Source: http://www.impresedelsud.it/agenzia-delle-entrate-ecco-i-nomi-dei-falsi-dirigenti/
Timestamp: 2018-06-20 03:52:11+00:00

Document:
Agenzia delle Entrate. Ecco i nomi dei falsi dirigenti. - Imprese del Sud
Accertamenti fiscali, cartelle esattoriali, lo scandalo della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittime le nomine dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate.
Dopo lo scandalo sollevato, davanti a tutti la nazione, dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittime le nomine a “dirigente” di ben 787 funzionari dell’Agenzia delle Entrate senza aver sostenuto un pubblico concorso, è caccia grossa alla ricerca dei nomi dei soggetti coinvolti nell’assurda vicenda. Soggetti che, peraltro, hanno anche percepito le indennità da dirigente e che ora saranno costretti a rinunciarvi (leggi “Il secondo bando di concorso all’Agenzia delle Entrate”).
Si è scatenata, in tutta Italia, una vera e propria caccia all’uomo. Le associazioni di tutela dei consumatori hanno fatto istanza di accesso agli atti amministrativi per conoscerne gli estremi; qualche politico ha presentato interrogazione parlamentare.
Noi, invece, grazie al sito http://www.laleggepertutti.it/ vi forniamo un documento ufficiale dal quale si potrebbero ritrovare i nomi dei soggetti coinvolti nella causa e relativa sentenza della Corte Costituzionale.
È molto probabile che i nomi che troverete nell’ordinanza – che qui sotto vi riportiamo in forma integrale, così come pubblicata dalla Gazzetta – siano proprio quelli dei funzionari interessati al rigetto del ricorso e che, per ciò, si erano costituiti in causa.
Ovviamente, ciò che dovrete fare è verificare se, all’interno di tale elenco, vi è il nome del direttore della locale agenzia delle entrate che ha firmato il vostro accertamento fiscale all’epoca notificato.
Franca Pani, Anna Maria Pirarba, Maria Luigia Podda, Maria Rosaria Randaccio, Milvia Sanna, Nicolosa Sirca, Gavina Solinas, Serenella Sollai, Guido Guida, Pasquale Di Cecco, Moreno Caloni, Saverio Silvagni, Sergio Caiazzo, Orlando Vecchione, Carmine De Lucia, Maria Giuseppa Imperato, Michele Maiorano, Luisa Paola Giancristoforo, Raffaello Russo, Massimo Apperti, Luciana Gagliardi, Mariella De Fusco, Fabio Mammo Zagarella, Francesca Ferrato, Stefano Lo Monaco, Giovanni Inglese, Costanza Barbaro, Valeria Garofalo, Salvatore Di Giglia, Carolina Tagliarini, Daniele Alibrandi, Anna Maria Ferrauto, Patrizia Speciale, Antonella Mazzola, Marcello Ampola, Maurizio Palana, Silvana Fundaro’; Alfonso Chiancone, Vito Malanga, Antonella Corronca, Antonio Cantiani, Maddalena Paola Arno’, Danila Giorgio, Filippo Ciaravella, Federico Macaddino, Marilisa Civran, Nicola Nitti, Anna Barone, Tiziana Ceglie, Angela Trombetta, Mariarosaria Limitone, Marta Piccinini, Maria Luana Calabrese, Silvana Sapuppo, Patrizia Stile, Teresa Vita Coppola, Ida Abate, Giovanni Spinosa, Sergio Giusto, Nicolo’ Xerra’, Maria Grazia Matilde Orlandi, Angela Stigliani, Silvano Molinari, Maria Gabriella Imbesi, Antonina Giordano, Chiara Adamo, Enrica Scipioni, Vincenzo Ciappina, Fausto Corsetti, Gaetano Mauro, Augusto Zucaro, Filippo Valenti, Stefano Morzilli, Valeria Mangia, Gianfranco Marra, Oronzo Panatese, Gianfranco Campinopoli, Paola Pagliara, Vincenzo Giovanni Tommasi, Anna Rita Carati, Patrizia Rosa De Giorgi, Antonella Fincchiaro, Maria Luisa Buscemi, Maria Germana Barna’, Concettina Castiglione, Francesca Grasso, Concetta Morreale, Rosa Fusco, Emanuele Coronato, Angelo Falcone, Giuseppe Murgia, Giuseppe Perricone, Vincenzo Gaeta, Francesco Calderone, Liborio Pirrone, Andrea, Vaccaro, Giuseppe Perrella, Calogero Sciano’, Germania Elisabetta Farinacci, Margherita Tartarino, Adele Guerrizio, Michelina Presutti, Renato Sottile, Antonella Terzano, Annamaria Zampino, Clorinda Monaco, Walter Petrone, Fiore Antonio Carpenito, Elisabetta Di Tullio, Luigi Luppola, Luca Cogliandro, Eleuterio Lancia, Antonio Laviola, Aniello Napolitano, Chiara Portovecchio, Francesco Vernagallo, Maria Teresa Pirelli, Luigi Sposito, Ernesto Di Carlo, Nicola Currado, Mauro Perno, Elvira Corino, Angelo Bellusci, Guido Aloisio, Rosalba Barra, Adriana Maria Pietropaolo, Mario Di Bello, Ernesto Braca, Raimondo Scauzillo, rappresentati e difesi dall’avv. Carmine Medici, con domicilio eletto presso Carmine Medici in Roma, via Properzio, 37; Sul ricorso numero di registro generale 2203 del 2012, proposto da: Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa per legge dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria in Roma, via dei Portoghesi, 12; Contro Dirpubblica (Federazione dei Funzionari, delle Elevate Professionalita’, dei Professionisti e Dirigenti delle P.A., rappresentato e difeso dall’avv. Carmine Medici, con domicilio eletto presso Carmine Medici in Roma, via Properzio, 37;
quanto al ricorso n. 2979 del 2011: della sentenza del T.A.R. Lazio – Roma: Sezione II n. 00260/2011, resa tra le parti, concernente conferimento incarichi dirigenziali a funzionari privi della qualifica dirigenziale; quanto al ricorso n. 8834 del 2011: della sentenza del T.A.R. Lazio – Roma: Sezione II n. 06884/2011, resa tra le parti, concernente conferimento di incarichi dirigenziali in favore dei funzionari non in possesso della qualifica dirigenziale; quanto al ricorso n. 2203 del 2012: della sentenza del T.AR Lazio – Roma: Sezione II n. 07636/2011, resa tra le parti, concernente selezione-concorso per reclutamento di 175 dirigenti di seconda fascia. Visti i ricorsi in appello e i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio di Dirpubblica – Federazione dei Funzionari, delle Elevate Professionalita’, dei Professionisti e dei Dirigenti delle Pa; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell’udienza pubblica del giorno 3 luglio 2012 il Cons. Oberdan Forlenza e uditi per le parti gli avvocati Carmine Medici, Aristide Police, Amedeo Elefante e Fabrizio Fedeli (avv.ti St.); 1. Con l’appello r.g. n. 2979/2011, l’Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza 13 gennaio 2011, n. 260, con la quale il TAR per il Lazio, sez. II, non definitivamente pronunciando sul ricorso proposto dall’organizzazione sindacale Dirpubblica, ha rigettato le questioni preliminari di inammissibilita’ del ricorso e disposto istruttoria. La controversia concerne, in sostanza, la delibera del Comitato di gestione dell’Agenzia delle Entrate, con la quale e’ stato modificato l’art. 24 del regolamento di amministrazione, consentendo il conferimento, fino al 31 dicembre 2010, di incarichi dirigenziali in favore di funzionari non in possesso della relativa qualifica. La sentenza impugnata, sulla base di una pluralita’ di considerazioni, ha riconosciuto la legittimazione ad agire della Dirpubblica, quale soggetto titolare di interessi collettivi. Avverso tale decisione sono stati proposti motivi di appello, essenzialmente volti a sostenere l’error in iudicando della sentenza appellata, stante il difetto di legittimazione attiva dell’organizzazione sindacale, in quanto portatrice di interessi non omogenei, laddove in tanto puo’ essere riconosciuta la titolarita’ di posizioni di interesse collettivo, in quanto queste siano comuni a tutti i componenti dell’associazione. Hanno spiegato intervento ex artt. 108 e 109, comma 2, Cpa, una pluralita’ di funzionari terzi controinteressati (Imparato ed altri; Nicolo’), in quanto «titolari di incarichi dirigenziali ai sensi dell’art. 24 del Regolamento», anch’essi in particolare rilevando il difetto di legittimazione attiva della Dirpubblica. Si e’ costituita in giudizio l’appellata Dirpubblica e all’udienza di trattazione, la causa e’ stata riservata in decisione. 2. Con l’appello n. 8834/2011 r.g., l’Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza 1° agosto 2011, n. 6884, con la quale il TAR per il Lazio, sez. II, all’esito dell’istruttoria disposta con sentenza n. 260/2011, in accoglimento del ricorso proposto da Dirpubblica, ha annullato la delibera del Comitato di gestione dell’Agenzia delle Entrate, con la quale e’ stato sostituito l’art. 24 del Regolamento di amministrazione della medesima Agenzia. La sentenza – dichiarata la giurisdizione del giudice amministrativo – afferma, in particolare: la delibera del Comitato di gestione impugnata, come gia’ analoghe delibere adottate fin dal 2006, «ha perpetuato fino al 31 dicembre 2010 la prassi del conferimento di incarichi dirigenziali, asseritamente in provvisoria reggenza, a copertura di posizioni dirigenziali vacanti», incarichi conferiti a funzionari non dirigenti; «configurandosi il conferimento di un incarico dirigenziale in favore di un funzionario non dirigente alla stregua dell’assegnazione di mansioni superiori al di fuori delle ipotesi tassativamente previste dalla legge, il relativo atto di conferimento deve considerarsi radicalmente nullo ai sensi dell’art. 52, comma 5 del d.lgs. n. 165/2001»; «le fattispecie disciplinate dall’art. 24 del Regolamento di amministrazione dell’Agenzia delle Entrate non sono riconducibili nell’ambito degli incarichi di temporanea reggenza, implicando piuttosto il conferimento di veri e propri incarichi dirigenziali a soggetti privi della relativa qualifica, cosi’ collocandosi in rotta di collisione con i principi di cui agli artt. 19 e 52 del d.lgs. n. 165/2001». Avverso tale decisione, sono stati proposti i seguenti motivi di impugnazione: a2) omessa pronuncia sulla eccezione di inammissibilita’ del ricorso di primo grado per carenza (originaria) di interesse ad agire, sollevata riguardo all’impugnazione della norma regolamentare distinta concreti atti di conferimento degli incarichi dirigenziali; b2) improcedibilita’ del ricorso di I grado per sopravvenuta carenza di interesse ad agire, «stante la pubblicazione del bando della procedura concorsuale per la copertura di posti dirigenziali vacanti»; c2) violazione art. 24 del regolamento di amministrazione dell’Agenzia delle Entrate; dell’art. 71, comma 3, d.lgs. n. 300/1988; degli artt. 19 e 52 d.lgs. n. 165/2001; cio’ in quanto la sentenza non tiene conto della sfera di autonomia che l’art. 71, comma 3, d.lgs. n. 300/1999 ha inteso riconoscere all’Agenzia delle Entrate consentendole di emanare un regolamento di amministrazione tenuto conto dei principi di cui al d.lgs. n. 29/1993 (ora d.lgs. n. 165/2001), senza essere pero’ tenuta «alla pedissequa applicazione delle norme ivi contenute». E’, dunque, consentito al regolamento (che rientra nella categoria dei regolamenti di attuazione), di disporre in piena autonomia e nel rispetto dei soli «principi» del citato decreto, in particolare in tema di «regole per l’accesso alla dirigenza». Peraltro, dopo la legge n. 145/2002, l’Agenzia delle Entrate non ha potuto bandire concorsi per dirigente, perche’ in attesa del regolamento previsto dall’art. 28, comma 3, e poi perche’ impedita dal cd. blocco delle assunzioni, nonche’ da altre circostanze (v. pagg. 33-35 app.). In definitiva, si e’ verificata una situazione di carenza di personale dirigenziale, «cui si e’ potuto far fronte solo attraverso incarichi consentiti ed adottati ai sensi dell’art. 24, comma 2 del regolamento di amministrazione» (il cui ambito di operativita’ e’ stato piu’ volte prorogato, da ultimo con la delibera impugnata n. 55/2009 del Comitato di gestione). Anche nel presente giudizio hanno spiegato intervento ex artt. 108 e 109, comma 2, Cpa, una pluralita’ di funzionari terzi, destinatari di contratti di conferimento di incarico dirigenziale (Imparato Giovanni ed altri), i quali hanno proposto i seguenti motivi di impugnazione: d2) erroneita’ della sentenza nella parte in cui afferma la legittimazione attiva di Dirpubblica; violazione e falsa applicazione art. 100 c.p.c.; difetto di legittimazione attiva di Dirpubblica; e2) violazione e falsa applicazione art. 21 legge n. 1034/1971; inammissibilita’ del ricorso instaurativo del giudizio di I grado per mancata notificazione ai controinteressati; poiche’ l’azione proposta per l’annullamento dell’art. 24 del regolamento «lungi dal poter essere considerata azione proposta contro un atto avente portata generale, riguardava un provvedimento che, per la sua portata prescrittiva, andava a incidere sulle posizioni giuridiche di soggetti personalmente individuabili» (cioe’ i soggetti parte di contratti individuali a termine volti a conferire incarichi dirigenziali); f2) omissione di pronuncia sull’eccezione di inammissibilita’ del ricorso di I grado per carenza originaria di interesse ad agire, connessa con l’impugnazione regolamentare separatamente dai concreti atti di conferimento degli incarichi dirigenziali; g2) improcedibilita’ del ricorso di I grado per sopravvenuta carenza di interesse ad agire, «attesa la intervenuta pubblicazione del bando, relativo alla procedura concorsuale per la copertura di posti di rigenziali vacanti»; h2) violazione art. 24 regolamento di amministrazione Agenzia delle Entrate; dell’art. 71, comma 3 d.lgs. n. 300/1999 e 52 d.lgs. n. 165/2001; poiche’ non e’ stato considerato l’ambito di autonomia attribuito all’Agenzia delle Entrate, abilitata ad emanare un regolamento di amministrazione informato ai «principi» di cui al d.lgs. n. 29/1993, «ma non certo al pedissequo richiamo delle previsioni nello stesso contenute». Hanno spiegato atto di intervento ex art. 108 e 109, comma 2, Cpa ulteriori funzionari, destinatari dei contratti di conferimento di incarico dirigenziale (Nicolo’ Sebastiano ed altri), proponendo motivi di gravame analoghi a quelli riportati per il precedente atto di intervento. Hanno altresi’ spiegato intervento ad opponendum altri funzionari dell’Agenzia delle Entrate (Pani Franca ed altri), i quali hanno preliminarmente eccepito l’inammissibilita’ degli atti di intervento, poiche’ i medesimi avrebbero dovuto essere spiegati nel giudizio conclusosi con la sentenza n. 260/2011; hanno comunque concluso richiedendo il rigetto dell’appello dell’Agenzia delle Entrate e del ricorsi ex artt. 108 e 109, comma 2 Cpa. Nelle more del giudizio – entrato in vigore (nel suo testo definitivo) l’art. 8, comma 24, d.l. 2 marzo 2012, n. 16, conv. in legge 26 aprile 2012, n. 44 – la Dirpubblica ha proposto «motivi aggiunti» nell’ambito del presente giudizio, al fine di eccepire l’illegittimita’ costituzionale di detta norma, per violazione degli artt. 3, 24, 97, 101, 111, 113 e 117 Cost., nonche’ dell’art. 6, par. 1 CEDU (v. pagg. 22-43). Questo Collegio, con ordinanza 29 novembre 2011, n. 5199, ha accolto la domanda di misure cautelaci proposta dall’Agenzia delle Entrate, disponendo la sospensione dell’esecutivita’ della sentenza impugnata, ritenendo: «che sussiste il danno grave ed irreparabile derivante dalla esecuzione della sentenza appellata (ferma ogni migliore valutazione del fumus in sede di esame nel merito della controversia), e cio’ in relazione alla funzionalita’ degli uffici e, quindi, alla correntezza dell’attivita’ amministrativa nel delicato settore dell’amministrazione finanziaria, in tal modo giudicando, nella doverosa comparazione degli interessi coinvolti, prevalente l’interesse pubblico su quello fondante l’azione dell’appellata organizzazione sindacale». All’udienza di trattazione, dopo deposito di memorie, la causa e’ stata riservata in decisione. 3. Con ulteriore ricorso in appello, l’Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza 30 settembre 2011, n. 7636, con la quale il TAR per il Lazio, sez. II, ha annullato il provvedimento 29 ottobre 2010, con il quale il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha bandito una selezione – concorso per il reclutamento di 175 dirigenti di seconda fascia, riservando il 50% dei posti al personale interno. La sentenza – rigettata l’eccezione di inammissibilita’ del ricorso per difetto di legittimazione attiva della Dirpubblica, sulla base delle argomentazioni di cui alla propria sentenza n. 260/2009 – ha ulteriormente richiamato, a sostegno della pronuncia di annullamento, quanto gia’ espresso nella precedente sentenza n. 6884/2011. Avverso tale decisione, vengono proposti i seguenti motivi di appello: a3) difetto di legittimazione passiva della Federazione Dirpubblica (da intendersi come difetto di legittimazione passiva in grado di appello e, dunque, di legittimazione attiva in I grado di giudizio); b3) carenza di iter logico-giuridico; violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato ex art. 112 c.p.c., poiche’ i motivi di ricorso accolti «non censuravano la violazione degli artt. 19 e 52 d.lgs. n. 165/2001, come asserito dal TAR nella motivazione della sentenza»; c3) violazione art. 3, commi 1 e 2 Cpa; violazione del dovere di motivazione chiara e sintetica, poiche’ la motivazione della sentenza «non consente di ripercorrere l’iter logico-giuridico seguito dal Collegio per giungere alla decisione di accoglimento». La sentenza, infatti, «si incentra nel richiamo pressoche’ integrale delle statuizioni della precedente pronuncia … senza lasciare intendere quali – e in che misura – siano state le previsioni del bando di concorso impugnato giudicate illegittime». L’Agenzia delle Entrate ha ribadito inoltre (pagg. 13-20) le difese articolate nel precedente grado di giudizio, avverso gli ulteriori motivi di ricorso proposti ed assorbiti dalla pronuncia. Anche nel presente giudizio – entrato in vigore nelle more (nel suo testo definitivo) l’art. 8, comma 24, d.l. 2 marzo 2012, n. 16, conv. in legge 26 aprile 2012, n. 44 – la Dirpubblica ha proposto «motivi aggiunti», al fine di eccepire l’illegittimita’ costituzionale di detta norma, per violazione degli artt. 3, 24, 97, 101, 111, 113 e 117 Cost., nonche’ dell’art. 6, par. 1 CEDU (v. pagg. 22-43). All’udienza di trattazione, dopo deposito di memorie, la causa e’ stata riservata in decisione. 4. Con sentenza 18 novembre 2013, n. 5451, questo Consiglio di Stato ha innanzi tutto riuniti i ricorsi, stante la connessione, ed ha pronunciato in ordine ai profili di inammissibilita’ ed improcedibilita’, sollevati per il tramite dei motivi di impugnazione: a) rigettando l’appello ed i ricorsi in opposizione di terzo proposti avverso la sentenza n. 260/2011 del TAR per il Lazio; b) rigettando i motivi di appello e i motivi dei ricorsi in opposizione di terzo, come specificamente indicati in motivazione, rivolti avverso le sentenze nn. 6884/2011 e 7636/2011 del TAR per il Lazio. Esaurito, dunque, l’esame dei motivi di appello e di ricorso afferenti ai profili di inammissibilita’ e di improcedibilita’, ai fini dell’esame degli ulteriori motivi, relativi al merito, e dunque alla prospettata illegittimita’ degli atti impugnati, il Collegio – con la citata sentenza n. 5451/2013 – ha rilevato che, nelle more del giudizio, e’ entrato in vigore l’art. 8, comma 24, d.l. 2 marzo 2012, n. 16, conv. in legge 26 aprile 2012, n. 44, recante «Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento. Tale disposizione prevede: «Fermi i limiti assunzionali a legislazione vigente, in relazione all’esigenza urgente e inderogabile di assicurare la funzionalita’ operativa delle proprie strutture, volta a garantire una efficace attuazione delle misure di contrasto all’evasione di cui alle disposizioni del presente articolo, l’Agenzia delle dogane, l’Agenzia delle entrate e l’Agenzia del territorio sono autorizzate ad espletare procedure concorsuali da completare entro il 31 dicembre 2013 per la copertura delle posizioni dirigenziali vacanti, secondo le modalita’ di cui all’articolo 1, comma 530, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e all’articolo 2, comma 2, secondo periodo, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248. Nelle more dell’espletamento di dette procedure l’Agenzia delle dogane, l’Agenzia delle entrate e l’Agenzia del territorio, salvi gli incarichi gia’ affidati, potranno attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata e’ fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso. Gli incarichi sono attribuiti con apposita, procedura selettiva applicando l’articolo 19, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Ai funzionari cui e’ conferito l’incarico compete lo stesso trattamento economico dei dirigenti. A seguito dell’assunzione dei vincitori delle procedure concorsuali di cui al presente comma, l’Agenzia delle dogane, l’Agenzia delle entrate e l’Agenzia del territorio non potranno attribuire nuovi incarichi dirigenziali a propri funzionari con la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 19, comma 6 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Agli oneri derivanti dall’attuazione del presente comma si provvede con le risorse disponibili sul bilancio dell’Agenzia delle entrate, dell’Agenzia delle dogane e dell’Agenzia del territorio. Alla compensazione degli effetti in termini di fabbisogno e di indebitamento netto, pari a 10,3 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013, per l’Agenzia delle dogane e per l’Agenzia del territorio si provvede mediante corrispondente utilizzo del Fondo di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di’ bilancio.». Alla luce di tale disposizione, il Collegio ha ritenuto che «occorre rimettere alla Corte costituzionale, stante la sua rilevanza ai fini della decisione e la sua non manifesta infondatezza, la questione relativa alla legittimita’ costituzionale dell’articolo 8, comma 24, d.l. 2 marzo 2012, n. 16, conv. in legge 26 aprile 2012, n. 44, per le ragioni meglio esplicitate con separata ordinanza». 5. Dall’esame della disposizione sopra riportata ed applicabile al caso di specie, appare evidente la rilevanza della questione di legittimita’ costituzionale della medesima. Giova osservare che la disposizione in esame, nell’autorizzare l’espletamento di procedure concorsuali da parte delle Agenzie fiscali, ed in particolare da parte dell’Agenzia delle Entrate, prevede che «nelle more dell’espletamento di dette procedure l’Agenzia delle dogane, l’Agenzia delle entrate e l’Agenzia del territorio, salvi gli incarichi gia’ affidati, potranno attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata e’ fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso». Orbene, appare al Collegio che la norma citata per un verso, autorizza l’attribuzione di incarichi dirigenziali a funzionari delle stesse Agenzie nelle more dello svolgimento dei concorsi; per altro verso, fa salvi gli incarichi «gia’ affidati», vale a dire gli incarichi dirigenziali gia’ affidati a funzionari privi di qualifica dirigenziale. La norma ora richiamata, legittimando ex post l’attribuzione di incarichi dirigenziali a funzionari privi della relativa qualifica, si pone quale factum principis sopravvenuto, tale da determinare la declaratoria di improcedibilita’ degli appelli per sopravvenuto difetto di interesse alla decisione. Non a caso, a seguito dell’entrata in vigore della norma in esame, la Dirpubblica, parte appellata, ha proposto «motivi aggiunti» nell’ambito del presente giudizio, al fine di eccepire l’illegittimita’ costituzionale di detta norma, per violazione degli artt. 3, 24, 97, 101, 111, 113 e 117 Cost., nonche’ dell’art. 6, par. 1 CEDU. In definitiva, la norma – consentendo che «nelle more dell’espletamento di dette procedure l’Agenzia delle dogane, l’Agenzia delle entrate e l’Agenzia del territorio, salvi gli incarichi gia’ affidati, potranno attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata e’ fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso» – determina la «salvezza» del provvedimento impugnato (delibera del Comitato di gestione dell’Agenzia delle Entrate, con la quale e’ stato modificato l’art. 24 del regolamento di amministrazione, consentendo il conferimento, fino al 31 dicembre 2010, di incarichi dirigenziali in favore di funzionari non in possesso della relativa qualifica). Da cio’, la evidente rilevanza della questione di legittimita’ costituzionale. 6. Attesa la rilevanza, questo Consiglio di Stato ritiene altresi’ non manifestamente infondata la questione di legittimita’ costituzionale dell’articolo 8, comma 24, d.l. 2 marzo 2012, n. 16, conv. in legge 26 aprile 2012, n. 44, per le seguenti ragioni: a) in primo luogo, per violazione degli articoli 3 e 97 Cost, poiche’, nel consentire l’attribuzione di incarichi a funzionari privi della relativa qualifica, la norma aggira la regola costituzionale di accesso ai pubblici uffici mediante concorso. La Corte costituzionale (sentenza 6 luglio 2004, n. 205) ha ribadito che nel concorso pubblico va riconosciuta «la forma generale ed ordinaria di reclutamento per il pubblico impiego, in quanto meccanismo strumentale al canone di efficienza dell’amministrazione», precisando inoltre che «la regola del pubblico concorso puo’ dirsi rispettata solo quando le selezioni non siano caratterizzate da arbitrarie ed irragionevoli forme di restrizione dell’ambito dei soggetti legittimati a parteciparvi». La Corte ha precisato che, se e’ vero che il principio del concorso pubblico non ostacola la previsione per legge di «condizioni di accesso intese a consentire il consolidamento di pregresse esperienze lavorative maturate nell’amministrazione», tuttavia il principio stesso, salvo circostanze eccezionali, «non tollera la riserva integrale dei posti disponibili in favore del personale interno». Ha aggiunto la Corte costituzionale che, se e’ vero che la regola del pubblico concorso, quale strada maestra per l’accesso al rapporto di lavoro con le pubbliche amministrazioni, puo’ essere derogata dal legislatore, purche’ non venga leso il principio di ragionevolezza, e’ altrettanto vero che tale eccezione non si giustifica, con conseguente violazione del predetto principio di ragionevolezza, «a proposito di norme che prevedano scivolamenti automatici verso posizioni superiori (senza concorso o comunque senza adeguate soluzioni o verifiche attitudinali) o concorsi interni per la copertura della totalita’ dei posti vacanti». In via generale, la Corte costituzionale (sent. 16 maggio 2002, n. 194) ha riaffermato il principio secondo il quale «il passaggio ad una fascia funzionale superiore comporta l’accesso ad un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni piu’ elevate ed e’ soggetto pertanto, quale figura di reclutamento, alla regola del pubblico concorso», affermando peraltro che anche un concorso con posti riservati in misura ragionevole risponde a tale principio. A fronte di tali indicazioni, la norma in esame consente, a funzionari privi della relativa qualifica, di essere destinatari di conferimento di incarico dirigenziale, e dunque di accedere allo svolgimento di mansioni proprie di un’area e qualifica afferente ad un «ruolo» diverso nell’ambito dell’organizzazione pubblica, e ai quali i medesimi funzionari potrebbero accedere solo a seguito del positivo superamento di idoneo concorso (la cui esigenza viene, dunque, aggirata dalla norma in esame); b) in secondo luogo, per violazione degli articoli 3 e 97 Cost., sotto diverso profilo, in quanto, eludendosi, per il tramite della norma in esame, la regola del pubblico concorso, si determina un vulnus al principio del buon andamento amministrativo, proprio perche’, come affermato dalla Corte costituzionale (sent. n. 205/2004), il concorso, rappresentando «la forma generale ed ordinaria di reclutamento per il pubblico impiego», costituisce un «meccanismo strumentale al canone di efficienza dell’amministrazione», e dunque attutivo del principio di buon andamento; c) in terzo luogo, per ulteriore violazione degli articoli 3 e 97, primo comma, Cost., in quanto la norma in esame viola i principi di legalita’, imparzialita’ e buon andamento dell’azione amministrativa, poiche’ essa, permettendo l’attribuzione di incarichi dirigenziali a funzionari privi della relativa qualifica, consente di conseguenza la preposizione ad organi amministrativi, titolari di potesta’ provvedimentale, di soggetti privi dei necessari requisiti, in tal modo determinandosi (anche) una conseguente diminuzione delle garanzie dei cittadini riposte in una amministrazione che, nell’esercizio di poteri conferiti dalla legge, deve presentarsi competente, imparziale, efficiente; d) in quarto luogo, per violazione degli articoli 3 e 51 Cost., in quanto la norma consente l’accesso a pubblici uffici (intendendosi, per essi, quelli di rango dirigenziale), sia in violazione delle «condizioni di eguaglianza», che risultano violate dalla pretermissione della procedura concorsuale, e che devono invece sussistere tra i cittadini aspiranti ad uffici pubblici, sia in violazione dei «requisiti stabiliti dalla legge» (posto che l’art. 19, d.lgs. 31 marzo 2001, n. 165, prevede ben diverso procedimento per il conferimento degli incarichi dirigenziali). 7. Per tutte le ragioni esposte, questo Consiglio di Stato ritiene rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimita’ costituzionale dell’articolo 8, comma 24, di 2 marzo 2012, n. 16, conv. legge 26 aprile 2012, n. 44, per violazione degli articoli 3, 51 e 97 della Costituzione. La ri,essione degli atti alla Corte costituzionale comporta la sospensione del processo in corso.
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 art. 21
 art. 24
 art. 108
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