Source: http://www.romatreprisonlawclinic.it/materiali
Timestamp: 2019-01-18 04:12:59+00:00

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Mini guida al carcere 1
Questa guida ha lo scopo di fungere da contributo per chi si trova in carcere ed ha il fine di agevolare la comprensione della normativa penitenziaria e delle regole che disciplinano il relativo settore.
BREVI NOZIONI SUL PROCESSO PENALE
LE RAGIONI PER CUI CI SI TROVA IN CARCERE
Le ragioni per cui si è in carcere possono essere diverse:
1)Arresto in fragranza di reato: E' previsto quando si è stati colti nell’atto di commettere un reato oppure si è stati inseguiti dalle forze dell’ordine subito dopo il reato oppure si . stati sorpresi con cose o tracce che fanno pensare che si è appena commesso un reato;
2)Fermo di indiziato di delitto: Si è stati fermati perché le forze dell’ordine pensano fortemente che tu abbia commesso un reato e ci sia il concreto pericolo che si possa fuggire;
3)Custodia cautelare: Si è stati arrestati su ordinanza del giudice,dietro richiesta del pubblico ministero.Ciò perchè le autorità ritengono che ci siano gravi indizi per ritenere che la persona abbia commesso un reato3 e che, rimanendo in libertà, questa possa reiterare la condotta criminosa,inquinare le prove oppure fuggire;
4)Esecuzione di una sentenza di condanna definitiva: Si è stati arrestati perchè si deve scontare una condanna definitiva ad una pena in carcere.Questo vuol dire che il procedimento a carico della persona arrestata si è concluso con una sentenza di condanna e questa è divenuta definitiva.(non più soggetta a impugnazione).
Al massimo entro 96 ore dall’arresto (ipotesi 1) o dal fermo (ipotesi 2) deve essere fissata la c.d. udienza di convalida.
In questa udienza,con la necessaria presenza dell'avvocato, si viene interrogati dal giudice delle indagini preliminari.
A seguito dell’interrogatorio il giudice:
- per prima cosa decide se l’arresto o il fermo sono stati eseguiti legittimamente(secondo quanto dispone la legge)ed in caso positivo convalida l’arresto o il fermo, in caso negativo non convalida.
- convalidato l’arresto o il fermo,il pubblico ministero(il magistrato che compie le indagini)può chiedere al giudice stesso che la persona venga trattenuta in carcere.
Tale richiesta si fonda sul pericolo che la persona rimessa in libertà possa, in generale , fuggire, inquinare le prove o commettere altri reati.
Se il giudice, dopo aver convalidato l’arresto o il fermo, decide che la persona deve restare in carcere, emette ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Entro 10 gg,la legge prevede che si possa fare ricorso al tribunale del riesame(il c.d. Tribunale delle libertà), al quale si può chiedere di riesaminare l'ordinanza emessa dal giudice,per ottenere dunque la libertà.(art.309 cpp.)
Il Tribunale quindi valuta se ci sono le condizioni perchè la persona debba rimanere in carcere o debba essere scarcerato.
Se la decisione del tribunale delle libertà non arriva entro10 giorni dal momento in cui l’autorità giudiziaria procedente ha trasmesso al Tribunale gli atti, l’ordinanza che dispone la custodia cautelare perde efficacia,e si è rimessi in libertà.
Il giudice deve invece ordinare l'immediata liberazione della persona arrestata o fermata in una serie di ipotesi:
-se l’arresto o il fermo sono avvenuti al di fuori dei casi consentiti dalla legge;
-se l'udienza di convalida non è stata celebrata entro 96 ore dal fermo o dall'arresto;
-se il giudice ritiene che non ci siano a carico della persona gravi indizi di colpevolezza,e dunque questo non dispone alcuna misura cautelare
N.B: Dopo la convalida dell'arresto o del fermo,la persona non può essere tenuta in carcere se può beneficiare della sospensione condizionale della pena,ciò significa che il giudice ritiene che la persona non verrà condannata a più di due anni e che in futuro si asterrà dal commettere ulteriori reati.
LA CARCERAZIONE A SEGUITO DELL’ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE
Siamo all'interno dell'ipotesi 3 vista sopra. L'ordinanza di custodia cautelare può essere disposta sia durante le indagini preliminari, sia durante la successiva fase processuale.
Se l'ordinanza è stata pronunciata prima dell'apertura del processo, la legge per garantire il diritto di difesa prevede che entro 5 giorni dall'arresto deve essere fissato un interrogatorio (con la presenza necessaria del difensore)della persona arrestata(c.d interrogatorio di garanzia), in caso contrario la persona verrà liberata.
L'interrogatorio ha lo scopo di accertare se siano venute meno le condizioni che portarono alla pronuncia dell'ordinanza di custodia cautelare e quindi all'arresto.
Per tanto, il giudice a seguito di questo interrogatorio potrebbe decidere che la persona venga liberata, posta agli arresti
domiciliari o rimessa in libertà seppur con delle limitazioni.
In ogni caso il procedimento penale continua a seguire il suo corso e, alla conclusione delle indagini, se il pubblico ministero ritiene di avere acquisito sufficienti elementi per sostenere l’accusa in giudizio chiede che la persona venga processata.
LA NOMINA DEL DIFENSORE
Nel momento dell’arresto in flagranza di reato oppure del fermo perché indiziato di aver commesso un reato o dell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare viene chiesto subito alla persona privata della libertà di indicare un avvocato di fiducia. In sua assenza, viene assegnato un difensore d’ufficio.
Possono essere nominati sino a due difensori di fiducia. In Italia non esiste la possibilità di difendersi da soli e pertanto, fino alla nomina del difensore, la persona è assistita dal difensore d’ufficio che lo Stato deve obbligatoriamente nominare.
La nomina del difensore di fiducia comporta l’ immediata estromissione del difensore d’ufficio. Il detenuto ha diritto di conferire subito con il proprio difensore, salvo che l’autorità giudiziaria ponga al momento dell’arresto un divieto temporale non superiore a 5 giorni.
Tanto il difensore d’ufficio che quello di fiducia devono essere retribuiti, salvo che la persona detenuta possa essere ammessa al gratuito patrocinio a spese dello Stato, se si trova in condizioni di disagio economico.
Il difensore è nominato:
• con una dichiarazione resa dall’interessato all’autorità procedente o
• consegnata all’autorità procedente dal difensore o
• trasmessa con raccomandata
Quando l‘ imputato è detenuto la dichiarazione di nomina viene trasmessa alla autorità giudiziaria procedente mediante la direzione dell‘istituto penitenziario.
QUANDO SI PUO’ INCONTRARE L’AVVOCATO SE SI E’ IN CARCERE
L’imputato in stato di custodia cautelare ha diritto di conferire con il difensore sin dall‘inizio della esecuzione della misura ( salvo differimento richiesto dal p.m.)
Quando il detenuto è definitivo il difensore deve essere nominato autonomamente per richiedere eventuali benefici, rispetto a quello che lo ha assistito nelle fasi del giudizio di esecuzione o di cognizione. (art.678 c.p.p. che rinvia alle norme sul procedimento di esecuzione)
I benefici di cui all‘art.47, 50, 53, 54 e 56 dell’O.P. possono essere richiesti oltre che dal condannato anche dai prossimi congiunti, che, quindi, a loro volta, possono effettuare la nomina del difensore.
IL DIRITTO ALLA DIFESA DELLE PERONE MENO ABBIENTI
I detenuti non abbienti possono ricorrere al gratuito patrocinio vale a dire richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato. Gli avvocati devono essere iscritti nell’apposito registro dei patrocinatori a spese dello Stato tenuto dai competenti Consigli degli Ordini di appartenenza e generalmente reperibile nella matricole degli istituti penitenziari.
Nei confronti della ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice o del provvedimento di convalida dell’arresto o del fermo è ammesso il ricorso entro 10 giorni dalla comunicazione al c.d. Tribunale delle libertà.
Questo Tribunale riesamina gli atti sulla base dei quali è stato adottato il provvedimento limitativo della libertà personale e valuta se ci sono le condizioni perché la persona debba rimanere in carcere o debba essere scarcerata (art.309 cpp).
Al Tribunale della libertà possono essere appellati anche tutti i provvedimenti del giudice che rigettano eventuali istanze di revoca o sostituzione della custodia in carcere formulate dal detenuto (art.310 cpp).
SCARCERAZIONE ED ELEZIONE DI DOMICILIO
Nel momento in cui si è scarcerati la persona è invitata ad effettuare la c.d. elezione di domicilio, ossia ad indicare il luogo nel quale vuole che gli siano consegnati tutti i documenti attinenti al processo.Dopo ciò, tutti gli atti relativi al procedimento verranno mandati all’indirizzo indicato.
La persona può in alternativa scegliere di ricevere gli atti relativi al processo presso il suo difensore (c.d. elezione di domicilio presso il difensore).
Al termine delle indagini, se il pubblico ministero ritiene che vi siano sufficienti elementi per sostenere l’accusa in giudizio, chiede al giudice che venga celebrato il processo(c.d. richiesta di rinvio a giudizio).
Per alcune tipologie di reato verrà svolta la c.d. udienza preliminare davanti al giudice per l’udienza preliminare.
La finalità dell’udienza preliminare è quella di accertare, nel contraddittorio tra le parti (pubblico ministero e difesa), se vi siano sufficienti elementi per un processo in tribunale.
L’udienza preliminare è’ la sede in cui l’imputato deve, se lo ritiene opportuno, avanzare richiesta di patteggiamento della pena o richiesta di giudizio abbreviato, scegliendo in tal modo di definire il procedimento alla stessa udienza preliminare.
Qualora il giudice per l’udienza preliminare ritenga sufficienti per arrivare ad un processo gli elementi addotti dall’accusa emette il c.d decreto che dispone il giudizio con l’indicazione della data , dell’ora e del Tribunale avanti al quale si terrà il processo.
Se invece ritiene tali elementi insufficienti Viceversa dispone con sentenza (c.d. sentenza di non luogo a procedere) la fine del procedimento.
Per altri reati reati l’udienza preliminare non viene celebrata e la persona viene direttamente convocata davanti al giudice del tribunale con decreto di citazione a giudizio.
Anche in questo caso prima che inizi il processo la persona, può decidere se farsi giudicare con il rito ordinario oppure optare per un rito alternativo.
Può anche accadere che venga saltata la fase dell’udienza preliminare perché la persona vede consegnarsi un decreto di giudizio immediato. Questo accade se l’accusa e il giudice ritengano evidente la prova della colpevolezza convocando la persona direttamente innanzi al tribunale.
A seguito della consegna del decreto di giudizio immediato la richiesta di ricorrere ad eventuali riti alternativi va effettuata entro 15 giorni dalla consegna del decreto.
L’ indagato o l’imputato può scegliere entro un termine perentorio previsto dalla legge di avvalersi dei c.d. riti alternativi. Ratio di tali procedimenti alternativi è quello di favorire la speditezza del processo.
E’ possibile distinguere i procedimenti speciali in tre categorie:
a) Procedimenti tendenti ad evitare la fase dibattimentale.
Essi sono il giudizio abbreviato(art 438-433) e l’applicazione della pena su richiesta delle parti (art. 444-448), i quali permettono di anticipare il giudizio ad una fase pre-dibattimentale, con il consenso dell’imputato e del P.M. e l’autorizzazione del giudice.
b) Procedimenti tendenti ad accelerare l’ingresso nel dibattimento.
Essi sono il giudizio direttissimo (art. 449-452)e il giudizio immediato (art. 453-458).Tali riti consentono di eliminare l’udienza preliminare, sulla base della presunzione della sua inutilità ed anti-economicità.
c) Procedimenti tendenti ad omettere sia l’udienza preliminare che il dibattimento.
E’ il caso del decreto penale di condanna (art 449-452) che consente, in caso di mancata opposizione, di arrivare direttamente alla sanzione penale in assenza di contraddittorio.
1) Il giudizio abbreviato
Si caratterizza per il fatto che il giudice pronuncia sentenza nel corso dell’udienza preliminare, sempre che vi sia la richiesta dell’imputato, attribuendo valore di prova agli atti delle indagini preliminari.
I requisiti fondamentali richiesti per l’instaurazione di questo giudizio sono:
-a richiesta dell’imputato
-la definibilità del processi allo stato degli atti raccolti nel corso delle indagini preliminari, salva la necessità di acquisire ulteriori prove.
Il giudizio abbreviato ha natura premiale. La premialità consiste nella riduzione della pena da irrogare nella misura fissa di un terzo.
2) L’applicazione della pena su richiesta
Il c.d. “patteggiamento” (“applicazione della pena su richiesta”, come lo definisce il codice di procedura penale) consiste invece in una forma di accordo tra le parti (pubblico ministero e difesa) sulla qualificazione del fatto e sull’entità della pena da irrogare: esso comporta lo sconto fino a 1/3 della pena inflitta e, diversamente dal rito abbreviato, l’impossibilità di proporre appello ma solo un eventuale ricorso per cassazione.
Nell’ipotesi del patteggiamento il giudice . chiamato unicamente a effettuare un vaglio sulla esatta qualificazione del fatto effettuata dalle parti e sulla congruità della pena concordata, senza nessun ulteriore approfondimento di merito. Il giudice tuttavia ha la facoltà di respingere l’accordo qualora non valuti corretta la qualificazione giuridica del fatto e incongrua la pena stessa.
3) Il giudizio direttissimo
Come il giudizio immediato si caratterizza per la mancanza dell’udienza preliminare.
Può essere instaurato esclusivamente dal P.M. in tre ipotesi previste dal codice di procedura penale.
La prima ipotesi è quando la persona viene arrestata in stato di flagranza di un reato, il P.M. può presentare l'imputato in stato d'arresto direttamente davanti al giudice del dibattimento per la convalida dell'arresto e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore dall'arresto.
- Se l'arresto viene convalidato, si procede immediatamente al giudizio.
- Se l'arresto non viene convalidato, il giudice restituisce gli atti al P.M.; è tuttavia possibile procedere al giudizio direttissimo se l'imputato e il P.M. vi consentono.
4) Il giudizio immediato
Come anticipato, anche questo rito si caratterizza per l’assenza dell’udienza preliminare. Ciò comporta che la decisione non è fondata sugli atti delle indagini, ma sulle prove che si formano in dibattimento.
La disciplina varia a seconda che il rito in esame sia richiesto dal pubblico ministero o dall’imputato.
La sentenza di condanna può essere impugnata presentando nei termini appello (con i relativi motivi) nella cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza.L’appello può essere presentato anche tramite l’ufficio matricola del carcere.
I motivi di impugnazione possono riguardare ad es le ragioni della condanna, l’ eccessività della pena o il mancato riconoscimento di attenuanti.
Il ricorso per cassazione permette all’ imputato di impugnare una sentenza di condanna di secondo grado in generale per violazione di legge o per difetto di motivazione della sentenza.Per presentare ricorso per cassazione occorre che il proprio difensore sia iscritto all’apposito albo.
La Corte di Cassazione,in quanto giudice esclusivamente di legittimità non può occuparsi della fondatezza della sentenza che si impugna, ma solo della sua legittimità.
I cittadini degli Stati membri possono ricorrere alla corte europea dei diritti dell’uomo qualora sostengano di essere stati vittime dirette di una violazione da parte di uno Stato membro.
Per poter adire la Corte è essenziale che il ricorrente abbia già esperito tutte le vie di ricorso interne previste dall’ordinamento dello Stato chiamato in causa che avrebbero potuto porre rimedio alla situazione lamentata.
Dopo aver affermato l’avvenuta violazione di uno o più diritti garantiti dalla Convenzione o dai suoi Protocolli, la Corte di Strasburgo può condannare lo Stato responsabile al risarcimento dei danni, al ripristino della situazione precedente alla violazione o alla equa soddisfazione se non è possibile rimuovere
le conseguenze della violazione stessa.
L’ARRESTO A SEGUITO DELL’ORDINE DI ESECUZIONE
Come precedentemente visto si può essere tratti in arresto per il fatto che si deve scontare una pena disposta da una sentenza di condanna definitiva.La sentenza diviene definitiva o perché sono stati esauriti tutti i gradi di giudizio o perché non è stato proposto appello o ricorso in cassazione entro i termini previsti dalla legge.
Quando deve essere eseguita una sentenza di condanna a pena detentiva, il pubblico ministero emette ordine di esecuzione con il quale, se il condannato non è detenuto, ne dispone la carcerazione. Copia dell'ordine è consegnata all'interessato.
Se il condannato è già detenuto, l'ordine di esecuzione è comunicato al Ministro di grazia e giustizia e notificato all’interessato.
L’art 656 cpp. prevede la possibilità che venga sospeso l’ordine di esecuzione.
La sospensione è possibile se la pena detentiva non è superiore a tre anni, quattro anni nei casi previsti dall'articolo 47-ter, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354, o sei anni nei casi di cui agli articoli 90 e 94(affidamento in prova in casi particolari) del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni. In questi casi il pubblico ministero, salvo quanto previsto dai commi 7 e 9, ne sospende l'esecuzione.
L'ordine di esecuzione e il decreto di sospensione sono notificati al condannato e al difensore nominato per la fase dell'esecuzione o, in difetto, al difensore che lo ha assistito nella fase del giudizio, con l'avviso che entro trenta giorni può essere presentata istanza volta ad ottenere la concessione di una delle misure alternative alla detenzione di cui agli articoli 47(affidamento in prova), 47-ter (detenzione domiciliare) e 50 (semilibertà) comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, e di cui all'articolo 94 (affidamento in prova in casi particolari) del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, ovvero la sospensione dell'esecuzione della pena di cui all'articolo 90 dello stesso testo unico.
L'avviso informa altresì che, ove non sia presentata l'istanza o la stessa sia inammissibile ai sensi degli articoli 90 e seguenti del citato testo unico, l'esecuzione della pena avrà corso immediato.
Il comma 7 dell’art. 656 cpp prevede che la sospensione per la stessa condanna non possa essere disposta più di una volta, anche se il condannato ripropone nuova istanza sia in ordine a diversa misura alternativa, sia in ordine alla medesima, diversamente motivata, sia in ordine alla sospensione dell’esecuzione della pena di cui all’articolo 90 e seguenti del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n.309, e successive modificazioni, nonchè, nelle more della decisione del tribunale di sorveglianza, quando il programma di recupero di cui all’articolo 94 del medesimo testo unico non risulta iniziato entro 5 giorni dalla data di presentazione della relativa istanza o risulta interrotto.
Il comma 9 dell’art 656 cpp. prevede che la sospensione non possa essere disposta:
a) nei confronti dei condannati per i delitti di cui all'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, nonché di cui agli articoli 423-bis , 572, secondo comma, 612-bis, terzo comma, 624-bis del codice penale, fatta eccezione per coloro che si trovano agli arresti domiciliari disposti ai sensi dell'articolo 89 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni;
Competente a conoscere dell’ esecuzione della condanna il il c.d. “giudice dell’esecuzione”.
Questo è infatti competente su tutte le questioni attinenti alla validità del titolo esecutivo per cui si è condannati.
Tale funzione è svolta dal giudice che ha emesso la sentenza di condanna oppure, nell’ipotesi in cui la sentenza di condanna di primo grado sia stata riformata in appello non limitatamente alla pena, dal giudice di appello.
Semplificando il giudice dell’esecuzione è competente sulle questioni riguardanti l’amnistia, l’indulto e la legittimità dell’ordine di carcerazione, l’applicazione del reato continuato, la richiesta di restituzione in termini nel caso il condannato non abbia potuto presentare impugnazione in termini, nel caso che siano state emesse più condanne per lo stesso fatto nei confronti dello stesso soggetto.
Il nostro ordinamento prevede dei rimedi esperibili in caso di detenzione ritenuta ingiusta, attribuendo la possibilità di chiedere alla corte di appello competente una somma di danaro rapportata al periodo della detenzione, purchè il comportamento della persona che ha subito la custodia cautelare non sia stato doloso o gravemente colposo.
LA REVISIONE DELLA SENTENZA DI CONDANNA
La legge prevede inoltre la possibilità di chiedere la revisione della sentenza di condanna(divenuta definitiva) che si ritiene ingiusta alla corte di appello nel cui distretto si trova il giudice che ha emesso la sentenza.
Nel caso di revisione della sentenza con conseguente proscioglimento la persona prosciolta ha diritto ad una equa riparazione rapportata alla durata dell’espiazione della pena e alle conseguenze personali e familiari.
IL MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA E IL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA
Il magistrato di sorveglianza, ai sensi dell’art. 69 op, vigila sulla organizzazione degli istituti di prevenzione e pena e prospetta al Ministro della Giustizia le esigenze dei vari servizi, con particolare riguardo alla attuazione del trattamento rieducativo. Inoltre esercita la vigilanza diretta ad assicurare
che l’esecuzione della custodia degli imputati sia attuata in conformita’ delle leggi e dei regolamenti e sovraintende all’esecuzione delle misure di sicurezza personali.
Approva, con decreto, il programma di trattamento ovvero, se ravvisa in esso elementi che costituiscono violazione dei diritti del condannato o dell’internato, lo restituisce, con osservazioni, al fine di una nuova formulazione.
Approva, con decreto, il provvedimento di ammissione al lavoro all’esterno.
Impartisce, inoltre, nel corso del trattamento, disposizioni dirette ad eliminare eventuali violazioni dei diritti dei condannati e degli internati.
Ha la competenza a decidere con ordinanza sulle istanze dei detenuti volte all’ottenimento della liberazione anticipata e sui reclami presentati dagli stessi avverso i provvedimenti della amministrazione penitenziaria.
Il magistrato di sorveglianza decide inoltre con decreto motivato sulle richieste di permessi o licenze presentate dai detenuti e internati.
Il magistrato di sorveglianza è competente anche per l’applicazione e revoca delle misure di sicurezza.
In ogni distretto di corte d’appello è istituito un tribunale di sorveglianza con competenza a decidere sulla
concessione dell’affidamento in prova ai servizi sociali, della detenzione domiciliare, della semilibertà e della liberazione condizionale, sul rinvio dell’esecuzione della pena nei casi previsti dagli articoli 146 e 147 cp1 ,
nonché su tutta quanto attiene alla revoca o cessazione di tali misure, nonché sui reclami in materia di permessi.
IL LAVORO ALL’ESTERNO
Previsto dall’art 21 op, è una modalità di esecuzione della pena che consente di uscire dall’istituto per svolgere attività lavorativa.
Può essere concesso ai:
- condannati in via definitiva per reati comuni senza alcuna limitazione relativa alla posizione giuridica e al periodo trascorso in carcere;
- condannati alla pena della reclusione per uno dei delitti indicati nel comma 1 dell’art. 4 bis op dopo 1/3 della pena e comunque non prima di 5 anni;
- condannati all’ergastolo dopo l’espiazione di almeno 10 anni.
E’ un provvedimento di natura amministrativa, concesso dal direttore ed approvato dal magistrato di sorveglianza.
Prevista dall’ art 48 op, è concessa dal magistrato di sorveglianza.
Consiste in una riduzione della pena pari a 45 giorni, per ogni 6 mesi di pena espiata. Viene concessa a chi ha tenuto una regolare condotta (c.d. buona condotta) ed ha dato prova di partecipazione all’opera di rieducazione. Nel conteggio viene considerato anche il periodo trascorso in custodia cautelare ed agli
Avverso la decisione del magistrato di sorveglianza puòessere proposto reclamo al tribunale di sorveglianza entro 10 giorni dalla notifica del rigetto indicando, nell’istanza, i motivi.
LA SEMILIBERTA’
Prevista dall’art 48, 50 e 50-bis op, è concessa dal tribunale di sorveglianza.
Questa consente al condannato di trascorrere parte del giorno fuori dell’istituto per partecipare ad attività lavorative, istruttive o comunque utili al reinserimento sociale.
Requisiti per accedervi:
- sottoposto ad una misura di sicurezza;
- condannato all’arresto o alla reclusione non superiore a 6 mesi;
- condannato ad una pena superiore ai 6 mesi ed abbia scontato metà pena (2/3 per i reati di cui all’articolo 4 bis, comma 1 op);
- condannato al quale è stata applicata la recidiva reiterata ex art.99 comma 4 cp dopo l’espiazione di 2/3 della pena e nel caso di condannato per taluno dei delitti indicati nei commi 1, 1ter e 1quater dell’art. 4bis op dopo l’espiazione di 3/4 della pena.
- condannato all’ergastolo ed abbia scontato 20 anni di detenzione.
La persona in semilibertà esce dal carcere la mattina e vi fa rientro secondo gli orari indicati nel programma di trattamento predisposto dal direttore del carcere e approvato dal magistrato di sorveglianza.
La detenzione domiciliare consiste nell'esecuzione della pena nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora, in luogo pubblico di cura, assistenza e accoglienza e, solo in caso di donne incinta o madri di prole di età inferiore ad anni dieci con lei convivente, di case famiglia protette.
Se l’esecuzione della pena è già iniziata, la misura è concessa dal tribunale di sorveglianza competente.
Se l’esecuzione della pena non è iniziata, nei casi previsti dall’art.656 c.p.p. c.5(precedentemente esaminato), il pubblico ministero la sospende.
L'ordine di esecuzione e il decreto di sospensione sono notificati al condannato che entro trenta giorni può presentare l’ istanza di concessione della misura. L’istanza viene dunque trasmessa dal pubblico ministero al tribunale di sorveglianza che dovrà decidere entro quarantacinque giorni dal ricevimento.
- Detenzione domiciliare ordinaria (47- ter l. 354/1975)
1) La persona che abbia compiuto i settanta anni condannata per qualunque reato ad eccezione di quelli previsti:
2) Chi deve scontare una condanna una pena residua inferiore a quattro anni e sia:
3) Chi deve scontare una pena anche residua inferiore ai due anni anche senza i requisiti richiesti dal punto 1 purché non sia stato condannato per uno dei reati previsti dall'art. 4-bis ord. penit. quando non ricorrono i presupposti per l'affidamento in prova al servizio sociale e sempre che tale misura sia idonea ad evitare il pericolo che il condannato commetta altri reati.
4) Quando potrebbe essere disposto il rinvio obbligatorio o facoltativo della esecuzione della pena ai sensi degli articoli 146 e 147 del codice penale, il tribunale di sorveglianza, anche se pena supera il limite di cui al comma 1, può disporre la applicazione della detenzione domiciliare,stabilendo un termine di durata di tale applicazione, termine che può essere prorogato. In tal caso l'esecuzione della pena prosegue durante la esecuzione della detenzione domiciliare (mentre se viene concesso il rinvio ai sensi degli artt.146-147 la pena viene sospesa).
- Detenzione domiciliare speciale ( art.47- quinquies l. 354/1975)
Vi possono essere ammessi la madre di bambini di età inferiore ad anni dieci, con lei conviventi o il padre quando la madre sia deceduta, o altrimenti assolutamente impossibilitata a dare assistenza ai figli che abbiano espiato almeno un terzo della pena, o almeno 15 anni in caso di condanna all’ergastolo.
- Detenzione domiciliare per soggetti affetti da Aids o grave deficienza immunitaria (47-quater nella l. 354/1975 )
- Detenzione domiciliare per pene non superiori a diciotto mesi (l. 199/2010)
Introdotta dalla l. 199/2010, ha subito successive modifiche concernenti il limite di pena. Inizialmente prevista per una durata di tempo limitata al 31 dicembre 2013, è stata stabilizzata dal dl 23 dicembre 2013 n. 146.
Può essere riconosciuta a chi ha scontato almeno 30 mesi o almeno 1/2 della pena inflitta e il rimanente della pena non superi i 5 anni (se recidivo almeno 4 anni di pena e non meno di 3/4 ; se è stato condannato all’ergastolo gli anni scontati devono essere almeno 26).
Per ottenerla bisogna aver tenuto, durante l’esecuzione della pena, un comportamento da far ritenere sicuro il ravvedimento.A decidere la questione è il Tribunale di sorveglianza.
La liberazione condizionale è revocata, se la persona commette un reato della stessa indole, ovvero trasgredisce agli obblighi inerenti alla libertà vigilata; in tal caso il tempo trascorso in libertà condizionale non è computato nella durata della pena, e non può essere riammesso alla misura alternativa. Decorso tutto il tempo della pena inflitta, ovvero 5 anni dalla data del provvedimento, se si tratta di condannato all’ergastolo, senza che sia intervenuta alcuna causa di revoca, la pena rimane estinta e sono revocate anche le misure di sicurezza personali.
Espulsione quale misura alternativa “atipica” della detenzione
Il cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione Europea, irregolarmente presente in Italia, detenuto e condannato ad una pena inferiore a 2 anni, può fare istanza al magistrato di sorveglianza di espulsione dal territorio nazionale.
L’espulsione è disposta dal magistrato di sorveglianza, che decide con decreto motivato, al quale il detenuto può opporsi entro 10 giorni al tribunale di sorveglianza.
Fino alla scadenza del termine, o se è stata fatta opposizione, fino alla decisione del tribunale di sorveglianza l’espulsione non può essere eseguita. E’ preliminarmente necessario che sia stata accertata la sua identità e le autorità del paese di origine abbiano rilasciato i documenti necessari per il rimpatrio.
Se la pena è stata scontata interamente in carcere, l’espulsione non può più essere eseguita (in tal caso il questore potrà ordinare l’espulsione amministrativa dello straniero irregolare).
Da quando l’espulsione è stata eseguita, allo straniero è vietato il rientro in Italia per 10 anni; dopo 10 anni, se il cittadino straniero non è rientrato in Italia, la pena è estinta; se al contrario il cittadino straniero rientra illegittimamente in Italia prima dei 10 anni, riprende immediatamente l’esecuzione della pena.
Possono essere richiesti dai detenuti che abbiano tenuto regolare condotta e che non risultino socialmente pericolosi, per consentire di coltivare interessi affettivi, culturali e di lavoro.
Istanza - al magistrato di sorveglianza al quale, acquisito il parere obbligatorio ma non vincolante del direttore del carcere, può concedere permessi premio per la durata non superiori ai 15 giorni e in ogni caso per non più di 45 giorni per ciascun anno. I permessi premio sono parte integrante del programma di trattamento e deve essere eseguita degli educatori e assistenti sociali penitenziari in collaborazione con gli operatori sociali del territorio.
Requisiti – la concessione dei permessi premio è ammessa:
a) nei confronti di condannati alla pena della reclusione non superiori ai 3 anni, anche se congiunta ad ulteriore pena dell’arresto da espiare;
b) nei confronti di condannati alla reclusione superiore ai 3 anni dopo l’espiazione di almeno 1/4 di pena, se si tratta di reati non appartenenti all’art. 4 bis co. 1 op;
c) nei confronti di condannati alla reclusione per delitti indicati dall’art. 4 bis co. 1, 1 ter e 1 quater op, dopo l’espiazione di metà della pena e comunque non oltre 10 anni;
d) nei confronti di condannati all’ergastolo dopo l’espiazione di almeno 10 anni.
Il provvedimento relativo ai permessi premio è soggetto a reclamo entro 24 ore dalla comunicazione al tribunale di sorveglianza.
Concessione di permessi premio ai recidivi – Art. 30quater oP
Questo articolo è stato introdotto dalla legge 5 dicembre 2005 n. 251 (cosiddetta ex Cirielli).
I permessi premio possono essere concessi ai detenuti, ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dall’art. 99 co. 4 cp nei seguenti casi:
a) nei confronti di condannati alla reclusione o all’arresto non superiore a 3 anni anche se congiunta all’arresto dopo l’espiazione di 1/3 della pena;
b) nei confronti dei condannati alla reclusione superiore ai 3 anni, se si tratta di reati non appartenenti all’art. 4 bis co. 1 op dopo l’espiazione di metà della pena;
c) nei confronti di condannati alla reclusione per delitti indicati dall’art. 4 bis co. 1 op e nei confronti di condannati all’ergastolo dopo l’espiazione di 2/3 della pena e comunque non oltre 15 anni.
Nel caso di imminente pericolo di vita di un familiare o di un convivente il magistrato di sorveglianza può concedere ai condannati e agli internati il permesso per recarsi a visitare l’infermo, con le cautele previste dal regolamento e con la previsione della scorta.
Per gli imputati, durante il processo di primo grado, il permesso può essere concesso dal giudice presso cui pende il processo, dopo la sentenza di primo grado al presidente della corte d’appello.
Il detenuto che non rientra in istituto allo scadere del permesso senza giustificato motivo è punito in via disciplinare se l’assenza si protrae per oltre 3 ore e non più di 12 ore. Negli altri casi è punibile per il reato di evasione ex art. 385 cp.
DIRITTI E DOVERI DEL DETENUTO
Il primo impatto che il detenuto ha con il carcere è con l’ufficio matricola, dove vengono prese le impronte digitali, annotati i dati anagrafici e scattate le foto. Inoltre il soggetto deve dichiarare se ha problemi di convivenza con altri detenuti al fine di tutelare la sua incolumità personale.
Successivamente viene ritirato il denaro posseduto, l’orologio, la cintura, e tutti gli oggetti di valore (anelli, collane, bracciali ecc.) e gli altri oggetti che necessitano di un controllo: successivamente, tramite richiesta scritta al direttore del carcere, potranno essere restituiti.
Il denaro ritirato verrà registrato su un “libretto” di conto corrente; il denaro è ricevibile tramite veglia postale o deposito.
VISITA MEDICA E COLLOQUIO PSICOLOGICO
Viene effettuata una prima visita medica. Dopo la visita medica viene effettuato un colloquio con lo psicologo per rilevare eventuali problematiche relative allo stato di detenzione.
Con la visita medica e il colloquio con lo psicologo sono terminate le operazioni collegate all’ingresso ed il nuovo detenuto verrà accompagnato nella sua cella; a questo punto l’agente di polizia penitenziaria farà firmare al detenuto un foglio nel quale sono descritte le condizioni della cella: è necessario che tutti gli oggetti siano nelle condizioni descritte, perché eventuali danni riscontrati in seguito, durante o al termine della detenzione saranno addebitate al detenuto.
Se il nuovo detenuto è privo del difensore di fiducia, può nominarne uno tramite l’ufficio matricola dove trova anche l’albo degli avvocati del circondario. L’ufficio matricola comunica al consolato o all’ambasciata del paese d’origine del detenuto straniero la sua presenza in carcere previo consenso del detenuto, mentre per i paesi dove la comunicazione è obbligatoria il consenso non è richiesto.
All’interno del carcere sono presenti diverse figure professionali:
• i vicedirettori;
• il comandante di reparto della polizia penitenziaria;
• il responsabile dell’area educativa e gli educatori;
• lo psichiatra;
• gli operatori del Ser.T.;
• il cappellano ed i ministri di culto;
• il responsabile dell’area sanitaria, i medici e gli infermieri;
• il responsabile dell’area amministrativo-contabile e i contabili;
E’ costituta dal direttore e dai icedirettori: hanno la responsabilità dell’indirizzo e della corretta gestione detentiva. Il direttore dell’istituto assicura il mantenimento della sicurezza e del rispetto delle regole avvalendosi del personale penitenziario, ed esercita i poteri attinenti all’organizzazione, al coordinamento ed al controllo dello svolgimento delle attività dell’istituto. Si può chiedere, con lettera o “domandina”, di conferire con il direttore e i vicedirettori al fine di esporre problemi personali o reclami relativi alla propria condizione detentiva.
Il servizio di sicurezza e custodia negli istituti penitenziari è affidato al Corpo di polizia penitenziaria ; oltre ad assicurare l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi della libertà personale, partecipa ai gruppi di lavoro, all’attività di osservazione e di trattamento rieducativo dei detenuti, svolge il servizio di traduzione ed il servizio di piantonamento nei luoghi esterni di cura dei detenuti.
L’EDUCATORE E IL TRATTAMENTO
E’ la figura che predispone, organizza e coordina le attività interne inerenti la scuola, il lavoro, le iniziative culturali, ricreative e sportive, in collaborazione con gli altri operatori. L’educatore svolge il suo lavoro coordinando la sua azione con quella di tutto il personale addetto all’attività concernenti la rieducazione e collabora inoltre nella tenuta della biblioteca e nella distribuzione dei libri, delle riviste e dei giornali.
Come sancito dall’art. 1 op, il trattamento deve essere:
• conforme ad umanità;
• rispettoso della dignità della persona;
• non deve presentare alcuna forma di discriminazione;
• improntato alla rieducazione e al reinserimento sociale;
• attuato secondo un criterio di individualizzazione in relazione alle specifiche caratteristiche e condizioni del soggetto .
Le indicazioni generali e particolari del trattamento, i suoi successivi sviluppi e risultati sono inseriti nella cartella personale del detenuto. Le modalità del trattamento da seguire in ciascun istituto sono disciplinate dal regolamento interno.
L'OPERATORE DEL SER.T.
E’ dipendente dell’ASL ma svolge la sua attività anche in carcere per l’assistenza dei detenuti che presentano problematiche di tossicodipendenza e alcooldipendenza; svolge assistenza sanitaria e riabilitativa, attraverso colloqui di orientamento e predisposizione di programmi terapeutici, anche concordati con i Ser.T. di riferimento.
GLI UFFICI DI ESECUZIONE PENALE ESTERNA
L’U.E.P.E. si occupa del rapporto tra il detenuto ed il suo ambiente esterno e delle eventuali problematiche che possono esserci; promuove i contatti con le risorse esterne e i servizi territoriali per aiutare la persona ad affrontare le difficoltà ad esse connesse, sia in previsione di ammissione a benefici di legge (come le misure alternative), sia in vista della scarcerazione, svolgendo, anche azioni a favore delle famiglie dei detenuti.
La richiesta scritta è un modulo con il quale il detenuto presenta alla direzione tutte le necessità relative alla sua vita di relazione; questo modulo va richiesto allo scrivano di sezione, compilato nelle parti riservate al richiedente e inoltrato alla direzione, imbucandolo nell’apposita cassetta presente in ogni sezione. Con la richiesta scritta si può chiedere ad es di:
- fare un telegramma o una raccomandata;
- ritirare un pacco postale;
- un sussidio, se si trova senza soldi;
- libri in prestito dalla biblioteca;
- cambiamento di cella o di sezione;
- effettuare colloqui con familiari o conviventi, visivi o telefonici;
- effettuare colloqui con operatori penitenziari e non;
- frequentare attività sportive, ricreative e culturali o di altro tipo;
- chiedere le copie di atti e provvedimenti.
I COLLOQUI E LE TELEFONATE
Ai detenuti e agli internati è concesso avere colloqui e corrispondenza con i congiunti e le altre persone. I colloqui sono regolati dall’art. 18 op e dall’art. 37 del regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario Dpr 230/2000; le telefonate sono regolati dall’art. 39 del medesimo regolamento. Possono usufruire fino a 6 colloqui al mese, della durata ciascuno di un’ora; solo chi ha parenti in un comune diverso da quello della casa circondariale e nella settimana precedente non ha fatto il colloquio può prolungare l’orario; i colloqui possono essere effettuati con un numero massimo di 3 persone per volta. I detenuti possono fruire di una telefonata alla settimana con i congiunti o conviventi; la telefonata ha una durata di 10 minuti; l’autorizzazione alla corrispondenza telefonica va richiesta:
- all’autorità giudiziaria che sta procedendo, fino alla sentenza di primo grado;
- al direttore del carcere per i condannati e internati;
- al magistrato di sorveglianza per gli appellanti e ricorrenti.
La domanda va sempre presentata alla direzione del carcere, che la trasmetterà a chi di competenza, dopo la verifica del grado di parentela e che l’intestatario dell’utenza telefonica corrisponda alla persona con cui si vuole parlare; ottenuta l’autorizzazione è necessario chiedere tramite richiesta scritta di fare la telefonata, specificando il giorno e l’ora in cui si richiede di effettuare la chiamata.
Si possono ricevere 4 pacchi al mese tramite colloqui familiari, non eccedenti i 20 Kg mensili; i pacchi possono essere spediti anche tramite posta, e vengono consegnati solo se nei 15 giorni precedenti alla spedizione non si è fruito di alcun colloquio visivo.
Si può spedire e ricevere posta senza limitazioni, nel caso in cui il detenuto sia privo del necessario per scrivere l’amministrazione è tenuta a fornirlo; possono però essere disposte limitazioni alla libertà di corrispondenza per ragioni di indagine a di attività investigativa, nonché per ragioni di sicurezza o di ordine pubblico. Non ci possono essere limitazioni quando la corrispondenza è indirizzata a membri del Parlamento, rappresentanze diplomatiche o consolari del paese di appartenenza, organismi di tutela dei diritti umani, difensori.
L’alimentazione è assicurata dall’amministrazione penitenziaria, deve essere adeguata all’età, al sesso, allo stato di salute, al lavoro, alla stagione, al clima e prevede 3 pasti al giorno.
i detenuti appartenenti a determinate religioni, con apposita richiesta scritta, possono chiedere il vitto adeguato.
SPESA E COTTURA DEL CIBO
È consentito la cottura dei cibi in cella con fornello a gas autoalimentato; possono essere acquistati soltanto i generi alimentari e di conforto elencati in un apposito tariffario tramite apposito modulo.
All’interno degli istituti penitenziari vi è la possibilità di frequentare diversi corsi scolastici a livello di scuola dell’obbligo e di scuola secondaria superiore; è altresì consentita la possibilità, che ne facciano richiesta, la preparazione per il conseguimento del diploma di scuola secondaria superiore e della laurea universitaria.
All’interno del carcere vengono organizzati dei corsi di formazione professionale; di tali corsi viene data informazione attraverso l’affissione in appositi spazi all’interno della sezione, dei bandi informativi sulla tipologia, il numero di partecipanti, i requisiti di ammissione e la durata dei corsi; per poter partecipare bisogna compilare apposita richiesta scritta, la selezione dei partecipanti sarà fatta dalla direzione del carcere. Al termine dei corsi di formazione professionale, se l’esito risulterà positivo, verrà rilasciato un attestato, e si viene inseriti nella graduatoria del lavoro qualificato adeguato alla formazione svolta.
IL LAVORO INTERNO
L’assegnazione dei detenuti al lavoro all’interno dell’istituto avviene in base a graduatorie fissate in 2 apposite liste:
1) una per l’accesso al lavoro generico;
2) una per l’accesso a lavori qualificati.
Al momento dell’ingresso ogni detenuto è iscritto alla graduatoria generica e dal quel momento inizia a decorrere la sua anzianità di disoccupazione; l’accesso alla graduatoria dei lavori qualificati avviene sulla base della professionalità, delle attività svolte precedentemente e documentate, delle attitudini professionali accertate da operatori qualificati, della posizione giuridica; non è possibile l’ammissione a più di una qualifica. Per essere ammessi ad attività lavorativa bisogna rivolgere istanza direzione, specificando se si vuole essere ammessi alla lista del lavoro generico o qualificato. I criteri in base ai quali poi vengono scelti i soggetti sono:
- i carichi familiari;
- professionalità e titoli di studio;
- la qualifica professionale;
- l’indigenza;
- l’anzianità di disoccupazione decorrente dall’inizio della carcerazione.
Nel caso in cui il detenuto non rispetti i compiti e i doveri lavorativi, viene escluso dalla graduatoria, salvo che presenti un giustificato motivo adeguatamente certificato; presentando un’istanza il detenuto potrà essere riammesso alle graduatorie. Sia l’esclusione che la riammissione all’attività lavorativa è decisa dal direttore del carcere, dopo aver sentito gli educatori ed esperti. Ai detenuti che lavorano sono dovuti gli assegni familiari per le persone a carico secondo legge; questi assegni sono versati direttamente alle persone a carico.
La cella va mantenuta pulita e quando il detenuto non è in grado di provvede re a tale dovere, per motivi di salute, provvedono ex art. 6 dpr 230/2000, i detenuti incaricati di svolgere tali mansioni. Il materiale necessario per la pulizia della cella deve essere messo a disposizione gratuitamente dall’amministrazione penitenziaria; ogni detenuto può acquistare a proprie spese altri generi presso lo spaccio interno. È dunque indispensabile seguire con maggior attenzione le norme di igiene per ridurre il rischio di contagio causato da microrganismi, funghi e parassiti.
LE SPESE DI MANTENIMENTO IN CARCERE
Questi costi, rimettibili, sono quelli che lo Stato ha sostenuto per il mantenimento in carcere del detenuto; la quota giornaliera di quest’ultima spesa è attualmente fissata in circa 1,80 euro e comprende il costo dei pasti e quello dell’uso del corredo personale, fornito dall’amministrazione penitenziaria (materasso, lenzuola, piatti, ecc).
Per ottenere la remissione del debito è necessario essere in difficoltà economiche ed avere mantenuto una buona condotta durante la detenzione; in caso di accoglimento dell’istanza non si è più tenuti a pagare le spese suddette e verranno addebitate solo le spese di mantenimento per i masi di detenzione in cui si è prestata attività lavorativa. L’stanza di remissione del debito va presentata al magistrato di sorveglianza non appena ricevuto l’avviso di pagamento e questo comporta la provvisoria sospensione della procedura per il recupero delle somme dovute.
Cin il DPCM 1 aprile 2008 sono state trasferite al Servizio sanitario nazionale tutte le funzioni sanitarie svolte dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Con tale riforma della sanità penitenziaria si è affermato il principio per il quale i detenuti e gli internati hanno diritto alla erogazione delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione previste nei livelli essenziali e uniformi di assistenza al pari dei cittadini in stato di libertà.
La Corte Costituzionale, con una serie di sentenze, ha espresso un concetto di “diritto alla salute” inteso come una pluralità di situazioni soggettive, tra cui:
- il diritto all’integrità psico-fisica;
- il diritto alla salubrità dell’ambiente;
- il diritto agli indigenti alle cure gratuite;
- il diritto all’informazione sul proprio stato di salute e sui trattamenti che il medico vuole effettuare;
- il diritto di prestare il proprio consenso informato agli accertamenti e trattamenti sanitari propostigli.
Le prestazioni sanitarie sono organizzate nei singoli istituti per fornire l’assistenza primaria di base, per la salute mentale, per le dipendenze patologiche e per le medicine specialistiche. Ai sensi dell’art. 11 della legge 354/1975 ove siano necessari cure o accertamenti diagnostici che non possono essere apprestati dei servizi sanitari degli istituti, i detenuti sono trasferiti in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura. All’atto dell’ingresso in carcere i soggetti sono sottoposti a visita medica allo scopo di accertare eventuali malattie psichiche o fisiche e ad uno screening relativo alle malattie infettive; l’assistenza sanitaria è prestata con periodici riscontri indipendentemente dalle richieste degli interessati. Il servizio sanitario fornisce i farmaci per le terapie prescritte: l’infermiere non può variare le dosi prescritte ed è vietato accumulare farmaci e cederli ad altri detenuti; possono essere acquistati farmaci, prescritti dal medico, da parte del detenuto. I detenuti possono richiedere, previa istanza indirizzata alla direzione, di essere visitati a proprie spese da un medico di loro fiducia ( per i detenuti in attesa di giudizio, l’autorizzazione è concessa dall’autorità giudiziaria che procede, la direzione sanitaria dell’istituto riceve informazione al riguardo). Per essere visitati dal medico bisogna prenotarsi la sera, lasciando il proprio cognome all’agente in servizio nella sezione: il medico passerà in visita il giorno seguente. Se si accusa un malore improvviso, è indispensabile informare l’agente, il quale chiamerà subito il medico per una visita urgente.
All’interno degli istituti vengono organizzate attività culturali, sportive e ricreative; esse sono inserite nell’ambito del trattamento rieducativo; nello svolgere tali attività la direzione può avvalersi della collaborazione di assistenti volontari. Per l’ammissione a tali attività bisogna presentare una richiesta scritta.
Le persone detenute pressi istituti penitenziari, sia in esecuzione di pena che in custodia cautelare, che hanno mantenuto il diritto di voto, debbono poter esercitare tale diritto fondamentale per la vita democratica; per fare ciò la direzione deve predisporre per tempo, appena indetti i comizi elettorali, un sistema di comunicazione alle persone detenute, esteso anche a quelle che faranno successivamente ingresso, con le informazioni indispensabili all’esercizio del diritto di voto. Le persone detenute al momento della consultazione elettorale possono esercitare il diritto di voto ne luogo di reclusione, ai sensi degli artt. 8 e 9 L. 23 aprile 1976 n. 136, che avviene tramite la costituzione di un seggio speciale.
L’articolo 69 del dpr 230/2000 prevede che in ogni istituto penitenziario debbano essere tenuti, presso la biblioteca o altro locale a cui i detenuti possono accedere, i testi della legge 354/1975 (ordinamento penitenziario) e del dpr 230/2000, del regolamento interno nonché delle altre disposizioni attinenti ai diritti e ai doveri dei detenuti e degli internati, alla disciplina e al trattamento; il comma 2, come modificato dal dpr 5 giugno 2012 n. 136, che ha modificato il dpr 230/2000, in materia di carta dei diritti e dei doveri del detenuto e dell’internato, prevede che all’atto d’ingresso a ciascun detenuto o internato è consegnata la carta dei diritti e dei doveri dei detenuti e degli internati. L’osservanza delle norme e delle disposizioni che regolano la vita penitenziaria da parte dei ristretti deve essere ottenuta anche attraverso il chiarimento delle ragioni delle medesime. I comportamenti non consentiti e per i quali sono previsti sanzioni disciplinari sono elencati dall’art. 77 dpr 230/2000, che costituisce il regolamento penitenziario. Le regole da questo sancite vanno rispettate; in particolare è indispensabile:
osservare le norme che regolano la vita dell’istituto;
osservare le disposizioni impartite dal personale;
Avere un comportamento rispettoso nei confronti di tutti.
I detenuti e gli internati non possono essere puniti per un fatto che non sia espressamente previsto come infrazione dal regolamento. Nessuna sanzione può essere inflitta se non con provvedimento motivato dopo la contestazione dell’addebito all’interessato, il quale è ammesso ad esporre le proprie discolpe. Nell’applicazione delle sanzioni bisogna tener conto, oltre che della natura e della gravità del fatto, del comportamento e delle condizioni personali del soggetto; le sanzioni sono eseguite nel rispetto della personalità. L’art. 77 del dpr 230/2000 prevede in particolare che le sanzioni disciplinari sono inflitte ai detenuti e agli internati che si siano resi responsabili di:
- negligenza nella pulizia e nell’ordine della persona o della camera;
- abbandono ingiustificato del posto assegnato;
- volontario inadempimento di obblighi lavorativi;
- atteggiamenti e comportamenti molesti nei confronti della comunità;
- giochi o altre attività non consentite dal regolamento interno;
- simulazione di malattia;
- traffico di beni di cui è consentito il possesso;
- possesso o traffico di oggetti non consentiti o di denaro;
- comunicazioni fraudolente con l’esterno o all’interno, nei casi indicati nei numeri 2 e 3 del primo comma dell’art. 33 op;
- atti osceni o contrari alla pubblica decenza;
- intimidazioni di compagni o sopraffazioni nei confronti dei medesimi;
- falsificazioni di documenti provenienti dall’amministrazione affidati alla custodia del detenuto o dell’internato;
- appropriazione o danneggiamento di beni dell’amministrazione;
- possesso o traffico di strumenti fatti ad offendere;
- atteggiamento offensivo nei confronti degli operatori penitenziari o di altre persone che accedono nell’istituto per ragioni del lo ufficio o per visita;
- inosservanza di ordini o prescrizioni o ingiustificato ritardo nell’esecuzione di essi;
- ritardi ingiustificati nel rientro previsti dagli articolo 30, 30 ter, 51, 52 e 53 op.
- partecipazioni a disordini o a sommosse;
- promozione di disordini o di sommosse;
- evasione;
- fatti previsti dalla legge come reato, commessi in danno di compagni, di operatori penitenziari o di visitatori.
Le sanzioni disciplinari sono inflitte anche nell’ipotesi di tentativo delle infrazioni sopra elencati; la sanzione dell’esclusione dalle attività in comune non può essere inflitta per le infrazioni previste nei numeri da 1 a 8 del comma 1, salvo che l’infrazione sia stata commessa nel termine di tre mesi dalla commissione di una precedente infrazione della stessa natura.
Ogni infrazione al regolamento comporta una sanzione, che può essere:
- il richiamo del direttore (è la sanzione più leggera);
- l’ammonizione;
- l’esclusione dalle attività ricreative e sportive fino ad un massimo di 10 giorni;
- l’isolamento durante la permanenza all’aria aperta, per non più di 10 giorni;
- l’esclusione dalle attività in comune fino ad un massimo di 15 giorni ( è la sanzione più grave).
Le sanzioni del richiamo e dell’ammonizione sono deliberate dal direttore; le altre dal consiglio di disciplina composto dal direttore, da un sanitario e da un educatore.
L’isolamento continuo per ragioni sanitarie è prescritto dal medico nei casi di malattia contagiosa; esso è eseguito, secondo le circostanze, in appositi locali dell’infermeria o in un reparto clinico. Durante l’isolamento, speciale cura è dedicata dal personale all’infermo anche per sostenerlo moralmente. L’isolamento diurno nei confronti dei condannati all’ergastolo non esclude l’ammissione degli stessi alle attività lavorative, nonché di istruzione e formazione diverse dai normali corsi scolastici, ed alle funzioni religiose; sono assicurati il vitto ordinario e la normale disponibilità di acqua. La situazione di isolamento dei detenuti e degli internati deve essere oggetto di particolare attenzione, con adeguati controlli giornalieri nel luogo di isolamento, da parte sia di un medico, sia di un componente del gruppo di osservazione e trattamento, e con vigilanza continuativa ed adeguata da parte del personale del Corpo di polizia penitenziaria. Non possono essere utilizzate sezioni o reparti di isolamento per casi diversi da quelli previsti per legge.
PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI IN VIA CAUTELARE
In caso di assoluta urgenza, determinata dalla necessità di prevenire danni a persone o a cose, nonché l’insorgenza o la diffusione di disordini o in presenza di fatti di particolare gravità per la sicurezza e l’ordine dell’istituto, il direttore può disporre, in via cautelare, con provvedimento motivato, che il detenuto o l’internato che abbia commesso un’infrazione sanzionabile con l’esclusione dalle attività in comune, che non può essere eseguita senza la certificazione scritta rilasciata dal sanitario, attestante che il soggetto può sopportarla, permanga in una camera individuale, in attesa della convocazione del consiglio di disciplina. La durata della misura cautelare non può eccedere i 10 giorni; il tempo trascorso in misura cautelare si detrae dalla durata della sanzione eventualmente applicata.
Quando un operatore penitenziario accerta direttamente o viene a conoscenza che un’infrazione è stata commessa, redige rapporto, indicando in esso tutte le circostanze del fatto; il rapporto viene trasmesso per via gerarchica. Il direttore ( o una persona del personale direttivo) alla presenza del comandante del reparto di polizia penitenziaria, contesta l’addebito all’accusato, entro 10 giorni, informandolo contemporaneamente del diritto ad esporre le proprie discolpe. Il direttore, personalmente o a mezzo del personale dipendente, svolge accertamenti sul fatto. Quando il direttore ritiene che debba essere inflitta la sanzione del richiamo o dell’ammonizione, convoca entro 10 giorni dalla data della contestazione, l’accusato davanti a se per la decisione disciplinare; altrimenti fissa, negli stessi termini, il giorno e l’ora della convocazione dell’accusato davanti al consiglio di disciplina.
Nel corso dell’udienza del consiglio di disciplina l’accusato ha facoltà di essere sentito e di esporre personalmente le proprie discolpe. Se nel corso del procedimento risulta che il fatto è diverso da quello contestato e comporta una sanzione di competenza del consiglio di disciplina, il procedimento è rimesso a quest’ultimo. La sanzione viene deliberata e pronunciata nel corso della stessa udienza o dell’eventuale sommario processo verbale. Il provvedimento definitivo con cui è deliberata la sanzione disciplinare è tempestivamente comunicata dalla direzione al detenuto o all’internato e al magistrato di sorveglianza e viene annotato nella cartella personale.
Relazioni attività di "prison law clinic" 1

References: sentenza 
 sentenza 
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 SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 art.99
 art.47
 Art. 30
 sentenza 
 art. 385
 sentenza 
 art. 6
 articolo 30