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Timestamp: 2019-06-26 07:44:48+00:00

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Corte di Cassazione Sentenza 18003, 2019 | JurisWiki.it
Corte di Cassazione Sentenza 18003, 2019
1. Il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Brescia, con la sentenza del 28 novembre 2014 emessa all'esito del giudizio abbreviato, ha condannato R.G. per i reati L. n. 75 del 1958, ex art. 3, n. 3, perché, quale gestore di fatto degli alberghi (OMISSIS) (capo a) e hotel (OMISSIS) (capo b), consentendo consapevolmente l'accesso con i loro clienti per lo svolgimento dell'attività di meretricio alle prostitute M.N., T.R.M., G.V.V., B.G.E. nel primo albergo e Z.A., P.F.C., M.P.A., M.C. nel secondo albergo, anche omettendo in tutto o in parte le registrazioni di cui all'art. 109 t.u.l.p.s., tollerava la prostituzione delle predette ragazze.
2.3. Con il terzo motivo si deduce, ex art. 606 c.p.p., lett. b), il vizio di violazione di legge in relazione alla L. n. 75 del 1958, art. 3, comma 1, n. 8, poiché alcuna condotta di favoreggiamento della prostituzione è stata posta in essere da R.G. all'interno degli alberghi di (OMISSIS); né la sua condotta ha avuto un'efficienza causale rispetto all'attività di prostituzione - e non rispetto alla singola prostituta - poiché il ricorrente non ha mai posto in essere condizioni favorevoli per consentire l'esercizio del meretricio all'interno degli alberghi o per trasformare gli stessi in case di prostituzione. Si ribadisce che la condotta attiva del ricorrente è stata finalizzata ad impedire che all'interno delle strutture alberghiere si esercitasse il meretricio.
Si contesta altresì l'applicazione della circostanza aggravante ex art. 112 c.p., n. 3, effettuata dalla Corte di appello in quanto tra R.G. e i suoi lavoratori vi era solo un rapporto giuridico di subordinazione e non quel rapporto di coercizione psicologica richiesto dalla circostanza aggravante. In ogni caso l'ordine di servizio del (OMISSIS) sarebbe stato vincolante per i lavoratori degli alberghi e quindi tale da eliminare, oltre al fatto storico, anche la circostanza aggravante. Per altro, alcuna coazione psicologica è stata effettuata verso i dipendenti né il ricorrente ha consigliato di aumentare la clientela consentendo l'esercizio della prostituzione. Si rileva che R.A. è stato prosciolto essendo stata ritenuta priva di rilevanza penale la sua condotta.
Sussisterebbe il travisamento del fatto perché il ricorrente da solo non avrebbe potuto aver favorito o tollerato la presenza abituale delle prostitute negli alberghi, trattandosi di strutture di grandi dimensioni, non avendo il dono dell'ubiquità; si ribadisce che la motivazione della sentenza si fonda solo su una prova logica e non storica, con conseguente illogicità manifesta della motivazione. La prova logica sarebbe priva di riscontri storici obiettivi ed il ragionamento della Corte di appello sarebbe ancorato a criteri arbitrari.
Inoltre, si contesta la motivazione della sentenza laddove si afferma che il fax non sarebbe mai stato trasmesso da R.G. al direttore R.F. perché si tratta di una fotocopia e non dell'originale del documento; si rileva che i fax, una volta, spediti sono sempre delle fotocopie. In ogni caso nel fax prodotto dalla difesa vi sarebbe la data e l'orario di trasmissione: la Corte di Appello avrebbe stravolto la prova documentale decisiva ed idonea a dimostrare l'innocenza di R.G. in quanto il fax sarebbe stato inviato prima dell'inizio delle indagini preliminari e ciò prova che il ricorrente avrebbe posto in essere le doverose cautele per evitare l'ingresso negli alberghi di persone dedite al meretricio.
Si censura infine la valutazione della non genuinità della prova documentale perché tale valutazione non apparterrebbe alla cultura garantista della prova.
3.3. Con il terzo motivo nuovo si deduce ex art. 606 c.p.p., lett. b), l'inosservanza ed erronea applicazione dell'art. 530 c.p.p., comma 2, poiché una pluralità di testimoni, clienti e frequentatori degli alberghi - già indicati nel primo motivo - hanno affermato che nell'albergo vi si esercitava l'attività di ricezione ordinaria.
La Corte di appello ha correttamente applicato la norma perché, in base alle fonti di prova dichiarative, ha ritenuto provato che il ricorrente fosse il gestore dei due alberghi (si citano le dichiarazioni dei dipendenti ed in particolare di B., A., L.L. che hanno dichiarato in sostanza che il ricorrente gestiva gli alberghi prendendo le relative decisioni) e che le ragazze escusse - indicate nei capi di imputazione - con continuità si recavano negli alberghi, anche più volte nella stessa notte, con i clienti, per esercitare il meretricio.
Dunque, una volta ritenuto provato in base alle dichiarazioni delle persone informate sui fatti che il ricorrente sia stato colui ed il solo che prendeva le decisioni gestionali degli alberghi, la corte di appello ha correttamente ritenuto che al ricorrente fosse attribuibile quella politica aziendale volta ad accettare tutti indiscriminatamente, comprese le prostitute che negli alberghi esercitavano la loro professione, non avendo i dipendenti alcun potere gestionale né la possibilità di rifiutare l'ospitalità alle prostitute le quali per altro mai hanno riferito di mance o favori nei confronti del personale degli alberghi. I dipendenti hanno dunque eseguito tali direttive, necessariamente impartite dall'unico soggetto preposto a farlo, il ricorrente, l'unico reale gestore delle strutture.
3. Il terzo motivo è inammissibile perché la condanna è intervenuta per il solo reato L. n. 75 del 1958, ex art. 3, comma 1, n. 3: la condotta di favoreggiamento, che avrebbe avuto rilevanza solo in caso di occasionalità, è stata ritenuta assorbita dalla tolleranza. Dunque, l'impugnazione sul punto è del tutto priva di interesse perché anche una decisione favorevole non avrebbe alcuna incidenza sul dispositivo.
6. Il sesto motivo è manifestamente infondato perché, come già rilevato, è del tutto irrilevante in diritto che negli alberghi si svolgesse anche l'attività lecita.
Il motivo è poi anche privo del requisito della specificità estrinseca perché non si confronta con la motivazione della sentenza impugnata.
7. Il settimo motivo è manifestamente infondato; si ripropongono in parte le stesse questioni già dedotte con il quarto e quinto motivo, pur se con riferimento al vizio della motivazione. La motivazione, quanto all'esistenza del concorso di persone con altri soggetti non identificati o non incriminati non è né manifestamente illogica, conseguendo al percorso logico della Corte di appello fondato sulle prove descritte in sentenza, nè contraddittoria. Devono ribadirsi le argomentazioni già espresse con riferimento al quarto e quinto motivo di ricorso.
Secondo il costante orientamento della giurisprudenza, la lettura coordinata dell'art. 609 c.p.p. e art. 606 c.p.p., comma 3, impedisce la proponibilità in cassazione di qualsiasi questione non prospettata in appello, quale rimedio contro il rischio concreto di un annullamento, in sede di cassazione, del provvedimento impugnato, in relazione ad un punto intenzionalmente sottratto alla cognizione del giudice di appello: in questo caso, infatti è facilmente diagnosticabile in anticipo un inevitabile difetto di motivazione della relativa sentenza con riguardo al punto dedotto con il ricorso, proprio perché mai investito della verifica giurisdizionale (in tal senso cfr. Cass. Sez. U. n. 24 del 24/11/1999, Rv. 214794, Spina).

References: Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 art. 606
 art. 3
 art. 112
 sentenza 
 sentenza 
 art. 606
 art. 3
 sentenza 
 art. 606
 sentenza 
 Cass. Sez.