Source: http://www.puntoeacapo.org/2018/02/03/ex-fissa-un-giallo-appassiona-molti-non-tutti-rischiano-perdere-un-diritto/
Timestamp: 2018-12-11 10:04:32+00:00

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EX FISSA, IL GIALLO CHE APPASSIONA MOLTI MA NON TUTTI QUELLI CHE RISCHIANO DI PERDERE UN DIRITTO | Puntoeacapo | Giornalisti per la difesa della professione
Cara collega, caro collega, può darsi che tu non sappia – non per tua colpa, ma perché il sindacato (volutamente) non ne parla – che se nel 2014 hai già trascorso 15 anni nella medesima azienda editoriale (ed anche in altri casi che leggerai sul link), hai un gran bel “tesoretto” in denaro che ti aspetta per il giorno in cui andrai pensione.
Oddio, per dire la verità forse non ti aspetterà a lungo, anzi, come certi amori volubili, sta già per prendere il volo, dipende da come andranno le cose.
Ma lascia che ti spieghiamo con ordine. Il tuo tesoretto – che tanto “-etto” non è, perché può consistere in diverse decine di migliaia di euro – si chiama “ex fissa”, ovvero un’indennità che fu creata in virtù del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Giornalistico (CCNLG) del 1984 ed è ancora vigente.
Il “tesoretto” si forma nel tempo grazie al contributo dell’1,50% del tuo stipendio, che l’editore ha versato e versa per te ogni giorno, ogni mese e ogni anno di tutta la tua vita professionale, per creare, alla fine della tua carriera, una specie di “buonuscita”.
Be’, dirai, 65.000 euro è pur sempre un bel gruzzolo, meglio di niente, accontentiamoci. No, aspetta. Quella era la bella notizia, adesso c’è la brutta notizia.
Ma lasciaci continuare il racconto e spieghiamo tutto. Eravamo arrivati al 2009 e al salasso dell’INPGI. A quel punto le casse dell’INPGI languono, anche per il diminuito numero di giornalisti attivi e conseguente calo di entrate finanziarie. L’INPGI decide allora di pagare la ex fissa soltanto a 100-150 giornalisti all’anno, mettendo gli altri in una lista d’attesa, lista che col tempo ovviamente si ingrossa.
Nel 2011 l’INPGI si accorge che neppure questa misura di contingentamento riesce a ristabilire un equilibrio finanziario. Allora che fa? Non paga più la fissa neppure ai 100-150 colleghi l’anno, e mette tutti i neo pensionati, man mano che arrivano, in un carro merci, detto listone d’attesa.
Ma non c’era il CCNLG del 1984? Non c’era l’allegato G che prevedeva la ex fissa? Non c’erano accordi più volte sottoscritti? La ex fissa non è forse stata pagata a migliaia di giornalisti andati in pensione dal 1984 ad oggi?
Sì, anzi no, ma non conta niente. Lo dice la FNSI. E il Tribunale, udita la parola di un’indiscussa autorità come il sindacato unico e unitario di tutti i giornalisti italiani, non ci pensa due volte. Non approfondisce lo studio delle carte e sentenzia contro i ricorrenti. A ripetizione. Con sentenze che fanno largo uso del copia e incolla.
I quali giornalisti a quel punto non solo devono restituire i soldi che l’INPGI aveva loro dato in esecuzione del decreto ingiuntivo (e chissenefrega se in parte li avevano già spesi per coprire esigenze esistenziali delle loro famiglie, peggio per loro). Ma devono anche pagare decine di migliaia di euro di spese processuali. Un bagno di sangue.
In due parole scopre che la FNSI e l’INPGI hanno torto marcio ed emette una sentenza esemplare (sentenza Concina, dal nome del collega), che ora è in attesa del verdetto d’appello.
Ma alla sentenza Concina – udite, udite, è notizia di questi giorni – si aggiunge poco dopo anche la storica sentenza della Corte d’Appello di Roma (roba fresca di pochi giorni fa, 30 gennaio u.s.), scritta nientemeno che dall’autorevole Presidente della Sezione lavoro.
La sentenza cade come una bomba su tutta la vicenda e sulle responsabilità gravissime di INPGI e FNSI, e non potrà non avere effetti dirompenti su questo calvario che riguarda gli oltre duemila pensionati (e anche tutti i giornalisti in attività assunti prima dell’agosto 2004 che ad oggi non abbiano cambiato azienda, tra i quali probabilmente anche tu che stai leggendo) che reclamano il pagamento dei loro diritti cancellati con gli accordi contrattuali ed extra contrattuali del 2014 firmati dall’allora segretario FNSI Franco Siddi.
Sì, avevamo omesso di dirvelo fin qui, ma costoro hanno firmato accordi “segreti” FNSI-FIEG che prima riducono gli interessi sul debito (dal famoso 5% al 2%) e poco dopo addirittura – nuovo accordo – azzerano gli interessi. Sì, proprio zero virgola zero. E già che c’erano, anche con effetto retroattivo, tiè.
Ora, già che ci siete, provate a prendere dei soldi in prestito da una banca e poi un bel giorno dite alla banca: “Senti, bella, ho deciso che gli interessi pattuiti non te li do più, né quelli di ieri né quelli di domani”. Ecco, provate. Però, per sicurezza, prima fatevi dire dalla FNSI e dalla FIEG come si fa, se no rischiate di brutto.
Non basta. Cancellati gli interessi, nel 2015 FNSI e FIEG sfornano un piano di rateizzazione: buoni, pensionati, state buoni, non abbaiate, c’è osso per tutti. Vi pagheremo (senza interessi, ovvio) a rate in 12-15 anni. Cosa dici, tu lì? Che fra 12 anni magari sei già nell’aldilà? E va be’, tutti dobbiamo morire. Tanto la ex fissa mica te la puoi portare nella tomba.
Il piano-rate funziona due anni. Pagano due rate, dicembre 2015 e 2016. A Natale del 2017 invece della rata arriva una letterina della FNSI: Caro pensionato, ullallà, maramao, aspettavi la rata eh? E invece scherzetto: niente rata per ora, te la pagheremo a gennaio 2018. Nel frattempo eccoti una bella proposta: scrivici sul modulo allegato se preferisci rinunciare al 50 o al 45 o al 40 per cento del tuo credito. Vedremo cosa potremo fare per te. Le casse piangono, ti conviene pigliare pochi maledetti e subito (ehm… quasi subito: forse in un anno, tre anni o cinque anni, dipende).
Ma subito dopo c’è una nuova sorpresa: ullallà, sono ancora io, sono la tua cara FNSI. Ho ricevuto il tuo modulo. Ma sai che c’è di nuovo? Che la rata di dicembre 2017 che avevo promesso di pagare a gennaio 2018, non te la pago! Ahah! Ti è piaciuta la sorpresa? Al massimo posso darti un acconto di tremila euro lordi uguali per tutti e pace.
Il COMITATO EX FISSA è attivo dai primi di gennaio. I suoi aderenti, dopo aver inseguito (in senso reale, appostandosi dietro gli angoli della strada) i vertici del sindacato per diversi giorni, sono riusciti a mettere la FNSI con le spalle al muro in occasione di un incontro tenutosi il 18 gennaio scorso. Dal quale è emerso (nonostante contraddizioni, reticenze e omissioni) che la Commissione paritetica FNSI-FIEG sta lavorando alla liquidazione del fondo ex fissa. È emerso che circa 1.000 dei 2.000 attuali creditori “potrebbero” (ma chissà) essere soddisfatti con una transazione, cioè con il suddetto taglio del 50, del 45 o del 40 per cento del debito. Interessi zero, dopo il 2016.
Per gli altri, invece, provvederà il cielo. Chissà forse a rate, “in venti anni, non di più!” dice la FNSI (non è un refuso ma la frase testuale del Direttore FNSI Tartaglia). Insomma, cari pensionati, parliamo del 2040 circa. Cercate di esserci tutti, mi raccomando, e portate lo champagne, che ci divertiamo.
Ma voi, che siete di buon cuore e volete vedere il bicchiere mezzo pieno, direte: Be’, almeno 1.000 giornalisti recupereranno una parte del credito, meglio di niente.
Ma neanche per sogno. Nuovo giochetto d’illusionismo. Trallalero trallalà, i soldi in cassa non ci sono neppure per saldare il debito dimezzato a quei 1.000. Per avere i soldi bisogna convincere la FIEG a farsi prestare 23 milioni di euro dall’INPGI al modico tasso netto del 4,60% (corbezzoli!). Ma basteranno? Bisogna comunque convincere l’INPGI a prestarli. E soprattutto bisogna convincere il Ministero dell’economia della bontà dell’operazione in modo che autorizzi l’INPGI al prestito (cosa che in passato in analoghe circostanze il Ministero ha negato).
È arrivata la sacrosanta SENTENZA MINICUCCI. La quale è una sentenza d’appello, non di primo grado. E riapre completamente la partita. Una partita dura tra FNSI, FIEG e INPGI da una parte e il Comitato “Diritto Ex Fissa” dall’altra. Il Comitato si avvale della collaborazione di un noto Studio legale e di un noto Studio commercialista, entrambi esperti in consulenza del lavoro.

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