Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2621-codice-civile-false-comunicazioni-sociali
Timestamp: 2018-08-21 03:41:42+00:00

Document:
Codice civile Art. 2621 codice civile: False comunicazioni sociali
La stessa pena si applica anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi (1).
Amministratore: organo della società che svolge attività di gestione e di rappresentanza, dando così esecuzione al contratto sociale.
Direttore generale: dirigente che svolge attività di alta gestione della società; coadiuva gli amministratori, di fronte ai quali si trova in una posizione di subordinazione [v. 2396].
Sindaci: membri del collegio sindacale, organo di controllo interno della società [v. 2335]; il sistema dei controlli interni delle s.r.l. è stato semplificato con l’introduzione dell’organo monocratico di controllo (sindaco unico) [v. 2477].
Liquidatori: soggetti cui la legge attribuisce compiti di cura e gestione del procedimento di liquidazione del patrimonio sociale; in particolare, la funzione fondamentale dei (—) è quella di definire i rapporti della società con i terzi, al fine di consentire la ripartizione del patrimonio residuo fra i soci, compiendo tutti gli atti utili alla liquidazione (pagamento dei debiti, riscossione dei crediti, formazione del bilancio finale).
Gruppi di società: si parla di (—) nei casi di frammentazione di una pluralità di società, per cui a ciascuna delle società componenti il gruppo corrisponde, quale oggetto sociale, un distinto settore di attività, o una distinta fase del processo produttivo. Al vertice del (—) si pone una società madre, o capogruppo, detta anche holding, la quale, di solito, non svolge alcuna attività di produzione o di scambio, ma si limita a dirigere le società del gruppo, controllandole mediante il possesso del pacchetto di maggioranza del capitale sociale (controllo di diritto) o con la possibilità di imporre la propria volontà in assemblea (controllo di fatto).
(1) Articolo così sostituito dall’art. 9, comma 1, l. n. 69/15.
Il giudice dell'esecuzione deve disporre la revoca della sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta impropria da reato societario pronunciata prima dell'entrata in vigore del d.lg. n. 61 del 2002 se, sulla scorta di quanto accertato con la sentenza passata in giudicato, si possa escludere che la commissione del reato societario abbia cagionato o concorso a cagionare il dissesto della società. (In applicazione del principio, la Corte ha escluso che andasse revocata la sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta impropria in un'ipotesi in cui risultava dalla sentenza irrevocabile che la commissione del delitto di false comunicazioni sociali aveva aggravato lo stato di dissesto e, quindi, aveva concorso a cagionarlo). Rigetta, App. Torino, 19/04/2012
Cassazione penale sez. I 22 aprile 2013 n. 42116
Integra il reato di bancarotta impropria da reato societario l'amministratore di società che esponga nel bilancio dati non veri al fine di occultare la sostanziale perdita del capitale sociale, evitando così che si palesasse la necessità di procedere al suo rifinanziamento o alla liquidazione della società, provvedimenti la cui mancata adozione determinava l'aggravamento del dissesto di quest'ultima. Rigetta, App. Milano, 17/01/2012
Cassazione penale sez. V 12 aprile 2013 n. 28508
Il reato di bancarotta impropria da reato societario sussiste anche quando la condotta illecita abbia concorso a determinare anche solo un aggravamento del dissesto già in atto della società. Rigetta, App. Bologna, 11/05/2011
Cassazione penale sez. V 11 gennaio 2013 n. 17021
Integra il reato di bancarotta impropria da reato societario l'amministratore che, attraverso mendaci appostazioni nei bilanci, simuli un inesistente stato di solidità della società, consentendo così alla stessa di ottenere nuovi finanziamenti bancari ed ulteriori forniture, giacché, agevolando in tal modo l'aumento dell'esposizione debitoria della fallita, determina l'aggravamento del suo dissesto. Rigetta, App. Bologna, 11/05/2011
In tema di false comunicazioni sociali, a seguito delle modifiche introdotte dal d.lg. n. 61 del 2002 la punibilità è esclusa se la condotta incriminata non altera in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società, ovvero, in via alternativa, non determina una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al cinque per cento o una variazione del patrimonio netto non superiore all'uno per cento, ferma restando ai fini della configurabilità del reato l'irrilevanza di valutazioni estimative che singolarmente considerate non differiscano in misura non superiore al dieci per cento rispetto a quella corretta. Annulla in parte con rinvio, App. Messina, 18/04/2011
Cassazione penale sez. V 14 dicembre 2012 n. 3229
La fattispecie di false comunicazioni sociali di cui agli art. 2621 e 2622 c.c. individua le condotte penalmente rilevanti sia nell'esposizione dei fatti materiali che non rispondono ad una concreta o veritiera realtà sia nell'omissione di dati o di informazioni la cui comunicazione è prevista da disposizioni normative e tende a tutelare la veridicità, la chiarezza e la completezza delle informazioni relative all'esercizio dell'attività, in linea con la funzione attribuita al bilancio dai principi ispiratori della sua disciplina. (Nella specie, la Corte ha ritenuto configurabili i gravi indizi di reato in relazione all'annotazione in bilancio, sotto voci non corrispondenti alla reale natura delle operazioni, di flussi in entrata di ingenti somme di denaro riconducibili all'emissione di fatture per operazioni inesistenti e a comportamenti finalizzati all'evasione fiscale).
Cassazione penale sez. II 16 novembre 2012 n. 3397
Il ricorso alla prova logica può costituire un valido supporto all'affermazione di colpevolezza soltanto quando a ciò si pervenga in esito all'esclusione di ogni ipotesi alternativa razionalmente apprezzabile (nella specie, relativa all'accusa di bancarotta fraudolenta, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di condanna emessa nei confronti di un imprenditore. I giudici del merito avevano ritenuto che il drastico calo delle rimanenze finali di magazzino dovesse considerarsi incompatibile con l'ammontare delle perdite, conseguenti alla diminuzione delle vendite rispetto alle annate precedenti; da tali considerazioni avevano tratto il convincimento che le giacenze di magazzino iscritte in bilancio negli anni precedenti fossero sopravvalutate, in misura eccedente la soglia di punibilità fissata dall'art. 2621, comma terzo, c.c., e che il vistoso calo registrato fosse finalizzato a regolarizzare il dato in vista della domanda di concordato preventivo. La Corte ha cassato tale decisione, atteso che i giudici ritenuto avevano omesso di valutare la possibilità che il dato contabile apparso anomalo fosse il portato di una politica imprenditoriale di contrazione degli acquisti, del tutto plausibile e meritevole di verifica).
Cassazione penale sez. V 28 novembre 2012 n. 12311

References: Art. 2621
 sentenza 
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 art. 2621
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