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Timestamp: 2017-12-18 22:02:14+00:00

Document:
Isola delle Femmine Documenta: Ricorso al T.A.R. Ciampolillo
ON.LE TRIBUNALE AMMINISTRATIVO PER LA REGIONE SICILIA
Per il Sig.CIAMPOLILLO GIUSEPPE nato a Candela (FG)il 22-06-1946 , CF RMN NZC 80P14 G273F elettivamente domiciliato in Palermo via Giovanni Campolo n.92 presso e nello studio dell’Avv. Cristiano Bevilacqua che lo rappresenta e difende in forza di procura a margine del presente atto .
Il Comune di Isola delle Femmine in persona del legale rapp.te p.t
- Del Provvedimento n.prot. 17612 notificato in data 11/11/2009 con cui si respingeva l'istanza di regolarizzazione presentata dal ricorrente ex l.r. 4-03
- Dell'Ordinanza n.73 notificata il 21/11/2009 contenente l’ingiunzione di rimessione in pristino ;
Il Sig.Ciampolillo è proprietario di un immobile ubicato nel Comune di Isola delle Femmine (PA), Via Sciascia n.13.
Sulla terrazza sovrastante l'immobile il ricorrente ha costruito una veranda in struttura precaria di circa 45 mq
In data 21-10-2009, il ricorrente presentava al Comune resistente una istanza ex art.20 l.r.4/03 (n. prot.16302 ALL 1)) corredata da tutti la documentazione prevista dalla legge ivi compresa la relazione tecnica, le planimetrie i prospetti e l'attestazione di avvenuto pagamento di € 1,1127,00 in favore dell'amministrazione resistente. Contestualmente, il ricorrente presentava anche istanza di autorizzazione alla Soprintendenza BB.CC.AA .
In data 11/11/2009, il Responsabile del III settore del Comune di Isola delle Femmine notificava al ricorrente il provvedimento n. prot.17612 (ALL 2) di rigetto dell'istanza con cui ex art. 20, comma 5, l.r.4-03. In data 14-11-2009 seguiva l'Ordinanza di rimessa in pristino dello stato dei luoghi (ALL.3).
Tutti i provvedimenti impugnati sono illegittimi e conseguentemente vanno annullati per i seguenti motivi in
L'art. 10 bis della novellata l.241/90 prevede che :" Nei procedimenti ad istanza di parte il responsabile del procedimento o l'autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all'accoglimento della domanda. Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate da documenti".
Nel caso de quo a fronte dell'istanza presentata dal ricorrente , si è posto il provvedimento di rigetto e la successiva ordinanza di riduzione in pristino oggi censurati che sono illegittimi in quanto non è stata data alcuna comunicazione in ordine al mancato accoglimento dell'istanza ex art. 20 lr.4/03, né sono stati comunicati i motivi che ostavano al mancato accoglimento. Ciò non può che sostanziare una palese violazione dell'art. 10 bis l.241/90 ed in proposito (proprio con riferimento ad una fattispecie simile) la giurisprudenza ha affermato che:" Ai sensi dell'art. 10 bis, l. 7 agosto 1990 n. 241, introdotto dall'art. 6, l. 11 febbraio 2005 n. 15, nei procedimenti ad istanza di parte il responsabile del procedimento o l'autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all'accoglimento della domanda. Pertanto, la mancata comunicazione del preavviso di rigetto prevista dalla norma richiamata, comporta l'illegittimità del provvedimento di rigetto della domanda di condono edilizio." (T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 15 febbraio 2006, n. 2116) . Nello stesso senso il TAR Veneto :" Il provvedimento con il quale è comunicata l'archiviazione dell'istanza di condono edilizio, comportandone sostanzialmente il rigetto, deve essere preceduto dalla comunicazione di cui all'art. 10 bis, l. n. 241 del 1990".(T.A.R. Veneto, sez. II, 08 novembre 2005, n. 3879).
Né appare applicabile la cd "sanatoria" di cui all'art. 21 octies l.241/90, poiché tale sanatoria riguarda la mancata comunicazione dell'avvio del procedimento, ma non anche la mancata comunicazione di cui al sopra citato art. 10 bis.(si veda ex multis T.A.R. Piemonte Torino, sez. I, 26 ottobre 2005, n. 3296).
II. Violazione art.20 .l.r. 4/03. Violazione art.9 l.r.37/85..
L'art.9.1 l.r. 37/85 prevede che la chiusura di terrazze non superiori a mq 50 e/o la copertura di spazi interni con strutture precarie non è soggetta a concessioni e/o autorizzazioni. Il successivo comma 4 prevede che sono da considerare precarie quelle strutture realizzate in modo tale da essere suscettibili di facile rimozione , in tale ambito rientrano anche le verande definite quali chiusure o strutture precarie relative a qualsiasi superficie esistente su terrazze.
A tali disposizioni si collega l'art. 9 l.r. 37/85 laddove stabilisce che non sono sottoposti a concessione e/o autorizzazione quelle opere che non implicano aumento delle superfici utili e del numero delle unità immobiliari, non modificano la destinazione d' uso delle costruzioni e delle singole unità immobiliari e non recano pregiudizio alla statica dell' immobile. A tali opere è assimilata la chiusura di verande o balconi con strutture precarie.
Orbene quanto costruito dal ricorrente è meno di una semplice veranda.
Si tratta infatti di una struttura precaria di 45 mq c.a. ed aperta da tre lati costituita
Si tratta di una struttura facilmente amovibile e non cementata al pavimento che non comporta alcun aumento di superficie utile o di volume, né modifica la sagome del'edificio preesistente .
La stessa, tra l'altro, rispetta pienamente le norme di sicurezza, urbanistiche ed igienico sanitarie.
Cquanto affermato emerge proprio relazione tecnica allegata all'istanza ex art. 20 l.r. 4/03, mai contestata e secondo cui la realizzazione dell'intera struttura non ha comportato alcuna modifica della sagoma dell'edificio né dei fronti prospicienti sulla pubblica via, non ha comportato aumento della superficie utile né mutamento della destinazione d'uso dell'immobile, infine non ha arrecato alcun pregiudizio alla statica dell'immobile.
Invero è incontestabile che l'intervento edilizio asseritamente abusivo si sostanzia nella realizzazione di una veranda in , munita di tettoia, di natura precaria e rimuovibile. Da ciò è scaturito l'intervento amministrativo repressivo oggetto di censura.
Alla luce di ciò appare del tutto illegittimo il provvedimento di demolizione emesso dall'amministrazione resistente a tal proposito il TAR Sicilia Palermo si è pronunziato in proposito affermando che :" In Sicilia è illegittima l'ingiunzione a demolire una veranda costruita senza concessione , in quanto, secondo l'art. 9 l. reg. Sicilia 10 agosto 1985 n. 37, non costituisce aumento di volume la chiusura di verande e balconi con strutture precarie." (T.A.R. Sicilia Palermo, sez. I, 25 febbraio 2005, n. 232; Cons. Giust. Amm. Sic., sez. riun., 15 giugno 1993, n. 248).
Ed ancora :" In forza dell'art. 9, l. reg. Sicilia 10 agosto 1985 n. 37, la costruzione di veranda in struttura precaria non implica aumento di volumetria e non necessita di autorizzazione o di concessione edilizia" (T.A.R. Sicilia Palermo, sez. I, 11 dicembre 2003, n. 3880).
III. Violazione e falsa applicazione degli articoli 7, 8, 10 della legge n. 241/90 ed eccesso di potere per carenza di istruttoria e difetto o insufficienza di motivazione, non essendo state osservate le garanzie partecipative. Eccesso di potere per violazione del giusto procedimento .
La notifica del provvedimento di riduzione in pristino, previsto dall'art. 4 della L. n. 47 del 1985 (diventato poi art. 27 del T.U. n. 380 del 2001) e la comunicazione dell'avvio del procedimento con cui deve essere adottato un provvedimento di ingiunzione della demolizione dell'opera, prevista dall'art. 7 della citata legge (diventato poi art. 31 del citato T.U.) fanno parte della medesima sequenza funzionale e vincolata dalla legge. Di conseguenza per rispettare la corretta sequenza procedimentale e funzionale del procedimento sanzionatorio, è necessario separare il provvedimento di rigetto da quello sanzionatorio poiché funzionalmente differenti.
Il secondo provvedimento, essendo un provvedimento repressivo in materia edilizia (in particolare la demolizione) avuto riguardo al carattere fortemente lesivo della sfera giuridica dei soggetti ritenuti presuntivamente responsabili dell'abuso, deve essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento sanzionatorio , specialmente nell'ipotesi in cui il destinatario dello stesso, nell'intervallo di tempo intercorrente tra la notifica del provvedimento di rigetto dell'istanza e quella dell'ordine di demolizione, potrebbe dimostrare alla pubblica amministrazione, tramite la propria partecipazione , di poter mantenere le opere edificate, evidenziando, al fine di contrastare la presunzione sul carattere abusivo dell'opera, quei fatti e circostanze che avrebbe rappresentato all'Amministrazione se fosse stato informato dell'avvio del procedimento repressivo, così da prospettare una considerazione più completa di tutti gli elementi presenti nella vicenda edificatoria, ritenuta in contrasto con le previsioni urbanistico-edilizie. (Cons. Stato, Sez. V, 05/06/1997, n.603; Cons. Stato, Sez. V, 05/06/1997, n.606).
La necessità di porre in essere tale comunicazione anche per il caso in esame, è stata ribadita da parte della giurisprudenza che ha ribadito come la comunicazione dell'avvio del procedimento ai destinatari dell'atto conclusivo del procedimento è stata prevista in generale dall'art. 7 l.241/90, non soltanto per i procedimenti complessi che si articolano in più fasi, ma anche per i procedimenti semplici che si esauriscono direttamente con l'adozione dell'atto finale, i quali comunque comportano una fase istruttoria da parte della stessa autorità emanante. "La portata generale del principio è confermata dal fatto che il legislatore stesso (art 7, 1° comma, ed art. 13 L. 241/90) si è premurato di apportare delle specifiche deroghe ( speciali esigenze di celerità, atti normativi, atti generali, atti di pianificazione e di programmazione, procedimenti tributari) all'obbligo di comunicare l'avvio del procedimento, con la conseguenza che negli altri casi deve in linea di massima garantirsi tale comunicazione", ( Cons. St., sez. V, 1095 del 26.2.2003; Cons. St, sez. V n.2823 del 22.5.2001 e sez. VI n.686 del 7.2.2002).
Ed ancora in ordine alla necessità dell'avvio di procedimento anche per i provvedimenti repressivi in materia edilizia (in particolare la demolizione) avuto riguardo al loro carattere fortemente lesivo della sfera giuridica dei soggetti ritenuti presuntivamente responsabili dell'abuso,si è pronunziata altra giurisprudenza che nell'ottica della trasparenza, ha ritenuto necessaria la comunicazione di avvio del procedimento per consentire ai destinatari la possibilità di interloquire con l'Amministrazione prima che sia adottato il provvedimento sanzionatorio, non potendosi ritenere preclusiva la circostanza che lo stessi sia normativamente vincolato e tipizzato (cfr. TAR Lazio, Latina, 10 gennaio 2001 n. 9; 23 maggio 2001 n. 527; 27 luglio 2001 n. 834; nello stesso senso appare opportuno richiamare anche TAR Lombardia, Brescia, 4 aprile 2001 n. 216; TAR Piemonte, Sez. I 14 marzo 2001 n. 583 con riferimento agli atti vincolati in generale; TAR Trentino-Alto Adige, Bolzano 5 febbraio 2001 n. 28; TAR Emilia Romagna, Parma, 12 febbraio 2001 n. 71; TAR Sardegna, 3 aprile 2001 n. 404 e 21 dicembre 2000 n. 1246; TAR Lombardia Sez. II, 12 dicembre 2000 n. 7721 con riferimento agli atti vincolati; TAR Campania, Sez. II 21 dicembre 2000 n. 1013).
Alla luce di quanto sopra i provvedimenti notificati al ricorrente appaiono illegittimi. Infatti, pur volendo considerare il provvedimento di diniego come comunicazione di avvio del procedimento di demolizione , tali atti non sfuggirebbero alla declaratoria di illegittimità.
L'amministrazione resistente avrebbe dovuto prima notificare il provvedimento di diniego , e solo dopo lo spirare di un termine entro cui consentire al ricorrente di partecipare, ed in assenza di apporti partecipativi, notificare l'ordine di demolizione.
L'amministrazione, invece, ha notificato in data 11/11/2009 il diniego e dopo appena tre giorni , il 14-11-2009 l'ordine di demolizione.
Conseguenza logica di tale impostazione è che l'omissione della comunicazione di inizio del procedimento comporta l'illegittimità dell'atto conclusivo tutte le volte che il soggetto non avvisato, avrebbe potuto presentare osservazioni ed opposizioni idonee ad incidere casualmente, in termini a lui favorevoli, sul provvedimento terminale se avesse ricevuto la comunicazione di avvio del procedimento (cfr., in termini, Cons. St.,V, n. 2823/2001).
Non essendosi adoperato in tal senso, il resistente ha posto in essere un atto illegittimo con cui ha declassato la partecipazione ad un mero simulacro formale e privo di utilità giuridica poiché aveva già deciso di colpire il destinatario in totale assenza di contraddittorio.
IV. Eccesso di potere per illogicità . Eccesso di potere per travisamento dei fatti.
Il provvedimento di diniego impugnato è illegittimo sotto altro profilo. Esso non possiede una motivazione sufficiente in quanto non viene formulato alcun riferimento a quali siano stati gli illeciti posti in essere e le opere abusivamente realizzate. Ricordiamo che, onde rendere l'esercizio del potere amministrativo scevro da vizi di legittimità , tale è quello inerente alla motivazione, gli elementi che concretano le valutazioni dell'amministrazione devono essere esplicitati nella motivazione del provvedimento (TAR Sicilia, Palermo,II,15-3-2001n. 416; Cons. St., V, 14-10-1998,n .1463).
In particolare, nei provvedimenti impugnati non si indica espressamente perché la struttura realizzata secondo i requisiti previsti sia dall'art. 20 l.r.4/03, sia dall'art.9 l.r.37/85, che la rendono perfettamente conforme a legge, debba essere considerata abusiva.
Il provvedimento di diniego e l'rdinanza di riduzione in pristino (che copia quanto scritto nell'atto presupposto) nulla dicono se non che :”lo spazio coperto dalla tettoia non rientra tra gli spazi chiusi” .
Basterebbe questo per dimostrare l'assoluta ignoranza del responsabile del procedimento che sconosce le previsioni dell'art.20, l.r. 4-03 commi 1,3 e 4 . In particolare il comma 3 della predetta legge stabilisce che:” Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano anche alla chiusura di verande o balconi con strutture precarie come previsto dall'articolo 9 della legge regionale 10 agosto 1985, n. 37.” ed il successivo comma 4 stabilisce che:” Si definiscono verande tutte le chiusure o strutture precarie come sopra realizzate, relative a qualunque superficie esistente su balconi, terrazze e anche tra fabbricati. Sono assimilate alle verande le altre strutture, aperte almeno da un lato, quali tettoie, pensiline, gazebo ed altre ancora, comunque denominate, la cui chiusura sia realizzata con strutture precarie, sempreché ricadenti su aree private”
3,non comporta aumento di superficie e cubatura dell'immobile;
5. non è ancorata stabilmente al pavimento ed è di facile rimozione;
Si tratta quindi di una struttura perfettamente conforme alle previsioni dell'art.20 l.r. 4/03 ..
Da ci ò si desume anche che il sopralluogo è stato effettuato in modo del tutto irregolare posto che non sono stati effettuati rilevamenti tecnici precisi, tutto ciò non può sostanziare la violazione dell’art. 3 l.241/90 con conseguente illegittimità di tale provvedimento. (T.A.R. Lazio, sez. III, 2 dicembre 2002, n. 10902 e (si veda in proposito T.A.R. Abruzzo L'Aquila, 18 febbraio 2002, n. 37).
III Violazione e falsa applicazione degli artt.7 l. 47/85.
L’art.7, comma 2, l.47/85 stabilisce che deve essere ingiunta la demolizione per quelle opere eseguite in assenza di concessione, in totale difformità dalla medesima ovvero con variazioni essenziali.
Il primo comma dell’art. 7 sopra citato definisce le opere eseguite in totale difformità dalla concessione :“quelle che comportano la realizzazione di un organismo edilizio integralmente diverso per caratteristiche tipologiche, planovolumetriche o di utilizzazione da quello oggetto della concessione stessa, ovvero l’esecuzione di volumi edilizi oltre i limiti indicati nel progetto e tali da costituire un organismo edilizio o parte di esso con specifica rilevanza ed autonomamente utilizzabile”.
Come risulta dalla documentazione in atti il ricorrente si è semplicemente limitato a realizzare una semplice veranda che ,tra l'altro, non costituisce unico esempio di struttura precaria presente nella zona che è cosparsa di edifici con annesse verande certamente meno eleganti .
Appare quindi improbabile, oltre che non reale, che l’ipotetico interesse pubblico basato sul ripristino dello status quo ante rispetto quella realizzata possa prevalere sull’interesse del ricorrente a non vedere demolita un'opera realizzata conformemente alle previsioni legislative ed allo strumento urbanistico.
Il fumus boni iuris emerge dalle argomentazioni svolte in precedenza, nonché dall’illegittimità del provvedimento impugnato e dalla documentazione prodotta.
Il periculum in mora è palese. L’esecuzione dell’ordinanza di demolizione arrecherebbe un danno gravissimo al ricorrente che sarebbe costretto a distruggere una struttura relativa all'immobile al cui interno risiede con la sua famiglia. Struttura che, come sopra indicato, appare perfettamente conforme alle previsioni delle ll.rr. 37/85 e 4/03 ed a quelle urbanistiche del Comune, ed infine appare perfettamente integrata con l'ambiente circostante al cui interno sono presenti numerosi altri esempi di edifici con verande annesse .
Quindi a fronte dei sopra indicati interessi del ricorrente , si dovrebbe porre quello della pubblica amministrazione ad una demolizione, tale interesse però appare fondato però su atti illegittimi e contraddittori, per cui appare chiaro che debba prevalere l'interesse del ricorrente al mantenimento dell'opera. Infatti dal bilanciamento degli interessi emerge chiaramente che il danno grave ed irreparabile lo subirebbe il Sig.Ciampolillo e non certo l’amminsitrazione.
1. preliminarmente sospendere l’efficacia dei provvedimenti impugnati;
3. Ritenere e dichiarare illegittimi i provvedimenti impugnati e per l’effetto annullarli;
4. Con vittoria di spese, competenze ed onorari del presente giudizio.
5. Ai fini del Testo unico delle spese di giustizia si dichiara che il valore della presente controversia è indeterminato
Ad istanza del Sig. Romano Nunzio Claudio ut supra. Io sottoscritto Assistente U.N.E.P. presso l’Ufficio Unico Notifiche della Corte di Appello di Palermo ho notificato e dato copia del su esteso
- Al Comune di Isola delle Femmine in persona del legale rapp.te p.t domiciliato per la carica presso la casa comunale in via___________________n. ,_____ cap ____________ Isola delle Femmine (PA) mediante consegna a mani di .
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References: art.20
 provvedimento n. 
 art. 20
 art. 20
 art. 10
 art.20
 art.9
 art. 20
 art. 27
 art. 31
 art. 13