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Timestamp: 2020-08-11 12:04:06+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25453 del 26/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25453 del 26/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 26/10/2017, (ud. 12/09/2017, dep.26/10/2017), n. 25453
Dott. D’ASCOLA Pasquale – rel. Presidente –
sul ricorso 21634/2016 proposto da:
P.F.D., ricorrente che non ha depositato il
elettivamente domiciliata in RONLA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso
avverso la sentenza n. 430/2016 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
partecipata del 12/09/2017 dal Consigliere Dott. PASQUALE D’ASCOLA.
1) Rilevato che il P.F.D. impugnava, davanti al Tribunale di Catanzaro, l’ordinanza-ingiunzione n. 9/46748/2013 con cui L’Ufficio territoriale di Lamezia Terme – Direzione Provinciale di Catanzaro dell’Agenzia delle Entrate gli aveva comminato la sanzione pecuniaria pari al doppio degli emolumenti corrisposti, per aver conferito incarico professionale ad un dipendente dell’Azienda sanitaria di Catanzaro senza previa autorizzazione dell’Amministrazione e con violazione dell’obbligo di comunicazione circa la corresponsione dei compensi;
2) che il Tribunale di Catanzaro respingeva il ricorso con sent. 317/2015;
3) che P.F.D. interponeva gravame alla Corte d’appello di Catanzaro la quale, con sent. 430/2016 del 5 maggio 2016, rigettava l’impugnazione;
4) che P.F.D. ha proposto ricorso per cassazione notificato il 7.7.2016;
5) che l’Agenzia delle Entrate, difesa dall’Avvocatura dello Stato, ha notificato controricorso in data 9.9.2016 e ha provveduto all’iscrizione a ruolo, producendo il ricorso notificatole e la sentenza impugnata;
6) Ritenuto che il ricorso va dichiarato improcedibile, in quanto, come certificato dalla Cancelleria di questa Corte il 4.10.2016, non è stato depositato fino alla data della certificazione, con conseguente superamento del limite di venti giorni di cui all’art. 369 c.p.c.;
7) Ritenuto inoltre che per giurisprudenza costante della Corte di Cassazione (ex multis Cass. 24686/2014), attesa la perentorietà del termine stabilito dall’art. 369 c.p.c., “il deposito del ricorso per cassazione dopo la scadenza del ventesimo giorno dalla notifica del gravame comporta l’improcedibilità dello stesso: detta improcedibilità è rilevabile anche d’ufficio e non è esclusa dalla costituzione del resistente, posto che il principio – sancito dall’art. 156 c.p.c. – di non rilevabilità della nullità di un atto per mancato raggiungimento dello scopo si riferisce esclusivamente all’inosservanza di forme in senso stretto e non di termini perentori, per i quali vigono apposite e separate norme”.
8) Ritenuto inoltre, a fortiori, che “anche l’omesso deposito del ricorso, ipotesi ben più grave del deposito tardivo, deve essere sanzionato dalla declaratoria di improcedibilità” (Cass. 12894/2013; Cass. 15544/2012; Cass. 4919/2009).
Ritenuto pertanto che va resa declaratoria di improcedibilità del ricorso, con la condanna alla refusione delle spese di lite, liquidate in dispositivo.
La Corte dichiara improcedibile il ricorso. Condanna parte ricorrente alla refusione a favore della controparte delle spese di lite liquidate in Euro 1800 per compenso, oltre spese prenotate a debito.
Dà atto della sussistenza delle condizioni di cui del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, per il versamento di ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2, il 12 settembre 2017.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13
 art. 1