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Timestamp: 2020-08-03 12:39:43+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1321 del 22/01/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1321 del 22/01/2020
Cassazione civile sez. trib., 22/01/2020, (ud. 21/11/2019, dep. 22/01/2020), n.1321
sul ricorso 8931-2017 proposto da:
D.L., DU.LO., elettivamente domiciliate in ROMA, VIA
OTTAVIANO 42, presso lo studio dell’avvocato BRUNO LO GIUDICE, che
le rappresenta e difende;
avverso la sentenza n. 6406/2016 della COMM.TRIB.REG. di ROMA,
21/11/2019 dal Consigliere Dott.ssa CAPRIOLI MAURA;
Sostituto Procuratore Generale Dott. DE MATTEIS STANISLAO che ha
chiesto: si accolga i primi due motivi di ricorso con assorbimento
Con sentenza n. 6406/2016 la CTR di Roma rigettava l’appello proposto da Du.Lo. e D.L. avverso la sentenza della CTP n. 24227/2015, con cui era stata rigettata l’impugnativa delle contribuenti avente ad oggetto l’avviso di accertamento emesso nei loro confronti nell’ambito di una revisione generale (promossa L. n. 311 del 2004, ex art. 1, comma 335) delle zone censuarie e delle tariffe di estimo delle unità immobiliare site in microzone omogenee, nonchè di una revisione del classamento.
Il giudice di appello, condividendo in questo la valutazione espressa dalla CTP, riteneva legittimo il provvedimento impugnato, in quanto conforme al dettato normativo che consente un riclassamento standardizzato posto in un ambito ben diverso da quello previsto dalla L. n. 662 del 1996.
Du.Lo. e D.L. propongono ricorso per cassazione affidato a tre motivi cui resiste con controricorso l’Agenzia per le Entrate.
Le ricorrenti hanno depositato due memorie illustrative in replica
Con il primo motivo le ricorrenti deducono la violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, dell’art. 138 disp att. c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Affermano in particolare che la Ctr non avrebbe rilevato la nullità della sentenza di primo grado a causa del difetto di motivazione, nullità tempestivamente eccepita con l’impugnazione.
Denunciano altresì che il giudice di appello avrebbe rigettato la relativa eccezione sulla base di una motivazione carente.
Con un secondo motivo le contribuenti denunciano l’omessa pronuncia in merito all’eccepito vizio di violazione dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4; ciò con riguardo ai presupposti del classamento massivo qui adottato.
Da ultimo, le ricorrenti sollevano, in caso di mancato accoglimento dei precedenti motivi, la questione di illegittimità costituzionale della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335 in relazione agli artt. 3,53 e 97 Cost.
Costituisce principio cardine in tema di impugnazione che la sentenza d’appello si sostituisce totalmente a quella di primo grado: il che significa che il giudice di appello, anche nel confermare la sentenza di primo grado, la sostituisce.
Ne consegue che, salva l’ipotesi che su taluni punti della controversia la sua indagine sia preclusa per essersi formata la cosa giudicata, egli può non soltanto pervenire a diverse conclusioni in base ad un diverso apprezzamento dei fatti, ma anche giungere alla medesima soluzione in forza di motivi e di considerazioni che il primo giudice aveva trascurato, e cosi sostituire totalmente la propria motivazione a quella della sentenza di primo grado, pur confermandone il contenuto decisorio.
E’ stato anche chiarito che la congruità della motivazione della sentenza del giudice di appello deve essere verificata con esclusivo riguardo alle questioni che sono state sottoposte al medesimo, e dallo stesso risolte per decidere la controversia (Cass. n. 2078/1998).
A tali principi si associa quello per cui le nullità delle sentenze soggette ad appello si convertono in motivi di impugnazione, con la conseguenza che il giudice di secondo grado, investito delle relative censure, non può limitarsi a dichiarare la nullità della sentenza appellata, ma deve decidere nel merito. Pertanto non può essere denunciato in cassazione un vizio della sentenza di ‘primo gradò ritenuto insussistente dal giudice d’appello (Cass. n. 11537/1996; Cass. 2018 n. 1323).
Sempre in virtù di questi principi deriva ancora che non può essere denunciato in cassazione il vizio della sentenza di ‘primo gradò non rilevato dal giudice di appello (Cass. n. 17027/2007).
Esso introduce la questione su quale debba essere il contenuto motivazionale minimo necessario dell’atto di accertamento per rendere adeguata a parametri di tutela del contribuente e di trasparenza amministrativa la revisione parziale, ai sensi della L. 311 del 2004, art. 1, comma 335, del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata site in microzone comunali c.d. anomale.
La terza ipotesi è quella della cui applicazione si tratta nel presente giudizio, ed è prevista dalla medesima L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, che così dispone: “La revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata site in microzone comunali, per le quali il rapporto tra il valore medio di mercato individuato ai sensi del regolamento di cui al D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138 (in realtà tale regolamento non fornisce prescrizioni idonee a stabilire le modalità di rilevazione e di determinazione dei valori medi di mercato, neppure attraverso il richiamo agli artt. da 145 a 26 del regolamento approvato con D.P.R. n. 1142 del 1949), e il corrispondente va/ore medio catastale ai fini dell’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili si discosta significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali, è richiesta dai comuni agli Uffici provinciali dell’Agenzia del territorio. Per i calcoli di cui al precedente periodo, il valore medio di mercato è aggiornato secondo le modalità stabilite con il provvedimento di cui al comma 339 (il comma 339, in realtà, riguarda il provvedimento del direttore dell’agenzia delle entrate con cui sono stabilite le modalità tecniche e operative per l’applicazione delle disposizioni di cui ai commi 336 e 337: nulla quindi che interessi l’aggiornamento dei valori medi di mercato. Tale incongruenza testuale aggiunge un elemento di ulteriore difficoltà al già non agevole compito di interpretare con precisione la norma per quanto riguarda la definizione ed il calcolo dei suoi parametri numerici e quindi, in definitiva, per quanto riguarda la definizione e l’accertamento dei presupposti per l’applicazione di essa). L’Agenzia del territorio, esaminata la richiesta del comune e verificata la sussistenza dei presupposti, attiva il procedimento revisionale con provvedimento del direttore dell’Agenzia medesima”.
In questa prospettiva è stato infatti affermato che l’attribuzione d’ufficio di un nuovo riclassamento impone all’amministrazione di specificare in modo chiaro nell’avviso di accertamento le ragioni della modifica, senza alcuna possibilità per l’Ufficio di addurre, in giudizio, cause diverse rispetto a quelle enunciate nell’atto nell’evidente fine di delimitare l’oggetto dell’eventuale giudizio contenzioso (Cass. 2017 n. 22900).
Va in particolare considerato, a tal riguardo, che, mentre le prime due delle tre suddette ipotesi di revisione del classamento dipendono da (e debbono quindi esere motivate con riferimento a) fattori intrinseci specificamente riguardanti il singolo immobile considerato, la terza ipotesi, che è quella che qui viene in esame, prevede invece un riclassamento dovuto, almeno in via principale, a fattori estrinseci di carattere per così dire generale o collettivo.
In particolare quando si tratta di un mutamento di rendita inquadrabile nella revisione del classamento delle unità immobiliari private site in microzone comunali ai sensi della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, la ragione giustificativa non è la mera evoluzione del mercato immobiliare, nè la mera richiesta del Comune, bensì l’accertamento di una modifica nel valore degli immobili presenti nella microzona, attraverso le procedure previste dal successivo comma 339 ed elaborate con la Dett. Dirett. 16 febbraio 2005 (G.U. n. 40 del 18 febbraio 2005), cui sono allegate linee guida definite con il concorso delle autonomie locali.
Relativamente alla prima fase è preliminare la suddivisione del territorio comunale in microzone che presentino al loro interno i caratteri di omogeneità previsti dall’art. 2 del Regolamento emanato con D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138.
E la Corte costituzionale, nel convalidare la legittimità del peculiare strumento introdotto con la legge finanziaria 2005, (C. cost. 1 dicembre 2017, n. 249), afferma che l’obbligo della motivazione in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento (p.7.3).
Di conseguenza, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento in termini sintetici e quindi generici al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, senza specificare le fonti, i modi e i criteri con cui questi dati sono stati ricavati ed elaborati (cfr Cass. n. 3156 del 17/02/2015, Cass. n. 22900 del 29/09/2017; Cass. 2019 n. 10403; Cass. n. 1990/2019; Cass. n. 23047/2019 tutte concordi nel senso nel richiedere che vengano precisate le ragioni che hanno indotto l’Amministrazione a modificare d’ufficio il classamento originario).
Per quanto riguarda, ad esempio, il parametro costituito dal valore medio di mercato delle unità immobiliari comprese nella singola microzona, è necessario che l’amministrazione specifichi e documenti con precisione quali dati sono stati utilizzati ed in quale modo ne è stata effettuata la rilevazione e l’elaborazione per determinare tale valore medio. La norma non fornisce infatti alcuna specificazione al riguardo nè appare sufficiente a tal fine il richiamo al regolamento di cui al D.P.R. n. 138 del 1998, ovvero al del medesimo articolo, comma 339. Al fine di consentire al contribuente il controllo sulla legittimità dell’operato dell’amministrazione, così come non è sufficiente il mero richiamo ai termini generici impiegati dalla norma neppure è sufficiente la mera indicazione in cifra dei risultati, ma è necessario dar conto in modo chiaro e specifico dei metodi con cui sono stati ottenuti tali risultati, dei criteri impiegati e delle tecniche statistiche applicate oltre che della attendibilità dei dati di fatto sui quali si è basata l’elaborazione statistica. Qualora poi, ai fini dell’individuazione del valore medio di mercato della singola microzona sia stato fatto ricorso oltre che alla rilevazione documentata dei dati reali – quali i prezzi delle compravendite e delle locazioni, anche (oppure in luogo ovvero in aggiunta e integrazione di essi) a fattori indiziari e inferenziali (urbanistici, ambientali o simili ovvero riguardanti le variazioni delle preferenze della clientela) dai quali siano stati inferiti componenti di maggior valorizzazione economica delle unità immobiliari comprese nella microzona, allora l’amministrazione ha l’onere di specificare con precisione e di provare la sussistenza e l’efficacia di tali condizioni fattuali e la correttezza del metodo inferenziale adottato.
Infine occorre che sia specificata la data alla quale fa riferimento la rilevazione della media dei valori medi catastali e la data della rilevazione della media dei valori di mercato. Senza una piena coincidenza delle date di rilevazione le comparazioni tra zona e zona ipotizzate dalla norma non hanno infatti alcun senso. Inoltre, la data di rilevazione dei valori medi di mercato deve essere prossima al provvedimento di riclassificazione e comunque non precedente rispetto ai fenomeni di decrescita dei prezzi degli immobili e dei canoni di locazione quali si sono avuti nei tempi recenti e che, presumibilmente, non erano stati previsti dal legislatore. domunque la mancata specificazione dell’anno di riferimento impedisce al contribuente di effettuare il controllo del dato e di svolgere al riguardo le sue difese.
Riguardo a tutti i profili fin qui esemplificativamente indicati, l’avviso di accertamento in esame nulla dice, sicchè il contribuente non è posto in condizioni di sapere alcunchè circa il criteri e i modi con cui tali parametri sono stati determinati e circa le operazioni effettuate per la relativa elaborazione. Nè queste radicali lacune sono state colmate da specificazioni e integrazioni fornite dall’Agenzia nel corso del giudizio.
A questo difetto radicale di motivazione circa la sussistenza e preliminarmente – l’identificazione dei presupposti per la revisione del classamento della L. 301 del 2004, ex art. 1, comma 335, si aggiunge poi un altrettanto radicale difetto di motivazione circa i criteri utilizzati per tradurre il riallineamento della microzona in questione in specifica rideterminazione delle rendite catastali delle unità immobiliari in essa situate. Come si è detto all’inizio, infatti, una volta accertata la sussistenza dei presupposti per l’applicazione della revisione di cui al comma 335, l’amministrazione ha l’onere di dedurre e provare i parametri, i fattori determinativi ed i criteri per l’applicazione della riclassificazione alla singola
unità immobiliare. Anche per questo profilo la norma non contiene
disposizioni applicative espresse e tanto meno disposizioni di dettaglio. Il problema interpretativo che qui si pone appare peraltro risolvibile sulla base della finalità perequativa e di riallineamento tra le varie microzone che rappresenta l’obiettivo della revisione prevista dalla norma in esame. Il presupposto è la sussistenza di microzone nelle quali il rapporto tra il valore medio di mercato e il corrispondente valore medio catastale si discosta significativamente (e cioè per più del 35 per cento, salva maggiore determinazione comunale) dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali. La finalità della revisione è quella di riallineare i rapporti tra valori medi di mercato e valori medi catastali, riducendo il rapporto (e cioè aumentando il denominatore rappresentato dalle rendite catastali) delle microzone in cui esso è attualmente maggiore di oltre il 35 per cento rispetto al rapporto tra valore di mercato e valore catastale mediamente presente sul territorio comunale. Ne consegue che la rendita catastale di ciascuna unità immobiliare compresa nella microzona “anomala” potrà essere aumentata in misura percentualmente corrispondente a quella necessaria e sufficiente per rendere il rapporto tra il valore medio di mercato ed il valore medio catastale delle unita immobiliari della microzona non superiore per più del 35 per cento rispetto all’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali. L’amministrazione deve quindi dedurre e dimostrare di aver utilizzato, per la riclassificazione in esame, criteri e metodi corrispondenti alle finalità meramente perequative e di riallineamento della procedura in esame, specificando quali siano state le operazioni compiute e i dati utilizzati, al fine di consentire al contribuente il controllo e la difesa, in fatto e in diritto, anche rispetto a questa fase applicativa della revisione per microzone.
Si legge infatti che “il riclassamento, mosso dall’esigenza di porre rimedio a significativi squilibri verificatesi fra valori di mercato e valori catastali determinati dal fenomeno concreto di riqualificazione urbana della microzona di ubicazione” per cui si è proceduto alla determinazione del classamento e alla conseguente attribuzione di una nuova rendita catastale.
Cosi l’immobile di (OMISSIS) è passato per il solo fatto che si trova inserito in una microzona dalla categoria A/4,classe 3 e rendita Euro 531,32 a categoria A/2,classe 3 e rendita di Euro 939,95, al pari dell’immobile di (OMISSIS) è passato dalla categoria A/2, classe 2 e rendita Euro 1493,85 a categorai A/2,classe 5 e rendita Euro 2.366,66, e dell’unità immobiliare di (OMISSIS) 18 è passato dalla categoria A/2 classe 3 e rendita di Euro 1447,07 a categoria A/2,classe 5 e rendita 2.002,56.
Nel provvedimento impugnato non sono in alcun modo illustrate le ragioni che nel concreto hanno giustificato il passaggio di classamento in particolare non viene spiegato in quale modo la dedotta maggiore divaricazione zonale del rapporto tra valori di mercato e rendite catastali abbia potuto tradursi, nella specie, in un così rilevante aumento della rendita catastale attribuita all’unità immobiliare oggetto di accertamento.
Si tratta, come è evidente, di formulazioni del tutto prive di specificità e determinatezza ed in ordine alle quali sarebbe impossibile l’opera di traduzione in una precisa percentuale di aumento della rendita catastale delle singole unità immobiliari. Tali espressioni, infatti, non sono idonee ad indicare i criteri e i modi con cui sono identificati, calcolati, rilevati ed elaborati i quattro parametri prescritti dalla norma e cioè: il valore medio di mercato della microzona (per mq); il valore catastale medio della microzona; il valore di mercato medio per l’insieme di tutte le microzone; il valore catastale medio per l’insieme di tutte le microzone.
Le considerazioni sopra esposte portano ad accogliere, con l’assorbimento dei rimanenti profili di censura, l’originario ricorso dei contribuenti non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto (art. 384 c.p.c., comma 2).
La questione relativa alla prospettata illegittimità costituzionale della norma posta a fondamento dell’accertamento sollevata in via subordinata resta assorbita, non senza rilevare che, in merito, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 249/2017, si è pronunciata nel senso di ritenere legittimo la L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335.
Le spese della fase di merito vanno compensate in ragione della complessità della vicenda e del succedersi nel tempo delle interpretazioni giurisprudenziali. Gli oneri processuali anche della presente fase vanno compensati in ragione della controvertibilità delle questioni e del consolidarsi in corso di causa degli orientramenti interpretativi richiamati.
– accoglie il secondo motivo di ricorso e rigetta il primo, assorbito il terzo;
– cassa la decisione impugnata e, decidendo nel merito, accoglie l’originario ricorso delle contribuenti;
– compensa le spese dell’intero procedimento.

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 art. 1
 art. 36
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