Source: http://paoloparentela.blogspot.it/2017/
Timestamp: 2017-07-28 00:43:23+00:00

Document:
2017 ~ Paolo Parentela
Trivelle: sollecito il governatore Oliverio a impugnare disciplinare Mise!
Antonella Rizzo, Calabria, Energia, M5S, Mario Oliverio, No Triv, Paolo Parentela, Piano delle aree, Proposta di Legge, Trivellazioni, Trivelle
Avevamo ragione nel chiedere l’impugnazione dell’articolo 38 dello ‘Sblocca Italia’ che consentiva la ricerca, la trivellazione e lo stoccaggio indiscriminati di idrocarburi sul territorio. La Corte Costituzionale ristabilisce che la materia è concorrente tra Stato e Regione, dunque sulla ricerca di idrocarburi lo Stato non può prendere decisioni per una Regione senza consultarla. Sono dunque illegittime le disposizioni contenute nel comma 7 e nel comma 10 dell’art.38 del decreto.
La stessa sentenza contiene elementi che potrebbero servire alle Regioni a disinnescare il recente e contestatissimo disciplinare-tipo del Ministero dello Sviluppo economico, che regolamenta il rilascio dei titoli per la ricerca e coltivazione degli idrocarburi. Già impugnato da Veneto e Abruzzo, il provvedimento può essere avversato davanti al presidente della Repubblica entro il primo agosto, contestando l'indebolimento del potere delle Regioni in materia di rilascio di titoli autorizzativi, l'ampia possibilità per le compagnie di modificare il programma dei lavori concessi, nonché la possibilità di costruire nuove piattaforme nel mare continentale.
Adesso il governatore calabrese Oliverio e il suo assessore Rizzo, che più volte ho invitato invano a sostenere la mia proposta di legge sul piano delle aree, potranno dimostrare se stanno dalla parte delle multinazionali oppure della salvaguardia del nostro ambiente.
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Una soluzione a norma di legge per impedire la costruzione di centrali a biomasse
Ambiente, Aria, Calabria, Centrale a Biomasse, Energia, Meetup di Lamezia Terme, Salute
La soluzione a norma di legge per impedire la costruzione di centrali termoelettriche (biomasse incluse) esiste ed è stata praticata in altre città. La offriamo al Sindaci coraggiosi su un piatto d'argento.
Le Centrali Termoelettriche (anche quelle a biomassa!) sono classificate INDUSTRIE INSALUBRI di prima classe (dannose per la salute pubblica) che devono essere localizzate lontano dalle abitazioni (D.M. 05/09/94, elenco di cui all’art. 216 del Testo unico delle leggi sanitarie n.1265/34.). La costruzione di un impianto a biomassa implica necessariamente un peggioramento della qualità dell’aria, in contrasto quindi con la normativa europea sul “Mantenimento o miglioramento della qualità dell’aria” (Decreto Legislativo 155/2010 – 2008/50/CE). Il Sindaco per legge ha il dovere di disporre un Regolamento di Igiene del Comune, (art. 216 e 217 del R.D. 27 luglio 1934 n.1265) e per legge ha la possibilità e la responsabilità di rivedere e aggiornare il Regolamento di Igiene e Sanità pubblica per disciplinare la distanza delle industrie Insalubri dalle abitazioni e dai centri abitati e può inibirne la costruzione nell'ambito del suo comune richiamando, per esempio, il principio di precauzione, presente nel nostro ordinamento e in quello comunitario. In caso sia necessaria una conferenza dei servizi e vada acquisito il nulla osta di altre autoritá, il parere negativo del Sindaco prevale su tutti. Ad affermarlo sono una serie di sentenze amministrative la più famosa delle quali è Tar Lazio sezione Latina sentenza n.819 del 2009. In presenza di studi scientifici che dimostrano l’esistenza di gravi rischi per la salute derivanti dalle emissioni dell’impianto e dal rischio di inquinamento microbiologico, nonché dall’analisi del possibile “effetto cumulativo”, il Sindaco è chiamato ad adottare in via precauzionale ogni possibile iniziativa di tutela, in ossequio all’omonimo principio di derivazione comunitaria, recepito espressamente nel nostro ordinamento al vertice nella gerarchia delle fonti, quale parametro di costituzionalità (“il principio di precauzione in tema di tutela della salute umana e dell’ambiente assurge addirittura a parametro di costituzionalità delle disposizioni di legge ordinaria mercé l’inclusione dello stesso nell’ambito dell’art. 191 del Trattato Ce e in considerazione della previsione di cui al primo comma dell’art. 117 della Costituzione”; v. così, ex multis, Consiglio di Stato, 12 gennaio 2011 n. 98). Con riferimento in particolare alla tutela della salute, la giurisprudenza amministrativa ha riconosciuto – in ossequio al principio di precauzione – l’esistenza di un vero e proprio “obbligo alle Autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire taluni rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l’ambiente e, se si pone come complementare al principio di prevenzione, si caratterizza anche per una tutela anticipata rispetto alla fase dell’applicazione delle migliori tecniche previste, una tutela dunque che non impone un monitoraggio dell’attività a farsi al fine di prevenire i danni, ma esige di verificare preventivamente che l’attività non danneggia l’uomo o l’ambiente. Tale principio trova attuazione facendo prevalere le esigenze connesse alla protezione di tali valori sugli interessi economici (T.A.R. Lombardia, Brescia, n. 304 del 2005 nonché, da ultimo, TRGA Trentino-Alto Adige, TN, 8 luglio 2010 n.171) e riceve applicazione in tutti quei settori ad elevato livello di protezione, ciò indipendentemente dall’accertamento di un effettivo nesso causale tra il fatto dannoso o potenzialmente tale e gli effetti pregiudizievoli che ne derivano (Corte di Giustizia CE, 26.11.2002 T132; sentenza 14 luglio 1998, causa C- 248/95; sentenza 3 dicembre 1998, causa C-67/97, Bluhme; Cons. Stato, VI, 5.12.2002,n.6657; T.A.R. Lombardia, Brescia, 11.4.2005, n.304.); v. così’ Tar Campania, Napoli, Sez. V – 14 luglio 2011, n. 3825. La presa di posizione da parte del Sindaco nei predetti termini può essere peraltro assunta non solo in caso di vicinanza di abitazioni, scuole, asili al sito del proposto impianto, ma anche nel caso in cui l’impianto sia in aperta campagna e il digestato però venga sparso fino alle porte del paese. Ecco la soluzione.
Ma i sindaci calabresi lo adotteranno veramente? O prevarranno altri interessi sulla salute della gente? Saremo ben felici se seguiránno la strada che abbiamo indicato.
NB. Con la sentenza nr. 03565/2017 pubblicata ieri, il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi proposti dalla "Vitale Sud" contro le due sentenze del Tar Calabria che avevano confermato la legittimità del diniego all’autorizzazione per la realizzazione di altrettanti impianti a biomasse a Lamezia Terme (CZ) precisamente nella zona di via del Progresso.
Fonte: Lamezia 5 Stelle
Ambiente, Biodiversità, Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Emergenza, Incendi, Incendi boschivi, Legge Madia, Paolo Parentela, Proposte di legge, Protezione Civile, Sicurezza, Suolo, Vigili del Fuoco
Il Sud brucia. Fiamme che hanno provocato anche due vittime: due agricoltori in Calabria. Il Parco nazionale del Vesuvio sta bruciando da giorni insieme a tanti altri parchi nazionali come il Pollino la Sila e l'Aspromonte. Migliaia di ettari sono andati in fumo insieme ad un patrimonio inestimabile come la biodiversità, piante - anche secolari - e animali sono stati bruciati vivi e, pare, cosparsi di benzina e usati come diffusori di fuoco. Parallelamente sono scoppiati incendi, tutti di probabile origine dolosa, a Napoli e provincia e nel casertano. In Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Sardegna e Lazio si registrano centinaia di incendi ormai. Centinaia di persone, tra cui turisti, sono stati evacuati. E c’è un dramma nel dramma: una volta bruciato, il territorio è ancora più fragile. Senza gli alberi, le loro radici, il sottobosco, il terreno è nudo. Quando arriverà la stagione delle piogge, il rischio di dissesto idrogeologico sarà molto elevato. Dalla metà di giugno al 12 luglio, secondo Legambiente, sono andati in fumo 26000 ettari di boschi, la stessa superficie che è bruciata in tutto il 2016. Di questi, 5000 ettari sono bruciati solo in Sicilia. Dall'inizio dell'anno, inoltre, si è stabilito un altro record: la flotta dello Stato è intervenuta 769 volte, il picco massimo degli ultimi 10 anni. Le criticità principali sono tante: 1) mancanza di personale e di mezzi adeguati, soprattutto aerei, per fare fronte all’emergenza, in particolare quando le fiamme sono così alte che l’intervento a terra non è più sufficiente e serve un intervento dal cielo (come nel caso del Vesuvio); 2) questo disastro è dovuto in particolare alla distruzione - qualcuno lo chiama “riassorbimento” - del Corpo Forestale dello Stato voluto dal ministro Madia nella Riforma del 2015 di Renzi. Il Corpo Forestale è stato smembrato e accorpato a Vigili del Fuoco e Carabinieri. Abbiamo denunciato e contrastato questa decisione scellerata in ogni modo possibile e con un centinaio di atti parlamentari, ma oggi la situazione è sotto gli occhi di tutti. La Legge Madia del 2015 ha imposto lo smantellamento del Corpo Forestale per un risparmio di 100 milioni di Euro in 3 anni, risparmio che peraltro non sarà nemmeno effettivo, perché solo la spesa per il passaggio e l’accorpamento si mangerà quei 100 milioni. Senza contare che il passaggio di uomini e mezzi non è ancora stato attuato. Il risultato? I vigili del fuoco non possono garantire copertura nei boschi e parchi nazionali. Solo 360 unità su 7000 dell’ex corpo forestale, quasi tutti in età pensionabile, sono state spostate sul comparto dei Vigili del fuoco. Di 32 elicotteri degli ex forestali, 16 sono stati assegnati ai Vigili del Fuoco e 16 ai Carabinieri, ma questi sono esonerati dal servizio antincendio. Tutti gli elicotteri passati ai CC sono diventati NON impiegabili per lo spegnimento, tra questi 12 elicotteri Breda Nardi NH500, fondamentali per lo spegnimento in aree impervie. Dei sedici restanti e che si potrebbero quindi utilizzare, nei giorni scorsi solo quattro erano in volo. Gli altri quattordici sono a terra per vari motivi, tra cui manutenzione e problemi legati a mancate certificazioni tecniche. 3) sempre a causa del disastro della legge Madia, non è sparita solo la Forestale, ma anche la funzione del Dos, il Direttore operativo dello spegnimento, che aveva il compito di coordinare le operazioni anti-incendio: i 360 forestali passati ai vigili del fuoco non possono più svolgere funzioni e attività per questioni burocratiche! 4) dopo lo smembramento del Corpo Forestale dello Stato non sono stati emanati i decreti attuativi indispensabili e questo ha creato caos nel caos. Oggi, sul territorio, non si sa chi deve fare cosa. I Comuni, secondo la legge sull’antincendio boschivo, dovrebbero gestire un catasto delle aree percorse dal fuoco, che è la condizione essenziale per applicare la legge stessa, che impedisce per dieci anni di costruire sulle aree bruciate. La legge c’è, ma i Comuni devono censire le aree bruciate, altrimenti il divieto viene aggirato; 5) proprio le Regioni più devastate dalle fiamme – Campania, Calabria e Sicilia – non hanno approntato i piani antincendio entro i tempi previsti. Sicilia e Calabria si sono svegliate a giugno, la Campania guidata da De Luca non ha nemmeno approvato ancora il piano Anti Incendi Boschivi, né ha stipulato una Convenzione con i Vigili del Fuoco. Di fronte a questo dramma, che si ripete ogni anno e che quindi era ed è ampiamente prevedibile, il Movimento 5 Stelle chiede: che sia decretato immediatamente lo Stato di emergenza; che l’Europa intervenga, fornendoci i mezzi adeguati, in particolare i Canadair. Per ora, ha risposto all’appello la Francia, che ha inviato due Canadair e un mezzo di ricognizione; che venga istituita una vera e propria Polizia Nazionale Ambientale di tipo civile. Questa proposta servirebbe anche a semplificare la burocrazia tra ministeri in quanto la polizia ambientale sarebbe sotto il potere del ministero degli interni (non più ministero della difesa) che già coordina i vigili del fuoco;
che venga applicata pienamente la legge sugli incendi boschivi! Ad esempio bisogna istituire immediatamente il catasto con le aree percorse da fuoco, in modo che non siano più edificabile e interessanti per eventuali interessi criminali e poi chiediamo che siano sanzionati penalmente i Comuni che non istituiscono subito questo catasto, come proposto nella nostra proposta di legge.
Le regioni in base alla legge dovrebbero dotarsi di un piano anti incendi e aggiornarlo annualmente in cui si prevedono i seguenti obiettivi:
a) le cause determinanti ed i fattori predisponenti l’incendio;
b) le aree percorse dal fuoco nell’anno precedente, rappresentate con apposita cartografia;
c) le aree a rischio di incendio boschivo rappresentate con apposita cartografia tematica aggiornata, con l’indicazione delle tipologie di vegetazione prevalenti;
d) i periodi a rischio di incendio boschivo, con l’indicazione dei dati anemologici e dell’esposizione ai venti;
e) gli indici di pericolosità fissati su base quantitativa e sinottica;
f) le azioni determinanti anche solo potenzialmente l’innesco di incendio nelle aree e nei periodi a rischio di incendio boschivo di cui alle lettere c) e d);
g) gli interventi per la previsione e la prevenzione degli incendi boschivi anche attraverso sistemi di monitoraggio satellitare;
h) la consistenza e la localizzazione dei mezzi, degli strumenti e delle risorse umane nonché le procedure per la lotta attiva contro gli incendi boschivi;
i) la consistenza e la localizzazione delle vie di accesso e dei tracciati spartifuoco nonché di adeguate fonti di approvvigionamento idrico;
l) le operazioni silvicolturali di pulizia e manutenzione del bosco, con facoltà di previsione di interventi sostitutivi del proprietario inadempiente in particolare nelle aree a più elevato rischio;
m) le esigenze formative e la relativa programmazione;
n) le attività informative;
o) la previsione economico-finanziaria delle attività previste nel piano stesso.
I comuni invece, oltre ad adottare con un'ordinanza un piano per la prevenzione incendi, dovrebbero eseguire quanto prevede la legge quadro nazionale: "I comuni provvedono a censire, tramite apposito catasto, i soprassuoli già percorsi dal fuoco nell’ultimo quinquennio, avvalendosi anche dei rilievi effettuati dal Corpo forestale dello Stato. Il catasto è aggiornato annualmente. L’elenco dei predetti soprassuoli deve essere esposto per trenta giorni all’albo pretorio comunale, per eventuali osservazioni. Decorso tale termine, i comuni valutano le osservazioni presentate ed approvano, entro i successivi sessanta giorni, gli elenchi definitivi e le relative perimetrazioni..."
E per quanto riguarda i piromani? Beh, chiamiamo le cose con il loro nome. Sono terroristi! E quindi le pene per legge vanno aumentate di molto. Io non credo che la terminologia "piromane" si possa ancora usare oggi. Io non credo che i responsabili di questi incendi siano persone affette da piromania. Qui non si tratta di una malattia ma probabilmente di un organizzazione criminale radicata in modo capillare sul territorio che vuole e pretende la gestione padronale dello stesso e dei loro loschi affari. Ma per esserne certi, a provare tutto ciò dovrà essere la magistratura. Nel frattempo oltre alla cementificazione selvaggia, all'inquinamento dei suoli, al dissesto idrogeologico, ai terremoti, alla siccità e ai cambiamenti climatici in atto ci mancava anche l'annosa emergenza incendi che continua a dilagare e a crescere ogni anno, a mettere in dito nella piaga alla "sicurezza" del nostro territorio e della nostra biodiversità. Praticamente l'essenziale per la nostra sopravvivenza. Ma per questo governo, è sempre tutto apposto!
Il Movimento 5 Stelle, una volta al governo del Paese, elaborerà un decreto-legge per affrontare la drammatica piaga degli incendi, che distruggono ogni anno ettari di territorio e causano danni economici, ambientali e sanitari all’intera collettività. Il provvedimento si baserà sulle seguenti azioni ed interventi:
1. Introduzione di sanzioni per le amministrazioni comunali inadempienti rispetto all’obbligo dell’aggiornamento annuale del catasto dei terreni percorsi da incendi previsto dalla legge n. 353 del 2000, in materia di incendi boschivi, poiché, in assenza del catasto aggiornato, nei comuni inadempienti (la stragrande maggioranza) sono di fatto inapplicabili i vincoli sul cambio di destinazione d’uso stabiliti dalla norma. In tal senso il Movimento 5 Stelle ha presentato la proposta di legge n. 1564 a prima firma on. Patrizia Terzoni.
2. Dichiarazione dello «stato di emergenza» a livello nazionale ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e successive modificazioni, per tutti i territori colpiti dagli incendi la cui gravità è determinata da parametri quali l’estensione, la prossimità ad aree protette e abitazioni civili e la presenza di sostanze tossiche.
3. Inasprimento delle pene per i responsabili degli incendi determinati dall’azione dell’uomo, con l’aumento delle pene nel caso in cui dall’incendio derivi un danno grave, esteso o persistente ovvero se derivi pericolo per l’incolumità pubblica o danno alle aree protette.
4. Potenziamento delle risorse del CCTA, Comando Carabinieri Tutela Ambientale, anche attraverso ottimizzazione del coordinamento degli interventi e utilizzo di adeguate tecnologie (ad es. i droni), al fine di individuare eventuali responsabilità umane, con particolare riferimento alle zone nelle quali gli incendi hanno causato la diffusione di sostanze tossiche e nocive, determinando un vero e proprio disastro ambientale.
5. Incremento della flotta aerea antincendi, provvedendo all’immediato acquisto di nuove unità, nonché all’avvio di un monitoraggio costante dell’efficienza dei singoli mezzi, per evitare che in caso di emergenza ve ne siano di inutilizzati.
6. Riapertura dei termini della mobilità previsti dal d.lgs. n. 177 del 2016 per consentire il transito al Corpo dei Vigili del fuoco del personale dell’ex Corpo Forestale dello Stato assorbito in altre amministrazioni.
7. Estensione ai terreni agricoli del vincolo di destinazione previsto dalla legge n. 343 del 2000 ed aumento del periodo di durata del suddetto vincolo, attualmente previsto solo per i terreni boschivi e di pascolo.
8. Previsione dell’immediato ripristino delle colture o della vegetazione distrutta dagli incendi, attraverso l’avvio di procedure pubbliche per l’affidamento delle attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale a tal fine necessari.
9. Monitoraggio costante dell’azione delle regioni e verifica dei piani regionali per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi e, in caso di inadempienza, ricorso immediato ai poteri sostitutivi e contestuale blocco dei trasferimenti statali, non solo quelli destinati alla lotta antincendio, ma anche eventuali ulteriori risorse.
10. Avvio di una campagna di informazione e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul fenomeno degli incendi boschivi e dei roghi tossici dei rifiuti e dei conseguenti danni ambientali e sanitari, eventualmente anche utilizzando a tal fine il servizio pubblico radiotelevisivo.
11. Presentazione contestuale di un disegno di legge d’iniziativa governativa per la creazione di una vera e propria direzione ambientale nell’ambito delle forze di pubblica sicurezza, così come previsto dal disegno di legge n. 1514, recante “Sistema Nazionale di controllo ambientale”, presentato al Senato dalla sen. Paola Nugnes.
Incendi: chiediamo lo stato di emergenza in Calabria
Ambiente, Calabria, Calabria Verde, Corpo Forestale dello Stato, Difesa, Emergenza, Incendi boschivi, Interrogazione, M5S, Paolo Parentela, Sicurezza, Vigili del Fuoco
Oggi abbiamo scritto al governatore Mario Oliverio, ai vertici di Calabria Verde, Vigili del fuoco e Protezione civile regionali, nonché ai prefetti di tutte le province calabresi, per sapere con quali precisi rapporti istituzionali e indicazioni siano effettuati gli interventi antincendio, il coordinamento operativo e le attività di sorveglianza, date le palesi insufficienze dovute al disposto scioglimento del Corpo forestale dello Stato e alla situazione dell'azienda regionale Calabria Verde, frutto di una lunga assenza della politica.
Abbiamo sollecitato la Regione Calabria a «riorganizzare i servizi antincendio relativi alle proprie competenze e a uno specifico raccordo con il Ministero dell'Interno, che peraltro oggi ha un ministro calabrese, il senatore Marco Minniti.
Ai prefetti abbiamo invece chiesto, anche alla luce della poca considerazione istituzionale ricevuta dalla Regione Calabria, di voler agevolare con gli strumenti propri una puntuale ricognizione circa l'utilizzo delle risorse antincendio disponibili, nonché una programmazione interrelata in tema di salvaguardia del patrimonio agroforestale e di sicurezza degli abitati.
Annunciamo la presentazione alla Camera di una serie di atti anche per chiedere al governo, quali misure urgenti intende intraprendere contro gli incendi e lo stato di emergenza pure per la regione Calabria.
Chi combatte contro i piromani e il fuoco ha le armi spuntate in primis ci riferiamo alle migliaia di uomini del Corpo forestale, prezioso know-how e alleati in prima linea per combattere i crimini ambientali finiti allo sbaraglio nei vigili del fuoco o militarizzati nei carabinieri. La situazione è ancora più tragica di quanto si possa pensare: il numero dei dirigenti e di ex agenti del Corpo Forestale dello Stato transitati nei Vigili del Fuoco sarebbe stimato in circa 390 unità a fronte dei 6.754 al netto degli esodi passati ai Carabinieri e che sarebbero prossimi all’età pensionabile. Sono già centinaia i ricorrenti tra i forestali e il numero aumenta giorno dopo giorno.
Abbiamo chiesto al governo di precisare i motivi che hanno causato il ritardo nella procedura di notifica legale del provvedimento che permetteva agli operatori del Corpo Forestale dello Stato di presentare richiesta di transito presso altra amministrazione e se, di conseguenza, non sia da considerare viziato all’origine l’intero procedimento che ha visto coinvolti numerosi operatori del Corpo Forestale; vogliamo conoscere il quadro aggiornato della razionalizzazione delle spese e delle risorse umane impiegate per questa fase di integrazione e fusione tra l’Arma dei Carabinieri e il Corpo Forestale dello Stato. E poi: qual è il destino del numero 1515 per le emergenze?
I cittadini hanno sempre meno armi per denunciare gli illeciti e i roghi. Inoltre vogliamo sapere quale sia l’effettivo utilizzo dei mezzi del Corpo forestale dello Stato, con particolare riferimento agli elicotteri NH500, che rappresentano un'importante risorsa di contrasto agli incendi boschivi. Insomma: quanti ettari di boschi e di patrimonio ambientale devono prendere fuoco prima che il governo decida di agire subito?
PS. L'emergenza incendi non dà tregua nel vibonese dove purtroppo si registra una prima vittima, si tratta di un pensionato che tentava di spegnere un incendio a Favelloni, frazione del comune di Cessaniti (VV).
Ambiente, Cambiamenti climatici, Fauna marina, Giù le mani dal nostro mare, M5S, Mare, Microgranuli, Microplastiche, ONU, Plastica, Rifiuti
Ogni anno nel mondo si producono circa 250 milioni di tonnellate di plastica. Una parte si disperde sulla Terra, ma una grande fetta finisce in mare e lì resta. Per fare qualche esempio, i frammenti di una bottiglia di plastica resteranno nell’ambiente tra i 450 e i mille anni. Quelli di una busta persistono dai 100 ai 300 anni a seconda dello spessore.
Gli scienziati hanno individuato cinque aree degli oceani in cui si concentrano i rifiuti di plastica di tutto il mondo. Le correnti oceaniche trasportano la plastica dalle coste verso le spirali (gyres) in Oceano aperto, dove si trovano chilogrammi e chilogrammi di plastica per chilometro quadrato. Cinque isole costruite di bottiglie, buste e tappi. Ma il Mediterraneo non è da meno. Va considerato che, al contrario degli oceani, è una sorta di grande baia semichiusa circondata da Paesi che fanno un usi intensivo della plastica. Sulle coste del Mare Nostrum vive il 10% della popolazione costiera globale. E il bacino è tra i più affollati di tutto il mondo da navi di ogni tipo, oltre che il luogo di sbocco di fiumi, come il Nilo o il Po, che attraversano zone molto popolate. In più, il Mediterraneo è collegato all’Oceano solo attraverso lo stretto di Gibilterra, con tempi di ristagno dell’acqua anche di centinaia di anni. Il risultato è che finisce quindi per essere una delle zone più grandi di accumulo di plastica a livello globale, proprio come il cosiddetto Great Pacific Garbage Patch nell’Oceano Pacifico.
da PLoS ONE
Il mare Mediterraneo risulta essere tra le sei zone di maggior accumulo di rifiuti galleggianti del Pianeta con evidenti rischi per l’ambiente, la salute e l’economia. Questo è il quadro tratteggiato dall'Unep nel Programma ambientale delle Nazioni Unite, confermato dalla campagna Clean Up the Med coordinata da Legambiente, che comprende anche un monitoraggio scientifico sul beach litter realizzato su 105 spiagge di 8 Paesi mediterranei (Italia, Algeria, Croazia, Francia, Grecia, Spagna, Tunisia, Turchia) monitorate tra il 2014 e il 2017.
Della plastica che finisce negli oceani il 90 per cento è costituita da microplastiche, ossia frammenti di dimensioni inferiori ai 5mm, derivanti sia dalla frammentazione di rifiuti di plastica di dimensioni maggiori, sia dalla presenza di microperle/microgranuli/microfibre negli scarichi a mare.
In particolare, come rilevato dal programma Mediterranean Endangered (2011) per il Mediterraneo, le microplastiche costituiscono il principale responsabile della contaminazione di questo mare semichiuso e già fortemente antropizzato: si sta parlando di un volume stimato tra le 1000 e 3000 tonnellate solo di plastiche galleggianti, senza considerare quelle sommerse. Non essendo biodegradabili a breve termine, microgranuli e microfibre sono inquinanti e pericolosi per la fauna marina, che spesso li assume tramite l'alimentazione. Sono ampiamente documentati dalla bibliografia scientifica gli impatti di queste microplastiche sugli stock ittici, con lesioni interne e problemi di crescita degli organismi che le hanno ingerite. Inoltre è documentato, data la natura idrofobica degli inquinanti organici persistenti (POP persistent organic pollutants, tra i quali sono famosi i PCB o il DDT) presenti nell'ambiente marino, che essi vengano assorbiti dalle microplastiche. Queste a loro volta li veicolano, una volta ingerite, agli organismi marini, causando problemi alla fertilità e al sistema immunitario degli stessi.
Per quanto concerne i microgranuli, Paesi come USA e Australia, ma anche Olanda, nonché diverse aziende multinazionali hanno intrapreso campagne per eliminare queste composizioni dai prodotti, cosmetici e non, comunemente in uso. In data 4 gennaio 2016 il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha firmato una legge che vieta, a partire da metà 2017, la vendita o la distribuzione di prodotti cosmetici contenenti micro-granuli con lo scopo di proteggere i corsi d'acqua della nazione. La legge denominata The Microbead-Free Waters Act recepisce altre leggi statali che già vietavano o eliminavano gradualmente i micro-granuli (tra queste quella della California e dell'Illinois).
Già da parte di diverse aziende multinazionali sono state intraprese campagne per eliminare queste composizioni dai prodotti, cosmetici e non, comunemente in uso.
Per quanto concerne l'Unione europea in materia di microgranuli il riferimento è appunto il Regolamento (CE) 1123/2009 che tuttavia contiene informazioni inadeguate sul profilo di rischio di questi Microperle e microgranuli plastici, infatti, possono essere usati come materie prime o ingredienti dalle industria della cosmesi. Il Regolamento (CE) 1223/2009 sui prodotti cosmetici prevede nella composizione degli stessi anche l'uso di microperle e microgranuli ad uso esfoliante per la cute. Microperle e microgranuli sono, in alcuni casi, prodotti in polietilene (-C2H4-)n. Questo polimero non è biodegradabile. Per quanto riguarda le dimensioni, sono spesso usate in dimensioni che possono variare dai 50 μm ai 5 mm.materiali, non considerando la loro dannosità a livello ambientale.
Le microplastiche sono definite dalla comunità scientifica internazionale come particelle di polimeri sintetici con un diametro inferiore ai 5 mm. Tale definizione include le particelle nanoplastiche (con dimensione delle ordine dei nanometri) che possono derivare dalla nanotecnologia oppure dalla degradazione delle microplastiche dovuta alla permanenza in ambiente.
Resta aperto il fronte delle microfibre, la cui presenza nelle acque marine è anche, essa documentata a livello scientifico. In un campione di acqua marina si possono trovare microfibre di poliestere, nylon, acrilico e altre fibre sintetiche, principalmente della dimensione di 1 mm. La loro principale provenienza è dai tessuti sintetici dei vestiti che abitualmente vengono lavati: un singolo capo di abbigliamento può perdere in un lavaggio fino a 1900 fibre, fibre per le quali non sono previsti filtri nelle lavatrici.
Le microplastiche sono un parametro importante nella direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino 2008/56/CE; uno degli obiettivi di tale direttiva è che gli Stati membri prendano provvedimenti per raggiungere o mantenere un buono stato ecologico dell'ambiente marino entro il 2020. Uno degli undici descrittori qualitativi per la determinazione di un buono stato ecologico, nell'allegato è il punto 10). Le proprietà e le quantità di rifiuti marini non provocano danni all'ambiente costiero e marino: tale definizione, include le microparticelle, in particolare le microplastiche. Tuttavia, gli indicatori per il descrittore qualitativo 10) devono essere ulteriormente sviluppati e usati nelle valutazioni effettuate dagli Stati membri.
LE PROPOSTE DEL MOVIMENTO 5 STELLE
Alla luce di questo gravissimo problema che sta aumentando a livello esponenziale abbiamo rivolto al governo diversi impegni attraverso mozioni e risoluzioni parlamentari in cui abbiamo impegnato l'esecutivo ad assumere iniziative per prevedere, nell'ambito della normativa vigente sull'uso delle plastiche in Italia e per quanto consentito presso le competenti sedi europee, la dismissione della produzione e dell'uso di plastiche biopersistenti e l'incentivo all'uso di plastiche biodegradabili e compostabili secondo lo standard europeo (Uni-En13432).
Inoltre abbiamo chiesto di ridurre progressivamente l'uso di microgranuli e microperle in tutti i contesti dove, a seguito del loro utilizzo, finiscano dispersi nell'ambiente marino, fino a giungere al definitivo divieto nel nostro paese.
Bisogna promuovere, con il coinvolgimento del mondo dell'industria, incluse le imprese tessili e le compagnie di abbigliamento, la ricerca di tessuti sintetici costituiti da fibre biocompatibili e biodegradabili e, ove non fosse possibile, promuovere l'uso di fibre riciclate o che contengano la minima quantità possibile di microfibre non biodegradabili.
Occorre una seria e concreta campagna d'informazione sui danni ambientali e per la salute di suddetti micro-granuli, contestualmente promuovendo l'uso di materiali sostenibili (ad esempio, plastiche biodegradabili anche in forma micrometrica, purché biodegradabili) segnatamente nel settore dell'abbigliamento e della cosmesi, così come in quei settori industriali che tipicamente producono una ingente quantità di questi rifiuti (ad esempio, industria di imballaggio, costruzioni, automotive ed, infine, pesca e cosmesi).
Presso le competenti sedi comunitarie occorrono iniziative finalizzate:
allo sviluppo, nell'ambito della decisione della Commissione del 1o settembre 2010 sui criteri e gli standard metodologici relativi al buono stato ecologico delle acque marine, dell'indicatore 10) relativamente al criterio 10.1.3 – Tendenze nella quantità, nella distribuzione e, se possibile, nella composizione di microparticelle (in particolare microplastiche) – per l'aspetto relativo agli impatti biologici e alla loro tossicità potenziale; all'ammodernamento dell'impianto di filtraggio delle lavabiancheria, anche sollecitando l'inserimento delle microfibre nelle sostanze oggetto della direttiva 2011/65/UE, comunemente conosciuta come RoHS Restriction of Hazardous Substances Directive; alla revisione dell'utilizzo di nanomateriali in ogni prodotto cosmetico, assicurando un livello elevato di protezione dell'ambiente e della salute umana, anche alla luce dell'articolo 16, paragrafo 11, del regolamento (CE) 1223/2009. Un passo in avanti è stato fatto il 25 ottobre 2016 in cui abbiamo approvato all'unanimità un testo unificato alla Camera dei Deputati dal titolo: "Disposizioni concernenti la certificazione ecologica dei prodotti cosmetici."
Questo progetto di legge istituisce un marchio italiano di qualità ecologica dei cosmetici e prescrive che ogni prodotto abbia un ‘dossier ecologico’ in cui sia specificata la composizione e la quantità di sostanze non biodegradabili o che possano avere impatto su acqua e ambiente e tipo di imballaggio.
Sono inoltre indicate le sostanze dannose per la salute o l’ambiente che non possono essere presenti in un prodotto per poter ottenere la certificazione ecologica. Il fine di questo provvedimento è quello di arrivare ad avere dei prodotti cosmetici che siano sia dermocompatibili che ecocompatibili e allo stesso tempo di tutelare la sicurezza dei consumatori, attraverso l’immissione in commercio di prodotti controllati e sicuri per la salute del consumatore. Sono inoltre indicate le sostanze dannose per la salute o l’ambiente che non possono essere presenti in un prodotto per poter ottenere la certificazione ecologica.
Si tratta di una proposta che va in direzione di una maggiore tutela dell’ambiente e della salute e punta a rafforzare una filiera virtuosa, che puntando su ricerca e innovazione, potrebbe diventare uno dei nuovi campi di azione della green economy e della chimica verde.
Il documento finale andrà quindi a coprire una lacuna normativa sentita nel nostro paese. Infatti la sensibilità dell’opinione pubblica verso il biologico e il naturale, anche per quanto riguarda la cosmesi, è in continuo aumento e questo fa avvertire maggiormente il vuoto legislativo. La proposta di legge sulla cosmesi sostenibile adeguerebbe l’Italia ai Paesi più avanzati dell’Unione Europea in questo settore.
testo in esame è frutto di una iniziativa trasversale di diversi gruppi
parlamentari per intervenire in una materia piuttosto delicata relativa alle
sostanze contenute nei prodotti cosmetici di comune utilizzo, al fine di
garantire la tutela della salute e
l'informazione dei consumatori, la qualità dell’ambiente nonché la vigilanza sulla
composizione e sull'etichettatura dei prodotti.
L'articolo 1 chiarisce
l'ambito di applicazione del provvedimento riferendolo ai prodotti cosmetici,
rinviando espressamente al Regolamento (CE) 30 novembre 2009, n. 1223. Il
regolamento stabilisce, inter alia,
il divieto degli esperimenti sugli animali.
L'articolo 2
dispone l'istituzione del marchio
collettivo denominato marchio italiano di qualità ecologica. Si ricorda che il
marchio collettivo è un segno distintivo che svolge principalmente la funzione
di garantire particolari caratteristiche qualitative di prodotti e servizi di
più imprese e serve a contraddistinguerli per la loro specifica provenienza,
natura o qualità. Si dispone, inoltre, che l'uso del marchio italiano di
qualità ecologica viene concesso, su richiesta del produttore, per i prodotti
cosmetici individuati ai sensi dell'articolo 1, che soddisfano i parametri
ecologici di cui all'articolo 3 e che presentano un impatto ambientale
inferiore alla media dei prodotti in commercio.
L'articolo 3 stabilisce
i parametri ecologici per ciascuna tipologia di prodotto cosmetico, nonchè i
connessi criteri di valutazione e calcolo applicabili ai prodotti cosmetici ai
fini dell'attribuzione del marchio di qualità ecologica che dovranno essere
definiti dal Ministero dell’Ambiente, della salute con il supporto tecnico
dell’Ispra e dell’Istituto superiore di sanità.
tale riguardo si evidenzia che nelle commissioni riunite VIII e X sono stati
approvati degli emendamenti del gruppo M5S finalizzati a:
· - introdurre
un termine per l’esercizio da parte del Governo per la definizione specifica
dei limiti, dei metodi di prova, nonché dello strumento di calcolo · - estendere
la definizione dei suddetti parametri all’intero ciclo di vita del prodotto
così da garantire in maniera rafforzata la salute del consumatore nonché la
qualità dell’ambiente · - estendere
il calcolo dell’impatto tossicologico anche sulla qualità delle acque oltre che
sulla flora e fauna acquatica
L’articolo 4
prevede la procedura per la concessione dell'uso del marchio. Infatti si
dispone che il produttore, al momento
della richiesta del marchio di qualità ecologica, deve dichiarare:la
composizione del prodotto, con la denominazione, gli elementi identificativi,
la quantità e la concentrazione di ciascun componente, compresi gli additivi,
la funzione di ciascun componente nel preparato e la scheda informativa o di
sicurezza relativa al prodotto medesimo. Per ciascun componente che non deve
essere testato sugli animali, il produttore fornisce la documentazione
necessaria ai fini della certificazione, la quale può provenire anche dai
fornitori del produttore La richiesta è trasmessa al Comitato, che verifica la
conformità della domanda e dei prodotti rispetto ai criteri indicati nei
regolamento di cui all'articolo 3. L'articolo 5 prevede
che l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e
dell'Istituto superiore di sanità (ISS) diano il proprio supporto tecnico,
logistico e funzionale a favore del Comitato per il marchio comunitario di qualità
ecologica dei prodotti (Comitato per l'Ecolabel e per l'Ecoaudit istituito
presso il Ministero dell'ambiente), di cui al D.M. n. 413/1995, organismo
competente, come detto, all'assegnazione del marchio in esame.
L'articolo 6 chiarisce
che i controlli indicati dalla legge sono finalizzati a promuovere
segnatamente: la riduzione dell'inquinamento idrico, la riduzione al minimo
della produzione di rifiuti, la riduzione o la prevenzione dei potenziali rischi
per l'ambiente connessi all'uso di sostanze pericolose, la prevenzione dei
potenziali rischi per la salute connessi all'uso di sostanze pericolose, nonché
la coerenza dell'etichettatura rispetto ai contenuti del prodotto.
L’art.7 enumera le fonti
di finanziamento del Comitato di cui all’art. 2 e 5 della legge, sostanzialmente
riferendosi agli oneri connessi allle spese di istruttoria, all’utilizzazione
annuale del marchio nonché ogni altra attività di controllo e certificazione richiesta
dal privato.
L’articolo 8 sanziona la contraffazione o l'alterazione
del marchio italiano di qualità ecologica o la sua utilizzazione in violazione
della legge, a tal fine richiamando alcune disposizioni del codice penale
nonché l'art. 127 del Codice della proprietà industriale. Come ha osservato
anche la Commissione Giustizia nel parere che espresso bisogna individuare
espressamente le condotte oggetto di sanzione penale o, in alternativa, siano
specificamente indicate le disposizioni di cui allibro secondo, titolo VII,
capo II, del codice penale.
L'articolo 9 prevede
una sorta di “tagliando”
dell’intervento normativo stabilendo che il Ministero dell'ambiente provvede,
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, alla revisione del
decreto del Ministero dell'ambiente del 2 agosto 1995, n. 413, per adeguare,
tra l’altro, le norme sul funzionamento
del Comitato alle disposizioni di cui alla presente legge.
Il disegno di legge approvato alla Camera è stato trasmesso al Senato il 28 ottobre 2016 e giace ancora lì in attesa di essere approvato da quasi un anno. Provate ad immaginare come mai...Oggi, meno del 5% della plastica viene riciclata, il 40 per cento finisce in discarica e un terzo direttamente negli ecosistemi naturali, quali gli oceani. E se all’inquinamento si aggiunge la continuativa emissione di gas serra e la pesca intensiva i dati peggiorano ancora: gli scienziati hanno valutato infatti che l’impatto del cambiamento climatico sugli ecosistemi marini e sulla fauna porterà a un’estinzione di massa entro il 2050. E’ tempo di invertire questa rotta e di prenderci le nostre responsabilità.
- Expédition MED
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- Siamo in un mare di M… icro-granuli! Leggi ancora
Agricoltura, Agroalimentare, Ambiente, Calabria, Castrovillari, Ferdinando Laghi, Interrogazione, Paolo Parentela, Proposta di Legge, Rifiuti, Sibari
Venga impedita la concessione per la costruzione di una piattaforma per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti in Località Cammarata, nel comune di Castrovillari. A riguardo ho depositato un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’ambiente e dell’agricoltura. La richiesta di autorizzazione è per un impianto che sarebbe pronto ad ospitare una quantità rifiuti pari ad oltre la metà di quelli prodotti dall’intera regione Calabria nel 2015. Un mega impianto, che sorgerebbe nel cuore del Distretto Agro-alimentare di Qualità (DAQ) di Sibari, istituito con specifica legge regionale. Da tale distretto, che ho visitato insieme ai produttori la scorsa settimana, dipende il 45% della produzione agroalimentare di tutta la Calabria e vi trovano lavoro circa 5 mila addetti. Non è assolutamente opportuno calpestare questa importantissima realtà che nonostante la crisi riesce a garantire occupazione rispettando la vera vocazione del territorio. Se la mia proposta, che vieta la costruzione di impianti inquinanti nei pressi di colture di pregio fosse legge, questo impianto non si potrebbe costruire a prescindere.
La realizzazione di questo impianto nel DAQ di Sibari sarebbe una grave miopia politica e può diventare un pericoloso boomerang destinato ad affossare l’economia e le attività imprenditoriali agricole già esistenti, oltre che a costituire un danno d’immagine anche solo in fase di progetto. Inoltre, sappiamo bene che in Calabria la gestione dei rifiuti è spesso infiltrata dalla criminalità organizzata, per questo motivo sarebbe necessario costruire impianti di piccola portata in luoghi più idonei, in cui i rifiuti possano essere tracciabili e riconoscibili e non mega-impianti come quello di Cammarata.
Nella mia interrogazione ho chiesto al governo di intervenire al più presto per opporsi alla eventuale concessione dell'autorizzazione e di tutelare la vera economia del territorio. Il progetto, infatti, è palesemente inammissibile perché aperto alla ricezione di rifiuti provenienti da altre regioni italiane, in evidente violazione con i principi nazionali ed europei. La regione Calabria non può rimanere ancora indifferente, invito il Presidente Oliverio e l'assessore Rizzo a bloccare subito questa ennesima porcata.
Acqua, Agricoltura, Cambiamenti climatici, Consorzio, Interrogazione, M5S, Risoluzione, Siccità
Ambiente, Depurazione, Depuriamo la Calabria, Fogne, Interrogazione, M5S, Paolo Parentela, Scarichi Abusivi, Sistema idrico integrato
Secondo quanto previsto dalla legge di cui sopra, «il Commissario presenta annualmente al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare una relazione sullo stato di attuazione degli interventi di cui al presente articolo e sulle criticità eventualmente riscontrate». Considerato che la Commissione europea, sulla procedura di infrazione n. 2004/2034, ha nuovamente deferito l'Italia alla Corte di giustizia, ai sensi dell'articolo 260 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, sarebbe opportuno che il commissario unico trasmettesse con cadenza semestrale una relazione alle commissioni parlamentari competenti sullo stato dell'arte e sugli obiettivi raggiunti in riferimento agli agglomerati urbani oggetto delle procedure di infrazione.
Crolli sulla statale 106: i nostri allarmi inascoltati
Calabria, Catanzaro, Interrogazione, mobilità, Paolo Parentela, Statale 106, Trasporti
Statale 106 - tratta catanzarese
All'inizio del 2015 lanciammo l'allarme sulla pericolosità di tratti catanzaresi della nuova statale 106. Interrogammo anche il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ancora silente. Le iniziative della Procura di Catanzaro sui recenti crolli nei punti all'epoca segnalati confermano l'indifferenza della politica, che ora dovrà risponderne, a Roma come in Calabria. Nella mia interrogazione avevo evidenziato le conclusioni negative della commissione sui lavori. Lo stesso organismo di verifica ritenne dunque opportuno non assegnare alcun punteggio alle proposte di variante. Adesso possiamo soltanto consolarci ripetendoci che l'avevamo detto. Resta il dato incontestabile, cioè l'immobilismo complice di una politica che da Scopelliti a Oliverio agisce con miopia e irresponsabilità, tacendo sino a quando non capita la tragedia. Questo è uno dei tanti casi di sottovalutazione dei moniti che, come MoVimento 5 Stelle, abbiamo lanciato con gli strumenti parlamentari a nostra disposizione. Come sempre, la magistratura è costretta a esercitare un ruolo, prezioso, di supplenza dei governanti di destra e sinistra. Oggi lo sanno tutti i calabresi, che non hanno strade efficienti e nemmeno sicure.LEGGI ANCHE:
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Ambiente, Bonifica, Calabria, Interrogazione, M5S, Ministero dell'Ambiente, Ministero della Salute, Paolo Parentela, Rifiuti, rifiuti tossici, Siderno
Il governo si mobiliti con urgenza per poter garantire la bonifica dell’area di Località Panizzi, nel comune di Siderno, presso il ‘Laboratorio BP Srl’. E' quando ho chiesto in un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri dell’ambiente e della salute ed al Presidente del Consiglio Gentiloni. Il sindaco di Siderno ha chiamato i calabresi a presenziare ad una manifestazione indetta per sabato 8 luglio per sensibilizzare il governo al fine di inserire l’area di località Palizzi tra i Siti d’Interesse Nazionale. Sarò presente alla manifestazione, anche al fine di porre l’attenzione sulle continue emergenze ambientali della nostra regione.
La messa in sicurezza del territorio deve essere la priorità per la Calabria. La nostra regione deve ripartire dai temi ambientali, non solo per potersi rilanciare sotto il profilo strettamente turistico, ma innanzitutto per garantire la salvaguardia della salute dei propri cittadini.Di seguito il testo dell'interrogazione parlamentare:
con Ordinanza del Commissario n° 2467 del 5 maggio 2003 è stata disposta ed eseguita una prima parziale bonifica con la quale sono state smaltite 549 tonnellate di rifiuti tossici, ben al di sopra delle 300 inizialmente previste dal piano dei lavori. Ciononostante sarebbero 900 le tonnellate ancora da smaltire a soli 50 metri dalle case e non molto lontano dal centro cittadino che verrebbe coinvolto in caso di imprevisti, molti dei fusti contenenti i rifiuti sono detoriorati e si assiste alla fuoriuscita di materiale e la conseguente propagazione nell’atmosfera delle sopra esposte sostanze tossiche;
se con urgenza non ritenga di promuovere iniziative atte ad effettuare una efficace quanto urgente bonifica dell’area citata nelle premesse che i cittadini attendono da ben 13 anni.LEGGI ANCHE:
- SIDERNO – ALLUCINANTE “VIAGGIO” TRA I RESTI DELLA BP- Viaggio tra i fusti gocciolanti dell'ex Bp. Siderno, ecco la fabbrica chimica abbandonata
Ambiente, Calabria, Celico, Discarica, M5S, Paolo Parentela, Rifiuti
L' AIA sulla vergognosa discarica di Celico è stata finalmente sospesa! Grazie al Comitato Ambientale Presilano che non ha mai mollato abbiamo vinto una battaglia ma la guerra contro chi specula sul business dei rifiuti e sulla nostra salute ancora è lunga! Il MoVimento 5 Stelle continuerà a stare al fianco dei cittadini liberi che vogliono portare avanti una vera battaglia di civiltà per lo sviluppo di un'economia sana e circolare.
Designazione di un primario all'ospedale di Soverato: "ritardi ingiustificabili"
Asp di Catanzaro, Calabria, Catanzaro, M5S, Nicola Gratteri, Paolo Parentela, Perri, Sanità, Soverato
Senza ulteriori lungaggini, l'Asp di Catanzaro concluda la comparazione dei curricula per assegnare l'incarico di primario di Chirurgia generale nell'ospedale di Soverato.
Non si comprende la ragione per cui l'Asp di Catanzaro non abbia concluso la pratica, che doveva definire già prima del pensionamento del primario del reparto, in quiescenza dal primo gennaio 2017. A riguardo ricordiamo che, solo a seguito delle nostre iniziative di sindacato ispettivo parlamentare dei mesi scorsi, il dg dell'Asp di Catanzaro, Giuseppe Perri, aveva garantito l'attivazione di una procedura pubblica, assicurando tempi rapidi e rispetto delle regole, a fronte del nostro dubbio, non peregrino ed esposto alla Procura di Catanzaro, di anomalie e possibili condizionamenti di tipo politico.
Ad oggi l'Asp di Catanzaro non ha mantenuto quelle promesse. Non vorremmo che l'imminenza del ballottaggio a Catanzaro pesasse su una scelta che deve restare lontana dai giochi della politica. Nello specifico, i gravi ritardi cumulati non trovano alcuna giustificazione, perché al massino servono due giorni per la comparazione dei curricula degli aspiranti.
Il dg Perri sia coerente con i propositi annunciati, per ora soltanto a parole. Nell'interesse pubblico e della tutela del diritto alla salute, vigileremo sulle determinazioni dell'Asp di Catanzaro, che abbiamo sollecitato ancora una volta per iscritto, informando anche la Procura guidata da Nicola Gratteri.
Giustizia, Intercettazioni, Mafia, Prescrizione
riforma del processo penale voluta dal ministro Orlando e da Renzi, arriva per
la sua terza lettura alla Camera.Al
Senato è passata con la fiducia; anche alla Camera hanno appena posto la
questione di fiducia. Molti i punti in discussione nella riforma: oltre
quaranta articoli confluiti in un maxi emendamento di 95 commi.Se
pensiamo a come è stata scritta la legittima difesa dal PD, possiamo ben
immaginare i disastri che questa riforma comporterà, anche in considerazione
del fatto che è frutto di compromesso con Alfano, che arriva dove Berlusconi
non era riuscito ad arrivare. Ecco alcuni punti particolarmente delicati del
testo:Divieto di pubblicare
intercettazioniUno
dei punti più gravi è lo stralcio e il divieto di pubblicazioni delle
intercettazioni non rilevanti per un processo. Hanno deciso di mettere mano
alle intercettazioni dopo le indagini di Mafia Capitale, l'inchiesta nella
quale è finito dentro tutto il PD romano, e anche dopo l’inchiesta Consip, che
ha visto coinvolti Renzi padre e il ministro renziano Lotti.Sostanzialmente,
vogliono inserire un meccanismo che renda più difficile far uscire i testi delle
intercettazioni all’esterno (azione già vietata oggi), ma non si sa se vogliono
inserire anche sanzioni nei confronti dei giornalisti che le pubblicano (il
governo su questo ha delega in bianco). Infatti il giornalista ha il
dovere/diritto di pubblicare intercettazioni - seppur uscite illecitamente -
che riguardano la vita pubblica del Paese, ad esempio per amministratori
pubblici, imprenditori, politici. I nostri emendamenti miravano a sopprimere
questa possibilità e ad escludere sanzioni per i giornalisti, ma sono sempre
stati bocciati. Alcune procure si sono già organizzate in modo da restringere
la possibilità di far uscire queste notizie; in ogni caso resta difficile
capire chi le ha fatte uscire perché sono in possesso di giudici, avvocati, personale
amministrativo.Utilizzo del “trojan” facilitato
solo per reati di mafia e terrorismoMentre
una commissione ministeriale sta tentando di creare una serie di norme “ad hoc”
per i virus che possono essere utilizzati per intercettazioni, intercettazioni
ambientali, captazione di flussi informatici e dati presenti nei pc ecc., il
Governo interviene per normare l’utilizzo di questo strumento solo per la
fattispecie di intercettazioni ed intercettazioni ambientali, ma con
facilitazioni solo e unicamente per gravi reati di mafia e terrorismo, e quindi
non per altri gravi reati come quelli di corruzione . I nostri emendamenti
proponevano che queste facilitazioni si applicassero anche a uno dei reati più
gravi per il nostro Paese attualmente: la corruzione, che manda in fumo decine
di miliardi ogni anno. Al momento le semplici intercettazioni ed
intercettazioni ambientali sono possibili a fronte di particolari requisiti
stabiliti dal giudice. In questo modo quindi, l’utilizzo del trojan che oggi è
al servizio delle esigenze delle indagini, sarà del tutto ristretto.Tagli alle intercettazioniNon
contenti, PD e Governo, con la complicità di Alfano e Verdini, hanno
addirittura previsto un taglio netto di circa 80 milioni di euro per i prossimi
tre anni al budget per l’utilizzo delle intercettazioni.Esistono
aziende che noleggiano gli strumenti per le intercettazioni: in alcuni casi,
alcune Procure contattano sempre le solite aziende amiche. Con la scusa di
“razionalizzare” le risorse, ed evitare clientelismi, il Governo taglia in
maniera netta senza criterio, e la cosa bella è che lo farà a prescindere dalle
modalità: ci deve essere un taglio del 50% delle spese per le intercettazioni, senza stabilire il come e il
quando… pazienza se poi questo vincolo andrà a danno del più importante
strumento di indagine per scovare corruzione e mafia! Il Governo prevarica il
potere giudiziarioIl
Governo prevede, inoltre, che i Magistrati non saranno più liberi di utilizzare
i sistemi informatici che ritengono più idonei per procedere con le intercettazioni
ambientali informatiche, ma dovranno attenersi scrupolosamente alle indicazioni
che fornirà il Ministero della Giustizia. Cioè, sarà il Ministero a comunicare
ogni anno con una circolare l'applicazione informatica che deve essere
utilizzata dai Magistrati, dando così modo ai delinquenti, corrotti e
corruttori di dotarsi preventivamente delle giuste contromisure in grado di
annullare l'effetto delle indagini a loro carico. E se il Ministero tardasse ad
emanare la circolare che succederà alle intercettazioni? I Magistrati potranno
procedere oppure no?Carcere per i cittadini che registranoIl
Governo ha anche previsto, con un’ulteriore delega, il carcere addirittura fino
a 4 anni per tutti coloro (esclusi i giornalisti e soggetti coinvolti in un
processo) che diffondono riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni,
anche telefoniche, svolte in presenza del soggetto registrato ed eseguite
fraudolentemente. Proprio questa è la parola chiave, “fraudolentemente”: è un avverbio
troppo generico, pieno di incertezze e che darà adito a mille dubbi
interpretativi. Tradotto: carcere per chi fa informazione. Questa norma
rappresenta davvero un bavaglio per tutti i cittadini (come i nostri attivisti)
che non potranno più compiere registrazioni di incontri, riunioni, consigli
comunali, ecc. considerato che potrebbero essere incarcerati, limitando di
fatto la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese e al
controllo delle istituzioni.Infatti
saranno perseguiti i cittadini che faranno registrazioni e ne diffonderanno il
contenuto per documentare e denunciare fatti che si scontrano contro l’etica o
la morale, o del tutto irregolari, riguardanti politici, imprenditori, pubblici
amministratori. Noi siamo fortemente contrari e vogliamo che il rischio carcere
sia scongiurato. Dopo le nostre denunce alla Camera è stata tolta la punibilità
per giornalisti e per l’utilizzo processuale: per noi è comunque insufficiente,
perché chiunque, anche se non giornalista, ha diritto a documentare e
diffondere fatti che ritiene incresciosi. Un cittadino registra un illecito, ma
se la magistratura decide di non procedere, cosa succede? Si metterà in galera
il cittadino? E se volesse registrare e diffondere quelle informazioni senza
affrontare un processo?Abbiamo ovviamente presentato emendamenti convintamente
soppressivi di questo vero e proprio bavaglio, e faremo di tutto per fare
approvare almeno alcune nostre proposte per escludere la punibilità quando le
riprese o le registrazioni riguardano eventi o situazioni di carattere
istituzionale, o nel caso le registrazioni siano utilizzate per denunciare
pubblicamente irregolarità. PrescrizioneSulla
prescrizione l’attuale testo fa un passo indietro rispetto alla versione Camera.
Infatti sparisce l’emendamento Ferranti che raddoppiava il termine di
prescrizione per alcuni reati contro la pubblica amministrazione come la
corruzione, ed inserisce la sospensione di un anno e mezzo dalla sentenza di
primo grado a quella di secondo, ed un altro anno e mezzo dalla sentenza di
secondo grado fino a quella di Cassazione. Tanto più che questa sospensione
della prescrizione dopo le sentenze di primo e secondo grado per un solo anno e
mezzo, rischia di favorire ulteriori comportamenti dilatori da parte del
condannato appellante o ricorrente in Cassazione.Il
comma 14 modifica il secondo comma dell’articolo 161 c.p. che prevede che
l'interruzione della prescrizione non può in nessun caso comportare l'aumento
di più della metà del tempo necessario a prescrivere una serie di reati contro
la P.A. Questa modifica è solo un timido ‘passo avanti’, se si considera che
oggi, per quei reati, l’aumento per interruzione è possibile solo fino a un
quarto del tempo necessario a prescrivere.Il
Movimento ha un’idea chiara e semplice: fermare la prescrizione o al rinvio a
giudizio o alla sentenza di primo grado, come richiesto da ANM e Direzione
Nazionale Antimafia. Questa riforma risulta quindi una vera e propria presa in
giro, anche perché le sospensioni e le interruzioni della prescrizione nel
nostro codice hanno un limite, una norma quindi puramente di facciata utile
solo per dire all’Europa di averla fatta, quando ben altro veniva richiesto,
ovvero almeno l’interruzione della prescrizione dopo la condanna di primo
grado. Delega sull'odinamento penitenziario e certezza della penaNella
riforma penale è presente un allentamento, attraverso la solita delega in
bianco a firma PD, delle condizioni di restrizione anche per i detenuti in Alta
Sicurezza (bracci destri dei boss), che passa anche dall’utilizzo di Skype o
altri strumenti di comunicazione con l’esterno. E’ allarmante questa volontà,
perché dopo Alta Sicurezza c’è solo il 41bis: ciò significa che in Alta
Sicurezza sono presenti i sotto capi delle organizzazioni mafiose. Inoltre, se
a un detenuto viene tolto il regime di massima sorveglianza, potrebbe accedere
a misure più blande e comunicare all’esterno ordini dei boss. Questa intenzione
ipotesi di annacquamento della detenzione a nostro avviso va controllata e non
ci possiamo fidare di questo Governo. È allora indispensabile che i reclusi in Alta Sicurezza, come chiediamo con
appositi emendamenti, debbano essere espressamente esclusi da questa sciagurata
delega, compreso anche il punto sulle misure alternative al carcere, che
risulta estremamente generico ma molto chiaro nelle intenzioni: estenderle il
più possibile e quindi violare il principio di certezza della pena. Riduzione dei tempo di chiusura delle indaginiL’altro
scempio presente nel testo governativo, è rappresentato dalla forte riduzione
dei tempi di chiusura delle indagini preliminari. Il Magistrato inquirente,
alla fine del periodo di indagine, avrà un termine di soli 3 mesi (es. per
reati legati alla corruzione, che sono molto difficili da accertare)
prorogabile una sola volta (15 mesi invece per strage, mafia e terrorismo):
successivamente si può decidere se chiedere l’archiviazione o esercitare
l’azione penale attraverso il rinvio a giudizio, pena l’avocazione obbligatoria
dell’indagine ed il trasferimento del fascicolo al procuratore generale in
Corte d’Appello (che attualmente ha organico limitato).Questa
misura, contenente tempi ristrettissimi per i PM, comporterà inevitabilmente
che per la maggior parte delle indagini, anche delicate, il PM sarà indirizzato
a richiedere il rinvio a giudizio in modo frettoloso per evitare avocazione e
quindi eventuali ripercussioni a livello professionale, che vuol dire anche un
intasamento del sistema perché le richieste di rinvio a giudizio aumenteranno,
e anche le archiviazioni saranno meno ponderate, il tutto sulla base di uno
scarso approfondimento e accertamento di situazioni anche molto delicate. Insomma,
il caos. Leggi ancora
In bocca al lupo ai nuovi consiglieri comunali calabresi del M5S!
Amministrative 2017, Calabria, Comuni, M5S
Sul territorio è davvero difficile. È una lotta ad armi impari. Noi non promettiamo nulla e non facciamo coalizioni con accozzaglie di liste civiche. Sappiamo benissimo che ai partiti piace vincere facile, tutto fa brodo pur di raccogliere voti. Come una rete a strascico, il voto di opinione viene intrappolato in logiche ormai note a tutti.
La maggior parte delle città sono state conquistate da ammucchiate di liste civiche, capitanate da foglie di fico, fatte ad hoc per accaparrarsi voti sul territorio nascondendo il vero volto dei partiti.
Questo modus operandi a noi è del tutto estraneo perchè riteniamo questa rivoluzione culturale più importante di una semplice competizione elettorale. Noi ci presentiamo soli con un unica lista e i nostri candidati non vengono scelti in base al pacchetto di voto in loro possesso. I nostri candidati non sono politici di professione e vengono scelti dagli attivisti in base ad un processo di selezione democratico dal basso. Chi partecipa attivamente nei meetup decide. Nessuno fa calcoli o strategie su chi può portarci più voti legati alla famiglia o amici. Per noi sono più importanti le idee e i contenuti non i contenitori. E chi decide con coraggio di esporsi in prima persona con il m5s sa di non avere una vita facile sul territorio.
È dura, noi parlamentari ce la stiamo veramente mettendo tutta e sarebbe stupido combattere questo sistema con la stesso metodo che usano i partiti. Questa rivoluzione culturale purtroppo si scontra con una triste realtà. Noi chiediamo un voto libero. Un voto coraggioso e di partecipazione in prima persona che spezza veramente le catene dal sistema clientelare. E invece la risposta che spesso abbiamo sul territorio va più o meno verso questa direzione: "io sono con voi a livello nazionale ma per il comune il mio voto purtroppo è già impegnato". Oppure addirittura: "io voto m5s ma mi sono dovuto candidare in una lista civica..."
Non basta lamentarsi e commentare dietro una tastiera. La politica vera sia fa sul campo con costanza e coerenza. E per farla sul campo bisogna esporsi fisicamente sul territorio con più coraggio e determinazione. Perchè nonostante le macerie che lasciano i partiti nei comuni e i dati allarmanti sull'emigrazione giovanile, i calabresi hanno troppa paura di spezzare quelle maledette catene e di cambiare veramente lo status quo.
Ne prendiamo atto ma non ci arrendiamo. Non molliamo di un centimentro. È SEVERAMENTE VIETATO CALPESTARE I SOGNI! Continueremo a lavorare e a seminare consapevoli che il terreno sotto i nostri piedi è pieno di insidie. Dobbiamo migliorare imparando anche dai nostri errori. Ma la via è tracciata! I risultati in Calabria sono indice di una crescita lenta, ma inesorabile.
È davvero un peccato non essere riusciti a vincere ad Amantea dove la nostra coraggiosa consigliera Francesca Menichino ha fatto un lavoro eccezionale che meritava ben oltre il 22,02% ottenuto. Ma anche ad Amantea abbiamo un portavoce in più, Francesca Sicoli.
A Luzzi abbiamo preso il 20,61% ed entra in consiglio comunale Michele Federico.
A Pizzo con l'8,47% entra in consiglio comunale la nostra Carmen Manduca e a Villa San Giovanni entra in consiglio con il 10,91% Milena Gioè. Ai ragazzi di Paola purtroppo non basta il 4,27% a Catanzaro invece stiamo incrociando le dita per entrare in consiglio comunale con Bianca Laura Granato che ha preso il 6,14%. Occorrerà aspettare ancora prima di avere la certezza. Ci aspettavamo di più ma questo risultato deve spronarci a lavorare meglio nel capoluogo di Regione che ha estremamente bisogno della presenza del MoVimento nel consiglio comunale.
Quando il MoVimento entra nei consigli comunali può finalmente gettare le basi per affermarsi meglio sul territorio. Fare politica dentro le istituzioni ci permette di crescere, maturare e migliorare in quel comune svolgendo un lavoro serio e concreto di opposizione. In fondo nei comuni dove siamo riusciti a vincere spesso c'è stato un buon lavoro all'opposizione prima. E la sola presenza di cittadini sentinella dentro i comuni per noi è molto importante. Quando siamo dentro nei consigli comunali è più facile per noi lavorare meglio e accendere quel famoso faro dentro le istituzioni. Una luce che prima non c'era e che servirà a creare quella trasparenza tanto temuta dalla solita politica del malaffare.
Continueremo ad andare avanti per la nostra strada che nonostante le mille difficoltà, è ormai tracciata. Con la consapevolezza che la comunità del M5S rispetto a ieri è cresciuta e inoltre: "NON POSSONO VINCERE CON CHI NON SI ARRENDE MAI!"
Grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto, a tutti gli attivisti per l'impegno e in bocca al lupo ai nostri nuovi guerrieri portavoce calabresi.
#ForzaECoraggio!
Calabria, Catanzaro, Enzo Ciconte, PD, Sanità
Enzo Ciconte si presenta come l'uomo della svolta per il futuro di Catanzaro. Un po' come Mario Oliverio fece alle ultime regionali, poi sappiamo come è andata a finire. Nel segno dell'alternanza e del cambiamento, dal 1998 Ciconte è Presidente dell'Ordine dei medici e degli odontoiatri della provincia di Catanzaro. Ciconte è inoltre primario cardiologo presso l'ospedale “Pugliese”, di cui è stato anche direttore generale. Un'importante figura della sanità, che da vertice del Pugliese aprì un pronto soccorso che non aveva i requisiti ma disponeva di una cucina all'interno. Cucinare è meglio che curare.Da consigliere regionale della Calabria non ha mai aperto bocca sulle grandi questioni del diritto alla salute. Si ricorda un suo intervento piattissimo nella seduta del 30 marzo 2016 sulla sanità, dopo il quale si allontanò come uno stanco burocrate dell'Ottocento.Sull'integrazione forzata tra Pugliese e policlinico universitario, Ciconte non ha detto nulla, benché sia un primario del Pugliese. E nulla ha detto o fatto sulla necessità di garantire sicurezza operativa alla Cardiochirurgia del policlinico “Mater Domini”, per cui i fatti ci hanno dato ragione. Nulla Ciconte ha detto sui quasi due miliardi di euro che lo Stato deve alla Calabria per la cura dei pazienti cronici; nulla sugli abusi della struttura commissariale per il piano di rientro; nulla ha detto sui conti opachi del piano di rientro; nulla sul rifiuto del sub-commissario Urbani di firmare il decreto sulle prime, indispensabili 600 assunzioni di personale; nulla sull'applicazione della normativa europea sui turni e i riposi obbligatori, in virtù della quale alla Calabria spettano circa 1300 operatori della sanità, tra medici, infermieri e altre figure. Nulla Ciconte ha detto sulle curiose procedure concorsuali per i direttori di unità operative in strutture dell'Asp di Catanzaro; nulla sull'illecito surplus di finanziamento del policlinico universitario; nulla sulla proroga illegittima dei commissari delle Asp di Crotone e di Reggio Calabria; nulla sulla proroga illegittima del commissariamento della Calabria per la sanità; nulla sul rifacimento arbitrario della rete dell'assistenza ospedaliera; nulla sulle nomine sanitarie illegittime riconducibili all'amministrazione di Oliverio-Pallapalla. Nulla su nulla.Mentre noi del MoVimento 5 Stelle parlavamo e denunciavamo, Ciconte contemplava l'essenza politica del nulla. E, si sa, quando uno non dice e non fa nulla, poi viene candidato quale sindaco, proprio perché offre la garanzia di non dire e di non fare nulla.Insomma, Ciconte è per Catanzaro il doppione di Guccione per Cosenza. Tutti e due ex assessori della prima giunta Oliverio, la cosiddetta «giunta leggera». Tutti e due coinvolti per peculato nella vicenda Rimborsopoli; tutti e due cariatidi del Partito democratico; tutti e due presunti portavoti. Tutti e due con la faccia di quelli che, come Ciàula di Pirandello, scoprono la luna.Ciconte è alla sua seconda legislatura in Consiglio regionale. Siccome non è rientrato come assessore regionale, ora cerca un posto al sole da sindaco di Catanzaro. Del resto, in Consiglio regionale non può reggere: a forza di non fare nulla, finisce che poi qualcuno del Pd se ne accorge e lo contesta pure, e magari lo mandano a ripetizione da Gaetano Pignanelli, che almeno riveste il nulla politico di Oliverio di codici giuridici che farebbero impallidire perfino l'Azzecca-garbugli dei “Promessi sposi”.

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