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Timestamp: 2020-04-04 21:24:12+00:00

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Circolare n. 29/2006 - Sospensione dei lavori nel cantiere | Adlabor
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Circolare n. 29/2006 – Sospensione dei lavori nel cantiere | Adlabor
DIREZIONE GENERALE PER l’ ATTIVITÀ ISPETTIVA
Allegato: modello da utilizzare per l’ adozione del provvedimento di sospensione dei lavori
Al Comando Carabinieri per la tutela del lavoro e, p.c.
All’ E.N.P.A.L.S.
All’ INPGI
All’ IPSEMA
All’ ENASARCO
Unità Organizzativa Vigilanza e Coordinamento Sedi
All’ Agenzia delle Entrate
All’ Ispettorato regionale del lavoro di Catania
Come noto, il D.L. n. 223/2006, convertito con modificazioni dalla L. n. 248/2006 (in G.U. n. 186 dell’ 11 agosto 2006),
ha introdotto all’ Art. 36 bis “Misure urgenti per il contrasto del lavoro nero e per la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro”.
La normativa, al fine di assicurare una piè efficace azione di prevenzione oltre che di repressione del lavoro sommerso
prerogative del personale ispettivo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e, dall’ altro, introduce nuovi
adempimenti volti a rendere piè “trasparenti” le modalità di assunzione e di impiego del personale dipendente,
“nero” già prevista dall’ Art. 3, comma 3, D.L. n. 12/2002 (conv. da L. n. 73/2002).
l’ Art. 36 bis del D.L. n. 223/2006 si caratterizza, anzitutto, per aver concentrato l’ attenzione sulle ricadute che l’ utilizzo
maggiori tassi infortunistici; invero, prima d’oggi nessuna disposizione normativa aveva espressamente e
“(…) il personale ispettivo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, anche su segnalazione dell’ Istituto
nazionale della previdenza sociale (INPS) e dell’ Istituto nazionale per l’ assicurazione contro gli infortuni sul lavoro
(INAIL), può adottare il provvedimento di sospensione dei lavori nell’ ambito dei cantieri edili qualora riscontri
l’ impiego di personale non risultante dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria, in misura pari o superiore al
del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, e successive modificazioni”.
La ratio della disposizione, come accennato in premessa, individua una “presunzione” da parte dell’ ordinamento circa la
situazione di pericolosità che si verifica in cantiere in conseguenza del ricorso a manodopera “non risultante dalle
scritture o da altra documentazione obbligatoria” giacché la stessa, oltre a non essere regolare sotto il profilo
strettamente lavoristico, non ha verosimilmente ricevuto alcuna “formazione ed informazione” sui pericoli che
caratterizzano l’ attività svolta nel settore edile.
In primo luogo va chiarito l’ ambito di applicazione della disposizione che – stante il riferimento a “l’ ambito dei cantieri
edili” – sembra coincidere con le imprese che svolgono le attività descritte dall’ allegato I del D. Lgs. n. 494/1996, nel
che operano comunque nell’ ambito delle realtà di cantiere.
lavori di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione, risanamento, ristrutturazioneo equipaggiamento, la trasformazione, il rinnovamento o lo smantellamento di opere fisse, permanenti otemporanee, in muratura, in cemento armato, in metallo, in legno o in altri materiali, comprese le linee
scavi, montaggio e smontaggio di elementi prefabbricati utilizzati per i lavori edili o di ingegneria civile.
Per quanto concerne l’ “oggetto” del provvedimento di sospensione dei lavori si ritiene che lo stesso vada riferito ad ogni
singola azienda che, nell’ ambito del cantiere, presenti i presupposti di irregolarità individuati dalla disposizione in
Venendo invece alle condizioni individuate dalla norma per l’ adozione del provvedimento di sospensione si ritiene
Con riferimento al personale “non risultante dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria” si precisa che lo
stesso va individuato nel personale totalmente sconosciuto allaP.A.in quanto non iscritto nella documentazione
così come previsto dal D. Lgs. n. 38/2000. Viceversa, eventuali forme di collaborazione occasionale ritenute non
Relativamente al calcolo della percentuale del personale “in nero” va in secondo luogo chiarito che detta percentuale va
rapportata alla totalità dei lavoratori della singola impresa operanti nel cantiere al momento dell’ accesso ispettivo (e non
già complessivamente in forza all’ azienda) risultanti dalle “scritture o da altra documentazione obbligatoria” come sopra
chiarito. A titolo esemplificativo si consideri l’ ipotesi di un’impresa con 30 dipendenti in forza che occupa in un
cantiere, al momento dell’ accesso ispettivo, 10 lavoratori, di cui 3 non iscritti sul libro matricola. Detta impresa potrà
alla ipotesi “di reiterate violazioni della disciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, di riposo giornaliero e
settimanale”. In tal caso, in particolare, il termine “reiterate” va interpretato come ripetizione di una o piè delle diverse
(l’ Art. 8 bis della L. n. 689/1981, ad esempio, prende in considerazione gli ultimi 5 anni), tale da non poter considerare la
Altre osservazioni attengono al carattere “discrezionale” del provvedimento cautelare in esame. In proposito va
ricordato che la ratio della disposizione è quella di garantire l’ integrità psicofisica dei lavoratori operanti nel settore
edile e tale finalità deve opportunamente guidare il personale ispettivo nell’ esercizio del potere discrezionale
riconosciuto dalla disposizione. Proprio sulla base di tale premessa, quindi, considerata l’ oggettività e la determinatezza
dei presupposti normativi, si ritiene che il provvedimento di sospensione dei lavori nel cantiere debba essere “di norma
adottato” ogniqualvolta si riscontri la sussistenza di uno o ambedue i presupposti sopra indicati, salvo valutare
circostanze particolari che suggeriscano, sotto il profilo dell’ opportunità, di non adottare il provvedimento in questione.
In particolare, un utile criterio volto ad orientare la valutazione dell’ organo di vigilanza va legato alla natura del rischio
dell’ attività svolta dai lavoratori irregolari, tenendo conto che il provvedimento può non essere adottato:
quando il rischio per la salute e sicurezza dei lavoratori risulta di lieve entità in relazione alla specificaattività svolta nel cantiere (es. tinteggiatura interna, posa in opera di rivestimenti ecc.);
quando l’ interruzione dell’ attività svolta dall’ impresa determini a sua volta una situazione di pericolo perl’ incolumità dei lavoratori delle altre imprese che operano nel cantiere (si pensi, ad esempio, alla sospensionedi uno scavo in presenza di una falda d’acqua o a scavi aperti in strade di grande traffico, a demolizioni il cui
necessità di ultimare eventuali lavori di rimozione di materiale nocivo quale l’ amianto).
Tenendo conto di quanto sopra evidenziato e rilevata la necessità che l’ obbligo di motivazione comporta sempre una
adeguata valutazione dei presupposti del provvedimento di sospensione, si richiama l’ attenzione del personale ispettivo
sull’ esigenza di specificare, oltre che nel provvedimento stesso, anche nel verbale di accertamento, le specifiche fasi di
lavorazione effettuate dall’ azienda al momento della verifica ispettiva.
di vigilanza degli istituti previdenziali e assicurativi accertino la sussistenza dei presupposti che legittimano l’ adozione
anche in via telematica, alla Direzione provinciale del lavoro, affinché quest’ultima mediante proprio personale attivi le
dovute valutazioni ai fini dell’ adozione del provvedimento di sospensione dei lavori.
Si sottolinea, inoltre, che l’ informativa ai competenti uffici del Ministero delle infrastrutture relativa all’ adozione del
l’ Art. 36 bis, al comma 2, stabilisce inoltre che “è condizione per la revoca del provvedimento da parte del personale
l’ accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di reiterate violazioni alladisciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, di riposo giornaliero e settimanale, di cui al decretolegislativo 8 aprile 2003, n. 66, e successive modificazioni. È comunque fatta salva l’ applicazione delle
sanzioni penali e amministrative vigenti”.
In proposito occorre chiarire che per la regolarizzazione dei lavoratori “in nero”, oltre alla registrazione degli stessi sui
previdenziali ed assicurativi, è necessaria anche l’ ottemperanza agli obblighi piè immediati di natura prevenzionistica di
cui al D. Lgs. n. 626/1994,con specifico riferimento almeno alla sorveglianza sanitaria (visite mediche preventive) e alla
formazione ed informazione sui pericoli legati all’ attività svolta nel cantiere nonché alla fornitura dei dispositivi di
A tal proposito, si coglie l’ occasione per ricordare al personale ispettivo che, ogniqualvolta venga accertata la presenza
di manodopera “in nero” nelle attività edili, configurandosi nella quasi totalità dei casi la violazione degli obblighi,
puniti penalmente, legati alla sicurezza dei lavoratori (almeno in riferimento all’ omessa sorveglianza sanitaria e alla
obbligatoria relativo a tali ipotesi contravvenzionali e verificare, conseguentemente, l’ ottemperanza alla prescrizione
Per quanto invece concerne il “ripristino delle regolari condizioni di lavoro” nelle ipotesi di violazioni in materia di
amministrative, stante l’ impossibilità sostanziale di una reintegrazione dell’ ordine giuridico violato, trattandosi di
l’ inosservanza del provvedimento di sospensione dei lavori configura l’ ipotesi di reato di cui all’ Art. 650 c.p. il quale
punisce “chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’ Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza
pubblica o d’ordine pubblico o d’igiene” con l’ arresto sino a tre mesi e l’ ammenda sino ad € 206. In tal caso, infatti, si è
costituzionalmente tutelato, rientra nell’ ambito della nozione di sicurezza pubblica (in tal senso Cass. sez. III 17
riferimento ad altri poteri ispettivi (ad es. diffida accertativa ex Art. 12 del D. Lgs. n. 124/2004, impugnabile presso il
Comitato regionale per i rapporti di lavoro di cui all’ Art. 17 dello stesso decreto) – sembra potersi ammettere un ricorso
generale dal DPR n. 1199 del 1971. Resta comunque inalterata la possibilità, da parte della Direzione provinciale del
Si allega, in calce alla presente circolare, il modello da utilizzare per l’ adozione del provvedimento di sospensione dei
Il comma 3 dell’ Art. 36 bis introduce l’ obbligo per i datori di lavoro, nell’ ambito dei cantieri edili, di munire il personale
generalità del lavoratore e l’ indicazione del datore di lavoro.
svolgono le attività di cui all’ Allegato I del D. Lgs. 494/1996.
I dati contenuti nella tessera di riconoscimento devono consentire l’ inequivoco ed immediato riconoscimento del
cognome e la data di nascita. La tessera inoltre deve indicare il nome o la ragione sociale dell’ impresa datrice di lavoro.
dipendenti (cioè massimo nove) possono assolvere all’ obbligo di esporre la tessera “mediante annotazione, su apposito
lavoro, degli estremi del personale giornalmente impiegato nei lavori”.
Con riferimento all’ ambito applicativo della previsione si precisa che il suddetto limite numerico va riferito al personale
stabilmente in forza all’ azienda, tenendo presente che per il computo dello stesso “si tiene conto di tutti i lavoratori
impiegati a prescindere dalla tipologia dei rapporti di lavoro instaurati, ivi compresi quelli autonomi”. Il riferimento ai
che intrattengono comunque un rapporto continuativo con l’ impresa (ad es. collaboratori coordinati e continuativi a
Dalla formulazione della norma, inoltre, si evince che l’ obbligo di tenere il registro in argomento è riferito a ciascun
cantiere, cosicché l’ impresa interessata è tenuta ad istituire piè registri qualora impegnata contemporaneamente in lavori
dell’ inizio dell’ attività lavorativa giornaliera in quanto trattasi di un registro “di presenza” in cantiere.
Sotto il profilo sanzionatorio la mancata tenuta sul luogo di lavoro del registro ovvero l’ irregolare tenuta dello stesso
Nei confronti di tali sanzioni si ricorda da ultimo che non è ammessa la procedura di diffida di cui all’ articolo 13 del
D. Lgs. n. 124/2004 per espressa previsione normativa.
Il comma 6 dell’ Art. 36 bis ha previsto l’ immediata operatività della previsione di cui all’ Art. 86, comma 10 bis, del
D. Lgs. n. 276/2003 stabilendo che “nei casi di instaurazione di rapporti di lavoro nel settore edile, i datori di lavoro
sono tenuti a dare la comunicazione di cui all’ articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 1º ottobre 1996, n. 510,
a quello di instaurazione dei relativi rapporti, mediante documentazione avente data certa”.
Come noto, tale previsione era precedentemente subordinata all’ emanazione del decreto interministeriale, non ancora
adottato, di cui al comma 7 dell’ Art. 4 bis, del D. Lgs. n. 181/2000 cui viene demandata la definizione dei moduli
trovare applicazione lo stesso criterio interpretativo adottato con riferimento al comma 1 dell’ Art. 36 bis che, come già
detto, fa riferimento alle imprese rientranti nel campo di applicazione del D. Lgs. n. 494/1996. Ciò significa, in sostanza,
che va tenuto presente l’ inquadramento – ovvero l’ inquadrabilità – previdenziale delle imprese in questione ai fini della
Quanto alla modalità di comunicazione dell’ assunzione, che deve risultare da documentazione “avente data certa”, si
lavoro in un giorno immediatamente successivo a una giornata festiva, l’ adempimento in questione potrà essere
Si ricorda, da ultimo, che la violazione dell’ obbligo di comunicazione preventiva di instaurazione del rapporto di lavoro
è punita con la sanzione amministrativa di cui all’ Art. 19, comma 3, del D. Lgs. n. 276/2003, pari ad una somma da € 100
l’ Art. 36 bis, comma 7, modifica la c.d. maxisanzione per il lavoro nero, introdotta nel 2002 dal D.L. n. 12/2002 (conv.
da L. n. 73/2002). La legge di conversione del D.L. n. 223/2006 stabilisce che “ferma restando l’ applicazione delle
sanzioni già previste dalla normativa in vigore, l’ impiego di lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra
lavoratore, maggiorata di € 150 per ciascuna giornata di lavoro effettivo. l’ importo delle sanzioni civili connesse
all’ omesso versamento dei contributi e premi riferiti a ciascun lavoratore di cui al periodo precedente non può essere
inferiore a € 3.000, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata”.
Senza modificare il comma 4 dell’ Art. 3 del D.L. 12/2002 – secondo il quale “alla constatazione della violazione
procedono gli organi preposti ai controlli in materia fiscale, contributiva e del lavoro” – l’ Art. 36 bis sostituisce invece il
comma 5 del predetto articolo, stabilendo che alla contestazione della sanzione amministrativa ai sensi dell’ Art. 14 della
Direzione che provvederà successivamente ad emettere l’ eventuale ordinanza di ingiunzione o di archiviazione. È infine
stabilito che nei confronti della sanzione non è ammessa la procedura di diffida di cui all’ Art. 13 del D. Lgs. n. 124/2004.
In proposito va anzitutto sottolineato che la sanzione si aggiunge (“ferma restando l’ applicazione delle sanzioni già
previste dalla normativa in vigore”) ad ogni ulteriore provvedimento di carattere sanzionatorio legato all’ utilizzo di
denuncia all’ INAIL del codice fiscale ecc.).
Va inoltre sottolineato che la fattispecie in argomento si realizza attraverso “l’ impiego” di qualunque tipologia di
obbligatoria, restando invece fuori dall’ applicazione della sanzione tutte le forme di prestazione lavorativa che occultano
Per quanto concerne l’ importo sanzionatorio, è prevista una sanzione amministrativa da “€ 1.500 a € 12.000 per ciascun
lavoratore, maggiorata di € 150 per ciascuna giornata di lavoro effettivo” e una sanzione di natura civile connessa
all’ omesso versamento dei contributi e premi riferiti a ciascun lavoratore non inferiore a € 3.000, “indipendentemente
dalla durata della prestazione lavorativa accertata”.
– € 12.000) ed un importo in misura fissa di € 150 per ciascuna giornata di lavoro effettivo. Tale ultimo importo (€ 150
giornaliere) costituisce una mera maggiorazione della sanzione edittale e perciò per esso non trova applicazione l’ Art. 16
versamento dei contributivi relativi al periodo di paga in corso al momento dell’ accertamento.
Occorre infine precisare il regime sanzionatorio applicabile alle fattispecie di “impiego di lavoratori non risultanti dalle
scritture o da altra documentazione obbligatoria”, nelle ipotesi in cui la condotta sia iniziata anteriormente all’ entrata in
successione di leggi nel tempo che sanzionano condotte di natura permanente quale, per l’ appunto, quella in esame.
sanzionatorie sopravvenute (v. circ. n. 37/2003). Per quanto attiene alla consumazione dell’ illecito di natura permanente
2003, n. 7769) – bisogna tenere presente che lo stesso si realizza, non con l’ inizio ma con la cessazione del
comportamento lesivo che, di norma, coincide con la data dell’ accertamento da parte del personale ispettivo. Nel caso in
esame, pertanto, il rapporto di lavoro “in nero” iniziato prima del 12 agosto 2006 e proseguito oltre tale data rientra nel
campo di applicazione della nuova disciplina introdotta dall’ Art. 36 bis, comma 7 che prevede, quale organo competente
alla irrogazione della sanzione, la Direzione provinciale del lavoro e non già l’ Agenzia delle Entrate.
Facendo riserva di fornire ulteriori e piè approfonditi chiarimenti in ordine alle problematiche sopra evidenziate, si

References: Art. 36
 Art. 3
 Art. 36
 Art. 8
 Art. 36
 Art. 650
 Cass. sez. 
 Art. 12
 Art. 17
 Art. 36
 articolo 13
 Art. 36
 Art. 86
 articolo 9
 Art. 4
 Art. 36
 Art. 19
 Art. 36
 Art. 3
 Art. 36
 Art. 14
 Art. 13
 Art. 16
 Art. 36