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Tuvixeddu, la “storia infinita” che tutti (o quasi) vogliono chiudere. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
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Tuvixeddu, la “storia infinita” che tutti (o quasi) vogliono chiudere.
settembre 8, 2011 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
Il 5 settembre 2011 si è tenuta la riunione del Comitato di sorveglianza per l’attuazione dell’accordo di programma Regione – Comune – Privati su Tuvixeddu–Tuvumannu, a Cagliari. Dalle cronache e dalle dichiarazioni di tutte le parti è emersa una disponibilità alla trattativa per concludere nel più breve tempo possibile la vicenda con una soluzione definitiva e – per quanto riguarda gli interessi pubblici – la realizzazione del parco archeologico-ambientale di Tuvixeddu. Sono seguite varie polemiche sulla presunta arrendevolezza del Sindaco Massimo Zedda alle pretese immobiliari, arrendevolezza che – a ben vedere – non si comprende dove si sia concretizzata.
E’ emersa l’esigenza di un approfondimento all’interno della maggioranza consiliare: Giuseppe Andreozzi (Rossomori), Francesco Ballero (P.D.) e Giovanni Dore (I.d.V.), consiglieri e avvocati, dovranno predisporre una base per un ordine del giorno da presentare in Consiglio comunale. Sarà l’indirizzo per la Giunta Zedda da seguire nei successivi sviluppi per Tuvixeddu.
La pluriennale vicenda di Tuvixeddu è complessa, ma qualche punto fermo c’è e – per logica e buon senso – da qui si dovrebbe partire per raggiungere una soluzione definitiva che porti al soddisfacimento degli interessi pubblici per la realizzazione di un grande parco archeologico-ambientale.
In primo luogo l’accordo di programma immobiliare (art. 27 della legge n. 142/1990 e s.m.i., ora art. 34 del decreto legislativo n. 267/2000 e s.m.i., nonché art. 11 della legge n. 241/1990 e s.m.i.), deleterio per i valori storico-culturali e ambientali del sito, è valido ed efficace, fin quando non verrà revisionato o reso nullo da decisioni amministrative o giurisdizionali o da esercizi della facoltà di recesso, salvo eventuali penali. Il Comitato di sorveglianza è l’organo (di fonte pattizia) per la “gestione” dell’accordo medesimo. In secondo luogo, recentemente, il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1366/2011 – molto importante, ma non risolutiva – ha dato forza alle ragioni della tutela delineando il percorso amministrativo che si dovrà seguire. Lo ricordiamo.
La Regione aveva impugnato la sentenza del Giudice amministrativo sardo nella parte in cui aveva accolto i motivi di ricorso del Comune di Cagliari (difetto di istruttoria e di motivazione, illogicità delle previsioni di piano) relativi all’individuazione del complesso Tuvixeddu-Tuvumannu (circa 50 ettari) fra le “aree caratterizzate da preesistenze con valenza storico cultruale” tutelate ai sensi dell’art. 49 delle norme di attuazione del P.P.R. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso, confermando (come già il T.A.R. Sardegna) che la Regione possa mediante il piano paesaggistico prevedere motivatamente una specifica disciplina di tutela su aree di valore ambientale e storico-culturale (artt. 131 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e ricordando che “il piano paesaggistico è cogente e immediatamente prevalente sulla strumentazione della programmazione urbanistica degli enti locali” (art. 145, comma 3°, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.). La sentenza, come prevedibile, aveva suscitato reazioni contrastanti, molto “vivaci”, riguardo le conseguenze sulle sorti di un’area che accoglie il più importante sito sepolcrale punico-romano (con testimonianze fino all’epoca alto-medievale) del Mediterraneo.
Il noto progetto edilizio Iniziative Coimpresa è oggetto di un accordo di programma immobiliare, cioè uno strumento attuativo del P.U.C. di Cagliari, approvato e convenzionato prima della data di adozione del P.P.R. La previsione della subordinazione a successiva “intesa” Regione-Provincia-Comune delle parti di tali interventi non munite di titoli abilitativi (es. concessioni edilizie), disposta dal successivo comma 4°, è stata annullata dai Giudici amministrativi (T.A.R. Sardegna, sez. II, 12 giugno 2009, n. 979; T.A.R. Sardegna, sez. II, 31 ottobre 2007, n. 2010; T.A.R. Sardegna, sez. II, 31 ottobre 2007, n. 2011; T.A.R. Sardegna, sez. II, 31 ottobre 2007, n. 2012; T.A.R. Sardegna, sez. II, 31 ottobre 2007, n. 2013).
In buona sostanza – al di là di divergenze interpretative sempre possibili – il Consiglio di Stato ha ritenuto opportuno ricordare che c’è “una zona di tutela integrale”, “una fascia di tutela condizionata” e una restante area da disciplinare mediante intesa fra Regione e Comune. Sicuramente oggi è radicalmente complicata la vita ai progetti edilizi nelle aree interessate, le esigenze della tutela sono state nettamente rafforzate, ma sarà fondamentale seguire attivamente le fasi di formazione della prevista “intesa” Regione-Comune indicata dal Consiglio di Stato.[1] I tentativi scomposti di variante urbanistica effettuati solo qualche mese fa dalla vecchia Amministrazione Floris sono giunti all’attenzione della magistratura inquirente proprio su segnalazione delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra. Così come il prossimo 19 settembre 2011 si aprirà davanti al Tribunale di Cagliari un procedimento penale relativo a interventi edilizi e per la realizzazione del parco.
Cagliari, Tuvixeddu, tomba di Rubellio
Intanto, però, perché non dare un bel segnale, chiaro e netto? Perché non iniziare da un intervento di bonifica ambientale, messa in sicurezza e valorizzazione della via sepolcrale romana alle pendici di Tuvixeddu, verso Viale S. Avendrace? Qui non ci sono ricorsi, giudizi, procedimenti penali, sequestri, rinvii a giudizio e polemiche di alcun genere. Potrebbe e dovrebbe esser tutelata, in sicurezza, visitabile e fruibile. Oggi, subito, adesso.
Tuvixeddu, tomba di Rubellio, interno in degrado
da Sardegna 24, 8 settembre 2011
Caso Tuvixeddu stop all’accordo. Il sindaco di Cagliari Massimo Zedda non potrà concludere accordi con i privati prima delle conclusioni di un’inchiesta condotta da tre consiglieri della maggioranza. Ennio Neri
Tuvixeddu, stop all’intesa. Sarà una commissione d’inchiesta, nominata dalla maggioranza e composta da tre consiglieri comunali, Giuseppe Andreozzi (Rossomori) Francesco Ballero (Pd) e Giovanni Dore (Idv) tutti e tre avvocati, a far luce sulle sorti del grande intervento edilizio di circa 400 mila metri cubi sul colle di Sant’Avendrace, oggetto dell’accordo di programma tra Regione,Comune e privati. Prima dell’esito della commissione, nessuna decisione potrà essere presa dal sindaco Massimo Zedda, reduce dall’incontro coi Cualbu al comitato di sorveglianza sull’accordo di programma in Comune. Tanti in consiglio, stupiti, si son chiesti a quale titolo il sindaco abbia partecipato alla riunione. E ora i consiglieri vogliono chiarezza, soprattutto dopo il confronto con gli ecologisti che hanno sollevato più di un dubbio di legittimità sull’intesa, dopo la sentenza del Consiglio di Stato di marzo. Ancora fresco, poi, il ricordo della delibera votata dal vecchio consiglio comunale su Tuvixeddu, finita in Procura. Da qui le preoccupazioni della maggioranza che ha affidato a tre colleghi “esperti” il compito di esaminare gli atti per capire cosa si può fare e cosa no. Il lavoro dei tre “commissari” sarà riassunto in un documento: la base per un ordine del giorno, da approvare in consiglio comunale, che dovrà indicare alla Giunta le linee guida per la vicenda Tuvixeddu. I tre sono già al lavoro e contano di concludere entro uno o due mesi. Prima di allora difficilmente il sindaco potrà fare ulteriori passi decisivi sull’accordo di programma. «Riprenderemo la vicenda dall’inizio», spiega Giovanni Dore, «dall’accordo di programma del 2000, passando per i vincoli della Giunta Soru, respinti per motivi formali e chiudendo con la sentenza del marzo scorso, quella che ha confermato la validità del piano paesaggistico regionale e che secondo noi, sostanzialmente, mette al sicuro la necropoli ». Tutti e tre i consiglieri incaricati sono avvocati esperti della materia. Dore fa parte dello studio che ha seguito i procedimenti amministrativi su Tuvixeddu per Italia Nostra, Andreozzi ha fatto lo stesso per Legambiente, mentre Ballero ha lavorato nello studio che ha seguito da vicino la vicenda del cantiere Cocco. Oggetto di un contenzioso trala Regionee l’impresa Cocco (che stava per costruire un palazzone davanti ad antiche tombe romane) che si concluse con una trattativa e una permuta: l’area di Sant’Avendrace passò alla Regione in cambio di un intero stabile di via Dante all’impresa che si accollò anche l’onere delle spese per la realizzazione di una piazza al posto del palazzo. «Affronteremo la vicenda in modo laico e senza battaglie di religione», spiega Ballero, «ascolteremo anche i privati».«Èun bene inestimabile, ma che appartiene a un privato», dichiara Andreozzi, «l’ideale sarebbe chela Regionedesse gambe all’ordine del giorno del 2010 e varasse una legge per acquisire i terreni, in cambio di un indennizzo ai privati».
Paura del maxi-indennizzo. Ma nessuno sa bene perché. Alberto Urgu
Tuvixeddu, maneggiare con cura. Il destino della più grande necropoli punica del Mediterraneo piomba sul consiglio comunale di Cagliari, mettendo la nuova maggioranza di centrosinistra davanti al primo nodo politico. La decisione del sindaco Massimo Zedda di partecipare alla riunione di vigilanza dell’accordo di programma, che ha di fatto riaperto la trattativa con la Regionee con la Coimpresa, ha aperto un fronte con una parte delle associazioni ambientaliste e ha creato qualche perplessità anche all’interno della stessa maggioranza, che ora prudentemente prende tempo con l’avvio di una esplorazione giuridica da parte di tre consiglieri-avvocati: Francesco Ballero, Giuseppe Andreozzi e Giovanni Dore. In quasi tutti i membri dell’assemblea cittadina, infatti, sembra prevalere la preoccupazione che un mancato rispetto dell’accordo di programma del 2000, possa rappresentare un pericolo per le casse del Comune, che mai e poi mai potrebbero affrontare, in un periodo di magra come questo, un eventuale risarcimento nei confronti del costruttore privato. Insomma, Gualtiero Cualbu fa ancora paura e la sua, legittima, difesa dell’interesse privato non trova insensibili parti della maggioranza. Oltre al fatto che, come ricorda il capogruppo di Sel, Sergio Mascia «per noi è fondamentale che si faccia il parco sul Colle e le rivoluzioni si fanno comunque nel rispetto delle leggi e seguendo ciò che abbiamo scritto nel programma elettorale della coalizione». Anche il capogruppo Pd, Davide Carta preferisce attendere prima di esprimere giudizi «perché la materia giuridica è estremamente delicata. Tuvixeddu è un tema centrale e alla fine della ricognizione di tutti gli elementi, il centrosinistra farà la sua proposta in Consiglio». Al di là della prudenza e della condivisione che sia necessario arrivare aduna conclusione della vicenda Tuvixeddu, tutelando principalmente il bene comune, che è rappresentato dal parco e dal canyon (dove la strada non passerà), più di un consigliere è rimasto spiazzato dall’iniziativa del sindaco, della quale quasi tutti hanno saputo dai giornali. E anche la convocazione, un po’ improvvisata, dell’ala più ferma dell’ambientalismo che ha combattuto per la difesa del Colle ne è una conferma. Un incontro programmato da tempo, come sostengono i consiglieri, per ascoltare le associazioni. Mache,dopo le ultime vicende, ha assunto un peso differente. Anche perché alcuni, come Giorgio Todde, Maria Antonietta Mongiu e Maria Paola Morittu non sono rimasti soddisfatti dalla mossa del sindaco e si attendevano una presa di posizione diversa. Vero è, come ricorda Stefano Deliperi del Gruppo d’intervento giuridico, che «sono molto lontani i tempi in cui il sindaco Floris partecipava alle conferenze stampa con Gualtiero Cualbu e il comune sta dimostrando di non essere più appiattito sugli interessi privati». Ma i malumori restano. Per Maria Paola Morittu di Italia Nostra «Non si capisce per quale motivo si debba ripartire dall’accordo di programma del 2000, visto che il Consiglio di Stato ha sancito di fatto che non è più valido. I vincoli sul colle posti dalla Giunta Soru sono tutti legittimi e a Tuvixeddu non si può costruire nulla. Anche i risarcimenti a Cualbu di cui tanto si parla, mi sembrano discutibili. Fino a prova contraria si ha diritto a un risarcimento quando si è davanti ad un atto illegittimo, ma non è certo questo il caso».
Tutti i dubbi rimasti in piedi. COMUNE. TANTE LE QUESTIONI APERTE DOPO L’ULTIMA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO.
La settimana scorsa il sindaco Zedda ha incontrato Cappellacci che gli ha assicurato i fondi per il parco a Tuvixeddu. E Lunedì Zedda ha partecipato, assieme a Regione e privati al comitato di sorveglianza sull’accordo di programma. Sono cinque i nodi tecnico-giuridici che Andreozzi, Ballero e Dore dovranno sciogliere. In primis si tratta di capire se, dopo l’ultima sentenza del Consiglio di Stato, che ha dato validità ai vincoli imposti dal piano paesaggistico regionale, l’accordo di programma su Tuvixeddu tra (Regione, Comune e privati) è ancora in piedi. Ci sarà poi da capire quali ripercussioni ricadranno effettivamente sull’intervento edilizio (le costruzioni tra Tuvixeddu e Tuvumannu) dopo la sentenza. «Il Consiglio ha stabilito che oltre all’area di tutela integrale, occorrerà estendere anche quella di tutela condizionata », spiega Giovanni Dore, «che verrà definita con un’intesa tra Regione e Comune». Il terzo nodo è quello sulle reali possibilità di via Roma di recedere dall’accordo di programma e a fronte di quali costi: secondo Italia Nostra il risarcimento di palazzo Bacaredda per l’esproprio dei terreni di via Castelli, alla base dell’accordo di programma del 2000, sarebbe già stato saldato dal Comune e dunque non peserebbe su un’eventuale rottura. Dovrà essere chiarito infine quale sarà destino della necropoli in caso di recesso dall’accordo di programma. E cioè se tornerà in mano a Coimpresa e poi chi tra Regione e Comune dovrà procedere ad un eventuale esproprio. L’ultimo dubbio riguarda la nuova pianificazione tra Regione e Comune, disposta dalla sentenza per “disciplinare urbanisticamente” l’area: va fatta prima dell’adeguamento del piano urbanistico comunale al piano paesaggistico regionale?
[1] Inoltre, sarà importante l’esito del ricorso n. 4444/2010 degli Amici della Terra pendente sempre davanti al Consiglio di Stato e riguardante l’autorizzazione paesaggistica emanata nel lontano 1999 in favore dell’intero accordo di programma immobiliare. Se sarà annullata, cade l’accordo di programma immobiliare.
Categorie:aree urbane, beni culturali, pianificazione Tag:accordo di programma, ambiente, Cagliari, giustizia amministrativa, Gruppo d'Intervento Giuridico, Gualtiero Cualbu, Massimo Zedda, piano paesaggistico regionale, Tuvixeddu, Tuvumannu
settembre 8, 2011 alle 2:52 pm
da Radio Press Facebook, 8 settembre 2011
Tuvixeddu, la maggioranza in Comune con Zedda: “Nessuna commissione d’inchiesta sul colle, siamo in linea col sindaco”: http://it-it.facebook.com/notes/radio-press/tuvixeddu-la-maggioranza-in-comune-con-zedda-nessuna-commissione-dinchiesta-sul-/10150301642993670
settembre 8, 2011 alle 4:21 pm
molte, molte polemiche.
dal blog di Vito Biolchini.
Tuvixeddu: seguendo la pista delle notizie (vere e false). Una mia rettifica e qualche risposta a chi contesta quanto ho scritto riguardo Sardegna 24: http://vitobiolchini.wordpress.com/2011/09/09/tuvixeddu-seguendo-la-pista-delle-notizie-vere-e-false-una-mia-rettifica-e-qualche-risposta-a-chi-contesta-quanto-ho-scritto-riguardo-sardegna-24/
Tuvixeddu: Sardegna 24 mette in difficoltà il sindaco Zedda solo perché non segue la linea Soru! E si inventa pure le notizie… : http://vitobiolchini.wordpress.com/2011/09/08/tuvixeddu-sardegna-24-mette-in-difficolta-il-sindaco-zedda-solo-perche-non-segue-la-linea-soru-e-si-inventa-pure-le-notizie%e2%80%a6/
Tuvixeddu, la città non vuole cemento. Ma per liberare il colle ostaggio dei privati non servono guerre di religione ma una sana trattativa con Cualbu: http://vitobiolchini.wordpress.com/2011/09/05/tuvixeddu-la-citta-non-vuole-cemento-ma-per-liberare-il-colle-ostaggio-dei-privati-non-servono-guerre-di-religione-ma-una-sana-trattativa-con-cualbu/
dal blog di Francesco Ballero
Il Caso Tuvixeddu: http://www.francescoballero.com/ambiente/il-caso-tuvixeddu
settembre 9, 2011 alle 9:39 am
Credo che dare l’avvio ad una marea di polemiche non serva nè a Cagliari nè a Tuvixeddu. Intanto lasciamo che puliscano il sito e lo rendano “civile” memoria di una civiltà che pare noi non meritiamo di aver ereditato e di cui la vecchia amministrazione ha fatto scempio in onore del dio mattone/ denaro. I danni son fatti. Cerchiamo di evitarne altri e costruiamo un dialogo che può portare a risultati concreti. Luciana
settembre 9, 2011 alle 2:50 pm
da Sardegna 24, 9 settembre 2011
Tuvixeddu: due mesi per vederci chiaro. (Ennio Neri): http://www.sardegna24.net/regione/tuvixeddu-due-mesi-per-vederci-chiaro-1.21075
Le patate bollenti ereditate da Zedda. (Carlo Dore)
IL COMMENTO. È nell’ordine naturale delle cose che, quando ad una amministrazione civica di un determinato colore politico ne subentri un’altra nuova e di colore diverso, quest’ultima debba affrontare problemi lasciati insoluti o risolti inmodo insoddisfacente da chi l’ha preceduta.
Ma l’eredità lasciata dall’ex sindaco Emilio Floris e dalla sua Giunta al nuovo primo cittadino Massimo Zedda ed alla maggioranza da lui guidata, è talmente pesante da non avere riscontro a memoria d’uomo, almeno a livello cagliaritano. Numerose e di estrema gravità sono infatti le “patate bollenti” che il “sindaco ragazzino”, appena insediato, si è trovato nelle mani, col rischio concreto di scottarsi.
Anche perché chi, con tanta generosità, gli ha dato il voto, si aspetta da lui e dal suo esecutivo un deciso mutamento di rotta rispetto alla condotta di chi lo ha preceduto. Condotta, per un verso, inerte ed asfittica, per l’altro verso, rivolta non già alla ricerca del bene comune, ma ad ottenere il consenso di quei “poteri forti” che, da lunga data, hanno impedito il reale progresso della città. Che, velleitariamente definita dai componenti della passata maggioranza come aspirante al ruolo di capitale del Mediterraneo, ha finito per somigliare, per molti versi, ad una città del terzo mondo. Procedendo ad una veloce, anche se non esaustiva, carrellata e partendo dallo sfacelo delle strade e dei marciapiedi cittadini, indegni di una città civile, non possono dimenticarsi le seguenti vicende.
L’oltraggio perpetrato ai danni dell’anfiteatro romano (uno dei pochi al mondo scavato nella roccia), violentato con i martelli pneumatici e trasformato in una orribile legnaia che, per evitare un ulteriore degrado, dovrà ora essere rimossa con la spesa di ingenti risorse pubbliche senza che i responsabili vengano chiamati a risponderne. La necropoli fenicio-punica di Tuvixeddu, una delle più importanti al mondo che, per accontentare un privato, si voleva far sommergere da una colata di cemento e tagliare in due con una strada a scorrimento veloce.
Lo stadio di Sant’Elia, prestigiosa struttura sportiva (lo “stadio olimpico della Sardegna”), completamente restaurata in vista dei mondiali di calcio del 1990, data in concessione esclusiva e senza gara per oltre dieci anni ad un privato, che veniva autorizzato a distruggere la pista e le pedane per l’atletica trasformandola in un caravanserraglio.
Il problema dei bar abusivi del Poetto, lasciato marcire in modo irresponsabile. Il mancato completamento della metropolitana di superficie con la realizzazione dell’anello che avrebbe consentito l’attraversamento della città e il collegamento con l’hinterland e gli ospedali.
La mancata realizzazione del campus universitario di viale La Playa e del maestoso Betile che avrebbe dato a Cagliari il respiro di città internazionale. Il sacrificio di buona parte degli spazi previsti dal Piano urbanistico comunale per verde e servizi di quartiere con la sciagurata invenzione delle zone “BS3*”, che hanno consentito ai privati di sfruttare per l’edificazione il 60% delle relative aree, con il conseguente ulteriore congestionamento della città. La pretesa di realizzazione ad ogni costo e a rotta di collo il parcheggio sotterraneo della via Roma dopo aver eluso l’obbligo di procedere alla valutazione di impatto ambientale e omesso di ottenere tutti i necessari nulla osta.
Lo spreco di un’ingente quantità di denaro per stravolgere la piazza Maxia realizzando la ormai famosa “piazza porcata”. Insomma,si tratta di una eredità pesante, da far tremare le vene e i polsi, ed è per questo che Massimo Zedda e i suoi collaboratori, dovranno lavorare con il massimo impegno per cambiare la città. A cominciare dal restauro delle strade e dei marciapiedi a tutela dell’incolumità dei cittadini.
da La Nuova Sardegna, 9 settembre 2011
Tuvixeddu, Zedda apra il tavolo». Dalla soprintendenza regionale l’invito a stabilire tutte le fasce di tutela. (Alessandra Sallemi)
CAGLIARI. Una tomba non fa Tuvixeddu, è Tuvixeddu nel suo insieme che rende infinitamente preziose le fosse mortuarie fenicio-puniche in vista e quelle mai scavate però capaci di saltar fuori anche oltre le aree vincolate in passato dalla soprintendenza ai beni archeologici, come successe nel 1997. Il decreto 2323 del 9 agosto 2006 emanato dalla Regione mise in cassaforte questo luogo straordinario, il 3 marzo 2011 il Consiglio di Stato ha reso pubblica la motivazione di una sentenza che ha dato interamente ragione alla giunta Soru per la scelta di raccordare al migliore dibattito culturale sul paesaggio il monumento di Tuvixeddu e lo ha fatto con i giusti strumenti di legge, ancora oggi inespugnabili. La stessa sentenza, di cui ormai sarebbe indispensabile una lettura pubblica, quasi insegna di nuovo a tutte le entità in gioco cosa è corretto fare per restituire a quel luogo il senso della sua esistenza e alla città un «sito» di alto prestigio. Nel documento c’è un passaggio fondamentale, di una lungimiranza quasi profetica perché nei fatti dice cosa fare anche per i giorni che sarebbero venuti, gli attuali, nei quali bisogna trovare la strada della tutela del monumento con una visione paesaggistica e non solo strettamente archeologica e del riesame degli interessi privati che sono quelli dei proprietari delle aree sopra e accanto alla necropoli. Proprietari un tempo in pista per costruire moltissimo, poi meno, oggi nulla, ma comunque portatori di interesse.
Dicono i giudici: «Resta stabilito, quanto alla concreta ed autonoma disciplina di salvaguardia, che la regolamentazione definitiva dell’area è rinviata ad un’intesa tra Comune e Regione, fermo che all’interno dell’area individuata è prevista una zona di tutela integrale, dove non è consentito alcun intervento di modificazione dello stato dei luoghi, e una fascia di tutela condizionata». La soprintendente regionale ai beni culturali della Sardegna, Maria Assunta Lorrai, responsabile massima della tutela di qualunque valore storico artistico in rappresentanza dello Stato, per ricominciare a trattare di Tuvixeddu invita a partire dall’importante sentenza del Consiglio di Stato che agli addetti ai lavori parla in modo molto chiaro. Dice Lorrai: «La prima cosa da fare è stabilire le varie fasce di tutela. Ci saranno zone di tutela massima e zone di tutela attenuata, gli enti dovranno stabilire dove e come, eventualmente, si potrà costruire e dove ci dovrà essere il verde». Quale ente deve aprire il tavolo? «Direi il Comune, che è il primo interessato perché il bene ricade nel suo territorio». Sui privati: «Prima gli enti, Comune e certo anche Regione, devono indicare le fasce e poi il privato dovrà essere coinvolto perché ci sono i loro interessi e, so, cause con richieste di danni». Secondo Lorrai è ovvio che l’accordo di programma stipulato un tempo fra Comune, Regione e privati debba essere modificato sulle linee di tutela affermate nel 2006 e ribadite dalla sentenza del Consiglio di Stato. Intanto nel dicembre 2010 la soprintendenza regionale ha firmato con l’ex sindaco Emilio Floris un accordo per «mettere in sicurezza il parco archeologico, ma quel documento deve essere ora ratificato dalla nuova giunta – continua la soprintendente -. Nel verbale si stabilivano alcune condizioni per la tutela archeologica e per l’apertura al pubblico, con l’indicazione esatta dei percorsi per i visitatori. Questa parte si potrebbe mandare avanti, assieme alla definizione, che, ripeto, resta urgente, delle fasce di tutela». Lorrai non ha dubbi: «Nell’esame di Tuvixeddu si deve partire dai vincoli, che sono indiscutibili: quello paesaggistico, quello archeologico e il minerario. E credo proprio che una volta per tutte si debba cominciare: la vicenda va conclusa, aperta fa male a tutti, Tuvixeddu per primo».
Utile la rilettura della sentenza del Consiglio di Stato pubblicata il 3 marzo 2011 che ha dato torto alla giunta Floris. L’intero colle in cassaforte: il plauso dei giudici.
CAGLIARI. Il Consiglio di Stato nel 2008 venne chiamato a pronunciarsi su Tuvixeddu per il ricorso presentato dalla Regione di Soru contro la sentenza del Tar che dava ragione al Comune, a sua volta ricorrente contro un pezzo del piano paesaggistico regionale che trattava di Tuvixeddu. Nell’elaborazione del piano paesaggistico, la Regione aveva esteso all’intero colle di Tuvixeddu, 50 ettari, una tutela assoluta. Secondo il Comune (anche secondo il privato Coimpresa), l’aveva fatto con un’istruttoria carente e senza motivazioni fondate. Il Consiglio di Stato, con la sentenza di marzo, ha stabilito che bene fece, invece, la Regione a estendere la tutela massima, già prevista per i 22 ettari di tombe visibili, a tutti i 50 ettari di colle. Perché? Un esempio per tutti: il vincolo archeologico sui 20 ettari è del 1996, nel 1997, fuori dal quel perimetro, emersero 40 tombe intatte. Valeva la pena, insomma, di tutelare non solo la stretta porzione archeologicamente nota, ma anche il territorio, nel caso di Tuvixeddu ancora carico peraltro di una forte espressività naturalistica e di rappresentatività storica. I giudici del Consiglio di Stato affermano anche altre due cose. Una valutazione di tipo paesistico non è legata all’entrata in vigore del Codice Urbani: se non si è fatta in passato, cioè quando gli accordi su Tuvixeddu nascevano, può ben essere condotta successivamente e avere valore di legge. Infine: per contestare l’estensione della tutela integrale non è legittimo dire che «molto è già stato costruito», «la situazione materiale di compromissione della bellezza naturale – dicono i giudici – che sia intervenuta ad opera di preesistenti realizzazioni, anziché impedire, maggiormente richiede che nuove costruzioni non deturpino ulteriormente l’ambito protetto».
Beni dell’umanità ma soltanto per l’Unesco.
CAGLIARI. Si è scoperto nelle settimane scorse che l’istruttoria per arrivare alla dichiarazione di bene dell’umanità dell’Unesco per Tuvixeddu si è arenata in qualche ufficio regionale, mentre per la rete dei nuraghi dell’intera isola non è mai potuta cominciare nonostante i suggerimenti degli stessi funzionari Unesco. C’è una domanda che, per primo, è rivolta all’assessore regionale all’Urbanistica, Gabriele Asunis, ma subito dopo anche al collega alla Cultura e Pubblica Istruzione, Sergio Milia e, dopo il grave flop dell’affluenza turistica, anche al responsabile del Turismo, Luigi Crisponi. Che cosa si aspetta per attivare un marchio che ovunque nel mondo costituisce richiamo per visitatori di qualità? I visitatori di qualità sono quelli che non toccherebbero un granello della spiaggia rosa di Budelli e che ben si guarderebbero dal non pagare il conto al ristorante: siamo sicuri di volerne fare a meno?
settembre 9, 2011 alle 2:54 pm
da Sardegna Quotidiano, 9 settembre 2011
Tuvixeddu «Totale appoggio al sindaco».
COMUNE. I capigruppo di centrosinistra: studiamo tutte le carte che riguardano l’intricata vicenda del Colle, a breve l’incontro con Coimpresa. Lunedì un incontro con ambientalisti e Mongiu. (Paola Pilia)
«Tra noi e il sindaco c’è totale sintonia. Su Tuvixeddu e sul resto del programma». Lo specificano i capigruppo di maggioranza al termine di una giornata segnata da chiarimenti e smentite sulla nascita, all’interno del centrosinistra, di un gruppo di studio dedicato alla necropoli punica. Non una commissione d’inchiesta, ma semplicemente un informale team di tre consiglieri, che non impegna Massimo Zedda a bloccare il confronto con Regione e privati. A Giovanni Dore dell’Italia dei Valori, Francesco Ballero del Pd e Giuseppe Andreozzi dei Rossomori, tutti avvocati esperti in diritto amministrativo, mercoledì sera i colleghi di coalizione hanno affidato il compito di rivedersi le carte di Tuvixeddu: le delibere comunali ereditate dalla Giunta Floris e tutte le sentenze, specialmente l’ultima del Consiglio di Stato che certificherebbe l’inedificabilità del colle. Poi dovranno chiarire anche ai consiglieri meno esperti l’intricato caso giudiziario. «Abbiamo voluto avviare un approfondimento tecnico anche per supportare l’azione della giunta e del sindaco», hanno specificato in un comunicato condiviso i presidenti dei gruppi del centrosinistra Davide Carta, Sergio Mascia, Enrico Lobina, Giovanni Dore e Mondo Perra. Il confronto aperto in maggioranza sul futuro del colle ha subito un’accelerata dopo la riunione del comitato di sorveglianza che si è tenuto lunedì scorso. Dall’incontro fra Comune, Regione e Coimpresa sono emersi tre punti fondamentali: l’annuncio di una conferenza di servizi entro settembre per discutere del parco, la rinuncia del Comune alla costruzione degli edifici pubblici e la cancellazione del progetto di strada nel canyon. Un risultato che ha lasciato delusi alcuni consiglieri di maggioranza e che ha fatto infuriare gli ambientalisti. I toni sono saliti in particolare in una riunione, che si è tenuta in Municipio martedì sera all’indomani di quella del comitato. Convocata da tempo dal capogruppo del Pd Carta prevedeva la presenza di Vincenzo Tiana di Legambiente ma è stata allargata all’ultimo momento anche a Maria Antonietta Mongiu, e a Giorgio Todde e Maria Paola Morittu di Italia Nostra che, citando nel dettaglio le ultime sentenze, hanno spiegato ai consiglieri e al presidente dell’Assemblea Ninni Depau che l’accordo raggiunto da Zedda rappresenta un passo indietro per la tutela del colle. L’ex assessore della Giunta Soru in particolare, si sarebbe detta “addolorata” per avere visto il sindaco a confronto con Coimpresa. Nei prossimi giorni i capigruppo ascolteranno anche l’impresa di Gualtiero Cualbu. Poi incrociando le loro valutazioni con quelle dei tre consiglieri-avvocati potrebbero elaborare un documento di indirizzo politico o una delibera per la Giunta. Ci vorranno meno di due settimane. «Non abbiamo dato alcuno stop al sindaco. In maniera coordinata con l’esecutivo vogliamo lavorare per mettere un punto una volta per tutte su questa vicenda, valorizzando il parco e tutelando gli interessi del privato », ha spiegato Carta (Pd).
settembre 9, 2011 alle 2:56 pm
da L’Unione Sarda, 9 settembre 2011
Tuvixeddu, verifica sulle delibere di Floris.
I consiglieri di maggioranza vogliono controllare gli ultimi atti relativi a Tuvixeddu, in particolare gli ultimi approvati dalla Giunta Floris. I gruppi consiliari di centrosinistra «hanno voluto avviare un approfondimento tecnico per supportare l’azione della Giunta e del sindaco sul tema di Tuvixeddu», scrivono in un comunicato congiunto tutte le forze di maggioranza. «Abbiamo ritenuto di dover analizzare la materia considerando tutti gli atti che si sono succeduti nel tempo, ma soprattutto le deliberazioni della Giunta Comunale del 18 marzo e del Consiglio comunale del 28 marzo, approvate con una frettolosità sospetta come ultimi atti della scorsa consiliatura, in merito alla rimodulazione del progetto Coimpresa su Tuvixeddu».
A controllare gli ultimi provvedimenti saranno Francesco Ballero (Pd), Giovanni Dore (Idv) e Giuseppe Andreozzi (Rossomori), ma potrebbero essere ricevuti nei prossimi giorni anche «esperti del mondo ambientalista e della cultura che da anni si sono occupati di Tuvixeddu».
settembre 9, 2011 alle 5:28 pm
come recitava la buonanima di Sandra Mondaini: che barba, che noia….che noia, che barba…..
settembre 9, 2011 alle 8:39 pm
da Sardegna Democratica, pubblicato su Sardegna 24, 9 settembre 2011
Un pesante passato. (Sandro Roggio): http://www.sardegnademocratica.it/culture/un-pesante-passato-1.23882
settembre 10, 2011 alle 2:35 pm
da Sardegna 24, 10 settembre 2011
“Via alla pulizia delle tombe”: http://www.sardegna24.net/cagliari-e-provincia/via-alla-pulizia-delle-tombe-1.21382
“Via alla pulizia delle tombe”. Appello degli ambientalisti per la sistemazione della necropoli punica e per l’istituzione del grande parco regionale. Gli esperti: “Su quest’area non ci sono ricorsi, contenziosi e nemmeno procedimenti penali. Eppure nessuno interviene”. (Ennio Neri)
Il sindaco Zedda sistemi l’area delle tombe romane a Sant’Avendrace e la Regione finanzi il parco regionale a Tuvixeddu. le associazioni ecologiste spronano le istituzioni che troppo a lungo, in passato, hanno temporeggiato sulla valorizzazione della necropoli punico romana. In attesa degli sviluppi sulla vicenda Tuvixeddu, “perchè”, chiede Stefano Deliperi del gruppo d’Intervento giuridico, “non iniziare da un intervento di bonifica ambientale, messa in sicurezza e valorizzazione della via sepolcrale romana alle pendici di Tuvixeddu, verso Viale S. Avendrace? Qui”, aggiunge, “non ci sono ricorsi, giudizi, procedimenti penali, sequestri, rinvii a giudizio e polemiche di alcun genere. Potrebbe e dovrebbe esser tutelata, in sicurezza, visitabile e fruibile. Oggi, subito, adesso”. Le aree in questione sono state incamerate dal Comune nell’ambito della lottizzazione della Erb degli anni ’90 del secolo scorso. Deliperi è intervenuto sul caso Tuvixeddu. Secondo l’ecologista l’accordo di programma “è valido ed efficace”, “fin quando non verrà revisionato o reso nullo da decisioni amministrative o giurisdizionali o da esercizi della facoltà di recesso, salvo eventuali penali. Il Comitato di sorveglianza è l’organo (di fonte pattizia) per la “gestione” dell’accordo medesimo. In secondo luogo il Consiglio di Stato, con la sentenza del marzo scorso, molto importante”, sottolinea “ma non risolutiva, ha dato forza alle ragioni della tutela delineando il percorso amministrativo che si dovrà seguire.” In buona sostanza, “al di là di divergenze interpretative sempre possibili”, il Consiglio di Stato ha ritenuto opportuno ricordare che c’è “una zona di tutela integrale”, “una fascia di tutela condizionata” e una restante area da disciplinare mediante intesa fra Regione e Comune. “Sicuramente”, aggiunge, “oggi è radicalmente complicata la vita ai progetti edilizi nelle aree interessate, le esigenze della tutela sono state nettamente rafforzate, ma sarà fondamentale seguire attivamente le fasi di formazione della prevista ‘intesa’ Regione-Comune indicata dal Consiglio di Stato. A tutt’oggi”, conclude, “rimangono necessari la revisione del piano urbanistico comunale nel senso indicato dal Consiglio di Stato e la revisione dell’accordo di programma. A meno che non si voglia puntare sul recesso comunale dall’accordo di programma, sempre possibile, con tutte le conseguenze economiche del caso e la conseguente retrocessione delle aree ai Privati. E nuovi probabili contenziosi oltre a quelli già aperti.”
settembre 11, 2011 alle 7:40 pm
il Sindaco di Cagliari Massimo Zedda, intervistato da Sardegna Quotidiano (11 settembre 2011) ha detto testualmente:
D – Dicono che Renato Soru possa mettere bocca sulle sue decisioni…
R – Per esempio gli ambientalisti che l’altro giorno sono stati accolti in Municipio dai consiglieri comunali della maggioranza, proprio per parlare di Tuvixeddu. Beh, sappiano che non mi faccio dettare l’agenda da nessuno.
settembre 14, 2011 alle 3:04 pm
da La Nuova Sardegna, 14 settembre 2011
Deloitte consulente degli arbitri. L’advisor dovrà stabilire se Cualbu ha diritto a un indennizzo e quale. Ma i giudici di Roma hanno già valutato: «Nessun atto illecito». (Mauro Lissia)
CAGLIARI. C’è il nome della società di consulenza chiamata a stabilire se Nuova Iniziative Coimpresa ha diritto a un indennizzo per la mancata realizzazione di gran parte del piano su Tuvixeddu: è la Deloitte Advisory spa. L’incarico firmato dal collegio arbitrale è stato notificato ieri alle parti, la Regione e l’impresa di costruzioni. Deloitte opera con 600 professionisti e 40 avvocati come advisory finanziaria, ma è specializzata anche in contenziosi e procedure arbitrali. E’ attesa da un compito molto complesso: mettere in fila la mole spaventosa di atti e sentenze che riguardano la querelle infinita tra l’amministrazione regionale e il gruppo Cualbu e rispondere ai dieci quesiti posti dal collegio per mettere nelle mani dei tre arbitri uno strumento utile a decidere se c’è stato danno oppure no, se di conseguenza l’impresa privata dovrà incassare una somma a titolo di risarcimento o di indennizzo, quale può essere la cifra giusta. Il consulente ha tre mesi di tempo per studiare il carteggio ed elaborare la relazione finale. In cambio di questa prestazione avrà a sua volta un compenso piuttosto elevato a carico delle parti, che va ad aggiungersi ai 550 mila euro già versati nelle tasche degli arbitri e della segreteria del collegio. Di certo il suo è un incarico delicatissimo per gli interessi in gioco e per la grande visibilità che ha assunto col trascorrere degli anni il caso Tuvixeddu, fino al 2006 – quando il governo Soru decise di fermare coi vincoli per notevole interesse pubblico l’avanzata del cemento sul colle dei Punici – confinato all’interno dei media sensibili al tema dei beni culturali e al mondo ambientalista. Da allora ad oggi la vicenda si è arricchita di sentenze importanti e di inchieste giudiziarie parallele, che hanno portato indirettamente il confronto tra Regione e gruppo Cualbu sul terreno politico. Il giudizio arbitrale in corso non ha nulla a che vedere con le conclusioni fin qui raggiunte nelle varie sedi giurisdizionali e con i procedimenti penali in corso: nasce dall’iniziativa dei legali del costruttore, convinti che la sequenza di interventi dell’amministrazione Soru abbia rallentato la realizzazione del progetto immobiliare, provocando un danno economico di 72 milioni di euro all’impresa. La sentenza del Consiglio di Stato emessa ad aprile scorso sembrerebbe escludere che la Regione abbia commesso atti illeciti, condizione indispensabile perchè si possa parlare di risarcimento. Al contrario i giudici di palazzo Spada hanno confermato la validità complessiva dei vincoli imposti in base al piano paesaggistico regionale e quindi la legittimità delle iniziative assunte dal governo Soru. Ma una valutazione su questi aspetti e sui diritti acquisiti da Nuova Iniziative Coimpresa spetta ora a Deloitte e quindi agli arbitri, che comunque non avranno l’ultima parola sulla vicenda. Il lodo definitivo che verrà emesso a conclusione del loro lavoro è difatti impugnabile davanti a una sezione civile della Corte d’Appello, quindi di fronte a magistrati togati. Come dire che questa vicenda parallela non potrà arrivare al capolinea in tempi brevi.
Il lodo arbitrale parziale si è chiuso il 22 giugno con la decisione di nominare un consulente tecnico. In attesa che venisse notificato il nome la Regione ha nominato la Kpmg Advisory, mentre i legali di Nuova Iniziative Coimpresa si sono affidati a Price Waterhouse Coopers Mlc. Le due società non hanno ancora il ruolo ufficiale di consulenti di parte perchè l’incarico formale parte soltanto adesso che il collegio arbitrale – composto dall’ex magistrato Gianni Olla, dal docente romano Nicolò Lipari dell’università la Sapienza e dal presidente emerito della Corte Costituzionale Franco Bilé – ha formalizzato il nome del consulente dell’ufficio. A breve si capirà se le due compagini internazionali saranno chiamate a collaborare con il consulente del collegio. L’altro aspetto in sospeso riguarda la posizione dell’ex governatore Renato Soru e dell’ex assessore regionale all’urbanistica Gianvalerio Sanna: hanno partecipato alle prime udienze dell’arbitrato, poi il collegio li ha estromessi. C’è tempo fino a novembre per ricorrere contro questa parte della decisione.
Bambini in prigione, in Italia. Nè sardi nè eroi.
Facciamo quello che vogliamo delle foreste demaniali della Sardegna. gruppodinterventogiuridicoweb.com/2019/05/20/fac… di @wordpressdotcom 3 hours ago
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References: art. 34
 art. 11
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