Source: http://www.condomini.altervista.org/RiscaldMaggiorSemplice.htm
Timestamp: 2020-07-16 13:28:37+00:00

Document:
Condominio distacco dall'impianto centralizzato
Trasformazione in impianti singoli.
Corte di Cassazione con la sentenza n. 23756 del 22 novembre 2016:distacco dall'impianto centralizzato. Il condomino continua a pagare le spese del carburante se manca la prova che il passaggio all'impianto autonomo non ha creato squilibri nel servizio per gli altri appartamenti e l'omissione risulta imputabile al proprietario esclusivo che ha voluto diventare termoautonomo: prima di realizzare l'intervento, infatti, ben avrebbe potuto commissionare una relazione tecnica che fotografasse la situazione esistente, in modo da precostituirsi una prova da spendere nel giudizio contro gli altri condomini”. (In tal senso Cass. n. 5974/2004 Cass. n. 6923/2001 Cass. n. 1775/98; Cass. n. 1597/95; Cass.n. 4653/90).
Cassazione sentenza 862/2015: il distacco dall'impianto centralizzato di riscaldamento deve essere deliberato all'unanimità. Infatti l'art. 4, comma 9, del DPR 59/2009 ribadisce che la trasformazione dell'impianto centralizzato condominiale in impianti singoli per ogni unità immobiliare, nei condomini con un numero di unità immobiliari superiore a 4 è permessa solo in presenza di cause tecniche o di forza maggiore, oppure con decisione assunta all'unanimità dei proprietari.
Distacco dal riscaldamento condominiale Cass., sez II, 30/03/2006 n. 7518
Validità della delibera approvata ai sensi dell'art. 26 della legge 10/1991 anche in mancanza del progetto dell'opera
Cass. civ., sez. II, 11 maggio 2006, n. 10871
E' legittima delibera condominiale che dispone la soppressione dell'impianto centralizzato di riscaldamento, ai sensi dell'art. 26, comma 2, legge 10 del 9 gennaio 1991, nel caso in cui l'assemblea, dopo aver manifestato la volontà di modificare l'impianto centralizzato senza approvare il progetto accompagnato dalla relazione tecnica prevista dall'art. 28 della legge 10/1991, abbia successivamente proceduto alla relativa fase esecutiva nel rispetto della citata legge, deliberando la trasformazione dell'impianto secondo un progetto tecnico che aveva previsto l’installazione di canne fumarie singole e collettive con un risparmio energetico del 25% circa del consumo di combustibile globalmente necessario all'impianto centralizzato.
*Cass. civ., sez. II, 1luglio 1997, n. 5843,
* Cass. civ., sez. II, 16 febbraio 1993, n. 1926,
* Cass. civ., sez. II, l luglio 1997, n. 5843,
-è nulla la deliberazione condominiale di trasformazione dell'impianto termocentralizzato in impianti termosingoli adottata a maggioranza, qualora non sia accompagnata dall'approvazione di un progetto delle opere da realizzare, redatto a cura del proprietario dell'edificio o di chi ne ha titolo (normalmente l'amministratore del condominio) e corredato dalla relativa relazione tecnica di conformità, prescritti dalla L. n. 10/1991 in modo "da consentire ai condomini dissenzienti di verificare che il sacrificio del loro diritto al mantenimento del servizio comune risponda alle finalità ed alle prescrizioni della legge stessa".
-è nulla la deliberazione condominiale di trasformazione dell'impianto centralizzato di riscaldamento adottata a maggioranza dei millesimi qualora non sia accompagnata dall'approvazione di un progetto e della relativa relazione tecnica di conformità prescritti dalla L. n. 10/91, in modo da consentire ai condomini dissenzienti di verificare che il sacrificio del loro diritto al mantenimento del servizio comune risponda alle finalità ed alle prescrizioni della legge stessa.
-è nulla la delibera condominiale di trasformazione dell'impianto centralizzato di riscaldamento in impianti termoautonomi adottata con la maggioranza delle quote millesimali senza che ciascun condomino sia stato reso edotto dell'effettivo contenimento dei consumi energetici tramite la messa a disposizione del progetto e della relativa relazione tecnica di conformità prescritti dalla L. n. 10/1991.
In tema di trasformazione dell'impianto centralizzato di riscaldamento in impianti termoautonomi, l'art. 26, n. 2 della L. n. 10/199 1 (disciplina di chiara valenza pubblicistica che, come tale, è imperativa e prevalente su quella privatistica) implicitamente deroga agli artt. 1120 e 1136 c.c., ritenendo sufficiente e valida una delibera votata dalla sola maggioranza delle quote millesimali, senza che vi sia alcuna necessità della maggioranza personale: non è necessario nemmeno che tale delibera faccia riferimento al progetto esecutivo, alla relazione tecnica e, più in generale, al rispetto della normativa UNI e CEI.
Per poter ritenere legittima ex L. n. 10/1991 la delibera di trasformazione dell'impianto termocentralizzato si richiede: a) l'acquisizione del relativo progetto a gas per il riscaldamento e l'acqua calda; b) l'identificazione dei condomini che - ex art. 1121 c.c. - abbiano dichiarato di non voler beneficiare della trasformazione; c) la definizione precisa della pratica di trasformazione per la concessione del contributo (preferibilmente unitaria); d) la ripartizione degli oneri inerenti alla trasformazione.
* Trib. civ. Napoli, sez. X, 9 luglio 1993, n. 7244,
Maggioranze condominiali e risparmio energetico: cambia la legge
Con il decreto legislativo 29 dicembre 2006, n. 311
Il decreto legislativo che ha modificato il codice dell’energia ha anche “ritoccato” la legge n. 10/91 e, in particolare il comma 2 dell’articolo 26. Queste le novità:
a) Si fa riferimento più genericamente all’articolo 1 (e non più all’articolo 8 che dà un elenco di interventi);
b) Si parla di interventi “individuati attraverso un attestato di certificazione energetica o una diagnosi energetica”. Ora, la certificazione energetica si dà a intervento concluso. La definizione “diagnosi energetica” è diversa. Il. Dlgs n. 192/2005 (codice dell’energia), la vede come uno studio che fotografia dello stato di fatto e suggerisce gli interventi atti ad ottenere un maggiore risparmio. Pertanto la diagnosi energetica si fa prima dell’intervento. Quindi “attestato di certificazione energetica o diagnosi energetica” significa che gli interventi con le maggioranze ridotte possono essere individuati prima di eseguirli, oppure accertati in seguito, dopo averli eseguiti, indifferentemente. Interessanti le conseguenze se si ricorre alla certificazione energetica “a posteriori”. Ci si può chiedere: se la certificazione non si riesce ad ottenere, le relative decisioni assunte a maggioranza semplificata sono impugnabili in giudizio, anche se è trascorso più di un mese da quando sono state assunte? Oppure il termine di 30 giorni per l’impugnazione decorre da quando si è avuto notizia che la certificazione energetica non si riesce a conseguire? Dubbi potrebbero sorgere anche nel caso in cui la diagnosi energetica ci sia, ma poi le opere non riescano a conseguire la certificazione.
c) Si chiarisce che le decisioni condominiali sono valide se adottate con la maggioranza semplice delle quote millesimali (501 millesimi). Ciò riconferma l’orientamento giurisprudenziale consolidato.

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1121