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Timestamp: 2020-04-01 22:55:19+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2164 del 27/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2164 del 27/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 27/01/2017, (ud. 25/10/2016, dep.27/01/2017), n. 2164
sul ricorso 25106-2015 proposto da:
F.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE GIULIO CESARE
95, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE TAMBE’ (studio
dell’avvocato RITA BRUNO), che la rappresenta e difende, giusta
S.N., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR
BARBAGALLO giusta procura in calce al controricorso;
A.V., A.A., A.C.,
A.M.G.L.;
avverso la sentenza n. 410/2015 della CORTE D’APPELLO di CATANIA del
26/02/2015, depositata il 05/03/2015;
“1. F.A. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza in data 5 marzo 2015, con la quale la Corte d’appello di Catania, disattendendo l’impugnazione della F., ha confermato il rigetto della relativa domanda diretta a ottenere il rimborso degli importi dalla stessa corrisposti per lavori eseguiti su un immobile di comune proprietà tra la F. e la controparte, Z.N..
“A fondamento del rigetto, la corte territoriale ha confermato l’insussistenza di alcuna prova circa i presupposti per il riconoscimento del credito vantato dall’attrice, con particolare riferimento al ricorso dell’assoluta urgenza dei lavori dalla stessa unilateralmente sollecitati e dell’asserita trascuratezza della controparte.
2. Per la cassazione della sentenza d’appello, la F. ha proposto due motivi d’impugnazione.
3. Ha depositato controricorso Z.N., concludendo per la dichiarazione d’inammissibilità, ovvero per il rigetto del ricorso.
5. Con i due motivi di ricorso, la F. censura la pronuncia della corte territoriale per violazione di legge e omesso esame di un fatto decisivo controverso, avendo i giudici d’appello asseritamente trascurato l’esame degli elementi di prova documentale e testimoniale forniti dalla ricorrente nel corso del giudizio, di per sè pienamente idonei a comprovare con certezza l’effettiva sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del credito rivendicato.
.1. I motivi sono inammissibili.
Osserva il relatore come, attraverso l’argomentazione critica articolata con l’impugnazione proposta, la ricorrente si sia inammissibilmente spinta a prospettare la rinnovazione, in questa sede di legittimità, del riesame nel merito della vicenda oggetto di lite, precluso a questo giudice di legittimità.
Nella specie, la Corte d’appello di Catania ha espressamente evidenziato come il complesso degli elementi di prova forniti dall’attrice non avesse raggiunto alcuna idonea efficacia rappresentativa in relazione alla dimostrazione dei necessari presupposti del credito dalla stessa rivendicato; presupposti costituiti dall’urgenza dei lavori di manutenzione unilateralmente sollecitati dalla F. e dalla trascuratezza degli altri comproprietari in relazione all’adozione degli opportuni provvedimenti manutentivi.
Al riguardo, entrambi i giudici d’appello hanno dato conto della mancanza di alcuna contestazione dell’attrice sull’assenza di tali presupposti, essendosi la F. limitata a invocare l’ammissione di prove relative a fatti del tutto ininfluenti ai fini della decisione, siccome riguardanti il tema dell’esecuzione dei lavori, di per sè incontestato.
Varrà peraltro sottolineare come, secondo il costante insegnamento della giurisprudenza di legittimità, il mancato esame di eventuali documenti o prove richiamati dall’interessato può essere denunciato per cassazione solo nel caso in cui tale trascuratezza sia valsa a determinare l’omissione di motivazione su un punto decisivo della controversia e, segnatamente, quando il documento o la prova non esaminati si traducano nella dimostrazione di circostanze di tale portata da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il convincimento del giudice di merito, di modo che la ratio decidendi venga a trovarsi priva di fondamento, con la conseguenza che la denunzia in sede di legittimità deve contenere, a pena di inammissibilità, l’indicazione delle ragioni per le quali il documento o le prove trascurati avrebbero senza dubbio dato luogo a una decisione diversa (Sez. 5, Sentenza n. 25756 del 05/12/2014, Rv. 634055).
A tale ultimo onere dimostrativo deve ritenersi essersi sottratta l’odierna ricorrente, essendosi la stessa genericamente limitata alla prospettazione di una diversa, pretesamente più verosimile, ricostruzione dei fatti dedotti in giudizio, in ragione di un’interpretazione asseritamente più corretta del materiale probatorio invocato, peraltro in difetto di adeguata allegazione ex art. 366 c.p.c., n. 6.
6. Si ritiene, pertanto, che il ricorso vada trattato in camera di consiglio per essere dichiarato inammissibile”;
5. A tale esito segue la condanna del la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, secondo la liquidazione di cui al dispositivo.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente, liquidate in complessivi Euro 1.700,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre accessori come per legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 366
 art. 13