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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 13/10/2015 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Marco Occhipinti in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 14 ottobre 2015
Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 13 ottobre 2015 si è riproposta, per ciascuna di esse:
Medžlis Islamske Zajednice Brčko e altri c. Bosnia-Erzegovina 17224/11 2 I ricorrenti sono quattro organizzazioni non governative del distretto di Brčko della Bosnia-Erzegovina ed il caso riguarda il procedimento di diffamazione avviato contro di loro per aver inviato una lettera nella quale si lamentavano del comportamento dell’editor dell’animazione di una stazione radio pubblica. A seguito del procedimento nazionale i ricorrenti sono stati condannati al pagamento di una pena pecuniaria. Invocando l'articolo 10 (libertà di espressione) della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo, le ONG lamentano che le decisioni dei tribunali nazionali hanno violato il loro diritto alla libertà di espressione. Inoltre, essi sostengono che la loro intenzione non era quella di pubblicare la lettera, che è accaduto a loro insaputa, ma di informare le autorità su alcune irregolarità riguardo una questione di notevole interesse pubblico - l'idoneità di un candidato per il posto di un multi -ethnic radio pubblica - e spingerle a indagare. Articolo 10 Violazione dell'articolo 10 - Libertà di espressione - {generale } (articolo 10-1 - Libertà di espressione)
Riza e altri c. Bulgaria
48555/10
48377/10 2 I ricorrenti sono Rushen Mehmed Riza, Dvizhenie za Prava i Svobodi, rispettivamente un cittadino e un partito bulgaro e 101 cittadini turchi di origine turca; il loro caro riguarda le elezioni svoltesi nel luglio 2009 ed in particolare i relativi risultati che sono stati dichiarati nulli a seguito di delle presunte irregolarità; i loro ricorsi in sede nazionale sono stati dichiarati irricevibili. Invocando l'articolo 3 del Protocollo n ° 1 (diritto a libere elezioni) della Convenzione, il signor Riza e il DPS sostengono che l'annullamento dei risultati delle elezioni in 23 seggi elettorali in Turchia ha ingiustificatamente interferito con il loro diritto di candidarsi alle elezioni e gli altri ricorrenti sostengono che l'annullamento delle loro schede elettorali costituisce una violazione dei loro diritti elettorali attivi. Invocando l'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo), il signor Riza e il DPS sostengono che il diritto nazionale non ha fornito alcun rimedio per chiedere un risarcimento per la presunta violazione dei loro diritti.
Articolo 3 Prot. 1 Eccezione preliminare unita al merito e respinta (articolo 34 - Vittima)
Violazione dell'articolo 3 del Protocollo n ° 1 - diritto alla libera Elezioni {generale } (articolo 3 del Protocollo n ° 1 - libera espressione delle opinioni di persone; Voto)
Violazione dell'articolo 3 del Protocollo n ° 1 - diritto alla libera Elezioni {generale } (articolo 3 del Protocollo n ° 1 - libera espressione delle opinioni della gente, candidarsi alle elezioni)
Danno patrimoniale - domanda respinta (Articolo 41 - pecuniarie danni
Ünsped Paket Servisi SaN. Ve TiC. A.Ş. c. Bulgaria 3503/08 2 Il ricorrente è una società di servizi logistici turca, Ünsped Paket Servisi SAN. Ve Tic. A.Ş., e il caso riguardo riguarda il sequestro, nel 2007, di un camion di proprietà della società a seguito del ritrovamento di un quantitativo di droga con un valore stimato di 27.000 euro. Durante il procedimento instaurato contro il guidatore del camion la società ha chiesto più volte il rilascio del mezzo di lavoro, senza successo. Il ricorrente lamenta che la confisca del suo camion in un procedimento in cui non era parte in causa, ha violato i suoi diritti di proprietà ai sensi dell'articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della proprietà). Art. 1 Prot. 1 Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Protezione della proprietà (Art. 1 comma 2 del Protocollo n ° 1 - Controllo dell'uso della proprietà) Riserva sull'equa soddisfazione (Articolo 41 - Equa soddisfazione)
Jović c. Croazia 45593/13 3 Il ricorrente Čedo Jović è un cittadino serbo e il suo caso riguarda l’assenza di un controllo giurisdizionale efficace sul procedimento di custodia cautelare da parte della Corte Costituzionale, a causa del quale la sua custodia si è protratta per per oltre 1 anno. Invocando l'articolo 5 comma 4 (diritto di legalità della detenzione decisa rapidamente da un tribunale), le ricorrenti sostengono che la pratica della Corte costituzionale di dichiarare una denuncia prima inammissibile solo perché una nuova decisione sulla detenzione è intervenuta nel frattempo, privando la revisione della custodia cautelare di ogni significato. Articolo 5 Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 - Controllo di un tribunale, legittimità della detenzione)
V.R. c. Croazia 55102/13 3 Il ricorrente è V.R. è un cittadino croato e, come nel caso precedente, lamenta l’assenza di un controllo giurisdizionale efficace sul procedimento di custodia cautelare da parte della Corte Costituzionale invocando l’articolo 5 comma 4 (diritto di legalità della detenzione decisa rapidamente da un tribunale).
Articolo 5 Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 - Rassegna di legalità della detenzione)
Vrountou c. Cipro 33631/06 2 Il ricorrente è Maria Vrountou, cittadina cipriota e il suo caso riguarda il diniego da parte delle autorità di concedergli la “carta di rifugiato”, che le avrebbe portato una serie di vantaggi tra cui l’assistenza abitativa, in quanto mentre la madre era un profugo il padre non lo era. La signora Vrountou sostiene anche che negarle la “carta di rifugiato” sulla base del fatto che era la figlia di una donna sfollata piuttosto che un uomo spostato, è discriminatorio per motivi di sesso e che nessuna autorità di Cipro, compresi i tribunali, avevano esaminato nel merito del suo denuncia. Invoca l'articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della proprietà), l'articolo 1 del Protocollo n ° 12 (divieto generale di discriminazione), l'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo) e l'articolo 14 (divieto di discriminazione). Articolo 13
Articolo 1 Prot. 1 Violazione dell'articolo 14 + P1-1-1 - Divieto di discriminazione (articolo 14 - Discriminazione) (articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Protezione della proprietà;. Articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 - Possesso)
Danno patrimoniale e non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - il danno non patrimoniale, danno morale, Equa soddisfazione)
Haász e Szabó c. Ungheria 11327/14
11613/14 2 I ricorrenti Éva Haasz e Gabriella Szabó sono due cittadini ungheresi e il loro caso riguarda l’uso eccessivo della forza, potenzialmente letale, da parte di un’agente di polizia che durante un controllo ha esploso 3 colpi, due dei quali indirizzati a loro, senza un apparente giustificato motivo. Il ricorso in sede nazionale è stato sospeso e la sig.ra Haasz e la sig.ra Szabó invocando l'articolo 2 (diritto alla vita), lamentano che una forza eccessiva è stato usata contro di loro in circostanze in cui non era assolutamente necessario, mettendo le loro vite a rischio. Inoltre, essi sostengono che l'indagine sull'incidente delle autorità è stata inadeguata, sostenendo in particolare che non era stato chiarito se la forza fosse stata assolutamente necessaria nel contesto.
Articolo 2 Irricevibile (articolo 35-1 - decisione interna definitiva)
Danno patrimoniale - domanda respinto (Articolo 41 - pecuniarie danni; Equa soddisfazione)
Baratta c. Italia 28263/09 2 Il ricorrente Mario Baratta è un cittadino italiano e il suo caso riguarda il processo a suo carico per omicidio e associazione a delinquere che si è svolto in Italia, mentre lui era in Brasile in attesa di essere estradato. Nonostante la richiesta di sospensione del processo per legittimo impedimento fatta dall’avvocato del signor Baratta, i giudici hanno ritenuto che l’imputato “eludeva l’arresto” e quindi hanno proseguito regolarmente processo, condannandolo al carcere a vita. Durante il giudizio di appello, nel 2012, la condanna fu dichiarata nulla a causa della nullità assoluta del procedimento e la sua detenzione all’estero doveva essere considerata come legittimo impedimento. A seguito di tale decisione il procedimento di primo grado è stato riaperto, ma la corte d’Assise ha deciso di sospenderlo in quanto le accuse prescritte. Il pubblico ministero ha proposto ricorso ed il procedimento è ancora pendente. Invocando l'articolo 6 (diritto ad un equo processo) l'articolo 2 del Protocollo n ° 7 (diritto di ricorso in materia penale), il ricorrente sostiene che vi è stata una violazione del diritto di essere presente al suo processo e del diritto di appello ad un tribunale superiore in materia penale. Ai sensi dell'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo), e dell'articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza), egli sostiene anche che non vi era un rimedio efficace per presentare la sua denuncia ai sensi dell'articolo 6 della Convenzione e che la sua detenzione per l'applicazione della sua condanna era arbitraria.
Articolo 5 Resto irricevibile
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - arrestato o detenuto, articolo 5-1-a - dopo la condanna)
S.H. c. Italia 52557/14 2 Il ricorrente è una cittadina italiana, S.H., madre di tre figli e il caso riguarda la dichiarazione di adottabilità dei figli a causa delle difficoltà dei genitori nel prendersene cura, nonostante il loro desiderio di continuare a farlo con l’ausilio dei servizi sociali. In un primo procedimento la Corte dopo aver collocato i figli in un istituto ha acconsentito il ritorno degli stessi a casa sotto la custodia dei genitori; dopo il ricovero in ospedale della madre (a causa della depressione) e l’abbandono della casa familiare da parte del padre i bambini sono stati affidati ad una famiglia, nonostante la disponibilità del padre a prendersene cura. I bambini sono stati dichiarati adottabili dalla corte e l’appello dei genitori è risultato invano. Invocando l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare), il ricorrente sostiene che le autorità nazionali non sono riusciti nel loro obbligo positivo di utilizzare tutti gli sforzi necessari per preservare la relazione padre-figlio. Lamenta inoltre, che hanno dichiarato i suoi bambini adottabili quando non c'era l'abbandono ma solo difficoltà familiari transitorie.
Manea c. Romania 77638/12 3 Il ricorrente, Constantin Manea, è un cittadino rumeno attualmente detenuto nel carcere di Bacău per tentato omicidio e cospirazione; lamentandosi delle condizioni di sovraffollamento e igieniche del carcere invoca l’articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti) e inoltre l’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) per l’impossibilità di vedere i suoi figli nelle condizioni adeguate.
Miclea c. Romania 69582/12 3 Il ricorrente, Alexandru Miclea, è un cittadino rumeno e il suo caso riguarda il presunto maltrattamento subito durante la custodia della polizia e la mancanza di un effettivo accertamento nella sua denuncia di questo maltrattamento. L'8 agosto 2010 dopo esser stato coinvolto in una rissa il signor Miclea è stato portato alla stazione di polizia per rilasciare una dichiarazione; il ricorrente sostiene che una volta giunti è stato ammanettato ad un termosifone e preso a calci e a pugni dagli agenti. Nonostante i suoi ricorsi interni il suo caso è stato respinto nel 2012. Invocando l'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti), il signor Miclea lamenta di essere stato maltrattato durante la custodia di polizia e, inoltre, che le autorità sono state inefficienti nel chiarire le circostanze in cui è stato aggredito fisicamente.
Articolo 3 Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante; Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Akkoyunlu c. Turchia 7505/06 2 Hayrullah Akkoyunlu è un ex soldato turco che, durante il servizio militare, ha perso la vista nell’occhio sinistro a causa di un’ulcera corneale diagnosticata troppo tardi. Infatti, il primo controllo a cui si è sottoposto nel campo per il forte dolore che avvertiva all’occhio si è concluso con la somministrazione di alcune gocce: sostiene che a visitarlo, allora, fu un soldato semplice in sostituzione del medico di turno, assente. Alcuni giorni dopo è stato ricoverato in ospedale , ma qui – per il ritardo nella diagnosi – ha perso la vista. Un anno dopo è stato congedato con una pensione di invalidità. Egli ha denunciato davanti ai giudici militare l’imperizia di quel controllo medico, ma il suo ricorso è stato rigettato.
Oggi si rivolge alla Corte europea perché dichiari la responsabilità della Turchia per le cure mediche inadeguate somministrategli durante il servizio militare.
Articolo 3 Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante; obblighi positivi)
Bremner c. Turchia 37428/06 2 Dion Ross Bremner è un cittadino australiano coinvolto in una trasmissione televisiva a sfondo religioso: con una telecamera nascosta, un’emittente televisiva turca ha rispeso un primo incontro tra lui ed un attore, il quale aveva risposto ad un suo annuncio di libri gratis – ricevendo Bibbie. In tale incontro il Sig. Bremner paragonava il Cristianesimo alle altre religioni e sosteneva le proprie teorie in merito. In un secondo incontro, invece, interveniva la presentatrice televisiva, presentandolo come un venditore di religione. A seguito delle dichiarazioni rese davanti alle telecamere, il Sig. Bremner è stato processato per oltraggio a Dio e all’Islam ed infine è stato assolto dalle accuse. Successivamente ha citato in giudizio l’emittente televisiva, ma i Giudici turchi hanno affermato la libertà di espressione dell’emittente che non avrebbe indagato la sfera privata dell’intervistato, ma elementi di interesse pubblico.
Oggi il Sig. Bremner rivendica davanti alla Corte europea la protezione della propria vita privata che, violata dalla trasmissione, non sarebbe stata riparata con alcun necessario risarcimento.
Violazione_dell'articolo_8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 - obblighi positivi; Articolo 8-1 - Il rispetto della vita privata)
Bosnia-Erzegovina Bulgaria Cipro Corte europea Croazia Italia Romania Turchia Ungheria	2015-10-14
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References: Articolo 10

Articolo 3
 Art. 1
 Articolo 5

Articolo 5
 Articolo 13

Articolo 1
 Articolo 1

Articolo 2

Articolo 5
 articolo 5

Articolo 3

Articolo 3
 Articolo 8