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Timestamp: 2020-05-29 16:08:21+00:00

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Separazione conviventi - assegno mantenimento una tantum
17 Marzo 2014 /in Alimenti e mantenimento /da separatamente
Le leggi vigenti prevedono che con la sentenza di divorzio (per lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio), il Tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, disponga l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.
In particolare, la Legge sul divorzio (legge n. 898 del 1970) (1) prevede anche che, in caso di accordo delle parti, il pagamento del contributo al mantenimento possa verificarsi in una unica soluzione. Questo comporta che, in caso di divorzio, le parti possono concordare di sostituire il contributo mensile per il mantenimento dell’altro coniuge con il pagamento di una somma di denaro (di solito piuttosto cospicua), in una unica soluzione, che sostituisce l’obbligo di pagamento mensile. L’intervento del Giudice, nel caso di intesa sul punto dell’assegno una tantum (in sede divorzile), è unicamente finalizzato ad accertare l’equità della somma concordata.
Il vantaggio dell’assegno una tantum, in occasione del divorzio, è presto individuata: l’assegno di mantenimento con periodicità mensile in presenza di determinate condizioni potrebbe essere in seguito modificato (con apposita istanza al Tribunale); l’assegno una tantum, invece, una volta stabilito il suo ammontare, è immodificabile (2). Interessante anche rilevare che l’assegno una tantum, tuttavia, non rientra nell’elenco degli oneri deducibili (3) ai fini della determinazione del reddito.
Altro effetto rilevante da ricordare, laddove si opti per la quantificazione di un assegno una tantum, è che la Legge sul divorzio prevede espressamente (all’art 9 bis), che il coniuge che ha beneficiato di tale contributo economico, in caso di decesso dell’ex coniuge, non possa vantare alcun diritto con riguardo alla pensione di reversibilità (4).
In ultimo, precisiamo che anche in sede di separazione, i coniugi, in talune circostanze (assai rare e quasi sempre criticabili), preferiscono optare per una soluzione che preveda il pagamento di un assegno una tantum in sostituzione dell’assegno con cadenza mensile. Invero, tali intese, nella successiva sede divorzile si limiterebbero a costituire un mero punto di riferimento (per la determinazione dell’assegno divorzile) ma senza alcuna garanzia che rimangano invariate con la sentenza di divorzio, soprattutto in presenza di nuove circostanze che impongono la revisione di detti accordi (5). Senza, peraltro, considerare che non sono anche mancati contrapposti precedenti giurisprudenziali (6) in cui tali intese sono state ritenute contrarie agli obblighi (inderogabili) ed ai diritti dei coniugi come previsti dal codice civile (art. 160 cod. civ).
L. 1 dicembre 1970, n. 898 – Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio
G.U. di pubblicazione: 3 dicembre 1970 G.U.R.I. n. 306
La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica hanno approvato.
Articolo 1 (Pronuncia di scioglimento del matrimonio)
1. Il giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio contratto a norma del codice civile, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo art. 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l’esistenza di una delle cause previste dall’art. 3.
Articolo 2 (Accertamento del giudice)
1. Nei casi in cui il matrimonio sia stato celebrato con rito religioso e regolarmente trascritto, il giudice, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo articolo 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l’esistenza di una delle cause previste dall’articolo 3, pronuncia la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio.
Articolo 3 (Domanda di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio)
b) a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui all’art. 564 del codice penale e per uno dei delitti di cui agli articoli 519, 521, 523 e 524 del codice penale, ovvero per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione;
d) a qualsiasi pena detentiva, con due o più condanne, per i delitti di cui all’art. 582, quando ricorra la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell’art. 583, e agli articoli 570, 572 e 643 del codice penale, in danno del coniuge o di un figlio;
L’eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta;
[Quando vi sia opposizione del coniuge convenuto il termine di cui sopra è elevato:
ad anni sette, nel caso di separazione pronunciata per colpa esclusiva dell’attore;
ad anni sei, nel caso di separazione consensuale omologata in data anteriore all’entrata in vigore della presente legge o di separazione di fatto;][1]
e) l’altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all’estero nuovo matrimonio;
g) è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge 14 aprile 1982, n. 164[2].
Articolo 4 (Domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione del matrimonio)
1. La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio si propone al tribunale [del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza,] del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio. Qualora il coniuge convenuto sia residente all’estero o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente e, se anche questi è residente all’estero, a qualunque tribunale della Repubblica. La domanda congiunta può essere proposta al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell’uno o dell’altro coniuge[3].
16. La domanda congiunta dei coniugi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio che indichi anche compiutamente le condizioni inerenti alla prole e ai rapporti economici, è proposta con ricorso al tribunale in camera di consiglio. Il tribunale, sentiti i coniugi, verificata l’esistenza dei presupposti di legge e valutata la rispondenza delle condizioni all’interesse dei figli, decide con sentenza. Qualora il tribunale ravvisi che le condizioni relative ai figli sono in contrasto con gli interessi degli stessi, si applica la procedura di cui al comma 8[4].
Articolo 5 (Disciplina)
1. Il tribunale adito, in contraddittorio delle parti e con l’intervento obbligatorio del pubblico ministero, accertata la sussistenza di uno dei casi di cui all’art. 3, pronuncia con sentenza lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ed ordina all’ufficiale dello stato civile del luogo ove venne trascritto il matrimonio di procedere alla annotazione della sentenza.
2. La donna perde il cognome che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio[5].
3. Il tribunale, con la sentenza con cui pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, può autorizzare la donna che ne faccia richiesta a conservare il cognome del marito aggiunto al proprio quando sussista un interesse suo o dei figli meritevole di tutela[5].
4. La decisione di cui al comma precedente può essere modificata con successiva sentenza, per motivi di particolare gravità, su istanza di una delle parti[5].
5. La sentenza è impugnabile da ciascuna delle parti. Il pubblico ministero può ai sensi dell’art. 72 del codice di procedura civile, proporre impugnazione limitatamente agli interessi patrimoniali dei figli minori o legalmente incapaci.
6. Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive[6].
7. La sentenza deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell’assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria. Il tribunale può, in caso di palese iniquità, escludere la previsione con motivata decisione[6].
8. Su accordo delle parti la corresponsione può avvenire in unica soluzione ove questa sia ritenuta equa dal tribunale. In tal caso non può essere proposta alcuna successiva domanda di contenuto economico[6].
9. I coniugi devono presentare all’udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria[6].
10. L’obbligo di corresponsione dell’assegno cessa se il coniuge, al quale deve essere corrisposto, passa a nuove nozze.
11. Il coniuge, al quale non spetti l’assistenza sanitaria per nessun altro titolo, conserva il diritto nei confronti dell’ente mutualistico da cui sia assistito l’altro coniuge. Il diritto si estingue se egli passa a nuove nozze[7].
Articolo 6 (Obbligo di mantenere, educare ed istruire i figli)
4. Il genitore cui sono affidati i figli, salva diversa disposizione del tribunale, ha l’esercizio esclusivo della potestà su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal tribunale. Salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori.
12. In presenza di figli minori, ciascuno dei genitori è obbligato a comunicare all’altro, entro il termine perentorio di trenta giorni, l’avvenuto cambiamento di residenza o di domicilio. La mancata comunicazione obbliga al risarcimento del danno eventualmente verificatosi a carico del coniuge o dei figli per la difficoltà di reperire il soggetto[8].
Articolo 7 (Modifica del secondo comma dell’art. 252 c.c.)
1. Il secondo comma dell’art. 252 del codice civile è così modificato:
«I figli adulterini possono essere riconosciuti anche dal genitore che, al tempo del concepimento, era unito in matrimonio, qualora il matrimonio sia sciolto per effetto della morte dell’altro coniuge ovvero per pronuncia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato con rito religioso».
Articolo 8 (Garanzia reale o personale)
1. Il tribunale che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può imporre all’obbligato di prestare idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all’adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6.
2. La sentenza costituisce titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale ai sensi dell’art. 2818 del codice civile.
3. Il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell’assegno, dopo la costituzione in mora a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento del coniuge obbligato e inadempiente per un periodo di almeno trenta giorni, può notificare il provvedimento in cui è stabilita la misura dell’assegno ai terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato con l’invito a versargli direttamente le somme dovute, dandone comunicazione al coniuge inadempiente[9].
4. Ove il terzo cui sia stato notificato il provvedimento non adempia, il coniuge creditore ha azione diretta esecutiva nei suoi confronti per il pagamento delle somme dovutegli quale assegno di mantenimento ai sensi degli articoli 5 e 6[9].
5. Qualora il credito del coniuge obbligato nei confronti dei suddetti terzi sia stato già pignorato al momento della notificazione, all’assegnazione e alla ripartizione delle somme fra il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell’assegno, il creditore procedente e i creditori intervenuti nell’esecuzione, provvede il giudice dell’esecuzione[9].
6. Lo Stato e gli altri enti indicati nell’art. 1 del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180, nonché gli altri enti datori di lavoro cui sia stato notificato il provvedimento in cui è stabilita la misura dell’assegno e l’invito a pagare direttamente al coniuge cui spetta la corresponsione periodica, non possono versare a quest’ultimo oltre la metà delle somme dovute al coniuge obbligato, comprensive anche degli assegni e degli emolumenti accessori[9].
7. Per assicurare che siano soddisfatte o conservate le ragioni del creditore in ordine all’adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6, su richiesta dell’avente diritto, il giudice può disporre il sequestro dei beni del coniuge obbligato a somministrare l’assegno. Le somme spettanti al coniuge obbligato alla corresponsione dell’assegno di cui al precedente comma sono soggette a sequestro e pignoramento fino alla concorrenza della metà per il soddisfacimento dell’assegno periodico di cui agli articoli 5 e 6[9].
Articolo 9 (Revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, la misura e la modalità dei contributi)
1. Qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6.
2. In caso di morte dell’ex coniuge e in assenza di un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, il coniuge rispetto al quale è stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e sempre che sia titolare di assegno ai sensi dell’art. 5, alla pensione di reversibilità, sempre che il rapporto da cui trae origine il trattamento pensionistico sia anteriore alla sentenza.
3. Qualora esista un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, una quota della pensione e degli altri assegni a questi spettanti è attribuita dal tribunale, tenendo conto della durata del rapporto, al coniuge rispetto al quale è stata pronunciata la sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e che sia titolare dell’assegno di cui all’art. 5. Se in tale condizione si trovano più persone, il tribunale provvede a ripartire fra tutti la pensione e gli altri assegni, nonché a ripartire tra i restanti le quote attribuite a chi sia successivamente morto o passato a nuove nozze.
5. Alle domande giudiziali dirette al conseguimento della pensione di reversibilità o di parte di essa deve essere allegato un atto notorio, ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, dal quale risultino tutti gli aventi diritto. In ogni caso, la sentenza che accoglie la domanda non pregiudica la tutela, nei confronti dei beneficiari, degli aventi diritto pretermessi, salva comunque l’applicabilità delle sanzioni penali per le dichiarazioni mendaci[10].
1. A colui al quale è stato riconosciuto il diritto alla corresponsione periodica di somme di denaro a norma dell’art. 5, qualora versi in stato di bisogno, il tribunale, dopo il decesso dell’obbligato, può attribuire un assegno periodico a carico dell’eredità tenendo conto dell’importo di quelle somme, della entità del bisogno, dell’eventuale pensione di reversibilità delle sostanze ereditarie, del numero e delle qualità degli eredi e delle loro condizioni economiche. L’assegno non spetta se gli obblighi patrimoniali previsti dall’art. 5 sono stati soddisfatti in unica soluzione.
2. Su accordo delle parti la corresponsione dell’assegno può avvenire in unica soluzione. Il diritto all’assegno si estingue se il beneficiario passa a nuove nozze o viene meno il suo stato di bisogno. Qualora risorga lo stato di bisogno l’assegno può essere nuovamente attribuito.
1. La sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, quando sia passata in giudicato, deve essere trasmessa in copia autentica, a cura del cancelliere del tribunale o della Corte che l’ha emessa, allo ufficiale dello stato civile del comune in cui il matrimonio fu trascritto, per le annotazioni e le ulteriori incombenze di cui al R.D. 9 luglio 1939, n. 1238.
2. Lo scioglimento e la cessazione degli effetti civili del matrimonio, pronunciati nei casi rispettivamente previsti dagli artt. 1 e 2 della presente legge, hanno efficacia, a tutti gli effetti civili, dal giorno dell’annotazione della sentenza.
1. Il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti Civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno ai sensi dell’art. 5, ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge all’atto della cessazione del rapporto di lavoro anche se l’indennità viene a mancare dopo la sentenza.
2. Tale percentuale è pari al 40 per cento dell’indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio.
1. In caso di genitori rispetto ai quali sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, la pensione di reversibilità spettante ad essi per la morte di un figlio deceduto per fatti di servizio è attribuita automaticamente dall’ente erogante in parti uguali a ciascun genitore.
2. Alla morte di uno dei genitori, la quota parte di pensione si consolida automaticamente in favore dell’altro.
3. Analogamente si provvede, in presenza della predetta sentenza, per la pensione di reversibilità spettante al genitore del dante causa secondo le disposizioni di cui agli artt. 83 e 87 del D.P.R. 29 dicembre l973, n. 1092.
1. Per le cause relative ai diritti di obbligazione di cui alla presente legge è competente anche il giudice del luogo in cui deve essere eseguita l’obbligazione dedotta in giudizio.
1. Al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione dell’assegno dovuto a norma degli artt. 5 e 6 della presente legge si applicano le pene previste all’art. 570 del Codice penale.
1. Capoverso successivamente abrogato dall’art. 6, L. 6/3/1987, n. 74.
2. Articolo così modificato dall’art. 6, L. 6/3/1987, n. 74.
3. La Corte Costituzionale, con sentenza 23 maggio 2008, n. 169, ha dichiarato l’incostituzionalità del presente comma, limitatamente alle parole: “del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza,”.
4. Articolo così sostituito dall’art. 8, L. 6/3/1987, n. 74, e dall’art. 2, comma 3 bis, D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 maggio 2005, n. 80.
5. Comma così sostituito dall’art. 9, L. 6/3/1987, n. 74.
6. Il presente comma ha così sostituito l’originario c. 4 giusta art. 10, L. 6/3/1987, n. 74.
7. Comma aggiunto dall’art. 1, L. 1/8/1978, n. 436.
8. Articolo così sostituito dall’art. 11, L. 6/3/1987, n. 74.
9. Il presente comma ha così sostituito l’originario c. 3 giusta art. 12, L. 6/3/1987, n. 74.
10. Il presente articolo, dapprima sostituito dall’art 2, L. 1/8/1978, n. 436, è stato poi così sostituito dall’art. 13, L. 06.03.1987, n. 74.
(2) All’art. 10, 1° co., lett. c) del d.p.r. 22 dicembre 1986, n. 917, Testo unico delle imposte sui redditi, non include tra gli oneri deducibili ai fini della determinazione del reddito imponibile, gli “assegni periodici corrisposti al coniuge ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili nella misura in cui risulta dall’autorità giudiziaria”.
Ovvio, quindi, considerare che chi sarà onerato dell’obbligo di pagamento dell’assegno una tantum (e lo ribadiamo, trattasi di un impegno che deve per forza scaturire da un accordo in quanto il Giudice non potrebbe autonomamente decidere di sostituire l’obbligazione di mantenimento mensile, con un pagamento in una unica soluzione), vedrà negata la possibilità di dedurre fiscalmente dal proprio reddito la relativa spesa.
La questione, peraltro, è anche stata oggetto di studio da parte della Corte Costituzionale, alla quale era stata rimessa la questione di legittimità costituzionale della esclusione (tra gli oneri deducibili) dell’assegno una tantum. La Corte, con sentenza del 22 novembre 2007/6 dicembre 2001, n. 383, ha ritenuto l’esclusione perfettamente legittima rientrando tra i poteri discrezionali del legislatore la relativa suindicata esclusione.
(3) La corresponsione dell’assegno divorzile in unica soluzione su accordo tra le parti, soggetto a verifica giudiziale, esclude la sopravvivenza, in capo al coniuge beneficiario, di qualsiasi ulteriore diritto, a contenuto patrimoniale o meno, nei confronti dell’altro coniuge, attesa la cessazione, per effetto del divorzio e della suddetta erogazione “una tantum”, di qualsiasi rapporto fra gli stessi, con la conseguenza che nessuna ulteriore prestazione può essere richiesta, neppure per il peggioramento delle condizioni economiche dell’assegnatario o, comunque, per la sopravvenienza dei giustificati motivi cui è subordinata l’ammissibilità della domanda di revisione del medesimo assegno periodico (confronta Cassazione Civile Sez. lavoro, 08/03/2012, n. 3635 -rv. 621938- in CED Cassazione, 2012)
(4) In tema di trattamento economico a favore del coniuge divorziato, ai fini del riconoscimento della pensione di reversibilità, in caso di morte dell’ex coniuge, occorre distinguere tra l’ipotesi di attribuzione di un assegno divorzile, che costituisce il presupposto necessario per il riconoscimento della pensione di reversibilità, e quella, alternativa, costituita dalla mera erogazione di una somma, anche rateizzata, ovvero del trasferimento di un altro bene o diritto, il cui conferimento preclude il riconoscimento, per il futuro, di una nuova domanda a contenuto economico, dovendosi ritenere che la suddetta corresponsione “una tantum” sia idonea a definire stabilmente i rapporti economici tra le parti e tale da determinare un miglioramento della situazione del beneficiario, incompatibile con ulteriori prestazioni aggiuntive, ivi compresi i trattamenti pensionistici (confronta Cass. civ. Sez. lavoro, 08/03/2012, n. 3635 -rv. 621939- in CED Cassazione, 2012).
(5) Tra gli effetti della precedente separazione che vengono meno a seguito della riconciliazione dei coniugi rientra anche il regime economico tra gli stessi, il quale deve trovare una nuova regolamentazione nella successiva separazione. Pertanto, qualora in occasione di una precedente separazione – seguita da una riconciliazione – un coniuge abbia ricevuto dall’altro una somma una tantum per il soddisfacimento dei suoi diritti, il giudice della successiva separazione, investito della domanda di assegno di mantenimento, deve esaminare nuovamente il punto, tenendo conto della situazione esistente al momento della decisione e, quindi, anche delle disponibilità acquisite in forza della precedente separazione (confronta Cassazione civile Sez. I, 13/05/1999, n. 4748, in Giur. It., 2000, 720).
(6) In tema di patti modificativi degli accordi di separazione tra coniugi, è nulla per contrasto con l’art. 160 c.c., applicabile anche ai contratti della crisi familiare, l’accordo con il quale gli stessi decidano, con rinuncia al ulteriori pretese da parte di un solo soggetto, di definitivamente esonerare per il futuro il coniuge onerato dalla corresponsione dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge più debole a fronte di un unico versamento una tantum. (confronta Tribunale Piacenza, 06/02/2003, in Arch. Civ., 2004, 494).
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Assegnazione della casa coniugale in presenza di figli L’autorizzazione all’uso del cognome maritale

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Articolo 7

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Articolo 9
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 art. 12
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