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Timestamp: 2019-06-16 10:34:42+00:00

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SENTENZA CASSAZIONE PART TIME 19269 DEL 2 AGOSTO 2017
Giugno 16, 2019, 11:34:42
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« inserito:: Gennaio 24, 2018, 18:59:34 »
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 02 agosto 2017, n. 19269
Rapporto si lavoro – Part time – Retribuzione – Illegittimità del sistema di calcolo – Accertamento
Con ricorso al Tribunale di Pordenone del 3.7.2006 L.B., M.M., L.N. e G.E., dipendenti di P.I. spa con orario di lavoro part time, agivano nei confronti del datore di lavoro per sentire accertare la illegittimità del sistema di calcolo con il quale veniva liquidata la retribuzione giacché articolato sulle ore lavorate e non sulla percentuale di prestazione lavorativa svolta rispetto ad una prestazione full time, pari al 67%.
P.I. proponeva domanda riconvenzionale per la restituzione di retribuzioni asseritamente liquidate in misura superiore al dovuto.
La Corte d’appello di Trieste, pronunziando sull’appello di entrambe le parti, accoglieva l’appello delle lavoratrici in punto di spese di lite e rigettava l’appello di P.I.
Ha proposto ricorso per la Cassazione della sentenza la società P.I. spa, articolato in due motivi.
Hanno resistito con controricorso L.B., M.M., L.N. e G.E.
E’ stato depositato verbale di conciliazione sindacale del 25 marzo 2014 relativo alla posizione di M.M.
Preliminarmente deve darsi atto della cessazione della materia del contendere in ordine al rapporto tra P.I. spa e M.M..
Con verbale di conciliazione sindacale del 25 marzo 2014, nell’ ambito della più ampia intesa di risoluzione del rapporto di lavoro e di definizione del contenzioso pendente, P.I. spa ha rinunziato all’odierno ricorso e M.M. ha accettato la rinunzia, a spese compensate.
Il giudizio riguarda dunque le sole posizioni delle lavoratrici L.B., L.N. e G.E.
1. Con il primo motivo la società P.I. spa ha dedotto – ai sensi dell’articolo 360 nr. 3 cod.proc.civ. – violazione e falsa applicazione dell’articolo 61 (rectius: articolo 4) del D. Lgs. 25 febbraio 2000, n. 61 nonché – ai sensi dell’articolo 360 nr. 5 cod.proc.civ. – omessa e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia.
Le lavoratrici erano state pacificamente retribuite in proporzione alla durata effettiva della attività lavorativa sicché null’altro era loro dovuto.
2. Con il secondo motivo la società ricorrente ha denunziato – ai sensi dell’articolo 360 nr. 3 cod.proc.civ. – violazione e falsa applicazione dell’articolo 28 del CCNL P.I. in relazione agli articoli 1362 e segg. cod.civ. nonché – ai sensi dell’articolo 360 nr. 5 cod.proc.civ. – omessa e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia.
La società ha dedotto che il CCNL prevedeva che il trattamento economico per il lavoratore part time fosse «commisurato alla relativa durata della prestazione»; anche negli accordi di trasformazione dell’orario intervenuti con le singole controricorrenti era pattuito che la retribuzione sarebbe stata corrisposta «in proporzione al nuovo orario di lavoro».
Era dunque rilevante la durata effettiva della prestazione, come confermato da ulteriori disposizioni del CCNL: articolo 23, punti IV e IX, contenente la disciplina del rapporto part time; articolo 59 sulla determinazione teorica delle giornate mensili lavorate (26 giornate) e dell’orario mensile (156 ore) per il lavoratore full time.
La contrattazione collettiva non rimandava per il lavoratore part time alla disciplina generale sull’orario di lavoro ed al calcolo della retribuzione previsto per i lavoratori full time né il personale part time svolgeva 26 giornate lavorative mensili o 156 ore mensili teoriche.
P.I. quantificava la retribuzione del personale part time verticale sulla base del «peso effettivo» di un’ora nel mese di riferimento, realizzando una perfetta corrispondenza oraria con la retribuzione del dipendente full time.
Il «peso effettivo orario» veniva calcolato dividendo le ore teoriche di lavoro mensile (156) per quelle effettive del mese di riferimento.
Il quoziente così ottenuto veniva moltiplicato per le ore giornaliere effettivamente lavorate nello stesso mese dal lavoratore part time ; il prodotto rappresentava il «peso totale effettivo» del mese di riferimento.
Nella fattispecie di causa i rapporti di lavoro riguardano un part time verticale (dal giorno 1 al giorno 20 di ogni mese per L.B. e L.N. e dal lunedì al giovedì per G.E.).
Ragionando diversamente si determinerebbe, contrariamente all’assunto di P.I., un trattamento retributivo contrario al principio di non discriminazione, il quale comporta che il lavoratore a tempo parziale benefici dei medesimi diritti di un lavoratore a tempo pieno comparabile anche per quanto riguarda l’importo della retribuzione oraria (Cassazione civile, sez. lav., 23/09/2016, n. 18709, in motivazione), come d’altronde assume la stessa società qui ricorrente (si veda la pagina 8 del ricorso).
Nel metodo di calcolo proposto da P.I. la retribuzione oraria del lavoratore part time varia di mese in mese, assumendosi a base del calcolo il cd. «peso effettivo orario» cioè il rapporto tra l’orario teorico di 156 ore mensili e le ore di lavoro previste in ciascun mese dell’anno in base al numero dei giorni di calendario.
Inoltre il calcolo mensile della retribuzione resta ulteriormente legato al prodotto del suddetto «peso effettivo orario» per le ore di lavoro svolte nel mese dal lavoratore part time, con un metodo che non trova corrispondenza nel calcolo della retribuzione per il full time, che avviene su base mensile e non sulla base delle ore di lavoro svolte.
La Corte di merito ha dunque correttamente affermato che il principio di non discriminazione del lavoratore part time, di cui all’articolo 4 del D.Lvo 61/2000 (vigente ratione temporis), impone di utilizzare per calcolare la retribuzione del lavoratore part time il medesimo dato-base con il quale è calcolata la retribuzione del lavoro a tempo pieno e che come la retribuzione del lavoro a tempo pieno a tenore del CCNL prescinde dal rigore ricostruttivo dell’orario, con analogo metodo occorre procedere per riproporzionare la retribuzione del lavoro part time, assumendo come base di computo il dato mensile e non già quello orario.
Dichiara cessata la materia del contendere – anche sulle spese – per la posizione di M.M.. Rigetta nel resto il ricorso.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese nei confronti delle controricorrenti B., N. e N., che liquida in € 200 per spese ed € 4.000 complessivi per compensi professionali ,oltre spese generali al 15 % ed accessori di legge, con distrazione in favore dei convocati S.B. e F.P.

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 Sentenza 
 sentenza 
 articolo 4
 articolo 23
 articolo 59