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Servizio civile ai cittadini italiani e stranieri ? - GrNet.it
Servizio civile ai cittadini italiani e stranieri ?
Messaggio da panorama » lun ott 13, 2014 10:51 pm
09/10/2014	201401091 Definitivo	2	Adunanza di Sezione 09/07/2014
Numero 03089/2014 e data 09/10/2014
Interpretazione dell’articolo 3, comma 1, del d.lgs. 5 aprile 2002, n. 77, che limita l’accesso al servizio civile ai cittadini italiani; possibilità di disapplicare tale disposizione, nella parte in cui limita l'accesso al servizio civile ai cittadini italiani, per il contrasto con la normativa comunitaria in materia di parità di trattamento tra cittadini nazionali e stranieri. Quesito.
Vista la relazione trasmessa con nota prot. n. 29/0002649 in data 12/06/2014, con la quale il Ministero del lavoro e delle politiche sociali - Ufficio legislativo, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull’affare consultivo in oggetto;
Con relazione trasmessa con nota prot. n. 29/0002649 in data 12/06/2014 il Ministero del lavoro e delle politiche sociali - Ufficio legislativo ha chiesto il parere di questo Consiglio di Stato, circa l’interpretazione dell’articolo 3, comma 1, del d.lgs. 5 aprile 2002, n. 77, il quale, nel testo modificato dal comma 5 dell’articolo 42, del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, testualmente, prevede che: “1. Sono ammessi a svolgere il servizio civile, a loro domanda, senza distinzioni di sesso i cittadini italiani che, alla data di presentazione della domanda, abbiano compiuto il diciottesimo anno di età e non superato il ventottesimo.”.
In particolare, il Tribunale e la Corte di appello di Brescia, in primo e in secondo grado, con riferimento al contenzioso concernente il bando del 2011, hanno affermato il carattere non discriminatorio del requisito concernente il possesso della cittadinanza italiana, mentre la Corte d’appello di Milano, con riferimento al medesimo bando del 2011, ha ritenuto che il requisito in questione avesse carattere discriminatorio.
Avverso tali pronunzie risultano pendenti giudizi in grado d’appello.
L’art. 1, comma 1 della predetta legge – «Gli obbligati alla leva che dichiarano di essere contrari in ogni circostanza all'uso personale delle armi per imprescindibili motivi di coscienza possono essere ammessi a soddisfare l'obbligo del servizio militare nei modi previsti dalla presente legge» –, che trovava il proprio presupposto fondante di rango costituzionale nell’articolo 52 Cost., rendeva chiaro come il servizio civile fosse un istituto alternativo attraverso il quale il cittadino obiettore di coscienza poteva assolvere all’obbligo di leva ai fini della difesa della Patria.
E che tale fosse all’epoca la ratio della disciplina del servizio civile fu definitivamente chiarito negli anni ottanta dello scorso secolo, allorquando la citata legge fu in più occasioni scrutinata dalla Corte Costituzionale, che, nella sentenza n. 164/1985, ebbe modo di affermare che “La legge che, con il dare riconoscimento e, quindi, ingresso all'obiezione di coscienza, ha previsto per gli obbligati alla leva la possibilità di venire ammessi a prestare, in luogo del servizio militare armato, servizio militare non armato o servizio sostitutivo civile, non si traduce assolutamente in una deroga al dovere di difesa della Patria, ben suscettibile di adempimento attraverso la prestazione di adeguati comportamenti di impegno sociale non armato. Quanto ai rapporti con il servizio militare obbligatorio … il fatto che sia stata demandata al legislatore ordinario la determinazione dei modi e dei limiti del relativo obbligo, ovviamente nel rispetto degli altri precetti costituzionali, consente di affermare che, a determinate condizioni, il servizio militare armato può essere sostituito con altre prestazioni personali di portata equivalente, riconducibili anch'esse all'idea di difesa della Patria.”. Nondimeno, già nella stessa sede la Consulta aveva modo di evidenziare che “il servizio militare ha una sua autonomia concettuale e istituzionale rispetto al dovere ex art. 52, primo comma, della Costituzione, che può essere adempiuto anche attraverso adeguate attività di impegno sociale non armato”.
Nello stesso senso, ossia quello della “portata equivalente” del servizio civile e del servizio militare, aventi entrambi la funzione di difesa della Patria, anche se perseguita con modalità diverse, convergevano le ulteriori considerazioni espresse dal Giudice delle Leggi che, con la sentenza n. 470/1989, dichiarò l'illegittimità costituzionale dell'art. 5 comma 1, della legge n. 772/1972 nella parte in cui prevedeva che i giovani ammessi all'obiezione di coscienza prestassero il relativo servizio per un periodo superiore di otto mesi alla durata del servizio di leva cui sarebbero stati tenuti, rinvenendo in tale norma una ingiustificata disparità di trattamento.
Negli anni seguenti, divenuto il servizio civile una risorsa sociale per il Paese, il Parlamento varò la legge 8 luglio 1998, n. 230, con la quale l'obiezione di coscienza venne riconosciuta diritto del cittadino e si stabilì che i cittadini che prestavano il servizio civile godessero degli stessi diritti di coloro che svolgevano il tradizionale servizio militare.
Il provvedimento, che abrogava la legge n. 772 del 1972, all'articolo 1 statuiva che:
“1. I cittadini che, per obbedienza alla coscienza, nell'esercizio del diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione riconosciute dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, opponendosi all'uso delle armi, non accettano l'arruolamento nelle Forze armate e nei Corpi armati dello Stato, possono adempiere gli obblighi di leva prestando, in sostituzione del servizio militare, un servizio civile, diverso per natura e autonomo dal servizio militare, ma come questo rispondente al dovere costituzionale di difesa della Patria e ordinato ai fini enunciati nei «Princìpi fondamentali» della Costituzione…”.
Iniziava, così, a svilupparsi l’attuale configurazione dell’istituto del servizio civile “diverso per natura e autonomo dal servizio militare” e come questo rispondente non soltanto al “dovere costituzionale di difesa della Patria”, ma anche “ordinato ai fini enunciati nei “Principi fondamentali” della Costituzione”.
Significativa, in tal senso, è anche la contestuale sottrazione dell'amministrazione di tale servizio al Ministero della difesa e il suo affidamento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ove veniva costituito, appunto, un apposito Ufficio Nazionale per il Servizio Civile.
In attuazione della delega contenuta all’articolo 3, comma 1, “Trasformazione progressiva dello strumento militare in professionale”, della legge 14 novembre 2000 n. 331 “Norme per l'istituzione del servizio militare professionale”, veniva, quindi, emanato il decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, che, all’articolo 7, comma 1, sanciva la sospensione del servizio obbligatorio di leva a decorrere dal 1° gennaio 2007, data, in seguito anticipata al 1° gennaio 2005 (art. 1, legge 23 agosto 2004, n. 226).
Successivamente, il Parlamento approvava la legge 6 marzo 2001, n. 64, che istituiva il Servizio Civile Nazionale: un Servizio finalizzato, come indica lo stesso articolo 1 della legge istitutiva, a:
“a) concorrere, in alternativa al servizio militare obbligatorio, alla difesa della Patria con mezzi ed attività non militari;
e) contribuire alla formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani mediante attività svolte anche in enti ed amministrazioni operanti all'estero”.
La legge n. 64/2001, all’articolo 2, comma 1, sanciva che a decorrere dalla data della sospensione del servizio obbligatorio militare di leva, il servizio civile fosse prestato su base esclusivamente volontaria e, al comma 2 del medesimo articolo conteneva una delega al Governo per l’emanazione di decreti legislativi aventi ad oggetto: la individuazione dei soggetti ammessi a prestare volontariamente servizio civile; la definizione delle modalità di accesso a detto servizio; la durata del servizio stesso, in relazione alle differenti tipologie di progetti di impiego; i correlati trattamenti giuridici ed economici. Al comma 3 del medesimo articolo 2, veniva stabilito che la delega avrebbe dovuto essere esercitata nel rispetto dei principi di cui all’articolo 1 e secondo una serie di criteri tra i quali l’ “ammissione al servizio civile volontario di uomini e donne sulla base di requisiti oggettivi e non discriminatori”; la “funzionalità dei benefici riconosciuti ai volontari nel favorire lo sviluppo formativo e professionale e l'ingresso nel mondo del lavoro, tenendo conto di quanto previsto per i volontari in ferma delle Forze armate” (lettera c);
l’ “utilità sociale del servizio civile nei diversi settori di impiego, anche in enti ed amministrazioni operanti all'estero” (lettera d); la “funzionalità e adeguatezza della durata del servizio civile, nei diversi settori di impiego, nel rispetto dei criteri di cui alle lettere c) e d)” (lettera e).
Nell’anno 2004, la Corte Costituzionale (sentenza n. 228), chiamata a scrutinare la legittimità costituzionale di alcune disposizioni della suddetta legge n. 64/2001, pose nuovamente l’accento sulla previsione contenuta nel primo comma dell'art. 52 della Costituzione, “che configura la difesa della Patria come sacro dovere del cittadino, il quale ha una estensione più ampia dell'obbligo di prestare servizio militare”. In questo contesto la Corte collocava pure la scelta legislativa che, a seguito della sospensione della obbligatorietà del servizio militare (art. 7 del d.lgs. 8 maggio 2001, n. 215), “configura il servizio civile come l'oggetto di una scelta volontaria, che costituisce adempimento del dovere di solidarietà (art. 2 della Costituzione), nonché di quello di concorrere al progresso materiale e spirituale della società (art. 4, secondo comma, della Costituzione). La volontarietà riguarda, infatti, solo la scelta iniziale, in quanto il rapporto è poi definito da una dettagliata disciplina dei diritti e dei doveri, contenuta in larga parte nel d.lgs. n. 77 del 2002, che permette di configurare il servizio civile come autonomo istituto giuridico in cui prevale la dimensione pubblica, oggettiva e organizzativa. D'altra parte il dovere di difendere la Patria deve essere letto alla luce del principio di solidarietà espresso nell'art. 2 della Costituzione, le cui virtualità trascendono l'area degli “obblighi normativamente imposti”, chiamando la persona ad agire non solo per imposizione di una autorità, ma anche per libera e spontanea espressione della profonda socialità che caratterizza la persona stessa. In questo contesto, il servizio civile tende a proporsi come forma spontanea di adempimento del dovere costituzionale di difesa della Patria.”.
Gli obiter dicta contenuti nella richiamata sentenza (successivamente confermati nella pronunzia n. 431/2005), pur indicando che è nel dovere di “difesa della Patria”, di cui il servizio militare e il servizio civile costituiscono forme di adempimento volontario, che i due servizi trovano la loro matrice unitaria, nondimeno forniscono una lettura delle evoluzioni normative e giurisprudenziali che già avevano consentito di ritenere che la “difesa della Patria” non si risolvesse soltanto in attività finalizzate a contrastare o prevenire una aggressione esterna, potendo comprendere anche attività di impegno sociale non armato, stabilendo, definitivamente che accanto alla difesa “militare”, che è solo una forma di difesa della Patria, può ben dunque collocarsi un'altra forma di difesa, per così dire, “civile”, che si traduce nella prestazione dei già evocati comportamenti di impegno sociale non armato.
In definitiva, l’evoluzione diacronica del servizio civile ha visto mutare quello che inizialmente era un istituto sostitutivo del servizio militare di leva il cui fondamento costituzionale era indiscutibilmente l’art. 52 della Costituzione, in un istituto a carattere volontario a cui si accede per pubblico concorso e avente finalità più ampie, che ricomprendono i doveri inderogabili di solidarietà sociale e i doveri di concorrere al progresso materiale e spirituale della società previsti rispettivamente dagli articoli 2 e 4 Cost., gravanti non solo sui cittadini italiani, ma anche sui cittadini stranieri che risiedono nel nostro Paese.
Quanto alla natura giuridica, il servizio civile, pur non costituendo un rapporto di lavoro (a ciò ostando il disposto dell’articolo 9, che al comma 1 stabilisce che “1. L'attività svolta nell'àmbito dei progetti di servizio civile non determina l'instaurazione di un rapporto di lavoro..”), restando escluso che lo stesso possa svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi, va considerato quale esperienza formativa volta a favorire l’ingresso nel mondo del lavoro, al pari dell’istituto del tirocinio, dovendosi, pertanto, ritenere riconducibile alla categoria della formazione professionale.
Gerardo Mastrandrea	Antonio Catricala'
Re: Servizio civile ai cittadini italiani e stranieri ?
Messaggio da panorama » gio giu 25, 2015 6:10 pm
(Disciplina del Servizio civile nazionale a norma dell’articolo 2 della L. 6 marzo 2001, n. 64).
-	Paolo Maria NAPOLITANO	Giudice
L’Avvocatura generale dello Stato evidenzia, d’altra parte, che la possibilità di pronunciare un principio di diritto su una questione ritenuta di «particolare importanza», ai sensi dell’art. 363 cod. proc. civ., riveste carattere di eccezionalità rispetto ai principi generali, come ritenuto dalla stessa Corte di cassazione.
L’esercizio di tale particolare potere non consentirebbe, quindi, di derogare alle disposizioni di cui all’art. 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), in ordine ai requisiti per l’accesso della questione dinanzi alla Corte costituzionale. Infatti, la norma eccezionale dell’art. 363, terzo comma, cod. proc. civ., non potrebbe essere addirittura “traslata” in un ordine di giudizio “altro” dal giudizio civile, quale quello di costituzionalità, per il quale non opera alcuna deroga alle norme ordinarie sulle condizioni di ammissibilità, tra le quali − in primis − la rilevanza.

References: sentenza 
 art. 52
 sentenza 
 articolo 1
 articolo 2
 sentenza