Source: https://www.slideshare.net/annatapessima/10-legislazione-bonifiche
Timestamp: 2017-04-24 18:12:31+00:00

Document:
La spezia 2016 lewanski by Marco Grondacci
14 efficienza illuminazione
Tags legislazione bonifiche
<ul><li>Disciplina delle bonifiche </li></ul><ul><li>di siti contaminati. </li></ul>
<ul><li>-Sommario degli argomenti- </li></ul><ul><li>Bonifiche di siti contaminati </li></ul><ul><li>Quando un sito è contaminato? </li></ul><ul><li>Chi deve procedere alla bonifica? </li></ul><ul><li>Quali le procedure da seguire? </li></ul><ul><li>Quali sono le sanzioni per l’omessa bonifica? </li></ul><ul><li>Terre e rocce da scavo </li></ul><ul><li>Quando non sono rifiuti? </li></ul><ul><li>Come e quando accertare i requisiti di terre e rocce? </li></ul>
<ul><li>La materia delle bonifiche dei siti contaminati è disciplinata </li></ul><ul><li>dagli artt. 239 – 253 </li></ul><ul><li>del D.Lgs. 03/04/2006 n. 152 </li></ul><ul><li>(noto anche come “T.U. ambientale”) </li></ul>
<ul><li>La disciplina è completata da 5 Allegati tecnici: </li></ul><ul><li>ALLEGATO 1 Criteri generali per l'analisi di rischio sanitario ambientale sito-specifica </li></ul><ul><li>ALLEGATO 2 Criteri generali per la caratterizzazione dei siti contaminati </li></ul><ul><li>ALLEGATO 3 Criteri generali per la selezione e l'esecuzione degli interventi di bonifica e ripristino ambientale, di messa in sicurezza (d'urgenza, operativa o permanente), nonché per l'individuazione delle migliori tecniche d'intervento a costi sopportabili </li></ul><ul><li>ALLEGATO 4 Criteri generali per l'applicazione di procedure semplificate </li></ul><ul><li>ALLEGATO 5 Concentrazione soglia di contaminazione nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee in relazione alla specifica destinazione d'uso dei siti </li></ul>
<ul><li>... per cominciare, alcune definizioni (art. 240) </li></ul><ul><li>sito : l'area o porzione di territorio, geograficamente definita e determinata, intesa nelle diverse matrici ambientali ( suolo , sottosuolo ed acque sotterranee ) e comprensiva delle eventuali strutture edilizie e impiantistiche presenti </li></ul><ul><li>concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) : valori tabellari di attenzione (elencati nell’Allegato 5) al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione del sito e l'analisi di rischio </li></ul><ul><li>concentrazioni soglia di rischio (CSR) : i livelli di contaminazione delle matrici ambientali, da determinare caso per caso mediante l’AdR e sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, il cui superamento richiede la messa in sicurezza e la bonifica </li></ul>
<ul><li>sito potenzialmente contaminato : un sito nel quale si verifica il superamento dei valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC), in attesa di espletare le operazioni di caratterizzazione e di analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica, che ne permettano di determinare lo stato o meno di contaminazione sulla base delle concentrazioni soglia di rischio (CSR); </li></ul><ul><li>sito contaminato : un sito nel quale i valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR) risultano superati; </li></ul><ul><li>sito non contaminato : un sito nel quale la contaminazione rilevata nelle matrice ambientali risulti inferiore ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) oppure, se superiore, risulti comunque inferiore ai valori di concentrazione soglia di rischio (CSR) </li></ul>
<ul><li>Procedure operative e amministrative (art. 242) </li></ul><ul><li>Al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare il sito, il responsabile mette in opera entro 24 ore le misure necessarie di prevenzione e ne dà immediata comunicazione ai sensi e con le modalità di cui all'art. 304 c. 2 (cioè al Comune, alla Provincia, alla Regione nonché al Prefetto della Provincia che nelle 24 ore successive informa il Ministero dell’Ambiente. Tale comunicazione deve avere ad oggetto tutti gli aspetti pertinenti della situazione ed in particolare le generalità dell’operatore, le caratteristiche del sito interessato, le matrici ambientali presumibilmente coinvolte e la descrizione degli interventi da eseguire) </li></ul>
<ul><li>Le misure di prevenzione sono così definite: “ le iniziative per contrastare un evento, un atto o un'omissione che ha creato una minaccia imminente per la salute o per l'ambiente, intesa come rischio sufficientemente probabile che si verifichi un danno sotto il profilo sanitario o ambientale in un futuro prossimo, al fine di impedire o minimizzare il realizzarsi di tale minaccia ” (art. 240 lett. i) </li></ul><ul><li>Nella parte sesta del T.U. ambientale (in materia di danno ambientale) si definiscono le misure di prevenzione come “ le misure prese per reagire ad un evento, un atto o un’omissione che ha creato una minaccia imminente di danno ambientale, al fine di impedire o minimizzare tale danno .” (art. 302 c. 8) </li></ul>
<ul><li>Attuate le necessarie misure di prevenzione, il responsabile svolge, nelle zone interessate dalla contaminazione, un'indagine preliminare sui parametri oggetto dell'inquinamento. </li></ul><ul><li>Nel caso in cui l'inquinamento non sia riconducibile ad un singolo evento, i parametri da valutare devono essere individuati, caso per caso, sulla base della storia del sito e delle attività ivi svolte nel tempo. </li></ul>
<ul><li>Qualora si accerti che i valori di CSC non sono stati superati </li></ul><ul><li>provvede al ripristino della zona, </li></ul><ul><li>dandone notizia, con apposita autocertificazione , al Comune e alla Provincia competenti per territorio entro 48 ore dalla comunicazione </li></ul>
<ul><li>Qualora l'indagine preliminare accerti l'avvenuto superamento delle CSC anche per un solo parametro, </li></ul><ul><li>1.- il responsabile ne dà immediata notizia al Comune alla Provincia con la descrizione delle misure di prevenzione e di messa in sicurezza di emergenza adottate. </li></ul><ul><li>Nota: si definisce MISE “ ogni intervento immediato o a breve termine, da mettere in opera in condizioni di emergenza in caso di eventi di contaminazione repentini di qualsiasi natura, atto a contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione, impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito e a rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente .” </li></ul>
<ul><li>In giurisprudenza si è precisato che…. </li></ul><ul><li>“ Ai sensi dell’art. 240 del d.lgs. n. 152/06, la MISE [messa in sicurezza d’emergenza, n.d.r.] può essere disposta solo in caso di contaminazioni “repentine”, al fine di “contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione, impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito e a rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente.” Non appare pertanto legittima l’imposizione della MISE in caso di contaminazioni pregresse, senza alcuna motivazione specifica sulla situazione di emergenza e sull’esigenza di scongiurare il rischio immediato che possano giustificare l’intervento richiesto (cfr., quanto alle differenze tra procedimento di bonifica e MISE, TAR Sicilia, Catania, sez. I, sent. n. 1254/2007). […] </li></ul>
<ul><li>Gli interventi di MISE non possono prescindere da una valutazione di opportunità alla stregua del rapporto costi/benefici della soluzione proposta. Una prescrizione particolarmente onerosa necessita di un’istruttoria adeguata, sia per verificare il suo carattere risolutivo rispetto alla situazione di rischio accertata, sia per verificare gli effetti sulle dinamiche idriche e geologiche dell’area sottostante (fattispecie riferita ad una barriera fisica di confinamento delle acque di falda contaminate; cfr. in termini:Tar Puglia, Lecce sent. n. 2247/2007), sia infine per scongiurare il pericolo che una simile imposizione possa finire per produrre sull’ambiente più problemi di quelli che tende a risolvere.” </li></ul><ul><li>(T.A.R. Sardegna, sez. II, 08/10/2007, n. 1809) </li></ul>
<ul><li>“ La Messa in Sicurezza di Emergenza (M.I.S.E.) non può essere utilizzata come una sorta di corsia preferenziale per ottenere nel minor tempo possibile l’intervento di disinquinamento al di fuori delle più complesse prescrizioni imposte per legge alla bonifica: l’art. 240 del d.lgs. n. 152/2006 prevede infatti che la M.I.SE. possa essere disposta solo in caso di eventi di contaminazione repentini, non invece a fronte di fenomeni di contaminazione storica. Le misure previste ai fini della bonifica sono di certo più gravose da un punto di vista procedimentale, ma lo sono perché il legislatore si pone di mira obiettivi di qualità ambientale e di recupero dell’ambiente dall’inquinamento molto più approfonditi, radicali, complessi e strutturati, di quelli ottenibili con una MISE, ossia quegli unici tipi di obiettivi che possono assicurare il reale recupero del tessuto ambientale compromesso, …. </li></ul>
<ul><li>… . laddove la MISE è istituto (tecnico, prima che giuridico), volta al solo “contenimento” della matrice compromessa, ossia alla limitazione degli effetti dell’inquinamento allo scopo di impedirne l’ulteriore propagazione, non certamente idonea quindi al recupero di essa. Quindi, abusando della MISE come strumento alternativo alla procedura tipica ed effettiva, non solo si produce una attività amministrativa illegittima, ma si compromette gravemente, nel merito, la efficacia e la efficienza dell’azione amministrativa e la qualità del recupero ambientale che non può che essere gravemente sminuito da una azione affrettata e, come tale, superficiale.” </li></ul><ul><li>(T.A.R. Sicilia, Catania, sez. I, 20/07/2007, n. 1254) </li></ul>
<ul><li>2.- Nei successivi 30 giorni presenta a Comune, Provincia e Regione il piano di caratterizzazione da eseguire secondo i criteri generali indicati nell’Allegato 2. </li></ul><ul><li>Entro i 30 giorni successivi la Regione, convocata la conferenza di servizi, autorizza il piano di caratterizzazione con eventuali prescrizioni integrative. L'autorizzazione regionale costituisce assenso per tutte le opere connesse alla caratterizzazione, sostituendosi ad ogni altra autorizzazione, concessione, concerto, intesa, nulla osta da parte della pubblica amministrazione. </li></ul>
<ul><li>3.- Sulla base delle risultanze della caratterizzazione viene effettuata l’analisi di rischio per la determinazione delle concentrazioni soglia di rischio (CSR), che il soggetto responsabile deve presentare alla Regione entro 6 mesi dall'approvazione del piano di caratterizzazione. </li></ul><ul><li>La conferenza di servizi convocata dalla Regione decide in merito all’approvazione del documento di AdR entro 60 giorni dalla sua ricezione. </li></ul>
<ul><li>Qualora l’AdR accerti il mancato superamento delle CSR </li></ul><ul><li>il procedimento si arresta; </li></ul><ul><li>la conferenza di servizi potrà prescrivere un programma di monitoraggio nel quale caso il soggetto responsabile, entro 60 giorni dall'approvazione del documento di AdR, dovrà inviare alla Provincia e alla Regione un apposito piano di monitoraggio; la Regione, sentita la Provincia, approva tale piano entro 30 giorni dal suo ricevimento. Alla scadenza del periodo di monitoraggio il soggetto responsabile ne dà comunicazione alla Regione e alla Provincia, inviando una relazione tecnica riassuntiva degli esiti del monitoraggio svolto. </li></ul>
<ul><li>Qualora l’AdR accerti il superamento delle CSR </li></ul><ul><li>il soggetto responsabile, entro 6 mesi dall’approvazione del documento di AdR, sottopone alla Regione il progetto operativo degli interventi di bonifica/ messa in sicurezza . </li></ul>
<ul><li>La Regione , acquisito il parere del Comune e della Provincia interessati mediante apposita conferenza di servizi e sentito il soggetto responsabile, approva il progetto, con eventuali prescrizioni ed integrazioni entro 60 giorni dal suo ricevimento. </li></ul><ul><li>Ai soli fini della realizzazione e dell'esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie all'attuazione del progetto operativo e per il tempo strettamente necessario all'attuazione medesima, l'autorizzazione regionale sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente compresi, in particolare quelli relativi alla V.I.A. , ove necessaria, alla gestione delle terre e rocce da scavo all'interno dell'area oggetto dell'intervento ed allo scarico delle acque emunte dalle falde . L'autorizzazione costituisce, altresì, variante urbanistica e comporta dichiarazione di pubblica utilità, di urgenza ed indifferibilità dei lavori. (art. 242 c. 7) </li></ul>
<ul><li>Con il provvedimento di approvazione del progetto sono stabiliti anche i tempi di esecuzione , nonché le eventuali prescrizioni necessarie per l'esecuzione dei lavori ed è fissata l'entità delle garanzie finanziarie che devono essere prestate in favore della Regione per la corretta esecuzione ed il completamento degli interventi medesimi. </li></ul>
<ul><li>Ai sensi dell’art. 246 c. 1 T.U. ambientale i soggetti obbligati agli interventi di bonifica hanno diritto di definire modalità e tempi di esecuzione degli interventi mediante appositi accordi di programma stipulati con gli enti competenti entro 6 mesi dall'approvazione del documento di AdR </li></ul>
<ul><li>Che cosa si intende per “bonifica” e </li></ul><ul><li>“ messa in sicurezza” ? </li></ul><ul><li>bonifica : l'insieme degli interventi atti ad eliminare le fonti di inquinamento e le sostanze inquinanti o a ridurre le concentrazioni delle stesse presenti nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee ad un livello uguale o inferiore ai valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR) (art. 240 lett. p) T.U. ambientale) </li></ul>
<ul><li>(Allegato 3 al Titolo V del T.U. ambientale) </li></ul><ul><li>La bonifica di un sito inquinato è finalizzata ad eliminare l'inquinamento delle matrici ambientali o a ricondurre le concentrazioni delle sostanze inquinanti in suolo, sottosuolo, acque sotterranee e superficiali, entro i valori soglia di contaminazione (CSC) o (CSR) </li></ul>
<ul><li>Gli interventi di bonifica possono essere di tre tipologie: </li></ul><ul><li>“ off-site ” gli interventi consistenti nella rimozione del bene contaminato che viene trasferito in discarica o comunque trattato all’esterno del sito interessato </li></ul><ul><li>“ on-site ” quelli che prevedono la rimozione del bene contaminato ed il suo trattamento all’interno del sito interessato (x es. “soil washing”) </li></ul><ul><li>“ in situ ” quelli che trattano il bene contaminato senza rimuoverlo dal suo sito (x es. “bioventing”) </li></ul>
<ul><li>Nel corso delle attività di bonifica, man mano che le matrici contaminate vengono depurate, verranno prodotti rifiuti speciali (pericolosi e/o non pericolosi) </li></ul><ul><li>ne consegue l’obbligo di: </li></ul><ul><li>tenuta del registro c/s e di compilazione del formulario dei rifiuti </li></ul><ul><li>Dovranno essere correttamente indicati e classificati i rifiuti prodotti dall’attività di bonifica: i codice CER vanno ricercati nel capitolo 17.05 “ terra (compreso il terreno proveniente da siti contaminati), rocce e fanghi di dragaggio ”. </li></ul>
<ul><li>La “ messa in sicurezza ” può essere (art. 240 lett. m, n, o): </li></ul><ul><li>d'emergenza : ogni intervento immediato o a breve termine, da mettere in opera in condizioni di emergenza in caso di eventi di contaminazione repentini di qualsiasi natura, atto a contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione, impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito e a rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente; </li></ul><ul><li>operativa : l'insieme degli interventi eseguiti in un sito con attività in esercizio atti a garantire un adeguato livello di sicurezza per le persone e per l'ambiente, in attesa di ulteriori interventi di messa in sicurezza permanente o bonifica da realizzarsi alla cessazione dell'attività. Essi comprendono altresì gli interventi di contenimento della contaminazione da mettere in atto in via transitoria fino all'esecuzione della bonifica o della messa in sicurezza permanente, al fine di evitare la diffusione della contaminazione all'interno della stessa matrice o tra matrici differenti. In tali casi devono essere predisposti idonei piani di monitoraggio e controllo che consentano di verificare l'efficacia delle soluzioni adottate; </li></ul>
<ul><li>permanente : l'insieme degli interventi atti a isolare in modo definitivo le fonti inquinanti rispetto alle matrici ambientali circostanti e a garantire un elevato e definitivo livello di sicurezza per le persone e per l'ambiente. In tali casi devono essere previsti piani di monitoraggio e controllo e limitazioni d'uso rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici </li></ul>
<ul><li>(Allegato 3 al Titolo V del T.U. ambientale) </li></ul><ul><li>Gli interventi di messa in sicurezza sono finalizzati alla rimozione e all’ isolamento delle fonti inquinanti, e al contenimento della diffusione degli inquinanti per impedirne il contatto con l'uomo e con i recettori ambientali circostanti. </li></ul><ul><li>Essi hanno carattere di urgenza in caso di rilasci accidentali o di improvviso accertamento di una situazione di contaminazione o di pericolo di contaminazione (messa in sicurezza d'urgenza), ovvero di continuità e compatibilità con le lavorazioni svolte nei siti produttivi in esercizio (messa in sicurezza operativa), ovvero di definitività nei casi in cui, nei siti non interessati da attività produttive in esercizio, non sia possibile procedere alla rimozione degli inquinanti pur applicando le migliori tecnologie disponibili a costi sopportabili (messa in sicurezza permanente). </li></ul>
<ul><li>Nell’Allegato 3 si precisa che: </li></ul><ul><li>Gli interventi di bonifica e di messa in sicurezza devono essere condotti secondo i seguenti criteri tecnici generali : </li></ul><ul><li>1.- privilegiare le tecniche di bonifica che riducono permanentemente e significativamente la concentrazione nelle diverse matrici ambientali, gli effetti tossici e la mobilità delle sostanze inquinanti; </li></ul><ul><li>2.- privilegiare le tecniche di bonifica tendenti a trattare e riutilizzare il suolo nel sito, trattamento in-situ ed on-site del suolo contaminato, con conseguente riduzione dei rischi derivanti dal trasporto e messa a discarica di terreno inquinato; </li></ul><ul><li>3.- privilegiare le tecniche di bonifica/messa in sicurezza permanente che blocchino le sostanze inquinanti in composti chimici stabili (ed es. fasi cristalline stabili per metalli pesanti). </li></ul><ul><li>4.- privilegiare le tecniche di bonifica che permettono il trattamento e il riutilizzo nel sito anche dei materiali eterogenei o di risulta utilizzati nel sito come materiali di riempimento; </li></ul><ul><li>5.- prevedere il riutilizzo del suolo e dei materiali eterogenei sottoposti a trattamenti off-site sia nel sito medesimo che in altri siti che presentino le caratteristiche ambientali e sanitarie adeguate; </li></ul><ul><li>6.- privilegiare negli interventi di bonifica e ripristino ambientale l'impiego di materiali organici di adeguata qualità provenienti da attività di recupero di rifiuti urbani; </li></ul>
<ul><li>7.- evitare ogni rischio aggiuntivo a quello esistente di inquinamento dell'aria, delle acque sotterranee e superficiali, del suolo e sottosuolo, nonché ogni inconveniente derivante da rumori e odori; </li></ul><ul><li>8.- evitare rischi igienico-sanitari per la popolazione durante lo svolgimento degli interventi; </li></ul><ul><li>9.- adeguare gli interventi di ripristino ambientale alla destinazione d'uso e alle caratteristiche morfologiche, vegetazionali e paesistiche dell'area. </li></ul><ul><li>10.- per la messa in sicurezza privilegiare gli interventi che permettano il trattamento in situ ed il riutilizzo industriale dei terreni, dei materiali di risulta e delle acque estratte dal sottosuolo, al fine di conseguire una riduzione del volume di rifiuti prodotti e della loro pericolosità; </li></ul><ul><li>11.- adeguare le misure di sicurezza alle caratteristiche specifiche del sito e dell'ambiente da questo influenzato; </li></ul><ul><li>12.- evitare ogni possibile peggioramento dell'ambiente e del paesaggio dovuto dalle opere da realizzare. </li></ul>
<ul><li>Il completamento degli interventi di bonifica/ messa in sicurezza, nonché la conformità degli stessi al progetto approvato sono accertati dalla Provincia mediante apposita certificazione sulla base di una relazione tecnica predisposta dall'ARPA competente. Ai sensi dell’art. 242 c. 13, qualora la Provincia non provveda a rilasciare la certificazione di avvenuta bonifica , al rilascio provvede la Regione . </li></ul><ul><li>Tale certificazione costituisce titolo per lo svincolo delle garanzie finanziarie prestate dal soggetto responsabile. </li></ul>
<ul><li>Si noti che - più in generale - ai sensi dell’art. 197 c. 1 lett. a) T.U. ambientale competono alla Provincia il controllo e la verifica degli interventi di bonifica ed il monitoraggio ad essi conseguenti. La documentazione relativa al piano della caratterizzazione del sito e al progetto operativo, comprensiva delle misure di riparazione, dei monitoraggi da effettuare, delle limitazioni d'uso e delle ulteriori prescrizioni, è trasmessa alla Provincia e all'ARPA ai fini dell'effettuazione dei controlli sulla conformità degli interventi ai progetti approvati. (art. 248 c. 1) </li></ul>
<ul><li>Collaborazione Provincia – ARPA </li></ul><ul><li>in materia di bonifiche di siti contaminati </li></ul><ul><li>(art. 242 c. 12) </li></ul><ul><li>“ Le indagini ed attività istruttorie sono svolte dalla Provincia, che si avvale della competenza tecnica dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente e si coordina con le altre amministrazioni .” </li></ul>
<ul><li>In caso di evento di potenziale contaminazione: </li></ul><ul><li>misure di prevenzione e immediata comunicazione. </li></ul><ul><li>INDAGINE PRELIMINARE: </li></ul><ul><li> superamento dei valori tabellari di CSC </li></ul><ul><li>NO : ripristino del sito e SI : </li></ul><ul><li>autocertificazione 1.- MISE e immediata notizia </li></ul><ul><li> a Comune e Provincia </li></ul><ul><li>2.- caratterizzazione del sito </li></ul><ul><li>3.- sulla base dei risultati, </li></ul><ul><li>ANALISI DI RISCHIO </li></ul>
<ul><li>superamento dei valori di CSR: </li></ul><ul><li>NO : procedimento concluso SI : bonifica / messa in </li></ul><ul><li>con eventuale piano di sicurezza (operativa o </li></ul><ul><li>monitoraggio permanente) del sito </li></ul><ul><li>contaminato. </li></ul><ul><li>Al completamento delle </li></ul><ul><li>attività, certificazione di </li></ul><ul><li>avvenuta bonifica/m.i.s. </li></ul>
<ul><li>Provvedimenti della Regione Veneto in materia di bonifiche: </li></ul><ul><li>- DGRV n. 2166 del 11/07/2006 (primi indirizzi per la corretta applicazione del D.Lgs. n. 152/2006) </li></ul><ul><li>- Art. 18 LR 16/08/2007, n. 20 (collegato alla legge finanziaria 2006) </li></ul>
<ul><li>All’attivazione delle procedure di bonifica il responsabile può anche essere sollecitato dalla Provincia. </li></ul><ul><li>Infatti ai sensi dell’art. 244 un qualunque ente pubblico che accerti il superamento delle CSC in un sito, ne dà comunicazione a Regione, Provincia e Comune. </li></ul><ul><li>La Provincia, dopo aver svolto le opportune indagini volte ad identificare il responsabile dell'evento di superamento e sentito il Comune, diffida con ordinanza motivata il responsabile della potenziale contaminazione a provvedere. </li></ul>
<ul><li>Inoltre l’art. 245 comma 1 prevede che le procedure di bonifica “ possono essere comunque attivate su iniziativa degli interessati non responsabili .” </li></ul>
<ul><li>Le procedura di bonifica dovranno essere attivate dal Comune d’ufficio nel caso in cui i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano o restano ignoti e non provvedano né il proprietario del sito né altri soggetti interessati. (art. 250) </li></ul>
<ul><li>L’analisi di rischio </li></ul>
<ul><li>Il T.U. ambientale ha assegnato all’analisi di rischio un ruolo centrale tanto da farla diventare l’architrave su cui poggia la disciplina normativa delle bonifiche. </li></ul><ul><li>L’analisi di rischio era invece concepita dall’art. 5 D.M. n. 471/1999 come lo strumento da utilizzare per determinare i valori di concentrazione residui, nei casi in cui i valori di concentrazione limite accettabili non potevano essere raggiunti nonostante l’applicazione delle migliori tecniche disponibili a costi sopportabili. </li></ul>
<ul><li>I criteri (minimi) generali per l’AdR sono contenuti nell’Allegato 1 al Titolo V della parte quarta del T.U. ambientale. </li></ul><ul><li>Il concetto di “ rischio ” viene associato, non alla contaminazione, bensì agli effetti nocivi che la esposizione ad un certo contaminante può avere sui ricettori finali. </li></ul><ul><li>Il modello concettuale più utilizzato per il calcolo del rischio è: </li></ul><ul><li>rischio = E x T </li></ul><ul><li>(E= esposizione; T= tossicità dell’inquinante) </li></ul>
<ul><li>Quanto al modo di espletamento dell’analisi di rischio, esso può essere diretto ( forward mode ) o inverso ( backward mode ): </li></ul><ul><li>A) nel primo caso si muove dall’analisi della sorgente per giungere a determinare il rischio di contaminazione del recettore </li></ul><ul><li>B) il secondo metodo, invece, presuppone la predeterminazione di un livello di rischio ritenuto accettabile e, se quest’ultimo viene superato, è finalizzato a verificare i livelli di concentrazione degli inquinanti anche al fine di individuare gli obiettivi di risanamento più adeguati. </li></ul><ul><li>L’Allegato 1 contempla e disciplina l’AdR inversa. </li></ul>
<ul><li>COMPONENTI DELL'ANALISI DI RISCHIO DA PARAMETRIZZARE : </li></ul><ul><li>Indipendentemente dal tipo di metodologia impiegata, dovranno essere parametrizzate le seguenti componenti: </li></ul><ul><li>□■ contaminanti indice : le sostanze da sottoporre ai calcoli di AdR </li></ul><ul><li>□■ sorgenti di contaminazione : in generale l'esecuzione dell’AdR richiede l'individuazione di valori di concentrazione dei contaminanti rappresentativi in corrispondenza di ogni sorgente di contaminazione (suolo superficiale, suolo profondo, falda) </li></ul><ul><li>□■ vie e modalità di esposizione : le vie di esposizione sono quelle mediante le quali il potenziale bersaglio entra in contatto con le sostanze inquinanti. L’esposizione è “ diretta ” se la via di esposizione coincide con la sorgente di contaminazione; è “ indiretta ” nel caso in cui il contatto del recettore con la sostanza inquinante avviene a seguito della migrazione dello stesso e quindi avviene ad una certa distanza dalla sorgente </li></ul><ul><li>□■ ricettori finali (bersagli) : sono i recettori umani, identificabili in residenti e/o lavoratori presenti nel sito (on-site) o persone che vivono al di fuori del sito (off-site). </li></ul>
<ul><li>Allegato 2 </li></ul><ul><li>CRITERI GENERALI PER LA CARATTERIZZAZIONE DEI SITI CONTAMINATI </li></ul><ul><li>La caratterizzazione ambientale di un sito è identificabile con l'insieme delle attività che permettono di ricostruire i fenomeni di contaminazione a carico delle matrici ambientali. </li></ul><ul><li>Tale processo si articola nelle seguenti fasi. </li></ul><ul><li>1. Ricostruzione storica delle attività produttive svolte sul sito. </li></ul>
<ul><li>2. Elaborazione del Modello Concettuale Preliminare del sito e predisposizione di un piano di indagini ambientali finalizzato alla definizione dello stato ambientale del suolo, del sottosuolo e delle acque sotterranee. </li></ul><ul><li>3. Esecuzione del piano di indagini e delle eventuali indagini integrative necessarie alla luce dei primi risultati raccolti. </li></ul><ul><li>- Il modello concettuale preliminare è realizzato sulla base delle informazioni storiche disponibili, ed illustra: caratteristiche specifiche del sito in termini di potenziali fonti della contaminazione; estensione, caratteristiche e qualità preliminari delle matrici ambientali influenzate dalla presenza dell'attività esistente o passata svolta sul sito; potenziali percorsi di migrazione dalle sorgenti di contaminazione ai bersagli individuati. Parte integrante e fondamentale del modello concettuale del sito è la definizione preliminare (sulla base delle informazioni storiche a disposizione) delle caratteristiche idrogeologiche degli acquiferi superficiali e profondi in quanto possibili veicoli della contaminazione. </li></ul><ul><li>- Il piano di indagini dovrà contenere la dettagliata descrizione delle attività che saranno svolte in campo ed in laboratorio per la caratterizzazione ambientale del sito. </li></ul>
<ul><li>4. Elaborazione dei risultati delle indagini eseguite e dei dati storici raccolti e rappresentazione dello stato di contaminazione del suolo, del sottosuolo e delle acque sotterranee. </li></ul><ul><li>5. Elaborazione del Modello Concettuale Definitivo. </li></ul><ul><li>Tutti i risultati analitici ricavati nel corso delle fasi di indagine costituiscono la base di dati a cui riferirsi per definire il modello concettuale del sito e definire il grado e l'estensione della contaminazione nel sito . </li></ul><ul><li>L'obiettivo è quello di raccogliere e rappresentare tutti gli elementi che servono a definire: </li></ul><ul><li>- l'estensione dell'area da bonificare; </li></ul><ul><li>- i volumi di suolo contaminato; </li></ul><ul><li>- le caratteristiche rilevanti dell'ambiente naturale e costruito; </li></ul><ul><li>- il grado di inquinamento delle diverse matrici ambientali </li></ul>
<ul><li>Il Modello Concettuale costituisce la base per l'applicazione dell'Analisi di Rischio che dovrà verificare gli scenari di esposizione in esso definiti. </li></ul><ul><li>Esso include: </li></ul><ul><li>- le caratteristiche specifiche del sito in termini di stato delle potenziali fonti della contaminazione (attive, non attive, in sicurezza, ecc.); </li></ul><ul><li>- grado ed estensione della contaminazione del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali e sotterranee del sito e dell'ambiente da questo influenzato; </li></ul><ul><li>- percorsi di migrazione dalle sorgenti di contaminazione ai bersagli individuati nello scenario attuale (siti in esercizio) o nello scenario futuro (in caso di riqualificazione dell'area). </li></ul>
<ul><li>6. Identificazione dei livelli di concentrazione residua accettabili - sui quali impostare gli eventuali interventi di messa in sicurezza e/o di bonifica, che si rendessero successivamente necessari a seguito dell'analisi di rischio - calcolati mediante analisi di rischio eseguita secondo i criteri di cui in Allegato 1. </li></ul><ul><li>La caratterizzazione del sito si riterrà conclusa con la definizione da parte del Proponente e l'approvazione da parte delle Autorità Competenti, dei livelli di concentrazione residua accettabili nel terreno e nelle acque sotterranee mediante l'applicazione dell'analisi di rischio secondo quanto previsto dall'Allegato 1. </li></ul>
<ul><li>Obblighi del proprietario del sito </li></ul><ul><li>non responsabile della contaminazione </li></ul>
<ul><li>Quando un soggetto è considerato responsabile della contaminazione? </li></ul><ul><li>Nel vigore del D.Lgs. n. 22/1997 (c.d. decreto Ronchi) era prevista una forma di responsabilità oggettiva in quanto si era obbligati a procedere alla bonifica anche quando si fosse cagionato l’inquinamento “ in maniera accidentale ” (cioè senza dolo o colpa) </li></ul>
<ul><li>Il T.U. ambientale ha abbandonato tale impostazione: è tenuto a procedere alla bonifica chi, con dolo o colpa, ha cagionato l’inquinamento </li></ul><ul><li>(regola generale della responsabilità fondata sulla colpevolezza) </li></ul>
<ul><li>In caso di contaminazione di un sito, il proprietario incolpevole è tenuto a procedere alla bonifica? </li></ul>
<ul><li>In base alla regola generale “ chi inquina paga ”, il proprietario incolpevole non può essere obbligato a provvedere alla bonifica del sito contaminato da altri. </li></ul><ul><li>Tuttavia : </li></ul><ul><li>(art. 245 comma 2) </li></ul><ul><li>(art. 253) </li></ul>
<ul><li>Ai sensi dell’art. 245 comma 2: </li></ul><ul><li>“ Fatti salvi gli obblighi del responsabile della potenziale contaminazione di cui all'articolo 242, il proprietario o il gestore dell'area che rilevi il superamento o il pericolo concreto e attuale del superamento della concentrazione soglia di contaminazione (CSC) deve darne comunicazione alla Regione, alla Provincia ed al Comune territorialmente competenti e attuare le misure di prevenzione secondo la procedura di cui all'articolo 242. La Provincia, una volta ricevute le comunicazioni di cui sopra, si attiva, sentito il Comune, per l'identificazione del soggetto responsabile al fine di dar corso agli interventi di bonifica.” </li></ul>
<ul><li>Ai sensi dell’art. 250 qualora i soggetti responsabili della contaminazione rimangano inattivi/ignoti e non provvedano né il proprietario del sito né altri soggetti interessati, le procedure e gli interventi di cui all'articolo 242 sono realizzati d'ufficio dal Comune territorialmente competente e, ove questo non provveda, dalla Regione. </li></ul><ul><li>In tali ipotesi l’art. 253 prevede che sul sito viene iscritto un “ onere reale ” e che le spese sostenute dall’Amministrazione sono assistite da “ privilegio speciale immobiliare ”. </li></ul>
<ul><li>Attraverso gli istituti giuridici dell’onere reale e del privilegio speciale immobiliare si vuole assicurare alla P.A. il recupero delle spese di bonifica. </li></ul><ul><li>Pertanto il proprietario incolpevole non ha l’obbligo di provvedere alla bonifica “ma solo l’onere di farlo se intende evitare le conseguenze derivanti dai vincoli che gravano sull’area sub specie di onere reale e di privilegio speciale immobiliare.” (T.A.R. Lombardia, Milano, 08/11/2004, n. 5681) e, conseguentemente, potrà anche rimanere inattivo “ con il rischio, tuttavia, o di non poter utilizzare il bene o di perderlo qualora dovessero essere portate a compimento le azione esecutive da parte della P.A .” (T.A.R. Lombardia, Milano, 13/02/2001 n. 987) </li></ul>
<ul><li>Per tale motivo, l’ordinanza con cui il responsabile viene diffidato dalla Provincia a provvedere alla bonifica “ è comunque notificata anche al proprietario del sito ai sensi e per gli effetti dell'articolo 253 .” </li></ul><ul><li>(art. 244 comma 3) </li></ul>
<ul><li>A tutela del proprietario incolpevole l’art. 253 prevede che: </li></ul><ul><li>- l’ente pubblico può pretendere dal proprietario incolpevole la ripetizione delle spese “ solo a seguito di provvedimento motivato dell'autorità competente che giustifichi, tra l'altro, l'impossibilità di accertare l'identità del soggetto responsabile ovvero che giustifichi l'impossibilità di esercitare azioni di rivalsa nei confronti del medesimo soggetto ovvero la loro infruttuosità .” </li></ul><ul><li>- in ogni caso, il proprietario non responsabile dell'inquinamento può essere tenuto a rimborsare, le spese degli interventi adottati dall'autorità competente “ soltanto nei limiti del valore di mercato del sito determinato a seguito dell'esecuzione degli interventi medesimi .” </li></ul>
<ul><li>Il proprietario incolpevole che ha eseguito gli interventi di bonifica ha diritto di rivalersi nei confronti del responsabile dell'inquinamento per le spese sostenute e per l'eventuale maggior danno subito. </li></ul>
<ul><li>“ L’obbligo di bonifica dei siti inquinati grava in primo luogo sull’effettivo responsabile dell’inquinamento stesso, mentre la mera qualifica di proprietario o detentore del terreno inquinato non implica di per sé l’obbligo di effettuazione della bonifica. In tal senso disponeva la disciplina anteriore all’attuale Codice dell’Ambiente, vale a dire il D.Lgs. 22/1997 (c.d. decreto “Ronchi”) ed il DM 471/1999, ed allo stesso modo era orientata la giurisprudenza. Il suindicato assetto normativo sul dovere di bonifica è stato confermato dal vigente D.Lgs. 152/2006 (che ha abrogato il D.Lgs. 22/1997): l’obbligo di bonifica è posto pertanto in capo al responsabile dell’inquinamento, che le Autorità amministrative hanno l’onere di ricercare ed individuare (artt. 242 e 244 D.Lgs. 152/2006), mentre il proprietario non responsabile dell’inquinamento o altri soggetti interessati hanno una mera “facoltà” di effettuare interventi di bonifica (art. 245); nel caso di mancata individuazione del responsabile o di assenza di interventi volontari, le opere di bonifica saranno realizzate dalle Amministrazioni competenti (art. 250), salvo, a fronte delle spese da esse sostenute, l’esistenza di un privilegio speciale immobiliare sul fondo, a tutela del credito per la bonifica e la qualificazione degli interventi relativi come onere reale sul fondo stesso, onere destinato pertanto a trasmettersi unitamente alla proprietà del terreno (art. 253).” </li></ul><ul><li>(T.A.R. Lombardia, Milano, sez. IV, 02/04/2008, n. 791) </li></ul>
<ul><li>Di recente in giurisprudenza è stato affrontata la problematica della trasferibilità degli obblighi di bonifica tra imprese che si fondono tra loro. </li></ul><ul><li>Il caso: </li></ul><ul><li>contaminazione di un sito nel milanese derivante dall’attività di una società chimica [S. spa], operativa fino agli anni ’60, successivamente più volte fusa per incorporazione in altre società, da ultimo (nel 2003) nella società E. spa. </li></ul><ul><li>I Comuni ove si è manifestata la contaminazione notificano un’ordinanza di bonifica alla società E. spa, ritenuta responsabile dell’inquinamento a titolo di successore universale della originaria società S. spa. </li></ul>
<ul><li>La società E. spa impugna avanti il T.A.R. Lombardia tali ordinanze contestando la propria responsabilità. </li></ul><ul><li>Il T.A.R. accoglie il ricorso sulla base delle seguenti considerazioni : </li></ul><ul><li>è pur vero che in seguito ad un’operazione di fusione societaria, sulla società incorporante che risulta dalla fusione ricadono tutti i diritti e gli obblighi della vecchia società incorporata; la fusione per incorporazione, infatti, costituisce una “ successione universale inter vivos ”. </li></ul>
<ul><li>Tuttavia gli obblighi che possono essere trasferiti da una società all’altra sono solo quelli sorti prima dell’atto di fusione; di conseguenza la società incorporante non dovrà rispondere delle obbligazioni sorte successivamente alla fusione stessa. </li></ul><ul><li>Il Collegio osserva che obbligazioni di bonifica non potevano dirsi sussistenti nel patrimonio della S. spa in quanto all’epoca in cui essa era operativa non era ancora stata emanata una specifica normativa ambientale sulla tutela del suolo. </li></ul><ul><li>(T.A.R. Lombardia, Milano, sez. I, 19/04/2007 n. 1913, </li></ul><ul><li>in Ambiente & Sviluppo , Ipsoa, n. 12/2007, 1081 ss.) </li></ul>
<ul><li>Profilo sanzionatorio: </li></ul><ul><li>il reato di omessa bonifica </li></ul><ul><li>(art. 257 T.U. ambientale) </li></ul>
<ul><li>Art. 257 (Bonifica dei siti) </li></ul><ul><li>1. Chiunque cagiona l'inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle CSR è punito con la pena dell'arresto da 6 mesi a 1 anno o con l'ammenda da 2.600,00 euro a 26.000,00 euro, se non provvede alla bonifica in conformità al progetto approvato dall'autorità competente nell'ambito del procedimento di cui agli articoli 242 e seguenti. In caso di mancata effettuazione della comunicazione di cui all'articolo 242, il trasgressore è punito con la pena dell'arresto da 3 mesi a 1 anno o con l’ammenda da 1.000,00 euro a 26.000,00 euro. </li></ul><ul><li>2. Si applica la pena dell'arresto da 1 anno a 2 anni e la pena dell'ammenda da 5.200,00 euro a 52.000,00 euro se l'inquinamento è provocato da sostanze pericolose. </li></ul><ul><li>3. Nella sentenza di condanna o in caso di patteggiamento, il beneficio della sospensione condizionale della pena può essere subordinato alla esecuzione degli interventi di emergenza, bonifica e ripristino ambientale. </li></ul><ul><li>4. L'osservanza dei progetti approvati ai sensi degli articoli 242 e seguenti costituisce condizione di non punibilità per i reati ambientali contemplati da altre leggi per il medesimo evento e per la stessa condotta di inquinamento di cui al comma 1. </li></ul>
<ul><li>Come osservato dalla più recente giurisprudenza trattasi di reato di danno sottoposto a condizione obiettiva di punibilità </li></ul><ul><li>(Cass. pen., sez. III, 08/03/2007 n. 9794, Montigiani) </li></ul><ul><li>- reato di danno: l’evento consiste unicamente nell’inquinamento, non più anche nel pericolo di inquinamento come in passato </li></ul><ul><li>- l’inquinamento deriva dal superamento delle CSR, che è un livello di rischio superiore ai livelli di accettabilità già definiti dal D.M. n. 471/1999 (cioè ora si richiede un inquinamento più grave rispetto al passato) </li></ul>
<ul><li>- sottoposto a condizione obiettiva di punibilità (non provvedere alla bonifica): pertanto l’illecito non si perfeziona fino a quando non si verifica l’omessa bonifica. Il reato scaturisce dall’inadempimento agli obblighi di bonifica: in caso di concorso di più persone nel reato, se uno solo dei concorrenti procede alla bonifica anche gli altri se ne potranno avvantaggiare </li></ul><ul><li>- regime sanzionatorio più mite rispetto al passato: è ora prevista la pena alternativa (arresto o ammenda: l’art. 51 bis del decreto Ronchi prevedeva invece la pena congiunta), salvo il caso di inquinamento provocato da sostanze pericolose </li></ul>
<ul><li>“ La nuova fattispecie penale risultante dal combinato disposto di cui agli artt. 239 e 257 D.Lgs. n. 152/2006, pur avendo la stessa struttura di quella di cui agli artt. 17 e 51 bis D.Lgs. n. 22/1997, è meno grave perché riduce l’area dell’illecito (restringendola alla condotta di chi cagioni inquinamenti più invasivi) e attenua il trattamento sanzionatorio.” </li></ul>
<ul><li>Terre e rocce da scavo: </li></ul><ul><li>un confronto tra vecchia e nuova normativa. </li></ul>
<ul><li>La disciplina delle terre e rocce da scavo è contenuta nell’art. 186 T.U. ambientale: tale norma è stata di recente modificata dal c.d. secondo decreto correttivo (D.Lgs. 16/01/2008 n. 4, in vigore dal 13/02/2008) </li></ul>
<ul><li>Le modifiche normative si sono rese necessarie per adeguare la normativa nazionale a quella comunitaria alla luce delle contestazioni mosse alla Repubblica Italiana, sfociate nella sentenza di condanna della CGCE, sez. III, 18/12/2007 (causa C-194/05) </li></ul><ul><li>Con tale sentenza i Giudici comunitari hanno censurato la aprioristica e generale esclusione delle terre e rocce da scavo dalla disciplina sui rifiuti, sulla scorta della mera destinazione futura di tali materiali. </li></ul>
<ul><li>Con l’occasione la Corte ha ribadito che “ L’effettiva esistenza di un rifiuto ai sensi della direttiva [la direttiva quadro sui rifiuti n. 74/442/CEE, abrogata e sostituita dalla direttiva 2006/12/CE, n.d.r.] va pertanto accertata alla luce del complesso delle circostanze ” (punto 41) </li></ul>
<ul><li>Il nuovo art. 186 T.U. ambientale esige anzitutto che le terre e rocce da scavo siano qualificabili come sottoprodotto per poter sfuggire alle norme sui rifiuti. </li></ul><ul><li>Ma che cos’è un sottoprodotto? </li></ul>
<ul><li>L’art. 183 lett. p), modificato dal secondo decreto correttivo, qualifica come “sottoprodotti”: </li></ul><ul><li>le sostanze ed i materiali dei quali il produttore non intende disfarsi che soddisfino tutti i seguenti criteri, requisiti e condizioni: </li></ul><ul><li>1) siano originati da un processo non direttamente destinato alla loro produzione; </li></ul><ul><li>2) il loro impiego sia certo , sin dalla fase della produzione, integrale e avvenga direttamente nel corso del processo di produzione o di utilizzazione preventivamente individuato e definito; </li></ul><ul><li>3) soddisfino requisiti merceologici e di qualità ambientale idonei a garantire che il loro impiego non dia luogo ad emissioni e ad impatti ambientali qualitativamente e quantitativamente diversi da quelli autorizzati per l'impianto dove sono destinati ad essere utilizzati; </li></ul><ul><li>4) non debbano essere sottoposti a trattamenti preventivi o a trasformazioni preliminari per soddisfare i requisiti merceologici e di qualità ambientale di cui al punto 3), ma posseggano tali requisiti sin dalla fase della produzione; </li></ul><ul><li>5) abbiano un valore economico di mercato; </li></ul>
<ul><li>Solo se le terre e rocce da scavo sono qualificabili come “sottoprodotti” sarà possibile verificare se ricorrono le specifiche condizioni richieste dall’art. 186 T.U. ambientale che consentono a tali materiali di non sottostare alle norme sui rifiuti. </li></ul>
<ul><li>Nuovo art. 186 T.U. ambientale </li></ul><ul><li>(modificato dal D.Lgs. n. 4/2008) </li></ul><ul><li>1. Le terre e rocce da scavo, anche di gallerie, ottenute quali sottoprodotti , possono essere utilizzate per reinterri, riempimenti, rimodellazioni e rilevati purché: </li></ul><ul><li>a) siano impiegate direttamente nell'ambito di opere o interventi preventivamente individuati e definiti ; </li></ul><ul><li>b) sin dalla fase della produzione vi sia certezza dell'integrale utilizzo ; </li></ul><ul><li>c) l'utilizzo integrale della parte destinata a riutilizzo sia tecnicamente possibile senza necessità di preventivo trattamento o di trasformazioni preliminari per soddisfare i requisiti merceologici e di qualità ambientale idonei a garantire che il loro impiego non dia luogo ad emissioni e, più in generale, ad impatti ambientali qualitativamente e quantitativamente diversi da quelli ordinariamente consentiti ed autorizzati per il sito dove sono destinate ad essere utilizzate; </li></ul><ul><li>d) sia garantito un elevato livello di tutela ambientale </li></ul>
<ul><li>Rispetto alla disciplina previgente è stata eliminata la possibilità di assoggettare anche i “ residui della lavorazione della pietra ” alla medesima disciplina delle terre e rocce da scavo. </li></ul>
<ul><li>Inoltre, a differenza di prima, non è più prevista - in via generale - la possibilità di esentare dalla normativa sui rifiuti terre e rocce da scavo: </li></ul><ul><li>- utilizzate per la produzione di macinati; </li></ul><ul><li>- destinate a riempimento delle cave coltivate o a ricollocazione in altro sito. </li></ul>
<ul><li>Come in passato, si esige che l’utilizzo delle terre e rocce da scavo avvenga “ senza necessità di preventivo trattamento o di trasformazioni preliminari ” (punto c): </li></ul><ul><li>ciò significa che </li></ul><ul><li>tali materiali devono soddisfare ab origine i requisiti merceologici ed ambientali per il successivo utilizzo </li></ul>
<ul><li>Di fondamentale importanza sono i requisiti previsti alle lettere e), f) e g) dell’art. 186 comma 1: </li></ul><ul><li>“ e) sia accertato che non provengono da siti contaminati o sottoposti ad interventi di bonifica ai sensi del titolo V della parte quarta del presente decreto; </li></ul><ul><li>f) le loro caratteristiche chimiche e chimico-fisiche siano tali che il loro impiego nel sito prescelto non determini rischi per la salute e per la qualità delle matrici ambientali interessate ed avvenga nel rispetto delle norme di tutela delle acque superficiali e sotterranee, della flora, della fauna, degli habitat e delle aree naturali protette. In particolare deve essere dimostrato che il materiale da utilizzare non è contaminato con riferimento alla destinazione d'uso del medesimo, nonché la compatibilità di detto materiale con il sito di destinazione ; </li></ul><ul><li>g) la certezza del loro integrale utilizzo sia dimostrata. L'impiego di terre da scavo nei processi industriali come sottoprodotti, in sostituzione dei materiali di cava, e' consentito nel rispetto delle condizioni fissate all'articolo 183, comma 1, lettera p).” </li></ul>
<ul><li>Costituisce una novità la previsione per cui le terre e rocce da scavo non possono provenire da siti contaminati o sottoposti a procedimenti di bonifica (lett. e). </li></ul><ul><li>Pertanto occorre verificare che il sito di provenienza non sia contaminato attraverso la verifica dei livelli di CSC (concentrazioni soglia di contaminazione) e CSR (concentrazioni soglia di rischio) </li></ul>
<ul><li>A tal proposito il comma 6 dell’art. 186 T.U. ambientale prevede che:“ La caratterizzazione dei siti contaminati e di quelli sottoposti ad interventi di bonifica viene effettuata secondo le modalità previste dal Titolo V, Parte quarta del presente decreto [cioè in applicazione delle norme sulla bonifica dei siti contaminati, n.d.r.]. L'accertamento che le terre e rocce da scavo […] non provengano da tali siti e' svolto a cura e spese del produttore e accertato dalle autorità competenti […]” </li></ul>
<ul><li>Inoltre in base alla nuova normativa occorre verificare la “ compatibilità ” delle terre e rocce da scavo “ con il sito di destinazione ” (lett. f). </li></ul><ul><li>Ne consegue che tale accertamento dovrà essere effettuato all’atto di produzione delle terre/rocce, mentre in passato veniva consentito l’accertamento sulla composizione di tali materiali anche sul sito finale di deposito. </li></ul>
<ul><li>Sin dall’origine (dal momento in cui vengono generate) si devono conoscere le caratteristiche delle terre e rocce da scavo. </li></ul>
<ul><li>Per la caratterizzazione delle terre e rocce da scavo si applicano i valori-limite previsti dall’Allegato 5 al titolo V del T.U. ambientale (che ha riprodotto i limiti del D.M. n. 471/1999) ma continuano a restare indefiniti i criteri, le procedure e le modalità per il campionamento e l’analisi delle terre e rocce da scavo. </li></ul>
<ul><li>In attesa di ulteriori intereventi normativi si potrà fare riferimento: </li></ul><ul><li>alla norma tecnica UNI 10802 del 2004 </li></ul><ul><li>nonché </li></ul><ul><li>alle Linee Guida dell’APAT del 2005 </li></ul>
<ul><li>L’utilizzo di terre/rocce in un sito diverso da quello che le ha generate non deve determinare rischi per la salute e la qualità delle matrici ambientali e non deve comportare alcuna modifica dello stato di qualità delle matrici ambientali interessate e degli habitat e della flora e fauna. </li></ul><ul><li>Pertanto terre/rocce provenienti x es. da un sito caratterizzato da elevati valori naturali di arsenico non potranno essere riutilizzate in sito caratterizzato da bassi valori di arsenico. </li></ul>
<ul><li>Infine la lett. g) dell’art. 186 comma 1 T.U. ambientale impone la dimostrazione della certezza dell’integrale utilizzo di terre/rocce. </li></ul><ul><li>La medesima disposizione precisa che: </li></ul><ul><li>“ L'impiego di terre da scavo nei processi industriali come sottoprodotti, in sostituzione dei materiali di cava, e' consentito nel rispetto delle condizioni fissate all'articolo 183, comma 1, lettera p).” </li></ul>
<ul><li>Conseguentemente se le terre/rocce, invece di essere reimmesse nell’ambiente, vengono utilizzate in un processo produttivo (ad esempio cementificio) devono rispettare (solo) le condizioni previste per i sottoprodotti dall’art. 183 c. 1 lett. p), e non (anche) le condizioni poste dall’art. 186. </li></ul><ul><li>In tale ipotesi, pertanto, non sussiste la necessità, ad esempio, di accertare che esse non provengono da siti contaminati. </li></ul>
<ul><li>I commi 2, 3 e 4 del nuovo art. 186 T.U. ambientale disciplinano tre diverse procedure amministrative per l’utilizzo delle terre e rocce da scavo. </li></ul>
<ul><li>“ 2. Ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nell'ambito della realizzazione di opere o attività sottoposte a valutazione di impatto ambientale o ad autorizzazione ambientale integrata, la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, nonché i tempi dell'eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono superare di norma un anno , devono risultare da un apposito progetto che e' approvato dall'autorità titolare del relativo procedimento. Nel caso in cui progetti prevedano il riutilizzo delle terre e rocce da scavo nel medesimo progetto, i tempi dell'eventuale deposito possono essere quelli della realizzazione del progetto purché in ogni caso non superino i tre anni .” </li></ul>
<ul><li>“ 3. Ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nell'ambito della realizzazione di opere o attività diverse da quelle di cui al comma 2 e soggette a permesso di costruire o a denuncia di inizio attività, la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, nonché i tempi dell'eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono superare un anno , devono essere dimostrati e verificati nell'ambito della procedura per il permesso di costruire, se dovuto, o secondo le modalità della dichiarazione di inizio di attività (DIA). </li></ul><ul><li>4. Fatti salvi i casi di cui all'ultimo periodo del comma 2, ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nel corso di lavori pubblici non soggetti ne' a VIA ne' a permesso di costruire o denuncia di inizio di attività, la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, nonché i tempi dell'eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono superare un anno , devono risultare da idoneo allegato al progetto dell'opera, sottoscritto dal progettista.” </li></ul>
<ul><li>pertanto: </li></ul><ul><li>- nel caso di opere sottoposta a VIA o AIA , i requisiti previsti al comma 1 dell’art. 186 (ed i tempi di deposito) devono risultare da apposito progetto. </li></ul><ul><li>- nel caso di opere o attività soggette a permesso di costruire o a DIA , i citati requisiti devono essere dimostrati e verificati nell’ambito delle procedure per il rilascio di tali atti. </li></ul><ul><li>- nel caso di lavori pubblici non rientranti nel casi precedenti , i citati requisiti devono risultare da apposito allegato al progetto dell’opera, sottoscritto dal progettista </li></ul>
<ul><li>Rispetto alla previgente disciplina, </li></ul><ul><li>1.- è stato introdotto uno snellimento delle procedure autorizzatorie, con esclusione, in linea generale, del parere dell’ARPA (ove il progetto non sia sottoposto a VIA o AIA); tuttavia non sono previsti tempi certi per il completamento delle procedure stesse </li></ul><ul><li>2.- i tempi del deposito (in attesa di utilizzo) salgono da 6 mesi a 1 anno, e addirittura a 3 anni nel caso in cui il riutilizzo sia previsto nello stesso progetto che ha generato le terre/rocce. </li></ul>
<ul><li>Dopo avere indicati condizioni e requisiti per l’utilizzo delle terre/rocce l’art. 186 T.U. ambientale al comma 5 precisa che: </li></ul><ul><li>“ Le terre e rocce da scavo, qualora non utilizzate nel rispetto delle condizioni di cui al presente articolo, sono sottoposte alle disposizioni in materia di rifiuti ”. </li></ul>
<ul><li>Come rifiuti, le terre e rocce da scavo saranno classificabili con i seguenti codici CER: </li></ul><ul><li>17.05.03* (se rifiuti pericolosi) </li></ul><ul><li>o </li></ul><ul><li>17.05.04 (se rifiuti non pericolosi) </li></ul>
<ul><li>Il secondo decreto correttivo (D.Lgs. n. 4/2008) ha infine dettato una disciplina transitoria al comma 7 dell’art. 186 secondo cui: </li></ul><ul><li>“ Fatti salvi i casi di cui all'ultimo periodo del comma 2, per i progetti di utilizzo già autorizzati e in corso di realizzazione prima dell'entrata in vigore della presente disposizione, gli interessati possono procedere al loro completamento, comunicando, entro novanta giorni, alle autorità competenti, il rispetto dei requisiti prescritti, nonché le necessarie informazioni sul sito di destinazione, sulle condizioni e sulle modalità di utilizzo, nonché sugli eventuali tempi del deposito in attesa di utilizzo che non possono essere superiori ad un anno . L'autorità competente può disporre indicazioni o prescrizioni entro i successivi sessanta giorni senza che ciò comporti necessità di ripetere procedure di VIA, o di AIA o di permesso di costruire o di DIA.” </li></ul>
<ul><li>Il termine per effettuare tale comunicazione è scaduto il 13 maggio 2008, </li></ul><ul><li>cioè 90 giorni dall’entrata in vigore del secondo decreto correttivo. </li></ul>
<ul><li>Fine della lezione </li></ul>
16 esempio costruzione bp

References: Art. 18
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 186
 art. 186
 art. 186