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Timestamp: 2020-05-26 13:26:44+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23944 del 12/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23944 del 12/10/2017
Cassazione civile, sez. III, 12/10/2017, (ud. 15/03/2017, dep.12/10/2017), n. 23944
sul ricorso 28676-2014 proposto da:
M.M., ASSOCIAZIONE CULTURALE NEW FRONTIER in persona
del legale rappresentante legale p.t. sig. M.M.,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DELLA GIULIANA 35, presso lo
studio dell’avvocato SAVERIA MOBRICI, che li rappresenta e difende
C.V., C.F., elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA XX SETTEMBRE 98G, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPA
ZAVAGLIA, rappresentati e difesi dall’avvocato STEFANO RIZZO giusta
avverso la sentenza n. 3562/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
Con sentenza del 24/6/2014 la Corte d’Appello di Roma, quale giudice del rinvio disposto da Cass. n. 20181 del 2013, ha respinto il gravame interposto dal sig. M.M. e dall’Associazione culturale New Frontier in relazione alla pronunzia Trib. Rieti n. 37/08, di rigetto della domanda spiegata nei confronti dei sigg.ri V. e C.F. di risoluzione, per inadempimento, del contratto di locazione con questi ultimi stipulato avente ad oggetto l’impianto sportivo (OMISSIS), e di accoglimento viceversa della domanda nei loro confronti in via riconvenzionale dai medesimi locatori spiegata di risoluzione – per morosità – del contratto de quo.
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito il M. e l’Associazione culturale New Frontier propongono ora ricorso per cassazione, affidato a 2 motivi.
Resistono con controricorso i C..
Con il 1 motivo i ricorrenti denunziano “omesso esame” di fatto decisivo per la decisione, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Con il 2^ motivo denunziano “violazione e falsa applicazione” degli artt. 1453,1455 e 1183 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Va anzitutto osservato che essi risultano formulati in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, atteso che i ricorrenti fanno riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito (in particolare, al “ricorso notificato il 16 marzo 2005”, al “contratto sottoscritto in data 16/05-20/05/04”, a “n. 4 assegni bancari dell’importo ciascuno di Euro 12.500,00”, alla “domanda riconvenzionale”, alla sentenza del giudice di prime cure, all’atto di appello) limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente (per la parte strettamente d’interesse in questa sede) riprodurli nel ricorso ovvero, laddove riprodotti, senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).
A tale stregua non deducono le formulate censure in modo da renderle chiare ed intellegibili in base alla lettura del solo ricorso, non ponendo questa Corte nella condizione di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il relativo fondamento (v. Cass., 18/4/2006, n. 8932; Cass., 20/1/2006, n. 1108; Cass., 8/11/2005, n. 21659; Cass., 2/81/2005, n. 16132; Cass., 25/2/2004, n. 3803; Cass., 28/10/2002, n. 15177; Cass., 12/5/1998 n. 4777) sulla base delle sole deduzioni contenute nel medesimo, alle cui lacune non è possibile sopperire con indagini integrative (v. Cass., 24/3/2003, n. 3158; Cass., 25/8/2003, n. 12444; Cass., 1/2/1995, n. 1161).
Va per altro verso sottolineato che, pur formalmente denunziando nell’intestazione del 1 motivo vizio di “omesso esame” di fatto decisivo, risulta nel corpo del motivo dai ricorrenti in realtà inammissibilmente dedotto un vizio di motivazione al di là dei limiti consentiti dalla vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, (v. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053), giacchè alla stregua della vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel caso ratione temporis applicabile, il vizio di motivazione denunciabile con ricorso per cassazione si sostanzia solamente nell’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, dovendo riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica, e non anche l'”erroneità” o l’insufficienza della motivazione, come viceversa nella specie, laddove i ricorrenti si dolgono della asseritamente “del tutto apodittica” affermazione “secondo cui la gravità dell’inadempimento dei locatori nel realizzare i lavori posti a loro carico andasse esclusa in ragione della natura non essenziale del termine fissato in contratto” (cfr. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e, da ultimo, Cass., 29/9/2016, n. 19312).
Deve ulteriormente porsi in rilievo che la censura dei ricorrenti in realtà tende ad un’inammissibile rivalutazione dei fatti d’inadempimento ai fini di una riformulazione del giudizio di relativa gravità, il cui apprezzamento è invero rimesso al giudice del merito ed è insindacabile in sede di legittimità in presenza di motivazione come nella specie congrua ed immune da vizi logici e giuridici (v. Cass., 3/10/2013, n. 22597; Cass., 23/3/2012, n. 4970; Cass., 26/7/2002, n. 11118; Cass., 22/5/1998, n.5114. Cfr. altresì Cass., 25/1/2012, n. 1028; Cass., 23/2/2006, n. 4009. E già Cass., 20/12/1967, n. 2982).
Relativamente al 2 motivo va infine osservato, da un canto, che inammissibilmente non risultano invero censurate le ulteriori rationes decidendi dell’impugnata sentenza (secondo cui: a) “del tutto legittimamente è stato assegnato prevalente rilievo al mancato integrale pagamento del canone a partire dal trimestre scaduto il 30.5.2005 e fino al rilascio, periodo nel quale i conduttori hanno pur continuato a godere del compendio immobiliare, le cui potenzialità operative sono risultate solo parzialmente incise da talune delle inadempienze ascrivibili ai locatori”; b) “ai conduttori era stata espressamente riservata la facoltà di disdetta entro il 28.2.2005 ai fini della cessazione del contratto alla scadenza del primo anno; di tale facoltà, nonostante i presunti gravi vizi dai quali sarebbe stato affetto il compendio immobiliare, i conduttori non si sono avvalsi”). Per altro verso, che non risultano invero nemmeno sviluppati argomenti in diritto con i contenuti richiesti dal combinato disposto dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, essendosi i ricorrenti limitati a muovere apodittica e non ben comprensibile doglianza, sicchè quanto dedotto si risolve nella proposizione in realtà di un “non motivo” (cfr. Cass., 8/7/2016, n. 1274; Cass., 8/7/2014, n. 15475; Cass., 1/10/2012, n. 17318; Cass., 17/1/2012, n. 537).
Trattandosi nel caso di ricorso per cassazione proposto avverso sentenza pubblicata dopo il 2 marzo 2006 (D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 27, comma 2) relativamente a giudizio instaurato in primo grado anteriormente all’entrata in vigore della L. n. 69 del 2009, e trovando nel caso applicazione non già l’art. 96 c.p.c., comma 3, bensì l’art. 385 c.p.c., comma 4 (giacchè la relativa abrogazione disposta dalla L. n. 69 del 2009, art. 45, comma 20, è ex art. 58, comma 1 medesima legge efficace soltanto per i ricorsi per cassazione proposti dopo l’entrata in vigore di detta legge, contro provvedimenti pronunciati nell’ambito di giudizi introdotti in primo grado dopo di essa: cfr. Cass., 17/2/2017, n. 4288; Cass. n. 5599 del 2014; successivamente, Cass. n. 4930 del 2015; Cass. n. 15030 del 2015; Cass. n. 2684 del 2016), ricorrendone i presupposti (stante l’esistenza di plurime ragioni di inammissibilità) va ai sensi del suindicato art. 385 c.p.c., comma 4, disposta la condanna del ricorrente al pagamento di ulteriore somma – che si stima equo fissare nella misura di Euro 3.000,00 – in favore dei controricorrenti.
La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna i ricorrenti al pagamento, in solido, delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 6.200,00, di cui Euro 6.000,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge. Condanna i ricorrenti al pagamento, in solido, in favore di quest’ultimo dell’ulteriore somma di Euro 10.000,00 ex art. 385 c.p.c., comma 4.

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 Cass. 
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 art. 366
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 art. 27
 art. 45
 art. 58
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 art. 385
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