Source: http://caritas.diocesisorrentocmare.it/2019/02/19/statuto/
Timestamp: 2019-05-26 12:57:59+00:00

Document:
Statuto – Caritas diocesana Sorrento-Castellammare di Stabia
domenica, 26 Maggio 2019	VI Domenica di Pasqua
La Caritas Italiana è l’organismo pastorale costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana al fine di promuovere, anche in collaborazione con altri organismi, la testimonianza della carità della comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica.
Art. 2 – PERSONALITÀ GIURIDICA
La Caritas Italiana è persona giuridica pubblica nell’ordinamento canonico ed è civilmente riconosciuta come ente ecclesiastico. Essa ha sede in Roma ed è legalmente rappresentata dal suo Presidente.
Art. 3 – COMPITI
I compiti della Caritas Italiana, in conformità all’art. 1, sono i seguenti:
a) collaborare con i Vescovi nel promuovere nelle Chiese particolari l’animazione del senso della carità verso le persone e le comunità in situazioni di difficoltà, e del dovere di tradurlo in interventi concreti con carattere promozionale e, ove possibile, preventivo;
b) curare il coordinamento delle iniziative e delle opere caritative e assistenziali di ispirazione cristiana;
c) indire, organizzare e coordinare interventi di emergenza in caso di pubbliche calamità, che si verifichino sia in Italia che all’estero;
d) in collaborazione con altri organismi di ispirazione cristiana:
– realizzare studi e ricerche sui bisogni per aiutare a scoprirne le cause, per preparare piani di intervento sia curativo che preventivo, nel quadro della programmazione pastorale unitaria, e per stimolare l’azione delle istituzioni civili ed una adeguata legislazione;
– promuovere il volontariato e favorire la formazione degli operatori pastorali della carità e del personale di ispirazione cristiana sia professionale che volontario impegnato nei servizi sociali, sia pubblici che privati, e nelle attività di promozione umana;
– contribuire allo sviluppo umano e sociale dei paesi del Terzo Mondo con la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, con prestazione di servizi, con aiuti economici, anche coordinando le iniziative dei vari gruppi e movimenti di ispirazione cristiana.
Gli organi della Caritas Italiana sono:
– la Presidenza;
– il Direttore;
– il Consiglio Nazionale;
Art. 5 – PRESIDENZA
La Presidenza è formata dal Vescovo Presidente, da due Vescovi eletti dal Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana tra i componenti la Commissione Episcopale per il servizio della carità, dal Direttore, dal Tesoriere e da tre Delegati regionali eletti dal Consiglio Nazionale.
Essa si riunisce, di regola, una volta ogni due mesi.
In assenza del Presidente, la riunione è presieduta dal Vescovo più anziano per ordinazione o per età.
Per la validità delle riunioni occorre che siano presenti il Presidente o uno dei Vescovi e almeno quattro degli altri membri.
L’assenza ingiustificata a due riunioni consecutive determina la decadenza dei membri eletti dal Consiglio Nazionale. La decadenza è dichiarata dal Presidente e il Consiglio Nazionale provvede alla sostituzione. I Vice Direttori partecipano alle riunioni senza diritto di voto, e uno di essi funge da segretario.
Il Presidente è il Vescovo che presiede la Commissione Episcopale per il servizio della carità, organo della Conferenza Episcopale Italiana.
a) rappresenta legalmente la Caritas Italiana;
b) convoca e presiede le riunioni del Consiglio Nazionale e della Presidenza;
c) adotta i provvedimenti di ordinaria amministrazione;
d) tiene contatti con la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana e riferisce sull’attività della Caritas Italiana al Consiglio Episcopale Permanente e all’Assemblea generale della Cei ogni volta che ne è richiesto o egli stesso lo ritenga opportuno;
e) può delegare l’esercizio di determinate funzioni al Direttore.
Art. 7 – COMPITI DELLA PRESIDENZA
a) coadiuva il Presidente nell’assolvimento dei compiti previsti dallo Statuto;
b) redige i programmi di attività, che sottopone annualmente all’approvazione del Consiglio Nazionale;
c) approva il piano di copertura economica del programma annuale di attività e il bilancio annuale consuntivo, da sottoporre a norma dell’art. 17 all’approvazione della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana;
d) delibera in ordine agli atti di straordinaria amministrazione;
e) in caso di necessità e di urgenza adotta i provvedimenti di competenza del Consiglio Nazionale, che devono essere sottoposti alla ratifica del Consiglio stesso nella sua prima riunione;
f) nomina uno o più Vice Direttori;
g) propone al Consiglio Nazionale la nomina del Tesoriere;
h) delibera sul regolamento del personale, sull’assunzione del personale, sulla nomina dei consulenti e sull’ordinamento interno degli uffici;
i) presenta al Consiglio Nazionale eventuali proposte di modificazione dello Statuto da sottoporre, con il voto favorevole del medesimo Consiglio, all’approvazione della Conferenza Episcopale Italiana;
l) presenta al Consiglio Nazionale per la approvazione il Regolamento della Caritas Italiana.
Art. 8 – DIRETTORE
Il Direttore viene nominato dal Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana sentita la Presidenza della Caritas Italiana.
Il Direttore dirige l’attività ordinaria della Caritas Italiana secondo le deliberazioni della Presidenza e gli indirizzi del Consiglio Nazionale, ed esercita, ai sensi dell’art. 6/e, le funzioni anche rappresentative a lui eventualmente delegate dal Presidente.
Art. 9 – VICE DIRETTORI
Il Direttore è coadiuvato da uno o più Vice Direttori, nominati dalla Presidenza.
I Vice Direttori:
a) collaborano con il Direttore nella esecuzione delle attività e in particolare nel coordinamento degli uffici, secondo il mandato ad essi conferito dalla Presidenza;
b) uno di essi è designato dalla Presidenza a sostituire il Direttore in caso di assenza;
c) uno di essi, a norma degli artt. 5 e 11, funge da Segretario delle riunioni della Presidenza e del Consiglio Nazionale.
Il Tesoriere è nominato dal Consiglio Nazionale su proposta della Presidenza.
a) amministra il patrimonio e i fondi della Caritas Italiana, e i contributi ad essa comunque provenienti, secondo le direttive della Presidenza;
b) presenta il piano di copertura del programma annuale e il bilancio consuntivo;
c) cura la tenuta dei libri contabili.
Art. 11 – CONSIGLIO NAZIONALE
Il Consiglio Nazionale si compone:
a) dei tre Vescovi membri della Presidenza;
b) del Direttore e del Tesoriere;
c) di un Delegato per ciascuna Regione ecclesiastica (presbitero, o diacono, o membro di Istituto di vita consacrata o di società di vita apostolica, o laico) nominato dalla rispettiva Conferenza Episcopale;
d) di quattro membri nominati rispettivamente dalla Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori (Cism), dalla Unione delle Superiori Maggiori d’Italia (Usmi), dalla Conferenza degli Istituti Missionari Italiani (Cimi) e dalla Conferenza Italiana degli Istituti Secolari (Ciis);
e) di quattro laici eletti dalla Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali
Il Consiglio Nazionale è presieduto, in assenza del Presidente, dal Vescovo più anziano per ordinazione episcopale o per età.
Il Consiglio Nazionale si riunisce almeno due volte l’anno.
L’assenza ingiustificata dalle riunioni per due volte di seguito determina automaticamente la decadenza da Consigliere.
Per la validità delle riunioni del Consiglio Nazionale è necessaria la presenza dei due terzi dei membri. Gli assenti giustificati sono computati tra i presenti.
I Vice Direttori partecipano alle riunioni del Consiglio Nazionale senza diritto di voto, e uno di essi funge da Segretario.
Art. 12 – COMPITI DEL CONSIGLIO NAZIONALE
a) delibera, su proposta della Presidenza le modifiche allo Statuto da presentare alla Conferenza Episcopale Italiana per l’approvazione;
b) approva il Regolamento della Caritas Italiana;
c) elegge tre Delegati regionali quali membri della Presidenza;
d) nomina il Tesoriere, su proposta della Presidenza;
e) approva proposte di indirizzo sulla diaconia della carità presentate dalla Presidenza e ne elabora di proprie;
f) chiede l’approvazione ai competenti organi della Conferenza Episcopale Italiana per le dichiarazioni e i documenti importanti, che intende pubblicare;
g) approva il programma annuale di attività.
Il Collegio dei Revisori dei Conti è nominato dal Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana. Esso è composto da tre membri, il più anziano dei quali ha la funzione di Presidente. Il Collegio dei Revisori:
a) è garante della correttezza della gestione amministrativa e accerta la regolare tenuta della contabilità e la corrispondenza del bilancio alle risultanze dei libri e delle scritture contabili;
b) controlla le operazioni finanziarie;
c) redige e presenta alla Presidenza della Caritas una relazione scritta annuale, che viene allegata al bilancio consuntivo da sottoporre alla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana a norma degli artt. 7/c e 17.
Art. 14 – RAPPORTI CON ALTRI ORGANISMI
La Caritas Italiana aderisce alla Caritas Internationalis.
La Caritas Italiana mantiene rapporti di intesa e di collaborazione con gli organismi nazionali, italiani ed esteri, e con gli organismi internazionali di ispirazione cristiana che svolgono attività attinenti alle sue finalità.
Su mandato della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana e nel quadro degli accordi concordatari vigenti, la Caritas Italiana cura speciali rapporti con le istituzioni civili, anche al fine di attuare particolari iniziative e servizi.
Art. 15 – CONSULTA DELLE OPERE CARITATIVE E ASSISTENZIALI
La Caritas Italiana partecipa alla Consulta delle Opere caritative e assistenziali di ispirazione cristiana istituita dalla Conferenza Episcopale Italiana.
Art. 16 – RAPPORTI CON GLI ORGANISMI E GLI UFFICI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
La Caritas Italiana mantiene rapporti con gli organismi e gli uffici della Conferenza Episcopale Italiana, a norma dello Statuto della medesima.
In particolare partecipa a riunioni congiunte indette dal Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana per il coordinamento delle attività.
Art. 17 – PROGRAMMA E BILANCIO
a) La Caritas Italiana sottopone alla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana entro il mese di settembre di ciascun anno il programma e la copertura finanziaria per la approvazione vincolante, che deve essere comunicata entro 30 giorni dalla presentazione.
b) La Caritas Italiana presenta ogni anno entro il mese di maggio alla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana per l’approvazione una relazione sull’attività svolta nell’anno precedente e il bilancio consuntivo.
c) Le raccolte generali per interventi in caso di calamità, da indire a norma dell’art. 3/c, devono essere autorizzate volta per volta dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana; sulla utilizzazione delle offerte raccolte deve essere data particolareggiata relazione al Consiglio Nazionale e alla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana.
Art. 18 – MEZZI ECONOMICI
La Caritas Italiana non gestisce opere e non possiede beni immobili, se non a fini istituzionali. Essa trae i mezzi economici per il raggiungimento dei fini statutari:
a) dai redditi di beni patrimoniali;
b) da raccolte ordinarie e straordinarie;
c) da eventuali lasciti, donazioni e oblazioni.
Art. 19 – DESTINAZIONE DELLE OFFERTE
In conformità al can. 1267, § 3 del codice di diritto canonico le offerte ricevute per un determinato fine non possono essere impiegate che per quel fine.
Art. 20 – ATTI DI STRAORDINARIA AMMINISTRAZIONE
Per gli atti di straordinaria amministrazione, relativi ad importi che superino la somma minima stabilita dalla Conferenza Episcopale Italiana ai sensi del can. 1292, § 1 del codice di diritto canonico, la Caritas Italiana dovrà richiedere l’autorizzazione della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana.
Tale autorizzazione non è richiesta per il trasferimento a destinazione delle offerte raccolte per interventi in caso di calamità o per la realizzazione di progetti di sviluppo.
Art. 21 – DELEGATI REGIONALI
I Delegati Regionali vengono nominati dalle rispettive Conferenze Episcopali Regionali ai sensi dell’art. 11/c, su proposta dei Direttori delle Caritas Diocesane della Regione, che presenteranno una terna di nomi scelti fra gli stessi Direttori delle Caritas Diocesane. I Delegati Regionali:
a) fanno parte di diritto del Consiglio Nazionale;
b) collaborano alla realizzazione delle delibere e degli indirizzi delle Conferenze Episcopali Regionali, circa i problemi della testimonianza di carità;
c) tengono i collegamenti tra le Caritas Diocesane della rispettiva Regione, le assistono nella loro attività, ne guidano le iniziative comuni, specialmente quelle di carattere formativo.
Art. 22 – RAPPORTI CON LE CARITAS DIOCESANE
La Caritas Italiana collabora con le Caritas Diocesane, ma non assume alcuna responsabilità in ordine al loro operato.
Art. 23 – DURATA DELLE CARICHE
Il Direttore, i Vice Direttori, il Tesoriere e il Collegio dei Revisori dei Conti durano in carica per un quinquennio, e non possono essere rinnovati oltre il secondo quinquennio consecutivo.
I Delegati Regionali e gli altri membri del Consiglio Nazionale durano in carica un quinquennio e non sono rinnovabili.
Ai fini del presente articolo vengono tenuti in considerazione gli anni già maturati all’entrata in vigore del presente Statuto.
Art. 24 – DEVOLUZIONE DEL PATRIMONIO
In caso di soppressione della Caritas Italiana il suo patrimonio è devoluto alla Conferenza Episcopale Italiana, che lo destinerà a fini caritativi.
Art. 25 – ENTRATA IN VIGORE
Il presente Statuto entrerà in vigore dopo che avrà ottenuto l’approvazione del Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana e trascorso un mese dalla sua pubblicazione sul “Notiziario” della Conferenza Episcopale Italiana.
Art. 26 – NORME DI RINVIO
Per quanto non è contemplato nel presente Statuto, si fa rinvio alle norme dell’ordinamento canonico e alle disposizioni vigenti in materia di enti ecclesiastici.
La Caritas Italiana viene costituita il 2 luglio 1971 con decreto della Cei, dopo la cessazione nel 1968 della Poa (Pontificia opera di assistenza). Per questo nuovo organismo pastorale l’allora Papa Paolo VI indicava mete non assistenziali, ma pastorali e pedagogiche.
Gli anni Settanta, per la Chiesa italiana, sono quelli del primo piano pastorale “Evangelizzazione e sacramenti” e del primo Convegno ecclesiale su “Evangelizzazione e promozione umana” (Roma, 1976) nel quale, tra l’altro, viene lanciata ai giovani la proposta dell’obiezione e del servizio civile e alle ragazze quella dell’Anno di volontariato sociale (Avs). A partire dalla convenzione col ministero della Difesa stipulata dalla Caritas nel 1977, gli obiettori di coscienza rappresenteranno non solo una notevole presenza nei servizi promossi dalle Caritas diocesane, ma anche il segno di una presenza di pace che per molti giovani continua nella professione, nella famiglia, nella società e nella Chiesa.
Nel ’75 si tiene a Napoli il Convegno nazionale “Volontariato e promozione umana”: è l’avvio di una riflessione che porta ad una sempre più incisiva rilevanza del volontariato nella società italiana.
All’inizio degli anni Ottanta il documento della Cei “Chiesa italiana e prospettive del Paese” (1981) indica a tutta la Chiesa la strada del «ripartire dagli ultimi»; tanti servizi sorti, ma anche tutta una spiritualità che li sostiene, non sarebbero comprensibili al di fuori di quella impostazione evangelicamente coraggiosa. La Chiesa italiana si muove lungo le linee precise del piano “Comunione e comunità”; la pastorale assume con sempre maggiore chiarezza la realtà del territorio come luogo di responsabilità missionaria, di attenzione caritativa e sociale.
Il Convegno ecclesiale di Loreto lancia la proposta degli “Osservatori permanenti dei bisogni e delle povertà”; emergenze e problemi internazionali aprono sempre più la Chiesa e la Caritas alla dimensione planetaria maturando la convinzione di non poter separare la condivisione dalla giustizia, grazie in particolare al decisivo apporto della “Sollicitudo rei socialis”.
Gli anni Ottanta si erano aperti con l’avvio dell’esperienza dell’Anno di volontariato sociale delle ragazze in alcune diocesi: assai più ridotto del servizio civile come numeri, ma segno eloquente di gratuità e di condivisione. Altro aspetto importante la costituzione della Consulta delle opere caritative e assistenziali (poi diventata Consulta ecclesiale degli organismi socio-assistenziali).
Gli anni Novanta sono, per la Chiesa italiana, quelli degli Orientamenti pastorali “Evangelizzazione e testimonianza della carità”. Tra gli obiettivi indicati nel decennio dalla Cei c’è la costituzione della Caritas parrocchiale in ogni parrocchia. La Caritas Italiana, nel corso del ’94, effettua un “anno sabatico”; la riduzione delle attività ordinarie consente un intenso lavoro di riflessione il cui frutto è la Carta pastorale “Lo riconobbero nello spezzare il pane”.
Si moltiplicano le emergenze internazionali e i relativi impegni e presenze: ciclone in Bangladesh (’91), smembramento dell’ex-Jugoslavia e violenze in tutti i Balcani, Ruanda e intera regione africana dei Grandi Laghi. In Somalia, in uno degli interventi più significativi condotti all’estero da Caritas Italiana, alcuni armati uccidono Graziella Fumagalli, il medico che dirige il servizio antitubercolare, e feriscono il biologo Francesco Andreoli: è il 22 ottobre ’95.
Varie le emergenze in Italia, tra cui l’alluvione in Piemonte nel novembre ’94, il terremoto in Umbria e Marche (autunno ’97) e l’alluvione in Campania (giugno ’98).
Dal 2000 al 2011
Il percorso della Caritas Italiana e delle Caritas diocesane nell’anno del Giubileo è caratterizzato da cammini di carità. Quattro i grandi ambiti dell’impegno a livello nazionale e diocesano: il debito estero, la tratta di persone a scopo di sfruttamento sessuale, il carcere, la disoccupazione giovanile. Inoltre è da ricordare l’impegno diocesano e parrocchiale su: povertà di strada, devianza minorile, immigrazione, insediamenti di nomadi. E vi è da richiamare il tema della famiglia, e delle diverse forme di disagio nei contesti familiari. Il 2000 è anche l’anno internazionale del volontariato e la Caritas Italiana approfondisce il tema, lavorando sulla identità cristiana e valoriale del volontariato, sul “dono” e sulla gratuità.
Anche altri aspetti caratterizzano socialmente l’anno: il travagliato iter della legge per il riconoscimento del diritto d’asilo a chi fugge da regimi oppressivi e, più in generale, il fenomeno immigrazione. Di grande rilievo il dibattito sul futuro di obiezione di coscienza e servizio civile dopo l’abolizione della leva militare e, altrettanto importanti, l’approvazione definitiva della Legge quadro per l’istituzione su scala nazionale di un servizio integrato di interventi e servizi sociali, come pure della legge volta a sostenere l’associazionismo di promozione sociale.
A livello planetario, il 2000 è segnato da eventi significativi: le alluvioni in Venezuela, Mozambico e golfo del Bengala, la siccità nel Corno d’Africa, i violenti conflitti interni in Colombia, Angola, Sudan, Repubblica democratica del Congo, Indonesia e Palestina. Prospettive di ripresa si registrano invece in altre aree del pianeta: in America centrale e in Turchia, in Somalia, in Etiopia ed Eritrea, in Ruanda.
In tutte queste aree Caritas Italiana non fa mancare il suo apporto, cercando di tessere trame di prossimità e relazioni umane e sociali rinnovate.
Il Papa, a conclusione del Giubileo, traccia alcune prospettive per la Chiesa universale con la “Novo millennio ineunte”, e la Chiesa italiana delinea gli Orientamenti pastorali per il nuovo decennio (“Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”).
Alla luce di queste linee la Caritas Italiana compie trenta anni di vita e l’interrogativo “Quale Caritas per i prossimi anni?” la guida in nuovi cammini di confronto e verifica per approfondire e orientare al meglio quanto finora avviato e sviluppato come capacità di osservazione, ascolto e discernimento.
Il 2001 si apre con gravi emergenze naturali e non: i terremoti in America centrale e in India, l’acuirsi della crisi in Terra Santa, gli scontri in Macedonia. Si chiude con i terribili attentati terroristici dell’11 settembre, gli attacchi in Afghanistan e l’incubo della guerra globale.
Nel 2002 continua l’impegno per i profughi dell’Afghanistan. Un impegno che, come è nello stile Caritas, vuole andare oltre l’emergenza. Ed è proprio la sfida di collegare emergenza e quotidianità a caratterizzare il 28° Convegno nazionale delle Caritas diocesane. Il 2002 è anche l’anno della ricerca sui conflitti dimenticati e dell’avvio di una presenza fissa di Caritas Italiana a Gerusalemme. Ad ottobre, le emergenze in Sicilia, Molise e Puglia attivano la rete di solidarietà rilanciando l’esperienza dei gemellaggi. A dicembre, un Convegno ricorda i trenta anni di obiezione di coscienza e i venticinque di servizio civile in Caritas, e fa il punto sull’avvio del Servizio civile volontario.
2003. «Cercare Dio per ottenere la pace, ma anche costruire qui e adesso le condizioni di un ordine che escluda la guerra e garantisca lo sviluppo dell’umanità nella giustizia». Le parole del direttore, mons. Vittorio Nozza, ricordano lo sforzo della Caritas per la costruzione di una cultura di pace, in un anno segnato purtroppo dalla guerra e dalla lotta al terrorismo internazionale. Nel mese di marzo, la rete internazionale delle Caritas si mobilita per fronteggiare gli effetti della guerra in Iraq. E la riflessione su percorsi di giustizia e pace prosegue a giugno con il 29° Convegno nazionale. Titolo: “Scelte di giustizia, cammini di pace”. Si prosegue con un altro Convegno di confronto, ricerca e approfondimento: “Pacem in terris: impegno permanente” (Bergamo, 22-23 ottobre). Alla fine di dicembre un violento terremoto colpisce l’Iran. Altra mobilitazione della rete internazionale delle Caritas per l’emergenza. La Caritas Italiana coordina gli interventi, cominciando subito a pensare alla riabilitazione e alla ricostruzione.
Pace, giustizia e cura del creato. Sono le linee che guidano cammini, scelte e prassi della Caritas Italiana anche per il 2004. Due i Convegni sul tema: “Responsabilità per l’ambiente. Gesti di amore per il cielo e per la terra” (Campobasso, 23-25 aprile) e “Riconciliazione e Giustizia” (Roma, 25-27 novembre). Ma l’anno pastorale 2004-2005 vede anche la Caritas condividere con l’intera Chiesa la riflessione sulla parrocchia, anticipata dal Convegno unitario Catechesi, Liturgia e Carità “La parrocchia vive la domenica”, organizzato dalla Cei (Lecce 14-17 giugno 2004). Molte le attività di studio e ricerca. Il 26 dicembre uno tsunami sconvolge l’Oceano Indiano, provocando un disastro senza precedenti, con 190 mila vittime accertate. Caritas Italiana, in collegamento con la rete internazionale e le Chiese locali, è da subito accanto alla popolazione colpita.
La lista dei “guasti del creato” continua ad allungarsi nel 2005: guerre, attentati, terremoti, alluvioni, inondazioni e uragani. Il lavoro della Caritas di lettura e intervento nei contesti nazionale e internazionale, è orientato dal documento “Partire dai poveri per costruire comunità”. Dopo il 30° Convegno nazionale delle Caritas diocesane (Fiuggi, 13-16 giugno), la verifica delle prassi pastorali si concentra sul tema “Parrocchia, territorio, Caritas parrocchiale”. Una riflessione che chiede di moltiplicare gli sforzi per la promozione del metodo di lavoro ascoltare-osservare-discernere anche attraverso i Centri di Ascolto, gli Osservatori delle povertà e delle risorse, i Laboratori diocesani per le Caritas parrocchiali.
Il 2006 è caratterizzato dal cammino verso il Convegno ecclesiale nazionale di Verona (16-20 ottobre 2006). Con tre seminari, a febbraio, marzo e settembre, si cerca di agevolare la partecipazione attiva delle Caritas ai percorsi diocesani e regionali di preparazione. Di fronte poi alla ricchezza della prima enciclica di Benedetto XVI, a settembre il Consiglio Permanente della Cei indica, per Caritas Italiana e per le Caritas diocesane, cinque prospettive prioritarie: 1. avviare un tavolo permanente di riflessione e approfondimento socio-pastorale; 2. elaborare un “piano formativo globale Caritas”; 3. accompagnare e curare le Caritas diocesane; 4. rinnovare la progettazione socio-pastorale; 5. sostenere una corretta progettualità e presenza nella dimensione europea.
Filo conduttore, nel 2007, è il tema dell’animatore/animazione pastorale Caritas nel servizio ai Poveri, alla Chiesa e al Territorio/mondo. Attraverso tre Forum di approfondimento (novembre 2006, gennaio e aprile 2007) si cerca di collegarlo con: il messaggio proposto da Benedetto XVI nell’Enciclica “Deus Caritas est”, la conclusione dell’itinerario di verifica “Quale Caritas per i prossimi anni?” e del trittico parrocchia-territorio, parrocchia-Caritas parrocchiale, parrocchia-animatore Caritas. Le riflessioni elaborate trovano sintesi e maturazione nel corso del 31° Convegno nazionale delle Caritas diocesane (Montecatini Terme – Pt, 25-28 giugno).
Tenendo presente anche la “Nota pastorale dopo Verona”, nel 2008 si cerca di coniugare il conoscere, il curare e il tessere in rete le opere della Chiesa locale. Il valore educativo e di animazione dell’opera è al centro del 32° Convegno nazionale, dal titolo “Amiamoci coi fatti e nella verità (1Gv 3,18). I volti, le opere, il bene comune” (Assisi, 23-26 giugno 2008), in cui – alla luce delle cinque prospettive indicate dalla Cei – sono rilanciate altre due piste di lavoro per i prossimi anni: cura, accompagnamento e valorizzazione dei luoghi pastorali propri e delle opere delle Caritas diocesane; elaborazione e realizzazione di un piano formativo a partire dalle prassi in atto.
Nel 2009 la crisi economica e finanziaria produce forti ricadute sociali, sia nel Nord che nel Sud del mondo. Ripensare i modelli di sviluppo nell’ottica del bene comune diventa fondamentale. In Italia il terremoto in Abruzzo e i vari fondi anticrisi vedono la Caritas in prima fila, in un lavoro di coordinamento e collegamento, a servizio delle iniziative ecclesiali. Il 33° Convegno nazionale (“Non conformatevi a questo mondo – Rm 12,2. Per un discernimento comunitario” – Torino, 22-25 giugno 2009) conferma la priorità dell’accompagnamento formativo-educativo, con due importanti bussole: gli Orientamenti pastorali per il nuovo decennio e l’enciclica di Benedetto XVI, “Caritas in veritate”.
Grande attenzione mediatica nella prima emergenza per i terremoti che tra gennaio e febbraio 2010 hanno distrutto Haiti e devastato il Cile. Caritas Italiana si è subito attivata. Un impegno che è proseguito accanto alle Caritas locali. Poi la pronta mobilitazione anche per le altre grandi emergenze come Pakistan e Indonesia e le alluvioni che hanno colpito l’Italia da Nord a Sud. Ma il 2010 è soprattutto l’Anno europeo di lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Per l’occasione è stata promossa la campagna “Zero Poverty” delle Chiese europee e della rete Caritas, che si è protratta per l’intero anno, grazie a una pluralità di strumenti ed eventi messi a disposizione delle Caritas diocesane per la sensibilizzazione e l’animazione nei territori. Sempre nello stesso anno prende il via il Censimento dei servizi ecclesiali sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali. Infine gli Orientamenti pastorali dei vescovi italiani per il 2010-2020 “Educare alla vita buona del Vangelo” confermano al centro dell’azione della Caritas proprio la sfida educativa, nella prospettiva immediata del 2011, anno europeo del volontariato e anno in cui Caritas Italiana compie 40 anni.
I 40 anni di Caritas Italiana
Il 2011 è segnato da nuove emergenze.
CATASTROFI E CRISI
L’11 marzo un violentissimo sisma con conseguente tsunami colpisce l’area nord orientale del Giappone, con danni anche ad impianti nucleari. Caritas Italiana interviene a sostegno di Caritas Giappone
Intanto gli effetti della crisi si fanno sempre più evidenti nel nostro Paese. Accanto ai servizi “tradizionali”, il monitoraggio permanente delle attività diocesane contro la crisi economica, promosso da Caritas Italiana, evidenzia la presenza di 806 progettualità, sorte negli ultimi tre anni, per sostenere in modo specifico le famiglie e le piccole imprese.
In estate due ulteriori grandi emergenze. Da un lato la “primavera araba”, che infiamma il Medio Oriente e il Nord Africa, a seguire la siccità nel Corno d’Africa che colpisce oltre 12 milioni di persone.
Caritas Italiana sin dall’inizio dell’emergenza in Nord Africa intraprende una fitta interlocuzione a livello istituzionale, sia in riferimento alla questione sbarchi – soprattutto a Lampedusa – che al tema dell’accoglienza diffusa sui territori, grazie all’attivazione delle Caritas diocesane. Nel contempo avvia azioni a sostegno delle Caritas dei Paesi coinvolti.
Quanto all’emergenza siccità nel Corno d’Africa e nelle aree limitrofe, acuitasi a luglio e aggravata da interminabili conflitti, Caritas Italiana avvia una campagna di sensibilizzazione “Fame di pane e di futuro” e, grazie anche ad una colletta nazionale, risponde agli appelli delle Caritas di Somalia, Gibuti, Kenya, Etiopia e ad altre richieste
Tra ottobre e novembre violentissime precipitazioni colpiscono l’Italia, provocando esondazioni e colate di fango che causano vittime e danni ingenti. Colpite in modo particolare la Liguria e la Toscana, ma anche il Piemonte e poi la Sicilia, la Calabria, la Campania. Le Caritas si attivano per rispondere ai bisogni più urgenti.
UN PERCORSO IN DIECI TAPPE: MEMORIA, FEDELTÀ, PROFEZIA
Intanto da settembre a novembre il cammino di Caritas Italiana in occasione dei suoi 40 anni si articola in dieci tappe di confronto su comunicazione, funzione pedagogica, poveri e opere, politiche sociali, studi e ricerche, immigrati e Chiesa. L’obiettivo è sviluppare in prospettiva futura il ruolo della Caritas per scrivere nuove pagine di testimonianza comunitaria della carità in contesti che cambiano.
Il 24 novembre i partecipanti al 35° Convegno (Fiuggi, 21-23 novembre) per il 40° anniversario della Caritas Italiana confluiscono a S.Pietro, dove oltre 10.000 direttori, operatori/animatori delle Caritas diocesane ed ospiti dei servizi di accoglienza si ritrovano per partecipare alla S. Messa presieduta dal Card. Angelo Bagnasco nella basilica di San Pietro a Roma, seguita dall’udienza di Papa Benedetto XVI che nel Suo discorso indica prospettive e linee di azione per un cammino che continua.
Il 2012: un cammino che prosegue
Per Caritas Italiana il 2012 si è aperto all’insegna del cambio di direttore. Dopo 11 anni don Vittorio Nozza ha lasciato il posto a don Francesco Soddu, nominato dalla CEI direttore di Caritas Italiana a fine gennaio.
È stato un anno denso di sfide: la situazione sociale del Paese, il futuro dei migranti giunti dal Nord Africa, l’attenzione al mondo giovanile, il terremoto in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Ma anche, allargando lo sguardo, la crisi in Europa e le grandi emergenze internazionali (Corno d’Africa, Sahel, Nord Kivu, Terra Santa, Egitto, Nigeria,…)
Su questi fronti si è articolato l’impegno pastorale e progettuale della Caritas che ha raccolto gli spunti emersi dal percorso organizzato per il 40° e dall’udienza con il Santo Padre.
Come accennato si è dovuto far fronte ai devastanti effetti del terremoto che nel maggio 2012 ha messo a dura prova la popolazione dell’Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Anche in questa nuova emergenza la pronta mobilitazione della rete Caritas ha consentito risposte ai bisogni immediati e l’attivazione di significative esperienze di gemellaggi. Grazie alla grande risposta solidale è stato anche possibile avviare la realizzazione di 17 Centri di Comunità, per riaggregare e rafforzare il tessuto sociale.Centrale nell’impegno Caritas è stata anche l’attenzione al mondo giovanile, in particolare con una riflessione sul volontariato, sulle prospettive del servizio civile, accanto alla ribadita necessità di incentivare forme “altre” di servizio, di prossimità e di educazione alla cittadinanza e alla pace, in un contesto formativo interno alle nostre comunità, alla luce anche di quanto auspicato dagli Orientamenti pastorali (EVB n.39). Infine l’avvio dell’Anno della Fede che ha chiesto al nostro servizio grande attenzione all’inscindibile rapporto tra fede e carità, nella logica della continuità ma anche del rinnovamento. Nell’attuale clima di individualismo e soggettivismo deve essere accolto da tutti noi come invito ad osare, a scegliere, a declinare la scelta di fede nella quotidianità.
Bilancio 2012 (pdf), con nota integrativa (pdf), certificato da un’apposita società esterna, come da documento qui disponibile (pdf).
Il 2013: l’anno del nuovo Papa
A febbraio del 2013 arrivano, inaspettate le dimissioni di Benedetto XVI. Le chiare parole che ha rivolto a Caritas Italiana nel 2011, in occasione dei 40 anni – come anche il l’Intima Ecclesiae Natura, Motu prorio sul servizio della carità continuano ad orientare il cammino pastorale della Caritas, a servizio di tutta la Chiesa in Italia.
Misericordia, amore, attenzione agli altri, impegno di missionarietà e di promozione umana verso le periferie del mondo. Queste da subito le parole-chiave del magistero di papa Francesco, che nell’Anno della Fede apre per la Chiesa una stagione nuova di cammino comune e di testimonianza dentro le comunità.
L’enciclica Lumen Fidei, scritta a quattro mani da Benedetto XVI e papa Francesco e poi l’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium di papa Francesco, spronano la Caritas a proseguire nell’impegno quotidiano accanto ai più sofferenti.
Il 21 marzo muore a Padova mons. Giovanni Nervo.
Ad aprile a Montesilvano (PE) si svolge il 36° Convegno nazionale delle Caritas diocesane “Educare alla fede, per essere testimoni di umanità «La fede che si rende operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6). In questa cornice di senso le Caritas sono chiamate a stare nella storia, dentro le situazioni che interpellano le comunità. Come ad esempio il dramma della Siria, con un impegno di accoglienza che vede le Caritas in prima fila, o il tifone nelle Filippine. C’è poi la pesante situazione economica e sociale determinata dalla crisi e l’attenzione costante a nuove risposte per le famiglie e soprattutto per i giovani .
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Il 2014: verso Firenze
“Con il Vangelo nelle periferie esistenziali” è il titolo del 37° Convegno nazionale che si svolge a Cagliari. Ne emergono linee condivise: qualificare sempre più i servizi, ma essere prima di tutto capaci di accoglienza, dialogo, relazioni e reti di prossimità. Tutto questo vuol dire proporre e sostenere sempre più iniziative di tipo educativo e formativo.
Due i principali orizzonti temporali:
• il Convegno nazionale ecclesiale che si terrà a Firenze nel 2015 sul tema: “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”
• l’articolato impegno sul tema del diritto al cibo, incluso l’Expo 2015 a Milano, all’interno del quale anche la Caritas avrà una presenza che prende il via dalla Campagna sul diritto al cibo lanciata a livello mondiale con il titolo “Una sola famiglia umana, cibo per tutti“. Nel rilanciarla nel nostro paese Caritas Italiana ha aggiunto “È compito nostro” e ha mobilitato e coinvolto una vasta rete di organismi ecclesiali che stanno attivando una serie di azioni sul territorio.
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Il 2015: Laudato si’
L’Enciclica di Papa Francesco “Laudato si'” e l’annuncio del Giubileo della Misericordia fanno da cornice a questo anno pastorale, insieme agli Orientamenti Pastorali della CEI “Educare alla vita buona del vangelo” e quelli per l’annuncio e la catechesi in Italia “Incontriamo Gesù”, i “Lineamenta” per il Sinodo ordinario “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo” (4-25 ottobre 2015), il V Convegno della Chiesa Italiana a Firenze sul tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo” (9-13 novembre 2015).
Un anno in cui la famiglia Caritas ha pianto la scomparsa di Mons. Giuseppe Pasini – il 21 marzo, a due anni esatti dalla morte di Mons. Nervo – e ha salutato l’arrivo di due cardinali come Presidenti: il cardinal Francesco Montenegro alla guida di Caritas Italiana e il cardinale Luis Antonio Tagle alla guida di Caritas Internationalis. Quest’ultima ha adottato il Piano strategico “Una sola famiglia umana: prendersi cura della creazione” (“One human family, caring for creation”). Un titolo che ribadisce il concetto di una sola famiglia umana, premessa della campagna sul diritto al cibo portata avanti in questi ultimi due anni, e al contempo focalizza l’attenzione per l’avvenire sulla cura del creato, in sintonia la nuova enciclica con grande rilievo proprio alla cura del creato e all’ecologia integrale come nuovo paradigma di giustizia. Già in questo anno 2015 le Caritas sono chiamate a grandi sfide: è l’anno che sancisce il termine degli Obiettivi di sviluppo del Millennio e in cui vengono lanciati gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. I governi dal 30 novembre all’11 dicembre negoziano un nuovo accordo sul clima nella Conferenza di Parigi, organizzata dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.
In particolare per il servizio delle Caritas, dal livello internazionale al nazionale e al diocesano, l’invito è a non attardarsi su una pastorale di conservazione – di fatto generica, dispersiva, frammentata e poco influente – per assumere, invece, una pastorale che faccia perno sull’essenziale, facendo tesoro delle linee di orientamento e di azione del magistero.
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Il 2016: Giubileo della Misericordia e 45° di Caritas Italiana
“Un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio”. Così papa Francesco nella Bolla di indizione Misericordiae Vultus ha annunciato un Anno Santo straordinario iniziato nella solennità dell’Immacolata Concezione del 2015 e che si è concluso il 20 novembre del 2016, domenica di Nostro Signore Gesù Cristo, re dell’universo e volto vivo della misericordia del Padre.
Proprio su questi temi oltre 600 direttori, animatori e operatori delle 220 Caritas diocesane e di Caritas Italiana si sono confrontati a Sacrofano, dal 18 al 21 aprile 2016 nel loro 38° Convegno nazionale “Misericordiosi come il Padre. «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36)” .
Nell’anno in cui Caritas Italiana compie 45 anni, l’incontro è servito a fare un sintetico bilancio dell’impegno pastorale a servizio dei poveri e della Chiesa in Italia per orientarne il cammino futuro, alla luce delle tematiche legate all’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, all’Anno giubilare, all’enciclica Laudato si’, all’esortazione apostolica Amoris Letitia e alle ulteriori indicazioni che Papa Francesco ha dato nel discorso del 21 aprile, durante l’udienza concessa alla Caritas.
“Di fronte alle sfide e alle contraddizioni del nostro tempo – ha detto il Santo Padre – ecco l’obiettivo principale del vostro essere e del vostro agire: essere stimolo e anima perché la comunità tutta cresca nella carità e sappia trovare strade sempre nuove per farsi vicina ai più poveri, capace di leggere e affrontare le situazioni che opprimono milioni di fratelli – in Italia, in Europa, nel mondo”.
Molte le iniziative, tra cui una campagna giubilare con MISSIO e FOCSIV per“Il diritto di rimanere nella propria terra”. L’emergenza più grande che Caritas ha dovuto affrontare in Italia è stato sicuramente il terremoto, che con varie scosse a partire dal 24 agosto, ha colpito Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo, provocando quasi 300 vittime. Caritas – grazie al contributo Cei 8×1000 e alla colletta nazionale del 18 settembre indetta dalla stessa Cei in tutte le parrocchie – ha subito avviato gli interventi necessari e attivato gemellaggi di solidarietà in costante contatto con Diocesi, Delegazioni Caritas locali. . Sul versante internazionale– grazie anche al contributo del Comitato CEI 8×1000 – dall’inizio della guerra a tutto il 2016, Caritas ha sostenuto Caritas Siria e le Caritas nazionali dei Paesi del Medio Oriente che hanno accolto i rifugiati.
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Rapporto annuale 2016 e dettaglio per Paesi di intervento
Il 2017: per uno sviluppo umano integrale
“Per uno sviluppo umano integrale” è stato il titolo e il tema del 39° Convegno nazionale delle Caritas diocesane che si è svoto a Castellaneta Marina (TA),dal 27 al 30 marzo 2017. Da 155 Diocesi sono arrivati oltre 500 tra direttori e operatori di Caritas diocesane e di Caritas Italiana per riflettere sulle questioni dello sviluppo, nelle dimensioni della pastorale, della cultura e dell’operatività concreta, a livello nazionale, europeo e internazionale, con l’obiettivo di orientare il cammino futuro, alla luce delle tematiche legate al nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale istituito da Papa Francesco.
“ Vogliamo essere Chiesa esperta di umano. Non solo servizi, abbiamo da ricevere e da dare. Il nostro compito è di scandalizzare attraverso la profezia”. Così ha detto S.Em. il Card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas Italiana, nel suo saluto di apertura.
Un invito a superare quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e a mettere in discussione le “macrorelazioni”, agendo quotidianamente per la dignità di ogni uomo e di tutto l’uomo.
Una carità dunque più ampia, diretta e indiretta, volta a promuovere, emancipare persone e realtà, lavorare in rete, in alleanza con altri soggetti. Con la capacità e il coraggio di sperimentare modelli alternativi, cambiamenti di paradigmi. Un impegno che chiede alle Caritas diocesane italiane di dare il loro contributo alla grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione (LS 202). Una sfida per un cambiamento che va alimentato con la cultura, la spiritualità e l’educazione, affinché possa raggiungere sempre più persone, sempre più le nuove generazioni. Proprio sui giovani si concentra l’azione della Chiesa e papa Francesco annuncia che nell’ottobre 2018 si celebrerà il Sinodo dei Vescovi sul tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale».
Di fronti a muri ed egoismi, alla questione migranti spesso strumentalizzata a livello nazionale e internazionale, allo strapotere di economia e mercati, Caritas continua ad operare in difesa della dignità del lavoro – che è al centro della Settimana Sociale dei Cattolici a Cagliari dal 26 al 29 ottobre 2017 – della qualità della vita sulla terra, della salvaguardia dei beni comuni. Non può infatti esserci vero sviluppo senza inclusione e coesione sociale, dunque senza giustizia e solidarietà. Qualunque crescita, anche quella del Pil, va accompagnata e sostenuta con politiche sociali reali, efficaci, lungimiranti, che attivino la comunità, rifiutino l’assistenzialismo, contrastino la povertà, governino gli squilibri del mercato del lavoro e del rapporto tra domanda e offerta di servizi. Tutto questo non è impossibile, ma occorre che l’agenda politica assuma, coraggiosamente e definitivamente, il welfare come fattore di sviluppo e non come costo. In questa direzione va il memorandum per condividere il percorso di attuazione della legge delega di contrasto alla povertà firmato tra Governo e Alleanza contro la povertà, copromossa da Caritas Italiana.
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Il 2018: carità è cultura
Mentre volge al termine il decennio caratterizzato dagli Orientamenti pastorali dell’episcopato italiano “Educare alla vita buona del Vangelo”, il quadro generale in cui ci muoviamo, la prospettiva di lavoro, il traguardo, resta quello dello sviluppo umano integrale, nella linea del Sinodo dei Vescovi del prossimo ottobre sul tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale».
Un tema che Caritas ha rilanciato nel 40° Convegno nazionale che si è svolto dal 16 al 19 aprile a Abano terme nella diocesi di Padova. Un momento di confronto fondamentale per tutto il nostro servizio. Tre parole hanno orientato le riflessioni: giovani, comunità, condivisione. Tre le indicazioni emerse, da rilanciare nelle comunità sui territori: stare al passo coi tempi, essere capaci di dare risposte che sapientemente colgano le nuove povertà, saper camminare insieme ai giovani condividendo i loro problemi anche se non abbiamo soluzioni. Interrogativi aperti a cui dare risposte nuove e credibili ad ogni livello: culturale, educativo, sociale ed economico. E, per noi, pastorale.
Se si vuole dare – o restituire – speranza è necessario assumere la prospettiva della collaborazione positiva tra i diversi ambiti, nell’ottica dello sviluppo integrale dell’uomo, coinvolgendo attivamente i giovani stessi.
È dunque necessario costruire una nuova cultura popolare cristiana, intessuta di pratiche sociali, luoghi, relazioni e modelli redazionali, che sappiano evangelizzare nella vita. Con un’attenzione speciale al complesso e mutevole scenario dei media, travolto dalla “valanga” digitale che però da rischio può diventare opportunità, soprattutto in una prospettiva di partecipazione collaborativa nelle comunità.
Proprio per sensibilizzare le comunità e trovare delle alternative all’aumento delle disuguaglianze Caritas Italiana, le Ong della Focsiv e la Fondazione Missio hanno promosso una grande campagna aperta a tutti, costruita dal basso con un metodo partecipativo e che ha già visto l’adesione di molti altri organismi. Dal micro al macro, con responsabilità, uniti in un progetto di redistribuzione planetaria della ricchezza e delle opportunità, in nome del quale realizzare anche una modifica della scala delle priorità.
Sul piano nazionale l’auspicio e l’appello al nuovo Governo e al nuovo Parlamento è di proseguire e intensificare l’impegno per le persone più deboli e lavorare per un Paese che – a valle di una gravissima crisi economica – cerchi nonostante tutto di costruire territori accoglienti e inclusivi anche per i più poveri, che non dia più per scontata non solo la povertà conclamata, ma anche la dispersione scolastica dei minori, l’esclusione dei giovani che non studiano e non lavorano, la disperazione dei disoccupati, il degrado delle periferie, ecc.
Non è, insomma, questione di garantire solo la buona riuscita di una singola misura. Ma di far funzionare una politica da cui dipendono le sorti di milioni di persone.
« Auguri di un Santo Natale Scegliamo l’accoglienza per restare umani »

References: Art. 2

Art. 3

Art. 5

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 11

Art. 12

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19
 § 3

Art. 20
 § 1

Art. 21

Art. 22

Art. 23

Art. 24

Art. 25

Art. 26