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Timestamp: 2020-08-03 18:44:41+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 21159 del 07/08/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21159 del 07/08/2019
Cassazione civile sez. lav., 07/08/2019, (ud. 11/06/2019, dep. 07/08/2019), n.21159
sul ricorso 20116-2015 proposto
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L.G. FARAVELLI 22
presso lo studio degli avvocati ARTURO MARESCA, ROBERTO ROMEI, ENZO
MORRICO, FRANCO RAIMONDO BOCCIA, che la rappresentano e difendono;
avverso la sentenza n. 1293/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 23/03/2015 R.G.N. 7964/2013;
uditi gli Avvocati ARTURO MARESCA e ROBERTO ROMEI;
udito l’Avvocato FRANCESCO CIRILLO per delega verbale dell’Avvocato
1. La Corte di Appello di Napoli, con sentenza del 23 marzo 2015, ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva respinto l’opposizione a decreto ingiuntivo promossa da Telecom Italia Spa nei confronti di L.R.A.M. per il pagamento di un importo pari ad Euro 2.146,41 maturato nel febbraio 2012, successivamente alla sentenza del 26 ottobre 2009 con cui era stata dichiarata l’inefficacia della cessione del suo contratto di lavoro in relazione al trasferimento di ramo d’azienda avvenuto in favore della TNT Logistics Italia Spa; società per la quale la L.R. aveva cessato di lavorare e di essere retribuita nel gennaio 2012.
2. La Corte territoriale ha ritenuto in sintesi che non risultava che la L.R. avesse, nel periodo in controversia, percepito redditi da portare in detrazione rispetto a quanto dovuto dalla società Telecom, a parte l’indennità di mobilità che però si sottraeva al regime della compensatio lucri cum damno.
3. Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso Telecom Italia Spa con due motivi, cui ha resistito la lavoratrice con controricorso, illustrato da memoria ex art. 378 c.p.c..
Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1206,1207,1217,1223,1256,1453 e 1463 c.c.”nella parte in cui la sentenza non ha detratto, a titolo di aliunde perceptum, l’indennità di mobilità percepita dalla Sig.ra L.R.”.
La questione della natura dei crediti vantati dalla lavoratrice per effetto del mancato ripristino del rapporto di lavoro da parte di Telecom Italia Spa, nonostante la sentenza di accertamento della illegittimità della cessione del ramo d’azienda (cui era addetta) a TNT Logistics Italia Spa, con decorrenza dalla messa in mora, trova soluzione nel senso della natura retributiva e non più risarcitoria (come invece secondo un indirizzo precedente: Cass. 17 luglio 2008 n. 19740; Cass. 9 settembre 2014 n. 18955; Cass. 25 giugno 2018, n. 16694) sulla scorta dell’insegnamento posto recentemente dalle Sezioni unite civili di questa Corte (sent. 7 febbraio 2018, n. 2990).
A tale indirizzo è stato riconosciuto valore di diritto vivente sopravvenuto dalla Corte costituzionale con la sentenza 28 febbraio 2019, n. 29, anche avuto riguardo alla fattispecie della cessione del ramo d’azienda. Infatti la Corte d’Appello di Roma, sezione lavoro, con ordinanza di rimessione del 2 ottobre 2017, aveva sollevato questione di legittimità costituzionale del “combinato disposto” degli artt. 1206,1207 e 1217 c.c., in riferimento agli artt. 3,24,111 Cost. e art. 117 Cost., comma 1, quest’ultimo in relazione all’art. 6 CEDU, censurando le citate disposizioni sulla mora del creditore, sul presupposto che limitassero la tutela del lavoratore ceduto secondo l’interpretazione giurisprudenziale all’epoca accreditata – al risarcimento del danno, anche dopo la sentenza che avesse accertato l’illegittimità o l’inefficacia del trasferimento d’azienda. La Corte costituzionale ha preso atto (al p.to 6.3. del Considerato in diritto) “che l’indirizzo interpretativo, indicato come diritto vivente allorchè sono state proposte le questioni di legittimità costituzionale, risulta disatteso dalla suddetta pronuncia delle Sezioni unite, successiva all’ordinanza di rimessione. Tale pronuncia mira a ricondurre a razionalità e coerenza il tormentato capitolo della mora del creditore nel rapporto di lavoro e consente di risolvere in via interpretativa i dubbi di costituzionalità prospettati”. Dalla “qualificazione retributiva dell’obbligazione del datore di lavoro moroso” il Giudice delle leggi ha tratto la conseguenza di “privare di fondamento, le questioni di legittimità costituzionale insorte sulla base di un’interpretazione di segno antitetico”.
Pertanto, una volta sancita la natura retributiva delle somme da erogarsi dal cedente inadempiente al comando giudiziale ed escluso che la richiesta di pagamento del lavoratore abbia titolo risarcitorio, non trova applicazione il principio della compensatio lucri cum damno su cui si fonda la detraibilità dell’aliunde perceptum dal risarcimento e, quindi, di detraibilità dell’indennità di mobilità non è dato parlare.
Nella specie non vi è neanche questione di efficacia estintiva del pagamento del terzo perchè la somma richiesta è relativa a periodo successivo alla cessazione del rapporto con la cessionaria.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 378
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 117
 sentenza