Source: http://www.eius.it/giurisprudenza/2002/2,02,084,0.asp
Timestamp: 2016-09-28 03:39:22+00:00

Document:
Con ricorso del 22 luglio 1997 al pretore di Milano, Ciro Collaro ed altri qui indicati in epigrafe esponevano di aver ottenuto dalla medesima autorit� giudiziaria una sentenza del 28 novembre 1996, dichiarativa dall'illegittimit� del licenziamento loro intimato dalla spa Fiat auto nel dicembre 1995, e contenente l'ordine di reintegrazione nel posto di lavoro ai sensi dell'articolo 18 legge 300/70. Con provvedimento del dicembre 1996 la datrice di lavoro aveva assegnato gli attuali ricorrenti ad uno stabilimento diverso da quello di provenienza, cos� violando l'articolo 18 citato, con la conseguenza che essi, a differenza dei colleghi appartenenti a quest'ultimo stabilimento, erano stati collocati prima in contratto di solidariet� e poi in cassa integrazione guadagni ed avevano cos� subito una perdita economica.
Tanto esposto, i ricorrenti chiedevano l'annullamento sia del provvedimento del dicembre 1996 sia delle collocazioni ora dette, nonch� la condanna della spa Fiat auto a pagare le differenze retributive con rivalutazione ed interessi.
Il collegio d'appello osservava che i lavoratori, provenienti dall'unit� produttiva "enti centrali", erano stati, in sede di reintegrazione ex articolo 18 citato, assegnati alle diverse unit� produttive "carrozzeria" e "meccaniche" e che tale assegnazione violava la disposizione di legge ora citata giacch� questa, nel prevedere la reintegrazione del lavoratore nel luogo e nelle mansioni originarie, permetteva bens� al datore di lavoro di effettuare mutamenti ma solo per cause preesistenti all'ordine giudiziale di reintegrazione e non comprendenti l'avvenuta assegnazione di altri lavoratori ai posti gi� occupati dai licenziati, ci� che si era verificato nel caso di specie, con conseguente danno per gli attuali appellati.
Contro questa sentenza ricorrono per cassazione in via principale le societ� per azioni Fiat auto partecipazioni (attuale denominazione di Fiat auto spa) e Fiat auto (che si definisce successore a titolo particolare nel diritto controverso) e in via incidentale Ciro Collaro ed altri.
Col primo motivo le ricorrenti principali lamentano vizi di motivazione, dati dal non avere la sentenza impugnata chiarito se, in sede di reintegrazione ex articolo 18 legge 300/70, il datore di lavoro possa assegnare il lavoratore illegittimamente licenziato a mansione diversa purch� equivalente secondo la previsione dell'articolo 2103 c.c., ossia senza bisogno di giustificazione, oppure se anche tale mutamento di mansione debba essere giustificato, come il trasferimento ad altra unit� produttiva, da ragioni tecniche, organizzative e produttive.
Col secondo motivo esse deducono ancora il vizio di motivazione, in realt� sostenendo la violazione dell'articolo 2103 citato, per avere il tribunale escluso che tra le ragioni organizzative, giustificative dello ius variandi spettante all'imprenditore, stia l'avvenuta occupazione dei posti gi� spettanti ai lavoratori licenziati.
Col terzo motivo la carenza di motivazione viene ravvisata dalle ricorrenti nel non avere il giudice d'appello precisato se nella specie siasi trattato di semplice mutamento delle mansioni o di trasferimento ad altra unit� produttiva.
Col quarto motivo esse, evocando l'articolo 2103 citato, sostengono che il semplice mutamento di mansioni, purch� equivalenti, non deve essere giustificato dall'imprenditore.
I quattro motivi, oggetto di esame unitario perch� connessi, sono privi di fondamento.
La norma da tener presente in sede di scrutinio � anzitutto l'articolo 18, primo comma, legge 300/70, secondo cui il giudice con la sentenza dichiarativa dell'inefficacia del licenziamento "ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro". L'articolo 2103 c.c. contiene due disposizioni che qui interessano: il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali � stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. "Il lavoratore non pu� essere trasferito da una unit� produttiva ad un'altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive".
Unit� produttiva � ogni articolazione autonoma dell'azienda avente, sotto il profilo funzionale e finalistico, idoneit� ad esplicare in tutto o in parte l'attivit� di produzione di beni o servizi (Cassazione 5920/87; 7196/96) ossia ogni sede, stabilimento, filiale o reparto autonomo (articolo 35 legge 300/70; Cassazione 5153/92).
L'ottemperanza del datore di lavoro all'ordine giudiziale di reintegrazione implica il ripristino della posizione del lavoro del dipendente illegittimamente licenziato, la cui riammissione in servizio deve quindi avvenire nel luogo e nelle mansioni originarie (Cassazione 5993/95). Il lavoratore deve cos� conseguire la medesima utilit�, patrimoniale e non patrimoniale, di cui gi� fruiva dell'illegittimo licenziamento.
Ne consegue la possibilit� di trasferimento da una ad altra unit� produttiva in presenza di sufficienti ragioni tecniche, organizzative e produttive, tra le quali non rientrava tuttavia la sostituzione del lavoratore licenziato con altro, sostituzione che deve ritenersi provvisoria e condizionata alla definitiva reiezione giudiziale dell'impugnativa del licenziamento, onde il sopravvenuto ordine di reintegrazione ex articolo 18 citato impone al datore, quali che siano gli impegni da lui assunti verso il sostituto, di riammettere il licenziato nello stesso posto precedentemente occupato (Cassazione 3758/87; 77/1998; 13727/00).
Per l'assegnazione a mansioni equivalenti e retribuite in almeno pari misura l'articolo 2103 citato non richiede, come s'� visto, le ragioni tecniche, organizzative e produttive, con la conseguenza che essa � frutto dell'esercizio libero dell'iniziativa economica, spettante all'imprenditore ai sensi dell'articolo 41 Cost.
Tale libert� non pu� per� tradursi in mero arbitrio onde essa va esercitata nei limiti di legge, le cui disposizioni imperative non possono essere dall'imprenditore n� violate n� eluse. Le sue determinazioni in ordine alla gestione dell'impresa non sono perci� sindacabili nella loro opportunit� dal giudice, il quale pu� verificare solo la corrispondenza allo scopo dichiarato ed il messo causale col provvedimento in concreto adottato (Cassazione 6408/93; 11634/98; 27/2001; 9310/01).
Ci� significa, quanto all'assegnazione a mansione equivalente, che non sempre sono legittimi i cosiddetti passaggi orizzontali nell'ambito della medesima categoria contrattuale. Cos� quando il passaggio cagioni la vanificazione della professionalit� acquisita (Cassazione 1038/85; 539/88; 4561/95; 3340/96; 5162/97; 10775/97; 1615/98), oppure diminuisca l'autonomia e la discrezionalit� del lavoratore o, ancora, ne pregiudichi gli sviluppi di carriera (Cassazione 6565/85; 87/1987; 10333/97) o comporti una prestazione lavorativa pi� pesante o rischiosa (Cassazione 5921/84).
In tutti questi esempi l'esercizio della libert� d'impresa si traduce in un'elusione dell'articolo 2103 citato, secondo cui il passaggio ad altre mansioni � lecito quando queste siano effettivamente e non solo formalmente equivalenti e non anche quando esso si risolva comunque in una perdita per il lavoratore.
Nel caso di specie il tribunale ha incensurabilmente accertato in fatto che gli attuali controricorrenti furono trasferiti da una ad altra unit� produttiva (dalla "enti centrali" alla "carrozzeria" o alla "meccaniche"), che il trasferimento venne giustificato solo con la sostituzione, nei posti gi� occupati, dei lavoratori licenziati con altri, e che esso comport� per i licenziati il danno patrimoniale da collocazione prima in contratto di solidariet� e poi in cassa integrazione guadagni.
Nel considerare illegittimo tale trasferimento il collegio di merito si � esattamente uniformato alle massime di questa corte sopra riportate onde si rivelano non fondate le doglianze delle ricorrenti principali.
Il motivo � fondato poich� detta disposizione � stata dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale con sentenza 459/00 limitatamente alle parole "e privati". Stante l'effetto retroattivo delle pronunce di illegittimit� costituzionale e trattandosi qui di rapporti di lavoro pacificamente privati e non esauriti, ossia ancora sub iudice quando � stata pubblicata la sentenza ora citata, la decisione del tribunale di Milano deve essere cassata sul punto.
Non essendo necessari nuovi accertamenti di fatto la corte, ai sensi dell'articolo 384, primo comma, c.p.c., pu� decidere nel merito, condannando la spa Fiat auto a pagare ai ricorrenti incidentali interessi e rivalutazione delle somme dovute.
Il fatto che il motivo del ricorso sia stato accolto per ius superveniens induce a mantenere ferma la parziale compensazione delle spese del grado di appello, gi� decisa dal tribunale.
Con ci� rimane assorbito il secondo motivo del ricorso incidentale, concernente appunto la detta compensazione.
La statuizione pretorile sulle spese del giudizio di primo grado pu� parimenti rimanere ferma, mentre per questa fase di legittimit� vale il criterio della soccombenza di cui all'articolo 91 c.p.c.
La corte, riuniti i ricorsi, rigetta quello principale, accoglie il primo motivo di quello incidentale e dichiara assorbito il secondo, cassa in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, condanna la Fiat auto partecipazioni spa e la Fiat auto spa in solido a pagare agli attuali ricorrenti incidentali interessi e rivalutazione ex articolo 429 c.p.c. sulle somme capitali; conferma la statuizione dei giudici di merito sulle spese e condanna le ricorrenti principali in solido a pagare le spese di questo giudizio di legittimit� in euro 13,00, oltre ad euro 3.500,00 per onorario.

References: sentenza 
 articolo 18
 sentenza 
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 articolo 18
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 articolo 18
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 429