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Scritto da: Redazione Scritto il: maggio 17, 2016 In: Notizie
Ecco una sintesi della legge sulle Unioni Civili, che detta due distinte discipline:
La presenza di specifiche cause impeditive individuate dalla proposta di legge è causa di nullità dell’unione. Il vincolo giuridico derivante dall’unione civile è, in particolare equiparato a quello derivante dal matrimonio per un ulteriore aspetto: tra le citate cause impeditive è indicata – oltre la sussistenza di un vincolo matrimoniale – anche la sussistenza di una precedente unione civile omosessuale.
In merito si ricorda che la costante giurisprudenza, sia di legittimità che di merito, maturata con riguardo alla famiglia di fatto ha sempre ritenuto necessaria la presenza di una situazione interpersonale di natura affettiva con carattere di tendenziale stabilità e con un minimo di durata temporale e che si esplichi in una comunanza di vita e di interessi e nella reciproca assistenza morale e materiale (Cassazione civile, Sentenza 21 marzo 2013, n. 7214; Cassazione civile, Sentenza 8 agosto 2003, n. 11975 e Tribunale di Milano, Sentenza 14 gennaio 2009, n. 449).
Si ricorda già attualmente l’art. 3 della legge n. 91 del 1999, in materia di prelievi e di trapianti di organi e tessuti, stabilisce che “Il prelievo di organi e di tessuti è consentito secondo le modalità previste dalla presente legge. I medici forniscono informazioni sulle opportunità terapeutiche per le persone in attesa di trapianto nonché sulla natura e sulle circostanze del prelievo al coniuge non separato o al convivente more uxorio o, in mancanza, ai figli maggiori di età o, in mancanza di questi ultimi, ai genitori ovvero al rappresentante legale”.
Queste previsioni sembrano porsi in linea con quegli orientamenti della giurisprudenza di merito che in caso di morte di un convivente proprietario esclusivo di un immobile riconosce in capo al convivente superstite “una detenzione qualificata” (si veda Tribunale di Milano, Sentenza 18 gennaio 2003). In particolare, il Tribunale di Torino (VIII sez. civile, sent. 28 febbraio 2002) in caso di morte di uno dei due partner ha riconosciuto l’usucapione del diritto di abitazione da parte del convivente more uxorio che aveva convissuto con compossesso ultraventennale corrispondente al diritto reale di abitazione, di cui all’art. 1022 c.c.. Il convivente superstite – secondo i giudici torinesi – acquisisce, per usucapione, la titolarità, vita natural durante, del diritto di abitazione, di una casa, di cui l’altro convivente, premorto, era proprietario. Il fondamento giuridico di tale decisione va ravvisato nella considerazione che “nel rapporto di fatto con il bene, costituito dal possesso tutelato ex lege, il convivente non può essere discriminato rispetto ai componenti della famiglia legittima”; il possesso deve essere però continuo, pacifico e pubblico.
Successione nel contratto di locazione della casa di comune residenza per il convivente di fatto in caso di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto.
Questo tema è stato ampiamente affrontato dalla giurisprudenza e si deve segnalare, in particolare, la sentenza della Corte costituzionale n. 404 del 1988, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 6, comma 1, della legge n. 392 del 1978 (cd. legge sull’equo canone) in materia di locazione di immobili urbani, nella parte in cui non prevede il convivente more uxorio fra coloro che, in caso di morte del conduttore, possono succedere nella titolarità del contratto di locazione. La Consulta, nell’esaminare sotto vari profili la posizione del convivente more uxorio e nell’allargare con sentenza additiva ad esso la tutela prevista, ebbe ad individuare la ragione giustificativa della tutela e, quindi, della successione nel contratto locativo, nell’individuazione del profilo di dignità costituzionale del c.d. diritto all’abitazione. Tuttavia, l’illegittimità dell’art. 6 della L. 392 – nel diverso caso di semplice cessazione della convivenza da parte del conduttore – è dichiarata solo nella parte in cui non prevede la successione nel contratto a favore del convivente di questi, quando vi sia prole naturale. Solo attraverso la tutela del figlio naturale viene indirettamente tutelato anche il convivente more uxorio. I tentativi di equiparare la situazione del convivente con prole a quello senza prole ai fini della successione nel contratto di locazione con la motivazione che la residua esclusione del convivente more uxorio risulterebbe ormai priva di ragionevolezza e tale da vulnerare il fondamentale diritto alla abitazione sono stati puntualmente respinti dalla Consulta (v. C. cost., ordinanze n. 204 del 2003 e n. 7 del 2010).
Nella legge si specificano i possibili contenuti del contratto, attraverso il quale i partner possono fissare la comune residenza, indicare le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, scegliere il regime patrimoniale della comunione dei beni, cui si applicano le regole del codice civile.
Scritto da: Redazione il 17 maggio 2016.

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