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Timestamp: 2020-05-31 06:53:10+00:00

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Polizia di Stato: bando di concorso. Candidata con un tatuaggio in via di rimozione in zona non coperta dall’uniforme, veniva conseguentemente esclusa dal concorso (Consiglio di Stato, Sezione IV, Sentenza 3 ottobre 2019, n. 6640). – Noi Radiomobile™
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Polizia di Stato: bando di concorso. Candidata con un tatuaggio in via di rimozione in zona non coperta dall’uniforme, veniva conseguentemente esclusa dal concorso (Consiglio di Stato, Sezione IV, Sentenza 3 ottobre 2019, n. 6640).
Posted on 18 Ottobre 2019 21 Ottobre 2019 AuthorNoi Radiomobile
Dott. MARUOTTI Luigi – Presidente
Dott. LAMBERTI Luca – Consigliere
Dott.ssa DI CARLO Daniela – Consigliere
Dott. VERRICO Alessandro – Consigliere, Estensore
Dott. D’ANGELO Nicola – Consigliere
1. Con ricorso dinanzi al T.a.r. Lazio (R.G. n. -omissis-), l’appellata impugnava il verbale del 23 aprile 2018 con cui, nell’ambito della procedura di cui al concorso pubblico per il reclutamento di 893 posti da allievo agente della Polizia di Stato, la Commissione per l’accertamento dei requisiti psico-fisici del Dipartimento di Pubblica Sicurezza ha ritenuto la stessa non idonea al servizio di Polizia, nonché la relativa scheda medica contenente la verbalizzazione e gli esiti degli accertamenti psico-fisici (scheda del 20 aprile 2018) e il decreto, pubblicato sul Bollettino Ufficiale del personale del Ministero dell’Interno – supplemento straordinario n. 1/28 del 29 maggio 2018, di approvazione della graduatoria di merito.
2. Il T.a.r. Lazio, sede di Roma, Sezione I-quater, con ordinanza n. – omissis -(di conferma del precedente decreto cautelare presidenziale n. -omissis- in accoglimento dell’istanza cautelare, ammetteva con riserva la candidata. In seguito la stessa, risultata idonea agli accertamenti psico-fisici e attitudinali, è stata convocata per la frequenza del corso di formazione.
2.1. Infine, il T.a.r., con sentenza n.- omissis -, ha accolto il ricorso e ha compensato le spese di giudizio tra le parti.
Secondo il Tribunale, in particolare:
d) “in conclusione, il gravato giudizio di inidoneità è illegittimo quanto meno sotto il profilo della valutazione dei presupposti di fatto e di diritto, della carenza di motivazione e della contraddittorietà, con specifico riferimento al riscontro operato in sede di accertamento, atteso che la disamina della documentazione prodotta agli atti coerentemente conduce ad escludere la sussistenza – già in sede di accertamento dei requisiti psicofisici – di un “tatuaggio” definito ma, seppure in virtù degli interventi “laser” a cui la ricorrente si è sottoposta per la rimozione degli stessi prima dell’accertamento, di parte di cute del polso del braccio destro e sinistro con la presenza di incisione sulla cute stessa, con figura di tatuaggio in rimozione”.
iii) erroneamente la sentenza si fonda essenzialmente sulla discrepanza tra la “documentazione fotografica allegata agli atti processuali dalla difesa della ricorrente” e l’accertamento concorsuale, senza tener conto che i requisiti psico-fisici devono essere posseduti dai candidati unicamente al momento in cui vengono sottoposti a visita medica collegiale concorsuale.
a) con domanda ID n. 668727 presentata in data 7 giugno 2017, l’appellata partecipava al concorso pubblico, per esame, a 893 posti, aperto ai cittadini italiani, purché in possesso dei requisiti prescritti per l’assunzione nella Polizia di Stato, indetto con bando pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – 4^ Serie Speciale “Concorsi ed Esami” del 26 maggio 2017;
b) superata sia la prova scritta che la prova di efficienza fisica, l’appellata, all’esame per l’accertamento del possesso dei requisiti psico-fisici, in data 23 aprile 2018, veniva giudicata inidonea dalla Commissione con la seguente motivazione a verbale: “Tatuaggio in via di rimozione in zona non coperta dall’uniforme (lato ulnare polso dx 3×1 cm; superficie ulnare polso sin 3×1 cm; superficie radiale polso sin. 1×15 cm) ai sensi dell’articolo 3 comma 2 riferimento tabella 1 punto 2 lettera “b” del DM 30.06.2003 n. 198 e succ. modific. ed integr.” e veniva conseguentemente esclusa dal concorso;
7. Ciò premesso, il Collegio rammenta che il citato punto 2, lettera b) della tabella 1, alla quale l’art. 3, comma 2, del decreto ministeriale 30 giugno 2003, n. 198, rinvia per l’individuazione delle imperfezioni come causa di non idoneità, individua tra le “cause di non idoneità per l’ammissione ai concorsi pubblici per l’accesso ai ruoli del personale della polizia di stato” i “tatuaggi sulle parti del corpo non coperte dall’uniforme o quando, per la loro sede o natura, siano deturpanti o per il loro contenuto siano indice di personalità abnorme”.
a) nel primo caso, è la mera presenza, al momento dell’esame da parte della Commissione per l’accertamento dei requisiti psico-fisici, di un tatuaggio, su una parte del corpo non coperta dall’uniforme, a giustificare il giudizio di non idoneità. Invero, la presenza del tatuaggio è sempre causa di esclusione, qualora esso, quale che ne sia l’entità o il soggetto rappresentato, sia collocato “nelle parti del corpo non coperte dall’uniforme”, dovendosi, a tal fine, fare riferimento a tutti i tipi di uniforme utilizzate e/o utilizzabili nell’ambito del servizio.
In particolare, in giurisprudenza si afferma costantemente che l’amministrazione non è titolare di alcuna discrezionalità, non dovendo procedere ad alcuna valutazione, dovendo bensì solo prendere atto degli esiti di un mero accertamento tecnico (copertura o meno del tatuaggio da parte delle divise) (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 16 luglio 2018, n. 4305); trattandosi di un mero accertamento tecnico, esula da ciò ogni valutazione del nocumento all’immagine dell’amministrazione o al decoro della divisa;
b) nel secondo caso, invece, l’Amministrazione è tenuta, ai fini dell’esclusione per la presenza di un tatuaggio, a valutare, e conseguentemente a motivare in tal senso, la “rilevanza” dell’alterazione acquisita della cute e l’idoneità di essa a compromettere il decoro della persona e dell’uniforme. In particolare, il tatuaggio può diventare causa di esclusione – ancorché non collocato in “parti visibili” come innanzi precisate – allorché esso venga considerato “deturpante” per sede e natura, ovvero “indice di personalità abnorme” in virtù del suo “contenuto” (id est, di quanto da esso rappresentato). In questa ipotesi, l’esclusione dunque non è vincolata quale conseguenza dell’esito di un accertamento tecnico, ma essa rappresenta l’eventuale misura adottata all’esito di una valutazione che costituisce esercizio di discrezionalità tecnica da parte dell’amministrazione e che – salvo i limiti rappresentati dalla sussistenza dei vizi di difetto di motivazione ovvero di eccesso di potere per illogicità e/o irragionevolezza – non è sindacabile dal giudice amministrativo in sede di giudizio di legittimità.
7.3. Ciò considerato, non è condivisibile la statuizione del primo giudice secondo cui, in presenza di tatuaggio “sulle parti del corpo non coperte dall’uniforme”, la mera presenza di esso sulla cute non sarebbe di per sé sufficiente ai fini dell’esclusione dal concorso, essendo invece necessario che il tatuaggio, per estensione, gravità o sede, determini una rilevante alterazione fisiognomica, idonea a compromettere il decoro della persona e dell’uniforme.
7.4. Ad ogni modo, ai fini della valutazione della correttezza dell’accertamento tecnico effettuato dall’amministrazione, deve altresì tenersi conto che:
a) l’accertamento dei requisiti fisici deve avvenire avuto riguardo al momento della scadenza del termine di presentazione della domanda di una procedura selettiva, onde garantire doverosamente la par condicio tra i candidati (sul punto cfr. ancora Cons. Stato, n. 4305/2018, cit.); tuttavia, al riguardo, va anche considerato che il primo momento utile per l’accertamento di tali requisiti è quello della visita per l’idoneità psico-fisica; invero, sebbene i requisiti di idoneità debbano essere posseduti entro la data di scadenza del termine per la partecipazione, essi devono essere verificabili nei tempi della selezione concorsuale;
b) la visibilità del tatuaggio, proprio in quanto rilevante ex se, deve presentare una certa evidenza, ovvero determinare l’impossibilità del tatuaggio di essere coperto indossando la divisa (cfr. Cons. Stato, sez.VI, 13 maggio 2010, n. 2950);
Al riguardo si rinvengono casi in cui è lo stesso Ministero ad aver attribuito rilevanza al processo di rimozione, provvedendo a sospendere l’accertamento e fissando poi la verifica in un termine generalmente utile alla procedura concorsuale, onde offrire al candidato la possibilità di ripresentarsi con il tatuaggio rimosso. Tale riferita opzione procedurale si è sostanziata in una precisa opzione ermeneutica della richiamata inidoneità, dequotata a non definitiva, e in quanto tale non ostativa, laddove se ne sia dimostrata l’azione chirurgica ablativa in atto (in passato soluzioni di questo tipo sono state anche stimolate dalla giurisprudenza, cfr. Cons. Stato, Sez. III, 5 dicembre 2013, n. 5779).
7.6. Con riferimento all’ipotesi opposta, in cui l’Amministrazione abbia provveduto all’immediata esclusione del candidato, la giurisprudenza maggioritaria, dalla quale questo Collegio non intende discostarsi, ha solitamente negato rilevanza al processo di rimozione in atto del tatuaggio, facendo applicazione del sopra citato indirizzo secondo cui l’accertamento dei requisiti fisici deve avvenire avuto riguardo al momento della scadenza del termine di presentazione della domanda di una procedura selettiva, in tal modo garantendo la par condicio tra i candidati (Cons. Stato, n. 4305/2018; da ultimo, Sez. IV, ord. 3849/2019; Sez. IV, ord. 2386/2019; Sez. II, n. 2109/2019; Sez. IV, ord. nn. 4342 e 4346 del 14 settembre 2018, ove, in particolare, si è affermato che è “irrilevante l’inizio della rimozione del tatuaggio”). In particolare, è stato ritenuto che spetti all’interessato dimostrare che, al momento dell’accertamento svolto dall’Amministrazione, fosse già ultimata la procedura di rimozione e, conseguentemente, fosse in toto eliminata la percepibilità visiva del tatuaggio, difettando altrimenti i requisiti psico-fisici per l’assunzione (Sez. IV, ord. 2386/2019).
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello R.G. n. 4156/2019, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 19 settembre 2019.
Depositato in Cancelleria il giorno 3 ottobre 2019.
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