Source: http://davidesteccanella.postilla.it/2014/09/26/quella-sentenza-choc-cassazione-non-affatto-choc-anzi-giusta/
Timestamp: 2019-01-19 06:32:58+00:00

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Quella "Sentenza choc" della Cassazione che non è affatto choc
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Se ad un avvocato richiedono 12 anni di preventiva professione prima di poter patrocinare avanti la Corte di Cassazione un motivo forse ci sarà, ecco perchè, spesse volte, si leggono sui vari media commenti a a dir poco imbarazzanti allorquando “esce” una decisione della Cassazione su temi che più di altri sollecitano l’interesse della pubblica opinione.
E’ di ieri la notizia di una “sentenza choc” (così è stata definita) che, secondo i vari scrivani di turno, avrebbe concesso le attenuanti ad uno stupratore e da ciò gli immancabili strali dei “duri e puri” di risulta, facendo così passare quei Magistrati per degli emeriti idioti a volere essere buoni se non peggio, come peraltro anni fa fu fatto per la celebre “Sentenza dei jeans” che ovviamente in motivazione diceva cose del tutto diverse da quelle riportate.
Il punto è che i commentatori, giustamente potremmo dire, non sanno cosa significhi in realtà il Giudizio di legittimità in Cassazione e lo confondono con quello di merito, ragion per cui dimenticano che in Cassazione l’imputata è sempre e solo la Sentenza e non la persona fisica giudicata, della quale non è più in discussione colpevolezza o innocenza, il cui accertamento spetta esclusivamente ai giudici di merito.
Ora, cosa ha detto di così “choccante” la Terza Sezione Penale nella Sentenza n. 39445 che, accogliendo il ricorso dell’imputato avverso la Sentenza di Appello, ha annullato la stessa rinviando il processo ad una diversa Corte di merito ?
Ha semplicemente ribadito che anche il delitto di violenza sessuale, come molti altri, prevede una ipotesi attenuata e che il Giudice di merito è obbligato a valutarla in punto di pena prima di decidere se applicarla o meno al fatto addebitato all’imputato.
Premesso questo quindi, i Giudici di legittimità hanno dovuto, in forza del ricorso, verificare se il Giudice di merito avesse in Sentenza dato conto o meno in modo logico (il che non vuol dire condivisibile !) delle ragioni della esclusione della prevista ipotesi attenuata, e la motivazione sul punto era oggettivamente erronea in diritto perchè esclusivamente basata sul principio secondo il quale “un rapporto sessuale completo non potrebbe mai essere ipotesi di minor gravità”.
L’errore del giudice di merito è stato quello di così abrogare illegittimamente una norma, perchè, posto che (a torto o a ragione) il legislatore aveva previsto in astratto anche per quel reato quella ipotesi attenuata, il presupposto per negarla non poteva ovviamente essere solo l’avvenuta commissione di quel reato.
Sarebbe stato come se di fronte ad un accertato spaccio di sostanza stupefacente, un Giudice avesse negato la applicazione della ipotesi attenuata del 5° comma dell’art. 73 del Decreto Russo-Jervolino perchè “chi spaccia droga non commette mai un reato lieve”.
In altri termini, e per chiarire, la Cassazione non ha affatto stabilito che “chi costringe una donna ad un rapporto sessuale completo commette un fatto lieve”, nè tanto meno che nel caso concreto quell‘imputato avesse commesso una violenza sessuale di minor gravità, ma ha solo invitato il Giudice di merito a diversamente motivare secondo diritto quella precedente condanna, e per fare questo non aveva altro strumento se non quello di annullare quella Sentenza nella parte in cui aveva (mal) motivato il diniego della ipotesi attenuata, e rinviare gli atti ad una diversa Corte di Appello affinchè rediga una nuova motivazione che tenga conto del testo della norma penale applicata.
Ovviamente il nuovo Giudice di merito sarà liberissimo di ribadire il precedente diniego sulla base di considerazioni riferite al caso concreto, e così confermare la pena precedentemente inflitta, ma pretendere che il controllo di legittimità della Cassazione non rilevi il vizio giuridico di una motivazione basata non sulla norma scritta ma su quella che avrebbe voluto il Giudicante, mi pare ambizione a dir poco… “eccentrica”
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5 Commenti a “Quella “Sentenza choc” della Cassazione che non è affatto choc, anzi è giusta…”
Claudio Renzini scrive:
Scritto il 1-10-2014 alle ore 08:52
Troppe volte i giornalisti dimenticano che, nel dare le cosiddette “notizie” (è ben difficile che diano vere “notizie”) dovrebbero:
1) andare alle reali fonti (significa anche leggere le motivazioni di una sentenza)
2) studiare …. o, quanto meno, prima di scrivere, chiedere un parere a esperti della materia
3) smettere di voler essere sensazionalistici
4) fare il loro lavoro e cioè informare chi legge e non offrire strampalati e infondati loro pensieri e commenti
Scritto il 2-10-2014 alle ore 10:55
Il nostro è un Paese ben strano. Ad una profonda cultura giuridica squisitamente qui rappresentata dal dr. Steccanella s’accompagna una sciatteria giornalistica che in nome del sensazionalismo travisa e trasforma i fatti pensando che i lettori, anche se di modeste letture, non possano essere educati ad una corretta informazione giuridica.
Scritto il 3-10-2014 alle ore 16:42
il dr. Steccanella ha perfettamente ragione;però ,è anche vero che, spesso, anche tecnici del diritto stravolgono limiti e portata di una decisione, fraintendendone ,non sempre solo per colpa, il disposto.
La stampa di informazione ” strilla la notizia”;tale funzione è inversamente proporzionale alla ” stranezza” di quanto si comunica.
Quindi, chi divulga non ha interesse ad un’equilibrata visione dei fatti e degli atti.
Poi,un considerazione finale: sia per i divulgatori, sia per i tecnici dovrebbe essere buona regola non parlare di una sentenza della quale non si sia letta ( o compresa) la motivazione .
Scritto il 6-10-2014 alle ore 08:41
Mi sembra una ottima analisi dei nostri fin troppo complessi meccanismi giudiziari e, sopratutto, della superficialità che connota l’informazione di massa; che trangugia notizie avidamente (vere o false che siano) senza porsi il problema del loro reale fondamento. Il tutto ad uso e consumo di chi le manipola, spacciandole per pubblica opinione, e dei loro oscuri interessi. Molte volte mi chiedo se non viviamo tutti in un mondo virtuale, ove ciò che pensiamo, diciamo, vogliamo è di fatto eterodeterminato. E questo mi spaventa!
Scritto il 14-10-2014 alle ore 23:35
Bravo! Peccato che nessuno dei giornalisti che hanno commentato la sentenza solo per fare notizia (non ha importanza che sia cattiva informazione, i giornali si vendono con le notizie che i lettori vogliono leggere non con quelle vere) non si degneranno di leggere lo scritto di Davide Steccanella perchè queste nozioni le conoscono ma le ignorano per poter campare. Non sono dell’opinione che occorrano 12 anni di avvocatura per far propri concetti che si apprendono nel corso degli studi e che qualsiasi cronista giudiziario ha appreso nei primi mesi di esercizio della professione. Il problema è un altro. Ai giornali si fa credito e questo abbassa il livello culturale dei lettori. Un danno sociale non indifferente.

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