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Timestamp: 2020-08-05 14:29:21+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19943 del 10/08/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19943 del 10/08/2017
Cassazione civile, sez. I, 10/08/2017, (ud. 21/06/2017, dep.10/08/2017), n. 19943
sul ricorso 5620/2011 proposto da:
Firmamenta S.r.l. in Liquidazione, in persona del liquidatore pro
tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Piazza Crati n. 20,
presso lo studio dell’avvocato Muzzioli Paolo, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato Sabatini Luigi, giusta procura a
Investimenti S.p.a., già Fiera di Roma S.p.a., in persona del legale
Germanico n. 12, presso lo studio dell’avvocato Di Lorenzo Franco,
Reale Mutua di Assicurazioni S.p.a., Regione Lazio,
avverso la sentenza n. 5131/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
21/06/2017 dal cons. DI VIRGILIO ROSA MARIA;
udito, per la ricorrente, l’Avvocato Paolo Muzzioli che ha chiesto
udito, per la controricorrente, l’Avvocato Franco Di Lorenzo che ha
Con sentenza n. 20613 del 2007, il Tribunale di Roma accoglieva la domanda della srl Firmamenta nei confronti della spa Fiera di Roma, di accertamento di atti di concorrenza sleale ex art. 2598 c.c., n. 3, per avere organizzato nel 2001 in Roma, in assenza della prescritta autorizzazione amministrativa, una manifestazione fieristica relativa ad attività editoriale di fumetti ed animazione denominata “Romics”, nello stesso periodo in cui si svolgeva nella capitale la manifestazione organizzata dalla società attrice, denominata “Expocartoon”, e condannava la convenuta al risarcimento del danno in Euro 718.951,93, oltre interessi legali dalla decisione; rigettava invece la domanda risarcitoria fatta valere nei confronti della Regione Lazio e della funzionaria dott. Z.C., che aveva chiamato in causa ai fini della manleva la Reale Mutua.
Proposto appello dalla Fiera di Roma, la Corte territoriale, con la sentenza del 9/11-6/12/2010, in parziale accoglimento dell’impugnazione, ha condannato la Fiera di Roma al pagamento a titolo risarcitorio della minore somma di Euro 394.279,08, oltre interessi compensativi al tasso legale sull’importo originario di 331.617,89, anno per anno rivalutato dal 25/11/2001, nonchè alle spese del doppio grado, mentre ha compensato le spese del grado nei confronti della Regione e della Reale Mutua.
Nello specifico, e per quanto ancora rileva, la Corte capitolina ha ritenuto fondata la censura della Fiera di Roma relativa alla quantificazione del danno, per essere stati considerati dal Tribunale, recependo la CTU, solo i ricavi conseguiti dalla Fiera per la concessione in uso degli stands e degli arredi, senza tenere conto dei costi per il concedente, che la Corte ha quantificato nel 50% dei ricavi, con riferimento ai normali ricarichi commerciali tra il costo vivo del prodotto ed i prezzi di rivendita, ritenendo di contro inattendibile la quantificazione in base al margine di profitto dell’intera manifestazione, pari al 10%, dovendosi valutare solo i costi strettamente connessi ai ricavi non percepiti e non quelli generali.
Ricorre avverso detta pronuncia Firmamenta srl sulla base di un unico motivo.
Si difende con controricorso la sola Soc. Investimenti spa, già Soc. Fiera di Roma spa.
Con l’unico mezzo, la ricorrente si duole della violazione degli artt. 101 e 115 c.p.c., art. 184 c.p.c., art. 2697 c.c. e del vizio di insufficiente motivazione.
La ricorrente deduce che solo in sede di comparsa conclusionale di primo grado Fiera di Roma aveva contestato la quantificazione del danno operata dal CTU per non avere considerato i costi, e che il Tribunale aveva ritenuto la tardività di detta contestazione, mentre la Corte d’appello, dando ingresso a detta tardiva ed irrituale deduzione, ha violato l’art. 115 c.p.c., comma 1, e il principio del contraddittorio, ha fatto riferimento alla percentuale del 50% dei ricavi ritenuta assorbita dalle spese, che non risultano nè eccepite nè documentate, ha violato il principio dell’onere della prova e ha reso una motivazione apodittica e priva di ogni riferimento.
Il motivo è infondato in tutte le sue prospettazioni.
Va in prima battuta rilevato che spettava alla Corte territoriale, a fronte del motivo d’appello fatto valere da Firmamenta, vagliare l’esito della CTU e trarne logicamente le proprie conclusioni, di talchè non si pone alcun profilo di violazione dell’art. 115 c.p.c., che può ritenersi sussistente solo ove il giudice abbia giudicato sulla base di prove non introdotte dalle parti e disposte di sua iniziativa al di fuori dei casi in cui gli sia riconosciuto un potere officioso di disposizione del mezzo probatorio(così le pronunce Sez. U. 16598/2016 e 11892/2016), nè di violazione del principio del contraddittorio, perchè non si trattava in ogni caso di contestazioni sui dati tecnici ritenuti dal CTU, ma di valutare l’esito della consulenza, secondo il vaglio critico proprio del Giudicante.
Ed è infondata la censura relativa alla dedotta non contestazione, atteso che, come rilevato nella pronuncia del 21/6/2016, n. 12478, l’onere di contestazione riguarda le allegazioni delle parti e non i documenti prodotti, nè la loro valenza probatoria la cui valutazione, in relazione ai fatti contestati, è riservata al giudice.
Infondata è infine la censura motivazionale, posto che la Corte capitolina ha argomentato congruamente in relazione alla individuazione della percentuale di costo, relazionata al fatto di comune esperienza del ricarico normale tra il costo vivo e la rivendita del prodotto.
La Corte respinge il ricorso; condanna la ricorrente alle spese, liquidate in Euro 10.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi; oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2598
 sentenza 
 art. 184
 art. 2697