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Timestamp: 2016-12-09 06:33:39+00:00

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⭐Jos Verhulst & Arjen Nijeboer Democrazia Diretta Fatti ed argomenti sull introduzione dell Iniziativa e dei Referendum
Jos Verhulst & Arjen Nijeboer Democrazia Diretta Fatti ed argomenti sull introduzione dell Iniziativa e dei Referendum
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Susanna Leone
1 Jos Verhulst & Arjen Nijeboer Democrazia Diretta Fatti ed argomenti sull introduzione dell Iniziativa e dei Referendum2 3 Jos Verhulst & Arjen Nijeboer Democrazia Diretta Fatti ed argomenti sull introduzione dell Iniziativa e dei Referendum Democracy International Brussels4 Jos Verhulst & Arjen Nijeboer «Democrazia Diretta: Fatti e Argomenti sull introduzione dell Iniziativa e dei Referendum» Traduzione: Emilio Piccoli con il contributo e la collaborazione di: Daniel Kmiecik, Edoardo Gentile, Annamaria Macripò Layout grafico: Stephan Arnold Il copyright di questa pubblicazione è sottoposta alla Creative Commons License «Attribution-Non-Commercial-No Derivs 2.5». Siete liberi di riprodurre e diffondere l opera alle seguenti condizioni: * Attribution : dovete attribuire l opera nel modo specificato dall autore. * Non-commercial: Non usare quest opera a scopo commerciale. * No derivative works : Non potete alterare, trasformare o creare altri lavori sulla base di quest opera. * Per ogni riutilizzo o diffusione dovete chiarire agli altri i termini della licenza di quest opera. * Ognuna di queste condizioni può essere revocata se si ottiene il permesso dal titolare del copyright. Per maggiori informazioni: 45 Ringraziamenti Vorremmo esprimere la nostra gratitudine alle seguenti persone ed organismi per il loro contributo alla realizzazione di questo libro. Heiko Dittmer (Anversa) e Bert Penninckx (Pellenberg), per il loro sostegno per questo progetto. Michael Efler (Berlino) e Frank Rehmet (Amburgo), per la loro assistenza nella ricerca. Gerald Häfner (Monaco di Baviera), Paul Carline (Edimburgo), e Michael Bauwens (Anversa), rispettivamente per il loro contributo agli articoli nelle edizioni tedesca, inglese e olandese. Stephan Arnold (Halle) per il suo design. Bruno Kaufmann (Falun) per l opportunità offerta di presentare questo libro in una serie di conferenze organizzate da Initiative & Referendum Institute Europe, di cui è direttore, in tutta Europa. Un particolare ringraziamento è dovuto ad Aimee Lind Adamiak (Ås), Blaz Babic (Ljubljana),Thomas Benedikter (Bolzano), David Calderhead (Amsterdam), Nicola E. Fischer (Copenaghen), Luose C. Larsen (Copenaghen), Mira Hettesova(Londra), Daniel Kmiécik (Lilla), Andreas Linke (Berlino), Juan Carlos Madronal (Madrid), Magdalena Musial-Karg (Poznan) e Lillia Zaharieva (Aquisgrana) per il loro notevole lavoro di traduzione ed a Paul Carline (Edimburg), Maria Jesus Garcia (Madrid), Ronald Pabst (Colonia) e Bartek Wisnewski (Varsavia) per la loro spesso ampia revisione e correzione delle bozze. Molte grazie a tutte le altre persone ed organizzazioni in Europa che hanno contribuito alla distribuzione di questa pubblicazione. Infine, vorremmo anche esprimere il nostro sincero ringraziamento a tutti i donatori che hanno reso possibile questa pubblicazione. Anversa ed Amsterdam, gennaio 2010 Jos Verhulst en Arjen Nijeboer 56 Indice Ringraziamenti Il potere segreto della democrazia Cosa è la democrazia? Federalismo, sussidiarietà e capitale sociale La persona democratica Lezioni dalla democrazia diretta nella pratica Possibili obiezioni alla democrazia diretta Bibliografia Gli autori Gli editori di quest opera7 1. Il potere segreto della democrazia Il ventesimo secolo non passerà alla storia come il secolo delle tecnologie dell informazione, dei viaggi nello spazio o dell energia nucleare. Non sarà ricordato come il secolo del fascismo, del comunismo o capitalismo. Né sarà il secolo delle due guerre mondiali. Il ventesimo secolo sarà il secolo della democrazia. Nel ventesimo secolo, per la prima volta nella storia, la democrazia è diventata uno standard globale. Non lasciamoci ingannare, in realtà lo standard non è stato attuato davvero in nessun luogo, e la democrazia è continuamente schiacciata ovunque nel mondo. Tuttavia, fatte salve poche eccezioni di rilievo come l Arabia Saudita e il Bhutan, ogni tipo di regime rivendica la propria legittimità democratica. E fanno ciò, perché sanno che la democrazia è diventata lo standard per la popolazione mondiale. Questo è un fatto rivoluzionario. Nel 19 secolo, la democrazia era in realtà solo agli esordi. L unico sistema di voto universale apparve dapprima negli Stati Uniti d America, ma fino alla metà del 19 secolo, nella maggior parte degli Stati, era solitamente limitato a uomini bianchi possidenti. Le donne e la gente di colore non erano considerate all altezza di partecipare alle elezioni. Soltanto nel 1870, dopo la guerra civile, alla gente di colore fu concesso il diritto costituzionale di voto. Le donne americane dovettero attendere fino al Nel Regno Unito, i lavoratori manifestarono e lottarono duramente per molti decenni, fino alla fine dell 800, per ottenere il diritto di voto. Le «Suffragette» sfilarono coraggiosamente dal 1904 al 1918, prima che fosse dato il diritto di voto alle donne oltre i 30 anni e a tutti gli uomini sopra i 21. Arrivò il 1928 prima che questo diritto venisse rivisto per includere tutte le donne di età superiore ai 21, e la cosa venne anche messa in ridicolo come «il voto delle flapper». In Sud Africa si predissero addirittura disastri nel caso in cui i diritti di voto universale venissero attuati! Col senno di poi, queste obiezioni alla concessione dei diritti di voto a lavoratori, donne e gente di colore appaiono vacui e patetici. Una potere segreto è nascosto nella democrazia. Nella storia recente i regimi democratici hanno più volte resistito a sistemi dittatoriali apparentemente onnipotenti. Di volta in volta le società più democratiche sono apparse, alla fine, in possesso di maggiore vitalità. Due fonti di potere La democrazia trae la sua superiorità da due fonti. Per prima cosa, un regime democratico è un regime legittimato. In una vera democrazia la forma del regime è per definizione quella desiderata dal popolo. E quindi logico che un tale regime possa contare su di un maggior sostegno interno che una dittatura. Seconda cosa, una democrazia è più produttiva. In un regime autoritario le idee della maggioranza dei cittadini hanno scarsa possibilità di influenzare il processo decisionale. In una democrazia c è una base di idee molto più ampia. Inoltre, in una democrazia, la selezione delle idee è più efficiente. La democrazia non è altro che l elaborazione sociale delle idee individuali. Le nuove idee hanno origine sempre da individui, perché solo gli individui possono pensare. Ma le idee individuali devono essere considerate, soppesate le une con le altre e adattate alle condizioni della società. Si ha bisogno l uno dell altro per correggere le imperfezioni di ogni idea altrui. Il cuore della democrazia è in realtà questo processo di formazione delle idee sociali, in cui l idea o la proposta di una singola persona, spesso già accettata da un gruppo più piccolo (un partito politico, un gruppo d azione o un gruppo di pressione), viene valutata nei suoi pro e i suoi contro dall intera società. Questo processo di formazione delle idee porta a una scelta. Ma la scelta deve sempre essere vista in un contesto storico; la minoranza di oggi può essere la maggioranza di domani. In rapporto al continuo sviluppo di idee le decisioni reali sono come battiti di timpano all interno di un intera sinfonia. Nel medio-lungo termine le decisioni democratiche saranno socialmente superiori alle decisioni dittatoriali. Obiettivi moralmente discutibili, che non servono all interesse comune, per loro stessa natura cercheranno una loro via attraverso canali nascosti e lontani dalla luce dell aperto processo decisionale democratico. In condizioni democratiche verranno filtrate le idee migliori, perché siamo più inclini a riconoscere le debolezze degli altri piuttosto che le nostre. Il processo di selezione, che opera durante il cammino della democrazia, può fornire alla società proprio ciò di cui essa ha bisogno. Questo non significa che la presenza di strumenti democratici garantisca necessariamente la qualità morale delle iniziative dei singoli membri della società. Possiamo solo avere fiducia che tali iniziative possano emergere. D altronde ciò non significa che aspirazioni moralmente degne non possano concretizzarsi senza democrazia. La politica non può mai prescrivere comportamenti morali. Ma la politica può creare strumenti democratici che permettono al potenziale morale, che è latente negli individui, di essere liberato e messo ad operare per il bene della società. L evolversi della Democrazia La democrazia non è mai perfetta. La crescita della democrazia deve essere vista come un processo biologico. La democrazia non può arrestare lo sviluppo e l approfondimento, proprio come una persona non può smettere di respirare. Un sistema democratico che rimane statico e immutato degenera, e alla fine diventa antidemocratico. È solo un tale processo di degenerazione che causa l attuale malessere della società. Siamo dinanzi al fatto che la democrazia nelle nostre società è in grave pericolo. La nostra attuale democrazia puramente rappresentativa è in realtà la risposta alle aspirazioni di oltre un secolo fa. Questo sistema era adatto a quell epoca, perché la maggior parte della gente poteva riconoscere il loro punto di vista politico e i loro ideali riflessi in un piccolo numero di chiare credenze umane e sociali che erano incarnate e rappresentate, ad esempio, da gruppi cristiani, socialisti o liberali. Quest epoca è passata da molto tempo. Le idee e le opinioni delle persone sono diventate sempre più individuali. 78 La forma democratica appropriata in questo contesto è un sistema parlamentare integrato con l iniziativa popolare referendaria obbligatoria (democrazia diretta), perché solo un tale sistema prevede un collegamento diretto tra i singoli individui e gli organi legislativi ed esecutivi. Quanto maggiore è la propensione dei cittadini verso le opinioni individuali e la perdita da parte dei partiti politici del loro monopolio, come punti di mobilitazione ideologica, tanto più elevata è la domanda di strumenti decisionali democratico-diretti. Infatti la maggioranza dei cittadini nei Paesi occidentali vuole che venga introdotto il referendum [v. 1-1]. Questo fatto da solo dovrebbe essere decisivo anche per la sua effettiva attuazione. Etimologicamente la parola democrazia deriva dal greco «Dêmokratìa» composta da Dêmos (popolo) e Kràtos (forza, governo): governo del popolo. Il primo passo verso un autentico governo del popolo comporta necessariamente che le persone possano determinare autonomamente come questo governo popolare debba essere ideato e messo in pratica. Tuttavia vediamo che la maggior parte dei politici argomentano contro il referendum [v. 1-2]. Colpisce il fatto che più elevato è il livello di potere reale di cui dispongono, più vigorosamente molti politici fanno resistenza al referendum [v. 1-3]. Così facendo, essi adottano in pratica gli stessi argomenti che erano già stati utilizzati un tempo per opporsi al diritto di voto dei lavoratori e delle donne. Si può anche dimostrare che questi argomenti sono di valore molto scarso. Nel capitolo 6 esamineremo attentamente le principali contro-argomentazioni. Nei fatti però, basta uno sguardo alla democrazia diretta nella pratica per constatare come le obiezioni siano infondate. In Svizzera, in particolare, esiste da oltre un secolo un esempio molto interessante - anche se non perfetto - di democrazia diretta (v. capitolo 5). Gli Svizzeri possono lanciare iniziative legislative popolari a tutti i livelli amministrativi. In alcuni casi è chiaro che i cittadini sono direttamente in opposizione alle preferenze della élite politica ed economica. Nei referendum sugli emendamenti costituzionali e sul trasferimento di sovranità ad organizzazioni internazionali, che sono obbligatori in Svizzera, gli elettori respingono un quarto delle proposte del Parlamento; quando un gruppo di cittadini raccoglie firme per indire un referendum su leggi ordinarie, la metà delle proposte legislative viene respinta. Ma il popolo non ha mai usato i propri diritti democratici per trasformare la Svizzera in uno Stato disumano o autoritario! In Svizzera non c è la pena di morte e i diritti umani non sono in pericolo nel Paese. Inoltre i cittadini svizzeri non hanno alcuna intenzione di rinunciare al loro superiore sistema democratico. (L antipatia del popolo svizzero nei confronti dell Unione europea è anche associata al carattere antidemocratico dell Unione). La democrazia diretta però non deve essere idealizzata. Essa non fornisce soluzioni in sè. Tuttavia la democrazia diretta mette a disposizione il meccanismo essenziale per trovare soluzioni vantaggiose, utilizzabili per i problemi d oggi giorno. L introduzione della democrazia diretta non dovrebbe avvenire in base a un sentimento di improvvisa euforia, ma in uno spirito di attiva e consapevole disponibilità ad aspettare. Inoltre, non si deve sottovalutare l impatto tonificante che immediatamente deriverà da una scelta radicale per il ripristino e l intensificazione della democrazia. La decisione per più democrazia è sempre una decisione per il diritto degli altri di avere una voce. Si tratta di una dichiarazione di fede nelle forze e nelle capacità morali che sono latenti nei concittadini. Nelle nostre società, che sono avvelenate dalla reciproca diffidenza, non vi è quasi null altro da immaginare che possa avere un effetto tanto salutare. L impegno per più democrazia diretta è per definizione un impegno per gli altri, per la loro libertà di espressione, per la loro intrinseca dignità. Coloro che sono interessati solo a raggiungere i propri egoistici obiettivi non hanno nulla da guadagnare da una democrazia. Farebbero meglio a porre tutte le loro energie nel proclamare e propagandare la loro propria personale opinione. I veri democratici sono interessati alle singole opinioni degli altri, perché sanno che le persone hanno bisogno l uno dell altro per perfezionare e affinare le proprie idee e intuizioni, per migliorarle ed elaborarle. Questo processo sociale di formazione e definizione delle opinioni costituisce il vero cuore della vita democratica. Le persone vengono avvicinate in contatto reciproco in una sorta di federalismo, in cui possono emergere più facilmente ed efficacemente percezioni condivise (il nesso tra federalismo e democrazia diretta è trattato più in dettaglio nel capitolo 3). Democrazia diretta e federalismo si rinforzano l un l altro. Insieme formano una «democrazia forte» (Barber, 1884) o «democrazia integrata». «La nostra democrazia è un nonsenso» Attualmente siamo lontani da una tale democrazia integrata. Il processo decisionale politico in genere si svolge all infuori dell influenza ed della conoscenza dei cittadini. Questo vale per quasi tutti gli Stati europei. Hans Herbert von Arnim è professore di diritto pubblico e teoria costituzionale all Università di Seyer in Germania. Ha scritto vari libri su democrazia e politica ed ha acquisito notorietà per via dell esposizione della realtà spesso sordida che si nasconde dietro la bella faccia della democrazia. Nel suo libro «Il sistema» (Il sistema; sottotitolo: «la macchinazione del potere»), pubblicato nel 2001, egli svela il funzionamento del sistema politico tedesco: «Se la democrazia rappresentativa significa governo del popolo, dal popolo, per il popolo (Abraham Lincoln), appare subito evidente che in realtà non tutto è in accordo con i principi base di quello che si suppone essere il sistema sociale più liberale e democratico che sia mai esistito in Germania. Lo Stato e la politica sono nel complesso in una condizione tale che solo ottimisti di professione o degli ipocriti possono sostenere che questo sia un risultato della volontà del popolo. Ogni tedesco ha la libertà di obbedire a leggi a cui non ha mai dato il suo assenso; egli può ammirare la maestosità di una Costituzione alla quale egli non ha mai dato legittimità; egli è libero di onorare i politici che nessun cittadino ha mai eletto, e per provvedere a loro stessi generosamente con le sue proprie tasse, sull uso delle quali egli non è mai stato consultato «. Secondo Von Arnim, i partiti politici che prendono le decisioni in questo sistema sono diventati istituzioni monolitiche. L identificazione politica e la soddisfazione dei bisogni, che in una democrazia dovrebbe procedere dal basso verso l alto - dal popolo al parlamento - è completamente nelle mani del leader dei partiti. Von Arnim biasima anche il sistema di finanziamento dei partiti, attraverso il quale i politici possono determinare personalmente quanto i loro partiti - associazioni private come qualsiasi altra - possono introitare attingendo dalle entrate fiscali. Secondo Von Arnim non è sorprendente che i politici continuino ad ignorare la rivendicazione sempre crescente per la riforma del sistema politico, perché altrimenti verrebbe messa in discussione la loro comoda posizione di potere. In Gran Bretagna la Power Inquiry, un comitato istituito dalle organizzazioni sociali e composto sia da politici che da cit- 89 tadini, ha condotto una indagine su larga scala riguardo allo stato della democrazia britannica e, in particolare, sui motivi per cui tanti cittadini sembrano aver voltato le spalle alla politica. Essi hanno organizzato assemblee in tutto il paese, in cui i cittadini sono stati invitati a presentare le loro opinioni e hanno pubblicato la relazione «potere al popolo», in cui si osserva: «L unico fattore, sentito come causa del disimpegno che attraversa tutti i settori della nostra indagine, è la sensazione molto diffusa che i cittadini ritengono che le loro opinioni e i loro interessi non vengano presi sufficientemente in considerazione nel processo decisionale politico. L intensità e l ampiezza di questa percezione tra i cittadini britannici non potrà mai essere messa in rilievo a sufficienza. Molte, se non tutte, le altre spiegazioni ricevute, ivi presentate, possono essere inoltre intese come variazioni su questo tema della scarsa influenza del cittadino. (...) Questa opinione prevale fortemente in tante osservazioni pubbliche ricevute dalla Inquiry.» (Power Inquiry, 2006, p.72). Nel 1992 il professor De Wachter mappò accuratamente i processi decisionali politici in Belgio. Egli concluse: «In Belgio lo sviluppo di formali istituzioni democratiche è stentato. I progetti più aggiornati che consentano ai cittadini di avere un impatto duraturo sul processo decisionale sono negati o, nel migliore dei casi, portano al fallimento nel prendere decisioni su tutto.»(p. 71) «I cittadini o gli elettori sono attori deboli in tutta la complessa e densa rete sociale di decisioni politiche nel loro paese. Essi mancano di strumenti decisivi di accesso ai livelli più alti della gerarchia di potere e del processo decisionale. Tutto è deciso per conto loro in un modo estremamente élitario. Per coloro che sono aperti alle idee di legittimità democratica questa constatazione è sia una delusione che una rinuncia.» (P. 371) Nel 2002 il giornalista olandese Gerard van Westerloo ha intervistato il Professore Daudt, un famoso scienziato politico. Daudt è visto come il Nestore delle scienze politiche olandesi; tutta la generazione post-bellica di scienziati politici è stata formata da lui. Il professor Daudt sgombera il campo dall affermazione che i Paesi Bassi siano una democrazia, respingendola come segue. Certamente, ha detto Daudt, i diritti fondamentali sono rispettati, ma «non usiamo parole magniloquenti per mascherarla attraverso qualcosa che non c è: ossia una democrazia con rappresentanti del popolo ; ( ) La nostra democrazia è un nonsenso.» Poiché van Westerloo voleva sapere che cosa pensavano i colleghi di Daudt riguardo alle sue opinioni, egli girò per i Paesi Bassi, visitando decine di specialisti in sociologia e in scienze politiche. Le vedute di Daudt gli vennero ovunque confermate. A Tilburg il Professore Frissen dichiarò: «Nei Paesi Bassi siamo governati da una élite arrogante, che non c entra niente con la democrazia nel senso del termine diretto-democratico.» A Groningen il professor Ankersmit disse: «La politica nei Paesi Bassi è stata messa ai margini. La democrazia in quanto tale non è più riconosciuta.» Il professor Tromp di Amsterdam: «La politica nei Paesi Bassi cammina in un vicolo cieco. Una crisi è incombente e non può essere evitata. I partiti politici non sono altro che reti di persone che si conoscono e si sostengono reciprocamente.» Il professor De Beus di Amstedam: «La legittimità della democrazia olandese è una forma di auto-inganno e frode su vasta scala.» Il professor Tops di Tilburg: «L animale politico nei Paesi Bassi è praticamente domato e addomesticato.» Il Direttore Voerman del Centro di documentazione per i partiti politici olandesi: «Il parlamento è diventato niente più che una macchina affrancatrice.» E secondo lo scienziato politico Baakman di Maastricht : «Ci illudiamo che ciò che chiamiamo democrazia funzioni anche come democrazia.» (Van Westerloo, 2002). Perdita di fiducia La popolazione nella maggior parte dei Paesi europei si rende conto che il processo decisionale viene esercitato con poca democrazia e ha in gran parte perso la sua fiducia nella natura democratica delle istituzioni. In Germania, una ricerca della TNS Emnid, commissionata dalla rivista Reader s Digest, ha dimostrato che la fiducia dei cittadini nei partiti politici è calata dal 41% al 17% nel decennio dal 1995 al La fiducia nel Parlamento è diminuita nello stesso periodo dal 58% al 34% e la fiducia nel governo dal 53% al 26%. «Sotto la superficie si sta preparando una grande tempesta», ha commentato lo scienziato politico Karl-Rudolf Korte. «Questo è molto di più che la solita mancanza di interesse nella politica e nei partiti politici. La gente ora disprezza i suoi rappresentanti ufficiali». (Reader s Digest Online, 10 agosto 2005). Secondo un sondaggio Gallup il 76% dei tedeschi considera i loro politici disonesti. (Die Zeit, il 4 agosto 2005). Un sondaggio della SOFRES nel 2003 ha dimostrato che il 90% dei francesi sono convinti di non esercitare alcuna influenza sul processo decisionale della politica nazionale; il 76% crede questo anche riguardo alla politica locale. (Lire la politique, 12 marzo 2003) Il sociologo belga Elchardus ha rilevato le opinioni dei Belgi sulla democrazia nel Egli ha sintetizzato: «Una grande maggioranza degli elettori ha l impressione che la loro opinione e la loro voce non arrivi alla politica attraverso i politici. (...) Il 58% degli interpellati ha avuto l impressione che i politici, una volta eletti, «credono di essere troppo bravi per gente come me». Tutto questo porta più di un quarto degli elettori a esprimere la loro sfiducia assoluta: «in realtà non c è un solo politico a cui darei la fiducia». Solo una percentuale tra 15% e il 23% delle persone interrogate rilascia dichiarazioni positive sulla politica e la sua rappresentanza. Non appare esagerato affermare che da metà a tre quarti degli elettori si sente impotente.»(elchardus, 1999, p. 36) Sondaggi tenuti nel 2004 da Maurice de Hond nei Paesi Bassi dimostrano che la maggioranza degli olandesi hanno poca fede nel contenuto democratico del loro Stato. Il 70% è in disaccordo con la dichiarazione: «I politici attualmente ascoltano meglio rispetto a cinque anni fa». Il 51% è in disaccordo con la dichiarazione: «Nei Paesi Bassi l elettore ha un ruolo importante nel funzionamento del governo nazionale»; invece il 47% concorda con essa. Il 55% è in disaccordo con l affermazione: «I Paesi Bassi sono una vera democrazia», mentre solo il 39% concorda con essa. La gente olandese crede che siano corrotti mediamente il 12% dei membri di parlamento e governo e il 18% dei politici comunali e provinciali. In media la gente olandese pensa che il 17% dei funzionari statali siano corrotti, rispetto al 18% dei funzionari comunali e provinciali. Inoltre, un quarto degli intervistati ha ammesso di aver avuto una esperienza personale diretta legata alla corruzione fra i politici o tramite conoscenti, che hanno conoscenza di casi specifici (www.peil.nl). Nel 2002 Gallup ha organizzato un gigantesco sondaggio sul grado di fiducia degli intervistati in 17 istituzioni sociali - dall esercito e le organizzazioni sindacali al Parlamento e le multinazionali, coinvolgendo persone da consultare in 47 paesi. Di tutte le istituzioni i Parlamenti sembravano godere della minore fiducia: una media del 51% delle persone aveva poco o nessuna fiducia, mentre solo il 38% aveva da 910 un moderato ad un elevato livello di fiducia. (De Witte Werf, Spring 2003, p. 11). Nel 2004 il guardiano della corruzione internazionale, Transparency International, ha organizzato un analogo sondaggio in 62 paesi, in cui sono state interrogate non meno di persone riguardo a quali organismi sociali sono considerati più sani e quali più corrotti. I partiti politici furono considerati i più corrotti; su 36 dei 62 paesi essi erano al vertice di questo enigmatico elenco; con i Parlamenti al secondo posto. (Rotterdams Dagblad, 10 dicembre 2004) Comunque non si deve pensare che questo strisciante processo di perdita di fiducia possa continuare così per sempre. Un governo che ha perso la fiducia della maggioranza dei cittadini, ha già perso di fatto la sua legittimità. 1-1: La gente vuole la democrazia diretta? Sì. Non c è praticamente nessun paese occidentale in cui non ci sia una maggioranza del popolo (di solito larga) che non voglia la democrazia diretta. Nel 1995 il sondaggio stato della Nazione mostrò che il 77% dei cittadini britannici credeva che dovesse essere introdotto un sistema «... in cui certe decisioni vengono rimesse al popolo per decidere con referendum popolare» (Prospect Magazine, ottobre 1998). Secondo un sondaggio pubblicato dal Sun (15 marzo 2003) l 84% dei britannici voleva un referendum sulla Costituzione europea. Contemporaneamente apparve un sondaggio sul Daily Telegraph secondo cui l 83% dei cittadini britannici voleva risolvere questioni di sovranità per mezzo di referendum nazionali; solo il 13% riteneva che questo fosse competenza del governo. Il Guardian (29 febbraio 2000) pubblicò un sondaggio secondo il quale il 69% dei Britannici voleva un referendum sul nuovo sistema elettorale proposto dal Primo Ministro Blair. Ciò dimostra chiaramente che il popolo britannico vuole l ultima parola in merito all organizzazione del loro sistema politico. In Germania più di 4 cittadini su 5 desiderano che l iniziativa di referendum popolare venga introdotta a livello nazionale. Da un sondaggio Emnid nel 2005 apparve chiaro che l 85% dei tedeschi ne erano convinti (Readers Digest, 10 agosto 2005), e dati simili sono pervenuti da decine di altri sondaggi. Nel 2004 Emnid chiese anche ai tedeschi se volevano un referendum sulla Costituzione europea; il 79% rispose in senso affermativo. Precedenti sondaggi mostrarono che la preferenza tedesca per la democrazia diretta è trasversale a tutti i partiti: erano sostenitori il 77% degli elettori della SPD, il 68% degli elettori CDU, il 75% degli elettori FDP, il 69% degli elettori dei Verdi, il 75% degli elettori PDS. (Zeitschrift für Direkte Demokratie 51 [periodico per la democrazia diretta no. 51], 2001, p. 7). Secondo un sondaggio SOFRES l 82% dei francesi sono a favore dell iniziativa referendaria popolare; il 15% sono contrari (Lire la politique, il 12 marzo 2003). Secondo un sondaggio SCP del 2002, nei Paesi Bassi l 81% degli elettori sostiene l introduzione del referendum. Nel 1997 un indagine della SCP mostrava che c era una larga maggioranza a favore della democrazia diretta in tutti e quattro i più grandi partiti politici: il 70% degli elettori del CDA (Cristiano Democratici), l 86% degli elettori del PvdA (Laburisti), l 83% del VVD (Liberali di destra), l 86% degli elettori del D66 (Democratici liberali di sinistra) (Kaufmann & Waters,2004, p.131). Secondo un sondaggio NIPO nell aprile 1998 il 73% degli elettori voleva un referendum sull introduzione dell Euro ed un sondaggio del settembre 2003 mostrava che l 80% voleva un referendum sulla Costituzione europea (che venne effettivamente tenuto nel 2005).(Nijeboer, 2005). Oltretutto il popolo olandese si aspetta molto dalla democrazia. Il Nationaal Vrijheidsonderzoek (indagine sulla libertà nazionale) del 2004 mostra che la «promozione della democrazia» è stata scelta dalla maggior parte (il 68%) come una risposta alla domanda:»che cosa, secondo voi, è particolarmente necessario per la pace nel mondo?» Gallup ha intervistato gli Europei, a metà del 2003, circa l opportunità di un referendum sulla Costituzione europea. L 83% di essi consideravano un tale referendum come indispensabile o utile ma non indispensabile, ma solo il 12% pensava a un referendum inutile. La percentuale a favore era ancora più elevata tra i giovani e le persone con istruzione di livello superiore (Witte Werf, autunno 2003, p. 15) Anche la maggior parte della gente negli Stati Uniti vuole la democrazia diretta. Tra il 1999 e il 2000 venne effettuato il più ampio sondaggio sulla democrazia diretta che sia mai stato fatto. In tutti i 50 Stati membri si è constatato che ci sono come minimo il 30% in più di sostenitori rispetto ai contrari; la media per tutti gli Stati Uniti è stata di 67,8% pro e 13,2% contro la democrazia diretta. Era sorprendente come più referendum si erano tenuti in uno Stato nei 4 anni precedenti al sondaggio, più alto era il numero dei sostenitori della democrazia diretta. Negli Stati con pochi o nessun referendum i sostenitori erano in media il 61%; negli Stati con un numero medio di referendum i sostenitori erano il 68% e gli Stati con più di 15 referendum avevano una media del 72% a sostegno. «Le indagini del hanno definitivamente dimostrato che l esperienza di voto su iniziative popolari e referendum aumenta effettivamente il sostegno al processo», commenta Waters (2003, p. 477). Ci fu anche un sondaggio circa l opportunità di una iniziativa di referendum popolare a livello federale (gli Stati Uniti sono paradossalmente uno dei pochi paesi al mondo che non hanno mai tenuto referendum nazionali, anche se la democrazia diretta è molto diffusa a livello statale e locale). In questo sondaggio, i sostenitori erano il 57,7% e gli oppositori il 20,9%. 1011 1-2 : L élite politica vuole la democrazia diretta? No. Da sondaggi d opinione tenuti tra i politici in genere appare chiaro che la maggioranza di loro sono avversi alla democrazia diretta. In Danimarca ai membri del Parlamento nazionale è stato chiesto il loro parere sull affermazione: «Ci dovrebbero essere più referendum in Danimarca». La grande maggioranza dei membri del Parlamento era contraria a questo. In tre partiti - Socialdemocratici, Liberali di sinistra e Democratici di centro - furono perfino il 100% i contrari; inoltre erano contro il 96% dei membri della Destra liberale e il 58% dei conservatori. Solo una (larga) maggioranza dei Socialisti e del Partito popolare danese erano a favore (giornale Jyllands Posten, 30 dicembre 1998). Nel 1993 lo scienziato politico Tops condusse un sondaggio d opinione nei Paesi Bassi tra i membri di consigli comunali. Meno di un quarto erano a favore dell introduzione del referendum obbligatorio (NG Magazine, 31 dicembre 1993). Un altro sondaggio, condotto dall Università di Leiden, trovò che il 36% di tutti i consiglieri comunali si pronunciarono a favore dell introduzione del referendum facoltativo e il 52% era contro. Consiglieri del VVD (Liberali di destra) e del CDA (Democratici cristiani) erano contro addirittura con una media del 70%. Solo i Verdi di sinistra ed il D66 (Liberali di sinistra) presentavano una maggioranza dei consiglieri a favore del referendum facoltativo (Binnenlands, Bestruur periodico del governo locale, 18 febbraio 1994). L Instituut voor Plaatselijke Socialistische Actie (Istituto per l azione socialista locale) condusse in Belgio un sondaggio d opinione tra i politici socialdemocratici locali sul referendum comunale. Solo il 16,7% erano sostenitori incondizionati del referendum obbligatorio. (giornale De Morgen, 31 gennaio 1998). Le ricerche di Kaina (2002) hanno fornito un interessante quadro sulle dinamiche del sostegno delle élite. Essa ha esaminato la volontà di varie élite tedesche di introdurre la democrazia diretta. Tra l altro le suddivise in élite politiche, élite sindacali ed élite imprenditoriali. Sul totale delle élite il 50% espresse un grado «elevato» ovvero «molto elevato» di sostegno alla democrazia diretta (nel pubblico in generale questo dato è considerevolmente superiore, l 84%). Ci sono però grandi differenze fra le varie élite. Nell élite sindacale l 86% espresse un grado elevato o molto elevato di sostegno, mentre nell élite imprenditoriale questo grado fu solo del 36%. Tra l élite politica vediamo una rappresentazione di estremi. Nei post-comunisti PDS e nei Verdi il sostegno elevato- molto levato non era meno del 100%; nei socialdemocratici SPD era il 95% e nei Liberali della FDP il 78%, ma nella CDU/CSU solamente il 34%. (Infatti una maggioranza del Parlamento tedesco aveva già approvato un emendamento alla Costituzione introducendo un sistema abbastanza buono di democrazia diretta ; purtroppo, essendo richiesta una maggioranza dei due terzi, furono in particolare i politici del CDU/CSU che lo bloccarono). Se andiamo a vedere gli elettori però, tutti i partiti, senza eccezione alcuna, hanno una larga maggioranza a sostegno della democrazia diretta. Per concludere: i politici della CDU non rappresentano più il popolo riguardo a questo punto, e nemmeno i propri elettori, ma pare che si pieghino ai desideri dell élite del business. 1-3: Potere politico e democrazia diretta Quello che molti politici pensano riguardo al se e in che misura i referendum siano auspicabili è molto legato alla loro propria vicinanza al potere politico. Più potere hanno acquisito in un sistema rappresentativo, più mostrano di opporsi alla democrazia diretta. Seguono alcuni esempi su questo. In Svezia nel corso del XX secolo si sono tenuti solo cinque referendum in totale. Le posizioni dei più importanti partiti svedesi - il partito socialista e il partito conservatore - variavano a seconda se erano o no al potere in quel momento. Prima della Seconda Guerra Mondiale il partito conservatore svedese era rigorosamente contro il referendum; dopo la guerra, quando questo partito fu all opposizione per decenni, è diventato un sostenitore dei referendum. Nel partito socialista svedese le cose si sono sviluppate esattamente nella direzione opposta: questo partito ha cominciato a rifiutare i referendum dal momento in cui guadagnò la maggioranza assoluta al Rikstag svedese. Ruin (1996, p. 173) riassume come segue: «I partiti che appartengono all opposizione, oppure hanno una posizione subordinata, manifestano la tendenza a difendere il referendum. I partiti che siedono al governo o che hanno una posizione esecutiva tendono a mostrare un atteggiamento sprezzante». Nel Baden-Württemberg i cristiano-democratici (CDU) approdarono all opposizione dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quando la costituzione di questo Stato tedesco era in fase di elaborazione nel , la CDU argomentava per l introduzione del referendum. La maggioranza governativa, di cui i socialisti SPD erano il partner più importante, in quel momento si opponeva però all introduzione. Nel 1972 la situazione era cambiata: il Baden-Württemberg era ora governato da una coalizione di liberali e cristiano democratici. Quando venne prospettata una modifica alla Costituzione la Spd prese l iniziativa per introdurre anche i referendum. Ciò creò una forte opposizione da parte della CDU. Emerse la particolare situazione in cui la SPD e CDU ora adottavano le stesse posizioni che venti anni prima avevano tenuto i loro avversari. Alla fine vi fu un compromesso: il referendum fu introdotto come principio, ma con una barriera gigantesca. Al fine di indire un referendum un sesto degli elettori del Baden-Württemberg dovevano registrare le loro firme nei municipi o negli uffici comunali entro un periodo di due settimane. Ovviamente, com era prevedibile, non un solo referendum si svolse nel decennio successivo. Nel 1994 un gruppo di cittadini scrisse molto educatamente: «Purtroppo, in considerazione di questa mutevole posizione, non si può fare a meno di pensare che se un partito è stato pro o contro i referendum in passato era dipeso in primo luogo dal fatto che il partito considerasse la questione da una prospettiva governativa o da una prospettiva di opposizione «. (Stuttgarter memorandum, 1994, p. 23). Non è solo la suddivisione tra i partiti di opposizione e di governo a giocare un ruolo. Nel sondaggio d opinione belga condotto nel 1998 dall Instituut voor Plaatselijke Socialistische Actie, sopra citato, appariva che anche i politici locali con un mandato esecutivo (assessori e sindaci) consideravano il referendum meno favorevolmente rispetto ai politici con un mandato rappresentativo (consiglieri comunali), indipendentemente dal fatto che questi ultimi appartenessero all opposizione o alla coalizione di governo. (De Morgen giornale, il 31 gennaio 1998) 1112 Del resto l introduzione della democrazia diretta non è l unica questione su cui i partiti politici cambiano per abitudine il loro punto di vista a seconda della loro posizione di potere. Lo stesso fenomeno vale per la questione della limitazione sul numero di volte che un rappresentante può conservare la stessa carica. Tra gli elettori americani circa il 75% sostengono la rieleggibilità limitata. Per contro solo il 18% dei membri dei singoli Parlamenti di Stato si sono espressi a favore, con il 76% contrari a qualsiasi restrizione. Tra i lobbisti di professione non meno del 86% era a favore della rieleggibilità illimitata. Ciò non è sorprendente, perché la rieleggibilità limitata minaccia la old boys network che è fondamentale per un buon lobbista. Un lobbista ha anche dichiarato esplicitamente: «I lobbisti concordano con la tesi dei difensori della rieleggibilità limitata: questa misura scinderebbe i legami e interferirebbe con il lavoro dei gruppi di interesse» (O Keefe1999). Nelle Fiandre, il sistema della rieleggibilità limitata era originariamente parte centrale della dottrina del partito verde Agalev. Questo partito riteneva che ai titolari del mandato dovrebbe essere consentito di rinnovare il loro mandato una sola volta. Quando si venne al dunque, e alcuni pesi massimi elettorali videro le loro posizioni minacciate da questa misura, la posizione del partito fu immediatamente modificata. 1213 2. Cosa è la democrazia? La democrazia varia da paese a paese e d epoca in epoca. Cento anni fa veniva discusso il suffragio universale per gli uomini ed era impensabile il voto per le donne. Oggi ci sembra inspiegabile come possa esserci stata un epoca in cui non era consentito votare alle donne e un uomo ricco potesse avere più voti di un uomo povero. Succederà la stessa cosa con il referendum. Verrà un giorno in cui nessuno si ricorderà più che, in un tempo passato, alla gente non veniva permesso di decidere direttamente la propria sorte. La democrazia si evolve. Data la diversità delle forme democratiche nei vari paesi, quali sono ora le caratteristiche essenziali della democrazia? Cosa permette a una democrazia di distinguersi da una non-democrazia? Un dittatore che si dice «democratico» è sempre un dittatore. Ci deve essere un criterio obiettivo che rende possibile tale distinzione. Chiameremo l insieme di questi criteri «l archetipo» della democrazia. In cerca dell archetipo Democrazia significa governo dal popolo. Ci sono certamente altre forme di governo o di potere statale. In una oligarchia, ad esempio, governa una piccola élite. Nella timocrazia predomina la gente ricca. In una teocrazia si suppone che sia Dio a esercitare il potere. Il termine democrazia viene recepito molto più positivamente dal ventesimo secolo in poi. Praticamente tutti gli stati si riferiscono in un modo o nell altro all ideale democratico, anche se il loro regime è totalitario. La democrazia ha prevalso, per lo meno a livello ideale. Le cose stavano diversamente nel XVIII secolo. A quel tempo, democratico era un termine ingiurioso ricorrente. Poiché il potere viene espresso per via legislativa, democrazia vuol dire che il popolo fa le leggi. In una democrazia le leggi traggono la loro autorità dal fatto che il popolo, in un modo o nell altro, le approva. Il potere legislativo in una oligarchia si basa sull approvazione di una minoranza, e sulla benedizione divina in una teocrazia. In una democrazia non vi è altra autorità superiore al popolo. Le leggi impongono obblighi, non per il popolo nel suo complesso, ma certamente per i singoli cittadini. I singoli membri della società sono tenuti a riconoscere l autorità della legge perché in teoria hanno avuto anche l opportunità di contribuire a conformare la legge. Ecco quindi come si giunge al concetto di Jean-Jacques Rousseau di contratto sociale : la legislazione è il risultato di un contratto sociale tra cittadini uguali e responsabili. Nella visione democratica un diritto è legittimato solo quando coloro che sono tenuti a rispettare la legge sono anche in grado di contribuire alla creazione di tale legge. Il concetto di contratto sociale si definisce meglio al negativo - per così dire con un procedimento ad eliminazione. Se l autorità della legislazione non deriva dall autorità di Dio, della nobiltà, dei proprietari terrieri, del denaro o della conoscenza allora il contratto sociale è la sola possibilità che rimane. Le leggi traggono la loro autorità dal fatto che ci sono accordi volontari tra i membri della comunità giuridica. I politici fanno spesso riferimento al contratto sociale come ad un accordo tra il popolo ed i politici stessi. Il contratto viene rinnovato ad ogni elezione. Ma il filosofo Thomas Paine ha già respinto questa interpretazione nei Diritti dell Uomo (1791): «Si è pensato a un notevole avanzamento verso l istituzione di principi di libertà nel dire che il governo è un patto tra chi governa e chi è governato, ma questo non può essere vero, perché ciò mette l effetto prima della causa; siccome l uomo deve essere esistito prima che esistessero i governi, c è stato necessariamente un momento in cui i governi non esistevano e di conseguenza non potevano inizialmente esistere governatori con cui stabilire tale patto. La verità quindi deve essere che gli individui stessi, ciascuno nel loro proprio personale e sovrano diritto, hanno intavolato un patto con tutti gli altri per creare un governo: e questo è l unico modo in cui i governi hanno il diritto di nascere, e il solo principio su cui essi hanno diritto di esistere.» (Paine, 1791, 1894, parte 2, p. 309). Un contratto sociale è quindi un contratto fra cittadini, e un sistema politico emerge solo come un risultato di questo. Come possono i cittadini intavolare un contratto sociale con tutti gli altri? Ovviamente essi devono incontrarsi, discuterlo e concordarlo. In questo modo si crea la prima specifica istanza di riunione democratica: la pubblica assemblea. Le assemblee pubbliche sono anche una realtà storica. In alcune piccole comunità, per esempio negli Stati Uniti e in Svizzera, l assemblea pubblica svolge ancora oggi un ruolo [v. 2-1]. È chiaro che l assemblea pubblica in quanto tale non può funzionare in un moderno Stato costituzionale, con milioni di cittadini. Allo stesso tempo però, l assemblea pubblica fornisce ancora un primo esempio pratico di ideale democratico. Pertanto, dobbiamo dapprima esaminare le caratteristiche essenziali delle assemblee democratiche pubbliche. I princìpi della pubblica assemblea Certi principi sono insiti in ogni assemblea democratica pubblica. Il principio di uguaglianza Il principio di uguaglianza costituisce la base della pubblica assemblea: tutti i membri maturi (nel senso di responsabili) della comunità possono prendere parte all assemblea pubblica e viene loro accordato ugual peso nel processo decisionale. Non è facile imperniare questo principio di uguaglianza su un principio positivo. Però è molto facile stabilire il principio di uguaglianza in modo negativo. Dopo tutto, l ideale democratico si basa sul principio fondamentale che non c è autorità superiore a quella del popolo. Per definizione, questo principio implica che tutti appaiano uguali. Se alcuni di coloro che partecipano hanno un peso maggiore rispetto agli altri nel processo decisionale, solo in virtù di quello che sono, ci ritroviamo nuovamente nell oligarchia. Quindi il voto di ogni persona matura ha lo stesso peso. La storia della democrazia nel XX secolo è stata in gran parte una battaglia su questo principio, una battaglia che si è svolta principalmente su tre fronti: il sistema del suffragio universale (in cui ad ogni persona, indipendentemente dai 1314 suoi possedimenti, età o competenza viene assegnato un voto uguale); il diritto di voto alle donne; e il diritto di voto indipendente da caratteristiche biologiche connotanti (ad esempio, diritto di voto per la gente di colore in Sudafrica). Il diritto d iniziativa Il diritto di iniziativa significa che ogni membro dell assemblea pubblica ha un uguale diritto di presentare proposte. Pertanto l ordine del giorno dell assemblea pubblica non viene stabilito da un élite. Il diritto d iniziativa non è nient altro che una applicazione particolare del principio di uguaglianza. Ciò non significa che la presentazione delle proposte non possa essere sottoposta a regole. Ad esempio, tali regole potrebbero specificare che una proposta venga presentata entro quattordici giorni prima della riunione o che ogni proposta venga sottoscritta almeno da cento membri della riunione. Il punto essenziale rimane che le regole siano le stesse per tutti. La regola maggioritaria Nella situazione ideale c è unanimità: tutti concordano su una proposta. Tuttavia l unanimità di solito non viene raggiunta. Questo è il motivo per cui viene usata la regola maggioritaria. É una conseguenza del principio di uguaglianza e scaturisce dal desiderio di minimizzare il disordine: applicando la regola maggioritaria si ottiene il numero minimo di persone insoddisfatte. Si potrebbe anche sostenere che qualsiasi altra soluzione diversa dalla regola della maggioranza semplice nega sostanzialmente il principio di uguaglianza. Del resto se operiamo con una maggioranza qualificata (es. due terzi) ciò significa che una minoranza può negare la volontà della maggioranza - per esempio se il 60 per cento vuole l opzione A e il 40 per cento vuole l opzione B. La regola della maggioranza ha una dimensione esistenziale. Nell accettare questa regola riconosciamo i difetti umani. L esistenza di una minoranza dimostra che la discussione e il processo di formazione delle opinioni sono stati incompleti. Allo stesso tempo il principio maggioritario ci ricorda il fatto che la democrazia deve essere sempre percepita come un processo storico. La minoranza di oggi potrebbe essere la maggioranza di domani. La maggior parte delle nuove idee inizialmente incontra resistenza e rifiuto, ma di solito potranno essere accettate in seguito. La regola maggioritaria può funzionare in modo veramente corretto solo quando è storicamente sufficientemente assimilata nella società o nella comunità. Quando una decisione presa da una maggioranza contro una minoranza viene percepita da quella stessa maggioranza come un trionfo assoluto, al fuori di ogni senso storico, ne soffre la qualità della democrazia. La regola maggioritaria è in contrasto con tutte le tendenze elitariste. I movimenti autoritari non riconoscono la regola maggioritaria. Essi promuovono sempre l idea o di un avanguardia o di una élite che abilitata a imporre la sua volontà alla maggioranza. I leninisti parleranno del ruolo di punta del partito comunista e della dittatura del proletariato. I nazional-socialisti punteranno a élite basate su caratteristiche razziali. I fondamentalisti religiosi rifiuteranno la parità di diritti per donne e dissidenti, anche se questi costituiscono la maggioranza. In forma attenuata, ma anche molto concreta, questo principio elitario è presente anche tra i fautori della cosiddetta democrazia rappresentativa. Dewachter (1992,p. 70)) la spiega così: «In accordo al concetto base di democrazia parlamentare, le decisioni vengono prese da una selezione di Prìncipi filosofi. Distribuito in modo rappresentativo sull intero territorio, viene eletto un campione di rappresentanti del popolo. Tuttavia, gli stessi membri eletti non sono i più rappresentativi; non sono una media, ma sono i migliori. Il Parlamento è l assemblea dei migliori della Nazione.» L ex ministro della Giustizia della Repubblica federale tedesca, Thomas Dehler, ha espresso questo concetto come segue: «A mio parere si tratta di un malinteso sulla natura della democrazia nel credere che il Parlamento sia l esecutore della volontà popolare. Penso che la natura della democrazia rappresentativa sia una cosa ben diversa: in realtà è una aristocrazia parlamentare. I membri del Parlamento hanno il dovere e l opportunità di agire con un maggiore discernimento, una conoscenza superiore, rispetto a quello del singolo cittadino «. (Citato da Dewachter, 2003, p. 30) Per questa chiara espressione dell idea elitarista che sta dietro alla democrazia puramente rappresentativa, Dehler non solo è stato applaudito dai cristiano-democratici, ma anche dai liberali e dai socialisti. In tale contesto, la differenza con i sistemi totalitari è che, in un sistema parlamentare puro, l élite deve ottenere dai cittadini una maggioranza formale. Comunque, ciò che il sistema parlamentare puro e il totalitarismo hanno in comune è che essi permettono l attuazione di leggi contro la volontà della maggioranza del popolo. Il principio del mandato L unanimità costante è irraggiungibile in una democrazia. Questo è il motivo per cui la regola maggioritaria fa parte dell archetipo democratico. Ma c è ancora un altro problema. La partecipazione universale nel processo decisionale democratico sarà comunque irrealizzabile. Ci saranno sempre membri della comunità che non vorranno partecipare per decidere su certe questioni: perché non hanno il tempo, perché ritengono di avere conoscenze insufficienti, o perché hanno altri motivi per non farlo. Così, in aggiunta alla regola maggioritaria, è stata introdotta anche la regola del mandato: coloro che non partecipano alla pubblica assemblea sono considerati come datori di un mandato a coloro che vi partecipano. La regola del mandato non può essere evitata con l imposizione del voto obbligatorio o della presenza obbligatoria (per di più tale presenza obbligatoria non è nemmeno auspicabile; si veda il riquadro 6-2). Anche se viene decretato per legge che tutti i membri della comunità debbano partecipare alla pubblica assemblea, deve essere sempre fatto un accordo per coloro che non rispettano tale obbligo. Le decisioni della pubblica assemblea saranno sempre vincolanti anche per gli assenti. Così il principio del mandato non c entra nulla con la differenza fra processo decisionale rappresentativo e processo decisionale democratico-diretto. Il principio del mandato è una conseguenza diretta del fatto che le leggi, per definizione, si applicano a tutti i membri della comunità. In altre parole: nessuno può negare che una qualsiasi legge si applichi a lui personalmente argomentando che non ha partecipato alla conformazione della legge. Con la rinuncia alla partecipazione al processo decisionale sulla legge, ognuno viene automaticamente considerato come se avesse dato un mandato a chi ha preso effettivamente la decisione. Senza questo principio ogni individuo potrebbe sottrarsi all applicabilità delle disposizioni legislative a loro propria discrezione. 1415 Quindi in un processo decisionale democratico-diretto tramite pubblica assemblea, formalmente ci sono sempre due decisioni da prendere: - primo, viene presa una decisione di mandato: ogni cittadino decide di partecipare personalmente al parlamento ad hoc che prenderà la decisione, oppure di dare mandato ai concittadini (solo se non partecipa); - secondo, la pubblica assemblea decide poi sulla questione in discussione. Dall assemblea pubblica al referendum Fino a qui abbiamo raggruppato i seguenti elementi che sono componenti irrinunciabili per il funzionamento della pubblica assemblea e che possiamo considerare come componenti dell archetipo della democrazia: - il principio di uguaglianza; - il principio di sovranità popolare (non c è autorità superiore al popolo); - la regola maggioritaria; - il principio del mandato. La pubblica assemblea non è praticabile in un moderno Stato democratico ad eccezione del livello locale. Ma questo non è un problema. La pubblica assemblea, in quanto simbolo di democrazia, può tranquillamente essere abbandonata. Ciò che è essenziale è che gli elementi fondamentali dell archetipo della democrazia vengano conservati. La pubblica assemblea è solo una delle possibili manifestazioni dell archetipo sottostante. Il modello della pubblica assemblea ha i suoi limiti. Oltre una certa dimensione della popolazione la piazza diventa semplicemente troppo piccola. Di conseguenza, il dibattito pubblico deve aver luogo da qualche altra parte: attraverso i media, attraverso riunioni di quartiere, ecc. Il dibattito durerà più a lungo e sarà di natura meno diretta. Questo è più un vantaggio che uno svantaggio. C è più tempo per la consultazione, più possibilità di intravedere false argomentazioni. Inoltre, non ci sarà più il voto per alzata di mano, ma nella privacy della cabina elettorale. Questo tipo di votazione a scrutinio segreto è innegabilmente un grande vantaggio: ognuno può esprimere il suo parere libero da pressioni sociali. Attraverso queste due modifiche, la pubblica assemblea si trasforma in un referendum. Un referendum è essenzialmente una pubblica assemblea in cui i partecipanti non si incontrano fisicamente. Ma, allo stesso tempo, l iniziativa referendaria dei cittadini conserva ancora tutte le caratteristiche essenziali della pubblica assemblea: il principio di uguaglianza, il diritto di iniziativa, la regola maggioritaria e il principio del mandato. È interessante notare che in termini storici - in particolare in Svizzera anche questo passaggio da pubblica assemblea a referendum si verificò per iniziativa pubblica: «In molti Cantoni, il referendum e i dispositivi di iniziativa furono visti come un sostituto accettabile per le assemblee dirette comunali e cantonali Landsgemeinden. La crescita della popolazione aveva reso questo tipo di pubblica assemblea impraticabile. In alcuni Cantoni, come Schwyz e Zug nel 1848, la sostituzione fu immediata e diretta; introdotto il referendum, il Landsgemeinde fu messo da parte.» (Kobach, 1994, p ) Democrazia rappresentativa Anche il referendum ha però i suoi limiti. Non possiamo tenere un referendum su ogni problema: i costi per la società del processo decisionale diretto sarebbero semplicemente troppo elevati. Non solo ogni referendum costa caro. Ancora più importante è il fatto che ogni referendum esige tempo e sforzo da parte dei cittadini: essi devono impiegare le loro migliori energie mentali per formarsi un opinione in merito alla questione in discussione, e poi dare il loro voto. Naturalmente i cittadini oberati possono astenersi dal voto nel referendum e, così facendo, danno mandato a coloro che votano. Se ci sono troppo poche persone interessate però, questa procedura è perfino inutile. È assurdo organizzare un referendum nazionale su una questione per la quale alla fine manifestano interesse solo una manciata di elettori. Non solo è irrealizzabile la pubblica assemblea, ma anche l uso sistematico del referendum diventa impraticabile. Pertanto si deve trovare un altra soluzione. La questione essenziale in questo contesto è: quando il referendum è un metodo inopportuno per prendere decisioni, chi prenderà allora effettivamente tali decisioni? Il problema del mandato con il referendum normalmente si risolve da sé: quelli abilitati al voto, e chi in effetti votano, ricevono il mandato dalla società. Poiché ognuno è libero di accettare o meno tale mandato, il principio di uguaglianza non viene violato. Ma a chi viene dato il mandato, se il referendum non ha luogo? La democrazia rappresentativa costituisce essenzialmente una tecnica per risolvere tale problema di mandato. La democrazia rappresentativa deve essere messa in atto quando i cittadini hanno troppo poco tempo o poco interesse a cooperare per una decisione ancora da prendere. I costi per la società per un referendum su ogni singolo oggetto sono, a un certo punto e secondo gli stessi cittadini, troppo alti in proporzione ai benefici democratici (accesso diretto al processo decisionale per ogni cittadino). Questo è il motivo per cui i cittadini nominano un parlamento fisso per diversi anni, che riceve il mandato di decidere su tutte le questioni che i cittadini non vogliono decidere direttamente. L elezione del parlamento è quindi un tipo particolare di decisione democratica diretta: i cittadini decidono chi deciderà, e a quali condizioni, in merito alle questioni per le quali il popolo desidera delegare il mandato. Il mandato ricevuto dal Parlamento è pertanto una speciale manifestazione del mandato conferito dall intera comunità ai votanti effettivi nel processo decisionale democratico diretto. Nel processo decisionale democratico-diretto (referendum), gli elettori effettivi operano come se fossero un enorme parlamento ad hoc che è incaricato di decidere sull oggetto. L unica differenza con il processo decisionale rappresentativo (voto in parlamento) è che il parlamento ha ricevuto il suo mandato un po di tempo prima del voto, e il mandato è conferito per un determinato periodo di tempo. E chiaro che questa separazione tra mandante e decisore non è fondamentale. Ma è però essenziale per capire che il parlamento e la comunità degli elettori in un referendum hanno la stessa base sia logica che formale. 1516 Il rapporto tra referendum e processo decisionale parlamentare L introduzione del Parlamento rappresentativo solleva un nuovo problema. Come si fa a determinare quali sono le questioni su cui i cittadini vogliono decidere ancora direttamente? I sostenitori del sistema rappresentativo puro hanno pronta la loro risposta. Loro sostengono che il Parlamento è plenipotenziario e rifiutano il referendum. Ciò danneggia gravemente il principio di sovranità popolare incluso nell archetipo della democrazia. In questo modo nel sistema rappresentativo puro è ancor più aperta la possibilità che passino leggi volute da un élite, ma che verrebbero respinte dalla maggioranza. Non appena il Parlamento si è insediato può agire liberamente contro la volontà della maggioranza. Il diritto di iniziativa, che scaturisce direttamente dal principio di uguaglianza, viene abrogato. I difensori del sistema puramente rappresentativo giustificano questo sistema con due argomenti principali. Un mandato imposto non è affatto un mandato Innanzi tutto i difensori del sistema puramente rappresentativo dichiarano che i cittadini danno un mandato a quelli che vengono eletti e che, di conseguenza, questi ultimi ora possiedono il diritto di decidere. Così facendo essi ignorano il fatto che questo tipo di mandato imposto crea una contraddizione interna. Un mandato legittimo, proprio come un dono legittimo, può essere dato solo volontariamente. Questa volontarietà significa anche che il cittadino deve essere libero di non affidare un mandato, ma di optare per il processo decisionale diretto tramite referendum. Un mandato imposto è un finto mandato. Un analogia può chiarire ciò. Immaginatevi di essere trattenuti di notte da cinque aggressori che pretendono il vostro portafoglio. Tuttavia questi vi lasciano scegliere a quale aggressore lasciare il vostro denaro. Per pura necessità voi consegnate il vostro denaro all aggressore meno sgradevole, che più tardi viene arrestato dalla polizia. Poi, durante il confronto, il tizio vi dice :»Io non affatto rubato il portafoglio, tu mi hai dato il portafoglio di tua propria spontanea volontà. Dopo tutto, eri assolutamente libero di non darmi il portafoglio». E ovvia la perversità di questa argomentazione. Siete stati davvero liberi sia di dare che non dare il denaro a questa specie di farabutto, ma siete stati ad ogni modo costretti (tra l altro anche dal furfante in oggetto) a cedere comunque il portafoglio - contro la vostra volontà. Vi è stata negata la libertà di tenervi il portafoglio. Sostituite i ladri in questa analogia con i partiti politici, e il portafoglio con il vostro diritto di partecipare direttamente al processo decisionale, e ottenete l argomentazione a favore del processo decisionale rappresentativo puro. Proprio come la libertà di cedere il portafoglio era una falsa libertà, il mandato in un sistema rappresentativo puro è un falso mandato, proprio perché è imposto. In questo contesto Friedrich Nietzsche ha scritto: «Il Parlamentarismo, vale a dire il permesso ufficiale di poter scegliere tra cinque punti di vista politici, è popolare tra molti di quelli che vorrebbero apparire indipendenti e individualisti nel battersi per far prevalere le loro opinioni. Comunque alla fine, non fa alcuna differenza se alla moltitudine sia imposta un opinione o le siano permesse cinque opinioni.»(nietzsche, 1882, 1999, p. 500) Il concetto di democrazia puramente rappresentativa» è una contraddizione in termini (comparabile con il termine cerchio quadrato), soprattutto se la maggior parte delle persone vogliono il processo decisionale diretto. Se la maggioranza della popolazione vuole il processo decisionale diretto, un sistema rappresentativo puro è antidemocratico per definizione, perché - per sua natura - tale sistema è in contrasto con la volontà della maggioranza (in quanto essere quadrato implica la presenza di angoli, un cerchio non può essere per definizione quadrato, perché il cerchio - per sua stessa natura - non ha angoli). Fondare un proprio partito I sostenitori del processo decisionale rappresentativo puro hanno anche una seconda argomentazione. Essi dicono pure che ognuno è libero di creare un partito da solo e candidarsi per un seggio parlamentare. Però questa risposta non tiene conto del principio di sovranità del popolo. La sovranità popolare ha inizio con l opportunità della gente di essere in grado di determinare come viene presa una decisione. E molto probabile che la grande maggioranza della popolazione voglia esprimere direttamente la propria opinione su una questione specifica, mentre solo pochissime persone aspirano ad avere un seggio in parlamento. In una democrazia ciò deve essere rispettato. Chiunque decreti contro la volontà della maggioranza, e cioè che il processo decisionale diretto non è consentito e che i cambiamenti si devono ottenere prendendo un posto in parlamento, si pone al di sopra e in opposizione al popolo e viola la sovranità del popolo. Se il popolo vuole decidere su una questione specifica, e questo gli è reso impossibile, allora evidentemente il popolo non sta esercitando il potere. Quando una élite rifiuta alla maggioranza dei cittadini la possibilità desiderata di prendere decisioni direttamente, e propone la creazione di un partito come una alternativa, allora si sta trattando la maggioranza con atteggiamento di sufficienza e non c è più una questione di democrazia. Una ricerca sul motivo del comportamento elettorale mostra senza mezzi termini che la maggioranza degli elettori non vota solamente perché essi vogliono affidare un mandato [v. 2-2]. La maggioranza degli elettori vota in modo strategico: dato l attuale sistema, quali leader sembrano essere meno dannosi? Se i voti venissero effettivamente espressi in uno spirito di assegnazione democratica dei mandati, l attuale sfiducia della gente nei confronti dei loro parlamenti - che i sondaggi in tutta Europa ripetutamente evidenziano - sarebbe del tutto inspiegabile. Non vi sono mandatari nel vero senso della parola seduti in parlamento; ma ci sono leader che vengono eletti al posto di altri dagli elettori semplicemente perché l elettorato è, in questo momento, costretto a eleggere qualcuno e vota solo per la persona (o partito) meno in grado di fare danni. Pertanto c è una differenza fondamentale tra i partiti politici che sostengono l iniziativa referendaria popolare obbligatoria e quelli che resistono alla sua introduzione. Questi ultimi devono essere considerati come interessati al potere. Solo quei partiti che sostengono incondizionatamente l introduzione del referendum obbligatorio di iniziativa popolare possono essere considerati autenticamente democratici, in senso letterale, che lottano per una autentica forma di potere della gente. 1617 Parlamento e referendum Perciò il sistema puramente rappresentativo non può essere considerato come veramente democratico. Tale sistema necessita, a priori, l impiego di un processo decisionale d élite e apre la possibilità d introdurre leggi contrarie alla volontà popolare. Ciò nonostante, il sistema rappresentativo può funzionare ragionevolmente bene in una situazione particolare. Quando la grande maggioranza degli elettori approva un sistema puramente rappresentativo e se, inoltre, la maggioranza dei cittadini si identifica principalmente con uno dei partiti politici esistenti, il sistema puramente rappresentativo è ragionevolmente legittimo (perché esso è desiderato dai cittadini). Questa situazione si è forse verificata in misura più o meno ampia in molti paesi occidentali fino al 1960 circa. Ma i tempi sono cambianti. La maggioranza dei cittadini vuole i referendum e la maggiore parte delle persone non si identifica più espressamente con un partito politico o l altro (cfr. riquadro 1). Il sistema del processo decisionale politico resta invariato, ma il deficit democratico è ancora notevolmente in aumento, perché in questo sistema la capacità della gente di esprimere le proprie convinzioni sociali continua ad essere erosa. Questa situazione può essere risolta solo con l introduzione del referendum obbligatorio di iniziativa popolare. Insieme al sistema rappresentativo, il referendum obbligatorio di iniziativa popolare è in grado di produrre un sistema che, da una parte, contiene le caratteristiche essenziali della pubblica assemblea (uguaglianza, diritto di iniziativa, regola maggioritaria, principio di mandato) e, dall altra, è ancora utilizzabile in una società moderna. Però poi dobbiamo introdurre alcuni nuovi principi che stabiliscano come i processi decisionali rappresentativi e diretto-democratici interagiscono reciprocamene. In particolare, se vogliamo mantenere il vantaggio essenziale della democrazia rappresentativa (voto popolare non su ogni questione), i cittadini devono essere tenuti a dimostrare un interesse attivo nel processo decisionale diretto. Il parlamento, o l organo rappresentativo, verrebbe considerato in possesso di un mandato per tutte quelle questioni sulle quali i cittadini non rendono attivamente manifesto il loro desiderio per il processo decisionale diretto. Pertanto, se un gruppo di cittadini vuole ottenere un referendum su una certa questione, essi devono dimostrare che effettivamente esiste tra la gente un chiaro desiderio per il processo decisionale diretto. In pratica, questa prova è fornita mediante la raccolta di firme per richiedere un referendum. In Svizzera, ad esempio, si tiene un referendum a livello federale se il 2% degli elettori ne fa richiesta. Gerarchia delle leggi Una legge che viene approvata con un referendum deve essere di rango superiore nella gerarchia giuridica alle leggi approvate dal Parlamento. Inoltre c è una disposizione supplementare: una legge approvata direttamente dal popolo non può essere successivamente rottamata dal Parlamento. Dopo tutto, se si tiene un referendum, ciò significa che le persone vogliono esprimere le proprie opinioni in merito alla questione in esame. Con il referendum il mandato democratico è quindi posto nelle mani degli elettori e non in quelle dei membri del parlamento. In Svizzera questa superiorità della legge del popolo è disciplinata a livello federale includendo la legge popolare come parte della Costituzione. Poiché la Costituzione svizzera può essere modificata solo attraverso un referendum, ciò significa che una decisione del popolo non può essere abolita che da un altra decisione del popolo. C è però lo svantaggio che la Costituzione svizzera si è sviluppata in uno strano miscuglio di disposizioni generali (come quelli che di solito tendono a comparire in una costituzione) e disposizioni molto specifiche (che sono normalmente regolate con leggi ordinarie). Che possano sorgere gravi problemi su questo punto è dimostrato dall esempio dell Oregon. In questo Stato USA esiste il referendum obbligatorio di iniziativa popolare, ma con maggioranza semplice il parlamento statale può abolire le leggi che sono state fatte con un referendum. Ciò è realmente accaduto. Nel 1988, ad esempio, fu condotta un iniziativa popolare che prevedeva una pena detentiva più lunga per i criminali violenti. Questa legge fu successivamente abrogata dalle Camere legislative. Successivamente fu lanciata un iniziativa popolare (misura 33), nel tentativo di prevenire questo genere di evento. Essa proponeva quanto segue: - le leggi create sulla base di una iniziativa popolare possono essere cambiate solo nei primi cinque anni da un altra iniziativa popolare; - dopo cinque anni, può essere fatto un cambiamento solo se ottiene almeno il 60% dei voti in entrambe le Camere legislative (Senato e Camera dei rappresentanti). Tuttavia la proposta venne respinta con stretto margine nel novembre del Quorum di partecipazione Visto il principio di mandato è assurdo introdurre quorum di partecipazione al processo decisionale diretto. I cittadini che non prendono parte ad una votazione sono considerati come se avessero dato un mandato a coloro che vi partecipano. Se si introducono quorum alla partecipazione si apre la porta ad azioni di boicottaggio da parte delle minoranze. Supponiamo per esempio che vi sia un quorum di partecipazione del 40% e che il 60% degli elettori voglia votare. All interno del gruppo desideroso di votare, il 55% sostiene la proposta oggetto del voto e il 45% vi si oppone. Gli oppositori non possono vincere la consultazione se prenderanno parte al referendum. Ma se rimangono a casa però possono vincere, perché allora il quorum del 40% non verrà raggiunto e la proposta verrà respinta contro la volontà della maggioranza [v. 2-2]. Abbiamo visto che il mandato parlamentare non è che una forma derivata del mandato ricevuto dagli elettori effettivi nel processo decisionale diretto-democratico. Un Parlamento contiene in media solo il 0,003% della popolazione eppure esso può sempre prendere decisioni. Quindi non ha senso introdurre d un tratto un quorum di partecipazione del 20% o 40% per il parlamento ad hoc formatosi con il referendum. L errore che viene fatto con i quorum di partecipazione è che le persone che rimangono a casa sono computate o come sostenitori o come oppositori (a seconda del referendum). In realtà essi hanno scelto di non esprimere le proprie opinioni. Questo deve essere rispettato. Infine possiamo anche notare che l affluenza ad un referendum non deve essere confrontata con l affluenza alle elezio- 1718 ni. Nelle elezioni le questioni di ogni tipo sono all ordine del giorno o manifeste nei partiti: quelle correnti e anche tutti i nuovi argomenti che potrebbero presentarsi nei prossimi quattro o cinque anni. Un referendum ha una sola questione specifica all ordine del giorno, quindi è logico che l affluenza a questo sia inferiore a quella per le elezioni. Talvolta vengono addotte argomentazioni a favore di un quorum basso, proprio per evitare possibili boicottaggi. Comunque anche questo punto di vista è illogico. Un quorum o è così basso che è destinato ad essere raggiunto - allora per essere sicuri il boicottaggio viene escluso, ma al tempo stesso il quorum è inutile - oppure il quorum è così alto che è improbabile che venga mai raggiunto: quindi è possibile il boicottaggio. Non c è una terza possibilità. Si deve anche ricordare che il quorum partecipativo è fondamentalmente impossibile per le elezioni parlamentari o per le elezioni dei consigli comunali. Infatti se un tale quorum non venisse raggiunto il sistema legislativo e amministrativo si fermerebbe completamente. Non ci sono buone ragioni per non avere il quorum per questo tipo di elezioni e insistere per averne uno per i referendum. Se al gruppo che prende la decisione di indire un referendum è richiesto di essere sufficientemente rappresentativo, poi lo stesso obbligo deve valere a maggior ragione (anche più rigorosamente) per le elezioni parlamentari. Supponiamo che un quorum di partecipazione del 25% venga stabilito per un referendum e, allo stesso tempo non venga fissato nessun quorum per le elezioni parlamentari. Un referendum a cui partecipa il 20% dell elettorato verrà dichiarato non valido. Ma un Parlamento, che viene eletto solo dal 5% dell elettorato può sempre prendere decisioni legittime decisioni fondate sulla partecipazione indiretta del 5% dei cittadini mentre il risultato del referendum annullato può vantare una partecipazione diretta del 20% dei cittadini. Ciò è illogico. Inoltre il mandato che viene dato al parlamento è di portata molto più ampia rispetto al mandato conferito agli elettori da parte di coloro che rimangono a casa durante un referendum. Dopo tutto non si può dire nulla con certezza su quali decisioni di grande portata verranno prese da tutti i membri del parlamento. Nel corso di una seduta parlamentare nuovi argomenti e disegni di legge, che non potevano essere previsti, vengono costantemente messi all ordine del giorno. Infine alcuni sostenitori del quorum di partecipazione si riferiscono al cosiddetto rischio di compartimentazione. Con ciò si intende che i cittadini voterebbero solo per le questioni per le quali è interessato il proprio gruppo. Ad esempio in un referendum su di un progetto per trattare il letame voterebbe solo quella piccola parte della popolazione che sono allevatori di bestiame. Questa obiezione si basa sulla falsa premessa che le persone votino solo per difendere i propri interessi di gruppo. La realtà è diversa (si veda il capitolo 6, punto b). In Paesi o stati senza quorum di partecipazione, come la Svizzera e la California, non c è alcuna evidenza di compartimentazione. I progressi nella pratica delle votazioni democratiche dirette rende qualsiasi effetto di compartimentazione improbabile a priori. Ad esempio in qualsiasi referendum-day in Svizzera vi sono quasi sempre diverse questioni referendarie da votare simultaneamente. Questi referendum sono tenuti sulle più diverse discipline e non riguardano solo il livello federale e cantonale ma anche il livello comunale. Pertanto la gente non è di norma chiamata alle urne per l interesse di un unica speciale questione. Al contrario è il sistema parlamentare ad essere altamente esposto alla tentazione della compartimentazione. Interessanti esempi di ciò sono appunto il sistema di trattamento del letame od il divieto della pubblicità a favore del tabacco in Belgio. Gruppi d interesse economico, tramite i loro contatti con un ristretto gruppo di membri specializzati del Parlamento, possono esercitare una pressione inaudita sul processo decisionale. Il processo decisionale diretto-democratico renderebbe molto più difficile, per tali gruppi d interesse, giocare e vincere a man bassa. Il quorum nel Parlamento Talvolta il quorum di partecipazione ai referendum viene difeso mettendolo a paragone con quello vigente in molti parlamenti. Le votazioni in seno al parlamento sono spesso valide solo a condizione che almeno il 50% dei membri del Parlamento esprimano il loro voto. Per analogia una votazione popolare potrebbe essere valida solo a condizione che almeno il 50% delle persone esprimano il loro voto. Tuttavia l analogia è falsa. Abbiamo visto che il Parlamento è logicamente equivalente a quelli che votano in un referendum e non al numero totale di persone aventi diritto al voto. Un Membro del Parlamento ha un contratto in corso con i cittadini: lui/lei ha intavolato questo contratto per un determinato periodo di tempo per portare avanti il processo decisionale sociale nella misura in cui i cittadini stessi non vogliono decidere. Pertanto il Membro del Parlamento (MP) deve essere in teoria sempre presente alle votazioni in Parlamento. Se lui/lei si allontana intenzionalmente, ciò costituisce una rottura del contratto con gli elettori. Il quorum del 50% in Parlamento è un debole riflesso di tale obbligo. Non è un buon accordo, perché opera a favore della polarizzazione tra maggioranza e minoranza in parlamento. A sua volta questa polarizzazione è in contrasto con il contratto che intercorre tra i membri di minoranza del parlamento e i loro elettori. Se questi Membri del Parlamento fanno parte della minoranza, si può legittimamente sostenere che la loro presenza in parlamento è inutile: non possono mai influire sulle decisioni. Pertanto questi Membri del Parlamento non sono in grado di onorare i propri contratti con gli elettori, il che non è colpa loro ma un effetto del loro isolamento da parte dei loro colleghi della maggioranza. Sarebbe meglio sostituire il quorum del 50% in Parlamento con una regola in cui l assenza di un membro del parlamento venisse sanzionata con la rimozione e la sostituzione con un candidato non eletto di un altro partito. La sfera d autorità del referendum Deve essere possibile tenere un referendum su tutte le questioni per le quali è pure possibile una decisione rappresentativa. È in conflitto con il diritto di iniziativa negare ai cittadini il diritto di indirizzare il processo decisionale su determinate questioni. Comunque il processo decisionale diretto deve essere soggetto alle restrizioni che si applicano anche al processo decisionale rappresentativo. Tre punti sono particolarmente importanti in questo contesto: - Il processo decisionale deve avvenire al livello adeguato. Ad esempio non si può riformare il sistema di sicurezza sociale a livello provinciale o abolire la produzione di energia nucleare a livello comunale. - Le proposte per essere votate devono essere in conformità 1819 con i diritti fondamentali e di libertà stabiliti nella Costituzione e dai trattati internazionali sui diritti umani. - Tuttavia il popolo deve avere il diritto di cambiare la Costituzione con un referendum e gli deve essere dato anche il controllo diretto-democratico sull ingresso nei trattati. I trattati devono essere sempre soggetti a un limite di tempo e possono essere disdetti. In ogni altro caso la sovranità popolare sarebbe limitata in modo inaccettabile. L élite politica ha una forte tendenza, ispirata dalla mancanza di fiducia, ad escludere il processo decisionale diretto-democratico per certi argomenti. Si trova questo atteggiamento non solo tra i leader politici ma anche tra docenti universitari e professori. Un esempio è la «Raccomandazione formulata dal comitato scientifico della Commissione per il rinnovamento politico» (2000) per il comitato dei parlamentari belgi che si occupano di rinnovamento politico. In questo documento possiamo leggere: «Le questioni fiscali sono escluse da una votazione popolare in molti paesi; il motivo si basa sul giustificato timore che con il referendum o il consenso popolare la gente opterà quasi sempre per una riduzione delle spese che sopporta, laddove al tempo stesso chiede che il governo fornisca gli stessi servizi o anche migliori». In seguito a ciò i professori sostengono l esclusione delle questioni che riguardano esclusivamente o principalmente temi fiscali o di bilancio. La loro argomentazione non è soltanto anti-democratica, ma è anche falsa nella misura in cui essi non menzionano espressamente l esempio contraddicente della Svizzera. Qui non ci sono restrizioni ai referendum su questioni fiscali, senza che ciò arrechi pregiudizio al bilancio nazionale (si vedano anche i capitoli 5 e 6). Diritto di petizione I più piccoli gruppi di cittadini (ad esempio lo 0,1% dell elettorato, circa firme in Gran Bretagna) devono essere in grado di sottoporre qualcosa all ordine del giorno del Parlamento (diritto di petizione), anche se sono state raccolte firme insufficienti per ottenere un referendum. Questa è una diretta conseguenza della natura stessa del Parlamento: è l istituzione in cui vengono prese le decisioni su questioni di rilevanza sociale su cui gli stessi cittadini non vogliono decidere. Il fatto che diverse migliaia di cittadini presentino una petizione rende già l oggetto un problema di rilevanza sociale. Il diritto di petizione e il referendum di iniziativa popolare sono collegati in una procedura multi-fase diretto-democratica. Una iniziativa popolare incomincia come una petizione di gruppo. Se per esempio sono le firme raccolte, la proposta dei cittadini è inoltrata al Parlamento come petizione. Se il parlamento approva la proposta, l iniziativa si conclude. Negli altri casi l iniziativa popolare può costringere a un referendum, se si ha un maggior numero di firme (ad esempio il 2% degli elettori, circa in Gran Bretagna). Gli elettori devono quindi anche essere informati sulle raccomandazioni e considerazioni del parlamento, che certamente costituiscono una parte significativa del dibattito sociale. Al parlamento può anche essere concesso il diritto di presentare una proposta alternativa in aggiunta alla proposta popolare. Poi, in occasione del referendum, gli elettori hanno la possibilità di scegliere fra tre alternative: lo status quo, la proposta popolare, ovvero l alternativa parlamentare (questo tipo di sistema è in vigore in Svizzera e Baviera). Questo tipo di provvedimento può garantire un legame più stretto tra il parlamento e la gente (si veda anche il capitolo 6, lettera e). 2-1: L assemblea pubblica L assemblea pubblica è la più antica e la più semplice manifestazione di democrazia. Nell Atene di Pericle ( a. C) l assemblea pubblica (ekklesia) era l autorità suprema, che approvava leggi e prendeva decisioni di guerra e pace. L assemblea pubblica ateniese non permetteva rappresentanze che acquisissero il suo ruolo o la sua autorità. Il principio di uguaglianza non era ancora apparso. Solo i cittadini (nel significato della parola di quell epoca) erano ammessi all assemblea pubblica; gli schiavi ne erano esclusi. All epoca di Pericle c erano circa cittadini a fronte di schiavi. Non tutti i cittadini avevano voti uguali: i possidenti avevano un ruolo maggiore. Assemblee pubbliche similari emersero in molti luoghi in Europa nel tardo Medioevo. Lecomte (1995, 2003) ad esempio descrive le consuetudini nella piccola città belga di Fosses-la-Ville, quando questa apparteneva alla diocesi del principato di Liegi. Conosciamo l esatta organizzazione dell amministrazione locale a Fosses-la-Ville da un documento del 11 dicembre La gestione quotidiana della città era svolta da un consiglio comunale che veniva eletto una volta all anno. I capofamiglia della città si riunivano a questo scopo alla porta della città bassa porta di Fosses e designavano i membri del consiglio comunale con un voto a maggioranza semplice. Dopo il quindicesimo secolo, queste assemblee pubbliche venivano tenute in ogni quartiere, ma il sistema rimase comunque lo stesso. Non solo votavano i cittadini della città stessa, ma votavano anche i borghesi ambulanti (non residenti che non godevano per nulla dei diritti di cittadinanza) che venivano dalla campagna circostante. L adunata di cittadini in assemblea veniva chiamata Généralité. Essi non solo nominavano il consiglio comunale ma avevano anche il potere di occuparsi di tutte le questioni importanti. Il consiglio comunale non poteva prendere decisioni per conto proprio ma era tenuto a convocare una assemblea pubblica. Lecomte riassume i seguenti poteri che appartenevano intrinsecamente alle prerogative della Généralité: - emettere nuovi regolamenti e statuti - vendere o ipotecare beni e proprietà Comunali - importanti lavori pubblici - approvazioni dei conti di fine anno - imposizione di imposte Era compito del sindaco convocare la généralité ogni volta che era necessaria una decisione in uno di questi settori. Il compito del consiglio comunale era essenzialmente esecutivo: era responsabile di curare le attività correnti, ma le nuove regole e le decisioni importanti dovevano essere sempre approvate direttamente dai cittadini. Lecomte correttamente sottolinea la differenza qualitativa tra il regime democratico-diretto di Fosses e il sistema attuale, in cui non sono i cittadini ma piuttosto i Consiglieri comunali a prendere le grandi decisioni: «... C è una differenza fonda- 1920 mentale tra il consiglio della comunità medievale di Fosses e lo stesso consiglio di oggi. Oggigiorno il consiglio adotta regolamenti locali e stabilisce imposte comunali. Nulla di tutto ciò esisteva nel XV secolo. Il potere di fare le leggi locali apparteneva essenzialmente alla Généralité, vale a dire all assemblea generale dei cittadini chiamati a esprimere le loro opinioni su tutte le questioni che toccavano gli interessi della comunità cittadina non rientranti nell ordinaria amministrazione. «(Lecomte, 2003, p. 154). Almeno l 85% dei Comuni svizzeri sono ancora oggi gestiti con l assemblea pubblica (Kriesi 1992, p. 113). A livello cantonale l assemblea pubblica (Landsgemeinde) ora esiste solo nell Appenzell e nel Glarus. Queste assemblee datano a partire dalla fine del Medioevo (il più antico documento che contiene le decisioni prese da un Landsgemeinde risale al 1294) e forse sono storicamente legate all antica tradizione germanica o scandinava del «Thing». Il Landsgemeinde del cantone Appenzell Innerhoden si riunisce una volta l anno nella piazza del mercato centrale nell ultima domenica di aprile. Tutti i cittadini sopra i 18 anni possono partecipare (fino al 1992 l età minima era 20). In genere si presentano tra il 25% e il 35% dei cittadini aventi diritto di voto che sono circa persone. Se ci sono questioni controverse all ordine del giorno questo numero di solito aumenta. Il voto è per alzata di mano, per cui l abmehren (verifica di chi ha la maggioranza) a volte incappa in problemi. Oltre l elezione del Standeskommission (consiglio direttivo), il Landamman (una specie di presidente del consiglio) e il Kantonsgericht (giudice cantonale), i punti obbligatori all ordine del giorno del Landsgemeinde sono i seguenti: una eventuale modifica della Costituzione cantonale tutte le leggi o gli emendamenti allo Statuto che sono stati preparati dal Grosser Rat (letteralmente il grande consiglio ) tutte le proposte per le nuove spese pubbliche sopra i franchi svizzeri o spese rinnovabili di almeno franchi l anno per un periodo di almeno cinque anni (finanziamento referendum dal 1976) leggi o emendamenti alla Costituzione cantonale proposti dai cittadini per i quali è sufficiente una firma se almeno un cittadino lo richiede: un voto su qualsiasi decisione di spendere almeno franchi svizzeri o di almeno franchi l anno per un periodo di almeno cinque anni Pertanto, nessuna legge può entrare in vigore nell Appenzell Innerhoden senza che prima venga approvata dall assemblea pubblica. Ogni cittadino ha diritto di parlare all assemblea pubblica. Non vi sono restrizioni sul numero di oratori o sul tempo di parola. Nella prassi questo non causa alcun problema perché gli oratori sono concisi e arrivano subito al punto e non si ripetono uno con l altro. (Hutter, 2001; Carlen, 1996). In diversi stati nel nord-est degli Stati Uniti, esiste anche una tradizione amministrativa che si basa sulla cosiddetta Open Town Meetings (OTMs), che può essere fatta risalire direttamente ai Padri Pellegrini (Zimmerman, 1999). Il più alto organo amministrativo nella comunità non è un consiglio comunale eletto ma una pubblica assemblea. L OTM fondamentalmente si riunisce una volta l anno. Tutti gli elettori iscritti dalla comunità possono parlare e votare in assemblea. L assemblea è convocata dal Board of Selectmen. Questo è un comitato i cui membri sono stati nominati in occasione della precedente seduta del OTM, e che opera come una sorta di esecutivo del OTM. I cittadini possono inserire punti all ordine del giorno per la OTM. Ciò richiede: un centinaio di firme di elettori registrati, o (nei piccoli comuni) le firme di un decimo del numero di elettori iscritti. Il Selectmen stesso può inserire punti all ordine del giorno, e includere voci che sono stati curati dall Amministrazione della città e da altri comitati e commissioni. Ai partecipanti all OTM vengono fornite numerose informazioni. In alcuni Comuni l OTM effettivo è inoltre preceduto da un pre-town Meeting informativo, durante il quale i cittadini possono chiedere ulteriori informazioni riguardo ai temi all ordine del giorno. Nel documento stesso si possono trovare consigli di varie commissioni su molti dei temi su cui deve essere espresso il voto. Il town consel, un avvocato specializzato in legislazione comunale, svolge un importante ruolo di consulenza nello stesso OTM. Si vota per alzata di mano oppure alzandosi in piedi, ma per argomenti delicati si passa allo scrutinio segreto. Un problema per lo scrutinio segreto è l impiego di tempo (di solito tre quarti d ora per il voto e il conteggio). Tuttavia il ricorso alla votazione a scrutinio segreto è essenziale per evitare la pressione sociale su argomenti controversi. Le decisioni dell OTM possono essere sempre abrogate tramite referendum. In Massachusetts sono richieste le firme di 300 elettori iscritti e la decisione del OTM verrà abrogata se lo decide una maggioranza di almeno il 20% degli elettori registrati. In circostanze speciali possono essere convocati OTMs supplementari. Quanti cittadini presenziano al Town Meeting? Negli Stati Uniti è necessario registrarsi come elettore. Le percentuali indicate sono per i quattro stati con OTMs completi: Maine: 28,17%; Vermont: 26,03%; New Hampshire: 22,60%; Massachusetts:11,89%. In realtà tali percentuali dovrebbero essere incrementate del 10% circa, dato che un decimo dei nomi sulle liste elettorali sono quelli di elettori che si sono nel frattempo trasferiti. Secondo l indagine di Zimmerman (1999), il livello di partecipazione sembra dipendere in larga misura dalla dimensione della comunità. Nei Comuni con meno di 500 abitanti di solito sono presenti più di un terzo. Nel Connecticut in città con più di residenti la partecipazione è pari a circa l uno per cento (Zimmerman, p. 165; dati per il 1996). Frequenze molto basse sono state notate anche nelle comunità dove i poteri del Town Meeting sono limitati. Zimmerman (p ) ha intervistato funzionari comunali sulla qualità del dibattito nel OTM. In Massachusetts l 82% ha valutato la qualità come eccellente o buona, il 16% come ragionevole e il 2% come dubbia. Zimmerman ha inoltre chiesto loro di valutare la qualità delle decisioni. In Massachusetts l 86% dei funzionari ha considerato le decisioni ottime o buone, il 14% ragionevoli e l 1% incerte. Le cifre sono simili in altri Stati. 20 Vedere altro
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