Source: http://cristo-re.eu/FORMAZ%20ARG%20STAMPA%20CSM%20NO%20MANCINO%20DIPEND%20CSAM%20DA%20GOVERNO.htm
Timestamp: 2018-11-19 15:43:54+00:00

Document:
Mancino: "No a Csm sotto il ministero" Anm: "Via allo stato di agitazione"
Il presidente dell'Associazione magistrati: "Sarebbe un ritorno al passato, a cui ci opporremo"
capezzone: "csm non è terza camera: niente veti preventivi"
I MAGISTRATI IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE
"Dall'Anm guerra preventiva a riforme"
Il ministro della Giustizia Alfano sulla dichiarazione di stato di agitazione del sindacato delle toghe
ROMA - "Inspiegabile, sorprendente e dunque pretestuosa". Così il ministro della Giustizia Angelino Alfano definisce la dichiarazione dello stato di agitazione dell'Associazione nazionale magistrati. Una mossa che, secondo il Guardasigilli, "ha tutto il sapore di una guerra preventiva alle riforme", oltre ad essere "inspiegabile, sorprendente e dunque pretestuosa". "Non c'è nessun conflitto nè guerra preventiva" replica il presidente della Anm Luca Palamara. "Non è il momento delle polemiche. Oggi la magistratura si è riunita e riconosciuta intorno alla difesa dei valori costituzionali - aggiunge Palamara -. La riforma che noi chiediamo è quella che chiedono tutti i cittadini: no quindi a tutto ciò che può mettere in discussione l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, sì a tutto ciò che può servire a velocizzare i processi".
"DECISIONE PRETESTUOSA" - Per Alfano però la decisione dell'Anm di entrare in agitazione a difesa della Costituzione "prelude a non si capisce bene che cosa" e viene "da chi ogni giorno richiede il rispetto per l'autonomia e l'indipendenza della magistratura mentre evidentemente non porta affatto rispetto per l'autonomia e l'indipendenza del Parlamento e neanche all'incontestabile diritto-dovere di chi ha vinto le elezioni di realizzare il proprio programma di governo, mantenendo così fede all'impegno assunto con gli elettori". Nel definire "sorprendente" e "pretestuosa" l'agitazione indetta dall'Anm, il ministro Lafano ribadisce anche che "i testi delle nostre riforme sono in Parlamento da lungo tempo e sono assolutamente noti. L'idea di porre mano alla Costituzione - sottolinea - è stata annunciata decine di volte in questi mesi di governo, e i contenuti di fondo dell'ipotesi di riforma sono ben scritti nel nostro programma". "Inoltre di riforma costituzionale della giustizia - ha voluto aggiungere il Guardasigilli - si parla da oltre un decennio poiché già nella Bicamerale presieduta da D'Alema si intervenne robustamente in materia di giustizia".
"BERLUSCONI DEVE REALIZZARE IL SUO PROGRAMMA" - A detta di Alfano, dunque, "il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha tutto il diritto e anche il dovere di realizzare il programma di governo. E se la riforma della Costituzione avrà necessità di una validazione popolare referendaria è perché proprio ciò è scritto nella Carta costituzionale, che non si può leggere un rigo sì e un rigo no". Il ministro Alfano ritiene dunque che il premier Berlusconi abbia "ribadito esattamente ciò che ha sempre detto in campagna elettorale, e cioè che non considererà compiuta la sua missione in politica se non avrà riformato la giustizia rendendo realmente giusto il processo, ponendo in condizioni di effettiva parità l'accusa e la difesa nel processo, senza che ciò significhi porre il Pm alle dipendenze dell'esecutivo (come abbiamo ribadito in tutte le lingue mille volte)".
AVELLINO - "A chi dice che bisogna fare un doppio Csm io dico che non si può, perchè uno dei due dovrebbe andare sotto al ministero della Giustizia, il che è assurdo. O si è giudici e si è indipendenti, oppure si è qualcos'altro e bisogna vedere che cos'è questo qualcos'altro". Lo ha detto il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, rispondendo a una domanda dell'agenzia Ansa sulla riforma della Giustizia. "Al momento non c'è un testo di riforma - ha detto Mancino a margine di una conferenza organizzata dall'Ordine degli avvocati di Avellino - e quindi non si può esprimere un parere. Ci sono propositi, molti velleitari, molti duttili e prudenti, molti altri non ancora definiti. Quando ci sarà una proposta definitiva, che è nei poteri del Governo formulare, allora noi ci esprimeremo".
RISPETTARE I GIUDICI - "Ci sono troppe polemiche. Un magistrato va giudicato più per quello che scrive che non per quello che s'immagina debba scrivere", ha rinforzato Mancino commentando il caso Mesiano, il giudice della sentenza Fininvest-Cir (nota come lodo Mondadori) pedinato da una troupe di Canale 5. La vicenda sarà esaminata martedì prossimo dalla prima commissione del Csm. "Bisogna rispettare - ha detto Mancino ad Avellino, dove partecipa ad un convegno dell'Ordine degli avvocati - un giudice che fa una sentenza. Se la sentenza non è condivisibile c'è il grado successivo di giudizio".
ANM: VIA ALLO STATO DI AGITAZIONE - Stato di agitazione e convocazione di assemblee in tutti i distretti giudiziari per decidere le future iniziative di protesta da adottare, non escluso lo sciopero. È la decisone presa dal parlamentino dell'Anm in risposta agli attacchi alla magistratura e agli organi di garanzia, e alle annunciate riforme "punitive" nei confronti della magistratura. Le iniziative sono state decise all'unanimità e con un documento che definisce "stupefacente e vergognoso" il fatto che il giudice Raimondo Mesiano, "reo unicamente di aver pronunciato una condanna della Fininvest al pagamento di una somma di denaro in una controversia civile, venga spiato e inseguito dalla rete televisiva di tale gruppo mentre compie le proprie attività quotidiane", il tutto per "denigrare e svilire la sua persona".
"Difenderemo a oltranza i valori della Costituzione" ha sottolineato, da canto suo, il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, replicando all'iniziativa lanciata dal premier Silvio Berlusconi di procedere a una riforma della giustizia mettendo anche mano alla Costituzione. Parlando con i cronisti a margine dei lavori del Comitato direttivo centrale dell'Anm che si è riunito sabato, Palamara spiega: "Noi diciamo no a una riforma della Carta costituzionale perchè difendiamo l'autonomia della magistratura nell'interesse dei cittadini. Ma dire no alla riforma della Costituzione- sottolinea- non vuol dire no a una riforma della giustizia che renda più veloci i processi". Quanto agli annunci del Governo di procedere a una riforma delle modalità di elezione del Consiglio superiore della magistratura, Palamara dice: "Il nostro obiettivo è garantire l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati, noi abbiamo avviato comunque una seria riflessione di autoriforma della magistratura". Quindi un "no" deciso all'ipotesi di far dipendere i pubblici ministeri dall'esecutivo. "Questo sarebbe un ritorno al passato, a cui ci opporremo".
CAPEZZONE: "CSM NON È LA TERZA CAMERA" - "Sorprende dover constatare che una personalità così esperta e che ha attraversato così tante stagioni e con così rilevanti responsabilità come Nicola Mancino sembri dimenticare che il Csm non è una sorta di terza Camera autorizzata a contendere al Parlamento la definizione e l'approvazione delle riforme in materia di giustizia. E che la contesa inizi prim'ancora che vi siano testi di riforma proposti dal Governo o dal Parlamento rende la situazione ancora più grave e perfino surreale". Così Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, ha commentato le frasi di Nicola Mancino. "È così che il Csm si prepara ai prossimi mesi? Qualcuno pensa di schierare il Csm contro le riforme della giustizia prim'ancora che il processo riformatore sia iniziato? È accettabile che ci siano veti preventivi su testi che non sono ancora stati presentati? E, anche una volta che i testi saranno stati presentati, e poi discussi, e infine approvati, qualcuno pensa che il potere legislativo spetti al Csm in condominio con le Camere? Siamo a questo punto di confusione e di invasione di campo?" ha concluso Capezzone
Il Cavaliere ha dato il via libera agli "emendamenti Ghedini" da presentare
alla riforma del processo penale all'esame di Palazzo Madama
La mossa per bloccare i procedimenti. "Su Mesiano non c'entro"
"La gente sta con me e non con loro" Berlusconi prepara il blitz al Senato
"BENE, avete visto? È la reazione che mi aspettavo. Ma io vado avanti lo stesso". Il Cavaliere è a pranzo a palazzo Grazioli con tutti gli ufficiali del Pdl, coordinatori e capigruppo. Quando l'Anm proclama lo stato d'agitazione per gli ultimi exploit di Berlusconi, immediatamente i cellulari dei presenti iniziano a "bippare" per gli sms che riportano la notizia. "È la dimostrazione - insiste il premier - che dobbiamo andare avanti senza indugio sulla riforma che abbiamo in programma. Poi si farà il referendum e vedremo se la gente sta con me o con loro".
Che la giustizia sia sempre in cima ai pensieri del Cavaliere lo dimostra del resto anche la riunione a porte chiuse con i parlamentari campani che precede il pranzo ristretto. In quella sede, nel "parlamentino" di via del Plebiscito, Berlusconi prende la parola per una lunga apologia di se stesso che a qualcuno tra i presenti fa venire in mente "una prova generale di quello che andrà a dire davanti al tribunale di Milano".
Berlusconi è infatti ormai rassegnato all'idea di doversi presentare prima o poi ai processi Mills e diritti tv e intende dare alla sua testimonianza il carattere di una dichiarazione di guerra. "Non ho fatto assolutamente nulla - si è difeso ieri - e non capisco perché continuo ad essere vittima di calunnie ed accuse. Qualunque persona in buona fede, leggendosi le carte processuali, dovrebbe rendersi conto che io non c'entro nulla".
Oltretutto, ha aggiunto, "mi imputano delle cose che solo un folle avrebbe potuto fare e lo dico da imprenditore". E comunque, "ora che la Corte Costituzionale, su pressione dei pm, ha bocciato una legge che il Parlamento aveva modificato punto per punto secondo le loro indicazioni, io mi ritrovo in questa situazione: dalle sette del mattino comincio a lavorare per il paese e la notte parlo con i miei avvocati per queste ridicole e assurde vicende giudiziarie che mi riguardano".
Sull'altra vicenda che ha tenuto banco, lo "spionaggio" del magistrato milanese Raimondo Mesiano, estensore della sentenza Cir-Fininvest, da parte di "Mattino 5", Berlusconi ha provato ad allontanare da sé i sospetti di una manovra ordinata dall'alto. "Non c'era niente di organizzato - ha detto alla quarantina di presenti, facendo poi in modo che filtrasse all'esterno - anzi è stato un vicino di casa del giudice ad averlo filmato con il telefonino e poi ha mandato il video a Canale 5".
Il Cavaliere insiste nel dire che non ne sapeva nulla e, peraltro, nemmeno condivide la bastonatura del magistrato: "Quelle immagini potevano anche non essere messe in onda". Nulla cambia invece del suo giudizio negativo sul personaggio - "dubito abbia potuto scrivere quella sentenza da solo" -, descritto in privato come una persona instabile.
Intanto, nel vertice ristretto con i capigruppo, Berlusconi discute anche di come affrontare i prossimi passaggi, le contromosse alla sentenza della Consulta sul lodo Alfano. L'idea è quella di inserire degli "emendamenti Ghedini" alla riforma Alfano del processo penale, probabilmente lo stop alla discrezionalità del giudice nel decidere il termine da cui far decorrere la prescrizione, oltre a norme rigide sul legittimo impedimento. E poi far correre svelta la riforma grazie a una corsia preferenziale. Un escamotage che servirebbe a mandare subito su un binario morto il processo Mills e rallentare al massimo quello sui diritti tv.
Altra cosa sono le riforme costituzionali, che hanno bisogno di più tempo e, secondo l'articolo 138, vanno approvate con una maggioranza dei due terzi se si vuole evitare il referendum. La decisione presa ieri è stata quella di "spacchettare" i vari temi, facendoli viaggiare con disegni di legge diversi. La ragione la spiega Maurizio Gasparri: "Ci sono temi su cui si può trovare più facilmente una convergenza con l'opposizione, come la riforma del bicameralismo e il federalismo, mentre altri sono per noi irrinunciabili e non siamo disposti a subire imposizioni".
Ovviamente la giustizia è l'unico tema "irrinunciabile" per Berlusconi e la riforma, su cui il premier vuole andare a referendum, ruoterà intorno a tre cardini: separazione delle carriere tra giudici e pm, riforma del Csm e della composizione della Corte costituzionale. A palazzo Grazioli sono convinti che Berlusconi, su questo punto, abbia messo in cassaforte il "sì" di Gianfranco Fini.
Ma il fatto che il presidente della Camera abbia preteso che ogni riforma vada prima discussa da Nicolò Ghedini con la sua fedelissima Giulia Bongiorno non lascia tranquillo il Cavaliere. Da qui la premura che ieri ha messo nell'accarezzare l'alleato per il verso giusto: "Prima di prendere ogni decisione dovremo riunire l'ufficio di presidenza del Pdl e discutere per bene. Poi naturalmente io ne parlerò con Gianfranco". Naturalmente.
© Riproduzione riservata (18 ottobre 2009)
Nicola Mancino: "Assurdo un Csm sotto il ministero"
Appello in rete dei magistrati a favore di Mesiano: "No all'invasione della sfera privata"
Giustizia, l'Anm proclama stato agitazione "Difenderemo a oltranza i valori della Carta"
ROMA - L'Associazione Nazionale Magistrati insorge contro l'ipotesi di una riforma costituzionale portata avanti dal solo governo, che riduca l'autonomia della magistratura, e proclama all'unanimità lo stato di agitazione: "Difenderemo ad oltranza i valori della Costituzione", ha detto il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, interpellato a margine della riunione del parlamentino delle toghe, dopo l'annuncio del premier Silvio Berlusconi. E in rete circola un appello dei magistrati, che già conta su oltre 100 firme, a favore del giudice Raimondo Mesiano, spiato e messo in ridicolo dal Tg5: "A nessuno possono essere consentiti l'attacco e l'invasione della sfera privata della persona-magistrata, solo perché abbia emesso una decisione a taluno sgradita".
"La tv ci attacca, per questo il 50% degli italiani non pagherà il canone"
Tenaglia (Pd): "Il premier ha deciso di allargare la ferita istituzionale"
Giustizia, Berlusconi: "Riforma anche soli" Fini frena: "Meglio con il consenso di tutti"
SOFIA - Vuol prendere "il toro per le corna". Ovvero mettere mano alla giustizia, anche a costo di modificare la Costituzione. Certo "non è una cosa facile - ammette Silvio Berlusconi da Sofia - ma non è che le rivoluzioni si possono fare in breve tempo". Ma per il Cavaliere, è il momento di spingere sull'acceleratore del suo chiodo fisso: dare nuove regole alla magistratura che, a suo dire, lo perseguita da anni. "Contro di me ci sono accuse portate avanti soltanto come pretesto come le altre cause che mi hanno fatto perchè vogliono recare fastidio al nemico che considerano il principale ostacolo affinchè la sinistra possa avere la maggioranza del paese".
Scalfaro: "Scassano le istituzioni. L’indifferenza è pericolosa"
di Pietro Spatarotutti gli articoli dell'autore
Quando le quotazioni di un Paese scendono, poi non risalgono in tre minuti... ". Oscar Luigi Scalfaro è preoccupato. Guarda le vicende della politica, le tensioni istituzionali e il logoramento dell’immagine dell’Italia e invita a ritrovare un senso unitario. "Non dobbiamo stare a guardare", dice. Ci tiene a ricordare i passaggi della sua profonda amicizia con Pietro Ingrao. "Ci vogliamo bene", aggiunge parlando del vecchio leader comunista.
Presidente, Zagrebelski ha scritto che siamo in presenza di una crisi istituzionale grave e che la Costituzione, da luogo della pacificazione, sta diventando luogo di scontri distruttivi. Che ne pensa?
"Ripeto spesso che la Costituzione è per la pacificazione, è il documento fondamentalein cui i cittadini si riconoscono. Per questo ritengo ci sia un dovere del mondo politico: tenere gli occhi aperti sulle riforme costituzionali. Ricordiamo che c’è già stato un tentativo nel 2006. Allora ebbi una forte preoccupazione: la Costituzione è l’ultimo baluardo di difesa, se viene demolito o superato il discorso diventerà molto crudo. Se penso che quella riforma, che per fortuna fu bocciata con oltre il 60% dei voti, fu fatta solo dalla maggioranza di governo sento dentro dime un forte allarme mentre constato che oggi la maggioranza è numericamente assai più forte".
Già allora si tentò di rafforzare in modo eccessivo i poteri del premier...
"Quella riforma riconosceva il potere del premier di mandare a casa Camera e Senato. In un passaggio si proclamava che il presidente scioglie le Camere e ne è l’esclusivo responsabile. E si aggiungeva che il decreto di scioglimento è firmato dal Capodello Stato.Comedire che il capo dello Stato è del tutto irresponsabile. Ci furono delle sfrontatezze. La nostra Costituzione dice al primo articolo che l’Italia èunarepubblica democratica. Macosa resta di democratico quando il capo del governo può mandare a casa i parlamentari?"
Oggi però quelle ipotesi tornano in campo. Che fare?
"Ho una fede intensa nel Parlamento, è la mia preoccupazione dominante. In Italia i governi vivono di decreti legge ed èuna critica che faccio a tutti. Ma questo taglia fuori il Parlamento. Ho la sensazione di un pesante impoverimento del Parlamento. Prima il mandato era ricevuto dal popolo, oggi abbiamo un Parlamento dove le persone non sono scelte dal popolo. Un conto infatti è avere la fiducia di migliaia di persone eunconto essere lì perché ti ci ha messo il partito".
Insomma l’Italia vive un’altra crisi istituzionale delicata?
"Basterebbe un po’ di intelligenza per rendersi conto che difendere la natura dell’istituto Presidenza della Repubblica e le prerogative del Capodello Stato è interesse di tutti, maggioranza e opposizione. Non si può perdere questo senso unitario della nostra vita democratica. Altrimenti bisognerebbe dire che qualcuno pensa allo scasso".
In che cosa consiste questo tentativo di scasso?
"C’è una presunzione di godere della fiducia del popolo contrapponendola a qualunquenorma costituzionale. Ricordo quando Berlusconi dichiarò che il popolo sapeva delle sue vicende giudiziarie e però lo aveva votato. Dissi allora e lo ripeto oggi: il voto non è un detersivo". I magistrati sono di nuovo sotto tiro, gli attacchisono pesanti.Chenedice? "Si ha la sensazione che si voglia affrontare la riforma della giustizia come replica a una sentenza della Corte Costituzionale che viene giudicata negativa. Per fare le riforme occorre una mentalità serena. Come magistrato constato che si rivolgono alla magistratura una serie di accuse. Tra l’altro si dice che la giustizia è a orologeria, che quando Berlusconi è al governo spuntano i processi, che la giustizia è politica. Dobbiamo prendere atto che, per quanto noi magistrati facciamo le cose rispettando le regole, c’è questa critica. Se constatiamo questo non possiamo non notare che la sentenza Mondadori è uscita poco prima di quella della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano".
Si torna a parlare di pm sottoposti al governo. Che ne pensa?
"All’assemblea costituente Giovanni Leone sostenne la dipendenza dall’esecutivo. Egli allora ragionava in via teorica, noi oggi dobbiamo pensare alla situazione storica in cui viviamo. Credo quindi che sia stato molto utile e saggio l’intervento del presidente della Camera".
Il premier l’ha accusata di essere stato un presidente di sinistra che ha nominato giudici costituzionali di sinistra. Come si sente a essere di sinistra?
"Nessun fastidio perché penso che le verniciature dall’esterno contino molto poco. Il presidente del Consiglio ha accusatomedi aver nominato dei giudici costituzionali. Ora di quelli nominatidamenon c’è più nessuno.Haanche detto che 11 dei 15 giudici sono di sinistra. Siccome a giudicare che il Lodo Alfano è incompatibile con l’art.3 della Costituzione sono stati in nove dovremmo per caso chiederci chi sono i due traditori? È triste dover raccogliere certe miserie".
Due settimane fa migliaia di persone hanno manifestato per difendere l’art. 21 della Costituzione. Ritiene che la libertà di stampa sia in pericolo?
"Non c’è dubbio che la libertà di stampa soffra. Diciamo che oggi si altera in qualchemodola possibilità di essere a conoscenza dei fatti. Osservo anche una forma di populismo invadente che crea certe ondate che hanno più il sapore dello stadio che nonquello della consapevolezza civile. Ridurre tutto al consenso e ai sondaggi vuol dire mortificare la politica".
Ma secondo lei la nostra democrazia corre qualche rischio?
"Ci sono sintomi di pericolo, soprattutto nelle dichiarazioni del premier. Non bisogna mai dimenticare che il capo del governo èuno dei quattro vertici della Repubblica. Forse siamo retrogradi o parrucconi non lo so, ma in qualsiasi parte del mondo da un premier ci si aspetta un comportamento in sintonia con la carica che ricopre".
Che cosa si sentirebbe di dire agli italiani in questo momento? Quale è il suo messaggio?
"Il nostro popolo ha pagato duramente le posizioni dello stare a guardare. Lo stesso fascismo quando andò al potere era una minoranza assoluta. Stare a guardare è un pericolo. Io sono ottimista e per questo mi fa paura l’indifferenza ".
Mancino: no a un Csm controllato dal ministero. E Capezzone insorge
"Difenderemo ad oltranza i valori della Costituzione". Lo ha detto il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, interpellato a margine della riunione del parlamentino delle toghe, sulle riforme annunciate dal Governo in materia di giustizia. "Stiamo vivendo un clima di tensione in cui l'Anm non vuole essere trascinata. Diciamo no ad una riforma costituzionale, difendiamo l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati nell'interesse dei cittadini - ha spiegato Palamara - vogliamo una riforma della giustizia per processi più veloci. Su questo tema siamo sempre pronti a confrontarci".
Il sindacato delle toghe proclama lo stato di agitazione, non è escluso lo sciopero.
Le polemiche degli ultimi giorni, scoppiate dopo la sentenza sul Lodo Alfano e "gli ignobili attacchi rivolti a colleghi - aggiunge il leader del sindacato delle toghe - non ci intimidiscono, ma è forte il malcontento all'iterno della magistratura". A chi gli chiede se sia possibile arrivare anche ad uno sciopero, Palamara risponde: "noi abbiamo un senso di responsabilità, siamo qui per discutere le iniziative più opportune da adottare". In merito poi ad una riforma relativa all'elezione dei componenti del Csm, il presidente dell'Anm ricorda come "al nostro interno abbiamo avviato una discussione per una autoriforma anche per selezionare i rappresentanti al Csm. Ma altro è il ritorno al passato, prima della nascita della nostra Costituzione, con i pm sotto il controllo dell'Esecutivo".
Sulla riforma della giustizia interviene anche Nicola Mancino, difendendo l'autonomia della magistratura. "A chi dice che bisogna fare un doppio Csm io dico che non si può, perchè uno dei due dovrebbe andare sotto al ministero della Giustizia, il che è assurdo. O si è giudici e si è indipendenti, oppure si è qualcos'altro e bisogna vedere che cos'è questo qualcos'altro", ha detto il vicepresidente del Csm.
Immediata la reazione di Daniele Capezzone, portavoce del Popolo della Libertà. "Sorprende dover constatare che una personalità così esperta e che ha attraversato così tante stagioni e con così rilevanti responsabilità come Nicola Mancino sembri dimenticare che il Csm non è una sorta di "terza Camera" autorizzata a contendere al Parlamento la definizione e l'approvazione delle riforme in materia di giustizia", ha dichiarato in una nota."E' così che il Csm si prepara ai prossimi mesi? Qualcuno
pensa di schierare il Csm contro le riforme della giustizia prim'ancora che il processo riformatore sia iniziato? È accettabile che ci siano veti preventivi su testi che non sonoancora stati presentati? E, anche una volta che i testi saranno stati presentati, e poi discussi, e infine approvati, qualcuno pensa che il potere legislativo spetti al Csm in condominio con le Camere?".
Berlusconi minaccia: cambieremo la giustizia. "Uso criminoso della tv, brutte sorprese per la Rai"
Il destino vuole che la capitale della Bulgaria, Sofia, sia il luogo prediletto da Silvio Berlusconi quando si tratta di fare annunci minacciosi riguardo le sue intenzioni al ritorno in patria. Interpellato dai giornalisti durante la sua visita, infatti, il presidente del consiglio ha parlato della riforma della giustizia.
"Non è una cosa facile", ha detto il premier, "io per esempio sono per una riforma costituzionale". Una riforma al quale far seguire un refendum: "Chiameremo il popolo". L'annuncio del premier appare ancora più minaccioso quando gli si chiede dell'opportunità di collaborare con l'opposizione nel riformare la Carta: "Larghe intese solo se possibili. Serve una riforma - ha proseguito Berlusconi - che faccia del nostro Paese una democrazia vera non soggetta al potere di un ordine che non ha legittimazione elettorale. Quindi c'è un grande lavoro da fare. C'è da prendere il toro per le corna". E aggiunge: ""Dal momento in cui, nel '93, è stata abolita l'immunità dei parlamentari, sono i giudici e non i cittadini che decidono chi può fare il parlamentare o meno, e chi può continuare o meno a governare il paese".
Non manca un affondo sul lodo Alfano, una sentenza che il premier giudica "assolutamente non condivisibile". "Praticamente la corte ha detto ai pm rossi di Milano: 'riaprite la caccia all'uomo nei confronti del presidente del consiglio'".
Lo show di Berlusconi prosegue sulla Rai. "Posso fare una previsione? Il 30 per cento degli italiani che attualmente non paga il canone supererà abbondantemente il 50%". L'andamento negativo avrebbe a che fare con "l'uso criminoso della televisione" basato sul "diffamare qualcuno che non si può difendere". Il premier riferisce di aver "sentito in giro una serie di affermazioni da parte degli italiani moderati" e avverte di conseguenza: "Credo che ci saranno brutte sorprese per il bilancio della Rai la prossima volta che si faranno i conti con il numero degli italiani che pagano il canone. Comunque alla fine siccome il vantaggio viene ancora per noi, se vogliono andare avanti in questo modo...".
Immediate le reazioni. Mentre il presidente del Senato Schifani tenta di limitare i danni del premier, auspicando una riforma della giustizia costituzionale ma ampiamente condivisa, l'opposizione insorge all'interessamento molto interessato di Berlusconi sull'evasione del canone. Dice Rao dell'Udc: "le previsioni di del premier sul numero di italiani che non pagheranno il canone sono insieme preoccupanti e sospette: perchè un presidente del consiglio dovrebbe contrastare l'evasione e non incentivarla, e perchè a fare questi pronostici, avallati a quanto pare da sondaggi in suo possesso, è il proprietario della principale azienda
concorrente della rai".
Fini: "Riforme condivise"
Berlusconi vuole mettere mano alla Costituzione: "Se serve ricorreremo a un referendum, serve una rivoluzione". E a stretto giro di posta il presidente della Camera ribadisce: le modifiche alla Carta è "auspicabile" che siano approvate con maggioranze più larghe di quelle della maggioranza di governo.
"Modificare la Costituzione è possibile - ha ricordato Fini a margine di una lezione all'Università di Pisa - con una maggioranza semplice, ma in quel caso c'è la possibilità di un referendum, o con una maggioranza qualificata e in questo caso non c'è ricorso al referendum. è logica conseguenza - ha aggiunto - che è auspicabile che le riforme, siccome riguardano istituzioni che sono la casa di tutti, avvengano con maggioranze più larghe di quelle di governo".
Uno studente chiede a Fini: "Il presidente del Consiglio supererebbe la prova d'amore nei confronti della Costituzione repubblicana?". E l'esponente del Pdl risponde: "E' una domanda sulla quale non posso rispondere".
Nel suo intervento, il presidente della Camera si era detto convinto come sia possibile arrivare a riforme condivise almeno su tre punti: riforma del bicameralismo perfetto con una "camera delle regioni", riduzione del numero dei parlamentari e "nuovo equilibrio dei poteri" tra esecutivo e legislativo. "Nei prossimi mesi - ha concluso - vedremo se l'auspicio di riforme condivise diventerà realtà o se la legislatura si concluderà, come le precedenti, con un nulla di fatto".
Anche il presidente del Senato, Renato Schifani è intervenuto sulla questione. "Il rinnovamento e la riforma della giustizia non sono contro la magistratura, ma devono essere da tutti interpretati e indirizzati verso l'obiettivo di esaltare e valorizzare il ruolo, l'autorevolezza e il prestigio di chi assolve la propria missione di servitore dello Stato". "Riformare la giustizia non contro qualcuno, ma a favore di tutti i cittadini", è l'invito di Schifani.
"Riformare la giustizia per impedire che si offuschi il lavoro instancabile e imparziale dei giudici. Se ci sono errori, non possono più essere tutti i magistrati a pagarne le conseguenze, anche solo in termine di immagine. La giustizia deve essere vista da tutti come opera imparziale e indipendente di chi considera lo Stato e i suoi cittadini unici scopi del proprio lavoro. È fallimento della politica e delle Istituzioni non ascoltare o, peggio - ha concluso il presidente del Senato - assecondare una visione non corretta del potere fine a se stesso".
Anm in stato di agitazione
Alfano: toghe prevenute
Luca Palamara (foto di repertorio / Emmevì)
Giustizia, il Premier favorevole a una riforma costituzionale
Scoppia il caso Mesiano, il giudice pedinato dalla tv
VIDEO / Canale 5 pedina il giudice Mesiano
Fini rimarca le distanze sulle riforme, sullo sfondo i processi di Milano
Lodo Alfano, Fini: "Il premier rispetti la Consulta e Napolitano"
Anm, a Udine la palma di procura più virtuosa
Giustizia, il Pdl cambia la blocca-processi
La dichiarazione dello stato di agitazione dell'Associazione nazionale magistrati "ha tutto il sapore di una guerra preventiva alle riforme", oltre ad essere "inspiegabile, sorprendente e dunque pretestuosa". Così il ministro della Giustizia, Angelino Alfano commenta la decisione del sindacato delle toghe di entrare in agitazione a difesa della Costituzione. L'annuncio è arrivato al termine del Comitato Direttivo Centrale di oggi. Il sindacato delle toghe ha deliberato di "indire assemblee in ogni distretto, aperte a tutti i magistrati, per la valutazione delle iniziative da intraprendere, nessuna esclusa, riservando alla prossima riunione la relativa programmazione".
Da parte sua il ministro della Giustizia Angelino Alfano tiene a sottolineare che "l'idea di porre mano alla Costituzione - sottolinea - è stata annunciata decine di volte in questi mesi di governo, e i contenuti di fondo dell'ipotesi di riforma sono ben scritti nel nostro programma". "Inoltre di riforma costituzionale della giustizia - aggiunge il Guardasigilli - si parla da oltre un decennio poichè già nella Bicamerale presieduta da D'Alema si intervenne robustamente in materia di giustizia". A detta di Alfano, dunque, "il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha tutto il diritto e anche il dovere di realizzare il programma di governo. E se la riforma della Costituzione avrà necessità di una validazione popolare referendaria è perchè proprio ciò è scritto nella Carta costituzionale, che non si può leggere un rigo sì e un rigo no".
Le parole del premier Berlusconi hanno portato alla dura presa di posizione delle toghe che, come a detto il presidente dell'Anm, Luca Palamara, difenderanno "a oltranza i valori della Carta costituzionale". "Noi - ha detto Palamara - diciamo no alla riforma della Carta costituzionale, a difesa dell'indipendenza della magistratura, nell'interesse dei cittadini". "Noi - ha aggiunto Palamara - vogliamo una riforma della giustizia che renda più veloci i processi e metta al centro dell'attenzione i cittadini".
Sull'ipotesi di un Csm sottoposto al controllo del ministero della Giustizia, poi, Palamara fa presente che è in atto "un'autoriforma" per individuare i candidati alle prossime elezioni. "Altro è - spiega - tornare indietro, collocare il pubblico ministero alle dipendenze dell'esecutivo". Palamara si sofferma anche sul "clima di tensione" che c'è in questo momento. E a chi gli chiede se il parlamentino di oggi potrà proclamare uno sciopero, Palamara si limita a rispondere: "decideremo le iniziative piu' appropriate".
Duro il commento del presidente dell'Associazione nazionale magistrati infine contro il servizio andato in onda nei giorni scorsi su Canale 5 su Raimondo Mesiano. Gli "attacchi mediatici di questi giorni" nei confronti del giudice del Lodo Mondadori - dice a questo proposito Palamara sono "ignobili e indecorose aggressioni", che "non ci intimidiscono, ma che stanno creando un forte malcontento nella magistratura". Nel corso della trasmissione Mattino 5 condotta da Claudio Brachino, il magistrato del Lodo Mondadori, è stato infatti seguito e filmato a sua insaputa mentre passeggiava per Milano.
Giustizia, Berlusconi favorevole a una riforma costituzionale
NAPOLITANO: "Il Quirinale deve essere fuori dalla mischia politica e mediatica"
Il premier: "Il 50% degli italiani non pagherà il canone Rai"
PILLOLA POLITICA
Berlusconi media con gli alleati
Spinta sulle riforme per l'elezione diretta del premier
Berlusconi: io perseguitato, ma "leale dialettica" con il Colle Da Bossi un "no" alle elezioni
Dopo la bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale, il presidente del Consiglio si dice favorevole a una riforma costituzionale della giustizia.
"Non é cosa facile, non sono facili le scelte sulla strada da seguire: io sono per esempio per una riforma costituzionale". Silvio Berlusconi risponde così a chi gli chiede una scadenza per la più volte annunciata riforma della giustizia. Il premier punta ad una riforma "che prenda il toro per le corna e faccia del nostro Paese una democrazia vera, non soggetta al potere di un ordine che non ha legittimizzazione elettorale". Per Berlusconi "c'é quindi un grande lavoro da fare". E a chi gli chiede se ricercherà larghe intese in Parlamento replica: "Faremo come sarà possibile fare". Berlusconi ricorda che la legge elettorale prevede anche l'intervento degli elettori attraverso il referendum. La parola, puntualizza "del popolo, perché credo che un cambiamento così debba essere fatto anche attraverso il ricorso al popolo".
Il presidente del Consiglio torna a criticare ("assolutamente non condivisivile") la sentenza della Consulta sul lodo Alfano. E lasciando Sofia, afferma: "praticamente la Corte ha detto ai pm rossi di Milano: riaprite la caccia all'uomo nei confronti del presidente del Consiglio".
Il debito pubblico italiano potrebbe salire quest'anno al 112%. A spiegarlo è stato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi incontrando a Coppito, vicino l'Aquila, 150 giovani che hanno fatto ilservizio civile nelle zone terremotate. "Il Pil è diminuito del 5%", ha ricordato il premier e "quando il denominatore diminuisce, il numeratore aumenta. Dunque alla fine dell'anno potremo avere un debito pubblico 110-111-112%".

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza