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«ON LINE BANKING»: PROBLEMATICHE E SVILUPPI
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1 «ON LINE BANKING»: PROBLEMATICHE E SVILUPPI MARCO BURRONI * - PIERPAOLO FRATANGELO ** Introduzione L utilizzazione di Internet quale mezzo per svolgere l attività bancaria e finanziaria si sta diffondendo con sempre maggior successo in Italia e all estero. Negli USA, dove il fenomeno ha avuto la sua più ampia diffusione, già nel 1998 su 100 operazioni finanziarie, 30 erano concluse on line 1. In Europa la tendenza ad un sempre maggior ricorso ad Internet si sta affermando stabilmente considerato che, secondo un rapporto di J. P. Morgan 2, entro il 2003, il 15 per cento dei prodotti finanziari, per un giro d affari di 440 miliardi di euro, verrà scambiato sulla rete; contemporaneamente, 55 milioni di utilizzatori sceglieranno Internet per gestire le proprie finanze. La rilevanza di queste cifre ci mostra chiaramente la portata di questo fenomeno per il mondo finanziario internazionale. Esso è una delle forze trainanti della globalizzazione la quale vi ha trovato un fondamentale alleato per la stretta correlazione dei mercati. Internet ha poi dato un contributo determinante per l ascesa della cosiddetta new economy, di cui tanto si parla attualmente. Le autorità di vigilanza guardano con estrema attenzione all evoluzione dell attività svolta per via elettronica dagli operatori. Vi è una presa di coscienza sulle potenzialità positive e sulle prospettive di crescita che Internet può offrire al sistema produttivo. Si è però al contempo anche coscienti di tutti i rischi che questo nuovo mezzo porta con sé. Come affermato dal Direttore Generale della Banca d Italia, sul piano della vigilanza prudenziale, «occorre conciliare l esigenza di assecondare le autonome scelte strategiche e organizzative delle ban- * Banca d Italia, Servizio Vigilanza Enti Creditizi. ** Banca d Italia, Servizio Concorrenza, Normativa e Affari Generali. Desideriamo ringraziare Giuseppe Godano, Gennaro D Amico, Fulvia Focker, Filippo Siracusano e Mariella Taliercio per gli utili suggerimenti. Le opinioni espresse riflettono esclusivamente il pensiero degli autori e non impegnano l istituto di appartenenza. P. Fratangelo ha redatto i paragrafi 1 e 2, M. Burroni i paragrafi 3, 4. ¹ Cfr. Faraci, La banca in Internet, in Dirigenza bancaria, ² Cfr. J. P. Morgan, Online Finance Europe, London,2 che con l obiettivo di assicurare standard adeguati di qualità e di sicurezza nella gestione dell attività dell e-banking» 3. È perciò necessario avere un approccio problematico verso l intera questione al fine di valutare con obiettività il fenomeno. 1. Le questioni aperte dall attività finanziaria transfrontaliera tramite Internet Gli sviluppi dell attività finanziaria svolta attraverso i mezzi telematici pongono nuove questioni per la vigilanza prudenziale. Fino ad oggi essa si era basata su alcuni elementi fondamentali: un soggetto, con un definito radicamento territoriale, debitamente autorizzato e regolamentato nello svolgimento della propria attività; un autorità di controllo che ha giurisdizione sul territorio dove è stabilita la sede principale del soggetto in questione; un autorità di controllo che ha giurisdizione sul territorio dove il soggetto potrebbe avere intenzione di espandere la sua attività. Questi elementi interagiscono secondo uno schema ben preciso che vede l autorità del paese d origine in una posizione di responsabilità primaria nella supervisione del soggetto, in stretta collaborazione con l autorità del paese ospite. Internet modifica questo schema nella misura in cui esso provoca una smaterializzazione del servizio prestato. Fisicamente, sia il soggetto attivo che il soggetto passivo sono lontani e non hanno bisogno d incontrarsi per entrare in contatto. Inoltre, a differenza di quanto avviene nella classica prestazione di servizi cross-border, così come conosciuta dal diritto comunitario, non è chiaramente distinguibile il «quid» caratteristico del passaggio delle frontiere poiché la realtà virtuale non le conosce. I problemi più frequenti per le autorità di vigilanza diventano quindi: 1. l abilità delle banche situate in una parte qualsiasi del globo di compiere la loro attività su Internet in altri paesi senza esservi state preventivamente autorizzate; 2. la facilità e la rapidità con cui gli operatori possono offrire prodotti e servizi ad una molteplicità di paesi all insaputa delle locali autorità di vigilanza; 3. l abilità degli operatori di mettere in connessione attività bancarie tradizionalmente sottoposte a controllo con attività non bancarie, vigilate o meno; 4. le difficoltà cui vanno incontro le autorità nazionali che desiderano impedire l arrivo di siti web provenienti da altre giurisdizioni senza la cooperazione delle autorità del paese d origine. ³ V. Desario, E-Banking, nuovi scenari e nuove strategie per le banche italiane, ABI, Convention Annuale, Sorrento 17 ottobre 2000, disponibile sul sito 923 M. BURRONI - P. FRATANGELO, «ON LINE BANKING»: PROBLEMATICHE E SVILUPPI Tale lista non è che esemplificativa e non ha pretese di essere esaustiva in quanto la caratteristica mutabilità del fenomeno propone sempre nuove questioni. Le autorità di vigilanza sono quindi costrette anche ad uno sforzo di continuo aggiornamento al fine di rimanere al passo con le evoluzioni in corso. Chiaramente, la sfida sarà quella di trovare delle regole capaci di disciplinare l attività finanziaria su Internet. A nostro parere, le indicazioni contenute nei principali atti del Comitato di Basilea, quali, ad esempio, il Concordato 4 ed i Minimum Standards 5 del 1992, possono costituire la base indispensabile da cui partire. I principi elaborati dal Comitato di Basilea infatti affermano delle «verità necessarie», valide per l attività di vigilanza, comunque essa sia esercitata. Essi corrispondono ai bisogni primari della vigilanza e, per questo, possono essere applicati in via generale. Basti pensare al principio secondo cui nessun operatore deve sottrarsi al controllo prudenziale dell autorità competente o a quello secondo cui il controllo prudenziale deve essere efficace. L apparente genericità di tali principi non deve essere vista come un limite, bensì come un vantaggio. In effetti, essi sono sufficientemente elastici per poter essere applicati alle situazioni più disparate. La sfida delle autorità consiste pertanto nella capacità di saper dare attuazione alle prescrizioni di Basilea, rispettandone in primo luogo la ratio, che è quella di trovare mezzi per instaurare un controllo puntuale e completo tramite una stretta collaborazione tra le autorità interessate. Per quanto vasto e multiforme, il mondo virtuale di Internet non sembra in grado di intaccare i fini sopra ricordati. Anche per l attività finanziaria svolta per via telematica il bisogno di un controllo completo ed efficace s impone ed è da questo che bisogna partire per gestire al meglio questo nuovo fenomeno. 2. Il quadro regolamentare I sistemi giuridici e regolamentari di tutto il mondo stanno gradualmente reagendo al rapido quanto, sotto certi aspetti, soprattutto dimensionali, inaspettato sviluppo di Internet. Si può avere un atteggiamento più o meno aperto rispetto al libero esplicarsi di queste nuove modalità dell attività finanziaria, ma non si può non concordare con il fatto che vi debba essere un set minimo di regole, poste a presidio di interessi particolarmente rilevanti 6. Vengono immediatamente in mente la protezione dei consumatori e la stabilità generale del mercato. ⁴ Compendium of Documents produced by the Basle Committee on Banking Supervision, Basilea, 1999, vol. III, pag. 1 segg. ⁵ Compendium, cit., pag. 1. ⁶ Vedi al riguardo W. J. Clinton - A. Gore Jr., A Framework for Global Electronic Commerce, Washington, 1997, disponibile su 934 Non si possono nascondere le difficoltà intrinseche ad un esercizio che cerca di applicare a queste nuove tipologie d attività norme che spesso sono state create per altre necessità. La realtà virtuale creata da Internet non sempre riesce a coincidere con la realtà cui siamo stati abituati a trattare. Si apre quindi il dibattito se sia opportuno cercare ad ogni costo di utilizzare gli istituti già esistenti o se, piuttosto, non valga la pena di fare uno sforzo creativo nell immaginare regole nuove. Al fine di dare un quadro chiaro dell attuale situazione regolamentare pare opportuno fare una distinzione tra quello che è lo stato della normativa a livello nazionale, e la produzione legislativa internazionale, con un particolare accento sulla legislazione comunitaria I lavori in sede internazionale Per ciò che concerne i lavori in sede internazionale, tutti i maggiori organismi di settore hanno o stanno trattando aspetti legati all uso di Internet nell attività finanziaria. Le dimensioni del fenomeno richiedono una riflessione capace di creare delle linee guida comuni. In effetti, solo partendo dal presupposto che vi debba essere un quadro di riferimento uguale per tutti, si possono creare le condizioni per uno sviluppo equilibrato dell attività su Internet, per lo meno per quegli aspetti particolarmente sensibili, richiamati in precedenza. Il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria ha cominciato nel 1996 ad occuparsi di tematiche relative all electronic money e all electronic banking per gli aspetti rilevanti nella vigilanza prudenziale. Il risultato della riflessione è stato un rapporto sul risk management in queste attività 7, in cui vengono identificati i principali profili di rischio cui si va incontro nell attività on line, con la conseguente proposta di profili operativi per gestirli al meglio. In particolare, il documento suggerisce una certa attenzione per i rischi operativi, legali e di reputazione, mettendo però in guardia sul fatto che i rapidi cambiamenti tecnologici costringono ad una continua verifica di tutti i profili di rischio. Per le politiche di gestione del rischio, il rapporto fa riferimento a tre momenti: la valutazione, il controllo e il monitoraggio. Si tratta chiaramente di tre momenti strettamente legati tra loro in un processo compiuto su base di continuità. Ad essi vanno affiancate politiche e misure che garantiscano la necessaria sicurezza tecnica. Attualmente, il Comitato di Basilea ha deciso di proseguire i suoi lavori, accentuando l attenzione sull attività di e-banking. Si è deciso di creare un gruppo di lavoro che si concentrerà su tre profili: gli standard prudenziali relativi al risk management, la protezione del consumatore e la trasparenza, ed, infine, le questioni sollevate dall attività ⁷ Basle Committee, Risk Management for Electronic Money and Electronic Banking, Basle,5 M. BURRONI - P. FRATANGELO, «ON LINE BANKING»: PROBLEMATICHE E SVILUPPI transfrontaliera su Internet. Se per il primo aspetto si parte già da una base costituita dal menzionato rapporto del 1998, gli altri due argomenti sono relativamente nuovi. Si tratta di questioni particolarmente importanti in quanto la protezione del consumatore viene sempre più sollevata man mano che Internet trova diffusione tra i piccoli risparmiatori; le questioni dell attività transfrontaliera sono, invece, direttamente collegate con l apertura dei mercati finanziari, in Europa e nel mondo. Il gruppo provvederà a stendere un rapporto sulla base delle risultanze di un questionario rivolto agli operatori sulle questioni indicate. La rielaborazione di queste risposte è volta all individuazione delle problematiche di settore più interessanti e, quindi, alla prospettazione di soluzioni. Anche la IOSCO ha svolto un lavoro di studio sul tema relativo alla definizione dei principali aspetti dell attività finanziaria su Internet e alla formulazione di raccomandazioni per un efficace supervisione. Nel suo rapporto Securities Activity on the Internet 8, la IOSCO ha tratteggiato le caratteristiche fondamentali dell attività finanziaria su Internet, elaborando raccomandazioni per intervenire in modo efficace sugli aspetti rilevanti. Il documento individua dei Key Principles cui deve ispirarsi l attività regolamentare e d intervento delle autorità di vigilanza. Tra essi spicca in primo luogo l affermazione secondo cui i principi fondamentali della regolamentazione finanziaria generale continuano ad applicarsi a prescindere dal mezzo usato. La ratio è infatti che i problemi che si evidenziano nell attività svolta su Internet siano in larga parte gli stessi che si rilevano nel caso dei mezzi tradizionali (carta e telefono). Da ciò deriva una sostanziale soluzione di continuità nella filosofia dell azione prudenziale, senza comunque perdere di vista le caratteristiche proprie del fenomeno Internet. Particolarmente importante pare poi il principio secondo il quale la competenza e quindi l esercizio dell attività prudenziale spetta all autorità alla cui giurisdizione territoriale è rivolta l azione di marketing svolta dall operatore. In altre parole, la competenza viene ad essere individuata in base al gruppo di soggetti, identificati quale target commerciale. La IOSCO offre anche dei criteri per individuare tale target quali l uso della moneta o della lingua locale nella pubblicità, la creazione di una rete di distribuzione locale o l uso di altri media locali. Tale principio sta ispirando la posizione delle autorità nazionali 9, tra cui la CONSOB 10, sul tema. ⁸ IOSCO, Securities Activity on the Internet, Montreal, ⁹ Vedi, ad esempio, HM Treasury, Financial Services and Markets Bill, Financial Promotion, London, 1999; Comptroller of the Currency, Internet Banking, Comptroller s Handbook, Washington, ¹⁰ Cfr. infra. 956 Rimane infine da fare un accenno alla produzione legislativa in ambito comunitario. La Comunità europea ha dedicato un sempre maggiore interesse alla diffusione delle tecnologie telematiche quale mezzo per poter raggiungere un maggior grado di sviluppo economico e sociale. Al Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 è stato varato un vasto programma di alfabetizzazione telematica, denominato e-europe 11, volto ad una mirata azione di informatizzazione nei confronti dei giovani, in età di scolarizzazione e non, e delle imprese. L attivismo in campo sociale ed economico è stato accompagnato da un azione legislativa improntata a dare un quadro di riferimento giuridico certo e preciso. In particolare, nel quadro del Piano d Azione per i Servizi Finanziari (FSAP) 12, due sono le iniziative da ricordare: la direttiva sul commercio elettronico 13 e la proposta di direttiva sulla vendita a distanza dei servizi finanziari. La direttiva sull e-commerce ha lo scopo di creare una base regolamentare armonizzata minima che permetterebbe agli operatori stabiliti in uno dei paesi membri di svolgere la propria attività in prestazione di servizi in un qualsiasi altro Stato membro, secondo il principio del mutuo riconoscimento 14. La direttiva ha portata generale nella misura in cui regolamenta l uso di Internet a prescindere dalla natura del bene o del servizio che viene commerciato. I profili armonizzati riguardano le informazioni da fornire ai clienti, la disciplina dei contratti conclusi per via elettronica, con particolare attenzione alle modalità di conclusione, la responsabilità dei prestatori intermediari relativamente agli aspetti di caching e hosting delle informazioni, la composizione giudiziale ed extragiudiziale delle controversie e le eventuali sanzioni da applicare. Come detto, si tratta di una armonizzazione minima che gli Stati sono liberi di rendere più stringente. Resta fermo, inoltre, il potere dello Stato ospitante di bloccare l attività del prestatore sul suo territorio nel caso ricorrano delle ¹¹ Commissione europea, e-europe, Una società dell informazione per tutti, Bruxelles, ¹² Il Piano d Azione per i Servizi Finanziari è un iniziativa lanciata dalla Commissione dopo il Consiglio di Cardiff del giugno Esso ha per scopo il varo di una serie di misure volte al rafforzamento del mercato unico dei servizi finanziari. Sono state previste misure legislative, analisi sulle strutture prudenziali esistenti, accordi politici per incentivare strategie europee nelle imprese degli Stati membri. Per approfondimenti si veda Commissione europea, Servizi finanziari: attuazione del quadro d azione per i servizi finanziari: piano d azione, COM(1999) 232, 11 maggio ¹³ Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2000/31/CE dell 8 giugno 2000 relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno, in GUCE n. L178 del 17/7/2000. ¹⁴ Il principio del mutuo riconoscimento, introdotto dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee nel caso del Cassis de Dijon, prevede che gli Stati membri permettano la circolazione sul loro territorio di beni e servizi che rispettano le condizioni di qualità e commercializzazione poste da una legislazione armonizzata comune, riconoscendo la validità del controllo effettuato dalle autorità del paese d origine. 967 M. BURRONI - P. FRATANGELO, «ON LINE BANKING»: PROBLEMATICHE E SVILUPPI ragioni di interesse generale giustificate (salute pubblica, protezione del consumatore, ivi compresi gli investitori, pubblica sicurezza, ecc.). La direttiva è stata completata nel febbraio 2001 da una Comunicazione interpretativa della Commissione europea relativa alla vendita su Internet dei prodotti finanziari 15. La Comunicazione ha lo scopo di chiarire i rapporti della direttiva e-commerce con le direttive di settore. La proposta di direttiva 16 riguarda i contratti conclusi dai consumatori attraverso mezzi che non richiedono la simultanea presenza fisica dei contraenti e che hanno per oggetto servizi finanziari (servizi bancari, d investimento, assicurativi, ecc.). La proposta si preoccupa di garantire la posizione del consumatore al momento della conclusione del contratto, attribuendo dei diritti indisponibili che gli Stati possono rendere più stringenti. Si tratta, in particolare, del diritto ad una corretta e completa informativa preventiva sul soggetto prestatore, il tipo di servizio offerto, le modalità di prestazione e pagamento, il prezzo, la durata minima, ecc. È previsto, inoltre, un diritto di recesso di 14 giorni, estensibili a 30, senza pagamento di penalità. I consumatori sono poi protetti dai divieti di comunicazioni non sollecitate (spamming) e di fornitura di servizi non richiesti. Quest ultima proposta è attualmente in negoziazione. Il FSAP aveva previsto un calendario di massima per la sua approvazione (entro l anno 2000). Tuttavia, l iter è stato rallentato in fase di negoziato e non è stata possibile garantire la sua approvazione secondo il termine previsto La regolamentazione italiana In Italia, resta ferma per tutti i soggetti finanziari che operano su Internet la vigente legislazione sull attività bancaria e finanziaria svolta attraverso i canali tradizionali. Rimangono quindi di piena applicazione i testi legislativi di base in materia, quali il Testo Unico Bancario 17 (TUB) ed il Testo Unico della Finanza 18 (TUF), nonché la normativa secondaria ad essi collegata 19. Infatti, è stato considerato ¹⁵ Commissione europea, Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, E-commerce e servizi finanziari, COM(2001) 66, Bruxelles, ¹⁶ Proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la vendita a distanza di servizi finanziari ai consumatori, che modifica le direttive 97/7/CE e 98/27/CE, COM(99) 385, 30 luglio ¹⁷ Decreto Legislativo n. 385 del 1 settembre 1993, in suppl. ord. n. 92 alla GU n. 230 del 30 settembre ¹⁸ Decreto legislativo n. 58 del 24 febbraio 1998, in suppl. ord. n. 52/L alla GU n. 71 del 26 marzo ¹⁹ Vedi i numerosi provvedimenti attuativi presi da Banca d Italia e Consob, sia in materia bancaria che finanziaria quali Banca d Italia, Istruzioni di vigilanza per le banche, Roma, 1999 o Banca d Italia, Normativa sugli intermediari del mercato mobiliare, Roma,8 che l attuale regolamentazione (vedi, per esempio, il controllo dei rischi) sia in larga parte rispondente alle necessità di disciplina dell attività finanziaria su Internet. Per le peculiari caratteristiche del trading on line, la CONSOB ha avuto modo di intervenire direttamente sul tema della promozione e collocamento a distanza mediante Internet con una serie di comunicazioni. In particolare, la CONSOB ha chiarito che: la ricezione di ordini di negoziazione di strumenti finanziari attraverso Internet è una possibilità certamente ammessa dal nostro ordinamento: gli obblighi dell intermediario relativi al rilascio all investitore di un attestazione dell ordine ricevuto possono essere evasi avvalendosi della stessa rete Internet, purché le modalità tecniche utilizzate consentano al cliente di acquisire la disponibilità dell attestazione su supporto duraturo 20 ; tanto l apertura di un sito Internet nel quale siano contenuti strumenti di interazione ovvero messaggi promozionali o negoziali, quanto l utilizzazione agli stessi fini di messaggi e comunicazioni attraverso la posta elettronica sono fattispecie rilevanti ai fini dell applicazione della normativa riguardante la promozione ed il collocamento a distanza 21 ; l uso di comunicazioni a posta elettronica o di un sito Internet configura promozione e collocamento a distanza di prodotti o servizi in Italia quando, per la posta elettronica, i messaggi sono indirizzati ad investitori residenti in Italia e, nel caso di un sito Internet, quando il contenuto del sito o le circostanze connesse fanno presumere che destinatari della promozione o dell offerta siano, anche se non in modo esclusivo, soggetti residenti in Italia 22 ; l obbligo di utilizzo di promotori finanziari nello svolgimento dell attività di promozione o collocamento tramite Internet non è configurabile nel caso di uso di un sito, considerate le caratteristiche tecniche dello strumento; tale obbligo sussiste invece in caso di interazione mediante posta elettronica 23 ; il collocamento diretto di quote di fondi comuni di investimento tramite un sito Internet può essere effettuato, anche in fase di prima sottoscrizione, mettendo a disposizione sul sito il prospetto informativo, il connesso modulo di sottoscrizione ed il documento sui rischi dell investimento, ed acquisendo le prescritte informazioni sull investitore. L investitore potrà poi restituire all intermediario il modulo di sottoscrizione, debitamente firmato, per ²⁰ Cfr. Comunicazione CONSOB n. DI/ del 30 luglio ²¹ Cfr. Comunicazione CONSOB n. DI/ del 7 luglio ²² Cfr. Comunicazione ult. cit. ²³ Cfr. Comunicazione ult. cit. 989 M. BURRONI - P. FRATANGELO, «ON LINE BANKING»: PROBLEMATICHE E SVILUPPI posta. La Commissione ha tuttavia osservato che l attuale normativa antiriciclaggio richiede che l investitore sia direttamente identificato in fase di apertura del rapporto da almeno un intermediario, non potendosi ritenere sufficiente, al riguardo, l invio di una mera fotocopia del documento d identità. Dunque l intermediario interessato sarà tenuto ad identificare direttamente il nuovo cliente nella fase d avvio del rapporto tramite personale incaricato oppure, nell impossibilità di identificazione diretta, ad acquisire un idonea attestazione rilasciata da un altro intermediario che abbia già provveduto, per i propri fini, all identificazione dell investitore 24. La normativa di settore deve comunque essere integrata con le norme esistenti nel nostro ordinamento sull uso delle tecnologie telematiche nei rapporti giuridici. Con la Legge 59/97 25 (cosiddetta Bassanini uno), il DPR 513/97 26 (Regolamento sui criteri e le modalità per la formazione, l archiviazione e la trasmissione di documenti con strumenti informatici e telematici) ed i regolamenti attuativi ad essi collegati, è stata introdotta in Italia una disciplina organica sul documento informatico e la firma digitale. Il DPR 513/97 definisce: il documento informatico come la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti; se munito dei requisiti di cui al Decreto, il documento informatico soddisfa il requisito legale della forma scritta ed ha efficacia di scrittura privata ai sensi dell articolo 2702, Codice civile; la firma digitale come il risultato della procedura informatica (validazione) basata su un sistema di chiavi asimmetriche a coppia, una pubblica e una privata, che consente al sottoscrittore, tramite la chiave privata, e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l integrità di un documento informatico. Rinviando ad una lettura dei testi di legge indicati per tutte le particolarità tecniche, risulta evidente l utilità diretta di tali disposizioni nel commercio dei servizi e prodotti finanziari on line. Le relazioni tra l intermediario ed i suoi clienti potranno giovarsi di una maggiore sicurezza e speditezza, eliminando tutte le formalità che prevedono l invio di documenti cartacei. Questo diventa una necessità impellente se si considerano gli attuali sviluppi tecnologici che permettono, tramite il Wireless Application Protocol (WAP) o l Universal Mobile Telephone System (UMTS), di poter utilizzare Internet anche sui telefoni cellulari. ²⁴ Cfr. Comunicazione CONSOB n. DI/ del 3 settembre ²⁵ Legge n. 59 del 15 marzo 1997, in GU n. 63 del 17 marzo ²⁶ Decreto del Presidente della Repubblica n. 513 del novembre 1997, in GU n. 60 del 13 marzo10 3. Esperienza delle banche in rete 3.1. Ragioni e dimensioni del fenomeno Perché, innanzitutto, può essere conveniente operare sulla rete anziché attraverso i canali tradizionali? Dal lato della banca i vantaggi risiedono nella riduzione delle barriere all ingresso resa possibile dalla tecnologia, nell aumento della competitività, nella produzione su misura e nella riduzione dei costi di struttura necessari per l esercizio dell attività. Dal lato dei consumatori risparmiatori, invece, i vantaggi possono riguardare la possibilità di avere una maggiore scelta, la personalizzazione dei servizi, la riduzione dei prezzi resa possibile dall aumento della concorrenza e la maggiore qualità nell offerta di servizi standardizzati. Questo spiega l evoluzione delle forme di distribuzione alternative ai classici canali dell intermediazione bancaria che ha portato alla comparsa dei primi siti di banche italiane sul web nel settembre La diffusione del fenomeno è avvenuta in tempi piuttosto rapidi per la maggior parte delle banche del sistema, anche se con un certo numero di anni in ritardo rispetto all evoluzione dell e-banking sul mercato anglosassone. A gennaio 2001 i siti web (compresi anche quelli puramente promozionali) delle banche italiane erano 413 in crescita di circa il 45 per cento rispetto all anno precedente. I servizi che hanno più successo on line al momento sono la raccolta di risparmio e il brokerage; in futuro si aggiungerà l offerta di fondi comuni, delle carte di credito e delle polizze assicurative Le operazioni effettuabili via Internet Le operazioni effettuabili possono essere distinte in due categorie: le informative e le dispositive. La maggioranza delle banche presenti sul web consente di effettuare operazioni a carattere informativo, cioè legate alla mera presentazione della banca e ai servizi di posta elettronica. La possibilità di effettuare operazioni di tipo dispositivo, che permettono alla clientela di eseguire operazioni bancarie di qualsiasi tipo, è ancora limitata ad un numero ristretto di intermediari (113 intermediari bancari) 27. Per evitare di essere disintermediate dagli operatori non bancari e anche per cercare di mantenere la posizione di mercato raggiunta, molte banche dovranno migliorare la loro esperienza sulla rete fornendo, da un lato, servizi sempre più economici al consumatore, dall altro, puntando sulla qualità dei servizi offerti e sull elevato valore aggiunto da essi reso nei confronti dei clienti più esigenti. Un rischio ulteriore che dovrà essere tenuto in considerazione ²⁷ Dati tratti dal sito 10011 M. BURRONI - P. FRATANGELO, «ON LINE BANKING»: PROBLEMATICHE E SVILUPPI riguarda la crescente competizione nell ambito dell offerta di servizi specializzati (esempio il trading on line) che rischia di relegare l attività della banca alla funzione di settlement delle transazioni 28. Il fatto che le recenti ricerche di mercato indichino una convenienza nettamente superiore per l apertura di un web site bank rispetto all apertura di uno sportello 29 può essere fuorviante se interpretato nel senso di dover dare priorità alla rete rispetto al canale distributivo tradizionale da parte di tutte le banche, ma è da intendersi in senso positivo in quanto il web può rappresentare un canale aggiuntivo e complementare all offerta tradizionale da parte di un intermediario Modalità di presenza sulla rete: società autonoma vs divisione della banca («business unit») La presenza delle banche sulla rete può avvenire in due modi diversi: 1) costituzione di una società apposita, bancaria o finanziaria, che opera in qualità di captive virtual bank; 2) operatività di una divisione autonoma all interno della banca ovvero di altra società finanziaria. L operatività della banca su internet mediante la costituzione di una società autonoma all interno del gruppo bancario è dovuta a diverse ragioni. In primo luogo, in questo modo è possibile usufruire dell apporto di soci esterni (quali partner assicurativi, fornitori di information technology o intermediari esteri) che consentono, da un lato, uno sviluppo maggiore dell operatività e dei servizi offerti e, dall altro, la condivisione delle strategie di crescita e uno sfruttamento delle competenze tecnico-specialistiche dei partecipanti. Un altra valida motivazione può essere ricercata nella volontà della capogruppo di procedere al collocamento della virtual bank o virtual financial institution sul mercato di Borsa, per poter sfruttare meglio il brand name della società e rendere più chiara agli analisti e agli azionisti della banca l effettiva capacità di generare reddito da parte delle diverse entità del gruppo bancario. La presenza di una società a sé stante nell ambito di un gruppo polifunzionale, che implica la possibilità di entrare in diretta competizione anche con la casa madre 30, non necessariamente porta alla cannibalizzazione della clientela laddove la banca riesca a fidelizzare maggiormente le relazioni già esistenti e a proporre servizi innovativi a basso costo o ad alto valore aggiunto ai vecchi clienti o ai nuovi. In alternativa si può scegliere di operare attraverso una business ²⁸ Cfr. Scott W. G. - Murtula M. - Stecco M. (a cura di), Il commercio elettronico, pag ²⁹ Idem. Pagg. 478 e segg. ³⁰ Cfr. Scott - Murtula - Stecco, op. cit., pagg. 478 e segg. 10112 unit interna alla banca; il che implica l integrazione delle attività web nella banca stessa e lo sfruttamento del brand esistente. Tra i vantaggi di questa scelta viene citata l integrazione dei vari canali distributivi, che consente al cliente una pluralità di modalità di accesso, e l arricchimento di servizi specializzati come il trading on line con altri servizi di home banking L evoluzione delle e-banks L evoluzione della web banking activity passa dall home banking 31 al trading on line sino a giungere all e-commerce. Alcune banche già attive nell attività di home banking hanno introdotto il servizio di negoziazione di titoli (prevalentemente azionari) direttamente via personal computer o via cellulare (GSM). Alcune stime elaborate da Prometeia indicano un raddoppio del numero di clienti del trading on line nel corso del 2001 con una ulteriore riduzione delle commissioni medie pagate. Per questo segmento di attività le banche italiane già applicano delle commissioni che sono tra le più basse in Europa e, sino ad oggi, si è assistito ad una continua rincorsa al ribasso. Questa può diventare problematica nel momento in cui si verifica un eccessiva pressione in termini di riduzione dei margini di profitto. Una diversa strategia già iniziata da alcune banche è di non seguire l andamento calante delle commissioni ma offrire servizi ad elevato valore aggiunto in modo da compensare il maggior prezzo richiesto su di essi. Poiché la competizione su tale segmento di mercato si farà sempre più agguerrita con margini di profitto sempre più sottili, il trading on line non può considerarsi un attività esaustiva delle internet strategies a meno che non si tratti di un operatore specializzato o di nicchia. Considerato l elevato costo per acquisire un cliente on line (stime di mercato parlano di circa 1 milione di lire) una strategia passiva su questa attività non appare vincente, quindi le banche dovranno puntare in misura maggiore sull e-commerce. I dati riferiti al mercato nordamericano indicano un evoluzione del fenomeno del trading on line che ha comportato la stabilizzazione delle commissioni applicate per ogni transazione e l introduzione di nuovi servizi dispositivi (esempio il trading on line sui fondi comuni di investimento) o di asset management e analisi del rischio. Dai dati si desume però che il mercato è concentrato nelle mani di pochi operatori: i primi cinque broker USA coprono una quota del 71 per cento del mercato. Il trading on line offerto dalle banche italiane non ha ancora raggiunto il livello di maturazione del mercato americano, tuttavia negli ultimi mesi sono stati fatti notevoli passi avanti. Alcune banche offrono questo servizio anche sui principali mercati azionari esteri, sono ³¹ Per la definizione di home banking si veda il glossario. 10213 M. BURRONI - P. FRATANGELO, «ON LINE BANKING»: PROBLEMATICHE E SVILUPPI incominciate le prime operazioni di trading sui fondi comuni di investimento ed infine è stata introdotta la possibilità di fare after hours trading. Nonostante ciò, secondo stime del Boston Consulting Group, solo il 4 per cento del totale delle transazioni in Borsa è effettuato via Internet, contro il 30 per cento della Francia. Il passaggio successivo vede la diffusione della presenza delle banche sull e-commerce. Il commercio elettronico è l insieme delle transazioni commerciali che avvengono per via elettronica e coinvolge sia gli individui (consumatori) sia le organizzazioni imprenditoriali (industrie, banche, ). I benefici che questo commercio comporta sul funzionamento e la competitività dei mercati sono molteplici 32 ma il nostro interesse si concentra sul coinvolgimento degli intermediari finanziari nell ambito di questa attività. Il sistema bancario deve prepararsi alla sfida dell on line banking al fine di sviluppare nuove modalità di customer relationship cercando di compensare la caduta dei margini reddituali sulla tradizionale attività bancaria con l ingresso nel commercio elettronico. Il rischio di disintermediazione induce le banche ad estendere il loro ruolo dalla tradizionale gestione dei sistemi di pagamento all hosting delle vetrine e la gestione dell order entry nei servizi di e-commerce; esse tendono a diventare, al pari di altre organizzazioni, operatori di trasmissione di informazioni sul cliente ovvero «infomediari» 33. Il successo della diffusione del commercio elettronico dipende anche dal livello di fiducia che l utente ripone nei servizi offerti attraverso un sito bancario: tanto più le banche partecipano all infrastruttura dei servizi transazionali tanto maggiore tende a diventare l accettazione da parte dei clienti. La diffusione in Italia della smart card può contribuire ad accrescere la penetrazione delle banche in questo tipo di commercio, nonostante il notevole ritardo accumulato rispetto ai principali partner europei. L adeguato livello di sicurezza garantito dalle carte può indurre, infatti, una rapida crescita dei servizi telematici sia business-to-business che business-to-consumer 34. La banca può porsi come intermediario finanziario nei supermercati virtuali coordinando le transazioni, gestendo il sistema dei pagamenti, organizzando le aste elettroniche e in generale assumendo la posizione di intermediario locale nella gestione del commercio. Alcune banche hanno realizzato dei mall virtuali 35 anche se non si è trattato di iniziative di successo; ciononostante è possibile che la banca tenda ad assumere una posizione all interno della catena di questi negozi virtuali senza essere fondatore di mall 36. ³² Cfr. Scott - Murtula - Stecco, op. cit., pagg. 13 e segg. ³³ Idem, pagg. 98 e segg. ³⁴ Per le definizioni di B2B e B2C si veda il glossario. ³⁵ Per mall si intende un centro commerciale elettronico in cui sono presenti diverse imprese che offrono tipologie di merci differenti. ³⁶ Cfr. Scott - Murtula - Stecco, op. cit., pagg. 474 e segg. 10314 Alla luce di quanto detto può sembrare che l attività bancaria del futuro sia destinata a transitare esclusivamente sul web e che gli attuali programmi di espansione territoriale in materia di sportelli siano il frutto dell incapacità delle banche di seguire l evoluzione del mercato. In realtà è difficile pensare che le filiali possano essere sostituite «in toto» dal web perché l erogazione dei servizi a maggior valore aggiunto richiederà sempre il supporto del contatto fisico mentre altri (standardizzati) transiteranno prevalentemente sui canali telematici. L obiettivo delle banche, per evitare situazioni di overbranching, dovrà essere quello di pianificare la chiusura degli sportelli a macchia di leopardo, convogliando l attività residua in quelli più vicini convertendone il personale, o farle diventare assistenze di appoggio alle capozona I rischi dell attività bancaria on line Lo sviluppo della web banking activity se da un lato contribuisce ad accrescere l efficienza del sistema bancario attraverso la riduzione dei costi delle transazioni, dall altro comporta un aggiornamento del profilo di rischio implicito. Se il servizio offerto è di natura solo informativa il rischio esistente è basso in quanto non sono effettuate le tradizionali operazioni bancarie; in questo caso esiste un rischio, non necessariamente a carico della banca 37, relativo ad alterazioni del server della banca o del sito web. Se la banca offre servizi di tipo dispositivo il grado di rischio diventa maggiore in quanto si sommano i rischi derivanti dalla tradizionale attività bancaria a quelli impliciti nell operatività su internet. Le principali categorie che possiamo individuare sono il rischio di credito, di tasso di interesse, di liquidità, di mercato, di cambio, operativo. Rischio di credito. La possibilità di espandere l attività on line su un maggiore area geografica modifica il profilo di rischio in esame poiché, da un lato, consente una migliore diversificazione del portafoglio ma, dall altro, complica l analisi della qualità dei prenditori, laddove l erogazione del credito avvenga in assenza di contatto diretto con il cliente. Rischio di tasso di interesse. Il maggiore grado di attrattività dei servizi bancari on line rispetto alle altre forme di marketing risiede spesso nella convenienza in termini di tassi di interesse attivi e passivi. In questo caso è indispensabile una adeguata politica di asset & liability management che tenda, tra l altro, a potenziare la capacità di adeguare le condizioni praticate alla clientela in relazione ai tassi di mercato. ³⁷ Questo perché la Internet service provider può essere o meno una società strumentale nell ambito del gruppo bancario. 10415 M. BURRONI - P. FRATANGELO, «ON LINE BANKING»: PROBLEMATICHE E SVILUPPI Rischio di liquidità. Questo rappresenta forse il profilo più problematico per le e-banks. Infatti la possibilità che la clientela movimenti i propri conti (soprattutto dal lato dei depositi in c/c) in base alla convenienza in termini di tassi e/o di condizioni applicate incrementa la volatilità dei depositi bancari. A seconda del tipo di attività on line occorrerà effettuare un monitoraggio più attento dei depositi e dei prestiti per evitare situazioni temporanee di illiquidità che potrebbero essere risolte con il ricorso a canali alternativi creando, però, problemi in termini di redditività. Rischio di prezzo. In relazione alle varie tipologie di attività effettuate, come ad esempio il brokeraggio di depositi, la cartolarizzazione, la cessione di prestiti, può cambiare il rischio associato alle variazioni di valore del portafoglio detenuto. Rischio di cambio. La possibilità di aprire un conto in valuta estera molto più facilmente di quanto non succeda presso una banca tradizionale può esporre le e-banks ad un potenziale di rischio di cambio maggiore. Rischio operativo. Nonostante le difficoltà di definirlo e misurarlo il rischio operativo può essere definito in generale come la fluttuazione del valore del portafoglio attivo conseguente a variazioni inattese delle condizioni operative della banca. Si può suddividere in cinque sottocategorie di rischio 38 : strategico, organizzativo, di rilevazione, legale e di reputazione. Il rischio strategico misura l impatto attuale e prospettico sui profitti in relazione alle decisioni prese, all implementazione dei programmi e al ritardo nell adeguamento alle innovazioni tecnologiche. Il management deve essere consapevole dei rischi associati all internet banking prima di decidere che tipo di attività sviluppare e, se decide di offrire tramite questi canali nuovi prodotti e/o servizi, occorre valutare l adeguatezza del know how posseduto ai vari livelli organizzativi. Il rischio organizzativo è relativo al modello di organizzazione prescelto; tanto più questo è flessibile, snello e rapido nei cambiamenti, tanto minore è il livello di rischio associato. La possibilità di incorrere in malfunzionamenti tecnici del sistema informativo e la possibilità di errori o frodi da parte dei dipendenti addetti al settore dell EDP cresce nell ambito dell internet banking e ne amplifica gli effetti sulla clientela. Il rischio di rilevazione deriva dalla non corretta rappresentazione dei fatti aziendali che cresce in relazione ai differenti sistemi informativi utilizzati e ai problemi di integrazione delle informazioni acquisite tramite più canali distributivi. Il rischio legale è connesso alla violazione di, o alla non conformità a, leggi, regolamenti, prassi o standard etici. Tale rischio può ³⁸ V. Desario, E-Banking, cit. 10516 comportare penalità da pagare o danni da risarcire nonché un effetto negativo sulla reputazione e un limite alle opportunità di business. L operatività bancaria su rete deve prestare attenzione a questo rischio di compliance in quanto l assenza di barriere tecnologiche all esercizio dell attività può essere accompagnata da regolamentazioni nazionali che fanno sorgere barriere di tipo legale, talvolta non completamente conosciute. Un ulteriore manifestazione del rischio legale è collegata alle controversie giudiziarie che possono insorgere tra operatori finanziari nell ambito di politiche di acquisizione della clientela. Ad esempio l attuazione di forme di concorrenza sleale nelle politiche di reclutamento dei promotori finanziari importante canale per la diffusione del web può far emergere richieste di risarcimento miliardarie nei confronti di un intermediario da parte della banca a cui i promotori, e quindi i clienti, vengono sottratti. Il rischio di reputazione è misurato dall impatto attuale e futuro sugli utili e sul valore del capitale di una opinione pubblica negativa. Ciò si riflette nell abilità dell istituzione a stabilire nuovi rapporti di clientela o mantenere quelli già esistenti, con evidenti riflessi sia sui margini reddituali sia sul declino della base fiduciaria. Nel nostro caso la fornitura di servizi telematici non adeguata agli standard richiesti dagli utenti può danneggiare l immagine della banca, così come gli eventuali collegamenti ipertestuali che trasferiscono la navigazione dell utente dai servizi bancari ai servizi offerti da altre società non devono recare confusione e/o dubbi sulla sicurezza e gli standard di privacy che il sito bancario offre. Anche in questo caso un aggiornamento del profilo di rischio reputazionale può derivare dalla cattiva immagine presso i risparmiatori conseguente ad una condanna per risarcimento danni a seguito di controversie legali in relazione alle politiche di acquisizione (con pratiche di concorrenza sleale) dei clienti adottate da alcuni operatori. Oltre a questi fattori di rischio tipici ve ne sono altri che fanno riferimento alla tecnologia utilizzata nella web banking activity: la sicurezza di identificazione dei partecipanti, l integrazione tra i vari canali distributivi, la modifica fraudolenta del rischio, il cybersquatting. 4. Una breve analisi dei modelli di business per il «trading on line» adottati dalle banche di medie dimensioni Come si evince dalla Tabella 1 le banche in questione hanno avviato il servizio di brokerage in un periodo di tempo abbastanza contenuto l una dall altra. La Tabella 2 riporta la classifica pubblicata da «Portalino» relativa ai maggiori operatori italiani on line 39 da cui si rileva come le banche ³⁹ Vedi il sito. 10617 M. BURRONI - P. FRATANGELO, «ON LINE BANKING»: PROBLEMATICHE E SVILUPPI Tabella 1 Gli sviluppi del «trading on line» Banca Online Data di avvio Bipop Banca Fin-Eco Febbraio 1999 Banca Sella Sella.it Aprile 1999 BP Verona on Line Settembre 1999 BP Milano Dicembre 1999 CR Firenze Liberamente Dicembre 1999 BP Commercio Ind. Onbanca Gennaio 2000 BP Etruria Virty Gennaio 2000 BP Lodi B. Bipielle Net Marzo 2000 BP Emilia Romagna Trading on line Giugno 2000 Credito Emiliano Trading on line Maggio 2000 Banca Lombarda Borsa Web Maggio 2000 Credito Valtellinese Ottobre 2000 Fonte: Tabella 2 I principali operatori del «trading on line» a dicembre 2000 Banca Utenti Quota di mercato Banca Intesa (gruppo) ,1% Banca Fin-Eco ,3% Banca Mediolanum ,1% Banca MPS ,0% Banca ,0% BP Milano ,0% Banca Sella ,5% Banca IMI ,5% Banca di Roma ,5% Cariverona ,4% Onbanca ,0% Banca Generali ,8% Credito Italiano ,5% BAM ,9% Banca Toscana ,4% BP Antonveneta ,3% CR Firenze ,2% Altri operatori ,7% Totale ,0% Fonte: Milano Finanza, Azienda banca, comunicati stampa di medie dimensioni occupano posizioni di rilievo, confermando una maggiore capacità di recepire le innovazioni tecnologiche nell ambito del processo produttivo. 10718 Tra le banche che hanno scelto di adottare il modello di società autonoma per l attività di fornitura del servizio di e-banking si rileva: Banca Fin-Eco (Bipop-Carire); OnBanca (Banca Popolare Commercio e Industria); (Credito Valtellinese). Altre aziende (Banca Sella, Cassa di Risparmio di Firenze, Banca Popolare Antoniana Veneta, Banca Popolare di Milano), invece, hanno iniziato l attività sulla rete attraverso la creazione di una business unit interna alla banca stessa. In realtà nell ambito della prima categoria di intermediari si possono fare ulteriori distinzioni. Vi sono le virtual banks che operano esclusivamente per via telematica; queste hanno scelto il modello di separazione della nuova attività dalla banca tradizionale per consentire una politica di alleanze con società in vari settori di business, per rendere l azienda indipendente e rivolta all intero mercato retail e per favorire una libera scelta dei partner finanziari nella gestione del risparmio. Un altro modello utilizzato, invece, si basa sull attribuzione del brokerage ad una società bancaria esistente, controllata dalla capogruppo, a cui si abbina un apposito servizio di conto corrente. Tale modello è stato scelto per la capacità di mantenimento del brand name acquisito a seguito di mirate campagne di marketing. Alcuni intermediari garantiscono l operatività sia sul mercato italiano che sui principali mercati esteri (Usa, Germania e Francia) mettendo a disposizione dell utenza servizi informativi nonché di analisi finanziaria. Le banche che si avvalgono di una business unit interna, spesso definita «banca telematica», raggruppano le attività di phone banking, remote banking e internet banking. Quest ultimo servizio può essere indirizzato sia alla clientela retail che a quella corporate. Anche in questi casi l operatività si estende a mercati nazionali ed esteri e comprende la possibilità di fare trading via GSM. Alcune banche di medie dimensioni adottando una logica di consorzio già esistente per determinati servizi offerti (esempio risparmio gestito) hanno costituito una piattaforma comune per l operatività sul trading on line. Anche in questo caso il servizio di intermediazione è affidato ad una business unit interna ad una finanziaria. Le banche analizzate hanno attuato, sino ad oggi, una politica di acquisizione di nuova clientela mediante forme di price competition facendo leva sul livello delle commissioni percepite sulle transazioni effettuate. Alcuni operatori sono arrivati a proporre transazioni a commissioni zero accompagnate da un conto corrente ad elevata remunerazione con determinati servizi offerti gratuitamente. Gradualmente, però, sono stati introdotti nuovi servizi, di non price competition, per incrementare il valore aggiunto dell attività dei traders, ad esempio sviluppando accordi con intermediari finanziari esteri per offrire gratuitamente ad una fascia di clientela ben determinata ricerche su mercati e società quotate. 10819 M. BURRONI - P. FRATANGELO, «ON LINE BANKING»: PROBLEMATICHE E SVILUPPI Le commissioni standard applicate tendono ad equivalersi mentre restano differenze in termini di servizi aggiuntivi forniti e di remunerazione accordata sulle giacenze in conto corrente. In alcuni casi le commissioni di negoziazione dipendono dalle transazioni effettuate tramite internet. Se il controvalore in un determinato periodo di riferimento o per data transazione supera una soglia prestabilita la commissione richiesta dalla banca si riduce. Per accedere ai servizi alcune società offrono la possibilità di aprire un c/c con soluzioni alternative che variano a seconda dei servizi offerti e adottano la formula all inclusive: conto dedicato presso l intermediario che effettua le transazioni, gratuito, utilizzato solo per le operazioni di trading e consultabile in tempo reale; conto tradizionale abilitato ai servizi di internet banking presso una filiale del gruppo bancario di riferimento, utilizzato solo per le operazioni di trading; conto che prevede l offerta di servizi in collaborazione con operatori delle telecomunicazioni (ad esempio la domiciliazione delle utenze telefoniche). Solo alcuni intermediari offrono la possibilità di aprire un c/c remunerato in valuta. L analisi dell evoluzione dei conti correnti aperti fino al primo quadrimestre 2000, ripartiti per canali distributivi evidenzia come l apporto maggiore provenga dagli sportelli del gruppo bancario di pertinenza, seguito dalla rete di promotori finanziari della banca o dalla Sim ad essa collegata. Non emergono, in definitiva, grosse differenze a livello di servizi tra modelli di business per l attività bancaria on line. Rimane, tuttavia, ancora molto da fare nell ambito dell internet banking: nel segmento B2B, dove si nascondono forse le maggiori opportunità per le banche, il quadro attuale è abbastanza deludente poiché le attività legate al corporate banking on line (financing, gestione dei rischi finanziari, rating finanziario, ) non sono coperte da nessun soggetto bancario. Così come rimane ancora inesplorata la gestione dei pagamenti tra privati che, invece, è in piena espansione negli Stati Uniti. Dall analisi dei bilanci chiusi a seguito dell avvio dell operatività si evidenzia come i principali investimenti dal lato dell attivo siano rappresentati da immobilizzazioni immateriali in prevalenza spese inerenti il software utilizzato (licenze d uso, acquisto e sviluppo) e spese di pubblicità capitalizzate. Dal lato del passivo l elevato peso della raccolta a vista, derivante dall apertura dei c/c utilizzati per l attività di trading on line, ci consente di rilevare due tipi principali di rischio: liquidità e tasso di interesse. Per le virtual banks risultano, allo stato attuale, pressoché assenti i rischi di credito e di mercato (relativo alle poste attive) sia per l inesistenza di crediti erogati verso soggetti privati non bancari sia per la mancanza di portafogli complessi sotto il profilo rischio-rendimento. Per le banche che già operavano in modo tradizionale, invece, si ha 10920 un innalzamento del livello di rischio complessivo dovuto all aumento del rischio operativo connesso con l operatività sul web. Nell ambito dei costi operativi delle neo banche virtuali risulta preponderante il peso delle «altre spese amministrative» che comprendono, tra l altro, la manutenzione del software/hardware, l installazione/assistenza/outsourcing, le spese connesse con il servizio di back office e le spese di marketing correnti. Molti intermediari dichiarano di adottare una strategia distributiva «multicanale» affiancando alla tradizionale rete di sportelli del gruppo bancario, la rete dei promotori finanziari, il canale Internet e quello telefonico. Per quanto riguarda le iniziative di e-commerce alcuni intermediari, che adottano differenti modelli di «business», si sono specializzati nell offerta di soluzioni di pagamento su rete diventando leader nella gestione dei pagamenti on line. Lo strumento realizzato per soddisfare le esigenze delle imprese e dei consumatori nella loro offerta di shopping è rappresentato da strutture informatiche che utilizzano meccanismi di crittografia a 128 bit e protocollo Secure Socket Layer. Le banche, di sovente, ricoprono un ruolo di gestore dei pagamenti effettuati con carte di credito; le attività di hosting, di gestione del mall virtuale e realizzazione dell interfacciamento dello stesso con la pagina di pagamento presente sul server sicuro della banca, sono a carico della struttura tecnica indicata dall esercente. Le iniziative, che riguardano sia il B2B sia il B2C, presentano vantaggi per l acquirente e per l esercente. Per il primo la semplicità dei pagamenti consente di utilizzare un browser standard senza dotarsi di certificato di autenticazione; per il secondo comporta la possibilità di vendere prodotti anche all estero, o a clienti meno esperti rimanendo sempre presenti 24 ore al giorno per 365 giorni all anno. Inoltre è raggiungibile un miglior rapporto costi/ricavi nel senso che l impresa può ottenere una contrazione dei costi di gestione e al contempo aumentare le vendite per via del nuovo canale distributivo. Il funzionamento dell operazione di e-commerce prevede di norma: l indicazione dell ordine e un pulsante a cui associare uno script per ridirezionare l acquirente alla pagina di pagamento residente sul server sicuro; tale pagina contiene il nome dell impresa e l importo della transazione mentre spetta al cliente introdurre i dati riferiti alla carta di credito; la banca raccoglie i dati relativi alla transazione e li inserisce nei circuiti autorizzativi internazionali; attraverso questi circuiti viene raggiunto l istituto che ha emesso la carta, ne viene verificato l esito e trasmesso alla banca; il server della banca ridireziona l acquirente sul server della struttura tecnica con una pagina di risposta comunicando la conferma o meno dell ordine; 110 Vedere altro
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 art. 49
 articolo 8
 articolo 8
 ART. 13
 ART. 13
 articolo 6
 ART. 13
 ART. 13
 ART. 13
 ART. 34
 articolo 13
 articolo 13