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Timestamp: 2016-10-22 21:53:09+00:00

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⭐Proposta di legge. presentata dai consiglieri MELONI F, VARGIU, COSSA, DEDONI, FOIS, MULA. Relazione dei proponenti
Proposta di legge. presentata dai consiglieri MELONI F, VARGIU, COSSA, DEDONI, FOIS, MULA. Relazione dei proponenti
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1 ATTI CONSILIARI - XIV LEGISLATURA Proposta di legge presentata dai consiglieri MELONI F, VARGIU, COSSA, DEDONI, FOIS, MULA RIFORMA DEL SERVIZIO SANITARIO REGIONALE Relazione dei proponenti PREMESSA L attuale modello istituzionale ed organizzativo del sistema sanitario in Sardegna è sotto numerosi profili inadeguato, superato e di difficilissima gestione. E non si tratta certo di un problema di indirizzo politico: è sufficiente riflettere sugli ultimi 15 anni di amministrazione regionale che nonostante l alternanza di governosono stati segnati da crescenti difficoltà nella gestione delle problematiche legate all assistenza sanitaria, sempre più compressa tra le esigenze di bilancio e quella di garantire la migliore qualità di assistenza universale a tutti i cittadini sardi. In astratto, non è soltanto la nostra Isola che si dibatte in questa contraddizione: tutte le società occidentali o comunque economicamente e civilmente avanzateaffrontano oggi tra mille difficoltà le tematiche del diritto alla salute, il cui pieno riconoscimento nella Costituzione italiana rischia di essere una mera enunciazione di principio in assenza di un rigoroso sistema di garanzie sui principi condivisi relativi all utilizzo delle risorse disponibili. In Sardegna, in particolare, il problema appare ancora più complesso in ragione di note peculiarità della nostra regione: assai vasta territorialmente, con generale bassa2 densità di popolazione, prevalentemente concentrata in alcune aree urbane e costiere, con una rete di collegamenti interni assai carente e con le difficoltà di spostamento nelle altre Regioni italiane (e quindi con difficoltà ad usufruire delle opportunità offerte da altri sistemi sanitari regionali) legate all insularità. E dunque evidente come qualsiasi organizzazione di sistema sanitario regionale che possa essere proposta per la Sardegna non potrà né prescindere dall esistente (che si è comunque selezionato nel tentativo di rispondere alle necessità reali), né copiare se non del tutto parzialmente- i modelli di altri sistemi sanitari regionali pensati e strutturati per rispondere a condizioni di partenza assai diverse da quelle presenti nella nostra Isola. Se una colpa dunque può essere addebitata ai governi regionali che si sono succeduti è forse quella di aver sempre cercato di gestire l esistente, concentrando la propria sulle modifiche del sistema indispensabili a migliorare la quotidianeità, ma rinunciando in partenza ad ogni tentativo di leggere le esigenze di lungo periodo, disegnando conseguentemente un sistema sanitario sardo, pensato e strutturato per dare risposte ad esigenze specifiche della Sardegna, in larga parte oggettivamente diverse da quelle delle altre regioni italiane. La cartina di tornasole della rinuncia ad ipotizzare un sistema sanitario pensato e pesato sui problemi dell Isola è nel mancato decollo dell Agenzia per la Sanità, che bene avrebbe potuto svolgere il ruolo di cabina di regia delle politiche di innovazione sanitaria, progettando e proponendo i modelli di sanità più adeguati, verificandone in anticipo il probabile impatto e suggerendo la gradualità di percorso per raggiungere l obiettivo. Proposta nel dibattito politico per la prima volta oltre dieci anni fa, durante l amministrazione Palomba, per iniziativa della Federazione Regionale degli Ordini dei Medici, l Agenzia -benché sostenuta da un ampio schieramento bipartisan- non è stata istituita neppure nella successiva legislatura L Agenzia è diventata legge regionale soltanto con la 10/2006, nell era Soru- Dirindin, ma non è mai stata attivata, a testimonianza di una persistente, scarsa fiducia sullo strumento, anch essa purtroppo- largamente bipartisan. Oggi, all inizio della quattordicesima legislatura regionale, l importanza della sanità nei complessivi obiettivi delle politiche di governo è sotto gli occhi di tutti. Sia perché è evidente a tutti che l atteggiamento ideologico e dogmatico che ha spesso caratterizzato gli interventi della scorsa legislatura ha dimostrato in pieno tutit3 i suoi limiti, sia perché la legge Finanziaria nazionale del 2007, in cambio di una ridefinizione del sistema delle entrate regionali, ha spostato in carico alla Regione l intera spesa sanitaria, sia perché sono forti più che mai tra la gente comune e tra gli operatori del settore quelle esigenze di cambiamento pure ampiamente enunciate nei programmi elettorali dell attuale maggioranza. E per questo che noi Riformatori riteniamo che sarebbe un errore imperdonabile pensare ancora una volta che il problema della sanità sarda risieda soltanto negli uomini a cui sono affidate le responsabilità di gestione o che sia risolvibile attraverso piccoli aggiustamenti in corso d opera. In tal senso, anche l esperienza della Dirindin nella passata legislatura non può passare senza lasciare insegnamento: qualsiasi sforzo nella compressione della spesa, se avviene in assenza di un azione di radicale modifica del sistema, produce soltanto tagli alle prestazioni sanitarie e crescita del livello di insoddisfazione della popolazione e degli operatori, senza riuscire neppure a raggiungere obiettivi virtuosi di bilancio, come purtroppo testimonia il deficit di quasi 200 milioni di euro per il 2008, ingombrante eredità della Giunta uscente. Non molto meglio d altronde- vanno gli altri parametri di qualità che ereditiamo dal passato: dalla mobilità passiva extraregionale, cresciuta del 25% in tre anni, al pericoloso allungamento delle liste d attesa; dalla debolezza della sanità territoriale (con il conseguente insostenibile e inappropriato carico di lavoro dei Pronto Soccorso) al tasso di ospedalizzazione ancora abnormemente alto. La soluzione dei problemi non appare dunque facile e richiede sicuramente un approccio organico e un atteggiamento culturale laico, che non dimentichi mai di tenere aperti i canali del dialogo tra la maggioranza di centrodestra (a cui spetta la proposizione del progetto) e la minoranza di centrosinistra (che ha l obbligo della verifica e della critica finalizzato al miglioramento del progetto) con l obiettivo del raggiungimento delle finalità di interesse generale: il miglior funzionamento della sanità sarda. E anche per questo che va ancora una volta ribadito che sarebbe ingeneroso attribuire alla gestione della Dirindin e dei suoi uomini la paternità delle criticità e delle sofferenze attuali del sistema: sicuramente va invece superato ogni atteggiamento politico rigido, che impedisca di fatto la crescita delle sinergie indispensabili a creare le precondizioni del cambiamento, che sappiamo tutti essere difficile perché deve superare l inerzia di un sistema strutturalmente poco incline a mettersi in discussione e a rinunciare ai piccoli privilegi e alle piccole comodità del consolidato.4 La nostra proposta, non per caso presentata all inizio della legislatura, per essere realizzata ha necessità di un largo consenso, che ci impegniamo a costruire nei tempi più rapidi possibili, consapevoli che l immobilismo sostanziale rischia di essere una certificazione di condanna al malfunzionamento per il nostro sistema sanitario. Alla discussione della nostra maggioranza di governo, ma anche a chiunque voglia lavorare con buon senso e buona volontà al cambiamento, proponiamo le idee guida del nostro progetto di riforma: l indispensabilità della responsabilizzazione dei centri della spesa, lo sviluppo dell azione di verifica della qualità dell assistenza da parte della Regione, il recupero del consenso e della motivazione delle professionalità che operano nel sistema, l ottimizzazione delle procedute attraverso l utilizzo di economie di scala, l inserimento di meccanismi di premialità. SITUAZIONE Come si è detto, l attuale situazione presenta numerose criticità strutturali, che vengono tutte affrontate nell impianto della presente proposta di legge, nella consapevolezza che un sistema complesso come quello sanitario non consente interventi settoriali : l approccio non può che essere complessivo perché le questioni sul tappeto si intrecciano tra loro in modo in districabile. Sicuramente, la quadratura del cerchio verrebbe raggiunta da un sistema che garantisca contemporaneamente il controllo della crescita della spesa e la qualità delle prestazioni che il sistema offre al cittadino. Per quanto riguarda la spesa, pur non essendo ancora interamente noti i conti definitivi dell esercizio 2008, possiamo dire che essa dovrebbe essersi attestata nel intorno ai 2850 milioni di, con un deficit di circa 150 milioni. Ne consegue che in assenza di interventi strutturali a carico del sistema- è assolutamente ragionevole prevedere uno sbilancio per l esercizio 2009 superiore ai 200 milioni di euro, causato in parte dall inflazione e in parte dal fisiologico incremento della domanda di prestazioni. Sotto il profilo della qualità del servizio è abbastanza evidente che esistono notevoli carenze, testimoniato anche dagli indicatori più semplici, quali la lunghezza delle liste d attesa percepita come inaccettabile da parte dei cittadini- e il forte incremento dei ricoveri fuori regione, cresciuti del 25 % tra il 2004 e il 2007.5 Per modificare questo stato di cose, andando a toccare complessivamente tutti gli aspetti critici, abbiamo ritenuto insufficiente qualsiasi restyling parziale : nella sanità sarda ci sembra necessario un intervento radicale di riorganizzazione del sistema, che recuperi efficienza, efficacia ed appropriatezza, migliorando la percezione complessiva di protezione sanitaria da parte del cittadino. La soluzione che abbiamo individuato e successivamente configurato in questa legge passa attraverso alcuni interventi strutturali, tra i quali : la separazione tra i soggetti che devono garantire al cittadino le prestazioni indirette (servizi di tipo territoriale) e quelli -pubblici e privati- che garantiscono invece le prestazioni dirette al cittadino (visite, ricoveri, etc); l introduzione di stimoli al miglioramento tra i soggetti che producono le prestazioni; garantendo da un lato l aumento della produttività e dall altro un efficace azione di comparazione e quindi di controllo della spesa; il downsizing delle aziende territoriali che facilita il reperimento di risorse manageriali adeguate; lo spostamento del processo decisionale il più possibile vicino al territorio e ai cittadini che sono interessati da quelle decisioni; Sulla base di questi presupposti nasce la presente proposta di legge che disegna un modello nuovo che orgogliosamente definiamo modello sardo - perché tiene conto delle esperienze di altre regioni italiane ( principalmente Lombardia, Marche e Toscana), ma non ha la pretesa di riproporre pedissequamente soluzioni che sarebbero inadatte alle peculiarità della nostra Regione. L obiettivo finale è quello di ottenere un sistema originale, che sia rispondente alle caratteristiche della Sardegna, che tenga conto del nostro consolidato tessuto sanitario di dispersione ospedaliera, che valorizzi e motivi chi opera all interno del sistema, e che abbia uno sguardo attento alla disponibilità di risorse finanziarie, da usare con estremo raziocinio perché devono bastare ad assicurare assistenza di qualità per una popolazione rarefatta, diffusa su un territorio mal collegato e di notevoli dimensioni. LA PROPOSTA6 La presente proposta di legge è strutturata in 29 articoli e rappresenta la sostituzione integrale della legge 10/2006, di cui peraltro riprende la schematizzazione generale nonché alcuni degli articoli che si è ritenuto di lasciare immutati in quanto tuttora adeguati agli scopi per cui sono stati inseriti nel La scelta di sostituire in toto la precedente legge è stata fatta per semplificazione amministrativa, di guisa che tutto il sistema sanitario sardo possa essere regolato e governato con un unico testo, senza rimandi dispersivi a precedenti normative. Il risultato finale è una proposta di legge che combina in maniera equilibrata un sistema di tetti di spesa elastico (ma non troppo ) con un controllo accurato sulla appropriatezza e sulla efficacia delle prestazioni erogate, con l obiettivo di migliorare efficienza ed efficacia del sistema e di tenere sotto controllo la spesa. Si tenga conto che oggi disponiamo della tecnologia informatica necessaria per gestire centralmente la spesa delle diverse aziende, così come disponiamo delle competenze e delle strutture professionali necessarie per effettuare i controlli più accurati sulle prestazioni erogate, come dimostra l esperienza di questi anni nel settore privato accreditato. La nostra proposta introduce l ASL unica regionale, come strumento di governo territoriale, che consenta la semplificazione e l omogeneizzazione delle procedure e riduca il numero esagerato delle AASSLL attuali. Vengono poi introdotte strutture intermedie tra l ASL regionale e gli attuali Distretti, dedite alla gestione dei servizi territoriali, denominate circoscrizioni sanitarie provinciali ( CSP ), guidate da un direttore, sprovviste di personalità giuridica autonoma, ma dotate di autonomia gestionale abbastanza ampia, pur nell ambito delle direttive del Direttore Generale della ASL regionale. La proposta di legge definisce con dettaglio gli ambiti di competenza della ASL regionale e delle CSP, disciplinando le normative concorsuali e quelle relative agli acquisti. Le CSP sono dotate di contabilità separata all interno di quella della ASL regionale e sono tenute all obbligo del rispetto dell equilibrio del bilancio. Le modalità della ripartizione dei fondi tra le diverse CSP -in considerazione della omogeneità dei compiti che sono loro affidati- viene prevista attraverso le quote capitarie, sostanzialmente identiche per tutte le Circoscrizioni.7 Nella proposta di legge viene poi disciplinata la possibilità che la Giunta Regionale, sulla base di precisi requisiti, possa scorporare nuove aziende ospedaliere, che si aggiungono alle già esistenti aziende miste ospedale-università e all azienda ospedaliera di alta specializzazione G.Brotzu di Cagliari, che viene completata con l inserimento degli ospedali Oncologico e Microcitemico. Le Aziende Ospedaliere sono finanziate con quote uguali per tutti (ovviamente proporzionate a qualità e quantità dei servizi offerti ) per quanto riguarda le prestazioni difficilmente riconducibili ad un sistema tariffario puro, come ad esempio le attività di Pronto Soccorso e di emergenza, quelle medico-sociali, l acquisto e la produzione del sangue etc, mentre tutte le altre prestazioni di ricovero e cura saranno finanziate a tariffa così come avviene già oggi per le case di cura private. Un ulteriore novità è rappresentata dalla introduzione dei sistemi di area vasta, con accorpamenti operativi di aree funzionali omogenee per gruppi di aziende, con l obiettivo di ridurre le spese di gestione e di favorire la migliore integrazione tra aziende di territori viciniori. La struttura portante della presente proposta è dunque incardinata sulla ASL a valenza regionale, sulle sette Circoscrizioni Sanitarie Provinciali e su un numero di aziende ospedaliere ancora da determinare, ma oscillante tra quattro e nove : tutte entità di dimensioni ragionevoli e quindi controllabili senza difficoltà sotto il profilo economico-finanziario anche perché soggette a sistemi di finanziamento assolutamente oggettivi, in grado di consentire con facilità il raffronto delle spese e delle prestazioni, sia nel settore dell assistenza territoriale che in quello ospedaliero. La separazione tra ospedale e territorio si ripercuoterà positivamente su entrambe le entità, in quanto avvicinando il livello decisionale a quello del fruitore finale della prestazione consentirà procedimenti esecutivi molto più rapidi ed immediati, ma soprattutto più rispondenti alle esigenze dei pazienti e degli operatori sanitari. Siamo infine convinti che l integrazione territoriale delle aziende ospedaliere pubbliche e private, sia pure in ambiti ristretti e stabiliti dalla Regione, potrà innescare un processo virtuoso di confronto e di crescita che si ripercuoterà positivamente sulla qualità e quantità delle prestazioni con un sicuro incremento dell indice di soddisfazione della popolazione. LA LEGGE8 L articolo 1 è sostanzialmente immutato rispetto alla legge 10/2006 ed esprime i principi generali cui è ispirato il sistema. L articolo 2 è uno degli articoli fondamentali per il disegno del nuovo assetto del SSR : esso infatti prevede l articolazione territoriale tra Azienda Unica Regionale e CSP e disciplina la possibilità di istituire le aziende ospedaliere. L articolo 3 fissa le modalità di funzionamento delle diverse articolazioni organizzative del sistema e i principi generali cui le aziende dovranno attenersi per la formulazione dell atto aziendale. Rispetto al passato, vengono eliminate le farraginose linee guida di emanazione regionale sugli atti aziendali, che vengono invece affidati alla libera proposizione di ciascuna Azienda, riservando alla Regione la successiva verifica di coerenza con gli atti di programmazione regionale e locale. Lo stesso articolo conferisce poi alla Giunta, su proposta dell assessore, la possibilità di istituire i servizi di area vasta in comune tra aziende territoriali e/o ospedaliere. Gli articoli 4 e 5 sono di contenuto generale e regolano l erogazione delle prestazioni sanitarie e la tutela e il benessere del cittadino. Gli articoli 5,6,7 ed 8 sono rimasti immutati rispetto alla precedente legge 10 e sono riportati nella presente proposta proprio per accorpare in un unico corpus tutta la normativa del settore ed evitare, come detto in premessa, complicati rimandi ad altre leggi. Il Capo II comprende tutti gli articoli che fissano le norme organizzative principali del sistema, stabilendo con precisione competenze e requisiti dei direttori generali, amministrativi e sanitari delle aziende: tale declinazione di dettaglio appare ancor più indispensabile alla luce delle mille incertezze interpretative della normativa precedente. L articolo 11, immutato, disciplina il Collegio dei Sindaci, mentre gli articoli 12, 13, 14, 15 e 16, che riguardano sostanzialmente le norme di programmazione regionale e locale, l integrazione sociosanitaria, la partecipazione delle autonomie locali al sistema gestionale e i servizi sanitari e sociosanitari ( con le regole sui distretti territoriali), restano simili alla normativa attualmente in vigore, con alcune significative semplificazioni utili a rendere più intellegibile le procedure e più gestibili l organizzazione aziendale. Ad esempio, pur nell ambito di alcune indicazioni generali, si lascia campo libero alla capacità progettuale dei direttori sull articolazione distrettuale e si semplifica l iter procedurale per la programmazione regionale, evitando inutili prescrizioni di9 dettaglio e dando maggior snellezza di impianto al prossimo Piano Sanitario Regionale. Sono inoltre dettate norme che consentono la istituzione e l operatività dei dipartimenti funzionali tra diverse aziende, con particolare riferimento alle aree della psichiatria e materno infantile. L articolo 18, che detta norme sulle aziende ospedaliere e gli articoli 19 e 20, che disciplinano la costituzione e il funzionamento del Consiglio delle professioni Sanitarie e del Collegio di Direzione, completano il Capo II. Anche a questo proposito si deve far notare come -pur nell ambito di una sostanziale continuità con la precedente normativa- si è operato per una semplificazione degli organismi e conseguentemente- quindi delle procedure. Come esempio di tale lavoro, è sufficiente ricordare la riduzione del numero dei componenti del Consiglio delle Professioni Sanitarie, che passa da un massimo di 40 a un massimo di 15, più che sufficienti a rappresentare la pluralità degli interessi e delle culture professionali di un azienda sanitaria. Il Capo III è composto dagli articoli 21 e 22 che istituiscono l Agenzia Regionale per i Servizi Sanitari e ne regolamentano la nomina del direttore e dagli articoli 23 e 24 che si occupano rispettivamente di ricerca e di formazione: anche questi articoli sono ripresi dalla legge 10/2006 e riportati in questa legge per le già espresse esigenze di compendio delle norme. Il Capo IV riguarda infine le norme generali di finanziamento, controllo e gestione del SSR, con la specificazione delle fonti finanziarie delle risorse necessarie per il funzionamento del sistema (articolo 25), dei meccanismi di controllo gestionale e di quelli di legittimità e merito da parte della Regione (articoli 26,27 e 28 ), peraltro già previsti nella precedente legge 10. Di intieramente nuovo c è invece l articolo 29 che disciplina le modalità dello scorporo degli ospedali dalle attuali AASSLL e la loro costituzione in aziende ospedaliere nonché la predisposizione degli atti necessari alla costituzione delle CSP. Gli articoli 30,31 e 32 contengono le norme finali e transitorie, ivi compresa quella che detta l abrogazione della Legge 10 / 2006.10 Capo I Principi e funzionamento del servizio sanitario regionale Art. 1 Principi del servizio sanitario regionale 1. Il Servizio sanitario regionale della Sardegna (SSR), assicura, nell ambito del servizio sanitario nazionale, la tutela della salute come diritto fondamentale della persona e interesse della collettività, ai sensi dell articolo 32 della Costituzione e delle disposizioni statali e regionali che ne sono svolgimento. 2. I principi di sistema del SSR sono: a) la centralità della persona, titolare del diritto alla salute; b) l universalità e l equità nell accesso alle prestazioni e ai servizi sanitari; c) la globalità della copertura assistenziale. 3. La Regione assicura i livelli essenziali e uniformi di assistenza, garantiti sull intero territorio regionale e finanziati con risorse pubbliche ai sensi dell articolo 26, attraverso: a) l Azienda Sanitaria Locale Sardegna ; b) le Aziende ospedaliero-universitarie di Cagliari e di Sassari, ai sensi dell articolo 2 del decreto legislativo 21 dicembre 1999, n. 517 (Disciplina dei rapporti fra Servizio sanitario nazionale e università, a norma dell articolo 6 della Legge 30 novembre 1998, n. 419); c) le Aziende ospedaliere di rilievo nazionale e regionale di cui al successivo articolo 2; d) altri soggetti pubblici e privati accreditati con i quali la Regione e le ASL abbiano stipulato accordi contrattuali. 4. La Regione promuove la qualità e l appropriatezza dei servizi e delle prestazioni resi dalle aziende e dagli altri soggetti di cui al comma 3, vigilando in particolare affinché essi siano improntati ai principi della personalizzazione e dell umanizzazione del trattamento e affinché ogni persona che entra in contatto con il SSR sia accolta secondo i suoi bisogni e le sue esigenze assistenziali. Sono posti a carico del SSR le tipologie di assistenza, i servizi e le prestazioni sanitarie che presentano, per specifiche condizioni cliniche o di rischio, evidenze scientifiche di un significativo beneficio in termini di salute, a livello individuale o collettivo, a fronte delle risorse impiegate. Sono esclusi dai livelli di assistenza erogati a carico del SSR le tipologie di assistenza, i servizi e le prestazioni sanitarie che: a) non rispondono a necessità assistenziali tutelate in base ai principi ispiratori del servizio sanitario nazionale e regionale;11 b) non soddisfano i principi dell efficacia e dell appropriatezza, ovvero la cui efficacia non è dimostrabile in base alle evidenze scientifiche disponibili o sono utilizzati per soggetti le cui condizioni cliniche non corrispondono alle indicazioni raccomandate; c) non adempiono, in presenza di altre forme di assistenza volte a soddisfare le medesime esigenze, al principio dell economicità nell impiego delle risorse, ovvero non garantiscono un uso efficiente delle risorse stesse quanto a modalità di organizzazione ed erogazione dell assistenza. 5. Il SSR valorizza le responsabilità individuali e collettive nella promozione di stili di vita idonei alla tutela della salute e favorisce la partecipazione degli utenti, singoli o associati, alla valutazione dei servizi sanitari. 6. Il SSR valorizza le risorse umane e le competenze professionali degli operatori anche attraverso la formazione continua, sostiene la loro partecipazione alle attività di ricerca, promuove il loro coinvolgimento nei processi decisionali, anche attraverso le loro organizzazioni di rappresentanza. 7. La Regione promuove l efficienza del SSR sviluppando in particolare iniziative, anche sperimentali e con modalità innovative, per la qualificazione dell assistenza, per la razionalizzazione della spesa sanitaria e per la semplificazione dei processi amministrativi. 8. La Regione si raccorda, secondo il principio di leale collaborazione, con le altre regioni e con lo Stato sia mediante rapporti di auto coordinamento e di coordinamento bilaterale o multilaterale, sia in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, oltre che di Conferenza unificata di cui al capo terzo del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione e ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano e unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali)e promuove la puntuale attuazione degli obblighi comunitari e il raccordo con gli indirizzi e le decisioni di protezione della salute deliberati a livello di Unione europea. 9. Gli enti locali partecipano alla programmazione regionale e aziendale delle attività e alla verifica dei risultati di salute delle ASL, nonché alla programmazione delle attività ed alla verifica dei risultati di salute dell azienda ospedaliera e delle aziende ospedaliero - universitarie, secondo specifiche modalità stabilite dalla Regione. 10. Le Università di Cagliari e di Sassari collaborano con il SSR, in particolare in vista della formazione del relativo personale, dello sviluppo della ricerca biomedica e sanitaria,;i rapporti con la Regione sono regolati, oltre che dai principi fondamentali contenuti nella legislazione statale e dalle disposizioni della presente legge, da specifici protocolli di intesa. 11. L assistenza sanitaria e quella sociale sono integrate sulla base dei principi stabiliti dall articolo 3 septies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell articolo 1 della Legge 23 ottobre 1992, n. 421), e successive modifiche e integrazioni, dalla legge regionale 23 dicembre 2005, n. 23 (Sistema integrato dei servizi alla persona), dal Piano regionale dei servizi sociali e dal Piano regionale dei servizi sanitari. Art. 2 Aziende sanitarie locali 1. Il SSR è costituito da una Azienda Sanitaria Locale,unica per tutta le Regione e coincidente con il suo territorio, denominata Azienda Sanitaria Sardegna (ASS);essa è dotata di personalità giuridica di diritto pubblico e di autonomia organizzativa, amministrativa, tecnica, patrimoniale, contabile e di gestione.12 2. La Azienda Sanitaria Sardegna è organizzata nelle seguenti circoscrizioni sanitarie provinciali (CSP): a) CSP di Sassari coincidente con l ambito territoriale della Provincia di Sassari; b) CSP di Olbia coincidente con l ambito territoriale della Provincia di Olbia-Tempio; c) CSP di Nuoro coincidente con l ambito territoriale della Provincia di Nuoro; d) CSP di Lanusei coincidente con l ambito territoriale della Provincia dell Ogliastra; e) CSP di Oristano coincidente con l ambito territoriale della Provincia di Oristano; f) CSP di Sanluri coincidente con l ambito territoriale della Provincia del Medio Campidano; g) CSP di Carbonia coincidente con l ambito territoriale della Provincia di Carbonia- Iglesias. 3. Il SSR è inoltre costituito dalle seguenti aziende ospedaliere a) azienda ospedaliera G.Brotzu di Cagliari, comprendente l ospedale San Michele, cui vengono accorpati gli ospedali Oncologico e Microcitemico; b) le già istituite aziende ospedaliere universitarie di Cagliari e Sassari, la cui composizione resta immutate salvo le modifiche di tipo organizzativo previste all articolo 3,comma 5. Le citate strutture ospedaliere sono costituite in azienda con delibera della Giunta Regionale da adottarsi entro 90 giorni dall entrata in vigore alla presente legge, con le procedure di cui al successivo articolo 29. Con le stesse modalità viene modificata la composizione della già istituita azienda ospedaliera G.Brotzu di Cagliari. 4. Fanno inoltre parte del SSR le aziende ospedaliere di interesse regionale e dell emergenza che la Giunta Regionale deciderà di istituire in base ai seguenti requisiti : a)organizzazione dipartimentale di tutte le unità operative presenti nella struttura secondo le norme della legge regionale n.10 del 2006; b)presenza di almeno tre strutture di alta specialità; b)disponibilità di un sistema di contabilità economico patrimoniale, anche di livello regionale, e di contabilità per centro di costo ; c)servizi di pronto soccorso e di emergenza accorpati in struttura di tipo dipartimentale nel rispetto del DPR 27 marzo 1992 e s.m.i; d)ruolo di ospedale di riferimento in programma di assistenza integrati su base regionale e/o interregionale, anche come previsto dagli atti di programmazione regionale e in considerazione della mobilità infraregionale; e)disponibilità di un proprio patrimonio immobiliare adeguato e sufficiente per consentire lo svolgimento delle attività istituzionale di tutela della salute e di erogazione delle prestazioni sanitarie; f)indici di complessità della casistica trattata mediamente superiore ai valori regionali; I requisiti di cui sopra devono essere posseduti al momento della deliberazione di istituzione dell azienda da parte della Giunta Regionale. Art. 3 Organizzazione e funzioni della Azienda Sanitaria e delle Circoscrizioni Sanitarie Provinciali 1. La ASS assicura, attraverso servizi gestiti direttamente nell ambito territoriale della Provincia di Cagliari e tramite le CSP negli altri ambiti territoriali provinciali, l assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro, l assistenza distrettuale e l assistenza ospedaliera, salvo quanto previsto dalla presente legge in ordine alle aziende ospedaliere e alle altre strutture di cui al comma 3 dell articolo 1. La ASS ha personalità giuridica pubblica e autonomia imprenditoriale; la sua organizzazione e funzionamento sono disciplinati dall atto aziendale, di cui al comma 113 bis dell articolo 3 del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche ed integrazioni. Le CSP sono organi funzionali della ASS, costituite con le modalità di cui al successivoarticolo 29, dotate di autonomia contabile, e svolgono le funzioni loro attribuite dalla ASS sulla base delle indicazioni contenute nell atto aziendale, di cui al comma 1 bis dell articolo 3 del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche ed integrazioni. Le CSP hanno comunque autonomia decisionale in ambito di acquisizione di beni e servizi, di gestione del contenzioso e di gestione delle risorse umane nei limiti stabiliti di seguito: - gestione delle risorse umane, ivi inclusa la capacità di bandire ed espletare concorsi fino al 7 livello amministrativo e sanitario compreso; il ruolo del personale resta unico in capo alla ASS. - gestione dl contenzioso legale, in tutte le sedi, purché di competenza dei tribunali insistenti nell ambito territoriale della circoscrizione; - procedure di acquisto fino ad un importo massimo di IVA compresa; alle procedure di acquisto di beni e servizi sopra tale soglia provvederà direttamente la ASS, salvo delega esplicita ad una CSP: 2. Sono organi delle ASL e delle aziende ospedaliere il direttore generale e il collegio sindacale. Il direttore generale è coadiuvato, nell esercizio delle proprie funzioni, dal direttore sanitario e dal direttore amministrativo. 3. L atto aziendale di cui al comma 2 è adottato o modificato dal direttore generale, sulla base degli atti aziendali adottati dalle singole CSP sentite le rispettive Conferenza provinciale sanitaria e socio-sanitaria, di cui all articolo Il direttore generale trasmette l atto aziendale alla Giunta regionale per la verifica di conformità alla programmazione regionale ; decorsi trenta giorni dal ricevimento dell atto, la verifica si intende positiva; ove la Giunta regionale si pronunci motivatamente nel senso della non conformità, il direttore generale sottopone alla Giunta regionale un nuovo testo entro i successivi trenta giorni; se la verifica è ancora negativa, la Giunta regionale può revocare il direttore generale oppure nominare un commissario ad acta. 5. Gli atti aziendali dovranno contenere elementi per: a) la valorizzazione del coinvolgimento responsabile dei cittadini, degli operatori e degli utenti nelle questioni concernenti la salute in quanto diritto fondamentale dell individuo e interesse della collettività; b) la valorizzazione delle Aziende sanitarie e delle CSP quali strumenti operativi del servizio sanitario regionale all interno del quale cooperano per la realizzazione degli obiettivi di salute; c) la definizione dell assetto organizzativo delle aziende che tenga conto del necessario collegamento tra assistenza ospedaliera e assistenza territoriale, nonché della integrazione tra assistenza sociale e assistenza sanitaria; d) la specificazione delle funzioni della direzione aziendale, in ordine alla negoziazione e alla stipulazione degli accordi e dei contratti con i produttori di prestazioni e servizi sanitari, alla garanzia della compatibilità tra il programma sanitario annuale di cui al comma 4 dell articolo 13 e la disponibilità delle risorse finanziarie, al controllo e alla verifica dei risultati nei confronti di ciascun soggetto erogatore di prestazioni e servizi, allo sviluppo del sistema di programmazione e controllo di cui all articolo 28; e) la specificazione delle principali funzioni del direttore sanitario, del direttore amministrativo, del direttore dei servizi sociosanitari, dei dirigenti dei presidi ospedalieri e delle circoscrizioni sanitari provinciali,del direttore di dipartimento, del direttore di distretto socio-sanitario, del coordinatore dei servizi delle14 professioni sanitarie e sociali di cui alla Legge 10 agosto 2000, n. 251, del collegio di direzione di cui all articolo 17 del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche ed integrazioni, del consiglio delle professioni sanitarie; f) la scelta del dipartimento e delle circoscrizioni provinciali sanitarie come modello ordinario di gestione operativa, g) la definizione degli organi delle CSP e del dipartimento, tra cui : - il direttore della CSP è nominato dal direttore generale della AS Sardegna,con atto soggetto a controllo ai sensi del successivo articolo 29,tra dipendenti del SSR con almeno cinque anni di attività dirigenziale di strutture sanitarie e/o amministrative e/o tecniche di piccola o media dimensione, anche con gestione parzialmente autonoma delle risorse umane ed economiche assegnate alla unità operativa da lui diretta. - il direttore delle CSP è nominato per la durata di tre anni rinnovabili una sola volta, ha la gestione complessiva del budget, è responsabile del raggiungimento degli obiettivi assegnati, assicura il coordinamento organizzativo e gestionale, è garante della continuità assistenziale e della qualità dell assistenza; nomina, tra i dirigenti sanitari e amministrativi afferenti alla struttura, un dirigente sanitario ed uno amministrativo che lo coadiuvano nella gestione della struttura e sottsoscrivono con lui gli atti deliberativi; - il direttore della CSP sottoscrive un apposito contratto contenente gli obbiettivi da raggiungere e il trattamento economico aggiuntivo in caso di raggiungimento di tali obbiettivi; - il direttore del dipartimento è nominato dal direttore della CSP competente per territorio sulla base di una rosa selezionata dal comitato di dipartimento tra dirigenti di livello apicale da almeno cinque anni;in ogni caso non può essere un dirigente nominato in base all articolo 15 septies del D.Lgs. n502/1992 e successive modificazioni e integrazioni. - il direttore del dipartimento, nominato per la durata di tre anni rinnovabili una sola volta, è responsabile del raggiungimento degli obiettivi assegnati, assicura il coordinamento organizzativo del dipartimento, è garante della continuità assistenziale e della qualità dell assistenza e ne assicura la verifica e il miglioramento continuo, promuove l aggiornamento continuo tecnico scientifico del personale, può sia rimanere titolare della struttura complessa cui è preposto sia mantenere le funzioni assistenziali; - il comitato di dipartimento, composto dai responsabili delle strutture che vi afferiscono e da una quota di componenti elettivi, individuati tra le professionalità presenti all interno del dipartimento, il quale concorre alla definizione del programma d attività ed alla verifica degli obiettivi; g)l assegnazione delle competenze stabili o temporanee che si intendono affidare alle CSP h) la valorizzazione della funzione di governo delle attività cliniche o governo clinico, comprensiva della collaborazione multiprofessionale e della responsabilizzazione e partecipazione degli operatori, in particolare in relazione ai principi di efficacia, appropriatezza ed efficienza; i) le modalità di raccordo con l Agenzia regionale per la protezione dell ambiente della Sardegna (ARPAS) e con l Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna; j) la determinazione delle risorse professionali necessarie per assicurare i livelli essenziali di assistenza nel rispetto dei vincoli posti dalla normativa nazionale e regionale e dalla programmazione regionale La Giunta regionale, su conforme proposta dell assessore regionale dell Igiene e Sanità, definisce l applicazione di sistemi di area vasta tra le aziende sanitarie,15 ospedaliere e le CSP; inoltre può disporre l accorpamento delle funzioni e/o dei servizi amministrativi tra le diverse entità qualora dimensioni e situazioni locali lo rendano economicamente e funzionalmente conveniente. Tale accorpamento avverrà anche su base regionale e riguarderà le competenze dei servizi di bilancio non appena il sistema informatico SISAR sarà entrato in funzione compiutamente. Art. 4 Erogazione delle prestazioni sanitarie 1. L esercizio di attività sanitarie da parte di strutture pubbliche o private è disciplinato dai principi tratti dagli articoli 8, 8 bis, 8 ter, 8 quater e 8 quinquies del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, dalle disposizioni della presente legge e dalle disposizioni adottate dalla Giunta regionale ai sensi del comma La realizzazione di strutture sanitarie e l esercizio di attività sanitarie sono subordinati alle relative autorizzazioni, ai sensi degli articoli 5 e 6. L esercizio di attività sanitarie per conto del SSR è subordinato all accreditamento istituzionale ai sensi dell articolo 7. La remunerazione delle attività svolte dalle strutture e dai soggetti accreditati è subordinata alla definizione degli accordi e alla stipulazione dei rapporti contrattuali ai sensi dell articolo Il rapporto di lavoro del personale medico convenzionato con il SSR è disciplinato dall articolo 8 del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni. Le attività dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, delle farmacie pubbliche e private, nonché dei professionisti di cui al comma 2 bis dell articolo 8 del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, sono raccordate con le attività e le funzioni delle ASL, di regola a livello distrettuale. 4. Le disposizioni della presente legge relative alle strutture, alle prestazioni e ai servizi sanitari si applicano anche alle strutture, alle prestazioni e ai servizi sociosanitari. Art. 5 Tutela del diritto del cittadino alla salute e al benessere 1. È compito della Regione: a) impartire direttive alle aziende sanitarie per l attuazione di interventi di comunicazione, educazione e promozione della salute in collaborazione con il sistema scolastico, gli ordini professionali, l università e con le organizzazioni di volontariato, di promozione sociale e della cooperazione sociale, nonché per la partecipazione alla verifica della qualità dei servizi e delle prestazioni erogate e alla verifica dei risultati; b) emanare linee guida per la omogenea definizione delle Carte dei servizi e sovraintendere al processo di attuazione delle stesse; c) impartire direttive alle aziende sanitarie per l attuazione del consenso informato e per assicurare ai cittadini l esercizio della libera scelta nell accesso alle strutture sanitarie ed al luogo di cura; d) emanare linee guida per la realizzazione uniforme degli uffici di relazioni con il pubblico, di uffici di pubblica tutela e di punti di accesso unitario ai servizi sanitari, nei presidi ospedalieri e a livello distrettuale; e) impartire direttive alle aziende sanitarie per l attuazione, anche sperimentale, di interventi, stili e pratiche operative, formazione delle professionalità, finalizzati alla umanizzazione delle cure ed alla costruzione del benessere del cittadino malato attraverso le varie componenti del sistema sanitario: le professionalità tecnicoscientifiche, l interazione tra le diverse professionalità, l organizzazione del lavoro, le strutture e il coinvolgimento delle organizzazioni di volontariato e di promozione sociale.16 2. Nelle aziende sanitarie sono istituiti: a) un Ufficio di pubblica tutela (UPT) retto da persona qualificata, non dipendente del servizio sanitario regionale; la funzione di responsabile dell ufficio di pubblica tutela ha natura di servizio onorario; b) un ufficio di relazioni con il pubblico, affidato a personale dipendente; c) punti di accesso unitario dei servizi sanitari (PASS) in ogni presidio ospedaliero e in ogni distretto, composti da responsabili del percorso clinico, in diretta relazione con i medici di medicina generale. Art. 6 Autorizzazione alla realizzazione di strutture sanitarie 1. La Giunta regionale stabilisce l ambito di applicazione, le modalità e i termini per la richiesta e l eventuale rilascio dell autorizzazione alla realizzazione di nuove strutture sanitarie e al trasferimento, ristrutturazione, ampliamento e completamento di strutture sanitarie già esistenti, sulla base degli indicatori di fabbisogno determinati dal Piano regionale dei servizi sanitari di cui all articolo 12 o dagli atti che ne costituiscono attuazione. Per l espletamento dell attività istruttoria relativa alla verifica di compatibilità di nuove strutture sanitarie, prevista dall articolo 8 ter del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, la Regione si avvale del Nucleo tecnico per le autorizzazioni e gli accreditamenti di cui al comma 3 dell articolo Per i soggetti di cui al comma 2 dell articolo 8 ter del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, non è applicabile l obbligo di autorizzazione alla realizzazione di strutture sanitarie di cui al comma 1. Art.7 Autorizzazione all esercizio di attività sanitarie 1. La Giunta regionale stabilisce e aggiorna, con propria deliberazione, i requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi richiesti per l esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private, nonché, sentiti gli ordini professionali e le associazioni professionali maggiormente rappresentative, degli studi professionali singoli e associati, mono o polispecialistici di cui al comma 2 dell articolo 8 ter del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, sulla base dei principi e dei criteri direttivi contenuti nel comma 4 dell articolo 8 del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, definendo altresì la periodicità dei controlli sulla permanenza dei requisiti stessi, nonché le modalità e i termini per la richiesta dell autorizzazione all esercizio di attività sanitarie. 2. Le funzioni amministrative concernenti l autorizzazione di cui al comma 1 spettano: a) ai comuni, con facoltà di avvalersi delle ASL, per quanto concerne le strutture che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale e gli studi professionali singoli e associati, mono o polispecialistici di cui al comma 2 dell articolo 8 ter del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni; b) alla Regione, per quanto concerne le strutture a più elevata complessità. 3. In relazione alle strutture a più elevata complessità presso il competente Assessorato regionale è costituito un apposito Nucleo tecnico per le autorizzazioni e gli accreditamenti, composto da personale regionale, da personale delle aziende sanitarie e, qualora necessario, da professionisti esterni al sistema sanitario nazionale con qualificazione sanitaria e/o tecnica adeguata. Il nucleo di valutazione costituito a norma della lettera c) del comma 10 dell articolo 1 della legge regionale 13 ottobre 1998, n. 30 (Norme in materia di esercizio delle funzioni di igiene e sanità pubblica) è soppresso a far data dall entrata in vigore della presente legge.17 Art.8 Accreditamento istituzionale 1. Le strutture sanitarie pubbliche e private, autorizzate ai sensi dell articolo 6, nonché i professionisti che intendono erogare prestazioni per conto del SSR, devono ottenere dalla Regione l accreditamento istituzionale. La Giunta regionale, con propria deliberazione, adottata su proposta dell Assessore regionale dell igiene e sanità e dell assistenza sociale, sentita la competente Commissione consiliare, individua i criteri per la verifica della funzionalità rispetto alla programmazione nazionale e regionale e stabilisce i requisiti di qualità strutturali, tecnologici e organizzativi, ulteriori rispetto a quelli minimi, necessari per ottenere l accreditamento. In particolare, le strutture che chiedono l accreditamento devono assicurare forme di partecipazione dei cittadini e degli utilizzatori dei servizi alla definizione dell accessibilità dei medesimi e alla verifica dell attività svolta, un adeguata dotazione quantitativa e la qualificazione professionale del personale effettivamente impiegato, la partecipazione della struttura stessa a programmi di accreditamento professionale tra pari, la partecipazione degli operatori a programmi di valutazione sistematica dell appropriatezza e della qualità delle prestazioni erogate, il rispetto delle condizioni di incompatibilità previste dalla vigente normativa per il personale comunque impiegato. 2. Con la medesima procedura la Giunta regionale aggiorna periodicamente i requisiti di cui al comma 1 e definisce la periodicità dei controlli sulla permanenza dei requisiti stessi, prevedendo altresì modalità e termini per la richiesta dell accreditamento istituzionale, nonché casi e modi di riesame della medesima. 3. Sui requisiti per l accreditamento degli studi professionali la Giunta regionale acquisisce il parere degli ordini e dei collegi professionali interessati. 4. Entro centottanta giorni dall entrata in vigore della presente legge, la Regione completa la revisione degli accreditamenti provvisori previsti dall articolo 7 della legge regionale n.10/ Per la revisione degli accreditamenti provvisori, nonché per l istruttoria delle nuove richieste di accreditamento, la Regione si avvale del Nucleo tecnico di cui al comma 3 dell articolo 6. Art. 9 Accordi e contratti 1. La ASS e, per le parti di competenza, le CSP definiscono gli accordi con le strutture pubbliche ed equiparate e stipulano contratti con quelle private e con i professionisti accreditati, tenuto conto dei piani annuali preventivi e nell ambito dei livelli di spesa stabiliti dalla programmazione regionale, assicurando trasparenza, informazione e correttezza dei procedimenti decisionali. La Giunta regionale definisce appositi indirizzi per la formulazione dei programmi di attività delle strutture interessate alla stipula di accordi e contratti e predispone uno schema-tipo degli stessi. 2. Sino al termine del procedimento di revisione degli accreditamenti provvisori di cui al comma 4 dell articolo 8, le ASL possono definire gli accordi e stipulare i contratti con le strutture provvisoriamente accreditate sulla base di indirizzi definiti a livello regionale. Capo II Programmazione e organizzazione delle ASL Art. 10 Direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo 1. Il direttore generale è responsabile della gestione complessiva dell azienda sanitaria, ne ha la rappresentanza legale e nomina i responsabili delle strutture operative secondo i18 criteri e le modalità stabiliti dalla normativa nazionale. La nomina, la conferma e la revoca, nonché lo stato giuridico e il trattamento economico del direttore generale sono disciplinati dagli articoli 3 e 3 bis del decreto legislativo n. 502 del 1992 nel testo vigente al 31 dicembre 2005, avendo precipuo riguardo ai criteri di valutazione e all assegnazione degli obiettivi di cui al comma 1 dell articolo 16. In particolare il direttore generale delle aziende sanitarie è nominato dalla Giunta Regionale, su proposta dell Assessore dell Igiene e Sanità, tra soggetti in possesso dei seguenti requisiti - diploma di laurea; - anzianità dirigenziale di almeno cinque anni negli ultimi dieci in aziende di media o grande dimensione,con almeno 200 dipendenti e cinquanta milioni di di fatturato annuo; - certificata autonomia decisionale nell espletamento del mandato di cui al punto precedente con specifica autonomia gestionale, diretta responsabilità delle risorse umane, tecniche e finanziarie e capacità di firma su atti di gestione a valenza esterna all azienda. 2. Il direttore generale attribuisce gli incarichi di cui al comma 2 dell articolo 15 ter del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, curando la trasparenza del procedimento e attenendosi ai criteri di professionalità, attitudine gestionale e rispondenza alla programmazione aziendale e agli obiettivi assegnati dalla Regione. Il mantenimento degli incarichi conferiti è correlato al raggiungimento degli obiettivi secondo le modalità previste dal comma 5 dell articolo 15 del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche ed integrazioni. 3. Il direttore generale nomina i direttori delle CSP e ne definisce in via preventiva gli obiettivi generali dell attività, in coerenza con gli obiettivi della programmazione regionale; inoltre assegna, sulla base della programmazione regionale e aziendale, a ciascun direttore di CSP, all atto della nomina e successivamente con cadenza annuale, gli specifici obiettivi di salute e di funzionamento dei servizi, con riferimento alle relative risorse. 4. Il direttore della ASS stabilisce infine i criteri e i parametri per le valutazioni e le verifiche relative al raggiungimento degli obiettivi di cui al comma precedente, nonché il raccordo tra questi e il trattamento economico aggiuntivo di sua spettanza, così come stabilito dalla Regione ai sensi del successivo articolo 16 e a norma del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 luglio 1995 n. 502, e quello di spettanza del direttore della CSP in base al contratto sottoscritto, che deve quindi essere connesso a quello del direttore della ASS e non può,in ogni caso, superare di più del venti per cento i compensi annui lordi in godimento al momento della nomina. 5. Ove ricorrano gravi motivi la Giunta regionale può disporre la sospensione cautelare del direttore generale dall incarico, per un periodo di tempo determinato e di norma non superiore a sessanta giorni; in tal caso può nominare un commissario straordinario, scelto tra il personale con qualifica dirigenziale dell Amministrazione regionale o delle aziende sanitarie, al quale spetta un indennità non superiore a quella percepita dal direttore generale. 6. Trascorsi diciotto mesi dalla nomina di ciascun direttore generale, la Giunta regionale verifica i risultati aziendali conseguiti e il raggiungimento degli obiettivi di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell articolo 16 e, sentito il parere delle conferenze provinciali sanitarie di cui all articolo 15 ovvero, per le aziende ospedaliere, della Conferenza permanente Regione-enti locali, procede o meno alla conferma entro i tre mesi successivi alla scadenza del termine. La disposizione si applica in ogni altro procedimento di valutazione dell operato del direttore generale, salvo quanto disposto dal comma 5.19 7. Quando ricorrano gravi motivi o la gestione presenti una situazione di grave disavanzo o in caso di violazione di leggi o del principio di buon andamento e di imparzialità dell amministrazione, la Giunta regionale risolve il contratto dichiarando la decadenza del direttore generale e provvede alla sua sostituzione, previo parere della Conferenza provinciale sanitaria e socio-sanitaria. Si prescinde dal parere nei casi di particolare gravità e urgenza. Ciascuna Conferenza provinciale sanitaria ovvero, per le aziende ospedaliere, la Conferenza permanente Regione-enti locali, nel caso di manifesta in attuazione del programma sanitario annuale e del programma sanitario triennale di cui al comma 3 dell articolo 13, possono chiedere alla Giunta regionale di revocare il direttore generale o di non disporne la conferma, ove il contratto sia già scaduto. 8. In caso di revoca del direttore generale la Giunta regionale, ove non abbia proceduto alla nuova nomina, può nominare, per un periodo di tempo non superiore a sessanta giorni, un commissario straordinario al quale si applica quanto disposto dal comma Il direttore sanitario e il direttore amministrativo sono nominati dal direttore generale e partecipano alla direzione dell azienda secondo quanto disposto dai commi 1 quinquies e 7 dell articolo 3 del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, e nel rispetto di quanto previsto dall atto aziendale. Costituiscono requisiti, nel rispetto di quanto previsto dal comma 11 dell articolo 3 del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni: a) per la nomina a direttore sanitario: 1. titolo di laurea in medicina e chirurgia; 2. età non superiore ai sessantacinque anni; 3. specializzazione in discipline igienistico-organizzative 4. esperienza almeno quinquennale, svolta nei dieci anni precedenti la nomina, di qualificata attività di direzione sanitaria in enti o strutture sanitarie pubbliche o private di media o grande dimensione, con almeno 100 dipendenti e 25 milioni di fatturato, in posizione dirigenziale con autonomia gestionale e diretta responsabilità delle risorse umane, tecniche e finanziarie; b) per la nomina a direttore amministrativo: 1. titolo di laurea in discipline giuridiche o economiche; 2. età non superiore ai sessantacinque anni; 3. esperienza almeno quinquennale, svolta nei dieci anni precedenti la nomina, di qualificata attività di direzione tecnico-amministrativa in enti o strutture sanitarie, pubbliche o private o in enti pubblici o privati di media o grande dimensione,, con almeno 100 dipendenti e 25 milioni di fatturato in posizione dirigenziale con autonomia gestionale e diretta responsabilità delle risorse umane, tecniche e finanziarie. 10. I direttori generali, sanitari e amministrativi devono produrre, entro diciotto mesi dalla nomina, il certificato di frequenza del corso di formazione di cui ai commi 4 e 9 dell articolo 3 bis del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni. Ove ricorrano gravi motivi gli incarichi di direttore sanitario o di direttore amministrativo possono essere sospesi o revocati dal direttore generale. Il direttore sanitario e il direttore amministrativo cessano dall incarico non oltre sessanta giorni dalla data di nomina di un nuovo direttore generale, salvo conferma. 11. La funzione di direzione sanitaria è incompatibile con lo svolgimento di attività assistenziale. 12. Considerato il sostanziale mutamento del quadro istituzionale ed organizzativo del SSR determinato dall entrata in vigore della presente legge i direttori generali delle aziende sanitarie ed ospedaliere attualmente in carica,salvo proroghe anche temporanee disposte dalla Giunta regionale, cessano dalle funzioni entro un massimo di trenta giorni dalla pubblicazione della presente legge sul BURAS.20 La Giunta Regionale entro lo stesso termine provvede alla nomina di commissari straordinari che assicurano la ordinaria gestione e procedono alla predisposizione dei processi di scorporo e di fusione ai sensi del successivo articolo 29. I commissari straordinari sono scelti tra i funzionari regionali e/o delle Aziende sanitarie che non possono poi essere nominati direttori generali delle stesse aziende in cui hanno esercitato le funzioni commissariali. Art. 11 Collegio sindacale 1. Il collegio sindacale ha compiti di vigilanza sulla regolarità amministrativa e contabile delle ASL; le sue attribuzioni e la sua composizione sono disciplinati dal comma 13 dell articolo 3 e dall articolo 3 ter del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, salvo quanto previsto dalla presente legge. Le modalità di funzionamento del collegio sindacale sono specificate dall atto aziendale, sulla base degli indirizzi di cui al comma 3 dell articolo Il collegio sindacale dura in carica tre anni ed è composto da cinque membri, di cui due designati dalla Regione, uno designato dal Ministro dell economia e delle finanze, uno dal Ministro della salute e uno designato dalla Conferenza di cui all articolo Ai componenti del collegio sindacale si applicano le medesime cause di incompatibilità previste per i direttori generali; sono inoltre incompatibili coloro che ricoprono l ufficio di direttore generale, direttore sanitario, direttore amministrativo delle aziende sanitarie, nonché coloro che hanno ascendenti o discendenti, ovvero parenti o affini sino al quarto grado che nell azienda sanitaria locale ricoprano l ufficio di direttore generale, direttore sanitario, direttore amministrativo, oppure svolgano funzioni dirigenziali nell istituto di credito tesoriere dell azienda medesima. 4. Entro sessanta giorni dall entrata in vigore della presente legge, i componenti dei collegi dei revisori in carica cessano dalle funzioni e i collegi medesimi sono ricostituiti secondo le disposizioni del presente articolo. Art. 12 Programmazione sanitaria regionale 1. Il Piano regionale dei servizi sanitari ha durata triennale e rappresenta il piano strategico degli interventi di carattere generale per il perseguimento degli obiettivi di salute e di qualità del SSR al fine di soddisfare le esigenze specifiche della realtà regionale, anche con riferimento agli obiettivi del Piano sanitario nazionale. 2. La proposta di Piano regionale dei servizi sanitari, predisposta dall Assessore regionale dell igiene e sanità e dell assistenza sociale ed approvata dalla Giunta regionale, è presentata al Consiglio regionale, entro il 30 giugno dell ultimo anno di vigenza del piano in scadenza; il Consiglio regionale approva il piano dei servizi sanitari entro il successivo 31 ottobre. Spetta alla Giunta regionale approvare gli atti che costituiscono attuazione del Piano dei servizi sanitari. Le linee guida e i progetti-obiettivo attuativi del Piano regionale dei servizi sanitari sono adottati dalla Giunta regionale, previo parere della competente Commissione consiliare, che lo esprime entro venti giorni dal ricevimento degli atti, trascorsi i quali il parere si intende espresso positivamente. 3. Nella predisposizione della proposta di piano di cui al comma 1, l Assessore regionale dell igiene e sanità e dell assistenza sociale promuove una larga consultazione della comunità regionale, secondo i principi stabiliti nei commi 5, 6 e 9 dell articolo 1, assicurando altresì la consultazione delle rappresentanze dei soggetti privati accreditati. La Giunta regionale può presentare al Consiglio regionale una proposta di adeguamento del piano tenuto conto di eventuali priorità emergenti. La proposta di Vedere altro
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