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Timestamp: 2020-06-06 22:00:05+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22538 del 24/09/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22538 del 24/09/2018
Cassazione civile sez. VI, 24/09/2018, (ud. 03/07/2018, dep. 24/09/2018), n.22538
sul ricorso 14187/2016 proposto da:
A.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA APPENNINI
Contenzioso Esattoriale, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI
RIPETTA 121, presso lo studio dell’avvocato DOMENICO COMITO,
avverso la sentenza n. 1500/2015 della CORTE D’APPELLO di REGGIO
CALABRIA, depositata il 26/11/2015;
partecipata del 03/07/2018 dal Consigliere Dott. LUCIA ESPOSITO.
Che la Corte d’appello di Reggio Calabria, in riforma della sentenza di primo grado, rigettava per assoluto difetto di legittimazione passiva la domanda proposta dal ricorrente nei confronti di Equitalia sud s.p.a., diretta all’impugnazione dell’estratto di ruolo (rectius del ruolo, inteso quale atto amministrativo impositivo proprio ed esclusivo dell’ente creditore) relativo a pretese contributive dell’Inps, che si assumevano prescritte;
che la Corte territoriale – previo il rilievo dell’ammissibilità dell’opposizione all’atto in questione, concernente cartelle per contributi INPS inevasi non ancora notificate e la qualificazione dell’opposizione come azione di accertamento negativo in ordine alla pretesa dell’Inps – osservava che il destinatario dell’azione quale legittimato passivo (rectius titolare sotto il profilo passivo del rapporto) era l’ente creditore, cioè l’Inps e non l’esattore, versandosi in una fase prodromica anteriore alla riscossione degli importi indicati nelle cartelle demandata a quest’ultimo e non essendo dedotta l’invalidità di alcun atto esecutivo;
che avverso la sentenza propone ricorso per cassazione parte ricorrente sulla base di un unico motivo, illustrato con memoria;
che Equitalia sud s.p.a. non ha svolto attività difensiva;
che con l’unico motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 100 c.p.c. e del D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 39, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva che aveva chiesto accertarsi la nullità delle cartelle di pagamento richiamate dall’estratto di ruolo e dichiararsi l’intervenuta prescrizione quinquennale in ragione del difetto di notifica e della conseguente inerzia dell’agente della riscossione; che qualsiasi contestazione circa l’esistenza e regolarità dell’atto di notifica e di quelli ad esso presupposti non riguardava l’Inps ma l’agente della riscossione, al quale doveva imputarsi la mancata riscossione delle somme iscritte a ruolo; che, conseguentemente, in forza del disposto di cui al D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 39, Equitalia sud s.p.a., avendo interesse alla controversia, avrebbe potuto chiedere la chiamata in causa dell’ente creditore e ciò non aveva fatto;
che, secondo numerose pronunce di questa Corte, nelle controversie aventi ad oggetto la debenza di tributi e contributi soggetti a riscossione mediante iscrizione a ruolo, la legittimazione del concessionario del servizio di riscossione sussiste soltanto se l’impugnazione proposta dal debitore concerne vizi propri del procedimento esecutivo, mentre va esclusa qualora la materia del contendere attenga alla debenza del tributo o del contributo (cfr. in tal senso Cass. nn. 6450 del 2002 e 18972 del 2007): non solo, infatti, l’ente impositore resta l’unico titolare della pretesa creditoria, ma la notifica dell’impugnazione al concessionario ha valore di mera denuntiatio litis, che non gli attribuisce la qualità di parte (Cass. n. 11687 del 12/05/2008; Cass. n. 18522 del 09/09/2011; Cass. n. 23984 del 11/11/2014), in conformità alla disciplina speciale dettata per i crediti previdenziali dal D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5 (“Contro l’iscrizione a ruolo il contribuente può proporre opposizione al giudice del lavoro entro il termine di quaranta giorni dalla notifica della cartella di pagamento. Il ricorso va notificato all’ente impositore”);
che è da rilevare, altresì, che il D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 39, con disposizione successiva a quella sopra citata, impone al concessionario, nelle liti promosse contro di lui che non riguardano la regolarità o validità degli atti esecutivi, di chiamare in causa l’ente impositore, rispondendo diversamente in proprio delle conseguenze della lite (Cass. 14376 del 2016 e 12689 del 2016);
che, inoltre, questa Corte ha rilevato che il concessionario è legittimato passivamente e litisconsorte necessario nel giudizio di opposizione a cartella esattoriale in cui si deduca un vizio di notifica degli atti, anche per gli innegabili riflessi che un eventuale accoglimento dell’opposizione potrebbe comportare nei rapporti con l’ente creditore (Cass. n. 708 del 2016; Cass. 21 maggio 2013, n. 12385; Cass. 20 novembre 2007, n. 24154);
che, pertanto, la questione oggetto del presente giudizio assume valenza nomofilattica, sia perchè implica un raffronto, con conseguente giudizio di prevalenza, tra le norme sopra indicate (D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5 e D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 39), sia per l’incerta qualificazione della domanda, in ipotesi riconducibile, in via alternativa, a un’azione di accertamento negativo del credito previdenziale (in tal senso Cass. 5886/2018) o, stante la dedotta omessa notifica della cartella richiamata nell’estratto di ruolo, a un procedimento esecutivo viziato, derivandone differenti conseguenze in ordine alla legittimazione a contraddire del concessionario;
che, di conseguenza, si ravvisa le necessità della trattazione della causa in pubblica udienza, previa trasmissione alla Quarta Sezione.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 39
 art. 39
 Cass. 
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 Cass. 
 art. 24
 art. 39
 Cass. 
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