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Timestamp: 2020-03-31 20:18:32+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1768 del 26/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1768 del 26/01/2011
Cassazione civile sez. un., 26/01/2011, (ud. 09/11/2010, dep. 26/01/2011), n.1768
M.G. ((OMISSIS)), M.A.,
nonchè D.S.F., D.S.M.P., D.M.
C., D.S.W., questi ultimi in proprio e nella
qualità di eredi di D.S.S., elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA SORA 47, presso lo studio dell’avvocato ROSSI SERGIO,
rappresentati e difesi dall’avvocato BATTAGLIA MARIA ROSARIA, per
L.C.R.;
L.C.R. ((OMISSIS)), elettivamente
dell’avvocato BUCCI COSTANTINO, rappresentata e difesa dall’avvocato
POLITO GIUSEPPE, per delega a margine del controricorso e ricorso
D.M.C., M.G., D.S.F., D.
S.W., M.A., D.S.M.P.;
avverso la sentenza n. 3535/2004 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 29/07/2004;
è desumibile l’argumentum a contrario dal fatto che il previgente art. 28 c.p.p. prevedeva espressamente l’efficacia extrapenale della sentenza di proscioglimento, al contrario dell’attuale c.p.p.; la legge delega per la emanazione del c.p.p. prevedeva tra la linee direttrici la riduzione dell’efficacia extrapenale del giudicato (L. 16 febbraio 1987, n. 81, art. 2, nn. 22, 25 e 53). Queste conclusioni, hanno osservato le S.U., non vengono meno nell’ipotesi in cui il giudice penale, per pervenire alla pronuncia di estinzione del reato per prescrizione od amnistia, abbia accertato in fatto la sussistenza di circostanze aggravanti od attenuanti, ovvero abbia proceduto alla loro comparazione, e ciò per due ragioni: perchè tale accertamento “ha carattere di mera delibazione, essendo sufficiente al riguardo una valutazione sommaria”, e quindi non può avere l’efficacia extrapenale tipica del giudicato; perchè, se davvero fosse possibile distinguere tra sentenze di proscioglimento fondate su accertamenti in concreto e sentenze di proscioglimento fondate su valutazioni astratte, il medesimo atto processuale (la sentenza di proscioglimento) verrebbe ad avere effetti diversi (vincolanti nel primo caso, non vincolanti nel secondo caso) in base al contenuto, in contrasto col tradizionale principio secondo cui gli effetti dell’atto processuale dipendono dalle regole che lo disciplinano, non dai contenuti che esso in concreto assume. Da ciò la conclusione che “non rileva quanto la declaratoria di una causa di estinzione del reato possa esser stata preceduta da ponderata e specifica valutazione della insussistenza di ipotesi di proscioglimento immediato (…) dovendosi escludere l’efficacia di giudicato per qualsiasi statuizione della sentenza di proscioglimento”. Alle medesime conclusioni è pervenuta la giurisprudenza penale, più volte chiamata ad occuparsi di un problema affine: quello della sussistenza di un interesse ad impugnare, in capo alla parte civile od all’imputato, al fine di ottenere un mutamento della formula assolutoria. La questione, in passato anch’essa fonte di vari contrasti, è stata recentemente risolta dall’intervento delle Sezioni Unite penali, con una decisione (resa, si badi, da questo consesso non a composizione di un contrasto, ma perchè avente ad oggetto un giudizio di responsabilità disciplinare del magistrato) dalla quale si traggono utilissime indicazioni anche per quanto concerne il problema oggi in esame. In particolare, Cass. penale S.U. n. 40049 del 29/05/2008 (dep. il 28/10/2008), chiamata a stabilire “se la parte civile abbia o meno interesse a proporre ricorso per Cassazione contro una sentenza che abbia prosciolto l’imputato dalla imputazione di diffamazione a mezzo stampa con la formula “perchè il fatto non sussiste a norma dell’art. 51 c.p.”, allo scopo di ottenere la formula “perchè il fatto non costituisce reato”, ha dato risposta negativa al quesito, offrendo una approfondita esegesi dell’art. 652 c.p.p. Ne risultano i seguenti corollari: il codice di procedura penale del 1988 ha fatto venir meno il principio dell’unitarietà della funzione giurisdizionale, introducendo il diverso principio della autonomia, parità ed originarietà degli ordini giurisdizionali; l’art. 652 c.p.p., nella parte in cui ancora prevede un limitato vincolo del giudice civile rispetto alla sentenza penale, è perciò norma eccezionale, insuscettibile di interpretazione estensiva od analogica; la stessa disposizione assegna l’efficacia di vincolo alla sola sentenza penale dibattimentale di assoluzione, sicchè “è (…) esclusa l’efficacia delle pronunce di improcedibilità, sia di quelle emesse, per ragioni anche di merito, prima del dibattimento (artt. 425 e 469 c.p.p.), sia di quelle di carattere processuale (per mancanza di una condizione di procedibilità o per estinzione del reato) emesse in esito al dibattimento (artt. 529 e 531 c.p.p.)”.
7. – La questione in dottrina, Traendo ragione dalle circostanze già prima poste in evidenza (il venir meno della cd. “pregiudiziale penale”, la cancellazione dell’efficacia extrapenale della sentenza di proscioglimento nei giudizi civili diversi da quello di risarcimento e l’introduzione della pressochè totale autonomia tra azione civile e penale), la dottrina processualista attuale è pervenuta alle stesse conclusioni, rilevando: che il principio di unitarietà della funzione giurisdizionale non è un dogma ineliminabile, ma una opinione avente una matrice ideologica (“la giustizia penale è funzione di governo, quella civile di giustizia”) e giuridica (la giustificazione del sistema inquisitorio e della prevalenza della giurisdizione penale) ormai tramontate; il c.p.p. del 1988 ha definitivamente abbandonato quel principio, conservando solo deroghe eccezionali ad esso negli artt. 651-654 c.p.p.; di conseguenza, l’attuale sistema dei rapporti tra giurisdizione civile e penale è improntato al principio della separazione e della equiordinazione, con le sole e limitate eccezioni previste dagli artt. 651-654 c.p.p., secondo la logica del favor separationis.
Nel nuovo ordinamento processuale, ispirato al principio accusatorio, il precedente principio generale è venuto meno e vige invece il principio della parità ed originarietà dei diversi ordini giurisdizionali e della sostanziale autonomia e separazione dei giudizi. Ciò si desume anche dal fatto che nel nuovo codice di procedura non è stata riprodotta la disposizione di cui all’art. 3, comma 2, del codice abrogato (sulla sospensione necessaria della controversia civile in pendenza del processo penale) nè diverse altre disposizioni alla stessa collegate (parte dell’art. 24 c.p.p. e ss.), e, conseguentemente, con la sua riformulazione ad opera della legge n. 353 del 1990, è stato eliminato ogni riferimento alla cd.
L’art. 652 c.p.p., dunque, stabilisce che la sentenza di assoluzione è idonea a produrre gli effetti di giudicato ivi indicati non in relazione alla formula utilizzata, bensì solo in quanto contenga, in termini categorici, un effettivo e positivo accertamento circa l’insussistenza del fatto o l’impossibilità di attribuirlo all’imputato o circa la circostanza che il fatto è stato compiuto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima (circostanze, queste ultime, che escludono l’illiceità, non solo penale, del fatto, e conseguentemente l’ingiustizia del danno). La formula utilizzata di per sè è perciò non decisiva perchè, al di là di essa, l’effetto di giudicato è collegato al concreto effettivo accertamento dell’esistenza di una di queste ipotesi (per questi ultimi concetti, cfr. soprattutto la già citata Cass. penale S.U. n. 40049/08).
“La disposizione di cui all’art. 652 c.p.p. (così come quelle degli artt. 651, 653 e 654 del codice di rito penale) costituisce un’eccezione al principio dell’autonomìa e della separazione dei giudizi penale e civile, in quanto tale soggetta ad un’interpretazione restrittiva e non applicabile in via analogica oltre i casi espressamente previsti. Ne consegue che la sola sentenza penale irrevocabile di assoluzione (per essere rimasto accertato che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima) pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni ed il risarcimento del danno, mentre alle sentenze di non doversi procedere perchè il reato è estinto per prescrizione o per amnistia non va riconosciuta alcuna efficacia e-xtrapenale, benchè, per giungere a tale conclusione, il giudice abbia accertato e valutato il fatto (nella specie, il giudice penale, accertati i fatti materiali posti a base delle imputazioni e concesse le attenuanti generiche, per effetto dell’applicazione di queste ha dichiarato estinto il reato per prescrizione); b) che, in quest’ultimo caso, il giudice civile, pur tenendo conto degli elementi di prova acquisiti in sede penale, deve interamente ed autonomamente rivalutare il fatto in contestazione (nella specie, il giudice civile, ha proceduto ad un riparto delle responsabilità diverso da quello stabilito dal giudice penale)”.
10. – L’esame dei ricorsi.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 28
 sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
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 Cass. 
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