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Timestamp: 2018-11-17 20:30:09+00:00

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Si alla riduzione dell'assegno di mantenimento per nuova famiglia, se...
Si alla riduzione dell’assegno di mantenimento per nuova famiglia, se…
27 marzo 2014 | Autore: Maria Elena Casarano
La nascita di un figlio da una nuova unione giustifica la richiesta di revisione del mantenimento dovuto all’ex quando, tra l’altro, questi abbia potenzialità di un autonomo reddito.
Dopo un matrimonio fallito c’è chi spesso riesce a guardare avanti, buttandosi il passato alle spalle.
Molti lo fanno iniziando, con prudenza, una nuova relazione, altri creando una nuova famiglia. Ma in che misura queste scelte possono incidere sugli accordi economici raggiunti con l’ex coniuge? Ha dato risposta a questa domanda la Cassazione con una pronuncia di pochi giorni fa [1], per certi aspetti, innovativa.
In particolare, la Suprema Corte ha ritenuto che vi sia il diritto a ottenere una riduzione dell’assegno di mantenimento quando il coniuge obbligato al versamento abbia formato una nuova famiglia. Ma non solo. Secondo la Corte, il giudice dovrà valutare le sostanze del coniuge tenuto a versare l’assegno, poiché gli obblighi derivanti dal matrimonio fallito non possono rappresentare un limite al diritto di creare un nuovo nucleo familiare.
Che significa questo all’atto pratico?
Sino ad oggi la Cassazione aveva ritenuto che la costituzione di una famiglia fosse espressione di una “libera scelta e non di una necessità”, che non legittimava di per sé la domanda di revisione [2] del contributo per il mantenimento. Pertanto, le maggiori spese derivanti da una nuova paternità, non potevano influenzare il diritto dell’ex coniuge all’assegno [3].
Secondo questo nuovo orientamento, invece, la nascita di un figlio da una nuova relazione rappresenta l’espressione del diritto costituzionale fondamentale alla creazione di una famiglia, riconosciuto anche dalle norme sovranazionali [4], che legittima la richiesta di revisione.
Non è più, quindi, solo il nuovo matrimonio a consentire la domanda di riduzione degli oneri dell’obbligato al mantenimento – come sancito più volte dalla stessa Corte [5] – ma anche la nascita di un figlio da una nuova relazione.
Quali condizioni occorrono per chiedere la riduzione dell’assegno?
Partendo dal presupposto che la creazione di una nuova famiglia è un vero e proprio diritto, il giudice dovrà tener conto delle maggiori spese da esso derivanti. Tuttavia, se il patrimonio complessivo dell’obbligato al versamento dell’assegno ha una consistenza tale da rendere irrilevanti i nuovi oneri, la richiesta di riduzione del mantenimento non potrà essere accolta.
Tali maggiori spese, sottolinea la Corte, incidono e si sommano a quelle relative a quanto dovuto all’ex, ma anche agli eventuali figli nati dal primo matrimonio. Non basta. Altro elemento che può influire in maniera incisiva sulla riduzione del mantenimento è la valutazione della posizione economica del beneficiario dell’assegno divorzile (in genere la donna). Elementi come, ad esempio, il titolo di proprietà sulla casa di abitazione o – pur in mancanza di un’attività lavorativa stabile – la giovane età e specifiche attitudini al lavoro, vanno lette realisticamente, secondo i Supremi giudici, come “sicure potenzialità” di reddito.
Nel caso in esame, la Corte ha dimezzato (da 200 a 100 euro mensili) l’assegno di mantenimento che un uomo era tenuto a versare alla giovane ex moglie, che aveva un diploma di parrucchiera e conosceva due lingue. L’uomo aveva avuto un figlio da una nuova relazione.
Dopo il fallimento di un matrimonio, è diritto di ciascun soggetto quello di crearsi una nuova famiglia.
In tal caso, perciò, chi sia onerato al mantenimento dell’ex coniuge potrà chiedere al giudice una riduzione dell’importo dovuto in base alle nuove spese da sostenere e alle potenzialità di reddito dell’ex.
[1] Cass. sent. n. 6289 del 19.3.2014.
[2] Art. 710 cod. proc. civ. e art. 9, l. 898/70.
[3] Cass. sent. n. 15065/00, sent. n. 7601/11.
[4] Art. 12 Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e art. 9 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
[5] Cass. sent. 25010/07 e 4551/12.

References: Cass. 
 Art. 710
 art. 9
 Cass. 
 Art. 12
 art. 9
 Cass.