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Timestamp: 2019-03-24 00:24:37+00:00

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Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 16 febbraio 2017 n. 700 - Sdanganelli & Associati Privacy Policy
Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 16 febbraio 2017 n.700. Presidente: Santoro; relatore Deodato.
Con la sentenza impugnata il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria annullava il provvedimento in data 7 marzo 2008 con cui la direzione provinciale del lavoro di Genova aveva disposto, in esito all’ispezione che aveva permesso di riscontrare la violazione della normativa a tutela del lavoro regolare, la sospensione dell’attività imprenditoriale dell’autofficina “Il Poggio” del sig. Vincenzo Tutino (poi revocata solo quattro giorni dopo) e dichiarava inammissibile la domanda risarcitoria.
Resisteva il sig. Tutino, contestando la fondatezza dell’appello dell’Amministrazione, del quale chiedeva il rigetto, e concludendo per la conferma della decisione impugnata.
1.- Deve preliminarmente circoscriversi l’ambito del thema decidendum alle sole questioni ritualmente devolute all’esame del giudice d’appello, precisando, in particolare, che risulta passato in giudicato il capo di decisione sulla inammissibilità della domanda risarcitoria, in quanto, ancorchè autonomamente lesivo, non è stato impugnato in via incidentale dalla parte oneratavi (il sig. Tutino).
La giurisdizione attribuita all’autorità giudiziaria ordinaria dalle suddette disposizioni resta, infatti, circoscritta alle sole opposizioni avverso le ordinanze-ingiunzione di irrogazione di sanzioni amministrative pecuniarie, e non anche a provvedimenti diversi, ancorchè attinenti alla medesima funzione repressiva di illeciti amministrativi (Cons. St., sez. V, 3 febbraio 2015, n.506).
Non solo, ma, nel caso in esame, la partecipazione del sig. Tutino sarebbe valsa (probabilmente) a scongiurare la sospensione (infatti, poi, revocata dall’amministrazione pochissimi giorni dopo), nella misura in cui avrebbe consentito all’interessato di addurre plausibili ragioni intese a escludere la qualità di dipendente irregolare del sig. Francesco Davì.
Né vale, da ultimo, obiettare che l’osservanza dei precetti ritenuti violati dai primi giudici sarebbe stata concretamente preclusa dalla contestualità dell’ispezione e della formalizzazione della misura della sospensione, atteso che si tratta di due attività funzionalmente distinte, sicchè la circostanza concreta della unicità del contesto temporale in cui sono state svolte non impedisce di ravvisare l’inosservanza degli adempimenti procedimentali considerati, che avrebbero dovuto indurre l’Amministrazione, proprio in ragione della necessità del loro ossequio, a differire la sospensione all’esito dell’interlocuzione procedimentale (necessaria, ancorchè inevitabilmente contenuta nei tempi) con l’interessato.
4.- L’ultimo motivo di appello, con cui si invoca l’art.21-octies, comma 2, l. n.241 del 1990, a sostegno della tesi della non annullabilità del provvedimento, quand’anche ritenuto viziato da violazioni formali, dev’essere, infine, respinto sulla base della dirimente considerazione che non può certo ritenersi assolto, da parte dell’Amministrazione, l’onere della dimostrazione che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello adottato, se anche avesse comunicato l’avvio del procedimento, risultando, al contrario, che la partecipazione del sig. Tutino avrebbe verosimilmente evitato la sospensione (infatti revocata dalla stessa direzione provinciale del lavoro di Genova solo quattro giorni dopo il provvedimento di sospensione).
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e compensa le spese del presente grado di giudizio.
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