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Timestamp: 2019-08-21 18:58:53+00:00

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Cassazione Civile SS UU n. 577/2008 - testo integrale Sentenza
Cassazione Civile SS UU n. 577/2008
Responsabilita · obbligazione · mezzi · risultato · contrattuale · salute · responsabilita' del medico · sanitaria · trasfusioni · valore della prova · procedura civile
fonte:http://www.diritto-civile.it/utilita/Cass-Civ-Sez-Un-n-57-/2008-su-responsabilita-medica.html
"L'art. 4, statuisce che: "1. Il giudizio sanitario sul nesso causale tra la vaccinazione, la trasfusione, la somministrazione di emoderivati, il contatto con il sangue e derivati in occasione di attivita' di servizio e la menomazione dell'integrita' psico-fisica o la morte e' espresso dalla commissione medico-ospedaliera di cui al testo unico approvato con D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092, art. 165."
"6.1. Prestata piena adesione al principio espresso dalla pronunzia suddetta, ritengono queste S.U. che l'inadempimento rilevante nell'ambito dell'azione di responsabilita' per risarcimento del danno nelle obbligazioni cosi' dette di comportamento non e' qualunque inadempimento, ma solo quello che costituisce causa (o concausa) efficiente del danno.
Cio' comporta che l'allegazione del creditore non puo' attenere ad un inadempimento, qualunque esso sia, ma ad un inadempimento, per cosi' dire, qualificato, e cioe' astrattamente efficiente alla produzione del danno."
"4.3. Il punto relativo alla prova del nesso di causalita' non puo' essere condiviso, nei termini in cui e' stato enunciato, poiche' esso risente implicitamente della distinzione tra obbligazioni di mezzi ed obbligazioni di risultato, che se puo' avere una funzione descrittiva, e' dogmaticamente superata, quanto meno in tema di riparto dell'onere probatorio dalla predetta sentenza delle S.U. n. 13533/2001 (vedasi anche S.U. 28.7.2005, n. 15781)."
Dott. IANNIRUBERTO Giuseppe - Presidente di Sezione -
ricorrente ?
controricorrente ?
Si costituivano i convenuti, nonche' la chiamata in causa S.P.A. Riunione Adriatica di Sicurta', quale assicuratrice della societa' Assa.
Riteneva la corte di merito che l'attore non aveva provato il nesso di causalita' tra l'emotrasfusione e l'epatite C, poiche' non era stato provato con la documentazione, tempestivamente prodotta, che alla data del ricovero non fosse portatore gia' della patologia lamentata, come avevano concluso i c.t.u., mentre non poteva tenersi conto della documentazione relativa ad esami ematici effettuati, prodotta dall'attore in primo grado dopo i termini di cui all'art. 184 c.p.c., e riprodotta in appello. Riteneva poi il giudice di appello che nessun valore probatorio potesse attribuirsi al verbale della Commissione medico-ospedaliera, che, ai sensi della L. n. 210 del 1992, art. 4, aveva accertato tale nesso causale tra epatite e trasfusione in questione.
Lamenta poi il ricorrente che erratamente la sentenza impugnata ha ritenuto che fosse onere di esso attore provare il nesso causale tra emotrasfusione e l'epatite C di cui soffriva, nonche' provare che esso attore non fosse gia' portatore di tale malattia al momento del ricovero.
2.Il motivo va accolto nei termini che seguono.
Come queste S.U. hanno gia' statuito, nel rito ordinario, con riguardo alla produzione di nuovi documenti in grado di appello, l'art. 345 c.p.c., comma 3, va interpretato nel senso che esso fissa sul piano generale il principio della inammissibilita' di mezzi di prova "nuovi" - la cui ammissione, cioe', non sia stata richiesta in precedenza - e, quindi, anche delle produzioni documentali, indicando nello stesso tempo i limiti di tale regola, con il porre in via alternativa i requisiti che tali documenti, al pari degli altri mezzi di prova, devono presentare per poter trovare ingresso in sede di gravame (sempre che essi siano prodotti, a pena di decadenza, mediante specifica indicazione degli stessi nell'atto introduttivo del giudizio di secondo grado, a meno che la loro formazione non sia successiva e la loro produzione non sia stata resa necessaria in ragione dello sviluppo assunto dal processo): requisiti consistenti nella dimostrazione che le parti non abbiano potuto proporli prima per cause a esse non imputabili, ovvero nel convincimento del Giudice della indispensabilita' degli stessi per la decisione. Peraltro, nel rito ordinario, risultando il ruolo del giudice nell'impulso del processo meno incisivo che nel rito del lavoro, l'ammissione di nuovi mezzi di prova ritenuti indispensabili non puo' comunque prescindere dalla richiesta delle parti (Cass. Sez. Unite, 20/04/2005, n. 8203).
Piu' recentemente, invece, dalla giurisprudenza il suddetto rapporto e' stato riconsiderato in termini autonomi dal rapporto paziente-medico, e riqualificato come un autonomo ed atipico contratto a prestazioni corrispettive (da taluni definito contratto di spedalita', da altri contratto di assistenza sanitaria) al quale si applicano le regole ordinarie sull'inadempimento fissate dall'art. 1218 c.c..
3.3. Cosi' ricondotta la responsabilita' della struttura ad un autonomo contratto (di spedalita'), la sua responsabilita' per inadempimento si muove sulle linee tracciate dall'art. 1218 c.c., e, per quanto concerne le obbligazioni mediche che essa svolge per il tramite dei medici propri ausiliari, l'individuazione del fondamento di responsabilita' dell'ente nell'inadempimento di obblighi propri della struttura consente quindi di abbandonare il richiamo, alquanto artificioso, alla disciplina del contratto d'opera professionale e di fondare semmai la responsabilita' dell'ente per fatto del dipendente sulla base dell'art. 1228 c.c..
Non assume, in particolare, piu' rilevanza, ai fini della individuazione della natura della responsabilita' della struttura sanitaria se il paziente si sia rivolto direttamente ad una struttura sanitaria del SSN, o convenzionata, oppure ad una struttura privata o se, invece, si sia rivolto ad un medico di fiducia che ha effettuato l'intervento presso una struttura privata. In tutti i predetti casi e' ipotizzabile la responsabilita' contrattuale dell'Ente.
Infatti, come detto, questa Corte (sent. n. 13533/2001) ha affermato che il meccanismo di ripartizione dell'onere della prova ai sensi dell'art. 2697 c.c. in materia di responsabilita' contrattuale (in conformita' a criteri di ragionevolezza per identita' di situazioni probatorie, di riferibilita' in concreto dell'onere probatorio alla sfera di azione dei singoli soggetti e di distinzione strutturale tra responsabilita' contrattuale e da fatto illecito) e' identico, sia che il creditore agisca per l'adempimento dell'obbligazione, ex art. 1453 c.c., sia che domandi il risarcimento per l'inadempimento contrattuale, ex art. 1218 c.c., senza richiamarsi in alcun modo alla distinzione tra obbligazioni di mezzi e di risultato.
7.1. Per quanto concerne, in particolare, l'ipotesi del contagio da emotrasfusione eseguita all'interno della struttura sanitaria, gli obblighi a carico della struttura ai fini della declaratoria della sua responsabilita', vanno posti in relazione sia agli obblighi normativi esistenti al tempo dell'intervento e relativi alle trasfusioni di sangue, quali quelli relativi alla identificabilita' del donatore e del centro trasfusionale di provenienza (cd. tracciabilita' del sangue) che agli obblighi piu' generali di cui all'art. 1176 c.c. nell'esecuzione delle prestazioni che il medico o la struttura possono aver violato nella singola fattispecie.
L'art. 4, statuisce che: "1. Il giudizio sanitario sul nesso causale tra la vaccinazione, la trasfusione, la somministrazione di emoderivati, il contatto con il sangue e derivati in occasione di attivita' di servizio e la menomazione dell'integrita' psico-fisica o la morte e' espresso dalla commissione medico-ospedaliera di cui al testo unico approvato con D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092, art. 165.
8.3. Al di fuori del procedimento amministrativo per la concessione dell'indennizzo di cui alla legge, tali verbali hanno lo stesso valore di qualunque altro verbale redatto da un pubblico ufficiale fuori dal giudizio civile ed in questo prodotto. Pertanto essi fanno prova, ex art. 2700 c.c., dei fatti che la commissione attesta essere avvenuti in sua presenza, o essere stati dalla stessa compiuti, mentre le valutazioni, le diagnosi o comunque le manifestazioni di scienza o di opinione in essi contenute costituiscono materiale indiziario soggetto al libero apprezzamento del giudice, il quale puo' valutarne l'importanza ai fini della prova, ma non puo' mai attribuire a loro il valore di vero e proprio accertamento (Cass. 20/07/2004, n. 13449; Cass. 25/06/2003, n. 10128; Cass. 25/06/2003, n. 10128; Cass. 12/05/2003, n. 7201).
9.1. Infondata e' l'eccezione di carenza di legittimazione passiva avanzata dai resistenti eredi T., sotto il profilo che il de cuius dr. T. non poteva essere tenuto ad un controllo sulla qualita' dei campioni di sangue trasfuso.
L'istituto della legittimazione ad agire o a contraddire il giudizio (legittimazione attiva o passiva) si ricollega al principio dettato dall'art. 81 c.p.c., secondo cui nessuno puo' far valere nel processo un diritto altrui in nome proprio fuori dei casi espressamente previsti dalla legge e comporta - trattandosi di materia attinente al contraddittorio e mirandosi a prevenire una sentenza "inutiliter data" - la verifica, anche d'ufficio, in ogni stato e grado del processo (salvo che sulla questione sia intervenuto il giudicato interno) e in via preliminare al merito (con eventuale pronuncia di inammissibilita' della domanda), circa la coincidenza dell'attore e del convenuto con i soggetti che, secondo la legge che regola il rapporto dedotto in giudizio, sono destinatati degli effetti della pronuncia richiesta. Dalla questione relativa alla legittimazione si distingue quella relativa alla effettiva titolarita' del rapporto giuridico dedotto in causa, che non puo' essere rilevata d'ufficio dal giudice dell'impugnazione in difetto di specifico gravame. (cfr. Cass. 17.7.2002, n. 10388; Cass. 27/10/1995, n. 11190).
10. In definitiva va accolto il ricorso nei termini suddetti; va cassata,in relazione, l'impugnata sentenza e la causa va rinviata, anche per le spese del giudizio di cassazione, ad altra sezione della corte di appello di Roma, che si uniformera' ai seguenti principi di diritto:
B) I verbali della Commissione medico-ospedaliera di cui alla L. n. 210 del 1992, art. 4, fanno prova, ex art. 2700 c.c., dei fatti che la commissione attesta essere avvenuti in sua presenza, o essere stati dalla stessa compiuti, mentre le valutazioni, le diagnosi o comunque le manifestazioni di scienza o di opinione in essi contenute costituiscono materiale indiziario soggetto al libero apprezzamento del giudice, il quale puo' valutarne l'importanza ai fini della prova, ma non puo' mai attribuire a loro il valore di vero e proprio accertamento.
Cosi' deciso in Roma, il 20 novembre 2007.
Responsabilita Obbligazione Mezzi Risultato Contrattuale Salute Responsabilita' del medico Sanitaria Trasfusioni Valore della prova Procedura civile

References: Sentenza

 art. 165
 sentenza 
 art. 4
 sentenza 
 art. 1453
 art. 1218
 art. 165
 art. 2700
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 4
 art. 2700