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D.Lgs. 26-3-2001 n. 151. Maternità e Paternità
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23. Calcolo dell'indennità.
Capo VI - Riposi, permessi e congedi
64. Lavoratrici iscritte alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335.
Capo XI - Lavoratrici autonome
68. Misura dell'indennità.
Capo XII - Libere professioniste
80. Oneri derivanti dall'assegno di maternità di base.
81. Oneri derivanti dall'assegno di maternità per lavori atipici e discontinui.
D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 (1).
(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 26 aprile 2001, n. 96, S.O.
Capo I - Disposizioni generali 1. Oggetto.
a) per «congedo di maternità» si intende l'astensione obbligatoria dal lavoro della lavoratrice;
b) per «congedo di paternità» si intende l'astensione dal lavoro del lavoratore, fruito in alternativa al congedo di maternità;
c) per «congedo parentale», si intende l'astensione facoltativa della lavoratrice o del lavoratore;
d) per «congedo per la malattia del figlio» si intende l'astensione facoltativa dal lavoro della lavoratrice o del lavoratore in dipendenza della malattia stessa;
1. È vietata qualsiasi discriminazione per ragioni connesse al sesso, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, con particolare riguardo ad ogni trattamento meno favorevole in ragione dello stato di gravidanza, nonché di maternità o paternità, anche adottive, ovvero in ragione della titolarità e dell'esercizio dei relativi diritti (2).
1. In sostituzione delle lavoratrici e dei lavoratori assenti dal lavoro, in virtù delle disposizioni del presente testo unico, il datore di lavoro può assumere personale con contratto a tempo determinato o utilizzare personale con contratto temporaneo, ai sensi, rispettivamente, dell'articolo 1, secondo comma, lettera b), della legge 18 aprile 1962, n. 230, e dell'articolo 1, comma 2, lettera c), della legge 24 giugno 1997, n. 196, e con l'osservanza delle disposizioni delle leggi medesime (3).
2. L'assunzione di personale a tempo determinato e l'utilizzazione di personale temporaneo, in sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo ai sensi del presente testo unico può avvenire anche con anticipo fino ad un mese rispetto al periodo di inizio del congedo, salvo periodi superiori previsti dalla contrattazione collettiva (4).
5. Nelle aziende in cui operano lavoratrici autonome di cui al Capo XI, è possibile procedere, in caso di maternità delle suddette lavoratrici, e comunque entro il primo anno di età del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento, all'assunzione di personale a tempo determinato e di personale temporaneo, per un periodo massimo di dodici mesi, con le medesime agevolazioni di cui al comma 3 (5).
(3) Comma così modificato dall'art. 1, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(4) Comma così modificato dall'art. 1, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(5) Vedi, anche, l'art. 1, comma 4, D.Lgs. 25 febbraio 2000, n. 61, come sostituito dall'art. 46, D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
Capo II - Tutela della salute della lavoratrice. 6. Tutela della sicurezza e della salute.
(6) Vedi, anche, il comma 2 dell'art. 14, D.P.R. 11 settembre 2007, n. 170 e il comma 2 dell'art. 18, D.P.R. 16 aprile 2009, n. 51.
(7) Articolo abrogato dall'art. 2268, comma 1, n. 994), D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66, con la decorrenza prevista dall'art. 2272, comma 1 del medesimo D.Lgs. n. 66/2010.
1. Fermo restando quanto stabilito dall'articolo 7, commi 1 e 2, il datore di lavoro, nell'àmbito ed agli effetti della valutazione di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, valuta i rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici, in particolare i rischi di esposizione ad agenti fisici, chimici o biologici, processi o condizioni di lavoro di cui all'allegato C, nel rispetto delle linee direttrici elaborate dalla Commissione dell'Unione europea, individuando le misure di prevenzione e protezione da adottare.
Capo III - Congedo di maternità 16. Divieto di adibire al lavoro le donne.
c) durante i tre mesi dopo il parto, salvo quanto previsto all'articolo 20 (8);
(8) Lettera così modificata dall'art. 2, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(9) Per l'estensione del divieto previsto dal presente articolo vedi l'art. 1, D.M. 12 luglio 2007.
2. Il servizio ispettivo del Ministero del lavoro può disporre, sulla base di accertamento medico, avvalendosi dei competenti organi del Servizio sanitario nazionale, ai sensi degli articoli 2 e 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, l'interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza, fino al periodo di astensione di cui alla lettera a), comma 1, dell'articolo 16, o fino ai periodi di astensione di cui all'articolo 7, comma 6, e all'articolo 12, comma 2, per uno o più periodi, la cui durata sarà determinata dal servizio stesso, per i seguenti motivi:
c) quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni, secondo quanto previsto dagli articoli 7 e 12 (10).
5. I provvedimenti dei servizi ispettivi previsti dai presente articolo sono definitivi (11).
(10) Comma così modificato dall'art. 2, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(11) Sull'applicabilità dell'estensione del divieto di cui al presente articolo vedi l'art. 3, D.M. 12 luglio 2007.
(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 6, 8 e 15, commi 1 e 5; legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 3, comma 2, decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, art. 6, commi 4 e 5)
2. L'indennità di maternità, comprensiva di ogni altra indennità spettante per malattia, è corrisposta con le modalità di cui all'articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33, e con gli stessi criteri previsti per l'erogazione delle prestazioni dell'assicurazione obbligatoria contro le malattie (12).
7. Non viene cancellata dalla lista di mobilità ai sensi dell'articolo 9 della legge 23 luglio 1991, n. 223, la lavoratrice che, in periodo di congedo di maternità, rifiuta l'offerta di lavoro, di impiego in opere o servizi di pubblica utilità, ovvero l'avviamento a corsi di formazione professionale (13).
(12) Comma così sostituito dall'art. 2, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(13) Vedi, anche, il D.M. 12 luglio 2007.
b) nei casi in cui, o per esigenze organizzative contingenti dell'azienda o per particolari ragioni di carattere personale della lavoratrice, l'orario medio effettivamente praticato risulti inferiore a quello previsto dal contratto di lavoro della categoria, l'importo che si ottiene dividendo l'ammontare complessivo degli emolumenti percepiti nel periodo di paga preso in considerazione per il numero delle ore di lavoro effettuato e moltiplicando il quoziente ottenuto per il numero delle ore giornaliere di lavoro previste dal contratto stesso. Nei casi in cui i contratti di lavoro prevedano, nell'àmbito di una settimana, un orario di lavoro identico per i primi cinque giorni della settimana e un orario ridotto per il sesto giorno, l'orario giornaliero è quello che si ottiene dividendo per sei il numero complessivo delle ore settimanali contrattualmente stabilite;
1. L'indennità di maternità è corrisposta anche nei casi di risoluzione del rapporto di lavoro previsti dall'articolo 54, comma 3, lettere b) e c), che si verifichino durante i periodi di congedo di maternità previsti dagli articoli 16 e 17 (14).
(14) La Corte costituzionale, con sentenza 3-14 dicembre 2001, n. 405 (Gazz. Uff. 19 dicembre 2001, n. 49 - Prima serie speciale), ha dichiarato, tra l'altro, l'illegittimità del presente comma nella parte in cui esclude la corresponsione dell'indennità di maternità nell'ipotesi prevista dall'art. 54, comma 3, lettera a), del presente decreto.
3. Per i soggetti iscritti al fondo pensioni lavoratori dipendenti ed ai fondi sostitutivi dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, gli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 2 sono addebitati alla relativa gestione pensionistica. Per i soggetti iscritti ai fondi esclusivi dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità e la vecchiaia ed i superstiti, gli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 2 sono posti a carico dell'ultima gestione pensionistica del quinquennio lavorativo richiesto nel medesimo comma (15).
(15) Sull'applicabilità delle disposizioni di cui al presente articolo vedi il comma 504 dell'art. 2, L. 24 dicembre 2007, n. 244.
6. Nel caso di affidamento di minore, il congedo può essere fruito entro cinque mesi dall’affidamento, per un periodo massimo di tre mesi (16).
(16) Articolo così sostituito dal comma 452 dell'art. 2, L. 24 dicembre 2007, n. 244.
3. L'ente autorizzato che ha ricevuto l'incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del congedo di cui al comma 1 dell'articolo 26, nonché la durata del periodo di permanenza all'estero nel caso del congedo previsto al comma 2 del presente articolo] (17).
(17) Articolo abrogato dal comma 453 dell'art. 2, L. 24 dicembre 2007, n. 244.
Capo IV - Congedo di paternità 28. Congedo di paternità.
2. Il congedo di cui all’articolo 26, comma 4, spetta, alle medesime condizioni, al lavoratore. L’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del periodo di permanenza all’estero del lavoratore (18).
(18) Articolo così sostituito dal comma 454 dell'art. 2, L. 24 dicembre 2007, n. 244.
Capo V - Congedo parentale (giurisprudenza di legittimità)
1. Per ogni bambino, nei primi suoi otto anni di vita, ciascun genitore ha diritto di astenersi dal lavoro secondo le modalità stabilite dal presente articolo. I relativi congedi parentali dei genitori non possono complessivamente eccedere il limite di dieci mesi, fatto salvo il disposto del comma 2 del presente articolo. Nell'àmbito del predetto limite, il diritto di astenersi dal lavoro compete:
4. Resta fermo il diritto di fruire del congedo di cui all'articolo 32. Il prolungamento di cui al comma 1 decorre dal termine del periodo corrispondente alla durata massima del congedo parentale spettante al richiedente ai sensi dell'articolo 32 (19).
(19) Vedi, anche, il comma 103 dell'art. 2, L. 23 dicembre 2009, n. 191.
6. Si applica quanto previsto all'articolo 22, commi 4, 6 e 7 (20).
(20) In deroga a quanto previsto nel presente articolo vedi gli artt. 21 e 58, D.P.R. 18 giugno 2002, n. 164, gli artt. 15 e 33, D.P.R. 11 settembre 2007, n. 170 e l'art. 15, D.P.R. 11 settembre 2007, n. 171.
5. Per i soggetti iscritti al fondo pensioni lavoratori dipendenti e alle forme di previdenza sostitutive ed esclusive dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti, i periodi non coperti da assicurazione e corrispondenti a quelli che danno luogo al congedo parentale, collocati temporalmente al di fuori del rapporto di lavoro, possono essere riscattati, nella misura massima di cinque anni, con le modalità di cui all'articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, e successive modificazioni, a condizione che i richiedenti possano far valere, all'atto della domanda, complessivamente almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di effettiva attività lavorativa (21).
(21) Sull'applicabilità delle disposizioni di cui al presente articolo vedi il comma 504 dell'art. 2, L. 24 dicembre 2007, n. 244.
3. L’indennità di cui all’articolo 34, comma 1, è dovuta, per il periodo massimo complessivo ivi previsto, nei primi tre anni dall’ingresso del minore in famiglia (22).
(22) Articolo così sostituito dal comma 455 dell'art. 2, L. 24 dicembre 2007, n. 244.
2. L'Ente autorizzato che ha ricevuto l'incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del congedo parentale] (23).
(23) Articolo abrogato dal comma 456 dell'art. 2, L. 24 dicembre 2007, n. 244.
Capo VI - Riposi, permessi e congedi (24)
(24) Rubrica così sostituita dall'art. 3, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
2. Successivamente al compimento del terzo anno di età del bambino con handicap in situazione di gravità, il diritto a fruire dei permessi di cui all’ articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni, è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente, anche in maniera continuativa nell’ambito del mese (25).
3. [Successivamente al raggiungimento della maggiore età del figlio con handicap in situazione di gravità, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre hanno diritto ai permessi di cui all'articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Ai sensi dell'articolo 20 della legge 8 marzo 2000, n. 53, detti permessi, fruibili anche in maniera continuativa nell'ambito del mese, spettano a condizione che sussista convivenza con il figlio o, in assenza di convivenza, che l'assistenza al figlio sia continuativa ed esclusiva] (26).
5. La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre o, dopo la loro scomparsa, uno dei fratelli o sorelle conviventi di soggetto con handicap in situazione di gravità di cui all'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata ai sensi dell'articolo 4, comma 1, della legge medesima e che abbiano titolo a fruire dei benefìci di cui all'articolo 33, comma 1, del presente testo unico e all'articolo 33, commi 2 e 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, per l'assistenza del figlio, hanno diritto a fruire del congedo di cui al comma 2 dell'articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, entro sessanta giorni dalla richiesta. Durante il periodo di congedo, il richiedente ha diritto a percepire un'indennità corrispondente all'ultima retribuzione e il periodo medesimo è coperto da contribuzione figurativa; l'indennità e la contribuzione figurativa spettano fino a un importo complessivo massimo di lire 70 milioni annue (27) per il congedo di durata annuale. Detto importo è rivalutato annualmente, a decorrere dall'anno 2002, sulla base della variazione dell'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. L'indennità è corrisposta dal datore di lavoro secondo le modalità previste per la corresponsione dei trattamenti economici di maternità. I datori di lavoro privati, nella denuncia contributiva, detraggono l'importo dell'indennità dall'ammontare dei contributi previdenziali dovuti all'ente previdenziale competente. Per i dipendenti dei predetti datori di lavoro privati, compresi quelli per i quali non è prevista l'assicurazione per le prestazioni di maternità, l'indennità di cui al presente comma è corrisposta con le modalità di cui all'articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33. Il congedo fruito ai sensi del presente comma alternativamente da entrambi i genitori non può superare la durata complessiva di due anni; durante il periodo di congedo entrambi i genitori non possono fruire dei benefìci di cui all'articolo 33, comma 1, del presente testo unico e all'articolo 33, commi 2 e 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, fatte salve le disposizioni di cui ai commi 5 e 6 del medesimo articolo. I soggetti che usufruiscono dei permessi di cui al presente comma per un periodo continuativo non superiore a sei mesi hanno diritto ad usufruire di permessi non retribuiti in misura pari al numero dei giorni di congedo ordinario che avrebbero maturato nello stesso arco di tempo lavorativo, senza riconoscimento del diritto a contribuzione figurativa (28) (29).
(25) Comma così sostituito dalla lettera a) del comma 2 dell’art. 24, L. 4 novembre 2010, n. 183.
(26) Comma abrogato dalla lettera b) del comma 2 dell’art. 24, L. 4 novembre 2010, n. 183.
(27) Corrispondenti a euro 36.151,98 annui.
(28) Comma così modificato prima dall'art. 3, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115, poi dall'art. 3, comma 106, L. 24 dicembre 2003, n. 350 ed infine dal comma 1266 dell'art. 1, L. 27 dicembre 2006, n. 296. La Corte costituzionale, con sentenza 8-16 giugno 2005, n. 233 (Gazz. Uff. 22 giugno 2005, n. 25 - Prima Serie speciale), ha dichiarato l'illegittimità del presente comma, nella parte in cui non prevede il diritto di uno dei fratelli o delle sorelle conviventi con soggetto con handicap in situazione di gravità a fruire del congedo ivi indicato, nell'ipotesi in cui i genitori siano impossibilitati a provvedere all'assistenza del figlio handicappato perché totalmente inabili. La stessa Corte, con sentenza 18 aprile-8 maggio 2007, n. 158 (Gazz. Uff. 16 maggio 2007, n. 19 - Prima serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità del presente comma, nella parte in cui non prevede, in via prioritaria rispetto agli altri congiunti indicati dalla norma, anche per il coniuge convivente con «soggetto con handicap in situazione di gravità», il diritto a fruire del congedo ivi indicato; con sentenza 26-30 gennaio 2009, n. 19 (Gazz. Uff. 4 febbraio 2009, n. 5 - Prima serie speciale) ha dichiarato l'illegittimità del presente comma, nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto il figlio convivente, in assenza di altri soggetti idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave.
(29) La Corte costituzionale, con ordinanza 9-13 marzo 2009, n. 70 (Gazz. Uff. 8 aprile 2009, n. 14, 1ª Serie speciale), ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 42, comma 5, sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 29 e 32 della Costituzione. La stessa Corte, con ordinanza 8 - 11 febbraio 2010, n. 42 (Gazz. Uff. 17 febbraio 2010, n. 7, 1ª Serie speciale), ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 42, comma 5, sollevata in riferimento agli artt. 2, 3, 4, 29, 32 e 35 della Costituzione.
(giurisprudenza di legittimità).
2. Il posto temporaneamente lasciato libero non si renderà disponibile ai fini di una nuova assunzione (30).
(30) Articolo aggiunto dall'art. 3, comma 105, L. 24 dicembre 2003, n. 350.
1. Le disposizioni in materia di riposi di cui agli articoli 39, 40 e 41 si applicano anche in caso di adozione e di affidamento entro il primo anno di vita del bambino (31).
(31) La Corte costituzionale, con sentenza 26 marzo - 1° aprile 2003, n. 104 (Gazz. Uff. 9 aprile 2003, n. 14 - Prima serie speciale), ha dichiarato, tra l'altro, l'illegittimità del presente comma, nella parte in cui prevede che i riposi di cui agli artt. 39, 40 e 41 si applichino, anche in caso di adozione e di affidamento, «entro il primo anno di vita del bambino» anziché «entro il primo anno dall'ingresso del minore nella famiglia».
Capo VII - Congedi per la malattia del figlio. 47. Congedo per la malattia del figlio.
1. Il rifiuto, l'opposizione o l'ostacolo all'esercizio dei diritti di assenza dal lavoro di cui al presente Capo sono puniti con la sanzione amministrativa euro 516 a euro 2.582.
Capo VIII - Lavoro notturno 53. Lavoro notturno.
Capo IX - Divieto di licenziamento, dimissioni e diritto al rientro (32).
4. Durante il periodo nel quale opera il divieto di licenziamento, la lavoratrice non può essere sospesa dal lavoro, salvo il caso che sia sospesa l'attività dell'azienda o del reparto cui essa è addetta, sempreché il reparto stesso abbia autonomia funzionale. La lavoratrice non può altresì essere collocata in mobilità a seguito di licenziamento collettivo ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, salva l'ipotesi di collocamento in mobilità a seguito della cessazione dell'attività dell'azienda di cui al comma 3, lettera b) (33).
9. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche in caso di adozione e di affidamento. Il divieto di licenziamento si applica fino ad un anno dall'ingresso del minore nel nucleo familiare. In caso di adozione internazionale, il divieto opera dal momento della comunicazione della proposta di incontro con il minore adottando, ai sensi dell'articolo 31, terzo comma, lettera d), della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, ovvero della comunicazione dell'invito a recarsi all'estero per ricevere la proposta di abbinamento (34).
(32) Rubrica così modificata dall'art. 4, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(33) Comma così modificato dall'art. 4, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(34) Comma così sostituito dalla lettera b) del comma 1 dell’art. 2, D.Lgs. 25 gennaio 2010, n. 5.
1. Al termine dei periodi di divieto di lavoro previsti dal Capo II e III, le lavoratrici hanno diritto di conservare il posto di lavoro e, salvo che espressamente vi rinuncino, di rientrare nella stessa unità produttiva ove erano occupate all'inizio del periodo di gravidanza o in altra ubicata nel medesimo comune, e di permanervi fino al compimento di un anno di età del bambino; hanno altresì diritto di essere adibite alle mansioni da ultimo svolte o a mansioni equivalenti, nonché di beneficiare di eventuali miglioramenti delle condizioni di lavoro, previsti dai contratti collettivi ovvero in via legislativa o regolamentare, che sarebbero loro spettati durante l'assenza (35).
4-bis. L'inosservanza delle disposizioni contenute nel presente articolo è punita con la sanzione amministrativa di cui all'articolo 54, comma 8. Non è ammesso il pagamento in misura ridotta di cui all'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (36).
(35) Comma così modificato dall'art. 8-quater, D.L. 8 aprile 2008, n. 59, aggiunto dalla relativa legge di conversione.
(36) Comma aggiunto dall'art. 4, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
Capo X - Disposizioni speciali. 57. Rapporti di lavoro a termine nelle pubbliche amministrazioni.
1. Ferma restando la titolarità del diritto ai congedi di cui al presente testo unico, alle lavoratrici e ai lavoratori assunti dalle amministrazioni pubbliche con contratto a tempo determinato, di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 230, o utilizzati con contratto di lavoro temporaneo, di cui alla legge 24 giugno 1997, n. 196, spetta il trattamento economico pari all'indennità prevista dal presente testo unico per i congedi di maternità, di paternità e parentali, salvo che i relativi ordinamenti prevedano condizioni di migliore favore (37).
(37) Comma così modificato dall'art. 5, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
3. Il personale militare che si assenta dal servizio per congedo parentale e per la malattia del figlio è posto in licenza straordinaria per motivi privati, equiparata a tutti gli effetti a quanto previsto agli articoli 32 e 47. Il periodo trascorso in tale licenza è computabile, ai fini della progressione di carriera, nei limiti previsti dalla disciplina vigente in materia di documenti caratteristici degli ufficiali, dei sottufficiali e dei militari di truppa dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica relativamente al periodo massimo di assenza che determina la fine del servizio] (38).
(38) Articolo abrogato dall'art. 2268, comma 1, n. 994), D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66, con la decorrenza prevista dall'art. 2272, comma 1 del medesimo D.Lgs. n. 66/2010.
6. Per le lavoratrici e i lavoratori agricoli di cui al comma 2 il salario medio convenzionale determinato con decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e rilevato nel 1995, resta fermo, ai fini della contribuzione e delle prestazioni temporanee, fino a quando il suo importo per le singole qualifiche degli operai agricoli non sia superato da quello spettante nelle singole province in applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. A decorrere da tale momento trova applicazione l'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 9 ottobre 1989, n. 338, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 1989, n. 389, e successive modificazioni (39).
(39) Per l’interpretazione autentica del presente comma vedi il comma 153 dell'art. 2, L. 23 dicembre 2009, n. 191.
64. Lavoratrici iscritte alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (40).
2. Ai sensi del comma 12 dell'articolo 80 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, la tutela della maternità prevista dalla disposizione di cui al comma 16, quarto periodo, dell'articolo 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, avviene nelle forme e con le modalità previste per il lavoro dipendente. A tal fine, si applica il D.M. 4 aprile 2002 del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 136 del 12 giugno 2002. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, è disciplinata l'applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 7, 17 e 22 nei limiti delle risorse rinvenienti dallo specifico gettito contributivo, da determinare con il medesimo decreto (41).
(40) Rubrica così sostituita dall'art. 5, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(41) Comma così modificato prima dall'art. 5, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115 e poi dal comma 791 dell'art. 1, L. 27 dicembre 2006, n. 296, come modificato dal comma 83 dell'art. 1, L. 24 dicembre 2007, n. 247. Vedi, anche, i commi 92 e 94 dell'art. 1 della citata legge n. 247 del 2007. In attuazione di quanto disposto dal presente comma vedi il D.M. 12 luglio 2007.
Capo XI - Lavoratrici autonome (giurisprudenza di legittimità)
2. Alle lavoratrici autonome, artigiane ed esercenti attività commerciali è corrisposta, per i due mesi antecedenti la data del parto e per i tre mesi successivi alla stessa data effettiva del parto, una indennità giornaliera pari all'80 per cento del salario minimo giornaliero stabilito dall'articolo 1 del decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1981, n. 537, nella misura risultante, per la qualifica di impiegato, dalla tabella A e dai successivi decreti ministeriali di cui al secondo comma del medesimo articolo 1.
1. Alle lavoratrici di cui al presente Capo, madri di bambini nati a decorrere dal 1° gennaio 2000, è esteso il diritto al congedo parentale di cui all'articolo 32, compresi il relativo trattamento economico e il trattamento previdenziale di cui all'articolo 35, limitatamente ad un periodo di tre mesi, entro il primo anno di vita del bambino (42).
1-bis. Le disposizioni del presente articolo trovano applicazione anche nei confronti dei genitori adottivi o affidatari (43).
(42) Comma così modificato dall'art. 6, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(43) Comma aggiunto dall'art. 6, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
Capo XII - Libere professioniste. (giurisprudenza di legittimità)
1. Alle libere professioniste, iscritte ad un ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza di cui alla tabella D allegata al presente testo unico, è corrisposta un'indennità di maternità per i due mesi antecedenti la data del parto e i tre mesi successivi alla stessa (44).
2. L'indennità di cui al comma 1 viene corrisposta in misura pari all'80 per cento di cinque dodicesimi del solo reddito professionale percepito e denunciato ai fini fiscali come reddito da lavoro autonomo dalla libera professionista nel secondo anno precedente a quello dell'evento (45).
3-bis. L'indennità di cui al comma 1 non può essere superiore a cinque volte l'importo minimo derivante dall'applicazione del comma 3, ferma restando la potestà di ogni singola cassa di stabilire, con delibera del consiglio di amministrazione, soggetta ad approvazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un importo massimo più elevato, tenuto conto delle capacità reddituali e contributive della categoria professionale e della compatibilità con gli equilibri finanziari dell'ente (46) (47).
(44) Comma così modificato dall'art. 7, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(45) Comma così modificato dall'art. 1, L. 15 ottobre 2003, n. 289 (Gazz. Uff. 28 ottobre 2003, n. 251), entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
(46) Comma aggiunto dall'art. 1, L. 15 ottobre 2003, n. 289 (Gazz. Uff. 28 ottobre 2003, n. 251), entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
(47) La Corte costituzionale, con sentenza 11-14 ottobre 2005, n. 385 (Gazz. Uff. 19 ottobre 2005, n. 42 - Prima serie speciale), ha dichiarato l'illegittimità degli artt. 70 e 72 del presente decreto, nella parte in cui non prevedono il principio che al padre spetti di percepire in alternativa alla madre l'indennità di maternità, attribuita solo a quest'ultima. La stessa Corte, con successiva sentenza 20 - 28 luglio 2010, n. 285 (Gazz. Uff. 4 agosto 2010, n. 31, 1ª Serie speciale), ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 70 sollevata dalla Corte d'appello di Venezia, in riferimento agli artt. 3, 29, secondo comma, 30, primo comma, e 31 della Costituzione; ha inoltre dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 70, sollevata dalla Corte d'appello di Firenze, in riferimento agli artt. 3, 29 e 31 della Costituzione.
1. L'indennità di cui all'articolo 70 è corrisposta, indipendentemente dall'effettiva astensione dall'attività, dal competente ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti, a seguito di apposita domanda presentata dall'interessata a partire dal compimento del sesto mese di gravidanza ed entro il termine perentorio di centottanta giorni dal parto (48).
2. La domanda, in carta libera, deve essere corredata da certificato medico comprovante la data di inizio della gravidanza e quella presunta del parto, nonché dalla dichiarazione redatta ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante l'inesistenza del diritto alle indennità di maternità di cui al Capo III, al Capo X e al Capo XI (49).
4. I competenti enti che gestiscono forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti provvedono d'ufficio agli accertamenti amministrativi necessari (50).
(48) Comma così modificato dall'art. 7, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(49) Comma così modificato dall'art. 7, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(50) Comma così modificato dall'art. 7, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
2. La domanda, in carta libera, deve essere presentata dalla madre al competente ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti entro il termine perentorio di centottanta giorni dall'ingresso del bambino e deve essere corredata da idonee dichiarazioni, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestanti l'inesistenza del diritto a indennità di maternità per qualsiasi altro titolo e la data di effettivo ingresso del bambino nella famiglia (51).
3. Alla domanda di cui al comma 2 va allegata copia autentica del provvedimento di adozione o di affidamento (52) (53) (54).
(51) Comma così modificato dall'art. 7, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(52) La Corte costituzionale, con sentenza 17-23 dicembre 2003, n. 371 (Gazz. Uff. 31 dicembre 2003, n. 52 - Prima serie speciale), ha dichiarato, tra l'altro, l'illegittimità del presente articolo, nella parte in cui non prevede che nel caso di adozione internazionale l'indennità di maternità spetta nei tre mesi successivi all'ingresso del minore adottato o affidato, anche se abbia superato i sei anni di età.
(53) La Corte costituzionale, con sentenza 11-14 ottobre 2005, n. 385 (Gazz. Uff. 19 ottobre 2005, n. 42 - Prima serie speciale), ha dichiarato l'illegittimità degli artt. 70 e 72 del presente decreto, nella parte in cui non prevedono il principio che al padre spetti di percepire in alternativa alla madre l'indennità di maternità, attribuita solo a quest'ultima.
(54) La Corte costituzionale, con sentenza 17-23 dicembre 2003, n. 371 (Gazz. Uff. 31 dicembre 2003, n. 52, 1ª Serie speciale), ha dichiarato l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 72 sollevata in riferimento agli artt. 3, 31 e 37 della Costituzione.
2. La domanda deve essere corredata da certificato medico, rilasciato dalla U.S.L. che ha fornito le prestazioni sanitarie, comprovante il giorno dell'avvenuta interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, ai sensi della legge 22 maggio 1978, n. 194, e deve essere presentata al competente ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti entro il termine perentorio di centottanta giorni dalla data dell'interruzione della gravidanza (55).
(55) Comma così modificato dall'art. 7, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
Capo XIII - Sostegno alla maternità e alla paternità. 74. Assegno di maternità di base.
1. Per ogni figlio nato dal 1° gennaio 2001, o per ogni minore in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento dalla stessa data, alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie o in possesso di carta di soggiorno ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, che non beneficiano dell'indennità di cui agli articoli 22, 66 e 70 del presente testo unico, è concesso un assegno di maternità pari a complessive L. 2.500.000 (56).
4. L'assegno di maternità di cui al comma 1, nonché l'integrazione di cui al comma 6, spetta qualora il nucleo familiare di appartenenza della madre risulti in possesso di risorse economiche non superiori ai valori dell'indicatore della situazione economica (ISE), di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, tabella 1, pari a lire 50 milioni annue (57) con riferimento a nuclei familiari con tre componenti.
7. L'importo dell'assegno è rivalutato al 1° gennaio di ogni anno, sulla base della variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati calcolato dall'ISTAT (58).
11. Per i procedimenti di concessione dell'assegno di maternità relativi ai figli nati dal 2 luglio 1999 al 30 giugno 2000 continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'articolo 66 della legge 23 dicembre 1998, n. 448. Per i procedimenti di concessione dell'assegno di maternità relativi ai figli nati dal 1° luglio 2000 al 31 dicembre 2000 continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al comma 12 dell'articolo 49 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (59).
(56) Per la rivalutazione dell'assegno e dei requisiti economici di cui al presente articolo vedi, per l'anno 2001, il Comunicato 4 maggio 2001; per l'anno 2002, il Comunicato 7 febbraio 2002; per l'anno 2003, il Comunicato 11 marzo 2003; per l'anno 2004, il Comunicato 4 febbraio 2004; per l'anno 2005, il Comunicato 3 febbraio 2005; per l'anno 2006, il Comunicato 13 marzo 2006; per l'anno 2007, il Comunicato 27 marzo 2007; per l'anno 2008, il Comunicato 15 febbraio 2008; per l'anno 2009, il Comunicato 6 febbraio 2009; per l'anno 2010, il Comunicato 4 febbraio 2010.
(57) Per la rivalutazione dell'assegno e dei requisiti economici di cui al presente articolo vedi, per l'anno 2001, il Comunicato 4 maggio 2001; per l'anno 2002, il Comunicato 7 febbraio 2002; per l'anno 2003, il Comunicato 11 marzo 2003; per l'anno 2004, il Comunicato 4 febbraio 2004; per l'anno 2005, il Comunicato 3 febbraio 2005; per l'anno 2006, il Comunicato 13 marzo 2006; per l'anno 2007, il Comunicato 27 marzo 2007; per l'anno 2008, il Comunicato 15 febbraio 2008; per l'anno 2009, il Comunicato 6 febbraio 2009; per l'anno 2010, il Comunicato 4 febbraio 2010.
(58) Per la rivalutazione dell'assegno e dei requisiti economici di cui al presente articolo vedi, per l'anno 2001, il Comunicato 4 maggio 2001; per l'anno 2002, il Comunicato 7 febbraio 2002; per l'anno 2003, il Comunicato 11 marzo 2003; per l'anno 2004, il Comunicato 4 febbraio 2004; per l'anno 2005, il Comunicato 3 febbraio 2005; per l'anno 2006, il Comunicato 13 marzo 2006; per l'anno 2007, il Comunicato 27 marzo 2007; per l'anno 2008, il Comunicato 15 febbraio 2008; per l'anno 2009, il Comunicato 6 febbraio 2009; per l'anno 2010, il Comunicato 4 febbraio 2010.
(59) Vedi, anche, l'art. 1, D.L. 14 aprile 2003, n. 73, come sostituito dalla relativa legge di conversione, e il comma 103 dell'art. 2, L. 23 dicembre 2009, n. 191.
1. Alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie ovvero in possesso di carta di soggiorno ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, per le quali sono in atto o sono stati versati contributi per la tutela previdenziale obbligatoria della maternità, è corrisposto, per ogni figlio nato, o per ogni minore in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento dal 2 luglio 2000, un assegno di importo complessivo pari a lire 3 milioni (60), per l'intero nel caso in cui non beneficiano dell'indennità di cui agli articoli 22, 66 e 70 del presente testo unico, ovvero per la quota differenziale rispetto alla prestazione complessiva in godimento se questa risulta inferiore, quando si verifica uno dei seguenti casi:
6. Con uno o più decreti del Ministro per la solidarietà sociale, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sono emanate le disposizioni regolamentari necessarie per l'attuazione del presente articolo (61).
(60) Corrispondenti a euro 1.549,37.
(61) Vedi, anche, il comma 103 dell'art. 2, L. 23 dicembre 2009, n. 191.
Capo XIV - Vigilanza. 76. Documentazione.
Capo XV - Disposizioni in materia di oneri contributivi. 78. Riduzione degli oneri di maternità.
1. Con riferimento ai parti, alle adozioni o agli affidamenti intervenuti successivamente al 1° luglio 2000 per i quali è riconosciuta dal vigente ordinamento la tutela previdenziale obbligatoria, il complessivo importo della prestazione dovuta se inferiore a lire 3 milioni (62), ovvero una quota fino a lire 3 milioni (63) se il predetto complessivo importo risulta pari o superiore a tale valore, è posto a carico del bilancio dello Stato. Conseguentemente, e, quanto agli anni successivi al 2001, subordinatamente all'adozione dei decreti di cui al comma 2 dell'articolo 49 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, sono ridotti gli oneri contributivi per maternità, a carico dei datori di lavoro, per 0,20 punti percentuali (64).
(62) Corrispondenti a euro 1.549,37.
(63) Corrispondenti a euro 1.549,37.
(64) La riduzione del contributo previsto dal presente comma è stata confermata, a decorrere dall'anno 2002, dal comma 1 dell'art. 43, L. 28 dicembre 2001, n. 448.
a) dello 0,46 per cento sulla retribuzione per il settore dell'industria, del credito, dell'assicurazione, dell'artigianato, marittimi, spettacolo (65);
c) dello 0,13 per cento sulla retribuzione per il settore dei servizi tributari appaltati (66);
2. Per gli apprendisti è dovuto un contributo di lire 32 (67) settimanali.
3. Per i giornalisti iscritti all'Istituto nazionale di previdenza per i giornalisti italiani «Giovanni Amendola» è dovuto un contributo pari allo 0,65 per cento della retribuzione.
(65) Lettera così modificata dal comma 4 dell'art. 15-bis, D.L. 2 luglio 2007, n. 81, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione, con la decorrenza indicata nel comma 5 dello stesso articolo 15-bis.
(66) Lettera così modificata dal comma 4 dell'art. 15-bis, D.L. 2 luglio 2007, n. 81, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione, con la decorrenza indicata nel comma 5 dello stesso articolo 15-bis.
(67) Corrispondenti a euro 0,0165.
1. Per il finanziamento dell'assegno di maternità di cui all'articolo 74 è istituito un Fondo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la cui dotazione è stabilita in lire 25 miliardi per l'anno 1999, in lire 125 miliardi per l'anno 2000 e in lire 150 miliardi (68) a decorrere dall'anno 2001.
(68) Corrispondenti a euro 77.468.534,86.
1. Alla copertura degli oneri derivanti dall'applicazione del Capo XI, si provvede con un contributo annuo di lire 14.500 (69) per ogni iscritto all'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, vecchiaia e superstiti per le gestioni dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri, artigiani ed esercenti attività commerciali (70).
(69) Corrispondenti a euro 7,49.
(70) Per la conferma del contributo previsto dal presente comma vedi l'art. 43, comma 1, L. 28 dicembre 2001, n. 448
1. Alla copertura degli oneri derivanti dall'applicazione del Capo XII, si provvede con un contributo annuo a carico di ogni iscritto a casse di previdenza e assistenza per i liberi professionisti. Il contributo è annualmente rivalutato con lo stesso indice di aumento dei contributi dovuti in misura fissa di cui all'articolo 22 della legge 3 giugno 1975, n. 160, e successive modificazioni (71).
2. A seguito della riduzione degli oneri di maternità di cui all'articolo 78, per gli enti comunque denominati che gestiscono forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti, la ridefinizione dei contributi dovuti dagli iscritti ai fini del trattamento di maternità avviene mediante delibera degli enti medesimi, approvata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, nonché con gli altri Ministeri rispettivamente competenti ad esercitare la vigilanza sul relativo ente (72).
3. Ai fini dell'approvazione della delibera di cui al comma 2, gli enti presentano ai Ministeri vigilanti idonea documentazione che attesti la situazione di equilibrio tra contributi versati e prestazioni erogate (73).
(71) Per la conferma del contributo previsto dal presente comma vedi l'art. 43, comma 1, L. 28 dicembre 2001, n. 448.
(72) Comma così sostituito dall'art. 8, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(73) Comma così sostituito dall'art. 8, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
1. Per i soggetti che non risultano iscritti ad altre forme obbligatorie, il contributo alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, è elevato di una ulteriore aliquota contributiva pari a 0,5 punti percentuali, per il finanziamento dell'onere derivante dall'estensione agli stessi anche della tutela relativa alla maternità (74).
(74) Vedi, anche, l'art. 7, D.M. 12 luglio 2007.
Capo XVI - Disposizioni finali. 85. Disposizioni in vigore.
v) il comma 16 dell'articolo 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449;
j) il comma 2 dell'articolo 7 del decreto 25 marzo 1998, n. 142 del Ministro del lavoro e della previdenza sociale;
k) il D.M. 4 aprile 2002 del Ministro del lavoro e delle politiche sociali (75);
l) il comma 1 dell'articolo 1 del decreto 10 settembre 1998 del Ministro della sanità;
n) il comma 2 dell'articolo 6 del decreto 30 aprile 1999, n. 224 del Ministro dell'università e della ricerca scientifica;
r-bis) il D.M. 21 dicembre 2000, n. 452 del Ministro per la solidarietà sociale, e successive modificazioni (76).
(75) Lettera così sostituita dall'art. 9, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(76) Lettera aggiunta dall'art. 9, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
c) la lettera n) del comma 3 dell'articolo 31 e l'articolo 39-quater della legge 4 maggio 1983, n. 184, nonché le parole «e gli articoli 6 e 7 della legge 9 dicembre 1977, n. 903, si applicano anche agli affidatari di cui al comma precedente» del secondo comma dell'articolo 80 della legge 4 maggio 1983, n. 184;
t) il comma 5 dell'articolo 3, il comma 4-bis dell'articolo 4 e l'articolo 10 e i commi 2 e 3 dell'articolo 12, salvo quanto previsto dalla lettera dd) dell'articolo 85 del presente testo unico, e l'articolo 14 della legge 8 marzo 2000, n. 53 (77);
a) gli articoli 1, 11 e 21 del decreto del Presidente della Repubblica 25 novembre 1976, n. 1026 (78).
3-bis. Le disposizioni di cui agli articoli 17 e 18 della legge 8 marzo 2000, n. 53, non si applicano con riferimento ai congedi disciplinati dal presente testo unico (79).
(77) Lettera così modificata dall'art. 9, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(78) Comma così corretto con Comunicato 8 ottobre 2001 (Gazz. Uff. 8 ottobre 2001, n. 234).
(79) Comma aggiunto dall'art. 9, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(Decreto legislativo 25 novembre 1996 n. 645, allegato 1)
2. Agenti biologici. Agenti biologici dei gruppi di rischio da 2 a 4 ai sensi dell'art. 75 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni ed integrazioni, nella misura in cui sia noto che tali agenti o le terapie che essi rendono necessarie mettono in pericolo la salute delle gestanti e del nascituro, sempreché non figurino ancora nell'allegato II.
3. Agenti chimici. Gli agenti chimici seguenti, nella misura in cui sia noto che mettono in pericolo la salute delle gestanti e del nascituro, semprechè non figurino ancora nell'allegato II:
Allegato D (80)
(80) Allegato così sostituito dall'art. 10, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.

References: art. 3
 art. 6
 sentenza 
 articolo 33
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 1
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 15
 articolo 15