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Timestamp: 2017-09-25 17:26:23+00:00

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La gestione del risparmio e la crisi finanziaria: un analisi empirica sulla performance dei fondi comuni d'investimento italiani
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1 DIPARTIMENTO DI IMPRESA E MANAGEMENT Cattedra di Banche e Intermediari Finanziari La gestione del risparmio e la crisi finanziaria: un analisi empirica sulla performance dei fondi comuni d'investimento italiani Relatore Prof. Domenico Curcio Candidato Michele Volpe Matricola ANNO ACCADEMICO 2011/2012 0
3 Indice Introduzione Il risparmio gestito e le categorie di Fondi Comuni d Investimento La creazione di un portafoglio e il risparmio gestito I vantaggi della gestione collettiva Gli intermediari autorizzati alla gestione collettiva del risparmio Le categorie di fondi comuni d investimento La classificazione secondo la normativa italiana Le altre classificazioni La struttura del mercato e l offerta dei fondi comuni d investimento in Italia La raccolta dei fondi comuni d investimento in Italia e le scelte dei risparmiatori italiani L incidenza degli investitori istituzionali sul sistema finanziario e il portafoglio d investimento delle famiglie italiane La raccolta e il patrimonio dei fondi comuni d investimento La performance dei fondi comuni d investimento La review della letteratura Gli studi sulla performance dei fondi statunitensi Gli studi sulla performance dei fondi europei Il dataset Com è stato selezionato il campione I rendimenti e i benchmark La metodologia e i modelli utilizzati Il modello di Jensen Il modello Fama-French Il modello Treynor-Mazuy I risultati dell indagine I fondi azionari I fondi obbligazionari e liquidità Il confronto con le precedenti analisi Survivorship bias Conclusioni
4 Appendice I fondi inclusi nel dataset Bibliografia
5 Introduzione Gli investitori istituzionali svolgono un attività fondamentale per la corretta allocazione del risparmio e per lo sviluppo di un intera economia. In Italia l incidenza delle attività dei soggetti preposti alla gestione collettiva del risparmio sulle attività finanziare detenute dalle famiglie è inferiore a quella degli altri paesi europei e degli Stati Uniti, e in particolare, nell ultimo decennio, i fondi comuni d investimento di diritto italiano hanno riscontrato un consistente deflusso di risorse. Vari studi precedenti hanno cercato d individuare le ragioni di questo trend negativo focalizzandosi su elementi come la struttura delle reti di distribuzione, gli svantaggi fiscali rispetto ai fondi con sede all estero e la crescente propensione degli investitori italiani all investimento diretto in obbligazioni 1. Benché siano state tenute in considerazione tutte queste ragioni, in questo elaborato si è focalizzata l attenzione su uno degli aspetti fondamentali del declino subito dai fondi comuni: le deludenti performance, in particolare quelle dei fondi azionari, realizzate negli ultimi dieci anni. Attraverso un analisi empirica si è cercato di investigare sulla capacità dei portfolio manager di ottenere risultati superiori, o quanto meno in linea, a quelli del mercato. Lo studio dei rendimenti è stato realizzato su un campione rappresentativo dei fondi comuni d investimento di diritto italiano, appartenenti alle categorie dei fondi azionari, obbligazionari e liquidità, su un arco temporale che va da Aprile 2002 ad Aprile Rispetto agli studi precedenti, l orizzonte temporale considerato permette di fare alcune considerazioni sugli effetti che la crisi finanziaria iniziata nel 2007 ha avuto sul comportamento dei gestori dei fondi e degli investitori. Occorre chiarire che con questo studio non sono messi in discussione i servizi fondamentali che i fondi comuni realizzano per i risparmiatori, in primis l efficace diversificazione degli investimenti, o le funzioni svolte in favore dell efficienza del mercato, come la migliore allocazione dei capitali e la riduzione delle asimmetrie informative tra prenditori e datori di fondi. 1 Gruppo di lavoro sui fondi comuni italiani. Fondi Comuni Italiani: Situazione Attuale e Possibili Aree di Intervento,
6 L elaborato si articola in tre diverse sezioni. Nella prima si è cercato di inquadrare le caratteristiche principali del risparmio gestito e degli intermediari preposti a svolgere questa funzione. Pertanto sono inclusi i vantaggi della gestione collettiva del risparmio per tutto il sistema finanziario, gli elementi essenziali della disciplina dei principali investitori istituzionali nell ordinamento italiano, la classificazione e la struttura del mercato dei fondi comuni d investimento. Nella seconda sezione figurano i dati e le considerazioni sull andamento generale della raccolta realizzata dai fondi negli ultimi dieci anni, cercando di approfondire le peculiarità delle scelte dei risparmiatori italiani. La terza e ultima sezione è dedicata alla performance dei fondi comuni d investimento; in essa sono presentate l analisi empirica svolta e, al fine di permettere un agevole confronto, una sintesi degli studi precedenti su tale argomento. Dai risultati dell analisi empirica emerge che i fondi comuni d investimento azionari hanno realizzato performance inferiori al benchmark di riferimento, mentre quelli obbligazionari sono mediamente riusciti a conseguire rendimenti in linea con il mercato. Inoltre, si può notare che a seguito della crisi finanziaria i portfolio manager hanno diminuito la loro esposizione verso il mercato azionario aumentando quella verso i titoli obbligazionari, si è quindi realizzato uno spostamento dai titoli più rischiosi a quelli più sicuri (flight to quality). Attraverso il modello a tre fattori di Fama-French è stata confermata la tendenza dei fondi comuni italiani a investire in azioni d imprese a bassa capitalizzazione (small cap); tuttavia, anche in questo caso, i risultati sono diversi nei periodi ante e post crisi. Infatti, nel secondo periodo i fondi hanno diminuito l esposizione verso questa categoria di azioni, cercando di ridurre il rischio del portafoglio dal momento che le small cap sono in genere più sensibili al cambiamento dei fattori macroeconomici. Infine, non sono state trovate evidenze dell implementazione di una strategia di market timing da parte dei fondi azionari, al contrario quelli obbligazionari sono mediamente riusciti a prevedere con successo l andamento del mercato e a modificare il proprio portafoglio in virtù di tali previsioni. 5
7 1. Il risparmio gestito e le categorie di Fondi Comuni d Investimento 1.1 La creazione di un portafoglio e il risparmio gestito. Un investimento è l impegno corrente di risorse finanziarie o reali in un asset nell aspettativa di ottenere da esso benefici futuri. Gli asset possono essere a loro volta reali o finanziari. Gli asset reali contribuiscono alla capacità produttiva di un economia; sono ad esempio i terreni, i fabbricati, gli impianti, oppure la conoscenza e le capacità utilizzate per produrre beni e servizi. Al contrario gli asset finanziari, come azioni e obbligazioni, non contribuiscono direttamente alla capacità produttiva dell economia, sono diritti sui flussi finanziari generati dagli asset reali. Essi svolgono un duplice ruolo fondamentale nelle economie moderne: permettono la separazione tra proprietà e management, garantendo continuità e stabilità alle imprese; e spostano risorse finanziarie nel tempo e nello spazio, consentendo alle imprese di finanziare la propria attività e ai risparmiatori di scegliere il momento in cui consumare le proprie disponibilità. I risparmiatori sono tipicamente soggetti in surplus finanziario, cioè i loro flussi finanziari in entrata sono maggiori di quelli in uscita. Di conseguenza, essi presentano un fabbisogno d investimento che nasce dall esigenza di perequare la possibilità di spesa nel corso della loro vita e dall intenzione di cautelarsi dall eventualità di dover sostenere spese impreviste 2. Tale fabbisogno può essere soddisfatto attraverso l acquisto di asset e la creazione di un portafoglio, definito come l insieme e la combinazione delle attività di un investitore. Il processo di creazione di un portafoglio si articola attraverso tre decisioni fondamentali. La prima è la scelta tra le diverse categorie di asset in cui investire (asset allocation). La divisione in categorie degli asset è effettuata attraverso vari criteri non esistendo una classificazione univoca: tipologia dello strumento d investimento (azioni, obbligazioni, valuta, metalli preziosi), capitalizzazione del soggetto emittente (Large Cap, Small Cap), settore merceologico (Industria, Utility, Finanza), merito creditizio, 2 Nadotti L., Porzio C. e Previati D. Economia degli intermediari finanziari. Mcgraw Hill,
8 area geografica, durata dell investimento, e molti altri. Un esempio di decisione che rientra nell asset allocation potrebbe essere la scelta di investire in obbligazioni piuttosto che in azioni o beni immobiliari. La seconda riguarda la scelta dello specifico titolo da acquistare all interno di una categoria di asset (security selection). Una volta stabilito di voler investire in azioni, quindi di aver compiuto le decisioni in merito all asset allocation, la scelta di acquistare un titolo FIAT piuttosto che uno ENI sarà una decisione di security selection. L approccio sopra descritto è riconosciuto come topdown : un investitore che segue questa strategia prima stabilisce le percentuali del proprio portafoglio da allocare nelle diverse categorie di asset, e poi sceglie nello specifico quali titoli acquistare; dunque, esegue prima le decisioni di asset allocation e poi quelle di security selection. Il contrario è l approccio bottom-up, attraverso cui il portafoglio è costruito acquistando i titoli che promettono il maggior rendimento, senza badare molto alle categorie di asset che compongono il portafoglio finale. In quest ultimo caso s implementa per prima la fase della security selection. Infine, la terza decisione per l investitore riguarda la scelta del momento più opportuno per procedere all investimento delle sue disponibilità (market timing). Una volta stabilita la composizione, l investitore deve monitorare attentamente l evoluzione dei mercati al fine di ribilanciare correttamente gli asset all interno del proprio portafoglio 3. Dal processo descritto si evince che la creazione e la gestione di un portafoglio in cui investire richiede tempo da dedicare alle scelte e un certo livello di cultura finanziaria. Pertanto il titolare dei fondi può occuparsi personalmente della gestione dei propri risparmi, o può delegarla a investitori professionisti. Molti intermediari finanziari focalizzano la propria attività nella gestione di portafoglio. Per gestione di portafoglio s intende l investimento di disponibilità finanziarie con il fine di realizzare una combinazione di attività coerente con il profilo, le preferenze in materia di rischio e gli obiettivi d investimento del titolare dei fondi 4. La gestione di portafoglio può essere individuale o collettiva. Nella gestione individuale l investitore conferisce il proprio patrimonio all intermediario, delegandolo a effettuare decisioni di investimento mediante operazioni di acquisto e vendita di asset. Tale 3 Bodie Z., Kane A. e Marcus A.J. Essential of Investments (8th Edition). McGraw Hill International Edition, Nadotti L., Porzio C. e Previati D. Economia degli intermediari finanziari. Mcgraw Hill,
9 patrimonio resta separato da quello degli altri clienti, nonché da quello dell intermediario stesso, e non può essere utilizzato a favore dei creditori dell intermediario che cura l investimento. Al contrario la gestione collettiva, sulla quale focalizziamo la nostra attenzione, consiste nella gestione di un patrimonio unico, formato attraverso la raccolta di fondi di vari individui. Ciascun investitore ha un diritto al portafoglio collettivo stabilito dall intermediario e proporzionale all ammontare investito. 1.2 I vantaggi della gestione collettiva I vantaggi della gestione collettiva sono evidenti, sia dal punto di vista del risparmiatore, sia dal punto di vista del funzionamento dei mercati finanziari. Gli intermediari che erogano servizi di gestione collettiva del risparmio danno la possibilità ai piccoli investitori di coadiuvarsi al fine di ottenere i benefici degli investimenti su larga scala 5. Tali benefici riguardano in primo luogo la possibilità di diversificare il proprio investimento, quindi di trarre tutti i vantaggi della riduzione del rischio connessa con la diversificazione. Raccogliendo i fondi in un patrimonio unico, l intermediario fa in modo che i piccoli investitori agiscano nella loro totalità come un unico grande investitore, e quindi possano ottenere livelli di diversificazione del portafoglio e di riduzione del rischio maggiori di quelli possibili agendo individualmente. Inoltre, la gestione collettiva permette di ridurre notevolmente i costi delle brokerage fees e delle commissioni, grazie alle economie di scala che gli intermediari realizzano scambiando ingenti quantità di titoli. Oltre a ciò, il risparmiatore, agendo attraverso le società di gestione del risparmio, affida le proprie disponibilità a investitori professionisti, potendo fare affidamento su soggetti con un adeguata cultura finanziaria e riducendo al minimo il tempo da dedicare ai propri investimenti. Essi, grazie alle loro conoscenze e competenze, forniscono due tipologie d informazioni che sarebbero difficilmente reperibili per il piccolo risparmiatore, quelle riguardanti la scelta delle migliori soluzioni d investimento, con un attenta analisi della propensione al rischio del soggetto e degli strumenti disponibili sul mercato, ovvero 5 Bodie Z., Kane A. e Marcus A.J. Essential of Investments (8th Edition). McGraw Hill International Edition,
10 quelle riguardanti l amministrazione dei loro fondi, attraverso report periodici sul rendimento degli investimenti e sull andamento dei mercati 6. Analizzati i benefici per il risparmiatore, si possono facilmente dedurre quali sono i vantaggi derivanti dalla gestione collettiva del risparmio per i mercati finanziari. Essi sono descritti dalle teorie dell intermediazione finanziaria e derivano proprio dalle competenze degli investitori professionisti sopra elencate. Conoscendo meglio i soggetti che operano sul mercato e gli strumenti finanziari disponibili, gli investitori istituzionali possono contribuire a una migliore efficienza allocativa dell offerta di fondi. Monitorando continuamente i mercati, essi hanno la capacità di ridurre le asimmetrie informative, quindi d indirizzare l offerta di fondi verso le unità economiche meritevoli di affidamento e creare un clima di maggior fiducia tra datori e prenditori di fondi. Così facendo, le società di gestione collettiva del risparmio attivano un circuito positivo: i risparmiatori sono più propensi a investire sui mercati finanziari per tutti gli aspetti elencati, allo stesso modo i soggetti in deficit finanziario (tipicamente le imprese e la Pubblica Amministrazione) possono ricorrere più facilmente al finanziamento sui mercati finanziari per la maggiore disponibilità di fondi Gli intermediari autorizzati alla gestione collettiva del risparmio La gestione collettiva del risparmio è disciplinata principalmente dal testo unico delle disposizioni in materia d intermediazione finanziaria 8. Secondo l art.1 del TUF la gestione collettiva del risparmio si realizza attraverso: a) la promozione, istituzione e organizzazione di fondi comuni d investimento, e l amministrazione dei rapporti con i partecipanti; b) la gestione del patrimonio di OICR, di propria o altrui istituzione, mediante l investimento avente ad oggetto strumenti finanziari, crediti o altri beni mobili o immobili. 6 Bodie Z., Kane A. e Marcus A.J. Essential of Investments (8th Edition). McGraw Hill International Edition, Nadotti L., Porzio C. e Previati D. Economia degli intermediari finanziari. Mcgraw Hill, D. Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, in materia di intermediazione finanziaria. 9
11 Pertanto, l esercizio professionale di tale attività nei confronti del pubblico è riservato agli Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) che, secondo lo stesso articolo del TUF, s identificano nei fondi comuni d investimento e nelle Società di Investimento a Capitale Variabile (SICAV) 9. La SICAV è la società per azioni a capitale variabile, con sede legale e direzione generale in Italia, avente per oggetto esclusivo l'investimento collettivo del patrimonio raccolto mediante l'offerta al pubblico di proprie azioni 10. Invece il TUF definisce fondo comune di investimento il patrimonio autonomo, suddiviso in quote, di pertinenza di una pluralità di partecipanti, gestito in monte 11. Da tali definizioni del TUF si evince subito una chiara distinzione tra le due tipologie di OICR: nelle SICAV il risparmiatore, investendo nelle azioni emesse dalla società, acquista lo status di socio partecipante, e come tale può incidere sulle scelte gestionali e strategiche d investimento attraverso l esercizio del diritto di voto; al contrario, non può in alcun modo impartire istruzioni in merito all attività di gestione il sottoscrittore delle quote di un fondo comune di investimento, può soltanto selezionare in principio il fondo con le caratteristiche di rischio/rendimento e strategia d investimento più consone alle proprie necessità 12. Con riguardo ai fondi comuni d investimento, che analizzeremo dettagliatamente, il legislatore tende a mettere in evidenza l autonomia del patrimonio di ciascun fondo d investimento; infatti, esso è distinto dal patrimonio dei partecipanti al fondo, del soggetto che gestisce il fondo, nonché da quello di altri fondi, anche se gestiti dallo stesso soggetto 13. I soggetti cui è riservata la gestione (e la promozione) dei fondi comuni d investimento sono le Società di Gestione del Risparmio (SGR). Esse assumono solidalmente verso i partecipanti al fondo gli obblighi e le responsabilità del mandatario. Le società di gestione del risparmio possono essere sia costituite in Italia, in tal caso sono autorizzate a operare dalla Banca d Italia, sentita la Consob, quando ricorrono 9 Art. 1, lettera m, D. Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, in materia di intermediazione finanziaria. 10 Art. 1, lettera i, D. Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, in materia di intermediazione finanziaria. 11 Art. 1, lettera j, D. Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, in materia di intermediazione finanziaria. 12 Nadotti L., Porzio C. e Previati D. Economia degli intermediari finanziari. Mcgraw Hill, Art. 36, D. Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, in materia di intermediazione finanziaria. 10
12 determinate condizioni ; sia costituite in un altro Stato membro dell Unione Europea e autorizzate a operare in Italia attraverso il principio del mutuo riconoscimento 14. In quest ultimo caso sono denominate società di gestione del risparmio armonizzate (SGA) e possono svolgere esclusivamente l attività di gestione, quindi non possono promuovere e istituire fondi comuni di diritto italiano. Inoltre il loro primo insediamento è preceduto da una comunicazione alla Banca d'italia e alla Consob da parte dell'autorità competente dello Stato d origine 15. Infine un altra importante figura che partecipa alla gestione collettiva del risparmio attraverso i fondi comuni d investimento è la banca depositaria. Essa, oltre alla funzione di custodire le risorse e il patrimonio del fondo, ha il compito di esercitare un azione di controllo sulle operazioni realizzate dalla SGR; infatti, deve accertare la legittimità delle operazioni di emissione e rimborso delle quote del fondo, verificare che queste siano calcolate adeguatamente, e vigilare sulla destinazione dei redditi del fondo 16. Secondo la Relazione della Banca d Italia alla fine del 2011 risultavano 3 SICAV e 187 SGR (Tabella 1). Il numero, già in calo rispetto al 2010 in cui figuravano 8 SGR in più, è diminuito dall inizio del 2012: le 3 SICAV, insieme ad altre 12 SGR, sono state oggetto di operazioni di fusione con altri organismi di investimento collettivo del risparmio 17. Il trend negativo del numero delle società di gestione del risparmio è iniziato nel 2008; alla fine di quell anno operavano sul mercato 211 operatori, calati a 201 e 195 rispettivamente nel 2009 e nel La progressiva concentrazione del mercato è causata principalmente da operazioni di fusione, favorite sia dalle turbolenze del mercato finanziario, che hanno messo in difficoltà gli operatori di minori dimensioni rendendone più agevole l incorporazione da parte delle società dei grandi gruppi (31 delle SGR sono di proprietà di gruppi bancari), sia da un trend negativo dell entità della raccolta, che, a dire il vero, era già in corso nel periodo antecedente alla crisi. Infatti, dal 14 Affermato per la prima volta dalla Direttiva 1993/22/CEE - Investment Services Directive - secondo cui le imprese autorizzate alla prestazione dei servizi d investimento in un Paese comunitario possono svolgere tali attività su tutto il territorio comunitario, in forza dell autorizzazione ricevuta nel proprio Paese di origine. 15 Art. 41- bis, D. Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, in materia di intermediazione finanziaria. 16 Art. 38, D. Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, in materia di intermediazione finanziaria. 17 Banca d Italia. Relazione Annuale sul 2011, Banca d Italia. Relazione Annuale anni vari. 11
13 2000 al 2007 i fondi comuni di diritto italiano hanno realizzato una raccolta netta negativa pari a oltre 90 miliardi di euro 19. Tabella 1 Numero di SIM, SGR e SICAV operanti in Italia nel 2010 e nel SIM SGR e SICAV Inclusi nei gruppi bancari Inclusi nei gruppi di SIM 22 6 Non inclusi nei gruppi Totale SIM SGR e SICAV Inclusi nei gruppi bancari 8 31 Inclusi nei gruppi di SIM 23 6 Non inclusi nei gruppi Totale Fonte: Tabella 16.1 Banca d Italia. Relazione Annuale sul 2011, Le categorie di fondi comuni d investimento La classificazione secondo la normativa italiana. A seguito dell emanazione del TUF è stato modificato l assetto organizzativo della disciplina affidando al Ministro dell Economia e delle Finanze il compito di determinarne le linee guida, previo regolamento adottato sentito il parere della Banca d Italia e della Consob. In particolare ha la competenza di definire i criteri cui devono uniformarsi i fondi comuni con riguardo all oggetto dell investimento, alle categorie d investitori cui è destinata l offerta delle quote, alle modalità di partecipazione ai fondi aperti e chiusi, all eventuale durata minima e massima. 20 Si è soliti distinguere i fondi d investimento in due categorie fondamentali: 19 Barucci E. Raccolta e performance dei fondi comuni di investimento in Italia. Assogestioni Working paper, n. 1, Art. 37, D. Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, in materia di intermediazione finanziaria 12
14 fondi comuni aperti fondi comuni chiusi cui si aggiungono i fondi riservati e i fondi speculativi che presentano alcune peculiarità. I fondi dovranno rispondere ai criteri generali definiti dalla normativa secondaria per la categoria di appartenenza, fatta eccezione per i fondi speculativi che presentano una maggiore flessibilità. Il fattore principale che differenzia i fondi comuni aperti da quelli chiusi è la facoltà, in capo all investitore, di eseguire il disinvestimento in qualunque momento attraverso il rimborso della quota 21. Da ciò deriva la considerazione che la scelta tra la forma aperta o chiusa incide direttamente non solo sulla definizione dei requisiti dei fondi, ma anche sulla strategia d investimento 22. Infatti, dovendo costantemente avere a disposizione le risorse necessarie per fronteggiare eventuali richieste di rimborso, il fondo comune aperto è esposto a un elevato rischio d illiquidità e dovrà investire le proprie disponibilità in strumenti negoziabili, prevalentemente finanziari. Al contrario, devono essere istituiti nella forma chiusa i fondi che acquistano strumenti per i quali non esiste un mercato ufficiale, ovvero più difficilmente negoziabili come ad esempio beni immobili, crediti e titoli rappresentativi di crediti e strumenti finanziari non quotati. Diverso è invece il trattamento riservato ai fondi speculativi, i quali hanno una più ampia libertà nella scelta della politica d investimento, essi, infatti, possono investire il loro patrimonio in qualsiasi tipologia di beni in deroga alle norme prudenziali di contenimento e frazionamento del rischio stabilite dalla Banca d Italia per gli altri fondi comuni d investimento 23. La quarta categoria di fondi prevista dalla normativa italiana è quella dei fondi riservati, la cui partecipazione è limitata a investitori qualificati. Tali fondi possono assumere la forma aperta o chiusa e devono indicare la categoria d investitori cui sono riservati Art. 10 D.M. 24 maggio 1999, n 22, concernente la determinazione dei criteri generali cui devono essere uniformati i fondi comuni d investimento 22 Bodie Z., Kane A. e Marcus A.J. Essential of Investments (8th Edition). McGraw Hill International Edition, Art. 16 D.M. 24 Maggio 1999, n Art. 15 D.M. 24 Maggio 1999, n
15 1.4.2 Le altre classificazioni Numerose sono le classificazioni dei fondi comuni d investimento, e dato che sarebbe poco proficuo tentare di elencarle tutte ci limiteremo a evidenziare le principali, in modo da rendere più chiara la scelta dei fondi inseriti nel dataset dell analisi empirica svolta. Sulla base della conformità o meno ad alcuni parametri che ne permettono la circolazione delle quote sui mercati dell Unione Europea in virtù del principio del mutuo riconoscimento, si distinguono, nell ambito della categoria dei fondi aperti, i fondi armonizzati o non armonizzati. I fondi armonizzati sono sottoposti ad alcune cautele; essi, infatti, non possono utilizzare il loro patrimonio per acquistare determinate categorie di beni 25, o per portare a termine alcune operazioni, come concedere prestiti ed eseguire vendite allo scoperto 26. A seconda di dove sono domiciliati, si distinguono fondi di diritto italiano, esteri e roundtrip. Della terza categoria, che nell ultimo decennio ha rappresentato una percentuale sempre più consistente della raccolta del risparmio 27, fanno parte i fondi domiciliati all'estero ma promossi da intermediari italiani. Si distinguono poi numerose categorie di fondi riguardo ai tipi di asset in cui è investito il patrimonio. Su questo criterio si basa lo schema di Assogestioni, in cui sono previste cinque macro-categorie che si differenziano per la percentuale di patrimonio dei fondi investito in azioni 28 : 1. Fondi liquidità - non possono investire nessuna percentuale del loro patrimonio in azioni. 2. Fondi obbligazionari non possono investire nessuna percentuale del loro patrimonio in azioni, fatta eccezione per i fondi obbligazionari misti che possono investirne al massimo il venti percento. 3. Fondi azionari investono almeno il settanta percento del loro patrimonio in azioni. 25 Metalli preziosi o certificati rappresentativi di questi beni; azioni emesse dalla SGR che gestisce il fondo e dalla società promotrice se diversa. Art. 8 D.M. 24 maggio 1999, n Se non nei casi esplicitamente previsti dalla Banca d Italia. 27 Vedi infra Capitolo 2 28 La classificazione è tratta da Guida alla classificazione, Assogestioni,
16 4. Fondi bilanciati investono in azioni una percentuale che va dal dieci al novanta percento del loro patrimonio. 5. Fondi flessibili non hanno vincoli di asset allocation, possono liberamente scegliere la percentuale da investire in azioni. Le prime tre macro-categorie, che rappresentano la maggior parte del patrimonio gestito dai fondi, sono l oggetto dell analisi empirica. Inoltre, i fondi obbligazionari e azionari sono ulteriormente classificati secondo i fattori di rischio in cui incorrono. Quest ultima classificazione è fondamentale per l analisi della performance dei fondi, poiché permette una corretta individuazione dei benchmark con i quali confrontare i rendimenti 29 : 1. Per i fondi azionari sono utilizzate come criteri di classificazione la giurisdizione e la specializzazione settoriale dell emittente delle azioni acquistate. Ogni categoria (Az. Italia, Az. Europa, Az. Area Euro, ecc.) è caratterizzata da: Un investimento principale pari ad almeno il settanta percento del patrimonio investito in azioni con emittente o specializzazione settoriale definita dalla categoria. Un investimento residuale pari al massimo al trenta percento del patrimonio investito in obbligazioni di qualunque emittente e in liquidità nella valuta del mercato di definizione oppure in euro. 2. Per definire le categorie di fondi obbligazionari (obbligazionari euro governativi breve termine, obbligazionari euro medio/lungo termine, obbligazionari dollaro governativi breve termine, ecc.) si utilizzano come criteri di classificazione il rischio di mercato (rischio valuta, duration del portafoglio) e il rischio di credito (giurisdizione, tipologia e merito creditizio del soggetto emittente) sopportato dai fondi. 29 Tutte le categorie sono elencate nel paragrafo dedicato al dataset; vedi infra par
17 Italia 1.5 La struttura del mercato e l offerta dei fondi comuni d investimento in La struttura del mercato dei fondi comuni in Italia ha subito profondi cambiamenti negli ultimi anni dovuti sia a un aumentata propensione dei risparmiatori all investimento in titoli di Stato e in prodotti bancari di medio lungo termine, che stanno offrendo rendimenti a termine molto elevati con rischi relativamente contenuti, sia a un ruolo sempre più preponderante dei fondi comuni di diritto estero 30. Al termine del 2006 si contavano 836 fondi aperti di diritto italiano armonizzati, principalmente distribuiti tra fondi azionari (346) e fondi obbligazionari (302), 417 fondi aperti di diritto italiano non armonizzati, 192 fondi chiusi, 742 fondi esteri istituiti da intermediari italiani (c.d. roundtrip). Già a Dicembre 2007, anno dello scoppio della crisi finanziaria, il numero dei fondi aperti di diritto italiano armonizzati era inferiore rispetto all anno precedente, la contrazione del numero è stata causata soprattutto all uscita dal mercato di 37 fondi azionari (passati da 346 a 309). Al contrario, continuava a essere in crescita il numero dei fondi roundtrip passati da 742 a 784 (Tabella 2). In ogni caso, la rilevante riduzione del numero dei fondi italiani causata dalla crisi è avvenuta tra il 2008 e il 2009: nel corso del 2008 il numero totale dei fondi aperti italiani è passato dai 1249 del 2007 a 1066, mentre quello dei fondi roundtrip ha riscontrato una frenata della sua crescita passando da 784 a 785. In particolare, 156 fondi azionari armonizzati di diritto italiano, tra azionari e obbligazionari, uscirono dal mercato o furono incorporati in altri fondi. I 1066 fondi aperti italiani del 2008 si ridussero ulteriormente nel 2009 passando a 891 e, per la prima volta dal 2000, il numero dei fondi roundtrip subì una riduzione passando da 785 a 734 (Tabella 2) Vedi infra cap Banca d Italia. Relazione annuale, anni vari. 16
18 Tabella 2 La Struttura del mercato dei fondi comuni d investimento in Italia Categoria Fondi aperti armonizzati Fondi aperti non armonizzati Totale fondi aperti Fondi chiusi Totale Fondi roundtrip Fonte: Banca d Italia e Assogestioni Dunque, il quadro del mercato dei fondi comuni d investimento è stato radicalmente modificato dalla crisi finanziaria: in due anni ( ) 358 fondi di diritto italiano e 51 fondi roundtrip sono usciti dal mercato. Negli ultimi due anni non sembra essersi arrestata la diminuzione dei fondi comuni italiani; infatti, altri 80 fondi appartenenti a questa categoria hanno smesso di operare sul mercato, facendone risultare il numero, al termine del 2011, pari a 811. Al contrario, sembra esserci una ripresa nell aumento del numero dei fondi roundtrip risultati 901 nel 2011, in crescita rispetto ai 734 del La struttura del mercato dei fondi aperti di diritto italiano armonizzati è stata analizzata più nel dettaglio, essendo questi l oggetto dell analisi empirica. Secondo la Relazione della Banca d Italia, a Dicembre 2011 operavano sul mercato 608 fondi italiani armonizzati (228 in meno rispetto al 2006); analizzando nel dettaglio le varie categorie si può notare che, a differenza degli anni anteriori alla crisi, il numero dei fondi obbligazionari (196) è superiore a quello dei fondi azionari (166), vi è stato, inoltre, un sostanziale aumento dei fondi flessibili risultati pari a 167, mentre nel 2006 se ne contavano soltanto
19 Possiamo quindi affermare che, a seguito della crisi finanziaria e delle molteplici operazioni di consolidamento, il numero dei fondi azionari si è ridotto in maniera più che proporzionale rispetto a quello degli obbligazionari, e che la categoria dei fondi flessibili ha assunto progressivamente un peso sempre maggiore nella struttura del mercato dei fondi comuni d investimento. Ad ogni modo negli ultimi anni, come vedremo più dettagliatamente nella prossima sezione, la dimensione di ciascun fondo, misurata dal patrimonio gestito 32, è ulteriormente diminuita in tutti i principali comparti 33. Tabella 3 La struttura del mercato dei fondi armonizzati di diritto italiano Categoria Azionari Bilanciati Obbligazionari Liquidità Flessibili Totale Fondi Aperti Armonizzati Fonte: Banca d Italia e Assogestioni 32 Vedi infra Capitolo Banca d Italia. Relazione Annuale sul 2011,
20 2. La raccolta dei fondi comuni d investimento in Italia e le scelte dei risparmiatori italiani. 2.1 L incidenza degli investitori istituzionali sul sistema finanziario e il portafoglio d investimento delle famiglie italiane Il sistema finanziario italiano presenta alcune peculiarità rispetto a quello degli altri paesi europei; la prima di queste è proprio il modesto ruolo rappresentato dagli investitori istituzionali nelle scelte dei risparmiatori italiani 34. Ciò può essere misurato attraverso due indicatori: il primo riporta l incidenza del patrimonio dei fondi sulle attività finanziarie detenute dalle famiglie, mentre il secondo mette a rapporto le attività degli investitori istituzionali con il PIL. Possiamo notare dalla Tabella 4 che le attività detenute degli investitori istituzionali rappresentano il 52.3% del PIL, una percentuale decisamente inferiore non solo a quella del Regno Unito (160.6 %) e degli Stati Uniti (124.9 %), ma anche a quella di paesi dell area euro come Francia (89.4%) e Germania (81.2%). Tuttavia, questa differenza non è ascrivibile ai fondi comuni d investimento, bensì alle assicurazioni e ai fondi pensione. Infatti, le attività dei fondi comuni d investimento sono pari al 5.9% delle attività detenute dalle famiglie italiane; tale indicatore non si discosta di molto da quello degli altri paesi (Francia 6.9%, Germania 8.3%, Spagna 6.8%, Regno Unito 3.1%), ad eccezione degli Stati Uniti (11.5%) in cui questa categoria d investitori istituzionali gioca un ruolo considerevole nel risparmio delle famiglie. Quindi, la maggior parte del divario tra gli investitori istituzionali italiani e quelli degli altri paesi è dovuto allo scarso ricorso dei risparmiatori italiani ai fondi pensione e alle polizze assicurative (14.6% contro i 37.7%, 36.1%, 53.1% di Francia, Germania e Regno Unito). In Italia negli ultimi cinque anni l incidenza degli investitori istituzionali sul sistema finanziario è andata via via a ridursi; infatti, nel 2006 il rapporto tra le attività detenute da fondi comuni, fondi pensione e assicurazioni era pari al 64.4% del PIL, mentre nel 2011 risulta inferiore di circa 12 punti percentuali. In particolare, l incidenza dei fondi comuni d investimento sulle attività finanziarie delle famiglie si è quasi 34 Barucci E. Raccolta e performance dei fondi comuni di investimento in Italia. Assogestioni Working paper, n. 1,
21 dimezzata, passando dal 9.7% del 2006 al 5.9% del Bisogna comunque precisare che questa tendenza non è circoscritta alla realtà italiana; in tutti gli altri paesi europei si è manifestata una diminuzione del peso dei fondi comuni d investimento sulle attività finanziarie detenute dalle famiglie (-2.2% in Germania, -1.8% in Francia, -2.2% in Germania, -4.8% in Spagna, -1.2% Regno Unito), con una diminuzione media, per quanto riguarda l Area Euro, pari a 3.1%. Ancora una volta l unica eccezione è rappresentata dagli Stati Uniti, in cui i fondi comuni d investimento hanno addirittura aumentato il volume delle loro attività in rapporto a quelle detenute dalle famiglie di circa lo 0.7%. Tabella 4 Incidenza del patrimonio degli investitori istituzionali sulle attività finanziarie detenute dalle famiglie e sul PIL - valori espressi in termini percentuali Voci Anno Italia Francia Germania Spagna Area euro Regno Unito Stati Uniti Fondi comuni ,7 9,7 10,5 11,7 9,8 4,3 10, ,9 6,9 8,3 6,8 6,7 3,1 11,5 Assicurazioni e fondi pensione ,6 33,9 32,4 13,7 27,6 53,9 26, ,6 37,7 36,1 15,7 31,5 53,1 27,5 di cui: fondi pensione ,9 3,8 12,1 5,9 / / 18, ,7 4,1 13,5 6,2 / / 18,5 Totale ,8 43,6 42,9 25,4 37,4 58,2 37, ,6 44,6 44,4 22,5 38,2 56,2 39 in % del PIL ,4 84,7 78,4 47, ,7 136, ,3 89,4 81, ,1 160,6 124,9 Fonte: Tavola Banca d Italia. Relazione Annuale sul 2011, Banca d Italia. Relazione Annuale sul 2011,
22 Un altra particolarità che caratterizza il sistema finanziario italiano è la composizione del portafoglio d investimento delle famiglie in cui, rispetto agli altri paesi, è presente un elevata quota di titoli obbligazionari, in particolare di titoli di Stato. Nella Tabella 5 sono riportate le percentuali delle varie tipologie di strumenti finanziari che compongono il portafoglio d investimento delle famiglie italiane. Per verificare l importanza che hanno le obbligazioni per gli investitori, basta confrontare in che percentuale sono detenute in Italia rispetto agli altri strumenti finanziari. Nel 2011 più di un quinto (20.4%) del portafoglio d investimento delle famiglie italiane è stato rappresentato da titoli obbligazionari, contro una media dell Eurozona pari al 7.5%. Questo valore, in crescita rispetto al 2010 dell 1.5%, è storicamente elevato in Italia. A questo proposito, si ricorda la figura, tipica degli anni settanta e ottanta, dello Stato come banchiere delle imprese tramite trasferimenti di risorse a loro volta acquisite dalle famiglie propense all investimento in titoli di Stato; per queste ragioni si è spesso messa in dubbio l efficienza allocativa del risparmio delle famiglie, spesso bruciato a seguito del mancato esito positivo degli investimenti compiuti da imprese non efficienti 36. Nel complesso, comunque, il portafoglio di attività finanziarie delle famiglie italiane appare ben distribuito tra i diversi strumenti, oltre alle obbligazioni (20.4%), vi è una bilanciata distribuzione tra azioni e quote di fondi comuni (25.6%), circolante e depositi (31.5%), prodotti assicurativi e previdenziali (19.1%). Analizzando il trend degli ultimi anni possiamo notare una netta diminuzione della percentuale d investimenti in azioni, partecipazioni e quote di fondi comuni d investimento, dal 34.1% del 2007 al 25.6% di fine 2011, a fronte di un aumento del circolante e dei depositi dal 27.1% del 2007 al 31.5% del 2011 (Tabella 5). Ad ogni modo, così come abbiamo visto in precedenza per le quote dei fondi comuni d investimento, questa tendenza di aumento del circolante e dei depositi e di diminuzione degli investimenti in azioni non ha riguardato soltanto l Italia, ma si è verificata in modo più o meno rilevante in tutti gli altri paesi europei. Tutto ciò testimonia che il fenomeno della transumanza del risparmiatore, definito come quel complesso di atteggiamenti e scelte 36 Nadotti L., Porzio C. e Previati D. Economia degli intermediari finanziari. Mcgraw Hill,
23 complessivamente uniformi in specifici archi temporali 37, non è più ascrivibile alle singole realtà nazionali, ma al complesso degli investitori europei. Tabella 5 Asset allocation - Le scelte degli investitori percentuali delle varie tipologie di attività finanziarie detenute in portafoglio Paesi e Anni Circolante e depositi Obbligazioni Azioni altre partecipazioni e quote di FCI di cui: quote di FCI Riserve assicurative e previdenziali Italia ,1 19,7 34,1 8, ,4 18,9 29 6,4 18, ,5 20,4 25,6 5,9 19,1 Francia ,5 1,7 29,8 8,7 34, ,6 1,6 25,3 7,3 37, ,4 1,5 23 6,9 37,7 Germania ,3 6,7 23,6 10,5 32, ,1 5,5 18,6 9, ,1 5,3 16,7 8,3 36,1 Spagna ,3 2,6 42,1 10,8 13, ,2 2,6 30,6 7,1 15, ,9 3,6 27 6,8 15,7 Area euro ,8 7,7 29,7 9, ,2 7,2 23,9 7,4 30, ,5 7,5 21,4 6,7 31,5 Regno Unito ,1 0,8 14,8 4,1 54, ,6 3,1 53, ,2 1,1 13,1 3,1 53,1 Stati Uniti ,7 9,4 47,6 11,5 28, ,5 10,6 43,7 11,6 28, ,4 9, ,5 29,2 Fonte: Tavola Banca d Italia. Relazione Annuale sul 2011, Nadotti L., Porzio C. e Previati D. Economia degli intermediari finanziari. Mcgraw Hill,
24 2.2 La raccolta e il patrimonio dei fondi comuni d investimento Dopo aver analizzato e confrontato con gli altri paesi europei il peso degli investitori istituzionali sul sistema finanziario e le scelte dei risparmiatori, in questa sezione è stata focalizzata l attenzione sulla raccolta che i fondi comuni d investimento aperti sono riusciti a compiere e il patrimonio che questi hanno in gestione. I fondi comuni d investimento di diritto italiano, secondo lo studio di Barucci (2007), hanno avuto una raccolta netta negativa già dal 2000 pari a circa 90 miliardi di euro, unica eccezione è rappresentata dal 2003 in cui vi è stata una raccolta positiva di 11 miliardi di euro 38. A fronte di questa costante raccolta negativa, il patrimonio gestito dai fondi italiani è gradualmente scemato, rappresentando già al termine del 2006 soltanto il 78% del valore massimo raggiunto nel Al contrario, in quegli anni la raccolta dei fondi esteri e roundtrip è aumentata in modo esponenziale; grazie ad essa il patrimonio gestito nel 2006, rispetto a quello del 2000, era circa il doppio per i fondi roundtrip e più del quadruplo per i fondi esteri. Osservando l andamento degli ultimi tre anni ( ) dalla Tabella 6, sembra non essersi arrestata la raccolta netta negativa dei fondi di diritto italiano aggiratasi intorno ai -97 miliardi di euro, mentre i fondi esteri e i fondi roundtrip hanno continuato a espandersi raccogliendo dal 2009 rispettivamente 20 e 5 miliardi di euro 39. Se invece ci focalizziamo soltanto sul 2011, possiamo notare che, dopo molti anni di raccolta netta positiva, i fondi roundtrip hanno invertito il loro trend; gli investitori hanno richiesto il rimborso delle loro quote per quasi 4 miliardi di euro in più rispetto a coloro che le hanno sottoscritte. Il 2011 è stato un anno sicuramente negativo anche per la raccolta dei fondi di diritto italiano che, al netto delle nuove sottoscrizioni, hanno dovuto rimborsare ai loro investitori più di 34 miliardi di euro. Seppure in modo contenuto rispetto all andamento degli anni precedenti, l unica di queste tre categorie di fondi ad aver riportato una raccolta positiva (5 miliardi di euro) nel 2011 è stata quella dei fondi esteri. Nel complesso possiamo quindi ritenere che nell ultimo anno i fondi gestiti da intermediari italiani hanno registrato ingenti riscatti di quote, e la già debole 38 Barucci E. Raccolta e performance dei fondi comuni di investimento in Italia. Assogestioni Working paper, n. 1, Assogestioni. Mappa del Risparmio Gestito,
25 raccolta degli anni precedenti ha risentito di due fattori caratteristici del 2011: la riduzione del risparmio delle famiglie e la ricomposizione dei portafogli a favore di titoli di Stato e prodotti bancari 40. Tabella 6 Raccolta netta dei fondi italiani, esteri e roundtrip - dati in milioni di euro Categoria Fondi di diritto italiano Fondi esteri Fondi roundtrip Fonte: Assogestioni Definito il flusso della raccolta in modo separato per i fondi italiani, esteri e roundtrip, occorre delineare in che modo tale flusso si è diviso nei vari compartimenti, quali azionari, bilanciati, obbligazionari, flessibili e liquidità. Negli ultimi tre anni, i settori che hanno trainato la riduzione della raccolta sono stati quelli dei fondi obbligazionari (-8 miliardi di euro) e dei fondi liquidità (-42 miliari di euro - Tabella 7). Per i fondi obbligazionari questa raccolta negativa si è concentrata prevalentemente nel 2011 (-9 miliardi di euro), rispecchiando, come detto in precedenza, un aumentata propensione all investimento diretto in titoli di Stato italiani e in prodotti bancari di medio lungo termine, favorita sia dalle deludenti performance dei fondi negli anni precedenti 41, sia da una più aggressiva strategia di offerta da parte delle banche volta a incrementare la raccolta diretta presso la clientela 42. Al contrario, i fondi liquidità, artefici principali della complessiva raccolta negativa dei fondi negli ultimi anni, hanno presentato un costante deflusso distribuito in modo omogeneo sul triennio In analogia con i fondi obbligazionari, anche la raccolta negativa dei fondi azionari si è verificata esclusivamente nel 2011 (-4 miliardi di euro), infatti, i due anni precedenti avevano mostrato segnali di ripresa dalla caduta iniziata nel Infine, dall andamento negativo della raccolta non si sottraggono nemmeno i fondi bilanciati e 40 Banca d Italia. Relazione Annuale sul 2011, Vedi infra Capitolo Vedi nota n.40 24
26 flessibili che negli ultimi tre anni hanno registrato riscatti di quote pari rispettivamente a -392 milioni e -4.7 miliardi di euro. Tabella 7 La raccolta delle singole categorie di fondi - dati in milioni di euro Categoria Azionari Bilanciati Obbligazionari Liquidità Flessibili Fonte: Assogestioni Analizzato l andamento della raccolta, possiamo notare come questo ha inciso sulla divisione del patrimonio dei fondi comuni d investimento, che rappresenta il 5.9% delle attività finanziarie detenute dalle famiglie italiane (Tabella 1), tra fondi italiani, esteri e roundtrip al termine del Circa il 63% è gestito da fondi di diritto estero, in particolare il 40% appartiene a fondi comuni di diritto estero istituiti da intermediari italiani (fondi roundtrip) e solo il 23.8% fa capo a fondi istituiti da intermediari esteri; la restante parte (36%) è invece amministrata da fondi di diritto italiano (Grafico 1). I fondi roundtrip, grazie alla loro raccolta positiva dell ultimo decennio e a quella negativa dei fondi di diritto italiano, rappresentano la categoria che ormai detiene la percentuale più elevata del complessivo patrimonio dei fondi. Coerentemente ai dati riportati per la raccolta, la perdita del patrimonio dei fondi comuni di diritto italiano si è concentrata soprattutto negli ultimi tre anni; difatti, soltanto a dicembre 2008 questa categoria deteneva più della metà (52.9%) di tutto il patrimonio dei fondi operanti in Italia (Grafico 1). Inoltre, la raccolta positiva dei fondi esteri degli ultimi tre anni 43, di gran lunga superiore a quella dei fondi roundtrip, ha permesso a questa categoria di raddoppiare la percentuale del proprio patrimonio relativo (dal 13% del 2008 al 23.8% del 2011) e, dato che nel 2011 soltanto questa tipologia di fondi ha realizzato una 43 Oltre 20 miliardi di euro vedi supra Tabella 6 25
27 raccolta netta positiva 44, è molto probabile che gli operatori esteri siano destinati nei prossimi anni ad assumere un ruolo dominante nel panorama del risparmio gestito italiano (Grafico1). Si è poi riportata la divisione del patrimonio tra le macro-categorie definite secondo lo schema di Assogestioni riportato in precedenza 45, con l aggiunta di una categoria residuale (Altri) in cui sono inseriti i fondi speculativi e i fondi non classificabili. Anche se nel 2011 si è accentuata la propensione a investire in modo diretto in obbligazioni, in particolare in titoli di Stato, piuttosto che attraverso degli investitori istituzionali, i fondi obbligazionari detengono ancora la percentuale maggiore (43.3%) del patrimonio complessivo (Grafico 2). Poco più di un quinto (22.1%) è detenuto dai fondi azionari, mentre i fondi flessibili e i fondi liquidità gestiscono rispettivamente il 14.5% e l 11.6%. Confrontando i dati dell ultimo trimestre del 2008 sulla distribuzione del patrimonio, può sembrare che vi sia stata un espansione dei fondi azionari e dei fondi obbligazionari visto che nel 2008 detenevano rispettivamente il 16.8% e il 39.1% (Grafico 2). In realtà le stime riportate sulla raccolta realizzata dai fondi ci suggeriscono che negli ultimi tre anni i fondi obbligazionari hanno presentato un deflusso netto di circa 8 miliardi di euro, mentre i fondi azionari non hanno raccolto 44 5 miliardi di euro vedi supra Tabella 6 45 Vedi supra par
28 più di 355 milioni di euro (Tabella 4). Dunque, la crescita del patrimonio è solo relativa e non è attribuibile a una maggior raccolta di queste due macro-categorie di fondi, bensì al rimborso più consistente che gli investitori hanno richiesto per le quote dei fondi liquidità. Com è stato esposto nella sezione precedente, i fondi liquidità hanno riportato tra il 2009 e il 2011 una raccolta netta negativa di 42 miliardi di euro, e hanno visto diminuire la propria partecipazione al patrimonio detenuto complessivamente dai fondi aperti dal 20.7% di dicembre 2008 all 11.6% dell ultimo trimestre del 2011, e aumentare il peso relativo dei fondi azionari e obbligazionari di circa il 10% in totale, senza che queste ultime due macro-categorie abbiano realizzato un afflusso positivo di capitali. Approssimativamente stabili, invece, sono le percentuali di patrimonio detenute dai fondi flessibili e dai fondi bilanciati, che hanno subito lievi variazioni da fine 2008, pari a +1.8% per i primi e +0.3% per i secondi (Grafico 2). Infine, bisogna precisare che, anche se particolarmente accentuata nella realtà italiana, nel 2011 la perdita di patrimonio dei fondi comuni d investimento si è realizzata mediamente in tutta Europa. Stando ai dati della European Fund and Asset Management Association, il totale degli asset gestiti in Europa, soltanto nella prima metà del 2011 si è ridotto dello 0.5% passando dagli miliardi di euro del dicembre 27

References: art.1
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 Art. 1
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 Art. 36
 Art. 41
 Art. 38
 Art. 37
 Art. 10
 Art. 16
 Art. 15
 Art. 8