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Timestamp: 2020-05-27 08:07:18+00:00

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sovraindebitamento | Avvocato di strada Onlus
Definizione e presupposti
Secondo il principio generale espresso dal nostro ordinamento, il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri (art.2740 c.c.). Pertanto per il creditore il patrimonio del debitore costituisce la garanzia generale che il suo credito sarà soddisfatto.
Così il singolo creditore, una volta munito di titolo esecutivo (art.474 c.p.c.), potrà agire in via esecutiva e far espropriare i singoli beni del debitore.
Il legislatore è recentemente intervenuto, con l. n.3 del 2012 (modificata dal d.l. n.179 del 2012 convertito in l. n.221 del 2012 e successivamente dal d.l. n.83 del 2015 convertito in l.n.132 del 2015), prevedendo una procedura particolare diretta alla ristrutturazione delle posizioni debitorie, con riferimento a quei soggetti che non possono essere assoggettati alle procedure di fallimento e concordato preventivo.
Tali soggetti sono in particolare gli imprenditori commerciali che non raggiungono le soglie minime previste dall’art.1 del R.D. n.267 del 1942 (legge fallimentare), le c.d. start-up innovative, gli enti non commerciali, gli imprenditori agricoli, i liberi professionisti, i consumatori (artt. 6, comma 2, lett. b) e 7 Legge 3/2012) (per una definizione di consumatore ai sensi della legge n.3 del 2012 si veda Cass. n.1869 del 2016).
Oltre a tale presupposto soggettivo la legge richiede altresì un presupposto oggettivo, ovvero una situazione di sovraindebitamento, la quale viene definita dal legislatore stesso quale situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, nonché una rilevante difficoltà (o addirittura la definitiva incapacità) per il debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni (si veda art.6 l. n.3 del 2012). (Per una più precisa definizione di sovraindebitamento si veda approfondimento 1).
È bene precisare che il debitore che vi abbia già fatto ricorso non può più usufruire di tali procedure nei cinque anni successivi (si vedano gli artt. 7 comma 2 lett. b) e 14-ter comma 1 l. n.3 del 2012).
Ad oggi è tuttavia all’esame del Senato il d.d.l. S.2681, contenente delega al Governo per la riforma delle discipline da crisi d’impresa e sovraindebitamento, la quale contiene anche aspetti di revisione della l. n.3 del 2012 (si vedano in particolare gli artt.8 e seguenti d.d.l. S2681). In particolare, tra gli aspetti più rilevanti, il legislatore dovrebbe intervenire sia per fare chiarezza in merito ai soggetti che possono accedere alle procedure di sovraindebitamento (in particolare riconoscendo al socio illimitatamente responsabile tale possibilità) sia per prevedere, in ragione della singola tipologia di debitore, una definita procedura (specialmente in materia di coordinamento tra procedure quando queste riguardano membri della stessa famiglia).
Sussistendo i presupposti oggettivo e soggettivo sopra menzionati, il debitore può decidere di avviare in modo alternativo o una proposta di accordo di ristrutturazione dei debiti oppure un piano di liquidazione del patrimonio. Accanto a queste due si delinea peraltro una procedura speciale, riservata alla soluzione del sovraindebitamento quando il soggetto debitore è un consumatore, che prevede l’omologazione di un piano (in particolare sul piano del consumatore si veda approfondimento 2).
L’accordo di ristrutturazione dei debiti
Tramite tale procedura il debitore deve depositare ricorso presso il tribunale di residenza, allegando una proposta di ristrutturazione dei debiti (avente il contenuto conforme a quanto descritto dall’art.8 della l. n.3 del 2012 ed i documenti indicati al successivo art.9 l. n.3 del 2012). Tutto ciò a pena di inammissibilità (ad esempio si veda Tribunale Firenze 27/08/2012, secondo cui l’istanza del debitore civile al tribunale, concernente una proposta di composizione della crisi da sovraindebitamento, priva dei prescritti requisiti del regolare pagamento dei creditori estranei e delle adeguate garanzie di adempimento delle obbligazioni, nonché di una completa documentazione a corredo della domanda non è accoglibile).
Il piano contenuto nella proposta deve essere attestato, con riferimento alla sua fattibilità, da un organismo di composizione della crisi, regolarmente iscritto presso un registro dedicato presso il Ministero di Giustizia (si veda art.15 l. n.3 del 2012). Se tale piano non garantisce la fattibilità, allora si può ovviare con l’intervento di terzi, i quali, sottoscrivendo a loro volta la proposta, consentono il conferimento, anche in garanzia, di redditi o beni sufficienti per l’attuabilità dell’accordo (si veda art.8 comma 2 l. n.3 del 2012).
Il contenuto della proposta non è predeterminato e può essere il più diverso: ciò che è importante tuttavia è che il piano preveda il regolare pagamento dei titolari di crediti impignorabili ex art.545 c.p.c. e delle altre disposizioni contenute nelle leggi speciali; l’integrale pagamento dei crediti tributari; le modalità di soddisfazione dei crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca (in caso di pagamento parziale di questi crediti, il piano deve assicurare il pagamento in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti sui quali insiste la causa di prelazione); l’indicazione delle scadenze e delle modalità di pagamento dei creditori, con la possibilità di prevedere la suddivisione dei creditori in classi. (per una possibile rottamazione delle cartelle Equitalia nell’ambito delle procedure da sovraindebitamento si veda approfondimento 3).
Se il giudice ritiene rispettati i presupposti ed i requisiti di ammissibilità della proposta (ai sensi degli artt. 7, 8 e 9 l. n.3 del 2012), allora fisserà udienza per l’omologa della proposta e il medesimo decreto (che ammette il debitore alla procedura) dovrà inoltre essere comunicato ai creditori.
Il decreto determina una serie di effetti, i quali sono rivolti alla protezione del patrimonio del debitore ed a evitare pertanto l’aggressione dello stesso da parte dei creditori. Infatti il decreto è equiparato all’atto di pignoramento di tutti i beni del debitore proponente e con tale decreto il giudice in particolare dispone che i creditori aventi titolo o causa anteriore al deposito della proposta non possono, a pena di nullità, sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo: promuovere o proseguire azioni esecutive individuali e sequestri conservativi; acquistare diritti di prelazione sul patrimonio del debitore (si veda art.10 comma 2 l. n.3 del 2012). Tale divieto non si applica ai crediti impignorabili e ai crediti sorti per atti o fatti verificatisi dopo la data di efficacia del decreto. Ancora, fino all’avvenuta omologazione dell’accordo la legge prevede l’inefficacia degli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione, compiuti dal debitore senza l’autorizzazione del giudice, rispetto ai creditori anteriori al momento in cui è stata eseguita la pubblicità del decreto; la sospensione della prescrizione e la salvezza delle decadenze (si veda art.10 commi 3-bis e 4 l. n.3 del 2012).
In sede di udienza, ai sensi dell’art.11 n.3 del 2012, se la proposta ha il voto favorevole di tanti creditori che rappresentano almeno il 60% dei crediti (i creditori che non si esprimono sono considerati consenzienti), il giudice provvederà all’omologa dell’accordo.
L’avvenuta omologa dell’accordo è molto importante in ragione degli effetti che produce. Tali effetti sono specificamente disciplinati dall’art.12 comma 3 l. n.3 del 2012, il quale prevede l’obbligatorietà dell’accordo per tutti i creditori aventi titolo o causa anteriore al momento in cui è stata eseguita la pubblicità di cui all’art.10, comma 2 l. n. 3 del 2012 (pertanto il carattere obbligatorio dell’accordo si estende anche ai creditori dissenzienti ed a quelli rimasti comunque estranei all’accordo, purché il loro credito abbia titolo o causa anteriore ad esso); il divieto per i creditori, aventi titolo o causa posteriori, di instaurare o proseguire azioni esecutive individuali sui beni oggetto del piano.
Successivamente l’esecuzione dell’accordo avverrà sulla base di quanto definito nell’accordo stesso. Tuttavia sono previste ipotesi di cessazione degli effetti dell’accordo in ragione della revoca, dell’annullamento o della risoluzione dell’accordo stesso (per le specifiche ipotesi si veda approfondimento 4).
La liquidazione del patrimonio
La richiesta di liquidazione del patrimonio rappresenta l’ulteriore alternativa che il debitore può scegliere al fine di uscire dal proprio stato di sovraindebitamento attraverso una veloce procedura di liquidazione del proprio patrimonio che consenta di soddisfare i diversi creditori ed eventualmente beneficiare della successiva esdebitazione.
La procedura in esame può essere avviata sia su impulso del debitore oppure anche a seguito di conversione di una precedente procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, disposta dal giudice di tale procedura (si veda art.14-quater l. n.3 del 2012).
Quando è il debitore a procedere, egli dovrà presentare domanda al tribunale del luogo di residenza o della sede principale del debitore e dovrà contenere tutti i documenti richiesti dall’art.14-ter l. n.3 del 2012 e deve essere consentire la ricostruzione puntuale della situazione economica e patrimoniale del debitore.
Il giudice, se ritiene che la domanda soddisfi tutti presupposti oggettivo e soggettivo ed i requisiti di ammissibilità, dichiara con decreto aperta la procedura. In particolare la giurisprudenza ha affermato che la presentazione da parte del debitore di precedenti domande, dichiarate inammissibili dal tribunale, non costituisce un impedimento alla conseguente ammissione alla procedura di liquidazione dei beni ex artt. 14-ter ss. L. n.3 del 2012, dal momento che, in mancanza di un decreto formale di apertura della liquidazione, non si produce alcun effetto sospensivo o preclusivo di iniziative da parte dei singoli creditori (Tribunale Prato 28/09/2016).
Con il decreto che apre la procedura il giudice: nomina altresì un liquidatore (da individuarsi in un professionista in possesso dei requisiti di cui all’art.28 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267); dispone che, sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni cautelari o esecutive ne’ acquistati diritti di prelazione sul patrimonio oggetto di liquidazione da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore; stabilisce idonea forma di pubblicità della domanda e del decreto, nonché, nel caso in cui il debitore svolga attività d’impresa, l’annotazione nel registro delle imprese; ordina, quando il patrimonio comprende beni immobili o beni mobili registrati, la trascrizione del decreto, a cura del liquidatore; ordina la consegna o il rilascio dei beni facenti parte del patrimonio di liquidazione, salvo che non ritenga, in presenza di gravi e specifiche ragioni, di autorizzare il debitore ad utilizzare alcuni di essi. Il provvedimento è titolo esecutivo e deve intendersi equiparato all’atto di pignoramento (si veda art.14-quinqies l. n.3 del 2012)
Il liquidatore nominato dal tribunale dovrà quindi provvedere a formare l’inventario dei beni del debitore soggetti a liquidazione (per una descrizione dei beni non soggetti a liquidazione si veda approfondimento 5), predisporre un programma di liquidazione ed infine, autorizzato dal giudice, distribuire il ricavato tra i creditori, concludendo la procedura di liquidazione. Sulla possibile eventuale esdebitazione del debitore si veda la relativa scheda.
170, 2740 c.c.
474, 545 c.p.c.
D. n.267 del 1942.
n.3 del 2012 (modificata dal d.l. n.179 del 2012 convertito in l. n.221 del 2012.
l. n.83 del 2015 convertito in l. n.132 del 2015.
n.21834 del 2009.
Tribunale Firenze 27/08/2012.
Tribunale Pistoia 27/12/2013.
Tribunale Prato 28/09/2016.
n.1869 del 2016.
SENTENZE MANCANTI (Massime e fonti)
civ. Sez. I, 14-10-2009, n. 21834
Quando la società è in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell’applicazione dell’art.5 della legge fall., deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l’eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, e ciò in quanto – non proponendosi l’impresa in liquidazione di restare sul mercato, ma avendo come esclusivo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori sociali, previa realizzazione delle attività sociali, ed alla distribuzione dell’eventuale residuo tra i soci – non è più richiesto che essa disponga, come invece la società in piena attività, di credito e di risorse, e quindi di liquidità, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte.
CED,Cassazione,2009
Fallimento, 2010, 7, 869
Tribunale Firenze 27/08/2012
L’istanza del debitore civile al tribunale, concernente una proposta di composizione della crisi da sovraindebitamento, priva dei prescritti requisiti del regolare pagamento dei creditori estranei e delle adeguate garanzie di adempimento delle obbligazioni, nonché di una completa documentazione a corredo della domanda non è accoglibile.
Fallimento, 2012, 10, 1249
Tribunale Prato Sez. fall. Ordinanza 28/09/2016
Nel procedimento di liquidazione del patrimonio l’art. 7, comma 2, lett. b), L. n. 3/2012 prevede l’ammissibilità della proposta quando il debitore, nei cinque anni precedenti, non ha fatto ricorso al procedimento stesso, usufruendo in qualche modo degli effetti della procedura. La presentazione da parte del debitore di precedenti domande, dichiarate inammissibili dal tribunale, non costituisce un impedimento alla conseguente ammissione alla procedura di liquidazione dei beni ex artt. 14-ter ss. L. n. 3/2012, dal momento che, in mancanza di un decreto formale di apertura della liquidazione, non si produce alcun effetto sospensivo o preclusivo di iniziative da parte dei singoli creditori. Con riferimento all’ulteriore requisito richiesto dall’art. 14-quinquies, l’assenza di atti in frode ai creditori negli ultimi cinque anni deve essere parametrata alla data di compimento dell’atto e non già al perdurare dei suoi effetti.
Massima redazionale, 2017
Tribunale Pistoia 27/12/2013
Il piano del consumatore è omologabile anche se l’indebitamento globale è costituito principalmente da debiti contratti per sostenere l’attività professionale di un terzo. Gli accordi (cessione di credito) stipulati anteriormente all’apertura della procedura non risultano vincolanti in quanto, se così non fosse, questi stessi impedirebbero l’accesso alla procedura.
Sito Il caso.it, 2014
Battaglia R., I nuovi procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento dopo il maquillage della L. n. 3/2012, in Fall., 2013, 12, 1433.
Caiafa A., La composizione delle crisi da sovraindebitamento, in Dir. fall., 2012, 414.
Farina M.R., La nuova disciplina del sovraindebitamento del consumatore, in Dir. Fall., 2014, 6, 10643.
Macario F., La nuova disciplina del sovra-indebitamento e dell’accordo di ristrutturazione per i debitori non fallibili, in I Contratti, 2012, 4, 229.
Pasquariello F., La Cassazione delinea il profilo del consumatore sovra indebitato, in Fallimento, 2016, 6, 661 (nota a sentenza).
Tiscini R., I procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio, in Riv. Dir. Proc., 2013, 3, 649.
Il concetto di “sovraindebitamento” si compone di due elementi: la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni e una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte che determina una rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni. Queste due ipotesi sono previste in modo alternativo e pertanto la domanda è ammissibile e ed il presupposto del sovraindebitamento sussiste anche in presenza di una sola delle due. Tale ampia possibilità di accedere a questa procedura si spiega con il crescente favore del legislatore a che le ipotesi di crisi e/o di insolvenza trovino una possibilità di composizione privata.
Inoltre, se la prima definizione richiama sostanzialmente la definizione di insolvenza di cui all’art.5 della legge fallimentare, la seconda riprende il concetto di insolvenza già espresso precedentemente in giurisprudenza (si veda Cass. n.21834 del 2009).
Il procedimento di omologazione del piano del consumatore rappresenta un istituto rivolto ai soli debitori consumatori in stato di sovraindebitamento, intesi quali debitori, persone fisiche, che hanno assunto obbligazioni “esclusivamente” per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale.
Uno degli elementi distintivi è il particolare contenuto della proposta del piano, che deve contenere una relazione predisposta dall’organismo di composizione della crisi indicante: l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza impiegata dal consumatore nell’assumere volontariamente le obbligazioni; l’esposizione delle ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte; il resoconto sulla solvibilità del consumatore negli ultimi cinque anni; l’indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori; il giudizio sulla completezza e attendibilità della documentazione depositata dal consumatore a corredo della proposta, nonché sulla probabile convenienza del piano rispetto all’alternativa liquidatoria (art. 9, comma 3-bis l. n.3 del 2012).
Il legislatore delinea poi una procedura che ricalca quella prevista per l’accordo di ristrutturazione dei debiti (si vedano artt. 12-bis e 12-ter l. n.3 del 2012) attribuendo in particolare al giudice la valutazione circa la meritevolezza del consumatore, escludendo la possibilità di accedere alla procedura per il consumatore quando lo stesso ha assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali. La giurisprudenza ha precisato peraltro che “il piano del consumatore è omologabile anche se l’indebitamento globale è costituito principalmente da debiti contratti per sostenere l’attività professionale di un terzo” (Tribunale Pistoia 27/12/2013).
Con l’omologazione del piano del consumatore è poi precluso ai creditori di intraprendere o proseguire azioni esecutive, azioni di natura cautelare nonché di acquistare diritti di prelazione sul patrimonio del debitore.
Il legislatore ha poi specificamente previsto, all’art.14-bis comma 2 l. n.3 del 2012 che il tribunale, su istanza di ogni creditore, in contraddittorio con il debitore, dichiara cessati gli effetti dell’omologazione del piano del consumatore nelle seguenti ipotesi: quando e’ stato dolosamente o con colpa grave aumentato o diminuito il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo ovvero dolosamente simulate attività inesistenti; se il proponente non adempie agli obblighi derivanti dal piano, se le garanzie promesse non vengono costituite o se l’esecuzione del piano diviene impossibile anche per ragioni non imputabili al debitore.
Il legislatore è intervenuto, con il d.l. n.193 del 2016 (convertito dalla legge n.225 del 2016), prevedendo la possibilità di definire in modo agevolato i carichi compresi dal 2000 al 2016 che sono stati affidati agli agenti della riscossione. Tale possibilità riguarda anche i carichi riferiti alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento. Infatti il decreto fiscale, così come risultante in sede conversione, prevede in particolare all’art.6 commi 9-bis e 9-ter:
“9-bis. Sono altresì compresi nella definizione agevolata di cui al comma 1 i carichi affidati agli agenti della riscossione che rientrano nei procedimenti instaurati a seguito di istanza presentata dai debitori ai sensi del capo II, sezione prima, della legge 27 gennaio 2012, n. 3.
9-ter. Nelle proposte di accordo o del piano del consumatore presentate ai sensi dell’articolo 6, comma 1, della legge 27 gennaio 2012, n. 3, i debitori possono estinguere il debito senza corrispondere le sanzioni, gli interessi di mora di cui all’articolo 30, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, ovvero le sanzioni e le somme aggiuntive di cui all’articolo 27, comma 1, del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, provvedendo al pagamento del debito, anche falcidiato, nelle modalità e nei tempi eventualmente previsti nel decreto di omologazione dell’accordo o del piano del consumatore”.
Per poter usufruire di tale possibilità è stato prorogato il termine al 31 marzo 2017 per presentare apposita istanza tramite i moduli pubblicati da Equitalia.
Approfondimento 4
In base alla disciplina di cui alla l. n.3 del 2012 il piano:
–	Si risolve in caso di intervenuta dichiarazione di fallimento a carico del debitore (art.12 comma 5). Può essere dichiarato risolto se il proponente non adempie agli obblighi derivanti dall’accordo, se le garanzie promesse non vengono costituite o se l’esecuzione dell’accordo diviene impossibile per ragioni non imputabili al debitore (art.14 comma 2).
–	Può essere revocato se risultano compiuti durante la procedura atti diretti a frodare le ragioni dei creditori (art. 11 comma 5).
–	Può essere annullato quando è stato dolosamente o con colpa grave aumentato o diminuito il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo ovvero dolosamente simulate attività inesistenti (art. 14 comma 1).
Approfondimento 5
È importante evidenziare come non tutti i beni del debitore vengono ricompresi nella liquidazione: in particolare l’attivo della liquidazione non comprende: i crediti impignorabili ai sensi e nei limiti dell’art. 545 c.p.c.; i crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento, gli stipendi, pensioni, salari e ciò che il debitore guadagna con la sua attività, nei limiti, indicati dal giudice, di quanto occorra al mantenimento suo e della sua famiglia; i frutti dell’usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo patrimoniale e i loro frutti salvo quanto disposto dall’art.170 c.c.; le cose che non possono essere pignorate per disposizione di legge.
Avv. Davide Bertolini
dav.bertolini@gmail.com

References: Cass. 
 art.6
 art.9
 art.15
 art.8
 art.545
 art.10
 art.10
 art.14
 art.14
 Cass.