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Timestamp: 2020-05-26 01:25:53+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8758 del 04/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8758 del 04/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 04/04/2017, (ud. 22/12/2016, dep.04/04/2017), n. 8758
sul ricorso 4189-2016 proposto da:
C.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G. G. PORRO
8, presso lo studio dell’avvocato ANSELMO CARLEVARO, rappresentato e
difeso dagli avvocati ANDREA DE VINCENTIS, MARCO ACCINNI giusta
M.G., N.R., in qualità di liquidatori e soci
personalmente della società Nespoli & Manuzzi, elettivamente
dell’avvocato ANTONIO IANNELLA, che li rappresenta e difende giusta
avverso la sentenza n. 2873/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
1. C.R. propose opposizione avverso il decreto ingiuntivo con il quale gli era stato ingiunto il pagamento di cambiali per un ammontare di Euro 24.911,36. Sostenne che le cambiali si riferivano a forniture di merce, non effettuate a causa dalla messa in liquidazione della opposta società Nespoli Nespoli e Manucci e C. s.n.c..
Si costituì in giudizio la società in liquidazione, chiedendo il rigetto della opposizione in quanto le cambiali prodotte consistevano in rinnovi di precedenti cambiali non pagate da C.R. nell’ambito del rapporto commerciale sussistente tra le parti.
Il Tribunale di Varese, con la sentenza n. 417/2014, accolse l’opposizione e per l’effetto revocò il decreto ingiuntivo opposto.
2. Tale decisione è stata riformata dalla Corte d’Appello di Milano, con sentenza n. 2873 del 1 luglio 2015.
Secondo la Corte, dato il pacifico e riconosciuto rapporto causale, consistente nel rapporto commerciale di fornitura di abbigliamento, l’utilizzo della cambiale quale promessa di pagamento nei rapporti tra le parti del rapporto sottostante, implica l’esercizio dell’azione causale inerente a tale rapporto, e in applicazione dell’art. 1988 c.p.c. grava sul debitore l’onere di provare l’inesistenza di tale rapporto, ovvero l’estinzione delle obbligazioni da esso nascenti.
La promessa di pagamento, infatti, non costituisce una autonoma fonte di obbligazione ma ha il solo effetto di liberare il creditore, gravando sul debitore l’onere di dimostrare che le forniture non erano state realizzate ovvero erano state effettuate per un importo diverso rispetto a quanto contenuto nelle promesse di pagamento. Tale prova sostiene la Corte non è stata fornita.
3. Avverso tale sentenza propone ricorso in Cassazione C.R. sulla base di un motivo.
3.1 Resistono con controricorso N.R. e M.G..
4. E’ stata depositata in cancelleria relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., e regolarmente notificata ai difensori delle parti, la proposta di manifesta infondatezza del ricorso. Le parti non hanno depositato memoria.
5. Con l’unico motivo di ricorso articolato in più censure il ricorrente ha dedotto la violazione e falsa applicazione di norme di diritto (Artt. 1988 e 2697 c.c.) nullità della sentenza e del procedimento, nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa dati contraddittori e decisivi per il giudizio.
Lamenta che la Corte d’appello ha ritenuto non condivisibile la pronuncia del Tribunale sulla scorta del rilievo che, parte appellata si è limitata a provare l’esistenza di pagamenti effettuati attraverso altri titoli di credito riferibili a precedenti fatture non provando, come era suo onere, quanto affermato circa il fatto che tali cambiali erano state rilasciate per l’acquisto di ulteriore merce, in realtà mai fornita.
Il ricorrente pur denunciando, apparentemente, violazione di legge ed una insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza di secondo grado, chiede in realtà a questa Corte di pronunciarsi ed interpretare questioni di mero fatto non censurabili in questa sede mostrando di anelare ad una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto dei fatti storici quanto le valutazioni di quei fatti espresse dal giudice di appello – non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone alle proprie aspettative (Cass. n. 21381/2006).
Inoltre la censura relativa ala violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 è inammissibile. Infatti il nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5 introduce nell’ordinamento un vizio specifico che concerne l’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che se esaminato avrebbe determinato un esito diverso della controversia).
Per quanto riguarda poi la parte del motivo relativo alla violazione dell’art. 232 c.p.c. è anch’esso inammissibile per genericità.
la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 2.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200, ed agli accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
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 art. 13
 art. 1
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