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Timestamp: 2018-10-15 20:08:06+00:00

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Recidiva obbligatoria aggravata incostituzionale per manifesta irragionevolezza (Corte Costituzionale, Sentenza 23 luglio 2015 n. 185).
E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 99, comma 5, c.p., come sostituito dall’art. 4 della l. 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), limitatamente alle parole “è obbligatorio, e”.
E’ quanto emerge dalla sentenza della Corte Costituzionale dell’8 luglio 2015, n. 185.
La novella del 2015 ha sostituito l’art. 99 c.p., introducendo, al quinto comma, un’ipotesi di recidiva obbligatoria che ricorre se si tratta di uno dei delitti indicati all’art. 407, comma 2, lett. a) c.p.p., il cui fondamento giuridico viene, dalla giurisprudenza, individuato nella più marcata colpevolezza e nella maggiore pericolosità del reo, ed ha prospettato come facoltative tutte le ipotesi di recidiva diverse da quella appena accennata, ossia anche per la recidiva reiterata di cui all’art. 99, comma 4, c.p.
Si è chiarito che in caso di recidiva facoltativa l’aumento di pena può essere disposto solo quando il nuovo episodio delittuoso appaia concretamente significativo, in rapporto alla natura ed al tempo della commissione dei precedenti, sotto il profilo della più accentuata colpevolezza e della maggiore pericolosità del reo (Corte Cost., ord. n. 409/2007; Corte Cost., ord. n. 193/1990 e Corte Cost., ord. n. 33/2008).
Nella fattispecie, la Quinta Sezione Penale della Cassazione, ricordando che la norma censurata prevede un’ipotesi di recidiva obbligatoria, che si affianca a numerose forme di recidiva facoltativa, ritiene che l’applicazione obbligatoria della recidiva “svincolata dall’accertamento in concreto sulla base dei criteri applicativi indicati e affidata alla sola indicazione del titolo del nuovo delitto”, viene privata di una base empirica adeguata a preservare il fondamento della circostanza aggravante in commento, consistente nell’attitudine della ricaduta nel delitto ed esprimente una maggiore colpevolezza e pericolosità del reo, risolvendosi in una presunzione assoluta di più accentuata colpevolezza o maggiore pericolosità, del tutto irragionevole.
I giudici remittenti dubitano della legittimità costituzionale dell’art. 99, comma 5, c.p., in relazione all’art. 3 Cost., in quanto darebbe luogo ad una illegittima uguaglianza di trattamento di situazioni diverse, precludendo l’accertamento della concreta significatività del nuovo episodio delittuoso sotto il profilo della più accentuata colpevolezza e della maggiore pericolosità del reo, nonché in relazione all’art. 27, comma 3, Cost., in quanto la preclusione dell’accertamento giurisdizionale della sussistenza, nel caso concreto, delle condizioni “sostanziali” legittimanti l’applicazione della recidiva renderebbe la pena palesemente sproporzionata, vanificandone, già a livello di comminatoria legislativa astratta, la finalità rieducativa.
Nel caso di cui alla recidiva ex art. 99, comma 5, c.p., l’aumento della pena consegue automaticamente al mero riscontro formale della precedente condanna e dell’essere il nuovo reato compreso nell’elenco dell’art. 407, comma 2, lett. a), c.p.p., senza che il giudice sia tenuto ad accertare se, in concreto, in rapporto ai precedenti, il nuovo delitto sia indicativo di una più accentuata colpevolezza o maggiore pericolosità del reo, con la conseguenza di porre in essere un vero e proprio automatismo sanzionatorio che si pone in contrasto, secondo i giudici delle leggi, con gli artt. 3 e 27 Cost.
Infatti: “nel caso di specie, il rigido automatismo sanzionatorio cui dà luogo la norma censurata – collegando l’automatico e obbligatorio aumento di pena esclusivamente al dato formale del titolo di reato commesso – è del tutto privo di ragionevolezza, perché inadeguato a neutralizzare gli elementi eventualmente desumibili dalla natura e dal tempo di commissione dei precedenti reati e dagli altri parametri che dovrebbero formare oggetto della valutazione del giudice, prima di riconoscere che i precedenti penali sono indicativi di una più accentuata colpevolezza e di una maggiore pericolosità del reo”.
Irragionevolezza che è ancora più accentuata, continuano i giudici, se si considera che l’elenco dei delitti che comportano l’obbligatorietà della recidiva concerne reati eterogenei, collegati dal legislatore solo in funzione di esigenze processuali e in particolare del termine di durata massima delle indagini preliminari, e quindi inidonei ad esprimere un comune dato significativo ai fini dell’applicazione della recidiva.
ha pronunciato la seguente SENTENZA nei giudizi di legittimità costituzionale dell’art. 99, quinto comma, del codice penale, come sostituito dall’art. 4 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), promossi dalla Corte di cassazione, quinta sezione penale, con ordinanza del 10 settembre 2014, e dalla Corte d’appello di Napoli, terza sezione penale, con ordinanza del 19 novembre 2014, rispettivamente iscritte al n. 227 del registro ordinanze 2014 e al n. 35 del registro ordinanze 2015 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 52, prima serie speciale, dell’anno 2014 e n. 12, prima serie speciale, dell’anno 2015.
Ad avviso del giudice rimettente, la questione sarebbe anche rilevante «atteso che vengono in rilievo, per tutti gli imputati, precedenti datati e disomogenei rispetto alla regiudicanda»
Alessandro CRISCUOLO, Presidente Giorgio LATTANZI, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere
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 art. 99
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