Source: https://www.laleggepertutti.it/242291_la-societa-in-accomandita-per-azioni-sapa
Timestamp: 2019-05-22 16:10:18+00:00

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La società in accomandita per azioni: vantaggi e svantaggi di questo tipo di società.
Sei desideroso di scoprire cosa è una Sapa e perché questo tipo di società è così poco diffuso in Italia? Di seguito elencherò le caratteristiche di questa società ed illustrerò i principali vantaggi e svantaggi conseguenti alla costituzione di una società in accomandita per azioni Sapa.
1 Le caratteristiche di una Sapa
2 Origine ed evoluzione storica della Sapa
3 Soci accomandatari e soci accomandanti
4 Vantaggi e svantaggi della Sapa
Le caratteristiche di una Sapa
La società in accomandita per azioni (Sapa) è una società di capitali con capitale sociale pari ad almeno 50.000,00 Euro. Ciò significa che, i soggetti che decidono di creare una Sapa devono necessariamente versare alla Sapa almeno 50.000,00 in denaro oppure devono intestare alla Sapa beni di valore pari ad almeno 50.000,00 Euro.
Inoltre, la Sapa è caratterizzata dalla presenza di due diverse categorie di soci:
i soci accomandatari, i quali sono anche automaticamente amministratori della società e rispondono dei debiti della società anche con il loro patrimonio personale. In altre parole, se la Sapa ha un debito e non lo paga il creditore potrà chiedere il pagamento del debito anche al socio accomandatario. Di conseguenza, se poi neppure il socio accomandatario paga il debito della Sapa, il creditore potrà anche pignorare la casa e gli altri beni personali del socio accomandatario;
i soci accomandanti a cui i creditori della Sapa non possono richiedere il pagamento dei debiti contratti dalla Sapa. Per questo motivo, i soci accomandanti rispondono dei debiti della Sapa solamente nei limiti del denaro da loro versato alla Sapa nel momento in cui la società è stata creata (o nei limiti dei beni da loro intestati alla Sapa nel momento in cui la società è stata creata). Infatti, per pagare i debiti della Sapa sarà certamente possibile utilizzare il denaro o i beni precedentemente versati dai soci accomandanti alla Sapa, ma non sarà possibile per i creditori richiedere il pagamento direttamente ai soci accomandanti. Di conseguenza, i creditori della Sapa non potranno pignorare i beni personali dei soci accomandanti.
Nelle società in accomandita per azioni sia le partecipazioni detenute dai soci accomandatari che quelle possedute dai soci accomandanti sono incorporate in azioni. Il numero di azioni della Sapa detenute da ciascun socio dipenderà da quanto tale socio ha versato alla Sapa al momento della costituzione della società. Volendo fare un esempio, se è costituita una Sapa da un socio accomandatario che versa alla Sapa 40.000,00 e da un socio accomandante che versa alla Sapa 10.000,00, il socio accomandatario sarà proprietario di azioni di valore complessivamente pari a 40.000,00, Euro mentre il socio accomandante deterrà azioni di valore pari a 10.000,00 Euro.
La Sapa può essere quindi qualificata come un tipo di società per azioni modificato dalla presenza di uno o più soci accomandatari ai quali i creditori della Sapa potranno richiedere il pagamento dei debiti della Sapa. Ne consegue che nell’ordinamento giuridico italiano alla Sapa si applicano tutte le norme di legge introdotte per le società per azioni, con la sola eccezione degli adattamenti previsti per tenere in considerazione il particolare ruolo ricoperto dai soci accomandatari.
Già da questa definizione introduttiva si coglie la principale differenza tra la Sapa e le altre società di capitali (Spa e Srl). Infatti, nelle Spa e nelle Srl, salvo rarissime eccezioni,ai soci non può mai essere chiesto di pagare con i loro soldi personali i debiti della Sapa. Ne consegue che nelle Srl e nelle Spa i creditori sociali, qualora la società non paghi i debiti, possono pignorare soltanto i beni intestati alla società. Viceversa, nella Sapa, i creditori sociali possono sia pignorare i beni della Sapa, sia pignorare i beni personali dei soci accomandatari.
Per fare un esempio pratico supponiamo che:
due soci (un socio accomandatario ed un socio accomandante) costituiscono una Sapa;
i due soci versano alla Sapa 25.000 euro per uno (la Sapa avrà quindi un capitale sociale pari a 50.000,00 Euro);
il patrimonio della Sapa è costituito esclusivamente dai 50.000,00 Euro conferiti dai suoi soci;
la Sapa contrae un debito pari a 100.000,00 Euro;
tale debito può essere ripagato solamente in parte dalla Sapa. Infatti, la Sapa può pagare solamente 50.000,00 Euro.
Ebbene, al ricorrere di queste condizioni, il creditore che vanta un credito pari a 100.000,00, dopo aver ricevuto 50.000,00 dalla Sapa, può richiedere il pagamento dei restanti 50.000,00 Euro solo al socio accomandatario e non anche al socio accomandante. Inoltre, qualora il socio accomandatario non paghi volontariamente, il creditore potrà pignorare beni di proprietà del socio accomandatario per un valore massimo pari a 50.000,00 Euro
Origine ed evoluzione storica della Sapa
Le prime società in accomandita per azioni furono costituite in Francia verso la metà del XVIII secolo quando si diffuse una particolare forma di organizzazione societaria in cui alcuni soci erano obbligati a pagare i debiti della società anche utilizzando i loro soldi ed i loro beni personali. Nel modello francese, le azioni di proprietà dei soci accomandatari non potevano essere cedute a terzi senza il consenso unanime degli altri soci, mentre le azioni possedute dai soci accomandanti potevano essere liberamente traferite a terzi.
In Francia questa nuova forma di organizzazione societaria venne recepita nel Code de Commerce del 1807 che ne disciplinò il funzionamento. Tale organizzazione societaria ebbe un grandissimo successo in Francia soprattutto per un motivo di carattere pratico: mentre per costituire una società per azioni era necessaria una preventiva autorizzazione dello Stato, la società in accomandita per azioni era sottratta a tale obbligo. Infatti, per questo tipo di società si riteneva che la circostanza che i soci accomandatari fossero tenuti a rispondere dei debiti sociali anche con il proprio patrimonio personale fosse una garanzia sufficiente per consentire alla società di operare tra il pubblico a prescindere dalla preventiva autorizzazione governativa.
Il modello di società in accomandita per azioni francese venne poi recepito anche in Italia prima nel Codice di Commercio del 1865 e nel Codice di Commercio del 1882 e poi, successivamente, nel Codice Civile del 1942. Più in particolare, il Legislatore italiano, nel regolamentare l’attività della Sapa, aveva auspicato un diffuso utilizzo di questo strumento societario. La Sapa era infatti ritenuta un modello societario ideale per favorire lo sviluppo delle imprese italiane in quanto gli imprenditori, costituendo una Sapa, avrebbero potuto cercare nuovi investitori disposti ad investire denaro nell’attività imprenditoriale senza però dover cedere a questi ultimi il controllo e la gestione della suddetta attività di impresa.
Nel modello ipotizzato dal legislatore italiano:
da un lato, i nuovi investitori avrebbero rafforzato la Sapa versando denaro o intestando beni alla società ed acquisendo così azioni della stessa. Tali investitori sarebbero divenuti così soci accomandanti;
da un altro lato, l’imprenditore originario avrebbe potuto beneficiare di uno sviluppo della sua impresa, conseguente al fatto che nuovi investitori avrebbero versato denaro nella Sapa, senza però perdere il controllo della Sapa. L’imprenditore avrebbe infatti rivestito la qualifica di socio accomandatario ed in tale qualità avrebbe potuto continuare ad amministrare e dirigere la sua impresa commerciale senza dover subire ingerenze dei soci accomandanti.
In tale modello organizzativo, come detto, il socio accomandatario avrebbe però dovuto accettare il rischio di dover pagare i debiti contratti dalla Sapa anche utilizzando il suo denaro ed i suoi beni personali. Per questo motivo, in Italia gli auspici del Legislatore sono stati disattesi e la struttura organizzativa della Sapa è stata adottata da pochissimi imprenditori commerciali.
Infatti, al marzo 2008 risultavano iscritte al registro delle imprese solamente 158 Sapa. I motivi di questo insuccesso, come accennato, sono probabilmente da ricercarsi negli strumenti alternativi alla Sapa attraverso cui gli imprenditori italiani hanno potuto rafforzare economicamente le proprie società senza però perderne la direzione ed il controllo.
Infatti, invece di adottare il modello della Sapa, che per il socio accomandatario determina il rischio di dover pagare i debiti della società anche con i suoi beni personali, gli imprenditori italiani hanno preferito creare delle Spa o delle Srl e mantenere il controllo delle società conservando la maggioranza assoluta delle Spa o delle Srl oppure sottoscrivendo degli appositi accordi con gli altri soci (cd. patti parasociali) in forza dei quali l’imprenditore fondatore dell’impresa è riuscito a conservare il diritto di dirigere e amministrare la società.
In tal modo, gli imprenditori hanno beneficiato del maggior vantaggio garantito dalle Spa e dalle Srl in quanto in tali società ai soci non può essere richiesto di pagare i debiti sociali con denaro e beni personali.
Il patto parasociale è un accordo contrattuale sottoscritto tra due o più soci con cui, ad esempio, ci si può accordare per garantire al socio il diritto di essere nominato amministratore della società. Da ciò si capisce che, sottoscrivendo un patto parasociale, un socio di una Spa o di una Srl, può raggiungere un vantaggio analogo a quello che avrebbe ottenuto nella sua qualità di socio accomandatario di Sapa senza però dover subire i rischi connessi alla qualifica di socio accomandatario.
Volendo fare due esempi pratici, un socio di una Srl o di una Spa potrebbe continuare a controllare la società in due modi:
in primo luogo, il socio fondatore potrebbe decidere di rimanere proprietario del 51% delle azioni della Spa (o una quota pari a 51 % del capitale sociale della s.r.l.). In tal modo, il socio rafforzerebbe patrimonialmente la società cedendo a terzi una partecipazione di minoranza, ma, al tempo stesso, conservando la maggioranza assoluta, manterrebbe il controllo ed il diritto di gestire la società;
in secondo luogo, il socio fondatore potrebbe cedere a terzi una partecipazione superiore al 50 % del capitale sociale della Spa o della Srl, ma contestualmente alla cessione, potrebbe sottoscrivere con i nuovi soci un patto parasociale in forza del quale i nuovi soci si impegnano a far amministrare la società dal socio fondatore. In tal modo, il socio fondatore, pur avendo perso la maggioranza, continuerebbe a gestire la società da lui fondata in forza del patto parasociale.
Alla luce di questi esempi, si comprende quindi che gli imprenditori italiani hanno studiato ed adottato delle tecniche alternative rispetto alla creazione di una Sapa. Tali tecniche hanno permesso agli imprenditori italiani di coinvolgere nuovi investitori in società senza perdere il diritto di controllare e dirigere la società.
Come detto, tali tecniche sono state preferite rispetto alla Sapa in quanto, a differenza della Sapa, hanno consentito all’imprenditore di non dover rispondere anche con i suoi beni personali per i debiti della società. Invero, in Italia un certo interesse per la struttura della Sapa si è avuto solamente a partire dalla seconda metà degli anni ottanta, quando alcune grandi famiglie dell’imprenditoria italiana hanno utilizzato la Sapa in funzione di holding finanziaria. Si pensi, ad esempio, alla Giovanni Agnelli C Sapa o alla Pirelli C. Sapa (che peraltro è stata successivamente trasformata in Spa), tali società sono state comunemente denominate casseforti di famiglia.
Il legislatore, quando si riferisce al socio accomandatario della Sapa, usa indifferentemente i termini amministratore o socio accomandatario, quasi fossero sinonimi. Non si tratta di una svista, ma del riflesso di uno dei principi più importanti della disciplina della Sapa.
Vi è infatti un collegamento non derogabile tra la carica di amministratore e la qualifica di socio accomandatario. Infatti, i soci accomandatari sono di diritto amministratori della società [1] cosicché la qualifica di socio accomandatario viene assunta automaticamente nel momento in cui è accettata la carica di amministratore [2].
Inoltre, la posizione di potere dei soci accomandatari all’interno della Sapa non si esaurisce con l’esercizio della carica di amministratori. A ciascun socio accomandatario è infatti riconosciuto un diritto di veto rispetto ad eventuali decisione dell’assemblea dei soci della Sapa aventi ad oggetto la nomina di nuovi soci accomandatari-amministratori. D’altronde, la rilevanza della figura del socio accomandatario si manifesta in molteplici norme di legge del codice civile. Innanzitutto, i soci accomandatari devono essere indicati nell’atto costitutivo della Sapa [3].
In secondo luogo, la revoca degli amministratori-accomandatari e la loro sostituzione devono essere approvate dai soci con particolari maggioranze qualificate [4]. È agevole osservare come tali previsioni contribuiscano ad attribuire una notevole stabilità alla posizione dei soci accomandatari.
Come detto, se necessario, i soci accomandatari devono pagare i debiti della Sapa anche utilizzando il loro denaro o i loro beni personali. La responsabilità personale dei soci accomandatari è comunque sussidiaria infatti i creditori sociali potranno richiedere il pagamento dei debiti della Sapa direttamente ai soci accomandatari solo se la Sapa non ha abbastanza denaro per pagare i suoi debiti [5].
Inoltre, al socio accomandatario non può essere chiesto di pagare i debiti della Sapa sorti dopo che il socio sia cessato dalla carica di amministratore [6]. Qualora il socio accomandatario ceda tutte o alcune delle sue azioni ad un terzo, quest’ultimo non assume automaticamente la qualifica di socio accomandatario. Tale qualifica verrà infatti acquisita solamente se il nuovo socio è nominato anche amministratore [7].
Da ultimo, si osserva che se nella Sapa vengono a mancare tutti i soci accomandatari la società andrà sciolta a meno che, entro il termine di 180 giorni non sia nominato almeno un nuovo socio accomandatario. La responsabilità dei soci accomandanti è delimitata nel codice [8] in cui si specifica che questi ultimi rispondono dei debiti contratti dalla Sapa solamente nei limiti del denaro versato o dei beni intestati alla Sapa al momento della sua costituzione.
Vantaggi e svantaggi della Sapa
Dopo aver letto l’articolo ti stai chiedendo se costituire una Sapa sia o meno conveniente? Di seguito, troverai un riassunto conclusivo di vantaggi e svantaggi connessi alla costituzione di una Sapa. La Sapa offre ad un imprenditore l’indubbio vantaggio di poter coinvolgere in società nuovi investitori senza cedere a questi ultimi il diritto di dirigere la Sapa. Per far ciò:
l’imprenditore dovrebbe rivestire la qualifica di socio accomandatario;
i nuovi investitori dovrebbero rivestire la qualifica di soci accomandanti.
Così facendo l’imprenditore/socio accomandatario andrebbe però incontro ad un rischio di carattere economico: egli, infatti, potrebbe dover pagare i debiti della Sapa anche con il suo denaro o con i suoi beni personali. Di conseguenza, un creditore della Sapa potrebbe anche pignorare i beni personali del socio accomandatario. Costituendo una Sapa l’imprenditore perderebbe quindi il principale vantaggio di cui beneficerebbe costituendo una diversa società di capitali (Spa o Srl).
Alla luce di quanto precede, in un’ottica di contemperamento tra vantaggi e svantaggi, sembra più conveniente per l’imprenditore creare una Spa o una Srl ed utilizzare diverse tecniche per coinvolgere nuovi soci senza perdere il controllo della società (es. detenere la maggioranza del capitale sociale o sottoscrivere patti parasociali).
[1] Art. 2455 cod. civ.
[2] Art. 2457 cod. civ.
[3] Art. 2455 cod. civ.
[4] Art. 2368 e 2369 cod. civ.
[5] Art. 2461 cod. civ.
[6] Art. 2461 cod. civ.
[7] Art. 2457 cod. civ.
[8] Art. 2452 cod. civ.

References: Art. 2455
 Art. 2457
 Art. 2455
 Art. 2368
 Art. 2461
 Art. 2461
 Art. 2457
 Art. 2452