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Timestamp: 2020-04-05 18:41:22+00:00

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Sto per costituire un'associazione di promozione sociale. Potrò dare dei rimborsi a qualche socio per telefonate e spostamenti? Mi interessa soprattutto poter rimborsare la benzina a qualche socio. Potrò farlo? Quanto potrò rimborsare ogni chilometro? Cosa altro potrò rimborsare?
Volevo sapere come pagare l'inail scaduta il 16.02.2006. Devo aggiungere sanzioni e interessi? Grazie per la vostra disponibilità.
Gentilissimi, quando si riceve una fattura passiva dal cedente con presunta o sospetta aliquota IVA errata, il cessionario è responsabile solidale o no? Stando alla sentenza della Prima Sezione della Commissione Tributaria Regionale del Lazio (sentenza 22/2005) sembrerebbe di no: la sentenza, circa la non responsabilità del concessionario per errata aliquota IVA riportata nella fattura dal cedente, fa riferimento ad un precedente orientamento giurisprudenziale (Cass. n.1841/2000, in merito a controversia in tema di fattura contenente la dicitura esente da Iva ed in realtà imponibile). La CTR del Lazio interviene sul dpr 633/1972. Chi riceve una fattura conforme alle prescrizioni previste dall'art.21 del dpr 633/72, ma con un'errata applicazione dell'aliquota Iva, non è responsabile in solido con il cedente della differenza d'imposta, in quanto il cessionario non ha l'obbligo di controllare e sindacare le valutazioni giuridiche espresse dall'emittente quando la fattura reca la corretta applicazione degli elementi previsti dal decreto Iva. Questa la conclusione cui è pervenuta la prima sezione della commissione tributaria regionale Lazio, nella sentenza n.22/2005, con la quale ha accolto il ricorso di un contribuente in ordine alla corretta applicazione della regolarizzazione prevista da ultimo dall'art.6, comma 8 del dlgs n.471/97. IL FATTO: A seguito di una verifica fiscale del 1994, emergeva che la società sottoposta al predetto controllo aveva emesso nei confronti di più cessionari, fatture con aliquota ridotta del 4% anziché quella ordinaria, ratione temporis, del 19%. Fatti i debiti riscontri nei confronti di questi ultimi e rilevato che non avevano posto in essere la regolarizzazione prevista dall'allora art.41 del dpr 633/72, venivano segnalati al competente ufficio Iva, che provvedeva ad emettere avviso di rettifica in relazione alla differenza d'imposta dovuta in fattura, maggiorata degli interessi legali nel frattempo maturati e della sanzione pecuniaria. L'adita commissione tributaria provinciale accoglieva parzialmente il ricorso di un destinatario di queste fatture annullando la sanzione, ma ritenendo dovuta l'imposta. IL QUADRO NORMATIVO: L'art.41, quinto comma lett. b) del dpr n.633/72, come abrogato dal dlgs n.471/977 e sostituito dall'art.6, comma 8 di quest'ultimo, dispone che il cessionario di un bene o il committente di un servizio, ricevendo una fattura irregolare, è tenuto a regolarizzare l'operazione seguendo una procedura che varia caso per caso. Nel caso di ricezione di fattura irregolare, la lett. b) del predetto articolo deve infatti presentare al competente ufficio delle entrate, ed entro il trentesimo giorno successivo a quello della sua registrazione, un documento integrativo in duplice esemplare recante le stesse indicazioni medesime e previo il versamento della maggior imposta eventualmente dovuta. In caso di omissione, il predetto cessionario è punito, salva la responsabilità del cedente, con la sanzione amministrativa pari al cento per cento dell'imposta relativa, con un minimo di 258 euro, e al versamento della stessa imposta. LA SENTENZA: Se la fattura è corretta dal punto di vista formale, il cessionario non è tenuto alle valutazioni giuridiche espresse dall'emittente. Così il collegio nella motivazione della sentenza. Infatti, la regolarizzazione richiesta dal legislatore, non riguarderebbe in alcun modo l'aliquota applicata dal cedente, ma attiene unicamente alle mancanze commesse dallo stesso in ordine all'identificazione dell'atto negoziale ed alla notizia dei dati fiscali rilevanti cui il cessionario è obbligato a supplire. Ne consegue, e sul punto è intervenuto un precedente orientamento giurisprudenziale (Cass. n.1841/2000, in merito a controversia in tema di fattura contenente la dicitura esente da Iva ed in realtà imponibile) che, quando la fattura reca l'annotazione di tutti gli elementi previsti dall'art.21 del dpr n.633/72 per la regolarità del documento stesso, il cessionario non ha alcun obbligo di controllare e sindacare le valutazioni giuridiche espresse dall'emittente.
Gentilissimi, mi permetto ancora di entrare nel merito della questione "Quale aliquota IVA è da applicare ai contratti di scrittura connessi ai concerti vocali e strumentali?". Sulla base della risoluzione dell'Agenzia delle Entrate del 15.06.2004, per cui, visto il punto 119 della Tabella A ( DPR 633/72) tale aliquota sarebbe ordinaria al 20%, invece agevolata al 10% per i contratti di scrittura connessi agli spettacoli "teatrali", oltre a ribadire la nostra opinione decisamente avversa a tale risoluzione (in linea con l'intervento dell'AGIS che ribadisce che l'aliquota agevolata ha sempre riguardato anche i contratti sui concerti vocali e strumentali), in aderenza alla ratio della norma DPR 633/72 che evidentemente scelse di agevolare tutte le categorie di spettacoli compresenti in elenco nelle stesse tabelle (vedasi tabella A punto 123 e Tabella C punto 4), ci teniamo a comunicare le seguenti considerazioni: perchè nel punto 119 non ci si preoccupò, vista l'importanza del dover differenziare spettacoli teatrali da concerti vocali e strumentali ( come la risoluzione tiene a fare ) di specificare quali sarebbero gli spettacoli teatrali come invece è specificato nel punto 123 ? Inoltre nello stesso punto 123 la dicitura "ivi compresi" cosa in realtà vuole comprendere? Se la parola "rivista" è divisa da "concerti vocali e strumentali" solo da una virgola, come nella Tabella C allegata al DPR 633/72, allora diventa complicato asserire che il punto 119 escluderebbe i "concerti" dall'aliquota IVA al 10% per i contratti di scrittura. Se invece la "rivista" è divisa da "concerti vocali e strumentali" da un punto e virgola ( come nel punto 123 della Tabella A ) allora per arrivare a dare per scontato che per "spettacoli teatrali" si intendessero solo "opera lirica, balletto, prosa, operetta, commedia musicale, rivista" e che solo per essi fosse da applicare l'aliquota al 10%, si doveva quantomeno pretendere che il punto 119 specificasse anch'esso il perchè del restringimento del significato della parola "teatrale" alle sole categorie che finiscono con "rivista", visto che l'obiettivo sarebbe stato quello di parlare di contratti di scrittura solo per una certa tipologia di spettacoli e non per tutte le tipologie elencate sia al punto 123 della Tabella A sia nel punto 4 della Tabella C; se doveva esserci questa differenziazione non poteva essere lasciata al caso, ad una difficile interpretazione ad escludendum anche e soprattutto perchè resta l'interrogativo: quale doveva essere la ragione fondante di agevolare solo alcune e non tutte le tipologie elencate nelle Tabelle visto che invece proprio per tutte le tipologie si dà per scontato che la stessa aliquota agevolata è da applicare alle attività spettacolistiche ( cioè ai corrispettivi/biglietti/ricevute fiscali )? Dovremmo chiederci: è davvero possibile concepire un'aliquota agevolata al 10% per l'opera lirica solo perchè ritenuta assimilabile al significato "teatrale" e non per i concerti vocali e strumentali solo perchè non assimilabili a questo termine "teatrale"? Nessun legislatore, nè tantomeno la risoluzione delle Entrate del giugno 2004, ci hanno finora chiarito 3 punti fondamentali. A) Come mai questa aliquota agevolata per i contratti di scrittura è legata esclusivamente ad una parola, ad un termine, nella fattispecie la parola TEATRALE? Quali erano le prerogative, i requisiti tecnici o sostanziali o storici per cui solo gli spettacoli assimilabili al termine "teatrale" potevano godere di siffatta aliquota agevolata? B) Quale significato tecnico-sostanziale-storico poteva determinare una differenziazione di applicazione di IVA ai contratti di scrittura di ambito TEATRALE da quelli di ambito CONCERTISTICO o CIRCENSE visto che tutti godevano dell'aliquota agevolata sul versante dei biglietti/corrispettivi? C) Infine, c'è un senso, una razionalità nel vedere applicata l'aliquota agevolata per i contratti di scrittura connessi all'OPERA LIRICA ( solo perchè "teatrale" ??!! ) e vedere invece applicata l'aliquota IVA ordinaria per i CONCERTI VOCALI E STRUMENTALI? Chi può spiegarci questa sperequazione tra due tipologie di spettacolo, entrambe attinenti all'ambito MUSICALE, solo perchè l'Opera Lirica rientrerebbe nella tipologia TEATRALE ed i Concerti Vocali e Strumentali no? Massimo Coccia
Gentilissimi, grazie per la puntuale risposta al mio quesito circa l'applicazione dell'aliquota IVA ( 10% o 20% ? ) relativamente ai contratti di scrittura connessi alla realizzazione di "concerti vocali e strumentali". Precisiamo che l'AGIS ( Associazione Generale Italiana Spettacolo ) oltre ad avere emesso una circolare che contesta la risoluzione ( circolare AGIS n. 88 del 27.09.2005 ) ha altresì presentato alle autorità competenti ( Agenzia Centrale delle Entrate e Ministero delle Finanze) il pieno ripristino dell'aliquota del 10% per le prestazioni connesse ai concerti vocali e strumentali, ribadendo che la normativa ha da sempre inteso indicare l'applicazione dell'aliquota IVA al 10% per tutte le tipologie di spettacolo elencate nelle Tabelle A e C allegate al DPR 633/72 ( non solo per i biglietti/corrispettivi ma anche per i contratti di scrittura connessi a tutti gli spettacoli elencati nelle Tabelle ). Sulla proposta AGIS ( 14 novembre 2005 ) di un emendamento, in sede parlamentare e di commissione finanze, che mira a sostituire, al punto 119 della Tabella A l'attuale formulazione (che recita "contratti di scrittura connessi con gli spettacoli teatrali" ) con " contratti di scrittura connessi con gli spettacoli di cui alla successiva voce n. 123" ( quindi ivi compresi concerti vocali e strumentali, attività circensi e dello spettacolo viaggiante, spettacoli di marionette e burattini ovunque tenuti ), sia l'Agenzia centrale delle Entrate sia il Ministero delle Finanze si sono dichiarati favorevoli. L'AGIS sostiene che per i contratti di scrittura e fatture relative al periodo precedente il giugno 2004, gli Uffici delle Entrate non possono applicare sanzioni in virtù degli art. 10 n. 212/2000 ( statuto dei diritti del contribuente), art. 8 del D. Lgs. n. 546/1992 (contenzioso tributario) ed art. 6 del D. Lgs. n. 472/1997 (principi generali per l'applicazione delle sanzioni ), per le "obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull'ambito di applicazione della norma tributaria". Per il periodo successivo al giugno 2004, a seguito della risoluzione suddetta, gli Uffici fiscali, a parere dell'AGIS, possono richiedere l'applicazione dell'IVA al 20% sui contratti in questione ma i singoli operatori, proprio a seguito delle notevoli incertezze venutesi a creare dopo l'interpretazione dell'Agenzia delle Entrate del giugno 2004, possono contestare, laddove lo riterranno opportuno, in sede contenziosa l'operato degli Uffici. Cordiali saluti M° Massimo Coccia
Gentilissimi, a proposito dell'aliquota IVA ( 10 o 20% ) da applicare ai contratti di scrittura connessi ai concerti vocali e strumentali, leggo una Vs risposta ad un quesito posto in merito al problema. Premesso che il problema medesimo è di portata nazionale, in quanto la stragrande maggioranza degli operatori in campo musicale hanno finora applicato l'IVA agevolata al 10%, dopo la risoluzione del 15.06.2004 dell'Agenzia delle Entrate si è dato mandato agli stessi Uffici delle Entrate ( talora alla Guardia di Finanza! ) di procedere con accertamenti fiscali e con sanzioni circa le attività concertistiche svolte negli ultimi 5 anni ( quindi dal 2000 in avanti ) con l'applicazione dell'IVA al 10%. L'AGIS ( Acssociazione Generale Italiana Spettacolo ), con la circolare del 27.09.2005 ha contestato tale risoluzione chiedendo all'Amministrazione Centrale di ripristinare l'IVA al 10% per i contratti di scrittura connessi anche ai concerti vocali e strumentali, come da punto 123 della Tabella A e da punto 4 della Tabella C allegate al DPR 633/72. La risoluzione dell'Agenzia delle Entrate infatti interpreta la legge pretendendo di smembrare le Tabelle e dividendo di fatto gli spettacoli teatrali dai concerti vocali e strumentali invece compresenti nella stessa Tabella e negli stessi punti della normativa riguardanti l'aliquota agevolata al 10%. Premettendo che, a nostro avviso ed in linea con la circolare AGIS, la ratio della norma era evidentemente quella di applicare la stessa aliquota a tutte le tipologie di spettacolo presenti nella Tabella A ( punto 123 ) e nel punto 4 della Tabella C, si chiede alla S.V. come mai gli stessi Uffici SIAE cui il sottoscritto si è rivolto si trovano in linea con la circolare AGIS giudicando un abbaglio la risoluzione dell'Agenzia delle Entrate e ribadendo che per i concerti vocali e srumentali l'IVA è al 10% non solo per i corrispettivi ( biglietti ) ma anche per le prestazioni connesse ( contratti di scrittura )? Come mai fatturano al 10% ancora oggi, gennaio 2006, noti concertisti di fama internazionale, orchestre stabili riconosciute dallo Stato, associazioni, ditte, agenzie operanti nel campo dello spettacolo musicale e concertistico in particolare? Come da circolare AGIS, la nostra posizione è la seguente: per i contratti di scrittura e fatture relative al periodo precedente il giugno 2004, gli Uffici delle Entrate non possono applicare sanzioni in virtù degli art. 10 n. 212/2000 ( statuto dei diritti del contribuente), art. 8 del D. Lgs. n. 546/1992 (contenzioso tributario) ed art. 6 del D. Lgs. n. 472/1997 (principi generali per l'applicazione delle sanzioni ), tutti dello stesso tenore, che vietano l'applicazione di sanzioni quando la violazione dipende da "obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull'ambito di applicazione della norma tributaria". Tali condizioni obiettive di incertezza sono infatti chiaramente il presupposto per la presentazione di istanze di interpello all'Agenzia delle Entrate che in questi mesi si moltiplicano; e non solo da parte di operatori dello spettacolo ma addirittura da parte delle stesse Agenzie delle Entrate locali che interpellano in merito al problema le proprie Direzioni regionali o la stessa Direzione Centrale. Grazie per l'ospitalità, M° Massimo Coccia
Gentile Consulente: Un’altra breve domanda Non riesco a trovare la “data di nascita delle APS”. Credevo fossero state istituite solo nel 2000 con la 383, ma mi sono poi accorto che la locuzione APS si ritrova anche nel D.Lgs. 460/1997. Nel D.Lgs. 460/1997 compare la locuzione all’art. 10 al comma 9 e in tale sede il legislatore la utilizza come se fosse già un qualcosa di consolidato. Non trovo però nessuna legge anteriore che istituisca la figura di APS. Lei mi sa indicare se esistono leggi anteriori al 1997 che utilizzano l’espressione APS? In tutta onestà, al momento, se mi dovessero chiedere quando sono nate le APS non saprei rispondere. La ringrazio molto del grande aiuto, Le auguro un felice Natale Carlo Garbagna
Spett. ufficio consulenza, vi contattotto per domandarvi una consulenza in merito ad una informazione che non riesco a recuperare. si tratta di una informazione molto imortante per me peruna duplice ragione: dal punto di vista lavorativo in quanto stiamo vagliando l'ipotesi di costituire una Aps, dal punto di vista didattico in quanto sto frequntando un master in gestione delle organizzazioni non profit. la questione è la seguente: quest'estate approfondendo la legge "più dai meno versi" sono venuto a conoscenza che esistono due fattispecie di Aps, - quelle, le cui finalità assitenziali sono riconosciute dal ministero dell'interno (art. 3, c. 6 lett, e, L'287/1991) - quelle iscirtte all'omonimo registro nazionale ai sensi della legge 383/2000. so inoltre che la figura di Aps è stata costituita solamente nel 2000. tuttavia non riesco a capire questo: esiste una duplice registrazione per alcune APS (sia sul registro tenuto dal ministero degli interni (287/1991) che sul registro stabilito dall'articolo 7 legge 383) ? mi sembra di capire che una nuova APS, per essere tale deve necessariamnete essere iscritta al registro di cui all'art 7 egge 383 (mentre non mi pare che vi siamo APS iscritte solamente nel registro di cui alla legge 287/91, giusto?) ma non rieco a capire se, 1 - ANCORA OGGI, una APS di nuova costituzione possa iscriversi, se ha tutti i requisiti, ANCHE al registro del ministero dell'interno, e quindi divenire una onlus parziale (e quindi può anche scegliere, se ne ha i requisiti, di divenire o meno una ONLUS parziale) oppure 2 - si tratti di una disposizione transitoria, ovvero nel 2000 alcuni enti GIA' ISCRITTI nel registro di cui alla legge 287/91 sono divenuti APS e si sono quindi iscritte anche nell'apposito registro di cui alla legge 383. Il legislatore ha voluto così salvare il regime di favore per tali enti, ma SOLO per tali enti, e quindi una nuova APS può e deve sicriversi SOLO al registro di cui alla legge 383. Vi ringrazio molto del preziosissimo aiuto, se riuscite anche a indicarmi la fonte della sua risposta sarebbe l'ideale. Vi auguro un felice Natale Carlo G.
In un 'associazione di promozione sociale si somministrano pasti ai soci. Tra questi soci ci sono gli operai di un'azienda edile che pranzano quotidianamente presso il circolo. Alla fine del pranzo il circolo emette una ricevuta di corrispettivo non pagato agli operai e riepiloga alla fine del mese tutte le consumazioni degli operai della stessa azienda edile emettendo fattura all'azienda stessa che paga la fattura al circolo. Tale comportamento del circolo è stato considerato dalla Guf. di Mantova non conforme agli scopi istituzionali in quanto il rapporto si configurerebbe tra il circolo e l'azienda (somministr. pasti a non soci) e non tra il circolo e il suo socio operaio. Teniamo presente che l'azienda edile non vuole rimborsare i pasti ai suoi operai direttamente nemmeno dietro esibizione delle ricevute del circolo preferendo pagare la fattura che il circolo emette a fine mese. Inoltre non si può suggerire al circolo di non somministrare pasti a questa fattispecie di soci /operai che costituiscono dal punto di vista del circolo un'importante fonte di entrata e dal punto di vista degli operai e dell'azienda edile un modo per poter risparmiare sul costo dei pasti facendo il circolo un prezzo politico convenzionato. Potete suggerirci una via d'uscita?
Buongiorno, il Presidente di una associazione NON Profit, che ha come scopo sociale la diffusione della cultura dei canti popolari tramite spettacoli in piazza durante i quali si eseguono brani musicali, ha aperto partita IVA con codice attività 91338. Si chiede il vostro supporto in merito alle seguenti questioni: 1)Percentuale IVA da applicare alle fatture emesse: l’aliquota è del 10%? 2)Liquidazione IVA: periodicamente si deve procedere alla liquidazione e versare l’eventuale IVA a debito? 3)Tenuta della contabilità: è obbligato alla tenuta di tutti i registri contabili? 4)Dichiarazioni fiscali: è tenuto alla presentazione del modello UNICO Enti non Commerciali? La ringrazio anticipatamente
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 art. 8
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