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Timestamp: 2020-07-06 21:26:18+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 20630 del 13/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20630 del 13/10/2016
Cassazione civile sez. III, 13/10/2016, (ud. 09/06/2016, dep. 13/10/2016), n.20630
S.T.G., S.E.E.,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI DUE MACELLI 60, presso lo
studio dell’avvocato GABRIELE BORDONI, che li rappresenta e difende
ALLIANZ SPA in persona del procuratore Dr. C.A.P.,
avverso la sentenza n. 401/2013 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
depositata il 08/04/2013;
1. Il (OMISSIS) S.E. rimase vittima d’un sinistro stradale, mentre era trasportato su un veicolo condotto da G.F., di proprietà di P.F. ed assicurato dalla società RAS s.p.a. (che in seguito muterà ragione sociale, in Allianz s.p.a.; d’ora innanzi, per brevità, “la Allianz”).
2. Per ottenere il risarcimento dei danni conseguiti al sinistro sia S.E., sia la madre (Tedesco Giuseppina) ed il fratello della vittima ( S.A.), convennero dinanzi al Tribunale di Bologna G.F., P.F. e la Allianz.
3. Il Tribunale di Bologna con sentenza 22.5.2009 n. 2581 liquidò il danno patito da S.E. in Euro 1.767.811; quello patito dalla di lui madre in Euro 192.381.
Ritenne, infine, già integralmente risarcito in corso di causa il danno patito da S.A..
4. La sentenza fu impugnata da T.G. ed S.E., i quali chiesero una più cospicua liquidazione del danno.
5. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da S.E. e T.G. con ricorso fondato su due motivi ed illustrato da memoria.
1.1. Col primo motivo di ricorso i ricorrenti lamentano che la sentenza impugnata sarebbe affetta sia da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, (si lamenta, in particolare, la violazione degli artt. 2697 e 2909 c.c.); sia dal vizio di omesso esame d’un fatto decisivo e controverso, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, (nel testo modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito nella L. 7 agosto 2012, n. 134). Deducono, al riguardo, che la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere che la vittima non avesse allacciato le cinture; soggiungono che comunque, anche se così fosse stato, la responsabilità dell’omissione andava comunque ascritta al conducente, per essersi messo in marcia senza pretendere dai passeggeri l’adozione di tale precauzione.
– è inammissibile perchè la questione non risulta prospettata in precedenza (ovvero, il che ai fini dell’inammissibilità nulla cambia, i ricorrenti non indicano ex art. 366 c.p.c., n. 6, quando ed in che termini sollevarono la relativa questione);
1.4. Nella parte, infine, in cui lamenta il vizio di omesso esame d’un fatto decisivo, ex art. 360 c.p.c., n. 5, il motivo è inammissibile, perchè non viene prospettato alcun “omesso esame di fatti decisivi”.
Vale la pena ricordare, al riguardo, che le Sezioni Unite di questa Corte, nel chiarire il senso del nuovo art. 360 c.p.c., n. 5, hanno stabilito che per effetto della riforma “è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione” (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830).
-) sia da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.
(lamentano, in particolare, la violazione degli artt. 2, 3, 13, 22, 27 e 32 Cost.; art. 2043, 2059 e 2909 c.c.; art. 112 e 132 c.p.c.; D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, art. 138);
-) sia da un vizio di nullità processuale, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4;
-) sia dal vizio di omesso esame d’un fatto decisivo e controverso, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, (nel testo modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito nella L. 7 agosto 2012, n. 134).
(a) il danno non patrimoniale patito da S.E. è stato sottostimato, perchè non si è tenuto conto della sua componente “dinamica”; del danno morale e del danno esistenziale;
4. Nella parte in cui lamenta l’omesso esame d’un fatto decisivo il motivo è altrettanto inammissibile, per le ragioni già indicate al p. 1.4 che precede.
5. Nella parte in cui lamenta la violazione di ben 13 diverse disposizioni di legge (la maggior parte delle quali non pertinenti) il motivo è manifestamente infondato in ciascuna delle doglianze in cui si articola. Esse saranno esaminate, per maggior chiarezza, separatamente nei p.p. che seguono.
6. La censura sul danno non patrimoniale patito da S.E..
6.1. Con la prima censura del secondo motivo S.E. lamenta che la Corte d’appello avrebbe violato le regole legali di liquidazione del danno perchè non avrebbe proceduto alla c.d. “personalizzazione” del risarcimento, ovvero non avrebbe adattato la misura standard del risarcimento alle specificità del caso concreto. Specificità che, per il ricorrente, derivavano dalla grave invalidità patita dalla vittima (90% della complessiva validità dell’individuo), la quale aveva necessariamente provocato gravi pregiudizi definiti dal ricorrente “danno biologico dinamico” e “danno esistenziale”.
Sicchè, quando la dottrina medico-legale elabora i propri baremes per la determinazione del grado di invalidità permanente, questa incidenza delle lesioni sulla vita di relazione è necessariamente ricompresa nel grado di invalidità permanente: diversamente opinando, non si comprenderebbe più quale dovrebbe essere il contenuto oggettivo della nozione di “danno biologico”.
7. La censura sul danno non patrimoniale patito da T.G..
8.2. Il motivo è inammissibile ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6.
Questi sono i precetti imposti dall’art. 366 c.p.c., nn. 3 e 6, e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4.
9. La censura sul danno patrimoniale da perdita della capacità di lavoro di S.E..
9.1. Con una quarta censura S.E. lamenta che il Tribunale prima, e la Corte d’appello poi, hanno sottostimato il danno da perdita della capacità di lavoro.
Esso è in ogni caso infondato, perchè il criterio seguito dal Tribunale (e poi dalla Corte d’appello) non fu affatto scorretto. La vittima era un promettente calciatore, ma aveva 15 anni; il Tribunale ha dunque liquidato il danno ponendo a base del calcolo la metà del reddito di un calciatore di “serie A”: ciò sull’evidente presupposto (ancorchè non esplicitato) che se fosse rimasta sana, la vittima avrebbe raggiunto quel livello di reddito non immediatamente, ma solo dopo un certo numero di anni. Quindi anzichè calcolare il danno su redditi crescenti (ad es., 100 il primo anno, 120 il secondo, e così via), l’ha calcolato su un valore medio. E questa è una puntuale applicazione dell’art. 1226 c.c..
11.1. Con una sesta censura i ricorrenti lamentano che la Corte d’appello avrebbe erroneamente compiuto le operazioni di detrazione, dal risarcimento complessivamente dovuto, degli acconti pagati dalla Allianz in corso di causa.
11.2. La censura è inammissibile per difetto di interesse, ai sensi dell’art. 100 c.p.c..
12.2. Il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico della parte ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, (nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17, legge 24 dicembre 2012, n. 228).
-) condanna S.E. e T.G., in solido, alla rifusione in favore di Allianz s.p.a. delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 5.200, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;

References: Sentenza 
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 art. 54
 art. 366
 art. 360
 art. 360
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 2043
 art. 112
 art. 138
 art. 54
 art. 369
 art. 13
 art. 2