Source: http://neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=14634
Timestamp: 2017-11-19 08:26:54+00:00

Document:
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE , SENTENZA 10 maggio 2017, n.11504
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | DOMENICA 19 NOVEMBRE AGGIORNATO ALLE 9:26
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE , SENTENZA 10 maggio 2017, n.11504RICOGNIZIONE
di Maria Cristina Iezzi
Sentenza rivoluzionaria della Cassazione, definita da alcuni commentatori un vero e proprio “terremoto giuridico”.
Sullo scenario, il divorzio tra un ex ministro ed un’imprenditrice.
La richiesta della donna viene negata, come anche era stata respinta dalla Corte d’Appello, ma la Cassazione corregge la motivazione adottata dai Giudici di secondo grado: il diritto all'assegno in capo alla ex moglie – afferma - non risiede più nell’esigenza di garantire un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio, dovendosi “superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come sistemazione definitiva” ed essendo “ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile. Si deve quindi ritenere che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell'ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale”.
Il parametro del tenore di vita avuto in costanza di matrimonio non è più attuale. Con la sentenza di divorzio, il rapporto matrimoniale si estingue non solo sul piano personale ma anche economico-patrimoniale, sicché ogni riferimento a tale rapporto finisce illegittimamente con il ripristinarlo, sia pure limitatamente alla dimensione economica del tenore di vita matrimoniale, in una indebita prospettiva di ultrattività del vincolo matrimoniale.
Del resto, una volta estinto il rapporto matrimoniale, il giudice del divorzio, richiesto dell’assegno divorzile, deve accertare la mancanza di mezzi adeguati dell’ex coniuge o, comunque, dell’impossibilità dello stesso di procurarseli per ragioni oggettive, a norme dell’art. 5, comma 6, l. div.. In tale giudizio non entrano comparazioni tra le condizioni economiche degli ex coniugi bensì solo valutazioni relative alle condizioni del soggetto richiedente l’assegno. E questa valutazione attiene unicamente alla prima delle due fasi di accertamento, volta a verificare la sussistenza dei presupposti del diritto all’assegno periodico, superata positivamente la quale il Giudice passerà alla seconda fase relativa al quantum debeatur, fase in cui, invece è legittimo procedere ad un giudizio comparativo delle rispettive posizioni personali ed economico-patrimoniali secondo gli specifici criteri dettati dall’art. 5, comma 6, l. div..
Pertanto, va individuato un parametro diverso che risieda nel “raggiungimento dell'indipendenza economica” di chi ha richiesto l'assegno divorzile: se è accertato che il richiedente è economicamente indipendente o effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto tale diritto.
Altrimenti, si avrebbe una “locupletazione illegittima, in quanto fondata esclusivamente sul fatto della mera preesistenza di un rapporto matrimoniale ormai estinto, ed inoltre di durata tendenzialmente sine die”.
Serrate, dunque, le argomentazioni della Cassazione.
La Corte continua osservando come il detto parametro possa essere mutuato dalla disciplina codicistica in materia di figli maggiorenni, in particolare dall’art. 337-septies c.c., secondo cui il giudice può disporre in favore di costoro, se non indipendenti economicamente, il pagamento di un assegno periodico da parte dei genitori. Si tratta, infatti, in entrambi i casi, di prestazioni economiche regolate nell’ambito del diritto di famiglia e dei relativi rapporti.
Se tale parametro viene usato per i figli, il cui status è stabile e permanente, ben può essere applicato anche all’ex coniuge che, con il divorzio, perde definitivamente lo status di coniuge.
I principali indici che la Cassazione individua per valutare l'indipendenza economica di un ex coniuge sono il possesso di redditi e di patrimonio mobiliare e immobiliare, le capacità e possibilità effettive di lavoro personale e la stabile disponibilità di un'abitazione.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE , SENTENZA 10 maggio 2017, n.11504 - Pres. Di Palma – est. Lamorgese
Le osservazioni critiche sinora esposte non sono scalfite: a) né dalla sentenza della Corte costituzionale n. 11 del 2015, che ha sostanzialmente recepito l'orientamento in questa sede non condiviso, senza peraltro prendere posizione sulla sostanza delle censure formulate dal giudice rimettente, riducendo quella sollevata ad una mera questione di «erronea interpretazione» dell'art. 5, comma 6, della legge n. 898 del 1970 e omettendo di considerare che, in una precedente occasione, nell'escludere la completa equiparabilità del trattamento economico del coniuge divorziato a quello del coniuge separato, aveva affermato che «[....] basterebbe rilevare che per il divorziato l'assegno di mantenimento non è correlato al tenore di vita matrimoniale» (sentenza n. 472 del 1989, n. 3 del Considerato in diritto); b) e neppure dalle disposizioni di cui al comma 9 dello stesso art. 5 - secondo cui: «I coniugi devono presentare all'udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull'effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria» -, in quanto il parametro dell'«effettivo tenore di vita» è richiamato esclusivamente al fine dell'accertamento dell'effettiva consistenza reddituale e patrimoniale dei coniugi: infatti - se il primo periodo è dettato al solo fine di consentire al presidente del tribunale, nell'udienza di comparizione dei coniugi, di dare su base documentale «i provvedimenti temporanei e urgenti [anche d'ordine economico] che reputa opportuni nell'interesse dei coniugi e della prole» (art. 4, comma 8) -, il secondo periodo invece, che presuppone la «contestazione» dei documenti prodotti (concernenti i rispettivi redditi e patrimoni), nell'affidare al «tribunale» le relative «indagini», cioè l'accertamento di tali componenti economico-fiscali, richiama il parametro dell'«effettivo tenore di vita» al fine, non già del riconoscimento del diritto all'assegno di divorzio al "singolo" ex coniuge che lo fa valere ma, appunto, dell'accertamento circa l'attendibilità di detti documenti e dell'effettiva consistenza dei rispettivi redditi e patrimoni e, quindi, del "giudizio comparativo" da effettuare nella fase del quantum debeatur. È significativo, al riguardo, che il riferimento agli elementi del "reddito" e del "patrimonio" degli ex coniugi è contenuto proprio nella prima parte del comma 6 dell'art. 5 relativa a tale fase del giudizio.
1) il possesso di redditi di qualsiasi specie; 2) il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu "imposti" e del costo della vita nel luogo di residenza («dimora abituale»: art. 43, secondo comma, cod. civ.) della persona che richiede l'assegno; 3) le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all'età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo; 4) la stabile disponibilità di una casa di abitazione.

References: SENTENZA 
 SENTENZA 

Sentenza 
 sentenza 
 SENTENZA 
 sentenza 
 art. 5
 art. 43