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Timestamp: 2019-03-26 07:56:54+00:00

Document:
N. 00083/2019 REG.PROV.COLL.
N. 00456/2018 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 456 del 2018, proposto dal Consorzio amministrativo obbligatorio PEU 5, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Annamaria De Michele, con domicilio digitale come da p.e.c. e domicilio eletto presso lo studio De Gregorio, in Campobasso, via Fondaco della Farina n. 24,
Regione Molise, in persona del Presidente p. t., e ARPS - Agenzia Regionale Post-Sisma (già Agenzia Regionale Protezione Civile), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliati ex lege in Campobasso, via Garibaldi, n. 124;
Comune di Casacalenda, in persona del Sindaco p. t., non costituitosi in giudizio;
Consorzio Amministrativo Obbligatorio PEU n. 39, in persona del legale rappresentante p. t., non costituitosi in giudizio;
Consorzio Amministrativo Obbligatorio PEU n. 19A44, in persona del legale rappresentante p. t., non costituitosi in giudizio;
all’obbligo di Regione Molise e ARPS di dare esecuzione integrale al giudicato di cui alla sentenza del TAR Molise, Campobasso, n. 466 del 9 novembre 2016, confermata dalla sentenza del Consiglio di Stato, sez. IV, n. 4241 del 12 luglio 2018, quindi, a rideterminarsi con nuovi provvedimenti in ordine alla istanza del Consorzio ricorrente nei termini indicati dalla predetta sentenza; ordinare a Regione Molise e ARPS di porre in essere i necessari provvedimenti esecutivi entro un congruo termine, non superiore, comunque, a giorni 30, in considerazione del tempo trascorso dal deposito della TAR Molise, Campobasso, n. 466 del 9 novembre 2016, confermata dalla sentenza del Consiglio di Stato, sez. IV, n. 4241 del 12 luglio 2018; condannare l'Amministrazione al pagamento di una somma di denaro ex art 114 comma 4 lett e) c.p.a., per ogni ulteriore giorno di ritardo rispetto al termine indicato nella misura che sarà stabilita dall'ill.mo Giudice; provvedere alla nomina di un commissario ad acta, che – in caso di infruttuoso decorso del termine assegnato a Regione Molise e ARPS – provveda, nell'ulteriore termine che verrà al medesimo assegnato, a rideterminarsi con nuovi provvedimenti in ordine alla istanza del Consorzio ricorrente, dando esecuzione alla sentenza del TAR Molise, Campobasso, n. 466 del 9 novembre 2016, confermata dalla sentenza del Consiglio di Stato, sez. IV, n. 4241 del 12 luglio 2018, e adottando ogni provvedimento a tal fine utile e necessario;
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Regione Molise e di Agenzia Regionale Protezione Civile;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 6 marzo 2019 il dott. Orazio Ciliberti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
I - Il Consorzio ricorrente veniva costituito tra i titolari di diritti reali su di un immobile sito nel Comune di Casacalenda, danneggiato e dichiarato inagibile, a seguito dell’evento sismico del 31.10.2002. Pur avendo ottenuto l’approvazione del progetto esecutivo da parte del Comune di Casacalenda e richiesto all’Agenzia della Protezione Civile della Regione Molise l’erogazione del contributo economico previsto per la ricostruzione post-sisma, l’intervento proposto dal Consorzio ricorrente veniva escluso dall’elenco regionale degli interventi cantierabili. Questo T.a.r., con la sentenza n. 466/2016 accoglieva il ricorso n.r.g. 7/2015 proposto dal Consorzio e, per l’effetto, annullava, in parte qua, le impugnate deliberazioni di Giunta Regionale nn. 614/14 e 636/14 nonché, sempre in parte qua, i presupposti atti istruttori e preparatori di A.R.P.C. e Regione, salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione. Tale decisione veniva confermata in appello dal Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4241 del 12.7.2018. Regione Molise e ARPS, tuttavia, non provvedevano a rideterminarsi, con nuovi provvedimenti, sull’istanza del Consorzio, lasciando ineseguito il giudicato nella parte in cui stabilisce che “La conseguenza di ciò è che la Regione e l’A.R.P.C. dovranno rideterminarsi, con nuovi provvedimenti, in ordine all’istanza del Consorzio, esplicitando nel dettaglio i criteri generali di priorità che giustificano la postergazione del suo progetto e prim’ancora le ragioni che ne giustifichino l’eventuale esclusione, dopo avere correttamente individuato l’oggetto della domanda di finanziamento nell’unico sottoprogetto 01 approvato con delibera di Giunta comunale del Comune di Casacalenda n. 63 del 12.7.2013 trasmessa in pari data alla Agenzia regionale di protezione civile e successivamente menzionato anche nella nota di conferma dati prot. 3264 del 19.9.2013 ricevuta dalla Regione in data 25.9.2013 (protocollo 29046). Laddove non sussistano plausibili ragioni idonee a giustificare l’esclusione del progetto o comunque la sua postergazione, resta ferma la tutela risarcitoria sia per il caso di definitiva indisponibilità di risorse aggiuntive – anche a motivo dello spirare del termine del 31.12.2014 prescritto dal CIPE per l’assunzione di obbligazioni giuridicamente vincolanti - sia per il caso in cui il ritardo nella loro erogazione possa essere fonte di danno ingiusto”.
Insorge il Consorzio, con il ricorso notificato il 23.11.2018 e depositato il 5.12.2018, per chiedere l’ottemperanza al giudicato, con l’aggravio delle penalità di mora.
La Regione si costituisce per resistere nel giudizio.
Nella camera di consiglio del 6 marzo 2019, la causa è introitata per la decisione.
III – La citata sentenza di questo T.a.r. n. 466/2016 stabilisce che “che la Regione e l’A.R.P.C. dovranno rideterminarsi, con nuovi provvedimenti, in ordine all’istanza del Consorzio, esplicitando nel dettaglio i criteri generali di priorità che giustificano la postergazione del suo progetto e prim’ancora le ragioni che ne giustifichino l’eventuale esclusione, dopo avere correttamente individuato l’oggetto della domanda di finanziamento”; pertanto “laddove non sussistano plausibili ragioni idonee a giustificare l’esclusione del progetto o comunque la sua postergazione, resta ferma la tutela risarcitoria”.
Invero, la Regione Molise e l’ARPS non hanno ancora proceduto né provveduto, come necessario, stante l’esecutività del pronunciamento, a rideterminarsi con riguardo al progetto edilizio unitario (PEU) del Consorzio ricorrente, pur nella riconosciuta urgenza della situazione di disagio sottesa allo stesso, in quanto oggetto di ricostruzione di fabbricati inclusi nell’ambito di un Comune del cratere danneggiato dal sisma. Sussiste l’obbligo per le dette Amministrazioni, in particolare per la Regione Molise, di dare integrale esecuzione alla sentenza indicata in epigrafe nei sensi sopra specificati, sicché va ad essa ordinato di rideterminarsi con nuovi provvedimenti in ordine alle posizioni dei ricorrenti.
A tale determinazione l’Amministrazione regionale dovrà dar seguito nel termine ultimativo di 60 giorni dalla comunicazione della presente sentenza o dalla sua notifica se anteriore, significando che, in caso di perdurante inadempimento, si provvede sin d’ora mediante la nomina di un commissario ad acta, che si indica nel Prefetto di Campobasso, con facoltà di delega in favore di un qualificato funzionario – da individuare secondo un criterio di rotazione - il quale procederà, in via sostitutiva, su impulso di parte, alla scadenza infruttuosa del termine ultimativo concesso per l’adempimento, entro il successivo termine di 60 giorni.
Nell’ipotesi in cui la Regione Molise – o per essa il commissario ad acta - ritenesse di dover reperire e stanziare le somme necessarie a finanziare gli interventi ricostruttivi chiesti dai ricorrenti, allora i medesimi dovranno sollecitare il Comune competente, affinché ponga in essere i conseguenti adempimenti entro 60 giorni e, in mancanza, subentrerà il medesimo commissario ad acta che provvederà negli ulteriori 60 giorni.
IV – Non vi sono, tuttavia, i presupposti per il riconoscimento e l’applicazione delle penalità di mora, ex art. 114 lett. e), del c.p.a., poiché detta norma, a seguito della modifica di cui all’art. 1, comma 781, lett. a) della legge n. 208/2015, prevede che “detta penalità non può considerarsi manifestamente iniqua, quando è stabilita in misura pari agli interessi legali”. Ne consegue che per applicare la penalità di mora sarebbe necessario avere a riferimento un parametro monetario sul quale calcolare la misura pari agli interessi legali. Tale parametro, nel caso di specie, non c’è. Inoltre, se è vero che l’opportunità di ricorrere all’adozione di strumenti di coazione indiretta all’adempimento, quali le penalità di mora (o astreintes), si impone nell’illecito a carattere permanente, in presenza di un obbligo di fare infungibile, è altresì vero che la sentenza da ottemperare, nel caso di specie, stabilisce un obbligo di procedere, non già un obbligo di fare infungibile determinato nel contenuto, di guisa che la detta forma di coazione all’adempimento è da ritenersi inappropriata alla fattispecie dell’ottemperanza conseguente all’inerzia della P.A., dopo una sentenza T.a.r. che stabilisce un mero obbligo di procedere, non già un obbligo di fare infungibile determinato nel contenuto (cfr.: T.a.r. Molise I, 26.11.2018 n. 677).
V - L’ipotesi di un’eventuale ristoro risarcitorio per equivalente nei confronti del Consorzio ricorrente è subordinata all’eventuale infruttuoso esito della procedura sostitutiva, nonché ad un’esplicita domanda risarcitoria, da proporsi nelle forme di cui agli artt. 30 e 112, comma 3, c.p.a., da parte del ricorrente (cfr.: T.a.r. Molise n. 700/2018).
VI – In conclusione, il ricorso è accolto, nei termini della motivazione. Le spese del giudizio, in parte compensate, per la restante parte seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise (Sezione Prima) accoglie il ricorso per ottemperanza indicato in epigrafe, come da motivazione.
Condanna la Regione Molise a rifondere le spese del giudizio sostenute dal ricorrente Consorzio, liquidandole in euro 1.000,00, oltre Iva, c.p.a. e rimborso del contributo unificato.
Così deciso in Campobasso, nella camera di consiglio del giorno 6 marzo 2019, con l'intervento dei magistrati:

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