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Timestamp: 2020-04-04 22:05:48+00:00

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Abusi su minori Privacy Policy Cookie Policy
Tentativo di atti sessuali anche in assenza di contatto fisico
Cassazione Penale, Sezione IV, 22 luglio 2013 (ud. 16 aprile 2013), n. 31290
Con sentenza del 22 luglio 2013 n. 31290, la Suprema Corte di Cassazione si esprime sul reato di atti sessuali con minorenni previsto dall’art. 609 quater c.p.
Il procedimento dinanzi alla Corte di Cassazione riguarda una vicenda in cui l’imputato maggiorenne era stato condannato precedentemente dalla Corte di appello di Messina alla pena di anni 4 di reclusione per il delitto di cui agli artt. 81 cpv., 56 e 609 quater c.p., per aver compiuto condotte idonee e dirette in modo non equivoco a compiere atti sessuali con minori di anni 14 consistiti nell'avvicinare i minori e richiedere agli stessi il compimento di atti sessuali e tutto ciò pur in assenza di contatto fisico; nonchè per il delitto di cui all'art. 582 (lesioni), per avere provocato uno stato d'ansia reattivo al L.P.; nonchè, ancora, per il delitto di violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. In particolare l'imputato aveva adescato minori abitanti nel suo quartiere, invitandoli a seguirlo in ascensore oppure nel parco o in casa, pronunciando poi frasi del tipo: "ti faccio la terapia"; "ti metto una cosa lunga dietro", invitandoli inoltre a praticare sesso orale. Tutto ciò accompagnando le parole con gesti concreti, quali l'appostamento nei luoghi di frequentazione dei minori; in un caso, lo strattonamento per il braccio; in talune circostanze fino ad inginocchiarsi di fronte al minore.
Pertanto la Corte di appello di Messina aveva ritenuto che le condotte dell’imputato fossero per la loro invasività ed idoneità tali da compromettere lo sviluppo psicofisico dei minori e pertanto non potevano essere qualificate mere molestie, ma debordavano nel tentativo di violenza sessuale che, secondo la più recente giurisprudenza, prescindeva dal contatto fisico.
Avverso la sentenza della Corte di Appello presentava ricorso per Cassazione l’imputato lamentando la mancanza della prova della idoneità delle condotte a ledere la sfera sessuale fisica delle vittime e che al riguardo non vi era stato nessun contatto fisico con le vittime.
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ritenendo che il giudice di merito avesse correttamente accertato l’idoneità e la univocità degli atti a determinare l’invasione della sfera corporea delle vittime attraverso un giudizio ex ante ed in concreto.
La Suprema Corte rileva come la giurisprudenza di legittimità ha più volte affrontato l'argomento della differenza tra il delitto di violenza sessuale e la contravvenzione di molestie, specificando che la nozione di "atti sessuali", cui fa riferimento l'art. 609 bis c.p., nasce dalla somma delle due nozioni di congiunzione carnale e di atti di libidine che la legislazione previgente considerava e disciplinava separatamente, non può non comportare un coinvolgimento della corporeità sessuale della persona offesa.
In negativo la Corte rileva come non possano qualificarsi come "atti sessuali", nel senso richiesto dalla norma incriminatrice, tutti quegli atti, i quali, pur essendo espressivi di concupiscenza sessuale, siano però inidonei (come nel caso dell'esibizionismo, dell'autoerotismo praticato in presenza di altri costretti ad assistervi o del "voyeurismo"), ad intaccare la sfera della sessualità fisica della vittima.
Nel controllo dell’applicazione delle regole del tentativo di delitto (art. 56 c.p.) la Suprema Corte ha rilevato come la particolare invasività della condotta, il vero e proprio "accerchiamento" della vittima, correttamente è stata ritenuta dal giudice di merito, con valutazione ex ante, idonea alla costrizione ovvero a carpire il consenso agli atti sessuali invocati. Quanto alla univocità della condotta, essa emerge oggettivamente non solo dal tenore non equivoco delle frasi pronunciate, ma anche dal fatto che gli inviti a consumare gli atti sessuali sono stati accompagnati dalla indicazione di luoghi di consumazione in grado di garantire una sfera di intimità (casa, ascensore, parco).
Avv. Vincenzo Daniele Mistretta
Cassazione penale sez. IV, sentenza n. 31290 del 16/04/2013
avverso la sentenza della Corte di Appello di Reggio Calabria del
15/5/2012 (n. 1474/11);
udite le conclusioni del Procuratore Generale Dr. Gaeta Pietro, che
ha chiesto il rigetto del ricorso.
Si è dedotto da ciò che non possono qualificarsi come "atti sessuali", nel senso richiesto dalla norma incriminatrice, tutti quegli atti, i quali, pur essendo espressivi di concupiscenza sessuale, siano però inidonei (come nel caso dell'esibizionismo, dell'autoerotismo praticato in presenza di altri costretti ad assistervi o del "voyeurismo"), ad intaccare la sfera della sessualità fisica della vittima (cfr. anche, Cass. Sez. 3, Sentenza n. 23094 del 11/05/2011 Ud. (dep. 08/06/2011), Rv. 250654; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 7365 del 18/01/2012 Ud. (dep. 24/02/2012), Rv.
252132).
Una volta ritenuta la "corporeità" un elemento necessario per caratterizzare un atto come "sessuale", va da sè che non sono tipiche tutte quelle condotte che non coinvolgono il corpo della vittima, in quanto non costretta a "compiere" o a "subire" gli atti sessuali. In applicazione di tale principio, coerentemente è stata esclusa la configurabilità della tentata violenza sessuale con riguardo ad un fatto di masturbazione dinanzi ad una minore (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 23094 del 11/05/2011 Ud. (dep. 08/06/2011), Rv.
250654).
Non va, inoltre, obliterato l'insegnamento di questa corte, secondo cui ai fini della configurabilità della circostanza attenuante del fatto di minore gravità nel tentativo di violenza sessuale non si deve tenere conto dell'azione effettivamente compiuta dall'agente, ma di quella che lo stesso aveva intenzione di porre in essere e che non è stata realizzata per cause indipendenti dalla sua volontà (Cass. Sez. 3, Sentenza n.44416 del 09/11/2011 Ud. (dep. 30/11/2011), Rv.
251216).
Depositato in Cancelleria il 22 luglio 2013

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