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Timestamp: 2019-06-20 02:50:13+00:00

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Art. 335 codice di procedura penale - Registro delle notizie di reato - Brocardi.it
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Dispositivo dell'art. 335 Codice di procedura penale
1. Il pubblico ministero iscrive immediatamente, nell'apposito registro custodito presso l'ufficio, ogni notizia di reato che gli perviene o che ha acquisito di propria iniziativa nonché, contestualmente o dal momento in cui risulta, il nome della persona alla quale il reato stesso è attribuito [61] (1).
3. Ad esclusione dei casi in cui si procede per uno dei delitti di cui all'articolo 407, comma 2, lettera a), le iscrizioni previste dai commi 1 e 2 sono comunicate alla persona alla quale il reato è attribuito, alla persona offesa e ai rispettivi difensori, ove ne facciano richiesta (2).
3-bis. Se sussistono specifiche esigenze attinenti all'attività di indagine, il pubblico ministero, nel decidere sulla richiesta, può disporre, con decreto motivato, il segreto sulle iscrizioni per un periodo non superiore a tre mesi e non rinnovabile (3).
3-ter. Senza pregiudizio del segreto investigativo, decorsi sei mesi dalla data di presentazione della denuncia, ovvero della querela, la persona offesa dal reato può chiedere di essere informata dall'autorità che ha in carico il procedimento circa lo stato del medesimo(4).
(1) La segreteria della procura della Repubblica annota sugli atti che possono contenere notizia di reato la data e l'ora in cui sono pervenuti in ufficio e li sottopone immediatamente al procuratore della Repubblica per l'eventuale iscrizione nel registro delle notizie di reato.
(2) Quando vi è richiesta di comunicazione delle iscrizioni contenute nel registro delle notizie di reato a norma di tale comma, la segreteria della procura della Repubblica, se la risposta è positiva, e non sussistono gli impedimenti a rispondere di cui ai commi 3 e 3-bis di tale articolo, fornisce le informazioni richieste precedute dalla formula: "Risultano le seguenti iscrizioni suscettibili di comunicazione". In caso contrario, risponde con la formula: "Non risultano iscrizioni suscettibili di comunicazione"
(3) L'ultimo comma è stato inserito dall'art. 18 della l. 8 agosto 1995, n. 332.
(4) Comma aggiunto dalla L. 23 giugno 2017, n. 103.
L'istituzione del registro delle notizie di reato trova il proprio fondamento nell'esigenza di garantire il rispetto dei termini massimi di durata delle indagini preliminari.
Spiegazione dell'art. 335 Codice di procedura penale
Il pubblico ministero è tenuto ad iscrivere immediatamente nel registro delle notizie di reato le notizie di reato pervenutegli o acquisite di propria iniziativa ai sensi dell'articolo 330, nonché ad indicare, se possibile, il nome della persona cui il reato è attribuito.
Va precisato che l'iscrizione non rappresenta una mera formalità, in quanto dal momento in cui viene fatta decorrono alcuni importanti termini che regolano l'attività di indagine preliminare dell'organo inquirente e condizionano le sue scelte in relazione all'esercizio dell'azione penale (v. artt. 405, 459, 344, 449 e 454).
La norma in esame precisa inoltre che, se muta la qualificazione giuridica del fatto o risulta diversamente circostanziato, il pubblico ministero non è tenuto a procedere a nuove iscrizioni, ma deve semplicemente aggiornare il registro, senza perciò alcuna modifica dei termini di cui agli articoli appena elencati.
Chiunque può richiedere in qualsiasi momento se siano svolte indagini nei suoi confronti, per vari motivi. In questi casi, ove appunto vi facciano richiesta, la cancelleria è obbligata a comunicargli che effettivamente sono in corso delle indagini nei suoi confronti. Lo stesso diritto ha la persona offesa dal reato ed ai rispettivi difensori.
Tuttavia, per i gravi reati di cui all'art. 407 co. 2 lett. a), per i quali spesso sussiste la necessità di compiere complesse indagini e di accertare responsabilità penali in relazione a più soggetti (ad es. per associazione mafiosa), tale comunicazione comprometterebbe senza dubbio alcuno l'esito delle indagini, motivo per il quale l'obbligo di comunicazione non sussiste.
Inoltre, per ogni tipologia di reato, qualora vi siano specifiche esigenze investigative, il pubblico ministero può apporre il segreto per un tempo non superiore ai tre mesi dalla richiesta di comunicazione.
Da ultimo, ai sensi del comma 3 ter, oltre alla comunicazione dell'iscrizione, la persona offesa può chiedere a che punto si trovino le indagini, decorsi almeno sei mesi dalla presentazione della denuncia.
Massime relative all'art. 335 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 5924/2015
Non è abnorme il provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari, richiesto dal pubblico ministero dell'archiviazione della notizia di reato a carico di ignoti, ordina l'espletamento di ulteriori indagini nei confronti di soggetti identificati e per una ipotesi di reato diversa da quella già iscritta contro ignoti, previa iscrizione del nominativo dell'indagato e del titolo di reato nel registro di cui all'art. 335 cod. proc. pen., trattandosi di decisione che rientra nei poteri di controllo attribuiti al giudice sull'intera "notitia criminis". (Fattispecie relativa al reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5924 del 10 febbraio 2015)
Cass. pen. n. 46135/2014
È abnorme il provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari, rigettando la richiesta di archiviazione presentata dal P.M. in un procedimento contro ignoti, disponga l'iscrizione del nome di un soggetto nel registro previsto dall'art. 335 cod. proc. pen. e, contestualmente, ordini la formulazione della imputazione nei suoi confronti.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 46135 del 7 novembre 2014)
Cass. pen. n. 40538/2009
Il termine di durata delle indagini preliminari decorre dalla data in cui il pubblico ministero ha iscritto, nel registro delle notizie di reato, il nome della persona cui il reato è attribuito, senza che al G.i.p. sia consentito stabilire una diversa decorrenza, sicché gli eventuali ritardi indebiti nella iscrizione, tanto della notizia di reato che del nome della persona cui il reato è attribuito, pur se abnormi, sono privi di conseguenze agli effetti di quanto previsto dall'art. 407, comma terzo, c.p.p., fermi restando gli eventuali profili di responsabilità disciplinare o penale del magistrato del P.M. che abbia ritardato l'iscrizione. (Fattispecie di ordinanza di misura coercitiva sottoposta a riesame).
In tema di iscrizione della notizia di reato nel registro di cui all'art. 335 c.p.p., il pubblico ministero, non appena riscontrata la corrispondenza di un fatto di cui abbia avuto notizia ad una fattispecie di reato, è tenuto a provvedere alla iscrizione della "notitia criminis" senza che possa configurarsi un suo potere discrezionale al riguardo. Ugualmente, una volta riscontrati, contestualmente o successivamente, elementi obiettivi di identificazione del soggetto cui il reato è attribuito, il pubblico ministero è tenuto a iscriverne il nome con altrettanta tempestività.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 40538 del 20 ottobre 2009)
Cass. pen. n. 2818/2007
La tardiva iscrizione del nome dell'indagato nel registro previsto dall'art. 335 c.p.p. non incide sulla utilizzabilità delle indagini svolte prima della iscrizione. (Mass. redaz.).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2818 del 25 gennaio 2007)
Cass. pen. n. 33836/2006
Il termine di novanta giorni dall'iscrizione della notizia di reato, entro il quale il pubblico ministero deve trasmettere alla cancelleria del giudice per le indagini preliminari la richiesta di giudizio immediato, decorre non già dall'iscrizione della notizia solo oggettivamente qualificata ma dal momento in cui è iscritto il nome della persona alla quale è attribuito.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 33836 del 6 ottobre 2006)
Cass. pen. n. 22909/2005
Non è abnorme, e pertanto non ricorribile per cassazione, l'ordinanza con la quale il Gip, all'esito dell'udienza camerale fissata sull'opposizione della persona offesa per il mancato accoglimento della richiesta di archiviazione del P.M., ordini l'iscrizione nel registro delle notizie di reato di altri soggetti mai prima indagati e per i quali il P.M. non abbia formulato alcuna richiesta, disponendo altresì la prosecuzione delle indagini, in quanto trattasi di decisione che rientra nei poteri di controllo a lui devoluti dalla legge sull'intera notitia criminis.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 22909 del 17 giugno 2005)
Cass. pen. n. 33067/2003
Per determinare il dies a quo ai fini della decorrenza dei termini di durata massima delle indagini preliminari relativi a diversi fatti iscritti sotto lo stesso numero in momenti differenti, l'unico criterio è quello di ordine sostanziale desumibile dall'art. 335 comma 2 c.p.p., secondo cui, quando non si tratti di mutamento della qualificazione giuridica del fatto né di diverse circostanze del medesimo fatto, non può parlarsi di aggiornamento di iscrizioni, ma di iscrizione autonoma.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 33067 del 5 agosto 2003)
Cass. pen. n. 24279/2003
La qualità di indagato non può essere stabilita dal giudice in via presuntiva, in quanto essa va desunta dall'iscrizione nell'apposito registro a seguito di specifica iniziativa posta in essere dal pubblico ministero (ex art. 335 c.p.p.) o da un fatto investigativo che qualifichi di per sè il soggetto come persona sottoposta ad indagini (ad es. fermo od arresto). Di conseguenza la persona offesa che ha reso alla polizia giudiziaria versioni contrastanti sui fatti, non può, per ciò solo, essere considerata indagata di favoreggiamento personale, da intendersi collegato a quello per cui si procede, ai sensi dell'art. 371, comma 2, lettera b), c.p.p. (Nella fattispecie, la parte offesa di un delitto di estorsione, dopo avere reso alla polizia giudiziaria dichiarazioni accusatorie, le aveva ritrattate in conseguenza delle minacce ricevute ed il tribunale del riesame aveva affermato che anche le prime dichiarazioni dovevano essere sottoposte a verifica ex art. 192 c.p.p., ritenendo erroneamente che la persona offesa avesse comunque assunto la qualità di coindagato).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 24279 del 4 giugno 2003)
Cass. pen. n. 34536/2001
In tema di azione penale, qualora il pubblico ministero, dinanzi a un atto contenente una notizia di reato, abbia omesso l'iscrizione nel registro mod. 21 ovvero l'abbia eseguita nel registro mod. 45 delle cd. pseudonotizie di reato, il Procuratore Generale ha facoltà di avocare le indagini preliminari.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 34536 del 24 settembre 2001)
Cass. pen. n. 5181/1999
I fatti riuniti sotto il vincolo della continuazione integrano autonome figure criminose e vanno distintamente considerati, anche di fronte a una richiesta cautelare che li investa globalmente. A ciascuno di essi corrisponde una diversa notizia di reato, sicché il termine per il compimento delle indagini va computato, di volta in volta, dal momento in cui è stata eseguita nell'apposito registro l'annotazione del nome dell'indagato in riferimento allo specifico episodio di cui si tratta o, in difetto di essa o di idonea documentazione dalla quale risulti, dal momento in cui, secondo le risultanze in atti, l'autorità procedente avrebbe potuto eseguirla ovvero, in subordine, da quello di acquisizione della notizia o, infine, da quello in cui il fatto fu commesso, che non potrebbe mai essere posteriore a quello dell'iscrizione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5181 del 2 dicembre 1999)
Cass. pen. n. 11441/1999
Il termine di durata massima delle indagini preliminari decorre dalla data dalla quale il P.M. iscrive nell'apposito registro la notizia di reato e non dalla data nella quale avrebbe dovuto iscriverla. Invero, da un lato, l'art. 335 c.p.p., pur imponendo all'organo dell'accusa di iscrivere immediatamente la notitia criminis ed il nome dell'indagato, non precisa alcun termine per l'iscrizione, né prevede sanzione processuale (ferma restando la possibilità di irrogazione di eventuali sanzioni disciplinari) per il ritardo; dall'altro, manca qualsiasi norma che consenta al giudice di esercitare sia il controllo sulla immediatezza dell'iscrizione, sia la facoltà di fissare autonomamente la data nella quale detta iscrizione avrebbe dovuto essere effettuata. (Fattispecie nella quale il ricorrente ha eccepito la inutilizzabilità della perizia assunta in incidente probatorio perché compiuta, a suo dire, oltre il termine di legge, in conseguenza della iscrizione, da lui ritenuta intempestiva perché ritardata, della notizia di reato nell'apposito registro).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11441 del 7 ottobre 1999)
Cass. pen. n. 11009/1999
Il termine per l'espletamento delle indagini preliminari, previsto dall'art. 405 c.p.p., deve ritenersi decorrere, in modo autonomo, per ciascun indagato dal momento della iscrizione del relativo nome nel registro di cui all'art. 335 c.p.p. e, per l'indagato originariamente iscritto, da ciascuna delle successive annotazioni relative a nuove notitiae criminis.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 11009 del 27 settembre 1999)
Cass. pen. n. 2087/1999
L'obbligo imposto al P.M. di iscrizione della notitia criminis in apposito registro risponde all'esigenza di garantire il rispetto dei termini di durata massima delle indagini e presuppone che a carico di una persona nota emerga l'esistenza di specifici elementi indizianti, e non di meri sospetti. Ne consegue che il ritardo nell'iscrizione non è concetto che possa assumersi in via di semplice presunzione, ma è un dato che consegue unicamente alla concreta verifica circa il momento in cui il pubblico ministero ha acquisito gli elementi conoscitivi necessari a delineare una notizia di reato nei confronti di una persona, in termini di ragionevole determinatezza. Consegue ulteriormente che, in difetto di tale presupposto, che investe l'an e il quando e determina il dies a quo della notitia criminis, l'apprezzamento della tempestività dell'iscrizione, che rientra alla valutazione discrezionale del pubblico ministero, non può affidarsi a postume congetture ed è comunque sottratto al sindacato giurisdizionale; né l'eventuale violazione del dovere di tempestiva iscrizione, che pur potrebbe configurare responsabilità disciplinari o addirittura penali a carico del P.M. negligente, è causa di nullità degli atti compiuti, non ipotizzabile in assenza di un'espressa previsione di legge.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2087 del 23 giugno 1999)
Cass. pen. n. 4440/1998
Quando sia stata iscritta una notizia di reato a carico di una determinata persona il P.M. non è facoltizzato a procedere nei confronti di essa a nuova iscrizione per il medesimo reato e nell'ipotesi in cui ciò si verifichi rimane comunque immutata la decorrenza dei termini per le indagini preliminari dalla data della primitiva iscrizione ed alla relativa scadenza scatta la sanzione di inutilizzabilità degli ulteriori atti compiuti. A nuova iscrizione può procedersi solo quando pervenga, a carico del soggetto già iscritto, una notizia relativa ad un diverso reato oppure, in relazione al medesimo reato, vengano indicati ulteriori autori; infatti, la novità di una notizia di reato si ricollega al suo oggetto (fatti riferiti e loro autore) e non dipende dalla fonte o dall'occasione che l'ha determinata. (Fattispecie in cui si è esclusa la utilizzabilità ai fini dell'applicazione della custodia cautelare in carcere di risultanze acquisite in un procedimento a carico di altri indagati, non potendo esse costituire nuova notizia, legittimante una diversa iscrizione).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4440 del 1 settembre 1998)
La tardiva iscrizione della notitia criminis nel registro “mod. 44” da parte del pubblico ministero, con la conseguente sottrazione delle indagini al disposto dell'art. 415 c.p.p., non determina la nullità degli atti compiuti, ma può, all'occorrenza, avere rilievo solo sul piano disciplinare, ferma restando l'inutilizzabilità degli atti compiuti dopo la scadenza del termine, che però decorre non dal giorno in cui l'iscrizione sarebbe dovuta avvenire, ma da quello in cui è effettivamente avvenuta.
Cass. pen. n. 2683/1997
Non è impugnabile il provvedimento con il quale il pubblico ministero dispone la trasmissione all'archivio di un documento pervenuto al suo ufficio ed iscritto nel registro «mod. 45» (denominato «degli atti non costituenti notizia di reato») di cui al D.M. 30 settembre 1989, né può censurarsi in sede di legittimità la scelta del medesimo pubblico ministero di iscrivere la segnalazione ricevuta in un registro diverso da quello previsto dall'art. 335 c.p.p.; i provvedimenti predetti, infatti, non hanno natura giurisdizionale, sicché nemmeno possono essere sindacati sotto il profilo dell'abnormità, categoria che concerne esclusivamente gli atti del giudice, e solo del giudice, emessi in assenza dei presupposti normativi. (In applicazione di tale principio la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del procuratore generale avverso il provvedimento con il quale il procuratore circondariale aveva direttamente trasmesso in archivio un esposto pervenuto al suo ufficio, precisando tuttavia che l'erroneità dell'iscrizione di una segnalazione nel registro degli atti non costituenti notizia di reato e della diretta archiviazione da parte del procuratore della Repubblica è rimediabile all'interno dell'ufficio del pubblico ministero, strutturato secondo il principio gerarchico).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2683 del 11 luglio 1997)
Cass. pen. n. 1863/1997
Il termine di durata massima delle indagini, al cui scadere consegue l'inutilizzabilità degli atti di indagine successivi, decorre dalla data in cui il nome dell'indagato è effettivamente iscritto nel registro delle notizie di reato e non da quella in cui la notizia di reato è iscritta con riferimento ad un atto di indagine senza la contestuale annotazione dell'indagato.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1863 del 27 maggio 1997)
Cass. pen. n. 820/1996
Non è possibile ricorrere per cassazione avverso il provvedimento con il quale il Procuratore della Repubblica dispone la trasmissione in archivio del fascicolo iscritto nel registro degli atti non costituenti notizia di reato (mod. 45) senza inviare avviso alla persona che, presentando un esposto alla polizia giudiziaria, aveva fatto richiesta di essere avvertita della richiesta di archiviazione. La procedura prevista dagli artt. 409 e 410 c.p.p. riguarda infatti solo gli atti per i quali il P.M. abbia disposto l'iscrizione nel registro delle notizie di reato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 820 del 12 marzo 1996)
Cass. pen. n. 1794/1995
L'iscrizione nel registro delle notizie di reato del nome della persona alla quale è attribuito il reato, per gli effetti che ne derivano ai fini del computo del termine di durata delle indagini e dell'utilizzabilità degli atti compiuti, postula la completa identificazione del suddetto soggetto non essendo al riguardo sufficiente la semplice indicazione del nome e del cognome.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1794 del 24 agosto 1995)
Cass. pen. n. 2193/1994
L'obbligo del pubblico ministero di provvedere «immediatamente» alle iscrizioni previste dall'art. 335, comma 1, c.p.p. può ritenersi ritualmente adempiuto, posto che il concetto di «immediatezza» non implica la rigidità di un termine correlato a ore o a giorni, pur quando l'iscrizione, anche per la presenza di giorni festivi, sia differita di un giorno rispetto alla data di effettiva conosenza dei fatti da parte dello stesso pubblico ministero. Solo abnormi e ingiustificati ritardi nell'effettuazione delle iscrizioni in questione potrebbero (al di là di profili di responsabilità interna dell'ufficio), dar luogo ad illegittimità delle iscrizioni stesse, con riferimento alla loro data. (Principi affermati in relazione alla verifica dell'avvenuta scadenza o meno del termine per le indagini preliminari fissato dall'art. 405 c.p.p.)
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2193 del 15 giugno 1994)
Cass. pen. n. 4575/1993
A norma dell'art. 335 c.p.p. il pubblico ministero iscrive immediatamente nell'apposito registro la notitia criminis che gli perviene o che ha acquisita di propria iniziativa, nonché, contestualmente o dal momento in cui risulta, il nome della persona alla quale il reato stesso è attribuito, sicché l'iscrizione consegue immediatamente a ricezione od acquisizione di notizia di reato anche quando è ancora ignoto l'autore. Pertanto, la pendenza del procedimento prescinde dall'esercizio successivo dell'azione penale (contro persona individuata) e di conseguenza, con riferimento al contenuto dell'art. 12 c.p.p., sin dal momento della iscrizione della notizia di reato nel registro scatta la disciplina della competenza per materia determinata dalla connessione. (Nella specie, relativa a procedimento penale contro ignoti di competenza del tribunale e procedimento a carico di persona individuata di competenza del pretore connesso al primo a norma della lett. c dell'art. 12 cit., è stato risolto in conflitto dichiarando la competenza del tribunale).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4575 del 14 gennaio 1993)
relative all'articolo 335 Codice di procedura penale
Norma di riferimento: Articolo 335 Codice proc. penale - Registro delle notizie di reato | Quesito Q201718554
martedì 14/03/2017 - Emilia-Romagna
“Tre mesi fa ho fatto una denuncia ed ho chiesto il 335 cpp. La risposta è stata la seguente: "si attesta che a carico della
persona offesa (omissis) risultano le seguenti iscrizioni suscettibili di comunicazioni :
n....rgnr mod. 45
data di iscrizione della persona : (omissis)
titolo reato:atti relativi
nome del p.m.: ....
fase indagini
Potete dirmi che cosa significa quanto sopra?
Inoltre un mese fa ho richiesto un altro 335 cpp ma ad oggi non mi hanno rilasciato ancora niente. La segreteria della procura ha detto che devo chiedere lo stato del procedimento. Cosa significa questo?
Consulenza legale i 16/03/2017
Il registro delle notizie di reato, ex art. 335 c.p.p., contiene i nominativi delle persone indagate e/o delle persone offese; è un registro riservato nel senso che il suo contenuto può essere comunicato solo a determinati soggetti e secondo le prescrizioni della legge.
Il pubblico ministero potrebbe vietare la comunicazione delle informazioni contenute in tale registro (per giustificati motivi e per non più di tre mesi).
L’Ufficio comunica le risultanze del registro, cioè:
1) nulla, se non vi è alcuna iscrizione (ovvero se il Pubblico Ministero ha vietato la comunicazione).
2) il numero del procedimento, il reato ed il nome del magistrato titolare dell'indagine, in caso di iscrizioni positive.
Mentre l’indagato è una persona sottoposta ad indagini preliminari, all’esito delle quali eventualmente il P.M. potrà anche chiedere l’archiviazione degli atti, l’imputato è una persona che è sottoposta ad un processo penale. Tecnicamente l’imputato è la persona nei confronti della quale il Pubblico Ministero ha esercitato l’azione penale, ovvero ha ritenuto sussistenti gli elementi di indagine raccolti ed ha avviato un vero e proprio processo a suo carico.
Nel certificato del casellario dei carichi pendenti (cfr. Art. 2, D.P.R. 313/2002) risultano quindi iscritte le persone che hanno assunto la formale qualifica di imputato.
In breve, durante le indagini preliminari, il soggetto denunciato/querelato viene iscritto nel registro ex art. 335 ed assume la qualifica di indagato.
Svolte le indagini preliminari, il P.M. decidere se archiviare o esercitare l’azione penale. In ques’ultimo caso, l’indagato diventa imputato e risulterà quindi un “carico pendente” a suo nome.
Nel caso di specie, sembra che l’Ufficio abbia indicato di presentare la richiesta di carichi pendenti.

References: Articolo 335

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 art. 335
 art. 192
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 Articolo 335
 art. 335
 Art. 2
 art. 335