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Timestamp: 2019-08-20 16:05:50+00:00

Document:
Formazione Magistrati e dichiarazioni Mastella
Di Loredana Morandi (del 03/09/2009 @ 00:38:15, in Magistratura, linkato 2154 volte)
Se lo dice Mastella, allora è arrivato il momento di spostare la sede da Benevento a Catanzaro, con decorrenza immediata ...
Magistrati, in campo Mastella
L'ex Guardasigilli torna sul caso della sede meridionale della scuola
"La Scuola di Magistratura deve restare a Benevento, a Bergamo e a Firenze". Prende posizione ufficiale sulla vicenda della sede meridionale della scuola di formazione l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella. "Mi auguro", aggiunge Mastella, "che si decida subito e sulla linea da me decisa quand'ero Guardasigilli".
Clemente Mastella torna sulla vicenda della Scuola per Magistrati e, in particolare, sulla querelle tra Benevento e Catanzaro per l'assegnazione della sede meridionale dell'istituto. "Credo che il ministro Angelino Alfano non abbia motivi per sovvertire quello che era stato deciso", sottolinea Mastella ricordando il provvedimento assunto all'epoca della sua gestione del ministero della Giustizia, "evitando così logoramenti o guerre in campo".
La battaglia interregionale per la sede della Scuola vede da tempo di fronte i Consigli regionali di Calabria e Campania. Alla fine di luglio il Consiglio regionale della Campania, presieduto da Sandra Lonardo, approva all'unanimità un ordine del giorno a sostegno della scelta di Benevento quale sede della Sezione meridionale della Scuola Superiore di Magistratura.
Pochi giorni prima il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, d'intesa con la Giunta Regionale, dispone la costituzione in giudizio della Regione Calabria nel giudizio d'appello che vede presenti in giudizio la Provincia e il Comune di Benevento in relazione alla vicenda della Scuola della Magistratura.
Loiero, data l'importanza della questione per l'intera Calabria e la necessità di far valere i propri diritti anche dinanzi al Consiglio di Stato, dispone la costituzione della Regione nel giudizio d'appello, confermando nell'incarico l'avvocato Giuseppe Iannello che ha già difeso tale Regione davanti al Tar del Lazio. Identica scelta venerdì 31 luglio ha fatto la Giunta Comunale di Catanzaro che ha autorizzato il settore avvocatura a resistere e a proporre appello incidentale al ricorso presentato al Consiglio di Stato dalla Provincia e dal Comune di Benevento proprio contro la sentenza 09 del Tar Lazio, emessa nel ricorso dal Comune contro il Ministero della Giustizia, che riportava in Calabria la sede, fino ad allora ipotizzata nel Sannio
Sulla vicenda della Scuola di magistratura , contesa dalle città di Benevento e Catanzaro, si registra in passato l'intervento del deputato del Partito democratico Marco Minniti: l'esponente del centrosinistra presenta un'interrogazione al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in merito al destino e all'immediato futuro della Scuola di formazione. Secondo Minniti, "la decisione del Tar del Lazio ha aperto finalmente la strada all'istituzione della Scuola superiore di magistratura nella sede naturale di Catanzaro per il Distretto del Sud Italia, così come previsto dal combinato disposto dal decreto legislativo n.26 del 30 gennaio 2006 di riordino complessivo dell'ordinamento giudiziario e dal decreto interministeriale del 27 aprile 2006, col quale si è stabilito che 'la Scuola superiore della magistratura per i distretti ricompresi nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, avra' sede nella provincia di Catanzaro".
Dal canto proprio l'ex ministro della Giustizia insiste per un ritorno all'indicazione beneventana.
"Credo ci siano molti che non vorrebbero neppure le scuole, se non a Roma, perchè non vogliono scuole differenziate sul territorio. Invece", ribadisce Mastella, "va confermata la scuola di Magistratura a Benevento, a Bergamo e a Firenze. Laddove questo non ci fosse", aggiunge l'ex Guardasigilli, "dovremo attivare i canali e le manifestazioni più opportune".
Il Denaro del 01-09-2009 num. 160
Sondaggio: Idee per la Nuova Sinistra, A Chi offriresti un Posto di Lavoro?
Di Loredana Morandi (del 03/09/2009 @ 00:42:49, in Varie, linkato 1419 volte)
Un nuovo sondaggio proposto da Giustizia Quotidiana
Idee per la Nuova Sinistra,
a Chi offriresti un Posto di Lavoro?
Affermate la vostra opinione con un semplice click e scegliendo tra le 4 domande.
A chi offrireste voi un posto di lavoro? 1) ad un affiliato al clan Riina, 2) ad un ex brigatista rosso, 3) ad un padre o a una madre di famiglia che non arriva alla fine del mese, 4) a voi stessi, perché siete disoccupati.
Per votare, scorrere la pagina a lato destro!
Boffo si licenzia da Avvenire
Di Loredana Morandi (del 04/09/2009 @ 01:20:09, in Sindacato, linkato 1309 volte)
Così la prima pagina di Avvenire:
DOPO 15 ANNI BOFFO SI DIMETTE DA AVVENIRE
Direttore Galantuomo
Dino Boffo si è dimesso ieri dalla direzione di Avvenire, di Tv2000 e di RadioInBlu, i mass media nazionali dei cattolici italiani. Una decisione «serena e lucida» che ha motivato con un’appassionata lettera al presidente della Cei, cardinal Angelo Bagnasco. La decisione «irrevocabile» di lasciare il quotidiano che ha guidato e fatto crescere di ruolo per 15 anni è giunta al settimo giorno della violenta aggressione giornalistica scatenata contro Boffo dal "Giornale" con la diffusione del testo gravemente diffamatorio di una lettera anonima fatta addirittura passare per sentenza giudiziaria. Tante le manifestazioni di solidarietà a Boffo nel mondo delle associazioni e della politica. Una nuova valanga di stima e di affetto dai lettori per il nostro Direttore Galantuomo.
La lettera del direttore a Bagnasco | Il comunicato della Cei | Il comunicato dell'Assemblea dei giornalisti | Il comunicato del Cda di Avvenire: «Interirm al vice direttore Marco Tarquinio»
Anni di grande crescita con la direzione giusta
Dalla vicedirezione nel 1991 alla successione a Rizzi nel 1994. Le iniziative fiorite in 15 anni, l’apertura alle diverse voci del mondo cattolico e laico. E un prestigio cresciuto
Tonini: i cattolici italiani si stringano al loro giornale
Le dimissioni scuotono il Palazzo
Roma, 3 settembre ’09
Prot. n. 194/c
Il Segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, ha dichiarato:
Avvenire: Siddi (Fnsi,) da Boffo gesto estremo per libertà
“Un gesto estremo a difesa della libertà. Dino Boffo, con le sue dimissioni da direttore di Avvenire e delle altre testate cattoliche della Cei, ha risposto con un atto di grande dignità intellettuale e di libertà che merita alta considerazione e che ci addolora e – penso – addolori tutti i giornalisti che credono nel rispetto delle persone e delle idee di tutti. In questo si esprime e si misura anche lo spessore umano e professionale di Dino Boffo: il suo è un gesto estremo e doloroso a tutela della propria libertà, di quella del suo giornale e del suo editore particolare, i vescovi italiani.
Certamente, grande è il disagio per questa vicenda in cui un’informazione palesemente fatta e costruita per “pareggiare” conti improponibili, ha visto manifestarsi in forma pesante un’espressione di giornalismo che si fa arma impropria contro giornali o giornalisti non più concorrenti ma considerati nella sostanza nemici, se possibile da colpire o rimuovere.
Sono convinto che i vescovi italiani e il loro giornale, i giornalisti delle testate edite dalla Cei non rinunceranno alla propria libertà di testimonianza nella propria fede e di missione editoriale secondo i propri, autonomi convincimenti. Ogni ingerenza diversa sarebbe, altrimenti, una ferita alla libertà di tutti, che vive sul pluralismo delle idee e sul rispetto delle scelte culturali, religiose e politiche di ognuno.
Intimidazioni e vendette sulla stampa sono sempre ferite gravi per la libertà.”
Cassazione: PM non può ordinare allontanamento da scuola di ragazzo pericoloso
Di Loredana Morandi (del 04/09/2009 @ 01:26:18, in Osservatorio Famiglia, linkato 1425 volte)
Cassazione: PM non può ordinare
allontanamento da scuola
di ragazzo pericoloso
È stata confermata in Cassazione la decisione del Consiglio Superiore della Magistratura di censura di un magistrato che aveva arbitrariamente emesso un’ordinanza di allontanamento di un ragazzo pericoloso dalla scuola, privandolo di fatto del suo diritto allo studio e limitando la sua libertà personale senza i necessari presupposti per l’applicazione di tale misura cautelare. In ogni caso, la competenza in riferimento al minore, sarebbe stata del Tribunale per i minori e non della Procura della Repubblica.
Con la sentenza n. 18378, adottata il 7 luglio e depositata il 19 agosto 2009 scorso, infatti, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, hanno deciso di confermare la sentenza del Csm, che aveva censurato un magistrato che aveva emesso un provvedimento “abnorme e anomalo” in riferimento alla potenziale pericolosità di un portatore di handicap e con disturbi psicotici in assenza di denunce contro il ragazzo.
Secondo la ricostruzione della vicenda, il Procuratore della Repubblica di Frosinone, aveva emesso nel 2007 un provvedimento di allontanamento del minore dalla scuola “per episodi di violenza che hanno talvolta posto in pericolo la stessa incolumità dei compagni e degli insegnanti”. Nello stesso anno, qualche mese più tardi, il Csm faceva valere la responsabilità del magistrato (per grave violazione di legge determinata da “ignoranza o negligenza inescusabile, con l’adozione di un provvedimento in un caso non consentito dalla legge e conseguente lesione di diritti personali di un minore tutelati dalla Costituzione, a causa di un errore macroscopico, dovuto a sua grave e inescusabile negligenza”) e con una sentenza lo censurava.
La Corte, rigettando il ricorso del magistrato ricorrente, ha affermato che “tale inescusabile negligenza – nell’adozione dell’ordinanza - è sfociata in un comportamento oggettivamente arbitrario in danno di un minore portatore di handicap, ne ha leso il diritto allo studio e alla libertà, con un allontanamento coatto dalla scuola, non rientrante tra le prescrizioni inerenti alle attività di studio in fatto interrotte e che avrebbero dovuto garantire la continuazione, giustificabili soltanto come accessorie a provvedimenti cautelari “in materia di libertà personale”, non adottate nel caso né adottabili in mancanze di ogni presupposto di fatto e di diritto, ma anche ad opera del magistrato dei minori eventualmente competente (..).
Pertanto – conclude la Corte, confermando la decisione del Csm - non è stata sanzionata un’attività ermeneutica del magistrato che neppure nel ricorso a questa Corte individua quali norma avrebbe applicato”. In sostanza non vi è stata "nessuna consapevole scelta interpretativa – come si legge dalla sentenza del Csm – vi è stata nella fattispecie, in mancanza di una norma da applicare, versandosi in un caso di atto anomalo o abnorme (…) essendo al di fuori sistema ordinamentale”.
(Studio Cataldi - Data: 02/09/2009 9.00.00 - Autore: Luisa Foti)
Di Loredana Morandi (del 04/09/2009 @ 01:31:26, in Magistratura, linkato 1466 volte)
A. Caporale (3 settembre 2009)
Bari Escort e Sanità: al via i sospetti su Fondi Neri al PD nazionale
Di Loredana Morandi (del 04/09/2009 @ 02:04:05, in Politica, linkato 1284 volte)
Bari, sesso e appalti
Sospetti di fondi neri per il Pd nazionale
Bari - Adesso l’inchiesta punta a Roma. E all’ombra del giro di appalti pilotati nella sanità pugliese affiora il sospetto di finanziamenti illeciti per i partiti del centrosinistra nazionale. È questa l’ipotesi all’esame della pm antimafia di Bari Desirée Digeronimo, il magistrato che da tempo conduce gli accertamenti su un comitato d’affari in grado di orientare forniture e appalti ma anche decisivo nella scelta di primari e dirigenti medici.
Secondo gli inquirenti il personaggio chiave di questo presunto sistema corruttivo sarebbe stato l’ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco, all’epoca Socialista autonomista: dopo aver saputo di essere coinvolto nell’inchiesta ha presentato le dimissioni dalla giunta rossa guidata da Nichi Vendola e successivamente è entrato al Senato come primo dei non eletti nelle liste del Pd al posto di Paolo De Castro, passato all’Europarlamento.
I riflettori degli investigatori sono puntati su cinque partiti: Pd, Prc, Socialisti autonomisti, Sinistra e Libertà e Lista Emiliano. Nelle indagini figura una valanga di intercettazioni telefoniche e ambientali. E proprio nel corso di conversazioni tra Tedesco e alcuni imprenditori si farebbe riferimento a finanziamenti illeciti e spunterebbero i nomi di esponenti nazionali del centrosinistra. Insomma, lo scandalo si allarga e potrebbe essere destinato a oltrepassare i confini pugliesi. In queste ore i carabinieri sono impegnati nella ricerca dei riscontri e hanno cominciato ad ascoltare diverse persone: due giorni fa la pm Digeronimo è stata a Milano per un interrogatorio top secret mentre ieri è stato sentito a Bari un medico come persona informata sui fatti. Al centro dell’inchiesta c’è la gestione della sanità regionale, condizionata al punto che persino le nomine di primari e dirigenti delle Asl sarebbero state fatte sulla base del possibile ritorno elettorale: in buona sostanza veniva scelto chi portava più voti. Nell’inchiesta per il momento figurano quindici indagati. Il magistrato ipotizza a vario titolo i reati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, concussione, abuso di ufficio, voto di scambio, illecito finanziamento ai partiti e truffa; inoltre, con riferimento a determinati episodi e nei confronti di alcune persone è ipotizzata anche l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa.
La prima svolta nelle indagini risale a fine luglio, quando i carabinieri del nucleo investigativo sono entrati nelle segreterie di diverse formazioni politiche del centrosinistra pugliese e hanno prelevato una montagna di carte, comprese quelle relative ai contratti e ai rapporti «intrattenuti - si legge nel provvedimento che dispone l’esibizione della documentazione - dai partiti con gli istituti di credito». Nello stesso tempo sono stati avviati accertamenti bancari ed è stata trascritta gran parte delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Il sospetto è che i partiti del centrosinistra abbiano favorito determinati imprenditori, i quali in cambio avrebbero poi elargito finanziamenti anche con i soldi accumulati attraverso l’evasione fiscale: il passaggio di denaro - è l’ipotesi da verificare - sarebbe rimasto celato dietro voci inserite appositamente in bilancio per costruirsi una facciata di legalità.
Intanto, mentre il coordinatore regionale dell’Italia dei valori, Pier Felice Zazzera, chiede «un segnale di responsabilità» da parte di Vendola, è attesa per lunedì a Bari la commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale: oltre al governatore saranno ascoltati i magistrati.
"Fondi a politici del centrosinistra" Sanità e appalti, l ...
BARI - Imprenditori e politici parlavano liberamente al telefono, facendo anche i nomi di personaggi nazionali ai quali sarebbe arrivato il denaro, ...
Bari, l'indagine sulla Sanità «Fondi a politici nazionali»
BARI - Mazzette della sanità pugliese finite ad esponenti nazionali del centrosinistra? Sale di livello l'indagine del pm antimafia di Bari Desirée ...
Da Bari a Roma gli strani affari dell'assessore
Ruota sempre tutto intorno a lui. Lui, cioè Alberto Tedesco, ex assessore regionale pugliese alla Sanità e oggi felice, o quasi, senatore della Repubblica. ...
Bari, sesso e appalti Sospetti di fondi neri per il Pd nazionale
Bari - Adesso l'inchiesta punta a Roma. E all'ombra del giro di appalti pilotati nella sanità pugliese affiora il sospetto di finanziamenti illeciti per i ...
INCHIESTA BARI: PROSEGUONO INDAGINI SU FINANZIAMENTI ILLECITI
La procura della Repubblica di Bari starebbe effettuando accertamenti su presunti finanziamenti illeciti che imprenditori locali avrebbero versato ad alcuni ...
Bari: indagini su fondi a politici Centrosinistra nazionale
(ANSA)- BARI, 3 SET- Indagini a Bari per verificare se vi siano stati finanziamenti illeciti di imprenditori locali verso politici del centrosinistra ...
Sanità Puglia: nel mirino anche i partiti nazionali
La Gazzetta del Mezzogiorno - ‎33 minuti fa‎
BARI - Imprenditori, prestanome e politici. Potrebbe essere questa - secondo ipotesi investigative - la triangolazione dei flussi di denaro ritenuti ...
Arriva la Commissione d'Inchiesta parlamentare
La Gazzetta del Mezzogiorno - ‎18 ore fa‎
BARI - La commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale sarà a Bari il 7 e l'8 settembre prossimi per ...
Sospetti di fondi neri per il Pd
Dalla Puglia a Roma. All'ombra del giro di appalti pilotati nella sanità regionale affiora il sospetto di finanziamenti illeciti per i partiti del ...
Pedofilia Meter: 100 comunità pedofile smascherate e oscurate - Appello ai Giornalisti
Di Loredana Morandi (del 04/09/2009 @ 09:32:27, in Osservatorio Famiglia, linkato 1126 volte)
http://www.associazionemeter.org.
Di Loredana Morandi (del 05/09/2009 @ 13:33:34, in Magistratura, linkato 1461 volte)
Ecco, per ribadire questo fondamentale concetto, ovvero che è la Magistratura ad avere il potere di sollevare la questione incostituzionalità di fronte all'Alta Corte, io ho dovuto mettere al muro, metaforicamente parlando, l'avvocatucolo che consigliava la blogger Informare per Resistere, ad istigare i suoi utenti ad una azione di spam verso le Procure. Non rammento bene (e ho tutto salvato, con foto, da facebook e che si ritenga graziato) ma l'avvocato giovinastro mi ha parlato ad un certo punto dei Giuristi Telematici. Io mi son profusa nelle lodi per gli antichi fondatori, che certo non avrebbero avallato, così ho capito tutto e ho bloccato la blogger prima che si facesse del male o ne facesse ad altri istigando a commettere reati. La morale viene da un mio saggio amico, che dice: "Meglio essere un avvocato morto di fame, che un delinquente arricchito con il dolo" ...
Reato di clandestinità, sollevata la
questione legittimità alla Corte Costituzionale
ROMA (5 settembre) - Il reato di clandestinità, introdotto dalla legge n.94 del 15 luglio scorso, è incostituzionale. Ad esserne convinto è il giudice del Tribunale di Pesaro Vincenzo Andreucci, il primo ad aver sollevato la questione di legittimità davanti all’Alta Corte con una corposa ordinanza datata 31 agosto, in cui si contesta la violazione di ben quattro articoli della Costituzione, il 2, il 3, il 10 e il 27, nonché del principio costituzionale di ragionevolezza della legge penale.
Tutto nasce dalla storia di Diouf Ibrahima, un senegalese di 25 anni, in Italia senza fissa dimora, per il quale il prefetto di Pesaro ordina il 18 giugno l’espulsione dal territorio nazionale. Diouf viene trovato senza permesso di soggiorno. Alle forze dell’ordine dichiara di essere entrato in Italia due anni prima, nell’estate del 2007. Il prefetto delega l’esecuzione dell’espulsione al questore di Pesaro.
Questi, però, accerta che Diouf non possiede “documenti idonei all’espatrio” mentre non ci sono posti disponbili in nessun Centro per l’identificazione. L’espulsione con accompagnamento alla frontiera, non è dunque proponibile: che se ne vada da solo, Diouf, di lì a 5 giorni: entro il 23 giugno dovrà dunque lasciare il paese. Ma Diouf non lo fa, e il 25 agosto viene controllato dai carabinieri di Fano e arrestato. Al giudice viene chiesta la convalida dell’arresto. Ma il tribunale di Pesaro sospende il giudizio e solleva la questione di illegittimità costituzionale. Secondo il giudice il reato di trattenersi in Italia in violazione della legge 94, non sussiste. Se le forze dell’ordine non hanno potuto accompagnarlo alla frontiera perché non aveva i documenti per l’espatrio, come poteva ottenere lui l’imbarco, cinque giorni dopo? Dunque Diouf aveva un “giustificato motivo” per non ottemperare all’ordine del questore.
Nella sua ordinanza il giudice Andreucci definisce poi “priva di effetti concreti per la maggior parte degli immigrati non regolari” la prevista ammenda da 5 mila a 10 mila euro, che quasi nessuno sarebbe in grado di pagare, e che contrasta dunque con il principio di ragionevolezza. La vera sanzione è l’espulsione, peraltro già prevista dall’ordinamento. Ma in queste norme vi è una “perversa razionalità”, quella di rendere la vita impossibile all’immigrato irregolare, “di fare terra bruciata attorno a lui” e di “minare radicalmente la possibilità stessa della solidarietà nei suoi confronti”. In conclusione, l’articolo 10 bis della legge 94, nella parte in cui prevede il soggiorno illegale nel territorio nazionale contrasterebbe con i seguenti principi della Costituzione: quello già citato di ragionevolezza che deve presiedere in ogni suo aspetto la legislazione in materia penale. Il principio di eguaglianza (articolo 3 della Costituzione) e di personalità della responsabilità penale (art.27) perché, con le sue sanzioni indiscriminate per gli stranieri che soggiornano illegalmente, “il reato presuppone arbitrariamente riguardo a tutti una condizione di pericolosità sociale” mentre la responsabilità penale “deve essere accertata in concreto e con riferimento alle singole persone”.
Violato il principio di solidarietà (articoli 2 e 3, primo e secondo comma della Costituzione) perché il nuovo reato provocherebbe “un radicale mutamento nello spirito e negli atteggiamenti dei cittadini, degli stranieri regolari e della società nel suo complesso, nei confronti di persone in condizione di povertà, obiettive difficoltà di vita, bisognose di solidarietà e di accoglienza”. Tutto il contrario di quella società “aperta e solidale” voluta dai costituenti.
Infine, il reato di soggiorno clandestino contrasterebbe con l’articolo 10 della Costituzione, perché non rispetta “i principi affermati in materia di immigrazione nel diritto internazionale” e violerebbe gli articoli 3 e 27 “per l’omessa previsione della mancanza di giustificato motivo come elemento costitutivo del reato o quantomeno come esimente codificata”.
Il dado è tratto. Ma L’Asgi, l’Associazione dei giuristi dell’immigrazione, ritiene assai probabile che altri giudici, da altre parti d’Italia, denuncino nelle prossime settimane e nei prossimi mesi l’illegittimità costituzionale del reato di clandestinità.
Il Giudice Imposimato: «Aldo Moro doveva morire perché scomodo per troppe persone e troppe fazioni»
Di Loredana Morandi (del 06/09/2009 @ 03:38:38, in Magistratura, linkato 1306 volte)
Il Giudice Imposimato: «Aldo Moro doveva morire
perché scomodo per troppe persone e troppe fazioni»
PIETRACATELLA Bugie, depistaggi, omissioni nell'Italia di 30 anni fa: un magistrato ed un giornalista hanno deciso di tornare sul caso Moro, puntando l'attenzione su quei 55 giorni che vanno dalla strage di via Fani alla morte del presidente democristiano.
Nuoro: tribunale senza magistrati, interrogazione al Governo
Di Loredana Morandi (del 06/09/2009 @ 03:40:47, in Magistratura, linkato 1208 volte)
Nuoro: tribunale senza magistrati,
Con un'interrogazione al ministro della Giustizia Angelino Alfano, il deputato nuorese Bruno Murgia, pone all'attenzione del Governo la situazione del tribunale di Nuoro e in particolare della Procura della repubblica dove sono al lavoro solo due magistrati,
in attesa dell'arrivo del procuratore già nominato, mentre neanche i tre nuovi giudici che lunedì prossimo prenderanno servizio in tribunale risuolveranno una situazione drammatica che, come ha denunciato l'ordine degli avvocati, anche la cancelleria civile è semiparalizzata, tanto che a luglio un ufficio ha dovuto chiudere i battenti per carenza di personale. "Il ministero - scrive il parlamentare del Pdl - sta cercando di far quadrare i conti dell’organico, ma è ormai evidente che se nessuno si decide a fare nuove assunzioni, a rafforzare l’organico giudici, e rimpolpare gli uffici, la giustizia nuorese avrà un personale ridotto al lumicino e procederà inevitabilmente al ralenty.
Eppure, sempre per lo stesso ministero, ci sarebbero addirittura ben cinque operatori in sovrannumero, ma Murgia sottolinea che "la situazione più delicata rimane quella della Procura, che lo stesso presidente dell’ordine forense definisce “incredibile” in quanto in una terra del malessere, come la Sardegna, la Procura non può rimanere così sguarnita: è notizia di questi giorni che il Pm, Daniele Rosa, autore di tante inchieste inportanti, andrà via da Nuoro per entrare in forza alla Procura di Lanusei. Il Ministero, anziché sostituirlo, ha pensato bene di sfoderare la figura dei “pm a rotazione”; da oggi, e sino a data da destinarsi, si alterneranno, a turni di 15 giorni ciascuno, quattro giovani pm sino all’altro ieri in forze alla Procura militare di Cagliari ". Davanti a questa situazione Bruno Murgia chiede di sapere quali misure intenda adottare il Ministero per porre fine al vortice turbinoso delle toghe, quali azioni intende intraprendere il Governo per tamponare, in concreto, la paralisi che sta avvinghiando la Procura di Nuoro e se lo stesso Ministero non ritenga che la figura dei “pm a rotazione” non sia il miglior espediente per tamponare la situazione in quanto, come è facile prevedere, i 4 pm “turnisti” non potranno seguire le inchieste, almeno non quelle delicate, ma potranno solo svolgere l’ordinario.
Unione Sarda - Sabato 05 settembre 2009 12.55
20/08/2019 @ 18.05.48

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