Source: http://richiamo-della-foresta.blogautore.repubblica.it/2016/02/19/renzi-galleggia-sulla-vita-degli-animali/
Timestamp: 2019-04-24 04:07:12+00:00

Document:
Renzi galleggia sulla vita degli animali? - Il richiamo della Foresta - Blog - Repubblica.it
Fra Governo e Regioni le istituzioni stanno avallando la maggior deregulation venatoria di sempre
Natura in cambio di appoggio politico: un Governo che annaspa sta sostenendo la più clamorosa deregolamentazione venatoria di sempre, e l'unica spiegazione logica è nell'affannoso mirare a qualche sodalizio. Non si possono infatti giustificare altrimenti, né attraverso la competenza, e neppure nel normale esercizio di raziocinio, pazzesche iniziative a macchia d'olio, dal Parlamento alle Regioni.
L'ultima in ordine di tempo è l'articolo 10 del progetto di riforma della legge 394/91 sulle aree protette, in discussione presso la Commissione Ambiente del Senato e redatto dal senatore Massimo Caleo (cui già si devono assieme al collega Vaccari caccia sulla neve, persecuzione alle nutrie, aumento dei colpi in canna). Il testo, con la scusa del controllo faunistico,prevede la possibilità di cacciare, abbattere, sterminare, catturare animali selvatici senza limiti di tempo né di luogo.
Dov'è allora il Pd che spaccia per propria una coscienza del territorio, e cosa pensa di queste iniziative Luigi Zanda, capogruppo in Parlamento del medesimo partito? Qual è la vera posizione di una sinistra sempre più vicina alla Lega Nord quando si tratta di sacrificare la vita degli animali per compiacere minoranze violente? Quanti occhi chiude un Ministro dell'Ambiente che non sembra conscio del proprio ruolo?
Parchi protetti, oasi naturalistiche, i pochi scorci che abbiamo concesso alle altre specie per vivere in pace si trasformerebbero, grazie all'iniziativa di Caleo, in teatri di guerra senza requie, con un'ipocrita e ridicola annotazione: "Una quota pari al 2 per cento di ogni introito ricavato dalla vendita degli animali abbattuti o catturati in operazioni di controllo deve essere versata in un apposito fondo presso ISPRA per finanziare ricerche su metodi di controllo non cruenti".
Si vogliono sterminare in deroga anche le marmotte e altre specie protette
Il premier Matteo Renzi guarda altrove, coerente nel dimostrare totale indifferenza verso il primo tema nell'agenda mondiale, la salvezza del Pianeta. Non può, quest'ultima, prescindere dalla biodiversità, di cui nella sua Toscana ci si fa beffe attraverso una legge che ha tutta l'aria di essere incostituzionale, in quanto nemica dei diritti civici, della sicurezza pubblica, della salvaguardia ambientale e delle direttive comunitarie. Votate quasi all'unanimità, queste ultime (Habitat e Uccelli), da un Parlamento Europeo che ha dichiarato l'urgenza di rafforzarle.
Ma da noi, già oggetto di procedure d'infrazione e condanne per le deroghe di caccia, in nome del contenimento del cinghiale, per tre anni non si potrà più passeggiare tranquillamente nei meravigliosi boschi toscani. Una Regione che neppure per un istante ha dato ascolto a chi propone di vietare i ripopolamenti dei cinghiali di cui si ricorda a ogni istante la dannosità, punire quelli illegali, studiare strategie alternative a una persecuzione venatoria che ha dimostrato di non funzionare.
E poi, via libera alla vessazione del lupo. Si parla di poche centinaia di individui in tutta Italia, oggetto di costosi studi e programmi teoricamente orientati alla tutela (intanto che in Trentino si sono ripopolati con fondi comunitari quindi tormentati gli orsi), da eliminare perché Regioni e Governo non sono in grado di varare e mantenere accordi sostenibili con gli allevatori.
Nel frattempo, le province autonome di Trento e Bolzano stanno brigando per ottenere deroghe orientate all'abbattimento di specie protette, a partire dalle pacifiche marmotte - potrebbero seguire poi orsi, stambecchi e altri esemplari sacrificati al diletto dei cacciatori. Un fatto che mina le fondamenta stesse del nostro sistema costituzionale. Come può, la Repubblica italiana, rinunciare alla propria potestà su beni di rango costituzionale quali fauna selvatica, natura, biodiversità? Mentre fra Governo e le province autonome (vedi la svendita del Parco dello Stelvio) sembra intercorrere uno scambio di favori e appoggi?
E’ proprio quella dei cacciatori, tra l’altro, la categoria che dovrebbe insorgere per prima di fronte a tanto sfascio, se non fosse che i vecchi praticanti i quali vantavano - comunque uno la pensi - esperienza del territorio, sono pressoché estinti, lasciando il passo a compulsivi sparatori della domenica.
"L'articolo di legge che ha come relatore il senatore Caleo può consegnare le aree protette italiane al piombo delle doppiette e che farà danni enormi alla natura e alla fruizione dei parchi" dichiarano Enpa-Ente nazionale protezione animali, Lav-Lega antivivisezione e Lipu-Birdlife Italia. "Si vuol modificare profondamente il regime di controllo faunistico all'interno delle aree protette, eliminando del tutto i metodi ecologici oggi previsti, e assumendo, camuffandoli sotto la parola controllo, caccia, abbattimenti, catture e persino le eradicazioni, come unica modalità per risolvere i problemi".
Possibile, infatti, che nel nuovo millennio ogni questione debba essere risolta a colpi di fucile?
"E proprio questo il punto principale del testo Caleo: la rinuncia totale e definitiva ad affrontare i problemi faunistici con la scienza e l'intelligenza, affidando al piombo ogni risposta. Chiediamo dunque al Governo, alla maggioranza, alle opposizioni " proseguono le associazioni "di fermare questo testo e altre iniziative dissennate, recuperando una ragionevole interlocuzione con la difesa del nostro patrimonio naturalistico e civile".
Tag: animali, caccia, cacciatori, Commissione Ambiente del Senato, Enpa-Ente nazionale protezione animali, fauna selvatica, Galletti, Governo, Lav-Lega antivivisezione, Lipu-Birdlife Italia, Luigi Zanda, Massimo Caleo, Matteo Renzi, Ministro dell'Ambiente, Pd, Regione Toscana, regioni
gapfv01 19 febbraio 2016 alle 18:14
sta proprio toccando il fondo ...
il problema è che toccato il fondo riesce ancora a "scavare" ed a portarci ancora più a fondo ...
occorrerebbero più giornalisti senza peli sulla lingua come lei per evidenziare tutte le stoltezze ed i tradimenti di questo vero e proprio cataclisma che si è abbattuto sull'italia dopo oltre 40 anni di altri cataclismi ... ma non così virulenti ... il cambiamento climatico fa diventare sempre più disastrosi perfino i politicanti italiani .. premier in testa ...
La Skocca 20 febbraio 2016 alle 09:26
Il Lupo non è mai stato reinserito. Buona giornata.
ghibli01 20 febbraio 2016 alle 10:47
premesso che non sparerei mai ad un lupo queste sono le solite campagne di disinformazione che hanno un solo scopo far incassare soldi alle associazioni animalambientaliste
intanto il problema sarebbe presto risolto ()forse) se con i soldi che incassano tali associazioni ogni anno, invece di pagare lauti stipendi ai dirigenti (quasi il 70 % di quello che incassano va in questi stipendi ) pagassero loro i danni alle attività umane e si attivassero con i loro volontari a fare le opere di prevenzione necessarie probabilmente (ma sono sisuro del loro fallimento) potrebbero evitare il ricorso a tali pratiche
preferiscono investirli in altre cose
e poi che strano Francia, che ha voluto il ripopolamento dei lupi, Svizzera Finlandia Finlandia Norvegia Svezia Spagna stanno adottando la stessa tecnica controllo numerico, non strage, della specie nel rispetto della densità agroforestale
http://www.wilderness.it/news_2.asp?p=n&key=932#.VsYcr7ThC1s
ripeto ,anche se loro non lo faranno mai , se LAV ENPA ecc. non vogliono tale pratica(i piani di controllo selettivi) ,adottata in tutto il mondo paghino di loro tasca le soluzioni alternative perchè è troppo comodo proporre e, come fino ad ora è stato dimostrato anche nei parchi da loro gestiti, pagare poi i danni dei loro fallimenti con i soldi dei tanto vituperati cacciatori italiani
tamara panciera 20 febbraio 2016 alle 10:48
siamo all'indecenza spudorata, mi consola solo sapere che tutto torna in questa o in altra vita. Renzi, con quella faccetta da eterno scout, e i suoi zerbini, non mi han mai convinta. Non è nemmeno lungimirante visto che chi caccia è in esorabile estinzione...quindi addio voti!!
Giovanni Natale 20 febbraio 2016 alle 12:59
All'autrice dell'articolo: guardi che il lupo non è stato mai reintrodotto da nessuno .Sarebbe opportuna una smentita ,perchè quello della reintroduzione è uno dei cavalli di battaglia dei favorevoli agli abbattimenti. Il lupo ,nel corso di 40 anni ,da piccoli nuclei sull'Appennino centro meridionale ,si è a mano a mano esteso lungo la dorsale appenninica e poi lungo le Alpi occidentali, mentre lupi di origine orientale occupavano il settore orientale alpino .Il tutto senza nessun intervento umano .
Lucia Agostini 20 febbraio 2016 alle 13:38
Perfetto, davvero un bell'articolo. Concordo, se ci fossero più giornalisti coraggiosi anche il governo sarebbe migliore.
Chiara Mattioli 20 febbraio 2016 alle 14:09
Gentile Margherita D'Amico, a inizio dicembre 2015 iniziò a correre voce che il governo intendesse liberalizzare la caccia (all'epoca si parlava solo di quella al cinghiale, oggi la situazione è addirittura peggiorata). Inviai un'e-mail a vari indirizzi, tra cui quelli del Ministero dell'Ambiente e dell'Ansa, come suggerito da diverse organizzazioni attive a difesa dell'ambente, della fauna e del generale vivere civile.
Copio qui di seguito quanto scritto in quell'occasione, perché credo che ci siano molte persone contrarie alla prevaricazione che questo governo sta cercando di compiere e spero di contribuire nel mio piccolo a risvegliare le troppe coscienze assopite che vegetano in Italia.
Le chiedo gentilmente di dare risalto e illustrare nel suo blog le azioni che i cittadini possono intraprendere per opporsi a una simile mostruosità nei limiti previsti dalla legge vigente. Non siamo qui per farci schiacciare da una lobby armata che ha oggi al governo i suoi santi protettori.
risiedo a Bettola (PC), una zona già piagata dalla caccia al cinghiale per quattro mesi all'anno, da settembre a gennaio.
In questi quattro mesi la nostra vita è forzatamente limitata, perché non solo dobbiamo rinunciare a qualsiasi tipo di escursione lungo i sentieri, ma anche a portare a passeggio i cani da compagnia sciolti e i bambini per il rischio di colpi vaganti.
Chi ha la seconda casa qui evita di frequentarla durante questi mesi, consapevole di dover rinunciare alle attività all'aria aperta, dato che la caccia al cinghiale si concentra proprio nel fine settimana.
Tengo inoltre a ricordare che non esiste nessun tipo di controllo reale sull'operato dei cacciatori, in quanto l'organico della Guardia Forestale è sottodimensionato rispetto alle reali esigenze della popolazione del nostro territorio.
Leggo ora con incredulità che voi signori avreste intenzione di estendere la caccia al cinghiale all'intero anno solare.
Di sicuro non vivete in una delle zone potenzialmente interessate da questo provvedimento, altrimenti vi guardereste bene dall'appoggiare un'idea tanto sciagurata per la popolazione locale.
Vi ricordo che anche noi votiamo e, se una simile iniziativa dovesse realmente prendere piede, partirà anche una campagna capillare contro il PD e questo governo in molti territori, a cui di sicuro aderirò con immenso piacere e, insieme a me, molte altre persone che rifiutano di vivere in un territorio militarizzato per 365 giorni all'anno.
Vi chiedo di riflettere bene sulle potenziali conseguenze, anche politiche, di una scelta tanto sciagurata.
Vogliamo vivere tranquilli e quattro mesi di gente armata davanti alla porta di casa sono già troppi.
Smettete di allevare e immettere cinghiali sul territorio italiano, piuttosto, e vedrete che la situazione si risolverà da sé.
Non vogliamo vivere sotto assedio e ci opporremo a simili imposizioni con tutti i mezzi previsti dall'ordinamento democratico di questo paese.
Clara Cohen 20 febbraio 2016 alle 15:22
Margherita, leggo sempre con grande piacere i tuoi articoli. Hai avuto modo di venire a conoscenza di questa bella iniziativa? http://ecoradicali.it/campagne/scacciamoli/
richiamo-della-foresta 20 febbraio 2016 alle 15:22
Grazie per le segnalazioni sul lupo ho specificato meglio, avevo fatto una sintesi evidentemente poco chiara con gli orsi trentini
diego 20 febbraio 2016 alle 18:34
Se si vuole davvero gestire la fauna selvatica si gestisca davvero il consumo di suolo, il territorio e il mare.
Il resto è devastazione e saccheggio.
alberto 20 febbraio 2016 alle 19:59
Ricordo che il lupo ed i grandi carnivori fungono da regolatori naturali del numero dei cinghiali, degli ungulati e di altri animali definiti "nocivi", selvaggina molto ambita dai cacciatori, l'attività di "prelievo" è il cavallo di Troja per poter entrare a cacciare nelle aree protette, attività che potrebbe allontanare molti animali selvatici dalle aree protette per inoltrarsi in zone aperte alla caccia
walge 20 febbraio 2016 alle 20:05
Ho letto la pagina "scacciamoli"
Fesserie; spero che tali persone poi vengano perseguite dato che disturbano chi agisce rispettando le leggi.
Differente è il discorso se ci sono cacciatori imbecili e maleducati che non rispettano le regole.
Io faccio del mio meglio per essere rispettoso degli altri quando vado a caccia; per fortuna le zone che frequento sono pressoche deserte.
Concludo dicendo che questo articolo è l'ennesima prova di come si possano trasferire informazioni parziali e fuorvianti; tanto e vero che un errore è stato commesso!!!!
Sarebbe opportuno che chi il redattore indichi con precisione i link relativi alle notizie di cui fa riferimento così che ognuno possa rendersi conto direttamente; quello è fare giornalismo.
tamara panciera 20 febbraio 2016 alle 20:09
Ovviamente se passa, ma non passerà, addio turismo!! Unica risorsa per questo povero paese, dovrebbero scendere in campo la feder alberghi ecc
luca 20 febbraio 2016 alle 20:11
Grazie Margherita per l'articolo.
ghibli01 20 febbraio 2016 alle 20:35
alla faccia che il lupo non è stato immesso per ripopolamento
"Negli anni '90 nuove stime portarono il numero a circa 400 lupi, con in più il ripopolamento di zone, come le Alpi Occidentali, dalle quali questi animali erano scomparsi da quasi un secolo."
Snoop 21 febbraio 2016 alle 10:54
Brava Margherita D'Amico per l'ottimo articolo che dovrebbe far riflettere.
Ringrazio Clara Cohen per il link: ho subito aderito all'iniziativa.
Massimiliano 21 febbraio 2016 alle 11:07
Bella figura che ha fatto con la rettifica sul lupo !
Prima si getta alla merce' del popolo,il cacciatore cattivo(e questo governo amico..mai più errata considerazione è stata fatta) che vuol fucilare il canide..
e poi si rettifica "opss..ho sbagliato " ..via via via via...
Sapesse quanto da lei riportato è sbagliato ? mica perché non è sia brava...? NO,semplicemente perché è di parte....
Le farò avere materiale dalla Toscana,ovvero i regolamenti attuati dalle ex province nonché le nuove norme emanate dai nuovi ATC, per quanto concerne la tanto temuta legge regionale " legge obiettivo" (volta a contenere i danni incontrovertibili in talune aree dall'eccessiva presenza di ungulati).
vedremo se avrà il coraggio di pubblicarlo su questo spazio.
Mi fate scompisciare dalle risate voi animalisti da salotto ..
Buona domenica dalla Toscana venatoria che ad ora continua sempre il prelievo selettivo di caprioli e daini...per la cronaca fino al 15-03-2016.
Lucia Agostini 21 febbraio 2016 alle 13:45
Ho postato il suo articolo tre volte sulla pagina FB di Enrico Rossi presidente, e per tre volte è stato cancellato. La libertà di opinione non è più ammessa?
Stultus Venator 21 febbraio 2016 alle 15:08
Bravo Massimiliano, allora avete fino al 15-03-2016 per continuare ad ammazzare qualcuno o ferirlo, come ha fatto quel suo collega che appena qualche giorno fa ha colpito in faccia due ragazzi che transitavano nelle sue vicinanze, mandandoli all'ospedale per essere operati d'urgenza.
Tra una scompisciata e l'altra, ci saluti il collega se lo incontra.
Ah: sempre tra una scompisciata e l'altra non dimentichi di mandare il materiale informativo sui danni incontrovertibili degli ungulati anche ai due ragazzi colpiti in faccia dal suo collega.
arianna 21 febbraio 2016 alle 20:57
Io sono obiettrici venatoria e pago le tasse quale proprietaria terriera. Ma non posso impedire l'accesso sulla mia terra ai cacciatori a meno che non mi "chiuda in gabbia". Quando finirà questa vergogna. Siamo in tanti ma nessuno ci dà voce. Un altro esempio di diritto calpestato. Chiediamo la modifica dell'art. 842 e il riconoscimento dell'esistenza degli obiettori venatori.
bischero di un'animalista (?) 22 febbraio 2016 alle 13:53
De ignorantia venatorum 22 febbraio 2016 alle 17:36
Bravo Massimiliano: dopo il 16-3-2016 provi ad imparare quali sono gli articoli indeterminativi e come si usano, così eviterà di far scompisciare anche noi. Buona fo-caccia
ghibli01 22 febbraio 2016 alle 17:47
mary 22 febbraio 2016 alle 22:00
Il crimine è che meno dell 1% degli italiani( i cacciatori) tiene in ostaggio il 99% della popolazione italiana.
Il crimine è che se porto i bambini in escursione rischiamo di finire impallinati.
X tutti sarebbe omicidio mentre i cacciatori possono impallinarci tanto sono assicurati x gli incidenti di caccia!
Il crimine è che possono prelevare beni di tutti ( gli animali)
Come se li rubassero ( pseudolegalmente)a noi e alle generazioni future.
Il crimine è che 80enni che tremano e non ci vedono imbracciano fucili con gittate di chilometri e in mezzo posso finirci io!
Propongo di aprire riserve di caccia chiuse con muri altissimi dove questi piombo dipendenti possano sparare tra di loro senza rovinare la vita a 60 milioni di italiani agli animali e alla natura che inquinano
FC 22 febbraio 2016 alle 22:35
http://www.famigliacristiana.it/articolo/e-giusto-che-i-bambini-visitino-la-fiera-delle-armi.aspx
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 09:52
ENORME INCREMENTO DEGLI UNGULATI. LO DICE L'UZI
Lupi per risolvere l'emergenza cinghialeDalla relazione di Luigi Boitani – Unione Zoologica Italiana – sul previsto Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia, redatto in collaborazione con il Ministero dell'Ambiente, ISPRA e i diversi portatori di interesse, e già contestato dalle associazioni animaliste, emerge una generale elevata disponibilità di prede selvatiche (cinghiali, cervi, caprioli, mufloni, camosci alpini).
Infatti, nel periodo di tempo compreso fra il 1980 e il 2010 il cervo ha incrementato la sua consistenza più del 700%, il capriolo del 350% circa e le altre specie per valori che vanno dal 120% (camoscio alpino) al 300% (muflone). Per quanto riguarda il cinghiale, per il quale non si hanno stime relative al 1980, sembra essere aumentato del 400% negli ultimi 15 anni.
Secondo gli ultimi dati ISPRA, riferiti al 2010, ad oggi si stima la presenza di circa 1,9 milioni di capi, in gran parte rappresentati dal cinghiale (almeno 1 milione di capi) e dal capriolo (almeno 456.000 capi).
Riferendoci ai dati disponibili su scala nazionale, secondo il rapporto qualora si ipotizzasse un prelievo venatorio annuale del 60% di cinghiali e del 20% delle altre specie (sarebbe in ogni caso un dato in difetto dal momento che non tutte le specie sono cacciate e non tutte le specie cacciate lo sono in tutte le regioni), resterebbero comunque accessibili alcune decine di migliaia di tonnellate di biomassa (20.000 tonnellate), utile per i predatori. A queste condizioni, il lupo, in Italia, non ha proprio di che lamentarsi. Ne stiano tranquille quelle anime belle degli animalisti-ambientalisti, che non sanno più a cosa attaccarsi per dimostrare che la loro presenza nel panorama politico e sociale italiano è ancora di una qualche utilità.
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 09:55
Parco Colli Euganei cinghialiHanno partecipato associazioni di categoria del mondo agricolo, coltivatori ed esperti alla riunione tecnica sull'emergenza cinghiali che si è svolta nei giorni scorsi presso la sede dell'Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. L'incontro ha avuto l'obiettivo di attuare le “disposizioni per il contenimento della diffusione del cinghiale nelle aree protette e vulnerabili e modifiche alla legge n. 157 del 1992”, previste nel collegato ambientale alla Legge di Stabilità 2016.
A tal proposito Domenico Nicoletti, Direttore del Parco, ha annunciato di voler coinvolgere anche gli Atc, che nel passato hanno avuto un ruolo rilevante nell'immissione della specie per fini venatori.
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 09:56
E' giusto far crescere un bambino vegano?
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 09:59
Su questo da anni lavoriamo, e anche se ancora molto c’è da fare, informare e sensibilizzare i praticanti su atteggiamenti corretti da tenere quando si maneggia un fucile da caccia, questo costante impegno ha portato a risultati – ovvero una diminuzione del numero di vittime e di incidenti rilevato anche dalle associazioni anticaccia comunque più serie - che sono di incoraggiamento a proseguire su una strada che si è rivelata quella giusta.
Fatta questa premessa, e ribadendo che anche un solo decesso è troppo, non possiamo esimerci dal sottolineare che i 16 incidenti mortali fra i cacciatori di questa stagione e 1 fra non cacciatori così come i 61 feriti rilevati con la consueta attenzione anche quest’anno dal CNCN e dalle Associazioni Venatorie, sono numeri ben diversi da quelli, i più spregiudicati li fanno arrivare a centinaia, diffusi in questi giorni. Cifre che si raggiungono solo – ma dopo anni almeno questo siamo riusciti a farglielo dichiarare espressamente - contando ad esempio anche malori che potrebbero colpire chiunque in qualunque luogo, dallo stadio alla poltrona di casa.
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 10:01
LIGURIA. SENTENZA CLAMOROSA. IL TAR SCONFESSA GALLETTI
E' di sicuro interesse la sentenza in forma semplificata del TAR Liguria, Sez. II, n. 105/2016, appena pubblicata, che ha accolto il ricorso proposto dalla Regione Liguria avverso la deliberazione del Consiglio dei Ministri 15/1/2016. Come ci fa presente Massimo Marracci, autorevole esponente di CIC Italia, nella motivazione, il TAR ha affermato che:
- la pendenza della procedura EU-PILOT non integra l'accertamento del mancato rispetto del diritto europeo, con la conseguente insussistenza dei presupposti per l'attivazione dei poteri sostitutivi del Governo;
- in particolare, non sussiste il requisito dell'assoluta urgenza che possa giustificare l'intervento statale.
Pare molto positivo l'ulteriore passaggio della sentenza nel quale viene rilevato nel merito che:
- la disciplina europea consente espressamente alle Regioni di fissare date delle stagioni di caccia differenziate rispetto al dato Key Concepts nazionale di talune specie, quando queste Regioni siano in possesso di dati scientifici a supporto che attestino una differenza nell'inizio della migrazione pre-nuziale;
- nella fattispecie, il dato assunto dalla Regione Liguria appare confortato da una seria istruttoria, come già accertato dalla sentenza dello stesso TAR n. 974/2015.
Sulla questione, interessante anche il comunicato emesso dalla Federazione Italiana della Caccia, che a sua volta ad ad iuvandum aveva promosso ricorso al Tar della Liguria, assistita dall’Avv. Alberto Maria Bruni dello Studio Morbidelli di Firenze insieme a Enalcaccia, ANUUMigratoristi e Arci Caccia, e sempre ad adiuvandum dalle rappresentanze regionali delle stesse Associazioni e da Anlc regionale, contro il Consiglio dei Ministri per l’annullamento della delibera nella parte in cui prevedeva la chiusura anticipata della caccia al tordo bottaccio al 20 gennaio 2016.
La sentenza – si legge nel comunicato – conferma così la sospensione della delibera decisa dallo stesso Tar su procedura d’urgenza e stabilisce con chiarezza la completa mancanza dei presupposti sostanziali e procedurali per consentire al CdM di procedere all’intervento sostitutivo, sottolineando che il caso EU Pilot 6955/14/ENVI chiamato a giustificazione “non integra - di per sé - accertamento del mancato rispetto della normativa comunitaria”.
Di fondamentale importanza da parte del Tar Liguria l’aver “rilevato altresì – nel merito – come la guida della Commissione europea alla disciplina della caccia nell'ambito dell'applicazione della direttiva 2009/147 ICE (paragrafo 2.7.10) consenta espressamente alle regioni degli Stati membri di fissare date delle stagioni di caccia differenziate rispetto al dato Key Concepts nazionale di talune specie (doc. 8 delle produzioni di parte regionale), quando queste regioni siano in possesso di dati scientifici a supporto che attestino una differenza nell'inizio della migrazione pre-nuziale, e che, nel caso di specie, il dato assunto dalla Regione Liguria appare confortato da una seria istruttoria”.
Una sentenza importantissima – si conclude nel comunicato della Federcaccia – che forse non è esagerato definire storica, e che dimostra la piena valenza delle posizioni sostenute da Federcaccia sull’ importanza dei dati tecnico scientifici derivanti da ricerche e studi aggiornati per le Regioni e il pieno valore della Guida Interpretativa, così come sostenuto da sempre dall'Associazione e dai propri uffici tecnici, cui va anche il ringraziamento per il ruolo svolto contribuendo senza alcun dubbio al raggiungimento anche di questo risultato”.
L’auspicio della Federazione, che tutti i cacciatori devono fare proprio, è che il Ministro dell’Ambiente e il Consiglio dei Ministri prendano atto della totale mancanza di sostenibilità delle loro posizioni, rivedendo le proprie convinzioni e abbandonando una volta per tutte l’obiettivo, immotivato da tutti i punti di vista come è stato ampiamente dimostrato, di modificare i tempi di caccia della migratoria per il tordo bottaccio, cosa che vale anche per cesena e beccaccia - rispetto a quanto previsto dalla legge 157/92.
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 10:03
MINISTRO MARTINA. PER I CINGHIALI SERVE UNA STRATEGIA
A proposito dell'emergenza cinghiali, pubblichiamo l'intervista rilasciata dal Ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina :
Signor Ministro, tra i problemi che sono emersi con sempre maggiore insistenza in questi anni c’è quello della proliferazione incontrollata di alcune specie selvatiche che danneggiano ambiente, agricoltura, fauna. Fenomeno culminato questa estate con il drammatico episodio di Cefalù, che ha visto purtroppo la morte di una persona assalita da un cinghiale: come pensa che si debba affrontare questa situazione che preoccupa molto anche gli agricoltori?
È una situazione della quale ci stiamo occupando con uno stretto coordinamento con il Ministero dell’Ambiente. Vogliamo uscire da un’ottica di emergenza e mettere in campo una strategia di gestione, che punti innanzitutto alla sicurezza delle persone e alla tutela dell’attività agricola. Proprio per questo stiamo coinvolgendo nelle decisioni i portatori d’interesse e le organizzazioni agricole per soluzioni che siano condivise e attuabili. I dati ci dicono che negli ultimi 10 anni c’è stato un aumento importante delle popolazioni di cinghiale e in parallelo dei danni provocati alle coltivazioni. I risarcimenti non possono rappresentare l’unica soluzione possibile, per questo diventa sempre più importante un attento lavoro di prevenzione.
Non sarebbe il caso di cominciare a definire un piano di abbattimenti controllati, come si fa anche in altri paesi? Secondo alcuni bisognerebbe intervenire anche nei parchi e nelle zone limitrofe divenute in molti casi quasi dei territori di “allevamento” per alcune specie.
Servono equilibrio e scelte operative efficaci e realizzabili. Quando dico gestione parlo proprio di questo. Si devono rafforzare i monitoraggi, lavorare sulla base di dati scientifici certi per poi mettere in campo un modello di controllo da condividere con tutti i soggetti che operano sul territorio, in particolare con le Regioni, per avere maggior successo rispetto al passato.
Nel mondo venatorio, ma non solo, anche in quello agricolo, sono in molti a pensare che l’attuale normativa, la legge 157 del 1992, sia ormai obsoleta e che sia tempo di sedersi tutti attorno a un tavolo per adeguarla, insieme, alla realtà attuale. Magari per renderla più europea. È d’accordo?
Dopo vent’anni credo sia opportuno fare il punto della situazione e migliorare gli interventi e gli strumenti legislativi a disposizione. Penso in particolare alla necessità di adeguamento rispetto alle direttive comunitarie sulla tutela della fauna selvatica, tenuto conto delle difficoltà di molte regioni nell’approvare i loro calendari venatori annuali. La legge 157 si poneva obiettivi complessi, dobbiamo verificare dove si può fare meglio, in particolare sui comitati di gestione e sulla necessità di un coinvolgimento più attivo di tecnici faunistici adeguatamente formati.
C’è un paese in Europa che secondo lei potrebbe essere preso ad esempio per quanto riguarda la gestione della caccia e per le leggi che la regolano?
Dobbiamo guardare alle peculiarità della nostra realtà, abbiamo un patrimonio forestale, agricolo e anche faunistico unico e vogliamo proteggerlo al meglio. Credo sia importante concentrarsi per perfezionare il “modello Italiano”. Da noi ci sono esempi dove la legge è stata ben attuata con risultati importanti. Occorre prendere spunto dalle varie esperienze per individuare la migliore soluzione possibile, tenendo però sempre ben presente che le imprese agricole, in particolare quelle zootecniche, devono essere adeguatamente tutelate, perché fare agricoltura nelle aree marginali significa difendere il territorio, proteggere l’ambiente e tutelare la biodiversità, sia animale che vegetale.
Le associazioni venatorie stanno per imboccare una strada nuova: quelle più rappresentative si avviano a dare vita a una Federazione unitaria che raggrupperà quelle riconosciute, pur mantenendo le diverse identità di ciascuna. Come valuta questa decisione? Pensa che gioverà ad una migliore gestione dell’attività venatoria nel nostro paese?
Qui come in altri settori dare unitarietà alla rappresentanza è importante, soprattutto nell’ottica di una collaborazione rispetto ai temi di cui stiamo trattando e che vanno affrontati con un lavoro condiviso.
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 10:05
TOSCANA: LICENZIATA DALLA II COMMISSIONE LEGGE CONTENIMENTO UNGULATI
Ungulati Toscana“Questa non è una legge per la caccia. L’attività venatoria è solo uno strumento che insieme al controllo e al rilevamento scientifico con il supporto di Ispra, ha lo scopo di affrontare un’emergenza per come si presenta”. Gianni Anselmi (Pd), presidente della commissione Sviluppo economico e rurale della Regione Toscana, interviene al termine della seduta che ha licenziato la proposta di legge per il contenimento degli ungulati in Toscana. In risposta alle numerose sollecitazioni che il testo ha prodotto tanto in sede di dibattito interno alla commissione che di posizioni prese da artisti, intellettuali e mondo associazionistico, il presidente chiarisce la ratio del testo uscito dalla commissione.
“La legge affronta nel merito questioni che riguardano la vita di questa regione. La qualità degli equilibri ambientali, l’economia rurale e la sicurezza delle persone sono, lo dicono i dati, messe a rischio da una proliferazione incontrollata. Non è scopo di questa commissione e di questa legge – continua Anselmi – raccontare le molteplici cause di questo fenomeno ipertrofico così evidente. Questo fa parte della legittima discussione politica e del dibattito scientifico”.
La proposta della Toscana, nei limiti della legge 157/1992, e definita in accordo con l’Ispra, consente una gestione speciale: proporzionare la presenza degli ungulati alle diverse caratteristiche del territorio regionale, per garantire sia la conservazione delle specie autoctone nelle aree ad esse riservate, sia la conservazione delle attività antropiche e dei valori ambientali tipici del paesaggio rurale regionale, nelle altre aree. Sono quindi individuate aree vocate e non vocate, si realizzano forme di gestione venatoria e di controllo e si creano percorsi di filiera per valorizzare il consumo in sicurezza delle carni di ungulati.
Nel testo si prevede inoltre, entro novanta giorni dall’entrata in vigore, l’approvazione, da parte dell’Esecutivo, di uno stralcio al piano faunistico venatorio per la revisione degli attuali confini delle aree non vocate per ciascuna specie. Aree nelle quali sono comprese le zone di ripopolamento e cattura, le aree coltivate soggette a danni documentati o potenzialmente danneggiabili, terreni potenzialmente coltivabili da rimettere a coltura, le frazioni boscate e cespugliate tra loro intercluse. Il prelievo selettivo sarà autorizzato per i soggetti individuati in legge mentre la densità venatoria ottimale sarà stabilita nei piani di gestione annuali degli Atc approvati dalla giunta.
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 10:06
CEPRANO (FR). IL SINDACO FIRMA ORDINANZA PER CACCIA AI CINGHIALI
Con un provvedimento della validità di 40 giorni, Marco Galli, sindaco di Ceprano, comune della Provincia di Frosinone, ha validato la caccia ai cinghiali su tutto il territorio. L'ordinanza, che rientra negli interventi straordinari di cattura e abbattimento di cinghiali presenti sul territorio comunale, ha l'obiettivo di trovare una soluzione al grave problema degli incidenti causati dall’attraversamento degli animali su strade molto trafficate.
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 10:08
Indebito utilizzo della definizione POLIZIA, inammissibili i modelli delle divise e dei segni distintivi per manifesta ricercata somiglianza a quelli delle forze di Polizia o delle Polizie Locali – esclusione di qualsiasi competenza sul patrimonio zootecnico” e ancora incompetenza dei Comuni ad attribuire qualifiche di PG ai Volontari…
Da fonti attendibili vicine alla Prefettura si apprende che la situazione sia venuta fuori nella zona del Matese dove qualcuno si è insospettito dell’indebito utilizzo del nome Polizia. Oltretutto, il responsabile del rifugio “Mascherina” di Piedimonte Matese, Pierangelo Fontana segnala che l’Associazione avrebbe stipulato dei contratti di collaborazione e/o consulenze con alcuni Municipi ed Enti dell’area matesina che, appunto, stante quanto stabilito dall’Ufficio Territoriale del Governo sono da ritenersi illegittimi.
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 10:10
GALLETTI SOTTO TIRO
Con due interrogazioni circostanziate al Ministro Galletti, i leghisti Borgehsi, Grimoldi e Guidesi hanno messo in evidenza le non poche ingiustizie e incongruenze del decreto che per la seconda volta in due anni blocca la caccia a beccaccia, tordo e cesena al 20 gennaio e impone la segnalazione immediata sul tesserino dei capi abbattuti.
“Dal comunicato stampa del Consiglio dei ministri n. 100 del 15 gennaio 2016 - scrivono i parlamentari nella prima interrogazione - si apprende che è stato approvato in via definitiva il disegno di legge recante «disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea (legge europea 2015)», nel quale è prevista la modifica alla legge n. 157 del 1992 volta a disporre che la fauna selvatica stanziale e migratoria deve essere annotata sul tesserino venatorio subito dopo l'abbattimento (caso EU Pilot 6955/14/ENVI); il caso EU PILOT 6955/14/ENVI della Commissione europea - precisano - è una semplice richiesta di informazioni sui calendari venatori italiani e su cui la Commissione dovrà esprimersi successivamente, nonché contiene al n. 1, comma b), una domanda su come vengano annotati in Italia i capi di selvaggina migratoria (ad esempio se subito dopo l'abbattimento oppure a fine giornata); lo stesso ufficio legislativo del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con propria nota prot. n. 1347/GAB del 23 gennaio 2015 - continuano - ha inviato alla Presidenza del Consiglio dei ministri una relazione di risposta alla Commissione ambiente dell'Unione europea riguardante la procedura EU PILOT 6955/14/ENVI dove conferma che la segnatura sui tesserini venatori dei capi di fauna stanziale abbattuti avviene, per gran parte delle regioni, non appena abbattuto o recuperato il capo; per la fauna migratoria, invece, l'annotazione avviene a fine giornata o quando viene lasciato l'appostamento, ad esclusione della beccaccia, per la quale deve essere annotata subito dopo l'abbattimento; nessun articolo della direttiva uccelli 2009/147/CE, chiede agli Stati membri che sia fatto obbligo ai cacciatori di annotare i capi di fauna selvatica stanziale e migratoria subito dopo l'abbattimento”.
Sulla base di queste inoppugnabili considerazioni, gli interroganti chiedono “quali siano i motivi che hanno indotto il Governo ad assumere un'iniziativa normativa per modificare la legge n. 157 del 1992 introducendo l'obbligo di annotare i capi di fauna selvatica stanziale e migratoria subito dopo l'abbattimento; quali siano le disposizioni della direttiva 79/409/CEE, ora 2009/147/CE, che pongano tale obbligo”.
Nella seconda interrogazione, relativa alla decisione del Governo di deliberare l'esercizio dei poteri sostitutivi nei confronti delle regioni Toscana, Calabria, Liguria, Marche, Puglia, Lombardia e Umbria, disponendo la modifica del loro calendario venatorio con la chiusura della caccia al 20 gennaio 2016 per le specie tordo bottaccio, beccaccia e cesena; dopo aver fatto presente che:
“l'attività venatoria è disciplinata in Italia dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157, che ha fondamentalmente recepito la direttiva 79/409/CEE (ora direttiva 2009/14/CE), concernente la conservazione degli uccelli selvatici. La suddetta legge n. 157 demanda alle regioni la gestione e la disciplina dell'attività venatoria; nel quadro del sistema di comunicazione EU Pilot, il Governo italiano ha ricevuto dalla Commissione europea una richiesta di informazioni (Caso EU Pilot 6955/14/ENVI) in merito a dubbi di violazione della direttiva 2009/147/CE concernente la conservazione degli uccelli selvatici. In particolare, per mezzo di svariate denunce, la Commissione è stata informata del fatto che le attività venatorie in varie regioni italiane potrebbero non essere compatibili con la legislazione europea applicabile. In particolare, alcune specie di uccelli sono cacciate in Italia in fase di migrazione prenuziale; in ragione di ciò, la Commissione europea, chiede che le autorità italiane chiariscano, in particolare che i calendari venatori di alcune regioni italiane siano coerenti con la direttiva 2009/147/CE.
In particolare, chiede di chiarire la discrasia tra l'articolo 18 della legge n. 157 del 1992 che prevede per queste specie un periodo di caccia fino al 31 gennaio e quanto invece riportato sul documento Key Concepts che per le suddette specie prevede che la migrazione di ritorno alle zone di nidificazione inizia in Italia nella seconda decade di gennaio; gli articoli 2.7.3 e 2.7.10 della guida europea alla disciplina della caccia nell'ambito della direttiva 79/409/CE, esplicitamente prevedono che le regioni degli Stati membri possano discostarsi dal dato Key Concepts nazionale, quando siano in possesso di dati scientifici che dimostrino una differenza nei tempi di migrazione delle specie cacciabili; la giustizia amministrativa italiana in più occasioni ha giudicato corrette le scelte delle regioni italiane che, utilizzando dati scientifici più completi ed aggiornati, si sono discostate motivatamente e giustificatamente dai dati Key Concepts nazionali, come previsto dalla guida alla disciplina della caccia dell'Unione europea prevedendo la chiusura della caccia al tordo bottaccio, alla cesena e in alcuni casi alla beccaccia al 31 gennaio nel rispetto della legge n. 157 del 1992; lo stesso ufficio legislativo del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con propria nota prot. n. 1347/GAB del 23 gennaio 2015, ha inviato alla Presidenza del Consiglio dei ministri una relazione di risposta alla commissione ambiente dell'Unione europea riguardante la procedura EU PILOT 6955/ENVI/14 dove riconosce che il documento Key Concepts, che riporta «le date di dipendenza e di avvio della migrazione prenuziale nei diversi Paesi, presenta delle “incongruenze” difficili da spiegare nel confronto fra Paesi confinanti. Situazione questa che si ritiene debba essere adeguatamente tenuta in considerazione in questo contesto e, comunque, risolta per evitare disparità di trattamento fra cittadini europei»; si tratta infatti delle stesse popolazioni di specie migratrici (beccaccia, tordo bottaccio e cesena) che si diffondono uniformemente in Spagna, Francia mediterranea e Italia per lo svernamento e che da qui nella seconda decade di febbraio partono per fare ritorno ai luoghi di nidificazione (inizio della migrazione prenuziale);
l'evidente difforme applicazione della direttiva 2009/147/CE fra Spagna, Grecia, Francia e Italia che determina disparità di trattamento fra cittadini europei, giacché la chiusura anticipata della caccia in Italia al 20 gennaio rispetto alla consentita chiusura della caccia al 20 febbraio in Spagna e in Francia non ha nessun fondamento scientifico”;
Premesso questo, “gli interroganti non ritengono esistenti i presupposti previsti dalla legge 5 giugno 2003, n. 131, per procedere all'esercizio del potere sostitutivo nei confronti delle regioni, in quanto è stato accertato il pieno rispetto della normativa statale (legge n. 157 del 1992) da parte delle regioni in fase di predisposizione e approvazione dei calendari venatori e quindi la coerenza con le normative comunitarie;" tanto che " sembra che la Commissione europea non si sia ancora pronunciata in merito ai chiarimenti prodotti dagli uffici del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in risposta alle domande sul caso EU Pilot 6955/14/ENVI e non abbia quindi accertato e contestato violazioni formali”
e pertanto chiedono “quali siano i motivi che hanno portato il Ministro interrogato a proporre l'esercizio del potere sostitutivo al Consiglio dei ministri del 15 gennaio 2016;
quali siano le iniziative che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare abbia intrapreso per aggiornare i dati key Concepts italiani, indicando quale inizio della migrazione prenuziale delle tre specie migratrici in questione la seconda decade di febbraio così da allinearli a quelli francesi e spagnoli che la Commissione europea, anche di recente, ha confermato di ritenere corretti”.
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 10:11
In vista della CITES COP17 che si terrà in Sud Africa nel mese di settembre i membri del Parlamento europeo e le parti interessate hanno discusso l'importante relazione tra una ben regolamentata normativa sul commercio internazionale e la caccia sostenibile ai trofei come strumento per sostenere le comunità e la conservazione in Africa.
L'Unione Europea dovrà fermare tutte le importazioni di trofei dai Paesi in via di sviluppo? Questa è una delle domande che gli eurodeputati hanno posto ai funzionari di governo africani, agli esperti di commercio internazionale di fauna selvatica e agli ambientalisti in occasione della conferenza “Wildlife, use it or lose it?” che si è tenuta il 26 gennaio al Parlamento Europeo. Cercando di sfatare i pregiudizi al fine di una migliore comprensione delle opzioni politiche disponibili per la conservazione della fauna selvatica, la conferenza presieduta dall’eurodeputata Renata Briano era finalizzata a discutere gli obiettivi strategici dell'UE per la CITES COP17.
“La caccia ai trofei è un importante conduttore economico per il nostro Paese”, ha detto il Ministro namibiano dell'ambiente e del turismo, On. Pohamba Shifeta. “Il nostro modello consente alle comunità locali di gestire in modo sostenibile la fauna selvatica con incentivi economici direttamente derivati dalla gestione della caccia. A questo proposito, le iniziative volte a vietare la caccia ai trofei non solo rappresentano una forma moderna inaccettabile di colonialismo morale, ma avranno effetti negativi sulle nostre comunità locali e sulla nostra fauna selvatica, che termineranno con la proliferazione del bracconaggio. Tutti noi dobbiamo sforzarci di sostenere i benefici della CITES quale strumento di regolamentazione atto a garantire l'uso sostenibile della fauna selvatica”.
Shifeta ha fatto un appello finale: “Siamo di fronte a criminali internazionali che vogliono distruggere la nostra fauna selvatica. Abbiamo bisogno di sforzi concertati per combattere il bracconaggio. Sarà in contrasto con i nostri sforzi comuni se le decisioni non si baseranno su evidenze empiriche e non terranno in considerazione le comunità. Cerchiamo di promuovere l'uso sostenibile invece di vietarlo”.
Gli altri relatori presenti al convegno hanno dichiarato che in Africa per tollerare la sopravvivenza della fauna selvatica al di fuori delle aree protette (e anche all'interno) le popolazioni devono avere forti incentivi, o idealmente comprendere la fauna selvatica come uso del suolo. A questo proposito, la caccia ai trofei è una grande industria in alcune parti dell'Africa, e crea incentivi per la conservazione della fauna selvatica su vaste aree, che altrimenti potrebbero essere utilizzate per usi alternativi meno utili alla conservazione della terra.
Inoltre, è stato sostenuto che la caccia ai trofei dà “valore di conservazione” ad ampie aree di terreno. Ad esempio, oltre 1,4 milioni di km2 in Africa sub-sahariana sono utilizzati per la caccia ai trofei, che è più di quanto lo Stato prevede per la fauna selvatica. Questo rende la caccia ai trofei valida in vaste zone dove non sono presenti altre attività redditizie, comprese le zone con poche infrastrutture, con densità relativamente basse di fauna selvatica, e quelle con instabilità politica.
Per quanto riguarda i crimini legati alla fauna selvatica, una delle più grandi minacce al mondo per la perdita di biodiversità, i relatori hanno individuato le priorità e le azioni per affrontare questa sfida con uno sguardo all’agenda del programma dell'UE per CITES COP17. I relatori hanno convenuto che l'uso sostenibile della fauna selvatica deve essere considerato come uno strumento per la conservazione, per lo sviluppo economico e per la politica anti-bracconaggio, riconoscendo totalmente il ruolo delle comunità locali e il mercato internazionale.
L’eurodeputata Renata Briano ha sottolineato l'importanza per i responsabili politici, a livello internazionale e locale, di essere in grado di scegliere l'opzione politica più appropriata, allontanandosi dai pregiudizi: “Può sembrare un controsenso per molti, ma la caccia ben regolata consente una migliore gestione della fauna selvatica. Infatti la caccia ai trofei contribuisce alla conservazione, contrasta efficacemente la criminalità legata alla fauna selvatica, per cui i politici hanno l'obbligo di considerarla tra le opzioni politiche disponibili”.
Anna Seidman del Safari Club International ha spiegato che “la caccia sostenibile non porta le specie verso l'estinzione come molti gruppi anti-caccia vorrebbero far credere al mondo. Al contrario, la caccia sostenibile prevede incentivi economici per la conservazione della fauna selvatica. Ad esempio, è stata la caccia che ha portato alla ripresa del blesbok in Sudafrica dai minimi di popolazione di meno di 2.000 animali nei primi anni del 1900 a più di 250.000 di oggi. Allo stesso modo, la possibilità di cacciare legalmente e in modo sostenibile rinoceronti bianchi ha consentito il loro recupero da una manciata nel 1900 a più di 20.000 di oggi”.
Anna Seidman ha presentato il caso di studio del Botswana, che è stato pioniere della conservazione basata sul coinvolgimento della comunità locale, con la caccia che fornisce l'incentivo economico alla sua partecipazione. La natura ha prosperato e la qualità di vita delle popolazioni è aumentata. Ma nel 2014, il presidente del Botswana ha vietato la caccia e le conseguenze si sono fatte sentire. Le organizzazioni basate sulle comunità sono fallite, posti di lavoro sono andati perduti e le fonti di reddito si sono prosciugate. Ma, soprattutto, l'atteggiamento positivo della gente verso la fauna selvatica sta scomparendo.
Il presidente dell’Intergruppo Biodiversità, Caccia e Ruralità del Parlamento Europeo, Karl-Heinz Florenz ha concluso dicendo che: “Abbiamo imparato oggi che ci sono fattori culturali ed economici da prendere in considerazione, così come le esigenze delle comunità locali, senza perdere di vista il principio di un uso sostenibile. La CITES offre un solido quadro scientificamente fondato per la governance del commercio di fauna selvatica, che riconosce anche la sussidiarietà, un fattore importante per garantire il sostegno dei Paesi di origine dei prodotti della fauna selvatica. Invitiamo la Commissione europea a preparare un buon rapporto, riconoscendo le complessità che sono state evidenziate oggi, prima di presentarlo in commissione ENVI” (Face).
La CITES è la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche che regola le esportazioni internazionali e le importazioni di esemplari di animali selvatici, tra cui trofei di caccia, a livelli sostenibili. CITES ha attualmente 180 aderenti, tra cui l'UE e i suoi Stati membri. Il commercio internazionale di trofei è regolamentato ai sensi della presente convenzione, così come alla caccia è riconosciuto di avere un impatto positivo sulla conservazione della fauna selvatica.
Nella caccia ai trofei, i capi di selvaggina abbattuta hanno un grande valore. In Africa sono presenti tariffe elevate per le specie da “trofeo” a fronte di un basso volume di prelievo, come parte di un programma regolato dal governo, dalle organizzazioni basate sulle comunità locali, dalle ONG, o da altri organismi legittimi.
La CITES fornisce una base giuridica per la caccia ai trofei, riconoscendo la distinzione tra l'uso sostenibile rigorosamente disciplinato e lo sfruttamento illegale di fauna selvatica legato alla criminalità organizzata internazionale. Per esempio, come conseguenza dei vantaggi per la conservazione del rinoceronte nero (Diceros bicornis) come trofeo di caccia, la CITES consente ai trofei di essere importati ed esportati, che è l'unico commercio permesso di questa specie.
Dove la caccia è stata impedita le specie sono diminuite. Per esempio, in Kenia, a causa del divieto di caccia (e altri modi di utilizzare animali selvatici a scopo di lucro), in vigore dal 1977, il Paese ha perso tra il 60 e il 70 per cento dei suoi grandi animali selvatici. Di conseguenza, la domanda può essere soddisfatta solo attraverso il mercato illegale, che si basa principalmente sull'uccisione di rinoceronti dai bracconieri per le corna. Il divieto alla caccia ai trofei nel 2014 in Botswana evidenzia similmente che sta avvenendo un aumento del bracconaggio.
La maggior parte degli esemplari cacciati (ad esempio il 96% in Sud Africa nel 2012) sono spesso appartenenti alle specie più comuni e abbondanti. Gli autori del recente studio dal titolo “Vietare la caccia ai trofei aumenterà la perdita di biodiversità”, sostengono che dove le strutture politiche e di governo sono adeguate, la caccia ai trofei può aiutare ad affrontare la continua perdita di specie. La caccia ai trofei può inoltre finanziare reintroduzioni, come ad esempio è avvenuto per lo Gnu nero (Gnu gnou) e il rinoceronte bianco meridionale (Ceratotherium simum simum) in Sud Africa.
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 10:16
TRENTINO ALTO-ADIGE. OK DA ROMA AMPLIAMENTO SPECIE CACCIABILI
Caccia Trento e Bolzano
In Commissione dei Dodici il neoministro agli affari regionali, Enrico Costa, ha dato precise garanzie sull'approvazione delle norme di attuazione in materia di prelievo venatorio nelle Province di Trento e Bolzano. Sarà possibile cacciare nei parchi regionali e fuori dai confini dell'area alpina, pur con le autorizzazioni della sezione di appartenenza e di quella ospitante. Entro la settimana prossima è prevista l'autorizzazione da parte del Consiglio dei Ministri.
Inoltre la Commissione ha approvato e inviato al Governo una norma che consentirà alle due Province di poter effettuare delle variazioni dell'elenco delle specie cacciabili previste dalla legge nazionale. Nello specifico questo permetterà alla Provincia di Bolzano di estendere la caccia alle marmotte, ritenute troppo numerose (Trentino).
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 10:20
SVIZZERA. “SONO VEGANO, NO AGLI ANFIBI”: ESCLUSO DALL'ESERCITO
Da Campo, diciannovenne svizzero, è stato escluso dall'esercito elvetico perché “non idoneo a svolgere il servizio militare” (in Svizzera è infatti obbligatorio) a causa delle sue convinzioni in materia alimentare.
In ossequio al proprio veganesimo si è, infatti, rifiutato d'indossare gli anfibi militari di cuoio, perché ritenuti incompatibili con le proprie convinzioni personali. Da Campo, però, ha presentato ricorso contro l'esclusione, chiedendo il reintegro nei ranghi (ilgiornale.it).
Prendetelo a calci nel c@@@ tassativamente con anfibi di puro cuoio di toro maschio non gay per tutto il tempo della ferma, vedrete come gli si schiariscono le idee.
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 10:22
Blitz al Campovolo,
DENUNCIATO EDOARDO STOPPA
Reggio Emilia, 20 febbraio 2016 -
In particolare, alcune iniziative allinterno sono gestite sotto la forma del circolo, quindi con la necessità di avere la tessera per poter accedere ad alcuni locali del Campovolo. Gli agenti si sono presentati in borghese, fingendo di essere clienti delle strutture dellarea.
Pur senza chiedere loro la sottoscrizione di una tessera, sono stati fatti entrare anche nei locali riservati aisoci e, quando hanno chiesto se ci fosse la possibilità di pranzare, sono stati fatti accomodare. A quel punto i colleghi della Municipale in divisa sono intervenuti per i controlli. È stata elevata una sanzione di oltre 7mila euro per laccesso senza le tessere e sullattività di somministrazione del pranzo anche ai non soci. Inoltre i responsabili sono stati segnalati allautorità giudiziaria. Sullattività di indagine, al momento, cè il massimo riserbo. Tuttavia questi controlli sarebbero i primi disposti dalla procura per accertare il contenuto dellesposto presentato.
Ci sarebbero, infatti, da svolgere altri rilievi per quanto riguarda la regolarità degli edifici presenti che andrebbero ben oltre lattività di circoli e club che utilizzano larea, ma riguarderebbero principalmente la parte che solitamente viene adibita a Festa Reggio, dove alcune strutture che dovrebbero essere mobili di fatto sono permanenti. Inoltre le verifiche sarebbero state supervisionate anche da reparti specializzati arrivati da fuori Reggio.
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 10:23
http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/striscia-multa-stoppa-bfu-paracaduti-1.1797111
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 10:25
WWF nel ciclone per il centro di Semproniano
Una fotografia che si trova sulla pagina facebook del centro di Semproniano gestito dal Wwf
Accertamenti della procura di Grosseto su un importante Crasm (Centro Recupero Animali Selvatici della Maremma) gestito dal Wwf, quello di Semproniano. E’ una delle tre strutture in Italia riconosciute dal ministero dell’Ambiente che accoglie animali sequestrati. Secondo i magistrati, che ipotizzano i reati di peculato e truffa, e che starebbero effettuando verifiche approfondite su un migliaio di animali, gli esemplari che finivano al Centro a seguito di sequestri (come il caso degli animali della mostra faunistica Victor, anch’essi portati al Semproniano) delle forze dell’ordine, avrebbero preso la strada di zoo oppure, nel caso di specie esotiche (si parla di tigri, scimmie e pappagalli), fatti riprodurre per vendere i piccoli. “Gli accertamenti riguardano anche il Wwf”, scrivono gli organi di informazione, e due sarebbero gli indagati. “Il centro riceve sovvenzioni dal ministero dell’Ambiente, tramite il Wwf, e dalle province di Siena e Firenze (“300mila euro all’anno il costo della convenzione stipulata dal ministero dell’Ambiente con il Wwf più 90mila euro dalle casse delle province di Grosseto e Siena”, scrive La Nazione). L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Salvatore Ferraro ed è condotta dalla Forestale di Grosseto. Due i filoni d’inchiesta: uno riguarda gli animali sotto tutela giudiziaria che sarebbero stati venduti agli zoo privati, l’altro si riferisce alle specie rare o esotiche, che sarebbero state fatte accoppiare per poi vendere i piccoli. Ieri e oggi la Forestale ha sequestrato atti al centro di Semproniano e alla direzione nazionale del Wwf, a Roma. Il pm sta anche cercando di appurare se, quando gli animali morivano, i decessi venivano segnalati o se, in alcuni casi, siano stati nascosti per continuare a incassare le sovvenzioni”.
Finalmente si comincia a far luce sulle realtà che ruotano attorno al sequestro degli animali.
“Tutto è iniziato nel mese di giugno del 2012 per una segnalazione anonima arrivata alla magistratura grossetana che in pochi mesi si è trasformata in un’inchiesta portata avanti dalla Forestale.
Oltre mille gli animali al centro di questo giro di vite con due indagati accusati di peculato e truffa, la bufera ha colpito anche il quartier generale italiano del WWF”.
Così si legge su una pagina facebook che pubblicizza l’attività del recupero animali Wwf Semproniano: “Il centro ha più di 500 pappagalli, così come scimmie, leoni, serpenti, pavoni, procioni, iguane, cavalli, asini e gli altri animali si può pensare – e tutti vivono in armonia in questo zoo virtuale, bella, che è aperto ai visitatori. Tuttavia, a differenza di uno zoo, questi animali non sono state acquistate in per il puro piacere degli spettatori. Invece, molti sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza da circhi o residenza privata, dove venivano maltrattati e / o abusati.Il centro ha fornito questi animali con una seconda chance nella vita e ha dato loro una vera casa. Non è solo un posto incredibile da visitare, è anche qualcosa che veramente dovrebbe essere applaudito e apprezzato”.
Uno dei paradossi di questi centri è che hanno lo scopo “di far tornare questi animali nel loro ambiente naturale: in alcuni casi, però, l’animale resta ospite del Centro per tutto il resto della vita, perché in natura non riuscirebbe a sopravvivere”, si legge sul sito del Wwf. Ma come, Wwf e altre associazioni animaliste non ripetono ogni giorno che gli animali esotici non possono vivere nei circhi per tutta la vita e che vanno assolutamente liberati? Nei loro centri però, pare stiano benissimo … anche per tutta la vita.
Il Wwf non pare aver preso bene la notizia: “Da parte sua, il WWF respinge tutte le accuse e in una nota fa sapere di essere ‘sereno rispetto alle ispezioni operate dal Corpo Forestale dello Stato presso il Centro di Semproniano e la sede nazionale di Roma, che si sono svolte in questi giorni in un clima di totale collaborazione. Il WWF e i collaboratori del Centro di Recupero – si legge ancora – hanno sempre operato nella massima trasparenza, informando le Autorita’ competenti e, nello stesso spirito, si sono messi a completa disposizione della Magistratura, confidando nel suo operato. Al tempo stesso il WWF non sottovaluta l’episodio di denuncia, che dalla stampa risulta essere anonima, e che ad avviso dell’Associazione va letto alla luce del ruolo che questo Centro e l’intero WWF svolge da anni come presidio contro il traffico illegale e bracconaggio di animali selvatici ed esotici. La nostra Associazione – conclude la nota – valuterà la sussistenza degli elementi che possano integrare il reato di rivelazione di segreto istruttorio, non mancando in tal caso di proporre apposita denuncia nei confronti di tutti coloro che fossero responsabili di tale evento”.
gianni roma 23 febbraio 2016 alle 10:31
La carne dei cinghiali venduti in filiera, sono introiti che potrebbero svincolare i parchi dalla continua richiesta di fondi allo Stato atti a rifondere dei danni causati dagli animali al loro interno (agricoli e stradali), si chiama gestione, la Legge 394/91 non lo permette, và revisionata in alcune parti, sono passati 25 anni molto è cambiato. Nei parchi europei funziona così, si gestisce il patrimonio (animali, legname, prodotti del bosco) non c è niente di distruttivo, sono peggio i gitanti della domenica La Toscana vuole far questo, se si vuole un paesaggio fantastico con un territorio integro come quello toscano, bisogna gestirlo e spendere soldi.
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 10:35
Una ristrutturazione annunciata - I tagli al personale non hanno sorpreso nessuno all’interno dell’organizzazione, dal momento che sono l’estremo rimedio a una situazione economica compromessa da tempo. I bilanci recenti parlano da soli: dal 2011 al 2013 si è passati da un sostanziale pareggio a un disavanzo di gestione di oltre 4 milioni di euro, sceso a circa 700mila euro quest’anno. Nel 2013 l’indebitamento bancario è arrivato a quasi quattro milioni di euro e il debito verso il Wwf internazionale ha superato i due milioni.
Alle radici della crisi: il fattore “di mercato” - Alla base della crisi economica ci sono fattori sia “di mercato” che organizzativi. Il progressivo calo dei soci, dai 300mila degli anni ‘90 ai 60mila di oggi, ha tagliato al Wwf una fonte di finanziamento stabile. E’ un fenomeno che non ha risparmiato altre organizzazioni storiche come il Touring Club ed è figlio di un cambiamento culturale probabilmente irreversibile, spiega Gaetano Benedetto, direttore generale del Wwf Italia. “Oggi le persone non aderiscono più in toto a un’organizzazione, semmai condividono un’iniziativa, una campagna specifica, per la quale sono ancora disposti ad aprire il portafoglio. Noi abbiamo almeno 40mila persone che donano ogni anno almeno una cifra pari o superiore alla quota associativa di 30 euro, ma non si associano. Sono persone sempre diverse, donatori che ti devi ogni volta conquistare”.
Alle radici della crisi: il fattore organizzativo - Il fattore organizzativo ha invece fatto lievitare negli anni i costi di struttura. Il Wwf si è appesantito con troppe sedi e troppi progetti dispersi sul territorio, senza un coordinamento. Anche qui c’è un motivo preciso: negli anni d’oro dell’ambientalismo italiano le organizzazioni hanno imparato a contare sull’aiuto pubblico e a relazionarsi più con le istituzioni che con la cittadinanza. “Negli anni ‘80 e ‘90 ci eravamo concentrati sul rapporto con la politica a tutti i livelli: dal nazionale al regionale al locale”, spiega ancora Benedetto. “Abbiamo ottenuto risultati anche importanti sul piano legislativo, vedi la nascita di un ministero dell’Ambiente, le leggi sui rifiuti, l’istituzione dei parchi nazionali e regionali. In quegli anni andava bene così. Oggi l’interlocutore non è più il pubblico ma le comunità di persone, ed è chiaro che dobbiamo diventare più snelli e flessibili per scommettere sul futuro”.
Istituzioni sempre più avare - Che il pubblico si stia defilando appare chiaro anche dall’entità dei finanziamenti, quasi dimezzati dal 2011 a oggi. I contributi nazionali arrivano solo per un piccolo numero di riserve naturali di Stato – ad esempio l’oasi di Miramare alle porte di Trieste, la riserva di Orbetello in Toscana o il Cratere degli Astroni nel Napoletano, infine qualche regione finanzia progetti specifici, anche con fondi europei. Oggi questi finanziamenti coprono solo il 20% delle entrate del Wwf, mentre oltre due terzi metà dei fondi arriva dalle quote soci, dalle donazioni di privati e aziende e da lasciti.
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 10:36
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/07/wwf-chiude-sedi-e-dimezza-i-dipendenti-le-oasi-una-parte-sara-in-franchising/2280157/#
Ars Venandi 23 febbraio 2016 alle 10:40
http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2015/12/05/news/sette-indagati-per-la-gestione-del-centro-crasm-di-semproniano-1.12565721
Gli indagati adesso possono presentare memorie o farsi interrogare dal pm, prima che la Procura decida di chiedere il rinvio a giudizio
gianni roma 23 febbraio 2016 alle 11:02
Per saperne di più sul piano di gestione del lupo cè su YouTube questa interessante Conferenza LIFE WOLFALPS - Cuneo, 22 gennaio 2016_pomeriggio
"Il lupo in Italia: il nuovo Piano di Conservazione e Gestione"
Luigi Boitani (Università di Roma).
gianni roma 23 febbraio 2016 alle 11:13
oppure: https://www.youtube.com/watch?v=LxSPIjGSKiM
Dementia venandi 23 febbraio 2016 alle 17:17
http://www.geapress.org/caccia/napoli-la-polizia-denuncia-due-cacciatori-il-reato-pero-e-di-tentata-estorsione/10485
Le indagini della Polizia intanto proseguivano nella casa dei due cacciatori di 74 e 76 anni abitanti anch’essi nel vesuviano. Sequestrate, a scopo cautelativo, tutte le armi e pure una … sorpresina. Parti di un fucile detenuto illegalmente.
Dementia venandi 23 febbraio 2016 alle 17:18
http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Condannato-cacciatore-piromane-1091320.html
sabato 14/06/14 09:05 - ultimo aggiornamento 14/06/14 09:46
http://www.leggo.it/NEWS/ESTERI/cacciatore_anatra_sesso_video/notizie/1585236.shtml
Da un lato i cacciatori, dall'altro gli attivisti contrari alla caccia. Tra loro, un giovane cacciatore senza rispetto né per gli animali né per le persone: il ragazzo, infatti, dopo la battuta di caccia dello scorso sabato a Ibstock, nel Leicestershire, ha afferrato una delle anatre che aveva ucciso, l'ha fatta volteggiare facendo finta che parlasse e infine ha simulato un rapporto sessuale con il corpo dell'animale. La scena si è svolta sotto gli occhi degli attivisti, che l'hanno registrata. Dal loro video è partita un'indagine della polizia locale.

References: SENTENZA 
 sentenza 
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