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Timestamp: 2020-07-16 00:50:05+00:00

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VITTORIA DELLA CAMPAGNA BDS SUL BOICOTTAGGIO DEI PRODOTTI ISRAELIANI: LA FRANCIA CONDANNATA DALLA CEDU | Palestina Rossa
Submitted by admin on Ven, 12/06/2020 - 11:25
VITTORIA DELLA CAMPAGNA BDS SUL BOICOTTAGGIO DEI PRODOTTI ISRAELIANI: LA FRANCIA CONDANNATA DALLA CEDU
Condanna delle autorità francesi: secondo la CEDU, l'appello al boicottaggio dei prodotti israeliani è protetto dalla libertà di espressione.
La campagna BDS Francia accoglie con favore la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (Baldassi e altri c. Francia, domanda n. 15271/16 e altri) pronunciata l'11 giugno 2020 che condanna la Francia per violazione del diritto di libertà di espressione degli attivisti che hanno chiesto il boicottaggio dei prodotti israeliani nei negozi.
L'articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo tutela la libertà di espressione, che può essere limitata a determinate condizioni. Gli attivisti del BDS hanno affermato che queste condizioni non erano soddisfatte e che la loro libertà di espressione era stata violata dalla Francia. All'unanimità, la Corte europea dei diritti dell'uomo afferma che la Francia ha violato questo articolo 10. La Francia è quindi condannata per violazione dell'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo: deve pagare entro tre mesi 7.380 euro a ciascun richiedente (danno materiale e morale) e 20.000 euro a tutti loro per rimborsare le spese legali.
La campagna BDS France rileva inoltre che la Corte ha tenuto conto delle specificità delle richieste di boicottaggio dei prodotti israeliani lanciate da attivisti di associazioni impegnate contro l'apartheid israeliano. La sentenza afferma che "le osservazioni asserite contro i ricorrenti riguardavano un argomento di interesse generale, quello del rispetto del diritto internazionale pubblico da parte dello Stato di Israele e della situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, e facevano parte di un dibattito contemporaneo, aperto in Francia come in tutta la comunità internazionale ”(§78).
Queste dichiarazioni fanno parte della libertà di espressione in un sistema democratico e sono quindi protette. La chiamata a boicottare i prodotti di un regime di apartheid è in effetti un diritto per i movimenti mobilitati a favore del rispetto del diritto internazionale, un diritto che era stato esercitato dai movimenti pacifici che hanno combattuto in India, negli Stati Uniti e in Sudafrica contro il colonialismo e la discriminazione. Il giudizio della Corte europea dei diritti dell'uomo dimostra, come abbiamo sempre detto, che le autorità francesi hanno sbagliato a voler criminalizzare un movimento non violento e responsabile come il nostro, che, pur condannando qualsiasi forma del razzismo, incluso l'antisemitismo, chiede misure di boicottaggio contro il regime israeliano, le sue compagnie e le sue istituzioni, purché questo stato non rispetti il diritto internazionale. La sentenza evidenzia il carattere falso e disonesto dei tentativi di diffamazione contro la campagna BDS, i tentativi di mettere la museruola a coloro che richiedono un'azione contro l'apartheid israeliano.
A seguito della sentenza CEDU, chiediamo alle autorità francesi di abrogare immediatamente le circolari Alliot-Marie e Mercier al fine di riconoscere la legalità e la legittimità dei nostri metodi di azione non violenti e di avviare un dialogo con noi al fine di contribuire insieme a esercitare pressioni sullo Stato di Israele al fine di garantire il rispetto del diritto internazionale. Invitiamo le aziende francesi a disinvestire da Israele e le istituzioni francesi per porre fine a ogni collaborazione con le istituzioni pubbliche israeliane. Siamo determinati a continuare il boicottaggio dei prodotti israeliani e delle compagnie internazionali complici dell'apartheid israeliano.
Chiediamo anche un boicottaggio delle università e dei complici israeliani, nonché di eventi culturali e sportivi che promuovono l'apartheid israeliano. L'apartheid israeliano non sarà in grado di impedire alla giustizia e alla libertà per il popolo palestinese di trionfare!
Invitiamo tutti i cittadini di buona volontà e tutti i movimenti impegnati nel rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale a partecipare alla campagna BDS. La nostra mobilitazione è più che mai legittima ed essenziale in un momento in cui le autorità israeliane stanno pianificando, in violazione del diritto internazionale, di annettere una parte della Cisgiordania, continuando così l'espropriazione degli indigeni palestinesi, ratificata dal piano Trump.
BDS per giustizia, dignità ed uguaglianza!
Campagna BDS France
Fonte: https://www.bdsfrance.org/victoire-de-la-campagne-bds-sur-le-boycott-des-produits-israeliens-la-france-condamnee-par-la-cedh/
Submitted by admin on Ven, 12/06/2020 - 11:37
Vittoria della libertà di espressione:
l’appello al boicottaggio riconosciuto come un diritto civile
L’Association France Palestine Solidarité (AFPS) accoglie con entusiasmo la sentenza pronunciata questo giovedì 11 giugno dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU): nel caso di 11 attivisti condannati dal sistema giudiziario francese per le loro azioni di invito al boicottaggio, la CEDU si è pronunciata contro la Francia.
Viene così riconosciuto che l’appello al boicottaggio è un diritto civile, a condizione che l’appello sia motivato da critiche a uno Stato e alla sua politica. E lo Stato di Israele, che quotidianamente viola il diritto internazionale e i diritti umani, non fa eccezione.
La sentenza della CEDU ha inferto un duro colpo a quelle organizzazioni che agiscono in Francia come megafoni della politica israeliana, attaccando la libertà di espressione e il diritto all’azione civica, ed ha anche inferto un colpo a tutti coloro che ai più alti livelli del Governo francese hanno affermato che l’appello al boicottaggio era proibito in Francia.
In quanto partecipante attiva alla campagna internazionale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), una campagna non violenta iniziata nel 2005 da 170 organizzazioni della società civile palestinese, l’AFPS conduce da molti anni iniziative in questo campo insieme ai suoi partner. Queste iniziative sono basate su principi sempre motivati da critiche alla politica di Israele. L’AFPS intende continuare e intensificare le sue azioni rimanendo fedele ai suoi principi.
Ora che la CEDU si è pronunciata contro la Francia, questa ha degli obblighi. Al di là dei risarcimenti che deve agli attivisti ingiustamente condannati, la Francia deve annunciare che le scandalose circolari Alliot-Marie e Mercier sono definitivamente e inequivocabilmente obsolete e deve solennemente affermare che rispetterà il diritto civile di chiedere il boicottaggio dello Stato di Israele e della politica israeliana, come avviene per qualsiasi altro Stato.
Il presidente dell’AFPS Bertrand Heilbronn ha così commentato la notizia:
“Questa è una giusta vittoria per la libertà d’espressione e l’azione civile. Noi chiediamo ai nostri concittadini di riunirsi in gran numero per lottare a sostegno dei diritti del popolo palestinese e per i valori universali di libertà, uguaglianza e dignità che questa lotta rappresenta. La campagna BDS è parte di questa lotta, e noi continueremo a perseguirla finché Israele rifiuterà di attenersi al diritto internazionale e ai diritti umani.”
Nel momento in cui lo Stato di Israele si prepara a compiere l’ennesima violazione del diritto internazionale con il suo piano di annessione di una parte importante della Cisgiordania, l’azione civile avanza anche la richiesta che gli Stati si impegnino finalmente sulla strada delle sanzioni, una precondizione per un futuro basato sul diritto internazionale e il rispetto dell’Altro.
Il Comitato esecutivo dell’AFPS, 11 giugno 2020
In questo caso francese, vennero accusati 11 attivisti che, nel 2009 e nel 2010 in un supermercato alsaziano, avevano lanciato appelli per boicottare prodotti israeliani, come protesta contro la politica israeliana e in particolare contro i crimini commessi da Israele nei riguardi della popolazione palestinese di Gaza. Gli attivisti vennero inizialmente assolti dal tribunale di Mulhouse nel 2011, ma furono in seguito condannati dalla Corte d’Appello di Colmar nel 2013. La Corte di Cassazione confermò la sentenza nell’ottobre 2015. Gli attivisti, nel marzo 2016, si sono appellati alla CEDU.
Queste azioni, come centinaia di altre, venivano compiute nell’ambito della campagna internazionale del BDS, una campagna non violenta iniziata nel 2005 da organizzazioni della società civile palestinese per spingere lo Stato di Israele a rispettare il diritto internazionale.
La decisione della CEDU sancisce all’unanimità che la sentenza della Corte d’Appello di Colmar e l’accoglimento di tale appello da parte della Corte di Cassazione costituiscono una violazione dell’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che stabilisce il principio della libertà di espressione e limita le sue restrizioni a casi specifici.
Questa decisione respinge la fallace assimilazione di una campagna condotta da cittadini politicamente motivati con un qualsiasi tipo di discriminazione economica, un’assimilazione che avrebbe scandalosamente limitato il campo d’azione dell’attivismo civico.
https://www.france-palestine.org/Victory-for-freedom-of-expression-call-to-boycott-recognized-as-a-civil-right
da BNC
Submitted by admin on Sab, 13/06/2020 - 10:26
Corte europea sferra un durissimo colpo alla guerra di Israele contro la solidarietà con la Palestina
La CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) ha emesso all’unanimità una sentenza secondo la quale la condanna penale dei sostenitori del boicottaggio di Israele da parte della Corte suprema francese viola l’articolo relativo alla libertà d’espressione della Convenzione europea dei diritti umani.
Questa decisione ha delle implicazioni molto importanti relative alla repressione del BDS da parte degli Stati europei, soprattutto in Germania, dove i difensori dei diritti dei palestinesi subiscono delle gravi limitazioni ai loro diritti civili.
Ramallah, territori palestinesi occupati – La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) oggi ha emanato all’unanimità una sentenza secondo cui nel 2015 la condanna da parte della Corte suprema francese di militanti del movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) che chiedono il boicottaggio nonviolento dei prodotti israeliani viola l’articolo 10 (libertà d’espressione) della Convenzione europea dei diritti umani.
In risposta a questa informazione Rita Ahmad, del movimento BDS guidato dai palestinesi, ha detto:
“Questa sentenza di grande importanza da parte della Corte costituisce una vittoria decisiva per la libertà d’espressione, per i difensori dei diritti umani e per il movimento per la libertà e dell’uguaglianza dei palestinesi. Conferma una posizione dell’Unione Europea del 2016 che difendeva il diritto di fare appello al BDS contro Israele per ottenere i diritti dei palestinesi nel rispetto del diritto internazionale.
È un colpo durissimo sferrato contro il regime di apartheid e la guerra legale di Israele al BDS. Su richiesta di Israele i governi europei, in particolare in Francia e in Germania, hanno instaurato un clima minaccioso di soprusi e repressione per ridurre al silenzio i militanti solidali con la Palestina.”
La sentenza della CEDU si verifica in un momento in cui si stanno diffondendo le condanne ai progetti di Israele intesi ad annettere ufficialmente vaste zone dei territori palestinesi occupati. In risposta a questi progetti e alla continua politica israeliana di apartheid e di annessione di fatto, la società civile palestinese ha ricordato agli stati il loro obbligo di adottare delle “contromisure giuridiche”, tra cui il divieto di “commercio di armi e di cooperazione con Israele nel campo militare e della sicurezza” e del commercio con le colonie illegali di Israele.
In Francia, nel 2009 e nel 2010, undici militanti avevano partecipato a proteste pacifiche nei supermercati lanciando un appello al boicottaggio dei prodotti israeliani in solidarietà con la lotta palestinese per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza. Dei tribunali francesi li hanno condannati per “incitamento alla discriminazione.”
Rita Ahmad ha affermato:
“Nel momento in cui dei cittadini europei, ispirati dalla rivolta di Black Lives Matter negli Stati Uniti, attaccano l’orrenda eredità del colonialismo europeo, la Francia, la Germania e altri paesi dell’UE devono porre fine alla loro repressione razzista nei confronti dei difensori dei diritti umani che fanno campagna per i diritti umani dei palestinesi e per la fine dell’apartheid israeliana.
L’Europa è gravemente complice della politica di Israele: occupazione, assedio di Gaza, lenta pulizia etnica dei nativi palestinesi di Gerusalemme, della Valle del Giordano e altrove. Finché continuerà questa complicità, proseguiranno anche le campagne BDS.
Salutiamo i militanti francesi solidali con la Palestina che, nonostante la repressione antipalestinese, hanno fatto efficacemente campagna contro l’apartheid israeliana e contro le imprese complici dei crimini di guerra israeliani a danno dei palestinesi, in particolare AXA, Veolia e Orange."
Fonte BNC - Il Comitato nazionale palestinese del BDS (BNC) è la più grande coalizione nella società civile palestinese, guida il movimento BDS mondiale e nonviolento per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza dei palestinesi. Il movimento BDS rifiuta ogni forma di razzismo e di discriminazione razziale.
Contesto del procedimento giudiziario (fonte: sito della CEDU)
Baldassi e altri contro la Francia (ricorso n° 15271/16, 15280/16, 15282/16, 15286/16, 15724/16, 15842/16 e 16207/16)
Gli undici ricorrenti sono: Jean-Michel Baldassi, Henri Eichholtzer, Aline Parmentier, Sylviane Mure, Nohammad Akbar, Maxime Roll, Laila Assakali, Yahya Assakali, Jacques Ballouey, Habiba El Jarroudi, e Farida Sarr-Trichine. I ricorrenti sono di nazionalità francese tranne Nohammad Akbar e Habiba El Jarroudi, di nazionalità afgana e marocchina. Eichholzer e Parmentier risiedono rispettivamente a Habsheim e a Zillisheim. Jacques Ballouey risiede a Mulhouse, come gli altri ricorrenti.
Le questioni riguardano il ricorso dei militanti della causa palestinese contro la condanna penale per incitamento alla discriminazione economica a causa della loro partecipazione ad azioni che chiedevano il boicottaggio di prodotti importati da Israele nel quadro della campagna BDS “Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni”.
I ricorrenti fanno parte del “Collettivo Palestina 68”, che ha accolto a livello locale la campagna internazionale “Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni” (BDS). Questa campagna è stata avviata il 9 luglio 2005 da un appello diffuso da organizzazioni non governative palestinesi un anno dopo il parere espresso dalla Corte Internazionale di Giustizia secondo il quale “la costruzione del muro che Israele, potenza occupante, sta costruendo nel territorio palestinese occupato, anche all’interno e sui confini municipali di Gerusalemme Est, e il regime che gli è associato, sono contrari al diritto internazionale.”
Il 26 settembre 2009 cinque dei ricorrenti parteciparono a un’azione organizzata dal collettivo Palestine 68 all’interno dell’ipermercato [C] di Illzach, per il boicottaggio dei prodotti israeliani. Esposero in tre carrelli alla vista dei clienti prodotti che ritenevano fossero di origine israeliana e distribuirono volantini. Un evento simile fu organizzato dal collettivo Palestine 68 il 22 maggio 2010 nello stesso ipermercato. Vi presero parte otto dei ricorrenti. I partecipanti inoltre presentarono una petizione che invitava il supermercato a non mettere più in vendita prodotti importati da Israele perché i clienti la firmassero.
Il procuratore della repubblica di Colmar citò i ricorrenti a comparire davanti al tribunale penale di Mulhouse per avere, tra le altre cose, invitato alla discriminazione, reato previsto dall’articolo 24, comma 8, della legge del 29 luglio 1881.
Con due decisioni del 15 dicembre 2011 il tribunale di Mulhouse assolse i ricorrenti. Con due sentenze emesse il 27 novembre 2013 la corte d’appello di Colmar annullò le decisioni precedenti riguardo all’assoluzione dei ricorrenti. Li dichiarò colpevoli del delitto di istigazione alla discriminazione.
Riguardo agli eventi del 26 settembre 2009, la corte d’appello condannò ognuno dei cinque imputati a un’ammenda di 1.000 euro con la condizionale e al pagamento in solido di 1.000 euro per danno morale e di 3.000 euro in base all’articolo 475-1 del codice di procedura penale (spese sostenute dalle parti civili e non pagate dallo Stato) ad ognuna delle quattro parti civili ammesse (la Lega Internazionale contro il Razzismo e l’Antisemitismo, l’associazione Avvocati senza Frontiere, l’associazione Alleanza Francia-Israele e l’Ufficio Nazionale per la Vigilanza contro l’Antisemitismo).
Riguardo agli avvenimenti del 22 maggio 2010, la corte d’appello condannò ognuno dei nove imputati a un’ammenda di 1.000 euro con la condizionale e al pagamento in solido di 1.000 euro per danni morali e di 3.000 euro in base all’articolo 475-1 del codice di procedura penale (spese sostenute dalle parti civili e non pagate dallo Stato) ad ognuna delle tre parti civili (la Lega Internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo, l’associazione Avvocati senza Frontiere, l’associazione Alleanza Francia-Israele)
Con due sentenze del 20 ottobre 2015 la sezione penale della Corte di Cassazione rigettò i ricorsi presentati dai ricorrenti, che facevano riferimento in particolare alla violazione degli articoli 7 e 10 della Convenzione. Nello specifico giudicò che la corte d’appello aveva preso una decisione corretta poiché aveva rilevato a buon diritto che era presente la fattispecie del reato previsto dall’articolo 24 comma 8 della legge del 29 luglio 1881 e che, in applicazione del secondo comma del testo, l’esercizio della libertà d’espressione proclamata dall’articolo 10 della Convenzione poteva essere sottoposta a delle limitazioni o sanzioni che in una società democratica costituivano, come nel caso in esame, delle misure necessarie alla difesa dell’ordine e della protezione dei diritti altrui
Invocando l’articolo 7 (nulla poena sine lege) della Convenzione, i ricorrenti lamentano di essere stati condannati in base della legge 24, comma 8, della legge del 29 luglio 1881 sulla libertà di stampa per incitazione alla discriminazione economica mentre questo testo non riguarda affatto la discriminazione economica. Invocando l’articolo 10 (libertà d’espressione) essi lamentano la condanna penale a causa della loro partecipazione, nel contesto della campagna BDS, ad azioni che chiedono il boicottaggio di prodotti provenienti da Israele.

References: sentenza 
 articolo 10
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