Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-1827-del-26-01-2011
Timestamp: 2020-07-07 15:21:22+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 1827 del 26/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1827 del 26/01/2011
Cassazione civile sez. I, 26/01/2011, (ud. 13/12/2010, dep. 26/01/2011), n.1827
sul ricorso 5266-2010 proposto da:
R.A. (OMISSIS) elettivamente domiciliato in ROMA,
avverso il decreto N. 1942/08 V.G. della CORTE D’APPELLO di NAPOLI
del 25/03/09, depositato il 19/06/2009;
Ritenuto che R.A., con ricorso del 18 febbraio 2010, ha impugnato per cassazione – deducendo numerosi motivi di censura -, nei confronti del Ministro dell’economia e della finanze, il decreto della Corte d’Appello di Napoli depositato in data 19 giugno 2009, con il quale la Corte d’appello, pronunciando sul ricorso del R. – volto ad ottenere l’equa riparazione dei danni non patrimoniali ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, comma 1-, in contraddittorio con il Ministro dell’economia e delle finanze – il quale ha concluso rimettendosi al giudizio della Corte, con compensazione delle spese di lite -, ha respinto la domanda;
che, in particolare, la domanda di equa riparazione del danno non patrimoniale – richiesto nella misura di Euro 13.000,00 per l’irragionevole durata del processo presupposto – proposta con ricorso del 27 marzo 2008, era fondata sui seguenti fatti: a) Il R., asseritamente creditore di differenze retributive e previdenziali, aveva proposto – con ricorso del 14 novembre 2000 – la relativa domanda dinanzi al Tribunale amministrativo regionale della Campania; b) il Tribunale adito non aveva ancora deciso la causa;
che la Corte d’Appello di Napoli, con il suddetto decreto impugnato, ha respinto la domanda, in quanto il ricorrente, avuto riguardo all’oggetto del giudizio presupposto (risarcimento del danno biologico per mancato godimento del riposo nei giorni lavorativi) non aveva fornito la benchè minima prova della sofferenza patita, nè aveva mai depositato istanza di prelievo, risultando così priva di prova la sussistenza dei presupposti del diritto all’equa riparazione.
che tale orientamento giurisprudenziale ha ottenuto sostanziale avallo dalla Corte EDU (decisione 2 giugno 2009, Daddì contro Italia) la quale, con due recentissime decisioni (del 16 marzo 2 010, Volta et autres contro Italia; 6 aprile 2010, Falco et autres contro Italia), ha ritenuto che potessero essere liquidate, a titolo di indennizzo per il danno non patrimoniale da eccessiva durata del processo, in relazione ai singoli casi ed alle loro peculiarità, somme complessive d’importo notevolmente inferiore a quella di mille euro annue normalmente liquidate, con valutazione di detto danno che consentono al giudice italiano di procedere, in relazione alle particolarità della fattispecie, a liquidazioni dell’indennizzo più riduttive rispetto a quelle precedentemente ritenute congrue (cfr., ex plurimis, la sentenza n. 14753 del 2010 cit.);
che inoltre, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, in caso di violazione del termine di durata ragionevole del processo, il diritto all’equa riparazione di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2 spetta a tutte le parti del processo, indipendentemente dal fatto che esse siano risultate vittoriose o soccombenti, costituendo l’ansia e la sofferenza per l’eccessiva durata del processo i riflessi psicologici del perdurare dell’incertezza in ordine alle posizioni in esso coinvolte, ciò ad eccezione dei casi in cui il soccombente abbia promosso una lite temeraria, o abbia artatamente resistito in giudizio al solo fine di perseguire proprio il perfezionamento della fattispecie di cui al richiamato art. 2, e dunque in difetto di una condizione soggettiva di incertezza, nei quali casi l’esistenza di queste situazioni, costituenti abuso del processo, deve essere provata puntualmente dall’Amministrazione, non essendo sufficiente, a tal fine, la deduzione che la domanda della parte – come nella specie – sia stata dichiarata manifestamente infondata (cfr., ex plurimis e tra le ultime, le sentenze nn. 9938 del 2010, 25595 del 2008, 21088 del 2005);
che, nella specie, i Giudici a quibus hanno sostanzialmente – ed erroneamente – fondato la ratio decidendi sul probabile esito del giudizio presupposto, senza accertare la sussistenza dei presupposti della fattispecie di abuso del processo sulla base delle prove eventualmente dedotte dal Ministro resistente;
che, nella specie, il diritto all’equa riparazione per il danno non patrimoniale di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2, va equitativamente determinato in Euro 3.600,00 per i quattro anni e quattro mesi circa di irragionevole ritardo, oltre gli interessi a decorrere dalla proposizione della domanda di equa riparazione e fino al saldo;
che, conseguentemente, le spese processuali del giudizio a quo debbono essere liquidate – sulla base delle tabelle A, paragrafo 4^, e B, paragrafo 1^, allegate al D.M. Giustizia 8 aprile 2004, n. 127, relative ai procedimenti contenziosi, previa compensazione per la metà, in ragione dell’accoglimento solo parziale del ricorso -, per l’intero, in complessivi Euro 1.150,00, di cui Euro 50,00 per esborsi, Euro 380,00 per diritti ed Euro 720,00 per onorari, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge, da distrarsi in favore dell’avv. Alfonso Luigi Marra, dichiaratosene antistatario;
Accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato e, decidendo la causa nel merito, condanna il Ministro dell’economia e delle finanze al pagamento al ricorrente della somma di Euro 3.600,00, oltre gli interessi dalla domanda, condannandolo altresì al rimborso, in favore della parte ricorrente, delle spese del giudizio, che determina, per il giudizio di merito, nella metà dell’intero, intero liquidato in complessivi Euro 1.150,00, di cui Euro 50,00 per esborsi, Euro 380,00 per diritti ed Euro 720,00 per onorari, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge, da distrarsi in favore dell’avv. Alfonso Luigi Marra, dichiaratosene antistatario, e, per il giudizio di legittimità, nella metà dell’intero, intero liquidato in complessivi Euro 700,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge, da distrarsi in favore dello stesso avv. Marra, dichiaratosene antistatario.

References: Sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 art. 2
 art. 2
 art. 2