Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/sezioni/Famiglia/ultime_pubblicate/5
Timestamp: 2019-09-22 21:06:53+00:00

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PMA Eterologa: discriminatoria la diversità di trattamento economica rispetto alla PMA omologa.
Assegno divorzile – Formazione di una nuova famiglia di fatto – Perdita – Sussiste – Carattere – Definitività – Sussiste.
La delibera della Lombardia è sospettabile di illegittimità per disparità di trattamento sotto il profilo economico tra la PMA omologa e quella eterologa, stante l’incontestata assunzione a carico del s.s.r. lombardo – salvo il pagamento di ticket – della prima, nonché tenuto conto che, da un lato, quanto al diritto alla salute inteso come comprensivo anche della salute psichica oltre che fisica, “non sono dirimenti le differenze tra PMA di tipo omologo ed eterologo” e, dall’altro lato, quanto agli aspetti normativi ed organizzativi, “l’art. 7 della legge n. 40 del 2004, il quale offre base giuridica alle Linee guida emanate dal Ministro della salute, «contenenti l’indicazione delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita», avendo ad oggetto le direttive che devono essere emanate per l’esecuzione della disciplina e concernendo il genus PMA, di cui quella di tipo eterologo costituisce una species, è, all’evidenza, riferibile anche a questa, come lo sono altresì gli artt. 10 ed 11, in tema di individuazione delle strutture autorizzate a praticare la procreazione medicalmente assistita e di documentazione dei relativi interventi”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato, 09 April 2015, n. .
Il marito paga il mutuo? Assegno di mantenimento in ribasso.
In materia di separazione dei coniugi, nel fissare il mantenimento in favore della moglie, il giudice deve tenere in considerazione il fatto (se ricorrente) che il marito si sia accollato l’intero mutuo sulla casa in comproprietà. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 08 April 2015, n. 7053.
Il minore ha diritto a mantenere rapporti con il genitore cd. sociale.
In materia di famiglia, tutelata dall’art. 8 della CEDU, anche una relazione de facto può integrare un “rapporto familiare” e, conseguentemente, avere rilevanza giuridica, nell’interesse preminente del fanciullo, come accade nel caso in cui, oltre all’affetto generico, sussistano altri indici di stabilità, attuale o potenziale, quale potrebbe essere quello di una progettualità genitoriale comune (per i partners) e di una convivenza avutasi per un tempo significativo, anche se poi cessata. Invero, in questa prospettiva, la determinazione del carattere familiare delle relazioni di fatto deve tener conto di un certo numero di elementi, quali il tempo vissuto insieme, la qualità delle relazioni, così come il ruolo assunto dall’adulto nei confronti del bambino e la percezione che quest’ultimo ha dell’adulto. Al cospetto di questi elementi, la relazione “di fatto”, nonostante l’assenza di un rapporto giuridico di parentela, può rientrare nella nozione di vita familiare ai sensi dell'articolo 8 CEDU. E, peraltro, valorizzando il criterio guida del superiore interesse del fanciullo, il profilo della discendenza genetica non va più considerato determinante ai fini dell’attribuzione al minore del diritto di mantenere stabili relazioni con chi ha comunque rivestito nel tempo il ruolo sostanziale di genitore, pur non essendo legato da rapporti di appartenenza genetica o di adozione con il minore stesso (cd. genitore sociale). Quando il rapporto instauratosi tra il minore e il genitore sociale è tale da fondare l’identità personale e familiare del bambino stesso, questo rapporto deve essere salvaguardato, alla pari di quanto riconosce oggi l’art. 337 ter ai figli nei confronti dei genitori biologici. Questa interpretazione evolutiva si impone a maggior ragione nell’ipotesi della separazione personale della coppia omosessuale che abbia convissuto con i figli minori di uno dei due, instaurando un rapporto di genitorialità sociale con l’altro. Invero, in tali circostanze l’unico rapporto riconosciuto e tutelato dalla legge è quello con il genitore biologico, mentre il rapporto con il genitore sociale – sebbene avvertito e vissuto dal minore alla stregua dell’ “altra figura genitoriale” – non riceve alcun riconoscimento o tutela, con conseguente privazione del minore della doppia figura genitoriale, in spregio al principio fondante in ambito di crisi coniugale o della coppia di fatto del mantenimento di rapporti costanti con ambedue le figure genitoriali. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 06 April 2015.
Se l’ex coniuge beneficiario forma una nuova famiglia, l’assegno di divorzio va eliminato.
La formazione di una nuova famiglia di fatto da parte del coniuge divorziato determina la perdita definitiva dell’assegno divorzile di cui il medesimo benefici. Infatti, il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei partner, non può che venir meno di fronte all’esistenza di una vera e propria famiglia, ancorché di fatto. Si rescinde così ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, con ciò, ogni presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile, fondato sulla conservazione di esso, pur dovendosi ribadire che non vi è né identità, né analogia tra il nuovo matrimonio del coniuge divorziato, che fa automaticamente cessare il suo diritto all’assegno, e la fattispecie in esame che necessita di un accertamento e di una pronuncia giurisdizionale. La perdita dell’assegno è definitiva e non si realizza una fase di quiescenza (che può terminare con la fine della convivenza). Infatti, una famiglia di fatto, espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, da parte del coniuge, eventualmente potenziata dalla nascita di figli (ciò che dovrebbe escludere ogni residua solidarietà post-matrimoniale con l’altro coniuge) deve essere caratterizzata dalla assunzione piena di un rischio, in relazione alle vicende successive della famiglia di fatto, mettendosi in conto la possibilità di una cessazione del rapporto tra conviventi (ferma restando evidentemente la permanenza di ogni obbligo verso i figli). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 April 2015, n. 6855.
Nuove indagini tributarie del giudice della famiglia alla luce della l. 162 del 2014.
Ai sensi dell’art. 5 comma IX, legge 1 dicembre 1970 n. 898, il Tribunale può disporre indagini sui redditi, sui patrimoni e sull'effettivo tenore di vita dei coniugi/genitori, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria. Gli accertamenti di polizia tributaria sono giustificati anche dall’art. 337-ter, comma VI, c.c., che ammette indagini nell’interesse dei figli. Pertanto, il giudice della famiglia può disporre indagini di Polizia Tributaria al fine di raccogliere le informazioni necessarie per i provvedimenti di cui all’art. 5 l. div. (moglie) e di cui all’art. 337-ter c.c. (figli). In tempi recenti, i poteri di accertamento del giudice dei conflitti coniugali/familiari sono stati ampliati dal Legislatore. Il decreto legge 12 settembre 2014 n. 132, convertito in legge 10 novembre 2014 n. 162, infatti, ha introdotto le seguenti modifiche: a) ha previsto che nei procedimenti in materia di famiglia il giudice possa accedere alle banche dati tramite i gestori ai sensi dell’art. 155-quinquies delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile; b) ha esteso le disposizioni speciali in materia di ricerca dei beni con modalità telematiche ai procedimenti in materia di famiglia (art. 155-sexies disp. att. c.p.c.); c) ha previsto, all’art. 7 comma IX del d.P.R. 605 del 1973, che le informazioni comunicate all’Agenzia Tributaria sono altresì utilizzabili dall’autorità giudiziaria nei procedimenti in materia di famiglia. Tenuto conto delle citate novità normative, il giudice della famiglia, per gli accertamenti tramite indagini di Polizia Tributaria, può delegare alla detta Autorità anche le verifiche portate dalle norme di nuovo conio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 April 2015.
No all’assegno di divorzio in favore della moglie se con la separazione è stata messa in condizioni di essere autonoma e indipendente.
Divorzio – Assegno divorzile – Accordi dei coniugi in sede di separazione che abbiano avuto l’effetto di riequilibrare le situazioni economiche dei coniugi – Rilevanza – Sussiste – Assegno divorzile – Esclusione
Divorzio – Assegno divorzile – Natura giuridica e funzione.
In sede di separazione consensuale, i coniugi possono includere nei patti anche schede negoziali aventi la finalità di mettere entrambi i partners nella posizione di poter provvedere, con adeguatezza e anche per il futuro, a loro stessi godendo di un trnore di vita tendenzialmente analogo a quello goduto in costanza di matrimonio. Questi accordi non incidono sulla situazione di diritto (limitando l’accesso all’assegno divorzile) bensì sulla situazione di fatto (potenziando la capacità patrimoniale del coniuge più debole). In un contesto del genere, se il giudice accerta che quegli accordi di separazione hanno ripristinato un equilibrio tra i coniugi, all’indomani del disgregarsi della famiglia, non può essere accordato, in sede di divorzio, alcun assegno divorzile. Ciò anche in ragione della necessità di difendere il principio del “venire contra factum proprium”: apparirebbe come scorretta la condotta di chi abbia firmato un accordo in sede di separazione, per non ritrovarsi bisognoso in fase di divorzio, ma poi quell’accordo stesso ignori o quanto meno contraddica con una richiesta rivolta all’altro contraente che disattende i patti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
L’assegno divorzile non si traduce in una impropria misura finalizzata a colmare eventuali sperequazioni trai redditi degli ex coniugi e ma ha la finalità di garantire al coniuge meno abbiente di potere continuare a godere, ove possibile, di un tenore di vita simile a quello goduto in costanza di convivenza coniugale (Corte App. Milano, sez. famiglia, decreto 10 gennaio 2013, Pres. Poppa, est. Canziani). La valutazione giudiziale deve essere attenta per evitare che la funzione stessa dell’istituto venga frustrata (v., al riguardo, Corte Cost., sentenza 11 febbraio 2015 n. 11, Pres. Criscuolo, est. Morelli). La rinuncia all’assegno di mantenimento espressa dalla moglie in sede di separazione non è determinante, stante la funzione assistenziale dell’assegno divorzile e la irrinunciabilità (in quella sede) del relativo diritto, ma è sintomatica di un’autosufficienza economica della parte, la quale con un’autonoma valutazione degli assetti patrimoniali, si era ritenuta in grado di provvedere con il proprio reddito alle personali esigenze. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 02 April 2015.
Same-sex marriage ma dopo uno dei due cambia sesso: trascrivibile.
Matrimonio contratto all’estero da persone di sesso uguale – Successivo cambiamento di sesso di uno dei coniugi – Richiesta di trascrizione del matrimonio in Italia – Sussiste .
E’ trascrivibile il matrimonio contratto da persone dello stesso sesso quando, successivamente, sia intervenuto cambiamento del sesso di uno dei coniugi secondo la legge straniera applicabile, a prescindere da specifici accertamenti (sulla effettiva identità sessuale della persona che ha mutato genere). Il cambio anagrafico dell’identità di genere, realizzato dal cittadino straniero all’estero, secondo la legge quivi applicabile, determina, quantomeno dalla data di efficacia del cambio di sesso, che il matrimonio dallo stesso contratto con il cittadino italiano deve essere considerato a tutti gli effetti, anche nell’ordinamento italiano, come matrimonio contratto tra persone di genere diverso, non contrario all’ordine pubblico e produttivo degli effetti giuridici propri del matrimonio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Milano, 27 March 2015.
Autorizzazione ex art. 31 d. lgs. 286/1998 al genitore con un precedente penale per il reato di detenzione e trasporto di sostanze stupefacenti.
Procedimento ex art. 31 d. lgs. 286/1998 - Genitore con precedente penale per il reato di detenzione e trasporto di sostanze stupefacenti.
Deve essere concessa al genitore ricorrente autorizzazione ex art. 31 d. lgs. 286/1998 (T. U. Immigrazione) valutate le condizioni di vita delle minori le quali subirebbero un danno psico-fisico da un eventuale allontanamento dal territorio italiano o anche da uno soltanto dei genitori. Detta autorizzazione deve essere concessa anche al genitore con un precedente penale per il reato di detenzione e trasporto di sostanze stupefacenti ma assai risalente nel tempo (tredici anni fa), con pena estinta per esito positivo dell'affidamento in prova. (Michele Orsitto) (riproduzione riservata) Tribunale Minorenni Firenze, 26 March 2015.
Separazione coniugi, modifica dei provvedimenti presidenziali e nuove circostanze sopravvenute.
Non può negarsi che il sistema manifesti una coerenza, in tutti i suoi ambiti, ogniqualvolta si sia in presenza dello schema che prevede un provvedimento non definitivo, il reclamo avverso il medesimo, la revocabilità, o modificabilità, del primo. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 25 March 2015.
Provvedimenti presidenziali in materia di negoziazione assistita familiare.
Negoziazione assistita in materia di separazione e divorzio - Poteri di verifica dell’organo giurisdizionale - Interesse dei figli - Parere del pubblico ministero - Provvedimento conclusivo.
In ordine ai poteri di verifica dell’organo giurisdizionale della corrispondenza delle condizioni pattuite tra i coniugi all’interesse dei figli, posto che il parere del pubblico ministero è obbligatorio ma non vincolante, deve ritenersi che il presidente del tribunale, rivalutate le condizioni, le ragioni a sostegno dell’accordo e la documentazione allegata, possa, in difformità al parere del pubblico ministero, ravvisare invece l’adeguatezza delle condizioni e sufficientemente salvaguardati gli interessi della prole.
In ordine al provvedimento conclusivo, nel silenzio della norma, che non prevede un ulteriore provvedimento di omologazione del tribunale, come ha luogo nel procedimento di separazione consensuale, una interpretazione sistematica del complesso della normativa induce a ritenere che il procedimento si debba concludere o con un provvedimento autorizzatorio o con il diniego dell’autorizzazione, senza che vi sia la possibilità di trasformazione di tale rito in quello proprio della separazione consensuale. (1) (Fabio Valguarnera) (riproduzione riservata) Tribunale Termini Imerese, 24 March 2015.
Il Prefetto non può annullare la trascrizione del matrimonio gay.
Trascrizione di matrimonio tra persone dello stesso sesso nel registro dei matrimoni presso l’ufficio di Stato Civile – Intervento del Prefetto nel senso di annullare la trascrizione – Legittimità – Esclusione
Trascrizione nel registro degli atti di matrimonio – Natura giuridica – Atto amministrativo – Sussiste.
Una trascrizione nel Registro degli atti di matrimonio può essere espunta e/o rettificata solo in forza di un provvedimento dell'Autorità giudiziaria e non anche adottando un provvedimento amministrativo da parte dell’Amministrazione centrale, neanche esercitando il potere di sovraordinazione che, effettivamente, il Ministro dell'Interno vanta sul Sindaco in tema di stato civile. Né un potere del genere può evincersi dall'art. 54, commi 3 ed 11, del TUEL posto che tali disposizioni prevedono il potere del Prefetto di sostituirsi al Sindaco in caso di inerzia di quest'ultimo nel sovrintendere agli uffici di stato civile. Ne consegue, pertanto, che spetta solo all'Autorità giudiziaria disporre la cancellazione di un atto indebitamente registrato nel Registro degli atti di matrimonio, posto che: le registrazioni dello stato civile non possono subire variazioni se non nei limitati casi descritti e normativamente previsti in modo espresso; l'ufficiale di stato civile ha solo il potere di aggiornare i registri e di correggere gli errori materiali; ogni rettificazione o cancellazione è attribuita alla competenza dell'autorità giudiziaria ordinaria; fra le annotazioni possibili nel registro dei matrimoni non è previsto alcun atto di annullamento o di autotutela ma, solo l'annotazione della rettificazione giudiziaria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
La trascrizione nel registro dell’atto di matrimonio deve intendersi quale atto avente natura amministrativa, e non un mero “un atto pubblico formale” con effetto dichiarativo e di certificazione, sottratto alla disciplina pubblicistica. Infatti, costituiscono atti amministrativi gli atti giuridici di diritto pubblico compiuti dai soggetti attivi della pubblica amministrazione nell’esercizio di una potestà amministrativa. Tra tali atti, che possono concretizzarsi in atti di accertamento consistenti nella constatazione obiettiva di fatti o situazioni, rientrano i certificati che integrano dichiarazioni di conoscenza di qualità personali di un soggetto o della titolarità di status, capacità o diritti o dell’esistenza di rapporti giuridici. I certificati sono rilasciati in base a constatazioni dirette della pubblica amministrazione o alle risultanze di atti in suo possesso e, ai fini che interessano in questa sede, il fatto che gli atti in questione abbiano natura certificativa non induce a negare che la trascrizione del matrimonio debba essere considerata un provvedimento amministrativo e non “un atto pubblico formale” con effetto meramente dichiarativo e di certificazione, perché anche atti del genere vanno considerati atti amministrativi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) T.A.R. Lazio, 09 March 2015.
Affidamento condiviso del minore, interesse del figlio e inidoneità del genitore.
Affidamento condiviso del minore - Interesse del figlio - Casi di esclusione
Esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale.
L’affido condiviso risulta pregiudizievole per l’interesse del minore, nel caso in cui il genitore non affidatario si sia reso totalmente inadempiente all’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento in favore del figlio minore ed abbia esercitato in modo discontinuo il suo diritto di visita, in quanto tali comportamenti sono sintomatici della sua inidoneità ad affrontare quelle maggiori responsabilità che l’affido condiviso comporta anche a carico del genitore con il quale il figlio non coabiti stabilmente. (Fabio Benatti) (riproduzione riservata)
Il totale disinteresse e l’irreperibilità del padre giustificano l’attribuzione alla madre dell’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale anche con riferimento all’adozione delle decisioni di maggior interesse per il figlio relative alla salute, all’istruzione, all’educazione e alla scelta della residenza abituale. (Fabio Benatti) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 02 March 2015.
Assegno divorzile: resiste allo scrutinio di costituzionalità.
Assegno divorzile – Finalità – Garantire al coniuge debole il medesimo tenore di vita goduto in costanza di matrimonio – Esclusione – Tenore di vita come uno dei parametri di cui il giudice deve tener conto.
Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 5 l. div. L’esistenza, presupposta dal rimettente, di un “diritto vivente” secondo cui l’assegno divorzile ex art. 5, sesto comma, della legge n. 898 del 1970 «deve necessariamente garantire al coniuge economicamente più debole il medesimo tenore di vita goduto in costanza di matrimonio» non trova, infatti, riscontro nella giurisprudenza del giudice della nomofilachia (che costituisce il principale formante del diritto vivente), secondo la quale, viceversa, il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio non costituisce l’unico parametro di riferimento ai fini della statuizione sull’assegno divorzile. La Corte di cassazione, in sede di esegesi della normativa impugnata, ha anche di recente, in tal senso, appunto, ribadito il proprio «consolidato orientamento», secondo il quale il parametro del «tenore di vita goduto in costanza di matrimonio» rileva, bensì, per determinare «in astratto […] il tetto massimo della misura dell’assegno» (in termini di tendenziale adeguatezza al fine del mantenimento del tenore di vita pregresso), ma, «in concreto», quel parametro concorre, e va poi bilanciato, caso per caso, con tutti gli altri criteri indicati nello stesso denunciato art. 5. Tali criteri (condizione e reddito dei coniugi, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla formazione del patrimonio comune, durata del matrimonio, ragioni della decisione) «agiscono come fattori di moderazione e diminuzione della somma considerata in astratto» e possono «valere anche ad azzerarla» (così testualmente, da ultimo, Corte di cassazione, prima sezione civile, sentenza 5 febbraio 2014, n. 2546; in senso conforme, sentenze 28 ottobre 2013, n. 24252; 21 ottobre 2013, n. 23797; 12 luglio 2007, n. 15611; 22 agosto 2006, n. 18241; 19 marzo 2003, n. 4040, ex plurimis). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 11 February 2015, n. 11.
Azione per la “reintegrazione” del genitore nella pienezza della responsabilità genitoriale: competenza del tribunale dei Minorenni.
La domanda del genitore diretta ad ottenere una modifica dei provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale deve essere qualificata come domanda ex art. 333 comma 2 c.c, posto che le limitazioni ex art. 333 c.c. sono sempre modificabili e revocabili ai sensi del secondo comma della citata norma. L’art. 38 disp. att. c.c come modificato dalla legge 219/2012 ha previsto in via generale la competenza del Tribunale dei Minori per i procedimenti di cui all’art. 333 c.c senza operare alcuna distinzione tra le ipotesi di cui al primo e al secondo comma dell’art. 333 c.c, con la sola eccezione per cui i provvedimenti di cui alla suddetta disposizione vengono attratti alla competenza del Tribunale Ordinario nell’ipotesi in cui sia in corso tra le stesse parti un giudizio di separazione o divorzio o un giudizio ai sensi dell’art. 316 c.c. In altri termini, l’azione ex art. 333 comma 2 c.c. proposta in via autonoma non rientra nella competenza del Tribunale Ordinario, ipotizzabile sempre soltanto nel caso in cui penda un procedimento di separazione, divorzio o ex art. 316 c.c.c tra le stesse parti (v. art. 38, comma I, disp. att. c.c.) e la competenza del Tribunale per i Minorenni si estende anche al provvedimento di modifica o revoca delle limitazioni genitoriali, trovando la sua disciplina normativa in seno all’art. 333 comma 2 c.c., come richiamato anche in parte qua dall’art. 38 disp. att. c.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 February 2015.
Matrimonio tra persone dello stesso sesso: è la Legge che deve provvedere. Non la giurisprudenza.
Matrimonio tra persone dello stesso sesso – Effetti giuridici – Inidoneità – Unione omo-affettiva – Riconoscimento – Art. 2 Cost. – Sussiste – Effetti.
Nel nostro sistema giuridico di diritto positivo il matrimonio tra persone dello stesso sesso è inidoneo a produrre effetti perché non previsto tra le ipotesi legislative di unione coniugale. Il nucleo affettivo – relazionale che caratterizza l’unione omo-affettiva, invece, riceve un diretto riconoscimento costituzionale dall’art. 2 Cost. e mediante il processo di adeguamento e di equiparazione imposto dal rilievo costituzionale dei diritti in discussione può acquisire un grado di protezione e tutela equiparabile a quello matrimoniale in tutte le situazioni nelle quali la mancanza di una disciplina legislativa determina una lesione di diritti fondamentali scaturenti dalla relazione in questione. Per questa ragione la Corte di Cassazione ha escluso la contrarietà all’ordine pubblico del titolo matrimoniale estero pur riconoscendone l’inidoneità a produrre nel nostro ordinamento gli effetti del vincolo matrimoniale. L’operazione di omogeneizzazione può essere svolta dal giudice comune, e non soltanto dalla Corte Costituzionale, in quanto tenuto ad un’interpretazione delle norme non solo costituzionalmente orientata, ma anche convenzionalmente orientata (Corte Cost. sent. n. 150 del 2012). In conclusione, la legittimità costituzionale e convenzionale della scelta del legislatore ordinario in ordine alle forme ed ai modelli all’interno dei quali predisporre per le unioni tra persone dello stesso sesso uno statuto di diritti e doveri coerente con il rango costituzionale di tali relazioni conduce ad escludere il fondamento delle censure prospettate, non solo sotto il profilo della creazione giurisprudenziale dell’unione coniugale tra persone dello stesso sesso, risultando tale operazione ben diversa da quella consentita (Cass. 4184 del 2012) di adeguamento ed omogeneizzazione nella titolarità e nell’esercizio dei diritti, ma anche delle prospettate censure d’incostituzionalità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 February 2015, n. 2400.
Il minore può essere collocato presso terzi se i genitori sono temporaneamente inadeguati.
Nel caso di temporanea inidoneità dei genitori ad occuparsi del figlio minore, il tribunale può disporne il collocamento provvisorio presso terzi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 February 2015.
Affidamento esclusivo cd. rafforzato e sui provvedimenti amministrativi che limitano la responsabilità genitoriale.
Provvedimenti amministrativi di protezione del minore – Art. 403 c.c. – Efficacia limitata nel tempo – Chiarimenti e Funzione.
In materia di protezione dei minori, un provvedimento di natura amministrativa – come quello ex art. 403 c.c. - che va ad incidere su diritti di rango costituzionale (art. 30) in tanto può ritenersi consentito e compatibile con i principi del giusto processo (art. 111 comma secondo Cost.) in quanto l’efficacia di cui è dotato nel limitare la responsabilità genitoriale sia mantenuta in uno spazio temporale di assoluta urgenza, corrispondente ai “tempi tecnici” che occorrono per portare l’autorità giudiziaria a conoscenza dei fatti e consentire alla stessa di assumere con immediatezza, formato un collegio, le decisioni del caso, con provvedimento urgente e immediatamente esecutivo ex art. 333, 336 comma terzo c.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 22 January 2015.
Diritto degli ascendenti di coltivare rapporti con i nipoti.
Diritto degli ascendenti – Diritto a mantenere rapporti con i nipoti – Sussiste – Art. 8 Cedu – Rilevanza – Sussiste.
Gli ascendenti hanno il diritto a mantenere rapporti effettivi con i nipoti, anche dopo la separazione o il divorzio dei genitori: le Autorità nazionali che non predispongano tutte le misure necessarie per tutelare il benessere del minore e favorire il percorso di riconciliazione con i nonni e non agiscano con rapidità per rendere effettivo ed efficace tale rapporto pongono in essere una violazione dell’art. 8 della Cedu. A questo proposito, giova ricordare che i rapporti tra ascendenti e nipoti rileva ai fini della vita familiare di cui all’art. 8 citato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, 20 January 2015, n. .
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References: sentenza 
 art. 31
 art. 31
 art. 31
 art. 5
 art. 5
 sentenza 
 art. 333
 art. 333
 art. 333
 art. 316
 art. 38
 Art. 2
 Art. 403
 art. 403
 art. 333
 Art. 8