Source: https://www.dirittoprivatoinrete.it/lo_stato_di_figlio.htm
Timestamp: 2020-01-17 12:50:09+00:00

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Lo stato di figlio
indica l’insieme della circostanze idonee ad accertare il rapporto di filiazione con i genitori
In passato si distingueva tra figli legittimi ( nati nel matrimonio) e naturali ( nati al di fuori del matrimonio), ma con una serie di interventi legislativi, culminati con il d.lgs. 154\2013 ogni distinzione è stata abolita; di conseguenza non si distingue più tra figli legittimi e naturali, e la condizione giuridica del figlio è considerata dalla legge sempre la stessa, indipendentemente dalle condizioni dei suoi genitori.
Ciò non toglie, però, che possano sorgere questioni circa la paternità del figlio, e l’esistenza del matrimonio comporta una serie di presunzioni circa la paternità del figlio nato in costanza di matrimonio, le presunzioni di paternità.
L'accertamento della maternità, invece, non pone particolari problemi poiché, come afferma il famoso detto latino "mater sempre certa est".
Focalizziamo la nostra attenzione, quindi, sulla presunzione di paternità e su quella di concepimento durante il matrimonio.
a) presunzione di paternità: si presume che il marito sia il padre del figlio concepito durante il matrimonio (art. 231 c.c.); si colgono qui esistenza dei tre presupposti della filiazione:
1. l'esistenza del matrimonio;
2. parto della moglie;
3. concepimento durante il matrimonio;
b) presunzione di concepimento durante il matrimonio: si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato quando non sono ancora trascorsi 300 giorni dalla data dell'annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio (art. 232 c.c.), ma la presunzione non opera dopo 300 giorni dalla separazione o sua omologazione, o dalla data di comparizione dei coniugi, che, nel corso del giudizio di separazione, siano stati autorizzati a vivere separati nei giudizi di separazione o divorzio.
Quest'ultima presunzione è assoluta, nel senso che non ammette prova contraria, ma questo non deve far pensare che il marito debba per forza considerarsi il padre del figlio nato in questi periodi.
Se, infatti, mettiamo a confronto la presunzione di paternità di cui all'articolo 231 e quella di concepimento di cui all'articolo 232, scopriamo che si riferiscono a casi diversi.
L'articolo 232 ( presunzione di concepimento) non fa altro che stabilire che si presume concepito durante matrimonio il figlio nato nei periodi di tempo indicati. L'articolo 231, invece, si limita a dire che si presume figlio del marito quello nato durante il matrimonio anche, cioè, quello nato non dopo i 300 giorni dallo scioglimento o annullamento del matrimonio.
Si spiega, allora, come la presunzione di cui all'articolo 232 sia assoluta, nel senso che non è possibile decidere diversamente circa nascita in costanza di matrimonio di un figlio nato in quei periodi di tempo, mentre, la presunzione di cui all'articolo 231 sia relativa, nel senso che il marito può tramite azione di disconoscimento della paternità far accertare che il figlio nato durante matrimonio non sia stato generato da lui.
Può accadere che il figlio sia nato dopo i 300 dal suo annullamento; come considerare questo figlio? Leggiamo, ex art. 234, la risposta:
nascita dopo i 300 giorni: ciascuno dei coniugi o i loro eredi possono provare che il figlio nato dopo 300 giorni dall'annullamento, dallo scioglimento o dalla cessazione degli effetti civili del matrimonio, è stato concepito durante il matrimonio. Anche il figlio può, e in ogni caso, provare di essere stato concepito durante il matrimonio
Prova della filiazione.
Come si fa a provare la filiazione? A questa domanda rispondono gli articoli 236 e ss. del codice civile.
La prova principale è l’atto di nascita ( art. 236) iscritto nei registri dello stato civile. L’atto di nascita, poi comporta irreclamabilità di uno stato di figlio contrario a quello attribuito dall'atto di nascita, salve le eccezioni riportate dall’art. 238, di cui parleremo in seguito.
Ma può darsi che l’atto di nascita manchi, e allora sarà necessario il possesso dello stato di figlio, per provare la filiazione, ma sorge subito un’altra domanda: come si fa ad accertare il possesso dello stato di figlio?
Rispondiamo: da una serie di fatti che, tutti insieme, valgano a dimostrare le relazioni di filiazione e di parentela fra una persona e la famiglia a cui essa pretende di appartenere.
Questi fatti dovranno essere individuati caso per caso, ma l’art. 237 individua dei particolari fatti che dovranno comunque ricorrere per riconoscere il possesso di stato e sono:
che il genitore abbia trattato la persona come figlio ed abbia provveduto in questa qualità al mantenimento, all'educazione e al collocamento di essa;
che la persona sia stata costantemente considerata come figlio nei rapporti sociali;
che sia stata riconosciuta la qualità di figlio dalla famiglia.
In casi particolarmente sfortunati, però, può mancare sia l’atto di nascita sia il possesso di stato. In queste ipotesi l’art. 241 dispone che la prova della filiazione può essere fornita in giudizio con ogni mezzo.
Come abbiamo visto l’atto di nascita o il possesso di stato costiuiscono una prova sufficiente della filiazione, e abbiamo anche visto che ex art. 238 se esiste l’atto di nascita nessuno può reclamare una stato diverso.
Tuttavia, come già accennato, lo stesso articolo 238 pone una serie di eccezioni alla regola sulla, potremmo dire, autosufficienza dell’atto di nascita.
La prima fa riferimento all’art. 128, cioè ai casi di matrimonio putativo, la seconda fa riferimento all’art. 234, cioè della nascita del figlio dopo i 300 giorni, la terza concerne il caso previsto dall’art. 244, cioè nelle ipotesi di disconoscimento della paternità e, infine, abbiamo i casi degli articoli 239 e 240.
Analizziamoli separatamente:
L’art. 239 si riferisce al reclamo dello stato di figlio, e ci indica una serie di situazioni particolari, vediamole:
supposizione di parto;
sostituzione di neonato.
Sembra evidente che ricorrendo casi del genere il figlio, nonostante quanto risulti dall’atto di nascita, può reclamare uno stato diverso.
Lo stato di figlio può essere ancora reclamato anche da chi è nato nel matrimonio, ma, chissà per quale motivo, fu iscritto come figlio di ignoti, salvo che ne frattempo sia intervenuta una sentenza di adozione. Ci sono poi ipotesi ancora più particolari dove può essere reclamato lo stato di figlio. Poniamo che vi sia una presunzione di paternità. Qui può accadere che:
a) il figlio si trova a essere in contrasto con questa presunzione; in altre parole secondo la presunzione non sarebbe figlio di quel padre; in tal caso può reclamare il suo stato di figlio, nonostante le risultanze dell’atto di nascita;
b) il figlio si trova, grazie alla presunzione, ad essere riconosciuto tale in base a un’altra presunzione di paternità, ma ritiene, invece, di essere figlio di persona diversa rispetto a quella che risulta dalla presunzione; anche in questo caso può reclamare, nei confronti del vero padre, il suo stato di figlio, nonostante le risultanze dell’atto di nascita.
Se poi il precedente stato di figlio è stato rimosso, tale figlio rimasto “senza stato” può reclamare un diverso stato di figlio.
Fino ad ora ci siamo occupati del reclamo dello stato di figlio, cioè delle ipotesi in cui il figlio chiede di essere riconosciuto come tale verso determinati genitori, nonostante che esista un eventuale atto di nascita che certifichi il contrario.
Ora ci occupiamo dell’ipotesi opposta ex art. 239, cioè del caso in cui si voglia contestare lo stato di figlio e quindi anche le risultanze di un eventuale atto di nascita.
Ciò sarà possibile solo in tre casi:
sostituzione di neonato;
figlio nato nel matrimonio, ma iscritto come ignoto, salvo che sia intervenuta sentenza di adozione.

References: art. 234
 art. 236
 art. 238
 articolo 238
 sentenza 
 art. 239
 sentenza