Source: https://www.edizionipaguro.it/?g=1-Lo-spazio-aperto-del-Kaos-lapprensione-e-lemergenza-del-cacciatore
Timestamp: 2019-11-17 05:04:24+00:00

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1 - Lo spazio-aperto del Kaos, lapprensione e lemergenza del cacciatore
1 Lospazio-apertodel Kaos, lrsquoldquoapprensionerdquo e lrsquoemergenza del ldquocacciatorerdquo.2 Lrsquoedificazione della comunit dal linguaggio simbolico-verbale a quello documentale.3 Parmenideessereepossibilit.4 Lrsquoanticodetto5 Gorgia e Aristotele scontro tratitani.6 Lrsquoavvento dellrsquoImperatoree il ritorno delCacciatore Celeste.7 Il programma di Hilbert e lrsquoincoerenzagodelianadel sistema.8 La genomica e ilnuovoPrometeo.9 Lrsquoesseredi Parmenide e ilrelativismoetico.Opera una distinzione. Chiamala prima distinzione. Chiama lo spazio in cui opera tale distinzione lo ldquospazio che mediante tale distinzione viene separato o divisordquo.La prima legge della logica di George Spencer Brown insegna che ognidiscorso, che noi abbiamo definito poi ldquologicordquo da ldquologosrdquo, che in greco significa ancheparola nasce da una ldquodistinzionerdquo, e da una prima in ordine temporale distinzione, la quale contestualmente divide lo spazio, che precede e quindi , potremmo dire, in assoluto ldquooriginariordquo, negli spazide-limitatidella distinzione tra ldquoentirdquo o ldquocoserdquo.Questo spazio originario che precede ogni ldquoenterdquo o ldquocosardquo lo ldquospazio-apertordquoperch non de-limitato, e quindi senza limite o confine e pertanto anchein-finito, perch non-misurabile e in quanto se fosse misurabile non sarebbe pi aperto ma de-limitatoa cui gli antichi, e in particolare i Greci, diedero il nome diKaos.Dunque, per primo, fu CaosEsiodo, Teogonia v. 116.Non crsquo dubbio alcuno sul fatto che la distinzione sia dunque a fondamento di ogni discorso, che noi nellrsquoera presente chiamiamo logico ma che in passato assumeva piuttosto la forma delmythose prima ancora illinguaggiodella pittura rupestre e dellrsquoattoche prende la forma delpensieroe ancor prima del pensiero che nella ldquomenterdquo prende forma drsquoimmagine. In tutti i casi, dunque,il linguaggio non altro che rappresentazione. Esiste pertanto un processo, che definirei piuttosto un accadimento fisico - che sarebbe troppo semplicistico definire ldquonaturalerdquo e vedremo poi meglio il perch, per ora sufficiente dire questo - per il quale la ldquoparolardquo, ogni ldquoparolardquo, in latino verbum, de-nota un processo che definirei di ldquoapprensionerdquo. Il termineAPPRENSIONEderiva anchrsquoesso dal latino ldquoapprehensione formato su apprehensus, p.p. di apprehendere impossessarsi v. Apprendere. ndash Inquietudine che srsquoimpossessa dellrsquoanimo per timore o sospetto di un dannordquo. Nel passaggio dal linguaggio deiGrecia quello deiLatini, si nota una prima distinzione e, scherzosamente, non si tratta della prima distinzione a cui abbiamo accennato in precedenza. Si tratta invece del fatto che il linguaggio dei Latini, pur assumendo la stessa funzionedella rappresentazione di una cosa e quindi cose, assume una funzione di rappresentazione della cosa non pigenerale, per cos dire descrittiva, maspecialistica, che piuttosto mira allrsquoidentificazionedella cosa. Qualcosa di diverso, tanto per intenderci, dallrsquoio sono colui che sono. Il tentativo di un linguaggio, potremmo dire, non ldquoformalerdquo o anchetautologico-rappresentativodirela medesima cosa madefinitivo-rappresentativo, identitario,limitativo,distintivodella cosa medesima. Ci che, tuttavia, attraverso i secoli, si riveler unrsquoutopia E lrsquoutopiadal grecoounon etopialuogo per definizione stessa, non presente in alcun luogo.Ma, bene per ora, come nelmito di Arianna, riprendere il filo dellrsquointerodiscorso. E dunque, occorre fare uno sforzo drsquoldquoimmaginazionerdquo per vedere il primo umano solo con ldquose stessordquo e a concum-tatto con la ldquonaturardquo circocircum-stante p.p. laLucydelle origini, come - ma solo per fare uno dei tanti esempipossibili- immaginata pi di recente 2014 dal regista francese Luc Besson nel film dallrsquoomonimo titolo. Il suo, stato un originario processo diapprendimento, che servito a conoscere se la natura, mediante la distinzione dello spazio nella quale, dal caos, e-mergeva una rappresentazione distintiva delle cose. Un procedimento che - potremmo direistintivamente, una parola caduta ormai quasi in disuso - ha immediatamente caratterizzato lacosa-Lucyi Greci avrebbero usato il termine ente, e quindi anchrsquoio dico piuttosto lrsquoente-Lucy, ovveroci che Lucy ldquopredatorerdquo e ldquopredardquo al tempo stesso. Unanatura della cosa, ambivalente, che infatti non pu non tenere conto delladistinzione, che Parmenide avrebbe poi detta ldquonecessariardquo.Siamo gi allrsquoera delmythos, che travalica ogni disegno rupestre della pi remota antichit, e prende forma nei racconti di ogniOdisseoo narratore remoto, a ogni latitudine e longitudine. A tale proposito, non occorre altro che porsi sulla scia di maestri quali il Giorgio de Santillana e il Roberto Calasso, tanto per dire deimiei maggiori.E tuttavia, ritornando alla Lucy, che stiamo imparando a conoscere, ella pens bene di diventareldquopredatorerdquo immaginando al tempo stesso dinon-esserepi ldquopredardquo. In fondo, era e sembrava nelle suepossibilitcapiremo mai, noi umani, il significato pi profondo e addirittura ldquofondamentalerdquo, i Latini direbberoab imis fundamentis hominis, di quella cosa che definiamopossibilit. E quindi, andava fatto.Come il frutto del peccato che andava mangiato.Heidegger, il pi grande filosofo del Novecento, in proposito avrebbe argomentato che, in fondo, si trattava dellrsquoapplicazione di un ldquometodordquo ovvero intraprendere una ldquoviardquo o piuttosto fare una scelta che, per il detto dello stesso filosofo, per iRomanio Latini rappresentava ldquoun procedimento con lrsquoausilio del quale lrsquouomo attua il suo assalto indagatore e inquisitorio nei confronti degli oggettirdquo.Qualcosa che, a ogni tempo della distinzione, comune alCacciatore celestedis-velato da Calasso nella sua ultima fatica letteraria.Del quale immagine e rappresentazione Artemide-primigenia ma ancheSelene, Trivia, Ecate, detta ancheAgrotera,Agrtis,Afea,Amarisia,Cynthia,Delia,Eskoposiochaira,Phaceliti,Potnia,Theron,Kourothrophos, Kynegtriakappaupsilonnuetagamma941taurhoiotaalpha e anche Kynegs, Locheia, Opads okypdon elphon, Orthia, Ortigia,Phoebe,ma ancheAfrodite, Hera,Athena, ecc.E prima e dopo ancora - esperienza che comune a ogni ldquodivinitrdquo che sempre ritorna - aDemetra, talvolta raffigurata avente in una mano lo scettro del comando che - dopo il Kaos, e allrsquointerno delle mura della citt, regno o impero - appartiene alla divinit e nellrsquoaltra un melograno o mela colta dallrsquoalbero della conoscenzaseparatoda quellodella vita, e quindi non pi come viceversa era statoin origine.Infatti, Artemide, la primigenia, cos come e-mersa dal latinoemersusp.p. di emergere, venire a galla dal Caos, nonpudimenticare cheSul gioco perenneDi preda e predatoreVeglia per sempredallrsquoInno ad Artemide.E allora,addioalCacciatore Giammai, fintantoch esister questo come tutti gli altri elementi o enti o cose della distinzione. Fine I parte - continuaCome Scrivere un Libro, la Casa Editrice Edizioni Paguro un'Associazione Culturale e Casa Editrice con sede a Mercato San Severino in provincia di Salerno che nasce con lo scopo di praticare e propagandare tutte Ie attivit di natura culturale ed intellettuale legate al tessuto sociale, culturale, artistico ed economico. Edizioni Paguro cura la redazione e I'edizione di libri, testi e riviste che trattano ogni campo del sapere, tanto umanistico quanto scientifico. Pubblica volumi di carattere accademico e non in materia di arte, diritto, economia, filosofia, sto ria, politica, sociologia, antropologia, letteratura, narrativa, poesia, matematica, fisica, biologia e molto altro ancora. Edizioni Paguro si impegna a promuovere, pubblicizzare, distribuire e commercializzare i diversi prodotti e servizi di natura editoria le e non realizzati e erogati per mezzo di una rete ben strutturata di canali tradizionali, reti informatiche e telematiche. All'editoria tradizionale, Edizione Paguro affianca, su esplicita commissione dei propri autori, una serie di attivit e servizi correlati quali; marketing d'auto re, produzione di materiale promozionale segnalibri customizzati, bigliettini da visita, locandine, manifesti ecc., organizzazione diretta eo indiretta di manifestazioni, convegni, dibattiti, seminari e corsi di formazione e di studio per enti pubblici eo privati, con mostre ed esposizioni di ogni genere. Edizioni Paguro fa della libert di espressione e di divulgazione delle idee il proprio credo, e sostiene, nel limite delle proprie possibilit, tutti coloro che vogliono dare inchiostro al proprio pensiero, purch lo facciano con rispetto, responsabilit e passione.
Lo spazio-aperto del Kaos, l��apprensione� e l�emergenza del �cacciatore�
§1 Lo spazio-aperto del Kaos, l’“apprensione” e l’emergenza del “cacciatore”.
§2 L’edificazione della comunità: dal linguaggio simbolico-verbale a quello documentale.
§3 Parmenide: essere e possibilità.
§4 L’antico detto
§5 Gorgia e Aristotele: scontro tra titani.
§6 L’avvento dell’Imperatore e il ritorno del Cacciatore Celeste.
§7 Il programma di Hilbert e l’incoerenza godeliana del sistema.
§8 La genomica e il nuovo Prometeo.
§9 L’essere di Parmenide e il relativismo etico.
"Opera una distinzione. Chiamala prima distinzione. Chiama lo spazio in cui opera tale distinzione lo “spazio che mediante tale distinzione viene separato o diviso”.
La prima legge della logica di George Spencer Brown insegna che ogni discorso, che noi abbiamo definito poi “logico” (da “logos”, che in greco significa anche parola) nasce da una “distinzione”, e da una prima (in ordine temporale) distinzione, la quale contestualmente divide lo spazio, che precede e quindi è, potremmo dire, in assoluto “originario”, negli spazi de-limitati della distinzione tra “enti” o “cose”. Questo spazio originario che precede ogni “ente” o “cosa” è lo “spazio-aperto” (perché non de-limitato, e quindi senza limite o confine e pertanto anche in-finito, perché non-misurabile e in quanto se fosse misurabile non sarebbe più aperto ma de-limitato) a cui gli antichi, e in particolare i Greci, diedero il nome di Kaos. Dunque, per primo, fu Caos (Esiodo, Teogonia v. 116).
Non c’è dubbio alcuno sul fatto che la distinzione sia dunque a fondamento di ogni discorso, che noi nell’era presente chiamiamo logico ma che in passato assumeva piuttosto la forma del mythos e prima ancora il linguaggio della pittura rupestre e dell’atto che prende la forma del pensiero e ancor prima del pensiero che nella “mente” prende forma d’immagine. In tutti i casi, dunque, il linguaggio non è altro che rappresentazione.
Esiste pertanto un processo, che definirei piuttosto un accadimento fisico - che sarebbe troppo semplicistico definire “naturale” e vedremo poi meglio il perché, per ora è sufficiente dire questo - per il quale la “parola”, ogni “parola”, in latino verbum, de-nota un processo che definirei di “apprensione”. Il termine APPRENSIONE deriva anch’esso dal latino “apprehensione (formato su apprehensus, p.p. di apprehendere impossessarsi (v. Apprendere). – Inquietudine che s’impossessa dell’animo per timore o sospetto di un danno”.
Nel passaggio dal linguaggio dei Greci a quello dei Latini, si nota una prima distinzione; e, scherzosamente, non si tratta della prima distinzione a cui abbiamo accennato in precedenza. Si tratta invece del fatto che il linguaggio dei Latini, pur assumendo la stessa funzione della rappresentazione di una cosa e quindi cose, assume una funzione di rappresentazione della cosa non più generale, per così dire descrittiva, ma specialistica, che piuttosto mira all’identificazione della cosa. Qualcosa di diverso, tanto per intenderci, dall’io sono colui che sono. Il tentativo di un linguaggio, potremmo dire, non “formale” o anche tautologico-rappresentativo (dire la medesima cosa) ma definitivo-rappresentativo, identitario, limitativo, distintivo della cosa medesima. Ciò che, tuttavia, attraverso i secoli, si rivelerà un’utopia! E l’utopia (dal greco ou=non e topia=luogo) per definizione stessa, non è presente in alcun luogo.
Ma, è bene per ora, come nel mito di Arianna, riprendere il filo dell’intero discorso. E dunque, occorre fare uno sforzo d’“immaginazione” per vedere il primo umano solo con “se stesso” e a con(cum)-tatto con la “natura” circo(circum)-stante (p.p.): la Lucy delle origini, come - ma solo per fare uno dei tanti esempi possibili - immaginata più di recente (2014) dal regista francese Luc Besson nel film dall’omonimo titolo. Il suo, è stato un originario processo di apprendimento, che è servito a conoscere se è la natura, mediante la distinzione dello spazio nella quale, dal caos, e-mergeva una rappresentazione distintiva delle cose. Un procedimento che - potremmo dire istintivamente, una parola caduta ormai quasi in disuso - ha immediatamente caratterizzato la cosa-Lucy (i Greci avrebbero usato il termine ente, e quindi anch’io dico piuttosto l’ente-Lucy, ovvero ciò che è Lucy): “predatore” e “preda” al tempo stesso. Una natura della cosa, ambivalente, che infatti non può non tenere conto della distinzione, che Parmenide avrebbe poi detta “necessaria”.
Siamo già all’era del mythos, che travalica ogni disegno rupestre della più remota antichità, e prende forma nei racconti di ogni Odisseo o narratore remoto, a ogni latitudine e longitudine. A tale proposito, non occorre altro che porsi sulla scia di maestri quali il Giorgio de Santillana e il Roberto Calasso, tanto per dire dei miei maggiori.
E tuttavia, ritornando alla Lucy, che stiamo imparando a conoscere, ella pensò bene di diventare “predatore” immaginando al tempo stesso di non-essere più “preda”. In fondo, era e sembrava nelle sue possibilità (capiremo mai, noi umani, il significato più profondo e addirittura “fondamentale”, i Latini direbbero ab imis fundamentis hominis, di quella cosa che definiamo possibilità?!). E quindi, andava fatto. Come il frutto del peccato che andava mangiato.
Heidegger, il più grande filosofo del Novecento, in proposito avrebbe argomentato che, in fondo, si trattava dell’applicazione di un “metodo” ovvero intraprendere una “via” o piuttosto fare una scelta che, per il detto dello stesso filosofo, per i Romani (o Latini) rappresentava “un procedimento con l’ausilio del quale l’uomo attua il suo assalto indagatore e inquisitorio nei confronti degli oggetti”.
Qualcosa che, a ogni tempo della distinzione, è comune al Cacciatore celeste dis-velato da Calasso nella sua ultima fatica letteraria.
Del quale è immagine e rappresentazione Artemide-primigenia ma anche Selene, Trivia, Ecate, detta anche Agrotera, Agròtis, Afea,Amarisia, Cynthia, Delia, Eùskoposiochéaira,
Phaceliti,Potnia,Theron, Kourothrophos, Kynegétria (κυνηγέτρια) e anche Kynegòs, Locheia, Opadòs okypòdon elàphon, Orthia, Ortigia, Phoebe, ma anche Afrodite, Hera, Athena, ecc. E prima e dopo ancora - esperienza che è comune a ogni “divinità” che sempre ritorna - a Demetra, talvolta raffigurata avente in una mano lo scettro del comando (che - dopo il Kaos, e all’interno delle mura della città, regno o impero - appartiene alla divinità) e nell’altra un melograno o mela colta dall’albero della conoscenza separato da quello della vita, e quindi non più come viceversa era stato in origine.
Infatti, Artemide, la primigenia, così come e-mersa (dal latino emersus p.p. di emergere, venire a galla) dal Caos, non può dimenticare che: Sul gioco perenne/Di preda e predatore/Veglia per sempre (dall’Inno ad Artemide).
E allora, addio al Cacciatore? Giammai, fintantoché esisterà questo come tutti gli altri elementi (o enti o cose) della distinzione.
[Fine I parte - continua]
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§9