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Timestamp: 2017-06-28 06:01:07+00:00

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Paesaggio rurale nel territorio del GAL Prealpi e Dolomiti - PDF
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1 FONDO EUROPEO AGRICOLO PER LO SVILUPPO RURALE: L EUROPA INVESTE NELLE ZONE RURALI Paesaggio rurale nel territorio del GAL Prealpi e Dolomiti Studio/Ricerca n. 2 Programma Sviluppo Locale del GAL Prealpi e Dolomiti PRE.D.I.R.E Misura 323/a Tutela e riqualificazione del patrimonio rurale Realizzazione studi e censimenti Roberto Jannon architetto - Gianfranco Grossi architetto Enrico Guaitoli Panini e Irene Esposito architetti associati2 3 Paesaggio rurale nel territorio del GAL Prealpi e Dolomiti Studio/Ricerca24 5 1. PREMESSA6 1.1 Concetti generali Il concetto di bene culturale è il risultato della composizione, nel tempo, di tutti i segni percepibili dell attività dell uomo sul territorio. I caratteri di un paesaggio derivano dall interazione tra l evoluzione naturale subita nel tempo e le azioni umane che l hanno condizionata e trasformata. Partendo da questo approccio è possibile affrontare lo studio del territorio dando pari dignità e rilevanza agli aspetti propri dei paesaggi umani (sociali, storico-culturali, economici ed estetico-percettivi) e a quelli naturalistici ed ambientali propri dei paesaggi naturali. La bellezza di un paesaggio è quindi dovuta solo in parte alla presenza di elementi di rilievo naturalistico; nel caso del paesaggio del bellunese, essa ci è pervenuta grazie a quegli interventi antropici che, nel loro insieme, costituiscono valori culturali di grande interesse, testimoniando un percorso storico che parte dalla civitas romana, passa per l occupazione longobarda e arriva ai giorni nostri. C è stata in passato un epoca in cui gli abitanti della Val Belluna e dell Alpago vivevano di auto sostentamento. L equilibrio dell economia locale si basava principalmente sui prodotti dell agricoltura e dell allevamento. Per la trasformazione dei prodotti e delle materie prime esistevano mulini da farina, mulini da maglio, forni, fornaci, segherie, falegnamerie, manifatture e botteghe di vario genere, latterie turnarie, calchère, ecc. Il presidio e la cura del territorio da parte dell uomo erano una condizione necessaria per la sopravvivenza. Opere di regimentazione delle acque, gestione dei bacini idrici, opere di contenimento delle scarpate, manutenzione dei percorsi, impiego di sistemi insediativi adeguati al clima e alle caratteristiche idrogeologiche del sito, tutto ciò contribuiva all equilibrio del sistema e si traduceva in qualità del territorio. Oggi lo stile di vita è cambiato, l agricoltura non è più l attività principale, la presenza dell uomo nell ambiente naturale è venuta meno, si assiste gradualmente ad un degrado del paesaggio e all abbandono dei numerosi manufatti funzionali all economia rurale. Tale situazione va determinando una perdita di testimonianze importanti, radici storiche di intere comunità, le forme e gli spazi di socializzazione mancano. L equilibrio idrogeologico è minato. Ciò nonostante la vita nei centri minori oggi potrebbe ancora essere di buona qualità, quello che manca è un livello minimo di offerta di servizi, attività culturali e, appunto, un ritorno alla cura del paesaggio e dell ambiente. Lo studio ricerca che si intende svolgere prende le mosse proprio da queste considerazioni con la consapevolezza che si tratta di aspetti comuni a tutte le aree di campagna o di montagna dell arco alpino e dei paesi europei confinanti. Per quanto riguarda la parte di analisi di elementi antropici nel paesaggio come terrazzamenti, muri di contenimento a secco, strade vicinali, ecc. risulta ormai chiaro che l obbiettivo finale di un loro recupero è auspicabile per almeno due effetti benefici principali: - Aumentare il livello di attrattività turistica migliorando la cura del paesaggio, conservare e ampliare le reti di percorsi turistici. - Mantenere efficiente il presidio del territorio conservando un buon livello di guardia nei confronti di alluvioni, frane e altre calamità naturali. In una parola salvaguardare l equilibrio idrogeologico del territorio. L ambito territoriale del GAL Prealpi e Dolomiti presenta una varietà di elementi antropici funzionali all attività agricola e al mantenimento dell equilibrio idrogeologico. La grande quantità di manufatti in pietrame a secco denota l elevato livello tecnico raggiunto in questo campo. La capacità di costruire muri Località Montagne Comune di Cesiomaggiore7 di contenimento consentiva di ottenere estesi terrazzamenti anche in pendii ripidi, percorsi stabili in zone montuose, la conservazione delle strade vicinali e la regimentazione dei flussi d acqua più impetuosi proveniente dai rilievi. Le numerose piazze e vie pavimentate che, nonostante l avvento del traffico veicolare, hanno conservato l assetto originario raccontano di elevati livelli di cultura tecnica in fatto di lavorazione ed impiego della pietra. Acciottolato, lastricate a selciato e selciatone. I capitelli, manufatti votivi presenti in modo così diffuso, rappresentano una presenza costante in tutto il territorio e sono anch essi un tratto fortemente caratterizzante del paesaggio rurale. Lo studio ricerca procederà quindi nello scandagliare il territorio alla ricerca degli elementi specifici e tipici del paesaggio rurale, considerati particolarmente caratterizzanti per tipologie e caratteristiche costruttive e/o architettoniche. In questa categoria strutture di grande interesse sono i terrazzamenti sia per il valore di cultura tecnica che esprimono, sia perché interessano larga parte del territorio in questione. Non ultimo: i terrazzamenti testimoniano una risposta corretta ad un problema sempre attuale: riuscire a coniugare l attività dell uomo nel territorio (in questo caso la produzione agricola) con il mantenimento dell equilibrio ambientale in senso lato. Da interventi di consolidamento e pulizia e manutenzione dei terrazzamenti possono derivare grandi miglioramenti della qualità del paesaggio locale. Lo studio/ricerca è propedeutico agli interventi di recupero e riqualificazione previsti dalla successiva azione 3 attivata dal PSL del GAL Prealpi e Dolomiti nell ambito della Misura 323/a del PSR Veneto Calchera in Val di San Martino Comune di Feltre8 1.2 Limiti territoriali L ambito territorriale oggetto di studio comprende 26 comuni della Provincia di Belluno e precisamente: Alano di Piave, Arsiè, Belluno, Cesiomaggiore, Chies d Alpago, Farra d Alpago, Feltre, Fonzaso, Lamon, Lentiai, Limana, Mel, Pieve D Alpago, Pedavena, Puos d Alpago, Ponte nelle Alpi, Quero, Santa Giustina, Sospirolo, San Gregorio nelle Alpi, Sedico, Seren del Grappa, Sovramonte, Tambre, Trichiana e Vas. La regione considerata coincide con la vallata del medio Piave, del Bellunese e del Feltrino con alcune diramazioni nelle valli laterali, si presenta con una certa unitarietà e con una precisa individuazione geografica. All interno di questi limiti sono inscritte 4 comunità montane: 1 - Comunità Montana dell Alpago (Chies d Alpago, Farra d Alpago, Pieve D Alpago, Puos d Alpago, Tambre) 2 - Comunità Montana Bellunese Belluno Ponte nelle Alpi (Belluno, Ponte nelle Alpi) 3 - Comunità Montana Feltrina (Alano di Piave, Arsiè, Cesiomaggiore, Feltre, Fonzaso, Lamon, Pedavena, Quero, San Gregorio nelle Alpi, Santa Giustina, Seren del Grappa, Sovramonte, Vas) 4 - Comunità Montana Val Belluna (Lentiai, Limana, Mel, Trichiana, Sedico, Sospirolo) 1.3 Componenti sociali e culturali L area oggetto di studio è caratterizzata morfologicamente dalla compresenza di rilievi montuosi e solchi vallivi, che hanno determinato l instaurarsi di ambienti insediativi assai diversificati, caratterizzati da situazioni socio - economiche e demografiche eterogenee. L attuale assetto del paesaggio evidenzia due principali forme insediative. La prima, definita struttura a rete, caratterizza i centri di maggiori dimensioni situati nel fondovalle e le zone residenziali che li circondano, i quali fanno riferimento a tali centri maggiori per la fornitura di importanti servizi a carattere sociale, economico e amministrativo; in tale contesto si è sviluppata una situazione di interdipendenza tra gli abitati. La seconda forma deriva dalla matrice insediativa storica a grappolo, con centri abitati che sorgono ad una certa distanza l uno dall altro. Tale situazione riguarda principalmente le zone più periferiche corrispondenti ai solchi vallivi minori e ai rilievi. La condizione abitativa di questi contesti risulta oggi meno attrattiva. I centri minori sono difficilmente accessibili, collegati da tratti di viabilità secondaria e lontani dai luoghi che offrono i servizi essenziali. In queste realtà si sono instaurate le situazioni demografiche e socio - economiche più negative, determinate da una forte emigrazione, da tassi di vecchiaia più elevati e da un calo generalizzato nell offerta di servizi. Sebbene dall analisi generale delle rilevazioni più recenti si assista ad una crescita demografica rispetto all ultimo ventennio (dato che comunque andrà letto nel lungo periodo), questa privilegia i comuni maggiori e le località dove sono più presenti i fenomeni di immigrazione di manodopera lavorativa extra comunitaria, mentre continuano a registrarsi cali demografici nei Comuni minori. I dati comunque non registrano in modo chiaro il reale movimento demografico, infatti la crescita si concentra maggiormente nei centri urbani più serviti, dove è a disposizione un ingente patrimonio edilizio di nuova9 realizzazione (soprattutto in zone recentemente urbanizzate), mentre continua a mantenersi attivo in tutti i comuni il processo di abbandono dei piccoli centri urbani. Questo fenomeno di emigrazione porta con sé, come diretta conseguenza, il degrado materiale di numerosi borghi abitati e un calo generalizzato nell offerta di servizi. In particolare esso ha generato una flessione rilevante nelle attività commerciali: nella maggior parte dei Comuni considerati, infatti, si rileva la chiusura di negozi, bar, ristoranti e strutture alberghiere. Ne consegue la concentrazione di queste attività nelle maggiori zone residenziali. Interi piccoli borghi urbani, anche di pregio architettonico risultano ormai spopolati o con indice di anzianità molto elevato. Un discorso particolare meritano invece i Comuni protagonisti negli ultimi anni di un aumento di popolazione conseguente al processo di immigrazione prevalentemente di manodopera extracomunitaria, legato alla presenza in queste zone di un più elevato tasso di industrializzazione. Attualmente, in questi contesti, si vivono problemi relativi all integrazione degli immigrati nel tessuto sociale del territorio. I nuovi abitanti, infatti, nella maggior parte dei casi non sono ancora riusciti ad instaurare con gli autoctoni una rete di interazioni sufficientemente ricca e stabile. Osservando il comprensorio oggetto di studio dal punto di vista economico, dai recenti dati forniti dalle Associazioni di categoria, emerge ormai da tempo, e oggi ancora in maniera più evidente, che si sta vivendo un trend di sviluppo negativo esteso a tutti settori, con forte situazione di ristagno e calo dell occupazione. L unico settore che comincia a registrare qualche segnale di crescita positiva è il turismo. Estratto da Topographisch-geometrische Kriegskarte von dem Herzogthums Venedig, Tavola XIII-09 - Alpago Nel teritorio del GAL Prealpi e Dolomiti la distribuzione dei nuclei residenziali corrisponde ancora oggi alla matrice degli insediamenti storici. La zona dell Alpago ne è un esempio evidente.10 Nel territorio della Val Belluna, accanto ad aspetti negativi descritti, rimangono potenzialità inespresse tali da poter trasformare, con opportuni interventi, in fattori positivi anche aspetti che, isolatamente, sono considerati di freno all evoluzione socio economica. Quale esempio possono essere citate le realtà ambientali ed insediative di zone quali il sovramontino, il lamonese, la stessa fascia pedemontana della Valle del Piave, l Alpago nelle quali la carenza di sviluppo turistico ha impedito sinora la compromissione del territorio, consegnandoci oggi una fascia di territorio intatta e ad elevata vocazione turistica nel rispetto della risorsa ambientale. In sintesi possiamo raggruppare gli elementi di debolezza e quelli di forza del territorio nel modo seguente: ELEMENTI DI DEBOLEZZA DELL AREA dimensione territoriale e ambientale - la presenza di un estesa frammentazione fondiaria, ostacolo a qualsiasi iniziativa di spessore sia dal punto di vista degli interventi ambientali che edilizi; - l estesa presenza di aree incolte con conseguente avanzamento del limite del bosco e lo stato di abbandono dell agricoltura con pesanti conseguenze dal punto di vista ambientale e paesaggistico oltre che di assetto idrogeologico del territorio, in particolar modo nelle fasce collinari e montane; - lo stato di abbandono di intere aree urbanizzate e di un ingente patrimonio edilizio; - la progressiva perdita di opere ed elementi di grande pregio architettonico e monumentale a causa della mancata manutenzione e rivitalizzazione dei centri storici. dimensione sociale: - una struttura demografica che presenta in alcune aree un degrado strutturale, con alti indici di invecchiamento e, conseguentemente, poca popolazione giovane sulla quale investire per uno sviluppo che possa sostenere l intera comunità; - un indice di scolarizzazione mediamente carente, che causa problemi diretti sul mercato di lavoro, sull imprenditorialità privata ma anche nella rappresentanza socio/istituzionale; - una marginalità rispetto al resto delle Province montane confinanti, probabile conseguenza di uno sviluppo più lento rispetto ad esse; - un potenziale inespresso di collaborazione fra le diverse realtà locali; - l insufficiente crescita dell Università. accessibilità: - l inadeguatezza di alcune infrastrutture viarie, con particolare riferimento agli assi fondamentali di collegamento sia verso la pianura veneta (Montebelluna-Castelfranco) che verso l autostrada e il Primiero; - l inadeguatezza delle infrastrutture viarie interne, costituenti il tessuto connettivo del territorio, presenza essenziale per garantire un equa accessibilità ai servizi e alle attività del mondo produttivo da parte della popolazione; - la mancata riqualificazione della linea ferroviaria e quindi la scarsa efficienza del sistema, al quale si aggiunge l esclusione dal Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR); - la mancanza di un collegamento ferroviario con Primolano sulla direttrice del Brennero. 1011 dimensione economica: - la presenza di un modello di sviluppo superato, poco correlato con le caratteristiche del territorio e delle sue genti; - l assenza di una qualificata rete di servizi e di supporto alle imprese; - le difficoltà di reperimento del capitale di rischio; - le difficoltà nell orientare le produzioni all innovazione di prodotto, alla competitività e all internazionalizzazione; - la carenza di particolari aree attrezzate per attività di servizi; - le difficoltà ad avviare una politica di rivitalizzazione dell economia agricola attraverso produzioni di qualità e di nicchia; - le difficoltà di accesso all innovazione tecnologica e l ancora limitato utilizzo di connessioni telematiche. dimensione turistica: - la situazione di degrado edilizio ed ambientale in cui versano alcuni centri urbani fa si che essi risultino poco attraenti e appetibili al turista; - il permanere di una situazione di carenza delle strutture turistiche di base (parcheggi, ristorazione, piccola ricettività ) - l assenza di una strategia di marketing per un rilancio turistico; - la carente valorizzazione delle manifestazioni di forte richiamo turistico; - la scarsa cultura al rapporto con il turista. ELEMENTI DI FORZA DELL AREA Accanto agli elementi di debolezza, molti dei quali sono comunque in corso di recupero grazie alla recente attivazione di politiche specifiche (per esempio l attivazione di una rete ricettivo-turistica rappresentata dai Bed and Breakfast, l avvio di alcuni interventi di recupero del patrimonio urbano, ecc.), coesistono molti aspetti positivi. In particolare sono da ritenere importanti i seguenti elementi: dimensione sociale: - le capacità lavorative, il radicamento e attaccamento al territorio della popolazione residente; - l esistenza di un rapporto socio-economico e culturale con le aree forti della pianura veneta (soprattutto per quanto riguarda il nucleo Alano, Quero e Vas); - la presenza di numerose associazioni di volontariato nel settore della cultura, del tempo libero e del sociale. accessibilità: - la posizione geografica baricentrica rispetto alle principali località venete e ai centri delle Dolomiti consente l intercettamento dei flussi turistici in transito. Inoltre l offerta di percorsi naturalistici in ambiente montano locale si caratterizza per un elevato grado di accessibilità; - una vasta rete viaria minore, elemento fondamentale per la riscoperta turistica dell intero territorio e per la possibilità di progettazione di itinerari tematici e di fruizione per particolari segmenti turistici (cicloturisti, naturalisti, ippovie, ecc.). dimensione economica: - la presenza di una serie di piccole ma dinamiche imprese, non 1112 settorializzate, in grado di affrontare con immediatezza le evoluzioni del mercato; - la presenza di manodopera specializzata e qualificata; - la riconosciuta capacità lavorativa della manodopera; - la possibilità di reperimento di manodopera, specialmente femminile, che, nella generale situazione di carenza di offerta del Veneto, costituisce un eccezionale elemento di potenzialità economica; - disponibilità di aree attrezzate per insediamenti produttivi; - la presenza di una filiera di risorse ambientali ed aziende zootecniche. dimensione turistica: - le attrattive turistiche storico-artistiche e ambientali presenti in tutto l ambito territoriale; - i centri storici di Feltre e Belluno, chiese, palazzi, affrescati, musei, teatri, biblioteche; - la recente nascita di una rete di piccole strutture ricettivo-turistiche costituite dai Bed and Breakfast e il progetto di albergo diffuso ; - la realizzazione di percorsi turistici a livello sovralocale che interessano il comprensorio quali: il percorso delle Ville della Provincia di Belluno e il sentiero delle chiesette pedemontane; - la fitta rete di percorsi per mountainbike e ippovie; - le rilevanti azioni in itinere per il recupero dei beni culturali, storicoartistici e ambientali; - il Parco Nazionale delle Dolomiti con le aree contermini, il Piano di Area del Grappa, il lago del Corlo, la zona golenale del Piave e del Cordevole, l area umida del Vincheto di Cellarda, la Riserva regionale della Torbiera di Lipoi; - le numerose manifestazioni culturali e sportive che si svolgono nel corso dell anno sia nei centri principali che nel territorio; - la presenza di qualificati impianti sportivi: palaghiacci, piscine, campi da tennis, piste per lo sci alpino e nordico, centri ricreativi e di svago, palestre di roccia, ecc. - Inoltre dal 2009 le Dolomiti sono ufficialmente inserite nella lista del Patrimonio Universale dell Umanità Unesco. La Fondazione Dolomiti Dolomiten Dolomites Dolomitis Unesco Foundation gestirà politiche di conservazione e valorizzazione dei valori del Patrimonio Universale. 1213 1.4 Studi, ricerche e strumenti di governo del territorio I Comuni facenti parte del GAL Prealpi e Dolomiti sono dotati di strumenti di governo del territorio declinati nelle forme del Piano Regolatore Generale con le relative Norme di Attuazione e i Regolamenti Edilizi e del Piano di Assetto del Territorio. Quest ultimo strumento definisce le caratteristiche di natura geologica, paesaggistica, ambientale, architettonica, storica e culturale di un ambito territoriale e ne individua le specifiche vocazioni riferite alle esigenze delle comunità locali. Esistono, inoltre, livelli di pianificazione superiore, quali il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale che delinea gli obiettivi e gli elementi fondamentali dell assetto del territorio della Provincia di Belluno, stabilendo indirizzi strategici per la successiva pianificazione urbanistica comunale, e il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC) che, rispondendo all esigenza di salvaguardare zone di particolare interesse ambientale del Veneto, individua, rileva e tutela un ampia gamma di categorie di beni culturali e paesaggistici. Il PTRC, inoltre, si articola per Piani di Area che sviluppano e approfondiscono tematiche su areali definiti, indagando problematiche connesse all organizzazione della struttura degli insediamenti e alla sua compatibilità con la risorsa ambiente. Lo strumento individua vari ambiti, tra cui quelli naturalistico-ambientali e paesaggistici, nonché quelli in cui sono istituiti parchi, riserve naturali e archeologiche e aree di tutela paesaggistica. Il territorio analizzato rientra negli ambiti sopra citati e, in virtù della particolare conformazione geomorfologica, idrogeologica e altimetrica, è in gran parte soggetto a vincoli di natura paesaggistica e ambientale. Per la presenza di peculiari habitat naturali e seminaturali e di specie di flora e fauna selvatiche, l area di studio è inoltre soggetta all individuazione di Siti di Importanza Comunitari (SIC), di Zone Speciali di Conservazione e di Zone di Protezione Speciale (ZPS) e della relativa normativa. Ognuno degli strumenti per il governo e la tutela del territorio sopra indicati si fonda su studi e ricerche che attingono alle diverse discipline gnoseologiche. Il presente studio ha come riferimento tali fonti, e, dovendo produrre una ricerca di dettaglio sugli elementi del patrimonio rurale e paesaggistico del GAL Prealpi e Dolomiti, ha inoltre guardato a documenti e testi di carattere generale attinenti alle realtà locali o a tematiche puntuali. A livello settoriale un importante mole di studi e ricerche è stata avviata dall IRVV (Istituto Regionale per le Ville Venete), nato con la legge 6 marzo 1958, n. 243, quale consorzio tra le Amministrazioni Provinciali per il Turismo delle Province di Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Udine, Verona, Venezia, Vicenza, al quale lo Stato delega compiti specifici di tutela attraverso l intervento economico (mutui e contributi), l espropriazione e la salvaguardia. L Istituto ha lo scopo di provvedere, in concorso con il proprietario o sostituendosi ad esso, al consolidamento, al restauro, alla promozione ed alla miglior utilizzazione, anche mediante studi e ricerche, delle Ville Venete soggette alle disposizioni di cui alla legge 1 giugno 1939, n (art. 2, L.R. 6/08/79). Negli ultimi anni sono cresciuti per numero e importanza studi e ricerche legati ai Progetti Europei. INTERREG IV Italia Austria Nel programma comunitario sei regioni al confine tra Italia e Austria (tra cui la Provincia di Belluno) lavorano insieme a soluzioni comuni per problemi comuni. Il programma Interreg IV Italia - Austria promuove lo sviluppo regionale 1314 finanziando progetti di cooperazione. La Priorità 2 è indirizzata a Territorio e Sostenibilità. Questa priorità prevede progetti in diverse aree tematiche, tra cui citiamo quella che più interessa il campo d azione di questo studio: Aree protette, paesaggio naturale e culturale, protezione dell ambiente e della biodiversità. In base a questa linea d intervento nel 2008 è stato finanziato il progetto: DRAVA PIAVE - fiumi e architetture. Il progetto, che vede come partner la Provincia di Belluno, mira, attraverso l architettura, a lanciare un ecoturismo sostenibile, a rafforzare il senso di appartenenza e identità culturale delle popolazioni rivierasche, ma anche a migliorare la qualità della vita, grazie al riordino della pianificazione urbanistica del territorio e alla promozione transfrontaliera di un architettura di qualità. Tra le attività di progetto si segnalano quelle che hanno maggiore attinenza con lo studio del territorio rurale: 1. censimento e catalogazione dei manufatti architettonici storici e contemporanei lungo i fiumi Piave e Drava (il censimento, realizzato, ha prodotto 200 schede nella Provincia di Belluno); 2. elaborazione di itinerari storico-architettonici, archeologici e etnografici aventi come comune denominatore il bene acqua ; 3. valorizzazione e promozione dei monumenti architettonici sia storici sia contemporanei di qualità; 4. evidenziare eccellenze di pregio architettonico e ambientale; 5. riportare all attenzione delle popolazioni rivierasche luoghi di valore legati al patrimonio fluviale naturale e culturale, rivalorizzando luoghi/siti in stato di abbandono e rafforzando il senso di appartenenza / identità territoriale legato all acqua. Nell ambito della catalogazione e studio dei capitelli tipici del territorio del GAL Prealpi e Dolomiti un documento significativo è costituito dal lavoro di Elena Favero e Fabio Callegaro ndar par capitèi : miniguida ai manufatti sacri minori dal Cismon al Piave : Lamon, Sovramonte, Pedavena, Feltre, Cesiomaggiore, San Gregorio nelle Alpi, Santa Giustina - Comunità Montana Feltrina,15 1.5 Considerazioni che motivano il nuovo studio e obiettivi specifici del medesimo Il presente studio intende produrre una ricerca che indaghi in modo puntuale le tipologie presenti sul territorio e che contraddistinguono il paesaggio rurale o ne hanno condizionato in passato la formazione. I documenti fino ad ora elaborati sono riferiti a contesti locali e a emergenze particolari. È il caso di quelli allegati ai piani di settore o ai PRG. Altri studi hanno invece carattere così generale da non tenere in considerazione fattori di specificità come per esempio quelli dei piani di area vasta. Il presente studio pertanto, si articola in modo da estendere l analisi alla totalità del territorio del GAL Prealpi e Dolomiti, individuando elementi e manufatti effettivamente presenti sull area, con specifico riferimento alle componenti storico-culturali, paesaggistiche, artistiche, architettoniche in vista di una loro riconoscibilità piena e in funzione di un corretto approccio progettuale di recupero. Gli obiettivi specifici che si delineano riguardano l individuazione e l analisi delle tipologie relative al patrimonio storico-architettonico del paesaggio rurale e la contestuale lettura delle componenti materiche. Ciò rappresenta il supporto analitico indispensabile per individuare le azioni sulle quali concentrare maggiormente gli sforzi economici ed organizzativi allo scopo di: - tutelare il patrimonio esistente, - salvaguardare e migliorare la qualità del sistema insediativo, - sviluppare l offerta di servizi e di attività culturali. La ricerca si orienterà quindi di preferenza verso quegli elementi del territorio che maggiormente necessitano di attenzione, di interventi di conservazione e valorizzazione e il cui recupero possa influire positivamente sul raggiungimento dei tre obbiettivi citati. A tal proposito saranno considerati di primaria importanza luoghi e manufatti di valore evocativo rispetto alle radici storiche e culturali delle comunità locali. 1516 1.6 Evoluzione storica Nonostante l omogeneità territoriale, il Bellunese ed il Feltrino erano divisi etnicamente già all epoca della dominazione romana: il primo ascrivibile alla tribù Papiria, assieme ad Oderzo, il secondo alla tribù Menenia, assieme a Vicenza. Questa diversità di stirpe oltre che a manifestarsi in notevoli differenze di dialetto e di costume, e ad affiorare in continue rivalità storiche, si può anche notare in alcuni aspetti della produzione architettonica. L organizzazione socio-economica dei nuclei urbani era basata soprattutto sulle attività di scambio e sulle attività manifatturiere, che raggiunsero nel XVII secolo il massimo di floridezza: le maggiori ricchezze si ricavavano dalla lavorazione della lana, soprattutto nel Feltrino, e dal commercio di un particolare tipo di tessuto (il feltro), dalle fucine per la forgiatura del ferro e la fabbricazione delle lame (famose quelle legate al nome dei Barcelloni in Belluno), dalla lavorazione del legname da costruzione. Si vennero formando contemporaneamente le varie corporazioni o scuole artigiane dei fabbri, degli zattieri, dei calzolai, dei conciatori di pelle (XV secolo), cui si aggiunsero quelle dei falegnami, dei muratori e quella dei bombardieri (1612). La vita delle campagne doveva essere estremamente semplice e legata ad una economia povera, in relazione alle modeste rendite della terra, non molto fertile soprattutto a causa del clima sostanzialmente montano che permetteva solo alcuni tipi di coltura. La mancanza di cereali (fino all inizio del secolo XVII il mais non era conosciuto) costringeva ad importazioni dalla pianura. Il fagiolo venne introdotto nella valle nel 1532, mentre la coltivazione della patata, particolarmente adatta alle zone di montagna, è di epoca assai tarda (1765). È molto interessante notare come l introduzione di nuove colture porti a sensibili modificazioni negli organismi delle costruzioni rurali, in particolare con lo sviluppo di portici e logge, secondo la tipica corrispondenza formafunzione caratteristica della casa contadina. Questa evoluzione dell architettura minore è assai importante per i contatti con quella delle ville. La Provincia di Belluno, nel 700, era una delle più povere tra quelle della terraferma veneta I capitani di Feltre e Belluno parlano di raccolti tenui di un clima vario e incostante che sul più bello toglie spesso il frutto de loro stentati sudori o ancora denunciano la mancanza di biade, vini e di generi indispensabili alla sussistenza. La naturale scarsa generosità della terra era aggravata da atteggiamenti non lungimiranti e poco attenti a preservare le limitate risorse, con conseguente diminuzione della produzione e abbassamento della qualità del bestiame. Le azioni intraprese dal Serenissimo Governo consistono sostanzialmente nella creazione della Cattedra di Agricoltura ; nell istituzione delle Accademie o Società di Agricoltura ; nell affiancamento di due deputati all agricoltura ai cinque provveditori ai Beni Inculti e nella nomina di Giovanni Arduino a sovrintendente generale all agricoltura. Ad essi si aggiungono blandi interventi legislativi, quali la limitazione del pensionatico (1765), la libera circolazione dei grani in Terraferma (1769), estesa al riso e ai legumi (1771). Si tratta nel complesso di provvedimenti di scarsa efficacia, a fronte dell urgenza posta dai problemi di sussistenza della popolazione e dai rapporti commerciali con l estero. 1617 1.7 Le fonti documentarie Le principali fonti documentarie alla base del presente studio sono: Catasto d Impianto in Archivio di Stato di Belluno, fondo Mappe del Censo stabile attivato. Il fondo è comunemente noto sotto la denominazione impropria di Catasto napoleonico e comprende la documentazione relativa alla realizzazione del nuovo catasto generale, basato su criteri moderni, avviata dal governo napoleonico nel 1807 e proseguita poi lungo tutta la successiva dominazione austriaca. Di fatto i fondi cosiddetti Catasto napoleonico e Catasto austroitaliano appartengono a un unica operazione, che si susseguì attraverso le diverse amministrazioni politiche, la napoleonica, l austriaca e infine l unitaria italiana, operazione che consistette nella realizzazione del Censo stabile austriaco. Carta von Zach Dopo la firma del trattato di Campoformido (1797), che sancì la cessione dei domini veneziani all Impero Asburgico, lo stato maggiore dell esercito austriaco decise di realizzare un operazione di rilevamento topografico su vasta scala. Il dominio ex-veneziano da sinistra Adige, fino ai confini friulani con l Impero, fu cartografato secondo un preciso programma, affidato alla direzione del generale Anton von Zach. Tra il 1798 e il 1804 il territorio in oggetto venne attraversato dagli ufficiali topografi che tradussero le loro osservazioni in 120 tavole disegnate a penna e acquarellate, dando forma alla Topographisch-geometrische Kriegskarte von dem Herzogthums Venedig (Carta militare topografico-geometrica del ducato di Venezia). Essendo state fatte per fini militari, le cartine sono dettagliatissime, e sono rimaste segrete ed inedite per anni. La qualità e la minuzia ne fanno uno strumento fondamentale per la storia e lo studio del territorio prima delle grandi trasformazioni otto-novecentesche. 1718 18 Paesaggio rurale nel territorio del GAL Prealpi e Dolomiti - Studio/ricerca n. 2 - misura 323/a19 2. TERRAZZAMENTI20 2.1 Premessa. Un paesaggio invisibile La scelta di identificare i terrazzamenti come uno degli ambiti di valore paesaggistico all interno del lavoro di ricerca del GAL Prealpi e Dolomiti deriva dalla sempre maggior importanza che questi paesaggi antropici oggi insidiati da anni di abbandono - hanno assunto di recente nel dibattito internazionale e nazionale, ultimo in ordine cronologico il progetto Alpter, Paesaggi terrazzati dell Arco Alpino, che ha coinvolto tra 2004 e 2007 diverse regioni di tutte le nazioni alpine. Discutere di paesaggi terrazzati è oggi operazione non semplice in quanto ci si trova innanzi ad un patrimonio poco visibile, dal momento che per la maggior parte risulta fagocitato dall avanzata del bosco, conseguenza inevitabile di un assenza di presidio stabile. Ci si scontra innanzitutto con una carente e imprecisa documentazione cartografica che raramente rappresenta la reale estensione dei terrazzamenti. Questo deriva in prima battuta dalla mancanza di precise documentazioni storiche ufficiali, innanzitutto perché questa particolare forma di paesaggio antropico è l esito della storia minima di genti che lottavano per la messa a coltura di piccolissime proprietà private in situazioni morfologiche aspre. In seconda battuta perché anche con l impiego dei più moderni strumenti di rilievo (foto aree, ortofotocarte, laser scanner ecc.) si trovano oggettive difficoltà nell identificare precisamente i terrazzamenti sommersi dalla vegetazione. La mancata conoscenza del patrimonio esistente e delle caratteristiche intrinseche sono dunque la causa delle dinamiche attuali che vedono la perdita del riconoscimento del valore ambientale e storico - culturale. Questo studio propone pertanto una prima stima quantitativa delle aree terrazzate (per la quale ci si è appoggiati ad alcuni strati informativi derivanti dal progetto Venter Paesaggi terrazzati del Veneto 1 ) incrociate con la ricerca diretta sul terreno che ha permesso di definire caratteristiche qualitative del terrazzamento ma anche problemi e punti di debolezza e di rischio. Il mantenimento dei sistemi terrazzati rappresenta non solo un contributo alla tutela del bel paesaggio ma anche al mantenimento della biodiversità vegetale e alla riduzione del rischio idrogeologico, dal momento che la rottura di pendio determinata dalla successione dei terrazzi, favorisce l infiltrazione e impedisce il ruscellamento. 1 Ricerche effettuate tra 2006 e 2007 nell ambito dell Accordo di collaborazione tra Dipartimento di Geografia dell Università di Padova e Direzione Urbanistica della Regione del Veneto, finalizzato alla mappatura e classificazione geografica dei paesaggi terrazzati della montagna e collina veneta. 20 Vedere altro
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 Art. 21
 art. 12
 art. 14
 ART. 6
 articolo 2
 Art. 21
 Art. 21
 art.1