Source: https://www.filodiritto.com/news/2017/impugnazione-cassazione-penale-nessuna-revisione-al-soggetto-condannato-civilmente-che-si-sia-avvalso-della.html
Timestamp: 2019-11-14 01:01:14+00:00

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Impugnazione - Cassazione Penale: nessuna revisione al soggetto condannato civilmente che si sia avvalso della prescrizione del reato | Filodiritto
Sentenza, processo penale, Prescrizione, giudicato, condanna, impugnazione, revisione, civile, Diritto della responsabilità civile e del risarcimento danni, penale, Procedura penale
La questione sottoposta alla Cassazione e il caso
La questione su cui si è pronunciata lo scorso 28 novembre la Suprema Corte, al fine di dirimere il contrasto giurisprudenziale creatosi ormai da tempo sul punto, può essere così sintetizzata: “se, in caso di sentenza passata in giudicato con la quale l’imputato sia stato prosciolto per prescrizione del reato ascrittogli, ma condannato al risarcimento dei danni a favore della parte civile costituita, sia o no ammissibile il giudizio di revisione”.
L’intervento della Suprema Corte, sopraggiunto in questi ultimi giorni, sembra a porsi come definitivo chiarimento di quello che rappresenta il punto nodale della questione, ossia quale significato debba attribuirsi al sinallagma “sentenza di condanna” e al lemma “condannato” (il soggetto legittimato, ex art. 632 del Codice di procedura penale, a proporre l’istanza di revisione, di cui il legislatore non ha fornito una precisa definizione).
Il primo, maggioritario, prende le mosse dalle numerose sentenze, sia datate che recenti (Cass. 4231/1992; Cass. 1672/1992; Cass. 15973/2004; Cass. 2393/2011 Rv. 249781; Cass. 24155/2011 Rv. 250631; Cass. 2656/2017 Rv. 269528), le quali stabiliscono l’inammissibilità della revisione, intesa come un mezzo di impugnazione straordinario, preordinato al “proscioglimento” della persona già condannata in via definitiva, laddove difetti l’esistenza di una sentenza di condanna o di un decreto penale di condanna, ovvero di una sentenza emessa ai sensi dell’articolo 444 del Codice di procedura penale.
In particolare, riporta la Corte: “il Giudice delle Leggi, in specie nella sentenza n. 49/2015 (…) ribadì che nell’ordinamento giuridico italiano la sentenza che accerta la prescrizione di un reato non denuncia alcuna incompatibilità logica o giuridica con un pieno accertamento di responsabilità» e che il sintagma “sentenza di condanna” va inteso, al di là del dato formale, in senso sostanziale e cioè come una pronuncia a seguito della quale sia inflitta all’imputato una sanzione, dovendosi valutare non la forma della pronuncia, ma la sostanza dell’accertamento”.
Se, quindi, la sentenza di proscioglimento per prescrizione non può essere considerata una sentenza di condanna, ne consegue che, neppure l’imputato - prosciolto per essere il reato estinto per prescrizione - può essere ritenuto un “condannato”, legittimato ex art. 632 del Codice di procedura penale a proporre istanza di revisione.
Il sistema, ha, quindi, una sua intrinseca coerenza nel non consentire la revisione di una sentenza penale a chi sia stato prosciolto per prescrizione del reato e da questa sentenza - che avrebbe potuto evitare rinunciando alla causa estintiva della prescrizione - non abbia subito alcuna conseguenza di natura sanzionatoria o latamente penalistica, tale non potendosi considerare, per le ragioni esposte, la condanna al risarcimento dei danni a favore della parte civile che continuerà a dispiegare i suoi effetti solo in ambito civilistico e non penale.
(Corte di Cassazione - Sezione Seconda Penale, Sentenza 28 novembre 2017, n. 53678)

References: sentenza 
 art. 632
 Cass. 
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 sentenza 
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 art. 632
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