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Timestamp: 2020-07-07 16:36:20+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19249 del 28/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19249 del 28/09/2016
Cassazione civile sez. VI, 28/09/2016, (ud. 08/06/2016, dep. 28/09/2016), n.19249
sul ricorso 10293-2015 proposto da:
M.L.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
rappresentata e difesa dall’avvocato DARIO VLADIMIRO GAMBA giusta
A.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FLAMINIA
395, presso lo studio dell’avvocato MARCO DE VINCENTIIS RESTA,
rappresentato e difeso dall’avvocato GUIDO CARDELLO giusta procura
avverso la sentenza n. 1827/2014 della CORTE D’APPELLO di TORINO del
26/09/2014, depositata il 15/10/2014;
– M.L.M. convenne in giudizio A.G., chiedendo l’accertamento dell’inesistenza di diritti del convenuto sui loculi cimiteriali a lei assegnati in uso esclusivo e la condanna dello stesso alla rimozione della salma di B.C., al ripristino dei luoghi e al risarcimento del danno;
– nella resistenza del convenuto, il Tribunale di Asti rigettò le domande attoree;
– sul gravame proposto dalla M., la Corte di Appello di Torino confermò la pronuncia di primo grado;
– per la cassazione della sentenza di appello ricorre M.L.M. sulla base di tre motivi;
– il primo e il secondo motivo di ricorso (con i quali si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., nonchè l’omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio, per avere la Corte di Appello ritenuto non proposta la domanda di adempimento dell’obbligazione assunta dal convenuto in sede di remissione della querela, circa lo spostamento altrove della salma della propria madre) appaiono manifestamente infondati, in quanto le censure afferiscono all’interpretazione della domanda giudiziale che è stata oggetto di attento esame da parte dei giudici di merito, i quali hanno motivatamente espresso il loro convincimento sul punto, dovendosi peraltro ricordare che l’interpretazione della domanda giudiziale costituisce un giudizio di fatto incensurabile in sede di legittimità in presenza di una motivazione esente da vizi logici e giuridici (Sez. 1, Sentenza n. 5876 del 11/03/2011, Rv. 617196):
– il terzo motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e falsa applicazione di norme di diritto) appare inammissibile per non avere indicato la ricorrente le disposizioni di legge violate nè per avere svolto argomenti che consentano di individuarle con puntualità, dovendosi ritenere;
– secondo la giurisprudenza di questa Corte, dalla quale non v’è ragione di discostarsi – che, quando nel ricorso per cassazione è denunziata violazione o falsa applicazione di norme di diritto, il vizio della sentenza previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, deve essere dedotto, a pena di inammissibilità, non solo mediante la puntuale indicazione delle norme asseritamente violate, ma anche mediante specifiche argomentazioni, intese motivatamente a dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto, contenute nella sentenza gravata, debbono ritenersi in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornita dalla dottrina e dalla prevalente giurisprudenza di legittimità (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 635 del 15/01/2015, Rv. 634359);
– il Collegio condivide la proposta di definizione contenuta nella relazione ex art. 380-bis c.p.c., alla quale non sono stati mossi rilievi critici, dovendosi peraltro osservare che le censure non colgono la ratio decidendi della sentenza impugnata, costituita dalla qualificazione dei loculi come “sepolcro gentilizio”;
– il ricorso, pertanto, deve essere rigettato, con conseguente condanna della ricorrente alla rifusione delle spese del presente giudizio di legittimità;
rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 2.700,00 (duemilasettecento), di cui 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

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 art. 380
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