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Timestamp: 2020-07-07 03:10:51+00:00

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Cassazione, Sezione Quinta Penale, sentenza n.25138/2007 - testo integrale Sentenza
Cassazione, Sezione Quinta Penale, sentenza n.25138/2007
Liberta' di stampa · controllo dei giudici · giornalismo
http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=68735&idCat=75
La cassazione: i giornali sono lo strumento controllo democratico dei giudici.
"All'interno delle società democratiche deve di conseguenza riconoscersi alla stampa e ai mass media il ruolo di fori privilegiati per la divulgazione extra moenia dei terni agitati all'interno delle Assemblee rappresentative e per il dibattito in genere su materie di pubblico interesse, ivi compresi la giustizia e l'imparzialità della magistratura. Il ruolo fondamentale nel dibattito democratico svolto dalla libertà di stampa non consente in altri termini di escludere che essa si esplichi in attacchi al potere giudiziario, dovendo convenirsi con la giurisprudenza della Corte EDU allorché afferma che i giornali sono i "cani da guardia" (watch-dog) della democrazia e delle istituzioni, anche giudiziarie (tra molte: Kobenter e Standard c. Austria caso n. 60899/00). Proprio la Giurisprudenza EDU ha costantemente ribadito che questi ultimi costituiscono il mezzo principale diretto a garantire un controllo appropriato sul corretto operato dei giudici. Sulle medesime premesse, la giurisprudenza di questa Corte ha già da tempo riconosciuto come sia, da un lato, "di enorme interesse per la comunità nazionale la corretta e puntuale esplicazione dell'attività giudiziaria e, dall'altro, come critica e cronaca giornalistica volte a tenere o a ricondurre il giudice nell'alveo suo proprio vadano non solo giustificate, ma propiziate" (Cass. sez. 5, n. 3 743 del 2-3. 1. 1984, Franchini, in Cass. pen. 1984, 1539).
Portando i principi ricordati al caso in esame, è dunque significativo che in esso la polemica (non relativa ad indagini in corso) s'inseriva in situazione nella quale, non solo non v'era motivo di riservatezza che impedisse al magistrato del Pubblico ministero (parte pubblica, ma comunque parte) di reagire, ma soprattutto in situazione nella quale il magistrato, proprio con la intervista oggetto di critica rilasciata a quotidiano a tiratura nazionale, aveva già in qualche modo "reagito" alle libere interpretazioni su Mani pulite portate avanti dalla parte politica vicina alla linea editoriale della testata giornalistica che pubblicava l'articolo di "replica"."
1. Con la sentenza in epigrafe la Corte d'appello di Brescia confermava la sentenza pronunziata il 19.12.2003 dal Tribunale della medesima città che aveva dichiarato Vittorio Feltri responsabile del reato di cui agli artt. 595 c.p.e 13 legge n. 47 del 1948, commesso il 24.8.1999 ai danni di Gherardo Colombo, condannandolo alla pena di sei mesi di reclusione, sostituita con 6.840 curo di multa, e al risarcimento dei danni, determinati "in via equitativa" in 20.000 euro.
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