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Timestamp: 2018-04-21 19:25:23+00:00

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Novità fiscali del 7 luglio 2010: la cartella della società estinta non si notifica alla persona fisica; esenzioni anche ai cedenti che intestano fatture false; deroga al segreto professionale: la competenza sulla decisione spetta al giudice tributario; il socio di S.n.c. quale dipendente della società deve provare la subordinazione; l’inerenza dei costi può scaturire dal giudicato penale di assoluzione; il notaio é responsabile professionalmente se non fa la visura; termini di rettifica del calcolo degli ammortamenti: termine decennale o più breve (fiscale)?; adempimenti dichiarativi in caso di liquidazione di società soggette ad Ires
1) La cartella della società estinta non si notifica alla persona fisica
2) Esenzioni anche ai cedenti che intestano fatture false
3) Deroga al segreto professionale: La competenza sulla decisione spetta al giudice tributario
4) Il Socio di S.n.c. quale dipendente della società deve provare la subordinazione
5) L’inerenza dei costi può scaturire dal giudicato penale di assoluzione
6) Il notaio é responsabile professionalmente se non fa la visura
7) Termini di rettifica del calcolo degli ammortamenti: Termine decennale o più breve (fiscale) ?
8) Adempimenti dichiarativi in caso di liquidazione di società soggette ad Ires
9) Trattamento fiscale delle plusvalenze e minusvalenze derivanti da operazioni nel mercato forex
Il concessionario non può notificare ad una persona fisica una cartella intestata a una società estinta in base a ruolo formato a nome della società stessa. La pretesa erariale è pertanto nulla.
I giudici tributari hanno così accolto il ricorso di un soggetto che era socio accomandatario di una S.a.s. in liquidazione e cessata nel 2000, contro una cartella di pagamento da 400mila euro relativa a Iva e altre imposte riferite alla S.a.s. per l’anno 1997.
(Commissione Tributaria Provinciale di Genova, sentenza n. 66/13/10)
In merito alla pretesa dell’Iva nelle cessioni intracomunitarie, secondo l’avvocato Ue (causa C-285/09), se l’operazione presenta tutti i requisiti della cessione intracomunitaria, il fisco non può pretendere l’Iva neppure nel caso in cui il cedente abbia adottato un comportamento fraudolento per agevolare l’evasione dell’imposta nello Stato membro di destinazione dei beni. Tale condotta può essere punita con sanzioni adeguate, ma non può comportare il diniego dell’esenzione alla cessione intracomunitaria, perché ciò si risolverebbe nella violazione dei principi di neutralità e di territorialità dell’Iva, considerato che l’operazione è soggetta all’imposta nel Paese di destinazione.
Le informazioni conosciute dal professionista tutelano soltanto la posizione del cliente nel suo rapporto con il fisco.
La competenza in materia di opposizione alle verifiche fiscali compiute negli studi di professionisti su documenti coperti dal segreto professionale è del giudice tributario.
L’autorizzazione della Procura per l’esame e l’acquisizione di documenti riguarda il procedimento amministrativo di verifica tributaria e produce effetti solo nell’ambito dello stesso.
(Cassazione 11082 del 2010)
In tale fattispecie, il socio deve dimostrare l’assoggettamento al potere organizzativo, gerarchico e disciplinare degli altri soci
Il socio di S.n.c. che sostiene di avere instaurato con la società di appartenenza, accanto al rapporto associativo, anche un rapporto di lavoro subordinato, deve fornire, in modo rigoroso, la prova dell’esistenza in concreto degli indici di subordinazione.
Nel caso di specie, il socio di una S.n.c., avendo lavorato come dipendente della società con mansioni di operaio specializzato e relativo inquadramento contrattuale, osservando determinati orari di lavoro ed attenendosi alle direttive di volta in volta impartitegli dagli amministratori della stessa, aveva chiesto che fosse dichiarata la nullità o l’illegittimità del verbale di accertamento dell’INPS recante il disconoscimento, da parte dell’Istituto, della natura subordinata del rapporto lavorativo intercorso tra il socio e la società.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 14906 del 21 giugno 2010)
Il giudice tributario ha il dovere di considerare in via autonoma le risultanze penali.
La prova dell’inerenza di un costo all’attività aziendale/professionale può scaturire da elementi derivanti da un giudicato penale, ciò anche se secondo consolidata giurisprudenza tale giudicato non rileva nel rito tributario, ma la Commissione ha l’obbligo di valutare in maniera autonoma le risultanze penali ove, nel caso di specie, vi sia stata un’assoluzione piena del contribuente/imputato.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 14960 del 22 giugno 2010)
Anche l’attività preparatoria rispetto all’atto di compravendita rientra negli obblighi professionali del notaio.
Il notaio che non ha effettuato le visure ipotecarie prima di redigere l’atto di compravendita immobiliare può essere condannato a provvedere a sue spese alla cancellazione delle iscrizioni gravanti sul bene compravenduto.
L’omissione delle visure, infatti, integra la responsabilità professionale del notaio anche in assenza di una qualsiasi richiesta in tal senso da parte del cliente.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 15726 del 2 luglio 2010)
E’ legittimo l’accertamento induttivo fondato sulla contestazione dei criteri adottati per la redazione del bilancio che hanno riflessi fiscali negli anni d’imposta successivi alla prima adozione.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 15178 del 23 giugno 2010.
La Corte ha così accolto le motivazioni dell’Amministrazione finanziaria.
Nel caso di specie, la rettifica del calcolo degli ammortamenti per il 1996 era legittima da parte dell’ufficio, anche se il recupero d’imposta si basava su parametri di calcolo (costo storico, coefficienti, numero di anni) che erano stati stabiliti dal contribuente in annualità d’imposta non più accertabili (per decadenza del termine di quattro anni dalla presentazione della dichiarazione dei redditi, ai sensi dell’art. 43 del Dpr 600/1973).
Su tale filone, la Commissione Tributaria Provinciale di Torino con la sentenza della n. 47 del 24 aprile 2009 (riguardo l’obbligo di conservazione delle fatture relative a beni strumentali), ritiene che il termine di conservazione debba decorrere, non dal periodo d’imposta di acquisto del bene, ma dal periodo d’imposta in cui viene dedotta l’ultima quota di ammortamento.
In proposito, l’obbligo di conservazione delle scritture contabili e della relativa documentazione (fatture, lettere e telegrammi) è regolato sia da disposizioni civilistiche sia da norme fiscali.
In particolare, ai fini civilistici, l’art. 2220 c.c. prevede che le scritture contabili debbano essere conservate per dieci anni dalla data dell’ultima registrazione. Per lo stesso periodo devono, inoltre, essere conservate le fatture, le lettere e i telegrammi.
In ambito fiscale, invece, ai sensi dell’art. 22 del DPR 600/73, le scritture contabili devono essere conservate fino a quando non sono definiti gli accertamenti relativi al corrispondente periodo d’imposta (cioè il 31 dicembre del 4° anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione), anche oltre il termine civilistico decennale.
La sentenza dei giudici piemontesi attribuisce rilevanza, ai fini della decorrenza del termine di conservazione delle fatture, al periodo d’imposta in cui viene dedotta la quota di ammortamento (2003) e non al periodo d’imposta in cui le spese incrementative vengono sostenute (1996).
Qualora, infatti, il termine fosse calcolato a partire dalla data della fattura (1996), nel 2008 risulterebbe scaduto sia il termine fiscale sia il termine civilistico decennale, con la conseguente insussistenza, in capo al contribuente, dell’obbligo di conservazione.
Di contro la Commissione Tributaria Regionale di Torino n. 35/25/10 del 24 maggio 2010, (che ha ribaltato la decisione di primo grado) ha stabilito che il termine di conservazione, ai fini fiscali, delle fatture relative a beni strumentali decorre dal periodo d’imposta di acquisto del bene (o di sostenimento delle spese incrementative) e non dal periodo d’imposta in cui viene dedotta l’ultima quota di ammortamento.
La Commissione Tributaria Regionale ha, quindi, accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che il medesimo, nel 2008 (anno di notifica dell’avviso di accertamento), non avesse più alcun obbligo giuridico di conservazione in merito a fatture ricevute e registrate nel 1996.
In particolare, la decisione dei giudici di primo grado è stata ritenuta illegittima, poiché basata su una errata interpretazione dell’art. 22 del DPR 600/73.
Inoltre, l’interpretazione della norma deve essere effettuata tenendo conto di quanto previsto dall’art. 8 comma 5 della L. 27 luglio 2000 n. 212 (c.d. Statuto dei diritti del Contribuente), ovverosia “l’obbligo di conservazione di atti e documenti, stabilito a soli effetti tributari, non può eccedere il termine di dieci anni dalla loro emanazione o dalla loro formazione”, il quale ha portata di principio generale nell’ordinamento tributario.
In conclusione, il termine di prescrizione dovrà, invece, essere calcolato dal periodo d’imposta in cui il costo è stato sostenuto e il documento contabile è stato formato.
Poiché il periodo di tempo compreso tra l’inizio dell’ultimo esercizio e la chiusura di una liquidazione “infraquinquiennale” non costituisce un autonomo periodo di imposta, in tale fattispecie non occorre presentare la dichiarazione dei redditi e neppure liquidare provvisoriamente l’imposta.
E’ quanto ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 66/E del 6 luglio 2010.
Come è noto, le società soggette a Ires, quando la liquidazione si protrae oltre l’esercizio in cui ha avuto inizio, determinano il reddito provvisoriamente, per ogni esercizio intermedio, liquidando il tributo definitivo, a conguaglio, in base al bilancio finale (a meno che la procedura non vada oltre i cinque esercizi, ipotesi in cui i risultati provvisori divengono definitivi).
Nel caso di specie, la liquidazione di una Srl é cominciata nel luglio del 2006 per terminare il 24 dicembre del 2009.
Il dubbio interpretativo è risultato legato all’eventuale obbligo di presentazione della dichiarazione (e quindi di versamento dell’imposta provvisoria) anche per il periodo 1° gennaio-24 dicembre 2009.
Per tale caso specifico, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che il reddito prodotto nella frazione di periodo antecedente la chiusura della liquidazione viene assorbito dal risultato globale della procedura, emergente dal bilancio finale di liquidazione.
Ne consegue che per tale periodo, non occorre né dichiarazione e né versamento provvisorio dell’Ires.
Questi di seguito sono, quindi, gli adempimenti posti a carico della Srl liquidata:
Ai fini Ires deve presentare entro il 30 settembre 2010 (ultimo giorno del nono mese successivo a quello di chiusura della liquidazione) la dichiarazione riepilogativa Ires relativa all’intero periodo di liquidazione, sulla base del bilancio finale della procedura, utilizzando il modello Unico SC 2009 (Unico 2010 è utilizzabile solo per i periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2009), versando entro il sesto mese successivo alla chiusura del periodo d’imposta l’eventuale conguaglio Ires a debito.
Mentre per quanto riguarda Irap e Iva ogni periodo d’imposta successivo a quello di messa in liquidazione è considerato un autonomo periodo da dichiarare e liquidare definitivamente.
Pertanto, entro il 30 settembre andranno presentate anche le dichiarazioni Iva (modello Iva 2010) e Irap (modello Irap 2009) per il periodo 1° gennaio-24 dicembre 2010.
Compravendita di valute a pronti, tassabili i contratti rolling spot. Sono rapporti finanziari che possono generare, da un evento incerto, differenziali positivi e negativi
Le plusvalenze conseguite dalla compravendita di valute a pronti attraverso i contratti denominati rolling spot hanno rilevanza reddituale.
L’Agenzia, con la risoluzione n. 67/E del 6 luglio 2010, ha chiarito il corretto trattamento fiscale da applicare ai differenziali positivi e negativi che scaturiscono a seguito delle operazioni concluse sul mercato monetario Forex.
Le operazioni di compravendita descritte nell’istanza di interpello sono dei contratti, conclusi online, per i quali il cliente, volendo mantenere oltre la giornata lavorativa le posizioni di mercato assunte, dà ordine di chiusura delle operazioni giornaliere e di riapertura della posizione per il giorno successivo (contratti rolling spot).
Secondo le Entrate tali operazioni non sono inquadrabili tra le cessioni a termine di valute estere (art. 67, comma 1, lettera c-ter, del Tuir) né sono comprese nelle due categorie di contratti disciplinati dalla successiva lettera c-quater, vale a dire i contratti a termine di tipo traslativo, che prevedono l’obbligo di cedere o acquistare a termine le valute estere, e i contratti a termine di tipo differenziale, da cui deriva l’obbligo di effettuare o ricevere a termine uno o più pagamenti commisurati alle valute estere.
Tale operazione, attraverso cui è possibile conseguire differenziali positivi o negativi in dipendenza dell’andamento del cambio della valuta estera rispetto all’euro, è invece riconducibile alla fattispecie prevista dalla lettera c-quinquies, che assoggetta a tassazione le plusvalenze realizzate mediante rapporti a contenuto finanziario i cui risultati sono legati a un evento aleatorio.
Pertanto, le plusvalenze realizzate alla fine della giornata tramite contratti rolling spot vanno dichiarate nella sezione II del quadro RT di Unico applicando l’imposta sostitutiva nella misura del 12,50%.
Infine, viene precisato che le minusvalenze e i differenziali negativi non sono deducibili (art. 68, comma 9, del Tuir).
– Per l’imposta della coop limiti alla rivalsa sui soci: esclusa la pretesa sull’iva dopo la rettifica operata dal fisco
La cooperativa può esercitare il diritto di rivalsa Iva nei confronti dei soci esclusivamente nel momento in cui stipula il contratto di assegnazione dell’alloggio.
Non può pretendere l’imposta del singolo associato in una fase successiva a seguito di rettifica operata dal Fisco.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 14578 del 2010)
– Per il reddito percepito in Italia al residente all’estero spetta la ritenuta definitiva (a titolo d’imposta)
Si applica la ritenuta a titolo di imposta sul reddito percepito in Italia da un soggetto residente all’estero, anche se il rapporto di lavoro è durato per più di 184 giorni.
La vicenda trae spunto dalla dichiarazione dei redditi presentata in Italia da un cittadino con residenza all’estero che aveva dichiarato di essere titolare solo di redditi da fabbricati; da analisi incrociate era risultato invece lo svolgimento di una prestazione lavorativa in Italia.
Il coniuge, inoltre, risultava residente in Italia.
La Commissione Tributaria ha dato ragione al cittadino, che a propria giustificazione, aveva esibito la certificazione Aire attestante la propria residenza all’estero.
Per i giudici non esiste una norma che, per un cittadino straniero, regoli la natura dell’imposizione fiscale in funzione della durata del rapporto lavorativo.
(Commissione Tributaria Provinciale di Milano, sentenza 220/16/2010)
– Per i beni del fondo patrimoniale non si può procedere a iscrizione ipotecaria
I beni del fondo patrimoniale non sono ipotecabili perché pregiudicherebbero la loro commerciabilità e monetizzazione a favore dei bisogni della famiglia.
(Commissione Tributaria Provinciale Piemonte, sentenza 18/5/10)
– Lavori di adeguamento del fondo agricolo: Non si decade dai benefici per la proprietà agricola
I lavori di adeguamento del fondo agricolo, siano essi di coltivazione o propedeutici alla successiva coltivazione come la demolizione dei manufatti esistenti sono attività agricole a tutti gli effetti.
Non ci sono quindi i presupposti per la decadenza dei benefici per la proprietà agricola.
(Commissione Tributaria Provinciale di Treviso, sentenza 3/1/2010)
– Domande di regolarizzazione domestici: destinazione per la quota forfetaria
L’Inps ha precisato che la parte del contributo forfetario destinato alle gestioni previdenziali assicurative venga attribuito al secondo trimestre 2009 delle posizioni contributive dei lavoratori interessati dal procedimento di emersione.
Il Ministero del Lavoro ha determinato le modalità di destinazione del contributo forfetario di 500 euro per ciascun lavoratore, sia per far fronte all’organizzazione ed allo svolgimento dei compiti previsti dalla norma sia in relazione alla posizione contributiva previdenziale ed assistenziale del lavoratore interessato dall’emersione.
La quota forfetaria deve essere ripartita nelle seguenti misure:
a) euro 253,00 alle gestioni previdenziali e assicurative di riferimento per le posizioni contributive dei lavoratori interessati;
b) euro 80,00 per assicurare la copertura delle spese necessarie all’organizzazione e allo svolgimento dei compiti previsti all’art. 1 ter della legge n. 102/2009 e pertanto da imputare all’Inps in caso di regolarizzazione di lavoratori comunitari o extracomunitari con permesso di soggiorno valido per lavoro subordinato oppure, nel caso di regolarizzazione di extracomunitari comunque presenti sul territorio nazionale, nella misura di € 54,00 al Ministero dell’Interno e di € 26,00 al Ministero del Lavoro;
c) euro 167,00 destinati al finanziamento di quota parte dei maggiori oneri conseguenti all’operazione di regolarizzazione per il Servizio Sanitario Nazionale.
L’Inps ha chiarito che la parte del contributo forfetario destinato alle gestioni previdenziali assicurative venga attribuito al secondo trimestre 2009 delle posizioni contributive dei lavoratori interessati dal procedimento di emersione, applicando la contribuzione della 4^ fascia contributiva (0,97€) a 260 ore (253,00:0,97=260) distribuite su 10 settimane, con una retribuzione convenzionale di 1.201,20 euro.
Tale accredito verrà predisposto a livello centrale a conclusione dei controlli relativi al procedimento di emersione.
(Inps, messaggio n. 17422 del 01 luglio 2010)
– Proroga per l’accertamento in caso di violazioni: Niente raddoppio dei termini se il fatto non ha rilevanza penale
Il raddoppio dei termini di decadenza per l’accertamento in caso di (presunto) riscontro di violazioni penalmente rilevanti non opera nel caso in cui, dal decreto di archiviazione emesso dal GIP, emerga poi che il contribuente, per un determinato periodo d’imposta, non sia incorso in alcuna violazione penale.
(Commissione Tributaria Provinciale di Torino, sentenza n. 4 del 2010)
– Modello 770/2010: Per lo scudo fiscale è caos di codici
Nel modello 770 ordinario le nuove voci si sovrappongono a quelle già esistenti.
E’ caos di codici nel modello 770 ordinario per il 2010: Le nuovi voci N, O e P del quadro SO hanno la funzione di individuare i contribuenti che cerchino di far uscire le attività rimpatriate dal circuito degli intermediari e di monitorare le operazioni che hanno interessato le attività non finanziarie oggetto di rimpatrio mediante amministrazione fiduciaria cd. “senza intestazione”.
Dal momento che il modello 770 ordinario dovrà essere consegnato entro il 2 agosto è indispensabile che l’amministrazione finanziaria confermi la correttezza di alcuni orientamenti come la nozione di “prelievo di denaro” del codice N che comprende solo la materiale consegna del denaro da parte dell’intermediario al cliente.
Non è chiaro, in dottrina (Marco Piazza in Il Sole 24 Ore del 06/07/2010), se, in caso di prelievo di valute, il codice N vada usato in sostituzione dei codici G o K o abbia natura residuale.
Rilevati dubbi anche sul codice P, mentre oscura è la didascalia del codice O da usare per le “operazioni” ovvero “contratti” attraverso cui si realizza la cessione o lo sfruttamento, anche se non fiscalmente rilevante, di diritti relativi a beni immobili o altre attività patrimoniali oggetto di rimpatrio.
– Provvedimento delle Entrate: Entro il 30 novembre le regolarizzazioni 2009 all’anagrafe tributaria
Il provvedimento del 2 luglio 2010 del direttore dell’Agenzia delle Entrate ha stabilito che entro il prossimo 30 novembre 2010 gli intermediari obbligati alla comunicazione dei dati relativi al monitoraggio fiscale dovranno trasmettere all’Anagrafe tributaria le informazioni relative alle attività oggetto di regolarizzazione nel corso del 2009 (art. 13 bis del D.L. n. 78/2009).
Il nuovo provvedimento ha definito i termini ed ha sostituito il tracciato record di dettaglio (provvedimento 28 luglio 2003), che prevede che siano comunicati tutti i dati del soggetto che ha effettuato la regolarizzazione.
Il provvedimento era atteso dal momento che gli intermediari erano stati temporaneamente esentati dall’inviare all’Anagrafe tributaria, entro lo scorso 31 marzo 2010, le informazioni relative ai soggetti che avevano aderito allo scudo ter.
La comunicazione è obbligatoria per legge, ma il regime di riservatezza dello scudo ter incontra qualche difficoltà.
– Istituito l’archivio di identificazione dei fascicoli per fini doganali
Contrasto alle frodi doganali con l’uso dell’informatica e dell’archivio di identificazione dei fascicoli (FIDE).
Ciò a seguito della avvenuta pubblicazione, sulla G.U. n. 144 del 23 giugno 2010, della Legge n. 92 del 04/06/2010, con ratifica ed esecuzione del Protocollo dell’8 maggio 2003 di modifica della Convenzione sull’uso, appunto, dell’informatica nel settore doganale.
Intensificata la lotta alla criminalità transnazionale
La banca dati con l’archivio di identificazione consentirà alle autorità doganali lo scambio di informazioni per via elettronica in merito all’esistenza di fascicoli di indagine concernenti indagini in corso oppure già portate a termine.
In particolare, detto archivio permetterà alle competenti autorità nazionali in materia di indagini doganali (che abbiano aperto un fascicolo oppure che stiano indagando su persone o imprese) la verifica se “autorità di altri Stati membri stiano indagando oppure abbiano condotto indagini su persone e/o imprese che si trovino sotto il mirino del loro accertamento”, allo scopo di attivare forme di collaborazione reciproche.
Funzionamento e uso dell’archivio, tempi massimi di conservazione dei dati
A tale scopo le competenti autorità introducono nel citato archivio i dati dei fascicoli d’indagine, comprendenti i dati personali.
i tempi di conservazione dei dati nell’archivio sono diversi a seconda dell’esito del procedimento penale, ossia:
– 3 anni, per i dati relativi a fascicoli di indagini in corso, se nel periodo considerato non è stata constata nessuna violazione, ovvero se l’azione penale non è stata esercitata;
– 6 anni per i dati relativi a fascicoli d’indagine che hanno portato alla constatazione di una violazione ma che non si sono ancora conclusi con una condanna oppure con l’irrogazione di un’ammenda;
– 10 anni, infine, per i dati relativi a fascicoli d’indagine nel caso in cui vi sia stata una condanna o un’ammenda.
– Via il tetto di 150 giorni per il contenzioso con il fisco
Le misure della manovra correttiva (D.L. n. 78/2010) che interessano le imprese saranno aggiustate, ma non subiranno grandissimi cambiamenti.
Comunque, verrà abrogato l’articolo 38 che prevede il limite di 150 giorni alla sospensione dei pagamenti dovuti al fisco in caso di ricorso al giudice tributario.
Tra le misure da modificare, si prevede anche l’allentamento al divieto di compensare crediti e debiti mediante un prossimo emendamento del Governo o della maggioranza alla manovra correttiva.
– Anche lavorare mediante contratto di fornitura globale dei servizi vuole Irap
Deve pagare l’Irap lo studio di professionisti che, pur non avvalendosi di personale proprio, ha affidato con un contratto di fornitura tutti i servizi, come la telefonia e la segreteria, ad una società.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10151 del 2010, secondo cui l’autonoma organizzazione esiste a prescindere da dipendenti e collaboratori, è sufficiente che a svolgere i servizi sia un’azienda.
– Nuove regole per la richiesta dei rimborsi iva sul sito delle entrate
Con il recepimento della direttiva 2008/9/CE del 12 febbraio 2008 (D.Lgs. 18/2010, in “G.U.” n. 41 del 19/02/10), dal 1° gennaio 2010 sono entrate in vigore nuove norme che regolano la disciplina del rimborso dell’Iva ai soggetti stabiliti in uno Stato membro diverso da quello del rimborso.
Il servizio telematico messo a disposizione del Fisco è accessibile tramite il link del sito dell’Agenzia delle Entrate: Rimborsi IVA/VAT.
Vengono indivuduate diverse istanze che variano a seconda che il soggetto richiedente sia italiano, comunitario oppure extraUe.
Le norme sono in vigore dal 1° gennaio 2010 e partono con i rimborsi relativi all’anno 2009, il cui termine finale di scadenza è fissato tassativamente al 30 settembre 2010.
I soggetti italiani devono presentare la richiesta di rimborso tramite l’Agenzia delle Entrate attraverso Entratel o Fisconline, mentre i soggetti residenti in altro stato comunitario che vogliono chiedere il rimborso dell’Iva versata in Italia devono presentare la loro richiesta di rimborso alla propria amministrazione finanziaria la quale provvederà ad inoltrarla all’Agenzia delle Entrate.
I soggetti extra Ue, invece, continueranno a presentare le richieste di rimborso in formato cartaceo (modello Iva79) approvato con il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 29 aprile 2010.
La gestione dei rimborsi Iva è curata dal Centro Operativo di Pescara.
– Composizione degli organi di amministrazione e controllo: nuovo documento di consultazione Consob
La Consob ha pubblicato sul suo sito un documento di consultazione che modifica i contenuti del Modello 100, Allegato 3H del Regolamento Emittenti, che gli emittenti devono compilare e inviare alla Consob per aggiornare, in caso di variazioni, i dati sulle cariche di componente dell’organo di amministrazione e di controllo e direttore generale.
Le modifiche proposte sono divenute necessarie in relazione alle recenti riforme in materia di composizione degli organi sociali.
Nel documento in consultazione, la Consob propone di integrare il contenuto informativo del Modello 100, richiedendo informazioni integrative per i soggetti che ricoprono la carica di amministratore, ad esempio è richiesto di specificare se la qualifica di indipendente deriva dalla legge o dall’autodisciplina, mentre per i componenti dell’organo di controllo è richiesto, di specificare se il sindaco è espressione dalla lista di minoranza.
Infine, il documento informa che è stato predisposto un nuovo sistema telematico interattivo per le comunicazioni delle informazioni.
La consultazione scade il prossimo 31 luglio.
(Assonime, nota del 5 luglio 2010)
– Sul sito delle Entrate pubblicati importanti aggiornamenti dei pacchetti informatici dei modelli di dichiarazione e di relativo controllo
Sul sito www.agenziaentrate.it sono state pubblicate le procedure di controllo dei modelli 2010 (versione software: 1.5.2 del 05/07/2010), comprese pure le procedure di controllo ai fini degli studi di settore.
Aggiornati al 05/07/2010 anche i Software di compilazione dei vari modelli di dichiarazione 2010.

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