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Timestamp: 2017-03-23 04:22:20+00:00

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Archive | libertà
maggio 26, 2013	by solleviamoci
in donne, iniziative, intolleranza, libertà, repressione, sessualità, società
Tunisia, una campagna per liberare Amina. “Non mi fermerò, sconfiggeremo il sessismo”
Pubblicato in data 19/mag/2013 Amina, la “femen tunisina” che ha pubblicato sue foto a seno nudo in segno di protesta, è stata arrestata a Kairouan in Tunisia. L’intervista alla giovane di Cristina Mastrandrea.
fonte immagine indexoncensorship.org
Tunisia, una campagna per liberare Amina.
“Non mi fermerò, sconfiggeremo il sessismo”
E’ ancora in carcere la giovane attivista femminista protagonista di una clamorosa fuga dalla famiglia che l’aveva punita per le foto a seno nudo. Fermata per “prevenire atti immorali”, ora rischia da 6 mesi a 5 anni di detenzione. Per lei si mobilitano associazioni e in sua difesa scende una famosa avvocatessa militante. Lei, in una nuova intervista per RaiNews24, rilancia il suo appello a rompere i tabù imposti alle donne nel mondo arabo
Amina Tyler è di nuovo reclusa, questa volta in una prigione tunisina. Dopo la pubblicazione delle sue foto a seno nudo, che le erano costate la fatwa dell’Imam Adel Almi, era stata imprigionata dalla famiglia per circa un mese. Il giorno della sua fuga eravamo riusciti ad intervistarla e a farci raccontare il dramma di quel giorno, quando è stata portata vai da un caffè del centro, e rinchiusa in casa dai suo stessi famigliari e sedata con psicofarmaci. Il giorno stesso sono partita nuovamente per Tunisi dove l’ho incontrata e ho realizzato l’intervista che andrà in onda integralmente questa sera alle 20.30 su RAI News 24. Un’intervista in cui racconta la sua esperienza e lancia un appello alle donne, soprattutto alle giovani arabe: “Io non mi fermerò ma voi dovete continuare ad andare avanti. Dobbiamo iniziare questa guerra contro il sessismo, e noi la vinceremo, perché le donne sono forti”.
“La Tunisia è un paese civile dove le donne sono libere” questa è la frase che Amina Tylerm, la Femen tunisina, voleva scrivere su una bandiera il 19 maggio scorso, giorno in cui è stata arrestata a Kairouan. Amina era andata a Kairouan per sfidare i salafiti e portare il suo messaggio al Congresso del movimento salafita estremista, legato Al Qaeda, che doveva aver luogo quel giorno a Kairouan ma che poi il governo tunisino non ha autorizzato.
Amina si trovava davanti alla grande moschea della città, dove su un muretto ha scritto il suo “tag”: “Femen”. Immediatamente un gruppo di abitanti di Kairouan ha iniziato ad inveire contro di lei, urlando: “vattene” vattene tu no sei musulmana”. La polizia è intervenuta scortandola fino alla camionetta che l’ha portata via. Fino a sera Amina era solo in stato di fermo preventivo, fino a quel momento non era stata accusata di nulla, poi le cose sono precipitate e il Procuratore della Repubblica ha emesso un mandato di arresto a suo carico. “Una decisione politica per alleviare la tensione e contenere la collera degli abitanti di Kairouan” suppongono gli avvocati di Amina.
L’avvocato, Souheib Bahri, sentito ieri al telefono conferma che l’unica accusa a suo carico, al momento, è la detenzione di uno spray antiaggressione paralizzante che la ragazza portava sempre con sé per difendersi dai salafiti e da eventuali altri aggressori. Lo spray, per la legge tunisina rientra nella detenzione di ordigni esplosivi illegali. “Probabilmente un’altra accusa seguirà il giorno dell’udienza”, dice l’avvocato di Amina, “per ora rischia dai da 6 mesi a 5 anni di carcere”. Souheib Bahri domani presenterà domanda di scarcerazione fino all’udienza fissata per il 30 maggio a Kairouan.
La ragazza al momento si trova nella sezione del carcere di Sousse in un reparto dedicato alle donne, “le sue condizioni di detenzione sono normali”, dice l’avvocato, ma “lei è depressa” e si augura che venga accolta la richiesta di scarcerazione e di essere liberata già domani.
Il Ministro dell’Interno, lo stesso giorno dell’arresto, in un comunicato affermava che “Amina è stata arrestata perché sul punto di fare un gesto immorale”. Affermazione che fa intervenire immediatamente gli avvocati che sottolineano che non si possono punire le persone per delle intenzioni.
Al fianco di Amina si è schierata l’Associazione delle donne democratiche tunisine ( ATFD) ed è pronta a difenderla in caso violazione dei diritti umani. La famiglia – con cui nel frattempo la giovane ha riallacciato i rapporti – si pone anch’essa in difesa della figlia e ha nominato una nota avvocatessa tunisina, Radhia Nasraoui, militante, femminista e famosa per aver lottato per la difesa dei diritti umani e contro la tortura. Forse qualcosa si sta muovendo anche a livello di società civile e forse l’arresto di Amina farà nuovamente discutere i tunisini anche sui metodi di carcerazione preventiva che fanno ricordare spettri ancora troppo vicini per essere facilmente dimenticati. (26 maggio 2013)
maggio 24, 2013	by solleviamoci
in ambiente, giustizia, informazione, italia, libertà, proteste, repressione, società, tecnologia
Condannato per i commenti al suo blog, nove mesi per “istigazione a delinquere”
fonte immagini asgard1.wordpress.com
Condannato per i commenti al suo blog nove mesi per “istigazione a delinquere”
Rese note le motivazioni della sentenza con cui due mesi fa è stato condannato iil responsabile della pagine Facebook Cartellopoli, che si batte contro il degrado urbano della capitale. E’ la prima sentenza di questo tipo in Italia
Cartellonistica stradale a Roma, quartiere Torrino (dal blog “MalaRoma“)
SONO STATI i commenti altrui a causare la condanna a nove mesi di carcere per il gestore della pagina Facebook Cartellopoli, dedicata alla lotta al degrado urbano di Roma. Sono arrivate infatti oggi le motivazioni della sentenza di due mesi fa con cui Massimiliano T. veniva condannato per “Istigazione a delinquere e apologia di reato”, su denuncia di una società di affissioni. Si apprende solo oggi, quindi, che questa del Tribunale di Roma è la prima sentenza di questo tipo, in Italia e che apre scenari inediti. In sostanza, qualunque utente Facebook è ora a rischio di condanna, insomma: basta che tra i commenti ne appaia qualcuno che inviti a compiere reati di qualsiasi tipo.
La pagina di Cartellopoli si descrive come “Comitato online contro lo stupro, la svendita e la consegna della città di Roma alla lobby cartellonara”, questione di cui Repubblica si è occupata più volte in questi mesi.
Il problema, secondo il Tribunale di Roma, a quanto si legge nelle motivazioni odierne, è dato dai commenti postati da terzi, rimasti anonimi. Non solo: sono valsi la condanna anche i contenuti pubblicati in altri siti e poi ripresi sulla pagina. E cioè commenti che invitavano ad agire contro i cartelloni abusivi, ad organizzare iniziative di protesta. Come il blitz di Legambiente, di due anni fa. È così che ci è andato di mezzo il gestore della pagina, Massimiliano T., 34anni.
In base a quanto sostenuto dall’azienda che ha depositato la denuncia in Procura, sono state molte le azioni vandaliche, che hanno riguardato un centinaio di impianti in varie zone di Roma, messe in atto come “l’imbrattamento dei cartelloni con vernice spray e, successivamente, nel danneggiamento delle comici e nello smontaggio ed asporto delle plance pubblicitarie”.
“La sentenza è corretta in linea di diritto”, ribatte Andrea Monti, avvocato esperto di nuove tecnologie e fondatore dell’associazione Alcei per la libertà di espressione online. “Chi gestisce uno spazio di contenuti ha una responsabilità su tutto ciò che vi viene pubblicato. Se ci sono troppi commenti, deve dimostrare che non gli era possibile moderarli tutti ma che almeno ci ha provato”, continua. “Attenzione, vedete che è peggio per la libertà di internet se passa l’idea che le leggi non possono colpire pagine come Cartellopoli”, aggiunge Monti. “Significa dar ragione a coloro, come Laura Boldrini (presidente della Camera) che invoca nuove e più severe leggi sul web”. (13 maggio 2013)
in estero, giustizia, libertà, repressione, salute, società
Regno Unito: fuma spinelli per allievare sintomi Sla, ma rischia il carcere / ‘I’m being prosecuted for being ill’: Ex-PCSO says she is prepared to go to jail for smoking cannabis because it helps her MS
MS sufferer Sue Lunn pledges to continues smoking cannabis
thisishullnews
Pubblicato in data 27/apr/2013 Hull woman Sue Lunn says she will smoke cannabis to relieve MS symptoms despite jail threat: http://www.hulldailymail.co.uk/MS-suf…
Former special constable Susan Lunn with cannabis campaigner Carl Wagner
Read more: http://www.thisishullandeastriding.co.uk/Smoking-cannabis-way-live-normal-life-ex-police/story-18856071-detail/story.html#ixzz2SXk6Ul1S
Regno Unito: fuma spinelli per allievare sintomi Sla, ma rischia il carcere
Susan Lunn, 43 anni, di Wallasey nel Regno Unito, è stata già condannata a sei mesi con la condizionale. “Mi vogliono arrestare solo perché mi voglio curare. La cannabis è l’unica sostanza – spiega la donna – che tiene a bada l’epilessia, che mi riduce il tremore e il dolore alle articolazioni e che tiene sotto controllo la mia vescica”
di Daniele Guido Gessa | 6 maggio 2013
Rischia il carcere perché, per curarsi, fuma gli spinelli. Susan Lunn, 43 anni, di Wallasey nel Regno Unito, è stata già condannata a sei mesi con la condizionale, ma durante la sentenza il giudice ha detto: “Se verrà trovata nei prossimi sei mesi ancora in possesso di cannabis lei andrà incontro a una pena più severa e verrà arrestata”. Eppure Susan, conosciuta come “Sue” dai suoi amici e parenti, è costretta da alcuni anni a far ricorso alla droga leggera per contrastare la sclerosi multipla galoppante. Ora si fa intervistare dai giornali e dalle televisioni con uno spinello in mano, il Daily Mail le dedica due pagine, gli attivisti per la legalizzazione della cannabis protestano a suo favore e un intero Paese si interroga sulla necessità o meno della depenalizzazione del possesso delle droghe leggere. Perché la battaglia di Susan Lunn è chiara: “Mi vogliono arrestare solo perché mi voglio curare. La cannabis è l’unica sostanza che tiene a bada l’epilessia, che mi riduce il tremore e il dolore alle articolazioni e che tiene sotto controllo la mia vescica”.
Lunn, ex agente della polizia a Hull, nello East Yorkshire, ora attacca: “Dopo aver servito la comunità per così tanto tempo, questa è la ricompensa che la giustizia mi dà”. L’anno scorso fu soggetta a tre perquisizioni in casa, dopo che il vicinato si era lamentato per la puzza di droga che arrivava dalla sua abitazione, e l’ultimo raid dello scorso 22 dicembre l’aveva portata direttamente in tribunale. Poco importa se lo stesso servizio sanitario nazionale britannico prescriva medicinali a base di cannabis per alcune malattie. “Al mio cliente è negato un diritto fondamentale”, dice ora l’avvocato della signora, Geoffrey Ellis, “molti casi non dovrebbero nemmeno arrivare nelle aule dei tribunali, e questo è uno di quei casi”. Ma contro la tesi dell’avvocato e le ragioni di Lunn ora fanno le barricate le associazioni che si battono contro l’uso delle droghe. E la stessa stampa britannica è scettica sulle soluzioni proposte dal legale e dalla signora. “Sarebbe un precedente pericoloso”, dice la stampa di destra, “che aprirebbe le porte a uno scenario inquietante”.
Lunn, madre di un figlio, però ribadisce: “La droga leggera è l’unica cosa che mi calma, che mi fa passare il mal di testa e che mi dà sollievo da quando, 17 anni fa, mi fu diagnosticata la sclerosi multipla”. Nel Regno Unito possedere o utilizzare droghe leggere è illegale come nel resto d’Europa. Ora l’avvocato rivela: “Negli ultimi anni, la mia assistita ha speso almeno venti sterline al giorno in cannabis”. E la signora ha aggiunto: “Non smetterò di certo, se smettessi il risultato sarebbe assolutamente devastante”. Lunn è anche sotto terapia tradizionale e prende anche un piccolo assegno dallo Stato per la sua condizione di malata. Le iniezioni quotidiane, tuttavia, sembrano non bastare. “Questa sentenza alla quale sono stata soggetta è assolutamente ingiusta, mi sento lasciata sola da parte della giustizia. È come se stia rischiando di essere condannata solo per essere malata”, ha rivelato al Daily Mail. Unica soddisfazione, dice ora Lunn, il fatto che il personale medico che la tiene in cura non l’abbia mai ripresa per il suo utilizzo di cannabis. “Loro lo sanno – dice l’avvocato – e non hanno nulla da ridire”.
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‘I’m being prosecuted for being ill’: Ex-PCSO says she is prepared to go to jail for smoking cannabis because it helps her MS
Susan Lunn, 43, from Hull, was given six-month conditional discharge
Magistrates warned she will face ‘much worse punishment’ if caught again
The mother-of-one who was diagnosed 17 years ago says she won’t stop
By Harriet Arkell and Sophie Evans
PUBLISHED: 15:15 GMT, 29 April 2013 | UPDATED: 10:49 GMT, 30 April 2013
Susan Lunn, 43, from Wallasey, was handed a six-month conditional discharge for possessing cannabis, which she uses to help with her MS
A former police PCSO suffering from multiple sclerosis has vowed to continue smoking cannabis even if it means going to jail.
Susan Lunn, 43, was been handed a six-month conditional discharge for possessing the illegal drug.
She said she uses cannabis every day as medical relief from her condition, which sees her battle muscle spasms, headaches, bladder problems and tremors on a daily basis.
Now Ms Lunn has been told she will face a ‘much worse punishment’ if she is caught possessing the Class B drug in the next six months.
But the former Humberside Police special constable has said she will carry on smoking cannabis regardless of the law.
The mother-of-one, who was diagnosed with MS 17 years ago, said: ‘I’m not going to stop doing it.
‘If I gave up cannabis, the results would be absolutely devastating. I smoke it every day and it has helped me to live a relatively normal life.
‘It calms me down, relaxes my muscles, stops my shakes and helps keep my mild epilepsy under control.’
Ms Lunn, who is on daily medication including injections for her condition, branded her sentence ‘completely unjust’.
She said: ‘I have given so much to the community through my work as a special constable and I feel let down by the justice system.
‘It’s as if I am being prosecuted for being ill.’
The former community support officer from Hull, East Yorkshire, was arrested on December 22 after her neighbours smelt the drug and alerted the police.
It was the third time in nine months that police had raided her home, and she had already received a warning and a caution.
Read more: http://www.dailymail.co.uk/news/article-2316618/Im-prosecuted-ill-Ex-PCSO-says-prepared-to-jail-smoking-cannabis-helps-MS.html#ixzz2SXl5v7iH
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