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Timestamp: 2019-07-19 13:30:19+00:00

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prescrizione «Studio Legale Mei & Calcaterra Studio Legale Mei & Calcaterra
La prescrizione decorre dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere giovedì, Ott 4 2007
avvocati and avvocato and Cassazione and diritto del lavoro and giurisprudenza and lavoro and prescrizione and processo del lavoro and rapporto di lavoro and sentenza and studi legali mgraziamei 12:42 pm
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza del 18 settembre 2007, n. 19355 ha stabilito che «la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere» proprio perché la sua funzione principale è quella di assicurare certezza ai rapporti giuridici.
Secondo la Cassazione, infatti, può accadere che la prescrizione compia il suo corso senza che l’interessato sappia di essere titolare di un diritto.
Un dipendente aveva chiesto all’azienda il risarcimento del danno biologico e morale derivante da due patologie (neoplasia vescicale e otite auricolare sinistra) che imputava alle sostanze nocive presenti nell’ambiente di lavoro, ma il Tribunale al quale si era rivolto aveva rigettato il ricorso in quanto aveva dichiarato prescritto il diritto del lavoratore stesso.
La Corte di Appello, al contrario, aveva rigettato l’appello con riferimento all’eccezione dì prescrizione.
L’azienda ha allora presentato controricorso denunciando violazione e falsa applicazione dell’art. 2935 c.c., omesso esame di punti decisivi e carenza di motivazione.
Le ragioni del dipendente
La difesa del ricorrente ha sostenuto che, nel particolare settore della tutela della salute del lavoratore, la decorrenza della prescrizione dell’azione risarcitoria nei confronti del datore di lavoro non può essere collegata solo alla manifestazione o esteriorizzazione del danno, come avviene in settori diversi, ma presuppone la conoscibilità della natura professionale della malattia.
Inoltre ha lamentato che l’azienda non avrebbe informato il lavoratore e il dovere di informazione sui rischi delle lavorazioni (posto dal legislatore a carico del datore di lavoro) richiede, per la decorrenza della prescrizione triennale, che il lavoratore sia stato in grado di conoscere la natura professionale della malattia.
Secondo la Cassazione, però, l’invocato art. 2935 del c.c. stabilisce che «la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere.» in quanto la funzione principale della prescrizione è quella di assicurare certezza ai rapporti giuridici. Secondo la stessa Cassazione, infatti, dottrina e giurisprudenza sono concordi nell’affermare che l’impossibilità di far valere il diritto (alla quale l’art. 2935 cod. civ. attribuisce rilevanza di fatto impeditivo della decorrenza della prescrizione) è solo quella che deriva da cause giuridiche che ostacolino l’esercizio del diritto e non comprende anche gli impedimenti soggettivi o gli ostacoli di mero fatto, per i quali il successivo art. 2941 prevede solo specifiche e tassative ipotesi di sospensione.
Ne consegue, dunque, la prescrizione possa compiere il suo corso senza che l’interessato sappia di essere titolare di un diritto.
Infatti, per la Corte, la prescrizione dell’azione nei confronti dell’INAIL, per conseguire le prestazione di cui al D.P.R. n. 1124/65, inizia a decorrere dal momento in cui la malattia professionale si sia manifestata con certezza, abbia raggiunto la misura di invalidità indennizzabile e ne sia conoscibile la eziologia professionale
Per la Cassazione la conoscibilità non solo è cosa diversa dalla conoscenza, ma non è che la possibilità che un determinato elemento (nella fattispecie la origine professionale di una malattia) sia riconoscibile in base alle conoscenze scientifiche del momento, mentre non rileva (e non potrebbe rilevare, pena lo sconfinamento nel campo della pura soggettività) il grado di conoscenze e di cultura del soggetto interessato dalla malattia.
Il termine di prescrizione dell’azione risarcitoria per mancata o irregolare contribuzione previdenziale inizia a decorrere dal momento del raggiungimento dell’età pensionabile martedì, Lug 10 2007
avvocato and Cassazione and diritti del lavoratore and diritto del lavoro and giurisprudenza and prescrizione and previdenza and retribuzione and risarcimento danni and sentenza and studi legali mgraziamei 8:18 am
L’interesse ad agire può però sorgere anche prima – La responsabilità del datore di lavoro per danni subiti dal lavoratore a causa di mancato o irregolare contribuzione rappresenta un’ipotesi di responsabilità contrattuale, derivante dalla violazione di una specifica e indisponibile obbligazione imposta dalla legge. Deriva da ciò che il termine di prescrizione della relativa azione risarcitoria è quello decennale, di cui all’art. 2946 c.c.. Il dies a quo può variare, secondo l’interesse che si intende tutelare con la proposizione della domanda di risarcimento, posto che l’interesse ad agire del lavoratore sorge ancora prima del verificarsi degli eventi condizionanti l’erogazione delle prestazioni previdenziali, eventualmente avvalendosi dell’azione di condanna generica al risarcimento; ma allorquando l’azione sia diretta al risarcimento del danno per la avvenuta perdita della pensione, il termine di prescrizione decorre dal momento in cui il lavoratore, raggiunta l’età pensionabile e concorrendo ogni altro requisito, perde il relativo diritto (o lo vede ridotto) a cagione dell’omissione contributiva (Cassazione Sezione Lavoro n. 13997 del 15 giugno 2007, Pres. Ravagnani, Rel. Morcavallo).
La prescrizione dei diritti del lavoratore non decorre se egli è inquadrato con contratti a termine martedì, Mag 29 2007
avvocato and Cassazione and cessazione del rapporto di lavoro and contratto a progetto and contratto a termine and diritti del lavoratore and diritto del lavoro and giurisprudenza and lavoro and prescrizione and sentenza and Senza Categoria and studi legali mgraziamei 12:09 pm
LA PRESCRIZIONE DEI DIRITTI DEL LAVORATORE NON DECORRE SE EGLI E’ INQUADRATO CON CONTRATTI A TERMINE
Anche se la clausola di limitazione temporale risulta nulla (Cassazione Sezione Lavoro n. 11736 del 21 maggio 2007, Pres. Ciciretti, Rel. Celentano).
Di seguito riportiamo il caso
La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 11736 del 21 maggio 2007, Pres. Ciciretti, Rel. Celentano) ha parzialmente accolto il ricorso, affermando che la Corte di Salerno è incorsa in errore accogliendo l’eccezione di prescrizione quinquennale. La Suprema Corte ha ripetutamente chiarito che il presupposto della stabilità reale – che consente il decorso della prescrizione quinquennale dei crediti del lavoratore durante il rapporto, ai sensi dell’art. 2948, n. 4, cod. civ. – va accertato con riferimento al concreto atteggiarsi del rapporto stesso e alla configurazione che di esso danno le parti nell’attualità del suo svolgimento (dipendendo da ciò l’esistenza, o meno, di una effettiva situazione psicologica di “metus del lavoratore) e non già alla stregua della diversa normativa garantistica che avrebbe dovuto, in astratto, regolare il rapporto ove questo fosse sorto, fin dall’inizio, con le modalità e la disciplina che il giudice riconosce applicabili (Cass. 20 giugno 1997 n. 5494; 10 aprile 2000 n. 4520; 14 ottobre 2000 n. 13722; 23 aprile 2002 n. 5934). La carenza di una stabilità reale riconosciuta ed operativa impedisce il decorso della prescrizione durante il rapporto, a seguito delle note sentenze della Corte Costituzionale n. 63 del 1966, n.143 del 1969 e n. 174 del 1972…[continua…]
La prescrizione dei crediti retributivi dei dipendenti pubblici è di cinque anni e decorre in costanza del rapporto di lavoro giovedì, Mag 17 2007
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Il Consiglio di Stato, sezione V, in numerose sentenze depositate il 3 aprile 2007, ha stabilito che il termine di prescrizione dei crediti retributivi relativi ad un rapporto di lavoro con la Pubblica Amministrazione, per tutte le pretese riconosciute ai pubblici dipendenti che hanno natura retributiva, è di 5 anni
e inizia a decorrere già in costanza del rapporto stesso, anche se questo abbia carattere temporaneo o provvisorio, in quanto non è possibile sostenere, proprio per la natura stessa del rapporto di lavoro, che il dipendente pubblico possa essere esposto a “ritorsioni” quando egli intenda tutelare i propri diritti in giudizio.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 2935
 art. 2941
 sentenza 
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