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Timestamp: 2017-01-24 11:16:19+00:00

Document:
Risoluzione Agenzia Entrate n. 17 del 24.01.2008
Istanza di interpello - ART.11, legge 27
luglio 2000, n. 212.- Ammissibile Rimborso ex art. 38-ter D.P.R. 633/1972 -
Operazioni attive - reverse charge art. 17, 3 c.
specificato in oggetto, concernente l'interpretazione del combinato disposto
degli articoli 19, 27, 30 e 38-bis del D.P.R. 26 ottobre 1972, n.
633 e l'articolo 6, primo comma, del D. Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471
La società istante è soggetto passivo IVA in
Germania che non dispone in Italia di stabile organizzazione, e non ha nominato
un rappresentante fiscale ai sensi dell'art. 17, secondo comma, del D.P.R. n. 633
del 1972, né ha provveduto all'identificazione diretta ai sensi dell'art. 35-ter del medesimo decreto. A fronte
di taluni acquisti effettuati in Italia nell'anno 2005, assoggettati ad IVA dal
cedente, la società ha presentato istanza di rimborso ex art. 38-ter del D.P.R. n. 633 del 1972.
Il Centro Operativo di Pescara ha ritenuto di non poter
procedere a tale rimborso, in quanto la società istante risultava aver posto in
essere operazioni attive in Italia, consistenti nella cessione con installazione
di un macchinario, operazioni territorialmente rilevanti nello Stato, ai sensi
dell'art. 7, comma 2 del D.P.R. n.
633 del 1972, escluse dal novero delle operazioni intracomunitarie ai sensi
dell'art. 38, comma 5, lett. b) del D.L. 30 agosto 1993, n. 331. Per dette
operazioni, l'obbligo di fatturazione era stato assolto dal cessionario italiano
ai sensi dell'art. 17,
terzo comma, del D.P.R. n. 633 del 1972.
Al fine di recuperare l'IVA afferente le summenzionate
operazioni di acquisto, l'istante intende procedere ora all'identificazione in
Italia ai sensi dell'art. 35-ter del D.P.R. n. 633 del 1972 e, successivamente, previa registrazione
delle fatture di acquisto, per le quali l'istanza di rimborso è stata
rigettata, utilizzare l'IVA detraibile abbattendo l'imposta dovuta ai sensi del
combinato disposto degli artt. 19
e 27, ovvero richiedere il rimborso dell'eccedenza ex art. 38-bis del citato D.P.R. n. 633 del 1972.
In relazione alla summenzionata fattispecie, l'istante
chiede se l'identificazione tardiva precluda la possibilità di esercitare il
diritto alla detrazione dell'imposta ai sensi dell'art. 19 del D.P.R. n. 633 del 1972 e/o quello di riportare al
mese successivo la differenza a favore del contribuente ex art. 27 del medesimo decreto e/o il diritto
di ottenere il rimborso dell'eventuale imposta ex artt. 30 e 38-bis del D.P.R. n. 633 del 1972.
Inoltre, la società istante chiede chiarimenti in
ordine all'imputabilità, in capo alla stessa, della violazione di "omessa
fatturazione" di cui all'art. 6, primo comma, del D. Lgs. 18 dicembre 1997,
n. 471, per le operazioni attive effettuate in Italia, atteso
che, nella fattispecie descritta l'obbligo di fatturazione è stato adempiuto
dal cessionario italiano ai sensi dell'art. 17,
A parere dell'istante, l'identificazione diretta ai
fini IVA in Italia, ai sensi dell'art. 35-ter
del D.P.R. n. 633 del 1972, non costituisce causa ostativa all'esercizio del
diritto sostanziale di detrazione dell'imposta assolta sugli acquisti
territorialmente rilevanti in Italia nell'ambito di un'attività economica
La soluzione prospettata sarebbe, tra l'altro,
confortata dalla Risoluzione 1 marzo 2005, n. 31/E.
In relazione alla seconda questione interpretativa
rappresentata, l'interpellante è dell'avviso che la sanzione per "omessa
fatturazione" prevista dall'art. 6, primo comma, del D. Lgs. 18 dicembre
1997, n. 471, non debba essere irrogata
nella fattispecie rappresentata in quanto:
- non giustificata, per il fatto che
l'obbligo di fatturazione e registrazione è stato adempiuto dal cessionario;
- illegittima, perché non in linea con
l'art. 213, primo comma della Direttiva n. 2006/112/CE, che, nel disciplinare
l'identificazione negli Stati membri dei soggetti passivi ai fini IVA, non
prevede che la dichiarazione di inizio della propria attività in qualità di
soggetto passivo deve essere presentata anteriormente allo svolgimento di
operazioni rilevanti ai fini IVA;
- sproporzionata, perché l'irregolarità
sanzionata nella fattispecie in esame di fatto non si realizza, in quanto le
operazioni effettuate in Italia sono state, comunque, documentate e la relativa
IVA è stata versata, mediante il meccanismo del "reverse charge";
- in contrasto con l'art. 10 della L. 27
luglio 2000, n. 212 (Statuto del
Contribuente), il quale prevede che "le sanzioni non sono comunque
irrogate, quando la violazione dipende da obiettive condizioni di incertezza
sulla portata e sull'ambito di applicazione della norma tributaria". Ad
avviso dell'istante, infatti, le espressioni utilizzate dall'Amministrazione
finanziaria nella citata Risoluzione 1 marzo 2005, n. 31/E, per indicare le sanzioni
applicabili nel caso di tardiva identificazione del soggetto non residente
("l'assenza di identificazione presuppone verosimilmente la mancata
emissione delle fatture (...) oppure "potrebbero risultare applicabili
anche le sanzioni per (...)") generano una comprensibile incertezza tra i
In via preliminare si osserva che l'art. 38-ter del D.P.R. n. 633 del 1972
subordina il diritto al rimborso alla circostanza che il soggetto non residente
non abbia realizzato operazioni attive nel territorio dello Stato, fatte salve
alcune eccezioni (operazioni di trasporto e operazioni di cui all'art. 7, quarto comma, lett. d).
Tenuto conto che il contribuente istante ha invece
effettuato un'operazione di cessione territorialmente rilevante in Italia, a
fronte della quale l'acquirente (soggetto passivo residente in Italia) ha
adempiuto agli obblighi Iva ai sensi dell'art. 17, terzo comma, del D.P.R. n. 633 del
1972, sulla base del disposto letterale del già citato art. 38-ter il rimborso non potrebbe essere
Tuttavia, si ritiene necessario interpretare la
normativa nazionale alla luce della direttiva comunitaria n. 2006/112/CEE e, in
particolare, degli articoli 171 e 194.
In particolare, l'art. 171 stabilisce che è
ammissibile il rimborso dell'IVA, secondo le modalità previste dalla direttiva
79/1072/CEE, anche per i soggetti passivi "che hanno effettuato nello Stato
membro in cui effettuano acquisti di beni e servizi o importazioni di beni
gravati da imposta unicamente cessioni di beni o prestazioni di servizi per le
quali il destinatario di tali operazioni è stato designato come debitore di
imposta a norma degli articoli da 194 a 197 e dell'articolo 199 (...)".
L'art. 194 della Direttiva 112/2006/CE prevede il
cosiddetto "reverse charge facoltativo", nei casi in cui, come nella
fattispecie in esame, il committente o cessionario nazionale ha adempiuto agli
obblighi relativi al pagamento dell'imposta tramite emissione di autofattura in
luogo del proprio dante causa non residente.
Il "reverse charge facoltativo" è così
denominato in quanto rimesso alla scelta discrezionale del legislatore
nazionale. Ciò a differenza dei casi contemplati all'art. 196 della Direttiva,
in gran parte coincidenti con le operazioni di cui all'art. 7, quarto comma, lett. d) del D.P.R. n.
633 del 1972 in cui la designazione del soggetto residente come debitore
d'imposta è prevista come obbligatoria.
Come precisato dalla scrivente in relazione a
fattispecie analoghe (cfr. risoluzione 26 aprile 2007, n. 79 e punto 5.1 della circolare n.
11 del 16 febbraio 2007), si ritiene che
le disposizioni comunitarie siano sufficientemente precise e dettagliate per
poter essere immediatamente applicabili nell'ordinamento interno.
Pertanto, si ritiene che, nella fattispecie descritta,
la società istante, al fine di recuperare l'IVA gravante sulle summenzionate
operazioni di acquisto, sia legittimata a presentare istanza di rimborso ai
sensi dell'ottava direttiva comunitaria, recepita dall'art. 38-ter del D.P.R. n. 633 del 1972.
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References: ART.11
 art. 38
 art. 17
 art. 38
 art. 38
 art. 27
 art. 38