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Timestamp: 2020-08-11 22:57:24+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18287 del 25/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18287 del 25/07/2017
Cassazione civile, sez. lav., 25/07/2017, (ud. 21/03/2017, dep.25/07/2017), n. 18287
sul ricorso 26861-2012 proposto da:
avverso la sentenza n. 582/2012 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 26/07/2012 R.G.N. 2493/2011.
che la Corte di Appello di Milano ha respinto l’impugnazione proposta dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca avverso la sentenza del locale Tribunale, che aveva dichiarato il diritto di D.R., assunta con contratti a tempo determinato nel comparto scuola, a vedersi riconoscere l’anzianità di servizio ai fini della quantificazione del trattamento retributivo ed aveva condannato il Ministero ad adeguare la retribuzione della ricorrente a quella corrispondente alla anzianità di servizio maturata con la reiterazione dei contratti e al risarcimento dei danni nella misura delle differenze retributive conseguenti al mancato computo dei vari periodi di servizio, oltre interessi legali;
che il primo motivo di ricorso denuncia, con unico motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6; violazione del D.L. n. 70 del 2011, art. 9, comma 18 come convertito dalla L. n. 106 del 2011; della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4; del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, art. 526; della direttiva 99/70/CE”. Sostiene, in sintesi, il Ministero ricorrente che le supplenze stipulate per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo sulla base della normativa di settore non viola la direttiva comunitaria, che ha come finalità solo quella di coniugare le esigenze di flessibilità del lavoro e di sicurezza dei lavoratori, per cui attribuisce rilievo alle esigenze di specifici settori, che giustificano il ricorso alla tipologia contrattuale e le differenziazioni fra lavoratori a tempo determinato ed indeterminato;
che il secondo motivo, con cui si censura il capo della sentenza relativo al rigetto dell’eccezione di prescrizione, è inammissibile innanzitutto perchè l’Amministrazione ricorrente non indica in che termini la questione prospettata nel motivo potrebbe incidere nella fattispecie concreta, ossia se e in quale misura la pretesa della controricorrente potrebbe essere paralizzata dalla eccepita prescrizione quinquennale; che nel giudizio di cassazione l’interesse alla impugnazione va valutato in relazione ad ogni singolo motivo e non può consistere in un mero interesse astratto ad una più corretta soluzione di una questione giuridica, non avente riflessi sulla decisione adottata, bensì deve essere apprezzato in relazione all’utilità concreta derivabile dall’eventuale accoglimento del gravame alla parte (Cass. nn. 13373/2008 e 15353/2010), utilità che deve potere essere desunta dagli elementi che la parte è tenuta ad indicare nel ricorso; che, in conclusione, il ricorso va respinto;

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art. 9
 art. 4
 art. 526
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