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DL 7 1970 Norme in materia di collocamento e accertamento dei lavoratori agricoli. | MioLegale.it
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DL 7 1970 Norme in materia di collocamento e accertamento dei lavoratori agricoli.
Decreto legge 3 febbraio 1970 n. 7
(Gazz. Uff. 3 febbraio 1970, n. 29)
Norme in materia di collocamento e accertamento dei lavoratori agricoli.
(Convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 11 marzo 1970, n. 83)
Ai fini dell’applicazione del presente decreto si considerano lavoratori agricoli:
1) i lavoratori da impiegare alle dipendenze dell’impresa agricola, anche se esercitata in forma cooperativa o consortile;
2) i lavoratori da impiegare in attività di raccolta di prodotti agricoli alle dipendenze di impresa non agricola, fermo restando il più favorevole inquadramento di cui essi godano ai fini normativi, salariali, previdenziali ed assistenziali (1) (2).
(1) Numero modificato dall’articolo unico della legge 3 febbraio 1970, n. 83, in sede di conversione.
(2) Articolo abrogato dall’articolo 24 del D.L. 25 giugno 2008, n.112, con la decorrenza prevista dal comma 1 del medesimo articolo 24. Successivamente l’efficacia del presente provvedimento è stata ripristinata a norma dell’ articolo 38, comma 5, del D.L. 6 luglio 2011 n. 98.
In ogni regione, presso l’ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione è istituita la commissione regionale per la manodopera agricola composta dal direttore dell’ufficio, in qualità di presidente, dal vice direttore dell’ufficio stesso, da un rappresentante del Ministero dell’agricoltura e delle foreste, da un rappresentante dell’ente di sviluppo o degli enti di sviluppo operanti nella regione designato dal Ministero dell’agricoltura e delle foreste, da un rappresentante del Consiglio regionale ove costituito o del comitato regionale per la programmazione economica, da undici rappresentanti dei lavoratori, da cinque rappresentanti dei datori di lavoro di cui almeno due dei coltivatori diretti, designati, su richiesta del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, dalle organizzazioni sindacali nazionali di categoria (1).
Il Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, nella richiesta, tiene conto del grado di rappresentatività delle organizzazioni e provvede con la procedura prevista dal comma quarto dell’art. 3 della legge 29 aprile 1949, n. 264.
Per ogni membro effettivo viene nominato un supplente. In caso di assenza o di impedimento del direttore dell’ufficio del lavoro e della massima occupazione la commissione è presieduta dal vice direttore dell’ufficio stesso.
La commissione è nominata con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale e dura in carica tre anni. Per la validità delle riunioni è richiesta la presenza della metà più uno dei componenti. La commissione delibera a maggioranza dei presenti e in caso di parità prevale il voto del presidente.
La commissione è convocata dal presidente di sua iniziativa ovvero su richiesta motivata di almeno la metà dei rappresentanti dei lavoratore o dei datori di lavoro.
Le funzioni di segretario della commissione sono svolte da un funzionario del ruolo degli uffici del lavoro e della massima occupazione (2) (3).
(1) Comma modificato dall’articolo unico della legge 3 febbraio 1970, n. 83, in sede di conversione.
(2) Articolo abrogato dall’articolo 8 del D.Lgs. 19 dicembre 2002, n. 297.
(3) Articolo abrogato dall’articolo 24 del D.L. 25 giugno 2008, n.112, con la decorrenza prevista dal comma 1 del medesimo articolo 24. Successivamente l’efficacia del presente provvedimento è stata ripristinata a norma dell’ articolo 38, comma 5, del D.L. 6 luglio 2011 n. 98.
La commissione regionale per la manodopera agricola ha il compito:
1) di formulare annualmente la previsione del fabbisogno regionale di manodopera agricola, nonché le conseguenti proposte in materia di formazione professionale e di mobilità geografica dei lavoratori (1);
2) di impartire, in conformità alla legge e alle norme regolamentari, le disposizioni che si rendano necessarie in materia di avviamento e di accertamento dei lavoratori agricoli, per effetto dalle particolari condizioni dell’agricoltura nella regione;
3) di impartire direttive ai fini della compensazione territoriale della manodopera agricola nell’ambito regionale, in relazione ai fabbisogni previsti od accettati nelle singole località e di esprimere pareri e di formulare proposte in merito all’assistenza a favore della manodopera migrante (2);
4) di riferire periodicamente al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale sull’attuazione delle norme legislative e regolamentari nonché delle singole direttive in materia di collocamento dei lavoratori agricoli, da parte delle Sezioni dell’ufficio del lavoro di cui al n. 2 dell’art. 11 della legge 22 luglio 1961, n. 628, operanti nella regione (2);
5) di formulare proposte alla commissione centrale, di cui all’art. 1 della legge 29 aprile 1949, n. 264, nelle materie di competenza;
6) di esprimere parere su questioni poste dagli uffici del lavoro e della massima occupazione e dagli ispettorati del lavoro.
7) di determinare, sentite le commissioni provinciali, di cui al presente decreto, le particolari specializzazioni ammesse a richiesta nominativa, ai sensi del successivo art. 11, ivi comprendendo quelle conferite con titolo di studio e diploma rilasciati da istituti di Stato o da corsi autorizzati dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale e dal Ministero dell’agricoltura e delle foreste, da fissare con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale (3) (4);
8) di fissare i criteri per la documentazione e l’accertamento dell’effettivo possesso delle cognizioni ed attitudini necessarie per le specializzazioni di cui al precedente punto 7) (3).
Ai fini del coordinamento con la programmazione economica regionale, il direttore dell’ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione è componente del Comitato regionale per la programmazione economica (5) (6).
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 28 dicembre 1970, n. 192, (in Gazz. Uff., 30 dicembre 1970, n. 329), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente numero, limitatamente alla sua applicabilità alla provincia di Bolzano, nella parte in cui attribuisce alle commissioni regionali per la mano d’opera agricola il compito di fare proposte in materia di “formazione professionale”.
(2) Numero modificato dall’articolo unico della legge 3 febbraio 1970, n. 83, in sede di conversione.
(3) Numero aggiunto dall’articolo unico della legge 3 febbraio 1970, n. 83, in sede di conversione.
(4) La Corte costituzionale, con sentenza 28 dicembre 1970, n. 192, (in Gazz. Uff., 30 dicembre 1970, n. 329), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente numero, nella parte in cui non comprende, tra i titoli e gli attestati da valutare al fine di individuare particolari qualifiche per le quali è ammessa la richiesta nominativa, quelli rilasciati dai corsi della provincia di Bolzano.
(5) Articolo abrogato dall’articolo 8 del D.Lgs. 19 dicembre 2002, n. 297.
(6) Articolo abrogato dall’articolo 24 del D.L. 25 giugno 2008, n.112, con la decorrenza prevista dal comma 1 del medesimo articolo 24. Successivamente l’efficacia del presente provvedimento è stata ripristinata a norma dell’ articolo 38, comma 5, del D.L. 6 luglio 2011 n. 98.
In ogni provincia, presso l’ufficio del lavoro e della massima occupazione è istituita la commissione provinciale per la manodopera agricola, composta dal direttore dell’ufficio provinciale del lavoro, in qualità di presidente, dal vice direttore dell’ufficio stesso, dal direttore dell’ufficio provinciale del servizio per i contributi agricoli unificati o da un suo delegato, da un rappresentante dell’Ispettorato provinciale dell’agricoltura, da dieci rappresentanti dei lavoratori, da cinque rappresentanti dei datori di lavoro di cui almeno uno dei coltivatori diretti, designati, su richiesta del direttore dell’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, dalle organizzazioni sindacali provinciali di categoria (1).
Il direttore dell’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, nella richiesta, tiene conto del grado di rappresentatività delle organizzazioni e provvede con la procedura prevista dal comma quarto dell’art. 3 della legge 29 aprile 1949, n. 264.
Per ogni membro effettivo viene nominato un supplente. In caso di assenza o di impedimento del direttore dell’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, la commissione è presieduta dal vice direttore dell’ufficio stesso.
La commissione è nominata con provvedimento del direttore dell’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione e dura in carica 3 anni. Per la validità delle riunioni è richiesta la presenza della metà più uno dei componenti. La commissione delibera a maggioranza dei presenti e in caso di parità prevale il voto del presidente.
La commissione è convocata dal presidente di sua iniziativa ovvero su richiesta motivata di almeno la metà dei rappresentanti dei lavoratori o dei datori di lavoro.
Le funzioni di segretario della commissione sono svolte da un funzionario del ruolo degli uffici del lavoro e della massima occupazione.
Quando la commissione decide i ricorsi di cui ai numeri 5) e 6) del successivo art. 5, il vice direttore dell’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione è sostituito da un rappresentante dell’Istituto nazionale della previdenza sociale e da un rappresentante dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro le malattie o delle casse mutue provinciali di Trento e Bolzano (1).
Per ogni riunione della commissione ai partecipanti è corrisposto un gettone di presenza di lire 2.000, a carico del servizio per i contributi agricoli unificati (2) (3).
La commissione provinciale per la manodopera agricola ha il compito:
1) di formulare proposte alla commissione regionale per la mano d’opera agricola ai fini delle determinazioni di cui al n. 7) del precedente art. 3 (1);
2) di formulare proposte alla commissione regionale per la mano d’opera agricola ai fini delle determinazioni di cui al n. 8) del precedente art. 3 (1).
3) di fissare i criteri per la documentazione e l’accertamento dell’effettivo possesso da parte del lavoratore della qualifica dallo stesso dichiarata all’atto della richiesta dell’iscrizione nelle liste di collocamento ai sensi del successivo art. 9;
4) di individuare le località in cui, tenuto conto dell’elevato indice di disoccupazione, l’avviamento su richiesta numerica può avvenire non esclusivamente secondo l’anzianità di iscrizione nelle liste, ma anche in base allo stato di bisogno; di fissare i criteri secondo i quali, nei casi suindicati, la commissione locale per la manodopera agricola di cui all’articolo successivo deve formare la graduatoria di precedenza; di fissare i criteri da seguire per i turni di lavoro a rotazione;
5) di decidere i ricorsi di cui al comma primo del successivo art. 17.
6) di svolgere i compiti di cui all’art. 5 della legge 12 marzo 1968, n. 334 (2) (3) (4).
(1) Numero sostituito dall’articolo unico della legge 3 febbraio 1970, n. 83, in sede di conversione.
(2) Numero aggiunto dall’articolo unico della legge 3 febbraio 1970, n. 83, in sede di conversione.
(3) Articolo abrogato dall’articolo 8 del D.Lgs. 19 dicembre 2002, n. 297.
(4) Articolo abrogato dall’articolo 24 del D.L. 25 giugno 2008, n.112, con la decorrenza prevista dal comma 1 del medesimo articolo 24. Successivamente l’efficacia del presente provvedimento è stata ripristinata a norma dell’ articolo 38, comma 5, del D.L. 6 luglio 2011 n. 98.
Presso le sezioni dell’ufficio del lavoro nella cui circoscrizione risultino residenti almeno centro braccianti agricoli iscritti negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli, è istituita la commissione locale per la manodopera agricola, composta dal dirigente della sezione che la presiede, da cinque rappresentanti dei lavoratori, da tre rappresentanti dei datori di lavoro di cui almeno uno dei coltivatori diretti, designati, su richiesta del direttore dell’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, dalle organizzazioni sindacali provinciali di categoria. Nel caso che il numero dei braccianti residenti iscritti negli elenchi sia superiore a cinquecento il numero dei rappresentanti dei lavoratori è elevato a sette e quello dei rappresentanti dei datori di lavoro a quattro (1).
Qualora nella circoscrizione di ogni sezione di collocamento il numero dei braccianti agricoli iscritti è inferiore a cento il direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro, sentita la commissione provinciale provvede alla costituzione di comprensori raggruppanti più comuni, in base a criteri di vicinanza e facile comunicazione (2).
Nell’ambito del comprensorio la commissione provinciale presceglie il comune nel quale sarà istituita la commissione locale che avrà giurisdizione su tutti i comuni del comprensorio (3).
Il numero degli iscritti negli elenchi ai fini previsti dai commi precedenti è riferito al 31 dicembre dell’anno antecedente a quello della scadenza della commissione. Nella prima applicazione del presente decreto, i numero degli iscritti è riferito al giorno di entrata in vigore del decreto stesso.
Il direttore dell’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, nell’effettuare le richieste di cui al primo comma, tiene conto del grado di rappresentatività delle organizzazioni e provvede con la procedura prevista dal quarto comma dell’art. 3 della legge 29 aprile 1949, n. 264 assicurando i diritti delle minoranze (4).
La commissione è nominata con provvedimento del direttore dell’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione e dura in carica tre anni. Per la validità delle riunioni è richiesta la presenza della metà più uno dei componenti. La commissione delibera a maggioranza dei presenti e in caso di parità prevale il voto del presidente.
La commissione nella prima riunione elegge il vice presidente e il segretario nel proprio seno.
La commissione è convocata dal presidente di sua iniziativa ovvero su richiesta motivata di almeno la metà dei rappresentanti dei lavoratori o dei datori di lavoro. In questo caso il presidente è tenuto ad effettuare la convocazione entro quarantotto ore dalla richiesta; in mancanza vi provvede il vice presidente.
Alla scadenza del triennio, un terzo dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali non può essere confermato nell’incarico (5) (6).
(1) Comma modificato dall’articolo unico della legge 3 febbraio 1970, n. 83, in sede di conversione e successivamente dall’articolo 4 del D.L. 1° luglio 1972, n. 287, come modificato dalla legge 8 agosto 1952, n. 459, in sede di conversione.
(2) Comma sostituito dall’articolo 5 del D.L. 1° luglio 1972, n. 287, come modificato dalla legge 8 agosto 1952, n. 459, in sede di conversione.
(3) Comma aggiunto dall’articolo 5 del D.L. 1° luglio 1972, n. 287, come modificato dalla legge 8 agosto 1952, n. 459, in sede di conversione.
(4) Comma modificato dall’articolo unico della legge 3 febbraio 1970, n. 83, in sede di conversione.
La commissione locale per la manodopera agricola ha il compito:
1) di stabilire, in conformità ai criteri fissati dalla commissione provinciale per la manodopera agricola ai sensi del n. 4) del precedente art. 5, se debbono essere effettuati turni di lavoro a rotazione; di fissare i turni medesimi; di compilare ed aggiornare periodicamente la graduatoria delle precedenze per l’avviamento al lavoro;
2) di rilasciare il nulla-osta per l’avviamento al lavoro in accoglimento di richieste nominative, avanzate ai sensi del successivo art. 11;
3) di convalidare l’avviamento al lavoro in accoglimento di richieste nominative autorizzato provvisoriamente dalla sezione ai sensi del successivo art. 12;
4) di adottare i provvedimenti definitivi di cui al comma secondo del successivo art. 9 (1);
5) di compilare, limitatamente ai lavoratori agricoli subordinati e in conformità ai dati forniti dalla sezione, gli elenchi nominativi, principali e suppletivi, dei lavoratori dell’agricoltura, di cui all’art. 12 del regio decreto 24 settembre 1940, n. 1949, e successive modificazioni, da trasmettere all’ufficio provinciale del servizio per i contributi agricoli unificati ai sensi del successivo art. 15, rispettivamente entro il 20 gennaio di ciascun anno ed entro 20 giorni dalla fine del trimestre (1);
6) di formulare annualmente la previsione del fabbisogno locale di manodopera agricola.
Ai fini della compilazione degli elenchi di cui al numero cinque, la commissione locale per la manodopera agricola ha altresì il compito di accertare, su richiesta motivata degli interessati, le giornate prestate dai compartecipanti familiari, piccoli coloni e coltivatori diretti di cui all’art. 8 della legge 12 marzo 1968, n. 334.
Per l’accertamento, ai fini previdenziali e contributivi, delle giornate di lavoro di cui al comma precedente, si applicano i valori medi d’impiego di manodopera per singola coltura e per ciascun capo di bestiame, stabiliti con deliberazione delle commissioni provinciali di cui all’al presente decreto, avuto riguardo ai modi correnti di coltivazione dei terreni e di allevamento e custodia del bestiame, nonché alle consuetudini locali (2).
Le deliberazioni di cui al comma precedente sono approvate, sentita la commissione centrale di cui all’art. 1 del decreto legislativo luogotenenziale 8 febbraio 1945, n. 75, con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
Le giornate accertate sono cumulate a tutti gli effetti a quelle prestate dai medesimi soggetti in qualità di lavoratori subordinati.
Avverso le deliberazioni adottate dalla commissione locale per la manodopera agricola nell’espletamento dei compiti di cui ai numeri 1), 2), 3) e 4) gli interessati possono ricorrere, entro trenta giorni dalla notifica, al direttore dell’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione il quale decide, in via definitiva, previo parere della commissione provinciale per la manodopera agricola. Il ricorso avverso le risultanze degli elenchi è ammesso in conformità alle disposizioni di cui al successivo art. 17.
Il direttore dell’ufficio provinciale del lavoro può, con provvedimento motivato, disporre l’annullamento delle deliberazioni della commissione locale relative ai compiti di cui ai numeri 1), 2), 3) e 4) del presente articolo, quando queste risultino in contrasto con i criteri stabiliti dalla commissione provinciale ovvero adottate in violazione delle norme del presente decreto (3) (4).
(2) Comma modificato dall’articolo unico della legge 3 febbraio 1970, n. 83, in sede di conversione.
Quando il datore di lavoro abbia assunto un lavoratore agricolo in violazione degli obblighi previsti dal presente decreto, il lavoratore può chiedere l’iscrizione negli elenchi nominativi di cui al successivo art. 15 ovvero l’indicazione negli elenchi medesimi delle giornate di lavoro in tal modo effettuate, mediante domanda alla Sezione dell’ufficio del lavoro da presentarsi, a pena di decadenza, entro sessanta giorni dall’ultimo giorno di pubblicazione degli elenchi nominativi riferentisi all’anno in cui il lavoro è stato prestato. La domanda deve contenere l’indicazione del datore o dei datori di lavoro, nonché del tempo e del luogo delle prestazioni (1).
La commissione locale, valutate le dichiarazioni del lavoratore, decide sulla domanda e dispone le necessarie integrazioni degli elenchi nominativi.
La sezione dà notizia all’ispettorato provinciale del lavoro e all’ufficio provinciale del servizio per i contributi agricoli unificati della domanda del lavoratore e della decisione della commissione entro otto giorni dalla decisione medesima (2).
Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione...

References: articolo 24
 articolo 38
 articolo 24
 articolo 38
 art. 11
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 24
 articolo 38
 art. 5
 art. 3
 art. 3
 art. 9
 art. 17
 articolo 24
 articolo 38
 art. 5
 art. 11
 art. 12
 art. 9
 art. 15
 art. 17
 art. 15