Source: http://firenze.sentenze.ilcaso.it/massimari/finanziario/2-4-3/Doveri+informativi%2C+violazione+e+rimedi+-+Nullita%27
Timestamp: 2020-03-28 09:14:42+00:00

Document:
Doveri informativi, violazione e rimedi - Nullita'
Contratto derivato – IRS – Alea – Informazioni che attengono alla determinabilità del rischio – Conoscenza da parte del cliente – Necessità – Razionalità e misurabilità dell’alea – Trasferimento nella struttura del contratto dei dati che caratterizzano l’alea e che contribuiscono a definirne la causa, secondo il giudizio di meritevolezza implicitamente formulato dal legislatore della materia
Tutti gli elementi dell’alea, ivi inclusi gli scenari ad essa conseguenti, sia favorevoli che non, che costituiscono e integrano la causa del contratto derivato e, quindi, tutte le informazioni che attengono alla determinabilità del rischio, ivi inclusa l’asimmetria iniziale tra prestazioni, debbono necessariamente essere, ex ante, ben definiti e conosciuti con certezza dal cliente, indipendentemente dalle distinzioni fra scopo di copertura o speculativo tout court e fermo restando che l’alea non deve essere necessariamente simmetrica sul piano quali-quantitativo. In difetto di tali elementi, il contratto di IRS deve ritenersi nullo ai sensi dell’art. 1322, comma 2, c.c., poiché il riconoscimento legislativo risiede nella razionalità dell’alea e quindi nella sua misurabilità. Tale nullità non rappresenta una nullità per violazione di regole di condotta dell’intermediario e non è incisa, pertanto, dai principi condivisibilmente statuiti dalle Sezioni Unite con le sentenze nn. 26724 e 26725 del 2007, dal momento che è oggetto di considerazione il fatto che non siano stati trasferiti all’interno della struttura del contratto i dati che ne caratterizzano l’alea e che contribuiscono a definirne la causa, secondo il giudizio di meritevolezza implicitamente formulato dal legislatore della materia. (Paolo Bontempi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 29 Novembre 2018. Segue...
Usura – Disciplina dei titoli di puro rischio – Contratti aleatori – Applicazione della legge 7 marzo 1996 n. 108 – Disposizioni in materia di usura – Esclusione
La disciplina dei titoli di puro rischio non ricade nell’ambito delle fattispecie contemplate dalla l. 7 marzo 1996, n. 108 (“Disposizioni in materia di usura”) e, più in generale, la disciplina anti-usura non si applica ai contratti aleatori, in quanto caratterizzati dal rischio e, dunque, dall’impossibilità di stabilire a priori l’an e il quantum del vantaggio. Si consideri, poi, che tra le categorie omogenee di operazioni rispetto alle quali sono valutati ex lege i tassi usurari non sono ricomprese le operazioni in strumenti finanziari derivati. Codesti, infatti, non rientrano tra le operazioni oggetto di rilevazione per l’individuazione del TEGM e, conseguentemente, non esiste una categoria di tassi soglia rilevati con cui sia possibile confrontare i tassi effettivi inclusivi degli oneri connessi a strumenti finanziari derivati. (Paolo Bontempi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 29 Novembre 2018. Segue...
Mark to maket - MtM - Omessa indicazione nel contenuto degli accordi quadro o nei singoli contratti di interest rate swap
La circostanza che il MtM non rientri nel contenuto degli accordi quadro sottoscritti da parte attrice, né sia indicato nei singoli contratti di interest rate swap, comporta la radicale nullità di questi, perché esclude in radice che il cliente possa concludere “la scommessa” conoscendo il grado di rischio assunto. (Paolo Bontempi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 29 Novembre 2018. Segue...
Intermediazione finanziaria - Declaratoria di nullità di un ordine di investimento - Effetti - Compensazione fra le somme corrisposte all'intermediario dall'investitore e i frutti civili versati a quest’ultimo dall'intermediario - Configurabilità
Competenza – Sezione specializzata in materia di impresa – Controversia relativa ad acquisto di azioni bancarie – Necessità di inerenza dell’oggetto del giudizio col rapporto societario – Affermazione
Ai fini della configurabilità della competenza della sezione specializzata in materia di impresa, anche quando la vicenda tragga titolo da un negozio traslativo di partecipazioni societarie, la controversia deve essere direttamente inerente alla questione societaria e all’esercizio dei diritti scaturiti dalla titolarità di partecipazioni sociali, onde la pretesa, ma viepiù la fonte di essa, devono trarre titolo dal rapporto di società e dalla conseguente acquisizione dello status socii e alle modalità di estrinsecazione di esso concretamente guardare.
[Nella fattispecie, è stata dichiarata la competenza del Tribunale ordinario atteso che la controversia atteneva esclusivamente alla validità di un contratto di investimento e non interferiva, se non occasionalmente, con il rapporto societario.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 Marzo 2018, n. 6882. Segue...
Intermediazione finanziaria – Ordine di investimento impartito presso l’ufficio dei promotori – Nullità per omessa comunicazione dello jus poenitendi – Insussistenza
L’ufficio dei promotori finanziari è una propaggine della Banca; ne consegue che non possono dirsi impartiti “fuori sede” gli ordini di investimento posti in essere presso gli uffici dei promotori finanziari anche se questi non recassero le insegne dell’intermediario finanziario. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 29 Dicembre 2017. Segue...
Contratti swap – Dichiarazione di nullità del contratto quadro e del contratto swap
Art. 30 Tuf. – Nullità del contratto – Ius poenitendi – Contratto quadro – Contratto swap – Operazione fuori sede – Cliente professionale
La stipulazione di uno swap rientra nel concetto di strumento finanziario al fine della previsione del diritto di recesso ex art. 30 TUF in forza dell’art. 1 comma 2 dello stesso TUF, che definisce come strumenti finanziari anche i “contratti di opzione, contratti finanziari a termine standardizzati («future»), «swap», accordi per scambi futuri di tassi di interesse e altri contratti derivati connessi a valori mobiliari, valute, tassi di interesse o rendimenti, o ad altri strumenti derivati, indici finanziari o misure finanziarie che possono essere regolati con consegna fisica del sottostante o attraverso il pagamento di differenziali in contanti”.
Pertanto la sottoscrizione dello swap costituisce negoziazione di uno strumento finanziario ai sensi del TUF, con conseguente applicazione dell’art. 30 in tema di recesso. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, intervenendo a risolvere un contrasto giurisprudenziale, hanno adottato un’interpretazione estensiva dell’ambito di efficacia dell’art. 30 TUF, statuendo che “il diritto di recesso accordato all'investitore dal sesto comma dell'art. 30 del d. lg. n. 58 del 1998 e la previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non sia contemplato, contenuta nel successivo settimo comma, trovano applicazione non soltanto nel caso in cui la vendita fuori sede di strumenti finanziari da parte dell'intermediario sia intervenuta nell'ambito di un servizio di collocamento prestato dall'intermediario medesimo in favore dell'emittente o dell'offerente di tali strumenti, ma anche quando la medesima vendita fuori sede abbia avuto luogo in esecuzione di un servizio d'investimento diverso, ove ricorra la stessa esigenza di tutela (fattispecie relativa all'azione avviata da un investitore che aveva citato in giudizio l'intermediario attraverso cui aveva acquistato delle obbligazioni emesse da una società poi fallita)” (Cassazione civile S.U. 3.6.2013 n. 13905). (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Con tale sentenza la nozione di "contratti di collocamento" cui l’art. 30 TUF si riferisce e ai quali si applica la prescrizione concernente l'inserimento a pena di nullità della clausola di recesso in favore del cliente, non è più da intendersi come circoscritta ai contratti strettamente connessi e conseguenti alla prestazione del "servizio di collocamento" menzionato dall'art. 1 comma 5 lett. c) (e ora anche lett. c bis), del TUF (così invece Cass. n. 2065 del 2012 e n. 4564 del 2012), ma anche a qualsiasi operazione in virtù della quale l'intermediario offra in vendita a clienti non professionali strumenti finanziari al di fuori della propria sede, anche nell'espletamento di servizi d'investimento diversi, quali ad esempio quelli di negoziazione o di esecuzione di ordini enunciati all'art. 1, comma 5, lett. a) e b) TUF. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Come deciso dal Tribunale di Torino con sentenza n.4987 del 19.10.2016 dott. Martinat, alla luce della sentenza delle Sezioni Unite l’art. 30 TUF si applica anche alla fattispecie oggetto di causa, ove non viene in esame un servizio di collocamento in senso stretto ma un servizio di investimento diverso, ove la banca si pone come controparte diretta del cliente nella negoziazione dello strumento finanziario, dovendo darsi alla disposizione un’interpretazione ampia a tutela dell’investitore.
L’orientamento delle Sezioni Unite è stato confermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.7776/2014, successivamente alle modifiche introdotte al comma 6 dell’art. 30 TUF con l’art. 56 quater D.L. 69/2013 conv. in L.98/13. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Con tale sentenza la Suprema Corte ha ribadito la perdurante validità dell’orientamento giurisprudenziale espresso nel 2013 dalle Sezioni Unite, statuendo che la modifica legislativa non ha natura interpretativa sulla base di criteri di interpretazione logica, finalistica e costituzionalmente orientata e che “L’art. 56 quater del d.l. 21.6.2013, n. 69, il quale – novellando l’art. 30, comma 6, d.lgs. 24.2.1998 n. 58 – ha previsto che il diritto di recesso del risparmiatore dai contratti di investimento stipulati fuori sede spetti anche nel caso di operazioni di negoziazione di titoli per conto proprio stipulate dopo il 1 settembre 2013 non è una norma di interpretazione autentica, e non ha avuto l’effetto di sanare l’eventuale nullità dei suddetti contratti, se privi dell’avviso al risparmiatore dell’esistenza del diritto di recesso e stipulati prima del 1 settembre 2013”. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Tale orientamento è stato ancora ribadito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.11401/2016, secondo cui “La giurisprudenza di questa Corte si è espressa nel senso che il diritto di recesso accordato all'investitore dall'art. 30, comma 6, t.u.f., e la previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non sia contemplato, contenuta nel successivo settimo comma, trovano applicazione non soltanto nel caso in cui la vendita fuori sede di strumenti finanziari da parte dell'intermediario sia intervenuta nell'ambito di un servizio di collocamento o gestione di portafogli individuali, prestato dall'intermediario medesimo in favore dell'emittente o dell'offerente di tali strumenti, ma anche quando la medesima vendita fuori sede abbia avuto luogo in esecuzione di un servizio d'investimento diverso, ivi compresa l'esecuzione di ordini impartiti dal cliente in esecuzione di un contratto quadro, ove ricorra la stessa esigenza di tutela (vd. Sez. Un. n. 13905 del 2013)”. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
La disciplina del recesso riguarda i singoli rapporti negoziali in base ai quali di volta in volta l’investitore si trovi a sottoscrivere uno strumento finanziario offerto dall’intermediario fuori sede, chiarendo la necessità di applicazione dello ius poenitendi agli specifici atti negoziali (Cass. S.U. 13905/13, Cass. 11401/16). (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 26 Settembre 2017. Segue...
Intermediazione finanziaria – Contratti derivati Interest Rate Swap – Nullità relative – Impossibilità di estendere il regime della prescrizione previsto per l’annullabilità
Intermediazione finanziaria – Contratti derivati Interest Rate Swap – Contratto quadro – Illegittimità della sanatoria o convalida del contratto nullo
Intermediazione finanziaria – Contratti derivati Interest Rate Swap – Differenziali negativi addebitati su conto corrente bancario con saldo negativo – Legittima la condanna alla ripetizione delle somme addebitate (o in alternativa la richiesta alla rideterminazione del saldo di conto)
Le c.d. nullità relative sono nullità soggette ad un particolare regime quanto alla legittimazione a farle valere, ma – a parte ciò – conservano i connotati tipici della nullità. Alle nullità relative non può, dunque, essere estesa una fattispecie completamente diversa quale quella dell’annullamento e della prescrizione della relativa azione. (Marco Dalla Zanna) (riproduzione riservata)
La nullità delle operazioni IRS si verifica nel momento in cui esse sono state compiute in difetto di contratto quadro e la successiva stipula di un contratto quadro non può rimediare a tale vizio. Com’è noto ex art. 1423 c.c. il contratto nullo non può essere convalidato e tale disposizione vale anche per c.d. nullità relative che appartengono pur sempre al genus della nullità e non dell’annullabilità. Inoltre, il fatto che dette operazioni siano state estinte anticipatamente non è per nulla incompatibile con la volontà di farne valere la nullità, ben potendo tale comportamento essere giustificato con la semplice intenzione di limitare le perdite. (Marco Dalla Zanna) (riproduzione riservata)
Deve essere confermata, in quanto corretta, la condanna della banca al pagamento (o meglio ripetizione) delle somme addebitate per differenziali negativi sul conto della cliente con saldo passivo di conto corrente. In detta ipotesi infatti il cliente rimarrà debitore della banca dello scoperto di conto corrente non ricalcolato (l’alternativa che si pone al giudicante è quella della rideterminazione del saldo del conto corrente, tenendo conto delle somme riconosciute a credito all’attore)”. (Marco Dalla Zanna) (riproduzione riservata) Appello Torino, 19 Aprile 2017. Segue...
Cambio di valuta tradizionale contro valuta virtuale bitcoin – Doveri informativi dell’operatore nei confronti del consumatore – Violazione – Nullità
In occasione dell’operazione di cambio di valuta tradizionale contro unità della valuta virtuale bitcoin il consumatore ha diritto:
- di comprendere in maniera inequivocabile il fine commerciale perseguito dal fornitore della valuta virtuale;
- di essere informato, secondo le regole dell’Unione Europea (anche laddove il fornitore sia extra-UE), in modo chiaro e comprensibile con qualunque mezzo adeguato alla tecnica di comunicazione a distanza, prima che lo stesso sia vincolato da un contratto a distanza o da un’offerta (ovvero subito dopo la conclusione del contratto a distanza, se quest’ultimo è stato concluso su richiesta del consumatore utilizzando una tecnica di comunicazione a distanza che non consente di trasmettere le condizioni contrattuali né le informazioni):
i) circa l’”identità”, anche di stabilimento geografico, del fornitore e del suo rappresentante;
ii) l’identità del professionista e la veste in cui esso agisce nei confronti del consumatore;
iii) l’iscrizione del fornitore in un registro commerciale o analogo pubblico registro, come pure l’assoggettamento e gli eventuali estremi dell’autorizzazione amministrativa necessaria per le attività così svolte;
iv) le principali caratteristiche del servizio finanziario offertogli;
v) il meccanismo di formazione del prezzo, in senso lato;
vi) il rapporto con strumenti che implicano particolari rischi dovuti a loro specifiche caratteristiche o alle operazioni da effettuare, o il cui prezzo dipenda dalle fluttuazioni dei mercati finanziari su cui il fornitore non esercita alcuna influenza, e che i risultati ottenuti in passato non costituiscono elementi indicativi riguardo ai risultati futuri, oltre che sull’esistenza di collegamenti o connessioni con altri servizi finanziari, con la illustrazione degli eventuali effetti complessivi derivanti dalla combinazione (si ha qui riguardo al contratto di cambio di valuta reale con moneta virtuale - nella quale va ravvisata una prima operazione in strumenti finanziari – funzionalmente diretta, in via esclusiva, al successivo acquisto su portale di partecipazioni emesse da società extra UE);
vii) i rimedi che gli sono attribuiti dall’ordinamento;
viii) lo Stato membro o gli Stati membri sulla cui legislazione il fornitore si basa per instaurare rapporti con il consumatore prima della conclusione del contratto a distanza.
Deve ritenersi, poi, che in forza dell’art. 67-decies cod. cons., si applichino alla fattispecie anche gli ulteriori “caveat” di portata generale evincibili dagli artt. 13, 14 e 15 dell’Allegato 1 della nota Delibera Consob 26 giugno 2013 n. 18592 (come pure dell’art. 1 dell’All. 3, ibid), giacché volti - in vario modo - ad accrescere il livello di consapevolezza dell’investitore sull’alto rischio derivante da investimenti illiquidi in strumenti finanziari emessi da start up innovative.
L’art. 67-septiesdecies cod. cons. assicura l’effettività dei citati obblighi informativi facendo discendere dalla violazione degli obblighi di informativa precontrattuale idonea ad alterare in modo significativo la rappresentazione delle caratteristiche dell’investimento la nullità del contratto, con diritto potestativo di azione riservato al consumatore, secondo lo schema consueto delle c.d. nullità relative e l’obbligo alla restituzione di quanto ricevuto a carico del fornitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 24 Gennaio 2017. Segue...
Intermediazione finanziaria – Nullità dei singoli ordini di investimento – Dichiarazione d’ufficio della nullità del contratto quadro – Esclusione
In tema di intermediazione finanziaria, ove sia stata dedotta dall'investitore la nullità dei soli ordini di investimento, deve escludersi che il giudice possa rilevare d'ufficio la nullità del contratto quadro per difetto del requisito della forma scritta. Invero, il rilievo officioso della nullità riguarda solo il contratto posto a fondamento della domanda e, quindi, i singoli contratti di investimento, dotati di una propria autonoma individualità rispetto al contratto quadro, sebbene con esso collegati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 30 Dicembre 2016. Segue...
Intermediazione finanziaria - Rinuncia del cliente a far valere l'inadempimento dell'intermediario agli obblighi informativi - Impedimento al rilievo della nullità del contratto per vizi della causa - Esclusione
La dichiarazione rilasciata dal cliente all'intermediario di non aver più nulla a pretendere per qualsiasi titolo causa dedotto o deducibile od anche solo connessa ai contratti di intermediazione finanziaria con riferimento al mancato rispetto, da parte dell'intermediario, degli obblighi informativi, non impedisce alla parte (ed al fideiussore) di agire per far valere la nullità del contratto per profili attinenti ai vizi della causa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 08 Gennaio 2016. Segue...
Contratti derivati - Contratti di swap - Successione di più contratti che trovano giustificazione nella chiusura dei precedenti con nozionale di riferimento superiore - Funzione speculativa
Contratti derivati - Contratti di swap - Rapporto dell'intermediario con il cliente caratterizzato da "causa mandati" - Operatore non qualificato non interessato all'utilizzo di strumenti speculativi - Difetto di strutturazione del derivato che non assolve a funzione di copertura - Mancanza di causa concreta
La rinegoziazione dei contratti derivati mediante la risoluzione anticipata dello swap e la compensazione del saldo negativo con il pagamento (up front) che trova giustificazione nella conclusione nel successivo contratto di swap, avente un nozionale di riferimento superiore, assume una funzione necessariamente speculativa, in quanto diretta a ridurre o a differire nel tempo il concreto realizzarsi della perdita provocata dallo swap precedente. In tale situazione, appare evidente come il funzionamento dello swap non assicuri alcuna funzione di copertura del rischio, ma, al contrario, lo amplifichi al variare dell'Euribor restringendo, annullandolo, il range di utilità per il cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tenendo presente che l'intermediario finanziario agisce in forza di un mandato secondo canoni di trasparenza e nell'interesse del cliente (art. 21 TUF), qualora quest'ultimo non sia un operatore qualificato interessato all'utilizzo di strumenti speculativi, deve ritenersi affetto da vizio genetico di strutturazione e, quindi, privo di causa concreta, il prodotto finanziario che non assolva a funzioni di copertura del rischio e che, attraverso un livello di sofisticazione e di complessità del prodotto derivato che ne snatura la funzione di copertura, ponga interamente a carico del cliente l'alea ad esso connaturata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cosenza, 18 Giugno 2014. Segue...
Provvedimenti di istruzione preventiva – Consulenza tecnica preventiva ai fini della conciliazione delle liti – Quesito in materia di determinazione contrattuale dei tassi di interesse – Inammissibilità.
Processo civile - Domanda giudiziale - Interpretazione - Applicazione dei principi di ermeneutica contrattuale - Contemporanea proposizione delle domande di nullità del contratto e di risarcimento del danno.
Intermediazione finanziaria - Violazione dei doveri informativi dell'intermediario - Quantificazione del danno subito dal cliente.
Il principio della conservazione dell'atto, il quale trova sicuro riscontro nei criteri di ermeneutica contrattuale di cui all'articolo 1367 c.c. e nell'istituto della conversione del contratto nullo di cui all'articolo 1324 c.c., costituisce un principio generale immanente all'ordinamento giuridico che trascende la materia contrattuale e che trova applicazione anche all'interpretazione della domanda giudiziale, la quale può essere considerata come dichiarazione di volontà diretta alla produzione di effetti giuridici ed il cui contenuto è, quindi, definibile anche mediante l'applicazione in via analogica dei criteri di ermeneutica contrattuale. (Nella fattispecie, la corte di legittimità ha ritenuto ammissibile la convivenza e l'autonomia delle domande nullità del contratto e di risarcimento del danno entrambe proposte dall'attore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Il danno subito dal cliente per effetto della violazione dei doveri informativi dell'intermediario è costituito dalla differenza tra il valore di acquisto dello strumento finanziario e quello al momento della domanda ovvero quello precedente in cui il cliente ha avuto consapevolezza della perdita di valore, tenendo conto degli eventuali interessi percepiti e del valore attuale dello strumento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Gennaio 2014, n. 1511. Segue...
Contratto di swap - Addebito all'insaputa del cliente di costi non indicati nel contratto - Alterazione delle alee rispettivamente assunte dalle parti.
L'addebito a carico del cliente di costi non adeguatamente indicati nel contratto di swap ed a sua insaputa produce un’alterazione ab origine delle alee rispettivamente assunte dalle parti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 17 Gennaio 2014. Segue...
Acquisto obbligazioni Lehman brothers - Nullità per mancanza di forma scritta del contratto quadro - Firma del solo investitore - Insufficienza.
Nel caso di contratti per i quali è prevista la forma scritta ad substantiam la prova del contratto non può che essere data mediante la produzione del documento (o dei documenti) dai quali risulta l’accettazione di entrambe le parti. In mancanza di elementi di prova circa il riferimento alla consegna al contraente della copia contenente la sottoscrizione della parte (come pur avviene anche nell’ipotesi di contratti di intermediazione finanziaria, redatti in duplice copia, dove nella copia in possesso dell’intermediario, sottoscritta dal cliente, quest’ultimo dà atto di aver ricevuto una copia sottoscritta dal funzionario abilitato a rappresentare la banca). Non è inoltre condivisibile l’orientamento secondo il quale il requisito della forma scritta imposto dall’art. 23 t.u.f. richiede la sola sottoscrizione del cliente e non quella dell’intermediario. La previsione del requisito della forma scritta ad substantiam implica che debba essere consacrata per iscritto la formazione dell’accordo. Ciò significa che entrambe le parti del contratto devono apporre la loro sottoscrizione, ancorché non sia necessaria la contestualità in un unico documento. D’altra parte, la sola sottoscrizione del risparmiatore sarebbe sufficiente solo laddove il contratto di intermediazione finanziaria fosse qualificabile come negozio unilaterale. È tuttavia evidente come la fattispecie de qua assuma i tratti della bilateralità e non dell’unilateralità. La mancanza di sottoscrizione da parte dell’intermediario del contratto quadro non può che condurre pertanto all’applicazione della sanzione dell’invalidità sub specie di nullità sancita dall’art. 23 t.u.f.. (Andrea Bulgarelli) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 26 Agosto 2013. Segue...
Acquisto obbligazioni Lehman brothers - Domanda giudiziale di nullità per mancanza del contratto quadro - Eccepita sua inammissibilità per abuso processuale dell'investitore dovuto all'esercizio selettivo dell'azione - Esclusione - Imputazione della nullità al mancato rispetto degli obblighi di forma ex art. 23 TUF da parte della banca - Insuperabilità del principio della domanda (art. 99 c.p.c.) e di quello della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato (art. 112 c.p.c.).
Negoziazione titoli – Rapporto di conto corrente – Autonomia – Approvazione del c/c – Esonero della responsabilità – Inidoneità.
L’attività di negoziazione di titoli è ultronea al mero rapporto di conto corrente e, di conseguenza, i rapporti semestrali vanno qualificati come veri e propri rendiconti – e non quali mere riepilogazioni di dati storico-contabili – come tali non suscettibili di essere disciplinati tout court dalle norme previste in materia di conto corrente e, in ogni caso, anche l’approvazione tacita del conto prevista da tali norme è limitata alla conformità dei dati contabili alle singole operazioni da cui derivano e non implica un esonero generalizzato da responsabilità della banca verso il correntista. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 20 Aprile 2012. Segue...
Intermediazione finanziaria – Operazione inadeguata – Forma dell’avvertimento – Requisito di validità del contratto – Violazione – Nullità.
L’obbligo dell’intermediario, previsto dall’art. 29 del reg. Consob n. 11522/1998, di avvertire in forma scritta (o su supporto magnetico) il cliente dell’inadeguatezza dell’operazione non è una semplice regola di comportamento, ma costituisce una vera e propria regola di validità del contratto di acquisto di strumenti finanziari, la cui violazione comporta la nullità del singolo ordine di acquisto ai sensi dell’art. 1418, comma 1, codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara, 28 Gennaio 2010, n. 0. Segue...
L’art. 29 del reg. Consob n. 11522/98, il quale pone a carico dell’intermediario l’onere di informare l’investitore dell’inadeguatezza dell’operazione e delle ragioni che ne sconsigliano l’attuazione, ha introdotto una vera e propria regola di validità del contratto di acquisto degli strumenti finanziari, un elemento costitutivo attinente alla struttura e al contenuto - che deve risultare da atto scritto o con forma equivalente - posto a tutela di interessi pubblicistici di rango costituzionale (quali il risparmio e l’esigenza di trasparenza dei mercati finanziari), con la conseguenza che la violazione di tale precetto comporta la nullità del contratto ai sensi dell’art. 1418, comma 1, cod. civ.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 12 Ottobre 2009, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria - Negozio contrario a norme imperative - Mancanza di espressa previsione della sanzione - Nullità - Sussistenza.
In presenza di un negozio contrario a norme imperative, la mancanza di un’espressa sanzione di nullità non è rilevante fini della nullità dell’atto negoziale in contrasto con il divieto, in quanto vi sopperisce l’art. 1418, comma 1 codice civile, che rappresenta un principio generale volto a prevedere e disciplinare proprio quei casi in cui alla violazione dei precetti imperativi non si accompagni una previsione di nullità. (ma) Tribunale Bologna, 02 Marzo 2009, n. 0. Segue...
Contratti (in genere) – Intermediazione finanziaria – Inosservanza di obblighi informativi – Nullità – Esclusione – Responsabilità precontrattuale – Sussiste – Risarcimento del danno – Ammissibilità – Criteri. (20/07/2010)
La violazione degli obblighi informativi in materia di intermediazione mobiliare non genera la radicale nullità del negozio stipulato, poiché tali informazioni costituiscono elementi estrinseci alla fattispecie negoziale, essendo utili solo per la valutazione della convenienza dell’operazione, che non può dirsi perciò mancante del consenso. Rimane l’obbligo risarcitorio fondato sulla responsabilità contrattuale di cui all’art. 1337 c.c., per la perdita subita in conseguenza delle operazioni bancarie compiute senza adeguata informazione e ragguagliato al minor vantaggio o maggior aggravio economico causato dal contegno sleale della parte. (gl) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 29 Gennaio 2009, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Violazione di doveri informativi sull’oggetto dell’investimento – Responsabilità precontrattuale – Formulazione della domanda come nullità e responsabilità contrattuale – Infondatezza.
Poiché la violazione degli obblighi informativi relativi ai prodotti finanziari oggetto dell’investimento da luogo a responsabilità precontrattuale, deve essere respinta la domanda dell’investitore che chieda, in via principale, la dichiarazione di nullità del contratto e la restituzione delle somme versate in sua esecuzione e, in via subordinata, la risoluzione per inadempimento ed il conseguente risarcimento del danno. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 10 Giugno 2008. Segue...
Obblighi informativi del TUF – Natura del rischio – Inesperienza dell’investitore – Informazione come condizione di validità del contratto – Normativa di ordine pubblico a tutela del singolo e dei mercati – Inderogabilità – Violazione – Nullità.
Gli obblighi informativi previsti dagli artt. 21 e ss. del TUF hanno natura più stringente di quelli, generici, di correttezza ed informazione (artt. 1337-1375 c.c.) gravanti su qualunque parte del rapporto negoziale e ciò in considerazione della particolare natura dei contratti cui si rivolgono, che presentano un elevato grado di rischio ed espongono quindi il risparmiatore ad una perdita potenzialmente illimitata del capitale investito. L’aderente all’investimento, inoltre, è un soggetto privo delle cognizioni tecniche necessarie per operare in un settore altamente specializzato, quale quello dei mercati dei valori mobiliari. Ne deriva che deve considerarsi condicio sine qua non per la validità del contratto di investimento la circostanza che in sede di stipula il risparmiatore abbia ricevuto adeguata informazione circa il tipo e le caratteristiche essenziali del contratto stesso. Le norme regolanti i servizi di investimento in prodotti finanziari – in quanto volte alla tutela sia del singolo investitore, sia più ingenerale, dell’intero mercato dei valori mobiliari – hanno, quindi, natura e portata di norme imperative, il che implica la loro inderogabilità ad opera delle parti e la sanzione della nullità per la loro violazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 18 Luglio 2007, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi dell’intermediario – Violazione – Conseguenze – Nullità – Contrasto di giurisprudenza – Rimessione della questione alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.
Si rimette alle Sezioni Unite il contrasto di giurisprudenza in ordine alle conseguenze derivanti dalla violazione dei doveri informativi degli intermediari finanziari. All’orientamento secondo il quale «la nullità del contratto per contrarietà a norme imperative, ai sensi dell'art. 1418, primo comma, cod. civ., postula che siffatta violazione attenga ad elementi intrinseci della fattispecie negoziale, cioè relativi alla struttura o al contenuto del contratto, e quindi l'illegittimità della condotta tenuta nel corso delle trattative per la formazione del contratto, ovvero nella sua esecuzione, non determina la nullità del contratto, indipendentemente dalla natura delle norme con le quali sia in contrasto, a meno che questa sanzione non sia espressamente prevista anche in riferimento a tale ipotesi» si contrappone quello per cui «in presenza di un negozio contrario a norme imperative, la mancanza di un'espressa sanzione di nullità non è rilevante ai fini della nullità dell'atto negoziale in conflitto con il divieto, in quanto vi sopperisce l'art. 1418, comma primo, c.c., che rappresenta un principio generale rivolto a prevedere e disciplinare proprio quei casi in cui alla violazione dei precetti imperativi non si accompagna una previsione di nullità». Cassazione civile, sez. I, 16 Febbraio 2007, n. 3683. Segue...
Intermediazione finanziaria – Violazione degli obblighi imposti all’intermediario – Responsabilità precontrattuale – Esclusione – Natura contrattuale dell’ordine di acquisto e dell’accettazione – Nullità – Sussistenza.
Non è condivisibile la tesi secondo la quale l’inosservanza degli obblighi imposti all’intermediario assume rilievo sotto il profilo della responsabilità precontrattuale e non può comportare la nullità del contratto. La condotta illegittima dell’intermediario ha infatti luogo nel momento stesso della stipula dell’atto negoziale che ha natura indiscutibilmente bilaterale, atteso che vede da un lato l’ordine di acquisto impartito dal cliente e dall’altro lato l’accettazione dell’intermediario di dare corso all’operazione, accettazione che si manifesta attraverso la diretta esecuzione dell’operazione medesima. L’inosservanza degli adempimenti imposti all’intermediario nella stipula del contratto non può che comportare l’invalidità dell’atto compiuto in violazione di norme imperative, quali sono quelle dettate dal T.U.F. e dal reg. Consob n. 11522/1998 a protezione dell’interesse pubblico alla tutela del risparmio e al corretto funzionamento dei mercati finanziari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 01 Febbraio 2007. Segue...
Intermediazione finanziaria – Regole di condotta – Definizione di un modello efficiente di scambio di mercato – Violazione – Nullità.
I principi di condotta imposti a carico degli intermediari finanziari dalla legge speciale, imprimono ai comportamenti dovuti una logica che non può essere letta riduttivamente, nel quadro della disciplina del mandato e, quindi, nell'ottica di un semplice inadempimento contrattuale. Infatti se a questa figura giuridica si può per taluni aspetti riferirsi, questo deve essere fatto tenendo presenti quei contenuti normativi che, connotandola attribuiscono alla fattispecie elementi differenziatori individuati nella complessità di obblighi posti a carico dell'intermediario. La prospettiva da cui muove la disciplina del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria e nella quale sono confluite regole già vigenti e regole di nuova coniazione, riguarda, in generale, la regolamentazione del mercato finanziario con particolare attenzione alla tutela degli interessi pubblici sottesi alle regole. La protezione offerta agli investitori è considerata solo di riflesso. In conclusione l'obbligo di correttezza e quello di trasparenza non hanno solo una dimensione protettiva con specifico riferimento alla formazione della volontà e del convincimento, ma assurgono a un ruolo attivo di conformazione del rapporto, spostandosi così nella definizione di un modello ottimale ed efficiente di scambio del mercato. Ne consegue, pertanto, che il comportamento dell'istituto di credito non va valutato sotto il profilo personale del cliente ma in generale secondo un parametro di tutela garantito dal legislatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 18 Gennaio 2007, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Violazione di norme del T.U.F. – Natura imperativa – Conseguenze – Nullità e risoluzione – Distinzione – Artt. 27, 29, 37, 47 reg. Consob n. 11522/1998 quali norme indicanti elementi costitutivi del contratto – Violazione – Nullità.
Laddove le norme siano attinenti alla struttura ed al contenuto del contratto di intermediazione finanziaria, la violazione di tali norme imperative, quali devono essere considerate quelle previste dal TUF e dal regolamento attuativo, determina la nullità del contratto stesso, senza che tale sanzione debba essere espressamente prevista, essendo sufficiente il richiamo ad esse da parte dell’art. 1418 1° comma cod. civ. Ne consegue che le disposizioni di cui all’art. 27 reg. Consob, che prescrive che la dichiarazione di consenso dell’investitore all’operazione in conflitto di interesse oltre che scritta sia graficamente evidenziata, all’art. 29, che prescrive che l’ordine di esecuzione di operazione inadeguata debba essere impartito per iscritto, all’art. 37, che prescrive di specificare che l’investitore può recedere in qualsiasi momento dal contratto ovvero disporre in tutto o in parte il trasferimento o il ritiro dei propri valori senza che ad esso sia addebitata alcuna penalità ed, infine, all’art. 47, che prevede che sia indicato il tasso di interesse e ogni altro prezzo o condizione praticati e che la possibilità di variazione in senso sfavorevole all’investitore del tasso o del prezzo o condizione debba essere specificatamente approvata dall’investitore, costituiscono tutte norme relative agli elementi costitutivi del contratto, alla forma e/o al contenuto e quindi costituiscono regole di validità dello stesso, la cui violazione ne può determinare la nullità. Tribunale Firenze, 04 Dicembre 2006, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario – Violazione – Nullità.
La violazione dei doveri informativi imposti all’intermediario finanziario comporta la nullità dei relativi ordini ed il diritto degli investitori alla restituzione degli importi investiti. Tribunale Brindisi, 18 Agosto 2006, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi e di trasparenza – Risoluzione per inadempimento del contratto quadro – Nullità dei singoli contratti di negoziazione.
La violazione da parte dell’intermediario dei doveri di informazione e di trasparenza costituisce inadempimento al contratto quadro e comporta la nullità dei singoli contratti di negoziazione in relazione ai quali sono ravvisabili le suddette violazioni. (Nel caso di specie, il Tribunale ha dichiarato la nullità del contratto di sottoscrizione del piano finanziario 4you in quanto inadeguato al profilo di rischio dell’investitore non informato dei relativi rischi). Tribunale Firenze, 21 Giugno 2006, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziarie – Norme che regolano i rapporti tra intermediario e investitore – Violazione – Nullità – Sussistenza.
La violazione dello schema normativo che disciplina la fase delle trattative e della conclusione del contratto delineato dal legislatore con norme pubbliche inderogabili, quali quelle che regolano i doveri di informazione dell’intermediario finanziario, produce la nullità del contratto. Tribunale Trani, 30 Maggio 2006, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Doveri di informazione dell’intermediario – Norma imperativa – Violazione – Nullità – Sussistenza.
I concetti di “correttezza”, “diligenza” e “trasparenza” di cui all’art. 21 del TUF hanno un significato più ampio di quelli di cui alle norme codicistiche, operando non soltanto nel quadro di un rapporto obbligatorio con l’investitore per la tutela del soddisfacimento del suo interesse, ma anche, più in generale, in relazione allo svolgimento della attività economica, ossia come canone di condotta volto a realizzare una leale competizione e garantire l’integrità del mercato. Tutto ciò rende evidente l’esistenza nella materia della intermediazione finanziaria di interessi anche di carattere generale che rendono inderogabili le norme di comportamento. Può quindi dirsi che la normativa sopra richiamata è posta a tutela dell’ordine pubblico economico e, pertanto, è caratterizzata da norme imperative, la cui violazione impone la reazione dell’ordinamento attraverso il rimedio della nullità del contratto, anche a prescindere dalla esistenza di una espressa previsione di legge in tal senso. Deve quindi ritenersi che in presenza di un negozio che sia contrario a norme imperative, la mancanza di una espressa sanzione di nullità non è rilevante ai fini della nullità dell’atto negoziale in conflitto con il divieto, in quanto sopperisce il disposto generale di cui all’art. 1418, 1° comma c.c., che rappresenta un principio generale rivolto a prevedere e disciplinare proprio quei casi in cui alla violazione dei precetti imperativi non si accompagni una espressa previsione di nullità. (Nel caso di specie, il Tribunale ha dichiarato la nullità di un contratto 4you ove l’intermediario non aveva consegnato al risparmiatore i prospetti informativi relativi all’acquisto delle quote di un fondo di investimento, né dimostrato di aver assunto le necessarie informazioni per delineare il profilo di rischio) Tribunale Teramo, 18 Maggio 2006, n. 0. Segue...
Obblighi informativi e di diligenza dell’intermediario – Violazione di norme imperative – Nullità sussistenza.
La violazione degli obblighi informativi e di diligenza imposti all’intermediario comporta la nullità del contratto di negoziazione per violazione di norme imperative. Tribunale Foggia, 15 Maggio 2006, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Natura imperativa delle norme a tutela dell’investitore – Violazione – Nullità – Sussistenza.
Le norme di cui agli artt. 28 e 29 Reg. Consob hanno contenuto precettivo ed imperativo in ragione degli interessi tutelati (integrità del mercato e tutela del risparmio). Gli ordini impartiti in violazione di tali disposizioni devono pertanto ritenersi nulli, con obbligo di retrocessione agli attori degli importi ricevuti dalla banca per l'operazione. Tribunale Trani, 31 Gennaio 2006, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi dell’intermediario – Fase genetica del contratto di mandato – Nullità – Sussistenza.
Le violazioni ai doveri informativi e di diligenza dell’intermediario, pur avendo luogo nella fase successiva alla stipulazione del contratto quadro, intervengono nella fase genetica dell’ulteriore e diverso contratto di mandato ad acquisire gli specifici prodotti finanziari oggetto di negoziazione, sicchè a tale fattispecie non pare adeguato il rimedio della risoluzione del contratto.Più corretto è, infatti, il rimedio della nullità essendo le norme contenute nel d. lgs. n. 58/1998 chiaramente strumentali al perseguimento di interessi pubblicistici di rango costituzionale, quali la tutela dei risparmiatori uti singuli, del risparmio pubblico, della stabilità del sistema finanziario e dell’efficienza del mercato dei valori mobiliari, sicchè la loro natura imperativa non sembra poter essere posta in discussione. Tribunale Cagliari, 02 Gennaio 2006, n. 0. Segue...
Doveri informativi dell’intermediario finanziario – Natura di norma imperativa – Violazione – Nullità – Sussistenza.
Gli obblighi di diligenza, correttezza e trasparenza imposti all’intermediario dall’art. 21 del TUF sono posti a tutela dell’investitore ma anche del mercato e del risparmio con lo scopo di assicurare massima trasparenza e correttezza nei comportamenti dei soggetti abilitati.
Le norme regolanti i servizi di investimento in prodotti finanziari, in quanto volte alla tutela sia del singolo investitore, sia dell'intero mercato dei valori mobiliari, hanno natura e portata di norme imperative. Ciò comporta la loro inderogabilità ad opera delle parti e la nullità per illiceità della causa dei contratti e delle transazioni stipulati in violazione di tali norme.
Tribunale Brindisi, 26 Dicembre 2005, n. 0. Segue...
Obblighi di comportamento degli intermediari finanziari - Norme a tutela del risparmio – Natura imperativa ed inderogabile - Sussistenza.
Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi dell’intermediario – Nullità Sussistenza.
Le norme sui doveri informativi dell’intermediario di cui all’art. 21 del TUF e quelle di attuazione contenute nel reg. Consob 11522/98 hanno natura imperativa in quanto poste a tutela di interessi di carattere generale e pubblico (tutela del risparmio, integrità dei mercati, efficienza del mercato dei valori mobiliari) perseguiti dal legislatore in attuazione della speciale normativa primaria (TUF) e secondaria (Regolamenti), della legge delega n. 52/1996 e delle direttive comunitarie. Il comportamento tenuto in violazione di norme imperative è illegale e il contratto che sia stato concluso in forza di quel comportamento non che essere nullo in quanto contrario a norme imperative. Tribunale Torino, 07 Novembre 2005, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario – Violazione – Nullità – Sussistenza.
Il contratto concluso in violazione dei doveri informativi dell’intermediario finanziario è nullo in quanto contrario a norme imperative di legge. Tribunale Parma, 21 Ottobre 2005, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Obbligo di informazione dell’intermediario – Natura imperativa – Violazione – Nullità.
L'art. 28 Reg. Consob n. 11522/1998, il quale stabilisce che gli intermediari "non possono effettuare operazioni se non dopo aver fornito all'investitore informazioni adeguate..", così ponendo un esplicito divieto alla conclusione del contratto, ha natura di norma imperativa, in quanto tutela un interesse pubblico, di ordine generale, e diritti di rango costituzionale (tutela del risparmio), ed ha carattere proibitivo, sicché il suo mancato rispetto è violazione di un divieto che determina la nullità degli ordini di acquisto dei titoli. Tribunale Treviso, 10 Ottobre 2005, n. 0. Segue...
Dovere di informazione degli intermediari finanziari – Natura di ordine pubblico della normativa – Nullità – Sussistenza.
Le prescrizioni contenute negli artt. 21 d. gs. 24 febbraio 1998, n. 58 e negli artt. 28 e 29 reg. Consob n. 11522/1998 devono essere considerate norme imperative ex art. 1418 c.c. in considerazione della natura generale degli interessi tutelati (tutela del risparmio, diligenza degli intermediari, regolarità ed integrità dei mercati). Ne discende che la loro violazione incide sulla fase genetica del contratto di investimento minandone sin dall’inizio la legittimità. Tribunale Brindisi, 04 Ottobre 2005, n. 0. Segue...
E’ ammissibile il ricorso ex art. 19 d. lgs. n. 5/03 al fine di ottenere la restituzione ex art. 2033 e ss. c.c. della somma versata per l’acquisto di prodotti finanziari in forza di un negozio viziato da nullità.Gli obblighi di informazione previsti dagli artt. 21 e ss. del d. lgs. n. 58/98 (TUF) hanno contenuto più stringente di quelli, generici, di correttezza ed informazione (artt. 1337-1375 c.c.), gravanti su qualunque parte del rapporto negoziale. Il negozio avente ad oggetto prodotti finanziari presenta, infatti, un elevato grado di rischio in quanto espone il risparmiatore ad una perdita potenzialmente illimitata della somma da lui investita. Per tale ragione, deve ritenersi condicio sine qua non della validità del contratto la circostanza che, in sede di stipula dell'accordo negoziale, il risparmiatore abbia avuto adeguata informazione circa il tipo e le caratteristiche essenziali del contratto stesso. Con la conseguenza che le norme regolanti i servizi di investimento di prodotti finanziari - in quanto volte alla tutela sia del singolo investitore, sia, più in generale, dell'intero mercato dei valori mobiliari - devono intendersi avere natura e portata di norme imperative. Il che implica, da un lato, la non derogabilità di dette norme ad opera delle parti, e sotto altro profilo, la nullità per illiceità della causa sia dei contratti che, pur tuttavia, siano stati stipulati (c.d. nullità virtuali, arg. ex artt. 1418 - 1343 c.c.), sia delle transazioni (art. 1972 c.c.) eventualmente compiute dalle parti. Tribunale Brindisi, 22 Luglio 2005, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi dell’intermediario – Natura imperativa della normativa – Nullità – Sussistenza.
Le norme di settore relative ai doveri informativi dell’intermediario finanziario sono norme imperative ai sensi dell’art. 1418 c.c. tenuto conto della natura pubblica o generale degli interessi tutelati: tutela del risparmio ed integrità dei mercati (art. 47 Cost.; art. 5 T.U.F. sui poteri di vigilanza attribuiti alla Banca d’Italia ed alla Consob; art. 21 lett. a. T.U.F.). Ne deriva che la loro violazione comporta la nullità dei contratti di negoziazione stipulati in violazione delle norme medesime. Tribunale Marsala, 12 Luglio 2005, n. 0. Segue...
Negoziazione di obbligazioni Cirio prive di rating – Violazione dei doveri di informazione – Nullità del contratto – Sussistenza.
La violazione da parte dell’intermediario dei doveri imposti dalle norme del TUF e del reg. Consob n. 11522/98, con particolare riferimento ai doveri di informativa sulle caratteristiche del titolo oggetto di negoziazione (nella specie obbligazioni Cirio Finance Lux prive di rating) di cui agli artt. 21 del TUF e 28 del reg. Consob, comporta la nullità del contratto per violazione di norme di carattere imperativo siccome incidenti "in un settore contrassegnato da una elevata prevalenza dell'interesse pubblico e dalla natura pubblica e generale degli interessi dalle stesse garantiti che concernono la tutela dei risparmiatori e quella del risparmio pubblico in sé considerato come elemento di valore della economia nazionale". Tribunale Parma, 06 Luglio 2005, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Normativa a tutela del risparmiatore e del mercato – Natura di ordine pubblico ed imperativa – Violazione – Nullità e inadempimento – Distinzione.
Deve essere condivisa la soluzione delineata da parte della giurisprudenza di merito, secondo la quale le norme preposte al collocamento di strumenti finanziari contenute nel TUF e nei regolamenti attuativi non possano che definirsi di ordine pubblico in virtù della loro vocazione ad incidere in un settore caratterizzato da una elevata prevalenza dell’interesse pubblico e dalla natura, pubblica e generale, degli interessi garantiti dalle predette norme, che concernono la tutela dei risparmiatori "uti singuli" e quella del risparmio pubblico come elemento di valore della economia nazionale. L'insieme delle disposizioni che presiedono all'attività di intermediazione finanziaria, dunque, devono ritenersi imperative, perché dirette a tutelare interessi di carattere generale (alla regolarità dei mercati ed alla stabilità del sistema finanziario), come, peraltro, ha ritenuto la giurisprudenza di legittimità nel caso di violazione delle norme relative al funzionamento delle Società d'intermediazione mobiliare. Nel novero delle norme imperative sopra delineato sono da ricomprendersi anche le norme di natura attuativa e regolamentare, costituenti l'attuazione dei principi generali posti dal TUF, in quanto costituenti con questo un corpus unicum, da valutarsi unitariamente. E’ quindi possibile affermare che i contratti conclusi in violazione del complesso di norme sopra richiamato siano suscettibili di declaratoria di nullità, ove non siano stati in concreto rispettati gli specifici obblighi imposti agli intermediari finanziari, ovvero ove questi ultimi non siano in grado di provare per iscritto di averli rispettati. Ciò a condizione che la norma dalla cui violazione discende la sanzione della nullità abbia un contenuto sufficientemente specifico, preciso ed individuato, non potendosi, in mancanza di tali caratteri, pretendere di applicare una sanzione, seppure di natura civilistica, tanto grave quale la nullità del rapporto negoziale, se non a fronte di parametri di comportamento sufficientemente precisi e determinati. Si deve quindi ritenere che alla violazione di specifiche regole cui l’intermediario è tenuto può conseguire la nullità del contratto, mentre alla violazione di regole generali di prudenza e diligenza professionale, non meglio specificate o codificate in sede regolamentare o attuativa segue, in virtù dei principi generali d’inadempimento dell’obbligazione ed in foza dell’art. 23, co. VI° del TUF, l’azione per il risarcimento del danno. Tribunale Parma, 16 Giugno 2005, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Violazione delle norme a tutela dell’investitore e del mercato – Conseguenze – Nullità – Risarcimento del danno.
La violazione delle norme del TUF può portare alla dichiarazione di nullità del contratto a condizione che la norma violata abbia un contenuto sufficientemente specifico, preciso ed individuato, non potendosi, in caso contrario, far discendere una sanzione tanto grave, qual è quella della nullità del rapporto, se non a fronte di parametri di comportamento sufficientemente precisi e determinati. Pertanto, alla violazione di specifiche regole che l'intermediario è tenuto a rispettare (ad esempio: gli intermediari autorizzati devono chiedere all'investitore notizie circa la sua esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento, nonché circa la sua propensione al rischio; devono consegnare, agli investitori il documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari) può conseguire, su domanda del cliente, la nullità del contratto per violazione di una regola di tutela, o di protezione del cliente medesimo, di natura imperativa; alla violazione di norme generali di prudenza e diligenza professionale nel proprio operato, non meglio specificate o codificate in sede regolamentare o attuativa, segue unicamente, in virtù dei principi generali in materia d'inadempimento della obbligazione, ed in particolare, in forza dello specifico disposto dell'ari. 23, 6° comma, TUF l'azione per il risarcimento dei danni. Tribunale Parma, 13 Aprile 2005, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Violazione degli obblighi di informazione – Norma imperativa – Nullità – Sussistenza.
Le prescrizioni contenute negli articoli 21 del Tuf, e 28 e 29 del Regolamento Consob devono considerarsi norme imperative ex art. 1418 c.c. in considerazione degli interessi tutelati (diligenza degli intermediari nonché tutela del risparmio), della natura generale di siffatti interessi nonché del potenziale danno derivabile ai clienti. Deve pertanto essere dichiarata la nullità degli ordini di acquisto di strumenti finanziari eseguiti in violazione di tali norme. Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 01 Marzo 2005, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Norme a tutela dell’investitore e dell’integrità dei mercati – Natura imperativa – Violazione – Nullità – Sussistenza.
Le norme di cui agli artt. 21 e 23 del T.U.I.F. e quelle contenute negli artt. da 26 a 30 del reg. Consob n. 11522/98 hanno carattere imperativo in quanto poste a tutela del risparmio, bene di sicuro rilievo costituzionale. Esse e costituiscono il contenuto specifico dei comportamenti esigibili e degli obblighi inderogabili da parte di chi offre servizi di investimento, operatori professionali "abilitati" cui si richiede alta competenza specifica e una maggiore (rispetto a quella comune del "buon padre di famiglia") diligenza, correttezza e trasparenza nei rapporti contrattuali. (Il Tribunale ha quindi dichiarato la nullità degli ordini di negoziazione di obbligazioni Parmalat 98/05 FR EU e 5,5% 09 EUR avendo la banca intermediaria violato la citata normativa). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara, 25 Febbraio 2005. Segue...
Obbligazioni Cirio e Del Monte – Natura imperativa delle norme poste a tutela del risparmio – Omessa richiesta di informazioni su esperienza, situazione finanziaria e obiettivi di investimento dell’investitore – Omessa informazione sullo specifico prodotto – Mancata stipulazione di contratto per la prestazione di servizi di investimento – Mancanza di specifico assenso del cliente alla stipula di operazione in contropartita diretta.
Tribunale Ferrara, 25 Febbraio 2005. Segue...
Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi – Nullità – Sussistenza.
Comporta la nullità del contratto di investimento la violazione delle prescrizioni di cui agli artt. 21 d. lgs. 24.2.1998, n. 58, e 28 e 29 reg. Consob n. 11522/1998, dovendo tali prescrizioni ritenersi norme imperative ex art. 1418 c.c. in considerazione della natura generale degli interessi tutelati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 21 Febbraio 2005, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Violazione degli obblighi informativi – Natura imperativa – Tutela dell’integrità del mercato – Nullità – Sussistenza.
La prospettiva da cui muove la disciplina del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria e nella quale sono confluite regole già vigenti e regola di nuove coniazione, riguarda, in generale, la regolamentazione del mercato finanziario con particolare attenzione alla tutela degli interessi pubblici sottesi alle regole. Nella vigenza della legge n° 1 del 1991, parte della dottrina aveva attribuito a ai canoni di diligenza, di correttezza un carattere ridondante o, addirittura, meramente ripetitivo delle disposizioni codicistiche.
Gli interventi del legislatore successivi al recepimento della direttiva Cee n° 22 del 1993 concorrono ad attribuire autonoma e specifica rilevanza alla previsione contenuta nell’art. 21 del decreto legislativo n° 58 del 1998, con la conseguenza che, se nella disciplina anteriore gli obblighi di diligenza e di correttezza erano espressamente finalizzati alla "cura dell’interesse del cliente", con l’art. 17 del d. lgs. 415/1996 e con l’art. 21 T.U.F. (norme ispirate alla disciplina comunitaria), tali obblighi sono imposti anche e soprattutto "nell’interesse dei clienti e per l’integrità dei mercati”. Ne consegue che i principi di correttezza e diligenza, contenuti nella disciplina dei servizi di investimento, esprimono concetti più ampi di quelli sottesi alle norme codicistiche, “operando non soltanto nel quadro di un rapporto obbligatorio con l’investitore per la tutela del soddisfacimento del suo interesse, ma anche più in generale (e in via di principio) in relazione allo svolgimento dell’attività economica come canone di condotta volto a realizzare una leale competizione e a garantire l’integrità del mercato". Pertanto, nel contesto della nuova normativa la diligenza e la correttezza sono canoni di condotta riconducibili alle pratiche del commercio e agli usi imprenditoriali, mentre nel contesto codicistico non possono mai prescindere dall’esistenza di un rapporto giuridicamente rilevante tra due parti definite e precisamente individuate.
La conseguenza di tali presupposti è la nullità degli ordini di acquisto impartiti in violazione di tali norme. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 18 Febbraio 2005, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Violazione degli obblighi di informazione – Tutela di interessi pubblici – Nullità – Sussistenza.
La violazione di tali obblighi contrattuali imposti all’intermediario di prodotti finanziari comporta la nullità dell’operazione eseguita. La sanzione non è posta espressamente dalla norma, ma si ricava agevolmente proprio in considerazione degli interessi pubblicistici, anche di rango costituzionale (art. 47 Cost.) che l’impianto normativo mira a tutelare, identificabili nella tutela dei risparmiatori uti singuli, del risparmio pubblico come elemento di valore dell'economia nazionale, della stabilità del sistema finanziario, dell’efficienza del mercato dei valori mobiliari, con vantaggi per le imprese e per la economia pubblica. Tribunale Palermo, 17 Gennaio 2005, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi – Violazione – Nullità – Sussistenza.
Le norme relative agli obblighi informativi imposti dall’art. 21, lett a) e b) del d. lgs. n. 58/98 nonché quelle contenute negli artt. 27 e 28 del reg. Consob n. 11522/98 hanno natura imperativa ai sensi dell’art. 1418 c.c. in ragione degli interessi generali tutelati. Ne consegue che sono nulli gli ordini di negoziazione effettuati in violazione di dette norme. Tribunale Venezia, 22 Novembre 2004, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Normativa a tutela dell’ordine pubblico – Violazione – Nullità – Sussistenza.
La normativa che tutela l’investitore è posta a tutela dell’ordine pubblico economico ed ha pertanto natura imperativa, la cui violazione impone la reazione dell’ordinamento attraverso il rimedio della nullità del contratto, anche a prescindere da un’espressa previsione in tal senso da parte del legislatore ordinario.
Questo principio è stato sancito dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. 7 marzo 2001 n. 3272), secondo cui “in presenza di un negozio contrario a norme imperative, la mancanza di un’espressa sanzione di nullità, non è rilevante ai fini della nullità dell'atto negoziale in conflitto con il divieto, in quanto vi sopperisce l'art. 1418, comma 1, c.c., che rappresenta un principio generale rivolto a prevedere e disciplinare proprio quei casi in cui alla violazione dei precetti imperativi non si accompagna una previsione di nullità”.
Pertanto, un contratto di investimento, concluso senza l’osservanza delle regole di condotta dettate dalla normativa richiamata, deve essere dichiarato nullo, perché contrario all’esigenza di trasparenza dei servizi finanziari che è esigenza di ordine pubblico. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 30 Maggio 2004, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Violazione degli obblighi di informazione – Nullità degli ordini di acquisto – Sussistenza.
La violazione delle norme relative ai doveri di informazione dell’intermediario comporta la nullità degli ordini di acquisto degli strumenti finanziari negoziati. Tribunale Mantova, 18 Marzo 2004, n. 0. Segue...
Intermediazione finanziaria – Negozio contrario a norme imperative – Natura pubblica e generale degli interessi tutelati – Tutela del risparmiatore – Mancata previsione della nullità – Irrilevanza.
In presenza di un negozio contrario a norme imperative, la mancanza di una espressa sanzione di nullità non è rilevante ai fini della nullità dell'atto negoziale in conflitto con il divieto, in quanto vi sopperisce l'art. 1418, comma 1, c.c., che rappresenta un principio generale rivolto a prevedere e disciplinare proprio quei casi in cui alla violazione dei precetti imperativi non si accompagna una previsione di nullità. Pertanto - poiché il carattere inderogabile delle disposizioni della l. 2 gennaio 1991 n. 1, che prevedono la necessità dell'iscrizione all'albo delle società di intermediazione mobiliare, previo accertamento da parte della CONSOB della sussistenza di una serie di requisiti, deriva dalla natura, pubblica e generale, degli interessi con esse garantiti, che concernono la tutela dei risparmiatori "uti singuli" e quella del risparmio pubblico come elemento di valore della economia nazionale - è affetto da nullità assoluta il contratto di "swap" (da annoverare tra le attività di intermediazione mobiliare disciplinate dalla suddetta legge) stipulato, in contrasto con la stessa, da un intermediario abusivo, atteso l'interesse dell'ordinamento a rimuovere detto contratto per le turbative che la conservazione di esso è destinata a creare nel sistema finanziario generale. Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2001, n. 3272. Segue...

References: Art. 30
 art. 30
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 Cass. 
 art. 1423
 art. 23
 art. 1418
 art. 19
 art. 2033
 art. 5
 art. 21
 art. 1418
 art. 1418