislatore si spiega con l’esigenza di
adattarla alle concrete modalità dei molteplici rapporti dai quali i diritti
soggetti a prescrizione nascono.
In verità, la norma “salva banche”, contenuta nel decreto mille
proroghe, già in origine, cozzava contro una recente sentenza della Cassazione (Cass. Civ. S.U. sent. n. 24418 del 2 dicembre 2010) che poi rap-
presenta tutt’ora, l’orientamento giurisprudenziale maggioritario sul
tema dell’anatocismo; con la quale si è affermato il diritto dei correntisti
alla restituzione delle somme trattenute dalle banche per interessi illegittimamente addebitati sul conto corrente a titolo di anatocismo, dalla data
di apertura del conto e per tutta la durata dello stesso. La prescrizione
decennale per chiedere la restituzione, invece, inizia a decorre dalla chiusura del conto.
Con la citata sentenza (affidata alle sezioni unite per la particolare
importanza delle questioni sollevate: art. 374, secondo comma, cod.
proc. civ.) la Corte di Cassazione, con riguardo alla fattispecie al suo
esame (contratto di apertura di credito bancario in conto corrente), ha
tenuto ferma la conclusione alla quale la precedente giurisprudenza di
legittimità era pervenuta ed ha affermato, quindi, il seguente principio di
diritto: « il termine di prescrizione decennale per il reclamo delle somme
trattenute dalla banca indebitamente a titolo di interessi su un’apertura
di credito in conto corrente decorre dalla chiusura definitiva del rapporto, trattandosi di un contratto unitario che dà luogo ad unico rapporto
giuridico, anche se articolato in una pluralità di atti esecutivi, sicché è
solo con la chiusura del conto si stabiliscono definitivamente i crediti e i
debiti delle parti tra loro. Non può, pertanto, ipotizzarsi, il decorso del
termine di prescrizione del diritto alla ripetizione se non da quando sia
intervenuto un atto giuridico, definibile come pagamento, che l’attore
pretende essere indebito, perché prima di quello non è configurabile
alcun diritto di ripetizione (Cfr. Cass. Civ. SS.UU., Sent. n. 24418 del
02.12.2010)».
Pertanto, retrodatando il decorso del termine di prescrizione e derogando dalle disposizioni del codice civile, la norma “salva banche”
avrebbe reso “asimmetrico il rapporto contrattuale di conto corrente” fra
correntista e banca.
Di guisa, essendo la pratica dell’anatocismo vietata dal 2000, la
norma inserita nel decreto mille proroghe “ avrebbe finito di ridurre
irragionevolmente l’arco temporale disponibile per l’esercizio dei diritti
nascenti dal rapporto, pregiudicando la posizione giuridica dei correntisti, che nel contesto giuridico anteriore all’entrata in vigore della norma,
avessero avviato azioni dirette a ripetere somme illegittimamente addebitate”.
Per tali ragioni la Consulta, ha censurato la norma in oggetto, ritenendo che con la sua efficacia retroattiva, la stessa, leda in primo luogo, il
canone generale della ragionevolezza delle norme (art. 3 Cost.), per essere intervenuta sull’art. 2935 cod. civ. in “assenza di una situazione di
oggettiva incertezza del dato normativo.
In materia di decorrenza del termine di prescrizione relativo alle
operazioni bancarie, regolate in conto corrente, si era ormai formato un
orientamento maggioritario in detta giurisprudenza, condotta ad individuare nella chiusura del rapporto contrattuale o nel pagamento solutorio, il dies a quo per il decorso del suddetto termine”.
A ciò va aggiunto che “nel novero dei «diritti nascenti dall’annotazione», devono ritenersi inclusi anche i diritti di ripetere somme non
dovute (quali sono quelli derivanti, ad esempio, da interessi anatocistici o
comunque non spettanti, da commissioni di massimo scoperto e così via).
Ma la ripetizione dell’indebito oggettivo postula un pagamento (art. 2033
cod. civ.) che, avuto riguardo alle modalità di funzionamento del rapporto di conto corrente, spesso si rende configurabile soltanto all’atto della
chiusura del conto (Cfr. Corte di Cassazione, Sez. Unite, sent n. 24418
del 2010, citata)”.
Ne deriva che ancorare con norma retroattiva la decorrenza del
termine di prescrizione all’annotazione in conto, significa individuarla in
un momento diverso da quello in cui il diritto può essere fatto valere,
secondo la previsione dell’art. 2935 cod. civ.
Pertanto, la norma censurata, lungi dall’esprimere una soluzione
ermeneutica rientrante tra i significati ascrivibili al citato art. 2935 cod.
civ., ad esso nettamente deroga, innovando rispetto al testo previgente,
peraltro senza alcuna ragionevole giustificazione.
Ma non solo: l’art. 2, comma 61, del d.l. n. 225 del 2010 (primo
periodo), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2011, è
costituzionalmente illegittimo anche per altro profilo.
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha più volte affermato che se,
in linea di principio, nulla vieta al potere legislativo di regolamentare in
materia civile, con nuove disposizioni dalla portata retroattiva, diritti
risultanti da leggi in vigore, il principio della preminenza del diritto e il
concetto di processo equo sanciti dall’art. 6 della Convenzione ostano,
salvo che per imperative ragioni di interesse generale, all’ingerenza del
potere legislativo nell’amministrazione della giustizia, al fine di influenzare l’esito giudiziario di una controversia.
Nel caso in esame, non si ravvisa quali sarebbero i motivi imperativi
d’interesse generale, idonei a giustificare l’effetto retroattivo. Ne segue
che risulta violato anche il parametro costituito dall’art. 117, primo
comma, Cost., in relazione all’art. 6 della Convenzione europea, come
interpretato dalla Corte di Strasburgo.
Per questi motivi, la corte dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, comma 61, del d.l. n. 225 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2011; incostituzionalità che comprende anche il
secondo periodo della norma («In ogni caso non si fa luogo alla restituzione di importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto»), trattandosi di disposizione strettamente connessa al primo periodo, del quale, dunque, segue la sorte.
Una norma "nascosta" nel tecnicismo della materia, infilata in un
maxiemendamento del governo, nelle pieghe di un decreto milleproroghe. Ma si tratta in realtà, di un modo per togliere, attraverso un interpretazione autentica dell’art.2935 c.c., a molti correntisti il diritto a
richiedere somme arretrate che spettano loro per legge.
Per l’effetto, migliaia di utenti bancari, potranno val valere le loro
ragioni ed agire contro gli istituti di credito, per tutte le malpractices sin
dall'apertura del conto corrente a condizione che lo stesso sia ancora in
essere o che non sia stato chiuso da più di dieci anni.
Politica Forense - Mediaconciliazione
Se la Giustizia mortifica
gli avvocati...
Quello a cui stiamo assistendo è ormai un vero e proprio fenomeno
di “privatizzazione” della giustizia. Invero a essere mutato è addirittura il
concetto stesso di giustizia, considerata non più una funzione ma un
La “casta” dei circa 250.000 avvocati presenti in Italia rappresenta,
con ogni probabilità, il male della Repubblica non più il baluardo per la
tutela dei diritti e, quindi, dei principi propri di uno stato democratico.
Il Governo Monti, con il decreto sulle liberalizzazioni, ha soltanto
completato un percorso di smantellamento di una categoria iniziato con
Visco e Bersani attraverso l’abolizione dei minimi tariffari e, successivamente, proseguito con Berlusconi con l’introduzione della mediaconciliazione obbligatoria.
I vari Governi succedutisi, a motivo del loro operato, invocano adeguamenti a normative europee di cui forzano l’interpretazione.
Un esempio su tutti, quanto mai attuale, è l’obbligatorietà della
mediaconciliazione: ebbene, in verità, l’Europa non auspica affatto l’obbligatorietà della stessa quale mezzo di risoluzione delle controversie
bensì ne promuove la facoltatività (cfr.punto 10 risoluzione n.2011/2026
del 13 settembre 2011 Parlamento Europeo).
La conciliazione obbligatoria, nata con l’intento di deflazionare il
contenzioso, ha avuto per ora il solo effetto di veder aumentato il costo di
accesso alla giustizia per gli ignari cittadini. Ad una previsione iniziale di
un milione di controversie risolte positivamente attraverso tale sistema è
stata riscontrata una effettiva risoluzione di circa 3000 cause.
I tempi e i costi di accesso alla giustizia sono al contrario lievitati
con l’introduzione di tale istituto e la mediazione è in sostanza un business per gli organismi di conciliazione ed altri soggetti.
In attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sull’ordinanza
di rinvio del TAR Lazio sarebbe opportuno ridefinire i tempi dell’entrata
in vigore della stessa anche per le ultime materie rimaste, ovvero quella
condominiale e di infortunistica, e ciò al fine di non creare ulteriore caos
conseguente ad una pronuncia di incostituzionalità.
La nostra Costituzione - legge fondamentale che detta i principi a
cui tutto il sistema dovrebbe adeguarsi – riconosce, tra le altre, il diritto
di difesa, recitando testualmente: tutti possono AGIRE IN GIUDIZIO
per la tutela dei propri diritti e interessi.
Ebbene, con la obbligatorietà della mediazione civile nessuno può
agire direttamente in giudizio per la tutela dei propri diritti.
Ognuno è, infatti, OBBLIGATO dalla legge a rivolgersi ad un privato che dovrà cercare di metterlo d’accordo con la sua controparte e,
solo a tentativo fallito (ma comunque dispendioso), potrà rivolgersi ad un
giudice così come recita la COSTITUZIONE!
Non sarebbe meglio lasciare liberi i cittadini di decidere se accordarsi o meno, magari a costo zero, piuttosto che obbligarli a un costoso
tentativo spesso fallimentare ab origine?
Profili di incostituzionalità si ritrovano anche nella previsione della
non necessità della presenza dell’avvocato nel procedimento conciliativo
ingenerando in tal modo nel malcapitato cittadino il convincimento che
la soluzione sia togliere di mezzo quello che arreca danno alla giustizia e
cioè proprio la figura dell’avvocato che al contrario è parte integrante del
concetto di giustizia stesso. Gli avvocati hanno però la colpa di non essere riusciti ad informare né a sensibilizzare adeguatamente i cittadini al
L’introduzione, prevista dall’art.10 della legge di stabilità, del socio
di capitale negli studi legali compromette l’indipendenza e le scelte degli
ormai “non più liberi professionisti“mentre consente ai poteri forti come
Confindustria di avere “manodopera legale” a basso costo.
Il Decreto Legge n.1/2012 ha previsto l’abolizione delle tariffe professionali, che erano le stesse dal 2004, in attesa di un decreto ministeriale che dovrà stabilire i nuovi parametri, mentre i costi di accesso alla
giustizia per i cittadini crescono a dismisura, si pensi ai recenti aumenti
del contributo unificato. Di qui, oltre le considerazioni di natura tecnica
evidentemente ignorate dal governo, si impone un’altra e ben più importante riflessione: in che modo tale abolizione tutelerà maggiormente il
cittadino? L’abolizione delle tariffe determinerà una drastica riduzione
della qualità professionale e ingenererà tra gli operatori del sistema una
fratricida guerra selvaggia, che favorirà esclusivamente i gradi ed i forti a
discapito dei piccoli, rectius, i giovani, oltre che del cittadino.
Singolare è il comportamento del Governo il quale parla di provvedimenti in favore dei giovani raramente dialogando con gli stessi. Un
po’ di “apertura”sembra essere stata mostrata in occasione dell’incontro
del 14 marzo scorso.
I giovani avvocati avvertono un senso di frustrazione e di paura.
Non c’è più infatti l’incertezza del futuro tipica delle libere professioni,
incertezza che può essere positiva laddove stimola l’iniziativa e l’aggiornamento professionale, ma c’è oramai solo la certezza, tutta negativa, di
non riuscire a realizzarsi con la professione per la quale hanno studiato
per così lungo tempo e sostenuto esami.
Coloro che oggi si affacciano alla professione si trovano dinanzi ad
un orizzonte buio, con un mondo del lavoro in cui gli elementi di sbarramento e di esclusione chiudono i varchi alla libera espressione della
loro professionalità. E’triste dover constatare che molti di loro dovranno
considerarsi fortunati se verranno sottopagati e sfruttati. In tal modo è
evidente che si assisterà a un abbassamento dei livelli di professionalità
specie per quanti non potranno più permettersi di aggiornarsi o di sostenere spese per la gestione di uno studio.
Dinanzi a tale situazione, che getta una pesante ipoteca sulle prospettive non solo professionali ma anche umane dei giovani avvocati,
meritano adeguata considerazione iniziative come quelle portate avanti
in questi mesi dall’Aiga che, da tempi non sospetti, auspica la riforma
dell’ordinamento forense, essendo l’ attuale normativa non più rispondente alle mutate esigenze non solo di tutti gli operatori della giustizia
ma anche, in primo luogo, dei cittadini.
In questo scenario largamente desolante le proteste finora messe in
atto dagli avvocati rischiano di risultare sterili, inconsistenti ed ininfluenti
se non saranno accompagnate da una efficace ed approfondita opera di
sensibilizzazione dell’opinione pubblica che deve poter continuare a
vedere nell’avvocato quella figura professionale e tecnica che è posta ad
insormontabile salvaguardia dei diritti del singolo e della collettività.
Avv. Chiara Zucchetti, AIGA Salerno
In attesa delle motivazioni dell’assoluzione...
Delitto di “Via Poma”: le ragioni
della condanna di I g rado.
Lo scorso 27 Aprile 2012, il collegio di Corte di Assise di Appello di
Roma, investito della ormai famosa questione del “Delitto di Via Poma”,
avvenuto il in riforma della sentenza di I Grado, ha assolto Raniero Busco, all’epoca dei fatti fidanzato della vittima, per non aver commesso il
Vittima innocente dell’efferato omicidio fu Simonetta Cesaroni,
giovane ragazza romana di 20 Anni.
All’indomani della Sentenza di II Grado, ed in attesa delle motivazioni della stessa, analizziamo le motivazioni della sentenza di I Grado,
con la quale la Corte di Assise di Roma aveva condannato Raniero Busco a 24 anni di reclusione.
Secondo i giudici è certo che la ragazza ebbe ad aprire ad una persona che conosceva e con la quale si stava accingendo ad avere un rapporto sessuale pienamente consenziente tanto che si era regolarmente
spogliata. Questa persona non poteva che essere Raniero Busco dal momento che non si era rinvenuta traccia di altre possibili storie con altri
La gravità del delitto per cui si procede è dimostrazione di un’ indole violenta, né vi è stato alcun concreto segno di ravvedimento.
Sussiste l’aggravante di aver agito con crudeltà verso le persone in
considerazione dell’elevato numero di colpi inferti alla vittima e,soprattutto, dei sei colpi inferti nella zona degli occhi e dei quattro nella zona
dei genitali interni.
La condotta del Busco è caratterizzata dalla volontà di infliggere un
patimento ulteriore rispetto alle ordinarie modalità esecutive del reato e
rivelano una particolare malvagità dell’agente.
La Corte ritiene che sia di tutta evidenza che durante i preliminari
di un approccio sessuale consenziente, la ragazza, ad un certo punto, per
motivi riconducibili allo stato di tensione esistente tra i due, inaspettatamente si è rifiutata di proseguire il rapporto.
Il rifiuto, probabilmente accompagnato da parole sferzanti, ha indotto l’assassino, come reazione, a infliggerle un terribile morso al capezzolo.
La reazione della ragazza anche solo verbale, a tale gesto, ha provocato l’ulteriore incremento della spinta aggressiva per cui il Busco l’ha
dapprima atterrata e tramortita con un potente schiaffone all’emivolto e
poi, scatenatasi ormai la violenza, colto da un’irrefrenabile furia omicida,
le ha inferto 29 coltellate mentre la ragazza già si trovava stesa a terra
supina e senza che potesse opporre una sia pur minima resistenza dato
che il Busco si era posizionato a cavalcioni sopra di lei, come attestato
dalle evidenti tumefazioni rilevabili sul bacino della giovane. sottolinea,
inoltre, la mancanza di un alibi per il Busco, o meglio di un alibi provato
e provabile.
Avv. Paola Ianni, AIGA Salerno
Aiga Salerno Presenta...
“AIGA INFOPOINT”
La Consulta dei Praticanti Avvocati
L’Associazione Italiana Giovani Avvocati - Sezione di Salerno – con la istituzione della “Consulta dei Praticanti e dei Giovani Avvocati” si rende promotrice di una nuova e singolare iniziativa finalizzata a dare una maggiore e più adeguata voce ai
praticanti avvocato e ai neo abilitati all’esercizio della professione
Il principale obiettivo che la Consulta dei Praticanti si prefigge è quello di consentire ai giovani tirocinanti di manifestare le
proprie idee ed esigenze sia in ambito professionale che associativo.
A tal fine, la Consulta, con l’ausilio degli strumenti che la
moderna tecnologia offre (e-Mail, Social Network, ecc.), coordina le contrapposte necessità del mondo dei professionisti, da un
lato, e del variegato universo dei praticanti, dall’altro, nell’ottica
di un confronto e di un dialogo continuo.
La Consulta, inoltre, assiste i Giovani Colleghi che si apprestano ad iniziare la pratica forense attraverso la divulgazione di
informazioni sull’iter burocratico da seguire ed il costante sostegno durante tutto il biennio cercando di risolvere i problemi e
chiarire i dubbi che potenzialmente possono sorgere, forte del
sostegno e della preziosa disponibilità della Segreteria dell'Ordine degli Avvocati di Salerno.
La Consulta dei Praticanti si caratterizza per lo svolgimento
di numerose attività, tra le quali:
-informare i laureandi in giurisprudenza sul percorso formativo e professionale che andranno ad intraprendere;
-mettere in contatto i giovani praticanti e gli studi professionali alla ricerca di collaborazioni;
-fornire informazioni ed assistenza su tutte le problematiche,
amministrative e non, connesse al periodo di tirocinio;
-fornire informazioni relative alla preparazione all’esame di
abilitazione (indicazioni sugli argomenti d’esame di maggiore
interesse, indicazioni sui testi di riferimento, raccolta di materiale
didattico);
-inviare ai tirocinanti un “questionario di valutazione del
praticantato”, da compilare in maniera anonima, finalizzato a
monitorare i rapporti tra il praticante e il dominus, la qualità
della formazione professionale ricevuta e, soprattutto, la rispon-
denza delle attività formative alle esigenze professionali richieste
oggi dal mercato del lavoro;
-predisporre un “Codice di autodisciplina degli avvocati nei
rapporti con i tirocinanti” diretto ad individuare delle linee guida
sui rapporti professionali tra dominus e praticante.
-sportello infopoint attivo dal 14 maggio 2012 ogni LUNEDI’ dalle ore 12:00 alle ore 13:00 presso il Tribunale civile di
Salerno “Vicinanza” nella zona adibita alle fotocopiatrici.
Per maggiori informazioni rivolgersi al Presidente Avv. Gisella Lauriello (333.6757783) o al Responsabile AIGA Settore
Praticanti Avv. Massimiliano Granozi (338.1754841) ovvero inviare una e.mail ai seguenti indirizzi di posta elettronica:
aigasalernoinfopoint@libero.it o massimiliano.granozi@alice.it
o, ancora, inviare un messaggio al contatto facebook Aiga Sezione di Salerno ovvero collegarsi al sito www.aigasalerno.it
INFOPOINT, ogni LUNEDI’ dalle ore 12:00 alle
ore 13:00 presso il Tribunale civile di Salerno “Vicinanza” nella zona adibita alle fotocopiatrici.
rivolgersi al Presidente Avv. Gisella Lauriello
(333.6757783) o al Responsabile AIGA Settore
P r a t i c a n t i Av v. M a s s i m i l i a n o G r a n o z i
(338.1754841)
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Se sei iscritto nel Registro dei Praticanti Avvocato e
non sei abilitato al patrocinio non puoi essere iscritto alla
CASSA e non hai alcun obbligo nei confronti della stessa. Pertanto non dovrai trasmettere alla Cassa la comunicazione obbligatoria (modello 5) di cui all' art. 17 della legge n. 576/80 né versare
alcun contributo.
sei abilitato al patrocinio ma non sei iscritto alla cassa
non hai alcun obbligo nei confronti della stessa. Non dovrai infatti
trasmettere alla Cassa la comunicazione obbligatoria (modello 5)
di cui all' art. 17 della legge n. 576/80 né versare alcun contributo.
Tuttavia puoi inviare domanda di iscrizione alla Cassa per
l'anno in corso o con effetto retroattivo ( a decorrere dal primo
anno di iscrizione nel registro dei praticanti con abilitazione al
patrocinio o da uno degli anni successivi al primo). In tal caso,
dovrai versare i contributi dovuti dagli iscritti alla Cassa: soggettivo (di base e modulare) integrativo e di maternità.
sei abilitato al patrocinio e iscritto alla cassa dovrai trasmettere alla Cassa, entro il 30 settembre di ogni anno, il “modello 5” ovvero la comunicazione obbligatoria di cui all'art. 17 della
legge n.576/80, indicando il reddito professionale IRPEF netto,
denunciato con il modello Unico, relativamente all'anno solare
anteriore alla presentazione della dichiarazione al Fisco, nonchè il
volume di affari IVA relativo al medesimo anno.
A tal proposito, ti ricordiamo che l'obbligo di invio della comunicazione obbligatoria permane anche nel caso in cui non sia
stata presentata alcuna denuncia al Fisco o che il reddito professionale IRPEF netto ed il volume d'affari IVA siano negativi o
Inoltre dovrai pagare il contributo soggettivo minimo di BASE, in misura ridotta al 50%, per i primi cinque anni di iscrizione
alla Cassa (domande presentate dopo il 1/1/2009), se si iscrivono
alla stessa con decorrenza anteriore al compimento del 35° anno
di età (art.5 Regolamento dei contributi).
La Cassa ti invierà gli avvisi di pagamento M.Av. già precompilati con gli importi da corrispondere tramite i quali dovrai
pagare tali contributi.
Attenzione! La Cassa invierà cinque bollettini M.Av. di cui
uno con l’indicazione della somma complessiva da pagare nell’anno e altri quattro con gli importi già suddivisi per rata con
scadenza 28 febbraio, 30 aprile, 30 giugno, e 30 settembre. Sarà il
contribuente a poter scegliere il pagamento in un’ unica soluzione
o suddividerlo in rate .
Inoltre dovrai pagare il contributo soggettivo modulare obbligatorio, a decorrere dal 1/1/2010, in misura ridotta al 50%,
per i primi cinque anni di iscrizione alla Cassa, se si iscrivono alla
stessa con decorrenza anteriore al compimento del 35° anno di
età (art.5 Regolamento dei contributi).
Tale contributo è riscosso tramite avviso di pagamento
M.Av. (bancario o postale).
Dovrai versare, in autoliquidazione, il 13%, a decorrere dal
1/1/2009 (modello 5/2010), sul reddito professionale IRPEF
netto fino al tetto massimo (cfr.Tabella Contributi/Redditi sul sito
cassa forense) stabilito dal Comitato dei Delegati, nonchè il 3%
sulla parte di reddito eccedente il tetto, di cui sopra - dopo aver
decurtato l'importo del contributo soggettivo minimo - in unica
soluzione, entro il 31 luglio di ciascun anno oppure in due rate, di
pari importo, di cui la prima, entro il 31 luglio e, la seconda, entro il 31 dicembre del medesimo anno.
Dovrai altresì versare, in autoliquidazione, alle scadenze soprariportate, il 4% (o 2% per le fatture emesse fino al 31/12/
2009) a decorrere dal 1/1/2010 (modello 5/2011) sull'effettivo
volume di affari IVA (detratto l'importo del contributo integrativo
già assoggettato ad IVA - legge 22 marzo 1995 n. 85) essendo
esonerati dal pagamento del contributo integrativo minimo.
Dovrai infine versare il contributo di maternità, riscosso tramite avvisi di pagamento M.Av..
Non dovrai fornire prova dell'esercizio continuativo della
professione per gli anni di iscrizione alla Cassa coincidenti con
quelli di praticantato abilitato.
Avv. G. Manzo e Avv. C. Zucchetti, AIGA Salerno
In occasione del Consiglio Direttivo Regionale tenutosi a Napoli: il
coordinamento regionale per il biennio in corso è stato affidato alla sezione di Salerno, nominando quale ns. coordinatore avv. Federico Erra,
che ha ricevuto ampio consenso da parte di tutte le altre sezioni della
Campania, oltre che il ns. supporto e le nostre felicitazioni e congratulazioni, dando lustro in questo modo alla ns. sezione, anche a livello nazionale.
vi è stata la partecipazione di una ns. folta delegazione al CDN a
Verona per la nomina della Giunta nazionale e del Presidente, delegazione composta dal Presidente, avv. Gisella Lauriello, i Consiglieri Nazionali, avv. Giovanni Balbi, avv. Federico Erra, avv. Enrico Giovine e
l’avv. Chiara Zucchetti. L’esito della votazione è stato il seguente: Presidente: Dario Greco (PA); Vice Presidenti: Stefania Del Gais (BN) e Fabio
Beconcini (FI); Segretario: Claudia Pizzurro (Paola); Tesoriere: Nicoletta
Giorgi; Coordinatore Area Nord: Leo Pasetto (VR); Coordinatore Area
Centro: Giancarlo Bucciarella; Coordinatore Area Sud: Alfonso Polto;
Consiglieri: Michele Vaira (FG), Massimo Zanetti (UD), Alessio Fieschi
(Pavia), Elena Balbo (Casale Monferrato), Giorgia Minozzi e Alfredo
Serra (NA); Conferenza degli eletti: Alfonso Quarto (Santa Maria Capua
Vetere). Dal quadro potete osservare come nella ramificata suddivisione
delle varie sezioni a livello nazionale, la Campania voli molto in alto, in
quanto abbiamo in Giunta uno dei due vice presidenti (Stefania Del
Gais di Benevento) e due consiglieri (Alfredo Serra di Napoli e Alfonso
Quarto di Santa Maria Capua Vetere). Se a tutto questo, aggiungiamo
che il coordinamento regionale è nelle nostre mani con Federico Erra, a
dimostrazione dei buoni rapporti con tutti i consiglieri, la sezione di
Salerno, riconosciuta già a livello nazionale per il lavoro che normalmente svolge, ha la possibilità concreta di fare ancora di più, dando a
noi tutti lo stimolo per lavorare con immutata passione e per migliorarci
sempre di più nel prosieguo.
Assemblea degli associati in aula Parrilli con la presentazione delle
varie imminenti attività. Il Presidente, avv. Gisella Lauriello, nel porgere
un saluto a tutti i soci ed in particolare ai nuovi iscritti, presentando
l’attività dell’associazione ed i futuri obiettivi da raggiungere insieme,
secondo quanto previsto dall’art. 2 dello statuto dell’associazione, confida nel contempo, nella effettiva collaborazione di tutti gli associati. Sono
intervenuti, altresì, l’avv. Giovanni Balbi, che illustra per sommi capi il
P.O.F. 2012, l’avv. Tommaso Amato, quale responsabile delle convenzioni future, il quale ha illustrato idee concrete sulle convenzioni future da
stipulare con società e fornitori vari. E’ stata, poi, la volta dell’avv. Chiara Zucchetti, quale responsabile delle comunicazioni, che ha presentato
la propria attività di informazione, in modo particolare a quella attinente al social network Facebook, sempre più aggiornato nei confronti di
tutti gli associati e non. E’ intervenuto, altresì, l’avv. Leonardo Gallo, il
quale ha presentato il premio Eccellenza 2011, quale serata di gala per
gli avvocati prevista per il 19 dicembre p.v., avente anche uno scopo
benefico. Ha preso la parola anche l’avv. Federico Erra, il quale, nelle
nuove vesti di neo-eletto coordinatore regionale, ha presentato il suo
mandato, duro, impegnativo, ma stimolante, supportato positivamente
dalla valente sezione di Salerno. Infine, è intervenuto anche l’avv. Marco
Del Vecchio, il quale, nelle vesti di past-president, ha salutato tutti i presenti, dando un in bocca al lupo all’attuale Presidente e a tutta la sezione, per il raggiungimento tutti gli obiettivi sperati.
In Aula Parrilli è stato organizzato il convegno sul tema "Le discriminazioni di genere nel Diritto Italiano - Uguaglianza imperfetta o diseguaglianza sostanziale?". L’interessante ed originale programma è stato
articolato dapprima in una proiezione di un cortometraggio realizzato
dall'Ufficio della Consigliera di Parità della Provincia di Salerno, Avv.
Lucia SENESE, alla luce anche della L. 903/77 al D. Lgs. 05/2010, con
la presenza della prof.ssa Alfonsina DE FELICE (Ordinario di Diritto
della Previdenza Sociale e della Sicurezza Sociale presso l'Università
Federico II di Napoli). Dopodichè è stata la volta della dott.ssa Ippolita
LAUDATI (Magistrato della Sezione Lavoro del Tribunale di Salerno)
che ha illustrato e chiarito tutti i profili processuali di tutela e casistica
giurisprudenziale. Durante gli interventi sono stati proiettati anche tre
spot sulle discriminazioni di genere sui luoghi di lavoro. Oltre all’attribuzione dei crediti formativi, ai partecipanti è stato anche consegnato un
attestato di partecipazione che costituirà titolo preferenziale per l'iscrizione all'istituendo Albo dei Difensori d'ufficio presso l'Ufficio della Consigliera di Parità.
Nella stessa data, partecipazione di una delegazione alla VII Conferenza OUA a Roma, composta nell’occasione dai nostri due rappresentanti A.I.G.A., avv. Giovanni Balbi ed avv. Chiara Zucchetti.
All’insegna della cultura in senso ampio, vi è stata una delegazione
della sezione salernitana che ha partecipato alla mostra "Il corpo ed il
cosmo" esposta presso la Pinacoteca Provinciale con la dott.ssa Vittoria
Bonani (direttrice della biblioteca provinciale) e l'avv. Bernardo Altieri
(collezionista) come accompagnatori. La mostra, che ha rappresentato
solamente la prima di tante iniziative culturali che la sezione salernitana
dell’A.I.G.A. si è prefissata di organizzare, è stata organizzata dalla Provincia di Salerno e dal Consiglio dell’Ordine dei Medici ed è consistita
in una raccolta di manoscritti e testi vari della Scuola Medica salernitana, molti dei quali raccolti dall'avv. Bernardo Altieri, che ci ha guidati
personalmente tra i testi rari con aneddoti, informazioni e notizie varie.
Si è tenuta l’ultima lezione del Corso di Esame di Avvocato Simulato, conclusosi con un brindisi finale di augurio e dei migliori bocca al
lupo per tutti i corsisti. Il corso, organizzato anche quest’anno da Giovanni Balbi con i valenti tutor occupati alla correzione degli elaborati al
termine di un’esperienza durata da diversi mesi, ha occupato tutti per
moltissimo tempo, dando molte soddisfazioni e, a conferma del brillante
risultato, abbiamo ricevuto tantissimi complimenti dagli stessi corsisti
per la professionalità e le doti umane dimostrate.
E’ stato convocato dall'AIGA del mandato 2011/2013 alle h 19.30
il Primo Coordinamento Regionale Campania tenutosi a Salerno presso
la riservata ed esclusiva location del Club Velico del Porto Turistico di
Salerno, Piazza della Concordia, quale primo incontro dopo le elezioni
del CDN di Catania, per discutere i seguenti argomenti: 1) Linee programmatiche per il biennio 2011/2013; 2) Riassetto e riorganizazione delle Sezioni AIGA della Regione Campania; 3) Realizzazione di
piattaforma informativa delle iniziative associative a livello regionale; 4)
Laboratorio tecnico politico della Regione Campania; 5) Varie ed
eventuali. Al nostro primo Coordinamento Regionale Campania dell'AIGA, allietato anche da una simpatica e variegata cena presso la location del Club
Velico al Porto Turistico di Salerno, organizzato quest’anno dalla sezione di Salerno, in persona del ns. coordinatore regionale, avv. Federico
Erra, abbiamo avuto la gradita partecipazione e l'illustre intervento del Collega Alfonso POLTO, neo Coordinatore AREA SUD dell'AIGA Nazionale, nonché del Vicepresidente Stefania Del Gais e dei nostri
componenti di Giunta della Campania, oltre ad aver avuto il piacere di
ospitare importanti figure della nostra associazione e della nostra categoria professionale.
E’ stata celebrata anche quest’anno con successo la cena di gala per
la consegna del Premio dell’Eccellenza 2011, organizzata il 19.12.2011
dall’avv. Leonardo Gallo al Circolo Canottieri Irno di Salerno, per rendere pubblico merito a coloro che, tra gli Avvocati, Magistrati ed Operatori della «giustizia» del Tribunale di Salerno nonché delle sezioni distaccate (Amalfi, Cava, Eboli, Mercato San Severino, Montecorvino
Rovella), di Corte d’Appello e del TAR, si sono contraddistinti per la
loro competenza, per il rispetto, la cordialità e la disponibilità nei confronti di tutta l’Avvocatura. I premi ai più votati in seguito allo scrutinio
delle schede per l'Eccellenza 2011, sono stati consegnati tra gli avvocati,
all'avv. Massimo Caiafa, tra i magistrati, al Dott. Mario Pagano, tra gli
onorari, alla Dott.ssa Lucia Fiorillo, tra gli operatori di cancelleria/ufficiali giudiziari al Dott. Luigi Biondo. L’occasione è servita anche per
offrire il ns. contributo benefico all'Associazione “Arcobaleno Marco
Iagulli”, per l’ acquisto di un macchinario in favore dei bambini oncologici dell'Ospedale di Battipaglia.
In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, è stato letto
innanzi il Presidente della Sezione sede di Corte d'Appello, dr. Matteo
Casale, il comunicato ufficiale dell’associazione a livello nazionale, di cui
Vi allego il relativo file per Vs. scienza, a conferma dello stato di agitazione di tutta l’avvocatura alla luce degli ultimi interventi legislativi.
Viene pubblicato il "numero 0" della newsletter A.I.G.A. di Salerno. La presentazione dell' interessante ed originale iniziativa, ideata e
realizzata dagli avvocati Chiara Zucchetti, Tommaso Amato, Francesca
Iannone, Brunella Gallo, Mariella Ceglia, Gianfranco Manzo e Giulia
Maiello, viene comunicata a tutti i soci oltre che inserita su Facebook e
sul sito, con espresso invito a visitare lo stesso all'indirizzo
www.aigasalerno.it e ad iscriversi nell’apposita sezione newsletter
Presso il Salone degli Stemmi della Curia Arcivescovile di Salerno
si tiene il primo evento formativo del POF - Piano Offerta formativa
2012 organizzato dall’Aiga - sezione di Salerno sul tema “RC auto:
scontro tra azioni ?” che vede come relatori l’avv. Michele Giovannone e
l’avv. Egidio felice Egidio e come moderatore l’avv. Gianfranco Manzo.
Nel corso dell’astensione dalle udienze per gli avvocati proclamata
dall’O.U.A., il giorno 23 febbraio è organizzata presso il Teatro Adriano
a Roma una manifestazione di protesta pubblica di tutta l’Avvocatura
per protestare fermamente contro le liberalizzazioni e la rottamazione
della giustizia. E’ presente una delegazione Aiga composta dal Presidente avv. Gisella Lauriello, dal Consigliere Segretario avv. Marco Basso e
dai Consiglieri avv.ti Giovanni Balbi, Chiara Zucchetti, Tommaso Amato e Anna Allegro.
presso l’aula Parrilli del Palazzo di Giustizia alle ore 11.00 si tiene
l’assemblea allargata a tutti i soci per discutere sui programmi dell’associazione e il loro stato di realizzazione.
ha inizio la seconda edizione del “Corso di Oratoria (l’arte di parlare in pubblico)”, strutturato in quattro incontri presso l’aula Parrilli del
Palazzo di Giustizia e con l’introduzione, per ciascun incontro, del regista e attore salernitano Gaetano Stella.
Il primo appuntamento vede come relatori l’avv. Maria Masi, già
presidente COA Nola e l’avv. Luigi Iossa del Foro di Napoli con il seguente tema: “Il valore della discussione nel processo italiano” e come
moderatore l’avv. Angelo Maiello.
è la volta del convegno sul tema “Le azioni dimenticate: come evitare la conciliazione obbligatoria utilizzando gli strumenti già previsti
dall’ordinamento” con l’avv. Michele Giovannone, Giudice di Pace di
Laviano e l’avv. Lucio Leone del Foro di Salerno quali relatori e l’avv.
Luigi Palmisano.
la sezione salernitana dell’Aiga organizza un pullman per partecipare alla manifestazione di protesta a Roma indetta dall'Organismo
Unitario dell'Avvocatura in Piazza Cavour.
la sezione salernitana partecipa a Milano con una sua delegazione
formata dal Presidente avv. Gisella Lauriello, dal Consigliere Segretario
avv. Marco Basso , dal past-president avv. Marco Del Vecchio e dai Consiglieri avv.ti Giovanni Balbi, Angelo Maiello, Chiara Zucchetti (anche in
qualità di delegati OUA), Tommaso Amato, Saverio Sapia e Antonio
Trezza al Congresso straordinario dell’avvocatura e al contestuale CDN
contemporaneamente un nutrito gruppo di associati, in collaborazione con il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, il Sindacato
Forense e l’Agas, provvedono a sensibilizzare i cittadini salernitani sulle
motivazioni dello sciopero e dello stato di agitazione della classe forense
mediante distribuzione di manifestini informativi.
presso il Salone “Morelli” Palazzo di città di Amalfi, si tiene il convegno dal titolo “Abolizione delle tariffe professionali - Liquidazione dei
compensi, profili concorrenziali e raffronto con gli ordinamenti europei”
moderato dal vice-presidente avv. Josè Maria Lembo, con i brillanti
interventi dell’ avv. Costantino Montesanto, della dott.sa Elvira Bellantoni (Magistrato del Tribunale di Salerno), del dott. Francesco Buonomenna (Ricercatore in Diritto Internazionale).
10 aprile 2012 : ha luogo il terzo incontro del Corso di Oratoria sul
tema “la comunicazione dei professionisti” svolto dall’Avv. Andrea Parisi.
ha luogo il terzo incontro del Corso di Oratoria sul tema “la comunicazione dei professionisti” svolto dall’Avv. Andrea Parisi.
si tiene il secondo incontro del Corso di Oratoria con l’Avv. Prof.
Andrea Pisani Massamormile sul tema “L’avvocato e gli itinerari extraforensi” e la Prof.ssa Annamaria Della Monica sul tema “il comunicatore efficace” come relatori e l’avv. Gisella Lauriello come moderatore.
Presso il Salone degli Stemmi presso la Curia Arcivescovile era
previsto il convegno sulla "SEMPLIFICAZIONE DEI RITI CIVILI: la
“celerità” quale principio ispiratore delle recenti riforme?", poi rinviato
al 25.05.12 a seguito dell’indisponibilità di uno dei relatori.
viene pubblicato il “numero 1” della newsletter A.I.G.A. di Salerno, contenente la giurisprudenza e gli approfondimenti circa le tematiche di diritto più attuali nonchè gli aggiornamenti inerenti i convegni
successivi che la sezione di Salerno ha programmato per il prosieguo,
oltre a tutte le notizie relative alle convenzioni stipulate a tutt’oggi.
si conclude in bellezza il Corso di Oratoria con l’intervento del
dott. Giuseppe Maria Berruti (magistrato Sezione Disciplinare C. M. S.)
sul tema “dalla parte di chi ascolta” e dell’avv. Giuseppe Abbamonte
quali relatori. Modera l’avv. Leonardo Gallo.
Newsletter n. 2 Aiga Salerno numero
Newsletter Aiga Salerno numero 02

References: art. 2051
 art. 2051
 art. 2048
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2051
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2051
 art. 2043
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
e contrario
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 374
 Cass. 
 art. 2935
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 17
 art. 17