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Timestamp: 2020-06-02 13:23:19+00:00

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CIO' CHE TUTTI DOVREBBERO SAPERE SU COME OTTENERE RISARCIMENTO !! MALASANITA' !! RISARCIMENTO MALASANITA' !!! CHIAMA AVVOCATO BOLOGNA ottenere un risarcimento per i danni che hai subito a causa di un errore medico, Se vuoi ottenere un risarcimento per i danni che hai subito per colpa medica Se vuoi ottenere un risarcimento per i danni che hai subito per malasanita’
da armaroli | Apr 1, 2017 | Senza categoria
Vuoi ottenere un risarcimento per i danni che hai subito a causa di un errore medico, Se vuoi ottenere un risarcimento per i danni che hai subito per colpa medica Se vuoi ottenere un risarcimento per i danni che hai subito per malasanita’
Vuoi ottenere un risarcimento per i danni che hai subito a causa di un errore medico, Se vuoi ottenere un risarcimento per i danni che hai subito per colpa medica Se vuoi ottenere un risarcimento per i danni che hai subito per malasanita’OTTIENI RISARCIMENTO !! MALASANITA’ !! RISARCIMENTO MALASANITA’ !!! CHIAMA AVVOCATO BOLOGNA
Avvocato esperto danni malasanità Bologna, offre su tutto il territorio nazionale asssitenza legale per danni da malasanità, materia assai complessa perché richiede un attento lavoro da parte del medico legale che redige la perizia e l’avvocato che assiste il cliente!
Ha diritto ad essere risarcito colui che, a seguito di un fatto illecito o di un inadempimento contrattuale, ha patito un danno.
In materia di responsabilità medica e/o sanitaria, il danno da risarcire riguarda ovviamente il bene “salute” oppure, in caso di decesso, il bene “vita”.
Non lo nego si, a meno che non sia chiara ed evidente la responsabilità medica o della strattura sanitaria
Da pochi mesi ad anni, in primo luogo occorre che il danno venga accertato da medici competenti che scrivano sulla responsabilità di loro colleghi e non è facile
Maggiori tipi di danno
Avvocato esperto risarcimento interventi eseguiti in modo errato;
Avvocato esperto risarcimento mancata o ritardata diagnosi;
Avvocato esperto risarcimento mancato esame o esame eseguito in modo improprio;
Avvocato esperto risarcimento dosaggio di farmaci non corretto;
Avvocato esperto risarcimento interventi non tempestivi / non corretti con conseguente perdita di chance di guarigione o sopravvivenza per il paziente
Avvocato esperto risarcimento manovre e pratiche errate in sala parto con danni gravi o danni gravissimi neurologici al neonato
Avvocato esperto risarcimento mancanza di consenso informato sui rischi dell’intervento o della terapia
Occorre il costo della perizia medica e invece con l’avvocato ci si puo’ accordar e su un pagamento al momento dell’avvenuto risarcimento
Se tu o un tuo familiare siete stati vittima di un errore medico potreste aver diritto a un risarcimento chiama subito l’avvocato Sergio Armaroli l’esperto !!importante.
In alternativa, si potrebbe esperire il tentativo di conciliazione tra le parti tramite l’accertamento tecnico preventivo, effettuato da parte di un consulente tecnico d’ufficio, c.d Ctu, nominato dal tribunale competente.
Il Ctu dovrà accertare l’an e il quantum dell’eventuale responsabilità medica, e su tali valutazioni si baserà la decisione dell’avvocato del paziente, rispetto all’opportunità di intraprendere il giudizio.
Chi deve partecipare al procedimento ?
Al procedimento di consulenza tecnica preventiva devono partecipare obbligatoriamente tutte le parti, compresa l’assicurazione, le quali hanno l’obbligo di presentare al danneggiato un’offerta di risarcimento del danno o di comunicare i motivi per cui si ritenga non dovuta l’offerta. La Giurisprudenza Italiana contempla la possibilità prima della causa di promuovere un accertamento tecnico preventivo, qualora ricorrano condizioni di urgenza, quali ad esempio il pericolo di deperimento o alterazione delle prove, la possibilità di modifica dei luoghi e delle circostanze, la necessità di provvedere al ricondizionamento dello stato di salute, ovvero la necessità di effettuare interventi di qualsiasi tipo, che consentano il ripristino con urgenza dello status quo ante o comunque l’eliminazione della situazione di pericolo o di pregiudizio che si è venuta a creare in seguito all’evento contestato.
In alternativa, si potrebbe esperire il tentativo di conciliazione tra le parti tramite l’accertamento tecnico preventivo, effettuato da parte di un consulente tecnico d’ufficio, nominato dal giudice
COSA DEVE ACCERTARE IL CTU
Vuoi ottenere un risarcimento per i danni che hai subito
a causa di un errore medico, Se vuoi ottenere un risarcimento per i danni che hai subito per colpa medica Se vuoi ottenere un risarcimento per i danni che hai subito per malasanita’
Nel caso in cui il medico, cui la gestante si sia rivolta per ottenere una diagnosi sulle condizioni del feto, ometta di riscontrarne una malformazione, così impe- dendo alla donna di esercitare in modo consapevole il suo diritto di autodeter- minarsi in ordine alla scelta di interrompere o meno la gravidanza, a chi spetta il risarcimento del danno? È possibile, in particolare, riconoscere al nato un auto- nomo diritto al risarcimento del danno?
A maggior ragione può presumersi la sofferenza dei genitori, che peraltro non è nemmeno messa in discussione dai convenuti, i quali hanno anzi già provveduto a corrispondere a questi ultimi un importo a titolo di risarcimento del danno.
Certamente maggiore sarà stata la sofferenza della madre M. B. la quale, oltre al dolore per la perdita del figlio, ha vissuto in prima persona e “sulla propria pelle” i momenti drammatici che hanno preceduto il decesso del nascituro, sino alla cessazione del battito fetale. E’poi evidente che durante tutto il periodo della gestazione la madre avverte fisicamente la presenza e l’evolversi di una vita nel suo grembo e, quindi, si determina con il nascituro una particolare relazione che, se interrotta, non può che determinare una sofferenza particolarmente intensa, certamente maggiore di quella che viene generalmente patita dal padre
in persona del Dottor Luigi Pagliuca in funzione di giudice unico
nella causa civile iscritta al n. 6018 del ruolo generale degli affari contenziosi dell’anno 2003
Con citazione notificata in data 25.1.03 e 27.1.03 P. S., M. B., M. S., S. M. R., G. B. ed A. B. convenivano in giudizio i medici A. T. e S. D. G. nonché l’Azienda Ospedaliera X Y per sentirli condannare al risarcimento di tutti i danni – patrimoniali e non patrimoniali – patiti a causa della mancata nascita di N. S., imputabile a condotta imperita dei medici convenuti, i quali durante il parto non si erano avveduti della sofferenza fetale in corso e, invece di procedere a taglio cesareo, avevano insistito nel tentativo di indurre il parto per via fisiologica, determinando il decesso del feto a causa di una sindrome asfittica.
Affermavano inoltre gli attori:
a) di essere i genitori (P. S. e M. B.), i nonni paterni (M. S. e S. M. R.) ed i nonni materni (G. B. ed A. B.) del nascituro;
b) che la responsabilità dei medici convenuti era già stata accertata in sede penale con sentenza n. 62/02 in data 1/03/02 del GIP presso il Tribunale di Mantova, pronunciata a seguito di istanza di patteggiamento degli imputati ex art. 444 cpp;
c) che tutti i convenuti erano tenuti sia contrattualmente che extracontrattualmente al risarcimento di tutti i danni derivati in capo agli attori a causa del reato;
d) che, quanto ai genitori del nascituro, si era determinato un pregiudizio sia patrimoniale – per la mancata percezione dei contributi economici che il figlio avrebbe loro presumibilmente in futuro apportato -, sia non patrimoniale – a titolo di danno morale soggettivo per l’enorme sofferenza patita a causa della mancata nascita ed a titolo di danno esistenziale per la mancata instaurazione di un rapporto familiare ed affettivo con il nascituro, con conseguente peggioramento della qualità della loro vita;
e) che anche i nonni avevano patito grande sofferenza per la mancata nascita del nipote ed avevano perciò anche loro diritto a vedersi risarcito il danno morale patito;
f) che prima dell’instaurazione del giudizio i convenuti avevano corrisposto ai soli genitori l’importo di euro 170.430,00, non esaustivo della pretesa creditoria azionata e quindi accettato solo a titolo di acconto sul maggior risarcimento dovuto
Tutto ciò premesso gli attori concludevano chiedendo la condanna dei convenuti, in solido, al risarcimento del danno che quantificavano nella misura di euro 350.000,00 per ciascuno dei genitori e di euro 75.000,00 per ciascuno dei nonni.
I convenuti, costituitisi in giudizio, non contestavano l’esclusiva responsabilità dei medici convenuti in ordine alla mancata nascita del piccolo N., né contestavano il diritto dei due genitori al risarcimento del danno non patrimoniale patito.
Affermavano tuttavia che l’importo di euro 170.430,00 già versato era ampiamente satisfattivo di ogni pretesa dei genitori, i quali non avevano diritto al risarcimento di alcun tipo di danno patrimoniale. Quanto ai nonni contestavano in radice la loro legittimazione a pretendere importi a titolo di risarcimento del danno morale.
Su queste premesse i convenuti concludevano chiedendo il rigetto di ogni ulteriore richiesta risarcitoria avanzata dagli attori.
La causa, istruita solo documentalmente, veniva trattenuta in decisione all’udienza del 13.7.05, sulla base delle conclusioni delle parti come riportate in epigrafe.
1 – Non è contestato che il decesso del nascituro N. S., quando ancora si trovava nel ventre materno ed era in atto l’espulsione del feto, sia stato causato dalla condotta imperita dei medici convenuti i quali non si erano avveduti tempestivamente della grave sofferenza fetale in corso e non avevano perciò provveduto urgentemente a parto chirurgico (taglio cesareo) insistendo invece in pratiche volte ad indurre il parto per via fisiologica e, così facendo, determinando la sindrome asfittica da cui è purtroppo derivato l’evento letale.
I convenuti dott. T. e dott. D. G., quindi, sono senz’altro tenuti a risarcire i danni conseguenti al decesso del feto e, quindi, alla mancata nascita di N. S.. Ai sensi dell’art. 2049 c.c. il medesimo obbligo grava anche sull’Azienda ospedaliera X Y di cui i predetti medici erano pacificamente dipendenti.
2 – Dalle sommarie informazioni testimoniali e dagli interrogatori resi dai convenuti nel corso del procedimento penale emerge chiaramente che il decesso del piccolo N. era avvenuto quando il feto si trovava ancora nel grembo materno (cfr atti del procedimento penale prodotti da parte attrice sub doc. 1). Della circostanza si dà atto anche nella perizia redatta dal prof. Silingardi e dal prof. Volpe in sede di incidente probatorio, laddove si afferma testualmente che “alle ore 11.40 veniva estratto, con taglio cesareo, il feto già morto” (doc. 2 di parte attrice).
Pertanto, poiché il decesso era avvenuto prima della nascita (ossia prima del completamento del parto con l’estrazione del feto dal grembo materno e la recisione del cordone ombelicale) il fatto come sopra descritto integra chiaramente l’ipotesi delittuosa di cui all’art. 17, c. 1 della legge 194/78 (interruzione colposa della gravidanza).
Pertanto, giusto il disposto dell’art. 185, c. 2 cpc, i convenuti sono tenuti al risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali che il reato abbia cagionato a terzi.
3 – La norma non indica criteri per l’individuazione dei soggetti legittimati a richiedere il risarcimento, ossia delle persone che possono considerarsi danneggiate dal reato.
Ritiene in proposito questo giudice che, stante l’assenza di limitazioni espresse, astrattamente legittimato a richiedere il risarcimento possa essere chiunque provi di aver effettivamente subito un pregiudizio patrimoniale e/o non patrimoniale quale conseguenza del reato.
Non appare quindi operazione corretta e conforme al dettato legislativo quella volta all’individuazione ex ante di categorie di soggetti astrattamente legittimati a richiedere il risarcimento in contrapposizione ad altri a cui non debba essere riconosciuto analogo diritto, dovendosi piuttosto verificare in concreto, e quindi con accertamento di fatto che tenga conto delle specificità di ogni singolo caso, l’effettiva esistenza del pregiudizio lamentato quale conseguenza del reato.
Per evitare la proliferazione di richieste pretestuose e, quindi, per operare un’adeguata selezione delle pretese meritevoli di accoglimento il giudice dovrà pretendere e la parte istante dovrà fornire la prova rigorosa dell’effettiva esistenza del danno. Prova che sarà tanto più gravosa, quanto più sia flebile e sfumata la relazione esistente tra la vittima del reato ed il richiedente.
Il che, per converso, non preclude certo al giudice la possibilità di avvalersi di presunzioni nel caso in cui tra la vittima ed il danneggiato sussista invece una particolare e qualificata relazione affettiva o familiare, tale da far ritenere notoriamente sussistente, secondo l’id quod plerumque accidit e sempre che non siano emersi elementi di segno contrario, l’effettiva esistenza del pregiudizio di cui si chiede il risarcimento.
Presunzione a cui il giudice potrà fare ricorso specie laddove si verta in ipotesi di danni di natura non patrimoniale (come nel caso emblematico della transeunte sofferenza conseguente al reato che integra il c.d. danno morale soggettivo), ossia di pregiudizi spesso privi di evidenti sintomi rilevatori esterni e quindi difficilmente accertabili in modo oggettivo.
4 – Ciò premesso, avendo specifico riguardo all’ipotesi per cui è causa, non vi è dubbio che la sofferenza per la mancata nascita del figlio sia senz’altro e massimamente avvertita proprio dai genitori che quella nascita avevano desiderato, programmato, voluto e ormai ritenuto imminente e certa.
La mancata nascita del figlio tanto atteso determina senz’altro dolore e delusione per la frustrazione dei progetti e delle aspettative che l’attesa del nuovo nato aveva determinato durante il periodo di gestazione.
D’altra parte non vi è ragione di escludere che analoga sofferenza, seppur evidentemente di intensità di gran lunga inferiore, venga patita anche dai nonni, specie laddove, come nella fattispecie, il nascituro sia il primo nipote.
Può infatti ritenersi comunemente noto e, quindi, di comune esperienza che nella generalità dei casi proprio i nonni (oltre che i genitori) attendano con particolare apprensione e desiderio la nascita del nipote, col quale dopo la nascita viene ad instaurarsi relazione privilegiata. Infatti, specie al giorno d’oggi in cui anche la madre svolge attività lavorativa, i nipoti vengono spesso affidati ai nonni, con cui trascorrono molto del loro tempo. Tra nonno e nipote viene quindi generalmente a determinarsi una particolare relazione affettiva, fonte di vicendevole felicità e gratificazione.
Il che implica che i nonni quasi sempre vivano il periodo della gestione con fremente attesa della nascita del nipote, riponendo in essa grandi aspettative di futura ed imminente gratificazione affettiva ed esistenziale.
Pertanto, in assenza di elementi che facciano ritenere il contrario, può senz’altro presumersi che l’improvvisa ed inaspettata mancata nascita del nipote tanto atteso determini anche nel nonno un dolore di intensità tale da poter essere risarcito a titolo di danno morale soggettivo.
Nella fattispecie, non sono stati allegati né sono emersi elementi idonei a far ritenere che gli attori M. S., S. M. R. (nonni paterni del piccolo N.), G. B. e A. B. (nonni materni) non avessero atteso la nascita del nipote con l’apprensione e le aspettative che comunemente si determinano in capo a detta categoria di parenti, di talchè, considerato anche che trattatasi del primo nipote, può senz’altro presumersi che a causa della mancata nascita del piccolo N. sofferenza vi sia stata, con conseguente diritto al risarcimento del danno morale soggettivo.
Certamente maggiore sarà stata la sofferenza della madre M. B. la quale, oltre al dolore per la perdita del figlio, ha vissuto in prima persona e “sulla propria pelle” i momenti drammatici che hanno preceduto il decesso del nascituro, sino alla cessazione del battito fetale. E’poi evidente che durante tutto il periodo della gestazione la madre avverte fisicamente la presenza e l’evolversi di una vita nel suo grembo e, quindi, si determina con il nascituro una particolare relazione che, se interrotta, non può che determinare una sofferenza particolarmente intensa, certamente maggiore di quella che viene generalmente patita dal padre.
Tutti gli attori, quindi, hanno diritto al risarcimento per il danno morale soggettivo patito, nella misura di cui si dirà oltre.
5 – Quale ulteriore voce di danno non patrimoniale gli attori P. S. e M. B. hanno chiesto il risarcimento del pregiudizio conseguente alla lesione del rapporto parentale con il figlio nascituro.
Come è noto l’interesse fatto valere nel caso di danno da uccisione di prossimo congiunto non è quello alla mera conservazione del semplice rapporto di parentela con la persona deceduta, bensì quello all’intangibilità degli affetti e della reciproca solidarietà che con detto soggetto si vengono ad instaurare nell’ambito della famiglia, quindi alla inviolabilità della libera e piena esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana nell’ambito di quella peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia, la cui tutela è ricollegabile agli artt. 2, 29 e 30 Cost.
Detto altrimenti, perché sussista l’interesse di cui si afferma la lesione non è sufficiente che esista rapporto di parentela tra deceduto e richiedente il risarcimento, essendo invece necessario anche che tra i medesimi soggetti intercorressero i rapporti di affetto, reciproco affidamento e frequentazione che, secondo il comune sentire, costituiscono il proprium del suddetto rapporto parentale.
Il che presuppone che il parente venuto a mancare, non solo sia nato, ma che con lo stesso si siano venuti ad istaurare nel tempo rapporti di vita quotidiana e frequentazione dalla cui interruzione derivi la lesione dell’interesse in considerazione e, quindi, il pregiudizio in capo al soggetto che invoca il risarcimento.
Pertanto laddove, come nella fattispecie, il soggetto non sia neppure nato non può ritenersi sussistente alcun rapporto parentale nell’accezione sopra evidenziata, di talchè deve in radice escludersi la ricorrenza della voce di danno richiesta dagli attori.
6 – E’invece inammissibile la pretesa risarcitoria avanzata dall’attrice M. B. per l’asserita lesione dell’interesse costituzionalmente tutelato all’autodeterminazione consapevole relativamente agli interventi medici (inerenti alla modalità del parto) a cui sottoporsi, tra quelli in concreto possibili.
La relativa pretesa risarcitoria è stata infatti avanzata per la prima volta in comparsa conclusionale ed è quindi del tutto tardiva.
7 – Gli attori P. S. e M. B. hanno infine lamentato un danno patrimoniale per la perdita delle future contribuzioni economiche che il figlio N. avrebbe loro apportato.
Detto danno, in astratto senz’altro risarcibile (Cass. 3929/69, Cass. 2063/75, Cass. 4137/81, Cass. 11453/95, Cass. 1085/98, Cass. 15103/02), presuppone comunque che sia raggiunta la prova, quantomeno in termini di probabilità, che i genitori avrebbero avuto in futuro la necessità di avvalersi della contribuzione economica del figlio – da una parte – e che quest’ultimo sarebbe stato in grado di farvi fronte – dall’altra.
Nella fattispecie, tenuto conto dell’attività lavorativa svolta dagli istanti (avvocato lo S., insegnante la B.) non vi è ragione di dubitare che gli stessi abbiano ed avrebbero conservato mezzi ampiamente sufficienti per provvedere autonomamente al loro sostentamento e non è quindi possibile presumere la necessità per gli stessi di ricorrere in futuro all’aiuto economico del figlio.
In difetto di prova del danno, la pretesa risarcitoria avanzata sul punto non può quindi essere accolta.
8 – In conclusione a tutti gli attori spetta unicamente il risarcimento del danno morale soggettivo patito in conseguenza della mancata nascita del piccolo N..
Quanto ai criteri di liquidazione di detto danno, vertendosi in ipotesi di danno non patrimoniale, in quanto tale privo di contenuto economico, non potrà che procedersi con valutazione equitativa (artt. 1226 e 2056 c.c.), tenendo conto del momento in cui è avvenuta la cessazione della gravidanza, dell’intensità del vincolo familiare che si sarebbe venuto a creare con il nascituro, della consistenza più o meno ampia del nucleo familiare residuo, dell’età dei genitori.
9 – Quanto ai genitori può aversi riguardo, quale criterio orientativo, alle tabelle di quantificazione del danno non patrimoniale elaborate dall’osservatorio presso il Tribunale di Milano e recepite da questo ufficio giudiziario, anche se relative alla diversa ipotesi del pregiudizio non patrimoniale patito dal genitore per la morte del figlio che sia già nato.
Dette tabelle, per il caso di morte del figlio, prevedono una forbice risarcitoria da un minimo di euro 100.000,00 ad un massimo di euro 200.000,00 per ciascun genitore.
Tendenzialmente, nell’individuare l’importo del risarcimento adeguato al caso concreto all’interno della suddetta fornice risarcitoria, il giudice terrà conto della durata della relazione affettiva tra la vittima ed il parente superstite, riconoscendo un risarcimento minore nell’ipotesi in cui il decesso sia avvenuto in tenera età e maggiore nel caso in cui l’uccisione del figlio sia avvenuta in età più avanzata. (e specie se esso sia ancora convivente con i genitori). E’infatti noto che la sofferenza patita dal congiunto è tanto maggiore quanto più si è avuta la possibilità di instaurare ed approfondire con il tempo stabili rapporti affettivi con il deceduto, il quale diviene un punto di riferimento la cui perdita ha inevitabili riflessi negativi.
Pertanto, nell’ipotesi di decesso del figlio appena nato dovrà tendenzialmente optarsi per una quantificazione del danno corrispondente o comunque vicina al minimo della suddetta forbice risarcitoria.
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Di conseguenza, poiché l’ipotesi del feto deceduto solo al termine della gravidanza (come avvenuto nella fattispecie) è del tutto equiparabile a quella del figlio morto nei giorni o nel periodo successivo al parto, appare corretto orientare la valutazione equitativa del danno avendo quale riferimento l’importo minimo della suddetta forbice risarcitoria.
Ovviamente, per le ragioni sopra indicate, alla madre M. B. dovrà essere corrisposto un importo superiore rispetto a quello dovuto al marito, potendosi senz’altro ritenere che la sofferenza da lei patita sia stata di maggiore intensità.
Ciò premesso, tenuto conto ed applicati i criteri ora individuati, appare equo quantificare il risarcimento dovuto a M. B. e M. S. – liquidato all’attualità e già comprensivo degli interessi maturati sino alla data di sottoscrizione della presente sentenza – nell’importo, rispettivamente di euro115.000.000 ed euro 105.000.000.
I convenuti hanno già corrisposto ai predetti attori in data 16.5.02 (doc. 1 di parte convenuta) l’importo di euro 170.430,00 (euro 85.215,00 per ciascun genitore) che, per operare con termini omogenei, va rivalutato anch’esso all’attualità ed ammonta oggi ad euro 182.883,00 (euro 91.441,50 per ciascun genitore).
Di conseguenza, tenuto conto dell’acconto versato, i convenuti vanno condannati, in solido, al pagamento a favore di M. B. del residuo importo di euro 23.558,50 (115.000,00 – 91.441,50), ed a favore di M. S. della residua somma di euro 13.558,50 (105.000,00 – 91.441,50).
10 – Quanto invece ai nonni M. S., S. M. R., G. B. ed A. B. appare equo quantificare il pregiudizio da ciascuno di essi patito nella misura di euro 10.000,00 a testa, già rivalutata all’attualità e comprensiva di interessi sino alla sottoscrizione della presente sentenza.
11- Le spese seguono la soccombenza e, pertanto, i convenuti vanno condannati in solido al rimborso delle spese di lite sostenute dagli attori, che si liquidano (avuto riguardo unicamente all’importo riconosciuto agli attori in aggiunta all’acconto ricevuto prima del giudizio) nell’importo complessivo di euro 10.200,00, di cui euro 2.000,00 per spese (comprensive di quelle forfetarie 12,5%), euro 2.200,00 per diritti ed euro 6.000,00 per onorario, oltre iva e cpa.
Cassazione Civile, Sent. n.8023 del 21/05/2012: l’assistente ospedaliero è responsabile, parimenti al primario, di qualsiasi danno sofferto dal paziente nel corso della degenza in ospedale, posto che fin dal momento in cui entra in contatto col paziente ne diviene responsabile per effetto del rapporto contrattuale che lo lega alla struttura sanitaria: la struttura risponde a titolo di responsabilità oggettiva del fatto dei propri ausiliari (siano essi primari o assistenti ospedalieri, art.1228 c.c.) mentre l’operatore sanitario risponde sempre personalmente per colpa ovvero per dolo.
[responsabilità sanitaria – responsabilità della struttura sanitaria per il malfunzionamento delle apparecchiature mediche – responsabilità dell’operatore sanitario per omessa vigilanza]
Cassazione Civile, Sent. n.10616 del 26/06/2012: la struttura sanitaria risponde in solido con gli operatori sanitari dei danni cagionati ai pazienti dal malfunzionamento degli strumenti; infatti, l’operatore sanitario è tenuto a vigilare sul corretto funzionamento di qualsiasi macchinario / strumentazione che utilizza per curare il paziente.
LE SEZIONI UNITE E LA COMPARAZIONE GIURIDICA
Corte di Cassazione, SS. UU, 22 dicembre 2015, n. 25767
– che, sul punto, gli attori non avevano fornito neppure delle specifiche allegazioni, limitandosi ad affermare che corrispondeva a regolarità causale il rifiuto della gestante, se correttamente informata, a portare a termine la gravidanza; né era ammissibile supplire al difetto di prova mediante la richiesta consulenza tecnica d’uffici;
che si doveva pure negare la legittimazione attiva della figlia minore, sulla base della prospettazione di un diritto a non nascere privo di ricoonoscimento nell’ordinamento giuridico; come pure l’ammissibilità dei cd. aborto eugenetico, in assenza di alcun pericolo per la salute della madre, una volta esclusa ogni responsabilità del medico nella causazione della malformazione del feto.
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References: sentenza 
 art. 444
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art.1228