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Timestamp: 2020-07-13 21:43:32+00:00

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I. Il tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere di tutte le azioni che ne derivano, qualunque ne sia il valore.
(1) Comma abrogato dall’art. 3 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).
Vendita internazionale di beni mobili – Azione di recupero del corrispettivo della cessione formulata dalla curatela fallimentare nei confronti di consumatore residente in altro paese della Unione Europea – Giurisdizione del giudice del luogo di residenza del consumatore ai sensi dell’art. 18 del regolamento UE n. 1215/2012 – Sussistenza.
L’azione di recupero del corrispettivo della vendita di bene mobile proposta dalla curatela fallimentare nei confronti di consumatore residente in altro paese della Unione Europea è riservata alla giurisdizione del giudice del luogo di residenza del consumatore ai sensi dell’art. 18 del regolamento UE n. 1215/2012. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Marzo 2019. Segue...
Tribunale fallimentare - Competenza funzionale - Condizioni - Incidenza della controversia sulla procedura concorsuale - Significato - Fattispecie.
Revocatoria fallimentare – Autonomia dell’azione – Rito proprio – Rito previsto per il rapporto sottostante – Irrilevanza – Fondamento.
Fallimento - Azione revocatoria ordinaria - Competenza del Tribunale fallimentare - Sussiste.
L’art.24 R.D. 267/42 prevede la competenza per materia del Tribunale Fallimentare per tutte le azioni che derivano dalla procedura fallimentare. Il legislatore ha voluto attrarre alla competenza del Tribunale fallimentare tutte le azioni che originano dalla dichiarazione di fallimento o che, in conseguenza dell’apertura della procedura concorsuale, subiscono un mutamento strutturale, in relazione alla causa petendi e/o al petitum, attesa la necessità di realizzare l’ “unità dell’esecuzione sul patrimonio del fallito”.
Ricorre l’esigenza di concentrare dinanzi al tribunale fallimentare le azioni revocatorie proprie dei creditori dell’imprenditore e dirette al recupero dei beni oggetto di atti di disposizione compiuti prima del fallimento.
Inoltre, l’art.66 comma 2 R.D. 267/42 prevede espressamente per l’azione revocatoria ordinaria esercitata dal curatore la competenza del Tribunale fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 24 Luglio 2017. Segue...
Fallimento - Effetti - Per i creditori - Crediti di lavoro - Licenziamento individuale - Domanda di condanna generica al risarcimento del danno ex art. 18 st.lav. - Perdurante competenza del giudice del lavoro - Sussistenza.
In caso di fallimento della società datrice di lavoro, compete al giudice del lavoro la cognizione non soltanto sulle domande del lavoratore di impugnazione del licenziamento e di condanna del datore alla reintegrazione nel posto di lavoro, in quanto dirette ad ottenere una pronuncia costitutiva, ma anche su quella di condanna generica al risarcimento dei danni mediante il pagamento di una indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento a quello dell'effettiva reintegrazione, trattandosi di istanza meramente riproduttiva del contenuto dell'art. 18 st.lav., e conseguenziale alle richieste principali di dichiarazione di inefficacia del licenziamento, che non comporta alcun accertamento aggiuntivo sul "quantum" del risarcimento, né, quindi, impone lo scorporo della domanda per la preventiva verifica in sede di accertamento dello stato passivo avanti ai competenti organi della procedura fallimentare a tutela degli altri creditori, dovendosi ritenere, sul piano della "ratio legis", l'inutilità di una simile verifica, idonea ad appesantire ingiustificatamente la durata del processo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 29 Settembre 2016, n. 19308. Segue...
Fallimento – Usucapione – Proponibilità dell’azione nei confronti del curatore – Condizioni.
Ove si faccia valere nei confronti del fallito la fattispecie acquisitiva dell’usucapione come fenomeno già compiuto – e, dunque, produttivo dei precipui effetti relativi all’acquisto della proprietà a titolo originario - la domanda volta ad ottenere il relativo accertamento giudiziale può essere proposta anche nei confronti della curatela fallimentare, a ciò non ostando il combinato disposto di cui agli artt. 42 e 45 L. Fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 13 Luglio 2015. Segue...
Azione di simulazione - Contratto stipulato dal fallito - Competenza inderogabile del tribunale fallimentare - Sussistenza..
Sono devolute alla competenza inderogabile del tribunale fallimentare non solo le controversie che traggono origine e fondamento dal fallimento ma anche quelle destinate ad incidere sul patrimonio del fallito e tali, pertanto, da doversi dirimere in seno alla procedura. Rientrano, quindi, in tale novero le controversie proposte per far valere la simulazione assoluta di un contratto stipulato dal fallito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 07 Aprile 2012. Segue...
Fallimento – Pendente alla data del 16.7.2006 – Azioni reali immobiliari – Competenza – Vecchio rito – Applicabilità (art. 24 l.f.; art. 150 d.lgs. 9.1.2006 n. 5)..
La competenza per le azioni reali immobiliari proposte nell’ambito di procedure fallimentari già pendenti alla data di entrata in vigore del d.lgs. n. 5/2006 è regolata dal previgente art. 24 l.f.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 06 Luglio 2011. Segue...
Fallimento - Azione di restituzione proposta dal curatore nell'interesse della massa - Credito sotto successivamente al fallimento - Opponibilità al curatore della clausola di deroga alla competenza territoriale - Esclusione..
La clausola di deroga alla competenza territoriale stipulata dall'imprenditore prima del fallimento non può essere opposta alla curatela, la quale agisca nell'interesse della massa chiedendo la restituzione di somme in dipendenza di fatti successivi alla dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 11 Febbraio 2011. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - Sentenza - Gravami - Termini - Opposizione allo stato passivo - Domanda riconvenzionale proposta nello stesso giudizio - Pronuncia di secondo grado - Ricorso per cassazione - Applicazione del termine breve ex art. 99 della legge fall. - Condizioni - Fattispecie..
In tema di opposizione allo stato passivo, il termine di trenta giorni dalla notifica della sentenza di secondo grado per la proposizione del ricorso per cassazione, prescritto dall'art. 99 della legge fall. (nel testo applicabile "ratione temporis") è applicabile non solo in ordine alle disposizioni della sentenza che attengano specificamente all'ammissione del credito insinuato o della garanzia fatta valere in relazione al credito stesso, ma anche in relazione alle domande riconvenzionali ed a quelle altre domande volte a far valere situazioni strettamente inerenti al giudizio di opposizione allo stato passivo. (Nella specie, a fronte di domanda di ammissione al passivo per crediti garantiti da pegno, il curatore aveva eccepito la nullità del pegno stesso e, in riconvenzionale, ne aveva chiesto la declaratoria di nullità; la S.C. ha ritenuto che ricorresse un caso di connessione intrinseca tra le domande che rendeva operante il termine d'impugnazione dimezzato di cui all'art. 99 della legge fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Maggio 2010, n. 10905. Segue...
Procedimenti speciali - Procedimenti in materia di lavoro e di previdenza - Controversie assoggettate - In genere - Controversie fra il creditore ed uno dei condebitori in solido - Improcedibilità per fallimento del secondo - Proseguibilità nei confronti degli altri condebitori "in bonis" - Ammissibilità - Nella sede ordinaria derivante dalla competenza per materia del giudice del lavoro - Estensione - Prosecuzione anche nei confronti del fallito - Limiti - Domanda di declaratoria dell'illegittimità di licenziamento - Configurabilità - Fattispecie relativa a fallimento di società cedente l'azienda..
L'improcedibilità del giudizio fra il creditore ed uno dei condebitori in solido, determinata dal fallimento del secondo, non impedisce che il giudizio prosegua nei confronti degli altri condebitori "in bonis" nella sede ordinaria, ivi compresa quella derivante dalla competenza per materia del giudice del lavoro, che pure non deroga alla "vis attractiva" del tribunale fallimentare, ferma la permanenza della giurisdizione del lavoro anche rispetto al fallito, ove nei suoi confronti sia proposta domanda di dichiarazione di illegittimità del licenziamento. (Nella specie una domanda di condanna al pagamento di spettanze retributive era stata proposta in via solidale contro due società, deducendosi che era intervenuto tra di esse un trasferimento d'azienda, e nel corso del giudizio la supposta cedente era stata dichiarata fallita). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 02 Febbraio 2010, n. 2411. Segue...
Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Vendita - Non eseguita - Contratto preliminare di compravendita - Fallimento del promittente alienante - Scelta del curatore di scioglimento del contratto - Portata - Recesso dal contratto - Configurabilità - Esclusione - Efficacia retroattiva - Sussistenza - Conseguenze - Restituzioni - Crediti del contraente "in bonis" - Natura concorsuale e non di massa - Effetti - Fattispecie.
In caso di fallimento della parte promittente alienante di un contratto preliminare di vendita, la scelta del curatore di sciogliersi dal predetto contratto, effettuata ex art. art. 72 della legge fall., non è assimilabile all'esercizio della facoltà di recesso e fa venire meno il vincolo contrattuale con effetto "ex tunc", nel senso che deve essere ripristinata la situazione anteriore alla stipula del preliminare, così che le restituzioni ed i rimborsi opereranno secondo la disciplina dettata dalle norme dell'indebito, in quanto l'efficacia retroattiva della scelta priva di titolo sin dall'origine le prestazioni eseguite. Il corrispondente credito per restituzioni e rimborsi, spettante al contraente "in bonis", subirà peraltro gli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento, dovendo, quale debito concorsuale e non di massa, essere soddisfatto nel rispetto della "par condicio". (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato, sul punto, la sentenza impugnata, che aveva pronunciato invece condanna del fallimento alla restituzione della somma versata, quale acconto, dal promittente acquirente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Luglio 2009. Segue...
Fallimento – Controversie in materia di – Applicabilità del rito camerale – Illegittimità costituzionale – Esclusione – Violazione del principio del giusto processo – Esclusione..
E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 24, secondo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa), come sostituito dall'art. 21 del decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell'art. 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80), sollevata, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 24, secondo comma, 76 e 111, primo comma, della Costituzione. Infatti: i) l'applicazione alle controversie in materia fallimentare delle norme previste dagli artt. da 737 a 742 del codice di procedura civile soddisfa il principio della semplificazione e della accelerazione delle procedure imposto in sede di delega legislativa; ii) la previsione del rito camerale per la composizione di conflitti di interesse mediante provvedimenti decisori non è di per sé suscettiva di frustrare il diritto di difesa, in quanto l'esercizio di quest'ultimo può essere modulato dalla legge in relazione alle peculiari esigenze dei vari procedimenti, purché ne vengano assicurati lo scopo e la funzione; iii) può escludersi sia l'irragionevolezza della scelta legislativa sia la violazione del diritto di difesa sia, infine, la violazione della regola del giusto processo garantita dall'art. 111, primo comma, Cost., ove il modello processuale previsto dal legislatore, nell'esercizio del potere discrezionale di cui egli è titolare in materia, sia tale da assicurare il rispetto del principio del contraddittorio, lo svolgimento di un'adeguata attività probatoria, la possibilità di avvalersi della difesa tecnica, la facoltà della impugnazione – sia per motivi di merito che per ragioni di legittimità – della decisione assunta, la attitudine del provvedimento conclusivo del giudizio ad acquisire stabilità, quanto meno “allo stato degli atti”. Corte Costituzionale, 29 Maggio 2009, n. 170. Segue...
Fallimento - Azioni derivate e connesse - Ripetizione di indebito - Esclusione - Applicazione del regolamento CE 1346/2000 - Esclusione..
L’azione di ripetizione di indebito che appartenga al patrimonio del fallito già prima della dichiarazione di fallimento, per avere ad oggetto diritti sorti in epoca precedente, non può dirsi strettamente connessa al fallimento ed essere quindi qualificata come azione che da esso derivi; ne consegue che ai fini della individuazione della competenza giurisdizionale non si potrà far ricorso al regolamento 1346/2000 CE sull’insolvenza transnazionale. Cassazione civile, 27 Marzo 2009, n. 7428. Segue...
Concessione abusiva di credito – Fallimento – Danno diretto al patrimonio della società – Natura aquiliana plurioffensiva – Presupposti – Azione di massa – Esclusione – Rito camerale – Esclusione..
Qualora il curatore deduca un danno diretto al patrimonio sociale dell’impresa fallita la cui causa sia astrattamente riconducibile ad una abusiva concessione di credito ad opera di una o più banche, si deve ritenere che questi abbia inteso chiedere tutela e risarcimento per un danno che, avendo come presupposto l’aggravamento del dissesto e non già la dichiarazione di fallimento, era già presente nel patrimonio della società. L’azione risarcitoria così articolata, ove il curatore ha agito quale successore del fallito, ha natura aquiliana e, a differenza delle azioni revocatorie che hanno come presupposto la dichiarazione di fallimento, non può, essere qualificata come azione di massa che deriva dal fallimento ai sensi dell’art. 24 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 07 Ottobre 2008. Segue...
Azioni derivanti dal fallimento – Revocatoria ordinaria ex art. 64 l.f. nei confronti dello straniero – Domanda proposta in via subordinata – Giurisdizione del giudice italiano – Valutazione con riferimento alla domanda principale – Necessità..
Posto che, ove siano state proposte nei confronti di un convenuto straniero non residente una domanda principale ed una subordinata, la sussistenza della giurisdizione del giudice italiano va verificata con esclusivo riferimento alla domanda principale, è estranea alla giurisdizione del giudice italiano la domanda di revocatoria ordinaria ex art. 64 l.f. proposta in via subordinata dal curatore di un fallimento italiano nei confronti di un convenuto straniero non residente qualora la domanda principale (nel caso di specie di nullità contrattuale o quella intesa a far valere la garanzia per vizi) possa essere esercitata dal contraente anche prima ed indipendentemente dal sopravvenuto fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Aprile 2008, n. 9745. Segue...
Fallimento – Cessione del credito – Eccezione di titolarità del diritto azionato – Fallimento del cedente – Opponibilità e revocabilità del credito – Vis attractiva ex art. 24 l.f. – Dichiarazione di incompetenza – Revoca del decreto..
Nella controversia tra debitore ceduto e cessionario, qualora il debitore chieda una pronuncia diretta a stabilire chi sia, tra cedente e cessionario, il titolare del credito, se il cedente è dichiarato fallito ed il curatore contesta l’opponibilità al fallimento della cessione ovvero la revocabilità della stessa, la controversia rientra nella vis attractiva del tribunale fallimentare funzionalmente competente ai sensi dell’art. 24 l.f.. In tale ipotesi, la devoluzione al tribunale fallimentare è determinata anche dalla semplice proposizione dell’eccezione di opponibilità, non essendo necessaria a tal fine una specifica domanda e ove la domanda di pagamento sia proposta con decreto monitorio, la statuizione sull’incompetenza avrà come conseguenza la revoca del decreto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 27 Settembre 2006. Segue...
Curatela subentrata nel rapporto locativo - Controversia proposta dal locatore per ottenere la risoluzione del contratto del Esclusione - Devoluzione al giudice ordinariamente competente - Necessità - Domande in quella sede connesse alla risoluzione comportanti prelevamenti sull'attivo - Inammissibilità - Fondamento - Procedura di accertamento del passivo - Necessità.
Curatela del fallimento subentrata nel rapporto locativo - Credito del locatore - Prededucibilità - Configurabilità - Procedura di accertamento del passivo - Necessità - Fondamento.

References: art. 18
 art. 150
 art. 24
 Sentenza 
 art. 99
 sentenza 
 sentenza 
 art. 72
 sentenza 
 sentenza 
 art. 64
 art. 64
 art. 24