Source: http://www.federicodinca.it/2016/06/02/valle-del-mis-labuso-e-il-ritardo/
Timestamp: 2019-06-16 21:32:35+00:00

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Valle del Mis: l’abuso e il ritardo | Federico D'Incà
Valle del Mis: l’abuso e il ritardo
Con l’istituzione del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi nel 1988 la zona della valle del fiume Mis è stata classificata come riserva generale orientata una zona dove è vietata ogni forma di trasformazione del territorio, ma sono ammesse le tradizionali attività colturali, purché esse non arrechino danno all’ambiente. L’area inoltre ricade anche all’interno del Sito di importanza comunitaria Dolomiti feltrine e bellunesi e a giugno 2009 le Dolomiti sono state inserite nell’elenco Unesco dei Patrimoni dell’Umanità.
“Nel 2006 il Gruppo EVA Energie Valsabbia S.p.A, società bresciana il cui presidente è Enrico Testa, ha presentato una richiesta di derivazione idroelettrica con la realizzazione di una nuova centrale idroelettrica sul torrente Mis all’interno del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi nel comune di Gosaldo (BL)” spiega Federico D’Incà del Movimento 5 Stelle. Nel 2009, sei mesi dopo il riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio dell’Unesco, la giunta regionale del Veneto esprimendo un «giudizio favorevole di compatibilità ambientale» ha dato al Gruppo EVA il via libera alla realizzazione del progetto in pieno Parco delle Dolomiti Bellunesi. Nel 2010 i comuni di Sospirolo e Gosaldo stipulano una convenzione con il Gruppo per la realizzazione dell’impianto ed il Tribunale Superiore delle Acque, conferma la piena validità ed efficacia del le autorizzazioni rilasciate a favore della EVA dalla Regione Veneto, dal Comune di Gosaldo e dal Parco delle Dolomiti Bellunesi e di tutti gli altri Enti pubblici coinvolti negli iter autorizzativi già svolti.
Ma il WWF e altre associazioni ambientaliste impugnano la sentenza del Tribunale Superiore delle Acque avanti alla Corte di Cassazione a sezioni riunite che accoglie il ricorso e annulla i provvedimenti “in quanto la modificazione del regime delle acque delinea una attività che risulta vietata in termini assoluti all’interno delle aree naturali protette”. Nel frattempo, il 28 agosto 2012 il Corpo forestale dello Stato mette i sigilli al cantiere della nuova centrale idroelettrica, poiché la società avrebbe impropriamente occupato uno spazio riconosciuto come «uso civico»: l’amministrazione comunale di Gosaldo, infatti, non aveva mai provveduto al cambio di destinazione d’uso di una parte dei terreni finiti sotto sequestro, per trasformarli da usi civici a terreni liberi da vincoli. L’occupazione impropria viene riconosciuta anche in un parere espresso a fine giugno 2012 dalla regione Veneto. A seguito della sentenza della Corte di Cassazione, gli enti interessati provvedono ad intimare al Gruppo EVA Energie Valsabbia S.p.A. l’immediata sospensione dei lavori e la regione Veneto individua nel dirigente regionale del genio Civile di Belluno il responsabile per gli adempimenti previsti dal decreto legislativo 152/2006. Con nota n. 503216 del 19.11.2013 la regione Veneto intimava alla società di redigere un progetto di ripristino dello stato dei luoghi e della situazione ambientale ante operam. La società Eva Energia Valsabbia ricorre al Tribunale Superiore delle Acque per impugnare la sentenza della Corte di Cassazione che viene rigettato in toto con sentenza n. 26/2014 del 21.01.2015 ma depositata in Cancelleria il 23.03.2016 dopo oltre un anno!
A distanza di 4 anni dalla sentenza definitiva della Corte Suprema di Cassazione del 2012 che obbliga la società EVA Energie Valsabbia SpA al ripristino ambientale con la demolizione del manufatto e la sistemazione delle opere stradali manomesse, nulla è stato fatto.
“Il fatto grave è che la sentenza del Tribunale Supremo delle Acque, che annulla tutte le autorizzazioni al progetto di EVA, è stata adottata a gennaio 2015 mentre la sua pubblicazione è avvenuta a marzo 2016, dopo oltre un anno” sottolinea il deputato bellunese. La regione Veneto, controparte del proponente privato nel contenzioso avanti il Tribunale delle acque, non ha pubblicamente protestato per un fatto tanto grave e, a parere di D’Incà, opaco. Il mancato rispetto del ripristino ambientale ordinato dalla Suprema corte parrebbe configurarsi come violazione dell’articolo 388 del Codice Penale, che punisce la condotta di chi, tenuto conto anche della natura degli obblighi imposti, rappresenti un ostacolo all’effettività della tutela giurisdizionale.
Al Ministro della giustizia, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare il MoVimento 5 Stelle chiede se sono al corrente della vicenda ed in particolare del grave ritardo intercorso tra la proclamazione della sentenza da parte del Tribunale Superiore delle Acque e il suo deposito in cancelleria, che sarebbe avvenuto oltre un anno dopo il pronunciamento!
“Chiedo inoltre se sono a conoscenza della sentenza definitiva emanata dalla Corte di Cassazione a sezioni riunite quasi 5 anni fa e dell’inadempienza da parte del privato nel ripristinare lo stato dei luoghi ovvero la demolizione di tutte le opere realizzate abusivamente ed il riposizionamento dei guardrail lungo la SP 2 tolti durante l’esecuzione dei lavori che comportano anche un pericolo” conclude D’Incà che auspica siano in corso accurate indagini presso la Procura della Repubblica di Belluno e che in futuro si applichino iniziative tese a verificare le ipotesi di modifica dei confini del parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi in modo da escludere dal perimetro il manufatto realizzato abusivamente.
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Category: Blog Tagged: abuso, area protetta, centrale idroelettrica, EVA Energie Valsabbia SpA, interrogazione, ripristino, ritardo, Valle del Mis
Pubblicato giorno 2 giugno 2016
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One Comment on “Valle del Mis: l’abuso e il ritardo”
Corrado campedel
GRAZIE dell attenzione. Purtroppo oltre questo ci sarebbe anche altro da fare contro questo assedio continuo in Valle del Mis . L impressione è che se si volesse scavare sotto sotto ci sarebbe da “divertirsi”

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