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Timestamp: 2018-11-14 16:06:44+00:00

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In caso di mala gestio propria, se il massimale già all'epoca del sinistro era incapiente, costituendo il debito dell'assicuratore una obbligazione di valuta, non è possibile cumulare la rivalutazione del massimale e gli interessi, ma delle due l'una - Avvocato Renato D'Isa
In caso di mala gestio propria, se il massimale già all’epoca del sinistro era incapiente, costituendo il debito dell’assicuratore una obbligazione di valuta, non è possibile cumulare la rivalutazione del massimale e gli interessi, ma delle due l’una
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Corte di Cassazione, sezione sesta civile, ordinanza 19 aprile 2018, n. 9666.
In caso di mala gestio propria, se il massimale già all’epoca del sinistro era incapiente, costituendo il debito dell’assicuratore una obbligazione di valuta, non è possibile cumulare la rivalutazione del massimale e gli interessi, ma delle due l’una: o il danneggiato dimostra di avere patito un “maggior danno”, cioè un pregiudizio causato dal ritardo nell’adempimento non assorbito dagli interessi legali, ed allora avrà diritto al risarcimento di quest’ultimo; ovvero nulla dimostra a tal riguardo, ed allora gli spetteranno i soli interessi legali.
Ordinanza 19 aprile 2018, n. 9666
(OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che li rappresenta e difende unitamente agli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 1107/2015 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA, depositata il 12/06/2015;
1. Nel 2005 (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) convennero dinanzi al Tribunale di Ferrara (OMISSIS), la societa’ (OMISSIS) s.a.s. e la societa’ Assicurazioni Generali s.p.a., assumendo che il primo di essi, alla guida di un veicolo di proprieta’ della (OMISSIS) ed assicurato dalla (OMISSIS), il (OMISSIS) causo’ un sinistro stradale che provoco’ la morte del loro parente (OMISSIS).
Chiesero percio’ la condanna dei convenuti al risarcimento dei danni rispettivamente patiti.
Le attrici dedussero altresi’ che la societa’ (OMISSIS), colposamente ritardando il pagamento dell’indennizzo, si fosse resa inadempiente al contratto di assicurazione della responsabilita’ civile stipulato con l’assicurata (OMISSIS), e l’avesse di conseguenza esposta al rischio di restare priva di copertura per i danni eccedenti il massimale. Chiesero percio’, ai sensi dell’articolo 2900 c.c., che la societa’ (OMISSIS) fosse condannata al pagamento dell’indennizzo anche oltre il massimale, per c.d. mala gestio propria, e che il relativo importo fosse ad esse attribuito in via surrogatoria.
2. Con sentenza 31.3.2008 n. 476 il Tribunale condanno’ i due responsabili (OMISSIS) e (OMISSIS) a pagare alle attrici la complessiva somma di Euro 650.000; ma condanno’ la (OMISSIS) a tenerli indenni solo nella minor somma di Euro 40.000, a causa dell’esaurimento del massimale.
3. La sentenza venne appellata da (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) le quali si dolsero – per quanto in questa sede ancora rileva – dell’omessa pronuncia sulla domanda di condanna dell’assicuratore oltre il massimale, per mala gestio propria, da esse formulata in via surrogatoria ex articolo 2900 c.c., attesa l’inerzia dell’assicurata nel far valere le proprie ragioni nei confronti del proprio assicuratore.
4. Con sentenza 12.6.2015 n. 1107 la Corte d’appello di Bologna esamino’ tale domanda e ritenne che, se l’assicuratore fosse stato adempiente e solerte, i responsabili avrebbero potuto invocare dall’assicuratore una garanzia superiore di 15.000 Euro rispetto a quella effettivamente ottenuta; e di conseguenza in pari misura si sarebbe ridotto il loro debito verso le danneggiate.
Di conseguenza condanno’ l’assicuratore a pagare direttamente alle danneggiate, ex articolo 2900 c.c., la suddetta somma.
5. La sentenza d’appello e’ stata impugnata per cassazione da (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), sulla base di un solo motivo.
1.1. Con l’unico motivo di ricorso le ricorrenti sostengono che la sentenza impugnata sarebbe affetta da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 3. E’ denunciata, in particolare, la violazione degli articoli 1175, 1176, 1218, 1224, 1375, 1917 e 2900 c.c.. Deducono, al riguardo, che la Corte d’appello avrebbe erroneamente liquidato il danno da mala gestio propria.
Espongono che la Corte d’appello ha determinato la misura di tale danno in un importo pari alla differenza tra il debito risarcitorio ancora gravante sull’assicurato, e la minor somma che questi sarebbe invece oggi obbligato a pagare ai parenti della vittima, se l’assicuratore avesse tempestivamente adempiuto le sue obbligazioni, giungendo alla conclusione che tale danno fosse pari alla rivalutazione del massimale garantito, e maggiorato degli interessi legali.
Cosi’ giudicando, proseguono le ricorrenti, la Corte d’appello ha tuttavia trascurato di considerare che il loro difensore sin dal 1981 aveva rivolto all’assicuratore una proposta transattiva; che questa proposta era stata ingiustificatamente rifiutata dalla (OMISSIS); che l’adesione a quella proposta transattiva avrebbe avuto l’effetto di estinguere ogni obbligazione dell’assicurato verso le danneggiate.
Pertanto, concludono le ricorrenti, il danno patito dall’assicurata (OMISSIS) (il cui credito e’ stato da esse azionato in via surrogatoria ex articolo 2900 c.c.) era pari non gia’ alla mera rivalutazione del massimale garantito, ma era pari all’intero importo che essa e’ oggi tenuta a pagare alle vittime del sinistro: se, infatti, l’assicuratore avesse immediatamente transatto la lite, il danno non sarebbe lievitato, l’assicurata sarebbe stata liberata, e nessuna obbligazione residua oggi graverebbe sulla (OMISSIS).
L’affermazione delle ricorrenti, secondo cui quando vi sia mala gestio dell’assicuratore della r.c.a., l’assicurato puo’ pretendere dal proprio assicuratore di essere tenuto indenne integralmente dalle pretese del terzo danneggiato, come se il limite del massimale non esistesse, e’ solo in parte corretta.
Sono nel vero le ricorrenti quando deducono che l’assicuratore della responsabilita’ civile, avendo assunto l’obbligo contrattuale di tenere indenne l’assicurato dalle pretese del terzo danneggiato, ha altresi’ l’obbligo di attivarsi per salvaguardare gli interessi di quello: e dunque costituisce una condotta inadempiente rispetto agli obblighi scaturenti dal contratto di assicurazione, rifiutare una vantaggiosa offerta transattiva proveniente da parte del terzo danneggiato.
E che nel caso di specie tale condotta inadempiente sussista e’ gia’ stato accertato dalla Corte d’appello, e sul punto si e’ formato il giudicato interno.
Errano, invece, le ricorrenti, quando assumono che, una volta accertata tale condotta inadempiente, per cio’ solo il limite del massimale venga meno del tutto.
In realta’, per stabilire quali siano le conseguenze dell’inadempimento dell’assicuratore della responsabilita’ civile all’obbligo di tenere indenne il proprio assicurato dalle pretese del terzo (c.d. mala gestio propria), occorre distinguere tre ipotesi.
1.2.1. La prima eventualita’ e’ che, nonostante la mala gestio ed il ritardato adempimento, il massimale resti capiente.
In tal caso ovviamente nulla quaestio: si applicheranno le regole sulla mora nelle obbligazioni di valore (Sez. U, Sentenza n. 1712 del 17/02/1995), e nella materia della r.c.a. l’assicuratore potra’ andare incontro unicamente alle sanzioni amministrative previste dall’articolo 315 cod. ass..
1.2.2. La seconda eventualita’ e’ che il massimale, capiente all’epoca dell’illecito, sia divenuto incapiente al momento del pagamento: vuoi per effetto del deprezzamento del denaro, vuoi per effetto della variazione dei criteri di liquidazione del danno.
In tal caso l’assicurato, se l’assicuratore avesse tempestivamente adempiuto l’obbligo indennitario, avrebbe beneficiato d’una copertura integrale della propria responsabilita’. Di conseguenza, nel caso di mala gestio, l’assicurato potra’ pretendere dall’assicuratore una copertura integrale, senza riguardo alcuno al limite del massimale, giacche’ l’assicuratore dovra’ in tale ipotesi risarcire non il fatto dell’assicurato (per il quale vige il limite del massimale), ma il fatto proprio, e cioe’ il pregiudizio al diritto di garanzia dell’assicurato, derivato dal colposo ritardo nell’adempimento.
1.2.3. La terza eventualita’ e’ che il massimale assicurato gia’ all’epoca del sinistro fosse incapiente.
In tal caso, quand’anche l’assicuratore avesse tempestivamente pagato l’indennizzo, l’assicurato non avrebbe giammai potuto ottenere una copertura integrale della propria responsabilita’. Di conseguenza, se l’assicuratore incorre in mala gestio, in questo caso egli sara’ tenuto a pagare gli interessi legali (ed eventualmente il maggior danno, ex articolo 1224 c.c., comma 2), sul massimale. In questi casi inoltre, costituendo il debito dell’assicuratore una obbligazione di valuta, non e’ possibile cumulare la rivalutazione del massimale e gli interessi, ma delle due l’una: o il danneggiato dimostra di avere patito un “maggior danno”, cioe’ un pregiudizio causato dal ritardo nell’adempimento non assorbito dagli interessi legali, ed allora avra’ diritto al risarcimento di quest’ultimo; ovvero nulla dimostra a tal riguardo, ed allora gli spetteranno i soli interessi legali.
1.3. Tutti questi principi sono gia’ stati affermati da questa Corte: in particolare, tra le tante, da Sez. 3, Sentenza n. 13537 del 13/06/2014, e poi ribaditi da questa stessa Sezione con l’ordinanza pronunciata da Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 10221 del 26/04/2017.
1.4. Nel caso di specie, la Corte d’appello ha accertato, con valutazione non impugnata e passata in giudicato (p. 4, decimoultimo rigo, e p. 8, primo capoverso, punto (c), della sentenza impugnata) che il danno causato dall’assicurato eccedeva il massimale gia’ al momento del sinistro.
Ricorreva dunque la terza ipotesi sopra elencate, e correttamente la Corte d’appello ha stimato il danno da mala gestio limitandosi a rivalutare il massimale.
Ed infatti, eccedendo il danno la misura del massimale gia’ nel 1977, anche se l’assicuratore avesse pagato il terzo danneggiato illico et immediate, l’assicurato sarebbe comunque rimasto esposto alle pretese risarcitorie per la parte eccedente. Ne’, ovviamente, l’assicuratore era tenuto ad accettare una proposta transattiva che, per quanto detto, esigeva il pagamento non solo d’una somma eccedente il massimale, ma eccedente anche il massimale rivalutato: ovvero la misura massima dell’indennizzo esigibile dall’assicuratore, quando gia’ al momento del sinistro il massimale sia incapiente.
Le spese del presente giudizio di legittimita’ vanno a poste a carico delle ricorrenti, ai sensi dell’articolo 385 c.p.c., comma 1, e sono liquidate nel dispositivo.
(-) condanna (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), in solido, alla rifusione in favore di (OMISSIS) s.p.a. delle spese del presente giudizio di legittimita’, che si liquidano nella somma di Euro 7.000, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie Decreto Ministeriale 10 marzo 2014, n. 55, ex articolo 2, comma 2;
(-) da’ atto che sussistono i presupposti previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), in solido, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2018-05-22T12:49:13+00:0022 maggio 2018|Cassazione civile 2018, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Diritto|0 Commenti
I legittimari | Avvocato Renato D'Isa 4 giugno 2014 at 17:14 - Reply
[…] Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 30 maggio 2014, n. 12221 […]
I legittimari: azione di riduzione e di restituzione | Avvocato Renato D'Isa 4 giugno 2014 at 17:11 - Reply

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