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Timestamp: 2019-01-22 17:55:22+00:00

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23 Ottobre 2017 | Autore: Federica Fontana
Con la cessione del credito il creditore può trasferire il suo diritto di credito ad un terzo. Vediamo nel dettaglio come funziona
La cessione del credito è un istituto che trova sempre più diffusione non solo nei rapporti tra privati, ma anche nei rapporti tra le imprese. Su di esso, infatti, si fonda il contratto di “factoring” (leggi sul punto Cos’è il factoring?). Vediamo, dunque, cos’è e come funziona nel dettaglio la cessione del credito.
1 Cos’è la cessione del credito?
2 Come avviene la cessione del credito?
3 Quali crediti non possono essere ceduti?
4 Se il debitore non paga?
5 Cenni sul factoring
Secondo la legge [1], il creditore può trasferire ad un terzo il suo diritto di credito, anche senza del consenso del debitore. La cessione del credito è, quindi, un contratto in forza del quale le parti si accordano fra loro affinché una ceda un credito all’altra. Le parti sono le seguenti:
Il “cedente“: il creditore che cede il proprio diritto di credito;
Il “cessionario“: il terzo al quale viene trasferito il credito.
Il “ceduto“: il debitore.
Con particolare riferimento a quest’ultima figura si precisa che il debitore è estraneo all’accordo di cessione e la sua accettazione non è necessaria. Per la parte debitrice, infatti, non ha rilevanza il fatto di dover adempiere la propria prestazione nei confronti del creditore originario o nei confronti di un terzo al quale venga di seguito trasferito il credito. Tuttavia, occorre evidenziare che, affinché il contratto di cessione possa spiegare effetti anche nei confronti del debitore, è necessario che l’accordo venga portato a sua conoscenza mediante notificazione o mediante accettazione, è necessario cioè che l’accordo di cessione sia stato da lui accettato [2]. Sono ovvie le motivazioni di tale disposizione: se il debitore non fosse a conoscenza del contratto di cessione potrebbe ritenere di essere ancora obbligato nei confronti del creditore originario. Ciò che, dunque, rileva per il debitore è la conoscenza dell’accordo di cessione [3].
I crediti possono essere ceduti sia a titolo oneroso (cioè a fronte di un corrispettivo) sia a titolo gratuito. Il contratto di cessione è a titolo oneroso quando il cessionario (colui al quale viene trasferito il credito) si obbliga a corrispondere a favore del creditore originario un corrispettivo; quest’ultimo può consistere in una somma di denaro o una prestazione avente altra natura (come ad esempio, il trasferimento di merci). La cessione del credito può anche avere ad oggetto crediti futuri, purché sia già esistente il rapporto obbligatorio da cui essi deriveranno [4]. Il contratto di cessione è, invece, a titolo gratuito quando non è previsto un corrispettivo: si può parlare in questo caso di “donazione del credito“.
Quali crediti non possono essere ceduti?
Il principio di libera cedibilità dei crediti è un principio cardine in materia di cessione del credito. Ed infatti, in linea generale, tutti i crediti possono formare oggetto di cessione. Ci sono, però, delle eccezioni. Vediamo, quindi, quali crediti non possono essere ceduti.
Il credito ha carattere strettamente personale. Si pensi ai crediti alimentari erogati in favore del familiare che versi in uno stato di bisogno o non sia in grado di provvedere al suo mantenimento: dato il carattere strettamente personale di tale obbligo, non è possibile cedere il credito alimentare [5].
Il trasferimento è vietato dalla legge. Per esempio, la legge [6] vieta espressamente che i genitori possano divenire cessionari dei crediti verso il figlio minorenne. Stesso divieto è imposto al tutore nonché al procuratore [7]. Tra gli altri divieti imposti dalla legge si ricorda anche quello che riguarda la cessione dei crediti litigiosi ai giudici chiamati a decidere sulla relativa controversia [8].
La cessione è stata convenzionalmente esclusa dalle parti. I contraenti, infatti, nel momento di stipula del contratto possono espressamente escludere che i crediti possano essere oggetto di futura cessione. Attenzione, però: il patto di non cedibilità deve essere portato a conoscenza dei terzi, altrimenti non avrà effetto nei loro confronti [9].
Se il debitore non paga?
Può succedere che il debitore non adempia la prestazione oggetto del contratto di cessione. Il risultato, in queste ipotesi, è che il creditore a cui è stato trasferito il credito resti insoddisfatto. Che succede in questi casi? Occorre in proposito distinguere due differenti tipi di cessione: la cosiddetta cessione “pro solvendo“ e la cosiddetta cessione “pro soluto“. Nel primo caso il cedente (cioè il creditore originario) garantisce non solo l’esistenza del credito, ma anche la solvenza (cioè la capacità di adempiere all’obbligazione) del debitore. In altre parole, il creditore originario sarà liberato dalla propria obbligazione solo dopo che il debitore ceduto abbia adempiuto la propria prestazione nei confronti del terzo cessionario. Nel secondo caso, il cedente è liberato in ogni caso, anche nell’eventualità in cui il debitore non paghi (il rischio della solvenza del debitore ricade, quindi, sul cessionario) [10].
Cenni sul factoring
Il factoring è una figura contrattuale di origine anglosassone molto utilizzata in ambito imprenditoriale, tramite la quale si realizza una complessa operazione commerciale che fonda la propria disciplina su quella della cessione del credito appena delineata, seppur con qualche peculiarità [11]. Per approfondire leggi: Cos’è il factoring?
[1] Art. 1260 Cod. Civ.
[2] Art. 1264, comma I, Cod. Civ.
[3] Art. 1264, comma II, Cod. Civ.
[4] Ciò si deduce dal combinato disposto degli artt. 1260 e 1348 Cod. Civ.
[5] Art. 447, comma I, Cod. Civ.
[6] Art. 323, comma III, Cod. Civ.
[7] Art. 378, comma I, Cod. Civ.
[8] Art. 1261 Cod. Civ.
[9] Art. 1260, co II, Cod. Civ.
[10] Cfr. Art. 1267 Cod. Civ.
[11] Legge n. 52 del 1991(“Disciplina della cessione dei crediti di impresa”).

References: Art. 1260
 Art. 1264
 Art. 1264
 Art. 447
 Art. 323
 Art. 378
 Art. 1261
 Art. 1260
 Art. 1267