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Timestamp: 2019-12-14 13:25:37+00:00

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Perché non parteciperò all’assemblea indetta da Crestini sulle antenne
Chiedo scusa ai lettori ma, almeno per una volta, voglio parlare di una mia scelta: la decisione di non partecipare all’assemblea indetta in tutta fretta dal sindaco di Rocca di Papa per parlare della sentenza del Consiglio di Stato (LEGGI QUI LA VERSIONE INTEGRALE) che ha definitivamente chiuso, dal punto di vista giuridico, la partita sui tralicci radiotelevisivi di monte Cavo.
Era il 1987, avevo 18 anni, e scrissi il mio primo articolo sulle antenne di Rocca di Papa per il quotidiano Paese Sera. Ne ho 48 e, dopo aver scritto quasi un centinaio di articoli sullo stesso tema, la questione antenne finalmente è arrivata a un punto ben definito: vanno abbattute. Lo ha stabilito la legge. L’assemblea indetta da Crestini è un tentativo un po’ goffo di recuperare il tempo perduto, visto che dal giorno della sentenza, 11 maggio 2017, ha diffuso solo comunicati in perfetto politichese nei quali non ha mai detto chiaramente che darà seguito alla sentenza abbattendo le antenne abusive. Anzi, ha lasciato intendere ben altro. Pur sollecitato a dire con chiarezza cosa intendesse fare, ha preferito l’ambiguità e il silenzio.
A questo punto un gruppo di cittadini, alcune forze politiche presenti in Consiglio e movimenti civici, hanno deciso di mettere in campo una serie di iniziative non per contrastare Crestini ma per indurlo a parlare. Dopo un sit-in organizzato fuori dal municipio il 23 maggio, il sindaco era apparso disponibile ad affrontare la questione in modo diretto. Finalmente! abbiamo esclamato un po’ tutti. Ma dopo qualche giorno ancora silenzio, solo un disarmante silenzio, che ha portato quello stesso gruppo di cittadini e movimenti a promuovere una raccolta firme con lo stesso identico motivo: esercitare una pressione democratica e civile nei confronti dell’amministrazione comunale, così da “indurla” a dire poche parole, ma chiare, sulla sentenza. Malgrado questa petizione, che si avvicina a raggiungere le mille firme, ancora silenzio, niente altro che silenzio. Allora si è provato con un altro tentativo: organizzare un incontro pubblico in municipio il 6 giugno (il Consiglio Comunale non era stato ancora convocato: particolare fondamentale), dando voce a uno scienziato, Stefano Gallozzi, per stanare i portatori di silenzio.
E qui Crestini ha tirato fuori il peggio di sé (dal punto di vista istituzionale): prima costringendo a richiedere la sala municipale non dalle ore 18,00 (come inizialmente previsto) ma dalle ore 16,00. Un orario improponibile per favorire la partecipazione dei cittadini. Per evitare polemiche gli organizzatori accettavano questa imposizione. Dopo qualche ora, arrivava il secondo tentativo di intimorire gli organizzatori, con la richiesta di sottoscrivere una dichiarazione di responsabilità nel caso in cui durante l’assemblea si fossero verificati danni all’aula consiliare. Strano, si è pensato. Avranno chiesto la stessa dichiarazione a tutti quelli che da giugno 2016 a oggi hanno utilizzato l’aula consiliare? Ma andava bene ugualmente, i roccheggiani sono persone perbene e la sala consiliare non l’hanno mai né imbrattata né danneggiata. Si accettava quindi anche questa ulteriore spallatina.
Poi arrivava il colpo finale: l’autorizzazione inizialmente concessa veniva revocata per problemi di ordine pubblico (!). Insomma, la chiudo qui: Crestini le ha provate tutte per impedire a dei cittadini di riunirsi in aula consiliare per parlare di antenne.
Nel frattempo, mentre i cittadini si organizzavano senza bandiere e senza simboli, i partiti di opposizione presenti in Consiglio (anche loro evidentemente spinti dalla poca chiarezza del sindaco sulla sentenza) hanno fatto ciò che dovevano: chiedere la convocazione di un consiglio comunale straordinario. Richiesta che qualche giorno fa otteneva il via libera: il Consiglio si terrà il prossimo martedì 20 giugno alle ore 17.
A questo punto Crestini che ti fa? Indìce un’assemblea pubblica per il 16 giugno per parlare della sentenza (con la motivazione che in quella sede i cittadini avranno la possibilità di parola), pensando di recuperare un ritardo lungo 35 giorni. Lei, caro sindaco, quest’assemblea di tipo istituzionale l’avrebbe dovuta convocare il 12 maggio, il giorno dopo la sentenza, invitando tutti i partiti, i movimenti, le associazioni, i cittadini e, soprattutto, invitando il suo collega che nel 2003 firmò l’Ordinanza di demolizione, Carlo Ponzo. Se lei avesse seguito questa strada dell’unità e della strategia comune, io come cittadino (malgrado nutra forti dubbi sulle sue qualità di amministratore mentre resto convinto del suo ottimo lavoro come consigliere d’opposizione) l’avrei sostenuta in ogni modo.
Invece, caro sindaco, Lei ha continuato a non comprendere (ma forse fa finta) la portata della sentenza del Consiglio di Stato. In quanto cittadino di Rocca di Papa, non voglio sapere che cosa diranno i cittadini su questo tema. Già lo so: vogliono mandare via le antenne da Rocca di Papa.
Come cittadino voglio sapere che cosa ne pensa il Consiglio Comunale, organo eletto democraticamente in rappresentanza di tutta la popolazione. Eletto per prendere decisioni. Come cittadino voglio che sia il Consiglio a esprimersi e a dire un NO inequivocabile a ogni ipotesi di trovare soluzioni alternative alla vetta di monte Cavo (ex cava di lapillo? Area ex Poste di monte Cavo? Costarelle?) dove trasferire gli impianti radiotelevisivi.
La data importante per tutti i cittadini, dunque, non è quella del 16 giugno in cui Lei darà sfogo al suo tentativo di recuperare terreno, la data fondamentale è quella del 20 giugno, quando il Consiglio si riunirà per prendere una decisione dopo la sentenza del Consiglio di Stato. Questo non è il momento delle chiacchiere e delle strumentalizzazioni, quello è finito da un bel pezzo, questo è il momento dell’azione.
Infine, caro sindaco, le ricordo che i giudici del Consiglio di Stato hanno ORDINATO che la sentenza venga eseguita dall’autorità amministrativa, cioè da Lei in quanto sindaco di Rocca di Papa. Non è una libera scelta, è un ordine e, come tale, va semplicemente eseguito.

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