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Timestamp: 2020-08-04 23:50:59+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12103 del 13/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12103 del 13/06/2016
Cassazione civile sez. lav., 13/06/2016, (ud. 17/03/2016, dep. 13/06/2016), n.12103
sul ricorso 20631-2013 proposto da:
AZIENDA SPECIALE PER I SERVIZI SOCIALI COMUNE MONTESILVANO, C.F.
(OMISSIS), in persona del Direttore pro tempore, Dott. D.
E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI MONTE FIORE 22,
presso lo studio dell’avvocato STEFANO GATTAMELATA, rappresentata e
difesa dagli avvocati MASSIMO LIBERATORE, FEDERICA LIBERATORE,
R.M., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA FRATTINA N. 89 presso lo studio dell’avvocato
LEONELLO BROCCHI, che la rappresenta e difende, giusta delega in
depositata il 18/06/2013 R.G.N. 298/2012;
udito l’Avvocato CUONZO RENZO per delega Avvocato LIBERATORE
udito l’Avvocato BROCCHI LEONELLO;
Con sentenza depositata il 18.6.13 la Corte d’appello di L’Aquila rigettava il gravame dell’Azienda Speciale per i Servizi Sociali del Comune di Montesilvano contro la sentenza n. 1694/11 con cui il Tribunale di Pescara l’aveva condannata a pagare in favore della dott.ssa R.M. (sua dipendente), la somma di Euro 24.705,87 a titolo di risarcimento danni per demansionamento e mobbing. Per la cassazione della sentenza ricorre l’Azienda Speciale per i Servizi Sociali del Comune di Montesilvano affidandosi a due motivi.
1- Il primo motivo denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 182 c.p.c. e degli artt. 24 e 111 Cost., per avere il difensore dell’odierna controricorrente utilizzato nei giudizi di merito la procura rilasciatagli solo per il preventivo procedimento cautelare promosso ex art. 700 c.p.c., poi estintosi per sopravvenuta carenza di interesse ad agire.
Il motivo è improcedibile perchè formulato senza rispettare l’onere di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4.
A tal fine non basta la mera allegazione della precedente produzione eventualmente contenente l’atto (nella specie, il ricorso ex art. 700 c.p.c. contenente la procura rilasciata dall’attrice al difensore in occasione del promovimento dell’azione cautelare) su cui venga fondato il ricorso. E’, invece, altresì necessario che se ne indichi – cosa che l’odierna ricorrente non ha fatto la precisa collocazione nell’incarto processuale (cfr., ex aliis, Cass. S.U. n. 22726/2011), per consentire a questa S.C. di operarne un’immediata verifica (segnatamente – nel caso in esame – allo scopo di accertare se, alla stregua del tenore testuale della procura in discorso, la procura dovesse intendersi come espressamente limitata alla sola fase cautelare o estesa anche al successivo giudizio di merito).
2- Il secondo mezzo prospetta vizio di motivazione riguardo alle circostanze di fatto del mobbing ravvisato dai giudici di merito:
lamenta a riguardo la ricorrente che non si è verificata alcuna limitazione delle precedenti mansioni espletate dall’odierna intimata, avendo la Corte territoriale travisato i fatti e la legge, anche perchè le mansioni di coordinamento del servizio sociale, in quanto spettanti unicamente al Comune di Montesilvano, non avrebbero mai potuto essere conferite alla dott.ssa R.; prosegue il ricorso con il lamentare un ulteriore travisamento nella parte in cui i giudici di merito non hanno tenuto conto del fatto che esattamente era stata contestata alla lavoratrice un’incompatibilità (dimostrata per tabulas) fra le sue mansioni di capo area e l’incarico, affidatole dalla Coop. Sociale Ausiliatrice, di coordinare il progetto “(OMISSIS)”; nè – conclude il ricorso – si è considerato che i fatti giudicati “inquietanti” dalla sentenza impugnata sono stati poi oggetto d’una sentenza di assoluzione pronunciata dall’A.G. penale, che ha escluso che all’interno dell’azienda ricorrente qualcuno volesse nuocere alla dott.ssa R..
Da un lato, in esso si sollecita una mera rivalutazione delle risultanze istruttorie, di cui si denuncia un sostanziale travisamento, tralasciando che tale ipotetico vizio può astrattamente farsi valere – ove mai del caso – solo in via di revocazione ex art. 395 c.p.c., n. 4 (revocazione che, infatti, in ricorso si afferma essere stata proposta nella competente sede) e non mediante ricorso per cassazione (giurisprudenza costante: cfr., ex aliis, Cass. n. 3535/15; Cass. n. 24834/14; Cass. n. 15702/10; Cass. n. 213/07).
Dall’altro, la nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (applicabile, ai sensi del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 3, convertito in L. n. 134 del 2012, alle sentenze pubblicate dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto medesimo, cioè alle sentenze pubblicate dal 12.9.12 e, quindi, anche alla pronuncia in questa sede impugnata) rende denunciabile per cassazione solo il vizio di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”.
In tal modo il legislatore è tornato, pressochè alla lettera, all’originaria formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 del codice di rito del 1940.
Ciò si verifica soltanto in caso di mancanza grafica della motivazione, o di motivazione del tutto apparente, oppure di motivazione perplessa od oggettivamente incomprensibile, oppure di manifesta e irriducibile sua contraddittorietà e sempre che i relativi, vizi emergano dal provvedimento in sè, esclusa la riconducibilità in detta previsione di una verifica sulla sufficienza e razionalità della motivazione medesima mediante confronto con le risultanze probatorie.
Invece, il ricorso in oggetto non risponde ai requisiti prescritti dalla citata sentenza delle S.U. Nè può accogliersi – perchè in sostanza costituisce un inammissibile nuovo motivo di ricorso – la prospettata violazione dell’art. 132 c.p.c. (di cui si legge nella memoria ex art. 378 c.p.c. depositata dall’azienda ricorrente), che non può confondersi con il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, costituendo invece – una denuncia di error in procedendo (di cui al precedente n. 4) tale da comportare nullità della sentenza (per altro comunque da escludersi nel caso in oggetto, atteso che la motivazione resa dalla Corte territoriale è tutt’altro che apparente, perplessa, oggettivamente incomprensibile o manifestamente e irriducibilmente contraddittoria).
LA CORTE rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente a pagare le spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 3.600,00, di cui Euro 100,00 per esborsi ed Euro 3.500,00 per compensi professionali, oltre al 15% di spese generali e agli accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 700
 art. 700
 Cass. 
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 sentenza 
 art. 395
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 54
 sentenza 
 art. 378
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