Source: http://confconsumatoritoscana.it/attualita15.htm
Timestamp: 2020-01-18 11:49:39+00:00

Document:
Ancora due importanti successi per la Confconsumatori di Massa-Carrara
Massa Carrara, 12.7.2018 - La Confconsumatori continua a tutelare gli interessi dei consumatori risolvendo numerose pratiche anche in via stragiudiziale.
Pochi giorni orsono due altri casi positivamente risolti.
Il primo molto importante perchè riguarda il caso di un furto, subito da una associata, di una borsa contenente al suo interno il portafoglio con carta bancomat poi indebitamente utilizzato dall'autore del furto che effettuava prelievi dal bancomat. La signora aveva inoltrato richiesta di rimborso della somma prelevata indebitamente dal suo conto, ammontante ad €. 1000, ricevendo risposta negativa da parte della Banca. Dopo l'intervento della Confconsumatori che minacciava il ricorso alle vie legali, la Banca ha restituito l'intero importo alla nostra associata tranne una piccola somma a titolo di franchigia.
Il secondo caso riguarda invece una nostra associata vittima delle visite da parte di rappresentati che si recano al domicilio delle persone con la scusa di lasciare in visione un catalogo per fare acquisiti con forti sconti su vari prodotti, caso già trattato in precedenza dalla Confconsumatori e che ha visto partecipare l'avv. Francesca Galloni anche alla trasmissione su Rai tre a difesa dei consumatori,MiMandaRaitre. Anche in questo caso, come nei precedenti, la signora riceveva una seconda visita da parte di altro incaricato della stessa società, che le riferiva che nel modulo sottoscritto al momento in cui le era stato riferito che la firma serviva solo per attestare l'avvenuta consegna del catalogo, si era invece obbligata d effettuare acquisti per €. 2950!!! Anche in questo caso con l'intervento della Confconsumatori la società ha annullato tutto, accettando le contestazioni effettuate per iscritto dalla Confconsumatori.
Per informazioni e contatti, lo sportello rimane aperto per tutto il mese di luglio, tutte le mattine dalle ore 9 alle ore 12 e il martedì, mercoledì e giovedì pomeriggio dalle 16,30 alle 18; mail:confconsumatori.massa.ms@gmail.com La Confconsumatori di Massa-Carrara
Home banking senza token: del bonifico fraudolento ne risponde la banca. Gli utenti devono tuttavia fare attenzione.
Grosseto, 25.1.2018 - Ormai è sempre più frequente che i rapporti di home banking siano collegati, per i pagamenti, ad una chiavetta token che cambia codice di accesso numerico ogni minuto.
Tuttavia nel 2015 ancora qualche Banca non utilizzava questo strumento.
In data 22.12.2015 una grossetana riceve un sms sul proprio cellulare che pareva proveniente dalla propria banca, sms che evidenziava un pagamento da fare ad Equitalia e conteneva un link. La malcapitata grossetana cadeva nella trappola del "pishing" e si collegava al link ed in buona fede veniva collegata ad un sito che sembrava quello della propria banca al fine di eseguire il pagamento della cartella, sempre in buona fede inseriva le proprie credenziali ma non riusciva ad entrare.
Il giorno successivo la Banca chiedeva informazioni sui bonifici fatti in Spagna ed immediatamente la correntista disconosceva le operazioni.
Successivamente la Banca comunicava di non essere riuscita a recuperare un bonifico fatto in Spagna per 1.400,00 euro.
La correntista prima reclamava per le vie brevi poi si rivolgeva alla Confconsumatori di Grosseto, previa regolare denuncia alla Polizia Postale, che inoltrava le contestazioni alla Banca; Banca che negava ogni addebito anche in sede di conciliazione.
Non restava quindi alla correntista grossetana che agire in giudizio tramite l'Avv. Sara Serritiello che collabora con la Confconsumatori grossetana.
Con la sentenza n. 2/2018 il Giudice di Pace di Grosseto ha accolto tutte le domande della consumatrice ricordando che sulla Banca grava la diligenza professionale del buon banchiere, che la direttiva comunitaria 1997/64/ce impone di far gravare i rischi di attività oggettivamente pericolose, come le transazioni on line, non sui consumatori ma sulle aziende e per finire il Giudice ha osservato come la Banca aveva l'obbligo di fornire i mezzi di prevenzione più sofisticati al fine di certificare la volontà digitale del proprio cliente mediante consegna di un Token.
Conseguentemente il Giudice ha accolto la domanda della correntista condannando la Banca alla restituzione della somma di euro 1.400,00 oltre interessi legali e spese del giudizio.
Confconsumatori ricorda comunque ai consumatori, che sempre più spesso sono a rischio di frodi telematiche, devono tenere dei comportamenti molto prudenti come ricordare che la propria Banca non invia tramite e mail alcun link o documenti allegati e nell'aprire i messaggi non devono limitarsi, ad esempio, a leggere il nominativo del soggetto che invia la mail (talvolta falsamento di comodo) ma leggere l'indirizzo di posta elettronica per esteso del mittente.
Per informazioni la sede di grossetana di Via Ronchi 24 è disponibile al numero 0564,410680 oppure all'indirizzo grosseto@confconsumatori.it
Leggi il testo della sentenza [.pdf]
Fondo Irs: da Poste proposta seria e conveniente
Parma, 17 gennaio 2017 - Poste Italiane, nell'incontro svoltosi ieri, lunedì 16, con le Associazioni dei consumatori ha comunicato una proposta con cui intende tutelare i suoi clienti che hanno acquistato quote del Fondo Immobiliare Invest Real Security (IRS) e che ne erano ancora in possesso al 31/12/2016, data ufficiale di scadenza del Fondo.
L'iniziativa ha lo scopo di consentire ai clienti di Poste Italiane di recuperare la differenza tra quanto investito originariamente (2.500 euro a quota), inclusivo dei proventi e dei rimborsi anticipati percepiti durante la vita del Fondo, e quanto sarà da loro incassato con il "Valore Intermedio di Liquidazione" del Fondo.
In particolare, il CdA di Poste Italiane ha deliberato che: "Per coloro che al 31/12/2016 hanno compiuto 80 anni, Poste Italiane riconosce la differenza sotto forma di accredito in conto corrente a seguito della liquidazione delle quote; per tutti gli altri clienti è proposta la sottoscrizione di una Polizza Vita Ramo I, appositamente ideata e senza alcuna spesa, in cui versare le somme liquidate dal fondo. Alla Polizza, la cui durata è di 5 anni, Poste aggiunge un contributo integrativo per il recupero di tutto il capitale originariamente investito nel fondo IRS. L'iniziativa di tutela sarà avviata nel mese di aprile 2017, una volta effettuato dalla Sgr il rimborso intermedio di liquidazione del Fondo".
Secondo Mara Colla, presidente di Confconsumatori: "L'offerta di Poste è seria ed assolutamente conveniente. Infatti, ai risparmiatori più anziani viene garantita la liquidazione immediata ma soprattutto viene garantito a tutti, attraverso il meccanismo della dazione della polizza vita, di recuperare l'intero investimento. I tempi di 5 anni per chi riceve la polizza, appaiono anche ragionevoli, perché è chiaro che una causa avrebbe tempi anche più lunghi, senza avere la garanzia ovviamente del recupero integrale, garanzia che invece la polizza vita di Poste Italiane offre".
Sara Bitetti, responsabile Relazioni Esterne di Confconsumatori, e l'avvocato Antonio Pinto, componente del direttivo nazionale, che seguono la vicenda per Confconsumatori, ricordano che l'Associazione affiancherà i risparmiatori che vorranno aderire alla transazione, per dare loro ausilio tecnico nel perfezionare l'accordo con Poste. Per informazioni: risparmio@confconsumatori.it.
Rivalutazione delle pensioni 2012-2013, via alle prime cause
Le loro pensioni non hanno goduto della rivalutazione dovuta e così dieci pensionati associati a Confconsumatori stanno presentando ricorso al giudice del lavoro del Tribunale di Grosseto per recuperarla, chiedendo che venga dichiarata l'incostituzionalità del decreto legge 65/2015 che ha - di fatto - eliminato gli effetti della sentenza della Corte Costituzionale 70/2015. Sentenza con la quale la Consulta aveva dichiarato l'incostituzionalità della legge Fornero nella parte in cui sospendeva, per gli anni 2012 e 2013, la rivalutazione delle pensioni superiori a 1.405 euro lordi mensili. Anziché pagare i pensionati quanto stabilito dalla Consulta, il Governo ha sostituito il diritto ad un'adeguata pensione con un bonus: di conseguenza i pensionati, nel mese di agosto 2015, hanno avuto in busta paga una percentuale minima del dovuto che va dal 40% al 10%, in base al reddito e all'importo della pensione. E i pensionati con pensioni superiori ai 2.400 euro mensili lordi, cifra che corrisponde a una pensione netta di circa 1.800,00 euro, non hanno percepito alcuna rivalutazione. "La cosa più grave - osservano da Confconsumatori - è la modalità con la quale il Governo ha proceduto, per ragioni economiche e finanziarie, ad affievolire diritti acquisiti: l'ha fatto retroattivamente, nel 2015, per il passato, perché la legge incostituzionale si considera come mai entrata in vigore". Già il Tribunale di Palermo, con ordinanza del 16 gennaio 2016, aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale. E adesso i pensionati grossetani associati a Confconsumatori, tramite l'avvocato Anna Kapalina, chiedono che anche il Tribunale di Grosseto rimetta la questione alla Consulta perché si tratta di legge retroattiva, quindi contraria all'articolo 3 della Costituzione, e contraria alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dunque in violazione anche dell'articolo 11 della Costituzione.
Norma Sovraindebitamento: via all'indagine.
Brindisi, 23 marzo 2016 - Come si comportano i Tribunali italiani in tema di sovraindebitamento? Dove e con quali risultati viene applicata la nuova norma che riguarda consumatori e piccole imprese che non riescono a far fronte ai troppi debiti (L. 3 del 27 gennaio 2012)? Per rispondere a queste domande Confconsumatori darà il via in questi giorni a un monitoraggio nazionale diretto dallo "Sportello Sovraindebitamento" istituito dal Coordinamento Confconsumatori Brindisi - Dalla Parte del Consumatore.
"Cresce di settimana in settimana il numero di consumatori che chiedono il nostro aiuto - spiega l'avvocato Emilio Graziuso, responsabile dello "Sportello Sovraindebitamento" - ecco perché, a distanza di quattro mesi dell'attivazione dello Sportello, abbiamo deciso di avviare una nuova fase dell'attività. Accanto alla capillare informazione, individuale e collettiva, del cittadino sull'importantissimo strumento che garantisce la norma (spesso, purtroppo, sconosciuto), daremo il via a un monitoraggio e a una raccolta, a livello nazionale, della prassi operativa e delle pronunzie adottate dai singoli Tribunali Italiani al fine di individuare con precisione le luci e le ombre dell'applicazione pratica della normativa".
I risultati ottenuti nei primi mesi di lavoro "sperimentale" dello sportello brindisino sono soddisfacenti, ma il monitoraggio nazionale sarà un passo importante sia per migliorare i servizi sia per ottenere risultati sul piano istituzionale. "Lo sportello di Brindisi è diventato in poco tempo una scialuppa di salvataggio per i consumatori sovraindebitati - continua Graziuso, - per questo, oltre all'assistenza che forniamo ai cittadini, sarà fondamentale individuare le best practice adottate dai Tribunali Italiani e, nello stesso tempo, le criticità riscontrate nell'ambito della applicazione concreta della normativa. In questo modo, non solo potremmo fornire informazioni sempre più complete a coloro che si rivolgono allo sportello ma potremmo redigere un dossier dettagliato da sottoporre a tutti i soggetti istituzionali coinvolti e/o interessati alle soluzioni della crisi da sovraindebitamento".
Da Brindisi, dunque, con la collaborazione delle oltre 100 sedi di Confconsumatori sul territorio nazionale, partirà un'analisi dettagliata circa l'applicazione della normativa sul Sovraindebitamento e il suo impatto, sociale e giuridico, della cui importanza, purtroppo, ancora oggi sia i consumatori sia le istituzione non hanno ancora preso piena consapevolezza.
Per maggiori informazioni tel. 347 - 0628721, www.confconsumatoribrindisi.it.
Pensioni anni 2012, 2013: Confconsumatori Grosseto scende al fianco dei pensionati.
Grosseto, 11.9.2015 - Le somme percepite ad agosto da alcuni pensioni sono un pannicello caldo e non soddisfano i diritti di coloro i quali dovevano avere rivalutata la pensione da anni.
Innanzitutto il legislatore non è costituzionalmente autorizzato a sanare una legge dichiarata incostituzionale
Inoltre il decreto legge, emanato soltanto per paralizzare la legittima pretesa di milioni di pensionati, nell'anno 2015 disciplina fattispecie giuridiche passate ovvero è RETROATTIVO, scontrandosi quindi col principio costituzionale di IRRETROATIVITA' della norma
. In aggiunta la nuova disposizione del 2015 crea una ingiusta disparità di trattamento tra pensionati INPS e pensionati di altri enti (come le casse previdenziali), per questi ultimi infatti il decreto non è applicabile ed hanno giustamente già percepito gli arretrati.
Per ottenere giustizia i cittadini (sia quelli col bonus di agosto che quelli che non hanno ricevuto nulla) dovranno purtroppo necessariamente rivolgersi all'autorità giudiziaria chiedendo che il Giudice di merito sollevi una nuova ulteriore questione di legittimità costituzionale sulla norma del 2015.
Prima di approdare al giudizio, anche per interrompere la prescrizione, gli aventi diritto dovranno chiedere mediante raccomandata la liquidazione degli arretrati all'INPS. Decorsi 120 giorni dalla domanda ovvero in caso di negativa risposta gli interessati dovranno proporre un ulteriore ricorso amministrativo gerarchico all'istituto e soltanto dopo l'ulteriore negativo esito potranno approdare in Tribunale.
Pertanto Confconsumatori comunica che il proprio sportello di Grosseto (via ronchi 24) è a disposizione per fornire l'informazione e l'assistenza necessaria ai malcapitati cittadini i quali potranno telefonare al numero 0564,410680 concordando un appuntamento ad hoc.
Bonus pensioni, solo un parziale rimborso e ulteriore beffa per i pensionati.
Grosseto, 1 luglio 2015 - Il bonus deciso dal Governo per far fronte all'incostituzionalità della legge Fornero che ha bloccato per gli anni 2012-2013 e 2014 la rivalutazione delle pensioni non risarcirà interamente i pensionati. La somma che andrà soltanto a coloro i quali hanno pensioni mensili che vanno dai 1.405,00 ai 2.886,00 lordi mensili coprirà mediamente il 40% delle somme che dovevano essere percepite negli ultimi tre anni. Un "pannicello caldo" che oscilla dai 267 agli 883 euro lordi a seconda del reddito e che non può sanare retroattivamente i diritti di milioni di pensionati; diritti calpestati da una legge che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima. Per procedere con le azioni di recupero gli interessati possono rivolgersi telefonicamente alla sede grossetana dell'associazione, concordando un appuntamento al numero 0564410680.
Pensioni anni 2012, 2013: Confconsumatori Grosseto scende al fianco dei pensionati
Grosseto, 18 giugno 2015 - Al di là di ogni valutazione socio-economico della vicenda la Confconsumatori Grosseto ritiene illegittimo ed ingiusto il decreto legge 65/2015.
Innanzitutto il legislatore non è costituzionalmente autorizzato a sanare una legge dichiarata incostituzionale. Inoltre il decreto legge, emanato soltanto per paralizzare la legittima pretesa di milioni di pensionati, nell'anno 2015 disciplina fattispecie giuridiche passate ovvero è RETROATTIVO, scontrandosi quindi col principio costituzionale di IRRETROATIVITA' della norma.
In aggiunta la nuova disposizione del 2015 crea una ingiusta disparità di trattamento tra pensionati INPS e pensionati di altri enti (come le casse previdenziali), per questi ultimi infatti il decreto non è applicabile ed hanno giustamente già percepito gli arretrati.
Per tali motivi non ritenendo praticabile una class action sia perché è determinato il numero degli aventi diritto sia perché l'azione di classe introdotta nel nostro ordinamento è sostanzialmente impraticabile Confconsumatori Grosseto ritiene di dover fornire assistenza ai cittadini alle prese col doveroso recupero delle somme di loro competenza.
Per ottenere giustizia i cittadini dovranno necessariamente rivolgersi all'autorità giudiziaria chiedendo che il Giudice di merito sollevi una nuova ulteriore questione di legittimità costituzionale sulla norma del 2015. Prima di approdare al giudizio, anche per interrompere la prescrizione, gli aventi diritto dovranno chiedere mediante raccomandata la liquidazione degli arretrati all'INPS. Decorsi 120 giorni dalla domanda ovvero in caso di negativa risposta gli interessati dovranno proporre un ulteriore ricorso amministrativo gerarchico all'istituto e soltanto dopo l'ulteriore negativo esito potranno approdare in Tribunale.
Due prelievi fantasma sul conto: condannata Poste Italiane
Catania, 20 dicembre 2013 - Il Tribunale di Catania, con una recentissima sentenza di questi giorni, ha condannato Poste Italiane al pagamento a favore di un correntista della somma di 5.883 €, oltre a rivalutazione, interessi legali e spese di giudizio a titolo di risarcimento per un prelievo dal conto mai autorizzato.
Un catanese, titolare dal 2008 di un conto BancoPosta con servizi online attivati, aveva ricevuto, a mezzo posta ordinaria, una lettera da parte di Poste Italiane da cui risultava, un ordine di bonifico bancario estero, mai effettuato, a favore di un cittadino extracomunitario dell'importo di 4.100 €. Preoccupato per la comunicazione ricevuta, fra l'altro con grave ritardo, l'uomo si era recato tempestivamente presso l'ufficio di Poste Italiane per avere chiarimenti in merito all'accaduto. L'impiegato, dopo aver effettuato un controllo del conto BancoPosta, aveva rilasciato due estratti conto da cui addirittura risultavano non uno ma ben due bonifici mai autorizzati, rispettivamente da 4100 € e 1783 €, entrambi a favore della stessa persona straniera, sconosciuta al cliente.
A quel punto, immediatamente, il titolare aveva disconosciuto formalmente i due bonifici, precisando di essere assolutamente certo della propria estraneità all'effettuazione degli stessi. Oltre a questo aveva chiesto a Poste il riaccredito delle somme. Successivamente, tramite Confconsumatori, il correntista aveva contestato a Poste i fatti accaduti ritenendola responsabile per non aver garantito le idonee misure di protezione e per non averlo avvertito immediatamente. Chiedeva, pertanto, il rimborso delle somme prelevate dal suo conto corrente e il risarcimento del danno. Ma tale richiesta è rimasta priva di riscontro, da qui la decisione di promuovere la causa.
Nel corso del giudizio Poste ha sostenuto di non aver nessuna responsabilità in quanto il proprio sistema informatico era sicuro e che quanto accaduto era da attribuirsi a negligenza del proprio cliente, che avrebbe rivelato a terzi le chiavi di accesso o che aveva subito attività di phishing. Ma tali affermazioni sono rimaste prive di prova. A questo punto il Tribunale ha ritenuto fondata l'eccezione di inidoneità del sistema informatico delle Poste e la responsabilità di quest'ultima.
"Si tratta di un'importante sentenza - commenta l'avv. Carmelo Calì, Presidente di Confconsumatori Sicilia, che ha assistito in giudizio il correntista - che innanzitutto fa chiarezza su tale materia stabilendo che sono le banche a dover provare la sicurezza dei propri sistemi informatici. Inoltre dà certezze anche a chi, pur non avendo subito addebiti fraudolenti, usa frequentemente i servizi bancari on line ed ha sempre qualche timore".
PHISHING: RESTITUITI 600 EURO A ROMA
Roma, 4 novembre 2013 - Un nuovo caso di pirateria informatica si è risolto a Roma davanti all'Arbitro Bancario Finanziario, grazie all'intervento di Confconsumatori. Un consumatore, titolare di un conto corrente presso un intermediario finanziario, era rimasto vittima di un attacco di phishing e gli erano state sottratte, in tre momenti diversi, tre somme di denaro dalla carta di credito per un totale di circa 600 euro.
Il consumatore ha così bloccato la carta in questione e disconosciuto tali operazioni seguendo le modalità indicate dal gestore. Quest'ultimo però ha rifiutato il rimborso eccependo che le operazioni contestate erano state eseguite regolarmente o comunque come conseguenza della mancata custodia dei dispositivi personalizzati. Così il titolare del conto corrente, attraverso la Confconsumatori di Roma, si è rivolto all'Arbitro Bancario Finanziario dopo la risposta negativa dell'Istituto di credito, chiedendo di riconoscere la responsabilità di quest'ultimo nel non aver predisposto gli idonei sistemi di protezione contro le truffe perpetrate per via telematica. L'Abf ha accolto la richiesta di risarcimento richiesto unitamente alle spese di procedura.
"Quella dell'Arbitro Bancario Finanziario - l'avv. Barbara D'Agostino della Confconsumatori Roma che ha assistito il consumatore - è una decisione molto importante perché riconosce, accanto al dovere dell'utente di prestare sempre la massima diligenza nell'utilizzo dei propri codici di accesso al servizio di home banking, anche l'altrettanto fondamentale dovere di diligenza dell'intermediario finanziario nell'adozione di tutte le cautele necessarie per proteggere adeguatamente la clientela dal rischio sempre più frequente di truffe informatiche".
Caso "Gema": Confconsumatori in campo
Foggia, 8 ottobre 2013 - Confconsumatori ha depositato ieri mattina la richiesta di costituzione di parte civile nel processo penale pendente a Foggia riguardante il caso "Gema", la società ora fallita che ha riscosso per tanti anni i tributi locali della provincia dei Comuni foggiani.
La società ed i suoi soci amministratori sono imputati per non avere versato ai Comuni i tributi incassati. La richiesta di costituzione di parte civile, firmata dalla presidente nazionale Mara Colla è stata depositata a mezzo del legale Laura Corcetti di Confconsumatori Foggia.
Il Presidente provinciale, avvocato Pio Giorgio di Leo, commenta: "Auspico che dal processo emergano le gravi responsabilità dei colpevoli, onde addivenire a una condanna esemplare, e che venga restituito il maltolto ai cittadini. Confconsumatori vigilerà sul buon andamento dei fatti processuali. La gravità della vicenda - secondo Di Leo - è che i cittadini hanno pagato ma, a causa di condotte illegittime, non hanno potuto usufruire di servizi pubblici efficienti e rispettosi degli standard di qualità, poiché gli enti pubblici sono stati privati delle entrate necessaria".
Chiunque voglia informazioni e voglia tutelare le ragioni dei cittadini dei Comuni colpiti dalla vicenda può rivolgersi allo sportello provinciale di Confconsumatori Foggia:
SEDE PROVINCIALE FOGGIA (FG)
Corso Roma 19 - CAP 71121 - Cellulare: 348.9171481 - Fax: 0881721652 - E-mail: piogiorgiodileo@tin.it
Furti sul conto online: vittoria da 7 mila euro
Parma, 18 settembre 2013 - Furti sul conto corrente online: dopo numerose pronunce ottenute davanti all'Arbitro Bancario Finanziario, Confconsumatori vince ancora, questa volta in Tribunale, e ottiene per una coppia un risarcimento da 7 mila euro. Nel 2008 due coniugi, che avevano attivato presso un Istituto di credito un sistema di home banking, si erano accorti, accedendo al proprio conto online di alcune disposizioni di pagamento non autorizzate per il valore di 5.910 €. Il furto era avvenuto senza che i due avessero mai comunicato a terzi la password necessaria per operare sul conto.
Il Tribunale, a cui i consumatori si sono rivolti su consiglio di Confconsumatori, ha condannato la banca a risarcire il danno, maggiorato degli interessi e della rivalutazione monetaria, così da arrivare a circa 7.100 € oltre le spese di lite. La banca è stata condannata sulla base dell'art. 1228 c.c., per non avere superato la "presunzione di colpa" e, dunque, non aver potuto dimostrare che le credenziali fornite al cliente fossero entrate in possesso di terzi per una condotta colposa del medesimo.
"Una sentenza fondamentale - dichiara l'avv. Giovanni Franchi, legale Confconsumatori, che ha difeso in giudizio i consumatori - che si colloca nell'ambito di un orientamento giurisprudenziale sempre più consolidato nella tutela dei correntisti che operano con sistemi di home banking. Si desume infatti dalla sentenza che nel gestire tale servizio la banca deve rispettare una diligenza professionale parametrata dal criterio dell'accordo bancario. E non è sufficiente che l'istituto fornisca la prova che non si sia registrato il tentativo di immissione di credenziali errate e che, conseguentemente, l'utilizzo dei codici di accesso e dei dispositivi sia da imputarsi ad un'acquisizione dei medesimi da parte di terzi. Il correntista - conclude Franchi - non ha l'obbligo di controllare in ogni momento le movimentazioni del suo conto, secondo la possibilità offertagli di servizio di home banking".
Per Mara Colla, presidente di Confconsumatori: "I clienti delle banche che operano col sistema di home banking, devono sapere che, se si accorgono di avere subito furti dal loro conto corrente per via telematica, possono rivolgersi all'associazione per ottenere la restituzione di quanto sottratto loro da terzi"
Recupero crediti: Antitrust multa per 300 mila euro un'impresa segnalata da Confconsumatori
Parma, 6 settembre 2013 - A pochi mesi dalla multa all'impresa Paravati, Confconsumatori accoglie con soddisfazione un nuovo provvedimento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che, recependo anche in questo caso la segnalazione inoltrata dall'associazione dei consumatori, sanziona l'impresa di recupero crediti Fire Spa con una multa da 300 mila euro.
L'Agcm ha multato l'impresa di Messina per pratica aggressiva. Da tempo, infatti, per recuperare crediti inoltrava ai consumatori, per il tramite di avvocati, atti di citazione con l'indicazione fittizia della data della prima udienza, presso sedi di Giudici di Pace sistematicamente diverse da quelle territorialmente competenti e senza quasi mai procedere ad iscrivere a ruolo la causa. Su ben 4.160 di atti di citazione inoltrati solo il 3,43% riguarda citazioni instaurate presso Giudici di pace competenti e solo l'1,49% riguarda cause effettivamente iscritte a ruolo.
I consumatori destinatari degli atti di citazione ne erano immediatamente spaventati. A prescindere dalla fondatezza della propria posizione debitoria, e senza poter valutare la completezza e la correttezza della richiesta, preferivano provvedere rapidamente al pagamento dell'importo intimato, piuttosto che esporsi ad un contenzioso giudiziario. La condotta di Fire, in buona sostanza, era idonea a creare un grado di pressione psicologica tale da condizionare il comportamento del consumatore ed è perciò stesso stata ritenuta commercialmente scorretta e aggressiva. La Fire agiva su mandato di diverse società: Agos Ducato S.p.A., Seat Pagine Gialle S.p.A., GDF Suez Energie S.p.A., Sorgenia S.p.A. e Securisation Services Funding S.A., che avevano conferito l'incarico di svolgere le attività di gestione e di recupero dei crediti.
"Il provvedimento adottato - afferma Mara Colla, Presidente nazionale di Confconsumatori - conferma, da un lato, l'efficacia della disciplina normativa in materia di pratiche commerciali aggressive a tutela dei consumatori e, dall'altro lato, l'utilità del lavoro svolto dalle sedi territoriali di Confconsumatori, che raccogliendo le istanze dei cittadini, supportano l'Autorità Garante nel raggiungimento di questi brillanti risultati".
Confconsumatori rinnova l'invito a tutti i consumatori, vittima di società di recupero crediti senza scrupoli, a segnalare gratuitamente alle proprie sedi dislocate su tutto il territorio nazionale, comportamenti commercialmente scorretti e/o aggressivi e ingannevoli.
Riscossione: quando la richiesta diventa minaccia
Parma, venerdì 26 luglio 2013 - Quando la richiesta diventa minaccia il consumatore può alzare la testa e difendersi segnalando il comportamento scorretto della società di recupero crediti. Con la morsa della crisi che si fa più stringente sono in aumento le segnalazioni che Confconsumatori riceve da parte dei cittadini vessati da continue e indebite richieste da parte di società di riscossione: citazioni a un foro diverso da quello del consumatore (e, dunque, non valide), richieste basate su documentazione incompleta o relative a crediti già prescritti, oppure solleciti effettuati con modalità sospette e poco chiare, ecc.
Oggi non tutti sanno che è possibile rivolgersi alle associaizioni dei consumatori ed effettuare una segnalazione gratuitamente, tramite l'associazione o direttamente all'Antitrust. Una novità rispetto al passato riguarda le microimprese che, in virtù del Decreto Monti 1/2012 godono della stessa tutela dei singoli consumatori di fronte a pratiche sleali. Per cui, l'invito di Confconsumatori alla segnalazione è aperto ai cittadini e alle microimprese che subiscono un comportamento vessatorio.
IL CASO - Poco più di un mese fa, grazie alle numerose segnalazioni raccolte da Confconsumatori, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha multato l'impresa individuale Consuelo Paravati, in provincia di Cosenza, che da almeno un anno bersagliava i consumatori con atti di citazione presso sedi diverse da quelle competenti per intimorirli e indurli a pagare debiti ormai prescritti da tempo o inesistenti. Con quello contro la Paravati sono già tre i provvedimenti deliberati dall'Antitrust negli ultimi sei mesi per contrastare una pratica considerata aggressiva dal codice del Consumo, perché basata sulla minaccia di promuovere un'azione legale manifestamente temeraria o infondata.
"L'azione di un'associazione come la nostra - spiega Mara Colla, presidente nazionale di Confconsumatori - è fondamentale per portare all'attenzione dell'Autorità Garante le numerose pratiche aggressive e ingannevoli di cui sono vittima, oggi più di ieri, i consumatori alle prese con la crisi economica. Il caso della Paravati dimostra che è possibile colpire in maniera efficace i comportamenti indebiti e scorretti, ma occorre la collaborazione di tutti: facciamo, perciò, appello ai cittadini affinchè segnalino i comportamenti vessatori delle società di riscossione alle nostre numerose sedi sul territorio."
Conti dormienti: istruzioni per l'uso
Parma, 10 novembre 2011 - Confconsumatori riceve tantissime richieste riguardanti i cosiddetti "conti dormienti". Si tratta di depositi, contratti finanziari, libretti postali su cui per anni nonni, genitori e zii avevano versato risparmi e che, per varie ragioni, sono finiti nel dimenticatoio. Quei fondi sono persi per sempre? In alcuni casi è possibile recuperare qualcosa, ma bisogna che ci siano due requisiti fondamentali. I conti "dormienti" : - non devono essere stati movimentati per almeno 10 anni; - devono avere un valore non inferiore a 100 euro. Il valore si calcola applicando alla cifra depositata in lire, maggiorata degli interessi legali di anno in anno maturati, il cambio attuale (es: 200.000 lire = 103 euro). Una volta appurato che il proprio conto, dimenticato in un cassetto, può a tutti gli effetti dirsi "dormiente", la prima domanda da porsi riguarda il tipo di credito da far valere. Occorre stabilire, infatti, se il conto è intestato a sé o a qualche progenitore, magari defunto, oppure se fa riferimento a un soggetto indeterminato come un generico portatore (libretti al portatore). Nel primo caso (conto intestato) bisogna vedere se l'intermediario ha effettuato, tramite raccomandata a/r la comunicazione dell'estinzione del conto 180 giorni prima di procedere. Se ciò non è avvenuto l'avente diritto, nel termine prescrizionale di 5 anni decorrenti dal 17 agosto 2007 (quindi entro luglio 2012) potrà richiedere l'importo del credito, maggiorato degli interessi nel frattempo maturati e della rivalutazione monetaria. Qualora il titolare abbia ricevuto la comunicazione dell'Istituto di credito per tempo, oppure se il credito spetta a un generico "portatore", non resta che rivolgere la domanda alla la Consap s.p.a., società a socio unico con sede a Roma (via Yser n. 14). Sul sito della medesima, http://www.consap.it, si trovano le istruzioni su come compilare la lettera e quali documenti devono essere allegati. I tempi, in tale ipotesi, saranno piuttosto lunghi e l'importo di cui ci si deve attendere il rimborso sarà costituito soltanto dalla somma investita con gli interessi maturati da ciascun versamento al saldo. Presso le sedi di Confconsumatori sono disponibili dei modelli di lettera; i titolari di conti dormienti interessati possono rivolgersi telefonicamente o via e-mail alla sede a loro più vicina (www.confconsumatori.com/dovesiamo).
Roma, 18 febbraio 2011 - Un'importante vittoria della Confconsumatori di Roma a tutela di un consumatore che aveva subito il furto di un assegno. L'istituto di credito dell'associato, Poste Italiane divisione Bancoposta, in seguito al furto aveva eseguito l'ordine di pagamento nonostante l'assegno fosse stato sottoscritto da persona non titolare del conto corrente. L'assegno, infatti, era stato sottoscritto da persona non titolare del conto: la firma, perfettamente leggibile, riportava nome e cognome di persona diversa dal titolare del conto. Nonostante ciò Poste Italiane - divisione Banco Posta S.P.A. non ha vigilato e ha ritenuto pagabile il suddetto assegno. La normativa vigente che regolamenta la circolazione degli assegni è ancora il R.D. 21/12/1933 n. 1736 e dispone che l'autorizzazione di addebito di assegni sul conto può avvenire solo quando la sottoscrizione risponda ai requisiti di cui all' art. 11 del R.D. 21/12/1933 n. 1736, pertanto sancisce che l'assegno deve essere sottoscritto dal traente e precisamente dal titolare del conto corrente, tutti principi che vengono riportati nello stesso contratto di conto corrente di Poste Italiane. Ebbene, la Banca convenuta riteneva di potersi considerare sollevata da tale obbligo di legge di controllare la rispondenza della sottoscrizione dell'assegno, in virtù della modalità di negoziazione denominata Check Truncation. Nello specifico s'intende spiegare che la Check Truncation non è altro che una convenzione, per la precisione un semplice accordo interbancario emanato dall'ABI (Associazione bancaria italiana) al quale le banche possono, senza obbligo, aderire, per soddisfare la loro esigenza di ridurre i tempi, i costi e i rischi legati al trasporto di assegni. Viene realizzata infatti una forma di presentazione elettronica al pagamento (c.d. Check Truncation) nella fase interbancaria finalizzata al pagamento. "Di particolare importanza - dichiara l'avv. Barbara D'Agostino, presidente di Confconsumatori Lazio - il fatto che il Giudice di Pace di Roma abbia ritenuto che l'impossibilità di controllare da parte dell'istituto negoziatore la conformità della sottoscrizione dell'assegno allo specimen di firma, sia una responsabilità di Poste Italiane. Per questo l'incidenza economica di tale rischio fa giuridicamente capo all'istituto trattario, che ha dovuto rimborsare il cliente. Quando, come nel caso di specie, sono le banche che emanano convenzioni per esigenze di riduzione di costi e tempi, il consumatore deve essere sempre tutelato nel pieno rispetto delle norme di legge".
Incassati assegni non trasferibili: la Banca deve risarcire
Parma, 1 febbraio 2011 - Un'altra significativa vittoria della Confconsumatori a tutela di un consumatore che aveva consegnato due assegni non trasferibili con il preciso impegno da parte del beneficiario di non metterli all'incasso. Era accaduto che lo stesso avesse sottoscritto, unitamente alla moglie, il 2 marzo 2004 un contratto preliminare di compravendita avente ad oggetto un'unità immobiliare, per il prezzo di € 136.302,00, per stabilirvi la residenza della famiglia. In quell'occasione aveva consegnato al promittente venditore due assegni bancari dell'importo complessivo di € 13.630,20 intestati a se stesso, con l'apposizione in entrambi i titoli della clausola "non trasferibile". C'era infatti l'accordo che i titoli, benché i medesimi contenessero una girata in bianco, non venissero incassati prima dell'atto definitivo di compravendita, dal momento che il conto corrente del consumatore non gli consentiva di trarre titoli di quell'importo. Gli era stata - è vero - assicurata da una banca la concessione di un mutuo per complessivi € 135.000,00, ma tale mutuo non sarebbe stato stipulato se il suo conto fosse risultato scoperto. Nonostante gli accordi intercorsi tra le parti, i predetti titoli erano stati incassati, sebbene sui medesimi fosse apposta la clausola della non trasferibilità. Il che, come richiesto dal legale di Confconsumatori avv. Giovanni Franchi, che ha tutelato in giudizio il consumatore, ha portato il Tribunale di Parma a condannare l'istituto di credito presso il quale erano stati incassati gli assegni al risarcimento dei danni, pari al complessivo ammontare dei medesimi. Ciò sulla base dell'art. 43 Regio Decreto 21 dicembre 1933 n. 1736, a norma del quale: "L'assegno bancario emesso con la clausola "non trasferibile" non può essere pagato se non al prenditore o, a richiesta di costui, accreditato nel suo conto corrente….Colui che paga un assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore o dal banchiere giratario per l'incasso risponde del pagamento". "Di particolare importanza - dichiara l'avv. Giovanni Franchi - il fatto che il Tribunale abbia ritenuto irrilevante la circostanza che gli assegni fossero stati intestati a se stesso e consegnati con una girata in bianco. Quando, come nel caso, la legge è chiara ed inderogabile i comportamenti tenuti dalle parti non possono giustificare una sua violazione. Il consumatore viene così tutelato anche contro la sua implicita volontà contraria".
Carte revolving: un nuovo caso di risparmio tradito
Bari, 8 aprile 2010 - Con il dilagare del credito al consumo era inevitabile che, prima o poi, sarebbe esploso un nuovo caso di risparmio tradito. E così è stato. Con l'indagine della Procura della Repubblica di Trani, infatti, al di là delle vicende relative alle pressioni politiche sull'Autorità Garante delle Comunicazioni, è emerso con chiarezza un problema che da tempo, ormai, le associazioni dei consumatori denunziano: le carte revolving e gli interessi con le stesse applicati. Le carte revolving, pur rientrando nella categoria delle carte di credito, hanno delle modalità operative diverse da queste ultime. Esse, infatti, permettono di effettuare acquisti immediatamente e di pagare in rate mensili successive: da qui la denominazione di carte di debito. La problematica principale che tali carte presentano è rivestita dal tasso di interessi applicato non solo alle singole rate, già di per sé alto, ma soprattutto dagli interessi di mora nei casi di mancato pagamento. In questi casi il tasso supera spesso le soglie dell'usura stabilite dalla Banca d'Italia. Dalle perizie dalla Procura di Trani è emerso che i tassi della revolving card, in alcuni casi, sono giunti, in caso di ritardo nel pagamento, fino al 54,21 %. Oltre il doppio, cioè, dei limiti, pur elevati, del 25,68 % consentiti dalla legge sull'usura per il credito finalizzato all'acquisto rateale per tali tipologie di prestiti. "Il problema è molto sentito dalle migliaia di consumatori in possesso di carte revolving che spesso si rivolgono alle associazioni dei consumatori per avere chiarimenti in merito a pagamenti agli stessi richiesti dei quali non solo non riescono a comprendere l'entità ma anche, in alcuni casi, la durata" - afferma l'avv. Emilio Graziuso, responsabile del coordinamento "Confconsumatori Federazione Provinciale di Brindisi - Dalla Parte del Consumatore Associazione Nazionale" - "In molti casi, addirittura, avendo ricevuto per posta la carta revolving senza neanche chiederla ma per il semplice fatto di aver sottoscritto un finanziamento (per l'acquisto di un elettrodomestico; di un mobile, ecc.), e convinti che si tratti di una normale carta di credito, i consumatori si trovano di fronte ad un ulteriore finanziamento con tassi esosi e che magari non avrebbero neanche contratto". Della vicenda, già lo scorso anno, si era occupata l'Antitrust sanzionando il comportamento, giudicato scorretto, di alcune finanziarie, non avendo, queste ultime fornito al consumatore informazioni precise in merito alle caratteristiche delle carte revolving e degli oneri a carico dei consumatori, impedendo, così, una scelta pienamente consapevole del contraente.
"Come coordinamento speriamo che anche in Italia vengano adottate misure analoghe a quelle prese negli Stati Uniti con il Card Act, grazie al quale sono stati ridotti gli oneri delle revolving senza bisogno di ricorrere alla magistratura. Allo stato attuale, però, è opportuno che i consumatori chiedano alle finanziarie la restituzione delle somme superiori al tasso soglia dalle stesse illegittimamente percepite e lo scioglimento del vincolo contrattuale nei casi in cui non vi sia stata una adeguata informazione in merito alle caratteristiche delle carte revolving, dei relativi oneri e del tasso degli interessi applicato ai consumatori" conclude l'avv. Emilio Graziuso.
Per denunziare pratiche scorrette in materia di carte revolving i cittadini possono rivolgersi al numero verde istituito dall'Antitrust (800166661) ed al Coordinamento "Confconsumatori Federazione Provinciale di Brindisi - Dalla Parte del Consumatore Associazione Nazionale" (347 - 0628721).

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 11