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⭐Nuova territorialità IVA delle prestazioni di servizi in ambito comunitario
Nuova territorialità IVA delle prestazioni di servizi in ambito comunitario
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1 Corso di Laurea specialistica (ordinamento ex D.M. 509/1999) in CONSULENZA AZIENDALE Tesi di Laurea Nuova territorialità IVA delle prestazioni di servizi in ambito comunitario Relatore Ch. Prof. Antonio Viotto Laureando Stefano Rubin Matricola Anno Accademico 2011 / 20122 sommario Sommario INTRODUZIONE... 1 CAPITOLO I: DISPOSIZIONI GENERALI I.1 Le principali direttive in materia di imposte sulla cifra d affari e la loro armonizzazione... 4 I.2 Il passaggio alla disciplina transitoria degli scambi intracomunitari I.3 La proposta di rifusione della sesta direttiva I.4 Concetti basilari del meccanismo dell imposta sul valore aggiunto I.5 I presupposti per l applicazione dell Iva I.5.1 Presupposto oggettivo: cessioni di beni e prestazioni di servizi I.5.2 Presupposto soggettivo: attività d impresa e di lavoro autonomo I.6 L Iva nel quadro delle Risorse proprie dell Unione Europea I.6.1 Debolezze del sistema CAPITOLO II: IL PRESUPPOSTO DELLA TERRITORIALITA DELL IMPOSTA II.1 Principi generali. Territorio dello Stato e territorio della Comunità Europea II.1.1 Il territorio dello Stato II.1.2 Il territorio della Comunità II.2 La nuova disciplina della territorialità delle prestazioni di servizi: i principi generali II.3 Debitore d imposta II.4 Il committente II.4.1 Identificare lo Status di soggetto passivo del committente II.4.2 La veste del committente II.5 Operazioni effettuate da soggetti passivi stabiliti nel territorio italiano II.6 Operazioni effettuate da soggetti passivi non stabiliti nel territorio italiano II.6.1 Destinatari delle prestazioni di servizi: soggetti passivi stabiliti II.6.2 Destinatari delle prestazioni di servizi: soggetti passivi non stabiliti CAPITOLO III: IL RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA 2008/8/CE NELL ORDINAMENTO ITALIANO: REGOLA GENERALE E DEROGHE III.1 Art. 7-ter e seguenti del d.p.r. 633/72: definizioni e regole generali III.2 Art. 7-quater III.2.1 art. 7 quater, lett. a): le prestazioni di servizi relativi agli immobili III.2.2 art. 7 quater, lett. b): le prestazioni di trasporto passeggeri III.2.3 art. 7 quater, lett. c) e d): le prestazioni di servizi di ristorazione e catering III.2.4 art. 7 quater, lett. e): locazione e noleggio di mezzi di trasporto III.3 Art. 7-quinquies III.3.1 art. 7 quinquies, lett. a) e lett. b): servizi culturali, artistici, sportivi, scientifici, educativi, ricreativi ed affini, servizi di accesso a tali prestazioni e prestazioni accessorie III.4 Art. 7-sexies III.4.1 art. 7 sexies, lett. a): le prestazioni di servizi degli intermediari III.4.2 art. 7 sexies, lett. b), c): le prestazioni di trasporto di beni intracomunitario e non III.4.3 art. 7 sexies, lett. d): prestazioni di lavorazione e perizie su beni mobili, attività accessorie ai trasporti III.4.4 art. 7 sexies, lett. e) ed e-bis): noleggio e locazione non a breve termine di imbarcazioni da diporto e di mezzi diversi dalle imbarcazioni da diporto III.4.5 art. 7 sexies, lett. f) e g): servizi resi tramite mezzi elettronici, prestazioni di telecomunicazione e teleradiodiffusione I -3 sommario III.5 Art. 7-septies III.5.1 art. 7 septies lett. a) l) CAPITOLO IV CASI GIURISPRUDENZIALI IN MATERIA DI TERRITORIALITA IV.1 Premessa: funzione nomofiliaca della Corte di Giustizia europea IV.2 Rilevanza territoriale della diffusione dei messaggi pubblicitari: Corte di Giustizia UE, Sent. 19 febbraio 2009, causa C-1/ IV.3 Territorialità delle consulenze tecniche prestate alla capogruppo estera: Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 4 giugno 2010, n IV.4 Territorialità dell attività di ricerca e sviluppo effettuata da ingegneri: Corte di Giustizia UE, Sent. 7 ottobre 2010, causa C-222/ IV.5 Territorialità nella locazione dei mezzi di trasporto: Corte di Giustizia UE, Sent. 11 settembre 2003, causa C-155/ IV.6 Luogo di collegamento fiscale del servizio degli stand fieristici: Corte di Giustizia UE, Sent. 27 ottobre 2011, causa C-530/ IV.7 Attività di ricerca e sviluppo per la realizzazione di brevetti a favore di soggetti extra-ue: Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 8 febbraio 2005, n IV.8 Territorialità dei servizi sugli immobili: Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 26 maggio 2010, n IV.9 Abuso di diritto IV.10 Frodi carosello: fenomeno ancora all attenzione della Cassazione e della Corte di Giustizia IV.10.1 Corte di Cassazione: sentenza del 12 maggio IV.10.2 Accenni al caso Fastweb/Telecom sparkle CONCLUSIONI Bibliografia II -4 introduzione INTRODUZIONE Il trattato di Roma firmato nel 1957 istituì la Comunità Europea, e a distanza di oltre cinquant anni il processo evolutivo di questa unione politico-economica, passato attraverso tappe fondamentali quali il Trattato di Maastricht (1992) e l introduzione della moneta unica, non si è ancora concluso. Uno degli obiettivi fondamentali per la creazione di dell Unione Europea è stata la creazione di un mercato unico basato sui quattro pilastri della libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali senza ostacoli di tipo fisico o fiscale. La realizzazione di questo mercato ha implicato la cancellazione delle frontiere fiscali tra gli stati membri e l adozione di un regime IVA comune che portasse a una totale omogeneità di trattamento nei vari paesi. Per quanto riguarda il progetto di unione doganale esso è stato realizzato a partire dal 1993 con l abolizione di tutti i dazi e i controlli doganali sui beni in transito nell unione Europea, mentre per quanto riguarda la creazione di un unico sistema IVA il percorso è cominciato nel 1967 e ancora molto c è da lavorare. Con la prima direttiva del consiglio CEE si rilevava l obiettivo di instaurare un mercato unico e che ciò si sarebbe potuto ottenere solo con l adozione di un sistema comune di imposizione indiretta, di conseguenza vennero delineate le caratteristiche essenziali di questo sistema di imposta sul valore aggiunto. Nella seconda direttiva del Consiglio CEE vennero stabilite la struttura e le modalità di applicazione del sistema comune dell IVA, ma restarono fuori dalla regolamentazione due elementi molto importanti, cioè l aliquota e le esenzioni. La sesta direttiva in materia di armonizzazione, la 77/388 emanata diversi anni dopo e diretta a sostituire la seconda, contiene una serie di nozioni uniformi concernenti i soggetti passivi, le operazioni imponibili, la determinazione dell aliquota e anche la previsione di regimi particolari5 introduzione In epoca più recente è stata emanata la direttiva 91/680 che attua un regime IVA per gli scambi intracomunitari, cosiddetto regime transitorio e applicato dal 1 gennaio 1993, il quale doveva traghettare il sistema europeo verso il più consono principio dell assoggettamento ad imposta degli scambi intracomunitari nel paese di origine dei beni e servizi. Nuove modifiche alla direttiva 77/388 e l introduzione di nuove misure di semplificazione in materia di IVA (campo di applicazione delle esenzioni e relative modalità pratiche di applicazione) sono state apportate con la direttiva 95/7/CEE nonché dalla direttiva 2000/65/CEE. Il Vat Package 2008, varato dal Consiglio Europeo tra febbraio e dicembre di due anni fa, in tempo utile per consentire agli Stati membri di introdurre dal 1 gennaio 2010 le nuove regole comuni sull IVA è stato parzialmente recepito con la circolare ministeriale n. 58/E del 31 dicembre 2009, che ha introdotto nell ordinamento interno le sole modifiche alla territorialità dell imposta, come previsto dalla Direttiva 2008/8/CE. Dal 2010 si modifica sostanzialmente il criterio di tassazione dei servizi con una rivoluzione legislativa che interessa il testo dell articolo 7, spezzato ora in sette articoli (che vanno dal 7 fino al 7-septies). Vengono introdotte nuove norme che riguardano il momento impositivo delle prestazioni internazionali, l identificazione del soggetto passivo, il regime del reverse charge, gli obblighi di fatturazione dei servizi internazionali, le modalità di richiesta di rimborso IVA per i soggetti non residenti, l invio dei modelli Intrastat anche per le prestazioni di servizi tra operatori italiani e comunitari. Come si evince da questo breve excursus, il processo di creazione di un sistema IVA comunitario è stato lungo, complesso e non è ancora giunto a compimento. In questa trattazione si ripercorreranno le tappe fondamentali di questo processo di armonizzazione legislativa per arrivare a parlare più in dettaglio delle modifiche recentemente apportate alla territorialità delle prestazioni di servizi in ambito - 2 -6 introduzione comunitario per cercare di capire se queste novità normative in qualche modo risolvono le problematiche del sistema fino ad ora vigente7 capitolo I CAPITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI I.1 Le principali direttive in materia di imposte sulla cifra d affari e la loro armonizzazione L Unione Europea ha deliberato che l IVA (acronimo di Imposta sul Valore Aggiunto in Italia, VAT nel regno unito, TVA in Francia, TVE in Spagna) fosse la principale imposta sui consumi in vista della creazione di un mercato unico con caratteristiche analoghe a quelle di un mercato interno. La legittimazione dei provvedimenti comunitari finalizzati all armonizzazione delle legislazioni interne dei vari stati membri e caratterizzati dall eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, i quali hanno delineato e imposto agli stati membri l adozione di questo tributo, deriva dall art. 93 del Trattato di Roma 1. La decisione sulla portata degli interventi, al fine di raggiungere la predetta armonizzazione dei sistemi impositivi, non poteva prescindere da un analisi preliminare delle legislazioni presenti nei singoli stati, che potevano essere sinteticamente raggruppate in tre categorie: 1) l imposta cumulativa a cascata che colpiva qualsiasi scambio di beni o servizi ad ogni fase del processo produttivo o distributivo (sistema adottato da Germania, Olanda e Lussemburgo) 1 Art. 93 del Trattato di Roma: Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale, adotta le disposizioni che riguardano l'armonizzazione delle legislazioni relative alle imposte sulla cifra d'affari, alle imposte di consumo ed altre imposte indirette, nella misura in cui detta armonizzazione sia necessaria per assicurare l'instaurazione ed il funzionamento del mercato interno entro il termine previsto dall'articolo8 capitolo I 2) sistema misto con combinazione di un imposta monofase ed un imposta plurifase a cascata a seconda della tipologia di merce o momento di produzione/distribuzione (adottato dall Italia con l I.G.E. imposta generale sull entrata e dal Belgio) 3) imposta plurifase non cumulativa che colpiva solo il valore aggiunto del prodotto scambiato (adottato dalla Francia). La scelta finale cadde su un tributo che ricalcava il modello francese sia per la forte influenza politica della Francia in quel periodo, sia perché ancora vigevano le barriere doganali che, anche se avevano perso la funzione di applicare e riscuotere dazi nei passaggi di beni da uno stato all altro, riguardo all uso delle imposte sulla cifra d affari a cascata impedivano un esatto conto del carico fiscale interno e prevedevano sistemi complessi e approssimativi di rimborsi agli esportatori. Dal punto di vista cronologico, il processo di armonizzazione delle imposte sulla cifra d affari può essere idealmente diviso in tre fasi: 1) la prima va dall istituzione della Comunità al 31 dicembre ; 2) la seconda, iniziata il 1 gennaio 1993 in coincidenza dell abolizione delle frontiere fiscali, coincide con il periodo di applicazione del regime transitorio il quale doveva essere sostituito entro quattro anni 3 ; 3) la data di entrata in vigore del regime definitivo degli scambi intracomunitari che segnerà l inizio dell ultimo periodo del processo di armonizzazione. Riguardo la prima fase, un elemento particolarmente significativo per la Commissione fu il problema della convergenza delle legislazioni fiscali dei vari paesi membri, confermato dal costituirsi di un comitato di studio incaricato di 2 Si potrebbe ulteriormente suddividere il primo periodo in tre sottofasi: a) il periodo che precede l adozione delle prime due direttive in materia di Iva, avvenuta l 11 aprile 1967; b) il periodo tra questa data e il 18 maggio 1977, giorno dell adozione della Sesta Direttiva; c) il periodo che va dal 18 maggio 1977 al 31 dicembre Il regime transitorio doveva essere sostituito dal definitivo entro il 31 dicembre 1996, ai sensi dell art. 28 terdecies della Sesta Direttiva - 5 -9 capitolo I verificare le conseguenze causate dalle differenze legislative dei diversi stati in un ipotetico mercato unico. La relazione conclusiva di questo comitato, presieduto dal prof. Neumark, mise in luce la necessità dell armonizzazione delle politiche fiscali e finanziarie dei singoli stati onde evitare distorsioni nella concorrenza e al fine di creare una condizione simile a quella di un mercato interno. Furono proposte l abolizione delle imposte cumulative sulla cifra d affari lorda a cascata e la creazione di un unico tributo che avesse aliquota uguale in tutti gli stati membri, detrazioni col sistema base da base 4 ed esenzioni simili in tutti i Paesi. Allo stesso tempo furono creati diversi gruppi di studio per consentire alla Commissione di esaminare sul piano prettamente tecnico-pratico le vie possibili di armonizzazione delle imposte sulla cifra d affari e per formulare una scelta su un modello da proporre al Consiglio al quale tutti gli stati membri si sarebbero dovuti uniformare. Fu proprio l esperienza maturata dalla Francia, che già da tempo aveva adottato il sistema della T.v.a. 5 i cui principi ricalcavano quelli espressi dai gruppi di studio, a incanalare la scelta verso il modello francese: l iva comune doveva costituire un imposta generale sul consumo esattamente proporzionale al prezzo dei beni o servizi scambiati, riscossa in tutte le fasi e che colpisse in ciascuna fase il relativo valore aggiunto secondo il criterio della deduzione imposta da imposta 6. Tanto per introdurre già il concetto di territorialità, in questa occasione la Commissione ha ritenuto che dovesse essere provvisoriamente mantenuto il principio della tassazione nello stato del consumo finale dei beni e dei servizi. L 11 aprile 1967 nasce il sistema Iva (così è chiamata l imposta a livello di normativa comunitaria) con l adozione delle prime due direttive in materia di 4 Si applica l'aliquota alla differenza tra fatturato delle vendite realizzato in un dato arco temporale e tra il fatturato degli acquisti di materie prime dello stesso periodo 5 Cfr. pag 1 6 Deduzione imposta da imposta: si sottrae dall'imposta riscossa sui beni prodotti e venduti l'imposta pagata sugli acquisti di materie prime (e di beni strumentali in caso di IVA consumo) compiuti nel medesimo periodo - 6 -10 capitolo I armonizzazione delle legislazioni: la prima direttiva, n. 67/227/CEE, definisce il principio di tale sistema e le caratteristiche dell imposta, mentre le norme dettagliate di applicazione del sistema sono state stabilite dalla seconda direttiva, n. 67/227/CEE. La prima direttiva, con il suo art. 2, è quella che più di tutte plasma le caratteristiche del sistema di imposizione attraverso l introduzione dell iva in modo uniforme in tutti gli Stati membri 7. Esso afferma che il principio del sistema comune di imposta sul valore aggiunto consiste nell applicare ai beni ed ai servizi un imposta generale sul consumo esattamente proporzionale al prezzo dei beni e dei servizi, qualunque sia il numero di transazioni intervenute nel processo di produzione e di distribuzione antecedente alla fase dell imposizione. 8 Aggiunge inoltre che a ciascuna transazione l imposta sul valore aggiunto, calcolata sul prezzo del bene o del servizio all aliquota applicabile al suddetto bene o servizio, è esigibile previa deduzione dell ammontare dell imposta sul valore aggiunto che ha gravato direttamente sul costo dei diversi elementi costitutivi del prezzo 9. L art. 4 invece stabilisce un programma indicativo secondo il quale la Commissione dovrebbe presentare al Consiglio delle proposte finalizzate ad individuare le modalità e i termini entro i quali gli Stati membri avrebbero dovuto eliminare l imposizione all importazione di beni e servizi negli scambi intracomunitari garantendo la neutralità dell iva rispetto all origine dei beni e dei servizi. 7 All art. 1 della prima direttiva era previsto che gli Stati membri adattassero le loro legislazioni interne in modo da dare esecuzione al sistema comune entro e non oltre il 1 gennaio La terza direttiva del consiglio, n. 69/463/CEE, ha prorogato per tutti la data al 1 gennaio Questa data è stata ulteriormente prorogata solamente per l Italia dapprima all 1 luglio 1972 (con la direttiva n. 71/401/CEE) e successivamente al 1 gennaio 1973 (con la direttiva 72/250/CEE). 8 cit. art. 2 direttiva 67/227/CEE 9 cit. art. 2 direttiva 67/227/CEE - 7 -11 capitolo I La seconda direttiva definisce alcuni concetti fondamentali per l uniforme applicazione del sistema comunitario dell iva, uniformità che riguarda il tipo di imposta, la sua struttura, il suo meccanismo e la sua applicazione. Restavano fuori da tale impegno due elementi molto importanti: l aliquota e le esenzioni. Di fondamentale rilievo, in questa direttiva, è l adozione del principio di deduzione di imposta da imposta 10 per tutto il complesso delle operazioni compiute dal soggetto in un determinato arco di tempo. Con l adozione di tale principio l Iva ha assunto le caratteristiche di una imposta generale sui consumi a pagamenti frazionati, ovvero, per come si è organizzato tale tributo, anziché far capo per intero all operatore economico che viene in contatto con il consumatore finale (cioè l effettivo contribuente) esso fa capo in maniera frazionata ai vari operatori economici che si susseguono nel ciclo produttivo e distributivo. Con il sistema così costruito derivano almeno due conseguenze: 1- una neutralità concorrenziale interna, in quanto merci dello stesso tipo sono gravate dalla percentuale di imposizione indipendentemente dalla lunghezza della catena produttiva/distributiva; 2- una neutralità anche in campo internazionale a causa dell uniformità di regolamentazioni, in quanto il nuovo sistema non prevede più l uso delle aliquote medie per la detassazione dei beni esportati e per la tassazione compensativa dei beni importati, dato che lo scarico dell imposta gravante sugli acquisti di beni prima di essere venduti all estero si effettua facendo dedurre o rimborsando all esportazione l iva presente sulle fatture d acquisto e, viceversa, l equiparazione fiscale dei beni di provenienza estera si realizza applicando al valore dei beni importati l aliquota prevista per i beni similari venuti in Italia. 10 Vedi nota 6-8 -12 capitolo I La sesta direttiva offre un decisivo contributo in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d affari. In seguito all inserimento negli ordinamenti interni del sistema comune dell iva individuato dalle prime due direttive, la Commissione ha ritenuto opportuno dare un ulteriore impulso al processo di armonizzazione di questa imposta proponendo delle disposizioni mirate principalmente a determinare con uniformità la base imponibile in tutti gli Stati. In questa prospettiva gli artt e della sesta direttiva hanno rispettivamente abrogato in parte la prima direttiva, mentre la seconda ha cessato di avere effetto a decorrere dalla data di applicazione della stessa sesta direttiva. L adozione della sesta direttiva ha consentito di superare alcuni problemi di natura applicativa, in particolare quelli in merito alla territorialità delle cessioni di beni o delle prestazioni di servizi, la quale non coincideva in tutti gli stati membri in vigenza della seconda direttiva, dato che ad essi era riconosciuto un ampio margine di discrezionalità. A causa di questa flessibilità, infatti, alcune operazioni intracomunitarie erano soggette a doppia imposizione, aspetto sicuramente pregiudizievole rispetto alla libertà di concorrenza che il trattato di Roma intende tutelare, mentre altre operazioni addirittura non erano tassate in nessuno stato. Da ciò non deve sorprendere che la sesta direttiva sia molto dettagliata per quanto riguarda il luogo di tassazione. Il contenuto della sesta direttiva è di natura tecnica, indirizzato cioè alla definizione dei principi fondamentali dell Iva e delle norme di applicazione e di controllo 13 in relazione a diversi elementi fondamentali ai fini del meccanismo di 11 Art. 36 della direttiva 77/388/CEE: L articolo 2, quarto comma, e l articolo 5 della prima direttiva del Consiglio dell' sono abrogati 12 Art. 36 della direttiva 77/388/CEE: La seconda direttiva del Consiglio, 67/228/CEE, cessa di avere effetto, in ogni Stato membro, a decorrere dalla data di applicazione della presente direttiva 13 Le norme della sesta direttiva sono riepilogate in capi la cui titolazione richiama la struttura del decreto 633/1972. Mancano ovviamente le disposizioni relative alle sanzioni, la cui determinazione è lasciata allo Stato membro13 capitolo I applicazione del tributo: le operazioni imponibili, specificando le nozioni di cessione di beni, di prestazioni di servizi, di importazioni; la determinazione del fatto generatore e della esigibilità dell imposta; la definizione della base imponibile; la determinazione degli obblighi del debitore d imposta; infine la previsione di regimi particolari. Per completare il quadro delle armonizzazioni sono da ricordare anche l ottava (n.86/560/cee del 17 novembre 1986) e la tredicesima direttiva (n. 86/560/CEE del 17 novembre 1986), le quali trattano le modalità di rimborso dell iva a favore dei soggetti passivi non residenti all interno dello stato membro e nel territorio della comunità. Pur essendo stata drasticamente ridimensionata la discrezionalità concessa agli stati membri in riferimento agli elementi fondamentali del modello di prelievo stabilito dalla sesta direttiva (in particolare in merito all individuazione della base imponibile) l uniformità di legislazioni risulta tuttavia ancora insufficiente, dato che gli stati membri hanno mantenuto pressoché intatto il potere di determinare le aliquote di imposizione. I.2 Il passaggio alla disciplina transitoria degli scambi intracomunitari La direttiva 91/680 è decisiva per l inizio della marcia di avvicinamento verso il mercato unico: essa accompagna infatti all abolizione delle frontiere fiscali con imposizione nello stato di destinazione e costituisce il logico corollario delle prospettive contenute nel Libro Bianco 14 e del successivo Atto unico europeo Commissione delle Comunità europee, Il completamento del mercato interno. Libro bianco della Commissione per il Consiglio europeo (Milano, giugno 1985). 15 L'Atto unico europeo procede ad una revisione del trattato di Roma al fine di rilanciare l'integrazione europea e portare a termine la realizzazione del mercato interno. L'Atto modifica le regole di funzionamento delle istituzioni europee ed amplia le competenze comunitarie, in particolare nel settore della ricerca e sviluppo, dell'ambiente e della politica estera comune14 capitolo I Più precisamente, il Libro Bianco distingue tra l eliminazione delle barriere fisicotecniche e quelle fiscali e proprio questo secondo obiettivo costituisce l aspetto fondamentale e anche più delicato al fine della creazione del mercato unico interno. In data 16 dicembre 1991 il Consiglio ha adottato la direttiva n. 91/680/CEE che modifica sostanzialmente alcuni punti della sesta direttiva nella prospettiva di completare il sistema comune dell Iva e di abolire le frontiere fiscali a partire dal 1 gennaio 1993 come previsto dall art 8a (ora art. 14) del trattato di Roma 16. In sostanza, l abolizione delle barriere fiscali fra i paesi membri dell Unione europea determina la riferibilità del termine extraterritoriale, applicabile fino al 31 dicembre 1992 a tutti gli Stati, ai soli Paesi terzi pur restando nel periodo transitorio la distinzione tra territorio interno e comunitario. Sono abolite le frontiere fiscali, sono soppressi definitivamente la tassazione all importazione (specularmente la detassazione all esportazione) negli scambi intracomunitari e i controlli fiscali alle frontiere per le operazioni effettuate tra gli stati membri. Per quanto riguarda specificamente la territorialità, il Consiglio non ha ravvisato l opportunità di passare dal principio di tassazione nello Stato di destinazione a quello di imposizione nello Stato di origine, poichè non sussistevano ancora le condizioni legislative idonee per garantire il successo dell operazione; è stato pertanto confermato per un periodo transitorio di quattro anni 17 il criterio della tassazione nello Stato di destinazione degli scambi 18 fra 16 Art 14 del Trattato di Roma modificato dall Atto unico europeo: 1. La Comunità adotta le misure destinate all instaurazione del mercato interno nel corso di un periodo che scade il 31 dicembre 1992, conformemente alle disposizioni del presente articolo e degli articoli 15, 26, 47, paragrafo 2, 49, 80, 93 e 95 e senza pregiudizio delle altre disposizioni del presente trattato. 2. Il mercato interno comporta uno spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali secondo le disposizioni del presente trattato. 17 Dal 1 gennaio 1993 al 31 dicembre 1996, salvo proroghe 18 La direttiva 91/680/CEE ha previsto un regime di imposizione dello Stato di destinazione degli acquisti con applicazione delle aliquote e delle modalità stabilite da quest ultimo e per le cessioni effettuate da soggetti passivi un sistema di esenzione nello Stato di origine15 capitolo I soggetti passivi d imposta (mentre resta ancora la tassazione nel paese di origine per i consumatori privati). In deroga al principio appena esposto, vige il principio della tassazione a destino in caso di acquisti di mezzi di trasporto nuovi da chiunque effettuati, per i prodotti soggetti ad accise (petroli, liquori o tabacchi) e per le vendite a distanza realizzate per corrispondenza o catalogo. Rimane la tassazione nel paese di origine per gli acquisti effettuati da viaggiatori all interno della Comunità europea, per i soggetti privati e per gli acquisti di mezzi di trasporto usati anche se effettuati presso soggetti passivi d imposta. Come conseguenza dell abolizione delle frontiere fiscali e dei relativi controlli, si è venuta a creare la necessità di una collaborazione maggiore tra le amministrazioni finanziare, al fine di contrastare possibili evasioni d imposta e frodi. E stato dunque istituito un sistema comune di scambio d informazioni tra le suddette amministrazioni del settore iva dei diversi Paesi, in relazione alle transazioni intracomunitarie, ma questo settore di scambi di informazioni e assistenza è ancora agli inizi della sua elaborazione essendo state solamente delineate le possibilità di azione senza aver risolto alcuni problemi di fondo, principalmente quelli della definizione degli istituti e dell individuazione degli strumenti, con riferimento agli interessi sia delle amministrazioni sia dei contribuenti. Ad esempio può essere autorizzata la presenza di agenti dell amministrazione fiscale dello Stato membro richiedente nello Stato che deve fornire le informazioni, ma in assenza di una regolamentazione precisa e uniforme queste verifiche hanno avuto una scarsissima applicazione. L introduzione del regime transitorio negli scambi intracomunitari è caratterizzato da una disciplina articolata e complessa, per questo motivo la Commissione è stata indotta a proporre alcune direttive di semplificazione del sistema comune senza modificare i principi generali: - direttiva 92/111/CEE 14 dicembre 1992: precisa alcune disposizioni in particolare sui territori terzi, sulle importazioni e sugli scambi16 capitolo I intracomunitari; introduce inoltre la disciplina sulle triangolazioni comunitarie 19 ; - direttiva 94/5/CEE del 14 febbraio 1994: regolamenta il regime particolare applicabile ai beni d occasione, agli oggetti d arte, d antiquariato e da collezione. E stata colmata una lacuna legislativa ed eliminate alcune divergenze tra gli Stati membri possibili fonti di distorsione della concorrenza; - direttiva 95/7/CEE del 10 aprile 1995: modifica la sesta direttiva sui punti delle esenzioni del traffico internazionale di merci, sulla sussistenza del diritto alla deduzione e sul luogo di effettuazione (e quindi tassazione) delle prestazioni di servizi aventi per oggetto perizie o lavori su beni mobili. Complessivamente il periodo transitorio è da considerarsi come una buona evoluzione verso la normativa definitiva e apprezzabili altresì sono sia l avvicinamento delle aliquote d imposta 20 sia l aumentata cooperazione realizzata a livello amministrativo. Pur essendosi ottenuti buoni risultati in questa fase, non è stato raggiunto l obiettivo ultimo di una disciplina iva comune a tutti essendo mancato in tal senso un compromesso da parte di tutti gli Stati, e la mancata adozione di una disciplina definitiva collegata alla soppressione delle frontiere fiscali costituisce il limite più evidente che caratterizza questa fase. 19 Le triangolazioni comunitarie sono quelle che prevedono l'intervento di tre soggetti appartenenti a Stati comunitari. Condizione indispensabile affinché si configuri una triangolazione è che il trasporto deve avvenire a cura o a nome del cedente anche se su incarico del cessionario. 20 La direttiva 92/77/CEE prevede per un verso l abrogazione delle aliquote maggiorate e per l altro verso che gli Stati applichino un aliquota normale la quale, nel periodo compreso tra il 1 gennaio 1993 e il 31 dicembre 1996 non può essere inferiore al 15%17 capitolo I I.3 La proposta di rifusione della sesta direttiva La sesta direttiva ha dato avvio ad una fase di avvicinamento alla normativa Iva comune già delineata dalle prime due direttive del Entrata in vigore dal 1 gennaio 1978 e caratterizzata da una maggiore incisione sulla discrezionalità degli Stati membri nell applicare le aliquote d imposta, essa è rimasta in vigore fino all introduzione della direttiva 2006/112 del 1 gennaio 2007, naturalmente integrata e modificata nel tempo in funzione delle esigenze applicative contingenti. Con l adozione di quest ultima direttiva, il Consiglio Europeo ha dato il via libera alla proposta di rifusione della 77/388 secondo le proposte della commissione. Pur essendo il testo rifuso sostanzialmente una ricapitolazione di tutte le disposizioni precedenti, il vero valore aggiunto si ritrova nella cura della revisione linguistica delle disposizioni precedenti, sia per quanto riguarda la semplificazione sia per quanto riguarda l aderenza del testo tradotto in ogni lingua dell Unione. Essendo il testo della Sesta direttiva stato modificato da numerosi provvedimenti 21, si può comprendere come la nuova direttiva 2006/112 svolga un ruolo di grande importanza nella revisione della normativa Iva. Sono almeno tre gli aspetti rilevanti e meritevoli di attenzione nello studio del testo rifuso. In primis la Commissione ha sempre considerato provvisori tutti gli interventi successivi alla direttiva 91/680 che introduce il cosiddetto regime transitorio degli scambi intracomunitari, per questo tutte le disposizioni che nel medio termine hanno inciso sul principio di territorialità privilegiando la tassazione nel luogo di destinazione dovrebbero essere rimpiazzate dalla regola generale della tassazione nello Stato membro di origine dei beni o servizi. La seconda osservazione è strettamente legata alla prima giacché il testo rifuso è una tappa intermedia del processo di armonizzazione della legislazione comune europea la quale resta 21 Direttive di rettifica della 77/388: direttiva 91/680/CEE, direttiva 92/11/CEE, direttiva 2000/65/CE, direttiva 2001/4/CE, direttiva 2002/93/CE18 capitolo I l obiettivo ultimo di lungo periodo, principio attraverso il quale deve essere interpretata la direttiva rifusa nell attesa di ulteriori modifiche al fine di attuare il passaggio al regime definitivo. Da ultimo bisogna osservare che, pur non essendo intervenuti cambiamenti sostanziali alle normative precedenti, alcune variazioni testuali sono comunque rinvenibili e sono trattate in modo particolareggiato al punto 5 della Relazione di accompagnamento della proposta di rifusione 22. Il testo rifuso entra in vigore il 1 gennaio 2007 con la proroga al 1 gennaio 2008 per alcuni provvedimenti necessari per l adeguamento alle disposizioni 23 ad esempio sulla definizione dei prodotti soggetti ad accisa, sulla territorialità delle prestazioni di intermediazione. Lo slittamento al 1 gennaio 2008 solo per alcune disposizioni è spiegato dal 66 Considerando della direttiva 2006/112, secondo cui l obbligo di attuare la presente direttiva nel diritto nazionale dovrebbe essere limitato alle disposizioni che costituiscono modificazioni sostanziali delle direttive precedenti. L obbligo d attuazione delle disposizioni rimaste immutate nella sostanza deriva dalle direttive precedenti. Per questo motivo si comprende che gli Stati membri non hanno il problema di recepire la nuova direttiva nel suo complesso e con le eccezioni citate, dato che essa sostanzialmente è già in vigore dalla data in cui sono state recepite le direttive che essa accorpa e sostituisce. Come ricordato nei precedenti paragrafi, con l obiettivo di rendere più leggibile e utilizzabile il testo da parte degli Stati membri, gli interventi si sono 22 Doc. Com. (2004) In particolare: art. 2 par. 3: definizione di prodotti soggetti ad accisa. Art. 44: territorialità delle prestazioni di intermediazione. Art. 59 par. 1: territorialità dei servizi di telecomunicazione forniti a soggetti non passivi stabiliti nella UE da un soggetto extra-ue. Art. 399: tasso di conversione. Allegato III n. 18: prestazioni che possono essere assoggettate ad aliquote ridotte19 capitolo I limitati alla correzione grammaticale e di traduzione linguistica e ad una ristrutturazione generale del testo 24. Sotto l aspetto puramente tecnico sono da segnalarsi alcuni elementi rilevanti. Le norme riguardanti il regime transitorio raccolte sotto il Titolo XVI bis della dir. 77/388 nella nuova direttiva sono incorporate nelle disposizioni generali per motivi di coerenza. Quindi, ad esempio, nel testo rifuso la territorialità (e più specificamente il luogo delle cessioni) viene definito unitariamente per i tre diversi casi che si possono verificare, cioè per le cessioni all interno dello Stato, verso un altro Stato membro o verso l esterno della Comunità europea con il vantaggio che, con le norme così ricollocate, la comparazione e la comprensione ne risultano agevolate. Le norme della direttiva 77/388, spesso troppo lunghe e incomprensibili 25, sono ora raggruppate e suddivise con criterio nell ambito di argomenti ben delineati che consentono un rapido orientamento normativo. Inoltre la Commissione ha voluto eliminare quanti più riferimenti possibili ad altre norme di rinvio, in modo tale da rendere immediatamente leggibile e comprensibile la lettura della regola che diventa autosufficiente. I.4 Concetti basilari del meccanismo dell imposta sul valore aggiunto Vista l importanza del meccanismo strutturale del tributo, si effettua di seguito un riepilogo del meccanismo del suo funzionamento. 24 Per questo aspetto si pone l attenzione su quelle disposizioni soppresse non in senso strettamente tecnico, bensì per la loro perdita di efficacia temporale, come nel caso di alcune disposizioni transitorie della prima direttiva Iva (67/228 abrogata dalla 2006/112) emanate per il periodo transitorio di prima applicazione dell Iva negli Stati membri e oggi del tutto inutili. 25 Si cfr ad esempio l art. 15 della direttiva 77/388 il quale tratta di esenzione delle operazioni all'esportazione, delle operazioni assimilate e dei trasporti internazionali20 capitolo I L iva riguarda tre categorie di soggetti, cioè i fornitori, i clienti e l erario. I fornitori devono essere imprenditori o lavoratori autonomi, devono addebitare il tributo al cliente proporzionalmente al corrispettivo pattuito e versarlo all erario al netto del tributo corrisposto dai proprio fornitori; l Iva corrisposta ai fornitori di beni e servizi acquistati nell esercizio di imprese, arti o professioni può infatti essere detratta dall Iva sulle operazioni attive, con il diritto al rimborso delle eventuali eccedenze. In questo modo l imposta sul valore aggiunto arriva a colpire il consumatore finale restando neutrale 26 nei passaggi intermedi tra produttori, commercianti e professionisti. Gli articoli 17 e 18 del Dpr 633/72 forniscono la conferma normativa del funzionamento dell Iva, obbligando chi cede beni o presta servizi nell esercizio di imprese, arti o professioni ad addebitare l Iva al cliente 27 ed a versare all erario la differenza tra tale imposta e quella assolta Su questo aspetto della neutralità dell imposta alcuni autori considerano tramontato il mito dell imposta neutrale a causa delle sempre più numerose norme create per dare razionalità al meccanismo dell imposta col fine di arginare il fenomeno dell evasione e delle frodi; pensiamo alle regole sull indetraibilità che coinvolgono beni che vanno dalle autovetture agli immobili civili, dalle spese di rappresentanza ai telefonini oppure i meccanismi del pro-rata creato a fronte di operazioni esenti messe in atto dalle imprese o dai professionisti. Doveroso sottolineare anche la difficoltà delle aziende per finanziare le eccedenze a credito d imposta in attesa dei rimborsi e la gestione gravosa dal lato amministrativo e burocratico, dovuto in buona parte alla complessità interpretativa e applicativa dell Iva. A causa di queste complessità e al proliferare di regimi speciali si sta assistendo in alcuni settori al fenomeno dello sfruttamento di pieghe normative per mettere in atto delle frodi più o meno sofisticate che si basano sulla possibilità di praticare prezzi di vendita inferiori al costo effettivo in quanto viene trattenuta illecitamente l Iva applicata o indebitamente ottenuta a rimborso creando concorrenza sleale. 27 Tecnicamente nella disciplina prevista dall'art.18 Dpr 633/72 in materia di Iva si parla di rivalsa intendendosi l obbligo per un soggetto passivo di imposta di addebitare l'iva ai propri clienti, aggiungendola al corrispettivo pattuito. 28 Si usa l espressione assolta in quanto la detrazione spetta anche per l Iva addebitata in fatture registrate e non ancora pagate. Per questo motivo si parla di imposta assolta e non di imposta pagata Vedere altro
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