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Timestamp: 2016-12-02 22:52:08+00:00

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1 CONSIGLIO NAZIONALE DEL NOTARIATO Studio n /E Studio n /C Novità in materia di titolo esecutivo (1) Approvato dalla Commissione Esecuzioni Immobiliari il 24 marzo 2006 Approvato dalla Commissione Studi Civilistici il 25 marzo 2006 ABSTRACT Ai sensi dell'art. 474 n. 2 c.p.c. riformato (nel testo vigente a seguito della legge 28 dicembre 2005 n. 263) la scrittura privata autenticata ha valore di titolo esecutivo relativamente alle obbligazioni di somme di denaro in essa contenute. La norma s'applica alle sole scritture private autenticate da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge italiana ad autenticare atti di autonomia negoziale (segretario comunale e provinciale, console); quanto all'ambito oggettivo di estensione dell'efficacia esecutiva, devono trovare applicazione anche alla scrittura privata autenticata la dottrina e la giurisprudenza formatesi in materia di atto pubblico. Ai fini dell'esecuzione forzata, vale sicuramente quale titolo esecutivo l'originale rilasciato alla parte poiché l'art. 474 c.p.c. prevede, al contrario, il semplice onere del creditore di trascrivere la scrittura privata nell'atto di precetto che, sistematicamente, esclude la necessità dell'apposizione della formula. La questione è viceversa estremamente aperta per quanto concerne la scrittura privata conservata a raccolta poiché il dato normativo non la distingue dalla scrittura rilasciata in originale, mentre ragioni di coerenza sistematica e di indole pratica indurrebbero a ritenere necessaria la spedizione in forma esecutiva, con ap-2 plicazione della stessa disciplina prevista per l'atto pubblico, ivi compresi controlli e sanzioni ex art. 476 c.p.c.. Sempre per effetto della riforma dell'art. 474 c.p.c., l'atto pubblico assume valore di titolo esecutivo anche per gli obblighi di consegna o rilascio di beni mobili e immobili, a condizione che l'obbligo di rilascio non sia previsto dalla sola disciplina legale applicabile al rapporto ma risulti in modo non equivoco dal tenore dell'atto. Dà luogo a numerosi problemi, di difficile risoluzione, l'applicazione della riforma agli obblighi di rilascio derivanti dal contratto di locazione concluso per atto pubblico. In ogni caso, il notaio rogante appare prima facie estraneo a tali questioni e può (è in ogni caso tenuto a) rilasciare copia esecutiva del titolo al locatore che ne faccia richiesta. In mancanza di una disciplina transitoria, la riforma s'applica alle sole scritture private autenticate (per le obbligazioni pecuniarie) e ai soli atti pubblici (per gli obblighi di consegna/rilascio) formate successivamente all'entrata in vigore della legge (1 marzo 2006). È da segnalare che, secondo il parere 24 gennaio 2006 dell'ufficio legislativo del Ministero della Giustizia, recepito dalla circ. 3/06 del 28 febbraio 2006 dell'ufficio centrale degli archivi notarili, le scritture private autenticate conservate a raccolta devono spedirsi in forma esecutiva e la riforma s'applica anche agli atti formati prima dell'1 marzo SOMMARIO: 1. La nozione di scrittura privata autenticata idonea a valere come titolo esecutivo Natura e requisiti dell'atto Competenza all'autenticazione Inapplicabilità della riforma alle scritture private verificate in giudizio Limiti alla circolazione transnazionale di scritture private autenticate - 2. Provenienza qualificata e controllo di legalità come condizioni di legittima estensione dell'efficacia esecutiva alla scrittura privata - 3. Quale regime formale esecutivo per la scrittura privata autenticata? le questioni aperte e lasciate irrisolte dalla legge n Il regime esecutivo dell'atto pubblico: la conservazione in atti del notaio come caposaldo della disciplina Specificità della scrittura privata autenticata: possibile rilascio in originale Gli ostacoli tecnico-giuridici ad estendere alla scrittura privata autenticata il regime dell'atto pubblico: il mancato adeguamento dell'art. 475 comma 1 c.p.c Il nuovo regime della scrittura privata come titolo esecutivo Generalità e ambito applicativo La spedizione in forma esecutiva non è necessaria per l'atto rilasciato in originale Il dubbio trattamento della scrittura conservata a raccolta (Segue): il rischio teorico della circolazione di più titoli e- 23 secutivi per la stessa pretesa (Segue): conclusioni Indicazioni operative per il notaio autenticante Ulteriori profili applicativi: il controllo sull'idoneità dell'atto a valere quale titolo esecutivo (Segue): notificazione del titolo e- secutivo contestualmente al precetto mediante trascrizione integrale nel corpo dell'atto - 5. Esecuzione degli obblighi di consegna e rilascio Oggetto della consegna o rilascio: requisiti del titolo Obbligazioni eseguibili Obbligazioni restitutorie nel contratto di locazione - 6. Diritto transitorio La questione Inesistenza di una disciplina transitoria Art. 11 preleggi Successione di leggi processuali nel tempo Funzione e fondamento assiologico del titolo esecutivo (in particolare negoziale) Digressione: una breve ricognizione storica Conclusioni: inapplicabilità della riforma agli atti anteriori all'1 marzo Corollari applicativi e indicazioni operative per il notaio. La legge 14 maggio 2005 n. 80 (2) ha introdotto due sostanziali novità in materia di titolo esecutivo con la modifica dell'art. 474 c.p.c.: (a) l'efficacia esecutiva è stata estesa anche alla scrittura privata autenticata (art. 474 comma 2 n. 3), affiancata alla species del titolo esecutivo "atto pubblico"; (b) l efficacia esecutiva dei titoli di cui al n. 3 è stata estesa agli obblighi di consegna o rilascio. La legge 28 dicembre 2005 n. 263 (3), pur conservando alla scrittura privata autenticata la qualità di titolo esecutivo, ne ha in sintesi assimilato il regime di esecuzione a quello proprio dei titoli di credito previsti dall'art. 474 comma 2 n. 2 c.p.c. (cambiale, assegno e altri titoli di credito con efficacia esecutiva) e limitato la sua efficacia esecutiva alle sole obbligazioni pecuniarie in essa contenute (4). La riforma solleva alcune questioni. 1. La nozione di scrittura privata autenticata idonea a valere come titolo esecutivo Natura e requisiti dell'atto L'attribuzione di efficacia esecutiva alla scrittura privata autenticata, "relativamente alle obbligazioni di somme di denaro in essa contenute" (formula identica a quella dell'art. 474 n. 3 c.p.c. ante riforma) non può che implicare, in linea di principio, l'estensione alla prima delle elaborazioni e ricostruzioni dottrinali e giurisprudenziali formatesi e consolidatesi nel corso degli anni con riguardo all'atto pubblico. Per valere ai fini dell'esecuzione forzata, l'atto deve quindi contenere "l'indica- 34 zione degli elementi strutturali essenziali dell'obbligazione" e in particolare quelli "attinenti all'esistenza di una determinata e certa obbligazione tra due soggetti" (5). È sufficiente ricordare, in proposito, che il requisito della certezza e quindi il valore di titolo esecutivo è stato motivatamente escluso nel caso di: (a) un contratto di mutuo c.d. condizionato, non seguito da un atto di erogazione e quietanza fatto per atto pubblico, poiché l'obbligo del mutuatario di restituire dipende causalmente dall'erogazione del finanziamento e non dalla semplice promessa della banca di dare a mutuo (6) ; (b) un'apertura di credito, semplice o in conto corrente, poiché il contratto non documenta l'esistenza attuale, né (soprattutto) certa di un credito della banca ma la semplice messa a disposizione del cliente del fido, mentre l'obbligo di restituire dipende dall'effettivo e successivo utilizzo della provvista (nell'apertura semplice), seguito dalla revoca dell'affidamento (nell'apertura in conto corrente) (7) ; (c) una fideiussione non contenente l'ammontare preciso del credito né elementi idonei a liquidarlo, sia pure mediante operazioni di calcolo (si pensi ad es. a una fideiussione omnibus o a garanzia di un'apertura di credito, nelle quali la relatio viene fatta ad atti di indebitamento successivi e non documentati nel titolo) (8). Quanto ai contenuti, l'atto vale quale titolo esecutivo sia che il debitore assuma un obbligo nuovo, sia che renda una dichiarazione ricognitiva dell'obbligazione o riconosca, attraverso il meccanismo della confessione, l'esistenza del fatto costitutivo del debito (ad es. la quietanza nell'atto di mutuo) (9). Hanno quindi senz'altro valore di titolo esecutivo: (a) la promessa di pagamento o il riconoscimento di debito, anche processualmente astratti; (b) il c.d. atto unilaterale di mutuo, in particolare nel caso in cui il mutuatario renda una dichiarazione ricognitiva, successiva al perfezionamento del contratto, recante quietanza della somma mutuata e l'indicazione delle condizioni del contratto (10). Dà invece luogo a maggiori perplessità la concessione di ipoteca da parte del terzo datore, quando ad essa non s'accompagni una dichiarazione costitutiva o ricognitiva di debito proveniente dall'obbligato: il titolo ipotecario non è ipso facto idoneo all'esecuzione in mancanza di un titolo esecutivo contro l'obbligato (arg. ex art. 603 c.p.c.) (11) ed è dubbio se valga a precostituire il titolo la semplice enunciazione del credito che il terzo datore intende garantire (12). Le questioni anzidette, sorte per l'atto pubblico, si ripropongono in modo identico per la scrittura privata autenticata e, in linea di principio, salva una rimeditazione globale del singolo tema, devono ricevere identica soluzione. Comunque, non è revocabile in dubbio che, si tratti di contratti o di atti unilaterali inter vivos, in ogni caso la scrittura privata autenticata con efficacia esecutiva documenta un atto di autonomia privata Competenza all'autenticazione 45 Pertanto, in mancanza di una qualsivoglia norma estensiva ad altre autorità dell'attribuzione della potestà di autentica, essa deve intendersi di competenza del solo notaio (art. 72 legge 16 febbraio 1913 n. 89) e degli altri pubblici ufficiali autorizzati dalla legge ad autenticare scritture private contenenti atti di autonomia privata (v. art c.c.: "si ha per riconosciuta la sottoscrizione autenticata dal notaio o da altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato"). Tra questi rientrano sicuramente il segretario comunale o provinciale (art. 97 comma 4 lett. c) del D. Lgs. 18 agosto 2000 n. 267: T.U. enti locali) e il console (art. 19 D.P.R. 5 gennaio 1967 n. 200: T.U. legge consolare). Tale conclusione, che dovrebbe essere scontata, merita di essere ribadita, a fronte di disorientamenti e prese di posizione (13), forse poco meditate, intese ad allargare l'ambito dei pubblici ufficiali autorizzati ad autenticare scritture private valide ai fini dell'esecuzione forzata a tutti quegli altri soggetti cui la legge conferisce un potere (generico) di autenticazione di firma come, a titolo di esempio, i dipendenti comunali autorizzati a ricevere e autenticare le firme in calce alle istanze o dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà da produrre agli organi della pubblica amministrazione (art. 21 D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445: T.U. documentazione amministrativa). Nella stessa ottica altri (14) critica il nuovo testo dell'art. 185 c.p.c. che prevede che "la procura [per l'udienza di comparizione personale delle parti] deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata e deve attribuire al procuratore il potere di conciliare o transigere la controversia. Se la procura è conferita con scrittura privata, questa può essere autenticata anche dal difensore della parte" rilevando che "la previsione potrebbe facilmente essere malintesa: giacché il nuovo art. 474 c.p.c. pure corretto, anche per il profilo che qui interessa, dalla legge n. 263/2005: cfr. il secondo comma, n. 2) attribuisce la qualità di titolo esecutivo alle scritture private autenticate, potrebbe darsi il caso della scrittura che contenga anche la procura a rappresentare le parti in giudizio che, autenticata dai rispettivi patroni, potrebbe poi esser fatta valere quale titolo esecutivo per eventuali obbligazioni di somme di denaro in essa contenute". Tali pretese estensioni appaiono però completamente fuori dal sistema. Sia sufficiente osservare che: (a) la potestà di autentica è attribuita dalla sola legge e negli stretti limiti da essa previsti, senza possibilità di interpretazioni analogiche (15) ; (b) non esiste un generico potere di autenticazione (o di rogito), poiché la legge precisa la sfera di attribuzioni del pubblico ufficiale (territoriali, per materia etc.) (16) ; (c) quindi l'atto di autentica fatto da un pubblico ufficiale fuori dalla propria sfera di competenza è radicalmente nullo e non vale a conferire autenticità alla sottoscrizione (17), né agli effetti probatori, né perché non v'è alcuna ragione per di- 56 stinguere ai fini dell'efficacia esecutiva. Quindi, la norma di cui si discute non conferisce essa stessa (a chi e in quali limiti?) il potere di autentica ai fini dell'esecuzione forzata, ma è una norma meramente "secondaria" che presuppone l'esistenza di un'altra norma attributiva del potere di autentica e, nei limiti in cui essa dispone, conferisce al prodotto dell'attività (la scrittura privata autenticata) il valore di titolo esecutivo. Tradotto in termini processuali, ciò significa che: (a) la scrittura privata autenticata da un pubblico ufficiale non autorizzato dalla legge ad autenticare atti di autonomia privata non ha valore di titolo esecutivo; (b) l'inesistenza del titolo può essere rilevata dal giudice dell'esecuzione, d'ufficio o su mera istanza del debitore, e prima ancora dall'ufficiale giudiziario richiesto di darvi esecuzione e, infine, può formare oggetto di fondata opposizione (a precetto o all'esecuzione) da parte del debitore Inapplicabilità della riforma alle scritture private verificate in giudizio Inoltre, com'è stato autorevolmente affermato (18), "l'efficacia probatoria privilegiata deve sussistere ab origine, cioè al momento di formazione della scrittura, e non può essere acquisita ex post a seguito del non disconoscimento della scrittura privata non autenticata". Ne segue quindi che non può acquistare valore di titolo esecutivo la scrittura privata semplice, ancorché la sua autenticità sia stata accertata tramite il procedimento di verificazione giudiziale di cui all'art. 215 c.p.c.. A maggiori dubbi danno luogo alcune norme, come l'art. 322 c.p.c. (verbale di conciliazione davanti al giudice di pace fuori dalla sua competenza giurisdizionale) e l'art. 29 del T.U. legge consolare (verbale di conciliazione davanti al console), che attribuiscono a determinati processi verbali di conciliazione l'efficacia di "scrittura privata riconosciuta in giudizio" e cioè uno status giuridico ab origine equiparabile, almeno agli effetti probatori, a quello della scrittura privata autenticata. Assimilate le due fattispecie, potrebbe ipotizzarsi l'estensione anche a questi ultimi atti dell'efficacia esecutiva oggi riconosciuta alla scrittura privata autenticata (19) Limiti alla circolazione transnazionale di scritture private autenticate La scrittura privata autenticata prevista dal nuovo testo dell'art. 474 c.p.c. è soltanto quella formata da un notaio o altro pubblico ufficiale investito di potestà secondo il diritto materiale italiano. 67 In generale, l'atto pubblico formato all'estero (rectius: davanti a un'autorità estera), ancorché idoneo a valere come titolo esecutivo secondo l'ordinamento di provenienza, non è intrinsecamente munito di efficacia esecutiva in Italia (cfr. artt della legge 31 maggio 1995 n. 218: riforma del diritto internazionale privato). Il valore di principio di tali norme non può essere misconosciuto: tali conclusioni valgono quindi anche per la scrittura privata autenticata. In secondo luogo, il diritto vigente non conosce alcuno strumento idoneo a munire di forza esecutiva in Italia la scrittura privata autenticata all'estero. L'art. 68 (20) legge n. 218 (come già l'art. 804 c.p.c., abrogato) subordina l'efficacia esecutiva in Italia dell'atto pubblico estero alla pronuncia di riconoscimento, resa dalla Corte d'appello su ricorso della parte interessata (art. 67 legge cit.), ma nulla prevede in merito alla scrittura privata autenticata. Anche muovendosi nel più stretto spazio giuridico europeo le conclusioni non mutano. Il procedimento di exequatur previsto dagli artt. 38 ss. del regolamento C.E. n. 44/2001 del 22 dicembre 2000 riguarda (v. art. 57 regolamento) i soli "atti pubblici formati ed aventi efficacia esecutiva in uno Stato membro" (21). Merita osservare che la nozione di "atto pubblico" ai fini del diritto comunitario è sostanzialmente coincidente con quella delineata dall'art c.c. ed esige due condizioni: (a) l'autenticità dell'atto deve essere stata attestata da un'autorità pubblica; (b) l'autenticità deve riguardare il contenuto dell'atto e non solo la sottoscrizione, onde garantire l'effettiva consapevolezza delle parti in merito alla portata dell'accordo (22). In modo ancora più esplicito e in consapevole allineamento con la nozione di "atto pubblico" già delineata dalla Corte di Giustizia nell'interpretazione della Convenzione di Bruxelles, il nuovo regolamento C.E. n. 805/2004 del 21 aprile 2004 sul c.d. titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati (23) qualifica, tra l'altro, come "credito non contestato" e quindi idoneo ad essere munito di valore esecutivo secondo il procedimento semplificato ivi previsto quello che il debitore abbia "espressamente riconosciuto in un atto pubblico", che definisce (art. 4) come "qualsiasi documento che sia stato formalmente redatto o registrato come atto pubblico e la cui autenticità: i) riguardi la firma e il contenuto e ii) sia stata attestata da u- n'autorità pubblica o da altra autorità a ciò autorizzata dallo Stato membro d'origine". In conclusione, la scrittura privata autenticata, attestando la sola autenticità delle sottoscrizioni e non rivestendo di pubblica fede il contenuto dell'atto, non è i- donea ad essere eseguita al di fuori dello Stato membro dell'unione Europea in cui è stata formata (24). Ciò vale anche, è appena da osservare, per le scritture private autenticate in 78 Italia e da eseguirsi all'estero. Ne segue, sul piano operativo, l'opportunità di invitare i notai a utilizzare con prudenza la scrittura privata autenticata e a preferire l'atto pubblico nel caso in cui, per i contenuti dell'accordo il domicilio o la residenza delle parti etc., appaia plausibile che l'atto sia o possa essere destinato ad essere eseguito anche al di fuori del territorio nazionale. È infine irrilevante, per la questione che ne occupa, il deposito della scrittura privata estera in atti di un notaio (o di un archivio distrettuale notarile) italiano. È infatti assolutamente pacifico che "l'uso" cui è preordinato il deposito dell'atto estero (art. 106 n. 4 legge notarile) "va interpretato solo limitatamente a quello che sia strettamente consequenziale, come unito da un nesso di complementarietà, alla destinazione propria dell atto medesimo", in particolare ai fini dell'adempimento della registrazione e delle formalità pubblicitaria, e in ogni caso non consiste nell'uso giudiziario dell'atto estero, ad es. quale mezzo di prova o titolo esecutivo (25). Il deposito non è quindi sufficiente a esonerare l'interessato dall'esperire il procedimento di exequatur che è l'unico strumento idoneo (in specie inapplicabile per i motivi sopra ricordati) a munire di efficacia esecutiva in Italia un atto estero. 2. Provenienza qualificata e controllo di legalità come condizioni di legittima estensione dell'efficacia esecutiva alla scrittura privata. La scelta legislativa di attribuire efficacia esecutiva a un atto stragiudiziale rappresenta la ricerca di un punto di equilibrio tra due opposte esigenze: la certezza del diritto fatto valere di contro alla rapidità del soddisfacimento del diritto (26). Esauritasi la prospettiva, in cui la dottrina italiana s'è a lungo impegnata (27), di individuare il dato qualificante e unitario del titolo esecutivo, al fine di ricondurre al concetto le varie figure di titolo esecutivo previste nell'ordinamento, eterogenee quanto alla provenienza, all'efficacia e al grado di certezza dei diritti tutelati, può ormai ritenersi un dato acquisito che il punto di equilibrio tra certezza e rapidità è individuato di volta in volta dal legislatore in base a ragioni pregiuridiche, di politica legislativa, premiando a volte l'efficacia probatoria privilegiata, assicurata dal tipo di documento, a volte ragioni socio-economiche di mera opportunità, che inducono ad apprestare la tutela anche nella ragionevole incertezza dell'esistenza o persistenza del rapporto espresso dal documento (come i titoli di credito, nei quali è difficile ravvisare una certezza maggiore di quella che proviene da una qualsiasi scrittura privata) (28). Ora, se il titolo esecutivo giudiziale offre un apprezzabile grado di "certezza" del diritto fatto valere almeno quanto ai fatti preesistenti alla formazione del titolo e alle sue condizioni di validità e limita la possibilità di contestazione dell'azione esecutiva alla sola deduzione di fatti modificativi o estintivi successivi alla sua for- 89 mazione, esso d'altra parte ha un "costo", visti i tempi necessari ad ottenere un titolo esecutivo a seguito di un processo di cognizione. Al contrario, il titolo esecutivo stragiudiziale, in mancanza di un previo accertamento dei fatti costitutivi del diritto fatto valere e delle condizioni di validità del titolo, porta con sé il rischio di sottoporre ingiustamente alcuno ad esecuzione per un credito inesistente o sfornito di tutela in executivis e di uno spreco antieconomico di attività da parte degli organi dell'esecuzione forzata, avverso cui l'esecutato può reagire mediante opposizione all'esecuzione, contestando senza limiti il diritto del (sedicente) creditore di procedere ad esecuzione forzata. In termini di opportunità, quindi, in tanto può apprezzarsi l'estensione dell'efficacia esecutiva ad atti stragiudiziali in quanto il titolo (per provenienza, modalità di formazione, controllo preventivo di legalità) lasci presumere che "l'evenienza di un'opposizione sia improbabile, e quindi se ed in quanto l'atto al quale sia conferita l'efficacia di titolo esecutivo sia tale da far apparire improbabile l'opposizione del debitore" (29). In quest'ottica, la scelta legislativa trova probabilmente il suo fondamento nella considerazione che: (a) la scrittura privata autenticata, come l'atto pubblico, fa piena prova (30) fino a querela di falso della provenienza delle dichiarazioni da chi l'ha sottoscritta (artt c.c.), rendendo con ciò altamente improbabili opposizioni all'esecuzione fondate sulla falsità della sottoscrizione (cui dovrebbe necessariamente accompagnarsi la proposizione della querela di falso); (b) come l'atto pubblico, anche la scrittura privata autenticata proviene di regola da un pubblico ufficiale e professionista qualificato (il notaio), obbligato a verificare (oltreché l'identità del sottoscrittore anche) la legalità dell'atto di autonomia privata sottopostogli per l'autentica e, in caso contrario, a rifiutare il suo ufficio (31). Ciò detto, sono peraltro largamente condivisibili i rilievi critici di chi (32) fa leva sulla "derogabilità dell'obbligo professionale di informazione e quindi [sulla] possibilità che non sia effettuata una scrupolosa indagine della volontà al fine di prevenire possibili vizi della volontà e divergenze tra volontà e dichiarazione", sul maggiore rischio di alterazione cui va incontro la scrittura privata e sulle più lievi sanzioni penali previste per il caso di falso, per sottolineare il minore grado di certezza assicurato dalla scrittura privata autenticata rispetto all'atto pubblico. Ancora, non può escludersi che le parti, magari al solo fine di munire l'atto di efficacia esecutiva, si limitino a richiedere al notaio il solo esercizio della potestà di autentica di un testo da esse già interamente predisposto: in tali ipotesi, diversamente dall'atto pubblico, la funzione adeguatrice del notaio sia per quanto concerne la sostanza dell'affare, sia per quanto concerne la sua traduzione in termini giuridici viene senz'altro meno, con probabile incremento dei margini di incertezza e contestabilità del titolo. 910 Nella scelta della riforma ha fatto probabilmente premio la considerazione che, ancorché l'attività funzionale del notaio nell'autenticazione sia limitata all'identificazione del dichiarante, nella comune prassi negoziale il testo della scrittura privata autenticata è pur sempre il frutto dell'attività preparatoria del notaio quale libero professionista, almeno nella normalità dei casi (33). Se questi dunque sono i motivi che giustificano l'estensione dell'efficacia esecutiva alla scrittura privata autenticata è arduo vedere come possa ammettersi, senza provocare un sostanziale stravolgimento del sistema dell'esecuzione forzata, l'estensione del potere di autentica ai fini dell'esecuzione forzata a soggetti (come gli impiegati comunali di cui all'art. 21 del D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445) diversi da quelli già oggi autorizzati ad autenticare scritture private contenenti atti di autonomia negoziale. E invero: (a) l'autentica, non rientrando nella previsione di cui all'art c.c., non varrebbe neppure a sottrarre la scrittura privata al disconoscimento della sottoscrizione in sede di opposizione, riducendo in definitiva la "certezza" del titolo a quella di una scrittura privata semplice, alla quale non è riconosciuto valore di titolo esecutivo; (b) difettando un preventivo controllo di legalità, l'esistenza del diritto fatto valere e l'immunità dell'atto da vizi di formazione sarebbero assistiti da un inconsistente grado di "certezza", nel senso che già sopra s'è evidenziato. 3. Quale regime formale esecutivo per la scrittura privata autenticata? Le questioni aperte e lasciate irrisolte dalla legge n. 80. Teoricamente la scrittura privata autenticata avrebbe potuto mutuare la disciplina esecutiva dal modello a lei più vicino (per provenienza, contenuti etc.), cioè l'atto pubblico. Ciò avrebbe avuto, tra l'altro, il non disprezzabile pregio di rendere applicabile al nuovo titolo esecutivo una disciplina già conosciuta, consolidata da una prassi e da una giurisprudenza pluridecennali. Oltretutto, la stessa scelta della legge n. 80 di affiancare la scrittura privata autenticata all'atto pubblico nell'elencazione dei titoli esecutivi, sia pure forse dettata da finalità genericamente classificatorie, suggeriva all'interprete la possibile identità delle discipline formali dei due titoli. Sennonché per portare a compimento tale operazione e apprestare al nuovo titolo un regime chiaro, coerente e razionale ai fini dell'esecuzione, la legge n. 80 avrebbe dovuto farsi carico sia delle marcate specificità della scrittura privata autenticata, sia di riscrivere talune disposizioni del codice di rito per adeguarle al mutato contesto normativo, com'è stato pressoché unanimemente rilevato (34) dai primi interpreti che, accogliendo lo spunto esegetico offerto dalla legge n. 80, si sono provati a indicare le linee essenziali della disciplina. 1011 3.1. Il regime esecutivo dell'atto pubblico: la conservazione in atti del notaio come caposaldo della disciplina. Conviene allora riassumere il regime esecutivo dell'atto pubblico al fine di saggiarne la compatibilità con la scrittura privata autenticata. In sintesi: (a) l'atto pubblico per valere ai fini dell'esecuzione deve essere spedito in forma esecutiva, mediante rilascio di copia autentica con l'apposizione della formula (art. 475 c.p.c.); (b) non può spedirsi senza giusto motivo più di una copia esecutiva alla stessa parte; la valutazione del giusto motivo compete al presidente del tribunale che, su istanza dell'interessato, autorizza il rilascio della c.d. seconda copia (art. 476 c.p.c.); (c) il rilascio non autorizzato della seconda copia comporta l'applicazione a carico del notaio trasgressore di una sanzione pecuniaria, oggi compresa tra 1.000,00 ed 5.000,00 (art. 476 c.p.c.); (d) infine, "l'esecuzione forzata deve essere preceduta dalla notificazione del titolo [spedito] in forma esecutiva e del precetto" (art. 479 c.p.c.) (35). Pietra portante di tale disciplina è, evidentemente, la conservazione dell'originale negli atti del notaio: in quanto pubblico depositario, il notaio è autorizzato a rilasciare copia autentica in forma esecutiva, con lo stesso valore dell'originale (art c.c.) ed è in grado di esercitare un effettivo controllo sul rispetto dell'art. 476 c.p.c., annotando in margine all'originale l'avvenuto rilascio della copia esecutiva (36). originale Specificità della scrittura privata autenticata: possibile rilascio in Viceversa, non sussiste un obbligo generalizzato di conservazione della scrittura privata da parte del pubblico ufficiale che l'ha autenticata. Secondo l'art. 72 legge 16 febbraio 1913 n. 89, la scrittura viene di regola rilasciata in originale alle parti stesse, salva la loro contraria concorde istanza, contestuale all'autenticazione. La norma, benché ancora costituisca la regola generale, ha ormai portata pressoché residuale ove si consideri che l'art. 12 lett. e) della legge 28 novembre 2005 n. 246, modificando l'art. 72, ha introdotto il divieto di notevolissima portata pratica per la normale attività notarile vietando il rilascio in originale delle scritture private autenticate "soggette a pubblicità immobiliare o commerciale". La previsione si riferisce indifferentemente ad atti soggetti a trascrizione, i- scrizione o annotazione nei pubblici registri. Andranno quindi conservati a raccolta 1112 buona parte dei titoli esecutivi negoziali: mutuo ipotecario, ricognizione di debito o fideiussione contestuali a una concessione di ipoteca, vendita con prezzo dilazionato, locazione ultranovennale etc.. La norma non copre però tutto il campo dei possibili titoli esecutivi negoziali fatti per scrittura privata autenticata: ne restano fuori, ad es., la locazione infranovennale nonché ricognizione di debito fideiussione accollo etc. non accessori a una concessione di ipoteca o a un trasferimento immobiliare. Questi ultimi potranno quindi continuare a essere rilasciati in originale poiché nessuna norma stabilisce l'obbligo del notaio di conservare a raccolta le scritture idonee a valere ai fini dell'esecuzione forzata in quanto tali. All'interno del genus, devono quindi distinguersi due species, consistenti nella scrittura conservata a raccolta e in quella rilasciata in originale. Di queste soltanto la prima condivide con l'atto pubblico il regime di conservazione e rilascio di copie, caposaldo della disciplina esecutiva (v. sopra 3.1.), e potrebbe teoricamente essergli assimilata anche ai fini dell'esecuzione senza soverchie difficoltà (37). La seconda, al contrario, se ne discosta in modo radicale, rendendo con ciò quanto meno problematica qualsivoglia estensione Gli ostacoli tecnico-giuridici ad estendere alla scrittura privata autenticata il regime dell'atto pubblico: il mancato adeguamento dell'art. 475 comma 1 c.p.c.. S'aggiunga ancora che, oltre alle obiettive differenze esistenti tra atto pubblico e scrittura privata autenticata, la legge n. 80 non s'è neppure fatta carico di riscrivere l'art. 475 comma 1 c.p.c. (38) : nel suo tenore letterale, esso riguarda soltanto gli "atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale" e cioè, con trasparente richiamo all'art. 474 n. 3 c.p.c., i soli atti pubblici (39). E se l'applicazione alla scrittura privata conservata a raccolta esigeva soltanto una modesta operazione di ortopedia giuridica sull'art. 475 c.p.c. da intendersi esteso all'ipotesi degli "atti ricevuti in deposito" (40) per adeguarlo al mutato contesto normativo, quest'opzione interpretativa, di tipo sostanzialmente evolutivo, era obiettivamente più difficile per la scrittura privata rilasciata in originale, trattandosi di atto non soltanto non ricevuto da notaio (ma semplicemente autenticato), ma neppure conservato in deposito da un pubblico ufficiale autorizzato a rilasciarne copie. Restavano quindi irrisolti due punti centrali, almeno nella prospettiva dell'assimilazione all'atto pubblico della scrittura privata autenticata: (a) se questa potesse e dovesse spedirsi in forma esecutiva per valere ai fini dell'esecuzione forzata; (b) se, conseguentemente, la copia esecutiva dovesse notificarsi al debitore ai sensi 1213 dell'art. 479 c.p.c.. Il quadro di grave incertezza seguito alla legge n. 80 è ben sintetizzato dalle riflessioni di Oriani che, studiandosi di ricavare dal sistema una disciplina esecutiva adeguata e coerente, ha escluso la possibilità di spedire in forma esecutiva la scrittura rilasciata in originale e ipotizzato non meno di tre soluzioni alternative: intimazione del precetto senza previa spedizione esecutiva né notificazione al debitore della scrittura privata autenticata; trascrizione della scrittura privata nel corpo dell'atto di precetto con certificazione di conformità da parte dell'ufficiale giudiziario; indicazione degli estremi del titolo esecutivo nel precetto (41). Ora, a prescindere dal fatto che alcune di queste soluzioni erano addirittura foriere di un'ingiustificata disparità di trattamento (come ha riconosciuto lo stesso illustre Autore) di dubbia legittimità costituzionale, interessa qui rimarcare che nessuna di esse appariva munita di un fondamento normativo purchessia: col che l'insufficienza dell'impianto della legge n. 80 a reggere l'impatto della pratica non abbisogna di commenti ulteriori. Benché i dubbi aperti dalla riforma come del resto la stessa formula esecutiva fossero di rilievo giuridico senz'altro modesto (42), la loro concreta rilevanza poteva essere di portata largamente maggiore: è noto e non merita più che un cenno che ogni incertezza sulla forma degli atti esecutivi si traduce in una chicane e in un verosimile incremento di opposizioni agli atti, a fini chiaramente dilatori, che riduce il già modesto tasso di efficienza del sistema. In conclusione, lo spunto esegetico fornito dalla legge n. 80 non poteva essere utilmente raccolto dagli interpreti, ma era necessario un notevole sforzo di interpretazione sistematica con conseguenti e inevitabili margini di opinabilità per addivenire alla conclusione che la disciplina esecutiva dell'atto pubblico poteva estendersi alla scrittura privata autenticata, in particolare se rilasciata in originale. 4. Il nuovo regime della scrittura privata come titolo esecutivo Generalità e ambito di applicazione. La norma in commento, probabilmente maturata a seguito di un ripensamento delle questioni sopra accennate, anziché impegnarsi come pure era possibile in uno sforzo di avvicinamento, se non di assimilazione piena, della scrittura privata autenticata all'atto pubblico, ha quindi optato per una soluzione empirica e radicale, affiancando la scrittura privata autenticata alla cambiale e agli altri titoli di credito, includendola nei titoli esecutivi di cui all'art. 474 c.p.c. n. 2. Questo spostamento, cui è ovviamente estranea qualsiasi suggestione di tipo 1314 meramente classificatorio vista l'eterogeneità dei titoli quanto a forma contenuto efficacia, sottende in verità due scelte normative. La prima, già accennata, è lampante e sottrae alla scrittura privata autenticata il campo degli obblighi di consegna/rilascio, riservato (v. art. 474 ultimo comma) ai soli titoli di cui ai nn. 1 e 3. La seconda ancora una volta solo suggerita e non espressamente prevista consiste nell'estensione alla scrittura privata autenticata del regime esecutivo dei titoli di credito. Questa conclusione vale senz'altro per la prevista trascrizione integrale della scrittura nel corpo dell'atto di precetto (v. artt. 474 ultimo comma, secondo periodo e 480), con trasparente richiamo alle analoghe norme in materia di cambiale e assegno (artt. 63 R.D. 14 dicembre 1933 n e 55 R.D. 21 dicembre 1933 n (43) ). Quanto all'ambito di applicazione, la nuova disciplina è formulata in termini assolutamente generali e riguarda la scrittura privata autenticata in quanto tale e non la sola species dell'atto rilasciato in originale, ancorché fosse nei presumibili auspici del legislatore soprattutto di superare inconvenienti e incertezze paventati per quest'ultimo caso. Non paradossalmente, la previsione di un'unica disciplina esecutiva valida per la scrittura privata autenticata, se risolve in modo conveniente le questioni affacciate all'indomani della legge n. 80 e riguardanti sostanzialmente la sola scrittura rilasciata in originale, apre viceversa nuove questioni che non avrebbero avuto ragione d'essere per quanto concerne la species della scrittura privata conservata a raccolta. Il che è il portato dell'incapacità del legislatore di cogliere nella legge n. 80 come nella n. 263 la naturale anfibologia della scrittura privata che, pur nell'identità di forme contenuti efficacia, in un'ipotesi, essendo immediatamente disponibile in originale a mani del creditore, s'avvicina fisiologicamente ai titoli di credito e nell'altra condivide il regime di conservazione e rilascio di copie tipico dell'atto pubblico. Quindi, anche se in linea teorica nulla avrebbe impedito al legislatore di differenziare il regime formale esecutivo della scrittura privata autenticata, assimilando ai titoli di credito quella rilasciata in originale e all'atto pubblico quella conservata a raccolta come sarebbe stato senz'altro sistematicamente più coerente la legge n. 263 ha preferito trattare in modo uniforme le due species. Non è chiaro se tale scelta risponda a una consapevole preferenza accordata alle esigenze di semplificazione su quelle di coerenza sistematica o se, al contrario, sia il frutto di un inconsapevole scostamento dal sistema. Le note minime che seguono sono intese a delineare la disciplina esecutiva della scrittura privata autenticata e, soprattutto, a saggiare operativamente la pra- 1415 ticabilità del trattamento uniforme delle due species divisato dalla legge n La spedizione in forma esecutiva non è necessaria per l'atto rilasciato in originale. La scrittura privata autenticata rilasciata in originale è senz'altro intrinsecamente idonea ai fini dell'esecuzione, senza bisogno di alcuna formula esecutiva (44). Tale conclusione è resa necessaria da argomenti di ordine sia logico-sistematico sia esegetico. a) Non sussiste alcuna disposizione che assoggetti anche la scrittura privata autenticata alla spedizione in forma esecutiva, estendendole la previsione in materia di atto pubblico, né è possibile forzare a tal fine l'art. 475 comma 1 c.p.c. poiché la scrittura privata autenticata non soltanto non è ricevuta da un notaio ma neppure è conservata in deposito da un pubblico ufficiale autorizzato a rilasciarne copie. b) Se la funzione minima e indefettibile della spedizione in forma esecutiva consiste nel munire il creditore del legittimo possesso del documento condizione necessaria per richiedere agli organi dell'esecuzione il compimento di atti esecutivi (45), il possesso del titolo in originale è motivo sufficiente per negare la necessità della spedizione. Il che vale a dire che il creditore può chiedere il pignoramento esibendo all'ufficiale giudiziario l'originale del titolo. L'assimilazione a cambiale e assegno trova qui, oltreché una sicura base normativa, anche un fondamento razionale che non lascia adito a dubbi. c) La trascrizione del titolo nell'atto di precetto ex art. 480 c.p.c. è alternativa, sul piano legislativo, alla notificazione del titolo spedito in forma esecutiva ex art. 479 c.p.c.: il titolo soggetto a spedizione e notifica non deve essere ulteriormente trascritto nel precetto; il titolo trascritto nel precetto non va soggetto ad autonoma notificazione in forma esecutiva (prima della riforma, dovevano infatti trascriversi soltanto cambiale e assegno, per i quali la formula esecutiva è pacificamente non necessaria) (46). Ciò in quanto la due formalità sono tra loro equipollenti, assolvendo all'identica funzione (questa sì essenziale) di assicurare all'intimato conoscenza dell'attodocumento in base a cui è intimato il pagamento, metterlo in grado di scegliere, a ragion veduta, se pagare od opporsi al precetto e, in definitiva, di minacciargli l'esecuzione forzata. Tale minaccia è, in un caso, simbolicamente incorporata nella formula esecutiva e, nell'altro, è implicita nello stesso atto di precetto recante "l'intimazione di adempiere con l'avvertimento che in mancanza si procederà ad esecuzione forzata" (art. 480 comma 1 c.p.c.). 1516 Ne segue quindi che la prevista trascrizione nel precetto della scrittura privata autenticata esclude non soltanto l'onere della notificazione ex art. 479 c.p.c. ma anche, sul piano sistematico, l'onere della spedizione Il dubbio trattamento della scrittura conservata a raccolta Le conclusioni che precedono non possono estendersi con altrettanta semplicità al caso della scrittura privata conservata a raccolta: vale qui, con tutta la sua forza suggestiva, la disciplina-modello dell'atto pubblico. A tale suggestione non si sottrae, ad es., il parere reso in data 24 gennaio 2006 dall'ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia secondo cui "nel caso in cui l originale dell atto debba essere conservato nella raccolta del notaio autenticante" la necessità di servirsi di una copia dell atto "potrebbe ben legittimare la spedizione in forma esecutiva anche delle scritture private autenticate". Il parere è recepito dalla cit. circolare n. 6/03 dell'ufficio centrale degli archivi notarili che così conclude: "per le scritture private conservate nella raccolta del pubblico ufficiale autenticante, in buona sostanza, si applica la medesima disciplina che era precedentemente prevista per gli atti pubblici, avendo il legislatore ammesso, per tali tipi di atti, il rilascio di copia esecutiva relativamente alle obbligazioni di somme di denaro in esse contenute" (47). Già s'è detto (v. sopra 3.3.) che la sola lettera dell'art. 475 c.p.c. "atti ricevuti da notaio" non è di per sé sufficiente per escludere la possibilità di un'interpretazione estensiva/evolutiva che trova razionale fondamento nell'identico regime di conservazione e rilascio di copie (cfr. artt c.c.) (48). Nel caso di cui si discute, il creditore non ha il legittimo possesso del documento e non può acquisirlo se non mediante il rilascio di copia autentica da parte del pubblico ufficiale depositario. Trattandosi di una copia dichiaratamente destinata ad essere utilizzata a fini di esecuzione forzata, risponde alla logica del sistema che essa sia anche spedita in forma esecutiva e contrassegnata con l'apposizione della formula esecutiva per distinguerla dalle copie rilasciate ad ogni altro scopo (49). Tale conclusione, per quanto coerente e razionale (e oggi appoggiata anche dall'ufficio centrale archivi notarili: considerazione non trascurabile per prevederne un'ampia diffusione a livello pratico), non è in linea di stretto diritto l'unica possibile né soprattutto quella che prima facie risulta dalla lettura dell'ultimo comma dell'art. 474 c.p.c.. Valorizzando i dati del trattamento uniforme previsto dalla legge n. 263 per le due species (4.1.) nonché l'onere del creditore di trascrivere il titolo nel precetto e il nesso sistematico che indubbiamente esiste tra art. 480 c.p.c. ed esonero dalla spedizione e notifica del titolo in forma esecutiva ex art. 479 c.p.c. (4.2.) è lecito 1617 concludere che l'apposizione della formula esecutiva è superflua ai fini dell'esistenza del titolo esecutivo processuale e del valido compimento dei c.d. atti preesecutivi. Non è un argomento in senso contrario la ritenuta necessità del creditore di munirsi di una copia del titolo, poiché dato per ammesso che la scrittura privata valga per l'esecuzione in quanto trascritta nel precetto e senza necessità di formule solenni che ne attestino la natura di titolo esecutivo è in tal caso documento idoneo a chiedere all'ufficiale giudiziario il compimento degli atti esecutivi (non, ovviamente, l'originale ma) una qualsiasi copia autentica della scrittura conservata a raccolta, di efficacia probatoria pari a quella dell'originale (art c.c.). In altri termini, venuto meno il contrassegno che rende unica la copia esecutiva, viene meno l'unica ragione per distinguerla da ogni altra copia autentica (Segue): il rischio teorico della circolazione di più titoli esecutivi per la stessa pretesa. Si viene così a toccare una delle questioni più delicate aperte della riforma. Se l'apposizione della formula esecutiva sulla scrittura conservata a raccolta non è necessaria, ciò equivale a dire che può circolare una serie aperta di titoli esecutivi identici, poiché il creditore può farsi rilasciare dal pubblico depositario un numero illimitato di copie autentiche, ciascuna delle quali di per sé idonea a essere portata ad esecuzione, con conseguente violazione se non formale senz'altro sostanziale del principio di (tendenziale) unicità della copia esecutiva, codificato nell'art. 476 c.p.c.. È noto che la copia esecutiva deve essere (tendenzialmente) unica poiché (tendenzialmente) unici sono il credito e l'azione esecutiva che ne derivano, sicché "chi paga a un creditore munito di titolo esecutivo ha diritto di ritirare la copia esecutiva, o quanto meno può e sole farlo, così la mancanza della copia esecutiva nelle mani del creditore fa presumere il pagamento ed è giusto che l'azione esecutiva non sia restituita al creditore" senza la verifica dei giusti motivi per il rilascio di una seconda copia (50). Peraltro, onde evitare fraintendimenti, è opportuno chiarire che l'unicità dell'azione esecutiva non implica affatto l'impossibilità di iniziare più procedimenti esecutivi nei confronti del medesimo debitore e per il medesimo credito, poiché tale possibilità è, al contrario, pacificamente ammessa fintantoché il credito non sia integralmente soddisfatto dall'art. 483 c.p.c., che autorizza il creditore a valersi cumulativamente dei diversi mezzi di espropriazione previsti dalla legge, salva la riduzione del cumulo in caso di eccesso. In altri termini, il pericolo cui sottostà il debitore e contro cui merita cautela, in caso di circolazione di più titoli esecutivi identici, non consiste nel rischio di esse- 1718 re sottoposto a una pluralità di procedure esecutive mobiliari, presso terzi o immobiliari ma in quello di essere assoggettato comunque a esecuzione nonostante abbia già saldato il creditore e ritirato dalle sue mani il titolo esecutivo. Il medesimo ordine di problemi si pone nel caso in cui il credito sia fatto valere esecutivamente sia dal creditore originario (o dai suoi eredi) sia dal cessionario del credito oppure da più aventi causa in conflitto tra loro, ciascuno dei quali munito di una diversa copia della scrittura. In ciascuna di queste ipotesi è ovviamente escluso che il creditore o i suoi a- venti causa abbiano diritto a riceversi più volte la stessa prestazione, poiché l'unicità dell'atto e quindi del credito è attestata dall'unicità del numero di repertorio. Restano tuttavia per il debitore inconvenienti e pregiudizi di ordine pratico, come l'assoggettamento medio tempore dei beni al vincolo del pignoramento e l'onere di fare opposizione all'esecuzione col patrocinio di avvocato (51). È onesto dire che tali inconvenienti legati all'assenza della formula esecutiva si verificano anche per la scrittura privata rilasciata in originale e formata, come di regola avviene, in più esemplari (ad es. uno per ciascuna delle parti, uno ai fini della registrazione etc.): ciascun esemplare, non essendo derivato da altro documento, ha valore di originale e può quindi essere certamente messo in esecuzione dal creditore che ne abbia il possesso. Il rischio che circolino più titoli identici è quindi senz'altro immanente. Potrebbe allora forse concludersi che vista la rottura del sistema, sicura nel caso di scrittura rilasciata in originale non v'è ragione di fare un diverso trattamento per il caso della scrittura conservata a raccolta e che, in altri termini, anch'essa vale ai fini dell'esecuzione semplicemente in quanto trascritta nel precetto e senza necessità di formula esecutiva. Contro tale conclusione valgono due considerazioni, di ordine pratico e non logico. Se la scrittura è rilasciata in originale, il rischio testé paventato può presumersi in qualche modo accettato dal debitore, visto che la scrittura è stata formata in più esemplari, ed è anche quantitativamente circoscritto al numero di originali confezionati e lasciati a mani del creditore. Viceversa, se la scrittura viene conservata a raccolta e rilasciata più volte in copia autentica, il rischio è numericamente illimitato e dipende solo e soltanto dall'incapacità della legge n. 263 di afferrare la sostanza degli interessi in gioco e considerare gli effetti remoti delle proprie scelte normative (Segue): conclusioni. Il dubbio interpretativo circa il regime esecutivo della scrittura conservata a raccolta resta quindi estremamente aperto. Sul piano tecnico giuridico, l'interprete non può lamentare l'assoluta carenza di una disciplina purchessia, poiché la previ- 1819 sione legislativa (trascrizione della scrittura nel precetto) è formulata in termini generali e può teoricamente applicarsi anche alla scrittura conservata a raccolta: il che è almeno un piccolo passo avanti rispetto allo stato di incertezza assoluta creato dalla legge n. 80. Gli argomenti interpretativi di tipo sistematico che farebbero preferire per le scritture conservate a raccolta la persistente necessità della spedizione in forma e- secutiva hanno a mio modo di vedere scarso peso di fronte a un legislatore capace di mettere assieme scrittura privata (in particolare: conservata a raccolta) e titoli di credito, che nulla o quasi hanno da spartire. A maggior ragione l'argomento sistematico prova troppo se si considera che le leggi di riforma del 2005 hanno bensì ampiamente riformato il libro terzo del codice di rito, ma con interventi pur sempre "locali" e privi di un'armonica visione d'insieme. L'argomento più consistente che la tesi conservatrice e sistematica per intenderci: quella che sostiene la necessità della formula esecutiva può addurre a suo favore è l'argomento c.d. consequenzialista, il quale assume le implicazioni pratiche immediate di una decisione come criterio di scelta razionale tra più interpretazioni possibili (52). In quest'ottica non è seriamente discutibile che la circolazione di un numero illimitato di copie autentiche della stessa scrittura privata autenticata tutte con valore di titolo esecutivo rappresenta una clamorosa breccia nel sistema, i cui effetti non possono dirsi ancora calcolabili e dipendono soprattutto dalla capacità dell'ordinamento di apprestare al debitore adeguati strumenti di tutela giudiziale. La disarmonia tra vecchie e nuove norme potrebbe quindi essere il possibile sintomo di un'evoluzione allo stato ancora incompiuta, senz'altro repentina e forse inconsapevole verso nuovi equilibri di sistema che, semplificando le formalità e i controlli preventivi d'ufficio (spedizione in forma esecutiva; rifiuto di rilascio della seconda copia salvo autorizzazione del presidente del tribunale in presenza di giusti motivi), affidano piuttosto la tutela del debitore a strumenti giudiziali di reazione avverso l'esecuzione forzata ingiusta, oggi assai più rapidi ed efficaci che in passato (si pensi ad es. al potere dell'intimato di chiedere la sospensione dell'esecutività del titolo al giudice dell'opposizione a precetto e l'estinzione del pignoramento nel caso in cui il processo esecutivo sia stato sospeso con ordinanza definitiva, nonché alla non impugnabilità delle sentenze che decidono le opposizioni esecutive) Indicazioni operative per il notaio depositario. Ai due corni dell'alternativa (sufficienza della copia autentica trascritta/necessità della copia spedita in forma esecutiva) corrispondono due diverse serie di implicazioni pratiche per il notaio depositario di una scrittura privata autenticata 1920 conservata a raccolta (resta fermo che il notaio è estraneo alla fase esecutiva per quanto riguarda gli atti rilasciati in originale: v. sopra 4.2.). È anzi verosimile che entrambe le evenienze richiesta della sola copia autentica, sia pure dichiaratamente al fine di procedere a esecuzione forzata; richiesta della copia esecutiva abbiano a presentarsi, almeno finché non si sia formato un solido orientamento interpretativo, dottrinale e giurisprudenziale, in un senso o nell'altro. Sul rilascio della copia autentica, nulla quaestio: i controlli previsti dall'art. 476 c.p.c. non sono ovviamente necessari, né è possibile che il notaio incorra in sanzione per violazione dell'art. 476 c.p.c.. Quanto al rilascio della copia esecutiva è senz'altro da condividersi perlomeno in un'ottica prudenziale l'indicazione dell'ufficio centrale degli archivi notarili di attenersi alle prescrizioni previste per l'atto pubblico. Ne segue quindi, tra l'altro, la necessità di svolgere i controlli preliminari previsti dall'art. 476 c.p.c. e di annotare sull'originale l'avvenuto rilascio della copia munita di formula Ulteriori profili applicativi: il controllo sull'idoneità dell'atto a valere quale titolo esecutivo. La spedizione in forma esecutiva ove prevista assolve alla funzione, soltanto cautelativa e probabilmente non indispensabile né sufficiente allo scopo (53), di controllare, nell'interesse del debitore, che il documento rilasciato ad uso di esecuzione sia formalmente perfetto, cioè astrattamente idoneo a valere quale titolo esecutivo (54), esonerando l'organo dell'esecuzione inferiore (ufficiale giudiziario) da tali verifiche, che per comune opinione esorbitano dalla sua competenza (55). Venuta meno la necessità della spedizione per le scritture private autenticate (sicuramente per quelle rilasciate in originale; con i dubbi sopra affacciati per quelle a raccolta), questo controllo preventivo non può che spettare, in via residuale, proprio all'ufficiale giudiziario richiesto del pignoramento. Sennonché tale soluzione, se è appagante per quanto concerne cambiale e assegno che hanno forma e contenuto tipici e immediatamente riconoscibili, sicché la verifica della loro idoneità a valere come titolo esecutivo non esige accertamenti di particolare difficoltà (56) si rivela insoddisfacente per la scrittura privata autenticata, la quale può contenere, esattamente come l'atto pubblico, pattuizioni più o meno complesse e articolate, la cui valutazione è senz'altro estranea alle competenze dell'ufficiale giudiziario. Sul punto non resta, in ogni caso, che prendere atto della scelta legislativa. 20 Vedere altro
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