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a cura di Patrizia Clementi Elisabetta Mapelli
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SUPPLEMENTO AL N°2/2013 DI EX LEGE - POSTE ITALIANE SPA SPED. IN ABB.TO POSTALE DL 353/2003 (conv. in legge 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 LO/MI
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Artt. 2549 ss. del codice civile
L. 27 dicembre 2013, n. 147, art. 1, cc. 491 e 744
D.L. 28 giugno 2013, n. 76, conv. L. 99/2013
D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 43 D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446
L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, c. 26
D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 10, Tariffa II, parte II
D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 53, c. 2, lett. c); 54, c. 8; 95
c. 6 (apporto di lavoro); 44, c. 1, lett. f); 47, c. 2; 59; 109, c. 9, lett.
b) (apporto di capitale); 67, c. 1, lett. l) (redditi diversi)
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 25 D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 5
Circolare Ministero lavoro 18 luglio 2012, n. 18 Circolare Ministero lavoro 21 agosto 2008, n. 20 Circolare Agenzia delle entrate 16 giugno 2004, n. 26 Circolare Agenzia delle entrate 12 giugno 2002, n. 50 Circolare INPS 4 maggio 2011, n. 72 Messaggio INPS 31 maggio 2011, n. 11869
La presente Guida intende offrire un approfondi- mento normativo circa la sola ipotesi di associa- zione in partecipazione con apporto di lavoro da parte di persone fisiche, poiché risulta ad oggi la fattispecie più utilizzata per la gestione di attività commerciali parrocchiali (il caso più diffuso è sen- z’altro quello inerente la gestione del bar all’inter- no del complesso dell’oratorio). Non si considerano, dunque, i casi di apporto di capitale e di associato imprenditore (società). La parte fiscale, tuttavia, allarga l’analisi a tutte le ipotesi di associazione in partecipazione, per esi- genze di chiarezza.
L’associazione in partecipazione è un contratto con il quale una parte, l’associante, attribuisce ad un’altra, l’associato, una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il cor-
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rispettivo di un certo apporto, che può consistere nel conferimento di una somma di denaro, di un bene immobile, di un diritto reale di godimento oppure anche una prestazione di opera e/o servi- zi, resa senza vincolo di subordinazione. Si tratta di un contratto:
– consensuale perché si perfeziona con il sempli-
ce consenso manifestato dalle parti;
– aleatorio poiché il corrispettivo dell’apporto di- pende dall’eventuale realizzazione di utili o dal- l’esito dell’affare;
– a prestazioni corrispettive in virtù del rapporto
che intercorre tra l’apporto dell’associato e l’at- tribuzione di una partecipazione agli utili;
– bilaterale poiché, anche nell’ipotesi di più asso- ciati alla stessa impresa o affare, non si deter- mina alcun rapporto giuridico tra i vari associa-
ti, ma una pluralità di rapporti bilaterali autono-
– a forma libera, poiché non è previsto alcun par- ticolare requisito di forma ad substantiam o ad probationem, tranne nell’ipotesi in cui si voglia conferire il godimento di beni immobili o di altri diritti reali immobiliari poiché in tal caso è ri- chiesta la forma dell’atto pubblico ai fini della trascrizione ex articolo 2643 codice civile. Nel-
la pratica, tuttavia, i contratti di associazione in
partecipazione vengono comunque redatti in forma scritta, sia per definire con maggior chia- rezza diritti e obblighi delle parti, sia per costi- tuire un mezzo di prova nei confronti dei terzi.
L’associante deve:
gestire autonomamente l’impresa o l’affare og- getto del contratto di associazione in parteci- pazione (art. 2552, c. 1 cod. civ.);
essere l’unico e solo responsabile di fronte ai terzi, non essendo tenuto a chiedere pareri né approvazione all’associato;
acquisire il previo consenso dei precedenti as-
sociati qualora intenda stipulare altri contratti
associazione in partecipazione per la stessa
impresa o il medesimo affare; viene pertanto
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riconosciuto un vero e proprio diritto di veto in capo all’associato a tutela delle sue aspettative economiche, contro possibili abusi dell’asso- ciante;
– predisporre il rendiconto dell’attività svolta o quello annuale della gestione, se questa si pro- trae per più di un anno (art. 2552, c. 3 cod. civ.).
L’obbligo principale a suo carico è dato dall’appor- to, che può essere di vario genere, compresa la prestazione di attività lavorativa. Qualunque sia il tipo di apporto, esso deve essere strumentale al- l’impresa, in termini di utilità per la stessa, e de- terminato nel contratto, o quantomeno determi-
nabile in virtù dei criteri fissati dalle parti nel con- tratto stesso, non essendo ammissibile un’indica- zione generica. I diritti dell’associato sono:
– effettiva partecipazione agli utili, infatti non è ammissibile un patto che ne preveda l’esclusio- ne, poiché la stessa costituisce come detto il corrispettivo dell’apporto dell’associato;
– rendiconto dell’affare compiuto o quello annua- le della gestione, che l’associante deve predi- sporre e consegnare all’associato. Le parti possono ovviamente stabilire un maggior controllo sull’impresa o sullo svolgimento dell’af- fare da parte dell’associato, il che implica sostan- zialmente la possibilità di acquisire specifiche in- formazioni o esprimere punti di vista. Si consideri inoltre che, di norma, la misura della partecipazione agli utili indica anche la misura del- la partecipazione alle perdite, salvo patto contra- rio, così come previsto dall’articolo 2553 del co- dice civile; in tal caso, il Legislatore ha previsto che venga meno il diritto di veto riconosciuto all’asso- ciato nell’ipotesi di pluralità di associati. Si tenga presente che, in ogni caso, le perdite che colpi- scono l’associato non possono superare il valore del suo apporto.
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La legge 92/2012, cd. riforma Fornero, ha previsto
due novità anche in tema di associazione in parte- cipazione con apporto di lavoro. In particolare:
1 - L’articolo 1, comma 28 della legge n. 92 del
ha introdotto un nuovo comma all’articolo
del codice civile: «Qualora l’apporto dell’as-
sociato consista anche in una prestazione di lavo- ro, il numero degli associati impegnati in una me- desima attività non può essere superiore a tre, in- dipendentemente dal numero degli associanti, con l’unica eccezione nel caso in cui gli associati siano legati all’associante da rapporto coniugale, di pa- rentela entro il terzo grado o di affinità entro il se- condo. In caso di violazione del divieto di cui al presente comma, il rapporto con tutti gli associati il cui apporto consiste anche in una prestazione di lavoro si considera di lavoro subordinato a tempo
indeterminato». Viene, dunque, inserito un limite al numero degli associati di lavoro, pari a tre im- piegati nella medesima attività lavorativa, da in- tendersi come tipologia di attività, indipendente- mente dal luogo in cui viene resa (ne consegue che qualora un’azienda svolga la sua attività in più uni- tà produttive, la medesima attività è da riferire alla totalità delle unità produttive e non in riferimento ad una sola). Quindi gli associati che apportano lavoro devono essere tre in tutte le unità. Si consi- deri inoltre che la norma impone il limite di tre as-
sociati «indipendentemente dal numero degli as- socianti».
Il decreto legge 76/2013 ha previsto che dette li- mitazioni numeriche non si applichino a:
imprese a scopo mutualistico, per gli associati individuati attraverso elezione da parte dell’as- semblea ed i cui contratti siano stati certificati;
rapporti fra produttori ed artisti, interpreti, ese- cutori, volto alla realizzazione di registrazioni sonore, audiovisive o di sequenze di immagini in movimento.
- Il comma 30 dell’articolo 1 della legge Fornero,
invece, ha stabilito che «i rapporti di associazione in partecipazione con apporto di lavoro instaurati
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o attuati senza che vi sia stata un’effettiva parteci- pazione dell’associato agli utili dell’impresa o del- l’affare, ovvero senza consegna del rendiconto pre- visto dall’art. 2552 del codice civile, si presumono, salvo prova contraria, rapporti di lavoro subordina- to a tempo indeterminato». Si presumono, pertan-
to, salvo prova contraria, rapporti di lavoro subor- dinato a tempo indeterminato quelli attuati:
– senza che vi sia stata un’effettiva partecipazio- ne dell’associato agli utili dell’impresa o dell’af- fare;
– senza la consegna del rendiconto annuale della gestione previsto dall’articolo 2552 del codice civile.
Il contratto di associazione in partecipazione può essere stipulato a tempo determinato o indeter-
minato, fatto salvo il diritto di recesso unilaterale, nonché la possibilità di ottenere la risoluzione in caso di inadempimento della controparte o per impossibilità sopravvenuta. Altre possibili cause di scioglimento sono:
– fallimento dell’associante, ex articolo 77 della Legge Fallimentare (R.D. 267/1942); in tal caso l’associato ha diritto di far valere nel passivo il credito per quella parte dei conferimenti non assorbita dalle perdite a suo eventuale carico; se l’associato non ha ancora effettuato il paga- mento integrale dell’apporto, dovrà invece ver- sare al fallimento la parte restante nei limiti del- le perdite a suo carico;
– morte dell’associante, qualora il contratto sia stato concluso intuitus personae; non invece morte dell’associato, poiché gli eredi subentra- no nella posizione di destinatari degli utili ed hanno diritto al rimborso di quanto apportato (si tenga presente che in caso di apporto di so- lo lavoro, la morte dell’associato comporta lo scioglimento del contratto, fatto salvo eventua- li diritti degli eredi).
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L’associazione in partecipazione può prevedere, come già detto, l’apporto di prestazione lavorati-
va: in tal caso, potrebbe tradursi in un facile stru- mento per eludere le norme inderogabili poste a tutela del lavoro subordinato. Risulta pertanto fon- damentale individuare la vera natura del contratto
a partire dalle effettive modalità di svolgimento del rapporto. L’associazione in partecipazione presenta, per sua
natura, specifici requisiti di fatto estranei al rap- porto di lavoro subordinato che la avvicinano piut- tosto al lavoro autonomo e cioè:
– assenza di subordinazione al potere gerarchico, organizzativo e disciplinare tipico del datore di lavoro (l’associante infatti può solo impartire direttive ed istruzioni);
– partecipazione agli utili e quindi al rischio d’im- presa da parte dell’associato che potrebbe teo- ricamente anche non percepire alcuna somma a titolo di ripartizione di utili, venendo così me- no il principio di cui all’articolo 36 della Costi- tuzione;
– obbligo di rendicontazione dell’associante nei confronti dell’associato.
La legge 99/2013, di conversione del decreto leg- ge 76/2013, ha previsto una procedura finalizzata
alla stabilizzazione degli associati in partecipazio- ne con apporto di lavoro in lavoratori subordinati
a tempo indeterminato. Per l’attuazione della tra-
sformazione, le aziende devono aver stipulato – nel periodo compreso tra il 1° giugno e il 30 set- tembre 2013 – specifici contratti collettivi con le associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative, che prevedano l’assunzione di soggetti che, in qualità di associati, siano o siano stati parti di contratti di associazione in partecipa- zione con apporto di solo lavoro. La circolare n. 167 del 5 dicembre 2013 dell’INPS fornisce le istruzioni operative ai datori di lavoro interessati alla procedura di stabilizzazione.
Domanda di stabilizzazione
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Il decreto legislativo 81/2008, disciplinante la si- curezza sui luoghi di lavoro, all’articolo 2 definisce la figura del lavoratore come colui che «indipen-
dentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazio- ne di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di appren- dere un mestiere, un’arte o una professione, esclu- si gli addetti ai servizi domestici e familiari» e pro-
segue precisando che al lavoratore così definito
va equiparato anche «l’associato in partecipazione di cui all’articolo 2549, e seguenti, del codice civi-
le». Ne consegue che laddove ci sia un associato in partecipazione, persona fisica, con apporto di lavoro, l’associante deve considerarlo un lavorato- re e quindi attenersi alle indicazioni e agli adempi- menti previsti dalla disciplina citata, considerando il luogo ove si svolge l’attività imprenditoriale qua- le luogo di lavoro (con riferimento alla normativa citata, si rinvia all’articolo pubblicato sul numero 1/2013 di exLege).
Il contratto di associazione in partecipazione rien- tra di norma fra gli atti di straordinaria amministra- zione e necessita pertanto, per la sua valida stipu- lazione, dell’autorizzazione dell’Ordinario Dioce- sano. È importante precisare che la mancanza dell’auto- rizzazione canonica scritta da parte dell’autorità ecclesiastica competente incide sulla validità ed efficacia degli atti nell’ordinamento civile. Pertanto, quando un ente ecclesiastico civilmente riconosciuto intende stipulare un contratto di as- sociazione in partecipazione con apporto di lavo- ro, deve presentare apposita istanza motivata al competente ufficio di Curia – nella Diocesi di Mila- no è l’Ufficio Amministrativo Diocesano –. L’Ordi- nario, dopo aver valutato gli aspetti pastorali, giu- ridici e fiscali, qualora ritenga di autorizzare la Par- rocchia a stipulare il contratto de quo, rilascia la prescritta autorizzazione.
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Nell’ambito delle imposte sui redditi, la fiscalità del contratto di associazione in partecipazione di- pende dalla natura dell’apporto effettuato; come visto sopra l’associato può apportare opere e ser- vizi (prestazioni lavorative) oppure capitale (beni mobili o immobili).
Con riferimento ai contratti aventi ad oggetto ap- porto di capitale ci limitiamo a evidenziare che:
reddito dell’associato ha natura di reddito di
capitale; l’articolo 44, comma 1, lettera f) in- clude infatti tra i redditi di capitale «gli utili deri-
vanti da associazioni in partecipazione e dai contratti indicati nel primo comma dell’articolo 2554 del codice civile, salvo il disposto della lettera c) del comma 2 dell’articolo 53»;
per il combinato disposto dell’articolo 47 com- ma 2 e dell’articolo 109 comma 9 lettera b) i proventi dei contratti sono assimilati al regime
dei dividendi per l’associato e sono indeducibi-
dal reddito d’impresa per l’associante.
Il regime fiscale al quale sono assoggettati i com- pensi percepiti dagli associati nel caso di contratti nei quali l’apporto è costituito da “opere e servizi” dipende anzitutto dalla “qualifica” soggettiva del- l’associato.
a) Prestazioni rese da imprese
Se l’associato è un imprenditore individuale o una società i compensi sono qualificati come ricavi e so- no disciplinati dalle norme che regolano il reddito
d’impresa: «Sono considerati ricavi: a) i corrispetti- vi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’atti-
vità dell’impresa» (art. 85, c. 1 TUIR). Per questi sog- getti, infatti, opera una presunzione di attrazione dei proventi nell’ambito del reddito d’impresa.
b) Prestazioni rese da professionisti
Se l’associato è un professionista, cioè se svolge
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«per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo» (art. 53, c. 1 TUIR), i
proventi costituiscono reddito di lavoro autonomo, come stabilisce l’articolo 53 comma 2 lettera c):
«Sono inoltre redditi di lavoro autonomo: […] c) le partecipazioni agli utili di cui alla lettera f) del comma 1 dell’art. 41 quando l’apporto è costituito esclusivamente dalla prestazione di lavoro».
c) Prestazioni rese da persone fisiche non im- prenditori e non professionisti Se l’associato non è un imprenditore individuale né un professionista i compensi sono redditi di la- voro autonomo “non professionale” e costituisco- no redditi diversi di cui all’articolo 67, comma 1, lettera l) del TUIR, in quanto ricondotti tra «i reddi-
ti derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente».
Tuttavia potrebbero essere qualificati redditi diver- si anche i compensi dell’imprenditore individuale qualora il contratto di associazione in partecipa- zione non sia riferibile alla sfera imprenditoriale (per es. il titolare di un’impresa di pulizie che col- labora anche alla gestione di un bar in forza di un contratto di associazione in partecipazione): infat- ti la presunzione di attrazione al reddito d’impresa è assoluta solo nel caso di società. Altrettanto può accadere al professionista per i compensi percepiti dall’associato a fronte di pre- stazioni che esulano da quelle afferenti l’esercizio della sua professione (per es. l’architetto che col- labora anche alla gestione di un bar in forza di un contratto di associazione in partecipazione).
Gli importi percepiti dall’imprenditore a titolo di partecipazione costituiscono reddito di impresa, sono imputati con il criterio di competenza e non scontano la ritenuta d’acconto.
I proventi percepiti dal lavoratore autonomo nel- l’ambito della professione abituale rientrano tra i redditi di lavoro autonomo, ma i costi sostenuti per l’esecuzione del contratto sono totalmente in- deducibili; l’articolo 54 comma 8 del TUIR stabili-
Il regime fiscale dei redditi dell’associato imprenditore
Il regime fiscale dei redditi dell’associato professionista
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sce, infatti, che i compensi «costituiscono reddito
per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta».
Sulle somme corrisposte l’associante ha l’obbligo
di operare la ritenuta d’acconto nella misura fissa
del 20% che l’associato recupererà in sede di di- chiarazione dei redditi, compilando il modello UNICO, quadro RE.
Il compenso percepito dall’associato – persona fi- sica non imprenditore e non professionista – che apporta esclusivamente opere o servizi costituisce reddito diverso. Per quanto riguarda la determina- zione dell’imponibile va segnalato che concorre l’intero compenso percepito e, a differenza di
quanto previsto per le altre forme di lavoro auto- nomo non abituale inquadrate tra i redditi diversi
Il regime fiscale dei redditi dell’associato persona fisica non imprenditore e non professionista
cui all’articolo 67 del TUIR, non competono né
deducibilità analitica delle spese eventualmente
sostenute per l’esecuzione del contratto, né le de-
duzioni forfetarie (si applica infatti la medesima previsione dell’articolo 54, comma 8 del TUIR che disciplina i redditi da lavoro autonomo professio- nale). Sulle somme corrisposte l’associante ha l’obbligo
del 20% che l’associato recupererà in sede di di- chiarazione dei redditi, compilando il modello
UNICO, quadro RL, Sezione III – Redditi derivanti da attività assimilate al lavoro autonomo, nella quale «vanno dichiarati gli altri redditi di lavoro au- tonomo indicati nel comma 2 dell’art. 53 del TUIR»
(Istruzioni alla compilazione della Dichiarazione; per l’anno 2014, fascicolo 2, pag. 11). Nel modello Unico 2014 l’ammontare complessi- vo dei compensi percepiti nel periodo d’imposta va riportato nel rigo RL27 («indicare l’ammontare
lordo dei proventi percepiti dagli associati in par- tecipazione […] il cui apporto consista esclusiva- mente in prestazioni di lavoro») e le ritenute subite nel rigo RL31 («indicare l’ammontare delle ritenute d’acconto […] sui compensi e redditi dichiarati in questa Sezione da riportare, sommato alle altre ri- tenute, al rigo RN32, colonna 4, del quadro RN»).
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Il compenso spettante all’associato che apporta esclusivamente opere e servizi costituisce per l’as- sociante costo del lavoro, è quindi integralmente deducibile nell’ambito della determinazione del reddito d’impresa secondo il criterio di competen- za.
Il regime fiscale dei redditi dell’associante
La registrazione del contratto, secondo l’Agenzia delle entrate è necessaria per il riconoscimento fi- scale della deducibilità delle remunerazioni dal reddito d’impresa dell’associante; il paragrafo 1.2 della Circolare 50/E del 12 giugno 2002 subordina
infatti la deducibilità alla condizione che il contrat-
risulti da atto pubblico o da scrittura privata au-
tenticata, ovvero da scrittura privata registrata. Va evidenziato, però, che tale condizione non si de- sume da alcuna norma, per cui l’effettività del rap- porto può essere dimostrata anche con altri ele- menti di prova, indipendentemente dall’esistenza
un contratto scritto avente data certa.
caso di registrazione il contratto è soggetto ad
imposta di registro nella misura fissa di 200 euro, come previsto dall’articolo 10 della Tariffa, Parte
allegata al D.P.R. 131/1986 per i «contratti rela-
tivi a prestazioni di lavoro autonomo, compresi i contratti di collaborazione coordinata e continua- tiva ed i contratti di associazione in partecipazio- ne con apporto di solo lavoro, non soggette ad im- posta sul valore aggiunto».
Poiché i proventi percepiti a titolo di partecipazio- ne agli utili da parte dell’associato non imprendi- tore e non professionista sono qualificati ai fini IR- PEF come redditi diversi, sono esclusi da IRAP. A- nalogamente non sono assoggettati all’imposta quelli percepiti dall’associato professionista nel- l’ambito del reddito di lavoro autonomo. Se, invece, l’associato è un soggetto imprendito- re, il compenso è imponibile ai fini IRAP sia nel ca- so di imprese individuali che nel caso di società, ai
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sensi, rispettivamente, dell’articolo 5-bis, comma 1 e dell’articolo 5 del D.Lgs. 446/1997. Per quanto riguarda l’associante i corrispettivi cor- risposti all’associato imprenditore sono deducili dall’imponibile IRAP), mentre non lo sono quelli corrisposti al lavoratore autonomo, sia esso occa- sionale o professionista (cf art. 11, c. 1, lett. b, D.Lgs. 446/1997).
Il regime IVA dei compensi dipende dalla posizio- ne fiscale dell’associato; infatti l’articolo 5 del D.P.R. 633/1972 esclude espressamente dall’am- bito applicativo dell’imposta le prestazioni di lavo- ro effettuate da soggetti che non svolgono abitual- mente attività di lavoro autonomo: «Non si consi-
derano effettuate nell’esercizio di arti e professio- ni […] le prestazioni di lavoro effettuate dagli as- sociati nell’ambito dei contratti di associazione in partecipazione di cui all’articolo 49, comma 2, let- tera c), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 [ora art. 53], rese da sog- getti che non esercitano per professione abituale altre attività di lavoro autonomo».
Considerata questa norma specifica e le norme ge-
nerali sull’IVA si possono dare le seguenti ipotesi:
l’associato persona fisica che apporta il proprio lavoro, anche continuativo, e non svolge attivi- tà professionale e non è imprenditore, non è te- nuto ad aprire la Partita IVA e i compensi sono esclusi dal campo di applicazione dell’imposta;
l’associato professionista o imprenditore indivi- duale il cui apporto lavorativo rientra nell’og- getto della professione o dell’impresa, deve as- soggettare il compenso ad IVA;
l’associato professionista o imprenditore indivi- duale il cui apporto lavorativo non rientra nel- l’oggetto della professione o dell’impresa, non deve assoggettare il compenso ad IVA;
qualora l’associato sia una società il compenso deve essere in ogni caso assoggettato ad IVA.
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Ai fini previdenziali agli associati imprenditori indi- viduali si applicano le norme ordinariamente pre- viste dalle Gestioni Autonome INPS dei lavoratori artigiani e commercianti presso cui sono iscritti. I professionisti devono rispettare la disciplina de-
gli Albi professionali ai quali sono iscritti; in assen- za di Albi, oppure nel caso in cui i loro regolamen-
ti o statuti non prevedessero l’obbligo contributi-
vo, si applicano le norme relative alla Gestione Se- parata INPS che copre gli associati non imprendi- tori e non professionisti. Per quanto riguarda l’associato non imprenditore
e non professionista (o professionista senza Albi o
senza obbligo di versamento alla relativa Cassa) è prevista l’iscrizione alla Gestione Separata INPS.
Regime previdenziale ed assistenziale
a) Iscrizione alla Gestione Separata INPS Dal 1° gennaio 2004 gli associati in partecipazione che apportano solo lavoro e che, con riferimento
a tali prestazioni non sono iscritti agli Albi profes-
sionali, sono tenuti all’iscrizione e alla contribuzio- ne alla Gestione Separata dell’INPS, come previ- sto dall’articolo 43 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269 (conv. L. 24.11.2003, n. 326): «A decorrere
dal 1° gennaio 2004, i soggetti che, nell’ambito dell’associazione in partecipazione di cui agli arti- coli 2549, 2550, 2551, 2552, 2553, 2554 del co- dice civile, conferiscono prestazioni lavorative i cui compensi sono qualificati come redditi da lavoro autonomo ai sensi dell’articolo 49, comma 2, lettera c), del decreto del Presidente della Re- pubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni e integrazioni, sono tenuti, con esclusione degli iscritti agli albi professionali, all’i- scrizione alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335».
Detti associati devono iscriversi alla Gestione Se- parata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività lavo- rativa, con modalità telematiche ed utilizzando il modulo SC04 (riportato in Appendice). L’INPS ha chiarito che la presentazione delle do- mande di iscrizione può avvenire esclusivamente attraverso uno dei seguenti canali:
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WEB, utilizzando i servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino, in possesso di PIN, attraverso il portale dell’Istituto;
Contact Center multicanale (numero verde
803.164);
La base imponibile previdenziale è la stessa di quella determinata ai fini IRPEF, quale risulta dalla relativa dichiarazione annuale dei redditi (o dagli accertamenti definitivi): «Il contributo è applicato
sul reddito delle attività determinato con gli stessi criteri stabiliti ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, quale risulta dalla relativa dichia- razione annuale dei redditi e dagli accertamenti
definitivi» (art. 43, c. 2, D.L. 269/2003). Quindi, poiché ai fini fiscali le partecipazioni agli
utili degli associati costituiscono reddito imponibi- le per il loro intero ammontare, i contributi sono dovuti:
sull’intero ammontare degli utili lordi percepiti dagli stessi nel periodo d’imposta, con il crite- rio di cassa;
sugli eventuali emolumenti lordi percepiti a ti- tolo di anticipazione, ossia a titolo di acconto sul risultato della partecipazione, salvo congua- glio sulla base degli utili effettivamente risultan- ti dal rendiconto, in sede di determinazione an- nuale dei redditi (art. 43, c. 6: «Il versamento è
effettuato sugli importi erogati all’associato an- che a titolo di acconto sul risultato della parte- cipazione, salvo conguaglio in sede di determi- nazione annuale dei redditi»).
contributo dovuto si determina applicando alla
base imponibile, nei limiti del massimale fissato di anno in anno (per il 2014 è pari a 100.123 euro), le aliquote previste dalla legge identiche, per gli associati in partecipazione a partire dall’1.1.2007,
a quelle previste per le altre categorie di lavoratori iscritti alla Gestione Separata. La riforma Fornero, legge 92/2013, aveva previsto un progressivo innalzamento delle aliquote contri- butive, aumento che la legge di Stabilità 2014 (L.
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147/2013) ha in parte accelerato; infatti dal 1° gennaio 2014 l’aliquota è così fissata:
altre forme pensionistiche obbligatorie, di cui lo 0,72% destinato al finanziamento dell’indennità
di maternità e di paternità, degli assegni per il
nucleo familiare, dell’indennità di malattia e del trattamento economico per congedo parenta- le;
– al 22% per i titolari di pensione e i soggetti prov- visti di altra tutela pensionistica obbligatoria. Le aliquote saranno così aumentate nei prossimi anni:
– il 28% salirà al 30% nel 2015, al 31% nel 2016,
al 28,72% per i soggetti non assicurati presso
al 32% nel 2017 e al 33% nel 2018;
– il 22% salirà al 23,5% nel 2015 e al 24% dal 2016
L’onere contributivo è ripartito:
– per il 55%, a carico dell’associante in partecipa- zione;
– per il restante 45%, a carico dell’associato.
d) Modalità e termini di versamento Il versamento dei contributi dovuti deve essere ef- fettuato per intero dall’associante, anche per la quota a carico dell’associato; egli è tenuto a:
– trattenere dagli utili corrisposti la quota di con- tributo a carico dell’associato;
– versare il totale del contributo dovuto entro il giorno 16 del mese successivo a quello di cor- responsione degli utili, utilizzando il modello
L’associante, inoltre, deve trasmettere all’INPS, in via telematica, entro la fine del mese successivo a quello di pagamento dei compensi, la denuncia “UNIEMENS”.
e) Minimale per l’accredito contributivo e pre- stazioni pensionistiche Per gli associati in partecipazione, come per gli al- tri iscritti alla Gestione Separata, non è previsto un vero e proprio minimale contributivo, cioè una ba- se imponibile minima obbligatoria sulla quale i contributi sono comunque dovuti, indipendente- mente dalla presenza di un effettivo reddito di-
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chiarato ai fini fiscali. È invece previsto un minimale per l’accredito con- tributivo, cioè un importo minimo di contributi da
versare al fine di maturare un’anzianità contributi-
va coincidente con tutto l’anno solare in cui è sta-
ta svolta l’attività soggetta a contribuzione.
L’articolo 43 del decreto legge 269/2003, ai com-
3 e 4, stabilisce infatti che:
hanno diritto all’accreditamento di tutti i contri- buti mensili, relativi a ciascun anno solare cui si riferisce il versamento, i soggetti che abbiano corrisposto un contributo non inferiore a quello calcolato sul minimale di reddito previsto per le Gestioni INPS degli artigiani e dei commercian- ti (per il 2014 il minimale è fissato in 15.516 euro di imponibile);
in caso di contribuzione calcolata su una base imponibile annua inferiore a tale importo, i me- si di contribuzione da accreditare sono ridotti in proporzione alla somma versata, con attribu- zione a decorrere dall’inizio dell’anno solare.
pensione degli associati in partecipazione è cal-
colata mediante il c.d. “metodo contributivo”. Per quanto concerne le prestazioni assistenziali, a
fronte del versamento del contributo aggiuntivo dello 0,72% e al verificarsi delle condizioni previ- ste, gli associati in partecipazione iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata e non pensionati possono presentare all’INPS, attraverso gli appo- siti moduli, la domanda per ottenere il riconosci- mento delle seguenti prestazioni economiche temporanee:
indennità di maternità/paternità;
trattamento economico per congedo parentale.
associati in partecipazione diversi dagli impren-
ditori e dai professionisti, il cui apporto consista nella prestazione di un’attività lavorativa (lavoro manuale o di sovrintendenza al lavoro altrui) sog- getta a rischio, devono essere assicurati all’INAIL
Assicurazione contro gli infortuni degli associati non imprenditori e non professionisti
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contro gli infortuni sul lavoro e le malattie profes- sionali. I premi assicurativi sono calcolati secondo le mo- dalità ordinarie. Il soggetto tenuto alla contribuzione assicurativa è l’associante che deve:
– effettuare il versamento dei premi dovuti attra- verso il sistema dell’autoliquidazione, entro il 16 febbraio dell’anno successivo;
– presentare all’INAIL, in via telematica, la dichia- razione dei compensi corrisposti nell’anno pre- cedente, entro il 16 marzo dell’anno successi- vo.
L’associante in partecipazione deve rispettare, con riferimento all’associato non imprenditore e non professionista, gli adempimenti amministrativi connessi alle prestazioni lavorative.
Normativa lavoristica per gli associati non imprenditori e non professionisti
L’associante ha l’obbligo di effettuare la comuni- cazione al Centro per l’impiego, in via telematica,
avvalendosi del “Servizio informatico C.O.” e dei moduli unificati istituiti dal decreto ministeriale 30 ottobre 2007 (in particolare, il modello “Unificato LAV”), entro le ore 24 del giorno antecedente (an- che se festivo). La comunicazione al Centro per l’impiego ha effi- cacia anche ai fini dell’assolvimento degli obblighi
di comunicazione nei confronti di altri organismi,
tra cui le Direzioni regionali e territoriali del Lavo-
ro, l’INPS e l’INAIL. Devono inoltre essere comunicate anche le princi- pali vicende modificative che possono intervenire
nello svolgimento della rapporto lavorativo, tra cui
la proroga, entro cinque giorni dall’evento, e la
cessazione del rapporto, entro i cinque giorni suc- cessivi:
– qualora si tratti di un rapporto a tempo indeter- minato, che si risolva per qualsiasi causa;
– ovvero, in caso di rapporti a tempo determina- to, solo nelle ipotesi in cui la cessazione avven-
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ga in una data diversa rispetto a quella comuni- cata al momento dell’instaurazione (o della pro- roga o trasformazione).
L’associante è tenuto ad iscrivere gli associati in
partecipazione nel libro unico del lavoro con esclu- sione di quelli che svolgano tale attività in forma imprenditoriale o quale parte della propria attività
di lavoro autonomo (cf Circ. Min. lavoro 21.8.
2008, n. 20). Il libro unico del lavoro deve essere tenuto con le stesse modalità previste per gli altri lavoratori ad eccezione dell’obbligo di tenere un calendario del- le presenze; è sufficiente un’annotazione in forma
libera, sul cedolino, delle assenze di cui l’associan-
te sia a conoscenza e che incidano direttamente
sull’obbligo di astensione dal lavoro, come nei ca- si di infortunio o maternità.
Registrazione sul libro unico del lavoro
Convalida delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali dei rapporti di lavoro
L’articolo 7, comma 5, lettera d) del decreto legge 28 giugno 2013, n. 76 (conv. L. 99/2013) ha di- sposto l’estensione a favore delle lavoratrici e dei lavoratori impegnati con contratti di associazione in partecipazione con apporto anche di lavoro del- le disposizioni in materia di convalida delle dimis- sioni e delle risoluzioni consensuali dei rapporti di lavoro introdotti dalla legge 92/2012, originaria- mente riguardanti i soli rapporti di lavoro subordi- nato. Ovviamente la nuova procedura riguarda so- lo gli associati non imprenditori e non professionisti. Si tratta di meccanismi – con disposizioni diffe- renziate per le lavoratrici madri e i lavoratori “neo- genitori”, da un lato, e la generalità degli altri lavoratori, dall’altro – volti a garantire l’autenticità della manifestazione di volontà delle lavoratrici e dei lavoratori nei casi di dimissioni o risoluzioni consensuali dei rapporti di lavoro ed, in particola- re, per contrastare il fenomeno delle cosiddette dimissioni in bianco e tutti quei comportamenti datoriali illegittimi, finalizzati ad occultare licenzia- menti discriminatori o ad aggirare il divieto di li- cenziamento di alcune categorie di lavoratori o,
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comunque, in assenza di giusta causa o giustifica- to motivo. In particolare è previsto che «La risoluzione con-
sensuale del rapporto o la richiesta di dimissioni presentate alla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore du-
rante i primi tre anni di vita del bambino o nei pri-
mi tre anni di accoglienza del minore adottato o in
affidamento, o, in caso di adozione internaziona-
le, nei primi tre anni decorrenti dal momento della
comunicazione della proposta di incontro con il minore adottando, devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali competente per territorio. A detta convalida è sospensivamente condizionata l’effi- cacia della risoluzione del rapporto di lavoro» (art.
4, c. 16). Inoltre, per la generalità dei lavoratori è stabilito
che «l’efficacia delle dimissioni della lavoratrice o del lavoratore e della risoluzione consensuale del rapporto è sospensivamente condizionata alla convalida effettuata presso la Direzione territoria- le del lavoro o il Centro per l’impiego territorial- mente competenti, ovvero presso le sedi indivi- duate dai contratti collettivi nazionali stipulati dal- le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale» (art. 4, c. 17).
In pratica sia le dimissioni, sia la risoluzione con- sensuale devono oggi essere sottoposti a convali- da (da parte del dipendente dimissionario presso la DTL o il Centro per l’impiego) o a conferma (sempre da parte del dipendente dimissionario con dichiarazione in calce alla ricevuta di trasmis- sione della comunicazione di cessazione agli Enti preposti); in difetto, saranno entrambi privi di effi- cacia e non potranno, dunque, determinare la ces- sazione del rapporto, a meno che il lavoratore non abbia aderito all’invito, da parte del datore di la- voro, a formalizzare uno dei predetti atti.
a) Obblighi dell’associante in partecipazione Entro 5 giorni l'associante comunica la cessazione del rapporto di lavoro al Centro provinciale per l’impiego. Entro 30 giorni dalle dimissioni o dalla risoluzione consensuale trasmette al lavoratore
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comunicazione contenente l’invito alla convalida o alla sottoscrizione, cui deve essere allegata copia della ricevuta di trasmissione della comunicazione al Centro per l’impiego. In assenza dell’invito, le dimissioni o la risoluzione sono prive di effetto se non già convalidate. Nel caso in cui l’associato non proceda alla con- valida entro 7 giorni dalla ricezione dell’invito, il rapporto di lavoro si intende risolto. L’inerzia dell’associante conduce all’inefficacia del- le dimissioni/risoluzione consensuale.
b) Modalità di convalida
Entro 7 giorni dalla ricezione dell’invito l’associato convalida le dimissioni o la risoluzione:
– presso le Direzioni Territoriali del lavoro e i Cen-
tri per l’impiego; in questo caso, è richiesto che
il lavoratore si rechi personalmente presso le sedi competenti per territorio a manifestare al funzionario incaricato la propria volontà. Non
sono previsti formalismi particolari per la con- valida (cf Circ. Min. lavoro 18.7.2012, n. 18);
– con una dichiarazione posta in calce al modulo
di comunicazione obbligatoria relativo alla di-
missione/risoluzione consensuale del rapporto inviata telematicamente ai Servizi per l’impie- go. Le dimissioni o le risoluzioni consensuali rassegna- te durante il periodo di gravidanza o nei primi 3 anni di vita del bambino devono obbligatoriamen- te essere convalidate presso la Direzione Territo- riale del lavoro competente. É inoltre previsto che la convalida possa essere ef- fettuata tramite procedure semplificate, individua- te con decreto del Ministero del lavoro e presso le sedi individuate dai contratti collettivi stipulati dal- le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. La convalida può essere effettuata anche durante il decorso del preavviso, non essendo necessario attendere l’interruzione del rapporto di lavoro. Una copia del documento da cui risulta la convalida de- ve essere consegnata al datore di lavoro.
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c) Revoca delle dimissioni/risoluzione consen- suale Nei 7 giorni decorrenti dalla ricezione dell’invito, l’associato può revocare le dimissioni presentate, anche in forma scritta. Il rapporto di lavoro ripren- de a decorrere dal giorno successivo alla revoca. Sul periodo intercorso tra il recesso e la revoca, se non lavorato, non matura alcun diritto retributivo e contributivo in capo all’associato.
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CONTRATTO DI ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE CON ESCLUSIVO APPORTO DI LAVORO
Ai sensi degli artt. 2549 e seguenti del codice civile, con la presente scrit-
tura privata da valere ad ogni effetto di legge fra le sottoscritte parti:
Parrocchia …………………………
, Parroco pro-tempore don …………
in ………
legalmente rappresentata dal
nato il …………
a ………………….…, e residente in ……………………… ,
, (….), P.IVA ………………
CF ………………………
Sig./Sig.ra …………………………
a ………………………………., e residente in …………………………
CF ………………,
– che l’Associante svolge l’attività di ………………. come da licenza amministrativa ………… nell’immobile sito in…………. ;
– che l’Associante intende realizzare un’associazione in partecipazione per la conduzione quotidiana dell’esercizio commerciale, le cui mo- dalità saranno delineate nel presente contratto;
– che l’Associato ha manifestato il proprio interesse e la propria dispo- nibilità a partecipare, in qualità di associato, e con apporto di solo la- voro, all’esercizio dell’attività di cui l’Associante è titolare;
– che l’Associato ha le conoscenze, le capacità e i titoli necessari per lo svolgimento delle attività inerenti il presente accordo;
– tutto ciò premesso, tra le parti come sopra individuate
1) Associazione in partecipazione
L’Associante attribuisce all’Associato, per la durata del presente contrat-
to, la partecipazione agli utili prodotti dalla propria attività di
……………… bar] nella misura del ……… %.
Le parti si danno reciprocamente atto che tale quota, sulla base dei dati
di bilancio disponibili e pur senza garanzie di pari rendimenti in futuro,
[es. somministrazione di alimenti e bevande tipologia
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assicura un’effettiva partecipazione agli utili dell’impresa, così come sta- tuito dall’art. 1, comma 30, della Legge 92/2012.
2) Apporto esclusivo di lavoro
L’Associato apporterà nell’impresa esclusivamente la propria attività la- vorativa e si occuperà in particolare:
[es. - apertura, chiusura giornaliera, nonché conduzione quotidiana del- l’esercizio; - gestione degli acquisti in conformità con le indicazioni date dall’Associante; - la tenuta e la custodia dei registri contabili, che dovran- no essere consegnati all’associante secondo la periodicità concordata]
L’Associato dichiara di avere maturato le competenze necessarie a svolge- re tale attività lavorativa in piena autonomia operativa e senza vincolo di subordinazione, com’è comune e dichiarata volontà di entrambe le parti. Pertanto, fermo restando il coordinamento nell’ambito della gestione del- l’impresa da parte dell’Associante di cui al successivo punto 5), l’Associa- to potrà organizzare il proprio lavoro secondo le modalità che riterrà più opportune per assicurare il buon andamento e l’economia dell’attività.
3) Durata e diritto di recesso
Il contratto decorre dalla sottoscrizione del presente contratto e si con-
cluderà il ……………… ……
[con rinnovo tacito di un anno, salvo dis-
detta comunicata per lettera raccomandata almeno 2 mesi prima della scadenza annuale].
Resta salva la risoluzione del contratto a norma degli artt. 1453 e se- guenti del codice civile in caso di inadempimento della controparte.
4) Luogo di lavoro La sede di lavoro è concordemente stabilita presso i locali in cui è eserci- tata l’impresa indicati in premessa.
5) Gestione dell’impresa La gestione dell’impresa spetta all’Associante; i terzi acquisiscono diritti ed assumono obbligazioni soltanto verso l’Associante. Ai sensi di quanto statuito dall’art. 2549 c.c., il numero degli associati impegnati in una medesima attività non può essere superiore a tre.
L’ Associante non potrà stipulare successivi contratti di associazione in partecipazione per la stessa impresa senza il consenso degli altri asso- ciati. [da inserire solo qualora non sia prevista l’esclusione alle perdite di cui all’art. 8]
6) Controllo da parte dell’associato ed erogazione della quota di uti- le spettante all’associato L’Associato ha diritto al rendiconto della gestione con cadenza perlome- no annuale. Il rendiconto si intende visto e verificato dall’Associato de-
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corsi quindici giorni dal ricevimento. Nei quindici giorni successivi, defi- nito il contenuto del rendiconto, l’Associante è tenuto a versare la quota
di utili spettante all’Associato, tenendo conto di quanto già anticipato ai
sensi dell’art. 7. L’Associato può chiedere e ottenere informazioni sull’andamento della gestione economica e prendere visione delle scritture contabili.
7) Acconti e restituzione dei maggiori acconti erogati Le parti concordano che parte della quota di cui all’art. 1 sia anticipata al- l’Associato mediante acconti versati entro il …… di ogni mese, pari ad €
, Pertanto, qualora gli importi già erogati ai sensi dell’art. 7 siano superiori alla quota di utile spettante all’Associato, ai sensi dell’art. 1, si dovrà provvedere alla restituzione della parte anticipata in eccedenza.
salvo conguaglio in base alle risultanze del bilancio consuntivo.
8) Esclusione dalla partecipazione alle perdite
Ai sensi dell’articolo 2553 del codice civile, le parti concordano che l’As-
sociato non parteciperà alle eventuali perdite.
9) Obblighi di correttezza L’Associato potrà svolgere altre attività per conto proprio o di terzi, ma dovrà astenersi dallo sviare la stessa clientela dell’Associante a favore proprio o di altri soggetti che svolgano la medesima attività d’impresa, nonché dal diffondere notizie o apprezzamenti sui prodotti e sull’attività d’impresa dell’Associante.
10) Obblighi di sicurezza
L’Associato dichiara di aver ricevuto, da parte dell’Associante, tutte le in- formazioni necessarie ai fini della tutela della propria salute e sicurezza e
si impegna ad osservare le direttive dettate dall’Associante in materia di
sicurezza sul lavoro all’interno dei locali produttivi, a norma del decreto legislativo n. 81/2008.
11) Obblighi fiscali e previdenziali Sia per le somme ricevute in acconto di cui al punto 7), sia per il saldo,
l’Associato rilascerà regolare ricevuta. Su tali somme l’Associante opere-
rà la ritenuta d’acconto Irpef e provvederà ad effettuarne il versamento e
darne attestazione nei termini di legge. I contributi previdenziali saranno versati dall’Associante e graveranno sullo stesso e sull’Associato nella misura prevista dalla normativa vigen- te 1 . La quota a carico dell’Associato sarà detratta dalle sue spettanze. Qualora non vi abbia già provveduto, l’Associato presenterà all’Inps la propria richiesta di iscrizione alla gestione separata di cui all’art. 43 del
1 Ad oggi il 55% è a carico dell’associante e il 45% a carico dell’associato.
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D.L. n. 269/2003, convertito nella legge 24 novembre 2003, n. 326, en- tro trenta giorni dall’inizio dell’attività lavorativa. Gli obblighi assicurativi Inail, compreso il versamento dei premi, saranno assolti dall’Associante e resteranno interamente a suo carico. A tal fine l’Associato si impegna a fornire tempestivamente ogni informazione e documentazione sanitaria utile in caso di eventuali infortuni sul lavoro, al fine di consentire all’Associante il puntuale assolvimento delle incom- benze di legge.
12) Riservatezza dei dati personali
sensi del D.Lgs. 196/2003 - Codice sulla privacy - l’Associato dichiara
avere ricevuto in modo esaustivo l’informativa prevista in materia di
trattamento dei dati personali e di prestare il suo libero, incondizionato ed informato consenso al trattamento ed alla comunicazione dei suoi
dati ai soli fini del regolare adempimento delle obbligazioni contrattuali assunte e degli adempimenti di legge ad esse connesse.
In relazione a tali dati l’Associato potrà esercitare i diritti di verifica, ag-
giornamento, correzione e cancellazione previsti dall’art. 7 del D.Lgs. n.
Il titolare del trattamento è l’Associante e il responsabile del trattamento è lo studio professionale cui è affidata la gestione degli adempimenti la- voristici e previdenziali.
13) Foro competente, rinvio e spese Per le controversie relative al presente contratto è competente il foro di …………. Per quanto non previsto espressamente nel presente contratto si fa rin- vio alle norme di cui agli articoli 2549 e seguenti del codice civile. Il presente atto sarà registrato solo se necessario, in caso d’uso, ed i re- lativi oneri graveranno sulla parte che l’avrà reso necessario.
L’Associato
Si sottoscrivono e si approvano in particolare le clausole di cui ai seguen-
ti articoli:
1 - 3 - 6 - 7 - 8 - 9 - 13
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References: art. 1
 art. 1
 art. 43
 art. 2
 art. 10
 art. 25
 art. 5
 articolo 2643
 articolo 77
 art. 11
 art. 53