Source: https://www.laleggepertutti.it/259621_bonifico-sbagliato-torna-indietro
Timestamp: 2019-05-21 16:00:49+00:00

Document:
Bonifico sbagliato: torna indietro?
Iban sbagliato: la banca deve restituire i soldi? Se il nome del beneficiario del bonifico è corretto ma l’Iban è sbagliato quale dei due prevale? Il bonifico parte ugualmente?
Sei stato in banca per eseguire un bonifico (se hai pratica con l’e-banking potresti aver fatto tutto comodamente dal computer di casa). Beneficiaria del pagamento doveva essere una società che ti ha reso un servizio; i soldi versati erano quindi il saldo della relativa fattura. Senonché, una volta completata l’operazione, ti accorgi di aver sbagliato l’Iban: per un errore di trascrizione, hai scritto un numero per un altro. Nonostante ciò, il nome del beneficiario riportato nell’ordinativo è corretto. Ti accingi così a chiedere il rimborso delle somme al tuo istituto di credito, a tuo avviso responsabile per aver effettuato un pagamento nonostante la palese incongruenza tra il nome del titolare del conto e l’Iban. Obbligo della banca – a tuo avviso – è quello di verificare la corrispondenza tra i diversi dati forniti dal cliente e, in caso di inesattezze, impedire che i soldi escano dal suo conto. Di contrario avviso è il direttore della filiale secondo cui l’unico onere dell’istituto è di eseguire il bonifico all’Iban indicato dall’ordinante, a prescindere dalle ulteriori informazioni da questi riportate (come il nome o la sede/residenza del beneficiario), informazioni che peraltro non sono obbligatorie. Chi dei due ha ragione? In caso di Iban sbagliato, la banca deve restituire i soldi? Il bonifico sbagliato torna indietro?
Come potrai ben immaginare il problema non è isolato. Il codice Iban è lungo ben 27 caratteri alfanumerici ed è facile sbagliarsi. Proprio per questo alcune banche consentono l’annullamento del bonifico bancario nelle prime ore successive all’operazione. In tal modo è facile porre rimedio all’errore involontario rivolgendosi allo sportello oppure effettuando una operazione per il tramite della banca telematica.
Ma se dovessi accorgerti in ritardo, ossia solo dopo le 24 ore successive all’ordine, che hai sbagliato l’Iban del beneficiario, nonostante il nome indicato sia corretto e, nonostante ciò, la banca non voglia restituirti i soldi, quali rimedi puoi esperire?
Di tanto si è occupata una recente sentenza dell’Abf, l’Arbitro Bancario Finanziario [1] ossia l’organismo di conciliazione che decide le liti tra privati e istituti di credito. Esso è stato istituito per definire, fuori dalle aule di tribunale, tutte le controversie in materia bancaria, facilitando la decisione e aumentando la tutela del cittadino. Chiunque vi si può rivolgere per evitare la trafila del giudice e del giudizio civile. Senza contare che il costo è irrisorio (leggi Ricorso all’Abf: come, quando e quanto costa).
Ma procediamo con ordine e vediamo dunque se, in caso di Iban sbagliato, la banca deve restituire i soldi versati a un altro soggetto.
Iban sbagliato ma nome giusto: si può revocare il bonifico?
Come già spiegato in passato dal Collegio di Coordinamento dell’Abf [2], la materia relativa ai pagamenti tramite bonifico è regolata da una legge del 2010, attuativa della famosa direttiva comunitaria detta PSD [3]. Qui si stabilisce quanto segue: «Se l’identificativo unico [ossia l’Iban] fornito dall’utente è inesatto, il prestatore di servizi di pagamento [ossia la banca] non è responsabile della mancata esecuzione o dell’esecuzione inesatta dell’operazione. […] Se l’utente di servizi di pagamento [ossia il cliente] fornisce informazioni ulteriori [come ad esempio il nome del beneficiario del bonifico, la sede o l’indirizzo di residenza, ecc.] la banca è responsabile solo dell’esecuzione delle operazioni di pagamento conformemente all’identificativo unico indicato dall’utente [l’Iban]». Il che in pratica significa che, se c’è una discordanza tra l’Iban e il nome del beneficiario del bonifico, la banca è tenuta a considerare solo il primo dato (ossia l’Iban) a prescindere dalle ulteriori informazioni.
Scopo di tale norma, che può apparire limitativa della tutela del correntista, è quello di ridurre i tempi e i costi di esecuzione delle operazioni di pagamento (interne e transfrontaliere) e a promuovere l’affermazione di un mercato comunitario dei pagamenti efficiente e concorrenziale. Del resto oggi l’intermediario di pagamento deve assicurare l’accredito del bonifico sul conto del beneficiario entro la fine della
giornata operativa successiva a quella di ricezione dell’ordine [5], mentre prima erano normalmente necessari almeno tre giorni. Questo implica l’esistenza di maggiore celerità e l’impossibilità di effettuare più laboriosi e complicati controlli.
Fra l’altro la direttiva comunitaria PSD è stata di recente sostituita una nuova direttiva [6] in fase di recepimento nel nostro ordinamento. Le previsioni sono sostanzialmente identiche a quelle della precedente normativa: l’ordine di pagamento eseguito in modo conforme all’Iban si ritiene eseguito correttamente dalla banca; se l’Iban fornito dal cliente è inesatto, l’Istituto di credito non è responsabile della mancata o inesatta
esecuzione dell’ordine di pagamento; se l’utente fornisce informazioni ulteriori oltre all’Iban (come il nome del beneficiario del bonifico), la banca è tenuta a rispettare solo l’Iban. Il che vuol dire che la banca è responsabile solo se effettua il bonifico a un soggetto con un Iban diverso da quello indicato dal cliente, ma non se lo esegue all’Iban riportato dal cliente per quanto non corretto.
La nuova direttiva PSD2 contiene tuttavia il seguente considerando (n. 88) che aiuta a comprendere meglio la portata della disposizione: «È opportuno che la responsabilità del prestatore di servizi di pagamento sia limitata all’esecuzione corretta dell’operazione di pagamento conformemente all’ordine di pagamento dell’utente di servizi di pagamento. Qualora i fondi di un’operazione di pagamento arrivino al destinatario sbagliato, a causa di un identificativo unico inesatto
fornito dal pagatore, i prestatori di servizi di pagamento del pagatore e del beneficiario non dovrebbero essere responsabili, ma dovrebbero cooperare compiendo ragionevoli sforzi per recuperare i fondi, comunicando le informazioni pertinenti».
Insomma, la collaborazione è una semplice eventualità, una facoltà per l’istituto di credito che, per legge, resta autorizzato ad eseguire l’operazione in conformità solo all’Iban fornito dal correntista senza tenere conto di eventuali ulteriori informazioni contenute nell’ordine quale il nome del beneficiario.
Il Collegio è consapevole che la rinuncia al controllo di congruità sul nome del beneficiario possa determinare una minor tutela dell’ordinante contro truffe o errori nell’indicazione dell’Iban; tuttavia la scelta compiuta al riguardo dall’ordinamento comunitario (e di conseguenza anche dalla disciplina nazionale di attuazione, trattandosi peraltro di una direttiva di “piena armonizzazione”) è stata quella di non imporre agli intermediari verifiche anteriori che potrebbero ostacolare l’efficienza dei sistemi di pagamento, bensì di affidare la tutela dell’ordinante a rimedi recuperatori successivi, per i quali il pagatore può eventualmente avvalersi anche dell’ausilio degli intermediari coinvolti nell’operazione.
Come ottenere la restituzione del bonifico bancario
In altre parole il correntista può chiedere una collaborazione anche alla banca del destinatario del bonifico, imponendo a questa la restituzione.
Resta sempre il diritto, per chi ha effettuato un bonifico non dovuto, di agire innanzi a un tribunale per chiedere il rimborso dei soldi al “beneficiario illegittimo”. Quest’ultimo, infatti, avendo ricevuto un pagamento errato, non ha alcun titolo a trattenere i soldi e pertanto li deve restituire al più presto. Chiaramente, prima di agire in giudizio, si potrà contattare il beneficiario del bonifico per un pagamento spontaneo. Proprio per questa ragione, le ulteriori informazioni contenute nell’ordine di bonifico (nome del beneficiario, causale del versamento) possono risultare utili per dimostrare il carattere indebito del pagamento ricevuto dal titolare del conto identificato tramite l’Iban errato. Insomma, inserire il nome del beneficiario non è del tutto inutile: nonostante la banca non debba tenerne conto, quella del beneficiario e quest’ultimo stesso potrebbero essere “inchiodati” da tale indicazione.
[1] ABF Napoli, decisione n. 13315/2017 del 25.10.2017.
[2] Collegio di coordinamento decisione n. 162 del 12 gennaio 2017.
[3] D.lgs. 27 gennaio 2010, n. 11 attuativo della direttiva comunicatori a sui servizi di pagamento n. 2007/64/CE cosiddetta PSD.
[4] Art. 24 D.lgs. 27 gennaio 2010, n. 11.
[5] Art. 69 della direttiva e 20 d.lgs. n. 11/2010.
[6] Direttiva UE 2015/2366 del 25/11/2015, cosiddetta PSD2.
Arbitro Bancario Finanziario Napoli
Decisione 25 ottobre 2017, n. 13315
(NA) CARRIERO
(NA) MAIMERI
(NA) BLANDINI
(NA) FAUCEGLIA
(NA) CAMPOBASSO
Relatore ESTERNI – FABRIZIO MAIMERI
Nella seduta del 12/09/2017 dopo aver esaminato:
Parte resistente riferisce di aver intrattenuto, nello svolgimento della propria attività di
impresa, rapporti commerciali con due società ­ per semplicità A e B ­ in favore delle
quali, il 23 febbraio 2017, ha disposto due ordini di bonifico, rispettivamente per gli importi
di 55.000,00 ed 25.000,00, a pagamento delle fatture dalle stesse inviatele tramite e-
mail. Effettuati i pagamenti ­ entrambi indirizzati agli IBAN indicati nelle fatture, con
differenti intermediari di destinazione ­ il ricorrente dice di essersi avveduto, nel giro di
poche ore, che i codici alfanumerici indicati all’atto delle disposizioni non corrispondevano
a quello dei conti correnti intestati ai nominativi dei beneficiari. Provvedeva, quindi, nella
stessa giornata, a denunciare l’accaduto alle competenti autorità, ritenendo che la
discrasia fosse da imputare all’azione di “ignoti hacker, penetrati nel proprio sistema
informatico, per alterare le fatture attraverso l’indicazione di IBAN diversi da quelli
effettivamente riferibili alle società, e beneficiare di bonifici non dovuti”.
Una volta inviata la denuncia ai rispettivi intermediari destinatari dei pagamenti, il
ricorrente riferisce di aver ottenuto “quasi subito” il rimborso dell’importo di 55.000,00,
destinato alla società A, da parte dell’intermediario ricevente. Quanto alla somma di
25.000,00, invece, la parte lamenta la mancata restituzione della stessa: infatti,
nonostante i solleciti inviati alla banca destinataria, qui convenuta, nulla è stato
corrisposto. In proposito, l’esponente allega la corrispondenza tramite e-mail intercorsa tra
la banca ordinante – di cui è cliente – e la banca ricevente, nella quale si evince che le
verifiche sollecitate, in ordine alla richiesta di restituzione del bonifico fraudolento, sono
rimaste senza esito.
Esperita infruttuosamente la fase di reclamo, la parte si rivolge all’Arbitro Bancario
Finanziario per censurare la condotta dell’intermediario convenuto, in qualità di banca
destinataria dell’ordine di bonifico. Il ricorrente ravvisa, a carico di quest’ultima, una
“responsabilità per colpa grave” per aver omesso di controllare la corretta corrispondenza
tra l’IBAN ed il nome del beneficiario, in violazione della “diligenza del buon banchiere”, e
per aver accreditato comunque l’importo, pur in presenza della rilevata discrasia. Più
approfonditamente, nelle considerazioni svolte nei motivi di ricorso, il legale del ricorrente
nega l’applicabilità, nel caso di specie, dell’esimente di cui all’art. 24, comma 1, d. lgs. N.
11/2010, in quanto considerata come norma disciplinante i soli rapporti tra banca
ordinante e cliente disponente il bonifico. A sostegno di tale impostazione la parte cita una
serie di pronunce del Collegio di Roma, tutte orientate nel senso dell’ affermazione di
responsabilità dell’Istituto ricevente.
In sede di controdeduzioni, parte convenuta respinge le censure del ricorrente,
escludendo la propria responsabilità nella vicenda rappresentata. In particolare, sottolinea
di aver esaminato le coordinate bancarie del bonifico oggetto di contestazione e di aver
individuato, in osservanza alla disciplina antiriciclaggio, il soggetto correntista a cui esse
erano riferibili. Parte resistente ritiene, pertanto, di aver agito diligentemente, non essendo
tenuta ad effettuare l’ulteriore controllo di congruità, e cioè la verifica incrociata
dell’informazione circa il beneficiario con quella del titolare del conto di accredito,
identificato tramite IBAN. A detta dell’intermediario, infatti, la fattispecie oggetto del ricorso,
rientra nell’ambito di operatività del d. lgs. 11/2010, attuativo della direttiva sui servizi di
pagamento (2007/64/CE, c.d. PSD). La richiamata normativa, all’art. 24, sancisce la
responsabilità del “prestatore di servizi di pagamento per la sola esecuzione
dell’operazione in conformità con l’identificativo unico di pagamento fornito dall’utilizzatore
anche qualora quest’ultimo abbia fornito al suo prestatore di servizi di pagamento
informazioni ulteriori rispetto all’identificativo unico”. La norma, secondo il convenuto, va
interpretata nel senso di escludere la responsabilità dell’intermediario ricevente, in quanto
“l’indicazione dell’IBAN da parte del cliente solleva la banca dall’obbligo di effettuare il
controllo di congruità”.
L’intermediario conclude riversando la responsabilità dell’accaduto sul cliente, che,
nell’inserire i dati del beneficiario del bonifico avrebbe dovuto avvedersi non solo della
variazione dell’IBAN della società, ma, soprattutto, della diversa indicazione dell’Istituto di
In relazione alle rispettive argomentazioni, parte ricorrente chiede che il Collegio disponga,
a carico dell’intermediario, la restituzione della somma di 25.000,00, oltre interessi legali
dal reclamo al soddisfo. Di contro, l’intermediario resistente chiede che l’adito organo
rigetti integralmente il ricorso, non risultando “censurabile il proprio comportamento in
merito ai fatti occorsi”.
La questione ruota intorno alla responsabilità che debba essere ritenuta a carico della
banca (dell’ordinante e) del beneficiario di un bonifico regolarmente eseguito ma su un
IBAN, fornito dall’ordinante, ma errato. La questione è stata di recente sottoposta
all’esame del Collegio di coordinamento che con decisione n. 162 del 12 gennaio 2017
l’ha esclusa.
L’argomentazione prende le mosse dalla direttiva comunitaria PSD e segnatamente
dall’art. 74, commi 2 e 3 (rifluiti nell’art. 24 d.lgs. 11/2010) secondo cui: «Se l’identificativo
unico fornito dall’utente è inesatto, il prestatore di servizi di pagamento non è
responsabile, a norma dell’art. 75, della mancata esecuzione o dell’esecuzione inesatta
dell’operazione. […] Se l’utente di servizi di pagamento fornisce informazioni ulteriori […] il
prestatore di servizi di pagamento è responsabile solo dell’esecuzione delle operazioni di
pagamento conformemente all’identificativo unico indicato dall’utente». Anche la norma
comunitaria, prosegue il Collegio, non appare univoca nel chiarire se la stessa si applichi
anche all’intermediario di destinazione del bonifico. “Tuttavia questa disposizione va
collocata nel più generale disegno della direttiva, che è volto a ridurre i tempi e i costi di
esecuzione delle operazioni di pagamento (interne e transfrontaliere) e a promuovere
l’affermazione di un mercato comunitario dei pagamenti efficiente e concorrenziale. La
nuova regolamentazione europea sui servizi di pagamento ha consentito di generare
significativi benefici a vantaggio degli utilizzatori: la creazione di un mercato integrato per i
pagamenti elettronici in euro, senza distinzione tra pagamenti nazionali e transfrontalieri;
la drastica riduzione dei tempi di esecuzione dei bonifici: oggi l’intermediario di pagamento
deve assicurare l’accredito del bonifico sul conto del beneficiario entro la fine della
giornata operativa successiva a quella di ricezione dell’ordine (art. 69 della direttiva e 20
d.lgs. n. 11/2010), mentre prima erano normalmente necessari almeno tre giorni; la
riduzione dei costi di bonifico, particolarmente nel caso di bonifici transfrontalieri nell’area
SEPA (…)
Sempre nella direzione argomentativa che si è detto, “un ulteriore e significativo riscontro
sulla finalità semplificatrice della norma in esame proviene infine dallo stesso legislatore
comunitario. Questi ha di recente provveduto ad aggiornare la normativa in tema di servizi
di pagamento, sostituendo la direttiva PSD con una nuova direttiva (direttiva UE
2015/2366 del 25/11/2015, o PSD2) in fase di recepimento nel nostro ordinamento. Le
previsioni dell’art. 74 PSD sono state trasposte nell’art. 88 PSD2 senza sostanziali
modifiche: l’ordine di pagamento eseguito conformemente all’identificativo unico si ritiene
eseguito correttamente (1° comma); se l’identificativo unico fornito dall’utente è inesatto, il
prestatore di servizi di pagamento non è responsabile della mancata o inesatta
esecuzione dell’ordine di pagamento (2° comma); se l’utente fornisce informazioni ulteriori,
il prestatore di servizi di pagamento è responsabile solo dell’esecuzione delle operazioni di
pagamento in conformità all’identificativo unico (5° comma). Tuttavia la PSD2 contiene il
seguente considerando (n. 88) che aiuta a comprendere meglio la portata della
disposizione: «È opportuno che la responsabilità del prestatore di servizi di pagamento sia
limitata all’esecuzione corretta dell’operazione di pagamento conformemente all’ordine di
pagamento dell’utente di servizi di pagamento. Qualora i fondi di un’operazione di
pagamento arrivino al destinatario sbagliato, a causa di un identificativo unico inesatto
fornito dal pagatore, i prestatori di servizi di pagamento del pagatore e del beneficiario non
dovrebbero essere responsabili, ma dovrebbero cooperare compiendo ragionevoli sforzi
per recuperare i fondi, comunicando le informazioni pertinenti». Risulta chiaro pertanto che
l’art. 88 PSD2 (identico sul punto all’art. 74 PSD) contempla un’esenzione da
responsabilità (c.d. safe harbour) a favore di tutti i prestatori di servizi di pagamento
coinvolti nell’esecuzione di un bonifico, e li autorizza ad eseguire l’operazione in
conformità all’IBAN fornito dall’utilizzatore senza tenere conto di eventuali ulteriori
informazioni contenute nell’ordine quale il nome del beneficiario”.
Il Collegio è consapevole “che la rinuncia al controllo di congruità sul nome del beneficiario
possa determinare una minor tutela dell’ordinante contro truffe o errori nell’indicazione
dell’IBAN; tuttavia la scelta compiuta al riguardo dall’ordinamento comunitario (e di
conseguenza anche dalla disciplina nazionale di attuazione, trattandosi peraltro di una
direttiva di `piena armonizzazione’, art. 86 PSD) è stata quella di non imporre agli
intermediari verifiche ex ante che potrebbero ostacolare l’efficienza dei sistemi di
pagamento, bensì di affidare la tutela dell’ordinante a rimedi recuperatori successivi, per i
quali il pagatore può eventualmente avvalersi anche dell’ausilio degli intermediari coinvolti
nell’operazione (art. 24, 2° comma, d.lgs. 11/2011; art. 74. 2° comma, PSD; art. 88, 3°
comma, PSD2). Sotto questo profilo, le ulteriori informazioni contenute nell’ordine di
bonifico (nome del beneficiario, causale del versamento) possono risultare utili per
dimostrare il carattere indebito del pagamento ricevuto dal titolare del conto identificato
tramite l’IBAN errato”.
In conclusione, questo è il principio di diritto enunciato dalla decisione in parola: «l’art. 24
d.lgs. 27 gennaio 2010, n. 11, va interpretato nel senso che, nell’esecuzione di un bonifico
bancario, il prestatore di servizi di pagamento dell’ordinante ed il prestatore di servizi di
pagamento del beneficiario sono autorizzati a realizzare l’operazione in conformità
esclusivamente all’identificativo unico, anche qualora l’utilizzatore abbia fornito al suo
prestatore di servizi di pagamento informazioni ulteriori rispetto all’IBAN. In particolare, il
prestatore di servizi di pagamento di destinazione del bonifico non è tenuto a verificare la
corrispondenza fra il nominativo del beneficiario ed il titolare del conto di accredito
identificato tramite l’IBAN. Se l’identificativo unico fornito dall’utilizzatore è inesatto, i
prestatori di servizi di pagamento coinvolti nella realizzazione del bonifico non sono
responsabili, ai sensi dell’ articolo 25, della mancata o inesatta esecuzione dell’operazione
di pagamento. Nel caso in cui l’utilizzatore abbia fornito un codice identificativo inesatto, i
prestatori di servizi di pagamento dell’ordinante e del ricevente si adoperano per il
recupero dei fondi oggetto dell’operazione di pagamento sulla base degli obblighi di
diligenza professionale che loro competono». Ne consegue che, nel caso di specie, non
risulta censurabile il comportamento dell’intermediario resistente, il quale ha adempiuto
l’ordine di pagamento conformemente all’IBAN errato indicato dal ricorrente”. Orientate
nello stesso senso cfr. la decisione di questo Collegio n. 2364 del 2017 e del Collegio di
Milano, n. 2945 del 2016.
Né vi è motivo per discostarsi da questa conclusione anche qualora l’errata indicazione
dell’IBA fosse derivata da un attacco hacker alla postazione dell’ordinante-ricorrente (del
quale peraltro non sono documentate prove sicure e complete) e neppure laddove si
segnalasse che il comportamento della banca del beneficiario non sarebbe stato
sufficientemente collaborativo nel documentare l’azione svolta dei confronti dell'”errato”
beneficiario per ottenere la restituzione dell’indebito.
Non può peraltro il Collegio esimersi dallo stigmatizzare il predetto comportamento
dell’intermediario che non ha fornito indicazioni sugli esiti dei tentativi esperiti per il
recupero della somma presso il beneficiario dell’assegno.
Il Collegio non accoglie il ricorso.
Arbitro Bancario Finanziario, Sito Ufficiale, 2017, decisione disponibile gratuitamente on line sul sito istituzionale.

References: sentenza 
 Art. 24
 Art. 69
 art. 86
 art. 74
 art. 88
 articolo 25