Source: http://articolo53.blogspot.com/2009/03/in-quale-stato-di-salute-si-trova-la.html
Timestamp: 2018-11-17 21:18:12+00:00

Document:
Associazione Articolo 53 (Salvatore Scoca - Meuccio Ruini): IN QUALE STATO DI SALUTE SI TROVA LA COSTITUZIONE A 60 ANNI DALLA SUA PROMULGAZIONE?
IN QUALE STATO DI SALUTE SI TROVA LA COSTITUZIONE A 60 ANNI DALLA SUA PROMULGAZIONE?
Di : Innocenti Torelli Roberto,
Ha collaborato: Claudio Mazzoccoli
La risposta alla domanda del titolo si concentra nelle argomentazioni che seguono. Gli articoli della Costituzione citati nel contributo sono riportati in fondo.
La nascita della nostra Costituzione è avvenuta nelle 3 sottocommissioni, a volte anche in sottogruppi delle sottocommissioni, nelle commissioni dei diciotto, degli undici e dei 75 e nell’assemblea plenaria dell’assemblea Costituente.
Essa è frutto di un compromesso di altissimo profilo politico, morale e sociale e fu approvata dalla quasi totalità dei gruppi politici presenti in Assemblea Costituente, dai liberali fino ai comunisti e non approvata solo dai monarchici e dai fascisti dell’uomo qualunque!
I nostri Padri Costituenti vollero dare alla Costituzione ed ai diritti/doveri presenti nella sua prima parte, il carattere di norma programmatica:
la preminenza della legge Costituzionale sulla legge ordinaria impone al legislatore di seguire, nella legge ordinaria, le direttive tracciate dalla Costituzione, e quindi i Costituenti hanno voluto, essi, segnare la strada per la legislazione degli anni avvenire, proiettando così verso il futuro la loro aspirazione a riforme sociali.
L’articolo 2 rappresenta una evidente proclamazione di quelle aspirazioni, in quanto riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona umana. Di conseguenza, l’arbitrio del legislatore resta circoscritto. Non spetta a lui stabilire quali diritti debbano ritenersi essenziali e quali no, quali si possono riconoscere e quali negare. L’articolo 2, dopo avere proclamato i diritti inviolabili, richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Vi è quindi uno stretto collegamento tra i diritti e i doveri, di cui è ovvio l’alto significato morale, specie con riferimento a ben note tendenze, in cui, accanto alla rivendicazione di sempre maggiori diritti, si assumono posizioni di costante contestazione di fronte ad ogni richiesta di maggiori obblighi.
Il pieno sviluppo della persona umana si realizza con il riconoscimento e l’attuazione effettiva di tali diritti : libertà dal bisogno e quindi della necessità del diritto/dovere al lavoro e di una retribuzione tale da rendere autonoma e libera, per una vita dignitosa, la persona umana.
Diritto effettivo all’istruzione e darne di più a chi ne ha più bisogno, per eliminare in radice quelle disuguaglianze sostanziali che, anche oggi, esistono fra le persone e che ne limitano di fatto l’autonomia e la libertà.
Il grande Norberto Bobbio ha scritto; “libero non è colui che ha un diritto astratto senza il potere di esercitarlo, bensì colui che oltre al diritto ha anche il potere di esercizio”. Diritto all’assistenza ed alla previdenza, diritto al riposo, diritto alla sicurezza. I nostri Padri Costituenti hanno riconosciuto l’anteriorità della persona umana rispetto allo Stato e lo Stato deve intervenire laddove l’individuo non riesce a garantire i diritti effettivi!
Quindi la Repubblica ha il compito di promuovere le condizioni per rendere effettivi questi diritti e tutti gli altri presenti nella prima parte della Costituzione.
L’articolo 2 della Costituzione garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, e per questi rimanda all’articolo 23 per le prestazioni patrimoniali. Per queste, a sua volta, l’articolo 23 cita all’articolo 53.
L’articolo 53 infine, per dare applicazione alle volontà dei nostri Padri Costituenti, cita la legge delega di riforma tributaria 825 del 1971, a firma di Luigi Preti e Ferrari Aggradi, istitutiva dell’IRPEF e dell’IVA che nei suoi criteri direttivi ordinava ai governi di emanare le leggi normative con le quali introdurre il sistema analitico per accertare la “capacità contributiva effettiva, dando così la progressività al sistema tributario nel suo complesso”.
Questi criteri direttivi della legge delega 825 sono rimasti vanificati dalla legge 600 di Bruno Visentini del 1973 e dalle leggi normative che sono seguite, ossia dalla legge 917/86 testo unico imposte dei redditi e seguenti.
L’articolo 2 poi si collega all’articolo 3 della Costituzione: “E’compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando, di fatto, la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”.
I nostri Padri Costituenti hanno voluto dare, con i primi articoli della Costituzione, delle direttive, indicate al legislatore, un solco in cui egli doveva camminare e come affermazione della finalità cui la democrazia doveva sfociare e cioè verso l’uguaglianza sociale.
I primi articoli, infatti, specificano come questi diritti inviolabili della persona umana devono essere effettivi. Il Giurista ed il Legislatore pertanto non possono interpretare o derogare le chiare direttive Costituzionali. La non applicazione dell’articolo 53 vanifica i diritti effettivi citati negli articoli 2 e 3 e seguenti; le vicende politiche giornaliere, le crescenti e plateali disuguaglianze economiche e sociali dei cittadini ne sono la clamorosa testimonianza.
La conoscenza degli atti dei nostri Padri Costituenti, l’esperienza effettiva della vita economica quotidiana porta ad affermare che le attuali normative tributarie riferite agli artt. articoli 3 e 53 sono anticostituzionali.
Infatti, i legislatori, rinunciando all’accertamento delle capacità contributive nella loro effettiva consistenza (On. Scoca, Ass. Costituente) hanno rinunciato anche a dare progressività al sistema tributario nel suo complesso (On. Ruini, Ass. Costituente) e quindi reso vani i diritti contenuti nella prima parte della Costituzione!
I governi ci dicono di non poter garantire i diritti Costituzionali a causa di scarse risorse finanziarie e che ciò è dovuto a contribuenti che non fanno il loro dovere evadendo i tributi dovuti in modo massiccio. Ma questa situazione è sancita e permessa dall’attuale legislazione che violando gli articoli 3 e 53 non osserva il dettato Costituzionale.
L’attuale legislazione fa pagare le tasse ad alcune categorie su una “parte forfetaria e non nell’effettiva misura dei loro redditi” mentre altre categorie pagano le tasse sui “loro redditi nell’ effettiva misura” e non sono certamente le deduzioni o le detrazione forfetarie ad eliminare la disuguaglianza fra i contribuenti come le tabelle annuali dei vari redditi dimostrano così chiaramente.
Quando alcuni personaggi politici fanno appelli a non mettere in contrapposizione fra di esse le categorie di contribuenti, prima dovr ebbero verificare se anche essi non abbiano votato le leggi che in perfetta continuità con lo statuto albertino mettono in contrapposizione queste categorie; dalla legge 600/73 a tutte quelle seguenti fino alla 917/86 e ancora a quelle seguenti.
Sono proprio i redditi forfetari insieme a deduzioni o detrazioni forfetarie senza alcuna documentazione fiscale a determinare la colossale evasione fiscale lamentata dai governi.
Giacomo Vaciago, ad un convegno del settembre 2007, affermava: “… tutti i teoremi che abbiamo dimostrato sui pregi di una economia di mercato, assumono che la gente paghi le tasse. Il problema politico è come si passa ad un nuovo equilibrio partendo dall’attuale scadente equilibrio, quello nel quale c’è una nobile gara ad evadere. In venti anni, non sono mai riuscito ad avere tutte le fatture ogni volta in cui ho avuto lavoratori autonomi in casa; una fatica! Quasi mai è totale la quantità di fatture che riesco a portare a casa anche quando posso dedurre il 36%”.
Il Ministro Visco, sempre al convegno di settembre 2007, ha fatto questa constatazione:
L’evasione fiscale dell’IVA coinvolge tutti i consumatori, l’evasione fiscale IRPEF i lavoratori indipendenti e dipendenti (questa ultima resa possibile dalle casseforti “NERE” dei lavoratori indipendenti), piccole, medie e grandi imprese evadono. Noi possiamo aggiungere a questo l’evasione fiscale dei grandi capitali e l’evasione “TACITA” per le rendite finanziarie tassate al 12,5% ! PROPRIO UN BEL SISTEMA TRIBUTARIO! ANTICOSTITUZIONALE! MA A CHI PIACE? Sicuramente ai soliti ignoti!
Sia a Vaciago che a Visco forse, sfuggono, o non le conoscono affatto, le volontà dei nostri Padri Costituenti i quali ci indicarono di accertare la capacità contributiva effettiva e non forfetaria e che il sistema tributario è informato al criterio della progressività nel suo complesso e che per ottenere l’effettività di questi due principi occorre applicare il sistema analitico deduttivo sistematico sia per i redditi globali personali comunque conseguiti sia per tutte le spese e gli oneri fiscali comunque pagati e sull’importo della loro differenza applicare una progressività tale da rappresentare la spina dorsale del nostro sistema tributario. Progressività con scaglioni di reddito ed aliquote che la legge delega 825/71 ci raccomandava, e che non rappresenta in alcun modo aspetti di confisca della ricchezza!
L’ex vice-ministro Visco sostiene che il sistema analitico e Costituzionale comporterebbe una soprafatturazione dei costi determinando il crollo delle entrate. Ma chi si divertirebbe ad aumentare i propri redditi imponibili emettendo fatture false per diminuire i redditi imponibili di altri contribuenti?
Come chi, procurandosi da tipografi compiacenti blocchi di false fatture con numerazioni false, le intesta a nomi di fornitori inventati, consegnando in questo modo alla guardia di finanza lo strumento del controllo incrociato in quanto ciò che appare nella dichiarazione dei redditi di chi deduce importi falsi questi importi non appariranno certamente nella dichiarazione dei redditi di chi, in questi casi, non vende. E’questo il modo per rendere finalmente efficaci i controlli incrociati tributari in quanto i documenti devono essere in mano sia di chi vende ed addiziona, sia in mano di chi acquista e deduce, ciò che oggi non è possibile fare in quanto i documenti fiscali al massimo sono in mano solo di chi vende e molto,molto, ma molto spesso in mano di nessuno!
Nel libro FISCO: LA COSTITUZIONE TRADITA- Editore Pagnini, scritto non solo per i lavoratori dipendenti ma per tutti i democratici che hanno le loro radici nell’Antifascismo, nella Resistenza e nella Costituzione, non vengono messe in contrapposizione le varie categorie di contribuenti ma viene messo sotto accusa l’attuale modo di calcolo della capacità contributiva che contrappone, appunto, le categorie di contribuenti.
Rendendo la parola ai nostri Padri Costituenti è stato messo in evidenza che è interesse di tutti i cittadini uscire da questa, anticostituzionale, situazione ed entrare nella legalità Costituzionale!
I nostri Padri Costituenti in uno dei quattro articoli aggiuntivi in materia tributaria, poi confluiti in un unico articolo, il 53, con la firma, fra gli altri, dell’On. le Ezio Vanoni chiedevano che: “tutti quanti,anche gli stranieri, partecipano alla vita economica, sociale o politica dello Stato sono tenuti al pagamento dei tributi in rapporto alla sua capacità contributiva effettiva, salvo le esenzioni e le prerogative previste dalle leggi”. Dunque redditi effettivi per uscire dalla filosofia dello statuto albertino e non forfetari, concordati con le associazioni di categoria, che invece rappresentano la continuità con esso.
“Il fenomeno dell’evasione fiscale oggi si verifica su di una scala preoccupante e compromette un’equa ripartizione dei carichi tributari. In una simile situazione la pressione tributaria diviene vessatoria e veramente insopportabile per gli onesti e per le categorie dei contribuenti che non possono sfuggire all’esatta determinazione dell’imposta per motivi tecnici ”.
Questa affermazione che possiamo benissimo ascoltare di continuo, invece è del Costituente Ezio Vanoni nel 1949 poco dopo la promulgazione della Costituzione !
Ascoltiamo sempre i vari “Dotti”sul tema tasse:
Molti di loro sostengono che l’evasione fiscale è dovuta dalle aliquote impositive troppo alte:
A sentire queste affermazioni sembrerebbe che quando le aliquote impositive erano basse l’evasione fiscale non esisteva. Per questo è citata la frase del Vanoni! Comunque la risposta era ed è: per tutto l’anno la filiera dalla produzione alle varie intermediazioni alla commercializzazione dei beni di consumo e nei servizi comprava e vendeva come pure oggi (50% con – 50% senza, oppure 100% senza…naturalmente senza fattura ) tanto che a fine anno chiedevano e chiedono ancora oggi false fatturazioni perché oggi come allora sono troppo al di sotto dei redditi concordati. (Ieri redditi concordati con l’ufficio delle imposte, poi minimum-tax, coefficienti, parametri, oggi studi di settore oppure forfetini … e vengono proposti anche i forfetoni).
C’è chi chiede una minore progressività impositiva e chi chiede il quoziente familiare. Altri di loro chiedono di passare dalla tassazione della persona alla tassazione delle cose.
Cioè spostare il carico fiscale dalle imposte personali e progressive a quelle proporzionali sui consumi beni e servizi cioè l’esatto contrario delle volontà dei nostri Padri Costituenti.
Chi chiede la proporzionalità dell’imposizione. Non c’è nessuno che chieda il sistema analitico deduttivo sistematico Costituzionale. Occorre ricordare che non ci può essere Democrazia se il fisco non è Democratico. Il fisco non può essere usato come una leva per la ricerca del consenso politico ed elettorale perché questo concetto è l’esatto contrario dello stato di diritto. Il fiscal drag, per cui l’aumento dei prezzi ed in particolare quelli dei prodotti petroliferi produce automaticamente un aumento del gettito fiscale derivante, senza una delibera del Parlamento ha ben pochi numeri per essere giudicato democratico e costituzionale!
Infatti viene violato l’art. 23 della Costituzione. Se poi in relazione a questi aumenti dei prezzi il fisco non accerta il variare dei redditi, allora non osserva neppure la regola Costituzionale di far pagare le tasse secondo la propria capacità contributiva applicando ad essa la progressività del sistema tributario nel suo complesso!
Facciamo un esempio! Noi tutti sappiamo che l’aumento dei prezzi di molti consumi, beni e servizi dovuto al fatto che le vecchie 1.000 lire sono diventate 1 euro ha di fatto trasferito, come ha avuto modo di dire in molti suoi interventi il segretario generale UIL, Luigi Angeletti, centinaia di miliardi di euro dai possessori di redditi fissi ai possessori di redditi indipendenti.
Quindi i possessori dei redditi indipendenti con questi aumenti dei prezzi hanno avuto una maggiore ricchezza, un maggiore potere di acquisto e quindi una maggiore capacità contributiva ma avendo redditi forfetari oppure da studi di settore questi maggiori ricavi non sono stati registrati dal sistema tributario e quindi su questa maggiore ricchezza non ci hanno e non ci pagano le tasse!
Invece i redditi fissi che hanno subito gli aumenti dei prezzi, hanno minore potere di acquisto, e lo vediamo con la contrazione degli acquisti mettendo in difficoltà il sistema produttivo, ed una minore capacità contributiva ma per il fisco hanno la stessa capacità contributiva per cui i redditi fissi pagano le tasse, sugli importi dell’aumento dei prezzi, al posto di chi ha aumentato la sua ricchezza cioè i possessori dei redditi indipendenti. (Al danno segue sempre la beffa !!).
Cosa vi è di costituzionale in tutto questo? Ai “dotti” la risposta!
Silvio Spaventa in un suo fondo su Repubblica denunciava la forte regressività che producono le tasse indirette che colpiscono pesantemente i redditi medio/bassi e i disoccupati mentre i redditi medio/alti nemmeno se ne accorgono creando una grave ingiustizia! Poi si domandava come lo Stato potesse intervenire per sanare questa ingiustizia!
Sarebbe bastato che Silvio Spaventa conoscesse le volontà dei nostri Padri Costituenti i quali avevano espresso la volontà che tutto il sistema tributario fosse informato al criterio della progressività e per questo le tasse indirette avrebbero dovuto trovare la loro progressività in sede di calcolo del reddito globale personale effettivo e dove gli imponibili avrebbero dovuto subire un accertamento nella loro consistenza effettiva.
Tito Boeri ci dice che il valore globale delle entrate tributarie ammonta a 490 Miliardi di cui
i due terzi sono tasse proporzionali ed un terzo quelle personali progressive , già questo ci dice che le volontà dei nostri Padri Costituenti non sono rispettate.
Coloro per i quali, i mutamenti delle situazioni politiche opererebbero per la Costituzione di fatto e l’accantonamento di quella di diritto, non si accorgono che in questo modo essi postulano, in fondo, la consacrazione di uno stato di cose: il centralismo, il super-potere dei partiti, il parlamentarismo formalistico e dissolutore , in una parola per una dittatura informe e larvata, che è appunto uno degli aspetti tenuti presenti dai Costituenti quando elaborarono e consegnarono alla storia un tipo di Costituzione destinato ad evitare qualsiasi forma di organizzazione statale e di governo che serbasse sia pure in nuce i germi dell’autocrazia, ed a realizzare per contro la libertà.
A questo punto potrebbe tuttavia apparire logica la considerazione che l’esistenza di una Costituzione di fatto diversa e talvolta contrastante con quella scritta dimostra la scarsa vitalità di quest’ultima. Nulla di più fallace. Il ragionamento può valere per una Costituzione posta in atto e fallita ai suoi scopi, ma non per una Costituzione decretata e deliberatamente non ancora attuata!
In conclusione l’impianto Costituzionale in materia fiscale è solido. Non altrettanto si può dire per quanto riguarda la legislazione, farraginosa, contraddittoria, discriminatoria non sorretta da linee guida precise, sostanzialmente iniqua; e a maggiore ragione per quanto riguarda la volontà politica, subordinata agli interessi di grandi gruppi industriali, restia a sopprimere privilegi, ancorata a pratiche di sottogoverno difficili da estirpare, incapace di affrontare in una visione complessiva i problemi, deviata dalla demagogica sirena di “ non metter le mani nelle tasche dei contribuenti”.
Queste riflessioni ci dicono che oggi la nostra Costituzione si trova in un cattivo stato di salute!
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Etichette: articolo 53, costituzione, fisco
Articolo 2 della Costituzione della Repubblica Italiana
Articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana.
Articolo 53 della Costituzione della Repubblica Italiana
Tutti (compresi anche gli stranieri n.d.r.) sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
andrea leccese (1)
Archivio Assemblea Costituente (1)
articolo 53 (5)
festa della costituzione (1)
Demos Agorà
Iscriviti a ARTICOLO 53
IN QUALE STATO DI SALUTE SI TROVA LA COSTITUZIONE ...

References: Articolo 53
 articolo 53

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 53

articolo 53
 ARTICOLO 53