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Timestamp: 2018-03-19 03:15:12+00:00

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Nikolaus Gihr: La santa Messa considerata come sacrificio espiatorio.
Prima di leggere il testo del Gihr, può essere opportuno richiamare alla mente il capo V della IV parte del Catechismo maggiore di Papa san Pio X:
§ 1. - Della essenza, della istituzione e dei fini del santo sacrificio della Messa.
R. Tutta la Chiesa partecipa dei frutti della Messa, ma particolarmente: 1.° il sacerdote e quelli che assistono alla Messa, i quali si con­siderano uniti al sacerdote; 2.° quelli per cui si applica la Messa, che possono essere sì vivi che defunti.
Rev. Dr. Nikolaus Gihr (1839-1924)
subregens al Seminario maggiore di san Pietro a Friburgo
Da: Le saint Sacrifice de la Messe, son explication dogmatique, liturgique et ascétique, 2a ediz., Parigi 1900, tomo I, pag. 163-178 (con Imprimatur). [*]
Libro I, cap. III, art. II
§ 20. — La santa Messa considerata come sacrificio espiatorio.
In quanto sacrificio latreutico ed eucaristico, la santa Messa ha il fine di riconoscere Dio e di adorarlo come nostro sovrano Signore e nostro maggior benefattore, rendendogli culto ed azioni di grazie di illimitato valore. In quanto sacrificio impetratorio e propiziatorio essa produce i più vari e più utili effetti per la salvezza dell'uomo, i quali sono propriamente e soprattutto designati col nome di frutti della santa Messa. La Santa Messa, lungi dal nuocere all'efficacia del sacrificio della croce, fa risaltare ancor più la potenza inesauribile ed il valore infinito della croce, secondo la dottrina rettamente intesa dalla Chiesa cattolica; secondo questo insegnamento, il sacrificio dell'altare non aggiunge nuove soddisfazioni nè meriti nuovi a quelli che Gesù Cristo ha ottenuto sul Calvario, ma non fa altro che applicare agli individui il prezzo della Redenzione, che non può più essere né aumentato nè diminuito. Il tesoro di grazie di Gesù Cristo resta sempre lo stesso, solamente il suo impiego e la sua applicazione sono nuovi, e si perpetueranno fintanto che vi saranno uomini capaci di profittarne. I frutti della Messa sono quelli del sacrificio della croce, ed essi soli; i beni acquistati in favore dell'umanità per mezzo della morte del Salvatore sono applicati in modo specifico dalla santa Messa, che è sacrificio sia impetratorio che propiziatorio. La Chiesa insegna espressamente che la Messa è un vero e proprio sacrificio espiatorio, che ha l'effetto di farci trovare grazia e misericordia nel tempo opportuno, e condanna la dottrina secondo la quale la Messa è solamente un sacrificio di lode e di azione di grazie, ma non propiziatorio... e che non può essere offerto per i viventi e per i morti, o per i peccati, le pene, le soddisfazioni ed altre necessità [1]. Per cominciare spiegheremo che la santa Messa è un vero sacrificio espiatorio, poi analizzeremo la natura dei suoi effetti ed il modo in cui questi effetti sono prodotti.
I. — La dottrina e la pratica della Chiesa insistono con forza ed insistenza sul carattere espiatorio della santa Messa. Come abbiamo veduto il concilio di Trento definisce solennemente che la Messa è un vero e proprio sacrificio propiziatorio; anche il Catechismo romano insegna che essa è un sacrificio veramente propiziatorio, che cioè placa Dio e ce lo rende propizio [2].
1° Da quando il peccato ha fatto il suo ingresso nel mondo, da quando esso pesa come un grosso fardello su tutti i disgraziati figliuoli di Eva, l'espiazione s'impone come il principale fra tutti i bisogni. «Pietà di me, mio Dio, secondo la vostra grande misericordia, e secondo la pienezza della vostra compassione cancellate la mia colpa» (Psal. L, 3): ecco la prima esclamazione dell'uomo peccatore e pentito, nel suo ardente desiderio di essere liberato dalla colpa e dal castigo; questa coscienza del peccato, questo bisogno di redenzione trovano nel sacrificio la loro più viva espressione. Così nell'Antico Testamento i sacrifici espiatori, ovvero per il peccato, erano i più frequenti ed i più importanti, e la santa Messa, compimento e consumazione di tutti i sacrifici figurati nella legge antica, deve soddisfare a tutti i fini del sacrificio, e ciò può accadere solamente in tanto che essa è espiatoria; la verità e la realtà della nuova alleanza non possono essere inferiori in nulla ai simboli ed alle ombre di quella antica.
2° Tra gli effetti della morte di Gesù Cristo la sacra Scrittura menziona soprattutto il perdono dei peccati, il riscatto dalla maledizione della colpa, l'annientamento del nostro debito, la riconciliazione tra il cielo e la terra; e la santa Messa è la solennità della nostra redenzione, rinnova la morte di Gesù Cristo, ha il fine di rappresentare e di continuare il sacrificio della croce [3] e di applicarne gli effetti agli individui: perciò è necessario che possa applicare anche la potenza espiatoria del sacrificio del Calvario, cioè in sintesi che sia un sacrificio propiziatorio. [«Wenn nun die Messe als Feier unserer Erlösung, als Erneuerung des Todes Christi, als Darstellung und Fortsetzung des Kreuzopfers bestimmt ist, die verschiedenen Wirkungen des Opfertodes Christi den einzelnen Menschen zu vermitteln, dann muß sie auch sündentilgende Kraft besitzen und die am Kreuze geleistete Genugtuung ihnen zuwenden - also Sühnopfer sein.» N.d.T.] Del resto Nostro Signore, nell'istituzione della santa Eucaristia, dice che il suo corpo sarebbe stato dato sotto le specie del pane e che il suo sangue sarebbe stato sparso nel calice per la remissione dei peccati.
3° Le antiche liturgie [4] e gli scritti dei santi Padri testimoniano nella maniera più chiara in favore della fede permanente ed universale della Chiesa nel carattere espiatorio della santa Messa. Nella liturgia di san Giacomo il sacerdote rivolge a Dio la seguente preghiera: «Il nostro sacrificio, Signore, vi sia gradito; sia santificato dallo Spirito Santo per l'espiazione delle nostre colpe, l'ignoranza del popolo ed il riposo delle anime dei morti... Signore, abbiate pietà di noi: perchè ci accostiamo al vostro altare con timore e tremore, per offrire il sacrificio terribile ed incruento per i nostri peccati e per l'ignoranza del popolo». Nella liturgia di san Basilio si legge questa preghiera: «Accoglieteci, Signore, secondo la grandezza della vostra misericordia, noi che ci accostiamo al vostro santo altare, affinchè siamo degni di offrirvi doni e vittime per i nostri peccati e quelli del popolo».
Secondo l'affermazione formale di sant'Agostino, non si può mettere in dubbio che le anime dei fedeli trapassati ricevano il soccorso delle preghiere della santa Chiesa e del sacrificio di salvezza: «perchè, soggiunge, secondo la dottrina dei Padri e la pratica della Chiesa intera, il santo sacrificio è offerto anche per coloro che sono morti nella comunione del corpo e del sangue di Gesù Cristo allorchè, nel luogo prescritto, si fa memoria di loro e si prega per loro» [5]. Santa Monica morendo non espresse altro desiderio, altra preghiera ai suoi, salvo che si ricordassero sempre di lei al santo altare in qualunque luogo si trovassero. Sant'Agostino racconta ancora che il sacrificio della nostra redenzione fu offerto per lei dopo la sua morte [6].
Dopo aver definito la santa Messa un sacrificio espiatorio, san Cirillo di Gerusalemme così prosegue: «Offriamo a Dio preghiere per i defunti, qualora fossero stati peccatori (cioè ancora colpevoli di peccati veniali), e non solo preghiere, ma Gesù Cristo immolato per i nostri peccati, per riconciliarli, e noi con loro, con Dio che ama gli uomini» [7].
II. — Quali sono gli effetti della santa Messa in quanto sacrificio espiatorio e come si producono? — Il valore espiatorio della santa Messa, secondo la dottrina della Chiesa, si estende alle colpe, alle pene ed alle soddisfazioni [Con il termine soddisfazione si intende un compenso da darsi per un'offesa fatta a Dio, N.d.T.]. Per volontà di Dio, il sacrificio eucaristico serve ad ottenere il perdono dei peccati mortali e veniali ed il condono delle pene temporali dovute per il peccato.
1° La santa Messa non può cancellare direttamente ed immediatamente i peccati mortali, ma può contribuire a questo fine in maniera indiretta e mediata [8]. L'uomo insozzato dalla macchia del peccato mortale non può esserne purificato se non dall'infusione della grazia santificante; il dono della giustificazione, e di conseguenza il perdono delle colpe gravi, possono, per sè, essere ottenuti immediatamente solo per mezzo dei sacramenti del battesimo e della penitenza, oppure per mezzo di un atto di contrizione perfetta. I sacramenti esistono per la giustificazione e la santificazione immediate dell'uomo, e servono a donare ed a moltiplicare la vita soprannaturale dell'anima. Il sacrificio in quanto tale è in rapporto diretto con il culto a Dio. Per la verità anche la santa Messa è secondariamente un mezzo di salvezza per l'uomo, ma non è principalmente destinata a comunicare la grazia santificante in maniera immediata: essa non può dunque, come pure i due sacramenti dei morti, cancellare i peccati mortali senza l'intervento di un altro elemento.
Ma tuttavia, secondo l'indubitabile dottrina della Chiesa, la sua efficacia si estende a comprendere l'espiazione ed il perdono dei peccati mortali; come dunque va inteso ciò?
La potenza espiatoria del sacrificio della Messa non sarebbe pienamente nè esattamente descritta, se ci si limitasse a dire che questo sacrificio ottiene le grazie attuali per cui il peccatore è portato alla conversione ed al pentimento; questa spiegazione infatti fa scomparire quasi completamente la differenza che esiste e che deve esistere tra l'effetto propiziatorio e l'effetto impetratorio della santa Messa, la quale in questa duplice qualità possiede un'efficacia ed un ambito di azione differenti [9].
In quanto sacrificio propiziatorio, la santa Messa placa la giusta collera di Dio, disarma la sua giustizia, fa sì che si diriga nuovamente sul peccatore lo sguardo della misericordia divina e che Dio non sia più irritato, che non castighi più ma che al contrario sia disposto a rimettere in tutto od in parte la pena meritata dal colpevole [10]. Questo placarsi di Dio e questo condono della pena sono ottenuti in virtù di un prezzo rappresentativo offerto a Dio per noi (per modum solutionis): perchè nella santa Messa il riscatto pagato sul Calvario dal sangue di Gesù Cristo per l'espiazione e la soddisfazione del peccato è offerto a Dio di nuovo a vantaggio di persone determinate, affinchè la pena giustamente meritata sia stornata da loro e la misericordia divina si eserciti su di loro in misura più abbondante. La santa Messa in quanto sacrificio espiatorio trattiene e disarma il braccio della giustizia di Dio levato contro il peccatore, ed in quanto sacrificio impetratorio agisce sulla bontà e la mansuetudine di Dio allo scopo di condurlo a spandere sul colpevole, in virtù dei meriti e dell'intercessione attuale di Gesù Cristo, grazie numerose ed efficaci (per modum impetrationis).
La santa Messa contribuisce al perdono dei peccati perchè è un mezzo potentissimo per ottenere la grazia del pentimento e di una conversione sincera, nella sua duplice proprietà di sacrificio espiatorio ed impetratorio. L'espiazione e la preghiera si uniscono, si sostengono, si completano vicendevolmente, al fine di far discendere sull'uomo grazie di luce e di forza, le quali grazie lo conducono a rivolgersi a Dio con la fede, la speranza, la carità, la contrizione, a ricevere degnamente i sacramenti coi quali egli ritroverà la santità e ridiventerà figlio di Dio. Questo è il senso delle parole del Concilio di Trento: «Placato dall'offerta di questo sacrificio, il Signore accorda la grazia ed il dono della penitenza e rimette i peccati e i crimini, anche i più grandi» [11].
Prima di tutto è necessario che la giustizia di Dio sia placata: solo dopo di ciò la sua misericordia dona all'uomo peccatore le grazie particolari per condurlo ad un vero pentimento ed a una sincera conversione. I peccati, soprattutto se grandi e numerosi, offendono la maestà divina e richiedono il castigo della sua giustizia; uno dei più gravi castighi consiste nel ritirare le grazie più efficaci. San Bernardo dice che l'ingratitudine verso Dio è un vento bruciante che dissecca la fonte della misericordia divina, il fiume della grazia, la rugiada del cielo [12]. Si può dir ciò di tutti i peccati, soprattutto di quelli mortali, i quali sono un abuso o un disprezzo della grazia, e perciò un'infedeltà ed un'ingratitudine verso Dio, ed impediscono ai doni di Dio di scendere in abbondanza ed alla preghiera di essere esaudita in misura piena: si tratta di una pena gravissima per l'uomo fragile e peccatore, che ha un sì grande bisogno della forza proveniente dall'alto. Privo dell'abbondanza di queste grazie egli rimarrà nel peccato, e come quasi sempre accade cadrà di colpa in colpa, morrà impenitente e si vedrà condannato ad un'eternità di sofferenze. Al fine di evitare ciò la santa Messa esercita la propria forza espiatoria placando la giustizia divina e stornando dal capo del colpevole il castigo fatale del rifiuto delle grazie di conversione.
Quando l'impiego di questa forza satisfattoria abbia calmato le esigenze della giustizia e rotto la diga che riteneva il flusso delle grazie impedendogli di zampillare dalle fonti del Salvatore, la potenza impetratoria agisce a sua volta ottenendo dalla liberalità e dalla misericordia di Dio energici soccorsi, per mezzo dei quali il peccatore fa degni frutti di penitenza, si converte e rinasce alla vita soprannaturale. Il placare la giustizia divina in virtù delle soddisfazioni offerte da Gesù Cristo deve dunque precedere ogni altro effetto, allontanando gli ostacoli, aprendo la via, per cui la bontà divina, determinata dai meriti e dall'intercessione del Salvatore, accorda le grazie che riporteranno l'uomo sul sentiero della salvezza e della virtù. La santa Messa contribuisce dunque indirettamente in quanto sacrificio propiziatorio, e direttamente in quanto sacrificio impetratorio, all'acquisizione della grazia della conversione [13].
Questo frutto propiziatorio del santo sacrificio della Messa è prodotto ex opere operato, ma in una misura più o meno estesa, in dipendenza soprattutto dalla volontà di Dio come pure dalle disposizioni del peccatore. Ma in quale proporzione l'offerta di una Messa placa Dio e sospende il castigo del ritiro delle grazie efficaci? Non lo sappiamo: questo risultato dipende dal decreto libero di Dio, dalla quantità e dalla gravità dei peccati. Non solamente dunque è utile ma è assolutamente necessario offrire molte volte il santo sacrificio con la stessa intenzione e per la stessa persona, allo scopo di placare Dio completamente e di eliminare tutti gli ostacoli che si oppongono alla sua misericordia ed alla sua generosità.
Allora Dio, così placato per mezzo del sacrificio, è nuovamente disposto a donare gli aiuti che precedentemente rifiutava in punizione del peccato, nulla più si oppone alla potenza impetratoria della santa Messa, possono discendere favori più considerevoli sull'uomo peccatore e portarlo alla conversione. Questi doni non sono sempre accordati subito, ma quando piaccia a Dio. Tuttavia il peccatore deve disporsi a riceverli ed a cooperarvi volontariamente; se non lo facesse, essi rimarrebbero senza effetto e non potrebbero portare al pentimento ed al perdono. Per quanto il sacrificio eucaristico possa essere potente ed efficace per ottenere grazie straordinarie, il frutto ultimo, ovvero la conversione reale ed il ritorno allo stato di grazia, può sempre andar perduto per colpa dell'uomo [14]. Così la Chiesa insegna che, col sacrificio della Messa, otteniamo da Dio grazia e misericordia in tempo opportuno se ci appressiamo a Dio con cuore sincero e fede retta, con timore e rispetto, contriti e penitenti [15].
2° La santa Messa ci applica il frutto della morte di Gesù Cristo per la remissione dei peccati che commettiamo tutti i giorni [16]: con ciò bisogna soprattutto intendere i peccati veniali. Qual'è l'efficacia del santo sacrificio relativamente a queste colpe di cui anche i giusti si rendono continuamente più o meno colpevoli durante questa vita? Solo un piccolo numero di teologi gli attribuisce il potere di cancellare questi peccati immediatamente; secondo la comune e vera sentenza, questi peccati sono rimessi, come i peccati mortali, solo mediatamente per la virtù salutare della Messa [17], la quale ottiene i sentimenti di pentimento e di penitenza necessari al perdono di queste colpe. Le infedeltà, le negligenze meno gravi spiacciono anch'esse a Dio, eccitano il suo scontento ed oppongono degli ostacoli ad un dono più generoso della grazia. Questi ostacoli devono essere eliminati subito dalla potenza espiatoria della santa Messa, perchè Dio si lasci muovere ad accordarci quelle disposizioni che portano alla remissione del peccato veniale, con o senza che si sia ricevuto il sacramento della penitenza. Prima di tutto importa osservare che queste colpe veniali, soprattutto quelle che si commettono più di sovente e con deliberato proposito, hanno, oltre ad altre spiacevoli conseguenze, quella di opporsi alla concessione di un gran numero di grazie destinate al giusto: di conseguenza il soggetto diventa sempre più fragile e corre un grande rischio, per una tentazione più violenta, di cadere nel peccato mortale. Per questa ragione l'uomo, così fragile, ha costantemente bisogno di un sacrificio espiatorio, affinchè Dio non gli rifiuti, in punizione delle sue colpe veniali, quei potenti soccorsi di cui ha necessità, se non vuol essere precipitato nel più grande di tutti i mali, cioè il peccato mortale. L'assistere alla santa Messa, ovvero l'applicazione del santo sacrificio fatta alla nostra anima, sono dunque fra i mezzi più sicuri per ottenere in misura abbondante il perdono delle nostre colpe veniali.
3° Infine la santa Messa ha, per istituzione divina, la forza di rimettere le pene temporali che ci restano da espiare in questo mondo o in purgatorio, dopo il perdono dei peccati mortali o veniali [18]. A questo fine il sacrificio eucaristico può essere offerto per i vivi e per i morti. Ma, mentre esso ottiene la remissione dei peccati in maniera mediata, cancella le pene temporali immediatamente, fornendo per noi un prezzo tratto dal tesoro di soddisfazioni acquistate da Gesù Cristo sulla croce (per modum solutionis) [19]. Con le sue sofferenze e la sua morte il Salvatore ha pagato a suo Padre il riscatto per tutti gli uomini: sull'altare gli offre per i vivi e per i morti questo prezzo guadagnato sul Calvario al fine d'ottenere per loro la remissione del loro debito. Se Gesù Cristo ha portato i nostri dolori, se il castigo destinato ad ottenerci la pace è pesato su di lui (Is., LIII), se egli è stato saziato di obbrobri e di amarezza, stritolato dalla sofferenza, ciò è stato affinchè a noi, i colpevoli, fossimo risparmiati dalla collera del Giudice supremo. Questo condono della pena ci è stata fatta applicando alla nostra anima la passione del Salvatore.
Ma il santo sacrificio, secondo la dottrina della Chiesa, non solamente è offerto per le pene, ma anche per le soddisfazioni. Le pene temporali che dobbiamo subire possono essere rimesse in due maniere: 1° Con la soddisfazione propriamente detta (satisfactio), che consiste nelle buone opere, in atti di penitenza, in sofferenze sopportate volontariamente e con pazienza: ciò equivale alla punizione, che ne ottiene la remissione; 2° col subire la pena stessa inflitta da Dio (satispassio). La possibilità del merito e della vera soddisfazione cessa con la morte: le anime del purgatorio non possono dunque far altro che subire il loro castigo (satispati) fino al pagamento dell'ultimo centesimo. Al contrario i viventi in istato di grazia possono soddisfare alla giustizia divina con preghiere, digiuni, elemosine, opere di misericordia e di penitenza, meritando così la remissione delle pene che avrebbero dovuto subire in purgatorio. La Chiesa sembra voler indicare questa differenza quando dice che la santa Messa è offerta per le pene e le soddisfazioni (pro poenis et satisfactionibus); la potenza propiziatoria del santo sacrificio rimpiazza per i defunti la pena che dovrebbero subire, e per i viventi la soddisfazione che dovrebbero dare; così esso evita agli uni ed agli altri l'ultimo ostacolo che impedisce il loro ingresso nella gloria.
Se coloro per i quali è celebrata la Messa sono ben disposti e capaci di riceverne i frutti, il condono della pena vien loro fatta infallibilmente e sempre e, secondo la dottrina comune dei teologi, ciò è vero non solo per i viventi, ma anche per i defunti [20]. Non sappiamo in quale misura abbia luogo questo condono; tuttavia è certo che non sempre con una sola Messa viene rimessa tutta la pena temporale, ed occorre ripetere la celebrazione del santo sacrificio.
La partecipazione a questo frutto esige necessariamente lo stato di grazia e, secondo la maggior parte dei teologi, il carattere dato dal battesimo. Fin tanto che un uomo è in istato di peccato mortale, egli è nemico di Dio e nessuna colpa, nemmeno la più leggera, gli può essere rimessa. Secondo l'opinione comune, il carattere battesimale non è solamente condizione essenziale per ricevere validamente i sacramenti, ma anche per la remissione ex opere operato, per mezzo del santo sacrificio, delle pene temporali dovute per il peccato. Secondo questa sentenza tutti coloro che non sono stati battezzati, vivi o morti, sarebbero esclusi da questo frutto satisfattorio [21].
La misura di questo condono è determinata dalla volontà di Dio. Secondo la sentenza fondata di un gran numero di dottori [22], la quantità della pena rimessa ai vivi sarebbe tanto più grande quanto più essi fossero ben disposti, cioè quanto più si rendessero degni della misericordia divina moltiplicando gli atti di pentimento, d'umiltà, di sottomissione e di altre virtù [23].
Le anime del purgatorio sono sempre nella migliore disposizione per ricevere questo beneficio; ma saranno la saggezza, la giustizia e la misericordia di Dio a decidere in quale proporzione le loro sofferenze saranno diminuite o abbreviate ad ogni applicazione della santa Messa.
In quanto sacrificio propiziatorio la santa Messa ha dunque il potere di cancellare, immediatamente, infallibilmente, di conseguenza ex opere operato, nel senso stretto del termine, le pene temporali dovute al peccato. Essa può anche, in quanto sacrificio impetratorio, aiutarci ad ottenere il condono di queste pene. Questo effetto si produce in primo luogo ottenendoci, per modo di supplica, gli aiuti necessari al compimento di opere di penitenza con le quali soddisfacciamo alla maestà divina.
Secondo un'opinione pia e non priva di fondamento, la santa Messa può anche ottenerci, allo stesso modo, per modum impetrationis, il condono di queste pene temporali dalla bontà di Dio ed immediatamente [24]. La Chiesa, nello spirito e nella pratica, sembra almeno favorire la sentenza secondo la quale si può domandare ed ottenere con le sue preghiere un tale favore. Se si volesse contestare una tale maniera di vedere, diventerebbe difficile spiegare in maniera soddisfacente un gran numero di preghiere inserite nell'ufficio della Messa per i defunti [25]. In questo senso la Chiesa supplica Dio di accordare alle anime sofferenti, in considerazione delle pie suppliche, il perdono che esse hanno sempre desiderato; essa s'indirizza alla misericordia divina domandandole d'introdurre nella felicità eterna coloro che hanno lasciato questa vita, basandosi sull'intercessione della Beata Sempre Vergine Maria e di tutti i santi [26].
4° Non bisogna dimenticare un altro frutto importantissimo del sacrificio eucaristico: è all'oblazione permanente ed al potere propiziatorio della Vittima santa che occorre principalmente attribuire la longanimità di Dio che gli fa sospendere o che storna dai paesi, dai popoli del mondo intero i castighi che questi hanno giustamente meritato.
L'eccesso di delitti spesso sollecita la giustizia divina a colpire senza esitazione l'uomo con flagelli straordinari e ad inviargli, come punizione della sua empietà e dei suoi eccessi, dure punizioni, malattie, guerra, fame, peste, terremoti e prove di ogni tipo. Dio deve essere placato perchè trattenga la propria mano pronta a castigare. «Gli abitanti di Ninive credettero in Dio, e proclamarono un digiuno e si coprirono di vesti di lutto. Dio vide le loro opere, ebbe pietà di loro e allontanò il male di cui li aveva minacciati» (Jon. III). Dopo la costruzione del tempio, Dio disse a Salomone: «Ho inteso la tua preghiera ed ho scelto questo luogo come casa del mio sacrificio. Quando avrò chiuso il cielo perchè non cada la pioggia, quando avrò ordinato alle cavallette di divorare il paese, quando invierò la peste in mezzo al popolo: se il popolo si converte, mi supplica, cerca il mio volto e fa penitenza per le sue vie malvagie, io l'esaudirò dall'alto del cielo, sarò misericordioso nei confronti delle sue colpe, e risanerò il suo paese.» (II Paralip. VII, 12, 14). Nell'antica alleanza, la severità e la vendetta del giusto Giudice s'è spesso manifestata ed in un modo terribile. Se, ai giorni nostri, il popolo cristiano, favorito di tante grazie, è abitualmente risparmiato e non prova queste terribili calamità, la ragione ne è forse che si commettono delitti meno gravi al suo interno? Per nulla. La terra non è forse inondata di opere della carne e delle tenebre? La pianta velenosa del peccato germoglia e pullula con spaventevole fertilità. La notte dell'incredulità e dell'errore stende le proprie ombre sempre più scure e più prolungate. Moltitudini innumerevoli divengono nemiche della croce e calpestano coi piedi il prezioso sangue della Redenzione, assecondando tutti i più ignobili desideri dei sensi. L'armata anticristiana attacca con crescente audacia la roccia di Pietro, e spesso si vede l'abominio della desolazione nel luogo santo. Forse che la terra non sparirà schiacciata dal peso di questi delitti? La misura non è forse colma? Questo popolo separatosi da Dio, estraneo a Dio, non è forse maturo per il giudizio? Perchè l'Onnipotente non arma tutte le creature contro i suoi nemici, la cui malizia ed arroganza sono salite fino al cielo, per annientarli nella sua collera (Sap. V, 18 Ps XCIII, 23)? Come può il santissimo sguardo di Dio contemplare tante empietà, tante impurità, senza lanciare dal cielo il fuoco e lo zolfo, senza aprire il pozzo dell'abisso, per distruggere l'uomo che ha creato (Gen. VI, 5-7)? Perchè l'Altissimo tratta con una tale incomprensibile indulgenza questo mondo degenerato e immerso nella sensualità, nell'avarizia e nell'orgoglio? Perchè la bontà divina, invece di esaurirsi, accorda al peccatore rinvii così lunghi per la penitenza e la conversione della sua vita? Il mondo è debitore di tutto ciò al grande sacrificio propiziatorio offerto ogni giorno ed a tutte le ore su migliaia di altari per la nostra salvezza e quella di tutto il mondo (pro nostra totiusque mundi salute). La voce della Vittima immolata s'eleva senza sosta verso il cielo, non per chiedere vendetta, come il sangue di Abele, ma per chiedere pietà, grazia e perdono per i peccatori. «Ecco l'arcobaleno! è bello nel suo splendore. Circonda il cielo col cerchio della sua gloria; le mani dell'Altissimo lo hanno steso» (Eccli. XLIII, 12, 13). Questo arco dai colori magnifici, che unisce il cielo e la terra, è il segno ed il pegno del trattato di pace eterna concluso tra Dio e l'uomo. «Allorchè avvilupperò il cielo di nubi, dice il Signore, il mio arco vi apparirà... Io lo vedrò, e mi ricorderò dell'alleanza eterna conclusa tra Dio e l'anima di ogni carne che vive sulla terra» (Gen. IX, 14-16). L'arcobaleno è il simbolo del Figlio di Dio incarnato, mediatore della pace tra il cielo e la terra. Quando il Padre celeste vede il sangue vermiglio del suo Figlio diletto, sparso nelle migliaia di calici dall'alba al tramonto, le scure nubi che annunciano i suoi giudizi di vendetta svaniscono, ed i raggi sereni del suo volto misericordioso brillano di nuovo sul mondo. Il sangue di Gesù Cristo calma così tutti i giorni la collera di Dio, trattiene la mano del Giudice irritato e gl'impedisce di maledire la terra a causa dell'uomo, i cui pensieri si dirigono al male dalla sua giovinezza (Gen. VIII, 21). «Io credo, dice il beato Leonardo di Porto Maurizio, che se la santa Messa non esistesse, il mondo sarebbe già perito, perchè non avrebbe potuto più a lungo portare il peso di tanti peccati». Se dunque un giorno questo sacrificio non si offrisse più, non ci resterebbe che attendere il terribile giudizio e la collera del fuoco che divorerà i ribelli (Heb. X, 26, 27)
III. — Il frutto propiziatorio del santo sacrificio è di altissima importanza per noi. Tutti noi pecchiamo in molte cose (Jac. III, 2), e sempre dobbiamo ripetere: «Perdonateci le nostre offese» (Matth. VI, 12). Prima di osar presentare le nostre richieste davanti al trono di Dio per mezzo della santa Messa in quanto sacrificio impetratorio, dobbiamo sforzarci, per mezzo della sua potenza propiziatoria, di placare il giusto corruccio di Dio contro le nostre colpe, di dissipare le nubi minacciose che velano il suo volto, affinchè i suoi sguardi dolci e compassionevoli si posino su noi e ci riscaldino del sole del suo amore. Perchè gli occhi del Signore si portano sui giusti, ed il suo orecchio è attento alle loro preghiere. Al contrario la collera di Dio è su coloro che fanno il male... I giusti gridano al Signore, ed egli li esaudisce e li salva da tutte le loro necessità (Ps. XXXIII, 16, 18). Se avremo questo pensiero davanti agli occhi, ci sarà facile comprendere perchè la Chiesa, nelle preghiere della Messa, e soprattutto nelle secrete, s'indirizza così spesso a Dio con parole di supplica per renderselo propizio [27]. Essa non cessa giammai, durante il sacrificio, di ripetere questo grido di riconciliazione, che sempre precede la domanda di grazie. Ciò che la Chiesa sa bene, e che vuole imprimere fortemente nel cuore di tutti i propri figli, è che, carichi di colpe, dobbiamo anzitutto placare Dio offeso ed allontanare da noi la verga della sua giustizia, per renderci degni di partecipare dei suoi benefici.
E quanto abbiamo bisogno di un sacrificio espiatorio permanente! La fonte della riconciliazione fu aperta sul Calvario, e tutti i giorni zampilla di nuovo sull'altare. Noi possiamo e dobbiamo attingervi, affinchè Dio ci accordi grazia e misericordia, affinchè ci rimetta il nostro debito e la nostra pena. Vi è forse un male più grande del peccato e dei suoi terribili castighi? La santa Messa può liberarci da questo male: perchè il sangue di Gesù Cristo ripara a tutto. Il frutto propiziatorio del santo sacrificio è infinitamente prezioso. La santità e la giustizia di Dio, non dimentichiamolo, sono altrettanto infinite quanto la sua bontà e la sua misericordia; agli occhi di Dio altissimo la più lieve colpa o un'inclinazione colpevole hanno la loro malizia e meritano un castigo. Ricordiamoci le pene lunghe e crudeli del purgatorio: comprenderemo allora la grandezza della nostra miseria e della nostra fragilità, che ci fa cadere così facilmente nel peccato veniale e ci vale ogni giorno nuove punizioni. Consideriamo i misteri dolorosi della morte espiatrice patita da Gesù Cristo, ed un salutare timore dell'inviolabile maestà di Dio penetrerà la nostra carne. Apprenderemo così la severità dei giudizi eterni, saremo così sempre in guardia per evitare anche le più lievi colpe. Animati dallo spirito e dal desiderio della penitenza, ci sforzeremo allora di purificarci e santificarci sempre più. Utilizzeremo con cura e riconoscenza l'ora sì feconda di grazie del santo sacrificio, per lavare la nostra veste nel sangue dell'Agnello divino. Quanto è grande la bontà, la mansuetudine di Dio, che ci rende così facile quaggiù l'espiazione delle nostre colpe affinchè possiamo più presto regnare con Gesù Cristo!
Andiamo tutti i giorni ad attingere al santo altare la grazia di una sincera penitenza; impieghiamo il sacrificio riparatore per acquisire la conoscenza chiara e viva della bassezza e delle conseguenze funeste del peccato, per ottenere la forza e la risoluzione ben determinata di fuggirle del tutto. Ogni volta che l'Agnello di Dio che cancella i peccati del mondo è immolato davanti ai nostri occhi per la remissione dei peccati, dobbiamo umilmente confessarci colpevoli e degni di castigo; dobbiamo supplicare il Signore con insistenza, di fronte a questo sacrificio propiziatorio, di riempirci di un dolore permanente per le nostre colpe, di un orrore santo e salutare dell'offesa a Dio, di una grande delicatezza di coscienza, di una esemplare purezza del cuore. Eccitiamoci con le nostre opere di penitenza ad una carità più ardente. Anche a noi si applica quella parola severa del Salvatore: «Ho contro di te che non hai più il fervore precedente. Ricordati da dove sei caduto, fa penitenza e riprendi le tue buone opere» (Apoc. II, 4,5). Uniamo tutti i giorni le nostre lacrime, il nostro pentimento, le nostre preghiere, le nostre mortificazioni al sangue di Gesù Cristo nel calice, per donar loro tutto il loro valore agli occhi di Dio.
[*] Le Saint Sacrifice de la Messe. Son explication dogmatique, liturgique et ascétique. Traduit par M. l'Abbé L.-Th. Moccand, vicaire général de Mgr Isoard, évêque d'Annecy. Revêtu de l'approbation de S. G. Mgr Isoard, évêque d'Annecy. Deuxième édition, revue sur la sixième édition allemande. En deux tomes. Titolo dell'originale tedesco: Das heilige Meßopfer, dogmatisch, liturgisch und aszetisch erklärt, Freiburg im Breisgau 1880.
[1] Conc. Trid. sess. XXII. cap. II et can. 3.
[Cc. Trident., sess. XXII, Decr. de Missa, Cap. 2.
Sacrificium visibile esse propitiatorium pro vivis et defunctis
«Et quoniam in divino hoc sacrificio, quod in Missa peragitur, idem ille Christus continetur et incruente immolatur, qui in ara crucis "semel se ipsum cruente obtulit" [Hebr. 9, 14 27]: docet sancta Synodus, sacrificium istud vere propitiatorium esse [can. 3], per ipsumque fieri, ut, si cum vero corde et recta fide, cum metu ac reverentia, contriti ac paenitentes ad Deum "accedamus, misericordiam consequamur et gratiam inveniamus in auxilio opportuno" [Hebr 4, 16]. Huius quippe oblatione placatus Dominus, gratiam et donum paenitentiae concedens, crimina et peccata etiam ingentia dimittit. Una enim eademque est hostia, idem nunc offerens sacerdotum ministerio, qui se ipsum tunc in cruce obtulit, sola offerendi ratione diversa. Cuius quidem oblationis (cruentae, inquam) fructus per hanc incruentam uberrime percipiuntur: tantum abest, ut illi per hanc quovis modo derogetur [can. 4]. Quare non solum pro fidelium vivorum peccatis, poenis, satisfactionibus et aliis necessitatibus, sed et pro defunctis in Christo, nondum ad plenum purgatis, rite iuxta Apostolorum traditionem offertur [can. 3]. (DS 1743)
(...) Can. 3. Si quis dixerit, Missae sacrificium tantum esse laudis et gratiarum actionis, aut nudam commemorationem sacrificii in cruce peracti, non autem propitiatorium; vel soli prodesse sumenti; neque pro vivis et defunctis, pro peccatis, poenis, satisfactionibus et aliis necessitatibus offerri debere: anathema sit. (DS 1753) N.d.T.]
[2] «Vere propitiatorium sacrificium, quo Deus nobis placatus et propitius redditur». Catech. Roman., p. II, c. IV, q. 63. [Vedi Catechismo Romano, parte II, §. 238: «Posta questa verità, bisogna con fermezza insegnare, insieme con il sacro Concilio, che l'augusto sacrifizio della Messa non è soltanto un sacrificio di lode e di ringraziamento nè una semplice commemorazione di quello della croce, ma un vero sacrifizio propiziatorio col quale ci rendiamo Dio placato e favorevole. Perciò se con puro cuore, con fede viva, con intimo dolore dei nostri peccati immoliamo ed offriamo questa Vittima sacrosanta, noi otterremo infallibilmente dal Signore la misericordia e la grazia al momento opportuno, perchè il Signore tanto si compiace del profumo di questa Vittima che ci perdona i peccati concedendoci il dono della grazia e della penitenza. Perciò la Chiesa dice in una sua solenne preghiera: Quante volte si celebra la memoria di questa Vittima, altrettante si compie l'opera della nostra salute (Dom. IX dopo Pent.), in quanto tutti gli abbondantissimi meriti della Vittima cruenta si riversano su di noi in grazia di questo incruento sacrifizio.» N.d.T.] — «Eucharistia in quantum est sacrificium, Deum placat: hostiae enim placant, et quoniam Deus iratus est non affectione, sed poenae inflictione: ideo Deum placando non sedat ipsius affectionem, sed remitti facit poenae acerbitatem». S. Bonav., IV, dist. 45, dub. 3.
[3] «Per haec divina mysteria ad novi, quaesumus, testamenti mediatorem Jesum accedamus: et super altaria tua, Domine virtutum, aspersionem sanguinis melius loquentem quam Abel, innovemus». Secreta in festo Pret. Sanguinis D. N. J. Chr. — «Suscipe, Domine, hostiam redemptionis humanae. — Per haec veniat sacramenta redemptionis effectus. — Benedictio tua, Domine, larga descendat, quae munera nostra... nobis sacramentum redemptionis efficiat». Sacrament. Gregor.
[4] «Hostia, quam offerimus, vincula nostrae pravitatis absolvat. — Haec hostia emundet nostra delicta. — Hujus sacrificii munus oblatum fragilitatem nostram ab omni malo purget semper. — Hostias tibi, Domine, placationis offerimus, ut delicta nostra miseratus absolvas. — Per haec sancta commercia vincula peccatorum nostrorum absolve. — Suscipe, Domine, sacrificium, cujus te voluisti dignanter immolatione placari. — Supplices, Domine, te rogamus, ut his sacrificiis peccata nostra mundentur. — Munera nos, quaesumus, Domine, oblata purificent, et te nobis jugiter faciant esse placatum. — Mystica nobis, Domine, prosit oblatio, quae nos et a reatibus nostris expediat et perpetua salvatione confirmet. — Iisdem, quibus famulamur, mysteriis mundemur. — Haec sancta, quae gerimus, et praeteritis nos delictis exuant et futuris». Sacrament. Gregor.
[5] «Orationibus sanctae Ecclesiae et sacrificio salutari et eleemosynis, quae pro eorum spiritibus erogantur, non est dubitandum mortuos adjuvari, ut cum eis misericordia agatur a Domino, quam eorum peccata meruerunt. Hoc enim a Patribus traditum, universa observat Ecclesia, ut pro eis qui in corporis et sanguinis Christi communione defuncti sunt, cum ad ipsum sacrificium loco suo commemorantur, oretur ac pro illis quoque id offerri commemoretur». Sermo 172, n. 2.
[6] Confess. lib. IX, c. XI, XII.
[7] Catech. Mystag., V, n. 8-10.
[8] «Sacrificium Missae vere est propitiatorium, causans aliquo modo ac conferens ad remissionem peccatorum mortalium, justificationem peccatoris ac primam gratiam obtinendam ex opere operato: at non immediate est remissivum peccatorum mortalium (sicut sacramenta Baptismi et Poenitentiae), juxta communissimam theologorum». Sporer, Theol. sacram., p. II, cap. IV, sect. 2, § 2.
[9] Lugo, disp. 19, sect. 9, n. 140—150. — Franzelin, de Sacrif., thes. 13.
[10] «Eucharistia instituta est, ut Ecclesia perpetuum sacrificium haberet, quo peccata nostra expiarentur, et coelestis Pater, sceleribus nostris saepe graviter offensus, ab ira ad misericordiam, a justae animadversionis severitate ad clementiam traduceretur». Catech. Roman., p. II , cap. IV, q. 55, n. 1. — «Est hoc proprie sacrificii effectus, ut per ipsum placetur Deus, sicut etiam homo offensam in se commissam remittit propter aliquod obsequium acceptum, quod ei exhibetur». S. Thom., 3, q. 49, a. 4.
[11] «Hujus (sacrificii) oblatione placatus Dominus, gratiam et donum poenitentiae concedens, crimina et peccata, etiam ingentia, dimittit». Sess. XXII,. cap. II.
[12] «Ingratitudo inimica est animae, exinanitio meritorum, virtutum dispersio, beneficiorum perditio. Ingratitudo ventus urens, siccans sibi fontem pietatis, rorem misericordiae, fluenta gratiae ». S. Bernard., in Cantica, serm. LI, n. 6.
[13] Le preghiere liturgiche confermano questa dottrina. La Secreta della Domenica XIII dopo la Pentecoste, per esempio, è così concepita: «Propitiare, Domine, populo tuo, propitiare muneribus: ut hac oblatione placatus et indulgentiam nobis tribuas et postulala concedas».
[14] «Oblationibus nostris, quaesumus, Domine, placare susceptis; et ad te nostras etiam rebelles compelle propitius voluntates». Secreta in sabb. post Dom. IV Quadrag.
[15] Conc. Tid. sess. XXII, cap. II.
[16] Conc. Trid. sess. XXII, cap. I.
[17] «Dubitatur, an virtute hujus sacrificii possit immediate haberi remissio peccatorum venialium. Communis sententia negat, quam sequitur Suarez et Vasquez cum aliis recentioribus, quam ego etiam veram exisitimo». Lugo, disp. 19, sect. 9, n. 152. — Questa sentenza dev'essere adottata se si segue l'opinione più probabile, che cioè, nell'economia attuale della salvezza, nessun peccato attuale sia rimesso senza un aumento concomitante della grazia santificante: perchè il sacrificio non può effettuare immediatamente l'infusione della grazia santificante. Suarez, disp. 79, sect. 4, 5.
[18] «Sacrificium Missae ex sua institutione habet valorem et vim satisfactivam ad remittendam ex opere operato poenam temporalem debitam, pro peccatis mortalibus et venialibus jam remissis fidelium vivorum et defunctorum. Ita omnes orthodoxi». Sporer, Theol. Sacram., p. II, c. IV,
s. 2a, § 2.
[19] «Immediate remittit sacrificium poenam peccatis debitam, nimirum per modum solutionis jam pro nobis factae in cruce et nobis per sacrificium applicatae, in subjecto tamen capaci, nimirum constituto in gratia». Sporer, l. c.
[20] «Sacrificium Missae remittit poenam peccatis debitam ex opere operato, lege infallibili, adeo ut fructus hic satisfactorius de lege ordinaria sit infaliibilis, idque non tantum respectu vivorum capacium, in quo omnes Doctores consentiunt, sed etiam respectu defunctorum, secundum communem theologorum». Sporer, l. c.
[21] «Quod fructus satisfactorius ex opere operato non communicetur ejusmodi personis (id est, non baptizatis et catechumenis) concors est theologorum sententia». Lugo, de Euch., disp. 19, sect. 10, n. 166.
[22] Cfr. Lugo, disp. 19, sect. 10, n. 200 seq. — Pasqualigo, loc. cit., q. 76.
[23] «Quamvis haec oblatio ex sui quantitate sufficiat ad satisfaciendum pro omni poena, tamen fit satisfactoria illis pro quibus offertur vel etiam offerentibus, secundum quantitatem suae devotionis, et non pro tota poena». S. Thom., 3, q. 79, a. 5.
[24] «Hoc dubium tractat late Suarez; allegatis utrinque rationibus, dicit posse pie sustineri partem affirmantem, quam ego etiam veram existimo». Lugo, disp. 19, sect. 9, n. 158.
[25] «Quaestio haec est generalis ad omnes orationes, utrum scilicet, praeter satisfactionem ex se respondentem orationi, ut est bonum opus, aliquid etiam respondeat de remissione poenae, eo quod a Deo petatur remissio: de ea egi in materia de suffragiis et in affirmantem opinionem consensi illamque probavi, quia Ecclesia videtur id omnino supponere ut certum: ea enim ratione in sacro pro defunctis habet speciales orationes potentes pro illis eam remissionem; si autem oratio, qua oratio, non extingueret immediate poenam, sed quatenus est opus poenale et bonum, non essent illae orationes utiles ad effectum, quem Ecclesia intendit».
Arriaga, disput. In III S. Th., tom. VII, de Euch., disp. 51, sect. 3.
[26] «Oratio duobus modis juvat defunctorum animas: uno modo, ut est opus quoddam poenale et laboriosum...; alio modo, ut est impetratoria, quod est ipsi orationi proprium, quomodo etiam beatorum orationes prosunt nobis et animabus purgatorii, licet satisfactoriae non sint ». Bellarm., de Purgat., 1. II, c. XVI.
[27] «Oblatis placare muneribus; — placare humilitatis nostrae precibus et hostiis; — concede propitius; — sacrificiis praesentibus placatus intende; — Ecclesiae dona propitius intuere; — hostias placationis offerimus; — propitius averte; — esto propitius plebi tuae; — tua propitius dona sanctifica; — a cunctis nos reatibus et periculis propitiatus absolve; — respice propitius ad munera; — haec hostia salutaris fiat tuae propitiatio majestatis; — custodi Ecclesiam tuam propitiatione perpetua». Missale Roman.

References: § 1

§ 20
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 § 2
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