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Timestamp: 2020-08-03 18:27:52+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26319 del 20/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26319 del 20/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 20/12/2016, (ud. 02/11/2016, dep.20/12/2016), n. 26319
sul ricorso 23956-2014 proposto da:
D.T., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA POMPEO
TROGO 21, presso lo studio dell’avvocato STEFANIA CASANOVA,
rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCESCO PIANESE in virtù di
avverso la sentenza n. 1873/32/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di NAPOLI, emessa il 10/01/2014 e depositata il
1. Con il primo motivo parte ricorrente lamenta la “violazione dell’art. 343 c.p.c. e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57 in rekqione all’art. 360 c.p.c., n. 3, in quanto nel rigettare il ricorso la CTR aderisce a nuove eccezioni promosse dall’Agenzia delle Entrate solo in grado di appello”.
1.2. Occorre premettere che oggetto della controversia è una cartella di pagamento D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, per omesso versamento della terza rata dell’imposta sostitutiva dovuta a seguito di rivalutazione di terreni edificabili D.L. n. 282 del 2002, ex art. 2 che la contribuente ha impugnato opponendo di aver provveduto al versamento di ulteriore imposta sostitutiva, ricalcolata a seguito di nuova rivalutazione dei terreni, come consentito dalla L. n. 244 del 2007.
1.3. Il giudice di prime cure risulta aver “rigettato il ricorso sul presupposto che la ricorrente nulla ha provato e documentato in ordine alle argomentazioni introdotte nel ricorso” (v. sentenza C.T.R.), “per la ragione preliminare, ritenuta assorbente, che nella fattispecie la particella che sarebbe stata sottopose a doppia imposizione non è ben individuabile” (v. ricorso, pag. 9).
1.4. Il giudice di secondo grado ha invece respinto l’appello della contribuente in quanto “la dichiarazione originaria relativa all’anno di imposta 2008 non presenta alcuna indicazione nel quadro relativo all’imposta sostitutiva per rivalutazione dei terreni. Inoltre, la presunta dichiarazione integrativa presentata dalla parte per l’anno di imposta 2008 è assolutamente inammissibile, perchè prodotta in data 19/06/2012, cioè dopo la notifica della cartella di pagamento”. Di qui la ritenuta “legittimità della procedura adottata dall’amministrazione finanziaria… considerato che la seconda perizia giurata è successiva alla cartella di pagamento”.
1.5. Alla luce di quanto precede, risulta che le argomentazioni svolte dal giudice d’appello attengono a circostanze che non integrano delle eccezioni, bensì gli stessi fatti costitutivi della pretesa della contribuente, onerata della prova di aver diritto a non pagare la terza rata dell’imposta sostitutiva cui si era precedentemente obbligata, dimostrando la ritualità e completezza dell’iter previsto dalla L. n. 244 del 2007, ai fini della ulteriore rivalutazione dei terreni.
2. La seconda censura risulta così formulata: “Violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. e della L. n. 244 del 2007, art. 1, comma 91 (riapertura dei termini previsti dal D.L. 24 dicembre 2002, n. 282, convertito in L. n. 27 del 2003), in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5 per avere la CTR omesso di pronunziarsi sulla domanda del fatto decisivo del giudizio, e che è stato oggetto di discussione tra le parti, di declaratoria di inesistenza del debito tributario per avere il contribuente presentato nei termini una seconda rivalutazione di perizia asseverata 30.06.2008 con coevo pagamento integrale della relativa imposta. Violazione e falsa applicazione degli artt. 113, 115 e 116 c.p.c., artt. 2702 e 2703 c.c, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5 per non aver considerato la CTR che la perizia di stima fosse anteriore alla notifica della cartella di pagamento e che la mancata indicazione del maggior reddito in dichiarazione dei redditi costituisse vizio formale cui al massimo contestare la violazione dell’art. disporre al più la sanzione prevista dalla L. n. 471 del 1997, art. 8, comma 1”.
2.1. Il motivo è corredato dai seguenti quesiti conclusivi: “Dica la Corte se la L. n. 241 del 2007, art. 1, comma 91 nel riaprire i termini previsti dal D.L. n. 282 del 2002, consenta al contribuente di omettere il pagamento delle rate successive alla prima dell’imposta sostitutiva dovuta per la prima rivalutazione in presenza di una seconda rivalutazione, la cui imposta sostitutiva è stata regolarmente versata. Dica, altresì, se per il perfezionamento, in caso di pagamento rateale dell’imposta sostitutiva, sia sufficiente la redazione della perizia di stima ed il pagamento della prima rata di rivalutazione, stabilendo se il contribuente sia tenuto al pagamento delle rate successive alla prima non versate. Dica, infine, se l’omessa indicazione del maggior valore di terreni rivalutato importi vizio formale della dichiarazione, cui segua la san ione amministrativa”.
2.2. Come preliminarmente eccepito dall’amministrazione controricorrente, il motivo presenta vari profili di inammissiblità.
2.3. In primo luogo, esso veicola cumulativamente – ed inestricabilmente – diversi vizi di natura eterogenea (violazioni di legge e vizi motivazionali, errores in iudicando e inprocedendo), in contrasto con la tassatività dei motivi di ricorso ed il persistente orientamento di questa Corte per cui una simile tecnica espositiva riversa impropriamente sul giudice di legittimità il compito di isolare le singole censure (ex plurimis, Cass. 5471/08, 9470/08, 18202/08, 19443/11, 21611/13, 19959/14, 22404/14, 25982/14, 26018/14, 5964/15, 6735/16, 7656/16, 12926/16, 13729/16, 14257/16).
2.4. In secondo luogo, la censura integra un’indebita incursione nelle risultanze di fatto, in contrasto con il granitico orientamento di questa Corte per cui il ricorso per cassazione non può costituire uno strumento per accedere ad un terzo grado di giudizio di merito, nel quale far valere la supposta ingiustizia della sentenza impugnata, spettando in via esclusiva al giudice di merito la selezione degli elementi del suo convincimento (ex plurimis, Cass. s.u. n. 7931/13; Cass. un. 12264/14, 26860/14, 959/15, 961/15, 962/15, 3396/15, 14233/15).
2.5. Peraltro, dallo stesso ricorso emerge inequivocabilmente che, mentre la prima perizia di stima giurata del 30.6.2006 aveva ad oggetto i terreni di cui al foglio (OMISSIS), p.lle (OMISSIS) (mq. 10.923) e (OMISSIS) (mq. 10.551), per complessivi mq. 21.474 (v. pag. 2 e 3 del ricorso), la seconda perizia del 30.6.2008 aveva ad oggetto solo i terreni di cui al Foglio (OMISSIS), p.lle (OMISSIS) (ex (OMISSIS)), per complessivi mq. 12.291 (v. pag. 4 del ricorso), sicchè è pacifico che l’imposta sostituiva non è stata calcolata sui medesimi beni – i secondi avendo estensione quasi dimezzata rispetto ai primi – e quindi manca in radice quel medesimo presupposto impositivo che potrebbe giustificare la doglianza di una doppia imposizione (in termini, v. Cass. sez. 6-5, ord. n. 7499/14).
2.6. Ciò determina l’inconferenza dei quesiti finali posti a questa Corte, sopra trascritti, i quali per un verso presuppongono ciò che invece è qui in contestazione, ossia l’avvenuto perfezionamento di una nuova ed ulteriore rivalutazione degli stessi terreni oggetto della prima rivalutazione (se la L. n. 244 del 2007, art. 1, comma 91 … consenta al contribuente di omettere il pagamento delle rate successive alla prima dell’imposta sostitutiva dovuta per la prima rivaluta ione in persona di una seconda rivalutazione, la cui imposta sostitutiva è stata regolarmente versata), per altro verso sono esatti ma ininfluenti nel caso di specie (se per il perfezionamento della rivalutazione, in caso di pagamento rateale dell’imposta sostitutiva, sia sufficiente la redazione della perizia di stima ed il pagamento della prima rata di rivalutazione), e nella parte finale sono invece avulsi dal contenuto della sentenza impugnata (se l’omessa indicazione del maggior valore di terreni rivalutati importi un vizio formale della dichiarazione, cui segua la sanzione amministrativa).
3. Il ricorso va quindi respinto, con condanna di parte ricorrente alla rifusione delle spese, liquidate in dispositivo; in favore di parte controricorrente.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in 2.300,00 oltre spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 57
 art. 36
 art. 2
 sentenza 
 art. 1
 art. 8
 art. 1
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. sez. 
 art. 1
 sentenza