Source: http://www.webgiuridico.it/sentenze2017/10925-2043.htm
Timestamp: 2020-02-26 21:36:48+00:00

Document:
Corte Suprema di Cassazione sentenza 10925/2017
Ordinanza 10925/2017
Diffamazione a mezzo stampa - Esercizio del diritto di cronaca e di critica - Efficacia esimente
In tema di risarcimento dei danni da diffamazione a mezzo stampa, il limite della cd. pertinenza, richiesto ai fini dell’operatività della scriminante del diritto di cronaca, non risulta violato quando le persone coinvolte godano di una diffusa notorietà, sia pure limitata all’ambito locale, atteso che la scriminante non impone che si tratti di persone pubbliche in chiave necessariamente nazionale, mentre la congiunta rilevanza, almeno astrattamente, penale dell’episodio conferisce allo stesso un interesse pubblico oggettivamente apprezzabile, che giustifica la proiezione non solo locale della notizia. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto pertinente la pubblicazione, in cronaca nazionale e locale, di dati personali ed immagini di una persona vittima di una violenta aggressione fisica, attuata con un coltello, cui era sottesa una relazione extraconiugale che vedeva coinvolti due imprenditori, entrambi noti a livello locale, nell’ambito di una cittadina di provincia).
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Ordinanza 5 maggio 2017, n. 10925 (CED Cassazione 2017)
(OMISSIS) citava in giudizio i giornalisti (OMISSIS) e (OMISSIS), i caporedattori (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), in uno al direttore di giornale (OMISSIS) e all' (OMISSIS) s.p.a., poi divenuta (OMISSIS) s.p.a., per la pubblicazione, sul quotidiano (OMISSIS), di articoli ritenuti diffamatori e lesivi del diritto alla sua immagine e riservatezza.
Esponeva che le reiterate pubblicazioni, avvenute senza il suo consenso in cronaca nazionale e locale, afferivano a un episodio di aggressione fisica di cui era stato vittima ma che non rivestiva il carattere di fatto d'interesse pubblico, ed erano trasmodate in modalità eccedenti il diritto di cronaca. Chiedeva dunque il risarcimento dei danni subiti.
Resistevano in giudizio i convenuti, e, dopo la chiamata in causa del giornalista (OMISSIS) e l'interruzione processuale per il decesso di (OMISSIS), il tribunale di Rovigo adito accoglieva la domanda.
1. Con il primo motivo di ricorso si prospetta la violazione e falsa applicazione degli articoli 10 e 2043 c.c., della L. 22 aprile 1941, n. 633, articoli 96 e 97 e della L. 8 febbraio 1948, n. 47, articolo 11 in uno all'omesso esame di un fatto decisivo e discusso.
In particolare, con riferimento al diritto all'immagine e alla riservatezza, si deduce che, nel caso, non risultavano sussistere i requisiti del fatto di pubblico interesse, della notorietà delle persone coinvolte ovvero del consenso alla pubblicazione dei dati personali e delle immagini. Si era infatti trattato di una vicenda familiare dettata da una relazione extraconiugale sottesa all'aggressione oggetto della notizia, intercorsa tra due persone note a livello locale, nell'ambito di una cittadina di provincia, e però affatto personaggi pubblici. Erano stati inoltre violati, per analoghi motivi, oltre al limite della pertinenza, anche quelli della continenza e correttezza. In ogni caso, la corte di appello non aveva esaminato il rispetto di tali limiti.
Con il secondo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione degli articoli 2 e 3 Cost., articolo 2043 c.c., articolo 595 c.p., sollevando critiche alla decisione gravata omogenee a quelle contenute nel primo motivo ma, questa volta, con riguardo al diritto all'onore, decoro e reputazione.
2. I motivi possono esaminarsi congiuntamente per la loro connessione. Essi sono inammissibili.
In entrambi i motivi si sollevano i profili della pertinenza e della continenza, in uno a quello della correttezza, quali limiti all'operatività del diritto di cronaca. Ma, quanto al primo profilo, la corte territoriale, con accertamento in fatto non sindacabile in questa sede, ha motivato in ordine alla notorietà, sia pure in ambito locale, delle persone coinvolte, compreso il (OMISSIS) (si trattava di due imprenditori conosciuti: pag. 6 della decisione), e sull'interesse pubblico oggettivamente apprezzabile alla notizia, per la tipologia violenta dell'aggressione (con coltello), contrastante con il basso tasso di criminalità della provincia di Rovigo (pag. 5 della sentenza).
Va infatti specificato che la diffusa notorietà per ragioni professionali delle persone coinvolte, per come accertata dal giudice di merito, risulta idonea ai fini in parola, poichè la scriminante richiamata non impone che si tratti di persone pubbliche in chiave necessariamente nazionale. Così come la congiunta rilevanza almeno astrattamente penale dell'episodio conferisce allo stesso una cifra che giustifica la proiezione non solo locale della cronaca medesima.
Da questi punti di vista, in ambo i motivi scrutinati, non è poi identificato il fatto decisivo e discusso che sarebbe stato oggetto di omesso esame ai concorrenti fini dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Deve sottolinearsi, al riguardo, che alla fattispecie è applicabile la riformulazione dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, articolo 54 convertito dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, che dev'essere interpretata come riduzione al "minimo costituzionale" del sindacato di legittimità sulla motivazione, sicchè in cassazione è denunciabile solo l'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all'esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella "mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico", nella "motivazione apparente", nel "contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili" e nella "motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile", esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di "sufficienza" della motivazione (Cass., Sez. U., 07/04/2014, n. 8053, e successive conformi).
Al riguardo, però, la mancanza di una compiuta riproduzione, diretta o indiretta, degli articoli, quanto meno nelle singole frasi che avrebbero segnato il trasmodare dedotto, non permette di scrutinare la denuncia in parte qua. Difatti, la parte che muova critiche, sul punto, alla valutazione compiuta dal giudice di merito, sia in fatto che in diritto, circa la natura lesiva dello scritto in questione, è tenuta, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, ad individuare - se del caso riproducendolo direttamente, ove necessario in relazione all'oggetto della critica di cui al motivo, ed eventualmente indirettamente, ove l'apprezzamento della critica lo consenta il contenuto dell'articolo nella parte cui la critica si riferisce, specificando anche dove la Corte possa esaminarlo per verificare la conformità del contenuto riprodotto rispetto a quello effettivo (Cass., 11/02/2009, n. 3338). Cosa che nella specie non risulta avvenuta.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.
Motivazione redatta con la collaborazione dell'assistente di studio dott. (OMISSIS).

References: sentenza 
 articolo 11
 articolo 2043
 articolo 595
 articolo 54
 sentenza 
 articolo 13