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Art. 215 codice penale: Specie
HOME Codice penale Articoli Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015 Codice penale Art. 215 codice penale: Specie L’AUTORE: Redazione
Sono misure di sicurezza detentive: 1) l’assegnazione a una colonia agricola o ad una casa di lavoro; 2) il ricovero in una casa di cura e di custodia; 3) il ricorso in un manicomio giudiziario; 4) il ricovero in un riformatorio giudiziario.
Sono misure di sicurezza non detentive: 1) la libertà vigilata: 2) il divieto di soggiorno in uno o più Comuni, o in una o più Province; 3) il divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcooliche; 4) l’espulsione dello straniero dallo Stato.
La categoria, rilevante sul piano della prevenzione di pubblica sicurezza, degli "individui da ritenersi, per il loro comportamento, dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l'integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica" non equivale all'istituto penalistico della recidiva. Più in generale, le figure soggettive disegnate dall'art. 1 l. n. 1423 del 1956 (recante "Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità") non sono coincidenti con quelle, previste dal codice penale, del delinquente (e contravventore) abituale, per tendenza e professionale, figure, queste ultime, cui conseguono del resto specifiche misure di sicurezza, ai termini del codice penale medesimo (art. 215, 228 ss. c.p.), tali da assorbire (di regola) quelle stesse esigenze specialpreventive che pure dovrebbero essere assicurate dalle misure di prevenzione di polizia, di talché una diversa interpretazione, che faccia coincidere le figure in esame, quelle penali e quelle di legge speciale di polizia di sicurezza, finirebbe per svuotare di utilità concreta queste ultime.
T.A.R. Napoli (Campania) sez. V 25 febbraio 2009 n. 1073 Nessuna delle misure di sicurezza tra quelle indicate tassativamente dagli artt. 215 e 236 c.p., in relazione all'art. 199 stesso codice, può essere applicata al colpevole che sia stato prosciolto per una causa diversa da quelle previste espressamente dagli artt. 49 (reato impossibile), 115 (istigazione ed accordo a commettere un delitto), 222 (reato commesso da persona non imputabile per infermità mentale e situazioni a queste equiparate), 224 (reato commesso da minore degli anni quattordici) c.p., in quanto presupposto indefettibile delle misure di sicurezza - compresa quella della libertà vigilata che ha carattere generale - prevedute dal codice penale, è l'esistenza di una sentenza di condanna (salvo il disposto dell'art. 205 comma 2 in relazione all'art. 109 c.p.).
Cassazione penale sez. I 15 marzo 1990
È manifestamente inammissibile, in quanto propone innovazioni normative che comportando l'esercizio di scelte discrezionali esulano dai poteri della corte e rientrano invece nell'esclusiva competenza del legislatore, la questione di legittimità costituzionale degli art. 215, comma 2 e 3 e 222 comma 1 c.p., nella parte in cui, in caso di proscioglimento per infermità psichica e di accertata persistenza della pericolosità sociale, impongono il ricovero dell'imputato in ospedale psichiatrico giudiziario, senza consentire l'adozione di misure alternative adeguate alle condizioni del soggetto ed alle sue esigenze terapeutiche.
Corte Costituzionale 30 gennaio 1985 n. 24 È manifestamente infondata - in riferimento agli art. 3 comma 1 e 32 cost. - la questione di legittimità costituzionale degli art. 215 e 222 c.p. in quanto stabilendo l'obbligatoria sottoposizione alla misura di sicurezza detentiva del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario dell'imputato prosciolto per infermità psichica prevederebbero per costui un trattamento ingiustificatamente deteriore rispetto a quello del comune infermo di mente pericoloso, il quale secondo la vigente legislazione fruisce invece di degenza e cura ospedaliera, e violerebbe il di lui diritto alla salute, stante la natura "sostanzialmente carceraria" della predetta misura di sicurezza.
Corte Costituzionale 30 gennaio 1985 n. 25 Non è manifestamente infondata - in riferimento all'art. 32 comma 1 cost. - la questione di legittimità costituzionale degli art. 215 comma 2 e 3 e 222 comma 1 c.p. per la parte in cui, nel caso di proscioglimento per infermità psichica, non prevedono, previa un'opportuna valutazione della natura delle esigenze di trattamento di questa infermità, e della pericolosità sociale dell'imputato, misure alternative al ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, misure che dovrebbero consistere in adeguate forme di affidamento coattivo del soggetto ai servizi psichiatrici di zona o ai servizi psichiatrici istituiti presso gli ospedali generali a seconda dei casi.
Giudice istruttore Torino 31 ottobre 1983
Non è manifestamente infondata - in relazione all'art. 32, comma 1 cost. - la questione di legittimità costituzionale degli art. 215, comma 2 e 3, e 222, comma 1 c.p., per la parte in cui non prevedono, nel caso di proscioglimento per infermità psichica, previa valutazione dell'esistenza della pericolosità sociale del soggetto, delle misure alternative al ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario.
Tribunale Torino 31 ottobre 1983
Non è manifestamente infondata (e se ne rimette quindi l'esame alla Corte costituzionale) la questione di legittimità costituzionale degli art. 215, comma 2 e 3 e 222, comma 1 c.p. nella parte in cui, in caso di proscioglimento per infermità psichica e di accertata persistenza della pericolosità sociale, impongono il ricovero dell'imputato in ospedale psichiatrico giudiziario, senza consentire l'adozione di misure alternative adeguate alle condizioni del soggetto ed alle sue esigenze terapeutiche, in riferimento all'art. 32 comma 1 cost.
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli art. 215 e 222 c.p. nella parte in cui assoggettano alla misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario anche l'imputato che, già noto come malato di mente alle competenti autorità sanitarie, abbia commesso reati a causa di omissioni di cure, di custodia e di vigilanza, in riferimento all'art. 3 comma 1 e 32 cost.
Corte Costituzionale 01 febbraio 1983 n. 17 Sono manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale degli art. 204 cpv. 215 cpv. n. 3 e 222 c.p. nella parte in cui stabiliscono una presunzione assoluta di pericolosità sociale degli imputati prosciolti per infermità psichica al momento del fatto e ne impongono l'obbligatorio ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, in riferimento agli art. 3, comma 1 e 32 cost.
Corte Costituzionale 01 febbraio 1983 n. 17 È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli art. 204 comma 2, 215 cpv. n. 3 e 222 c.p., nella parte in cui prevedono la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario anche quando l'imputato, già noto come malato di mente alle autorità competenti ad attuare i trattamenti sanitari obbligatori previsti dalla l. 13 maggio 1978 n. 180, abbia commesso reati a causa di omissioni di cure, di custodia e di vigilanza imputabili alle medesime. (Questione sollevata con riferimento all'art. 3 comma 1 cost., per le disparità di trattamento ravvisata rispetto ai malati di mente che non hanno commesso reati solo perché adeguatamente custoditi, e all'art. 32 cost., sul presupposto che nella tutela della salute del malato di mente debba ricomprendersi anche il dovere di proteggerlo da atti inconsulti derivanti dalla malattia).
Corte Costituzionale 01 febbraio 1983 n. 17 Non è manifestamente infondata - in riferimento agli art. 3 comma 1 e 32 cost. - la questione di legittimità costituzionale degli art. 215 e 222 c.p. nella parte in cui prevedono e regolano la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario.
Giudice istruttore Treviso 27 novembre 1982
Le questioni di legittimità costituzionale relative agli art. 204 cpv., 215 cpv. n. 3 e 222, comma 1 c.p. sono infondate in riferimento agli art. 4 comma 1 e 2 27, comma 1 e 3, 32 comma 1 e 2 cost., nella parte in cui stabiliscono una presunzione assoluta di pericolosità sociale e conseguentemente dispongono il ricovero obbligatorio in ospedale psichiatrico giudiziario di chi, imputato di un fatto di reato non colposo punito con pena superiore a due anni di reclusione nel massimo, venga prosciolto per accertata incapacità di intendere e di volere per infermità psichica.
Corte Costituzionale 27 luglio 1982 n. 139 Art. precedente
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