Source: https://it.scribd.com/document/106664015/Il-Maso-Chiuso
Timestamp: 2020-01-20 14:52:41+00:00

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IL MASO CHIUSO La sua storia e la normativa vigente
Testo redatto dal Dr. Edoardo Mori, Magistrato e dal Dr. Werner Hintner, Direttore dell'Ufficio Propriet Coltivatrice
Questo testo stato creato con il finanziamento della Provincia Autonoma di Bolzano, Assessorato alla Agricoltura e con il contributo della Raiffeisen. Il testo protetto da copyright a loro favore
La comprensione ed interpretazione delle norme sul maso chiuso creano qualche problema al giurista abituato agli schemi del diritto romano perch un tipico istituto del diritto germanico, ispirato ad una diversa logica: una fattoria non un insieme di terreni e immobili che si possono separare senza danni, ma una particolare azienda che ha raggiunto una redditivit ottimale per limpegno di generazioni e che deve essere trasmessa alle generazioni successive. Perci lerede non acquista un diritto sui singoli terreni od edifici, ma ha solo il diritto di utilizzare la fattoria secondo le regole della buona agricoltura, ampliandola e riducendola solo se necessario e su autorizzazione dellAutorit, per poi trasmetterla ad altri intatta. In tal modo, per secoli, si garantito che la famiglia agricola avesse la sicurezza del sostentamento e si garantita la stabilit economica e sociale . Con piacere abbiamo quindi accolto linvito di spiegare in modo semplice e chiaro come listituto del maso chiuso sia stato di recente rammodernato per renderlo conforme ai principi di eguaglianza di diritti e di parit dei sessi, presenti in ogni moderna Costituzione, e per adeguarlo alle necessit di una economia moderna. La coltivazione dei masi di montagna continua ad essere una sfida alleconomia e allambiente ed interesse di noi tutti disporre di strumenti adeguati per vincerla. E. Mori W. Hintner
Con il termine maso chiuso (Geschlossener Hof) si intende quel particolare istituto per cui in Alto Adige il podere, alla morte del proprietario, non viene suddiviso fra gli eredi, ma passa ad una sola persona, di solito uno dei coeredi, detto erede assuntore (Anerbe)1. Gli altri coeredi hanno diritto solo ad un compenso. Il termine Hof indica genericamente la corte, ma ha assunto il significato pi ampio di podere; in italiano stato reso con maso che deriva dal latino medievale mansio, indicante sia la casa che la famiglia; la stessa radice che in francese divenuta maison2. Pi incerta lorigine del termine chiuso, da alcuni derivante dal fatto che campi e boschi circondano labitazione del contadino con le sue pertinenze (tesi poco verosimile) oppure, pi correttamente, dal fatto della sua indivisibilit. I vocaboli della nostra lingua sono per ricchi di assonanze ed echi interiori e non si pu escludere che il termine sia piaciuto perch li richiamava un po tutti: il maso chiuso era indivisibile, ma era anche una unit agraria con gli edifici rustici al centro, da cui si custodiva e coltivava il terreno, cos che il maso si poteva paragonare un po al castello dei nobili e conferiva dignit sociale a chi lo possedeva.
In realt, siccome non essenziale essere eredi, sarebbe pi corretto parlare di assuntore senzaltra specificazione. 2 Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis. In esso si legge che nel medioevo i termini huba, e mansum si confondevano e che la hofa si distingueva dalle prime due per essere pi piccola.
istituto del diritto barbarico delle popolazioni germaniche, introdotto in Tirolo dai Bavari verso la fine del secolo VI. Presso queste popolazioni tutti i contadini di un villaggio o di un territorio (pago) facevano parte della comunit di villaggio (Dorfgemeinschaft) o della comunit di pago (Marktgenossenschaft) a cui appartenevano i terreni. La comunit regolava e sorvegliava la distribuzione della terra fra i propri membri e tutti gli eventuali cambiamenti nello stato di possesso preesistente. Ad ogni libero capo di famiglia doveva essere assegnata una porzione di terra arabile, con tutti gli accessori, (bosco, pascolo ecc.), bastante al mantenimento di una numerosa famiglia con tutti i servi. L'unit di misura di tale porzione era la Hufe (nelle fonti latine huba o hoba), la cui estensione non era fissa, ma variava secondo la qualit del suolo, la quantit di terreno a disposizione e i bisogni delle singole famiglie3. La struttura prevalente era quella della comunit di pago con fattorie isolate ed autosufficienti, con diritti limitati di propriet che impedivano il formarsi di grosse propriet terriere (latifondi), ma garantivano al contadino capace condizioni di sufficiente sostentamento. La famiglia rurale diveniva la cellula fondamentale della organizzazione sociale. La propriet del terreno, teoricamente della comunit, di fatto restava stabilmente nella disponibilit del contadino purch fosse garantita (come ha detto dopo 1500 anni la Costituzione italiana) la sua funzione sociale. Il contadino poteva anche ampliare i suoi terreni con la bonifica dei boschi circostanti. A tal fine il sistema ereditario germanico si differenzi decisamente da quello romano e comprese che per il miglior sfruttamento del terreno, per aumentarne la redditivit, per legare i contadino al suo territorio, era necessario che lunit agraria, il podere, non venissero frammentati ogni volta che il
Kurt Heinricher, Listituto del maso chiuso nel diritto consuetudinario dellAlto Adige, in Atti del II Convegno di Arti e Tradizioni Popolari, 1936.
capo famiglia moriva. La conservazione dellintegrit del podere, della sua capacit di produrre e di mantenere un certo numero di persone, doveva prevalere sui diritti dei figli. Si ritenne, mediante una lunga elaborazione della consuetudine, che fosse preferibile un sacrificio familiare, piuttosto che creare problemi sociali. Scelta che si potrebbe definire aziendale perch il valore di una azienda non dato dal valore degli immobili, ma dalla sua capacit di dare reddito, che andrebbe perduta in caso di divisione. Se lazienda, come bene sociale, deve restare integra, a chi ne viene escluso non spetta il valore dei beni, ma solo un risarcimento per il fatto di non partecipare pi alla distribuzione del reddito. Indubbiamente la posizione degli eredi esclusi era dura. Essi, se restavano nel maso, diventavano dei servi agricoli (Knecht), trattati come uno di famiglia, ma non in grado di crearne una propria; se ne uscivano, ricevevano un modesto corredo e dovevano andare in cerca di fortuna; conservavano il diritto a ritornarvi ed essere mantenuti in caso di miseria. Solo i pi capaci riuscivano a trovare soldi e terre per fondare una propria famiglia con maso. Accanto al maso chiuso, nel corso dei secoli si svilupparono altre forme di organizzazione agricola quali il colonato, n mancavano grandi propriet terriere in mano a nobili o alla Chiesa. Vi era quindi la possibilit di coltivare, acquistare e bonificare terreni anche per chi veniva escluso dalleredit del maso. Non tutti i terreni infatti entravano a far parte di un maso, ma alcuni, per vari eventi legali, restavano liberi, anche se in propriet di un titolare di maso chiuso, e sono detti fondi volanti (walzende Grundstcke)4.
Anticamente detto anche Wandelacker; forse la traduzione pi corretta sarebbe fondo mobile visto che nel medioevo terreni affittabili al contadino temporaneamente, invece che a vita, venivano designati con il termine Feudum mobile. Si veda anche H. Wopfner,
Nella realt la tendenza dei singoli era di cercare di evitare di vincolare beni ad un maso e di approfittare di ogni occasione per distaccare da esso qualche particella. Ci poteva accadere su autorizzazione dellautorit oppure per restituzione di beni dotali oppure per giustificata riduzione del maso. La regola consuetudinaria era che lerede assuntore fosse il figlio maggiore (diritto di maggiorasco), ma in alcune zone (territorio del Brennero5) si instaur la consuetudine di assegnare il maso al figlio minore. Non per tutelare il giovane, cosa al di fuori della mentalit dellepoca, ma perch se il proprietario del maso campava troppo, accadeva che il figlio maggiore poteva ereditare, sposarsi e procreare solo in et gi avanzata (per lepoca), con avanti a s una prospettiva di vita non sufficiente per allevare i figli. La regola germanica tendente a conservare unita la propriet agricola, stata applicata in vario modo dai paesi nordici fino alle Alpi. In Tirolo (e con varianti in Carinzia6) ha trovato la sua costruzione pi stabile e tipica. Qui listituto del maso chiuso, cos gi detto fin dal 1795, per lunghi secoli regolato dalla consuetudine, venne ufficialmente regolato dalla Tiroler Landesordnung del 1526, da Patenti Imperiali emanate fra il 1770 e il 1795 e, infine, dalla Legge provinciale tirolese del 12 giugno 1900 nr. 47, rimasta in vigore, nei territori trasferiti allItalia, fino al 1929. Proprio nel 1900 anche lart. 2049 del BGB (codice civile tedesco) fissava la regola che il testatore
Bergbauernbuch: von Arbeit und Leben des Tiroler Bergbauern in Vergangenheit und Gegenwart, Tyrolia Verl., 1951 e la voce Walzende Grnde in L. von Westenrieder, Glossarium Germanicolatinum vocum obsoletarum primi et Medii Aevi inprimis Bavaricarum, 1816. 5 Kurt Heinricher, l. cit.; luso scomparve gi alla fine del 1700. 6 In Austria vi sono una legge generale sulla eredit dei masi e due leggi particolari per il Tirolo e la Carinzia.
potesse lasciare lunit colturale ad un solo erede (Anerbenrecht). I vantaggi del sistema del maso chiuso sono palesi: - impedisce la polverizzazione terriera a seguito di vendite di singoli terreni o di divisioni ereditarie; leccessiva frammentazione dannosissima perch ostacola una razionale coltivazione, finisce per far abbandonare i terreni meno produttivi, ostacola la cooperazione fra vari proprietari in vista di migliorie comuni; - di ostacolo alle grandi propriet anche se un soggetto pu possedere pi masi; - ostacola lindebitamento del contadino che non costretto a vendere per pagare i coeredi; - favorisce la continuit nel possesso del maso, e quindi la sua buona conservazione e coltivazione, non legata alle sole forze del proprietario, ma a quelle di tutta la famiglia; - presuppone e consolida un vincolo familiare molto forte; - favorisce la coltivazione diretta anche in zone impervie; in Val Senales vi sono masi oltre i 2000 metri di altitudine. - crea una classe di contadini legati al proprio maso, conservatori, naturali tutori dellambiente; - creava un tempo un certo equilibrio demografico per la difficolt per i giovani di crearsi una famiglia fino a che restavano nel maso. Lerede assuntore non poi tanto un privilegiato; la sua qualit non meccanicamente determinata e il sistema consente di scegliere in genere il pi idoneo a conservare e migliorare la propriet a favore dellintera famiglia, tenuto conto del sesso, dellet, delle attitudini agricole. Egli si assume il rischio imprenditoriale che cessa invece per gli eredi esclusi.
La legge tirolese del 1900 introdusse molte novit, eliminando norme troppo rigide: fissazione delle dimensioni minime e massime del maso (estensione che consente di trarre da esso un reddito sufficiente al mantenimento confacente - angemessene Erhaltung - di una famiglia di almeno 5 persone, senza per superare il quadruplo di tale reddito minimo), modifiche al maso solo mediante autorizzazione di una apposita commissione, scelta dellerede unico in base a testamento, patto successorio, accordo degli eredi o in base alle norme ereditarie usuali, con possibilit di un condominio temporaneo fra gli eredi, regolazione dellipotesi che lerede avesse gi un proprio maso, obbligo per lassuntore di pagare immediatamente quanto dovuto ai coeredi, o, al massimo, entro tre anni con garanzia ipotecaria, ecc. Accanto alla legge rimasero o si formarono delle consuetudini che temperavano ulteriormente lasprezza di alcune disposizioni: dilazione del pagamento, anche a rate, fino a 5 o 10 anni, corresponsione degli interessi solo al coerede che lavorava nel maso, diritto per i familiari abitanti nel maso di vivere in famiglia fino alla maggiore et o per il tempo che continuavano a lavorarvi, diritto di tornare a lavorarvi per alcuni mesi o di essere ospitati in caso di indigenza, malattia o disoccupazione, stipulazione di contratti di cessione (bergabevertrge) del maso da parte del proprietario ad un suo futuro erede, cos aggirando la disciplina legale della successione, ma obbligandolo sostanzialmente agli stessi doveri dellerede assuntore7. Questa pregnante caratteristica consuetudinaria dimostr la sua forza quando lo Stato italiano con i Regi Decreti 4 novembre 1928 n. 2325 e 28 marzo 1929 n. 499 estese alle nuove province la legislazione civile del Regno dItalia, con efficacia dal 31 luglio 1929. Il maso chiuso spar dal codice, ma, di fatto, ben pochi approfittarono della nuova normativa. Fino alla sua
Francesca Morena, Listituto del maso chiuso in Alto Adige, tesi di laurea, Torino 2002
reintroduzione nel 1954 solo il 6% dei masi vennero sciolti e altrettanti ne uscirono ridotti, ma prevalse nella popolazione la consapevolezza delle legittimit sostanziale delle regole tradizionali, poco importa se scritte o meno. Pochissimo il contenzioso ed passata alla storia solo la sentenza della Cassazione n. 1698 del 25 giugno 1952 la quale riconobbe il diritto alla indivisibilit del maso in quanto caratteristica giuridica intavolata, ma neg valore al metodo di stima delle quote dei coeredi, ritenute contrarie allordine pubblico. Queste due parolette, prive di contenuto concreto, erano il cavallo di battaglia della giustizia del secolo scorso, con cui si giustificava la sopravvivenza di regole di perbenismo ottocentesco, sebbene esse non avessero pi riscontro n nella Costituzione n nella realt (il divorzio, il sesso, la religione, leredit, erano tutte cose da tutelare in nome dellordine pubblico). In effetti nessuno mai riuscito a spiegare la logica del fatto per cui un soggetto pu spogliarsi di tutti i suoi beni finch vivo, ma questi beni diventano indisponibili appena egli muore! Dopo la guerra per la situazione cominci a deteriorarsi per i cambiamenti economici, per i molti giovani morti in guerra, per il fatto che lerede unico trovava comodo pagare gli altri eredi cedendo loro terreni. Forte fu la spinta per la reintroduzione della normativa del maso chiuso; gi nello stesso Statuto di autonomia del 1948, allart. 11, veniva stabilita la competenza primaria della Provincia di Bolzano di legiferare in materia di ordinamento delle minime unit culturali 8, anche agli effetti
Listituto della minima unit culturale era stato introdotto dal codice Civile del 1942 ma poi non sono mai stati indicati dalla P.A. i criteri di valutazione necessari per la sua applicazione. Quindi rimasto relegato fra le pie intenzioni. Esso trova richiamo in Alto Adige solo nella legislazione venatoria (DPP 16/2000, art. 7-9) ed indica il podere formato da almeno due ettari di terreno effettivamente coltivato a frutteto o vigneto oppure da quattro ettari di terreno effettivamente coltivati come arativo o prato. Questa indicazione dei 2-4 ettari era
dellart. 847 del codice civile; ordinamento dei masi chiusi e delle comunit familiari rette da antichi statuti o consuetudini . Iniziarono nel 1952 dure trattative con il governo italiano (uno dei principali oppositori del maso fu Luigi Einaudi troppo innamorato di teorie economiche liberistiche, buone per gli Stati, ma discutibili per i poderi!) fino alla approvazione della legge 29 marzo 1954 n. 1, in vigore dal 1 aprile 1954. Collabor alla stesura della legge il prof. Alberto Trabucchi, noto civilista. Il punto di maggior attrito non era quello della indivisibilit del maso, visto che esso era accettato anche dal diritto italiano (minima unit culturale), ma quello della disparit di trattamento fra eredi di pari grado. La questione venne sottoposta anche al vaglio della Corte Costituzionale che con sentenze 4/1956, 5/1957 e 40/1957 riconobbe che lattribuzione alla Provincia della competenza primaria in materia di masi chiusi implicava la competenza a legiferare su tutto listituto, compresa la materia ereditaria e processuale, purch in armonia con la Costituzione e i principi dell'ordinamento giuridico italiano. Con le leggi provinciali 2 settembre 1954 n. 2 e 25 dicembre 1959 n. 10 vennero attuati interventi correttivi, coordinati infine nel T.U. approvato con decreto 7 febbraio 1962 n. 8. La legge provinciale 33/1978 armonizz la normativa del maso chiuso con la riforma del diritto di famiglia a cui segu il Testo Unificato definitivo del decreto 28 dicembre 1978 n. 32. La legge provinciale 26 marzo 1982 n. 10 ha riconosciuto i masi aviti ( Erbhof ) 9.
contenuta nella vecchia legge urbanistica; ora la GP con delibere 3012-2005 ha fissato identica estensione per il compendio unico di cui al D. Lg.vo 99/2004. 9 In base alla lettera dellart. 51 L. P. 17/2001 parrebbe abolita ogni disposizione anteriore e quindi anche la legge sui masi aviti, ma so-
La legge provinciale 28 novembre 2001 n. 17 ha rivisto e sostituito tutta la normativa anteriore, tenendo conto anche di decisioni della Corte Costituzionale, intervenute nel frattempo su questioni peraltro marginali. La legge provinciale 2 luglio 2007 n. 3 ha regolato il rapporto fra maso chiuso e norme urbanistiche. La legge provinciale 23 luglio 2007 n. 6 ha introdotto modifiche sulla aggregazione e sui cambiamenti di estensione di masi chiusi. La legge provinciale 10 giugno 2008 n. 4 ha regolato alcuni casi di prelazione. Esporremo perci la normativa in vigore dal 2001, tenendo conto delle recenti modifiche fino a tutto il 2008.
lo una imprecisione nella traduzione dal testo tedesco che invece elenca espressamente solo le leggi abrogate.
Alcuni dati sul maso chiuso
Alla data del 30 giugno 1928, quando la legge italiana soppresse i masi, erano iscritti nella parte I dei libri tavolari 12.111 masi chiusi10, ma bisogna considerare che limpianto tavolare non era ancora completato e mancavano alcuni comuni. Quindi i masi erano poco meno di 13.000. Tab. 1: Numero di masi chiusi per comprensorio fondiario (1928)
comprensorio fondiario Vipiteno Bressanone Chiusa Brunico numero masi 754 1.121 882 2.228 comprensorio fondiario Monguelfo Bolzano Caldaro Merano Nr. masi 1.121 2.243 239 2.569 comprensorio fondiario Silandro Egna Totale numero masi 667 287 12.111
Attualmente (agosto 2009) i masi chiusi in Alto Adige sono 13.334 e costituiscono poco pi della met delle 26.285 aziende agricole e forestali dellAlto Adige (censimento agricolo, Bolzano 2002, ASTAT). Merita annoverare al fatto, che i masi chiusi sono mediamente pi grandi delle aziende non costituite in maso chiuso e che nellambito del censimento agricolo sono state rilevate anche le aziende minute, poco importanti ai fini economici; da quanto detto consegue, che gran parte della superficie agricola utilizzabile compresa nei masi chiusi.
Karl Tinzl, Il maso chiuso, Bolzano 1952. LAutore (1888-1964) fu deputato dal 1921 al 1928, prefetto nel 1943 ed infine senatore per la SVP.
In media ogni anno vengono costituiti circa 50 masi nuovi e ne vengono svincolati una ventina (vedi grafico 1).
Grafico 1: Costituzioni e svincoli di masi chiusi in Alto Adige (1998-2008)11 L81% dei masi chiusi appartiene ad un proprietario unico e il 17% in compropriet di persone fisiche (vedi grafico 2), l1% appartiene a delle societ, lo 0,5% ad enti ecclesiastici e lo 0,2% ad altri enti. Nella maggior parte dei casi di compropriet si tratta di comunioni ereditarie (in media 3-4 proprietari), in cui non avvenuta ancora lassunzione ai sensi della legge sui masi chiusi. Delle 10.840 aziende con proprietario unico l88% appartiene a uomini e il 12% alle donne.
Fonte: Ufficio propriet contadina, Provincia Autonoma di Bolza-
Grafico 2: Suddivisione della propriet dei masi chiusi (agosto 2009) Let media delle persone fisiche proprietarie di masi chiusi di 51,2 anni. Le classi det dei proprietari si vedono nel grafico 3. Si nota, che le classi pi numerose sono quelle da 40 a 50 anni e da 50 a 60 anni (rispettivamente il 29 e il 23%). Solo il 23% dei proprietari sono giovani agricoltori con meno di 40 anni.
Grafico 3: Classi det delle persone fisiche proprietarie di masi chiusi (agosto 2009)
Osservando la suddivisione geografica dei masi chiusi a livello provinciale (vedi Tab. 2) si nota, che il comune con pi masi quello di Renon (396), seguito da Sarentino (383) e da Appiano s.s.d.V. (337). I comuni con meno masi chiusi sono Anterivo (6), Trodena (8) e Ponte Gardena (8). Tab. 2: Numero di masi chiusi per comune (agosto 2009)
comune Aldino Andriano Anterivo Appiano s.s.d.V. Avelengo Badia Barbiano Bolzano Braies Brennero Bressanone Bronzolo Brunico Caines Caldaro s.s.d.V. Campo di Trens Campo Tures Castelbello-Ciardes Castelrotto Cermes Chienes Chiusa Comedo all'lsarco Cortaccia s.s.d.V. Cortina s.s.d.V. Corvara in B. Curon Venosta n. masi 83 42 6 337 50 140 77 274 79 60 336 14 138 23 109 166 164 175 242 63 103 180 116 120 23 32 105 comune Laion Laives Lana Lasa Lauregno Luson Magre s.s.d.V. Malles Marebbe Marlengo Martello Meltina Merano Monguelfo-Tesido Montagna Moso in P. Nalles Naturno Naz-Sciaves Nova Levante Nova Ponente Ora Ortisei Parcines Perca Plaus Ponte Gardena n. ma- comune si 127 124 264 188 25 95 53 142 195 103 64 95 126 111 67 184 65 210 110 60 216 33 9 113 59 27 8 S. Genesio S. Leonardo in P. S. Lorenzo di S. S. Martino in B. S. Martino in P. S. Pancrazio Salorno Sarentino Scena Selva di Val G. Selva die Molini Senales Senale-S. Felice Sesto Silandro Sluderno Stelvio Terento Terlano Termeno s.s.d.V. Tesimo Tires Tiralo Trodena Tubre Ultimo Vadena n. masi 180 200 176 130 126 124 48 383 180 38 110 68 46 92 230 39 21 116 141 89 122 55 108 8 10 192 29
Dobbiaco Egna Falzes Fi allo Sciliar Fortezza Funes Gais Gargazzone Glorenza La Valle Laces Lagundo
130 48 107 163 13 155 129 38 11 86 242 148
Postai Prato allo Stelvio Predoi Proves Racines Rasun-Anterselva Renon Rifian Rio Pusteria Rodengo S. Candido S. Cristina Val G.
34 89 32 31 279 145 396 74 136 80 120 28
Val di Vizze Valdaora Valle Aurina Valle di Casies Vandoies Va ma Velturno Vera no Villabassa Villandro Vipiteno Totale
141 120 262 150 164 103 110 82 54 155 88 13.334
Masi esistenti Masi chiusi riconosciuti dalla legge sono fondamentalmente quelli gi iscritti al libro tavolare nella apposita sezione prima. Per essi quindi pu sorgere solo il problema se hanno ancora ragione dessere, se, cio, hanno ancora una estensione sufficiente a provvedere al mantenimento di una famiglia, secondo i criteri che vedremo. I masi che da almeno 200 anni sono coltivati dalla stessa famiglia in linea diretta, o in linea collaterale fino al secondo grado, possono ottenere dalla Giunta Provinciale il decreto che riconosce il titolo di Erbhof (maso avito) e li autorizza fregiarsi della relativa insegna.12 La comprensione dei meccanismi giuridici che regolano il maso chiuso resa complicata dal fatto che essa si deve svolgere su pi piani: 1) Da un lato vi il prevalente principio pubblicistico della indivisibilit del maso chiuso (cio del fatto che il maso non pu essere sciolto e, entro certi limiti, neppure ridimensionato), e della sua persistenza come azienda, al di l delle vicende personali dei proprietari dei singoli fondi o del maso. Ad esso si collega laltro principio basilare secondo cui la posizione
Si segnala, quale curiosit, che la Corte Costituzionale con sentenza 21-5-1987 aveva ritenuto incostituzionale il fatto che la legge non prevedesse anche una dizione italiana, anche se priva di senso!!
dellassuntore non necessariamente ricollegata alla qualit di proprietario o di erede, ma che si diviene proprietari attraverso lassunzione. 2) Dallaltro lato vi sono le vicende privatistiche degli eredi, o di chi ha diritti reali sul maso, che vengono regolate dal codice civile, salvo i ritocchi necessari per rispettare il punto 1). Se la propriet del maso perviene ad una persona giuridica, ad esempio ad un Ente ecclesiastico13, questo potr gestirlo direttamente in economia o mediante affitto o mezzadria. Si avr quindi un proprietario ma non un assuntore. 3) principio generale, non espresso, ma ricavabile dal fatto che le norme sul maso chiuso sono norme eccezionali, che lassuntore non pu essere assoggettato ad alcun ulteriore svantaggio oltre quelli imposti dal rispetto della natura del maso. Egli, una volta scelto, pu quindi svolgere ogni tipo di attivit diversa da quella agricola. Lassuntore, attraverso laccettazione di tale qualit, diviene il proprietario del maso e i diritti reali altrui si convertono, di regola, in un diritto ad una indennit. Quando lassuntore muore con pi eredi e senza che vi sia un assuntore gi designato, sul maso si forma una comunione temporanea degli eredi i quali possono continuare a gestire il maso chiuso, in base alle normali regole stabilite dal codice civile per la comunione di beni, per la societ di fatto o per limpresa familiare agricola14. Gli eredi possono richiedere su-
Nel 1978 la Curia Vescovile aveva sostenuto che se i beni sono beni personali ex art. 179 C.C. non possono appartenere ad una persona giuridica e che perci, in quanto persona giuridica ecclesiastica, i beni della Chiesa erano sottratti a controllo dello Stato. Le due tesi apparvero subito molto forzate e vennero definitivamente respinte dal TAR di Bolzano con sent. 14-4-96. 14 Ipotesi questa espressamente citata dallart. 38 Legge sul maso chiuso. Si veda sul problema: P. Michaeler, J.L. Rungger, W. Hin-
bito il certificato ereditario che viene intavolato. Se si mettono daccordo sulla nomina dellassuntore, la comunione cessa; ma se non si mettono daccordo necessario iniziare una procedura contenziosa, avanti al Tribunale, che pu durare anni. Durante questo periodo il maso pu essere gestito dagli eredi, ma siccome questi sono quasi certamente entrati in lite fra di loro, si render necessaria la nomina di un amministratore giudiziario. Nel caso che la comunione ereditaria si protragga per molti anni, cosa alquanto frequente, il prezzo di assunzione verr determinato con riferimento al momento della scelta dellassuntore o della domanda giudiziaria per la sua nomina da parte del giudice. Come vedremo, la normativa vigente ha rafforzato i diritti patrimoniali e di assistenza di chi viene escluso dal maso, ha rafforzato la tutela dei minorenni, ha equiparato totalmente i diritti di maschi e femmine. Un modello ormai non pi in contrasto con principi costituzionali e che potrebbe essere esportato senza ricorrere a istituti meno sperimentati e regolati quali il patto di famiglia, il trust, il compendio unico, la minima unit culturale. Cercheremo qui di esporre in modo agevole e comprensibile anche a chi non un giurista, la legge ed i problemi interpretativi pi comuni che possono sorgere. Nello interpretare la legge sui masi chiusi si devono tenere presenti i principi che regolano il rapporto fra leggi generali dello Stato e leggi speciali, quale senzaltro la legge in esame. La legge sui masi ha regolato un istituto estraneo al diritto italiano che corrisponde ad una sua logica particolare: quella di conservare lunit aziendale in base a valutazioni di merito affidate ad organismi locali, anche se ci comporta il sacrificio di certe situazioni reali ed ereditarie garantite dal Codice Civile. Ogni norma che
tner, LIMPRESA FAMILIARE CON PARTICOLARE RIGUARDO ALLA SITUAZIONE ALTOATESINA, Bolzano, 2007
trova la sua ragion dessere in questa logica (ratio, dicono i giuristi) speciale e prevale sulle norme generali; il che significa che queste norme, che operano sulla regolamentazione giuridica interna del maso chiuso in senso stretto, possono essere interpretate anche in via analogica. Quando invece si debbono applicare le norme che incidono su diritti reali od ereditari, le norme sono di stretta interpretazione e, in caso di dubbio, si debbono applicare le norme generali, anche in via analogica. Fermo restando che secondo la Corte Costituzionale la Provincia pu disciplinare la materia dei masi chiusi nellambito della tradizione e del diritto preesistente e quindi con una potest pi ampia rispetto alle altre materie su cui ha competenza primaria; il che ampia la possibilit di porre in essere norme speciali. Inoltre pu emanare norme procedurali per regolare la materia. Costituzione di un nuovo maso (artt. 2 e 3) Per costituire un maso chiuso, su richiesta del proprietario o dei comproprietari dei fondi, occorrono precisi requisiti degli edifici e dei terreni. Qui ed oltre, quando si parla di proprietario, coltivatore o di altra qualit soggettiva, chiaro che pu trattarsi di soggetto maschile o femminile. Vengono richiesti requisiti diversi a seconda che sui terreni agricoli sia o meno compresa una casa di abitazione con relativi rustici. SE VI UNA CASA: - Il reddito medio annuo del maso, compreso quello derivante da agriturismo, deve essere sufficiente per assicurare un adeguato mantenimento ad almeno quattro persone, senza tuttavia superare il triplo di tale reddito. Il termine medio non va inteso in senso matematico, poich manca il riferimento al periodo da prendere in considerazione, ma va inteso nel senso di reddito normale. La nozione di mantenimento alquanto generica e non coincide con quella elaborata in relazione agli obbli22
ghi familiari e solo per determinare la misura di un obbligo. Nel maso indica un criterio economico da intendere in modo oggettivo: mantenimento significa che ciascuno dei componenti del nucleo familiare deve godere, in relazione alle sue capacit e al lavoro prestato, di un reddito sufficiente ad assicurare a s ed ai suoi figli minori una vita dignitosa, secondo gli standard dellambiente in cui vive. Quindi, pi sinteticamente, si potrebbe dire che lestensione di un maso deve essere sufficiente ad assicurare un reddito dignitoso ad almeno quattro persone e a non pi di dodici persone. Appare logico ritenere che si debba trattare di persone in attivit lavorativa. Ovvio poi che la nozione pu variare rapidamente in relazione ai mutamenti sociali: si consideri che la meccanizzazione riduce il numero di occupati, ma richiede investimenti (cio reddito e risparmio) e che il maso non richiede solo coltivatori diretti, ma anche personale per le attivit rivolte allagriturismo. - Il maso deve disporre di unampia abitazione e sue dipendenze, sufficiente ad ospitare il vecchio proprietario con la moglie e tutti coloro che lavorano stabilmente nel maso nonch, eventualmente, ospiti da agriturismo. - Il maso deve disporre di tutti gli edifici rustici necessari dalla coltivazione fino alla commercializzazione dei prodotti. SE NON VI LA CASA: possibile costituire in maso chiuso solamente terreni, al fine di costruirvi abitazione e rustici, a condizione che: - tutti i terreni agricoli utilizzabili del richiedente vengano incorporati; - si raggiunga una estensione minima e cio almeno tre ettari di vigneto o frutteto ovvero almeno sei ettari di arativo o prato;
- il richiedente sia ben qualificato come coltivatore diretto che si dedica allagricoltura da almeno 5 anni o che abbia una esperienza professionale in agricoltura per un egual periodo;. - il richiedente o il coniuge non siano stati negli ultimi cinque anni proprietari di alloggio per coltivatori e sussista la necessit di costruire una nuova sede (abitazione e rustici). Norme particolari sono dettate se il richiedente un giovane agricoltore16 con adeguato titolo di studio e che si dedica allattivit agricola oppure se, pur privo di titolo di studio, si dedica alla attivit agricola da dieci anni e lestensione della azienda coltivata non inferiore a quella stabilita per il compendio unico. Il Regolamento D.P.P. 3 maggio 2006 n. 19 stabilisce che il giovane agricoltore che richiede di costituire un maso chiuso deve essere in possesso di uno dei seguenti titoli di studio o diplomi: a) titolo accademico o diploma di un istituto di formazione tecnica superiore in discipline agrarie, forestali o economia domestica e scienze dell'alimentazione; b) diploma di maturit conseguito presso un istituto tecnico agrario; c) diploma di una scuola professionale ad indirizzo agrario o di economia domestica. Formalmente un maso si considera costituito quando viene intavolato latto costitutivo, previa autorizzazione della Com15
Per la legge 590/1965 coltivatore diretto chi coltiva personalmente almeno 1/3 del maso. Perci non tale, ad es., chi fa lalbergatore (TAR Bolzano, 8-1-1996) 16 Il limite di et di 40 anni, secondo i regolamenti CEE 797/1985 e 1698/2005 e L. 441/1998; diversa la nozione di giovane imprenditore agricolo, di et inferiore a 35 anni, di cui al D.L. 35/2005, convertito con L. 80/2005.
missione locale per i masi chiusi (che dora in poi chiameremo solo Commissione). Il maso ai fini del regime patrimoniale fra coniugi si considera bene personale a norma art. 179 C.C. (art. 38 Legge sui Masi chiusi). La nozione di redditivit Il criterio della redditivit del maso ha dato notevole lavoro alla giurisprudenza, pervenuta poi a decisioni consolidate in cui si afferma che: - non bisogna prendere in considerazione la produzione effettiva, ma la potenziale produttivit del maso in base ad una normale gestione; - bisogna tenere conto dei normali bisogni della famiglia; - le decisioni delle Commissioni devono essere adeguatamente motivate con logico ragionamento basato su dati concreti; - non sufficiente far riferimento alla estensione del maso, ma occorre effettuare lanalisi della potenziale produttivit; - Oltre che dei proventi da coltivazione, allevamento e prima trasformazione dei prodotti, si deve tener conto anche della presenza di esercizi commerciali, impianti industriali e artigianali qualificati dalla Commissione come pertinenze, in quanto siano connessi con labitazione o i rustici e separabili solo con grave pregiudizio17; Perdita della qualifica e svincolo del maso (art. 4 e art. 36) Il maso non viene mai sciolto dufficio (svincolo del maso). Se viene superato il reddito massimo e se vi contenzioso avanti al giudice, gli interessati alla procedura di assunzione possono chiedere alla Commissione che vengano scorporati dei
Consiglio di Stato 645/1982, in relazione alla normativa allora vigente.
terreni, ma non oltre ludienza di discussione della causa per assunzione e fissazione del prezzo. Se vengono a mancare, per qualsiasi ragione, in tutto o in parte, i fabbricati e gravi ragioni dimostrano che essi non potranno essere ricostruiti, la Commissione, su richiesta del proprietario o comproprietario o di un coerede, pu sciogliere il maso, anche se in corso la procedura di assunzione. La regola per che si debba fare il possibile per ricostruire gli edifici, chiaro essendo che lincendio del maso non pu essere un mezzo per ottenere il suo scioglimento! Lo stato di abbandono del maso non pu mai essere causa sufficiente per lo scioglimento del maso18 cos come non lo giustifica il fatto che i proprietari potrebbero guadagnare di pi usando i terreni per scopi non agricoli19. La valutazione della Commissione una valutazione di merito non impugnabile di fronte al TAR, salvo vizi logici nella motivazione. Quando il reddito del maso, per distacchi di terreno od altre cause20, scende al di sotto della met del reddito minimo annuo (cio esso non basta neppure a mantenere due persone)21, gli interessati possono richiedere alla Commissione la revoca della qualifica di maso chiuso. I terreni, salvo casi eccezionali, vengono aggregati ad altri masi chiusi. Disposizione questa alquanto irrazionale e verosimilmente incostituzionale perch obbliga il proprietario alla vendita e lascia insolute molte delle
Consiglio di Stato 169/1993 Cos si era invece espressa, sorprendentemente, la Commissione provinciale; CdSt. 322/1979 20 Consiglio di Stato 2197/2007; per non pu trattarsi di esigenze personali (TAR Bolzano, 19-1-2004) e in genere si richiede che sia diminuita anche lestensione (TAR Bolzano 19-1-01). 21 Non rileva invece la diminuzione dellestensione se il reddito rimane comunque sufficiente (Cass. 3-6-1991 n. 349, con riferimento alla vecchia legge).
problematiche che sorgono nella pratica applicazione (ad es. in tema di diritti di prelazione). Fra gli interessati che possono chiedere lo svincolo del maso rientrano non solo gli eredi e comproprietari, ma ogni persona che subisce una limitazione dei suoi diritti o interessi legittimi per il fatto del vincolo (mezzadro, affittuario, promissario di un fondo del maso, ecc. Non legittimato chi ha una mera aspettativa22, quale, ad esempio, il chiamato quale assuntore che non ha ancora accettato). Modifiche al maso ed usucapione23
Consiglio di Stato 600/1979, 500/1979, 501/1979, 306/1983 Nel sistema tavolare si posto il problema di conciliare il rigido sistema formale, secondo cui i diritti reali intavolati non sono contestabili, con il riconoscimento delle situazione di fatto, altrettanto degne di tutela, come lusucapione della propriet o di servit. Si era infatti persino sostenuto che ogni passaggio tavolare interrompeva lusucapione, cos che essa non poteva essere opposta al nuovo proprietario; tesi ottusamente formalistica che andava ben oltre lo scopo del sistema tavolare e che portava a risultati odiosi, contrari ai principi generali del diritto. chiaro, ad esempio, che non si pu negare il diritto allusucapione di una servit apparente, come nel caso di chi abbia realizzato una strada di accesso al proprio fondo e labbia utilizzata per oltre ventanni. La giurisprudenza ha quindi subito una notevole evoluzione e si giunti ad affermare che anche nel sistema tavolare possibile usucapire, sia pure con alcune particolarit; non possibile lusucapione breve (decennale) e lintavolazione di un atto tra vivi non interrompe la usucapione se il beneficiario conosceva o avrebbe dovuto conoscere usando lordinaria diligenza lesistenza dellaltrui possesso (Cass. 13198/1999). quindi possibile laccessione del possesso quantomeno in tutti quei casi in cui esso apparente (crea uno stato di fatto visibile) e in tutti quei casi in cui il beneficiario ne era a conoscenza. In passato la Cassazione aveva adottato una giurisprudenza restrittiva affermando che chi acquistava un bene poteva unire il proprio periodo di possesso a quello del cedente solo se questi nel contratto gli
Per ogni modifica dellestensione del maso o per lacquisto, cessione o modifica di diritti reali su di esso, per la costituzione di diritti di superficie o per la stipulazione di contratti di affitto o locazione di durata superore a 15 anni su qualsiasi porzione del maso, occorre lautorizzazione della Commissione ( atto discrezionale). Non occorre autorizzazione per espropriazioni o per riordini fondiari approvati dalla Giunta Provinciale o per dare esecuzione a sentenze costitutive24. Lassuntore pu usucapire terreni poich pu cumulare, ai fini dell'usucapione, il possesso esclusivo conseguito per effetto della divisione a quello esercitato di fatto in qualit di compossessore prima della divisione stessa25. Infatti il regime successorio dei masi chiusi si distingue da quello ordinario solo in virt della tutela dell'indivisibilit dell'unit immobiliare, ma non incide su altre situazioni giuridiche. In questa usucapione
cedeva anche il diritto in corso di usucapione; nel caso di una servit questa veniva usucapita solo se nel contratto di cessione del bene era indicato che veniva venduta anche la servit (Cass. 3840/1978). Di recente per la Cassazione ha mutato decisamente indirizzo stabilendo che: a) in via generale l'accessione del possesso della servit, ai sensi dell'art. 1146, secondo comma, CC, si verifica, a favore del successore a titolo particolare nella propriet del fondo dominante, anche in difetto di espressa menzione della servit nel titolo traslativo della propriet del fondo dominante e anche in mancanza di un diritto di servit gi costituito a favore del dante causa; b) nel sistema di pubblicit tavolare, l'accessione del possesso, ai sensi della norma sopra richiamata, esclusa nel caso di omissione della intavolazione del diritto acquistato, per atto tra vivi, dal successore a titolo particolare, ma non anche della intavolazione del diritto del dante causa; n, ove si tratti del possesso di servit non ancora costituita, l'accessione impedita dalla mancanza di intavolazione del relativo diritto. (Cass. 6-5-2008 n. 20287). 24 Consiglio di Stato 598/1991 25 Cass. 23-07-2008 n. 20303
non richiesto alcun parere della Commissione; questo verr richiesto dallinteressato solo se intende aggregare il fondo al maso e non conservarlo come fondo volante. possibile che un terzo usucapisca un terreno facente parte di un maso chiuso, ma il legislatore si preoccupato di limitare la possibilit che lassuntore e chi pretende di aver usucapito, utilizzino la procedura giudiziaria di usucapione per aggirare le norme sui distacchi. Lart. 4 stabilisce pertanto che Nel procedimento giudiziario di accertamento dell'avvenuta usucapione su una parte del maso chiuso deve essere sentita la Commissione locale competente. intuitivo che anche la prova dellusucapione di parte di un maso richieda una prova pi severa di quella usuale. Si consideri che nel maso convivono talvolta lassuntore, coeredi, beneficiari di prestazioni, i quali di fatto tengono comportamenti confondibili con atti di possesso. In un caso, ad esempio, la Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di acquisto per usucapione della propriet di un maso chiuso, giudicando insufficiente ai fini della prova del possesso la disponibilit delle chiavi di esso da parte dell'attore, fratello della proprietaria, e il suo utilizzo di uno dei locali di cui era composto il maso quale ricovero di slittini e piante.26 La norma chiaramente inadeguata e non garantisce un bel nulla perch la Commissione pu esprimere solo un parere, neppure vincolante. Non si capisce neppure su che cosa debba vertere il parere. Lusucapione deriva dal decorso del tempo e da atti di possesso e, raggiunta la prova dei fatti costitutivi, lusucapione una conseguenza inevitabile. La Commissione potrebbe far presente, se del caso, che lusucapione entra in conflitto con le norme sui distacchi. Se la Commissione a conoscenza di fatti ostativi (ad es. simulazione), questi dovranno comunque essere provati perch il giudice non saprebbe che farsene di meri sospetti. Quindi il
Cass. 20-02-2008 n. 4327
parere previsto nellinteresse pubblico e pu servire solo per orientare il giudice verso una migliore comprensione della situazione di fatto. Forse sarebbe stato opportuno dire chiaramente che il parere ha lo scopo di impedire che venga aggirata la norma sui distacchi e che la confessione del convenuto non pu aver valore processuale determinante27. Era forse pi coerente al sistema la norma del progetto di legge che prevedeva lautorizzazione della Commissione e, in caso di diniego, solo il pagamento al pretendente del valore del terreno. Distacchi (artt. 5 e 6) Queste le regole generali: - La Commissione pu dare lautorizzazione al distacco se si distacca un fondo, ma contemporaneamente ne viene aggregato un altro equivalente ai fini delleconomia aziendale. - Se non vi questo scambio: a) il distacco di fondi e la cessione o rinunzia di diritti reali possono essere autorizzati solo per gravi ragioni oggettive di natura socio-economica o di interesse agricolo (non per problemi personali28) e purch non venga notevolmente diminuito il reddito del maso. b) il distacco di un appezzamento di terreno pu essere autorizzato se la propriet del maso pu essere mantenuta solo mediante il distacco; in tal caso la diminuzione del reddito pu essere notevole ma non si deve scendere sotto al reddito necessario al mantenimento di quattro persone29.
Il progetto di modifica di alcune norme procedurali della legge sul m.c. prevede proprio il divieto di utilizzare come mezzi di prova la confessione e il giuramento decisorio. 28 Non costituisce un grave motivo il fatto di dover creare una abitazione per la moglie separata (TAR Bolzano 5-11-2002). 29 Le disposizioni sub a) e b) sono di dubbia legittimit per leccessiva indeterminatezza; i termini; notevole, socio-economico,
Comunque i terreni staccati devono essere, anche in questi casi, contestualmente aggregati ad altri masi chiusi, salvo casi eccezionali30. In altre parole: se non vi scambio, i fondi possono essere ceduti solo per essere aggregati ad un altro maso. - In caso di distacchi per costruire strade pubbliche o regolare torrenti, la Commissione li autorizza anche se il reddito del maso scende al di sotto del minimo (art. 9), ma non oltre la met. Al di sotto della met ricorrono le condizioni per lo scioglimento del maso. - In caso di esproprio parziale, se vengono a mancare i requisiti richiesti, il proprietario pu chiedere lesproprio integrale. - La domanda di distacco non pu pi essere presentata dopo che il giudice ha fissato ludienza di discussione per la scelta dellassuntore e la determinazione del prezzo (art. 13). - La mancanza dellautorizzazione costituisce causa di nullit del contratto di vendita perch il bene diviene sottratto al commercio giuridico.31 Il contratto preliminare di vendita valido anche se manca la preventiva autorizzazione della Commissione in quanto i requisiti di validit di un contratto ad effetto reale sono eccezionali e quindi non si estendono a contratti con soli effetti obbligatori.32
casi eccezionali, implicano valutazioni soggettive e umane. non motivabili e quindi fonte di disparit di trattamento. 30 La differenza rispetto al punto precedente che in questi casi viene meno il requisito dellequivalenza economica. La norma formulata in modo sovrabbondante perch in pratica sempre richiesta laggregazione. 31 Cass. 14-10-1985 n. 5010 32 Cass. 31-1-2008 n. 2317
Ampliamenti del maso (art. 7) Laggregazione di immobili o diritti agricoli ad un maso deve essere autorizzata dalla Commissione e, ovviamente, non si deve con ci superare la dimensione massima ammessa. Lampliamento pu avvenire anche mediante la fusione di due masi ma solo ai fini dellarrotondamento fondiario e della miglior conduzione 33. Se su dei beni vi sono diritti di compropriet, allo scioglimento della comunione la quota attribuita al proprietario del maso entra automaticamente a far parte del maso. Vendita del maso e diritti di prelazione (art. 10) Nel caso che il maso venga posto in vendita chi ha in affitto un maso, o parte di un maso, ha sempre il diritto di prelazione, a norma L. 590/1965. Fra pi affittuari del maso prevale chi ha in affitto gli edifici o la loro maggior parte. Fra pi affittuari di soli terreni prevale chi ha i migliori requisiti per la futura conduzione del maso. La prelazione non ha luogo quando il maso viene venduto al coniuge e a discendenti diretti oppure a fratelli o sorelle o loro figli (sono i parenti entro il quarto grado). I familiari che vivono e collaborano nel maso hanno diritto di prelazione quando il maso o una sua parte viene ceduto a parenti oltre il secondo grado (sono di secondo grado i figli dei figli e fratelli o sorelle) Il proprietario di un maso, coltivatore diretto, ha diritto di prelazione su terreni agricoli confinanti34. Se il terreno viene distaccato da un maso chiuso, lacquirente dovr aggregarlo al
Il testo tedesco non parla di arrotondamento, ma di Betriebsaufstockung (ampliamento dellattivit dellazienda agricola), che concetto pi ampio. 34 Questo diritto di prelazione era gi chiaro in base alla Legge 817/1971. A seguito di contrarie decisioni di giudici, il principio stato ora espressamente affermato dalla L. P. 10 giugno 2008 n. 4.
proprio, previa autorizzazione della Commissione. Se il terreno volante, lacquirente pu lasciarlo tale. Quando viene venduto un intero maso, i confinanti non hanno alcun diritto di prelazione su di esso. La disposizione ragionevole se si intende dire che comunque prevale il diritto di prelazione dei familiari e parenti; irragionevole se mette sullo stesso piano il confinante e qualsiasi estraneo interessato allacquisto. La prelazione non opera se il trasferimento avviene con negozi giuridici diversi dalla vendita (permuta, donazione, conferimento in societ). La Corte Costituzionale, con sentenza 7-12-2006 n. 405, ha stabilito che legittima la norma provinciale sui beni artistici secondo cui non si applica la prelazione prevista per i beni soggetti a vincolo storico- artistico: resta fermo lobbligo di comunicare la cessione del bene alla Sovrintendenza per i beni culturali (L.P. 20-5-2005 n. 4). Successione ereditaria (art. 11 e segg.) In linea di principio il maso chiuso che cade in successione va considerato indivisibile con tutte le sue pertinenze (scorte vive e morte, diritti vari, usi civici, ecc.). In caso di contestazione decide la Commissione quali pertinenze siano inscindibili. Il maso pu essere assegnato solo ad un unico erede o legatario il quale diventa debitore verso la massa ereditaria del valore del maso, accertato a norma art. 20 (art. 15). Eventuali domande di scioglimento o di distacco devono essere presentate alla Commissione prima della notifica del decreto con cui il giudice fissa udienza di discussione nella procedura per scelta dellassuntore o per la fissazione del prezzo di assunzione (art. 13)35.
Disposizione incongrua. Non molto logico fissar un termine ad un momento anteriore ad un evento ignoto e determinato da terzi. Che la preclusione operi anche per le domande di scioglimento e per
Successione legittima (senza testamento) (art. 14-20) Se non vi accordo fra i chiamati a succedere, decide sulla scelta dellassuntore lautorit giudiziaria, rispettando il seguente ordine : I - I discendenti e loro figli, anche adottivi. II - Il coniuge, se dallultima assunzione sono passati pi di 5 anni o se ha collaborato alla conduzione del maso da pi di 5 anni prevale su tutti i parenti salvo quelli di cui al punto I. III Altri coeredi Fra di essi lordine di preferenza stabilito in base ai seguenti sottocriteri: a) coeredi presenti nel maso o che in passato sono cresciuti nel maso; b) tra i coeredi con il requisito sub a) chi ha partecipato alla conduzione del maso negli ultimi due anni; c) fra pi soggetti con il requisito sub a) e sub b) preferito chi ha un diploma di scuola professionale agraria o di economia domestica o analogo, riconosciuto. IV Il coniuge, se dallultima assunzione del maso sono passati meno di 5 anni oppure se ha lavorato nel maso meno di 5 anni. Valgono inoltre le seguenti regole: c) In caso di parit, sulla base dei precedenti requisiti, prevale il parente di grado pi stretto. d) Se non vi sono n figli e nipoti n coniuge e il defunto ha ricevuto il maso per via ereditaria da uno dei genitori, si seguono i criteri di cui al punto III, lett. a), b) e c). e) A parit di altri criteri, prevale il coerede pi anziano.
la procedura di scelta dellassuntore non detto nella norma, ma si pu ricavare in via interpretativa ed precisato in una proposta di correzione in corso di approvazione.
f) Se nessun coerede soddisfa alle condizioni elencate, lassuntore viene scelto dalla Commissione fra chi ritenuto pi idoneo per la diretta gestione del maso. La disposizione scritta in modo contorto. Essa regola solo il caso in cui vi siano pi lontani eredi non presenti nel maso o non cresciutivi. Se vi un solo lontano erede chiamato lui ad avere diritto alla eredit e alla assunzione del maso. Inoltre: - minorenni possono divenire assuntori tramite il loro legale rappresentante e con le autorizzazioni di legge; - non possono essere assuntori gli interdetti ed inabilitati e chi assistito da un amministratore di sostegno; non previsto il possesso di una adeguata idoneit fisica; se per si deve far ricorso alla procedura di nomina giudiziale dellassuntore (art. 18) il giudice deve valutare lidoneit globale dei pretendenti; - se chi ha diritto ad essere assuntore non accetta, subentra il successivo in graduatoria; - se leredit comprende pi masi, vige la regola per cui ogni erede pu divenire assuntore di un solo maso. (art. 28) Successione per testamento (art. 16) Il proprietario pu designare con testamento lassuntore, anche in persona diversa dagli eredi legittimi, e il prezzo di assunzione. Oppure pu escludere determinate persone dalla assunzione. Se lassuntore o i coeredi non sono daccordo sul prezzo, questo determinato a norma art. 20. Il maso pu essere trasferito ad un assuntore anche mediante legato o donazione, reintegrando la quota dei legittimari in base al prezzo stabilito a norma art. 20 (art. 17) e cio al valore di assunzione. Quando manca il testamento, il trasferimento di una quota indivisa del maso a uno degli aventi diritto alla successione conferisce all'acquirente della stessa il diritto di assunzione dell'intero maso ai sensi dell'articolo 20 (art. 17). 35
Se il defunto ha designato eredi, ma non lassuntore, si procede come ai punti precedenti. Ma se nessuno rientra fra quelli con i requisiti di cui allart. 14, ogni erede pu chiedere al giudice la divisione delleredit e la nomina dellassuntore. Il giudice decider, sentita la Commissione, circa lidoneit dei pretendenti (art. 18). Quando viene designato un assuntore che non rientra fra i legittimari, il valore del maso al fine delle quote di legittima calcolato in base ai valori medi agricoli determinati in base alla legge provinciale sugli espropri36 (art. 19). Determinazione del prezzo di assunzione (art. 20) In ogni altro caso la determinazione del prezzo di assunzione viene fatta dal giudice in base al reddito normale annuo presunto, capitalizzato al tasso annuo del 5% (oppure del 9% per il reddito riferibile ad attivit accessorie ex art. 2135 comma terzo CC). La valutazione del reddito dei boschi viene fatta tenendo conto del parere dellautorit forestale. Beni particolari non agricoli possono essere stimati con criteri diversi. Altri parametri verranno indicati con regolamento di esecuzione, ma logico ritenere che esso non potr limitare una oggettiva valutazione mediante parametri innaturali.37. Restano salvi, ovviamente, gli accordi gi raggiunti con alcuni degli eredi. I diritti connessi e le pertinenze non incidono sul prezzo. Il valore di diritti di uso, usufrutto, abitazione, servit, oneri reali vengono calcolati e dedotti dal prezzo (art. 20). Si discusso se si debba tenere conto anche dei diritti di usufrutto ed abitazione
Ora la LP 10/1991 Il regolamento non stato ancora emanato. Esso dovr indicare che nella valutazione necessario tener conto della esistenza o meno di un corretto inventario dei beni aziendali, dello stato delle costruzioni, delle possibilit edificatorie ancora disponibili, del concreto reddito realizzabile, dei pesi e vincoli sui beni, degli oneri che lassuntore dovr assumersi.
derivanti dalla morte del de cuius oppure solo di quelli preesistenti. La soluzione non pu che essere nel senso che si deve detrarre il valore di tutti i pesi gravanti sul maso perch tutti contribuiscono egualmente a diminuirne la redditivit netta e a diminuire la quota spettante ai coeredi esclusi. Procedimento (art. 21 e segg.) Le contese che concernono la scelta dellassuntore e la determinazione del prezzo di assunzione di un maso gi intavolato come tale, sono di competenza del giudice ordinario. Le contese che concernono creazione, scioglimento, ampliamento, riduzione del maso investono non diritti ma interessi legittimi e quindi rimangono sul piano amministrativo (vedi pi avanti). Contese fra eredi, che non investano lassunzione del maso sono regolate interamente dalle norme ordinarie. Il giudice civile non pu contestare le decisioni degli organi amministrativi se non negli stretti limiti in cui pu disapplicare un atto amministrativo per vizi di legittimit (L. 2248/1865) e non pu sostituire la propria valutazione alle valutazioni di merito riservate ad organi amministrativi38. Ogni contesa giudiziaria relativa alla assunzione del maso chiuso e alla determinazione del prezzo39 deve essere portata
Cass. 6532/1994 La legge parla, allart. 21, prima di contenziosi diretti a far valere un diritto in relazione alla applicazione della presente legge per cui competente il giudice ove sito il maso e, subito dopo, di controversie in materia di masi chiusi concernenti lassunzione e la determinazione del prezzo e solo per queste prevede il rito speciale del lavoro e il tentativo di conciliazione. Si tratta pertanto di norma eccezionale di stretta interpretazione. Pare quindi ingiustificata la tendenza del Tribunale di Bolzano di estendere ad altre ipotesi il tentativo di conciliazione e il rito speciale. Una volta deciso il destino del maso, non vi motivo alcuno di privilegiare le liti su diritti reali e di interessare ad esse un ufficio amministrativo.
prima di tutto e a pena di improcedibilit rilevabile anche dufficio, avanti alla Ripartizione agricoltura della Provincia per il tentativo di conciliazione obbligatorio previsto dalla legge 203/1982 sui contratti agrari. LUfficio deve provvedere entro sessanta giorni. Si applicano per il resto le regole fissate nellart. 412-bis del codice di procedura civile per le controversie di lavoro40. Fallito il tentativo si pu iniziare la causa avanti al giudice del luogo in cui il maso intavolato seguendo il rito per le controversie in materia di lavoro, un po pi celere di quello normale. necessaria lassistenza di un legale trattandosi ora di procedura contenziosa41. La determinazione del prezzo e dellassuntore deve formare oggetto di un'unica causa. Un tempo era competente il Pretore, ora un giudice del Tribunale di Bolzano o delle sezioni distaccate (Bressanone, Brunico, Merano, Silandro) competenti per il territorio ove intavolato il maso; se ricade in pi comuni catastali, quello in cui intavolata labitazione del maso (art. 22). Se leredit comprende pi masi (art. 28), la procedura sar unica per tutti i masi dovendosi formare ununica graduatoria, in modo da assegnare, in base ad essa, un maso a ciascuno dei chiamati (art. 28).
Disposizione ricavabile in via interpretativa, ma cos precisata anche nel progetto di legge per la modifica di alcune norme procedurali della legge sul m.c. In esso viene anche precisato che se nel giudizio vengono presentate o riunite domande connesse, alcune rientranti nellart. 21, altre nellart, 22 comma 2, prevale il rito ordinario. Anche se la norma purtroppo non lo dice, si deve ritenere che rimane fermo lobbligo del tentativo di conciliazione. 41 In precedenza la determinazione del solo prezzo di assunzione era trattata come procedimento di volontaria giurisdizione (art. 25 DPGP 1962 n. 8)
Il Tribunale stabilisce il prezzo con sentenza soggetta alle normali impugnazioni e quindi pu passare un tempo piuttosto lungo prima della decisione. Se pende un giudizio avanti al TAR o al Consiglio di Stato. il giudice ordinario non tenuto a sospendere il processo in attesa della decisione (art. 295 CPC), ma talvolta per il giudice civile sar difficile superare autorizzazioni della Commissione da adottare in base a valutazioni di merito. Divenuta definitiva la sentenza, chi ha diritto allassunzione ha 30 giorni di tempo per decidere se accettare o meno; se accetta o se lascia trascorrere il termine senza depositare una dichiarazione di non accettazione, diviene lassuntore. Se rifiuta, vengono convocati i coeredi i quali dichiarano se intendono o meno assumere loro il maso al prezzo stabilito, secondo lordine di preferenza esposto nellart. 14. Se nessuno si offre il giudice fissa nuova udienza con prezzo diminuito di 1/6 e cos via, di udienza in udienza, fino a che qualcuno non accetta (art. 24). Nel caso, molto inverosimile, che nessuno accettasse (se qualcuno prosegue la causa evidente che ha interesse al maso), il maso resterebbe in compropriet agli eredi.42 Il prezzo di assunzione entra a far parte dellasse ereditario in luogo del maso; alla divisione dellasse ereditario partecipa anche lassuntore, se erede. Se vengono lasciati in eredit pi masi gli eredi possono scegliersene uno ciascuno nellordine di cui allart. 14 (art. 28). Le disposizioni appena viste sono state oggetto di dibattito dottrinale del tutto astratto, come se il diritto servisse a costruire teorie invece che a risolvere nel modo migliore problemi pratici. Se si rimane con i piedi per terra e si tiene sempre presente la ragion dessere dellistituto, la maggior parte dei problemi trova facile soluzione. La qualit di assuntore pu
Il progetto di modifica in corso di approvazione abolisce la possibilit di rinunzia dellassuntore e quindi vengono meno i commi da 2 a 4 dellart. 24.
derivare da un testamento e, a sua richiesta, essa viene immediatamente intavolata. Ci comporta che passa allassuntore la propriet del maso chiuso, salvo il rispetto di diritti reali altrui non travolti, e che ogni altro diritto si converte in un diritto di credito. Se invece manca lassuntore, su tutti i beni del defunto, maso compreso, si apre una comunione legale secondo le norme del codice civile e gli eredi possono disporre dei beni ereditati o loro quote, ferma restando lindivisibilit del maso e la possibilit che alla fine il diritto reale si converta in un diritto di credito. Chi chiamato ad assumere la qualit di assuntore non ha ancora alcun diritto, ma solo una aspettativa, che non pu cedere, e non ha alcun immediato vantaggio dal fatto di essere chiamato. Solo nel momento in cui viene conclusa la procedura per stabilire chi sia lassuntore, si avr lintavolazione dei beni in capo allassuntore e verr stabilito il prezzo di assunzione a tale data43. Invece i requisiti soggettivi dellassuntore vanno valutati con riferimento al momento dellapertura della successione (ordine in graduatoria, presenza nel maso, coltivazione del maso per un certo numero di anni), salvo il requisito della maggior idoneit a gestire il maso, che non pu essere che attuale. La mancanza o irregolarit della procedura conciliativa, non rilevata in corso di causa a norma art. 412 bis CPC, non pu essere rilevata dalla autorit amministrativa e non pregiudica lefficacia della sentenza (la conciliazione non volta a tutelare interessi pubblici diretti, ma solo a semplificare la vita alle parti!).
I frutti maturati prima dellintavolazione diventano di propriet dei coeredi ai sensi degli artt. 820 - 821 C. C. (Cass. 17-3-93 n. 3155), salvo ovviamente gli effetti di annotazioni di lite che facciano retroagire gli effetti della intavolazione.
Pagamento del prezzo (art. 27) Lassuntore pu chiedere alla Commissione che il pagamento del prezzo venga dilazionato fino ad un massimo di 5 anni dalla assunzione effettiva; se fra i coeredi vi minorenne, pu chiedere dilazione superiore a 5 anni, ma non oltre il compimento della maggiore et44. Il pagamento garantito da ipoteca legale, salvo rinunzia degli interessati, e gli importi dovuti vengono aggiornati secondo gli indici ISTAT dei prezzi al consumo. Se il maso viene trasferito a terzi (vendita, donazione, conferimento) il prezzo deve essere versato immediatamente. La divisione suppletoria (art. 29) un istituto che regola il caso in cui lassuntore, entro dieci anni dalla assunzione, ceda il maso o una sua parte mediante vendita o donazione, oppure il maso o sue parti vengano venduti in una esecuzione immobiliare oppure vengano espropriati. In tal caso lassuntore deve versare alla massa ereditaria la differenza tra il valore di mercato e il prezzo di assunzione pi eventuali migliorie, in quanto il maso non gli stato dato per farne commercio! Lassuntore pu sottrarsi a questo obbligo solo se comunica immediatamente ai coeredi che intende reinvestire entro due anni il ricavo della vendita in altro maso o altri terreni da incorporare e d adeguata garanzia. La divisione suppletoria non scatta se il maso viene venduto al coniuge convivente o ad un parente in linea retta; ma anchegli non pu rivendere prima che siano trascorsi 10 anni dalla prima assunzione.
cosa un po anomala che la Commissione sia competente a valutare non situazioni agricole, ma la situazione personale di un minorenne.
Quote di compropriet di un maso (art. 30) Nei casi in cui la successione abbia per oggetto una quota di compropriet di un maso chiuso, l'erede chiamato all'assunzione ha diritto di assumere la quota medesima ai sensi degli articoli da 14 a 20; non sono pregiudicati i diritti degli altri comproprietari. In caso di vendita di singole quote di compropriet del maso chiuso o di assegnazione delle stesse in via di divisione, il diritto di prelazione spetta al comproprietario che lavora il maso. Detto diritto di prelazione ha la precedenza nei confronti di diritti di prelazione previsti da altre norme. Certificato di eredit (art. 32) Se gli eredi stipulano un accordo su assuntore e prezzo, esso sufficiente per richiedere il rilascio del certificato di eredit. Il giudice, controllata la corrispondenza tavolare, rilascia il certificato. Se vi stata una procedura contenziosa, il certificato viene rilasciato in base a quanto disposto dalla sentenza. Il giudice competente per il certificato ereditario assegna il maso all assuntore e lo dichiara debitore del prezzo verso la massa ereditaria e stabilisce limporto della ipoteca legale a garanzia del pagamento, salvo rinunzia degli interessati. Se fra gli eredi vi anche un minorenne, chi lo rappresenta pu chiedere che lassunzione del maso sia rinviata fino alla sua maggiore et, ma non oltre il 31 anno di et di chi avrebbe diritto di assumere il maso se non vi fosse il minorenne. Il certificato pu essere rilasciato anche prima della determinazione del prezzo, ma serve solo ad intavolare il diritto allassunzione, come se fosse una specie di preliminare (art. 33).
Diritti del coniuge superstite e dei figli minori del defunto non assuntori (art. 34 e 35) Il coniuge non assuntore, se non dispone di sufficienti redditi o sostanze proprie (ad es. somme ricevute in conguaglio delleredit) ha diritto, vita natural durante, ad adeguato mantenimento secondo le condizioni di vita locali e la capacit produttiva del maso45. Se non collabora nel maso, si deve tener conto anche della possibilit concreta di avere un reddito da lavoro. Il diritto di abitazione e di usare dellarredo della casa pu essere esercitato se fattibile (spazio, relazione con la nuora, ecc.). In caso di problemi il giudice a decidere sulla misura e modalit del mantenimento. I figli minorenni del defunto hanno diritto di vivere nel maso fino alla maggiore et, ma nel frattempo non possono esigere la loro quota. Anche per essi deve ritenersi valere la regola che il mantenimento deve essere adeguato allambiente e alla produttivit del maso. Altre situazioni (invalidit, povert, ecc.) dellerede escluso non sono regolate dalla legge sui masi, ma dalle norme del codice civile sugli alimenti (art. 433 e segg.). Si discusso sulla applicabilit delle regole dettate per limpresa familiare (art. 230 bis C.C.) o per limpresa familiare coltivatrice (art. 48 L. 203 /1982) a chi rimane nel maso e collabora alla sua conduzione. La scarsa giurisprudenza contrastata ma pare pi logica la soluzione che considera prevalenti le norme sul maso chiuso. Questo gi configurato come unentit unitaria con un solo ed unico responsabile, rappresenQuesto istituto che regola lassistenza agli anziani e al coniuge prende il nome in Austria e Sudtirolo di Ausgedinge o Altenteil (questo solo per gli anziani); in Baviera di Austrag. La casa separata a loro destinata prendeva il nome di Korbhaus, Ellerhaus, Austraghaus, Ausgedingehaus, Auszughaus, Stckli.
tato dallassuntore, che diviene, di regola, unico proprietario dei beni, unico responsabile per la gestione dellazienda, unico responsabile degli obblighi di mantenimento, cos che impossibile immaginare che possa nascere una comunione di fatto, assimilabile ad una societ semplice, in cui i membri hanno diritto di deliberare sulla gestione dei beni. Soluzione che del resto corrisponde a quella consuetudinaria, per le quali chi rimane nel maso lo fa come soggetto subordinato, senza voce in capitolo e con diritto solo ad un salario. Conferma questa interpretazione la circostanza che lart. 38 limiti lapplicazione delle norme sulla impresa familiare solo allipotesi in cui di fatto il maso chiuso sia gestito come impresa familiare, fermi restando i principi contenuti nella regolamentazione dei masi chiusi.
Non stato previsto alcun particolare diritto per i discendenti invalidi che rimangono nel maso, pur proposto nei lavori preparatori. Altre particolarit (art. 37 segg.) - La mancanza del parere della Commissione, quando richiesto, o il contrasto con norme della legge sui masi, rendono inefficaci gli atti giuridici compiuti fino a quanto non intervenga un parere favorevole. La legge prevede espressamente che il parere della Commissione pu essere successivo nella procedura di conciliazione; la legge avrebbe dovuto dire pi chiaramente che la conciliazione viene subordinata al parere favorevole della Commissione, se richiesto. - Il diritto di assumere il maso non pu essere ceduto e non si estingue per prescrizione o decadenza. Si estingue in 10 anni il diritto di accettare leredit (art. 180 C.C.). Pu essere ceduta leredit. - I beni immobili si considerano beni personali non soggetti a comunione legale con il coniuge.
Le Commissioni locali per i masi chiusi (art. 39 e segg.) La Commissione locale esiste in ogni Comune e talvolta vi una commissione per ogni frazione o comune catastale. formata da tre membri effettivi, ciascuno con un proprio supplente, proposti, il presidente dal direttivo della associazione degli agricoltori pi rappresentativa nel distretto, i due membri dal direttivo della associazione pi rappresentativa nel Comune o frazione. Uno dei tre componenti deve essere donna46. La nomina dei membri fatta dalla Giunta Provinciale e restano in carica 5 anni. Il presidente pu ricevere un compenso mensile. La Commissione provinciale composta da 5 membri (nominati dalla G.P. nel rispetto della proporzionale) fra i quali lassessore provinciale allagricoltura, che la presiede, e un magistrato del Tribunale. La Commissione locale deve decidere47 entro 60 giorni sulle istanze che le vengono rivolte. Le decisioni adottate su istanza di un unico proprietario e la richiesta concorde dei coeredi, sono immediatamente esecutive, ma, ovviamente, soggette ad impugnazioni di eventuali controinteressati e il giudice potr anche sospendere lefficacia della decisione. La legge (art. 43) stabilisce le modalit di presentazione delle istanze in caso di accordo fra le parti. La Commissione, se lo ritiene necessario, convoca di ufficio le parti controinteressate (art. 43); la legge non stabilisce nulla al riguardo, ma ora necessario osservare tutte le disposizioni sulla trasparenza amministrativa. La Commissione non pu rilasciare autorizzazioni condizionate.48
Ci si dimenticati di dire se, nel caso vi siano due donne, il terzo membro debba essere un uomo. 47 La Commissione non un collegio perfetto ed eventuali irregolarit nella sua composizione non comportano invalidit del parere od autorizzazione. (TAR Bolzano 29-11-2002 n. 530). 48 TAR Bolzano 185/2004
Le sole decisioni con cui si autorizzano la costituzione o lo svincolo di masi o il distacco di costruzioni devono essere inviate entro 15 giorni alla Ripartizione Provinciale Agricoltura per i controllo e leventuale impugnazione. Le altre decisioni su distacco di terreni o accorpamenti non sono soggette a controllo e ad impugnazione da parte della Ripartizione Provinciale e perci diventano esecutive entro 30 giorni dalla notifica agli interessati.49 Contro le decisioni delle Commissioni locali, sia la Ripartizione Provinciale Agricoltura a cui le decisioni devono essere inviate e che svolge la funzione di organo di controllo, sia ogni altro interessato, possono proporre ricorso alla Commissione Provinciale entro 30 giorni. Questa decide sia nel merito che sulle questioni di legittimit, ma, se crede, pu limitarsi ad annullare la decisione della Commissione locale ed a richiedere una seconda delibera. La decisione della Commissione provinciale atto amministrativo definitivo e come tale pu essere impugnato di fronte al TAR di Bolzano. Se non viene impugnato, diviene esecutivo. Si devono osservare tutte le norme sul processo amministrativo. La decisione esecutiva, sia essa di primo o di secondo grado, conserva la sua efficacia solo per due anni. Maso chiuso e legge urbanistica I masi chiusi sono soggetti a regole particolari della legge urbanistica provinciale la quale si preoccupa di evitare che essi vengano stravolti da operazioni edilizie speculative. La legge provinciale 11 agosto 1997 n. 13 e relativo regolamento DPGP 23 febbraio 1998 n. 5 sono state rese pi restrittive con le modifiche apportate dalla L. P. 2 luglio 2007 n. 3; la situazione attuale la seguente.
Forse sarebbe stato opportuno prevedere il controllo e la possibilit di ricorso per ogni tipo di atti delle Commissioni locali, stante il prevalente interesse pubblico.
Regola base che non si pu costruire al di fuori della sede dellazienda e cio al di fuori del nucleo di fabbricati gi destinati ad usi abitativi o rurali. Le costruzioni a scopo residenziale devono essere realizzate entro un raggio tale da quelle esistenti da formare un complesso organico e funzionale idoneo a conservare il carattere tradizionale del paesaggio. Ci posto, il proprietario di un maso pu costruire fino a 1000 metri cubi di edilizia residenziale fuori terra (pi il quintuplo della superficie coperta in locali interrati) a condizione che il maso sia effettivamente coltivato. Non pu costruire se al fine di costituire il maso sono stati aggregati terreni di altri masi chiusi che hanno gi sfruttato la possibilit di edificare i mille metri cubi. A ci pu aggiungersi una cubatura massima di 250 metri cubi, da destinarsi esclusivamente all'attivit di agriturismo, a condizione che il proprietario dei terreni sia coltivatore diretto e in possesso di tutti gli altri requisiti previsti dalla legge per l'esercizio di questa attivit. La realizzazione di bagni di fieno e di maneggi rientra nell'attivit di agriturismo. I fabbricati cos realizzati rimangono parte integrante della sede dell'azienda, non possono esserne distaccati e rimangono vincolati alla destinazione d'uso per 10 anni (il vincolo non viene annotato al tavolare50). Infine abitazioni gi esistenti nel 1973 e con volume superiore a 700 metri cubi, possono essere ampliate di 150 metri cubi; quindi attualmente la cubatura massima raggiungibile di 1000 + 250 + 150 metri cubi (un tempo superava i 2500 mc). La cubatura cos costruita diviene parte integrante del maso, salvo in futuro lautorizzazione al distacco. In tal caso sul maso residuo viene intavolato il divieto di edificazione per tanti metri cubi quanti distaccati. Il distacco non pu essere autorizzato se nel maso non rimane volume residenziale pari ad almeno mille metri cubi. Il
Art. 108 c. 3 L. Urb.
Conservatore tavolare deve accertare che sia stato rilasciato il prescritto parere della Commissione locale per i masi chiusi che condizione di efficacia per latto di distacco. Il maso non pu essere sciolto per 20 anni dopo che si ottenuto di utilizzare la possibilit edificatoria. Il vincolo relativo viene intavolato. Il trasferimento di sedi di masi da zone residenziali a zone rurali o verde agricolo consentito solo per dimostrate ed oggettive esigenze aziendali. possibile trasferire la sede anche in un comune confinante, previo parere della c apposita commissione innominata51 (art. 107 comma 20 L. Urb.). Larea lasciata pu essere utilizzata a fini edificatori nel rispetto del piano urbanistico o di attuazione. vietato continuare lattivit agricola nella vecchia sede, ma il volume gi esistente e quello nuovo possono essere trasformati in volume residenziale, ferme le norme sulla edilizia convenzionata. La legge regola poi dettagliatamente le ipotesi di demolizione e ricostruzione della sede di un maso chiuso. - La demolizione consentita per lo spostamento della sede nellabito dello stesso comune, da zona di verde agricolo ad altra nel verde agricolo. Occorre il nulla osta della citata commissione innominata, ma la vecchia sede va demolita; se non viene demolita il sindaco non pu rilasciare il certificato di abitabilit per la costruzione nuova.
Nel linguaggio burocratico tedesco detta Sonderkommission o Soko.
APPENDICE LEGISLATIVA 1 - Legge provinciale 28 novembre 2001, n. 17 Legge sui masi chiusi 2 - Decreto del Presidente della Provincia 3 maggio 2006, n. 19 Regolamento relativo alla legge provinciale sui masi chiusi (titoli di studio) 3 - Legge provinciale 26 marzo 1982, n. 10 Modifica del testo unificato delle leggi provinciali sull'ordinamento dei masi chiusi (Erbhof). 4 - Legge provinciale 11 agosto 1997, n. 13 modificata con L. P. 2 luglio 2007 n. 3 Legge urbanistica provinciale urbanistica (estratto dellart. 107 e dei soli commi riferiti ai masi chiusi)
Legge provinciale 28 novembre 2001, n. 17 Legge sui masi chiusi 52
CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Art. 1 - Maso chiuso 1 - considerato maso chiuso il complesso di immobili, compresi i diritti connessi, iscritto nella sezione I masi chiusi - del libro fondiario. Art. 2 - Costituzione di un maso chiuso 1 - Affinch fondi rustici possano essere costituiti in maso chiuso, nella costituzione del maso stesso deve essere compresa una casa di abitazione con relativi annessi rustici e il reddito medio annuo del maso deve essere sufficiente per assicurare un adeguato mantenimento ad almeno quattro persone, senza tuttavia superare il triplo di tale reddito. 2 - considerata casa d'abitazione, ai sensi del comma 1), ogni edificio, vano o gruppo di vani, destinato alle esigenze abitative del proprietario e dei suoi congiunti viventi nel maso, compreso il cedente e il suo coniuge, e dei lavoratori agricoli abitualmente in servizio presso il maso, nonch alle attivit agrituristiche. considerato annesso rustico, ai sensi del comma 1), ogni edificio, vano o gruppo di vani, anche se inclusi nella casa di abitazione o con essa comunque collegati, destinato alle scorte vive e morte, nonch al deposito, alla lavorazione e alla commercializzazione dei prodotti del maso. 3 - In mancanza di una casa di abitazione con relativi annessi rustici pu essere costituito un maso chiuso, qualora vengano incorporate tutte le superfici agricole utilizzabili di propriet della persona richiedente idonee alla costituzione del maso chiuso e se:
La legge aggiornata al 31 dicembre 2008. La legge impostata in modo da garantire la perfetta eguaglianza dei sessi; perci ogni indicazione di persona fisica riferita sia alluomo che alla donna; nel testo ufficiale si usa sempre la doppia dicitura (assuntore/assuntrice, il giudice/la giudice, ecc.) che stata tolta in quanto appesantiva la lettura del testo, gi di per s non facile.
a - la superficie aziendale ha un'estensione di almeno tre ettari di vigneto o frutteto ovvero sei ettari di arativo o prato e la persona richiedente coltivatore diretto ai sensi dell'articolo 31 della legge 26 maggio 1965, n. 590, e si dedica all'attivit agricola da almeno cinque anni oppure comprovi di avere un'esperienza professionale in agricoltura almeno quinquennale; se la persona richiedente un giovane agricoltore ai sensi delle norme vigenti, in possesso di uno dei titoli di studio o di un diploma fissati con regolamento di esecuzione di cui all'articolo 49 e si dedica all'attivit agricola, oppure si dedica all'attivit agricola da almeno dieci anni, la superficie aziendale non deve essere inferiore a quella di un compendio unico come determinato dalla Giunta provinciale; b - la persona richiedente o il suo coniuge non sono o non sono stati negli ultimi cinque anni proprietari di un alloggio idoneo per una famiglia coltivatrice, sia come proprietari o comproprietari, sia come soci di una societ, e sussistono per l'azienda agricola oggettive esigenze che giustificano la costruzione di una nuova sede aziendale. 4 - Il maso chiuso non perde la sua qualifica se il suo reddito medio annuo supera il reddito massimo di cui al comma 1. In tal caso la commissione locale per i masi chiusi, su istanza del proprietario o della proprietaria, di un comproprietario o di un coerede, adegua la consistenza del maso chiuso alle condizioni previste dal comma 1, determinando i terreni da escorporare dal maso. Le relative istanze devono essere presentate, a pena di inammissibilit, entro e non oltre la data di notifica del decreto con il quale il giudice,nella procedura per la determinazione dell'assuntore e del prezzo di assunzione del maso, fissa l'udienza per la discussione. 5 - Il maso chiuso non perde inoltre la sua qualifica se vengono a mancare, per qualsiasi causa, tutti o una parte dei fabbricati di cui al comma 1. La commissione locale per i masi chiusi pu tuttavia disporre, su istanza del proprietario, di un comproprietario o di un coerede, la revoca della qualifica di maso chiuso, qualora sussistano gravi ragioni che escludano in modo permanente la ricostruzione dei fabbricati stessi. Art. 3 - Istanza di costituzione di un maso chiuso 1 - Su istanza del proprietario pu essere costituito il maso chiuso, previa autorizzazione della commissione locale per i masi chiusi, qua-
lora sussistano i requisiti di cui all'articolo 2. 2 - In caso di compropriet la domanda di costituzione del maso deve essere presentata da tutti i comproprietari. 3 - Gli effetti giuridici del maso chiuso entrano in vigore con il rilascio del decreto tavolare di trasferimento degli immobili nella sezione I del libro fondiario.
CAPO 2 LIMITAZIONI DELLA FACOLT DI DISPORRE DEL PROPRIETARIO DEL
Art. 4 - Modificazioni della consistenza di un maso chiuso 1 - Per tutti i cambiamenti nell'estensione di un maso chiuso nonch nella consistenza dei diritti reali connessi con il maso chiuso, che non derivino da espropriazione per pubblica utilit ovvero da operazioni di riordino fondiario approvate dalla Giunta provinciale ai sensi delle vigenti disposizioni, occorre l'autorizzazione della commissione locale per i masi chiusi; la stessa pure necessaria per la costituzione del diritto di superficie e per la stipulazione di un contratto d'affitto o di locazione con durata superiore ai 15 anni. 2 - Nel procedimento giudiziario di accertamento dell'avvenuta usucapione su una parte del maso chiuso deve essere sentita la commissione locale competente. Art. 5 - Autorizzazione al distacco e all'aggregazione di fondi rustici 1 - L'autorizzazione a staccare parti di un maso chiuso pu essere concessa se, per la parte da staccarsi, venga contemporaneamente aggregato al maso un altro appezzamento equivalente ai fini dell'economia aziendale. Art. 6 - Autorizzazione al distacco di fondi rustici senza aggregazione 1 - Senza aggregazione di appezzamento equivalente non pu essere data l'autorizzazione al distacco di parte di un maso chiuso o di diritti reali connessi con la propriet di esso, salvo che non sussistano gravi ragioni di natura economico-sociale o di interesse agricolo e il distacco non comporti una notevole diminuzione del reddito complessivo
del maso chiuso. 2 - Se la propriet di un maso chiuso da parte di una famiglia direttocoltivatrice pu essere mantenuta solo mediante il distacco di appezzamenti di terreno, si pu autorizzare il distacco,anche se ci comporta una notevole diminuzione del reddito complessivo, purch rimanga garantito il reddito medio annuo di cui all'articolo 2. 3 - Contestualmente all'atto di autorizzazione al distacco di appezzamenti di terreno deve essere disposta l'aggregazione degli stessi ad altri masi chiusi. Solo in casi eccezionali e debitamente fondati si pu prescindere da tale aggregazione. L'aggregazione costituisce un'iscrizione ai sensi dell'articolo 97 della legge tavolare, emanata con regio decreto 28 marzo 1929, n. 499. Art. 7 - Autorizzazione all'aggregazione di altri immobili e unione di pi masi chiusi 1 - L'autorizzazione ad aggregare al maso chiuso altri immobili o diritti di natura agricola, finora non connessi con lo stesso, viene data, fermi restando i presupposti dell'articolo 2. 2 - L'unione di due o pi masi chiusi in un unico maso chiuso ammessa ai fini dell'arrotondamento fondiario e della migliore conduzione, purch il reddito massimo ammissibile ai sensi dell'articolo 2 non venga superato. Art. 8 - Scioglimento di diritti di compropriet connessi col maso 1 - Qualora esistano diritti di compropriet o altri diritti connessi con la propriet del maso chiuso e il rapporto di comunione venga sciolto per qualsiasi causa, i singoli fondi assegnati al proprietario del maso chiuso rimangono, in seguito allo scioglimento, a far parte del maso chiuso. Art. 9 - Distacchi nell'interesse pubblico 1 - Qualora il distacco risulti necessario per costruire o sistemare vie pubbliche o per regolare torrenti o fiumi, l'autorizzazione pu essere concessa a prescindere dal reddito residuo del maso. 2 -Il maso chiuso deve, su richiesta del proprietario, venire espropriato integralmente, qualora in seguito all'espropriazione parziale progettata venga a mancare la qualifica di maso chiuso a norma dell'articolo 2.
CAPO 3 DIRITTO DI PRELAZIONE SUL MASO CHIUSO Art. 10 - Diritto di prelazione a favore di affittuari 1 - Il diritto di prelazione ai sensi dell'articolo 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590, e successive modifiche, spetta all'affittuario coltivatore diretto anche se abbia in affitto solo una parte dei fondi del maso chiuso. L'inclusione di una parte del maso chiuso in zone di utilizzazione edilizia, industriale o turistica non esclude l'esercizio del diritto di prelazione. 2 - Nel caso in cui pi affittuari o pi affittuarie dichiarino di voler esercitare il diritto di prelazione su un maso chiuso, deve essere data la preferenza al coltivatore diretto che ha in affitto la sede o la maggior parte degli stabili del maso chiuso; a questi succedono gli affittuari di singoli fondi e il diritto di prelazione tra di loro spetta a colui che dimostri di possedere i migliori requisiti per garantire la conduzione e coltivazione diretta e la futura sussistenza del maso. 3 - In caso di alienazione di un maso chiuso a parenti entro il quarto grado o al coniuge escluso ogni diritto di prelazione a favore degli affittuari 4 - In caso di alienazione di un maso chiuso o di una parte del medesimo a persone imparentate oltre il secondo grado, i familiari che collaborano nel maso e vivono nel medesimo hanno diritto di prelazione su detti beni. Ai fini di questa disposizione si intendono come familiari il coniuge, i parenti entro il secondo grado e gli affini entro il secondo grado. L'alienante deve comunicare agli aventi diritto alla prelazione la proposta nei modi e termini di cui all'articolo 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590, e successive modificazioni e integrazioni. Il diritto di prelazione e il diritto di riscatto, in caso di mancata comunicazione della proposta di alienazione, sono da esercitarsi nei odi e nei termini di cui all'articolo 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590, e successive modificazioni e integrazioni. 5 - Nel caso di fondi agricoli offerti in vendita e confinanti con fondi agricoli facenti parte di un maso chiuso, il diritto di prelazione di cui alla legge 14 agosto 1971, n. 817, e successive modifiche, spetta anche al proprietario coltivatore diretto del maso chiuso. Nel caso di alienazione di un maso chiuso ai confinanti, anche se in possesso dei requisiti di cui alla legge 14 agosto 1971, n. 817, e successive modifiche, non spetta il diritto di prelazione.
6 - Per quanto non disciplinato dalla presente legge e in quanto compatibile con essa, si applicano le disposizioni sul diritto di prelazione contenute nella legge 26 maggio 1965, n. 590, e nella legge 14 agosto 1971, n. 817, e successive modifiche. CAPO 4 DISPOSIZIONI PARTICOLARI CONCERNENTI LA DIVISIONE DEL PATRIMONIO EREDITARIO
Art. 11 - Indivisibilit del maso 1 - Nella divisione del patrimonio ereditario il maso chiuso, comprese le pertinenze, va considerato unit indivisibile e non pu essere assegnato che ad un unico erede o legatario Art. 12 - Pertinenze del maso 1 - Il codice civile stabilisce quali beni siano considerati di pertinenza del maso. Del maso chiuso fanno parte in ogni caso le scorte vive e morte, in quanto necessarie per la sua regolare conduzione, nonch i diritti e i fattori di produzione connessi alla conduzione del maso, tra cui gli usi civici. In caso di dubbio la commissione locale per i masi chiusi decide quali cose, diritti o fonti di reddito siano da considerare pertinenze del maso. Art. 13 - Ammissibilit delle domande di distacco 1 - Le domande concernenti modifiche alla consistenza del maso non possono pi essere presentate dopo la notifica del decreto, con il quale il giudice nella procedura per la determinazione dell'assuntore e del prezzo di assunzione del maso fissa l'udienza di discussione. 2 - La commissione locale per i masi chiusi decide sulle domande presentate entro i termini e il relativo provvedimento ha effetto immediato sulla determinazione delle pertinenze. fatto salvo il diritto di adire l'autorit giudiziaria ordinaria. Art. 14 - Determinazione dell'assuntore del maso in caso di successione legittima 1 - In caso di successione legittima, in mancanza di un accordo tra coloro che secondo il codice civile sono chiamati a succedere, l'assuntore del maso chiuso determinato dall'autorit giudiziaria in base al seguente ordine di preferenza:
a - i coeredi che crescono o sono cresciuti nel maso sono preferiti agli altri coeredi o alle altre coeredi; b - tra pi coeredi che crescono o sono cresciuti nel maso sono preferiti coloro che nei due anni antecedenti l'apertura della successione hanno partecipato abitualmente alla conduzione e alla coltivazione del maso; c - tra pi coeredi che adempiano i presupposti previsti nelle lettere a - e b sono preferiti coloro che sono in possesso di un diploma di una scuola professionale ad indirizzo agrario o di economia domestica riconosciuta dallo Stato o dalla Provincia, o di un'altra adeguata formazione riconosciuta dalla Provincia; d - i discendenti che crescono o sono cresciuti nel maso, compresi i figli adottivi e coloro che subentrano per rappresentazione, sono preferiti al coniuge superstite; quest'ultimo per preferito a tutti gli altri parenti, se dall'ultima assunzione del maso sono passati cinque anni o se da almeno cinque anni ha collaborato alla conduzione del maso, considerando il lavoro domestico svolto nel maso quale collaborazione alla sua conduzione; e - tra pi coeredi di pari preferenza secondo le lettere dalla a - alla d sono preferiti i parenti pi vicini di grado; f - se il defunto non ha lasciato discendenti n coniuge superstite e ha assunto l'intero maso o gran parte di esso da uno dei genitori per via ereditaria o per trasferimento in anticipazione della successione ereditaria, trovano applicazione, in caso di presenza di pi persone dello stesso grado di parentela, i criteri di cui alle lettere -a , -b e -c; g - tra pi coeredi di pari preferenza secondo le lettere dalla -a alla -f preferito il pi anziano di et. 2 - Qualora nessuno dei coeredi soddisfi le condizioni previste al comma 1, quale assuntore viene scelto, sentiti i coeredi o le coeredi e la commissione locale per i masi chiusi, colui che dimostra di possedere i migliori requisiti per la diretta conduzione del maso chiuso. 3 - Sono esclusi dal diritto di assunzione del maso i coeredi dichiarati inabilitati o interdetti. 4 - Il diritto di assunzione acquisito si trasferisce in caso di morte ai discendenti e al coniuge dell'avente diritto all'assunzione; nella scelta del coerede assuntore si osservano, in quanto applicabili, i criteri previsti dai commi 1 e 2. 5 - Se la persona chiamata all'assunzione non intende assumere il ma-
so, la preferenza passa agli altri coeredi e si applicano i criteri di cui ai commi 1 e 2. Art. 15 - Assegnazione del maso all'assuntore 1 - In caso di divisione dell'eredit il maso assegnato all'assuntore designato ai sensi dell'articolo 14, il quale diventa debitore o debitrice della massa ereditaria per l'ammontare del valore del maso concordato o determinato ai sensi dell'articolo 20. Art. 16 - Determinazione dell'assuntore con disposizione di ultima volont 1 - Il proprietario pu designare, con disposizione di ultima volont, l'assuntore del maso e fissare il prezzo di assunzione. In caso di mancata accettazione del prezzo stabilito dal testatore da parte dell'assuntore oppure dei coeredi, il prezzo di assunzione determinato a norma dell'articolo 20. Art. 17 - Legatario o assuntore con atto tra vivi 1 - Il legatario o il donatario possono tenere il maso chiuso, salva reintegrazione in denaro della quota riservata ai legittimari. 2 - Le disposizioni sulla determinazione e sul pagamento del prezzo di assunzione trovano applicazione anche per la determinazione del valore del maso chiuso, di cui sia stato disposto validamente con atto di donazione o per atto tra vivi. 3 - In mancanza di disposizioni di ultima volont, il trasferimento di una quota indivisa del maso a uno degli aventi diritto alla successione conferisce all'acquirente della stessa il diritto di assunzione dell'intero maso ai sensi dell'articolo 20. Art. 18 - Pi eredi chiamati alla successione senza designazione dell'assuntore 1 - Qualora il testatore non abbia designato l'assuntore e siano chiamate alla successione pi persone tra cui almeno un erede legittimo, si applicano le norme di cui agli articoli 14 e 20. Resta salva la facolt del testatore di escludere dall'assunzione determinate persone chiamate alla successione. 2 - Se il testatore ha chiamato alla successione pi persone senza designare l'assuntore e se nessuna di esse fra quelle indicate nell'arti-
colo 14, ciascuno degli eredi chiamati alla successione pu chiedere la divisione dell'eredit e la nomina dell'assuntore da parte del giudice, qualora entro un anno dalla devoluzione non si siano accordati sull'assunzione del maso. 3 - Per la nomina giudiziale dell'assuntore richiesto il parere della commissione locale per i masi chiusi, la quale dovr tener conto dell'idoneit dell'assuntore a condurre personalmente il maso. 4 - Qualora non si giunga ad un accordo sul prezzo di assunzione, lo stesso stabilito a norma degli articoli 20 e seguenti. Art. 19 - Esclusione dei legittimari del defunto o della defunta dall'assunzione del maso 1 - Qualora la designazione dell'assuntore venisse fatta a favore di eredi non legittimari con preferenza rispetto ai discendenti del testatore, la valutazione del maso chiuso agli effetti della determinazione delle quote di legittima effettuata in base ai valori agricoli medi determinati annualmente ai sensi della legge provinciale 15 aprile 1991, n. 10, sull'espropriazione, senza applicazione del coefficiente di rivalutazione; nella valutazione compreso anche il valore dell'annesso rustico e la cubatura residenziale utilizzata esclusivamente per scopi agricoli. Art. 20 - Determinazione dell'assuntore e del prezzo di assunzione del maso 1 - Se il defunto non ha disposto in riguardo all'assuntore o al prezzo di assunzione del maso e se gli interessati non addivengono a un accordo tra di loro, l'assuntore e il prezzo di assunzione del maso sono determinati dal giudice in un unico procedimento. 2 - Ai fini della stima del valore di assunzione del maso si tiene conto del reddito medio netto annuo presunto in base alla conduzione del maso secondo gli usi locali. Con riguardo all'attivit agricola tale valore capitalizzato al tasso annuo del cinque per cento e con riferimento alle attivit connesse di cui al comma 3 dell'articolo 2135 del codice civile il valore capitalizzato al tasso annuo del nove per cento. Il valore cos determinato viene aumentato o diminuito secondo i criteri determinati dal regolamento di esecuzione di cui all'articolo 49. 3 - In caso di cessione di un maso chiuso i diritti connessi con la conduzione del maso cos come le pertinenze di cui all'articolo 12, passano a titolo gratuito all'assuntore del maso.
4 - Beni utilizzati a scopi non agricoli vengono stimati separatamente; fanno eccezione quei beni che sono di minore rilevanza economica e che sono connessi al maso in modo tale che un eventuale distacco comporterebbe grave pregiudizio per la conduzione del maso, oppure beni la cui permanenza al maso sia necessaria per altri motivi. 5 - Se il maso chiuso gravato da diritti di usufrutto, uso o abitazione, da servit o da oneri reali, essi sono stimati separatamente e il loro valore defalcato dal valore di assunzione calcolato. 6 - Per la stima dei boschi facenti parte del maso chiuso a cura del consulente tecnico nominato ai sensi dell'articolo 23, deve essere interpellata l'autorit forestale provinciale, per conoscere quali potranno essere le utilizzazioni realizzabili nel tempo e in rapporto alle norme vigenti in materia forestale. Art. 21 - Tentativo di conciliazione 1 - Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa all'ordinamento dei masi chiusi tenuto a esperire il tentativo di conciliazione ai sensi dell'articolo 46 della legge 3 maggio 1982, n. 203, in cui la Ripartizione agricoltura della Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige sostituisce l'Ispettorato provinciale dell'agricoltura. 2 - Su proposta dell'assessore provinciale all'agricoltura la Giunta provinciale pu incaricare un'altra persona idonea invece del direttore della Ripartizione provinciale agricoltura, conferendole le relative mansioni. In questo caso alla persona cos nominata verr messo a disposizione un funzionario della Ripartizione provinciale agricoltura in qualit di segretario. 3 - Al tentativo di conciliazione possono partecipare su richiesta d 'ufficio uno o due esperti in agricoltura. Art. 22 - Procedimento giudiziario 1 - Per i contenziosi diretti a far valere un diritto in relazione all'applicazione della presente legge competente esclusivamente il giudice del luogo in cui il maso chiuso intavolato nel libro fondiario. 2 - In tutte le controversie in materia di masi chiusi concernenti la determinazione dell'assuntore del maso chiuso e la determinazione del prezzo di assunzione si osservano le disposizioni dettate dal capo I del titolo IV del libro II del codice di procedura civile. Il tentativo di conciliazione previsto dall'articolo 410 del codice di procedura civile sar
esperito dinanzi alla Ripartizione provinciale agricoltura della Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige ai sensi dell'articolo 46 della legge 3 maggio 1982, n. 203 . Art. 23 - Consulenti ed elenco provinciale dei consulenti 1 - Se la natura della controversia lo richiede, il giudice nomina uno o pi consulenti tecnici fra i laureati in materia agraria o forestale, compresi in apposito elenco ufficiale redatto dalla Giunta provinciale e trasmesso al Presidente/alla Presidente del tribunale. La Giunta provinciale compila questo elenco includendovi, su domanda degli interessati, tutti coloro che siano iscritti all'albo professionale della Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige da almeno tre anni e che abbiano adeguata conoscenza delle lingue italiana e tedesca. L'elenco deve essere aggiornato annualmente. Art. 24 - Prezzo di assunzione ed eventuali riduzioni 1 - Divenuta definitiva la sentenza che determina il prezzo di assunzione del maso, l'erede che non si avvalga della facolt di cui al comma 2 diventa assuntore del maso e debitore della massa ereditaria per l'ammontare del prezzo di assunzione determinato nella sentenza. 2 - Entro il termine perentorio di 30 giorni dalla data in cui divenuta definitiva la sentenza di determinazione del prezzo di assunzione, l'avente diritto all'assunzione pu dichiarare con atto scritto da consegnare al giudice, di non voler assumere il maso al prezzo determinato. In tale caso il giudice ordina la citazione dei coeredi e fissa l'udienza. 3 - All'udienza fissata i coeredi possono dichiarare di essere disposti ad assumere il maso al prezzo determinato. Nel verbale dell'udienza il giudice d atto delle dichiarazioni fatte dai coeredi o dalle coeredi e determina l'assuntore del maso. Fra pi dichiaranti, l'avente diritto all'assunzione scelto secondo l'ordine di preferenza di cui all'articolo 14. 4 - In mancanza di dichiarazioni di assunzione, il giudice all'udienza stessa diminuisce di un sesto il prezzo precedentemente determinato e fissa nuova udienza per le eventuali dichiarazioni di assunzione del maso al prezzo cos ridotto. La riduzione di un ulteriore sesto continua finch uno dei coeredi di dichiara di assumere il maso.
Art. 25 - Procedimento d'appello 1 - Qualora la Corte d'appello ordini una nuova stima, si procede alla nomina del consulente tecnico di cui all'articolo 23. Art. 26 - Pagamento del prezzo di assunzione agli eredi 1 - Nella divisione dell'asse ereditario deve comprendersi, in surrogazione del maso, l'importo posto a carico dell'assuntore quale debito, a norma dell'articolo 20. 2 - La divisione fra i/le coeredi, compreso/a l'assuntore, avviene peraltro secondo le disposizioni del codice civile e dell'articolo 27. Art. 27 - Dilazione di pagamento del prezzo di assunzione 1 - Su richiesta dell'assuntore del maso, la commissione locale per i masi chiusi pu concedere per il pagamento delle somme dovute ai coeredi un termine non superiore a cinque anni dall'assunzione effettiva del maso. Ove si trattasse di coeredi minorenni, il giudice, sentito il legale rappresentante dei minorenni e la commissione locale per i masi chiusi, pu disporre una proroga per il pagamento del conguaglio fino al raggiungimento della maggiore et. 2 - Per tutte le somme dovute ai coeredi prevista ipoteca legale, salvo esplicita rinuncia da parte dei coeredi. Gli importi dovuti sono da adeguare, a partire dalla loro scadenza, alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, accertata dall'Istituto provinciale di statistica. 3 - Se il maso viene trasferito per atto tra vivi a un terzo prima della scadenza del termine concesso, le somme di conguaglio spettanti ai coeredi diventano esigibili con effetto immediato. 4 - Per le somme di conguaglio il cui pagamento stato prorogato dalla commissione locale per i masi chiusi o dal giudice a norma del presente articolo, devono essere corrisposti annualmente gli interessi legali con decorrenza dal giorno in cu i divenuta definitiva la determinazione del prezzo di assunzione. Art. 28 - Disciplina ereditaria nel caso di pi masi chiusi 1 - Se l'eredit comprende pi masi chiusi e subentrano pi eredi ai sensi dell'articolo 14, questi sono singolarmente chiamati all'assunzione di un maso secondo l'ordine stabilito dalla presente legge e nel-
lo stesso ordine spetta loro la scelta fra i vari masi. Si ripete lo stesso procedimento, se esistono pi masi che eredi. I discendenti di un erede defunto subentrano al suo posto. Fra questi ultimi o queste ultime la scelta spetta a colui che ha precedenza secondo l'ordine previsto dall'articolo 14. 2 - Se il coniuge superstite o uno degli eredi comproprietario di pi masi facenti parte dell'eredit, il suo diritto ad assumere la porzione vacante limitato a uno dei masi in compropriet di sua scelta. Art. 29 - Divisione ereditaria suppletoria 1 - Se l'assuntore trasferisce il diritto di propriet del maso o parti del medesimo entro dieci anni dall'apertura della successione con uno o pi atti tra vivi a favore di terzi, tenuto a versare alla massa ereditaria per la divisione suppletoria la differenza tra il ricavo conseguibile e il prezzo di assunzione. Per parti del maso il calcolo viene fatto rapportando il loro prezzo di assunzione a quello dell'intero maso. Dal ricavo conseguibile va detratto il valore di eventuali migliorie realizzate dall'assuntore. 2 - Il diritto di chiedere la divisione ereditaria suppletoria spetta ai coeredi e ai loro discendenti, fatte salve le disposizioni di legge sulla divisione ereditaria ordinaria. 3 - L'obbligo alla divisione ereditaria suppletoria vale anche in caso di esecuzione forzata o di espropriazione di un maso chiuso o di parte di esso. In tali casi il prezzo ricavato dall'asta o l'indennit di esproprio costituiscono oggetto della divisione ereditaria suppletoria. 4 - Qualora la persona obbligata di cui al comma 1, entro due anni dal momento in cui sorge l'obbligo alla divisione ereditaria suppletoria, intenda acquistare in provincia di Bolzano un maso ovvero terreni agricoli o forestali equivalenti destinati a essere incorporati nel maso, oppure intenda investire il ricavato in miglioramenti straordinari del maso, pu sospendere il versamento ai coeredi per lo stesso periodo e dedurre gli investimenti effettuati, a condizione che dia immediata comunicazione ai coeredi stessi dell'alienazione, dell'esecuzione forzata o dell'esproprio e costituisca una garanzia per i diritti spettanti ai coeredi per il predetto periodo. 5 - L'obbligo alla divisione ereditaria suppletoria vale anche per il maso e i terreni acquistati ai sensi del comma 4. 6 - La divisione ereditaria suppletoria ai sensi del comma 1 esclusa
nel caso in cui il trasferimento del maso chiuso avvenga tra parenti in linea diretta o a favore del coniuge convivente. Il diritto alla divisione ereditaria suppletoria rimane tuttavia nei confronti del nuovo assuntore per il tempo rimanente fino al raggiungimento dei dieci anni. Art. 30 - Assunzione di una quota di compropriet di un maso chiuso 1 - Nei casi in cui la successione abbia per oggetto una quota di compropriet di un maso chiuso, l'erede chiamato all'assunzione ha diritto di assumere la quota medesima ai sensi degli articoli da 14 a 20; non sono pregiudicati i diritti degli altri comproprietari. 2 - In caso di vendita di singole quote di compropriet del maso chiuso o di assegnazione delle stesse in via di divisione, il diritto di prelazione spetta al comproprietario che lavora il maso. Detto diritto di prelazione ha la precedenza nei confronti di diritti di prelazione previsti da altre norme. 3 - Per quanto riguarda le forme procedurali si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni della legge 26 maggio 1965, n. 590, e successive modifiche. 4 - Nel caso in cui nessuno dei comproprietari abbia i requisiti previsti o l'avente diritto non intenda esercitare il diritto di prelazione, trova applicazione la norma dell'articolo 732 del codice civile. Art. 31 - Diritto all'integrazione della quota spettante 1 - Il diritto dei legittimari non viene pregiudicato dalle disposizioni della presente legge. 2 - L'integrazione della quota riservata ai legittimari, dovuta dall'assuntore o dall'assuntrice del maso, avviene con il pagamento di un corrispondente importo in denaro, determinato a norma dell'articolo 20, anzich in natura. 3 - In ogni caso, sia quando la legge impone la collazione, sia agli effetti della riunione presunta, per determinare le quote della successione nella legittima la valutazione del maso chiuso deve essere fatta in applicazione dei criteri indicati nell'articolo 20. Art. 32 - Assunzione del maso di comune accordo e ricorso per il rilascio del certificato di eredit 1 - In qualunque momento del procedimento per la determinazione
dell'assuntore e del prezzo di assunzione del maso, gli eredi, purch vi sia unanimit, possono dichiarare di essersi accordati circa l'erede cui spetti il diritto di assunzione, circa l'ammontare del prezzo, le modalit di pagamento, le prestazioni e gli altri oneri e diritti inerenti alla successione. Di tale accordo viene fatta menzione nel ricorso per il rilascio del certificato di eredit; in tale caso il giudice deve verificare l'accordo raggiunto in conformit all'articolo 16 della legge tavolare emanata con regio decreto 28 marzo 1929, n. 499, e darne conferma nel certificato da rilasciare conformemente. 2 - Se il/la giudice ha determinato il valore del maso a norma dell'articolo 20, la relativa sentenza allegata al ricorso per il rilascio del certificato di eredit. Nel certificato di eredit il giudice assegna il maso all'assuntore, dichiarandolo debitore o dichiarandola debitrice della massa ereditaria per l'ammontare del valore del maso. Nel contempo il giudice, sentite le parti, fissa con equo apprezzamento l'importo massimo per il quale deve essere iscritta, assieme all'intavolazione del diritto di propriet a nome dell'assuntore del maso, l'ipoteca cauzionale per le quote di ogni singolo coerede, fatta salva la facolt dell'assuntore del maso di dimostrare al giudice tavolare il raggiungimento di un accordo con i coeredi, ovvero l'avvenuto pagamento delle loro quote ereditarie. 3 - Qualora l'eredit comprendente il maso chiuso sia devoluta anche a discendenti minorenni, su richiesta del rappresentante legale dei minorenni, l'assunzione del maso pu essere rinviata dal giudice fino al raggiungimento della maggiore et del coerede pi giovane, senza tuttavia andare oltre il raggiungimento del 31 anno di et dell'avente diritto all'assunzione. In tale caso il giudice indica il termine dell'assunzione nel certificato di eredit, decretandone anche l'annotazione nel libro fondiario. Art. 33 - Rilascio del certificato di eredit e revoca dello stesso 1 - Nel certificato di eredit, rilasciato prima della determinazione del prezzo di assunzione, il giudice certifica che l'assunzione del maso chiuso spetta all'erede chiamato secondo le norme della presente legge. Il certificato cos rilasciato costituisce titolo per l'annotazione tavolare del diritto di assunzione a favore dell'erede chiamato. 2 - Il giudice, in caso di successivo ricorso consensuale di tutti i coeredi o in base alla sentenza definitiva di determinazione dell'assuntore
e del prezzo di assunzione del maso, revoca il certificato di eredit precedente e rilascia un nuovo certificato di eredit ai sensi dell'articolo 20 del regio decreto 28 marzo 1929, n. 499. Art. 34 - Diritti del coniuge superstite 1 - Il coniuge non assuntore del maso ha diritto vita natural durante a un adeguato mantenimento secondo le condizioni di vita locali e la capacit produttiva del maso chiuso. Questo diritto non spetta nel caso in cui il coniuge sia in grado di mantenersi con redditi propri o proprie sostanze. Le somme di conguaglio gi versate all'avente diritto in sede di assunzione sono considerate come sostanze proprie. 2 - Il diritto di abitazione e l'uso dell'arredamento della casa di abitazione, spettanti al coniuge superstite ai sensi dell'articolo 540, comma 2, del codice civile, viene esercitato tenendo conto della razionale conduzione del maso e delle esigenze familiari dell'assuntore. 3 - In caso di mancato accordo tra le parti il giudice determina su quali vani e mobili della casa di abitazione pu essere esercitato il diritto di abitazione e quello d'uso. 4 - Qualora sussistano gravi motivi, il giudice, su richiesta delle parti interessate, pu in qualsiasi momento adeguare il mantenimento alle mutate condizioni di vita locali. Sono considerati gravi motivi sia il peggioramento delle condizioni economiche dell'assuntore che l'aumento delle esigenze del coniuge superstite per cause a loro non imputabili, come anche l'inaccettabilit dell'ulteriore permanenza nel maso del coniuge superstite a causa di dissidi. Il giudice pu anche modificare le disposizioni sull'oggetto del diritto di abitazione, qualora attraverso interventi edilizi vengano create altre possibilit abitative nel maso, che devono essere comunque adeguate. 5 - Nell'assunzione del maso per atto tra vivi o mortis causa, gli obblighi posti a carico dell'assuntore in ordine al mantenimento nel maso dell'alienante e del suo coniuge possono essere garantiti mediante iscrizione nel libro tavolare dell'onere reale di mantenimento. Art. 35 - Mantenimento dei discendenti del defunto viventi nel maso 1 - I discendenti minorenni del defunto che vivono nel maso e che sono coeredi della persona chiamata all'assunzione conservano, fino al raggiungimento della maggiore et, il diritto di essere mantenuti ade-
guatamente nel maso finch non sono in grado di provvedere al proprio mantenimento continuativo con propri redditi o proprie sostanze, sempre che non percepiscano tali mezzi da altri. Fino a quando gli eredi del defunto vengono mantenuti nel maso, il loro diritto di essere tacitati non esigibile. CAPO 5 SVINCOLO DEL MASO CHIUSO Art. 36 - Presupposti per lo svincolo 1 - Qualora il reddito del maso, a causa di distacchi di appezzamenti di terreno o a causa di altre circostanze, subisse una riduzione permanente tale da non garantire nemmeno la met del reddito medio annuo ai sensi dell'articolo 2, su richiesta del proprietario o di chiunque ne abbia interesse, la commissione locale per i masi chiusi procede alla revoca della qualifica di maso chiuso. Contestualmente all'atto di revoca la commissione deve disporre l'aggregazione delle particelle ad altri masi chiusi. Solo in casi eccezionali e debitamente fondati si pu prescindere da tale aggregazione. Questa aggregazione costituisce un'iscrizione ai sensi dell'articolo 97 della legge tavolare, emanata con regio decreto 28 marzo 1929, n. 499 -. 2 - Il proponente tenuto a comunicare ai proprietari tavolari con mezzi comprovanti di aver presentato l'istanza di svincolo. 3 - L'atto di revoca della qualifica di maso chiuso viene presentato all'ufficio del libro fondiario per la cancellazione di tutte le iscrizioni che si riferiscono alla qualifica di maso chiuso. CAPO 6 DISPOSIZIONI PARTICOLARI Art. 37 - Mancanza di pareri o autorizzazioni, inalienabilit e imprescrittibilit del diritto di assunzione 1 - La mancanza di un parere o di un'autorizzazione della commissione per i masi chiusi, in quanto previsti dalla presente legge, rilevata d'ufficio. 2 - Atti giuridici espletati senza detto parere o autorizzazione o comunque in contrasto con le disposizioni contenute nella presente legge sono privi di efficacia giuridica. 3 - Atti giuridici espletati nel corso del tentativo di conciliazione intrapreso ai sensi dell'articolo 21 sono considerati validi anche quando
la relativa autorizzazione della commissione per i masi chiusi concessa successivamente, purch nel processo verbale d i conciliazione venga fatto, a pena di nullit, esplicito riferimento alla necessit di detta autorizzazione. 4 - Le disposizioni della presente legge sono disposizioni di diritto pubblico. 5 - L'assunzione del maso chiuso costituisce passaggio diretto del maso all'erede chiamato/a all'assunzione. 6 - Il diritto di assumere il maso chiuso inalienabile e non si estingue per prescrizione o decadenza, salvo il caso di prescrizione ai sensi dell'articolo 480 del codice civile. Art. 38 - Maso chiuso - bene personale - impresa familiare 1 - I beni immobili, soggetti con le loro pertinenze alle norme della presente legge, sono considerati beni personali ai sensi e per gli effetti dell'articolo 179 del codice civile. 2 - Nel caso in cui vengano distaccate parti di un maso chiuso o venga svincolato il maso stesso, i beni acquistati posteriormente all'entrata in vigore della legge 19 maggio 1975, n. 151, sulla riforma del diritto di famiglia, sono da intestare anche a favore del coniuge ai sensi dell'articolo 84 della legge tavolare emanata con regio decreto 28 marzo 1929, n. 499, qualora ne sussistano i presupposti e l'acquisto sia avvenuto durante il matrimonio. 3 - Qualora il maso chiuso sia gestito come impresa familiare, si applicano le norme contenute nel codice civile, fermi restando i principi contenuti nella regolamentazione dei masi chiusi. CAPO 7 ORGANI E PROCEDURE Art. 39 - Commissione locale per i masi chiusi 1 - In ogni comune funziona una commissione denominata "Commissione locale per i masi chiusi". Nei comuni composti da pi frazioni o comuni catastali potr essere istituita una commissione locale separata per ciascuna frazione o comune catastale o soltanto per alcuni di essi. La decisione spetta alla Giunta provinciale.
Art. 40 - Composizione e nomina della commissione locale per i masi chiusi 1 - La commissione locale per i masi chiusi composta: a - da un presidente proposto/a dal consiglio direttivo dell'associazione degli agricoltori maggiormente rappresentativa a livello distrettuale; b - da due membri proposti dal consiglio direttivo dell'associazione degli agricoltori maggiormente rappresentativa a livello comunale o di frazione. Una dei tre componenti della commissione deve essere una donna. 2 -Le commissioni locali per i masi chiusi sono nominate dalla Giunta provinciale, rimangono in carica per cinque anni e possono essere riconfermate. Per il presidente e per ogni membro deve essere nominato un membro supplente. Nel caso in cui in seno alla commissione locale per i masi chiusi dovesse venir meno il numero legale, entro il termine di 60 giorni la Giunta provinciale pu nominare una nuova commissione locale per i masi chiusi. Le proposte di cui al comma 1 per la nomina dei membri della commissione locale per i masi chiusi devono venir presentate entro 30 giorni dalla richiesta dell'assessore provinciale all'agricoltura. Se le proposte non dovessero essere presentate entro tale termine, la Giunta provinciale nomina un commissario straordinario o una commissaria straordinaria che assume le funzioni della commissione locale per i masi chiusi. La commissione locale per i masi chiusi cos nominata, rispettivamente il commissario straordinario o la commissaria straordinaria rimangono in carica fino alla scadenza dell'incarico della commissione locale per i masi chiusi sostituita. 3 - Al presidente della commissione e al commissario straordinario pu essere concesso un assegno mensile compensativo del lavoro preparatorio compiuto al di fuori delle riunioni. L'ammontare di tale assegno stabilito con delibera dalla Giunta provinciale su proposta dell'assessore provinciale all'agricoltura e deve essere proporzionale ai compiti istituzionali. Art. 41 - Commissione provinciale per i masi chiusi 1 - costituita la "Commissione provinciale per i masi chiusi", che viene nominata dalla Giunta provinciale e rimane in carica per la durata di cinque anni.
2 - Essa composta da: a - l'assessore provinciale all'agricoltura, che la presiede; b - un magistrato proposto dal Presidente del Tribunale di Bolzano; c - un esperto in agricoltura proposto dall'assessore provinciale all'agricoltura; d - un agricoltore proposto dall'assessore provinciale all'agricoltura; e - una persona scelta tra tre nominativi proposti dall'associazione dei coltivatori maggiormente rappresentativa a livello provinciale. Per ogni membro, eccetto il presidente, viene nominato un membro supplente. 3 - La composizione della Commissione provinciale per i masi chiusi deve adeguarsi alla consistenza dei gruppi linguistici esistenti a livello provinciale, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, fatta salva la possibilit di accesso del gruppo linguistico ladino. 4 - La Commissione provinciale per i masi chiusi convocata dal presidente e le adunanze sono valide in presenza della maggioranza dei suoi componenti. 5 - In caso di impedimento il presidente della Commissione provinciale viene sostituito da un membro eletto dalla Commissione nel proprio seno. 6 - Funge da segretario della Commissione provinciale per i masi chiusi un funzionario o in servizio presso la Ripartizione provinciale agricoltura di qualifica non inferiore alla sesta, nominato dal presidente della Commissione stessa. 7 - Ai membri e al segretario o alla segretaria della Commissione provinciale per i masi chiusi corrisposto, in quanto spettante, il trattamento economico e di missione previsto dalla vigente normativa provinciale. Art. 42 - Competenze della commissione locale per i masi chiusi 1 - Per tutti gli atti d'ufficio che la presente legge attribuisce alla commissione locale per i masi chiusi competente la commissione locale nella cui circoscrizione territoriale situato il maso chiuso a cui l'atto si riferisce. 2 - Se parti del maso chiuso sono situate in diverse circoscrizioni, competente la commissione locale nella cui circoscrizione si trova la casa d'abitazione del maso chiuso. In mancanza di una casa di abita-
zione competente la commissione locale del luogo in cui verr costruita la casa di abitazione. 3 - L'unione di due masi chiusi situati in diverse circoscrizioni in un unico maso chiuso pu essere richiesta, a scelta, a una delle due commissioni. Art. 43 - Istanze alla commissione locale per i masi chiusi 1 - Le istanze dirette alla commissione locale per i masi chiusi devono essere presentate presso il comune nel quale si trova la casa di abitazione del maso. Il comune trasmette l'istanza immediatamente al presidente della commissione locale competente. 2 - La commissione per i masi chiusi ha la facolt di far eseguire i rilievi necessari. Le parti interessate possono essere sentite, d'ufficio o a loro richiesta, dalla commissione. 3 - Se i beni per i quali deve iniziarsi un procedimento sono situati anche nella circoscrizione di altra commissione locale, si deve chiedere pure il parere di quest'ultima. Lo stesso vale per l'unione di masi situati in diverse circoscrizioni territoriali. 4 - Le istanze dirette alle commissioni per i masi chiusi devono essere firmate dal richiedente o dal suo rappresentante legale oppure da un rappresentante munito di procura speciale che pu essere apposta anche a margine o in calce alla domanda. 5 - Le istanze alle commissioni locali per i masi chiusi, che abbiano per oggetto un cambiamento della consistenza del maso, devono essere firmate dal proprietario del maso o da tutti i comproprietari o coeredi, salvi i casi in cui sia disposto diversamente. 6 - Le istanze devono essere firmate anche dal coniuge, salva la prova che i coniugi non vivono in regime di comunione legale. In caso di rifiuto del consenso si applica analogamente l'articolo 181del codice civile. Le predette istanze non sono considerate atti eccedenti l'ordinaria amministrazione. 7 - All'istanza che abbia per oggetto un cambiamento della consistenza del maso chiuso sono da allegare l'estratto tavolare, il foglio di possesso e, nel caso di frazionamento di particelle, il tipo di frazionamento vistato dall'ufficio del catasto. 8 - Le commissioni locali per i masi chiusi hanno l'obbligo di decidere sulle istanze presentate entro 60 giorni. La commissione locale che non decide entro il termine prescritto pu essere sciolta e sostituita da
una nuova. Art. 44 - Deliberazioni soggette al controllo della Ripartizione provinciale agricoltura 1 - Le autorizzazioni delle commissioni locali per i masi chiusi con cernenti la costituzione o lo svincolo di maso chiuso o il distacco di costruzioni di qualsiasi genere devono essere trasmesse con i relativi atti alla Ripartizione provinciale agricoltura entro 15 giorni dalla data del provvedimento stesso. Le autorizzazioni diventano esecutive trascorsi 30 giorni dalla data di arrivo alla Ripartizione provinciale agricoltura, a meno che entro questo termine detta Ripartizione non proponga reclamo alla Commissione provinciale per i masi chiusi, la quale pu confermare, modificare o annullare l'autorizzazione. 2 - Per le autorizzazioni spedite con lettera raccomandata con avviso di ricevimento vale come data di arrivo quella della ricevuta, per quelle arrivate per posta ordinaria vale la data del protocollo di entrata dell'ufficio competente. Se la consegna viene fatta personalmente, l'ufficio d conferma immediata del ricevimento. 3 - Nel caso di incompletezza degli atti, vengono richieste ulteriori informazioni e il termine di 30 giorni decorre dalla data di arrivo delle informazioni richieste. 4 - Sulle autorizzazioni diventate esecutive la Ripartizione provinciale agricoltura applica la seguente dicitura: "Esecutivo ai sensi dell'articolo 44 della legge sui masi chiusi." Art. 45 - Numero legale 1 - Per la validit delle deliberazioni tanto della commissione locale, quanto della Commissione provinciale per i masi chiusi necessaria la presenza della maggioranza dei loro membri. Le deliberazioni sono prese a maggioranza di voti dei presenti. A parit di voti decide il voto del presidente. 2 - Copia della decisione motivata viene notificata alle persone che hanno preso parte al procedimento o i cui diritti vengono comunque pregiudicati dalla decisione. Art. 46 - Ricorso alla Commissione provinciale per i masi chiusi 1 - Contro le decisioni della commissione locale per i masi chiusi ammesso ricorso alla Commissione provinciale per i masi chiusi entro
30 giorni dalla data di notifica delle stesse. 2 - Ha facolt di ricorrere chiunque abbia un interesse legittimo all'annullamento o alla modifica della decisione. Art. 47 - Decisioni della Commissione provinciale per i masi chiusi 1 - La Commissione provinciale per i masi chiusi delibera sul reclamo e decide nel merito. Pu per anche limitarsi ad annullare i provvedimenti della commissione locale per i masi chiusi con rinvio della causa a quest'ultima. 2 - La decisione della Commissione provinciale per i masi chiusi definitiva in via amministrativa. Art. 48 - Dichiarazione di esecutoriet delle decisioni 1 - Le decisioni, disposizioni o dichiarazioni delle commissioni locali per i masi chiusi non diventano definitive ed esecutorie prima della scadenza del termine per il reclamo. Sugli atti trasmessi ad altre autorit o uffici per l'esecuzione deve essere attestata l'esecutoriet. L'efficacia di ogni singola autorizzazione emessa dalle commissioni per i masi chiusi si estingue se non se ne fa uso entro due anni dalla data in cui diventata definitiva. 2 - Le decisioni, disposizioni o dichiarazioni delle commissioni locali per i masi chiusi che abbiano accolto l'istanza dell'unico proprietario o di tutti i comproprietari o coeredi sono immediatamente esecutive. L'esecutoriet immediata attestata dal presidente della commissione in calce al relativo atto. 3 - Dai provvedimenti di cui al presente articolo devono risultare, oltre ai dati anagrafici dei proprietari, anche il loro regime patrimoniale se coniugati. Art. 49 - Regolamento di esecuzione 1 - Con regolamento di esecuzione sono determinati i titoli di studio e diplomi di cui all'articolo 2, comma 3, lettera a -, la formazione che viene riconosciuta ai sensi dell'articolo 14, comma 1, lettera c -, e i criteri per la stima del valore di assunzione ai sensi dell'articolo 20. Art. 50 - Disposizione transitoria 1 - La Commissione provinciale e le commissioni locali per i masi
chiusi che sono in carica all'entrata in vigore della presente legge continuano a esercitare le loro funzioni fino alla fine del loro periodo di nomina. Art. 51 - Abrogazione di norme 1 - Con l'entrata in vigore della presente legge sono abrogate tutte le norme concernenti i masi chiusi, in particolare: a - il decreto del Presidente della giunta provinciale 28 dicembre 1978, n. 32, "Approvazione del testo unificato delle leggi provinciali sull'ordinamento dei masi chiusi"; b - la legge provinciale 29 marzo 1954, n. 1 ; c - la legge provinciale 2 settembre 1954, n. 2 ; d - la legge provinciale 25 dicembre 1959, n. 10 ; e - la legge provinciale 25 luglio 1978, n. 33 ; f - gli articoli da 1 a 15 compreso della legge provinciale 26 marzo 1982, n. 10 g - gli articoli da 1 a 7 compreso della legge provinciale 24 febbraio 1993, n. 5 . Art. 52 - Denominazione di questa legge 1 - La presente legge viene denominata "Legge sui masi chiusi 2001" L. sui m.c. -. La presente legge sar pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione. fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Provincia.
Decreto del Presidente della Provincia 3 maggio 2006, n. 19
Regolamento relativo alla legge provinciale sui masi chiusi Art. 1 - Ambito di applicazione Il presente regolamento attua l'articolo 2, comma 3, lettera a) e l'articolo 49 della legge provinciale del 28 novembre 2001, n. 17, e successive modifiche, sui "masi chiusi". Art. 2 - Titoli di studio e diplomi necessari per la costituzione di un maso chiuso Ai fini della costituzione di un maso chiuso ai sensi della lettera a) del comma 3 dell'articolo 2 della legge provinciale del 28 novembre 2001, n. 17, e successive modifiche, sui masi chiusi, un giovane agricoltore o una giovane agricoltrice deve essere in possesso di uno dei seguenti titoli di studio o diplomi: a) titolo accademico o diploma di un istituto di formazione tecnica superiore in discipline agrarie, forestali o economia domestica e scienze dell'alimentazione; b) diploma di maturit conseguito presso un istituto tecnico agrario; c) diploma di una scuola professionale ad indirizzo agrario o di economia domestica.
Legge provinciale 26 marzo 1982, n. 10 Modifica del testo unificato delle leggi provinciali sull'ordinamento dei masi chiusi. Art. 16 - Creazione e attribuzione della denominazione di Erbhof ( maso avito ) Per onorare dignitosamente esempi di fedele e lodevole conservazione delle propriet contadine tramandate di generazione in generazione, la Giunta provinciale riconosce la denominazione di "maso avito", rispettivamente "Erbhof" ai masi chiusi, rimasti da almeno 200 anni nell'ambito della stessa famiglia in linea diretta o in linea collaterale fino al secondo grado, trasmessi sia per causa di morte, che per atti tra vivi, e coltivati e abitati dal proprietario stesso.
Legge provinciale 11 agosto 1997, n. 13 modificata con L. P. 2 luglio 2007 n. 3 Legge urbanistica provinciale (estratto dellart. 107e dei soli commi riferiti ai masi chiusi) Art. 107 - Il verde agricolo, alpino e bosco 1 - Verde agricolo: nelle zone con funzione agricola consentita, nella misura strettamente necessaria per la razionale conduzione dell'azienda agricola, la costruzione di fabbricati rurali. Per fabbricati rurali si intendono le costruzioni ad uso aziendale per il ricovero del bestiame e per il deposito degli attrezzi nonch le costruzioni e gli impianti per la raccolta, la conservazione e la lavorazione dei prodotti agricoli del luogo e per la preparazione e vendita diretta dei propri prodotti, se realizzati da coltivatori diretti singoli o da proprietari di aziende agricole. I suddetti fabbricati rurali non possono in nessun caso essere adibiti ad altra destinazione. . 7 - I proprietari di masi chiusi effettivamente coltivati possono realizzare nella sede dell'azienda agricola, come precisato nel regolamento di esecuzione, volume residenziale fino alla misura massima di 1.000 metri cubi. La cubatura complessivamente realizzata forma parte inscindibile del maso chiuso. Qualora per i motivi di cui all'articolo 6 della legge provinciale 28 novembre 2001, n. 17, venga autorizzato il distacco di volume residenziale dal maso chiuso, a carico del maso chiuso di cui faceva parte l'immobile viene annotato nel libro fondiario, contestualmente al distacco, il divieto di edificazione in misura corrispondente alla cubatura oggetto di distacco. Il distacco pu essere autorizzato soltanto se nella sede del maso chiuso permane volume residenziale in misura non inferiore a metri cubi 1.000. Il maso chiuso non pu essere svincolato per la durata di 20 anni dall'utilizzo di questa possibilit edificatoria. Il relativo vincolo viene annotato nel libro fondiario. La realizzazione di volume abitativo ai sensi del presente comma vale anche per i casi di cui al comma 1, ultimo periodo. La possibilit di edificare ai sensi del presente comma esclusa, qualora per la costituzione del maso chiuso al fine di raggiungere l'estensione minima di superficie aziendale ai sensi dell'articolo 2, comma 3, della legge provinciale 28 novembre 2001, n. 17, vengano considerate aree distaccate da altri masi chiusi che hanno gi sfruttato questa possibilit di edificare.
8 - Nel verde agricolo, nel verde alpino o nel bosco possono essere realizzati apiari ed apiari didattici. La Giunta provinciale approva con deliberazione le relative direttive. 9 - Il trasferimento di sedi di masi chiusi dalle zone residenziali in zone residenziali rurali o nel verde agricolo ammesso soltanto qualora ci si renda necessario per oggettive esigenze aziendali che non possono essere soddisfatte con un ammodernamento o un ampliamento in loco, anche prescindendo dalla densit edilizia e dal rapporto di copertura previsti dal piano urbanistico comunale. Aziende effettivamente coltivate, con allevamento di bestiame, che non costituiscono masi chiusi e la cui sede di azienda sita nella zona residenziale, possono trasferire nel verde agricolo il fabbricato aziendale rurale per i motivi oggettivi sopra specificati. Il trasferimento possibile anche nel territorio di un comune confinante con quello ove sita la vecchia sede dell'azienda agricola, purch la maggior parte dei terreni agricoli di propriet dell'azienda si trovi in quel comune. Il comune rilascia la concessione dopo aver acquisito un parere vincolante della commissione di cui al comma 29 circa l'esistenza degli oggettivi motivi e la nuova ubicazione. L'ubicazione deve essere scelta tenuto conto delle esigenze di pianificazione urbanistica e di tutela del paesaggio. Nel caso di trasferimento nel territorio di un comune confinante, la commissione di cui al comma 29, competente per il comune in cui sita la vecchia sede, rilascia un parere sull'esistenza dei motivi oggettivi, mentre la commissione di cui al comma 29, competente per il comune in cui viene realizzata la nuova sede, rilascia un parere sull'ubicazione. 10 - In caso di trasferimento della sede del maso chiuso ai sensi del comma 9, l'utilizzo a fini edificatori dell'area della vecchia sede dell'azienda agricola avviene nel rispetto della densit edilizia prevista dal piano urbanistico o dal piano di attuazione relativa all'area della vecchia sede dell'azienda agricola. comunque interdetta l'attivit agricola nella vecchia sede dell'azienda agricola. Nel rispetto di queste disposizioni i fabbricati rurali non pi utilizzati per effetto del trasferimento possono essere trasformati in volume residenziale. Il volume residenziale gi esistente o che, per effetto del trasferimento, pu essere realizzato sull'area della vecchia sede dell'azienda agricola, soggetto alle disposizioni sull'edilizia convenzionata di cui all'articolo 79.
10/bis - Lo spostamento della sede di un maso chiuso dall'attuale posizione nel verde agricolo ad un'altra nel verde agricolo del medesimo comune ammesso previo nulla osta della commissione di cui al comma 29, fatte salve le ipotesi di cui al comma 13-bis. La vecchia sede del maso chiuso deve in ogni caso essere demolita. (10/ter) In caso di demolizione della sede di un maso chiuso, anche in deroga ad altre disposizioni di legge aventi contenuto contrario, si decade dal diritto di realizzare la sede dell'azienda agricola, se il comune non rilascia, contestualmente alla concessione edilizia per la demolizione, anche quella per la realizzazione della nuova sede dell'azienda agricola. Quanto sopra si applica anche nel caso in cui la realizzazione della nuova sede dell'azienda agricola in altra sede nel verde agricolo nell'ambito del territorio comunale avvenga nelle ipotesi di cui al comma 13-bis. A carico del maso chiuso annotato il relativo divieto di edificazione. 13 - Costruzioni situate nel verde agricolo, comprese le zone sottoposte a divieto di edificazione per la tutela del paesaggio, la tutela delle acque o per servit militari nonch quelle presenti nel verde alpino o nel bosco possono essere demolite e ricostruite con la stessa destinazione d'uso nella stessa posizione o nelle immediate vicinanze. 13/bis - Nei seguenti casi, costruzioni situate nel verde agricolo, nel verde alpino o nel bosco possono essere demolite e ricostruite in altra sede nel verde agricolo nell'ambito dello stesso territorio comunale: - se si tratta di costruzioni esistenti su aree sottoposte a divieto di edificazione per la tutela del paesaggio o per le ragioni di cui al comma 3 dell'articolo 66; - per eliminare situazioni di pericolo lungo infrastrutture pubbliche. 13/ter - Nelle ipotesi di cui al comma 13/bis le situazioni di pericolo ai sensi dell'articolo 66, comma 3, nonch quelle lungo infrastrutture pubbliche sono confermate dall'ufficio provinciale competente. Per la nuova localizzazione degli edifici la concessione edilizia rilasciata, se si tratta della sede aziendale di un maso chiuso, previo nulla osta della commissione di cui al comma 29, negli altri casi previo nulla osta della commissione urbanistica provinciale. 14 - Previa evidenziazione nel piano urbanistico comunale, nel verde agricolo, comprese le zone sottoposte a divieto di edificazione per la tutela del paesaggio, nel verde alpino e nel bosco consentita la rea-
lizzazione di zoo, di impianti da golf, maneggi, piste per slittino naturali, nonch impianti per attivit ricreative, che abbiano una destinazione limitata nel tempo e non modifichino le superfici dei terreni. 15 - Costruzioni esistenti nel verde agricolo il giorno 24 ottobre 1973 (data di entrata in vigore della legge provinciale 20 settembre 1973, n. 38), adibiti a tale data ad attivit produttiva secondaria e che non siano gi stati ampliati in base alla legge sopraccitata, possono, indipendentemente dalla densit fondiaria, essere ampliati nella misura strettamente necessaria e comunque non oltre il 50 per cento del volume esistente a scopo produttivo. Sopraelevazioni o aggiunte tecniche necessarie per adeguare gli impianti produttivi alla normativa dei settori tutela del lavoro, sicurezza sul lavoro, ambiente ed igiene possono essere realizzate in deroga ai limiti di cubatura, qualora ci non sia altrimenti possibile per motivi di tecnica edilizia nei limiti delle cubature esistenti. 16 Edifici destinati ad abitazioni esistenti alla data del 24 ottobre 1973 o per i quali prima di tale data stata rilasciata una concessione edilizia e che inoltre alla data del 1 ottobre 1997 avevano un volume abitativo di oltre 300 metri cubi e si trovano nel verde agricolo al momento della presentazione della domanda di concessione edilizia, possono essere ampliati fino a 850 metri cubi. Edifici destinati ad abitazioni esistenti alla data del 24 ottobre 1973 o per i quali prima di tale data stata rilasciata una concessione edilizia e che al momento della presentazione della domanda di concessione edilizia si trovano nel verde agricolo, e che al 1 gennaio 2000 avevano un volume superiore a 700 metri cubi o per i quali prima di quest'ultima data stata rilasciata una concessione edilizia per tale cubatura, possono essere ampliati di 150 metri cubi. Presso la sede dell'azienda agricola l'ampliamento di cui al secondo periodo pu essere realizzato anche in altri fabbricati mediante trasformazione di volume agricolo esistente facente parte della sede dell'azienda agricola e non pi necessario per la conduzione della stessa. La nuova cubatura deve essere convenzionata ai sensi dell'articolo 79. In deroga all'articolo 79 essa pu essere utilizzata per affittacamere ai sensi della legge provinciale 11 maggio 1995, n. 12, nonch per gli altoatesini all'estero, come queste vengono precisati con deliberazione della Giunta provinciale. Il convenzionamento non prescritto se il volume residenziale non viene ampliato in misura superiore al 20 per cento.
16/bis - Le possibilit di ampliamento di cui al comma 16 non trovano applicazione per gli edifici distaccati dal maso chiuso siti nella sede dell'azienda agricola. 159) 20/bis - Negli edifici siti ad una distanza superiore a 300 metri dal prossimo centro edificato, delimitato ai sensi dell'articolo 12 della legge provinciale 15 aprile 1991, n. 10, esistenti alla data di entrata in vigore della legge provinciale 20 settembre 1973, n. 38, ed esistenti nel verde agricolo alla data di presentazione della domanda di concessione edilizia, e adibiti in parte a scopo abitativo e in parte a scopo produttivo ai sensi del comma 20 e non pi utilizzati a scopo produttivo, la cubatura adibita a scopi produttivi pu essere trasformata, nei limiti della cubatura esistente e comunque non superiore a 495 metri cubi, in volume abitativo ai sensi dell'articolo 79 della presente legge, purch non ostino ragioni urbanistiche o paesaggistiche o ragioni legate a programmi di sviluppo comunali, non intervengano spese successive per la comunit e le abitazioni vengano allacciate alla rete idrica e alla fognatura comunale. La cubatura produttiva dell'edificio non trasformata deve essere demolita prima del rilascio della licenza d'uso per la nuova costruzione. 21 - Nel verde alpino e nel bosco consentita la costruzione di fabbricati strettamente necessari per una razionale conduzione agricola e forestale delle aree. 22 - Qualora la sede dell'azienda agricola sia costituita da un immobile soggetto ai vincoli di cui alle norme per la tutela e la conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare nonch di quelle per la tutela del paesaggio, gli eventuali contributi concessi dall'assessorato all'agricoltura per il recupero della sede dell'azienda sono cumulabili con i contributi concessi dalla ripartizione provinciale beni culturali ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 , o dalla ripartizione provinciale natura e paesaggio ai sensi della legge provinciale 25 luglio 1970, n. 16, e successive modifiche, per coprire la maggiore spesa dovuta all'osservanza dei vincoli. Qualora, a giudizio della ripartizione provinciale beni culturali, l'intervento di recupero per gli immobili facenti parte della sede dell'azienda agricola o per gli immobili soggetti a tutela storico-artistica esistenti nel verde agricolo sia incompatibile con la necessit della conservazione, ammessa la costruzione di un separato edificio nelle immediate vici-
nanze nei limiti della cubatura esistente e comunque non superiore a 700 metri cubi e in osservanza dei criteri della tutela degli insiemi. 23 - I fabbricati rurali con almeno 400 metri cubi esistenti o autorizzati alla data di entrata in vigore della legge provinciale 20 settembre 1973, n. 38, e al momento della presentazione della domanda di concessione edilizia siti nel verde agricolo e non pi utilizzati per la conduzione di aziende agricole, possono essere trasformati, nei limiti della cubatura esistente, qualora si tratti di edifici pi grandi nel limite massimo di 2.000 metri cubi, in abitazioni convenzionate, a condizione che siano situati a una distanza inferiore a 300 metri dal prossimo centro edificato delimitato ai sensi dell'articolo 12 della legge provinciale 15 aprile 1991, n. 10, e successive modifiche, e che vengano allacciati alla rete idrica e alla fognatura comunale. In deroga all'articolo 79 possono essere adibiti ad agriturismo. Dopo la trasformazione in volume residenziale, il volume agricolo eccedente il fabbisogno di cui al comma 1 deve essere demolito prima del rilascio della licenza d'uso per il volume residenziale, a meno che non venga fornita, tramite un parere della ripartizione provinciale agricoltura, la prova che questo volume aziendale sia necessario per la conduzione di un'azienda agricola. Per la durata di 20 anni non pu essere autorizzato nessun nuovo volume aziendale. In caso di demolizione e ricostruzione l'ubicazione pu essere spostata nell'ambito della sede dell'azienda oppure ammesso lo spostamento in direzione dello stesso centro edificato in linea diretta. La Giunta provinciale emana le relative direttive. 28 - Fatte salve le norme in materia di tutela del paesaggio, nel verde agricolo e nel bosco, in deroga ai commi 1 e 21 nonch al piano urbanistico comunale, possono essere realizzati depositi per legname. Nell'ambito del deposito di legname possono essere realizzate tettoie. La Giunta provinciale con deliberazione approva le relative direttive e stabilisce la dimensione massima delle tettoie. La Giunta provinciale stabilisce fino a quali dimensioni necessaria unicamente un'autorizzazione del sindaco. Cessato l'utilizzo, tutte le costruzioni devono essere eliminate e deve essere ripristinato lo stato originario.
La Storia Pag. La Legge Masi esistenti Costituzione di un nuovo maso La nozione di redditivit Perdita della qualifica e svincolo del maso Modifiche al maso ed usucapione Distacchi Ampliamenti del maso Vendita del maso e diritti di prelazione Successione ereditaria Successione legittima Successione per testamento Determinazione del prezzo di assunzione Procedimento Pagamento del prezzo La divisione suppletoria Quote di compropriet di un maso Certificato di eredit Diritti del coniuge superstite e dei figli minori del defunto non assuntori Altre particolarit Le Commissioni locali per i masi chiusi Maso chiuso e legge urbanistica Appendice legislativa 1 - Legge provinciale 28 novembre 2001, n. 17 Legge sui 82
masi chiusi 2 - Decreto del Presidente della Provincia 3 maggio 2006, n.
19 - Regolamento relativo alla legge provinciale sui masi chiusi (titoli di studio) 3 - Legge provinciale 26 marzo 1982, n. 10 Modifica del testo unificato delle leggi provinciali sull'ordinamento dei masi chiusi (Erbhof). 4 - Legge provinciale 11 agosto 1997, n. 13 modificata con L. P. 2 luglio 2007 n. 3 Legge urbanistica provinciale urbanistica (estratto dellart. 107 nei soli commi riferiti ai masi chiusi)
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References: sentenza 
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 art. 179
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 Cass. 

Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 20
 art. 20
 art. 20
 art. 2135

Cass. 
 sentenza 
 art. 412
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Art. 108
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