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Timestamp: 2018-03-19 18:13:34+00:00

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Perché il rientro lavorativo devo farlo nel riposo?
Lo sai che? Perché il rientro lavorativo devo farlo nel riposo?
Articolo di Rosalba Sblendorio
Il datore di lavoro può chiedere al dipendente di lavorare anche in un giorno in cui non è previsto che si lavori?
Sei un dipendente pubblico e il tuo giorno di riposo settimanale è il giovedì. In tale giorno, l’ufficio presso cui lavori resta aperto nelle ore pomeridiane per il rientro lavorativo. La pubblica amministrazione ti chiede di lavorare il giovedì pomeriggio, sebbene sia il tuo giorno di riposo. Per cui ti chiedi se la pubblica amministrazione possa farlo? Hai lavorato nel tuo giorno di riposo settimanale. Per cui ti chiedi se ti spetta una retribuzione extra o un giorno di riposo extra? In quest’articolo risponderemo a queste domande e spiegheremo se ed entro quali limiti è possibile lavorare nel giorno di riposo settimanale.
1 Il riposo settimanale
2 Il riposo settimanale nel pubblico impiego
2.1 Lavorare durante il riposo settimanale: quando?
2.2 Il riposo compensativo
2.3 Il riposo compensativo e risarcimento danni
2.4 Il rientro lavorativo nel giorno di riposo settimanale
2.5 Lavoro nel giorno infrasettimanale festivo
3 Riposo settimanale nel settore privato
3.1 Il riposo settimanale: le sanzioni
Il riposo settimanale è un diritto tutelato e garantito dalla Costituzione [1]. Infatti, ogni lavoratore ha diritto a recuperare le proprie energie al termine della settimana lavorativa per non mettere in pericolo la sua salute fisica e mentale a causa di un’attività lavorativa svolta senza interruzioni. Tecnicamente il diritto al riposo settimanale è diretto a tutelare l’integrità psico-fisica del lavoratore. Per questo motivo tale diritto è irrinunciabile. Secondo il codice civile [2], il diritto ad un giorno di riposo spetta ogni sette giorni e questo giorno, di regola, coincide con la domenica. E’ possibile che, a causa di particolari esigenze organizzative del datore del lavoro, il riposo settimanale coincida con un giorno diverso dalla domenica. La regola secondo cui il riposo settimanale spetta ogni sette giorni di lavoro, può essere inosservata (tecnicamente derogata) entro i seguenti limiti:
presenza di particolari esigenze di servizio del datore di lavoro;
almeno ogni sei giorni deve essere garantito al dipendente un giorno di riposo;
devono essere salvaguardate la salute e la sicurezza del lavoratore.
Il riposo settimanale nel pubblico impiego
Abbiamo visto che il riposo settimanale è un diritto irrinunciabile. Tuttavia, è possibile rinunciare a tale diritto nei casi stabiliti dalla legge e dalla contrattazione collettiva di lavoro.
Ma cos’è la contrattazione collettiva? La contrattazione collettiva non è altro che l’incontro tra le rappresentanze sindacali dei lavoratori e quelle dei datori di lavoro. Tale incontro è diretto alla conclusione di un accordo, definito contratto collettivo nazionale. Il contratto collettivo nazionale detta le norme e fissa i limiti che dovranno essere rispettati nei contratti individuali di lavoro.
Per il pubblico impiego, il contratto collettivo nazionale stabilisce l’obbligo del riposo settimanale. Tuttavia, tale contratto non esclude che la pubblica amministrazione nei contratti individuali di lavoro possa inserire clausole, nelle quali sia previsto che, in determinati casi, il dipendente lavori nel giorno di riposo settimanale [3]. Ma chi dà il potere alla pubblica amministrazione di inserire questo tipo di clausole nel singolo contratto di lavoro? La risposta è la legge sul pubblico impiego [4]. Tale legge riconosce ai dirigenti delle pubbliche amministrazioni gli stessi poteri del datore di lavoro privato. In concreto, i dirigenti possono organizzare gli uffici a cui sono preposti, gestendo i singoli rapporti di lavoro, proprio come i datori di lavoro privati. I dirigenti, quindi, hanno il potere di inserire, nei contratti individuali di lavoro, clausole che deroghino la regola del riposo settimanale. Ma vediamo a quali condizioni.
Lavorare durante il riposo settimanale: quando?
Al dipendente si può chiedere di lavorare nel giorno del suo riposo settimanale solo quando ricorrano particolari ed eccezionali esigenze di servizio. Ad esempio, in caso di carenza del personale, al dipendente potrà essere chiesto di svolgere nel giorno del suo riposo settimanale il lavoro di un collega temporaneamente assente per motivi di malattia. Al di fuori di queste ipotesi eccezionali, il datore di lavoro non può chiedere al dipendente di lavorare nel giorno di riposo settimanale. In caso contrario, il dipendente che, comunque ha lavorato nel giorno di riposo settimanale, potrà rivolgersi ad un giudice per ottenere il risarcimento del danno provocato alla sua salute dal mancato riposo.
Il contratto collettivo nazionale del pubblico impiego stabilisce che al lavoratore che non usufruisce del giorno di riposo settimanale deve essere corrisposta la retribuzione giornaliera normalmente prevista, con una maggiorazione del 50%. Inoltre, il lavoratore ha diritto ad un giorno di riposo compensativo. Ma cos’è il riposo compensativo? Il riposo compensativo è il riposo che spetta al lavoratore come compenso per aver lavorato un giorno in più rispetto al dovuto. Il riposo compensativo deve essere concesso al lavoratore entro i quindici giorni successivi al giorno in cui ha prestato lavoro durante il riposo settimanale e in ogni caso non oltre i due mesi successivi al predetto giorno.
Il riposo compensativo e risarcimento danni
Il diritto al riposo compensativo, proprio come il diritto al riposo settimanale, è un diritto diretto a tutelare la salute fisica e mentale del lavoratore e pertanto è irrinunciabile. Quindi il datore di lavoro non può rifiutarsi di concedere il giorno di riposo compensativo quando il dipendente ha lavorato nel giorno di riposo settimanale. Se la pubblica amministrazione si rifiutasse di concedere il riposo compensativo, il lavoratore avrebbe diritto al risarcimento dei danni subiti per non aver usufruito di tale riposo [5].
Il rientro lavorativo nel giorno di riposo settimanale
Sebbene il diritto al riposo settimanale sia irrinunciabile, abbiamo visto in precedenza che in particolari casi, al lavoratore può essere chiesto di rinunciarvi. Infatti i contratti individuali di lavoro possono prevedere che, per eccezionali esigenze di servizio, la pubblica amministrazione chieda al dipendente di lavorare nel giorno del riposo settimanale. In questi casi, il dipendente non può rifiutarsi di svolgere la prestazione lavorativa richiesta in quanto il suo rifiuto costituirebbe una violazione del contratto di lavoro (costituirebbe tecnicamente un inadempimento contrattuale). Il dipendente non può rifiutarsi neanche nel caso in cui la richiesta della pubblica amministrazione riguardi il rientro lavorativo. In particolare il dipendente dovrà lavorare nelle ore di rientro, se richiesto dal datore di lavoro, e ciò malgrado la relativa prestazione di lavoro debba essere svolta nel giorno di riposo settimanale. Tutto questo è possibile, però entro i seguenti limiti:
presenza di precise ed eccezionali esigenze di servizio;
deve essere osservata la regola che prevede un giorno di riposo dopo almeno sei giorni di lavoro consecutivi [6];
al lavoratore deve essere riconosciuta sia la retribuzione giornaliera normalmente prevista, con una maggiorazione del 50%, che il riposo compensativo.
Se la richiesta di prestazione lavorativa nel giorno di riposo settimanale non rispetta i predetti limiti e si ripete per un lungo periodo di tempo, dà diritto al lavoratore di rivolgersi ad un giudice per ottenere il risarcimento del danno subito per non aver usufruito del riposo settimanale.
Lavoro nel giorno infrasettimanale festivo
La pubblica amministrazione può chiedere al dipendente di prestare la sua attività lavorativa in un giorno infrasettimanale festivo? La risposta è sì. Infatti, la contrattazione collettiva nazionale prevede la possibilità di tale richiesta, a condizione che al dipendente venga riconosciuto un giorno di riposo compensativo o in alternativa il pagamento del compenso previsto per lavoro straordinario festivo. In questi casi, la scelta spetta al lavoratore.
Riposo settimanale nel settore privato
Come il dipendente pubblico, anche il dipendente privato ha diritto, ogni sette giorni, al riposo settimanale di almeno ventiquattrore consecutive. La legge [7] stabilisce che il periodo di riposo settimanale deve essere cumulato con il riposo giornaliero di undici ore consecutive ogni ventiquattrore di lavoro. Il giorno di riposo settimanale solitamente coincide con la domenica. Si tratta di un diritto irrinunciabile anche se possono esserci delle eccezioni. Per alcune attività, per esempio, sono previste deroghe alle regole della consecutività, della coincidenza con la domenica e della durata [8]. Anche la contrattazione collettiva nazionale, può prevedere deroghe alle regole sul riposo settimanale. Ad esempio, la contrattazione collettiva può prevedere che, per esigenze di servizio, è possibile che il dipendente possa essere chiamato a lavorare nel giorno di riposo settimanale. In tali ipotesi, il dipendente ha diritto ad un giorno di riposo compensativo. Nel caso in cui non possa essere concesso tale riposo per motivi eccezionali, al lavoratore deve essere, comunque, garantita una tutela adeguata della sua salute. Anche la regola della coincidenza del giorno di riposo settimanale con la domenica può essere derogata in determinati casi. In queste ipotesi il riposo settimanale è spostato ad un giorno diverso dalla domenica, attraverso il sistema di turnazione del personale.
Il riposo settimanale: le sanzioni
Cosa succede se il datore di lavoro non rispetta le regole sul riposo settimanale? Nel caso in cui il datore di lavoro non rispetti tali regole, sarà punito con una sanzione amministrativa da € 200,00 a € 1.500,00 [9].
[1] Art 36 Costituzione.
[2] Art. 2109 cod. civile.
[3] Art. 24 del CCNL del 14.9.2000.
[4] Art.5, comma 2, del D.Lgs.n.165/2001 e successive modifiche.
[5] Consiglio di Stato, in Adunanza Plenaria, sentenza n. 7 del 19/04/2013.
[6] Tar Lombardia, Milano, n. 1879/2014; Tar Puglia, Lecce n. 1714/2014.
[7] D.Lgs. n.66 dell’8/4/2003, Direttiva 93/104 modificata da Direttiva 2000/34.
[8] Art. 9, comma 2, lettera a), b), c) D.Lgs. n.66 dell’8/4/2003.
[9] Art. 18 bis, comma 3, n.66 dell’8/4/2003.

References: Art. 2109
 Art. 24
 Art.5
 sentenza 
 Art. 9
 Art. 18