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Timestamp: 2018-04-23 15:05:20+00:00

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Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 10 aprile 2018 n. 2185
Pubblicato il 10 aprile 2018 da uxs04548
A fronte della tardiva notifica del ricorso alla controinteressata aggiudicataria dovuta a un iniziale errore nell’individuazione dell’effettivo domicilio, va riconosciuto l’errore scusabile (art.37 C.P.A.), essendo incolpevole la condotta del ricorrente il quale abbia tentato di notificare l’impugnativa avverso l’aggiudicazione presso la sede dell’aggiudicatario che era stata indicata dalla stessa stazione appaltante nell’ambito dell’avviso di aggiudicazione. L’indicazione da parte della stazione appaltante (non solo della denominazione, ma anche) dell’indirizzo dell’aggiudicatario non rappresenta un adempimento meramente formale, ma costituisce ottemperanza a uno specifico obbligo di legge che non può restare privo di conseguenze in termini concreti e anche ai fini processuali, assolvendo segnatamente allo scopo di fornire agli altri concorrenti le indicazioni necessarie per contestare (in particolare, in giudizio) l’intervenuta aggiudicazione. Nonostante emergano elementi che inducono a ravvisare una violazione del principio del contraddittorio in danno dell’aggiudicataria tale da disporre il rinvio al primo Giudice ai sensi dell’art.105 C.P.A., prevalenti ragioni sistematiche inducono a procedere comunque nell’esame nel merito dell’appello, in quanto, essendo l’appello stesso infondato nel merito, l’eventuale rinvio al primo Giudice (finalizzato a garantire le prerogative della controinteressata pretermessa in primo grado) sortirebbe paradossalmente un effetto svantaggioso in suo danno, riaprendo una vicenda processuale che può invece risolversi in modo vantaggioso per essa in entrambi i gradi di giudizio.
massima di redazione©
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Pubblicato in diritto	| Contrassegnato adempimento, aggiudicataria, aggiudicazione, appello, art. 105 c.p.a., art.37 C.P.A., avviso di aggiudicazione, concorrente, condotta, conseguenze, contestare, contraddittorio, controinteressata, danno, denominazione, domicilio, effettivo, effetto, entrambi, errore, errore scusabile, esame, eventuale, formale, fornire, garantire, giudice, giudizio, gradi, impugnativa, incolpevole, indicazione, indicazioni, indirizzo, individuazione, infondato, intervenuta, legge, meramente, merito, modo vantaggioso, necessarie, notifica, notificare, obbligo, ottemperanza, prerogative, pretermessa, primo, primo grado, principio, privo, processuale, processuali, ragioni, ricorrente, ricorso, rinvio, risolversi, scopo, sdanganelli, sede, sistematiche, specifico, stazione appaltante, svantaggioso, vicenda, violazione
Tribunale Amministrativo Regionale Lombardia, Brescia, Sezione Prima, sentenza 25 maggio 2017 n. 696
Pubblicato il 27 maggio 2017 da uxs04548
La contemporanea assenza del presidente del consiglio comunale e le dimissioni dalla carica di vicepresidente da parte del consigliere investito delle funzioni vicarie, non impediscono il regolare svolgimento dell’adunanza del consiglio comunale. In mancanza di una disposizione statutaria nella materia delle funzioni vicarie adottata secondo il rinvio operato dall’art.39, comma 1, d.lgs. n.267/2000, il principio generale di continuità degli organi politici indica la soluzione nel transito automatico delle stesse al consigliere anziano, scongiurando il ri schio dell’interruzione dell’attività di tali organi collegiali. L’autonomia statutaria può essere esercitata per individuare ulteriori forme di sostituzione, aggiuntive e prevalenti, del presidente del consiglio comunale nella previsione della figura del vicepresidente, ma non può escludere espressamente le funzioni vicarie residuali del consigliere anziano, in quanto priverebbe il consiglio comunale di uno strumento per bilanciare l’assenza o le dimissioni contemporanee del presidente e del vicepresidente. Talvolta alle dimissioni è associato un rilievo politico, che in quanto tale non è sindacabile, ma, al di fuori dei casi tassativamente previsti dalla legge, deve produrre conseguenze solo nella sfera personale del singolo consigliere, senza ostruire o condizionare il funzionamento dell’intero organo collegiale. Il necessario contrappeso è quindi il subentro automatico di un altro soggetto, che garantisca la prosecuzione dei lavori. Anche sotto questo profilo, l’art. 39 comma 1 del Dlgs. 267/2000 si rivela una norma di chiusura in grado di dare ordine alle diverse esigenze che si manifestano nello svolgimento dell’attività istituzionale in forma collegiale.
massima di Gloria Sdanganelli ©
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato adunanza, aggiuntive, al di fuori, altro, art.39 comma 1 d.lgs. n.267/2000, assenza, attività, automatico, autonomia, bilanciare, carica, casi, chiusura, collegiale, Comune, condizionare, conseguenze, consigliere, consigliere anziano, consiglio comunale, contemporanea, contemporanee, continuità, contrappeso, dimissioni, disposizione, diverse, escludere, esigenze, espressamente, figura, forma, forme, funzionamento, funzioni, funzioni vicarie, generale, intero, interruzione, istituzionale, lavori, legge, materia, necessario, non può, non sindacabile, norma, ordine, organi, organi collegiali, organo, ostruire, personale, politici, politico, presidente, presidente del consiglio comunale, prevalenti, previsti, principio, priva, prosecuzione, regolare, residuali, rilievo, rinvio, rischio, sdanganelli, senza, sfera, singolo, soggetto, solo, soluzione, sostituzione, statutaria, statuto, strumento, subentro, svolgimento, Tar Brescia, tassativamente, transito, vicarie, vicepresidente
Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 5 aprile 2018 n.2122
Tribunale di Monza, Sezione Lavoro, sentenza 23 marzo 2018 n.177
Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna, sentenza 26 marzo 2018 n.72
Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione Seconda, sentenza 23 marzo 2018 n. 437
affidamento amministrazione area attività comunale Comune condotta consiglio di stato contratto controllo correttezza corte dei conti criteri danni danno dipendente diritto erariale esclusione esecuzione esercizio gara gestione giudizio illegittimità motivazione nullità obbligo personale potere principio prova provvedimento pubblica amministrazione Regione responsabilità risarcimento sdanganelli servizi servizio territorio tutela urbanistica valutazione violazione
Il Consiglio di Stato apre alla notifica del ricorso introduttivo a mezzo PEC - Studio Legale Sdanganelli & AssociatiStudio Legale Sdanganelli & Associati su Consiglio di Stato, sez.VI^, sentenza 28.5.2015 n. 2682. Il Consiglio di Stato sgombra ogni dubbio sulla validità della notifica a mezzo PEC nel processo amministrativo.
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" Studio Legale Sdanganelli & associati "
Augusto Leone

References: sentenza 
 art. 105
 art.37
 sentenza 
 art.39
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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