Source: http://lamulta.it/17-sentenze/547-competizioni-sportive-responsabilita-per-incidenti.html
Timestamp: 2019-11-19 02:45:40+00:00

Document:
1. K. K., parte civile nel presente procedimento, ricorre tramite il difensore, avverso la sentenza emessa il 12 giugno 2017 con cui il Tribunale di Udine, decidendo sull'appello
proposto da H. H. contro la sentenza emessa dal Giudice di pace di Cividale del Friuli in data 23 maggio 2016 - che lo dichiarava colpevole del reato ascrittogli - lo ha assolto dal reato ascrittogli perché il fatto non costituisce reato per rientrare la condotta posta in essere dal H. H. nell'ambito della scriminante atipica del cosiddetto "rischio consentito" operante per l'appunto nell'ambito delle competizioni sportive, certamente applicabile anche alle ipotesi di manifestazioni sportive dilettantistiche motoristiche. Emergeva infatti che, in un tratto di strada rettilineo, all'interno di una chicane di rallentamento, l'auto si scompose perché una delle ruote posteriori era fuoriuscita dall'asse stradale con conseguente perdita di aderenza e con accidentale deviazione a sinistra rispetto alla direzione di marcia.
2. AIl'imputato è ascritto il reato di cui all'art. 590 cod. pen., perché, nel corso di un rally, nell'ambito della manifestazione sportiva VINO E MOTORI SPECIAL EDITION, in svolgimento nel Comune di Corno di Rosazzo, alla guida di un'automobile aaa, procedendo a velocità non commisurata al tratto di strada (una chicane di rallentamento) perdeva il controllo del mezzo ed usciva dalla careggiata, andando ad impattare contro il K. K. che riportava in conseguenza frattura per pertrocanterica femore destro e frattura composta branca ileo-ischio pubica destra.
3. Il ricorso della parte civile si compone di un unico, articolato, motivo in cui deduce vizio di motivazione e inosservanza e/o erronea applicazione degli artt. 590, 50, 51 cod. pen.; nonché dell'art. 185 cod. pen. e 2043 o 2054 cod. civ., sotto il profilo del cosiddetto "rischio consentito", della sussistenza dell'elemento soggettivo del reato; e vizio di motivazione quanto alla affermazione di una corresponsabilità colposa degli organizzatori e della persona offesa. Riportati stralci di tutte le dichiarazioni testimoniali, afferma che non si trattava di gara, ma di esibizione e che l'imputato procedeva a velocità eccessiva; reputa inconferente la ritenuta scriminante, ascrivendo invece l'evento ad una condotta di guida particolarmente pericolosa.
Il Tribunale non specifica quali sono i limiti del rischio consentito e non spiega perché la condotta dell'imputato rientrerebbe nell'anzidetta scriminante.
Quanto alla ipotizzata corresponsabilità colposa di altri soggetti, il ricorrente obietta che la decisione impugnata non ha offerto alcuna dimostrazione al riguardo.
4. In data 22 maggio 2018, il difensore di H. H. ha depositato in cancelleria una memoria a sostegno della declaratoria di inammissibilità del ricorso o, quantomeno, di rigetto.
2. Il Tribunale di Udine - richiamata la dinamica dell'evento sulla base delle dichiarazioni dell'imputato, del terzo trasportato e di alcuni filmati - ha concluso trattarsi di un comune errore di traiettoria rientrante nei confini dell'esimente del "rischio consentito", connaturato alla normale alea inerente la pratica sportiva motoristica che comprende la probabilità dell'errore (ordinario) di manovra, restandone per converso escluse le conseguenze straordinarie connesse ad una speciale pericolosità dell'attività svolta in concreto. L'impugnata sentenza spiega poi le ragioni per cui non vi sono dati obiettivi da cui desumere un'eccessiva velocità: il prevenuto mantenne una guida adeguata alla specifica attività sportiva che, per definizione, presuppone ed impone una velocità superiore alla normalità. L'elevata velocità tenuta nel corso di una manifestazione motoristica non può costituire di per sé sola colpa penalmente rilevante per il pilota, richiedendosi invece in capo al predetto una macroscopica imperizia e una macroscopica deviazione da quanto ci si può attendere dal comune agente modello: macroscopica deviazione del tutto smentita dalla videoripresa dell'occorso. Il Tribunale ravvisava, invece, una corresponsabilità colposa degli organizzatori della manifestazione e della persona offesa. I primi - privi di copertura assicurativa e di ordinanza prefettizia autorizzativa e di un piano di sicurezza - per non aver dotato la pista di presidi di protezione nei punti maggiormente pericolosi; la seconda, per essersi posizionata in un punto indiscutibilmente pericoloso.
3. Preliminarmente il Collegio ricorda che la scriminante cosiddetta del rischio consentito è operativa nell'ambito delle competizioni sportive, che si svolgono secondo regole stabilite dagli organismi di categoria - se ed in quanto quelle regole vengono rispettate - e ricevono protezione statuale in considerazione dei benefici che la pratica sportiva è suscettibile di arrecare a coloro che la esercitano; la scriminante non opera invece nell'ambito di manifestazioni, più o meno folkloristiche, imperniate su condotte pericolose che mettono a rischio l'incolumità dei partecipanti e degli spettatori.
La stessa non trova pertanto applicazione nell'ipotesi di lesioni personali cagionate nello svolgimento di una mera esibizione sportiva, trattandosi, in questo caso, di una attività modellata sulla falsariga di una gara sportiva, ma, a differenza di quest'ultima, non disciplinata dalle regole stabilite dagli organismi di categoria, alla cui osservanza è ricondotta l'assenza di antigiuridicità del fatto (Sez. 4, sent. n. 34977 del 14/07/2016, Canali, Rv. 267745). Più precisamente, manca nel fenomeno delle esibizioni, che possono essere le più varie e che, di regola, a differenza degli sport, non hanno una disciplina positiva, la ratio a fondamento della esimente non codificata dell'esercizio dell'attività sportiva, ratio che per lo più viene ricondotta all'assenza di antigiuridicità per mancanza di danno sociale dell'attività sportiva e, anzi, alla rilevanza dei benefici, che sono riconosciuti ed apprezzati dall'ordinamento non soltanto statuale ma anche sovranazionale, conseguenti alla pratica dello sport da parte dei consociati (Sez. 5, n. 15170 del 15/02/2016, Ferretti, Rv. 266398; Sez. 5, n. 8910 del 02/06/2000, Rotella, Rv. 216716; Sez. 4, n. 2765 del 12/11/1999, dep. 2000, Bernava, Rv. 217643).
4. La sentenza impugnata si sofferma sulla dinamica dell'incidente, attribuendo la responsabilità dell'accaduto agli organizzatori della manifestazione e alla stessa persona offesa, limitandosi a qualificare la prima come manifestazione sportiva dilettantistica motoristica senza più specificamente rappresentarla.
5. La connotazione dilettantistica esclude che la manifestazione in questione rientri nell'ambito delle competizioni sportive, che si svolgono secondo regole stabilite dagli organismi di categoria, configurandola piuttosto come manifestazione più o meno folkloristica in ordine alla quale non ricorrono le condizioni per il riconoscimento della scriminante non codificata del rischio consentito nell'attività sportiva.
6. La sentenza del Tribunale di Udine deve dunque essere annullata, limitatamente agli effetti civili, e rinviata per nuovo esame al giudice civile competente per valore in grado di appello, cui è altresì demandato il regolamento delle spese per questo giudizio di cassazione.
La Corte annulla la sentenza impugnata limitatamente agli effetti civili con rinvio per nuovo esame al giudice civile competente per valore in grado di appello, cui demanda anche il regolamento delle spese per questo giudizio di cassazione.

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