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Timestamp: 2019-06-20 04:12:33+00:00

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Art. 361 cod. proc. civile: Riserva facoltativa di ricorso contro sentenze non definitive | La Legge per tutti
Contro le sentenze previste dall’articolo 278 e contro quelle che decidono una o alcune delle domande senza definire l’intero giudizio, il ricorso per cassazione può essere differito, qualora la parte soccombente ne faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine per la proposizione del ricorso, e in ogni caso non oltre la prima udienza successiva alla comunicazione della sentenza stessa (1).
La riserva non può farsi, e se già fatta rimane priva di effetto, quando contro la stessa sentenza da alcune delle altre parti sia proposto immediatamente ricorso (2).
Ricorso per cassazione: [v. 360]; Riserva: [v. 340]. Decadenza: perdita della possibilità di esercitare un diritto a causa del mancato compimento di una determinata attività o di un determinato atto nel termine indicato dalla legge (c.c. 2964).
(1) Con la norma in esame si dà la possibilità alla parte soccombente di non impugnare subito la decisione non definitiva, riservandosi la facoltà di impugnarla insieme con la definitiva. Se il soccombente non si avvale dell’immediata impugnazione né esercita la riserva, decade definitivamente dal diritto di impugnare la sentenza non definitiva. La riserva deve essere formulata, in maniera chiara, in udienza con dichiarazione orale da trascriversi a verbale o con dichiarazione scritta da allegarsi al verbale, costituendo manifestazione della volontà di rinunciare alla impugnazione immediata.
(2) L’esercizio della riserva viene meno nel caso in cui contro la stessa sentenza altri abbiano subito esperito il mezzo di impugnazione. In tal caso qualora la parte abbia già espresso la riserva, essa non rileva e la stessa parte dovrà proporre tempestivamente impugnazione incidentale [v. 333]. Tale ultima previsione risponde al principio dell’economia dei giudizi.
Non definitività della sentenza
Al fine di stabilire se un provvedimento abbia natura di sentenza o di ordinanza, è decisiva non già la forma adottata ma il suo contenuto (cosiddetto principio della prevalenza della sostanza sulla forma), di modo che allorquando il giudice, ancorché con provvedimento avente veste formale di ordinanza, abbia, senza definire il giudizio, deciso una o più delle questioni di cui all’art. 279 c.p.c. - in particolare affermando la propria giurisdizione - a detto provvedimento va riconosciuta natura di sentenza non definitiva ai sensi dell’art. 279, comma secondo, n. 4, c.p.c., con l’ulteriore conseguenza - riguardo alla sentenza del giudice di pace secondo equità - che, a norma dell’art. 361 c.p.c., avverso la stessa va fatta riserva di ricorso per cassazione o deve essere proposto ricorso immediato, determinandosi, in difetto, il passaggio in giudicato della decisione, senza che rilevi in contrario che, nella sentenza definitiva, lo stesso giudice abbia poi ribadito la propria giurisdizione.
Cass., Sez. Un., 11 dicembre 2007, n. 25837; conforme Cass., Sez. Un., 24 ottobre 2005, n. 20470; Cass. lav., 7 aprile 2006, n. 8174; Cass., Sez. Un., 9 giugno 2004, n. 10946; Cass. 17 luglio 1996, n. 6454.
Nel caso di giudizio nel quale si trovino cumulate più domande fra le stesse parti, anche connesse soltanto soggettivamente, la sentenza che, con riguardo a taluna o talune delle domande, abbia deciso solo alcune questioni senza definire il giudizio, e che invece, con riguardo ad altre domande, abbia contemporaneamente definito il giudizio, è soggetta esclusivamente al regime di impugnazione per cassazione di cui all’art. 361 c.p.c., restandone escluso l’assoggettamento al regime di impugnazione per cassazione necessariamente differita, previsto dall’art. 360, terzo comma, c.p.c., per la decisione soltanto su questioni. Ne consegue che la sentenza è alternativamente impugnabile immediatamente, ovvero suscettibile di riserva di impugnazione da ciascuna delle parti interessate, con riferimento a tutte le statuizioni e, quindi, anche a quelle che altrimenti sarebbero state soggette al regime dell’art. 360, terzo comma, c.p.c.
Cass. 29 luglio 2011, n. 16734.
Resta non ammissibile, in virtù dell’operata riserva, l’impugnazione immediata di una sentenza non definitiva, anche quando segua alla pronuncia di altra sentenza non definitiva, rispetto alla quale sia stata espressa analoga riserva d’impugnazione differita, atteso che la finalità dell’art. 360, secondo comma, c.p.c. è quella di evitare il frazionamento del processo in più segmenti, ciascuno pendente in gradi diversi e di consentire alla parte soccombente nella sentenza non definitiva di attendere la pronuncia di quella definitiva, per valutare l’opportunità dell’impugnazione in relazione all’esito complessivo del giudizio.
Cass. 1 aprile 2012, n. 5658.
Non applicabilità della norma
In tema di impugnazione dell’ordinanza anticipatoria di condanna, con il deposito in cancelleria dell’atto di rinuncia alla pronuncia della sentenza notificato dall’intimato all’altra parte, l’ordinanza si converte in sentenza direttamente appellabile; qualora non si verifichi detta sequenza procedimentale, l’ordinanza mantiene il carattere di provvedimento di natura non decisoria, revocabile con la sentenza conclusiva del giudizio. Pertanto, in nessun caso essa acquista natura di sentenza non definitiva, rispetto alla quale sia ammissibile eventuale riserva di impugnazione, la quale, se effettuata dall’intimato all’atto della rinunzia, resta senza effetto, con la conseguenza che, se il gravame avverso l’ordinanza anticipatoria non è proposto tempestivamente, essa non è più soggetta ad appello.
Cass. 22 dicembre 2005, n. 28419.
Disciplina della riserva
Qualora contro una sentenza pronunciata ai sensi dell’art. 279, secondo comma, n. 4, c.p.c., sia stata fatta la riserva di cui all’art. 361, primo comma, c.p.c., il ricorso per cassazione si propone unitamente a quello avente ad oggetto la sentenza che definisce il giudizio, anche se sia decorso il termine ordinario per la proposizione dell’impugnazione.
Cass. 31 maggio 2006, n. 13006; Cass., Sez. Un., 9 giugno 2006, n. 13429.
Risulta inammissibile il ricorso per cassazione proposto avverso la sentenza non definitiva d’appello, unitamente a quello contro la sentenza che definisce il giudizio, senza che sia stata proposta tempestiva riserva di impugnazione.
Cass. trib., 22 luglio 2004, n. 13679; conforme Cass. 1º giugno 2003, n. 9387; Cass. 14 aprile 2002, n. 5282; Cass. lav., 11 agosto 1999, n. 8606.
La preventiva riserva d’impugnazione deve formularsi, a pena di decadenza, entro il termine per l’impugnazione immediata e, in ogni caso, non oltre la prima udienza dinanzi al giudice istruttore, successiva alla comunicazione della sentenza stessa. Cass. 14 maggio 2003, n. 7383.
Tale termine per la riserva di ricorso non può essere prorogato o differito, essendo perciò del tutto irrilevante che la prima udienza sia stata di mero rinvio o di trattazione. Cass. 9 gennaio 2007, n. 212; Cass. 17 febbraio 2005, n. 3266.
È demandata, in via esclusiva alla Corte Suprema la verifica, in limine, dell’ammissibilità del proposto ricorso per cassazione onde accertare se sia stata al riguardo previamente interposta rituale riserva d’impugnazione, senza che tale indagine possa essere compiuta (anche) dal giudice a quo. Cass. 26 maggio 2005, n. 11198; conforme Cass. 17 febbraio 2005, n. 3266.
Quando viene proposto, in virtù della riserva precedentemente formulata, ricorso incidentale per cassazione nei confronti di una sentenza non definitiva pubblicata anteriormente al 2 marzo 2006 (data di entrata in vigore del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40), a seguito della proposizione del ricorso principale contro la sentenza definitiva pubblicata successivamente alla suddetta data del 2 marzo 2006 (e sottoposta, per questo, alla nuova disciplina del processo di cassazione, ex art. 27 del D.Lgs. n. 40 del 2006), deve essere considerato soggetto alle norme dell’indicato D.Lgs. n. 40 del 2006, perché l’esercizio del diritto di impugnazione, per effetto della riserva effettuata ai sensi dell’art. 361 c.p.c., poteva avvenire “unitamente” alla sentenza definitiva e, quindi, a far tempo dalla sua pubblicazione, ragion per cui la sentenza non definitiva si intende fittiziamente pronunciata nella stessa data, come parte della statuizione dell’intera controversia.
Cass. 6 maggio 2009, n. 10432.
Effetti della riserva
L’istituto della riserva di impugnazione - disciplinato negli artt. 340 e 361 c.p.c. - ha l’effetto di procrastinare il dies a quo del termine per l’impugnazione delle sentenze non definitive ancorandolo alla data della sentenza definitiva, più precisamente, al giorno dal quale comincia a decorrere il termine per l’impugnazione avverso la sentenza definitiva, o altra sentenza non definitiva successivamente pronunciata ove impugnata immediatamente, ovvero, nel caso di estinzione del processo in prosecuzione, al giorno in cui è divenuta irrevocabile l’ordinanza che l’abbia dichiarata o a quello in cui è passata in giudicato la sentenza avente lo stesso contenuto ex art. 129 c. 3 disp. att. c.p.c.
Cass., Sez. Un., 17 gennaio 1996, n. 331.

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 art. 27
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 art. 129