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Timestamp: 2020-03-28 10:02:31+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11945 del 12/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11945 del 12/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 12/05/2017, (ud. 07/07/2016, dep.12/05/2017), n. 11945
sul ricorso 26892-2014 proposto da:
A.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANTONIO MUSA
12-A, presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO PERTICA, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato STEFANO CICCARELLI
A.F., in proprio, F.F., quest’ultima
rappresentata e difesa dagli avvocati MUSSANO GIAMPAOLO,
A.F., elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA EUCLIDE 47, presso
lo studio dell’avvocato YOURI HALLEMANS, giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 354/2014 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA del
2/07/2014, depositata il 04/07/2014;
udito l’Avvocato Fabrizio Pertica difensore del ricorrente che ha
udito l’Avvocato A.F. difensore di sè stesso e della
controricorrente che ha chiesto il rigetto del ricorso.
A.A. propone ricorso per cassazione contro A.F. e F.F., che resistono con controricorso, avverso la sentenza della Corte di appello di L’Aquila del 7.4.2014, corretta per errore materiale il 4.7.2014, che, in accoglimento dell’appello degli attuali controricorrenti, ha respinto la domanda di usucapione in relazione al terreno in (OMISSIS), confermando la sentenza di primo grado rispetto ad altri due terreni, sul presupposto che non vi fosse la prova di un possesso ad usucapionem sulla scorta delle testimonianze escusse.
Parte ricorrente denunzia violazione dell’art. 2697 c.c. e vizio di motivazione sulla valutazione delle prove, riportate.
Per la configurabilità del possesso “ad usucapionem”, è necessaria la sussistenza di un comportamento continuo, e non interrotto, inteso inequivocabilmente ad esercitare sulla cosa, per tutto il tempo all’uopo previsto dalla legge, un potere corrispondente a quello del proprietario o del titolare di uno “ius in re aliena” (“ex plurimis” Cass. 9 agosto 2001 n.1 1000), un potere di fatto, corrispondente al diritto reale posseduto, manifestato con il compimento puntuale di atti di possesso conformi alla qualità e alla destinazione della cosa e tali da rilevare, anche esternamente, una indiscussa e piena signoria sulla cosa stessa contrapposta all’inerzia del titolare del diritto (Cass. 11 maggio 1996 n. 4436, Cass. 13 dicembre 1994 n. 10652).
Nè è denunciabile, in sede di legittimità, l’apprezzamento del giudice di merito in ordine alla validità degli eventi dedotti dalla parte, al fine di accertare se, nella concreta fattispecie, ricorrano o meno gli estremi di un possesso legittimo, idoneo a condurre all’usucapione (Cass. 1 agosto 1980 n. 4903, Cass. 5 ottobre 1978 n. 4454), ove, come nel caso, sia congruamente logica e giuridicamente corretta. La domanda di usucapione è stata correttamente respinta sulla scorta della insindacabile valutazione delle prove nè le odierne censure sono idonee a ribaltare la decisione sol che si pensi che si tenta di sminuire una testimonianza riferita al fondo incolto e cespuglioso, deducendo che non può essere quello oggetto di causa. In definitiva, il ricorso va interamente rigettato, con la conseguente condanna alle spese.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese, liquidate in Euro 2200 di cui 200 per compensi, oltre accessori, dando atto dell’esistenza dei presupposti ex D.P.R. n. 115 del 2002 per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.

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 Cass. 
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