Source: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=REPORT&reference=A6-2008-0459&language=IT
Timestamp: 2013-12-05 14:26:42+00:00

Document:
RELAZIONE sull'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo del Consiglio e della Commissione (attuazione del regolamento (CE) n. 1049/2001) - A6-0459/2008
Procedura : 2007/2154(INI)Ciclo di vita in AulaCiclo del documento :
RELAZIONE 168k 86k
sull'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo del Consiglio e della Commissione (attuazione del regolamento (CE) n. 1049/2001) (2007/2154(INI))
sull'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo del Consiglio e della Commissione (attuazione del regolamento (CE) n. 1049/2001)
– visto il trattato CE, e in particolare l'articolo 254 sull'obbligo di pubblicazione degli atti e l'articolo 255, paragrafo 2 sui diritti di accesso dei cittadini e dei residenti UE ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, – visto il trattato CE, in particolare l'articolo 207, paragrafo 3, sull'obbligo per il Consiglio di specificare nel proprio regolamento le condizioni alle quali il pubblico può aver accesso ai suoi documenti,
– visto il trattato UE, e in particolare l'articolo 1 (trasparenza, che è uno dei principi fondamentali dell'Unione), l'articolo 6 (democrazia), l'articolo 28, paragrafo1 e l'articolo 41, paragrafo 1 (applicazione del diritto di accesso ai documenti riguardanti la politica estera e di sicurezza comune e la cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale),
– visti gli articoli 10 e 16 del Trattato sull'Unione europea, come si prevede verrà modificato dal Trattato di Lisbona, e gli articoli 15 e 298 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, – vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare i suoi articoli 41 (diritto ad una buona amministrazione) e 42 (diritto di accesso ai documenti),
– vista la giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee (CGCE) e del Tribunale di primo grado in materia di accesso ai documenti, e in particolare le recenti sentenze del Tribunale di primo grado nella causa The Bavarian Lager Company Ltd. contro Commissione delle Comunità europee (T-194/04) e della Corte di giustizia delle Comunità europee nelle cause riunite C-39/05 P e C-52/05 P, Regno di Svezia e Maurizio Turco contro Consiglio dell'Unione europea (sentenza Turco),
– viste le attività e i documenti prodotti dal Mediatore europeo e dal Garante europeo per la protezione dei dati sulla questione dell'accesso ai documenti,
– visto l'Accordo interistituzionale del 20 novembre 2002 tra il Parlamento europeo e il Consiglio relativo all'accesso da parte del Parlamento europeo alle informazioni sensibili del Consiglio nel settore della politica di sicurezza e di difesa(3), – vista la proposta della Commissione del 30 aprile 2008 per un regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (COM(2008)0229),
– visto il progetto di convenzione del Consiglio d'Europa sull'accesso ai documenti ufficiali,
– viste le interrogazioni orali del Parlamento europeo al Consiglio e alla Commissione sull'applicazione della sentenza della Corte nella causa Turco, – visti i rapporti annuali per il 2006 del Consiglio, della Commissione e del Parlamento europeo sull'accesso ai documenti e visto l'articolo 17 del regolamento (CE) n. 1049/2001,
– visti gli articoli 45 e 97, paragrafo 7, del suo regolamento,
– vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A6-0459/2008),
A. considerando che le democrazie basate sulla preminenza del diritto sono tenute all'osservanza del principio della pubblicità delle norme che riguardano i cittadini, il che implica per le istituzioni UE il dovere di apertura e trasparenza, segnatamente dei loro processi decisionali, con riunioni, dibattiti e votazioni pubbliche degli organi legislativi democratici e disponibilità dei progetti e disegni di legge e testi correlati,
B. considerando che per garantire la responsabilità e legittimità di un sistema politico democratico i cittadini hanno diritto di conoscere:
- l'operato dei loro rappresentanti una volta che questi siano eletti e nominati a ricoprire cariche in organismi pubblici o che rappresentano lo Stato membro a livello europeo o internazionale (principio di accountability);
- il modus operandi del processo decisionale (ad es. documenti, emendamenti, calendario, soggetti coinvolti, voti espressi), - il modo in cui viene stanziato e speso il pubblico denaro e con quali risultati (principio della tracciabilità dei fondi),
C. considerando che la comunità internazionale e l'Unione europea, sulla base dell'esperienza dei suoi Stati membri, sono progressivamente pervenuti al riconoscimento di un reale "diritto di accesso ai documenti" e di un "diritto all'informazione" fondato sui principi di democrazia, pubblicità, apertura e trasparenza,
D. considerando che le cifre contenute nei Rapporti annuali relativamente all'applicazione del regolamento (CE) n. 1049/2001 da parte delle istituzioni UE indicano che l'accesso ai documenti è stato concesso in un maggior numero di casi (con una diminuzione generale dei rifiuti in termini assoluti e percentuali), e che le ragioni del mancato accoglimento delle richieste variano da un'istituzione all'altra dell'UE (la principale è la protezione del processo decisionale); che relativamente ai documenti sensibili, la Commissione e il Parlamento non hanno iscritto alcuno di questi documenti nei rispettivi registi mentre il Consiglio ha provveduto alla registrazione per 79 documenti sensibili su 409; che l'analisi quanlitativa mostra chiaramente che un certo numero di disposizioni del citato regolamento hanno dato adito ad interpretazioni divergenti circa il corretto modo di applicarle, e che ciò ha indotto i cittadini a rivolgersi al Mediatore europeo e alla CGCE,
E. considerando che il Consiglio inserisce il numero di riferimento interistituzionale soltanto in un numero limitato di documenti, contrariamente al disposto dell’articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1049/2001, rendendo così ardua l'associazione di un documento a una data procedura, ma declassa anche i documenti a “documenti di riunione” (non registrati) o li tratta come documenti "diplomatici", vanificando in tal modo il diritto dei cittadini ad accedere ai documenti, F. considerando che, a norma del considerando 6 del regolamento (CE) n. 1049/2001, dovrebbe essere accordato l’accesso anche a documenti prodotti nel quadro della procedura di delega dei poteri (comitatologia) e considerando che nove decimi della legislazione sono adottati secondo detta procedura e che, di conseguenza, in tale quadro dovrebbe essere garantito un controllo parlamentare e democratico adeguato e trasparente, G. considerando che Internet è divenuto il canale principale di consultazione dei documenti UE per i cittadini e che il numero dei documenti resi disponibili on line dalle istituzioni UE è aumentato; che si pone ora la necessità di migliorare ulteriormente la convivialità dei siti web delle Istituzioni europee e dei siti documentari nonché la loro interconnessione e di creare un portale unico dell'UE per accedere a ogni documento, procedura o Istituzione, H. considerando che le Istituzioni UE devono ora adottare nuove iniziative per una maggiore apertura, trasparenza e democrazia e muoversi in direzione di una legge dell'UE sulla libertà dell'informazione, dal momento che l'applicazione del regolamento (CE) n. 1049/2001 ha portato alla pubblica attenzione tutta una serie di carenze; che le recenti sentenze in materia devono essere analizzate ed attuate con urgenza da parte delle istituzioni UE; che la Commissione dal canto suo ha presentato una proposta di revisione del regolamento summenzionato, 1. sottolinea che l'importante sentenza della CGCE nella causa Turco conclude che il regolamento (CE) n. 1049/2001 "impone, in linea di principio, un obbligo di divulgare i pareri del servizio giuridico del Consiglio relativi ad un procedimento legislativo" (4) e che nella stessa sentenza la Corte formula le seguenti conclusioni:
- il diritto di accesso pubblico ai documenti delle istituzioni UE discende dal carattere democratico delle Istituzioni stesse come disposto al considerando 4 e all'articolo 1 del regolamento (CE) n. 1049/2001,
- le eccezioni contenute nel regolamento (come la protezione del processo decisionale) vanno correttamente interpretate tenendo conto del preminente pubblico interesse alla divulgazione, che è legato alle esigenze di democrazia, di più stretta partecipazione dei cittadini al processo decisionale, di legittimità dell'amministrazione, di efficacia e di rendicontazione nei confronti dei cittadini(5), - tali conclusioni sono ancora più importanti quando le istituzioni UE agiscono nella veste di legislatore(6),
- l'apertura nei confronti della diversità delle opinioni in merito a un atto (e alla sua legalità) "nel consentire che i diversi punti di vista vengano apertamente discussi, contribuisce a conferire alle istituzioni una maggiore legittimità agli occhi dei cittadini europei e ad accrescere la loro fiducia" (7),
- le Istituzioni devono fornire una motivazione dettagliata dell'eventuale rifiuto(8);
- l'eccezione può applicarsi solo per il periodo durante il quale la protezione è giustificata tenuto conto del contenuto del documento(9);
2. sottolinea che la precitata sentenza della CGCE rafforza ulteriormente nell'UE il principio in base al quale le istituzioni democratiche hanno il dovere di assicurare pubblicità alle proprie attività, documenti e decisioni, in quanto condizione della loro legalità, legittimità e responsabilità, principi sanciti dall'articolo 6 del Trattato UE e dagli articoli 254 e 255 del Trattato CE; che pertanto i documenti devono essere pubblicati e resi comunque accessibili e che ogni eccezione a tale principio deve essere limitata ed interpretata in senso restrittivo; 3. sollecita tutte le Istituzioni dell'UE ad applicare il regolamento (CE) n. 1049/2001 alla luce della recente giurisprudenza, e segnatamente della sentenza della Corte nella causa Turco con tutte le sue implicazioni, in particolare per quanto riguarda le procedure legislative (pubblicazione dei pareri del servizio giuridico, interpretazione restrittiva delle eccezioni, obbligo di fornire una motivazione particolareggiata in caso di rifiuto, ecc.) ed invita inoltre il Consiglio a rivedere le proprie norme per garantire la pubblicità di tutti i dibattiti, documenti e informazioni, ivi compresa l'identità delle delegazioni degli Stati membri in seno al Consiglio e ai suoi gruppi di lavoro e gruppi di esperti e a elaborare trascrizioni delle sue riunioni pubbliche, e ciò in quanto le conclusioni della CGCE secondo cui il pubblico interesse alla trasparenza fa premio sull'eccezione motivata dalla protezione del processo decisionale - in quanto la diversità dei pareri su un atto legislativo accresce la legittimità delle Istituzioni - si applicano anche a tale caso;
4. chiede alle istituzioni dell’UE di definire norme comuni su come espletare le procedure amministrative e come presentare, classificare, declassificare, registrare e divulgare i documenti amministrativi all’interno e all'esterno delle istituzioni UE, tenendo presente che il principio della trasparenza è indissociabile dal principio della buona amministrazione enunciato dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione all’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; ritiene, nella stessa ottica, che il regolamento (CEE, Euratom) n. 354/83 del Consiglio del 1 febbraio 1983, che rende accessibili al pubblico gli archivi storici della Comunità economica europea e della Comunità dell'energia atomica (10)dovrebbe essere integrato nell’ambito della revisione del regolamento (CE) n. 1049/2001 onde includere definizioni di norme comuni in materia di archivi vivi, intermedi e storici, al fine di evitare le attuali incoerenze tra le pratiche delle istituzioni dell’UE e quelle degli Stati membri;
5. è persuaso di dover essere in prima linea in fatto di pubblicità, apertura e trasparenza nell'UE e di dover varare, prima delle elezioni europee del 2009, un piano d'azione speciale per assicurare sul proprio sito web, ad esempio nel quadro dell’iniziativa e-Parlamento, una maggiore e più agevole disponibilità di informazioni su
– attività, partecipazione e presenza dei deputati europei ai lavori parlamentari in termini assoluti, relativi e percentuali, rendendo tali dati disponibili ed accessibili ai cittadini anche mediante criteri di ricerca(11), – attività del Parlamento in plenaria, in commissione, nelle delegazioni e negli organi interni: l'Osservatorio legislativo deve essere migliorato inserendo riferimenti e link a tutti i pertinenti documenti(12); i lavori di commissione e delle delegazioni devono essere trasmessi sul sito web del Parlamento al pari delle sedute plenarie, e devono inoltre essere registrati e resi disponibili e consultabili dai cittadini attraverso criteri di ricerca; gli organi interni (quali la Conferenza dei presidenti, l’Ufficio di presidenza, i Questori, il Gruppo di lavoro sulla riforma parlamentare, ecc.) devono promuovere e assicurare il massimo livello di trasparenza dei loro lavori nei confronti degli altri deputati e dei cittadini mettendo a disposizione tutti i loro documenti, – indennità e le spese dei deputati, conformemente alla posizione assunta dal Mediatore europeo secondo cui il diritto di informazione si applica anche a tali dati(13), nonché tutte le dichiarazioni di interessi finanziari per tutti i deputati al PE, e tali informazioni sono rese disponibili in tutte le lingue ufficiali dell’UE,
ed invita gli Stati membri, i parlamenti nazionali e gli altri organi elettivi a fare altrettanto istituendo un registro di attività dei parlamenti e dei parlamentari; 6. sollecita la Commissione a seguire la raccomandazione del Mediatore europeo (ricorso 3208/2006/GG) sul registro della Commissione, relativamente al suo obbligo "di inserire i riferimenti a tutti i documenti di cui all'articolo 3, lettera a) in suo possesso nel registro previsto dall'articolo 11 del regolamento (CE) n. 1049/01, nella misura in cui ciò non sia stato ancora fatto";
7. ritiene che il reperimento di documenti e informazioni risulterebbe più facile se i documenti stessi fossero presentati, registrati e riutilizzati da altre istituzioni legislative conformemente a norme comuni (ad esempio per quanto riguarda i riferimenti a diverse versioni dello stesso documento, le sue modifiche, gli allegati e le rettifiche(14)) usando elaboratori di testi a fonte aperta, un effettivo multilinguismo e tecnologie che permettano alle persone con disabilità di avere accesso ad informazioni e documenti, come suggerito dalla Commissione agli Stati membri nella sua comunicazione sulle soluzioni di interoperabilità per le pubbliche amministrazioni europee (ISA) (COM(2008) 583) e come previsto dalla direttiva 2003/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 novembre 2003, relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico(15);
8. ritiene che l’accesso alle informazioni relative alle istituzioni dell’UE continui ad essere un percorso irto di ostacoli per i normali cittadini a causa della mancanza di una politica interistituzionale efficace orientata verso il cittadino e improntata alla trasparenza e alla comunicazione; ritiene che, a prescindere dai punti di accesso, i cittadini dell’UE dovrebbero poter seguire una data procedura legislativa o amministrativa e accedere a tutti i documenti ad essa relativi ; ritiene che, come già richiesto nel 2001, occorra definire una tabella di marcia interistituzionale per migliorare, semplificare e completare i registri e le pagine web delle istituzioni europee e renderli interoperabili; ritiene che le istituzioni UE che mirano a guidare lo sviluppo delle tecniche di pubblica amministrazione in linea dovrebbero essere capaci e disposte a creare un vero motore di ricerca interistituzionale che renda più facile per il pubblico l’accesso ai documenti e alle informazioni;
9. si rammarica profondamente per il fatto che, contrariamente a quanto previsto all’articolo 12 del regolamento (CE) n. 1049/2001, molti documenti legislativi preparatori (quali i “documenti di riunione” prevalentemente discussi in seno ai gruppi di lavoro del Consiglio redatti dal Coreper 1) non sono registrati e quando lo sono mancano del codice interistituzionale, il che rende impossibile la loro inclusione in un registro interistituzionale quale parte del progetto pilota interistituzionale "Trasparenza nella spazio di libertà, sicurezza e giustizia" (Trans-Jai) lanciato già nel lontano 2004 per le procedure legislative relative allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia (SLSG); prende atto della nuova scadenza (2010) annunciata in Aula dalla Vicepresidente Wallström e prevede che neanche tale scadenza verrà rispettata se le istituzioni UE non metteranno immediatamente a disposizione un funzionario di collegamento che possa inserire il codice interistituzionale qualora manchi nel documento originale; ritiene che l’attuale situazione rappresenti non solo uno spreco di denaro pubblico ma anche un modo per tenere i cittadini distanti dal lavoro legislativo quotidiano in ambiti molto delicati come quello relativo allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia; sollecita la Commissione ad anticipare l’entrata in vigore di tale strumento all’inizio della prossima legislatura; 10. è persuaso che le Istituzioni UE debbano istituire un unico registro/portale UE per le informazioni e i documenti, che permetta ai cittadini di seguire una determinata procedura e di consultare tutti i documenti attinenti(16); tale progetto dovrà partire da una semplificazione e un completamento dei registri e pagine web delle singole istituzioni UE, per arrivare alla loro reciproca integrazione in un portale unico UE; chiede la creazione, prima della prossima legislatura, di un bollettino quotidiano interistituzionale di aggiornamento contenente informazioni e documenti attinenti alle attività e alle agende legislative e non legislative dell'UE, come previsto dal progetto sulla "Trasparenza legislativa in materia di libertà, sicurezza e giustizia" (Trans-Jai), progetto basato su un accordo interistituzionale del 2004 e purtroppo non ancora operativo;
11. invita le istituzioni UE ad assicurare che, prima dell'inizio della prossima legislatura
- tutti gli ordini del giorno e i risultati dei lavori del Consiglio e degli organi preparatori facciano chiaro riferimento ai documenti di supporto e siano debitamente registrati e pubblicati nel registro del Consiglio (compresi i cosiddetti documenti di riunione), e
- a informare i cittadini in modo corretto e trasparente in merito alla propria struttura organizzativa, precisando le competenze dei propri servizi interni, illustrandone il workflow interno, fornendo scadenze indicative per i dossier che rientrano fra le loro competenze, ed indicando a quali uffici i cittadini debbano rivolgersi per ottenere assistenza, informazioni o presentare ricorsi amministrativi;
– tutte le proposte legislative siano accompagnate da una valutazione d'impatto accessibile al pubblico;
12. esorta le Istituzioni ad una maggiore trasparenza in relazione alle procedure di comitatologia e agli accordi di prima lettura negoziati fra le istituzioni UE in sede di codecisione ( i cosiddetti "triloghi") e le invita a provvedere a che gli accordi interistituzionali siano pienamente conformi agli obblighi di pubblicità, apertura e trasparenza delle procedure legislative, dal momento che un'assemblea parlamentare deve attenersi alla regola di tenere riunioni pubbliche e di pubblicare i documenti esaminati; 13. sottolinea il fatto che le procedure vigenti per la legislazione delegata (i cosiddetti “atti di comitatologia”), riguardante nove decimi degli atti giuridicamente vincolanti adottati ogni anno dalle istituzioni dell'UE, dovrebbero essere riviste e applicate in modo tale da assicurare che siano garantiti i principi democratici e di trasparenza, che i membri, i procedimenti e le votazioni dei comitati di comitatologia siano resi pubblici e che i deputati nazionali ed europei così come i cittadini abbiano accesso immediato ai documenti nel registro di comitatologia non appena vengono inviati ai membri dei comitati di comitatologia (come promesso nel 2001 dall’allora Commissario Barnier); ritiene che una maggiore trasparenza dovrebbe riguardare in particolare i progetti di regolamento, mentre il Parlamento dovrebbe organizzare l’elaborazione di tali proposte nel modo più aperto e trasparente possibile, evitando in tal modo situazioni di opacità come quelle emerse nell’ambito dei regolamenti sulla sicurezza aerea per quanto concerne i liquidi e i “body scanner”;
14. ritiene che il principio della leale cooperazione fra Istituzioni implichi l'obbligo per le stesse - specie in sede di esame di dossier legislativi o di trattati internazionali (ad esempio cooperazione UE-USA in ambito GAI, PNR e protezione dati) o nel quadro di procedure di nomina (ad esempio, la nomina del direttore dell'Agenzia UE per i diritti fondamentali) - di scambiarsi tutti le informazioni e i documenti pertinenti, comprese quelli sensibili o riservati, e che le prassi attuali vadano urgentemente migliorate;
15. plaude all'opera svolta dal Mediatore europeo per assicurare una maggiore trasparenza da parte delle Istituzioni UE e condivide il parere del Garante europeo per la protezione dei dati riguardo all'equilibrio fra la protezione dei dati personali e il diritto alla privacy di cui al regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento e del Consiglio del 18 dicembre 2000 concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati (17) e al regolamento (CE) n. 1049/2001; invita il Mediatore europeo a predisporre per il Parlamento neoeletto una relazione sull'accesso ai documenti che tratti le tematiche sollevate nella presente relazione; 16. chiede alle istituzioni dell’UE e agli Stati membri di promuovere una cultura amministrativa comune della trasparenza, fondata sui principi delineati dall’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dalla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, dalle raccomandazioni del Mediatore europeo e dalle migliori prassi degli Stati membri; ritiene che, come già avviene nel caso dei responsabili della protezione dei dati, ogni Direzione generale delle istituzioni dell’Unione europea dovrebbe assicurare che i documenti siano presentati, registrati, classificati, declassificati e divulgati conformemente al principio di buona amministrazione, al regolamento (CE) n. 1049/2001 e ai regolamenti interni delle istituzioni UE interessate;
17. chiede che venga lanciato un Anno europeo della trasparenza e che sia promossa una campagna europea sulla trasparenza nel 2009, in occasione delle elezioni europee, in modo che i cittadini siano consapevoli dei propri diritti di accesso ai documenti dell’UE e delle norme UE in materia di pubblicità, apertura e trasparenza, così come negli Stati membri;
18. ritiene che la trasparenza a livello dell’UE debba riflettersi negli Stati membri al momento della trasposizione della legislazione UE nel diritto nazionale e invita i parlamenti nazionali e la Conferenza degli organismi specializzati negli affari comunitari ed europei dei parlamenti dell'Unione europea ad esaminare le proposte contenute nella presente risoluzione e a promuovere un registro dell'UE riguardante le attività dei parlamenti e dei deputati, il quale potrebbe servire ad assicurare e aumentare la cooperazione e la consultazione reciproche tra l’UE, il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali, ricorrendo altresì alle migliori pratiche in termini di trasparenza nel quadro di e- Parlamento ed e-Governo; 19. invita i partiti politici e i gruppi politici parlamentari a promuovere la trasparenza e l’apertura internamente e nei parlamenti, ad esempio trasmettendo le proprie riunioni e mettendo a disposizione in Internet programmi e documenti; 20. prende atto delle preoccupazioni espresse riguardo al progetto di convenzione del Consiglio d'Europa sull'accesso ai documenti ufficiali da parte dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa nel suo parere n. 270 (2008), e invita gli Stati membri a includere nel progetto di convenzione almeno gli emendamenti presentati dai membri di detta Assemblea;
21. invita il Consiglio europeo e la Corte di giustizia delle Comunità europee (quest’ultima per quanto riguarda le sue funzioni amministrative), che sono gli unici due organismi che non applicano ancora il regolamento n. 1049/2001 ai propri documenti, a riflettere e adottare misure idonee a porre rimedio a tale situazione;
22. invita le istituzioni comunitarie ad elaborare una legge ambiziosa dell'UE sulla libertà d'informazione sulla base dell'attuale proposta di revisione del regolamento (CE) n. 1049/2001;
23. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Mediatore europeo, al Garante europeo per la protezione dei dati e al Consiglio d'Europa.
GU C 298 del 30.11.2002, pag. 1
Paragrafo 68 della sentenza della CGCE nella causa Turco.
Un documento che potrebbe formare oggetto di eccezione (come un "parere legale") andrebbe esaminato nel merito per stabilire quali sue parti siano da escludere; il rischio connesso alla divulgazione deve essere "ragionevolmente prevedibile e non meramente ipotetico"; occorre trovare un equilibrio fra tale rischio e " l’interesse generale all’accessibilità a tale documento, tenendo conto dei vantaggi che derivano (…) da una maggiore trasparenza, consistenti in una migliore partecipazione dei cittadini al processo decisionale e in una maggiore legittimità, efficienza e responsabilità dell’amministrazione nei confronti dei cittadini in un sistema democratico".
Giacché "la possibilità per i cittadini di conoscere il fondamento dell’azione legislativa è condizione per l’esercizio effettivo, da parte di questi ultimi, dei loro diritti democratici", paragrafo 46 della sentenza della CGCE nella causa Turco. Il preminente pubblico interesse sottolineato nel regolamento (CE) n. 1049/2001 consiste nel fatto che "la divulgazione dei documenti (...) su questioni giuridiche sorte nel corso del dibattito su iniziative legislative" non fa che " aumentare la trasparenza e l’apertura del procedimento legislativo e rafforzare il diritto democratico dei cittadini europei", paragrafo 67 della sentenza della CGCE nella causa Turco.
Paragrafo 59 della sentenza della CGCE nella causa Turco.
Paragrafo 69 della sentenza della CGCE nella causa Turco.
Paragrafo 70 della sentenza della CGCE nella causa Turco.
GU L 43 del 15.2.1983, pag. 1.
Ad esempio: quanti giorni ciascun deputato è stato presente al Parlamento europeo e dove ha firmato e/o votato e quando e quante volte si sono tenute votazioni per appello nominale, in plenaria e in commissione; a quali riunioni di organi istituzionali ha partecipato (plenaria e/o commissioni e/o delegazioni, ecc.). I dati dovranno essere consultabili anche mediante criteri di ricerca, come ad esempio nominativo del deputato/plenaria/commissione/delegazione/votazione/presenza/giorno/mese/anno/legislatura/ecc. e link a questa pagina web dovranno essere presenti nelle pagine web dei deputati e in altre pagine web pertinenti: le pagine web dei deputati dovranno riprendere queste informazioni unitamente al nome degli assistenti, ai pareri espressi, agli emendamenti presentati in commissione e in plenaria su relazioni ed altri atti, alle dichiarazioni di voto,agli interventi audio-video, alle dichiarazioni scritte firmate, compreso l’elenco di tutti i firmatari, ecc. (12)
Procedure e documenti in commissione, come: prime relazioni ed emendamenti, pareri di altre commissioni, pareri del servizio giuridico, emendamenti presentati in plenaria, votazioni per appello nominale, corrispondenza interistituzionale, soprattutto quella attinente alle procedure legislative, a livello di commissione e di plenaria, ecc.
Progetto di raccomandazione del Mediatore europeo al Parlamento europeo nel ricorso 3643/2005/(GK)WP.
Questo non avviene attualmente dato che il Consiglio, il Parlamento e la Commissione seguono prassi diverse.
Ad esempio: proposta originaria, verbali di riunioni, relazioni, emendamenti, votazioni e loro risultato, dibattiti, testi in vigore, attuazione negli Stati membri, relazioni valutative, ecc.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza