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Timestamp: 2018-04-20 06:31:18+00:00

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Il Consiglio di Stato aiuta Tuvixeddu.
4 Marzo 2011 Gruppo d'Intervento Giuridico
Tuvixeddu, tombe puniche e romane
Il Consiglio di Stato, VI Sezione, con sentenza 3 marzo 2011, n, 1366 ha accolto il ricorso della Regione autonoma della Sardegna (Amministrazione Soru) avverso la sentenza del T.A.R. Sardegna n. 2241/2007 che aveva annullato le disposizioni di tutela discendenti dal piano paesaggistico regionale – P.P.R. Conclusa intanto l’inchiesta della Procura della Repubblica di Cagliari.
Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, che da molti anni si battono per la salvaguardia e l’accorta valorizzazione della più importante area archeologica sepolcrale punico-romana del Mediterraneo, non possono che esprimere la massima soddisfazione. In seguito sarà deciso dal Consiglio di Stato il ricorso degli Amici della Terra avverso l’autorizzazione paesaggistica emanata dall’Ufficio regionale tutela del paesaggio di Cagliari (1999) in favore dell’accordo di programma immobiliare Regione – Comune – Iniziative Coimpresa (2000).
Il Consiglio di Stato blinda Tuvixeddu. Necropoli di Cagliari, stop al cemento: accolto il ricorso della giunta Soru e delle associazioni, Coimpresa non può costruire. Mauro Lissia
CAGLIARI. Hanno vinto Renato Soru e il suo governo regionale: il vincolo da 50 ettari su Tuvixeddu e Tuvumannu è pienamente giustificato dall’obbiettivo di tutelare non solo un bene culturale come la necropoli punico-romana ma un paesaggio storico arricchito dalla presenza di un’area archeologica.
L’ha stabilito con la sentenza depositata ieri il Consiglio di Stato. I giudici della sesta sezione – presidente Giuseppe Severino – hanno accolto integralmente il ricorso presentato dalla Regione, da Italia Nostra e da Sardegna Democratica contro la decisione del Tar Sardegna, che tre anni fa aveva dato ragione alla Nuova Iniziative Coimpresa del gruppo Cualbu e al Comune di Cagliari, annullando il divieto di costruire imposto dalla Regione con l’applicazione del piano paesaggistico.
Allo stato delle cose, all’interno dell’area circoscitta a suo tempo dall’amministrazione Soru non potrà essere messo in piedi un solo mattone. Sarà un’intesa tra Comune e Regione – scrivono i giudici – a concordare una nuova disciplina di salvaguardia. Ma il Consiglio di Stato ricorda come «all’interno dell’area individuata è prevista una zona di tutela integrale, dove non è consentito alcun intervento di modificazione dello stato dei luoghi e una fascia di tutela condizionata».
Per la seconda volta dopo il caso Cala Giunco i giudici amministrativi supremi affermano che il Codice Urbani, interamente recepito dal Ppr, prevale su qualsiasi altro strumento di pianificazione locale e per la prima volta stabiliscono che la tutela del paesaggio inteso come un insieme storico-ambientale – prevista dalla Costituzione – deve venire prima di ogni altro interesse per quanto legittimo. Le trentadue pagine della sentenza confermano riga per riga, concetto per concetto, quanto la direzione regionale dei beni culturali retta da Elio Garzillo e le associazioni culturali ed ecologiste come Italia Nostra e Gruppo di Intervento Giuridico hanno sostenuto in ogni sede: il vincolo imposto su Tuvixeddu col Ppr, in linea con il Codice Urbani, è giustificato dalle emergenze archeologiche e dal contesto. La presenza di «opere preesistenti – scrivono i giudici – anziche impedire, maggiormente richiede che nuove costruzioni non deturpino ulteriormente l’ambito protetto».
Ma al di là del linguaggio proprio del diritto amministrativo, i dati centrali che emergono dalla sentenza sono due: il primo è che dal 2000, quando venne firmato l’accordo di programma tra Regione, Comune di Cagliari e Coimpresa, si sono verificati nuovi ritrovamenti archeologici. Un elemento sempre negato dai legali del gruppo Cualbu ma accertato dalle indagini del nucleo investigativo della Guardia Forestale e confermato dalla Procura della Repubblica.
L’altro è che da allora ad oggi è cambiato il quadro legislativo, perchè il Codice Urbani – come i giudici confermano con grande chiarezza – è uno strumento di tutela del paesaggio come contesto storico-ambientale. Quindi non ha alcuna rilevanza che tra un quartiere da costruire – come nel caso di Tuvixeddu – e l’area archeologica scavata esista una qualche distanza: è l’insieme che dev’essere difeso, al di là di ciò che sta dentro il compendio e persino di quanto vi è stato costruito attorno in passato.
Scrivono i giudici: «La cura dell’interesse pubbico paesaggistico, diversamente da quello culturale-archeologico, concerne la forma del paese circostante non le strette cose infisse o rinvenibili nel terreno con futuri scavi». Di conseguenza ha fatto benissimo la Regione a imporre col Ppr un «vincolo ricognitivo» molto più ampio dell’area storica («un vincolo di pertinenza psichiatrica» l’avevano definito nella memoria depositata in giudizio i legali di Coimpresa) perchè quello che conta, al di là degli interessi privati, è la tutela del bene pubblico nel suo complesso.
Ma c’è dell’altro. Coimpresa ha contestato alla Regione la carenza di istruttoria, vale a dire il fatto di aver imposto i vincoli senza motivarli e senza dimostrarne a sufficienza la necessità. I giudici di palazzo Spada smentiscono Coimpresa e il Comune di Cagliari anche su questo: fin dal 16 ottobre 1997 la commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali di Cagliari aveva chiesto l’imposizione sull’area di Tuvixeddu di un vincolo paesaggistico. Ed è su quell’istanza che l’amministrazione Soru nel 2006 cercò di imporre il vincolo per notevole interesse pubblico, poi bocciato dai giudici amministrativi per l’illegittimità della commissione. Comunque qualcuno s’era mosso fin dal 1997, tre anni prima che venisse firmato l’accordo di programma ora travolto dalla sentenza del Consiglio di Stato.
su richiesta di Giorgio Todde pubblichiamo volentieri la lettera del dott. Elio Garzillo, già Direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici per la Sardegna riguardo il progetto edilizio S.I.T.A.S. s.p.a. a Malfatano-Tuerredda, in Comune di Teulada (CA). Come chiunque può leggere, la lettera è del 3 febbraio 2009. Peccato che già il 19 dicembre 2008 la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici avesse provveduto ad archiviare le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate in favore del progetto in sede sub-delegata (legge regionale n. 28/1998) dal Comune di Teulada.
Da notare che le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico avevano inoltrato vari esposti in merito, indirizzati anche alla predetta Direzione regionale per i Beni Architettonici e Paesaggistici: quello a cui si fà riferimento nella lettera del 3 febbraio 2009 è, testualmente, del 15 novembre 2008. Cioè due mesi e mezzo prima.
A chi legge ogni considerazione.
Categorie:Primo piano	Tag: cagliari, Consiglio di Stato, piano paesaggistico regionale, tuvixeddu
18 Febbraio 2013 a 14:35	| #1
” Memoria Storica”Un Grande”Sardus Pater”‘DELL’ ARCHEOLOGIA IN SARDEGNA!!
Un anno fa, il 19 febbraio del 2012, moriva a quasi un secolo di età, lo studioso più importante dell’archeologia sarda
di Carlo A. Borghi
Cagliari 20 Febbraio 2012: un carro funebre lascia la città, senza dare nell’occhio. Il centro di Cagliari è blindato per la visita del Presidente Napolitano. Disoccupati, precari e cassintegrati lo assediano. Giovanni Lilliu, il magico archeologo scopritore della Reggia nuragica di Barumini, si era spento il giorno prima in ospedale. Aveva 97 anni e gli mancava un mese a farne 98, sessanta dei quali impiegati in azioni tese a far uscire la Sardegna dal suo “mitografico e romanzesco” destino di Isola del Silenzio.
Domani, martedì 19 Febbraio cade il suo primo anniversario. Due giorni prima, domenica 17, cade il settantesimo anniversario del primo bombardamento angloamericano su Cagliari.
Lui c’era, nel 1943 e lo ha spesso raccontato da testimone oculare, con precisione e con passione. Lilliu Prof Giovanni così era inserito nelle pagine dell’elenco telefonico di Cagliari e Provincia. Professore e docente universitario di Antichità Sarde. Archeologo “nuragista”. Studioso “mediterraneista” delle antiche civiltà agropastorali. Autore di testi archeoantropologici sulla cosidetta “Costante Resistenziale Sarda”, sull’arte “barbarica” di quelle civiltà e sulla cosidetta arte anticlassica, in sintonia con Maltese Prof Corrado. Preside della cagliaritana Facoltà di Lettere e Filosofia. Accademico dei Lincei. Tutto questo sull’elenco telefonico non c’è. Nella sua prediletta Facoltà, insieme a lui Lilliu offrivano lezioni magistrali Marisa Volpi Orlandini, Gillo Dorfles, Corrado Maltese, Fausto Zevi, Mario Torelli, Ferruccio Barreca, solo per restare in ambito di Arte Antica, Moderna e Contemporanea.
Era sempre stato dalla parte degli studenti sessantottini, mettendo a disposizione spazi interni ed esterni della Facoltà per assemblee, spettacoli e concerti controculturali. La nascita, a metà degli anni Settanta, del Ministero dei Beni Culturali gli diede il modo di implementare la diffusione dell’architettura megalitica e dell’arte “barbarica” sarda, fuori dai confini isolani. Il grande nuraghe della sua Barumini era già il monumento più visitato in Sardegna, insieme alla Caprera di Garibaldi. Lui Lilliu aveva 83 anni quando l’Unesco riconobbe Su Nuraxi di Barumini come Patrimonio dell’Umanità.
Un decennio dopo la Regione Sarda gli conferì il titolo di Sardus Pater, con medaglia di conseguenza. Era l’epoca di Renato Soru governatore e inventore di un Museo Betile Archeocontemporaneo mai nato. Il Sardus Pater era una speciale divinità che poteva accettare fede e offerte indifferentemente dai Sardi punicizzati o romanizzati. A lui Lilliu gli si sarebbe potuto assegnare anche il titolo di Sarda Mater, tanto era stato identificatore e catalogatore delle Dee Madri Mediterranee. Una tale onorificenza non esiste, almeno per ora. Le Dee Madri e le Veneri Cicladiche, in pietra o in carne ed ossa che siano, continuano a tenere insieme il Mediterraneo storico e contemporaneo. Nel catalogo storico artistico delle Dee Madri è compresa Miriam sua moglie. Era sempre stato dalla parte dei lavoratori, avendo conosciuto l’epopea dell’industrializzazione e la controstoria delle dismissioni.
Aveva in articoli e convegni, puntato con forza sulla tutela attiva del paesaggio naturale e culturale. Se c’era da rilevare un difetto poteva essere quello di fare tifo per la Vecchia Signora Juventus. Lui Lilliu fu tra i primi, insieme a Enrico Atzeni, a toccare con mano di archeologo membra sparse delle statue giganti di Monti Prama che spuntavano dalla terra di Cabras, dopo il passaggio degli aratri contadini. Non ha fatto in tempo a conoscere Urgurù quel gigante restaurato e rianimato dall’appassionato bacio della sua restauratrice, la Jana Bustiana di Li Punti a Sassari. Da un anno riposa in Marmilla, nel cimitero della sua Barumini. Forse la sua sepoltura avrebbe meritato una vera “perda fitta” da far spuntare dal terreno, come un monolite o un paracarro d’altri tempi. Non è solo, comunque sia, a tenergli silenziosa compagnia ci sono le Civette di Minerva o di Atena, i suoi amati Cuccumeus o Istrias quelle stesse che gli indicarono dove mettere le mani e gli arnesi archeologici per cavar fuori il regale nuraghe.
Per rivederlo e riascoltarlo, come testimone di se stesso e del Novecento, non resta che attendere la prossima uscita del film-documentario intitolato Lilliu Prof Giovanni della premiata ditta Marilisa Piga & Nicoletta Nesler per la casa di produzione Pao Film. Il film è un “viaggio in Marmilla” con lui e con il piccolo Gabriele, suo nipotino, alla fine del 1999 quando il secondo millennio tramontava e l’idea di un alieno Baco del Millennio metteva in allarme paesi, città, musei e monumenti. La troupe, passo passo, lo seguì nella personale ricostruzione della sua terra madre, terra di basalti ma anche di mattoni di fango, quella stessa terra che ora lo conserva, tenendoselo stretto anche grazie all’abbraccio costante del Centro Culturale Giovanni Lilliu di Barumini.
19 Marzo 2011 a 15:16	| #2
@Giorgio Todde : caro Giorgio, non è cambiato proprio nulla. La sentenza del Consiglio di Stato è molto positiva, ma non risolutiva.
Come l’area interessata è di 50 ettari e non di 120, come ritenete.
Grazie per la segnalazione relativa al Fiume Mekong. Visto che non se ne occupa “Vietnam Nostro”, vedremo di far qualcosa.
Riguardo al Cedrino hai ragione, ce ne siamo occupati più volte.
19 Marzo 2011 a 15:05	| #3
leggo sul sito del manifesto sardo, dove ti ho risposto come Associazione, che hai fatto un piccolo progresso. A proposito della sentenza del Cds, sei passato da un ostile "il Consiglio di Stato aiuta Tuvixeddu" a qualcosa che osa di più e ora con audacia parli di "una grossa mano a Tuvixeddu". Di questo passo finirai con dare ragione a chi ritiene la sentenza una soluzione definitiva, senza bisogno di attendere l’esito del vostro ricorso pendente 4444/2010. Spero comunque che anche quel ricorso, al quale i giudici hanno implicitamente già fornito una risposta, smetta presto di pendere.
Sono molto contento perché pian pianino ritorni nell’alveo che ci vede uniti.
E a proposito di alveo, ti segnalo – non scherzo – che il fiume Mekong ha grandi problemi di inquinamento di varia origine. Serve una bandierina di Grig. Anche il Cedrino, nel suo piccolo, soffre come la foce del Mekong ma sono sicuro che lo avete già monitorizzato e magari c’è un ricorso che pende.
15 Marzo 2011 a 20:57	| #4
@Andrea Nurcis : vedi, Andrea, le leggi e i giudici esistono per evitare che gli interessi contrapposti arrivino alle vie di fatto, proprie del Far West.
Esistono più gradi di giudizio proprio perchè la valutazione di fatti e l’interpretazione delle leggi sia la più meditata possibile. E’ quello che accade a Tuvixeddu.
L’opinione pubblica è importantissima e fondamentale, ma non si può attendere che diventi convinta e responsabile. Nel mentre beni ambientali e beni culturali potrebbero finire distrutti.
Per questo è molto importante utilizzare anche lo “strumento diritto” per difendere ambiente, paesaggio, storia.
15 Marzo 2011 a 18:03	| #5
Bè direi che personalmente non ho trovato questa discussione noiosa. Devo anche aggiungere che discussioni come queste sono interessanti ma per uno come me che di legalese non ne mastica nulla, questo dibattito ha confermato una mia vecchia convinzione. Cioè che Tuvixeddu, specialmente nei confronti dell’opinione pubblica, non può essere ridotto a un problema burocratico di codici e articoli; e che anche questi stessi codici, articoli insieme a tutto il loro apparato di normative, secondo me devono essere sempre considerati non come elementi "mummificati", astrattamente, ma attraverso dei rigorosi principi culturali. Vi ricordo solo quella che sino a non molto tempo fa era la visione dei giudici su Tuvixeddu :-“(…)Non si riesce a intravedere nessun panorama né alcuno spettacolo di particolare bellezza.(…) la zona si presenta brulla e ha l’aspetto di una cava abbandonata circondata da alti edifici residenziali sorti in oggettivo disordine (…) appare priva di qualunque pregio paesistico visivamente apprezzabile(…).”-
Queste sono le frasi testuali tratte da un rapporto dei giudici del TAR dopo una ricognizione sul colle. Ora questa visone è stata completamente ribaltata, nononstante che le leggi siano sempre le stesse. I giudici sembra che abbiano aperto gli occhi e ora vedono che invece esiste un paesaggio ed è paesaggio da tutelare anche ciò che definivano "brullo…privo di qualunque pregio paesistico visivamente apprezzabile"-
Questa visione è stata radicalmente mutata non certo per merito delle leggi ma perchè in questi anni c’è stato un grande lavoro nei confronti dell’opinione pubblica per far capire cosa rappresenta culturalmente Tuvixeddu. Ora possiamo dire che gli italiani conoscono Tuvixeddu e stanno anche imparando a pronunciare il suo nome in maniera abbastanza corretta. Ed è questo il metodo "vincente" che aiuta i codici ad andare nella giusta direzione.
14 Marzo 2011 a 20:59	| #6
@Giorgio Todde : caro Giorgio, rischiamo davvero di annoiare chi legge in questa ormai quotidiana “discussione salutare”.
Semplicemente ti segnalo che anche Maria Paola è giunta alla conclusione della necessità di una futura intesa Regione-Comune per la disciplina definitiva dell’area di Tuvixeddu-Tuvumannu. Come indicato dal Consiglio di Stato.
Posso poi solo confermarti che, se esiste un “club dell’articolo 15″ come tu dici, esso è formato da chi l’ha approvato, cioè la Giunta regionale in carica nel 2006.
Rivolgiti a loro, quindi, per il tuo sarcasmo.
Non mi “inalbero”, piuttosto sono sempre più perplesso per questa tua “crociata” della quale mi sfuggono le finalità.
Sarebbe curioso sapere se questa sia la posizione ufficiale di Italia Nostra. Immagino il proselitismo con questi metodi e argomenti.
Ragionassi come te, dovrei ricordarti la vostra scarsa capacità di convincimento – quale Comitato scientifico del P.P.R. – nei confronti della Giunta regionale Soru sui “pericoli” derivanti dal noto articolo 15 delle norme di attuazione del P.P.R.
Ma io sono assolutamente convinto che abbiate fatto anche l’impossibile. Purtroppo invano.
Cavalieri della valle solitaria, bandierine, Fiume Congo li prendo per quel che sono. Ironìa e nulla più. E l’ironìa e l’autoironìa solo fra le cose che danno sapore alla vita.
Infine, quel desiderio di metter i titoli e scegliere i contenuti degli articoli può trovare piena soddisfazione aprendo un proprio “spazio” su internet, un sito o un blog.
Lì si scrive quel che si vuole, senza il vano tentativo di imporre il proprio pensiero al prossimo.
Buona serata e arrivederci per battaglie più proficue da combattere insieme.
14 Marzo 2011 a 16:50	| #7
è stata solo una discussione salutare. Tu resti iscritto al club dell’articolo 15 e altri no.
Io, per esempio, sono iscritto a Italia Nostra ed è naturale che, con molta fatica, abbia in questi anni cercato di comprendere le motivazioni giuridiche, poi assunte in giudizio, che Maria Paola Morittu ti ha esposto.
Dopo averle lentamente comprese le ho anche condivise e di conseguenza condivido anche il trattino. Nessuna congiura, nessuna acrimonia, dunque e nessuna strana complicità nei post. Semplicemente, con l’invito a cambiare il titolo che trovo debole, sottoscrivo il parere giuridico che rappresenta anche la posizione dell’Associazione Nazionale.
Ora no, ora scrivo dal mio computer e a mio nome.
Noto nel tuo atteggiamento una scarsa attitudine alla discussione, per esempio quando ti inalberi se considero pericolose le tue argomentazioni. Credo davvero che rafforzino quelle dei sostenitori del "qualcosa si può fare" o, ripeto, del famigerato articolo 15 al cui club non sono mai stato iscritto e al quale attribuisci una sostanza che non possiede.
Considero in modo critico anche alcuni atteggiamenti da "cavaliere della valle solitaria".
Non eri solo, infatti, a segnalare i rischi dell’articolo 15, visto che prima che Grig piantasse le sue bandierine anche su quell’articolo, la maggior parte del Comitato Scientifico per la redazione del Ppr, me compreso, ne aveva già segnalato i limiti.
Ma i diversi piani di tutela presenti nel Ppr, quelli indicati da Maria Paola e che permettono di far ricadere Tuvix nell’ambito dell’articolo 49, sono stati messi alla base del Piano proprio dal Presidente del Comitato, Edoardo Salzano.
Nessuna malevolenza nel ripeterti che il Consiglio di Stato, con una sentenza della quale ti ho trascritto uno stralcio in un altro post, ha già implicitamente risposto a quello che tu ritieni il vero "ricorso finale", ossia quello che pende e continuerà a pendere chissà per quanto tempo davanti al Consiglio di Stato (il ricorso contro il rilascio dell’ autorizzazione paesaggistica "madre").
Nel frattempo, mentre il ricorso di Grig pende, Tuvixeddu è già in salvo.
Contrariamente a te ho lentamente maturato la solida convinzione che il 3 marzo ha smesso finalmente di pendere il ricorso "salvavita" per Tuvixeddu e che questa è una definitiva vittoria.
Sei sempre in tempo a cambiare il titolo, non c’è fretta.
Considerami a disposizione, oltre che come titolista, per le azioni che vorrai portare avanti insieme, anche quella per la salvezza del fiume Congo che, ti segnalo, era uno scherzo innocente sull’invidiabile capacità della tua Associazione di essere dappertutto.
Un abbraccio, Giorgio Todde
P.S.: Amedeo Nazzari era di Pirri, non di Cagliari. A Pirri ci tengono molto.
Cagliaritana49
13 Marzo 2011 a 21:32	| #8
Ringrazio M. P. Morittu per gli ultimi commenti, compreso quello a quattro mani con G. Todde, perchè mi consente di chiarire cosa significa, nella inutile polemica montata in questo blog, "mala fede": significa sostenere una tesi e, allo stesso tempo, denigrare con accostamenti maliziosi, chi ha una visione d’insieme più ampia e diversa (diversa, e com’è possibile?) dalla propria. Significa volere a tutti i costi insinuare che la posizione di un’associazione che si batte da anni per la tutela del colle, sia la medesima degli speculatori, significa tentare di far credere così alla gente mentre così non è e la gente questo lo sa. La gente, prima di tutto, sa leggere e legge cosa ha scritto il Gruppo d’Intervento Giuridico sulla sentenza, cioè che si tratta di una sentenza importante per il colle ma non risolutrice, e ne ha spiegato il motivo, questo però, considerata l’acredine di Todde e Morittu, non può essere scritto, si comportano come il mio concittadino che faceva l’attore "chi non beve con me peste lo colga". E che dire della prepotenza del commento a quattro mani "non sarebbe il caso di cambiare il titolo del post"? Ma calandi de su cuaddu.
13 Marzo 2011 a 18:11	| #9
@Maria Paola Morittu – Italia Nostra : cara Maria Paola, non posso che ribadirti le conclusioni alle quali sono provvisoriamente arrivato.
Ti ribadisco anche che non mi sembra che abbiamo posizioni molto distanti, ma sull’applicabilità dell’art. 15, comma 3°, delle norme di attuazione del P.P.R. abbiamo, evidentemente, opinioni diverse.
Vedremo nei prossimi mesi quale potrà essere la via migliore per difendere Tuvixeddu, l’unica cosa che ritengo sia importante.
Maria Paola Morittu – Italia Nostra
13 Marzo 2011 a 17:40	| #10
Caro Stefano, ignoro i toni ironici e vengo subito al dunque.
Ti ho già spiegato perché ritengo sia molto importante interpretare in maniera le previsioni dell’articolo 15 e non mi ripeterò.
Tengo, però, a precisare che è importante non solo per Tuvixeddu, ma anche per tutte le altre battaglie che Italia Nostra – forse senza troppo clamore, certo con lavoro instancabile – sta combattendo.
Per questo ribadisco quanto già affermato: la tua interpretazione, oltre ad essere giuridicamente scorretta, è deleteria per la tutela. Non vedo il motivo per cui continui ad arrampicarti sugli specchi per tentare di difenderla.
Cercherò di spiegarti in breve perché quanto tu sostieni è in contrasto col dettato normativo.
Il PPR, come è chiarito molto bene nella relazione allegata, si fonda su due livelli di tutela assolutamente indipendenti l’uno dall’altro: il primo che detta le regole relative ai beni paesaggistici; il secondo che disciplina i 27 «ambiti di paesaggio», individuati nei territori costieri. Entrambe le normative rientrano nella Parte prima, Titolo II “Disciplina generale” delle norme di attuazione del P.P.R., quella dei beni paesaggistici all’articolo 8, quella d’ambito agli articoli 12-15. L’articolo 8, nelle cui previsioni – a seguito della dichiarazione di “area con valenza storico-culturale” disposta dall’articolo 49 – rientra l’intera superficie dei colli, al comma quarto precisa che “l’individuazione dei beni di cui ai commi precedenti, costituisce accertamento delle caratteristiche intrinseche e connaturali dei beni immobili e delle risorse naturali del territorio. Le conseguenti limitazioni al godimento di beni immobili non danno luogo ad indennizzo ai sensi dell’articolo 145, comma 4 del D. Lgs. 42/04 e hanno valore a tempo indeterminato”. Non viene prevista alcuna deroga. Il famigerato articolo 15, invece, prevede un altro livello di tutela (più generale, che si aggiunge a quello specifico dell’articolo 8), esteso a tutti gli ambiti territoriali costieri il quale, come misura di salvaguardia (anche qui solo fino all’adeguamento del PUC al PPR) dispone l’inedificabilità delle zone C, D, F e G ricomprese nel territorio individuato. Questa misura di protezione, però, a differenza di quella prevista dall’articolo 8 per i beni paesaggistici, subisce la deroga introdotta dal successivo terzo comma e viene meno nel caso di interventi previsti negli strumenti urbanistici attuativi approvati e con convenzione efficace alla data di adozione del PPR. Sempre che non sia presente l’altro livello di tutela, come avviene per i colli di Tuvixeddu e Tuvumannu, che con una norma specifica – articolo 49 – priva di deroga, impedisce la realizzazione degli interventi consentiti.
Come tu stesso ricordi, infatti, la disciplina d’ambito è una “norma di carattere generale” e come tale non si applica in presenza di una norma particolare di contenuto contrario.
E’ uno dei principi giuridici fondamentali.
Ma c’è ancora un argomento. Insuperabile. Si tratta della normativa prevista per la fascia costiera – considerata “bene paesaggistico d’insieme” – per la quale, dopo avere stabilito una generale misura di salvaguardia che prevede l’inedificabilità delle zone ricomprese al suo interno, si dichiara specificamente che “si applicano le disposizioni di cui all’articolo 15”, (articolo 20, comma 4, NTA del PPR).
Che bisogno avrebbe avuto il pianificatore regionale di richiamare una disciplina già applicabile?
Portando il tuo ragionamento alle estreme conseguenze, del resto, gli interventi edilizi che ricadono all’interno delle aree descritte dall’articolo 15 godrebbero di un’autorizzazione preventiva valida “erga omnes”, senza bisogno di alcun nulla osta, neanche in presenza di valori paesaggistici protetti dall’ordinamento.
Ti ricordo, infine, che la tua interpretazione è stata esaminata dal Consiglio di Stato, che ha rigettato la relativa eccezione – sollevata dell’impresa – confermando il vincolo e dichiarando che le disposizioni del PPR prevalgono su tutti gli strumenti urbanistici – tra i quali rientrano anche gli accordi di programma – di contenuto contrario (articolo 145, terzo comma, del codice Urbani).
Capisco che l’impresa cerchi di forzare a suo vantaggio la lettera della legge e la recente sentenza del Consiglio di Stato. Ma perché deve farlo un’associazione ambientalista?
Superata questa “divergenza” d’opinione sono sicura che lavoreremo benissimo insieme.
13 Marzo 2011 a 14:23	| #11
@Maria Paola Morittu – Italia Nostra : cari Maria Paola-Giorgio Todde, non c’è alcun motivo di cambiare il titolo dell’articolo, per i tanti motivi già espressi.
Un suggerimento, visto le energie e il tempo profusi in questa autentica tempesta in un bicchiere d’acqua.
Perchè non dedicate una parte di tante energie ai tanti casi di speculazione immobiliare in corso lungo le coste sarde? Non c’è che l’imbarazzo della scelta. In questo blog trovate parecchi spunti.
13 Marzo 2011 a 14:19	| #12
@Maria Paola Morittu – Italia Nostra : cara Maria Paola, mi pare che – in fondo – non stiamo sostenendo cose molto differenti.
Definire “definitiva” la situazione determinata da una sentenza significa – oggettivamente – affermare che non c’è bisogno di alcun altra attività per, in questo caso, garantire l’assoluta salvaguardia dell’area di Tuvixeddu-Tuvumannu individuata nel P.P.R.
Ammetti tu stessa, finalmente, che sarà necessaria una futura “intesa” Regione-Comune per dare puntuale disciplina all’area.
E’ la medesima conclusione alla quale sono giunto anch’io, semplicemente leggendo le indicazioni del Consiglio di Stato.
Pertanto, per quanto posso capirne di diritto, è una sentenza molto importante, ma non risolutiva.
In un commento è molto difficile svolgere tutte le argomentazioni di carattere giuridico a sostegno di un percorso logico che porta a una determinata conclusione. Spero di avere il tempo quanto prima per poterlo fare, almeno in sintesi.
Tuttavia, non posso che ribadirti che – a mio parere, modesto e tutt’altro che insindacabile – le disposizioni di cui all’art. 15, comma 3°, delle norme di attuazione del P.P.R. (normativa transitoria per le zone C, D, F e G dei P.U.C. vigenti al momento dell’adozione del P.P.R.) si applicano agli “ambiti di paesaggio costieri di cui all’articolo 14″, cioè a tutto il territorio del Comune di Cagliari, già dotato di P.U.C. e rientrante nell’ambito di paesaggio costiero n. 1 “Golfo di Cagliari”.
Si presenta quale norma di carattere generale, “deroga” generalizzata alla disciplina ordinaria del P.P.R.
Infatti, ti ricordo, rientra nella Parte prima, Titolo II “Disciplina generale” delle norme di attuazione del P.P.R.
Deleteria per tanti aspetti. Come Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico l’abbiamo avversata in sedi formali e informali, intuendone la portata eversiva del P.P.R.
A memoria ricordo che nessun altra associazione ambientalista si oppose, ma sarei molto felice di sbagliarmi.
Purtroppo la disposizione rimase nella versione definitiva del P.P.R. e oggi a Malfatano, a S. Teresa di Gallura, a Castiadas, ecc. se ne subiscono le conseguenze.
L’art. 49 rientra nella Parte seconda, Assetto territoriale, Titolo II “Assetto storico culturale”.
Splendida norma, che sottoscrivo in pieno. Ma che non esclude – sempre a mio parere – l’applicabilità dell’art. 15, comma 3°, quale norma di carattere generale.
Se così non fosse, non vi sarebbe applicazione del medesimo art. 15, comma 3°.
Non voglio annoiare chi legge con troppe disquisizioni in giuridichese e rimando a quanto ho già detto in precedenza.
In soldoni – sempre a mio parere – il Consiglio di Stato ha indicato una via per la disciplina definitiva dell’area di Tuvixeddu-Tuvumannu individuata nel P.P.R.: una zona inedificabile, una zona di rispetto, una zona disciplinata da “intesa” Regione-Comune.
Ci sarà molto da lavorare in proposito e spero vivamente che si possa farlo insieme.
P.S. non conosco le memorie della Società immobiliare, non m’interessano in questa sede e – come ho già detto – m’importano poco. L’imprenditore Cualbu, dopo la sentenza, ha detto che non cambia nulla. Io ho detto qualcosa di molto diverso e m’interessa solo quello che afferma il Consiglio di Stato.
Dimenticavo: anche l’avv. Andreozzi, come già ricordato su questo blog, non sostiene posizioni molto lontane: http://www.sardegnademocratica.it/2.620/culture/la-sentenza-del-consiglio-di-stato-1.18338
13 Marzo 2011 a 0:43	| #13
non sarebbe ora di dare un buon segno cambiando il titolo dell’articolo e mutare "Il Consiglio di Stato aiuta Tuvixeddu" con un chiaro "blinda Tuvixeddu" oppure "salva Tuvixeddu"?
12 Marzo 2011 a 23:26	| #14
Caro Stefano, diffido istintivamente di chi crede di avere la verità in tasca. E anche io cerco faticosamente di individuare la “via” indicata dal Consiglio di Stato. Non è mia abitudine frequentare i vari blog e quando sento tacciare di malafede chi esprime un’opinione contraria rafforzo le mie convinzioni.
Ma tu non hai risposto al mio argomento principale – e cioè che la deroga prevista dall’articolo 15 del PPR non si applica alla disciplina di salvaguardia dettata dall’articolo 49 – e hai frainteso le altre affermazioni. Non ho mai sostenuto che la sentenza ha deciso “ la totale e irrevocabile inedificabilità dell’area di Tuvixeddu-Tuvumannu disciplinata dal P.P.R.”, ho anzi scritto chiaramente che l’articolo 49 prevede “l’inedificabilità dell’area dei colli fino all’adeguamento del PUC al PPR”. Ho anche precisato che successivamente a questo, in adempimento a quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 48 – richiamato dalla stessa sentenza del Consiglio di Stato – tramite intesa tra Comune e Regione (questo l’ho dato per scontato visto che lo dichiara la stessa norma) ci sarà la predisposizione di un’area di tutela integrale e una di tutela condizionata.
Non concordo, invece, con quanto sostieni tu e cioè che l’intesa dovrebbe riguardare una non meglio identificata “restante area”.
Il testo della norma mi sembra chiaro ma, ovviamente, posso sempre sbagliare. Confermo che, invece, per effetto della recentissima sentenza del Consiglio di Stato, l’area di tutela integrale dovrà essere superiore a 22 ettari, perché “la qualificazione paesaggistica si fonda piuttosto sulla qualità di paesaggio da proteggere quale contesto storico dell’area di emergenza archeologica, e dunque ben può essere, per sua natura, di ampiezza superiore a quella. Il che nella specie è avvalorato non solo dall’indiscussa presenza di quella specifica area, ma anche da ulteriori ritrovamenti (pacifici per 22 ettari)”.
Ti ricordo, infine, che l’intera area vincolata dal PPR non è solo quella dei colli, ma si tratta di ben 120 ettari, come ha rilevato in giudizio Coimpresa, lamentando un vincolo talmente esteso da essere definito “psichiatrico”. All’interno di questi, dunque, ben può essere disposta – a seguito dell’intesa tra Comune e Regione di cui abbiamo detto – un’area di tutela integrale che riguarda l’intera superficie dei colli, estesa per circa 50 ettari. Gli altri 70 ettari, invece, godranno di una tutela condizionata. Questo è quello che dovrebbe chiedere ogni associazione che si batte per la tutela.
Nessun passaggio della sentenza del Consiglio di Stato incomprensibile e inutile, dunque.
L’interpretazione proposta da Italia Nostra, anzi, rispettando le norme esistenti e i precedenti giuridici, fornisce ottimi argomenti per la dichiarazione d’inedificabilità dell’intera superficie dei colli.
P.S.: mi dispiace contraddirti ancora, Stefano, ma quello che hai scritto in risposta ad Andrea Nurcis, è proprio quello che sostiene l’impresa. Tu hai affermato che “Fra le disposizioni di carattere generale c’è, comunque, l’art. 15, comma 3°, delle norme di attuazione, che consente “per i Comuni dotati di P.U.C. approvato (come Cagliari, n.d.r.) … nelle … zone C, D, F e G” la realizzazione degli “interventi previsti negli strumenti urbanistici attuativi purchè approvati e con convenzione efficace alla data di adozione del Piano Paesaggistico Regionale”.
Il progetto Iniziative Coimpresa è oggetto di un accordo di programma immobiliare, cioè uno strumento attuativo del P.U.C. di Cagliari, approvato e convenzionato prima della data di adozione del P.P.R.
La previsione della subordinazione a successiva “intesa” Regione-Provincia-Comune delle parti di tali interventi non munite di titoli abilitativi (es. concessioni edilizie), disposta dal successivo comma 4°, è stata annullata dai Giudici amministrativi”.
E’ esattamente quello che sostiene Coimpresa a pag. 14 della memoria depositata in giudizio (se non ne hai copia te la invio) ed è stata clamorosamente smentita dal Consiglio di Stato che ha rigettato tutte le richieste.
Non ti sembra sia abbastanza per mutare opinione?
12 Marzo 2011 a 23:22	| #15
Ah, ecco, finalmente, siamo arrivati anche alla pubblicità e alla celebrazione, complimenti. Siccome siamo in un Paese libero, mi riservo il diritto di affidare la mia educazione giuridica sul caso di Tuvixeddu alle persone che ritengo più competenti, spero che lei non si offenda da parte delle persone citate nel suo commento se non acquisterò il libro. Riguardo alla conoscenza del sito e alla sua storia, se permette, non ho bisogno di lezioni.
12 Marzo 2011 a 20:29	| #16
@Maria : cara Maria, se posso esprimere un pensiero personale, conosco e apprezzo “Il Noce” di Giorgio Todde.
Trovo fuori luogo e in distonìa proprio con contenuti e prosa de “Il Noce” certe espressioni intolleranti e gratuitamente denigratorie. Credo che in tanti stiamo facendo da anni del nostro meglio per la difesa di Tuvixeddu e mi auguro di poter festeggiare tutti insieme presto un risultato definitivo in questo senso.
12 Marzo 2011 a 20:19	| #17
Francamente, Cagliaritana, sarebbe il caso che tu iniziassi a non pensare, se il risultato è ciò che hai scritto, e senza alcun “aggittoriu” che potrebbe farti male. Prima di pontificare sulla malafede degli altri, fatti illuminare sulla questione, da chi la conosce bene, non da chi le conosce meglio di te.
Mi permetto di segnalare a te, ma anche a tutti coloro che partecipano a questo blog, la lettura di un testo, che a me è stata molto utile per capire le vicende di Tuvixeddu: Il Noce di Giorgio Todde. Il libro contiene in appendice,una guida esplicativa della questione Tuvixeddu, scritta in collaborazione con la responsabile giuridica di Italia Nostra, Maria Paola Morittu, molto interessante.
12 Marzo 2011 a 18:56	| #18
Spero che presto ci sia l’occasione di incontrarci tutti insieme per festeggiare il risultato che abbiamo per tanto tempo atteso e voluto, al di là dei diversi punti di vista. Giorgio Todde, Mariapaola Morittu e Stefano Deliperi, ogniuno a modo suo, secondo le proprie idee e competenze hanno lavorato con passione e serietà. Per questo mi chiedo perchè ci debba essere sempre qualche “cagliaritana” di troppo che non avendo meglio da commentare parla addirittura di “malafede”. Cagliaritana, guarda che qui non c’è da fare il tifo per nessuno e abbi più rispetto nei confronti di chi ha dedicato a questo problema una gran parte della propria vita.
12 Marzo 2011 a 16:49	| #19
Francamente, inizio a pensare che qualcuno abbia montato questa incomprensibile polemica per motivi poco legati alla tutela di Tuvixeddu, forse per creare confusione? Ho riletto l’articolo pubblicato, il titolo è “il Consiglio di Stato aiuta Tuvixeddu” non “il Consiglio di Stato ha detto una scemenza colossale” e dice che le associazioni Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico esprimono massima soddisfazione etc.. Nei commenti, poi, il Grig osa affermare “soluzione risolutrice? Andiamoci piano ” con la faccina gialla che, t’arrori! aggiittoriu! non si poteva usare che faceva innervosire l’ironicissimo G. Todde (gli darà fastidio anche “ironicissimo”? cessu t’arrori) il quale iniziava ad insultare e buttare un po’ di fumo negli occhi di chi leggeva, pur di non ammettere che, pur nella sua immensa importanza, la sentenza lascia un po’ di margine interpretativo a favore delle costruzioni. Ci vedo un po’ di mala fede, sia nell’intervento di Todde che in quello di Morittu, con accostamenti maliziosi che vorrebbero gettare ulteriore sabbiolina negli occhi di chi legge. Grazie Stefano per l’ulteriore chiarimento, sappiamo che tu e il Grig, come gli Amici della Terra, state dalla parte di Tuvixeddu e dell’ambiente, e siete gli unici realmente indipendenti da qualsiasi influenza politica e/o speculativa.
12 Marzo 2011 a 15:02	| #20
@Maria Paola Morittu : cara Maria Paola, vorrei esser d’accordo con te, ma ci sono passaggi della sentenza del Consiglio di Stato che risulterebbero incomprensibili e inutili, se non vi fosse la loro interpretazione.
Il Consiglio di Stato che ha esplicitamente affermato: “Resta stabilito, quanto alla concreta ed autonoma disciplina di salvaguardia, che la regolamentazione definitiva dell’area è rinviata ad un’intesa tra Comune e Regione, fermo che ‘all’interno dell’area individuata è prevista una zona di tutela integrale, dove non è consentito alcun intervento di modificazione dello stato dei luoghi, e una fascia di tutela condizionata’ (art. 48, comma 2, delle NTA)”.
Di quale “intesa” fra Regione e Comune vi sarebbe bisogno se fosse stata decisa la totale e irrevocabile inedificabilità dell’area di Tuvixeddu-Tuvumannu disciplinata dal P.P.R.?
Perchè il Consiglio di Stato si è sentito in dovere di ricordare che c’è “una zona di tutela integrale”, “una fascia di tutela condizionata” e una restante area da disciplinare mediante intesa fra Regione e Comune?
Nel campo del diritto è molto difficile avere la verità in tasca. Io so di non averla e, con i mezzi disponibili, cerco di individuare quale sia – nel caso specifico – la “via” indicata dal Consiglio di Stato, non quella che desidero personalmente.
Per questo mi pare una sentenza molto importante per la tutela reale di Tuvixeddu, ma non risolutiva.
Dovremo essere estremamente attenti e incidere con tutti gli strumenti giuridici a disposizione su quella successiva “intesa” Regione – Comune indicata dal Consiglio di Stato.
P.S. mi pare che l’Impresa abbia sostenuto una cosa diversa, ma m’importa davvero poco…
12 Marzo 2011 a 0:51	| #21
Caro Stefano, come già accaduto, anche stavolta dissento dalle tue posizioni.
L’articolo 15, terzo comma, delle NTA del PPR, in primo luogo, non è una disposizione di carattere generale. E’ una deroga specifica alla sola disciplina d’ambito prevista dai commi precedenti dello stesso articolo 15. Lo mostra il fatto che per essere applicabile anche alla fascia costiera – bene paesaggistico d’insieme – ha avuto bisogno di un richiamo specifico (articolo 20, quarto comma, delle NTA del PPR).
L’articolo 49 – che dichiara l’inedificabilità dell’area dei colli fino all’adeguamento del PUC al PPR e in seguito dispone la predisposizione di un’area di tutela integrale di certo superiore a 22 ettari (ora sono appena 11) – non prevede alcuna eccezione.
La sentenza del Consiglio di Stato conferma quanto sostengo e non lascia adito a dubbi. L’impresa aveva richiamato – deducendolo in giudizio come specifico motivo d’intervento – la “deroga” prevista dall’articolo 15 e aveva eccepito la sottrazione dell’area oggetto degli accordi di programma alla salvaguardia prevista dall’articolo 49.
L’impresa sosteneva, insomma, quello che ora sostieni tu.
Il Consiglio di Stato ha risposto con la conferma del vincolo paesaggistico apposto sull’area dei colli, ribadendo che questo gode di “efficacia di sovraordinazione rispetto agli strumenti urbanistici (art. 145 del Codice, che prevede la generale cogenza e l’immediata prevalenza della pianificazione paesaggistica su quella urbanistica)”.
In altre parole, il Consiglio di Stato ha dichiarato che il vincolo apposto dal PPR nel maggio 2006, in aderenza all’articolo 145, terzo comma del Codice Urbani, prevale su tutti gli strumenti urbanistici di contenuto contrario. Accordo di programma compreso.
Come vedi, una sentenza molto importante e risolutiva.
P.S.: Andrea, puoi stare davvero tranquillo.
11 Marzo 2011 a 23:41	| #22
@Cagliaritana49 : grazie, ho solo cercato di individuare il percorso indicato dal Consiglio di Stato.
11 Marzo 2011 a 23:39	| #23
@Andrea Nurcis : sono perfettamente d’accordo con te, Andrea. Nessuno risarcirà per i demenziali accordi sottoscritti a nome della Collettività con Cualbu ed altri su Tuvixeddu.
11 Marzo 2011 a 23:36	| #24
qui un nuovo contributo (“Qualche precisazione su Tuvixeddu”) di Carlo Mannoni, già Assessore regionale dei lavori pubblici, che ricorda gli importanti effetti del P.A.I. anche su Tuvixeddu: http://www.sardegnademocratica.it/ambiente/qualche-precisazione-su-tuvixeddu-1.18605
10 Marzo 2011 a 9:03	| #25
<a href="#comment-16909">@Gruppo d’Intervento Giuridico </a>
Grazie Stefano per la spiegazione chiara sulla portata e sugli effetti della sentenza. Non ho ben capito cosa c’entri la lettera del Direttore per i beni culturali con la storia di Tuvixeddu in risposta alla vostra segnalazione sul caso di Malfatano ma tant’è.
10 Marzo 2011 a 1:22	| #26
Caro Stefano c’è stato un grande sforzo da parte di politici, associazioni, avvocati e legislatori vari per capire come si potesse rimborsare mr Cualbu dai danni che i blocchi al suo cantiere gli avrebbero arrecato. Cualbu comunque ha già stravolto una parte del colle e modificato per le sue esigenze edilizie la morfologia della necropoli. E pare che abbia pure il diritto di andare avanti con il suo immondo progetto. Nessun espertone si è posto il problema di chi risarcirà questo scempio. A volte mi è capitato di parlare a qualche amico americano o tedesco di Tuvixeddu e cercare di descrivere il problema in cui si trova questo importante monumento della storia del mediterraneo. Una cosa che queste persone straniere non riescono a capire è la parola "Cualbu"…non capiscono, e io nemmeno riesco a spiegarlo cosa centri "Cualbu" con Tuvixeddu, come sia possibile che il destino di una necropoli millenaria dalle caratteristiche uniche al mondo possa dipendere dalla parola "Cualbu", impossibile da tradurre in qualsiasi altra lingua del pianeta! Con quale faccia questo illuminato imprenditore potrà continuare nel suo progetto e con quale dignità i Sardi e i cittadini di Cagliari possono accettare che "Cualbu" possa continuare a fare le sue strade e le sue villette su Tuvixeddu?
9 Marzo 2011 a 19:12	| #27
su Il Manifesto Sardo, 4 marzo 2011
“Abbracciate la cultura (e il Consiglio di Stato)”, di Marcello Madau: http://www.manifestosardo.org/?p=7215
9 Marzo 2011 a 18:10	| #28
qualche altro parere di chi mastica un bel po’ di diritto amministrativo:
* prof. Andrea Pubusa (avvocato amministrativista, docente di diritto amministrativo, Università di Cagliari)
“Tuvixeddu. E vissero tutti felici e contenti…”: http://www.democraziaoggi.it/?p=1845;
“Tuvixeddu: il Consiglio di Stato vieta, Cualbu …costruisce”: http://www.democraziaoggi.it/?p=1841
* avv. Giuseppe Andreozzi (avvocato amministrativista)
“La sentenza del Consiglio di Stato”: http://www.sardegnademocratica.it/2.620/culture/la-sentenza-del-consiglio-di-stato-1.18338
9 Marzo 2011 a 16:15	| #29
no, Andrea, stai tranquillo: la sentenza del Consiglio di Stato, Sez. VI, 3 marzo 2011, n. 1366 esiste (eccola: http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%206/2008/200804394/Provvedimenti/201101366_11.XML).
Come detto più volte, è molto importante e rappresenta un deciso riconoscimento del valore ambientale, archeologico e paesaggistico di Tuvixeddu. Riporta l’area nell’alveo della tutela del piano paesaggistico regionale, con tutte le disposizioni di carattere generale e particolare.
Fra le disposizioni di carattere generale c’è, comunque, l’art. 15, comma 3°, delle norme di attuazione (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_22_20060911101100.pdf), che consente “per i Comuni dotati di P.U.C. approvato (come Cagliari, n.d.r.) … nelle … zone C, D, F e G” la realizzazione degli “interventi previsti negli strumenti urbanistici attuativi purchè approvati e con convenzione efficace alla data di adozione del Piano Paesaggistico Regionale”.
La previsione della subordinazione a successiva “intesa” Regione-Provincia-Comune delle parti di tali interventi non munite di titoli abilitativi (es. concessioni edilizie), disposta dal successivo comma 4°, è stata annullata dai Giudici amministrativi (T.A.R. Sardegna, sez. II, 12 giugno 2009, n. 979; T.A.R. Sardegna, sez. II, 31 ottobre 2007, n. 2010; T.A.R. Sardegna, sez. II, 31 ottobre 2007, n. 2011; T.A.R. Sardegna, sez. II, 31 ottobre 2007, n. 2012; T.A.R. Sardegna, sez. II, 31 ottobre 2007, n. 2013).
Però le parti del progetto immobiliare Iniziative Coimpresa, così come di altri progetti immobiliari presenti nelle aree interessate, ricadenti nelle zone C – completamento, D – industriali e G – servizi (zone F – turistiche non ve ne sono) non riguardano certo tutta l’area disciplinata ora nuovamente con il P.P.R. Anzi.
E qui interviene nuovamente il Consiglio di Stato che ha esplicitamente affermato: “Resta stabilito, quanto alla concreta ed autonoma disciplina di salvaguardia, che la regolamentazione definitiva dell’area è rinviata ad un’intesa tra Comune e Regione, fermo che ‘all’interno dell’area individuata è prevista una zona di tutela integrale, dove non è consentito alcun intervento di modificazione dello stato dei luoghi, e una fascia di tutela condizionata’ (art. 48, comma 2, delle NTA)”.
Come vedi, una sentenza molto importante, ma non risolutiva.
Sicuramente complica molto la vita ai progetti edilizi nelle aree interessate e dà grande forza alle esigenze della tutela, ma sarà fondamentale seguire attivamente le fasi di formazione della prevista “intesa” Regione-Comune indicata dal Consiglio di Stato.
Inoltre, sarà importante l’esito del ricorso degli Amici della Terra pendente sempre davanti al Consiglio di Stato e riguardante l’autorizzazione paesaggistica emanata nel lontano 1999 in favore dell’intero accordo di programma immobiliare. Se sarà annullata, cade l’accordo di programma immobiliare. Non è poco, no?
Possiamo guardare al futuro di Tuvixeddu con maggiore ottimismo.
9 Marzo 2011 a 2:00	| #30
Quindi apprendo da questo blog che quella sentenza del Consiglio di Stato non serve a nulla e che mr. Cualbu potrà continuare a fare i suoi parchetti archeologici. Ho capito bene? Ho le idee molto confuse…tutta la stampa nazionale mi ha detto invece che è stata accettata l’estensione dei vincoli, che su Tuvixeddu non si potrà più costruire, che è stata una vittoria, una sentenza storica ecc ecc…Ma cos’è stata questa sentenza una allucinazione collettiva? Siamo sicuri che esista davvero e non sia lo scherzo di qualche burlone?
8 Marzo 2011 a 23:07	| #31
@giorgio todde : caro Giorgio, tu – in fondo – mi rimproveri di non mettere la testa al “tuo” partito.
E’ un problema tuo. Solo tuo.
E non sai quanto me ne dispiace, visto la stima che ti porto.
Io non sono nessuno per correggere Vittorio Emiliani.
Correggilo tu, visto che pensi di poterlo fare.
Questa tua “crociata” mi lascia perplesso. Molto perplesso.
Personalmente, ribadisco di ritenere la sentenza del Consiglio di Stato n. 1366/2001 molto importante, ma non risolutrice per i motivi giuridici che ho già espresso.
I mesi a seguire ci daranno qualche altro elemento per capirne di più e spero vivamente che tu abbia ragione.
Ti confermo che gli Amici della Terra sono davanti al Consiglio di Stato per Tuvixeddu in altro ricorso (dove nè Italia Nostra nè altre Associazioni ambientaliste sono intervenute).
Mi permetto di segnalarti che sul blog del GrIG – non mio personale – hai avuto la più ampia ospitalità, anche molto oltre gli argomenti propri dell’articolo sul quale sei intervenuto.
Ti auguro una serena notte, arrivederci ad altre battaglie comuni per la tutela di questa nostra bistrattata Terra.
8 Marzo 2011 a 21:50	| #32
credevo non ci sarebbe stato bisogno, ma non metti la testa a partito.
Senza nulla obiettare hai pubblicato l’articolo di Vittorio Emiliani che, sbagliando, cita la tua Associazione come “ricorrente al Consiglio di Stato”.
Per rispetto alla tua grande precisione, ricordo ai lettori del blog che tu non sei tra i ricorrenti al Consiglio di Stato e che, evidentemente, non hai ritenuto il ricorso degno della vostra partecipazione.
Visto che precisi e chiosi con un’ubiquità impressionante che spazia oltre i confini isolani e italiani, ho mancato alla promessa di non intervenire più nel tuo ospitale ma parziale blog.
Tanto più che Emiliani è evidentemente tra quelli che sostengono la definitiva importanza della sentenza.
Ancora un saluto, Giorgio Todde
8 Marzo 2011 a 20:48	| #33
da L’Unità, 6 marzo 2011
La lezione di Tuvixeddu. (Vittorio Emiliani)
È di strategica importanza la sentenza con la quale la VI sezione del Consiglio di Stato, presidente Giuseppe Severino ha bloccato (per sempre, si spera) i 260 mila metri cubi di cemento nel cuore di Tuvixeddu (Cagliari). Così ne parla il Gruppo di Intervento Giuridico, uno dei ricorrenti al Consiglio di Stato: “il Colle di Tuvixeddu, dentro la città di Cagliari (quartiere di Sant’Avendrace) è la più importante area archeologica sepolcrale punico-romana del Mediterraneo, con utilizzo fino all’epoca alto-medievale. Oltre 1.100 sepolture, alcune con pareti dipinte, scavate nel calcare in un’area collinare digradante verso le sponde dello Stagno di Santa Gilla. Residuano alcune testimonianze di “vie sepolcrali”, quali la Grotta della Vipera ed il sepolcro di Rubellio”. Di fronte a questa descrizione, in un Paese civile, cosa t’aspetti che succeda? Che si istituisca un Parco archeologico con quanto serve per la migliore tutela e fruizione. Invece no: “In buona parte l’area sepolcrale è stata aggredita pesantemente dall’espansione edilizia di Cagliari e dall’attività di cava, proseguita fino alla metà degli anni ‘70. Numerosi reperti rinvenuti sul Colle di Tuvixeddu impreziosiscono il Museo Archeologico di Cagliari.” Negli ultimi anni i saggi di scavo e le stesse attività edilizie hanno portato alla luce nuovi reperti di rilevante interesse archeologico. Ma non ci si è fermati. “Vuoi una casa nel parco?”, chiedeva lo spot della potente impresa del costruttore Gualtiero Cualbu. E intanto progettava dei molto comuni condominii da ficcare fra le tombe di guerrieri punici e poi romani.
La storia è breve. Dopo la cava dell’Italcementi, arriva l’immondizia. Che indigna pure la stampa estera. Nel 1997 la commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali chiede, in modo argomentato, l’imposizione di un vincolo paesaggistico su Tuvixeddu. Nemmeno per sogno. Nel 2000 viene firmato l’accordo di programma fra la Regione, il Comune di Cagliari (centrodestra) e il costruttore Cualbu con interessi in tutta Italia e in Brasile. Insorgono Italia Nostra, Sardegna Democratica, Gruppo di Intervento Giuridico, Amici della Terra e altre sigle. Soltanto nel 2006, con la Giunta regionale presieduta da Renato Soru, si blocca questo “nuovo modo di abitare, pensare e vivere Cagliari” a spese del paesaggio e dell’archeologia. “Vincoli assurdi che danneggiano l’economia”, tuonano costruttori e centrodestra contro il vincolo apposto dal centrosinistra a difesa di quel patrimonio di tutti. Purtroppo il Tar annulla quella saggia decisione dando ragione a imprese e Comune. Soru e le associazioni sopra nominate ricorrono però al Consiglio di Stato vincendo ora la causa a Palazzo Spada.
Ma v’è di più. La sentenza emessa dalla VI sezione del massimo organismo di giustizia amministrativa contiene motivazioni di valore generale di alto interesse. Per prima cosa, “all’interno dell’area individuata, è prevista una zona di tutela integrale, dove non è consentito alcun intervento di modificazione dello stato dei luoghi e una fascia di tutela condizionata”. Nessuna ambiguità, quindi. Poi, un chiarissimo principio che vale per tutta Italia: “La cura dell’interesse pubblico paesaggistico, diversamente da quello culturale-archeologico, concerne la forma del paese circostante, non le strette cose infisse o rinvenibili nel terreno con futuri scavi”. Bene ha fatto quindi la Giunta Soru ad imporre col Piano Paesaggistico Regionale (redatto in base al Codice Urbani, poi Rutelli, sul Paesaggio) il “vincolo ricognitivo”, molto più vasto di quello archeologico essendo fondamentale la tutela del bene pubblico nella sua interezza. Ma l’area è stata già aggredita e in parte manomessa da alcuni palazzoni che la nascondono. Proprio per questo, sentenzia il Consiglio di Stato, “la situazione materiale di compromissione della bellezza naturale che sia intervenuta ad opera di preesistenti realizzazioni, anziché impedire, maggiormente richiede che nuove costruzioni non deturpino ulteriormente l’ambito protetto”. Principio essenziale in un Paese che tante bellezze paesaggistiche ha compromesso e imbruttito e che altre – grazie alla deregulation voluta da Berlusconi e al blocco della co-pianificazione Ministero-Regioni concesso da Bondi – ci si appresta a sfigurare per sempre fra cemento, cave e asfalto. Princìpi-cardine, con altri della sentenza, a cui si potranno ancorare quanti hanno a cuore la tutela del Belpaese che ci resta. Si capisce bene il fastidio del premier per gli organi costituzionali di controllo, che non si lasciano intimidire
8 Marzo 2011 a 16:44	| #34
chiudo definitivamente anch’io questo lungo “dialogo” ben al di fuori dell’ambito concesso dall’articolo. Con una precisazione anch’io, per ragione di verità.
Come ricorderai, l’invito alla “penitenza”, la critica, ironica (il famoso “mucchio di cenere”, dove certo non doveva buttarsi materialmente nessuno), a Elio Garzillo è per quanto da lui stesso dichiarato al convegno di Italia Nostra dello scorso 23 ottobre 2010 (al quale avrei partecipato molto volentieri, se non fossi stato impegnato in un’analoga iniziativa a Firenze, http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/2010/10/24/malfatano-e-mattoni-la-gente-vuole-sapere/#comments) e riportate su L’Unione Sarda, edizione del 24 ottobre 2010: “L’ufficio aveva bocciato un progetto, poi approvato pur essendo praticamente lo stesso. Non saprei spiegarmi il perché”.
Chiunque può fare queste affermazioni, ma non chi ha coordinato gli Uffici periferici sardi del Ministero per i Beni e le Attività proprio nel periodo (2008-2009) in cui le Soprintendenze autorizzavano lo “scempio annunciato” ora in corso a Malfatano.
Pur riconoscendo – come già fatto tante volte – i meriti dell’alto funzionario statale per la tutela del paesaggio in Sardegna (in particolare per Tuvixeddu) e con tutta la stima, più che domande personalmente mi sarei atteso delle spiegazioni sulle motivazioni delle attività (o “non attività”) su Malfatano.
Come Amici della Terra e come Gruppo d’Intervento Giuridico abbiamo, infatti, coinvolto con esposti e segnalazioni ampiamente documentate varie volte la Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici (al pari delle competenti Soprintendenze e delle altre amministrazioni pubbliche), senza alcun esito.
E la lettera che mi hai fornito lo testimonia ancor più.
Come ti ho avuto modo di spiegare privatamente, a suo tempo contattai la segreteria del dirigente Garzillo proprio per un appuntamento su Malfatano. Non sono stato mai richiamato.
Non è mio costume “fare la posta” a nessuno, non sono insistente, perché non voglio minimamente che si pensi che vi sia un mio seppure lontano interesse personale. Ho fatto e faccio così e, se permetti, non credo di dovere alcuna giustificazione in proposito.
Eppure ho avuto e ho rapporti di conoscenza per ragioni legate all’attività del Gruppo d’Intervento Giuridico con svariati rappresentanti istituzionali a tutti i livelli, Ministero per i beni e attività culturali, Dirigenze regionali e Soprintendenze comprese.
Trovo quanto meno “stravagante” – per non dire altro – che tu mi voglia attribuire il “torto” di non esser riuscito a “far interessare” il dirigente Garzillo alla vicenda di Tuvixeddu.
“Stravagante” se non altro perché non l’hai fatto nemmeno tu e la vicenda era ben nota, essendo stata ampiamente riportata dai mezzi di informazione.
Lo trovo ingiusto nei confronti dello stesso dirigente Garzillo, che non aveva certo bisogno di sapere da me l’importanza paesaggistica di Malfatano, le sue competenze e i suoi poteri.
Per quanto riguarda i continui richiami a questa pretesa “solitudine” (che non riesco proprio a sentire, viste anche solo le centinaia di segnalazioni e richieste di collaborazione che riceviamo continuamente da cittadini, associazioni, comitati), mi pare quasi una tua evocazione.
Sono, come sempre, disponibile a tutte le forme di collaborazione – con te, con Italia Nostra, con qualsiasi Associazione – basate sul reciproco rispetto che possano dare buoni frutti per la salvaguardia della nostra Terra.
Un buona pomeriggio e buon lavoro.
P.S. l’unico “club dell’articolo 15” che conosco è quello di chi l’ha votato: i componenti della Giunta regionale che hanno approvato il piano paesaggistico regionale e le sue norme di attuazione (http://www.regionesardegna.it/documenti/1_73_20060908134403.pdf). E mi fermo qui, visto che tu dovresti conoscere molto più di me i motivi per cui questo club sarebbe stato costituito.
Un buon piano paesaggistico, sarebbe ottimo senza questa disposizione.
8 Marzo 2011 a 12:43	| #35
sorvolo su varie tue sconnesse affermazioni, sorvolo sul “club dell’articolo 15″ al quale sei iscritto e chiudo defintivamente con una precisazione su Elio Garzillo, sulla sua opera eccezionale in Sardegna e sul tuo volgare invito a “coricarsi nella cenere”.
Speravo comprendessi il senso della lettera che ti ho inviato. Tu invece ti soffermi, sbagliando, sulle date come in un’indagine.
Conosco bene la cronologia dell’affare Malfatano e avresti dovuto notare un aspetto fondamentale, anche se non cronologico.
L’ufficio competente è in questo caso la Sovrintendenza ai Beni Paesggisitici e, come certo sai, le competenze non possono essere saltate a pie’ pari neppure dal Direttore Generale. Salvo che non abbia notizia di fatti che lo convincano della necessità di una sua azione, come è accaduto per Tuvixeddu e numerose altre condizioni.
Ripeto quello che ti ho scritto privatamente. Tu conoscevi l’urgenza, conoscevi i fatti. Il tuo dovere era quello di insistere con il Direttore Generale.
E’ inutile immaginare gli uffici come macchine perfette. Conosciamo tutti i tempi della burocrazia. Però gli inquilini di via Milano, quelli che si oppongono alla distruzione di tre belle case e alla costruzione dell’ennesima brutta palazzata, si sono rivolti a Garzillo il quale ha fatto quanto in suo potere. Noi, come Italia Nostra ci siamo rivolti a Garzillo, Legambiente ha collaborato in modo fattivo con Garzillo. Molti altri singoli Associazioni si sono rivolte a lui, anche con qualche difficoltà iniziale legata alla enorme quantità di problemi isolani. Tu no.
Tu ti sei limitato alla consueta e meritoria produzione seriale di comunicati, annunci ed esposti su ogni cala, promontorio, insenatura, golfo, monte e altopiano. E pur conoscendo i rischi che Capo Malfatano correva e corre, nonostante fossi a conoscenza della gravità della situazione non hai mosso un dito per essere ascoltato e hai aspettato inutilmente di essere chiamato. Credo davvero che il torto sia tuo che ti sei rinchiuso, come hai fatto con le Associazioni vicine alla tua, in una solitudine ingiustificata.
Sbagli, caro Stefano, a non presentare le tue scuse a Elio Garzillo, sia per il greve insulto che gli hai rivolto sia per la dovuta considerazione per quanto ha fatto per l’Isola, ben oltre Tuvixeddu, in un clima di ostilità proveniente da una parte identificabile degli uffici che gli remava contro. Questi sono i fatti.
Per il resto considerami a disposizione per ognuna delle buone cause che il Gruppo di Intervento Giuridico ha intrapreso. Un po’ di discussione non nuocerà alla causa comune che continueremo insieme, magari con più condivisione da parte tua. Non confondo certo "i nemici" con te.
Saluti cordiali e buon lavoro,
7 Marzo 2011 a 22:36	| #36
@giorgio todde : Caro Giorgio, la lettera di Garzillo è pubblicata e – tristemente – conferma quanto ho detto. L’impegno su Malfatano – per motivi che non conosco e sicuramente avranno mille giustificazioni – non è stato sufficiente.
Quanto alla richiesta di essere ascoltato personalmente dal dott. Garzillo, ti ho già risposto privatamente tempo fa: è stata fatta e non ha avuto riscontro.
Spiace constatare che per sostenere le tue tesi (e sà solo il Cielo dove vogliono andare a parare) sei giunto anche all’inquinamento del Fiume Congo, passando per lo scarso attivismo sul caso Malfatano (!).
Sul Congo confesso: non me ne sono mai occupato. E nemmeno il Gruppo d’Intervento Giuridico. Mi metto 3 kg. di cenere in testa per questo.
Ci penserai tu a salvare il Fiume Congo?
Anche il prof. Pubusa, che da qualche decennio mastica diritto amministrativo e pure anche qualche altro boccone di diritto, pensa che esista l’art. 15 delle norme di attuazione del P.P.R.? Vabbè, stanotte dormirò meglio.
Comunque domani m’iscrivo a un corso di corrispondenza di medicina. Fra un paio di settimane, se tutto va bene, mi metto a curare il morbillo.
Pepe e sale mantengono cervello e corpo sani e attivi. Ho grande stima del tuo impegno e, ti assicuro, nemmeno io rispondo a chi penso sia inguaribile.
P.S. non sai quanto si muovono, in genere, quando ricevono quei “ciclostile”…
7 Marzo 2011 a 22:12	| #37
preoccupati,, per dimostrare la "pulizia" del tuo sito di pubblicare la lettera di Elio Garzillo su Malfatano che ho inviato alla tua mail personale visto che i blog non traferiscono le immagini. Leggerai che l’ufficio competente (la sovrintendenza ai beni paesaggistici) non ha mosso un dito contro la speculazione. E non il Direttore Generale che aveva enormi problemi, compresa una certa solitudine (come dimostra la tua acredine).
Un dito in più potevi e dovevi muoverlo tu e non limitarti al solo "ciclostile". Esattamente come ho fatto insieme ad altri che non si sono senti "offesi" nel chiedere di essere ascoltati dal Direttore regionale. E lo abbiamo chiesto come associazione, non certo come singoli.
Su tutti i punti di interesse generale ti risponderò.
Non sono giurista e le mie sono citazioni di pensieri giuridici ragionati.
Non basta, per essere dalla parte giusta, occuparsi di un problema da dieci, venti quarant’anni.
Se qualcuno avesse scritto che il fiume Congo è inquinato tu avresti risposto che Gruppo di Intervento Giuridico se ne occupa da mezzo secolo. Ma se il fiume Congo rimane inquinato allora sorge il sospetto che l’azione del gruppo non sia efficace.
Se avrai la bontà di pubblicare la lettera di Garzillo commenterò, a partire da quella tua volgarità del "coricarsi nella cenere" e a partire dalle tue proposte incondivisibili per Tuvixeddu, senza faccine gialle.
Sulla sentenza del Consiglio di Stato sei in buona compagnia. Oltre Coimpresa hai dalla tua parte anche il professor Pubusa il quale dice esplicitamente che il legale di Coimpresa gli ha spiegato l’esistenza dell’articolo 15 e che, quindi, si può costruire. Chissà cosa spieghera agli studenti e quale fonti scientifiche proporrà loro sulla questione Tuvixeddu.
Coraggio, con un poco di resistenza e su Tuvixeddu arriverai a un curriculum di trent’anni.
Tuttavia, nonostante un poco di pepe in questa corrispondenza, ti ringrazio per il lavoro che fai, davvero.
Non rispondo mai a chi ritengo inguaribile.
7 Marzo 2011 a 21:17	| #38
@Giorgio Todde : caro Giorgio, quanto sia “ad adiuvandum” di Coimpresa lo dimostrano tanti anni di battaglie su Tuvixeddu.
Insulti e denigri perchè – evidentemente – ne hai voglia. Io no, non ho voglia di polemizzare.
Non ho voglia di polemizzare con te, nè con chi – all’opposto – mi accusa di “far piangere il nipotino di Cualbu” (http://vitobiolchini.wordpress.com/2011/03/04/tuvixeddu-stop-al-mattone-il-consiglio-di-stato-ripristina-i-vincoli-paesaggistici-voluti-da-soru-il-testo-integrale-della-sentenza/).
Evidentmente le posizioni ideologiche esasperate producono simili risultati.
Per te e per Italia Nostra, evidentemente, non è l’art. 15 delle norme di attuazione del P.P.R. che consente la continuazione della devastante edificazione a Malfatano (come in altri siti costieri), ma chissà quale divinità malefica. Non so che dirti. Continua a pensarlo, se ti piace.
Preferisco leggere e valutare le sentenze per quello che dicono, non per quello che vorrei che dicessero.
Consentimi, non sei tu nè Italia Nostra a stabilire la “purezza” del pensiero ambientalista. L’inquisizione è morta e sepolta da un bel pezzo.
“Resta stabilito, quanto alla concreta ed autonoma disciplina di salvaguardia, che la regolamentazione definitiva dell’area è rinviata ad un’intesa tra Comune e Regione, fermo che ‘all’interno dell’area individuata è prevista una zona di tutela integrale, dove non è consentito alcun intervento di modificazione dello stato dei luoghi, e una fascia di tutela condizionata’ (art. 48, comma 2, delle NTA)”. Se non ti convince l’applicabilità dell’art. 15 delle norme di attuazione del P.P.R., c’è questo chiarissimo passaggio proprio della sentenza n. 1366/2011 del Consiglio di Stato che – ferma restando l’area inedificabile – demanda a una futura intesa Regione-Comune la disciplina di Tuvixeddu.
Basta e avanza questo per definire la sentenza “non risolutrice”.
Poi vedo che sei diventato anche giurista, anzi, ti sostituisci al Consiglio di Stato e hai già respinto il nostro ricorso, pur non conoscendone il contenuto.
E poi sarei io a intervenire “ad adiuvandum” di Coimpresa.
Caro Giorgio, non rivendico stupidi “primati” per il Gruppo d’Intervento Giuridico, tanto meno per me.
Pretendo rispetto per il Gruppo d’Intervento Giuridico e personale.
Senza rispetto non ci sono possibilità di lavorare insieme.
Se non te ne rendi conto, non posso farci nulla.
Come ho avuto modo di dire in passato, se siete a conoscenza di autorizzazioni da parte della Soprintendenza di distruzione di 10, 100, 431 tombe, dovete denunciarne gli autori.
Ho fatto domande – viste le posizioni reiteratamente espresse dalla Soprintendenza archeologica (es. http://www.archeocaor.beniculturali.it/index.php?it/258/tuvixeddu-dossier-archeologico) – e non ho avuto risposte.
Spero che emergano nel dibattimento penale, dove andremo a presentare istanza di costituzione di parte civile, come in tanti altri casi.
Quanto all’ennesima riproposizione dell’attività del dirigente Garzillo non posso che confermarti quanto detto più volte: nonostante tanti esposti del Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, nonostante tanti articoli comparsi sulla stampa, non c’è stato riscontro.
Ora mi dici che aveva chiesto notizie agli Uffici: e con questo? Penso che fosse necessario un impegno ben maggiore – come ben sai – e proprio negli anni in cui sovrintendeva agli Uffici periferici ministeriali (2008-2009) sono state date le autorizzazioni per l’edificazione, con l’avvallo della Soprintendenza competente.
7 Marzo 2011 a 16:49	| #39
leggo che sostieni lo stesso argomento dell’impresa e mi dispiaccio ancora di più. Sei, in un certo senso, ad adiuvandum di Comune e Coimpresa.
Sull’articolo 15, che non è, come sostiene la Sitas a Malfatano e Coimpresa a Tuvixeddu, l’autorizzazione a fare strame dei luoghi, ti giro la posizione, chiara e giuridicamente sostanziata dalla sentenza 1366 del Consiglio di Stato, di Italia Nostra pubblicata oggi sulla Nuova Sardegna e, vedo solo ora, anche sul tuo blog:
“Siamo convinti che la sentenza del Consiglio di Stato del 3 marzo scorso abbia davvero messo una “pietra tombale” sugli accordi di programma che vedono coinvolti la Regione, il Comune e la Nuova Iniziative Coimpresa e impedisca qualsiasi edificazione sui Colli di Tuvixeddu e Tuvumannu.
Il Supremo Collegio, infatti, non si è limitato a confermare la legittimità della perimetrazione dell’area dei colli – la stessa del vincolo paesaggistico apposto nel 1997 – ma ha affermato alcuni principi fondamentali che sanciscono l’inedificabilità dell’area oggetto degli accordi di programma. Dopo avere ribadito che il Codice Urbani impone che i beni individuati siano tutelati in maniera tale che si possa garantire “la conservazione degli elementi costitutivi e delle morfologie dei beni sottoposti a tutela” (art. 135), la sentenza richiama la generale misura di salvaguardia prevista dal successivo articolo 145, in cui si chiarisce anche il rapporto della pianificazione paesaggistica regionale rispetto agli altri strumenti di pianificazione sottordinati.
“Con il vincolo in questione” – afferma la sentenza – “è definita una tutela volta alla salvaguardia della interrelazione di insieme che si è prodotta nella storia tra le diverse testimonianze della civiltà umana e il più ampio ambito del contesto naturale”. E “tutto ciò” – precisano i giudici della Sesta sezione – con efficacia di sovraordinazione rispetto agli strumenti urbanistici (art. 145 del Codice, che prevede la generale cogenza e l’immediata prevalenza della pianificazione paesaggistica su quella urbanistica)”. Ne discende, conclude la sentenza, “la sottoposizione alle prescrizioni dell’art. 49” delle norme tecniche di attuazione del PPR, che per quelle aree prevede il divieto di “qualunque edificazione o altra azione che possa comprometterne la tutela”.
La deroga prevista dall’art. 15, terzo comma, delle norme tecniche di attuazione del PPR per gli interventi previsti dagli strumenti urbanistici approvati e con convenzione efficace alla data di adozione dello stesso, dunque, non può certo esonerare dal rispetto delle prescrizioni legittimamente imposte sull’area, in quanto l’art. 145, terzo comma, essendo una norma di riforma economico-sociale (Consiglio di Stato, sentenza n. 05459/09), è prevalente su tutte le disposizioni regionali di senso contrario.
Si deve precisare, infine, che il Consiglio di Stato, richiamando la prevalenza delle disposizioni di tutela sugli strumenti urbanistici, ha implicitamente rigettato tutte le eccezioni sollevate in giudizio da Coimpresa concernenti la deroga prevista dal citato articolo 15 e la prevalenza degli accordi di programma sulle norme di salvaguardia.
Finalmente la verità processuale sulla necropoli di Tuvixeddu ha conciso con la verità sostanziale”.
Questo per quanto concerne la teoria di “quelli dell’articolo 15” con i quali sei allineato.
Restano, perché scritti di tuo pugno e innegabili, i giudizi pericolosi sulla possibilità di mediare costruendo a Tuvixeddu (un’Associazione ambientalista che “media” anziché occuparsi di tutela è, per me, una forma di bestemmia), quando ad agosto del 2006 dichiaravi addiritttura che “la soluzione migliore” fosse “ridurre e concentrare l’edificazione esclusivamente su via Is Maglias”.
Restano i tuoi giudizi positivi sull’azione della Sovrintendenza a Tuvixeddu nonostante la richiesta di rinvio a giudizio di Santoni e Salvi e la relazione anodina di Minoia.
Resta la sufficienza e l’ironia mal spesa sulle tombe fantasma (1166, di cui 431 fuori dall’area di vincolo diretto e in parte oggi sotto i garage di Erb) che invece sono diventate uno dei fulcri della sentenza.
Ma resta per fortuna anche la relazione su quelle sepolture prodotta a richiesta del Direttore Generale Elio Garzillo. E quindi non risponde al vero che siamo “tuttora senza risposte”. Quella è una risposta esaustiva. E se non ti bastasse c’è anche la conferma della forestale. Cos’altro vuoi per crederci?
Resta la tua assenza a adiuvandum in questo giudizio.
Resta l’infelicità del tuo parere su Elio Garzillo, volgarmente invitato da te a “coricarsi nella cenere” perché silenzioso, secondo te, su Capo Malfatano. Il documento che troverai di seguito ti smentisce del tutto. E nonostante il pensionamento se ne occupa ancora anche se da solo pochi anni (ci “permettiamo” di occuparcene visto che non esiste un monopolio ambientale, né un primato temporale di alcuno).
Resta inoltre il fatto che più volte invitato a incontri e tavole rotonde (talvolta da me personalmente) sei stato puntualmente assente nonostante la mia disponibilità ad ogni tua richiesta alla quale ho aderito sempre volentieri e con sollecitudine. Non ti deve meravigliare dunque il mancato invito, se c’è stato, di partecipare alla manifestazione che ci siamo “permessi” di organizzare all’anfiteatro. Era del tutto “normale” non vederti insieme alle altre associazioni. E credo, invece, che ci saresti dovuto essere spontaneamente.
Nessuno nega i meriti del Gruppo di Intervento Giuridico, ci mancherebbe, e neppure la lunga durata della sua attività. Ma l’isolamento, che non è una splendida solitudine, nel quale ti sei voluto chiudere contribuisce a rendere meno efficace la tua e la nostra azione. Per questo mi preoccupo, perché in risposta al tentativo di agire in qualche modo unitario, tu assumi posizioni per forza “diverse” e reclami primati inesistenti (nel mese di agosto del 1991 Antonio Romagnino si “permise”, per Italia Nostra, di appellarsi al ministro dei beni culturali per lo scempio imminente di Tuvixeddu attraverso le pagine della Nuova Sardegna, forse non sapeva che grig se ne occupava dalla notte dei tempi).
Ti ricordo infine che neppure in tema di onestà e indipendenza nessuno può reclamare un primato, salvo auto decorazioni o auto riconoscimenti, e che l’onnipresenza non è, in sé, garanzia di un bel nulla.
Tutto questo premesso ti ringrazio per lo spazio nel tuo blog e ti auguro buon lavoro,
P.S.: mi inviti a prendere nota che: “E ancor oggi siamo davanti al Consiglio di Stato (ricorso n. 4444/2010, prendine nota) contro l’autorizzazione paesaggistica regionale che sostiene l’accordo di programma immobiliare”.
Ne ho preso nota e insieme ho preso informazioni.
Ora tu prendi nota che il Consiglio di Stato ti ha già implicitamente risposto a febbraio del 2010, a pagina 5 e 6 della sentenza definitiva concernente i nulla osta bocciati da Fausto Martino quando dice:
“Se, invero, appare al Collegio non agevolmente superabile quanto dal primo giudice sostenuto in merito alla conoscenza aliunde che in plurime occasioni la Soprintendenza ha avuto del nulla osta n. 3015/1999, avente ad oggetto il Piano attuativo relativo all’intera area di Tuvixeddu-Tuvumannu, risulta fondato e meritevole di accoglimento il terzo motivo di gravame, con cui si contesta la sentenza impugnata per aver ritenuto l’illegittimità del provvedimento impugnato in primo grado nella parte in cui ha valorizzato, a fondamento del disposto annullamento dell’autorizzazione paesaggistica, l’inadeguatezza motivazionale della stessa.
Più nel dettaglio, quanto al profilo della conoscenza aliunde del nulla osta n. 3015/1999, assumono rilievo decisivo:
• il verbale della conferenza di servizi istruttoria 27 giugno 2000, convocata ai fini della verifica di V.I.A. sul “Progetto di riqualificazione urbana ed ambientale dei colli di S. Avendrace PIA CA 17 Sistema dei Colli”, dal quale risulta che alla stessa partecipò la Soprintendenza ai beni ambientali e paesaggistici (rappresentata dal prof. arch. Pulvirenti), concorrendo quindi ad esaminare il “nulla osta dell’Assessorato della pubblica istruzione beni culturali informazione spettacolo e sport, ufficio tutela del paesaggio n. 3015 del 27.05.99”;
• i due verbali del 17 maggio e del 27 maggio 2002, relativi ad una successiva conferenza di servizi istruttoria, avente ad oggetto l’esame del Progetto delle opere di urbanizzazione previste nell’area interessata, in seno alla quale la Soprintendenza espresse parere favorevole alla realizzazione delle opere, aventi per presupposto il Piano attuativo oggetto del più volte citato nulla osta n. 3015/1999.”
Sentenza del Consiglio di Stato 5 febbraio 2010..
In altre parole il nulla osta di cui tu parli era conosciuto dalla Sovrintendenza tanto che venne preso in considerazione in più occasioni ufficiali e questa conoscenza di fato ha sanato l’illegittimità iniziale secondo il Tar e il Consiglio di Stato. Per tale motivo l’obiezione già rigettata non verrà certo ora accolta.
P.S.: poiché sul blog non appaiono immagini scannewrizzate, invio alla posta del sito, con la preghiera di pubblicarla sul tuo blog, a smentita di quanto hai grossolanamente affermato a proposito di Elio Garzillo e del suo disinteresse per Capo Malfatano, la sua nota agli uffici competenti e per conoscenza al Ministero e all’ufficio di gabinetto del Ministro. Questo documento richiederebbe, specularmente al pubblico invito a “coricarsi nella cenere”, una tua formale richiesta di scuse.
7 Marzo 2011 a 14:45	| #40
da La Nuova Sardegna, 7 marzo 2011
Tuvixeddu, dopo lo stop del consiglio di Stato è braccio di ferro legale. (Mauro Lissia)
CAGLIARI. La sentenza del Consiglio di Stato ha fermato il piano edificatorio di Tuvixeddu? I giuristi delle associazioni ecologiste e culturali ne sono certi: l’applicazione del Codice Urbani, recepito dal piano paesaggistico regionale, protegge coi vincoli imposti dalla Regione l’area punico-romana e il paesaggio storico dei colli cagliaritani. Con loro si schiera anche Fabio Granata.
«Una vittoria della buona politica: battaglia vinta», dice il parlamentare del Fli.
Sull’altro fronte Nuova Iniziative Coimpresa ribatte che sarà proprio il Ppr a dare il via libera a nuove costruzioni in base all’accordo di programma firmato nel 2000 con Regione e comune di Cagliari. La questione è complessa e le argomentazioni giuridiche ancora di più. Di certo basterà attendere i prossimi mesi per capire chi ha ragione. Da definire sul piano giudiziario ci sono ancora alcuni passaggi: il vincolo sul canyon imposto dalla Direzione regionale dei Beni culturali, all’esame del Tar. Il ricorso in secondo grado presentato dal Gruppo di Intervento giuridico contro l’autorizzazione paesaggistica che sta alla base dell’accordo di programma, l’arbitrato sui risarcimenti richiesti dall’impresa privata e infine i nullaosta bocciati dal Consiglio di Stato per ulteriori moduli del piano di edificazione, che Coimpresa dovrà richiedere alla Sovrintendenza architettonica e non più al Comune. Registriamo in estrema sintesi alcuni pareri contrapposti sugli effetti dell’ultima sentenza.
LE ASSOCIAZIONI. «Questa è una pietra tombale su qualsiasi edificazione».
Maria Paola Morittu. La verità processuale finalmente coincide con la verità sostanziale.
«La sentenza del Consiglio di Stato ha messo una pietra tombale sugli accordi di programma tra Regione, Comune e Coimpresa, qualsiasi edificazione sui colli di Tuvixeddu e Tuvumannu è preclusa», sostiene Maria Paola Morittu, referente regionale per la pianificazione territoriale di Italia Nostra. Che aggiunge: «Il supremo collegio non si limitato a confermare la legittimità della perimetrazione dell’area dei colli, ma ha affermato alcuni principi fondamentali che sanciscono l’inedificabilità dell’area oggetto degli accordi di programma. Dopo avere ribadito che il Codice Urbani impone che i beni individuati siano tutelati in maniera tale che si possa garantire “la conservazione degli elementi costitutivi e delle morfologie dei beni sottoposti a tutela” la sentenza richiama la generale misura di salvaguardia prevista dal successivo articolo 145, in cui si chiarisce anche il rapporto della pianificazione paesaggistica regionale rispetto agli altri strumenti di pianificazione sottordinati».
«La tutela imposta col vincolo è sovraordinata rispetto agli strumenti urbanistici. Ne discende la sottoposizione alle prescrizioni dell’articolo 49 delle norme tecniche di attuazione del ppr, che per quelle aree prevede il divieto di qualunque edificazione o altra azione che possa comprometterne la tutela. La deroga prevista dall’articolo 15, terzo comma, delle norme tecniche di attuazione del ppr dunque non può certo esonerare dal rispetto delle prescrizioni imposte sull’area, in quanto l’articolo 145, terzo comma, del codice Urbani è prevalente su tutte le disposizioni regionali di senso contrario. Era tempo che la verità processuale, riconoscendo l’immenso valore dei colli di Tuvixeddu e Tuvumannu, coincidesse con la verità sostanziale».
Sulla stessa linea l’avvocato Giuseppe Andreozzi, che collabora con Legambiente: «In una precedente controversia tra Beni Culturali e Coimpresa sull’attuazione di una parte del programma, il Consiglio di Stato aveva ritenuto necessaria, per ciascun intervento edilizio, una nuova specifica autorizzazione paesaggistica, che doveva essere puntuale e motivata in considerazione dell’assenza, nel nulla osta paesaggistico generale, di un sufficiente livello di dettaglio. Tale ulteriore valutazione, anche alla stregua dei principi generali che regolano l’azione amministrativa, non potrà non tener conto del vincolo imposto nel 2006 dalla giunta regionale col ppr e ritenuto legittimo dal Consiglio di Stato».
COIMPRESA. «La sentenza non ci riguarda l’accordo resta valido».
Gualtiero Cualbu Le opere consentite proprio dalle norme di attuazione del Ppr
CAGLIARI. Sarà proprio il piano paesaggistico a consentire a Nuova Iniziative Coimpresa di andare avanti col progetto di edificazione del colle di Tuvixeddu. Secondo la società – che nei giorni scorsi ha trasmesso una nota alla Nuova Sardegna, di cui è già stata pubblicata una sintesi – la sentenza del Consiglio di Stato non incide «in alcun modo sulle opere previste dall’accordo di programma né tanto meno su quelle che la Nuova Iniziative Coimpresa ha attualmente in esecuzione». La sentenza «ha semplicemente dichiarato legittima la perimetrazione originariamente prevista dal piano paesaggistico regionale su un’ampia porzione della città (120 ettari circa), che ripete quella del vincolo paesaggistico del 1997. Tale sentenza non ha riguardato, né poteva riguardare, in quanto non oggetto dell’appello, il rapporto fra tale perimetrazione e il progetto di riqualificazione urbana, meno che mai ha affermato che tale perimetrazione interferisca con l’esecuzione delle opere previste», che al contrario «sono consentite proprio dalle norme tecniche di attuazione del Ppr». L’intervento in questione, sostiene Coimpresa, ricade infatti «nel regime transitorio previsto dall’articolo 15 delle norme tecniche di attuazione del Ppr che consente di realizzare gli interventi approvati e con convenzione efficace alla data di adozione del piano paesaggistico regionale». Quindi per Coimpresa l’accordo resterebbe valido malgrado il ripristino dei vincoli regionali, ora avallati dai giudici amministrativi.
Nuova Iniziative Coimpresa sottolinea che il Tar, con la sentenza «adesso annullata dal Consiglio di Stato solo per la parte impugnata dalla Regione, cioè quella relativa alla perimetrazione cartografica dell’area Tuvixeddu-Tuvumannu», aveva ritenuto «(in un capo della sentenza che la Regione non ha impugnato) che il Ppr “non si occupa degli accordi di programma”…“gli stessi seguono la disciplina che è loro propria a livello statale o regionale e, sul punto, niente viene modificato o regolamentato transitoriamente (dal Ppr): in effetti tali accordi, se sfociati in una disciplina urbanistica attuativa, sono fonte di vantaggi consolidati”».
Per Coimpresa quindi non è cambiato nulla e sembra restare inalterata anche la richiesta di risarcimento rivolta dai legali del gruppo Cualbu al collegio arbitrale per i danni arrecati dalla Regione con le azioni giudiziarie intraprese ai tempi dell’amministrazione Soru.
7 Marzo 2011 a 9:00	| #41
Ho una certa età e non ho più voglia di fare polemiche però, leggendo certe cose riesco ancora ad indignarmi. Mi chiedo dove mai siano stati Giorgio Todde e tutti i giovani (solo per anni di impegno non per età anagrafica) ambientalisti nati intorno ad un movimento politico, negli ultimi vent’anni, trent’anni. Mi chiedo cosa mai abbiano fatto, per la città (e per la Sardegna) e per il suo ambiente, prima del p.p.r. e prima di Soru, quando qualcuno si batteva contro speculatori e cementificatori. E mi chiedo se siano in grado di formulare un pensiero autonomo e obiettivo, nel solo interesse dell’ambiente. Per quanto mi riguarda, sostengo il Gruppo d’Intervento Giuridico perchè ritengo sia l’unica associazione realmente indipendente e “concreta” nello scenario desolante delle associazioni ambientaliste e ringrazierò sempre per ciò che fanno.
7 Marzo 2011 a 0:33	| #42
@giorgio todde : Caro Giorgio, non c’è nessuna ironìa, ma simpatia (condensata dalla faccina gialla). C’è semplicemente una valutazione – sotto lo stretto profilo giuridico – relativa alla portata della sentenza n. 1366/2011 sulla vicenda complessiva di Tuvixeddu.
E’ un ottimo risultato, ma personalmente non la ritengo “risolutrice” e non per fare il bastian contrario. Ma mastico un po’ di diritto e non ho sugli occhi alcun “prosciutto” ideologico.
Riporta l’area di Tuvixeddu nell’alveo della tutela del piano paesaggistico regionale – P.P.R. e questo è un fatto altamente positivo.
Ma l’art. 15 delle norme di attuazione del medesimo P.P.R. prevede l’ultrattività – in via transitoria – dei piani urbanistici comunali – P.U.C. vigenti al momento della sua entrata in vigore (2006), approvati sulla base degli illegittimi piani territoriali paesistici (1993), annullati proprio grazie ai ricorsi degli Amici della Terra (1998, 2003).
Il P.U.C. di Cagliari (2001) è uno di questi e l’accordo di programma immobiliare Tuvixeddu-Tuvumannu (2000) è accolto nel P.U.C. di Cagliari e ne costituisce strumento attuativo.
La disciplina transitoria contenuta nelle norme di attuazione del P.P.R. costituisce – piaccia o no – il peggiore vulnus della disciplina di tutela del P.P.R.
Gli Amici della Terra e il Gruppo d’Intervento Giuridico in tutte le sedi formali e informali hanno fatto presente proprio questo, ma l’Amministrazione regionale Soru confermò il contenuto della norma transitoria.
Malfatano, le coste di Stintino, la piana di Castiadas, le coste di S. Teresa di Gallura si ritrovano con cantieri aperti grazie a questa disposizione. Piaccia o no.
Ed è il meccanismo giuridico al quale si rivolgeranno Comune di Cagliari e Privati per continuare l’edificazione a Tuvixeddu. Piaccia o no.
Rimproveri “assenze” su Tuvixeddu. Curioso nei confronti di chi – assenti spesso in tanti, te compreso – si batte da vent’anni in merito.
Da quando facevamo i ricorsi contro la Società Erb nei primi anni ’90 o portavamo (e in tanti sono testimoni) migliaia di cagliaritani a visitare la “sconosciuta” Tuvixeddu a metà degli anni ’90. O facevamo ricorsi per sostenere il finalmente giunto vincolo archeologico nel 1996.
Uniche associazioni ecologiste.
E ancor oggi siamo davanti al Consiglio di Stato (ricorso n. 4444/2010, prendine nota) contro l’autorizzazione paesaggistica regionale che sostiene l’accordo di programma immobiliare.
Se vuoi parlare di “assenze”, puoi cercare altrove.
Riguardo alle “tombe scomparse” ho fatto domande precise, viste le prese di posizione ufficiali della Soprintendenza archeologica di Cagliari sotto le varie gestioni, tuttora senza risposte.
Riguardo all’operato del Direttore generale Garzillo ne ho riconosciuto i grandissimi meriti su Tuvixeddu come le pesanti “assenze” su Malfatano. Sono fatti.
Curiosi poi i riferimenti ai “personali inviti a partecipare ad azioni di gruppo insieme a Social Forum, Legambiente e WWF” quand’anche ieri c’è stata una vostra iniziativa sull’Anfiteatro romano della quale minimamente sono stati informati Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra che – spesso in assoluta solitudine – hanno portato avanti la continua lotta contro la “legnaia”.
Caro Giorgio, per concludere, sono personalmente orgoglioso di anni di impegno ecologista, che qualche buon risultato hanno contribuito a raggiungere. In trasparenza e onestà.
Gli strali, le polemiche, le maldicenze, le permalosità, le quattro mura “abusive”, le tempeste nei bicchieri d’acqua le lascio a chi li fabbrica e li desidera.
6 Marzo 2011 a 23:52	| #43
1.	Caro Stefano,
il tuo commento al mio riflettuto articolo è incondivisibile e ti spiego perché e in modo molto diretto senza accompagnamenti di ipocrite faccine giallastre e sorridenti.
Rispondo a partire dai tuoi atteggiamenti compromissori di alcuni anni fa sul costruire più o meno a Tuvixeddu, per proseguire con il negazionismo irritante (che fa il paio con il negazionismo di Santoni) sulle nuove tombe, per continuare con l’incivile attacco al Direttore regionale Elio Garzillo senza il quale ( e senza Soru ) non saremmo qua ( mentre tu chiosi e puntualizzi l’irrilevante ) a festeggiare, e per finire con la sciocca ( e te lo dimostro con i fatti ) valutazione della risolutiva e, ripeto, “luminosa” sentenza del Consiglio di Stato alla quale è mancato ad adiuvandum il contributo del tuo gruppo che, si vede, non credeva al ricorso. Ad adiuvandum erano presenti solo Italia Nostra e Sardegna Democratica. Voi assenti, nonostante vi chiamiate “gruppo d’intervento giuridico”. Ed è un fatto. Non avete mai partecipato a nessun giudizio di rilievo su Tuvixeddu.
Basta leggere a ritroso alcune tue improvvide dichiarazioni che personalmente giudico assai male e sulle quali ho taciuto per non rompere un fronte che speravo unito. Hai ironizzato, del tutto fuori luogo, e hai avuto torto negando l’esistenza della 431 tombe finite sotto i metri cubi di Cadeddu (titolando con umorismo infelice: “il mistero delle tombe scomparse”), maldicendo su Italia Nostra mentre su quei ritrovamenti si è resuscitato il giudizio. Hai attaccato l’unico rappresentante della Sovrintendenza, Elio Garzillo, che ha in effetti difeso la necropoli insieme a Fausto Martino.
Ora sottovaluti con argomenti giuridicamente insussistenti la sentenza miliare del Consiglio di Stato che ha stabilito inequivocabilmente che sul colle non si può costruire dal momento dell’adozione del Ppr con tutte le conseguenze che ognuno comprende salvo il tuo gruppo.
Risparmiami le infantili smail giallo-verdi, in caso di risposta. Però aggiungo che i personali inviti a partecipare ad azioni di gruppo insieme a Social Forum, Legambiente e WWF sono caduti, nel tuo caso, nel vuoto.
E la tua assenza è stata un significativo segno di auto isolamento.
Chiudo ricordandoti che sei appartenuto alla schiera dei disastrosi “mediatori” quando affermavi, nel 2006, che “ridurre e concentrare l’edificazione esclusivamente su via Is Maglias potrebbe essere la soluzione migliore”. E sostenevi questa posizione addirittura subito dopo il vincolo posto dalla Giunta Soru che oggi è stato confermato dai supremi giudici. L’hai contestato insieme al Comune e agli intervenienti ad opponendum di Coimpresa. Tra quelli ad adiuvandum, ripeto, non c’eri.
Credo francamente che dovresti vergognarti di questo “precedente” e credo che le osservazioni di carattere giuridico che hai espresso su questa sentenza avrebbero bisogno proprio di un maggior supporto giuridico.
Il Consiglio di Stato, meno timoroso del tuo gruppo, ha decretato che non si può costruire sul colle e lungo via Is Maglias che, anzi, è una parte fondamentale dei luoghi.
Di ciò che ho scritto e hai scritto conservo, per abitudine, la “bibliografia”, punto per punto, e se può essere utile la riporterò visto che la fonte è il tuo stesso contraddittorio sito.
So bene che ci sono ancora dei dubbi sulla legittimità del già costruito in via Is maglias. Scrivo che si può “ambire” all’abbattimento di quei mostri e sono cosciente delle difficoltà.
Mi spiace, ti sei proprio rinchiuso in quattro mura, forse abusive.
Saluti, Giorgio Todde
6 Marzo 2011 a 18:10	| #44
su Il Fatto Quotidiano, 6 marzo 2011: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/06/sardegna-salva-dal-cemento-lantica-necropoli-fenicia/95726/
5 Marzo 2011 a 20:16	| #45
su La Repubblica, 5 marzo 2011: http://www.repubblica.it/cronaca/2011/03/05/news/necropoli_sardegna-13224033/?ref=HREC1-8
5 Marzo 2011 a 15:28	| #46
buttare giù la “palazzata” già realizzata? Sentenza risolutrice? Andiamoci piano …
da La Nuova Sardegna, 5 marzo 2011
Il vero valore dei luoghi: (Giorgio Todde)
Il costruttore Gualtiero Cualbu al quale i giudici del Consiglio di Stato vietano oggi di edificare a Tuvixeddu, paragonò con squisitezza gli ambientalisti a “un cancro per la città”. Ma noi, che siamo ambientalisti e anche di più, consideriamo un cancro la smania edificatoria che divora Cagliari e riteniamo i palazzi a Tuvixeddu una grave complicanza. L’impresa Cualbu aveva previsto villette e strade nel colle che è la nostra storia, anche quella sentimentale che ci lega a quei luoghi, rocce bianche, falchi, orchidee, un mondo naturale perfetto e una necropoli stupefacente. Il Comune, un’eccezione planetaria, indifferente al valore di quel sito e, si vede, poco sentimentale, è schierato da vent’anni con l’impresa, disposto a difendere i mattoni sino all’estremo grado di giudizio.
La Sovrintendenza, la cui funzione “naturale” di tutela è stata deformata in un’opera di mediazione totale, funzionari che non ammettono l’evidenza dei nuovi ritrovamenti. Più di mille tombe scavate e negate nell’area che i giudici hanno definito unitaria. Per il sovrintendente negazionista Santoni una richiesta di rinvio a giudizio. Per la relazione dell’attuale sovrintendente Minoja basterà forse il pubblico giudizio.
Oggi, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, si deve finalmente considerare tutto il colle un’unità paesaggistica e si può ambire ad abbattere la brutta palazzata già costruita in via Is Maglias. Il valore dei luoghi vince sugli affari e sulla rendita. Crolla la città dei costruttori e si sfalda l’accordo di programma che non è una tavola della legge. Salta per aria l’idea che la comunità sia in debito con l’impresa e vince il principio che, casomai, è l’impresa in debito con la comunità. Insomma, il Bene Comune, opposto al vantaggio di pochi, questa volta non fa capitombolo.
E i danni di immagine minacciati dall’impresa? Be’, un danno di immagine, in effetti, c’è. Ma lo abbiamo patito noi e la città. Cagliari, a causa delle scelte del Comune, di alcuni Sovrintendenti e della stessa impresa, è apparsa nelle pagine di grandi quotidiani italiani ed europei come una città che arriva a ripudiarsi da sé in cambio di palazzine. La città esce ridicolizzata dalla vicenda, altro che capitale, altro che metropoli civilizzata.
Animosa la giunta Soru, coraggiosi tutti coloro che, privi di un interesse personale, hanno speso energie per difendere il colle sacro. L’ex direttore regionale Elio Garzillo, l’ex sovrintendente Fausto Martino, le associazioni ambientaliste – per esempio Italia Nostra che ricorre al Consiglio di Stato – disposte perfino a sentirsi paragonate a un cancro. Greve il tentativo di trasformare i sostenitori del colle in un’associazione a delinquere. Il piemme ha archiviato le accuse a Soru, ai suoi assessori e consulenti. E ha chiesto, dopo inquietanti intercettazioni telefoniche, sette rinvii a giudizio, tra i quali l’ex sovrintendente Vincenzo Santoni.
Il Tar Sardegna, a favore delle costruzioni, contraddetto dalla luminosa sentenza del Consiglio di Stato che prescrive per il colle un regime di tutela “volta alla salvaguardia della relazione di insieme che si è prodotta nella storia tra le diverse testimonianze della civiltà umana e il più ampio ambito del contesto naturale”.
Infine questa è anche la sconfitta della rovinosa mediazione sproporzionata tra un bene fragile (la necropoli) e il potere della rendita. E’ accaduto che due posizioni contrarie e nette si siano battute in tribunale e che il tribunale abbia deciso di proteggere il bene immenso del colle. Dalla mediazione di quelli del “costruiamo un po’ meno e non esageriamo con la tutela” sarebbe nato un mostro.
Oggi possiamo fare della necropoli un luogo di meraviglia. Basta pochissimo, purché vinca l’idea che il progetto perfetto, l’unico possibile a Tuvixeddu, è quello che non si vede perché là, da vedere, devono esserci esclusivamente il colle e i suoi tesori.
5 Marzo 2011 a 15:25	| #47
Coro unito su Tuvixeddu. “La sentenza riaccende le speranze”. Da Sardegna Democratica agli ambientalisti tutti soddisfatti. Un futuro per i beni archeologici. «Così il colle si potrà salvare». (Mauro Lissia)
CAGLIARI. «Con la sentenza del Consiglio di Stato che sulla vicenda di Tuvixeddu dà ragione alla Regione e al piano paesaggistico l’isola registra una giornata storica»: è il commento di Sardegna Democratica, l’associazione che fa riferimento all’ex presidente Soru, dopo la decisione dei giudici di palazzo Spada destinata a fermare i bulldozer che minacciavano il paesaggio storico-archeologico dei colli cagliaritani.
«Un paesaggio culturale identitario – si legge sul sito dell’associazione, che ha partecipato alla controversia amministrativa insieme a Italia Nostra e alla Regione – uno dei più importanti dell’isola è stato finalmente restituito ai cittadini, al popolo, a tutti noi. Questa sentenza è un raggio di luce nelle tenebre della speculazione».
Stefano Deliperi del Gruppo di Intervento Giuridico, ‘nemico’ storico del piano Coimpresa per Tuvixeddu, si dichiara «estremamente felice per questa sentenza, che spiana la strada a una seria definizione della questione Tuvixeddu». Per Deliperi è ora che «l’attuale amministrazione regionale, il comune di Cagliari e il privato si rendano conto che su quel sito non possono essere coltivate aspirazioni edificatorie». Deliperi attende ora l’ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato sulla validità dell’autorizzazione paesaggistica generale che sta alla base dell’accordo di programma del 2000: «Se arriverà, come speriamo, una decisione favorevole il colle sarà finalmente salvo, ma già ora possiamo dire che questo bene inestimabile ritorna nel patrimonio pubblico».
Sulla stessa linea la responsabile giuridica di Italia Nostra Maria Paola Morittu («una sentenza che ci riempie di gioia») e il capogruppo della commissione ambiente del Senato Roberto Della Seta (Pd), che insieme a Fabio Granata (Fli) si è battuto a lungo in difesa dell’area archeologica chiedendo un intervento di vincolo al ministro dei Beni culturali: «Questa sentenza è un’ottima notizia che ridà futuro a questo straordinario patrimonio archeologico, paesaggistico e culturale. Adesso – ha aggiunto il parlamentare – chi deve decidere ha tutti gli strumenti per far prevalere l’interesse generale alla difesa di un prezioso bene comune, rispetto all’interesse privato di chi vuole cementificare il colle».
Soddisfazione anche da parte di Legambiente Sardegna, secondo la quale «poichè attualmente si mantiene quanto prescritto dal piano paesaggistico regionale con questa sentenza tutto quanto era previsto nell’accordo di programma del 2000 dovrà essere sottoposto alla verifica di compatibilità paesaggistica».
Per Massimo Zedda, candidato sindaco di Cagliari per il centro-sinistra «la sentenza su Tuvixeddu segna un passaggio fondamentale per il futuro della città e si afferma il concetto che la tutela dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio storico possa rappresentare un nuovo modello di sviluppo».
«Registriamo con soddisfazione la legittimità della tutela introdotta dalla giunta Soru con anche la garanzia del Ppr – è il commento dei consiglieri comunali del Pd, Marco Espa e Ninni Depau – perchè di tipo paesaggistico e blindata anche dal codice Urbani. Ma quello che ci preme sottolineare è il fallimento della classe dirigente di questa città, incapace di capire che non bastava trincerarsi dietro l’interesse di una parte, lo stesso errore fatto con lo scempio del Poetto».
4 Marzo 2011 a 23:28	| #48
a La Nuova Sardegna, 3 marzo 2011
Cualbu da vincitore a sconfitto. LA BATTAGLIA GIUDIZIARIA. Lungo scontro sul fronte del diritto amministrativo E a Roma è in corso un giudizio arbitrale. (Mauro Lissia)
CAGLIARI. Una lunghissima battaglia giudiziaria combattuta sul fronte del diritto amministrativo: da una parte la Regione affiancata dalle associazioni culturali ed ecologiste, dall’altra la Nuova Iniziative Coimpresa del gruppo Cualbu insieme al Comune di Cagliari. Dopo una sequenza di vittorie davanti al Tar e al Consiglio di Stato, per i legali del costruttore sono arrivate le sconfitte e nuovi ostacoli: a febbraio 2010 l’annullamento definitivo dei nullaosta per alcuni moduli successivi del piano di edificazione, poi il vincolo imposto dalla Direzione regionale dei beni culturali sul canyon dove dovrebbe essere realizzata la strada d’accesso al quartiere. Infine, siamo ad oggi, la batosta sulla perimetrazione dell’area vincolata. Nel frattempo c’è stata un’inchiesta per corruzione aperta dalla Procura, fra gli indagati anche Gualtiero Cualbu: è finita in archivio, ma i dialoghi intercettati e resi pubblici dai giornali hanno confermato l’importanza della partita su Tuvixeddu, con la partecipazione imbarazzante di politici e dirigenti regionali, la comparsa di cronisti compiacenti. A seguire due procedimenti penali: uno sugli abusi commessi, secondo l’accusa, da un dirigente del Comune nella realizzazione dei lavori per il parco archeologico pubblico. L’altro con Vincenzo Santoni, l’ex sovrintendente, a giudizio per aver dichiarato il falso sui ritrovamenti nell’area di Tuvixeddu, forse per non danneggiare la posizione della figlia assunta dal gruppo Cualbu proprio per lavorare sul piano del colle punico. Ma non è finita: a Roma è in corso un giudizio arbitrale, che vede da una parte Coimpresa e dall’altra la Regione. L’impresa chiede all’amministrazione di risarcire i danni arrecati coi ritardi imposti alla realizzazione del progetto sulla base di azioni giudiziarie arbitrarie. Il giudizio definitivo del Consiglio di Stato potrebbe aver imposto una svolta anche a questo giudizio. E pensare che l’ultimo ricorso, quello che ha dimostrato le ragioni dell’amministrazione Soru e delle associazioni – elaborato dall’avvocato Roberto Murroni e discusso a Roma dall’avvocato Vincenzo Cerulli Irelli – era sepolto da anni sotto migliaia di pratiche: è stata un’istanza di prelievo firmata dall’avvocato Giampiero Contu, pochi giorni prima di lasciare l’ufficio legale della Regione, a resuscitarlo. Quello stesso Contu che Cualbu, a leggere il contenuto delle intercettazioni, considerava un avversario pericoloso. E forse aveva ragione.
Caccia in deroga: condannata l’Italia e la Regione autonoma della Sardegna! Gasdotto Galsi: approvato con 112 prescrizioni e nuovo esame da parte della Commissione europea.
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