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diritto societario Archivi - Pagina 2 di 4 - Studio Legale Internazionale Iacovazzi Avvocati in Bari, Londra e New York
Compenso degli amministratori e controversie
Febbraio 16, 2016 // by alessandro
Una recente sentenza (n. 2759/16) della Corte di Cassazione si è di recente soffermata sulle controversie relative al compenso degli amministratori.
La Suprema Corte ha affermato che, laddove lo statuto societario preveda una clausola compromissoria per le controversie relative al compenso degli amministratori di società, queste possono essere devolute ad un collegio arbitrale, indipendentemente dalla qualificazione del rapporto tra gli stessi amministratori e la società.
Un’amministratore di s.p.a. ricorreva per un decreto ingiuntivo innanzi al Giudice del lavoro, per vedersi riconosciuti i compensi relativi alla sua attività di amministratore. La società si opponeva eccependo la clausola arbitrale esistente nello statuto e l’applicazione del rito societario. I giudici di primo e secondo grado convenivano con tale eccezione, stabilendo che a decidere dovesse essere il Tribunale delle Imprese comunque in via successiva alla clausola arbitrale.
L’amministratore adiva la Cassazione la quale chiariva in primo luogo che, ai sensi dell’art.3, lett. a), d.lgs. n. 168/2003, le controversie relative a rapporti societari, attribuite alla competenza del tribunale delle imprese, devono considerarsi comprensive anche delle controversie coinvolgenti la società e i suoi amministratori, senza alcuna distinzione tra quelle relative all’espletamento del rapporto organico e quelle relative ai diritti riconoscibili a titolo di compenso.
Circa la possibilità per gli statuti sociali di prevedere clausole compromissorie in ordine alle controversie tra società e amministratori, i Supremi Giudici confermavano infatti la consolidata giurisprudenza secondo cui il rapporto amministratore-società non può considerarsi subordinato o para-subordinato (Cass. Civ. n. 22046/2014 e n. 19714/2012) e di conseguenza risulta non limitabile il potere del collegio arbitrale di decidere in tal senso.
Per concludere, quindi, una definitiva conferma della possibilità per le controversie riguardanti il compenso degli amministratori di essere decise da arbitri ove previsto da statuto al di là della configurazione del rapporto nonché dell’attrazione delle stesse controversie alla competenza del Tribunale delle imprese.
Categoria: Diritto SocietarioTag: amministratori, Blog, compenso degli amministratori, diritto societario
Il Bilancio alla luce del D. Lgs. 139/2015
Ottobre 20, 2015 // by alessandro
Il recente intervento del Governo ha concluso l’iter di recepimento della direttiva UE n. 34/2013 recante norme volte ad uniformare i principi di redazione del bilancio delle imprese degli stati membri.
Le nuove norme sono applicabili ai bilanci redatti a partire dal 1° gennaio 2016 e si applicano ai bilanci relativi agli esercizi aventi inizio a partire da quella data.
Le modifiche sulle norme del Codice Civile in materia di redazione del bilancio di esercizio.
L’articolo 6 del decreto legislativo 139/2015 apporta notevoli cambiamenti agli articoli del Codice relativi alla redazione del bilancio di esercizio delle società industriali, commerciali e di servizi.
art. 2357-ter c.c. in materia di azioni proprie. La nuova norma prevede che le azioni proprie siano iscritte in bilancio in diretta riduzione del patrimonio netto.
art. 2423 c.c. redazione del bilancio. Vige l’obbligo di redigere, quale ulteriore elemento del bilancio di esercizio, anche il rendiconto finanziario, accanto allo stato patrimoniale, al conto economico ed alla nota integrativa anch’essa modificata al fine di snellirne contenuti e redazione.
art. 2423-bis c.c. sui princìpi di redazione del bilancio. La valutazione delle voci deve ora essere fatta tenendo conto della sostanza dell’operazione o del contratto, secondo quanto prescritto nei principi generali della Direttiva.
art. 2424 e 2424 -bis contenuto dello stato patrimoniale. Si da seguito alla nuova disciplina sugli strumenti derivati, sulle spese di ricerca e pubblicità (che vengono ricomprese nei cd. costi di sviluppo) e sulle azioni proprie.
art. 2425 contenuto del conto economico.Viene eliminato l’aggregato E) Proventi e oneri straordinari; la nota integrativa dovrà tuttavia indicare “l’importo e la natura dei singoli elementi di ricavo o di costo di entità o incidenza eccezionali”.
art. 2425-ter contenuto del rendiconto finanziario. Viene introdotta la norma che disciplina Il rendiconto finanziario che deve rappresentare i flussi di disponibilità liquide, distinti a seconda che si riferiscano all’attività operativa, finanziaria o di investimento.
art. 2426 c.c. criteri di valutazione delle voci di bilancio. Si introduce il metodo del costo ammortizzato per la valutazione dei crediti, dei debiti e dei titoli.
art. 2427-bis c.c. si interviene sulla disciplina delle informazioni relative al fair value degli strumenti finanziari.
art. 2428 c.c. relazione sulla gestione. Viene eliminato il riferimento all’informativa sui fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio.
art. 2435-bis c.c. bilancio in forma abbreviata. Può essere redatto dalle società che non abbiano emesso titoli negoziati in mercati regolamentati aventi specifici limiti dimensionali (totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 4.400.000 Euro; ricavi delle vendite e delle prestazioni: 8.800.000 Euro; dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 50 unità).
art. 2435-ter nel Codice Civile, bilancio delle microimprese. Per poter rientrare in tale regime, le società nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi, non devono aver superato due dei seguenti limiti:
Per tali imprese è previsto, in particolare, l’esonero dalla redazione:
a) del rendiconto finanziario;
b) della nota integrativa quando in calce allo stato patrimoniale risultino le informazioni previste dal primo comma dell’articolo 2427, numeri 9) e 16) del Codice Civile
c) della relazione sulla gestione: quando in calce allo stato patrimoniale risultino le informazioni richieste dai numeri 3) e 4) dell’articolo 2428 del Codice Civile
Questi le principali modifiche che dovrebbero rendere più agevole è uniforme la stesura del bilancio di esercizio in un’ottica di collegamento uniforme di redazione tra gli stati membri dell’Unione.
Categoria: Diritto Societario, Fiscalità InternazionaleTag: Bilancio d'esercizio, Blog, diritto societario
Fare Impresa in Bulgaria: tipi di società
Settembre 3, 2015 // by alessandro
La Bulgaria è un paese antico e pieno di storia, ma anche relativamente giovane dal punto di vista commerciale. Dopo il periodo comunista e l’influenza dell’Unione Sovietica, la Bulgaria ha lentamente ripreso in mano le sorti della sua economia, cercando di raggiungere quegli obiettivi di crescita che l’hanno portata nel 2007 ad entrare nell’Unione Europea.
Oggi la Bulgaria è un paese in continua crescita dove, grazie ai trattati UE, aziende ed imprenditori europei insediano attività con l’obiettivo di avvicinarsi sempre di più ai mercati orientali.
La Bulgaria è infatti la vera porta commerciale verso l’oriente, grazie alla sua posizione strategica a ridosso dei confini asiatici. Ma non è solo la geografia a far leva sull’imprenditore che vuole investire in terra bulgara. La Bulgaria, infatti, da diverso tempo vede costantemente crescere il suo PIL, questo garantisce stabilità al paese e la possibilità di fare investimenti, inoltre al fine di risollevare l’economia del paese, l’Unione Europea provvede costantemente ad incentivare le attività economiche con finanziamenti a fondo perduto che proseguiranno anche nei prossimi anni.
Oltre agli incentivi comunitari, la Bulgaria beneficia di una manodopera altamente qualificata, che parla fluentemente la lingua inglese oltre ad avere un costo competitivo tra i migliori d’Europa.
Ma a farla da padrone è soprattutto il beneficio fiscale di aprire un’attività economica in Bulgaria. La tassazione per le imprese è infatti al 10% (la più competitiva a livello europeo) che giunge sino a 0% in zone con alto tasso di disoccupazione, inoltre, non vi è nessuna restrizione sull’esportazioni di capitali e beneficia degli accordi sulla doppia imposizione con l’Italia.
Quali sono le tipologie societarie che l’imprenditore può scegliere per insediare la propria attività in Bulgaria:
OOD e EOOD
Il corrispettivo della società a responsabilità limitata italiana con uno o più soci. La scelta di questo tipo di società è ideale per chi parte con risorse limitate. Il capitale minimo da versare in sede di costituzione è di minimo 2,00 BGN (circa 1 euro). Questo tipo di società gode di autonomia patrimoniale perfetta.
AD e EAD
Il corrispettivo della società per azioni italiana, con uno o più soci. Con questo tipo di società si possono effettuare operazioni più importanti tra cui l’emissione di titoli al portatore, il trasferimento di azioni e tutte le operazioni societarie più complesse tra cui l’offerta al pubblico dei titoli.
Per costituire la AD occorre il versamento del 25% del capitale sociale pari a 50.000 BGN (circa 25.000 euro) .
Oltre alla ditta individuale possono essere preferite anche le altre forme societarie previste dalla normativa e dai trattati internazionali, come la stabile organizzazione di società estera e l’ufficio di rappresentanza.
Categoria: Diritto Societario, Fiscalità Internazionale, InternazionaleTag: Blog, costituire società all'estero, costituzione società Bulgaria, diritto societario, diritto societario internazionale
Settembre 1, 2015 // by alessandro
Categoria: Diritto Societario, Fiscalità Internazionale, InternazionaleTag: Blog, costituire società all'estero, costituzione società U.K., diritto societario, diritto societario internazionale
Luglio 8, 2015 // by alessandro
Fare gli imprenditori nel Regno Unito oggi è sempre più semplice grazie al Global Entrepreneur Programme messo a disposizione dal dipertimento UK Trade &Investments.
Il Regno Unito, si sa, è oggi uno dei luoghi migliori dove localizzare la propria attività produttiva, poiché vanta:
una delle più basse tassazioni societarie;
scarsa burocrazia;
una grande forza lavoro;
università tra le top 10 del mondo;
grandi collegamenti con il globo intero;
Aiuti allo start-up e all’imprenditoria da parte del Governo.
Londra in particolare, può essere definita il centro nevralgico del commercio e delle attività economiche mondiali.
Diventare imprenditori nel Regno Unito con una start-up o semplicemente delocalizzando la propria attività già esistente, consente di entrare in contatto con un numero considerevole di partners commerciali da tutto il mondo, raccogliere fondi per la propria attività in modo semplice e senza ostacoli, spostarsi velocemente e trovare i giusti investitori.
A tale scopo il Governo inglese ha messo a punto il programma GEP (Global Entrepreneur Programme) che consente agli imprenditori che vogliono insediarsi nel Regno Unito, di usifruire di attività gratuite di mentoring, finalizzate a far crescere il business attraverso l’analisi delle strategie e opportunità di sviluppo, finanziamento, crescita della rete commerciale e selezione di personale qualificato.
Video di presentazione del GEP
Gli imprenditori che vogliano insediarsi nel Regno Unito o semplicemente le persone che vogliano sviluppare un’idea innovativa, troveranno al loro fianco partners (uno su tutti il Governo Inglese!) qualificati pronti a dare tutto il sostegno necessario all’avviamento dell’attività ed allo sviluppo del business.
Innovazione e tecnologia, ma anche food e immobiliare, sono al momento i settori trainanti dell’economia UK, un’opportunità da cogliere al volo se non si vuole rimanere schiavi della stagnazione economica che sta attualmente colpendo i paesi dell’area mediterranea con tantissimo know-how e pochissime risorse.
Fare gli imprenditori nel Regno Unito, quindi, non solo vuol dire approcciare un’idea innovativa di fare business, ma significa anche avere a disposizione interlocutori internazionali di grande prestigio con cui sviluppare nuove idee imprenditoriali o semplicemente ampliare quelle già esistenti.
Categoria: Diritto Societario, Internazionale, InternazionalizzazioneTag: diritto societario, internazionalizzazione, Regno Unito
Governance societaria, applicazione di un modello per l’Europa
Giugno 17, 2015 // by alessandro
Una società per azioni di nuova costituzione chiede allo Studio una consulenza a fine di identificare il miglior modello di governance societaria da adottare in ottica di operazioni transnazionali e presenza in più paesi europei.
La SpA cliente, manifesta la volontà di diventare Società Europea e domanda inoltre quale sia il modello più flessibile ed economico da adottare in un’ottica di semplificazione della governance societaria per favorire una gestione più semplice e meno burocratica.
Lo studio affianca la società nello start-up e nella costituzione suggerendo l’adozione di un modello di governance societaria di tipo monistico, il più incline alla flessibilità di gestione e ad essere compreso in ambito europeo.
Il regolamento n.2157/2001, infatti, espressamente prevede questo tipo di sistema nello statuto delle Società Europee. Tale sistema risulta essere poi particolarmente familiare agli anglosassoni abituati alla governance societaria composta da board of directors e audit committee.
Al cliente viene quindi illustrato il funzionamento e la composizione del sistema monistico formato da Consiglio di amministrazione e organo di controllo con i relativi requisiti.
Per richiedere informazioni e chiarimenti sulla governance societaria o fissare un appuntamento
Categoria: Diritto SocietarioTag: diritto societario, diritto societario internazionale, governance societaria
Il manager d’azienda è una figura chiave per le società e soprattutto per quelle che prevedono una netta distinzione tra proprietà e amministrazione con una forte propensione alla delega dei poteri.
Il Top Manager aziendale, racchiude in sé poteri e responsabilità direttamente connessi alla gestione aziendale, ma non è immune da doveri e responsabilità nei confronti della proprietà o del Consiglio di Amministrazione che ha conferito la delega.
Il manager d’azienda, infatti, è pur sempre un lavoratore e sia che esso sia legato da un rapporto di lavoro subordinato o da un rapporto di amministrazione, dovrà rispondere in ogni caso del suo operato in caso di inadempimento contrattuale, statutario o di legge.
Come detto, Il manager d’azienda può configurarsi come lavoratore subordinato (dirigente) o come amministratore nominato per delega (A.D. CEO ecc.). Nel primo caso, il manager deve usare la diligenza in senso tecnico richiesta dall’art. 2104 c.c. così come si deve attenere agli obblighi ed alle direttive impartite dal datore di lavoro, assumendo sempre un comportamento leale nei suoi confronti (obbligo di fedeltà).
Il manager/dirigente, infatti è, come tutti gli altri lavoratori subordinati, sottoposto alla disciplina dei licenziamenti per motivi disciplinari, giusta causa e giustificato motivo, così come è sottoposto all’eventualità di un’azione risarcitoria nel termine prescrizionale di 10 anni, da parte del datore.
Quanto al secondo caso ed in particolare agli amministratori esecutivi, la situazione è afferente al regime dell’amministrazione delle società ed ai doveri degli amministratori.
Il concetto di diligenza, sicuramente in senso tecnico, deve essere applicato a tutta la gestione dei manager, un dovere di porre la più assoluta attenzione sulle scelte operative aziendali. Ancora i managers amministratori sono obbligati alla trasparenza ed alla correttezza nella gestione nonché ad informare la proprietà sul loro modo procedere ed a valutare, ai sensi dell’art. 2381 c.c., il generale andamento della gestione societaria, così come l’adeguatezza dell’assetto organizzativo.
Anche in capo a questi quindi, la possibilità di un’azione di responsabilità da parte della compagine sociale, per violazione dei doveri imposti dalla legge, dalle norme statutarie e dalla delega conferita.
L’azione di responsabilità nei confronti del manager amministratore si proporrà nel termine di 5 anni e sarà deliberata dall’assemblea dei soci.
Il manager d’azienda o top management, quindi, attira verso di sé non solo la facoltà di dirigere la vita aziendale nel pieno esercizio delle sue capacità tecniche, ma anche responsabilità connesse a tale esercizio da cui possono derivare conseguenze importanti per il suo ruolo.
Categoria: Diritto del Lavoro, Diritto SocietarioTag: diritto del lavoro, diritto societario, manager, top management
Marzo 8, 2015 // by alessandro
Il contratto d’appalto è disciplinato dal codice civile agli artt. 1655 e ss., consta di una parte (appaltatore) che assume a proprio rischio, con mezzi e organizzazione propri, la realizzazione di un’opera o di un servizio commissionata dalla controparte contrattuale (committente), a sua volta obbligata a corrispondere una somma di denaro a titolo di corrispettivo per l’opera realizzata o il servizio prestato.
Oggetto dell’appalto è l’opera, che deve essere eseguita a regola d’arte, ossia secondo diligenza, prudenza e perizia. In capo all’appaltatore gravano, infatti, particolari responsabilità di cui agli artt. 1667, 1668 e 1669 c.c. (garanzia per difformità e vizi e per rovina e difetti di immobili) cui questi è tenuto nei confronti del committente.
Garanzia per difformità e vizi. La garanzia sorge fin dalla stipula del contratto, ma l’azione di responsabilità può esercitarsi solo quando l’opera è stata completata. L’art. 1655 c.c., stabilisce che “il committente, prima di ricevere la consegna, ha diritto di verificare l’opera compiuta”, pertanto l’opera terminata viene consegnata al committente il quale, dovrà verificare la presenza di difformità e vizi onde, poter agire nei confronti dell’appaltatore.
L’azione di responsabilità non potrà più esercitarsi una volta che l’opera sia stata accettata dal committente senza riserve.
In materia di appalto, il committente che vuole denunciare vizi e difformità dell’opera deve, a pena di decadenza, segnalarli all’appaltatore entro 60 giorni dalla scoperta e potrà esperire l’azione di garanzia entro il termine di decadenza di due anni.
Rovina e difetti di immobili. In questo caso si fa riferimento a vizi costruttivi di maggiore rilevanza che danno luogo a responsabilità extracontrattuale.
Pertanto, una volta che l’opera sia stata completata deve essere consegnata al committente al fine di effettuare le opportune verifiche e collaudi.
In caso di esito positivo, il committente accetta espressamente l’opera; in caso, invece, di esito negativo l’opera si considera come non accettata e dunque la garanzia continua a sussistere.
La Cassazione ha più volte affermato che: “La presa in consegna dell’opera da parte del committente non equivale, ipso facto , ad accettazione della medesima senza riserve, con conseguente rinunzia all’azione per i difetti conosciuti o conoscibili della stessa, atteso che, integrando la ricezione senza riserve della res un’ipotesi di accettazione tacita, occorre in concreto stabilire se, nel comportamento delle parti, siano o meno ravvisabili elementi contrastanti con la presunta volontà di accettare l’opera”.
Pertanto, in tema di appalti, se il Committente prende in consegna l’opera, accetta implicitamente la stessa rinunciando a far valere la garanzia per difformità e vizi?
In tema di difformità e vizi dell’opera, la garanzia cui è tenuto l’appaltatore non è dovuta nel caso in cui il committente abbia accettato l’opera e le difformità o i vizi erano conosciuti o riconoscibili. Ciò presupporrà che il committente abbia espresso di accettare l’opera senza riserve ed avendo espletato tutte le verifiche ed i collaudi.
In tema di responsabilità per rovina e difetti degli immobili, invece, per quanto sul costruttore gravi una presunzione iuris tantum di responsabilità, l’azione è proponibile anche nei confronti del venditore committente di cui si dovrà dimostrare il possesso di poteri tali da consentire l’attribuzione nei suoi confronti della responsabilità per la rovina e i difetti dell’immobile (Cass. civ., Sez. II, 21 marzo 2013, n. 10893)
In quest’ultimo caso il committente avrà l’onere di denunziare il pericolo di rovina o i gravi difetti entro un anno, così come è pari ad un anno l’esercizio dell’azione di garanzia. Resta in capo all’appaltatore la responsabilità per dieci anni dal compimento dell’opera.
Consulta anche appalti e contratti
Categoria: Appalti, BlogTag: appalti e contratti, diritto societario
Gennaio 27, 2015 // by alessandro
Aspetti generali del Trust.
Il Trust è un istituto di origine anglosassone, nato per aggirare i limiti che il sistema feudale poneva nei confronti di determinati soggetti , come le persone fisiche appartenenti a determinati ordini religiosi o enti formati da persone appartenenti a determinate comunità dedite a attività ricreative e culturali.
Le norme che disciplinano la materia del trust sono principalmente racchiuse nella Convenzione dell’Aja riconosciuta in Italia con la legge 384/89 entrata in vigore il I° gennaio 1992. Il trust è sostanzialmente l’insieme di rapporti giuridici istituiti da una persona, il disponente o settlor, qualora dei beni siano stati sottoposti sotto il controllo di un Trustee nell’interesse di un beneficiario e per un fine determinato.
Concretamente il disponente si spoglia dei suoi beni per trasferirli ad un Trustee incaricato di gestirli, secondo le direttive del primo, nell’interesse di un beneficiario.
In tal caso i beni del trust costituiranno una massa distinta che non entrerà mai a far parte del patrimonio del Trustee pur se a lui intestati. Il Trustee avrà l’obbligo di amministrare correttamente i beni secondo le disposizioni del settlor e le norme di legge.
A tutela del Trust i creditori del Trustee non potranno aggredire i beni oggetto del rapporto.
Il disponente ha facoltà di scegliere la legge regolatrice del Trust purché questa lo includa come istituto giuridico. In mancanza di scelta si applicherà la legge con la quale il Trust ha i collegamenti più stretti.
Tipi di Trust.
Esistono molteplici forma di Trust:
autodichiarato: dove il settlor è anche Trustee;
liberale: dispone di assetti familiari;
commerciale: relativo ai patrimoni di impresa segregati a favore di determinati creditori;
revocabile: il disponente si riserva la facoltà di revocare il trust;
di scopo: istituito per un fine specifico;
discrezionale: il settlor si riserva di nominare i beneficiari.
Il Trust e i creditori dell’impresa.
Inizialmente e fintanto che non vi sia la consacrazione di un preciso beneficio, il trust crea nei creditori dell’impresa, nominati beneficiari, un’aspettativa di credito. Il Trust infatti viene impiegato nell’impresa per due fondamentali ragioni: 1) Come strumento da utilizzare in alternativa alle procedura concorsuali per addivenire al risanamento dell’impresa; 2) Essere utilizzato come strumento liquidatorio nelle procedure concorsuali.
L’imprenditore o il curatore creano un patrimonio separato e destinato allo specifico scopo di tutelare i creditori.
Come utilizzare quindi lo strumento Trust nell’impresa in crisi, in insolvenza o in temporanea difficoltà?
come strumento pre-concorsuale utilizzabile prima e durante la crisi con finalità liquidatorie e di protezione dell’impresa. Il disponente incarica il Trustee di soddisfare uno o più creditori al fine di prevenire azioni coercitive e di tranquillizzarli circa la copertura del loro credito;
come strumento nelle procedure concorsuali in un’ottica di composizione concordata della crisi d’impresa. Il trust, infatti, può essere utilizzato anticipatamente a fini protettivi per il patrimonio dell’impresa ai sensi dell’art. 186 L.F. o di liquidazione dell’attivo come strumento inserito nella continuità aziendale, ma anche, ed è preferibile, come strumento di conferimento dei beni di un terzo posti da costui a garanzia dell’adempimento.
Il trust può essere utile anche quale strumento di garanzia per i creditori nei piani attestati di risanamento.
Il Trust, se ben utilizzato, si pone quindi come un valido strumento per coadiuvare le situazioni di difficoltà aziendale, più in un’ottica di prevenzione dello stato di insolvenza e di crisi.
Categoria: Diritto Fallimentare, Diritto SocietarioTag: crisi d'impresa, diritto fallimentare, diritto societario, Trust

References: sentenza 

art. 2357

art. 2423

art. 2423

art. 2424

art. 2425

art. 2425

art. 2426

art. 2427

art. 2428

art. 2435

art. 2435