Source: http://esecuzioneforzata.ilcaso.it/codice_sovraindebitamento/14-ter
Timestamp: 2020-05-28 17:14:37+00:00

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Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni ex art. 14ter e ss. legge 3/2012 – Assenza di beni immobili e mobili registrati – Ammissibilità.
E’ ammissibile l’apertura di una procedura di liquidazione dei beni del debitore sovraindebitato ai sensi degli artt. 14ter e ss., l.3/2012 anche allorquando nel patrimonio non sussistano beni immobili o mobili registrati, sussistendo l’utilità della procedura in relazione ai redditi futuri ed ai crediti, per la cui gestione si giustifica l’attività del liquidatore. (Paolo Porcari) (riproduzione riservata) Tribunale Matera, 24 Luglio 2019. Segue...
Sovraindebitamento – Procedura di liquidazione in assenza di beni mobili o immobili da liquidare – Redditi e proventi futuri – Ammissibilità.
Il debitore sovraindebitato può accedere alla procedura di liquidazione anche ove non vi sia un patrimonio da liquidare costituito da beni mobili e immobili, ma soltanto un reddito futuro costituito dallo stipendio o dai proventi della sua attività professionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Matera, 24 Luglio 2019. Segue...
Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Crediti impignorabili ex art. 545 c.p.c. – Pensione del sovraindebitato – Diritto a trattenerla nei limiti di legge – Sussistenza – Condizioni.
L’art. 14 ter sesto comma lett. b) l. 3/2012 prescrive che debba essere sottratta alla liquidazione – nei limiti fissati dal giudice – quanto il debitore guadagni con la propria pensione; la norma, pertanto, non pare consentire, letta anche in combinato disposto con la lett. a) del medesimo comma, una totale eliminazione di introiti strettamente “personali”, come la pensione, in ragione della presenza di un sostentamento che derivi al debitore non da altri proventi di cui egli sia diretto titolare (ciò che escluderebbe ragionevolmente la necessità di riservare la pensione al debitore che abbia altri redditi propri) ma solo in ragione del generale diritto all’assistenza ex art. 143 c.c. derivante dalla propria qualità di coniuge. È del tutto ovvio, tuttavia, che si debba considerare certamente anche la posizione economica del coniuge, ma ciò ai soli fini, eventualmente, di ridimensionare e modulare la porzione di redditi da escludere dalla procedura, fermo pur sempre il limite dell’impignorabilità di cui all’art. 545 c.p.c. Va dunque riconosciuto al sovraindebitato il diritto di trattenere la pensione di cui risulti titolare entro i limiti di impignorabilità prevista per tali emolumenti dall’art. 545 c.p.c., e ciò a prescindere dai trattamenti pensionistici di cui beneficia il coniuge. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro, 13 Maggio 2019. Segue...
Sovraindebitamento — Liquidazione del patrimonio — Cessione del quinto dello stipendio.
Nella procedura di liquidazione del patrimonio, ove, trattandosi di procedura concorsuale, vige il principio della par condicio creditorum, il cessionario del quinto dello stipendio subisce la falcidia del proprio credito al pari di ogni altro creditore chirografario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 15 Marzo 2019. Segue...
Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni – Proposta fondata esclusivamente su retribuzioni – Inammissibilità.
Non si giustifica il ricorso alla procedura di liquidazione del patrimonio di cui all’art. 14-ter della legge n. 3/2012 quando il ricorso non offra la possibilità di liquidare bene alcuno ma si fondi esclusivamente su somme provenienti da retribuzioni (nel caso di specie si trattava di crediti futuri legati all'esercizio di libera professione e di non certa percezione). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 18 Giugno 2018. Segue...
Sovraindebitamento – Atti in frode ai creditori – Oggetto – Beni di pertinenza di società di persone di cui il ricorrente sia stato socio illimitatamente responsabile – Sussistenza .
Gli atti in frode ai creditori che rilevano ai fini della declaratoria di inammissibilità della procedura di liquidazione dei beni di cui agli artt. 14 ter e ss. L. n. 3/2012 possono riguardare non solo i beni di cui il ricorrente sia personalmente titolare, ma anche quelli di pertinenza di società di persone di cui egli sia stato socio illimitatamente responsabile con poteri di gestione e disposizione del patrimonio sociale (socio di S.n.c., accomandatario di S.a.s.) (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 09 Maggio 2018. Segue...
Sovraindebitamento – Beni oggetto della liquidazione – Beni esclusi – Autovettura.
È corretto che il liquidatore della procedura di sovraindebitamento abbia inserito nel programma di liquidazione anche la vendita dell’autoveicolo della signora atteso che le disposizioni normative stabiliscono che la liquidazione ha riguardo a tutti i beni immobili e mobili del debitore fatta eccezione per i beni e crediti di cui all’art. 14-ter, comma 6, tra cui non può essere fatta rientrare l’autovettura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 23 Gennaio 2018. Segue...
Sovraindebitamento - Liquidazione del patrimonio ex artt. 14-ter ss. L. 3/2012 - Verifica di eventuali atti in frode ai creditori.
Non rappresenta invece motivo di inammissibilità alla procedura il fatto che il debitore sovraindebitato non sia, al momento della presentazione dell’istanza di liquidazione, proprietario di alcun bene, mobile o immobile, ove lo stesso possa comunque contare su un reddito da potersi usare come fonte di soddisfacimento parziale dei creditori. (Roberto Alemanno) (Giuliano Pacchiani) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Novembre 2017. Segue...
Procedure concordate di composizione della crisi – Falcidia Iva – Ratio – Condizioni – Applicabilità all’accordo ex l. 3/2012.
L'art. 7 della legge 3/2012 (così come l'art. 182-ter nella versione anteriore a quella ora vigente) si limita a replicare, in modo affatto neutrale, la regola eurocomunitaria espressa secondo la quale gli Stati membri hanno l'obbligo di garantire il prelievo integrale dell'IVA sul territorio ai sensi degli articoli 2, 250, paragrafo 1, e 273 della direttiva IVA nonché dell'articolo 4, paragrafo 3, TUE.
Così come nella normativa comunitaria non è esplicitata la regola derivata (per l'appunto, implicita) secondo cui gli Stati membri, ove non sia possibile il prelievo integrale, possono/devono garantire il miglior prelievo possibile per come accertato nell'ambito di un procedimento sottoposto a controllo giurisdizionale e nell'ambito del quale sia garantita la possibilità di voto e di opposizione del creditore, ugualmente è a dirsi in riferimento alla regola sull'IVA contenuta nell'art. 7.
L'interpretazione conforme (alla luce della sentenza del 7 aprile 2016 della Corte di Giustizia UE) consente di ritenere che il divieto di falcidia dell'IVA previsto dalla norma la sull'accordo del sovraindebitato faccia implicitamente salva l'ipotesi che la proposta preveda un trattamento migliore rispetto a quello consentito dalla alternativa liquidatoria di cui all'art. 14-ter, esprimendo così la regola generale rispetto alla quale l'eccezione deve ritenersi non esclusa, ma implicita.
Ciò potrà verificarsi tutte le volte in cui intervenga per il pagamento di una quota del credito IVA (e dei creditori chirografari se esistenti) un apporto finanziario esterno, non ipotizzabile nel caso di liquidazione, per cui diventi possibile il giudizio positivo in ordine al trattamento migliore nell'ambito della procedura consensuale, in assenza di maggiori incrementi (o decrementi dell'indebitamento riconosciuto) tipicamente riconducibili alla fase liquidatoria.
Sotto altro profilo, si può notare che il terzo periodo del primo comma dell'art. 7 esordisce con l'espressione "in ogni caso" che si collega con la regola sul pagamento non integrale dei creditori privilegiati all'interno della quale pare espressa la previsione della sola dilazione dell'IVA, lasciando spazio operativo ad una diversa regola quale quella del trattamento migliore rispetto alla alternativa liquidatoria a seguito di apporto di finanza esterna.
Tale considerazione appare particolarmente significativa in tema di concordato preventivo e di valutazione dell'ambito applicativo del nuovo art. 182-ter che, per quanto prima osservato, adotta un criterio selettivo (la incapienza dei beni soggetti a prelazione) più angusto e dissonante rispetto a quello inteso dalla sentenza del 7 aprile 2016 della Corte di Giustizia UE.
Anche al fine di evitare nuove censure a livello comunitario, adottando una interpretazione conforme ai principi UE, sembra sostenibile ipotizzare il mantenimento di un doppio binario così strutturato:
a) la transazione fiscale sarebbe l'unica via percorribile dal debitore (con ciò dando significato all'avverbio "esclusivamente" di cui all'incipit dell'art. 182-ter) che intendesse proporre una falcidia dell'IVA nei limiti della capienza dei beni e cioè solo dimostrando che la falcidia proposta non è deteriore in relazione alla valutazione dei beni oggetto di prelazione;
b) ma anche nel concordato semplice (senza transazione fiscale) sarebbe sempre ammissibile una falcidia IVA, purché modulata in conformità con i principi comunitari e, dunque, da valutarsi in riferimento al diverso (e più severo) filtro della convenienza della proposta rispetto alla alternativa liquidatoria, come indicato dalla sentenza della Corte di Giustizia UE del 7 aprile 2016.
Tale interpretazione riporterebbe la questione IVA all'interno della normale dinamica concordataria restaurando quel rapporto di specialità intercorrente tra la disciplina del concordato semplice e la disciplina del concordato con transazione fiscale così, come delineato dalle Sezioni Unite della Cassazione del 2016. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 26 Aprile 2017. Segue...
Sovraindebitamento – Compimento di atti in frode ai creditori – Verifica della meritevolezza del debitore – Conseguenze.
La disciplina della composizione della crisi da sovraindebitamento è in controtendenza rispetto alla scelte operate dal legislatore in materia di concordato preventivo, essendo il tribunale chiamato a più riprese e sotto diversi profili a verificare la meritevolezza del soggetto sovraindebitato. Lo dimostra la previsione secondo cui l'O.C.C. deve indagare sulle cause dell'indebitamento, sulla diligenza del debitore nell'assunzione delle obbligazioni, sulle ragioni dell'incapacità del debitore di adempiere alle obbligazioni assunte, sull'attendibilità della documentazione allegata all'atto introduttivo delle procedure, sulla solvibilità del debitore negli ultimi cinque anni e dunque, in sintesi, sulla condotta tenuta dal debitore nel periodo antecedente l'accesso alla procedura.
In questo contesto si colloca anche l'aver imposto al debitore di fornire l'elenco degli atti dispositivi degli ultimi cinque anni, si che l'O.C.C. possa valutarli e l'aver condizionato l'ammissibilità del piano del consumatore, dell'accordo di composizione della crisi e della liquidazione dei beni come prevista dall'art. 14 ter della legge, all'accertamento da parte del giudice, senza necessità di sollecitazione alcuna, della mancanza di atti di disposizione patrimoniale di natura fraudolenta posti in essere dal debitore, che, se esistenti, lo rendono immeritevole dei vantaggi che derivano dal buon esito della procedura indipendentemente dalla loro idoneità decettiva. Lo conferma il fatto che l'esistenza di atti di frode rende inammissibile sia l'accordo, che richiede una manifestazione di volontà da parte dei creditori, sia il piano del consumatore e la procedura di liquidazione dei beni, che non necessitano invece dell'adesione del ceto creditorio. Sarebbe infatti irragionevole ritenere che la medesima espressione - atti di frode - che ricorre sia nell'art.10 che negli artt. 12 bis e 14 quinquies della legge in esame vada interpretata diversamente a seconda che sia formulata una proposta di accordo o il debitore faccia ricorso ad una delle altre procedure previste dalla medesima legge. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Novembre 2016. Segue...
Sovraindebitamento - Requisiti soggettivi - Soggetti per i quali non sussistono le condizioni di inammissibilità di cui all’art. 7, comma 2 lett. a) e b) l. 3/2012 - Imprenditore agricolo.
L’art. 14-ter, comma 1, l. n. 3/2012 ammette alla liquidazione tutti i soggetti per i quali non sussistono le condizioni di inammissibilità di cui all’art. 7 comma 2, lett. a) e b) della legge citata; tra tali soggetti rientra l’imprenditore agricolo, per il quale, in virtù dell’art. 7, comma 2-bis, cit., la condizione di inammissibilità di cui alla lettera a) è esclusa.
L’art. 14-ter, comma 1, nella parte in cui esclude le ipotesi di inammissibilità di cui all’art. 7, comma 2 lett. c) e d), va quindi letto come norma volta ad ampliare il novero dei soggetti che hanno accesso alla procedura di liquidazione rispetto a quelli ammessi alla procedura di composizione. (Marco Bianchi) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca, 14 Novembre 2016. Segue...
Sovraindebitamento – Nomina dell’organismo di composizione della crisi – Assenza di disciplina regolamentare per l’iscrizione all’albo degli organismi di composizione della crisi – Nomina da parte del presidente del tribunale..
Nel contesto della procedura di liquidazione dei beni prevista dall’articolo 14 ter legge 27 gennaio 2012, n. 3, il Tribunale del luogo di residenza del debitore può procedere alla nomina dell’organismo di composizione della crisi al fine la produzione della relazione di quest’ultimo circa la natura e le cause dell’indebitamento del debitore. (1) (Francesco Stocco) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 08 Luglio 2013. Segue...

References: art. 14
 art. 545
 art. 143
 sentenza 
 art. 182
 sentenza 
 sentenza