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Timestamp: 2019-06-17 11:45:28+00:00

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Una denuncia penale ritirata risulta nei precedenti penali?
7 Settembre 2018 | Autore: Sabina Coppola
Quando si può ritirare una denuncia sporta nei confronti di un soggetto ed in quali casi una denuncia rimessa risulta nel certificato dei carichi pendenti.
Alcune volte si denuncia, in maniera un po’ superficiale ed affrettata, un amico o un vicino di casa o un conoscente, semplicemente per rabbia o per rancore, per fatti non particolarmente gravi ed allarmanti, senza chiedersi (e senza comprendere a pieno) quali possano essere le conseguenze di una denuncia e del processo penale che ne segue. Se, dopo una lite con un tuo vicino di casa o con tua suocera, decidi di denunciarli e poi cambi idea perché i rapporti migliorano, cosa puoi fare? Nel migliore dei casi (se denunci qualcuno per un reato perseguibile a querela di parte), avrai la possibilità (a mente lucida e quando il rancore sarà cessato) di cambiare idea e di ritirare (o per essere più precisi e tecnici, rimettere) la tua querela, senza creare alcun danno al soggetto che hai denunciato. L’unico compito del denunciato sarà (se vorrà) accettare la tua remissione e tutto terminerà senza conseguenze per nessuno. Non sarà così semplice, però, se avrai presentato una querela in relazione ad un reato perseguibile d’ufficio (e, dunque, riguardante fatti più gravi); in questo caso non potrai più tornare indietro perché, anche in presenza di una tua remissione di querela, lo Stato proseguirà nella ricerca del colpevole per ottenerne la punizione (a prescindere dalla tua volontà). E, dunque, cosa succede? Una denuncia penale ritirata rientra nei precedenti penali? Dipende. Vediamo insieme innanzitutto quali sono i reati perseguibili a querela e quali quelli perseguibili di ufficio e se ed in quali casi la denuncia ritirata rientra nel certificato del casellario.
1 Quali sono i reati perseguibili di ufficio?
2 Quali sono i reati perseguibili a querela?
3 Cos’è il certificato dei carichi pendenti?
4 Cosa sono i precedenti penali?
Quali sono i reati perseguibili di ufficio?
Nel nostro codice penale vi sono delitti procedibili d’ufficio ed altri procedibili a querela. La regola generale è quella della procedibilità di ufficio [1] secondo la quale:
per far sorgere un procedimento penale ed iniziare un’indagine, è sufficiente che l’autorità giudiziaria venga a conoscenza della notizia di reato tramite quella che viene definita denuncia (e consiste nella esposizione e narrazione del fatto reato);
chiunque (e non solo il diretto interessato ovvero la vittima del reato) può denunciare l’illecito alle autorità competenti (non solo io che ho subito la rapina posso presentare la denuncia ma anche un semplice passante, in quanto la finalità dell’atto di denuncia è solo quello di far giungere la notizia all’autorità giudiziaria);
a prescindere dalla volontà e dall’interesse della persona offesa (e, dunque, anche in caso di remissione di querela), il procedimento nasce e va avanti perchè vi è attenzione dello Stato alla tutela degli interessi collettivi;
non esiste un termine massimo per presentare la denuncia in quanto, a differenza della querela, non deve contenere la richiesta di punizione del colpevole.
I reati perseguibili a querela sono quelli di minore gravità, rispetto ai quali lo stato non si assume l’onere di trovare il responsabile e di punirlo, senza che vi sia un concreto interesse della vittima (o della persona danneggiata dal reato). Se un passante che assiste ad una rapina o ad un tentato omicidio può denunciare l’accaduto, non vale lo stesso per chi assiste, ad esempio, ad una lite, ad una minaccia o ad un furto semplice. Nei reati procedibili a querela:
la querela può essere presentata solo dalla persona offesa;
deve essere presentata entro il termine perentorio di tre mesi dalla commissione del fatto (o dalla conoscenza dello stesso);
l’atto di querela deve contenere la richiesta espressa, da parte del querelante, di punizione del colpevole.
I reati perseguibili a querela sono, in generale, ireati contro la persona puniti con la sola pena pecuniaria o con pena detentiva non superiore a quattro anni, ad eccezione del delitto di violenza privata, nonché i reati contro il patrimonio contemplati dal codice penale (non aggravati, come il furto semplice). Facciamo qui, soltanto a titolo esemplificativo e non esaustivo, un elenco dei reati perseguibili a querela:
minaccia [2] ;
violazione di domicilio commessa da un pubblico ufficiale [3];
falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche [4];
falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni informatiche o telematiche [5];
violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza commesse da persone addette al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni [6];
rivelazione del contenuto di corrispondenza, commessa da persona addetta al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni [7];
truffa [8]
frode informatica [9];
appropriazione indebita [10]
La querela (per questi reati e per altri) può essere rimessa e ciò significa che, se per esempio il denunciante cambia idea (o le parti conciliano e trovano un accordo) il procedimento penale si chiude perchè non vi è interesse da parte dello Stato ad andare avanti.
Il certificato dei carichi pendenti attesta quali sono i procedimenti penali pendenti a carico di un soggetto. Indica il numero di registro generale del procedimento in corso, l’autorità giudiziaria presso la quale pende e lo stato in cui si trova. Facciamo un esempio. Sei stato accusato di aver commesso un furto (per il quale sei stato condannato in primo grado ed hai presentato appello) ed una minaccia (per la quale è in corso il processo di primo grado). Nel certificato dei carichi pendenti troverai due procedimenti iscritti nei tuoi confronti: quello per furto pendente presso la corte di appello, di cui sarà indicata la sezione, e quello per minaccia pendente presso il giudice di primo grado, di cui saranno indicati il nome e la sezione. È importante chiarire che il certificato contiene l’indicazione dei soli procedimenti pendenti, cioè iniziati ma non ancora conclusi. Per conoscere, invece, i procedimenti conclusi con sentenza di condanna, il certificato da chiedere sarà il casellario giudiziale.
Cosa sono i precedenti penali?
Se hai avuto uno o più precedenti penali (ovvero condanne definitive) queste risulteranno nel tuo casellario giudiziale. Il casellario è un certificato penale nel quale, appunto, sono iscritti tutti i provvedimenti giudiziari penali di condanna definitivi (in concreto tutte le condanne subite sul territorio italiano, quelle straniere riconosciute e anche quelle subite in uno stato dell’Unione Europea). Dal casellario risultano anche le sentenze di condanna ad una pena sospesa (quelle cioè che non sono state eseguite e che non lo saranno se non commetterai reati nei tre o nei cinque anni successivi, a seconda che si tratti di una contravvenzione o di un delitto) e quelle per le quali è stato concesso il beneficio della non menzione (queste ultime non risulteranno soltanto se a richiedere il certificato sarà un privato). Tizio ti ha denunciato e ha deciso poi di rimettere la querela, la denuncia rientra nei carichi pendenti? Premesso che non è la denuncia ad essere indicata tra i precedenti penali ma il reato per il quale viene presentata, abbiamo già anticipato che la risposta dipende dalla procedibilità del reato.
Immaginiamo una denuncia per minaccia: inizia il processo penale e poi il denunciante rimette la querela (e tu accetti); che succede? Trattandosi di reato perseguibile a querela tutto si chiuderà senza conseguenze, sarà anche cancellata l’iscrizione che esisteva nel certificato dei carichi pendenti e non comparirà mai nessuna iscrizione nel casellario penale. Diverso è il caso di reato perseguibile di ufficio: qualsiasi remissione di querela non avrà efficacia, il processo andrà avanti e continuerà ad essere presente nei tuoi carichi pendenti fino alla sentenza definitiva. Se la sentenza sarà di condanna, questa comparirà anche nel certificato penale (la cosiddetta fedina penale).
La querela non compare in nessun certificato in quanto ciò che compare è l’iscrizione nel registro degli indagati per il reato oggetto della querela. Se il reato è procedibile a querela, con la remissione non comparirà più da nessuna parte; se è procedibile d’ufficio, in caso di condanna, comparirà comunque.
[4] Art. 617 ter cod. pen.
[5] Art. 617 sexies cod. pen.
[6] Art. 619 cod. pen.
[7] Art. 620 cod. pen.
[8] Art. 640 cod. pen.
[9] Art. 640 ter cod. pen.
[10] Art. 646 cod. pen.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 617
 Art. 617
 Art. 619
 Art. 620
 Art. 640
 Art. 640
 Art. 646