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Lezioni di DIRITTO PRIVATO (parte seconda) - PDF
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Muzio Mazza
1 Lezioni di DIRITTO PRIVATO (parte seconda) Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 41
2 1 - I BENI Art 810 c.c. [1] Sono beni le COSE che possono formare oggetto di diritti. In senso giuridico, la COSA è ogni entità materiale che può soddisfare un bisogno dell'uomo. In senso giuridico, i BENI sono cose suscettibili di UTILIZZAZIONE e di DOMINIO; in altre parole, i beni sono cose sulle quali gli uomini hanno interesse a stabilire un rapporto di appartenenza, escludendo gli altri uomini dall'utilizzazione. L'aria è una cosa, non un bene, in quanto pur essendo utile all'uomo non può appartenere ad alcuno. Un terreno invece è un bene, in quanto su di esso può esercitarsi un dominio da parte di un uomo. Le stelle sono cose, non beni; la pioggia diventa un bene quando l'acqua caduta a terra viene utilizzata dall'uomo. La nozione di BENE è tuttavia più ristretta di quella di OGGETTO DI DIRITTO. Oggetto di diritto può anche essere una relazione personale, un comportamento o un servizio. I beni appartengono: - allo Stato - agli enti pubblici - oppure ai privati. Il PATRIMONIO è l'insieme dei rapporti giuridici CON DIRETTA RILEVANZA ECONOMICA di cui una persona sia titolare. Il patrimonio è composto da DIRITTI e OBBLIGHI aventi ciascuno il proprio oggetto. In senso giuridico il patrimonio comprende anche la titolarità degli obblighi valutabili pecuniariamente, oltre che dei diritti. Ogni persona ha un solo patrimonio, tuttavia talvolta la legge separa alcuni beni della persona dagli altri dello stesso soggetto per formare un patrimonio autonomo (si pensi ai beni sottoposti a speciali garanzie per i creditori). Le cose, con riferimento al patrimonio, si distinguono in: - cose che fanno parte del patrimonio di qualcuno - cose che ne rimangono fuori. Rimangono fuori dal patrimonio le cose di nessuno o abbandonate. Si distingue poi tra: - cose in commercio (quelle suscettibili di rapporti giuridici) - cose fuori commercio. Sono fuori commercio le cose che si trovano in natura in quantità superiore ai bisogni della società (come l'acqua del mare o l'aria); sono, del pari, fuori commercio le cose che il diritto vieta che costituiscano oggetto di rapporti giuridici PRIVATI, come i beni del demanio. Tutte le cose fuori commercio sono anche fuori patrimonio. Ma non è vero il contrario: si pensi alle cose di nessuno o abbandonate. Le cose in commercio possono essere classificate in varie categorie alternative: - COSE SPECIFICHE/COSE GENERICHE; cosa specifica è una cosa INDIVIDUATA (es. la mia auto), cosa generica è una cosa qualsiasi di un dato tipo (es. un automobile). Tale distinzione è di fondamentale importanza a proposito delle obbligazioni: il debitore che deve consegnare la cosa generica dovrà cedere una cosa rientrante nel genere indicato, MA NON INFERIORE ALLA MEDIA (art c.c.); il debitore che deve consegnare una cosa specifica adempie l'obbligazione se consegna esattamente la cosa indicata. - COSE FUNGIBILI/COSE INFUNGIBILI; le cose fungibili sono quelle IDENTICHE LE UNE ALLE ALTRE, O QUELLE EQUIVALENTI PER UTILITA' O VALORE. Le cose specifiche possono ben essere considerate fungibili. La COMPENSAZIONE LEGALE (art c.c.) si attua soltanto per i debiti reciproci di cose fungibili. - COSE CONSUMABILI/COSE INCONSUMABILI; Le cose inconsumabili si prestano ad utilizzazioni ripetute. Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 42
3 L'usufruttuario può servirsi delle cose consumabili, ma ha l'obbligo di pagarne il valore al termine dell'usufrutto; se invece l'usufrutto ha per oggetto cose inconsumabili (es. biancheria), al termine dell'usufrutto l'usufruttuario le deve restituire nello stato in cui si trovano. - COSE DIVISIBILI/COSE INDIVISIBILI; Divisibili sono le cose che possono essere suddivise in parti omogenee, con il risultato che, la parte si differenzia dal tutto solo per la minore quantità e il proporzionale minor valore; la somma dei valori delle parti divise non eccede il valore complessivo del tutto. I beni sono suddivisi in due grandi categorie: - beni MOBILI - beni IMMOBILI. Sono beni immobili tutte le cose che non si possono trasportare da un luogo ad un altro senza alterarne la consistenza (tutto ciò che naturalmente o artificialmente fa corpo con il suolo). Gli edifici galleggianti soltanto assicurati al suolo non diventano immobili se la loro destinazione non è permanente. La categoria dei beni mobili è determinata per esclusione: sono mobili tutti i beni che non sono immobili. La legge prescrive la forma scritta per la validità degli atti che si riferiscono ai diritti reali su beni immobili. La proprietà dei beni mobili si trasferisce col consenso (in caso di vendita); per gli immobili il consenso produce effetti giuridici solo se è manifestato in forma scritta. In tema di garanzie, i beni mobili sono suscettibili di pegno, gli immobili di ipoteca. 2 - (segue): LE UNIVERSALITA' Si parla di universalità di COSE MOBILI quando una pluralità di cose individuali e separabili sono tutte destinate ad una funzione unitaria (per es. una biblioteca di libri di economia è una universalità di cose mobili). Le singole cose appartengono tutte alla stessa persona e sono unificate in vista di una funzione comune. Non costituisce universalità la biancheria di una casa, mancando la funzione complessiva. Rientra nella categoria delle universalità (c.d. di diritto) l'eredità. La peculiarità delle universalità di diritto è la presenza di beni mobili e immobili, nonché la presenza di elementi patrimoniali passivi. La coesione nelle universalità di diritto è creata dalla legge. Le singole cose possono formare oggetto di atti separati. Il patrimonio non è una universalità di cose, non essendo composto solo da cose. 3 - I FRUTTI Sono FRUTTI NATURALI quelli che provengono direttamente dalla cosa (vi concorra o meno l'opera dell'uomo). Sono frutti naturali, per esempio, i prodotti agricoli. Sono FRUTTI CIVILI quelli che si traggono dalla cosa come corrispettivo del godimento da parte di qualcun altro (es. interessi dei capitali, rendite, ecc.). 4 - I BENI DEMANIALI Art. 42, comma 1, Cost. [1] La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono al lo Stato, ad enti o a privati. I beni appartenenti allo Stato, alle Regioni, alle province ed ai comuni fanno parte del DEMANIO o del PATRIMONIO DELLO STATO. Il demanio è composto da: Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 43
4 - beni destinati alla collettività PER USO PUBBLICO (per esempio le strade, i fiumi, le spiagge, i laghi, ecc.) - opere costruite per la difesa militare - beni che servono ad alcuni servizi pubblici (ad esempio ferrovie, acquedotti, aeroporti, cimiteri, ecc.). L'art. 822 c.c. contiene un elenco tassativo dei beni demaniali. I beni che rientrano nella categoria in esame devono necessariamente essere di proprietà dello Stato o degli altri enti pubblici territoriali. Si noti che beni demaniali sono solo quelli che appartengono agli ENTI PUBBLICI TERRITORIALI (comuni, province o regioni) O ALLO STATO. I beni degli enti pubblici non territoriali sono sottoposti alle norme generali sulla proprietà. I beni del demanio sono soggetti ad una partico lare disciplina: - sui beni demaniali non è possibile l'usucapione a vantaggio di soggetti privati; - sui beni demaniali non è possibile costituire ipoteca; - sui beni demaniali non possono essere costituiti alcuni diritti reali "limitati" come la servitù o l'usufrutto; - solo attraverso alcuni ATTI AMMINISTRATIVI è possibile costituire diritti a favore di privati (ad esempio concessioni amministrative per l'uso o il godimento di parte del lido del mare); - i beni demaniali sono inalienabili (salvo che, con apposite procedure amministrative, vengano declassati nel patrimonio pubblico). I beni demaniali sono pertanto COSE FUORI COMMERCIO. Per la tutela dei beni demaniali, la pubblica autorità esercita un potere di POLIZIA DEMANIALE, ma può anche giovarsi degli strumenti ordinari per la difesa della proprietà e del possesso. I beni che non fanno parte del demanio costituiscono il PATRIMONIO DELLO STATO O DEGLI ENTI PUBBLICI TERRITORIALI. Si distingue tra: - patrimonio INDISPONIBILE (formato dai beni indicati nel secondo e terzo comma dell'art. 826 c.c.: ad esempio le cose mobili di valore storico o artistico ritrovate nel sottosuolo; le foreste, le miniere, le cave e le torbiere; la caserme, le navi da guerra e gli aerei militari; ecc.) - patrimonio DISPONIBILE. I beni patrimoniali indisponibili non possono essere sottratti alla loro destinazione (se non nei modi stabiliti dalla legge: vedasi il secondo comma dell'art. 828 c.c.). La differenza tra beni demaniali e beni patrimoniali indisponibili è piuttosto sfuggente. L'appartenenza allo Stato o agli altri enti pubblici territoriali dei beni demaniali e patrimoniali indisponibili non è propriamente definibile come proprietà: mancano infatti quelle facoltà di pieno ed esclusivo godimento e di disposizione sancite dall'art. 832 c.c. (che disciplina il diritto di proprietà). Lo Stato e gli enti pubblici territoriali esercitano quei poteri che, secondo il diritto pubblico, sono propri della pubblica amministrazione. Quanto ai beni del patrimonio disponibile, il diritto di proprietà dello Stato o degli altri enti pubblici territoriali viene regolato dal codice civile, con le stesse norme applicabili ai soggetti privati. 5 - I DIRITTI REALI In prima approssimazione, i diritti reali sono quelli che consentono di trarre UTILITA' ECONOMICHE DA UNA COSA (res). I diritti reali sono distinti in due grandi categorie: - DIRITTI REALI DI GODIMENTO: - proprietà - usufrutto - uso - abitazione - enfiteusi Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 44
5 - servitù - superficie - DIRITTI REALI DI GARANZIA: - pegno - ipoteca. I diritti reali di godimento concedono al titolare di godere di un certo bene. I diritti reali di garanzia concedono una garanzia sui beni del debitore. La caratteristica principale dei diritti reali è quella di rientrare nella categoria dei DIRITTI ASSOLUTI. Esistono infatti due grandi categorie di diritti: - assoluti - relativi. I diritti assoluti sono quelli che possono essere fatti valere ERGA OMNES, cioè nei confronti di persone indeterminate. Si può anche dire che i diritti assoluti concedono al titolare del diritto un'area di autonomia, per l'utilizzazione di un bene e/o per il soddisfacimento di un interesse, la cui ampiezza è determinata dal comportamento del titolare stesso. I diritti relativi possono invece essere fatti valere solo nei confronti di persone determinate. Per esempio, il creditore di una prestazione può esigerla solo dal debitore. Vediamo di chiarire come in certi casi si traggano notevoli benefici dalla titolarità di un diritto di tipo reale piuttosto che da un diritto personale. Si consideri ad esempio un terreno, non confinante con la strada, appartenente ad A; se tra la strada e il terreno di A si trova un terreno appartenente a B, si capisce che A ha interesse a chiedere un diritto di passaggio sul fondo di B. Se tale diritto ha natura di diritto reale, come nel caso della servitù di passaggio, si crea una situazione piuttosto interessante per A: questi potrà far valere il proprio diritto nei confronti di tutti gli eventuali acquirenti del terreno di B. Se invece A ottiene il diritto di passaggio in virtù di un contratto, da cui deriva un diritto relativo (o personale), il diritto medesimo non potrà essere fatto valere nei confronti di C, nuovo acquirente del fondo di B. Di conseguenza, A ha interesse a far assumere al proprio diritto di passaggio il carattere di assolutezza: i diritti reali rispondono a queste esigenze. Tornando all'esempio precedente, se A ottiene il diritto di passaggio attraverso una servitù (diritto reale), anche i suoi eventuali eredi godranno dello stesso diritto. Vi sono però alcuni diritti reali che si estinguono con la morte del titolare: il diritto di abitazione, ad esempio, non si trasmette agli eredi. 6 - IL DIRITTO DI PROPRIETA' Due norme giuridiche ci permettono di introdurre il discorso sulla proprietà. Art. 42, comma 2, Cost. [2] La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i MODI DI ACQUISTO, DI GODIMENTO e i LIMITI allo scopo di - assicurarne la funzione sociale - e di renderla accessibile a tutti. Art. 832 c.c. [1] Il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l'osservanza degli obblighi stabiliti dall'ordinamento giuridico. Come si può osservare non viene definita la proprietà: la norma costituzionale sancisce che la proprietà è "riconosciuta e garantita"; la norma civilistica chiarisce qual'è il contenuto del diritto. Tali norme sono il risultato di uno sviluppo millenario. Il nostro ordinamento giuridico non tutela in modo assoluto il diritto di proprietà; infatti: - è possibile procedere all'espropriazione forzata (art. 42, terzo comma, Cost.) per MOTIVI DI INTERESSE GENERALE. Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 45
6 - la legge fissa limiti all'estensione della proprietà terriera privata (art. 44 Cost.) - la legge può riservare allo Stato o trasferire ad esso alcune imprese o categorie di imprese (art. 43 Cost.). Pertanto la Costituzione, che è posteriore rispetto al codice civile, ha limitato i princìpi di ILLIMITATEZZA ("in modo pieno") ed ESCLUSIVITA' dell'art. 832 c.c.. Dal combinato disposto delle norme citate, si deve trarre una importante conclusione: quando manca la funzione sociale, il che per esempio accade nei casi di mancata utilizzazione delle "cose", potrebbero essere consentite persino nuove assegnazioni delle medesime. In ogni caso, si ritiene che con riguardo ai BENI DI CONSUMO (cioè ai beni improduttivi), il principio del godimento esclusivo ed illimitato non sia assolutamente in discussione: in altre parole l'eventuale godimento di tali beni, non accompagnato dalla realizzazione di una funzione sociale, non può indebolire il diritto del proprietario. Escludendo i beni di consumo dovremmo ritenere incostituzionale la legge che tutelasse il diritto del proprietario che non utilizza in maniera produttiva i propri beni. D'altra parte, l'espropriazione per pubblica utilità può avvenire solo NEI CASI PREVISTI DALLA LEGGE. Riassumendo, la proprietà intesa in senso tradizionale come illimitato ed esclusivo potere di godimento e di disposizione riguarda soltanto i beni improduttivi; quanto ai beni produttivi, alcuni interessi sociali possono portare a limitare il contenuto del diritto di proprietà; i limiti derivanti dalla "funzione sociale" che il diritto di proprietà deve assicurare incidono sull'appartenenza (cioè in mancanza della funzione sociale può aversi l'esproprio). Vi sono poi altri limiti al diritto di proprietà contenuti nell'ordinamento giuridico: - LIMITI LEGALI: - La proprietà del suolo si estende al sottosuolo e allo spazio aereo sovrastante; tuttavia non si possono impedire quelle attività di terzi a certe profondità o altezze da terra quando manca un concreto interesse a farlo (art. 840 c.c.); l'estensione in profondità e in altezza dello spazio nel quale vi è interesse ad escludere le attività altrui non è determinabile a priori: sono necessarie valutazioni caso per caso Art. 840, terzo comma, c.c. [3] Il proprietario del suolo non può opporsi ad attività di terzi che si svolgano a tale profondità nel sottosuolo o a tale altezza nello spazio sovrastante, che egli non abbia interesse ad escluderle. - il proprietario del fondo non può impedire che vi si entri per cacciare (a parte casi limitati: es. quando l'accesso determina il danno alle coltivazioni) - il proprietario deve sopportare emissioni di calore, fumo o rumore, provenienti dal vicino fondo, nei limiti della normale tollerabilità - vi sono poi dei limiti alle distanze delle abitazioni; tali norme vanno applicate indipendentemente dal danno che potrebbe derivare ad altri - il proprietario terriero deve permettere l'accesso a chi vuole riprendere la cosa sua che vi sia accidentalmente finita, o l'animale che vi sia riparato dopo essere fuggito (art. 843, terzo comma, c.c.) - il proprietario deve costruire i tetti in modo da impedire che le acque piovane vadano a cadere sul fondo del vicino (art. 908 c.c.) - ecc.. - LIMITI IMPOSTI DALLA P.A.: - il proprietario del fondo può costruirvi solo previa autorizzazione del Comune - vi sono limiti (di volume, altezza e distanza) per le costruzioni - ecc.. Dove non si hanno limiti precisi, il proprietario è libero di fare tutto quello che crede. Non però fino al punto di abusare del suo diritto in modo da recare danno ad altri soggetti senza averne vantaggio. Ta le situazione viene descritta con l'espressione "DIVIETO DI ATTI EMULATIVI". Si noti che il legislatore del codice civile non ha generalmente vietato l'abuso di qualunque diritto. Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 46
7 Art. 833 c.c. [1] Il proprietario non può fare atti i quali non abbiano altro scopo che quello di nuocere o recare molestia ad altri. Perchè si abbia un atto emulativo occorrono tre requisiti: - il proprietario ha posto in essere un atto - l'atto eseguito è privo di utilità per il proprietario - l'atto è pregiudizievole per un terzo. Quale esempio di un atto emulativo si può citare il caso di chi sistema, nel proprio fondo, alberi altissimi al manifesto ed esclusivo fine di togliere la visuale al proprietario del fondo vicino. Secondo G.Scalfi, a differenza dei FATTI ILLECITI (artt ss. c.c.) che sono caratterizzati sempre dalla volontà di nuocere da parte di chi cagiona il danno, gli atti emulativi potrebbero anche non avere l'intento di nuocere. Tale opinione non mi sembra del tutto condivisibile. 7 - LA COMUNIONE E IL CONDOMINIO Può accadere che il DIRITTO REALE su una cosa appartenga a più soggetti. In questi casi si dice esserci COMUNIONE tra i diversi titolari. Se il diritto in questione è la proprietà si parla di CONDOMINIO. La comunione non è ammessa per i diritti della personalità e per i diritti familiari non patrimoniali. La contitolarità può caratterizzare anche diritti diversi da quelli reali. Nel seguito del paragrafo, ci occuperemo solo della comunione di diritti reali. La comunione può essere: - volontaria (quando nasce dalla volontà delle persone) - legale (quando deriva da una norma giuridica) - incidentale (quando sorge per circostanze fortuite: si pensi alla comunione e- reditaria tra più eredi o legatari). Dato il carattere ESCLUSIVO della proprietà, più persone non possono essere contemporaneamente proprietarie PER INTERO della stessa cosa. Non possono esistere DUE O PIU' diritti di proprietà sulla stessa cosa, ma possono esservi due o più titolari di UNO STESSO diritto di proprietà. Il diritto di proprietà è quindi sempre "pieno" (salvo esistano altri diritti reali sulla cosa) quale che sia il numero dei titolari dello stesso. Nei rapporti interni, ogni contitolare ha diritto ad una QUOTA del tutto. Tradizionalmente si parla di QUOTE IDEALI, nel senso che il titolare di una quota pari al 50% non ha diritto ad appropriarsi della metà della cosa in condominio a seguito di una materiale suddivisione in due della medesima. Il titolare della quota può alienarla o cederne il godimento. La comunione è soggetta a una particolare disciplina che deriva da tre fonti: - volontà delle parti (art c.c.: il "titolo") - norme di legge (dettate per regolamentare alcune situazioni specifiche) [artt ss. c.c.] - norme generali del codice civile (esse hanno valore suppletivo). Tali fonti sono state elencate secondo un ordine gerarchico decrescente (pertanto la volontà delle parti prevale sulle altre fonti). Occupiamoci ora delle norme particolari del codice civile sulla comunione del diritto di proprietà. Ogni partecipante può usare per suo conto la cosa purchè non ne alteri la destinazione e purchè non venga diminuito l'ugual diritto spettante a tutti gli altri condòmini. Ciascun comunionista gode degli UTILI della cosa IN PROPORZIONE ALLA QUOTA; nella stessa misura partecipa alle spese. Sino a prova contraria le quote si presumono tutte uguali. Tutti i partecipanti hanno diritto a concorrere nell'amministrazione DELLA COSA COMUNE. Per quanto concerne gli ATTI DI ORDINARIA AMMINISTRAZIONE i partecipanti alla comunione decidono a maggioranza (calcolata tenendo conto del valore delle quote): le deliberazioni della maggioranza sono vincolanti anche per la minoranza dissenziente (art c.c.). Se non si forma un maggioranza, ogni Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 47
8 comunionista può ricorrere all'autorità giudiziaria ordinaria (che può nominare un amministratore). Gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione sono eseguibili solo previa deliberazione di tanti partecipanti alla comunione che rappresentino ALMENO DUE TERZI del valore complessivo della cosa, SEMPRE CHE GLI ATTI NON SIANO PREGIUDIZIEVOLI PER L'INTERESSE DI QUALCUNO DEI PARTECIPANTI ALLA COMUNIONE. Per alcuni atti riguardanti la cosa in comunione (locazione ultranovennale, alienazione, costituzione di diritti reali sul fondo) la legge richiede il consenso unanime. Ciascuno dei partecipanti alla comunione può liberamente alienare la propria quota, salvo diversa disposizione dell'eventuale contratto che ha dato vita alla contitolarità (per alienare la cosa comune, invece, occorre il consenso di tutti). La comunione si estingue con la DIVISIONE, che può avvenire: - con una materiale spartizione della cosa - oppure con il riparto della somma ricavata dalla vendita della medesima. La divisione può avvenire in via amichevole oppure giudizialmente. Ogni comunionista ha diritto di chiedere, in qualunque momento, la divisione (art c.c.). Un tipo di comunione a sè stante è il CONDOMINIO NEGLI EDIFICI, caratterizzata da: - una proprietà SOLITARIA di ciascun condòmino su una porzione di piano - una proprietà COMUNE di tutti i condòmini solo su alcune parti dell'edificio (suolo, muri maestri, tetti, scale, ecc.). Sulle parti comuni del condominio di edifici non è ammessa la divisione, né il condòmino può rinunciare alla proprietà comune ed al conseguente obbligo di contribuire alle spese. La c.d. multiproprietà non costituisce un ulteriore diritto reale. Sulla natura della multiproprietà si è molto discusso in dottrina. Deve rilevarsi, in primo luogo, l'esistenza di un certo numero di differenze con la comunione: - manca l'unicità (in questo caso temporale) dell'oggetto del diritto; - i singoli diritti di godimento non rappresentano una quota ideale dell'intero diritto, bensì diritti pieni, esclusivi e autonomi (anche se limitati ad un periodo di tempo ben definito) - non è applicabile l'art c.c. (diritto individuale di scioglimento) - in caso di astensione dall'esercizio del diritto, da parte di uno dei contitolari, non deriva alcuna possibilità di accrescere il godimento da parte degli altri contitolari. A fronte della mancanza di univocità di orientamento della dottrina, la giurisprudenza propende, senza indugio, per l'inquadramento della fattispecie in disamina nello schema della comunione. L'argomentazione della inapplicabilità del diritto di provocare la divisione può essere superata facendo ricorso all'art c.c. che limita l'esercizio di tale diritto quando, per effetto della divisione, la cosa cessa di servire allo scopo a cui fu destinata. 8 - IL POSSESSO Il possesso è un concetto distinto dalla proprietà. Distinta dalla proprietà (e pure dal possesso) è la detenzione. Il possesso non è un diritto ma una SITUAZIONE DI FATTO che si consegue tanto con la buona fede quanto con la mala fede. Art c.c. [1] Il possesso è il POTERE SULLA COSA che si manifesta in una ATTIVITA' corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale. [2] Si può possedere direttamente o per mezzo di altra persona, che ha la DETEN- ZIONE della cosa. Il possesso deriva da un comportamento esteriore di una persona. Più in particolare da due elementi: - "ANIMUS POSSEDENDI" inteso come atteggiamento mentale di DOMINIO sulla cosa: in mancanza di tale intendimento si ha solo la detenzione; - "CORPUS POSSESSIONIS" intesa come una relazione materiale con la cosa (=avere la cosa presso di sè); tale elemento può temporaneamente mancare: il possessore potrebbe avere lasciato ad un terzo la detenzione della cosa. Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 48
9 Se A presta un libro a B (che è consapevole di doverlo restituire a richiesta di A), A è il possessore e B è il detentore; A è proprietario e pure possessore attraverso la detenzione di B. Se C ruba il libro ad A, C diventa possessore. Il furto conferisce al ladro il possesso, a causa dell'atteggiamento verso la cosa ("animus possedendi") e della detenzione della stessa. Se A, proprietario, dà la cosa in locazione a D, A resta possessore e D diviene detentore. D non acquista il possesso della cosa in quanto manca l'elemento psicologico del dominio della cosa: il fatto stesso che D paga ad A un canone di locazione rivela l'assenza dell'animus POSSEDENDI. Per acquistare il possesso, D deve sospendere il pagamento dei canoni di locazione, disconoscere ad A il diritto di proprietà e comportarsi come il proprietario. Se A dimentica in aula il proprio ombrello e B se ne appropria, il possessore resta A, che viene solo momentaneamente privato della detenzione; se, però, B non restituisce l'ombrello e quindi A non può più esercitarvi alcun dominio, B diventa possessore mentre A conserva la proprietà. Non si ha neppure detenzione in chi che tiene materialmente la cosa presso di sé senza saperlo. Il nostro ordinamento giuridico tutela il possesso anche contro il diritto del proprietario. Vediamo alcune spiegazioni tradizionali di tale tutela: - se il proprietario dovesse provare il proprio diritto ad ogni esercizio dello stesso, si troverebbe gravemente ostacolato nel godimento; poiché il possesso è generalmente indice di proprietà ed è una situazione direttamente e facilmente percepibile, si è stabilito il principio della preferenza per il possessore (almeno in un primo momento); se poi, qualcuno rivendica la proprietà della cosa potrà, provando il proprio diritto, riottenere la cosa; si sente spesso dire che il possesso costituisce una "difesa avanzata della proprietà"; - l'ordinamento giuridico non consente di farsi giustizia da sé: pertanto il proprietario non può violentemente privare il ladro dal possesso della cosa: la legge tutela comunque il possesso finchè il proprietario non riesce a dimostrare il proprio diritto; si noti però che il proprietario può reagire violentemente contro il ladro solo immediatamente, cioè mentre dura l'"offesa". Non può esservi possesso sulle cose NON COMMERCIABILI (per esempio un uomo). Il possesso comporta una numerosa serie di conseguenze giuridiche. Non c'è soltanto il possesso corrispondente alla proprietà, ma anche quello corrispondente ad altri diritti reali (usufrutto, enfiteusi, servitù, ecc.). Così, l'animus potrebbe essere quello dell'usufruttuario, dell'enfiteuta, ecc.. Art c.c. [1] Si PRESUME il possesso in colui che esercita il potere di fatto, quando non si prova che ha cominciato ad esercitarlo semplicemente come detenzione. [2] Se alcuno ha cominciato ad avere la detenzione, non può acquistare il possesso finchè il TITOLO non venga a essere mutato per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione da lui fatta contro il possessore. Ciò vale anche per i successori a titolo universale. La legge PRESUME IL POSSESSO IN CHI DETIENE LA COSA, mentre chi ha interesse a dimostrare il contrario deve almeno provare la detenzione. Vi è dunque una presunzione relativa di possesso. Il secondo comma ci dice che la detenzione o il possesso CONTINUANO COME SONO SORTI, finche non si ha: - o una opposizione contro il possessore (che trasforma in possesso la detenzione in virtù della manifestazione dell'animus possedendi); tale opposizione fa nascere il possesso solo se ESTERNATA: non basta la volontà di dominare la cosa, occorre anche affermare la propria titolarità di un diritto reale; se il locatario di una cosa smette di pagare i canoni di locazione, non si determina l'acquisto del possesso, la sospensione dei pagamenti potrebbe dipendere da insolvenza: per avere il possesso egli deve ANCHE esternare, rendendola conoscibile al vero titolare del diritto, la propria intenzione di "dominare" la cosa in virtù di una pretesa titolarità del diritto reale (il che ha come conseguenza diretta la sospensione dei pagamenti); non basta, quindi, un mutamento nel solo "animus" del detentore per provocare la perdita del possesso nel Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 49
10 possessore; Tizio prende a prestito la bicicletta di Caio e, interiormente, la desidera, la vuole sua, si convince di essere il proprietario, tuttavia non dà segni esteriori di ciò: in mancanza di "atti rivolti al possessore", Tizio continua ad essere solo un detentore; il possesso, dunque, si perde sempre per il venir meno della signoria sulla cosa ["animus"], il che, talvolta, si produce come diretta conseguenza della venuta meno dell'elemento materiale ["corpus"] (si pensi ad uno smarrimento o a un furto); - o un atto di un terzo ("causa proveniente da un terzo"); per esempio, l'atto del proprietario che vende la cosa al detentore (che ne acqui- sta, così, il possesso). 9 - (segue): MODI DI ACQUISTO DEL POSSESSO Il possesso si acquista secondo due modalità: - a titolo ORIGINARIO: - per furto - per occupazione - per invenzione - per interversione del possesso (art. 1141, secondo comma, c.c.) - a titolo DERIVATIVO: - attraverso la consegna (si noti però che anche la detenzione si trasferisce con la consegna) - attraverso la "TRADITIO BREVI MANU" consistente nella vendita della cosa a chi ne ha già la detenzione - mediante il "CONSTITUTUM POSSESSORIUM" che si ha quando il proprietario e detentore vende la cosa ad un terzo e ne mantiene la detenzione a causa di un contratto di locazione - per successione ereditaria (segue): ACQUISTO E PERDITA DEL POSSESSO Pare utile chiedersi quando nasce il possesso. Art c.c. [1] Il possesso attuale non fa presumere il possesso anteriore, SALVO CHE IL POSSESSORE ABBIA UN TITOLO A FONDAMENTO DEL SUO POSSESSO; in questo caso si presume che egli abbia posseduto dalla data del titolo. Quindi un possesso "da tempo immemorabile" non ha alcun valore nel diritto; il possesso daterà dal momento in cui è compiuto un sicuro atto di possesso, oppure dal tempo al quale possa farsi risalire un "titolo". Art c.c. [1] Il possessore attuale che ha posseduto in tempo più remoto si presume che abbia posseduto ANCHE NEL TEMPO INTERMEDIO. Se Tizio è il possessore attuale, e risulta che otto anni fà egli era parimenti possessore, si presume che il possesso sia in atto da otto anni, continuativamente. Talvolta la legge consente di sommare al proprio tempo di possesso quello di un precedente possessore. La SUCCESSIONE NEL POSSESSO si esercita solo a favore dell'erede e avviene DI DIRITTO, senza interruzione. L'ACCESSIONE DEL POSSESSO può aversi solo nei casi di "successione a titolo particolare" (quindi non è necessaria, né obbligatoria); il successore a titolo Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 50
11 particolare (per esempio il compratore o il legatario) ha facoltà di unire al proprio possesso quello del suo "autore" (colui che ha venduto oppure il DE CUIUS che ha lasciato un legato). La perdita del possesso si verifica per il venir meno di uno oppure di tutti e due gli elementi che lo caratterizzano (segue): IL POSSESSO DI BUONA FEDE Art c.c. [1] E' possessore in buona fede chi possiede ignorando di ledere l'altrui diritto. [2] La buona fede non giova se l'ignoranza dipende da COLPA GRAVE. [3] La buona fede è PRESUNTA e basta che VIA SIA STATA AL MOMENTO DEL- L'ACQUISTO. Col decorso del tempo, il possesso produce l'acquisto del diritto. Non tutti i possessori però possono giovarsi del loro stato. Per l'usucapione (e per l'esercizio dell'azione di manutenzione) è necessario che il possesso sia stato PACIFICO E PUBBLICO (cioè l'acquisto del possesso non deve essere stato né violento, né clandestino), inoltre, si richiede un possesso ININTERROTTO (cioè non contrastato dal titolare del diritto che rivendichi la proprietà del bene) e pure CONTINUO (cioè si richiede che il possessore non abbia abbandonato la cosa). In altri casi, il possesso produce effetti giuridici solo se è riscontrabile una buona fede in capo al possessore. La buona fede è tutelata solo quando vi è SCUSABILITA' nell'ignoranza della lesione del diritto altrui. La buona fede è presunta fino a prova contraria: pertanto chi contrasta l'esistenza della buona fede deve fornire la prova della mala fede. La legge richiede la buona fede solo fino al momento dell'acquisto del possesso: l'eventuale mala fede sopravvenuta (cioè la consapevolezza di ledere l'altrui diritto) non rileva (segue): GLI EFFETTI DEL POSSESSO Il possesso determina una serie di conseguenze giuridiche: 1) Giusta gli artt ss. c.c., il possesso continuato, ininterrotto e ottenuto senza violenza, DOPO UN CERTO PERIODO, conferisce a chi possiede la titolarità del diritto reale [USUCAPIONE]; Occorre notare, a proposito dell'usucapione, che il diritto di proprietà non si perde per il non utilizzo, da parte del titolare dello stesso; occorre anche l'inizio del possesso da parte di un terzo. Dopo un certo lasso di tempo, tale situazione determina la prescrizione del diritto originario. In altri termini, la proprietà non si perde per la sola inerzia del titolare del diritto. 2) L'acquirente di beni MOBILI, ne acquista IMMEDIATAMENTE la proprietà (se vi è stata CONSEGNA) col "possesso di buon fede" (se ha trattato con chi non è proprietario e se sussiste un "titolo idoneo" a trasferire la proprietà); in pratica l'acquirente è protetto se: - ha acquistato il possesso della cosa - era in buona fede al momento dell'acquisto del possesso (in quanto ignorava sia che il venditore non fosse proprietario sia che la cosa venduta avesse provenienza illegittima -per esempio per furto-) - vi è un titolo astrattamente idoneo a trasferire il diritto reale (es. compravendita, donazione, ecc.); il "titolo idoneo" è un CONTRATTO VALIDO (che però non produce alcun trasferimento della proprietà in quanto l'alienante non è proprietario); se il "titolo" fosse un contratto invalido, anche in presenza della buona fede dell'acquirente non si verificherebbe "istantaneamente" l'acquisto della proprietà. Nel caso descritto la proprietà è acquistata A TITOLO ORIGINARIO [art c.c.] 3) In mancanza del "titolo idoneo" di cui all'art c.c., si può comunque acquistare la proprietà (o altro diritto reale) di BENI MOBILI col possesso continuato (usucapione) per dieci anni, se al Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 51
12 momento dell'acquisto l'acquirente era in buona fede, oppure per venti anni, in caso contrario [art c.c.]. 4) Se qualcuno aliena un BENE MOBILE a più persone, ne acquista la proprietà solo l'acquirente che, in buona fede, ne ha acquistato il possesso, anche se il suo contratto ha data posteriore rispetto a quello degli altri acquirenti. Quindi se il secondo acquirente, all'oscuro della precedente alienazione, acquista anche il possesso del bene mobile, a differenza del primo acquirente, viene a quest'ultimo preferito (e non potrà essere privato del bene). 5) I frutti della cosa percepiti dal possessore, che non sia anche proprietario, devono essere restituiti a quest'ultimo, se il possessore era in mala fede; se invece il possessore era in buona fede, al proprietario spettano solo i frutti maturati dopo la domanda giudiziale di restituzione della cosa. Il possessore deve restituire i frutti o l'equivalente in denaro. 6) Se il possessore ha apportato miglioramenti alla cosa, oppure ha eseguito riparazioni ha diritto al rimborso delle spese sostenute; mentre al possessore in mala fede spetta solo il rimborso spese, al possessore in buona fede la legge attribuisce il diritto a ricevere una indennità pari al maggior valore assunto dalla cosa migliorata o riparata. Solo il possessore in buona fede ha diritto a tenere la cosa presso di sé fino a quando non gli venga corrisposta l'indennità (segue): LA DIFESA DEL POSSESSO Il proprietario che venga privato del possesso può reagire violentemente in difesa del proprio diritto SOLO MENTRE DURA L'OFFESA. In mancanza dell'immediatezza, il possessore che difende la propria situazione di fatto rischia di incorrere in un reato penale. La legge tutela il possesso con una serie di azioni (AZIONI POSSESSORIE): - AZIONE DI REINTEGRAZIONE (o di spoglio) [art c.c.] Tale azione compete al possessore, indipendentemente dalla qualità di proprietario della cosa e dall'idoneità della stessa a formare oggetto di proprietà privata (pertanto riceve tutela anche chi è possessore di un bene demaniale). Il possessore che sia stato VIOLENTEMENTE od OCCULTAMENTE spossessato di una cosa MOBILE o IMMOBILE può rivolgersi all'autorità giudiziaria ordinaria e richiedere la reintegrazione del possesso. Tale azione deve essere esercitata nel termine di prescrizione di UN ANNO dallo spoglio (o dalla scoperta dello spossessamento occulto). Dopo il decorso del termine di prescrizione il possessore non può più pretendere la restituzione della cosa; solo il proprietario può ottenerla mediante l'azione di rivendicazione (azione a difesa della proprietà). L'azione di reintegrazione è esperibile anche da chi possedeva in mala fede: anche il ladro, quindi, può agire in reintegrazione se il titolare del diritto (proprietario) violentemente od occultamente si riprende la cosa. Il nostro ordinamento giuridico tutela il possesso anche di chi non è proprietario perchè sono meritevoli di protezione anche altri diritti reali diversi dalla proprietà (per esempio l'usufrutto). L'azione può essere esercitata anche dal mero detentore (art. 1168, secondo comma, c.c.); se ciò non fosse possibile, il detentore dovrebbe sperare solo nell'azione del proprietario o del possessore "spossessato". Si pensi al comodatario privato della detenzione della cosa: se il proprietario restasse inerte e il detentore non potesse agire verrebbe a mancare effettivamente la tutela. Il detentore non ha azione se ha la cosa presso di sé: - per ragioni di servizio - oppure per ragioni di ospitalità. L'avverbio "violentemente" sta ad indicare che lo spoglio deve avvenire con minacce o con l'uso della forza e in ogni caso contro la volontà del possessore o detentore. La clandestinità dello spoglio deve essere valutata esclusivamente nei confronti del soggetto passivo dello spoglio: è clandestino lo spoglio "alla luce del sole" se il soggetto spogliato non era in grado di rendersene conto. - AZIONE DI MANUTENZIONE [art c.c.] Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 52
13 Anche tale azione compete al possessore molestato nel proprio possesso, indipendentemente dalla qualità di proprietario. L'azione di manutenzione ha per oggetto soltanto i beni IMMOBILI e le UNIVERSALITA' DI BENI MOBILI. Ha azione solo chi possiede ININTERROTTAMENTE la cosa DA PIU' DI UN ANNO ed ha acquistato il possesso della stessa in modo NON VIOLENTO e NON OCCULTO (oppure se è decorso almeno un anno dalla cessazione della violenza o della clandestinità). Quindi il ladro, molestato nel proprio possesso, può sempre fare l'azione di reintegrazione; quanto all'azione di manutenzione, il ladro può avvalersene solo dopo aver per almeno un anno posseduto la cosa alla luce del sole (comportandosi agli occhi di tutti come il proprietario). L'attore agisce contro la MOLESTIA, cioè contro gli impedimenti o gli ostacoli al godimento della cosa. Per esempio, agisce in manutenzione il proprietario del fondo sul quale qualcuno scarica dei rifiuti, oppure il possessore dell'edificio molestato dall'eccessivo rumore proveniente da uno stabilimento vicino, ecc.. L'attore non si lamenta di uno spossessamento, ma di alcune turbative al possesso e ne chiede la cessazione. Si noti che le turbative possono essere "di fatto", quali la discarica di rifiuti, oppure "di diritto", come nel caso in cui un terzo si reca presso l'abitazione del mio locatario e lo invita a pagare a lui e non più a me il canone di locazione. Non necessariamente l'attore chiede solo la cessazione di una molestia: talvolta può essere chiesta al giudice la restituzione della cosa: chi subisce uno spoglio NON OCCULTO E NON VIOLENTO può agire soltanto in manutenzione. L'azione si prescrive entro un anno dall'inizio della molestia. Non ha azione il mero detentore, in nessun caso I MODI DI ACQUISTO DELLA PROPRIETA' Si distingue tra modi di acquisto (intesi come fatti giuridici che determinano l'acquisto del diritto): - a titolo ORIGINARIO - a titolo DERIVATIVO. Nel primo caso, la proprietà si acquista senza avere alcun rapporto con gli eventuali precedenti proprietari (es. ACCESSIONE, OCCUPAZIONE); in altri termini, chi consegue il diritto ottiene un "diritto nuovo", non il diritto già appartenuto ad altri. Nel secondo caso, la proprietà si acquista da un precedente titolare, cioé si acquisisce il diritto che era appartenuto ad altri. Coloro che considerano l'usucapione un modo di acquisto della proprietà a titolo originario, affermano che il bene usucapito viene acquisito dal possessore indipendentemente dall'esistenza del diritto del titolare precedente; pertanto, deve concludersi che le modalità di acquisto della proprietà a titolo originario non sono limitate a cose di nessuno. I modi di acquisto a titolo derivativo, a loro volta si suddividono in: - atti tra vivi - successioni MORTIS CAUSA. Nell'ipotesi di acquisto della proprietà a titolo derivativo trovano applicazione i seguenti princìpi fondamentali: - nessuno può trasferire un diritto avente contenuto maggiore di quello di cui si è titolari; in altri termini, il diritto si trasferisce con tutti i pesi e i vincoli da cui è gravato - se viene meno il diritto del "dante causa", viene meno anche il diritto dell'"avente causa" (fatta eccezione per l'eventuale usucapione) (segue): L'OCCUPAZIONE E L'INVENZIONE L'occupazione è possibile solamente per i beni di nessuno cioè per i BENI MOBILI; gli immobili, infatti, non possono mai trovarsi in questo stato dato che, quando non appartengono ai privati, diventano di proprietà statale. L'OCCUPAZIONE consiste nel materiale impossessamento della cosa accompagnato dal desiderio interiore di farla propria; l'intenzione di fare propria la cosa (ANIMUS OCCUPANDI) Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 53
14 non equivale al desiderio di dominarla (ANIMUS POSSIDENDI, caratteristica tipica del possesso). In definitiva, l occupazione si realizza con l apprensione della cosa. E' evidente che, in un momento successivo all'occupazione, è assai probabile che si verifichi quell'atteggiamento di dominio sulla cosa occupata che determina l'insorgenza del possesso. Casi esemplari di cose di proprietà di nessuno, che possono diventare oggetto di occupazione sono i pesci del mare e dei laghi (originariamente, la selvaggina era considerata cosa di nessuno, ma una legge speciale ha stabilito la sua appartenenza al patrimonio indisponibile dello Stato). Ancòra, l'occupazione può riguardare le cose abbandonate. Sono cose abbandonate quelle che il proprietario ha inteso non dominare più. Tale intenzione può essere percepita valutando le circostanze dell'abbandono: un oggetto lasciato sul marciapiede potrebbe non essere stato abbandonato; una cosa gettata in una discarica verosimilmente è stata abbandonata. Si consideri la seguente esemplificazione: Tizio entra nel giardino di Sempronio e coglie una rosa. Si può affermare che ne ha acquistato la proprietà per occupazione? La risposta è negativa: chi coglie i fiori o la legna sul fondo altrui senza avere ottenuto il permesso del proprietario commette un illecito e non acquista la proprietà delle cose raccolte. Per contro, il consenso del proprietario rende le cose suscettibili di occupazione. In particolari condizioni, il consenso si ritiene tacitamente ottenuto: il proprietario di un terreno o di un bosco non recintato si presume consenziente, salvo nel caso in cui avesse apposto cartelli di divieto ben visibili. L acquisto della proprietà di cose mobili con il consenso del proprietario avviene a titolo originario. Il consenso, anche se palese, non comporta un acquisto della proprietà a titolo derivativo, ma serve solo a rendere lecita la condotta di chi raccoglie i fiori, i frutti o il legname. Differente è, invece, la ricostruzione giuridica nell ipotesi di un proprietario che coglie personalmente il frutto e lo offre al terzo. In tal caso l acquisto del diritto avviene a titolo derivativo: la consegna costituisce il perfezionamento di una donazione manuale (art. 783 c.c.). Le cose smarrite, entità differenti da quelle abbandonate, non possono, pertanto, essere occupate (non essendo res nullius, cioé prive di proprietario). La legge obbliga chi ha ritrovato una cosa smarrita a consegnarla al sindaco del luogo del ritrovamento (art. 927 c.c.), se non se ne conosce il proprietario. Se dopo un anno dal momento in cui è è stata diffusa la notizia del ritrovamento, attraverso la pubblicazione sull'albo del Comune, il proprietario è ancòra ignoto, la cosa diviene di proprietà di chi l'ha ritrovata. In tal caso, si dice che la proprietà è stata acquistata mediante INVENZIONE. Anche nell ipotesi di invenzione, l acquisto della proprietà si verifica per effetto della sola scoperta, non si richiede l acquisto del possesso. Se, invece, il proprietario rivendica la cosa, è dovuto al ritrovatore un premio (corrispondente ad un decimo del valore della cosa, fino a lire , e ad un ventesimo, sul valore eccedente). Si presume che le cose ritrovate in mare non siano state abbandonate dal proprietario. Dicesi TESORO qualunque cosa MOBILE di pregio, nascosta o sotterrata di cui nessuno può provare di essere proprietario (la reperibilità del legittimo proprietario esclude la possibilità di considerare come tesoro la cosa dissotterrata). Se la cosa è rinvenuta in un fondo (bene immobile) oppure in un bene mobile altrui e la scoperta sia avvenuta per caso (senza che siano state programmate apposite ricerche), la proprietà del bene spetta per metà al ritrovatore e per metà al proprietario del fondo o del bene mobile. Il ritrovatore ha acquistato la metà del diritto di proprietà per invenzione. L acquisto della proprietà del tesoro non può considerarsi definitivo, atteso che il legittimo proprietario potrebbe in seguito rivendicare la cosa. Il diritto dello scopritore diventa definitivo solo dopo il decorso di un periodo di tempo sufficiente a determinare l acquisto per usucapione. Sia nel caso dell occupazione, che in quello del tesoro, se vi è un proprietario della cosa, questo conserva il suo diritto; altra caratteristica comune tra i due istituti è l obbligo di riconsegna della cosa al proprie- tario, se conosciuto. L istituto giuridico del tesoro è tipico di un epoca passata, nella quale, data la frequenza delle guerre e la scarsa affidabilità degli strumenti di custodia, era molto frequente nascondere i valori sotto terra. Deve comunque osservarsi che la disciplina testé delineata si applica anche ai casi di sotterramento involontario (terremoto, frana, ecc.). Se il ritrovamento è fatto dal proprietario del fondo, la proprietà del tesoro è sua. Nel caso di oggetti di interesse storico, artistico o scientifico (antiche statue, vasi, ecc.),si applicano regole particolari: la proprietà spetta allo Stato che deve pagare un compenso al ritrovatore e al proprietario del fondo. Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 54
15 16 - (segue): L'USUCAPIONE L'usucapione è un modo di acquisto della proprietà e, pure, di altri diritti reali. L'usucapione presenta la stessa giustificazione teorica della prescrizione: è necessario assicurare certezza alle fattispecie giuridiche, pertanto, il mancato esercizio di un diritto non può assicurare al titolare dello stesso una tutela perenne. L'usucapione ha due presupposti: - il possesso (artt e ss., c.c.) CONTINUO, ININTERROTTO, PACIFICO e NON CLANDESTINO (o PUBBLICO); la continuità consiste nel costante esercizio della signoria sulla co sa, da parte del possessore. La non interruzione non dipende dal possessore, ma da un fatto di un terzo o da circostanze oggettive; nessuno deve provocare la sospensione della situazione di fatto rappresentata dal possesso (va osservato che, ai fini dell'usucapione, sono rilevanti solo le interruzioni di possesso superiori all'anno); la pacificità consiste nella mancanza di qualunque violenza in sede di acquisto del possesso; si ha clandestinità quando il possesso ha inizio in maniera non "oggettivamente conoscibile" da parte del soggetto che ne è stato privato; - il decorso del tempo. Abbiamo già osservato che non basta l'inerzia del titolare per far venir meno il diritto di proprietà; tuttavia, se tale inerzia è accompagnata dall'altrui possesso, il diritto, dopo un certo lasso di tempo, è destinato a scomparire. Occorre precisare che il godimento continuato, ininterrotto, pacifico e pubblico di un bene per un periodo pluriennale non sempre determina l'insorgenza dei presupposti per l'usucapione. Se siffatto godimento pluriennale non integra una situazione di possesso, l'usucapione nonpuò avvenire. Ai sensi dell'art c.c., il godimento ottenuto su di un bene per effetto della tolleranza del soggetto che avrebbe la possibilità di impedirlo, non può mai determinare una situazione di possesso a favore di chi ha conseguito il godimento medesimo. La durata del periodo di tempo necessario per usucapire dipende da diversi elementi: - tipologia del bene (mobile, immobile, mobile registrato,...) - psicologia del possessore (possesso di buona fede o possesso di mala fede) - esistenza di titolo idoneo all'acquisto - esistenza o meno della trascrizione. Il periodo di tempo per acquistare la proprietà di: - beni immobili è pari a VENTI ANNI [c.d. USUCAPIONE ORDINARIA] - beni mobili non registrati è pari a VENTI ANNI [USUCAPIONE ORDINARIA] - universalità di mobili è pari a VENTI ANNI [USUCAPIONE ORDINARIA] - fondi rustici è pari a QUINDICI ANNI [USUCAPIONE ORDINARIA] - beni mobili registrati è pari a DIECI ANNI [USUCAPIONE ORDINARIA]. In presenza di buona fede, il periodo di tempo necessario per l'acquisto della proprietà di beni mobili non registrati è pari a DIECI ANNI [c.d. USUCAPIONE ABBREVIATA]. Anche per i beni IMMOBILI è stato disciplinato un caso di usucapione "abbreviata" decennale: chi - acquista, in buona fede, - da un soggetto diverso dal titolare del diritto la proprietà di un immobile - in forza di un titolo idoneo al trasferimento della proprietà (per esempio, un contratto di compravendita), - regolarmente trascritto, pur non divenendo immediatamente proprietario (in quanto la vendita non è stata disposta dal titolare), ne acquista la proprietà dopo il decorso di dieci anni dalla trascrizione. Con la trascrizione sono resi pubblici tutti gli atti relativi alle variazioni della proprietà immobiliare. La trascrizione avviene presso l'ufficio dei registri immobiliari. Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 55
16 Se A vende un immobile a B e dopo qualche giorno vende lo stesso bene a C e, se la compravendita tra A e C viene trascritta prima di quella tra A e B, la proprietà dell'immobile spetta a C (anche in caso di mala fede). Se M vende l'immobile a P e P vende l'immobile a Q, la trascrizione della compravendita tra P e Q non può avvenire se prima non ha avuto luogo quella tra M e P. Per i beni mobili registrati, se l'acquisto è avvenuto in buona fede sulla base di un titolo idoneo regolarmente trascritto, l'usucapione ("abbreviata") si compie in tre anni dalla trascrizione. Il possesso iniziato in modo violento o clandestino non può determinare l'usucapione finché la violenza o la clandestinità non risultano esaurite. Il computo del tempo utile per verificare l'usucapione inizia a decorrere solo dopo la cessazione della violenza o della clandestinità. L'usucapione viene interrotta, alternativamente, quando: - il proprietario riprende ad esercitare il proprio diritto con atti materiali - il proprietario presenta una domanda giudiziale - quando il possessore è stato privato del possesso per oltre un anno (segue): L'ACCESIONE L'accessione si svolge sui beni mobili (ad esempio vegetali) o immobili (ad esempio costruzioni) che la natura o l'uomo incorpora nei beni immobili altrui. La coltivazione di piante sul fondo del vicino dà diritto a questo all'acquisto della proprietà dei vegetali, corrispondendo una indennità al coltivatore che le ha piantate. La cosa accessoria ricade quindi nel dominio di quella principale. Un'eccezione è stabilita dall'art. 938 c.c.: se A costruisce un edificio su una porzione del fondo confinante di B e questo non si oppone entro tre mesi, il giudice può attribuire la proprietà del suolo occupato ad A, con l'onere di corrispondere a B il doppio del prezzo dell'area occupata [c.d. ACCESSIONE INVERTITA] (segue): LA SPECIFICAZIONE Chi trasforma una materia altrui (si dice anche che la specifica), ha diritto ad acquistarla, pagando al proprietario il prezzo della materia. Se, però, la cosa trasformata risulta avere un valore notevolmente superiore a quello dell'attività trasformatrice, la proprietà spetta al titolare del diritto, che deve pagare il valore della mano d'opera LE AZIONI A DIFESA DELLA PROPRIETA' Le azioni a difesa della proprietà sono quattro: - AZIONE DI RIVENDICAZIONE - AZIONE NEGATORIA - AZIONE DI REGOLAMENTO DI CONFINI - AZIONE DI APPOSIZIONE DI TERMINI. L'azione di rivendicazione è esperita dal proprietario che sia stato spossessato della cosa o privato della detenzione. Tale azione non è soggetta a prescrizione (se, però, interviene l'usucapione, l'azione risulta preclusa). Il proprietario deve dimostrare il suo diritto; tale dimostrazione (in mancanza del possesso del bene) può essere assai difficile: è necessario risalire ad un acquisto avvenuto a titolo originario, non potendo bastare la dimostrazione di un valido titolo di acquisto (se si documenta una regolare compravendita, occorre anche provare che il dante causa -venditore- aveva validamente acquistato il diritto da un terzo, e così via fino ad un acquisto a titolo originario). Può essere, pertanto, sufficiente la dimostrazione di un possesso ininterrotto ventennale. Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 56
17 L'azione negatoria tende a fare dichiarare non esistenti i diritti reali che un altro sostiene di avere (ad esempio una servitù). Tocca al convenuto dimostrare il proprio diritto, il proprietario deve limitarsi a provare il proprio diritto. Se ottiene ragione, il proprietario si trova in una posizione lar-gamente preferibile rispetto a quella che avrebbe potuto conseguire conla vittoria nell'azione possessoria di manutenzione; mentre il molesta-tore può attuare altre differenti molestie, colui che pretendeva di vantare un diritto reale sul bene si vede negare definitivamente tale eventualità. L'azione di regolamento dei confini presuppone l'incertezza di que sti ultimi. Si chiama a decidere un giudice. Con l'azione di apposizione di termini si vuole apporre una pietra o altro segno materiale del confine. La chiamata in giudizio del vicino è fatta anche per dividere le spese ed evitare future discussioni I DIRITTI REALI SU COSA ALTRUI I diritti reali di godimento determinano dei limiti al diritto del proprietario della cosa sulla quale insistono. La proprietà è "piena ed esclusiva" solo quando sulla cosa non concorrono altri diritti reali. Secondo alcuni autori, i diritti reali di superficie e di enfiteusi non sono DIRITTI REALI DI GODIMENTO, ma solamente DIRITTI REALI SULL'ALTRUI COSA. I diritti di superficie e di enfiteusi sarebbero, pertanto, "forme speciali di proprietà". I diritti reali di usufrutto, uso e abitazione sono definiti DIRITTI REALI DI GODIMENTO PERSONALE, atteso che spettano spettano esclusivamente alla persona del titolare e si estinguono con la morte di questo. Una caratteristica fondamentale dei diritti reali di godimento sul la cosa altrui è il "diritto di sèguito": chiunque diventi proprietario della cosa deve rispettare gli altrui diritti reali di godimento, anche se non ha avuto alcuna parte nella loro costituzione. Quando i diritti reali su cosa altrui non hanno più un titolare di verso dal proprietario della cosa, si estinguono completamente: sarebbe scorretto, quindi, dire che passano al proprietario. Tutti i diritti reali di godimento che vedremo nel seguito possono essere acquistati mediante usucapione (segue): LA SUPERFICIE Il diritto in disamina consente al titolare di fare e di mantenere una costruzione sopra o sotto l'altrui suolo, per un tempo illimitato o parziale, acquistando la proprietà della costruzione separatamente dalla proprietà del suolo (la quale spetta ad altri). A titolo esemplificativo, si pensi al chiosco per la vendita di bevande: il suolo è pubblico, la costruzione appartiene all'imprenditore. Può aversi diritto di superficie in due ipotesi: - il proprietario del suolo concede ad un terzo il diritto di edificare - il proprietario del suolo aliena la proprietà di una costruzione conservando la proprietà del suolo sottostante. Il titolare del diritto di superficie è tale anche prima che la co struzione sia iniziata; il diritto può essere alienato anche prima di aver costruito. Il titolare del diritto di superficie (superficiario) ha la proprietà piena ed esclusiva rispetto alla costruzione. Nell'ipotesi di perimento della costruzione, il superficiario ha diritto a riedificare. Il diritto di superficie si acquista: - per contratto - per successione ereditaria. Il proprietario del suolo è detto concedente. Quando il diritto di superficie ha una durata limitata, nel momento dell'estinzione del diritto il concedente diventa proprietario della costruzione (per il principio dell'accessione). Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 57
18 Il diritto di superficie si estingue: - per scadenza del termine - per rinunzia del superficiario - per prescrizione (in caso di inesercizio ventennale del diritto) - per confusione (cioé quando il superficiario e il concedente si identificano) (segue): L'ENFITEUSI L'enfiteusi è il diritto di godere, per un tempo illimitato o parziale, comunque non inferiore a venti anni, dell'altrui fondo, con l'obbligo di migliorarlo e di pagare al proprietario un CANONE PERIODICO in denaro oppure in natura e con la facoltà di diventarne proprietario, me diante pagamento di una somma corrispondente a quindici volte il valore del canone. Il diritto di enfiteusi si acquista: - per contratto - per successione ereditaria. Il titolare del diritto di enfiteusi è detto enfiteuta, il proprietario del suolo è detto concedente. L'enfiteuta gode del fondo e sui frutti dello stesso vanta il medesimo diritto che il proprietario del suolo potrebbe avere in assenza di enfiteusi. L'esercizio del diritto di acquisto del fondo è detto AFFRANCAZIONE. L'affrancazione si ottiene, in qualunque momento, attraverso una domanda giudiziale. Se l'enfiteuta: - non migliora il fondo (o, addirittura, lo fa deteriorare) - oppure, non paga due annualità del canone, il concedente può chiedere al giudice la DEVOLUZIONE DEL FONDO, cioè un provvedimento che estingue l'enfiteusi. La richiesta della devoluzione non fa venire meno, in capo all'enfiteuta, il diritto all'affrancazione del fondo. L'enfiteusi si estingue: - per scadenza del termine - per affrancazione - per devoluzione - per prescrizione (in caso di inesercizio ventennale del diritto) - per perimento totale del fondo - per confusione (cioé quando l'enfiteuta diventa proprietario, per causa diversa dall'affrancazione, e quando il proprietario diventa anche enfiteuta, per causa diversa dalla devoluzione) (segue): L'USUFRUTTO L'usufrutto è il diritto di godere della cosa altrui, per un tempo determinato oppure per tutta la vita, rispettando la DESTINAZIONE ECONOMICA della cosa (dunque, chi ha in usufrutto una casa di abitazione deve astenersi dal trasformarla in un ufficio). Il titolare del diritto di usufrutto è detto usufruttuario; il proprietario della cosa, nudo proprietario. Il diritto di usufrutto si acquista: - per contratto - per successione ereditaria - per disposizione di legge [c.d. usufrutto legale] - per usucapione - per provvedimento del giudice (art. 194 c.c.). Un caso esemplare di usufrutto legale è il diritto che la legge ha stabilito, per il genitore esercente la patria potestà, sui beni di proprietà dei figli minori. L'usufruttuario ha diritto di conseguire ogni utilità che la cosa, mobile o immobile, può dare. L'unico limite è il rispetto della destinazione economica. I frutti naturali e i frutti civili spettano, per tutta la durata del diritto, all'usufruttuario. Il diritto dell'usufruttuario non può essere trasmesso agli Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 58
19 eredi, tuttavia, se non risulta vietato dal titolo costitutivo del diritto, l'usufruttuario può cedere il medesimo, per un tempo determinato o per tutta la sua durata, a un terzo. In ogni caso, alla morte dell'usufruttuario il diritto si estingue. Se il diritto di usufrutto è stato previsto per una durata determinata, per esempio trenta anni, e l'usufruttuario muore prima della scadenza del termine, il diritto si estingue comunque con la morte. La cessione a terzi dell'usufrutto deve essere notificata al titolare del diritto di proprietà. L'usufruttuario può concedere in locazione le cose che formano oggetto del proprio diritto. Per i miglioramenti apportati alla cosa, l'usufruttuario ha diritto ad una indennità (purché sussistano al momento della cessazione dell'usufrutto). L'usufruttuario ha diritto al possesso della cosa; per ottenerlo, deve provvedere a fare l'inventario e a dare idonee garanzie. Se la cosa che forma oggetto del diritto di usufrutto perisce parzialmente, l'usufruttuario conserva il suo diritto sulla parte residua. L'usufrutto si estingue: - per scadenza del termine - per morte dell'usufruttuario - per prescrizione (in caso di inesercizio ventennale del diritto) - per rinunzia del titolare - per confusione (cioé quando l'usufruttuario e il proprietario si identificano) - per perimento totale della cosa - per abusi dell'usufruttuario (ad esempio, alienazione o deterioramento della cosa, o per non avere impedito, effettuando le ordinarie riparazioni, la perdita di valore della cosa). L'usufrutto si esercita, tipicamente, sulle cose INCONSUMABILI, dato che la cosa deve essere restituita al proprietario; la legge, tuttavia, ammette l'usufrutto anche su cose consumabili (c.d. QUASI USUFRUTTO); in tal caso, al termine del rapporto, l'usufruttuario ha l'obbligo di restituire al proprietario il loro equivalente in quantità e qualità (art. 995 c.c.) (segue): L'USO Il diritto reale di uso consente al titolare di servirsi della cosa altrui LIMITATAMENTE AI BISOGNI PROPRI E DELLA PROPRIA FAMIGLIA. Qualora la cosa risultasse fruttifera, vi sarebbe, per il titolare del diritto in disamina, la possibilità di raccoglierne i frutti. A differenza dell'usufrutto, il diritto di uso non può essere ceduto a terzi, né le cose che formano l'oggetto del diritto possono essere concesse in locazione. Per questa caratteristica, si suole definire tale diritto "personalissimo" (segue): IL DIRITTO DI ABITAZIONE Il titolare del diritto di abitazione può abitare nell'altrui casa LIMITATAMENTE AI PROPRI BISOGNI E A QUELLI DELLA FAMIGLIA. Anche il diritto di abitazione può essere definito personalissimo, al pari del diritto di uso: la legge non consente la cedibilità a terzi del diritto. Art. 540, secondo comma, c.c. [2] Al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, SONO RISERVATI - i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare - e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. (...) Il diritto di abitazione spetta unicamente quando la casa coniugale oggetto del diritto risulta essere stata di proprietà: Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 59
20 - del solo defunto - oppure, del defunto e, in comunione, del coniuge superstite. Quando, invece, la casa coniugale sia stata in comunione tra il coniuge defunto e i suoi figli, il diritto di abitazione non può essere reclamato dal coniuge superstite (segue): LA SERVITU' La servitù è un PESO imposto sopra un FONDO per l'utilità di un altro fondo, appartenente ad un diverso proprietario. Il "peso" consiste in una limitazione all'esercizio del diritto di proprietà. Il contenuto del "peso" è vario: si può essere costretti, in virtù dell'esistenza della servitù, a lasciare passare, a consentire il prelievo di acqua, a non costruire o a non sopraelevare, ecc.. Solitamente, il diritto di servitù ha una durata illimitata, tuttavia, è ammesso un diritto a carattere temporaneo. Il "fondo" deve essere inteso come qualunque bene immobile, rustico oppure urbano. Con FONDO SERVENTE si vuole indicare quello sul quale grava la servitù; con FONDO DOMINANTE, quello per la cui utilità è stata costituita la servitù. Il titolare del fondo servente non si identifica con quello del fondo dominante (in caso contrario, la servitù viene ad estinguersi per confusione). Essendo la servitù destinata ad arrecare beneficio ad un fondo (il fondo dominante) e non ad una persona fisica, si parla di "servitù prediale". Le servitù prediali sono variamente classificate: - continue/discontinue; per esercitare le seconde è necessario l'intervento dell'uomo (si pensi alla servitù di condurre il bestiame al pascolo); - apparenti/non apparenti; le seconde non richiedono opere visibili (si pensi alla servitù di non costruire); - positive/negative; nelle ultime, tocca al titolare del fondo servente astenersi dal fare qualcosa (si pensi alla servitù di non sopraelevare); nelle prime, il titolare del fondo servente deve sopportare qualche attività del titolare del fondo dominante (si consideri una servitù di passaggio); - coattive/volontarie; le prime sono imposte dalla legge al verificarsi di circostanze ben definite (a titolo esemplificativo, è coattiva una servitù di passaggio a favore di un fondo privo di accesso alla strada pubblica). La servitù si costituisce: - per disposizione contrattuale (occorre un contratto scritto) - per testamento - per usucapione (dopo venti anni di esercizio ininterrotto del comportamento corrispondente alla servitù) - per destinazione del padre di famiglia (quando è provato che due fondi, attualmente suddivisi, sono stati posseduti dallo stesso proprietario, e che questo, con opere visibili e/o col suo comportamento, ha posto su un fondo, per il vantaggio dell'altro, un peso; si supponga che l'unico proprietario dei fondi A e B abbia realizzato un acquedotto per portare l'acqua dal fondo A al fondo B; provando tale circostanza, l'attuale proprietario del fondo B può ottenere, a carico del fondo A, una servitù di acquedotto. Il titolare del diritto di servitù può agire in difesa del proprio diritto con l'azione CONFESSORIA (art c.c.). Tale azione ha contenuto totalmente opposto rispetto all'azione negatoria (azione in difesa della proprietà). Il proprietario del fondo servente non è attore, bensì convenuto; il titolare del fondo dominante cerca di ottenere, in giudizio, il riconoscimento del proprio diritto. La servitù si estingue: - per scadenza del termine - per prescrizione (in caso di inesercizio ventennale del diritto) - per rinunzia del titolare - per confusione (cioé quando il titolare del fondo servente si identifica con il titolare del fondo dominante) - per perimento totale del fondo servente o del fondo dominante - per accordo dei due titolari - per il verificarsi di una condizione risolutiva eventualmente stabilita nel titolo costitutivo del diritto. Testo ideato e stampato dal dott. Maurizio Agate Pagina 60
Il diritto di proprietà (art. 42 costituzione + 832-833-840-1140 c.c.) il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in in modo pieno ed esclusivo entro i limiti e con l'osservanza degli obblighi
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