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Timestamp: 2018-04-19 18:10:19+00:00

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Girolamo Tiraboschi Memorie Storiche Modenesi tomo III, 1794, pagg capo VIII Delle Rivoluzioni della Provincia del Frignano. - PDF
Girolamo Tiraboschi Memorie Storiche Modenesi tomo III, 1794, pagg capo VIII Delle Rivoluzioni della Provincia del Frignano.
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1 Girolamo Tiraboschi Memorie Storiche Modenesi tomo III, 1794, pagg capo VIII Delle Rivoluzioni della Provincia del Frignano. La Provincia del Frignano una delle più ampie, e, non ostante la sua situazione montuosa ed alpestre, una delle più popolose e delle più fertili del Modenese, per le frequenti rivoluzioni, alle quali è stata soggetta, or per l ambizione di alcuni de più potenti suoi Castellani e Signori, or pe maneggi delle Città a Modena confinanti, merita di essere più conosciuta, che non è stata finora. Io mi studierò perciò di raccogliere e d esaminar le memorie, che di essa ci son rimaste fino a principii del secolo XV, dopo il qual tempo essa visse quasi sempre tranquilla sotto il felice Estense dominio. E mi lusingo, che le cose, che son per dirne, così per la lor novità, come per la loro natura, non saranno di spiacevole trattenimento a Lettori. Nella Storia della Badia di Nonantola 1 e poscia nel Tomo I di queste Memorie ho recata qualche congettura, la quale può persuaderci, che il Frignano abbia preso il suo nome da Liguri Friniati, (il cui nome vuole il P. Bardetti 2 che venisse dalla voce Gallica Frin cioè Monte), i quali abitavano anticamente di là dall Apennino, e vinti poscia dal Console C. Flaminio l anno di Roma 563 furono costretti a passare di qua, e si stabilirono probabilmente nelle montagne, che or si dicono del Frignano. Ed è certo, che le molte antiche medaglie Consolari e Imperatorie, che in que monti, e singolarmente presso Pont Ercole, si van trovando, e delle quali una bella serie ha formata il Sig. Dott. Luigi Serafino Parenti Governatore di Montecuccolo, alla cui erudizione son tenuto di molti lumi riguardo alla Storia di quella Provincia, ci mostrano, che o essa era molto abitata a tempi ancor de Romani, o che almeno era frequente il passaggio de loro eserciti per quelle parti. Ma qui non è luogo a trattenersi più lungamente in tali ricerche, perciocché io mi ristringo a parlar solo della Geografia e della Storia de bassi tempi. E certo, che fin da tempi almeno de Longobardi esisteva nell Emilia e nell Apennino, una Città o un Castello detto Feroniano. Due volte ne fa menzione Paolo Diacono nella sua Storia, la prima, ove descrivendo gli Apennini, in qua, dice 3, sunt Civitates Feronianum & Montepellium; l altra, ove narrando le conquiste del Re Liutprando l anno 728 afferma, che fragli altri luoghi Castra Aemiliae Feronianum & Montebellium... invasit 4, ove egli è evidente, che parla di un Castello e non della Provincia tutta del Frignano, come il Muratori ha creduto 5. Di fatto del Castello Feroniano abbiam menzione nello stromento di donazione di molti beni fatta dal Cherico Orso al Monastero di Nonantola circa l anno 752, ove se ne nominano alcuni, i quali erano posti finibus Castro Feroniano 6, e in un altra Carta Nonantolana dell anno 826 Basilica Sancte Marie in tortilianum in fine castro feroniense sito 7. Questa carta ci indica ancora a un di presso la situazione di questo Castello Feroniano o Feroniense, perciocché ci mostra, che il suo distretto stendevasi fino a Tortigliano. La Chiesa detta già di S. Maria in Tortigliano sussiste tuttora poco lontana da Vignola, e dicesi la Rotonda, e in que contorni dovea essere quel Castello. Ma io credo, che esso fosse più verso il Mezzodì, e più alto perciò di Vignola; perciocché in un altra carta dell anno 767 pubblicata dal Muratori 8 si nominano luoghi in loco ubi nuncupatur Rio torto Territorio Feronianensi, nel qual passo il Muratori ha detto Piscarias ec. in loco ubi nuncupatur ec. ma quella voce piscarias, se pur così si leggeva, è talmente svanita dalla pergamena, ch io non ho potuto rilevarla. Or Rio torto è un picciol torrente, che non molto lungi da Guiglia si scarica nel Panaro, e sembra perciò, che il detto Castello fosse situato alla sinistra del detto fiume tra Marano e il Rio torto, giacché anche Marano è nominato tra confini di esso in una carta dell anno 888 in Marano finibus Castro Feroniano 9. E questi due luoghi di Tortigliano e di Marano così chiaramente assegnati per confini del Castel Feroniano ci mostrano ad evidenza, che non può sostenersi l opinione di alcuni, che voglion collocar quel Castello presso Paullo, ove dicono, che esisteva già una illustre e vasta Città. Di 1
2 questa io non trovo testimonianza presso alcun antico scrittore. E quando pure essa vi fosse stata, certo non potea essere la Città di Feroniano per le ragioni fin qui recate. E vero, che al presente il Frignano, a cui io penso, che quel Castello desse il nome, non giugne fino a quelle parti; ma vedrem tra non molto, che anticamente stendevasi assai più che non ora. Questo Castello però dovette presto esser distrutto; e l ultima menzion, ch io ne trovo, è in una carta dell Archivio Capitolare di Parma dell anno 931, in cui si indican beni infra finibus Feronianense Castro. E forse fu esso distrutto in occasion dell assedio, che l anno 945 Ugo Re d Italia pose intorno a Vignola Castello dipendente dal Vescovo di Modena, il quale era fautore di Berengario Marchese d Ivrea, che contrastava ad Ugo il regno 10. Vuolsi qui avvertire, che non parmi, che si debba confondere con questo Castello quel loco Feroniano, in cui un altro Cherico Orso diverso dal nominato poc anzi donò alcuni beni l anno 727 al Monastero di S. Maria di Lucca da lui fondato 11, e quella Chiesa di S. Maria in Feroniano, che come propria del Vescovo di Lucca è nominata in una carta dell anno Perciocché sembra, che essa appartenga al Lucchese. Ma se fu distrutto il Castel Feroniano, non dimenticossene il nome. E noi veggiamo primieramente cambiato il nome di Castello in quello di pago in una carta di questo Archivio Capitolare dell anno 996, la quale è anche pregevole, perché ci dà le prime notizie intorno a una delle più antiche e delle più potenti famiglie del Frignano detta de Grimaldi. In essa dunque Giovanni Vescovo di Modena dà in enfiteusi a Dagiberto figliuol di Grimaldo soprannomato Grimenzone de pago Feroniano e a Gausberto ed Uberto fratelli e figli di un altro Gausberto e abitatori del medesimo luogo diversi terreni di que contorni, e innoltre due parti del Castel di Chiagnano. Poscia veggiamo l antico Castello di Feroniano, cambiato indi in Pago, dare il nome a un vasto territorio col nome di Contado. E ne abbiamo i primi due monumenti in due carte di questo Archivio Capitolare, una de 14 di Giugno del 1034 nella quale si contiene una vendita di molte terre infra comitatum motinense seu feronianense, l altra de 19 d Ottobre del 1036, nella quale il Vescovo di Modena Ingone dà in enfiteusi diversi terreni ad Albezone del fu Daiberto de Comitatu Feregnano, che è probabilmente il medesimo, che col titolo di Avvocato del Monastero di S. Pietro è nominato in un altra carta di questi tempi accennata dal Muratori 13. Nelle carte della Contessa Matilde troviam nominati non pochi, che prendon generalmente il cognome de Feroniano, e de quali perciò non possiamo precisamente sapere, a qual famiglia appartenessero; e solo possiam talvolta raccoglierlo per congettura. Così in una carta del 1107 pubblicata dal Muratori veggiamo al seguito della Contessa Matilde un Grimaldo e un Arnuile de Feroniano 14, il qual Grimaldo è probabilmente quel medesimo, a cui nel 1115 Dodone Vescovo di Modena affidò il Castello di Savignano, come ci mostra una carta dell Archivio Capitolare. Ed è verisimile, che questo Grimaldo, e forse ancor Arnuile, fosse figlio di quel Dagiberto figliuol di Grimaldo nominato poc anzi; e che il Grimaldo qui nominato sia quel medesimo, della cui moglie e di un di lui figlio dolevansi verso la metà di questo secolo i Monaci di S. Pietro per certi beni, che dicevansi da essi usurpati e tolti al Monastero 15. Il nome però di Pago Feroniano mantennesi ancora nel secolo XII, perciocché l anno 1168 avendo un certo Uguccione del fu Orsello recati gravi danni alla Chiesa di S. Michel di Paullo, per darlene un giusto compenso le offrì in dono la metà de suoi beni, che avea in pago feroniano. Dopo il Castel Feroniano i più antichi luoghi di quella Provincia, che veggonsi nominati, sono Fanano e Sestola, de quali si fa menzione nel diploma di Astolfo in favore della Badia di Nonantola, ove pur si nomina la Selva di Scopiano con alcuni altri luoghi della montagna, ma nella parte, che appartiene al Bolognese o alla Toscana. E a Sestola si dà fin d allora il nome di Castello. Degli altri luoghi o Castelli, onde fu poscia sì popolato il Frignano ne bassi secoli, io non trovo comunemente menzione, che cominciando dal duodecimo, trattine alcuni pochi, de quali diremo nell Indice Topografico. Forse però essi esistevano anche prima, e lo smarrimento delle più antiche carte ce ne ha fatta perdere la memoria. Ma forse ancora le irruzioni degli Ungheri cominciate al principio del decimo secolo, e replicate più volte, costrinsero molti degli abitanti del piano a ritirarsi sugli erti monti, e a fabbricar ivi quelle tante Torri e Rocche e Castelli, che quasi ad ogni passo vi s incontravano. Checché sia di ciò, nel Dizionario Topografico, ove dovrò parlare di ciaschedun luogo in particolare, esaminerò, qual sia la più antica menzione, che se ne trova. 2
3 Qual fosse stato fino a questi tempi il governo del Frignano, non abbiam documenti, che chiaramente ce lo dimostrino. Una parte di esso, cioè la Pieve di Fanano co luoghi ad essa soggetti, dipendeva, anche quanto alla giurisdizion temporale, dalla Badia di Nonantola. Un altra parte, come vedremo tra poco, era similmente soggetta alla Badia di Frassinoro. Era questa stata fondata dalla Contessa Beatrice madre della Contessa Matilde verso l anno 1071, e molte Corti e molti beni, la maggior parte in questi contorni, le avea essa donati con tutti que diritti, che da un Sovrano solo posseggonsi, e non si posson concedere che o da un Sovrano, o da chi sia rivestito di Sovrana autorità. Par dunque, che Ella, e prima di Lei i suoi Antenati, dominassero in questa Provincia; non però, io credo, per diritto patrimoniale, perciocché il Frignano non fu mai considerato, trattene poche Rocche, come parte del patrimonio della Contessa Matilde, ma con quel titolo medesimo, con cui essi ebbero Signoria in Modena e in Reggio, e in più altre Città, cioè per investitura avutane dall Impero. Mostransi alcune Chiese in quelle Provincie, che diconsi fondate dalla Contessa Matilde; né io ho ragione a negarlo. Ma sarebbe forse anche difficile il recarne in pruova autorevoli fondamenti. In tutto il rimanente la Provincia del Frignano ubbidiva, quanto allo spirituale, al Vescovo di Modena, delle cui ordinazioni pel buon regolamento di quella parte di sua Diocesi abbiam documenti fin dal XII secolo. Ma quanto al temporale è verisimile, che fuor di quella qualunque si fosse soggezione all Impero, e per esso a Vicarii Imperiali, che era comune a quasi tutta l Italia, essa godesse della sua libertà, e che quegli abitanti a lor talento si regolassero, e ciò tanto più facilmente, quanto più lontani eran que popoli dalla Città, ove risedevano i Vicarii Imperiali, e ove si pubblicavan le leggi, alle quali se poca ubbidienza rendevasi nelle Città, molto meno essa prestavasi da chi viveva sicuro sulla cima di alte montagne. Alcuni de Frignanesi però, o perché le loro ricchezze gli avesser resi potenti, o perché si fossero procacciati altronde qualche autorità, erano a più alto stato saliti, e col nome di Capitani esercitavano qualche giurisdizione, di cui però non ci son ben noti i caratteri e i confini. E i primi, che veggiamo onorati col titolo di Capitani del Frignano, son nominati in un documento dell anno 1114, che contiene una donazione fatta alla Chiesa di Sestola, e sono: Rainaldinus & Radaldus & Ugulinus & Paganus Capitanei de Ferignano. Di questi Capitani alcuni avevano preso il cognome di Corvoli, forse perché discendenti da quel Corvolo de Feroniano, che con altri Nobili, e tra essi con Bernardo di Imelda de Feroniano, era al seguito della Contessa Matilde l anno ; e che in un altro documento della stessa Contessa dell anno 1107 pubblicato dal Fiorentini è detto Corbus de Ferognano; e trovasi pure l anno 1118 al seguito dell Imp. Arrigo V, sotto un cui diploma si nominano: Corvolus de Ferignano, & Serafinellus filius ejus, & Uguzone filius Raineri, che forse era della stessa famiglia 17 ; altri avean preso quello de Guallandelli, della qual famiglia parimenti troviam menzione, benché alquanto più tardi, nelle carte del XII secolo. Or i Corvoli furono i primi, i quali l anno 1156 a 12 di Marzo fecero un trattato col Comune di Modena 18, che parve d alleanza, ma fu veramente, almeno nel decorso del tempo, di suggezione e di ubbidienza. In esso i Capitani del Frignano, cioè quelli che diconsi Corvoli, giurano di prendere la Cittadinanza di Modena, di difendere la Città e i Cittadini, e di combatter per essi in tempo di guerra, di abitare in tempo di pace per un mese in Città senza le loro mogli, e per due mesi in tempo di guerra, di tener libera a Modenesi e sicura la strada pel lor territorio, di obbligare tutti i lor dipendenti a fare il medesimo giuramento, e a pagare ogni anno al Comune di Modena sei denari Lucchesi per ogni pajo di buoi, trattine i Castellani, che abitavano continuamente ne lor Castelli; e per ultimo di dare in proprietà a Modenesi due de loro Castelli, cioè quello di Sasso marcio, ora Sasso Massiccio, e quello di Galliato. I Modenesi dalla lor parte promettono di ajutare e difendere i Frignanesi contro i loro nimici, e singolarmente, quando ne fosse il bisogno, contro de Gomolesi, co quali aveano qualche controversia, e contro i Guallandi ossia Guallandelli, partito opposto a quello de Corvoli, di dare a Frignanesi in feudo que due suddetti Castelli, che da essi ricever doveano in proprietà, e di impiegare il denaro, che per sei anni ricavassero dall indicato tributo, con altrettanto, che il Comune di Modena vi avrebbe aggiunto del suo, nella compera di tanto terreno presso a Modena da assegnarsi a Capitani medesimi. Par dunque, che le interne discordie de Frignanesi fosser quelle, che inducessero alcuni di essi a fare alleanza co Modenesi per averne ajuto e difesa contro i loro nimici, e che tre fossero 3
4 singolarmente i partiti, che vi dominavano, e vi contendevan tra loro, quello de Corvoli, quello de Guallandelli, e quel de Signori di Gomola. Ma degno è d osservazione un passo di questo stromento. Nel giuramento, che danno i Frignanesi di difendere i Modenesi contro tutti i loro nimici, eccettuano quelli, qui juraverunt fidelitatem Duci Guelfoni, si venerit in Longobardiam, & habebit dominium possessionis Comitisse Matildis, quo dominio amisso, contra omnes. Convien qui ricordare ciò, che nel primo Tomo di queste Memorie si è avvertito, cioè che Guelfo VI figlio di Arrigo III Duca di Baviera, e nipote di quel Guelfo V Duca pur di Baviera, che era stato marito della Contessa Matilde, ottenuto avea dall Imperador Federigo suo nipote l investitura di alcune Provincie d Italia e del Patrimonio Matildico, cioè di que Castelli, di quelle Terre, e di que beni, che erano stati beni allodiali della Contessa. In questo patrimonio eran comprese alcune Rocche e alcune Terre della montagna di Modena; e perciò quelli, che vi abitavano, giurarono di non prender l armi contro il Duca Guelfo, quando egli fosse venuto in Italia, e preso avesse il possesso di quell ampio patrimonio. Veggasi intorno a ciò, e alla venuta del Duca Guelfo, ciò che abbiamo altrove diffusamente narrato 19. Un altra eccezione fassi nel medesimo documento, cioè di quelli tra Frignanesi, che avean presa la Cittadinanza di Bologna, i quali non debbon combattere contro de Bolognesi. Di fatto dall atto, con cui nel 1131 i Nonantolani soggettaronsi al Comun di Bologna, raccogliesi, che alcuni Frignanesi aveano al Comune medesimo giurata fedeltà: Frenianensibus vero, qui nobis jurant &c., e innoltre ciò raccogliesi chiaramente da questo documento, in cui son nominati coloro, che presa aveano quella Cittadinanza cioè Arrigo, Raffacane, Rainaldino, e Radaldo co suoi figli, e ce ne dà ancora indicio un atto dell anno 1157 con cui que di Monteveglio si soggettano al Comun di Bologna, perciocché in esso tra que, che vi si trovan presenti nel Consiglio di quella Città, si fa menzione Gualandini Fregnanorum atque Rainaldini & Pagani similiter Fregnanorum 20. E dunque evidente, che prima ancor di quest anno ed essi e alcuni altri ancora dalla parte de Guallandelli avevan presa la Cittadinanza di Bologna, e acquistato con ciò il diritto d intervenire alle adunanze di quel Comune. Il trattato di alleanza conchiuso da Corvoli Frignanesi col Comune di Modena fu seguito alcuni mesi appresso, cioè a 21 d Ottobre dell anno medesimo, da un giuramento degli uomini de Corvoli, cioè de soggetti a Capitani del Frignano del partito de Corvoli opposto a quello de Guallandelli, con cui essi promisero a Modenesi le cose medesime, che a nome loro promesse aveano i Capitani. Il qual documento conservasi nell Archivio Segreto di questa Comunità. Il documento soprarecato ci dà indicio, come si è avvertito, di civili discordie, che erano tra Frignanesi. Di fatto in quest Archivio Capitolare si ha una Carta, la qual ci mostra, che nell Ottobre del 1157 Arrigo Vescovo di Modena erasi trasportato nel Frignano pro pace & concordia facienda inter Corvulos & Gualandellos. Ma o egli non ottenne l intento, o presto si rinnovarono le discordie. Ed esse dovettero essere di lunga durata; perciocché veggiamo, che molti altri Frignanesi l anno 1170 si collegarono co Consoli e col popolo di Monteveglio per far guerra contro de Modenesi co patti, che si posson vedere nello stromento pubblicato dal Muratori 21, e con quello fra gli altri, che non avrebber fatta pace co Modenesi senza il consenso de Capitani e de Vavassori del Frignano loro alleati. Molti son quelli, che nel documento medesimo son nominati, e tra essi veggiamo singolarmente Guido e Rainuccio da Gomola, Gualando e i suoi figli, Albertino da Correggio, Gherardino da Montecuccolo, Grimaldo di Raffacane, cioè figlio probabilmente di quel Raffacane, che era uno de Capitani unitisi in alleanza co Modenesi, Teberto, Anfosso, Boccadiferro, Bernardino da Campiglio, Ugolino da Varana, Rainuccio da Balugola, Malatigna &c. Ma come nelle guerre civili suole accadere, se molti si dichiararono nel detto anno contro de Modenesi, molti altri de principali del Frignano nel seguente anno 1171 con essi si collegarono, come ci mostrano i documenti dell Archivio Segreto Estense. Essi furono Uberto da Balugola, Guido di lui figlio, e Giovanni di Guicciardo pur da Balugola, Jacopino di Malastreva, Alberto da Varana, Ildeprandino da Balugola, e quel medesimo Guido da Gomola, che l anno innanzi erasi collegato co nimici de Modenesi. E pare, che qualche fatto d arme fosse allor seguito presso Balugola a danno de Modenesi, perciocché nel giuramento i tre ultimi or nominati promettono di 4
5 ubbidire a comandi, che i Consoli di Modena loro faranno de offensione hominibus Mutine apud Balugulam facta. Ma non abbiamo né documenti né Cronache, che ci diano su ciò maggior lume. E pare anzi, che la guerra co Montevegliesi fosse allora finita, perciocché nell atto medesimo Pietro di Monteveglio nell atto di giurar fedeltà al Comune di Modena e di combatter per esso, ne eccettua i Capitani di Monteveglio, a quali pure giurata avea fedeltà; ma soggiunge, che non credesi più tenuto a cos alcuna con essi, perché senza lui hanno conchiusa la pace. Due anni appresso, cioè nel 1173 rinnovò Guido da Gomola il giuramento in favore de Modenesi, e a lui si aggiunse quel Rainuccino da Gomola, che nel 1170 si era unito co Montevegliesi 22 ; il che pur fecero i due fratelli Teberto ed Anfosso, e Gherardo o Gherardino da Montecuccolo, che si eran prima dichiarati contro de Modenesi, Alberto fratel del Vescovo di Modena, Arrigo, Arduino di Raffacane, Alberto di Radaldo, e più altri 23, e ciò che più dovette riuscir caro a Modenesi, con essi pure si unirono l Abate del celebre Monastero di Frassinoro e tutte le Terre ad esso soggette 24 ; e finalmente lo stesso fece nel 1174 Parisio del fu Rainaldino da Frignano, il qual si dice parente de Corvoli 25. E due de suddetti, Alberto di Radaldo e Arduino di Raffacane, rinnovarono il lor giuramento anche nel Così andavansi sempre più moltiplicando gli alleati, e con essi le forze del Comune di Modena. Nel che è probabile, che esso intendesse singolarmente di rendersi più formidabile all Imp. Federigo, che usava allor di ogni sforzo per soggiogare le Città della Lombardia. Ma i Modenesi non erano ancor di ciò paghi. Abbiam veduto, che nel 1156 i Capitani del Frignano della parte de Corvoli avean promesso a Modenesi di donar loro il Castello di Galliato. Convien dire, che questa promessa non fosse ancora stata condotta ad effetto. Perciocché nel 1178 alcuni deputati di quel Castello venuti a Modena promisero nuovamente di darlo in mano a Consoli della Città, ogniqualvolta fosse loro piacciuto, e di difenderlo a nome loro contro qualunque nimico, trattone contro l Imperadore, allor quando egli godesse tranquillamente del patrimonio della Contessa Matilde, col che alludono alla discordia, che era stata tra l Imperadore Federico I da una parte, e il Papa e le Città collegate di Lombardia dall altra; nella qual occasione il Papa cercava ancora di rivendicare i suoi diritti sul patrimonio Matildico; perciocché nella pace fatta tra l Pontefice e l Imperadore l anno precedente in Venezia non era stato questo articolo chiaramente deciso, come si è altrove veduto. Rinnovarono ancor la promessa, che già fatta aveano, di pagare al Comun di Modena l annuo tributo di sei denari Lucchesi per ogni pajo di buoi. I Modenesi eransi allora obbligati a dare in feudo a Frignanesi il Castello medesimo, che da essi riceveano in dono. Di ciò non si fece più motto in questo nuovo trattato; ma invece ordinarono, che ogni primo giorno del mese si facesse in Galliato un mercato, il cui guadagno fosse per una metà del Comune di Modena, per l altra de Signori e degli abitanti del Castello, e innoltre dieder loro quaranta lire Imperiali da impiegarsi nel comperar case e terreni tra Marano e Modena 27. E nell anno medesimo ottennero i Modenesi, che i Consoli e il popolo di Sassolo seguisser l esempio de Frignanesi nel cercare la loro alleanza 28. Finalmente l anno seguente 1179 que di Pompejano, e prima di essi que di Montalto e di Moceno, si unirono essi pure, come gli altri Comuni della Montagna 29. Frattanto molti de principali Frignanesi eran venuti a stabilirsi in Modena, e vi rappresentavano in certo modo tutta la loro Provincia. Quindi a 22 di Maggio del 1185 unitisi insieme nella Chiesa di Vignola i principali tra essi, cioè Baruffaldo da Frignano, Lotterio da Montealfredo, Teberto Falsabrina, Bernardo da Campiglio, Giovanni da Balugola, e Campigliolo, i quali si intitolano Rectores Procerum & Valvasorum Mutine, promisero di reggere saggiamente gli altri tutti, e di mantenere o di far fra essi la pace, di decider perciò le contese, che tra essi nascessero, e se alcuni non volessero alla loro decision soggettarsi, si stabilì che tutti gli altri dovesser contro essi rivolgersi 30. Nel qual documento si nominano ancora i principali partiti, ne quali era allor diviso il Frignano, cioè Corboli & Gualandelli, & Aginones & illi de Campilio & Valvassores Balugule. Ma mentre speravasi di riunire in pace i discordanti partiti, avvenne cosa, che poteva innasprir gli animi maggiormente. Alcuni de Capitani del Frignano eran padroni del Castello di Crespelano, ora nel Bolognese. Come ne avessero essi acquistato il dominio, è cosa difficile ad intendersi. Ma forse allor quando alcuni de Frignanesi l anno 1170 si unirono co Consoli e cogli abitanti di 5
6 Monteveglio contro de Modenesi, essi vi fissarono per qualche tempo la lor dimora; e col diritto allor sì frequente del primo occupante s impadronirono del non lontano Castello di Crespelano. Ma per qualunque ragione ne fossero essi padroni, l anno 1188 a 3 di Giugno Bartolommeo e Arrigo Pichi, che diconsi Consoli de Frignanesi, con più altri, fra quali si nomina Radaldino figlio di Alberto Radaldo famiglia Frignanese, venuti a Bologna cederono liberamente al Comune il dominio di quel Castello. Quindi ne giorni seguenti la donazione medesima fu ratificata e confermata da più altri, che sul Castello medesimo avean diritto; e tra essi veggiam nominati Ubaldo Guallandello, e Manfredino, Ubertino, e Lanfranco fratelli di Arrigo Pico, Arrigo figlio di Gherardo da Frignano, e veggiamo presenti agli atti Arduino di Raffacane, e Bartolommeo da Frignano 31. Ciò non ostante o perché i Bolognesi non mantenessero a Frignanesi le promesse lor fatte, o perché i Modenesi sapessero richiamare almeno i principali de Frignanesi alla loro alleanza, sulla fine dello stesso anno 1188 i diversi partiti riunironsi in pace. Rimisero essi la decisione delle loro controversie ne Consoli di Modena, e questi radunato il pubblico generale Consiglio a 14 di Dicembre del 1188 pronunciarono il lor Laudo. In esso si dice, che i due partiti de Frignanesi, che tra lor guerreggiavano, eran quelli de Guallandelli e degli Aigoni, (nome forse sostituito a quello di Corvoli, e che divenne poi in Modena l appellazione comune de Guelfi, mentre i Gibellini si nominavan Grasolfi) benché quelli di queste stesse famiglie fosser di diverso partito, ed alcuni avessero abbracciata la parte alla lor famiglia contraria, e che i Comuni, che vi aveano parte singolarmente, erano que di Casola, di Prignano, e di Gomola. Si nominano i principali di amendue i partiti, e in quello de Guallandelli si veggon tra gli altri Ubaldo Guallandello allora Podestà del Frignano, Bartolommeo e Arrigo Pichi (i quali pochi mesi addietro erano stati tra principali alleati de Bolognesi, e aveano avuta gran parte nella cessione di Crespelano) Parisio Grimaldo co suoi figli Jacopo e Ugolino, e Ugolino da Campiglio co suoi fratelli; in quello degli Aigoni sono Teberto da Falsabrina, Lottario da Montealfredo, Adagerio da Bagno, Bernardino di Boccadiferro, e Gherardo e Teberto di lui fratelli, Lanfranco Cimicelli, Rainerio Guallandello, e Petrocino da Gomola; si accenna e si conferma non so qual Laudo profferito già in tali controversie dal Vescovo di Modena; si prescrivono alcune soddisfazioni, che l una parte dee dare all altra per qualche danno recatole, e si comanda, che i Comuni, i quali hanno qualche Rocca o Castello nel lor distretto, debbano assicurarseli a vicenda l uno all altro, e si ordina la restituzione delle cose tolte, e il vicendevol perdono delle ricevute ingiurie 32. Nel giorno seguente i principali de due partiti poc anzi nominati, e tra essi Teberto di Falsabrina, Ugolino da Campiglio figlio di un altro Ugolino, i tre figli di Boccadiferro, Bernardino, Gherardo, e Teberto, Lotterio da Montealfredo, Albertino di Bernardo da Campiglio, Adigerio da Bagno, Ubaldo, e Rainerio Guallandelli, e Lanfranco Cimicelli giurarono solennemente di osservare il Laudo da Consoli di Modena pronunciato; e perciò il giorno seguente tre de suddetti, cioè Lotterio da Montealfredo, Bernardino di Boccadiferro, e Adigerio da Bagno prestarono il consueto solenne giuramento di voler essere Cittadini di Modena 33. Qual fosse l effetto di questo Laudo, e se veramente seguisse la pace tra Frignanesi, non possiamo accertarlo per mancanza di documenti. Ma io credo, che o fosse inutile il Laudo, o che la guerra per breve tempo interrotta si rinnovasse presto, e forse più furiosa che prima. E me ne dà sicuro indicio una carta Nonantolana de 4 di Maggio del 1192, in cui l Abate Bonifacio dà in enfiteusi ad Enrico Pico, e ad Ubertino, Lanfranco, e Giovanni di lui fratelli, i beni, che il Monastero di Nonantola aveva in Curia Montis Marui in loco ubi dicitur Pasteno, e interviene a quest atto Bernardino da Montecuccolo, il qual mette gli investiti al possesso de beni. L atto ha questa data: Actum in loco, in quo pax Fregnanensium facta fuit, & eodem die 34. Egli è dunque evidente, che o le guerre civili de Frignanesi continuarono, o presto si riaccesero; e che non ebber fine che nel 1192 a 4 di Maggio con nuovo trattato, il qual fu segnato nel luogo stesso di Pasteno. Qualche nuovo tumulto par che nascesse poco dopo tra Frignanesi, e che ciò desse occasione a un nuovo atto, con cui nel 1197 non solo le Comunità accennate poc anzi, ma quasi tutte quelle della Montagna Modenese giurarono un altra volta di ubbidire a comandi de Consoli di Modena, di difenderne i Cittadini, e di custodire le loro Rocche e Castelli a nome del Comune di Modena. Si 6
7 può vedere nel nostro Codice Diplomatico il transunto di tutti gli Atti, che per ciò si fecero, e i nomi di tutte le Comunità, che giurarono ubbidienza. Ed è ad osservare, che molte di esse, mentre promettono di ubbidire a Consoli di Modena, aggiungono & nominatim de facto Lonardi, indicando così un fatto, che avea forse data occasione a nuovi tumulti, ma di cui non possiamo dare più precisa notizia. Allo stesso modo che le Comunità, alcuni de principali Capitani del Frignano rinnovarono i lor giuramenti, cioè Baruffaldo da Frignano, Enrico Pico, e Ubertino e Giovanni di lui fratelli, Giovanni e Ugolino di Grimaldo, Bernardino da Montecuccolo, Albertino da Frignano, e Buonaccorso di lui figliuolo, come si vedrà dall Atto medesimo, che sarà pubblicato. Pareva, che dopo tanti giuramenti il Comune di Modena potesse considerarsi come pacifico possessor del Frignano. E nondimeno non passò molto tempo, che dovette prender le armi contro di que medesimi, che tante volte gli avean promessa ubbidienza e vassallaggio. Furon dapprima i Frignanesi fedeli esecutori de patti col Comune di Modena stabiliti, e perciò nell anno 1202, quando i Modenesi, che erano in guerra co Reggiani, assediaron Rubiera, vennero essi pure, almeno per quella parte, che era soggetta al Monastero di Nonantola, cioè la Pieve di Fanano, in ajuto de Modenesi, da quali però furono stipendiati 35, e lo stesso fecero que del Contado di Gomola, come ci mostra l alleanza fatta da Reggiani in quell anno co Signori del Castel di Picengolo. Ma due anni appresso si cambiò scena. Eran nate controversie tra Modenesi e Bolognesi per cagion di confini, e temevasi di vicina guerra. Affine di prevenirla si prese lo spediente del compromesso. E i Modenesi aveano sì alta stima de Bolognesi, che scelsero ad arbitro della contesa Uberto Visconti Podestà di Bologna. Essi non ebber poi a compiacersi di questa scelta. Perciocché il Laudo da lui profferito nel 1204 ristrinse non poco i confini del Modenese, e ampliò per l opposto di molto quelli del Bolognese 36 ; del che si è detto altrove più lungamente. Ma in esso non è punto nominato il Frignano, né alcune delle Terre ad esso spettanti. E nondimeno negli antichi Annali Modenesi dopo il racconto di questo fatto si soggiugne, che i Modenesi furono coll esercito a Paullo nel Frignano, e diedero il fuoco alla Villa di Cadiano, e che i Parmigiani di ciò sdegnati, benché fosser da lungo tempo amici de Modenesi, e anche nel precedente anno avessero protestato, che sarebbero sempre pronti a prendere la lor difesa, prese l armi, e tratto fuori il loro Carroccio per segno di guerra dichiarata, corsero a soccorrere i Frignanesi contro i Modenesi loro nimici 37. Ma donde mai questo improvviso sdegno de Modenesi contro de Frignanesi? E qual colpa aveano essi, se il Podestà di Bologna avea pronunciata un ingiusta sentenza? Il Muratori dice 38, che i Modenesi cercarono di rifarsi del danno avuto contro de Capitani e Castellani del Frignano. Ma io non crederò mai, che i Modenesi fossero capricciosi tanto ed ingiusti, che volessero mettere a ferro e fuoco paesi, di cui non aveano ragion di lagnarsi. Parmi più verisimile, che lo Scrittor degli Annali abbia narrato un tal fatto in seguito dell ingiusto Laudo, non come effetto di esso, ma come cosa in quell anno stesso avvenuta. E perciò si può credere, che i Frignanesi non si mostrasser disposti a mantener le promesse fatte già a Modenesi, o che qualche sollevazione seguisse tra loro, che inducesse i Modenesi ad andare armati contro essi. Io ho alle mani alcuni frammenti di una Cronaca del Frignano, che si conservava, e che forse si conserva tuttora presso la famiglia Albinelli di Sestola, ma ch io non ho potuta vedere intera. In essi ancora (ch io per amore di brevità chiamerò la Cronaca Albinelli) si racconta la guerra, senza indicarne il motivo Anno Domini 1204 Mutinenses in potenti brachio in Frignanum exercitum duxerunt. Qualunque fosse l origine di questa guerra, convien dire, che essa riuscisse poco felice a Frignanesi, e che i Parmigiani col lor Carroccio dovesser tornarsene addietro mal soddisfatti del loro armamento. Perciocché veggiamo, che l esito ne fu vantaggioso a Modenesi soltanto, e che i Frignanesi di loro alleati, che prima erano, divenner loro interamente soggetti. Nel seguente anno 1205 a 21 di Aprile i Capitani del Frignano, e tra essi Baruffaldo e Bartolommeo Parisio, Jacopo e Ugolino di Grimaldo, Bernardino di Montecuccolo, ed altri della parte de Corvoli, quindi il giorno seguente que della parte de Guallandelli, e poscia negli altri giorni tutte le Comunità del Frignano e delle montagne scelsero ad arbitro delle controversie, che aveano col Comune di Modena, il Podestà di questa Città, che era in quell anno il celebre Salinguerra. Questi a 5 di Dicembre 7
8 dell anno medesimo pronunciò solennemente il suo Laudo, e ordinò, che il Comune di Modena dovesse avere piena giurisdizione in tutto il Frignano, e ne esercitasse ogni atto, lasciando solo a Capitani il diritto, quando ne avesser goduto da 20 o 30 anni addietro, di riscuotere da que popoli qualche imposta; che tutti i Frignanesi, trattine solo i Militi e i Servi, dovesser pagare ogni anno al Comune sedici denari imperiali per ogni pajo di buoi, e otto per qualunque altra famiglia, e che a spese loro dovessero armarsi e far la guerra, quando piacesse al Comune. La sola cosa a Frignanesi vantaggiosa, che Salinguerra ordinò, fu, che il Comune di Modena, come si era fatto altre volte, impiegasse mille lire Imperiali in comperar case e poderi da darsi in feudo a principali tra Frignanesi, che ivi son nominati, e son tra essi Bernardino da Montecuccolo, Azzo da Fregnano, Enrico Pizo, o Pico, Giovanni de Buoi ec. Così ebbe fine la breve guerra suddetta, e così i Frignanesi furono costretti a soggettarsi interamente al Comune di Modena. Di questo fatto, di cui si son prodotti a suo luogo gli autentici monumenti, si fa anche menzione negli antichi Annali Modenesi: de anno MCCV Catanei de Frignano cesserunt omnia sua jura Mutinensibus, & dederunt jurisdictionem Frignani Comuni Mutinae 39 e nella Cronaca Albinelli: Sequentique anno (cioè nel 1205) compositio facta fuit cum populis Frignani et pariter cum nobilibus partis Montiscuccoli cum pactis et capitulis inter eos confectis. In seguito di questa pace alcuni de principali Frignanesi vennero a stabilirsi in Modena, e nel territorio di essa acquistarono beni. Così veggiamo in due carte dell Archivio Capitolare degli 11 di Giugno del 1212 che Martino Vescovo di Modena investe Giovanni de Buoi in nome di una figlia di Jacopo di Grimaldo di un feudo, che il padre di essa avea nel Finale, al qual atto trovasi presente Azzo da Frignano, e che a 2 di Febbraio del 1228 il Vescovo Guglielmo dà per nove anni allo stesso Azzo da Frignano quattro mansi di terra nel distretto di S. Felice. Ma ciò non ostante nuovi torbidi si eccitarono presto tra Frignanesi. Perciocché oltre la breve guerra mossa nel 1210 all Abadia di Frassinoro, di cui si parlerà nel Dizionario Topografico, que popoli l anno 1213, come narrasi negli antichi Annali di Modena 40, si ribellarono a Modenesi. Così seccamente si dice ivi, senza indicarci, né qual origine, né qual conseguenza avesse una tal ribellione, se non che all anno seguente si aggiugne, che i Modenesi distrussero il Castel di Monzone nel Frignano. Nella Cronaca Albinelli si fa principale autore di questa sollevazion del Frignano Guidinello da Montecuccolo detto il vecchio, e se ne recano per motivo le molestie e le ingiurie, che i Frignanesi eran costretti a soffrire da Modenesi: anno 1213 Nobiles de Montecuccolo, videlicet Guidinellus vetustior cum sequacibus suis, ob injurias et contumelias eis per Mutinenses illatas, eorum ineptias ulterius ferre non valentes, guerram & turbam ipsis Mutinensibus viriliter intulerunt. E segue poscia narrando, che il Castel di Monzone, benché valorosamente difeso, fu l anno seguente espugnato e distrutto da Modenesi. Non è inverisimile, che desse occasione a questa guerra un onorevol diploma da Nobili da Montecuccolo ottenuto l anno 1212 dall Imperadore Ottone IV con cui egli confermò loro il dominio, che già da più anni avevano, di molti Castelli del Frignano, dichiarandolo indipendente. Questo diploma si è era smarrito, ma vedremo, ch esso fu prodotto disciassette anni appresso, cioè nel 1229 e riconosciuto come legittimo ed autentico dal Podestà e dal Comun di Bologna. Or un tal diploma, che rendeva inutile la dedizione fatta più volte di una non picciola parte del Frignano al Comune di Modena, dovette certo innasprire gli animi de Modenesi, ed eccitarli a molestare e a travagliare coloro, che non volevan più riconoscere il lor dominio; e forse non altra che questa fu la ribellione de Frignanesi nella Cronaca accennata. Forse anche non mal si apporrebbe, chi congetturasse, che fosse in parte autore di questi nuovi torbidi il suddetto Salinguerra. Era egli allora nimico del Marchese Aldobrandino d Este, con cui contendeva pel dominio di Ferrara; e i Ferraresi e i Modenesi erano collegati coll Estense; e nel 1213 costretto l aveano ad atterrare il Castello di Ponte Duce, come altrove si è detto; e non è perciò improbabile, che contribuisce egli pure ad accendere questo fuoco. Ma qualunque fosse l esito di queste nuove turbolenze, sembra certo, ch esse fossero assai brevi, poiché non se ne ha che quel semplice cenno. Durò per alcuni anni dopo la distruzion di Monzone la tranquillità e la pace nel Frignano, e ad assicurarsi, ch essa non fosse turbata per controversia de confini, l anno 1220 furon fissati i luoghi, 8
9 che dividevano il Frignano dal territorio Bolognese 41. Frutto di questa durevol pace fu la convenzione fatta nel 1225 tra Modenesi e Pistojesi, nella quale essendo Ambasciadori per parte de primi Azzo da Frignano nominato poc anzi, e Buonaccorso di Corrado, si stabilì una vicendevole alleanza ed amicizia fralle due Città, e che dall una all altra dovesse farsi e mantenersi una strada, la quale pel Frignano venisse a Modena, passando pe luoghi di Valdilamola, Serrazone, Trentino, Rocchetta, Valdisasso, Paullo, e Balugola, o per altri luoghi, che più sembrassero opportuni 42, la quale strada fin dal secolo precedente era stata ordinata, ma forse non condotta ad effetto, o guasta poi dalle guerre o da altre pubbliche calamità 43. Così fin d allora pensavasi ad aprire, anzi probabilmente fin d allora fu aperta, una strada da Modena a Pistoja, che poi nuovamente a dì nostri è stata con tanto maggior magnificenza e sicurezza nuovamente aperta. Questo progetto però dovette forse per qualche tempo rimaner sospeso e interrotto per la guerra, che presto si accese trai Bolognesi e i Modenesi. L anno 1226 nel mese di Giugno l Imp. Federigo II trovandosi in Borgo S. Donnino annullò con suo Diploma l ingiusto Laudo profferito da Uberto Visconti nel 1204, e rendette a Modenesi molti Castelli e molte Terre così del piano come della montagna, che erano stati lor tolti da Bolognesi 44. Da questo Diploma pubblicato dal Muratori raccogliesi, quai fossero i confini da Federigo fissati. Qui basti l avvertire, che ciò punse ed irritò per modo gli animi de Bolognesi, che l anno seguente 1227 mossero guerra a Modenesi; e il Frignano singolarmente fu dalle lor truppe occupato, e vennero ivi a battaglia, di cui però non ci si dice, qual fosse l esito. Anche nella Cronaca Albinelli si fa un cenno di questa guerra, e si dice, che a Bolognesi si unirono i Nobili da Montecuccolo, i quali non aveano ancora dimenticati i danni da questo Comun ricevuti l anno I documenti, che produrremo da questo Segreto Archivio della Comunità, ci fanno conoscere, che i Modenesi inclinati alla pace spedirono tre Ambasciadori a Bologna, cioè Aldrovandino Pico, Gherardino Boschetti, e Leonardo Compagnoni; e che il terzo di questi a 21 di Ottobre dell anno stesso nel pubblico Consiglio di Bologna perciò radunato, esponendo i danni, che dalla guerra amendue le parti sentivano, e que molto maggiori, che erano per provarne, se essa continuasse, perorò sì efficacemente, che indusse i Bolognesi ad entrare in trattato di pace, e che quindi a 27 del mese stesso unitisi insieme i due Podestà di Bologna e di Modena cogli Ambasciadori di amendue le Città determinaron di esaminare, quai fossero i danni dall una all altra parte recati, e di darne ad amendue un giusto e ragionevol compenso. Ma convien dire, che qualche grave e insuperabile difficoltà a ciò si opponesse, perciocché la guerra continuò con più vigore che prima. Ne abbiam ragionato nelle Memorie Storiche riguardanti quest epoca. Ma vuolsi qui avvertire ciò, che dalle Cronache non ci è stato tramandato, cioè che oltre i fatti d armi accaduti nella pianura, il Frignano ancora fu dalle armi de Bolognesi in gran parte occupato. Così ci mostra un pregevole documento de 27 di Gennajo del 1229 tratto dall Archivio pubblico di Bologna, che conservasi in copia presso questo Sig. Marchese Giuseppe Montecuccoli. Contiene esso il ricorso fatto da Guidinello, da Alberguccio, e da Corsino da Montecuccolo a nome ancora di Lancellotto, di Marcuccio e di altri della loro famiglia, che diconsi Signori del Frignano, i quali espongono al Comun di Bologna, che in occasione di questa guerra i loro Castelli nel Frignano erano stai occupati e danneggiati dalle truppe Bolognesi, forse perché esse credettero per errore, che que luoghi appartenessero al Comune di Modena. Essi perciò producono un Diploma di Ottone IV dell anno 1212, con cui avea investita la lor famiglia di que Castelli e di quelle Rocche, e singolarmente tra esse di quella di Polinago, Nosa (forse la Torre della Nogada), Mocogno, Gainazzo, Montecuccolo, Montese, e Penna; e chieggon quindi la restituzione di que Castelli, e il compenso de danni sofferti. E di fatto fu lor promesso, che sarebbesi di ciò trattato in pieno Consiglio, il qual certamente sarebbe stato lor favorevole, a patto però, ch essi giurassero di tenere e difendere que Castelli non già ad offesa, ma anzi a difesa del Comun di Bologna, e così giurarono essi, eccettuandone però la presente guerra, in cui protestarono di non volere aver parte. La detta guerra continuò fino al Decembre del detto anno 1229, in cui stabilissi una tregua per otto anni frai Bolognesi e i Modenesi, come altrove si è detto più a lungo. Non erano ancor passati cinque anni dopo la conchiusion della tregua, quando i Bolognesi nel Luglio del 1234, colta l opportuna occasione, mentre i Modenesi erano andati in soccorso de 9
10 Cremonesi, assaltarono improvvisamente il Castel di Bazzano, e gravemente ne danneggiarono i contorni; e quindi recatisi a S. Cesario l espugnarono e l incendiarono. Ma assai maggiore fu il danno, che recò a Modenesi la perdita del Frignano. Secondo gli Annali Modenesi 45 furono alcuni traditori, che venderono a Bolognesi quella Provincia. Secondo la Cronaca di Bologna 46 furono i Bolognesi, che a gran prezzo la comperarono. Ed amendue gli Storici possono ottimamente insiem conciliarsi dicendo, che il danaro de Bolognesi indusse i Nobili del Frignano a vender loro quella Provincia. Di questo avvenimento si fa ancora un cenno, ma all anno 1233 nelle Cronache Faentine: Hoc anno Commune Bononie habuit primo Frignanum sub sua ditione 47. Ed accennasi pure sotto l anno 1234 nella Cronaca Albinelli, in cui si attribuisce tal cambiamento singolarmente a Nobili di Montecuccolo: Nobiles de Montecuccolo videlicet Guidinellus, Lanzalottus & Carolus cum eorum parte Ghibellina Frignani, & pars Guelfa insimul cum Bononiensibus ligam & unitatem fecerunt contra Mutinenses eos infestantes. Colle quali parole sembra indicarcisi, che non l interesse, ma le molestie loro recate dal Comune di Modena determinasser que Nobili a ricorrere alla protezione de Bolognesi. Il Ghirardacci 48, e dopo lui l Ab. Calindri ci han dato un transunto del documento, con cui a 12 di Novembre del 1234 fu stabilita questa cessione, e io lo pubblicherò intero nel Codice Diplomatico. In esso Ugolino del fu Bartolommeo da Frignano, e Gualando del fu Opizino da Sarrazone de Guallandelli agiscono a nome di tutti gli altri Militi del Frignano, i quali si nominano distintamente in numero di 25. Ma molti di essi si indicano col solo nome, senza spiegarne la famiglia. Quelli, a cui essa vedesi aggiunta, sono Bernardo del fu Rolando da Ozano, Pietro e Tommaso del fu Tommaso da Lamola, Tommasino del fu Bernardo da Montecuccolo, Arrigo del fu Giovanni, Jacopo del fu Ubertino, Serafinello del fu Lanfranco, e Filippo figlio dello stesso Serafinello, tutti Rastaldi, Corrado del fu Guido Bojo, e Andrea e Rainero di lui figli, Jacopo e Parisio di Ugolino Grimaldi, e Tommasino e Bartolommeo di Giovanni de Buoi. Tra quelli, che si indicano col solo nome io non veggo alcuno, che appellisi Guidinello, Lanzalotto, o Carlo, che nella Cronaca Albinelli si registrano come appartenenti alla famiglia da Montecuccolo; e mi nasce perciò qualche dubbio sull autorità della Cronaca stessa. Ma forse nel documento non si fece menzione che del principal Capo di quella famiglia, o forse quel Rainero del fu Buonaccorso, che ivi è nominato senza cognome, è il lor padre. Osservo ancora, che tutti questi Nobili e Capitani sembran divisi in due famiglie, perciocché in un luogo si dice: de domo Fregnanensium sive progenie, & de domo Gualendinorum sive progenie; e così pure in altro luogo si distinguono i Guallandelli da que di Frignano, col qual secondo nome s indicano i Signori di Montecuccolo, come da altri documenti vedrem raccogliersi chiaramente. Si nominan poscia i Castelli del Frignano, ch erano in istato a difendersi agevolmente contro i nimici, e sono Monforte, Montespecchio, Sestola, Serrazzone, Fanano, Rocca di Scaglia ossia Roncoscaglia, Montecreto, Monte Liuzo, Monte Castagnaro, la Rocca de Orsello, che è forse Monte Orsello. Poscia gli altri luoghi men forti, cioè Desmano, Trignano, Arsezola, Rocchetta, il Vesale, Valdisasso, Benedello, Montecuccolo, Monzone, Riopodrisio, Fiumalbo, e Sasso Guidano, e si soggiugne, che ad essi si uniranno ancora gli altri luoghi aperti e senza difesa. A nome adunque de Capitani e degli abitanti di tutto questo ampio tratto di paese promettono i due Deputati al Comune di Bologna, di servirlo fedelmente colle loro persone e co loro Castelli in tempo di pace non meno che in tempo di guerra, e si stabiliscono i patti di questa soggezione. Per essi debbono i Frignanesi far la pace e la guerra secondo che piacerà al Comun di Bologna; gli abitanti di quella Provincia non debbon pagargli altra imposta che di tre soldi di Bolognini per ogni pajo di buoi; e diciotto per ogni zappa, dalla qual imposta però debbon essere esenti i Nobili. Le cause, nelle quali un Bolognese abbia a contendere con un Frignanese, si trattino in Bologna; in quelle de Frignanesi tra loro il Comun di Bologna non si intrometta, trattene però quelle de Nobili, che tutte debbono esser trattate in Bologna. Gli sbanditi dal Comun di Bologna siano sbanditi ancor dal Frignano, e in questa Provincia si osservin gli editti intorno alle vettovaglie, che in Bologna saran pubblicati, e sia lecito a Frignanesi il condurre i lor generi alla stessa Città. In tutto il rimanente i Capitani e i Nobili del Frignano conservino i loro diritti. Dall altra parte il Comun di 10
11 Bologna promette di difendere i Frignanesi anche coll armi contro de lor nimici, e singolarmente contro de Modenesi; di compensare i danni, che per occasione di guerra soffriranno ne loro beni coll assegnar loro altri terreni nel Bolognese; di costringere gli uomini di Lizzano matto ad entrare in questa alleanza; di compensare gli altri danni, che o in cavalli o in armi venissero a ricevere, di permetter loro un commercio libero ed esente da ogni tassa nel Bolognese; di dare a ciascheduno de nominati in questo trattato cinquanta lire Imperiali per compera di cavalli e di armi; e di non fare pace o tregua co Bolognesi, senza inchiudervi i Frignanesi ancora. E si aggiugne per ultimo, che fermi e perpetui e stabiliti con giuramento debbano essere questi patti, e ogni anno a maggior sicurezza debbano rinnovarsi. Tra Capi di questa confederazione fu Rainero di Buonaccorso da Frignano; ma questi dopo breve spazio di tempo tornò all ubbidienza del Comune di Modena. Perciocché nell Archivio della Comunità conservasi un documento de 13 d Agosto del 1235 con cui il Podestà di Modena a nome dello stesso Comune gli dona una casa nella Cinquantina di S. Giorgio, e dichiara, che gli fa questo dono pro eo quod reversus est ad amorem & servitium Communis Mutine & ad precepta Potestatis & Communis Mutine. E forse per la stessa ragione l anno seguente 1236 fu donata ad Azzo da Frignano di lui fratello a titolo di feudo un altra casa nella Porta di Albareto, e quindi egli giurò fedeltà e vassallaggio allo stesso Comune. Questi però fin dal 1228 avea cominciato ad acquistar beni nel territorio di Modena, e avea presi in affitto dal Vescovo Guglielmo alcuni terreni nel distretto di S. Felice 49. Gli altri Capitani del Frignano continuarono nella lor ribellione contro il Comune di Modena. Di fatto leggiamo, che nel 1235 essendo i Bolognesi entrati a mano armata nel territorio di Modena, spingendosi ancora alla montagna, ed essendosi ribellato il Castel di Monzone, i Modenesi colà accorsi l assediarono tosto e il presero, e vi fecer prigioni sei de Capitani traditori 50, i quali probabilmente portaron la pena al lor delitto dovuta. Cotali fatti non eran troppo opportuni a disporre gli animi alla pace. Continuò dunque la guerra contro de Bolognesi, ma non troviamo, che ne fosse se non in picciola parte teatro il Frignano, ove nel 1239 i Bolognesi uniti co ribelli sorpresero ed arsero il Castello di Monte Tortore 51. Anzi nel 1240 come si accenna negli antichi Annali 52, la parte de Guallandelli tornò all ubbidienza del Comune di Modena con tutti i loro Castelli, e colla Pieve di Pelago; e i Modenesi rinforzati dalle loro truppe distrussero Ronco di Scaglia e Monte Castagnaro, che dovean essere de Capitani tuttor ribelli. Conservasi nell Archivio della Comunità il solenne atto indicato negli Annali fatto nel generale Consiglio di Modena a 21 di Marzo del detto anno In esso Rainuccino, Guallandello e gli altri della sua famiglia e del suo partito promettono al Podestà di Modena Rolando Rangone di difendere il Comune della stessa Città con tutte le loro forze contro de Bolognesi e contro tutti i nimici; di consegnare allo stesso Comune i Castelli di Monteforte, Serazzone, Monteliuzzo, Fanano, Trignano, Desmano, Montecreto, Sassoguidano, e tutti gli altri Castelli del Frignano co lor distretti; di permettere, che il Comune eserciti piena giurisdizione in quella Provincia con mero e misto impero co patti indicati già nella dedizione del 1205 di combattere con tutte le lor genti contro de Frignanesi ribelli, e di non far pace né con essi, né co Bolognesi, senza il consenso del Comune di Modena. Dall altra parte il Podestà a nome dello stesso Comune promette di assegnar loro a titol di feudo cento biolche di terren paludoso, di cui si indicano i confini, ma in modo, che non ben se ne intende la situazione; di non far pace co Bolognesi, se i Guallandelli non saran prima rimessi in tutti i loro diritti, de quali godevano innanzi al cominciar della guerra; di dar loro compenso per que beni, che occupati da Bolognesi non si potessero riavere; e così pure di compensare qualunque perdita essi facessero in occasione della guerra di qualunque persona della loro famiglia, e qualunque altro danno ne soffrissero; e finalmente di annullare i decreti contra essi fatti in tempo della lor ribellione, e di fare in modo, che anche l Imperadore rivocasse la sentenza di bando contro di essi pronunciata; della qual sentenza però io non ho trovato altro indicio. Il ritorno de Guallandelli all ubbidienza del Comune di Modena, quanto di gioja recar dovette a Modenesi, altrettanto dovette innasprire gli animi de Bolognesi, e molto più che le armi de primi andavano innoltrandosi nel Frignano, e l anno 1242 anche il Castel di Montese tornò in loro 11
12 potere 53. Uno de più valorosi Capitani dalla parte de Modenesi era Azzo da Frignano nominato poc anzi. Ma egli nel 1243 ebbe insieme con Rainero suo fratello una fine troppo funesta. A 14 di Settembre, come leggesi nella Cronaca Bolognese 54, furon uccisi, non sappiamo per qual ragione, né in qual modo, Giberto e Baruffaldino da Castelnuovo, che doveano essere al servigio de Bolognesi, e li fece amazzare Azzo che fu figliuolo di Buonaccorso da Frignano appresso Labante Contado di Bologna. Poscia il detto Azzo e suo fratello si ridussero a Ruffeno (Castello nelle Montagne Bolognesi, che, come si narra nella Cronaca del Griffoni 55, lo stesso Azzo avea fatto ribellare a Bolognesi) con molti Modenesi e Bolognesi. Onde il Comune di Bologna sdegnato mandò ad assediare il Castello di Ruffeno adì 22 di Novembre, e a dì ultimo lo presero, e tutti que, che erano ivi col detto Azzo, furono presi, feriti, e morti, e que che furon morti li appiccarono al detto Castello, e gli altri menarono insieme col detto Azzo. A dì 2 d Ottobre diciotto di loro insieme col detto Azzo e suo fratello fecero strascinare a coda di cavallo per tutta la Città per fino al campo del Mercato, e poi fecero tagliar loro la testa in presenza di una gran parte del popolo. Somiglianti tratti di crudeltà spesso s incontrano nella Storia de bassi tempi, e appena sembra credibile, che si volesser pure ostinatamente continuare tai guerre; le quali più che di valor militare eran esempi di ferocia e di barbarie. Lunga ed ostinata al par d ogni altra fu questa de Modenesi e de Bolognesi, e benché l anno 1246 sembrasse stabilita la pace 56, presto però, cioè l anno seguente, i Bolognesi ripresero l armi, e oltre Bazzano e Savignano tolsero loro anche il Castello di Monforte nel Frignano. La battaglia della Fossalta troppo a Modenesi funesta, in cui fu fatto prigione anche il Re Enzo figliuol naturale di Federigo II, determinò finalmente i Modenesi a desiderare una stabil pace, che potesse ristorarli da gravi danni sofferti. Essa fu solennemente conchiusa in Bologna a 15 di Dicembre del 1249 e noi ne pubblicherem lo stromento. In esso non parlasi del Frignano. Ma a 20 del mese stesso i Deputati de Modenesi e de Bolognesi di comune consenso nominarono Ugo da S. Vitale e i tre altri Sindici del Comune di Parma, che ivi erano, arbitri nella contesa, che su ciò si agitava tra essi, cioè se il Frignano appartener dovesse a Bolognesi o a Modenesi. Il Ghirardacci dice 57, che i Parmigiani promisero di fare in modo, che Sestola fosse de Bolognesi, e che il restante del Frignano si rendesse a Modenesi. Ma di questa promessa non si ha sillaba nello stromento del compromesso, ch io darò in luce. La quistione non era di difficile scioglimento: poiché ognuno poteva agevolmente decidere, se una Provincia dovesse esser soggetta a un Comune, a cui essa medesima già da quasi un secolo erasi sottoposta, o a un altro, a cui i Castellani violando i giuramenti già fatti consegnati aveano que Castelli, di cui non erano più assoluti padroni. Non sappiamo, se allora i quattro arbitri profferissero la sentenza. Solo nell Archivio di questa Comunità ricco di documenti intorno al Frignano abbiamo due carte de 13 di Giugno del Nella prima di esse il Podestà di Modena Loderengo di Andalò con sei Ambasciadori del Comune, cioè Lanfranco Pio, Pietro Rosso da Gorzano, Giovan Buono Borsari, Guidobono Bastardi, Odolino de Pellegrini, e Pietro da Romana venuti innanzi al Pontefice Innocenzo IV, che allora era in Genova, ed espostogli lo stato delle cose loro, e singolarmente ciò, che era accaduto riguardo al Frignano, e rammentati non so quali servigi, che i Modenesi prestato avean al Comune e alla Chiesa di Parma, il pregano a ordinare a Frignanesi, alcuni de quali tra principali erano ivi presenti, cioè Buonaccorso da Montecuccolo, e Azzo da Serrazzone, che in avvenire siano soggetti al Comune di Modena, e il Papa risponde loro, tale essere il suo volere. Nell altra innanzi allo stesso Pontefice Pietro Guglielmo e altri Ambasciadori del Comun di Bologna protestano, che i Bolognesi non hanno né pretendon di aver diritto alcuno sul Frignano. Colle quali espressioni sembrava, che essi rinunciassero a qualunque loro diritto su quella Provincia. Pareva dunque decisa questa contesa. E nondimeno o i Bolognesi si pentissero del consenso da essi dato, o non volessero riconoscere il passo fatto da loro Ambasciadori, essi nuova lite mossero a Modenesi intorno al dominio del Frignano. Non vennesi però all armi, ma ne fu rimessa la decisione nel 1255 al Podestà, che era Giberto dalla Gente, e al Comune di Parma. Non mai videsi più chiaramente che in questa occasione, con quanti raggiri e con quanti pretesti si possa una infelice causa sostener lungamente. E io son certo, che i Bolognesi al dì d oggi saranno i primi a disapprovare la men sincera condotta, che allora tennero i lor maggiori. Agli otto di Maggio il 12
13 pubblico Consiglio di Modena nominò Bertoldo di Corrado Tedesco suo Proccuratore a trasferirsi a Parma, e ad esporre le ragioni e i diritti, che sul Frignano aveano i Modenesi, innanzi al detto Podestà. Quindi il Podestà di Parma mandò suoi Messi al Comun di Bologna, i quali a 25 di Maggio entrati in pieno Consiglio pregarono i Bolognesi, o a cedere a Modenesi il Frignano, o a mandare a Parma lor deputati pe 13 del prossimo Giugno a sostenere i loro diritti. Qual risposta essi avessero, non ci è noto. Ma essi venuti poi a Modena intimarono parimenti al Consiglio, che dentro il medesimo termine mandasse i suoi Deputati. Mentre i Modenesi apparecchiavansi a spedirli, ecco a 4 di Giugno giugnere a Modena Ambasciadori da Bologna, i quali entrati nel Consiglio parlarono in modo, che avrebber potuto facilmente trarre i Modenesi in inganno; avere il Comun di Bologna riconosciuto, che il Frignano a buon diritto apparteneva al Comune di Modena; meglio esser dunque, che i Modenesi non mandassero alcun Deputato a Parma, o richiamasser quelli, che per avventura vi avessero già spediti; bramarsi in somma da Bolognesi, che i Modenesi da loro ricevessero il Frignano, e non da altri; e se pur volevano produrre le lor ragioni, le inviassero a Bologna, ove sarebbono state favorevolmente accolte. Convien dire, che i Modenesi dopo il celebre Laudo del 1204 fosser divenuti più accorti. Certo in questa occasione essi non si lasciaron sedurre, e vollero presentarsi al Podestà di Parma, a cui perciò fu forza, che i Bolognesi ancora si presentassero. Il giorno sedici di Giugno fu il destinato al primo atto del gran giudizio. Venuti innanzi al Podestà e al General Consiglio di Parma i Deputati di amendue i Comuni, cominciarono a perorare i Bolognesi, capo de quali era Giuliano dall Avesa, e tenendo un linguaggio ben diverso da quello, che tenuto aveano in Modena, pregarono il Podestà e il Comune a differire la lor sentenza, finché i Bolognesi avessero attentamente esaminato ciò, che meglio lor convenisse, perciocché essi bramavano di comporre amichevolmente ogni cosa, e di impedire in tal modo, che nuovi torbidi non nascessero per le controversie del Frignano. Gli Ambasciatori Modenesi al contrario, de quali era Capo Gherardo dalla Porta, presero a scongiurare il Podestà e il Comune di Parma, che per pietà e per amore di Dio non volessero accordar dilazione, ma giudicassero, come l equità richiedeva. Il Podestà uditi gli Ambasciadori di amendue le parti, rivoltosi a Bolognesi gli interrogò, s essi fossero venuti pronti a produrre le lor ragioni, al qual fine erano stati citati. Ed essi risposergli, che non aveano avute istruzioni per ciò; ma che eran venuti soltanto, per pregare il Comun di Parma a differir la sentenza, poiché i Bolognesi erano determinati a venire co Modenesi a un amichevole accordo. Così ebbe fine questa prima adunanza. La seconda si tenne a 17 del mese stesso. Il Podestà di Parma, per non sembrare scortese ed ingiusto verso de Bolognesi, pregò gli Ambasciadori di Modena ad accordar la dilazione nel modo e pel fine, ch essi chiedevano. Ed ecco la risposta, ch essi gli diedero, registrata negli Atti di questa causa, che si conservano nell Archivio Segreto di questa Comunità: Signor Podestà: il Comune e i Cittadini di Modena ben volentieri, per l amore che a voi portano e al Comune di Parma, accorderebbero tutto ciò, che da voi si volesse e bramasse, se voi foste pienamente informato della natura e della qualità di ciò che chiedete; e se conosceste, quanto una tal dilazione sia ad essi dannosa. I Modenesi volendo pur batter la via della mansuetudine e della piacevolezza, per cinque anni caldamente han supplicati i Bolognesi, che per amor di Dio e per onore del Comune di Modena rendesser loro liberamente il Frignano, il quale per ogni ragione ad essi apparteneva. E nondimeno tutto ciò è stato inutile; perciocché, mentre essi cercano in certo modo di stringere il vento, e di abbracciar l ombra, tratti da un giorno all altro, e privi finalmente d ogni speranza non hanno ancora potuto conseguire l intento loro. Quindi pregarono nuovamente il Podestà a non differire più oltre. Egli allora rivoltosi a Bolognesi disse loro, che accordar non poteva la chiesta dilazione, sì perché i Modenesi non la volevano, sì perché essi non eran venuti colle necessarie istruzioni. Quindi il giorno seguente il Proccuratore de Modenesi diede al Podestà il sommario delle loro ragioni, per cui chiedevano la restituzione del Frignano. Il Podestà impiegò nell esame di queste ragioni non poco tempo, cioè fino al principio d Agosto, e a 2 del detto mese scrisse a Ricciardo da Villa Podestà di Bologna, pregandolo nuovamente a mandare a Parma suoi deputati colle istruzioni opportune. I Bolognesi, che ben sapevano, qual 13
14 sentenza gli attendesse, non volevano udirla. Perciò a 9 d Agosto furon da loro spediti nuovi Ambasciadori a Modena a pregare il Comune a far differire il giudizio, e a Parma al Podestà pel fine medesimo. E perché conveniva trovare alla dilazione un pretesto, ordinaron loro di dire al Podestà di Parma, che assegnasse luogo idoneo e sicuro per un congresso; perciocché non potevano i lor Consiglieri andare senza pericolo a Parma. Era agevole a conoscere, quanto fosse frivolo un tal pretesto. Nondimeno il Podestà differì fino a 13 e poscia fino a 16 del mese stesso. In questo giorno i Modenesi pregaron di nuovo il Podestà a pronunciar la sentenza, e un Sindico de Bolognesi per ciò venuto pregò di nuovo per la dilazione, allegando che quel viaggio non era sicuro pe Bolognesi, non già per cagione de Parmigiani, de quali ben sapevano di non aver che temere, ma de Reggiani, tra quali e i Bolognesi esercitavansi allora le rappresaglie. Ma il Podestà annojato di tali indugi intimò pel giorno seguente la decisione. In esso però ei fu pago di rammentare le arti da Bolognesi usate per impedir la sentenza. Quindi, benché a 19 il Sindico Bolognese facesse nuove importune istanze per la dilazione, a 20 finalmente pronunciò la sentenza, nella quale, dopo aver rammentata la serie tutta di questa controversia, i raggiri usati da Bolognesi per impedirne la decisione, le sentenze in favor de Modenesi per riguardo al Frignano già date da Salinguerra e dall Imp. Federigo II decide nuovamente, che il Frignano è proprio del Comune di Modena, e comanda a Bolognesi di renderglielo nuovamente. I Bolognesi, i quali prima della sentenza mostravansi così cortesemente disposti a rendere a Modenesi il Frignano, avrebbon dovuto dopo questa sentenza profferita da un arbitro da amendue le parti trascelto non indugiar punto a farne lor la consegna. E nondimeno essi non sapevano a ciò condursi. Tutta quasi la Lombardia si interessò a favore de Modenesi, e l anno 1257 alcuni Ambasciadori delle Città di Milano, di Brescia, di Mantova, di Ferrara, di Parma, e di Reggio venuti a Modena, e unitisi co due Podestà di questo Comune, benché Bolognesi di patria, Lazzaro de Liazzari e Pellegrino da Bologna, con essi recaronsi a Bologna, affine di pregare quel Comune a render finalmente a Modenesi il tanto ingiustamente contrastato Frignano. Ma essi ottenner bensì, che si radunasse a tal fine il general Consiglio, ma non ottennero alcun comando efficace per l adempimento del lor desiderio 58. Anche il Papa Alessandro IV nell Agosto dell anno stesso diresse un breve al Vescovo di Mantova incaricandolo di fare in modo, che i Bolognesi rendessero a Modenesi il Frignano. Io non so, se il Papa fosse più felice degli altri nel proccurare, che i Modenesi avessero finalmente ciò, che loro era dovuto; e le antiche Cronache nulla intorno a ciò ci han lasciato. Ma è probabile, che alle arti de nemici del Comune di Modena si dovessero i nuovi tumulti, che ne Frignano si eccitarono a cagion della Badia di Frassinoro. Parlando di questa insigne Badia vedremo, che più volte le Terre ad essa soggette eransi dichiarate alleate del Comune di Modena, e ad esso avean promessa ubbidienza. Or poco dopo il Laudo pronunciato dal Podestà di Parma, e l anno dopo il Breve di Alessandro IV, cioè nel 1258 noi veggiam nuovi torbidi ivi eccitati, ne quali, benché non vedansi involti i Bolognesi, non è però inverisimile, che qualche parte essi vi avessero. Un sol cenno ne abbiamo negli antichi Annali Modensi, ove si narra all anno 1258 che i Modenesi presero a forza la Rocca di Medolla, e vi appiccarono per la gola alcuni, che vi erano entro racchiusi 59. Più distinta relazione ne abbiamo in una Bolla di Alessandro IV diretta al Vescovo di Bologna nel Gennajo del 1261, ed ecco in breve ciò, che in essa si narra. Innocenzo IV predecessor di Alessandro avendo ricevute gravi doglianze dall Abate e da Monaci di Frassinoro per le violenze, che essi dicevano di sostenere dal Comune di Modena, e pe danni ed incendi, che questo avea alle lor case recati, perché non voleano prestare illeciti giuramenti, né pagare ingiuste gravezze, avea commesso l esame di questa causa all Abate di S. Ponziano di Lucca e al Proposto della Chiesa di S. Prospero del Castello di Reggio. Questi veggendo, che il Podestà e il Consiglio di Modena non volean dare a Monaci soddisfazione, fulminarono la sentenza di scomunica contro di essi, e miser l interdetto sulla Città. Irritati perciò i Modenesi, raccolte numerose truppe, entrarono nel territorio della Badia, assediarono, presero, e distrussero il Castello di Medolla, appiccarono per la gola alcuni Conversi e Vassalli del Monastero, che ivi erano, seco ne trasportarono gli arredi sacri, e tutte distrusser le case di quel distretto; né di ciò paghi altri Castelli ancora occuparono, e 14
15 devastarono i beni della Badia, e contro l Abate e i Monaci tutti e i lor Vassalli e parenti pubblicarono solenne bando. Il Papa di ciò informato ordinò al Vescovo di Bologna, che intimasse al Podestà e al Comune di Modena di dare entro lo spazio di un mese la dovuta soddisfazione all Abate e a Monaci per le ingiurie e pe danni loro recati, e di restituir loro le cose tolte; o, quand essi ricusasser di farlo, di pubblicar la scomunica contro i personaggi medesimi, e di sttomettere la Città e il territorio tutto all interdetto, e di rinnovare ogni giorno di Domenica e di festa a suono di campane e a candele accese la solenne pubblicazione di questa sentenza, finché i Modenesi non si ravvedessero. E se ciò non ostante essi si stessero ostinati nel loro traviamento dovesse il Vescovo intimare a quelle Città, cui credesse opportuno, che niun Modenese chiamasser tra loro ad alcun pubblico impiego, né alcun di essi a Modena si recasse per sostenerlo; dichiarasse nulli tutti gli Atti del Comune di Modena, e intimasse agli Scolari, che erano in quella Città, che dentro due mesi dovessero uscirne. Queste sì severe minacce invece di ammollire gli animi de Modenesi gli innasprirono maggiormente, e perciò arrestato l Abate di Frassinoro nominato Rainero o Rainuccino il chiusero in carcere, e vel tenner ristretto per modo, ch ei finalmente insiem co suoi Monaci fece un compromesso nello stesso Podestà di Modena per comporre tai controversie; ed egli le compose di fatto con un Laudo, che dal Papa dicesi iniquo ed ingiusto. Il Vescovo di Bologna allora fulminò la sentenza di scomunica e d interdetto, e apparecchiavasi a proceder più oltre, secondo l ordin del Papa, quando fu dalla morte rapito. Quindi il papa colla Bolla, di cui parliamo, ordinò al nuovo Vescovo di Bologna, che pubblicasse le altre sentenze di sopra accennate, e vietasse innoltre sotto pena di scomunica a chiunque di non comunicare con alcun Modenese o nel vendere o nel comprar cosa alcuna. Che se i Modenesi si fossero alfin ravveduti, permisegli, quando avesser data al Monastero la dovuta soddisfazione, di riconciliarli alla Chiesa. O fosse il rigore della sentenza, che lor soprastava, o qualunque altro motivo, piegaronsi finalmente gli animi tanto irritati de Modenesi; e scelti ad arbitri delle controversie Fra Bartolommeo dell Ordine de Predicatori del Convento di Modena, e Gherardo Arciprete di Carpi, si venne a un amichevole accordo nel Giugno del In esso l Abate e i Monaci rimettono al Comune di Modena qualunque diritto potesse lor convenire per rifacimento di danno; e il Comune promette loro di non molestarli in alcun modo nel possesso libero de loro beni, permette all Abate di rifabbricare la Rocca e le case di Medolla, purché ciò facciasi dentro venti anni; e di custodire la Rocca stessa a nome del Comune; ma se tardasse oltre a 20 anni, non possa più rifabbricarla. I Manenti del Monastero saranno ad esso soggetti; ma faranno il militar servigio pel Comune di Modena, e pagheranno le consuete gravezze; e commettendosi da essi qualche delitto, saran soggetti ad essere dal Comun castigati. Nelle cause civili ancora di tutte le Terre della Badia, che qui si nominano, l Abate cede al Comune ogni temporale giurisdizione e il mero e misto Impero. Si permette al Monastero di godere di un provento, che ad esso solean recare i Mercati nelle Terre della Badia, di riscuotere il solito pedagio di dodici soldi Imperiali per ogni soma, che passi per le sue Terre, di far trasportare i frutti de suoi terreni dal distretto di Modena e di Reggio al Monastero, e di avere dodici tezzolani esenti da ogni gravezza. Finalmente per soddisfazione de danni sofferti, e in compenso del dominio temporale ceduto, il Comune di Modena promette di pagare all Abate e a Monaci mille lire Imperiali, ossia tre mila lire Modenesi di piccioli, comprese quelle duecento, che l Abate avea già dal Comun ricevute, e altre cento venti lire di Modena per le spese fatte dall Abate nell ottenere al Comune le lettere di assoluzione dalle censure. Il Vescovo di Bologna approvò il trattato, e quindi rivocò le sentenze contro il Comune e contro la Città pronunciate. Di tutte le quali cose si vedranno i monumenti finora inediti, che ne pubblicheremo. Così il Comune di Modena assicuravasi sempre più una piena ed assoluta giurisdizione in tutto il Frignano. Nondimeno le cose non erano ivi ancora tranquille. I Modenesi liberi dal timore di guerre esterne non sepper difendersi dalle interne tanto più pericolose e funeste. Divisi già da più anni addietro in due partiti, un de quali dicevasi degli Aigoni, che eran Guelfi, l altro de Grasolfi, che erano Gibellini, rinnovarono l anno 1264 le antiche discordie, e il fuoco sopito per qualche tempo si riaccese più furioso di prima; perciocché avendo a 24 di Dicembre del detto anno gli Aigoni cacciati colle armi da Modena i Grasolfi, una ostinata guerra si accese tra l una parte e l altra, che 15
16 per più anni devastò miseramente queste Provincie. I Guelfi si ritirarono in gran parte nel Frignano, e singolarmente nel Contado di Gomola; perciocché molti de Frignanesi, e tra essi Matteo ed Enrico da Gorzano ed altri della stessa famiglia, i figli di Jacopino e Aldrovandino Conti di Gomola, Accorso da Montecuccolo (cioè quello stesso, che è detto Buonaccorso e che nel 1268 era Capitano de Sanesi) 60 erano nel partito de Grasolfi; e i Castelli di Gorzano, di Brandola, di Scorzelese, di Montestefano, di Montevellaro, ed altri di que contorni furono il teatro di quella guerra, come abbiamo altrove più diffusamente narrato. A questi guerreschi tumulti si aggiunsero le interne discordie tra Capitani medesimi del Frignano. Guidinello da Montecuccolo e Jacopo di Serafinello erano allora i più potenti, e messasi tra lor la discordia, l anno 1269 vennero insieme co lor seguaci all armi l un contro l altro. Anno 1269, dicesi nella Cronaca Albinelli, fuit magnum proelium in Frignano inter Dominum Guidinellum de Montecuccolo ex una, & Dominum Jacobum de Serafinello ex altera, & sequaces eorum. Jacopo, come narrasi nel Memoriale de Podestà di Reggio 61, ebbe ricorso a reggiani, e questi spedirono alla montagna ducento fanti, a quali si unirono ancora molti Cavalieri e fanti del territorio di Modena, contro il suddetto Guidinello, che ivi dicesi fratello del fu Buonaccorso, affine di rettificare (cioè di fortificare) un Castello in favore de Serafinelli. Guidinello si volse al Comun di Bologna per averne ajuto; e il Conte Maghinardo fu da esso spedito con copioso rinforzo di truppe. Giunte le due schiere nemiche in faccia l una dell altra, si venne a battaglia, che fu sanguinosa e ostinata. Guido da Mandra Capitano de Reggiani vi fu ucciso, e questi quasi tutti o furono uccisi, o caddero in man de nimici, e furon da essi appiccati. Nella Cronaca Albinelli si dice ancora, che lo stesso Jacopo di Serafinello vi perdette la vita, e con lui Albertino Boschetti, e molti altri Modenesi e Reggiani: in quo quidem proelio mortuus fuit dictus Dominus Jacobus & Dominus Albertinus de Boschettis, & multi alii Equites & pedites de Mutina & de Regio & de Frignano prudentes & valentes, qui fuerunt centum quinquaginta & ultra. Una sì sanguinosa battaglia dovette esser seguita da più altri fatti d armi, e da più altri tumulti, de quali però non abbiamo distinta contezza. Ed essi dovetter continuare fin verso la fine del 1272 perciocché allor solamente si venne a trattar di pace. Nel pubblico Archivio di questa Città si è conservato l atto solenne, con cui a 26 di Novembre del detto anno si nominarono arbitri per istabilir la concordia fralle nimiche famiglie. Esso ci mostra, che la potente famiglia Boschetti era stata la principale attrice in questa guerra civile per vendicare l uccision di Albertino mentovata poc anzi. Simone del fu Gherardo, Gherardino di lui figlio, Ugolino e Corrado figli del fu Albertino, tutti de Boschetti, a nome ancora degli altri della lor famiglia, sono i primi nominati da una parte, e con essi Corrado de Monari, Jacopino di lui figlio, Guglielmo altro figlio dello stesso Corrado, e Armannino di lui figlio, e un altro Gherardo Boschetti a nome di Gualandino e di Bartolommeo da Campiglio, Guido da S. Andrea, Ugolino da Castello co suoi figli Buono e Bernardino, molti della famiglia Malabranca, e più altri. Dall altra parte si nominano Guidino o sia Guidinello del fu Bernardino da Montecuccolo, e Matteo, Parisello, e Corsino figli del fu Buonaccorso della stessa famiglia, a nome ancora di tutti gli altri di essa, e Guglielmo del fu Jacopo da Monteveglio. Tutti questi adunque uniti in Modena nel Palazzo del Pubblico per rogito del Notajo Simeone Testacalvaria nominarono arbitri quattro Bolognesi, cioè Caccianimico di Alberto de Caccianimici allora Podestà del Frignano, e il cui padre Alberto l anno 1262 era stato Podestà di Modena, Pellegrino di Simon Piccioli, Simone del fu Mondelino de Lambertini, e Jacopino di Niccolò dell Abate, de omnibus injuriis, offensionibus, & malefitiis infertis vel illatis ab hinc retro in terra Fregnani, vel in alio loco, & de parentelis inter dictas partes faciendis; e in conseguenza di ciò fu stabilita una tregua da osservarsi fino al 1 di Gennajo, la qual poscia dovette essere prolungata; e questa tregua costò ben cara a Frignanesi; perciocché, come ci mostra un atto de 31 di luglio del 1293 che si conserva in questo pubblico Archivio, fu sì esorbitante la somma dagli arbitri in tal occasione richiesta, che vennesi a lite tra essi e le Comunità del Frignano, la quale dopo più anni fu rimessa alla decisione del March. Obizzo allora Signor di Modena, e questi decise, che si dovesser loro pagare 4500 lire di Bolognini piccioli. Si venne poscia dagli arbitri alla decisione delle controversie, ed essi uniti insieme in Bazzano a 18 di Dicembre dello stesso anno ordinarono, che si desse un vicendevol perdono delle ingiurie e de 16
17 danni dall una all altra parte recati, e che a rendere più costante la pace, e a stringere in amicizia le famiglie in addietro nimiche, Corrado de Monari dovesse dare Richelda sua figlia a Parisello del fu Buonaccorso da Montecuccolo, e che Matteo fratello di Parisello dovesse dare Baruffaldina sua figlia in moglie a Giovanni figlio di Gherardino Boschetti. La pace fu fatta e giurata il dì seguente in Bazzano; e nel giorno stesso si stabilì la dote, che darsi doveva ne due stabiliti matrimonii, cioè che Richelda de Monari destinata moglie a Parisello da Montecuccolo aver dovesse in dote quattro cento lire di Modena, cento delle quali dovesser pagarsi da Corrado suo padre, le altre trecento dalle Comunità del Frignano; e Baruffaldina destinata in moglie a Giovanni Boschetti dovesse averne novecento, delle quali dovesser pagarsene trecento da Matteo da Montecuccolo di lui padre, e altre seicento dalle stesse comunità del Frignano. Il matrimonio di Richelda de Monari seguì certamente, e ne abbiamo in pruova un atto de 20 di Gennajo del 1279 che con tutti i precedente conservasi in questo pubblico Archivio, in cui, mortole il marito Parisello, e volendo essa forse passare ad altre nozze, confessa di aver ricevuta la sua dote. Ed è probabile, che anche l altro matrimonio ugualmente si eseguisse. I Nobili da Montecuccolo e le altre principali famiglie del Frignano erano stati finallora i principali sostenitori del partito de Grasolfi ossia de Gibellini, e perciò a stabilire una ferma e durevol pace si volle, che essi abbracciassero il contrario partito degli Aigoni e de Guelfi, che era allora il dominante in Modena, e che era sostenuto singolarmente dal Re di Napoli Carlo I d Angiò. Quindi a 28 di Febbrajo del 1273 Guiduccio ossia Guidinello da Montecuccolo a nome ancora de suoi figli ed eredi, e Matteo del fu Buonaccorso da Montecuccolo, Bernardino del fu Azzo da Serrazzone, Guizzardino del fu Guglielmino da Renno, e Aldrovandino del fu Rainero da Verica venuti a Modena nel General Consiglio della Città giurarono solennemente sopra il Vangelo di difender sempre e costantemente la parte della Chiesa, del Re Carlo, e degli Aigoni. Ma non perciò cessarono le discordie fra quelle potenti famiglie. In una Cronaca del Frignano scritta nel 1664 da Alessio Magnani si narra, che Matteo da Montecuccolo nel 1275 occupò la Rocca di Sestola. Non è molta l autorità di questo Scrittore; ma ciò, ch egli qui narra, vien confermato da documenti di questo pubblico Archivio, i quali nell atto medesimo, che ci somministrano gli Atti, co quali i principali Capitani del Frignano rimisero le lor controversie nel Comune di Modena, e in alcune delle principali famiglie di questa Città, ci mostrano insieme, ch essi aveano avute tra loro gravi discordie, e che eransi a vicenda tolti e ritolti i Castelli di quella Provincia. Veggiam dunque in essi, che a 13 di Aprile del 1275 Matteo del fu Buonaccorso da Montecuccolo, a nome ancora di suo fratello Parisio o Parisello e de loro seguaci da una parte, e dall altra Jacopino detto anche Primo figlio di Buonaccorso de Guallandelli a nome ancor di suo padre e de loro seguaci, e poscia lo stesso Matteo da una parte, e dall altra Bartolommeo de Buoi a nome ancor de suoi figli Giovanni e Gurone, e tutti que della famiglia de Grimaldi e de Corradi, nominarono i medesimi arbitri, e promisero di osservare la tregua fino alla festa di S. Pietro, e di non fare alleanza con alcuna Comunità. Così il Comune di Modena fatto arbitro delle differenze de Frignanesi abbracciò l opportuna occasione di assicurar sempre più il suo dominio in quella Provincia. Pubblicheremo il solenne Atto, che fu perciò stipulato in Modena l anno 1276, nel quale, dopo aver rinnovati i patti accordati già a Frignanesi nelle altre lor dedizioni, si stabilisce e determina, che il Comune di Modena riceverà sotto la sua protezione i Frignanesi co loro Castelli e beni, e proccurerà di mantener tra essi la tranquillità e la pace; che i Capitani e i Nobili del Frignano e tutte le Comunità giureranno di essere del partito degli Aigoni, che era allora dominante in Modena, e di opporsi a loro nimici; che si dimenticheranno tutte le ingiurie e le violenze fatte dall una parte contro dell altra; che, se i Bolognesi volessero far pagare ad alcuno de Frignanesi la pena di essersi sottomessi al Comune di Modena, e ne occupasser perciò i beni posti nel lor distretto, e recasser loro altro danno, lo stesso Comune di Modena debba darne loro il giusto compenso; che il Comune medesimo debba avere una assoluta giurisdizione nelle cause criminali; e che le civili si possan decidere dal Podestà del Frignano da eleggersi in Modena nel modo, che ivi si prescrive; che il Comune di Modena non possa distruggere alcun Castello nel Frignano per delitto commesso da 17
18 privata persona; che i Capitani del Frignano possano abitare ne lor Castelli, i quali da essi si dovranno custodire e difendere a nome del Comune di Modena, e che i Capitani medesimi siano considerati come Cittadini Modenesi, e ne godano tutti i privilegi e gli onori. Si aggiungono ancora più altri articoli intorno al modo di pagare gli antichi debiti de Frignanesi, i quali si dice, che per la guerra eran ridotti a gran povertà, intorno al modo di trattare le liti, e intorno a più altri punti, de quali non giova il parlare minutamente. Conservansi innoltre nell Archivio segreto e nel pubblico di questa Comunità insieme col documento ora accennato i mandati fatti dalle particolari Comunità del Frignano e da Capitani della Provincia medesima per sottoporre sé stessi e i loro Castelli, che aveano in addietro occupati, al Comune di Modena, per giurare di entrar nel partito degli Aigoni, e per essere presi sotto la protezion del medesimo. Trai Capitani sono singolarmente Rodolfo del fu Rainuccino e Jacopino del fu Buonaccorso de Guallandelli per riguardo al Castello di Montecreto, Jacopino di Buonaccorso, Armannino del fu Corradino, e Azzo e Princivallino, e Taddeo e Bartolommeo e Corradino di Lanfranco tutti di Serrazzone, per riguardo a Monteforte, ove promettono di non dar ricovero ad alcuno nemico de Frignanesi, Matteo di Montecuccolo co suoi seguaci per riguardo a Castelli di Chiagnano, di Benedello, e di Sestola, Bazzalerio del fu Radaldino da Montegarullo, Guido e Accarisio del fu Bonifacio da Marza, Manfredino del fu Giovanni Rastaldi, Parisello del fu Jacopo Serafinello per riguardo a Castelli di Fanano, e Monzone, e Roncoscaglia, e Guglielmino e Jacopo de Grimaldi, e Giovanni di Bartolommeo de Buoi, Aldrovandino da Verica, e più altri, l autorità e il potere de quali era in quella Provincia maggiore. Ma ciò non bastò ancora a rimettere la tranquillità nel Frignano, e nuove controversie eccitaronsi presto tralle principali famiglie di quella Provincia. Nel Giugno del 1280 abbiamo un nuovo mandato di tutte quelle Comunità nella persona di Antonio Ruggieri Podestà di Modena, acciocché presso il Comune ei tratti e determini tutto ciò, che al buon regolamento di quella Provincia si credesse opportuno. Quindi nel General Consiglio di Modena, esaminata ogni cosa, fu determinato, che alcuni de Capitani del Frignano dessero mallevadori della loro fedeltà; e tra essi furono nominati Bazzalerio de Montegarullo, Manfredino de Rastaldi, Guglielmo de Grimaldi, Bertolaccio del fu Tommasino de Buoi, Buonaccorso e Rodolfo de Guallandelli, Matteo da Montecuccolo, Princivallino da Serrazzone ec., che tutti i forestieri, che nel Frignano si erano introdotti, ne fossero licenziati, e niuno più vi entrasse senza dar mallevadori; che que di Monteforte, i quali doveano esser fermi nella lor ribellione, si costrignessero ad ogni modo a soggettarsi al Comune; che dove erano ancora diversi partiti, si cercasse di condurli a concordia; che ducento Frignanesi dovessero scegliersi, i quali dovessero portar l armi a disposizione del Podestà e de Capitani del Frignano, e che dovessero godere de privilegi de soldati Modenesi, ed otto di essi dovessero aver luogo nel general Consiglio di Modena; e che se le spese necessarie pel mantenimento de Castelli del Frignano e de Custodi aggravassero di troppo il Comune di Modena, potesse esso disporre a suo piacimento di que Castelli. A questi si aggiunsero alcuni altri particolari provvedimenti per Fanano, per Pieve Pelago, e per lo Spedale di Val di Lamola, de quali diremo ragionando di questi luoghi. Terminate in tal modo le principali controversie, a 7 di Dicembre dello stesso anno 1280 nel Palazzo di questa Comunità si fece il solenne atto di riconciliazione e di pace, il qual conservasi in questo pubblico Archivio; da cui si vede, che in due partiti erasi nuovamente divisa quella Provincia, uno de quali era composto dalle famiglie de Signori di Montecuccolo, di Serrazzone, di Renno, di Verucola, di Monzone, l altro era composto da Signori di Montegarullo, da Serafinelli, da Rastaldi, da Guallandelli, da Grimaldi, da Corradi, e da Mazzi. Essi dunque insiem radunati nel detto Palazzo si fecero vicendevol remissione e perdono de omnibus assaltibus, mesclanciis, ferutis, vulneribus, omicidiis, robariis, incendiis & damnis datis, & aliis quibuscumque injuriis inter eos factis &c. e si stabilirono ancora tra loro alcune convenzioni affin di prevenire altre nuove discordie, e veggiamo fralle altre cose, che a 19 del medesimo mese i tre Capitani, che allor rappresentavano tutto il Frignano, cioè Guicciardino da Renno, Serafinello dal fu Parisio da Verucola, e Rolandino di Andrea da Monzone, scelsero quattro, che in nome della Provincia intervenir dovessero al Generale Consiglio di Modena, cioè Dino da Renno, Filippo da Baiso, e i due suddetti Serafinello e Rolandino
19 A render più durevole questa pace si aggiunse nel seguente anno 1281 un nuovo trattato trai Modenesi e i Lucchesi, fra quali erano state in addietro diverse contese, e in esso fralle altre cose fu stabilito, che i Modenesi dovesser tenere libera e sicura la strada, che dal giogo delle Alpi conduceva a Modena pel Frignano, e quella pure, che dallo Spedale di S. Pellegrino passando per Frassinoro conduceva alla stessa Città; e che i Lucchesi parimenti avrebbero fatto lo stesso riguardo alla strada, che dal giogo delle Alpi e dallo Spedale di S. Pellegrino conduceva a Lucca, e da Lucca a Pistoja, a Pisa, a Firenze, e in Lunigiana 63. Par dunque, che la strada fin dal 1225 ideata da Modena a Pistoja fosse stata già da più anni aperta e rinnovata; e benché qui si parli in modo, che sembri che essa con lungo giro andasse a Pistoja per Lucca, è verisimile nondimeno, che qui si usi questa maniera di favellare, perché facevasi una convenzion co Lucchesi, ma che un altra strada ancor vi fosse, la quale direttamente da Modena conducesse a Pistoja, come è la presente. Il dominio del March. Obizzo d Este, a cui Modena spontaneamente soggettossi nel 1288 dovette giovar non poco a render sempre più tranquillo il Frignano. Ma poiché egli finì di vivere nel 1293 ed ebbe a successore nel dominio degli Stati Azzo VIII suo figlio, nuove turbolenze si eccitarono in Modena e nel Frignano, alle quali diedero occasione singolarmente l esilio da Modena intimato da Azzo a Lanfranco e a Tobia fratelli Rangoni per le ragioni a suo luogo indicate. Essi sdegnati per ciò, e unitisi ad altri esuli Modenesi, ed ajutati ancora da Bolognesi, che volentieri abbracciarono questa occasione di rinnovare le antiche lor pretensioni, entrarono a mano armata nel Frignano l anno 1296, e molte Terre e Castella ne occuparono ribellandole al Marchese Azzo 64. Quindi una guerra aperta tra lui e i Bolognesi, la qual ebbe per teatro non sol la pianura e i Castelli delle colline confinanti col Bolognese, de quali solo parlan le Cronache, ma ancora il Frignano. Perciocché l anno 1296, come abbiamo nella Cronaca Albinelli (ove però per errore leggesi l anno 1298) i Nobili da Montecuccolo, cioè Guidinello, Guglielmo, e Corsino con altri loro seguaci unironsi a Bolognesi, e con essi combatterono contro le truppe Estensi. In questa occasione le truppe Bolognesi condotte dal Conte Ugolino da Panico espugnarono i Castelli di Montese e di Monteforte, che dalle milizie del Marchese Azzo eran guardati. Il Magnani, non so su qual fondamento, aggiugne, che in questa guerra medesima i Nobili da Montecuccolo difesero valorosamente contro le truppe Estensi i Castelli di Montespecchio e di Valdisasso da essi medesimi fabbricati. Ma questa guerra fu a un di loro fatale, cioè a Corsino, il quale in una battaglia presso Imola combattendo in favore de Bolognesi vi fu ucciso. Anzi il Ghirardacci aggiugne 65, che anche un figlio di Corsino vi fu fatto prigione, e fu poscia renduto per cambio con un altro prigione, che era in mano de Bolognesi. Il Pontefice Bonifacio VIII, come abbiamo altrove osservato, scelto a mediatore e ad arbitro nel 1299 terminò la controversia con sentenza troppo favorevole a Bolognesi, ordinando, che il Marchese Azzo rilasciasse loro i Castelli di Bazzano e di Savignano, che sempre erano stati soggetti a Modenesi. Egli però volle ancora, che la Rocca di Gainazzo, e quella di Samone colle sue Ville, i Castelli di Montalbano e di Monte tortore, il Forte di Moceno, il Castello e la Villa di Mont alto, il Castello di Ajano, Ciano, i Castelli di Serrazzone e di Valdisasso, che sempre erano stati de Modenesi, e da alcuni loro ribelli erano stati occupati, lor si rendessero; e comandò innoltre, che i Castelli di Montese, di Monteforte, e di Montespecchio, e le Ville e i Forti di Salto, di S. Martino, di Zudignano, di Riva, di Desmano, occupati da Conti di Panico si rendessero a Modenesi 66. Frattanto molti tra Nobili Modenesi malcontenti del governo del March. Azzo macchinavano sollevazioni e congiure, e a questo fine que da Savignano e i Boschetti, che da lungo tempo erano nimici, si riunirono in pace. Il Marchese avuta notizia de lor disegni, e fatto arrestare nel 1304 Buonadamo e Simone Boschetti e più altri mandolli prigionieri a Ferrara. Intimoriti a tale avviso que da Savignano usciron tosto da Modena, e quindi spedirono al Marchese a lui soggettandosi interamente. Ma la severità, con cui egli trattolli, facendo atterrare tutti i loro Castelli, e rilegando a confini sei de principali della famiglia, gli irritò per tal modo, che unitisi nuovamente co Boschetti, co Rangoni, e co Bolognesi tentarono nel seguente anno 1305 di sorprender Modena, ma inutilmente; anzi in un fatto d arme, che poco appresso seguì tralle truppe del Marchese e le loro, que da Savignano furon fatti prigioni. Quattro soli di essi fuggirono a Bologna, ove avendo 19
20 trovato Guidinello da Montecuccolo, nimico esso pure del marchese, uniti a lui, e andati nel Frignano, che nella pace del 1299 era tornato sotto l ubbidienza di esso, di nuovo il sommossero, e i Castelli, che erano in potere di Guidinello, e quel di Brandola ancora, e la Pieve di Trebbio ribellaronsi nuovamente. Quindi io dubito, che abbian preso errore il Ghirardacci 67 e l Ab. Calindri 68 ove dicono, che i Bolognesi mandaron truppe a devastare il Frignano sotto pretesto di ajutare Manfredino Rastaldo contro Guidinello da Montecuccolo; e che di fatto i due rivali dopo diversi fatti d armi si riunirono in pace, rimettendo la decisione delle lor controversie al Comun di Bologna. Perciocché è certo, come tra poco vedremo, che il Montecuccolo e il Rastaldi erano ancora in discordia tra loro nel 1306, e i fatti, che dal Ghirardacci si narrano, piuttosto che all anno 1305 in cui abbiam veduto, che il Frignano quasi tutto sollevossi contro il March. Azzo, par che debbano differirsi all anno 1315 a cui di fatto si assegnano nella Cronaca Albinelli. Frattanto altre turbolenze eccitandosi in ogni parte per opera singolarmente di Giberto da Correggio Signor di Parma contro il March. Azzo, giunser le cose tant oltre, che sollevatosi il popolo in Modena a 26 di Gennajo del 1306 e in Reggio il dì seguente ne cacciò le truppe e i Ministri, e amendue le Città ne scossero il giogo, e si lusingarono di aver ricuperata la libertà 69. Ma esse si avvider presto, che invece di un solo padrone tanti ne aveano acquistati, quanti aspiravano a profittare de torbidi da essi eccitati, e non mai videsi un tale sconvolgimento e un tal disordin di cose, come in que trentasei anni, che passarono in Modena tra l espulsion degli Estensi e il lor ritorno, come altrove si è dimostrato. Qui dobbiam ristringerci al Frignano. Il Comune di Modena, di cui erano Capi Giovannino da Sanvitale Parmigiano Podestà, e Bartolommeo da Fogliano Capitano, volendo riacquistare l antico dominio sulle Provincie ad esso già sottoposte, mandò alcuni nel Frignano ad intimare a que popoli, che in avvenire da esso solamente dovesser dipendere. Conservasi in un Codice dell Archivio Segreto della Comunità intitolato Respublica Mutinensis tutti i decreti per ciò fatti dalla nuova Repubblica, la quale pareva per poco, che emular volesse la Cartaginese o la Romana. A 7 di Ottobre avendo il Comune saputo, che i Fiorentini e i Lucchesi entravano francamente nel Frignano, e vi facevan gran guasto, e che quella Provincia era ancora sconvolta dalle interne discordie, determinò di mandare sei Ambasciadori, i quali proccurassero di riunire in pace Guidinello da Montecuccolo e Manfredino Rastaldo, che erano i Capi delle fazioni, e di impedire le invasioni de Lucchesi e de Fiorentini. Quindi a 25 del mese stesso si propose, che tutte le Terre del Frignano, che volessero venire all ubbidienza del Comune, fossero amichevolmente accolte, e che si mandassero Ambasciadori a Bologna a pregar quel Comune, acciocché si adoperasse esso pure a pacificare il Frignano. E perché i Fiorentini e i Lucchesi, non facendo alcun conto delle rimostranze lor fatte, continuavano ad infestare il Frignano, a incendiare le case, a commettervi omicidii, si rivocarono e annullarono i privilegi, che a facilitare il commercio avea già il Comune di Modena loro accordati. A 13 di Novembre si determinò nuovamente di mandar quattro Ambasciadori nel Frignano a Manfredino Rastaldo e agli altri Capitani, per aver da essi determinata risposta, se volessero o no soggettarsi al Comune; se il volevano, si facesse un compromesso; se il ricusavano, si intimasse tosto agli abitanti delle Terre sopra Gorzano e sopra Sassolo di prendere armi e scuri e mannaje e seghe, ed entrar nel paese, singolarmente alla Rocchetta di Miceno, e alla terra di Sorbolo, ed ivi ardere, devastare, mettere a rovina ogni cosa, talmente che tutti gli abitatori di que luoghi e del Frignano e del Contado di Gomola e della Badia di Frassinoro ne avesser alto spavento. Questo decreto ci mostra, che benché l anno 1305 per opera singolarmente di Guidinello da Montecuccolo quasi tutto il Frignano si fosse sollevato contro il Marchese Azzo, ciò non ostante molti Castelli ricusavano di ubbidire al Comune di Modena, e pare, che Manfredino Rastaldo fosse il Capo di questi ribelli, contro cui perciò si dovesser rivolgere principalmente le armi. Qual fosse l effetto di sì fiere minacce, cel mostra una lettera piacevole a leggersi, che i Condottieri di quelle truppe nel Dicembre dello stesso anno scrissero da Polinago al Comune die lune in sero in hora primi sonni. Narrano in essa, che eransi recati alla Terra e al Castello di Sorbolo, e che aveano intimato agli abitanti e a Custodi di soggettarsi al Comune di Modena, il che fatto aveano prontamente; che quindi avean mandato un messo a Manfredino Rastaldo e a Baruffaldo e a Nereo 20

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