Source: https://www.ambientediritto.it/sentenze/2010/CDS/Cds_2010_n.4557.htm
Timestamp: 2019-06-18 13:21:53+00:00

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INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO – Stazioni radio base per telefonia mobile – Prescrizioni urbanistiche-edilizie preesistenti – Applicabilità – Esclusione – Specifica disciplina conformativa - Permesso di costruire – Necessità – Esclusione – Normativa speciale di cui al d.lgs. n. 259/2003 – Titoli abilitativi ivi previsti – Autonomia e sufficienza – Art. 86, c. 3 d.lgs. n. 259/2003 – Assimilabilità alle opere di urbanizzazione primaria – Compatibilità con qualsiasi destinazione urbanistica – Utilizzo formale degli strumenti di natura edilizia-urbanistica – Deroga ai limiti di esposizione fissati dallo Stato – Illegittimità – Adozione di misure di minimizzazione (art. 8, c. 6 L. n. 36/2001) – Limiti generalizzati di esposizione diversi da quelli stati – Illegittimità – Determinazione di limiti di localizzazione degli impianti – Misura surrettizia di tutela della popolazione da immissioni elettromagnetiche – Illegittimità - Competenza esclusiva statale – Art. 8, c. 6 L. n. 36/2001 - Ente locale – Potestà di disciplinare il corretto insediamento urbanistico e territoriale – Limiti - DIRITTO URBANISTICO – Concessione edilizia – Istanza – Soggetto legittimato – Soggetti diversi dal proprietario – Titolari di diritti reali o personali. CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI – 15 luglio 2010, n. 4557
CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI - 15 luglio 2010, n. 4557
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO – Stazioni radio base per telefonia mobile – Prescrizioni urbanistiche-edilizie preesistenti – Applicabilità – Esclusione – Specifica disciplina conformativa. In assenza di specifiche prescrizioni, la realizzazione delle stazioni radio base per la telefonia mobile non è soggetta a prescrizioni urbanistiche-edilizie preesistenti, dettate con riferimento ad altre tipologie di opere (nella specie: previsione di altezze massime quali le costruzioni), elaborate nell'inconsapevolezza del fenomeno della telefonia e dell'inquinamento elettromagnetico in generale; il titolo concessorio non può quindi essere negato se non con riguardo ad una specifica disciplina conformativa che prenda in considerazione le reti infrastrutturali tecnologiche necessarie per il funzionamento del servizio pubblico, dovendosi rilevare, peraltro, che gli impianti tecnologici non sviluppano di norma volumetria o cubatura se non limitatamente ai basamenti o alle cabine accessorie. Pres. Barbagallo, Est. Cafini – Comune di Arpaia (avv. Supino) c. S. s.p.a. (avv. Belvini) – (Conferma T.A.R. Campania, Napoli, n. 117/2005) - CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI – 15 luglio 2010, n. 4557
DIRITTO URBANISTICO – Concessione edilizia – Istanza – Soggetto legittimato – Soggetti diversi dal proprietario – Titolari di diritti reali o personali. Ai sensi dell'art.4 L.28.1.1977 n.10, la domanda volta al rilascio della concessione edilizia può essere presentata anche da persona diversa dal proprietario, purché il richiedente abbia titolo a disporre del suolo; la materiale disponibilità dell'area da parte dell'istante, anche se persona diversa dal proprietario, costituisce titolo idoneo al rilascio della concessione edilizia, per cui può ritenersi che, in definitiva, sono legittimati a richiedere la concessione edilizia, non solo il proprietario, ma anche i soggetti che si trovano rispetto al bene immobile da edificare in relazione qualificata, come appunto i titolari di un diritto reale, ovvero i titolari di un diritto personale, quali, ad esempio, il conduttore. Pres. Barbagallo, Est. Cafini – Comune di Arpaia (avv. Supino) c. S. s.p.a. (avv. Belvini) – (Conferma T.A.R. Campania, Napoli, n. 117/2005) - CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI – 15 luglio 2010, n. 4557
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO – Impianti di comunicazione elettronica – Permesso di costruire – Necessità – Esclusione – Normativa speciale di cui al d.lgs. n. 259/2003 – Titoli abilitativi ivi previsti – Autonomia e sufficienza. Per l’installazione degli impianti di comunicazione elettronica non è necessario il permesso di costruire, essendo l’installazione subordinata soltanto all’autorizzazione prevista dall’art.87 del T.U. 1.10. 2003, n.259 (c.d. codice delle comunicazioni) e non occorrendo al riguardo il permesso di costruire ai sensi dell’art. 3 lett e) del T.U. 6.6.2001 n.380 (cfr., tra le tante Cons. St, Sez. VI 21.1.2005 n.100). La disciplina dettata dal D.Lgs 259/2003 costituisce, infatti, normativa speciale e compiuta, per cui prevale sulla disciplina generale dettata dal T.u. dell'edilizia approvato nel 2001, che, per gli interventi in questione, richiedeva il permesso di costruire. I titoli abilitativi previsti dal d.lgs. n. 259/2003 (autorizzazione e denuncia di inizio attività), dunque, malgrado la identità del nomen con gli istituti previsti dal T.U dell'edilizia sono provvedimenti del tutto autonomi che assolvono integralmente le esigenze proprie delle telecomunicazioni e le esigenze territoriali alla cura degli enti locali. Pres. Barbagallo, Est. Cafini – Comune di Arpaia (avv. Supino) c. S. s.p.a. (avv. Belvini) – (Conferma T.A.R. Campania, Napoli, n. 117/2005) - CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI – 15 luglio 2010, n. 4557
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO – Reti pubbliche di comunicazioni – Art. 86, c. 3 d.lgs. n. 259/2003 – Assimilabilità alle opere di urbanizzazione primaria – Compatibilità con qualsiasi destinazione urbanistica. L'art. 86 comma 3, del D.Lgs. 259/2003, disponendo espressamente l’assimilabilità delle reti pubbliche di comunicazione alle opere di urbanizzazione privata, rende per l'effetto le stesse compatibili a qualsiasi destinazione urbanistica di tutte le zone dei territori comunali. Pres. Barbagallo, Est. Cafini – Comune di Arpaia (avv. Supino) c. S. s.p.a. (avv. Belvini) – (Conferma T.A.R. Campania, Napoli, n. 117/2005) - CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI – 15 luglio 2010, n. 4557
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO – Stazioni radio base – Utilizzo formale degli strumenti di natura edilizia-urbanistica – Deroga ai limiti di esposizione fissati dallo Stato – Illegittimità. Il formale utilizzo degli strumenti di natura edilizia – urbanistica (con la necessaria osservanza delle relative procedure di approvazione) e il dichiarato intento di esercitare le proprie competenze in materia di governo del territorio, non possono giustificare l’adozione di misure che nella sostanza costituiscono indirettamente una deroga ai limiti di esposizione fissati dallo Stato; quali, ad esempio, il generalizzato divieto di installazione delle stazioni radio base per la telefonia cellulare in tutte le zone territoriali omogenee a destinazione residenziale, che ha lo stesso effetto di sovrapporre una determinazione cautelativa, ispirata al principio di precauzione, alla normativa statale che ha fissato i limiti di radiofrequenza, di fatto eludendo tale normativa. Pres. Barbagallo, Est. Cafini – Comune di Arpaia (avv. Supino) c. S. s.p.a. (avv. Belvini) – (Conferma T.A.R. Campania, Napoli, n. 117/2005) - CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI – 15 luglio 2010, n. 4557
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO – Stazioni radio base – Adozione di misure di minimizzazione (art. 8, c. 6 L. n. 36/2001) – Limiti generalizzati di esposizione diversi da quelli stati – Illegittimità. Le misure di minimizzazione (distinte dall’art. 8, c. 6 L. n. 36/2001 da quelle urbanistico-edilizie) non possono quindi in alcun modo prevedere limiti generalizzati di esposizione diversi da quelli previsti dallo Stato, né possono di fatto costituire una deroga generalizzata, o quasi, a tali limiti, essendo invece consentita l’individuazione di specifiche e diverse misure, la cui idoneità al fine della “minimizzazione” emerga dallo svolgimento di compiuti e approfonditi rilievi istruttori sulla base di risultanze di carattere scientifico (decisione n. 3098/2002). Pres. Barbagallo, Est. Cafini – Comune di Arpaia (avv. Supino) c. S. s.p.a. (avv. Belvini) – (Conferma T.A.R. Campania, Napoli, n. 117/2005) - CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI – 15 luglio 2010, n. 4557
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO – Determinazione di limiti di localizzazione degli impianti – Misura surrettizia di tutela della popolazione da immissioni elettromagnetiche – Illegittimità - Competenza esclusiva statale. La determinazione a regime di limiti di localizzazione degli impianti – atteso il suo carattere generalizzato e il riferimento al dato oggettivo dell’esistenza di insediamenti abitativi – non può tradursi in una misura surrettizia di tutela della popolazione da immissioni radioelettriche, che l’art. 4 della legge n. 36/2000 riserva allo Stato attraverso l’individuazione di puntuali limiti di esposizione, valori di attenzione ed obiettivi di qualità, da introdursi con D.P.C.M., su proposta del Ministro dell’Ambiente di concerto con il Ministro della Salute (cfr., n. 7274 /2002; n. 4159/2005). Pres. Barbagallo, Est. Cafini – Comune di Arpaia (avv. Supino) c. S. s.p.a. (avv. Belvini) – (Conferma T.A.R. Campania, Napoli, n. 117/2005) - CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI – 15 luglio 2010, n. 4557
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO – Art. 8, c. 6 L. n. 36/2001 – Impianti di telecomunicazione - Ente locale – Potestà di disciplinare il corretto insediamento urbanistico e territoriale – Limiti. La potestà attribuita all’ente locale dall’art. 8, comma 6, della L. n. 36/2001 di disciplinare “il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione a campi elettromagnetici” deve tradursi in regole ragionevoli, motivate e certe, poste a presidio di interessi di rilievo pubblico (in relazione, ad esempio, al particolare valore paesaggistico/ambientale o storico/artistico di individuate porzioni del territorio, ovvero alla presenza di siti che per la loro destinazione d’uso possano essere qualificati particolarmente sensibili alle immissioni elettromagnetiche), ma non può introdurre un generalizzato divieto di installazione in zone urbanistiche identificate; mentre, dall’altra, tale previsione viene a costituire una misura di carattere generale, sostanzialmente cautelativa rispetto alle emissioni derivanti dagli impianti di telefonia mobile, riservando, tuttavia, l’art. 4 della L.n. 36/2001, alla competenza dello Stato, la determinazione, con criteri unitari, dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, in base a parametri da applicarsi uniformemente su tutto il territorio dello Stato. Pres. Barbagallo, Est. Cafini – Comune di Arpaia (avv. Supino) c. S. s.p.a. (avv. Belvini) – (Conferma T.A.R. Campania, Napoli, n. 117/2005) - CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI – 15 luglio 2010, n. 4557
comune di Arpaia, rappresentato e difeso dall'avv. Luigi Supino, con domicilio eletto presso l’avv. Ilaria Pelletier Papanti in Roma, via Napoleone III n.89;
Siemens Mobile Communications s.p.a., rappresentata e difesa dall'avv. Gennaro Belvini, con domicilio eletto presso l’avv. prof. Filippo Satta in Roma, via Pierluigi. da Palestrina 47;
previa sospensione dell’esecuzione, della sentenza del T.A.R. CAMPANIA - NAPOLI: SEZIONE I n. 00117/2005, resa tra le parti, concernente INSTALLAZIONE STAZIONE RADIO BASE PER TELEFONIA CELLULARE.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 13 aprile 2010 il consigliere Domenico Cafini, nessuno comparso per le parti;
2.1.2. Quanto all’ulteriore profilo di inammissibilità del ricorso originario avanzato dalla difesa dell'ente locale appellante - riferito alla mancata impugnativa dell’atto di diniego comunale
n.2270/2004, contestato con motivi aggiunti, sia con riguardo alla parte in cui veniva negata la richiesta autorizzazione per il mancato rispetto dell'istanza al modello A dell’allegato 13 del
D.Lgs 259/2003, sia con riguardo alla parte in cui la stessa autorizzazione veniva negata perché era da disconoscersi, in capo alla ricorrente, il potere di avanzare domanda per la installazione della stazione radio base - il Collegio deve osservare che in proposito che è sufficiente, per contrastare quanto asserito dall’appellante, prendere in considerazione le argomentazioni svolte in primo grado dalla società appellata.
Con esse, infatti, sono state contestate puntualmente le ragioni poste alla base del disposto diniego; e ciò fermo restando in ogni caso che la stessa s.p.a. Siemens Mobile Communications aveva avanzato richiesta di autorizzazione in conformità alla disciplina del modello A dell'allegato 13 dell'art. 87 del D.lgs 259/2003 e aveva più volte dedotto che la non conformità o la mancanza di documenti e di grafici non avrebbe potuto indurre l'ente locale a negare la richiesta autorizzazione, ma semmai a chiedere la eventuale rettifica o integrazione documentale (come espressamente prevista dall' art. 87 cit., al comma 5, in cui è precisato, per l’appunto, che il responsabile del procedimento “può richiedere, per una sola volta, entro quindici giorni dalla data di ricezione dell'istanza, il rilascio di dichiarazioni e l'integrazione della documentazione prodotta").
2.1.3. Circa la eccepita inammissibilità del ricorso originario per la mancata legittimazione alla richiesta autorizzazione, deve rilevarsi poi che nel giudizio di primo grado la società ricorrente ha depositato i documenti relativi al contratto di locazione della area messa a disposizione per la sistemazione della stazione radio base per la quale era stata chiesta l’autorizzazione e all'accordo quadro, intercorso nel luglio 1998 tra la società Wind e la odierna appellata, accordo con il quale le parti contraenti avevano inteso disciplinare varie attività di loro competenza, tra cui quella, attribuita alla sfera di attribuzioni della s.p.a. Siemens Mobile Communications, concernente appunto la possibilità di richiedere tutte le autorizzazioni previste dalla legge, per conto della società Wind ( v. art.7 dell’accordo predetto, riguardante la ricerca dei siti e la localizzazione e acquisizione, in cui viene precisato che quanto ivi stabilito disciplina le attività che il fornitore dovrà svolgere relativamente “alla ricerca, selezione, acquisizione in suo possesso di un determinato numero di siti, preparazione della relativa documentazione per ottenere i permessi necessari per la installazione degli apparati presso i siti acquisiti” e che l’intero procedimento è strutturato in varie fasi, ossia quelle relative a: ricerca, localizzazione e selezione dei siti; trattative per l'acquisizione dei siti; studio, progetto e pianta/planimetria; conclusione e firma del contratto di locazione in base al modello di contratto di locazione fornito dal committente; richiesta ed ottenimento dei permessi edilizi e delle altre autorizzazioni previste dalla legge.
2.1.4. Nell’appello in esame si contesta la sentenza gravata anche perché i giudici di prime cure non avrebbero valutato, erroneamente, la ulteriore inammissibilità del ricorso avverso la nota n. 2270/2004, nella parte in cui la odierna appellata avrebbe omesso di impugnare il punto 2 della nota stessa, che dava ragione del diniego per contrasto, dell' impianto da realizzarsi, rispetto alle previsioni di cui all'art. 23 del N.T.A. del vigente P.R.G..
Nel ricorso di primo grado era stato dedotto infatti, con riguardo alla violazione della disposizione anzidetta (per essere l'altezza della stazione radio base superiore a quella consentita in relazione alla specifica destinazione di zona T - turistica) che la giurisprudenza amministrativa in ordine alla materia in questione aveva ritenuto illegittimo il diniego formulato su preesistenti norme urbanistiche, richiamandosi, in particolare la decisione del Consiglio di Stato, Sez. VI,
Sulla base della richiamata giurisprudenza, che il Collegio ritiene condivisibile, deve ribadirsi, invero, anche con riguardo al caso in esame, che, in assenza di specifiche prescrizioni, la realizzazione delle stazioni radio base per la telefonia mobile non sia soggetta a prescrizioni urbanistiche-edilizie preesistenti, dettate con riferimento ad altre tipologie di opere (quali le costruzioni), elaborate quindi con riferimento a possibilità di diversa utilizzazione del territorio, nell'inconsapevolezza del fenomeno della telefonia e dell'inquinamento elettromagnetico in generale, e che, inoltre, il titolo concessorio non possa essere negato se non con riguardo ad una specifica disciplina conformativa che prenda in considerazione le reti infrastrutturali tecnologiche necessarie per il funzionamento del servizio pubblico, dovendosi rilevare, peraltro che gli impianti tecnologici non sviluppano di norma volumetria o cubatura se non limitatamente ai basamenti o alle cabine accessorie.
Ed invero, tale assunto della parte appellante deve ritenersi erroneo, atteso che - sulla base anche di quanto osservato dalla difesa della parte appellata e del consolidato orientamento giurisprudenziale richiamato - il vizio denunciato di ultrapetizione si configura soltanto quando il giudice, esorbitando dalle proprie funzioni, pronuncia sentenza oltre i limiti delle pretese e delle eccezioni fatte valere dalle parti, attribuendo quindi, una utilità o un bene della vita non richiesto, rientrando invece nella sua “potestas iudicandi” non soltanto il potere di qualificare giuridicamente l'azione proposta, ma anche quello di procedere ad un autonoma ricerca delle norme su cui fondare la decisione.
Tali principi valgono certamente anche con riguardo al processo amministrativo, anche se in esso la potestà di giudicare è delimitata dai motivi del ricorso, il che tuttavia, pur impedendo al giudice di rilevare fatti non prospettati dalla parti e di esprimere statuizioni che non trovino corrispondenza nelle prospettate domande, non gli preclude comunque, nell'ambito della situazione di fatto indicata dal ricorrente, una valutazione giuridica autonoma e difforme rispetto a quella prospettata dall’interessato, potendo procedere all'individuazione dei motivi di gravame alla stregua non solamente dei rilievi espressamente formulati, ma anche di quelli che, anche se non esposti formalmente, possono desumersi dal contesto del ricorso; dal che la conseguenza dell’insussistenza del vizio di ultrapetizione, come denunciato in relazione al caso in esame, allorché venga accolta una domanda che, pur se formulata in modo espresso, sia contenuta in ogni caso nell’atto introduttivo del giudizio.
In proposito deve osservare il Collegio che nei sensi ora accennati è l’orientamento della giurisprudenza del Consiglio di Stato e che, circa il dedotto rilievo secondo cui la parte ricorrente non aveva provato nella specie di essere proprietaria del bene o di averne la disponibilità, va evidenziato che la società appellata aveva versato in atti il relativo contratto di locazione, sicché appare evidente che nel caso in esame sia stata fornita prova adeguata del possesso dell'area, avendo dimostrato la ricorrente originaria di avere stipulato appunto apposito contratto con il proprietario dell'area interessata alla realizzazione dell’opera in questione.
D’altra parte, la costante giurisprudenza amministrativa in ordine alla violazione della legge n.10/1977, ha più volte chiarito che, ai sensi dell'art.4 L.28.1.1977 n.10, la domanda volta al rilascio della concessione edilizia può essere presentata anche da persona diversa dal proprietario, purché il richiedente abbia titolo a disporre del suolo e che la materiale disponibilità dell'area da parte dell'istante, anche se persona diversa dal proprietario, costituisce titolo idoneo al rilascio della concessione edilizia, per cui può ritenersi che, in definitiva, sono legittimati a richiedere la concessione edilizia, non solo il proprietario, ma anche i soggetti che si trovano rispetto al bene immobile da edificare in relazione qualificata, come appunto i titolari di un diritto reale, ovvero i titolari di un diritto personale, quali, ad esempio, il conduttore, come appunto avvenuto nel caso in esame.
La disciplina dettata dal D.Lgs 259/2003 costituisce, in definitiva, normativa speciale e compiuta, per cui prevale sulla disciplina generale dettata dal T.u. dell'edilizia approvato nel 2001, che, per gli interventi in questione, richiedeva il permesso di costruire.
La compiutezza della disciplina di cui al D.Lgs n.259/2003, fa ritenere, dunque, che i titoli abilitativi da esso previsti (autorizzazione e denuncia di inizio attività) malgrado la identità del nomen con gli istituti previsti dal T.U dell'edilizia sono provvedimenti del tutto autonomi che assolvono integralmente le esigenze proprie delle telecomunicazioni e le esigenze territoriali alla cura degli enti locali; il che è desumibile, d’altronde, dalla singolarità del procedimento, dalla qualificazione di opere di urbanizzazione primaria, nonché dalla necessità cui è finalizzata la disciplina del D.Lgs 259/2003, di semplificare l'attività edilizia relativa alle infrastrutture di comunicazione elettronica.
Al riguardo deve ritenersi, infatti, che, così come rilevato dalla parte appellata, sia “alquanto pretestuoso” il dedotto rischio idraulico molto elevato (indicato come “R4”) con la possibilità di installazione di una stazione radio base (occupante 56 mq.), a fronte di una destinazione urbanistica dell'area, dove realizzare la stazione radio base, classificata “T” (turistica), in cui sono ammessi interventi turistici e sportivi ivi compreso le residenze strettamente connesse allo scopo turistico sportivo e a fronte anche del fatto che il Comune di Arpaia, su particelle confinanti, ha già approvato un piano di lottizzazione di grossa intensità abitativa, senza tener conto, in questo caso, del rischio idraulico anzidetto.
Sono, dunque, condivisibili i rilievi mossi dalla società originaria ricorrente contro l’assunto del Comune di Arpaia (punto 6 del provvedimento impugnato in prime cure), con cui, mentre da un lato si sostiene la totale impossibilità dell’intervento nell’area prevista per la realizzazione della stazione radio base in questione, in zona ad alto rischio idraulico, dall'altro, si ritiene non necessario, per l’intervento in questione, il rilascio del parere dell‘autorità del bacino nord occidentale, e quindi l’espletamento di un’attività istruttoria al fine di determinare la compatibilità dell’intervento, di individuare l’esatta ubicazione della stazione radio base e di valutare anche se la opera stessa possa realizzarsi proprio in un area ad alto rischio idraulico.
Attività istruttoria, effettivamente mancante nel caso in esame e che ha chiaramente influito sulla adozione del provvedimento impugnato, il quale non ha indicato in modo chiaro, quindi, i motivi precisi dell’inammissibilità dell’intervento (in disparte l’accenno all’art. 13, capo 2 delle norme di attuazione del piano stralcio per l'assetto idrogeologico dell‘autorità del bacino nord occidentale), non consentendo così alla originaria ricorrente la possibile riforma del progetto ai fini di una maggiore compatibilità alle norme di attuazione di cui al piano stralcio predetto.
E ciò in quanto l'art. 86 comma 3, del D.Lgs. 259/2003, dispone espressamente che le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazioni di cui agli articoli 87 e 88 “sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria cui all'articolo 16, comma 7, del d.p.r. 6 giugno 2001 n.380, pur restando di proprietà dei rispettivi operatori, e ad esse si applica la normativa vigente in materia ".
Già la sola assimilazione fatta per legge delle stazioni radio base ad opere di urbanizzazione primaria, dunque, rendono per l'effetto la compatibilità delle stesse a qualsiasi destinazione urbanistica di tutte le zone dei territori comunali.
D’altra parte, la Corte Costituzionale con la sentenza 307/2003 in proposito, ha statuito, tra l'altro, che i criteri localizzativi e gli standards urbanistici stabiliti dagli enti locali non debbono essere tali da impedire od ostacolare ingiustificatamente l'insediamento degli impianti per la telefonia mobile e considerato, quindi, che in assenza di specifiche previsioni urbanistiche, la collocazione degli impianti predetti, stante il preminente interesse pubblico che essi rivestono, deve ritenersi consentita sull’intero territorio comunale, non assumendo carattere ostativo le singole destinazioni di zona. Pertanto devono ritenersi illegittime le limitazioni poste alle installazioni di stazioni radio base per la telefonia mobile, non assumendo carattere ostativo le specifiche destinazioni di zona, rispetto a impianti di interesse generale, che presuppongono la realizzazione di una rete che dia uniforme copertura su tutto il territorio (Consiglio di Stato, VI sezione, 673/2003; 4841/2003; 4096/2002, 3098/2002).
Giustamente, quindi, i giudici di prime cure, alla luce di quanto sopra esposto, hanno ritenuto nel caso in esame che, poiché l'ente locale ha individuato l'ufficio competente nell' autorità del bacino nord occidentale, soggetto tenuto alla vigilanza del rischio idraulico, doveva, quale soggetto tenuto alla gestione del territorio e nella pienezza della competenza del rilascio di un titolo abilitativo, interpellare la autorità competente e, in caso di dissenso, convocare ai sensi dell'art. 87 comma 6 del D.Lvo 259703 una conferenza di servizi.
7. La difesa dell'appellante propone, infine, quale motivo di censura della sentenza gravata, la mancata considerazioni dei giudici di prime cure che l'intervento richiesto fosse realizzabile, essendocene i presupposti, unicamente con il rilascio di premesso di costruire.
8. In conclusione, la decisione di primo grado, come dianzi motivata, deve ritenersi meritevole di conferma anche sulla base della giurisprudenza di questo Consiglio di Stato che - muovendo dalla nozione di rete di telecomunicazione che, per definizione, richiede una distribuzione capillare nei diversi punti del territorio, e dall’ assimilazione in via normativa delle infrastrutture di reti pubbliche di telecomunicazione alle opere di urbanizzazione primaria, poste al servizio dell’ insediamento abitativo di cui devono seguire lo sviluppo (art. 86, comma 3, del D.lgs. n. 259/2003) - ha riconosciuto illegittime, con indirizzo costante, le prescrizioni di piano e di regolamento che si traducono in limiti alla localizzazione e allo sviluppo della rete per intere zone, per di più con scelta generale ed astratta ed in assenza di giustificazioni afferenti alla specifica tipologia dei luoghi o alla presenza di siti che per destinazioni d’ uso possano essere qualificati come sensibili.(in tal senso cfr., tra le più recenti, n.1567/2007 cit.).
- il formale utilizzo degli strumenti di natura edilizia – urbanistica (con la necessaria osservanza delle relative procedure di approvazione) e il dichiarato intento di esercitare le proprie competenze in materia di governo del territorio, non possono giustificare l’adozione di misure che nella sostanza costituiscono indirettamente una deroga ai limiti di esposizione fissati dallo Stato; quali, ad esempio, il generalizzato divieto di installazione delle stazioni radio base per la telefonia cellulare in tutte le zone territoriali omogenee a destinazione residenziale, che ha lo stesso effetto di sovrapporre una determinazione cautelativa, ispirata al principio di precauzione, alla normativa statale che ha fissato i limiti di radiofrequenza, di fatto eludendo tale normativa;
- l’introduzione di misure tipicamente di governo del territorio (distanze, altezze, localizzazioni, ecc.), tramite un regolamento edilizio comunale, trova giustificazione solo se sia conforme al principio di ragionevolezza e alla natura delle competenze urbanistico-edilizie esercitate, e sia sorretta da una sufficiente motivazione sulla base di risultanze acquisite attraverso un'istruttoria idonea a dimostrare la ragionevolezza della misura e la sua idoneità rispetto al fine perseguito (decisioni 6 .8.2002, n. 4096 e n. 3.6. 2002 n.3098);
- le precedenti considerazioni valgono anche alla luce del vigente quadro normativo, in cui alle competenze dei Comuni, dirette ad assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti, si aggiunge quella di "minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici" (art. 8, comma 6, della legge. n. 36/2001); anche le misure di minimizzazione (distinte dalla citata norma da quelle urbanistico-edilizie) non possono quindi in alcun modo prevedere limiti generalizzati di esposizione diversi da quelli previsti dallo Stato, né possono di fatto costituire una deroga generalizzata, o quasi, a tali limiti, essendo invece consentita l’individuazione di specifiche e diverse misure, la cui idoneità al fine della “minimizzazione” emerga dallo svolgimento di compiuti e approfonditi rilievi istruttori sulla base di risultanze di carattere scientifico (decisione n. 3098/2002 citata);
- i “criteri di localizzazione” degli impianti non possono trasformarsi in “limitazioni alla localizzazione”, così da configurarsi incompatibili con la possibilità di realizzare una rete completa di infrastrutture per la telecomunicazione (Corte Costituzionale, sentenza 15.10/7.11.2003 n.331 e sentenza 7.10.2003 n 307);
- non può tradursi la determinazione a regime di limiti di localizzazione degli impianti – atteso il suo carattere generalizzato e il riferimento al dato oggettivo dell’esistenza di insediamenti abitativi - in una misura surrettizia di tutela della popolazione da immissioni radioelettriche, che l’art. 4 della legge n. 36/2000 riserva allo Stato attraverso l’individuazione di puntuali limiti di esposizione, valori di attenzione ed obiettivi di qualità, da introdursi con D.P.C.M., su proposta del Ministro dell’Ambiente di concerto con il Ministro della Salute (cfr., n. 7274 /2002; n. 4159/2005);
- la scelta dei criteri di insediamento degli impianti deve tenere conto della nozione di “rete di telecomunicazione, che richiede una diffusione capillare sul territorio, in particolare per i casi di telefonia UMTS (c.d. “cellulare”);
- deve tenersi conto, infine, anche del fatto che l’assimilazione in via normativa delle infrastrutture di reti pubbliche di telecomunicazione alle opere di urbanizzazione primaria, implica che le medesime non siano avulse dall’insediamento abitativo, ma debbano porsi al servizio dello stesso.

References: Art. 86
 Art. 8
 Art. 86
 Art. 8
 sentenza 
 art. 87
 art.7
 sentenza 
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