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Timestamp: 2018-10-23 03:31:43+00:00

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Bollettino SISSCO n.5, ottobre 1991 |
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Bollettino SISSCO n.5, ottobre 1991
Lettera di convocazione di assemblea straordinaria
Istituzione di un "Premio SISSCO"
II seminario 1992: "Autorità sociale e potere politico nella storia dell’Italia contemporanea
La proposta CUN sulla riforma di raggruppamenti disciplinari
Concorsi per ricercatore in Storia Contemporanea
Le borse di studio postdottorato
La convocazione di una assemblea straordinaria della SISSCO comunicata in copertina di questo Bollettino – che a questo fine e a termini di statuto è spedito per raccomandata – intende avviare la realizzazione di quanto annunciammo il 10 maggio scorso, dopo il convegno annuale svolto a San Marino in Bentivoglio. Oltre a votare il trasferimento della sede legale da Pisa a Bologna e l’ammissione di nuovi soci, l’assemblea è chiamata a deliberare sulle modifiche di norme statutarie elaborate dal direttivo (a questo fine coordinato da Fabio Rugge) che i soci possono leggere più avanti in questo Bollettino, nonché sull’istituzione di un premio annuale nel testo elaborato da Ernesto Galli della Loggia e qui pure pubblicato. Una volta avvenuta la votazione del nuovo statuto, il direttivo presenterà le proprie dimissioni e rimarrà in carica soltanto fino all’assemblea annuale, convocata a Marciana Marina (Isola d’Elba) nei giorni 13-15 aprile 1992. Nell’assemblea romana sarà quindi illustrata e discussa una proposta di organizzazione del seminario annuale su “autorità sociale e potere politico” elaborata dal direttivo dopo il dibattito svoltosi a San Marino in Bentivoglio e presentata sulla base del documento qui pubblicato, nella forma redatta per conto del direttivo da Mariuccia Salvati.
II comitato direttivo
L. Cafagna (presidente), P. Pombeni (vicepresidente), E. Galli della Loggia, R. Romanelli, F. Rugge, M. Salvati (tesoriere), S. Soldani.
Accogliendo indicazioni già emerse in occasione della Assemblea di San Marino in Bentivoglio e nell’intento di dare migliore assetto organizzativo e funzionale all’associazione, si è proceduto a formulare una proposta di revisione dello statuto vigente. Come si vede, le modifiche formulate non si limitano a qualche, pur necessario, ritocco. Si accompagna perciò il testo proposto con la presentazione e la motivazione delle principali novità introdotte.
STATUTO della SOCIETA’ ITALIANA PER LO STUDIO DELLA STORIA CONTEMPORANEA
E’ costituita a tempo indeterminato un’associazione culturale denominata: Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (SISSCO), con sede legale presso il Dipartimento di “Politica, Istituzioni, Storia” dell’Università di Bologna, Strada Maggiore 45. La segreteria dell’associazione è stabilita con delibera del Consiglio Direttivo conformemente alle esigenze organizzative.
La SISSCO è un’associazione non riconosciuta, senza fini di lucro. Suo scopo è promuovere il progresso degli studi di storia contemporanea in Italia e la loro valorizzazione nell’ambito scientifico, accademico, civile.
Momenti fondamentali di tale attività sono l’ampia diffusione di ogni informazione riguardante l’organizzazione e gli esiti della ricerca nonché il dibattito tra i cultori della stessa.
Strumenti essenziali dell’attività sociale soro la pubblicazione di un bollettino periodico e la preparazione di un seminario annuale su un tema indicato dall’Assemblea dei soci.
– la promozione di convegni e ricerche;
– l’organizzazione di seminari e corsi di studio, anche a carattere didattico;
– l’acquisizione, la conservazione e l’edizione di fonti ed atti documentari, nonché di materiale bibliografico.
Possono essere soci gli studiosi di storia contemporanea e tutti coloro che a vario titolo sono cultori della stessa o interessati alla ricerca.
Le domande di associazione devono essere corredate dalla presentazione scritta di due soci. Su di esse il Consiglio Direttivo delibera nel termine di tre mesi dandone comunicazione sul bollettino. In un anno solare ciascun socio non può presentare più di un candidato.
Il Consiglio Direttivo può nominare tra gli studiosi stranieri non residenti in Italia soci corrispondenti, che sono esenti dal pagamento delle quote di iscrizione e di associazione. La nomina ha validità triennale.
II mancato pagamento della quota comporta la decadenza dalla qualità di socio.
La convocazione si effettua mediante lettera da inviarsi almeno venti giorni prima della data stabilita per la riunione. La comunicazione deve contenere l’ordine del giorno, la data e l’ora della prima e della seconda convocazione (che possono essere fissate nello stesso giorno) ed il luogo della riunione. La riunione dell’Assemblea è valida in prima convocazione solo se è presente la metà dei soci ed in seconda convocazione qualunque sia il numero degli intervenuti.
– discute le linee programmatiche di attività dell’associazione e la gestione della medesima da parte del Consiglio Direttivo. Sono in particolare di competenza dell’Assemblea la discussione e definizione di massima delle modalità e dei contenuti del seminario annuale della Società e l’accettazione di contributi, erogazioni o lasciti per importi che eccedano quelli preventivamente autorizzati dall’Assemblea stessa;
– delibera sulle modifiche di statuto proposte dal Consiglio Direttivo o da almeno un quarto dei soci. Di tali proposte, formulate e presentate entro un mese dalla data dell’Assemblea in cui dovranno essere discusse, va data circostanziata notizia in allegato alla lettere di convocazione dell’Assemblea stessa;
– elegge a scrutinio segreto il Presidente dell’associazione e gli altri componenti del Consiglio Direttivo.
II Consiglio Direttivo è composto da sette membri tra cui il Presidente dell’associazione.
Ad eccezione di quest’ultimo i membri (consiglieri) durano in carica tre anni. Essi vengono rinnovati annualmente per un terzo di modo che i due consiglieri rimasti in carica per un triennio vengano sostituiti da due nuovi eletti. I consiglieri scaduti non sono immediatamente rieleggibili.
Le elezioni si svolgono a scrutinio segreto nel corso dell’annuale Assemblea ordinaria. Candidature possono essere presentate sia dal Consiglio Direttivo sia da un quinto dei soci sempre entro il termine di un mese dalla data dell’Assemblea e dovranno essere elencate in allegato alla lettera di convocazione della medesima.
Ciascun socio potrà votare indicando un solo nominativo.
L’assenza ingiustificata a tre consecutive riunioni comporta la automatica decadenza dal mandato. Della sostituzione verrà data immediata notizia sul bollettino dell’associazione.
Le delibere del Consiglio sono prese a maggioranza semplice.
– provvede alla gestione ordinaria e straordinaria dell’associazione in esecuzione delle direttive dell’Assemblea;
– provvede all’organizzazione del seminario annuale secondo le modalità deliberate dall’Assemblea e funge da comitato di redazione del bollettino, la cui direzione è stabilmente affidata ad un consigliere;
– convoca l’Assemblea stessa, stabilendone l’ordine del giorno;
– cura la gestione economica dell’associazione provvedendo alla riscossione delle quote e dei contributi, nonché al pagamento delle obbligazioni contratte ed alla riscossione dei crediti. Tali funzioni sono stabilmente delegate ad un consigliere (Tesoriere) o eccezionalmente al Presidente.
II Consiglio si riunisce sempre entro i quaranta giorni successivi all’Assemblea annuale ordinaria. Nel corso di ciascuna adunanza verranno stabiliti e messi a verbale ora, data, luogo dell’adunanza successiva. Convocazioni straordinarie possono seguire a discrezione del Presidente ed ove ne facciano
richiesta tre consiglieri.
Le candidature vengono presentate secondo le modalità indicate per l’elezione dei consiglieri.
– presiede l’Assemblea dei soci ed il Consiglio Direttivo;
– ha la legale rappresentanza dell’associazione;
– rappresenta in giudizio l’associazione;
– stipula i contratti e firma la corrispondenza dispositiva che impegni comunque l’associazione
– nomina annualmente tra i membri del Consiglio Direttivo un Vice Presidente.
II Tesoriere cura la riscossione delle entrate ed il pagamento delle spese. La sua firma deve essere apposta obbligatoriamente su ogni atto contenente un’attribuzione o una diminuzione del patrimonio dell’associazione.
– da beni immobili e mobili, di proprietà o comunque acquistati; – dall’introito delle quote sociali e di iscrizione; – da proventi, erogazioni o lasciti da parte di enti pubblici e privati e da altri proventi comunque collegati alla realizzazione dello scopo sociale; – da redditi patrimoniali. il patrimonio della Società, sotto qualsiasi forma, deve essere destinato esclusivamente ai fini e per gli scopi prefissati dallo statuto.
L’elezione del primo Consiglio Direttivo dopo l’entrata in vigore del presente statuto si svolgerà a scrutinio segreto e senza termine di presentazione delle candidature. Ciascun socio potrà indicare un massimo di quattro nominativi. Risulteranno eletti quei candidati che avranno ricevuto il maggior numero di suffragi. La votazione sarà ripetuta tante volte quanto saranno necessarie a raggiungere il numero di sei eletti.
Per i primi due anni i consiglieri uscenti saranno designati per sorteggio: il primo anno esso riguarderà tutti e sei i consiglieri, il secondo i quattro consiglieri in carica da due anni.
Art. 3. Si è modificato il sistema di associazione previsto dall’art. 4 dello statuto in vigore, che è parso – ad una riflessione realistica – molto oneroso per l’associazione e poco incoraggiante per gli aspiranti soci. Si noti che, in questo come in altri artt., si è provveduto ad introdurre termini di tempo che rendano efficaci le prescrizioni statutarie. Qui, ad es., si è posto il termine di tre mesi per le delibere relative alle domande di associazione.
Artt. 6 e 7. Anche qui si è introdotto un termine per lo svolgimento dell’Assemblea richiesta dai soci. E’ stata inoltre sottoposta espressamente all’approvazione dell’Assemblea l’accettazione di contributi, erogazioni ecc.
Art. 8. Viene radicalmente modificato il sistema vigente, sulla base di due esigenze principali. Si è ritenuto, anzitutto, che un rinnovo totale del Cons. Dir. ogni due anni impedisca la necessaria stabilità e continuità della gestione, soprattutto in vista delle inevitabili pause di rodaggio richieste dall’insediamento di un nuovo collegio e dalla fase di passaggio di consegne. Si è, in secondo luogo, pensato che la cadenza annuale del momento elettorale, sia pure riguardante due soli consiglieri, possa costituire non solo uno stimolo alla partecipazione, ma anche una tempestiva occasione di introdurre nel direttivo persone la cui disponibilità e le cui idee risultino utili al lavoro del direttivo stesso (come nel caso di chi proponga il tema sul quale il consiglio si trovi poi ad organizzare il seminario annuale).
Art. 11. Si è dato diverso profilo al Presidente stabilendo la sua elezione da parte dell’Assemblea dei soci (anzichè da parte del Consiglio direttivo) ed una durata in carica (quattro anni) maggiore del periodo necessario al completo rinnovo del Consiglio Direttivo (tre anni). La modifica risponde al duplice intento di affiancare all’organo collegiale di direzione un organo monocratico dotato di maggiore autorevolezza e capace di costituire un’istanza di sintesi della Società al suo interno e di identificabilità all’esterno.
ISTITUZIONE DI UN PREMIO SISSCO DI STORIA CONTEMPORANEA
Al fine di fornire un’indicazione visibile degli argomenti, degli interessi e dei metodi – e anche dei gusti e delle passioni – che la SISSCO vorrebbe vedere fatti propri dalla storiografia italiana contemporanea, ed al fine altresì di offrire un’indicazione fruibile in generale da tutto il pubblico colto, distratto da troppa saggistica di second’ordine, ed in tal modo contribuire alla riattribuzione di un ruolo non secondario alla storiografia nel panorama culturale del nostro paese; al fine ancora di tornare a valorizzare criteri di valutazione inerenti soltanto alla qualità intrinseca delle opere e al di fuori di ogni contesto politico, editoriale e accademico, la Società Italiana per lo Studio della Storia contemporanea indice un premio da attribuire annualmente a due opere: a) una monografia saggistica di argomento storico-contemporaneo; b) una ricerca monotematica di argomento storico-contemporaneo, con il seguente regolamento:
articolo 1. Il premio – il cui ammontare monetario potrà variare ogni anno -è riservato ai libri usciti nei due anni solari precedenti l’Assemblea annuale della Società. Per la prima edizione del premio, eccezionalmente, saranno presi in considerazione i libri usciti nei due anni precedenti. II premio è riservato a volumi di cui sia avvenuta la pubblicazione in lingua italiana.
articolo 2. Il premio è attribuito dai soci regolarmente iscritti alla Società, i quali saranno chiamati ad esprimere il loro voto palese per lettera. Tale voto dovrà pervenire almeno 30 giorni prima dell’Assemblea annuale al Comitato Direttivo. Ogni socio può esprimere un solo voto per l’attribuzione del premio in ogni sezione. Risulterà vincitore il libro che avrà riportato più voti.
articolo 3. E’ compito del Comitato Direttivo proporre due rose di cinque titoli per ciascun premio, alle quali sarà ristretta la votazione dei soci. Tali candidature, con una motivazione in forma anonima saranno pubblicate sul bollettino. Sono esclusi dalla designazione delle rose delle candidature i libri tra i cui autori figuri uno qualunque dei membri del Comitato Direttivo in carica.
articolo 4. La proclamazione dei vincitori e la consegna del premio avverranno nel corso dell’Assemblea annuale della Società.
articolo 5. Il Comitato Direttivo si riserva la facoltà di individuare persone, istituzioni, ovvero enti pubblici o privati che, per le loro caratteristiche, possano prestarsi a patrocinare degnamente il premio. In tal caso la denominazione ufficiale del premio potrà contenere i nomi di tali persone o istituzioni.
DOCUMENTO INTRODUTTIVO SUL SEMINARIO DEDICATO A: “AUTORITA’ SOCIALE E POTERE POLITICO NELLA STORIA DELL’ITALIA CONTEMPORANEA“
Come i soci ricorderanno, l’Assemblea tenuta nel marzo scorso a San Maríno in Bentivoglio ha espresso una duplice indicazione relativamente al tema e agli argomenti del futuro seminario annuale. In quell’occasione, infatti, sì è da un lato manifestato un interesse per “le strutture del comando” nella storia d’Italia (raccogliendo lo spunto di un breve dibattito, sviluppatosi a latere del convegno, sul ruolo, in genere troppo sottovalutato, del principio monarchico), dall’altro, l’intento di proseguire un confronto, in parte già avviato con il seminario sulla “nazionalizzazione”, con una storiografia – women’s studies, ma non solo- più attenta alle ambiguità con cui è vissuto e accettato (o contestato) il potere, che alla nettezza delle sue definizioni giuridico-istituzionali. Al termine potere (politico) si concordò dunque di affiancare il termine autorità (sociale) e il Direttivo venne incaricato di elaborare uno schema di convegno ponendo al centro questa sorta di “sfida” teorico-disciplinare.
Nel corso dei, pochi, mesi successivi l’interesse per questo accostamento è sembrato trovare nuove conferme sia nella letteratura internazionale sull’argomento che nel panorama degli studi italiani. Con l’accostamento dei due termini di autorità e potere politico, infatti, noi mettiamo consapevolmente in contatto due diverse tradizioni di analisi relativamente alle strutture di comando delle società contemporanee con l’intento di rendere esplicito un confronto che si ritiene già attivo nel concreto della ricerca, in particolare quella più nuova e recente.
Vale la pena di ricordare che, soprattutto nel filone politico, si è soliti, in generale, separare nettamente la nascita del potere politico rispetto alle forme di autorità proprie delle società tradizionali. Altra contrapposizione tipica di questa letteratura disciplinare è quella che vede nelle società moderne uno sviluppo progressivamente crescente dell’índívidualismo, poggiante su norme astratte e istituzioni universali, per contrasto rispetto a società in cui l’individuo annega in una comunità indifferenziata ma coesa e dotata di una forma specifica di autorità. Una sorta di successione o sostituzione cronologica si collocherebbe lungo l’asse della modernizzazione: talché, in questa divisione di campo, alla modernità spetterebbe l’autonomia della sfera politica, mentre alla società tradizionale toccherebbe la mixtura delle relazioni autoritarie.
Ora, come possiamo constatare osservando, per esempio, gli sviluppi recenti della teoria politica, è un fatto che negli ultimi 20 anni, anche in questo campo, allo studio critico dei testi classici si è sostituito un approccio che potremmo definire sempre più storico. Alle teorie individualiste – che cercano cioè di formulare principi politici partendo da un’astratta definizione degli individui e dei loro “interessi” – si sono affiancate e contrapposte con successo le teorie cosiddette comunítaríe, quelle cioè che interpretano gli ideali politici a partire dai rapporti tra persone già “enbedded” in una determinata relazione sociale.
Non è un caso, pertanto, che anche nella recente storiografia italiana relativa al ruolo delle istituzioni politiche tra otto e novecento gli sviluppi più interessanti siano venuti proprio da coloro che, nell’interrogarsi sulla più o meno riuscita affermazione e legittimazione della leadership politica, maggiormente hanno contestato un approccio di tipo giuridico-formale, lineare o modellistico. Una crisi del modello che è arrivata fino a investire, non solo la natura dei paradigmi di riferimento canonici (il liberalismo inglese, la “mancata liberalizzazione” del Reich guglielmino, ecc.), ma l’utilità stessa di uno schema teorico che vede I “‘emancipazione” della sfera politica dalla sfera sociale come un punto di arrivo, ubiquitario e universalmente valido, della legittimazione e dell’efficacia dell’autorità politica nelle “moderne” società occidentali.
Diversi filoni di ricerca convergono in questi ultimi anni nel contestare la natura “astratta” della sovranità e nel ricondurla alla sua fonte sociale: i women’s studies con la loro rivalutazione del ruolo dell’autorità patriarcale, il ricorso sempre più frequente e consapevole a una sociologia delle forme integrative o simboliche della subordinazione (e conseguenti riflessi antropologici), la rivalutazione giuridica dell’autorità corporativa come fonte fondamentale di ordine politico, ecc. Si tratta di una serie di suggestioni metodologiche che dovrebbero aiutare a spiegare perché, nel concreto della situazione italiana, nei rapporti tra cittadino e istituzioni, la modernità intesa come weberiano trionfo della norma astratta sia insieme un’esperienza mancata e un miraggio irraggiungibile; o perché (ma i problemi sono collegati) la patria della sociologia élitista abbia come problema costante della sua storia unitaria quello di una mancanza di vere élites politiche, emancipate dalle “legature” della tradizione, eppure motivate da un vincolo sociale, capaci di autonomia culturale, ma insieme “riconosciute” dalla fiducia di una società non tradizionale .
Sulla base di queste considerazioni, si è pertanto pensato di organizzare i lavori del prossimo seminario annuale della Sissco -che si suggerisce di strutturare per commissioni- attorno ai temi chiave della storiografia, sia “politicoistituzionale” che “sociale”, più attenta a recepire gli stimoli derivanti dall’intreccio problematico individuato, attraverso l’illustrazione di casi-di-studio particolarmente esemplificativi, lungo l’arco cronologico secolare già sperimentato come particolarmente congruo allo statuto sociale della nostra associazione. AI centro dovrebbe essere posta la controversa e sempre contestata “emancipazione” della sfera politica che caratterizza la modernizzazione italiana, nonché il mutamento di accento degli studi dagli aspetti istituzionali del dominio alla public policy, al processo decisionale, alle relazioni tra individui fondative di autorità sociale; dunque, anche l’intreccio tra forme di autorità sociale (i “corpi”, il familismo, la mafia, il paternalismo) — e sue basi (religiosa, personalistica, notabiliare, patrimoniale, clientelare) — e soggetti di potere politico (monarca, partiti, parlamento) e relative forme di legittimazione (giuridica, elettorale, clientelare, da “sottogoverno”, ecc.).
Poiché riteniamo proficuo per la riuscita dei lavori del seminario raccogliere per tempo le candidature dei soci interessati a intervenire, proponiamo che parte dei lavori della prossima Assemblea straordinaria dei soci (Roma, 15
novembre) sia dedicata a una prima illustrazione dei punti di interesse comuni passibili di costituire oggetto di dibattito nei lavori delle commissioni.
LA PROPOSTA DEL CUN SULLA RIFORMA DI RAGGRUPPAMENTI DISCIPLINARI
Prima dell’estate il CUN ha elaborato una “proposta per le definizioni dei settori scientifico-disciplinari” con la quale si intenderebbe riordinare stabilmente la complessa materia dei “raggruppamenti”. La cornice organizzativa che viene così proposta è destinata a inquadrare l’intera organizzazione dell’insegnamento e della ricerca nei prossimi anni ed è quindi fondamentale per il profilo delle singole discipline e per il loro sviluppo futuro. E’ perciò interesse di tutti, oltre che conoscere la proposta, farne oggetto di un confronto e di una discussione di ampio respiro; la SISSCO invita i socia esprimere opinioni e indicazioni con l’intento di indirizzarle poi al CUN.
L’elenco delle discipline è suddiviso in 14 aree, contraddistinte da una lettera, da A a Q (escludendo la O). Inserito nell’area umanistica (M), il gruppo di “storia contemporanea” è contraddistinto dalla sigla M04X, e comprende le venti discipline che trascriviamo qui di seguito. Le discipline affiancate da un asterisco sono presenti anche in altri raggruppamenti
STORIA DELLA SANITA’ PUBBLICA STORIA DELLO SPORT
STORIA DI UNA REGIONE ITALIANA (inclusiva di tutte le storie regionali)
STORIA DELL’ETA’ CONTEMPORANEA
METODOLOGIA DELLA RICERCA STORICA STORIA DEL LAVORO
*STORIA DELL’INDUSTRIA
STORIA DEL RISORGIMENTO STORIA DELL’AGRICOLTURA STORIA DEI MOVIMENTI E DEI PARTITI POLITICI STORIA DEL MOVIMENTO OPERAIO
*STORIA DELL’EUROPA OCCIDENTALE CONTEMPORANEA (con possibile specificazione di uno Stato o un paese)
Uno dei principali scopi del CUN è quello di semplificare l’attuale ipertrofica titolatura delle discipline, che dovrebbero essere tutte ricondotte a una dizione uniforme. Un secondo elenco indica perciò per ogni disciplina (scritta in maiuscolo) le titolature oggi esistenti (in minuscolo) che nelle proposte del CUN dovrebbero scomparire, per essere assorbite nella principale. Come si può vedere, vi sono alcune materie principali non presenti nel gruppo MO«.
Storia dei movimenti e delle organizzazioni sindacali
Storia dei movimenti e partiti politici
Storia dei partiti e dei movimenti politici e sindacali
Storia dei partiti e movimenti sindacali
Storia dei partiti politici e del sindacalismo
STORIA DEL GIORNALISMO Storia del giornalismo e dell’informazione
STORIA DELLE COMUNICAZIONI DI MASSA Storia del giornalismo e delle comunicazioni di massa
STORIA DI UNA REGIONE ITALIANA (inclusiva di tutte le storie regionali) Storia della Sardegna Storia di una regione italiana Storia di una regione italiana -Marche
STORIA DEL MOVIMENTO OPERAIO Storia del movimento operaio e del sindacalismo Storia del movimento operaio e sindacale Storia del sindacalismo Storia del sindacalismo e del movimento operaio
STORIA DEL LAVORO Storia del lavoro e del movimento operaio
STORIA DEL RISORGIMENTO Storia del Risorgimento e dell’età contemporanea
STORIA CONTEMPORANEA Storia dell’aviazione Storia dell’espansione sociale e della colonizzazione
*STORIA DELL’EUROPA OCCIDENTALE CONTEMPORANEA (con possibile specificazione di uno Stato un paese) Storia dell’Europa contemporanea, Storia della Gran Bretagna e del Commonwealth, Storia della Gran Bretagna, Storia dell’Inghilterra e del Commonwealth nel secolo XX
STORIA MODERNA E STORIA CONTEMPORANEA (opzione)
Storia moderna contemporanea Storia moderna e contemporanea Storia moderna e contemporanea II
Storia dell’Italia post-unitaria Storia sociale contemporanea Storia d’Italia contemporanea
Per farsi un’idea del profilo che viene suggerito alla disciplina converrebbe avere l’elenco completo delle discipline quale viene fornito alle facoltà, e che qui per motivi di spazio non possiamo pubblicare. Si tenga però presente che precedono il gruppo M04X quelli di STORIA MODERNA (M02A, 19 discipline) e di STORIA DELL’EUROPA ORIENTALE (M02B, 6 discipline), quindi di STORIA DELLE RELIGIONI (M03A, 7 discipline), di STORIA DEL CRISTIANESIMO E DELLA CHIESA (M03B, 7 discipline), di STORIA DEL CRISTIANESIMO ANTICO E MEDIEVALE (M03C, 11 discipline), di STORIA DEL CRISTIANESIMO MODERNO E CONTEMPORANEO (M03D, 8 discipline).
Per stabilire un parallelo significativo con la configurazione data a un altro raggruppamento riportiamo l’elenco delle 19 discipline comprese sotto “storia moderna” (M02A):
GEOGRAFIA STORIA DELL’EUROPA MEDIEVALE E MODERNA METODOLOGIA DELLA RICERCA STORICA
STORIA DI UNA REGIONE NELL’ETA’ MODERNA STORIA DEGLI ANTICHI STATI ITALIANI
STORIA DELL’ETA’ DELL’ILLUMINISMO
STORIA DELL’ETA’ DELLA RIFORMA E CONTRORIFORMA
STORIA DELL’EUROPA OCCIDENTALE (con possibile specificazione di uno Stato o di un paese)
* STORIA DELLA STORIOGRAFIA MODERNA STORIA E TECNICA MILITARE
STORIA ECONOMICA E SOCIALE DELL’ETA’ MODERNA
STORIA E ISTITUZIONI DEL MEZZOGIORNO IN ETA’ MODERNA
STORIA DELLE ESPLORAZIONI DELL’ASIA
* STORIA MEDIEVALE E MODERNA
Ovviamente interessano il settore contemporaneistico molte altre discipline qui inserite in aree o raggruppamenti di tipo specialistico. Se ad esempio STORIA DELL’EUROPA ORIENTALE (M02B) comprende tra l’altro Storia della Russia e Storia dei paesi slavi, nell’area orientalistica si troveranno invece Storia dell’India (L13E), Storia dell’Asia, Storia dell’Iran, Storia dei paesi islamici (L13H), Storia dell’Asia orientale (L23F), etc., mentre Storia e Istituzioni delle Americhe (Q03X) è collocato accanto a Storia delle Relazioni internazionali (Q04X), e così via.
Esempi come questi mostrano che il CUN non ha propriamente inteso ridisegnare l’intera mappa disciplinare, ma operare degli aggiustamenti rispettando consuetudini accademiche più o meno consolidate, come appunto quelle che collocano la storia dell’estremo oriente nel settore dedicato alle lingue e culture orientali, o quelle che distribuiscono gli insegnamenti contemporaneistici tra un settore storico e uno di “scienze politiche”. In questa cornice, le parentele più strette vanno cercate, oltre che nell’area delle scienze politiche, in quella di economia (lettera P).
In questo quadro, risulta comunque evidente che la Storia contemporanea è considerato settore residuale, destinato a raggruppare discipline specialistiche non altrimenti collocate e dallo statuto incerto, dal Mezzogiorno allo sport, dal giornalismo ai movimenti operai e contadini. Lo scopo estremamente riduttivo dell’operazione tradisce così la incapacità o non volontà di entrare nel merito, evidenzia la assoluta mancanza di riflessione sui caratteri e lo statuto della disciplina, di dare al settore un qualche profilo culturale specifico. Da qui, inevitabilmente, il carattere culturalmente retrivo e nel complesso mortificante dell’operazione. Poiché un tipo di raggruppamento del genere respinge ogni riflessione metodologica sui rapporti che oggi si stabiliscono tra la dimensione istituzionale-politica, culturale, e storico sociale della ricerca, esso è destinato a scoraggiare ogni innovazione e a mantenere la disciplina tutta all’interno del suo vigente statuto evénementiel a sfondo politico-partitico. Ma se questa scelta “conservatrice” ha nei confronti dei settori storico-istituzionali o storico-economici la conseguenza di mantenere gli equilibri accademici e di potere vigenti, ancor più significativa è la programmatica chiusura verso il settore delle scienze umane e della storia sociale. Anche a tacere di settori di ricerca più attuali e vivaci, come la storia delle donne o storia del genere, delle quali non v’è traccia, basti dire che è l’intero ambito della storia sociale ad essere oggetto di un’opera di scotomizzazione laddove ne sopravviveva qualche traccia nel raggruppamento di “storia contemporanea”. E così la disciplina di “storia sociale” che fino ad ieri il CUN aveva rifiutato di ammettere negli statuti come disciplina
contemporaneistica, è tra le discipline modernistiche destinate a scomparire per essere assorbite nella dizione “storia moderna”, mentre, sempre nello stesso raggruppamento modernistico (M02A) “Demografia storica” rimane assorbita da … “Storia della navigazione”. Per chi la guardi da questo punto di vista la “proposta” del CUN appare molto grave.
Proponendosi di dare per il futuro regolare informazione sull’andamento dei concorsi di Storia contemporanea, allo scopo non solo di consentire una ampia circolazione dei dati riguardanti il progresso delle carriere, ma anche di permettere un confronto sull’oggetto “normale” della disciplina quale è consegnato nei temi concorsuali, per fintanto la SISSCO ha ritenuto utile riproporre, per quanto possibile corrette e aggiornate, le schede su tutti concorsi per ricercatore svoltisi a partire dall’istituzione del ruolo e pubblicate su “Quaderni storici”, n. 198. Su questa base, sarà poi possibile informare più in dettaglio e tempestivamente sullo svolgimento delle prove.
Le schede si riferiscono solo ai concorsi banditi nelle varie facoltà per il gruppo 16 (storia contemporanea). Sono in ordine cronologico di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale (G.U.). Quando con “Boll.Uff.” sono indicati anche data e pagine della pubblicazione della relazione finale ci si riferisce a Ministero P.I., Bollettino ufficiale, p.II, Atti di amministrazione. Nelle commissioni sono indicati il presidente (P), il membro “interno” (I) e il prof. associato (A). Riguardo ai concorrenti, solo gli elenchi preceduti da asterisco sono sicuramente completi. Il nome proprio, se disponibile, è indicato per esteso solo la prima volta che compare all’interno del raggruppamento; salvo indicazione contraria, il nome in corsivo è quello del vincitore.
STORIA CONTEMPORANEA (gruppo 16)
1. Napoli, fac. di Lettere, G.U. 23.4.1982, Boll.Uff. 15-22.8.85, pp.5158 sgg. Scritti 18-19.3.83, orali primavera 1984
commiss.: Francesco Barbagallo (1), Francesco Sirugo (P), Luciano Zani (A)
concorr. (*): la relaz. riporta l’elenco delle domande ammesse e la graduatoria finale (sono i nomi qui seguiti dal punteggio complessivo), senz’altra indicazione delle valutazioni intermedie: Mariarosaria Aricò, Maria Rosaria Ascione, Laura Barile, Nicola Benvenuti 92, Giovanni Bruno, Pier Fausto Buccellato 57, Elio Cerrito, Gloria Chianese 70, Cesare Ciasullo, Giovanni Clodomiro, Domenico Conte 73, Giovanni De Rosa, Ferruccio Diozzi, Annamaria Di Santo, Paola Furlan, Giovanna Fucci, Giovanni Gozzini, Rosario Lembo, Salvatore Lupo 91, Salvatore Malinconico, Stefania Martuscelli, Francesco Mercurio, Massimo Montella, Giovanni Montroni 94, Carmela Paolantonio, Rosalina Rigante, Guido Savarese, Giuseppe Enrico Scarpa, Agnese Sinisi Senise 72, Teresa Tomaselli, Albertina Vittoria 74.
2. Urbino, fac. di Magistero, G.U. 23.4.82. Prove scritte 17-18.5.83
commiss: Lorenzo Bedeschi, Guido Quazza,
concorr: Botti, Carlo Fumian, G.Gozzini, S.Lupo, Giorgio Orlandi
3. Torino, fac. di Scienze politiche, G.U. 27.4.82, Boll. Uff. 29.8-5.9.85, pp.5540 sgg. Prove scritte, prima convocazione 11-12.1.83, poi 25-26.9.84, orali 27.9.84.
commiss.: Marcello Carmagnani (I), Salvatore Sechi (P), Tommaso Detti (A)
concorr. (*): si dà l’elenco delle domande ammesse, con la valutazione dei titoli didattici e scientifici: Bruno Arpaia 5, I-Barile 30, N.Benvenuti 28, Piero Bles Savoia 0, Paolo Brera 6, Marco Brunazzi 12, Mauro Brustolon 5, Mara Caira 5, Egidio Walter Crivellin 12, G.Gozzini 21, Raffaele La Sala 3, S.Lupo 28, Enrico Mannari 24, Brunello Mantelli 25, Maria Grazia Meriggi 31, Stefano Musso 29, Marco Niccheri 2, Giovanni Oliva 23, C.Paolantonio 0, Eleonora Petroli 10, Agostino Pittaluga 0, Michele Sarfatti 12, Gian Albino Testa 18, Micaela Trucco 10, Chiara Vangelista 30, Gianni Vannoni 30, Antonello Venturi 31. Alle prove si presentano solo Testa e Vangelista, che ottengono rispettivamente la valutazione complessiva di 66 e 90.
4. Napoli, Ist. Univ. Orientale, fac. di Lettere, G.U. 28.4.82, Boll.Uff. 14-21.8.85, pp.248 sgg. Scritti 3-4.10.83, orali fissati per il 22.11.83 rinviati per la morte del commissario Zilli cui seguono le dimissioni di Scoppola. Subentrati i nuovi commissari, gli orali si svolgono il 5.10.84.
commiss: Ettore Cinnella (A), Pietro Scoppola poi Mario Belardinelli, Valdo
Zilli (IP) poi Luigi Cortesi
concorr (*): ammessi alle prove (tra parentesi chi non si è presentato): B.Arpaia, (P.Brera), (M.Caira), Giovanni Clodomiro, Domenico Conte, (Guido Crainz), Giovanna Fucci, (G.Gozzini), Marina Jaccio, (Nicola Lisanti), (S.Lupo), Salvatore Malinconio, (C.Paolantonio), Alberto Ponsi, (Caterina Quaranta), Claudio Romano, (Anna Scarantino), Giuseppe Enrico Scarpa, (Teresa Tomaselli), (Giovanni Vannoni). Sono ammessi all’orale (segue la votazione finale): Ponsi 73, Romano 70, Conte 65, Arpaia e Clodomiro 53.
5. Padova, fac. di Scienze politiche, G.U. 29.4.82, Boll. Uff. 25.10-1.11.84,
pp.4722 sgg. Prove scritte 7-8.1.83, orali 11.3.83
commiss.: Angelo Gambasin (I), Francesco Traniello, Sandro Fontana (A)
concorr.(*): ammessi alle prove (tra parentesi chi non si è presentato), con la valutazione finale per i soli ammessi all’orale: Joseph Agaiep, Filiberto Agostini 94, (N.Benvenuti), Fabio Bertini 66, (M.Caira), Alessandro Camarda, Giovanni Antonino Cisotto 72, Fulvio De Giorgi 62, A.Maria Duso 65, (Giovanni Luigi Fontana), Pietro Fracanzani, C.Fumian 72, G.Gozzini, Massimo Gusso, N.Lisanti, Marilena Lovinson, (S.Lupo), (Bruno Mantelli), (M.G.Meriggi), M.Niccheri, (Silvio Pozzani), Anna Maria Preziosi, Andrea Rebichini 56, M.Sarfatti, Sergio Sorella, Livio Vanzetto 55, Antonio Varsori, (Vito Zagarrio), Nilla Luisa Zamboni, Bruno Zanatta.
6. Roma, fac. di Magistero, G.U. 5.5.82. Boll. Uff:, Suppl.ord., Parte 11, 1320.10.1983, n.41-42. Prove scritte 15-16.2.83, orali 18.4.83
commiss.: Fausto Fonzi, Piero Melograni, Angelo Sindoni (A)
concorr.: su 28 domande, si sono presentati in 11 agli scritti e in 5 all’orale. Questa la graduatoria finale: R.Morozzo della Rocca, Agostino Giovagnoli, Alberto Ponsi, Guido Crainz, Ludovico Fulci. Morozzo della Rocca ha poi vinto il primo concorso a cattedra di associato.
7. Bologna, fac. di Lettere. G.U. 13.5.82, Boll. Uff. 28.8: 4.9.86, pp.256 sgg. Prove scritte 26-27.1.84
commiss.: Aldo Berselli (P), Letterio Briguglio, Fabio Grassi (A)
concorr. (*): presentano domanda B.Arpaia, Umberto Baldocchi, N.Benvenuti, Maurizio Bartolotti, Ferdinando Briamonte, M. Caira, Stefano Cammelli, Giovanni Contini Bonacossi, Pier Paolo D’Attorre, Teresa Concetta Dolfi, G.L.Fontana, Silvio Fronzoni, C.Fumian, Tamara Gasparri Scifo, Ruggero Giacomini, G.Gozzini, M.Jaccio, S.Lupo, E. Mannari, B.Mantelli, Claudio Motta, Sergio Murari, M.Niccheri, Maria Livia Paltrinieri, C.Paolantonio, Gabriele Parenti, Alessandra Pescarolo, Mario Pinotti, A. Ponsi, Isabella Radicchi, A.Rebichini, Maurizio Ridolfi, Maria Romagnoli, L.Spinabelli, Paola Tirelli, G.Vannoni, Giovanna Vinay. La relaz. finale non specifica né i nomi dei candidati presenti né le valutazioni ottenute. Pubblica solo i giudizi di due candidati che presumibilmente raggiungono la valutazione finale: D’Attorre (80) e Cammelli (57)
8. Bologna, fac. di Scienze politiche, G.U. 13.5.82. Prove scritte 14-15.1.83, orali 3.3.83.
commiss.: Roberto Ruffilli (1), Alceo Riosa, Paolo Macry (A)
concorr. (*): presentano domanda: Aurelio Alaímo, Giuseppe Battelli, N.Benvenuti, Fabio Bertini, Francesco Bonini, Ferdinando Briamonte, Pier Fausto Buccellato, M.Caira, S.Cammelli, Renata Carloni, G.Contini Bonacossi, F.De Giorgi, T.C.Dolfi, Valerio Evangelisti, G.L.Fontana, S.Fronzoni, Paola Sandra Furlan, T.Gasparri Scifo, R.Giacomini, G.Gozzini, N.Lisanti, S.Lupo, E.Mannari, B.Mantelli, Roberto Marcuccio, M.G.Meriggi, M.Niccheri, C.Paolantonio, Maria Serena Piretti, A.Ponsi, I.Radicchi, M.Sarfatti, Romilda Scaldaferri, A.Scarantino, Laura Spinabelli, G.Vannoni, L.Vanzetto, G.Vinay, V.Zagarrio.
9. Modena, fac. di Economia e comm. G.U. 13.5.82, Boll.Uff. 14-21.2.85, pp.875 e sgg. Prove scritte 2-3.5.83, orali 30.5.83.
commiss.: Giorgio Mori, Enzo Collotti poi Giorgio Rochat, Marcello Berti (A)
concorr. (*): ammessi alle prove (tra parentesi chi non si è presentato): Francesco Barba, (L.Barile), N.Benvenuti, (N.Biamonti), F.Bonini, Patrizia Dogliani, S.Cammelli, G.Contini Bonacossi, (Emma Fattorini), (G.Fontana), (S.Fronzoni), (P.S.Furlan), (T.Gasparri Scifo), G.Gozzini, (E.Mannari), B.Mantelli, (M.G.Meriggi), C.Motta, (M.Niccheri), (C.Paolantonio), A.Pescarolo, (A.Ponsi), (Gerardo Rosania), (M.Sarfatti). Dalla relazione si desume che tra i concorrenti hanno completato le prove positivamente solo P.Dogliani, n. a Bologna il 15.4.55, con punti complessivi 81, A.Pescarolo, n. a Firenze il 5.5.47, p. 79, G.Contini Bonacossi, n. a Fi il 29.6.48, p.66, B.Mantelli, n. a Alessandria il 3.4.48, p.60.
10. Pisa, fac. di Lettere. G.U. 13.5.82, prove scritte 21-22.2.83. Bolll.Uff. 31.17.2.85, pp.607 sgg.
commiss.: Massimo L.Salvadori (P), Luciano Cafagna (I), Emilio Papa (A)
concorr. (*): dei 34 ammessi, la relaz. finale riporta solo i nomi di quanti si sono presentati. Se ne dànno i nomi, aggiungendo a quelli di quanti sono stati ammessi all’orale le votazioni riportate rispettivamente nelle due prove scritte e in quella orale: Baldocchi Parenti (non pres. all’orale), N.Benvenuti (14-19-17), Cecchi di Colo, Cerri, G.Crainz, C.Fumian, G.Gozzini (19-19-17), E.Mannari, Alessandro Marianelli (14-18-18), M.Niccheri, Roberto Pertici (13-17-20), A. Venturi (17-18-19).
11. Siena, fac. di Magistero, Arezzo. G.U. 13.5.82, Boll.Uff. 25.4-2.5.85, pp. 1795 sgg. Prove scritte 14-15.2.1983, orali 29.4.83.
commiss.: Camillo Brezzi (I), Luciano Cafagna (P), Filippo Mazzonis (A).
concorr. (*): risulta che fossero 33, ma la relaz. riporta solo la graduatoria finale: Antonio Lombardo, 81 (“Il giudizio è stato stabilito a maggioranza con parere contrario del commissario prof. Cafagna”), N.Benvenuti 78, C.Fumian 76, G.Gozzini 76, G.Contini Bonacossi 73, B.Mantelli 66.
12. Trieste, fac. di Lettere. G.U. 13.5.82, Boll.Uff. 24-31.10.85, pp.6504 sgg. Prove scritte 14-15.6.83, orali 11.7.83
commiss.: Giovanni Miccoli (IP), Silvio Lanaro (A), Franco Della Peruta.
concorr (*): ammessi alle prove (tra parentesi chi non si è presentato): (F.Agostini), (L.Barile), N.Benvenuti, (Paolo Braini), (Cristina Chiandotto), Cristiana Colunni, G.Contini Bonacossi, (Emma Fattorini), Liliana Ferrari, (G.L.Fontana), C.Fumian, (G.Gozzini), (E.Mannari), B.Mantelli, (C.Paolantonio), (A.Ponsi), Raoul Pupo, (I.Radicchi), (A.Rebichini), (M.Romagnoli), (A.Scarantino), (G.Vannoni), (L.Vanzetto), (G.Vinay), (V.Zagarrio). Grad. finale (titoli/prove scritteltotale): Ferrari, n.a Lucinigo (GO) il 21.4.53, p. 31/36/87; Fumian 28/36/84; Mantelli 22137/79; Pupo 25/32177; Contini
Bonacossi 27128175.
13. Bari, fac. di Giurisprudenza, G.U. 31.5.82. Boll. Uff., Suppl. ord., Parte II, 29.8.1984, n.31-32. Prove scritte 2-3.3.83, orale 20.4.83
commiss.: Gianni Perona (A), Andrea Riccardi (1), Enzo Santarelli
concorr.: ammessi all’orale, con votaz. finale: A.A.Giannuli 65, Agostino Giovagnoli 91, Alfredo Martini 62. (Nel concorso dell’anno seguente, commissario ancora Andrea Riccardi, Giovagnoli ha vinto una cattedra di prima fascia)
14. Lib. Univ. di Chieti, fac. di Lingue e lett. straniere, Pescara, G.U. 3.6.82, Boll.Uff. 24-31.10.85, pp. 6388 e sgg. prove scritte 13-14.7.83, orali 28.10.83
commiss.: Giuseppe Alberigo, Pasquale Villani (P), Andreina De Clementi (A)
concorr. (*): la relaz. riporta solo i nomi degli ammessi alla prova orale: C.Fumian, G.Gozzini, Enrico Iachello, G.Orlandi.
15. Lib. Univ. di Chieti, fac. di Scienze politiche, Teramo, G.U. 3.6.82, Boll.Uff. 15-22.8.85, pp.5118 e sgg. Prove scritte 5-6.10.83, orali 16.12.83.
commiss.: Camillo Brezzi, Severino Galante (A), Antonio Papa (P)
concorr. (*): la relaz. riporta solo il risultato finale, col voto complessivo di ciascuno: G.Crainz 88, Luigi Ponziani 85, G.Gozzini 83, G.Chianese 75, G.Orlandi 74.
16. Perugia, fac. di Scienze politiche. G.U. 9.7.82, Boll. Uff. 31.7.-7.8.86, pp.250 sgg. Prove scritte 11-12.4.83, orali 17.10.84.
commiss.: Massimo Teodori (I), Giuliano Procacci, Ferdinando Cordova (A)
concorr.: “hanno preso parte al concorso”: Alberto Apolloni, N.Benvenuti, Lucio Brunelli, Rodolfo Caroselli, Giuseppe Conti, G.Contini Bonacossi, E.W.Crivellin, Giampaolo Fenzi, G.Gozzini, M.Cristina Grella, Valeria Leccesi, E.Mannari, Francesco Mineccia, Patrizia Pagano, Cecilia Pallotta, C.Paolantonio, A.Pescarolo, A. Ponsi, R.Pupo, C.Quaranta, A.Scarantino, Cristina Scatamacchia, M.Cristina Sernanni, G.Vannoni, Roberto Zerba. Ammessi all’orale Brunelli, Gozzini, Ponsi, e Scatamacchia, si presentano Brunelli (votaz. compless. 45) e Scatamacchia (80).
17. Napoli, fac. di Economia e commercio. G.U.?. Boll. Uff. 4-11.8.88, pp.130-2. La commiss., nominata con D.R. 8.12.82, è stata modificata il 3.3.83. Prove scritte 89.2.84, orali 18.2.85. II verbale è chiuso il 29.5.85.
commiss.: Domenico De Marco (IP), Claudio Giovannini (A), Gastone Manacorda
concorr. (*): hanno presentato domanda N.Benvenuti, C.Carile, Nicola De Ianni, G.Gozzini, M.Iaccio, C.Paolantonio, G.Rosania. si presentano alle prove scritte Benvenuti, Deianni, Lupo, Rosania; a quelle orali Deianni e Lupo, che riportano le votazioni finali di 82 e 85.
18. Milano, Università cattolica del Sacro cuore, fac. di Magistero. G.U. 18.7.83
19. Cassino, fac. di Magistero. G.U. 15.5.85. Prove scritte aprile (?) 1989. Nella stessa G.U. del 15.5.85 è bandito un secondo posto presso la fac. di Economia e commercio di Cassino, che però scompare nella rettifica pubblicata sulla G.U. del 28 seguente.
commiss.: Ferdinando Mazzetti (1), Roberto Ruffilli poi Francesco Traniello, Francesco Perfetti (A)
concorr.: 5, E.Cerrito, Angelo Gaudio, G.Gozzini, Stefano Trinchese
20. Udine, fac. di Lettere e filosofia. Sottosettore 2: St del Risorgimento. Bando G.U. 15.5.85. Boll. Uff. 17-24.3.88, pp.146-8. Prove scritte 7-8.10.86, orali 8.10.86.
commiss.: Ottavio Barié, Angelo Ventura, Giuseppe Monsagrati (A).
concorr. (*): “la commiss. ha preso atto che sono pervenute nei termini dovuti le domande di n.20 concorrenti”. Non ammessi all’orale Capello, Frasca, Gozzini e Martina. Ammessi Alberto M.Banti (votaz. finale 58.5), E.Biagini (62.5), S.Fontana (92).
21. Univ.del Molise, Campobasso, fac. di Scienze economiche e sociali. G.U. 21.6.85. Boll. Uff. 17-24.3.88, pp. 88-90. Prove scritte 14-15.4.87, orali 22.6.87.
commiss.: Gabriele De Rosa (P), Luciana Frangioni (AI), Ugo Tucci concorr. (*): la relaz. dichiara di riportare solo “il giudizio sui due candidati ammessi a tutte le prove”, ma reca informazioni su quattro concorrenti, E.Cerrito, Giuseppe Cirillo, Vittorio De Marco (n. a Napoli nel 1952), A.Gaudio, due dei quali, Cerrito e De Marco, sono ammessi agli orali, dove riportano la votazione di 16 e 18. Non sono pubblicate le votazioni parziali né quella complessiva.
22. Verona, Facoltà di Magistero. G.U. 14.11.86. Prove scritte 18-19.1.90, orali
commiss.: Silvio Lanaro, poi Camillo Brezzi (1), Giuseppe Barone, Silvana Casmirri (A)
concorr.: A.Alaimo, A.M.Banti, E.Biagini, G.Gozzini, Nicola Labanca, B.Mantelli, Zangrandin (?)
23. L’Aquila, fac. di Magistero. G.U. inizi 87. Boll.uff., Parte Il, 27 aprile-4 maggio 1989, n.17-18. Prove scritte 20.3.88, orali 20.6.88
commiss.: Elena Aga Rossi (I), Matteo Pizzigallo (A), Pasquale Villani,
concorr.: presenti agli scritti (con la votazione relativa a ciascuna prova tra parentesi): Giovanni Belardelli (18/17), Angelo Gaudio (14/14), Chiara Guanci (11/8), Nicola Lisanti (15/13), Pietro Massolo (10/8), Antonio Missiroli (20/20), Paolo Muzi (10/10), Luigi Ponziani (16/17), Gaetano Quagliariello (18/20), Nazareno Spaziani(10/10), Maria Francesca Anania (n.c./). Ammessi alla prova orale (tra parentesi il punteggio relativo agli scritti, alla prova orale, ai titoli sientifici ed a quelli didattici): Belardelli (35/18/29/), Gaudio (28/15/14,5/-), Lisanti (28/14/14,5/-), Missiroli (40/20/16/-), Ponziani (33/17/18/4,5) e Quagliarello (38/20/25/0,5).
24. Bergamo, Istituto Universitario, fac. di Lingue e letterature straniere. G.U.
29.7.88. Prove scritte 17-18.10.89
commiss.: Emilio Papa (I), Elio D’auria, Pierluigi Ballini (A).
concorr.: 30 domande. A.M Banti, G.Belardelli, Stefano Bíanchini, E.Biagini, Antonio Casali, Simone Neri Serneri, Silvio Pons
25. Siena, fac. di Scienze politiche. G.U. 17.3.89. Prove scritte 7-8.2.90
commiss.: Ariane Landhuit (I), Danilo Veneruso, Giovanna Procacci (A).
concorr.: tra le domande: Aguzzi, A.Alaimo, A.M. Banti, Donatella Cherubini, N.Labanca, M.Ridolfi, Mantelli. Ammessi all’orale Cherubini, B.Mantelli, S.Neri Serneri, M.Ridolfi.
26. Cassino, fac. di Magistero. G.U 29.8.89. Prove scritte inizi dic. 1989
commiss.: Ferdinando Mazzetti (I), Raimondo Luraghi, Lorenzo Palumbo (A).
concorr.: 10, tra cui A.Sinisi Senise, G.Belardelli, Antonella Ercolani, Francesco Mercurio.
27. Lib. Univ. di Chieti, Teramo fac. di Scienze Politiche. G.U. 24.2.89. Prove scritte 2-3 luglio 1990.
commiss.: Silvio Lanaro (I), Ferdinando Mazzetti, Francesco Perfetti (A)
concorr.: circa 20, tra cui Banti, Bigatti, Cammarano, Dau Novelli, Iuso, Mantelli, Neri Serneri, Ponziani, Ridolfi. Le prove scritte sono state espletate il 2 e 3 luglio 1990. Ancora non è stato comunicato l’elenco degli ammessi alla prova orale.
28. Pisa, Scuola sup. di studi univ. e perfezionamento S.Anna. G.U. 9.3.90
commiss.: Giuseppe Are (I), Emilio Gentile, Giorgio Petrocchi
concorr.: 6 ammessi alla prova orale; N. Bellini, D. Conte, A.M. Banti, E. Biagini, A. Masoero, B. Mantelli.
In sede di approvazione degli atti del concorso il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica ha rilevato che non si è operato secondo le nuove procedure previste dall’art.1 del D.P.R. 116/1989 ed ha imposto la ripetizione delle prove scritte ed orali del concorso, ferma restando la validità delle operazioni relative ai titoli di merito. Le prove scritte si sono tenute l’8 ed il 9 maggio 1991.
29. Roma “La Sapienza”, fac. di Lettere e filosofia. G.U. 6.4.90
30. Firenze, fac. di Scienze politiche. G.U. 13.2.1990, n.13. Il bando di concorso è stato riaperto per modifiche relative ai diplomi di laurea richiesti per l’ammissione con decreto rettorale pubblicato su G.U. 2.10.90, n.78.
concorr.: Roberto Balzani
31. Pisa, Scuola Normale Superiore. G.U. n.48 bis, 19.6.1990.
commiss.: Roberto Vivarelli (I), A. Cardini, Giorgio Rumi.
concorr.: all’incirca 40 domande; 10 presenti alle prove scritte, di cui 2 ritirati e 5 ammessi alla prova orale. Le due prove scritte avevano i seguenti titoli: 1) L’idea nazionale dal 1789 al 1918; 2) Il 1870 nella storia d’Europa. Gli ammessi all’orale hanno ottenuto i seguenti punteggi: Roberto Pertici, 20-18; Eugenio Biagini, 15-17; Domenico Conte 14-14; Simone Neri Serneri, 14-14; Mirizio, 14-14.
32. Verona, Fac. di lingue e letterature straniere. G.U. 31.7.1990, n.60 bis.
LE BORSE DI POST DOTTORATO
Nel maggio 1990 una circolare del M.U.R.S.T. (n. 4107 del 12.5.1990) autorizzava gli atenei ad utilizzare le economie di bilancio realizzate sui capitoli delle borse di studio per bandire borse di ricerca post-dottorato previste dalla Legge 30 novembre 1989, n. 398, e dal D. 1. 13.4.1990, che determinava le misure minime delle borse, ed i limiti e la natura del reddito personale complessivo per poterne usufruire. Da allora si sta realizzando, negli atenei italiani, una piccola rivoluzione in materia di formazione professionale: una rivoluzione tuttavia “silenziosa”, e non a caso, dato che, fra le tanti innovazioni di questi concorsi vi è il fatto che essi sono banditi su base locale, con decreto rettoriale che non ha obbligo di pubblicazione sulla “Gazzetta Ufficiale.”
In altri termini ogni ateneo è libero di bandire le borse secondo le modalità e le procedure che, nei limiti larghi posti dalla legge, ritiene idonee, ed il relativo decreto viene inviato, di solito, ai presidi di facoltà, ai direttori di dipartimento, oltre che agli uffici amministrativi, ma non necessariamente anche agli altri Atenei, per conoscenza.
Di fatto un simile modo di concepire l’autonomia universitaria configura sempre più il mondo accademico come una frantumazione di “Stati” (più di natura “feudale”, si direbbe, che tendenti almeno ad un sistema di tipo federativo), nei quali sembra vigere il principio che i fondi indirizzati alla formazione professionale vadano intesi, prevalentemente, come disponibili per i sudditi di quello Stato, e non per cittadini italiani particolarmente promettenti nel campo della ricerca scientifica. E’ infatti quasi impossibile, per un dottore di ricerca che volesse proseguire gli studi seguire il bando di queste borse in tutta Italia, da Trento a Palermo; non esiste un ufficio nazionale di coordinamento, magari del Ministero, che centralizzi tutte le informazioni e provveda a divulgarle, magari con un semplice bollettino ciclostilato (invece delle costose pubblicazioni in carta patinata che ognuno di noi riceve periodicamente dal M.U.R.S.T.), ma che venga spedito a tutte le sedi universitarie periferiche (Atenei, facoltà, Dipartimenti, Istituti) e dal quale sia possibile ricavare uno scadenzario utile per chi voglia partecipare ai concorsi.
E così chi scrive si è rivolto alla sua università (quella di Pisa), riuscendo a rintracciare, dopo affannose ricerche e rinvio continuo da un ufficio all’altro, un solo bando, quello dell’Università di Padova, peraltro già scaduto. Le altre informazioni (sui bandi delle Università di Torino, Siena e Napoli) sono state rese possibili da contatti personali che mi hanno consentito di recuperare i bandi relativi (ovviamente anch’essi scaduti). Tutto ciò non appare casuale, ma entra in una precisa linea di tendenza volta a creare, nelle Università, riserve di posti per categorie sempre più limitate e corporative: in questo caso al privilegio derivante dal requisito del titolo di dottorato per accedere ai concorsi – (è quanto meno discutibile che borse che si configurano di specializzazione avanzata nella formazione alla ricerca debbano essere limitate a chi di quel titolo è in possesso. Si potrebbe sostenere, ad esempio, che i soli meriti scientifici, cioè le pubblicazioni, magari vagliate in un colloquio col candidato, dovrebbero contare ai fini dell’attribuzione di questo tipo di borse) -si unisce quello, ancor più ristretto, della “appartenenza geografica”. Siamo ormai alla frantumazione corporativo-geografica. E così un cittadino d’Italia che risieda, pura caso, a Torino e abbia deciso di competere per una borsa di questo tipo, si trova davanti a regole ben diverse da quelle cui deve sottostare, ad esempio, un cittadino che abiti a Napoli, o a Siena, interessato al corrispondente bando della sua università – e questo, lo ripeto, in assenza di qualsivoglia meccanismo reale di circolazione delle informazioni.
Un esame, anche superficiale, dei bandi di concorso lo dimostra chiaramente. Si analizzino, ad esempio, i requisiti di ammissione: tre sono imposti dalla legge (il diploma di laurea, il titolo accademico di dottore di ricerca, un reddito personale complessivo lordo non superiore a 15 milioni con riferimento all’anno precedente quello di assegnazione); per il resto ogni Università si regola come crede. Così, ad esempio, se a Torino (bando del 15.4.1991) e Napoli (bando del 13.3.1991) non vengono richiesti altri requisiti, Pisa (che ancora deve bandire le borse, ma ha già un regolamento approvato dal Senato Accademico in data 15.4.1991) ha deciso di porre limiti di età (32 anni), come Siena (bandi del 30.6.90 e del 30.4.91), che però ha esteso fino a 40 anni il limite massimo, e Padova (bando del 30.8.1991), che ha introdotto un duplice limite, 38 anni di età e non più di cinque anni dalla data di conseguimento del diploma di dottore.
Diversi anche le indicazioni sui settori nei quali bandire le borse: il bando di Torino prevede l’attribuzione di 85 borse, senza determinare preliminarmente le aree, operazione questa fatta a posteriore con la costituzione di “tante Commissioni scientifiche, nominate dal Senato Accademico, quante saranno le aree cui afferiscono i programmi di ricerca presentati” (art. 5). Siena ha attribuito le borse (in numero di 25) alle facoltà, come Napoli, per un totale di 200 (ma le facoltà di Medicina Veterinaria e di Scienze Politiche hanno indicato aree specifiche fra le quali hanno ripartito la propria quota), Padova (56 borse) ha invece individuato aree disciplinari, all’interno delle quali vengono indicate “linee di ricerche” possibili: così vi è un’area di “Discipline storiche, filosofiche ed artistiche”, all’interno della quale venivano specificate, relativamente alla storia, linee di ricerca in “storia sociale europea nel medio evo”, “storia sociale nell’età moderna e contemporanea nelle Venezie”, “storia della Chiesa e del cristianesimo in area veneta”. Nella stessa area la linea di ricerca di scienze politiche riguardava “II problema della rappresentanza politica e la comunità politica tra identità e differenze”. Pisa ha invece ripartito le borse in misura paritetica fra le Commissioni scientifiche 60%, alle quali è stato affidato il compito di individuare i criteri di utilizzazione della somma (60 milioni) assegnata a ciascuna di esse, attribuendo le borse a “settori di ricerca interni all’area scientifico-disciplinare di competenza” (art. 9). In particolare la commissione 11, che raccoglie geografi, filosofi, storici medievali, moderni e contemporanei, ha deciso di bandire due borse biennali, assegnandone, in base ad un calcolo del peso specifico delle singole aree, una al gruppo geografia-filosofia, l’altra al gruppo delle storie.
Come si vede criteri del tutto diversi: dal massimo di genericità di Torino (che lascia intravedere aggiustamenti sulla distribuzione delle borse fra settori successivi al numero delle domande presentate), ad un massimo di particolarismo come a Padova, dove sembra di poter intravedere dietro la definizione delle aree di ricerca l’interesse di qualche ricercatore locale. La stessa corrispondenza fra titoli di dottorato ed aree concorsuali non è chiara, né viene specificata nei bandi, così che sembra che venga valutato esclusivamente il merito dei programmi di ricerca presentati (ma allora perché riservare le borse ai soli dottori di ricerca?).
Diverse ovviamente anche la composizione delle commissioni di concorso, e le modalità di svolgimento delle selezioni. Ancora una volta Torino si è mostrata l’università più “informale”: tante commissioni quante sono le aree (individuate a posteriori), composte da un professore ordinario (presidente) e da almeno due professori di ruolo, concorso solo per titoli, nessuna indicazione dei criteri di attribuzione dei punteggi, almeno nel bando. A Padova commissione di tre membri per ciascuna area disciplinare (un ordinario, un associato e un altro docente di ruolo o ricercatore confermato), esami per titoli, o per titoli e colloquio a discrezione della commissione, predeterminazione del punteggio (fino ad un massimo del 50% alla tesi di dottorato, 40% alle pubblicazioni, 10% ad altri titoli; se è previsto il colloquio, 30% al colloquio, 35% alla tesi di dottorato, 30% alle pubblicazioni, 5 agli altri titoli). A Siena commissioni di facoltà di tre membri (un ordinario, un associato, un ricercatore), concorso per titoli e colloquio (50% a quest’ultimo, 40% alle pubblicazioni, 10% ad altri titoli, di cui fino ad un massimo del 50% per chi già è inserito in una ricerca in atto nell’ateneo). A Pisa spetterà alle Commissioni scientifiche di cui sopra proporre al Senato Accademico la nomina delle commissioni giudicatrici, composte di cinque membri, di cui quattro tra professori straordinari, ordinari, fuori ruolo ed associati ed uno fra i ricercatori confermati, nell’ambito dei settori di ricerca interessati. I concorsi sono solo per titoli (ancora non sono specificati i criteri di attribuzione del punteggio). A Napoli concorso per titoli ed esami, e commissioni su base di facoltà, secondo criteri che non sono in grado di indicare (si fa riferimento all’art. 7 del regolamento approvato con decreto rettoriale n. 321 del 16.1.91. Di fatto la commissione che ha aggiudicato le 34 borse disponibili per Lettere e Filosofia era composta di 9 membri); il punteggio attribuito è del 45% alle pubblicazioni, del 50% al colloquio, del 5% agli altri titoli, e per essere considerati idonei i candidati dovevano riportare almeno i 7/10 del punteggio complessivo. In tutti i bandi è previsto che il candidato presenti un progetto di ricerca, approvato da un docente della Università o della facoltà e, in alcuni bandi, anche dal Direttore della struttura interessata, che certifichi “sull’esistenza dei mezzi necessari a svolgere la predetta ricerca” (art. 3 bando di Torino), o che il programma proposto “è correlato alle esigenze dell’attività di ricerca svolte nella struttura stessa” (art. 3 bando di Napoli).
Infine l’importo delle borse, biennali, varia dai 20 milioni annui di Torino ai 13 di Napoli (15 a Padova, Siena e Pisa): sono previsti meccanismi di verifica del la voro del borsistasia nel corso dell’anno, sia dopo il primo anno.
In linea con il carattere non sistematico del bollettino, e delle informazioni in esso contenute, ritengo utile fornire qualche indicazione, anche senza i crismi dell’ufficialità o la pretesa di completezza, sui vincitori dei concorsi per quanto attiene a materie storiche.
A Siena quattro sono i ricercatori cui è stata attribuita la borsa per programmi di Storia contemporanea: uno a Lettere (Nicola Labanca), due a Magistero (Arezzo) (Elisabetta Vezzosi e Anna Maria Falchero), uno a Scienze
Politiche (Simone Neri Serneri). Su Padova non ho informazioni. A Torino hanno vinto per Storia contemporanea Maurizio Ridolfi ed Angelo Gaudio (di altri non ho informazioni), a Napoli su 34 borse attribuite a Lettere e Filosofia ne sono state assegnate 31, di cui sette agli storici, vinte da Domenico Conte, Roberto Delle Donne, Luigi Musella, Pierroberto Scaramella, Paolo Varvaro, Elisa Novi Chiavarria, Giuseppe Massa.
Infine a Pisa e Bologna il bando dovrebbe essere di imminente pubblicazione.
L’Archivio delle Pubblicazioni dello Stato
Tra gli storici dell’età contemporanea è crescente l’interesse per il materiale a stampa prodotto dai ministeri o da altri enti statali. Si tratta di un tipo di fonte che può offrire utili informazioni sul funzionamento dell’amministrazione statale ed anche una notevole massa di dati su alcuni aspetti della vita sociale ed economica del paese. Dati che nel passato erano stati raccolti dagli uffici per i fini più diversi e che spesso ora si rivelano di estrema utilità per le ricerche storiche. In questa vasta categoria di documenti rientrano, infatti, gli Atti Parlamentari, come pure gli atti delle inchieste, i vari Bollettini e Annuari ministeriali e le statistiche della Direzione Generale della Statistica prima e dell’ISTAT poi.
Con un decreto del 1929, era stato fatto obbligo al Provveditorato Generale dello Stato di curare “la redazione e la pubblicazione del catalogo delle pubblicazioni edite dallo Stato o col suo concorso, nonché quelle degli spogli delle pubblicazioni ufficiali periodiche di maggior importanza” (1)
Risultano essere stati pubblicati il Catalogo Generale 1861-1923 e i supplementi relativi agli anni 1924-30, 1931-35, 1936-40 e 1941-60 (2).
Ma, con lo stesso decreto del 1929, era stato istituito un Archivio delle pubblicazioni dello Stato, nel quale dovevano essere conservate “le pubblicazioni edite dallo Stato o col suo concorso, possibilmente dalla costituzione del regno in poi (3). Per favorire la dotazione dell’Archivio, con il D.M. 24 agosto 1940, n. 2984, si disponeva che: “la prima copia di tutte le pubblicazioni ufficiali deve essere consegnata, a cura della tipografia, al Provveditorato Generale dello Stato. La tipografia, poi, dovrà consegnare alle Amministrazioni interessate le copie da esse richieste per la distribuzione gratuita ed al Provveditorato Generale due copie per la raccolta conservata nell’Archivio delle pubblicazioni” (Art. 115), mentre le pubblicazioni edite col contributo dello Stato dovevano essere trasmesse dagli enti all’Archivio delle Pubblicazioni (art. 157).
E’ evidente che la categoria “pubblicazioni edite con il concorso dello Stato” ha dei confini estremamente labili e può arrivare a comprendere una massa enorme di volumi (4), ponendo notevoli problemi di gestione del materiale in entrata sia dal punto di vista dell’allogamento, sia, soprattutto, da quello della sua catalogazione. Risulta inoltre che, riguardo all’obbligo di inviare una copia delle pubblicazioni all’Archivio, le interpretazioni dei vari enti siano state, e continuino ad essere, soggettive.
Tale Archivio doveva dunque essere alle dipendenze del Provveditorato Generale dello Stato e doveva essere “destinato anche a fornire agli studiosi che ne facciano richiesta, ragguagli bibliografici su determinati argomenti riferentisi alle raccolte dell’archivio” (5).
E’ possibile comprendere il senso di questa ultima disposizione solo inquadrandola nel complesso del decreto con il quale venivano definiti i servizi di competenza del Provveditorato Generale dello Stato. L’Archivio era stato infatti istituito al fine di effettuare una campionatura del materiale fatto pubblicare dallo Stato per scopi contabili oltre che per provvedere alla conservazione e al deposito, coerentemente con i compiti di gestione del patrimonio statale che venivano nel contempo affidati al PGS.
II risultato di questa filosofia si trova oggi all’EUR a Roma, in viale Asia n. 34, attuale sede dell’Archivio.
Sulla situazione presente dell’istituzione è stata pubblicata una breve nota sul “Bollettino d’informazioni dell’AIB” [Associazione Italiana Biblioteche] nel 1987 (6). Da questa nota ricaviamo un dato: a quell’anno, l’Archivio possedeva circa 800.000 “unità bibliografiche”. Per il resto non viene fornita alcuna altra informazione sullo stato di conservazione, sulla tipologia e sulla datazione del materiale posseduto, né, tanto meno, sulla presenza di adeguati strumenti di catalogazione.
Siamo comunque riusciti ad avere altre notizie.
Rispetto a numerosi altri casi in Italia, dal punto di vista dei locali nei quali è ospitato, la situazione dell’Archivio deve essere considerata ottima. Mediamente è anche buono lo stato di conservazione dei volumi: il che è molto importante perché è molto forte la presenza di materiale che risale alla seconda metà dell”800. Accettabile è anche l’ordinamento dei libri sugli scaffali. La collezione degli Atti Parlamentari è disposta su una parete, mentre su due blocchi di scaffalature si trovano, da una parte le pubblicazioni periodiche e dall’altra quelle occasionali, entrambe ordinate secondo il ministero che le ha prodotte.
La principale nota dolente riguarda gli schedari che, per quanto esistenti, sono sicuramente incompleti e, a volte, imprecisi.
La notevole rilevanza storica del materiale presente, ma pure l’opportunità che si avrebbe di poter disporre di un luogo dove questo tipo di fonti si trovano concentrate (7), ci spingono ad auspicarne una riorganizzazione onde permetterne una completa fruizione a tutti gli studiosi.
(1) Art. 29 del R.D. 20 giugno 1929, n. 1058, con il quale veniva approvato il regolamento sui servizi del Provveditorato Generale dello Stato.
(2) ITALIA. Ministero delle Finanze poi Ministero del Tesoro. Provveditorato Generale dello Stato. Pubblicazioni edite dallo Stato o col suo concorso, Roma, 1924-. L’ultimo volume è stato pubblicato nel 1974.
(3) Art. 30.
(4) Per esempio, tutti gli studi scientifici pubblicati con i contributi del CNR dovrebbero farne parte.
(5) R.D. del 1929, art. 30.
(6) VENERA BUDA – EUGENIA NIEDDU, L’Archivio delle Pubblicazioni dello Stato, pubblicato nel vol. XXVII, n. 3-4 p p. 410-14. Delle due autrici, la prima lavora proprio nell’Archivio delle Pubblicazioni dello Stato, e la seconda nella biblioteca dell’Archivio Centrale dello Stato.
(7) Fatto questo particolarmente importante quando si lavora con delle fonti seriali come, ad esempio, gli Annuari dei ministeri, la cui consultazione è particolarmente travagliata nelle normali Biblioteche e, in particolare, in quelle centrali.
* BIBLIOGRAPHISCHE INFORMATIONEN zur italienischen Geschichte im 19. und 20. Jahrhundert / INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE sulla storia d’Italia nei secoli XIX e XX
Herausgegeben von/ a cura di Jens Petersen per il Deutsches Historisches Institut im Rom/Istituto Storico germanico in Roma, Arbeitsgemeinschaft far die neueste Geschichte Italiens, Trier/Gruppo di lavoro per la storia contemporanea, Treviri
Si tratta di una informazione tra le più complete oggi disponibili in materia. La tiratura di questo n. 66, del marzo 1991, è di 700 copie. Consta di 81 pagine con 690 titoli di opere italiane (dal n. 23.545 al n. 24.234) in ordine alfabetico, quasi sempre con rapide indicazioni del contenuto e su eventuali segnalazioni o recensioni.
* LETTRE D’INFORMATION DES HISTORIENS DE L’EUROPE CONTEMPORAINE / HISTORIANS OF CONTEMPORARY EUROPE NEWSLETTER
Revue trimestrelle, publiée/Published by: Groupe de Liaison des Historiens auprès des Communautés/European Community Liaison Commitee of Historians. Rédaction: Michel Dumoulin, Unité d’Histoire Contemporaine, Université Catholique de Louvain, Collège Erasme, Place Blaise Pascal, 1, B-1348 Louvain-laNeuve
Riguarda soprattutto storia politica internazionale del XX secolo. II sommario di questo vo1.5, déc. 1990, n.3-4 comprende: 1. Thèse et Mémoires (informazioni su tesi di dottorato sostenute o in corso); 2. Colloques et Conférences (trenta pagine di informazione dettagliata riguardante il periodo ottobre ’90ottobre ’91); 3. Etat de la Documentation (su fonti e pubblicazioni di fonti); 4. Institut et Centres de Recherche; 5. Bibliographie (titoli distinti in volumi e articoli); 6. Recherches en cours; 7. Articles et Mélanges

References: Art. 3

Art. 8

Art. 11

articolo 1

articolo 2

articolo 3

articolo 4

articolo 5
e contrario
 Art. 29
 Art. 30
 art. 30