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Timestamp: 2018-04-24 01:16:24+00:00

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ventunesimodonna: luglio 2015
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Martedì 28 luglio 2015 alle ore 19.00 a Corsico Via Cavour, Fontana dell'Incontro
#NESSUNA SCUSA! FLASH MOB CONTRO LA SENTENZA DELLO STUPRO ALLA FORTEZZA DI FIRENZE
facciamo nostre le parole del comitato "UNITE IN RETE":
-Le motivazioni della sentenza sono inaccettabili.
-Questa sentenza ha leso l'autodeterminazione di tutte le donne.
-Il processo è stato fatto alla ragazza e alla sua vita.
- Vogliamo sapere perché la Procura Generale non ha fatto ricorso facendo scadere i termini.
RIAFFERMIAMO LA NOSTRA VOLONTA':
NON VOGLIAMO ESSERE GIUDICATE PER COME CI VESTIAMO, IL NOSTRO ORIENTAMENTO SESSUALE, I NOSTRI COMPORTAMENTI!
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Piccolo glossario della domenica per capirsi nelle discussioni sulla questione gender di Michela Murgia
Piccolo glossario della domenica per capirsi nelle discussioni sulla questione gender (ovvero di cosa parliamo quando parliamo di sesso, genere, identità sessuale, identità di genere e orientamento sessuale, termini tra loro NON intercambiabili).
***Sesso biologico***: è la constatazione che sono nata con corpo femminile.
***Genere***: è l'insieme di ruoli e comportamenti che la società si aspetta da me in base al sesso biologico femminile e che mi sono stati insegnati sin da bambina cercando di spacciarmeli come innati e immutabili. In realtà, essendo frutto di costruzione culturale, cambiano nel tempo (per fortuna).
****Identità sessuale****: mi sento una donna nella mia dimensione soggettiva.
****Identità di genere****: mi sento una donna anche nella mia dimensione sociale, cioè in generale non fatico a comportarmi come la società si aspetta che si comporti una donna, salvo quando riconosco le aspettative come oppressive: contro quelle combatto perchè non ricadano sulle donne che verranno, come le donne dei decenni scorsi hanno fatto per me.
****Orientamento sessuale****: tendenzialmente mi attraggono gli uomini.
Potrei essere nata in un corpo femminile e sentirmi maschio.
Potrei essere nata in un corpo femminile e sentirmi attratta dalle donne.
Potrei essere nata in un corpo femminile, sentirmi maschio ed essere attratta dai maschi.
Potrei essere nata in un corpo femminile, sentirmi donna, essere attratta da entrambi e non trovare affatto normale comportarmi come la società si aspetta che si comporti una donna.
Nessuna di queste combinazioni e le sue risultanze di relazione dovrebbe causare a me o a chi le esprime una discriminazione sociale.
Questo alcuni lo chiamano "ideologia gender".
Io lo chiamo rispetto.
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Fortezza da Basso, il silenzio degli assolti di Monica Lanfranco
Il silenzio, il loro silenzio.
Quello dei giovani uomini, (oggi con sette anni in più sulle spalle) prima condannati per stupro di gruppo e oggi assolti, con le motivazioni note.
La vicenda di Firenze è cronaca, così come la coraggiosa e dolente lettera della giovane donna violata, che ha raccontato cosa vuol dire essere incrinata, nel corpo e nella mente e doverci fare i conti per tutta la vita, ogni giorno.
Scrivere quella lettera, in epoca di social media, vuol dire affrontare ciò che arriverà dal mondo: forse anche solidarietà, ma di certo un urto impressionante di odio e disprezzo. Oltre alla violenza in sé, dopo le indagini e il tribunale, c’è quella dello sciame digitale, senza volto, in maggioranza anonimo e con il suo potente carico di aggressiva e arrogante cattiveria.
Nel frastuono che si accavalla intorno a questa storia c’è il vuoto assordante e l’assenza di voce dei sei uomini, dei quali uno era amico della vittima all’epoca dei fatti. Questo silenzio maschile cosa racconta? Possibile che l’unica traccia dell’esistenza di questi uomini sia quella dei loro corpi predatori?
Quale cultura familiare, scolastica, sociale e individuale ha fatto sì che sei giovani abbiano costruito se stessi, la loro sessualità e la visione del corpo dell’altra in modo da diventare un branco, al punto che nessuno, resosi conto di quello che stava per accadere, si sia fermato? Che compagni, magari un giorno padri, saranno? Cosa racconteranno di quella sera, cosa si stanno raccontando?
Un pezzo di risposta è qui, nel docufilm (diventato poi libro) Processo per stupro. Siamo nel 1978: Fiorella, di 18 anni, denunciò per violenza carnale quattro uomini di quarant’anni circa, fra cui Rocco Vallone, un suo conoscente. La ragazza, invitata da Vallone in una villa di Nettuno con il pretesto di un lavoro, viene sequestrata e violentata per un pomeriggio intero da Vallone stesso e da altri tre uomini. Gli imputati ammisero spontaneamente i fatti al momento dell’arresto, ma interrogati successivamente negarono tutto e, in istruttoria, dichiarano che il rapporto era avvenuto dopo aver concordato con la ragazza un compenso di 200.000 lire. Il tribunale condannò Rocco Vallone, Cesare Novelli e Claudio Vagnoni ad un anno e otto mesi di reclusione, mentre Roberto Palumbo fu condannato a due anni e quattro mesi. Tutti e quattro gli imputati beneficiarono della libertà condizionale e furono subito rilasciati. Il risarcimento dei danni venne calcolato in due milioni di lire.
Il processo fu ripreso dalla RAI il 26 aprile 1979. Quella sera le televisioni italiane trasmisero lo spettacolo di una mentalità intrisa di maschilismo, capace di trasformare la vittima in istigatrice e quindi imputata.
In una intervista del 2007 l’avvocata Tina Lagostena Bassi, difensora di parte civile, dichiarò:“Ricordo che la gente era sconvolta, perché nessuno immaginava realmente quello che avveniva in un’aula giudiziaria, dove la giustizia era altrettanto violenta degli stupratori nei confronti delle donne”.
L’avvocata della vittima di Firenze ha rilasciato questa intervista che in parte riecheggia il clima processuale del 1978, e le parole di Lagostena Bassi.
A leggere la sentenza di assoluzione dei fatti di Firenze sembra che il tempo, dal 1978, si sia fermato e che i corpi degli uomini siano impermeabili ai cambiamenti del mondo, quando c’è in gioco il potere esercitato attraverso la sessualità: la prova, se ce ne fosse ancora bisogno, che il problema della violenza sulle donne è un problema, (urgente), maschile.
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Pubblicato da ventunesimodonna a 11:39:00 Nessun commento:
Diretta a Giudici di Firenze Vergognatevi della vostra sentenza! Anna Maria Arlotta
Giudici che avete assolto i sei stupratori di Firenze, i firmatari di questa petizione vi chiedono di vergognarvi profondamente della vostra sentenza. Ad essere processata è stata la ragazza e non i colpevoli di un atto ignobile!
Le vostre motivazioni denotano un’assoluta mancanza di logica.
Dunque, si tratta di una "vicenda incresciosa" e "non encomiabile per nessuno" E perché mai, se con l’assoluzione avete stabilito che c’è stato il consenso della ragazza? Cos’ha di increscioso e non encomiabile un rapporto tra adulti frutto di un accordo?
Ah, ma attenzione! Ritenete che i ragazzi possano aver "mal interpretato" la disponibilità della ragazza. Cioè, lei ha detto no e loro hanno capito sì?
La ragazza “era presente a se stessa anche se probabilmente ubriaca”. Questa è l'affermazione più assurda, perché le due cose sono antitetiche. “Il rapporto non fu ostacolato”. Beh, se era ubriaca non poteva ostacolare proprio niente! E cosa vi fa concludere che “la ragazza con la denuncia voleva rimuovere quello che considerava un suo discutibile momento di debolezza e fragilità”? Ve l’ha detto lei? Siete in possesso di una registrazione con queste sue parole? O è una vostra paternalistica supposizione? Perché mai un soggetto che chiamate disinibito avrebbe dovuto considerare quel momento uno di fragilità?
Non è che avete fatto il processo alla sua personalità e concluso che essendo lei bisessuale allora era depravata? Nei romanzi ottocenteschi le donne erano sante o puttane, e se avevano una sessualità libera erano disprezzate dalla società. Siamo nel 2015, ognuno si gestisce la sessualità come crede, ma il vostro giudizio risente, sembra, del retaggio culturale maschilista.
Come dice la ragazza stessa:
Signori giudici, con questa sentenza avete aggiunto sofferenza a una ragazza che ha tanto sofferto. Come afferma lei in una lettera: “…la mia vita distrutta, maciullata dalla violenza: la violenza che mi è stata arrecata quella notte, la violenza dei mille interrogatori della polizia, la violenza di 19 ore di processo in cui è stata dissezionata la mia vita dal tipo di mutande che porto al perché mi ritengo bisessuale.”
Con la vostra sentenza cercate di mettere un freno al progresso verso la parità tra i generi. Non ci riuscirete! Non illudetevi, il moralismo e il sessismo che la ispirano cederanno il posto alla modernità e al rispetto per la donna anche da noi. E il dibattito scaturito a seguito della vostra decisione si ritorcerà contro di voi, perché favorirà il cambiamento.
Pubblicato da ventunesimodonna a 16:35:00 1 commento:
Il libro con gli stivali illustrazione di Philippe Corentin - www.babalibri.it
Cosa dire del modo col quale la polemica nata intorno ai libri del progetto “Leggere senza gli stereotipi” si è avvitata su se stessa?
Sosteniamo da molto tempo ormai, in compagnia con tutti i professionisti del settore che ci è capitato di incontrare in questi anni, che la letteratura per ragazzi è semplicemente letteratura rivolta a tutti, scritta dagli autori con l’attenzione rivolta alle fasce di età dell’infanzia e dell’adolescenza. Non abbiamo mai sentito nessuno, che avesse un’opinione ponderata sulla letteratura per ragazzi, sostenere che essa non debba addentrarsi in tematiche importanti.
Oggi si contesta ad alcuni libri per l’infanzia di offrire uno spaccato della società attuale. Poco o nulla importa se siano capolavori della letteratura o testi mediocri: ciò che si contesta è la possibilità per i libri di parlare della realtà esistente, attraverso metafore o meno. Di più, si contesta la possibilità di farlo nelle prime fasce di età.
Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha dichiarato di voler sottoporre al vaglio i libri del progetto, per valutare «quali siano, e soprattutto quali non siano, adatti a bambini in età prescolare».
Crediamo che la qualità di una democrazia si misuri nella sua capacità di rispettare la pluralità delle posizioni presenti in una società complessa, progredendo grazie al contributo di tutti i cittadini senza scivolare nella dittatura di una maggioranza relativa; per questo le società civili si dotano di vari organismi: tra questi certamente le università rappresentano uno dei corpi qualificati che, se ascoltati, possono offrire un punto di vista fondato sui contenuti invece che su criteri estranei alla materia.
Uno dei punti in questione è proprio questo: è lecito che un politico si occupi di qualunque argomento, senza consultare quei professionisti che all’interno della società di quegli argomenti si occupano? Non vogliamo pensare che la difficoltà ad affidarsi a un parere qualificato dipenda dal fatto che, già a inizio 2014, il mondo accademico si era espresso in modo chiaro e unanime in favore dei libri, giudicandoli quindi tutti adatti all’età prescolare.
Ci consideriamo professionisti del libro, specializzati in letteratura per l’infanzia; crediamo quindi di dover difendere il cuore della nostra professione prima che noi stessi.
Siamo quindi costretti a chiedere, a questo punto con fermezza, che la valutazione sui libri venga tenuta fuori da un dibattito politico che ne vuole fare terreno di scontro e non occasione di crescita per la società. Chiediamo a gran forza che i membri della medesima comunità tornino (o comincino?) a dialogare, abbandonando slogan e provocazioni. È una questione di civiltà: ne va di noi e del nostro futuro.
Pubblicato da ventunesimodonna a 15:44:00 Nessun commento:
La reverenda di Oxford: "Smettiamo di dire Lui per parlare di Dio" di Claudio Rao
E se l'ordinazione delle donne-sacerdote fosse furiera di un'autentica rivoluzione non solo culturale, ma anche teologica?
Dio potrebbe diventare una donna !
Secondo la tradizione, la divinità cristiana è sempre stata rappresentata come maschile, un vecchio con la barba bianca che presiede ai destini del mondo.
La Bibbia, scritta da uomini, ne parla attribuendogli caratteristiche inequivocabilmente maschili.
E se non fosse proprio così? Già papa Luciani, quella meteora di amabilità pastorale che ha illuminato il mondo col suo sorriso e la sua semplicità evangelica, disse: "Dio è padre, ma ancor di più è madre!". Ovviamente era solo un'immagine.
La reverenda Emma Percy della Chiesa anglicana, invece, sembra voler essere più concreta sull'argomento. Membro del consiglio WATCH, «Women and the Church» (Le donne e la Chiesa), ha fatto del sesso di Dio il suo cavallo di battaglia: «Cessiamo di designare Dio al maschile nei testi e negli inni della Chiesa d'Inghilterra».
Di Oxford, femminista, a 52 anni, la reverenda precisa: «E' dall'inizio degli anni Ottanta che rifletto al femminismo, al cristianesimo e al ruolo della donna nella tradizione anglicana».
E' evidente che il suo auspicio è che si smetta di pensare che Dio sia più ad immagine dell'uomo che non della donna.
«Quando diciamo "Lui" per parlare di Dio, rinforziamo l'idea che sia un uomo. Ora, nella Bibbia ci sono anche delle allusioni alla donna per parlare di Dio. Il genere è una realtà umana, ma Dio è al di sopra di tutto ciò. Se oggi parliamo di Dio al maschile è soltanto perché la tradizione è sempre stata creata da uomini» precisa Emma Percy.
La reverenda è una habituée di questa controversa questione. Già lo scorso anno il WATCH entrava in campagna per favorire la prima nomina di una donna a vescovo. Causa vinta il 15 gennaio scorso con la consacrazione di Libby Lane a Stockport. Tuttavia questa nuova crociata per il genere di Dio pare assai più complessa e difficile.
Certo è che, riflettendoci bene, ad un essere di puro spirito quale si concepisce la divinità, poco si addicono sembianze sia maschili che femminili. Un discorso che a noi laici sembra più simile alle annose discussioni teologiche sul sesso degli angeli. E decisamente meno concreta dell'apertura alle donne per l'ordinazione sacerdotale anche nella Chiesa cattolica, per esempio.
Pubblicato da ventunesimodonna a 08:29:00 Nessun commento:
EIGE: presentato l'indice sull'uguaglianza di genere 2015 L'Istituto Europeo per l'uguaglianza di genere pubblica i dati relativi al monitoraggio nel periodo 2005-2012.
Pubblichiamo dal sito "Rete Pari Opportunità"
L'indice sull'uguaglianza di genere 2015, presentato il 25 giugno a Bruxelles dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), rileva che l'Unione europea ha percorso solo la metà del cammino iniziato nel 2005 verso una società rispettosa dell'uguaglianza di genere.
L'indice fornisce un punteggio sull'attività svolta dagli Stati membri in questo ambito e sui progressi compiuti verso l'eliminazione delle discriminazioni basate sul genere. Il punteggio è compreso tra 1 e 100, dove 100 rappresenta lo scenario migliore. A distanza di due anni dalla sua introduzione nel 2013, l'EIGE ha creato una serie temporale dell'indice relativa al 2005, al 2010 e al 2012: il punteggio complessivo dell'indice per l'UE è salito marginalmente, da 51,3 su 100 nel 2005 a 52,9 nel 2012 .
I progressi per Stato membro e per settore, tuttavia, non sono uniformi: alcuni Stati hanno fatto registrare miglioramenti, mentre altri sono regrediti.
"Le significative differenze a livello di progressi compiuti tra gli Stati membri riflettono le diverse scelte di priorità e approcci nell'attuazione delle politiche e nel raggiungimento degli obiettivi dell'UE" ha dichiarato Virginija Langbakk, direttrice dell'EIGE.
La commissaria responsabile di giustizia, consumatori e parità di genere, Vera Jourová, ha sottolineato come "i progressi compiuti verso l'uguaglianza di genere negli Stati membri sono concreti, ma rimangono importanti lacune da colmare. Mi sono assunta l'impegno di superare le disparità di genere che ancora rimangono in Europa. L'indicatore della parità di genere sviluppato dall'EIGE è uno strumento utile per misurare i passi avanti fatti dagli Stati membri verso il conseguimento dell'obiettivo dell'uguaglianza di genere".
L'indice sull'uguaglianza di genere si articola su sei domini principali (lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere e salute) e due domini satellite (violenza contro le donne e disuguaglianze intersezionali). Esso si basa sulle priorità politiche dell'UE e valuta l'impatto delle politiche in materia di uguaglianza di genere nell'Unione europea e da parte degli Stati membri nel tempo.
Nell'indice sull'uguaglianza di genere del 2015, il dominio del potere riflette le maggiori conquiste, con un aumento del valore da 31,4 su 100 nel 2005 a 39,7 nel 2012. Nonostante ciò, gli uomini continuano a essere sovrarappresentati ai vertici dei processi decisionali in tutti gli Stati membri, in ambito sia politico che economico.
Nel dominio del tempo si registra il punteggio più basso (37,6 su 100) dei sei domini principali dell'indice. Ciò riflette la divisione ancora poco equilibrata del lavoro non retribuito tra donne e uomini nella sfera privata, che rimane la principale barriera all'uguaglianza di genere.
L'EIGE, che funge da centro di conoscenza dell'UE sull'uguaglianza tra donne e uomini, ha elaborato questo strumento unico nel suo genere per misurare i progressi compiuti verso il traguardo della parità di genere nell'Unione europea e negli Stati membri. Negli anni scorsi l'indice è diventato sempre più significativo, in particolare dopo che alcuni Stati membri l'hanno adottato come strumento di controllo standard all'interno dei propri sistemi statistici nazionali o regionali (per esempio, Irlanda, Estonia, Lussemburgo e i Paesi Baschi).
Relazione integrale qui Gender Equality Index
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La furia dell'amore ferito e la forza della madre che ha rincorso lo stupratore di Prati di Mauro Leonardi
Nella tragedia della sedicenne violentata a Roma la scorsa notte al quartiere Prati, una luce brilla. Sembra che la madre di una delle amiche abbia visto lo stupratore fuggire e abbia anche tentato di rincorrerlo. Poiché la vittima è così giovane, è lei, la madre, l'altra protagonista di queste storia. Il suo dolore. La sua angoscia. Le sue domande. È dai tempi de "La ciociara" con la splendida Sofia Loren, che il dolore di una madre, in quel film anche lei vittima, ha quel volto e il rumore di quel grido. Cosa fare? Sul momento ogni madre regge. Sviene, forse, ma regge.
Urla, forse, ma regge. Piange, sicuro. Questa mamma, nello stupro di Roma, è riuscita ad arrivare quasi in tempo. Non ha potuto fare molto, non ha salvato l'amica di sua figlia, ma ha visto lo stupratore e lo ha rincorso. Mi ha dato forza e tenerezza, questa mamma che rincorre un uomo, lo stupratore della figlia di un'altra, ma so che se una cosa sanno fare le donne in quei momenti, quelli in cui i figli vengono minacciati, è allearsi. Quando devi proteggere chi ami, ti viene una forza che una donna si mette a rincorrere un uomo più grosso e, in questo caso, più cattivo, ma non fa niente. Lei lo rincorre. Perché l'amore rende le donne forti, l'amore ferito le rende pericolose.
Ma il dopo di quella madre, di tutte le madri, è terribile. Quando si dovrà tornare alla vita normale. Perché ci dovrà essere un vita normale per quella sedicenne, per sua madre e la madre dell'amica.
Anche se forse viene voglia di morire piuttosto che di vivere, invece non si muore e la vita continua: ma dobbiamo fare in modo che continui bene. Deve continuare e deve continuare bene. Tua figlia dovrà ricominciare, ricomincerà ad uscire, ad andare a scuola, a vedere le amiche, ad andare al cinema, a vivere, insomma. Non sono madre e non sono donna ma voglio consigliare un articolo, #notguilty, ve lo ricorderete. Una giovane donna aggredita a Londra aveva rotto il muro della vergogna e del silenzio.
Aveva curato non solo le ferite da pronto soccorso ma anche quelle interiori, sociali. Quelle del "non si va in giro conciate così, a quell'ora poi". L'altra sera, nel quartiere Prati di Roma quella sedicenne era a terra distesa a subire, non aveva difese, ma ora in piedi devi dirsi, glielo dobbiamo dire noi insieme alla madre, che non è colpevole di nulla. Non ha niente di cui farsi scusare o da cambiare di sé. Dovrà continuare a prendere l'ultimo autobus e a camminare da sola. "Non ci sottometteremo al pensiero che siamo in pericolo comportandoci così", diceva l'articolo che ho citato.
Ecco la risposta alla paura di ogni donna che vede la figlia uscire di sera. Il sostegno che noi dobbiamo dare a quella ragazza e a sua madre. Ma sarà possibile se le aiuteremo: se non lasceremo sole quelle ragazze e quelle madri. La ragazza di Londra aveva con sé la comunità del suo Campus universitario. Questa sedicenne chi avrà accanto per non essere costretta a vivere con orari da coprifuoco e vestita dell'armatura della vergogna?
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Pubblicato da ventunesimodonna a 12:04:00 2 commenti:

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