Source: http://lamulta.it/17-sentenze/503-indicazioni-per-la-sicurezza-riguardo-i-veicoli-a-due-ruote.html
Timestamp: 2019-12-05 22:08:46+00:00

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, quale responsabile del reato di lesioni colpose ai danni di X. X.; condannava altresì l'imputato, in solido con il responsabile civile Impresa assicuratrice XXX, al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili, alle quali assegnava una provvisionale immediatamente esecutiva.
2. Riteneva il Tribunale che l'imputato, alla guida del proprio autocarro, procedendo sulla via Sestriere, avesse effettuato il sorpasso della bicicletta condotta dal X. X. senza rispettare la distanza di sicurezza laterale, così da provocare la caduta a terra del mezzo e del suo conducente. Escludeva invece ipotesi alternative dell'evento, quali uno sbandamento o un urto contro una pietra od altro ostacolo presente sulla corsia di percorrenza, sia perché generiche sia perché escluse da quanto risultante dalle foto dei luoghi scattate dalla Polizia Municipale, che mostravano il tratto di strada antecedente la caduta del ciclista privo di qualsivoglia difformità. Considerava infine verosimile la possibilità di un impatto anche lievissimo tra i due mezzi, sufficiente, data la grande sproporzione dimensionale tra il camion e la bicicletta, a far oscillare quest'ultima ed a provocare la caduta a terra del conducente.
3. Hanno proposto ricorso l'imputato ed il responsabile civile, tramite il comune difensore di fiducia, per due motivi.
3.1. Con il primo lamentano vizio di motivazione in relazione all'art. 533, comma 1, c.p.p. per non avere il Tribunale rinnovato l'istruttoria dibattimentale attraverso l'esame dei soggetti, le cui dichiarazioni erano state ritenute decisive ai fini del giudizio assolutorio di primo grado. In particolare il ricorrente fa riferimento al testimone K. K., che aveva assistito al sinistro in quanto marciava sulla corsia opposta, al teste H. H.., agente della Polizia Municipale intervenuto nell'immediatezza del fatto, ed all'Ing. Q. Q., consulente delle parti civili, che aveva reso dichiarazioni in merito alla dinamica dell'incidente ed all'ingombro laterale dei due mezzi rispetto alla larghezza della carreggiata.
Con un secondo motivo prospettano illogicità e contraddittorietà della motivazione con specifico riguardo a due affermazioni contenute a pag. 7 ed a pag. 9 della sentenza, laddove il Tribunale aveva ritenuto non attendibili le dichiarazioni dell'agente H. H. sulla dinamica del sinistro, in quanto persona non esperta, e laddove aveva ipotizzato uno spostamento del ciclista a destra per evitare di incappare in un ostacolo, ovvero una perdita di equilibrio per lo spavento o lo spostamento d'aria, ovvero un lieve urto tra i mezzi, ipotesi tutte già considerate dal Giudice di Pace e che lo stesso Tribunale aveva ritenuto inconferenti.
2. Con riferimento al primo motivo, in base alla nota sentenza Dasgupta (S.U., n. 27620 del 28/4/2016, Rv. 267491 e 267492), è affetta da vizio di motivazione per mancato rispetto del canone di giudizio "al di là di ogni ragionevole dubbio", di cui all'art. 533, comma 1, c.p.p., la sentenza di appello che, su impugnazione del pubblico ministero, affermi la responsabilità dell'imputato, in riforma di una sentenza assolutoria, operando una diversa valutazione di prove dichiarative ritenute decisive, delle quali non sia stata disposta la rinnovazione a norma dell'art. 603, comma 3, c.p.p.
Nella medesima pronuncia si definiscono prove decisive, ai fini della valutazione della necessità di procedere alla rinnovazione dell'istruzione dibattimentale delle prove dichiarative nel caso di riforma in appello del giudizio assolutorio di primo grado fondato su una diversa concludenza delle dichiarazioni rese, quelle che, sulla base della sentenza di primo grado, hanno determinato, o anche soltanto contribuito a determinare l'assoluzione e che, pur in presenza di altre fonti probatorie di diversa natura, se espunte dal complesso materiale probatorio, si rivelano potenzialmente idonee ad incidere sull'esito del giudizio, nonché quelle che, pur ritenute dal primo giudice di nullo o di scarso valore, siano invece, nella prospettiva dell'appellante, rilevanti da sole o insieme ad altri elementi di prova, ai fini dell'esito della condanna.
La cornice applicativa della prova dichiarativa delineata dalla sentenza Dasgupta riguarda espressamente i testimoni "puri", i testimoni "assistiti" e i coimputati di reato connesso.
È stato pertanto già affermato da questa Corte che in caso di riforma in appello della sentenza di assoluzione, non sussiste l'obbligo per il giudice di procedere alla rinnovazione dibattimentale della dichiarazione resa dal perito o dal consulente tecnico, non trattandosi di una prova dichiarativa decisiva, assimilabile a quella del testimone. E ciò perché i periti ed i consulenti tecnici sentiti in dibattimento, pur se assumono la veste di testimoni e la loro relazione forma parte integrante della deposizione, sono chiamati a formulare un mero parere tecnico e ad esprimere le loro valutazioni alla luce di principi scientifici, ragione per la quale non possono essere assimilati alla prova dichiarativatout court, tanto che nella motivazione della citata sentenza Dasgupta le Sezioni Unite, come già detto, nell'elencare i casi di prove dichiarative, non indicano i periti ed i consulenti tecnici (Sez. 3, n. 57863 del 18/10/2017, Rv. 271812).
Giova ancora rimarcare che non sussiste l'obbligo di procedere alla rinnovazione della prova dichiarativa quando l'attendibilità del testimone, non posta in dubbio, è valutata in una maniera del tutto identica dal giudice di appello, il quale si limita a procedere ad un diverso apprezzamento del complessivo compendio probatorio (Sez. 5, n. 33272 del 28/3/2017, Rv. 270471; Sez.3, n. 42433 del 7/6/2016, Rv. 267931).
3. Dall'applicazione al caso di specie dei su richiamati principi di diritto, discende l'infondatezza del primo motivo di ricorso.
Le dichiarazioni del testimone oculare K. K. sono state richiamate nel contenuto sia dal Giudice di Pace sia dal Tribunale. Egli aveva riferito che il giorno dei fatti si trovava a transitare sulla via Sestriere; che in senso contrario al suo vi era un signore in bicicletta che viaggiava sull'opposta carreggiata, tenendo la propria destra; che era poi arrivato un camion che l'aveva sorpassato; che si era accorto successivamente che il ciclista era andato (letteralmente "volato") a terra ma non era in grado di dire se fosse stato o meno urtato dall'autocarro.
Dunque nessuna incertezza sul contenuto di tali dichiarazioni né sull'attendibilità del teste.
Quanto alle dichiarazioni del teste H. H., agente della Polizia Municipale intervenuta dopo il sinistro, il Giudice di Pace ne ha escluso la rilevanza probatoria, affermando che gli operanti non erano stati in grado di ricostruire l'esatta dinamica dell'incidente, non avendo in particolare individuato segni di collisione tra i due mezzi, e che sul verbale di accertamento era scritto che "le cause della caduta del velocipede potevano ipoteticamente essere molteplici".
Il Tribunale, a pag. 4 della sentenza, riteneva che tutte le valutazioni espresse in dibattimento dall'agente H. H. sulla dinamica del sinistro non potessero essere in alcun modo utilizzate, in quanto effettuate da persona non esperta e non basate su dati oggettivamente riscontrabili.
Entrambi i giudici di merito quindi, oltre ad esprimere il medesimo giudizio valutativo sul detto teste, hanno concordemente escluso la decisività delle sue dichiarazioni.
Infine, per quanto attiene alla deposizione del consulente tecnico della parte civile, Ing. Q. Q., entrambi i giudici di merito hanno trascritto in sentenza i dati oggettivi da lui riscontrati in loco e le misurazioni sia della strada sia dell'ingombro dei mezzi sulla stessa.
Ed allora, conclusivamente, e richiamata la notazione in diritto sulla non inclusione del consulente nella categoria dei testimoni, nel senso e per gli effetti indicati dalla sentenza Dasgupta, deve escludersi che il Tribunale avrebbe dovuto rinnovare l'istruzione dibattimentale non avendo egli apprezzato in maniera diversa rispetto al primo giudice l'attendibilità del K. K. e dell'H. H., né ritenuto decisive le dichiarazioni del secondo.
4. Anche il secondo motivo di ricorso è privo di fondamento.
A fronte di una motivazione carente del Giudice di Pace, che ha elaborato personali e fantasiose ipotesi alternative sulla dinamica del sinistro, senza confrontarsi con lo stato dei luoghi rilevato dalla Polizia Municipale, il Tribunale ha esposto in maniera approfondita, oltre che con estrema chiarezza e precisione, le ragioni dell'affermazione di penale responsabilità dell'imputato, ricostruendo la dinamica causale dell'evento in base al materiale probatorio a disposizione.
Partendo dal dato obiettivo dell'ampiezza della strada e della somma degli ingombri affiancati dell'autocarro e del velocipede, ha considerato che il camion, per effettuare il sorpasso in sicurezza, si sarebbe dovuto spostare almeno di un metro sulla sua sinistra ed invadere l'opposta corsia, manovra, oltre che altamente pericolosa, in quel momento in concreto non consentita a causa delle vetture in transito, tra cui quella del teste K. K. Il Z. Z. quindi si era spostato certamente sulla sinistra, ma soltanto di quel poco ritenuto necessario e sufficiente per poter, da un lato, evitare una consistente invasione della corsia di marcia opposta alla sua, e, dall'altro, sorpassare il ciclista che con la sua andatura gli impediva di procedere ad una certa velocità. L'imputato dunque, nonostante il tratto rettilineo, le buone condizioni di luce diurna e l'assenza di qualsivoglia ostacolo, avendo avvistato tempestivamente il ciclista sulla sua destra, aveva posto in essere una consapevole e volontaria manovra di sorpasso, in violazione degli artt. 140 e 148 Cd, che stabiliscono le regole prudenziali da osservare durante la circolazione e, in particolare, in caso di sorpasso di altri mezzi. L'affiancamento eccessivo del ciclista da parte del conducente dell'autocarro, indipendentemente da un contatto tra i due veicoli, anche solo per lo spostamento d'aria, aveva dunque costituito la causa della caduta che aveva portato al decesso del X. X. L'ipotesi della possibile interferenza della ruota del velocipede con qualche ostacolo presente sul ciglio della strada, avallata dal Giudice di Pace, era - secondo il Tribunale - una mera congettura, che non solo non aveva trovato alcun riscontro processuale, ma era esclusa dalle fotografie scattate dalla Polizia Municipale, che mostravano il tratto di strada antecedente la caduta del ciclista privo di pietre o ghiaia o qualsivoglia elemento di disturbo alla regolare marcia.
Si tratta di un ragionamento logico ineccepibile, frutto dell'elaborazione di obiettivi accertamenti e riscontri in fatto, immune dal vizio di legittimità prospettato dal ricorrente.
5. I ricorsi dell'imputato e del responsabile civile Impresa assicuratrice XXX debbono per tali considerazioni essere rigettati ed i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali, nonché in solido alla rifusione delle spese in favore delle costituite parti civili, liquidate come da dispositivo.
Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali, nonché in solido alla rifusione delle spese in favore delle parti civili costituite, che liquida in complessivi euro 4.377,36 già comprensivi di accessori di legge.
Così deciso in Roma il 20 aprile 2018.

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