Source: https://news.avvocatoandreani.it/doc/cassazione-civile-sez-iii-sentenza-29332-del-2017-104078.html
Timestamp: 2020-02-24 09:10:50+00:00

Document:
Cassazione civile Sez. III Sentenza n. 29332 del 07/12/2017
L.R., N.F., N.M., N.E., N.P., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA FABIO MASSIMO 60, presso lo studio dell'avvocato ENRICO CAROLI, rappresentati e difesi dall'avvocato VINCENZO PALTRINIERI giusta procura a margine del ricorso;
ZURIGO INSURANCE PLC, in persona del suo procuratore speciale Dott. M.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MONTE ZEBIO 28, presso lo studio dell'avvocato GIUSEPPE CILIBERTI, che la rappresenta e difende giusta procura in calce al controricorso;
udito l'Avvocato MARCO ARIENTI per delega.
3. Il secondo motivo censura la Corte per avere negato il risarcimento del danno parentale ai nipoti (ex filio) non conviventi con la vittima, affermando che "la lesione da perdita del rapporto parentale subita da soggetti estranei al ristretto nucleo familiare come nel caso di specie è risarcibile ove sussista una situazione di convivenza, quale connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l'intimità delle relazioni di parentela anche allargate, solo in tal modo assumendo rilevanza giuridica il collegamento tra danneggiato primario e secondario".
Sostengono i ricorrenti che, in conformità a giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 15019/2005 e Cass. Pen. n. 29735/2013) e di merito, il rapporto tra nonno e nipote deve essere riconosciuto come "legame presunto che legittima il risarcimento per la perdita familiare", a prescindere dal rapporto di convivenza.
3.1. Il motivo è fondato, in conformità al principio secondo cui, "in caso di domanda di risarcimento del danno non patrimoniale "da uccisione", proposta iure proprio dai congiunti dell'ucciso, questi ultimi devono provare la effettività e la consistenza della relazione parentale, rispetto alla quale il rapporto di convivenza non assurge a connotato minimo di esistenza, ma può costituire elemento probatorio utile a dimostrarne l'ampiezza e la profondità, e ciò anche ove l'azione sia proposta dal nipote per la perdita del nonno; infatti, non essendo condivisibile limitare la "società naturale", cui fa riferimento l'art. 29 Cost., all'ambito ristretto della sola cd. "famiglia nucleare", il rapporto nonni-nipoti non può essere ancorato alla convivenza, per essere ritenuto giuridicamente qualificato e rilevante, escludendo automaticamente, nel caso di non sussistenza della stessa, la possibilità per tali congiunti di provare in concreto l'esistenza di rapporti costanti di reciproco affetto e solidarietà con il familiare defunto" (Cass. n. 21230/2016), in tali termini dovendosi considerare superato il diverso orientamento richiamato dalla sentenza impugnata.
Deve dunque ritenersi che anche il legame parentale fra nonno e nipote consenta di presumere che il secondo subisca un pregiudizio non patrimoniale in conseguenza della morte del primo (per la perdita della relazione con una figura di riferimento e dei correlati rapporti di affetto e di solidarietà familiare) e ciò anche in difetto di un rapporto di convivenza, fatta salva, ovviamente, la necessità di considerare l'effettività e la consistenza della relazione parentale ai fini della liquidazione del danno.
4.1. Il motivo è inammissibile, poichè, senza censurare adeguatamente la sentenza (nella parte in cui ha evidenziato la genericità dell'analogo motivo di appello, in quanto "non supportato da alcuna motivazione, al limite dell'inammissibilità") e senza individuare alcun error iuris, si limita a sollecitare un diverso apprezzamento di merito sull'adeguatezza della misura del risarcimento spettante alla minore.
5. Il quarto motivo impugna la sentenza "nella parte in cui non è stato integralmente risarcito il danno non patrimoniale subito da N.E.", cui è stato liquidato un importo di 180.000,00 Euro a fronte dei 220.000,00 Euro liquidati alla sorella.
5.1. Il motivo è inammissibile, poichè non è sindacabile l'apprezzamento (di merito) che ha condotto la Corte a ritenere che il figlio non convivente avesse subito un pregiudizio meno grave di quello della sorella convivente col padre, trattandosi di una valutazione basata su indici oggettivi (l'allontanamento dalla casa paterna, il "naturale affrancamento" dai genitori e il diverso atteggiarsi dei rapporti con essi nella vita quotidiana) che sì prestano a giustificare una liquidazione differenziata del danno.
6. Il quinto motivo censura la sentenza "nella parte in cui non è stato integralmente risarcito il danno non patrimoniale iure hereditatis": si assume che gli importi liquidati (1.000,00 Euro per la vedova e per ciascun figlio) "si appalesano assolutamente inadeguati", sia alla luce di precedenti giurisprudenziali che avevano liquidato importi molto superiori, sia alla luce del riconoscimento del danno da perdita della vita compiuto da Cass. n. 1361/2014.
7. Accolto pertanto il secondo motivo e dichiarata l'inammissibilità dei restanti, la sentenza va cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio alla Corte di merito, che provvederà anche sulle spese di lite.

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 Cass. 
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