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Timestamp: 2020-08-12 19:22:34+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9846 del 19/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9846 del 19/04/2017
Cassazione civile, sez. trib., 19/04/2017, (ud. 27/02/2017, dep.19/04/2017), n. 9846
sul ricorso n. 5851/12 proposto da:
I.C.P.O. – Industria Conservazione Prodotti Ortofrutticoli di
M. B. & P. V. s.n.c. in liquidazione; in persona del
liquidatore p.t., elett.te domic. in Roma, alla via Taby n. 19,
presso il sign. Pietro Pernarella, rappres. e difesa dall’avv.
Walter Tammetta, con procura speciale in calce al ricorso;
avverso la sentenza n. 691/40/11 della Commissione tributaria
regionale del Lazio, depositata il 10/11/2011;
udito il difensore della parte ricorrente, avv. Tammetta;
La I.C.P.O. s.n.c. impugnò, innanzi alla CTP di Latina, una cartella di pagamento, relativa ad iva, per l’anno 1993, eccependo l’inesistenza della notificazione e la violazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 60, comma 6.
La CTP accolse il ricorso, dichiarando l’illegittimità della cartella per inesistenza della notificazione.
L’ufficio propose appello; si costituì la suddetta società, resistendo al gravame.
La CTR dichiarò inammissibile l’appello.
Avverso tale sentenza, il Ministero dell’Economia e delle Finanze propose ricorso per cassazione che fu accolto con sentenza emessa nel 2008, che cassò la sentenza impugnata, con rinvio alla CTR del Lazio.
L’ufficio riassunse il giudizio e la CTR accolse l’appello, argomentando che la nullità della notificazione non avrebbe potuto essere pronunciata nei casi in cui – come quello in questione – malgrado l’irritualità della stessa, il destinatario fosse venuto a conoscenza dell’atto notificato.
Avverso quest’ultima sentenza, la suddetta società ha proposto altro ricorso per cassazione, formulando due motivi.
Resiste l’Agenzia delle entrate, con deposito del controricorso, eccependo l’infondatezza dei motivi di ricorso.
Con il primo motivo, la società ha denunziato la nullità della sentenza della CTR, di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per nullità della notificazione della cartella impugnata, con relativa violazione dell’art. 156 c.p.c..
Al riguardo, il contribuente ha lamentato che la notificazione fu eseguita erroneamente presso l’abitazione del liquidatore della stessa società, e non presso la sede sociale, in applicazione dell’art. 145, comma 1, nella versione anteriore alla riforma.
Inoltre, parte ricorrente ha addotto che la proposizione del ricorso non avrebbe potuto sanare il vizio della notificazione della cartella, in quanto: il vizio in esame sarebbe afferente all’inesistenza dell’atto, precludendo dunque l’invocata sanatoria; la norma dell’art. 156 c.p.c., non sarebbe applicabile alla notificazione eseguita nel procedimento amministrativo-tributario.
Con il secondo motivo, è stata denunziata la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 60, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, adducendo che l’iscrizione a ruolo della cartella impugnata sarebbe nulla per l’omesso invito al pagamento bonario, a norma del D.P.R. n. 43 del 1988, art. 67, comma 2.
Anzitutto, emerge l’inammissibilità del primo motivo del ricorso, per difetto di autosufficienza, in quanto parte ricorrente non ha allegato il contenuto della relata della notificazione della cartella impugnata, precludendo di verificare se l’atto fosse stato ricevuto dal liquidatore in proprio, considerato che, in tal caso, la notificazione sarebbe valida per raggiungimento dello scopo, anche applicando il testo dell’art. 145 c.p.c., comma 1, vigente all’epoca.
Il ricorso è altresì infondato, in quanto la motivazione della CTR relativa all’avvenuta sanatoria è corretta, trattandosi di vizio (se configurabile) di nullità e non certo d’inesistenza, in quanto la consegna dell’atto è stata effettuata presso la residenza del liquidatore della società.
Secondo la costante giurisprudenza della Corte, la tempestiva proposizione del ricorso del contribuente avverso la cartella di pagamento produce l’effetto di sanare ex tunc la nullità della relativa notificazione, per raggiungimento dello scopo dell’atto, a norma dell’art. 156 c.p.c., pur non determinando il venire meno della decadenza, eventualmente verificatasi medio tempore, del potere sostanziale di accertamento dell’Amministrazione finanziaria (Cass., n. 17251 del 12/07/2013).
Inoltre, il collegio intende dare continuità all’orientamento per cui la natura sostanziale e non processuale (nè assimilabile a quella processuale) dell’avviso di accertamento tributario – che costituisce un atto amministrativo autoritativo attraverso il quale l’amministrazione enuncia le ragioni della pretesa tributaria – non osta all’applicazione di istituti appartenenti al diritto processuale, soprattutto quando vi sia un espresso richiamo di questi nella disciplina tributaria. Pertanto, l’applicazione, per l’avviso di accertamento, in virtù del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60, delle norme sulle notificazioni nel processo civile comporta, quale logica necessità, l’applicazione del regime delle nullità e delle sanatorie per quelle dettato, con la conseguenza che la proposizione del ricorso del contribuente produce l’effetto di sanare la nullità della notificazione dell’avviso di accertamento per raggiungimento dello scopo dell’atto, a norma dell’art. 156 c.p.c., con la precisazione secondo la quale tale sanatoria può operare soltanto se il conseguimento dello scopo avvenga prima della scadenza del termine di decadenza previsto dalle singole leggi d’imposta per l’esercizio del potere di accertamento (Cass., S.U., n. 19854/04).
Il secondo motivo è parimenti infondato, in quanto la CTR ha correttamente applicato la legge, escludendo che la cartella impugnata fosse da ritenere illegittima per omesso invito al pagamento.
Invero, secondo il consolidato orientamento della Corte, in tema d’Iva, la potestà dell’Amministrazione finanziaria d’iscrivere direttamente nei ruoli l’imposta non versata dal contribuente, così come risultante dalla dichiarazione annuale dei redditi, non trova ostacolo nella mancata emissione e/o notificazione dell’invito al versamento delle somme dovute di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 60, comma 6 (invito cui l’ufficio risulta tenuto per legge al fine di consentire al contribuente il versamento di quanto addebitatogli entro trenta giorni dal ricevimento dell’avviso, con applicazione della soprattassa oggi sanzione amministrativa ex D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471 – pari al sessanta per cento della somma non versata), atteso che l’unica funzione del predetto avviso è quella di consentire al contribuente di attenuare le conseguenze sanzionatorie della realizzata omissione, fermo restando l’obbligo di corresponsione integrale del tributo e degli interessi sul medesimo, medio tempore maturati (Cass., n. 21676 del 23.10.2015).
Nel caso concreto, tale principio è applicabile in quanto, trattandosi di cartella ex art. 36 bis, soltanto liquidatoria, l’invito al pagamento non è previsto.
La Corte rigetta il ricorso, condannando la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio, che liquida nella somma di Euro 7000,00 oltre alla maggiorazione del 15%, quale rimborso forfettario delle spese generali, ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 60
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 60
 art. 67
 art. 60
 art. 60
 art. 36