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Timestamp: 2018-12-16 10:05:23+00:00

Document:
Processo Penale e Giustizia - giusto processo
Giusto processo - Nulla poena sine lege - diritto al rispetto della proprietà - confisca
Al fine di attuare la misura della confisca ex art. 44 d.p.r. 380/2001, non necessariamente occorrono le condizioni processuali descritte dall'art. 6 Cedu, ben potendo la misura ablativa essere irrogata anche se non affianca un formale provvedimento di condanna. Quel che grava sui giudici è, invero, un onere motivazionale che attesti come i medesimi abbiano esplorato a fondo i profili di responsabilità di chi subisce la misura, di talché, ritenendola, la confisca può applicarsi, ad esempio, anche a seguito di decisione che accerti il decorso del termine prescrizionale [tale principio è stato ritenuto vulnerato a seguito della confisca di terreni, in attuazione della legislazione nazionale in materia di lottizzazione abusiva, effettuata da parte dello Stato italiano in danno dei ricorrenti, persone giuridiche, che non erano stati coinvolti in qualità di parti nel processo al cui esito fu emessa la misura ablativa. Ugualmente, la Corte ha rilevato l'infrazione dell'art. 6, §2 Cedu per i rappresentanti legali degli stessi enti: difatti, se è vero che la confisca può applicarsi anche ad esito di proscioglimento per intervenuta prescrizione, nel caso di specie la Suprema Corte aveva annullato senza rinvio, per quella ragione, la condanna incorsa nei gradi di merito, mantenendo in piedi la confisca e senza possibilità alcuna per gli interessati di ottenere l'acquisizione di prove a discarico che consentissero loro di dimostrare l'insussistenza dei presupposti necessari ad applicare una sanzione 'sostanzialmente' penale quale è, giustappunto, la confisca].
Corte edu, 12 dicembre 2017, Zadumov c. Russia
Allo scopo di accertare la sussistenza di una violazione di cui all’articolo 6 della CEDU, la Corte deve esaminare il procedimento nel suo complesso, ivi compreso il modo in cui sono state assunte le prove, tenuto conto dei diritti della difesa, di quelli dei testimoni, nonché dell’interesse - pubblico e delle vittime - ad ottenere l'accertamento e la punizione dei reati (Gäfgen c. Germania [GC], n. 22978/05 , §§ 163 e 175, CEDU 2010). L’articolo 6, paragrafo 3, lettera d), sancisce il principio secondo cui tutte le prove a carico dell’imputato devono essere assunte in una pubblica udienza nel contraddittorio tra le parti. L'utilizzo di dichiarazioni formatesi in fase predibattimentale, tuttavia, non è di per sé in contrasto con l'articolo 6 §§ 1 e 3 (d) (così in Al Khawaja e Tahery c. Regno Unito [GC], nn. 26766/05 e 22228/06 , § 118, ECHR 2011 e Schatschaschwili c. Germania ([GC], n. 9154/10 , CEDU 2015). Per verificare l’equità del processo la Corte deve compiere un triplice accertamento, valutando: 1) se vi sia stato un ragionevole motivo per la mancata escussione del testimone; 2) l’unicità o decisività della prova fondante la condanna; 3) la presenza di istituti in grado di controbilanciare lo svantaggio subito dalla difesa a seguito dell'ammissione di un contributo dichiarativo unilaterale. Tali requisiti si presentano interconnessi e cumulativamente valutabili. Infine, l’ordine dei 3 steps non risulta tassativo ben potendo variare a seconda della maggiore rilevanza di uno rispetto agli altri (Al Khawaja e Tahery c. Regno Unito §§ 119 e 126-47 e Schatschaschwili c. Germania §§ 103-05 e §§ 119-25). [I principi espressi sono stati violati dallo stato russo a seguito dell’acquisizione di dichiarazioni predibattimentali da parte di una testimone con disturbi psichiatrici: nonostante costei non avesse avuto un'impossibilità assoluta a comparire in dibattimento, i giudici interni hanno fondato la condanna, in maniera decisiva, sulle dichiarazioni rese in fase d'indagine, senza garantire all'imputato un adeguato rimedio innanzi alle difficoltà difensive incontrate].
Giusto processo - prove - diritti e garanzie difensive
Nel valutare una violazione all’articolo 6, § 3, Cedu, la Corte deve esaminare l’equità del processo nella sua interezza, oltre al contemperamento dei diritti della difesa, delle persone offese e dell’interesse pubblico (tra le altre anche Taxquet v. Belgio [GC], n. 926/05, § 84 , CEDU 2010 eAl-Khawaja e. Tahery contro Regno Unito [GC], 26766/05 e 22228/06, § 118, CEDU 2011 ). Tuttavia, per ciò che attiene all’iter probatorio, questo rimane di esclusiva competenza dell’ordinamento nazionale. La lettera D) del § 3 dell’articolo 6, difatti, sancisce, in linea generale, che la prova debba formarsi dinnanzi all’organo giudicante in contradditorio tra le parti. Tale principio non è privo di eccezioni, ammissibili solamente garantendo il diritto alla prova in capo all’accusa e le corrispettive garanzie difensive a favore dell’imputato. Nel caso in cui alla difesa sia impossibile l’esame di un testimone, ciò non integra ex se una violazione dell’articolo 6 § 3 lettera D). La Corte deve, difatti, compiere una triplice valutazione circa la gravità e imprevedibilità dei motivi di tale impossibilità, l’unicità ed il peso della prova e l’esistenza di rimedi compensatori nell’ordinamento (principi ribaditi dalla Grande Camera Schatschaschwili c. Germania 9154/10, CEDU 2015). Tali requisiti si presentano interconnessi e valutabili nel loro complesso posto che, ad esempio, l’adeguatezza dei rimedi compensatori è parametrata al peso e all’unicità della prova (ibid. §§111-131.)[Principi disattesi dallo stato italiano a fronte di una condanna emessa sulla base dell’unica dichiarazione della persona offesa, acquisita ex 512 c.p.p., mai più esaminata e contro-esaminata durante l’intero iter processuale].
Corte edu, 18 luglio 2017, Sklyar c. Russia
Giusto processo - garanzie difensive - trattamento carcerario - divieto di tortura
Le garanzie sancite all’articolo 6 §3 CEDU integrano aspetti concreti e sostanziali del generale principio ad un equo processo affermato dal comma 1 del medesimo articolo. Le censure relative alla violazione di entrambi i commi devono, pertanto, essere valutate in maniera congiunta e sistematica. In ogni caso, né la lettera né i principi dell’articolo de quo impediscono ad una parte di rinunciare coscientemente, in maniera espressa o tacita, alle garanzie di un processo equo. Una siffatta rinuncia deve apparire inequivocabile, supportata da garanzie minime in relazione al caso concreto e comunque mai contraria diritto fondamentale della persona. [Tali principi non appaiono violati nel caso in cui un imputato abbia cosciente e volontariamente, anche attraverso moduli prestampati autenticati dalla parte stessa e dalle autorità giudiziarie, rinunciato all’assistenza di un difensore in una fase processuale in cui ciò è consentito dalle norme di diritto interno]. Nello stabilire se il trattamento carcerario sia conforme al divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti sancito dall’articolo 3 CEDU, di fondamentale rilevanza appare lo spazio minimo a disposizione di ogni detenuto, il sovraffollamento delle celle e le generali condizioni di salubrità ed igiene delle medesime. [Principio non rispettato dallo stato russo nel predisporre celle con soli 2 metri quadrati disponibili per ciascun detenuto, in istituti sovraffollati e con scarsa salubrità generale e dei servizi igienici].
Corte edu, 10 luglio 2017, Moreira Ferreira c. Portogallo
Giusto processo - impugnazione straordinaria - riapertura del procedimento - principi generali
In caso di violazione dei principi sanciti all’articolo 6 CEDU la Corte, pur non potendo ordinare la riapertura del procedimento nazionale, può, in ogni caso, indicare tale rimedio, o una differente impugnazione straordinaria, quale possibile emenda alla violazione stessa. A fronte della riapertura del procedimento, i principi di cui all’articolo de quo, e la loro applicazione, devono valutarsi a seconda della natura, dell’oggetto e delle caratteristiche dell’impugnazione straordinaria stessa. In linea generale, tali principi trovano sicura applicazione nei casi in cui il giudice nazionale riesamini la sanzione nei suoi aspetti sostanziali ed ontologici. Nel caso in cui uno Stato si conformi ad una precedente statuizione della Corte, non spetta a questa agire come organo di nuova istanza valutandone l’operato in conformità ai principi sanciti dall’articolo 6, salvo casi di manifesta arbitrarietà ed irragionevolezza.[Un comportamento conforme alla statuizione n.19867/12 della Corte è giudicato quello dello Stato portoghese nel non ritenere necessaria la riapertura di un procedimento penale viziato dalla mancata valutazione dell’incapacità della condannata in quanto non decisiva rispetto alla colpevolezza e sulla scorta della predisposizione, da parte dello Stato, di altri e diversi mezzi di riparazione].
Corte edu, 9 marzo 2017, Kuzmenko c. Ucraina
Giusto processo – Diritto di adire il tribunale - Rapporti tra azione civile e azione penale
Il diritto ad adire un tribunale può essere assoggettato, in base alle normative interne, a restrizioni, compatibili con l'esercizio del diritto di difesa. Sono i singoli Stati ad individuare il giusto equilibrio tra il diritto dei singoli all'accesso alla giustizia e le altre esigenze, di caratura pubblicistica, che determinano possibili restrizioni: non spetta, poi, alla Corte strasburghese sostituirsi ai giudici interni per risolvere i problemi di corretta interpretazione del diritto nazionale [La Corte ha ribadito il principio testé rammentato in tema di rapporti tra azioni civile e penale, spettando a ciascuno Stato la compiuta regolamentazione di essi].

References: art. 44
 §2
 § 118
 § 3
 § 84
 § 118
 § 3
 § 3
 §3