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Timestamp: 2020-05-25 23:50:45+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 14347 del 14/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14347 del 14/07/2016
Cassazione civile sez. III, 14/07/2016, (ud. 21/01/2016, dep. 14/07/2016), n.14347
MIRITZ E D.B. SRL, (OMISSIS) in persona dell’Amministratore
Unico e legale rappresentante p.t. Dr. D.B.G.,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DEL MONTE OPPIO 28, presso
l’ufficio legale della PROVINCIA ITALIANA DEI PADRI CARMELITANI
A.O., rappresentata e difesa dall’avvocato ANDREA VENTIMIGLIA giusta
SERIT SICILIA SPA, AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS);
RISCOSSIONE SICILIA S.P.A. (gia’ MONTEPASCHI SE.RI.T. S.P.A. e SERIT
SICILIA S.P.A.) Agente della Riscossione per la Provincia di
Catania, in persona del Presidente del Consiglio di Amministrazione
Avv. D.S.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
rappresentata e difesa dall’avvocato ALESSANDRO FURCI giusta procura
MIRITZ E D.B. SRL (OMISSIS), AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS);
AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS) in persona del Direttore pro tempore,
l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, da cui e’ difesa per legge;
MIRITZ E D.B. SRL (OMISSIS), RISCOSSIONE SICILIA gia’ SERIT
SICILIA SPA;
avverso la sentenza n. 1403/2013 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,
depositata il 15/07/2013, R.G.N. 1654/2010 e 1746/2010;
21/01/2016 dal Consigliere Dott. RAFFAELE FRASCA;
FUZIO Riccardo, che ha concluso per il rigetto di tutti i ricorsi.
1. La s.r.l. Miritz e D.B. ha proposto ricorso per cassazione contro la s.p.a. Serit Sicilia, poi divenuta s.p.a. Riscossione Sicilia, e contro l’Agenzia delle Entrate, avverso la sentenza del 15 luglio 2013 con cui la Corte d’Appello di Catania ha parzialmente accolto gli appelli separatamente proposti dalle intimate e, quindi, riuniti – avverso la sentenza resa in primo grado dal Tribunale di Catania, Sezione Distaccata di Giarre sulla domanda, introdotta nel marzo del 2005 da essa ricorrente, successivamente ad un procedimento cautelare ai sensi dell’art. 700 c.p.c..
Tale procedimento era stato instaurato nell’ottobre del 2004 dalla qui ricorrente ed all’esito di esso il Tribunale aveva ordinato all’Agenzia delle Entrate ed alla Montepaschi Serit s.p.a. (poi divenuta Serit Sicilia) di cancellare un’iscrizione ipotecaria immobiliare che era avvenuta sulla base di una cartella esattoriale relativa a tributo di spettanza dell’Agenzia delle Entrate.
4. Il ricorso della Miritz e d.B. prospetta cinque motivi.
3. Il ricorso principale non presenta la formale indicazione di motivi con una intestazione e un riferimento ad uno dei numeri del paradigma dell’art. 360 c.p.c..
Tuttavia, dopo l’articolazione illustrativa di cinque paragrafi indicati numericamente, ognuno di essi si conclude con un quesito di diritto che consente di correlare il motivo a quel paradigma. Tanto basta per disattendere l’eccezione di inammissibilita’ che sulla segnalata anomalia espositiva prospetta la Riscossione Sicilia s.p.a..
4. Con il primo motivo del ricorso principale e’ dedotto un vizio di violazione dell’art. 329 c.p.c., e, dunque, riconducibile dell’art. 360 c.p.c., n. 4, concernendo una norma del procedimento.
Si sostiene che la Corte territoriale avrebbe erroneamente disatteso l’eccezione di cessazione della materia del contendere, che era stata formulata dalla qui ricorrente per l’intervenuta acquiescenza alla sentenza di primo grado attribuibile alle appellanti in ragione: a) dell’avere la Serit Sicilia s.p.a. eseguito un pagamento parziale di quanto oggetto della condanna disposta dalla sentenza di primo grado; b) e dell’avere l’Agenzia delle Entrate “tentato” di operare una compensazione con somme ad essa dovute.
L’errore si ravviserebbe nell’avere la Corte catanese ritenuto che tali comportamento fossero avvenuti dopo la proposizione dei separati appelli della Serit Italia e dell’Agenzia delle Entrate. Invece, gli appelli erano stati proposti dopo, come risulterebbe “dagli atti prodotti”.
Indipendentemente dalla mancanza di indicazione specifica di quali siano gli atti prodotti cui si fa riferimento ed anche a voler reputare che si sia inteso fare riferimento a quelli indicati a pagina 3 del ricorso nell’esposizione del fatto (cioe’ alla comunicazione della Serit Sicilia del 3 novembre 2011 ed alla nota dell’Agenzia delle Entrate del 24 dicembre 2010), il che non rispetterebbe l’art. 366 c.p.c., n. 6, atteso che si e’ omesso di indicare se e dove tali atti fossero stati introdotti nel giudizio di appello e se e dove lo siano stati in questo giudizio di legittimita’, si deve rilevare, infatti, quanto segue.
La Corte territoriale ha motivato solo su un’eccezione di cessazione della materia del contendere, che dice sollevata dalla societa’ Miritz e d.B. s.r.l. in sede di comparsa conclusionale in relazione all’appello proposto dalla Serit Sicilia “sul presupposto che la stessa, avendole corrisposto, nel corso del presente giudizio di gravame, l’importo per cui vi e’ statuizione di condanna nella sentenza impugnata, abbia prestato acquiescenza alla sentenza stessa”.
Nessun riferimento, invece, si fa ad un’eccezione riferita all’appello dell’Agenzia delle Entrate. E tanto rafforza la valutazione di inosservanza dell’art. 366 c.p.c., n. 6, quanto al motivo rispetto a tale parte.
Nessun rilievo si fa riguardo a tale motivazione e, dunque, quanto alla posizione della resistente s.p.a. Riscossione Sicilia, il motivo sarebbe ulteriormente inammissibile perche’ tale autonoma rado decidendi non si e’ impugnata.
In ogni caso e con riferimento anche alla posizione dell’Agenzia delle Entrate, se pure i comportamenti di cui si dice nell’illustrazione del motivo fossero stati effettivamente tenuti prima della proposizione degli appelli, essi non avrebbero potuto integrare in alcun modo l’acquiescenza tacita cui si riferisce il primo comma della norma dell’art. 329, c.p.c., in quanto e’ risalente l’assunto secondo cui l’acquiescenza ivi prevista quale comportamento idoneo ad escludere la proponibilita’ della impugnazione, configura un negozio giuridico processuale, che presuppone una univoca volonta’ abdicativa della parte, la quale non e’ ravvisabile nel solo adeguamento alle statuizioni di una sentenza esecutiva (Cass. sez. un. n. 10112 del 1993; Cass. sez. un. n. 1616 del 1997) e meno che mai ed a maggior ragione nella prospettazione di una compensazione con quanto dovuta in forza di essa.
5. Con un secondo motivo si denuncia la violazione dell’art. 345 c.p.c. e dunque altro vizio ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, adducendosi che la Corte territoriale, pur avendo ritenuto correttamene inammissibili le produzioni documentali di cui ai documenti 7, 8, 9 e 10 dalla Serit, non avrebbe invece parimenti ritenuto inammissibili “le nuove eccezioni sollevate, per la prima volta, solo dalla Agenzia delle Entrate avverso la quantificazione del danno richiesto in primo grado e liquidata in sentenza”.
D’altro canto, sempre con riguardo alla posizione della Serit Italia in appello, nell’esposizione del fatto, alla pagina 3, si riportano fra virgolette parzialmente le conclusioni dell’appello della medesima, fra le quali quella di ritenere e dichiarare non provato il danno, il che non e’ dato comprendere come possa giustificare sul piano logico che la ricorrente ne tragga immediatamente dopo la conclusione che “nessuna contestazione sulla quantificazione del danno, fino all’appello e’ stata proposta dalla Serit Sicilia s.p.a.”.
5.2. 11 motivo sarebbe comunque inammissibile ai sensi dell’art. 366 n. 6 c.p.c., atteso che la sua prospettazione supponeva, per il rispetto di detta norma, sia la puntuale indicazione della sede di formulazione e del contenuto delle dette eccezioni, sia del preciso tenore della difesa in primo grado dell’Agenzia delle Entrate, si’ da evidenziasi che essa non aveva svolto la contestazione sul danno: invece l’una e l’altro in alcun modo sono state fornite.
5.3. Si aggiunge, inoltre, che nei controricorsi le due resistenti (anche la Riscossione Sicilia, pur non interessata dal motivo in esame), hanno anche dedotto (l’Agenzia delle Entrate in modo specifico) che il danno era stato contestato in primo grado indicando le sedi in cui la contestazione era stata svolta.
6. Con un terzo motivo e’ dedotta, per come si evince dal quesito che lo conclude, la violazione delle norme degli artt. 112, 115, 116 e 175 c.p.c. e segg. (e dunque ancora di norme del procedimento) “dal momento che, sulla base degli atti di primo grado di giudizio e del verbale di precisazione delle conclusioni, sussistevano i presupposti imposti dalle suddette norme in presenza dei quali la richiesta di CTU per la quantificazione del diverso importo del danno doveva essere esaminata e motivata in caso di rigetto”.
L’illustrazione del motivo consta di quindici righe, si fonda sulla generica evocazione degli atti del primo grado di giudizio e di quelli del secondo, fa riferimento ad una c.t.u. richiesta in una non meglio individuata memoria ai sensi dell’art. 184 c.p.c., di primo grado e allude ad una richiesta di c.t.u. “in via subordinata sia in 1^ grado che in secondo grado”, lamentando in sostanza che la Corte territoriale avrebbe dovuto dispone c.t.u. sul danno.
6.2. Il motivo e’ inammissibile ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6, giacche’ non fornisce l’indicazione specifica degli atti su cui si fonda, particolarmente per quanto attiene alle richieste rivolte al giudice d’appello.
7. Con il quarto motivo si denuncia violazione degli artt. 112, 115 e 116, in relazione agli artt. 131 e 132 c.p.c., cioe’ sempre vizi del procedimento.
Il motivo censura la riduzione dell’ammontare del danno e lo fa inammissibilmente ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6, evocando senza individuazione specifica “la copia della corrispondenza con cui si fa, invece, riferimento alla richiesta, rigettata dagli istituti di credito (a causa dell’ipoteca de qua)”.
10. Il ricorso incidentale dell’Agenzia delle Entrate e’ inammissibile, in quanto il relativo controricorso non reca un’esposizione del fatto ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 3, limitandosi ad enunciare sotto la intestazione “fatto” solo di aver ricevuto la notifica del ricorso per cassazione contro la sentenza qui impugnata e l’avere questa parzialmente riformato la decisione di primo grado “che, a sua volta, aveva accolto il ricorso della contribuente in tema di risarcimento del danno per illegittima iscrizione ipotecaria relativa a cartella di pagamento emessa dall’Agente della riscossione”.
D’altro canto, nemmeno nella successiva esposizione delle ragioni contro il ricorso principale si rinviene l’enunciazione di quanto richiesto dal requisito dell’art. 366 c.p.c., n. 3.
Ne segue l’inammissibilita’ ai sensi del principio di diritto secondo cui: “Il controricorso, avendo la sola funzione di contrastare l’impugnazione altrui, non necessita dell’esposizione sommaria dei fatti di causa, potendo richiamarsi a quanto gia’ esposto nel ricorso principale; tuttavia, quando detto atto racchiuda anche un ricorso incidentale deve contenere, in ragione della sua autonomia rispetto al ricorso principale, l’esposizione sommaria dei fatti della causa ai sensi del combinato disposto dell’art. 371 c.p.c., comma 3 e art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3. Ne consegue che il ricorso incidentale e’ inammissibile tutte le volte in cui si limiti ad un mero rinvio all’esposizione del fatto contenuta nel ricorso principale, potendo il requisito imposto dal citato art. 366, reputarsi sussistente solo quando, nel contesto dell’atto di impugnazione, si rinvengano gli elementi indispensabili per una precisa cognizione dell’origine e dell’oggetto della controversia, dello svolgimento del processo e delle posizioni assunte dalla parti, senza necessita’ di ricorso ad altre fonti” (Cass. n. 76 del 2010, ex multis).
11. Con l’unico motivo del suo ricorso incidentale la Riscossione Sicilia lamenta “violazione e falsa applicazione degli artt. 1226, 2043 e 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Illegittimita’ per carenza assoluta di prova del danno subito dalla Miritz e D.B. s.r.l.”.
Viceversa, a pagina 29 del ricorso incidentale si dice che la ricorrente aveva prodotto “esclusivamente missive tra la stessa e la Banca, dalle quali si evince una richiesta di fido assumendo la sussistenza di contrattazioni con societa’ a livello nazionale per la trasformazione di agrumi di circa un milione di euro”, ma ci si astiene, oltre che dall’indicare ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6, dette missive, dall’individuare, riproducendole direttamente oppure riassumendole con indicazione del se e dove l’indiretta riproduzione sarebbe riscontrabile, le argomentazioni e le allegazioni della qui ricorrente in ordine al danno, si’ da evidenziare la dedotta carenza di specificita’ dell’attivita’ di allegazione, in modo da palesare che l’esercizio del potere equitativo di liquidazione del danno sia avvenuto in una situazione in cui la perdita della chance dell’affare non era dimostrata.
11.2. Con una seconda censura si imputa alla sentenza impugnata di non avere indicato i criteri con cui ha quantificato il danno liquidato equitativamente, ma anche qui – in presenza della valorizzazione a favore delle resistenti ed a danno della ricorrente di un elemento negativo, che evidentemente emergeva dagli atti, cioe’ che l’attivita’ imprenditoriale non fosse particolarmente sviluppata – sarebbe stato necessaria sempre la precisa individuazione di quale fosse il quadro delle allegazioni in presenza delle quali l’art. 1226 c.c., e’ stato applicato dalla Corte di merito.
11.3. Occorreva in definitiva ed e’ notazione che concerne l’intero motivo esaminando fornire alla Corte un quadro preciso di quale fosse stata la prospettazione della ricorrente principale e di come su di essa si fosse articolato il contraddittorio prima davanti al primo giudice e, quindi, davanti a quello d’appello, la cui pur scarna motivazione in mancanza di tale quadro non puo’ essere censurata per le complessive ragioni dette, non potendosi considerare, del resto, nemmeno come motivazione carente ai sensi dell’art. 132 c.p.c., n. 4.
12. Conclusivamente il ricorso principale e’ rigettato. L’incidentale dell’Agenzia delle Entrate e’ dichiarato inammissibile. L’incidentale della Riscossione Sicilia s.p.a. e’ rigettato.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si deve dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale e della ricorrente incidentale Riscossione Sicilia s.p.a., dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.
La Corte rigetta il ricorso principale. Dichiara inammissibile il ricorso incidentale dell’Agenzia delle Entrate e rigetta il ricorso incidentale della Riscossione Sicilia s.p.a. Compensa le spese del giudizio di cassazione riguardo a tutti i rapporti processuali. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale e della ricorrente incidentale Riscossione Sicilia s.p.a., dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.
Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 21 gennaio 2016.

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 art. 366
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