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Timestamp: 2018-06-21 06:27:56+00:00

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La grande ambiguità dei reati ambientali prossimi venturi. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
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maggio 11, 2015 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
E’ sostenuto da una maggioranza trasversale bulgara, dal P.D. a Legambiente, dal Movimento 5 Stelle a Greenpeace, da Forza Italia alle mille sfaccettature politiche che si richiamano al centro-destra.
Ma sarà – rimanendo questo il testo – ben poco utile all’ambiente e al popolo inquinato.
Fumo negli occhi…e nei polmoni.
Carloforte, Laveria, scarico incontrollato di rifiuti (2012)
A mio parere, fa il degno paio con la depenalizzazione strisciante dei reati ambientali.
Fra i non tanti che denunciamo chiaramente le pesanti ambiguità del testo Gianfranco Amendola, uno dei padri del diritto ambientale in Italia.
Quanto autorevolmente dimostra e afferma ha bisogno di pochi commenti.
Buggerru, condotta di scarico rotta (2011)
da Il Fatto Quotidiano, 9 maggio 2015
Ddl ecoreati, guai a criticarlo. (Alessandro Marescotti)
“Non rispondiamo alle squallide insinuazioni e alla totale mancanza di rispetto degli altri di cui è farcito il post del Dr. Marescotti, che attengono alla sua personale cifra morale e professionale, sulla quale non abbiamo alcuna intenzione di entrare. Rimane il fatto che la nostra azione politica, con tutti i suoi limiti, è tesa esclusivamente all’interesse collettivo, che è quello di avere una maggiore tutela penale dell’ambiente”.
Con questa lettera mandata ai circoli territoriali di Legambiente, Rossella Muroni, direttrice generale Legambiente, e Stefano Ciafani, vicepresidente Legambiente, rispondevano al mio articolo su questo blog dal titolo “Delitti ambientali, la pessima riforma che piace a Legambiente, Greenpeace e Wwf”.
Ma le critiche al disegno di legge sui reati ambientali le ha fatte anche uno dei padri dell’ambientalismo italiano, il magistrato Gianfranco Amendola, autore del libro In nome del popolo inquinato. Manuale giuridico di autodifesa ecologica, uno dei primi testi su cui si sono formati tanti attivisti e che ancora oggi viene diffuso. Al punto che la stessa Legambiente ha preso in prestito quel titolo così efficace per lanciare la sua petizione “In nome del popolo inquinato”, con cui chiede di approvare celermente proprio il disegno di legge sugli ecoreati che anche Gianfranco Amendola ha criticato.
Carloforte, Gasparro, scarico incontrollato di rifiuti vari (2012)
Le critiche di Amendola appaiono su Lexambiente.it, la rivista giuridica a cura di Luca Ramacci, e sono riportate in un intervento dal titolo: “Delitti contro l’ambiente: arriva il disastro ambientale “abusivo“”. Che comincia così: “Noi italiani non ci facciamo mancare mai niente, specie se si tratta di normativa ambientale. E così adesso abbiamo inventato il disastro ambientale “abusivo”, e cioè un disastro che può essere punito solo se commesso “abusivamente”. Altrimenti, il fatto non sussiste e l’imputato viene assolto”.
Gianfranco Amendola ha dovuto subire un attacco concentrico non dissimile a quello che ho ricevuto io, e la cosa mi consola da un lato e mi sgomenta non poco dall’altro.
Amendola ha bene spiegato cosa c’è che non va in quel disegno di legge, nato male e ancora oggi ambiguo: “La chiave – spiega il magistrato – sta in quell’avverbio: “abusivamente”. Se si stabilisce che il disastro ambientale è punibile solo se commesso abusivamente è come dire se è commesso senza autorizzazione, come se un disastro ambientale potesse avere in qualche modo un’autorizzazione. L’omicidio è omicidio, chiunque uccide una persona viene punito, mica c’è bisogno di distinguo o autorizzazione”.
Anche perché l’Ilva di Taranto ha inquinato con le autorizzazioni in regola. Ed erano autorizzazioni che consentivano di emettere diossina in concentrazioni abnormi fino a 10.000 nanogrammi a metro cubo in concentrazione totale. Sono concentrazioni che in nessun paese del mondo vengono consentite. Ma in Italia sono consentite. Ancora oggi tutto ciò è legale perché quel numero compare in allegato al dlgs 152/2006. Finché esisterà quella norma, un’acciaieria è autorizzata a emettere fino a 10.000 nanogrammi, ha le carte in regola per farlo. Chiedete a un qualsiasi esperto e vi dirà che quella cifra è un assurdo.
Firenze, Due Macelli, taglio degli alberi (Marzo 2010)
Quindi chi dovesse avvelenare con 9.999 nanogrammi e provocare un disastro ambientale, non incorre negli strali della legge sugli ecoreati che piace a Legambiente. Perché il disastro non è compiuto abusivamente ma a norma di legge.
Già da tempo è noto che i limiti ambientali non tutelano la salute. E’ pacifico per gli esperti. Non se ne discute a sufficienza. Ma è pacifico ammetterlo. Ad esempio le pecore che pascolano su terreni “a norma” possono avvelenarsi perché non è stato approvato un limite restrittivo per la diossina nei terreni a pascolo. A Taranto le pecore si sono contaminate in pascoli “a norma di legge”. La questione fu sollevata dall’on. Pierfelice Zazzera e lasciata cadere.
Come mai abbiamo una normativa così strampalata e permissiva sulla diossina? Ma invece di chiedersi questo, Legambiente scrive che “è circolato in rete un curioso quanto strampalato post del presidente di Peacelink Alessandro Marescotti”.
Il ragionamento che vorrei sottoporre all’attenzione di tutti è il seguente: se abbiamo norme così permissive, perché dobbiamo allora limitare la legge sugli ecoreati ai soli disastri ambientali “abusivi”?
Giustamente il Fatto Quotidiano sta ritornando su questa assurdità.
E anche Angelo Bonelli, coportavoce dei Verdi, è intervenuto con la schiettezza che gli è propria dichiarando: “Non posso tacere. La mia storia mi impone di dire quello che penso anche diversamente da quanto pensano altri ambientalisti con cui negli anni ho condiviso molte battaglie. Bisogna dire la verità! Con la legge sugli ecoreati è stata approvata una norma gravissima che renderà impossibile l’azione della magistratura per contestare i disastri ambientali e quindi lo svolgimento dei processi”.
Ma ormai criticare questo disegno di legge è diventato un problema, perché ogni schieramento politico, dal M5S al Pd per passare al centrodestra, ha riposto il suo onore garantendo che sarà una buona legge, in ciò seguiti da un discreto corteo di associazioni che non so quanto abbiano studiato il problema.
Adesso mi chiedo: ma quanto ci vuole a cancellare l’avverbio “abusivamente” dal testo di legge? Un disastro ambientale è tale (e può provocare malattie e morte) sia che avvenga abusivamente sia che avvenga non abusivamente, ossia rispettando tutte le autorizzazioni e rispettando tutte quelle pessime leggi che ancora abbiamo.
dalla rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 8 maggio 2015
Reati contro l’ambiente: le novità in atto ed eventuali. chi inquina non paga ? (Gianfranco Amendola)
Tra pochi giorni, con il voto finale della Camera, potrebbe diventare legge il DDL sui delitti contro l’ambiente. Da pochi giorni è entrato in vigore il D. Lgs n. 28/2015 in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto che certamente riguarda anche i reati ambientali. Da pochi mesi sono entrati in vigore provvedimenti governativi con vari titoli ad effetto (“fare”, “sbloccaItalia”, “crescita” ecc.) che, tra l’altro, hanno apportato notevoli modifiche di rilevanza penale al testo base del D.Lgs 152/06. In più, pochi giorni fa, un interessante convegno promosso dalla Cassazione ha fatto il punto sulla applicazione di sanzioni alle persone giuridiche a seguito di commissione di reati ambientali.
I reati previsti dal D. Lgs. 152/06.
Iniziamo, come è ovvio, dai reati previsti nel D. Lgs. 152/06 (cd. TUA, testo unico ambientale): come è noto, con la sola eccezione del “traffico illecito di rifiuti” (art. 260) (1, sono tutte contravvenzioni, in gran parte di natura eminentemente formale e di pericolo astratto, che tendono, soprattutto, a presidiare la regolamentazione amministrativa di settore. Le sanzioni sono, ovviamente, quelle contravvenzionali, quasi sempre oblabili, a prescrizione breve, e di scarsissima deterrenza; per di più, spesso non applicabili per carenze e contraddizioni della regolamentazione amministrativa che dovrebbero presidiare. Emblematico, in proposito, è il settore, delicatissimo per la salute pubblica e per l’ambiente, attinente alle bonifiche: l’art. 242 è il trionfo del formalismo e di certa burocrazia, e costituisce il migliore esempio di come si deve legiferare per riuscire a non attuare mai alcuna bonifica; sotto il profilo penale, l’apoteosi si raggiunge con l’art. 257, il quale non solo lascia senza sanzioni buona parte degli obblighi previsti dall’art. 242 e segg., ma conclude trionfalmente che, nell’improbabile caso che l’iter per la bonifica giunga al termine, l’osservanza dei progetti approvati per la bonifica “costituisce condizione di non punibilità per i reati ambientali contemplati da altre leggi per il medesimo evento e per la stessa condotta di inquinamento” che ha portato all’obbligo di bonifica. Di modo che l’inquinatore non si sporca neppure la fedina penale.
In questo quadro desolante, una menzione a parte meritano i reati connessi alla regolamentazione AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e cioè i reati collegati all’esercizio degli impianti industriali più pericolosi per la salute e l’ambiente, quali Ilva, Enel ecc. Sarebbe logico pensare, infatti, che in questi casi le sanzioni siano più severe; ed invece è vero il contrario. Un anno fa, peraltro, il governo Renzi, con il D. Lgs 4 marzo 2014 n. 46 sull’inquinamento da industrie è intervenuto pesantemente proprio sulle sanzioni per violazioni dell’AIA differenziandole nettamente da quelle relative a violazioni per le altre attività industriali, attraverso la creazione di un nuovo articolo (art. 29-quattordecies) del D. Lgs 152/06, in virtù del quale molte delle (già miti) sanzioni penali sono state depenalizzate ovvero ridotte, tanto da arrivare al paradosso che oggi le violazioni ambientali di un autolavaggio vengono punite molto più pesantemente di quelle relative ad una centrale elettrica (2.
In questo quadro già largamente insoddisfacente oggi compaiono due novità che potremmo definire volgarmente “depenalizzanti”, una certa e l’altra eventuale.
La prima – quella certa- è costituita dal D. Lgs. 28/2015 che prevede, con intento chiaramente deflattivo, una causa speciale di non punibilità quando la pena edittale detentiva non sia superiore a 5 anni, nonchè, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità ed il comportamento risulta non abituale: quando, cioè, il fatto, per dirla, in breve, con la Cassazione (con riferimento all’analogo art. 34 D. Lgs 274/2000), si presenti “oggettivamente e soggettivamente assai modesto”.
In proposito, in attesa delle prime applicazioni giurisprudenziali, si sono già registrati alcuni encomiabili e condivisibili sforzi tesi a valorizzare tutti gli elementi atti ad impedire una applicazione generalizzata e a tappeto del nuovo istituto alle contravvenzioni del D. Lgs 152/06 (3.
Non è questa la sede per approfondire tale problematica, ma ho, purtroppo, la sensazione che questi sforzi non avranno gran successo, innanzi tutto per la semplice ragione che, in sostanza, è lo stesso legislatore che, configurando i reati del D. Lgs. 152/06, li ha delineati come un appendice della regolamentazione amministrativa, e cioè, in sostanza, fatti di per sé non gravi.
Tanto è vero che non è certo un caso se oggi, con il D. Lgs. 152/06, raramente si procede per fatti comunemente percepiti come gravi; ma, quasi sempre, per autolavaggi, lavanderie o sfasciacarrozze senza autorizzazione, per trasporto di rifiuti senza iscrizione, per inosservanza di prescrizioni regolamentari e, ben più raramente (anche per carenze degli organi di controllo), per superamento di limiti (valutato solo in astratto), abbandono di rifiuti ed esercizio di discarica abusiva. E, peraltro, le relative indagini non sono quasi mai finalizzate ad accertare anche la gravità del danno o del pericolo realmente cagionato, caso per caso.
In più, si consideri che gli elementi previsti dalla legge per valutare la tenuità del danno sono largamente discrezionali ed attengono, in definitiva, alla maggiore o minore sensibilità del singolo magistrato verso i valori ambientali, avendo come contrappeso l’allettante miraggio di ridurre la pendenza di un ruolo carico di tanti altri reati “gravi”, senza arrivare, come spesso capita per le contravvenzioni, a dover dichiarare la prescrizione.
E’, quindi, probabile, che, in un prossimo futuro, gran parte delle denunzie per i reati ambientali previsti dal D. Lgs. 152/06 saranno archiviate non perchè vi siano dubbi sulla sussistenza del fatto ma, al contrario, perchè il reato risulta certo ma chi deve giudicare reputa il fatto di particolare tenuità. Vi è, quindi, oggettivamente, il rischio concreto di una strisciante depenalizzazione a macchia di leopardo, con disparità evidenti di trattamento e ripercussioni notevoli anche per quanto concerne la concorrenza tra imprese (4.
La seconda novità -quella eventuale- è costituita dalla parte settima (“Disciplina sanzionatoria degli illeciti amministrativi e penali in materia di tutela ambientale”), che dovrebbe essere aggiunta al D. Lgs 152/06 dal DDL sui delitti ambientali se e quando diverrà legge. Dispone, infatti, il nuovo art. 318-bis che per le “ipotesi contravvenzionali in materia ambientale che non hanno cagionato danno o pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette” è prevista una particolare procedura, ricalcata su quella per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, in base alla quale, quando riscontra una contravvenzione in materia ambientale, la polizia giudiziaria impartisce al contravventore apposita prescrizione per regolarizzare la situazione; ed ammette il contravventore, qualora ottemperi nel termine fissato, a “pagare in sede amministrativa, nel termine di trenta giorni, una somma pari a un quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa”; avvenuto il pagamento nel termine, il P.M. richiede l’archiviazione in quanto la contravvenzione è “estinta”.
Rinviamo, anche in questo caso, l’approfondimento, anche critico, di tale novità che, certamente, se il DDL diverrà legge senza modifiche, essendo basata sulla assenza di danno o pericolo per l’ambiente, si sovrapporrà ed aggiungerà a quella sulla particolare tenuità che abbiamo appena esaminato. Peraltro, con notevoli ed evidenti problemi di coordinamento tra le due normative.
Quello, comunque, che vogliamo mettere in evidenza è la ulteriore, possibile valenza “depenalizzante” di queste novità per gran parte dei già poco efficaci reati ambientali oggi esistenti, con la sola eccezione del delitto di traffico illecito di rifiuti.
Altano, corso d’acqua ancora alterato (28 giugno 2012)
I reati del codice penale applicabili per la tutela dell’ambiente.
E’ noto che, di fronte all’insoddisfacente quadro dei reati ambientali previsti dal D. Lgs. 152/06, gran parte della magistratura ha tentato di tutelare l’ambiente, specie nei casi più gravi, ricorrendo a reati “comuni” previsti dal codice penale, utilizzati prima del D. Lgs. 152/06, quali, in particolare, il disastro cd. innominato, il danneggiamento aggravato, l’avvelenamento di acque destinate all’alimentazione, il getto pericoloso di cose e la distruzione di bellezze naturali.
Non a caso, è con la contestazione di questi reati previsti dal codice penale (e non dal D. Lgs 152/06) (5 che si è spesso riusciti ad intervenire contro realtà altamente tossiche ed inquinanti, come dimostra la cronaca di questi ultimi anni.
Ma era inevitabile che, trattandosi di reati “adattati” alla tutela ambientale, alcuni nodi venissero al pettine al momento della applicazione giurisprudenziale. Basta pensare ai recenti interventi della Cassazione a proposito del momento di prescrizione per il disastro innominato (6 ovvero della valenza limitativa ritenuta dalla suprema Corte a proposito dell’inciso “nei casi non consentiti dalla legge” nella interpretazione dell’art. 674 c.p.
Ma, pur con questi limiti, appare innegabile la maggiore operatività a tutela dell’ambiente di questi reati che, oltre tutto, dovrebbero risentire molto poco della novità della “particolare tenuità” e per niente di quella, eventuale, contenuta nel DDL sui delitti ambientali che abbiamo sopra esaminato.
La responsabilità dell’ente per reati ambientali.
Se, come abbiamo visto, il quadro delle sanzioni penali a tutela dell’ambiente è totalmente inadeguato, c’è un altro tipo di sanzioni che poteva (e potrebbe) rimediare con efficacia, anche come deterrente. Ci riferiamo, ovviamente, alla responsabilità degli enti di cui al D. Lgs 231/2001, estesa dal D. Lgs 121/2011 a taluni reati ambientali commessi a vantaggio o nell’interesse dell’ente. Trattasi di sanzioni pecuniarie elevate che possono arrivare fino ad oltre un milione di euro ed addirittura alla interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività. Sarebbe stato logico, quindi, abbinarle non solo al solito delitto di traffico illecito di rifiuti ma anche ai reati del codice penale utilizzati per la tutela ambientale ed alle contravvenzioni non esclusivamente formali e potenzialmente pericolose per l’ambiente contenute nel D. Lgs. 152/06.
Ma il nostro legislatore evidentemente la pensa diversamente.
Quanto al D. Lgs. 152/06, infatti, appaiono del tutto condivisibili le osservazioni di chi ritiene “incomprensibile la scelta di configurare la responsabilità degli enti solo per lo scarico di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose, escludendo dal catalogo la contravvenzione di cui al primo comma dell’art. 137 dello stesso codice, atteso che lo scarico di sostanze anche non intrinsicamente pericolose ma in quantitativi rilevanti è condotta idonea a determinare un grave danno all’ambiente. Infine contraddittoria risulta la mancata inclusione nel catalogo della contravvenzione di abbandono o deposito incontrollato di rifiuti di cui al successivo art. 256, comma 2, atteso che tale disposizione espressamente contempla tra gli autori propri del reato addirittura «i rappresentanti di enti». Ed in tal senso non è nemmeno chiaro il criterio seguito nella selezione operata in sede di stesura del testo definitivo della novella, atteso che, ad esempio, è stata mantenuta la responsabilità delle persone giuridiche per violazioni eminentemente formali come quella, ad esempio, dell’ottavo comma dell’art. 260-bis del d. lgs. n. 152/2006 avente ad oggetto le violazioni del sistema di tracciabilità dei rifiuti.” (7
Ma è ancora più incomprensibile che, ancora una volta, siano stati “dimenticati” tutti i reati collegati all’AIA (autorizzazione integrata ambientale), dato che riguarda imprese che sono per definizione assai pericolose per l’ambiente. Così come grida vendetta la “dimenticanza” relativa ai delitti di danno o di pericolo del codice penale (disastro innominato, avvelenamento di acque, danneggiamento aggravato ecc.) applicabili anche in caso di inquinamenti, che già abbiamo sopra elencato.
Di modo che si è ottenuto l’effetto opposto. Al recente convegno promosso sul tema dalla Corte di Cassazione, infatti, è stato efficacemente evidenziato che, nella realtà, la responsabilità degli enti per reati ambientali risulta applicata molto di rado. E- diciamo la verità- è stata una fortuna perchè altrimenti, visti i reati presupposto e considerata la crisi economica in atto, avremmo visto fallire migliaia di autolavaggi, lavanderie e carrozzerie mentre i complessi industriali più inquinanti, soggetti ad AIA, potevano (e possono) dormire sonni tranquilli.
I delitti contro l’ambiente previsti nel DDL in votazione alla Camera.
A questo punto, appare evidente che occorre una svolta. Da un lato, riscrivere l’attuale testo unico ambientale con poche norme chiare e facilmente applicabili, riportando gran parte delle attuali contravvenzioni nell’ambito degli illeciti amministrativi.
Dall’altro dare al più presto attuazione vera a quanto ci chiede la U.E. introducendo i delitti contro l’ambiente “con sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive” (cui collegare le sanzioni per le persone giuridiche) per condotte che provocano o possono provocare pericoli e danni per la salute ovvero un deterioramento rilevante della qualità dell’aria, compresa la stratosfera, del suolo, dell’acqua, della fauna e della flora, compresa la conservazione delle specie.
E giungiamo così al DDL sui delitti ambientali (cd. “ecoreati”) in votazione alla Camera.
Come è noto, esso inserisce nel codice penale un nuovo titolo, dedicato ai delitti contro l’ambiente, all’interno del quale introduce i delitti di inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale di alta radioattività, impedimento al controllo, divieto di airgun (prospezioni marine con esplosivi); cui collega la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.
Quanto alle contravvenzioni esistenti, come già abbiamo visto, il DDL le mantiene prevedendo tuttavia un meccanismo che, per molte di esse, può portare alla loro estinzione per adempimento.
Già in altri scritti abbiamo espresso le nostre perplessità circa la struttura e la formulazione di questo DDL. nella penultima versione (prima delle ultime modifiche del Senato) (8.
Oggi, a fronte del testo ultimo, dobbiamo ribadirle e rafforzarle. I due delitti principali, infatti (inquinamento ambientale e disastro ambientale, art. 452-bis e art. 452-quater), appaiono frutto di troppi compromessi che hanno portato ad un testo equivoco, di difficile comprensione e pieno di smagliature. Punire chiunque “abusivamente cagiona un disastro ambientale” non è solo inaccettabile da un punto di vista letterale ma apre la strada a profili di antigiuridicità speciale non compatibili con la struttura di un delitto di disastro, tanto più se colposo (9. Ed è la stessa logica che porta a dire, ad esempio, che, per il delitto di inquinamento ambientale, occorre un deterioramento “misurabile” di acque aria ecc. Senza dire, però che cosa significa e come si misura. E quali sono le “porzioni significative” del suolo e del sottosuolo?
E’ la stessa logica di compromesso, peraltro, che, sotto il profilo sanzionatorio, in caso di ipotesi colposa di disastro ambientale (praticamente, quella prevalente, visto che, per fortuna, salvo la problematica sul dolo eventuale, è difficile si verifichi un disastro ambientale doloso), fa sì che la pena venga diminuita da un terzo a due terzi (art. 452-quinquies): così, nel massimo, da 15 anni di reclusione si arriva a 5 anni e nel minimo da 5 a poco più di 1 anno. Praticamente, meno di uno scippo o di un borseggio, la cui pena massima arriva a 6 anni! E, come se non fosse sufficiente, prevede un “ravvedimento operoso” talmente benevolo (la solita diminuzione di pena dalla metà a due terzi, che comprende anche l’associazione a delinquere) da costituire, oggettivamente, un incentivo a distruggere l’ambiente (art. 452-decies). Tanto, il responsabile è sempre in tempo a pentirsi e ad uscirne praticamente senza danni.
Con buona pace delle “sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive” richieste dalla UE.
Forse è per questo che, in un sussulto di dignità, il DDL (nell’ultima versione) fa espressamente salvo il “vecchio” delitto di disastro innominato (art. 434 c.p.) che punisce chi cagiona un disastro (senza “abusivamente”). Ma in tal modo, invece di semplificare, si complica. Se l’attività è abusiva applichiamo il nuovo art. 452-quater e se, invece, è autorizzata applichiamo il vecchio art. 434, dando, peraltro, ottimi argomenti di discussione ai difensori degli inquinatori?
Potremmo continuare ma ci sembra di avere già detto abbastanza.
In un prossimo futuro, visto il D. Lgs. 28/2015 sulla tenuità del fatto e se il DDL passerà senza modifiche, rischia di essere fortemente depotenziato, sotto il profilo penale, molto di quel poco di operativo a tutela dell’ambiente che oggi c’è nel D. Lgs. 152/06.
Contemporaneamente, se il DDL passerà senza modifiche, avremo nuove norme penali scritte male, confuse e non chiare oltre che esageratamente “buoniste” verso gli inquinatori.
Sotto questo profilo, di certo il DDL sui delitti ambientali all’esame della Camera non è certamente quello che il nostro paese si aspettava e si meritava dopo 20 anni di promesse.
Se diverrà legge, pertanto, sarà necessario iniziare immediatamente un lavoro di approfondimento alla luce dei principi costituzionali e comunitari onde pervenire ad una interpretazione costruttiva che apra al massimo gli spazi di intervento, fugando i dubbi connessi alla pessima formulazione delle norme penali. E di certo, in questo compito, sarà fondamentale l’apporto della Cassazione, come è già avvenuto, ad esempio, nella costruzione della definizione del “disastro ambientale”, partendo dal nulla del disastro innominato; e, soprattutto della terza sezione penale cui si deve, tra l’altro, la rilettura “in costruttivo” di numerose norme mal formulate del D. Lgs 152/06 (10.
Se i tempi cambieranno, si potrà pensare a qualche miglioramento normativo; in primo luogo per eliminare il disastro ambientale “abusivo”e, magari, tornare alla (molto più chiara) definizione delineata dalla Cassazione.
Purtroppo gli auspici oggi non sono dei migliori se il Presidente del Consiglio ed il Ministro dell’Ambiente hanno già dichiarato che intendono cancellare al più presto la norma penale più importante ed incisiva introdotta dal Senato nel DDL; e cioè il divieto sacrosanto di prospezioni petrolifere marine con spari di aria compressa (air gun) nel fondale. Si persevera, quindi, nel solco di quanto già disposto recentemente dal decreto SbloccaItalia il quale, all’art. 38, tra le “misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali”, sancisce che ” le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale rivestono carattere di interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti e indifferibili. I relativi titoli abilitativi comprendono pertanto la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi….” (comma 1), aggiungendo al comma 2, che “qualora le opere di cui al comma 1 comportino variazione degli strumenti urbanistici, il rilascio dell’autorizzazione ha effetto di variante urbanistica”.
Insomma, per cercare minime risorse di materiali fossili destinate inevitabilmente all’esaurimento, si consente la distruzione della nostra vera e principale risorsa: la natura, il paesaggio e le bellezze naturali.
La Maddalena, fondali ex Arsenale
Ed è appena il caso di evidenziare in proposito che, in definitiva, non si tratta di un problema tecnico né strettamente giuridico; ma di cultura e di valori. L’immigrato che tenta di entrare in Italia con un passaporto contraffatto viene oggi assoggettato, con decreto legge, ad arresto obbligatorio anche se ha diritto d’asilo; chi provoca un disastro ambientale, dopo che ne discutiamo da 20 anni, non rischia quasi niente; specie se non lo cagiona “abusivamente”.
1) Prescindiamo, per carità di patria, dal delitto di combustione illecita di rifiuti (art. 256-bis) che a tutto è servito salvo che evitare i roghi tossici della “terra dei fuochi”. In proposito, si rinvia al nostro Abbruciamento di scarti vegetali, inquinamento da leggi e Cassazione, in www.lexambiente.it, ottobre 2014
2) Tre mesi dopo, il decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91 coordinato con la legge di conversione 11 agosto 2014, n. 116, recante “Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficientamento energetico dell’edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonche’ per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea”, ha stabilito, tra l’altro, che “….le Autorizzazioni Integrate Ambientali rilasciate per l’esercizio di dette installazioni possono prevedere valori limite di emissione anche piu’ elevati e proporzionati ai livelli di produzione….” (art. 13, comma 7). Quindi, a parte la quasi assenza di sanzioni, le attività industriali soggette ad AIA più producono e più possono inquinare. Per la responsabilità dell’ente, cfr. appresso.
3) RAMACCI, Note in tema di non punibilità per particolare tenuità del fatto e reati ambientali in www.lexambiente.it; LEGHISSA, Il fatto di particolare tenuità e i reati ambientali, relazione convegno formazione decentrata del 13 aprile 2015 a Caltanissetta.
4) SANTOLOCI, Il decreto sulla “tenuità del fatto”: un passo indietro nella tutela penale dell’ambiente, in www.dirittoambiente.com
5) Fa eccezione il delitto di traffico illecito di rifiuti.
6) Per approfondimenti cfr. da ultimo ROSI, Brevi note in tema di “dis-astro” ambientale in www.penalecontemporaneo.it
7) relazione dell’ufficio Massimario Corte di Cassazione del 3 agosto 2011, cui si rinvia per approfondimenti.
8) In proposito, per alcune prime osservazioni, citazioni e richiami, si rinvia alla nostra Relazione tenuta al gruppo misto del Senato e pubblicata, tra l’altro, in Lexambiente.it.
9) per approfondimenti, si rinvia ai nostri Delitti contro l’ambiente: arriva il disastro ambientale “abusivo”; Viva viva il disastro ambientale abusivo ; Ma che significa veramente disastro ambientale abusivo ? tutti in Lexambiente.it; nonchè L’ultima invenzione del legislatore italiano: il disastro ambientale abusivo in http://www.questionegiustizia.it
10) Ad esempio, nella interpretazione del (solito) delitto di traffico illecito di rifiuti, in relazione, tra l’altro, al significato di “ingenti” quantità di rifiuti ed ai rapporti con le ipotesi contravvenzionali del D. Lgs 152/06.
(foto A.N.S.A., L’Espresso, da mailing list ecologista, per conto GrIG, E.R., M.F., S.D., archivio GrIG)
maggio 11, 2015 alle 11:25 am
maggio 19, 2015 alle 10:58 pm
e ora sono quasi tutti felici come una pasqua…
da Il Fatto Quotidiano, 19 maggio 2015
Ddl Ecoreati è legge. M5S: ‘Abbraccio a mamme Terra Fuochi’. Pd: ‘Giorno storico’.
Via libera definitivo al testo grazie alla collaborazione tra le parti politiche. Il presidente Grasso: “Finalmente”. Renzi: “Provvedimenti attesi da decenni diventano legge”. Introdotti i delitti contro l’ambiente nel codice penale. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/19/ecoreati-voto-finale-al-senato-accordo-m5s-ritiro-emendamento-airgun/1698219/)
Il provvedimento che che introduce nel codice penale i delitti contro l’ambiente è legge. Il Senato con 170 voti favorevoli, 20 contrari e 21 astenuti ha dato il via libera definitivo al testo sostenuto da Salvatore Micillo (M5S), Ermete Realacci (Pd) e Serena Pellegrino (Sel). A velocizzare i tempi è stata la collaborazione tra le parti politiche: i 5 Stelle hanno rinunciato ai propri emendamenti per permettere l’approvazione e il non ritorno a Montecitorio per l’ennesima lettura. Le altre richieste di modifica delle opposizioni sono invece state bocciate. “Mando un abbraccio”, ha scritto su Facebook il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, “a tutte le mamme della Terra dei Fuochi. Ce l’abbiamo fatta. D’ora in poi chi inquina pagherà con fino a 20 anni di galera. Sono commosso, grazie”. Soddisfatto anche il Partito democratico: “Impegno più che mantenuto”, ha commentato la senatrice Pd Donatella Ferranti, “forse mai come in questa occasione si può davvero parlare di una giornata storica”. Così anche Realacci: “Ci sono tanti voti in Parlamento che tra 10 anni non ricorderà nessuno, questo lo ricorderemo in tanti perché rappresenta un punto di svolta per l’Italia”.
L’Aula del Senato nel pomeriggio ha bocciato tutti gli emendamenti rimasti: tutti riguardavano l’utilizzo dell’airgun che invece verrà affrontato in un altro provvedimento. “Dopo anni di attese e ritardi”, ha detto su Twitter il presidente del Senato Pietro Grasso, “il ddl Ecoreati è finalmente legge”. Anche il presidente del Consiglio è intervenuto: “Provvedimenti attesi da decenni diventano leggi. E’ proprio la volta buona”. Fin dall’inizio c’è stata, sul tema, la collaborazione tra Pd e M5S che ha impedito che fosse messa la fiducia in Aula: “Il nostro interesse”, aveva detto il capogruppo M5S Bruno Marton, “a far passare, senza modifiche, questo disegno di legge è evidente. Vogliamo approvare una legge che lo ricordiamo è anche nostra. Di cosa hanno paura? Il governo non accampi scuse”. Il provvedimento (che questa volta non è stato modifcato) era tornato a Palazzo Madama in seconda lettura per il suo quarto passaggio parlamentare dopo che la Camera, due settimane fa, aveva stralciato dal testo il divieto di utilizzo dell’airgun, la tecnica di ricerca degli idrocarburi in mare.
In sintesi il provvedimento inserisce nel codice penale il nuovo Titolo VI-bis (dei delitti contro l’ambiente), che comprende i seguenti nuovi reati: inquinamento ambientale, morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, disastro ambientale, delitti colposi contro l’ambiente, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento del controllo, omessa bonifica. Prevista inoltre una aggravante ambientale applicabile a tutti i fatti già previsti come reato. Sconti di pena, tra le altre cose, per chi si adopera per il ripristino dello stato dei luoghi e raddoppio della prescrizione per questo genere di reati. Il provvedimento approvato oggi in via definita ha iniziato il suo iter in Parlamento il 20 giugno 2013 nella commissione Giustizia della Camera, a partire da tre proposte di legge (del Pd, di Sel e del Movimento 5 stelle). Nel corso del suo iter in Parlamento la proposta ha subito diverse modifiche rischiando di arenarsi – in particolare al Senato, dove è rimasta in prima lettura per circa un anno – più di una volta.
Ecoreati, ecco i delitti contro l’ambiente: dal disastro alla morte per inquinamento: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/19/ecoreati-ecco-i-delitti-contro-lambiente-dal-disastro-alla-morte-per-inquinamento/1700208/
maggio 19, 2015 alle 11:00 pm
da Il Corriere della Sera, 19 maggio 2015
IN SENATO. Ecoreati, il via libera alla leggeIl Senato approva tra gli applausi.
Dopo venti anni, approvato al Senato il disegno di legge sugli ecoreati: il provvedimento, atteso per 20 anni, ha ricevuto il voto favorevole del Pd e del M5S: http://www.corriere.it/politica/15_maggio_19/ecoreati-via-libera-legge-c5611c14-fe50-11e4-bed4-3ff992d01df9.shtml
Ecoreati, fino a 100 mila euro di multa e 6 anni di carcere, cosa prevede la leggecoreati, fino a 100 mila euro di multa e 6 anni di carcere, cosa prevede la legge: http://www.corriere.it/politica/cards/chi-colpisce-ambiente-verra-punito-via-libera-legge-contro-ecoreati/ecoreati-si-senato_principale.shtml
da Il Fatto Quotidiano, 20 maggio 2015
Ecoreati, con questa legge ‘avrete le bonifiche’. (Alessandro Marescotti): http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/20/ecoreati-con-questa-legge-avrete-le-bonifiche/1700613/
maggio 20, 2015 alle 11:25 pm
http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2703-un-grazie-commosso-da-parte-di-chi-inquina.html
maggio 21, 2015 alle 12:15 pm
E la grande ambiguità dei grillini che si vantano del risultato raggiunto http://www.beppegrillo.it/2015/05/approvata_la_legge_m5s_sugli_ecoreati.html
maggio 21, 2015 alle 2:50 pm
da La Nuova Sardegna, 21 maggio 2015
Ecoreati, l’assessore soddisfatto: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/112670_Ecoreati_lassessore_soddisfatto.pdf
Gli ecoreati saranno puniti, storica svolta per l’ambiente.
Ma la nuova legge approvata mercoledì 20 dopo vent’anni presenta ancora qualche ombra. L’importante è che venga colpito senza indulgenza chi distrugge e inquina. (Eugenia Tognotti): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2015/05/21/news/gli-ecoreati-saranno-puniti-storica-svolta-per-l-ambiente-1.11466122
maggio 21, 2015 alle 6:39 pm
da Huffington Post, 21 maggio 2015
Dopo vent’anni la legge sugli Ecoreati. Una vittoria al ribasso, in pieno stile Italia. (Marica Di Pierri): http://www.huffingtonpost.it/marica-di-pierri/dopo-ventanni-la-legge-sugli-ecoreati-una-vittoria-al-ribasso-in-pieno-stile-italia_b_7343896.html?utm_hp_ref=italy
Il consumo del suolo. L’ISPRA e Paolo Pileri lo raccontano e lo spiegano. Pappagalli in bottiglia.
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References: art. 34
 art. 318
 art. 256
 art. 452
 art. 452
 art. 452
 art. 434