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Timestamp: 2019-07-15 23:16:13+00:00

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 16535/2003
Cure all'estero: se la Asl non indica dove curarsi, deve risarcire le spese
Con riferimento alle prestazioni assistenziali in forma indiretta presso centri di altissima specializzazione all'estero in favore di cittadini italiani residenti in Italia, per prestazioni che non siano ottenibili nel nostro Paese tempestivamente o in forma adeguata alla particolarità dei caso clinico, atteso che dalla legislazione vigente, nonché dai principi costituzionali di buon, andamento della pubblica amministrazione e di tutela della salute del cittadino deriva un obbligo a carico dell'amministrazione sanitaria (Centri regionali di riferimento e ASL) di informare il cittadino in ordine alle strutture sanitarie esistenti in Italia idonee a forni!e le stesse prestazioni specialistiche richieste e praticate all'estero, l'omessa considerazione e valutazione da parte del giudice del merito del mancato rispetto del suddetto obbligo e l'omessa verifica (da parte dello stesso giudice) se lo stesso inadempimento dell'obbligo possa configurare la situazione di eccezionale gravità ed urgenza idonea a rendere superflua la preventiva autorizzazione, integra vizio di motivazione per omesso esame di un punto decisivo della controversia.
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 15734/2003
Retribuzione aggiuntiva per il tempo necessario ad indossare gli indumenti di lavoro
Ai fini di valutare se il tempo occorrente per indossare la divisa aziendale debba essere retribuito o meno, occorre far riferimento alla disciplina contrattuale specifica: in particolare, ove sia data facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo ove indossare la divisa stessa la relativa attività fa parte degli atti di diligenza preparatoria allo svolgimento dell'attività lavorativa, e come tale non deve essere retribuita, mentre se tale operazione è diretta dal datore di lavoro, che ne disciplina il tempo ed il luogo di esecuzione, rientra nel lavoro effettivo e di conseguenza il tempo ad essa necessario deve essere retribuito.
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 8907/2003
Assegno una-tantum solo per chi si infetta con vaccinazioni obbligatorie
In materia di indennizzi ai soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni ed emoderivati disciplinati dalla legge n. 210 del 1992, e dalla successiva legge n. 238 del 1997, la previsione di un indennizzo aggiuntivo, per il periodo antecedente l'entrata in vigore della citata legge n. 210 del 1992, sotto forma di assegno “una tantum”, previsione contenuta nell'art. 2 , comma 2, della stessa legge, non è applicabile ai soggetti danneggiati da epatite post-trasfusionale, in quanto il predetto comma 2 dell'art. 2 espressamente limita il beneficio di cui si tratta ai soggetti di cui all'art. 1, comma 1, della legge, e cioè a quanti abbiano subito una menomazione permanente alla salute da vaccinazione obbligatoria, come ritenuto anche dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 226 e 423 del 2000, e con la ordinanza n. 522 del 2000.
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 7485/2003
Annullabilità delle dimissioni per incapacità naturale
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 7351/2003
Risarcimento, solo se è riconosciuta la natura "urgente" della prestazione
Il diritto al rimborso di spese sostenute per assistenza sanitaria in strutture private è subordinato alla impossibilità di ottenere adeguatamente e tempestivamente le stesse prestazioni in strutture pubbliche o convenzionate con il servizio sanitario nazionale; il relativo onere probatorio grava sull'assistito che chieda il rimborso. (Nella specie, la Suprema Corte ha confermato la sentenza impugnata che, pur riconoscendo la natura urgente della sostituzione del “pace maker” eseguito in una struttura privata non convenzionata, aveva rigettato la richiesta di rimborso delle spese non avendo l'assistito provato la impossibilità, prevista dalla legge della Regione Puglia n. 5 del 1975, di avvalersi in tempi rapidi per quell'intervento di una struttura pubblica o convenzionata).
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 7179/2003
Indennità ai malati terminali
In tema di provvidenze per gli invalidi civili, la presenza di gravi patologie, tali non solo da rendere l'individuo inabile al 100% ma da fare ragionevolmente prevedere che la morte sopraggiunga proprio in dipendenza delle stesse, non esclude il diritto alla indennità di accompagnamento (di cui all'art.1 della legge n. 18 del 1980 e all'art. 1 della legge n.508 del 1988) finché l'evento letale sia “certus an” ma “incertus quando”, non apparendo razionale e rispondente alle finalità della legge negare la necessità di un'assistenza continua per il fatto che, entro un periodo di tempo imprecisato, sopraggiungerà la morte a causa delle patologie invalidanti. L'indennità può essere negata solo quando sia possibile formulare un giudizio prognostico di rapida sopravvivenza della morte, in ambito temporale ben ristretto, tanto che la “continua assistenza, risulti finalizzata non già a consentire il compimento degli atti quotidiani (tra i quali l'alimentazione, l pulizia personale, la vestizione) ma a fronteggiare una emergenza terapeutica.
Corte diu Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 6809/2003
Assicurati secondo la tabella delle malattie professionali i lavoratori colpiti da sordità per l'uso di motori diesel
Con riguardo alla voce 44 della tabella delle malattie professionali nell'industria di cui al d.P.R. 9 giugno 1975 n. 482, che include tra le malattie professionali l'ipoacusia e la sordità da rumori contratte in lavorazioni eseguite con "utensili ad aria compressa", non può farsi alcuna differenza, ai fini della tutela assicurativa, fra strumenti che "producono" aria compressa e strumenti che questa utilizzano per la lavorazione. Inoltre tra i motori a scoppio di cui alla lettera D del medesimo punto 44 rientra il motore diesel, stante l'analogo sistema di funzionamento. Ne consegue che l'ipoacusia contratta da un lavoratore addetto a lavorazioni implicanti l'uso di motori diesel e di utensili ad aria compressa è indennizza bile senza necessità di accertare i tempi ed i livelli di esposizione al rumore, attesa la presunzione legale derivante dalla previsione tabellare.
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 6490/2003
Il calcolo dell'indennità di carovita per i medici specialisti convenzionati
I medici specialisti convenzionati con le USL, titolari di pensione implicante il diritto alla indennità integrativa speciale sulla pensione, hanno diritto a percepire l'indennità di carovita prevista dal d.P.R. n. 259 del 1992 limitatamente alla eventuale differenza tra l'entità, complessiva della quota carovita e quella dell'indennità speciale, al fine di evitare la duplicazione di benefici svolgenti la medesima funzione.
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 5790/2003
Documenti amministrativi, l'accesso resta un diritto
In tema di sanzioni amministrative disciplinate dalla legge n. 689 del 1981, l'annullamento dell'ordinanza ingiunzione può essere pronunciata per violazione di legge anche nel caso in cui si accerti la sussistenza di vizi formali, cioè derivanti da inosservanza delle regole di procedimento non potendo però ricomprendersi tra queste quelle stabilite dalla legge n. 241 del 1990 in materia di diritto di accesso ai documenti amministrativi e di disciplina, del procedimento amministrativo, le quali non sono applicabili alle fattispecie disciplinate dalla legge n. 689 del 1981, che costituisce legge speciale e quindi, prevale sulla legge generale in materia di procedimento amministrativo. (Nella specie, concernente l'irrogazione di una sanzione amministrativa da parte della Direzione provinciale del lavoro, a seguito della tardiva regolarizzazione della posizione di un lavoratore subordinato, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, la quale aveva annullato l'ordinanza – ingiunzione, ritenendola viziata in quanto all'opponente era stato negato il diritto di accesso ai documenti amministrativi, consistenti nei verbali contenenti le sommarie informazioni assunte in sede di visita ispettiva.)
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 5539/2003
La predisposizione alla patologia non attenua le responsabilità del capo
In materia di rapporto di causalità nella responsabilità extracontrattuale in base ai principi di cui agli artt. 40 e 41 c.p., qualora le condizioni ambientali o i fattori naturali che caratterizzano la realtà fisica su cui incide il comportamento imputabile dell'uomo siano sufficienti a determinare l'evento di danno indipendentemente dal comportamento medesimo, l'autore dell'azione o della omissione resta sollevato per intero da ogni responsabilità dell'evento, non avendo posto in essere alcun antecedente dotato in concreto di efficienza causale; qualora invece quelle condizioni non possano dar luogo, senza l'apporto umano, all'evento di danno, l'autore del comportamento imputabile è responsabile per intero di tutte le conseguenze da esso scaturenti secondo normalità, atteso che in tal caso non può operarsi una riduzione proporzionale in ragione della minore gravità della sua colpa, in quanto una comparazione del grado di incidenza eziologia di più cause concorrenti può instaurarsi soltanto tra una pluralità di comportamenti non colpevoli, ma non tra una causa umana imputabile ed una concausa naturale non imputabile. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza d'appello che, avendo accertato che gli illegittimi provvedimenti del datore di lavoro erano responsabili, sul piano eziologico del 50% del danno biologico riscontrato nel lavoratore essendo esso ascrivibile per l'altro 50% ad una predisposizione fisica e a infermità pregresse – aveva posto, a carico del datore di lavoro non la totalità dei danni subiti dal lavoratore, bensì solo il 50% di essi).
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 5521/2003
Periodo di comporto: ecco quando si può sostituire la malattia con le ferie
Il lavoratore assente per malattia non ha incondizionata facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, quale titolo della sua assenza, allo scopo di interrompere il decorso del periodo di comporto, ma il datore di lavoro, di fronte ad una richiesta del lavoratore di conversione dell'assenza per malattie in ferie, e nell'esercitare il potere, conferitogli dalla legge (art. 2109, secondo comma, codice civile), di stabilire la collocazione temporale delle ferie nell'ambito annuale armonizzando le esigenze dell'impresa con gli interessi del lavoratore, è tenuto ad una considerazione e ad una valutazione adeguate alla posizione del lavoratore in quanto esposto, appunto, alla perdita del posto di lavoro con la scadenza del comporto; tuttavia, un tale obbligo del datore di lavoro non è ragionevolmente configurabile allorquando il lavoratore abbia la possibilità di fruire e beneficiare di regolamentazioni legali o contrattuali che gli consentano di evitare la risoluzione del rapporto per superamento del periodo di comporto ed in particolare quando le parti sociali abbiano convenuto e previsto, a tal fine, il collocamento in aspettativa, pur non retribuita (nella specie, la S.C., enunciando tale principio e dando altresì conto dell'evoluzione giurisprudenziale in materia, ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto la correttezza del comportamento datoriale sul presupposto che il lavoratore, pur a fronte di avvisi inviatigli dal datore di lavoro, non aveva inteso richiedere la conversione in ferie del proprio periodo di malattia e neppure avvalersi del periodo di aspettativa previsto contrattualmente).
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 5213/2003
Dirigenti licenziati con contestazione
Le garanzie procedimentali dettate dall'art. 7, commi 2 e 3, della legge 20 maggio 1970, n. 300, ai fini della irrogazione di sanzioni disciplinari sono applicabili anche in caso di licenziamento di un dirigente d'azienda, a prescindere dalla specifica posizione dello stesso nell'ambito dell'organizzazione aziendale, se il datore di lavoro addebita al dirigente un comportamento negligente o, in senso lato, colpevole, al fine di escludere il diritto del medesimo al preavviso, oppure alle indennità c.d. supplementare eventualmente prevista dalla contrattazione collettiva in ipotesi di licenziamento ingiustificato; la violazione di dette garanzie comporta non la nullità del licenziamento stesso, ma l'impossibilità di tener conto dei comportamenti irritualmente posti a base del licenziamento ai fini dell'esclusione del diritto al preavviso e all'indennità supplementare.
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4941/2003
Natura negoziale e privatistica degli accordi relativi al trattamento economico e normativo
Le disposizioni che regolano il trattamento economico e normativo sanitario delle USL a rapporto convenzionale, ancorché gli accordi che le contengono, stipulati ai sensi dell'art. 48 della legge 833/1978, siano recepiti in decreti del Presidente della Repubblica, conservano la loro natura negoziale e privatistica, sicché la loro interpretazione, riservata al giudice di merito è soggetta ai criteri legali di ermeneutica contrattuale, fra i quali ha carattere prioritario quello letterale (art. 1362 c.c.) – ed è censurabile, in sede di legittimità per violazione dei criteri predetti, oltre che per vizi di motivazione. (Nella specie, la Suprema Corte, ha confermato la decisione di merito che aveva rigettato la domanda proposta da un medico nei confronti di un'Azienda Usl intesa ad ottenere il pagamento, a decorrere dal 1° gennaio 1995, tra gli emolumenti forfetari aggiuntivi per le prestazioni di “particolare impegno professionale” previsti dall'art. 17, comma 2, dell'Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici specialisti ambulatoriali, sottoscritto il 2 febbraio 1996 e reso esecutivo con DPR 500/1996, emolumenti da calcolare sul compenso orario dovuto ai sensi dell'art. 30 del medesimo accordo – che, al comma 1, fa riferimento al compenso forfetario orario, e al comma 2, agli incrementi di anzianità – anche di questi ultimi, oltre che dei primi giudici di merito, in proposito, con una valutazione ritenuta dalla S.C. plausibile e coerente, avevano ritenuto il compenso orario cui fa riferimento l'art. 17, comma 2 consistente nel solo compenso forfetario orario, di cui al primo – comma dell'art. 30, e non anche gli incrementi di anzianità, previsti dal comma 2 dello stesso art. 30.).
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4773/2003
Inabilità temporanea: per l'indennità si fa riferimento alle tabelle ministeriali
In materia di determinazione dell'indennità giornaliera di inabilità temporanea, l'art. 68 del D.P.R. n. 1124 del 1965, rinviando agli articoli da 116 a 120 di detto decreto, fa sì che alla retribuzione effettiva debba farsi riferimento esclusivamente nei casi nei quali manchino le tabelle ministeriali previste dall'art. 118 del D.P.R. citato, recanti la fissazione delle retribuzioni medie o convenzionali da assumere come base della liquidazione dell'indennità.
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4103/2003
Assunzioni Ssn: anche ai lavoratori autonomi si applica la dispensa del divieto per il 1997
L'art. 1, comma quarantaseiesimo, della legge 23 dicembre 1996 n. 662, nel prevedere la dispensa degli enti del Servizio sanitario nazionale dal divieto di nuove assunzioni fino al 31 dicembre 1997 stabilito per le Pubbliche Amministrazioni dal comma quarantacinquesimo dello stesso articolo, si riferisce non solo alle "assunzioni" in senso tecnico, e cioè alla costituzione di rapporti di lavoro subordinato, ma anche all'instaurazione di rapporti di lavoro autonomo, la cui esclusione da tale dispensa si porrebbe in contrasto con il principio di ragionevolezza, tenuto conto che i rapporti suddetti (con particolare riferimento ai professionisti medici) risultano essenziali per lo svolgimento del servizio, in misura almeno pari rispetto ai rapporti di lavoro dipendente.
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 240/2003
Sostituzione delle unità sanitarie locali: gestione astralcio
A seguito della istituzione delle aziende sanitarie locali, in sostituzione delle preesistenti unità sanitarie locali, i rapporti obbligatori in atto confluiscono in una gestione stralcio, la quale usufruisce della soggettività dell'ente soppresso, che viene prolungata durante la fase liquidatoria, mentre il direttore generale della nuova azienda assume la veste di commissario liquidatore. Tale principio vale anche in riferimento alle strutture sanitarie operanti nella Regione siciliana, in forza degli art. 1 e 55 della legge regionale 3 novembre 1993, n. 30.

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