Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25327-del-22-12-2016
Timestamp: 2020-05-27 10:23:04+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 25327 del 22/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25327 del 22/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 12/12/2016, (ud. 03/11/2016, dep. 12/12/2016), n.25327
sul ricorso 850-2015 proposto da:
G.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GABI 8,
presso lo studio dell’avvocato MASSIMILIANO RIVELLI, che lo
MICHELE GABRIELE giusta procura speciale a margine del ricorso;
COMUNE DI APRILIA;
avverso la sentenza n. 5869/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
emessa il 19/09/2014 e depositata il 26/09/2014;
udito l’Avvocato Maria Grazia Fulco, per il resistente, che si
riporta agli atti ed insiste per l’inammissibilità del ricorso.
“1. Nel 2001 G.A. convenne il Comune di Aprilia dinanzi al Tribunale di Latina, esponendo che:
– svolgeva lavori socialmente utili in favore del Comune di Aprilia;
– il (OMISSIS), mentre eseguiva lavori di potatura, cadde da una scala a pioli, subendo lesioni personali.
2. Con sentenza 16.4.2007 n. 1393 il Tribunale di Latina accolse la domanda. La sentenza venne appellata in via principale da G.A., ed in via incidentale dal Comune.
3. G.A. ha proposto ricorso per cassa:zione avverso la sentenza d’appello, fondato su due motivi.
4. Col primo motivo il ricorrente deduce che il Tribunale – con statuizione confermata dalla Corte d’appello – ha liquidato il danno biologico patito dalla vittima sottraendo dal grado invalidità permanente ritenuto sussistente in concreto (25%) il grado di inabilità lavorativa accertato dall’INAIL ai fini della corresponsione della rendita prevista dal D.P.R. 30 giugno 1963, n. 1125 (16%). Ha, di conseguenza, monetizzato una invalidità permanente del 9%.
Tale statuizione sarebbe tuttavia erronea, perchè dal credito avente ad oggetto il risarcimento del danno biologico non può essere detratto l’indennizzo pagato dall’INAIL.
L’infortunio oggetto del presente giudizio è i fatti avvenuto il (OMISSIS).
A quella data, l’INAIL indenniva unicamente la lesione della “attitudine al lavoro”, e non il danno biologico.
A quest’ultimo tipo di pregiudizio la copertura INAIL è stata estesa solo per effetto del D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, art. 13.
Il comma 2 del suddetto articolo ha stabilito che le nuove norme si applicassero “ai danni conseguenti ad infortuni sul lavoro verificatisi a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui al comma 3″: tale decreto (ovvero il D.M. 12 luglio 2000) è stato pubblicato sulla Gazz. Uff. 25.7.2000, ed è quindi entrato in vigore il 9.8.2000.
Ne consegue che all’epoca dell’infortunio (1996) il danno biologico non era indennizzato dall’Inail, ed il relativo credito risarcitorio nei confronti del responsabile non poteva essere decurtato per effetto dell’intervento dell’assicuratore sociale, come ripetutamente affermato dalla Corte costituzionale (ex permultis, Corte cost., 18-07-1991, n. 336).
Il motivo è inammissibile per difetto del requisito di autosufficienza: il ricorrente infatti, in violazione dei precetti di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6, e art. 369 c.p.c., non indica in quale atto e con quali termini abbia:
6. Si propone pertanto l’accoglimento del solo primo motivo di ricorso, e la cassazione con rinvio della sentenza impugnata”.
2. La parte ricorrente ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 2, con la quale ha insistito per l’accoglimento di ambedue i motivi del ricorso.
3. In data 24.7.2015 l’avv. Maria Grazia Fulco ha deposito un atto, intitolato “Costituzione”, nel quale riferisce di avere ricevuto mandato dal Comune di Aprilia per essere difeso nella presente sede. L’atto reca in margine una procura speciale alle liti, sottoscritta dal sindaco del Comune di Aprilia ed autenticata dall’avv. Maria Grazia Fulco.
Infatti la possibilità per l’avvocato di autenticare la sottoscrizione del cliente, quando la procura sia apposta su atti diversi da quelli indicati dall’art. 83 c.p.c., comma 3, vige per i soli giudizi instaurati in primo grado dopo l’entrata in vigore della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 45, (ovvero il 4 luglio 2009).
Per i giudizi già pendenti a tale data, invece, se la procura non viene rilasciata a margine od in calce al controricorso, si deve provvedere al suo conferimento mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, come previsto dall’art. 83 c.p.c., comma 2, (ex Sez. 3, Sentenza n. 18323 del 27/08/2014, Rv. 632092; Sez. 5, Ordinanza n. 7241 del 26/03/2010, Rv. 612212).
4.1. Per dare risposta a tale quesito il Tribunale avrebbe dovuto stabilire, in primo luogo, quale pregiudizio avesse ristorato l’assicuratore sociale, secondo la disciplina applicabile ratione temporis.
infatti, fino al 2000 indennizzava la perdita della “attitudine al lavoro” di cui al D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, art. 74,comma 2; mentre dopo il 2000 (per effetto del D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38) l’INAIL indennizza il danno biologico, come definito dall’art. 13, del decreto appena citato. La distinzione rileva perchè tanto questa Corte, quanto la Corte costituzionale, hanno escluso che il credito risarcitorio della vittima di un danno biologico potesse essere decimato in misura pari all’indennizzo pagato al danneggiato, da parte dell’assicuratore sociale, a titolo di ristoro della “lesione dell’attitudine al lavoro”. Al contrario, la percezione da parte della vittima d’un indennizzo pagato dall’INAIL a titolo di ristoro del danno biologico, riduce in misura corrispondente il credito aquiliano verso il responsabile civile del danno.
4.2. In secondo luogo, anche qualora fosse emerso che nel presente giudizio G.A. avesse percepito dall’INAIL un indennizzo a titolo di ristoro del danno biologico, D.Lgs. n. 38 del 2000, ex art. 13, cit., il calcolo del danno differenziale si sarebbe dovuto compiere:
La prima ragione è che l’INAIL determina il grado di invalidità permanente in base al quale calcolare la rendita in base alle percentuali di invalidità di cui alle tabelle approvate con D.M. 12 luglio 2000, mentre ai fini del calcolo del danno aquiliano il grado di invalidità permanente viene determinato con criteri non imposti dalla legge, ma elaborati dalla scienza medico legale (ad esempio, il barème pubblicato sotto l’egida della Società Italiana di Medicina Legale). E tra i due criteri non vi è assoluta coincidenza.
La Corte d’appello pertanto, facendo la differenza tra il grado di “inabilità” accertato dall’INAIL,, e quello di “invalidità” desumibili dai criteri civilistici, e convertendo in denaro la differenza, ha posto a base del calcolo un valore monetario del singolo punto di invalidità inferiore a quello corrispondente all’effettiva invalidità della vittima: ovvero il valore del 9 punto di invalidità, invece che quello del 25 punto di invalidità.
Il ricorrente, infatti, lamenta il vizio di omessa pronuncia (p. 14), e spiega di avere chiesto in primo grado il risarcimento del danno morale e di quello da invalidità biologica temporanea (p. 4 del ricorso); e soggiunge di avere censurato in appello l’omessa pronuncia su queste due ultime voci di danno (p. 6 del ricorso).
Il ricorso, dunque, soddisfa sia l’onere di indicazione di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6; sia quello di allegazione, di cui all’art. 369 c.p.c..
“(A) Il risarcimento del danno biologico non va decurtato, nel caso in cui la vittima abbia percepito dall’Inail, prima del 9.8.2000, una somma di denaro a titolo di indennizzo della lesione della attitudine al lavoro di cui al D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, art. 74″.
(B) Il credito risarcitorio residuo spettante a chi, avendo patito una lesione della salute, abbia ottenuto dall’INAIL un indennizzo del danno biologico ai sensi del D.Lgs. n. 38 del 2000, va determinato non già sottraendo dal grado percentuale di invalidità permanente, determinato coi criteri civilistici, quello determinato dall’INAIL coi criteri dell’assicurazione sociale, ma va determinato dapprima monetizzando l’uno e l’altro grado di invalidità, e quindi sottraendo il valore capitale dell’indennizzo INAIL dal credito risarcitorio aquiliano”.
(-) accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, anche per le spese.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 369
 sentenza 
 art. 380
 art. 45
 Sentenza 
 art. 74
 art. 13
 art. 74
 sentenza