Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-617-del-12-01-2011
Timestamp: 2020-07-15 11:05:11+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 617 del 12/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 617 del 12/01/2011
Cassazione civile sez. trib., 12/01/2011, (ud. 10/11/2010, dep. 12/01/2011), n.617
sul ricorso 11767-2009 proposto da:
F.R. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
VECCIA ALBERTO, giusta delega in calce al ricorso;
avverso la sentenza n. 14/2008 della Commissione Tributaria Regionale
di ROMA del 19.3.08, depositata il 15/04/2008;
10/11/2010 dal Consigliere Relatore Dott. GIOVANNI GIACALONE.
Nella causa indicata in premessa, nella quale la parte erariale ha svolto attività difensiva, è stata depositata in cancelleria la seguente relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.: “Il ricorso del contribuente, cui l’Agenzia resiste con controricorso, è manifestamente privo di pregio.
Il primo ed il terzo motivo – che lamentano l’omesso rilievo dell’inammissibilità dell’appello erariale e l’asserita ultrapetizione per rinuncia, nello stesso, ad alcune richieste da parte dell’Ufficio – sono manifestamente inammissibili, perchè formulati in violazione del canone di autosufficienza del ricorso per cassazione. Invero, in materia tributaria, il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 1, fa dipendere l’inammissibilità dell’appello – per la parte che qui interessa – da una duplice alternativa, costituita dalla mancanza oppure dall’assoluta incertezza circa i motivi specifici dell’impugnazione (Cass. 6473/02; v. anche Cass. n. 1574/05 e 1224/07). Tuttavia, nel caso di specie, il motivo si rivela privo di pregio, in quanto formulato in violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione.
L’esercizio del potere di diretto esame degli atti del giudizio di merito, riconosciuto al giudice di legittimità ove sia denunciato un error in procedendo, presuppone comunque l’ammissibilità del motivo di censura, onde il ricorrente non è dispensato dall’onere di specificare (a pena, appunto, di inammissibilità) il contenuto della critica mossa alla sentenza impugnata, indicando anche specificamente i fatti processuali alla base dell’errore denunciato, e tale specificazione deve essere contenuta nello stesso ricorso, per il principio di autosufficienza di esso (Cass. 21621/07, 20405/06, 2140/2006, 6225/2005, 9734/04, 1170/2004, 5148/2003, 10410/2002).
Pertanto, ove – come nella specie – censuri la sentenza di appello per non aver ritenuto inammissibile lo stesso, per difetto di specificità dei motivi e per non aver tenuto conto della rinuncia in appello ad alcune richieste, il ricorrente per cassazione ha l’onere di specificare, nel ricorso, le ragioni per cui ritiene sussistente il vizio; sicchè non può limitarsi a rinviare ali atto di appello, ma deve riportarne il contenuto nella misura necessaria ad evidenziarne la pretesa mancanza di specificità.
Il secondo motivo è manifestamente infondato, in quanto la sentenza impugnata è conforme all’orientamento di questa S.C. secondo cui il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, nel prevedere che l’ufficio può determinare induttivamente il reddito o il maggior reddito in relazione ad elementi indicativi di capacità contributiva individuati con decreto del Ministero delle Finanze, quando il reddito dichiarato non risulta congruo rispetto ai predetti elementi per due o più periodi di imposta, non richiede che, necessariamente, tali periodi siano consecutivi od anteriori a quello per il quale si effettua l’accertamento (Cass. n. 237/09; v. anche Cass. n. 26541/08, secondo cui, ai fini dell’accertamento in questione, l’Ufficio non è tenuto a procedere all’accertamento contestualmente per due o più periodi d’imposta per i quali ritenga che la dichiarazione non sia congrua, tuttavia il relativo atto deve contenere, per un determinato anno d’imposta, la pur sommaria indicazione delle ragioni in base alle quali la dichiarazione si ritiene incongrua anche per altri periodi d’imposta, così da legittimare l’accertamento sintetico; con la conseguenza che il giudice tributario, a fronte della specifica eccezione del contribuente, non deve limitarsi ad accertare se l’Ufficio abbia preso in considerazione due o più anni consecutivi, ma deve verificare se dall’atto di accertamento possano desumersi le ragioni per le quali l’Ufficio stesso abbia ritenuto non congrua la dichiarazioni per tali annualità”.
Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 3.000, di cui Euro 2.800 per onorario, oltre spese generali ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 53
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 38
 Cass.