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Timestamp: 2019-07-17 17:15:10+00:00

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Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 6 agosto 2004, n. 15241 - testo integrale Sentenza
Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 6 agosto 2004, n. 15241
Famiglia · separazione · divorzio
Allontamento dalla famiglia per nuova religione - separazione - addebito -Fonte: http://www.eius.it/giurisprudenza/2004/125.asp
Con ricorso depositato il 9 dicembre 1994, Mxx Cxx chiedeva al Tribunale di Padova di pronunciare la separazione personale dal marito, Giuseppe Cyy , addebitando la separazione stessa a quest'ultimo ed impartendo le conseguenziali statuizioni.
Avverso la decisione, proponeva appello il Cyy , chiedendo che il suddetto assegno fosse ridotto a lire 1.500.000, tenuto conto, comparativamente, dei redditi dei coniugi e dell'obbligo anche della madre di contribuire al mantenimento delle figlie in proporzione al proprio, nonché, in subordine, che venisse fissata la decorrenza dell'assegno e la sua rivalutazione dalla data della sentenza.
La Corte di appello di Venezia, con sentenza del 30 luglio-6 settembre 2000, rigettava il gravame incidentale, accoglieva quello principale ed, in parziale riforma della pronuncia impugnata, determinava in lire 1.500.000 l'assegno dovuto dal Cyy a titolo di contributo per il mantenimento delle figlie, assumendo: a) che non sussistessero valide ragioni per addebitare la separazione al Cyy , il quale, nella scelta di appartenenza ad una confessione religiosa e nella conseguente rinuncia alla convivenza, aveva esercitato un diritto senza avere posto in essere atti di per sé lesivi dei doveri coniugali e paterni, stanti le negative conclusioni in proposito della svolta consulenza tecnica d'Ufficio; b) che fosse contraddittoria l'affermazione del Tribunale relativa alla necessità di un adeguamento del contributo in questione, il quale era già stato congruamente determinato, in sede di adozione dei provvedimenti presidenziali temporanei ed urgenti, in lire 1.500.000 mensili, onde tale contributo doveva essere confermato nella misura stabilita in quella sede, là dove cioè le necessità delle figlie erano già state valutate, senza che l'esame comparato dei redditi e della complessiva situazione economica delle parti consentisse di superare la suindicata quantificazione.
Avverso detta sentenza, ricorre per cassazione la Cxx , deducendo tre motivi di gravarne ai quali resiste il Cyy con controricorso.
Debbono, innanzi tutto, essere disattese le eccezioni di inammissibilità del ricorso sollevate dal controricorrente in relazione al duplice profilo dell'erroneo richiamo dell'articolo impugnato (l'art. 156 c.c., cioè, laddove alla Cxx è stato riconosciuto l'assegno di cui all'art. 155, secondo comma, c.c.) e della censura, ad opera della ricorrente, della mancata considerazione, da parte della Corte territoriale, di elementi di fatto la cui valutazione compete al giudice di merito restando preclusa al giudice di legittimità.
a) che la Corte territoriale, riformando la pronuncia del Tribunale, ha ridotto a lire 1.500.000 l'importo del contributo dovuto dal Cyy per il mantenimento delle figlie, già fissato in lire 2.000.000 dal giudice di primo grado;
a) violazione e falsa applicazione degli artt. 19 Cost. e 143-147 c.c., nonché omessa, errata e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, deducendo che la Corte territoriale ha ritenuto l'insussistenza di valide ragioni per porre l'addebito della separazione a carico del Cyy sul rilievo che questo, nella scelta di appartenenza ad una confessione religiosa e nella conseguente rinuncia alla convivenza, ha esercitato un diritto costituzionalmente garantito, mentre, invece, il comportamento dello stesso Cyy costituisce palese violazione dei doveri coniugali imposti dall'art. 143 c.c.;
b) violazione e falsa applicazione dell'art. 116 c.p.c., nonché contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, deducendo che la Corte territoriale, nel rigettare l'appello incidentale proposto dalla Cxx , ha affermato che il Cyy non risulta avere posto in essere atti di per sé lesivi dei doveri coniugali e paterni, stanti le negative conclusioni in proposito della svolta c.t.u., laddove, in corso di causa, non è stata espletata alcuna consulenza di ufficio risultando la presenza in atti di una mera perizia di parte prodotta dal medesimo Cyy , onde l'impugnata sentenza, oltre ad essere fondata sull'erroneo presupposto che sia stata disposta una simile consulenza, non è sufficientemente motivata dal momento che la stessa Corte ha ritenuto insussistenti i motivi di addebito indicati dalla moglie aderendo acriticamente alle conclusioni del consulente di parte e senza specificare le ragioni di tale adesione, laddove nella motivazione della sentenza sopra indicata non è fatto alcun cenno alle risultanze probatorie ed, in particolare, alle testimonianze assunte nel corso del giudizio, dalle quali emerge in tutta evidenza il comportamento contrario ai doveri di coniuge e di padre tenuto dal Cyy .
a) che la Corte territoriale, sulla base dell'incensurato apprezzamento di fatto secondo cui la "scelta di appartenenza ad una confessione religiosa" ha determinato ("conseguente") "rinuncia alla convivenza" (onde, comunque, risulta intervenuta una simile "rinuncia"), è incorsa in violazione di legge là dove ha ritenuto di poter argomentare da ciò che "non sussistono... valide ragioni per porre l'addebito della separazione a carico del Cyy ", avendo quest'ultimo, in tal modo, "esercitato un diritto costituzionalmente garantito", dal momento che il comportamento di un coniuge, consistente nel mutamento di fede religiosa e nella partecipazione alle pratiche collettive del nuovo culto, si connette all'esercizio dei diritti garantiti dall'art. 19 Cost. e, nonostante la sua inevitabile incidenza sull'armonia della coppia, non può essere considerato come ragione di addebito della separazione "se ed in quanto" non superi i limiti di compatibilità con i concorrenti doveri di coniuge e di genitore fissati dagli artt. 143 e 147 c.c. e non determini, quindi, con la violazione di tali doveri (come appunto quello della coabitazione di cui al secondo comma del richiamato art. 143), una situazione di improseguibilità della convivenza o di grave pregiudizio per la prole (Cassazione 4498/1985; 5397/1989);
b) che la medesima Corte è altresì incorsa nel denunziato vizio di motivazione, là dove ha preteso di ricavare la conclusione circa il fatto che il Cyy "non risulta avere posto in essere atti di per sé lesivi dei doveri coniugali e paterni" argomentando dalle "negative conclusioni in proposito della svolta c.t.u." ovvero sulla base di un elemento (la "svolta c.t.u." appunto) non altrimenti esplicitato quanto al suo reale contenuto e, comunque, specificatamente censurato dalla ricorrente quanto alla sua stessa raccolta in corso di causa.
Da ultimo, vale notare come il controricorso del Cyy , ritualmente e tempestivamente notificato e depositato, rechi delle specifiche "conclusioni subordinate" con le quali si chiede che questa Corte, "in caso di accoglimento del ricorso e di rinvio" voglia addivenire alla cassazione parziale della pronuncia del giudice di appello stabilendo che la somma dovuta a titolo di mantenimento, se meramente adeguata, sia dovuta dalla sentenza e soggetta a rivalutazione, priva di effetto retroattivo, a partire da una data successiva alla sentenza medesima.
Appare, quindi, palese come, da parte del Cyy stesso, sia stato in realtà proposto, assieme al controricorso, un ricorso incidentale condizionato, il quale, ancorché non risulti formalmente iscritto a ruolo, deve essere ugualmente esaminato, stante l'accoglimento del ricorso della Cxx , cui va evidentemente riconosciuta natura sostanziale di ricorso principale, dichiarandosene peraltro l'assorbimento, dal momento che involge una questione, come sopra illustrata, la quale dipende da quella che forma oggetto del primo motivo del ricorso della medesima Cxx e dalle relative statuizioni che, sul punto, riterrà di adottare il giudice del rinvio, cui, pertanto, siffatta questione potrà essere nuovamente sottoposta.

References: sentenza 
 Sentenza

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 art. 143
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