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Timestamp: 2020-08-12 21:56:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25084 del 24/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25084 del 24/10/2017
Cassazione civile, sez. III, 24/10/2017, (ud. 20/01/2017, dep.24/10/2017), n. 25084
sul ricorso 16751-2014 proposto da:
USL N (OMISSIS) GESTIONE LIQUIDATORIA in persona del Commissario
Liquidatore – Direttore Generale della A.S.L. CASERTA (OMISSIS)
Dott. M.P., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE
MILIZIE 22, presso lo studio dell’avvocato ANDREA RICCIO,
rappresentata e difesa dall’avvocato INNOCENZO MILITERNI giusta
COOPERATIVA LAVORO E GIUSTIZIA SCRL;
COOPERATIVA LAVORO E GIUSTIZIA a m.p. in persona del suo presidente e
legale rappresentante pro tempore C.G., domiciliata ex
lege, in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE,
rappresentata e difesa dall’avvocato GIOVANNA PAGNOZZI, RENATO
ANGELONE giusta procura speciale a margine del controricorso e
GESTIONE LIQUIDATORIA USL (OMISSIS) CASERTA;
avverso la sentenza n. 126/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
20/01/2017 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVIERI;
subordine rigetto ricorso principale; rigetto ricorso incidentale;
udito l’Avvocato ANDREA RICCIO per delega.
La Corte di appello di Napoli, con sentenza 15.1.2014 n. 126, ha rigettato la impugnazione, proposta dalla USL (OMISSIS) Caserta Gestione Liquidatoria avverso la decisione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che aveva rigettato le domande di condanna alla ripetizione di somme versate in esecuzione di atto di transazione e che erano state già corrisposte al creditore Cooperativa Lavoro e Giustizia s.c. a r.l., rilevando:
– che alcun pregiudizio all’esercizio di difesa era derivato all’ente pubblico nè quest’ultimo lo aveva allegato – dal tardivo deposito della comparsa conclusionale in primo grado, eseguita dalla controparte Cooperativa Lavoro e Giustizia;
– che la generica individuazione, nell’atto transattivo stipulato in data 20.12.1993, dei titoli (vari ricorsi per decreti ingiuntivi notificati) relativi alla pretesa vantata dalla Cooperativa per prestazioni di servizi, non consentiva di riscontrare la tesi difensiva dell’appellante secondo cui il credito risultante da tale transazione, per il quale era stata versata alla Cooperativa la relativa somma, corrispondeva ad un credito già in precedenza soddisfatto;
– che dalla scrittura privata si evinceva soltanto la esistenza di un credito ancora insoddisfatto, cui corrispondeva l’impegno assunto dalla Cooperativa di rinunziare a future liti o procedimenti esecutivi, mentre le altre risultanze istruttorie, da cui emergeva il frazionamento del credito per corrispettivi ed i parziali pagamenti eseguiti dalla Azienda USL negli anni 1991 e 1992, fornivano riscontri della esistenza di un importo residuo ancora insoluto che giustificava la stipula della transazione;
– che la fattura n. (OMISSIS), riepilogativa di precedenti fatture “provvisorie” già estinte mediante pagamento, non dimostrava che tali importi fossero stati ricompresi nel complessivo ammontare del credito oggetto della transazione;
– che l’atto transattivo era esente da vizi di nullità ed annullabilità.
La sentenza d’appello, notificata in data 18.4.2014, è stata impugnata per cassazione dalla USL (OMISSIS) con ricorso, notificato il 18.6.2014, con il quale sono stati dedotti cinque motivi, illustrati da memoria ex art. 378 c.p.c..
Resiste la Cooperativa con controricorso e ricorso incidentale affidato ad un unico motivo, illustrato da memoria ex art. 378 c.p.c..
Tutti i motivi, infatti, ruotano interno al presupposto di fatto secondo cui l’importo del credito oggetto della transazione fosse stato già corrisposto in esecuzione del decreto ingiuntivo n. 400/91 recante la somma di Lire 217.284.960.
Tale allegazione è stata oggetto di specifico esame da parte della Corte di appello che ha ritenuto non supportata da prove decisive la ricostruzione in fatto operata dall’appellante, rilevando, da un lato che l’atto di transazione indicava genericamente dovuto il credito in relazione “a vari ricorsi per decreti ingiuntivi” notificati dalla Cooperativa; e dall’altro fornendo una interpretazione della volontà espressa dalle parti del negozio transattivo, laddove la rinuncia a proporre future liti od a proseguire quelle in corso implicava appunto la attuale esistenza di crediti monitori ancora insoluti, mentre la sequenza cronologica di pagamenti parziali eseguiti dalla Azienda USL nel corso degli anni 1991 e 1992 sia spontaneamente che in esecuzione di titoli giudiziali, forniva riscontro probatorio alla attuale esistenza di un residuo credito vantato dalla Cooperativa al momento della stipula dell’accordo transattivo, mentre la mera coincidenza tra l’importo del credito vantato dalla Cooperativa in base all’accordo e la sommatoria di altri importi risultanti da una serie di fatture non costituiva elemento dirimente per ritenere il primo già interamente soddisfatto.
Tale accertamento in fatto non viene scalfito dai motivi di ricorso che deducono vizi attinenti attività di giudizio costituenti un mero “posterius” rispetto al fatto indimostrato, secondo l’accertamento di merito compiuto dal Giudice di appello, che vi sarebbe stata piena coincidenza tra il credito indicato nel decreto ingiuntivo n. 400/1991 e quello indicato nell’atto di transazione, nonchè una duplicazione di pagamenti relativi ai predetti importi. Mentre laddove viene dedotto il vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la ricorrente omette del tutto di indicare il fatto storico decisivo che la Corte territoriale avrebbe del tutto trascurato, limitandosi a criticare in ammissibilmente – la valutazione di risultanze istruttorie tutte già considerate dal Giudice di merito.
Primo motivo: vizio per errores in judicando (errata applicazione degli artt. 1362 e 2033 c.c.) e vizio di omessa motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Il motivo è inammissibile si rinnovano le stesse argomentazioni in fatto svolte nel giudizio di merito e si richiede una diversa valutazione delle stesse da contrapporre meramente alla ricostruzione dei fatti e della volontà negoziale operata dal Giudice di merito: se ci riferiamo al novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 manca del tutto la indicazione del “fatto storico decisivo” che la Corte d’appello avrebbe omesso di rilevare e considerare.
La critica alla “errata” applicazione del canone interpretativo ex art. 1362 c.c. è inammissibile, in quanto tende a sindacare il risultato interpretativo cui è pervenuto il Giudicante, limitandosi a riprodurre una serie di precedenti giurisprudenziali che non intaccano la decisione impugnata e venendo a prospettare una diversa soluzione che non inficia la interpretazione della volontà negoziale espressa dalle parti del contratto di transazione. Il Giudice di appello ha desunto la volontà negoziale dal testo dell’accordo privilegiando il significato reso palese dalle parole, laddove ha inteso che le parti contraenti abbiano voluto: 1-definire l’ammontare del credito, 2-prevedere l’impegno della USL (OMISSIS) di pagare con una riduzione percentuale del 25%, 3-prevedere l’impegno della Cooperativa di astenersi dall’iniziare e proseguire le liti anche in sede esecutiva.
Secondo motivo: vizio di violazione degli artt. 1324 e 1418 c.c. e vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
La ricorrente, nella esposizione divaga ampiamente sulle tesi dottrinarie volte a differenziare il contenuto del negozio di accertamento e del negozio transattivo, al fine di ribadire che quest’ultimo presuppone una lite in atto o potenziale. E’ appena il caso di osservare che se la critica rivolta alla sentenza impugnata, è di non aver rilevato ex officio la nullità (recte: la annullabilità ex art. 1974 c.c.) della transazione, in quanto avente ad oggetto una lite già definita con giudicato – la ricorrente non indica quale sia il giudicato, il riferimento deve intendersi al decreto ingiuntivo n. 400/91 divenuto irrevocabile per mancata opposizione (in relazione al quale è stata esercitata l’azione esecutiva definita con assegnazione delle relative somme), difetta del tutto il requisito di specificità della censura ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, difettando qualsiasi allegazione in ordine alla tempestiva deduzione nei gradi di merito della prova che le parti, al tempo della stipula della transazione, avessero ignorato la esistenza del giudicato.
In ogni caso l’assunto difensivo non inficia l’accertamento in fatto, compiuto dal Giudice di appello, secondo cui difetta la prova che l’importo del predetto decreto ingiuntivo, divenuto irrevocabile, fosse ricompreso nell’importo del credito indicato in transazione, venendo quindi meno l’assunto difensivo della efficacia preclusiva di un preteso giudicato esterno.
Terzo Motivo: vizio di violazione degli artt. 1428,1439,1971,1972,1974 e 1975 c.c., nonchè vizio di omesso od incompleto esame di fatti decisivi ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
La ricorrente censura la sentenza impugnata per non avere rilevato “il chiaro intento fraudolento” della Cooperativa, la cui condotta era diretta a duplicare, tramite la stipula della transazione, il credito ad essa effettivamente spettante e già pagato dalla Azienda USL.
Evidente la inammissibilità della censura per “errores in judicando”, intendendo far valere, invece, la ricorrente un vizio attinente la rilevazione e valutazione dei fatti come dimostrati in giudizio, la censura dedotta ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 si palesa egualmente inammissibile in quanto volta a riproporre i medesimi elementi istruttori già considerati dalla Corte territoriale, per richiedere in sede di legittimità un non consentito nuovo accertamento in fatto.
Quarto motivo: violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 nonchè omesso esame di fatti decisivi.
Quinto motivo: violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e art. 1974 c.c., nonchè vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Entrambi i motivi possono essere oggetto di trattazione unitaria in quanto la ricorrente fa valere la carenza assoluta di motivazione della sentenza in ordine all’errore in cui la Azienda USL sarebbe stata indotta dalla Cooperativa nel concludere la transazione; in ordine al dolo per reticenza della Cooperativa che avrebbe taciuto la precedente soddisfazione del medesimo credito poi oggetto dell’accordo transattivo; in ordine alla omessa rilevazione del preesistente giudicato esterno formatosi sul credito in seguito alla irrevocabilità per mancata opposizione del decreto ingiuntivo n. 400/1991.
Le censure prospettano carenze motivazionali relative ad accertamento di condotte delle parti o di preclusioni da giudicato fondate tutte sul presupposto di fatto indimostrato che vi sia identità tra il credito del decreto ingiuntivo e quello portato dall’atto transattivo: tale circostanza ha costituito esplicito oggetto di esame da parte del Giudice di merito che con apprezzamento di merito insindacabile in sede di legittimità ha negato la sussistenza della prova della detta coincidenza, e la ricorrente non ha indicato alcun elemento fattuale, oggetto di discussione tra le parti e che è stato ritualmente dimostrato in giudizio, del quale la Corte d’appello non avrebbe tenuto conto e che fosse stato debitamente considerato avrebbe con certezza condotto ad una diversa soluzione della controversia.
Difettano, pertanto, i requisiti di accesso di entrambi i motivi al sindacato di legittimità ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
La Cooperativa impugna con l’unico motivo di ricorso incidentale la sentenza di appello per violazione dell’art. 91 c.p.c. e della L. 24 maggio 2012, n. 27, art. 4 nonchè per vizio di omessa motivazione, deducendo la erronea liquidazione delle spese relative al secondo grado di giudizio.
La censura è inammissibile per difetto di specificità ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, non avendo il ricorrente lamentato la violazione dei limiti tariffari minimi dello scaglione relativo al valore della controversia e dunque impedendo alla Corte di verificare in limine alla stregua della compiuta descrizione del fatto processuale la fondatezza della censura. Nè è stato allegato che il Giudice di appello si è discostato dagli importi dei compensi e delle spese indicati nella notula – eventualmente – presentata in quel grado, e dunque neppure è ravvisabile una carenza di motivazione cui nella liquidazione delle spese di lite il Giudice di merito è tenuto laddove intenda determinare in modo diverso gli importi corrispondenti alle singole voci dei compensi e degli esborsi (Corte cass. Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 7293 del 30/03/2011; id. Sez. 3, Sentenza n. 20604 del 14/10/2015).
In conclusione il ricorso principale ed il ricorso incidentale debbono essere rigettati. La Azienda USL n. (OMISSIS) Gestione Liquidatoria va condannata alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in dispositivo.
Condanna la ricorrente principale al pagamento in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale e del ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale e per il ricorso incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

References: Sentenza 
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 sentenza 
 art. 378
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 art. 360
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 art. 360
 art. 1362
 art. 360
 sentenza 
 art. 1974
 art. 366
 art. 360
 sentenza 
 art. 1974
 art. 360
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 art. 360
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 art. 4
 art. 366
 cass. Sez. 
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 art. 13
 art. 1
 art. 13