Source: https://www.ergoncommercialisti.com/diario/tributario/
Timestamp: 2019-08-25 02:44:09+00:00

Document:
Tributario – Ergon
Proroga dei versamenti al 22 luglio per i contribuenti che applicano gli ISA
Il termine per i versamenti delle imposte per i soggetti che applicano i nuovi ISA dovrebbe slittare dal 1° al 22 luglio. Dopo l’allarme lanciato dai commercialisti, che anche ieri hanno sottolineato “l’intollerabile ritardo” nel rilascio dei …
Il termine per i versamenti delle imposte per i soggetti che applicano i nuovi ISA dovrebbe slittare dal 1° al 22 luglio. Dopo l’allarme lanciato dai commercialisti, che anche ieri hanno sottolineato “l’intollerabile ritardo” nel rilascio dei software per l’applicazione degli indici di affidabilità fiscale (che da quest’anno andranno a sostituire gli studi di settore), il Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, avrebbe firmato in serata il DPCM che dispone la proroga di 20 giorni e trasmesso il decreto alla Presidenza del Consiglio, per la necessaria firma del Premier Conte.
Si tratta di un “cerotto”, hanno commentato a caldo Maurizio Postal e Gilberto Gelosa, Consiglieri del CNDCEC con delega alla fiscalità, comunque “non sufficiente”, considerato che, oltre ai software necessari per l’applicazione degli ISA, al momento risultano ancora indisponibili anche gli ulteriori dati che i contribuenti dovranno scaricare dal sito dell’Agenzia delle Entrate, indispensabili per il funzionamento di quei software.
Il nuovo strumento dovrà poi essere “spiegato ai contribuenti (la platea interessa è di circa 4 milioni di partite IVA, ndr), indicando vantaggi e svantaggi degli ISA, incluse premialità e modalità per migliorare il proprio profilo di affidabilità fiscale. Essendo tenuti a inserire una serie di nuovi dati, appare impossibile fare in pochi giorni questo lavoro, quando, verosimilmente, i software di cui denunciamo da settimane l’assenza sarebbero arrivati negli studi tra il 20 ed il 25 giugno”.
Per questo, con una lettera inviata un paio di settimane fa allo stesso Tria, il CNDCEC aveva chiesto di spostare al 30 settembre il pagamento delle imposte, adottando un provvedimento normativo ad hoc in grado di contemplare la proroga per le imposte sui redditi, IRAP e IVA, dato che “i nuovi ISA hanno riflessi sulle imposte ordinariamente dovute” e non solo su quelle “correlate al miglioramento del punteggio di affidabilità fiscale” (si veda “CNDCEC: «Al 30 settembre il pagamento delle imposte»” del 25 maggio).
Ieri, il rilancio, con la richiesta di rendere facoltativa l’applicazione degli ISA per l’anno in corso, contenuta in una lettera indirizzata al Premier Giuseppe Conte. “A due settimane di distanza dalla lettera inviata al Ministro Tria – si legge nella nuova missiva firmata da Massimo Miani, Presidente dei commercialisti – dobbiamo purtroppo registrare che nessun passo in avanti è stato fatto e si è ulteriormente aggravata l’ormai non più tollerabile situazione di incertezza a cui tutti i commercialisti sono costretti, per l’ennesima volta, a far fronte, in totale spregio delle più elementari regole di garanzia e di rispetto del lavoro dei professionisti, nonché dei fondamentali diritti sanciti dallo Statuto del Contribuente”.
A poco più di 20 giorni dalla scadenza del termine per il versamento a saldo delle imposte sui redditi, secondo il CNDCEC “si è andati ormai fuori tempo massimo”. Di conseguenza, si chiedeva “un intervento risolutore che ponga definitivamente i contribuenti e i professionisti che li assistono nelle condizioni di effettuare gli adempimenti fiscali e di svolgere il proprio lavoro con la dovuta serenità e diligenza professionale, senza essere costretti a estenuanti straordinari”.
La proroga di 20 giorni disposta con il DPCM firmato ieri da Tria non può essere considerata tale, ma quantomeno, hanno sottolineato i Consiglieri Postal e Gelosa, “fa piacere che non sia arrivata, per l’ennesima volta, all’ultimo minuto”.
Fonte: https://www.eutekne.it/Servizi/EutekneInfo/Recensione.aspx?ID=734620
ISA … e adesso?
Gli indici sintetici di affidabilità (ISA) sono l’ennesimo strumento di compliance elaborato dall’Agenzia delle Entrate per consolidare la collaborazione tra i contribuenti e la Pubblica Amministrazione: studi di settore in soffitta e debutto degli ISA …
Gli indici sintetici di affidabilità (ISA) sono l’ennesimo strumento di compliance elaborato dall’Agenzia delle Entrate per consolidare la collaborazione tra i contribuenti e la Pubblica Amministrazione: studi di settore in soffitta e debutto degli ISA per far emergere nuova base imponibile, premiare i contribuenti “affidabili” e accrescere la cooperazione tra contribuenti e Fisco. Così doveva essere, ma così non è. Come da copione, gli indici sintetici di affidabilità fiscale assumono connotazioni di grande incertezza. Il software non è ancora disponibile a circa un mese dalla prima scadenza prevista per il pagamento delle imposte e il provvedimento n. 126200, emanato dall’Agenzia delle Entrate il 10.05.2019, introduce nuovi adempimenti ridondanti a carico degli intermediari, ormai afflitti dal susseguirsi senza soluzione di continuità dei mille invii telematici. Il tempo stringe e gli addetti ai lavori, per l’acquisizione massiva dei dati che consente di assegnare il voto di fedeltà fiscale, dovranno:
– chiedere delega al Cassetto Fiscale qualora non vi abbiano già provveduto;
– ricevere apposita delega (per dati ISA) dai propri assistiti;
– inviare un file all’Agenzia Entrate con la lista dei contribuenti assistiti fornendo elementi di riscontro contenuti nella dichiarazione IVA 2018 o in assenza, nel modello dei dati rilevanti ai fini della applicazione degli studi di settore 2018;
– conservare le deleghe cartacee per 10 anni;
– annotare giornalmente le deleghe acquisite in un apposito registro cronologico.
Solo terminato questo iter si potranno reperire le nuove informazioni che confluiranno nel modello ISA: non semplicemente dati contabili ed extracontabili a cui ci hanno abituato i buoni vecchi studi di settore, ma redditi degli ultimi 7 anni, dati INPS, coefficiente individuale per la stima del valore aggiunto, ecc.
Evidente quindi che imprese e professionisti dovranno prendere confidenza con un nuovo strumento in un periodo già affannoso per scadenze e ancora storditi dall’avvento della fatturazione elettronica, dell’esterometro, dei corrispettivi tematici, dei cambiamenti (immediati o meno) apportati dal codice della crisi e chi più ne ha più ne metta. Inevitabili e condivisibili sono pertanto le reazioni di AIDC (Associazione italiana dottori commercialisti) e UNGDCEC (Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili) che, con un comunicato congiunto del 21.05.2019, hanno richiesto a gran voce una proroga (che si gradirebbe non postuma rispetto alla scadenza) del pagamento delle imposte. Proroga che si ritiene inevitabile se non si vuole che il dettato contenuto all’art. 3, c. 2 dello Statuto del contribuente rimanga lettera morta (“in ogni caso, le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al 60° giorno dalla data della loro entrata in vigore o dell’adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti”).
Così, mentre in questi giorni diventa sempre più probabile lo spostamento della prima scadenza delle imposte al 20.07.2019 (ovviamente sempre nebulosa la platea dei contribuenti coinvolti), in tema di rinvii entra a gamba tesa anche il Consiglio Nazione dei commercialisti e degli esperti contabili con le richieste che il presidente ha inviato in due distinte lettere, rispettivamente al Ministro dell’Economia e delle Finanze e al Capo Divisione Servizi dell’Agenzia delle Entrate. Un differimento “sostanziale” quello invocato dal Cndcec che dovrebbe concretizzarsi con “un intervento di natura normativa che disponga, con il necessario anticipo rispetto all’attuale scadenza, la proroga dei termini di versamento al 30.09.2019”.
Fonte: https://www.ratio.it/ratioquotidiano/isa-e-adesso
Primo test per la detrazione dell’IVA sulle e-fatture obbligatorie
Possibile la «retro-imputazione» dell’imposta sulle fatture ricevute e annotate entro il 15 del mese Il soggetto passivo che abbia ricevuto e annotato, entro il 15 febbraio, fatture relative a operazioni effettuate nel mese precedente, potrà esercitare il diritto …
Possibile la «retro-imputazione» dell’imposta sulle fatture ricevute e annotate entro il 15 del mese
Il soggetto passivo che abbia ricevuto e annotato, entro il 15 febbraio, fatture relative a operazioni effettuate nel mese precedente, potrà esercitare il diritto alla detrazione con riferimento alla liquidazione periodica del mese di gennaio. Si tratta di una delle novità contenute nel DL 119/2018, che hanno modificato l’art. 1 comma 1 del DPR 100/98.
Considerato che fra il momento di effettuazione dell’operazione, la data di trasmissione della fattura elettronica e la ricezione della stessa da parte del destinatario possono trascorrere diversi giorni, la misura legislativa che consente di traslare la detrazione al mese di effettuazione dell’operazione si sta rivelando quanto mai opportuna.
A fronte della riduzione delle sanzioni per la tardiva trasmissione del documento, il soggetto passivo che abbia operato, ad esempio, una cessione di beni nel mese di gennaio 2019, potrà inviare la e-fattura al Sistema di Interscambio entro il 18 febbraio (essendo il 16 e il 17 festivi) senza vedere applicate le sanzioni per omessa fatturazione previste dall’art. 6 del DLgs. 471/97. Ciò comporta inevitabilmente il fatto che il cliente non necessariamente avrà la certezza di ricevere il documento entro i primi 15 giorni del mese successivo.
Al fine di potere esercitare il diritto alla detrazione, come precisato dalla circolare Agenzia delle Entrate 17 gennaio 2018 n. 1, conformemente ai principi stabiliti dalla direttiva 2006/112/CE, occorre la coesistenza del presupposto sostanziale dell’effettuazione dell’operazione e di quello, formale, del “possesso di una valida fattura d’acquisto”.
Nel processo di fatturazione elettronica, il documento si intende ricevuto dal cessionario o committente se è stato correttamente recapitato al suo indirizzo telematico o se, in caso di impossibilità di consegna, il soggetto passivo ne ha preso visione accedendo al portale “Fatture e Corrispettivi”. Solo in tale momento vi sarà la sussistenza dei presupposti, sostanziale e formale, che consentono l’esercizio della detrazione.
Queste disposizioni vanno, inoltre, coordinate con le novità in tema di annotazione degli acquisti, conseguenti alle modifiche dell’art. 25 del DPR 633/72. L’art. 13 del DL 119/2018 ha, infatti, previsto l’abolizione dell’obbligo di protocollazione delle fatture di acquisto. Tale adempimento, come si legge nella relazione illustrativa al decreto, “risulta automaticamente assolto per le fatture elettroniche inviate tramite SdI”.
Potrebbe quindi accadere che siano ricevute e automaticamente “protocollate” dal Sistema, ad esempio, l’11 febbraio 2019, fatture emesse dal cedente/prestatore il 7 febbraio e, in data successiva, documenti relativi al mese precedente.
In tale circostanza sarà comunque possibile, avvalendosi delle funzionalità consentite dalla propria software house, annotare la e-fattura ricevuta l’11 del mese, esercitando la detrazione nel mese di febbraio e registrare, il 12 febbraio, la fattura ricevuta in pari data, facendo confluire la relativa imposta detraibile nella liquidazione riferita al mese di gennaio.
Può peraltro accadere che il cessionario, pur non essendo in possesso della fattura elettronica e disponendo soltanto della copia cartacea della stessa (non valida ai fini fiscali), proceda comunque, erroneamente, ad annotare il documento e detrarre la relativa imposta nel mese di gennaio.
In tal caso l’Agenzia delle Entrate, in una delle FAQ pubblicate il 27 novembre 2018 sul proprio portale, ha precisato che, nel caso in cui la suddetta fattura venga ricevuta entro il termine per la liquidazione periodica di riferimento, non sarebbe applicata la sanzione per l’indebita detrazione. Diversamente, se il documento non fosse ricevuto tramite il Sistema di Interscambio entro tale liquidazione, risulterà applicabile la sanzione, in quanto il cessionario/committente “ha detratto l’IVA in assenza di una fattura regolare”.
Queste indicazioni risultavano presenti nella già citata relazione illustrativa al DL 119/2018. In tale circostanza, infatti, veniva precisato che il cessionario o committente che avesse detratto l’imposta in assenza di una fattura elettronica sarebbe stato “indenne dalle sanzioni” nel caso in cui il documento fosse stato emesso entro i termini della propria liquidazione periodica.
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Fonte: https://www.eutekne.info/Sezioni/Art_716829.aspx?utm_source=einewsletter&utm_medium=link&utm_content=Art_716829.aspx&utm_campaign=articolo
Il Convegno di Diritto Tributario Internazionale di Gardone Riviera
Saranno i c.d. Intangibles i beni da proteggere, quelli che costituiranno la vera ricchezza delle nostre imprese. È emerso chiaramente dalle Relazioni di Piergiorgio Valente e Maricla Pennesi al Convegno di fiscalità internazionale di Gardone …
Saranno i c.d. Intangibles i beni da proteggere, quelli che costituiranno la vera ricchezza delle nostre imprese. È emerso chiaramente dalle Relazioni di Piergiorgio Valente e Maricla Pennesi al Convegno di fiscalità internazionale di Gardone Riviera organizzato dall’ODCEC di Brescia lo scorso 12 e 13 ottobre.
La catena del valore a cui siamo stati abituati, a sviluppo lineare, non è più attuale. La digitalizzazione darà un impulso nuovo al lavoro di noi tutti e l’intelligenza artificiale assumerà sempre più importanza nello sviluppo dei modelli di business, accorciando ancora di più i tempi di reazione che diventeranno più serrati che mai. Una riflessione interessante da parte della Dott.ssa Pennesi anche in termini di rapporto Fisco-Contribuente, laddove il Cittadino avrà un tempo assai ridotto per fornire una enorme moltitudine di informazioni alle quali l’Amministrazione potrà accedere in modo completo e immediato, disponendo, al contrario, di un tempo assai esteso per poterle esaminare e contestare. Evidente che questa distorsione dovrà essere corretta, riducendo drasticamente i tempi concessi al Fisco per l’attività di accertamento.
Il Convegno di Diritto Tributario Internazionale di Gardone Riviera del 12 e 13 ottobre scorso, organizzato dall’ODCEC bresciano, quest’anno ha ospitato una importante rappresentanza dell’Industria. Hanno partecipato, infatti, Marco Bonometti, Presidente di Confindustria Lombardia e …
Il Convegno di Diritto Tributario Internazionale di Gardone Riviera del 12 e 13 ottobre scorso, organizzato dall’ODCEC bresciano, quest’anno ha ospitato una importante rappresentanza dell’Industria. Hanno partecipato, infatti, Marco Bonometti, Presidente di Confindustria Lombardia e Giuseppe Pasini, Presidente dell’associazione Industriali Bresciani. L’appassionata relazione di Marco Bonometti ha colpito profondamente la Sala, andando a toccare senza conformismo aspetti cruciali dell’economia italiana. Non da meno, Giuseppe Pasini, con altrettanta indipendenza di pensiero e precisione, ha messo a fuoco il Suo punto di vista su tutti i temi in discussione.
Queste voci, stentoree e chiare, sono indispensabili anche alla discussione scientifica che i Professionisti devono continuamente alimentare all’interno del Loro lavoro e delle Loro iniziative formative e di divulgazione. L’alleanza fra Professioni e Industria è un ingrediente indispensabile alla crescita corretta e sana dell’Economia del nostro Paese e allo sviluppo della Società Civile, che non è solo pensiero economico, ma anche sociale ed etico.
Il Convegno di Diritto Tributario – 26° edizione del Convegno di Fiscalità internazionale
Il 12 e 13 ottobre, Gardone Riviera ha ospitato – come è ormai tradizione – la 26° edizione del Convegno di Fiscalità internazionale organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Brescia. I …
Il 12 e 13 ottobre, Gardone Riviera ha ospitato – come è ormai tradizione – la 26° edizione del Convegno di Fiscalità internazionale organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Brescia.
I lavori si sono svolti nella meravigliosa cornice del Grand Hotel dove, quest’anno, si è discusso di beni intangibili, economia digitale e dazi doganali con interventi di alto contenuto scientifico e Relatori provenienti dal mondo delle Professioni, ma anche dall’Impresa, dalle Università e dalle Istituzioni. Il carattere internazionale del Convegno è tale da coinvolgere personalità non solo italiane. Quest’anno, in particolare, è intervenuto Giuseppe Brusa, Dottore Commercialista in New York, che ha illustrato la fiscalità USA dopo gli interventi della Presidenza Trump e le opportunità che oggi gli Stati Uniti possono offrire alle imprese italiane.
Fra i Relatori anche Angelo Cisotto, che ha introdotto, coordinato e moderato la Sessione che ha concluso i lavori della prima giornata introducendo le relazioni del Dott. Ceppellini che ha trattato il tema della Derivazione Rafforzata, del Dott. Furlan sulla Stabile Organizzazione e della Professoressa Buccico, che ha illustrato l’impatto della Convenzione Multilaterale Beps sui Trattati Bilaterali.
Il Convegno, che assieme a Spring in Naples rappresenta una delle rare occasioni di approfondimento sistematico della materia, ha ottenuto un soddisfacente successo di pubblico, confermando l’elevato contenuto scientifico che caratterizza questo appuntamento annuale organizzato dall’Ordine di Brescia.
Ennesima puntata in Cassazione sul trust: con l’ordinanza 1131 del 17 gennaio 2019, senza minimamente considerare quanto affermato nelle decisioni 31445/2018 e 734/2019, si torna al passato, e cioè all’affermazione che l’istituzione di un vincolo …
Ennesima puntata in Cassazione sul trust: con l’ordinanza 1131 del 17 gennaio 2019, senza minimamente considerare quanto affermato nelle decisioni 31445/2018 e 734/2019, si torna al passato, e cioè all’affermazione che l’istituzione di un vincolo di destinazione non è tassata in sé e per sé, ma solo quando vi sia «un effettivo incremento patrimoniale del beneficiario», situazione che non si verifica «sino a quando il programma del trust non abbia avuto esecuzione»
L’ordinanza 1131/2019 costringe, dunque, a riepilogare l’ordine degli eventi, per cercare di comprendere quale sia l’attuale stato della questione inerente la tassazione dell’atto con il quale il trust viene dotato. Ebbene, dopo una grave divisione verificatasi, sul punto, in molte decine di sentenze di merito, in sede di legittimità si sono registrate le seguenti “puntate”:
a) dapprima (nelle ordinanze 3735/2015, 3737/2015, 3886/2015 e 5322/2015 e nella sentenza 4482/2016) l’atto di dotazione del trust è stato ritenuto come una fattispecie nella quale deve senz’altro applicarsi l’imposta (proporzionale) di donazione;
b) con la sentenza 21614/2016, la Cassazione fece retromarcia: venne affermato che la dotazione di un trust non è da intendere quale manifestazione di capacità contributiva (ed è quindi da tassare con l’imposta fissa);
c) con la sentenza 13626/2018, la Cassazione iniziò un percorso di “mediazione” rispetto alle precedenti divergenze di vedute, affermando che l’imposta di donazione si deve applicare all’istituzione del vincolo di trust quando esso è originato mediante il trasferimento del patrimonio in trust dal disponente al trustee; ma non si deve applicare se, nell’istituire un vincolo di trust su un dato patrimonio, esso rimane (è il cosiddetto trust “autodichiarato”) di titolarità del disponente;
d) con le ordinanze 734/2019 e 31445/2018 la Cassazione ha affermato un’ulteriore “mediazione” rispetto alle precedenti pronunce, decidendo che: se il trust è “traslativo”, e cioè vi è un trasferimento patrimoniale dal disponente al trustee e sia già stabilmente individuato il beneficiario finale del trust, si procede a immediata applicazione dell’imposta di donazione, come se si trattasse di una donazione dal disponente al beneficiario; qualora il trust sia bensì “traslativo”, ma l’intestazione al trustee del patrimonio destinato al trust configuri una situazione transitoria, l’istituzione del trust va assoggettata a imposizione in misura fissa, in quanto l’imposizione proporzionale si applicherà se e quando vi sarà la definitiva attribuzione dei beni del trust ai soggetti che ne beneficeranno; Infine, se il trust è non traslativo, ma “autodichiarato”, si ripete quanto precede: se si determina una situazione già stabilizzata (ad esempio, quando il disponente è anche il beneficiario del trust o il beneficiario è un terzo, definitivamente individuato), si applica la tassazione proporzionale, mentre, in caso contrario, si deve ricorrere alla tassazione in misura fissa.
Fonte: https://www.quotidiano.ilsole24ore.com/edicola24web/edicola24web.html?testata=S24&issue=20190118&edizione=SOLE&startpage=23&articleid=4.1.2222559244&displaypages=2
La vita oltre l’obbligo di eFattura: ecco le opportunità da cogliere (per tutti)
L’obbligo di fatturazione elettronica tra privati è destinato ad avere, nel suo sviluppo temporale, diversi impatti. Che equivalgono a tre fasi prevedibili nei prossimi mesi. Il più importante sarà l’apertura di nuove opportunità per il mercato, alcune delle …
L’obbligo di fatturazione elettronica tra privati è destinato ad avere, nel suo sviluppo temporale, diversi impatti. Che equivalgono a tre fasi prevedibili nei prossimi mesi.
Il più importante sarà l’apertura di nuove opportunità per il mercato, alcune delle quali si possono già cogliere nell’immediato (per esempio nella riconciliazione di ordini, consegne e fatture).
Ma tutto questo se e quando ci metteremo alle spalle il primo impatto – e forse in questo momento quello più largamente diffuso: il fastidio che ogni adempimento porta inevitabilmente con sé. Per molte imprese, infatti, si tratta solo di un’imposizione incomprensibile, portata avanti in modo sconsiderato da uno Stato lontano dai problemi reali e dalle vere esigenze del fare impresa. Peccato. In particolare, perché non è così: l’obbligo si inquadra in un più ampio percorso di digitalizzazione del Sistema Paese e mira ad anticipare dinamiche su cui tutta l’Europa sta investendo. Semplicemente è un modo per precorrere i tempi e centrare il duplice obiettivo di arrivarci prima e di semplificare la relazione tra imprese e Autorità Fiscale. Nel pieno rispetto delle opinioni di ciascuno, diamo per assodato che per la molteplicità delle imprese forse non sarà un momento piacevole.
Il secondo impatto al quale assisteremo, dopo un periodo iniziale di adattamento, sarà quello del diffondersi della consapevolezza sulla relativa facilità con cui è, in fondo, gestibile il processo. Chiunque abbia già iniziato a cimentarvisi a partire da luglio 2018, cioè da quando SdI è disponibile per l’invio delle fatture elettroniche, oggi trova che emettere fatture elettroniche sia complesso quanto lo era prima, né più né meno. Con un po’ di dimestichezza, sarà possibile approfittare di qualche semplificazione informatica (sistemi integrati, clonazione di documenti, regole impostate per cliente), cambiare l’approccio alle Note di Credito (che inevitabilmente aumenteranno) e quindi apprezzeremo l’immediata facilità del nuovo processo elettronico.
Il terzo impatto sarà, infine, quello della comprensione delle nuove opportunità. Una volta abbandonato il mondo della contabilità cartacea, infatti, emergeranno stimoli di innovazione propri di quell’ecosistema digitale in cui ci troveremo. Difficile dire quale sarà il percorso prevalente, quello che cambierà maggiormente gli scenari nelle relazioni B2B, tuttavia possiamo provare a inquadrarli, adottando un po’ di immaginazione. E se oggi questi scenari possono sembrare difficili, vale la pena chiedersi se lo sono altrettanto in un contesto molto più digitale, quello in cui ci troveremo tra qualche mese, in cui la fatturazione elettronica sarà già da tempo una realtà.
Su questo terzo impatto ci concentreremo, descrivendo alcune prospettive: sia quelle potenzialmente interessanti e già oggi facilmente valutabili e su cui cominciare a lavorare, sia altre che richiedono ancora qualche semplice modifica tecnica per poter essere operative.
Riconciliazione di ordini, consegne e fatture
La riconciliazione di ordini, consegne e fatture è un aspetto su cui iniziare a lavorare. Una volta abituati alla fatturazione elettronica, il valore del disporre di informazioni strutturate, largamente utilizzate e codificabili in maniera univoca, sarà evidente. E da questa consapevolezza deriverà l’interesse a tracciare in modo crescente, magari proprio con l’ausilio di sistemi informatici integrati attraverso lo scambio di documenti in formati condivisi, ogni codifica, scendendo a livello di singola riga d’ordine, di ddt, di fatture. In questo modo sarà possibile appropriarsi dei benefici della riconciliazione semiautomatica tra ordini, documenti di consegna e fatture.
Un beneficio oggi ben noto soprattutto alle grandi imprese nelle relazioni continuative, ma che nel prossimo futuro delle relazioni B2B digitali potrebbe portare le dinamiche tipiche del mondo del Business Data Interchange a disposizione di qualsiasi impresa, in ogni settore.
Fattura immediata al posto del DDT
Un’altra prospettiva è quella della fattura immediata al posto del DDT. Volendo, il Documento di Trasporto (DDT) può da tempo essere un documento digitale e non occorre, nonostante le diffuse abitudini, che venga formalmente firmato da chi riceve la merce. Il valore del DDT è oggi duplice: di business e fiscale. L’impatto di business è quello di accompagnare le merci, fornendo un documento su cui effettuare un controllo della spedizione, l’impatto fiscale è quello di abilitare la fatturazione differita, cumulata di più operazioni svolte nel corso del mese. Queste funzioni, tuttavia, in un contesto dominato dalla fatturazione elettronica obbligatoria diventano sfocate e più simili a vincoli che a strumenti indispensabili dalla comprovata efficacia.
Una fatturazione elettronica immediata che da luglio 2019 può essere emessa entro dieci giorni dall’invio della merce ed essere gestita da strumenti informatici in grado di regolarne flussi e aggregazioni, abilita modelli di business molto diversi da quelli attuali. Sia perché il controllo della spedizione può avvenire con documenti meno impegnativi dell’attuale DDT (che va conservato per dieci anni), sia perché avremo da tempo sdoganato il ricorso sistematico alle note di credito per garantire la correttezza delle Fatture emesse e ricevute: ingredienti perfetti per modelli di smart logistics.
In sintesi: sussiste la necessità di utilizzare il documento di trasporto per fare accompagnare la merce oppure è possibile evitarlo ricorrendo alle fatture immediate, che possono essere emessi fino a dieci giorni dalla consegna della merce? Questa rivoluzione nelle prassi e abitudini quotidiane di moltissime imprese italiane può rappresentare una vera opportunità per eliminare molta carta che oggi opprime le aziende e rallenta la comunicazione. Ragionevolmente, si assisterà a un incremento di emissione di fatture immediate rispetto a quelle riepilogative mensili, compensato dalla semplicità indotta nella loro gestione: il documento in xml, infatti, consente l’intellegibilità e l’interoperabilità dei dati contenuti in Fattura tra i vari sistemi gestionali, abilitando modelli orientati ad acquisizione, riconciliazione e registrazione automatica.
Dall’Xmlfattura alle prospettive di digitalizzazione europee è un’altra strada su cui lavorare. L’Xmlfattura, alla base dell’obbligo di fatturazione elettronica in Italia, sarà presto affiancato da altri due standard da aprile 2019, che in base alla normativa EU sugli appalti pubblici, non potranno essere rifiutati da nessuna PA europea. Questi standard, sono entrambi xml: il Cross Industry Invoice (CII) e l’Ubl 2.0 sviluppato nell’ambito del progetto Peppol (Pan European Public Procurement On Line). In questa prospettiva, un’impresa convinta di voler digitalizzare il proprio B2B cavalcando al meglio l’occasione dell’obbligo di Fatturazione Elettronica potrebbe trovarsi di fronte al dilemma su quale standard adottare. Una buona risposta sta proprio nel mondo Peppol.
A differenza dell’Xml fattura che copre il solo documento Fattura (i cui tag sono in italiano), Peppol, invece, è un linguaggio che mappa più di sessanta documenti, tra i quali anche la Fattura, e nasce e si sviluppa in tutta Europa per essere uno strumento di supporto a tutte le relazioni B2B (in particolare verso la PA). L’efficacia di Peppol è già oggi testimoniata dall’esperienza dell’Emilia Romagna, che ne ha fatto lo strumento cardine attorno al quale gestire le relazioni B2B tra sanità, Regione e tutti gli operatori economici, obbligando l’uso del formato elettronico dall’invio dell’ordine alla fatturazione. Inoltre, anche l’esperienza del Nodo Smistamento Ordini (NSO), lo strumento con cui da ottobre 2019 le PA inizieranno a gestire gli ordini verso i loro fornitori, si basa sull’Ordine Peppol.
Gestione informazioni e dati sul passivo
Un altro spunto è la gestione delle informazioni e dei dati sul passivo. Il file Xmlfattura, per sua struttura, consente la lettura di tutti i dettagli degli importi dei singoli articoli venduti. Il sistema di acquisizione delle fatture elettroniche pertanto può recuperare, nel sistema contabile, i dati dell’imponibile, dell’iva e del totale fattura: è inoltre possibile importare anche i dettagli delle singole righe degli articoli che compongono la fattura, allo scopo di permettere analisi dettagliate nel tempo. Per esempio, è possibile monitorare eventuali scostamenti nei prezzi praticati dai fornitori per unità ordinata, intercettando in modo automatico se vengono modificati dal fornitore senza comunicazioni o autorizzazioni.
Gli scenari che richiedono qualche modifica tecnica
Si va verso servizi fintech di supply chain finance. Una volta arrivati alla più ampia e pervasiva digitalizzazione del ciclo dell’ordine, accanto alla fatturazione elettroniche avremo gli ordini elettronici e forse anche i contratti digitali. In questo scenario, alcuni servizi finanziari di anticipo fatture non potranno che risultare più accessibili, garantiti dalla presenza di documenti elettronici che denotano il reale passaggio di proprietà di merci in contesti transazionali evoluti.
E a questo punto, sarà possibile adottare modelli di valutazione dei rating di rischio orientati alla comprensione concreta delle relazioni di business all’interno di una filiera, accedendo a finanziamenti erogati da modelli di supply chain finance. Uno scenario apparentemente avveniristico, che però nel mondo, dove le relazioni digitali sono più frequenti e pervasive, ha portato a fenomeni tutt’altro che sottovalutabili: negli ultimi 10 anni, StartUp hanno acquisito banche o operatori logistici per poter controllare al meglio i flussi di merci tra partner di business ed erogare efficacemente, ricorrendo a piattaforme digitali, finanziamenti per sostenere le relazioni di business.
Un’altra prospettiva portata dall’e Fattura è l’utilizzo del QR-code per la rendicontazione delle note spese. Attualmente molte imprese impiegano non poco tempo per riconciliare le fatture ricevute con le commesse in corso cui si riferiscono, oppure spendono molto tempo per la gestione delle note spese (recuperare e rimborsare le spese sostenute dal proprio personale in trasferta per poi addebitarle di nuovo ai clienti finali ripartendole per singole commesse in modo da poterne giustificare l’inerenza ai fine delle imposte sui redditi). Non solo: capita spesso anche che i giustificativi vengono persi e/o non consegnati o consegnati tardivamente agli uffici amministrativi aziendali, causando rallentamenti nel processo di fatturazione e quindi problemi in tutte le attività contabili e finanziarie (disponibilità di liquidità). In questo scenario complesso, il QRcode prodotto dall’Agenzia delle Entrate per consentire la comunicazione rapida dei dati fiscali, è sicuramente uno strumento in grado di dare un contributo sostanziale. Grazie al QRcode, infatti, chi emette la fattura può accedere rapidamente ai dati del cliente senza commettere errori di digitazione e chi la deve ricevere, come per esempio l’ufficio amministrativo aziendale, le può avere immediatamente a disposizione, direttamente dal Sistema di Interscambio e finalizzare ogni attività di rendicontazione. In verità, gli strumenti tecnici non sono ancora pronti per abilitare questo processo.
Per abilitarlo occorrerebbe prevedere un ulteriore aggiornamento delle regole tecniche dello standard QRcode, inserendo due campi liberi. I codici di questi campi potrebbero essere indicati direttamente dall’azienda che produce il proprio QRCode. In questo modo, per esempio, si potrebbe rilasciare ad esempio, tanti e diversi QRcode ai propri dipendenti, indicanti codici identificativi di spesa (la targa dell’automezzo aziendale) e/o del dipendente e/o della commessa di riferimento e/o del centro di costo e/o del codice del piano dei conti contabile su cui allocare la spesa.
C’è anche la prospettiva delle semplificazioni sul mondo del reverse charge. Gli adempimenti formali in materia di reverse charge richiedono il ricorso a procedure complicate per assolvere un obbligo normativo. Se però la fattura riportasse l’indicazione dell’aliquota iva, come accade oggi per le fatture assoggettate alla procedura di split-payment, si potrebbe evitarne l’integrazione. Per farlo, basterebbe codificare una nuova lettera da inserire nell’apposito campo xml [<2.2.2.7> (EsigibilitàIVA)] per consentire all’Agenzia delle Entrate di acquisire correttamente i dati e non considerarla nella pre-liquidazione iva periodica dell’emittente quando sarà operativa e calcolarla invece nella pre-liquidazione iva del ricevente. In questo modo si risolverebbe anche l’eventuale dubbio di interpretazione del ricevente della Fattura circa la corretta aliquota IVA da applicare al bene/servizio ricevuto.
Questa carrellata di scenari, fatti da molteplici aree di sviluppo e innovazione, può sembrare, oggi, quasi avveniristica. Eppure, in un contesto digitale, abituato alla fatturazione elettronica, nessuna di queste evoluzioni è troppo lontana e, anzi, può rappresentare una direzione sulla quale costruire nuove procedure per la gestione dei processi amministrativi.
Fonte: https://www.agendadigitale.eu/documenti/fatturazione-elettronica/la-vita-oltre-lobbligo-di-efattura-ecco-le-opportunita-da-cogliere-per-tutti/
Acquisti di carburante dal 2019 con fattura elettronica e senza scheda
Per effetto dell’art. 11-bis del DL 87/2018, è stata differita al 1° gennaio 2019 l’entrata in vigore degli obblighi di fatturazione elettronica (originariamente previsti per il 1° luglio) relativi alle cessioni di benzina e gasolio presso impianti stradali di distribuzione. …
Per effetto dell’art. 11-bis del DL 87/2018, è stata differita al 1° gennaio 2019 l’entrata in vigore degli obblighi di fatturazione elettronica (originariamente previsti per il 1° luglio) relativi alle cessioni di benzina e gasolio presso impianti stradali di distribuzione. A tale data è stata differita anche l’abolizione della scheda carburante (e dell’utilizzo, alternativo, dell’estratto conto) al fine di documentare l’acquisto effettuato, ai fini fiscali.
A partire del 1° gennaio 2019, la certificazione degli obblighi relativi alle cessioni di carburante dovrà avvenire, pertanto, mediante fattura elettronica, a prescindere dallo stadio di commercializzazione del prodotto (art. 22 comma 3 del DPR 633/72, modificato dall’art. 1 comma 920 della L. 205/2017). Saranno incluse nei nuovi obblighi, oltre alle operazioni effettuate da imprese petrolifere, grossisti e intermediari, anche le vendite al dettaglio presso gli impianti stradali.
Va, peraltro, sottolineato che a decorrere dal 1° gennaio 2019 i distributori al dettaglio potranno fruire dell’esonero dagli obblighi di certificazione ex art. 2 comma 1 lett. b) del DPR 696/96 per le sole cessioni di carburanti nei confronti di clienti che acquistano al di fuori dell’esercizio di impresa, arte e professione (art. 1 comma 921 della L. 205/2017), al di là del fatto che i distributori “ad elevata automazione” sono comunque tenuti alla trasmissione telematica dei corrispettivi (provv. Agenzia delle Dogane n. 106701/2018).
Alla luce di quanto descritto, è di tutta evidenza che i soggetti passivi IVA i quali acquistano carburante al dettaglio e intendono ricevere la fattura (imprescindibile ai fini della detrazione dell’imposta) dovranno comunicare i propri dati anagrafici e fiscali presso gli impianti stradali di distribuzione. Ciò consentirà di ricevere la fattura elettronica all’indirizzo telematico (PEC o codice destinatario), se questo è stato registrato preventivamente oppure, in assenza di indirizzo telematico registrato, la fattura elettronica sarà reperibile in un’apposita area del sito dell’Agenzia ove il soggetto passivo potrà recuperarla e “scaricarla” ai fini della registrazione.
Al fine di comunicare le informazioni rilevanti al distributore ed in particolar modo nei casi di chiusura dell’impianto, è opportuno dotarsi del c.d. QR-code, elemento che consente alla controparte (cedente) di acquisire automaticamente, grazie ad un apposito lettore, i dati anagrafici, il numero di partita IVA e l’indirizzo telematico dell’acquirente.
Per coloro che, invece, non intendessero, richiedere fattura elettronica al momento dell’acquisto del carburante, resta possibile avvalersi di buoni carburante o carte carburante, per i quali – se qualificabili come buoni “monouso” – l’esigibilità dell’IVA si verifica al momento dell’emissione del buono a norma del previsto nuovo art. 6-bis del DPR 633/72.
In tutti i casi, per poter esercitare il diritto della detrazione dell’IVA (art. 19-bis lett. d) del DPR 633/72) e per dedurre il costo di acquisto ai fini delle imposte sui redditi (art. 164comma 1-bis del TUIR), rimane fermo l’obbligo di effettuare il pagamento mediante mezzi tracciabili, come bonifici, assegni, carte di credito, carte di debito, carte prepagate (provv. Agenzia delle Entrate n. 73203/2018).
Come anticipato, l’art. 22 comma 3 del DPR 633/72 impone, dal 1° gennaio 2019, a tutti i soggetti passivi IVA l’obbligo di documentare con fattura elettronica gli acquisti di carburante per autotrazione presso impianti stradali di distribuzione.
La necessità di acquisire la fattura elettronica, seppur ininfluente per la detrazione IVA, dovrebbe comunque interessare i soggetti in regime di vantaggio o “minimi” (art. 27commi 1 e 2 del DL 98/2011) ai fini della documentazione del costo, per il fatto che i distributori di carburante non sono tenuti al rilascio di ricevuta fiscale per chi si qualifichi come “privato”.
Per i soggetti in regime forfetario (art. 1 della L. 190/2014) la ricezione della fattura elettronica non è essenziale ai fini della determinazione del reddito (che viene determinato avvalendosi di un coefficiente di redditività) ma utile ai fini della documentazione delle fatture di acquisto richiesta dal comma 59 del citato art. 1 oltre che all’obbligo di indicazione delle spese per autotrazione nel modello REDDITI.
Qualche modifica, dal 1° gennaio 2019, potrebbe interessare i soggetti che applicano l’IVA con il meccanismo dello split payment (tra cui, Pubbliche Amministrazioni, enti e società controllati dalla P.A., società quotate nel’indice FTSE MIB). Come ha osservato Confindustria (nota di aggiornamento dell’8 giugno 2018), l’abolizione della scheda carburante e l’introduzione degli obblighi di fatturazione elettronica nel settore dei carburanti fanno venir meno la possibilità di effettuare acquisti di carburante senza applicazione dello split payment per questi soggetti. La documentazione mediante scheda carburante in luogo della fattura, difatti, in base all’art. 9 del DM 23 gennaio 2015, non fa sorgere l’obbligo di assolvere l’IVA avvalendosi del meccanismo dello split payment per gli acquisti così certificati. Tale impostazione potrà considerarsi valida solamente per le cessioni di benzina e gasolio effettuati entro il 31 dicembre 2018.
Fonte: https://www.eutekne.info/Sezioni/Art_707212_acquisti_di_carburante_dal_2019_con_fattura_elettronica_e_senza.aspx
Nelle fusioni giudizio di operatività slegato dall’esistenza del triennio di riferimento
Il mantenimento del diritto al riporto delle perdite fiscali, delle eccedenze di interessi passivi e delle eccedenze ACE maturate in capo a una qualunque delle società interessate da una fusione dipendono dal superamento di un duplice …
Il mantenimento del diritto al riporto delle perdite fiscali, delle eccedenze di interessi passivi e delle eccedenze ACE maturate in capo a una qualunque delle società interessate da una fusione dipendono dal superamento di un duplice test di legge.
In particolare, con massimo beneficio di sintesi, la società loro titolare deve dimostrarsi operativa sulla base di una verifica di portata come minimo triennale, avente ad oggetto i ricavi della gestione caratteristica e le spese per prestazioni di lavoro subordinato, con relativi contributi. In via ulteriore, la medesima società deve risultare titolare di un patrimonio netto, quale risulta dall’ultimo suo bilancio o, se inferiore, dalla situazione patrimoniale richiesta dal codice civile, di ammontare almeno pari alla somma delle posizioni soggettive in analisi, una volta decrementato dei conferimenti e dei versamenti fatti nei 24 mesi anteriori.
L’estrema rigidità di tale meccanismo di verifica pone in seria difficoltà le società impossibilitate ad applicarlo in ragione, ad esempio, della loro recente costituzione; del pari, le correzioni al parametro patrimoniale possono interessare incrementi operati per ragioni certamente non elusive, quale può essere, ad esempio, la necessità di ricapitalizzare la società a seguito di perdite, pena la sua trasformazione o liquidazione.
Proprio in questo scenario si colloca un’interessante risposta a istanza di interpello resa di recente dalla Direzione Regionale della Lombardia.
Il caso sottoposto al vaglio preventivo dell’Amministrazione finanziaria, in particolare, riguardava una società a responsabilità limitata, qui denominata Alfa, incorporata da una società per azioni produttiva qui indicata come Beta, sua socia unica, nel corso del primo semestre 2017, in ragione di una fusione retrodatata a inizio anno.
Alfa, nello specifico, risultava costituita a inizio 2015 e operante per il tramite di un ramo d’azienda affittato, poi acquisito a fine 2016 a seguito del fallimento del relativo titolare. In sede di fusione, Alfa presentava perdite maturate sia nel corso del suo primo esercizio, che nel corso del 2016 e ancora durante il periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e la data di efficacia giuridica della fusione.
Se la sorte delle perdite generatesi dal 2016 non era in discussione, in ragione dell’intervenuta adesione di Alfa al consolidato fiscale nazionale promosso da Beta, con conseguente disapplicazione per esse delle disposizioni dettate dall’art. 172 comma 7 del TUIR, identica conclusione non poteva trarsi avuto riguardo alle pari poste maturate nel 2015 e quindi ante opzione.
In merito, i dubbi scaturivano, innanzitutto, dall’impossibilità di giudicare l’operatività di Alfa sulla scorta dell’activity test di legge per la mancanza del necessario arco di tempo triennale: la sua applicazione, infatti, avrebbe richiesto un raffronto delle voci di Conto economico rilevanti, per come tratte dal bilancio relativo all’esercizio 2016, con il 40% della loro media 2015-2014, con il coinvolgimento quindi di un anno (il 2014 appunto), in cui Alfa non era ancora venuta ad esistenza. A ciò si aggiunga che il patrimonio netto di quest’ultima, da assumere quale limite quantitativo per il riporto in avanti nel tempo delle perdite conseguite nel 2015, per come risultante dal bilancio relativo all’esercizio 2016, era in prima istanza capiente, ma risultava insufficiente, e in particolare negativo, una volta sottratti, per rigorosa applicazione del dettato normativo, i versamenti operati per la costituzione del relativo capitale sociale e quelli resisi necessari ex art. 2482-terc.c. per la copertura delle successive perdite, attuati a mezzo rinuncia di precedenti finanziamenti del socio.
L’Agenzia delle Entrate, nella sua risposta, ha convenuto in toto con quanto prospettato dal contribuente, circa l’impossibilità cioè di ravvisare in Alfa i tratti tipici di una “bara fiscale”.
In particolare, avuto riguardo al primo aspetto, in linea con quanto affermato nella risoluzione n. 337 del 29 ottobre 2002 e, più di recente, nel principio di diritto n. 6 del 15 ottobre 2018, ha rilevato come la mancanza delle annualità necessarie all’applicazione del test di operatività “non esclude a priori la possibilità di indagare la vitalità aziendale ricorrendo ad altri fattori”: su questa premessa, il successivo parere favorevole si è fondato su di un’attenta analisi del caso di specie, con la valorizzazione nel periodo antecedente la data di efficacia giuridica della fusione di elementi quali la linearità del progetto imprenditoriale perseguito e, Conto economico alla mano, la capacità di Alfa di realizzare “un valore aggiunto positivo”, sostenendo “un sufficiente importo dei costi del personale”, senza che vi fossero altresì elementi idonei a concludere per un qualche depauperamento della capacità produttiva.
In relazione, invece, al limite del patrimonio netto, l’Ufficio ha osservato come i conferimenti effettuati in sede di costituzione e i successivi suoi incrementi, imposti dalla legge per la copertura delle perdite, pena la trasformazione o la liquidazione della società, non potessero affatto considerarsi, proprio per la relativa genesi, strumentali al superamento del plafond in commento, concludendo così per l’impregiudicato diritto al riporto delle perdite ante consolidato.
Fonte: https://www.eutekne.info/Sezioni/Articolo.aspx?ID=705093
Sale allo 0,8% il tasso di interesse legale dal 1° gennaio 2019
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 291 di sabato 15 dicembre 2018, è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze 12 dicembre 2018, che modifica il tasso d’interesse legale di cui all’art. 1284 c.c. innalzandolo dall’attuale 0,3% …
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 291 di sabato 15 dicembre 2018, è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze 12 dicembre 2018, che modifica il tasso d’interesse legale di cui all’art. 1284 c.c. innalzandolo dall’attuale 0,3% allo 0,8% in ragione d’anno a partire dal 1° gennaio 2019.
La riduzione, come di consueto, determina una serie di conseguenze sul piano fiscale e contributivo.
L’effetto più importante riguarda il calcolo delle somme da pagare in seguito al ravvedimento operoso ex art. 13 del DLgs. 472/97.
In questo caso, infatti, il tasso legale da applicare è quello in vigore nei singoli periodi, secondo un criterio di pro rata temporis, ed è quindi pari allo 0,3% fino al 31 dicembre 2018 e allo 0,8% dal 1° gennaio 2019 fino al giorno di versamento compreso.
Ancora, la nuova misura del tasso legale rileva per il calcolo degli interessi, non determinati per iscritto, in relazione:
– ai capitali dati a mutuo (art. 45 comma 2 del TUIR);
– agli interessi che concorrono alla formazione del reddito d’impresa (art. 89 comma 5 del TUIR).
Sul fronte delle imposte indirette, un successivo decreto adeguerà al nuovo tasso i coefficienti per determinare il valore, ai fini delle imposte di registro, ipotecaria, catastale, di successione e donazione: delle rendite perpetue o a tempo indeterminato; delle rendite o pensioni a tempo determinato; delle rendite e delle pensioni vitalizie; dei diritti di usufrutto a vita.
Ai fini contributivi il tasso di interesse legale ha effetto, in particolare, sulle sanzioni civili previste per l’omesso o ritardato versamento di contributi previdenziali e assistenziali, ai sensi dell’art. 116 della L. n. 388/2000.
Effetto anche sul versante contributivo
Le sanzioni civili per omesso o ritardato versamento di contributi possono essere infatti ridotte fino alla misura del tasso di interesse legale, in caso di:
– oggettive incertezze dovute a contrastanti orientamenti giurisprudenziali o determinazioni amministrative sull’esistenza dell’obbligo contributivo;
– fatto doloso di terzi, denunciato all’autorità giudiziaria;
– crisi, riconversione o ristrutturazione aziendale di particolare rilevanza sociale ed economica in relazione alla situazione occupazionale locale ed alla situazione produttiva del settore;
– aziende agricole colpite da eventi eccezionali;
– aziende sottoposte a procedure concorsuali;
– enti non economici e di enti, fondazioni e associazioni non aventi fini di lucro.
Fonte: https://www.eutekne.info/Sezioni/Art_706799_sale_allo_0_8_il_tasso_di_interesse_legale_dal_1_gennaio_2019.aspx
Nonostante le diffuse richieste di allargare la moratoria a tutto il 2019, il Governo sembra intenzionato ad eliminare le sanzioni connesse all’obbligo di fatturazione elettronica al massimo fino a settembre 2019. La conferma arriva dal Sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci, …
“Stiamo lavorando per vedere di arrivare fino a settembre per il sistema sanzionatorio”, ha spiegato Bitonci, ricordando come aveva già fatto il Ministro Tria (si veda “Per la e-fattura in arrivo modifiche ma niente proroga” del 21 novembre) che “non ci saranno proroghe” ma si proverà a “contemperare le esigenze di chi deve emettere la fattura e può essere in difficoltà”. L’idea del Governo è quella di introdurre l’adempimento “senza impatto distorsivo per cittadini e imprese”, molte delle quali, ha sottolineato l’esponente dell’Esecutivo, saranno comunque escluse dal nuovo obbligo: “Per almeno due milioni di partite IVA – ha concluso – non ci sarà l’obbligo di emettere la fattura elettronica”.
Sempre nella giornata di ieri, il Governo ha provato a rassicurare imprese e professionisti sulla sicurezza e la protezione dei dati contenuti nel documento digitale, messe in discussione dal recente parere del Garante della privacy (si veda “Stop del Garante Privacy alla fattura elettronica” del 17 novembre).
Rispondendo a un’interrogazione sul tema nel corso del Question time in Commissione Finanze della Camera, l’altro Sottosegretario al MEF, Alessio Villarosa, ha dato conto dell’avvio di un tavolo congiunto tra Agenzia delle Entrate e Garante, ricordando che “tutte le modalità disponibili per la ricezione e per il successivo inoltro delle fatture elettroniche e delle relative ricevute rispettano i più aggiornati protocolli di sicurezza, in termini di autenticazione del trasmittente, riservatezza e disponibilità”.
Questo “tavolo di lavoro permanente” ha prodotto un “documento costantemente aggiornato che raccoglie domande e risposte (FAQ) sul nuovo GDPR per aziende informatiche e offre indicazioni a tutti i produttori di software per affrontare correttamente l’adeguamento dei propri applicativi e per rispondere nel migliore dei modi alle richieste provenienti dai propri clienti”.
Fonte: http://www.eutekne.it/Servizi/EutekneInfo/Recensione.aspx?ID=702645&testo=sanzioni%C2%A7e%2520fatture%C2%A7sanzione%C2%A7e%2520fattura&pi=887842&rp=101
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References: provvedimento n. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 art. 6
 art. 1
 art. 2482
 art. 13