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Timestamp: 2019-12-10 00:03:03+00:00

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Si richiamano di seguito gli aspetti salienti relativi al divorzio.
Richiesta di cessazione degli effetti civili del matrimonio e scioglimento del matrimonio: differenza
Perdita dell’assegno divorzile
Pensione di Reversibilità e TFR
La domanda di divorzio può riguardare la cessazione degli effetti civili del matrimonio o la richiesta di scioglimento del matrimonio. La cessazione viene domandata in caso di matrimonio concordatario, ossia quando il matrimonio è stato celebrato in Chiesa e poi regolarmente trascritto nei registri dello Stato Civile del Comune, e in questo caso vengono meno gli effetti civili (quindi per lo stato italiano il cittadino può contrarre nuovo matrimonio), ma permangono quelli del sacramento religioso (a meno che non si ottenga una pronuncia di annullamento o di nullità da parte del Tribunale Ecclesiastico Regionale o della Sacra Rota); Lo scioglimento si chiede invece nel caso di matrimonio civile (ossia di matrimonio contratto in Comune davanti all’Ufficiale dello Stato Civile). In questo caso, il divorzio è lo scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale, pronunciato con sentenza dal Tribunale competente.
Nuova normativa separazione e divorzio.
La Legge 6 maggio 2015, n. 55 è intervenuta per completare il quadro di interventi da parte del legislatore in materia di separazione e divorzi, riducendo i tempi della richiesta della domanda di cessazione degli effetti civili del matrimonio o dello scioglimento, dopo aver introdotto con la legge n. 162/2014 di conversione in legge del decreto n. 132/2014 la possibilità di procedere mediante la negoziazione assistita e la possibilità di accordi di separazione e divorzio conclusi davanti all’ufficiale dello stato civile.
La legge interviene disciplinando più specificatamente:
Anticipazione della domanda di divorzio in seguito a separazione consensuale o giudiziaria;
Scioglimento anticipato della comunione in sede di separazione personale (tema trattato nelle separazioni).
il termine si riduce da tre anni a dodici mesi la durata minima del periodo di separazione ininterrotta dei coniugi che legittima la domanda di divorzio;
il termine decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al Presidente del tribunale competente.
il termine decorre analogamente dalla comparsa dei coniugi avanti al Presidente del tribunale competente del luogo di residenza del convenuto in caso di divorzio giudiziale o del luogo di residenza di uno dei coniugi in caso di domanda congiunta.
In caso di divorzio in seguito a convenzione negoziale o innanzi all’ufficiale dello stato civile (in assenza di figli minori o maggiorenni non emancipati economicamente), i sei mesi decorrono dalla data certificata nell'accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita ovvero dalla data dell'atto contenente l'accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile.
Il procedimento cd. in contenzioso si svolge innanzi al Presidente del Tribunale del luogo in cui il secondo coniuge (chiamato resistente) ha la propria residenza o il proprio domicilio; nel caso in cui costui sia residente all’estero o risulti irreperibile, la domanda di divorzio si presenta al Tribunale del luogo di residenza o di domicilio del coniuge richiedente (chiamato ricorrente). Nel ricorso si deve aver cura di indicare l’esistenza di figli di entrambi i coniugi. Se il coniuge richiedente è residente all’estero, è competente qualunque Tribunale. Ciascun coniuge deve essere assistito dal proprio difensore. Alla prima udienza il Presidente del Tribunale tenta la conciliazione e, se non riesce, emana i provvedimenti temporanei e urgenti necessari per regolamentare gli aspetti patrimoniali e che interessano i figli nella pendenza del procedimento. Nomina quindi un Giudice Istruttore per il proseguo del giudizio (che diventa quindi una causa ordinaria) e fissa la data dell'udienza innanzi a quest’ultimo. Se il procedimento comporta una lunga fase istruttoria, vale a dire un lungo periodo di acquisizione delle prove (testimoni, perizie, ecc.), il Tribunale emana una sentenza provvisoria, che intanto consenta ai coniugi di riottenere lo stato libero.
Divorzio a domanda congiunta.
Lo scioglimento del vincolo matrimoniale può essere richiesto da entrambi i coniugi. Come nel divorzio in contenzioso, anche in questo caso le parti devono stare in giudizio assistiti da un difensore, che può essere unico per entrambi. Qui non vale la regola della separazione consensuale che può essere presentata da entrambi i coniugi senza l'assistenza di un avvocato. Il procedimento si svolge innanzi al Tribunale in camera di consiglio, ossia con una procedura molto più snella del divorzio contenzioso.
Trascrizione della sentenza di divorzio.
La sentenza di divorzio eve essere annotata nel Registro di Stato Civile. Sia che venga emessa al termine di un procedimento in contenzioso, sia che venga emessa alla fine di un procedimento “a domanda congiunta”, la sentenza di divorzio viene trasmessa all’Ufficiale di Stato Civile per l’annotazione nel Registro dello Stato Civile del luogo in cui fu trascritto il matrimonio.
I figli minorenni vengono affidati ad entrambi i genitori, con collocamento presso uno dei due; il genitore non collocatario ha obbligo di versare un assegno di mantenimento per la prole. In casi particolari valutati dal Presidente o dal Collegio, l'affidamento potrà essere esclusivo.
In ogni caso, se uno dei coniugi matura il diritto al trattamento di fine rapporto (TFR) prima che sia pronunciata la sentenza di divorzio, l'altro coniuge ha diritto a una parte di tale importo, in proporzione alla durata del matrimonio.
Il riconoscimento dell’assegno divorzile al coniuge più debole, può venir meno alla presenza di determinate condizioni.
Per esempio, il diritto all'assegno decade nel momento in cui si contrae un nuovo matrimonio o, alla luce della recente giurisprudenza di merito e di Cassazione, qualora il beneficiario instauri una relazione con un'altra persona (nel caso sottoposto alla Suprema Corte, la titolare del diritto aveva avuto dalla nuova relazione anche un figlio).
La Corte di cassazione con Sentenza n. 6855 del 2015, confermata nell’ordinanza n.255 del 11 gennaio 2016, ha statuito che l’instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell'assegno divorzile a carico dell'altro coniuge, sicché il relativo diritto non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso. Infatti, la formazione di una famiglia di fatto - costituzionalmente tutelata ai sensi dell'art. 2 Cost., come formazione sociale stabile e duratura in cui si svolge fa personalità dell'individuo - è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l'assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà post-matrimoniale con l'altro coniuge, il quale non può che confidare nell'esonero definitivo da ogni obbligo (Cass. n. 02466/2016).
Pensione di reversibilità e TFR.
Per poter accedere alla pensione di reversibilità, è necessario che il coniuge divorziato sia titolare di un assegno divorzile. La quota di pensione, infatti, continua la sua funzione assistenziale propria dell'assegno ed è atta a garantire al coniuge titolare la possibilità di condurre una vita dignitosa e equilibrata.
La Corte dei Conti ha specificato che, affinché sorga il diritto alla corresponsione della pensione di reversibilità, occorre soltanto che la sentenza di divorzio abbia determinato il diritto a beneficiare di un assegno divorzile, anche se poi effettivamente e concretamente l'importo pattuito non sia mai stato goduto.
Nel caso esista un coniuge superstite oltre al divorziato, entrambi concorrono ai benefici della pensione di reversibilità. Tocca al Tribunale determinare, su richiesta degli interessati, la quota spettante a ciascun titolare, tenendo conto non solo del fattore temporale (cioè la durata del matrimonio), ma anche della ricchezza che ciascun coniuge ha apportato al patrimonio del de cuius.
Infine, si chiede che il rapporto di lavoro da cui trae origine il trattamento pensionistico sia anteriore alla sentenza di divorzio: l'ex coniuge non può godere di ricchezze e benefici che il de cuius abbia accumulato posteriormente al divorzio.

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