Source: https://www.laleggepertutti.it/184644_un-giudice-puo-cancellare-i-debiti
Timestamp: 2019-04-24 13:02:34+00:00

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Un giudice può cancellare i debiti?
La legge sul sovra indebitamento o salva suicidi: come accedere al piano del consumatore o all’accordo coi creditori, la procedura e le condizioni del debitore.
Chi ha troppi debiti da non potervi fare fronte ha sempre visto il tribunale come il patibolo. Non ha mai pensato che, invece, potesse essere proprio la soluzione per togliersi dai guai. La possibilità che un giudice cancelli i debiti del cittadino con una semplice firma è stata introdotta nel 2012 con la famosa legge sul sovraindebitamento, a tutti meglio nota forse come «legge salva suicidi» o «fallimento del consumatore» [1]. Grazie ad essa, famiglie ed imprenditori che non riescono a far fronte alle proprie obbligazioni e non hanno sufficienti redditi per pagare trovano un modo per ripartire da zero e cancellare il passato. Finanziarie, carte revolving, mutui e rinegoziazioni, cartelle di pagamento e rateazioni troppo gravose, ipoteche e minacce di pignoramenti: con la legge “salva suicidi” è spesso possibile trovare un rimedio a tutte queste iatture. Chiaramente, si tratta di un beneficio a cui non può accedere chiunque – facile altrimenti sarebbe firmare contratti e poi sottrarsi ai propri impegni – ma solo chi si è indebitato non per propria colpa (ad esempio ha perso il lavoro o ha subito un tracollo imprevisto dell’attività d’impresa) e, anche lavorando per una vita intera, non avrebbe la possibilità di coprire il debito. Insomma, la legge sul sovraindebitamento serve ad accontentare un po’ il creditore (che, altrimenti, pur col ricorso al tribunale non riuscirebbe a ottenere tutti i propri soldi), sia il debitore (che, altrimenti, vivrebbe per sempre con una spada di Damocle gravosa). A queste condizioni, il giudice può cancellare i debiti; in determinati casi (che a breve illustreremo) lo può anche fare nonostante il dissenso dei creditori. Non parliamo di uno sconto o di una semplice dilazione. C’è chi ha ottenuto un taglio del 70%, trovandosi poi tenuto a pagare solo il residuo 30% e chi, “meno fortunato”, ha avuto uno sconto pari alla metà del debito. Mica poco se si considera che, prima di questa legge, i debiti non solo potevano rimanere a vita ma passavano anche agli eredi e non c’era modo di liberarsene (salvo l’inerzia del creditore avesse comportato la prescrizione del diritto). Oggi, invece, con la legge sul sovraindebitamento il debitore può dire “basta”. Vediamo dunque come funziona questo meccanismo, quali sono le condizioni per accedervi e quando, materialmente, il giudice può cancellare i debiti.
1 Chi può avvantaggiarsi della legge sul sovraindebitamento?
2 Quali sono i requisiti per usufruire della legge salvasuicidi?
3 Come si ottiene la cancellazione dei debiti dal giudice?
4 Per quali debiti è possibile la cancellazione?
5 A quanto devono ammontare i debiti?
6 Come si fa il piano del consumatore?
7 Come si fa l’accordo coi creditori?
8 Quali sono gli effetti della procedura?
9 Qualche precedente dei tribunali
A poter accedere ai benefici della legge salva suicidi sono un gran numero di soggetti. In primo luogo tutti i consumatori, ossia coloro che hanno contratto obbligazioni non nell’ambito della propria attività lavorativa. Parliamo quindi di chi ha firmato la finanziaria per l’acquisto di una televisione o di un’auto per la famiglia; di chi ha sottoscritto un contratto con una banca per una carta revolving, di chi ha firmato il mutuo per la casa ma poi non è riuscito a pagare, di chi non ha pagato multe, bollo auto ed altre imposte sui redditi ed ha ricevuto le famigerate cartelle esattoriali.
In secondo luogo possono usufruire della legge salvasuicidi tutti gli imprenditori, ma solo quelli che non rientrano nei requisiti della legge fallimentare ossia che non possono fallire. Si tratta cioè di coloro che sono titolari di una impresa o soci di una società la cui impresa:
ha avuto, nei tre esercizi precedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento (o dall’inizio dell’attività se inferiore), un attivo patrimoniale complessivo annuo non superiore a euro 300.000;
ha realizzato, nei tre esercizi precedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento (o dall’inizio dell’attività se inferiore), ricavi lordi complessivi annui non superiori a euro 200.000;
ha un ammontare di debiti, anche non scaduti, non superiore a euro 500.000.
Inoltre, non possono fallire i coltivatori diretti, gli artigiani e tutti coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio o dei componenti della famiglia.
Quindi, può ad esempio usufruire della legge salva suicidi l’agente di commercio, la società semplice, il socio illimitatamente responsabile di una società cessata da oltre un anno, il piccolo artigiano, l’idraulico o la ditta di riparazioni edili di piccole dimensioni, basata prevalentemente sul lavoro dei suoi stessi soci. Anche il professionista (pure quello organizzato in associazione con altri professionisti) può accedere alla legge salvasuicidi poiché non esercita un’attività imprenditoriale.
l’imprenditore non soggetto a fallimento in quanto “piccolo” imprenditore oppure perché imprenditore non commerciale;
Quali sono i requisiti per usufruire della legge salvasuicidi?
Questo requisito è chiesto con più forza nel piano del consumatore. Qui infatti la relazione dell’organismo di composizione della crisi, che deve contenere:
l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza impiegata dal consumatore nell’assumere volontaria- mente le obbligazioni;
Ricapitoliamo quali sono le tre procedure possibili:
accordo coi creditori: il debitore propone ai creditori, con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi, un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base di un piano che, ove approvato da parte dei titolari di almeno il 60% dei crediti complessivi, è depositato in tribunale per il procedimento di omologazione e, in caso di omologazione, l’accordo è obbligatorio anche nei confronti dei creditori non aderenti;
piano del consumatore: redatto con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi e avente le medesime finalità dell’accordo di cui al precedente punto. Tale procedura non richiede l’approvazione dei creditori e, laddove riceva l’omologazione da parte del tribunale, produce effetti esdebitatori nei confronti di tutti i creditori;
liquidazione dei beni: più vicina alla procedura fallimentare, non produce automaticamente effetti esdebitatori, salvo che non venga attivato uno specifico procedimento su ricorso del debitore e a determinate condizioni.
Alla procedura di sovraindebitamento non può accedere chi, ad esempio, non riesce a pagare le rate del mutuo ma tuttavia ha la casa ipotecata o altri immobili da offrire in garanzia, o chi subisce il pignoramento del quinto dello stipendio e tuttavia ha ancora di che vivere. Si deve trattare di una situazione (per usare le parole della legge) «di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente».
Non basta un semplice squilibrio finanziario.
Inoltre lo squilibrio non deve essere temporaneo ma «perdurante».
L’esempio tipico del debitore che può ottenere l’accesso alla legge salvasuicidi è quello di chi abbia subito eventi traumatici sul reddito come il licenziamento, la chiusura dell’attività o la perdita delle commesse, una separazione con l’ex coniuge, una malattia grave che gli impedisce di lavorare, la perdita di alcuni beni (ad esempio la distruzione della casa per un incendio o un terremoto).
Ma vi è spazio anche per quelle famiglie con una elevata propensione di spesa (consumi e/o investimenti) che lascia intendere una eccessiva fiducia nelle capacità reddituali presenti e soprattutto future.
Come si fa il piano del consumatore?
Nomina di un O.C.C. (Organismo di composizione della crisi) : il Tribunale nomina l’Organismo di Composizione della Crisi (O.C.C.), che ha il compito di aiutare il debitore nella gestione della situazione di Sovraindebitamento e contemporaneamente tutela i creditori.
Presentazione del Piano: il debitore – di norma assistito da un proprio consulente – propone all’Organismo il proprio Piano del Consumatore. L’Organismo ne verifica sia gli aspetti formali che la sostenibilità e indica al Giudice se il Piano è accettabile o meno.
Come si fa l’accordo coi creditori?
Qui le fasi sono cinque:
il deposito in tribunale della domanda e della proposta di accordo presentata mediante l’organismo di composizione della crisi;
l’apertura della procedura;
la raccolta delle adesioni dei singoli creditori;
l’omologazione da parte del Tribunale;
L’effetto principale della procedura è quello di esdebitare il debitore, ossia cancellare tutti i debiti. Una volta approvato e chiuso il procedimento, egli è completamente libero anche per quella parte di debiti che non hanno trovato ingresso nella procedura stessa.
Qualche precedente dei tribunali
Ad oggi sono già numerosi i precedenti di giudici che hanno cancellato i debiti.
Il Tribunale di Verona [2] ed il Tribunale di Lucca [3] hanno omologato un piano evidenziando (quasi enfatizzando) le ragioni che avevo condotto i consumatori ad una situazione di impossibilità di gestire i debiti contratti: il consumatore di Verona si era indebitato nel tentativo di assistere il figlio (affetto da deficit psichico); il consumatore di Lucca si era indebitato volendo garantire ai figli, affetti da malattie devastanti, le cure migliori (a tal fine si era rivolto ai più importanti specialisti in Italia e all’Estero, sostenendone la spesa). In questa situazione entrambi avevano accumulato una ingente massa di debiti, da non riuscire a fronteggiare, tanto da vedersi aggrediti da azioni esecutive promosse dei creditori (in particolare la vendita della casa).
Un’ordinanza del Tribunale di Livorno [4] ha invece assunto un carattere quasi “sanzionatorio” del comportamento del consumatore che aveva stipulato un mutuo per una abitazione di residenza molto grande e molto bella, in una delle zone più panoramiche della costa livornese. Non aveva però tenuto conto delle notevoli spese di condominio e delle ingenti spese da sostenere per manutenere una abitazione in riva al mare. In più aveva acceso finanziamenti e carte revolving per fronteggiare le spese condominiali. Il debitore sia ammesso al piano ma con il solo beneficio della dilazione di pagamento, avendo dovuto pagare il 100% dei debiti conigli interessi.
Il Tribunale di Pistoia [5] ha negato l’omologazione perché il debitore aveva fatto un ricorso al credito sproporzionato rispetto alle proprie capacità patrimoniali.
Se il giudice ravvisa che il debito è stato causato da atti in frode ai creditori esclude l’omologa come è stato per il Tribunale di Reggio Emilia e di Monza [6]. Nel caso di specie il debitore aveva costituito un trust con lo scopo di preservare l’integrità del patrimonio personale e garantire i suoi eredi da eventuali vicende personali. Il Giudice ha valutato il trust come diretto a sottrarre alla garanzia dei creditori gli immobili.
Più fortunate le sorti dei contribuenti verso il fisco: a Monza un contribuente è riuscito a pagare da oltre 150 mila euro a 52 mila euro (il 65% in meno). Il tribunale di Como ha invece cancellato del 74% i debiti che una imprenditrice lariana aveva verso il Fisco, passati da 1,4 mln di euro a 370 mila euro.
[2] Trib. Verona, ord. del 8.05.2015.
[3] Trib. Lucca, ord. n. 415/15 del 27.10.2015.
[4] Trib. Livorno, ord. n. 9/15 del 15.03.2016.
[5] Trib. Pistoia ord. del 28.02.2014.
[6] Trib. Reggio Emila, ord. del 11.03.2015, Trib. Monza, ord. del 4.05.2016.
Legge n. 3/2012 sul sovraindebitamento o salva suicidi
LEGGE 27 gennaio 2012 n. 3 –
in Gazz. Uff., 30 gennaio 2012, n. 24
Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento (cosiddetta «Legge salva suicidi»).
3-bis. Con riferimento alla proposta di accordo o di piano del consumatore presentata da parte di chi svolge attivita’ d’impresa, possono prestare le garanzie di cui al comma 2 i consorzi fidi autorizzati dalla Banca d’Italia ai sensi dell’articolo 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 , e successive modificazioni, nonche’ gli intermediari finanziari iscritti all’albo previsto dall’articolo 106 del medesimo testo unico di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, e successive modificazioni, assoggettati al controllo della Banca d’Italia. Le associazioni antiracket e antiusura iscritte nell’albo tenuto presso il Ministero dell’interno possono destinare contributi per la chiusura di precedenti esposizioni debitorie nel percorso di recupero da sovraindebitamento cosi’ come definito e disciplinato dalla presente legge. Il rimborso di tali contributi e’ regolato all’interno della proposta di accordo o di piano del consumatore (4).
4. La proposta di accordo con continuazione dell’attivita’ d’impresa e il piano del consumatore possono prevedere una moratoria fino ad un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione (5).
(4) Comma inserito dall’articolo 21-septies, comma 1, del D.L. 27 giugno 2015 n. 83, convertito, con modificazioni, dalla Legge 6 agosto 2015, n. 132.
(5) Comma sostituito dall’articolo 18, comma 1, lettera f), numero 4), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
1. Il giudice, se la proposta soddisfa i requisiti previsti dagli articoli 7, 8 e 9, fissa immediatamente con decreto l’udienza, disponendo la comunicazione, almeno trenta giorni prima del termine di cui all’ articolo 11, comma 1, ai creditori presso la residenza o la sede legale, anche per telegramma o per lettera raccomandata con avviso di ricevimento o per telefax o per posta elettronica certificata, della proposta e del decreto [ contenente l’avvertimento dei provvedimenti che egli puo’ adottare ai sensi del comma 3 del presente articolo]. Tra il giorno del deposito della documentazione di cui all’ articolo 9 e l’udienza non devono decorrere piu’ di sessanta giorni (1).
3. All’udienza il giudice, accertata la presenza di iniziative o atti in frode ai creditori, dispone la revoca del decreto di cui al comma 1 e ordina la cancellazione della trascrizione dello stesso, nonche’ la cessazione di ogni altra forma di pubblicita’ disposta (3).
3-bis. A decorrere dalla data del provvedimento di cui al comma 2 e sino alla data di omologazione dell’accordo gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione compiuti senza l’autorizzazione del giudice sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al momento in cui e’ stata eseguita la pubblicita’ del decreto (4).
5. Il decreto di cui al comma 1 deve intendersi equiparato all’atto di pignoramento (6).
(1) Comma modificato dall’articolo 18, comma 1, lettera i), numero 1), lettere a), b), c) e d), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(2) Comma sostituito dall’articolo 18, comma 1, lettera i), numero 2), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(3) Comma sostituito dall’articolo 18, comma 1, lettera i), numero 3), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(4) Comma inserito dall’articolo 18, comma 1, lettera i), numero 4), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(5) Comma modificato dall’articolo 18, comma 1, lettera i), numero 5), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(6) Comma sostituito dall’articolo 18, comma 1, lettera i), numero 6), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
1. I creditori fanno pervenire, anche per telegramma o per lettera raccomandata con avviso di ricevimento o per telefax o per posta elettronica certificata, all’organismo di composizione della crisi, dichiarazione sottoscritta del proprio consenso alla proposta, come eventualmente modificata almeno dieci giorni prima dell’udienza di cui all’ articolo 10, comma 1 . In mancanza, si ritiene che abbiano prestato consenso alla proposta nei termini in cui e’ stata loro comunicata (1).
2. Ai fini dell’omologazione di cui all’ articolo 12 , e’ necessario che l’accordo sia raggiunto con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti. I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca dei quali la proposta prevede l’integrale pagamento non sono computati ai fini del raggiungimento della maggioranza e non hanno diritto di esprimersi sulla proposta, salvo che non rinuncino in tutto o in parte al diritto di prelazione. Non hanno diritto di esprimersi sulla proposta e non sono computati ai fini del raggiungimento della maggioranza il coniuge del debitore, i suoi parenti e affini fino al quarto grado, i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta (2).
5. L’accordo cessa, di diritto, di produrre effetti se il debitore non esegue integralmente, entro novanta giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti secondo il piano alle amministrazioni pubbliche e agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie. L’accordo e’ altresi’ revocato se risultano compiuti durante la procedura atti diretti a frodare le ragioni dei creditori. Il giudice provvede d’ufficio con decreto reclamabile, ai sensi dell’ articolo 739 del codice di procedura civile , innanzi al tribunale e del collegio non puo’ far parte il giudice che lo ha pronunciato (3).
(1) Comma modificato dall’ articolo 18, comma 1, lettera l), numero 1), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(2) Comma sostituito dall’ articolo 18, comma 1, lettera l), numero 2), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(3) Comma modificato dall’articolo 18, comma 1, lettera l), numero 3), lettere a), b), c) e d), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
2. Il giudice omologa l’accordo e ne dispone l’immediata pubblicazione utilizzando tutte le forme di cui all’ articolo 10, comma 2 , quando, risolta ogni altra contestazione, ha verificato il raggiungimento della percentuale di cui all’ articolo 11, comma 2 , e l’idoneita’ del piano ad assicurare il pagamento integrale dei crediti impignorabili, nonche’ dei crediti di cui all’ articolo 7, comma 1, terzo periodo. Quando uno dei creditori che non ha aderito o che risulta escluso o qualunque altro interessato contesta la convenienza dell’accordo, il giudice lo omologa se ritiene che il credito puo’ essere soddisfatto dall’esecuzione dello stesso in misura non inferiore all’alternativa liquidatoria disciplinata dalla sezione seconda. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Il reclamo, anche avverso il provvedimento di diniego, si propone al tribunale e del collegio non puo’ far parte il giudice che ha pronunciato il provvedimento (1).
3. L’accordo omologato e’ obbligatorio per tutti i creditori anteriori al momento in cui e’ stata eseguita la pubblicita’ di cui all’ articolo 10, comma 2 . I creditori con causa o titolo posteriore non possono procedere esecutivamente sui beni oggetto del piano (2).
3-bis. L’omologazione deve intervenire nel termine di sei mesi dalla presentazione della proposta (3).
4. Gli effetti di cui al comma 3 vengono meno in caso di risoluzione dell’accordo o di mancato pagamento dei crediti impignorabili, nonche’ dei crediti di cui all’ articolo 7, comma 1, terzo periodo . L’accertamento del mancato pagamento di tali crediti e’ chiesto al tribunale con ricorso da decidere in camera di consiglio, ai sensi degli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Il reclamo, anche avverso il provvedimento di diniego, si propone al tribunale e del collegio non puo’ far parte il giudice che ha pronunciato il provvedimento (4).
5. La sentenza di fallimento pronunciata a carico del debitore risolve l’accordo. Gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere in esecuzione dell’accordo omologato non sono soggetti all’azione revocatoria di cui all’ articolo 67 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 . A seguito della sentenza che dichiara il fallimento, i crediti derivanti da finanziamenti effettuati in esecuzione o in funzione dell’accordo omologato sono prededucibili a norma dell’articolo 111 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (5) .
(1) Comma modificato dall’articolo 18, comma 1, lettera m), numero 1), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(2) Comma sostituito dall’ articolo 18, comma 1, lettera m), numero 2), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(3) Comma inserito dall’ articolo 18, comma 1, lettera m), numero 3), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(4) Comma sostituito dall’ articolo 18, comma 1, lettera m), numero 4), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(5) Comma modificato dall’ articolo 18, comma 1, lettera m), numero 5), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(1) Paragrafo inserito dall’articolo 18, comma 1, lettera n), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
1. Il giudice, se la proposta soddisfa i requisiti previsti dagli articoli 7, 8 e 9 e verificata l’assenza di atti in frode ai creditori, fissa immediatamente con decreto l’udienza, disponendo, a cura dell’organismo di composizione della crisi, la comunicazione, almeno trenta giorni prima, a tutti i creditori della proposta e del decreto. Tra il giorno del deposito della documentazione di cui all’ articolo 9 e l’udienza non devono decorrere piu’ di sessanta giorni.
3. Verificata la fattibilita’ del piano e l’idoneita’ dello stesso ad assicurare il pagamento dei crediti impignorabili, nonche’ dei crediti di cui all’ articolo 7, comma 1, terzo periodo , e risolta ogni altra contestazione anche in ordine all’effettivo ammontare dei crediti, il giudice, quando esclude che il consumatore ha assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacita’ patrimoniali, omologa il piano, disponendo per il relativo provvedimento una forma idonea di pubblicita’. Quando il piano prevede la cessione o l’affidamento a terzi di beni immobili o di beni mobili registrati, il decreto deve essere trascritto, a cura dell’organismo di composizione della crisi. Con l’ordinanza di diniego il giudice dichiara l’inefficacia del provvedimento di sospensione di cui al comma 2, ove adottato.
(1) Articolo inserito dall’articolo 18, comma 1, lettera n), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
Effetti dell’omologazione del piano del consumatore (1)
4. Gli effetti di cui al comma 1 vengono meno in caso di mancato pagamento dei titolari di crediti impignorabili, nonche’ dei crediti di cui all’ articolo 7, comma 1, terzo periodo . L’accertamento del mancato pagamento di tali crediti e’ chiesto al tribunale e si applica l’articolo 12, comma 4.
§ 4 Esecuzione e cessazione degli effetti dell’accordo di composizione della crisi e del piano del consumatore (1)
(1) Paragrafo inserito dall’articolo 18, comma 1, lettera o), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
Esecuzione dell’accordo o del piano del consumatore (1)
1. Se per la soddisfazione dei crediti sono utilizzati beni sottoposti a pignoramento ovvero se previsto dall’accordo o dal piano del consumatore, il giudice, su proposta dell’organismo di composizione della crisi, nomina un liquidatore che dispone in via esclusiva degli stessi e delle somme incassate. Si applica l’articolo 28 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (2).
3. Il giudice, sentito il liquidatore e verificata la conformita’ dell’atto dispositivo all’accordo o al piano del consumatore, anche con riferimento alla possibilita’ di pagamento dei crediti impignorabili e dei crediti di cui all’ articolo 7, comma 1, terzo periodo, autorizza lo svincolo delle somme e ordina la cancellazione della trascrizione del pignoramento, delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonche’ di ogni altro vincolo, ivi compresa la trascrizione del decreto di cui agli articoli 10, comma 1 e 12-bis, comma 3, e la cessazione di ogni altra forma di pubblicita’. In ogni caso il giudice puo’, con decreto motivato, sospendere gli atti di esecuzione dell’accordo qualora ricorrano gravi e giustificati motivi (3).
4. I pagamenti e gli atti dispositivi dei beni posti in essere in violazione dell’accordo o del piano del consumatore sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al momento in cui e’ stata eseguita la pubblicita’ di cui agli articoli 10, comma 2 , e 12-bis, comma 3 (4).
(1) Rubrica sostituita dall’articolo 18, comma 1, lettera p), numero 1), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(2) Comma modificato dall’articolo 18, comma 1, lettera p), numero 2), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(3) Comma modificato dall’articolo 18, comma 1, lettera p), numero 3), lettere a), b) e c), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(4) Comma modificato dall’articolo 18, comma 1, lettera p), numero 4), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(5) Comma aggiunto dall’ articolo 18, comma 1, lettera p), numero 5), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(6) Comma aggiunto dall’ articolo 18, comma 1, lettera p), numero 5), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
1. L’accordo puo’ essere annullato dal tribunale su istanza di ogni creditore, in contraddittorio con il debitore, quando e’ stato dolosamente o con colpa grave aumentato o diminuito il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo ovvero dolosamente simulate attivita’ inesistenti. Non e’ ammessa alcuna altra azione di annullamento (1).
1-bis. Il ricorso per l’annullamento deve proporsi nel termine di sei mesi dalla scoperta e, in ogni caso, non oltre due anni dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto (2).
2. Se il proponente non adempie [regolarmente] agli obblighi derivanti dall’accordo, se le garanzie promesse non vengono costituite o se l’esecuzione dell’accordo diviene impossibile per ragioni non imputabili al debitore, ciascun creditore puo’ chiedere al tribunale la risoluzione dello stesso (3).
3. Il ricorso per la risoluzione e’ proposto, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla scoperta e, in ogni caso, entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dall’accordo (4).
5. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Il reclamo si propone al tribunale e del collegio non puo’ far parte il giudice che ha pronunciato il provvedimento (5).
(1) Comma modificato dall’articolo 18, comma 1, lettera q), numero 1), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(2) Comma inserito dall’articolo 18, comma 1, lettera q), numero 2), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(3) Comma modificato dall’ articolo 18, comma 1, lettera q), numero 3), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(4) Comma modificato dall’articolo 18, comma 1, lettera q), numero 4), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(5) Comma modificato dall’articolo 18, comma 1, lettera q), numero 5), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
Revoca e cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore (1)
a) quando e’ stato dolosamente o con colpa grave aumentato o diminuito il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo ovvero dolosamente simulate attivita’ inesistenti;
(1) Articolo inserito dall’articolo 18, comma 1, lettera r), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(1) Sezione inserita dall’articolo 18, comma 1, lettera s), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
1. In alternativa alla proposta per la composizione della crisi, il debitore, in stato di sovraindebitamento e per il quale non ricorrono le condizioni di inammissibilità di cui all’ articolo 7, comma 2, lettere a) e b) , puo’ chiedere la liquidazione di tutti i suoi beni.
2. La domanda di liquidazione e’ proposta al tribunale competente ai sensi dell’articolo 9, comma 1, e deve essere corredata dalla documentazione di cui all’ articolo 9, commi 2 e 3 .
5. La domanda di liquidazione e’ inammissibile se la documentazione prodotta non consente di ricostruire compiutamente la situazione economica e patrimoniale del debitore.
a) i crediti impignorabili ai sensi dell’ articolo 545 del codice di procedura civile ;
c) i frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo patrimoniale e i frutti di essi, salvo quanto disposto dall’ articolo 170 del codice civile ;
(1) Articolo inserito dall’articolo 18, comma 1, lettera s), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
1. Il giudice, su istanza del debitore o di uno dei creditori, dispone, col decreto avente il contenuto di cui all’articolo 14-quinquies, comma 2, la conversione della procedura di composizione della crisi di cui alla sezione prima in quella di liquidazione del patrimonio nell’ipotesi di annullamento dell’accordo o di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore ai sensi dell’articolo 14-bis, comma 2, lettera a). La conversione e’ altresi’ disposta nei casi di cui agli articoli 11, comma 5 , e 14-bis, comma 1, nonche’ di risoluzione dell’accordo o di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore ai sensi dell’articolo 14-bis, comma 2, lettera b), ove determinati da cause imputabili al debitore.
a) ove non sia stato nominato ai sensi dell’articolo 13, comma 1, nomina un liquidatore, da individuarsi in un professionista in possesso dei requisiti di cui all’ articolo 28 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 ;
b) dispone che, sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullita’, essere iniziate o proseguite azioni cautelari o esecutive ne’ acquistati diritti di prelazione sul patrimonio oggetto di liquidazione da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore;
4. La procedura rimane aperta sino alla completa esecuzione del programma di liquidazione e, in ogni caso, ai fini di cui all’ articolo 14 -undecies, per i quattro anni successivi al deposito della domanda.
1. Il liquidatore, verificato l’elenco dei creditori e l’attendibilita’ della documentazione di cui all’ articolo 9, commi 2 e 3 , forma l’inventario dei beni da liquidare e comunica ai creditori e ai titolari dei diritti reali e personali, mobiliari e immobiliari, su immobili o cose mobili in possesso o nella disponibilita’ del debitore:
2. Il liquidatore ha l’amministrazione dei beni che compongono il patrimonio di liquidazione. Fanno parte del patrimonio di liquidazione anche gli accessori, le pertinenze e i frutti prodotti dai beni del debitore. Il liquidatore cede i crediti, anche se oggetto di contestazione, dei quali non e’ probabile l’incasso nei quattro anni successivi al deposito della domanda. Le vendite e gli altri atti di liquidazione posti in essere in esecuzione del programma di liquidazione sono effettuati dal liquidatore tramite procedure competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati, sulla base di stime effettuate, salvo il caso di beni di modesto valore, da parte di operatori esperti, assicurando, con adeguate forme di pubblicita’, la massima informazione e partecipazione degli interessati. Prima del completamento delle operazioni di vendita, il liquidatore informa degli esiti delle procedure il debitore, i creditori e il giudice. In ogni caso, quando ricorrono gravi e giustificati motivi, il giudice puo’ sospendere con decreto motivato gli atti di esecuzione del programma di liquidazione. Se alla data di apertura della procedura di liquidazione sono pendenti procedure esecutive il liquidatore puo’ subentrarvi.
3. Il giudice, sentito il liquidatore e verificata la conformita’ degli atti dispositivi al programma di liquidazione, autorizza lo svincolo delle somme, ordina la cancellazione della trascrizione del pignoramento e delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonche’ di ogni altro vincolo, ivi compresa la trascrizione del decreto di cui all’articolo 14-quinquies, comma 1, dichiara la cessazione di ogni altra forma di pubblicita’ disposta.
4. I requisiti di onorabilita’ e professionalita’ dei soggetti specializzati e degli operatori esperti dei quali il liquidatore puo’ avvalersi ai sensi del comma 1, nonche’ i mezzi di pubblicita’ e trasparenza delle operazioni di vendita sono quelli previsti dal regolamento del Ministro della giustizia di cui all’ articolo 107, settimo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
1. I creditori con causa o titolo posteriore al momento dell’esecuzione della pubblicita’ di cui all’articolo 14-quinquies, comma 2, lettere c) e d), non possono procedere esecutivamente sui beni oggetto di liquidazione.
4. Il giudice, con decreto adottato su ricorso del debitore interessato, presentato entro l’anno successivo alla chiusura della liquidazione, sentiti i creditori non integralmente soddisfatti e verificate le condizioni di cui ai commi 1 e 2, dichiara inesigibili nei suoi confronti i crediti non soddisfatti integralmente. I creditori non integralmente soddisfatti possono proporre reclamo ai sensi dell’ articolo 739 del codice di procedura civile di fronte al tribunale e del collegio non fa parte il giudice che ha emesso il decreto.
5. Il provvedimento di esdebitazione e’ revocabile in ogni momento, su istanza dei creditori, se risulta:
(1) Sezione inserita dall’articolo 18, comma 1, lettera t), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
3. I requisiti di cui al comma 1 e le modalita’ di iscrizione nel registro di cui al comma 2, sono stabiliti con regolamento adottato dal Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico ed il Ministro dell’economia e delle finanze, ai sensi dell’ articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Con lo stesso decreto sono disciplinate le condizioni per l’iscrizione, la formazione dell’elenco e la sua revisione, la sospensione e la cancellazione degli iscritti, nonche’ la determinazione dei compensi e dei rimborsi spese spettanti agli organismi a carico dei soggetti che ricorrono alla procedura.
4. Dalla costituzione e dal funzionamento degli organismi indicati al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, e le attivita’ degli stessi devono essere svolte nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
9. I compiti e le funzioni attribuiti agli organismi di composizione della crisi possono essere svolti anche da un professionista o da una societa’ tra professionisti in possesso dei requisiti di cui all’ articolo 28 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 , e successive modificazioni, ovvero da un notaio, nominati dal presidente del tribunale o dal giudice da lui delegato. Fino all’entrata in vigore del regolamento di cui al comma 3, i compensi sono determinati secondo i parametri previsti per i commissari giudiziali nelle procedure di concordato preventivo, quanto alle attivita’ di cui alla sezione prima del presente capo, e per i curatori fallimentari, quanto alle attivita’ di cui alla sezione seconda del presente capo. I predetti compensi sono ridotti del quaranta per cento.
10. Per lo svolgimento dei compiti e delle attivita’ previsti dal presente capo, il giudice e, previa autorizzazione di quest’ultimo, gli organismi di composizione della crisi possono accedere ai dati contenuti nell’anagrafe tributaria, compresa la sezione prevista dall’ articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605 , nei sistemi di informazioni creditizie, nelle centrali rischi e nelle altre banche dati pubbliche, ivi compreso l’archivio centrale informatizzato di cui all’ articolo 30-ter, comma 2, del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141 , nel rispetto delle disposizioni contenute nel codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 , e del codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilita’ e puntualita’ nei pagamenti, di cui alla deliberazione del Garante per la protezione dei dati personali 16 novembre 2004, n. 8, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 23 dicembre 2004.
a) al fine di ottenere l’accesso alla procedura di composizione della crisi di cui alla sezione prima del presente capo aumenta o diminuisce il passivo ovvero sottrae o dissimula una parte rilevante dell’attivo ovvero dolosamente simula attivita’ inesistenti;
2. Il componente dell’organismo di composizione della crisi, ovvero il professionista di cui all’ articolo 15, comma 9 , che rende false attestazioni in ordine alla veridicita’ dei dati contenuti nella proposta o nei documenti ad essa allegati, alla fattibilita’ del piano ai sensi dell’articolo 9, comma 2, ovvero nella relazione di cui agli articoli 9, comma 3-bis, 12, comma 1 e 14-ter, comma 3, e’ punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 1.000 a 50.000 euro.
3. La stessa pena di cui al comma 2 si applica al componente dell’organismo di composizione della crisi, ovvero al professionista di cui all’ articolo 15, comma 9 , che cagiona danno ai creditori omettendo o rifiutando senza giustificato motivo un atto del suo ufficio.
[ 1. L’organismo di composizione della crisi, oltre a quanto previsto dagli articoli 11, 12 e 13, assume ogni opportuna iniziativa, funzionale alla predisposizione del piano di ristrutturazione, al raggiungimento dell’accordo e alla buona riuscita dello stesso, finalizzata al superamento della crisi da sovraindebitamento, e collabora con il debitore e con i creditori anche attraverso la modifica del piano oggetto della proposta di accordo.
3. L’organismo esegue la pubblicita’ della proposta e dell’accordo, ed effettua le comunicazioni disposte dal giudice nell’ambito del procedimento previsto dal presente capo.] (1)
(1) Articolo implicitamente abrogato dall’ articolo 18, comma 1, lettera t), del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, che ha sostituito gli originarti articoli 15, 16, 17, 18, 19, 20 con gli attuali articoli 15 e 16.
[ 1. Per lo svolgimento dei compiti e delle attivita’ previsti dal presente capo, il giudice e, previa autorizzazione di quest’ultimo, gli organismi di cui all’articolo 15 possono accedere ai dati contenuti nell’anagrafe tributaria, nei sistemi di informazioni creditizie, nelle centrali rischi e nelle altre banche dati pubbliche, nel rispetto delle disposizioni contenute nel codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e del codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilita’ e puntualita’ nei pagamenti, di cui alla deliberazione del Garante per la protezione dei dati personali 16 novembre 2004, n. 8, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 23 dicembre 2004.
2. I dati personali acquisiti per le finalita’ di cui al comma 1 possono essere trattati e conservati per i soli fini e tempi della procedura e devono essere distrutti contestualmente alla sua conclusione o cessazione. Dell’avvenuta distruzione e’ data comunicazione al titolare dei suddetti dati, tramite lettera raccomandata con avviso di ricevimento o tramite posta elettronica certificata, non oltre quindici giorni dalla distruzione medesima.] (1)
[ 1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, e’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 1.000 a 50.000 euro il debitore che:
3. La stessa pena di cui al comma 2 si applica al componente dell’organismo di composizione della crisi che cagiona danno ai creditori omettendo o rifiutando senza giustificato motivo un atto del suo ufficio.] (1)
[ 1. Con uno o piu’ decreti, il Ministro della giustizia stabilisce, anche per circondario di tribunale, la data a decorrere dalla quale i compiti e le funzioni che il presente capo attribuisce agli organismi di composizione della crisi di cui all’articolo 15 sono svolti in via esclusiva dai medesimi.

References: articolo 11
 articolo 9
 articolo 10
 articolo 12
 articolo 739
 articolo 18
 articolo 18
 articolo 10
 articolo 11
 articolo 7
 articolo 10
 articolo 7
 sentenza 
 articolo 67
 sentenza 
 articolo 18
 articolo 18
 articolo 18
 articolo 18
 articolo 9
 articolo 7
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§ 4
 articolo 7
 articolo 18
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 articolo 7
 articolo 9
 articolo 545
 articolo 170
 articolo 28
 articolo 14
 articolo 9
 articolo 107
 articolo 739
 articolo 17
 articolo 28
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 articolo 30
 articolo 15
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