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1 Da Pomigliano a Mirafiori: viaggio nell attualità del diritto sindacale italiano Atti del convegno Università di Pavia, 3 febbraio 2011 a cura di Mariella Magnani - Marco Ferraresi P a v i a U n i v e r s i t y P r e s s Editoria scientifica
2 Editoria scientifica
4 Università degli Studi di Pavia UNIONE GIURISTI CATTOLICI DI PAVIA BEATO CONTARDO FERRINI Da Pomigliano a Mirafiori: viaggio nell attualità del diritto sindacale italiano Atti del Convegno dell Unione Giuristi Cattolici di Pavia Beato Contardo Ferrini e del Dipartimento di Studi giuridici Università di Pavia, 3 febbraio 2011 a cura di Mariella Magnani Marco Ferraresi
5 Da Pomigliano a Mirafiori: viaggio nell attualità del diritto sindacale italiano : atti del convegno dell Unione Giuristi Cattolici di Pavia Beato Contardo Ferrini e del Dipartimento di studi giuridici : Università di Pavia, 3 febbraio 2011 / a cura di Mariella Magnani, Marco Ferraresi. - Pavia : Pavia University Press, [VI], 58 p. ; 24 cm. ISBN In testa al front.: Università degli studi di Pavia, Unione Giuristi Cattolici di Pavia Beato Contardo Ferrini 1. Pomigliano d Arco - Mirafiori - Diritto sindacale - Contratti collettivi aziendali - Congressi - Pavia I. Magnani, Mariella II. Ferraresi, Marco III. Unione giuristi cattolici di Pavia Beato Contardo Ferrini IV. Università degli Studi di Pavia : Dipartimento di Studi Giuridici CDD-22 Contrattazione collettiva e vertenze sindacali. Italia Mariella Magnani Marco Ferraresi, 2012 Pavia ISBN: Nella sezione Editoria scientifica Pavia University Press pubblica esclusivamente testi scientifici valutati e approvati dal Comitato scientifico-editoriale. I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i paesi. La fotoriproduzione per uso personale è consentita nei limiti e con le modalità previste dalla legislazione vigente. In copertina: fotografia di Marco Ferraresi Prima edizione: febbraio 2012 Pubblicato da: Pavia University Press Edizioni dell Università degli Studi di Pavia Via Ferrata, Pavia <http://www.paviauniversitypress.it> Stampato in Italia da Print Service Strada Nuova, Pavia
6 Sommario Gli effetti dell accordo di Pomigliano sulle relazioni industriali Mariella Magnani...1 Contratti collettivi separati e accesso ai diritti sindacali nel prisma degli accordi Fiat del 2010 Andrea Bollani...9 Accordi incostituzionali? Disamina dei contenuti dei contratti collettivi di Pomigliano e Mirafiori Marco Ferraresi...23 Da Pomigliano a Mirafiori: il punto di vista di Confindustria Andrea Viola...35 Cosa ci lasciano gli accordi di Pomigliano e Mirafiori Roberto Benaglia...41 Il caso Fiat: una prospettiva pastorale Don Walter Magnoni...47 Le vicende di Pomigliano e Mirafiori: spunti di Dottrina sociale della Chiesa Don Giovanni Lodigiani...53 Il punto di vista dell Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti Fausto Benzi...55 English Abstract...59
8 Gli effetti dell accordo di Pomigliano sulle relazioni industriali Mariella Magnani Professore ordinario di Diritto del lavoro, Università di Pavia 1. Gli accordi Fiat e lo scossone sullo stato letargico delle relazioni industriali In principio è stato l accordo di Pomigliano d Arco del 15 giugno 2010 che ha rappresentato una sorta di scossone sullo stato letargico delle relazioni industriali ed anche del dibattito accademico. Innanzitutto, sullo stato letargico delle relazioni industriali. Ha colpito, provocando appunto una sorta di scossone, l inusuale presa d iniziativa da parte imprenditoriale: segnatamente, di una grande impresa globalizzata (Tosi 2010; Carinci 2010) che, dunque, ha potuto muoversi tra le sponde di diversi e contrapposti modelli di relazioni industriali, da quello americano a quello serbo. Dall accordo di Pomigliano, poi, sono venute, quasi a cascata, la disdetta di Federmeccanica del contratto collettivo nazionale di lavoro del 20 gennaio 2008 (Maresca 2010; Tursi 2010), con decorrenza dal 2012 e, soprattutto, la stipulazione, in data 29 settembre 2010, tra Federmeccanica e FIM e UILM di un intesa che consente a livello territoriale di raggiungere «specifiche intese modificative, anche in via sperimentale o temporanea, di uno o più istituti disciplinati dal presente CCNL e degli accordi dallo stesso richiamati» (art. 4-bis, CCNL del 15 ottobre 2009, introdotto nel 2010). Questa intesa prevede le condizioni in presenza delle quali si potranno introdurre deroghe (crisi occupazionali o significativi progetti di investimento) e le procedure per la loro introduzione: l accordo aziendale stipulato da impresa e r.s.u., sia pure con l assistenza delle Associazioni industriali e delle strutture territoriali delle organizzazioni sindacali, è trasmesso «per la sua validazione» alle parti stipulanti il CCNL e in assenza di un pronunciamento entro venti giorni, acquista efficacia; l intesa modificativa non potrà riguardare «i minimi tabellari, gli aumenti periodici di anzianità e l elemento perequativo» oltreché come è ovvio «i diritti individuali derivanti da norme inderogabili di legge». Si tratta finalmente dell attuazione, per il settore metalmeccanico, delle previsioni dell accordo-quadro del 22 gennaio 2009 e dell accordo interconfederale del 15 aprile 2009, che demandano, appunto, ai contratti nazionali di consentire «intese per modificare, in tutto o in parte, anche in via sperimentale e temporanea, singoli istituti economici o normativi disciplinati dal contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria» (in tema, Magnani 2009). L accordo di Pomigliano ha dunque accelerato il processo di riequilibrio dei rapporti tra contratto nazionale e contratto aziendale, già prefigurato dall accordo-quadro del E la previsione espressa della possibilità di deroga al contratto nazionale rende ovviamente meno problematica l efficacia dell eventuale contratto derogatorio nei
9 2 Mariella Magnani confronti dei singoli lavoratori: esso si applicherà a tutti coloro ai quali troverà applicazione il contratto nazionale. Successivamente, con un escalation o un precipitare? di eventi tanto rapida quanto impressionante, è stato lo stesso ruolo del contratto nazionale, con la sua disciplina onnipervasiva e certamente, in alcune parti, obsoleta, ad essere messo in discussione. Appartiene agli ultimi sviluppi la stipulazione prima, in data 23 dicembre 2010, per la Joint Venture che opererà a Mirafiori e poi, in data 29 dicembre 2010, per i lavoratori che passeranno a Fabbrica Italia Pomigliano di un contratto, non derogatorio, ma sostitutivo del CCNL. Con conseguenze rilevantissime, tra l altro, come vedremo, sul piano della rappresentanza sindacale in azienda. Ma non ci sono stati solo Pomigliano e Mirafiori. Anche in altri settori, dove pure il ruolo del contratto nazionale non è al momento messo in discussione, va registrato un inedito, per il nostro sistema, spostamento dell asse delle relazioni industriali a livello aziendale (o di gruppo). Si pensi all esperienza dei contratti collettivi in deroga, anche ai livelli retributivi, stipulati nel settore bancario con lo scopo di promuovere l occupazione (ad esempio l accordo per il sostegno all occupazione tra Intesa San Paolo s.p.a. e le delegazioni di gruppo delle oo.ss. stipulati rispettivamente il 2 febbraio 2010 e il 3 novembre 2010). Solo gli eventi ci diranno se si tratta di una tendenza destinata a consolidarsi, fino a determinare un mutamento di paradigma, che, ad oggi, vede la centralità del contratto collettivo di categoria. È però prevedibile che da questo sommovimento la disciplina (e dunque il ruolo) del contratto nazionale uscirà alleggerita e, forse, specializzata per settori e/o comparti (nella categoria dei metalmeccanici si ipotizza, ad esempio, di dettare una disciplina speciale per il comparto auto, anche al fine di scongiurare l uscita di Fiat dal sistema confindustriale: cfr. Ichino 2010). 2. Accordi derogatori e accordi separati: le difficoltà del diritto sindacale Allo stato, quanto sta avvenendo nel nostro sistema di relazioni industriali pone ai giuristi una serie di problemi non in sé inediti, ma con inedita intensità, tanto da evidenziare vere e proprie aporie nella riflessione scientifica degli studiosi del diritto sindacale (Pessi 2010; Carinci 2010). I contratti di cui stiamo trattando sia quello in deroga, sia quelli sostitutivi del contratto nazionale sono contratti separati (Maresca 2010; Santoro Passarelli 2010; Bellocchi 2010; Voza 2010; Lassandari 2010; Lambertucci 2010), nel senso che non sono sottoscritti da tutti i sindacati tradizionalmente partecipi del sistema di contrattazione collettiva: in particolare, non sono stati sottoscritti dalla FIOM, che, peraltro, non ha sottoscritto neppure il CCNL del 2009, così come la CGIL non ha sottoscritto l accordo-quadro sugli assetti contrattuali del 22 gennaio Il fatto che la CGIL abbia sottratto la sua disponibilità, facendo venir meno l unicità dell ordine contrattuale, enfatizza il problema dell ambito soggettivo di efficacia dei contratti collettivi (nell inattuazione dell art. 39 Cost.) così come dei rapporti tra contratti collettivi di diverso livello, e altre questioni che ne costituiscono il corollario,
10 Atti del convegno «Da Pomigliano a Mirafiori» 3 con inedite accentuazioni. Di qui l invocazione, da più parti, di salvifici, quanto improbabili, interventi legislativi sulla rappresentatività sindacale e sull efficacia della contrattazione collettiva. Si tratta, come tutti sanno, di una questione annosa e difficilmente risolvibile, più che altro per la contrapposizione esistente tra le due anime del nostro sindacalismo, che si traduce poi, nella difficoltà di individuare criteri condivisi per la misurazione della rappresentatività (il criterio associativo, suggerito all art. 39 Cost., ovvero quello elettivo) nonché nella diversa visione della rilevanza degli istituti della democrazia diretta, considerata da una parte del nostro sindacato come potenzialmente pericolosa per la stessa concezione di democrazia sindacale rappresentativa (Cella Treu 2009; Magnani 2009). E probabilmente la dottrina, prima o piuttosto che addentrarsi in tali invocazioni, dovrebbe tentare di colmare quelle incredibili aporie e verificare se i problemi denunciati non siano risolvibili alla luce dei principi di libertà sindacale e autonomia contrattuale che ci hanno guidato nella costruzione del diritto sindacale. Nell analisi dell accordo di Pomigliano, prima, e di Mirafiori, poi, i giuristi, naturalmente attratti dai profili istituzionali, tendono invece a privilegiare la questione, certo non secondaria, ma non esclusiva, dell efficacia della contrattazione separata e delle (future) regole della rappresentatività sindacale nella contrattazione collettiva. Si tratta di un dibattito, come detto, conosciuto e che, attesa la situazione di stallo che lo caratterizza, appare persino un po rituale. Come ho già avuto occasione di osservare in altra sede (Magnani 2011), è opportuno attendere gli esiti della negoziazione tra le parti sindacali. Questa è una materia di loro specifica pertinenza perché i criteri per la misurazione della rappresentatività e, dunque, per il conferimento di efficacia erga omnes ai contratti possono essere differenti a seconda che quello aziendale tenda a divenire il livello centrale di contrattazione ovvero essa debba inserirsi nel quadro della contrattazione di superiore livello (nazionale). E della struttura contrattuale sono arbitri (e dovrebbero continuare a restare tali, in un quadro normativo imperniato sulla libertà sindacale) gli attori del sistema di relazioni sindacali. Solo come extrema ratio, in mancanza di regole condivise, e in presenza di un pluralismo sindacale bloccato, si può ipotizzare la consacrazione legislativa del metodo Mirafiori, vale a dire del referendum successivo all accordo aziendale, promosso dalla coalizione sindacale che, non rappresentando la maggioranza dei lavoratori, intenda conferirgli efficacia erga omnes. 3. I contenuti: orari di lavoro, contrasto all assenteismo e clausola di responsabilità Non ci si può invero esimere dall entrare nel merito dei contenuti degli accordi di Pomigliano e di Mirafiori. Solo così si comprendono veramente i problemi che oggi solleva la regolazione dei rapporti di lavoro e dunque la direzione delle relazioni industriali. Alla base degli accordi vi è un nuovo modello di organizzazione del lavoro, fondato sui criteri organizzativi, di matrice giapponese, della WCM (World Class Manufacturing) e, nell ambito della WCM, sulla nuova metrica del lavoro del sistema Ergo-UAS. In particolare, il sistema Ergo-UAS considera gli aspetti ergonomici, correlando fatica e du-
11 4 Mariella Magnani rata della prestazione: sicché un operazione più faticosa viene premiata con un maggior tempo di esecuzione (Brollo 2010; Carinci 2010). Si è rilevato che se, sulla carta, il sistema migliora gli aspetti ergonomici della prestazione di lavoro, nella prassi sembra rappresentare uno strumento idoneo a comprimere i tempi per l esecuzione di una determinata prestazione e, dunque, una progressiva intensificazione dell uso della forza lavoro (Gallino 2010). La disciplina contenuta negli accordi, non solo per quanto riguarda l orario di lavoro, ma anche per quanto riguarda il contrasto all assenteismo e la cd. clausola di responsabilità, si spiega così meglio, secondo alcuni commentatori (Brollo 2010), proprio alla luce dell adozione del sistema WCM e Ergo-UAS, che, aumentando l intensità e la velocità della produzione, farebbe divenire l intero sistema più vulnerabile. In primo luogo, le più significative disposizioni concernono l orario di lavoro e i riposi. L obiettivo è quello della saturazione degli impianti, imposto dall investimento di capitale necessario perché oggi una fabbrica di automobili possa competere sullo scenario mondiale (De Luca Tamajo 2010b). Nell accordo di Pomigliano si prevede che gli impianti dovranno funzionare su 18 turni. La distribuzione dei giorni di lavoro di ciascun dipendente alterna una settimana di 6 giorni lavorativi ed una di 4, con settimane lavorative di 48 ore di lavoro, settimane di 40, altre di 32 e, talvolta, anche di 24. Nell accordo di Mirafiori sono previsti due possibili sistemi di turnazione: su 15 turni (tre turni giornalieri per cinque giorni alla settimana, un riposo a scorrimento) e su 18 turni (tre turni giornalieri per sei giorni alla settimana, con il diciottesimo non lavorato ma retribuito). Nel dibattito apertosi in materia, si conviene che, in gran parte, l impianto degli accordi relativamente all orario di lavoro si assesta nei confini della normativa italiana e perfino del CCNL, pur estendendo al massimo i limiti della derogabilità (Carinci 2010; Brollo 2010; Bavaro 2010). Ma probabilmente alla stessa conclusione deve pervenirsi per i punti invero più discussi nel dibattito politico-sindacale e dottrinale, vale a dire la clausola sull assenteismo e quella cd. di responsabilità. Proprio su questi punti gli accordi sono stati oggetto, non solo di differenti valutazioni di opportunità, ma perfino di fortemente discordanti valutazioni giuridiche, arrivandosi addirittura a prefigurare una loro possibile invalidità per violazione di norme costituzionali (Bavaro 2010). È vero che l accordo di Pomigliano e il successivo accordo di Mirafiori, che lo ricalca non solo segna un regresso nelle tutele dei lavoratori, nel nome della tanto invocata flessibilità, ma addirittura arriva a minare le garanzie costituzionali? Come ha dimostrato la riflessione successiva, chi, nell immediatezza, ha risposto positivamente, ha dato una risposta emotiva e non meditata. Certo non può dirsi incostituzionale la clausola relativa all assenteismo dell accordo di Pomigliano (cfr. art. 8), con la quale si prevede che, «per contrastare forme anomale di assenteismo che si verifichino in occasione di particolari eventi non riconducibili a forme epidemiologiche, quali, in via esemplificativa ma non esaustiva, astensioni collettive dal lavoro, manifestazioni esterne, messa in libertà per causa di forza maggiore o per mancanza di forniture, le Parti [ ] individuano quale modalità efficace la non copertura retributiva a carico dell azienda nei periodi di malattia correlati al periodo dell evento [ ]». Una copertura
12 Atti del convegno «Da Pomigliano a Mirafiori» 5 retributiva giova ricordarlo non imposta dalla legge ma prevista dai contratti collettivi nazionali che mai hanno avuto il coraggio di rimuoverla, sia pure parzialmente. Si potrà obiettare: il lavoratore veramente malato ne farebbe ingiustamente le spese; ma, mentre il suo trattamento non ne verrebbe complessivamente intaccato, enormi sarebbero le ricadute positive per l intero sistema. Peraltro, l applicazione del meccanismo sanzionatorio non è ineluttabile, essendo stata prevista la costituzione di una Commissione paritetica, «per esaminare i casi di particolari criticità a cui non applicare quanto sopra previsto» (cfr., sulla clausola e sui problemi interpretativi che essa solleva, Balletti 2010; Bavaro 2010). 4. Segue Non è poi incostituzionale la cd. clausola di responsabilità, presente sia negli accordi Pomigliano che nell accordo Mirafiori, su cui subito si è concentrata l attenzione, essendosi ravvisata in essa addirittura una violazione del diritto di sciopero. Come giustamente è stato notato (De Luca Tamajo 2010a), l intesa di Pomigliano ha portato alla ribalta un ulteriore profilo di criticità delle nostre relazioni industriali: la scarsa effettività o esigibilità degli impegni contrattuali assunti dalla parte sindacale (e talora dalla parte imprenditoriale). Ebbene, l accordo, a sostegno dei compromessi raggiunti, adotta, accanto alle clausole di inscindibilità e di risoluzione espressa, altri meccanismi giuridici diretti a rafforzare l effettività delle regole attraverso un apparato sanzionatorio produttivo di costi diretti in capo anzitutto ai soggetti collettivi, ma anche in capo ai singoli (Tosi 2010). Con riguardo alla clausola di responsabilità, essa vuole fondare e rendere effettivamente sanzionabile l impegno dei sindacati ad astenersi da «comportamenti idonei a rendere inesigibili le condizioni concordate per la realizzazione del piano» (art. 11, Accordo di Pomigliano del 15 giugno 2010), in primis dalla proclamazione (o anche dalla semplice indifferenza nei confronti) di scioperi contro l accordo, attraverso la previsione di una penalizzazione economica per quanto riguarda la trattenuta dei contributi sindacali e i permessi sindacali previsti dal contratto (sia nazionale sia aziendale). Si tratta di obblighi di tregua in capo alle associazioni sindacali con la predeterminazione delle conseguenze in caso di inadempimento. Da tempo del resto si discute della scarsa giustiziabilità delle clausole di tregua e si è notata la tendenza, da parte dei soggetti collettivi, a rafforzare in via autonoma la regolamentazione dei rapporti intersindacali, predeterminando autonomamente le conseguenze dell inadempimento delle regole del gioco, ivi comprese le clausole di tregua (Magnani 1990). Per i singoli lavoratori, dispone invece l art. 15 dell accordo di Pomigliano («Clausole integrative del contratto individuale di lavoro»). Prevedendo che la violazione, da parte dei medesimi, delle disposizioni contenute nell accordo costituirà infrazione disciplinare, essa sembra ascrivibile al capitolo dell adempimento inesatto o parziale della prestazione lavorativa, più che a quello dell esercizio del diritto di sciopero (Tosi 2010; vedi invece Bavaro 2010). Ma va chiarito che, anche se si ritenesse contenere un impegno di tregua riferito ai singoli, il contrasto con l art. 40 Cost. sarebbe tutt altro
13 6 Mariella Magnani che scontato. La riproduzione tralaticia della tesi della titolarità individuale del diritto di sciopero che comporterebbe l invalidità di una clausola di tregua con valenza normativa non tiene conto delle precisazioni e delle circoscrizioni operate negli ultimi decenni dalla dottrina (Magnani 1990). Vi è una vera e propria aporia nella riflessione scientifica che, trovato comodo albergo nella sacralità del diritto di sciopero, non si è mai, nel suo complesso, confrontata con le ricostruzioni che hanno sottoposto a vaglio critico l opinione tradizionalmente trasmessa. Ebbene, l art. 40 della Cost. non esclude affatto che una clausola di tregua sindacale possa assumere valenza normativa. Come è stato evidenziato fin dagli anni settanta dal padre del nostro diritto sindacale (Giugni 1973), e poi ribadito negli anni 90 in connessione con la ripresa degli studi sulle clausole di tregua sindacale, la questione della efficacia normativa ovvero obbligatoria della clausola di tregua è questione meramente interpretativa. Certo, una volta ammessa, almeno in astratto, la idoneità della clausola di tregua ad assumere valenza normativa assume evidentemente più spessore il problema della sua compatibilità con l art. 40 Cost. Ma una possibile linea di soluzione è stata tracciata dalla stessa Corte di Cassazione (10 febbraio 1971, n. 357), attraverso la distinzione tra rinuncia al diritto di sciopero e semplice regolamentazione del suo esercizio, normalmente connaturata alla clausola di tregua. E colpisce che l unica sentenza della Cassazione in materia non venga neppure ricordata, magari per sottoporla a serrata critica. 5. Rappresentanza sindacale aziendale e diritti sindacali Dal punto di vista del funzionamento del sistema, la questione più rilevante concerne le rappresentanze sindacali aziendali. Gli accordi Mirafiori e Pomigliano del dicembre 2010 segnano il rifiuto del modello delle r.s.u. e un ritorno al modello delle r.s.a. Con l adozione di questo modello la FIOM, per non essere firmataria di alcun contratto collettivo, non potrebbe costituire rappresentanze sindacali aziendali ex art. 19 St. lav. e godere dei diritti sindacali previsti dal Titolo III dello Statuto dei lavoratori. Non ci si vuole qui intrattenere sul punto specifico se il venir meno dei diritti sindacali si produrrà immediatamente, al passaggio dei lavoratori alle nuove società, cui si applicherà il «contratto collettivo specifico di primo livello» negoziato dalle parti o se potranno aversi effetti temporanei di trascinamento del vecchio sistema. Resta il fatto che proprio quanto occorso nel caso Fiat disvela compiutamente il mutamento di natura e di funzione del nuovo testo dell art. 19 St. lav., risultante dall amputazione referendaria del 1995, rispetto alla natura e alla funzione originarie (Giugni 1995). Un mutamento di natura e di funzione non evidenziato compiutamente neppure nella sentenza n. 244 del 1996 della Corte Costituzionale, che, come è noto, ha respinto l eccezione di illegittimità costituzionale sollevata in relazione agli artt. 3 e 39 Cost., in presenza di un contesto sindacale e contrattuale ben diverso da quello evidenziato nel caso Fiat. L esito dell esclusione dai diritti sindacali di una componente sindacale importante e, in ipotesi, maggioritaria in azienda, a causa del dissenso sul contenuto di un determinato contratto collettivo, è razionalizzabile nel sistema? Se sì, bisogna farsi carico di una diversa lettura del Titolo III dello Statuto dei lavoratori, non più
14 Atti del convegno «Da Pomigliano a Mirafiori» 7 in chiave promozionale, come invece di continuo stancamente si ripropone. È necessaria su questo snodo del diritto sindacale quella riflessione di cui già sottolineava l esigenza Gino Giugni a pochi mesi dal referendum del 1995 e mai veramente compiuta (Giugni 1995). 6. Dopo Mirafiori, cosa? Passiamo, per così dire, nuovamente dalla storia alla cronaca. L impressione diffusa è che dopo Pomigliano e dopo Mirafiori nulla, nelle relazioni industriali, resterà come prima. È questo che si vuole esprimere quando si parla di shock, di scossone, di svolta; anche se poi diviene difficile prevedere a quali cambiamenti lo scossone potrebbe dare origine. Il quadro delle relazioni intersindacali è troppo fluido per consentire di fare previsioni. E deve indurre alla prudenza, specie nella formulazione di proposte di riforma legislativa del sistema contrattuale. Si tratta di un sistema che ha fin qui funzionato, nelle condizioni fisiologiche di unità di azione dei principali sindacati. È prudente allora attendere la definizione dei rapporti intersindacali, prima di avventurarsi in tali proposte. In definitiva, come è stato ammonito (Carinci 2011), è meglio prendersi tutti, nessuno escluso uno spatium deliberandi, tanto più che Pomigliano e Mirafiori conosceranno lunghi periodi di Cig e che è estremamente importante vedere se gli impegni assunti da Fiat saranno mantenuti nei tempi previsti. Bibliografia Balletti, E. (2010), La questione assenteismo nell accordo Fiat 15 giugno 2010, «Bollettino Adapt», relazione al seminario di Bertinoro (15-16 ottobre 2010). Bavaro, V. (2010), Contrattazione collettiva e relazioni industriali nell archetipo Fiat di Pomigliano d Arco, «Quaderni di rassegna sindacale» 2010/3. Bellocchi, P. (2010), La rappresentatività degli attori negoziali, «Giornale di diritto del lavoro e di relazioni industriali», 2010, p. 303 ss. Brollo, M. (2010), Lo shock di Pomigliano sul diritto del lavoro: il rapporto individuale, «Argomenti di diritto del lavoro», 2010, p ss. Carinci, F. (2010), Se quarant anni vi sembran pochi: dallo statuto dei lavoratori all accordo di Pomigliano, «Argomenti di diritto del lavoro», 2010, p. 581 ss. Carinci, F. (2011), La cronaca si fa storia: da Pomigliano a Mirafiori, «Argomenti di diritto del lavoro», 2011, p. 11 ss. Cella, G.P. Treu, T. (2009), Relazioni industriali e contrattazione collettiva, il Mulino, Bologna, De Luca Tamajo, R. (2010a), Accordo di Pomigliano e criticità nel sistema di relazioni industriali italiane, «Rivista italiana di diritto del lavoro», 2010/1, p. 797 ss. De Luca Tamajo, R. (2010b), L accordo di Pomigliano: una storia italiana, «Argomenti di diritto del lavoro», 2010, p ss. Gallino, L. (2010), La globalizzazone dell operaio, «La Repubblica», 14 giugno 2010.
15 8 Mariella Magnani Giugni, G. (1973), L obbligo di tregua: valutazioni di diritto comparato, «Rivista di diritto del lavoro», 1973/1, p. 23. Giugni, G. (1995), La rappresentanza sindacale dopo il referendum, «Giornale di diritto del lavoro e di relazioni industriali», 1995, p. 357 ss. Ichino, P. (2010), The American Job, «Il Foglio», 14 dicembre Lassandari, A. (2010), Problemi e ricadute della contrattazione separata, «Giornale di diritto del lavoro e di relazioni industriali», 2010, p. 323 ss. Magnani, M. (1990), Contratto collettivo e governo del conflitto, «Giornale di diritto del lavoro e di relazioni industriali», 1990, p. 687 ss. Magnani, M. (2009), I nodi attuali del sistema di relazioni industriali e l accordo quadro del 22 gennaio 2009, «Argomenti di diritto del lavoro», 2009, p ss. Magnani, M. (2011), Dopo Mirafiori, cosa?, «Bollettino Adapt», 17 gennaio 2011, n. 2. Maresca, A. (2010), Accordi collettivi separati: tra libertà contrattuale e democrazia sindacale, «Rivista italiana di diritto del lavoro», 2010/1, p. 29 ss. Pessi, R. (2010), La contrattazione in deroga: il caso Pomigliano, «Argomenti di diritto del lavoro», 2010, p ss. Santoro Passarelli, G. (2010), Efficacia soggettiva del contratto collettivo: accordi separati, dissenso individuale e clausola di rinvio, «Rivista italiana di diritto del lavoro», 2010/1, p. 487 ss. Tosi, P. (2010), Lo shock di Pomigliano sul diritto del lavoro: il sistema collettivo, «Argomenti di diritto del lavoro», 2010, p ss. Tursi, A. (2010), Disdetta, recesso, ultrattività, relazione al Seminario di Bertinoro (15-16 ottobre 2010). Voza, R. (2010), Effettività e competenze della contrattazione decentrata nel lavoro privato alla luce degli accordi del 2009, «Giornale di diritto del lavoro e relazioni industriali», 2010, p. 361 ss.
16 Contratti collettivi separati e accesso ai diritti sindacali nel prisma degli accordi Fiat del 2010 Andrea Bollani Professore associato di Diritto del lavoro, Università di Pavia 1. Introduzione È stato detto da più parti che le recenti vicende sindacali, che hanno interessato il gruppo Fiat, segnano un evoluzione, non di poco conto, delle nostre relazioni industriali. Si è parlato di «shock» (De Luca Tamajo 2010; Tosi 2010; Brollo 2010; Pessi 2010), di «scossone» (Magnani 2011); si è detto anche che dopo questi accordi sindacali «nulla sarà più come prima» (Proia 2010). Invero, se proiettiamo questi accadimenti sui problemi giuridici ad essi sottesi (quindi, sui problemi del diritto sindacale), finiamo in larga misura per tuffarci in molte questioni del passato, mai compiutamente risolte, benché rimaste sopite o attutite nei periodi di unità dell azione sindacale. Se, con una finzione antropomorfa, noi immaginassimo il diritto sindacale italiano come una persona in viaggio, probabilmente ben gli si attaglierebbero le suggestive parole di Italo Calvino ne Le città invisibili, là dove l autore narra le ricerche del suo Marco Polo ricordandoci che «arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d avere». Fuor di metafora, la novità del contesto e delle sfide indotte dalla globalizzazione, dalla competizione internazionale, dall esigenza di intensificazione e maggiore efficienza della produzione da tutto quell insieme di cose, insomma, su cui si è ormai formata, da un lato, una vastissima letteratura socioeconomica e, dall altro, sono ormai andati consolidandosi veri e propri luoghi comuni ha fatto venire (o tornare) al pettine tutta una serie di nodi irrisolti del nostro diritto sindacale; nodi che, appunto, ci eravamo in qualche modo dimenticati di avere o che, quanto meno, avevamo potuto trascurare perché sdrammatizzati dall autocomposizione sociale attuata e realizzata con un sistema contrattuale e sindacale unitario. Come è sempre accaduto nella storia del movimento sindacale italiano, i fenomeni di rottura dell unità sindacale finiscono per riproporre con prepotenza i problemi giuridici classici: l ambito soggettivo di efficacia del contratto collettivo e l erga omnes, il rapporto tra i livelli contrattuali e la derogabilità dell uno ad opera dell altro, il recesso dal contratto e persino l ultrattività, l efficacia delle clausole di tregua, e così via enumerando. Ciascuno dei problemi ora sommariamente evocati tende peraltro ora a riproporsi non senza coloriture particolari, indotte dalla specificità della vicenda Fiat, assumendo sembianze parzialmente inedite e introducendo interrogativi capaci di generare riflessioni almeno in parte nuove.
17 10 Andrea Bollani È questo il caso, ad esempio, dell accesso ai diritti sindacali in azienda, che l art. 19 St. lav. riserva, come noto, alle sole associazioni sindacali «firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell unità produttiva». Si tratta, certo, di un tema già ampiamente discusso in passato, prima e dopo la manipolazione referendaria del 1995, ma che non aveva mai assunto una rilevanza così acuta, come nel caso Fiat, ove ad essere escluso dai diritti dispensati dal Titolo III dello Statuto è ora il sindacato (la Fiom) che, sebbene non firmatario dei discussi contratti aziendali di Pomigliano e Mirafiori, vanta nella categoria e nell azienda un rilevante (probabilmente il maggiore, rispetto a ciascuno degli altri sindacati) numero di iscritti. In relazione a questo e ad altri profili, ce n è dunque quanto basta perché la dottrina torni a concentrarsi sul diritto sindacale, se è vero che, come ha scritto recentemente uno studioso commentando il consolidarsi di un modello (non più solo Pomigliano, ora anche Mirafiori), siamo di fronte alla cronaca che si fa storia (Carinci 2011). Rifuggendo doverosamente dalla tentazione di divagare sulle grandi questioni della politica economica, dell attrazione degli investimenti e del futuro economico ed industriale del nostro Paese questioni, queste, pur fondamentali e chiaramente incombenti sullo sfondo occorre anzitutto compiere, dalla visuale del giurista, uno sforzo teso a separare il piano del discorso gius-sindacale da quello, che pure non può essere ignorato, in cui si situano problemi di carattere più prettamente politico-sindacale. In queste pagine saranno affrontati due ordini di questioni. Il primo profilo investe la questione dell ambito soggettivo di efficacia degli accordi separati e del loro rapporto con i contratti collettivi precedenti. Connessi a questi temi sono anche il significato e la portata del referendum e, sullo sfondo, l eventualità/opportunità di un intervento legislativo che sciolga i nodi della misurazione della rappresentatività e/o dell erga omnes, almeno a livello aziendale. Il secondo profilo concerne invece la costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali e l accesso ai diritti sindacali, che gli accordi separati Fiat del 23 dicembre 2010, per lo stabilimento di Mirafiori, e del 29 dicembre 2010, per Fabbrica Italia Pomigliano, riconoscono ai soli sindacati stipulanti, sul presupposto della ritenuta inapplicabilità di altri contratti collettivi. 2. Il caso Fiat: breve cronistoria La vicenda è nota (De Luca Tamajo 2011), ma va comunque brevemente ripercorsa. Antefatti non irrilevanti sono gli accordi interconfederali anch essi separati (o, altrimenti detto, non unitari: Bellocchi 2010) del 2009: l accordo quadro del 22 gennaio di revisione del sistema contrattuale e quello, conseguente, del settore industriale del 15 aprile, entrambi conclusi nel dissenso della Cgil. In questi contratti era già visibile in controluce una linea di tendenza, che si sarebbe poi prepotentemente affermata nel caso Fiat, verso un maggiore decentramento, sia pure in certo senso «organizzato dal centro» (Magnani 2009; sul successivo accordo interconfederale, vedi Ferrante 2009), della contrattazione collettiva, con accresciuta
18 Atti del convegno «Da Pomigliano a Mirafiori» 11 valorizzazione del livello aziendale. E ciò anche in vista dell introduzione di trattamenti derogatori in peius rispetto a quelli previsti dal contratto nazionale di categoria. La necessità di ripensare il ruolo del contratto nazionale di lavoro è del resto largamente avvertita, non da oggi, anche da vasti strati della dottrina giuridica (Del Punta 2006; Tursi 2006; Pessi 2010). E la questione dei trattamenti derogatori emerge ormai in maniera sempre più spiccata, se è vero che essa, come è stato rilevato, «oggi è acutizzata per il fatto che le deroghe possono essere richieste per fronteggiare non solo casi isolati di sostegno allo sviluppo in aree depresse, ma criticità aziendali diffuse causate dalla competizione globale» (Treu 2010). A dire il vero, sebbene le c.d. clausole d uscita, prefigurate dall accordo interconfederale, possano certo essere considerate come indice di una nuova inclinazione del sistema contrattuale abilitando dunque sul piano intersindacale, a certe condizioni, deroghe introdotte a livello decentrato nei confronti del contratto nazionale, è vero anche che dal punto di vista dell ordinamento giuridico statuale esse certo non innovano, giacché, alla luce della specialità del contratto aziendale, quest ultimo già ben poteva derogare, per consolidata giurisprudenza, le regole poste dal contratto nazionale (Lassandari 2009; Voza 2010; Tosi 2010; Bavaro 2010; Pessi 2010). Sta comunque di fatto che il decentramento contrattuale, per quanto controllato e filtrato dal placet dei contraenti nazionali, va progressivamente penetrando e consacrandosi anche nel sistema delle relazioni industriali (Pessi 2010). Ed è proprio su questo punto, o soprattutto su questo punto, che si è consumata, a ben vedere, la spaccatura tra le maggiori organizzazioni sindacali. Si può dunque dire che gli accordi Fiat abbiano costituito l espressione più eclatante acuita dalla natura multinazionale e globalizzata dell impresa in questione, capace di scegliere dove allocare le proprie produzioni, più o meno a piacimento, nell intero pianeta (Carinci 2010; De Luca Tamajo 2010) di una linea di tendenza già delineatasi tra gli attori sociali, nel dissenso della Cgil e, a livello categoriale, della Fiom. Tant è che, in un rapido succedersi di eventi concentrati nello spazio di un semestre, è parso evidente come proprio la vicenda Fiat, fragorosamente aperta dal contratto di Pomigliano del 15 giugno 2010, abbia profondamente influenzato le vicende della contrattazione nazionale, inducendo la disdetta di Federmeccanica all ultimo contratto unitario (quello del 2008), nonché la stipulazione del CCNL del 29 settembre 2010; accordo, quest ultimo, che, nell estremo tentativo di trattenere la Fiat nel sistema confindustriale, ha emendato il CCNL separato del 2009 ammettendo in via generale, anche sul piano intersindacale, la pattuizione di ampie discipline derogatorie a livello aziendale. Il segno impresso ai processi negoziali, dunque, ha visto sprigionarsi un inusitata influenza della periferia nei confronti del centro, con erosione della tradizionale centralità del contratto nazionale. Ma il culmine doveva infine raggiungersi con lo sganciamento della Fiat da (o meglio, con la non adesione delle sue new companies a) Confindustria. Fatto eclatante, questo, non solo per le sue valenze lato sensu politiche, ma soprattutto per gli effetti che l azienda si ripromette in tal modo di ottenere sul piano giuridico, sottraendosi all applicazione del CCNL.
19 12 Andrea Bollani 3. Gli accordi sindacali separati e la loro efficacia soggettiva Va peraltro detto che le lacerazioni e le tensioni interne al sistema di relazioni industriali, prodotte dalla rottura dell unità sindacale, non possono e non devono far velo sul fatto che l eventuale divaricazione di orientamenti tra le varie componenti del movimento sindacale costituisce pur sempre espressione di libertà sindacale. La libertà sindacale, del resto, contiene in sé il principio del pluralismo sindacale, da considerarsi a sua volta apprezzabile fattore di pluralismo sociale. L eventuale stipulazione di contratti collettivi separati non va dunque guardata, dall angolazione giuridica, in modo necessariamente negativo, poiché essa altro non è se non una conseguenza del riconoscimento costituzionale della libertà sindacale, che include la libertà di scegliere se e con chi stipulare contratti. Certo, non vi è dubbio che queste divisioni introducano un serio problema (non solo politico-sindacale, ma anche) giuridico nel momento in cui risulti inadeguato, o finanche inesistente, un sistema di regole capace di comporre i conflitti intersindacali, in modo da individuare, specie nel caso di dissenso sindacalmente organizzato, l esatto ambito soggettivo di applicazione del contratto collettivo. Il che, peraltro, finisce per investire la stessa capacità del contratto collettivo di assolvere la sua funzione di regolamentazione unitaria dei rapporti di lavoro, la quale sarebbe in ipotesi impedita ove si attribuisse al dissenso sindacale una sorta di potere di veto. Come noto, nella ricostruzione dottrinale e giurisprudenziale non sono mancati sforzi volti a risolvere il problema provocato dai c.d. accordi aziendali in perdita, sia nei riguardi della pretesa di singoli lavoratori di sottrarvisi, sia a fronte di accordi ablativi che, sostitutivi di altri precedenti, vengano firmati da alcune organizzazioni sindacali nel dissenso di altre. Sul punto si è cercato variamente di argomentare, seppure in maniera non sempre persuasiva, la tendenziale efficacia generalizzata del contratto aziendale, facendo leva sull indivisibilità degli interessi dedotti nel regolamento contrattuale (Dell Olio 1980; Assanti 1984) (ed invero anche gli accordi di Pomigliano e Mirafiori riguardano materie non divisibili, in quanto attinenti all organizzazione del lavoro), sulla «oggettiva funzione di regolamentazione uniforme» (Cass. 25 marzo 2002, n. 4218; Cass. 15 giugno 1999, n. 5953) propria degli accordi aziendali (pur col limite della salvaguardia del dissenso sindacalmente organizzato: Cass. 28 maggio 2004, n ), sulla capacità rappresentativa dei sindacati stipulanti (Ferraro 1981), sulla legittimazione democratica promanante dall assemblea dei lavoratori dell azienda (Caruso 1992). Resta però che queste tesi, già in sé non prive di criticità, appaiono ancor meno servibili, e capaci di condurre ad approdi sicuri, allorché ci si debba misurare con contratti c.d. separati. Anche a voler condividere la corretta opinione che fonda l efficacia soggettiva del contratto collettivo su un atto di adesione individuale, anche implicito, suscettibile di essere inteso, con una certa latitudine, come richiamo ad un sistema di fonti da intendersi coordinate tra loro (tesi del c.d. rinvio mobile o formale, non già ad un singolo contratto, bensì alla fonte di produzione normativa ed a tutti i suoi esiti), la rottura
20 Atti del convegno «Da Pomigliano a Mirafiori» 13 dell unità sindacale fa evidentemente venire meno il sistema a cui il rinvio, secondo questa ricostruzione, andrebbe riferito. Il rinvio aperto a tutti gli esiti della contrattazione collettiva si interrompe infatti quando muta l identità dei soggetti collettivi stipulanti, dovendosi ritenere che in tal modo sia mutata la stessa fonte di produzione normativa oggetto di rinvio. A questo punto, non resta dunque che tornare al diritto comune dei contratti; il che, peraltro, va pur sempre combinato con l insopprimibile rilevanza che in questa materia viene assunta anche, se non soprattutto, in faccende come quella in esame dal principio di effettività. Il criterio civilistico della rappresentanza storicamente posto a base della teoria del mandato e poi progressivamente superato dalle costruzioni dottrinali volte a riconoscere originarietà al potere normativo sindacale riacquista così piena utilità nel momento in cui le frammentazioni del sistema contrattuale oscurano la fruibilità concettuale di teorie che sembrano presupporre necessariamente l unità dell azione sindacale. Pertanto, in prima battuta, gli accordi aziendali delle new companies del gruppo Fiat possono dirsi applicabili agli iscritti alle associazioni stipulanti, ma non anche ai lavoratori non iscritti ad alcun sindacato (salvo che lo vogliano o mostrino di volerlo, rinviandovi esplicitamente o implicitamente), né a quelli iscritti a sindacati dissenzienti. Quanto si è appena detto non deve però farci perdere di vista che la contestazione dell efficacia soggettiva di un contratto collettivo, quando è promossa dai lavoratori o dalle loro organizzazioni sindacali, è funzionale, sul piano pratico, a rivendicare l applicazione di un altro contratto collettivo (generalmente, un contratto precedente derogato in peius da quello contestato). Sennonché nel caso Fiat salvi i limitati effetti, di cui si dirà (vedi Paragrafo 5), che il CCNL unitario del 2008 potrebbe ancora produrre, ma solo sino alla sua scadenza, per il tramite dell art c.c. va detto che, quand anche vi fosse spazio per respingere il contratto la cui efficacia soggettiva è contestata, non ve ne sarebbe un altro applicabile, né nazionale né aziendale. La pretesa di sottrarsi al contratto aziendale della newco, dunque, rischia di apparire piuttosto velleitaria, nel momento in cui si prende atto che non vi è un altro contratto collettivo applicabile e che, comunque, il contratto contestato non presenta soltanto contenuti normativi deteriori rispetto al vecchio CCNL unitario dei metalmeccanici, ma anche la previsione di trattamenti economici potenzialmente migliorativi. L esperienza d altronde ci insegna che, pur nel dissenso ai CCNL separati firmati da altre organizzazioni sindacali, nessun iscritto alla Fiom ha mai rifiutato l applicazione degli aumenti salariali stabiliti da tali contratti, per quanto si trattasse di incrementi ritenuti insufficienti ed inadeguati rispetto alla piattaforma rivendicativa del sindacato di appartenenza. Al più, in tali ipotesi, il dissenso di un sindacato importante e significativamente rappresentativo, quale la Fiom, può far sì che il contratto stipulato (solamente) col consenso di altre associazioni sindacali non riesca a produrre il suo tipico effetto pacificatore, innescando anzi conflittualità e contestazioni che si esplicano, in genere, mediante ricorso all autotutela collettiva (Scarpelli 2010). Si può dunque ritenere, ancora una volta, che questo tipo di conflitti a carattere intersindacale trova la sua più naturale composizione per il tramite del principio di effettività. In questa prospettiva, potrebbe non essere lontano dal vero il punto di vista di chi
Università degli Studi di Catania Facoltà di Giurisprudenza Andrea Bollani Contratti collettivi separati e accesso ai diritti sindacali nel prisma degli accordi Fiat del 2010 WP C.S.D.L.E. Massimo D Antona.IT
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References: art. 39
 art. 39
 art. 8
 art. 15
 art. 40
 art. 40
 art. 40
 sentenza 
 art. 19
 art. 19
 sentenza 
 art. 19
 Cass. 
 Cass.