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NEWSLETTER PROPRIETÀ INTELLETTUALE PRIVACY E INFORMATION TECHNOLOGY
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1 NEWSLETTER PROPRIETÀ INTELLETTUALE PRIVACY E INFORMATION TECHNOLOGY OTTOBRE 2012 NUMERO 13 E-Commerce Oscuramento in via cautelare di sito e-commerce da parte dell'autorità Antitrust. Per la prima volta in Italia l AGCM dispone l oscuramento in via cautelare di un sito di e-commerce per violazione della normativa in materia di pratiche commerciali scorrette. Diritto alla memoria La Corte di Cassazione riconosce il diritto alla memoria in Internet. Il titolare di un sito web d'informazione ha l'onere di aggiornare le notizie di cronaca presenti nel proprio archivio. Made in Italy La Corte di Cassazione applica la normativa italiana sull utilizzo della dicitura "Made in Italy". La dicitura Made in Italy può essere utilizzata solo per quei prodotti calzaturieri per cui almeno due su tre fasi di lavorazione siano avvenute in Italia. Privacy - Recepimento in Italia della Direttiva n. 2009/136/CE in materia di "e-privacy". Anche l Italia recepisce le modifiche alla nuova normativa comunitaria in materia di protezione dei dati personali: tra le novità più importanti, nuove regole per i fornitori di servizi in caso di violazione di dati personali ed una nuova regolamentazione per l utilizzo di cookies. Privacy - Pubblicato il vademecum del Garante sul cloud computing. I consigli del Garante per la protezione dei dati personali quando si ricorre al cloud computing. Cina - Responsabilità di siti di e-commerce in caso di contraffazione tramite piattaforma web. La Supreme People s Court cinese indica tra i più importanti casi giudiziari dell ultimo anno una decisione del Tribunale di Shanghai che ha ritenuto un importante sito di e-commerce corresponsabile per ipotesi di contraffazione operate da terzi tramite la sua piattaforma. Copyright qualora non vogliate più ricevere la Newsletter, cliccando su questo link sarete automaticamente cancellati dalla mailing list:2 E-Commerce Oscuramento in via cautelare di sito di e-commerce da parte dell'autorità Antitrust Per la prima volta in Italia, l Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ( AGCM ) ha disposto, nei mesi scorsi, la sospensione della diffusione nel territorio italiano dei contenuti di un sito internet dedito ad attività di e-commerce, sulla base dell'applicazione del Codice del Consumo e del D. Lgs. 70/2003 in materia di commercio elettronico. Il procedimento contro la società che gestiva il sito nasceva da molteplici segnalazioni inviate all AGCM che lamentavano la diffusione di contenuti idonei a indurre in errore i consumatori sulla disponibilità dei prodotti offerti in vendita dal sito, operante nel settore della moda. Venivano, tra l altro, contestate dall AGCM alla società (i) la mancata consegna ai clienti della merce acquistata tramite il sito internet, (ii) nei casi di avvenuta consegna, la spedizione di merce diversa da quella ordinata, (iii) la mancata risposta dai gestori a reclami provenienti da clienti ovvero l indicazione di codici di spedizione rivelatisi fittizi, (iv) la mancata restituzione degli importi ricevuti a titolo di corrispettivo nei casi di verificata mancata consegna, (v) l ostacolo all esercizio dei diritti contrattuali dei consumatori, tramite la mancata risposta ai reclami e la limitata operatività del servizio clienti, nonché (vi) il mancato rispetto delle norme in materia di garanzia legale. A seguito delle indagini da parte del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza, l Autorità riteneva sommariamente sussistenti le pratiche commerciali scorrette contestate nonché l esistenza dei requisiti di pericolo giustificanti un provvedimento cautelare e disponeva la sospensione di ogni attività diretta a diffondere i contenuti del sito, intimando altresì ai service provider su cui risultava appoggiato il sito di impedire l accesso allo stesso da parte di utenti provenienti dall Italia. Il concreto oscuramento del sito, veniva poi assicurato dall attività della Guardia di Finanza, che ha comportato il blocco delle connessioni al sito stesso da tutto il territorio nazionale e la visibilità in suo luogo di una pagina web contenente un avviso i cui contenuti sono stati disposti dall Autorità. Per completezza, va detto che successivamente il provvedimento è stato revocato avendo il gestore del sito posto rimedio alle circostanze contestate. Diritto alla memoria La Corte di Cassazione riconosce il diritto alla memoria in Internet Da quasi cinquant anni il nostro ordinamento riconosce e tutela il diritto all oblio, ossia il diritto a non vedere nuovamente pubblicata una notizia che possa arrecare un danno all onore o alla reputazione di una persona, senza che si siano verificati fatti nuovi che giustifichino un rinnovato interesse per la notizia in questione. Può, tuttavia, accadere che una notizia, per quanto non più attuale, mantenga un certo rilievo di carattere storico e sia quindi ricollocata nell ambito di un archivio accessibile al pubblico, ad esempio un data base delle edizioni precedenti di testate giornalistiche. Con la crescente diffusione delle testate on-line tale fenomeno è sicuramente in aumento e ha meritato un intervento specifico della Corte di Cassazione. Quest ultima, nella sentenza n. 5525/12, ha affermato che in tal caso emerge la necessità, a salvaguardia dell attuale identità sociale cui la [notizia] afferisce di garantire a [colui che ne è il protagonista] la contestualizzazione e l aggiornamento della notizia ad altre informazioni successivamente pubblicate concernenti l evoluzione della vicenda [oggetto dell articolo conservato nell archivio storico], che possano completare o financo radicalmente mutare il quadro evincentesi dalla notizia originaria, a fortiori se trattasi di fatti oggetto di vicenda giudiziaria [ ]. La finalità di una tale operazione di aggiornamento dell informazione è duplice: da un lato, permette agli utenti di avere una visione completa della vicenda, e, dall altro, consente ai protagonisti del fatto di cronaca di vedere aggiornate notizie che li riguardino. Spetta, pertanto, ai titolari dei siti web d informazione l onere di fare in modo che le informazioni archiviate accessibili dai loro utenti siano sempre vere ed esatte, aggiornate e complete. 13 Made in Italy La Corte di Cassazione applica la normativa italiana sull utilizzo della dicitura "Made in Italy". L eccellenza dei prodotti per cui l Italia è rinomata in tutto il mondo ha reso sempre più appetibile l apposizione della dicitura Made in Italy come catalizzatore di clientela. Il suo utilizzo, tuttavia, è regolato da diverse fonti normative, sia statali sia europee, sulle indicazioni di origine. Nel caso affrontato dalla Suprema Corte, la Guardia di Finanza ha sequestrato alla frontiera italiana un carico di solette per calzature e un carico di stivali, provenienti dalla Romania. Tali prodotti riportavano la dicitura Made in Italy oltre al marchio di un imprenditore italiano. La Corte di Cassazione, in applicazione di quanto previsto dalla legge 8 aprile 2010, n. 55 in materia di etichettatura obbligatoria dei prodotti finiti e intermedi dei settori tessili, della pelletteria e calzaturiero, ha ritenuto che i prodotti sequestrati non potessero riportare la dicitura Made in Italy, non essendo stata assicurata la tracciabilità della merce attraverso l indicazione puntuale dei luoghi di origine di ciascuna fase di lavorazione. Nel caso in esame, non era, pertanto, possibile accertarsi del fatto che almeno due su tre delle fasi di lavorazione (nel caso delle calzature: la concia, la lavorazione della tomaia, l assemblaggio e la rifinizione) fossero effettivamente avvenute in Italia. E stato dunque riaffermato dalla Suprema Corte che solo in presenza di tale requisito è legittimo l uso della dicitura Made in Italy o Fabbricato in Italia. Privacy - Recepimento in Italia della Direttiva n. 2009/136/CE in materia di "e-privacy" Con il Decreto Legislativo n. 69/2012, l Italia ha recepito la Direttiva n. 2009/136/CE, c.d. direttiva e-privacy, modificando alcune disposizioni contenute nel c.d. Codice della Privacy in ossequio alle nuove norme comunitarie. Tra le principali novità, va rilevato l inserimento nel codice della fattispecie di violazione di dati personali, intesa come una violazione della sicurezza, che comporta, anche accidentalmente, la distruzione, la perdita, la modifica, la rivelazione non autorizzata o l accesso ai dati personali trasmessi, memorizzati o comunque elaborati nel contesto della fornitura di un servizio di comunicazione accessibile al pubblico. Tale inserimento è importante perché da esso discendono i nuovi obblighi imposti dal codice ai fornitori di servizi di comunicazione accessibili al pubblico, chiamati ad adottare, congiuntamente agli altri soggetti cui è affidata materialmente l erogazione di tali servizi (ad es. eventuali outsourcer), misure tecniche e organizzative adeguate per salvaguardare la sicurezza dei servizi, e garantire la protezione dei dati archiviati. La nuova normativa impone ai suddetti fornitori di servizi di comunicare senza ritardo al Garante della Privacy eventuali violazioni di dati personali, e di effettuare analoga comunicazione agli interessati ove la violazione rischi di arrecare pregiudizio ai dati o loro alla riservatezza. In proposito il Garante ha emanato le proprie linee-guida, specificando che allo stato attuale la normativa è da intendersi rivolta a fornitori di servizi telefonici e di accesso a Internet, non riguardando invece eventuali reti aziendali, Internet point (che si limitano a mettere a disposizione dei clienti i terminali per la navigazione), motori di ricerca o siti Internet che diffondano contenuti. È tuttavia attesa in sede comunitaria, nonché già in discussione, una futura estensione degli obblighi a tali soggetti privati. Rilevanti per gli operatori del settore sono, altresì, le modifiche normative in materia di cookies, la legittimità del cui utilizzo è ora assoggettata a un preventivo consenso libero e informato espresso dagli utenti (c.d. opt-in ), con l abbandono del precedente sistema, basato sulla possibilità di una richiesta di cancellazione da parte dell utente (c.d. optout ). Si prevede, infatti, che l'archiviazione delle informazioni nell'apparecchio terminale di un utente o l'accesso a informazioni già ivi archiviate siano consentiti unicamente a condizione che il contraente o l'utente abbia 24 espresso il proprio consenso dopo essere stato adeguatamente informato - con le modalità previste dalla legge. Rappresentano un eccezione a questo nuovo regime, ovviamente, eventuali archiviazioni o accessi tecnici ai dati salvati ovvero accessi effettuati dal provider nella misura strettamente necessaria per fornire servizi esplicitamente richiesti dall'utente. Privacy - Pubblicato il vademecum del Garante sul cloud computing Il moltiplicarsi di servizi di cloud computing (ossia quell insieme di tecnologie, software e hardware che consentono il salvataggio di sempre maggiori quantità di dati e informazioni in maniera delocalizzata nel web) ha spinto il Garante per la protezione dei dati personali a prendere posizione su un fenomeno che ha indubbie implicazioni per la privacy dei soggetti che vi ricorrono. I rischi connessi all utilizzo di questo strumento sono legati, tra gli altri, (i) all innalzamento del rischio di dispersione dei dati salvati, (ii) alla frammentazione di tali dati, che spesso sono spezzettati su più server posti in luoghi geografici posti al di fuori della Comunità Europea; e (iii) all impossibilità per il fornitore stesso del servizio di conoscere con esattezza la collocazione di tali dati. Il Garante ha, quindi, individuato dieci regole che dovrebbero essere applicate da chi intenda mandare i propri dati nella cloud. In particolare, e per esemplificare solo quelle più rilevanti, è opportuno (a) verificare con attenzione che i dati delocalizzati siano salvati in un formato che possa essere facilmente trasferito (sul proprio pc e/o verso un altro provider dei medesimi servizi), (b) assicurarsi che i dati siano sempre disponibili, (c) selezionare i dati da caricare, escludendo quelli che, per loro natura, devono godere della massima riservatezza (dati personali sensibili o informazioni legate a segreti industriali), e (d) verificare le clausole contrattuali relative alla responsabilità del fornitore del servizio in caso di perdita di dati e di loro diffusione illecita. Sotto il profilo tecnico di applicazione delle norme previste dal Codice del trattamento dati personali italiano alla tecnologia della cloud, è necessario tenere presente che il fornitore del servizio dovrà essere nominato responsabile del trattamento dei dati che riceve. È, altresì, opportuno che il titolare dei dati personali pretenda di essere aggiornato sul luogo fisico di conservazione dei dati e sulle previsioni delle norme sul trattamento di tali dati all estero. Restano, infatti, applicabili tutte quelle limitazioni (anche nei confronti di trasferimenti infra-gruppo) previste dal Codice in materia di trasferimento all estero dei dati personali. Cina - Responsabilità di siti e- commerce in caso di contraffazione tramite piattaforma web Lo scorso Aprile la Supreme People s Court (massimo organismo giurisdizionale cinese) nel presentare i propri report periodici sull attività dell anno precedente ha ritenuto di pubblicare anche una lista dei Top 10 IP Cases of 2011, ovvero una selezione dei casi che, anche se non giunti all attenzione della Corte stessa, devono intendersi maggiormente rappresentativi del trend giurisprudenziale in materia di proprietà intellettuale. Tra questi, di particolare interesse sembra doversi ritenere la decisione dell Intermediate People s Court di Shanghai in una causa promossa dal colosso coreano del settore della moda E-Land nei confronti, inter alia, del famoso sito cinese di vendite on-line Taobao. E-Land, in particolare, aveva segnalato numerose volte a Taobao la vendita sulla sua piattaforma di prodotti contraffatti, recanti il marchio Tennie Weenie, di titolarità della società coreana. In risposta alle segnalazioni Taobao aveva sempre mantenuto la prassi di vietare formalmente la vendita di prodotti contraffatti tramite la propria piattaforma e di intimare agli operatori coinvolti la rimozione di simili prodotti, non prendendo tuttavia alcun provvedimento nei confronti degli operatori colpevoli di tali contraffazioni, anche in caso di reiterazione dell illecito. 35 A propria difesa, la società cinese aveva sempre sostenuto la legittimità della propria condotta sulla base della estraneità della piattaforma rispetto ad atti contraffazione da parte degli utenti. I giudici, nella loro importante e innovativa decisione, hanno tuttavia statuito che è da intendersi insufficiente ad esimere da corresponsabilità il titolare della piattaforma commerciale che, in ipotesi di conoscenza e reiterazione di comportamenti illeciti, ha il dovere di prendere misure adeguate ed effettive affinché venga posto rimedio all illecito comprovato e ne venga impedita la ripetizione. La decisione è importante, anche in un Paese di Civil Law come la Cina dove il precedente giurisprudenziale non è vincolante, sia perché è uno dei primi casi in cui sono riconosciuti obblighi di attivarsi in capo a titolari di piattaforme di negozi online per violazioni da parte di operatori terzi, sia perché l inclusione tra i casi più importanti dell anno da parte della Suprema Corte cinese è fonte di indirizzo per i tribunali cinesi in ipotesi analoghe. Le nostre sedi: Roma I Via XXIV Maggio 43 Tel.: Fax: Milano I Via G. Verdi 2 Tel.: Fax: Torino I Via Montevecchio 28 Londra W1J 6HF 20 Berkeley Square Tel.: Fax: Bruxelles B , Rue Montoyer Tel.: Fax: New York NY One Rockefeller Plaza, Suite 2404 Tel.: Fax: Pechino /F, Yintai Office Tower No.2 Jianguomenwai Ave, Chaoyang District Tel Fax: Shanghai Suite 4806, Wheelock Square 1717 Nanjing West Road Tel.: Fax: Hong Kong S.A.R. Suite 3701, Edinburgh Tower The Landmark 15 Queen s Road Central Tel: Fax: Intellectual Property, Privacy e Information Technology Practice Group Contatti: Marco Nicolini Milano/Hong Kong - Ida Palombella Milano Altri contatti: Carlo Croff Milano Francesco Tedeschini Roma Vittorio Tadei Roma - Alessandra Pieretti Milano Documenti analoghi
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