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INDIRIZZI GENERALI PER LA VALUTAZIONE E GESTIONE DEL RISCHIO STRESS LAVORATIVO ALLA LUCE DELL ACCORDO EUROPEO - PDF
INDIRIZZI GENERALI PER LA VALUTAZIONE E GESTIONE DEL RISCHIO STRESS LAVORATIVO ALLA LUCE DELL ACCORDO EUROPEO
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1 2 3 4 Allegato 1 al ddg n del LABORATORIO DI APPROFONDIMENTO Stress e Lavoro INDIRIZZI GENERALI PER LA VALUTAZIONE E GESTIONE DEL RISCHIO STRESS LAVORATIVO ALLA LUCE DELL ACCORDO EUROPEO (Art. 28 comma 1 D.Lgs. 81/08 e successive modifiche ed integrazioni) 15 PREMESSA Il Laboratorio "Stress e Lavoro", avviato nell ambito del piano regionale e proseguito con il successivo piano triennale per la promozione della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro - DGR VIII/6918 del 2 aprile , oltre alla finalità di monitorare e diffondere le esperienze avviate sul tema dello stress lavoro correlato, ha tra gli obiettivi del suo mandato il compito di affrontare le criticità nell applicazione del D.Lgs. 81/08, modificato e integrato dal D.Lgs. 106/09, per la parte concernente l obbligo di valutazione di questo specifico rischio (Art. 28). Il Laboratorio ha perciò attivato un gruppo di lavoro, aperto alle forze sociali, con l aspettativa di pervenire alla formulazione di indirizzi diretti ai datori di lavoro, alle figure esperte del sistema aziendale (RSPP, Medico competente, RLS), ai consulenti esterni, agli operatori dei Servizi territoriali di prevenzione delle ASL e delle Unità operative ospedaliere di Medicina del lavoro, alle Unità Organizzative di Psicologia Clinica Ospedaliere sugli aspetti che registrano delle criticità applicative, in assenza a tutt oggi di indicazioni nazionali da parte della Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro di cui all art. 6 del D.Lgs. 81/08. Ai fini della elaborazione del documento, il Laboratorio ha tenuto conto: - degli esiti degli incontri organizzati dal gruppo di lavoro attivato; - dei numerosi quesiti avanzati, sia da parte dei datori di lavoro e lavoratori, e loro organizzazioni, sia da parte degli operatori SPSAL e UOOML; - di quanto è stato prodotto e diffuso da parte di altre Regioni, Organizzazioni sindacali datoriali e dei lavoratori, ASL e società tecnico-scientifiche accreditate. Sotto il profilo delle finalità del documento, il Laboratorio regionale ha altresì dovuto tenere in conto delle modifiche intervenute con il il D.Lgs.106/09 Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Tali modifiche, entrate in vigore in data 20 agosto 2009, in un momento in cui lavori di predisposizione del presente documento erano già in fase molto avanzata, sono state, in ragione della loro rilevanza, attentamente considerate dal gruppo di lavoro regionale, con l assunzione dell impegno di raccordare gli orientamenti qui espressi con quanto emergerà a livello nazionale. Queste le principali modifiche introdotte: - il D.Lgs. 106/09 ha innanzitutto rilevato la necessità di affidare alla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, di cui all art. 6, il compito aggiuntivo di elaborare le indicazioni necessarie alla valutazione del rischio da stress lavoro-correlato (art. 6, c. 8, lett. m-quater), fermo restando l obbligo di assumere l Accordo Europeo come punto di riferimento per la valutazione e gestione del rischio specifico; - in ragione di ciò, all art. 28 è stato inserito un nuovo comma: c. 1 bis - La valutazione dello stress lavoro-correlato di cui al comma 1 è effettuata nel rispetto delle indicazioni di cui all articolo 6, comma 8, lettera m-quater, ed il relativo obbligo decorre dalla elaborazione delle predette indicazioni e comunque, anche in difetto di tale elaborazione, a fare data dal 1 agosto All interno del percorso di elaborazione delle indicazioni che si avvia a livello nazionale, si ritiene che il documento elaborato dal Laboratorio regionale, prodotto di un confronto tra operatori tecnici e forze sociali, possa rappresentare un valido contributo; per questo la Regione Lombardia s impegna a portare questo risultato nella Commissione 26 Consultiva permanente per la sicurezza e salute sul lavoro, candidando un rappresentante del Laboratorio regionale nel Comitato nazionale che si costituirà, in seno alla Commissione, per affrontare lo specifico tema della valutazione dello stress lavoro-correlato. Alla luce della disamina realizzata e della bontà del lavoro compiuto, in attesa delle indicazioni della Commissione nazionale, si ritiene in ogni caso utile fornire alle imprese lombarde, alle forze sociali e agli operatori degli enti pubblici di vigilanza e assistenza, gli orientamento definiti dal Laboratorio per la valutazione e gestione del rischio stress correlato al lavoro. Nello specifico, il documento illustra, alla luce del D.Lgs. 81/08, dell Accordo Europeo dell 8 ottobre 2004, recepito in Italia e sottoscritto dalle Organizzazioni datoriali e sindacali dei lavoratori in data 9 giugno 2008 e delle acquisizioni della Comunità scientifica, significati e contenuti, criteri generali e operativi, necessari per realizzare l integrazione del documento di valutazione dei rischi per la parte stress-lavoro-correlato. Il documento concorre in tal modo: - ad orientare sul problema l intero "sistema prevenzionistico" lombardo, inteso in senso lato. Il documento è pertanto messo a disposizione di tutti i soggetti che lo costituiscono, nell ambito dell obiettivo generale di favorirne l interazione ed allargarne il ventaglio delle competenze. Inoltre il documento, utile al fine di dare corretti indirizzi su un fenomeno complesso che rischia di essere affrontato in modo inadeguato, potrebbe anche essere utilizzato per verifiche e auto-analisi all interno dei luoghi di lavoro; - ad esprimere, in un documento condiviso, l orientamento comune dei diversi soggetti che compongono il gruppo di lavoro, in relazione agli aspetti ritenuti più problematici; - a orientare i Servizi PSAL, accanto alla necessaria vigilanza nelle aziende, alla promozione, in coordinamento con le UOOML, di percorsi preventivi che coinvolgano le figure aziendali per la comprensione e gestione corretta del problema; - per ultimo, in relazione al correttivo D.Lgs. 106/09, a fornire il punto di vista condiviso di Regione Lombardia e Associazioni regionali datoriali e sindacali dei lavoratori, alla Commissione consultiva che, con obiettivi e modalità operative molto simili a quelle impiegate dal Laboratorio regionale, affronterà il problema a livello nazionale. Il presente documento è articolato in cinque capitoli distinti: 1. Nel primo capitolo è stata effettuata una analisi dell Accordo Europeo, così come recepito dall Accordo Interconfederale del 2008, con note esplicative ed interpretative che permettano una miglior lettura dei singoli passaggi e delle relazioni esistenti fra gli stessi. 2. Nel secondo capitolo sono identificati, in modo schematico, i fattori stressogeni (stressors) connessi al contesto ed al contenuto lavorativo. 3. Nel terzo capitolo viene fatta chiarezza su criteri, metodi e strumenti inerenti lo stress lavorativo e sul processo di valutazione e gestione del rischio specifico. 4. Nel quarto capitolo viene indicata una ipotesi di percorso applicativo di valutazione, gestione e prevenzione del rischio stress-lavoro-correlato, attivabile nei luoghi di lavoro. 5. Nel quinto capitolo viene indicato il ruolo dei Servizi Territoriali e della Regione Lombardia (Direzione Generale Sanità e U.O. Governo della Prevenzione, tutela sanitaria, piano sicurezza luoghi di lavoro e emergenze sanitarie). 37 1. L ACCORDO EUROPEO E L ACCORDO INTERCONFEDERALE SULLO STRESS LAVORO-CORRELATO Il presente capitolo ha come scopo l illustrazione dei passaggi principali dell Accordo Europeo ( ), così come recepito in Italia dall Accordo Interconfederale ( ), con una spiegazione ragionata di quei punti che risultano di interesse per la finalità del presente documento; tale commento si è reso necessario proprio per il valore di vera e propria linea guida che la normativa nazionale dà dell Accordo, in riferimento al processo di valutazione e gestione del rischio da stress lavorativo. Pertanto sulla base dell Accordo Europeo, così come recepito dall Accordo Interconfederale (in corsivo neretto vengono evidenziate le parti del testo), sono specificati gli approfondimenti ritenuti adeguati per una migliore comprensione. Art. 1 Introduzione! Lo stress lavoro-correlato è stato individuato a livello internazionale, europeo e nazionale come oggetto di preoccupazione sia per i datori di lavoro che per i lavoratori. Si tratta dunque di un problema che non può essere ignorato, va affrontato con decisione a livello d impresa in base a regole ed attraverso percorsi condivisi dalle parti.! Potenzialmente lo stress può riguardare ogni luogo di lavoro ed ogni lavoratore, indipendentemente dalle dimensioni dell azienda, dal settore di attività o dalla tipologia del contratto o del rapporto di lavoro. Pertanto l Accordo attribuisce allo stress lavoro-correlato le caratteristiche di un rischio potenzialmente ubiquitario. Anche se dalla bibliografia scientifica risultano settori e mansioni a più alto rischio, non è corretto definire aprioristicamente quali luoghi di lavoro siano a rischio in base alla tipologia produttiva, escludendone altri dal processo di valutazione/gestione del rischio stress lavoro-correlato.! Ciò non significa che tutti i luoghi di lavoro e tutti i lavoratori ne sono necessariamente interessati. Questo passaggio, visto in relazione al precedente, suggerisce una lettura orizzontale dei luoghi di lavoro e non verticale per settori, comparti produttivi e mansioni; in altre parole, la discriminante rischio/non rischio non riguarda verticalmente settori, comparti, produttivi, mansioni, ma piuttosto orizzontalmente ognuna di queste entità. Evidente, quindi, l opportunità di effettuare comunque un primo momento di stima/valutazione del rischio, finalizzata a definire la presenza/assenza del rischio stesso.! Affrontare la questione dello stress lavoro-correlato può condurre ad una maggiore efficienza e ad un miglioramento della salute e sicurezza dei lavoratori, con conseguenti benefici economici e sociali per imprese, lavoratori e società nel suo complesso. Questa enunciazione evidenzia la presenza di altre ragioni oltre quelle etiche che giustificano la necessità di valorizzare il più possibile le best practices ed implementare meccanismi premiali effettivi per le imprese virtuose. 48 ! Quando si affrontano i problemi dello stress lavoro-correlato è essenziale tener conto delle diverse caratteristiche dei lavoratori nel senso specificato dal secondo capoverso dell articolo 3, nello specifico che l individuo è assolutamente in grado di sostenere un esposizione di breve durata alla tensione, che può essere considerata positiva, ma ha maggiori difficoltà a sostenere un esposizione prolungata ad una pressione intensa. Inoltre, individui diversi possono reagire differentemente a situazioni simili e lo stesso individuo può reagire diversamente di fronte a situazioni simili in momenti diversi della propria vita. L Accordo evidenzia come l esposizione prolungata nel tempo a fattori stressanti nei luoghi di lavoro si configuri come il determinante più critico di disagio/danno alla salute psicofisica, in quanto in grado di superare la soglia fisiologica di adattabilità dell individuo. L Accordo evidenzia inoltre che alle differenze interindividuali richiamate, per cui i singoli lavoratori hanno soglie diverse di adattabilità in condizioni eguali di esposizione a fattori stressogeni lavoro-correlati, si aggiungono differenze intraindividuali, legate alla variabilità nel tempo delle condizioni di ogni singolo lavoratore; potremmo dire, unificando i due aspetti, che l Accordo indica un percorso di personalizzazione dell approccio al rischio stress lavoro-correlato, sollecitando, al tempo stesso, una irrinunciabile azione di monitoraggio e follow up. Art. 2 Finalità! La finalità del presente accordo è quella di accrescere la consapevolezza e la comprensione dello stress lavoro-correlato da parte dei datori di lavoro, dei lavoratori e dei loro rappresentanti, e attirare la loro attenzione sui segnali che potrebbero denotare problemi di stress lavoro-correlato. Pertanto è auspicabile che il processo di valutazione/gestione del rischio sia preceduto da una diffusa opera di sensibilizzazione ed informazione sul fenomeno stress lavorativo con destinatari privilegiati i soggetti chiave del sistema d impresa, come condizione importante per ogni corretto processo di valutazione/gestione del rischio stress lavoro-correlato.! L obiettivo del presente accordo è offrire ai datori di lavoro ed ai lavoratori un quadro di riferimento per individuare e prevenire o gestire problemi di stress lavoro-correlato. Alla luce dell Accordo si evince pertanto come l intervento non può limitarsi ad un primo passaggio identificabile solo con la descrizione/valutazione generale del rischio (RISK ASSESSMENT), ma dovrebbe prevedere un percorso di gestione orientata alla prevenzione o comunque alla riduzione del rischio specifico (RISK MANAGEMENT).! Non è invece quello di attribuire la responsabilità dello stress all individuo. Per le dinamiche relazionali caratteristiche della sfera psico-sociale dei rischi, questa affermazione non è affatto pleonastica. L esistenza di fasce vulnerabili o di condizioni individuali di disagio si possono trasformare spesso, consapevolmente o inconsapevolmente, in meccanismi d individuazione di responsabilità improprie che, 59 tra l altro, generano una spirale che conduce ad un aggravamento progressivo della situazione.! Le parti sociali europee, riconoscendo che le molestie e la violenza sul posto di lavoro sono potenziali fattori di stress lavoro-correlato, verificheranno nel programma di lavoro del dialogo sociale , la possibilità di negoziare uno specifico accordo su tali temi. Pertanto, il presente accordo non concerne la violenza, le molestie e lo stress post traumatico. Da questo passaggio appare evidente come l Accordo europeo non metta in secondo piano la violenza e la sopraffazione sul lavoro e lo stress post-traumatico. Questi fattori stressogeni per la delicatezza del tema vanno trattati anche con ulteriori percorsi specifici. Art. 3 Descrizione dello stress e dello stress lavoro-correlato! Lo stress è una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro. Questa definizione ha il vantaggio di essere semplice e chiara, e soprattutto di rappresentare una interpretazione condivisa tra le parti sociali in causa, permettendo di superare dispute e contraddittori di carattere semantico.! Lo stress non è una malattia ma una situazione di prolungata tensione può ridurre l efficienza sul lavoro e può determinare un cattivo stato di salute. Con questa affermazione l Accordo indica chiaramente la necessità di un approccio che non sia esclusivamente, né prevalentemente, medico o psicoclinico, ma implichi la necessità di valutare ed eventualmente ricostituire una corretta interazione fra il soggetto e l organizzazione del lavoro.! Lo stress che ha origine fuori dall ambito di lavoro può condurre a cambiamenti nel comportamento e ad una ridotta efficienza sul lavoro. Non tutte le manifestazioni di stress sul lavoro possono essere considerate come stress lavoro-correlato. Importante evidenziare il ragionamento che questo passaggio sottende in due fasi: 1. E indubbio che fattori esterni (lutti, criticità sociali/familiari, patologie invalidanti, gravosa interfaccia casa/lavoro ecc.) possono incidere sulla vita lavorativa del soggetto, in quanto possono provocarne un deterioramento delle condizioni di salute, e in tal senso non possono essere ignorati. 2. Ciò non vuol dire che debba ipotizzarsi un rapporto causale diretto lavoro-stress per ogni forma di disagio evidenziata nel passaggio precedente e pertanto non può risultarne responsabile il Datore di Lavoro in termini di valutazione specifica ai fini del loro controllo e gestione. Si ricorda comunque l obbligo normativo generale previsto all art. 18 comma 1 lettera c D.Lgs. 81/08 che prevede che il datore di lavoro ed i dirigenti debbano: nell affidare i compiti ai lavoratori, tenere conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza. 610 ! Lo stress lavoro-correlato può essere causato da fattori diversi come il contenuto del lavoro, l eventuale inadeguatezza nella gestione dell organizzazione del lavoro e dell ambiente di lavoro, carenze nella comunicazione, etc. E un tentativo di indicare, senza alcuna pretesa di esaustività, alcuni agenti causali occupazionali a cui, di fatto, viene riconosciuta una certa priorità. La citazione esplicita di questa fattori induce a non escluderli da nessun processo di valutazione/gestione del rischio stress lavoro-correlato. Art. 4 Individuazione di problemi di stress lavoro-correlato! Data la complessità del fenomeno stress, l Accordo non intende fornire una lista esaustiva dei potenziali indicatori di stress. Comunque, un alto tasso di assenteismo o un elevata rotazione del personale, frequenti conflitti interpersonali o lamentele da parte dei lavoratori sono alcuni dei segnali che possono denotare un problema di stress lavoro-correlato. Nell Accordo vengono comunque segnalati alcuni indicatori sintomatici della presenza di stress da lavoro, reperibili dai flussi informativi interni. Come ulteriore contributo di approfondimento in Allegato n 1 vengono evidenziati in modo esemplificativo quali indicatori interni possono essere utili complessivamente a monitorare lo stress (in neretto sono specificati quelli indicati dall Accordo).! L individuazione di un eventuale problema di stress lavoro-correlato può implicare un analisi su fattori quali l eventuale inadeguatezza nella gestione dell organizzazione e dei processi di lavoro (disciplina dell orario di lavoro, grado di autonomia, corrispondenza tra le competenze dei lavoratori ed i requisiti professionali richiesti, carichi di lavoro, etc.), condizioni di lavoro e ambientali (esposizione a comportamenti illeciti, rumore, calore, sostanze pericolose, etc.), comunicazione (incertezza in ordine alle prestazioni richieste, alle prospettive di impiego o ai possibili cambiamenti, etc.) e fattori soggettivi (tensioni emotive e sociali, sensazione di non poter far fronte alla situazione, percezione di mancanza di attenzione nei propri confronti, etc.). Pur considerando come riferimento la classificazione dei fattori di rischio dell Accordo, si rimanda al capitolo 2 ove vengono richiamati alcuni modelli di classificazione utili a sistematizzare l identificazione dei potenziali fattori stressanti lavoro-correlati. Art. 5 Responsabilità dei datori di lavoro e dei lavoratori! Secondo la direttiva-quadro 89/391, tutti i datori di lavoro hanno l obbligo giuridico di tutelare la salute e sicurezza sul lavoro dei lavoratori. Questo dovere si applica anche in presenza di problemi di stress lavoro-correlato in quanto essi incidano su un fattore di rischio lavorativo rilevante ai fini della tutela della salute e della sicurezza. Tutti i lavoratori hanno un generale dovere di rispettare le misure di protezione determinate dal datore di lavoro. Pertanto il commitment rispetto all intervento sullo stress è in capo al datore di lavoro adiuvato dal management interno (dirigenti/preposti) con la partecipazione e la collaborazione dei lavoratori e/o dei loro rappresentanti (art. 4 comma 3) affinché la tematica dello stress possa essere affrontata anche in termini preventivi e 711 protettivi. In Allegato n 2 sono indicati tutti quei soggetti implicati nel processo di valutazione e gestione del rischio stress-lavoro-correlato, identificando compiti e responsabilità principali.! La gestione dei problemi di stress lavoro-correlato può essere condotta sulla scorta del generale processo di valutazione dei rischi ovvero attraverso l adozione di una separata politica sullo stress e/o con specifiche misure volte a identificare i fattori di stress. Viene qui rimarcata la necessità di un percorso specifico di valutazione/gestione del rischio stress lavoro-correlato pienamente integrato nel generale processo di valutazione dei rischi. Art. 6 - Prevenire, eliminare o ridurre i problemi di stress lavoro-correlato! La prevenzione, l eliminazione o la riduzione dei problemi di stress lavorocorrelato può comportare l adozione di varie misure. Queste misure possono essere collettive, individuali o di entrambi i tipi. Possono essere introdotte sottoforma di specifiche misure mirate a fattori di stress individuati o quale parte di una politica integrata sullo stress che includa misure sia preventive che di risposta. Queste misure debbono rispettare le gerarchie degli interventi preventivi/protettivi previsti nelle misure generali di tutela ex art. 15 D.Lgs. 81/08; pertanto resta ferma la priorità delle misure collettive.! Laddove nel luogo di lavoro non siano presenti professionalità adeguate, possono essere chiamati esperti esterni, secondo la legislazione europea e nazionale, gli accordi collettivi e la prassi. Nel documento è implicito che gli interventi preventivi e correttivi in materia di stress lavoro-correlato debbano avere come punto di riferimento quei soggetti competenti, interni alla realtà lavorativa (RSPP, MC); è d altronde evidente che laddove le competenze interne siano insufficienti, per evitare carenze e/o errori nel processo di valutazione/gestione del rischio, è necessario che le stesse vengano integrate con competenze esterne.! Una volta adottate, le misure anti-stress dovrebbero essere regolarmente riviste per valutare se sono efficaci, se consentono un uso ottimale delle risorse e se sono ancora idonee o necessarie. Con tale asserzione l Accordo indica la necessità di una regolare e periodica revisione del piano delle misure preventive/protettive anti-stress e della loro efficacia, evidentemente anche attraverso un monitoraggio delle condizioni di rischio.! Tali misure potrebbero includere, per esempio: - misure di gestione e comunicazione, chiarendo, ad esempio, gli obiettivi aziendali ed il ruolo di ciascun lavoratore ovvero assicurando un adeguato sostegno da parte della dirigenza ai singoli lavoratori ed ai gruppi o conciliando responsabilità e potere di controllo sul lavoro o, infine, migliorando la gestione dell organizzazione e dei processi di lavoro, le condizioni lavorative e l ambiente di lavoro; 812 - la formazione dei dirigenti e dei lavoratori per accrescere la loro consapevolezza e conoscenza dello stress, delle sue possibili cause e di come affrontarlo e/o adattarsi al cambiamento, - l informazione e la consultazione dei lavoratori e/o dei loro rappresentanti, secondo la legislazione europea e nazionale, gli accordi collettivi e la prassi. L aspetto più rilevante di questo passaggio è l individuazione di tre grandi famiglie di soluzioni, ognuna delle quali ovviamente richiede un importante lavoro di declinazione. In questo solco si pongono una serie d interessanti contributi provenienti sia dalla Comunità scientifica che dalle Parti sociali, dalle quali può essere utile attingere per eventuali approfondimenti; in Appendice si specifica un elenco non esaustivo delle principali fonti nazionali/internazionali, di tipo istituzionale e scientifico, che hanno prodotto documentazione in merito sia al processo valutativo che alle soluzioni preventive/protettive applicabili (linee guida, best practices, ecc.). Va inoltre rilevato come l Accordo europeo non individui nell ambito degli interventi preventivi una particolare sorveglianza sanitaria. Tale impostazione risulta condivisibile in una logica che eviti la medicalizzazione del problema, mentre diventano necessari interventi mirati e appropriati su gruppi a rischio nonché su singoli che possono già evidenziare disturbi psicofisici di rilievo. Art. 7 - Realizzazione e sviluppo nel tempo! L applicazione del presente accordo avverrà entro tre anni dalla data della sua sottoscrizione. L Accordo Europeo è già stato implementato nella normativa nazionale (art. 28 D.Lgs. 81/08) e funge da vera e propria linea guida in merito al rischio specifico di stresslavoro-correlato.! Nell applicazione del presente accordo, le associazioni aderenti alle parti firmatarie eviteranno oneri superflui a carico delle piccole e medie imprese. E un affermazione estremamente condivisibile che non deve, tuttavia, dare luogo a pericolosi equivoci. Da qualunque punto di vista ci si ponga (normativo, gestionale, scientifico) non si può che ribadire che non esiste alcuna linea di demarcazione (es. il numero di dipendenti) che consenta improbabili esoneri dalla valutazione del rischio psicosociale. Detto questo, è altrettanto evidente che per le Piccole-Medie Imprese (PMI) non solo è possibile, ma addirittura necessario introdurre elementi di semplificazione. Questo orientamento non contrasta in alcun modo con l impostazione del presente documento.! L applicazione del presente accordo non costituisce valida base per ridurre il livello generale di protezione fornito ai lavoratori nell ambito dello stesso. Pertanto anche elementi di semplificazione nel processo di valutazione del rischio non possono prevedere un abbassamento del livello di prevenzione e protezione dei lavoratori. Un affermazione conclusiva quasi ovvia, ma che l Accordo bene ha fatto a ribadire. 913 2. COSA VALUTARE/SU COSA INTERVENIRE Per rendere più razionale l individuazione e l analisi dei fattori di rischio specifici all interno dei gruppi omogenei, dovranno essere identificate in modo sistematico le principali fonti di stress lavoro-correlate. Qui riteniamo utile riportare, ad integrazione delle esemplificazioni tratteggiate nell Accordo, se pur ancora senza pretese di sistematicità od esaustività, due modelli che tratteggiano le principali aree chiave, identificabili come potenziali categorie di fattori di rischio stress-lavoro-correlati, che individuano il campo della valutazione specifica e di intervento preventivo e protettivo. E evidente che quest elenco andrà integrato secondo le peculiarità produttive/organizzative specifiche dei singoli luoghi di lavoro. Un primo modello elaborato nel 2000 dall Agenzia Europea per la salute e sicurezza sul lavoro è concepito in relazione al contesto di lavoro ed al contenuto del lavoro. Ai due grandi ambiti contesto e contenuto l Agenzia europea aggiunge successivamente il fattore criticità connesse al cambiamento in relazione a tutti quei fattori (es.: insicurezza, incertezza circa le aspettative e prospettive di occupazione, ecc.) che così intensamente hanno attraversato e stanno attraversando il mondo del lavoro ed i sistemi produttivi in questi anni. CONTENUTO DEL LAVORO Aree chiave Potenziali fattori di rischio Ambiente e attrezzature di lavoro Disegno del compito lavorativo Carico di lavoro / ritmo di lavoro Orario di lavoro Esemplificazioni di condizioni di rischio da stress lavorativo Problemi inerenti alla disponibilità, mantenimento, utilizzo e manutenzione/riparazione delle attrezzature lavorative e degli ausili tecnici Monotonia Cicli di lavoro brevi Lavoro frammentato o senza scopo identificabile Sottoutilizzo delle attitudini/capacità individuali Incertezza Carico di lavoro eccessivo o ridotto Mancanza di controllo sul ritmo Tempo insufficiente per eseguire il lavoro Lavoro a turni Orari di lavoro senza flessibilità/pause Orari imprevedibili Orari di lavoro protratti 1014 CONTESTO LAVORATIVO Areee chiave Organizzazione del lavoro Ruolo nell ambito dell organizzazione Carriera Controllo/Libertà decisionale Rapporti interpersonali sul lavoro Interfaccia casa-lavoro Esemplificazioni di condizioni di rischio da stress lavorativo Scarsa possibilità di comunicazione Bassi livelli di sostegno per la risoluzione dei problemi e crescita personale Mancanza di definizione degli obiettivi aziendali Ambiguità o conflitto di ruolo Responsabilità Incertezza e immobilità di carriera o eccessiva mobilità Retribuzione bassa Precarietà dell impiego Basso valore sociale attribuito all attività svolta Partecipazione ridotta al processo decisionale Mancanza di controllo del lavoratore sull attività svolta Isolamento fisico o sociale Rapporti limitati con i superiori Conflitti interpersonali Mancanza di supporto sociale Richieste contrastanti tra casa e lavoro Scarso appoggio in ambito domestico Problemi di doppio lavoro 1115 Un secondo modello elaborato dalla Società di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale (SIMLII), e pubblicato nel Documento di Consenso sulla valutazione, prevenzione e correzione degli effetti nocivi dello stress da lavoro (2005), indica un elenco di aree chiave altrimenti definite come potenziali fattori di rischio le cui disfunzioni possono essere causa di eccessiva elevazione degli indicatori di stress sino a livelli definibili patologici. Aree chiave Potenziali fattori di rischio Esemplificazioni di condizioni di rischio da stress lavorativo Orario di lavoro Richieste provenienti dall ambiente Possibilità di controllo da parte dei singoli Grado di supporto da parte dei superiori e dei colleghi Qualità dei rapporti interpersonali Definizione dei ruoli nell organizzazione Cambiamenti Carico di lavoro Procedure di lavoro Ambiente di lavoro Controllo sulle modalità di lavoro Controllo sui tempi di esecuzione del lavoro Incoraggiamento e sostegno Messa a disposizione di risorse da parte dell organizzazione, dei diretti superiori e dei colleghi Atteggiamento di positività nello svolgimento del lavoro Eventuale presenza di conflittualità Eventuale presenza di comportamenti inaccettabili Chiarezza dei ruoli nell ambito dell organizzazione Presenza/esclusione di ruoli incompatibili Gestione dei cambiamenti Livello di partecipazione ai cambiamenti previsti 1216 3. COME AFFRONTARE LO STRESS LAVORATIVO: CRITERI, METODI E STRUMENTI Va innanzitutto effettuata una considerazione ed introdotta una cautela in merito all iniziale applicazione della legge ed agli interventi di valutazione svolti ad oggi all interno dei luoghi di lavoro. Si sta creando un circolo vizioso domanda/offerta : dalle imprese emerge (specie da parte degli RSPP) una pressante richiesta di strumenti semplici, economici, validi. Il mercato risponde offrendo prodotti apparentemente efficaci, per lo più in forma di software / check-list, certamente economici, ma che se utilizzati in via esclusiva, possono risultare inadeguati, se non addirittura controproducenti o dannosi. Infatti la natura del rischio stress, diverso da altri rischi occupazionali (es. rumore) affrontabili con metodi e strumenti di misura standardizzati, richiede più che uno strumento di valutazione meccanicistico l applicazione di metodi condivisi di approccio al problema con la stima/valutazione del rischio specifico attraverso strumenti differenti articolati fra loro, e la gestione degli interventi di prevenzione e correzione con il concorso di tutti gli attori del sistema di prevenzione e protezione interna (Datore di Lavoro, Dirigenti/Preposti, RSPP, Medico Competente, RLS, Lavoratori). Va ristabilito un circolo virtuoso, e questo è possibile solo facendo chiarezza su come un processo di valutazione e gestione del rischio stress lavorocorrelato debba necessariamente percorrere tre stadi irrinunciabili: a. la definizione di criteri generali di qualità che consentano di validare almeno inizialmente la bontà del percorso; b. l individuazione di metodi appropriati (non esiste il metodo ) che rispondano alle seguenti caratteristiche: - verso l alto: rispettare tutti i criteri di qualità citati sopra (e meglio declinati al successivo paragrafo criteri ); - verso il basso: aggregare ed armonizzare un mix di strumenti. La metafora è quella di un certo numero di contenitori di strumenti, da ognuno dei quali è possibile prelevare, a seconda della realtà specifica, uno strumento piuttosto che un altro, ma da ognuno dei quali è necessario prelevare almeno uno strumento (vedi successivo paragrafo: strumenti). 3.1 CRITERI E una sorta di griglia preliminare per distinguere un buon percorso da uno inappropriato, che sta a monte della scelta del metodo e dell adozione di strumenti, e si esplicita in tutti i seguenti presupposti:! essere promosso e gestito direttamente dal datore del lavoro e dal top management; a questo proposito, anche alla luce di quanto indicato nel capitolo 1 del presente documento, non esistono criteri basati su dimensioni aziendali e numero di addetti che giustifichino l esenzione dall intervento, ma esiste, invece, un infinito gradiente di complessità, per cui le Piccole Medie Imprese interessate non hanno motivo di allarmarsi, in quanto minore è la complessità maggiore è l efficacia dell intervento con metodi e strumenti semplici.! essere accompagnato da adeguate azioni informative e formative all interno della realtà lavorativa, volte a migliorare la consapevolezza e la comprensione dello stress da lavoro da parte dei lavoratori e dei loro rappresentanti, attirando la loro attenzione sui sintomi che possono indicare l insorgenza di problemi di stress da lavoro. 1317 ! essere orientato alle soluzioni soprattutto soluzioni di tipo collettivo, a forte valenza preventiva. Affrontare e risolvere casi individuali ex post è certamente utile e necessario, ma non può essere considerato una soluzione preventiva. Questo richiede un approccio di non medicalizzazione, a carattere fortemente interdisciplinare.! imperniarsi sulla partecipazione effettiva dei lavoratori attraverso un processo di coinvolgimento con i lavoratori ed i loro rappresentanti che devono poter essere consultati fin dalle fasi iniziali dell intervento.! garantire sempre e comunque la centralità degli attori interni della prevenzione (RSPP, Medico competente, RLS) anche nel caso che il metodo venga importato dall esterno.! integrarsi armonicamente (e non per mera sommazione) nel processo complessivo di valutazione dei rischi e nel relativo documento; il documento di valutazione del rischio da stress lavorativo deve essere pertanto organicamente implementato nel documento globale di valutazione del rischio aziendale (art. 28 comma 2 D.Lgs. 81/08) ed integrato nel programma generale di prevenzione e protezione aziendale.! basarsi su un metodo che si ispiri ai criteri qui elencati e che sia costituito da un mix obbligato di strumenti sia di tipo oggettivo che soggettivo.! essere accompagnato da azioni di contesto (a titolo puramente esemplificativo si citano i codici di condotta). 3.2 METODI Come già detto, il metodo da adottare, oltre a rispettare tutti i criteri indicati sopra, non può limitarsi ad un singolo intervento/strumento (es.: questionario), ma va adottato un mix articolato di interventi/strumenti, appartenenti alle seguenti famiglie : INTERVENTI AZIONI SPECIFICHE ESEMPLIFICAZIONI AZIONI COMUNICATIVE E INFORMATIVE SULL IMPEGNO E VOLONTA AZIENDALI SULLA NATURA E LE CARATTERISTICHE DEL PERCORSO SUL PROBLEMA DELLO STRESS LAVORATIVO Esplicitare, attraverso strumenti e percorsi di comunicazione adeguati alla specifica realtà aziendale, le 3 volontà del datore di lavoro in prima persona e del top management: - di avviare e presidiare il percorso di valutazione/gestione dello stress lavoro-correlato; -di valorizzare come elemento irrinunciabile la partecipazione reale dei lavoratori; -di impegnarsi nella ricerca ed attuazione delle soluzioni. Esplicitare in modo dettagliato il percorso che s intende seguire indicando con chiarezza i diversi step ed i relativi tempi, i ruoli e le responsabilità. Identificazione dei fattori di rischio stress-lavorocorrelati e dei sintomi che possono indicare l insorgenza di problemi di stress. 1418 ANALISI DOCUMENTALE AZIONI FORMATIVE OSSERVAZIONE DIRETTA LETTURA DELL ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO INDICATORI AZIENDALI DI POSSIBILI EFFETTI DIRETTI/INDIRETTI GESTIONE SALUTE E SICUREZZA PIANO FORMATIVO AZIENDALE INDAGINE OGGETTIVA DELL ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO Organigramma aziendale con parametri quantitativi/qualitativi della popolazione lavorativa, evidenziando la presenza di casi di ipersuscettibili (desumibili dalle relazione annuale con i risultati anonimi collettivi della sorveglianza sanitaria) e/o gruppi vulnerabili (es. disabili), nonché di gruppi di soggetti che possono essere diversamente e più esposti per ragioni psicofisiche-sociali in relazione a genere/età/ provenienza. Flussi produttivi (schema a blocchi) Flussi comunicativi e sistema delle relazioni Gestione risorse umane (definizione dei ruoli, ecc.) Orario di lavoro Ambiente di lavoro, lay-out postazioni di lavoro (arredi, apparecchiature, impianti,ecc.) Indicatori sanitari (assenze per malattia, infortuni /infortuni ripetuti, richieste visite per cambio mansione) Indicatori amministrativi provenienti dagli Uffici di gestione del personale (turn-over, richieste spostamenti di mansione) Indicatori legali (contenzioso formale e non) Altri indicatori (n lavoratori che hanno effettuato la formazione professionale, n episodi di interruzione/ rallentamento dei flussi comunicativi, conflittualità orizzontale, ecc.) Documento di valutazione dei rischi Verbali riunioni periodiche redatti sulla base della riunione secondo modalità e contenuti indicati nell art. 35 D.Lgs. 81/08 Piani annuali (misure di prevenzione, informazione e formazione) Relazione annuale del MC con indicati i dati collettivi anonimi delle condizioni di salute dei diversi gruppi di esposti Piano di sorveglianza sanitaria Programma e Calendario del Piano Formativo con eventi destinati a: - formazione/addestramento lavoratori per area; - formazione al management (dirigenti/preposti); - Feed-back di verifica della qualità formativa. Osservazione diretta (mediante opportune tecniche codificate, da scegliere in base alla specificità aziendale). Fotografia dell organizzazione aziendale attraverso strumenti di analisi oggettiva (job analysis, check-list, ecc.). Controllo della congruenza interna fra i dati raccolti nell analisi dell organizzazione aziendale e la realtà percepita dai lavoratori. 1519 ANALISI DELLE SOGGETTIVITA PERCEZIONE SOGGETTIVA DELLO STRESS-LAVORO- CORRELATO Le modalità sono numerose, e vanno selezionate con cura a seconda delle specificità aziendali. Assume tuttavia un rilievo particolare l interazione con i lavoratori, ove possibile suddivisi in gruppi omogenei di lavoratori (vedi punto 4.4.1), alla quale possono certamente affiancarsi, ma non sostituirsi, strumenti quali interviste e questionari. A titolo puramente indicativo qui s indicano strumenti per la - valutazione delle dimensioni lavorative critiche percepite; - valutazione delle risorse fruibili nel contesto lavorativo (individuali/di gruppo) e le risorse personali (resilienza); - valutazione dei disturbi di salute psicofisica stress correlati (distress psicologico, disturbi psicosomatici). SOLUZIONI DI PREVENZIONE COLLETTIVA SOLUZIONI DI CASI INDIVIDUALI SORVEGLIANZA SANITARIA PIANO DI MONITORAGGIO INDIVIDUAZIONE (partecipata) IMPLEMENTAZIONE (partecipata) APPROFONDIMENTO E SOLUZIONE DI CASI SPECIFICI PIANO SANITARIO INTEGRATO PREDISPOSIZIONE DI UN PIANO DI MONITORAGGIO NEL TEMPO (partecipato) Anche qui assume particolare rilievo l interazione del management con i lavoratori, con momenti di ricerca partecipata delle soluzioni. Sulla base della valutazione ed in relazione al gradiente di rischio verrà predisposto un piano degli interventi con la tempistica, da implementare e verificare con la partecipazione dei lavoratori interessati. Creazione di percorsi di supporto con il coinvolgimento del Medico Competente, garantendo la privacy. Piano di sorveglianza sanitaria orientato alla promozione della salute rispetto ai fattori di rischio presenti in azienda. Monitoraggio, secondo tempi definiti dell efficacia degli interventi di prevenzione e protezione effettuati. Indicazione della tempistica di rivalutazione del rischio, anche in relazione a modifiche strutturali / organizzative di rilievo. NB: Quanto indicato in terza colonna non ha pretese di esaustività, si tratta di esemplificazioni. 3.3 STRUMENTI Individuati i criteri che indicano un percorso adeguato di valutazione e gestione del rischio, i metodi di approccio stress lavorativo, veri e propri contenitori da cui attingere gli strumenti utili al processo di valutazione e gestione del rischio specifico, qui si illustrano gli strumenti che possono essere utilizzati per azione/intervento. 1620 AZIONI STRUMENTI 1 NOTE DI COMMENTO STRUMENTI INFORMATIVI - facile reperibilità/ diffusibilità, economici AZIONI COMUNICATIVE E AUTONOMI E SPECIFICI - rischio di strumenti generici, pochi li INFORMATIVE (libretti informativi, cartellonistica, ecc.) leggono ANALISI DOCUMENTALE E DEFINIZIONE DI INDICATORI OGGETTIVI PER GRUPPI OMOGENEI AZIONI FORMATIVE OSSERVAZIONE DIRETTA ATTRAVERSO DEFINIZIONE DEI GRUPPI OMOGENEI SULLA BASE DELL ORGANIZZAZIONE ANALISI DELLE SOGGETTIVITÀ SUI GRUPPI OMOGENEI 2 INNESTI COMUNICATIVI SPECIFICI (all interno di altri percorsi di comunicazione aziendale) AZIONI DI SENSIBILIZZAZIONE ED INFORMAZIONE (incontri per i lavoratori ed il management) ESAME DI ATTI E DOCUMENTI CON GRIGLIA DI LETTURA E RICONDOTTA A SINTESI (es. attraverso check-list di lettura) PERCORSI DI FORMAZIONE PER IL MANAGEMENT PERCORSI DI FORMAZIONE PER RLS E LAVORATORI VERIFICA AGGIORNAMENTO RSPP/MC OSSERVAZIONE DIRETTA SEMPLICE (che riporti l organizzazione del lavoro, le criticità) ANALISI OGGETTIVA STRUTTURATA (JOB ANALISIS, CHECK-LIST) CONTROLLO CONGRUENZA INTERNA DELLA ANALISI OGGETTIVA (attraverso anche interviste ai lavoratori) ANALISI DI GRUPPO (gruppi di attenzione, focus-group) COLLOQUIO/INTERVISTA AI LAVORATORI QUESTIONARI SULLA PERCEZIONE DELLO STRESS (meglio a compilazione assistita e/o somministrati) - integrazione piena nei processi informativi - rischio di diluire la portata informativa specifica - informazione adeguata e orientata a chiarire - possibilità di incontri differenziati per ruoli - relativa onerosità economica - necessità di verificare la qualità della docenza - lettura del livello/governo globale di sicurezza - feed-back del flusso informativo - solo analisi di adeguatezza documentale - rischio di griglie troppo ponderose o carenti - permette una migliore corresponsabilità - permette una migliore efficacia di intervento - richiedono una didattica appropriata - valorizza l osservazione diretta quotidiana e risulta adeguata per PMI - osservazione diretta condizionata dal rilevatore con possibile sottostima delle condizioni oggettive di rischio - fotografia dettagliata oppure troppo schematica della organizzazione aziendale - dipendente dalla variabilità rilevatore - analisi ponderosa e/o ridondante oppure lacunosa - fotografia obiettiva completa attendibile - possibile rilievo dell incongruenza interna fra rilevatore vs. lavoratori - approccio orientato al gruppo con possibilità di rilievo diretto delle criticità - non emergono le eventuali criticità legate ai singoli - strumento flessibile - orientabile alla realtà specifica - scarsa confrontabilità esterna - rilevazione dello stress lavorativo percepito e delle risorse positive - permette un migliore orientamento degli interventi preventivi - assenza valori di riferimento normativo - permette solo una parziale focalizzazione delle criticità organizzative. 17 Vedere altro
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