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Timestamp: 2020-07-05 09:50:52+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1865 del 25/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1865 del 25/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/01/2017, (ud. 14/12/2016, dep.25/01/2017), n. 1865
sul ricorso 15141-2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 812/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di BOLOGNA del 25/02/2014, depositata il 29/04/2014;
L’Agenzia delle entrate ricorre per la cassazione della sentenza della CTR dell’Emilia-Romagna che il 29 aprile 2014 ha confermato la decisione della CTP-Bologna che ha accolto la domanda dell’arch. B.D. diretta a ottenere il rimborso dell’IRAP versata per l’anno d’imposta 1999. Il contribuente resta intimato.
La ricorrente erroneamente censura – per violazione di norme di diritto sostanziali (D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3) – la sentenza d’appello laddove stima l’attività del contribuente priva del requisito dell’autonoma organizzazione per essere espletata con l’ausilio di un solo studio e di collaboratori esterni che “non si traducono, attesa la loro entità, in una capacità produttiva impersonale e aggiuntiva rispetto a quella del professionista”.
La decisione del giudice regionale è centrata essenzialmente su principi regolativi ora definitivamente certificati da Cass. Sez. U, Sentenza n. 9451 del 10/05/2016 (Rv. 639529) laddove si afferma che, in tema di imposta regionale sulle attività produttive, il presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto dal D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2 non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive.
Dalla lettura combinata della sentenza d’appello e del ricorso per cassazione emerge che nella specie il thema decidendum riguarda i compensi pagati a studi di progettazione esterni per la realizzazione degli incarichi ricevuti dai clienti e le spese locative indispensabili per attivare uno studio professionale.
Il che esclude che i suddetti parametri siano superati dall’attività del contribuente secondo il giudizio di fatto devoluto al monopolio dei giudici di merito, che hanno fornito conformi responsi nei due gradi, neppure astrattamente censurabili per il vizio di cui al riformulato (e non invocato) art. 360 c.p.c., n. 5, a mente dell’art. 348 ter c.p.c. (Cass. Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629829).
Conseguentemente il ricorso può essere deciso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1, con ordinanza di rigetto in forma semplificata. Nessuna statuizione va assunta in punto di spese mancando attività difensiva da parte del contribuente.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 art. 360
 Sentenza