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Timestamp: 2018-07-18 12:26:26+00:00

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Interruzione della prescrizione rilevabile d'ufficio dal giudice
Lo sai che? Interruzione della prescrizione rilevabile d’ufficio dal giudice
Se risulta dagli atti, il giudice può rilevare l’interruzione della prescrizione del credito fatto valere.
L’eccezione di interruzione della prescrizione può essere rilevata d’ufficio dal giudice sulla base delle prove acquisite nel corso della causa: è quanto precisato dalla Cassazione in una sentenza di ieri [1].
L’eccezione di prescrizione giova solo a chi la solleva
Quanto alla eccezione di prescrizione è necessario che la parte la eccepisca nei termini previsti dal processo civile; diversamente la prescrizione non può essere rilevata dal giudice d’ufficio.
Conseguenza è che, nel caso in cui in giudizio vi siano delle parti contumaci e solo quelle costituite abbiano sollevato l’eccezione di prescrizione, essa non opererà nei confronti delle prime.
La Cassazione, a riguardo, richiama un consolidato principio giurisprudenziale in virtù del quale l’eccezione di prescrizione opposta da alcuni dei condebitori solidali non opera automaticamente a favore degli altri; questi ultimi, per potersene giovare, hanno l’onere di farla esplicitamente propria e, quindi, di sollevarla tempestivamente.
Il giudice valuta gli atti interruttivi della prescrizione
La controeccezione di interruzione della prescrizione è una eccezione in senso lato che, secondo quanto stabilito dalle Sezioni Unite della Cassazione, è rilevabile anche d’ufficio e in assenza di specifica contestazione: l’importante è che i fatti interruttivi risultino dai documenti e dalle prove in atti.
[1] Cass. sent. n. 12876/15 del 22.06.2015.
[2] Cass. S.U. sent. n. 10531/2013.
Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 23 aprile – 22 giugno 2015, n. 12876
Presidente Russo – Relatore Carluccio
1. L’AM. spa (con atto del 20, 21, 22 dicembre 2005 e del 26 aprile 2006, in rinnovazione nei confronti del C. ), premesso di aver incorporato la Ca. Fi. spa, convenne in giudizio quali fideiussori A.B. , P.W. , C.E. e As.Ro. , chiedendone la condanna in via solidale o alternativa alla somma di quasi 52 mila Euro.
Nel giudizio di appello, nel quale restarono contumaci As. e A. , intervenne M. spa, scissa da AM. con trasferimento di ramo di azienda e trasferimento dei crediti, tra i quali quello di causa, che fece propria ogni domanda della AM.
2. Avverso la suddetta sentenza, M. spa e F. & F. spa (già AM.) hanno proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.
C. e P. hanno resistito con controricorso e hanno proposto ricorso incidentale affidato a un motivo, al quale hanno resistito con controricorso M. spa e F. & F. spa.
1. Al fine di rendere più chiare le censure verso la sentenza impugnata, avanzate in via principale e incidentale, nonché l’ordine logico della trattazione delle questioni prospettate, è opportuno dare conto delle argomentazioni alla base della decisione della Corte di appello e, in estrema sintesi, anche della decisione di primo grado.
2. Logicamente preliminare è l’esame del ricorso incidentale proposto da C. e P. , con un motivo; nonché il ricorso incidentale proposto da As. con due motivi.
2.2.1. La Corte di appello ha ritenuto non novativa, ma semplice, la transazione. Premesso che c’è novazione quando tra il rapporto preesistente e quello transatto vi è incompatibilità, nel senso che dal secondo sorga una situazione oggettivamente diversa, ha rilevato l’assenza della novazione perché le parti si erano limitate a convenire una diversa entità del debito e nuovi termini e modalità di pagamento dello stesso rapporto obbligatorio, richiamando espressamente il primo rapporto obbligatorio per il caso di mancato rispetto delle nuove condizioni (art. 3). Ha ritenuto non rilevante l’espressione “viene novato”, perché riferita non al rapporto obbligatorio ma a quello accessorio di garanzia, poi non stipulato.
2.2.2. Nella giurisprudenza di legittimità (tra le tante, Cass. n. 15444 del 2011, n. 13717 del 2006; n. 1690 del 2006) si sono consolidati i seguenti principi: a) deve essere qualificata novativa la transazione che determina l’estinzione del precedente rapporto e ad esso si sostituisce integralmente, di modo che si verifichi una situazione di oggettiva incompatibilità tra il rapporto preesistente e quello dell’accordo transattivo, con la conseguente insorgenza dall’atto di un’obbligazione oggettivamente diversa dalla precedente. Invece, è qualificabile come transazione semplice, o conservativa, l’accordo con il quale le parti si limitano ad apportare modifiche solo quantitative ad una situazione già in atto e a regolare il preesistente rapporto mediante reciproche concessioni, consistenti (anche) in una bilaterale e congrua riduzione delle opposte pretese in modo da realizzare un regolamento di interessi sulla base di un “quid medium” tra le prospettazioni iniziali.; b) il relativo accertamento, circa la ricorrenza dell’una o dell’altra ipotesi di transazione, integrando un apprezzamento di fatto, è come tale riservato al giudice del merito ed è incensurabile in sede di legittimità, se congruamente motivato; salvo che vi sia un’espressa manifestazione di volontà delle parti in tal senso, il giudice di merito deve accertare se le parti, nel comporre l’originario rapporto litigioso, abbiano inteso o meno addivenire alla conclusione di un nuovo rapporto, costitutivo di autonome obbligazioni, ovvero se esse si siano limitate ad apportare modifiche alle obbligazioni preesistenti senza elidere il collegamento con il precedente contratto, il quale si pone come causa dell’accordo transattivo che, di regola, non è volto a trasformare il rapporto controverso; c) nell’ipotesi in cui un rapporto venga fatto oggetto di una transazione e questa non abbia carattere novativo, la cosiddetta mancata estinzione del rapporto originario discendente da quel carattere della transazione significa non già che la posizione delle parti sia regolata contemporaneamente dall’accordo originario e da quello transattivo, bensì soltanto che l’eventuale venir meno di quest’ultimo fa rivivere l’accordo originario, al contrario di quanto invece accade qualora le parti espressamente o oggettivamente abbiano stipulato un accordo transattivo novativo, cioè implicante il venir meno in via definitiva dell’accordo originario, nel qual caso l’art. 1976 cod. civ. sancisce, con evidente coerenza rispetto allo scopo perseguito dalle parti, l’irrisolubilità della transazione (salvo che il diritto alla risoluzione sia stato espressamente pattuito).
3. Le censure contenute nel ricorso principale concernono la prescrizione del diritto.

References: sentenza 
 Cass. 
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 Cass.