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Timestamp: 2020-08-11 04:07:59+00:00

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Casi&Pareri - Il DS può beneficiare dei permessi ex art. 3, comma 3, della L. 104/92?
Il DS può beneficiare dei permessi ex art. 3, comma 3, della L. 104/92?
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È frequente avere nel proprio organico docenti e personale ATA che usufruiscono della legge 104 per genitori, figli etc. in situazione di handicap grave (art. 3 comma 3). E se il beneficiario della legge fosse un dirigente scolastico? In altre parole, è possibile a un dirigente, se ne ricorrono le condizioni, godere dei permessi mensili e del congedo biennale? Quali sarebbero le condizioni economiche, in quest'ultimo caso?
Il CCNL dell’area istruzione e ricerca all’art. 15 c. 5 prevede: “Le assenze previste dall’art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992, come modificato ed integrato dall’art. 19 della legge n. 53 del 2000, sono utili ai fini delle ferie e della tredicesima mensilità”. Risulta assolutamente chiaro che anche il dirigente scolastico, ricorrendone le condizioni e i requisiti, può essere beneficiario delle previsioni dell’art. 33 c. 3 della L. 104/1992 (tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, che rileva per la maturazione delle ferie e della tredicesima mensilità),
Sempre l’art. 15 al c. 6 specifica che “il dirigente ha, altresì, diritto, ove ne ricorrano le condizioni, ad altre assenze retribuite previste da specifiche leggi, con particolare riferimento […] ai permessi e congedi di cui all’art. 4, della legge 53/2000 […]”. L’art. 42 c. 5 del D.lgs. 151/2001 richiama l’art. 4 della L. 53/200: “il coniuge convivente di soggetto con handicap in situazione di gravita' accertata ai sensi dell'articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ha diritto a fruire del congedo di cui al comma 2 dell'articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, entro sessanta giorni dalla richiesta […]”. Per il trattamento economico durnate il congedo biennale si veda l’art. 42 c. 5-ter: “durante il periodo di congedo, il richiedente ha diritto a percepire un'indennità corrispondente all'ultima retribuzione, con riferimento alle voci fisse e continuative del trattamento, e il periodo medesimo è coperto da contribuzione figurativa”. Va detto che l'indennità e la contribuzione figurativa spettano fino a un importo complessivo massimo rivalutato annualmente sulla base della variazione dell'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati: la circolare INPS del 29 gennaio 2020, n. 9 al par. 12.3 prevede che “tenuto conto del predetto indice accertato dall’Istat, il tetto massimo complessivo della retribuzione per congedo straordinario e dei relativi contributi obbligatori a carico delle Amministrazioni pubbliche che erogano trattamenti economici in sostituzione delle indennità previste dal legislatore per la generalità dei lavoratori non può eccedere, per l'anno 2020, l’importo pari a € 48.737,86 che, arrotondato all’unità di euro, è pari a € 48.738,00”. Il c. 5-quinquies dell’art. 42 del D.lgs. 151/2001 precisa che “il periodo di cui al comma 5 non rileva ai fini della maturazione delle ferie, della tredicesima mensilità e del trattamento di fine rapporto”.
La fruizione dei permessi Legge 104/1992 non decurta le ferie - Corte di Cassazione - Sezione Sesta Ordinanza 31/01/2018 n° 2466
I permessi accordati per l'assistenza di un familiare portatore di handicap, ai sensi dell'art. 33 comma 3 della L. 104 del 1992, concorrono alla determinazione dei giorni di ferie maturati dal lavoratore che ne ha beneficiato. Infatti, la limitazione della computabilità dei permessi di cui alla L. 5 febbraio 1992, n. 104, art. 33, comma 3, opera soltanto nei casi in cui essi debbano cumularsi effettivamente con il congedo parentale ordinario - che può determinare una significativa sospensione della prestazione lavorativa - e con il congedo per malattia del figlio, per i quali compete un'indennità inferiore alla retribuzione normale (diversamente dall'indennità per i permessi ex L. n. 104 del 1992, commisurata all'intera retribuzione), risultando detta interpretazione idonea ad evitare che l'incidenza sulla retribuzione possa essere di aggravio della situazione dei congiunti del portatore di handicap e disincentivare l'utilizzazione del permesso (cfr. Cass. 07/07/2014 n. 15345; Cass. n. 14187 del 07/06/2017).
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Corte di Cassazione - Penale Sentenza 01/12/2016 n° 54712
Il dipendente che usufruisce dei permessi retribuiti ex art. 33 comma 3 della L. n. 104/1992, pur non essendo obbligato a prestare assistenza alla persona handicappata nelle ore in cui avrebbe dovuto svolgere attività lavorativa, non può, tuttavia, utilizzare quei giorni come se fossero giorni feriali senza, quindi, prestare alcuna assistenza alla persona handicappata. Di conseguenza, risponde del delitto di truffa il lavoratore che, avendo chiesto ed ottenuto di poter usufruire dei giorni di permesso retribuiti, li utilizzi per recarsi all'estero in viaggio di piacere, non prestando, quindi, alcuna assistenza. La condotta di chi, durante il periodo in cui usufruisce dei permessi retribuiti ex art. 33 comma 3 L. 104/1992 si rechi all'estero in gita di piacere, commettendo quindi il reato di truffa, non può essere considerato un fatto di particolare tenuità. (La S.C. nel confermare l'accertamento del reato ha ritenuto che la formulazione dell'art. 33 L. n. 104/1992 nel testo antecedente alla riformulazione di cui all'art. 24 L. n. 183/2010, nel prevedere la concessione di permessi in favore del familiare che assiste il portatore di handicap con continuità e in via esclusiva, imponeva solo la verifica che l'assistenza fosse prestata con prestata con modalità costanti e con quella flessibilità dovuta anche alle esigenze del lavoratore. Nei giorni di permesso il lavoratore è libero di graduare l'assistenza al parente secondo orari e modalità flessibili che tengano conto, in primis, delle esigenze dell'handicappato. Ne segue che e l'assistenza, sia pure continua, non necessariamente deve coincidere con l'orario lavorativo, proprio perché tale modo di interpretare la legge andrebbe contro gli stessi interessi dell'handicappato. I permessi in questione scostituiscono una agevolazione che consente al beneficiario di usufruire dell'intera giornata per programmare al meglio l'assistenza e potersi ritagliare uno spazio per compiere quelle attività che non sono possibili (o comunque difficili) quando l'assistenza è limitata in ore prestabilite e cioè dopo l'orario di lavoro. Giammai, però, i permessi possono essere considerati come veri e propri periodi feriali dei quali il lavoratore possa disporre a suo piacimento (perché a tal fine è preposto un ben preciso e determinato istituto giuridico), ma solo come un'agevolazione che il legislatore ha concesso a chi è si è fatto carico di un gravoso compito, di poter svolgere l'assistenza in modo meno pressante e, quindi, in modo da potersi ritagliare in quei giorni in cui non è obbligato a recarsi al lavoro, le ore da poter dedicare esclusivamente alla propria persona).
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Congedo straordinario per assistere persona portatrice di handicap: è illegittimo il licenziamento del dipendente trovato in alcune occasioni lontano dalla residenza dell’assistito - Corte di Cassazione - Lavoro Sentenza 05/12/2017 n° 29062
Il congedo straordinario fruibile per l'assistenza delle persone portatrici di handicap grave, previsto dall'art. 42, comma 5, del D.Lgs. n. 151 del 2001, costituisce uno strumento di politica socio-assistenziale, basato sia sul riconoscimento della cura prestata dai congiunti sia sulla valorizzazione delle relazioni di solidarietà interpersonale e intergenerazionale, di cui la famiglia costituisce esperienza primaria ed il cui ruolo resta fondamentale nella cura e nell'assistenza dei soggetti portatori di handicap. L'assistenza che legittima il beneficio del congedo straordinario non può, tuttavia, intendersi esclusiva al punto da impedire a chi la offre di dedicare spazi temporali adeguati alle personali esigenze di vita, quali la cura dei propri interessi personali e familiari, oltre alle ordinarie necessità di riposo e di recupero delle energie psico -fisiche, sempre che risultino complessivamente salvaguardati i connotati essenziali di un intervento assistenziale che deve avere carattere permanente, continuativo e globale nella sfera individuale e di relazione del disabile. (Nel caso di specie la Corte di Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento di un lavoratore in congedo straordinario retribuito per dare assistenza alla madre disabile che era stato trovato in alcune occasioni lontano dall'abitazione materna. La Corte ha, infatti, osservato che non sussiste l'illecito disciplinare in quanto era stato accertato che, ferma la convivenza, il lavoratore comunque prestava assistenza continuativa notturna alla madre disabile, alternandosi durante il giorno con altre persone, con modalità da considerarsi compatibili con le finalità dell'intervento assistenziale).
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Non è possibile fruire delle ferie in costanza di congedo straordinario - Tribunale TRAPANI - Lavoro Ordinanza 19/01/2017
Finalità e presupposti del congedo ex art. 42 comma 5 del D.Lvo 151/2001 sono da ravvisarsi nella esigenza di assistere in via continuativa il congiunto convivente che si trovi in situazione di handicap grave accertato ai sensi dell'articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. L’espressa volontà del lavoratore di allontanarsi dal luogo ove presta assistenza al congiunto per diversi giorni, sia pure per interessi meritevoli di tutela (nel caso di specie per usufruire di alcuni giorni di ferie), non appare compatibile con l’istituto del congedo ex art.42 comma 5 D.Lvo 151/2001, facendone venir meno il presupposto stesso. Pertanto, non è legittima la fruizione delle ferie in costanza di congedo straordinario.
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L'abrogazione della condizione dell'assistenza con continuità e in via esclusiva ad opera della L. n. 183 del 2010, art. 24, non ha mutato la ratio dei permessi retribuiti L. n. 104 del 1992, ex art. 33, comma 3 che consiste nell'assicurare in via prioritaria la continuità nelle cure e nell'assistenza del disabile che si realizzino in ambito familiare, indipendentemente dall'età e dalla condizione di figlio dell'assistito. Ne consegue che l'assistenza non è fattualmente ipotizzabile nelle ipotesi in cui il fruitore dei permessi, si disinteressi completamente dell'assistenza, partendo per l'estero: i permessi, infatti, non possono e devono essere considerati come giorni di ferie (perchè a tal fine è preposto un ben preciso e determinato istituto giuridico), ma solo come un'agevolazione che il legislatore ha concesso a chi è si è fatto carico di un gravoso compito, di poter svolgere l'assistenza in modo meno pressante e, quindi, in modo da potersi ritagliarsi in quei giorni in cui non è obbligato a recarsi al lavoro, delle ore da poter dedicare esclusivamente alla propria persona. Pertanto, colui che usufruisce dei permessi retribuiti L. n. 104 del 1992, ex art. 33, comma 3, pur non essendo obbligato a prestare assistenza alla persona handicappata nelle ore in cui avrebbe dovuto svolgere attività lavorativa, non può, tuttavia, utilizzare quei giorni come se fossero giorni feriali senza, quindi, prestare alcuna assistenza alla persona in stato di handicap grave. Di conseguenza, risponde del delitto di truffa il lavoratore che, avendo chiesto ed ottenuto di poter usufruire dei giorni di permesso retribuiti, li utilizzi per recarsi all'estero in viaggio di piacere, non prestando, quindi, alcuna assistenza.
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La fruizione dei permessi Legge 104/1992 non decurta le ferie - Corte di Cassazione - Lavoro Ordinanza 07/06/2017 n° 14187
I permessi di cui all’art. 33, comma 3, della l. n. 104 del 1992 ( nel caso di specie accordati per l'assistenza al genitore portatore di handicap) concorrono alla determinazione dei giorni di ferie maturati dal lavoratore che ne ha beneficiato, in quanto il diritto alle ferie, assicurato dall’art. 36 Cost., garantisce il ristoro delle energie a fronte della prestazione lavorativa svolta e ciò si rende necessario anche in caso di assistenza ad un invalido, che comporta un aggravio in termini di dispendio di risorse fisiche e psichiche. E' quindi illegittima la decurtazione di giorni di ferie in conseguenza del godimento dei permessi concessi ai sensi della l. n. 104 del 1992, ex art. 33.
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Congedo biennale: convivenza non è coabitazione - Corte di Cassazione - Penale Sentenza 17/05/2017 n° 24470
In tema di assistenza al familiare portatore di handicap, il concetto di convivenza non può essere ritenuto coincidente con quello di coabitazione poichè in tal modo si darebbe un'interpretazione restrittiva della normativa che, oltre che arbitraria, sembra andare contro il fine perseguito dalla norma di agevolare l'assistenza degli handicappati. Non può, quindi, essere escluso dalla fruizione del congedo biennale di cui al D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 42 comma 5, il lavoratore che conviva costantemente, ma limitatamente ad una fascia oraria della giornata, con il familiare in stato di handicap grave al fine di prestargli assistenza in un periodo di tempo in cui, altrimenti, di tale assistenza rimarrebbe privo. Conseguentemente non può ritenersi di per sè falsa l'indicazione del lavoratore di essere convivente con la madre, in quanto non necessariamente incompatibile con la diversa dimora del predetto con moglie e figli, nè con la legittima fruizione del citato congedo di cui al D.Lgs. n. 151 del 2001 giacchè quel che rileva è, comunque, la prestazione di un'assistenza assidua e continuativa alla portatrice di handicap.
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Disabile grave e scuola dell'infanzia: spetta la totalità delle ore di sostegno, in accordo con la proposta del GLOH - T.A.R. LAZIO - ROMA - Sezione Terza Bis Sentenza 16/02/2018 n° 1861
Va annullato il provvedimento che assegna ad un alunno di scuola dell’infanzia, con handicap riconosciuto grave ex art. 3 comma 3 l. 104/92, un numero di ore di sostegno inferiore alla totalità dell’orario scolastico. Come già riconosciuto dal Consiglio di Stato con sentenza n. 2023/2017, in sede di formulazione del PEI, il GLOH elabora proposte finalizzate all’educazione e all’istruzione del disabile, tra le quali rientra la determinazione del numero di ore di sostegno, lasciando a carico degli altri attori istituzionali la fornitura delle risorse necessarie. Il GLOH, quando propone il numero delle ore di sostegno, tiene conto della fascia di gravità dell’handicap, per cui propone per la disabilità grave o gravissima la copertura della totalità dell’orario scolastico di un insegnante di sostegno, per la disabilità media circa la metà e per la disabilità lieve poco meno della metà. Tali orari corrispondono a 25 ore settimanali per la scuola dell’infanzia, a 22 ore settimanali per la scuola primaria e a 18 ore per la scuola secondaria, di primo o di secondo grado. In presenza di un alunno di scuola dell’infanzia con handicap grave, pertanto, non poteva assegnarsi un numero di ore di sostegno inferiore a 25. (Nell’aderire alle conclusioni raggiunte dal Consiglio di Stato nella sentenza n. 2023/2017, il TAR Lazio sembra ammettere una sorta di automatismo tra la proposta formulata dal GLOH con riferimento alle numero di ore di sostegno per ciascun alunno disabile ed il relativo provvedimento di assegnazione, per cui lo stesso, sul punto, non potrebbe discostarsi dalla proposta.)
#istruzione dell’infanzia#studenti: integrazione e disabilità#sostegno #gloh #handicap #numero #disabilità #infanzia #totalità #metà #alunno
Il disabile grave ha diritto al sostegno per tutte le ore di frequenza - T.A.R. LAZIO - Sezione Terza Bis Sentenza 05/04/2018 n° 3790
In caso di studente con certificato handicap grave, è illegittimo il provvedimento con il quale il dirigente scolastico ponga un limite alle ore di sostegno, assegnando all’alunno un monte ore inferiore al numero di ore frequentate dall’alunno. Tale limitazione, infatti, contrasta con il diritto all’istruzione del disabile grave riconosciuto dall’art. 38, comma 3 della Costituzione, nonché con i principi di diritto internazionale della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, e viola la legge-quadro n. 104 del 1992 per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone disabili, nonché il d.lgs. n. 297 del 1994, recante disposizioni legislative in materia di istruzione. Pertanto, in caso di accertata disabilità grave, i principi costituzionali sopra richiamati impongono di dare una lettura sistematica alle disposizioni sulla tutela degli alunni disabili ed a quelle sull’organizzazione scolastica e sulle disponibilità degli insegnanti di sostegno, nel senso che le posizioni degli alunni disabili devono prevalere sulle esigenze di natura finanziaria, con conseguente irrilevanza delle giustificazioni in tal senso avanzate dall’amministrazione sotto il profilo economico. Va pertanto riconosciuto il diritto all'insegnante di sostegno per l’intero arco della giornata scolastica, per un numero di ore pari a quello delle ore frequentate, ossia secondo il rapporto 1:1, oltre al risarcimento del danno subito dall’alunno stesso per la mancata attivazione del sostegno nel rapporto 1:1, dovendo ritenersi, secondo l’esperienza della scienza medica, che tale mancata attivazione abbia verosimilmente accresciuto le difficoltà di inserimento e di partecipazione alla vita scolastica e relazionale del minore.
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Contratti pubblici e accesso agli atti di gara - T.A.R. VAL D'AOSTA Sentenza 05/06/2017
L’art. 53, comma 5, lett. a), del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, stabilisce un’eccezione al diritto di accesso limitatamente ai segreti tecnici o commerciali, dichiarati espressamente e motivati dal titolare in sede di offerta. L’esclusione non fa riferimento all’offerta nel suo complesso, ma soltanto alla parte di essa che contiene informazioni relative ai segreti tecnici o commerciali. L’eccezione rappresentata dai segreti tecnici e commerciali viene meno quando ai sensi dell’art. 53, comma 6, lett. a), del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, chi richiede l'accesso motivi la richiesta di ostensione per la difesa in giudizio dei propri interessi in relazione alla procedura di appalto. Nel concetto di “difesa in giudizio” degli interessi del concorrente rientra ogni forma di tutela delle proprie posizioni giuridiche con la conseguenza che è irrilevante il decorso del termine per intraprendere azioni giurisdizionali avanti al Tribunale Amministrativo competente, ben potendosi, anche nella stessa sede amministrativa, azionare l’autonoma e concorrente tutela risarcitoria nel più ampio termine di legge.
#accesso agli atti amministrativi#appalti e contratti pubblici (in generale)#procedimento amministrativo#subappaltatore #schematizzare #corrige #know #riaffermazione #previgente #processualmente #ostensorio #spettro #dimezzare
Adozioni e affidamenti (legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 3, comma 5; legge 5 febbraio 1992, n. 104, art. 33, comma 7) - Decreto legislativo 26/03/2001 n° 151 n° 45
#affidamento #adozione #minore #ingresso #legge #famiglia #applicare #febbraio #comma
Adozioni e affidamenti (legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 3, comma 5) - Decreto legislativo 26/03/2001 n° 151 n° 50
#affidamento #adozione #età #anno #malattia #bambino #congedo #comma #minore #marzo
Riposi e permessi per i figli con handicap grave (legge 8 marzo 2000, n. 53, articoli 4, comma 4-bis, e 20) - Decreto legislativo 26/03/2001 n° 151 n° 42
[3. (1)]
5. Il coniuge convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell'articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ha diritto a fruire del congedo di cui al comma 2 dell'articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, entro sessanta giorni dalla richiesta. In caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, ha diritto a fruire del congedo il padre o la madre anche adottivi; in caso di decesso, mancanza o in presenza di patologie invalidanti del padre e della madre, anche adottivi, ha diritto a fruire del congedo uno dei figli conviventi; in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei figli conviventi, ha diritto a fruire del congedo uno dei fratelli o sorelle conviventi. (2)
(1) Comma abrogato dall'art. 24, comma 2, lett. b), L. 4 novembre 2010, n. 183, con effetto a decorrere dal 24 novembre 2010.
(2) La Corte costituzionale, con sentenza 3 - 18 luglio 2013, n. 203 (pubblicata sulla Gazz. Uff. 24 luglio 2013, n. 30, 1ª Serie speciale), ha dichiarato, tra l’altro, l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto, e alle condizioni ivi stabilite, il parente o l'affine entro il terzo grado convivente, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti individuati dalla disposizione impugnata, idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave, mentre ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 42, comma 5, sollevata in riferimento agli artt. 2, 3, 4, 29, 32, 35 e 118, quarto comma, della Costituzione, nella parte in cui «in assenza di altri soggetti idonei, non consente ad altro parente o affine convivente di persona con handicap in situazione di gravità, debitamente accertata, di poter fruire del congedo straordinario».
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Trattamento previdenziale (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 10, comma 5; legge 5 febbraio 1992, n. 104, art. 33, comma 4) - Decreto legislativo 26/03/2001 n° 151 n° 44
#comma #legge #febbraio #dicembre #contribuzione #coprire #permesso #trattamento #riposo
Prolungamento del congedo (legge 5 febbraio 1992, n. 104, art. 33, commi 1 e 2; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 20) - Decreto legislativo 26/03/2001 n° 151 n° 33
1. Per ogni minore con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell'articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, hanno diritto, entro il compimento del dodicesimo anno di vita del bambino, al prolungamento del congedo parentale, fruibile in misura continuativa o frazionata, per un periodo massimo, comprensivo dei periodi di cui all'articolo 32, non superiore a tre anni, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, salvo che, in tal caso, sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore.
4. Il prolungamento di cui al comma 1 decorre dal termine del periodo corrispondente alla durata massima del congedo parentale spettante al richiedente ai sensi dell'articolo 32.
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Anticipazione del trattamento di fine rapporto(legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 7) - Decreto legislativo 26/03/2001 n° 151 n° 5
#anticipazione #fine #marzo #trattamento #anticipare #fruizione #sostegno #statuto #congedo
Trattamento economico e normativo (legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 8; legge 5 febbraio 1992, n. 104, art. 33, comma 4; decreto-legge 27 agosto 1993, n. 324, convertito dalla legge 27 ottobre 1993, n. 423, art. 2, comma 3-ter) - Decreto legislativo 26/03/2001 n° 151 n° 43
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La fruizione dei permessi per Legge 104/1992 non decurta le ferie
Comunicazione relativa alla maturazione delle ferie del personale che usufruisce dei permessi ex L. 104/1992.
La Corte di Cassazione ha ribadito che i permessi di cui all’art. 33, comma 3, della Legge 104/1992 concorrono alla determinazione dei giorni di ferie maturati dal lavoratore che ne ha beneficiato
#carattere #news
Permessi per diritto allo studio per il 2020: scadenze, requisiti, modalità di fruizione e adempimenti delle scuole
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Orientamenti ARAN Comparto Scuola
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Circolare 22 dicembre 2011, n. 4
#anteporre #reviviscenza #fissità #cugino #sovvenire #pronunciamento
Chiarimenti sulla disciplina in materia di congedi e permessi per l’assistenza a disabili in situazione di gravità
Circolare 6 marzo 2012, n. 32
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Riordino dei congedi, aspettative e permessi
Schema di Decreto Legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri in data 9 giugno 2011
#sottoposizione #vacatio #ssn #dialisi #salvo #cinquanta
Chiarimenti sulla disciplina in materia di permessi e congedi per l’assistenza alle persone con disabilità
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Permessi e congedi per gravi motivi familiari (Art. 4 Legge 53/2000 e D.I. n. 278/200...
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L'INPS fornisce istruzioni operative in merito alle disposizioni introdotte dagli articoli 3, 4, e 6 del decreto legislativo n. 119/2011
Ampliata la tutela del familiare in stato di handicap grave: il congedo straordinario per l’assistenza al genitore spetta anche al figlio non convivente
Corte Costituzionale - Sentenza 7 dicembre 2018, n. 232
#congedo #convivenza #invalidare #figlio #coniuge #disabile #corte #assistenza #patologia #unione

References: art. 3
 art. 3
 art. 33
 Cass. 
 Cass. 
 Sentenza 
 art. 33
 art. 33
 Sentenza 
 art. 42
 art.42
 art. 24
 art. 33
 art. 33
 art. 33
 Sentenza 
 art. 42
 Sentenza 
 art. 3
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 3
 art. 33
 art. 3
 sentenza 
 art. 10
 art. 33
 art. 33
 art. 20
 art. 7
 art. 8
 art. 33
 art. 2
 Sentenza