Source: http://www.sudpress.it/universita-lincredibile-transazione-da-700-000-euro-per-niente/
Timestamp: 2019-10-20 23:53:10+00:00

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Università: l'incredibile "transazione" da 700.000 euro. Per niente - SudpressSudpress
Nel 2007 l’Ateneo stipula un contratto da oltre 14 milioni (con una società appena costituita con un capitale di appena 10.000 euro) per realizzare una residenza universitaria, ma il direttore amministrativo Portoghese non inserisce (nonostante consigliato dal notaio) una banale clausola di salvaguardia. Il 29 maggio 2014 il Rettore Pignataro chiude la faccenda. Brillantemente.
Quella che stiamo per ricostruire è una storia che ha dell’incredibile.
Comincia alla fine dell’estate del 2007, allorquando l’Università di Catania, (Magnifico Rettore Tony Recca, Giacomo Pignataro consigliere di amministrazione e Federico Portoghese direttore amministrativo), decide di dotarsi di alcune “residenze universitarie”, approfittando del decreto 42 del 22 maggio 2007 del Ministero dell’Università che ne prevedeva il cofinanziamento al 50%.
Lanciato un avviso pubblicato su La Sicilia, il CdA dell’Ateneo in data 30 ottobre 2007 (seguire le date è importante) approva 4 progetti tra cui quello denominato “Campus Lachea” proposto da una società denominata Residenze srl con amministratore unico l’ing. Andrea Maccarrone (che, detto per inciso, è lo stesso dell’operazione “Vecchia Dogana” e del lido sulla scogliera del lungomare di Catania Buy2Build).
La società Residenze srl risulta costituita appena 7 giorni prima del Cda, il 23 ottobre 2007 (si iscriverà alla Camera di Commercio solo il 14 di novembre) e con appena 10.000 euro di capitale.
Nonostante questo il CdA dell’Università ritiene di approvare la proposta relativa al Campus Lachea per un controvalore che supera i 14 milioni e 400 mila euro.
Singolare il fatto che quando l’università esamina ed approva questa operazione, il 30 ottobre 2007, la società di Maccarrone non ha ancora neanche la disponibilità del terreno su cui dovrebbe sorgere la residenza universitaria a Sant’Agata li Battiati ed infatti il “contratto preliminare di acquisto da parte di Residenze srl con i terzi proprietari del terreno” viene firmato innanzi al notaio Cannizzo solo in data 20 novembre 2011.
Cioè ben 20 giorni dopo la seduta del Consiglio di Amministrazione. Che singolare preveggenza, non avevano ancora il terreno e già promettevano di rivenderlo all’Università.
Il 30 novembre 2007, (appena 10 giorni dopo che Residenze srl aveva contratto il preliminare di acquisto del terreno che subito dopo avrebbe proposto all’università), il direttore Federico Portoghese sottoscrive con scrittura privata “il contratto preliminare di vendita di cosa futura Campus Lachea”.
La facciamo breve, saltando alcuni passaggi tecnici che gli appassionati potranno facilmente riscontrare nella documentazione che come sempre alleghiamo.
Il contratto prevedeva che il progetto andasse approvato (e finanziato, ma questo come vedremo sarà poi oggetto del contenzioso) dal ministero entro il 31 dicembre 2008, salvo considerarsi rescisso.
In realtà, il ministero approverà il progetto ma negherà il cofinanziamento.
L’Università prova a rescindere il contratto a causa del venir meno dei finanziamenti, mentre la società Residenze srl (quella costituita con 10.000 euro 7 giorni prima di vedersi approvato dall’Università un progetto da 14 milioni 430 mila euro su un terreno che non era nemmeno suo) decide di aprire un contenzioso che sarebbe anche divertente se non ci fossero tanti soldi dei soliti poveri contribuenti in ballo.
Residenze srl sostiene che nel contratto firmato da Portoghese non vi era alcuna clausola risolutiva riferita ad un eventuale carenza di finanziamenti ministeriali e pertanto chiedeva che l’Università adempisse all’impegno milionario.
L’Università finisce davanti al Giudice civile innanzi al quale si svolge la testimonianza significativa del notaio Arturo Pittella che aveva assistito le parti (Maccarrone per la società e Portoghese per l’Università) al momento della stipula del contratto.
Si legge nel verbale del CdA del 6 dicembre 2013 (da pag 57) la dichiarazione in udienza del notaio Pittella: “Io venivo interpellato quando le parti me lo richiedevano e, al riguardo, esposi la mia opinione che era meglio specificare come condizione non solo l’approvazione del progetto, ma anche il suo finanziamento.”
Quindi il notaio, diligentemente, aveva suggerito di inserire una clausola di salvaguardia collegata all’eventuale diniego del finanziamento ministeriale, ma inspiegabilmente nell’atto firmato dal direttore Portoghese questa clausola non veniva inserita e proprio la sua assenza provocherà la soccombenza in diritto, e contro ogni buon senso, dell’ateneo.
Alla fine, forse, della storia e salvo colpi di scena, il contenzioso si avvia a conclusione con una transazione che vede l’Università di Catania liquidare alla società Residenze srl la graziosa somma di euro 700.000.
SETTECENTOMILA euro a fronte di niente e ad una società, lo ribadiamo ad abundantiam, costituita con 10.000 euro 7 giorni prima di vedersi approvato un progetto da 14 milioni 430 mila euro su un terreno che non era nemmeno suo.
Ma a margine di tutta la vicenda già abbastanza amena, un ulteriore retroscena.
In data 17 aprile 2014 l’Ufficio Legale dell’Università predispone una bozza di delibera relativa alla transazione ritenendo che fosse necessario un ulteriore passaggio in Consiglio di Amministrazione.
Nella nota, dopo aver ripercorso la controversa storia, si legge: “In merito agli effetti della raggiunta intesa transattiva, richiamato quanto già rappresentato nel citato verbale del C.d.A. del 6.12.13, , cui integralmente si rinvia sia in ordine alla ricostruzione dei fatti che alle valutazioni espresse in punto di diritto, appare doveroso segnalare che la vicenda de quo impone un’indagine (anche, eventualmente,con l’ausilio degli Organi di controllo contabile dell’Ateneo) sulla eventuale responsabilità amministrativo contabile per danno erariale indiretto; va sul punto ricordato che tale danno si realizza quando il pregiudizio non è causato direttamente dall’amministratore o dal dipendente all’ente pubblico, ma deriva dal risarcimento ottenuto, di norma in esecuzione di sentenza o di transazione, da un terzo danneggiato da attività imputabili alla stessa amministrazione.”
Ma a questo punto interviene il rettore Giacomo Pignataro che, con nota 63602 del 29 maggio 2014, non solo dichiara inutile l’ulteriore passaggio in CdA in quanto ritiene che la transazione sia già stata approvata nella seduta del 6 dicembre, ma rimette le istruzioni dell’Ufficio Legale, comprese evidentemente quelle relative all’apertura dell’indagine, al direttore generale.
E chi è il direttore generale? Guarda caso proprio lo stesso Federico Portoghese, che quel contratto alla base di tutta la storia ha firmato privo della banalissima clausola di salvaguardia consigliata dal notaio Pittella.
Un pò come accaduto con la vicenda delle “spese pazze” di cui abbiamo scritto.
Ce ne scusiamo, vogliamo ribadire il concetto a rischio di apparire ripetitivi, ma riteniamo davvero incredibile, per non dire altro, che possa esistere un Ateneo capace di sottoscrivere un contratto così anomalo affidando un progetto da 14 milioni di euro ad una società costituita appena 7 giorni prima, con un capitale di 10.000 euro e senza che avesse nemmeno nella propria disponibilità il terreno che prometteva di vendere.
E così, molto semplicemente, 700.000 euro di denaro pubblico hanno preso il volo.
CdA 30 Ottobre 2007
CdA 6 dicembre 2013
Visura Residenze srl
una volta i funzionari e dirigenti pubblici tremavano di fronte al danno erariale perché se riscontrato i soldi ce li dovevano metterà di tasca loro. Una volta…
18 Maggio 2015 | 8:29 | Rispondi
Se le cose stanno come voi scrivete, mi chiedo: dov’è la Magistratura?
18 Maggio 2015 | 8:38 | Rispondi
Nn possiamo pagare ogni volta con i soldi pubblici…qui anche la magistratura ha le sue colpe…è inverosimile…solo in italia accadono queste cose
18 Maggio 2015 | 8:45 | Rispondi
E ti pareva che non finiva così.Ritengo che i tempi siano maturi per sgombrare il campo ed evitare che giorno dopo giorno si assistano a rivelazioni incredibili come questa.
A proposito attendiamo che qualcuno interessi la corte dei conti per non permettere che questi soldi vadano regalati e tolti alla buona Università.
18 Maggio 2015 | 8:59 | Rispondi
Da una università che ha conferito al “dott.” Bellavista la “laurea ad honorem” per avere edificato l’ecomostro “Mulino S.Lucia” ed avere tentato una ben più devastante edificazione in piena spiaggia maldestramente camuffata da “porto turistico”, non potevamo aspettarci di meglio. Restano ora due domande: 1) Come faranno i professori di Giurisprudenza o quelli di Urbanistica a spiegare i rispettivi insegnamenti ai loro studenti ed a farli rispettare ad essi per primi? 2) Come faranno gli esecutori beneficiari diretti o indiretti di tanto arbitrio per la nuova “residenza universitaria” a giustificare il loro comportamento in sede di giudiziaria come si deve, stante la gravità delle accuse pubblicate da una stampa oggi finalmente libera e la gravità delle condizioni morali, sociali ed economiche di una città allo sbando?
18 Maggio 2015 | 10:13 | Rispondi
Non vorrei sbagliare, ma nel 2007 il direttore amministrativo era il mio caro Lucius Maius e non Portghese. Almeno così ricordo. Maggio: nomen omen. Non è certo un caso che Pignataro abbia firmato la sua nota 63602: Maggio va comunque celebrato.
Io continuo a considerare Pignataro un giovane onesto, ma del tutto inadatto alla carica che ricopre; e lo invito a dimettersi ed a restituire la parola agli elettori. L’Università, quella con la U maiuscola, è una cosa seria; le famiglie si sacrificano, oggi più che mai , per l’avvenire dei figli. Riflettete cari lettori.
18 Maggio 2015 | 14:25 | Rispondi
Avete letto da chi prende in affitto gli immobili l’università di catania?
Questa la pagina dove sono pubblicate le locazioni:
http://www.unict.it/sites/default/files/amministrazione-trasparente/locazioni_attive_passive_novembre2014.pdf
Tra gli affitti il piu elevato sapete qual’è? eccolo! quello della vir imobiliare srl:
Vir immobiliare s.r.l. l Catania, P .zza V. Bellini, 19 12.5.2008 15.11.2019 € 229.319,56 +IVA
Un vero affare per l’Università, solo se si considera che la soluzione degli affitti dovrebbe essere l’ultima opzione, rispetto alla valorizzazione degli immobili pubblici o demaniali, come prevedono le direttive in materia di gestione del patrimonio pubblico.
Altra curiosità sarebbe capire secondo quale principio l’ìuniversità ha scelto l’immobile, cioè la procedura di scelta del contraente quale è stata?
E’ questa la scelta piu conveniente per l’amministraizone che costerà, in dieci ann ,TRE MILIONI DI EUROOOOOOO a vantaggio dei cinque rami della famiglia virlinzi (diamo atto che queste somme verranno tassate e suddivise equamente tra una quindicina di famiglie) nell’arco dei dieci anni.
non si potevano trovare due appartamenti e una bottega con tre milioni di euro spesi in dieci anni?
tutti soldi degli studenti!! soldi delle tasse universitarie!!!!!
perchè il rettore non li da a me tre milioni di euro, che li procuro io due appartementi e due botteghe!! e magari faccio risparmiare anche qualcosina, faccio un po di sconto, come si dice!
Perchè il rettore non recede dal contratto anzi non chiede la rescissione in sede civile?
Ed è tutto a vantaggio del gruppo virlinzi che naturalmente affitta alla provincia, con contratti risalenti in nalcuni casi all’epoca della amministrazione provinciale guidata dalla Presidenza Lombardo.
E ogni tanto il comune pubblica ancora riconosciumenti di debito per affitti al gruppo virlinzi.
ma prima di ricnoscere il debito, che non si contesta, si dovrebbe valutare l’opportunità di continuare ad affittare e la procedura di scelta del contraente, perchè altrimenti si guarda solo l’ultima parte della questione che invece è molto piu complessa.
18 Maggio 2015 | 17:01 | Rispondi
Sulla vecchia dogana vi cito alcuni articoli :”Ringraziamo il Credito Siciliano e, soprattutto, l’Autorità Portuale che ha reso possibile tutto ciò, sia dal punto di vista politico che da quello amministrativo”
Sapete chi è la ditta promotrice del project financing della vecchia dogana?
la evirfin dei virlinzi, è società capogruppo con 5 milioni di capitale.
la evirfin ha anche ipotecato il diritto di superficie su beni demaniali (nell’appalto di piazza europa, tramite la società “parcheggio europa” spa) che sul piano civile è una ipoteca nulla, a prescindere dall’assoluzione che non si contesta.
ma ci ha pensato, stando all’articolo, il credito siciliano, a finanziare la vecchia dogana, progetto originariamente della evirfin.
cercate su internet questo articolo:
https://www.creval.it/cs/cs_organisociali.htm
http://livesicilia.it/2014/08/31/esperti-politici-fedelissimi-chi-sono-gli-assistenti-degli-eurodeputati_532600/
18 Maggio 2015 | 17:26 | Rispondi
Nel 2007 il Direttore Generale dell’Università di Catania era il Dott. Lucio Maggio. Invito la redazione di “Sudpress” a correggere l’articolo.
18 Maggio 2015 | 17:56 | Rispondi
Caro catanese ti invito a visualizzare i curriculum di entrambi… Cordialmente
18 Maggio 2015 | 20:43 | Rispondi
Il mio contenzioso con l’Università di Catania ha trovato finalmente una data per la prima udienza, dicembre 2017.
I fatti si riferiscono al 2012.
Per il resto, ciò che è noto è noto e ciò basta.
Prof. Condorelli come procede la vicenda che ci vede accomunati?
18 Maggio 2015 | 19:21 | Rispondi
Bentornato Angelo Scozzarella. Della vicenda che ci accomuna non ho saputo ancora alcunché; fui chiamato dalla Polizia Postale per essere identificato, ed in quella circostanza dissi, con sorpresa dell’Ispettore della Polizia, che il nome e cognome dei commenti era il mio vero nome e cognome. Potremmo incontrarci in Pretura: pazienza.
18 Maggio 2015 | 20:10 | Rispondi
toc toc……toc toc …..c’è qualcuno a Piazza Giovanni Verga.
18 Maggio 2015 | 20:23 | Rispondi
Prof. Condorelli sia di parola il TAPIRO a che punto è? ci faccia sapere quando chiama Striscia la Notizia per la consegna, già mi immagino la scena, LEI lì che si prende le sue giuste soddisfazioni, “povera” Università ormai è allo sbando.
18 Maggio 2015 | 20:36 | Rispondi
Invece di continuare a insultare chi impropriamente non è più al suo posto di direttore generale…. Guardate i curriculum di entrambi e vedrete chi era direttore amministrativo nel triennio 2006/2009…. Dubito il prof. Maggio… Ai posteri l’ardua sentenza…
18 Maggio 2015 | 20:41 | Rispondi
i soldi li devono pagare coloro che hanno causato il danno, la Magistratura Catanese deve accertare le responsabilità ed indagare su questi fatti, se no passa sempre il solito messaggio, che ha pagare sono sempre i soliti morti di fame che rubano una mela al super mercato.
18 Maggio 2015 | 20:47 | Rispondi
“Fantasia”, ha ragione (ho ascoltato il suo consiglio di visionare i curriculum); Nel 2007 il Direttore Generale dell’Università di Catania era il Dott. Portoghese (Anno 2006 – 2009).
19 Maggio 2015 | 2:27 | Rispondi
Chiara Coincidenza
Interessante la deposizione del notaio Pittella riportata nella delibera del 06/12/2013 (pag. 63): “ … Nella circostanza in cui interloquii con l’avvocato Mauceri sulla condizione da apporre, erano presenti anche i rappresentanti delle imprese, il prof. Maggio per l’Università, il dott. Portoghese e i legali delle parti. Io interloquii con l’avv. Mauceri alla presenza di tutti … ). Da evidenziare che proprio nella delibera in cui si invita il C.d.A. a transigere – nonostante un precedente analogo conclusosi con verdetto favorevole per l’Università – siano nuovamente attori principali l’ufficio legale di Ateneo e il dott. Maggio, stavolta nelle veste di Direttore Generale. Interessante notare, inoltre, che la transazione abbia avuto inizio l’1 agosto 2013 ancor prima della delibera del C.d.A.
19 Maggio 2015 | 9:14 | Rispondi
Come si sente la mancanza del dott. Sinesio in consiglio di amministrazione: avrebbe sicuramente evitato questo grosso danno erariale.
19 Maggio 2015 | 10:16 | Rispondi
Condivido con quanto detto da “Chiara Coincidenza”
19 Maggio 2015 | 11:05 | Rispondi
Prof Condorelli, mi rivolgo a Lei in considerazione del fatto che si sembra molto informato sui problemi dell’Università.
Se ho capito bene l’articolo parla di transazione (cioè accordo tra le parti) è l’Università dovrà pagare 700 mila euro, ma allora il danno tutto a quanto ammontava?
Infine, secondo Lei chi pagherà?
19 Maggio 2015 | 19:18 | Rispondi
Purtroppo, “l’innominato da Maigret” ne ha combinata un’altra delle sue dopo quella della “modifica” della realtà quale conseguenza dell’avere “dimenticato” (!?) ciò che addirittura aveva scritto e che trovava conferma nel commento di una sua collega (12/02/2014, 13:04), parimenti “interessata”, che aveva preceduto di settanta minuti il suo commento (12/02/2014, 14,14), sempre a corredo dell’articolo “Università: guerra tra rettore e direttore generale”, pubblicato da Sud Giornalismo d’inchiesta mercoledì 12 febbraio 2014.
La collega parimenti “interessata” aveva scritto nel suo commento che la professoressa Elia aveva citato “un intervento del collega” (l’innominato da Maigret) allo scopo di “mettere in evidenza presunti comportamenti illeciti di Pignataro, il quale avrebbe promesso di liquidare Maggio, di accettare la sentenza del Tar sui ricercatori rottamati e di allontanare Lazzara dalla direzione generale del Policlinico, promesse avanzate ai soli scopi elettorali”. E che se poi aveva cambiato idea sul non ricorso al CGA contro la sentenza del Tar favorevole ai ricercatori ‘rottamati’ ne aveva diritto. Del resto, era stato “il voto del Consiglio di amministrazione ad indirizzarlo in tal senso. Ed in quel Consiglio di amministrazione un ruolo determinante è stato svolto dal prefetto Sinesio, che ha illuminato i consiglieri con il suo certamente dotto e competente parere”.
Al commento della collega era immediatamente seguito il commento dell’innominato da Maigret; col quale affermava e confermava che “il prof. Pignataro, nella sua campagna elettorale, si era formalmente impegnato di estromettere Lucio Maggio”. E aggiungeva “gravi affermazioni”, contenute in una sua lettera, tali da potersi intendere una “elencazione di ‘debiti’ contratti dal rettore durante la campagna elettorale”. Ebbene, in quella nota, datata 3 dicembre 2013, inviata al rettore Pignataro e agli altri destinatari, dopo un “Ella, rettore, mi ha profondamente deluso” e “nessuna delle promesse fatte Ella ha mantenuto”, compresa la “promessa” che “il dottor Maggio … doveva essere immediatamente estromesso” (poi “mantenuta” – !!! – qualche mese dopo), l’elenco delle “sette promesse” fatte e non mantenute. Al numero 6, rivolgendosi al rettore Pignataro, “il suo impegno a concludere con la sentenza del TAR la nostra vicenda, fu un altro suo impegno; più volte ebbe a dirmi che avevamo ragione e che il comportamento dell’amministrazione era indecoroso. Come abbia mantenuto l’impegno è storia di questi giorni” (vd. commenti di Maigret in “Università: i Revisori dei Conti intervengono sulle ‘spese pazze’”, 12/05/2015, 20,15; “UNICT. Nuova tegola sullo Statuto, il Miur chiede altre modifiche ma il Rettore fa finta di niente”, 12/05/2015, 20,14). L’11 aprile 2014, l’innominato da Maigret ha scritto: “… di fronte ad una tazza di caffé un pomeriggio precedente alcune settimane le elezioni: Mi espose il suo programma …”; il 16 maggio 2014 ha scritto, rivolgendosi al rettore Pignataro: “… ma del tuo programma elettorale hai mantenuto solo il punto riguardate la eliminazione di Lucio Maggio”; due giorni dopo: “… io ho votato Giacomo Pignataro perché ho creduto nel programma che mi spiattellò nel bar antistante il palazzo delle scienze, in un pomeriggio dello scorso 2013”; il 31 gennaio 2015: “Io votai Pignataro perché ritenevo, stando a quanto andava dicendo in campagna elettorale, avrebbe affrontato con decisione e risolto tutti i ‘danni’ provocati dal malgoverno precedente”.
Nel giornalismo d’inchiesta, coloro che intervengono con i loro commenti, oltre a leggere prima attentamente il testo dell’articolo pubblicato, non possono non accedere ai documenti posti a corredo, anch’essi da leggere con la massima attenzione, e peraltro dovrebbero svolgere la ricerca di altri pertinenti documenti. E soprattutto ricordare i contenuti dei loro precedenti commenti. Se non riesce a ricordarli, potrebbero essergli utili gli “illumina”. Altrimenti, come è già accaduto (e appena riportato) e come è accaduto nei precedenti commenti, qualche appartenente alla congrega dei “servi redivivi”, tali magari per una sorta di massoterapia, ne approfitterà per impossessarsi della “bufala” e farla propria, senza aver letto il testo dell’articolo e i documenti a corredo. Salvo poi a rimangiarsi il tutto, mentre in tanti ridono.
Ritornando all’introduzione, l’innominato da Maigret” ne ha purtroppo “combinata” un’altra delle sue, da lettore “poco attento” e da lettore “che non accede ai documenti” (!?) che il giornalista Pierluigi Di Rosa, sempre puntuale nei suoi articoli (ricchi di documentazione), allega agli articoli pubblicati da Sudpress Giornalismo d’inchiesta. Sempre per questione di “memoria”, cioè di evitare a chiunque di non “ricordare” il contrario di quanto era accaduto. E comunque bisogna leggere con la massima attenzione l’articolo di riferimento ed evitare di non leggere affatto la documentazione allegata. La quale, proprio perché allegata e frutto di puntuale ricerca, è pertinente e interessante. A parte il fatto che nell’articolo di Pierluigi Di Rosa le date, i nomi, i riferimenti a documenti, le quote in milioni, in centinaia di migliaia, in migliaia di euro sono addirittura ripetuti. E di prestare “relativa” attenzione ai commenti, tanto da non dovergli sfuggirgli che il Sinesio, dalle “altalenanti” presenze in Consiglio di amministrazione, è stato indicato come “elemento parlante” in sostituzione del rettore PG (nel senso, sei tu, Sinesio, a dire ciò che io “desidero” ma che non posso dire in prima persona, ma gli altri, fatta eccezione per coloro che “sfuggono” al mio “controllo”, e che non riesco a contenere, anche perché la loro preparazione e i loro interventi sono puntuali e precisi, sono a me “obbedienti”).
Ebbene, dimostrando così una “sommaria”, alquanto “sommaria”, lettura dell’articolo e il non accesso ai documenti posti a corredo, l’innominato da Maigret, dopo “non vorrei sbagliare”, ha scritto: “ma nel 2007 il direttore amministrativo era il mio caro Lucius Maius e non Portoghese. Almeno così ricordo. Maggio: nomen omen. Non è certo un caso che Pignataro abbia firmato la sua nota 63602: Maggio va comunque celebrato”. Forse “scherzava”, o “fingeva” di “non sapere” che nel 2007 il direttore amministrativo era Federico Portoghese (verbale del Consiglio di amministrazione, n. 15, del 30 ottobre 2007), anche se non scherzava quando, dato che lo ripete insistentemente, da parecchio tempo, invitava il rettore PG “a dimettersi ed a restituire la parola agli elettori”, perché “l’Università, quella con la U maiuscola, è una cosa seria; le famiglie si sacrificano, oggi più che mai, per l’avvenire dei figli”. Subito, a far seguito al suo “ma nel 2007 il direttore amministrativo era il mio caro Lucius Maius e non Portoghese”, è scattato un “redivivo”, pessimo lettore dell’articolo e inadatto alla ricerca, a “confermare” la “bufala” – viene qui detto senza acrimonia, ma soltanto in allegria – contenuta nel commento dell’innominato da Maigret. Poi, dopo essere stato decisamente richiamato al vero (e magari a leggere), ha cambiato verso: il dottore Portoghese era il direttore amministrativo e il dottor Maggio non era il direttore amministrativo, anche se, come risulta dal verbale dell’adunanza del Consiglio di amministrazione del 6 dicembre 2013 (p. 63), era presente, per l’Università, ma ovviamente privo di qualsiasi “potere”, con gli avvocati dell’Ateneo e altri presenti quando il notaio Pittella interloquì, alla presenza di tutti, con l’avv. Mauceri.
Pertanto, “non è certo un caso che Pignataro abbia firmato la sua nota 63602”, 29 maggio 2014, prot. n. 63632, indirizzata alla “Direzione Generale” (“innominato” il direttore generale Portoghese) e p.c. all’Ufficio Legale-Avvocatura di Ateneo), perché in definitiva a dover rispondere di quanto è stato causato (700.000 euro) sarebbe proprio l’attuale direttore generale Portoghese da lui nominato e “rinominato”. Lo stesso a cui, intestandola “alla Direzione Generale”, ha nella sostanza inviato la nota, peraltro non portando la questione in Consiglio di amministrazione, che si conclude con “si rimettono gli atti istruttori predisposti dall’Ufficio Legale di Ateneo a codesta Direzione Generale affinché essa provveda a tutti gli adempimenti consequenziali, così come indicati dall’Ufficio”. E il Collegio dei revisori dei conti? Inoltre, resta ancora in attesa delle conseguenze, con riferimento al verbale n. 02/2015 del Collegio dei revisori dei conti (seduta del 6 marzo 2015), la questione delle spese per la “porta d’oro” e per i lavori di “un intero spezzettato” svolti da diverse imprese nei mesi di luglio e agosto 2014 al secondo piano del palazzo Centrale dell’Ateneo, a seguito di richieste “per le vie brevi” dello stesso direttore generale Portoghese al dott. ing. Agatino Pappalardo, vicario del dirigente dell’A.P.S.E.Ma.
La responsabilità dell’allora direttore amministrativo Portoghese deriva dalla testimonianza resa in giudizio dal notaio Pittella (vd. p. 63 del verbale n. 1 del Consiglio di amministrazione, 6 dicembre 2013), consistente nell’avere esposto la sua opinione che “era meglio specificare come condizione non solo l’approvazione del progetto, ma anche il suo finanziamento”. Opinione evidentemente non accolta dal direttore amministrativo Portoghese, e pertanto con assoluto vantaggio per la società denominata Residenze srl con amministratore unico l’ing. Andrea Maccarrone, società costituita sette giorni prima dell’adunanza del CdA del 30 ottobre 2007, con appena 10.000 euro di capitale, e iscrizione il 14 novembre 2007 alla Camera di Commercio. Che dall’incredibile “transazione” viene a incassare 700.000 euro. Corrispondono, se la tassa universitaria annuale di iscrizione è mediamente di 1.000 euro, alle tasse di 700 studenti. E dire che tra i rappresentanti dei docenti, nell’adunanza del 30 ottobre 2007 del Consiglio di amministrazione, verbalizzante il direttore amministrativo dottore F. Portoghese, c’era anche il prof. G. Pignataro (docente di economia, poi rettore quando si svolse l’adunanza del 6 dicembre 2013), che espresse “il proprio apprezzamento per la qualità del progetto e per le finalità che intende realizzare”), e l’intero Consiglio dava “ampio mandato al direttore amministrativo per tutti gli adempimenti consequenziali alla realizzazione del progetto”.
Chi paga? Si ricorrerà alla Corte dei conti? Saranno assunti provvedimenti consequenziali? Possono esserci responsabilità a carico di componenti, soprattutto se “esperti”, del Consiglio di amministrazione? A parte l’ingente danno, il cui prezzo è a carico della comunità universitaria, ma pesa anche sui cittadini in regola col pagamento delle imposte, dalla lettura dei verbali del Consiglio di amministrazione (sono fonti primarie, così come lo sono i verbali del Senato accademico, i decreti, gli atti ufficiali, i bandi di concorso, e tanti altri documenti, molti dei quali sono posti a corredo di articoli pubblicati da Sudpress Giornalismo d’inchiesta, utili a chi svolge corrette indagini di tipo giornalistico) sono emerse assurdità. Una di esse è contenuta nel verbale dell’adunanza del Consiglio di amministrazione del 28 marzo 2014, pp. 19-27, punto 9 dell’o.d.g., quando, “riapparso” Sinesio, il rettore PG (con o senza Pd, ma certamente non senza Pd) parte nella sua carica contro il direttore generale Lucio Maggio (a proposito, va ricordata la promessa dallo stesso PG formulata in campagna per l’elezione a rettore, cioè che “il dottor Maggio doveva essere immediatamente estromesso”) per “contestare” l’incontestabile. Cioè che a seguito di informazioni sullo stato di urgenza, trattandosi dei lavori di manutenzione degli impianti antincendio, ricevute dal dirigente dell’ALPI, e quindi nell’interesse dell’amministrazione da parte dello stesso, aveva autorizzato lo stesso dirigente dell’ALPI “di procedere a esperire cottimo fiduciario per l’affidamento del servizio in una situazione di somma urgenza”.
L’assurdità sta nel fatto che, nonostante l’urgenza dato che si trattava di impianti antincendio e quindi di sicurezza, l’acrimonia si è manifestata nonostante la riduzione sulla spesa. Attore principale, accanto al rettore PG, il Sinesio, che continuerà a manifestarsi tale anche nel punto 28 dell’o.d.g. (subito dopo Sinesio va via, risultando assente dal punto 29 alla fine) a proposito della “proroga contratti dirigenti a tempo determinato” (edilizia e sicurezza, già: “edilizia”!). Proroga dei contratti assolutamente legittima, come legittimo è stato riconosciuto tutto l’operato del direttore generale Maggio, perché tale si evince dalla lettura dell’ordinanza del Tribunale del lavoro (è tra i documenti a corredo di uno degli articoli di Sudpress) che lo reintegrava nella carica di Direttore Generale, successivamente seguita, sempre rinviando alla lettura dei documenti di riferimento, dall’ordinanza del Tribunale di Catania, Sezione lavoro, in composizione collegiale, relatore il dottore Mario Fiorentino, con la quale l’ordinanza di reintegra veniva annullata perché la nomina a direttore generale dell’Ateneo era avvenuta ai sensi del comma 3 dell’articolo 97 della Costituzione. Esso recita che “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso”, ma dopo la virgola continua con “salvo i casi stabiliti dalla legge” (e i direttori generali, degli Atenei e di altri Enti pubblici di qualsiasi livello – comunale, provinciale, regionale e nazionale – rientrano nel “salvo i casi stabiliti dalla legge”). Ma il rettore PG a quanto pare non ha prestato attenzione all’ordinanza del Tribunale di Catania, Sezione lavoro, in composizione collegiale, “smentendo” quindi la motivazione di quella ordinanza. E magari ci sono stati i soliti “consiglieri” che gli hanno formulato oralmente il “parere” di non credere a quella ordinanza. Pertanto, dopo che aveva nominato direttore generale il dottor Portoghese, l’ha “rinominato”, sempre “senza concorso”, direttore generale. Nel tempo intermedio tra la “nomina” e la “rinomina”, il fenomeno della “porta d’oro” e delle altre spese.
Forse è il caso di scrivere un libro. Un libro su un Ateneo allo sfascio.
19 Maggio 2015 | 22:20 | Rispondi
L’innominato, cioè io, non ha mai in vita sua violato la legge. Ed a sue, cioè mie, proprie spese ha pagato la coerenza nel difendere le sue, cioè le mie, idee, giuste o sbagliate che fossero. Nel commento l’innominato, cioè io, ha scritto, senza esprimere alcun giudizio ed aggiungendo “ se non sbaglio” che nel 2007 il direttore generale era Lucio Maggio: solo ed esclusivamente un dato di fatto. Quello che di buono o di cattivo l’innominato “ha combinato” in vita sua, mai lo ha combinato per il suo proprio interesse personale; e questo vale anche per il ricorso al TAR teso a difendere la dignità dell’attività clinica ( si vorrebbe il Polllliclinico un centro di eccellenza !!!!) nel contesto della docenza universitaria. Nessun interesse economico, visto che un sanitario con 43 anni di esperienza clinica e nessuna, ripeto nessuna, incompatibilità, la sua attività la può continuare come, dove e quando vuole: prova ne sia il fatto che diversi Colleghi dell’innominato, cioè miei, si sono volontariamente dimessi anticipatamente per lavorare altrove e percepire simultaneamente la pensione piena, pensione che viene pagata appieno con quarant’anni di servizio.
Nei commenti bisogna anche “percepire” l’ironia: come per esempio l’omen nomen che Maigret non può comprendere dal momento che nell’istituto per geometri non si studia il latino. Si studia però molta matematica che, come sosteneva un Professore di Filosofia del Diritto mio parente e Rettore di questa Università, è la logica dell’intelletto umano.
Nelle 2018 parole che compongono l’ultimo commento di Poirot, almeno io, non riesco a trovare un filo logico conduttore. Evidentemente il riposo forzato offusca la mente. Non risponderò più ai commenti di Maigret che si mostra poco attento come investigatore; mi limito ad osservare che un libro si potrebbe scrivere, ma di “Psicopatologia del Commento”.
P.S. Come ho scritto in precedenza, mi è capitato più volte di incontrare Tony Recca; scrissi, quando si dimise, che non gli serbavo alcun rancore, e lo riaffermo. Fu in uno di questi incontri che Tony mi disse che per noi medici il pensionamento era dal punto di vista economico molto vantaggioso; me lo confermano i Colleghi che in pensione sono andati volontariamente prima del tempo.
20 Maggio 2015 | 9:13 | Rispondi
Prof.! Lapsus? non sono io quello delle 2018 parole e sto alla larga da questi monologhi da inferno dantesco.
Pare infatti frutto di una seduta spiritica in cui, se è chiaro di chi sia l’ectoplasma, poco chiaro mi è chi sia il medium.. e tanto meno la vittima pagante raggirata: forse gli studenti?.
Comunque a me risultavano 2090..
20 Maggio 2015 | 12:50 | Rispondi
Mi scuso con Poirot: volevo scrivere Maigret. All’ amico Poirot il rigore logico non manca certamente.Come non gli manca l’amore per quello che bello, in questo caso la musica di Chopin. Come scrive Shakespeare solo chi non ama la musica è fatto per intrighi e tradimenti….a buon intenditore…
20 Maggio 2015 | 13:25 | Rispondi
Giovanni svegliati…………(è primavera) chi vuoi che paghi, noi………..contribuenti catanesi, gli utili fessi che con i nostri soldi invece di pensare all’istruzione di nostri figli riescono a combinare sti sperperi di denaro pubblico.
Leggendo l’articolo sono rimasto veramente esterefatto dalle coincidenze………
p.s. complimenti a SUDPRESS per l’articolo.
20 Maggio 2015 | 15:12 | Rispondi
Chiedo all’attentissimo ed esaustivo Maigret, confidando sulle informazioni in suo possesso, di illuminarci in merito ai soci dell’ing. Andrea Maccarrone (il titolo non era riportato sui documenti forniti dal Dott. DiRosa, suppongo quindi che lo conosca di persona o di “fama”). Sarebbe interessante capire se, tra i soci della Residenze Srl, vi fossero legami di parentela (diretta e non) o “amicizia” con qualcuno degli attori o “spettatori attivi” della vicenda…. Anche se il Dr Maigret non fosse in grado di fornire il nome dei soci della Residenze Srl, l’attento Dott. Di Rosa potrà facilmente richiedere la visura camerale completa (CCIAA) e fornirla a noi lettori e frequentatori di questo blog….non si sa mai ne uscisse fuori qualche bella novità! Relativamente alle responsabilità del “danno”, non si può essere superficiali davanti ad un atto notarile che comunque vincola un’Istituzione come l’Università e questo lo sanno bene tutti i Rettori, Direttori Generali-Amministrativi, Delegati, Rappresentanti dell’Area Legale, presenti e passati. Da parte sua, caro Maigret, anche il solo sostenere che gli spettatori della stipula di un atto notarile non abbiano responsabilità risulta tendenzioso e spudoratamente di parte…. Infatti il Dott. Maggio ha responsabilità già solo perché era presente per conto dell’Università in qualità di professionista di Giurisprudenza (checché se ne dica è un professionista nella materia di giurisprudenza). Lo stesso Dott. Maggio, dopo l’indicazione del Notaio, avrebbe dovuto insistere affinché venisse inclusa la dicitura….progetto approvato “e finanziato”….ma stranamente non lo ha fatto.
Dott. Di Rosa, può pubblicare l’Atto Notarile per vedere quali sono i contenuti e le firme che lo sugellano??? Confidiamo in lei..…
20 Maggio 2015 | 16:25 | Rispondi
Condivido con quanto detto da “peppapig”.
20 Maggio 2015 | 18:46 | Rispondi
Caro Francesco, ma che va dicendo. Non sa che Catania è la città più virtuosa d’Italia ? Se non fosse per gli scassapagghiara e per i ladri del supermercato si starebbe benissimo. Certo la criminalità organizzata ha avuto batoste; ma il punto è che di organizzato a Catania non c’è solo la criminalità. Nell’università degli studi di Catania nulla accade o può accadere: è un tempio dalle mura esterne candide. Un tempio nel quale si muovono anche, ma non solo, parenti di rappresentanti delle istituzioni. E poiché i rappresentanti delle istituzioni a Catania sono molto al di sopra di ogni sospetto, di conseguenza lo sono anche i loro familiari che lavorano in ateneo. Poirot direbbe che si tratta della proprietà transitiva dell’onestà: e la matematica è una scienza (quasi) esatta.
P.S. In ateneo si sente la mancanza del prefetto Sinesio. E’ vero che è indiziato, ma io sono garantista, e fino a quando non si arriva alla conclusione del processo per me è innocente. Pignataro, che forse lo ha costretto alle dimissioni ( quindi solo apparentemente volontarie, ma secondo me non giustificate) , farebbe bene a reintegrarlo in consiglio di amministrazione. Nullo intermisso tempore, per parlare come il mio Lucione che, per quanto strano possa sembrare, alla fine mi è simpatico.
20 Maggio 2015 | 20:30 | Rispondi
Sì, è il caso di scrivere un libro; un libro su un Ateneo allo sfascio. E l’Ateneo di Catania può essere un caso interessante da trattare, facendo “tesoro” di quanto è contenuto in documenti ufficiali: verbali degli organi collegiali, soprattutto del Consiglio di amministrazione e del Collegio dei revisori dei conti; ordinanze della magistratura del lavoro; sentenza pronunciata dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana, che ha ordinato all’autorità amministrativa di eseguirla avendo accertato che lo statuto dell’Ateneo era viziato da illegittimità per violazione del combinato disposto di norme di legge; omissioni di atti dovuti (abusi d’ufficio o abusi di potere?); “testimonianze” di docenti-elettori su “promesse” e “impegni” pubblicamente assunti dal candidato rettore Pignataro in campagna elettorale; “maldestre” e/o “omesse” (dimenticanze?!) modifiche allo statuto d’Ateneo (quelle “omesse” sono state “individuate” dal direttore generale del Miur (“modifiche” – come “accadrà” per quelle “omesse” individuate dal D.G. del Miur da “inserire” nello statuto – effettuate da “organi illegittimi”, e il rettore Pg-Pd ha addirittura ordinato la pubblicazione di un “nuovo” statuto sulla Gazzetta Ufficiale, dato che derivano da elezioni degli organi di gestione – rettore, consiglio di amministrazione, senato accademico, attuale direttore generale – in forza di uno statuto dichiarato illegittimo dal CGA); dichiarazioni a verbale di componenti gli organi collegiali; commenti agli articoli pubblicati da Sudpress Giornalismo d’inchiesta e lettere ufficiali inviate al diventato rettore dell’Ateneo.
Tra i commenti, quelli, peraltro conformi ai commenti di una sua collega docente, sulle “promesse elettorali”, poi non mantenute, “di non ricorrere al CGA” in opposizione alla sentenza del Tar che aveva accolto la loro istanza di permanere in servizio, e quindi con la manifestazione “d’impegno” a “concludere con la sentenza del Tar” la loro vicenda, e del “dottor Maggio che doveva essere immediatamente estromesso” addirittura “perché responsabile dello sfascio della precedente amministrazione”. “Assurdità” ingiustificabile soprattutto perché il consigliere d’amministrazione Pignataro aveva, partecipando alla gestione dell’Ateneo, sempre manifestato il suo apprezzamento ai temi delle delibere e all’attività del direttore amministrativo e poi direttore generale Maggio. Tra le lettere, quella del 3 dicembre 2013 inviata al Pignataro diventato rettore e “agli amici della ex Facoltà di Medicina”, con la quale gli manifestava di essere stato “profondamente deluso” perché “nessuna delle promesse fatte” in campagna elettorale “Ella ha mantenuto”. Sette le “promesse” non mantenute, la prima delle quali quella del “dottor Maggio che doveva essere immediatamente estromesso” (l’autore dei commenti e della lettera – trattandosi di ricostruzione storica destinata alle pagine di un libro sull’Ateneo va reso noto – è il dottore Giuseppe Condorelli).
Ma il Pignataro destinatario della lettera si “attivò” per farlo – cioè “mantenere” la “promessa” fatta in “campagna elettorale” concernente “l’estromissione del dottor Maggio” – nei mesi successivi. Comunque, subito dopo essere stato “informato della sospensione di Lucio Maggio”, nello stesso giorno (22 aprile 2014) Condorelli manifestò il suo positivo pensiero sulla “vittoria finale” dello stesso Maggio e sulla “sconfitta di Pignataro che ha disperatamente cercato di farsi passare per il nuovo. Ma non tutti sanno che Pignataro fu sostenitore del precedente rettore, e che solo dopo che gli fu tolta la direzione della Scuola Superiore entrò in rotta di collisione con il prof. Recca. Sempre stando ai bene informati, Pignataro non avrebbe avuto i titoli per la direzione della Scuola, e quindi l’atto di rimozione sarebbe stato legittimo”.
Nel verbale del Consiglio di amministrazione, approvato lo stesso giorno, c’è un’interessante dichiarazione della prof.ssa Elia (in Consiglio di amministrazione ha ripetutamente contestato, insieme con i consiglieri Iachello e Toscano, i “comportamenti” e le “linee” del rettore Pignataro nei confronti del direttore generale Maggio, le cui funzioni, come risulta dall’ordinanza del giudice del Tribunale del lavoro, sono state sempre “corrette”, e pertanto le contestazioni del rettore nei suoi confronti sono state “respinte” proprio perché non rispondevano affatto alle “irregolarità” che dallo stesso rettore gli venivano attribuite).
Questa la dichiarazione a verbale del consigliere di amministrazione prof.ssa Elia: “A seguito di iniziative temerarie del Rettore, che sempre dimostrano la sua volontà pervicace, ampiamente manifestata durante la sua campagna elettorale, di rimuovere ad ogni costo il Direttore generale, questo Consesso rischia di travalicare ancora una volta le competenze riconosciutegli dal legislatore. Violando ogni previsione normativa, rischia di commettere un abuso ancora più grave di quelli fin qui commessi ai danni del Direttore generale, che si è correttamente rivolto all’autorità giudiziaria, a tutela dei sui diritti, per i noti fatti del 6.12.2013. Io stessa, di fronte ad una nuova palese violazione di legge perpetrata da questo organo, mi vedrò costretta ad adottare ogni iniziativa di legge necessaria a salvaguardare l’interesse pubblico e la mia stessa posizione di consigliere”.
Adesso è intervenuta la “nuova tegola sullo statuto”, con il Miur che ha chiesto “altre modifiche”, guarda caso passate “sotto silenzio” nonostante l’importanza. E intanto si resta in attesa dell’obbligatoria esecuzione della sentenza del CGA, in forza della quale gli organi sono decaduti. E la sentenza del CGA non può non essere eseguita, nemmeno da un governo a maggioranza Pd a “conduzione unica”, anche perché in caso di mancata esecuzione si potrebbe parlare di “fanfaroni” al governo, e non soltanto perché un presidente non esegue pienamente, e quindi non rispetta, la sentenza della Corte costituzionale sulle pensioni, mentre un ministro non rispetta (non eseguendole) le sentenze della magistratura (quella del CGA sull’illegittimità dello statuto dell’Ateneo di Catania), un sottosegretario siciliano all’istruzione non vede e non sente, un rettore che dovrebbe essere rimosso non viene rimosso. Guarda caso, formano una quaterna Pd, del “nuovo Pd”! Nel gioco siciliano delle “tre carte” c’è un tizio addetto a rimuovere le carte, due personaggi che distraggono l’attenzione del malcapitato giocatore, il quarto della “quaterna”, quello che deve “perdere”. Chi è il quarto della quaterna Pd, del “nuovo Pd”, nella questione dell’Ateneo di Catania?
Si tratta di argomenti, quelli qui esposti soltanto in parte, ai quali ne saranno aggiunti molti altri a formare il libro dal probabile titolo “Cinquanta sfumature di giallo. Come può fallire un Ateneo (dalla “porta d’oro” e dalle “spese pazze”, ma anche dai 700.000 euro “per niente”, quale conseguenza di un ”contratto” e di qualsiasi “atto” – e a nessuno è possibile e consentito “insistere” su altra determinazione – di esclusiva competenza, determinazione e responsabilità del direttore amministrativo pro tempore.
20 Maggio 2015 | 21:24 | Rispondi
Mi scusi, Maigret, si degnerà di rispondermi? Penso di sì perchè Lei è sicuro persona per bene.
E allora io, da semplice cittadino, sto ovviamente fuori dalle discussioni relative a codesto Ateneo, salvo essermi difeso da sporadici attacchi a gamba tesa sul mio tavolo da gioco di alcuni docenti, ritenendo costoro di essere investiti di toga ed ermellino pure al di fuori delle loro aule, o di ascoltare lamentele di studenti.
Ma ad un uomo corretto come è Lei, chiedo se le Sue lamentationes hanno almeno una volta lasciato traccia in qualche atto pubblico, nel periodo in cui Ella accettava di appartenere a questo Ateneo, o come docente, o come membro esterno del CdA.
La Sua nobile figura di investigatore sarebbe valsa se rivolta a quel presente in cui Ella era in carica – chiunque storicamente e non letterariamente Ella fosse in realtà, e non a questo presente, in cui Ella ne è fuori.
Lei quando era in carica, ha mai fatto verbalizzare qualche Sua rispettabile critica?
Badi infatti che a scrivere libri sulle cronache passate, quasi sempre non ne sono i diretti interessati, ma gente che, dedita per passione o per denaro, hanno l’arte di raccogliere (o a volte di inventare) notizie, aneddoti, pettegolezzi e atti registrati.
Lei sa che ad esempio i 4 Vangeli furono scritti in media dopo 100 anni dalla morte di Cristo? E ovviamente non dagli Apostoli, che nel frattempo avevano subìto il martirio.
Che dire poi delle memoria di Napoleone Bonaparte a S.Elena? Crede che le abbia scritte o dettate proprio lui?
Chi conta, farebbe bene a non entrare dalla finestra nella chiesa, su cui poi vuole sputare, solo dopo che forzosamente ne deve uscire.
Altra storia sarebbe quella di chi, vissuto in quella chiesa per anni, ne fosse cacciato per indegnità, come nel caso di Condorelli, che sicuramente per 40 anni ha mostrato ai suoi allievi un comportamento indegno :)!
Se Lei è in grado di scrivere un libro, è chiaro che le sue cronache datate e non ricavate da Sue esperienze dirette, l’avrebbero dovuta mettere in condizione di non accettare l’incarico e tutt’al più di iniziare a scrivere dal di fuori.
Perchè allora accettò l’incarico? per volere di qualcun altro o per penitenza?
Veda, Lei mi insegna che esistono diversi tipi di libri:
Libri di favole, o di romanzi gialli, a cui Lei, con le sue sfumature di giallo fa riferimento.
Libri di prosa, di saggistica, opere liriche, drammi e comiche.
Pure io saprei scrivere un libro come questi.
Ma esiste una categoria di Libri di cronaca vissuta, (veda Silvio Pellico o Giulio Cesare o Senofonte e se vuole, ci metto pure Galeazzo Ciano: molti di loro, tutto sommato, ci hanno rimesso la pelle dopo averli scritti!
21 Maggio 2015 | 10:20 | Rispondi
Condivido con quanto detto da “Hercule Poirot”.
21 Maggio 2015 | 14:10 | Rispondi
Dopo aver letto i recenti commenti e facendo “tesoro” dei documenti ufficiali (indicati nel predente commento) – tutti fonti primarie, come lo sono gli articoli di Sudpress e i documenti a essi allegati, mentre sono fonti “secondarie”, importanti e utili, i commenti (sono più che sufficienti quelli agli articoli, sempre corredati di appropriati documenti, pubblicati da Sudpress Giornalismo d’inchiesta) – si può avere certezza che il “fenomeno” Ateneo di Catania è un caso interessante al quale “dedicare” quel lavoro di ricerca (in buona parte già svolto) destinato alla pubblicazione di un libro. Un libro dal titolo “Cinquanta sfumature di giallo” e dal sottotitolo “Come può fallire un Ateneo”. Non soltanto per la “porta d’oro” e le “spese pazze”, per i 700.000 euro “per niente”, che sono soltanto alcuni degli “aspetti” di un complessivo “degrado” che purtroppo – mentre altri atenei confermano (e anche migliorano) la positività della funzione e la posizione nella classifica nazionale e in quella europea – si ripercuotono sugli studenti, sulla didattica, sulla ricerca scientifica. Aspetti ampiamente noti, come sono noti i disagi e le insoddisfazioni del personale dirigente e tecnico-amministrativo, dei docenti, degli studenti, molti dei quali accumulano ritardi sugli esami da sostenere e finiscono col pagare per anni le tasse da fuoricorso (altissima è la percentuale dei fuoricorso) e sono parecchi gli studenti che rinunciano o che si trasferiscono in altri atenei.
Purtroppo, l’Ateneo di Catania (gestito, durante gli anni recenti, e tuttora gestito, da organi eletti e costituiti in forza di uno statuto illegittimo) è negativamente caratterizzato da una serie di irregolarità. Lo si evince – mentre un quotidiano cartaceo locale ne “ignora” (perché?) l’esistenza e applica a se stesso una, al lettore incomprensibile, “regola del silenzio”, cosicché viene leso il diritto del cittadino a essere informato – da quanto oggettivamente è contenuto, correttamente, ed emerge dai puntuali articoli e dagli allegati documenti pubblicati da Sudpress Giornalismo d’inchiesta. Tutti di fondamentale importanza, come è peraltro di assoluta evidenza anche a chi a proposito dell’ateneo catanese dice di non avere esperienza e conoscenza (o finge di non averne, ma “le bugie hanno le gambe corte” e le intenzioni, leggendo i commenti, diciamo a partire da quelli sul Tondo Giorni (un disastro e una giornaliera sofferenza per gli automobilisti) di quasi quattordici mesi fa, appaiono evidenti, dato che i “commenti” sono prove documentali, e quindi fonti primarie, mentre sono fonti secondarie, comunque importanti, i “documenti”, redatti e sottoscritti da un’altra persona, nei quali sono contenute “espressioni” di chi le ha pronunciate, sentite o lette da chi ha redatto i rispettivi documenti.
E che dire del “qualunquista” – si fa per dire, perché l’orientamento e le intenzioni sono assolutamente evidenti, così come la funzione e soprattutto la posizione della schiena, questa assolutamente diversa da quella che deve sempre essere: dritta, come chiaramente detto a tutti dal Presidente Mattarella, e mai inclinata in avanti – del “qualunquista” specializzato nel “condivido con quanto detto da …”, chiunque sia, a ripetizione? O c’è un “comandate” alle sue spalle, e quindi è un esecutore obbediente magari perché beneficiato o in attesa d’esserlo, oppure è un “atto di servitù” a un padrone al quale corrisponde il “pizzo”. Il “condivido con quanto detto da …” è la “cantilena” del “qualunquista”, perché esattamente “ripetuta”, addirittura in “commenti” con altra “firma”, nei commenti allo stesso articolo. In questo sulla “incredibile ‘transazione’ da 700.000 euro”, già quattro volte, sempre con “condivido con quanto detto da …”, gravissimo errore perché “condividere” è verbo transitivo è pertanto non “tollera” il “con” inserito tra “condivido” e “quanto”. Il quinto commento, 22 parole senza il “condivido con quanto …”, è risultato una “cantonata”, a dimostrazione della sua “protervia” nei confronti di Lucio Maggio. Infatti, prendendo per “buono” la “svista” che caratterizzava un precedente commento, si “sbilanciava” nell’errata affermazione che “nel 2007 il Direttore Generale dell’Università di Catania era il Dott. Lucio Maggio”, e pertanto, continuato nella “cantonata”, continuava con “Invito la redazione di ‘Sudpress’ a correggere l’articolo” 18/05/2015, alle 17:56). Il giorno successivo, 19/05/2015, alle 02:27, quindi dopo 8 ore e 31 minuti, facendo riferimento a chi lo aveva “consigliato” di “guardare” il curricolo di Maggio e quello di Portoghese ammetteva di avere sbagliato e scriveva che “nel 2007 il Direttore Generale dell’Università di Catania era il Dott. Portoghese (Anno 2006-2009)”. Sì, avete letto bene: “Anno” 2006-2009!
C’è anche chi si presenta come autore di corbellerie, manifestando nel suo “commento” il suo personale “lamento” per non aver potuto ancora accedere, dopo il 2 aprile 2010, a Facebook dato che l’accesso era stato “bloccato” (ma da “sbadato” non aveva a quel tempo letto, né ha provveduto a farlo prima del suo recente “lamento” su Sudpress, la nota dell’Area dei Servizi Generali d’Ateneo, quale esecuzione della direttiva del Dipartimento della Funzione Pubblica n. 02/99, doverosamente sottoscritta dal direttore generale Lucio Maggio. Purtroppo per l’autore della farloccata, e ciò era ampiamente noto, e in molti ridevano ben sapendo chi e perché all’accesso era tanto “affezionato”, era stata levata la “manna a luci rosse” con la quale c’era chi si sollazzava cercando e utilizzando “qualcosa di caldo” durante le ore di lavoro, soprattutto in tre trimestri (autunno-inverno-primavera), e si è dovuto “accontentare” di ritornare a scrivere con la penna in mano. Anche lui ha conquistato il “merito” di essere inserito nel libro “Cinquanta sfumature di giallo”.
Comunque, sono parecchi i documenti e i “commenti”, comprese le sentenze della magistratura, sulle “scorrettezze” compiute all’interno dell’Ateneo, tra i quali, assolutamente apprezzabili, quelli, a parte qualche giustificabile “disattenzione”, dell’innominato da Maigret, soprattutto quando manifesta il suo apprezzamento per i tre consiglieri di amministrazione (Elia, Toscano, Iachello) che hanno decisamente contestato, con dichiarazioni a verbale e con documenti ufficiali, una serie di comportamenti del rettore PG-Pd, quando invece avrebbero potuto “vendersi” e trarre “personali” vantaggi, e quando lo stesso innominato da Maigret, Giuseppe Condorelli, indica nei suoi “commenti” i cognomi e i nomi di alcuni di coloro che, in Consiglio di amministrazione, si sono “comportati” diversamente dai tre docenti (di comprovata correttezza amministrativa e due di loro già presidi di Facoltà), e vi aggiunge il perché.
Quando si interviene con propri commenti, è prima di tutto necessario leggere attentamente il testo dell’articolo pubblicato e subito dopo accedere ai documenti posti a corredo, anch’essi da leggere con la massima attenzione. Necessaria è altresì la ricerca di altri pertinenti documenti. E soprattutto è necessario ricordare i contenuti dei propri precedenti commenti. Se appaiono “commenti” dai quali è chiaramente evidente che l’argomento da commentare è stato appositamente “sfasato”, come è già accaduto, si deve oggettivamente ritenere che si tratti dell’opera di un appartenente alla congrega dei “servi redivivi”, di un “aspirante” a ottenere “ricompense” dal “padrone”, di un “servo” abituato a dire il falso, di un “qualunquista” ricompensato (o spera di esserlo) da “elemosine”, e allora si “scatena” con le sue “bufale”, per nulla interessato a leggere il testo dell’articolo e i documenti pubblicati a corredo perché il contenuto della “bufala” di turno gli è stato dettato da chi è stato incaricato di “gestirlo”.
Chissà quale “visione” tormenta chi si rivolge a Maigret e pensa di attribuirgli cariche (addirittura come “membro esterno del CdA”). Gli va detto che il risultato di una investigazione si concretizza, oltre che nei “commenti”, soprattutto in un libro. I contenuti non debbono derivare da affatto da esperienze dirette. Derivano, invece, da documenti, da “testimonianze” confermate da documenti. La “cronaca vissuta” è soltanto “cronaca” se non è confermata da documenti ufficiali. Per rendersene conto, prima di tutti chi non ha letto ciò che da autore di molti commenti pubblicati da Sudpress Giornalismo d’inchiesta avrebbe dovuto leggere, è sufficiente accedere (e leggerla attentamente) all’introduzione al libro “Processo a Lombardo Raffaele (sentenza IBLIS)”, edito da Sud Editori Indipendenti, che “ha avviato nel nostro Paese uno dei primi esperimenti di giornalismo investigativo, sul modello di quanto già da anni avviene in Inghilterra e negli Stati Uniti”. I risultati dell’esperimento di giornalismo investigativo avviato in Italia da Editori Indipendenti, che fino ad oggi ha editato Sud, “sono stati sin da subiti esaltanti, tanto da andare molto oltre le più rosee aspettative”. Nell’introduzione del primo libro è scritto: “Crediamo che questo successo poggi innanzitutto sulla scelta editoriale di far parlare i documenti, così da consentire ai cittadini-lettori, sempre più sfiduciati, di prendere consapevolezza diretta di come stiano le cose nella realtà, senza filtri e senza correzioni. E’ nato così anche un modello di giornalismo partecipativo che fa dei nostri lettori i primi collaboratori del giornale, essendo oggi perfettamente in grado di documentare fatti e misfatti altrimenti lasciati all’oblìo”. Assolutamente chiaro. La trasparenza degli atti della pubblica amministrazione, nel caso di specie dell’Università di Catania, è un diritto di tutti i cittadini. Pertanto, a nessuno può essere negata.
22 Maggio 2015 | 15:24 | Rispondi
E’ vero ci ho fatto caso anche io, come mai i quotidiani cartacei importanti catanesi non parlano di queste indagini, che se uno ci fa caso sono uno spreco di soldi pubblici da non crederci, io sono rimasto senza parole dopo che ho letto l’articolo.
I 700.000,00 mila euro io non li guadagnerò in una vita di lavoro, mi domando come possa essere successo uno sbaglio simile.
22 Maggio 2015 | 17:09 | Rispondi
Mi sa che c’è ne vuole uno davvero bravo !!!
22 Maggio 2015 | 17:59 | Rispondi
RACCOMANDATA AR AGLI EDITORI INDIPENDENTI DI SUD.
Informo ufficialmente le SSLL che chiederò una parte dei diritti d’autore per il volume di prossima pubblicazione sul fallimento, principalmente morale, dell’ateneo catanese. Per le “sfumature di giallo” bisogna consultare il prefetto Sinesio che, da ex componente del consiglio di amministrazione e da provetto investigatore quale è stato ( un altro Maigret ) di alcuni delitti contabili avrà sicura conoscenza. Non chiederei agli Editori Riuniti alcun compenso se non mi aspettassi da un momento all’altro il mandato di cattura per voto di scambio universitario: sono certo che il dott. Salvi, al ritorno da Vienna, lo firmerà. Se da una parte vivo con angoscia da pre-galeotto, dall’altra mi consola il fatto che finalmente la Procura, anche se da una finestrella, entra finalmente nel tempio dalle mura bianche.
P.S. Nel fare le mie valutazioni certamente commetterò degli errori: pensavo che Lucio Maggio fosse nel 2007 direttore amministrativo, e non considero colpa aver ricordato male. Iachello, la Elia e la Toscano non mi fanno simpatia alcuna: ma antepongo alle mie personali antipatie l’apprezzamento per chi rimane coerente, sapendo di poterci rimettere. Considero i voltagabbana tornacontisti la parte peggiore dell’umanità, anche se blasonata da un titolo accademico non raramente non meritato. E chi ha orecchie da intendere intenda….
Scritto col telefonino:scusate gli errori
22 Maggio 2015 | 20:52 | Rispondi
Scusi Signor Maigret, Lei è ha fatto parte in qualche maniera dell’Università, sì o no?
Se ne ha fatto parte, a pagamento o gratis poco importa, perchè non si è fatto sentire per tempo, con le sue, seppur giuste, ma tardive critiche?
E’ in grado di rispondere senza giri di parole?
Io so solo che questo spazio è concesso ai cittadini catanesi che, non avendo purtroppo altre possibilità, possono liberamente commentare le notizie.
Personalmente mi ritengo un anonimo cittadino, che mai ha frequentato la Sua Università, nè da studente, nè tanto meno da docente e non fanto nessuna schiera nè di emuli, nè di gregari, che condividano o non condividano quello che dico; lè è chiaro?
Poichè non rappresento nessuno e non ho motivo di mettermi in mostra, conservo l’anonimato perchè voglio esprimere, del resto come tutti gli altri qui, opinioni, critiche e risposte, da semplice cittadino, e sottolineare che deve essere il semplice cittadino a farsi vivo e non solo chi ha assunto un potere, o politico, o accademico, o di qualsivogliasi altra natura!
Altra storia è invece di chi, come l’amico Condorelli, che si firma con nome e cognome, perchè è parte in causa degli argomenti citati negli articoli. Altri lettori del resto, chiamati in causa, si firmarono con il loro vero nome.
Condorelli lo conosco solo perchè sono stato un suo paziente e lo ho incontrato in bici per la strada ed abbiamo scoperto la comune passione per Chopin .Stop.
Se Lei ha fatto parte del personale dell’Università, sia leale come Condorelli e si firmi con nome e cognome.
Diversamente si comporti come cittadino anonimo ed in questo caso è libero di scrivere tutti i romanzi gialli che desidera: mi dirà dove li avrà messo in vendita e ne acquisterò sicuramente qualche copia, che leggerò con sicuro interesse.
Non credo però che Lei sarebbe un grande storico, se si mettesse a scrivere la Storia dell’Università, senza averla mai vissuta dal di dentro: non sarebbe un libro di storia.
22 Maggio 2015 | 21:54 | Rispondi
Cari tutti. Vi prego di non dare più seguito ai discorsi disturbati, direi maniacali di chi vuole solo provocarvi e invischiarvi in sterili e ripetitive precisazioni, traendone un suo personale, psicotico godimento.
Mi rivolgo anche a chi gestisce la moderazione dei commenti. E’ davvero spiacevole ciò che si è ormai delineato su queste pagine.
Spero che il soggetto in questione si affidi a chi possa aiutarlo, e al più presto. Lo dico per umana pietà.
23 Maggio 2015 | 9:20 | Rispondi
Gentile lettore, siamo spiacenti ma il sistema di moderazione interviene esclusivamente nel caso di palesi violazioni di netiquette, evitando di entrare nel merito delle affermazioni dei commentatori, lasciandole alla valutazione dei lettori. Nel caso vi fossero violazioni non rilevate dal nostro desk di controllo, preghiamo volercelo segnalare per poter valutare un intervento di cancellazione.
Ricordiamo anche che ripetute violazioni comportano automaticamnete l’esclusione dal nostro sistema.
23 Maggio 2015 | 10:56 | Rispondi
Grazie, Direttore. Comprendo.
E sono fiduciosa che anche le mie parole verranno comprese.
23 Maggio 2015 | 11:20 | Rispondi
Gentile Emmeci, ha ragione e mi scuso.
Mi avrebbe semplicemente disturbato l’idea che uno assunto, dalla Sua Università e poi uscitone, avesse sprecato il nostro denaro di contribuenti per riscaldare la sedia prima, e poi di sviolinare sostanze ectoplasmatiche, vomitandole qui.
Pertanto Ella mi ha convinto che in questo caso, distrazione di fondi non ce ne siano stati per pagare personaggi di dubbio equilibribrio mentale, trattandosi invece, come penso, di simpatici e sani buontemponi.
23 Maggio 2015 | 11:22 | Rispondi
@ Condorelli e Poirot:
Siete due persone ricche di grazia. Vi apprezzo molto.
Leggendo i vostri commenti, così garbati e leggiadramente divertenti, mi è venuta in mente una definizione di umorismo di Richter, citata da Pirandello… “malinconia d’un animo superiore che giunge a divertirsi finanche di ciò che lo rattrista”.
(gentile peppapig, perdoni il mio intervento… vedrà, non distrarrà nessuno)
23 Maggio 2015 | 20:51 | Rispondi
“L’umorismo è l’arma che uccide l’avversario facendolo ridere”
(da.. anonimo di qui, H.P.).
24 Maggio 2015 | 3:50 | Rispondi
Scusate la nuova intrusione, capisco che l’Ateneo catanese sia un’infinita fonte di spunti interessanti, tanto da creare una sorta di contesa sul blog con diverse fazioni o schieramenti, ma qui si rischia di perdere il filo del discorso riguardo il presente articolo. Tornando al punto in questione, c’è qualcuno dei bene informati o la stessa suprema sorgente in grado di fornire dei documenti che chiariscano chi è coinvolto, attivamente e non, in questa piccante e costosa faccenda?
Dott. Di Rosa, è in grado di fornire un camerale dettagliato della Residenze Srl e l’atto notarile in questione? Per lei non dovrebbe essere complicato recuperare questi documenti; uno può richiederlo alla camera di commercio, l’altro direttamente dal Notaio Pittella. Se non vi sono cause ostative o di ordine superiore, perché non regala a noi lettori un’altra dimostrazione di giornalismo d’inchiesta?
23 Maggio 2015 | 12:12 | Rispondi
A chi, manifestando uno strano “tormento”, si è rivolto a Maigret – e c’è chi addirittura vorrebbe, pur in
democrazia e vigenti i diritti sanciti dalla Costituzione (tuttora in vigore, mentre sono noti gli “intenti” di
“chi” da “dittatorello” vorrebbe “modificarla”), che a Maigret venisse tolto il diritto di esprimersi, forse
perché condivide gli interessanti e documentati articoli di Simona Scandura e di Pierluigi Di Rosa pubblicati
su Sudpress Giornalismo d’inchiesta –, va ricordato che il risultato di una investigazione si concretizza,
appunto, con i “commenti” sulle “inchieste giornalistiche”, corredate di documenti, e soprattutto con gli
articoli di chi in prima persona svolge giornalismo d’inchiesta. I contenuti possono anche derivare da
esperienze dirette, ma soprattutto debbono derivare da documenti, da “testimonianze”, da ricerche svolte
sulle “testimonianze”. Sì, una fatica che, nel tempo e nella sostanza, è “investigazione” rispetto ai
“commenti” dispersivi di chi “nutre”, peraltro evidente, l’intento di “distrarre l’attenzione” dei moltissimi
lettori interessati a conoscere, con puntualità sempre maggiore, e sempre più documentata, i fatti rassegnati
negli articoli del giornalismo d’inchiesta. Appare del tutto evidente lo spasmodico tentativo di qualcuno/a,
ovviamente a “sostegno” di chi è comunque “implicato” nei “fenomeni” presenti nei puntuali articoli
pubblicati da Sudpress Giornalismo d’inchiesta all’attenzione, di distrarre l’attenzione dei lettori, di
“annoiarli” e di “allontanarli”, dalla lettura degli articoli fondati su fatti assolutamente incontestabili, perché
documentati e quindi rispondenti al vero, nonché dalla lettura dei commenti altrettanto puntuali sugli articoli
e sui documenti già pubblicati nonché con riferimento al contenuto di altri documenti e a notizie acquisite
quale risultato di una personale investigazione. Comunque, chi ha interesse a determinati documenti, gli è
sufficiente chiederli, da cittadino avente diritto, al rettore e/o al direttore generale dell’Ateneo, obbligati a
consentirne l’accesso e a rilasciarne, su richiesta, copia.
Purtroppo, l’intento di “distrarre l’attenzione” di fronte a realtà documentate e al diffuso malcontento nei
palazzi di piazza Università e nelle sedi dei dipartimenti è risultata perdente. Dei puntuali articoli e dei
documenti pubblicati da Sudpress se ne parla in tutto l’Ateneo. Anche dei commenti di Maigret,
particolarmente attesi, a partire dall’Ufficio stampa (che nella rassegna giornaliera posta gli articoli di
Sudpress sull’Ateneo), Ufficio nel quale l’attenzione ai commenti di Maigret è giornaliera. Ogni mattina c’è
nell’Ateneo il generale accesso a Sudpress. Seguito da commenti, da ammiccamenti, da consensi e da
sorrisi. E anche da “notizie” che giungono in ambienti esterni. Comunque, non è difficile ottenere
“informazioni”. Basta andare negli uffici per avere dei chiarimenti, nei dipartimenti per ottenere dai docenti e
dal personale amministrativo risposte su questioni di loro rispettiva competenza, nei bar durante le “pause
caffé”, nei ristoranti frequentati durante la “pausa pranzo”, e si “ottiene” sonora conoscenza dei malcontenti,
delle “novità”, dei giudizi individuali (in definitiva collettivi) su quanto è contenuto negli articoli di Sudpress
e nei commenti dai puntuali e documentati contenuti, comprese le indicazioni di riferimento.
E che dire del “protocollo”, che improvvisamente, da trasparente e dall’accesso generale, è stato trasformato
in “riservato” esclusivamente a poche “unità” di persone. Ciò, guarda caso!, dopo la pubblicazione
dell’articolo di Pierluigi Di Rosa “Spese pazze all’Università di Catania? 22mila euro per una porta
scorrevole” e del corredo di documenti, a rappresentare e documentare, appunto, l’esistenza di “spese pazze”
e l’ingiustificabile frazionamento (“spezzettamento”) di un unico lavoro in diversi “lavori” e l’attribuzione
dei “lavori” a diverse ditte o imprese, con conseguente aggravio di spesa per l’Ateneo rispetto a quella
dell’attribuzione dell’intero lavoro per gara d’appalto all’impresa che avrebbe “formalizzato” in “busta
chiusa” il ribasso maggiore (vd. anche l’articolo di Pierluigi Di Rosa “Università: I Revisori dei Conti
intervengono sulle ‘spese pazze’. A modo loro” e il verbale n. 2-6 marzo 2015 del Collegio).
Eppure, il protocollo è caratterizzato dall’accesso libero proprio per garantire la massima trasparenza dovuta
da un’amministrazione pubblica. Si potrebbe pertanto legittimamente sospettare – sospetto che sorge
spontaneo e che poi fa fatica a ridursi, figuriamoci se addirittura a estinguersi – l’esistenza di parecchio da
nascondere; altrimenti come potrebbe essere intesa l’arrabbiatura del rettore PG-Pd (Pd significava assoluta
trasparenza e lo significa ancora? Oppure da qualche tempo a questa parte significa chiudi a chiave e con
catenaccio perché non deve essere noto, fatta eccezione per qualcuno della “schiera”, ciò che prima doveva
essere noto a tutti e per questo il Pd agiva contro gli occultatori?). Come ha scritto Marco Travaglio il 23
maggio su “il Fatto Quotidiano”, è necessario, la cui via maestra è quella seguita dagli Stati Uniti”, il “test di
integrità”, cioè la presenza di “agenti provocatori”, del tutto sconosciuti (nel caso di specie, l’Ateneo,
sconosciuti dagli organi di gestione: rettore, consiglio di amministrazione, senato accademico, direttore
generale, ecc. ecc., quindi da chiunque altro). Ma possono provvedere i visitatori occasionali.
Una lezione interessante sul giornalismo d’inchiesta – viene qui ribadito – è contenuta nell’introduzione al
libro “Processo a Lombardo Raffaele (sentenza IBLIS)”, edito da Sud Editori Indipendenti, che “ha avviato
nel nostro Paese uno dei primi esperimenti di giornalismo investigativo, sul modello di quanto già da anni
avviene in Inghilterra e negli Stati Uniti”. L’esperimento di giornalismo investigativo avviato in Italia da
Editori Indipendenti, che fino ad oggi ha editato Sud, ha ottenuto risultati “sin da subito esaltanti, tanto da
andare molto oltre le più rosee aspettative”. Nell’introduzione al primo libro è scritto: “Crediamo che questo
successo poggi innanzitutto sulla scelta editoriale di far parlare i documenti, così da consentire ai cittadini-
lettori, sempre più sfiduciati, di prendere consapevolezza diretta di come stiano le cose nella realtà, senza
filtri e senza correzioni. E’ nato così anche un modello di giornalismo partecipativo che fa dei nostri lettori i
primi collaboratori del giornale, essendo oggi perfettamente in grado di documentare fatti e misfatti
altrimenti lasciati all’oblìo”.
La trasparenza degli atti della pubblica amministrazione, nel caso di specie dell’Università di Catania, è un
diritto di tutti i cittadini. A nessuno può essere negata. Da parte sua, il Presidente Mattarella ha il 27 aprile
detto: “La pubblica amministrazione abbia la capacità di rinnovarsi nel senso dell’efficienza e della
trasparenza”. L’11 marzo, Massimo Gramellini, durante la trasmissione su Rai 3 condotta da Fabio Fazio,
aveva detto: “Le mele marce vanno eliminate, altrimenti fanno marcire tutte le altre mele che sono nel
cesto”. Per chi ha il piacere di leggere, ma di leggere ciò che ha riferimento con il presente, con gli anni più
recenti, va consigliato il volume di Stéphane Hessel, “Indignatevi!”, 2010, seguito dal volume, edito in Italia
nel 2011 da Salani Editore, “Impegnatevi!”, una conversazione di Stéphane Hessel con Gilles Vanderpooten,
durante la quale Hessel “esorta i giovani a costruire un futuro migliore”, una esortazione che non esclude, ma
anzi esorta ad attivarsi, coloro che giovani non lo sono più. E allora bisogna indignarsi quando c’è chi invece
di commentare gli scritti altrui – con assoluta libertà di acconsentire o di dissentire, peraltro un diritto
costituzionalmente garantito a tutti, tuttavia motivando il dissenso con il contenuto degli stessi documenti e/o
di altri documenti –, scritti che derivano dal contenuto di articoli giornalistici, di giornalismo d’inchiesta,
corredati di documenti ufficiali, utilizza espressioni “scorrette” e contenuti dall’evidente intento di distrarre
l’attenzione e addirittura di “capovolgere” i fatti documentati. Bisogna indignarsi del comportamento di chi,
invece di entrare nel merito degli articoli, dei documenti e dei commenti che a quegli articoli e a quei
documenti si riferiscono, che evidenziano e quindi “denunciano” alla pubblica opinione l’esistenza di
irregolarità, “riversa” la sua “attenzione” (e in questo caso non si tratta di “disattenzione”) sul “nulla”, cioè
su “questioni” assolutamente “estranee” e addirittura inesistenti.
E adesso un “fenomeno” contenuto in due verbali del Consiglio di amministrazione dell’Ateneo catanese.
Dalla lettura del verbale dell’adunanza del 29 dicembre 2014, nel punto che si riferiva all’approvazione del
verbale della seduta del 28.11.2014, la prof.ssa Elia ricordava ai presenti, quindi anche e soprattutto al rettore
PG, assente il direttore generale Portoghese, prima di allora verbalizzante, che durante le comunicazioni del
rettore, nella seduta del 28 novembre 2014, “dopo l’intervento del prof. Pietropaolo, il dott. G. Bocchieri,
componente del Collegio dei revisori dei conti, chiese al rettore se in quella sede il Consiglio stava
approvando la proposizione di reclamo all’ordinanza di reintegro del direttore generale L. Maggio adottata
dal Giudice del lavoro. Il rettore rispose che … costituiva esclusivamente una comunicazione”. La prof.ssa
Elia chiedeva, “pertanto, che il verbale della seduta del 28.11.2014 venga integrato con quanto sopra
riferito”. Subito dopo, così a verbale (del 29.12.2014), “il rettore fa rilevare che il verbale è un atto
sottoscritto dal presidente e dal segretario e deve contenere i termini essenziali della discussione. Chiunque
intende fare iscrivere a verbale una dichiarazione è tenuto a consegnare il testo al segretario nel corso della
seduta”. Dichiarazione che appare in contrasto con la normativa vigente sui verbali (prova ne è il
Parlamento, Camera e Senato, dove è competenza del/dei verbalizzante/ti riportare, sia pure sinteticamente,
ma in quelle sedi c’è addirittura puntuale verbalizzazione di espressioni e di comportamenti, il contenuto
degli interventi), essendo il verbalizzante obbligato a scrivere nel verbale chi è intervenuto e a sintetizzare il
contenuto dell’intervento; in mancanza si provvede a inserire il contenuto nella fase di approvazione del
verbale della seduta di riferimento.
Ma c’è di più, perché il rettore, a seguire disse: “Ricorda che il punto riguardante le comunicazioni del
rettore non è oggetto di dibattito e, in ogni caso, ogni eventuale modifica o integrazione del verbale deve
essere richiesta dall’interessato”. Quindi, a suo dire, non dalla prof.ssa Elia, componente del Consiglio di
amministrazione, presente nell’adunanza del 28 novembre 2014, ma dal dott. Bocchieri, componente del
Collegio dei revisori, come se la prof.ssa Elia fosse un fantasma, o non essendo un fantasma, ma componente
di diritto del Consiglio di amministrazione, “obbligata” ad “attenersi” al “falso”, consistente nella “non
verbalizzata” richiesta di sapere, di essere messo a conoscenza, in sede di Consiglio, da parte del rettore, del
componente del Collegio dei revisori dei conti dott. G. Bocchieri. Richiesta di sapere, peraltro, di notevole
importanza, anche perché dalla risposta o dalla mancata risposta avrebbero potuto derivare pertinenti
responsabilità: esclusivamente a carico del rettore, ma, purtroppo per loro, anche a carico dei componenti il
Maigret è però “curioso” e, apprezzando il Giornalismo d’inchiesta, “investigatore”. Quindi è andato a
leggersi il contenuto del punto 1 dell’ordine del giorno dell’adunanza del 28.11.2014 del Consiglio di
amministrazione. E cosa viene a conoscere? Che il contenuto del punto 1, “comunicazioni del rettore”, è
caratterizzato, oltre che da una lunga “premessa” del rettore, da quasi due pagine di “interventi”: circa 1.000
parole (per chi ha il piacere di contarle). Ecco perché i documenti sono importanti. Cercandoli, non è difficile
trovarli. Tra i quali quelli concernenti l’inserimento di un punto all’ordine del giorno del Consiglio di
amministrazione su richiesta di un prescritto numero o di una percentuale di consiglieri, come a norma di
regolamento. E pertanto il non inserimento all’ordine del giorno dell’adunanza da parte del presidente del
Consiglio di amministrazione potrebbe configurare, ma è competenza della magistratura, l’abuso d’ufficio o
quello di potere. Per saperne con maggiore puntualità si rinvia al verbale n. 1 dell’adunanza del 28 novembre
2014 e al verbale n. 2 dell’adunanza del 29 dicembre 2014 del Consiglio di amministrazione, nonché alla
prof.ssa F. Elia, alla prof.ssa M.A. Toscano, al prof. E. Iachello.
24 Maggio 2015 | 22:40 | Rispondi
Errato sicuro è toglierle il diritto di esprimersi.
Ma Lei ripete sempre le stesse cose. Mi ricorda un famoso automa del ‘600.
Voglio solo sapere se Lei è mai stato pagato in qualche maniera dall’Università, e sia stato zitto, mentre ora, essendone fuori, fa l’investigatore fuori tempo.
E’ in grado di rispondere sì o no?
25 Maggio 2015 | 1:31 | Rispondi
Professore Condorelli, non so se Pippo Vecchio legga ancora i commenti pubblicati su codesta testata giornalistica. Le sue ultime notizie ricevute mi informavano che aveva bisogno di un lungo periodo di riflessione e che intendeva tirarsi fuori da ogni incarico universitario.
Davvero peccato, perché io conobbi, circa trent’anni fa, un Pippo Vecchio non soltanto brillante e arguto, ma anche capace di guardare oltre i imiti del presente e di portare a compimento buoni propositi con determinazione. Lo conobbi anche capace di valorizzare competenze e qualità altrui.
Che cosa è accaduto frattanto, per determinare una trasformazione tanto vistosa? Non credo che Pippo vorrà rispondermi, e anche questo non me lo spiego ma è così, quindi domando a Lei, Professore Condorelli, di aiutarmi a capire.
26 Maggio 2015 | 9:41 | Rispondi
Caro Angelo ( Scozzarella ), non credo proprio che Pippo Vecchio abbia perduto le sue qualità; due anni e passa fa si mise da parte per evitare “spargimento di sangue ” universitario e lotte fratricide. La sua decisione fu molto apprezzata dagli avversari ( Pippo non ha nemici ! ) ed un po’ meno dai sostenitori. Il mio desiderio che in una qualche maniera prenda le redini di questo ateneo non deriva dalla lunga amicizia che ci lega, ma dalla obiettiva valutazione delle sua qualità di amministratore di una istituzione così importante come l’università. Lo definirei ” Primus inter Pares” perché altri docenti hanno tutti i numeri per il rettorato, ma forse nessuno conosce bene come lui i meccanismi grazie ai quali un ateneo funziona. Prova evidente è Pignataro, un bravo giovane ed un ottimo docente, ma all’oscuro dei citati meccanismi; prova ne siano le documentate recenti vicende. Spero che il nostro Giacomo dia prova della sua onestà intellettuale dimettendosi; e con lui tutti i componenti gli oirgani di governo. Il punto di non ritorno è vicinissimo.
26 Maggio 2015 | 13:18 | Rispondi
Professore Condorelli, non ho detto che Pippo Vecchio abbia perduto qualità. In più occasioni, almeno tre, due volte a me direttamente e una, l’ultima, tramite uno dei dirigenti dell’Ateneo, che gli aveva parlato pur senza mia sollecitazione, ho avuto la sensazione che avesse espresso una sua ormai irremovibile decisione di non occuparsi più di questioni di “politica” universitaria. Ma forse mi sono sbagliato. Lei, Professore Condorelli, è certamente più informato di me e avrà avuto modo di parlargli più recentemente. Meglio cosí. Non ho certo, nonostante alcuni per me inspiegabili silenzi, mai avuto dubbi sulle qualità di Pippo Vecchio e continuo, come in passato e forse unilateralmente, a considerarlo un interlocutore degno della massima considerazione. Ho da tempo messo da parte ogni considerazione dei titoli e posto al centro della mia esperienza le qualità umane.
27 Maggio 2015 | 9:50 | Rispondi

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