Source: https://www.dirittieuropa.it/blog/16184/notizie/le-sentenze-della-corte-europea-dei-diritti-delluomo-del-12012016/
Timestamp: 2018-04-24 08:21:33+00:00

Document:
Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 12/01/2016 | Diritti EuropaDiritti Europa
Home / In evidenza / Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 12/01/2016
Posted by: Marco Occhipinti in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 12 gennaio 2016
Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 12 gennaio 2016, si è inserito, per ciascuna decisione:
Gouarre' Patte c. Andorra 33427/10 2
Gerard Gouarre' Patte e' un ex medico andorrano condannato nel 1999 a cinque anni di reclusione per tre episodi di violenze sessuali commessi durante l'attivita' medica; insieme alla pena detentiva, egli ha ricevuto un'interdizione perpetua a svolgere l'attivita' professionale medica. Nel 2003 il Sig. Patte ha ricevuto il perdono presidenziale, col quale e' stato scarcerato con 8 mesi di anticipo e che ha rimosso (quasi) tutti gli effetti pregiudizievoli della condanna: infatti, l'interdizione dall'attivita' medica non e' stata rimossa dal perdono. Successivamente, nel 2005 era introdotta una nuova normativa: essa prevedeva che l'interdizione comminata con sentenza non potesse avere una durata piu' estesa delle altre pene previste dalla sentenza; inoltre introdudeva una nuova forma di revisione delle sentenze passate in giudicato, a cui potevano accedere anche coloro che fossero stati condannati prima della novella legislativa purche' con una condanna alla reclusione in corso di esecuzione. Il Sig. Patte chiese allora la revisione della propria condanna, affermando che essa producesse ancora effetti - l'interdizione dall'attivita' medica - ma l'Alta Corte andorrana rigetto' la sua domanda ritenendo che non si potesse applicare la nuova normativa.
Oggi il Sig. Patte lamenta davanti alla Corte europea che, l'impossibilita' per lui di richiedere la revisione della sua condanna, viola il principio di retroattivita' della norma penale piu' favorevole, lo priva di uno strumento interno effettivo per far valere i suoi diritti e dell'accesso ad un Giudice.
Violazione dell'articolo 7 - Nessuna pena senza legge (articolo 7-1 - Retroattivita')
Violazione dell'articolo 13 + 7-1 - Diritto a un ricorso effettivo (Articolo 13 - rimedio effettivo) (Articolo 7 - Nulla poena sine lege; Articolo 7-1 - Retroattivita')
Danno non patrimoniale- aggiudicato (articolo 41 - danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Genner c. Austria 55495/08 3
Michael Genner e' un attivista austriaco per i diritti dei rifugiati e richiedenti asilo. Il 1Â° gennaio 2007 pubblico' sul sito web della sua associazione un articolo sulla Ministra dell'Interno austriaca, deceduta proprio il giorno prima. Il Sig. Genner le riservo' forti accuse e commenti: egli scrisse "Buone notizie per il nuovo anno: L.P. , Ministro della tortura e della deportazione, e' morta", e prosegui' accusando la sua politica di essere "lo strumento compiacente di una burocrazia contaminata dail razzismo" e che "nessun persona spargera' lacrime per la sua morte".
Bilbija e Blazevic c. Croazia 62870/13 3
Lenka Bilbija e Sanja Blazevic sono due sorelle croate la cui madre e' morta in ospedale il 13 febbraio 2001 per insufficenza respiratoria causata, secondo l'autopsia, da problemi carciaci. Esse hanno denunciato l'accaduto nei mesi successivi: ne seguirono un procedimento disciplinare durato 11 anni ed uno penale, parallelo, durato 10 anni: entrambi si conclusero a seguito di una sentenza sfavorevole della Corte Costituzionale croata.
Oggi le Sig.re Bilbija e Blazevic accusano le Autorita' croate di non aver indagato in maniera effettiva sulla morte di loro madre e di non aver avuto sturmenti interni, nella giustizia croata, per far valere le loro doglianze.
Treskavica c. Croazia 32036/13 3
Draginja Treskavica, Natasa Treskavica e Valentina Treskavica sono moglie e figlie di J.T. , cittadino croato morto il 5 agosto 1995 durante i bombardamenti dell'esercito croato. Il suo corpo fu sepolto in una fossa comune rsenza che fossero indagate le dinamiche della sua morte. Nel 2007 la polizia croata avvio' una inquista, interrogando molti testimoni. Nel 2010 un'autopsia ordinata dal Tribunale internazionale per l'ex Iugoslavia attesto' che probabilmente J.T. era morto a causa di un colpo d'arma da fuoco sparatogli alla nuca. Intanto, i suoi parenti agirono in sede civile contro la Croazia, ritenendo che essa dovesse risarcire i danni della morte di J.T. I Giudici croati, tuttavia, rigettarono la loro domanda ritenendo che non fosse provato ne' che J.T. era stato ucciso dall'esercito croato ne' che egli non fosse stato attivamente coinvolto nel conflitto iugoslavo.
Oggi Draginja Treskavica, Natasa Treskavica e Valentina Treskavica accusano la Croazia di non aver svolto indagini effettive sulla morte di J.T. e di non aver previsto uno strumento interno effettivo per ottenere il risarcimento dei danni conseguenti a quella morte.
Miracle Europe Kft c. Ungheria 57774/13 3
Miracle Europe Kft e' una societa' ungherese a responsabilita' limitata che nel 2012 fece causa ad un Universita' per una controversia su un progetto edilizio. Il foro competente della causa era l'Alta Corte di Budapest ma il Presidente di quella, argomentando sul notevole carico di lavoro di cui era gravato il proprio ufficio giudiziario, chiese ed ottenne che il caso fosse riassegnato ad altro Giudice tramite l'esercizio di un potere discrezionale, attribuito dalla legge al Presidente del "National Judicial Office". La societa' si oppose in piu' gradi di giudizio fino a giungere davanti alla Corte costituzionale ungherese. Qui ottenne una pronuncia favorevole: la Corte costituzionale ritenne che la riassegnazione del suo caso ad altro Giudice fosse incostituzionale ed in violazione dell'articolo 6 della Convenzione europea; tuttavia, non invalido' la sentenza emessa illegittimamente dal Giudice croato.
Oggi la societa' Miracle Europe Kft si rivolge alla Corte europea perche' accerti che il suo caso e' stato ascoltato e deciso da un Giudice diverso da quello naturale stabilito per legge, in violazione del suo diritto ad un'equo processo.
Articolo 6 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - Tribunale stabilito dalla legge)
Szabo' e Vissy c. Ungheria 37138/14 2
MÃ¡te' Szabo' e Beatrix Vissy sono due ex attivisti dell'organizzazione non governativa "EÃ¶tvÃ¶s KÃ¡roly KÃ¶zpolitikai Inte'zet", molto critica nei confronti del Governo ungherese. Essi si sono rivolto alla Corte costituzionele ungherese contestando che la nuova legge antiterrorismo violasse il loro diritto alla privacy: tale legge, entrata in vigore nel 2001, consente alle Autorita' ungherese di svolgere perquisizioni ed intercettazioni, locali ed informatiche, senza il consenso della persona indagata ne' - essi sostengono - con un controllo della Magistratura. La Corte costituzionale rigetto' i loro ricorsi, accogliendone soltanto un punto: il Ministro che ordina quegli atti di indagine dovra' indicare le ragioni a fondamento di quella richiesta.
Oggi i Sig.ri Szabo' e Vissy lamentano di essere stati potenzialmente sottoposti agli atti di indagine previsti dalla nuova legge antiterrorismo, che si presta ad abusi e a legittimare atti di indagine inguistificati e sporporzionati; inoltre tali atti di indagine sarebbero stati compiuti senza il controllo di un Giudice, in violazione del loro diritto ad un equo processo, e senza possibilita' di opporvisi, in violazione del loro diritto ad un ricorso interno.
Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8-1 - Rispetto per corrispondenza; Rispetto del domicilio, il rispetto della vita privata)
Violazione dell'articolo 13 + 8 - Diritto a un ricorso effettivo (Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare)
Buterleviciute c. Lituania 42139/08 3
Vitalija Buterleviciute e' l'ex direttrice di un asilo comunale rimossa da suo incarico in ragione delle accuse di frode. Gia' dall'inizio delle indagini, il Giudice lituano accolse la richiesta della Pubblica accusa di sospenderla dal proprio incarico nell'asilo: tale sospensione venne prorgata fino alla sua condanna penale, che ha previsto la sua interdizione per un anno e tre mesi dallo svolgere incarichi civili. Durante il process, contro ogni atto giudiziario che disponeva o estendeva la sua sospensione, la Sig.ra Buterleviciute puntualmente si opponeva: davanti al Giudice di primo grado si svolgeva allora una procedura scritta, mentre davanti al Giudice d'appello si tenevano udienza a cui ne' lei ne' il suo difensore partecipavano.
La Sig,ra Buterleviciute lamenta oggi davanti alla Corte europea che il procedimento relativo alla sua sospensione da direttrice dell'asilo comunale e' stata iniqua perche' non si sarebbero svolte, in primo grado, udienze pubbliche mentre in secondo grado non sarebbe stata informata delle udienze, trovandosi cosi' nell'impossibilita' di parteciparvi; inoltre, ritiene violato il suo diritto di proprieta' come effetto della sua sospensione dalla sua attivita' lavorativa per oltre un anno.
Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Udienza pubblica)
Borg c. Malta 37537/13 2
Mario Borg e' un cittadino maltese condannato a 21 anni di reclusione ed a una multa di 70.000 europ nel 2003 per aver importato e trafficato eroina.Egli fu ritenuto responsabile sulla base di una una dichiarazione che egli aveva reso alla polizia giudiziaria durante le indagini preliminari, mentre era in stato di arresto e senza l'assistenza di un avvocato; inoltre, furono decisive le testimonianza rilasciate da due donne, indagate per essere sue corrieri, che trovavano riscontro in quando dichiarato dallo stesso Sig. Bong. Inoltre, il Giudice che lo giudico' in dibattimento era lo stesso che aveva svolto l'attivita' istruttoria preliminare al suo rinvio a giudizio. Successivamente il Sig. Bong si rivolse alla Corte costituzionale maltese, che rigetto' il suo ricorso.
Oggi il Sig. Borg denuncia davanti alla Corte europea che il suo procedimento penale e' stato iniquo: egli e' stato giudicato colpevole sulla base delle dichiarazioni rese da lui e da due coimputati senza l'assistenza di un difensore da un Giudice che aveva gia' trattato una fase precedente del suo procedimento penale; inoltre, insieme ad altre violazioni, lamenta che la Corte costituzionale maltese, nel rigettare il suo ricorso, ha modificato la sua interpretazione della giurisprudenza della Corte europea, cosi' compromettendo il principio della certezza del diritto.
Violazione dell'articolo 6 + 6-1 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale, articolo 6-3-c - Difesa attraverso l'assistenza legale) (Articolo 6 - Diritto a un equo processo; Articolo 6-1 - Processo equo )
Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento costituzionali; Articolo 6-1 - Processo equo)
Moxamed Ismaaciil e Abdirahman Warsame c. Malta 52160/13, 52165/13 3
Saamiyo Moxamed Ismaaciil e Deeqa Abdirahman Warsame sono due emigrate somale, giunte a Malta nell'agosto del 2012. Qui le Autorita' maltesi hanno consegnato loro due documenti per il loro allontamento da Malta e rimpatrio in Somalia: entrambi i documenti erano scritti in inglese, lingua che nessuna delle due ricorrente parla, e non furono a loro spiegati. Esse furono sottoposte subito a regime detentivo e vi rimasero per oltre un anno, fino all'agosto del 2013; intanto, le loro domande di asilo vennero rigettate.
Le Sig.re Ismaaciil e Warsame lamentano allora le pessime condizioni in cui sarebbero state detenute a Malta: la struttura di accoglienza era gestita come una prigione, era sovraffollata e rumorosa; in estate era troppo caldo ed inverno invece troppo freddo; inoltre, ricevevano tutti i giorni lo stesso cibo ed avevano un'ora d'aria al giorno; infine, non ricevevano un'assistenza medica adeguata, in particolare la Sig.ra Warsame, la quale, soffrendo di dolori gastrici, aveva bisogno di cure e di una dieta adeguate. Inoltre, denunciano di non aver potuto opporsi alla loro detenzione e che essa si e' durata oltre il termine massimo di un anno.
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arrestato o detenuto)
Morgoci c. Repubblica di Moldavia 13421/06 3
Constantin Morgoci e' un cittadino moldavo, oggi deceduto. Egli e' stato estradato dalla Russia, dove stava scontando una pena detentiva per altri reati, alla Moldavia perche' li' accusato di omicidio. Le Autorita' moldave lo troveranno anni dopo innocente, trasferendolo nuovamente in Russia per scontare il residuo della sua pena, ma nel frattempo lo mantengono in custodia cautelare: egli e' prima detenuto in via cautelare alla Stazione di polzia di Chisinau, poi presso la prigione della stessa citta'; in entrambe le strutture, egli sporge denunce contro il personale di sicurezza: sarebbe stato piu' volte picchiato dagli agenti perche' confessasse. Un certificato medico referta i segni di quelle violenze, nonche' che presso quelle strutture aveva contratto la tubercolosi. Tutte quelle denunce penali sono archiviate, mentre gli e' riconosciuto un risarcimento per danni pari a 998,00 â¬.
Il Sig. Morgoci lamenta davanti alla Corte europea di aver subito violenze dagli agenti moldavi, di aver contratto la tubercolosi mentre in carcere, di essere stato detenuto presso lastazione di polizia di Chisinau in pessime condizioni e, infine, che sulle sue denunce non sono state effettuate indagini effettive.
Articolo 3 Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
A.G.R. c. Paesi Bassi 13442/08 3
In questo e nei seguenti quattro casi contro l'Olanda, i ricorrenti sono richiedenti asilo afgani a cui l'Olanda ha negato la protezione interanzionale, a differenza delle loro mogli e figli, anche loro ricorrenti. I ricorrente affermano che, se espulsi in Afghanistan, li' rischierebbero di subire trattamenti inumani e degradanti perche' ex collaboratori del deposto regime comunista afgano.
Le Autorita' olandesi nell'esaminare le richieste dei ricorrenti uomini hanno da un lato analizzato i profili individuali di responsabilita', affermando che tutti loro, quali membri del servizio di sicurezza KhAD/WAD, erano stati implicati in gravi violazione dei diritti umani a danno della popolazione afgana; dall'altro lato, che non esistono motivi generali o individuali che depongano per l'esistenza di un rischio reale e concreto per loro e, in generale, per gli ex collaboratori del vecchio regime comunista, di essere perseguitati in Afghanistan.
Passando ai singoli casi, il Sig. A.G.R. , egli e' un cittadino afgano che e' stato dal 1982 al 1992 ufficiale, in ultimo col rango di maggiore, dell'agenzia di sicurezza afgana KhAD/WAD; e' fuggito prima in Pakistan e poi in Olanda una settimana dopo che i mujahideen presero il potere.
Per impedirne l'espulsione, la Corte europea ha emesso una misura provvisoria ex Rule 39, intimando all'Olanda di non espellerlo prima della decisione del suo ricorso internazionale.
Articolo 3 Nessuna violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - Espulsione) (Condizionale) (Afghanistan)
A.W.Q. e D.H. c. Paesi Bassi 25077/06 3
I Sig.ri A.W.Q. e Ms D.H. sono marito e moglie, afgani. Lui e' stato soldato per l'esercito afgano, durante il comunismo, raggiungendo il rango di capitan; nel 1990 fu nominato primo segretario del Museo dell'esercito di Kabul e vi rimase fino a quando, su segnalazione di alcuni parenti, i Talebani lo catturarono. Infine riusci' a fuggire e si ricongiunse alla famiglia a Mazar-e-Sharif, partendo poi per i Paesi Bassi.
Nel 2010 sia la moglie che i loro quattro figli hanno ricevuto la protezione internazionale. Mentre, il Sig. A.W.Q. stava per essere espulso, ma cio' e' stato impedito dalla Corte europea che, emettendo una misura provvisoria ex Rule 39, ha indicato ai Paesi Bassi di attendere la definizione del procedimento internazionale.
M.R.A. e altri c. Paesi Bassi 46856/07 3
I Sig.ri M.R.A. e F.A.K., marito e moglie, ed i loro tre figli, sono cittadini afgani emigrati in Olanda. Lui era stato in Afghanista un ingegnere, raggiungendo il rango di maggiore, nel servizio di sicurezza KhAD/WAD del deposto regime comunista afgano. Con la rivoluzione talebana, egli prosegui' la propria attivita' fino al 1998, quando venne arrestato. Una volta riuscito a fuggire, abbandono' con la famiglia l'Afghanistan
Alla moglie, alla sorella ed al figlio piu' piccolo di M.R.A. e' stato rilasciato il permesso di soggiorno nel 2011, mentre e' pendente il rilascio del permesso di soggiorno in favore dei suoi due figli piu' grandi. Il Sig. M.R.A. , invece, ha visto rigettata la propria richiesta di protezione internazionale.
Nessuna violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - Espulsione) (Condizionale) (Afghanistan)
Nessuna violazione dell'articolo 13 + 3 - Diritto a un ricorso effettivo (Articolo 13 - rimedio effettivo) (Articolo 3 - Divieto della tortura; Espulsione)
S.D.M. e altri c. Paesi Bassi 8161/07 3
I ricorrenti sono i Sig.ri S.D.M. e M.A. due cittadini afgani oggi divorziati, e loro figlio, O.M. Mentre alla ex moglie ed ai figli e' stata accordata la protezione internazionale, la richiesta del Sig. M.R.A. e' stata rigettata. Egli ha militato nel servizio di sicurezza KhAD/WAD raggiungendo il grado di tenente in seconda. Col crollo del regime comunista, egli ha continuato a lavorare per i mujahideen ma, con l'avvento dei Talebani, e' stato condannato a morte per cospirazione; e' percio' fuggito con la famiglia prima in Turkemistan e poi in Olanda.
S.S. c. Paesi Bassi 39575/06 3
Il Sig. S.S. e' un richiedente asilo afgano di origine Pashtun che e' stato tenente colonnello nel servizio di sicurezza KhAD/WAD del deposto regime comunista afgano. Col crollo del regime comunista, si e' rifugiato presso la citta' di Mazar-e-Sharif e poi, dopo l'arrivo di alcuni gruppi mujahideen, ha abbandonato l'Afghanista con la famiglia fino a giungere in Olanda.
Il Sig. S.S. non e' stato espulso dalle Autorita' olandensi alla volta dell'Afghanista solo in virtu' della misura provvisoria ex Rule 39 emessa dalla Corte europea.
Karykowski c. Polonia 653/12 3
Dariusz Karykowski, Kamil Prus e Tomasz Romaniuk, ricorrenti di questo caso e degli altri due casi contro la Polonia, sono tre detenuti polacchi qualificati come "pericolosi" e percio' sottoposti ad un regime detentivo particolarmente restrittivo: detenuti in isolamento, non potevano avere contatti con altri detenuti, con la famiglia e, in generale, col mondo esterno; subivano ispezioni personali ogni giorno e le loro celle, anche gli spazi sanitari, erano costantemente monitorati con telecamere a circuito chiuso; infine, per ogni spostamento fuori dalla propria cella erano vincolati con catene ai polsi ed alle caviglie, legate fra loro da un'ulteriore catena.
Tutti i ricorrenti denunciano che tale regime detentivo ammonta ad un trattamento inumano e degradante, cosi' violando la Convenzione europea.
Nel caso del Sig. Dariusz Karykowski, egli e' stato ritenuto detenuto pericolo perche', durante la perquisizione della sua cella, era stata rinvenuta una lettera con cui criticava una proposta di legge. La sua detenzione come detenuto pericolo e' durata 5 mesi.
Prus c. Polonia 5136/11 3
Il Sig. Kamil Pruse' un detenuto polacco valutato pericoloso allorquando, con altri detenuti, si era rifiutato di consumare la colazione; egli e' stato sottoposto a 5 mesi di isolamento.
Romaniuk c. Polonia 59285/12 3
Il Sig. Tomasz Romaniuk e' un detenuto polacco sottoposto al regime detentivo riservato ai detenuti pericolosi per tre anni: la misura gli e' stata applicata fin dal suo arresto in via cautelare, perche' accusato di molti crimini violenti.
Barbulescu c. Romania 61496/08 2
Bogdan Mihai Barbulescu e' un cittadino rumeno che e' stato responsabile delle vendite di una societa' privata dal 2004 al 1Â° agosto 2007, quando e' stato licenziato perche' utilizzava l'account Yahoo dell'azienda per conversazioni private, in violazione delle regole aziendali. Si scopri' allora che il suo datore di lavoro aveva monitorato le sue conversazioni sull'account aziendale per 8 giorni e dalla cronologia, stampata e consegnata al Sig. Barbulescu, risultavano conversazioni con il fratello e la fidanzata e dal contenuto privato (vita sessuale e salute). Il lavoratore impugno' il licenziamento, ritenendolo in violazione della normativa nazionale e del suo diritto al rispetto della vita privata, invocando per quello l'articolo 8 della Convenzione europea. Tuttavia la sua istanza e' stata rigetttata in ogni grado di giudizio: secondo i Giudici rumeni, il datore di lavoro aveva rispettato il Codice del Lavoro rumeno
e la normativa dell'Unione europea: il monitoraggio delle conversazioni elettroniche era l'unico strumento per il datore di lavoro di sapere se il lavoratore commetteva illeciti disciplinari. Inoltre, nel corso dei procedimenti interni il Sig. Barbulescu non e' stato ammesso a provare tramite testimoni che il suo illecito disciplinare non aveva cagionato alcun danno al datore di lavoro.
Oggi il Sig. Barbulescu lamenta di essere stato licenziato in ragione di elementi raccolti in violazione della sua privacy e che i procedimenti interni, con cui ha contestato infruttosamente il suo licenziamento, sono stati iniqui.
Nessuna violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 - obblighi positivi; Articolo 8-1 - Rispetto della vita privata)
Boaca e altri c. Romania 40355/11 3
I ricorrenti sono sette cittadini rumeni di origine ROM: essi denunciano davanti alla Corte europea di essere le vittime o i parenti delle vittime di alcuni episodi di violenze da parte della polizia rumena: tali violenze sarebbero state determinate anche da questioni etniche.
Secondo la versione dei ricorrenti, tre di loro, fratelli, sarebbero stati aggrediti da circa 50 persone allorche' si recavano alla stazione di polizia per deporre circa l'aggressione avvenuta ai danni della moglie di uno di loro, e loro padre aveva assistito alla rissa. Poche ore dopo, loro padre e' stato arrestato senza alcun mandato: nella stanzione di polizia e' stato pestato con calci e pugni fino a perdere conoscenza. Anche i tre fratelli sono stati successivamente trascinati per strada da agenti di polizia a volto coperto ed arrestati: in caserma anche loro sarebbero stati sottoposte a violenze e rilasciati soltanto una volta firmata la confessione, che non avevano nemmeno potuto leggere, di essere i responsabili di uno stupro e del furto di alcuni tubi. Durante entrambi gli epidosi di arresto, essi sarebbero stati ingiuriati in pubblico dagli agenti. Tutte le loro denunce sono state
Secondo la versione fornita dal Governo rumeno, gli agenti di polizia sarebbero intervuti per sedare una rissa, davanti al commissariato, tra due famiglie di origine ROM per il furto di alcuni tubi; tutte le azioni penali su questi fatti sarebbero poi state archiviate.
Nessuna violazione dell'articolo 14 + 3 - Divieto di discriminazione (articolo 14 - Discriminazione) (Articolo 3 - Divieto della tortura, trattamento degradante; trattamento inumano)
Violazione dell'articolo 14 + 3 - Divieto di discriminazione (articolo 14 - Discriminazione) (Articolo 3 - Divieto della tortura; Effettivo accertamento)
Khayletdinov c. Russia 2763/13 2
Ildar Khayletdinov e' un cittadino russo malato di AIDS e condannato a 7 anni di reclusione per omicidio, seppur con l'applicazione in suo favore di molte attenuanti . Gia' sottoposto nel 2011 a terapia antiretrovirale, nel maggio del 2012 e' costretto ad interromperla in ragione delle indagini che porteranno alla sua condanna: allora e' sottoposto a custodia cautelare in carcere. Piu' volte si oppone all'estensione della detenziona cautelare, argomentando che li' non riceveva cure mediche adeguate ed una dieta appropriata alla prorpia patologia, ma tutte le sue istanze sono rigettate.
Il Sig. Khayletdinov denuncia che le proprie condizioni salute si siano significativamente aggravate dopo la detenzione cautelare e accusa le Autorita' russe di non avergli assicurato cure mediche adeguate, di averlo detenuto in via cautelare per un tempo irragionevolmente lungo - dal maggio 2012 all'agosto 2013 - e di non avergli fornito alcun rimedio interno per opporsi.
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante; trattamento inumano, obblighi positivi) (aspetto sostanziale)
Salamov c. Russia 5063/05 3
Aslambek Salamov e' un cittadino russo che vive in Cecenia; il suo caso riguarda il sequestro del suo camion da parte dei militari durante un’operazione antiterrorismo nel dicembre 1999. Il camion oggetto del sequestro e' stato restituito danneggiato e con alcune parti mancanti nell’aprile 2000; dopo aver presentato dei reclami alle autorita' militari, il ricorrente presenta ricorso in sede civile chiedendo un risarcimento danni nel 2003, basato su dichiarazioni di testimoni oculari presenti al momento del sequestro e su documenti militari attestanti il sequestro e la restituzione del veicolo. Nonostante cio' i Giudici nazionali non hanno ritenuto lo Stato russo responsabile dei danni in quanto dai loro documenti non emergeva alcuna operazione militare antiterrorismo nel 1999 e alcuna traccia del sequestro del camion.
Invocando l'articolo 1 del Protocollo n Â° 1 (protezione della proprieta'), il signor Salamov lamenta il fatto che il sequestro del suo camion e i relativi danni, hanno violato il suo diritto di proprieta'.
Articolo 1 Prot. 1 Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n Â° 1 - Protezione della proprieta' (Art. 1 comma 1 del Protocollo n Â° 1 - Privazione della proprieta')
Milojevic e altri c. Serbia 43519/07, 43524/07, 45247/07 3
I ricorrenti, Ivan MilojeviÄ, Miodrag RadosavljeviÄ e Petar VeliÄkoviÄ, sono cittadini serbi, agenti di polizia, licenziati sulla base dell’articolo 45 della legge del Ministero degli Interni del 1991 perche' indagati in un procedimento penale nel 2004. La suddetta legge prevedeva la discrezionalita' del licenziamento per i soggetti appartenenti alle forze dell’ordine sottoposti a indagini penali. Per essendo stati assolti dai reati loro ascritti, i tre ex agenti non sono stati reintegrati e il loro ricorso dinanzi ai giudici nazionali ha portato la Corte Suprema ad affermare la legittimita' del loro licenziamento.
Invocando l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) i ricorrenti lamentano il disonore e la cattiva reputazione ai quali sono stati esposti insieme alle loro famiglie in ragione di quel licenziamento; inoltre sostengono, ai sensi dell'articolo 6 (diritto ad un equo processo) della Convenzione, che le decisioni nei procedimenti civili riguardanti i loro licenziamenti erano arbitrarie.
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento costituzionale; Articolo 6-1 - Processo equo)
Rodriguez Ravelo c. Spagna 48074/10 3
Fernando Rodriguez Ravelo e' un cittadino spagnolo che esercita la professione di avvocato; il caso riguarda l’uso di determinate espressioni da parte dell’avvocato nei confronti di un giudice, durante la difesa di un suo cliente in giudizio. A causa di tali espressioni disonorevoli e diffamanti e' stato avviato un procedimento penale nei confronti dell’Avv. Ravelo che ha portato ad una condanna al pagamento di una multa giornaliera di 30 euro per nove mesi e ad una pena detentiva in caso di inadempimento; i ricorsi successivamente presentati dal ricorrente in merito alla condanna non hanno avuto successo.
Invocando l’articolo 10 (liberta' di espressione) della Convenzione, il ricorrente lamenta la condanna e l’intervento sproporzionato nel suo diritto di esprimersi liberamente nel contesto delle sue funzioni professionali.
Partito della Societa' Democratica (DTP) e altri c. Turchia 3840/10, 3870/10, 3878/10, 15616/10, 21919/10, 39118/10, 37272/10 2
I ricorrenti sono il Partito della Societa' Democratica (DTP), i suoi co-presidenti, Aysel TuÄluk e Ahmet TÃ¼rk, e diversi altri esponenti del partito. Il caso prende le fila, nel 2009, dallo scioglimento del partito da parte della Corte Costituzionale turca perche' ritenuto strumento di strategia terroristica del PKK e dalla revoca dello status di parlamentari ai signori TuÄluk e TÃ¼rk, oltre che dal divieto imposto a 37 membri del partito di diventare “soci fondatori, soci ordinari, leader o sindaci di qualsiasi altro partito politico per cinque anni”.
Oggi i ricorrenti invocano davanti la Corte europea l'articolo 11 (liberta' di riunione e di associazione) della Convenzione,lamentando che lo scioglimento del DTP ha violato il loro diritto alla liberta' di associazione; basandosi sugli articoli 1 (protezione della proprieta') e 3 (diritto a libere elezioni) del Protocollo n Â° 1 della Convenzione, lamentano l'ingiustizia della perdita dei loro seggi parlamentari e le perdite finanziarie subite dalla dissoluzione del DTP.
Violazione dell'articolo 11 - Liberta' di riunione e di associazione (articolo 11-1 - Liberta' di associazione)
Violazione dell'articolo 3 del Protocollo n Â° 1 - diritto a libere elezioni {generale} (articolo 3 del Protocollo n Â° 1 - Partecipare alle elezioni)
Danno patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno patrimoniale; Equa soddisfazione)
Irmak c. Turchia 20564/10 3
Nurettin Irmak e' un cittadino turco che e' stato arrestato nel 1996 con l’accusa di essere un membro dell'organizzazione terroristica Hezbollah. Durante l’interrogatorio, in assenza di un avvocato, il signor Irmak ha firmato una dichiarazione in cui riconosceva di essere un membro dell’organizzazione illegale; tali dichiarazioni, una volta davanti al Giudice, sono state ritirate perche' rilasciate sotto tortura. Mentre era in attesa di giudizio, nel 2002, arrestato nuovamente e interrogato all’assenza di un avvocato il signor Irmak ha ancora una volta riconosciuto l’appartenenza all’organizzazione illegale e di esser stato coinvolto in una serie di omicidi e rapimenti. Le dichiarazioni sono state ritrattate in tribunale dove ha sostenuto di esser stato bendato e costretto a firmare il documento. Nel 2009 e' stato condannato all'ergastolo perche' membro di Hezbollah, sentenza poi confermata in appello.
Oggi il Sig. Irmak invoca l’articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione, lamentando di essere stato maltrattato mentre si trovava in custodia di polizia, sia nel 1996 che nel 2002. Inoltre invocando l’articolo 6 (diritto ad un processo equo) della Convenzione, lamenta di non aver avuto alcuna assistenza legale durante la fase delle indagini preliminari e l’assenza di imparzialita' e indipendenza della Corte di sicurezza turca che, nel condannarlo, si era basata su prove estorte con la violenza. Infine, sostiene una serie di altre violazioni della Convenzione, basandosi in particolare sull'art 5 (diritto alla liberta' e alla sicurezza).
Violazione dell'articolo 6 + 6-3-c - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo) (Articolo 6 - Diritto a un equo processo, articolo 6-3-c - Difesa attraverso assistenza legale)
Sindell c Ungheria (n. 54602/11.); Escalda Ferreira c Portogallo (n. 62252/12); Freitas c. Portogallo (nn. 8349/13, 56418/13.); Karpova c. Russia (n. 35413/07).
A.G.R. c. Paesi Bassi A.W.Q. e D.H. c. Paesi Bassi Andorra Austria Barbulescu c. Romania Bilbija e Blazevic c. Croazia Boaca e altri c. Romania Borg c. Malta Buterleviciute c. Lituania Croazia Genner c. Austria Gouarré Patte c. Andorra Irmak c. Turchia Karykowski c. Polonia Khayletdinov c. Russia Lituania M.R.A. e altri c. Paesi Bassi Malta Milojevic e altri c. Serbia Miracle Europe Kft c. Ungheria Moldavia Morgoci c. Repubblica di Moldavia Moxamed Ismaaciil e Abdirahman Warsame c. Malta Paesi Bassi Partito della Società Democratica (DTP) e altri c. Turchia Polonia Prus c. Polonia Rodriguez Ravelo c. Spagna Romaniuk c. Polonia Russia S.D.M. e altri c. Paesi Bassi S.S. c. Paesi Bassi Salamov c. Russia Serbia Spagna Szabó e Vissy c. Ungheria Treskavica c. Croazia Turchia Tutte le sentenze Ungheria	2016-01-12
Tagged with: A.G.R. c. Paesi Bassi A.W.Q. e D.H. c. Paesi Bassi Andorra Austria Barbulescu c. Romania Bilbija e Blazevic c. Croazia Boaca e altri c. Romania Borg c. Malta Buterleviciute c. Lituania Croazia Genner c. Austria Gouarré Patte c. Andorra Irmak c. Turchia Karykowski c. Polonia Khayletdinov c. Russia Lituania M.R.A. e altri c. Paesi Bassi Malta Milojevic e altri c. Serbia Miracle Europe Kft c. Ungheria Moldavia Morgoci c. Repubblica di Moldavia Moxamed Ismaaciil e Abdirahman Warsame c. Malta Paesi Bassi Partito della Società Democratica (DTP) e altri c. Turchia Polonia Prus c. Polonia Rodriguez Ravelo c. Spagna Romaniuk c. Polonia Russia S.D.M. e altri c. Paesi Bassi S.S. c. Paesi Bassi Salamov c. Russia Serbia Spagna Szabó e Vissy c. Ungheria Treskavica c. Croazia Turchia Tutte le sentenze Ungheria
Previous: Repressione e libertà di manifestare. La Russia responsabile per i fatti di piazza Bolotnaya
Next: Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 14/01/2016

References: sentenza 
 Articolo 7
 sentenza 
 sentenza 

Articolo 6
 Articolo 6
 Articolo 6
 articolo 6
 Articolo 6
 Articolo 6

Articolo 3

Articolo 3
 Articolo 8

Articolo 1
 Articolo 6
 sentenza 
 Articolo 6
 articolo 6