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C è posta per te! Invito alla resistenza
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Giorgia Gennara Corona
1 Amicus Plato, sed magis amica veritas La Letterina n. 436 giovedì 23 aprile 2015 AL DIRIGENTE SCOLASTICO ALL ALBO AL DIRETTORE SGA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO D ISTITUTO C è posta per te! Invito alla resistenza Mentre fervono i preparativi per le elezioni del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione il prossimo 28 aprile, si accendono le piazze con gli annunciati scioperi del 24 aprile e del 5 maggio. Secondo Marcello Pacifico dell Anief il momento indicato per lo sciopero è il 24 aprile, prima che il disegno di legge sulla riforma della scuola venga approvato e non il 5 maggio quando forse tutto sarà stato già deliberato. La voce del dissenso prevale e oscura come una cappa anche le cose buone e innovative che nel disegno di legge sono presenti. Intanto il Premier Matteo Renzi, che spesso nei suoi interventi ha messo la scuola al centro dell azione politica del suo Governo, scriverà una lettera ai docenti per meglio chiarire le sue posizioni e le prospettive d innovazione. Scriverà certamente che la scuola è degli studenti e delle famiglie, non dei sindacati, rinnoverà la promessa che a settembre i precari saranno in cattedra, ma ancora mancano i decreti e la fattibilità, giacché gli organici sono in corso e le successive modifiche creano rallentamenti e disordini organizzativi, che da buon politico prometterà di dare soldi ai docenti per la formazione, e via di seguito. E stata confermata la data del 10 maggio per la prima lettura del DDL alla Camera, (ma è domenica!!! E si farà straordinario? - poi la parola passerà al Senato. Molti docenti hanno scritto che rimanderanno al mittente la lettera di Renzi, stanchi delle tante promesse non mantenute altri come si legge in Ceripnews segnalano gli aspetti negativi e le conseguenze cui va incontro la scuola qualora venisse approvato il disegno di legge così com è stato presentato. Attendiamo allora la lettera e speriamo che la voce della piazza faccia riflettere e riconsiderare che non si può troppo e tutto bene. Forse la politica dei piccoli passi consentirà di camminare e fare qualche passetto avanti, evitando i ritornare indietro in modo repentino e fortemente dannoso. La complessità della scuola non è contenibile in un solo decreto, occorre gradualità pur nell unitarietà del progetto. Il 70 anniversario della Resistenza riempirà le pagine dei giornali, ma non sappiamo quanto di tutto ciò arriverà agli studenti ed oggi si chiede ai cittadini italiani una nuova RESISTENZA per ricominciare da capo. In questo numero ospitiamo alcuni articoli sul decreto approvato al Senato a svantaggio della dirigenza scolastica e le preoccupazioni sul futuro pensionistico degli operatori scolastici. 1
2 Originale e significativa la parafrasi del Sabato del villaggio dei Leopardi adattata alla realtà scolastica di oggi Garzoncelli scherzosi (studenti, famiglie, docenti, dirigenti, sindacati, governanti) codesta scuola antica non fu luogo d'allegrezza pieno, un sistema chiaro, sereno, prima della riforma preannunciata. Godete ancor per poco questo stato soave, stagion lieta fu cotesta. Altro dirvi non vo'; la riforma è funesta e anco tardi a venir, sembra una trave. Non venga meno l ottimismo e, nonostante le molteplici delusioni, resti sempre la speranza di una scuola migliore per i nostri ragazzi. Giuseppe Adernò Vai al sommario 2
3 Sommario ELEZIONI DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE La lista dei Dirigenti in Sicilia (Giuseppe Adernò) I PRESIDI ESCLUSI DALLA DIRIGENZA DELLO STATO approvato in Senato il DDL 1577 (Salvatore Indelicato) IL PAST PRESIDENT DELL ANDIS SCRIVE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NO al preside elettivo (Luigi Manfrecola già Presidente A.N.DI.S.) LE FANTASIE DI TITO BOERI NEO PRESIDENTE DELL INPS (Stefano Biasioli, Segretario Generale della Confedir) VERSO LA BUONA SCUOLA Riflessioni e commenti L AUTONOMIA SCOLASTICA E IL SABATO DEL VILLAGGIO (Gaetano Bonaccorso) LA CULTURA DEL MIGLIORAMENTO E DELL INNOVAZIONE Intervista all ins. Annamaria Filorizzo IL DISEGNO DI LEGGE DEL GOVERNO SULLA BUONA SCUOLA IL BONUS PER MERITO DELL ART. 11 E LA MAXI DELEGA DELL ART. 21 (Giuseppe Capilli) NOTIZIE DI VITA SCOLASTICA RICORSI GIUDIZIARI PER LA PEREQUAZIONE DEI DIRIGENTI SCOLASTICI: NOTIZIE BUONE E NOTIZIE MENO BUONE (Pietro Perziani) CONVEGNO INTERNAZIONALE DI STUDI: CONCETTO MARCHESI. L UOMO, IL POLITICO, IL LATINISTA NEL NOME DI UNA SCUOLA, LA CULTURA DI IERI E LA LEZIONE PER L OGGI (Giuseppe Adernò) I POTERI DELLE DIRIGENTI. CON PO DI UMORISMO! CONTENZIOSO: La rubrica sui conflitti della scuola. ***************************************************** 3
4 CONSIGLIO SUPERIORE DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE 31 candidati per la rappresentanza dei dirigenti 7 i presidi siciliani in lista E ormai imminente la data del 28 aprile, giornata elettorale per la costituzione del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione al quale faranno parte nell articolata composizione anche i rappresentanti dei Dirigenti Scolastici eletti Dalle varie sigle sindacali e associative sono state avanzate le candidature e l elenco dei 31 candidati che saranno eletti dai colleghi dirigenti si presenta alquanto nutrito I presidi siciliani in lista, candidati al Consiglio superiore sono sette e sono rappresentate le provincie di Catania, Messina, Trapani con un candidato e Palermo con quattro candidati: Daniela Di Piazza dell alberghiero di Catania con la lista Anief. Della provincia di Messina Venera Munafò della lista Aclis Della provincia di Trapani,Margherita Ciotta (Erice) della lista Aclis; Candidati della provincia di Palermo sono: Angela Randazzo dell Andis; Maria Cicero (Castelbuono) lista Anief; Chiara di Prima (Monreale) lista UCIIM, Anna De Laurentis, della lista Aclis; La competizione sarà dura e complessa data la presenza di così numerosi candidati che potranno ricevere voti oltre che nelle 865 scuole della Sicilia, sull intero territorio nazionale. Alcuni candidati volenterosi hanno fatto il giro delle scuole ed hanno scoperto con qualche amarezza che c è posa informazione sull importante evento nazionale della scuola. Le elezioni si svolgeranno nella giornata del 28 aprile ed hanno diritto di voto tutti i docenti in servizio. Con opportuna certificazione si può anche votare in scuole diverse in caso di coincidenza di viaggi di istruzione. I Dirigenti scolastici eserciteranno il loro diritto di voto presso le sedi provinciali indicate dai rispettivi Uffici territoriali, dove sono state costituite le commissioni provinciali. E bene che sia dia particolare preferenza ai candidati locali nelle diverse componenti di personale docente dei diversi ordini di scuola. Auguriamo ai generosi candidati che intendono spendersi per il bene della scuola un positivo successo. I motti che diverse liste hanno presentato come slogan fanno riferimento al cambiamento della scuola, ai valori, al rinnovamento della società, all autonomia e alla dirigenza ad una scuola che ci crede e in prima persona al plurale. Il Consiglio superiore, organo consultivo ha tra i suoi compiti: la garanzia dell'unitarietà del sistema nazionale dell'istruzione, il supporto tecnico-scientifico per l'esercizio delle funzioni di governo relative all istruzione universitaria, agli ordinamenti scolastici, ai programmi scolastici, all organizzazione generale dell'istruzione scolastica e allo stato giuridico del personale. Il Consiglio formula, inoltre, pareri obbligatori sulle politiche del personale della scuola, sulla valutazione e sull'organizzazione generale del sistema scolastico nazionale, sugli standard nazionali dell'istruzione ed è chiamato a dare un parere sulle proposte sottopostegli dal ministro in carica e ad esprimersi anche autonomamente su materie legislative riguardanti la pubblica istruzione. Può commissionare indagini conoscitive e farne relazione al ministro. Giuseppe Adernò Ospitiamo gli interventi inviateci da due dirigenti siciliani soci ASASI 4
5 DANIELA DI PIAZZA dirigente scolastico dall a.s.2007/08, è in servizio presso l IPSSEOA K.Wojtyla di Catania, un istituto che conta 2100 alunni e si articola su quattro plessi, classi serali, alfabetizzazione presso le carceri di piazza Lanza e Bicocca, nonché in quest ultima è presente anche una sezione staccata di alberghiero. Proveniente dal mondo dello sport e docente di scienze motorie e sportive, ha sempre coniugato l amore per lo sport ad una formazione umanistica. Difatti all iniziale Diploma ISEF seguono la sua laurea in Scienze Motorie conseguita a Chieti e quella in pedagogia presso l Università di Trieste, nonchè la specialistica postlaurea in Pedagogia clinica. Ha avuto incarichi presso l USR provinciale e regionale, ha svolto attività di relatore a convegni ed ha pubblicato testi di didattica motoria e di pedagogia applicata. Tecnico e giudice di Ginnastica Ritmica ha insegnato per 24 anni presso l ISEF di Catania e successivamente per sei anni presso l Università di Catania, corso di laurea in Scienze Motorie. Ha ricevuto riconoscimenti per l impegno professionale dal Presidente del Senato della Repubblica ed il Premio Livatino per l impegno sociale nella scuola e nel territorio. E componente della RENAIA associazione che aggrega gli Istituti alberghieri d Italia ed è anche vicepresidente della rete regionale degli Istituti alberghieri siciliani. Ha promosso per gli studenti il premio regionale sportivo Antonio Di Piazza in ricordo del fratello prematuramente scomparso, che ha raccolto negli anni numerose adesioni. Per tre anni ha organizzato la manifestazione nazionale Maggio in musica con il concorso nazionale per orchestre e cori presso il Teatro Massimo V.Bellini di Catania. La kermesse ha coinvolto per ogni edizione più di mille studenti, giovani artisti, valorizzando eccellenti talenti. Da Collaboratore del Preside è stata impegnata per 24 anni presso la scuola media Don Milani di Lineri Misterbianco e,superato il concorso. ha diretto l Istituto comprensivo G. D Annunzio di Motta S.Anastasia, mettendo in atto le competenze organizzative, operando in maniera propositiva e coinvolgente per realizzare una scuola efficiente e ben organizzata. PER UNA SCUOLA DI QUALITA Cambiare la scuola significa restituire alla scuola la sua vera identità di luogo privilegiato di formazione e di educazione, capace di orientare e guidare gli studenti verso la loro futura realizzazione come persone e come cittadini. L organizzazione di una scuola capace di rispondere alle esigenze della società di oggi e di adoperare i nuovi alfabeti informatici e le nuove tecnologie multimediali necessita della guida di dirigenti esperti, sensibili e capaci di guidare la comunità scolastica nel groviglio della complessità del sistema e di condurre al porto la grande nave e tutti salvi. Qualificare la scuola significa garantire agli studenti un reale successo formativo anche in vista di un positivo orientamento e sviluppo delle competenze puntare in alto per la formazione del personale docente e Ata per una funzionale proposta metodologica ed efficiente organizzazione dei servizi assicurare strutture scolastiche e attrezzature didattiche in sicurezza e per un efficiente qualità dell insegnamento garantire una reale autonomia scolastica capace di dare sviluppo e sostegno alla progettualità dell offerta formativa assicurare il riconoscimento anche economico del ruolo dirigenziale in coerenza con le complesse funzioni del servizio pubblico superare le attuali distinzioni e sperequazioni tra dirigenza pubblica e dirigenza scolastica attivare una positiva cultura di rete che favorisca la cooperazione tra le istituzioni scolastiche per migliorare i servizi 5
6 UNA SCUOLA NUOVA PER UNA SOCIETÀ NUOVA Intervista alla Dirigente Scolastica Chiara Di Prima Candidata al Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione D. - Che cosa vuol dire per lei esprimere questa candidatura come esponente dell'uciim? R. - L'UCIIM possiede un glorioso passato, nato dalla ferrea volontà di veicolare attraverso la scuola, agenzia istituzionale tra le più prestigiose, valori culturali ed etici, da affidare alle generazioni future sottendenti quell'humus necessario, per coltivare "menti ben fatte" equilibrate e consapevoli. L'UCIIM costituisce infatti da 70 anni uno dei più fecondi laboratori di ricomposizione delle più significative variabili della vita della scuola: balza in primo piano come antidoto e contrappeso, ogni volta che il burocratismo, l'alienazione, l'individualismo, il nozionismo, l'autoritarismo, la contestazione, la demotivazione invadono la scuola: la sua forza orientante scaturisce dall'esigenza di pensare in termini di autenticità la relazione fondamentale docenti-discenti, in uno studium che sia ricerca e dialogo, accettazione reciproca e cooperazione, fedeltà al passato e impegno di progettualità per il futuro. Il particolare momento storico del nostro sistema educativo, travagliato da troppi interventi, troppe dichiarazioni della politica prive di una vera volontà di sostenere la crescita culturale ed etica dei nostri ragazzi, sollecitano, io credo, una reazione forte e condivisa. Pertanto, per dar voce a chi di scuola lavora e vive, in coerenza con il mio costante impegno nell'uciim, ma soprattutto con la mia identità di persona di scuola, con la consapevolezza della trasversalità e complessità che il ruolo di rappresentante nel CSPI comporta, ho accettato di propormi quale candidata per la Componente Personale Dirigente nella Lista N.III, UCIIM - UNA SCUOLA NUOVA PER UNA SOCIETÀ NUOVA, impegnandomi con determinazione a dar voce alle istanze della "scuola militante" presso i decisori politici, promuovendo iniziative legislative che garantiscano la dignità professionale e socio-economica dei Dirigenti e dei docenti, nonchè intervenendo con opportune e costruttive mozioni di modifica alle proposte governative, ove se ne ravveda la necessità. D. - Quali interventi saranno necessari per apportare utili cambiamenti alla scuola e alla società? R. - Per una società nuova occorre una scuola nuova. Emerge la necessità di una immediata rifondazione organizzativa e professionale, in grado di innalzare il livello di qualità del sistema scolastico, mediante lo sviluppo della professionalità dei docenti, sorretta e incentivata da un efficace e continua formazione del personale, ma soprattutto tramite il recupero del ruolo del Dirigente scolastico quale garante di equilibrio nelle funzioni che la scuola deve assolvere, nella prospettiva di un attenta utilizzazione delle risorse materiali e soprattutto umane. Oggi, se vogliamo rimettere al centro i problemi della qualità dei processi formativi, è fondamentale affrontare e proporre nuove soluzioni relative alla valorizzazione della professionalità docente e dirigente, rispondendo alle aspettative, ai bisogni, e affrontando con responsabilità la questione del reclutamento, della carriera, della valutazione, del merito e soprattutto della formazione. Per una scuola nuova occorre perseguire l immediata realizzazione di riforme irrinunciabili: attuazione di un'autonomia vera delle istituzioni scolastiche ridefinizione dello stato giuridico, del profilo professionale, della formazione docenti e di un'adeguata retribuzione economica valorizzazione delle funzioni e dei compiti del dirigente scolastico riforma degli organi collegiali definizione di chiari criteri di valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione valorizzazione del ruolo del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione quale organo consultivo D. - L'autonomia è ancora una prospettiva o un quaderno dei sogni? R. -L autonomia rappresenta una delle più importanti conquiste della scuola italiana. Essa si fonda su un concetto sociale e pedagogico forte, largamente condiviso: il superamento del centralismo burocratico con la conseguente strutturazione di un impianto orizzontale costituito da comunità scolastiche nelle quali si educa, si istruisce, si forma e si ricerca secondo modelli flessibili, adattabili in situazione, in costante riferimento a standard 6
7 generali comuni. Ciò ha determinato l attivazione di una trama di relazioni umane, organizzative e professionali finalizzata alla progettazione, gestione e valutazione non solo dei risultati, ma anche dei processi. Ciascuna istituzione si connota, dunque, quale centro di risorse, di interessi, di professionalità, di capacità, di azione pedagogica, di sviluppo di competenze con una specifica identità e un pertinente "progetto" formativo-educativo, divenendo nucleo di riscoperta di un'autonomia di ricerca-azione e di sviluppo culturale innovativo, creativo. Ma perchè questa prospettiva non rimanga incompiuta è necessario consentire concretamente alle scuole di compiere scelte reali per proporre un offerta ottimale agli alunni e alle famiglie e rispondere adeguatamente alle esigenze del territorio, attraverso l'auspicata autonomia finanziaria. Occorre mettere ciascuna scuola in condizione di valutare la fattibilità della propria progettazione educativa, attribuendo direttamente alle istituzioni scolastiche, anche su base pluriennale, i fondi attualmente gestiti da comuni e province. D. - Lo stato giuridico dei docenti e il sistema di reclutamento sono due vecchie questione mai veramente e definitivamente risolte. L'UCIIM ha una sua proposta? R. -Tra i punti fondanti che l'uciim propone nella ridefinizione dello stato giuridico e della formazione dei docenti risultano prioritari: un sistema di reclutamento ordinario e regolare; la semplificazione delle procedure concorsuali, consentendo l accesso a tutti, che riguardi anche le problematiche relative all organizzazione scolastica; il riconoscimento economico della formazione in servizio per tutti. Urge inoltre fare emergere con chiarezza nel nuovo stato giuridico tutto l impegno orario svolto dai docenti, oggi sommerso; rinnovare il CCNL e azzerare realmente il precariato storico. Si sottolinea inoltre che vanno inclusi, nel piano straordinario di assunzioni, tutti docenti idonei al Concorso ordinario per il reclutamento del personale docente bandito il 24 settembre 2012 n. 82. La non inclusione sarebbe grave ingiustizia. Per i futuri concorsi siamo dell avviso di prevedere la partecipazione anche dei non abilitati. In merito al Piano nazionale di formazione, previsto nell articolato del DDL 2994 del 27 marzo 2015, si ritiene indispensabile inserire le associazioni professionali le quali per propri specifici fini statutari curano la formazione del personale scolastico. D. Gli organi collegiali sono stati una conquista democratica, ma hanno la bella età di 40 anni! R. - Il quadro normativo degli ultimi due decenni ha definito una nuova idea di organizzazione dell istituzione scolastica e conseguentemente una nuova configurazione dei soggetti coinvolti nella definizione delle scelte progettuali e delle linee di indirizzo al Piano dell'offerta Formativa. Pertanto diventa ormai improcrastinabile riformare gli organi collegiali, ridefinendone funzioni, ruoli e competenze, nonché rimodulandone la composizione secondo un modello di equilibrata rappresentatività delle varie componenti coinvolte, nel rispetto della logica dell autonomia. Volendo garantire nelle scuole scientificità, ottimale offerta formativa, trasparenza, equilibrio gestionale,efficace organizzazione, è opportuno far elaborare e deliberare la progettazione triennale al Collegio dei docenti,affidando al Consiglio di istituto la definizione di linee di indirizzo e l adozione della progettazione triennale. Risulterebbe utile configurare nelle singole istituzioni scolastiche, o nelle reti di scuole, uno speciale organo di garanzia con la presenza di tutte le componenti scolastiche. Di fondamentale importanza il ruolo del Collegio Docenti e dei Consigli di classe, dei quali occorre salvaguardare l'insostituibile ruolo di tutela della libertà di insegnamento, della collegiale azione progettuale e formativa dei docenti, soprattutto in riferimento alla dimensione educativo-didattica; vanno altresì ben definiti i ruoli e i compiti della fondamentale partecipazione corresponsabile dei genitori e regolamentati i raccordi con gli Enti locali. D. - Come dev'essere il Dirigente Scolastico di domani? R. - A seguito dei processi di molecolarizzazione sociale e di anomia, e coerentemente con la complessificazione del lavoro scolastico, la figura di un Dirigente Scolastico, leader educativo, dona un significato diverso alla scuola, intesa come un sistema, nella quale le varie componenti possono lavorare in completa sinergia, perseguendo uno scopo comune. Il ruolo del dirigente è intrinsecamente multiforme proprio perché intimamente collegato alla scuola dell autonomia, che non si lascia ridurre ad una sola dimensione. Se "autonomia" significa collegamento con il territorio, ricerca e messa a punto di una quota significativa dei propri fini educativi, libertà nella allocazione delle risorse per renderle utili al perseguimento degli obiettivi di formazione e se ad ogni libertà fa riscontro una corrispondente assunzione di responsabilità, la funzione del dirigente non può che coprire tutti questi ruoli, in primo luogo per garantirli e renderli possibili. I modelli di gestione portati a riva dalle ondate della burocratizzazione, della demistificazione e della spersonalizzazione del sistema scolastico non si sono dimostrati battelli di salvataggio, ma zattere ingovernabili alla deriva. Le conseguenze di proposte settoriali, non coordinate in un insieme organico e ambigue nelle finalità, hanno 7
8 portato a disorientamenti nelle scelte operative dei Dirigenti, ad annebbiamenti di motivazioni di valore, a ricerche affannose di risultati organizzativi in un fare quasi ridotto alla giornata e scosso dai continui cambiamenti normativi e dagli slogans alla moda. L indubbia capacità, la volontà di auto-aggiornamento e l etica professionale di molti Dirigenti hanno avuto il merito di arginare dinamismi disordinati e orientamenti tanto contraddittori quanto appariscenti. Va da sé che un innovazione è reale se è accompagnata da un effettiva trasformazione di comportamenti sul piano culturale. Oggi, più che mai, si pone la necessità di un Dirigente scolastico autorevole e culturalmente attrezzato a far fronte a dinamiche professionali sempre più complesse, capace di arricchire i portatori di interessi di motivazione e autostima, ponendo la passione civile nel dialogare. L equilibrio emotivo e la condotta democratica sono variabili che gli permettono sia un attenta analisi delle competenze e delle potenzialità a disposizione, sia di risolvere efficacemente quotidiane situazioni problematiche, attraverso un adeguata utilizzazione e valorizzazione delle risorse, orientando i comportamenti, motivando alla produttività di qualità, gratificando il gruppo di lavoro come unità collaborativa di persone e promuovendo, attraverso la responsabilizzazione di ciascun soggetto co-autore, la formazione della cultura del miglioramento continuo. Pertanto non è condivisibile l'idea di un Dirigente decisore, cui si attribuiscono responsabilità e compiti esclusivi, lasciato in solitudine a gestire in assoluta esclusiva decisionalità le sorti della scuola. Non gli si può chiedere di individuare, scegliere, premiare singolarmente e autonomamente i docenti! Il principio della gestione democratica è sacrosanto e va rispettato equilibrando i ruoli e armonizzando le competenze di tutte le componenti scolastiche. Rinnegare la partecipazione e la condivisione di intenti nella gestione di un organismo rischia di generare una fallimentare autarchia che aliena ogni principio democratico costituzionalmente tutelato. Appare chiaro quanto, oggi più che mai, sia complesso il compito di direzione delle Isituzioni Scolastiche, ma se il compito fosse semplice, non sarebbe necessario un Dirigente: se la scuola si potesse ridurre ad una sola dimensione, la sua missione formativa ne risulterebbe drasticamente impoverita. La comunità educativa è la più difficile da gestire di tutte le comunità, perché il suo fine ultimo consiste nella formazione dell'uomo: di gran lunga il compito più complesso e multiforme che si possa concepire. D. - Come e soprattutto perché valutare le Istituzioni Scolastiche? R. - Il problema della valutazione, da sempre strettamente legato al mondo della scuola, è oggi più che mai di grande attualità, non solo per le importanti implicazioni nella valutazione degli apprendimenti degli studenti, tema caro alla letteratura scolastica specialistica e non, ma soprattutto per la non ancora risolta questione della valutazione di sistema e per le recentissime novità in merito alla valutazione del personale e del servizio offerto dalle scuole. Predisporre un azione di valutazione nella scuola dell autonomia significa attivare un modello operativo coerente e completo, la cui funzione è quella di orientare, regolare e indirizzare ogni aspetto del sistema. Pertanto la valutazione della qualità del sistema educativo di istruzione e formazione e del servizio scolastico offerto dalle singole istituzioni, deve necessariamente avvenire sulla base di parametri scientificamente fondati, secondo la logica della promozione e del miglioramento continuo del servizio, lungi dall avere mere finalità ispettive o sanzionatorie. In tal senso la valutazione della qualità può rappresentare nelle scuole l occasione per creare condivisione, progettualità e dialogo, anche in sinergia con l INVALSI, organismo che necessita senz altro di una radicale rimodulazione. A tal fine occorre potenziare la ricerca educativa, valorizzare il ruolo del personale ispettivo (che va incrementato proporzionalmente alle esigenze di settore), prevedere il reclutamento e una specifica formazione dei soggetti deputati alla valutazione, nonché l istituzione di opportuni organi di garanzia, sganciando la scuola dalle settoriali logiche partitiche e dalle stagioni politiche. È questo il primo passo verso la strada della qualità totale o, meglio, di una qualità altra, che riscopra l ethos come elemento fondante della scuola. D. - Quale può essere il ruolo del Consiglio Superiore della P.I.? R. - Il ruolo del prossimo CSPI sarà cruciale per tentare di arginare gli eccessi della politica e per ridare fiato ad un sistema scolastico caratterizzato, tra l'altro, da pesanti carichi di responsabilità per i Dirigenti, lasciati privi degli strumenti finanziari e giuridici indispensabili per una autentica autonomia delle istituzioni scolastiche. Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione deve ricoprire il ruolo di garante dell unitarietà del sistema educativo di istruzione e di formazione, oltre che di vero supporto tecnico-scientifico al Governo e al Parlamento della nostra Repubblica. Appare dunque evidente la necessità di rendere obbligatorio il parere consultivo di tale Organo. A tal fine l'uciim ha proposto, in sede di Audizione alla Camera, di cassare il comma 1 dell art.22 del DDL 2994 del 27 marzo 2015: "Per l'adozione dei regolamenti, dei decreti e 8
9 degli atti attuativi e della presente legge non è richiesto il parere dell'organo collegiale consultivo nazionale della scuola. Sarebbe opportuno, altresì, rimodulare la composizione del CSPI in quanto il numero dei componenti eletti, pari al numero dei nominati, non sembra garantire un'adeguata rappresentatività. D. Quale invece il ruolo dell'uciim in questi processi di cambiamento della scuola italiana? R. - Di fronte al perdurare dell emergenza educativa, della crisi socio-culturale, nonché della deriva etica, l'uciim è stata e continua a essere FARO, punto di riferimento costante, nell impegno di individuare percorsi che guidino gli educatori a dar vita e valore all innovazione in atto, attraverso la ricerca e la sperimentazione di pratiche educative efficaci, e una costante attività di aggiornamento culturale e professionale che risponda all esigenza ineludibile di FORMARE e Formarsi, anzi di FORMARSI PER FORMARE. La conoscenza posseduta dall'unione, intesa come patrimonio comune e dinamico di significati, rappresenta per il futuro garanzia di successo, efficacia e qualità del servizio formativo all'interno di un sistema d'istruzione che sappia valorizzare le risorse intellettuali che lavorano nella scuola con la massima imparzialità, ma anche con la massima attenzione alle differenze, senza scadere né in un egualitarismo miope né in un altrettanto miope elitarismo, che sappia riscaldare l ambiente scolastico facendo leva anche sul versante emozionale di tutti coloro che vi operano, che abbia capacità di negoziazione pedagogica e di valorizzazione delle intelligenze. L'UCIIM, non a caso, sta ponendo in essere, in questo delicato momento storico, una nuova linfa vitale, evidenziata in azioni formative, al passo con i tempi, ma che affondano profonde radici in ciò che è stato, in quell'etica granitica che le ha permesso, negli anni, di interagire con il mondo istituzionale sempre in modo costruttivo ed autorevole. L UCIIM, in sintonia con la sua identità, con la sua storia e con la sua azione e testimonianza nel presente, per la costruzione di un positivo futuro, si impegna a realizzare un programma che mira all educazione integrale della persona nella comunità, ad una scuola di tutti e per tutti i ragazzi, inclusiva nel pieno rispetto della dignità dell uomo. Tutto questo portando tali istanze presso i decisori politici ascoltando la scuola militante (come del resto ha già fatto con proprie consultazioni anche in occasione della buona scuola ) promuovendo iniziative legislative che favoriscano la dignità professionale e socio-economica del personale docente e dirigente. L UCIIM in seno al CSPI si adopererà affinché quanto sopra affermato possa trovare piena realizzazione. A garanzia valga la storia UCIIM: 70 ANNI AL SERVIZIO DELLA PERSONA, DELLA SCUOLA, DELLA COMUNITÀ. Vito Lo Scrudato (Dirigente Scolastico - Presidente dell'asasi) Torna al sommario 9
10 I PRESIDI ESCLUSI DALLA DIRIGENZA DELLO STATO APPROVATO IN SENATO IL DDL 1577 Martedì 21 aprile 2015 si è svolta al Senato la seduta pubblica con all ordine del giorno : Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 17 marzo 2015, n. 27, recante disposizioni urgenti per lo svolgimento contemporaneo delle elezioni regionali ed amministrative - Relatore MIGLIAVACCA (Relazione orale) (1818)II. Seguito della discussione del disegno di legge: Riorganizzazione delle Amministrazioni pubbliche (Collegato alla manovra finanziaria) (Voto finale con la presenza del numero legale) - Relatore PAGLIARI (Relazione orale) Si é dunque arrivati alle battute finali del provvedimento in prima lettura al Senato che dovrà poi passare alla Camera. Nella seduta pomeridiana dell'8 aprile era stata presentata una proposta di non passaggio all'esame degli articoli e si era conclusa la discussione generale. Un ultimo tentativo per impedire l approvazione di un provvedimento ingiusto e penalizzante nei confronti della dirigenza scolastica, che potrebbe essere viziato di anticostituzionalità specie nell art. 10 che rivoluziona tutto l impianto della dirigenza pubblica e statale e crea una disparità di trattamento a danno della dirigenza scolastica esclusa per motivi legati all aggravio della spesa pubblica, per come certificato erroneamente dal parere della commissione bilancio. Il fatto che non ci sia alcun aggravio della spesa pubblica è noto a tutti gli esperti di retribuzione dei pubblici dirigenti che ben sanno che la retribuzione tabellare è uguale in tutte le 8 aree della dirigenza statale mentre le retribuzioni accessorie di posizione e di risultato si possono ben considerare variabili e soggette a rivisitazione per esempio costituendo un unico FONDO NAZIONALE che assorbirebbe gli attuali 8 fondi separati di aree. Il relatore sen Pagliaro ha evidenziato che il dibattito ha fatto emergere, per quanto riguarda la dirigenza pubblica, la preoccupazione del rapporto fra tecnica e politica, cioè la preoccupazione che la revocabilità dell'incarico possa dare vita ad una debolezza della dirigenza pubblica nei confronti del potere politico. È chiaro che siamo di fronte ad una modifica resa necessaria dalla valutazione complessiva dello stato dell'amministrazione pubblica e anche da recentissimi episodi che ci pongono di fronte al fatto che abbiamo bisogno di una dirigenza pubblica che abbia una professionalità forte e duttile, che non pensi all'inamovibilità come valore, e alla posizione in un determinato ente come ad una posizione fino a fine carriera sulla quale consolidare magari anche un potere personale. L'amministrazione, come la politica, è a servizio dei cittadini e quindi non può essere in questa logica che si configura la dirigenza; la dirigenza più che mai nella dinamica moderna deve essere capace di mobilità e capace di consolidare la dignità di una professionalità sia nel confronto con gli appartenenti alla propria stessa categoria di dirigenti, sia nei confronti degli amministratori pubblici. La disciplina che viene proposta a questa Assemblea è una disciplina che sicuramente pone le premesse perché la dirigenza recuperi tutta la sua dignità professionale, tutta la sua dignità giuridica e perché la revocabilità dell'incarico sia semplicemente un fine mandato dopo il quale si affronta il concorso con tutti gli altri dirigenti, un concorso aperto a tutti quelli che vorranno partecipare. Non c'è quindi, con queste premesse, nella novità del disegno, niente che vada ad incidere sul rapporto tra politica e dirigenza, soprattutto nel momento in cui la dirigenza e la politica, proprio in virtù di queste riforme, siano riportate nei loro alvei e nei loro alvei rimangano. C'è un altro tema che è emerso sia con riferimento al silenzio assenso, sia con riferimento alla Conferenza di servizi e riguarda i termini posti per l'enunciazione dei propri pareri nei rapporti tra le amministrazioni. Credo che da questo punto di vista, al di là del fatto che è sicuramente necessario che poi ci sia una revisione delle dotazioni organiche per rendere questi principi concretamente attuabili, questa sia una previsione sacrosanta, in quanto impedisce l'abuso della competenza, ovvero l'uso delle proprie competenze non per concorrere alla definizione dei provvedimenti e delle decisioni pubbliche, ma per impedire, ritardare o condizionare in modo indebito le decisioni. Questo abuso delle competenze è assolutamente incostituzionale: viola 10
11 l'articolo 97 della Costituzione, perché pretende di incidere surrettiziamente sul piano della Costituzione materiale, sui principi della ripartizione delle competenze e della leale collaborazione tra i poteri dello Stato. In questa chiave, la definizione di tempi brevi ed il silenzio assenso tra le amministrazioni pubbliche hanno un forte significato sia di riconduzione della relazione tra le amministrazioni nell'alveo della Costituzione, sia di incisione sui costumi vigenti. Credo possa contribuire davvero a far sì che si sviluppi nel modo migliore il rapporto di leale collaborazione tra le amministrazioni affinché il principio-dovere della celerità delle decisioni sia un principio e un dovere consacrato e reso effettivo. L iter è ancora lungo e complesso e i dirigenti scolastici farebbero bene a seguirlo attentamente confidando in una modifica alla Camera. Salvatore Indelicato cell Torna al sommario 11
12 IL PAST PRESIDENT DELL ANDIS SCRIVE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NO al preside elettivo GENTILE PRESIDENTE Al signor PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA Ho avuto il piacere di conoscerla personalmente negli anni '90 nell'allora Sua qualità di Ministro della Pubblica Istruzione e di poter apprezzare i suoi tratti di squisita disponibilità, equilibrio e competenza. All'epoca ricoprivo l'incarico di Presidente dell'associazione Professionale Dirigenti Scolastici (A.N.DI.S.) e disponevo di un osservatorio privilegiato contando Sezioni organizzate in tutta Italia con oltre 2000 iscritti. Erano gli anni delle Riforme VERE che videro crescere la nostra scuola italiana e la consapevolezza professionale dei Capi di Istituto che presero a battersi con successo perché fosse assicurata l'autonomia e l'efficienza delle nostre scuole, con una passione che approdò alla emanazione della L.59/97, con attribuzione della qualifica dirigenziale a Presidi e Direttori didattici che si videro investiti di ulteriori responsabilità, peraltro rafforzatesi col successivo corso normativo che ha avviato la terza riforma del Pubblico impiego (D.Lgs.150/09- Brunetta). Al termine di quel percorso, di cui conservo felice memoria, ebbi a pensionarmi nella presunzione che molto era stato fatto e che ancor più si sarebbe fatto In futuro. Ben al di là delle falsamente sbandierate attenzioni che insinceramente si dichiara di voler prestare al nostro sistema formativo, assistiamo, oggi come nell'ultimo quindicennio, a tagli sostanziali di risorse ed a politiche mortificanti a danno del personale scolastico e, conseguentemente dei nostri ragazzi. Ciò che maggiormente preoccupa è l'assoluta insipienza di chi è stato chiamato negli ultimi tempi a presiedere il dicastero della Pubblica Istruzione, orecchiando e ripetendo slogan senza alcuna seria esperienza e cognizione di causa. Ma tant'è... ricorre ormai la moda della "tuttologia" affidata a moderni Soloni che imperversano con martellante e ossessiva presenza nei mass-media, portatori della "cultura e del verbo" del terzo millennio. Socrate e Popper sono passati invano e dubito che molti dei moderni Vati ne abbiano mai sentito parlare. Sempre negli anni '90 fu realizzata quella riforma delle scuole elementari (L.148/90) che, abbandonando il nostalgico ricordo "delle maestrine dalla penna rossa", seppe introdurre il "team "nella pratica didattica, quel lavoro di squadra che, solo, può consentire di padroneggiare i mille saperi frammentati delle nostra epoca inquieta. Ovviamente i nostalgici benpensanti dei successivi governi, si affrettarono a demolire una riforma "dispendiosa e promossa a soli intenti occupazionali(?) -sic!"per avviare una costante opera di tagli di risorse che hanno generato le attuali "classi pollaio". Ma ci vuole tanto a capire che il rapporto docente-alunno va contenuto entro limiti accettabili se si vuole assicurare un rapporto personalizzato e commisurato agli interessi ed agli stili cognitivi di ciascuno (principalmente dei più deboli)? Oggi sono indotto nuovamente a trasecolare ed a contenere la mia INDIGNAZIONE avendo ascoltato le ministeriali baggianate televisive di chi preannunzia la volontà di affidare l'incarico di Preside per via "elettiva". Ma insomma!!!!! Qualcuno dovrebbe ricordare ai Governanti attuali alcune ovvie verità. 1- La Scuola resa autonoma da Legge costituzionale (L.3/01) deve, in termini giuridici, essere NECESSARIAMENTE presidiata ed affidata ad un Dirigente che ne porti responsabilità...ed i Dirigenti possono essere assunti solo per pubblico concorso. 2- Il Concorso per Dirigenti scolastici, nella configurazione che si è preteso di dargli nelle ultime tornate concorsuali, è stato pari - per difficoltà e vastità delle discipline implicate- solo a quello prescritto per la Magistratura. 12
13 3- Di dirigenti "elettivi" si è farneticato solo negli anni '70, nel clima dissacratorio e sessantottesco veicolato dalla cultura giovanile La democrazia scolastica introdotta dai Decreti delegati (DPR 416/74) ha spesso oscillato, al di là delle buone e condivise intenzioni, fra gli opposti estremi di "disaffezione" per una convinta partecipazione e di malcelato "protagonismo" dei pochi pronti a fraintendere il loro ruolo e ad invadere spazi altrui, con l'aggravante di generare spesso una sindrome di assedio nei docenti : all'origine di frequenti atteggiamenti di acritica condiscendenza e di affastellamento di "curricoli spazzatura" (N. Bottani docet...) 5-Il ruolo del Dirigente scolastico non può essere ridotto al solo aspetto manageriale perché LA SCUOLA NON È UN'AZIENDA volta al profitto, ma un'agenzia culturale ispirata a valori autentici che vanno alimentati da una cultura PEDAGOGICA 6- Nessun insegnante disciplinarista (come nell'auspicato caso del collega da eleggersi) potrebbe mai bastare a dirigere l'ingegneria curricolare che deve sorreggere un POF (Piano dell'offerta formativa) orientato da criteri metodologici, psicologici, interdisciplinari che debbono essere bagaglio d'una figura "speciale" che sia portatrice di competenze d'incrocio e che faccia da supervisore. 7-L'atteggiamento del cosiddetto dirigente elettivo non potrebbe che essere di condiscendenza per quanti sarebbero stati chiamati a designarlo e la scuola diverrebbe un'arena alimentata da conflitti insanabili, cosa ben nota a chi ha un minimo di conoscenza delle dinamiche di gruppo. Per ultimo va osservato,a chi fa sciocco riferimento ad esempi tratti dall'assetto organizzativo di scuole estere: a- non è detto che altri facciano meglio di noi, b-esistono sistemi scolastici europei (si pensi alla Francia e non solo..) molto più accentrati e gerarchicamente rigidi del nostro c- laddove è presente la figura del dirigente "elettivo" essa è limitata solo a determinati gradi inferiori di scuola Consapevole di aver rubato troppo tempo ed attenzione ai suoi gravosi impegni istituzionali, mi scuso per lo sfogo che -ne sono certo- vedrà tuttavia un suo autorevole intervento, necessario per arrestare la dilagante e folle presunzione di chi parla a vanvera e minaccia di agire conseguentemente. Grazie infinite, e la raggiungano la mia stima profonda e il mio pensiero affettuoso. Napoli 17/04/2015 f.to LUIGI MANFRECOLA (già Presidente A.N.DI.S.) Torna al sommario 13
14 LE FANTASIE DI TITO BOERI NEO PRESIDENTE DELL INPS Ci avevano detto che Boeri era un professorone della Bocconi. Dai professori e dai professoroni universitari ci si aspetterebbero lezioni di saggezza, lezioni economiche basate sulla storia dell economia, su formule economiche fondate sui numeri reali (e non sui pii desideri). Lezioni ed idee costruite su pietre angolari e non sui desiderata o sulle genialate prive di costrutto. E, invece, no. Da anni il Tito Boeri fantastica di riformare le pensioni, quasi la stagione della Fornero non avesse fatto abbastanza danni. Da anni, T.B. ci riempie (assieme alla band Patriarca) di tabelline basate sull assunto che gli assegni pensionistici possono/debbono essere utilizzati come mezzi corazzati per ridistribuire la ricchezza. Ci riempie di progetti che rimettono in discussione la natura stessa dell assegno pensionistico, incurante delle sentenze della Consulta e degli ammonimenti della CEDU di Strasburgo. Secondo Noi, Renzi scegliendo T. B. come Presidente dell INPS ha fatto un grosso errore. Non gli bastavano le rogne sulle riforme in difficoltà (costituzionali, elettorali, sulla P.A., sul lavoro), doveva anche aggiungere un altro carico: quello prodotto dallo spumeggiante professorino sul problema pensionistico, a poche settimane dalle elezioni regionali. Tant è. Treu è stato cacciato ed è arrivato T.B. Dal giorno della sua nomina, non passa settimana che costui non lanci (sui giornali, alla radio, in TV) le sue strane idee di riforme, parziali e totali delle pensioni. Ricalcolo delle pensioni miste, con il forfettone. Taglio delle pensioni over euro/lorde/mese, per finanziare gli incapienti. Cose da matti: tolgo alle formichine per dare alle cicale (volontarie o costrette ad esserlo). E di ieri l idea di garantire un bonus ai disoccupati cinquantenni, in attesa di anticipare loro la pensione, ai 62 anni o giu di li. Nessuna certezza sui numeri degli interessati ( ?) e sui costi del provvedimento(1,5 miliardi, ossia il fumoso tesoretto renziano; 600 milioni, per Brunetta). Nessuna riflessione che ciò contrasterebbe sulla filosofia della riforma Fornero che, casomai, andrebbe totalmente rivista, ma non ora. Nessuna riflessione sull impatto politico di ulteriori rammendi pensionistici, in presenza di un clima politico in fase di surriscaldamento. E Renzi, che quotidianamente bacchetta i suoi ministri e le sue tacco 15, con Boeri tace. Perché? La verità la conosceremo a Settembre, con la legge di stabilità. Per recuperare risorse, toccheranno anche le pensioni. E una scommessa facile, dati i precedenti degli anni Una cosa Renzi dovrebbe imporre a T.B. : di analizzare bene i 3 bilanci 2013 (cassa, competenza, sociale) dell INPS per arrivare ad una seria riforma dell INPS stessa. Riforma basata sulla riduzione dei costi gestionali (oltre 15 miliardi/anno) e sulla netta separazione di ogni tipologia assistenziale da ogni tipologia previdenziale. Per fare trasparenza sulle cifre di spesa, sulle prestazioni assistenziali e previdenziali rese, sulla quantità e sulla tempistica dei trasferimenti statali all INPS. Questo, non altro, dovrebbe essere il compito del neo-presidente INPS, T.B. Ci dara retta, Costui? E Renzi, il decisionista a parole, che farà? 21/04/15 Torna al sommario Stefano Biasioli, Segretario Generale della Confedir 14
15 VERSO LA BUONA SCUOLA Riflessioni e commenti L AUTONOMIA SCOLASTICA E IL SABATO DEL VILLAGGIO. La poesia di Giacomo Leopardi è un idillio, composizione poetica di derivazione greca connotata da una profonda contraddizione formale e contenutistica: da un lato la dolcezza e le illusioni della vita, dall altro il risvolto amaro e drammatico che una visione razionale è costretta a dare alla realtà dell esistenza.il sabato e la domenica sono la metafora di questa condizione: l aspettativa del meglio, del piacevole, della domenica, propria del sabato pomeriggio, induce ad immaginare un momento paradisiaco che finalmente conclude una settimana di lavoro e di fatica. Ma quando giunge questo momento, si rimpiange l aspettativa della felicità, ed è soltanto quella che riesce a dare luce alle nubi della nostra vita quotidiana. E così è per ogni momento festivo, per ogni occasione in cui fidiamo nella promessa di qualcosa che illumini la nostra esistenza. Per questo la poesia è la metafora anche dell illusione della buona scuola, di una riforma che prometta ai giovani un futuro migliore. Un esame attento e razionale di ciò che dice il decreto, di ciò che non dice, di ciò che fa presumere, di ciò che ne uscirà indipendentemente dal decreto, di ciò che suscita il giusto scontento delle categorie punite, di ciò che si può desumere dagli interventi mass- mediatici inopportuni dei suoi gestori, suscita molte perplessità, soprattutto la gestione politica presuntuosa e decisionista, l alterigia con cui gli esecutori rispondono alle richieste legittime degli operatori, il rifiuto categorico di accompagnarla con il giusto riconoscimento economico dovuto agli insegnanti, il continuo richiamo ad un etica della responsabilità che nella scuola è certamente superiore a quella manifestata, nella sua generalità, dalla classe politica, il riferimento ad un merito che rimane ancora una araba fenice. Il sabato del villaggio è il desiderio legittimo, la speranza fortemente nutrita, la naturale aspirazione di una scuola europea, ma la domenica che verrà, tanto aspettata, l autonomia tanto desiderata, con risorse e forze nuove in campo, il ritorno della vocazione, fortemente repressa, dell insegnamento, con la sua legittima valorizzazione economica, rischiano di essere una brutta domenica, destinata all ulteriore risveglio e al pessimismo, perché la scuola italiana è vittima della società tribale di cui fa parte e, sebbene sia migliore di essa, quando s insegna e s impara con umiltà, non può uscire indenne dallo strazio che ne hanno fatto a rotazione i suoi gestori. Ogni volta, la promessa di una scuola migliore, riformata con ciò che è necessario, sopprimendo ciò che è superfluo, si rivela una delusione quando appare il risultato negativo del cambiamento. E quindi è migliore lo stato soave( si fa per dire) del sistema antico, pur gravato da tante carenze, che quello nuovo, costruito senza saggezza e rispetto di ciò che la scuola necessita, di affrontare i tempi bui del degrado tribale e medievale procurato, come ha detto autorevolmente il giudice Gratteri, dalla corruzione e dalla estrema corruttibilità di tutto il popolo italiano guidato da uomini politici adusi al privilegio. La scuola italiana non si salva estraendola dal contesto sociale degradato in cui versa l intero popolo italiano, e non saranno i super-presidi e le super presidi ( tra poco saranno solo di genere femminile visto che la scuola è diventata un educandato femminile) a salvarla dal permissivismo educativo dei genitori e dal loro disprezzo verso qualunque forma di autorità nei confronti dei pargoli, dal disimpegno e dall evasione ludici degli studenti, dalla scarsa tenuta pedagogica dovuta ad un insegnamento spesso atavico, dalla trasformazione dell impegno di studio critico del sapere in un centro di relazioni sociali di mediocre livello, dal rapporto infelice dell autonomia scolastica con gli apatici enti locali, dalla presunzione e dalle colpe della società liquida. Una scuola siffatta, non riformata dal recupero dei valori familiari, sociali, politici, economici, è destinata ad essere, come famoso paradosso di Zenone, Achille piè veloce che non riesce mai a raggiungere la tartaruga. 15
16 La riformetta vien dalla micragna con l eco di canòre pìstole e un fascio di bègole e reca in mano un mazzolino di favole e di bubbole, onde, siccome suole, raggirar s appresta anche sul dí di festa, il ruolo e il precariato. Siede con le colleghe nel collegio a parlare l insegnante, sfuggendo al caporale intollerante; e novellando vien del suo buon tempo, quando del rispetto sociale ella si ornava, ed ancor sulla sua cattedra solea passar le ore intra di quei ch ebbe studenti nell età più bella. Già tutta la scuola imbruna, spunta di più il veleno, e tornan l'ombre di mentori e ducetti, al folleggiar della promessa sfortuna. Or la ministra dà segno della festa che viene; ma a quel suon diresti che il core si sconforta. Gli studenti gridando su la piazzuola in frotta, e qua e là saltando, perdon lezioni a tutte l ore; e intanto riede alla sua parca mensa, gemendo, il professore, e seco pensa alla fin del suo riposo. Ma nella mente è spenta ogni altra face, e tutto l'altro tace, ode il mentor blaterare, odia il team del dirigente, che veglia 16
17 nella chiusa sua stanza alla lucerna, e s'affretta, e s'adopra a premiar gli amici suoi prima dell alba. L autonomia è ormai uno scorno, pien di cenere e soia: di più tristezza e noia recheran l'ore, ed al travaglio usato ciascuno penserà come ad un forno. Garzoncelli scherzosi (studenti, famiglie, docenti, dirigenti, sindacati, governanti) codesta scuola antica non fu luogo d'allegrezza pieno, un sistema chiaro, sereno, prima della riforma preannunciata. Godete ancor per poco questo stato soave, stagion lieta fu cotesta. Altro dirvi non vo'; la riforma è funesta e anco tardi a venir sembra una trave. Torna al sommario GAETANO BONACCORSO 17
18 LA CULTURA DEL MIGLIORAMENTO E DELL INNOVAZIONE. Intervista all ins. Annamaria Filorizzo Signora maestra, la sua è una scuola che crede nell INVALSI e nella valutazione. Come mai? La Direzione Didattica Statale Ragusa Moleti di Palermo ha un alto grado di stabilità degli insegnanti. Il Dirigente Scolastico, prof.ssa Anna de Laurentiis, è di ruolo ed è da tre anni alla guida della scuola. La partecipazione formale e informale dei genitori alla vita della scuola fa registrare dei valori medio-alti e questo é un importante indicatore del grado di apertura della scuola al territorio. L Istituzione partecipa a un numero medio di reti, concentrandosi in particolare sull obiettivo di sfruttare questa opportunità per migliorare le pratiche didattiche ed educative e da anni ha iniziato un percorso di rielaborazione e riprogettazione del proprio assetto organizzativo e dei processi educativi didattici. Ciò ha comportato la necessita di diffondere la cultura del miglioramento continuo delle prestazioni, ricorrendo anche all utilizzo di strumenti di autovalutazione delle performances organizzative e dei servizi erogati. L Istituto nel conseguire la propria mission ha individuato i portatori d interesse istituzionali (alunni, famiglie, docenti, personale ATA,) e non istituzionali con l obiettivo di creare una sinergia tra scuola e contesto territoriale di appartenenza. Siete soddisfatte del livello di apprendimento dei vostri alunni? Dal punto di vista degli apprendimenti, a conclusione della disamina dei dati delle prove restituiti dal SNV ci si propone di: effettuare verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze ed abilità degli alunni e sulla qualità complessiva dell offerta formativa dell Istituzione Scolastica; fornire alla scuola uno strumento di diagnosi per migliorare il proprio lavoro e individuare le aree di eccellenza e quelle problematiche nelle discipline oggetto della rilevazione; migliorare la qualità del sistema di istruzione e formazione; migliorare la qualità degli apprendimenti in italiano e matematica degli alunni; utilizzare i risultati delle indagini per identificare i punti di forza e i punti di debolezza; organizzare attività di ricerca per attuare nuovi modelli e nuove metodologie. Pensate di cambiare il vostro modello pedagogico? Si rende necessario adottare delle strategie d intervento (Piano d azione) mirate, quali ad esempio: analisi dei dati restituiti dall INVALSI insieme ai docenti delle classi terze, per acquisire maggior consapevolezza della meta finale verso cui deve tendere il percorso educativo - didattico; revisione dei traguardi per lo sviluppo delle competenze attraverso la coniugazione delle Indicazioni nazionali per il curricolo con il Quadro di riferimento di Italiano e il Quadro di riferimento di Matematica delle prove INVALSI, per calare le competenze in situazioni concrete; ridefinizione delle prove di verifica, conseguentemente alla ridefinizione di ciò che si intende valutare; utilizzo più frequente di prove di verifica a tempo che presentino quesiti con risposta a scelta multipla; progettazione sistematica di attività finalizzate a promuovere, in maniera trasversale rispetto alle discipline, lo sviluppo della capacità di argomentare e la capacità di riflessione critica; formazione per i docenti sulle metodologie che favoriscono negli alunni lo sviluppo dell autonomia, della capacità di giudizio critico, della metacognizione, a sostegno dell intento della scuola di formare alunni dalla testa ben fatta. La redazione Torna al sommario 18
19 IL DISEGNO DI LEGGE DEL GOVERNO SULLA BUONA SCUOLA IL BONUS PER MERITO dell Art. 11 e LA MAXI DELEGA dell Art. 21 Continua il mio lavoro di analisi dei diversi articoli del Disegno di legge del 12 Marzo sulla Buona scuola, secondo il metodo fissato nel mio articolo pubblicato sulla Letterina n Questa volta prenderò in esame il bonus per merito e la maxi delega. Come dice espressamente l articolo 11 del Disegno di legge del 12 Marzo 1) a decorrere dall anno 2016, è istituito presso il Ministero dell Istruzione un apposito fondo, con lo stanziamento di Euro 200 milioni annui ripartito a livello territoriale e tra le istituzioni scolastiche in proporzione alla dotazione organica dei docenti.2) Il dirigente scolastico, sentito il Consiglio di Istituto, assegna annualmente la somma di cui al comma 1, sulla base della valutazione dell attività didattica, in ragione dei risultati ottenuti. 3) il bonus di cui al comma 2 è destinato a valorizzare il merito al personale docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Gli aspetti formali dell articolato sono assai discutibili. Vengono usati infatti termini ed espressioni che andrebbero certamente approfonditi e chiariti. Ci vuole, ad esempio, una bella capacità di interpretazione per comprendere le operazioni da fare, di fronte all espressione ripartito a livello territoriale e tra le istituzioni scolastiche in proporzione alla dotazione organica dei docenti E ancora Il dirigente scolastico, sentito il Consiglio d Istituto, assegna annualmente la somma (i nuovi poteri derivano dall assegnare e non dalla somma) (di più) sulla base della valutazione dell attività didattica. Vengono introdotti, come si vede, nello spazio di tre commi, elementi normativi che caratterizzano non una, ma più riforme della scuola: l espressione sentito il Consiglio d Istituto, risulta assolutamente impropria, in quanto, come vedremo nella maxi delega, fra le materie delegate, nel medesimo disegno di legge del 12 Marzo, vi sono la riforma degli Organi collegiali e la riforma delle modalità di assunzione e formazione del dirigente scolastico (quale Consiglio d istituto, dunque, se questo sarà interessato a cambiamenti nella composizione e nelle funzioni? E quale dirigente? O sindaco o capo/gruppo o semplicemente preside o direttore o qualunque definizione si scelga di attribuire al dirigente scolastico?) Vengono conferiti al dirigente scolastico (sarà ancora dirigente o no?) poteri che in atto non ha assegna annualmente la somma e infine, viene introdotto il concetto di valutazione dell attività didattica dei docenti. Insomma gli aspetti formali finiscono col riguardare aspetti sostanziali, prima ancora degli aspetti sostanziali veri e propri. Consideriamo dunque gli aspetti sostanziali : secondo l elaborazione di Tuttuoscuola l entità del bonus che verrà assegnato nell ambito di ciascuna istituzione scolastica autonoma dipende dalla platea degli aventi diritto. Quanti potranno essere? Il 5% di cui si parla, oppure il 33% di cui si parlava nell iniziale testo, della buona scuola? Sempre, secondo l elaborazione citata. Se i beneficiari del bonus saranno il 5% (considerando, da subito, non solo i vecchi dipendenti di ruolo ma anche i centomila neoassunti) occorrerà dividere il badget per , i pochi eletti risulteranno circa trentacinque mila e percepiranno un bonus di circa 427 euro mensili. Se invece i beneficiari saranno il 33%, con un accesso più popolare il bonus risulterà essere di circa 65 euro mensili. La possibile fregatura è dietro l angolo e rimane il sospetto che probabilmente questo bonus non lo riscuoterà nessuno dei docenti, viste tutte le questioni che l articolo 10 del Disegno di legge del 12 Marzo, lascia aperte. Ma andiamo alla maxi delega e all articolo 21 del disegno di legge del Governo: si tratta di un articolo lunghissimo; occupa oltre 5 pagine (formato A4), ciascuna mediamente di 50 righe (carattere corpo 11). In sostanza è l articolo più lungo, tra quanti contenuti nel disegno di legge buona scuola e la dice lunga (sic!) sui compiti del Parlamento e su quelli del Governo. Il Parlamento approva il Ddl e il Governo entro 18 mesi, dall approvazione dell art. 21 del Ddl, fa (farebbe) la riforma effettiva della scuola. 19
20 Scrive Tuttoscuola che il Ddl del 12 Marzo ha tutte le caratteristiche di una riforma di ampio respiro, come, forse, non si vedeva da tempo. E questo ben oltre il merito delle singole proposte contenute. Le proposte per le quali si chiede la delega (articolo 21) spaziano in ogni campo. Andando a ritroso nel tempo, tanta carne al fuoco per riforme radicali si può trovare con il Ministro Moratti con la legge delega 53/2003, con il Ministro Berlinguer (autonomia scolastica e riforma dei cicli) alla fine degli anni 90 e, quarant anni fa, con i decreti delegati che aprirono la stagione della partecipazione sociale della scuola. Ed è proprio così: infatti le norme per cui si chiede la delega sono ben diciassette, di ampia portata e possono essere sintetizzate nel modo seguente: Riordino delle disposizioni legislative in materia di istruzione; Ampliamento delle competenze gestionali delle istituzioni scolastiche; Riforma delle procedure per l abilitazione all insegnamento nelle scuole secondarie; Riforma delle modalità di assunzione del personale docente; Riforma e riordino dei ruoli del personale docente; Riforma delle modalità di assunzione dei dirigenti scolastici; Riforma del sistema di valutazione del dirigente scolastico; Riordino del sistema per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali; Riforma degli Organi Collegiali; Nuovi indirizzi dell Istruzione Professionale; Interventi di semplificazione degli Istituti Tecnici Superiori; Sistema integrato di educazione e istruzione dei bambini dalla nascita fino a sei anni; Nuova disciplina del diritto allo studio; Normativa per gli ambienti digitali; Nuova normativa per le scuole italiane all estero, Nuova disciplina per i convitti; Valutazione e certificazione delle competenze degli studenti. Come si può vedere nello schema, tra le materie delegate c è di tutto ed è sorprendente non solo la quantità delle questioni prese in considerazione ma soprattutto il fatto che tutte queste cose le dovrà fare il Governo delegato dal Parlamento, entro 18 mesi. E se il Governo cade prima dei 18 mesi? La delega del Parlamento vale per qualsiasi Governo o solo per questo Governo? Sono tutte domande che siamo costretti a farci e non perché abbiamo preferenze per questo Governo o per altri possibili Governi, ma semplicemente perché temiamo molto che tutte queste cose non si facciano, che le cose adesso scritte rimangano solo promesse e che la scuola, che non può più aspettare le riforme, continuerà, invece, ad aspettare e chissà per quanto tempo. Giuseppe Capilli Torna al sommario 20

References: ART. 11
 ART. 21
 art.22
 art. 10
 Art. 11
 Art. 21
 articolo 11
 articolo 10
 articolo 21
 art. 21