Source: https://lawbrary.ch/en/browser/LDFR/211_412_11__1/?plang=it
Timestamp: 2020-07-03 15:57:01+00:00

Document:
Lawbrary | LDFR - Legge federale sul diritto fondiario rurale
Scopo, oggetto e campo d'applicazione
Scopo e oggetto(1 - 1)
Campo d'applicazione(2 - 5)
Definizioni(6 - 10)
Restrizioni di diritto privato dei rapporti giuridici concernenti le aziende e i fondi agricoli
Divisione successoria
Disposizioni generali(11 - 24)
Diritto di compera dei parenti(25 - 27)
Diritto dei coeredi all'utile(28 - 35)
Scioglimento della proprietà collettiva costituita per contratto(36 - 39)
Contratti d'alienazione
Restrizioni generali della facoltà di disporre nei casi d'alienazione(40 - 41)
Diritto di prelazione dei parenti(42 - 46)
Diritto di prelazione dell'affittuario(47 - 48)
Diritto di prelazione sulle quote di comproprietà(49 - 49)
Disposizioni comuni ai diritti di prelazione del diritto federale(50 - 55)
Diritti cantonali di prelazione(56 - 56)
Correzione dei confini(57 - 57)
Restrizioni di diritto pubblico dei rapporti giuridici concernenti le aziende e i fondi agricoli
Divisione materiale di aziende agricole e frazionamento di fondi agricoli(58 - 60)
Acquisto di aziende e fondi agricoli(61 - 69)
Conseguenze di diritto civile e di diritto amministrativo(70 - 72)
Misure destinate a prevenire l'indebitamento eccessivo(73 - 79)
Procedura, protezione giuridica
Prescrizioni di procedura
Disposizioni generali(80 - 85)
Disposizioni speciali(86 - 87)
Protezione giuridica(88 - 89)
Esecuzione(90 - 91)
Modificazione e abrogazione del diritto federale(92 - 93)
Diritto transitorio(94 - 95)
Referendum ed entrata in vigore(96 - 96)
1La pre­sen­te leg­ge ha lo sco­po di:
pro­muo­ve­re la pro­prie­tà fon­dia­ria ru­ra­le e se­gna­ta­men­te con­ser­va­re, mi­glio­ran­do­ne le strut­tu­re, le azien­de fa­mi­lia­ri, fon­da­men­to di un ce­to ru­ra­le sa­no e di un'agri­col­tu­ra ef­fi­cien­te, orien­ta­ta ver­so uno sfrut­ta­men­to du­ra­tu­ro del suo­lo;
raf­for­za­re la po­si­zio­ne del col­ti­va­to­re di­ret­to, in­clu­sa quel­la dell'af­fit­tua­rio, in ca­so di ac­qui­sto di azien­de o fon­di agri­co­li;
com­bat­te­re con­tro prez­zi esor­bi­tan­ti per il suo­lo agri­co­lo.
2La pre­sen­te leg­ge con­tie­ne di­spo­si­zio­ni su:
l'ac­qui­sto di azien­de e fon­di agri­co­li;
la co­sti­tu­zio­ne in pe­gno di fon­di agri­co­li;
la di­vi­sio­ne di azien­de agri­co­le e il fra­zio­na­men­to di fon­di agri­co­li.
1La pre­sen­te leg­ge si ap­pli­ca ai fon­di agri­co­li iso­la­ti o fa­cen­ti par­te di un'azien­da agri­co­la:
ubi­ca­ti fuo­ri di una zo­na edi­fi­ca­bi­le se­con­do l'ar­ti­co­lo 15 del­la leg­ge del 22 giu­gno 19791 sul­la pia­ni­fi­ca­zio­ne del ter­ri­to­rio; e
di cui sia le­ci­ta un'uti­liz­za­zio­ne agri­co­la.2
2La pre­sen­te leg­ge si ap­pli­ca inol­tre:
ai fon­di e par­ti di fon­di com­pren­den­ti edi­fi­ci e im­pian­ti agri­co­li, in­clu­sa un'ade­gua­ta area cir­co­stan­te, ubi­ca­ti in una zo­na edi­fi­ca­bi­le e fa­cen­ti par­te di un'azien­da agri­co­la;
al­le sel­ve fa­cen­ti par­te di un'azien­da agri­co­la;
ai fon­di ubi­ca­ti in par­te in una zo­na edi­fi­ca­bi­le, fin­tan­to che non so­no sud­di­vi­si se­con­do le zo­ne di uti­liz­za­zio­ne;
ai fon­di con uti­liz­za­zio­ne mi­sta, non sud­di­vi­si in una par­te agri­co­la e in una par­te non agri­co­la.
3La pre­sen­te leg­ge non si ap­pli­ca ai fon­di di me­no di 15 are se si trat­ta di vi­gne e di me­no di 25 are se si trat­ta di al­tri ter­re­ni, non fa­cen­ti par­te di un'azien­da agri­co­la.3
4In de­ro­ga al ca­po­ver­so 3, la pre­sen­te leg­ge si ap­pli­ca ai pic­co­li fon­di si­tua­ti nel pe­ri­me­tro di una ri­com­po­si­zio­ne par­ti­cel­la­re, dal mo­men­to del­la co­sti­tu­zio­ne del con­sor­zio e del­la pre­sa di de­ci­sio­ne fi­no all'iscri­zio­ne nel re­gi­stro fon­dia­rio dei nuo­vi di­rit­ti di pro­prie­tà.4
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 20 giu. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2004 (RU 2003 4123; FF 2002 4208).
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 20 giu. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2004 (RU 2003 4123; FF 2002 4208).
4 In­tro­dot­to dal n. 2 dell'all. al­la LF del 22 mar. 2013, in vi­go­re dal 1° gen. 2014 (RU 2013 3863 3463; FF 2012 1757).
1Le di­spo­si­zio­ni del­la pre­sen­te leg­ge re­la­ti­ve ai fon­di agri­co­li si ap­pli­ca­no, sal­vo di­spo­si­zio­ne con­tra­ria, al­le quo­te di com­pro­prie­tà di fon­di agri­co­li.
2Gli ar­ti­co­li 15 ca­po­ver­so 2 e 51 ca­po­ver­so 2 si ap­pli­ca­no ai fon­di che fan­no par­te di un'azien­da ac­ces­so­ria non agri­co­la stret­ta­men­te con­nes­sa a un'azien­da agri­co­la.
3Le di­spo­si­zio­ni del­la pre­sen­te leg­ge sul di­rit­to all'uti­le si ap­pli­ca­no a tut­te le azien­de e a tut­ti i fon­di che l'alie­nan­te ha ac­qui­sta­to in vi­sta dell'uti­liz­za­zio­ne agri­co­la.
4Le di­spo­si­zio­ni sul­la cor­re­zio­ne dei con­fi­ni (art. 57) si ap­pli­ca­no an­che ai pic­co­li fon­di (art. 2 cpv. 3).1
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 2 dell'all. al­la LF del 22 mar. 2013, in vi­go­re dal 1° gen. 2014 (RU 2013 3863 3463; FF 2012 1757).
1Le di­spo­si­zio­ni spe­cia­li del­la pre­sen­te leg­ge re­la­ti­ve al­le azien­de agri­co­le si ap­pli­ca­no ai fon­di che, so­li o con al­tri fon­di, co­sti­tui­sco­no un'azien­da agri­co­la.
2Le di­spo­si­zio­ni sul­le azien­de agri­co­le si ap­pli­ca­no an­che al­le par­te­ci­pa­zio­ni mag­gio­ri­ta­rie a per­so­ne giu­ri­di­che, i cui at­ti­vi con­sti­no prin­ci­pal­men­te di un'azien­da agri­co­la.
3Le di­spo­si­zio­ni sul­le azien­de agri­co­le non si ap­pli­ca­no ai fon­di agri­co­li che:
fan­no par­te di un'azien­da agri­co­la con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 8;
pos­so­no es­se­re di­sgiun­ti dall'azien­da agri­co­la con l'ap­pro­va­zio­ne dell'au­to­ri­tà com­pe­ten­te ad ac­cor­da­re l'au­to­riz­za­zio­ne.
I Can­to­ni pos­so­no:
sot­to­por­re al­le di­spo­si­zio­ni sul­le azien­de agri­co­le quel­le che non adem­pio­no le con­di­zio­ni di cui all'ar­ti­co­lo 7 in me­ri­to al­le uni­tà stan­dard di ma­no­do­pe­ra; in tal ca­so la di­men­sio­ne mi­ni­ma dell'azien­da è fis­sa­ta co­me fra­zio­ne di un'uni­tà stan­dard di ma­no­do­pe­ra e non può es­se­re in­fe­rio­re a 0,6 uni­tà;
esclu­de­re l'ap­pli­ca­zio­ne del­la pre­sen­te leg­ge ai di­rit­ti di go­di­men­to e di par­te­ci­pa­zio­ne su al­men­de, al­pi, fo­re­ste e pa­sco­li ap­par­te­nen­ti a con­sor­zi di al­men­de, d'al­pi, di fo­re­ste o ad al­tre si­mi­li cor­po­ra­zio­ni, a me­no che ta­li di­rit­ti non fac­cia­no par­te di un'azien­da agri­co­la al­la qua­le so­no ap­pli­ca­bi­li le di­spo­si­zio­ni del­la pre­sen­te leg­ge sul­le azien­de agri­co­le.
1È agri­co­lo il fon­do che si pre­sta al­la ge­stio­ne agri­co­la o or­ti­co­la.
2So­no fon­di agri­co­li an­che i di­rit­ti di go­di­men­to e di par­te­ci­pa­zio­ne su al­men­de, al­pi, fo­re­ste e pa­sco­li ap­par­te­nen­ti a con­sor­zi di al­men­de, al­pi, fo­re­ste o ad al­tre si­mi­li cor­po­ra­zio­ni.
1È azien­da agri­co­la un in­sie­me di fon­di, co­stru­zio­ni e im­pian­ti agri­co­li che ser­ve da ba­se al­la pro­du­zio­ne agri­co­la e la cui ge­stio­ne se­con­do gli usi del Pae­se ne­ces­si­ta di al­me­no un'uni­tà stan­dard di ma­no­do­pe­ra. Il Con­si­glio fe­de­ra­le de­ter­mi­na, in con­so­nan­za con il di­rit­to agri­co­lo, i fat­to­ri e i va­lo­ri per il cal­co­lo di un'uni­tà stan­dard di ma­no­do­pe­ra.1
2Le azien­de or­ti­co­le so­no con­si­de­ra­te azien­de agri­co­le se adem­pio­no le con­di­zio­ni di cui al ca­po­ver­so 1.
3Per va­lu­ta­re se si trat­ti di un'azien­da agri­co­la, de­vo­no es­se­re pre­si in con­si­de­ra­zio­ne i fon­di as­sog­get­ta­ti al­la pre­sen­te leg­ge (art. 2).
4De­vo­no inol­tre es­se­re pre­se in con­si­de­ra­zio­ne:
le cir­co­stan­ze lo­ca­li;
la pos­si­bi­li­tà di co­strui­re gli edi­fi­ci man­can­ti ne­ces­sa­ri al­la ge­stio­ne o di tra­sfor­ma­re, rin­no­va­re o so­sti­tui­re quel­li esi­sten­ti se le re­la­ti­ve spe­se so­no sop­por­ta­bi­li per l'azien­da;
i fon­di af­fit­ta­ti per una lun­ga du­ra­ta.
4bisPer va­lu­ta­re se si trat­ta di pro­prie­tà di un'azien­da agri­co­la ai sen­si de­gli ar­ti­co­li 21, 36 ca­po­ver­so 2, 42 ca­po­ver­so 2, 47 ca­po­ver­so 2 e 49 ca­po­ver­so 2, de­vo­no es­se­re pre­si in con­si­de­ra­zio­ne an­che i fon­di di cui al ca­po­ver­so 4 let­te­ra c.2
5Un'azien­da mi­sta è un'azien­da agri­co­la se ha ca­rat­te­re agri­co­lo pre­pon­de­ran­te.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 5 ott. 2007, in vi­go­re dal 1° set. 2008 (RU 2008 3585; FF 2006 5815).
2 In­tro­dot­to dal n. 2 dell'all. al­la LF del 22 mar. 2013, in vi­go­re dal 1° gen. 2014 (RU 2013 3863 3463; FF 2012 1757).
Art. 8 Aziende agricole; casi particolari
Le di­spo­si­zio­ni sui sin­go­li fon­di agri­co­li si ap­pli­ca­no all'azien­da agri­co­la che:
è le­ci­ta­men­te af­fit­ta­ta par­ti­cel­la per par­ti­cel­la, in­te­ra­men­te o pre­va­len­te­men­te, da ol­tre sei an­ni e non sol­tan­to tem­po­ra­nea­men­te né per ra­gio­ni per­so­na­li ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 31 ca­po­ver­so 2 let­te­re e e f del­la leg­ge fe­de­ra­le del 4 ot­to­bre 19852 sull'af­fit­to agri­co­lo;
non è più adat­ta ad es­se­re con­ser­va­ta in­di­pen­den­te­men­te dal­la sua esten­sio­ne a cau­sa di una strut­tu­ra azien­da­le sfa­vo­re­vo­le.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 26 giu. 1998, in vi­go­re dal 1° gen. 1999 (RU 1998 3009 3011; FF 1996 IV 1).
1È col­ti­va­to­re di­ret­to chi col­ti­va lui stes­so il suo­lo agri­co­lo e, se si trat­ta di un'azien­da agri­co­la, la di­ri­ge per­so­nal­men­te.1
2È ido­neo al­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta chi ha le ca­pa­ci­tà, ne­ces­sa­rie se­con­do la con­ce­zio­ne usua­le nel Pae­se, per col­ti­va­re lui stes­so il suo­lo agri­co­lo e per di­ri­ge­re per­so­nal­men­te un'azien­da agri­co­la.
1Il va­lo­re di red­di­to equi­va­le al ca­pi­ta­le il cui in­te­res­se, cal­co­la­to al tas­so me­dio ap­pli­ca­bi­le al­le ipo­te­che di pri­mo gra­do, cor­ri­spon­de al red­di­to di un'azien­da agri­co­la o di un fon­do agri­co­lo ge­sti­ti se­con­do gli usi del Pae­se. Il red­di­to e il tas­so d'in­te­res­se so­no fis­sa­ti se­con­do una me­dia plu­rien­na­le (pe­rio­do di cal­co­lo).
2Il Con­si­glio fe­de­ra­le re­go­la il mo­do e il pe­rio­do di cal­co­lo, co­me pu­re i det­ta­gli del­la sti­ma.
3Le su­per­fi­ci, gli edi­fi­ci e gli im­pian­ti o par­te di es­si non uti­liz­za­ti per l'agri­col­tu­ra so­no im­pu­ta­ti nel­la sti­ma con il va­lo­re di red­di­to ri­sul­tan­te dall'uti­liz­za­zio­ne non agri­co­la.1
1 In­tro­dot­to dal n. II del­la LF del 20 mar. 1998 (RU 2000 2042; FF 1996 III 457). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 20 giu. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2004 (RU 2003 4123; FF 2002 4208).
Art. 10a Unione domestica registrata
Le di­spo­si­zio­ni del­la pre­sen­te leg­ge con­cer­nen­ti i co­niu­gi e l'abi­ta­zio­ne fa­mi­lia­re si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia ai part­ner re­gi­stra­ti.
1 In­tro­dot­to dal n. 9 dell'all. al­la L del 18 giu. 2004 sull'unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2005 5685; FF 2003 1165).
1Se tra i be­ni del­la suc­ces­sio­ne vi è un'azien­da agri­co­la, ogni ere­de può do­man­dar­ne l'at­tri­bu­zio­ne nel­la di­vi­sio­ne, ove in­ten­da pro­ce­de­re al­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bri ido­neo.
2Se nes­sun ere­de do­man­da l'at­tri­bu­zio­ne dell'azien­da agri­co­la per la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta o se quel­lo che ne chie­de l'at­tri­bu­zio­ne non ne sem­bri ido­neo, ogni ere­de le­git­ti­ma­rio può do­man­dar­ne l'at­tri­bu­zio­ne.
3Se l'azien­da agri­co­la è at­tri­bui­ta a un ere­de che non sia il co­niu­ge su­per­sti­te, que­sti può chie­de­re, ove le cir­co­stan­ze lo con­sen­ta­no, l'at­tri­bu­zio­ne di un usu­frut­to su un'abi­ta­zio­ne o un di­rit­to d'abi­ta­zio­ne, im­pu­tan­do­li sui suoi di­rit­ti. I co­niu­gi pos­so­no mo­di­fi­ca­re o esclu­de­re ta­le di­rit­to me­dian­te con­trat­to con­clu­so per at­to pub­bli­co.
1Se l'ere­di­tan­do la­scia co­me ere­di di­scen­den­ti mi­no­ren­ni, gli ere­di de­vo­no man­te­ne­re la co­mu­ni­tà ere­di­ta­ria fi­no a che sia pos­si­bi­le de­ci­de­re se un di­scen­den­te ri­pren­da l'azien­da per la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta.
2Se pe­rò un ere­de le­git­ti­mo sod­di­sfa le con­di­zio­ni del­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta al mo­men­to dell'aper­tu­ra del­la suc­ces­sio­ne, l'azien­da dev'es­ser­gli at­tri­bui­ta.
3Se l'azien­da agri­co­la è af­fit­ta­ta a lun­go ter­mi­ne, l'ere­de che in­ten­da ri­pren­der­la per la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta può do­man­da­re che la de­ci­sio­ne in me­ri­to all'at­tri­bu­zio­ne sia dif­fe­ri­ta fi­no, al più tar­di, a un an­no pri­ma del­la sca­den­za del con­trat­to di af­fit­to.
Se tra i be­ni del­la suc­ces­sio­ne vi è una quo­ta di com­pro­prie­tà di un'azien­da agri­co­la, ogni ere­de può esi­ge­re l'at­tri­bu­zio­ne del­la quo­ta al­le con­di­zio­ni al­le qua­li po­treb­be do­man­da­re l'at­tri­bu­zio­ne dell'azien­da.
1Se tra i be­ni del­la suc­ces­sio­ne vi è una par­te­ci­pa­zio­ne, tra­smis­si­bi­le per suc­ces­sio­ne, a rap­por­ti di pro­prie­tà co­mu­ne, ogni ere­de può do­man­da­re di su­ben­tra­re al de­fun­to, al­le con­di­zio­ni al­le qua­li po­treb­be fa­re va­le­re l'at­tri­bu­zio­ne dell'azien­da agri­co­la.
2Se tra i be­ni del­la suc­ces­sio­ne vi è una par­te­ci­pa­zio­ne a rap­por­ti di pro­prie­tà co­mu­ne e se que­sti pren­do­no fi­ne con la mor­te di un pro­prie­ta­rio, ogni ere­de può do­man­da­re di coo­pe­ra­re, al po­sto del de­fun­to, al­la li­qui­da­zio­ne del­la pro­prie­tà co­mu­ne, al­le con­di­zio­ni al­le qua­li po­treb­be fa­re va­le­re l'at­tri­bu­zio­ne dell'azien­da agri­co­la.
1L'ere­de che fa va­le­re l'at­tri­bu­zio­ne dell'azien­da agri­co­la per la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta può inol­tre do­man­da­re l'at­tri­bu­zio­ne del­le per­ti­nen­ze (be­stia­me, uten­si­li, scor­te, ecc.).
2Se un'azien­da ac­ces­so­ria non agri­co­la è stret­ta­men­te con­nes­sa a un'azien­da agri­co­la, l'ere­de che fa va­le­re un di­rit­to all'at­tri­bu­zio­ne può do­man­da­re l'at­tri­bu­zio­ne del­le due azien­de.
1 Abro­ga­to dal n. I del­la LF del 20 giu. 2003, con ef­fet­to dal 1° gen. 2004 (RU 2003 4123; FF 2002 4208).
1L'azien­da agri­co­la è im­pu­ta­ta per il va­lo­re di red­di­to sul­la quo­ta ere­di­ta­ria dell'ere­de col­ti­va­to­re di­ret­to.
2Le per­ti­nen­ze so­no im­pu­ta­te per il va­lo­re d'uso e l'azien­da ac­ces­so­ria non agri­co­la per il va­lo­re ve­na­le.
1Se dall'im­pu­ta­zio­ne per il va­lo­re di red­di­to ri­sul­ta un'ec­ce­den­za dei pas­si­vi del­la suc­ces­sio­ne, il va­lo­re d'im­pu­ta­zio­ne è au­men­ta­to in cor­ri­spon­den­za ma non ol­tre il va­lo­re ve­na­le.
2Inol­tre, i coe­re­di pos­so­no do­man­da­re che il va­lo­re d'im­pu­ta­zio­ne sia au­men­ta­to in mo­do ade­gua­to, se cir­co­stan­ze spe­cia­li lo giu­sti­fi­ca­no.
3So­no se­gna­ta­men­te cir­co­stan­ze spe­cia­li un prez­zo d'ac­qui­sto ele­va­to dell'azien­da o in­ve­sti­men­ti im­por­tan­ti ef­fet­tua­ti dall'ere­di­tan­do nei die­ci an­ni pre­ce­den­ti la sua mor­te.
1Se più ere­di sod­di­sfa­no le con­di­zio­ni per l'at­tri­bu­zio­ne dell'azien­da agri­co­la, l'ere­di­tan­do può, per te­sta­men­to o con­trat­to suc­ces­so­rio, de­si­gna­re uno di lo­ro co­me as­sun­to­re.
2L'ere­di­tan­do non può pri­va­re del di­rit­to all'at­tri­bu­zio­ne un ere­de le­git­ti­ma­rio che in­ten­de pro­ce­de­re al­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra ido­neo, a fa­vo­re di un ere­de che non in­ten­de pro­ce­de­re al­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta o non ne sem­bra ido­neo o di un ere­de isti­tui­to.
3Ri­man­go­no sal­ve la di­se­re­da­zio­ne e la ri­nun­cia d'ere­di­tà.
1Se l'ere­di­tan­do non ha de­si­gna­to l'as­sun­to­re, il di­rit­to all'at­tri­bu­zio­ne dell'ere­de le­git­ti­ma­rio è po­zio­re a quel­lo de­gli al­tri ere­di.
2Ne­gli al­tri ca­si, per l'at­tri­bu­zio­ne è de­ter­mi­nan­te la si­tua­zio­ne per­so­na­le de­gli ere­di.
1Se tra i be­ni del­la suc­ces­sio­ne vi è un fon­do agri­co­lo che non fa par­te di un'azien­da agri­co­la, un ere­de può do­man­dar­ne l'at­tri­bu­zio­ne per il dop­pio va­lo­re di red­di­to, pur­ché sia pro­prie­ta­rio o di­spon­ga eco­no­mi­ca­men­te di un'azien­da agri­co­la e il fon­do sia ubi­ca­to nel rag­gio d'eser­ci­zio dell'azien­da se­con­do l'uso lo­ca­le.
2Le di­spo­si­zio­ni re­la­ti­ve all'au­men­to del va­lo­re d'im­pu­ta­zio­ne per le azien­de agri­co­le e al­la re­stri­zio­ne del­la li­ber­tà di di­spor­re si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia.
1Se nel­la di­vi­sio­ne del­la suc­ces­sio­ne un'azien­da agri­co­la è at­tri­bui­ta a un ere­de per la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta, que­sti può alie­nar­la nei die­ci an­ni suc­ces­si­vi sol­tan­to con l'ac­cor­do dei coe­re­di.
2Ta­le ac­cor­do non è ne­ces­sa­rio se:
l'azien­da agri­co­la è ac­qui­sta­ta da un di­scen­den­te che in­ten­de pro­ce­de­re al­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra ido­neo;
l'ere­de alie­na l'azien­da agri­co­la all'en­te pub­bli­co per l'adem­pi­men­to di un com­pi­to pub­bli­co con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 65 od è co­stret­to a se­pa­rar­se­ne in via for­za­ta;
l'ere­de alie­na fon­di o par­ti di fon­di agri­co­li con l'ap­pro­va­zio­ne dell'au­to­ri­tà com­pe­ten­te ad ac­cor­da­re l'au­to­riz­za­zio­ne (art. 60).
1Se, en­tro il ter­mi­ne di die­ci an­ni, l'ere­de o il suo di­scen­den­te cui l'azien­da è sta­ta tra­sfe­ri­ta ces­sa de­fi­ni­ti­va­men­te la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta, ogni coe­re­de che in­ten­de ri­pren­de­re la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra ido­neo ha un di­rit­to di com­pe­ra sull'azien­da.
2L'ere­de nei con­fron­ti del qua­le è eser­ci­ta­to il di­rit­to di com­pe­ra ha di­rit­to al prez­zo per il qua­le l'azien­da è sta­ta im­pu­ta­ta sul­la sua quo­ta nel­la di­vi­sio­ne del­la suc­ces­sio­ne. Egli ha inol­tre di­rit­to a in­den­niz­zo per le spe­se che han­no au­men­ta­to il va­lo­re dell'azien­da; que­st'ul­ti­me so­no com­pu­ta­te al va­lo­re at­tua­le.
3Il di­rit­to di com­pe­ra è tra­smis­si­bi­le per suc­ces­sio­ne, ma non ce­di­bi­le. Es­so si estin­gue tre me­si do­po che il ti­to­la­re è ve­nu­to a co­no­scen­za del­la ces­sa­zio­ne del­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta, ma in ogni ca­so due an­ni do­po la ces­sa­zio­ne me­de­si­ma.
4Il di­rit­to di com­pe­ra non può es­se­re eser­ci­ta­to se:
un di­scen­den­te in­ten­de ri­pren­de­re l'azien­da agri­co­la per la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra ido­neo;
l'ere­de muo­re e uno dei suoi ere­di in­ten­de ri­pren­de­re l'azien­da agri­co­la per la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra ido­neo;
l'ere­de alie­na l'azien­da agri­co­la all'en­te pub­bli­co per l'adem­pi­men­to di un com­pi­to pub­bli­co con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 65 o è co­stret­to a se­pa­rar­se­ne in via for­za­ta;
l'ere­de alie­na fon­di o par­te di fon­di agri­co­li con l'ap­pro­va­zio­ne dell'au­to­ri­tà com­pe­ten­te ad ac­cor­da­re l'au­to­riz­za­zio­ne (art. 60).
5In ca­so di ces­sa­zio­ne del­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta in se­gui­to a in­for­tu­nio o ma­lat­tia e se il pro­prie­ta­rio ha di­scen­den­ti mi­no­ren­ni, il di­rit­to di com­pe­ra non può es­se­re eser­ci­ta­to si­no a quan­do non sia sta­bi­li­to se un di­scen­den­te può ri­pren­de­re la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta.
1Se tra i be­ni del­la suc­ces­sio­ne vi è un'azien­da agri­co­la, sul­la stes­sa ha un di­rit­to di com­pe­ra, pur­ché sia ido­neo a pra­ti­ca­re la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta:
ogni di­scen­den­te non ere­de;
ogni fra­tel­lo o so­rel­la o fi­glio lo­ro non ere­de che, in ca­so di ven­di­ta dell'azien­da, po­treb­be far va­le­re un di­rit­to di pre­la­zio­ne.
2L'ar­ti­co­lo 11 ca­po­ver­so 3 si ap­pli­ca per ana­lo­gia.
1Il di­rit­to di com­pe­ra non può es­se­re eser­ci­ta­to se:
l'azien­da agri­co­la è at­tri­bui­ta nel­la di­vi­sio­ne del­la suc­ces­sio­ne a un ere­de le­git­ti­mo che in­ten­de pro­ce­de­re al­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra ido­neo, o
la co­mu­nio­ne ere­di­ta­ria tra­sfe­ri­sce l'azien­da agri­co­la a un di­scen­den­te del de­fun­to che in­ten­de pro­ce­de­re al­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra ido­neo, o
2Se il di­rit­to di com­pe­ra è in con­cor­so con un di­rit­to ere­di­ta­rio all'at­tri­bu­zio­ne se­con­do l'ar­ti­co­lo 11 ca­po­ver­so 1, per l'at­tri­bu­zio­ne me­de­si­ma so­no de­ter­mi­nan­ti le con­di­zio­ni per­so­na­li.
3Se l'ere­di­tan­do ha di­scen­den­ti mi­no­ren­ni, il di­rit­to di com­pe­ra non può es­se­re eser­ci­ta­to si­no a quan­do non sia sta­bi­li­to se un di­scen­den­te può ri­pren­de­re la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta.
1 Abro­ga­ta dal n. I del­la LF del 20 giu. 2003, con ef­fet­to dal 1° gen. 2004 (RU 2003 4123; FF 2002 4208).
1Il di­rit­to di com­pe­ra può es­se­re eser­ci­ta­to al­le con­di­zio­ni e mo­da­li­tà ap­pli­ca­bi­li al di­rit­to di pre­la­zio­ne.
2Se il prez­zo che dev'es­se­re pa­ga­to per eser­ci­ta­re il di­rit­to di com­pe­ra se­con­do le di­spo­si­zio­ni sul di­rit­to di pre­la­zio­ne non ba­sta a co­pri­re i pas­si­vi del­la suc­ces­sio­ne, il prez­zo di ri­ti­ro è au­men­ta­to in cor­ri­spon­den­za, ma non ol­tre il va­lo­re ve­na­le.
1Se, nel­la di­vi­sio­ne del­la suc­ces­sio­ne, un'azien­da agri­co­la o un fon­do agri­co­lo è at­tri­bui­to a un ere­de a un va­lo­re d'im­pu­ta­zio­ne in­fe­rio­re al va­lo­re ve­na­le, ogni coe­re­de ha di­rit­to, in ca­so d'alie­na­zio­ne, a una par­te dell'uti­le cor­ri­spon­den­te al­la sua quo­ta ere­di­ta­ria.
2Ogni coe­re­de può far va­le­re in­di­vi­dual­men­te il pro­prio di­rit­to. Ta­le di­rit­to è tra­smis­si­bi­le per suc­ces­sio­ne e ce­di­bi­le.
3Il di­rit­to esi­ste sol­tan­to se l'ere­de alie­na l'azien­da o il fon­do agri­co­lo en­tro i 25 an­ni suc­ces­si­vi all'ac­qui­sto.
1Co­sti­tui­sco­no alie­na­zio­ne nel sen­so dell'ar­ti­co­lo 28:
la ven­di­ta e qual­sia­si al­tro ne­go­zio giu­ri­di­co che equi­va­le eco­no­mi­ca­men­te a una ven­di­ta;
l'espro­pria­zio­ne;
l'in­cor­po­ra­zio­ne in una zo­na edi­fi­ca­bi­le, ec­cet­to che si trat­ti di un fon­do agri­co­lo che re­sta as­sog­get­ta­to al di­rit­to fon­dia­rio ru­ra­le (art. 2 cpv. 2 lett. a);
il pas­sag­gio da un'uti­liz­za­zio­ne agri­co­la a un'uti­liz­za­zio­ne non agri­co­la; non è ta­le il ca­so dell'ere­de che, do­po aver ri­pre­so l'azien­da agri­co­la se­con­do l'ar­ti­co­lo 28 e aver­la ge­sti­ta per­so­nal­men­te per al­me­no die­ci an­ni, ces­sa l'at­ti­vi­tà azien­da­le e ri­ma­ne in un'abi­ta­zio­ne che fa par­te dell'azien­da.
2De­ter­mi­nan­ti per il mo­men­to dell'alie­na­zio­ne so­no:
la con­clu­sio­ne del con­trat­to con il qua­le l'alie­nan­te si im­pe­gna a tra­sfe­ri­re la pro­prie­tà;
l'in­tro­du­zio­ne del­la pro­ce­du­ra d'espro­pria­zio­ne;
l'in­tro­du­zio­ne del­la pro­ce­du­ra d'in­cor­po­ra­zio­ne di un fon­do agri­co­lo in una zo­na edi­fi­ca­bi­le;
in ca­so di cam­bia­men­to di de­sti­na­zio­ne, il ne­go­zio che per­met­te all'aven­te di­rit­to l'uti­liz­za­zio­ne non agri­co­la o l'at­to con il qua­le il pro­prie­ta­rio pro­vo­ca la mdi­fi­ca­zio­ne dell'uti­liz­za­zio­ne.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 20 giu. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2004 (RU 2003 4123; FF 2002 4208).
Il di­rit­to all'uti­le di­ven­ta esi­gi­bi­le:
in ca­so d'alie­na­zio­ne o d'espro­pria­zio­ne, con­te­stual­men­te all'esi­gi­bi­li­tà del­la con­tro­pre­sta­zio­ne che l'alie­nan­te o espro­pria­to può esi­ge­re;
in ca­so di in­cor­po­ra­zio­ne di un fon­do agri­co­lo in una zo­na edi­fi­ca­bi­le, al mo­men­to dell'alie­na­zio­ne o dell'uti­liz­za­zio­ne co­me ter­re­no edi­fi­ca­bi­le, ma non ol­tre 15 an­ni do­po l'in­cor­po­ra­zio­ne cre­sciu­ta in giu­di­ca­to;
in ca­so di cam­bia­men­to di de­sti­na­zio­ne do­vu­to al pro­prie­ta­rio, con l'at­to che pro­vo­ca il cam­bia­men­to me­de­si­mo.
1L'uti­le equi­va­le al­la dif­fe­ren­za tra il prez­zo d'alie­na­zio­ne e il va­lo­re d'im­pu­ta­zio­ne. L'ere­de può de­dur­re, al lo­ro va­lo­re at­tua­le, le spe­se che han­no au­men­ta­to il va­lo­re dell'azien­da o del fon­do agri­co­lo.
2In ca­so di in­cor­po­ra­zio­ne di un fon­do agri­co­lo in una zo­na edi­fi­ca­bi­le, e se il fon­do non vie­ne alie­na­to en­tro 15 an­ni, l'uti­le si cal­co­la sul va­lo­re ve­na­le pre­sun­to.
3In ca­so di cam­bia­men­to di de­sti­na­zio­ne, l'uti­le cor­ri­spon­de al red­di­to an­nua­le ef­fet­ti­vo o po­ten­zia­le dell'uti­liz­za­zio­ne non agri­co­la, mol­ti­pli­ca­to per ven­ti.
4L'ere­de può de­dur­re dall'uti­le il 2 per cen­to per ogni an­no com­ple­to du­ran­te il qua­le l'azien­da o il fon­do so­no sta­ti di sua pro­prie­tà (de­du­zio­ne in fun­zio­ne del­la du­ra­ta del pos­ses­so).
5Se per l'alie­nan­te ri­sul­ta più fa­vo­re­vo­le, l'uti­le, in­ve­ce di es­se­re ri­dot­to in fun­zio­ne del­la du­ra­ta del pos­ses­so, è cal­co­la­to su un va­lo­re d'im­pu­ta­zio­ne mag­gio­re. Il va­lo­re d'im­pu­ta­zio­ne è au­men­ta­to del tas­so per­cen­tua­le di cui il va­lo­re di red­di­to s'è ac­cre­sciu­to in se­gui­to al­la mo­di­fi­ca­zio­ne del­le ba­si di cal­co­lo.
1Se ac­qui­sta in Sviz­ze­ra fon­di so­sti­tu­ti­vi per con­ti­nuar­vi la ge­stio­ne del­la pro­pria azien­da agri­co­la o se, in so­sti­tu­zio­ne dell'azien­da alie­na­ta, ac­qui­sta un'al­tra azien­da agri­co­la in Sviz­ze­ra, l'ere­de può de­dur­re dal prez­zo d'alie­na­zio­ne il prez­zo d'ac­qui­sto di un be­ne so­sti­tu­ti­vo di red­di­to equi­va­len­te. Il prez­zo pa­ga­to non de­ve es­se­re esor­bi­tan­te (art. 66).
2La de­du­zio­ne è le­ci­ta sol­tan­to se l'ac­qui­sto ha avu­to luo­go en­tro i due an­ni che pre­ce­do­no o se­guo­no l'alie­na­zio­ne o en­tro i cin­que an­ni che se­guo­no l'espro­pria­zio­ne.
3I coe­re­di con­ser­va­no il di­rit­to all'uti­le se i fon­di re­stan­ti o i fon­di ac­qui­sta­ti in so­sti­tu­zio­ne so­no alie­na­ti.
1L'ere­de può inol­tre de­dur­re dal prez­zo d'alie­na­zio­ne la som­ma per il mi­glio­ra­men­to ne­ces­sa­rio di un edi­fi­cio o im­pian­to agri­co­lo se il fon­do che li com­pren­de pro­vie­ne dal­la stes­sa suc­ces­sio­ne e re­sta di sua pro­prie­tà.
2So­no pre­se in con­si­de­ra­zio­ne la som­ma ne­ces­sa­ria al mo­men­to dell'alie­na­zio­ne e quel­la che il pro­prie­ta­rio ha spe­so du­ran­te gli ul­ti­mi cin­que an­ni pri­ma dell'alie­na­zio­ne.
3L'ere­de che, per as­si­cu­ra­re il man­te­ni­men­to dell'uti­liz­za­zio­ne agri­co­la, co­strui­sce un nuo­vo edi­fi­cio o im­pian­to so­sti­tu­ti­vo può de­dur­ne la som­ma dal prez­zo d'alie­na­zio­ne.
4Se, più tar­di, alie­na il fon­do che com­pren­de l'edi­fi­cio od im­pian­to mi­glio­ra­to o co­strui­to, l'ere­de non può de­dur­re ta­le som­ma una se­con­da vol­ta.
1Un coe­re­de può, al­le con­di­zio­ni qui ap­pres­so, far ga­ran­ti­re il pro­prio di­rit­to all'uti­le me­dian­te co­sti­tu­zio­ne di un pe­gno im­mo­bi­lia­re (ipo­te­ca) sull'azien­da o sul fon­do at­tri­bui­to­gli.
2L'aven­te di­rit­to può in ogni tem­po, il più tar­di pe­rò al mo­men­to dell'alie­na­zio­ne dell'azien­da o del fon­do, fa­re an­no­ta­re nel re­gi­stro fon­dia­rio un'iscri­zio­ne prov­vi­so­ria del di­rit­to di pe­gno sen­za in­di­ca­zio­ne dell'am­mon­ta­re del pe­gno. In for­za dell'iscri­zio­ne, il di­rit­to espli­che­rà ef­fet­ti rea­li, in ca­so di una sua de­ter­mi­na­zio­ne ul­te­rio­re, a par­ti­re dal mo­men­to dell'an­no­ta­zio­ne.
3Si pro­ce­de all'an­no­ta­zio­ne su ri­chie­sta uni­la­te­ra­le dell'aven­te di­rit­to. L'uf­fi­cia­le del re­gi­stro fon­dia­rio av­vi­sa dell'an­no­ta­zio­ne il pro­prie­ta­rio.
4L'iscri­zio­ne prov­vi­so­ria de­ca­de se il coe­re­de non chie­de l'iscri­zio­ne de­fi­ni­ti­va del di­rit­to di pe­gno en­tro tre me­si da quan­do ha avu­to no­ti­zia dell'alie­na­zio­ne dell'azien­da o del fon­do. Per al­tro, si ap­pli­ca­no le di­spo­si­zio­ni del Co­di­ce ci­vi­le1 (CC) sul di­rit­to di pe­gno de­gli ar­ti­gia­ni e de­gli im­pren­di­to­ri.
Il di­rit­to le­ga­le all'uti­le può es­se­re sop­pres­so o mo­di­fi­ca­to con con­ven­zio­ne scrit­ta.
1Se i rap­por­ti di pro­prie­tà co­mu­ne o di com­pro­prie­tà su un'azien­da agri­co­la co­sti­tui­ti per con­trat­to so­no sciol­ti, ognu­no dei com­pro­prie­ta­ri o pro­prie­ta­ri in co­mu­ne può do­man­da­re l'at­tri­bu­zio­ne dell'azien­da se in­ten­de pro­ce­de­re al­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra ido­neo.
2Se i rap­por­ti di pro­prie­tà co­mu­ne o di com­pro­prie­tà su un fon­do agri­co­lo co­sti­tui­ti per con­trat­to so­no sciol­ti, ognu­no dei com­pro­prie­ta­ri o pro­prie­ta­ri in co­mu­ne può do­man­da­re l'at­tri­bu­zio­ne del fon­do se:
è pro­prie­ta­rio o di­spo­ne eco­no­mi­ca­men­te di un'azien­da agri­co­la;
il fon­do è ubi­ca­to nel rag­gio d'eser­ci­zio dell'azien­da se­con­do l'uso lo­ca­le.
3A tu­te­la del co­niu­ge ri­man­go­no sal­ve le di­spo­si­zio­ni de­gli ar­ti­co­li 242 e 243 del CC1.
1In ca­so di scio­gli­men­to dei rap­por­ti di pro­prie­tà co­mu­ne o di com­pro­prie­tà vi­go­no i va­lo­ri d'im­pu­ta­zio­ne se­guen­ti:
per un'azien­da agri­co­la: il va­lo­re di red­di­to; le di­spo­si­zio­ni sull'au­men­to del prez­zo di ri­ti­ro in ma­te­ria di di­rit­to di pre­la­zio­ne (art. 52) si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia all'au­men­to del va­lo­re d'im­pu­ta­zio­ne;
per un fon­do agri­co­lo:
per il suo­lo: il dop­pio del va­lo­re di red­di­to,
per gli edi­fi­ci e gli im­pian­ti: le spe­se di co­stru­zio­ne de­dot­ti gli am­mor­ta­men­ti, ma al­me­no il dop­pio del va­lo­re di red­di­to.1
2In ca­so di scio­gli­men­to dei rap­por­ti di pro­prie­tà co­mu­ne o di com­pro­prie­tà tra co­niu­gi sot­to­po­sti al re­gi­me del­la par­te­ci­pa­zio­ne agli ac­qui­sti ri­ma­ne sal­vo l'ar­ti­co­lo 213 del CC2 sull'au­men­to del va­lo­re di red­di­to.
3In ca­so di scio­gli­men­to del­la co­mu­nio­ne dei be­ni, il va­lo­re d'im­pu­ta­zio­ne può es­se­re au­men­ta­to in ma­nie­ra ade­gua­ta, ove lo giu­sti­fi­chi­no le cir­co­stan­ze spe­cia­li pre­vi­ste dall'ar­ti­co­lo 213 CC.
4In ca­so d'alie­na­zio­ne ul­te­rio­re, i com­pro­prie­ta­ri e i pro­prie­ta­ri in co­mu­ne ai qua­li l'azien­da agri­co­la o il fon­do agri­co­lo non è sta­to at­tri­bui­to han­no di­rit­to all'uti­le con­for­me­men­te al­le di­spo­si­zio­ni sul di­rit­to dei coe­re­di all'uti­le.
Le di­spo­si­zio­ni di di­rit­to suc­ces­so­rio sul di­rit­to all'at­tri­bu­zio­ne in ca­so di con­cor­so d'ere­di (art. 20 cpv. 2), sul­la de­ca­den­za del di­rit­to all'at­tri­bu­zio­ne (art. 22) e sul­la ga­ran­zia del­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta (art. 23 e 24) so­no ap­pli­ca­bi­li per ana­lo­gia.
Le con­ven­zio­ni sul va­lo­re d'im­pu­ta­zio­ne e quel­le che sop­pri­mo­no o mo­di­fi­ca­no il di­rit­to all'at­tri­bu­zio­ne de­vo­no far­si per at­to pub­bli­co. In ca­so di com­pro­prie­tà, pos­so­no es­se­re an­no­ta­te nel re­gi­stro fon­dia­rio.
1Il pro­prie­ta­rio può alie­na­re un'azien­da agri­co­la che ge­sti­sce con il co­niu­ge o una quo­ta di com­pro­prie­tà sul­la stes­sa sol­tan­to con il con­sen­so del co­niu­ge.
2Se non può pro­cu­rar­si que­sto con­sen­so, o se il con­sen­so gli è ne­ga­to sen­za va­li­do mo­ti­vo, può ri­cor­re­re al giu­di­ce.
3Ri­ma­ne sal­vo l'ar­ti­co­lo 169 del CC1 a tu­te­la dell'abi­ta­zio­ne fa­mi­lia­re.
1Le par­ti pos­so­no con­ve­ni­re che l'alie­nan­te di un'azien­da agri­co­la o di un fon­do agri­co­lo ha di­rit­to all'uti­le in ca­so di ria­lie­na­zio­ne. Ta­le di­rit­to è ret­to dal­le di­spo­si­zio­ni sul di­rit­to dei coe­re­di all'uti­le, sal­vo con­ven­zio­ne con­tra­ria.
2Se un'azien­da agri­co­la o un fon­do agri­co­lo è alie­na­to a un prez­zo in­fe­rio­re al va­lo­re ve­na­le sen­za che un di­rit­to all'uti­le sia sta­to con­ve­nu­to, ri­man­go­no sal­ve, a tu­te­la de­gli ere­di, le di­spo­si­zio­ni sul­la col­la­zio­ne e sul­la ri­du­zio­ne (art. 626-632 e art. 522-533 CC1). Le azio­ni di col­la­zio­ne e ri­du­zio­ne non si pre­scri­vo­no fin­tan­to che l'uti­le non è esi­gi­bi­le (art. 30).
3L'alie­nan­te può con­ve­ni­re con l'ac­qui­ren­te un di­rit­to di ri­cu­pe­ra nel ca­so que­sti ces­si la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta. Se l'alie­nan­te muo­re e l'ac­qui­ren­te ces­sa la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta, ognu­no de­gli ere­di che in­ten­de ri­pren­de­re la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra ido­neo può fa­re va­le­re in­di­vi­dual­men­te il di­rit­to di ri­cu­pe­ra.
1In ca­so d'alie­na­zio­ne di un'azien­da agri­co­la, i pa­ren­ti dell'alie­nan­te men­zio­na­ti qui di se­gui­to han­no, nell'or­di­ne in­di­ca­to, un di­rit­to di pre­la­zio­ne sul­la stes­sa se in­ten­do­no pro­ce­de­re al­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra­no ido­nei:
ogni di­scen­den­te;
ogni fra­tel­lo o so­rel­la e fi­glio lo­ro, se l'alie­nan­te ha ac­qui­sta­to l'azien­da in­te­ra­men­te o in mag­gior par­te dai ge­ni­to­ri o nel­la lo­ro suc­ces­sio­ne da me­no di 25 an­ni.
2In ca­so d'alie­na­zio­ne di un fon­do agri­co­lo, ogni di­scen­den­te dell'alie­nan­te ha un di­rit­to di pre­la­zio­ne sul­lo stes­so, se è pro­prie­ta­rio o di­spo­ne eco­no­mi­ca­men­te di un'azien­da agri­co­la e il fon­do è ubi­ca­to nel rag­gio d'eser­ci­zio dell'azien­da se­con­do l'uso lo­ca­le.
3Il di­rit­to di pre­la­zio­ne non com­pe­te a co­lui con­tro il qua­le l'alie­nan­te in­vo­ca mo­ti­vi che giu­sti­fi­ca­no una di­se­re­da­zio­ne.
Un pa­ren­te può fa­re va­le­re il di­rit­to di pre­la­zio­ne an­che se l'azien­da agri­co­la o il fon­do agri­co­lo:
è con­fe­ri­to a una co­mu­nio­ne di be­ni, a una so­cie­tà, a una so­cie­tà coo­pe­ra­ti­va o a un'al­tra cor­po­ra­zio­ne;
è tra­sfe­ri­to gra­tui­ta­men­te;
è alie­na­to a un al­tro pa­ren­te o al co­niu­ge.
Gli aven­ti di­rit­to pos­so­no fa­re va­le­re il di­rit­to di pre­la­zio­ne su un'azien­da agri­co­la al va­lo­re di red­di­to e su un fon­do agri­co­lo al dop­pio di ta­le va­lo­re.
In ca­so d'alie­na­zio­ne di un'azien­da agri­co­la o di un fon­do agri­co­lo di pro­prie­tà col­let­ti­va (pro­prie­tà co­mu­ne o com­pro­prie­tà), il di­rit­to di pre­la­zio­ne è da­to an­che se il rap­por­to di pa­ren­te­la su cui si fon­da sus­si­ste per uno so­lo dei com­pro­prie­ta­ri o dei pro­prie­ta­ri in co­mu­ne.
1Se più aven­ti di­rit­to di stes­so ran­go fan­no va­le­re un di­rit­to di pre­la­zio­ne, l'alie­nan­te può de­si­gna­re quel­lo che su­ben­tre­rà nel con­trat­to di ven­di­ta.
2Se l'alie­nan­te vi ri­nun­cia, la si­tua­zio­ne per­so­na­le de­gli aven­ti di­rit­to è de­ter­mi­nan­te per l'at­tri­bu­zio­ne dell'azien­da agri­co­la.
1In ca­so d'alie­na­zio­ne di un'azien­da agri­co­la, l'af­fit­tua­rio ha un di­rit­to di pre­la­zio­ne se:
in­ten­de pro­ce­de­re al­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra ido­neo e
la du­ra­ta le­ga­le mi­ni­ma dell'af­fit­to pre­vi­sta dal­le di­spo­si­zio­ni del­la leg­ge fe­de­ra­le del 4 ot­to­bre 19851 sull'af­fit­to agri­co­lo è sca­du­ta.
2In ca­so d'alie­na­zio­ne di un fon­do agri­co­lo, l'af­fit­tua­rio ha un di­rit­to di pre­la­zio­ne sul­la co­sa af­fit­ta­ta se:2
la du­ra­ta le­ga­le mi­ni­ma dell'af­fit­to pre­vi­sta dal­le di­spo­si­zio­ni del­la leg­ge fe­de­ra­le del 4 ot­to­bre 1985 sull'af­fit­to agri­co­lo è sca­du­ta e
l'af­fit­tua­rio è pro­prie­ta­rio o di­spo­ne eco­no­mi­ca­men­te di un'azien­da agri­co­la e il fon­do af­fit­ta­to è ubi­ca­to nel rag­gio d'eser­ci­zio dell'azien­da se­con­do l'uso lo­ca­le.
3Il di­rit­to di pre­la­zio­ne dei pa­ren­ti è po­zio­re a quel­lo dell'af­fit­tua­rio.
Art. 48 Rinuncia al diritto di prelazione
1L'af­fit­tua­rio può ri­nun­cia­re in an­ti­ci­po al suo di­rit­to le­ga­le di pre­la­zio­ne sol­tan­to in vi­sta dell'im­mi­nen­te rea­liz­zar­si di un ca­so di pre­la­zio­ne. La ri­nun­cia al di­rit­to di pre­la­zio­ne è di­chia­ra­ta in un at­to pub­bli­co; l'at­to pub­bli­co de­ve in­di­ca­re gli ele­men­ti es­sen­zia­li del con­trat­to che sa­rà con­clu­so tra il ven­di­to­re e il ter­zo.
2La ri­nun­cia è inef­fi­ca­ce se il con­te­nu­to del con­trat­to di ven­di­ta sti­pu­la­to tra il ven­di­to­re e il com­pra­to­re non è con­for­me a quan­to in­di­ca­to nel­la di­chia­ra­zio­ne di ri­nun­cia o se il con­trat­to di ven­di­ta non è con­clu­so en­tro sei me­si dal­la di­chia­ra­zio­ne di ri­nun­cia.
1In ca­so d'alie­na­zio­ne di una quo­ta di com­pro­prie­tà su un'azien­da agri­co­la, han­no, nell'or­di­ne se­guen­te, un di­rit­to di pre­la­zio­ne:
ogni com­pro­prie­ta­rio che in­ten­de pro­ce­de­re al­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra ido­neo;
ogni di­scen­den­te, ogni fra­tel­lo o so­rel­la e fi­glio lo­ro e l'af­fit­tua­rio, al­le con­di­zio­ni e mo­da­li­tà e con il ran­go ap­pli­ca­bi­li al di­rit­to di pre­la­zio­ne su un'azien­da agri­co­la;
ogni al­tro com­pro­prie­ta­rio giu­sta l'ar­ti­co­lo 682 del CC1.
2In ca­so d'alie­na­zio­ne di una quo­ta di com­pro­prie­tà su un fon­do agri­co­lo, han­no, nell'or­di­ne se­guen­te, un di­rit­to di pre­la­zio­ne:
ogni com­pro­prie­ta­rio che è già pro­prie­ta­rio o di­spo­ne eco­no­mi­ca­men­te di un'azien­da agri­co­la, se il fon­do è ubi­ca­to nel rag­gio d'eser­ci­zio dell'azien­da se­con­do l'uso lo­ca­le;
ogni di­scen­den­te e l'af­fit­tua­rio, al­le con­di­zio­ni e mo­da­li­tà e con il ran­go ap­pli­ca­bi­li al di­rit­to di pre­la­zio­ne su un fon­do agri­co­lo;
ogni al­tro com­pro­prie­ta­rio giu­sta l'ar­ti­co­lo 682 CC.
3Il com­pro­prie­ta­rio che pre­ten­de un'azien­da agri­co­la per la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta o un fon­do agri­co­lo ubi­ca­to nel rag­gio d'eser­ci­zio dell'azien­da se­con­do l'uso lo­ca­le può fa­re va­le­re il di­rit­to di pre­la­zio­ne sull'azien­da al va­lo­re di red­di­to e sul fon­do al dop­pio di ta­le va­lo­re.
1Se ven­de con l'azien­da agri­co­la an­che le per­ti­nen­ze azien­da­li (be­stia­me, uten­si­li, scor­te, ecc.), l'alie­nan­te può, in ca­so d'eser­ci­zio del di­rit­to di pre­la­zio­ne, di­chia­ra­re di sot­trar­le to­tal­men­te o par­zial­men­te al­la ven­di­ta.
2Se un'azien­da ac­ces­so­ria non agri­co­la è stret­ta­men­te con­nes­sa a un'azien­da agri­co­la, il ti­to­la­re del di­rit­to di pre­la­zio­ne può do­man­da­re l'at­tri­bu­zio­ne del­le due azien­de.
3Il prez­zo di ri­ti­ro del­le per­ti­nen­ze e dell'azien­da ac­ces­so­ria non agri­co­la è da­to dal va­lo­re d'im­pu­ta­zio­ne nel­la di­vi­sio­ne suc­ces­so­ria (art. 17 cpv. 2).
1L'alie­nan­te può do­man­da­re che il prez­zo di ri­ti­ro sia au­men­ta­to in mo­do ade­gua­to, se cir­co­stan­ze spe­cia­li lo giu­sti­fi­ca­no.
2So­no cir­co­stan­ze spe­cia­li se­gna­ta­men­te un prez­zo d'ac­qui­sto ele­va­to dell'azien­da o in­ve­sti­men­ti im­por­tan­ti ef­fet­tua­ti dall'alie­nan­te nei die­ci an­ni pre­ce­den­ti l'alie­na­zio­ne.
3Il prez­zo di ri­ti­ro è in tut­ti i ca­si al­me­no ugua­le all'am­mon­ta­re del de­bi­to ipo­te­ca­rio.
1Se, con l'eser­ci­zio di un di­rit­to di pre­la­zio­ne le­ga­le, il pro­prie­ta­rio ha ac­qui­sta­to un'azien­da agri­co­la o un fon­do agri­co­lo per un prez­zo in­fe­rio­re al va­lo­re ve­na­le e lo alie­na a sua vol­ta, l'alie­nan­te nei con­fron­ti del qua­le è sta­to fat­to va­le­re il di­rit­to di pre­la­zio­ne ha di­rit­to all'uti­le.
2Le di­spo­si­zio­ni sul di­rit­to dei coe­re­di all'uti­le si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia.
1Il pro­prie­ta­rio che, con l'eser­ci­zio di un di­rit­to di pre­la­zio­ne, ha ac­qui­sta­to un'azien­da agri­co­la per la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta può, nei die­ci an­ni suc­ces­si­vi, alie­nar­la sol­tan­to con l'ac­cor­do del ven­di­to­re.
l'azien­da agri­co­la è ac­qui­sta­ta da un di­scen­den­te che in­ten­de con­ti­nua­re la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra ido­neo;
il pro­prie­ta­rio alie­na l'azien­da agri­co­la all'en­te pub­bli­co per l'adem­pi­men­to di un com­pi­to pub­bli­co con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 65 od è co­stret­to a se­pa­rar­se­ne in via for­za­ta;
il pro­prie­ta­rio alie­na fon­di o par­ti di fon­di con l'ap­pro­va­zio­ne dell'au­to­ri­tà com­pe­ten­te ad ac­cor­da­re l'au­to­riz­za­zio­ne (art. 60).
1Se, en­tro die­ci an­ni, il pro­prie­ta­rio o il suo di­scen­den­te cui l'azien­da è sta­ta tra­sfe­ri­ta ces­sa de­fi­ni­ti­va­men­te la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta, il ven­di­to­re nei con­fron­ti del qua­le è sta­to eser­ci­ta­to il di­rit­to di pre­la­zio­ne ha un di­rit­to di ri­cu­pe­ra.
2Il di­rit­to di ri­cu­pe­ra è tra­smis­si­bi­le per suc­ces­sio­ne, ma non ce­di­bi­le. Un ere­de che in­ten­de ri­pren­de­re la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra ido­neo può fa­re va­le­re in­di­vi­dual­men­te il di­rit­to di ri­cu­pe­ra.
3In ca­so d'eser­ci­zio del di­rit­to di ri­cu­pe­ra, il pro­prie­ta­rio ha di­rit­to al prez­zo al qua­le ha ri­pre­so l'azien­da agri­co­la. Inol­tre, ha il di­rit­to di es­se­re in­den­niz­za­to per le spe­se che ne han­no au­men­ta­to il va­lo­re; que­ste de­vo­no es­se­re cal­co­la­te al va­lo­re at­tua­le.
4Il di­rit­to di ri­cu­pe­ra si estin­gue tre me­si do­po che il ti­to­la­re è ve­nu­to a co­no­scen­za del­la ces­sa­zio­ne del­la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta, ma in ogni ca­so due an­ni do­po la ces­sa­zio­ne me­de­si­ma.
5Il di­rit­to di ri­cu­pe­ra non può es­se­re eser­ci­ta­to se:
un di­scen­den­te del pro­prie­ta­rio dell'azien­da agri­co­la in­ten­de ri­pren­de­re la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra ido­neo;
il pro­prie­ta­rio muo­re e uno dei suoi ere­di in­ten­de ri­pren­de­re la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e ne sem­bra ido­neo;
6Se il pro­prie­ta­rio ha di­scen­den­ti mi­no­ren­ni, il di­rit­to di ri­cu­pe­ra non può es­se­re eser­ci­ta­to si­no a quan­do non sia sta­bi­li­to se un di­scen­den­te può ri­pren­de­re la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta.
1I Can­to­ni pos­so­no pre­ve­de­re di­rit­ti di pre­la­zio­ne:
su fon­di agri­co­li per le cor­po­ra­zio­ni fon­da­te per ese­gui­re mi­glio­ra­men­ti del suo­lo, nel­la mi­su­ra in cui il fon­do sia ubi­ca­to nel lo­ro pe­ri­me­tro e l'ac­qui­sto ser­va al­lo sco­po del­la cor­po­ra­zio­ne;
su al­men­de, al­pi e pa­sco­li pri­va­ti per i Co­mu­ni, per i con­sor­zi di al­men­de o d'al­pi o per cor­po­ra­zio­ni si­mi­li del lo­ro ter­ri­to­rio;
sui di­rit­ti di go­di­men­to e di par­te­ci­pa­zio­ne su al­men­de, al­pi o pa­sco­li per cor­po­ra­zio­ni co­me con­sor­zi di al­men­de o d'al­pi pro­prie­ta­rie di que­ste al­men­de, al­pi o pa­sco­li.
2I di­rit­ti di pre­la­zio­ne le­ga­li del di­rit­to fe­de­ra­le so­no po­zio­ri a quel­li can­to­na­li. I Can­to­ni fis­sa­no il ran­go di que­sti ul­ti­mi.
1I pro­prie­ta­ri di fon­di agri­co­li con­ti­gui de­vo­no col­la­bo­ra­re al­le cor­re­zio­ni dei con­fi­ni ina­de­gua­ti.
2Es­si pos­so­no esi­ge­re una per­mu­ta di ter­re­ni, nel­la mi­su­ra ne­ces­sa­ria, o la ces­sio­ne di cin­que are al mas­si­mo, ove ne ri­sul­ti un mi­glio­ra­men­to no­te­vo­le dei con­fi­ni.
1Nes­sun fon­do o par­te di fon­do può es­se­re sot­trat­to a un'azien­da agri­co­la (di­vie­to di di­vi­sio­ne ma­te­ria­le).
2I fon­di agri­co­li non pos­so­no es­se­re sud­di­vi­si in par­ti­cel­le di me­no di 25 are (di­vie­to di fra­zio­na­men­to). Que­sta su­per­fi­cie mi­ni­ma è di 15 are per i fon­di vi­gna­ti. I Can­to­ni pos­so­no fis­sa­re su­per­fi­ci mi­ni­me più este­se.1
3Azien­de e fon­di agri­co­li non pos­so­no inol­tre es­se­re di­vi­si in quo­te di com­pro­prie­tà di su­per­fi­cie in­fe­rio­re a un do­di­ce­si­mo del­la su­per­fi­cie to­ta­le.
I di­vie­ti di di­vi­sio­ne ma­te­ria­le e di fra­zio­na­men­to non so­no ap­pli­ca­bi­li al­le se­pa­ra­zio­ni e di­vi­sio­ni ef­fet­tua­te:
nell'am­bi­to di mi­glio­ra­men­ti del suo­lo at­tua­ti con il con­cor­so dell'au­to­ri­tà;
al­lo sco­po di cor­reg­ge­re i con­fi­ni (art. 57) o di ret­ti­fi­car­li in ca­so di co­stru­zio­ne di un'ope­ra;
in se­gui­to ad espro­pria­zio­ne o a una ven­di­ta a trat­ta­ti­ve pri­va­te se il ven­di­to­re è mi­nac­cia­to d'espro­pria­zio­ne;
nell'am­bi­to di un'ese­cu­zio­ne for­za­ta.
1L'au­to­ri­tà can­to­na­le com­pe­ten­te ad ac­cor­da­re l'au­to­riz­za­zio­ne per­met­te ec­ce­zio­ni ai di­vie­ti di di­vi­sio­ne ma­te­ria­le e di fra­zio­na­men­to se:
l'azien­da agri­co­la o il fon­do agri­co­lo è di­vi­so in una par­te at­ti­nen­te e in una par­te non at­ti­nen­te al cam­po d'ap­pli­ca­zio­ne del­la pre­sen­te leg­ge;
so­no per­mu­ta­ti fon­di o par­ti di fon­do di un'azien­da agri­co­la, con o sen­za so­vrap­prez­zo, con ter­re­ni, edi­fi­ci o im­pian­ti ubi­ca­ti in una po­si­zio­ne più fa­vo­re­vo­le o più ido­nei per l'azien­da;
la par­te da se­pa­ra­re ser­ve ad ar­ro­ton­da­re de­fi­ni­ti­va­men­te un fon­do non agri­co­lo fuo­ri del­la zo­na edi­fi­ca­bi­le. Que­sto può es­se­re in­gran­di­to di non ol­tre 1000 m2;
un edi­fi­cio agri­co­lo, con il re­la­ti­vo ter­re­no cir­co­stan­te, non più ne­ces­sa­rio per la ge­stio­ne di un'azien­da agri­co­la o di un fon­do agri­co­lo, è tra­sfe­ri­to al pro­prie­ta­rio di un'azien­da o di un fon­do agri­co­lo vi­ci­no per un uso con­for­me al­la fun­zio­ne pre­vi­sta del­la zo­na, per­met­ten­do co­sì di evi­ta­re la co­stru­zio­ne di un edi­fi­cio che do­vreb­be es­se­re au­to­riz­za­to in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 16a del­la leg­ge del 22 giu­gno 19794 sul­la pia­ni­fi­ca­zio­ne del ter­ri­to­rio;
de­ve es­se­re co­sti­tui­to un di­rit­to di su­per­fi­cie a fa­vo­re dell'af­fit­tua­rio dell'azien­da agri­co­la sul­la par­te da se­pa­ra­re;
l'esi­sten­za fi­nan­zia­ria del­la fa­mi­glia con­ta­di­na è for­te­men­te mi­nac­cia­ta e un'im­mi­nen­te rea­liz­za­zio­ne for­za­ta può es­se­re evi­ta­ta me­dian­te l'alie­na­zio­ne di fon­di o par­ti di fon­di;
dev'es­se­re adem­piu­to un com­pi­to pub­bli­co o di in­te­res­se pub­bli­co;
la se­pa­ra­zio­ne av­vie­ne per co­strui­re un edi­fi­cio di eco­no­mia ru­ra­le che ser­va al­la ge­stio­ne co­mu­ne o un im­pian­to cor­ri­spon­den­te.
2L'au­to­ri­tà per­met­te inol­tre un'ec­ce­zio­ne al di­vie­to di di­vi­sio­ne ma­te­ria­le se:
la di­vi­sio­ne ma­te­ria­le ser­ve es­sen­zial­men­te a mi­glio­ra­re strut­tu­ral­men­te al­tre azien­de agri­co­le;
nes­sun pa­ren­te ti­to­la­re di un di­rit­to di pre­la­zio­ne o di un di­rit­to all'at­tri­bu­zio­ne in­ten­de ri­pren­de­re l'azien­da agri­co­la per la col­ti­va­zio­ne di­ret­ta e nes­sun'al­tra per­so­na che po­treb­be chie­de­re l'at­tri­bu­zio­ne nel­la di­vi­sio­ne suc­ces­so­ria (art. 11 cpv. 2) vuo­le ri­pren­de­re in­te­gral­men­te l'azien­da per af­fit­tar­la; e
il co­niu­ge che ha ge­sti­to l'azien­da con il pro­prie­ta­rio ac­con­sen­te al­la di­vi­sio­ne ma­te­ria­le.9
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 26 giu. 1998, in vi­go­re dal 1° gen. 1999 (RU 1998 3009 3011; FF 1996 IV 1).
3 In­tro­dot­ta dal n. II del­la LF del 20 mar. 1998, in vi­go­re dal 1° set. 2000 (RU 2000 2042 2046; FF 1996 III 457).
5 In­tro­dot­ta dal n. I del­la LF del 26 giu. 1998 (RU 1998 3009; FF 1996 IV 1). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 20 giu. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2004 (RU 2003 4123; FF 2002 4208).
6 In­tro­dot­ta dal n. I del­la LF del 26 giu. 1998, in vi­go­re dal 1° gen. 1999 (RU 1998 3009 3011; FF 1996 IV 1).
7 In­tro­dot­ta dal n. I del­la LF del 26 giu. 1998, in vi­go­re dal 1° gen. 1999 (RU 1998 3009 3011; FF 1996 IV 1).
8 In­tro­dot­ta dal n. I del­la LF del 20 giu. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2004 (RU 2003 4123; FF 2002 4208).
9 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 26 giu. 1998, in vi­go­re dal 1° gen. 1999 (RU 1998 3009 3011; FF 1996 IV 1).
1Chi in­ten­de ac­qui­sta­re un'azien­da agri­co­la o un fon­do agri­co­lo de­ve ot­te­ne­re un'au­to­riz­za­zio­ne.
2L'au­to­riz­za­zio­ne è ri­la­scia­ta se non sus­si­sto­no mo­ti­vi per ri­fiu­tar­la.
3So­no ac­qui­sto il tra­sfe­ri­men­to del­la pro­prie­tà, co­me ogni al­tro ne­go­zio giu­ri­di­co che equi­val­ga eco­no­mi­ca­men­te a un tra­sfe­ri­men­to del­la pro­prie­tà.
L'au­to­riz­za­zio­ne non è ne­ces­sa­ria in ca­so di ac­qui­sto:
per suc­ces­sio­ne e at­tri­bu­zio­ne ere­di­ta­ria;
da par­te di un di­scen­den­te, del co­niu­ge, dei ge­ni­to­ri o di un fra­tel­lo o so­rel­la, o di un fi­glio lo­ro, dell'alie­nan­te;
da par­te di un com­pro­prie­ta­rio o di un pro­prie­ta­rio in co­mu­ne;
me­dian­te eser­ci­zio di un di­rit­to le­ga­le di com­pe­ra o di ri­cu­pe­ra;
nell'am­bi­to di un'espro­pria­zio­ne o di un mi­glio­ra­men­to del suo­lo ope­ra­to con il con­cor­so dell'au­to­ri­tà;
al­lo sco­po di ret­ti­fi­ca­re o di mi­glio­ra­re i con­fi­ni;
per tra­pas­so di pro­prie­tà me­dian­te fu­sio­ne o scis­sio­ne in vir­tù del­la leg­ge del 3 ot­to­bre 20033 sul­la fu­sio­ne, se gli at­ti­vi del sog­get­to giu­ri­di­co tra­sfe­ren­te o del sog­get­to as­sun­to­re non so­no co­sti­tui­ti prin­ci­pal­men­te da un'azien­da o da un fon­do agri­co­li;
da par­te del Can­to­ne o di un Co­mu­ne ai fi­ni del­la pro­te­zio­ne con­tro le pie­ne, del­la ri­vi­ta­liz­za­zio­ne del­le ac­que, del­la co­stru­zio­ne di ba­ci­ni di com­pen­sa­zio­ne e di ac­cu­mu­la­zio­ne per pom­pag­gio per cen­tra­li idroe­let­tri­che non­ché a sco­po di so­sti­tu­zio­ne rea­le per ta­li esi­gen­ze.
2 In­tro­dot­ta dal n. 1 dell'all. al­la L del 3 ott. 2003 sul­la fu­sio­ne, in vi­go­re dal 1° lug. 2004 (RU 2004 2617; FF 2000 3765).
4 In­tro­dot­ta dal n. II 3 del­la LF dell'11 dic. 2009 (Ri­na­tu­ra­zio­ne), in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 4285; FF 2008 7033 7069).
1L'au­to­riz­za­zio­ne per l'ac­qui­sto di un'azien­da agri­co­la o di un fon­do agri­co­lo è ri­fiu­ta­ta se:
l'ac­qui­ren­te non è col­ti­va­to­re di­ret­to;
è sta­to pat­tui­to un prez­zo esor­bi­tan­te;
il fon­do da ac­qui­sta­re è ubi­ca­to fuo­ri del rag­gio d'eser­ci­zio dell'azien­da dell'ac­qui­ren­te se­con­do l'uso lo­ca­le.
2 Il mo­ti­vo di ri­fiu­to di cui al ca­po­ver­so 1 let­te­ra b non è per­ti­nen­te se l'azien­da o il fon­do agri­co­lo è ac­qui­sta­to nell'am­bi­to di una pro­ce­du­ra di rea­liz­za­zio­ne for­za­ta.2
1 Abro­ga­ta dal n. I del­la LF del 26 giu. 1998, con ef­fet­to dal 1° gen. 1999 (RU 1998 3009; FF 1996 IV 1).
2 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 26 giu. 1998, in vi­go­re dal 1° gen. 1999 (RU 1998 3009 3011; FF 1996 IV 1).
1Se non vi è col­ti­va­zio­ne di­ret­ta, l'au­to­riz­za­zio­ne dev'es­se­re ri­la­scia­ta se l'ac­qui­ren­te pro­va che sus­si­ste un gra­ve mo­ti­vo, se­gna­ta­men­te che:
l'ac­qui­sto ser­ve a pre­ser­va­re co­me azien­da in af­fit­to un'azien­da da lun­go tem­po in­te­gral­men­te af­fit­ta­ta, a mi­glio­ra­re strut­tu­ral­men­te un'azien­da in af­fit­to o a isti­tui­re o pre­ser­va­re un'azien­da spe­ri­men­ta­le o sco­la­sti­ca;
l'ac­qui­ren­te di­spo­ne di un'au­to­riz­za­zio­ne de­fi­ni­ti­va per un'uti­liz­za­zio­ne non agri­co­la del suo­lo a' sen­si dell'ar­ti­co­lo 24 del­la leg­ge fe­de­ra­le del 22 giu­gno 19792 sul­la pia­ni­fi­ca­zio­ne del ter­ri­to­rio;
l'ac­qui­sto è ope­ra­to in vi­sta dell'estra­zio­ne di ri­sor­se mi­ne­ra­rie, am­mes­sa dal­la le­gi­sla­zio­ne in ma­te­ria di pia­ni­fi­ca­zio­ne del ter­ri­to­rio, e la su­per­fi­cie non ec­ce­de quel­la ra­gio­ne­vol­men­te ne­ces­sa­ria all'im­pre­sa co­me ri­ser­va di ma­te­rie pri­me o co­me so­sti­tu­zio­ne rea­le per una su­per­fi­cie nel­la zo­na d'estra­zio­ne, per 15 an­ni al mas­si­mo. Il ter­re­no che, en­tro 15 an­ni dall'ac­qui­sto, non è uti­liz­za­to se­con­do la de­sti­na­zio­ne pre­vi­sta dev'es­se­re alie­na­to con­for­me­men­te al­le di­spo­si­zio­ni del­la pre­sen­te leg­ge. Lo stes­so va­le a ri­col­ti­va­zio­ne av­ve­nu­ta;
l'azien­da agri­co­la o il fon­do agri­co­lo so­no si­tua­ti in una zo­na pro­tet­ta e l'ac­qui­ren­te ac­qui­sta il ter­re­no ai fi­ni di ta­le pro­te­zio­ne;
l'ac­qui­sto è ope­ra­to al fi­ne di pre­ser­va­re i din­tor­ni, de­gni di pro­te­zio­ne, di cen­tri, co­stru­zio­ni od im­pian­ti sto­ri­ci o di un'ope­ra na­tu­ra­le pro­tet­ta;
no­no­stan­te pub­bli­co ban­do a un prez­zo non esor­bi­tan­te (art. 66) non vi so­no of­fer­te di col­ti­va­to­ri di­ret­ti.
un cre­di­to­re che de­tie­ne un di­rit­to di pe­gno sull'azien­da o sul fon­do ac­qui­si­sce que­st'ul­ti­mi nell'am­bi­to di una pro­ce­du­ra di rea­liz­za­zio­ne for­za­ta.
2L'au­to­riz­za­zio­ne può es­se­re su­bor­di­na­ta ad one­ri.
3 In­tro­dot­ta dal n. I del­la LF del 26 giu. 1998, in vi­go­re dal 1° gen. 1999 (RU 1998 3009 3011; FF 1996 IV 1).
1L'ac­qui­sto da par­te dell'en­te pub­bli­co o di suoi sta­bi­li­men­ti dev'es­se­re au­to­riz­za­to se:
oc­cor­re per adem­pie­re un com­pi­to pub­bli­co pre­vi­sto nei pia­ni del­la le­gi­sla­zio­ne in ma­te­ria di pia­ni­fi­ca­zio­ne del ter­ri­to­rio;
ser­ve co­me so­sti­tu­zio­ne rea­le nel­la co­stru­zio­ne di un'ope­ra pre­vi­sta nei pia­ni del­la le­gi­sla­zio­ne in ma­te­ria di pia­ni­fi­ca­zio­ne del ter­ri­to­rio e una leg­ge fe­de­ra­le o can­to­na­le pre­scri­ve o con­sen­te la pre­sta­zio­ne di so­sti­tu­zio­ni rea­li.
2I mo­ti­vi di ri­fiu­to di cui all'ar­ti­co­lo 63 non si ap­pli­ca­no nel ca­so pre­vi­sto dal ca­po­ver­so 1 let­te­ra a.
1 Il prez­zo d'ac­qui­sto è esor­bi­tan­te se su­pe­ra di ol­tre il 5 per cen­to il prez­zo pa­ga­to in me­dia per azien­de o fon­di agri­co­li pa­ra­go­na­bi­li del­la stes­sa re­gio­ne du­ran­te gli ul­ti­mi cin­que an­ni.
2 I Can­to­ni pos­so­no au­men­ta­re que­sta per­cen­tua­le si­no al 15 per cen­to al mas­si­mo nel­la lo­ro le­gi­sla­zio­ne.1
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 5 ott. 2007, in vi­go­re dal 1° set. 2008 (RU 2008 3585; FF 2006 5815).
1In ca­so di in­can­to for­za­to, l'ag­giu­di­ca­ta­rio de­ve pro­dur­re l'au­to­riz­za­zio­ne o de­po­si­ta­re i co­sti per un nuo­vo in­can­to e ri­chie­de­re l'au­to­riz­za­zio­ne en­tro die­ci gior­ni dall'ag­giu­di­ca­zio­ne.
2Se l'ag­giu­di­ca­ta­rio non chie­de l'au­to­riz­za­zio­ne o se que­sta è ri­fiu­ta­ta, l'au­to­ri­tà pre­po­sta all'in­can­to re­vo­ca l'ag­giu­di­ca­zio­ne e or­di­na una nuo­va asta.
3Il pri­mo ag­giu­di­ca­ta­rio ri­spon­de del­le spe­se del­la nuo­va asta.
1 Abro­ga­to dal n. I del­la LF del 26 giu. 1998, con ef­fet­to dal 1° gen. 1999 (RU 1998 3009; FF 1996 IV 1).
Le azien­de e i fon­di agri­co­li non pos­so­no es­se­re ven­du­ti all'asta vo­lon­ta­ria.
I ne­go­zi giu­ri­di­ci che in­fran­go­no o so­no vol­ti ad elu­de­re i di­vie­ti di di­vi­sio­ne ma­te­ria­le e di fra­zio­na­men­to (art. 58) o le di­spo­si­zio­ni sull'ac­qui­sto di azien­de e fon­di agri­co­li (art. 61-69) so­no nul­li.
1L'au­to­ri­tà com­pe­ten­te ad ac­cor­da­re l'au­to­riz­za­zio­ne re­vo­ca la sua de­ci­sio­ne se l'ac­qui­ren­te l'ha con­se­gui­ta for­nen­do in­for­ma­zio­ni fal­se.
2La de­ci­sio­ne non è più re­vo­ca­bi­le quan­do sia­no tra­scor­si più di die­ci an­ni dall'iscri­zio­ne del ne­go­zio giu­ri­di­co nel re­gi­stro fon­dia­rio.
1Se un ne­go­zio nul­lo è sta­to iscrit­to nel re­gi­stro fon­dia­rio, l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te ad ac­cor­da­re l'au­to­riz­za­zio­ne or­di­na la ret­ti­fi­ca­zio­ne del re­gi­stro fon­dia­rio do­po aver re­vo­ca­to la sua de­ci­sio­ne (art. 71).
2L'uf­fi­cia­le del re­gi­stro fon­dia­rio, se vie­ne a sa­pe­re in se­gui­to che un ne­go­zio è sog­get­to ad au­to­riz­za­zio­ne, ne av­ver­te l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te ad ac­cor­da­re l'au­to­riz­za­zio­ne.
3La ret­ti­fi­ca­zio­ne del re­gi­stro fon­dia­rio pre­vi­sta dal ca­po­ver­so 1 è esclu­sa quan­do sia­no tra­scor­si più di die­ci an­ni dall'iscri­zio­ne del ne­go­zio giu­ri­di­co nel re­gi­stro fon­dia­rio.
4La ret­ti­fi­ca­zio­ne del re­gi­stro fon­dia­rio è inol­tre esclu­sa ove le­des­se di­rit­ti di ter­zi di buo­na fe­de (art. 973 CC1). Pri­ma di de­ci­de­re, l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te ad ac­cor­da­re l'au­to­riz­za­zio­ne s'in­for­ma pres­so l'uf­fi­cia­le del re­gi­stro fon­dia­rio se esi­sta­no ta­li di­rit­ti.
1I fon­di agri­co­li pos­so­no es­se­re gra­va­ti da pe­gno im­mo­bi­lia­re sol­tan­to fi­no a con­cor­ren­za del li­mi­te dell'ag­gra­vio. Il li­mi­te dell'ag­gra­vio cor­ri­spon­de al­la som­ma del va­lo­re di red­di­to agri­co­lo au­men­ta­to del 35 per cen­to e del va­lo­re di red­di­to del­le par­ti non agri­co­le.1
2I li­mi­ti dell'ag­gra­vio de­vo­no es­se­re ri­spet­ta­ti per:
la co­sti­tu­zio­ne di un di­rit­to di pe­gno im­mo­bi­lia­re;
la co­sti­tu­zio­ne di un pe­gno ma­nua­le su un ti­to­lo ipo­te­ca­rio;
il reim­pie­go di un ti­to­lo ipo­te­ca­rio re­den­to di cui il pro­prie­ta­rio può di­spor­re (car­tel­la ipo­te­ca­ria in­te­sta­ta al pro­prie­ta­rio).
3Per va­lu­ta­re se il li­mi­te dell'ag­gra­vio è rag­giun­to è de­ter­mi­nan­te la som­ma dei di­rit­ti di pe­gno im­mo­bi­lia­ri iscrit­ti, an­no­ta­ti e men­zio­na­ti nel re­gi­stro fon­dia­rio. I di­rit­ti di pe­gno im­mo­bi­lia­ri ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 75 ca­po­ver­so 1 non so­no con­teg­gia­ti.2
1Se un pe­gno im­mo­bi­lia­re è co­sti­tui­to su più fon­di per ga­ran­ti­re il me­de­si­mo cre­di­to (pe­gno col­let­ti­vo; art. 798 cpv. 1 CC1), ogni fon­do può es­se­re gra­va­to fi­no a con­cor­ren­za del­la som­ma dei li­mi­ti d'ag­gra­vio dei sin­go­li fon­di.
2La co­sti­tu­zio­ne di un pe­gno col­let­ti­vo su fon­di che sog­giac­cio­no e su fon­di che non sog­giac­cio­no al­la pre­sen­te leg­ge non è am­mes­sa.
1Non vi è li­mi­te d'ag­gra­vio per:
i di­rit­ti di pe­gno im­mo­bi­lia­re le­ga­li pre­vi­sti da­gli ar­ti­co­li 808 e 810 del CC1, co­me pu­re le ipo­te­che le­ga­li pre­vi­ste dal di­rit­to pub­bli­co can­to­na­le (art. 836 CC);
i di­rit­ti di pe­gno im­mo­bi­lia­re per mi­glio­ra­men­ti del suo­lo (art. 820 e 821 CC);
i di­rit­ti di pe­gno im­mo­bi­lia­re a ga­ran­zia di mu­tui ac­cor­da­ti qua­li aiu­ti per la con­du­zio­ne azien­da­le o cre­di­ti d'in­ve­sti­men­to in vir­tù del­la leg­ge del 29 apri­le 19983 sull'agri­col­tu­ra;
i di­rit­ti di pe­gno im­mo­bi­lia­re per mu­tui che la Con­fe­de­ra­zio­ne o i Can­to­ni ac­cor­da­no o ga­ran­ti­sco­no in vir­tù del­la le­gi­sla­zio­ne che pro­muo­ve la co­stru­zio­ne di abi­ta­zio­ni, in quan­to le abi­ta­zio­ni sia­no uti­liz­za­te per i bi­so­gni dell'eser­ci­zio;
i di­rit­ti di pe­gno im­mo­bi­lia­re in for­ma di ipo­te­che per ga­ran­ti­re il di­rit­to all'uti­le, dei coe­re­di e dell'alie­nan­te.
2Le iscri­zio­ni prov­vi­so­rie di ipo­te­che le­ga­li giu­sta gli ar­ti­co­li 837 e 961 ca­po­ver­so 1 nu­me­ro 1 CC pos­so­no es­se­re an­no­ta­te nel re­gi­stro fon­dia­rio in­di­pen­den­te­men­te dal li­mi­te dell'ag­gra­vio.
3I di­rit­ti di pe­gno im­mo­bi­lia­re già iscrit­ti, di ran­go po­ste­rio­re, non so­no toc­ca­ti, nel­la lo­ro con­si­sten­za, dall'iscri­zio­ne di un di­rit­to di pe­gno im­mo­bi­lia­re giu­sta il ca­po­ver­so 1 let­te­re a e b.
1Un di­rit­to di pe­gno im­mo­bi­lia­re che su­pe­ri il pro­prio li­mi­te d'ag­gra­vio può es­se­re co­sti­tui­to sol­tan­to per ga­ran­ti­re un mu­tuo che:
una so­cie­tà coo­pe­ra­ti­va o fon­da­zio­ne di di­rit­to pri­va­to ri­co­no­sciu­ta dal­la Con­fe­de­ra­zio­ne o un'isti­tu­zio­ne del di­rit­to pub­bli­co can­to­na­le ac­cor­da sen­za in­te­res­si al de­bi­to­re;
un ter­zo ac­cor­da al de­bi­to­re e una so­cie­tà coo­pe­ra­ti­va, fon­da­zio­ne o isti­tu­zio­ne ai sen­si del­la let­te­ra a ga­ran­ti­sce o ri­mu­ne­ra.
2L'au­to­ri­tà can­to­na­le può au­to­riz­za­re un mu­tuo di ter­zi ga­ran­ti­to da un di­rit­to di pe­gno che su­pe­ri il li­mi­te d'ag­gra­vio, pur­ché sia­no os­ser­va­te le di­spo­si­zio­ni de­gli ar­ti­co­li 77 e 78.
3L'uf­fi­cia­le del re­gi­stro fon­dia­rio re­spin­ge la do­man­da che non adem­pia al­cu­na di ta­li con­di­zio­ni.
1Un mu­tuo ga­ran­ti­to da un di­rit­to di pe­gno che su­pe­ri il li­mi­te d'ag­gra­vio può es­se­re ac­cor­da­to sol­tan­to se:
è uti­liz­za­to dal de­bi­to­re per ac­qui­sta­re, esten­de­re, man­te­ne­re o mi­glio­ra­re un'azien­da agri­co­la o un fon­do agri­co­lo, ov­ve­ro per ac­qui­sta­re o rin­no­va­re le per­ti­nen­ze azien­da­li ne­ces­sa­rie e
non por­ti a un in­de­bi­ta­men­to in­sop­por­ta­bi­le per il de­bi­to­re.
2Per va­lu­ta­re se il mu­tuo re­sta sop­por­ta­bi­le, de­ve es­se­re sta­bi­li­to un bi­lan­cio pre­ven­ti­vo d'eser­ci­zio. Bi­so­gna te­ne­re con­to a tal fi­ne di tut­te le spe­se del de­bi­to­re per la ri­mu­ne­ra­zio­ne e il rim­bor­so dei suoi de­bi­ti ipo­te­ca­ri e chi­ro­gra­fa­ri. De­vo­no es­se­re com­pre­si nell'esa­me an­che i mu­tui ga­ran­ti­ti da di­rit­ti di pe­gno non sot­to­po­sti al li­mi­te d'ag­gra­vio.
3Le per­so­ne o isti­tu­zio­ni che ga­ran­ti­sco­no il mu­tuo, lo ri­mu­ne­ra­no o lo ac­cor­da­no sen­za in­te­res­si e l'au­to­ri­tà che l'ha con­trol­la­to si ac­cer­ta­no che il mu­tuo ven­ga uti­liz­za­to per lo sco­po fis­sa­to. Se ta­le non è il ca­so, la per­so­na o l'isti­tu­zio­ne che ga­ran­ti­sce il mu­tuo o lo ri­mu­ne­ra e l'au­to­ri­tà che l'ha con­trol­la­to pos­so­no ob­bli­ga­re il cre­di­to­re a de­nun­ciar­lo.
1Se un mu­tuo è uti­liz­za­to per ac­qui­sta­re, esten­de­re, man­te­ne­re o mi­glio­ra­re un fon­do agri­co­lo, la par­te che su­pe­ri il li­mi­te d'ag­gra­vio dev'es­se­re rim­bor­sa­ta en­tro 25 an­ni. In cir­co­stan­ze spe­cia­li, il cre­di­to­re può ac­cor­da­re al de­bi­to­re una pro­ro­ga del ter­mi­ne di rim­bor­so o li­be­rar­lo in­te­ra­men­te dall'ob­bli­go di pa­ga­re per ac­con­ti. Que­ste age­vo­la­zio­ni pos­so­no es­se­re ac­cor­da­te sol­tan­to d'in­te­sa con la per­so­na o l'isti­tu­zio­ne che ga­ran­ti­sce o ri­mu­ne­ra il mu­tuo, ov­ve­ro con l'au­to­ri­tà che l'ha con­trol­la­to.
2Se il mu­tuo è uti­liz­za­to per fi­nan­zia­re le per­ti­nen­ze azien­da­li, il ter­mi­ne fis­sa­to per il rim­bor­so de­ve cor­ri­spon­de­re al­la du­ra­ta di am­mor­ta­men­to de­gli og­get­ti fi­nan­zia­ti.
3Se il mu­tuo rim­bor­sa­to era ga­ran­ti­to da una car­tel­la ipo­te­ca­ria o da una ren­di­ta fon­dia­ria (art. 33a tit. fin. CC1) e se que­ste non so­no uti­liz­za­te per ga­ran­ti­re un nuo­vo mu­tuo con­for­me­men­te agli ar­ti­co­li 76 e 77, il cre­di­to­re de­ve cu­rar­si che la som­ma ga­ran­ti­ta sia mo­di­fi­ca­ta o ra­dia­ta nel re­gi­stro fon­dia­rio e sul ti­to­lo di pe­gno, nel­la mi­su­ra in cui su­pe­ri il li­mi­te d'ag­gra­vio. Le per­so­ne o isti­tu­zio­ni che ga­ran­ti­sco­no o ri­mu­ne­ra­no il mu­tuo e l'au­to­ri­tà che l'ha con­trol­la­to han­no il di­rit­to di do­man­da­re all'uf­fi­cio del re­gi­stro fon­dia­rio di pro­ce­de­re al­la mo­di­fi­ca­zio­ne o al­la ra­dia­zio­ne.2
4Il ti­to­lo di pe­gno può es­se­re re­sti­tui­to al de­bi­to­re sol­tan­to se le con­di­zio­ni di cui al ca­po­ver­so 3 so­no adem­piu­te.
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 1 del­la LF dell'11 dic. 2009 (Car­tel­la ipo­te­ca­ria re­gi­stra­le e di­rit­ti rea­li), in vi­go­re dal 1° gen. 2012 (RU 2011 4637; FF 2007 4845).
1Una so­cie­tà coo­pe­ra­ti­va o fon­da­zio­ne di di­rit­to pri­va­to è ri­co­no­sciu­ta se i suoi sta­tu­ti:
pre­ve­do­no d'ac­cor­da­re sen­za in­te­res­si, ga­ran­ti­re o ri­mu­ne­ra­re mu­tui a fi­ni agri­co­li;
fis­sa­no un im­por­to mas­si­mo per la con­ces­sio­ne sen­za in­te­res­si, la ga­ran­zia o la ri­mu­ne­ra­zio­ne dei sin­go­li mu­tui;
in­ca­ri­ca­no dell'am­mi­ni­stra­zio­ne un or­ga­no com­po­sto di pe­ri­ti;
esclu­do­no che agli or­ga­ni sia­no ver­sa­te pre­sta­zio­ni le­ga­te al red­di­to, qua­li per­cen­tua­li d'in­te­res­sen­za (tan­tiè­mes);
pre­ve­do­no che il ca­pi­ta­le di par­te­ci­pa­zio­ne e al­tri con­fe­ri­men­ti dei mem­bri pos­sa­no es­se­re al mas­si­mo ri­mu­ne­ra­ti al tas­so ap­pli­ca­bi­le al­le ipo­te­che di pri­mo gra­do, e
pre­ve­do­no che un red­di­to net­to sia at­tri­bui­to agli ac­can­to­na­men­ti e al­le ri­ser­ve.
2Il Di­par­ti­men­to fe­de­ra­le di giu­sti­zia e po­li­zia de­ci­de del ri­co­no­sci­men­to e pub­bli­ca la de­ci­sio­ne nel Fo­glio fe­de­ra­le.
3Le di­spo­si­zio­ni sul ri­co­no­sci­men­to del­le so­cie­tà coo­pe­ra­ti­ve e del­le fon­da­zio­ni si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia al ri­co­no­sci­men­to del­le isti­tu­zio­ni can­to­na­li.
4Le so­cie­tà coo­pe­ra­ti­ve, fon­da­zio­ni e isti­tu­zio­ni can­to­na­li ri­co­no­sciu­te so­no ob­bli­ga­te a for­ni­re re­go­lar­men­te al Di­par­ti­men­to fe­de­ra­le di giu­sti­zia e po­li­zia un rap­por­to sul­la lo­ro ge­stio­ne.
1L'istan­za di ri­la­scio di un'au­to­riz­za­zio­ne, di ema­na­zio­ne di una de­ci­sio­ne d'ac­cer­ta­men­to o di sti­ma del va­lo­re di red­di­to si pro­po­ne all'au­to­ri­tà can­to­na­le.
2Se un'azien­da agri­co­la è ubi­ca­ta in più Can­to­ni, per il ri­la­scio di un'au­to­riz­za­zio­ne o l'ema­na­zio­ne di una de­ci­sio­ne d'ac­cer­ta­men­to è com­pe­ten­te il Can­to­ne nel qua­le è ubi­ca­ta la par­te di va­lo­re più ele­va­to.
1All'uf­fi­cio del re­gi­stro fon­dia­rio van­no esi­bi­ti, ol­tre all'at­to con­cer­nen­te il ne­go­zio giu­ri­di­co, la ne­ces­sa­ria au­to­riz­za­zio­ne o do­cu­men­ti dai qua­li ri­sul­ti che l'au­to­riz­za­zio­ne non è ne­ces­sa­ria, non­ché, se del ca­so, la de­ci­sio­ne che ha fis­sa­to il li­mi­te d'ag­gra­vio.
2Se è ma­ni­fe­sto che il ne­go­zio no­ti­fi­ca­to sot­to­stà ad au­to­riz­za­zio­ne e que­sta non è esi­bi­ta, l'uf­fi­cia­le del re­gi­stro fon­dia­rio re­spin­ge la no­ti­fi­ca­zio­ne.
3Se sus­si­ste in­cer­tez­za cir­ca la ne­ces­si­tà dell'au­to­riz­za­zio­ne per il ne­go­zio no­ti­fi­ca­to, l'uf­fi­cia­le del re­gi­stro fon­dia­rio iscri­ve la no­ti­fi­ca­zio­ne nel li­bro gior­na­le, rin­vian­do la de­ci­sio­ne cir­ca l'iscri­zio­ne nel re­gi­stro al mo­men­to in cui si sa­rà de­ci­so sull'ob­bli­go d'au­to­riz­za­zio­ne ed even­tual­men­te sull'istan­za.
4L'uf­fi­cia­le del re­gi­stro fon­dia­rio as­se­gna un ter­mi­ne di 30 gior­ni per pro­por­re l'istan­za di de­ci­sio­ne sull'ob­bli­go d'au­to­riz­za­zio­ne o di ri­la­scio dell'au­to­riz­za­zio­ne me­de­si­ma. Re­spin­ge la no­ti­fi­ca­zio­ne se il ter­mi­ne è tra­scor­so in­frut­tuo­sa­men­te o se l'au­to­riz­za­zio­ne è sta­ta ri­fiu­ta­ta.
1 Abro­ga­to dal n. 3 dell'all. al­la L del 24 mar. 2000 sul fo­ro, con ef­fet­to dal 1° gen. 2001 (RU 2000 2355; FF 1999 2427).
1L'istan­za di ri­la­scio di un'au­to­riz­za­zio­ne si pro­po­ne all'au­to­ri­tà can­to­na­le com­pe­ten­te (art. 90 lett. a).
2Que­sta au­to­ri­tà co­mu­ni­ca la sua de­ci­sio­ne al­le par­ti, all'uf­fi­cia­le del re­gi­stro fon­dia­rio, all'au­to­ri­tà can­to­na­le di vi­gi­lan­za (art. 90 lett. b), all'af­fit­tua­rio non­ché ai ti­to­la­ri di di­rit­ti di com­pe­ra o di pre­la­zio­ne e agli aven­ti di­rit­to all'at­tri­bu­zio­ne.
3Il ri­fiu­to dell'au­to­riz­za­zio­ne può es­se­re im­pu­gna­to dal­le par­ti da­van­ti all'au­to­ri­tà can­to­na­le di ri­cor­so (art. 88). Pres­so la stes­sa au­to­ri­tà pos­so­no in­ter­por­re ri­cor­so con­tro il ri­la­scio dell'au­to­riz­za­zio­ne l'au­to­ri­tà can­to­na­le di vi­gi­lan­za, l'af­fit­tua­rio, non­ché i ti­to­la­ri di di­rit­ti di com­pe­ra o di pre­la­zio­ne e gli aven­ti di­rit­to all'at­tri­bu­zio­ne.
Chi ha un in­te­res­se de­gno di pro­te­zio­ne può in par­ti­co­la­re far ac­cer­ta­re dall'au­to­ri­tà com­pe­ten­te ad ac­cor­da­re l'au­to­riz­za­zio­ne se:
un'azien­da agri­co­la o un fon­do agri­co­lo sog­gia­ce al di­vie­to di di­vi­sio­ne ma­te­ria­le, al di­vie­to di fra­zio­na­men­to, al­la pro­ce­du­ra d'au­to­riz­za­zio­ne o al li­mi­te dell'ag­gra­vio;
l'ac­qui­sto di un'azien­da agri­co­la o di un fon­do agri­co­lo può es­se­re au­to­riz­za­to.
Se, in una pro­ce­du­ra d'esa­me di un pia­no d'uti­liz­za­zio­ne ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 21 ca­po­ver­so 2 del­la leg­ge fe­de­ra­le del 22 giu­gno 19791 sul­la pia­ni­fi­ca­zio­ne del ter­ri­to­rio, è coin­vol­ta an­che un'azien­da agri­co­la o un fon­do agri­co­lo, un pro­ces­so pen­den­te o una pro­ce­du­ra in cor­so pos­so­no, a ri­chie­sta di un par­te­ci­pan­te, es­se­re so­spe­si fi­no al­la nuo­va de­ter­mi­na­zio­ne del­la zo­na d'uti­liz­za­zio­ne, ma al mas­si­mo per cin­que an­ni.
1Van­no men­zio­na­ti nel re­gi­stro fon­dia­rio:
i fon­di agri­co­li ubi­ca­ti in zo­na edi­fi­ca­bi­le e sot­to­po­sti al­la pre­sen­te leg­ge (art. 2);
i fon­di non agri­co­li ubi­ca­ti fuo­ri zo­na edi­fi­ca­bi­le e non sot­to­po­sti al­la pre­sen­te leg­ge (art. 2).
2Il Con­si­glio fe­de­ra­le fis­sa le ec­ce­zio­ni e di­sci­pli­na le con­di­zio­ni al­le qua­li una men­zio­ne è ra­dia­ta d'uf­fi­cio.
1Il va­lo­re di red­di­to è sti­ma­to da un'au­to­ri­tà, d'uf­fi­cio o a ri­chie­sta di un aven­te di­rit­to. Per edi­fi­ci o im­pian­ti pro­get­ta­ti, l'au­to­ri­tà può pro­ce­de­re a una sti­ma prov­vi­so­ria.
1bisL'aven­te di­rit­to le­git­ti­ma­to a do­man­da­re la sti­ma del va­lo­re di red­di­to può chie­de­re che le per­ti­nen­ze sia­no sti­ma­te al lo­ro va­lo­re d'uso.1
2Il va­lo­re di red­di­to può an­che es­se­re sti­ma­to da un pe­ri­to; una ta­le sti­ma è vin­co­lan­te sol­tan­to se ap­pro­va­ta dall'au­to­ri­tà.
3Pos­so­no do­man­da­re la sti­ma del va­lo­re di red­di­to:
il pro­prie­ta­rio e ognu­no dei suoi ere­di;
ogni ti­to­la­re, se­con­do la pre­sen­te leg­ge, di un di­rit­to di com­pe­ra o di pre­la­zio­ne sull'azien­da o sul fon­do di cui si trat­ta, se po­tes­se eser­ci­ta­re il suo di­rit­to;
i cre­di­to­ri pi­gno­ra­ti­zi, i ga­ran­ti e le per­so­ne o isti­tu­zio­ni se­con­do l'ar­ti­co­lo 76, se ac­cor­da­no, ga­ran­ti­sco­no o ri­mu­ne­ra­no un mu­tuo ga­ran­ti­to da pe­gno o se il va­lo­re dell'azien­da o del fon­do si è mo­di­fi­ca­to in se­gui­to a even­to na­tu­ra­le, mi­glio­ra­men­to del suo­lo, au­men­to o di­mi­nu­zio­ne del­la su­per­fi­cie, nuo­va co­stru­zio­ne, tra­sfor­ma­zio­ne, de­mo­li­zio­ne o chiu­su­ra di un edi­fi­cio, cam­bia­men­to di de­sti­na­zio­ne o per al­tra cau­sa ana­lo­ga.
4L'au­to­ri­tà co­mu­ni­ca al pro­prie­ta­rio, al pro­po­nen­te e all'uf­fi­cio del re­gi­stro fon­dia­rio il nuo­vo va­lo­re di red­di­to; de­ve in­di­ca­re an­che qua­li im­por­ti so­no at­tri­bui­ti al va­lo­re del­le par­ti non agri­co­le. In­di­ca inol­tre il va­lo­re d'uso del­le per­ti­nen­ze, qua­lo­ra que­sto sia sta­to sti­ma­to.2
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 20 giu. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2004 ( RU 2003 4123; FF 2002 4208).
1Le de­ci­sio­ni pre­se in vir­tù del­la pre­sen­te leg­ge (art. 80 cpv. 1 e 87) pos­so­no es­se­re im­pu­gna­te en­tro 30 gior­ni da­van­ti all'au­to­ri­tà can­to­na­le di ri­cor­so (art. 90 lett. f).
2Le de­ci­sio­ni can­to­na­li d'ul­ti­ma istan­za van­no co­mu­ni­ca­te al Di­par­ti­men­to fe­de­ra­le di giu­sti­zia e po­li­zia.
3Per il ri­ma­nen­te, la tu­te­la giu­ri­sdi­zio­na­le è ret­ta dal­le di­spo­si­zio­ni ge­ne­ra­li sull'am­mi­ni­stra­zio­ne del­la giu­sti­zia fe­de­ra­le.2
1 Abro­ga­ta dal n. I 5 dell'O dell'AF del 20 dic. 2006 che ade­gua ta­lu­ni at­ti nor­ma­ti­vi al­le di­spo­si­zio­ni del­la L sul Tri­bu­na­le fe­de­ra­le e del­la L sul Tri­bu­na­le am­mi­ni­stra­ti­vo fe­de­ra­le, con ef­fet­to dal 1° gen. 2007 (RU 2006 5599; FF 2006 7109).
2 In­tro­dot­to dal n. I 5 dell'O dell'AF del 20 dic. 2006 che ade­gua ta­lu­ni at­ti nor­ma­ti­vi al­le di­spo­si­zio­ni del­la L sul Tri­bu­na­le fe­de­ra­le e del­la L sul Tri­bu­na­le am­mi­ni­stra­ti­vo fe­de­ra­le, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 5599; FF 2006 7109).
Art. 89 Ricorso al Tribunale federale
Le de­ci­sio­ni su ri­cor­so pro­nun­cia­te dal­le au­to­ri­tà can­to­na­li di ul­ti­ma istan­za sog­giac­cio­no al ri­cor­so in ma­te­ria di di­rit­to pub­bli­co con­for­me­men­te agli ar­ti­co­li 82-89 del­la leg­ge fe­de­ra­le del 17 giu­gno 20052 sul Tri­bu­na­le fe­de­ra­le.
1I Can­to­ni de­si­gna­no le au­to­ri­tà com­pe­ten­ti a:
ri­la­scia­re le au­to­riz­za­zio­ni di cui agli ar­ti­co­li 60, 63, 64 e 65;
im­pu­gna­re le de­ci­sio­ni dell'au­to­ri­tà com­pe­ten­te ad ac­cor­da­re l'au­to­riz­za­zio­ne con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 83 ca­po­ver­so 3 (au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za);
ac­cor­da­re l'au­to­riz­za­zio­ne pre­vi­sta dall'ar­ti­co­lo 76 ca­po­ver­so 2 per i mu­tui per i qua­li è con­sen­ti­to su­pe­ra­re il li­mi­te d'ag­gra­vio;
do­man­da­re la men­zio­ne di cui all'ar­ti­co­lo 86;
pro­ce­de­re al­la sti­ma del va­lo­re di red­di­to o ap­pro­var­la (art. 87);
de­ci­de­re sui ri­cor­si (au­to­ri­tà di ri­cor­so).
2Gli at­ti nor­ma­ti­vi can­to­na­li fon­da­ti sul­la pre­sen­te leg­ge de­vo­no es­se­re por­ta­ti a co­no­scen­za del Di­par­ti­men­to fe­de­ra­le di giu­sti­zia e po­li­zia.1
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 20 giu. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2004 (RU 2003 4123; FF 2002 4208).
1Il Con­si­glio fe­de­ra­le ema­na le di­spo­si­zio­ni d'ese­cu­zio­ne de­gli ar­ti­co­li 10 ca­po­ver­so 2 e 86 ca­po­ver­so 2.
3Il Di­par­ti­men­to fe­de­ra­le di giu­sti­zia e po­li­zia de­ci­de del ri­co­no­sci­men­to del­le so­cie­tà coo­pe­ra­ti­ve e fon­da­zio­ni di di­rit­to pri­va­to co­me pu­re del­le isti­tu­zio­ni can­to­na­li ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 79.
1 Le mo­di­fi­che pos­so­no es­se­re con­sul­ta­te al­la RU 1993 1410.
la leg­ge fe­de­ra­le del 12 giu­gno 19511 sul­la con­ser­va­zio­ne del­la pro­prie­tà fon­dia­ria agri­co­la;
la leg­ge fe­de­ra­le del 12 di­cem­bre 19402 sul­lo sde­bi­ta­men­to di po­de­ri agri­co­li.
1La di­vi­sio­ne ere­di­ta­ria è ret­ta dal di­rit­to ap­pli­ca­bi­le al mo­men­to dell'aper­ta suc­ces­sio­ne; se la di­vi­sio­ne non è chie­sta en­tro l'an­no che se­gue l'en­tra­ta in vi­go­re del­la pre­sen­te leg­ge, è ap­pli­ca­bi­le sol­tan­to il nuo­vo di­rit­to.
2La pro­prie­tà col­let­ti­va (pro­prie­tà co­mu­ne o com­pro­prie­tà) co­sti­tui­ta per con­trat­to è sciol­ta se­con­do il di­rit­to an­te­rio­re se ta­le scio­gli­men­to è chie­sto en­tro l'an­no che se­gue l'en­tra­ta in vi­go­re del­la pre­sen­te leg­ge.
3Un di­rit­to le­ga­le o con­ven­zio­na­le all'uti­le, che esi­ste già al mo­men­to dell'en­tra­ta in vi­go­re del­la pre­sen­te leg­ge, re­sta va­li­do an­che nel nuo­vo di­rit­to. Sal­vo con­ven­zio­ne con­tra­ria, sca­den­za e com­pu­to so­no tut­ta­via ret­ti dal di­rit­to in vi­go­re al mo­men­to dell'alie­na­zio­ne. L'in­clu­sio­ne di un fon­do agri­co­lo in una zo­na edi­fi­ca­bi­le (art. 29 cpv. 1 lett. c) si ha per alie­na­zio­ne sol­tan­to se la de­ci­sio­ne d'az­zo­na­men­to è po­ste­rio­re all'en­tra­ta in vi­go­re del­la pre­sen­te leg­ge.
4Il di­rit­to di pre­la­zio­ne su azien­de e fon­di agri­co­li è ret­to dal nuo­vo di­rit­to, se il ca­so di pre­la­zio­ne è so­prag­giun­to do­po l'en­tra­ta in vi­go­re del­la pre­sen­te leg­ge.
1Le di­spo­si­zio­ni del­la pre­sen­te leg­ge sul di­vie­to di di­vi­sio­ne ma­te­ria­le, sul di­vie­to di fra­zio­na­men­to, sul­la pro­ce­du­ra d'au­to­riz­za­zio­ne e sul li­mi­te dell'ag­gra­vio si ap­pli­ca­no a tut­ti i ne­go­zi giu­ri­di­ci di cui è chie­sta l'iscri­zio­ne all'uf­fi­cio del re­gi­stro fon­dia­rio do­po l'en­tra­ta in vi­go­re del­la pre­sen­te leg­ge.
2Le pro­ce­du­re d'au­to­riz­za­zio­ne e di ri­cor­so, in cor­so al mo­men­to dell'en­tra­ta in vi­go­re del­la pre­sen­te leg­ge, so­no li­qui­da­te se­con­do il nuo­vo di­rit­to se, in quel mo­men­to, l'iscri­zio­ne del ne­go­zio giu­ri­di­co non era an­co­ra sta­ta chie­sta all'uf­fi­cio del re­gi­stro fon­dia­rio.
Art. 95a Disposizioni transitorie relative alla modifica del 20 giugno 2003
Le di­spo­si­zio­ni tran­si­to­rie de­gli ar­ti­co­li 94 e 95 si ap­pli­ca­no pa­ri­men­ti al­la mo­di­fi­ca del­la pre­sen­te leg­ge del 20 giu­gno 2003.
Art. 95b Disposizione transitoria della modifica del 5 ottobre 2007
Gli ar­ti­co­li 94 e 95 si ap­pli­ca­no an­che al­la mo­di­fi­ca del­la pre­sen­te leg­ge del 5 ot­to­bre 2007.

References: Art. 8

Art. 10
 art. 522

Art. 48
 art. 798

Art. 89

Art. 95

Art. 95