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Timestamp: 2019-05-26 19:13:26+00:00

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Il provvedimento di revoca dell'amministratore non è suscettibile di ricorso
Pubblicato il 12 Settembre 2017 9 Settembre 2017 di Safoa
Le ipotesi di revoca dell’amministratore
Vengono espressamente annoverate le ipotesi di revoca per omessa comunicazione all’assemblea di atti giudiziari o provvedimenti con contenuto esorbitante dalle attribuzioni dell’amministratore (art. 1131 Cc), per mancata redazione del rendiconto annuale e per le cd. gravi irregolarità.
La revoca può essere altresì disposta anche nel caso di gravi irregolarità fiscali o in caso di mancata apertura del conto corrente condominiale, previa richiesta di convocazione dell’assemblea per la cessazione delle suddette violazioni.
La natura del procedimento di revoca dell’amministratore di condominio
Fatta questa doverosa premessa, al fine di comprendere la natura del procedimento di revoca, prendiamo spunto dalla esaustiva ordinanza della Corte di Cassazione n. 15706, pubblicata in data 23 giugno 2017, relatore dott. Antonio Scarpa, la quale ripercorre quelli che sono i caratteri e le peculiarità dello speciale procedimento di revoca dell’amministratore.
La Suprema Corte anticipa che il procedimento di revoca giudiziale dell’amministratore di condominio, esperibile anche da un solo condomino, riveste carattere di eccezionalità e urgenza, ed è “sostitutivo della volontà assembleare”.
La ratio, pertanto, è quella di “assicurare una rapida ed efficace tutela ad una corretta gestione dell’amministrazione condominiale, a fronte del pericolo di grave danno derivante da determinate condotte dell’amministratore”.
Il procedimento risulta essere deformalizzato, rivestendo i caratteri della “rapidità ed ufficiosità” e la decisione deve essere assunta “sentito l’amministratore in contraddittorio con il ricorrente”, ai sensi dell’art. 64, comma 1, disp. att., Cc.
Tuttavia, “tale ricorso è, invece, ammissibile soltanto avverso la statuizione relativa alla condanna al pagamento delle spese del procedimento, concernendo posizioni giuridiche soggettive di debito e credito discendenti da un rapporto obbligatorio autonomo (Cass. n. 9348/2017; Cass. n. 8283/2017; Cass. n. 2986/2012; Cass. n. 14524/2011; Cass. Sez. U, n. 20957/2004)”.
Interessante comunque evidenziare come “il provvedimento del tribunale non riveste alcuna efficacia decisoria e lascia salva al mandatario revocato la facoltà di chiedere la tutela giurisdizionale del diritto provvisoriamente inciso, facendo valere le sue ragioni attraverso un processo a cognizione piena (pur non ponendosi questo come un riesame del decreto) (Cass. Sez. U, 29/10/2004, n. 20957; Cass. Sez. 6 – 2, 01/07/2011, n. 14524)”.
In conclusione, vi è senz’altro da sottolineare che “poiché il giudizio di revoca dell’amministratore di condominio ex artt. 1129, comma 11, c.c. e 64, disp. att. c.c., dà luogo ad un procedimento camerale plurilaterale tipico, nel quale l’intervento del giudice è diretto all’attività di gestione di interessi e non culmina in un provvedimento avente efficacia decisoria, in quanto non incide su situazioni sostanziali di diritti o di “status”, non è indispensabile il patrocinio di un difensore legalmente esercente, ai sensi dell’art. 82, comma 3, c.p.c.”, pertanto, qualora l’amministratore decida di difendersi personalmente, vale a dire senza l’ausilio di un professionista abilitato, allo stesso, in caso di vittoria, andranno esclusivamente rimborsate le “spese vive” – se effettivamente sostenute – non certo il compenso professionale, spettante esclusivamente all’avvocato.
Cass. civ., Ord., 23.06.2017, n. 15706
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