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Timestamp: 2018-01-23 04:23:12+00:00

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Il preavviso I QUADERNI MONOGRAFICI UN ANALISI DELLA NORMATIVA. Un manuale operativo per orientarsi in materia di preavviso e di indennità sostitutiva - PDF
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Lorenza Manzo
1 I QUADERNI MONOGRAFICI a cura del Centro Studi e Ricerche dell'ordine Provinciale dei Consulenti del Lavoro di Milano Il preavviso UN ANALISI DELLA NORMATIVA Un manuale operativo per orientarsi in materia di preavviso e di indennità sostitutiva Il preavviso: uno strumento bilaterale per attenuare le conseguenze pregiudizievoli dell'improvvisa cessazione del rapporto di chi subisce l'iniziativa del recesso. Cause interruttive sopraggiunte Durata del preavviso Deroga alla durata del preavviso patti di prolungamento Decorrenze - analisi della previsione legale e Contrattuale La forma della comunicazione del preavviso Computo del periodo di preavviso Indennità sostitutiva del preavviso Dimissioni e risoluzione consensuale convalida Efficacia reale e efficacia obbligatoria Determinazione economica dell indennità Natura del preavviso Trattamento fiscale e contributivo del preavviso Indennità sostitutiva del preavviso riflessi pensionistici Preavviso e risoluzione consensuale Indennnità di disoccupazione - decorrenza Preavviso nel contratto di lavoro a termine Preavviso e apprendistato Preavviso del dirigente Dimissioni per giusta causa Obbligo del preavviso in caso di dimissioni in periodo protetto Congedi di paternità Preavviso nel caso di sopravvenuta inidoneità alle mansioni Obbligo del preavviso in caso di decesso Obbligo del preavviso nel corso della cassa integrazione guadagni straordinaria Cause estintive del rapporto di lavoro imputabili al datore di lavoro Il preavviso nel licenziamento collettivo Obbligo del preavviso in caso di risoluzione del rapporto per superamento dell età pensionabile Licenziamento per superamento del periodo di comporto Esclusione dell obbligo del preavviso Preavviso - Sintesi Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale dell Ordine di Milano
2 n.3 Prefazione la complessa materia oggetto dell attività professionale pone spesso il Consulente del Lavoro di fronte a dubbi di carattere interpretativo che impongono studio e riflessione prima di poter consigliare al meglio il proprio Cliente. Meritoria, quindi, l opera del Centro Studi dell Ordine dei Consulenti del Lavoro di Milano, che, in stretta collaborazione con l A.N.C.L. Sindacato Unitario, Unione provinciale di Milano, ha saputo coagulare le diverse energie dei propri componenti per mettere a disposizione di tutti i Colleghi preziosi lavori come quelli che si propongono in questa Collana denominata I Quaderni Monografici. Un ringraziamento a nome di tutti i colleghi di Milano ai componenti del Centro Studi e Ricerche per la loro attività in favore dell intera Categoria. Consiglio dell Ordine dei Consulenti del Lavoro di Milano Il Presidente Potito di Nunzio Presentazione A.N.C.L. S.U. Unione Provinciale di Milano Il Presidente Alessandro Graziano Il Centro Studi e Ricerche dell Ordine dei Consulenti del Lavoro di Milano, intensifica la propria attività di divulgazione scientifica mettendo a disposizione dei colleghi alcune monografie denominate, appunto, I Quaderni Monografici. L idea è quella di mettere a disposizione dei Colleghi dei testi che raccolgano, su uno specifico argomento, tutte le problematiche di carattere civilistico, previdenziale, fiscale e amministrativo. Le monografie affronteranno le questioni più controverse su ogni argomento e cercheranno di orientare il lettore proponendo le diverse soluzioni sulla scorta degli orientamenti giurisprudenziali e dottrinali. Non mancheranno esempi e formulari e, per concludere, le proposte e i suggerimenti del Centro Studi e Ricerche, finalizzate alla semplificazione ed alla prevenzione del contenzioso. In questo terzo Quaderno Monografico trattiamo la spinosa questione del trattamento civilistico previdenziale e fiscale del Preavviso e della relativa Indennità sostitutiva. Gli scritti sono frutto di un attenta analisi, tuttavia, gli stessi, devono essere ritenuti pareri non vincolanti, per i quali nessuna responsabilità può derivare all Ordine o ai componenti del Centro Studi e Ricerche che li hanno predisposti. Ringraziamo chiunque volesse inviare scritti per segnalare anomalie o eventuali questioni non trattate, contribuendo, in tal modo, ad arricchire il testo delle successive edizioni. Il Coordinatore della Sezione Studi e Ricerche del Centro Studi Riccardo Bellocchio Il presente Testo è stato predisposto dalle Colleghe Silvana Pagella e Laura Pozzi ed è stato condiviso dai seguenti Colleghi: Gilberto Asnaghi, Stefano Guglielmi, Morena Domenica Massani, Roberto Montelatici, Sabrina Pagani, Fabio Pappalardo, Lalla Pollacchini Pagani i quaderni monografici 2
3 indice Il preavviso pag. 4 Cause interruttive sopraggiunte pag. 6 Durata del preavviso pag. 8 Deroga alla durata del preavviso patti di prolungamento pag. 9 Decorrenze - analisi della previsione legale e contrattuale pag. 11 La forma della comunicazione del preavviso pag. 12 Computo del periodo di preavviso pag. 12 Indennità sostitutiva del preavviso pag. 13 Dimissioni e risoluzione consensuale convalida pag. 14 Efficacia reale e efficacia obbligatoria pag. 15 Determinazione economica dell indennità pag. 17 Natura del preavviso pag. 18 Trattamento fiscale e contributivo del preavviso pag. 19 Indennità sostitutiva del preavviso riflessi pensionistici pag. 20 Preavviso e risoluzione consensuale pag. 21 Indennnità di disoccupazione - decorrenza pag. 21 Preavviso nel contratto di lavoro a termine pag. 22 Preavviso e apprendistato pag. 23 Preavviso del dirigente pag. 24 Dimissioni per giusta causa pag.26 Obbligo del preavviso in caso di dimissioni in periodo protetto pag. 26 Congedi di paternità pag. 27 Preavviso nel caso di sopravvenuta inidoneità alle mansioni pag. 28 Obbligo del preavviso in caso di decesso pag. 28 Obbligo del preavviso nel corso della cassa integrazione guadagni straordinaria pag. 29 Cause estintive del rapporto di lavoro imputabili al datore di lavoro pag. 29 Il preavviso nel licenziamento collettivo pag. 31 Obbligo del preavviso in caso di risoluzione del rapporto per superamento dell età pensionabile pag. 32 Licenziamento per superamento del periodo di comporto pag. 34 Esclusione dell obbligo del preavviso pag. 34 Preavviso - Sintesi pag. 35 i quaderni monografici 3
4 Il preavviso il rapporto di lavoro, inteso come contratto di durata, prevede che la parte recedente sia tenuta a darne comunicazione all altra parte nei modi e nei tempi stabiliti dalla legge o dalla contrattazione collettiva. Il preavviso è di regola richiesto nella maggior parte delle ipotesi di risoluzione del rapporto di lavoro. Sfuggono alla regola generale le ipotesi di: 1) recesso per giusta causa ex art c.c. (cioè per evento o comportamento che non consente la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto e che, pertanto, non ammette preavviso), 2) risoluzione consensuale, 3) risoluzione nel corso o al termine del periodo di prova, 4) risoluzione convenuta ad una certa data o a una determinata età (c.d. clausole di risoluzione automatica del rapporto ed, al tempo stesso, garanzia di una stabilità relativa), 5) morte del datore di lavoro professionista o ditta individuale (in questo caso non interviene un licenziamento ma una sopravvenuta impossibilità alla prestazione lavorativa). Tutte le altre forme di recesso, sia ad nutum (ex art c.c. e ex art. 4, comma 2, L. n. 108/1990) sia per giustificato motivo (ex art. 3 L. n. 604/1966), debbono essere caratterizzate dall intimazione del preavviso, ad iniziativa della parte recedente. Art Recesso per giusta causa Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto. Se il contratto è a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che recede per giusta causa compete l indennità indicata nel secondo comma dell articolo precedente. Non costituisce giusta causa di risoluzione del contratto il fallimento dell imprenditore o la liquidazione coatta amministrativa dell azienda. Art cc - Recesso dal contratto a tempo indeterminato Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti (dalle norme corporative), dagli usi o secondo equità (att. 98). In mancanza di preavviso, il recedente è tenuto verso l altra parte a un indennità equivalente all importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso. La stessa indennità è dovuta dal datore di lavoro nel caso di cessazione del rapporto per morte del prestatore di lavoro. Legge 11 maggio 1990, n Art. 4 - Area di non applicazione. 2. Le disposizioni di cui all articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall articolo 1 della presente legge, e dell articolo 2 non si applicano nei confronti dei prestatori di lavoro ultrasessantenni, in possesso dei requisiti pensionistici, sempre che non abbiano optato per la prosecuzione del rapporto di lavoro ai sensi dell articolo 6 del decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 791, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1982, n. 54. Sono fatte salve le disposizioni dell articolo 3 della presente legge e dell articolo 9 della legge 15 luglio 1966, n Legge 15 luglio 1966 n Art. 3 Il licenziamento per giustificato motivo con preavviso é determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro ovvero da ragioni inerenti all attività produttiva, all organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa. i quaderni monografici 4
5 L obbligo del preavviso sussiste in tutte le ipotesi di recesso dal rapporto di lavoro a prescindere quale sia il regime di stabilità applicabile: 1. tutela obbligatoria aziende che occupano fino a 15 dipendenti 2. tutela reale aziende con forza occupazionale superiore a 15 dipendenti 3. libera recedibilità rapporto di lavoro domestico, dirigenti, durante il periodo di prova, superamento del periodo di comporto. Il preavviso assolve alla specifica funzione di attenuare le conseguenze pregiudizievoli dell improvvisa cessazione del rapporto per la parte che subisce l iniziativa del recesso 1. Sia in dottrina che in giurisprudenza, oggi prevale l opinione per cui l istituto in questione è imposto nel solo interesse di colui che subisce il recesso, a tutela delle sue legittime aspettative: esso consente al lavoratore licenziato di disporre del tempo necessario per trovare un nuovo lavoro (molti ccnl prevedono appositi permessi) ed all imprenditore di evitare che le dimissioni di un dipendente abbiano a turbare l organizzazione del lavoro, permettendogli di rimpiazzare adeguatamente e tempestivamente il lavoratore 2. I più ritengono che la funzione del preavviso sia quella di limitare il pregiudizio emergente in capo alla parte che subisce il recesso evitando un eccessivo ed immediato turbamento nella sfera economica - organizzativa di quest ultimo contraente. Prima di addentrarci oltre nella trattazione del preavviso è bene rammentare che la risoluzione del rapporto di lavoro si configura come un negozio giuridico unilaterale e ricettizio. Le dimissioni del lavoratore costituiscono un atto unilaterale ricettizio idoneo a determinare la risoluzione del rapporto nel momento in cui pervengono a conoscenza del datore di lavoro (art c.c.), indipendentemente dalla volontà di quest ultimo, con la conseguenza che la successiva revoca delle stesse è inidonea a eliminare l effetto risolutivo che si è già prodotto, restando limitata la prosecuzione del rapporto al solo periodo di preavviso. Anche il licenziamento, in quanto atto unilaterale recettizio, produce i propri effetti solo nel momento in cui entra nella sfera giuridica del lavoratore subordinato senza che la contraria volontà di quest ultimo possa alterarne gli effetti. Il recesso e il preavviso sono due distinti e indipendenti istituti coordinati dall art c.c. Il primo istituto pone fine al rapporto di lavoro mentre il secondo ne attenua le conseguenze. L articolo 2118 c.c. dispone che ciascuno dei contraenti possa recedere dal contratto a tempo indeterminato a condizione di concedere alla controparte che subisce il recesso un termine di preavviso. Il preavviso è una riaffermazione dell obbligo di fare insito nel rapporto di lavoro. In caso di inadempimento di tale obbligo di fare, il 2 comma dell art c.c. dispone la sostituzione dell obbligo di fare con un obbligo di pagare. In ultima analisi, quindi, l indennità sostitutiva del preavviso costituisce un risarcimento danni per colpa contrattuale derivante da un inadempimento. Esso determina un temporaneo differimento degli effetti conseguenti alla risoluzione del rapporto di lavoro impedendo lo scioglimento del rapporto alla comunicazione dell atto risolutivo. Pertanto il rapporto di lavoro, che prosegue per tutta la durata del preavviso, dovrebbe mantenere in essere tutte le obbligazioni connesse (si veda più sotto su <<efficacia reale>> e <<efficacia obbligatoria>>). Il preavviso si inserisce nell ambito del negozio unilaterale ricettizio di risoluzione del rapporto di lavoro, solo come modalità temporale di produzione degli effetti del licenziamento. note 1 Cass. 22 luglio 1977, n Cass. 7 febbraio 1997 n Art cc Efficacia degli atti unilaterali Gli atti unilaterali (1991) producono effetto dal momento in cui pervengono a conoscenza della persona alla quale sono destinati. i quaderni monografici 5
6 Quest ultimo si perfeziona nel momento in cui viene a conoscenza del destinatario e, il preavviso quindi, senza nulla togliere all efficacia dell atto risolutivo, posticipa solo il suo effetto. Durante il periodo di preavviso, le parti rimangono soggette a tutti i diritti ed obblighi che derivano dal contratto di lavoro che si estinguerà solo allo scadere del termine di preavviso. La giurisprudenza ha costantemente affermato che la parte non recedente ha diritto alla effettiva prestazione dell attività lavorativa durante il periodo di preavviso: in particolare, il lavoratore licenziato con preavviso ha diritto a prestare la propria attività durante il relativo periodo 3 e il lavoratore dimissionario è obbligato a prestarla 4 fino alla scadenza di quel periodo. La necessità di accettazione della sostituzione del preavviso lavorato con la relativa indennità sostitutiva da parte del receduto è oggetto di diversa interpretazione a seconda che si propenda per l efficacia reale o obbligatoria del preavviso (si veda più sotto su <<efficacia reale>> e <<efficacia obbligatoria>>). Cause interruttive sopraggiunte la prestazione lavorativa in esecuzione del preavviso può interrompersi, oltre che per volontà di uno dei contraenti, anche al verificarsi di cause o volontà sopravvenute. É possibile infatti che le parti, inizialmente concordi all esecuzione della prestazione lavorativa nel corso del preavviso, decidano successivamente di interrompere, con effetto immediato, il rapporto. Nelle ipotesi di legittima interruzione del rapporto, la parte che subisce il recesso è tenuta a corrispondere alla controparte l equivalente economico del periodo di preavviso non prestato. L interruzione del preavviso può essere quindi conseguenza di una espressione di volontà contraria rispetto a quella manifestata al momento del perfezionamento della risoluzione ma anche di una causa sopraggiunta che può essere di varia natura: giusta causa, malattia, maternità, infortunio. Infatti, al riguardo, il 2 comma dell art dispone che la malattia, l infortunio, la gravidanza ed il puerperio sospendono l efficacia dell atto di recesso. Qualunque evento, legittimo e sopraggiunto, che determini l interruzione della prestazione lavorativa nel corso del preavviso lavorato sospende quindi il suo decorso che riprenderà con la successiva ripresa della prestazione. Ciò vale anche per altre tipologie di assenze quali, ad esempio, il godimento delle ferie. L articolo 2109 c.c. disciplina il periodo di riposo del lavoratore dipendente, prevedendo, al quarto comma, che: non può essere computato nelle ferie il periodo di preavviso indicato nell articolo 2118, ossia il periodo di preavviso dovuto da ciascuna delle parti contraenti in caso di recesso da un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Inoltre, se il lavoratore presta la propria attività nel periodo di preavviso, matura il diritto ad un numero proporzionalmente correlato di giorni di ferie, con conseguente spostamento automatico (ope legis) del termine finale del preavviso 5. Art cc Infortunio, malattia, gravidanza, puerperio In caso d infortunio, di malattia, di gravidanza o di puerperio, se la legge (o le norme corporative) non stabiliscono forme equivalenti di previdenza o di assistenza, è dovuta al prestatore di lavoro la retribuzione o un indennità nella misura e per il tempo determinati dalle leggi speciali, (dalle norme corporative) dagli usi o secondo equità (att. 98). Nei casi indicati nel comma precedente, l imprenditore ha diritto di recedere dal contratto a norma dell art. 2118, decorso il periodo stabilito dalla legge (dalle norme corporative), dagli usi o secondo equità. Il periodo di assenza dal lavoro per una delle cause anzidette deve essere computato nell anzianità di servizio. note 3 Cass. 26 luglio 2002, n Cass. 6 agosto 1987, n Cass. n /2001 Art cc Periodo di riposo Non può essere computato nelle ferie il periodo di preavviso indicato nell art i quaderni monografici 6
7 La malattia insorta durante il preavviso di licenziamento sospende quindi il decorso del relativo termine fino alla guarigione o fino alla scadenza del periodo di comporto, con la conseguenza che, in caso di malattia particolarmente lunga, la risoluzione del rapporto si verifica successivamente alla data inizialmente prevista per la scadenza del periodo di preavviso 6. La sospensione del periodo di preavviso in caso di malattia, e durante tutto il periodo della stessa, (salvo il limite del periodo di comporto ): è applicabile anche ai lavoratori che abbiano superato l età pensionabile e siano, pertanto, licenziabili in virtù di detta circostanza a meno che la stabilità del rapporto sia garantita da apposita clausola (cosiddetta clausola di stabilità relativa) nella quale il raggiungimento del limite di età sia previsto come causa di risoluzione automatica del rapporto 7 ; è applicabile, secondo l orientamento accolto dalla Corte di Cassazione 8, che prevede che in mancanza di accordo tra le parti circa la cessazione immediata del rapporto, il diritto al preavviso comporta la prosecuzione dello stesso e di tutte le connesse obbligazioni fino alla scadenza del termine di preavviso che peraltro rimane sospeso in caso di sopravvenuta malattia del lavoratore, comunque non oltre il termine del periodo di comporto. La conclusione appare convincente e condivisibile perché, qualora si fosse negato alla malattia efficacia interruttiva del preavviso dato dal dimissionario, si sarebbe privato il datore di lavoro (nel cui interesse è posto il preavviso) di questo periodo di tempo di prestazione lavorativa del dimissionario necessario per l effettuazione delle consegne ad altro lavoratore e per la conseguente adeguata sostituzione. Nel caso in cui il lavoratore comunichi al datore di lavoro il proprio stato di malattia oltre i termini stabiliti dalle norme di legge e di contratto, l effetto sospensivo della malattia sul decorso del periodo di preavviso non viene meno, ma la mancata osservanza dei termini può costituire inadempimento degli obblighi contrattuali e creare i presupporti per un licenziamento disciplinare. Nuovo licenziamento o dimissioni per giusta causa nelle more del preavviso Può accadere che in presenza di un licenziamento con periodo di preavviso lavorato, intervengano fatti nuovi, diversi da quelli sopra esposti, che incidono sul rapporto di lavoro. Fatti che possono impedire la prosecuzione anche temporanea del rapporto. In questa circostanza, il datore di lavoro è legittimato a ripetere l intimazione di licenziamento basando quest ultimo provvedimento su cause o motivi diversi da quelli che presupponevano alla validità del precedente atto interruttivo del rapporto. Il caso qui descritto è quello che si delinea quando nel corso del preavviso per licenziamento per giustificato motivo sopraggiunge un licenziamento per giusta causa. In questo caso il secondo licenziamento (per giusta causa), si sovrappone al primo (con preavviso 9 ) e soprattutto si sostituisce ad esso con la conseguenza che l eventuale dichiarazione di illegittimità del secondo licenziamento comporta il ripristino del rapporto di lavoro che si concretizza, nell ambito della tutele reale con la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, ovvero, nell ambito della tutela obbligatoria, con la sua riassunzione 10. note 6 Cass. 6 agosto 1987, n. 6763, in Mass. giur. lav., 1988, 86; Cass. 22 luglio 1983, n. 5053, in Giur. it., 1984, I, 279; Cass. 16 luglio 1980, n. 4643, in Or. giur. lav., 1981, Cass. 22 luglio 1992, n. 8823, 2679; Cass. 19 maggio 1984, n. 3090, in Not. giur. lav., 1984, 427; Cass. 23 giugno 1983, n. 4322, in Or. giur. lav., 1984, Cass. Sezione Lavoro 30 agosto 2004 n Cassazione 11 gennaio 1990, n Cass. 26 settembre 2002, n i quaderni monografici 7
8 Similmente, durante il periodo di preavviso per licenziamento, il lavoratore può presentare le dimissioni. Esse possono prevaricare il licenziamento solo se sono rese per giusta causa. Diversamente esse non producono effetti. Durata del preavviso la norma di legge fissa la durata del preavviso per: 1) il personale impiegatizio Per questa categoria di personale subordinato, l art.10, comma 1, R.D.L. n.1825 del 13 novembre1924, convertito in Legge n. 562 del 18 marzo 1926 dispone la durata minima del preavviso commisurandola ad anzianità di servizio e livello di inquadramento. 2) i quadri La Legge n. 190 del 13 maggio 1985, con la quale è avvenuto il riconoscimento giuridico del personale avente qualifica di quadro e degli intermedi, dispone, all art. 2, che <<Salvo diversa espressa disposizione, ai lavoratori di cui al comma 1 si applicano le norme riguardanti la categoria degli impiegati>>. I contratti collettivi prevedono, generalmente, dei periodi di preavviso più lunghi rispetto al livello impiegatizio più alto. 3) apprendisti Relativamente all apprendistato, che alla luce del nuovo TU (D. Lgs. n. 167 del 14 settembre 2011) risulta essere un normale contratto di lavoro a tempo indeterminato, per la regolamentazione del preavviso si deve aver riguardo alla qualifica assegnata ed alla relativa normativa. 4) operai I periodi di preavviso per gli operai sono invece totalmente ed esclusivamente disciplinate dalla contrattazione collettiva. 5) dirigenti Anche i periodi di preavviso per i dirigenti sono totalmente ed esclusivamente disciplinate dalla contrattazione collettiva. La durata per il personale operaio è, in genere, fissato in giorni lavorativi mentre quello per il personale avente qualifica dirigenziale è, di norma, espresso in mesi. Art. 10 comma 1, R.D.L. n del 13 novembre 1924, convertito in Legge n. 562 del 18 marzo 1926 Il termine di cui nell articolo precedente, quando l uso o la convenzione non li assegnino in misura più larga, sarà determinato nel modo seguente in caso di licenziamento da parte del principale: A) per gli impiegati che, avendo superato il periodo di prova, non hanno raggiunto i cinque anni di servizio: 1) mesi due di preavviso per gli institori, procuratori, rappresentanti a stipendio fisso o non esercenti esclusivamente in proprio: commessi viaggiatori per l estero, direttori tecnici ed amministrativi ed impiegati di grado e funzioni equivalenti; 2) mesi uno di preavviso per i commessi viaggiatori, direttori o capi di speciali servizi ed impiegati di concetto; 3) giorni quindici di preavviso per i commessi di studio e di negozio, assistenti tecnici e altri impiegati di grado comune. B) per gli impiegati che hanno raggiunto i cinque anni di servizio e non i dieci: 1) mesi tre di preavviso per la prima categoria; 2) giorni quarantacinque per la seconda categoria; 3) giorni trenta per la terza categoria. C) per gli impiegati che hanno raggiunto i dieci anni di servizio: 1) mesi quattro per la prima categoria; 2) mesi due per la seconda categoria; 3) giorni quarantacinque per la terza categoria. Legge n. 190 del 13 maggio 1985 Art La categoria dei quadri è costituita dai prestatori di lavoro subordinato che, pur non appartenendo alla categoria dei dirigenti, svolgano funzioni con carattere continuativo di rilevante importanza ai fini dello sviluppo e dell attuazione degli obiettivi dell impresa. 2. I requisiti di appartenenza alla categoria dei quadri sono stabiliti dalla contrattazione collettiva nazionale o aziendale in relazione a ciascun ramo di produzione e alla particolare struttura organizzativa dell impresa. 3. Salvo diversa espressa disposizione, ai lavoratori di cui al comma 1 si applicano le norme riguardanti la categoria degli impiegati. i quaderni monografici 8
9 Deroga alla durata del preavviso - patti di prolungamento i discute ampiamente sulla possibilità di derogare i termini massimi di preavviso come sopra esposti. S I principali temi in discussione sono: a) legittimità del prolungamento - la condizione primaria per la validità di una clausola di prolungamento è che sussista l accordo tra le parti. b) interesse reciproco - deve essere concreto e contestuale. c) effetti della proroga - il patto di prolungamento impegna le parti firmatarie. d) conseguenze in caso di violazione - In assenza di regolamentazione volontaria delle conseguenze derivanti dalla violazione, in caso di contenzioso, sarà il giudice adito che stabilirà le conseguenze della violazione valutando tutti i fattori ed avendo riguardo alle singole posizioni da tutelare. L art. 2118, primo comma, c. c. rinvia la fissazione del termine di preavviso non all autonomia individuale, bensì alle norme corporative (e quindi ora ai contratti collettivi di diritto comune), agli usi o all equità giudiziale. In tal modo viene scongiurato il pericolo della imposizione al lavoratore, da parte del datore di lavoro, di un preavviso di dimissioni eccessivamente lungo. Limitatamente alla categoria impiegatizia, sono ancora in vigore i termini di preavviso previsti dall art. 10 del RDL n del 1924 (c.d. legge sull impiego privato), che per il licenziamento possono essere pattuiti in misura più larga (art.10, comma 1) onde favorire il lavoratore, mentre per le dimissioni il rinvio agli stessi termini (art.14, comma 1) non sembra comprendere anche la facoltà di ampliamento che qui svantaggerebbe il lavoratore. Art. 14 R.D.L. n del 13 novembre 1924, convertito in Legge n. 562 del 18 marzo 1926 Art. 14. Quando la disdetta sia data dall impiegato, questi deve osservare gli stessi termini di preavviso indicati nell art. 10 ed in difetto deve pagare una indennità corrispondente. Partendo dall analisi letterale delle norme richiamate risulta chiara la facoltà di apporre clausole derogatorie della disciplina contrattuale, comunemente note come patti di prolungamento, nell ambito dei rapporti di lavoro intrattenuti con lavoratori appartenenti alla categoria impiegatizia mentre si ritengono invalide in ambito di rapporti intrattenuti con lavoratori appartenenti alla categoria operaia. I patti di prolungamento, peraltro, sono generalmente apposti in ambito di rapporti di lavoro ad alto livello e solo in questi è ravvisabile un reciproco interesse agli stessi. Mediante sottoscrizione di specifiche clausole derogatorie della disciplina contrattuale, comunemente note come patti di prolungamento, è possibile concordare per iscritto, con l esplicito consenso espresso da entrambe le parti, un preavviso avente durata superiore a quella prevista dal contratto collettivo applicato. Il datore di lavoro può sottoporre il patto alla firma del dipendente sia all atto dell instaurazione del rapporto di lavoro, e dunque inserendo il patto nella lettera di assunzione, sia nel corso del rapporto. Questa clausola prevede che, in caso di dimissioni, il lavoratore fornisca un preavviso più lungo di quello contrattualmente previsto e, a fronte di questo maggior impegno, sono riconosciuti incentivi in denaro o vantaggi sulla carriera. i quaderni monografici 9
10 Generalmente la clausola derogatoria con la quale si prolunga il periodo di preavviso contrattualmente previsto oltre ad essere sottoposta a tenuta mediante specifico e aggiuntivo compenso è anche accompagnata da un ulteriore clausola con la quale si pattuisce l eliminazione della onerosa penale legale (indennità di mancato preavviso) sostituendola, per il caso di violazione da parte del lavoratore dell obbligo pattuito, con la mera perdita o restituzione del compenso aggiuntivo rimasto privo di causa. In questo caso non è violata alcuna norma inderogabile, poiché il lavoratore può liberarsi del rapporto senza rispettare il maggior preavviso semplicemente rinunziando al compenso superminimale pattuito ad hoc e senza ulteriori conseguenze pregiudizievoli. Così che qui sarebbe corretto parlare non tanto di obbligo di maggior preavviso, quanto di onere per l ottenimento e la conservazione del compenso superminimale. L interesse del lavoratore, oltre che nella remunerazione economica appena descritta, emerge anche nel caso di situazioni nelle quali al posto del compenso aggiuntivo è garantito, a ricompensa, un particolare specifico percorso formativo professionale. In tal caso l interesse del lavoratore si focalizza sul percorso di qualificazione professionale, il cui costo deve essere integralmente sopportato dal datore di lavoro, a fronte del quale egli è disposto ad accettare il prolungamento del preavviso. In questa ipotesi gli interessi contrapposti possono essere così sintetizzati: da un lato vi è l interesse del lavoratore ad ottenere una qualificazione professionale che altrimenti non avrebbe ottenuto e dall altro vi è l interesse del datore di lavoro di qualificare una figura professionale forgiata per la propria organizzazione aziendale. In caso di dimissioni, l interesse del datore di lavoro di poter beneficiare della prestazione del lavoratore così formato per una tempo più lungo rispetto alla durata ordinaria del preavviso si associa all interesse del lavoratore di appropriarsi di conoscenze che restano nel suo bagaglio culturale e professionale. Ovviamente la validità della norma pattizia è meno palese e certa se, al posto del compenso in denaro, è pattuita l assegnazione di una qualifica superiore o una formazione professionale aggiuntiva come poc anzi descritto. Invero se la qualifica è stata attribuita e sono state svolte le corrispondenti mansioni la relativa retribuzione non è più ripetibile dal datore di lavoro, così come non è intrinsecamente ripetibile la formazione già impartita. E quindi, in questi casi, occorre verificare quale conseguenza sia stata in concreto pattuita a carico del lavoratore per l ipotesi di mancato rispetto del maggior preavviso convenuto, onde valutare la complessiva legittimità della pattuizione. Se in caso di formazione professionale aggiuntiva il patto di prolungamento può essere facilmente perfezionato indicando, quale penale pattizia, il rimborso da parte del lavoratore dei costi formativi sostenuti dal datore di lavoro, non è così altrettanto semplice per l assegnazione di livelli o categorie superiori. In tema di durata del preavviso e di ammissibilità del prolungamento, la dottrina si è espressa negativamente ritenendo la normativa di riferimento protesa alla tutela del lavoratore e come tale inderogabile in pejus. Essa sostiene che il prolungamento del preavviso rappresenti un vincolo alla libertà aggravato dal fatto che l indennità sostitutiva del preavviso a fronte del prolungamento equivarrebbe ad una penale tanto elevata da impedire di fatto l anticipata risoluzione. Pertanto, sostiene la dottrina prevalente 11, la durata del preavviso non può in genere, costituire oggetto di pattuizioni individuali per esplicita previsione contenuta nell art c.c. (<< omissis.. dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti dalle norme corporative, dagli usi o secondo equità>>) che demanda espressamente alle norme contrattuali. note 11 Vedi, per tutti, Antonio Vallebona - Ordinario di Diritto del Lavoro presso l Università di Roma Tor Vergata - Preavviso di dimissioni e accordi individuali, in Lav. giur., 2001, pag i quaderni monografici 10
11 Al contrario, la giurisprudenza ammette l astratta ammissibilità dei patti di prolungamento del preavviso basandosi sul principio della disponibilità del posto di lavoro e della sottrazione dei relativi atti negoziali alle limitazioni di cui all art c.c. in tema di rinunzie e transazioni aventi per oggetto i diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti collettivi 12. Sottopone la validità del patto a condizione che vincoli entrambe le parti e non solo il dipendente e che sia prevista una congrua incentivazione economica o comunque ci sia un oggettivo interesse del dipendente ad accettare la deroga. Essa concentra l attenzione sul fatto che il prolungamento sia un vantaggio sia per l azienda che per il dipendente: il datore di lavoro beneficia della più lunga prestazione lavorativa e il lavoratore beneficia dell intero periodo a tutti gli effetti (indennità di anzianità, miglioramenti retributivi e di carriera e tutela della salute). 13 La giurisprudenza ritiene ammissibile il patto di prolungamento purché siano rispettati alcuni criteri: a) il prolungamento del preavviso non deve essere eccessivo - la durata deve essere compatibile con l art c.c. e dunque con il periodo fissato dalla contrattazione collettiva. Una durata esageratamente lunga potrà essere valutata discrezionalmente dal giudice. b) previsione di un corrispettivo - a fronte dell impegno del dipendente a rispettare un preavviso più lungo deve essere previsto un congruo corrispettivo. Per stabilire la congruità il giudice, discrezionalmente, potrà utilizzare alcuni parametri, come ad esempio le conseguenze, anche economiche, che il dipendente affronta per il fatto di essersi vincolato a rimanere in azienda per il maggior tempo previsto dal patto di prolungamento; c) conseguenze derivanti dalla violazione del patto - in caso di violazione della norma pattizia dovrebbe essere prevista la semplice restituzione del compenso aggiuntivo, anziché, come è d uso, imporre al dipendente l onere di pagare l importo corrispondente alla più lunga indennità sostitutiva del preavviso. Anche in questo caso il giudice, sempre secondo discrezione, valuterà la congruità del patto. L eccesiva onerosità del patto a sfavore del dipendente determina quasi sempre una dichiarazione di illegittimità da parte del giudice Art Rinunzie e transazioni (Così sostituito dall art.6 della Legge 11 agosto 1973, n. 533) Le rinunzie e le transazioni (1966), che hanno per oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi concernenti i rapporti di cui all art. 409 Cod. Proc. Civ., non sono valide. L impugnazione deve essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla data di cessazione del rapporto o dalla data della rinunzia o della transazione, se queste sono intervenute dopo la cessazione medesima. Le rinunzie e le transazioni di cui ai commi precedenti possono essere impugnate con qualsiasi atto scritto, anche stragiudiziale, del lavoratore idoneo a renderne nota la volontà. Le disposizioni del presente articolo non si applicano alla conciliazione intervenuta ai sensi degli artt. 185, 410 e 411 Cod. Proc. Civ. DECORRENZE - Analisi della previsione legale e contrattuale il R.D.L. n del 13 novembre 1924, convertito in Legge n. 562 del 18 marzo 1926 dispone che, per il personale impiegatizio, il preavviso decorra dal primo giorno del mese o dal giorno 16 del mese. La durata del preavviso per il personale avente qualifica operaia invece è totalmente affidata alla contrattazione collettiva e, in genere, decorre dal giorno immediatamente successivo alla comunicazione di recesso. note 12 Cass. Sez. lavoro 7 settembre 2005 n Cass. Sez lavoro n. 3471/81 R.D.L. n del 13 novembre 1924, convertito in Legge n. 562 del 18 marzo Art. 10 comma 1 I termini di disdetta decorrono dalla metà o dalla fine di ciascun mese. i quaderni monografici 11
12 Per gli impiegati, in caso di comunicazione di dimissioni in data successiva al termine di decorrenza, essa è differita alla prima data utile individuata dalla legge o dal contratto collettivo. La regola è applicabile anche in caso di licenziamento salvo diversa previsione del contratto collettivo applicato. Legge 13 maggio 1985 n. 190 Art Salvo diversa espressa disposizione, ai lavoratori di cui al comma 1 si applicano le norme riguardanti la categoria degli impiegati. Per i quadri, nulla definendo la norma di legge istitutiva della nuova categoria o regolamentazioni successive, per la determinazione della durata e della decorrenza, si deve fare esclusivo riferimento alle disposizioni contenute nei contratti collettivi di categoria. Analogamente, anche per i dirigenti è necessario fare riferimento ai contratti collettivi di categoria per la determinazione della decorrenza. Nell ipotesi in cui una delle parti intenda risolvere con effetto immediato il rapporto senza rispettare i termini di decorrenza stabiliti dalla legge o dal contratto collettivo, oltre all indennità risarcitoria del mancato preavviso dovrà essere anche valorizzata la mancata prestazione dalla data di comunicazione del recesso alla data di decorrenza del preavviso. Qualora l interruzione del rapporto di lavoro, sia determinata dal licenziamento del lavoratore per giusta causa, il datore non è tenuto a dare il preavviso, stante la gravità dell infrazione che non consente in alcun modo la prosecuzione dell attività. Diversamente, nei casi di licenziamento per giustificato motivo, sia soggettivo che oggettivo, grava sul datore l obbligo di dare il preavviso al lavoratore dell interruzione del rapporto. Vi sono poi delle eccezioni rispetto alla data di decorrenza: - in caso di morte del lavoratore il preavviso decorre dalla data del decesso (vedasi oltre), - in caso di superamento del periodo di comporto (assenza per malattia), il preavviso decorre dalla data di licenziamento. La forma della comunicazione del preavviso ai sensi dell art. 2 della Legge n. 604/1966, nel testo riformulato da parte dell art. 2 comma 2 della Legge n. 108/1990, il licenziamento deve essere necessariamente intimato con forma scritta restando escluse da tale previsione solo i licenziamenti ad nutum. Nulla però è esplicitamente sancito dalla norma di legge. Pertanto, la forma di comunicazione tra le parti circa la gestione del preavviso non richiede una particolare forma. Esso potrà essere gestito sia mediante comunicazione in forma scritta, sia mediante comunicazione in forma verbale ovvero per fatti concludenti. Computo del periodo di preavviso il periodo di preavviso che il datore di lavoro deve dare al dipendente in caso di licenziamento o che il dipendente deve dare al datore di lavoro in caso di dimissioni, è fissato dalle legge e dai contratti collettivi di categoria in base alla qualifica del lavoratore e alla sua anzianità di servizio. Spesso i due termini (preavviso per dimissioni e preavviso per i quaderni monografici 12
13 licenziamento) prevedono un intervallo diverso, più ristretto, per ovvie ragioni, in caso di dimissioni del lavoratore. Le indicazioni per il computo del preavviso (giorni di calendario, mesi, o giorni lavorativi) sono fornite dalla norma di riferimento (legge o contratto). In assenza di specifica regolamentazione ad opera della contrattazione collettiva o individuale, il computo del periodo di preavviso deve avvenire - secondo un orientamento della giurisprudenza di merito 14 - in base ai giorni di calendario e non in relazione alle effettive giornate di lavoro. In tema di computo, anche la Cassazione ha ribadito lo stesso principio 15. Indennità sostitutiva del preavviso nella risoluzione del rapporto per dimissioni, il datore di lavoro può rinunciare a ricevere la prestazione del preavviso sostituendo l attività lavorativa con una quota economica equivalente (c.d. indennità sostitutiva del preavviso). Il datore di lavoro, nell ipotesi indicata, dovrà corrispondere al lavoratore licenziato ed esonerato dal preavviso la corrispondente indennità sostitutiva e il lavoratore dimissionario che non intenda prestare il periodo di preavviso dovrà subire la trattenuta economica equivalente al mancato preavviso. L indennità sostitutiva del preavviso ha natura risarcitoria e non certo retributiva. Essa infatti non è commisurata alla quantità e qualità del lavoro prestato ma è determinata, in via preventiva dalle legge (art c.c.) e dai contratti collettivi, in correlazione all illiceità del recesso senza preavviso ai sensi dell art c.c. Nonostante la natura risarcitoria, l indennità sostitutiva costituisce base imponibile ai fini contributivi e fiscali ed è computata ai fini della quota di trattamento di fine rapporto spettante al lavoratore salvo diversa previsione contenuta nel contratto collettivo applicato. Viceversa la trattenuta di mancato preavviso che il lavoratore subisce a favore del datore di lavoro ha carattere risarcitorio ma non incide sull imponibile previdenziale e fiscale. Essa è trattenuta dal datore di lavoro dalle competenze di fine rapporto. Il preavviso è un diritto disponibile da entrambe le parti del rapporto. Esse possono liberamente derogare all obbligo del preavviso sia mediante un esplicito accordo, di norma contenuto nell atto risolutivo, sia da fatti o comportamenti concludenti quali l accettazione senza riserve da parte del lavoratore dell indennità sostitutiva del preavviso offertagli dal datore di lavoro con dispensa dalla continuazione delle prestazioni. Art Computo dell indennità di mancato preavviso Così sostituito dalla Legge 29 maggio 1982, n L indennità di cui all art deve calcolarsi computando le provvigioni, i premi di produzione, le partecipazioni agli utili o ai prodotti ed ogni altro compenso di carattere continuativo, con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese. Se il prestatore di lavoro è retribuito in tutto o in parte con provvigioni, con premi di produzione o con partecipazioni, l indennità suddetta e determinata sulla media degli emolumenti degli ultimi tre anni di servizio o del minor tempo di servizio prestato. Fa parte della retribuzione anche l equivalente del vitto e dell alloggio dovuto al prestatore di lavoro note 14 Pret. Milano Cass. Sez. Lav. n. 237 del i quaderni monografici 13
14 Dimissioni e risoluzione consensuale convalida art. 4, commi da 16 a 22, della Legge n. 92 del 28 giugno 2012 e successive modifiche, con il preciso scopo di combattere il fenomeno delle <<dimissioni in bianco>> ha introdotto l obbligo della l convalida delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali. La convalida, nella ratio della norma, tutelerebbe la libertà negoziale del lavoratore, o delle parti, garantendo la corrispondenza tra la dichiarazione di volontà del lavoratore e l intento risolutorio ed evitando che tali atti, apparentemente spontanei, celino licenziamenti illegittimi. La norma sopra richiamata introduce due diversi regimi di convalida: - dimissioni o risoluzione consensuale presentate dalla lavoratrice madre o dal lavoratore padre, - altre ipotesi. Per quanto riguarda la prima ipotesi, l art. 4, comma 16, della Legge 92/2012 (meglio nota come Legge Fornero) sostituisce il comma 4 dell art. 55 del D. Lgs. n. 151 del 26 marzo 2001, che prevedeva la preventiva convalida, da parte del servizio ispettivo del Ministero del lavoro competente per territorio, delle dimissioni volontarie presentate nel periodo di gravidanza o entro il primo anno di vita del bambino (nonché di accoglienza del minore adottato o in affidamento). L art. 55 come modificato dalla Legge 92/2012 estende l obbligo di convalida delle dimissioni volontarie dal solo primo anno ai primi tre anni di vita del bambino. Inoltre estende la durata del periodo in cui opera l obbligo di convalida delle dimissioni volontarie da un solo anno ai primi tre anni di accoglienza del minore adottato o in affidamento specificando che, in caso di adozione internazionale, i tre anni decorrono dal momento della comunicazione della proposta di incontro con il minore adottando ovvero della comunicazione dell invito a recarsi all estero per ricevere la proposta di abbinamento. L obbligo di convalida è estesa, nei casi sopra descritti, anche al caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. La Legge Fornero qualifica la convalida come condizione sospensiva per l efficacia della cessazione del rapporto di lavoro. Pertanto, in caso di omessa convalida, il rapporto si considera in essere a tutti gli effetti. Nelle altre ipotesi, prevede che le dimissioni o la risoluzione consensuale del rapporto siano sospensivamente condizionate ad una convalida delle stesse presso la competente Direzione Territoriale del Lavoro (oggi Direzione Regionale del Lavoro). La convalida può inoltre essere espressa efficacemente anche attraverso la libera e spontanea manifestazione di volontà resa dal lavoratore dimissionario o firmatario di una risoluzione consensuale presso: - il Centro per l impiego, - altre sedi individuate dalla contrattazione collettiva, - oppure sottoscrivendo una dichiarazione apposta in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro Inoltre, la norma rinvia ad un decreto ministeriale di natura non regolamentare per l individuazione di ulteriori modalità semplificate di accertamento della veridicità della data e della autenticità della dichiarazione del lavoratore. Sul punto, va precisato che non è stato emanato nessun decreto, ma è intervenuto l accordo interconfederale 3 agosto 2012 che ha riconosciuto che la convalida delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali può i quaderni monografici 14
15 essere validamente effettuata in sede sindacale, ai sensi delle disposizioni del codice di procedura civile. Inoltre, la Circolare n. 18 del 18 luglio 2012 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali afferma che la convalida non è richiesta in tutte le ipotesi in cui la cessazione del rapporto di lavoro rientri nell ambito di procedure di riduzione del personale svolte in una sede qualificata istituzionale o sindacale (ad es. ex artt. 410, 411 e 420 c.p.c.), ciò in quanto tali sedi offrono le stesse garanzie di verifica della genuinità del consenso del lavoratore cui è preordinata la novella normativa. Per quanto concerne le convalide effettuate presso le Direzioni territoriali del lavoro (oggi DRL), diverse da quelle legate alla tutela della genitorialità, va poi evidenziato che le stesse dovranno effettuarsi senza particolari formalità istruttorie, limitandosi i funzionari a raccogliere la genuina manifestazione di volontà del lavoratore a cessare il rapporto di lavoro. La convalida delle dimissioni può anche avvenire tramite acquiescenza del lavoratore. La Legge n. 92/2012 stabilisce infatti altresì che, nell ipotesi in cui la lavoratrice o il lavoratore non proceda spontaneamente alla convalida ovvero alla sottoscrizione, il rapporto di lavoro si intende risolto per il verificarsi della condizione sospensiva qualora la lavoratrice o il lavoratore lasci decorrere passivamente il termine di 7 giorni dalla ricezione (da intendersi, per evidenti esigenze di certezza, come 7 giorni di calendario) dell invito inoltrato per iscritto dal datore di lavoro per iscritto a: - presentarsi presso le sedi dove effettuare la stessa convalida ovvero - apporre la sottoscrizione Nel termine dei sette giorni dalla ricezione, sovrapponibili al periodo di preavviso lavorato, la lavoratrice o il lavoratore ha facoltà di revocare le dimissioni e la risoluzione consensuale, offrendo le proprie prestazioni al datore di lavoro. La revoca può essere comunicata in forma scritta. Il contratto di lavoro, se interrotto per effetto del recesso, torna ad avere corso normale dal giorno successivo alla comunicazione della revoca. Per il periodo intercorso tra il recesso e la revoca, qualora la prestazione lavorativa non si sia svolta, il prestatore non matura alcun diritto retributivo. Alla revoca del recesso consegue la cessazione di ogni effetto delle eventuali pattuizioni a esso connesse e l obbligo in capo al lavoratore di restituire tutto quanto eventualmente percepito in forza di esse. In caso di revoca delle dimissioni, nel termine dei sette giorni previsti dalla norma, se il datore di lavoro ha già effettuato la comunicazione al Centro per l impiego, deve effettuarne un altra di revoca. L invito al lavoratore ad esplicitare la propria volontà di cessare il rapporto deve essere trasmesso, da parte del datore di lavoro, entro 30 giorni dalla data delle dimissioni e della risoluzione consensuale. Efficacia reale e efficacia obbligatoria Sull efficacia reale o obbligatoria del preavviso si è nel tempo stratificata una copiosa giurisprudenza. Dottrina 16 e giurisprudenza prevalenti 17 attribuiscono al preavviso un efficacia reale intendendo con ciò non già una preclusione alla cessazione immediata del rapporto ma che il contenuto dell obbligazione prevista per la parte recedente dall articolo 2118 c.c. si estrinsechi nell obbligo di preservare tutti i diritti retributivi che sarebbero maturati nel corso del periodo di preavviso lavorato e quindi di erogare, in mancanza di preavviso lavorato, una indennità equivalente all importo della retribuzione che sarebbe spettata nel corso del periodo di preavviso dando rilievo anche agli aumenti retributivi eventualmente intervenuti in questo periodo. note 16 F. Mancini, Il recesso unilaterale e i rapporti di lavoro L. Galtino, Diritto del Lavoro 17 Cass. 2 novembre 2001 n ; Cass. Sezione Lavoro 30 agosto 2004 n ; Cass. 21 novembre 2001 n i quaderni monografici 15
16 Se si attribuisce efficacia reale al preavviso, si deve anche accettare la conseguenza che la risoluzione immediata del rapporto può avvenire solo con accordo tra le parti. Cioè si ritiene che la parte receduta abbia il diritto di prestare o di ricevere l attività lavorativa e che essa possa essere sostituita dalla relativa indennità solo se vi è accettazione della parte rinunciataria. L accordo può essere esplicito ma anche tacito o per fatti concludenti. La risoluzione immediata del rapporto può quindi intervenire se il lavoratore esprime la volontà di interrompere il rapporto (ad esempio, nell atto di quietanza della indennità sostitutiva), ovvero se compie atti del tutto incompatibili con la volontà di proseguire il rapporto stesso (ad esempio, se inizia subito un altra attività lavorativa). In assenza di accettazione da parte del lavoratore licenziato dell indennità sostitutiva offertagli, il rapporto di lavoro prosegue fino alla scadenza anche se il datore di lavoro non gli consenta (come è sua facoltà) l effettuazione della prestazione. Ciò si traduce nell obbligo di pagamento della retribuzione maturata in ogni periodo di paga compreso nel periodo di preavviso al posto del pagamento immediato ed in unica soluzione dell indennità sostitutiva. Significa anche che il lavoratore è tenuto ad osservare tutti gli obblighi accessori a suo carico: diligenza, fedeltà, non concorrenza. Viceversa, è dubbio se costituisca comportamento concludente, con conseguente cessazione immediata del rapporto, la semplice accettazione senza riserve da parte del lavoratore del pagamento dell indennità sostitutiva del preavviso 18. Un altro orientamento, consolidatosi negli ultimi anni, riconosce invece natura obbligatoria 19 al preavviso ed interpreta l art c.c. non ritenendo necessario, per l immediata risoluzione del rapporto, il consenso della parte che subisce il recesso. Questa interpretazione comporta che l erogazione dell indennità sostitutiva del preavviso interrompa immediatamente il rapporto e quindi l indennità sostitutiva sia determinata senza tener conto delle incidenze dei vari istituti contrattuali e di legge ed essa resta insensibile anche agli eventi e/o migliorie sopravvenuti nel corso del preavviso virtualmente lavorabile quali, ad esempio, gli aumenti economici previsti dalla contrattazione collettiva. La giurisprudenza che si ispira a tale orientamento reputa quindi l erogazione dell indennità sostitutiva del preavviso come legittima alternativa, discrezionalmente azionabile, senza che sia necessaria la ricerca del consenso della controparte. Tale orientamento si basa sull interpretazione letterale dell art c.c., il quale non fa alcun riferimento alla necessità del consenso della parte receduta ai fini dell estinzione del rapporto. La parte recedente è, quindi, titolare di un obbligazione alternativa: può esercitare il diritto potestativo di recesso dal rapporto di lavoro con effetti immediati, previa corresponsione dell indennità di mancato preavviso, ovvero può acconsentire, qualora ne abbia interesse, alla continuazione del rapporto lavorativo sino alla scadenza del preavviso. A sostegno della efficacia obbligatoria del preavviso viene richiamato il 3 comma dell art c.c. secondo cui La stessa indennità è dovuta dal datore di lavoro nel caso di cessazione per morte del prestatore di lavoro. Da qui emergerebbe la volontà del legislatore di ricondurre il diritto all indennità di preavviso al momento in cui il rapporto di lavoro cessa definitivamente: momento coincidente con un evento naturale (morte del datore di lavoro) o con un evento negoziale (recesso di una parte del rapporto di lavoro). Aderendo a tale orientamento la giurisprudenza ha di recente ritenuto che se il datore di lavoro recede dal contratto, manifestando nell atto di recesso l intento di non proseguire il rapporto di lavoro e di corrispondere l indennità di preavviso, il rapporto stesso si considera immediatamente risolto. note 18 in senso favorevole: Cass. n del ; Cass. n del ; Trib. Milano 29 gennaio 2000; in senso contrario: Cass. Sez Lav n del ; Cass. n del ). 19 Cass. 2 febbraio 1999 in Dir prat. Lav., 1999, 2011; Cass. 19 gennaio 2004 in Mass. Giur. Lav., 2004, 601; Cass. 11 giugno 2008 n ; Cass. 5 ottobre 2009 n i quaderni monografici 16
17 Secondo tale orientamento, quindi, non si verificano tutte le conseguenze che si sono esaminate sopra, basate sul presupposto della efficacia reale del preavviso e della conseguente prosecuzione del rapporto di lavoro sino alla scadenza del periodo di preavviso (anche se non lavorato). Seguendo il ragionamento che soggiace alla qualificazione giurisprudenziale della natura obbligatoria del preavviso, la corresponsione dell indennità sostitutiva del preavviso esonera il lavoratore solo dalla prestazione materiale dell attività lavorativa pur lasciando sopravvivere le obbligazioni legate alla sussistenza del rapporto ivi comprese quelle relative alle tutele connesse ad eventi morbosi. In pratica, non riconoscendo l interruzione immediata del rapporto di lavoro in mancanza di un diverso accordo tra le parti, il rapporto sopravvivrebbe fino allo scadere del periodo di preavviso. Di qui la conseguenza che: - se durante il periodo di preavviso interviene una malattia, il lavoratore avrà diritto all applicazione della disciplina sulla malattia stabilita dalla legge e dalla contrattazione collettiva (conservazione del posto e trattamento economico) con corrispondente prolungamento del periodo di preavviso; - il rapporto di lavoro si intende comunque cessato solo allo spirare del termine di preavviso. I principi suesposti non trovano applicazione solo se dal comportamento complessivo delle parti risulti che esse, con il pagamento dell indennità sostitutiva del preavviso, abbiano inteso non tanto escludere lo svolgimento dell attività lavorativa quanto estinguere consensualmente ed immediatamente il rapporto Pur non trovando seguito prevalente nella giurisprudenza che riconosce efficacia reale al preavviso 20 per evitare conseguenze come quelle sopra esposte, è necessario che la volontà dell interruzione immediata del rapporto sia esplicitata nella comunicazione in cui si formalizza l esonero dalla prestazione del preavviso ed il conseguente riconoscimento dell indennità sostitutiva e quindi risulta anche essenziale acquisire l accettazione della sostituzione del preavviso con la relativa indennità sostitutiva da parte del dipendente. Determinazione economica dell indennità Retribuzione globale di fatto. Incidenza dei vari istituti legali e contrattuali, delle erogazioni periodiche (premi, provvigioni, eccetera), delle retribuzioni in natura il concetto di retribuzione recepito dall art ai fini del computo dell indennità sostitutiva del preavviso è ispirato al criterio dell onnicomprensività, nel senso che in detti calcoli vanno ricompresi tutti gli emolumenti che trovano la loro causa tipica e normale nel rapporto di lavoro cui sono istituzionalmente connessi, anche se non strettamente correlati all effettiva prestazione lavorativa, mentre vanno escluse quelle somme rispetto alle quali il rapporto di lavoro costituisce una mera occasione ai fini della loro erogazione. Ai fini della determinazione dell ammontare dell indennità di mancato preavviso, pertanto, devono considerarsi tutti gli elementi retributivi aventi carattere continuativo, nonché l equivalente della retribuzione in natura (vitto, alloggio) dovuta al lavoratore. Deve infatti essere presa a base, per la determinazione del quantum, la retribuzione globale di fatto. note 20 Cass. Sez Lavoro n.11094/2007; Cass. Sezione Lavoro 30 agosto 2004 n i quaderni monografici 17
18 Gli aumenti salariali intervenuti durante il periodo di preavviso devono essere computati nella retribuzione del dipendente. In particolare, tali aumenti si computano sia ai fini del calcolo della indennità sostitutiva del preavviso che della indennità supplementare per i dirigenti; ciò anche se tali aumenti sono previsti da un contratto collettivo sottoscritto in data successiva al licenziamento ma avente efficacia retroattiva 21. Nell ipotesi di retribuzioni composte in tutto o in parte da elementi variabili come ad esempio provvigioni, premi di produzione, partecipazioni, l indennità di mancato preavviso è calcolata sulla media degli emolumenti degli ultimi tre anni di servizio o del minor tempo di servizio prestato. Sono inoltre ricompresi i compensi in natura (fringe benefits) intesi come beni e servizi che il datore di lavoro eroga al dipendente. Non rientra invece quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese o di indennità per trasferta. L elencazione contenuta nell articolo del codice civile ha natura tassativa e i contratti collettivi, non potendo attuare deroghe in pejus, potranno solo estendere l omnimprensività anche a voci non citate nell articolo L indennità sostitutiva del preavviso è computabile nel TFR 22 salvo diversa previsione contenuta nel contratto collettivo applicato. Qualora il rapporto di lavoro sia a tempo parziale, l indennità del preavviso sarà adeguata proporzionalmente alle ore lavorate. Natura del preavviso Conseguenze economiche e normative la qualificazione della natura reale o obbligatoria del preavviso assume un importante rilievo anche rispetto alla quantificazione dell ammontare economico. Infatti se si propende per la natura reale, l indennità sostitutiva del preavviso è computata sulla base della retribuzione percepita dal dipendente al momento del recesso, tenendo conto di tutti quegli emolumenti che abbiano carattere continuativo; concorrono a formare la base di computo anche i ratei delle mensilità aggiuntive e degli altri elementi retributivi corrisposti con periodicità ultramensile come le ferie o il trattamento di fine rapporto. La giurisprudenza ha ripetutamente affermato che il periodo di preavviso deve essere preso in considerazione ai fini della maturazione del diritto alle ferie o della corresponsione della indennità sostitutiva sempreché il lavoratore abbia effettivamente lavorato in tale periodo oppure nel caso di qualificazione di natura reale del preavviso 23. Se si propende per la natura obbligatoria, invece, l indennità sostitutiva del preavviso è computata sulla base della retribuzione percepita dal dipendente al momento del recesso senza tener conto delle incidenze dei vari istituti previsti dalla legge e dal contratto e delle variazioni in aumento della retribuzione che sarebbero intervenute con il protrarsi del rapporto (aumenti economici previsti dalla contrattazione collettiva, scatti di anzianità, eccetera). note 21 Cass. Sez. Lav. n del Cass n.10086; Cass n. 2114; Cass n Cass. 24 gennaio 2005 n i quaderni monografici 18
19 Trattamento fiscale e contributivo del preavviso la retribuzione erogata a fronte della prestazione lavorativa prestata nel corso del periodo di preavviso soggiace all imposizione fiscale e contributiva ordinaria prevista per il reddito da lavoro subordinato. L indennità sostitutiva invece, ai sensi dell art. 12, Legge 30 aprile 1969 n. 153 come modificata dall art. 6 D. Lgs. 2 settembre 1997 n. 314, è soggetta a contribuzione sociale posto che il principio fondamentale è che il lavoratore, per tutto il periodo di preavviso non prestato, ha diritto a ricevere i compensi e i trattamenti che gli sarebbero spettati se avesse proseguito a rendere la prestazione lavorativa, compreso quindi l accreditamento dei contributi previdenziali. Pertanto, l indennità sostitutiva del preavviso, deve essere assoggettata a normale contribuzione sia per la quota a carico del lavoratore che per la quota a carico del datore di lavoro. Dal punto di vista fiscale invece, l indennità sostitutiva, in base all art 17, comma 1, lettera a) e art. 19, comma 2, del TUIR, ha natura di <<altra indennità e somma>> percepita in dipendenza della cessazione del rapporto di lavoro dipendente ed è assimilata al trattamento di fine rapporto e soggetta quindi a tassazione separata. L art.19, in particolare, dispone che la base imponibile corrisponde all importo spettante al lavoratore dipendente. Tale importo è determinato al netto dei contributi a carico del lavoratore. Ne consegue che all indennità di preavviso si applichi il regime di tassazione separata che sconta la stessa aliquota fiscale prevista per il trattamento di fine rapporto senza alcuna riduzione aggiuntiva oltre ai contributi obbligatori per legge. In virtù del principio di armonizzazione tra imponibile fiscale e imponibile contributivo, ai sensi dell art. 12 legge n. 153/1969 e s.m.i., l imponibile individuato ai fini fiscali sarà utilizzato anche per il calcolo dei contributi dovuti sull indennità di mancato preavviso. Nell ipotesi di dimissioni con rifiuto alla prestazione del periodo di preavviso, il lavoratore è tenuto a versare al datore di lavoro una indennità di mancato preavviso, corrispondente all importo delle retribuzioni che sarebbero spettate per il periodo di preavviso non lavorato. Configurandosi quindi non più come retribuzione ma come indennità risarcitoria spettante al datore di lavoro, essa sarà determinata al lordo delle trattenute fiscali e contributive e recuperata dalle spettanze nette dovute al lavoratore a saldo delle sue competenze di fine rapporto. L assoggettamento a contribuzione è effettuato in base al criterio di competenza a prescindere dal momento in cui avviene il pagamento a favore del dipendente delle spettanze relative. L assoggettamento fiscale è effettuato in base al criterio di cassa. I contributi dovuti sull indennità sostitutiva del preavviso devono essere frazionati per singoli periodi di paga compresi nell arco di tempo al quale il preavviso medesimo si riferisce, nei limiti della durata prevista da leggi, contratti o accordi collettivi. Nel caso in cui l indennità si collochi a cavallo di due anni, ai fini dell applicazione del massimale contributivo e pensionabile occorre individuare le quote di indennità di competenza di ciascun anno. Tale regola si applica ovviamente ai soli lavoratori per i quali deve essere rispettato il massimale contributivo. i quaderni monografici 19
20 Indennità sostitutiva del preavviso riflessi pensionistici indennità sostitutiva del preavviso è soggetta, come sopra detto, ex lege, ad imposizione contributiva. l I contributi dovuti sono calcolati ed imputati sui versamenti dovuti rispetto al mese di cessazione. L INPS, mediante una finzione contabile ideata nei lontani anni 80, spalma il monte contributivo calcolato sull indennità sostitutiva su tutto il periodo di durata teorica del preavviso. Inizialmente l INPS assegnava gli stessi effetti ai fini dell anzianità pensionistica al preavviso e all indennità sostitutiva. A fronte di questa equiparazione di effetti però, la pensione era erogata solo al termine del periodo di durata teorica del preavviso la cui copertura contributiva avveniva mediante pagamento dei contributi dovuti sull indennità sostitutiva. La Corte di Cassazione, sollecitata da chi subì questo posticipo pensionistico, dichiarò l inammissibilità dell equiparazione degli effetti ai fini dell anzianità. Recependo proprio questo orientamento della Cassazione, l INPS modificò il proprio comportamento operativo e con la circolare n A.G.O./99 del 17 aprile 1987, dichiarò: «A mente dei criteri stabiliti dal Consiglio di Amministrazione con deliberazione n. 63 del 4 maggio 1974 e diramati con circ. 365 C. e V. - n Prs. - n O. del 19 agosto 1974, i contributi dovuti sulla indennità sostitutiva del preavviso ai sensi dell art. 12 della legge 30 aprile 1969, n. 153 sono frazionati per i singoli periodi cui il preavviso si riferisce e sono parificati, a tutti gli effetti, a quelli versati in costanza di rapporto di lavoro. L attuazione di tale principio - fondato, come è noto, sulla presunzione della persistenza del rapporto di lavoro oltre la data della effettiva cessazione della prestazione lavorativa - ha comportato, quali riflessi ai fini pensionistici, il differimento della decorrenza della pensione di anzianità ed il divieto di cumulo della pensione con la retribuzione in corrispondenza dei periodi di riferimento della indennità stessa. Si è peraltro consolidato in questi ultimi anni un diverso orientamento giurisprudenziale in occasione di numerosi giudizi vertenti sulla valutazione ed i conseguenti riflessi dell indennità sostitutiva del preavviso in relazione alla pensione di anzianità. Le sentenze della Corte di Cassazione (es. nn. 33 del e 4974 del ) affermano che la corresponsione dell indennità sostitutiva del preavviso, avente natura risarcitoria e non retributiva, non può comportare la prosecuzione del rapporto di lavoro oltre la cessazione definitiva della prestazione lavorativa e che, quindi, non ha rilievo preclusivo ai fini del perfezionamento delle condizioni per il diritto alla pensione di anzianità. Omissis. Identificata, in tal modo, la natura risarcitoria dell indennità sostitutiva del preavviso e ritenuto, quindi, che la ripartizione nell intero periodo abbia unicamente valore contabile, la Corte medesima conclude per la inammissibilità di una parificazione del periodo di preavviso, sostituito dalla relativa indennità, alla persistenza dell attività lavorativa come causa preclusiva del diritto alla pensione di anzianità. Omissis. 2) pensione di anzianità. Come avanti precisato, in caso di corresponsione dell indennità sostitutiva del preavviso, la risoluzione del rapporto di lavoro deve intendersi verificata in coincidenza con la cessazione della effettiva prestazione lavorativa. Risultando, in tal modo, soddisfatta la condizione della mancata prestazione di attività lavorativa alle dipendenze di terzi richiesta dall art. 22, 1 comma, lett. e) per l acquisizione del diritto alla pensione di anzianità, la decorrenza della prestazione stessa, qualora sussistano tutte le altre condizioni di legge, deve essere fissata al primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della relativa domanda anche se ricadente nel periodo al quale si riferisce l indennità sostitutiva del preavviso. i quaderni monografici 20

References: art. 4
 art. 3
 Art. 4
 articolo 18
 articolo 1
 articolo 2
 articolo 6
 articolo 3
 articolo 9
 Art. 3
 articolo 2118
 Cass. 
 Cass. 
 articolo 2109
 articolo 2118
 art. 2118
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art.10
 art. 2
 Art. 10
 art. 2118
 art. 10
 Art. 14
 Art. 14
 art. 10
 art.6
 art. 409
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 Art. 10
 art. 2
 art. 2
 Cass. Sez. 
 art. 4
 art. 4
 art. 55
 art. 55
 articolo 2118
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 art. 12
 art. 6
 art. 19
 art.19
 art. 12
 art. 12
 art. 22