Source: https://www.passiamo.it/il-superamento-della-soglia-della-normale-tollerabilita-e-provato-anche-senza-perizia/
Timestamp: 2019-04-26 12:06:37+00:00

Document:
Il superamento della soglia della normale tollerabilità è provato anche senza perizia | Passiamo
Tu sei su:Home»Area vigilanza»Polizia Amministrativa»Il superamento della soglia della normale tollerabilità è provato anche senza perizia
Il superamento della soglia della normale tollerabilità è provato anche senza perizia
Da Mimmo Carola su	 23 Febbraio 2019 0 Commenti
I Giudici della terza sezione Penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 51584 del 15 novembre 2018 hanno ritenuto che la a verifica del superamento della soglia della normale tollerabilità non deve essere necessariamente effettuato mediante perizia o consulenza tecnica.
Un imprenditore, abusando di strumenti sonori e, in particolare, delle casse acustiche installate presso il locale di cui era titolare, diffondeva a notte inoltrata musica a volume assordante, tanto da poter essere udita anche notevolissima distanza, così disturbando il riposo delle persone. Per tale circostanza veniva condannato dal Tribunale di Sciacca in relazione al reato di cui all’art. 659 codice penale. Avverso l’indicata sentenza l’imputato propone appello osservando che le violazioni amministrative elevate a suo carico ex art. 68 testo unico leggi pubblica sicurezza sono state annullate dal giudice di pace di, e che i carabinieri, intervenuti presso il locale precedentemente , non avevano mosso alcuna contestazione. Evidenzia che il fatto de quo è stato commesso in occasione della “notte bianca”, nel corso della quale, come da ordinanze del Sindaco, si autorizzava l’utilizzo di effetti sonori fino alle ore 4,00. Inoltre non risultava provato il superamento della normale tollerabilità delle emissioni sonore che avevano disturbato un numero indeterminato di persone. In ogni caso l’eventuale superamento dei limiti di legge integrerebbe l’illecito amministrativo previsto dall’art. 10, comma secondo, legge n. 447/1995, applicabile in forza del principio di specialità.
Gli Ermellini annullano la sentenza impugnata limitatamente all’applicabilità dell’art. 131-bis codice penale rinviando al Tribunale di Sciacca per nuovo giudizio sul punto e dichiarando inammissibile nel resto il ricorso. La Corte ritiene che il giudice può ben fondare il suo convincimento in ordine alla sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete su elementi probatori di diversa natura, quali le dichiarazioni di coloro che sono in grado di riferire le caratteristiche e gli effetti dei rumori percepiti, occorrendo, ciò nondimeno accertare la diffusa capacità offensiva del rumore in relazione al caso concreto. Pertanto, può essere ragionevolmente desunta la prova del superamento della soglia della normale tollerabilità delle fonti sonore da una serie di deposizioni testimoniali, secondo cui la musica diffusa ad alto volume, in un orario notturno non più autorizzato, dal locale dell’imputato era percepibile a notevole distanza e aveva disturbato il riposo di un numero indeterminato di persone che abitavano nei paraggi. Si tratta secondo la Corte di una valutazione fattuale, che, essendo logica e giuridicamente corretta, non è censurabile in sede di legittimità. In ogni caso, i giudici osservano che la sentenza impugnata ha logicamente motivato in ordine al giudizio di penale responsabilità dell’imputato, sulla base del fatto che l’intrattenimento musicale posto in essere nel suo locale era avvenuto in violazione dell’ordinanza sindacale con la quale, per il periodo estivo di ogni anno, autorizzava l’attività di intrattenimento musicale da parte dei titolari di esercizi pubblici ma nel rispetto delle norme in materia di inquinamento acustico e dei limiti di emissione. La Corte inoltre ha ritenuto che Il Tribunale ha accertato, con giudizio fattuale logicamente motivato, che i rumori provocati dagli strumenti sonori utilizzati presso il locale gestito dall’imputato avevano prodotto un effettivo disturbo alla quiete pubblica.
Corte di Cassazione III sezione Penale, sentenza n. 51584, del 15 novembre 2018
1. Con l’impugnata sentenza, il Tribunale di Sciacca condannava XX alla pena di 300 euro di ammenda in relazione al reato di cui all’art. 659 cod. pen., perché, quale titolare del “JX”, abusando di strumenti sonori e, in particolare, delle casse acustiche installate presso il locale, diffondeva a notte inoltrata musica a volume assordante, tanto da poter essere udita anche notevolissima distanza, così disturbando il riposo delle persone. Fatto commesso il 10 agosto 2013. Il Tribunale, inoltre, mandava assolto l’imputato da identica imputazione contestata relativamente al 9 agosto 2013 perché il fatto non costituisce reato.
2.1. In primo luogo si censura la sentenza impugnata con argomentazioni “in punto di fatto” (p. 3-8), osservando che le violazioni amministrative elevate a carico del XXai sensi dell’art. 68 t.u.l.p.s. sono state annullate dal giudice di pace di R., e che i carabinieri, intervenuti presso il locale la sera del 9 agosto, non mossero alcuna contestazione a carico del ricorrente. Peraltro, si evidenzia che il fatto è stato commesso in occasione della “notte bianca”, nel corso della quale, come da ordinanze del Sindaco di C.i, si autorizzava l’utilizzo di effetti sonori fino alle ore 4.
Invero, l’istituto della conversione dell’impugnazione previsto dall’art. 568, comma 5, cod. proc. pen., ispirato al principio di conservazione degli atti, determina unicamente l’automatico trasferimento del procedimento dinanzi al giudice competente in ordine alla impugnazione secondo le norme processuali e non comporta una deroga alle regole proprie del giudizio di impugnazione correttamente qualificato. Pertanto, l’atto convertito deve avere i requisiti di sostanza e forma stabiliti ai fini dell’impugnazione che avrebbe dovuto essere proposta (Sez. 1, n. 2846 del 08/04/1999 – dep. 09/07/1999, Annibaldi R, Rv. 213835), ciò che è ravvisabile nel caso di specie.
5. E’ invece fondata, nei termini di seguito indicati, la censura relativa all’applicazione della causa di non punibilità prevista dall’art. 131 bis cod. cod., negata dal Tribunale facendo leva sul principio secondo cui detta causa di non punibilità non può essere dichiarata rispetto al reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone in caso di reiterazione della condotta, in quanto si configura un’ipotesi di “comportamento abituale”, ostativa al riconoscimento del beneficio (Sez. 3, n. 48315 del 11/10/2016 – dep. 16/11/2016, Quaranta, Rv. 268498).
5.2. Va inoltre ricordato che la speciale causa di non punibilità prevista dall’art. 131 bis cod. pen. – in presenza dei presupposti e nel rispetto dei limiti fissati dalla norma – è configurabile in relazione ad ogni fattispecie criminosa (Sez. U, n. 13681 del 25/02/2016 – dep. 06/04/2016, Tushaj, Rv. 266589), e, pertanto, anche ai reati di eventualmente permanenti, quale quello in esame (Sez. 3, n. 8351 del 24/06/2014 – dep. 25/02/2015, Calvarese, Rv. 262510).
In particolare, fermo restando il rispetto dei limiti edittali previsti dal comma 1 (ossia reati per i quali è prevista una pena detentiva non superiore, nel massimo, a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta), la causa di non punibilità in esame è configurabile in presenza di un duplice condizione, essendo congiuntamente richieste la particolare tenuità dell’offesa e la non abitualità del comportamento. Il primo dei due requisiti richiede, a sua volta, la specifica valutazione della modalità della condotta e dell’esiguità del danno o del pericolo, da valutarsi sulla base dei criteri indicati dall’art. 133 cod. pen., cui segue, in caso di vaglio positivo e dunque nella sola ipotesi in cui si sia ritenuta la speciale tenuità dell’offesa, la verifica della non abitualità del comportamento che il legislatore esclude nel caso in cui l’autore del reato sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza, ovvero abbia commesso più reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato sia di particolare tenuità, nonché nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate.
Come affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte, il giudizio sulla tenuità del fatto richiede una valutazione complessa che prenda in esame tutte le peculiarità della fattispecie concreta riferite alla condotta in termini di possibile disvalore e non solo di quelle che attengono all’entità dell’aggressione del bene giuridico protetto che comunque ricorre senza distinzione tra reati di danni e reati di pericolo.
Per quanto concerne il requisito della non abitualità della condotta, la causa di esclusione della punibilità non trova applicazione, ai sensi del terzo comma dell’art. 131 bis cod. pen., qualora l’imputato abbia commesso più reati della stessa indole ovvero plurime violazioni della stessa o di diverse disposizioni penali sorrette dalla medesima ratio punendi.
Va peraltro ribadito il principio, a cui la Corte intende dare continuità, secondo cui nel caso di annullamento con rinvio da parte della Corte di Cassazione, limitatamente alla verifica della sussistenza dei presupposti per l’applicazione della causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto, il giudice di rinvio non può dichiarare l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione, maturata successivamente alla sentenza di annullamento parziale (Sez. 3, n. 50215 del 08/10/2015 – dep. 22/12/2015, Sarli, Rv. 265434; Sez. 3, n. 30383 del 30/03/2016 – dep. 18/07/2016, Mazzoccoli e altro, Rv. 267590), stante la formazione del giudicato progressivo in punto di accertamento del reato e affermazione di responsabilità dell’imputato (Sez. 3, n. 38380 del 15/07/2015 – dep. 22/09/2015, Ferraiuolo e altro, Rv. 264796).
Annulla la sentenza impugnata limitatamente all’applicabilità dell’art. 131 bis cod. pen. e rinvia al Tribunale di Sciacca per nuovo giudizio sul punto.
Articolo precedenteLa limitazione degli orari per il gioco con ordinanza del sindaco. Legittimità.
Articolo successivo Istituzione e regolamentazione delle Zone a Traffico Limitato

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 68
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza