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⭐Delibera della Giunta Regionale n. 475 del 21/10/2014
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1 n. 79 del 24 Novembre 2014 Delibera della Giunta Regionale n. 475 del 21/10/2014 Dipartimento 54 - Dipartimento Istr., Ric., Lav., Politiche Cult. e Soc. Direzione Generale 12 - Direzione Generale politiche sociali,culturali,pari opportunità,tempo liber U.O.D. 2 - UOD Welfare dei servizi e pari opportunità Oggetto dell'atto: CENTRO REGIONALE PER LE ADOZIONI INTERNAZIONALI. ADEMPIMENTI.2 n. 79 del 24 Novembre 2014 Alla stregua dell istruttoria compiuta dalla Direzione Generale e delle risultanze e degli atti tutti richiamati nelle premesse che seguono, costituenti istruttoria a tutti gli effetti di legge, nonché dell espressa dichiarazione di regolarità della stessa resa dal Direttore a mezzo di sottoscrizione della presente PREMESSO che a. l'articolo 39-bis della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia) statuisce che le regioni nell'ambito delle loro competenze: a.1: concorrono allo sviluppo di una rete di servizi in grado di svolgere i compiti previsti dalla legge in materia di adozione di minori stranieri; a.2: vigilano sul funzionamento delle strutture e dei servizi che operano nel territorio per l'adozione internazionale, al fine di garantire livelli adeguati di intervento; a.3: promuovono la definizione di protocolli operativi e convenzioni fra enti autorizzati e servizi, nonché forme stabili di collegamento fra gli stessi e gli organi giudiziari minorili; b. l'articolo 31 della legge regionale 30 gennaio 2008, n. 1 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione Campania-Legge finanziaria 2008), come modificato dall art. 1 della legge regionale 10 maggio 2012, n. 9, ha istituito il Centro regionale per le adozioni internazionali con il compito di promuovere la semplificazione delle procedure di adozione, di accelerarne i tempi di svolgimento e dare supporto alle coppie nelle diverse fasi del percorso genitoriale, nel rispetto delle diversità e ricchezza culturale dei bambini da accogliere; c. il comma 3 del citato articolo 31 stabilisce che l'organizzazione e il funzionamento del Centro sono definiti dallo statuto approvato dalla Giunta regionale, previo parere della commissione consiliare competente, reso ai sensi dell'articolo 1 della legge regionale 17 ottobre 2005, n. 17 (Disposizioni per la semplificazione del procedimento amministrativo); d. con deliberazione n. 660 del 3 dicembre 2012, la Giunta regionale, in base a quanto disposto dall art. 31, comma 3, ha adottato, in via preliminare, lo Statuto del Centro regionale per le adozioni internazionali che disciplina i relativi compiti, funzioni e organizzazione, subordinandone l esecutività al rilascio del parere da parte della VI Commissione consiliare permanente, competente ratione materiae; e. con deliberazione n. 257 del 26 luglio 2013, la Giunta regionale ha modificato lo statuto del Centro per le adozioni internazionali approvato con DGR n. 660/2012, come risultanti dallo schema di cui all allegato A e dallo schema di testo coordinato di cui all allegato B alla deliberazione, a formarne parte integrante e sostanziale; f. con deliberazione n. 58 del 28 febbraio 2014 è stato individuato quale Direttore del Centro regionale per le adozioni internazionali il dott. Giampaolo Paudice, dirigente di ruolo della Regione Campania, già responsabile dell unità operativa dirigenziale 04 Prevenzione e Protezione dell Ufficio del Datore di Lavoro, matr. n. 7651; g. che con Decreto del Presidente della Giunta regionale n. 79 del 1 aprile 2014 in esecuzione della DGR n. 58 del 28 febbraio 2014, il dott. Giampaolo Paudice è stato nominato, ai sensi dell art. 3 dello Statuto approvato con DGR 257/2013, quale Direttore del Centro regionale per le adozioni internazionali; RILEVATO che a. l'articolo 4, comma 1, dello Statuto del Centro regionale per le adozioni internazionali stabilisce che Il Centro si avvale delle strutture e del supporto tecnico-logistico dell Area Generale di Coordinamento 18 Assistenza sociale, attività sociali, sport, tempo libero, spettacolo della Giunta regionale o della Direzione Generale di cui all articolo 24 del Regolamento n. 12 del 15/12/2011; b. l'articolo 6, comma 1, dello Statuto del Centro regionale prevede che Il direttore, entro il 30 settembre di ciascun anno, predisponga "il piano di attività per l anno successivo comprendente gli indirizzi e gli obiettivi da conseguire. Il Piano deve essere approvato dalla Giunta regionale".3 n. 79 del 24 Novembre 2014 Vista la proposta trasmessa dal Direttore del Centro regionale alla Direzione Generale per le politiche sociali, le politiche culturali, le pari opportunità e il tempo libero con nota acquisita al protocollo regionale del 20/09/2014; Ritenuto, alla stregua dell'istruttoria effettuata dalla U.O.D 2 "Welfare dei servizi e pari opportunità", di condividere il "Piano di attività con gli indirizzi e gli obiettivi da conseguire" (Allegato A), predisposto ai sensi dell'articolo 6 dello Statuto approvato con DGR n. 257/2013 dal Direttore del Centro, coerente con gli indirizzi strategici regionali in materia di politiche sociali, come definiti dalla DGR n. 134 del 27 maggio 2013 (Piano sociale regionale ); Ravvisato che, come disposto dall'articolo 31, comma ter della legge regionale n. 1/2008, dall attuazione delle presenti disposizioni non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio regionale; VISTE (a) la legge 4 maggio 1983, n. 184; (b) la legge regionale 30 gennaio 2008, n. 1; (c) la legge regionale 23 ottobre 2007, n. 11; (d) la DGR n. 660 del 3 dicembre 2012; (e) la DGR n. 257 del 28 febbraio 2013; (f) la DGR n. 134 del 27 maggio 2013; (g) il DPGR n. 79 del 01 aprile 2014; propone e la Giunta a voto unanime, in conformità D E L I B E R A per le motivazioni espresse in preambolo che si intendono integralmente riportate e trascritte: 1. di approvare il "Piano delle attività con gli indirizzi e gli obiettivi da conseguire" (Allegato A) predisposto dal Direttore del Centro regionale per le adozioni internazionali coerente con gli indirizzi strategici regionali in materia di politiche sociali, come definiti dalla DGR n. 134 del 27 maggio 2013 (Piano sociale regionale ); 2. di trasmettere la presente deliberazione all Assessore alle Attività sociali e Assistenza sociale, al Capo Dipartimento dell'istruzione, della ricerca, del lavoro, delle politiche culturali e delle politiche sociali, alla Direzione Generale per le risorse umane, alla Direzione Generale per le politiche sociali, le politiche culturali, le pari opportunità e il tempo libero, all'ufficio competente per la pubblicazione nel BURC.4 Allegato A Regione Campania - Centro Regionale Adozioni Internazionali. Proposta Piano attività 2015 In base alle disposizioni del Legislatore Regionale il Centro ha il compito di promuovere sul territorio regionale campano la semplificazione delle procedure di adozione, di accelerarne i tempi di svolgimento e dare supporto alle coppie nelle diverse fasi del delicato percorso genitoriale, nel rispetto delle diversità e ricchezza culturale dei bambini da accogliere. Opera in sinergia con i tribunali regionali per i minori, con il sistema dei servizi territoriali e con la Commissione nazionale per le adozioni internazionali e gli enti accreditati. L'obiettivo del Piano di attività del Centro per l'anno 2015 è quello del miglioramento nell erogazione dell offerta sull'intero territorio regionale campano di specifici servizi per le adozioni nazionali ed internazionali - da parte degli enti, delle strutture socio-assistenziali e sanitarie della Regione e degli organismi della giustizia minorile. A tal fine il Centro - nell'anno 2015 dovrà provvedere a: 1. Promuovere e realizzare anche in collaborazione con Enti, Istituzioni, Università, Associazioni di Famiglie, articolazioni organizzative della Giunta regionale e del Consiglio regionale e gli Organismi Giudiziari - azioni a titolo gratuito di formazione ed aggiornamento per gli operatori dei Servizi territoriali. Ciò avverrà attraverso la promozione di incontri e conferenze di studio anche in collaborazione con la Commissione per le adozioni internazionali di cui all articolo 38 della legge sull'adozione. Gli obiettivi di questa tipologia di interventi sono: aggiornare gli operatori sull'evoluzione del contesto normativo e organizzativo di riferimento facilitare un percorso di apprendimento e di crescita nei nuovi operatori puntando sulla valorizzazione dell'esperienza maturata da quanti hanno operato con continuità presso le equipes multidisciplinari responsabili del percorso adottivo creare un contesto di riflessione e valutazione dell'esperienze, in modo da favorire l'elaborazione dei punti di forza, debolezza e opportunità del sistema affinare le competenze, i metodi e le tecniche per lavorare in modo integrato per l'accoglienza e l'ascolto delle coppie e per la conduzione dei gruppi 2. Promuovere e realizzare eventi e strumenti di informazione sull'adozione nazionale ed internazionale e sulle relative procedure, sugli enti autorizzati e sulle altre forme di solidarietà nei confronti dei minori in difficoltà, anche in collaborazione con gli enti autorizzati di cui all'art. 39 ter. L'obiettivo sarà quello di offrire alle coppie un momento, che precede la domanda di richiesta di adozione, che possa costituire5 Allegato A un'opportunità di dialogo con chi sta pensando di intraprendere un simile percorso in una reale dinamica di gruppo. Uno spazio di informazione e di maturazione tutto per loro, che non si sovrapponga alla formazione successiva alla dichiarazione di disponibilità, ma che la preceda rendendo la futura scelta più consapevole e attenta. In tal modo, si intende diffondere la cultura della genitorialità affettiva non come alternativa alla genitorialità biologica ma come scelta consapevole finalizzata ad offrire ad un bambino dei genitori accoglienti, capaci di farsi carico del suo vissuto;trovare una famiglia capace di traghettare il bambino da un passato doloroso ad un futuro di stabilità affettiva, relazionale ed emotivamente stimolante. 3. Promuovere la sottoscrizione tra Distretti sanitari, Ambiti sociali, Tribunali per i Minori ed Enti Autorizzati di specifici Protocolli di Intesa volti a realizzare in ogni territorio, specifici gruppi di lavoro integrati, dedicati al Percorso Adottivo per consentire di realizzare un Percorso Adottivo uniforme sul territorio regionale. L'obiettivo è quello di sviluppare una rete di servizi pubblici locali che attraverso una stretta integrazione socio-sanitaria e con le autorità della giustizia minorile, Tribunale per i minorenni, sia impegnata nel vigilare sul funzionamento dei servizi che operano nel territorio per l adozione internazionale, al fine di garantire livelli adeguati di intervento e nel promuovere la definizione di protocolli operativi e convenzioni tra enti autorizzati e servizi, nonché forme stabili di collegamento tra gli stessi e gli organi giudiziari minorili. Si punterà anche al coinvolgimento dell'ufficio Scolastico regionale con specifici Protocolli di Intesa che permettano di attivare progetti di formazione pensati per gli insegnanti poiché per l inserimento scolastico di un bambino adottato, in particolare se proveniente da un paese straniero, va attuata una capacità di comprensione e di accoglienza specifica. 4. Realizzare un sistema di monitoraggio, in collaborazione con i Tribunali per i minori ed i servizi territoriali regionali, finalizzato a raccogliere informazioni sulle adozioni nazionali e internazionali, sulle coppie adottive e su quelle che inoltrano domanda di adozione. L'obiettivo è quello di costruire un flusso informativo e sviluppare competenze nell'analisi, interpretazione e restituzione dei dati e delle informazioni, ai fini della valutazione del sistema e di una maggiore capacità comunicativa sulle specifiche di qualità del servizio. I dati raccolti attraverso questo sistema di monitoraggio confluiranno nel Sistema Informativo Sociale attivato presso la Direzione Generale 12 UOD 02 (Welfare dei servizi e Pari Opportunità). 5. Stabilire intese a titolo gratuito con gli Ordini Professionali coinvolti, le Associazioni scientifiche di settore proposte dagli stessi Ordini Professionali, gli Organismi Giudiziari e gli Enti e le Istituzioni locali, onde consentire il miglior sostegno alle Coppie in fase pre e post adottiva e favorire l'organizzazione di scambi di esperienze tra le famiglie adottive nel rispetto delle finalità e dei principi espressi dalla legislazione nazionale. L'obiettivo è quello di costituire gruppi di sostegno rivolti a6 Allegato A tutte le famiglie che sono in attesa o che hanno adottato. Si tratta di gruppi dinamici a cui i genitori in attesa o che hanno adottato possono incontrare altri genitori con cui potersi confrontare. Uno spazio dedicato alla condivisione dei vissuti che accompagnano il tempo dell attesa, o dell inserimento dei bambini in famiglia, a scuola, etc. Un luogo dove poter confrontare le proprie esperienze, fare domande ed apprendere dalle esperienze altrui. Scambiarsi opinioni, pareri, dubbi, riflessioni, a partire dalla vita di tutti i giorni, dai piccoli momenti della giornata. 6. Promuovere la realizzazione di progetti propri o la partecipazione a progetti internazionali, europei, statali, interregionali, locali e del privato sociale, compresi progetti a distanza, finalizzati a promuovere l interscambio e la cooperazione tra i soggetti che operano nel settore dell adozione internazionale e della protezione dei minori nei Paesi stranieri, per consentire la loro permanenza nelle famiglie di origine. L'obiettivo è quello di consentire prioritariamente la permanenza del bambino nella propria famiglia e nel Paese d origine, attraverso la realizzazione di progetti focalizzati su attività formative volte a promuovere forme di tutela dell infanzia alternative all istituzionalizzazione e su interventi a sostegno delle esigenze primarie di bambini abbandonati, bambini di strada o allontanati dalle famiglie d origine. Si punterà ad investire su azioni di tipo formativo, favorendo lo scambio e la trasmissione di conoscenze tra coloro, operatori italiani e stranieri, che si occupano quotidianamente di infanzia abbandonata, di affidamento e di adozione, per provare ad aprire nuovi orizzonti, favorire scelte coraggiose che partano dalla consapevolezza dell esistente per rilanciare nuovi sistemi e modelli organizzativi per entrambi gli attori in gioco. Lo scambio di esperienze conoscitive e pratiche può rappresentare inoltre la base su cui costruire valori comuni per una condivisa cultura dell infanzia. 7. Redigere le previste relazioni - condivise con gli Uffici della Giunta regionale Direzione Generale 12 UOD 02 (Welfare dei servizi e pari opportunità) e l Assessore delegato in materia di politiche sociali - alla Giunta regionale ed alla Commissione nazionale adozioni internazionali, contenente i dati sulla propria attività e gli obiettivi raggiunti e da perfezionare. Documenti analoghi
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 art. 3
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 Articolo 2
 Articolo 3
 Articolo 4
 Art. 2