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Il rischio chimico nel settore acconciatura - PDF
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1 Opuscolo per i lavoratori Il rischio chimico nel settore acconciatura in collaborazione con il CPNA Comitato Paritetico Nazionale dell Artigianato
2 Questa pubblicazione è stata realizzata dal gruppo di lavoro INAIL composto da: Loredana QUARANTA, chimico - Direzione Centrale Prevenzione Maria Cristina CASALE, medico del lavoro - Sovrintendenza Medica Generale Piero LA PEGNA, chimico - Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione Paola RICCIARDI, chimico - Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione Le illustrazioni sono state realizzate da Manuel DE ROSSI Con la collaborazione di: Carmela MASULLO - Direzione Centrale Comunicazione Maria PEDROLI - Direzione Centrale Comunicazione e del Comitato Misto INAIL-CPNA (Comitato Paritetico Nazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro dell Artigianato: CGIL, CISL, UIL, CNA, CLAAI, CONFARTIGIANATO, CASARTIGIANI). Per informazioni: INAIL - Direzione Centrale Prevenzione ROMA - Piazzale G. Pastore, 6 Tel Fax INAIL - Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione ROMA - Via Roberto Ferruzzi, 40 Tel Fax Per richieste: INAIL - Direzione Centrale Comunicazione ROMA - Piazzale G. Pastore, 6 Tel Fax ISBN Questa pubblicazione viene diffusa gratuitamente dall INAIL. Ne è vietata la vendita Stampato dalla Tipolitografia INAIL - Milano - marzo 2004
3 Questo opuscolo è rivolto agli operatori del settore acconciatura, comparto costituito da aziende prevalentemente a carattere artigianale. In particolare l opuscolo vuole essere uno strumento informativo sul rischio chimico correlato ai prodotti utilizzati nelle diverse fasi di lavoro e sulla adozione di elementari norme di sicurezza e buona pratica che consentono di prevenire i rischi per la salute.
5 5 Indice 1. Il settore acconciatura pag Introduzione Le principali fasi di lavoro 7 2. I prodotti cosmetici Premessa Gli ingredienti Gli effetti sulla salute dell uomo Modalità di esposizione Patologie Dermatiti Patologie a carico dell apparato respiratorio Altri effetti patologici Gli aspetti prevenzionali La normativa Lavorare in sicurezza Come leggere l etichetta o il foglio di istruzioni Cura e protezione delle mani I requisiti igienico ambientali dei locali di lavoro La sorveglianza sanitaria Gli aspetti assicurativi Bibliografia 33
7 7 1. Il settore acconciatura 1.1 Introduzione In Italia la distribuzione degli acconciatori è tra le più elevate fra i paesi dell Unione Europea. In particolare risulta dai dati INAIL che alla categoria barbieri, parrucchieri e simili fanno capo circa esercizi. Il numero medio di addetti per ogni struttura non supera generalmente le poche unità tranne una piccola percentuale di esercizi. Ai prodotti utilizzati per la cura dei capelli l industria cosmetica dedica una numerosa serie di sostanze di varia natura; queste sono annoverate nell Inventario Europeo degli Ingredienti Cosmetici che riporta più di 5000 sostanze chimiche di cui circa 1400 vegetali, 300 animali e 3300 sintetiche. Nonostante la presenza di alcuni fattori di rischio operare in sicurezza nelle attività di acconciatore non è difficile: basta attenersi ad alcune istruzioni illustrate in questo opuscolo che aiutano a ridurre le possibilità che tali rischi causino danni alla salute degli operatori. 1.2 Le principali fasi di lavoro In funzione della prestazione richiesta dal cliente, l attività può comprendere una o più delle seguenti fasi: Lavaggio È una delle operazioni più frequenti, che può collocarsi in momenti diversi del ciclo lavorativo, anche se generalmente viene eseguita nella fase iniziale. Durante il lavaggio gli operatori vengono in contatto con i componenti degli shampoo e dei prodotti usati in eventuali trattamenti precedenti (tintura, permanente, ecc.). Taglio È generalmente effettuato dopo il lavaggio sui capelli bagnati. In questa fase non vengono utilizzati prodotti dannosi da un punto di vista chimico. Colorazione In funzione della tonalità, intensità e delle eventuali sfumature di colore che si
8 8 vogliono ottenere può comprendere diverse operazioni: decolorazione, tintura, colpi di sole e mèches. I prodotti utilizzati in questa fase contengono un elevato numero di sostanze chimiche di diversa natura. Trattamento permanente Consiste in un vero e proprio processo chimico in grado di aumentare o eliminare l ondulazione naturale dei capelli. In questa fase vi è esposizione alle sostanze chimiche contenute nei liquidi riducenti e di fissaggio. Messa in piega Fornisce l aspetto definitivo all acconciatura. Si fa uso in questa fase di lozioni, creme, lacche e fissativi.
9 9 2. I prodotti cosmetici 2.1 Premessa I prodotti utilizzati dai parrucchieri appartengono alla categoria dei cosmetici la cui produzione e vendita è regolamentata in Italia dalla legge 11 ottobre 1986 n. 713 e dagli aggiornamenti ad essa apportati nel corso degli anni. Secondo l articolo 1 di tale legge si intendono per prodotti cosmetici le sostanze e le preparazioni, diverse dai medicinali, destinate ad essere applicate sulle superfici esterne del corpo umano (epidermide, sistema pilifero e capelli, unghie, labbra, organi genitali esterni) oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo, esclusivo o prevalente, di pulirli, profumarli, modificarne l aspetto, correggere gli odori. In base a quanto riportato al successivo articolo 7 tali prodotti devono essere fabbricati, manipolati, confezionati e venduti in modo tale da non causare danni alla salute umana se applicati nelle normali o ragionevolmente prevedibili condizioni d uso. Ai fini della salvaguardia della salute, la stessa normativa prevede analiticamente negli allegati una serie di divieti, limitazioni e modalità di impiego relativi alle sostanze chimiche utilizzabili nella formulazione dei cosmetici.
10 Gli ingredienti L allegato I alla legge n. 713/86 suddivide i prodotti per il trattamento dei capelli in: tinture per capelli e decoloranti; prodotti per l ondulazione, la stiratura e il fissaggio; prodotti per la messa in piega; prodotti per pulire i capelli (lozioni, polveri, shampoo); prodotti per mantenere i capelli in forma (lozioni, creme, oli); prodotti per l acconciatura dei capelli (lozioni, lacche, brillantine). Per ciascuna classe di prodotti vengono di seguito citate le principali sostanze, tra le svariate e numerose in essi contenute, che in particolari condizioni di impiego, legate prevalentemente all utilizzazione professionale, possono determinare effetti patologici sull uomo (cfr. capitolo 3). Tinture per capelli e decoloranti In base alla durata dell effetto le tinture per capelli si distinguono in permanenti, semipermanenti e temporanee. Le tinture permanenti sono conosciute anche come tinture ad ossidazione e si ottengono mescolando in debite proporzioni due diverse preparazioni immediatamente
11 11 prima dell uso. Tra gli agenti potenzialmente pericolosi troviamo: acqua ossigenata in soluzione (agente ossidante), precursori del colore (sotto forma di gel, liquido o crema) e generalmente ammoniaca (agente alcalino). Tra i precursori del colore si possono citare: para-fenilendiammina, para-toluendiammina, para-amminofenolo, resorcinolo, pirogallolo e idrochinone. Le tinture semipermanenti sono dette anche tinture a colorazione diretta in quanto non implicano la fase di ossidazione. Non contengono pertanto ammoniaca né acqua ossigenata ma solo coloranti appartenenti a varie classi chimiche tra cui azoici, antrachinoni, indofenoli. Anche le tinture a base di sostanze vegetali, generalmente innocue, possono contenere componenti (per esempio hennè) in grado di causare problemi di natura allergica in soggetti predisposti. Le tinture temporanee, che scompaiono al primo lavaggio, non meritano una trattazione particolare in quanto utilizzate raramente in ambito professionale. Infine si ritiene utile citare le tinture metalliche sebbene il loro utilizzo sia oggi estremamente limitato in ambito professionale. Queste ultime si usano prevalentemente per conferire ai capelli bianchi una colorazione progressiva tramite frequenti applicazioni: tra i componenti va sottolineata la possibile presenza di acetato di piombo, sostanza di elevata pericolosità per le donne in gravidanza per i possibili effetti dannosi sul feto. Come per la tintura, la decolorazione richiede la miscelazione di più prodotti al momento dell applicazione: anche in questo caso sono presenti sostanze potenzialmente pericolose, quali agenti ossidanti (generalmente acqua ossigenata, sali come persolfato di sodio, di potassio o di ammonio, ecc.) e sostanze acide e basiche utilizzate come coadiuvanti (ammoniaca, ecc.). Prodotti per l ondulazione, la stiratura e il fissaggio Il processo impiegato per modificare la forma dei capelli prevede l impiego successivo di almeno due lozioni: il permanentante, dall azione riducente, in cui generalmente è presente, oltre all ammoniaca, acido tioglicolico o suoi derivati e il fissatore, dall azione ossidante, costituito prevalentemente da acqua ossigenata. Prodotti per pulire i capelli (lozioni, polveri, shampoo) Nella pulizia dei capelli sono utilizzati prodotti a base di sostanze quali tensioattivi, solventi, coloranti e profumi, che possono talvolta determinare problemi per la salute in soggetti particolarmente predisposti. In ogni caso il contatto continuativo con acqua e tensioattivi può indebolire le normali difese cutanee nei confronti di agenti nocivi. Inoltre tali prodotti possono contenere piccole quantità di formaldeide, sostanza classificata tossica, come agente conservante. Prodotti per la messa in piega, per mantenere i capelli in forma (lozioni, creme, oli) e per l acconciatura dei capelli (lozioni, lacche, brillantine) La tipologia e la composizione di questi prodotti è estremamente variabile: si tratta di solventi, alcoli, resine, gomme vegetali, polimeri, conservanti, coloranti, profumi, gas propellenti, ecc... il cui principale effetto sulla salute è legato ad un meccanismo di tipo allergico.
12 12 3. Gli effetti sulla salute dell uomo 3.1 Modalità di esposizione L esposizione a prodotti nocivi si può verificare in tutte le diverse fasi lavorative descritte nel capitolo 1. Tale esposizione può avvenire sia per contatto con la sostanza, ad esempio durante le fasi di preparazione e applicazione di prodotti decoloranti, tinture, liquidi per permanente, sia per inalazione dei vapori e dell aerosol da loro liberati. Inoltre una esposizione per inalazione può aver luogo anche durante l applicazione di lacche spray durante la fase di messa in piega.
13 Patologie Le patologie più frequentemente riscontrate nei parrucchieri, in riferimento agli agenti chimici, sono rappresentate da affezioni a carico della cute (dermatiti da contatto) e dell apparato respiratorio (rinite ed asma bronchiale) Dermatiti Gli agenti chimici presenti nei prodotti utilizzati determinano frequentemente dermatiti da contatto, con meccanismo che può essere di tipo irritativo (dermatiti irritative da contatto o DIC) o di tipo allergico (dermatiti allergiche da contatto o DAC). Dermatiti irritative da contatto Nelle dermatiti di tipo irritativo si manifestano, accompagnate da bruciore, lesioni cutanee che interessano esclusivamente le sedi di contatto e quindi le mani ed eventualmente gli avambracci. Il prolungato contatto con l acqua e l aria calda degli asciugacapelli facilita l aggressione da parte degli agenti chimici. A loro volta le dermatiti irritative, alterando la normale funzione di barriera della cute, possono rappresentare un terreno che favorisce lo sviluppo di una dermatite da contatto allergico. La gravità delle lesioni cutanee è legata alle caratteristiche della sostanza in questione e alla sua concentrazione. Si va da quadri clinici semplici di arrossamento o fine desquamazione a quadri più gravi, anche se più rari, caratterizzati dalla comparsa di vescicole o bolle. Le lesioni possono cronicizzare, se persiste lo stimolo irritativo, e portare ad aumento di spessore della cute con perdita di elasticità ed eventuale formazione di piccole lesioni dolenti che rimarginano con difficoltà (ragadi). Le sostanze chimiche in causa sono, per lo più: persolfati (nei prodotti decoloranti); glicolati (nei liquidi per permanenti); acqua ossigenata, ammoniaca (in decoloranti e tinture permanenti). Dermatiti allergiche da contatto A differenza di quella irritativa lo sviluppo della dermatite allergica da contatto è legato, oltre che al tipo di agente in questione, e quindi al suo maggiore o minore potere allergizzante a seconda delle sue caratteristiche chimiche anche, e soprattutto, ad una risposta individuale specifica di ipersensibilità. In altre parole, il prodotto utilizzato agisce attraverso un meccanismo non irritativo ma di tipo allergico e quindi legato non alla quantità della sostanza ma alla particolare predisposizione del soggetto che reagisce in maniera abnorme nei confronti di sostanze per altri innocue. La DAC è caratterizzata dallo sviluppo di lesioni cutanee pruriginose.tali alterazioni, a differenza della DIC che, legata ad un meccanismo irritativo, colpisce tipica-
14 14 mente le sedi cutanee di contatto, si presentano non soltanto a carico delle mani ma anche in sedi distanti, in quanto legate a particolari cellule sensibilizzate che circolano nel sangue. Le lesioni sono rappresentate, in fase acuta, da arrossamento, gonfiore e vescicole pruriginose più spesso alle regioni dorsali delle mani che alle regioni palmari colpite invece dalla DIC, con tendenza ad estendersi anche ad altre sedi, soprattutto alle palpebre, ma anche alla schiena e agli arti inferiori. Le manifestazioni guariscono con difficoltà e portano alla formazione di croste e a desquamazione a piccole lamelle, che, molte volte, può rappresentare fin dall inizio l unica manifestazione clinica. Nella fase cronica la cute si presenta ispessita, secca e spesso con fissurazioni e ragadi. L insorgenza delle lesioni è lenta così come la guarigione che, molto spesso, è seguita da ricadute sempre più gravi. Si possono manifestare, inoltre, complicazioni infettive da batteri o da funghi specialmente se sono presenti lesioni da grattamento legate al prurito. Un altra complicanza è legata al fatto che il soggetto, dapprima sensibilizzato nei confronti di una sostanza, si sensibilizza poi facilmente, considerata la sua predisposizione, anche nei confronti di altre sostanze, soprattutto se queste hanno una struttura chimica affine alla prima. Una forma particolare, anche se meno frequente, di dermatite da contatto è rappresentata dall orticaria, caratterizzata da rilievi cutanei arrossati, pruriginosi e fugaci (ponfi); possono essere localizzati alle sedi di contatto o diffusi. La diagnosi di DAC si basa sui rilievi clinici e su prove allergologiche rappresentate, nella maggior parte dei casi, dai test epicutanei o patch-test che consistono nell applicazione della sostanza chimica sospetta e opportunamente diluita in soluzione o
15 15 in pomata, sulla cute della schiena del soggetto. Una risposta positiva si manifesta con la comparsa, entro ore, di arrossamento, gonfiore o vescicolazione. Gli agenti chimici più spesso responsabili dell insorgenza di una DAC nei parrucchieri risultano essere: para-fenilendiammina e para-toluendiammina (in tinture permanenti); glicolati (nei liquidi per permanenti); persolfati (in prodotti decoloranti); essenze dei profumi (negli shampoo, balsami e creme); coloranti vegetali tipo hennè. Bisogna, inoltre, tenere presente il notevole potere allergizzante del nichel, presente in forbici, beccucci ecc. la cui liberazione è favorita dal contatto con liquidi per permanenti. Infine si segnala la possibilità dell insorgenza di allergie cutanee in seguito all uso di guanti di protezione in lattice a causa del suo potere allergizzante Patologie a carico dell apparato respiratorio Un altra via di penetrazione degli agenti chimici presenti negli ambienti di lavoro è quella inalatoria con possibilità di effetti patologici a livello delle mucose dell apparato respiratorio. Si tratta sostanzialmente di manifestazioni allergiche legate, come nel caso delle DAC anche se con meccanismo diverso, a due condizioni: da una parte la presenza di un agente chimico sensibilizzante e dall altra la risposta abnorme di soggetti costituzionalmente predisposti. Le manifestazioni più comuni sono rappresentate da rinite e asma bronchiale. Molto spesso i soggetti che presentano tali patologie professionali hanno manifestato in precedenza fenomeni analoghi per sensibilizzazione nei confronti di sostanze allergizzanti presenti negli ambienti di vita (acari delle polveri domestiche, peli di animali, polveri di Graminacee ed altri). Rinite È caratterizzata da starnuti ed ostruzione nasale e si distingue dal banale raffreddore per essere legata non a episodi stagionali ma all inalazione di sostanze presenti nell ambiente di lavoro. Si accompagna spesso a fenomeni allergici a carico delle mucose congiuntivali quali arrossamento e lacrimazione. Asma bronchiale Si manifesta clinicamente con crisi parossistiche di broncospasmo, cioè di difficoltà respiratoria dovuta all ostruzione delle vie aeree per contrazione dei bronchi e secrezione mucosa. Le crisi possono durare da alcuni minuti a ore e possono richiedere con urgenza l intervento del medico.
16 16 Una volta risolto l attacco acuto è necessaria una corretta diagnosi da parte del medico al quale il lavoratore dovrà fornire utili elementi riguardo ai prodotti utilizzati ed all insorgenza dei sintomi. Si rendono, inoltre, necessari ulteriori accertamenti sia per studiare la funzionalità respiratoria sia per individuare, con opportune prove allergometriche, la sostanza che ha determinato la crisi asmatica. Con l andare del tempo l asma può cronicizzare, complicarsi con fenomeni bronchitici e portare a quadri di broncopneumopatia cronica. Le sostanze chimiche più frequentemente in causa sono: para-fenilendiammina (in tinture), persolfati (in prodotti decoloranti), lattice dei guanti (utilizzati o direttamente dall operatore o da altro personale) Altri effetti patologici Nel 1993 la IARC, l Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, legata all Organizzazione Mondiale della Sanità, ha concluso per una evidenza limitata di relazione tra insorgenza di tumori, in particolare di cancro alla vescica, e lavoro dei parrucchieri. In altre parole, l associazione causale è stata ritenuta credibile ma non si sono potuti escludere la casualità ed altri fattori di confondimento. Si tratta di un giudizio basato su studi riferiti all esposizione del passato e quindi a prodotti a composizione chimica diversa da quella attuale. A seguito dell emanazione della legge 713/86 tale composizione è, infatti, sempre più controllata dalla normativa tenendo conto delle risultanze scientifiche sulla pericolosità accertata o presunta delle diverse sostanze.
17 17 4. Gli aspetti prevenzionali 4.1 La normativa Il Decreto Legislativo 626/1994, riguardante il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro, ha introdotto importanti innovazioni nel campo della prevenzione negli ambienti di lavoro delineando un sistema di gestione della stessa attraverso nuove figure, e quindi nuovi compiti, quali il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e gli addetti alla sicurezza. Per le imprese artigiane, quando il numero di dipendenti non supera le 30 unità, i compiti di prevenzione e protezione dai rischi possono essere svolti direttamente dal datore di lavoro, previa specifica formazione, come previsto dall articolo 10 del D.Lgs. 626/94. Anche l attività di sorveglianza sanitaria dei lavoratori, svolta dal medico competente, ha acquistato una funzione più organica.altro elemento di rilievo è la partecipazione del lavoratore alla gestione della sicurezza attraverso la sua formazione, informazione e consultazione. Uno specifico titolo del Decreto Legislativo 626/1994, il Titolo VII-bis: PROTEZIO- NE DA AGENTI CHIMICI, di cui si riportano nel riquadro che segue alcune parti salienti, è stato inserito con il Decreto Legislativo 25/2002. Tratto dal Titolo VII-bis Oltre le misure generali per la protezione della salute e per la sicurezza dei lavoratori (art. 3) sono indicate nel Titolo VII-bis le misure ed i principi generali per la eliminazione o riduzione al minimo dei rischi (art.72-quinquies) derivanti da agenti chimici pericolosi. Queste misure consistono in: a) progettazione e organizzazione dei sistemi di lavorazione sul luogo di lavoro; b) fornitura di attrezzature idonee per il lavoro specifico e relative procedure di manutenzione adeguate; c) riduzione al minimo del numero di lavoratori che sono o potrebbero essere esposti; d) riduzione al minimo della durata e dell intensità dell esposizione; e) misure igieniche adeguate; f) riduzione al minimo della quantità di agenti presenti sul luogo di lavoro in funzione delle necessità della lavorazione;
18 18 g) metodi di lavoro appropriati comprese le disposizioni che garantiscono la sicurezza nella manipolazione, nell immagazzinamento e nel trasporto sul luogo di lavoro di agenti chimici pericolosi nonché dei rifiuti che contengono detti agenti chimici. Ulteriori disposizioni, previste agli articoli: 72-sexies (misure specifiche di protezione e di prevenzione), 72-septies (disposizioni in caso di incidenti o di emergenze), 72-decies (sorveglianza sanitaria), 72-undecies (cartelle sanitarie e di rischio), non si applicano se i risultati della valutazione dei rischi dimostrano che, in relazione al tipo e alle quantità di un agente chimico pericoloso e alle modalità e frequenza di esposizione a tale agente presente sul luogo di lavoro, vi è solo un rischio moderato per la sicurezza e la salute dei lavoratori e che le misure generali di prevenzione sono sufficienti a ridurre il rischio. I parametri per l individuazione di rischio moderato saranno fissati da apposita normativa in attesa della quale la valutazione del rischio moderato spetta al datore di lavoro 1. Gli agenti chimici pericolosi presi in considerazione dal decreto sono tutti quegli agenti chimici che possono comportare un rischio per la salute e sicurezza dei lavoratori a causa delle loro caratteristiche e del modo in cui sono utilizzati. Diventa importante, pertanto, ai fini di una corretta valutazione del rischio, essere consapevoli della pericolosità delle sostanze che si manipolano e, in modo particolare, di quelle la cui pericolosità, indipendente dalla concentrazione, è legata da una parte alle loro caratteristiche chimiche e dall altra alla suscettibilità del soggetto esposto. Per quanto riguarda i prodotti cosmetici la loro produzione e vendita è regolata dalla legge 713/86. La legge, nella sua formulazione, si muove a tutela sia del lavoratore nell ambiente di produzione che dell utilizzatore finale del prodotto. Ricordiamo che l articolo 7 della legge 713/86 al comma 1 prevede che i prodotti cosmetici devono essere fabbricati, manipolati, confezionati e venduti in modo tale da non causare danni alla salute umana se applicati nelle normali o ragionevolmente prevedibili condizioni d uso. Una serie di allegati, attualmente sette 2, accompagna la legge 713/86. In essi sono elencate le sostanze vietate, quelle consentite in determinati limiti e condizioni, i coloranti, i conservanti ed i filtri UV che possono essere contenuti nei prodotti cosmetici e quelli per cui ne è solo provvisoriamente autorizzato l uso. 1 Il datore di lavoro può essere supportato dagli Organismi indicati all art. 24 del Decreto Legislativo 626/1994 per le attività di informazione, consulenza, assistenza. Inoltre per l assistenza tecnica specifica a riguardo il datore di lavoro può rivolgersi anche alle associazioni di categoria. 2 La direttiva europea 2003/15/CE, a cui dovrà conformarsi la normativa nazionale, prevede un ulteriore allegato contenente il simbolo di un vasetto di crema aperto, seguito da mese e anno, per indicare il periodo di tempo entro il quale il prodotto, una volta aperto, può essere utilizzato senza effetti nocivi.
19 19 Allegato I Elenco indicativo per categoria dei prodotti cosmetici Allegato II Elenco delle sostanze che non possono entrare nella composizione dei prodotti cosmetici Allegato III Parte prima Elenco delle sostanze il cui uso è vietato nei prodotti cosmetici, salvo determinati limiti e condizioni Parte seconda Elenco delle sostanze autorizzate provvisoriamente Allegato IV Parte prima Elenco dei coloranti che possono essere contenuti nei prodotti cosmetici Parte seconda Elenco dei coloranti provvisoriamente autorizzati che possono essere contenuti nei prodotti cosmetici Allegato V Sezione I Elenco dei conservanti che possono essere contenuti nei prodotti cosmetici Parte prima: Elenco dei conservanti autorizzati Parte seconda: Elenco dei conservanti autorizzati provvisoriamente Sezione II Elenco dei filtri UVdi cui è autorizzato l uso nei prodotti cosmetici Parte prima: Elenco dei filtri UV ammessi di cui è autorizzato l uso nei prodotti cosmetici Parte seconda: Elenco dei filtri UV di cui è provvisoriamente autorizzato l uso nei prodotti cosmetici Allegato VI Rappresentazione grafica che rimanda al foglietto illustrativo Allegato VII Modalità di attribuzione del numero di registrazione di cui all articolo 8-bis, comma 3
20 20 La legge 713/86 disciplina anche le informazioni che devono accompagnare un prodotto cosmetico al momento della sua immissione sul mercato (articolo 8). Art.8 legge 713/86 1. I prodotti cosmetici, ivi compresi i campioni gratuiti distribuiti al di fuori dei normali punti di vendita, possono essere immessi sul mercato soltanto se il contenitore a diretto contatto con il prodotto, di seguito indicato come condizionamento primario, e l'imballaggio secondario recano, oltre alle eventuali denominazioni di fantasia, le seguenti indicazioni in caratteri indelebili ed in modo facilmente leggibile e visibile: a) il nome o la ragione sociale e la sede legale del produttore o del responsabile dell'immissione sul mercato del prodotto cosmetico stabilito all'interno dell'unione europea; tali indicazioni possono essere abbreviate purché sia possibile l'identificazione dell'impresa; b) il contenuto nominale al momento del confezionamento, espresso in misure legali del sistema metrico, per prodotti aventi peso o volume netto superiore o uguale, rispettivamente, a 5 grammi o 5 millilitri; l'indicazione non é obbligatoria per i campioni gratuiti, per le monodosi, nonché per gli imballaggi preconfezionati solitamente commercializzati per insieme di pezzi, per i quali l'indicazione del peso e del volume non ha rilevanza pratica; in quest'ultimo caso sull'imballaggio deve essere menzionato il numero dei pezzi, quando lo stesso non possa essere agevolmente determinato dall'esterno; in aggiunta alle indicazioni in misure legali del sistema metrico, il contenuto nominale può essere espresso anche in unità di misura diverse, purché con caratteri di dimensioni non superiori a quelle delle misure legali; c) la data di durata minima di un prodotto cosmetico, che corrisponde a quella alla quale tale prodotto, opportunamente conservato, continua a soddisfare la sua funzione iniziale e rimane in particolare conforme alle disposizioni di cui al comma 1 dell'articolo 7. Essa é indicata con la dicitura "Usare preferibilmente entro.", seguita dalla data stessa o dall'indicazione del punto dell'etichetta in cui figura. Se necessario, tale scritta e' completata dall'indicazione delle condizioni la cui osservanza consente di garantire la durata indicata. La data consta dell'indicazione, chiara e nell'ordine, del mese e dell'anno; per i prodotti cosmetici aventi una durata minima superiore ai trenta mesi, l'indicazione della data di durata non e' obbligatoria; d) le precauzioni particolari per l'impiego, segnatamente quelle indicate nelle colonne degli allegati III e V intitolate "Modalità di impiego e avvertenze da indicare obbligatoriamente sull'etichetta", le quali debbono figurare sul condizionamento primario e sull'imballaggio secondario nonché le eventuali indicazioni concernenti precauzioni particolari da osservare per i prodotti cosmetici di uso professionale, in particolare quelli destinati ai parrucchieri. In caso di impossibilità pratica, un foglio di istruzioni, una fascetta o un cartellino allegati devono riportare tali indicazioni, alle quali il consumatore deve essere rinviato mediante un'indicazione abbreviata o mediante il simbolo raffigurato nell'allegato VI, che devono comparire sul condizionamento primario e sull'imballaggio secondario; e) il numero del lotto di fabbricazione o il riferimento che consenta la identificazione della fabbricazione; tuttavia, in caso di impossibilità pratica dovuta alle ridotte dimensioni del prodotto cosmetico, tale menzione può figurare soltanto sull'imballaggio secondario di detti prodotti; f) il Paese d'origine per i prodotti fabbricati in Paesi non membri dell'unione europea; g) la funzione del prodotto, salvo se risulta dalla presentazione dello stesso; h) l'elenco degli ingredienti nell'ordine decrescente di peso al momento dell'incorporazione. Tale elenco viene preceduto dal termine "ingredienti" o "ingredients". In caso di impossibilità pratica, queste indicazioni figurano su un foglio di istruzioni o su una fascetta o un cartellino allegati la cui presenza deve essere richiamata sull'imballaggio secondario, se presente, ovvero sul condizionamento primario mediante una indicazione abbreviata o mediante il simbolo raffigurato nell'allegato VI; tuttavia non sono considerati ingredienti: 1) le impurezze contenute nelle materie prime utilizzate;
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Comando Carabinieri per la Tutela della Salute N.A.S. di TRENTO Istituto di Formazione Professionale Sandro Pertini Conferenza per corsi estetisti Trento, 8 marzo 2013 Argomenti PAO Pratiche consentite

References: articolo 1
 articolo 7
 articolo 10
 articolo 7
 art. 24
 articolo 8
 Art.8