Source: https://www.slideshare.net/vorrei/il-ricorso-di-legambiente-lombardia-contro-il-bando-per-la-villa-reale-di-monza
Timestamp: 2017-05-25 00:33:58+00:00

Document:
Il ricorso di Legambiente Lombardia contro il bando per la Villa Real…
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Oncs Milano 05 lug 09 Presentazione...
Bando casa 2010
Ecc.mo TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA LOMBARDIA - MILANO - RICORSOdi LEGAMBIENTE ONLUS, con sede in Roma, via Salaria n. 403 (C.F.80458470582 – P. IVA 02143941009), in persona del signor Cosmo Damiano DiSiminein qualità di Presidente Regionale, assistita, rappresentata e difesa dagliavv. ti Claudio Colombo (C.F. CLMCLD64H18I625H) ed Emanuela Beacco (C.F.BCCMNL75D50E063Z) del Foro di Monza, in unione all’avv. Ercole Romano(C.F. RMNRCL39H14H224J) del Foro di Milano, elettivamente domiciliatapresso lo Studio di quest’ultimo in Milano, Viale Bianca Maria n. 23, giustaprocura a margine del presente atto. I difensori chiedono che le comunicazionirelative al presente ricorso vengano inviate al numero di fax dell’avv. ErcoleRomano 02.87380206 e/o all’indirizzo di posta certificataercole.romano@cert.ordineavvocatimilano.it controINFRASTRUTTURE LOMBARDE S.P.A., in persona del legalerappresentante pro temporeCONSORZIO VILLA REALE E PARCO DI MONZA, in persona del legalerappresentante pro temporeREGIONE LOMBARDIA, in persona del Presidente pro tempore della GiuntaRegionale e n. c.NUOVA VILLA REALE MONZA S.P.A., in persona del legale rappresentantepro temporeCOMUNE DI MONZA, in persona del Sindaco pro tempore 2.
COMUNE DI MILANO, in persona del Sindaco pro temporeMINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI, in persona delMinistro pro temporeITALIANA COSTRUZIONI S.P.A., in persona del legale rappresentante protempore per l’annullamento (ovvero per l’accertamento dell’illegittimità e/o nullità)della concessione-contratto, per la progettazione definitiva ed esecutiva dei lavorirelativi al corpo centrale della Villa Reale di Monza, per l’esecuzione dei lavori ela gestione delle opere, sotto i profili pubblicistici ricollegati ai poteri-doveriafferenti alla tutela del pubblico e generale servizio assolto dal complessomonumentale della Villa Reale di Monza, ai sensi del T.U. n. 42/2004, del D. Lgs.n. 163/2006 e di ogni altra normativa della materia.Pertanto, segnatamente:- della deliberazione del 01.06.2011 con cui Infrastrutture Lombarde S.p.A. haaggiudicato al raggruppamento formato da Italiana Costruzioni, MalegoriErminio s.r.l. e Nagest Global Service s.r.l. la concessione suddetta, spedita ilsuccessivo 14.07.2011 per la pubblicazione sul GUUE; nonché del contratto diconcessione stipulato in data 07.07.2011 tra Infrastrutture Lombarde S.p.A.,Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e Nuova Villa Reale S.p.A., compresi idocumenti contrattuali, con particolare riguardo ai documenti n. 8 (disciplinareper la gestione) e n. 9 (progetto gestionale);- del bando di gara in data 17.03.2010, relativo alla concessione in questione, coni relativi elaborati, con particolare riguardo al disciplinare per la gestione;- dell’atto in data 09.10.2009 con cui Infrastrutture Lombarde S.p.A. ha validatoe verificato il progetto preliminare complessivo di intervento di valorizzazionedella Villa Reale di Monza; 2 3.
- della convenzione per gli interventi di conservazione e recupero edadeguamento funzionale del complesso monumentale della Villa Reale di Monzae relative pertinenze in data 02.02.2010 tra Consorzio Villa Reale e Parco diMonza, Regione Lombardia e Infrastrutture Lombarde S.p.A.;- di ogni ulteriore atto e provvedimento preordinato e connesso. ***La Villa Reale di Monza è un complesso monumentale di primaria importanzaartistica, storica e culturale che ha vissuto nel corso della sua lunga storia,iniziata nel 1777, alterni periodi di splendore e di degrado.Voluta dall’arciduca Ferdinando (figlio di Maria Teresa d’Austria), vennerealizzata su progetto del Piermarini, allievo del Vanvitelli, per essere destinata adimora estiva della famiglia imperiale (si veda la relazione storico-artistica dellaSoprintendenza: doc. 8 1).Il complesso, completato nel suo primo nucleo nel 1790, venne valorizzatodurante il periodo napoleonico sotto la guida del Canonica (che realizzò alcuniimponenti interventi strutturali, quali il corpo di guardia e il teatrino), per poidivenire, dopo l’Unità d’Italia, la residenza privilegiata dei sovrani,particolarmente apprezzata da Umberto I.Il cuore del complesso, costituito dal corpo centrale, ospitava, al primo e secondolivello, i due piani nobili: il primo con l’atrio, gli scaloni d’accesso e vari localiaffrescati e intarsiati, destinati prevalentemente a ricevimento e svago (sala deltrono, sala degli uccelli, sala biliardo etc.); il secondo, con gli appartamenti dellaCorte.Al piano terreno si trovavano depositi e magazzini. Nello spazio “belvedere” vierano i locali per la servitù.1 Il luogo fu prescelto per la presenza - all’interno di quello che diverrà il Parco di Monza – dinumerose ville di delizia edificate in epoca settecentesca, come le Ville Mirabello e Mirabellino,che vennero in epoca successiva inglobati nel Parco e usati come dependance della Villa. 3 4.
Dopo il regicidio di Umberto I, il Palazzo Reale venne abbandonato. Nel 1919(R.D.L. del 03.10.1919) cessò di far parte della dotazione della Corona per esseredapprima “retrocesso” al Demanio dello Stato (in uso al Ministero dell’IstruzionePubblica: v. doc. 9), e poi concesso dallo Stato ai Comuni di Monza e di Milano 2.Con atto di cessione in data 04.04.1996 (doc. 7), la proprietà dell’interocomplesso monumentale, con esclusione delle porzioni ivi puntualmenteindividuate e riservate allo Stato (cfr. art. 3), è passata dal Demanio dello Stato aiComuni di Monza e Milano.L’art. 8 della convenzione precisa che gli immobili ceduti “essendo riconosciutidi interesse artistico faranno parte del demanio pubblico dei Comuni di Milanoe Monza”, i quali “si impegnano a curarne la conservazione permanente ed adestinarli ad attività museali, culturali di rappresentanza e di fruizione econservazione del verde”.Per assicurare la corretta fruizione del complesso monumentale, l’atto di cessioneintroduce una clausola (definita appunto “cautelativa”: art. 9) nella qualeprescrive che l’utilizzo temporaneo per manifestazioni dovrà essere autorizzatodalla Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici, fermo restando che“tali manifestazioni dovranno avere essenzialmente carattere culturale edovranno essere compatibili con l’alto valore artistico del bene”.Il Comune di Milano ha, poi, ceduto la quota di sua proprietà alla RegioneLombardia.Il complesso monumentale risulta sottoposto a tutte le disposizioni del D. Lgs. 22gennaio 2004 n. 42, alla luce anche del decreto della Soprintendenza Regionaleper i Beni e le Attività Culturali del 25 febbraio 2003 (v. p. 57 doc. 11).2 Contemporaneamente, il Parco e le sue dipendenze passano dapprima all’Opera NazionaleCombattenti e poi, in concessione, ai Comuni di Monza e Milano e alla Società Umanitaria. 4 5.
Negli anni più recenti, visto l’elevato livello di degrado nel quale versavano lestrutture, vi sono stati importanti interventi di recupero, a totale carico dellaPubblica Amministrazione: in particolare, e per ciò che qui rileva, sono staterestaurate le facciate esterne, le strutture lignee, il manto di copertura ed unaparte delle superfici interne del primo piano nobile e del belvedere.Tuttavia, l’esigenza di pieno recupero e valorizzazione della Villa Reale di Monzae dei Giardini di pertinenza hanno indotto nel 2003 le Amministrazioniinteressate (Regione Lombardia, Comune di Monza e Ministero per i beni e leattività culturali) a concludere un accordo di programma al fine di promuovereun concorso internazionale di progettazione.Vincitore della procedura selettiva è risultato il raggruppamento capeggiatodall’arch. Giovanni Carbonara di Roma, il cui progetto prevedeva -previaesecuzione di una serie di interventi di restauro e di miglioramento degliimpianti- di destinare le parti più pregiate e prestigiose del complesso (ossia ilprimo e secondo piano nobile ed il cortile d’onore) a funzioni di altarappresentanza e museali.Nel progetto “Carbonara”:- i predetti spazi, normalmente adibiti a museo, erano destinati ad ospitareimportanti incontri istituzionali, nazionali ed internazionali;- il piano terreno avrebbe dovuto essere adibito a ristorazione, biglietteria, ufficiamministrativi e bookshop; il belvedere, in parte a biblioteca (con fonoteca, saladi lettura etc.) ed in parte a sala meeting e ristorazione.Nel 2008, i Comuni di Monza e Milano, il Ministero per i Beni e le attivitàculturali e la Regione Lombardia hanno stipulato un accordo di programma(30.07.2008: Doc. 2) che ha previsto la creazione di un consorzio, denominato“Consorzio Villa Reale e Parco di Monza” cui affidare, ex art. 112, D. Lgs. n.42/2004, la valorizzazione del bene e l’elaborazione del relativo piano strategico. 5 6.
L’AdP affida al Consorzio la gestione del complesso monumentale; a tale soggettoviene altresì riconosciuto il potere di affidare, tramite Regione Lombardia (che siavvale di Infrastrutture Lombarde S.p.A.), le opere, i lavori, i servizi e le forniturenecessari agli interventi di conservazione.Il Consorzio è stato costituito, con durata pari a 20 anni, in data 20.07.2009 (cfr.per Regione Lombardia, D.G.R. VII/09235 dell’08.04.2009 con relativo statuto:v. docc. 3 e 4).Con atto del 17 marzo 2010, Infrastrutture Lombarde S.p.A. ha bandito la gararelativa alla concessione del recupero e valorizzazione del corpo centrale dellaVilla Reale di Monza.Si noti che, all’infuori del bando, gli altri elaborati di gara non sono statiimmediatamente disponibili: la stazione appaltante ha negato addirittural’accesso a soggetti qualificati (consiglieri regionali), adducendo il carattereristretto della procedura. La lesività degli atti non era in alcun modo percepibiledalla lettura dei documenti pubblicati.La procedura si caratterizza come concessione avente ad oggetto l’esecuzione diopere di restauro del bene, previa redazione del progetto definitivo e di quelloesecutivo, e la sua gestione.Vincitore della gara è risultato il raggruppamento costituito da ItalianaCostruzioni S.p.A., Malegori comm. Erminio s.r.l. e Na. Gest Global Service s.r.l,che hanno, poi, costituito la Nuova Villa Reale S.p.A.L’aggiudicazione è avvenuta il 01.06.2011. In data 07.07.2011 è stato stipulato ilcontratto di concessione (doc. 1).Per l’esecuzione delle opere, il cui valore è quantificato in complessivi €23.385.154,26 al netto IVA (base di gara), è prevista la corresponsione di uncorrispettivo pari a € 18.969.628,94 (v. docc. 1 e 10). La differenza vieneremunerata con il diritto a gestire il bene (quasi 14.000 mq di superficie) per un 6 7.
periodo di 30 anni (poi ridotti a 20 più due di lavori in sede di gara); sulconcessionario grava l’onere di versare un canone fisso annuo di € 60.000,00,oltre a una quota ragguagliata ai ricavi di gestione 3.Fino al collaudo delle opere, “concedente” è Infrastrutture Lombarde S.p.A.;dopo il collaudo, il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza (v. doc. 1 sub art. 2).Come verrà più analiticamente dimostrato nella parte in diritto, il disciplinare digestione allegato al contratto di concessione (doc. 5) attribuisce al concessionarioil diritto di utilizzare il complesso monumentale nel modo ritenutoeconomicamente più conveniente, per una serie eterogenea di attività: realizzacosì una sostanziale commercializzazione del bene che lo sottrae, di fatto, allefunzioni di carattere culturale che gli sono proprie, con relativo pregiudizio per lafruizione pubblica.Ed infatti:- l’intero piano Belvedere viene adibito a ristorante, che occupa, per la cucina,anche una parte del piano terreno (con la necessità di realizzare ascensoriinterni: benché tali opere siano prive di utilità per il bene culturale, vengonoincluse tra quelle inerenti il suo recupero);- al piano terreno, accanto alla caffetteria e al bookshop, sono previste nonmeglio precisate “attività legate all’artigianato”;- al primo e secondo piano nobile (che il progetto Carbonara riservava ad altarappresentanza istituzionale e a museo) vengono autorizzati “eventi”, chespaziano da mostre temporanee, anche riferite alla produzione (alias, esposizioni3 Forma oggetto del contratto: il corpo centrale della Villa (piano terra, primo e secondo pianonobile, belvedere), una parte dell’ala nord e la corte d’ingresso, appartenenti a RegioneLombardia, Comune di Monza e Ministero per i beni e le attività culturali (trattasi di alcunispazi rimasti di proprietà statale in seguito al citato atto di cessione del 04.04.1996). Anche lagestione si estende a tali spazi, con esclusione di alcuni locali indicati dall’art. 19 comma 3 dellaconcessione. 7 8.
commerciali), a “convegni”, “ricevimenti”, “attività di svago”, “banchetti” (art.13 del disciplinare).Al concessionario è data l’ampia facoltà di decidere se ammettere o meno ilpubblico a tali avvenimenti, se imporre il pagamento di un biglietto e il relativoimporto. ***Con il presente ricorso, l’Associazione ricorrente, che annovera tra i propri finistatutari la tutela del patrimonio storico e culturale, intende contestare icontenuti della concessione afferenti alla gestione del bene, che denotano la suasottrazione alla fruizione pubblica, coessenziale alla natura demaniale dei beniculturali pubblici.Allo stato, in attesa di conoscere il progetto definitivo e quello esecutivo e leconseguenti determinazioni del Ministero per i beni e le attività culturali, nonvengono svolte specifiche censure relative alle opere da eseguire, con riserva,tuttavia, di proporre motivi aggiunti ove se ne ravvisasse la necessità.Si anticipa che il ricorso impugna gli atti, le scelte anche negoziali, icomportamenti programmati per i profili attinenti alla natura e alla funzionedemaniale del bene.La natura demaniale ne assicura, infatti, l’appartenenza anche alle collettivitàinsediate, onde l’ampia legittimazione dei cives a vedere tutelata dall’azione (purdiscrezionale) della P.A. la conservazione dei caratteri ricollegati alla storia edalla tradizione del bene medesimo, nel complesso e nella scomposizione dei suoielementi di autonoma rilevanza, non meno che la fruizione aperta al pubblicogodimento del medesimo bene, quale strumento di crescita culturale. Larappresentata esigenza di tutela non può pertanto dirsi limitata dall’attivitàcontrattuale esercitata per la scelta del contraente e dalla stipula della 8 9.
convenzione, nella misura in cui la prima o la seconda non assicurino, come nelcaso si denunzia, la tutela degli anzidetti valori.Gli atti e i provvedimenti impugnati sono palesemente illegittimi e se ne chiedel’annullamento per i seguenti MOTIVI1.- Violazione e falsa applicazione del D. Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42(“Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10della L. 6 luglio 2002, n. 137”), e del D.M. 11 dicembre 2007 n. 507.Eccesso di potere per contraddittorietà, carenza di motivazione,sviamento. Contrasto con la necessaria fruizione pubblica del bene.Ai fini della comprensione delle articolate doglianze, occorre richiamare il quadronormativo di riferimento, quale risultante dal D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, checonsacra quale principio fondamentale in materia di patrimonio culturale diproprietà pubblica, quello della pubblica fruizione. 4Tale principio è sotteso alle funzioni di tutela, rientranti nella potestà legislativastatale esclusiva5, così come quelle di valorizzazione, corrispondenti a potestàlegislativa concorrente tra Stato e Regioni ex art. 117 Cost. 6È bene altresì ricordare che il codice Urbani dedica particolare attenzione alla“fruizione” e “valorizzazione” di quella categoria a sé stante nell’ambito4 Cfr. art. 1, comma 3, D. Lgs. n. 42/2004: “Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, leprovince e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e nefavoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione”; art. 1, comma 4: “Gli altri soggettipubblici, nello svolgimento della loro attività, assicurano la conservazione e la pubblicafruizione del loro patrimonio culturale”; art. 2 comma 4: “i beni del patrimonio culturale diappartenenza pubblica sono destinati alla fruizione della collettività, compatibilmente con leesigenze di uso istituzionale e sempre che non vi ostino ragioni di tutela”.5 Cfr. art. 3 D. Lgs. n. 42/2004: “garantirne la protezione e la conservazione per fini dipubblica fruizione”.6 Cfr. art. 6, D. Lgs. n. 42/2004: “la valorizzazione consiste nell’esercizio delle funzioni e nelladisciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e adassicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica”. 9 10.
dei “beni culturali”, qualificata come “istituti e luoghi di cultura” (v. art. 101),che include anche i “complessi monumentali” 7.L’art. 102 stabilisce, in termini tassativi, che deve essere assicurata la fruizionepubblica di tali beni 8.Le “modalità" della fruizione pubblica sono disciplinate dal successivo art. 103che dispone che l’accesso ai luoghi e istituti di cultura può essere gratuito o apagamento, mediante biglietto di ingresso che il Ministero, le Regioni e gli entiterritoriali devono determinare alla luce dei criteri di cui al comma 3.La regolamentazione del biglietto di ingresso è contenuta nel D.M. 11 dicembre1997 n. 507: il suo importo viene fissato dalla direzione regionale del Ministeroalla luce di vari parametri, legati, prevalentemente, all’intrinseco pregio culturaledel bene (per i complessi monumentali in cui coesistono proprietà statali conproprietà di altri enti territoriali l’importo ed i relativi parametri vengono definitiprevio accordo tra il Direttore regionale e i rappresentanti degli Enti stessi).Il Codice dei Beni Culturali consente la concessione dell’uso dei “beni culturali” asingoli richiedenti, purché ne siano garantite la “conservazione e la fruizionepubblica”, nonché la “compatibilità della destinazione d’uso con il caratterestorico-artistico del bene” (art. 106); dispone che non possono essere “adibiti adusi non compatibili con il loro carattere storico o artistico” (art. 20); regolal’attività di valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica e diproprietà privata, nel rispetto dei principi fissati dal Codice (art. 111 e ss.).7 Cfr. art. 101 comma 2, lett. f), D. Lgs. n. 42/2004: “complesso monumentale: insiemeformato da una pluralità di fabbricati, edificati anche in epoche diverse, che con il tempohanno acquisito, come insieme, una autonoma rilevanza artistica, storica oetnoantropologica “ .8 Cfr. anche art. 101, comma 4, D. Lgs. n. 42/2004, secondo cui “gli istituti e luoghi di cui alcomma 1 che appartengono a soggetti pubblici sono destinati alla pubblica fruizione edespletano un servizio pubblico”. Il comma 3 precisa che per tutti gli altri beni culturalipubblici, non costituenti istituti e luoghi di cultura, la fruizione pubblica è assicuratacompatibilmente con lo svolgimento degli scopi istituzionali cui sono destinati. 10 11.
Stabilisce, infine, che negli “istituti e nei luoghi della cultura indicati all’articolo101 possono essere istituiti servizi di assistenza culturale e di ospitalità per ilpubblico” (art. 117, comma 1), come quelli editoriali (comma 2 lett. a), diristorazione, caffetteria (comma 2, lett. f), la cui gestione può essere svoltadirettamente dalle Amministrazioni o indirettamente a mezzo di concessione aterzi (art. 117, comma 4, e art. 115).In tal caso, il contratto di servizio deve, tra l’altro, indicare “i servizi essenzialiche devono essere comunque garantiti per la pubblica fruizione del bene”.In sostanza, dal quadro normativo testé richiamato si desume che lafunzione principale dei “luoghi ed istituti di cultura”, categoria a séstante nell’ambito dei “beni culturali”, è quella della fruizionepubblica (accedere al bene e goderne le caratteristiche); per favoriretale funzione principale è ammessa la creazione di servizi accessoriindicati dall’art. 117 del Codice, la cui “modalità di gestione” (sia essadiretta o indiretta) non deve tuttavia pregiudicare la fruizionepubblica del bene (gratuita o mediante il pagamento del biglietto), nécomprometterne l’integrità, anche riguardo ai valori storici o artisticidi cui è espressione.Come ribadito dalla più recente giurisprudenza: “in tema di beni pubblici ilconnotato della "demanialità" esprime una duplice appartenenza, allacollettività ed al suo ente esponenziale, dovendosi intendere la titolarità insenso stretto come appartenenza di servizio, nel senso che lente esponenzialepuò e deve assicurare il mantenimento delle specifiche rilevanti caratteristichedel bene e la sua concreta possibilità di fruizione; ne consegue che la titolaritàdei beni demaniali allo Stato o agli altri enti territoriali non è fine a sé stessa enon rileva solo sul piano della "proprietà", ma comporta per lente titolareanche la sussistenza di oneri di «governance» finalizzati a rendere 11 12.
effettive le varie forme di godimento e di uso pubblico del bene” (Cass.civ., Sez. Unite, 14.02.2011, n. 3665).La Villa Reale di Monza, per le sue caratteristiche intrinseche (trattandosi,appunto, di un insieme di edifici che hanno assunto una connotazione unitaria)costituisce bene culturale di proprietà pubblica e complesso monumentale(oltre che monumento nazionale), come affermato dagli stessi atti finalizzati allasua valorizzazione 9.Pertanto, quale complesso monumentale, essa costituisce istituto e luogo dicultura, ex art. 101 del Codice dei Beni Culturali.Le concrete modalità di gestione, previste dalla gravata concessione e dagli attirichiamati, non solo violano i principi e le norme in materia di fruizione pubblicadettati dal Codice dei Beni Culturali (ed in particolare le disposizioni poste atutela degli “istituti e luoghi di cultura”) ma non sono neppure compatibili con ilcarattere storico e artistico del bene.Le funzioni museali -che dovrebbero avere rilevanza principale- assumono,nel caso di specie, carattere solo residuale ed eventuale.Il disciplinare di gestione richiamato dalla concessione, al paragrafo 2 dell’art. 4(“uso degli spazi”: doc. 5), inserisce le “attività museali e connesse all’attività direstauro” all’interno di un vasto elenco (con valore puramente esemplificativo:“tra le altre”) di funzioni tra di loro molto eterogenee ed indeterminate.9 L’oggetto dell’Adp del 30.07.2008 recita: “Accordo […] per la valorizzazione del complessomonumentale della Villa Reale di Monza, del Parco e dei giardini” (doc. 2). L’art. 2, comma 2,lett. a) dello statuto del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza indica tra le finalità del nuovoEnte quella di “garantire la conservazione, il recupero e la valorizzazione del complessomonumentale ed ambientale della Villa Reale di Monza, del Parco […]; b) valorizzare ilpotenziale di relazioni del complesso monumentale” (doc. 3). L’espressione “complessomonumentale” compare poi ripetutamente nelle premesse del contratto stipulato in data07.07.2011 con il quale Infrastrutture Lombarde S.p.A. ed il Consorzio Villa Reale e Parco diMonza hanno concesso, con gestione indiretta, il corpo centrale del bene a Nuova Villa RealeS.p.A. (cfr. lett. e), i), m), u), della premessa: doc. 1). La stessa Soprintendenza per i beni e leattività culturali di Milano conclude la propria relazione storico-artistica osservando che “ilParco di Monza, con i suoi storici annessi costituisce una realtà unica nel suo genere ed èsoprattutto un unicum inscindibile con la Villa, ponendosi tra i complessi monumentali eambientali più importanti a livello europeo” (doc. 8 ). 12 13.
Nel primo e secondo piano nobile, cuore artistico e storico del bene, le funzionimuseali sono puramente eventuali, connesse a non meglio definite “attivitàespositive diversificate, anche legate alle attività museali e/o di restauro”.Ancor meno convincenti ed addirittura sconcertanti, sotto questo profilo, sono lespecifiche clausole, previste al successivo art. 13, che disciplinano gli “eventi”“ospitabili” nei due piani nobili.Ed infatti, benché la norma richiami, seppur in modo indeterminato, il principiodella “fruizione pubblica”, i commi successivi contemplano una serie didisposizioni che lo tradiscono palesemente.Al comma 2 vengono contemplate, a titolo esemplificativo, quali “attività ad altafruibilità”, “mostre temporanee su temi che possono spaziare in diversi settori”.Dalla ricerca alla “produzione”: ossia eventi di carattere prettamentecommerciale, dove l’espositore offre al pubblico la propria merce 10. L’apertura alpubblico finisce così per essere legata non al bene culturale in sé, bensì all’eventocommerciale: il tutto in spregio al Codice Urbani che, invece, prevede che vengaassicurato il diritto del pubblico di accedere -gratuitamente o pagando unbiglietto- al complesso monumentale, al fine di godere del bene stesso.Lo stesso dicasi per le “sfilate di moda”, la “presentazione di prodotti e/obrand”, le “sessioni d’aste”, “live music e drinks”, le “iniziative ludico sportive”.10 Analogamente a quanto avviene in qualsiasi centro commerciale, fiera o altro luogo doveviene esposta merce , che il cliente può osservare in vista di possibili acquisti. L’esposizionecostituisce attività commerciale al dettaglio se svolta in favore della generalità deiconsumatori, all’ingrosso se riservata ad altri commercianti e manifestazione fieristica ove nelmedesimo luogo coesista una pluralità di espositori (v. art. 121 della L.R. 2 febbraio 2010 n. 6 eD. Lgs. 31 marzo 1998 n. 114). Del resto, secondo costante giurisprudenza, per “superficie divendita di un esercizio commerciale si deve intendere «quella su cui sostano e si spostano,oltre al personale addetto al servizio, i consumatori per esaminare gli oggetti posti in venditacollocati negli appositi spazi e per concludere le operazioni di vendita, sicché la zona diesposizione dei prodotti commercializzati dallesercizio va senza dubbio inclusa nellasuperficie di vendita” (Cons. Stato, sez. V, 24.09.1997, n. 1020; T.A.R. Veneto, sez. III,02.11.2004, n. 825). 13 14.
Le funzioni ammesse dall’art. 13 della concessione violano inoltre l’art. 20 delCodice Urbani, che vieta di adibire i beni culturali ad usi non compatibili con illoro carattere storico o artistico.Ed infatti, la previsione di eventi quali “convegni, corsi di formazione,conferenze”, “ricevimenti”, “banchetti”, “matrimoni”, “set cinematografici otelevisivi”, “assemblee di società”, “attività di svago”, oltre che contraria alprincipio della libera fruibilità al pubblico (per partecipare ai primi occorre, adesempio, essere iscritti o appartenenti alle associazioni che li organizzano o,comunque, possedere conoscenze specialistiche che non appartengono alpubblico), non garantisce la compatibilità di tali usi con il carattere storico oartistico del bene (ciò vale, in particolare, per i banchetti, i ricevimenti e leattività di svago).All’interno di questo amplissimo ventaglio, la scelta delle concrete attività dasvolgere -secondo logiche prettamente commerciali (peraltro espressamenterichiamate dall’art. 4 comma 2)- è rimessa al concessionario, cui viene ancheattribuito il potere di decidere, in base alle proprie “strategie di marketing”,quali eventi subordinare al pagamento del biglietto di ingresso (ed,evidentemente, la sua misura: cfr. art. 13, comma 4 11).Ora, attribuire a tale soggetto il potere di fissare il prezzo del biglietto non solocollide con l’art. 103, comma 3 del Codice e con il D.M. 11 dicembre 1997, che loriserva al Direttore regionale del Ministero dei Beni Culturali (previo accordo traRegione ed Enti territoriali per i complessi monumentali appartenenti a piùamministrazioni e nel rispetto dei parametri definiti dalla norma), ma elude ilprincipio della fruizione pubblica.11 Le esigenze commerciali del concessionario potrebbero, per esempio, indurlo a privilegiarefunzioni destinate a rimanere appannaggio di ristrette cerchie di facoltosi clienti (ricevimenti,assemblee di società, banchetti) oppure a prevedere, al medesimo fine, biglietti di ingresso dalcosto elevato, insostenibili per la generalità del pubblico. 14 15.
Mancano, nella convenzione e relativi allegati, norme idonee a garantire quantoprevisto dalla legge, e cioè la possibilità al pubblico -quantomeno in congrui oraridella giornata- di accedere al bene puramente e semplicemente, gratuitamente ocorrispondendo un biglietto (la cui misura, tuttavia, deve essere predeterminatanel rispetto della normativa vigente e non rimessa all’arbitrio delconcessionario).I meccanismi di “utilizzo” introdotti con i gravati atti non solo violano lerichiamate disposizioni del Codice dei Beni Culturali, ma presentano ulterioriprofili di illegittimità.Anzitutto perché la maggior parte delle attività ammesse a scelta delconcessionario sono incompatibili con il vincolo previsto dall’atto di cessione del4 aprile 1996: il Demanio dello Stato, nel trasferire ai Comuni di Monza e Milano(cui è ora subentrata la Regione Lombardia), tra gli altri, gli spazi oggettodell’impugnata concessione, contemplava nell’atto di trasferimento, qualiespresse ed esclusive destinazioni, “attività museali, culturali, dirappresentanza e di fruizione e conservazione del verde” (doc. 7 ).Sussiste, inoltre, contrasto con l’accordo di programma del 30 luglio 2008, cheenuclea tra i propri obiettivi essenziali quello di garantire la “conservazione, ilrecupero e la valorizzazione del complesso monumentale ed ambientale dellaVilla Reale di Monza […] garantendone la fruizione pubblica e sviluppandone ivalori immobiliari e culturali” (cfr. art. 4, comma 1 lett. a): doc. 2).Non vi è neppure coerenza con il c.d. progetto preliminare “Carbonara”,selezionato in seguito a concorso internazionale e richiamato nelle stessepremesse della concessione del 07.07.2011, quale presupposto della successivaattività amministrativa.Tale progetto, come ricordato nella parte in fatto, prevedeva di adibire i due pianinobili ad alta rappresentanza istituzionale con funzione museale in tutti i periodi 15 16.
(verosimilmente prevalenti) in cui tali elevate attività istituzionali non avesseroavuto luogo 12.Viceversa, ora si assiste alla commercializzazione di tali spazi, visto che alconcessionario è consentito individuare, sulla base di proprie valutazionieconomiche, i concreti eventi da svolgere, all’interno di una congerie vasta edeterogenea di funzioni ipotizzate.Né le gravi illegittimità testé rilevate sono eliminate da alcune limitateprerogative che la concessione riserva al concedente.Ad esempio, non può ritenersi certo sufficiente ad assicurare la fruizionepubblica, nei termini prescritti dal D. Lgs. n. 42/2004, la previsione a favore delconcedente di un evento al mese, per un totale di 36 giorni all’anno, per il primoe secondo piano nobile (12 giorni per il cortile di ingresso: doc. 5, art. 14): unlasso di tempo che, anche ove venisse rispettato, sarebbe decisamente esiguo seconfrontato all’importanza del bene.Altrettanto irrilevante il fatto che nell’ala sud della Villa e in alcuni locali delprimo piano nobile (non formanti oggetto della concessione) venga ipotizzata laformazione di un museo (v. art. 17): il Codice Urbani esige che il bene -specie secostituente istituto o luogo di cultura- sia destinato alle finalità ivi prescritte nellasua interezza. La parziale sottrazione dalla sua funzione è illegittima tantoquanto quella totale.Ciò, senza contare che gli spazi oggetto di concessione rientrano certamente nelnovero di quelli più pregiati e importanti, sotto il profilo storico ed artistico,dell’intero complesso monumentale, come emerge dalla relazione storico artistica12 Il paragrafo 2.4.1 del documento preliminare alla progettazione proponeva siffatta opzione:“gli stessi locali ospitano attività di rappresentanza in occasione della visita di personalitànazionali ed internazionali, si aprono alle visite pubbliche quando il calendario di impegnipubblici lo consente” (doc. 11). 16 17.
della Soprintendenza (doc. 8) e dal documento di indirizzo alla progettazione(doc. 11 ).Infine, non appare neppure idoneo a superare le predette censure l’art. 6 deldisciplinare di gestione, sulla programmazione degli eventi: tale norma è stataintrodotta semplicemente per coordinare le attività del concedente (nei periodiindicati dall’art. 14) e del concessionario “in modo che una parte non rechipregiudizio all’altra” e ferma restando l’esigenza di “massimizzarne laredditività”. ***A non dissimili censure si espongono le clausole che regolano le attività ammesseal piano terreno e al belvedere.Il disciplinare di gestione (art. 11) ammette al piano terreno attività artigianali: laprevisione di tali funzioni, che esulano dalla nozione di “servizi di assistenzaculturale ed ospitalità per il pubblico” ex art. 117 del Codice dei Beni Culturali,viola l’art. 20, D. Lgs. n. 42/2004, visto che esse non corrispondono alla storiadella Villa, che non ha mai ospitato al suo interno attività artigianali di sorta.Quanto al bookshop ed alla caffetteria, occorre rilevare come tali funzioni-seppur astrattamente annoverabili tra i “servizi di assistenza culturale e diaccessibilità per il pubblico” ammissibili in un istituto o luogo di cultura-perdano, in concreto, il loro carattere di accessorietà dal momento che ildisciplinare non contiene alcuna disposizione che ne garantisca la fruizione daparte del pubblico (ovvero l’accesso ai sensi dell’art. 102 del Codice).Lo stesso dicasi per l’“alta ristorazione” che occupa una parte esorbitante deglispazi concessi (l’intero piano belvedere, per 2.459 mq., e una porzione del pianoterreno per la cucina) con la conseguente privazione, per il pubblico, dellapossibilità di accedere al belvedere e di godere della bellezza panoramica sulparco circostante (se non, ovviamente, nella veste di avventore del ristorante). 17 18.
Peraltro, la disamina della concreta disciplina introdotta dagli artt. 4 e 10 deldisciplinare di gara (anche alla luce della dimensione degli spazi concessi),esclude che l’alta ristorazione possa essere ricondotta tra i servizi di “assistenzaculturale ed ospitalità per il pubblico” nei termini indicati dall’art. 117 delCodice, e rappresenta un uso non compatibile con i caratteri storici ed artisticidel bene ex art. 20, D. Lgs. n. 42/2004.Si noti che, anche da questo punto di vista, la concessione impugnata divergeprofondamente dallo stesso progetto “Carbonara” (pur richiamato comepresupposto), il quale prevedeva che fosse destinata alla ristorazione solo unaparte del piano belvedere, mentre il resto avrebbe dovuto essere adibito abiblioteca, sala di lettura, videoteca: funzioni scomparse con l’emanazione degliatti impugnati.Sussiste, pertanto, eccesso di potere per contraddittorietà.2.- Violazione e/o falsa applicazione del D. Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42e del D.M. 11 dicembre 2007 n. 507. Eccesso di potere percontraddittorietà, carenza di motivazione, sviamento.Anche volendo prescindere dalle considerazioni indicate sub 1, il contratto diconcessione risulta illegittimo, per i medesimi profili, nella parte in cui subordinail potere del concessionario di adibire il bene ad ulteriori e non meglio precisateattività, alla semplice previa autorizzazione del concedente (autorizzazione che siintende accolta nel caso di mancata risposta nel termine di trenta giorni).Con il primo motivo l’associazione ricorrente ha censurato il disciplinare digestione, per contrarietà alla destinazione del bene e alla sua fruizione pubblica,nella parte in cui accorda al concessionario la prerogativa di adibire gli spazioggetto di concessione a svariate e spesso indeterminate attività(“manifestazioni”, “ricevimenti” etc.). 18 19.
Addirittura, il contratto di concessione stipulato prevede la possibilità disvolgervi ulteriori e non meglio precisate attività, purché autorizzate dalconcedente. Invocando questo meccanismo, il concessionario potrebbe, inconcreto, arrivare a destinare tali spazi a funzioni residenziali o alberghiere, congrave pregiudizio per la fruizione pubblica e la stessa destinazione del beneLa previsione di un meccanismo extra ordinem, destinato a incidere sulladestinazione d’uso del bene culturale, la cui disciplina è riservata alla legge (artt.20 e 21 del D. Lgs. n. 42/2004), viola, come rilevato nel primo motivo, il CodiceUrbani, e vizia, conseguentemente, gli atti gravati.3.- Violazione degli artt. 200 e 144, comma 3, D. Lgs. n. 163/2006 edell’art. 11, D.M. 03.08.2000 n. 294; violazione dell’art. 92, comma 5,D. Lgs. n. 163/2006; sviamento di potere: riferimento alla notadell’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici prot. n. 89563 in data07.09.2011.Rientra nell’ambito della legittimazione sostanziale dell’Onlus ricorrentecensurare anche i profili dei provvedimenti che attengono alla conservazione insenso edilizio-costruttivo del bene monumentale. Detti profili riguardano infattila valorizzazione artistico-architettonica del bene.Parimenti, nell’ambito di legittimazione possono rientrare le censure relative aimezzi finanziari che non risultino utilizzati secondo legge.Nella concreta vicenda, con la recente nota prot. n. 89563 in data 07.09.2011(doc. 17), l’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici ha contestato aInfrastrutture Lombarde S.p.A. due rilevanti errori:a) il primo attiene alla scelta del contraente che, ai sensi del D. Lgs. n. 163/2006e del T.U. n. 42/2004, deve essere orientata verso soggetti forniti di particolariqualifiche tecnico-professionali (attestazione SOA per la categoria OS2), ovel’intervento riguardi lavori e opere su monumenti. 19 20.
È nella specie avvenuto, secondo quanto rettamente contesta l’Autorità (conrichiamo all’art. 11, comma 1, D.M. 24 ottobre 2001 n. 420 ed alla propriadeterminazione n. 6 del 2001), che il bando di gara non conteneva l’indicazionedel particolare requisito. Detto requisito risulta richiesto invece dall’Entecommittente solo nella successiva lettera di invito e, quindi, con funzionediscriminatoria rispetto a operatori, privi del ripetuto requisito, che avevanorichiesto l’ammissione alla gara sulla base del bando.In altri termini, l’attestazione SOA per la categoria OS2 è stata utilizzata comestrumento operativo all’interno della gara e non come elemento di richiamo allapartecipazione: in che si annida, in disparte la violazione di legge (imputabile albando), l’esercizio sviato del potere discrezionale.L’illegittimità rilevata dall’Autorità non ha dunque permesso al bando diassolvere appieno alla propria funzione di pubblicità-notizia relativa ad una garaspeciale, quale è quella che concerne interventi conservativi, di recupero eadeguamento funzionale dei beni monumentali.Detta gara è “speciale” in quanto aperta solo a soggetti in possesso del requisitodi capacità tecnico-professionale previsto dalla legge. Contraddice allora ilpredetto carattere il bando di gara che venga generaliter rivolto a tutte leimprese costruttrici e non ai soli operatori aventi titolo legale per lapartecipazione.La mancanza dell’essenziale indicazione del requisito non ha pertanto soddisfattola ragione di un bando che doveva essere limitato ai soli soggetti in possesso dellostesso, richiesto dalla natura degli interventi. Non è allora un caso che la gara sisia poi svolta solo tra due concorrenti; così come può non apparire un caso che(salva più opportuna verifica) il bando non abbia indicato la naturamonumentale del bene. 20 21.
In punto di legittimazione, va precisato che l’interesse diffuso che sostiene lalegittimazione della ricorrente Onlus non si confonde con il vantaggio personalee diretto che potrebbe discendere dall’accoglimento della censura. Dettointeresse si pone infatti come strumentale a ciò che l’impresa preposta alleattività di conservazione e recupero del bene monumentale risulti prescelta nelrispetto della legittimità formale degli atti del corrispondente procedimento;- l’Autorità di Vigilanza rileva poi che “dall’analisi del quadro economicocomplessivo, risultano oneri totali per la Stazione Appaltante per un importo di1530.371 euro, corrispondente al 6,5% dell’importo posto a base di gara, incontrasto con quanto indicato nella deliberazione n. 29 del 30.07.2008”.Quest’ultima deliberazione stabilisce infatti che “per tale attività espletata, ILSpA [Infrastrutture Lombarde S.p.A., n.d.r.] non può percepire i compensiprevisti nelle convenzioni stipulate (punto 3.13 della convenzione) ma solol’incentivo di cui all’art. 95 [rectius: 92, comma 5, n.d.r.] del D. Lgs. n. 163/2006che prevede una somma nel limite massimo del 2% dell’importo posto a base digara di un’opera o di un lavoro, da ripartire tra il proprio personale, qualeincentivo per le attività svolte”.L’illegittimità riscontrata dall’Autorità di Vigilanza si ripercuote nel regime dellaspesa e pregiudica, quindi, le concrete attività di esecuzione delle operepreordinate dalla valorizzazione del bene.4.- Violazione e/o falsa applicazione dell’atto costitutivo e dellostatuto del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza. Eccesso di potereper contraddittorietà. Incompetenza.La gravata concessione ha una durata di 22 anni (2 anni di lavori e 20 anni digestione): 264 mesi dalla sottoscrizione del disciplinare (07.07.2011-07.07.2033:cfr. art. 5 dell’doc. 1). 21 22.
Lo statuto e l’atto costitutivo del 20.07.2009 prevedono, viceversa, che ilConsorzio Villa Reale e Parco di Monza abbia una durata ventennale (doc. ti 3 e4 ).Il Consorzio Villa Reale, destinato a subentrare quale concedente, al termine deilavori, successivamente alla emissione del certificato di collaudo delle opere e perla successiva gestione delle opere (cfr. doc. 1; v. art. 2 della concessionesubconcedente), scadrà pertanto il 20.o7.2029.È evidente l’illegittimità consumata, laddove si consente ad un soggettoistituzionale, incaricato della gestione di un servizio per un periodo definito, diassumere, senza l’assenso formalmente espresso dalle amministrazioniconsorziate (Comune di Monza, Regione Lombardia e Ministero dei per i beni ele attività culturali), impegni che eccedono tale arco temporale.5.- Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 112 e 115 del D. Lgs. 22gennaio 2004, n. 42.a) Il Codice Urbani, in tema di attività di valorizzazione dei beni, prevede che loStato, le Regioni e gli altri Enti territoriali possano costituire appositi soggettigiuridici cui affidare l’elaborazione e lo sviluppo dei piani strategici di sviluppoculturale (art. 112, comma 5); quanto alle forme di gestione, dopo aver chiaritoche “le attività di valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica”possono essere gestite “in forma diretta o indiretta”, tramite concessione a terzi(art. 115), riconosce il potere di attuare la gestione indiretta del patrimonioculturale pubblico sia in capo alle Amministrazioni cui i beni pertengono, sia aisoggetti giuridici costituiti ex art. 112 comma 5, ma solo qualora siano“conferitari dei beni” ai sensi del comma 7 (secondo cui “le amministrazionipossono partecipare al patrimonio dei soggetti di cui all’art. 112 comma 5, conil conferimento in uso dei beni culturali che ad esse pertengono”). 22 23.
Nel caso in esame, il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza non risultaconferitario di alcun bene, mancando qualsiasi atto in tal senso.Va anzitutto nuovamente evidenziato che, in base alla concessione del 07.07.2011(doc. 1), Infrastrutture Lombarde S.p.A. riveste la qualifica di concedenteriguardo agli interventi di restauro, riconducibili alla funzione di conservazioneex art. 29 del Codice dei Beni Culturali 13 ; in seguito al collaudo delle opere,invece, la qualifica di concedente per quanto riguarda la successiva gestionespetta, invece, al Consorzio.In secondo luogo, l’assenza del conferimento dei beni emerge anche dalla letturadello statuto che, sub art. 1 comma 4, riserva all’atto costitutivo o a successivi attil’individuazione dei beni affidati in gestione (doc. 3).Anche l’atto costitutivo, siglato il 20.07.2009, è silente sul punto, rinviando asuccessivi atti l’affidamento in gestione dei beni di proprietà statale, regionale ecomunale (doc. 4, art. 7 ).Non risulta, tuttavia, che tali atti siano stati emanati ed è, pertanto, assente ilpresupposto del conferimento dei beni, prescritto tassativamente dalla norma(art. 115 comma 3, D. Lgs. n. 42/2004), affinché il consorzio possa affidare laconcessione oggetto di gravame.b) Inoltre, ai sensi dell’art. 114 comma 4, D. Lgs. n. 42/2004, la scelta dellagestione indiretta, in luogo di quella diretta, presuppone una valutazionecomparativa, in termini di sostenibilità economico-finanziaria e di efficacia, sullabase di obiettivi previamente definiti, da parte dello Stato, delle Regioni e deglialtri Enti pubblici territoriali.Nel caso in esame, tale valutazione comparativa manca del tutto.13 Ciò trova conferma nell’accordo di programma siglato il 30.07.2008 tra i Comuni di Monza eMilano, la Regione Lombardia e il Ministero per i beni e le attività culturali, ove ilcoinvolgimento di Infrastrutture Lombarde S.p.A. viene riferito agli “interventi diconservazione, ai sensi dell’art. 29 del Codice”. 23 24.
Essa, infatti, non è stata compiuta né dal Consorzio di Gestione della Villa Reale edel Parco di Monza, né, tantomeno, dalle Amministrazioni cui i beniappartengono (Regione Lombardia, Comune di Monza, Ministero per i beni e leattività culturali).Si noti che sia l’accordo di programma del 30.07.2008 che lo Statuto e l’attocostitutivo del consorzio ipotizzavano il ricorso alla gestione indiretta delleattività di valorizzazione quale modalità del tutto eventuale (v. in particolare l’art.5 2 r dell’accordo di programma).Al contrario, per il recupero del bene, corrispondente all’art. 29 del Codice, èstato subito previsto che i relativi compiti venissero svolti da InfrastruttureLombarde S.p.A., espressione di Regione Lombardia (v. art. 8.2 dell’accordo diprogramma: doc. 2).Non avendo né l’accordo di programma né l’atto costitutivo e lo statuto delConsorzio preso posizione sulla gestione diretta o indiretta, la scelta avrebbedovuto essere preceduta dall’atto espressamente indicato dall’art. 115 comma 4del Codice (che, ad avviso della ricorrente, prevede una manifestazione di volontàdegli Enti cui i beni appartengono, oltre che, eventualmente, del soggettoincaricato della loro gestione).Nel caso in esame, viceversa, Infrastrutture Lombarde S.p.A. ha emanato ilbando di gara, relativo anche alla gestione del bene, in assenza di talefondamentale atto presupposto.6.- Violazione e falsa applicazione dell’art. 115, D. Lgs. 22 gennaio2004, n. 42.L’art. 115, comma 3, D. Lgs. n. 42/2004 prevede che il conferimento dell’attivitàdi gestione, anche in forma congiunta e integrata, sia subordinato a procedura dievidenza pubblica. 24 25.
Ora, nel caso in esame, benché tale procedura sia stata espletata, conaggiudicazione della gara al raggruppamento vincitore, specifiche clausole dellaconcessione e dei relativi allegati consentono di eludere il canone dell’evidenzapubblica, ammettendo la possibilità di subconcedere la gestione di parte delleopere e finanche di sostituire il concessionario senza ricorrere ad alcunaprocedura selettiva.L’art. 26.2 del contratto di concessione dà facoltà al concessionario di affidare lagestione di parte delle opere a soggetti terzi, previo gradimento del concedente.Quale sia la parte delle opere rispetto al tutto non è dato sapere 14, ed è evidenteche, in tal modo, si introduce la possibilità di subconcedere l’insieme delleattività di gestione a terzi non selezionati tramite procedure di evidenza pubblica.Vieppiù, l’art. 33 del contratto di concessione stabilisce che, in caso di risoluzionedel contratto per fatto del concessionario, gli Enti finanziatori possono impedirela risoluzione designando un’impresa che abbia requisiti analoghi alconcessionario.Tale clausola, che riecheggia l’art. 159 del D. Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, inmateria di finanza di progetto, non risulta tuttavia compatibile con l’art. 115 delCodice dei beni culturali, norma destinata a prevalere in virtù della sua specialità.Infatti, per tale testo normativo, il richiamo all’evidenza pubblica non è solofinalizzato alla tutela della concorrenza, ma anche in funzione dellavalorizzazione del bene culturale.Tale richiamo, pertanto, è tassativo, e non è pertanto ammissibile l’introduzionedi clausole o meccanismi che consentano a soggetti non selezionati tramiteprocedure di evidenza pubblica di accedere ad attività di valorizzazione dei beniculturali.14 Il disciplinare di gestione contempla espressamente alcune attività, come quelle dicaffetteria, alta ristorazione, bookshop e attività artigianali, ma il contratto di concessione nonreca limiti. 25 26.
***In merito alla legittimazione della ricorrente si osserva quanto segue.Secondo consolidato principio giurisprudenziale (si veda, in tal senso, il recenteCons. Stato, Sez. IV, 14.04.2011, n. 2329), le associazioni di tutela ambientalericonosciute ex lege (ex artt. 13 e 18, comma 5, L. n. 349/1986) sono legittimatead agire in giudizio sia per la “tutela degli interessi ambientali in senso stretto edevidenziati dalla presenza di un apposito vincolo, sia per gli interessiambientali intesi in senso lato […] comprendenti proprio la conservazionee valorizzazione dei beni culturali, dellambiente in senso ampio, delpaesaggio urbano, rurale e naturale, dei monumenti e dei centri storici e dellaqualità della vita (Consiglio Stato, sez. IV, 09 ottobre 2002, n. 5365)”. Di tuttociò, in sostanza, “che risulti connesso con il paesaggio e la cultura” (cit.decisione 14.04.2011, n. 2329).Legambiente Onlus è un’associazione riconosciuta ai sensi della L. n. 349/1986,statutariamente chiamata ad occuparsi della tutela, conservazione evalorizzazione dei beni ambientali e culturali 15 (doc. ti 12 e 13).Come meglio argomentato nella parte in diritto, la ricorrente censura i gravatiatti in quanto:- escludendo il libero accesso (gratuito o a pagamento) al bene in sé, losottraggono alla funzione di “servizio pubblico” prescritta per i “complessimonumentali” di appartenenza pubblica;- introducono “servizi aggiuntivi”, che, privi del carattere dellacomplementarietà rispetto alla destinazione principale, si risolvono in attività15 L’art. 1 dello Statuto precisa che Legambiente “opera per la tutela e la valorizzazione dellanatura e dell’ambiente, delle risorse naturali, […] del patrimonio storico artistico e culturale[…] del territorio e del paesaggio “ (cfr. art. 2), “interventi nel campo dell’educazione e delladidattica”; opera “sui temi della conoscenza, della ricerca, del rapporto tra scienza, cultura elavoro per rompere le forme di esclusione della conoscenza, promuovere la diffusione dellacultura”; al fine di perseguire il proprio scopo sociale (art. 3 lett. m), “gestire […] aree, siti ezone di importanza naturalistica e storico culturale, parchi urbani e suburbani”). 26 27.
private completamente autonome rispetto alle funzioni cui dovrebbe esserefinalizzato il complesso monumentale;- si paventa addirittura il rischio (attraverso il meccanismo extra ordinemintrodotto) che venga consentito l’insediamento di funzioni alberghiere e/oresidenziali (cfr. secondo motivo di censura);- si lamenta, infine, la violazione, sotto una pluralità di profili (cfr. motivi sub nn.3, 4 e 5), delle norme del Codice Urbani che introducono, ancora una volta atutela del bene, precise modalità di gestione: la clausola di “mero gradimento” el’assenza di ogni controllo da parte dell’ente pubblico proprietario, finiscono perrendere il soggetto privato (spinto da mere ragioni di lucro) il vero dominus dellagestione del “complesso monumentale”.Non può pertanto porsi in dubbio il diritto di Legambiente a ricorrere percontestare la legittimità di atti che violano, sotto una pluralità di profili, ledisposizioni del D. Lgs. n. 42/2004, poste a presidio della tutela e dellavalorizzazione dei complessi monumentali (tra i quali, come si è visto, rientra laVilla Reale di Monza).A tal riguardo è sufficiente in questa sede osservare che la nozione divalorizzazione (che, per espressa previsione statutaria, appare tra i finidell’Associazione ricorrente) include non solo la promozione ed il sostegno degliinterventi di conservazione del patrimonio culturale, ma consiste altresì“nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuoverela conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni diutilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso […], al fine dipromuovere lo sviluppo della cultura” (art. 6 Codice Urbani) 16.16 Come chiarito da Corte cost., 13.01.2004, n. 9, “la valorizzazione è diretta soprattutto allafruizione del bene culturale, sicché anche il miglioramento dello stato di conservazioneattiene a questultima nei luoghi in cui avviene la fruizione ed ai modi di questa”. 27 28.
Tutto ciò conferma l’interesse ad impugnare dell’associazione ricorrente.Per tuziorismo si segnala infine che il presente ricorso viene sottoscritto dalPresidente regionale di Legambiente Lombardia, al quale l’art. 24, secondoperiodo, dello statuto di Legambiente Onlus attribuisce la rappresentanza ingiudizio dell’Associazione nazionale (“la rappresentanza legale dell’associazionesia in giudizio che nei confronti di terzi” spetta al Presidente Nazionale; “larappresentanza in giudizio dell’associazione nazionale è attribuita altresì aiPresidenti regionali”). Il sig. Damiano Di Simine riveste la carica di PresidenteRegionale dell’Associazione ricorrente giusta deliberazione del Direttivo del 10novembre 2007 n. 9.A tal riguardo, è bene precisare che, come il Giudice amministrativo ha ormaichiarito (cfr. T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. II, 10.05.2010 n. 1452), anche ove ilricorso sia sottoscritto dal Presidente di Legambiente Lombardia, lo stesso deveconsiderarsi “proposto non da un organo decentrato, ma dallassociazionenazionale, a nulla rilevando che lassociazione sia rappresentata in giudizio dalpresidente regionale, posto che a norma dello Statuto associativo (art. 24) larappresentanza in giudizio spetta non solo al presidente nazionale, ma anche aipresidenti regionali. E se è vero che la posizione legittimante allimpugnativanon può essere distribuita verso le articolazioni territoriali, ma resta in capoallente che ne è titolare in virtù di investitura legale eccezionale, è altrettantovero che le disposizioni statutarie possono disciplinare il potere di stare ingiudizio in rappresentanza della persona giuridica o associazione (Cons. StatoVI 9.3.2010 n. 1403)”.Ne consegue, che anche sotto tale profilo, nessuna eccezione capziosa potrebbeessere ex adverso sollevata. *** 28 29.
Per quanto sopra esposto, si conclude per l’accoglimento del presente ricorso,con l’annullamento degli atti e dei provvedimenti impugnati e con ogniconseguente statuizione.Con vittoria di spese, diritti ed onorari del giudizio.Ai sensi e per gli effetti dell’art. 14.2 del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 si dichiarache il valore della controversia è indeterminabile e che, ex art. 10 comma 1 delcitato decreto, non si provvederà al versamento del contributo unificato almomento dell’iscrizione a ruolo, in quanto trattasi di procedimento già esente (siv. allegato B numero 27 bis del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 642).Si producono i seguenti documenti:1.- contratto di concessione del 07.07.2011;2.- accordo di programma del 30.07.2008;3.- statuto del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza con D.G.R. 08.04.2009;4.- atto costitutivo del 20.07.2009;5.- disciplinare di gestione;6.- bando di gara;7.- atto di gestione gratuita in data 04.04.1996;8.- relazione storico-artistica in data 24.09.2002;9.- R.D.L. del 3 ottobre 1919;10.- piano economico-finanziario;11.- documento preliminare alla progettazione;12.- estratto statuto nazionale di Legambiente;13.- decreto di riconoscimento ministeriale;14.- estratto statuto Legambiente Lombardia;15.- verbale direttivo Legambiente Lombardia Onlus;16.- avviso di invio di pubblicazione; 29 30.
17.- nota dell’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici prot. n. 89563 in data07.09.2011.Monza-Milano lì 19 settembre 2011avv. Emanuela Beacco avv. Claudio Colombo avv. Ercole RomanoRELAZIONE DI NOTIFICAA richiesta come in atti, io sottoscritto, Ufficiale Giudiziario addetto all’UNEPpresso la Corte di Appello di Milano, ho notificato copia conforme all’originale delretroesteso ricorso avanti il T.A.R. Lombardia a:INFRASTRUTTURE LOMBARDE S.P.A, in persona del legale rappresentante protempore, con sede in Milano, Via Copernico n. 38, ivi a mani diREGIONE LOMBARDIA, in persona del Presidente pro tempore della GiuntaRegionale, domiciliato per la carica presso la sede dell’Ente in Milano, PiazzaCittà di Lombardia n. 1, ivi a mani di 30 31.
NUOVA VILLA REALE MONZA S.P.A., in persona del legale rappresentante protempore, con sede in Milano, Piazza della Repubblica n. 30, ivi a mani diCOMUNE DI MILANO, in persona del Sindaco pro tempore, presso l’Avvocaturacomunale di Milano in Milano, Via della Guastalla n. 8, ivi a mani diMINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI, in persona del ministropro tempore, domiciliato ex lege presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato inMilano, Via Freguglia n. 1, ivi a mani di 31 32.
ITALIANA COSTRUZIONI S.P.A., in persona del legale rappresentante protempore, con sede in Roma, Via Antonio Stoppani n. 15 (C.A.P. 00197), ivi amezzo del servizio postaleNAVARRA ATTILIO MARIA, in qualità di Presidente del Consiglio diAmministrazione e legale rappresentante di Nuova Villa Reale di Monza S.p.A., eper esso alla suddetta società, domiciliato in Roma, Via Antonio Stoppani n. 15(C.A.P. 00197), ivi a mezzo del servizio postaleNAVARRA ATTILIO MARIA, in qualità di Presidente del Consiglio diAmministrazione e legale rappresentante di Italiana Costruzioni S.p.A., e per essoalla suddetta società, domiciliato in Roma, Vicolo della Luce n. 1 (C.A.P. 00153),ivi a mezzo del servizio postale 32 Recommended
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References: art. 3
 art. 9
 art. 112
 art. 2
 art. 117
 art. 1
 art. 1
 art. 2
 art. 3
 art. 6
 art. 101
 art. 103
 art. 101
 art. 101
 art. 115
 art. 101
 art. 13
 art. 121
 art. 13
 art. 4
 art. 14
 art. 17
 art. 117
 art. 20
 art. 5
 art. 2
 art. 112
 art. 29
 art. 1
 art. 7
 art. 8
 art. 2
 art. 10