Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/febbraio05_2.htm
Timestamp: 2018-04-19 17:31:03+00:00

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2) Trib Milano 29/5/1976 (decreto)... pro
3) Trib Genova 5/5/1987 (decreto)... contro .. pres. Salafia
• le funzioni di "trustee" ai sensi dell’art. 7 della convenzione sulla legge applicabile ai trusts e nel loro riconoscimento adattato a l’Aja il 1° luglio 1985 e ratificata con legge 16 ottobre 1989, n. 364;
I rapporti di amministrazione intrattenuti con società fiduciarie, allorché hanno ad oggetto titoli, rientrano fra quelli per i quali il contribuente può optare per il c.d. "regime del risparmio amministrato" di cui all’art. 6 del d.lgs. 21 novembre 1997, n. 461: in particolare, l’intestazione fiduciaria di quote di società a responsabilità limitata è l’unico strumento che legalmente consente ai legittimi proprietari la massima discrezione, pur usufruendo dei benefici fiscali del "risparmio amministrato".
Sulla natura dell’oggetto sociale è intervenuto il Parere del Consiglio di Stato, sez. III, del 15/12/1987: “Le società fiduciarie e quelle di revisione, ai sensi degli art. 1, 1° e 2° comma, l. 23 novembre 1939, n. 1966 e 2, l. 23 novembre 1939, n. 1815, devono svolgere attività limitate, rispettivamente, all'amministrazione di beni per conto terzi e rappresentanza di portatori di azioni ed obbligazioni, ed all'organizzazione e revisione contabile delle società, con esclusione di attività riservate alla specifica competenza di professionisti iscritti negli albi; pertanto, le dette società non possono svolgere attività di consulenza professionale, in via autonoma, né possono assistere e rappresentare i terzi per la soluzione di problemi di natura amministrativa, contabile e tributaria”.
Sul concetto di consulenza, strumentale e tut’altro che svincolato dall’ambito relativo all’oggetto sociale è intervenuta la Corte di Cassazione il 30 gen. 1985, n. 566: “Le società delle quali, a norma dell'art. 2, l. 23 novembre 1939, n. 1815 è vietata la costituzione, sono soltanto quelle la cui attività corrisponda alle prestazioni che possono essere fornite individualmente o congiuntamente da uno o più esercenti le professioni intellettuali per le quali è richiesta l'iscrizione in appositi albi o elenchi sulla base di titoli di abilitazione o di altri requisiti legali di regola accertati da ordini, collegi od associazioni professionali sotto la vigilanza dello stato (art. 2229 c.c.), con la conseguenza che devono ritenersi, invece, non comprese nel detto divieto le attività ausiliarie di informazione, consulenza ed assistenza le quali per natura, caratteristiche e finalità non si risolvono nell'esercizio delle sopraindicate professioni intellettuali, risultando un prodotto (od una nuova utilità) della cosiddetta impresa di servizio (nella specie: in applicazione del surriportato principio, la corte suprema ha ritenuto corretta la decisione di appello che aveva escluso la nullità del contratto con cui una società americana si era obbligata a fornire a un committente italiano un servizio di tipo imprenditoriale, in cui l'opera intellettuale dei professionisti, architetti e ingegneri, non costituiva l'oggetto del contratto stesso, ma si presentava come un apporto concorrente alla prestazione del detto servizio)”.
Nel rapporto di gestione il cliente non incarica il gestore di compiere un'unica e determinata operazione di negoziazione, bensì gli attribuisce la facoltà di compiere un numero indeterminato di operazioni di investimento o disinvestimento, avendo come scopo quello della gestione complessiva di più operazioni, discrezionalmente effettuate dal gestore di propria iniziativa e non il risultato economico di ciascun operazione di negoziazione: il fine è conseguire per il cliente il reddito ottimale.
1. Trib di Roma 25/2/1985: “ai fini dell'individuazione del giudice territorialmente competente per la dichiarazione di fallimento di una società occorre fare riferimento al luogo ove è fissata la sede legale della società medesima anche nel caso in cui l'attività esecutiva si esplichi in altro luogo, senza che ivi esista un'autonoma sede” e nega che la società fiduciaria di fatto sia tale per la Tecfinance Spa ed anzi la qualifica come società finanziaria e come tale soggetta al fallimento.
2. Trib. di Roma 3 luglio 1987: “Anche alle società e agli enti che, senza essere autorizzati ai sensi della l. 23 novembre 1939, n. 1966, svolgono attività propria di società fiduciaria si applica la disposizione di cui all'art. 4-bis, l. 13 aprile 1987, n. 148; pertanto, le procedure di fallimento alle quali tali soggetti siano già sottoposti devono essere convertite in procedure di liquidazione coatta amministrativa” attribuendo alla Tecfinance la qualifica di società fiduciaria di fatto per avere svolto attività propria di società fiduciaria.
3. Trib di Roma 11/4/1990 che esordisce: “a seguito dell'abrogazione dell'art. 45 t. u. sull'esercizio delle assicurazioni private per effetto del d. l. n. 27/1987 convertito in l. n. 148/1987 l'attività di gestione fiduciaria di fatto non è configurabile” e definisce il concetto di amministrazione dei beni per conto dei terzi e la rappresentanza dei portatori di azioni e di obbligazioni con conseguente distinzione fra l’aspetto di “mera amministrazione” e di “amministrazione dinamica”
1) Corte Cassazione 29/11/1983 n.7152 sull’applicazione dell’art. 2362 c.c. e la natura dell’intento elusivo nel mantenimento di una parte di minoranza nel capitale sociale: “Con l'intestazione fiduciaria di titoli azionari si realizza un fenomeno di interposizione reale, mediante il quale l'interposto acquista effettivamente la titolarità delle azioni, ma, in virtù di un rapporto interno con l'interponente, di natura obbligatoria, è tenuto ad osservare un certo comportamento convenuto con il fiduciante ed a retrocedere i titoli a quest'ultimo in seguito al verificarsi di una situazione determinante il venir meno della causa fiduciae, e siffatto obbligo è coercibile non solo con l'ordinaria azione risarcitoria, ma anche con l'azione diretta all'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere un contratto, assumendo in tal modo l'interponente una posizione di sostanziale effettiva disponibilità dei titoli fiduciariamente trasferiti o intestati all'interposto; pertanto, se con l'intestazione fiduciaria si realizzi da parte del fiduciante la disponibilità dell'intero capitale azionario, e sia attuata al fine di sottrarre il medesimo alla responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, sancita dall'art. 2362 c. c. a carico dell'unico azionista, si ha un contratto in frode alla legge, dotato di sufficiente funzionalità ed efficacia rispetto all'intento voluto dalle parti di eludere l'applicazione della norma imperativa dell'art. 2362 c. c., ed esso è, come tale, colpito da nullità ai sensi dell'art. 1344 c. c., con la conseguente applicazione della norma fraudolentemente elusa (nella specie: i giudici del merito, ritenuto che l'azionista di una società aveva ridotto la sua partecipazione sociale ad una misura infinitesimale, pur continuando a mantenere la titolarità delle azioni, a titolo meramente fiduciario, per assicurare all'altro socio, che disponeva sostanzialmente dell'intero capitale azionario, l'esenzione dalla responsabilità personale per le obbligazioni della società, avevano dichiarato nulla tale intestazione fiduciaria, perché in frode alla norma imperativa dell'art. 2362 c. c., con la conseguente affermazione di responsabilità del socio fiduciante verso un creditore sociale; la suprema corte ha ritenuto corretta tale statuizione ed enunciato il principio di cui in massima). La responsabilità per le obbligazioni sociali, insorte durante il periodo in cui un solo socio detenga l'intero capitale sociale, opera anche nell'ipotesi in cui unico azionista sia una società di capitali. Anche l'interposizione reale nell'intestazione di un pacchetto azionario, qualora consenta al fiduciante di detenere l'effettiva disponibilità dell'intero capitale sociale e sia preordinata alla elusione della norma imperativa dell'art. 2362 c. c., è nulla in quanto negozio in frode alla legge, con conseguente responsabilità illimitata del fiduciante, a titolo di unico azionista, per tutte le obbligazioni sociali insorte nel periodo (nella specie: l'interposizione reale e l'intento fraudolento furono tratti da: a) l'irrilevanza della partecipazione sociale dell'interposto, zero virgola zerotrecentocinquantasette per cento; b) dalla presenza di questi nei consigli di amministrazione della società interponente e delle altre società da questa controllate). Ai fini della responsabilità dell'unico azionista di società per azioni, l'interposizione reale di persona intestataria di azioni deve essere equiparata alla interposizione fittizia, in quanto attuata in frode alla legge e pertanto nulla”.
3) Appello di Milano 31/10/1989: “La cessione del credito rientra fra i negozi a causa variabile e perciò può essere stipulata anche a fine di garanzia, dando ugualmente luogo alla trasmissione immediata della titolarità del credito ceduto; in tal caso si ha un eccesso del mezzo che caratterizza il negozio riconducendolo tra quelli indiretti, ma non una diversa figura negoziale e per effetto della cessione il credito ceduto entra nel patrimonio del cessionario, e diventa un credito proprio di quell'ultimo, sicché il non avere costui iniziato o proseguito le istanze contro il debitore ceduto costituisce un comportamento d'inerzia concretante la condizione richiesta dall'art. 2900 c. c.” e Appello di Milano 3/7/1992: “In assenza di prova contraria, l'intestazione fiduciaria di azioni si deve qualificare quale fenomeno di interposizione reale in forza del quale il fiduciario diviene il reale titolare della posizione giuridica a lui intestata mentre il fiduciante resta titolare di un diritto di credito azionabile non nei confronti di terzi, ma del solo fiduciario qualora egli venga meno all'obbligo di gestire la partecipazione nell'interesse del fiduciante e di ritrasferirgli i titoli ove lo richieda. L'intestazione fiduciaria di partecipazioni societarie ha come effetto ordinario che il fiduciario diventi il reale titolare della posizione giuridica a lui intestata e che contestualmente assuma verso il fiduciante l'obbligo di gestire tale partecipazione nell'interesse del fiduciante stesso e di ritrasferirgliela quando quest'ultimo lo richieda. In caso di intestazione fiduciaria di azioni, la violazione del pactum fiduciae effettuata mediante il ritrasferimento delle azioni a persona diversa dal fiduciante, è contrastabile unicamente mediante forme di tutela obbligatoria da far valere nei confronti del fiduciario inadempiente e non può fondare un'azione di rivendicazione del diritto di proprietà sulle azioni. Nel trasferimento fiduciario di azioni si presume che venga trasferito il diritto di proprietà a meno che non venga specificamente provato che il negozio intercorso comportasse l'attribuzione al fiduciario della mera legittimazione all'esercizio dei diritti incorporati nelle azioni con mantenimento della titolarità in capo al fiduciante. L'intestazione fiduciaria di quote o azioni ha l'effetto di far divenire il fiduciario reale titolare, con le conseguenze che la violazione del "pactum fiduciae"; consistente nel trasferimento delle quote o azioni a terzi, può dare luogo solo a forme di tutela obbligatoria”. sull’intestazione fiduciaria come passaggio o meno di proprietà della titolarità sulla partecipazione azionaria.
3) Cass. 9 dicembre 1982, n. 6712: “La responsabilità dell'unico azionista, sia esso persona fisica o persona giuridica, per le obbligazioni sociali, prevista dall'art. 2362 c. c., integra un'eccezionale deroga al principio della responsabilità esclusiva della società di capitali per i propri debiti, la quale postula la mancanza della pluralità dei soci, non sotto il profilo economico, quanto sotto quello giuridico; la suddetta norma, pertanto, non trova applicazione quando le azioni appartengano a due o più soci, realmente e non fittiziamente, mentre resta a tal fine irrilevante l'eventuale posizione dominante di uno dei soci stessi, ancorché essa derivi, per il caso in cui i soci siano a loro volta società, dalla concentrazione in uniche mani delle rispettive azioni. La disposizione dell'art. 2362 c. c., va applicata anche nell'ipotesi in cui unico azionista sia una persona giuridica (nella specie: una società per azioni). La responsabilità illimitata prevista dall'art. 2362 c. c. si verifica solo quando tutte le azioni della società vengano a concentrarsi nelle mani di un unico socio, e non quando uno dei soci si trovi in posizione dominante riguardo alla volontà gestionale e agli effetti patrimoniali della gestione stessa, e nemmeno se il pacchetto azionario di una seconda (o di altre) società risultanti fra i soci sia posseduta totalitariamente dal socio dominante”.
4) Cass. 29 novembre 1983, n. 7152 : «La disposizione dell'art. 2362 c. c., che sancisce la responsabilità illimitata dell'unico azionista per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui le azioni risultano essergli appartenute, è applicabile anche nell'ipotesi in cui unico azionista sia una persona giuridica. Con l'intestazione fiduciaria di titoli azionari si realizza un fenomeno di interposizione reale, mediante il quale l'interposto acquista effettivamente la titolarità delle azioni, ma, in virtù di un rapporto interno con l'interponente, di natura obbligatoria, è tenuto ad osservare un certo comportamento convenuto con il fiduciante ed a retrocedere i titoli a quest'ultimo in seguito al verificarsi di una situazione determinante il venir meno della causa fiduciae, e siffatto obbligo è coercibile non solo con l'ordinaria azione risarcitoria, ma anche con l'azione diretta all'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere un contratto, assumendo in tal modo l'interponente una posizione di sostanziale effettiva disponibilità dei titoli fiduciariamente trasferiti o intestati all'interposto; pertanto, se con l'intestazione fiduciaria si realizzi da parte del fiduciante la disponibilità dell'intero capitale azionario, e sia attuata al fine di sottrarre il medesimo alla responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, sancita dall'art. 2362 c. c. a carico dell'unico azionista, si ha un contratto in frode alla legge, dotato di sufficiente funzionalità ed efficacia rispetto all'intento voluto dalle parti di eludere l'applicazione della norma imperativa dell'art. 2362 c. c., ed esso è, come tale, colpito da nullità ai sensi dell'art. 1344 c. c., con la conseguente applicazione della norma fraudolentemente elusa (nella specie: i giudici del merito, ritenuto che l'azionista di una società aveva ridotto la sua partecipazione sociale ad una misura infinitesimale, pur continuando a mantenere la titolarità delle azioni, a titolo meramente fiduciario, per assicurare all'altro socio, che disponeva sostanzialmente dell'intero capitale azionario, l'esenzione dalla responsabilità personale per le obbligazioni della società, avevano dichiarato nulla tale intestazione fiduciaria, perché in frode alla norma imperativa dell'art. 2362 c. c., con la conseguente affermazione di responsabilità del socio fiduciante verso un creditore sociale; la suprema corte ha ritenuto corretta tale statuizione ed enunciato il principio di cui in massima). La responsabilità per le obbligazioni sociali, insorte durante il periodo in cui un solo socio detenga l'intero capitale sociale, opera anche nell'ipotesi in cui unico azionista sia una società di capitali. Anche l'interposizione reale nell'intestazione di un pacchetto azionario, qualora consenta al fiduciante di detenere l'effettiva disponibilità dell'intero capitale sociale e sia preordinata alla elusione della norma imperativa dell'art. 2362 c. c., è nulla in quanto negozio in frode alla legge, con conseguente responsabilità illimitata del fiduciante, a titolo di unico azionista, per tutte le obbligazioni sociali insorte nel periodo (nella specie: l'interposizione reale e l'intento fraudolento furono tratti da: a) l'irrilevanza della partecipazione sociale dell'interposto, zero virgola zerotrecentocinquantasette per cento; b) dalla presenza di questi nei consigli di amministrazione della società interponente e delle altre società da questa controllate). Ai fini della responsabilità dell'unico azionista di società per azioni, l'interposizione reale di persona intestataria di azioni deve essere equiparata alla interposizione fittizia, in quanto attuata in frode alla legge e pertanto nulla. La disposizione dell'art. 2362 c. c., sulla responsabilità illimitata dell'unico azionista per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui le azioni risultano essergli appartenute, è applicabile anche nella ipotesi in cui unico azionista sia una persona giuridica”.
5) Cass. 9 maggio 1985, n. 2879: “Con riguardo alle cosiddette lettere di <patronage>, che una società capogruppo o controllante indirizzi ad una banca, affinché questa conceda, mantenga o rinnovi un credito a favore di una società controllata, l'indagine diretta a stabilire se le lettere medesime si limitino a contenere dati e notizie sulla situazione del gruppo o sul rapporto di controllo, rilevanti al solo fine di mettere la banca in condizione di valutare adeguatamente l'opportunità di riconoscere detto credito, ovvero implichino anche l'assunzione di garanzia fideiussoria per i debiti della società controllata, si traduce in un accertamento di merito, come tale insindacabile in sede di legittimità, se correttamente ed adeguatamente motivato. La responsabilità dell'unico azionista, sia esso persona fisica o persona giuridica, per le obbligazioni sociali, prevista dall'art. 2362, c. c., integra un'eccezionale deroga al principio della responsabilità esclusiva della società di capitali per i propri debiti, e presuppone la mancanza di una pluralità di soci, sotto il profilo giuridico, non sotto il mero profilo economico; pertanto, qualora due società per azioni, la prima delle quali abbia nelle proprie mani l'intero pacchetto azionario dell'altra, siano i soli soci di una terza società per azioni, la responsabilità della prima società per le obbligazioni di quest'ultima, in applicazione della citata norma, può essere affermata esclusivamente ove ad essa società risultino in effetti appartenere tutte le azioni della società debitrice in conseguenza del carattere fittizio o fraudolento dell'intestazione di alcune azioni alla seconda società, atteso che, difettando siffatta situazione, il semplice controllo che la prima società è in grado di svolgere sulla seconda non interferisce sulla diversità delle rispettive personalità giuridiche e sull'autonomia dei rispettivi patrimoni e, quindi, non consente di negare la presenza di una pluralità di soci, ostativa all'operatività dell'art. 2362, c. c.”
6) Cass. 9 gennaio 1987, n. 73: “è responsabile illimitatamente ai sensi dell'art. 2362 c. c., il socio titolare della quasi totalità delle azioni allorquando venga fornita la prova dell'intestazione fittizia ad un terzo delle residue azioni al fine di eludere l'applicazione della stessa norma (ratio decidendi). L'art. 2362 c. c., che stabilisce la responsabilità illimitata del socio unico azionista per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui le azioni risultavano concentrate in una sola mano non è applicabile nel caso in cui le azioni della società appartengono non già ad una persona fisica ma ad un'altra società di capitali (obiter dictum).”
1) Pretore Roma 30/4/1983: “In ipotesi di intestazione fiduciaria, grava sia sulla società fiduciante sia sulla società fiduciaria l'obbligo imposto alle società di capitali di comunicare alla commissione nazionale per le società e la borsa la partecipazione rilevante in società per azioni quotate in borsa e le variazioni di detta partecipazione”.
2) Tribunale Penale di Milano 9/2/1980: “Intercorrendo fra le parti un negozio fiduciario di trasferimento di titoli azionari (nella specie: nell'ambito di aumento di capitale), non può sussistere alcuna appropriazione indebita né da parte del fiduciario infedele né da parte del terzo acquirente, generandosi in tal caso soltanto una responsabilità per danni del fiduciario nei confronti del fiduciante” e App. Milano 24/11/1981: “Stante il principio della nominatività delle azioni, l'acquisto e il trasferimento della proprietà non può avvenire che nei modi di legge; pertanto il pactum fiduciae, comunque lo si voglia intendere, non può che creare un'obbligazione del fiduciario non opponibile ai terzi che nelle forme di legge acquistino”.
4) Tribunale di Roma 26/10/1991: la gestione fiduciaria di titoli affidata all’agente di cambio: “Qualora l'agente di cambio non si limiti ad acquistare o vendere titoli in nome e per conto di clienti, ma eserciti un'attività connessa all'affidamento dei titoli medesimi da parte dei clienti e diretta ad utilizzarli a suo piacimento e secondo propri criteri di convenienza, pone in essere una gestione fiduciaria che si traduce in un'attività di intermediazione finanziaria, con la conseguenza che in tal caso si configura, agli effetti di cui all'art. 160 l. fall., l'obbligo per tale soggetto di tenere regolarmente i libri e le altre scritture contabili previste dagli art. 2214 e 2215 c. c. Ai fini dell'ammissibilità al concordato preventivo, è necessario che l'imprenditore si obblighi al soddisfacimento delle obbligazioni assistite da un diritto di prelazione nel loro intero ammontare e non nel limite del valore dei beni su cui deve esercitarsi la prelazione medesima. Il decreto con cui il tribunale rigetta la domanda di ammissione al concordato preventivo non è autonomamente impugnabile col ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 111 cost., in quanto le eventuali doglianze che si intendono muovere a tale provvedimento devono essere proposte mediante opposizione, ai sensi dell'art. 18 l. fall.”
2) Trib. Milano 7/3/1985: “Ha natura fiduciaria il contratto con il quale il titolare delle quote del capitale di una srl le trasferisce in proprietà al proprio creditore, con il patto di retrocessione nel caso di adempimento entro un termine convenuto dall'obbligazione assunta a favore del predetto creditore contestualmente alla stipulazione del negozio di trasferimento delle quote”.
Il DDL predisposto dal Ministero dell'Industria introduce importanti novità. Il testo dell'art. 5 "Scritture contabili" è, nella attuale stesura, il seguente:
"A partire dall'entrata in vigore della presente legge, le società fiduciarie oltre alle scritture sociali prescritte dal codice civile, debbono tenere il libro cronologico dei fiducianti, dal quale risultino gli incarichi conferiti. Per ciascun incarico deve essere tenuto a disposizione un prospetto analitico che evidenzi i beni assunti in gestione e le successive variazioni.
Relativamente al denaro ed agli altri valori fungibili, le annotazioni di cui al comma precedente devono indicare anche domiciliazione, numero e conto del deposito. Al bilancio d'esercizio deve essere allegato un riepilogo dei beni in amministrazione in base al modello da emanarsi con decreto del Ministero dell'Industria, del commercio e dell'artigianato, sentita la commissione consultiva di cui al successivo art. 9. Le società di revisione debbono tenere il libro cronologico degli incarichi.
Per i libri cronologici dei fiducianti e degli incarichi di cui ai commi precedenti, si applicano le disposizioni dell'ultimo comma dell'art. 2421 del codice civile. Le società costituite all'estero ed autorizzate ai sensi del precedente articolo 3 debbono redigere il bilancio relativo alla stabile organizzazione operante nel territorio della Repubblica".
• la data e il titolo dell'operazione;
• il numero progressivo dell'operazione;
• l'oggetto del mandato.

References: art. 1
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 2214
 art. 9
 articolo 3