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Timestamp: 2020-08-07 03:15:30+00:00

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ARCHIVI 2016 :: avvocatotizianachiapponi
ARCHIVI 2016:
ARRIVANO I RIMBORSI OBBLIGATORI PER TUTTI GLI ITALIANI.
Rimane, comunque, chiosa la Cgia il nodo degli interessi. "Andrà capito" - infatti - conclude il comunicato - chi dovrà restituire gli interessi maturati su questi prelievi operati dai gestori del servizio di igiene urbana e che i cittadini italiani sono stati costretti a pagare".
Non può applicarsi l'Iva alla tariffa di igiene ambientale. Così le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiuso l'annosa questione dell'imposta sul valore aggiunto sulla Tia dichiarandone l'illegittimità con la sentenza n. 5078/2016 depositata ieri (qui sotto allegata). Rafforzando un principio già da tempo consolidato nella sezione tributaria, gli Ermellini hanno respinto, nel caso di specie, il ricorso della società Veritas Spa avverso la sentenza che disponeva il rimborso a un cittadino della somma di euro 67,36 per l'Iva applicata alla Tia. In sostanza, si legge in sentenza, che la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (cfr. art. 49, d.lgs. n. 22/1997), non può essere assoggettata ad Iva in quanto ha natura tributaria, mentre l'imposta sul valore aggiunto mira a colpire la capacità contributiva che si manifesta quando si acquisiscono beni o servizi versando un corrispettivo, in linea con la previsione ex art. 3 d.p.r. n. 633/1972, non quando si paga un'imposta, anche se destinata a finanziare un servizio da cui trae benefici lo stesso contribuente. In altre parole, la Tia è una tassa e dunque non si applica l'Iva, che la Veritas dovrà restituire ai cittadini. Ma la sentenza obbliga, di fatto, tutti i gestori dei servizi ambientali a restituire le somme sottratte ai clienti. Secondo un recente calcolo, spiega la Cgia di Mestre in un comunicato stampa, il Fisco dovrà rimborsare circa un miliardo di euro a milioni di famiglie che hanno pagato l'Iva sulla Tia a partire dalla sua istituzione nel 1999.
Si parla di cifre modeste prese singolarmente (il rimborso della sentenza è ad esempio di poco più di 67 euro) ma che messe insieme formano una cifra enorme che riguarda tutti gli italiani che hanno pagato il servizio di igiene urbana attraverso la Tia, prosegue l'associazione degli artigiani. Fatta eccezione per le imprese che invece hanno potuto detrarla in questi anni e che quindi dovrebbero essere escluse dai rimborsi. Rimborsi che dovrebbero avvenire anche automaticamente, evitando contenziosi, restituendo, magari, direttamente, le somme indebitamente pagate nelle bollette.
Figli fuori corso? Mantenimento va revocato
Cassazione Civile, sez. I, sentenza 01/02/2016 n° 1858
La Cassazione Civile - con la sentenza n. 1858 dell'1 febbraio 2016 - affronta ancora il tema del mantenimento dei figli maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti. Diverse sono le fattispecie trattate dai Tribunali, e la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha elaborato alcuni principi generali che sono stati ritenuti applicabili al caso in questione. Nel caso di specie si trattava di due studenti universitari, conviventi con il padre, nei confronti dei quali era la madre a versare il mantenimento. La donna si era rivolta al tribunale di Napoli per la modifica delle condizioni di divorzio chiedendo la revoca dell'assegno, ma il tribunale l'aveva respinta confermando le condizioni pattuite con ordine di versamento direttamente ai due figli maggiorenni.
La Corte d'Appello aveva invece accolto il reclamo, revocando il contributo in favore dei figli.
In entrambi i giudizi, il padre era rimasto contumace ma contro il provvedimento di revoca, ricorreva in Cassazione.
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte territoriale napoletana.
La giurisprudenza ormai consolidata considera terminato il dovere di mantenimento dei figli maggiorenni se il genitore obbligato dimostra che gli stessi abbiano raggiunto l'autosufficienza economica. Quando il figlio studente, per sua ingiustificata inerzia non provvede a terminare gli studi, perde il diritto al mantenimento da parte dei genitori (Cass. Civ. n. 8954/2010 Cass. Civ. ord. n. 7970/2013 e Cass. Civ. n. 4555/2012). Secondo i giudici, i genitori avevano dato ai figli l'opportunità di frequentare l'Università, dalla quale gli stessi non avevano saputo trarre profitto. Uno di loro, aveva dato solo quattro esami in tre anni, l'altro era fuori corso per la quarta volta e aveva superato meno della metà degli esami complessivi. Inoltre, dalle note dell'Agenzia delle Entrate erano emersi redditi da lavoro dei due figli già da qualche anno.
Separazioni e divorzi in Comune:
Non è più possibile prevedere l'assegno di mantenimento
TAR, Lazio-Roma, sez. I ter, sentenza 07/07/2016 n° 7813
Il TAR Lazio, con la sentenza 7 luglio 2016 n. 7813, dichiara illegittima e annulla la Circolare n. 6 del 24 aprile 2015 del Ministero dell'Interno, che aveva interpretato l'art. 12 della legge 162/2014 nel senso di consentire accordi di separazione, divorzio, o modifica delle condizioni innanzi all'Ufficiale dello stato civile, che includessero assegni periodici di mantenimento. A proporre il ricorso, due associazioni: l'AIAF - Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i Minori e Donna chiama donna - Onlus.
Secondo le associazioni ricorrenti, la preclusione contenuta nella legge ha come scopo proprio quello di tutelare i soggetti coinvolti nell'accordo. Il procedimento è molto semplificato, non c'è alcun controllo nel merito dell'accordo ed è prevista solo come facoltativa la presenza dell'avvocato. Al fine di evitare accordi potenzialmente lesivi di diritti fondamentali dei coniugi, l'art. 12 della legge 162/2014 aveva escluso qualsiasi patto "di trasferimento patrimoniale". A fronte della terminologia usata, che parla di "trasferimento" e non di qualsiasi accordo patrimoniale, era stato sollevato il quesito da parte delle Amministrazioni e il Ministero dell'interno, con la circolare n. 19/2014, aveva specificato che la ratio della previsione di cui all'art. 12 è di escludere qualunque valutazione di natura economica o finanziaria nella redazione dell'atto di competenza dell'Ufficiale giudiziario. Pertanto, l'accordo contenente clausole con carattere dispositivo sul piano patrimoniale, come ad esempio l'uso della casa coniugale, l'assegno di mantenimento e qualunque altra utilità economica tra i coniugi, non poteva essere accettato dall'Ufficiale dello stato civile. Tuttavia, in seguito il Ministero aveva emanato un'altra circolare, modificativa dell'interpretazione precedente che è andata a modificare l'orientamento.
La circolare n. 6 del 24 aprile 2015 ha fornito una nuova interpretazione della locuzione "patti di trasferimento patrimoniale". L'atto specifica che l'impegno di corrispondere il mantenimento ha natura di disposizione negoziale che fa sorgere un rapporto di tipo obbligatorio non produttivo di effetti traslativi su un bene determinato. Per questo motivo, doveva ritenersi esclusa l'accordo di corresponsione dell'assegno periodico in un'unica soluzione c.d. una tantum.
Era invece consentita la previsione di un obbligo di pagamento di una somma di denaro a titolo di assegno periodico, sia nel caso di separazione consensuale per l'assegno di mantenimento, sia nel caso di richiesta congiunta di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio, per l'assegno divorzile e infine, nell'ambito della modifica delle precedenti condizioni di separazione o di divorzio già stabilite con revoca o revisione quantitativa dell'assegno.
Questo tipo di interpretazione, sarebbe illegittima e avrebbe carattere innovativo rispetto alla norma di legge cui fa riferimento.
Secondo quanto dedotto nel ricorso, l'interpretazione estensiva o manipolativa dell'art. 12 è in contrasto anche con l'art. 24 Cost., per violazione del diritto alla difesa di quei soggetti che, trovandosi in posizione di debolezza o soggezione verso il proprio coniuge o verso l'ambiente sociale in cui vivono, potrebbero essere costretti ad accordi patrimoniali lesivi dei propri interessi, in un ambito procedimento nel quale mancano adeguate garanzie di tutela poichè l'ufficiale di stato civile non può "entrare nel merito della somma consensualmente decisa, né della congruità della stessa". Infine, la circolare sarebbe stata emanata in violazione art. 17 della legge n. 400/1988 e sarebbe nulla per carenza assoluta di potere o eccesso di potere per incompetenza.
L'atto idoneo a produrre effetti normativi esterni all'Amministrazione e innovativo dell'ordinamento giuridico è la circolare-regolamento che ha diversi requisiti procedurali, formali e sostanziali. Il Tribunale ha accolto il ricorso, dichiarando errata la posizione assunta al riguardo dal Ministero dell'Interno circa l'interpretazione della norma in esame, che invece ha portata ampia e omnicomprensiva. La legge comprende ogni ipotesi di trasferimento patrimoniale, siano beni ben individuati o una somma di denaro, poiché in ogni caso si determina un accrescimento patrimoniale nel soggetto in favore del quale il trasferimento è eseguito. Esso può avvenire una tantum, in un'unica soluzione, o mensilmente o comunque periodicamente, e tuttavia la modalità stabilita non vale a modificare la natura dell'operazione, che rimane sempre quella di trasferimento patrimoniale.
La sentenza conferma, inoltre che la previsione di cui all'art. 12 è conforme alla ratio che consente il ricorso alla procedura semplificata di separazione o divorzio o di modifica delle condizioni dell'una o dell'altro, che è quella di agevolare l'iter per pervenire a tale risultato, ma solo in presenza di condizioni che non danneggino i soggetti deboli.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 49
 art. 3
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 17
 sentenza