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Timestamp: 2017-05-26 07:17:16+00:00

Document:
Scioglimento comunione dei beni, divisione Consulenza
La comunione dei coniugi
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Scioglimento della comunione e divisione
Le norme, come detto sopra, che dispongono in materia di comunione ordinaria dei beni sono quelle previste dal codice civile, capo I - Della comunione in generale - Articoli da 1100 a 1116.
L'articolo che prevede lo scioglimento della comunione (in generale) dei beni è l'art. 1111 del codice civile:
(Scioglimento della comunione) - Ciascuno dei partecipanti può sempre domandare lo scioglimento della comunione; l'autorità giudiziaria può stabilire una congrua dilazione, in ogni caso non superiore a cinque anni, se l'immediato scioglimento può pregiudicare gli interessi degli altri. Il patto di rimanere in comunione per un tempo non maggiore di dieci anni è valido e ha effetto anche per gli aventi causa dai partecipanti. Se è stato stipulato per un termine maggiore, questo si riduce a dieci anni. Se gravi circostanze lo richiedono, l'autorità giudiziaria può ordinare lo scioglimento della comunione prima del tempo convenuto.
Il codice civile prevede, in modo più articolato, la divisione dei beni in comunione ereditaria: titolo IV articoli da 713 a 768.
In particolare l'art. 713. "Facoltà di domandare la divisione.
I coeredi possono sempre domandare la divisione. Quando però tutti gli eredi istituiti o alcuni di essi sono minori di età, il testatore può disporre che la divisione non abbia luogo prima che sia trascorso un anno dalla maggiore età dell'ultimo nato. Egli può anche disporre che la divisione dell'eredità o di alcuni beni di essa non abbia luogo prima che sia trascorso dalla sua morte un termine non eccedente il quinquennio. Tuttavia in ambedue i casi l'autorità giudiziaria, qualora gravi circostanze lo richiedano, può, su istanza di uno o più coeredi, consentire che la divisione si effettui senza indugio o dopo un termine minore di quello stabilito dal testatore."
Infine vi è lo scioglimento della
comunione legale dei beni tra i coniugi prevista dall'art. 191 del codice civile.
"Scioglimento della comunione legale. La comunione si scioglie per la dichiarazione di assenza o di morte presunta, di uno dei coniugi, per l`annullamento, per lo scioglimento o per la cessazione degli effetti civili del matrimonio, per la separazione personale, per la separazione giudiziale dei beni, per mutamento convenzionale del regime patrimoniale, per il fallimento di uno dei coniugi. Nel caso di azienda di cui alla lett. d) dell`art. 177, lo scioglimento della comunione può essere deciso, per accordo dei coniugi, osservata la forma prevista dall`art. 162."
La comunione dei beni, ove non sia voluta dalla legge, può essere scelta dai proprietari nel caso, ad esempio, di compravendita ovvero dai coniugi che possono convenire che ciascuno di essi conservi la titolarità esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio (art. 215 c.c.).
I beni provenienti da eredità o da donazioni sono del coniuge che li percepisce e non entrano in comunione (per le donazioni è bene averne prova).
Comunque anche in ipotesi di comunione di beni disposta dalla legge, i compartecipi possono richiedere lo scioglimento e la divisione dei beni: tale divisione può essere convenzionale, cioè voluta e concordata dalle parti, ovvero giudiziale. Ad entrambe devono partecipare tutti i comproprietari. In conclusione, se uno dei partecipanti decide per lo scioglimento della comunione, gli altri comproprietari non possono impedirlo. Si tratta di procedere alla divisione dei beni di comune accordo (la soluzione migliore da ogni punto di vista, se possibile) ovvero giudizialmente con ricorso al giudice.
La divisione va fatta in natura (art. 1114 c.c.), se non è possibile vengono formate le quote spettanti ad ogni partecipante.
Di qui possono sorgere gli eventuali contrasti.
Di qui la opportunità di essere assistiti da un avvocato e, comunque, da un professionista che aiuti nel raggiungimento di un accordo ovvero che assista le parti nell'e
Comunione: divisione e assegnazione del bene ad uno dei condividenti. Cassazione sentenza n. 15396/2014: "Giova sottolineare che la giurisprudenza non è sempre univoca nello stabilire la natura dell'interesse dei condividenti che può determinare individuazione dell'assegnatario del bene indiviso. Secondo alcune decisioni, nella divisione, devono essere preferibilmente seguiti dal giudice i criteri di attribuzione fissati dall'art 720 c.c. salvo deroga solo per gravi motivi che riguardano l'interesse comune dei condividenti. "In tema di divisione di cose comuni, per il caso in cui in presenza di un immobile indivisibile o non comodamente divisibile vi sia una pluralità di richieste di assegnazione, i criteri di attribuzione fissati dall'art. 720 c.c. in base ai quali l'immobile medesimo deve essere compreso per intero (con l'addebito dell'eccedenza nella porzione del condividente avente la quota maggiore, ovvero nella porzione di più condividenti ove questi ne chiedano congiuntamente l'attribuzione), devono essere preferibilmente seguiti, nel senso che il giudice se ne può discostare solo per motivi gravi ed attinenti all'interesse comune dei condividenti (Cass. Sez. 2, n. 7588 del 11/07/1995). Secondo l'altro contrario, ma prevalente indirizzo (che sembra senz'altro condivisibile), il giudice ha il potere discrezionale di derogare dal criterio, indicato nell'art. 720 c.c., della preferenziale assegnazione al condividente titolare della quota maggiore, purché assolva all'obbligo di fornire adeguata e logica motivazione della diversa valutazione di opportunità adottata, che si risolve in un tipico accertamento di fatto, sottratto come tale al sindacato di legittimità ove adeguatamente motivato (Cass. n.11641 del 13.05.2010; Cass. n. 22857 del 28/10/2009; Cass. n. 21319 del 15/10/2010; Cass. n. 24053 del 25/09/2008: in tal caso la Corte ha confermato la sentenza del giudice di secondo grado con riguardo all'attribuzione dell'immobile non divisibile assumendo come criterio discriminante quello dell'interesse personale prevalente dell'assegnatario, privo di un'unità immobiliare da destinare a casa familiare, rispetto al titolare della quota maggiore che disponeva di altra abitazione). "
Natura della divisione, cassazione sentenza n. 406/2014: "Qui occorre chiarire che in tema di divisione ereditaria, a norma dell'art. 718 cod. civ., ciascun coerede ha diritto alla parte in natura dei beni mobili e immobili dell'eredità, salve le disposizioni degli articoli successivi. In particolare, il principio è derogato fra l'altro dall'art. 720 cod. civ., che disciplina l'ipotesi in cui l'eredità comprenda beni immobili non comodamente divisibili, o il cui frazionamento recherebbe pregiudizio alle ragioni della pubblica economia o dell'igiene e la divisione dell'intero non possa effettuarsi senza il loro frazionamento : in tale ipotesi detti immobili devono preferibilmente essere compresi per intero, con addebito dell'eccedenza, nelle porzioni di uno dei coeredi aventi diritto alla quota maggiore, o anche alle porzioni di più coeredi ove questi ne richiedano congiuntamente l'attribuzione.
Orbene, la sentenza impugnata ha fatto erronea applicazione di tali principi e di quanto statuito anche dalla S.C. la quale, con la decisione n. 21294/2004, richiamata dai Giudici di appello, pur facendo riferimento alla titolarità della maggior quota, aveva confermato la sentenza impugnata che aveva attribuito a ciascuno dei condividenti (o gruppo di condividenti) uno dei due immobili caduti in successione, proprio in attuazione del principio di cui all'art. 718 cod. civ.: infatti, la titolarità della quota maggioritaria sui due immobili non apparteneva al medesimo condividente (come nel caso de quo) ma a condividenti diversi nel senso che il comunista, titolare della quasi totalità delle quote di comproprietà su un fabbricato, aveva quote minime sul terreno di cui invece gli altri condividenti avevano la maggioranza."
Il procedimento di scioglimento della comunione di beni è regolato dal codice di procedura agli articoli da 784 a 791 ed è unico per ogni tipo di comunione. Si tratta di un giudizio ed è, quindi, necessaria l'assistenza di un avvocato.
Tale giudizio si divide o meglio può dividersi in due parti/fasi: una prima fase di accertamento del diritto dei partecipanti a richiedere e/o a partecipare alla divisione del bene o dei beni e un'altra che ha per oggetto la vera e propria divisione con la formazione delle quote, non più astratte, ma reali in natura e/o in danaro.
Naturalmente, la prima fase potrebbe essere una fase senza liti, nel senso che nessuna delle parti in causa contesta il diritto delle altre a partecipare alla divisione: tale situazione agevola la causa e il giudice potrà provvedere a definire tale parte del giudizio con ordinanza e senza dover pronunciare una sentenza (tempi più brevi o meno lunghi, meno attività dell'avvocato ecc.).
Terminata la prima fase, il giudice si fa assistere da un tecnico per la individuazione dei beni oggetto della divisione e la loro stima e per la formazione delle quote: fase che si materializza nel cosiddetto progetto di divisione.
Anche tale fase può, naturalmente, essere oggetto di contestazioni, e all'uopo èd fissata una specifica udienza.
Se non vi sono contestazioni al progetto il giudizio viene definito con sentenza.
Se al contrario vi sono contestazioni, ad esempio sulla formazione delle quote, sulla regolarità dell'estrazione a sorte, sui conguagli in danaro ecc., il giudizio è definito con sentenza.
Tale ricostruzione ha carattere esemplificatorio, meglio semplificato, in quanto i giudizi di divisione si presentano o si possono presentare complessi e di lunga durata (ancora un esempio, in tale giudizio una parte può contestare il diritto alla partecipazione alla divisione e il diritto di comproprietà di un'altra sostenendo un acquisto per usucapione: si introduce, quindi una causa all'interno di un'altra causa).
Prima di iniziare una causa per divisione di beni e scioglimento della comunione è bene, pertanto, valutarne (con l'avvocato) i "costi e i benefici" e tentare di trovare una soluzione bonaria con i comproprietari.
Lo studio potrà fornire consulenza sia per raggiungere un accordo divisionale ovvero assistenza nel giudizio di divisione e scioglimento della comunione.
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