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Timestamp: 2020-08-05 23:02:24+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25039 del 07/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25039 del 07/12/2016
Cassazione civile sez. un., 07/12/2016, (ud. 05/07/2016, dep. 07/12/2016), n.25039
sul ricorso 27280-2014 proposto da:
C.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FILIPPO
NICOLAI 16/A, presso lo studio dell’avvocato PIERO CONTI,
rappresentato e difeso dagli avvocati FRANCESCO VOLPE e GIANFRANCO
CARADONNA, per delega in calce al ricorso;
COMUNE DI TRIGGIANO, in persona del Sindaco pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VIGLIENA 10, presso lo studio
dell’avvocato CRISTIAN BONI, rappresentato e difeso dagli avvocati
ANTONIO GALANTINO e VITO MORMANDO, per delega in calce al
avverso la sentenza n. 795/2014 della CORTE D’APPELLO di BARI,
udito l’Avvocato Piero CONTI per delega dell’avvocato Gianfranco
Caradonna;
Nell’ottobre 2010 il sig. C.G., comproprietario insieme al fratello A. di un terreno rientrante nel piano di lottizzazione per interventi di edilizia residenziale pubblica approvato dal Comune di (OMISSIS) con Delib. consiliare 18 novembre 1997, n. 67 si rivolse alla Corte d’appello di Bari esponendo:
– che in forza di detto piano era stato imposto su tutti i terreni in esso rientranti un vincolo sostanzialmente espropriativo del 40,28 % (successivamente elevato al 41,19 %) della complessiva volumetria edificabile, quota che veniva destinata alla realizzazione di interventi di edilizia residenziale pubblica su alcuni dei lotti compresi nel piano, poi assegnati a cooperative edilizie previa acquisizione dai rispettivi proprietari mediante accordi di cessione bonaria con il Comune, il quale aveva infine rilasciato le relative concessioni edilizie;
– che, non rientrando il suo terreno tra i lotti appena detti, nell’anno 2000 egli era ricorso al TAR della Puglia chiedendo l’annullamento delle concessioni e degli altri atti amministrativi adottati dal Comune, nonchè il risarcimento del danno;
– che il TAR, con sentenza poi confermata dal Consiglio di Stato, aveva rigettato la domanda escludendo l’illegittimità delle concessioni, ma affermando che egli aveva diritto al risarcimento del danno per la sostanziale espropriazione della volumetria riferibile al suo terreno.
Tanto premesso, pretendeva dal Comune di Triggiano il pagamento dell’indennità di esproprio (della volumetria) e dell’indennità spettante per il vincolo sostanzialmente espropriativo a far data dall’approvazione del piano.
Notificò la citazione anche a suo fratello A., il quale si costituì chiedendo a sua volta il pagamento delle indennità per la parte afferente alla sua quota di proprietà del terreno.
La Corte d’appello ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario in favore del giudice amministrativo, ai sensi dell’art. 133 c.p.a., comma 1, lett. g), nonchè dell’abrogato art. 53 del D.P.R. 8 giugno 2001, n. 321, sul rilievo del carattere risarcitorio, e non indennitario, della pretesa attorea, presupponendo l’indennità di espropriazione vera e propria l’avvio di un procedimento espropriativo nella specie mai iniziato nei confronti dei C.. Ha aggiunto che l’attore non aveva impugnato la statuizione di sussistenza della giurisdizione dell’a.g.a., per dette ragioni, contenuta nella sentenza del Consiglio di Stato sopra richiamata, che dunque era divenuta irrevocabile.
Il solo C.A. ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi, illustrati anche con memoria. Il Comune di Triggiano si è difeso con controricorso.
1. – Con i primi due motivi di ricorso si sostiene che la natura indennitaria, e non risarcitoria, dell’obbligazione del Comune deriva dal fatto che era stata stipulata, nel 2005, la convenzione di lottizzazione, la quale dava atto espressamente dell’utilizzazione della volumetria facendo riferimento al rilascio delle concessioni edilizie. Dunque il diritto nasceva dalla convenzione ed era diritto all’indennità, del resto riconosciuto anche in precedenti atti dal Comune (che aveva ammesso di essersi sbagliato nel determinare il corrispettivo delle cessioni volontarie, da cui si sarebbe dovuto sottrarre la quota spettante ai proprietari espropriati della volumetria).
2. – Con il terzo motivo, denunciando violazione dell’art. 2909 c.c., si censura la statuizione di irrevocabilità dell’accertamento della giurisdizione dell’a.g.a. contenuto nella decisione del Consiglio di Stato, sopra richiamata, sia perchè questa riguardava una fattispecie anteriore alla stipula della convenzione di lottizzazione, sia perchè non riguardava l’attuale ricorrente, che non era stato parte in quel giudizio, bensì suo fratello G..
3. – Premesso l’accoglimento di quest’ultima censura per l’assorbente rilievo che la decisione del Consiglio di Stato, emessa il 29 maggio 2009, non riguarda l’attuale ricorrente, ma soltanto suo fratello G., va affermato che la presente controversia rientra nella giurisdizione del giudice ordinario.
Trova infatti applicazione l’art. 133 c.p.a., comma 1, lett. g), (qui applicabile ratione temporis in considerazione della data d’inizio del processo di primo grado), che, nell’attribuire alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo “le controversie aventi ad oggetto gli atti, i provvedimenti, gli accordi e i comportamenti, riconducibili, anche mediatamente, all’esercizio di un pubblico potere, delle pubbliche amministrazioni in materia di espropriazione per pubblica utilità”, fa salva “la giurisdizione del giudice ordinario per quelle riguardanti la determinazione e la corresponsione delle indennità in conseguenza dell’adozione di atti di natura espropriativa o ablativa”.
La stessa Corte d’appello ammette, sulla scorta della richiamata decisione del Consiglio di Stato, che nella specie si è perfezionata una fattispecie ablatoria, sia pure atipica, al momento del rilascio delle concessioni edilizie in favore delle cooperative incaricate degli interventi di edilizia residenziale pubblica, che ha realizzato l’effetto di privare i proprietari degli altri lotti, non materialmente acquisiti, dei rispettivi diritti di edificabilità per le volumetrie comprese nel piano di lottizzazione.
Si è verificata, in altri termini, nell’ambito di una espropriazione formale (per quanto conclusasi non con decreto ma con cessione bonaria) nei confronti di alcuni proprietari, anche una espropriazione “sostanziale” nei confronti di altri. La circostanza che nei confronti di questi ultimi non sia stato emesso un provvedimento di esproprio (o stipulato l’atto di cessione che tiene luogo di esso) non toglie che anche costoro abbiano subito una espropriazione del loro diritto (all’edificazione di una certa volumetria) nell’ambito di una più complessa vicenda ablatoria. Poichè essi non mettono in discussione la legittimità dell’esproprio invocando il conseguente risarcimento del danno, ma pretendono esclusivamente un indennizzo da attività lecita dell’amministrazione, non vi è spazio per la giurisdizione del giudice amministrativo.
4. – Il ricorso va in conclusione accolto, dichiarandosi la giurisdizione del giudice ordinario.
Il giudice competente, che va determinato in questa sede ai sensi dell’art. 382 c.p.c., comma 1, si identifica nella stessa Corte d’appello di Bari, non potendo più porsi, ai sensi dell’art. 38 c.p.c., comma 3, alcuna questione di competenza.
A detto giudice è demandata anche la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e dichiara la giurisdizione del giudice ordinario e la competenza della Corte d’appello di Bari, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 53
 sentenza 
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