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Timestamp: 2019-12-09 12:50:55+00:00

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Art. 670 cod. proc. penale: Questioni sul titolo esecutivo | La Legge per tutti
3. Se l’interessato, nel proporre richiesta perchè sia dichiarata la non esecutività del provvedimento, eccepisce che comunque sussistono i presupposti e le condizioni per la restituzione nel termine a norma dell’articolo 175, e la relativa richiesta non è già stata proposta al giudice dell’impugnazione, il giudice dell’esecuzione, se non deve dichiarare la non esecutività del provvedimento, decide sulla restituzione. In tal caso, la richiesta di restituzione nel termine non può essere riproposta al giudice dell’impugnazione. Si applicano le disposizioni dell’articolo 175 commi 7 e 8.
Va accolta la richiesta del soggetto detenuto di revoca dell’ordine di esecuzione ex art. 670 c.p.p.e contestuale remissione in termini per atto di appello allorquando si dimostri che tutte le notifiche siano state espletate presso il difensore di fiducia senza che l’imputato abbia incolpevolmente potuto essere notiziato.
Tribunale Monza 11 settembre 2014
È competente il giudice dell'esecuzione a decidere sulla richiesta di restituzione in termini ex art.175 comma 4 c.p.p. quando la stessa è subordinata all'accertamento della validità o dell'efficacia del titolo esecutivo, comunque contestate dall'istante dovendo farsi applicazione di quanto previsto dall'art. 670 comma 3 c.p.p. Ordina trasmissione degli atti, App. Milano, 02/07/2013
Cassazione penale sez. VI 29 novembre 2013 n. 49876
Il giudice dell'esecuzione, investito della richiesta di sostituzione della pena dell'ergastolo inflitta con sentenza irrevocabile in applicazione dell'art. 7, comma 1 d.l. n. 341 del 2000, dichiarato costituzionalmente illegittimo per violazione dell'art. 117 cost. in riferimento all'art. 7, par. 1, Cedu, con quella temporanea di anni trenta di reclusione, ove riconosca il diritto del condannato a beneficiare di tale trattamento più favorevole, previsto dall'art. 30, comma 1, lett. b), l. n. 479 del 1999, deve provvedere, incidendo sul giudicato, alla sollecitata sostituzione, avvalendosi dei poteri previsti dagli art. 665, 666 e 670 c.p.p.
In tema di esecuzione, anche nel caso in cui la richiesta volta ad ottenere la declaratoria di non esecutività del provvedimento sia dichiarata inammissibile, permane la competenza del giudice dell'esecuzione a provvedere, ai sensi dell'art. 670, comma 3, c.p.p., sulla richiesta che il condannato abbia contestualmente avanzato al fine di ottenere la restituzione in termini per la proposizione dell'impugnazione.
Cassazione penale sez. III 05 marzo 2013 n. 17612
L'art. 670, comma 1, c.p.p., nel demandare, fra l'altro, al giudice dell'esecuzione il compito di valutare "anche nel merito, l'osservanza delle garanzie previste nel caso di irreperibilità del condannato", intende riferirsi soltanto alle eventuali irregolarità riguardanti la dichiarazione di irreperibilità emessa dopo la pronuncia della sentenza e quindi potenzialmente idonee ad impedire il passaggio in giudicato della medesima, con esclusione, pertanto, di altre irregolarità concernenti l'irreperibilità dichiarata nel corso del procedimento di cognizione.
Cassazione penale sez. I 17 ottobre 2012 n. 4066
Rientra tra le questioni sul titolo esecutivo, sulle quali, ai sensi dell'art. 670 c.p.p., può essere chiamato a pronunciarsi il giudice dell'esecuzione, anche quella costituita dalla inesistenza giuridica del provvedimento; ipotesi, questa, che non è, tuttavia, riconoscibile nel caso di sentenza di condanna che si assuma pronunciata nei confronti di minore infraquattordicenne.
Cassazione penale sez. fer. 02 agosto 2012 n. 36004
La previsione di cui all'art. 670 cod. proc. pen. - che disciplina la competenza del giudice dell'esecuzione in ordine all'esistenza ed alla corretta formazione del titolo esecutivo - si distingue dall'istituto della remissione in termini, ex art. 175 cod. proc. pen., il quale presuppone, invece, la rituale formazione del titolo esecutivo e la sua mancata conoscenza da parte dell'interessato. Ne consegue che qualora, come nella specie, l'interessato deduca la non corretta formazione del titolo esecutivo per mancata notifica dell'avviso di deposito della sentenza, ex art. 548, comma secondo, cod. proc. pen., non sussistono i presupposti per la restituzione in termini ma quelli di cui all'art. 670 cod. proc. pen. - concernenti la formazione del titolo esecutivo - di guisa che il giudice dell'esecuzione, in tal caso, non solo deve dichiarare l'omessa formazione del titolo esecutivo ed assumere i provvedimenti conseguenti ma deve anche disporre contestualmente, ex art. 670, comma primo, II parte, la esecuzione della notificazione non eseguita, ex art. 548 cod. proc. pen., per consentire la ricorrenza del termine per l'impugnazione. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha annullato senza rinvio il provvedimento del giudice di appello, che - previa declaratoria di nullità, dell'ordine di esecuzione, ha trasmesso al giudice di legittimità l'istanza di restituzione nel termine, ex art. 175, comma quarto, cod. proc. pen. - ed ha disposto la trasmissione degli atti al giudice dell'esecuzione). Annulla senza rinvio, App. Milano, 13/06/2011
Cassazione penale sez. IV 26 ottobre 2011 n. 39766
Il provvedimento con il quale il p.m. rigetta la richiesta di sospensione dell'esecuzione dell'ordine di carcerazione proposta in pendenza del termine per chiedere eventuali misure alternative alla detenzione, pur non ricorribile per cassazione, può essere sottoposto al controllo del giudice dell'esecuzione, mediante l'attivazione della procedura prevista in sede esecutiva dall'art. 670 c.p.p.
Cassazione penale sez. I 17 giugno 2011 n. 36007
Cassazione penale sez. III 24 febbraio 2011 n. 11510
La sentenza della Cassazione, allorché assuma le forme del rigetto ovvero dell'inammissibilità del ricorso, esaurisce il procedimento ed è sottratta, per evidenti esigenze di certezza dei rapporti giuridici, a qualsivoglia sistema ordinario di rivalutazione decisionale, a eccezione dei rimedi straordinari della revisione e del ricorso straordinario per errore di fatto. Ne discende l'inammissibilità, per abnormità, dell'istanza difensiva volta a rendere inefficace il pronunciato della Corte di cassazione proposta al giudice dell'esecuzione. L'unica eccezione riguarda l'ipotesi in cui la Corte europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali abbia accertato che la condanna sia stata pronunciata in violazione delle regole sul processo equo sancite dall'art. 6 della Convenzione europea e abbia riconosciuto il diritto del condannato alla rinnovazione del giudizio: solo in tale caso, anche se il legislatore ha omesso di introdurre nell'ordinamento interno il mezzo idoneo a instaurare il nuovo processo, il giudice dell'esecuzione deve dichiarare, a norma dell'art. 670 c.p.p., l'ineseguibilità del giudicato (si veda Sez. I, 1 dicembre 2006, D.).
Cassazione penale sez. I 18 gennaio 2011 n. 6559
Determina la nullità della decisione del giudice dell'esecuzione di incompetenza la violazione della regola di competenza funzionale, di cui all'art. 670, comma 3, c.p.p., che gli impone, se non deve dichiarare la non esecutività del provvedimento, di decidere sulla richiesta di restituzione nel termine contestualmente proposta dal condannato. Annulla in parte con rinvio, Trib. Milano, 03 Settembre 2009
Cassazione penale sez. I 28 aprile 2010 n. 18734
Il condannato, che intenda far valere l'applicazione di una pena illegittima, non può ottenere la declaratoria di non eseguibilità della condanna attraverso il rimedio dell'incidente di esecuzione ai sensi dell'art. 670 c.p.p. (Nella specie, il condannato aveva chiesto in sede di incidente di esecuzione la commutazione della pena dell'ergastolo, denunciando la violazione della condizione apposta alla sua estradizione dall'estero del divieto di condanna a pena perpetua). Dichiara inammissibile, Ass.App. Napoli, 25 giugno 2008
Cassazione penale sez. I 17 giugno 2009 n. 26202
Il ricorrente era stato condannato alla pena di ventiquattro anni di reclusione con sentenza della Corte di assise di appello di Milano, divenuta esecutiva in data 13 novembre 1985. Nel 1991 la Corte europea aveva ritenuto il processo subito dal ricorrente non equo perché celebrato nella dichiarata contumacia dell'imputato nonostante egli fosse, all'epoca, detenuto all'estero per altra causa ed essendo stato il decreto di citazione a giudizio notificato, in Italia, nelle mani della madre. Sicché il ricorrente si era rivolto alla Corte di assise di appello di Milano quale giudice dell'esecuzione con richiesta, ai sensi dell'art. 670 c.p.p., di "annullare e/o revocare e/o dichiarare ineseguibile" l'ordine di carcerazione emesso nei suoi confronti in relazione alla sentenza di condanna detta, oggetto di negativo scrutinio da parte della Corte europea. Avverso il diniego della corte italiana, il ricorrente aveva adito la Corte di cassazione la quale aveva stabilito che, nel caso di specie, il condannato, al fine di ottenere la rinnovazione del giudizio, avrebbe dovuto avvalersi dell'istituto della restituzione nel termine per la proposizione dell'impugnazione, ai sensi dell'art. 175, commi 2 e 2 bis del codice di rito; per converso aveva escluso che egli potesse ottenere una declaratoria di ineseguibilità della sentenza semplicemente proponendo incidente di esecuzione, ai sensi dell'art. 670, senza nel contempo chiedere l'applicazione della restituzione in termini, come del resto previsto dal comma 3 dello stesso art. 670.
Corte europea diritti dell'uomo sez. II 25 novembre 2008 n. 34192
Quando il giudice dell’esecuzione, applicando l’art. 670 comma 3 c.p.p., nel respingere la richiesta di non esecutività della sentenza, accoglie invece quella di restituzione in termine per la proposizione dell’impugnazione, il giudice cui l’impugnazione viene proposta non può dichiararla inammissibile per tardività sulla base della ritenuta insussistenza delle già riconosciute condizioni per la restituzione in termine. L’art. 670 comma 2 c.p.p., nella parte in cui stabilisce che “la decisione del giudice dell’esecuzione non pregiudica quella del giudice dell’impugnazione o dell’opposizione, il quale, se ritiene ammissibile il gravame, sospende con ordinanza l’esecuzione che non sia già stata sospesa”, va, infatti, interpretato nel senso che solo nel caso in cui la decisione del giudice dell’esecuzione sia stata negativa il giudice dell’impugnazione o dell’opposizione apparentemente tardive può invece ritenere che queste siano tempestive, restando escluso, per converso, che il giudice dell’impugnazione o dell’opposizione possa dissentire da quello dell’esecuzione qualora quest’ultimo abbia accolto la richiesta dell’interessato volta ad ottenere la declaratoria di non esecutività del provvedimento che lo riguarda.
Cassazione penale sez. VI 11 giugno 2008 n. 35345

References: art. 670
 art.175
 sentenza 
 art. 665
 sentenza 
 sentenza 
 art. 175
 art. 548
 art. 670
 art. 548
 art. 175
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 670