Source: https://www.laleggepertutti.it/129301_la-pistola-ad-aria-compressa-e-legale
Timestamp: 2018-11-16 06:35:56+00:00

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La pistola ad aria compressa è legale?
È lecito circolare con una pistola giocattolo scacciacani o ad aria compressa? Qual è il limite oltre il quale scatta il reato?
Le pistole ad aria compressa sono sempre più diffuse, a volte per scopi inoffensivi e ludici (sparare alle lattine), altre come mezzo di difesa nei confronti di animali randagi (cosiddette pistole scacciacani, con la differenza che queste ultime – a differenza di quelle ad aria compressa – sono pistole a salve, che fanno solo rumore e non sparano neanche l’aria o il gas). Ma non sempre le pistole ad aria compressa sono legali. In alcuni casi è infatti necessario il porto d’armi. Vediamo cosa dice, a riguardo, la Cassazione [1].
1 Per le pistole ad aria compressa ci vuole il porto d’armi?
2 È reato circolare con una pistola ad aria compressa?
3 Pistola giocattolo ad aria compressa: è reato?
Per le pistole ad aria compressa ci vuole il porto d’armi?
È reato circolare con una pistola ad aria compressa?
Ne deriva il seguente principio giuridico: circolare con una pistola ad aria compressa costituisce reato [2] solo se la potenzialità offensiva dell’arma non sia particolarmente elevata e se quindi rilasci un’energia cinetica inferiore a 7,5 joule.
In un caso concretamente verificatosi un tale era stato trovato con una pistola giocattolo priva di tappo rosso: la Corte ha precisato che, in caso risulti di potenzialità superiore da 7,5 joule, la pistola dev’essere qualificata come arma comune da sparo e, quindi, per essa, ci vuole il porto d’armi.
Pistola giocattolo ad aria compressa: è reato?
Con una recente sentenza [3], la Cassazione ha inflitto quattro mesi di reclusione per le lesioni causate dai pallini di gomma esplosi da una pistola giocattolo ad aria compressa.
Secondo la Cassazione, sussiste ugualmente l’aggravante dell’uso delle armi qualora la minaccia sia realizzata utilizzando una pistola giocattolo. Agli effetti del reato di lesioni, secondo tale pronuncia, sulla scia di precedenti di analogo tentare, l’aggravante va ravvisata, allorché qualsiasi strumento, provvisto di potenzialità lesiva, sia utilizzato in concreto come un’arma, dato innegabile anche nel caso della pistola giocattolo ad aria compressa se ci sono lesioni nel momento in cui avviene l’espulsione di pallini di gomma.
[1] Cass. sent. n. 13601/2011. In senso conforme Cass. sent. n. 33670/2005, sent. n. 27783/2006.
[2] In particolare si tratta della contravvenzione prevista dall’art. 4 l. n. 110 del 1975.
[3] Cass. sent. n. 14189/18.
Cassazione penale, sez. I, 23/03/2011, (ud. 23/03/2011, dep.05/04/2011), n. 13601
Con sentenza in data 04.01.2010 la Corte d’appello di Roma, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, assolveva B. R. dai delitti a lui ascritti di rapina, violenza sessuale e lesioni ai danni della prostituta O.N., rilevando l’inutilizzabilità del verbale di denuncia e l’insufficienza probatoria degli altri elementi raccolti in atti. Con la stessa sentenza veniva invece confermato il giudizio di colpevolezza in ordine al reato di porto di una pistola giocattolo priva di tappo rosso, fatto qualificato in prime cure L. n. 110 del 1975, ex art. 4, per il quale – ritenuta l’ipotesi di cui alla L. n. 895 del 1967, art. 5 – la Corte territoriale determinava la pena nei confronti dell’anzidetto imputato in mesi 4 di reclusione ed Euro 100,00 di multa; pena sospesa e non menzione.
Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il predetto imputato che motivava l’impugnazione svolgendo le seguenti deduzioni:
a) trattavasi di pistola ad aria compressa in libero porto, non essendo stato provato che la stessa rilasci energia cinetica superiore a 7,5 joule (v. L. n. 526 del 1999); b) comunque l’eventuale sanzione per la mancata giustificazione al porto era di natura amministrativa e non penale; c) peraltro la Corte aveva inflitto, in mancanza di impugnazione dell’Accusa, pena più grave di quella irrogata in primo grado, che aveva ritenuto fatto contravvenzionale.
Il ricorso, fondato nei termini di cui alla seguente motivazione, deve essere accolto.
Ed invero deve essere innanzi tutto rilevato il duplice errore della Corte territoriale consistito: a) nell’avere applicato, a fattispecie qualificata in primo grado L. n. 110 del 1975, ex art. 4 (secondo l’insegnamento di questa Corte: cfr. Rv. 234967), la diminuente L. n. 895 del 1967, ex art. 5, che invece si può applicare solo ai delitti di cui al tale legge; b) nell’avere irrogato in sede di appello, in mancanza di gravame dell’Accusa, pena più grave per specie (reclusione) rispetto a quella stabilita in primo grado (che aveva ritenuto il fatto integrare contravvenzione), in violazione dell’art. 597 c.p.p., comma 3.
Tale errata decisione, peraltro, è stata oggetto di motivazione meramente apparente, esauritasi solo nella stessa assunta decisione (“qualificata come violazione della L. n. 895 del 1967, art. 5”).
Ciò posto, è del tutto mancata, da parte della Corte territoriale, la dovuta indagine, trattandosi di una pistola ad aria compressa, in ordine alla sua effettiva potenzialità, in relazione al disposto della L. n. 526 del 1999, incidente sulla disciplina della L. n. 110 del 1975, posto che il giudizio di primo grado, riconoscendo il reato L. n. 110 del 1975, ex art. 4, ha evidentemente ritenuto potenzialità inferiore a 7,5 joule (altrimenti sarebbe scattata la qualifica di arma comune da sparo).
In tal senso si impone annullamento per violazione di legge e rinvio per nuovo giudizio sul punto.
Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 14 dicembre 2017 – 28 marzo 2018, n. 14189
Presidente Lapalorcia – Relatore Mazzitelli
1. Con sentenza, emessa in data 26/09/2016, la Corte d’Appello di Ancona confermava la sentenza, emessa in data 17/12/2014 dal Tribunale di Macerata, con cui Pi. Yu. e Pi. Mi. erano stati condannati, previa concessione delle attenuanti generiche equivalenti alla contestata aggravante, alla pena di mesi quattro di reclusione, ciascuno, in relazione al reato di cui agli art. 110, 582 e 585, cod. pen.- con contestuale declaratoria di estinzione per intervenuta prescrizione, in relazione al reato, sub capo b), previa riqualificazione nel delitto di cui all’art. 4 legge n. 110/1975 -per aver esploso pallini di gomma, mediante una carabina marca Armalite, calibro 5.56 m. 15 A4, contro An. Cr., Ma. Na., Ge. Fu., Ma. Mu. e De. Co., cagionando agli stessi lesioni giudicate guaribili in giorni 5, fatto commesso in Cingoli, il 2/02/201.
2. Gli imputati, tramite difensore di fiducia, hanno proposto ricorso per cassazione avverso tale sentenza, allegando vizi di legittimità di violazione di legge, ex art. 606, lett. b), codice di rito, con riferimento, in particolare, alla ritenuta sussistenza della circostanza aggravante di cui all’art. 585, comma 2, n. 2 cod. pen., e all’erronea applicazione della legge, con riguardo al capo b) dell’imputazione. I ricorrenti evidenziano che, con la sentenza impugnata, i giudici del merito danno atto che l’arma, rinvenuta in possesso di Pi., è qualificabile come uno strumento “soft air”, con un tappino rosso inamovibile, in libera vendita. Ciononostante, i giudici hanno ritenuto che la stessa fosse paragonabile ad uno strumento atto ad offendere, in quanto aveva espulso pallini, che avevano cagionato le lesioni, oggetto di giudizio. In tale ottica, era stato riqualificato il capo b) dell’imputazione. Secondo parte ricorrente, tale interpretazione sarebbe errata. Gli strumenti, denominati “soft air” vengono inseriti normativamente nell’art. 5 L. n. 110/1975, a seguito di riforma normativa, entrata in vigore a decorrere dal 1/07/2011. Tale disposizione non include i “soft air” in plastica dura. Il fatto risaliva al 2/02/2010, sicché la specificazione “soft air” ancora non sussisteva. La corte avrebbe dovuto fare riferimento alla vecchia formulazione della norma, secondo la quale le disposizioni, nella materia specifica, non sono applicabili ai giocattoli, contraddistinti dall’occlusione della canna, con il tappo rosso. Pertanto le soft air, con energia cinetica non superiore ad 1 Joule, non sono soggette in alcun modo alla normativa di cui alla legge n. 110/75 e non possono essere considerate armi improprie ex art. 585, comma 2, cod.pen., come nel caso in esame, caratterizzato dalla presenza di una batteria e da una potenza inferiore ad 1 joule. Né sarebbe richiamabile il comma settimo dell’art. 5, ante riforma, stante la presenza del tappo rosso. Anche con riferimento alle lesioni, la corte si sarebbe riportata esclusivamente alle certificazioni mediche, senza una compiuta verifica, eseguita tramite perizia, e senza la dovuta considerazione delle deposizioni testimoniali. La sentenza sarebbe altresì viziata, non potendosi considerare l’arma giocattolo, ricompresa nella nozione dell’art. 4.comma 2, legge n. 110/1975. La Corte, anziché dichiarare non doversi procedere per intervenuta prescrizione, avrebbe dovuto applicare l’art. 129, cod. proc. pen., dichiarando la non punibilità del fatto, oggetto di giudizio, in osservanza della successione delle leggi nel tempo e dell’applicazione della disposizione più favorevole per il reo. Da ultimo, parte ricorrente lamenta la mancata applicazione dell’art. 131 bis cod. pen., trattandosi di un fatto di particolare tenuità.
1. Le contestazioni, poste dalla difesa con l’atto d’appello e riproposte in questo grado di legittimità, attengono, per un verso, alla qualificazione del reato, sub a), di lesioni personali , aggravate dall’uso dell’arma, ex art. 582, c. 2, n.2, cod. pen., e, sotto altro profilo, alla non configurabilità, neppure ai fini della declaratoria della prescrizione, del reato, ex art. 4, legge n. 110 del 1975.
E ciò in considerazione dell’utilizzo di un soft air, con struttura in plastica e potenza inferiore ad un joule, come tale non suscettibile di trasformazioni e considerato non offensivo per le persone e attualmente in libera vendita, corrispondente, comunque, alle prescrizioni, già all’epoca vigenti, anteriori alla riforma del 2011, implicanti, per i giocattoli riproducenti armi, l’occlusione della canna, con un tappo rosso, incorporato ovvero intimamente connesso.
La categoria dei giocattoli, alla quale sono da ricondurre i soft air, di cui trattasi, non è soggetta alla normativa, riguardante le armi, il che escluderebbe sia la previsione dell’aggravante, contestata con riferimento alle lesioni personali, sia la prospettabilità del reato di porto di arma impropria.
Per quanto concerne il primo profilo, sono pienamente condivisibili le considerazioni, svolte sul punto specifico, dalla corte territoriale, sulla scorta della giurisprudenza di legittimità.
Secondo la giurisprudenza di legittimità, sussiste ugualmente la circostanza aggravante dell’uso delle armi qualora la minaccia sia realizzata utilizzando un’arma giocattolo. (Sez. 2, n. 18382 del 27/03/2014 – dep. 05/05/2014, Venanzi e altro, Rv. 260048).
Agli effetti del reato di lesioni, secondo tale pronuncia, sulla scia di precedenti di analogo tenore, l’aggravante va ravvisata, allorché qualsiasi strumento, provvisto di potenzialità lesiva, sia utilizzato in concreto come un’arma, dato, quest’ultimo, innegabile, nell’odierna fattispecie, ove si considerino le lesioni cagionate alle parti lese, mediante l’espulsione di pallini di gomma.
Quanto poi alla prospettabilità dell’imputazione, sub b), basti considerare, per l’appunto, il fatto, già sottolineato nella sentenza impugnata, che l’avvenuta espulsione dei pallini di gomma costituisce riprova della mancata occlusione della canna, in violazione del citato art. 5, c. n. 4, e, quindi, della sussistenza, nel caso di specie, dell’utilizzo di un’arma impropria, ovverossia di uno strumento, potenzialmente lesivo, utilizzato, a tutti gli effetti, quale strumento lesivo, paragonabile ad un’arma.
A tal proposito è bene rammentare che l’art. 5 citato, nella formulazione attuale, prevede proprio la sussistenza dell’aggravante, nonché del reato, in contestazione, allorché la canna non sia occlusa a norma del quarto comma.
A ciò si aggiunga che, secondo la giurisprudenza di legittimità, il porto di una pistola ad aria compressa integra il reato contravvenzionale di cui all’art. 4, legge n. 110 del 1975, se la potenzialità offensiva dell’arma non sia particolarmente elevata, a seguito del rilascio di un’energia cinetica inferiore a 7,5 joule; in caso inverso, allorché la potenzialità risulti superiore, la pistola dev’essere qualificata come arma comune da sparo (Sez. 1, n. 13601 del 23/03/2011 – dep. 05/04/2011, Boracchi, Rv. 249920).
2. Da ultimo, relativamente poi alla lamentata mancata applicazione dell’istituto giuridico, di cui all’art. 131 bis cod. pen., considerata l’entrata in vigore di tale disposizione, risalente al 16/03/2015, si osserva che, nonostante la risalenza della sentenza di primo grado al dicembre 2014, la difesa degli imputati non ha richiesto l’applicazione di tale istituto né con i motivi d’appello né, tanto meno, al momento di precisare le proprie conclusioni, nel corso del dibattimento del secondo grado, il che, per gli effetti del giudicato interno, preclude la rilevabilità di tale qualificazione nel presente grado di giudizio.
3. Alla luce delle considerazioni espresse, si devono rigettare i ricorsi, ponendosi a carico dei ricorrenti, ciascuno, il pagamento delle spese processuali.
Ivan Piraccini ha detto:
18/08/2016 alle 10:31
Nel caso, in cui, tale arma, del tutto assimilabile visivamente ad una vera e propria arma, sia priva del tappo rosso?
06/03/2017 alle 04:59
Per le pistole ad aria compressa, di potenza < a 7,5J l'aquisto e la detenzione sono liberi. Al contrario di quanto testè affermato (sopra) anche per il trasporto ed il porto esistone delle limitazioni. Debbono essere trasportate in custodia e portate… solo per giustificato motivo. Con le stesse è possibile sparare solo al poligono o in luoghi privati, non aperti al pubblico. La pistola deve comunque avere il erminale della canna verniciato di rosso in quanto rientra nel nuovo decreto del 2010 come "strumento assomigliante ad un'arma".
dall'appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee – legge
3. La domanda succitata, conforme all'imposta di bollo, deve essere indirizzata al Ministero dell'interno, ufficio per l'amministrazione generale del Dipartimento della pubblica sicurezza – Ufficio per gli affari della polizia amministrativa e sociale, e deve contenere le indicazioni relative alle generalita', se persona fisica e la ditta, la ragione o la denominazione sociale se impresa, del produttore e dell'importatore, il relativo domicilio o sede nonche' le caratteristiche dell'arma, quali: tipo, denominazione, Stato o Stati in cui essa e' prodotta o da cui e' importata, calibro, numero delle canne e relativa lunghezza, lunghezza minima, sistema di funzionamento e ogni altra particolarita' strutturale dell'arma. Il richiedente dovra' precisare se intende produrre o importare l'arma, indicandone in quest'ultimo caso la fabbrica e lo Stato di provenienza.

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 art. 4
 art. 5
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 art. 110
 art. 606
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