Source: http://consiglioaperto.blogspot.com/2012/10/
Timestamp: 2017-10-19 07:29:25+00:00

Document:
consiglioaperto: ottobre 2012
Aiga: ok alla riforma forense, se cambiano le regole sulla rappresentanza.
Il rappresentante dell’Aiga, in particolare, si dice favorevole all’approvazione della riforma ordinamentale entro la fine della legislatura ritenendo, tuttavia, necessario che si intervenga con una modifica sulle regole della rappresentanza.
A tal fine – precisa – “è necessario votare l'emendamento all'articolo 65 che prevede una delega al governo di dodici mesi per emanare, sentito il Cnf, gli ordini e le associazioni, i decreti legislativi per garantire un sistema democratico di elettorato attivo e passivo. Che tradotto nel nostro slogan vuol dire: un avvocato, un voto”.
Su tale punto l’Aiga avrebbe l’appoggio anche di Maurizio de Tilla, presidente dell’Oua.
ANF : "Si rispettino le regole del Congresso. No a qualunque ipotesi di prorogatio".
Il Consiglio Nazionale dell’Associazione Nazionale Forense, riunitosi in Napoli nei giorni 27 e 28 ottobre 2012,
udita la relazione del Segretario Generale;
all’esito dell’ampio dibattito svoltosi;
PRELIMINARMENTE RILEVA
- che ad oggi, l'attivita' di preparazione e di approfondimento dei temi congressuali posti all’OdG del XXXI Congresso Nazionale Forense in programma a Bari il 22 – 23 e 24 novembre 2012 procede molto a rilento, poichè solo alcuni dei gruppi di lavoro costituiti (e precisamente: 1)Giurisdizione e tutela dei diritti: strumenti processuali e geografia giudiziaria; 2) Il ruolo dell’avvocatura: funzioni, prospettive e responsabilità, pari opportunità) stanno svolgendo regolarmente i loro lavori, mentre altri (ovvero : 1)Garanzie costituzionali, diritti dei cittadini e ragioni dell’economia; 2) Riforma dell’ordinamento forense; 3) La Previdenza forense; 4) Oua: Rappresentanza Politica, Modifiche Dello Statuto e Del Regolamento) non sono mai nemmeno stati convocati;
- che tale ingiustificata inattivita' rischia di compromettere l’efficacia del dibattito in sede congressuale, al quale deve invece - considerato il particolare momento di difficolta' che l'avvocatura attraversa - essere garantito ed assicurato il massimo spazio. Tanto con l’obbiettivo di individuare con certezza le linee della futura azione politica della rappresentanza politica unitaria , anche con riferimento ad eventuali e piu' efficaci forme di lotta per la tutela degli interessi dell'avvocatura, nel rispetto dei diritti dei cittadini
soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti, la necessita' di una autorevole e rinnovata rappresentanza politica unitaria della categoria, pur nella consapevolezza della opportunita' di modificare l'attuale modello al fine di consentire la massima rappresentativita' di tutte le componenti dell'avvocatura italiana , augurandosi che tale processo riformatore possa essere quanto meno proficuamente avviato in occasione del Congresso di Bari ed, eventualmente, utilmente proseguito, nelle forme che il Congresso sovrano vorra' individuare;
- assolutamente indispensabile che venga garantito un corretto svolgimento dei lavori del Congresso e delle Commissioni Congressuali, nel rispetto delle regole statutarie e regolamentari ( come purtroppo da ultimo non e' accaduto) e delle prassi di comportamento consolidate nei precedenti appuntamenti congressuali;
- altrettanto indispensabile che si proceda regolarmente all’elezione della nuova Assemblea dei delegati OUA, escludendo nettamente la possibilita' di ogni e qualunque ipotesi di proroga di diritto o di fatto o di ultrattivita' degli organi attualmente in carica;
che, nel rinnovo degli organismi, venga spontaneamente garantita dalle delegazioni distrettuali una adeguata rappresentanza sia delle donne che dei giovani (considerato che il 60% degli iscritti agli Albi ha meno di 40 anni) e che lo stesso accada successivamente, nella elezione degli organismi esecutivi.
Gratuito patrocinio: il nuovo limite di reddito è fissato in € 10.766,33.
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 250 del 25 ottobre 2012, il decreto 2 luglio 2012 del Capo del Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero della giustizia, di concerto con il Ragioniere Generale dello Stato del Ministero dell’economia e delle finanze recante “Adeguamento dei limiti di reddito per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato”.
Ora l’importo indicato nell’art. 76, comma 1, del D.P.R. n. 115/2002 ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato è aggiornato in euro 10.766,33.
Il precedente valore, così come adeguato con decreto del 20 gennaio 2009, era pari ad € 10.628,16.
Nonostante ieri mattina la Camera avesse proceduto spedita nell’approvazione di articoli ed emendamenti all’AC 3900, l’aula ha votato un emendamento che prevede la doppia sessione di esame, creando un problema di copertura finanziaria e costringendo ad interrompere i lavori.
Inattesa per il Cnf la decisione di quei parlamentari che hanno approvato l’emendamento nonostante il parere contrario della commissione bilancio, del relatore e del governo, creando l’empasse.
Il Cnf tuttavia è certo che si sia trattato di un incidente di percorso e che, atteso l’accordo della quasi totalità dei gruppi parlamentari sul testo messo a punto con grande impegno da commissione giustizia e comitato dei nove, martedì si chiuderà l’iter della riforma.
Mediazione, Cnf: La illegittimità sancita dalla Consulta restituisce giustizia al sistema.
Roma 24/10/2012. Il Cnf esprime soddisfazione per la decisione della Corte Costituzionale, resa nota ad oggi, con la quale è stata dichiarata la illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n.28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione. Va dato ampio riconoscimento ai colleghi che per primi hanno individuato la strada del ricorso in sede giudiziaria. Da parte sua il Cnf ha sostenuto le motivazioni del ricorso con una memoria a firma di Massimo Luciani, depositata alla Corte. Il Cnf ha sin dal principio sottolineato che la previsione del passaggio obbligatorio dalla mediazione come condizione, per di più onerosa, per adire il giudice non solo rendeva oltremodo difficoltoso l’accesso alla giustizia da parte dei cittadini; ma era una previsione anomala con riguardo alla natura propria di un istituto che risulta tanto più efficace quanto basato sulla reale volontà delle parti. Il Cnf rileva che l’efficienza della giustizia è un obiettivo che è condiviso dall’Avvocatura ma occorre che le soluzioni giuridiche in concreto individuate rispettino i diritti dei cittadini e i principi dell’ordinamento.
L'AIGA DI SALERNO FESTEGGIA (SARA' PER L'AFFONDAMENTO DELLA MEDIACONCILIAZIONE?).
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Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 23:38:00 Nessun commento:
IL COMUNICATO UFFICIALE DELLA CORTE COSTITUZIONALE.
Corte Costituzionale: bocciata la mediazione obbligatoria!
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 24 ott - La Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimita' costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del Dlgs 4 marzo 2010, n. 28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione. Lo comunica la Consulta in una nota.
Astensione, Oua: 10mila avvocati in piazza contro la crisi della giustizia.
“Per la prima volta dal 2006 torniamo in corteo per le strade della capitale, in 10mila, per chiedere che si rimetta al centro dell'agenda politica del Paese la crisi della giustizia. Basta con interventi spot, con leggi che limitano i diritti dei cittadini, aumentando i costi e riducendo le possibilità di accesso al servizio''. È quanto afferma Maurizio de Tilla, presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura (Oua), alla fine della lunga manifestazione che ha visto sfilare gli avvocati con una fascia tricolore al braccio e con una rappresentazione di un corteo funebre che raffigurava la 'morte della Giustizia'.
''Tra media conciliazione obbligatoria ‐ spiega de Tilla ‐ aumenti dei contributi unificati, filtri in appello e chiusura di circa 1000 uffici giudiziari, fare un processo è diventato una corsa ad ostacoli. Tutto ciò con un arretrato elefantiaco e una lunghezza dei procedimenti infinita. In questo contesto non mancano i continui tagli, il personale insufficiente, il perseverare negli sprechi, tra esternalizzazione dei servizi, braccialetti elettronici e un'orgia di imprese private che si occupano di intercettazioni. Una situazione grave e che peggiora di giorno in giorno''.
''È ora di interventi organici e seri – sottolinea ancora de Tilla ‐ servono più risorse economiche e piu' personale, ma anche una riorganizzazione degli uffici, un'implementazione del processo telematico e dell'innovazione tecnologica l'autogestione degli stanziamenti e del bilancio della giustizia, per una riforma della magistratura laica e dell'appello (senza inutili filtri e multe)''.
''Ma anche un'implementazione ‐ conclude il leader dell'Oua ‐ senza costi e senza obbligatorietà, degli strumenti extragiudiziali. Fondamentale una proroga di due anni dell'entrata in vigore dei tagli irrazionali, incostituzionali e inutili di circa mille uffici giudiziari. Infine, serve una valorizzazione della professione di avvocato, con una legge adeguata e con un intervento urgente per la revisione dei parametri dei compensi decisi dal ministero''.
Immagini dalla manifestazione dell'Avvocatura, tenutasi oggi a Roma.
IL GOVERNO MONTI HA PUBBLICATO IL DISEGNO DI LEGGE DI STABILITÀ: LE DISPOSIZIONI SIGNIFICATIVE IN TEMA DI GIUSTIZIA.
Nel disegno di legge cd di stabilità:
viene espressamente introdotto il contributo unificato anche per le impugnazioni incidentali .
è previsto il pagamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, nei casi di impugnazioni respinte, inammissibili o improcedibili. La disposizione, si applica ai procedimenti iniziati dal trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della presente legge.
il provvedimento del giudice che, in base alla legge n. 89 del 2001, accerta la violazione della termine di ragionevole durata del processo è esente dall’obbligo di registrazione.
viene modificato il quarto comma dell’art. 91 del cpc in tema di condanna alle spese di giudizio, introducendo un limite alla liquidazione dei compensi in favore degli avvocati che, con riferimento ai compensi dei professionisti, non può eccedere il valore effettivo della causa, siccome accertato dal giudice. La disposizione si applica ai procedimenti iniziati dal trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della presente legge.
viene modificato l’art. 22, terzo comma, del regio decreto 27 novembre 1933 n. 1578 in tema di composizione della commissione per l’esame di avvocato (un magistrato in meno, sostituito da un docente anche di scuola superiore).
viene modificato l’articolo 1, comma 294-bis, della legge. 23 dicembre 2005, n. 266 sancendo l’impignorabilità dei fondi destinati al pagamento di spese per servizi e forniture aventi finalità giudiziaria o penitenziaria nonché le aperture di credito destinate al pagamento dell’indennizzo per la violazione della termine di ragionevole durata del processo e degli emolumenti e delle pensioni a qualsiasi titolo dovuti al personale amministrato dal Ministero della giustizia e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
vengono aumentati gli importi dovuti per il contributo unificato nell’ambito del processo amministrativo. Con riferimento alla materia degli appalti pubblici e dei ricorsi avverso provvedimenti delle Autorità indipendenti, vengono introdotti tre scaglioni in base al valore della causa mentre viene aumentato di 50 euro quello per la proposizione del ricorso ordinario (non previsto da norme speciali) e per quello straordinario al Presidente della Repubblica. Viene altresì aumentato di 300 euro il contributo unificato dovuto per quelle controversie speciali previste dall’art. 119 del CPA, diverse dagli appalti pubblici e avverso provvedimenti delle Autorità indipendenti (ad es: dismissione immobili pubblici, procedure espropriative).
viene altresì previsto, sempre nel processo amministrativo, che il contributo unificato previsto dall’art. 13, comma 6-bis del DPR n. 115 del 2002 (come ora modificato dal comma 17 in commento), è aumentato della metà in caso di giudizi di impugnazione.I predetti aumenti del contributo unificato nel processo amministrativo (in primo ed in secondo grado) si applicano ai ricorsi notificati successivamente all’entrata in vigore della legge di stabilità 2013-2015.
Lite temeraria, pena pecuniaria, danno punitivo, natura.
Tribunale Lamezia Terme sezione civile sentenza 11 giugno 2012
All’articolo 96 c.p.c. è stato aggiunto dalla legge del 18 giugno 2009 n. 69 (articolo 45, comma 12) il terzo comma, il quale ha introdotto una vera e propria pena pecuniaria, indipendente sia dalla domanda di parte che dalla prova del danno casualmente derivato dalla condotta processuale dell’avversario.
La norma così modificata dalla legge n. 69/2009 ha natura sanzionatoria (e non meramente risarcitoria) poiché con la citata modifica è stato introdotta nel nostro ordinamento una forma di danno punitivo.
GLI AVVOCATI NON SCENDEVANO IN PIAZZA DAL 2006, ALLORA CONTRO IL DECRETO BERSANI. PREVISTE OLTRE 2000 PRESENZE IN RAPPRESENTANZA DI OLTRE 100 ORDINI FORENSI
Alle 11,00 da Piazza della Repubblica fino a Piazza Santissimi Apostoli, dove seguiranno interventi dal palco.
«Tutte buone ragioni per protestare ed essere a Roma in diverse migliaia – conclude - questo è il primo corteo degli avvocati dal 2006: allora contro il decreto sulle liberalizzazioni. Quella manifestazione fu la prova generale della successiva grande marcia dei 40 mila, delle “grisaglie”, che vide la presenza unitaria e compatta di tutte le rappresentanze delle libere professioni. In quel caso, è bene ricordarlo, fu il “requiem del consenso cittadino” al decreto Bersani». Roma, 18 ottobre 2012
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 14:45:00 Nessun commento:
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 14:30:00 Nessun commento:
Parametri per le liquidazioni giudiziali : occorre subito una sostanziosa correzione!
Risarcimento del danno. Colpa medica, al paziente è sufficiente provare il danno.
In tema di responsabilità medica, facendo proprio l’indirizzo espresso dalle Sezioni unite riguardo gli inadempimenti contrattuali, la Cassazione ha chiarito che sul paziente incombe soltanto l’onere di dimostrare il mancato raggiungimento del risultato, mentre il medico per giustificarsi dalla presunta colpa dovrà provare la corretta esecuzione della prestazione.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza 17143/2012, accogliendo il ricorso dei genitori di un bambino che aveva perso completamente il visus all’occhio destro e contratto una forte miopia al sinistro a causa di una fibroplasia retro lenticolare.
Il bambino, nato prematuro, era rimasto per 45 giorni in incubatrice dove non aveva goduto dell’assistenza e dell’ossigeno necessari. Da qui il ricorso contro il medico e la struttura sanitaria.
Nei primi due gradi di giudizio, però, i genitori avevano incassato due bocciature. Il tribunale di Ariano Irpino e la Corte di Appello di Napoli, infatti, avevano respinto il ricorso perché i genitori non avrebbero dimostrato con certezza assoluta l’esistenza del nesso causale tra l’attività del sanitario e la patologia insorta.
Di tutt’altro avviso, come abbiamo visto, la Cassazione secondo cui “il danneggiato è tenuto a provare il contratto e ad allegare la difformità della prestazione ricevuta rispetto al modello normalmente realizzato da una condotta improntata alla dovuta diligenza”.
“Mentre al debitore, presunta la colpa, incombe l’onere di provare che l’inesattezza della prestazione dipende da causa a lui non imputabile, e cioè la prova del fatto impeditivo”. L’inadempimento del medico, tuttavia, “non può essere desunto ipso facto dal mancato risultato utile avuto di mira dal cliente, ma deve essere valutata alla stregua dei doveri inerenti allo svolgimento dell’attività professionale”.
In tema di onere della prova poi Piazza Cavour precisa che “è da superarsi, sotto il profilo della ripartizione degli oneri probatori, ogni distinzione tra interventi ‘facili’ e ‘difficili’, in quanto l’allocazione del rischio non può essere rimessa alla maggiore o minore difficoltà della prestazione”.
In caso di insuccesso, dunque, “incombe al medico dare la prova della particolare difficoltà della prestazione”. Ragion per cui la difficoltà tecnica verrà presa in considerazione “solamente ai fini della valutazione del grado di diligenza e del corrispondente grado di colpa riferibile al sanitario”.
Sì al sequestro dei documenti presso lo studio del legale, se lo stesso è indagato.
Cassazione penale sezione II Sentenza 9 ottobre 2012 n 39837
Legittimo il sequestro presso lo studio dell’avvocato indagato di tutti quegli atti, anche difensivi, che costituiscono il corpo del reato o strettamente connessi all’affare illecito.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 39837/2012, respingendo il ricorso di un legale napoletano che aveva subito il sequestro presso il proprio studio di tutta la documentazione relativa alle istruttorie in itinere e quelle già concluse, da cui si rilevava l’effettivo utilizzo di atti falsi provenienti da medici e procacciatori di affari emersi nel corso delle indagini ed appartenenti al sodalizio.
Secondo la Corte, dunque, nessuna violazione dell’articolo 253 del Cpp è stata commessa in quanto il decreto del Pm non riguardava indiscriminatamente tutti gli atti esistenti presso lo studio legale ma solo quella documentazione da cui poteva desumersi l’effettivo utilizzo di atti falsi.
Infondato è anche il rilievo della violazione delle guarentigie previste dall’articolo 103 Cpp, in quanto volte a tutelare non chiunque eserciti la professione legale e in particolare non applicabile quando “gli atti indicati debbano essere compiuti nei confronti di esercente la professione legale che sia egli stesso la persona sottoposta all’indagine”.
In ultimo, è da respingere anche la doglianza relativa al presunto sequestro di atti di altri avvocati dello studio in quanto rappresentata in modo generico, senza alcun riferimento concreto.
Per altro verso, rileva la Corte, ove quegli atti fossero effettivamente afferenti alla attività di altri legali, allora il ricorrente sarebbe carente di legittimazione.
Il ceto medio deve unirsi politicamente contro i poteri forti!
Il ceto medio è, letteralmente, il ceto che sta in mezzo, fra le classi basse e le classi alte. Questo nel significato più ristretto del termine. Nell’accezione più lata, può indicare genericamente quegli strati sociali che occupano una posizione intermedia nella distribuzione della ricchezza, del potere e del prestigio in una società.
Se nell’Ottocento la borghesia era una classe intermedia, ma numericamente non dominante, nel secondo Novecento il ceto medio è diventato la classe dominante numericamente, ed anche politicamente; almeno nelle democrazie occidentali. Il ceto medio rappresenta anche la parte statisticamente più rilevante della popolazione dei Paesi occidentali.
Proprio perché medio, è anche il gruppo più popoloso, mentre le code della distribuzione - molto poveri e molto ricchi - sono numericamente meno rilevanti, ovviamente nel mondo occidentale. Da questo deriva la particolare importanza politica, come bacino di voti, di questa classe sociale.
Dalla prospettiva della politica gli appartenenti al ceto medio sono visti essenzialmente come «elettori». Il ceto medio è considerato come l’area centrale dello spazio elettorale, quella in cui tendono a collocarsi gli elettori moderati, il voto dei quali è considerato determinante.
Proprio per queste ragioni, forse, si può intendere anche che l’essere medio significhi anche fare media in termini di opinione. L’importanza del ceto medio è venuta nel tempo progressivamente aumentando.
Spesso gli è però mancata la consapevolezza di questa sua importanza e del suo preciso ruolo nella società moderna. Nell’attualità il ceto medio italiano raggruppa le categorie dei professionisti e dei piccoli imprenditori, ma anche dei dirigenti e di parte del ceto impiegatizio, docente ed intellettuale.
L’Italia ha una quota di occupazione indipendente, o di lavoro autonomo, molto alta, pari a circa il 26,4 per cento dell’occupazione totale nel 2006, più elevata di qualsiasi altro Paese europeo.
In tutta l’Europa si è sviluppato un ceto medio attivo nelle professioni, nel terzo settore, ma anche tra gli insegnanti e gli studenti, gli impiegati direttivi e di concetto del settore pubblico, i nuovi operatori nel mondo dell’informazione e della cultura.
Ad ingrossarne le file è stato un numero sempre crescente di donne alla ricerca di un lavoro adeguato alla loro professionalità. La verità è che nei tempi recenti i Paesi occidentali non sembrano più capaci di sostenere, come in passato, le aspirazioni diffuse a una piena cittadinanza sociale, vale a dire a una condizione di ceto medio nella quale la maggioranza della popolazione era arrivata ad identificarsi, accessibile anche a strati sociali inferiori.
Si rilevano con sempre maggiore intensità segnali di difficoltà relativi a livelli di consumo, capacità di risparmio, ammontare del patrimonio, comparando dati per classi sociali, tipi di famiglia, età. Una consolidata sequenza di ingresso nella vita adulta ha caratterizzato sino ad oggi le possibilità: conclusione degli studi, accesso al lavoro, soluzione al problema della casa, matrimonio, procreazione.
Oggi non è più così. Quella sequenza è meno praticabile, i tempi si sono allungati e gli obiettivi sono difficilmente raggiungibili.
Il fatto è che oggi, in presenza di un welfare squilibrato a favore dei padri come quello italiano, quasi solo chi può contare su una famiglia sufficientemente robusta riesce a gestire la fase iniziale e più precaria di carriere appetibili, a restare nel ceto medio o a diventarlo.
Nelle manovre economiche che si sono susseguite è il ceto medio a risentire gli effetti più pesanti. La forte pressione fiscale, le liberalizzazioni selvagge, gli attacchi della stampa e dei mass media, l’impropria qualificazione come caste delle componenti professionali e imprenditoriali, le prospettate azioni di esproprio nei confronti della previdenza privata, costituiscono fondate ragioni di malcontento, se non di rivolta. Dai discorsi degli esponenti della politica si avverte che la fascia di elettorato moderato non è più rappresentata politicamente.
Il ceto medio pone delle domande sulle prospettive di vita e di lavoro. Ma non riceve alcuna risposta dalla politica anche perché questa è distratta dalle impellenti esigenze di autoconservazione che sono fortemente messe in crisi dai più recenti eventi.
La reazione del ceto medio non deve tardare per un radicale rinnovamento della politica, gettando le basi per la creazione di una nuova classe dirigente.
Il ceto medio e segnatamente i professionisti e i piccoli e medi imprenditori devono uscire dal torpore e dall’inerzia, liberandosi da un pessimismo strisciante sul proprio futuro e rimettendosi nuovamente in gioco. Il ceto medio è ancora detentore di un capitale sociale e culturale.
Crede fermamente nella legalità del Paese, nello Stato di diritto, nel contrasto alla criminalità organizzata, nella lotta alla speculazione di ogni tipo e soprattutto a quella finanziaria, nel dovere civico di abbandonare qualsiasi istanza di clientelismo e assistenzialismo.
Il tutto in nome di un’effettiva cittadinanza ed uguaglianza.
Per affrontare il necessario cambiamento è giunto il momento di riorganizzare i corpi intermedi all’insegna di un libero movimento che coinvolga professionisti, imprenditori, intellettuali ed espressioni della società civile. Per contrastare l’egemonia della politica la quale, alimentata da giornali e televisione, preferisce intrattenere relazioni con il grande capitale e le grandi banche.
di Maurizio de Tilla– Presidente OUA
Cassazione: applicazione retroattiva del dm 140/12, a ogni liquidazione successiva delle spese processuali.
Ragioni di sistema impongono di applicare il dm 140/12 a ogni liquidazione successiva dei compensi per i legali.
Ormai il corrispettivo va rapportato alla prestazione nella sua interezza senza che sia possibile riferirsi a singoli atti o fasi di giudizio.
Corte di Cassazione SS.UU. Civili - n. 17405 del 12 ottobre 2012
Legge stabilità: altro aumento del contributo unificato e tetto agli onorari.
Nel pacchetto stabilità, varato dal Consiglio dei ministri lo scorso martedì, sono state inserite altre norme comportanti aumenti per le spese di giustizia.
Quando l'impugnazione, anche se proposta in via incidentale, è respinta integralmente oppure dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l'ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale. Un obbligo che, precisa la disposizione, nasce al momento del deposito del provvedimento del giudice che ha accertato i presupposti per infliggere l’aumento.
ONERI DEL SOCCOMBENTE
Sempre sul piano dei costi della giustizia, la manovra ha stabilito che, in ogni caso, i compensi (ove non sono però comprese le spese vive) liquidati dai giudici, e messi a carico della parte soccombente (ex art. 91 cpc), non possono essere superiori all’importo della causa promossa.
IL TAGLIO DEI COMPENSI AGLI AVVOCATI E' COSTITUZIONALE?
Oua: contro il “filtro” proponiamo l’appello sprint.
Contro il “filtro” di ammissibilità in appello, introdotto dal Governo col Dl “Crescitalia”, arriva la controproposta dell’Oua: anticipare alla “prima ed unica udienza di trattazione” la vera e propria decisione nel merito. Insomma, giudicare direttamente sulla fondatezza del ricorso, e non fornire soltanto una valutazione sulla probabilità di accoglimento (che, del resto, altro non sarebbe se non “una manifesta infondatezza”).
Per il presidente de Tilla è questa l’unica strada “per contribuire a rendere più efficiente la nostra macchina giudiziaria, senza però attaccare i diritti dei cittadini e l’accesso alla giustizia”. “Come Oua - spiega il presidente de Tilla - sottoporremo al Ministro della Giustizia una proposta contro il filtro in appello perché è una norma autoritaria e inutile per i fini che vuole raggiungere, cioè la riduzione dei tempi del contenzioso”.
“È indubitabile - prosegue de Tilla - che un intervento sul processo di appello fosse necessario ed ineludibile, tenuto conto che la durata media (7-8 anni) del gravame si sta rivelando negli ultimi anni il principale collo di bottiglia che ritarda la definizione dei giudizi civili”. Del resto con questi tempi il Paese si espone sempre di più alle condanne per violazione della Legge Pinto. A questo proposito de Tilla ricorda che “nell’ultimo rimaneggiamento si è codificata in due anni la durata massima del secondo grado di giudizio”. Dunque, bisogna trovare per forza delle soluzioni. Tuttavia, la strada tracciata non convince l’Avvocatura secondo cui “entrambe le disposizioni modificate dal Legislatore comportano gravi difficoltà interpretative e applicative”, oltre ad incontrare “un dissenso generalizzato, non soltanto da parte del ceto forense, ma anche dalla massima parte dei processualisti italiani”.
“La più agevole soluzione – prosegue de Tilla – è quella di anticipare alla prima ed unica udienza di trattazione non tanto l’esame di ammissibilità dell’appello sotto il profilo della sua probabilità di accoglimento, quanto la decisione nel merito sotto il profilo della fondatezza o meno dell’appello”.
Ciò permetterebbe di non “alterare gli equilibri processuali e le garanzie dei cittadini. E si potrebbero “seriamente ridurre i tempi di svolgimento del giudizio di appello, soprattutto se la riforma fosse accompagnata da un serio (e adeguatamente sostenuto sul piano finanziario) programma di smaltimento dell’arretrato”. In definitiva, secondo l’Oua, se l’attuale riforma sul filtro va presa sul serio, un giudizio nel merito non comporterebbe poi un impegno molto più gravoso per il giudice. Infatti, il legislatore ha già chiesto al giudice di appello il “sacrificio” di esaminare “approfonditamente il gravame”, al fine di delibarne l’ammissibilità ex articolo 348 bis del Cpc.
Un esame “sostanzialmente di merito”, osserva l’Oua, per cui “non si vede la ragione” per non arrivare alla “definitiva decisione della sentenza con l’emanazione di una sentenza di merito”. Si potrebbe farlo, per esempio, prevedendo che “prima della decisione, il giudice assegni alle parti costituite un termine di trenta giorni per il deposito di memorie e ulteriori venti giorni per eventuali repliche”.
Del resto, conclude de Tilla “fin dalla costituzione delle parti in giudizio il thema decidendum è definitivamente delineato” e, dunque, fatte salve “rare e residuali ipotesi di svolgimento di attività istruttorie” in secondo grado, non è richiesta nessuna ulteriore attività difensiva, “salve quello che possano derivare dall’eventuale proposizione di impugnazioni incidentali”. In definitiva, “l’unica differenza fra i due tipi di decisione, riguarderebbe la motivazione che, soltanto per l’ordinanza potrà essere succinta, mentre la sentenza dovrà rispettare i canoni generali di cui all’art. 111 Cost. e dell’art. 132 c.p.c.”.
A quel punto, la sentenza sarebbe soggetta al normale rimedio del ricorso per cassazione. L’articolo 350 c.p.c. dovrebbe essere riformato, prevedendosi che il giudice di appello inviti le parti a precisare le conclusioni al termine della prima udienza di trattazione, senza ulteriori inutili differimenti, con la concessione di termini per il deposito di memorie e repliche. Salva sempre l’ipotesi, del tutto residuale, di richiesta di una delle parti di discutere oralmente la causa (art. 352 comma secondo c.p.c.). Tale modifica renderebbe del tutto inutili le novelle introdotte con il decreto Crescitalia (art. 342 e art. 348 bis) che dovrebbero essere conseguentemente abrogate».
Manifesto dell'OUA per l'astensione del prossimo 23 ottobre.
OUA: Il 23 ottobre sciopero e manifestazione nazionale dell'Avvocatura a Roma.
La Giunta dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura ha deliberato di proclamare l’astensione dalle udienze civili, penali, amministrative, contabili, tributarie e dalle altre attività giudiziarie, nel giorno 23 ottobre 2012, in concomitanza con la manifestazione di Roma dello stesso giorno, con corteo che parte da Piazza della Repubblica (vicino alla Stazione Termini).
Gli avvocati italiano protesteranno contro:
Maurizio de Tilla, Presidente dell’Oua ha precisato: «Una protesta necessaria, una giornata di sciopero e una grande manifestazione nazionale. Apprezziamo la disponibilità del Ministro della Giustizia a dialogare su questioni importanti come l’accesso e la riforma dei corsi di laurea, ma serve uno sforzo in più da parte dell’intero Esecutivo: sono da rivedere tutti quei provvedimenti che in questi ultimi due anni hanno portato a penalizzare fortemente i cittadini, con la compressione del diritto di difesa, come con l’irrazionale revisione della geografia giudiziaria (la fine della giustizia di prossimità), l’introduzione del filtro in appello e della illegittima media-conciliazione obbligatoria, con interventi che hanno messo in ginocchio gli avvocati, fortemente colpiti dal punto di vista economico e professionale, a causa dell’abolizione delle tariffe e delle conseguenti irrazionali ed opache tabelle di parametrazione dei compensi, con ribassi di oltre il 50% e con la incostituzionale delegificazione dell’ordinamento forense».
Riforma forense, Mascherin (Cnf): niente scuse, la Camera approvi la legge.
In questa intervista il consigliere segretario del CNF, Andrea Mascherin, è fiducioso sugli esiti del passaggio parlamentare della riforma forense alla Camera la prossima settimana e da atto dell’intenso lavoro che è stato condotto in questi ultimi giorni dai gruppi parlamentari e dal governo, in sede di comitato dei nove, nell’analisi degli emendamenti e nella ricerca di soluzioni condivise sui temi più caldi.
“Se l’autonomia e l’indipendenza dell’avvocato sono la premessa che tutti dichiarano condivisa, sarà più semplice in aula individuare soluzioni comuni sui temi della riserva, delle incompatibilità e sull’esercizio continuativo della professione, sulle società, sulle specializzazioni e sui parametri e approvare così una riforma che a questo punto è una questione di civiltà”.
Domanda. I nodi della riforma sono noti, a partire da quella riserva della consulenza legale che altre professioni contestano e che il Governo pare non digerire.
Risposta. Per l’avvocatura è importante, nell’interesse esclusivo del cittadino, che la consulenza e l’assistenza legale stragiudiziale svolta in maniera organizzata sia riconducibile all’avvocato e non ad altre strutture che non offrono le stesse garanzie di autonomia e indipendenza e, aggiungerei, di preparazione. Per lo stesso motivo siamo fermi nel chiedere che nelle società tra avvocati non trovi spazio il socio di puro capitale. Questa è la regola in Europa, come abbiamo sempre segnalato. Se la questione è quella di favorire forme di organizzazione del lavoro più adeguate a sostenere la concorrenza è sufficiente ammettere le società di capitali con soli avvocati. Confidiamo che parlamento e governo abbiano compreso la questione e faranno scelte conseguenti nella direzione da noi indicata.
Domanda. I giovani legali temono che i criteri legati al reddito per la prova dell’ esercizio effettivo e continuativo per la permanenza nell’albo possano essere penalizzanti. Qual è la posizione del Cnf?
Risposta. Per noi l’istituto della continuità è fondamentale a garanzia della professionalità dell’avvocato, che deve sempre essere attuale. Detto questo, per quel che ci riguarda, qualsiasi riferimento al reddito può essere eliminato dal testo. D’altra parte, rimaniamo convinti che il principio della professione forense come attività svolta in maniera esclusiva sia un valore per gli stessi giovani che vorranno abbracciare questa professione. Una concorrenza sana è quella che si realizza sul piano della qualità e non certo al ribasso. Ecco perché siamo così sensibili anche al tema delle incompatibilità.
Domanda. Il ritorno alle tariffe non sarebbe anacronistico?
Risposta. Su questo tema si è alzato un gran polverone. Le tariffe non sono vincolanti sin dal 2006 e l’avvocatura ha già scontato l’effetto che, peraltro, di certo non ha favorito i cittadini. Ora non ne facciamo una questione terminologica, si chiamino anche parametri; benissimo la semplificazione e la trasparenza-lo stesso Cnf ha avanzato una sua proposta in questa direzione. Occorre sottolineare come accordi e preventivi siano spesso di impossibile determinazione. Pensiamo all’ipotesi di un cliente che si presenta all’avvocato con un avviso di garanzia, i cui esiti sono all’evidenza imprevedibili. Resta fermo in ogni caso che all’avvocato debbano essere garantiti compensi rispettosi della alta funzione svolta.
Domanda. La questione specializzazione pare che sia stata al centro di una intensa discussione. Eppure tutti sono d’accordo sul principio. Come mai allora?
Risposta. Posso dire questo: nella Unione europea il circuito delle specializzazioni è ricondotto sostanzialmente nell’alveo dell’avvocatura sia per quanto riguarda le modalità di formazione che per il conferimento del titolo. Ed è ragionevole, visto che si tratta di un percorso estremamente professionalizzante. E’ quello che chiede anche l’avvocatura italiana. Le specializzazioni sono destinate ad essere una grande opportunità soprattutto per i giovani avvocati.
Domanda. Questa legge metterà “in sicurezza” l’avvocatura?
Risposta. Per l’avvocatura questa riforma è solo l’inizio di un intenso percorso di rinnovamento. Ma sopratutto darebbe atto del senso di responsabilità del parlamento e del governo e della loro capacità di comprendere la imprescindibilità del ruolo dell’avvocato in un sistema democratico.
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 08:25:00 Nessun commento:
Evento formativo del 09 ottobre 2012 (n. 3 crediti).
Avvocati: all'università ci sarà il numero programmato.
Manifestazione a Roma del prossimo 23 ottobre: l'opinione di Michelina Grillo.
L'Ordine forense di Napoli si fa promotore di una manifestazione dell'Avvocatura a Roma il 23 ottobre prossimo.
Non entro nel merito, anche se avrei molte cose da dire, ma mi limito a sottolineare come anche questa iniziativa renda palese ed evidente che le rappresentanze nazionali, non sono ritenute rappresentative da un Ordine importante, che, tra l'altro, esprime l'attuale presidente Oua, e come ciascuno si senta in diritto (o in dovere) di assumere iniziative autonome.
E poi non mi si dica - pur riconoscendo i limiti delle attuali rappresentanze - che l'Avvocatura è facilmente rappresentabile!!!!
Ovviamente a meno che questa iniziativa non sia stata....sollecitata...da qualcuno e sia di fatto preconcordata......
Consiglio Superiore della Magistratura-Ufficio Referenti per la formazione decentrata dei magistrati del Distretto di Salerno e Osservatorio per la Giustizia nel Distretto di Salerno
Chiostro del Convento dei Frati Cappuccini - sala Molinari
Piazza S. Francesco d’Assisi n. 33 - Salerno -
Mercoledì 24 ottobre 2012 (ore 15.00 fino a 18.00)
Saluto del dott. Matteo Casale
Il “filtro” nel giudizio di appello
Ordinario di Diritto Processuale Civile presso l’Università “Roma Tre”
Agli Avvocati del foro di Salerno che parteciperanno all’incontro saranno riconosciuti i crediti formativi che il Consiglio dell’Ordine delibererà di concedere.
Parametri, il Tribunale di Varese: nessuna vincolatività per il giudice che può ricalcolare il compenso, in modo che risulti congruo all’attività prestata.
Interessante e opportuna la sentenza del 26 settembre scorso della prima sezione civile del Tribunale di Varese che, nel liquidare le spese legali in una causa relativa a un decreto ingiuntivo, ha chiarito che i parametri non sono vincolanti per la liquidazione delle spese e dunque il giudice può provvedervi rifacendosi ad altri criteri (anche alle vecchie tariffe in caso di incarichi espletati prima dell’entrata in vigore dei parametri) per rendere congruo il compenso dell’avvocato.
In particolare, si afferma nella sentenza, il giudice che, adeguatamente motivando, reputi incongruo il compenso determinato alla luce dei parametri, “in conseguenza dell’effetto retroattivo della nuova normativa”, potrebbe “non applicarla e ricalcolare il compenso secondo i vecchi criteri, spiegando le ragioni per cui adotta la soluzione de qua; si tratterebbe, cioè, di guardare alle vecchie regole come canoni orientativi adottando una interpretazione adeguatrice, secundum constitutionem”.
La sentenza del Tribunale di Varese segue quelle del Tribunale di Cremona, che ha sollevato questione di legittimità costituzionale per riduzione irragionevole dei compensi degli avvocati e del Tar Lombardia, per la quale con il dm parametri la liquidazione del compenso deve essere complessiva, senza distinzioni tra diritti e onorari.

References: e contrario
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 91
 articolo 348
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 348
 sentenza 
 sentenza