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Timestamp: 2020-07-13 17:12:59+00:00

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Opposizione avverso estratto di ruolo. Sentenza del Tribunale di Lecce n. 711 del 19.02.2020. - Studio Legale Calabro Fanciullo
Il tema dell’opposizione avverso l’estratto di ruolo è stato sempre molto dibattuto sia in dottrina che in giurisprudenza, soprattutto con riguardo alla sussistenza dell’interesse ad agire, previsto in via generale dall’articolo 100 cpc per ogni azione di tipo giudiziale.
Secondo l’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, da ultimo confermato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 19704 del 02.10.2015, l’opposizione avverso l’estratto di ruolo è ammissibile solo se si deduca l’omessa notifica delle cartelle in esso indicate e delle quali il contribuente sia venuto a conoscenza solo attraverso l’estratto rilasciato su sua richiesta dal concessionario della riscossione. Il principio è stata espresso in tema di entrate di natura tributaria, per le quali l’articolo 19 Decreto Legislativo 546/1992 prevede una tipizzazione degli atti impugnabili. In altre parole, in detto ambito l’opposizione è ammissibile solo se si deduce l’omessa notifica della cartella di pagamento perché in tal modo il contribuente può recuperare il momento di tutela di cui è stato ingiustamente privato. Il risultato è che la prova, intervenuta nel corso del giudizio, circa l’avvenuta notifica delle cartelle, comporta un declaratoria di inammissibilità della domanda.
Nell’ambito della riscossione di entrate non tributarie, la Terza Sezione civile di questa Corte, a partire da Cass. n. 22946 del 2016, ha consolidato un ulteriore orientamento secondo il quale vi è carenza di interesse ad agire laddove, in materia di omesso pagamento di sanzioni amministrative per violazioni del C.d.S., il soggetto sanzionato agisca in accertamento negativo del credito basato sulla affermata estinzione per prescrizione del debito dell’Amministrazione risultante dal ruolo, nel caso in cui risulti che le cartelle esattoriali erano state regolarmente notificate al debitore e che egli era quindi (o avrebbe potuto essere, il che è equivalente) ben a conoscenza dell’esistenza del credito vantato dall’amministrazione nei suoi confronti, credito al quale non si era tempestivamente opposto.
L’impugnazione della cartella esattoriale, la cui esistenza risulti da un estratto di ruolo rilasciato dal concessionario per la riscossione su richiesta del debitore e’ ammissibile a prescindere dalla notificazione di essa congiuntamente all’estratto di ruolo soltanto se il contribuente alleghi di non aver mai avuto conoscenza, in precedenza, della cartella per un vizio di notifica e, quindi, solo in funzione recuperatoria. Diversamente opinando e cioè ammettendo l’azione di mero accertamento negativo del credito risultante dalla cartella o dal ruolo tutte le volte in cui il contribuente si procuri un estratto di ruolo in cui essa sia riportata, si produrrebbe l’effetto distorto di rimettere in termini il debitore rispetto alla possibilità di impugnare la cartella anche in tutti i casi in cui egli fosse già stato ben a conoscenza, in precedenza, della sua esistenza.
Nel caso in cui il debitore intenda far valere fatti estintivi del credito successivi alla formazione del titolo (in particolare, la prescrizione), si è ritenuto che lo strumento a sua disposizione sarebbe stato, a fronte dell’iniziativa esecutiva dell’amministrazione in forza di un credito prescritto, l’opposizione all’esecuzione. Laddove, però, nessuna iniziativa esecutiva sia stata intrapresa dall’amministrazione, l’impugnazione diretta del ruolo esattoriale da parte del debitore che chieda procedersi ad un accertamento negativo del credito dell’amministrazione ivi risultante deve ritenersi inammissibile per difetto di interesse, non prospettandosi tale accertamento come l’unico strumento volto ad eliminare la pretesa impositiva dell’amministrazione: infatti, il debitore ben avrebbe potuto rivolgersi direttamente all’amministrazione, in via amministrativa, chiedendo l’eliminazione del credito in via di autotutela (il c.d. sgravio). Si è pure osservato che l’inammissibilità dell’opposizione deriverebbe pure in via generale dall’impossibilità di far valere, in via di azione, l’intervenuta estinzione per prescrizione di un diritto altrui, posto che seppure è vero che l’ordinamento, con la disciplina della prescrizione, attribuisce al soggetto passivo del rapporto la disponibilità dell’effetto estintivo, escludendone la rilevabilità d’ufficio, l’attribuzione al debitore della scelta se far valere o meno l’estinzione della pretesa nei suoi confronti in dipendenza dell’inerzia del creditore prolungata nel tempo e’ strutturata, nella previsione normativa (articoli 2938 e 2939 c.c.) nella forma dell’eccezione, mentre deve escludersi, perché’ estranea all’operatività giudiziale e oppositiva della prescrizione come fatto estintivo del credito altrui, che essa possa essere fatta valere in via di azione, a mezzo, come in questo caso, di un’azione di mero accertamento.
Diverso discorso deve farsi laddove il contribuente – sempre affermando di essere venuto a conoscenza dell’iscrizione a ruolo solo a seguito del rilascio dell’estratto – chieda l’accertamento negativo del debito contributivo in seguito al decorso del termine di prescrizione maturato successivamente alla notifica della cartella. Trattandosi di prescrizione di contributi previdenziali, il regime della prescrizione già maturata è sottratto alla disponibilità delle parti (vd. Cass. n. 23116 del 2004) a differenza della materia civile e ciò impedisce l’operatività della regola generale dell’inammissibilità di un’azione di accertamento negativo il cui unico oggetto si sostanzi nell’affermazione della prescrizione.
La Corte di cassazione (Cass. n. 23237 del 2013) ha al riguardo esplicitamente ritenuto l’ammissibilità dell’azione di accertamento negativo dell’obbligo contributivo fondato sull’eccezione di prescrizione e ciò a proposito della disciplina posta dalla L. n. 335 del 1995, articolo 3, commi 9 e 10, in ordine alla denuncia del lavoratore. Si è, in tale contesto, affermato che l’effetto ad essa riconnesso di impedimento dell’acquisto da parte del debitore del “diritto potestativo” di provocare l’estinzione del rapporto – deve essere effettuata in modo da garantire adeguatamente il diritto di difesa del datore di lavoro stesso. Ciò comporta che la suddetta presentazione debba avvenire entro un termine congruo che, in assenza di indicazione legislativa, si può far coincidere – in base ad un criterio finalistico e nel rispetto del generale principio di razionalità – con il medesimo termine, quinquennale, entro il quale il datore di lavoro potrebbe chiedere l’accertamento negativo del proprio debito contributivo e così ottenere il riconoscimento giudiziale del suddetto diritto potestativo. Dunque, la definitività dell’accertamento relativo alla sussistenza dei crediti contributivi portati dalla cartella, per effetto della mancata opposizione alle medesime, non è preclusiva dell’accertamento della prescrizione o di altri fatti comunque estintivi del credito maturati successivamente alla notifica delle cartelle in oggetto, laddove venga contestata l’effettiva prescrizione o estinzione dell’obbligo contributivo da parte dell’ente creditore.
In tali ipotesi è necessario verificare in concreto, nella singola vicenda processuale, la sussistenza dell’interesse ad agire. In linea generale, infatti, la Corte di Cassazione (vd. ad es. Cass. n. 16262 del 2015) ha avuto modo di affermare che l’interesse ad agire in un’azione di mero accertamento non implica necessariamente l’attualità della lesione di un diritto, essendo sufficiente uno stato di incertezza oggettiva, anche non preesistente al processo, in quanto sorto nel corso di giudizio a seguito della contestazione sull’esistenza di un rapporto giuridico o sull’esatta portata dei diritti e degli obblighi da esso scaturenti, che non sia superabile se non con l’intervento del giudice. In tal senso, proprio affermando che si verifichi in concreto la necessità dell’intervento giudiziale, si è peraltro pronunciata anche di recente la Sesta sezione con l’ordinanza n. 22295 del 2019. È stato affermato, in particolare, che qualora la cartella di pagamento sia stata regolarmente notificata, ai fini della valutazione dell’interesse ad agire mediante l’opposizione all’esecuzione ex articolo 615 c.p.c., proposta avverso l’estratto di ruolo contributivo ed avente ad oggetto l’accertamento negativo del credito, assume rilevanza l’eventuale iscrizione ipotecaria intervenuta nelle more del giudizio. Si tratta, all’evidenza, di un giudizio di merito poiché l’interesse ad agire deve essere valutato alla stregua della prospettazione operata dalla parte e la sua sussistenza non può essere negata sul presupposto che quanto sostenuto dall’attore non corrisponda al vero, attenendo tale valutazione di fondatezza al merito della domanda (Cass. n. 11554 del 2008; conf. Cass. n. 9934 del 2015; Cass. n. 26632 del 2006).
In materia di azione di accertamento negativo del debito per contributi previdenziali, il Tribunale di Lecce, sulla scia dell’orientamento della Corte di Cassazione, ravvisa l’interesse ad agire dal contegno difensivo tenuto dall’Inps e dall’Agenzia della Riscossione. Così è stato ritenuto sussistente l’interesse ad agire (e quindi ammissibile la domanda) quando venga eccepita la natura decennale e non quinquennale del termine di prescrizione ovvero nella ipotesi in cui vengano prodotti atti interruttivi successivi alla notifica della cartella di pagamento, con ciò palesando l’intenzione di future azioni esecutive (Tribunale di Lecce Sezione Lavoro sentenza n. 2204/2019).
Nella fattispecie in questione, la sentenza non si sofferma esplicitamente su detto principio, ma lo recepisce implicitamente ritenendo ammissibile l’azione di accertamento negativo del debito per contributi previdenziali nonostante l’avvenuta regolare notifica delle cartelle di pagamento.
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References: Sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 articolo 3
 Cass. 
 articolo 615
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