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Timestamp: 2020-08-13 20:12:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7794 del 27/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7794 del 27/03/2017
Cassazione civile, sez. lav., 27/03/2017, (ud. 11/01/2017, dep.27/03/2017), n. 7794
sul ricorso 16472/2015 proposto da:
BOCCIA, ROBERTO ROMEI, ENZO MORRICO, giusta delega in atti;
CORSO VITTORIO EMANUELE II 209, presso lo studio dell’avvocato LUCA
SILVESTRI, rappresentato e difeso dall’avvocato ERNESTO MARIA
CIRILLO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 298/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 15/01/2015 R.G.N. 1367/14;
Telecom Italia s.p.a. proponeva appello avverso la sentenza del Tribunale di Napoli n. 19681/13, esponendo quanto segue: – il sig. I.F. chiese al Tribunale di Napoli di ingiungere alla Telecom Italia s.p.a. il pagamento della somma corrispondente allo stipendio del mese di febbraio 2013. Tale richiesta era motivata dal fatto che, malgrado il disposto di precedente sentenza del Tribunale di Napoli che aveva stabilito la permanenza del rapporto di lavoro fra l’evidente e la Telecom Italia s.p.a. (a seguito della dichiarata nullità della cessione del ramo di azienda alla società TNT Logistics Italia con effetto dal 1.3.2003), quest’ultima (Telecom) non aveva provveduto alla corresponsione dell’indicato emolumento.
Il Tribunale di Napoli ingiungeva alla Telecom il pagamento della detta somma, oltre accessori e spese di procedura; avverso tale decreto ingiuntivo proponeva opposizione la società, che veniva respinta dal Tribunale di Napoli con la sentenza di cui sopra.
La Telecom Italia S.p.a. motivava il gravame osservando che la sentenza impugnata era errata nella parte in cui non aveva tenuto conto, all’atto della attribuzione delle retribuzioni in oggetto, dell’aliunde perceptum e percipiendum, trattandosi di eventuale responsabilità risarcitoria della società. Si costituiva in giudizio lo I., resistendo alle avverse deduzioni e domande, ed in particolare osservando, in relazione alla questione del c.d. aliunde perceptum, che, ove anche si potesse ritenere che, nel caso di specie, si vertesse in tema risarcimento del danno, non sussisteva alcunchè da detrarre, avendo il lavoratore percepito solo l’indennità di mobilità.
Con sentenza depositata il 15 gennaio 2015, la Corte d’appello di Napoli rigettava il gravame.
Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso Telecom Italia s.p.a., affidato a tre motivi.
Resiste lo I. con controricorso, poi illustrato con memoria.
1.- Con i primi due motivi la ricorrente denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c., nella parte in cui la sentenza impugnata ha dichiarato il diritto del lavoratore al risarcimento del danno laddove questi aveva chiesto il pagamento della retribuzione, nonchè la violazione dell’art. 2099 c.c., poichè il diritto alla retribuzione avanzato dal ricorrente era insussistente, non avendo il ricorrente reso, nel periodo azionato, alcuna prestazione lavorativa nei confronti della Telecom Italia s.p.a..
I motivi, che per la loro connessione possono esse congiuntamente esaminati, sono infondati.
Nella sentenza n. 9333/16 questa Corte ha affermato che la questione relativa alla novità, o meno, di una domanda giudiziale è correlata all’individuazione del bene della vita in relazione al quale la tutela è richiesta, per cui non può esservi mutamento della domanda ove si sia in presenza di un ipotetico concorso di norme a presidio dell’unico diritto azionato, presupponendo il cambiamento della domanda la mutazione del corrispondente diritto, non già della sua qualificazione giuridica. Nella sentenza n. 4384/16 si è affermato che non costituisce domanda nuova, ai sensi dell’art. 345 c.p.c., la prospettazione, in appello, di una qualificazione giuridica del contratto oggetto del giudizio diversa da quella effettuata dalla parte in primo grado, ove basata sui medesimi fatti, dovendosi in sostanza avere riguardo al contenuto sostanziale della pretesa fatta valere (sul punto cfr. altresì: Cass. n. 118/16, Cass. n. 21087/15).
Non ricorre dunque alcuna violazione dell’art. 112 c.p.c., laddove vi sia mera qualificazione giuridica della domanda, fermi restando i fatti dedotti a suo fondamento (Cass. n. 13405/15).
A ciò deve aggiungersi che la detraibilità dell’aliunde perceptum, che è sostanzialmente alla base del presente ricorso per cassazione, è stata comunque esaminata dalla Corte territoriale.
2.- Con il terzo motivo la ricorrente denuncia la violazione degli artt. 1206, 1207, 1217, 1223, 1256, 1453 e 1463 c.c., nella parte in cui la sentenza non aveva detratto, a titolo di aliunde perceptum, l’indennità di mobilità percepita dal lavoratore nel periodo in questione.
Il motivo è infondato, non potendosi detrarre, neppure in ipotesi di licenziamento dichiarato illegittimo, le somme ricevute dal lavoratore a titolo previdenziale (Cass. n. 2447/2009; con particolare riferimento all’indennità di mobilità cfr. Cass. n. 2716/2012: “l’indennità di mobilità opera su un piano diverso da quello di possibili incrementi patrimoniali (soprattutto retributivi) che derivano al lavoratore per essere stato liberato (illegittimamente) dall’obbligo di prestare la sua attività; ossia la percezione dell’indennità di mobilità non è conseguenza del fatto che le energie lavorative del lavoratore licenziato siano state liberate dal recesso illegittimo, ma si raccorda al sistema di sicurezza sociale che appronta misure sostitutive del reddito in favore del lavoratore privato della retribuzione. Quindi comunque non è mai deducibile come aliunde perceptum anche nel caso in cui sia mancata la reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato. La sua eventuale non debenza da luogo invece a un indebito previdenziale ripetibile, nei limiti di legge, dall’Istituto previdenziale.
4.- Nella specie è poi pacifico che il lavoratore non abbia percepito, nel medesimo periodo per cui è causa, alcuna retribuzione dalla cessionaria TNT Logistics.
Le spese di lite seguono la soccombenza e, liquidate come da dispositivo, debbono distrarsi in favore del difensore del controricorrente, dichiaratosi antecipante.

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