Source: http://ilpenalista.it/rubriche/focus?page=51
Timestamp: 2019-04-20 15:07:31+00:00

Document:
Misure di prevenzione personali: stretta delle S.U. sull’obbligo di comunicazione delle variazioni patrimoniali
Cass. pen., Sez. Unite, 31 gennaio 2019 (dep. 17 aprile 2019), n. 16896
Traffico di stupefacenti. I primi effetti della dichiarazione di incostituzionalità del regime sanzionatorio
Cass. pen., Sez. III, 19 marzo 2019 (dep. 17 marzo 2019), n. 16790.pdf
Sequestro conservativo: il periculum in mora non può essere apprezzato in base a un semplice "automatismo" imperniato sull...
19.04.2019 | di Emilia Conforti
Sulla legittimità della nomina “implicita” del difensore desumibile per facta concludentia
17.04.2019 | di Irma Conti
Morte della persona offesa dal reato e art. 12 d.lgs. 36/2018: profili di illegittimità costituzionale
19.04.2019 | di Andrea Bigiarini
18.04.2019 | di Cristina Ingrao
Violazione degli obblighi di assistenza familiare. L'obbligato può compensare con il credito vantato nei confronti dell...
02.04.2019 | di Chiara Fiandanese
L’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. Quali (s)vantaggi?
11 Novembre 2015 | di Claudia Aurnia
Con il decreto delegato n. 28 del 2015 – emanato in ottemperanza alla legge delega n. 67 del 2014, art. 1, comma 1, lett. m) – è stata introdotta nel codice penale la norma di cui all’art. 131-bis c.p., disciplinante una nuova causa di non punibilità operante quando il fatto di reato presenti profili di particolare tenuità. Nell’intento del legislatore, inteso alla rapida determinazione di procedimenti penali instauratisi nei confronti di soggetti accusati di fatti di scarsa gravità, la non punibilità per particolare tenuità del fatto può portare alla definizione della vicenda processuale
Usura, autoriciclaggio e modelli organizzativi
10 Novembre 2015 | di Cesare Parodi
La disciplina del d.lgs. 231/2001 non considera attualmente tra i reati presupposti il delitto di usura, anche se vi è un disegno di legge al proposito. Nondimeno, un modello organizzativo che consideri anche le criticità derivanti dal rispetto delle disposizioni sull’esercizio del credito può essere comunque funzionale alle esigenze degli istituti bancari. Si deve inoltre rilevare che le nuove disposizioni in tema di autoriciclaggio – delitto inserito tra i presupposti degli illeciti disciplinati dal d.lgs. 231/2001 – impongono verosimilmente di considerare nei modelli organizzativi anche profili correlati all’esercizio dell’attività creditizia con riferimento al delitto di usura.
Sul concorso formale tra il delitto di incesto quello di violenza sessuale aggravata
09 Novembre 2015 | di Francesca Romana Fulvi
In tema di reati perpetrati in ambito familiare, è configurabile il concorso formale tra il delitto di incesto (art. 564 c.p.) e quello di violenza sessuale aggravata dalla specifica qualità rivestita dal soggetto agente (artt. 609-bis e 609-ter, n. 5, c.p.). Non rileva, infatti, in senso contrario la circostanza che la condotta incestuosa sia caratterizzata dagli estremi della violenza. La riforma dei reati di violenza sessuale introdotta dalla legge 15 febbraio 1996, n. 66, Norme contro la violenza sessuale, prevede alcune nuove circostanze aggravanti speciali collegate alla realizzazione del delitto di violenza sessuale (art. 609-bis c.p.), tra cui quella dell’aver posto in essere la condotta nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni sedici.
06 Novembre 2015 | di Gianluca Bergamaschi
La questione verte sul fatto se commetta il reato ex art. 348 c.p. (Abusivo esercizio di una professione) chi pratichi la psicoanalisi senza essere iscritto all’albo ed abilitato ai sensi della l. 56/1989 (Ordinamento della professione di psicologo), passando per l’analisi delle fattuali differenze tra le discipline, della volontà storica del legislatore del 1989 e delle posizioni giurisprudenziali, con particolare riferimento all’indirizzo che esclude la natura di “norma penale in bianco” dell’art. 348 c.p.
La spending review sui diritti dell'imputato
06 Novembre 2015 | di Giorgio Spangher
Ci sono fenomeni che, se visti singolarmente e nella loro ritenuta marginalità, possono essere considerati non significativi ma che, se ricollegati in un quadro sistematico, possono assumere un significato rilevante e per il loro contenuto dirompente. Sono state oggetto di significative conquiste alcune previsioni idonee a risarcire/indennizzare gli imputati e i condannati che avevano visti lesi i loro diritti di libertà in conseguenza dell’attività giudiziaria. Il riferimento si indirizza, in primo luogo, alla disciplina della riparazione per ingiusta detenzione (artt. 314 – 315 c.p.p.), allargata significativamente da alcune decisioni della Corte costituzionale.
Rilevanza penale dell’elusione fiscale e dell’abuso di diritto. L'immediato riscontro della Cassazione dopo la riforma
04 Novembre 2015 | di Gianluca Soana
Il decreto legislativo 5 agosto 2015 n. 128 ha introdotto, nello statuto dei diritti del contribuente (legge 27 luglio 2000 n. 212), l’art. 10-bis con il quale sono stati disciplinati, in modo unitario, l’abuso del diritto e l’elusione fiscale prevedendosi, tra l’altro, l’irrilevanza penale delle condotte inquadrabili in questo istituto, con un intervento i cui effetti in campo penale hanno trovato un primo riscontro nella sentenza della Corte di cassazione, sez. III, del 1-7 ottobre 2015, n. 40272.
Accertamenti e rilievi della Polizia Giudiziaria: dal sopralluogo al rilievo planimetrico
30 Ottobre 2015 | di Gian Luca Giovannini
L’accadere di un fatto reato genera una serie di ripercussioni in diversi campi: investigativo, giudiziario, medico-legale, criminologico, vittimologico e penitenziario. La polizia giudiziaria è l’organo delegato dalla legge ad occuparsi in via esclusiva delle indagini e delle investigazioni sotto la direzione e il controllo dell’Autorità Giudiziaria (pubblico ministero). Con quest’ultimo (e sotto le direttive quest’ultimo) svolge un ruolo delicatissimo i cui risultati incideranno profondamente non solo nella fase delle investigazioni, ma anche in quella processuale.
28 Ottobre 2015 | di Alfonso Scermino
Nel sistema processuale-penalistico vigente, qualora occorra adottare una misura cautelare custodiale, il primo riferimento normativo da considerare è l’art. 275, comma 3, c.p.p. La norma dispone che la custodia in carcere si applichi solo quando qualsiasi altra misura si dimostri inadeguata alla tutela dell’esigenza da presidiare ex art. 274, lett. c), c.p.p. Si esprime a riguardo il principio del minore sacrificio necessario, tale per cui la compressione della libertà personale deve essere contenuta entro i limiti minimi indispensabili a soddisfare le finalità cautelari del caso concreto (Cass. pen., Sez. VI, 22 settembre 2011, n. 36265).
Il rapporto tra verità e accertamento
23 Ottobre 2015 | di Angelo Zampaglione
Uno degli aspetti fondamentali che contraddistingue un sistema processuale è sicuramente costituito dalle regole prefissate dal legislatore e dalla giurisprudenza in tema di prova. L’esperienza passata infatti insegna che nel sistema inquisitorio la materia della prova è scarsamente regolamentata in quanto su un unico soggetto convergono tutte le funzioni processuali (quelle di giudice, accusatore e difensore) e vige il principio secondo cui più ampi sono i poteri anche coercitivi attribuiti a tale soggetto, tanto meglio può essere accertata la verità. Completamente diverso, invece, quello accusatorio che è fondato sulla separazione delle funzioni processuali e su una articolata regolamentazione della materia probatoria.

References: Cass. 

Cass. 
 art. 12
 art. 1
 art. 348
 sentenza 
 art. 274