Source: https://www.laleggepertutti.it/108741_il-creditore-non-puo-revocare-il-preliminare-ma-solo-la-vendita-definitiva
Timestamp: 2018-03-22 13:51:01+00:00

Document:
Il creditore non può revocare il preliminare ma solo la vendita definitiva
Lo sai che? Il creditore non può revocare il preliminare ma solo la vendita definitiva
Niente revocatoria sul compromesso: ci vuole il trasferimento della proprietà dell’immobile.
Tutte le volte in cui il debitore cede a terzi la propria casa o altri immobili (con una vendita, una donazione, un trust, ecc.) allo scopo di arrecare un pregiudizio ai suoi creditori (che così non avrebbero altri beni su cui soddisfarsi) tale atto può essere revocato: in pratica, il creditore cita il debitore in una causa (cosiddetta revocatoria [1]) volta a privare di effetti la cessione del bene. Ma perché si possa esercitare detta azione revocatoria è necessario che l’immobile sia uscito definitivamente dal patrimonio del debitore e, quindi, la proprietà risulti trasferita in capo all’acquirente. Pertanto non è possibile esercitare l’azione revocatoria di un semplice preliminare (o, come volgarmente chiamato, “compromesso”).
A chiarire tale aspetto è la Corte di Appello di Napoli con una recente sentenza [2].
Il contratto preliminare di vendita, dunque, non si può autonomamente impugnare con l’azione revocatoria prevista dal codice civile. Non è ammissibile la revocatoria di un preliminare: infatti, tale contratto – si legge nella sentenza – ha una portata dispositiva solo potenziale e futura e dunque non lede immeditatamente le ragioni dei creditori.
Peraltro, per esercitare l’azione revocatoria contro il contratto definitivo è necessario che il creditore dimostri due aspetti fondamentali:
– il carattere fraudolento della cessione del bene. Tale prova viene fornita dimostrando che il debitore non è titolare di altri beni che, se pignorati, garantirebbero al creditore di recuperare il proprio credito. La lesione delle ragioni del creditore va accertata con riferimento alla data della conclusione del contratto definitivo, poiché solo in quel momento si realizza il compimento di un atto dispositivo del patrimonio del debitore;
– la consapevolezza, da parte del terzo acquirente, del pregiudizio che tale vendita avrebbe arrecato al creditore del venditore. Insomma è necessaria la sua partecipazione alla pianificazione di tale pregiudizio. Ma, per verificare se sussista tale intento, bisogna avere riguardo al momento della stipula del contratto preliminare. La prova può essere data anche con presunzioni.
Dunque, l’azione revocatoria si esercita solo dopo la stipula del rogito notarile, ma il creditore deve dimostrare:
– che al momento della stipula del preliminare, l’acquirente era in grado di sapere che la vendita era finalizzata a frodare i creditori del venditore;
– che, al momento del definitivo, il venditore aveva lo scopo di frodare i propri creditori.
[2] C. App. Napoli, sent. n. 4474/15 del 18.11.2015.
Sentenza Ruolo Generale n. 4138/2011
dr.ssa Rosa Giordano Presidente
dr.ssa Maria Teresa Mondo Consigliere rel./est.
Giulio Cataldi Consigliere
nella causa civile in grado di appello iscritta al n. 4138/2011 R.G.A.C. posta
in decisione all’udienza collegiale del 17-6-2015, con termini sino al 21-10-
2015 ai sensi dell’art. 190 C.P.C. e vertente
(A), C.F. … rappresentato e difeso dall’avv. …, CF …, con il quale elett.te
domicilia in …, alla via … n. .., giusta procura in calce all’atto di appello.
Fallimento (B) C.F. …, in persona del curatore fallimentare, rapp.to e difeso
dall’avv. … C.F. …, con il quale elett.te domicilia in … al …, presso lo
studio dell’avv. … C.F. …, giusta procura a margine della comparsa di
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼ costituzione, previa autorizzazione del G.D al detto fallimento, dott. … del
24.4.09.
(C) s.p.a. p. iva …, in persona del legale rappresentante, rappresentata e
difesa dall’avv. … CF. …, con il quale elett.te domicilia in … alla via …, n. ,
presso lo studio dell’avv. …, giusta procura a margine della comparsa di
APPELLATI- APPELLANTI INCIDENTALI.
Oggetto: appello avverso la sentenza n. 762/2011 del Tribunale di Nola.
Con atto di citazione ritualmente notificato, il Fallimento della (B) citò
dinanzi al Tribunale di Nola (A) e l’(C) s.p.a. per sentir dichiarare
l’inefficacia ex art. 2901 c.c. del contratto di compravendita tra questi
stipulato il 20.02.2009 relativo ad un complesso immobiliare sito in … alla
A sostegno della domanda allegò: di essere creditore di una ingente somma
nei confronti dell’(A) che aveva dato luogo a due distinte azioni di recupero
conclusesi, in primo grado, presso il Tribunale di Salerno, con esito
favorevole per la massa dei creditori della (B) (entrambe impugnate); che la
vendita di cui chiedeva la declaratoria di inefficacia sarebbe stata posta in
essere per eludere la garanzia dei predetti creditori atteso lo stato di
impossidenza dell’(A); che la società (C) s.p.a. sarebbe stata consapevole e
partecipe del disegno fraudolento, essendo il suo amministratore delegato,
(D), non solo, germana del convenuto (A), ma anche debitrice della (B)
I convenuti citati si costituirono in giudizio, contestando l’assunto attoreo,
insistendo preliminarmente sulla sospensione del giudizio, attesa la non
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼definitività delle pronunzie rese dal Tribunale di Salerno e contestando
precipuamente, in merito, la conoscenza, da parte dell’(C) s.p.a., delle
vicende debitorie dell'(A).
Dedussero, inoltre, l’esistenza di un contratto preliminare opponibile al
concorso dei creditori, la cui precisa regolamentazione aveva conferito, al
successivo contratto definitivo, il carattere di un mero adempimento di un
debito scaduto, con le conseguenze di cui all’art. 2901 co.3 c.c.
Completata la fase istruttoria, il Tribunale decise la causa con sentenza n.
762/2011, con la quale accolse la domanda proposta dalla società attrice ai
sensi dell’art.2901 c.c. e dichiarò inefficace l’atto di comprevendita nei
confronti del predetto Fallimento; inefficacia condizionatamente
subordinata al passaggio in giudicato delle sentenze di condanna rese dal
Tribunale di Salerno ad istanza del Fallimento della (B) ed a carico di (A).
Compensò le spese di lite.
Con atto di citazione innanzi a questa Corte, notificato al fallimento il 21-10-
2011, (A) ha gravato d’appello la sentenza pubblicata il 29-03-11.
Argomentando a sostegno del gravame, hanno rassegnato le seguenti
– Voglia l’adita Corte d’Appello, rigettata ogni contraria istanza, respingere,
in integrale riforma della sentenza appellata, le domande tutte proposte dalla
curatela in danno del Signor (A) e segnatamente sentire revocare la declaratoria di
inefficacia, subordinatamente condizionata, dell’atto di vendita per notar … del
20.02.2009, trascritto all’Agenzia del Territorio di Napoli il 27.2.2009 ai nn. …,
per i motivi tutti di cui al sopraesteso atto d’appello, con vittoria delle spese del
Il Fallimento “ (B)” si è costituito, resistendo al gravame e proponendo
appello incidentale, con il quale ha impugnato la compensazione delle spese
e ha concluso per il rigetto dell’appello, perché inammissibile,
improponibile, improcedibile e comunque infondato in fatto ed in diritto
nonché per la conferma della sentenza impugnata, salvo l’accoglimento
dell’appello incidentale, oltre condanna degli appellanti al pagamento delle
spese, diritti ed onorari del giudizio come per legge.
Con separato atto di appello, notificato al fallimento (B) il 21-10-2011, anche
la (C) s.p.a. ha proposto appello avverso la medesima sentenza chiedendo
l’accoglimento delle seguenti conclusioni: 1) Voglia l’adita Corte d’Appello,
rigettata ogni contraria istanza, respingere, in integrale riforma della sentenza
appellata, le domande tutte proposte dalla curatela in danno dell’(C) s.p.a. e
revocare la declaratoria di inefficacia, subordinatamente condizionata, dell’atto di
vendita per notar … del 20 febbraio 2009, trascritto all’Agenzia del Territorio di
Napoli il 27 febbraio 2009 ai nn. …, per i motivi tutti di cui al sopraesteso atto
d’appello;
2) sempre condannare il Fallimento, in persona del Curatore p.t., al pagamento delle
spese, diritti ed onorari del giudizio.
Disposta la riunione dei due procedimenti ed acquisito il fascicolo di I
grado, all’udienza in epigrafe indicata, sulle rinnovate conclusioni delle
parti, la causa è stata assegnata a sentenza, con concessione dei termini per
il deposito delle comparse conclusionali.
1. La decisione impugnata.
Il giudice di prime cure ha, preliminarmente, riconosciuto l’esistenza del
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼credito del Fallimento, in forza dei dispositivi delle sentenze rese dal
Tribunale di Salerno e del riconoscimento delle pendenza di tali giudizi da
parte dei convenuti.
Ha, quindi, escluso che l’esistenza del credito, condizionato all’esito dei
giudizi, precludesse l’esperimento dell’azione revocatoria o imponesse la
Dato atto che il contratto definitivo stipulato nel 2009 era stato preceduto da
un preliminare stipulato il 31-5-2006, ha ritenuto che tale ultimo contratto
fosse opponibile alla massa dei creditori, in ragione di numerosi pagamenti
effettuati con bonifici causalmente identificati come correlati agli obblighi
nascenti dal preliminare e diverse negoziazioni di assegni.
Ha richiamato l’orientamento di legittimità, secondo cui sono soggetti a
revoca, ai sensi dell’art. 2901 c.c., i contratti definitivi stipulati in esecuzione
di un contratto preliminare, allorquando sia provato il carattere fraudolento
del negozio con cui il debitore abbia assunto l’obbligo poi adempiuto,
mentre il contratto preliminare non si presta ad essere autonomamente
impugnato. E, tuttavia, ha ritenuto di discostarsi da tale orientamento che
ha criticato, non ritenendo condivisibile l’affermazione secondo cui il
contratto preliminare di vendita avrebbe una portata dispositiva solo
potenziale e futura e ritenendo, invece, possibile procedere alla revoca di
un contratto preliminare.
Richiamando il potere-dovere del giudice di provvedere alla qualificazione
della domanda proposta in considerazione del contenuto sostanziale della
pretesa fatta valere, ha ritenuto che nella specie, in forza dei fatti e delle
deduzioni contenuti nella memoria introduttiva e nella successiva memoria
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼ ex art. 183 comma 6 c.p.c., la Curatela intendesse ottenere la pronuncia di inefficacia anche del contratto preliminare.
Quindi, nel merito, ha accolto le domande verificando: a) che i crediti
vantati dalla Curatela erano antecedenti, non solo al contratto definitivo, ma
anche allo stesso contratto preliminare; difatti, dalle relazioni del Collegio
sindacale della (B) depositate nella produzione attorea risultava che (A) era
debitore della società fallita per ingenti somme sin dal 2004; b) che la
sostituzione di assetti patrimoniali di tipo immobiliare contro acquisizione
di mero denaro concretizza in sé il pregiudizio, attuato con il contratto
definitivo, attesa la volatilità e l’occultabilità, di tale forma di ricchezza; c)
che, la consapevolezza, da parte dell’alienante, di arrecare un danno al
creditore istante fosse in re ipsa, in particolar modo per avere egli svolto la
funzione di presidente della società sportiva poi fallita e per essere stato
ripetutamente richiesto del pagamento degli ingenti suoi debiti; d) che,
anche relativamente all’acquirente, sussisteva l’elemento soggettivo, in
forza dello stretto rapporto di parentela tra alienante ed acquirente e della
medesima qualità di debitrice della (B) in capo alla (D).
Data l’obiettiva incertezza, derivante dalla complessa tematica di diritto
affrontata, ha ritenuto sussistenti gravi ragioni a sostegno della
compensazione integrale delle spese di causa.
2. L’appello proposto da (A).
2.1. Con un primo motivo di gravame, l’appellante principale,
richiamando la giurisprudenza di legittimità disattesa dal primo giudice,
critica la statuizione con cui il giudice ha ritenuto il preliminare di vendita
suscettibile di essere oggetto di revocatoria.
2.2. Con altro motivo connesso al primo, denuncia la falsa applicazione della legge, per avere il Tribunale ritenuto revocabile l’adempimento di un
debito scaduto, discostandosi da orientamenti consolidati e costanti di
merito e di legittimità.
2.3. Denuncia, poi, il vizio di ultra petizione in cui sarebbe incorso il
giudice di prime cure, per avere esaminato una domanda di revoca del
preliminare, laddove l’atto di citazione era rivolto solo avverso il contratto
definitivo e non anche avverso il preliminare.
2.4. Con il quarto motivo di gravame, l’appellante principale denuncia la
falsa applicazione dei presupposti e delle condizioni cui la legge subordina
l’esperimento dell’azione revocatoria ordinaria, da parte del Fallimento.
A sostegno del motivo, riprende le critiche alla decisione del primo giudice
di ritenere revocabile il preliminare di vendita, nonostante si trattasse di un
atto non dispositivo.
2.5. L’appellante denuncia, poi, la mancanza di adeguata motivazione in
merito all’evenus damni ed alla scientia fraudis del disponente, (A), e del terzo
acquirente in buona fede, spa (C).
Precipuamente l’appellante impugna la statuizione con cui il giudice
afferma che “dalle relazioni del collegio sindacale della (B) risulta che l’(A)
era debitore della società fallita per ingenti somme sin dal 2004” e rileva
altresì che la germana – (D) – non era affatto debitrice della (B), avendo
pagato, in data 15 marzo 2005, la somma di euro 144.607,93 a completa
estinzione del debito.
In relazione, poi, alla consapevolezza del danno in capo all’(A), l’appellante
sostiene che, al momento del preliminare, l’(A) non era a conoscenza degli
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼ ingenti crediti vantati dalla (B) nei suoi riguardi, atteso che i giudizi a cui fa riferimento la Curatela gli furono notificati solo in data 26 giugno 2007,
mentre il preliminare era stato sottoscritto in data 31 maggio 2006. Deduce,
inoltre, che non vi erano azioni in suo danno al momento della stipula del
preliminare, né alcun titolo concreto ed effettivo in base al quale egli poteva
ritenersi tenuto a corrispondere alcunché all’odierna appellata, in ragione
della carica sociale ricoperta.
3. L’appello proposto dall'(C) s.p.a.
Anche la (C) s.p.a. impugna la sentenza emessa dal Tribunale di Nola, salvo
per la parte in cui il giudice di prime cure ha ritenuto il contratto
preliminare opponibile alla massa dei creditori.
3.1. L’appellante si duole della contraddittoria motivazione della sentenza
in oggetto, in particolar modo, laddove il primo giudice ha valutato
incongruente ritenere che l’esecuzione d’un preliminare non fraudis potesse
per legge costituire adempimento d’un debito scaduto non revocabile.
3.2. La sentenza sarebbe, inoltre, viziata – secondo l’appellante incidentale
– per violazione del principio di cui all’art. 112 c.p.c., atteso che il giudicante
ha interpretato le ragioni del Fallimento oltre la domanda proposta,
valutando l’inefficacia del contratto preliminare, per consequenzialmente
dichiarare l’inefficace del definitivo.
3.3. L’(C) s.p.a. impugna, poi, la statuizione con cui il giudice ha ritenuto
sussistenti i presupposti per la declaratoria di inefficacia dell’atto di
compravendita, deducendo che gli elementi posti alla base della
declaratoria, in particolare la consapevolezza dell’acquirente di arrecare un
danno ai creditori del debitore alienante, sarebbero sforniti di un adeguato
sostegno probatorio, risultando, invece, documentato che l’(C) s.p.a. aveva provveduto alla corresponsione di un considerevole importo (superiore alla
valutazione stabilita nella perizia di stima redatta in relazione ad un mutuo
bancario richiesto dal venditore e rilevato poi dalla società acquirente), in
epoca antecedente alla intervenuta sentenza di fallimento della (B) e,
quindi, al sorgere del presunto credito da parte della Curatela.
Conclude, sostenendo che, alla data del preliminare, non vi erano elementi
concreti da cui poter rilevare la scientia damni dell'(A), né la
compartecipazione nella frode dell'(C) s.p.a. e precisando che tale
considerazione risulta avvalorata dal fatto che le pretese creditorie sono
ancora sub iudice.
4. L’appello proposto dalla Curatela del fallimento della (B).
La Curatela appellata, resiste agli appelli proposti dalle controparti,
muovendo altre critiche alla statuizione del primo giudice.
4.1. In primo luogo, deduce, in contrasto con quanto ritenuto dal
Tribunale, di non aver proposto revocatoria contro il preliminare, della cui
esistenza aveva avuto notizia solo nel corso del processo, stante la sua
mancata trascrizione.
4.2. Denuncia, poi, l’erroneità del giudizio espresso dal primo giudice in
merito alla sussistenza di fatti idonei a stabilire con certezza la data di
stipula del contratto preliminare, e invoca, quindi, l’inopponibilità del
preliminare al fallimento.
Quindi, richiama, nel merito, le deduzioni e difese svolte in primo grado.
4.3. Spiega, poi, appello incidentale avverso il regolamento delle spese
contenuto nella sentenza impugnata.
A sostegno del gravame deduce che il primo giudice ha ritenuto di compensare integralmente le spese del giudizio di primo grado sul presupposto dell’obiettiva incertezza derivante dalla complessa tematica di diritto, laddove detta complessità era stata creata dallo stesso Tribunale che si era voluto discostare da un consolidato orientamento della Suprema Corte.
5. Esame dell’appello.
L’esame dei motivi di appello proposti va condotto secondo un criterio di
priorità di carattere sistematico.
5.1. In primo luogo, va rilevata la fondatezza delle critiche che tutti gli
appellanti ( sub § 2.3, § 3.2 e § 4.1.) muovono alla qualificazione della
domanda operata dal primo giudice.
Con l’atto introduttivo della lite il fallimento della (B) si limitò a chiedere la
declaratoria di inefficacia, nei suoi confronti, dell’atto di vendita per Notaio
… del 20-2-89 n. … rep e n. raccolta … . Non fece alcuna menzione, invece,
del contratto preliminare che aveva preceduto l’atto oggetto della domanda,
giacché, come chiarito dallo stessa Curatela nella comparsa di costituzione
innanzi a questa Corte, nemmeno era a conoscenza dell’esistenza di tale
Ammesso che quella prospettata dal primo giudice possa ritenersi una
emendatio, va rilevato che nessuna emendatio fu operata nel primo termine
di cui all’art. 183, VI comma c.p.c., giacché nella relativa memoria, la
Curatela espressamente dichiarò di non dover precisare o modificare la
propria domanda e non rassegnò conclusioni diverse da quelle contenute
nell’atto introduttivo del giudizio. La sola considerazione, contenuta in
detta memoria, che “vuoi con riferimento al presunto contratto preliminare di compravendita, vuoi con riferimento all’atto di compravendita per notaio
… del 20-2-09, ricorrono i presupposti di cui ai nn. 1 e 2 del primo comma
dell’art. 2901 c.c. “ non è sufficiente a ritenere che la domanda di revocatoria
fosse estesa al preliminare.
5.2. Prima di procedere all’esame degli altri motivi di gravame
rispettivamente proposti dall’appellante principale e dalla società (C), va
esaminato l’argomento sub § 4.2., con il quale la Curatela impugna il
giudizio espresso dal Tribunale in merito all’opponibilità del contratto
La Curatela contesta la ritenuta opponibilità del preliminare al fallimento,
facendo rilevare che le pattuizioni di detto contratto sono in parte diverse
da quelle di cui al definitivo e che i fatti che stabiliscono in modo certo la
data non possono essere anch’essi privi di data e in nessun caso possono
essere riconducibili ai soggetti del contratto stesso.
Tale critica, che si sostanzia in un motivo di appello sia pur non
specificamente enunciato come tale, non è idonea a ribaltare la statuizione
Il primo giudice ha formulato il proprio giudizio in base alla considerazione
che le condizioni in relazione al bene oggetto di disposizione e dei relativi
pagamento sono, nel definitivo, l’esatta riproduzione degli impegni
delineati nel preliminare. Ed ha, poi, aggiunto che la pattuizione del
preliminare era assistita da numerosi pagamenti effettuati con bonifici
causalmente identificati come correlati agli obblighi nascenti dal
preliminare e diverse negoziazioni di assegni, fatti questi che ha ritenuto
idonei: a) ad individuare un sicuro collegamento negoziale fra i due contratti; b) a far retrodatare la data di stipula del preliminare ad epoca
antecedente a quella del definitivo; c) a rendere certa la circostanza che il
contratto definitivo fosse stato stipulato quando l’obbligo a contrarre era già
A fronte della motivazione che sorregge la statuizione impugnata in merito
all’opponibilità del preliminare, la doglianza della Curatela è affidata alla
apodittica considerazione che le pattuizioni del preliminare sono in parte
diverse da quelle di cui al contratto definitivo.
La Curatela non specifica quali sarebbero le diversità non considerate dal
primo giudice e come tali diversità dovrebbero indurre ad escludere il
collegamento fra i due contratti.
In sostanza la Curatela, venendo meno agli oneri su di sé incombenti, affida
al giudice del gravame il compito di rilevare le differenze, a suo dire
agevolmente rilevabili dal raffronto dei due contratti.
A tanto si aggiunga che il contratto preliminare prodotto in primo grado
dalla società acquirente, (C) spa che lo ha opposto al fallimento che agiva in
revocatoria, non è stato prodotto innanzi a questa Corte, dato che la
predetta (C) spa non ha allegato al fascicolo di appello la propria
produzione di I grado.
Tale carenza si volge, nella specie, a svantaggio della curatela che,
invocando il confronto delle due scritture per ottenere il ribaltamento della
statuizione sul punto, avrebbe dovuto provvedere a depositare copia di
detto contratto eventualmente estratta dalla produzione della convenuta in I
In tal senso depongono i principi richiamati dal S.C. secondo cui Nel vigente
ordinamento processuale, il giudizio d’appello non può più dirsi, come un tempo,
un riesame pieno nel merito della decisione impugnata (“novum judicium”), ma ha
assunto le caratteristiche di una impugnazione a critica vincolata (“revisio prioris
instantiae”). Ne consegue che l’appellante assume sempre la veste di attore rispetto
al giudizio d’appello, e su di lui ricade l’onere di dimostrare la fondatezza dei propri
motivi di gravame, quale che sia stata la posizione processuale di attore o convenuto
assunta nel giudizio di primo grado. Pertanto, ove l’appellante si dolga dell’erronea
valutazione, da parte del primo giudice, di documenti prodotti dalla controparte e
da questi non depositati in appello, ha l’onere di estrarne copia ai sensi dell’art. 76
disp. att. cod. proc. civ. e di produrli in sede di gravame ( così Cass. Sez. U,
sentenza n. 3033 del 08/02/2013).
La Curatela, che impugna il giudizio del primo giudice in merito
all’opponibilità del preliminare, avrebbe avuto, quindi, l’onere di produrre i
documenti da cui riscontrare quanto posto a base del gravame.
Analoghe considerazioni vanno fatte per la deduzione con la quale la
Curatela deduce che i fatti che stabiliscono in modo certo la data di
stipulazione di un contratto non possono essere privi di data certa, né
riconducibili ai soggetti del contratto stesso.
Il primo giudice ha esaminato i documenti prodotti dalla (C) s.p.a. costituiti
da numerosi bonifici che – come si legge nella sentenza impugnata – erano
Nel limitarsi ad enunciare il principio per cui i fatti che stabiliscono in modo
certo la data di stipulazione di un contratto non possono essere privi di data
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼certa, né riconducibili ai soggetti del contratto stesso, la Curatela non muove
alcuna critica volta a ribaltare il giudizio del primo giudice, ad esempio
chiarendo perché i pagamenti riscontrati dal primo giudice, non siano
corrispondenti alle pattuizioni dei due contratti.
D’altra parte, va considerato, da un lato, che il giudizio del Tribunale, è
fondato su pagamenti di provenienza bancaria e non già dei soggetti del
contratto oggetto di revocatoria; dall’altro, che la mancata produzione
innanzi a questa Corte della documentazione già esaminata dal primo
giudice impedisce ogni altro esame della pur generiche critiche sollevate
dalla curatela.
5.3. Per motivi di carattere sistematico vanno, quindi, esaminati i motivi
sub § 2.1, § 2.2, § 2.4 e § 3.1, tra loro intimamente connessi e tutti volti a
censurare la decisione del primo giudice di discostarsi dal consolidato
orientamento della giurisprudenza di legittimità in merito ai rapporti tra
preliminare di vendita e contratto definitivo ed ai presupposti per
dichiarare l’inefficacia di quest’ultimo ex art. 2901 c.c..
Benché il ragionamento sviluppato nella sentenza tragga le mosse dalla
ritenuta estensione della domanda di revocatoria al contratto preliminare (
estensione esclusa da questa Corte per quanto detto sub § 5.1.), dato che il
primo giudice, in dispositivo, ha dichiarato l’inefficacia del definitivo,
vanno esaminate le critiche mosse alla ritenuta ammissibilità della revoca
del preliminare, argomento da cui il primo giudice muove per motivare la
Tali critiche sono fondate.
Il contratto preliminare di vendita ha una portata dispositiva solo
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼potenziale e futura. Esso, pertanto, non avendo portata immeditatamente lesiva delle ragioni dei creditori, non si presta ad essere autonomamente
impugnato, esplicando, piuttosto, nella vicenda fraudolenta oggetto della
previsione ex art. 2901 c.c., un’efficacia di antecedente causale di mero fatto.
Secondo il consolidato orientamento della S.C. non sono, poi, soggetti a
revoca ai sensi dell’art. 2901 cod. civ. gli atti compiuti in adempimento di
un’obbligazione (cosiddetti atti dovuti) e, quindi, anche i contratti conclusi
in esecuzione di un contratto preliminare o di un negozio fiduciario, salvo
che sia provato il carattere fraudolento del negozio con cui il debitore abbia
assunto l’obbligo poi adempiuto, essendo la stipulazione del negozio
definitivo l’esecuzione doverosa di un “pactum de contrahendo”
validamente posto in essere (“sine fraude”) cui il promissario non potrebbe
unilateralmente sottrarsi ( cfr., fra tante, Cass. Sez. 3, Sentenza n. 9970 del
16/04/2008).
A tanto consegue che, in tema di azione revocatoria ordinaria di un
contratto definitivo di compravendita di un bene promesso in vendita, la
sussistenza dell'”eventus damni”, rispetto al creditore procedente, va
valutata in riferimento al momento della stipula del contratto definitivo,
poiché, come dianzi detto, soltanto in tale momento si verifica il
compimento di un atto dispositivo del patrimonio del debitore.
Per contro, l’elemento soggettivo richiesto dall’art. 2901 cod. civ. in capo
all’acquirente va valutato in relazione al momento della stipula del contratto
preliminare, dovendosi contemperare, in ossequio alla “ratio” dell’azione
revocatoria, la garanzia patrimoniale dei creditori con l’affidamento del
terzo nello svolgimento della propria autonomia privata ( in termini, Cass.
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼Sez. 3, Sentenza n. 17365 del 18/08/2011).
Il primo giudice si discosta consapevolmente da tali consolidati principi
ritenendo, invece, che, come è possibile procedere alla declaratoria di
inefficacia di una garanzia, analogamente sia possibile procedere alla revoca
di un preliminare.
Il Tribunale, richiama la necessità di considerare il patrimonio anche nelle
sue proiezioni future e di evitare, quindi, un depauperamento anche solo
potenziale del patrimonio del debitore, ma non propone argomenti giuridici
volti a contrastare gli argomenti di carattere sistematico su cui si fonda il
richiamato orientamento della S.C.. che muove dalla considerazione della
portata dispositiva solo potenziale e futura del preliminare e del disposto
dell’art. 67 legge fall., che ricollega la consapevolezza dell’insolvenza al
momento in cui il bene, uscendo dal patrimonio, viene sottratto alla
garanzia dei creditori, rendendo irrilevante lo stato soggettivo con cui è
assunta l’obbligazione, di cui l’atto finale comporta esecuzione, salvo che ne
sia provato il carattere fraudolento (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 21927 del
21/10/2011).
Né sussiste, a ben vedere, il corto circuito nel sistema di conservazione
delle garanzie patrimoniali che deriverebbe –secondo il Tribunale –
dall’affermazione della tesi della non revocabilità del contratto preliminare
che avrebbe, come conseguenza in sé, la irrevocabilità del contratto
definitivo stipulato decorso il termine previsto nel primo e alle condizioni
Ciò che cambia, in ipotesi di azione revocatoria proposta contro un
contratto di vendita stipulato in esecuzione di un contratto preliminare,
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼sono solo i presupposti richiesti per la revoca ai sensi dell’art. 2901 cod. civ.,
poiché, nel caso su richiamato, è necessaria la prova del carattere
fraudolento del negozio con cui il debitore abbia assunto l’obbligo poi
adempiuto. E tale prova – come chiarito dalla Suprema Corte- può essere
data, nel giudizio introdotto con la domanda revocatoria del contratto
definitivo, indipendentemente da un’apposita domanda diretta nei
confronti del contratto preliminare per sentirne dichiarare l’inefficacia (in
termini, Cass. Sez. 3, Sentenza n. 18528 del 20/08/2009), considerazione
quest’ultima che, peraltro, dimostra l’inutilità del tentativo censurato sub §
5.1. di estendere la domanda proposta dalla Curatela al contratto
Dunque, come chiarito dal SC. Qualora l’azione revocatoria, ai sensi dell’art.
2901 cod. civ., abbia per oggetto il contratto definitivo di vendita di un bene
promesso in vendita, la sussistenza dell’eventus damni rispetto al creditore
procedente va valutata rispetto al momento della stipula del contratto definitivo,
verificandosi solo in tale momento il compimento di un atto dispositivo del
patrimonio del debitore; mentre, l’elemento soggettivo richiesto dall’art. 2901 cod.
civ. in capo all’acquirente (nelle diverse configurazioni rilevanti secondo la
previsione legislativa), va valutato rispetto al momento della stipula del
preliminare, dovendosi contemperare, per rispettare la ratio dell’azione revocatoria,
la garanzia patrimoniale dei creditori con l’affidamento del terzo nello svolgimento
della propria autonomia privata ( Cass. sez. 3, sentenza n. 17365 del 2011).
L’orientamento del SC, condiviso da questa Corte, trae le mosse dalla
considerazione che l’azione revocatoria costituisce uno strumento di forte
impatto sull’autonomia privata a tutela delle ragioni creditorie, ma che tale
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼ ratio non arriva sino a basare il presupposto di operatività dell’azione solo su una considerazione oggettiva degli effetti dell’atto, dovendo, l’azione
revocatoria, rispettare, contemporaneamente, l’affidamento dei terzi nella
conclusione dell’atto. La tutela di tale affidamento- sostiene la S.C. -trova la sua
identificazione in uno stato soggettivo di buona fede che precipuamente viene
identificato nell’assenza dell’elemento del consilium fraudis. Si tratta in sostanza di
garantire l’operatività della tutela revocatoria solo in quanto essa sia in grado di
rispettare la tutela dell’affidamento del terzo nella possibilità di obbligarsi con la
stipulazione di un contratto cui ha interesse. Il momento rilevante ai fini della
valutazione della sussistenza di tale requisito soggettivo è quindi necessariamente
quello in cui si consuma la libera scelta del terzo. Nel caso in cui la vendita si
compia attraverso lo strumento del contratto preliminare non potrà che essere con
riferimento a tale contratto che la sussistenza del requisito soggettivo dovrà essere
valutata. È in questo momento infatti che va operata la valutazione di priorità della
tutela da accordare alla conservazione della garanzia patrimoniale per i creditori o
alla conservazione della scelta negoziale del terzo ( Cass. Sez. 3, sentenza n. 9970
5.4. Passando all’esame del merito e, quindi, dei motivi con i quali gli
appellanti (A) e (C) s.p.a. contestano la sussistenza dei presupposti per
l’accoglimento della domanda proposta dalla Curatela, vanno, in primo
luogo, condivisi gli argomenti riportati in sentenza, secondo cui, ai fini
dell’accoglimento della revocatoria, non è necessaria l’esistenza di un
credito che sia giudizialmente accertato, potendo trattarsi, come nel caso di
specie, di un credito ancora sub iudice.
Deve condividersi anche l’affermazione secondo cui la sostituzione di
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼ assetti patrimoniali di tipo immobiliare contro acquisizione di mero denaro concretizza, ex se, il pregiudizio per i creditori, attesa la volatilità e
occultabilità di tale forma di ricchezza appena rilevandosi che, nella specie
l’(A) si è spogliato dell’intero suo patrimonio immobiliare.
Quanto all’elemento soggettivo, in ragione di quanto rilevato sub. § 5.3.,
l’esame della domanda proposta dalla Curatela va condotto accertando la
sussistenza dell’elemento soggettivo richiesto dall’art. 2901 n. 2 c.c. con
riferimento all’epoca in cui fu concluso il preliminare, con l’avvertenza che
l’elemento soggettivo richiesto dalla richiamata norma va ricercato in
relazione alle diverse configurazioni rilevanti secondo la richiamata
previsione legislativa.
Nella specie deve tenersi conto del fatto che il credito della (B) nei confronti
di (A) sussisteva, in parte rilevante, già all’epoca della stipula del
preliminare se è vero che, già nel 2004, il collegio sindacale sollecitava il
recupero di ingenti somme di denaro nei confronti dello stesso (A). Ed è
noto che il requisito dell’anteriorità del credito deve essere riscontrato in
base al momento in cui il credito stesso è sorto e non a quello successivo in
cui esso venga accertato con sentenza ( fra tante cfr. Cass. sez. 3, sentenza n.
17356 del 18/08/2011).
Per l’accoglimento della domanda di revocatoria del contratto di vendita
stipulato fra l’(A) e la (C) s.p.a. è, dunque, sufficiente la consapevolezza, da
parte della società acquirente, al momento della stipula del preliminare, del
pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore, seppur va rilevato
che precisi, univoci e concordanti elementi acquisti consentono di ritenere
che la società acquirente fosse anche partecipe della dolosa preordinazione.
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼A favore del carattere fraudolento del preliminare militano argomenti già valorizzati dal primo giudice che risultano immuni dalle censure sollevate
da (A) e dalla società (C) s.p.a.
Va ricordato infatti che, la prova della conoscenza che il debitore abbia del
pregiudizio delle ragioni creditorie, nonché l’esistenza di analoga
consapevolezza in capo al terzo o anche della sua partecipazione alla dolosa
preordinazione di pregiudicare il soddisfacimento dei creditori, può essere
fornita tramite presunzioni, il cui apprezzamento è devoluto al giudice di
merito. Il rapporto di parentela di per sé solo può essere più o meno
significativo in relazione al contesto in cui si colloca e assume, certo,
particolare rilievo laddove sia accompagnato dalla condivisione di attività
economiche e di collegamenti di carattere patrimoniale.
Nella specie, i documenti prodotti dal fallimento dimostrano che:
a) da epoca anteriore al dicembre 2004 era emerso un debito di (A) nei
confronti della (B), tant’è che egli era stato sollecitato al pagamento della
somma di euro 244.640,37. Considerato che il credito vantato dalla Curatela
attiene a somme che egli avrebbe illegittimamente incassato dalla (B) egli,
inoltre, era ben consapevole della propria posizione debitoria nei confronti
di detta società; b) (D), sorella di (A), risulta sottoscrittrice, per la (C) spa, di
entrambi i contratti. La circostanza è stata accertata dal primo giudice in
base alla documentazione innanzi a lui prodotta e non è contrastata dai
documenti in atti, dato che, come ricordato, non è stato depositato il
preliminare, né gli altri documenti esaminati dal primo giudice. Peraltro, il
fatto che (D) fu nominata amministratore della (C) s.p.a. in data 6-6-2006
appena dopo la stipula del preliminare del 31-5-2006 non esclude il ruolo di
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼ rappresentante della società assunto nel citato preliminare secondo quanto accertato dal primo giudice; c) dalla visura della camera di commercio di Napoli si evince che, pur con
le diverse variazioni degli organi rappresentativi cui fu soggetta la (C) spa,
(A) e la sorella (D) (oltre che la madre, … ) avevano ruoli preminenti nella
società e che solo in data 6-6-2006 (A) cessava da tutte le cariche e qualifiche,
mentre la sorella (D) assumeva la carica di amministratore unico;
d) la stessa (D) non era estranea alle vicende della (B) ed alla attività di
distrazione di somme di denaro posta in essere dal fratello. Infatti , nel
verbale del 12-12-2004, il collegio sindacale evidenziava a carico della stessa
(D), l’esistenza di una posizione creditoria della società per euro 144.607,93,
dava atto dell’invio di raccomandate finalizzate alla sollecita definizione
della posizione della stessa (D) e raccomandava il massimo impulso alla
procedura di recupero dei crediti.
Il ruolo assunto dallo stesso (A) nella società (C) spa fino al momento della
conclusione del preliminare, la presenza in detta società della sorella che
assumeva il ruolo di amministratore unico contestualmente alla dismissione
di tutte le cariche da parte di (A) avvenuta subito dopo la stipula del
preliminare, il fatto che la nominata (D) fosse coinvolta anche nelle vicende
della (B) e condividesse con il fratello attività economiche, sono tutti
elementi che inducono a ritenere che, al momento della stipula del
preliminare avvenuta allorché già sussisteva il credito azionato dalla
curatela, anche la società acquirente, e per essa colei che stipulò il
preliminare in rappresentanza di detta società, era a conoscenza
dell’esistenza del debito e del pregiudizio che l’atto di trasferimento
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼dell’unica proprietà di (A) avrebbe arrecato alle ragioni dei creditori. Va, in merito, rilevato che ciò che assume rilievo ad indentificare l’esistenza
dell’elemento soggettivo in capo alla (D) non è l’ammontare del suo stesso
debito nei confronti della (B), posto che, ai fini della verifica dei presupposti
della revocatoria dell’atto da lei stipulato come acquirente, la sua posizione
debitoria nei confronti della società alienante non assume particolare rilievo.
Rileva, invece, il fatto che il debito della (D) nei confronti della (B) fosse
relativo al c.d. “ … conto costituzione garanzia”, attraverso il quale furono
effettuati i prelievi illegittimi analiticamente riportati nella relazione di
consulenza tecnica del ctu, dott. …, depositata nel procedimento n.
7089/2007 innanzi al Tribunale di Salerno e allegata alla produzione della
Sussiste, quindi, l’elemento soggettivo con riferimento alla data di stipula
del preliminare, sia da parte del debitore, (A), che della (C) spa.
Deve rilevarsi, per completezza, che, mancando in atti le produzioni di
parte di primo grado della (C) s.p.a. e di (A) (produzioni che, come si
desume dal foliario delle produzioni di parte innanzi a questa Corte, non
sono mai state depositate in sede di gravame), mancano anche i contratti
preliminari che, secondo quanto dedotto in conclusionale da detti
appellanti, sarebbero stati conclusi con terzi e poi risolti prima della stipula
del preliminare per cui è causa.
Sia pur in base alla diversa impostazione giuridica ingiustamente disattesa
dal primo giudice, la sentenza impugnata va, quindi, confermata, con
rigetto degli appelli proposti da (A) e dalla (C) s.p.a.
5.5. L’appello incidentale proposto dalla Curatela è fondato.
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼Il primo giudice, pur accogliendo la domanda del fallimento, ha compensato le spese in considerazione della obiettiva incertezza derivante dalla
complessa tematica di diritto sopra evidenziata.
Tale motivazione, anche alla luce del diverso orientamento
giurisprudenziale seguito da questa Corte, non è idonea a supportare una
revoca al principio della soccombenza. La definizione della controversia
avviene, infatti, in applicazione di consolidati principi della giurisprudenza
L’appello va, dunque, accolto e, in riforma del regolamento delle spese
contenuto nella sentenza impugnata, (A) e la (C) s.p.a. vanno condannati, in
solido, al pagamento delle spese del primo grado di giudizio, liquidate in
dispositivo, in base alle tariffe professionali vigenti all’epoca della
definizione del primo grado di giudizio e al valore del credito posto a base
5.6. In applicazione del principio della soccombenza, (A) e la (C) s.p.a.
vanno condannati, in solido, anche al pagamento delle spese del grado,
liquidate in dispositivo in base alla natura e al valore della controversia e
all’entità ed al numero questioni trattate, secondo i nuovi parametri fissati
dal DM 55/2014.
La Corte di Appello, definitivamente pronunciando, sugli appelli proposti
da (A), dalla (C) s.p.a. e dalla Curatela del fallimento “(B), avverso la
sentenza n. 762/2011 del Tribunale di Nola, così provvede:
1) Rigetta gli appelli proposti da (A) e dalla (C) s.p.a.;
2) accoglie l’appello incidentale proposto dalla Curatela del fallimento “(B)
￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼￼ e, per l’effetto, in riforma del regolamento delle spese contenuto nella sentenza impugnata, condanna (A) e la (C) s.p.a., in solido, al pagamento
delle spese del primo grado di giudizio che liquida in € 2365,00 per diritti di
procuratore, € 13.000,00 per onorari ed € 1160,23 per esborsi, oltre spese
generali, Iva e Cpa come per legge;
3) condanna (A) e la (C) s.p.a., in solido, al pagamento delle spese del grado,
che liquida, in € 17628,00 per compensi professionali, oltre spese generali,
IVA e CPA come per legge.
Così deciso in Napoli, addì 27 ottobre 2015.
dott. Maria Teresa Mondo
dott. Rosa Giordano
sentenza n. 4474/2015
depositata il 18 novembre 2015

References: sentenza 
 sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 art. 2901
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza

 art. 183
 sentenza 
 sentenza

 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 § 2
 § 3
 § 4
 § 4
 Cass. Sez. 

sentenza 
 sentenza 
 § 2
 § 2
 § 2
 § 3
 art. 2901
 sentenza 
 § 5
 art. 2901
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 Cass.

 Sentenza 
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 §
5
 Cass. sez. 
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 § 5
 sentenza 
 Cass. sez. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

sentenza 
 sentenza 

sentenza