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Timestamp: 2019-10-23 20:31:33+00:00

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Lenga piemontèisa/Corso elementare di Piemontese/Lezione 0 - Wikisource
Lenga piemontèisa/Corso elementare di Piemontese/Lezione 0
Lezione 0[modifiché]
L’alfabeto piemontese è formato da 26 lettere di cui:
17 sono consonanti, 7 sono vocali, 1 è un digramma o gruppo monovocale (eu), 1 è una semiconsonante (j)
a, b, c, d, e, ë, f, g, h, i, j, l, m, n, o, ò, p, q, r, s, t, u, v, z.
e: si pronuncia “stretta” in sillaba aperta, ad es.: pera (pietra)
ma si pronuncia “larga” in sillaba chiusa, ad es.: nen (non)
ë: si pronuncia “semimuta”: tëbbi (tiepido). Non ha corrispondente in italiano
ò: si pronuncia come la “o” italiana: balòss (birichino)
o: si pronuncia come la “u” italiana: pom (mela)
u: in generale si pronuncia come la “u” francese, ma quando si trova in un dittongo se l’accentazione del dittongo cade sulla vocale vicina, la “u” si pronuncia all’italiana: giàun (giallo), fàuss (falso). Viceversa, se la vocale “u” si trova in un dittongo in cui l’accentazione del medesimo cade sulla “u”, questa segue la regola generale: sùit (asciutto), fiusa (fiducia)
eu: gruppo monovocalico che si pronuncia alla francese. È sempre tonico: feu (fuoco).
b: si pronuncia come in italiano;
c: si può pronunciare “dolce” o “dura”;
c:“dolce”:
1) davanti a: e, ë, i: ciresa (ciliegia), gieugh (gioco)
2) quando è in fine di parola, nel qual caso la si trova scritta doppia: contacc (perbacco)
c “dura”:
1) davanti a: a, o, ò, u: ca (casa), cusin-a (cucina)
2) quando ha dopo di sé una “h”, sia nel corpo, sia in fine parola: chërse (crescere), lagh (lago)
g: segue le regole della “c”
h: serve per dare il suono duro alla “c” ed alla “g” davanti a: e, ë, i, eu, ed in fine parola, ad es.: ghërsin (grissino), mach (soltanto), j: corrisponde spesso al suono “gli” italiano. È sovente in posizione intervocalica:
maja (maglia), deje (dargli)
l: si pronuncia come in italiano
n: può avere suono “dentale” o “faucale”.
Il suono “dentale” corrisponde spesso al suono della doppia “nn” italiana: dòna (donna). Se in fine di parola si scrive doppia ha una pronuncia dentale: afann (affanno).
Ha suono “faucale”:
1) quando si trova scritta semplice ed è in sillaba tonica in fine di parola: pan (pane), ton (tonno)
2) davanti ad alcune consonanti come in italiano (c, g, l, m, s, z);
n-: Faucale tipica celtica. Non è mai tonica.
Si pronuncia come nell’italiano “tango”: sman-a (settimana), lan-a (lana)
p: si pronuncia come in italiano
q: si pronuncia come in italiano
r: si pronuncia come in italiano
s: può avere suono “dolce” o “duro”:
s: “dolce” o sonora:
1) davanti alle consonanti b, d, g, l, m, n, r, v: sbardé (spargere), smicé (sbirciare)
2) quando è intervocalica o postvocalica: reusa (rosa), lus (luce);
s “dura” o sorda:
1) davanti alle consonanti c, f, p, q, t: scopass (scappellotto), stra (strada)
2) all’inizio della parola dinanzi a vocale: saba (sabato)
3) quando è pre- e post- consonantica: soens (sovente), vasté (guastare)
4) quando è doppia perché si trova in posizione intervocalica o dopo vocale in fine di parola, ad es.: rossa (rossa), gròss (grosso).
s-c: suono particolare in cui la “s” e la “c” si pronunciano staccate: s-cianché (strappare)
t: si pronuncia come in italiano
v: si pronuncia generalmente come in italiano, ma si pronuncia “u” italiana nei seguenti casi:
1) in fine di parola se segue una vocale: ciav (chiave)
2) se è intervocalicá (dopo o, u, a): novod (nipote), uva (uva)
3) dinanzi alle consonanti con cui forma un gruppo di difficile pronuncia: gavte (togliti)
z: sostituisce una “s” dolce o sonora:
1) all’inizio della parola, dinanzi a vocale: zagajé (cicalare, chiacchierare)
2) dopo una consonante: zonzoné (ronzare)
Nome/Nòm
Lettera/Litra
Esempio/Esempi
Pronuncia/Përnunsia
A A, a [a] avija (ape) Come in italiano, localmente modificata in "ò"
Bi B, b [b] badò (carico) Come in italiano
Ci C, c [k]/[tʃ] cher (carro)
ceresa (ciliegia) = con "H" dura, senza dolce
Di D, d [d] dil (dito) Come in italiano
E E, e [e] empì (riempire) Come in italiano
Ë Ë, ë [ə] vëdde (vedere) Non esiste in italiano, "E" semivocale.
Ef F, f [f] fèja (pecora) Come in italiano
Gi G, g [g]/[dʒ] ghërsin (grissino)
gèira (ghiaia) Con "H" dura, senza dolce
Aca H, h - - Uso con C e G, altrove muta
I I, i [i] idèja (idea) Come in italiano
I longa J, j [j] fija (figlia) Come nell'inglese York
El L, l [l] làder (ladro) Come in italiano
Em M, m [m] magna (zia) Come in italiano
En N, n [n] nas (naso) Come in italiano
En- N-, n- [ŋ] lun-a (luna) "N" con lingua chiusa in fondo bocca
O O, o [u] ors (orso) Come la "U" italiana
Ò Ò, ò [ɔ] òpi (acero) Come la "O" italiana, localmente modificata in "uò"
Pi P, p [p] pàuta (fango) Come in italiano
Qu Q, q [k] quand (quando) Come in italiano, localmente modificata in "c"
Er R, r [r] roa (ruota) Come in italiano, localmente pronunciata come in francese o come in veneto
Es S, s [s] soasì (scegliere) Può essere sorda o sonora. Nella parola d'esempio trovate la prima sorda, la seconda sonora.
Ti T, t [t] tòch (pezzo) Come in italiano
U U, u [y] ufissi (ufficio) Come la "U" francese, localmente modificata in "yu" o "y"
Vi V, v [v]/[w] véder (vetro)
brav (bravo) "V" italiana a inizio parola
"W" inglese in corpo e fine parola
Zita Z, z [z] zandarm (poliziotto)
arzigh (rischio) "S" dolce
"gn" si legge come in italiano, i suoni italiani "gl" e "sc" non esistono in piemontese. Quando si trova scritto "gl" come in sglissera, diapositiva, la "g" è dura e ben distinta dalla consonante "l".
Il particolare dittongo "eu" si pronuncia [ø], come la "eu" francese o la "ö" tedesca. Es.: fieul (figlio), feu (fuoco).
Le lettere Y, X e W sono presenti solo in nomi stranieri. In parole come tranvaj (tram), che deriva dall'inglese "tramway", i suoni stranieri W e Y sono stati adattati alla pronuncia piemontese, la quale ignora del tutto quella originale inglese, forse a causa di una pedestre lettura della parola su un manifesto o su un opuscolo come questo.
La “e” avente l’accento acuto, é, si pronuncia stretta: gené (gennaio), méter (metro).
La “e” avente l’accento grave, è, si pronuncia aperta: cafè (caffé), guèra (guerra).
L’accento si segna graficamente sulle parole sdrucciole: pèndola (pendola), sulle parole tronche che terminano in vocale: masnà (bambino), andé (andare), sulle piane che terminano in consonante: làder (ladro), véder (vetro), sulle vocali toniche di alcuni dittonghi: pèis (peso), su vari iati: crùa (cruda), ferìa (ferita) ed in alcuni casi per indicare eccezioni alla regola e la maggior apertura di una sillaba: fèja (pecora), bochèt (mazzo di fiori).
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