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Timestamp: 2020-04-02 06:14:34+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18916 del 26/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18916 del 26/09/2016
Cassazione civile sez. VI, 26/09/2016, (ud. 06/07/2016, dep. 26/09/2016), n.18916
sul ricorso 4777/2014 proposto da:
C.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FOSSATO DI VICO
9, presso lo studio dell’avvocato RICCARDO IONTA, rappresentato e
difeso dall’avvocato PASQUALE LUCIO MONACO giusta procura a margine
Regionale, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA POLI 29 presso
difesa dall’avvocato MODESTO LETIZIA, giusta procura a margine del
avverso la sentenza n. 1242/2013 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del
14/02/2013, depositata il 23/02/2013;
“Con ricorso al Tribunale di Napoli C.L., dipendente della Regione Campania titolare di incarico di responsabile di posizione organizzativa di livello C nel periodo dal (OMISSIS), lamentava la mancata corresponsione, ai sensi dell’art. 10 CCNI, 31/3/1999 e dell’art. 11 del CCDI 1998/2001, della retribuzione di risultato nella misura specificata in ricorso. A sostegno della domanda esponeva che detta retribuzione doveva essere corrisposta previa valutazione dei risultati da parte dei dirigenti di settore, sulla base di un sistema di valutazione messo a punto dal nucleo di valutazione e che presso l’ente convenuto il sistema di valutazione risultava istituito con Delib. Giunta Regionale 22 novembre 1998, n. 8493.
L’adito giudice rigettava la domanda e tale decisione veniva confermata dalla Corte di appello di Napoli, con sentenza del 23 febbraio 2013.
Con il primo motivo si deduce violazione degli artt. 9 e 10 C.C.N.L. 1998-2001 del compatto enti locali e regioni, nonchè violazione dell’art. 11 del contratto collettivo integrativo 1998- 2001.
E’ stato innanzi tutto rilevato che il primo motivo di ricorso ha carattere misto, ossia non distingue tra la violazione del contratto collettivo di comparto 31 marzo 1999 (artt. 9 e 10) e la violazione del contratto collettivo decentrato integrativo per il personale della giunta della Regione Campania del 27 marzo 2000 (art. 11). La prima censura è da ricondurre alla violazione della normativa contrattuale collettiva di livello nazionale che il n. 3, art. 360 c.p.c. ora affianca alla violazione di legge sicchè il ricorrente avrebbe dovuto dedurre direttamente l’interpretazione delle richiamate disposizioni del contratto collettivo di comparto. Invece la seconda censura, riferendosi ad un contratto collettivo integrativo, non ricade nella richiamata previsione del n. 3, art. 360 e quindi, non essendo possibile dedurre direttamente 11(asserito) errore nell’interpretazione della norma collettiva, il motivo del ricorrente si sarebbe dovuto focalizzare – in via indiretta – nella violazione dei canoni legali di interpretazione del contratto ex art. 1362 c.c. e segg.. Il ricorrente, non operando questa distinzione che implica una diversa portata del sindacato di legittimità, rivolge indistintamente le sue censure alla sentenza impugnata con riferimento sia alla normativa collettiva di livello nazionale sia a quella di carattere integrativo venendo così meno al canone di specificità dei motivi del ricorso.
Immune da vizi di violazione dei criteri legali di interpretazione negoziale è poi la lettura ad opera della corte d’appello dell’art. 11 contratto collettivo decentrato integrativo del personale non dirigenziale della Giunta Regionale Campana del 27 marzo 2000 (per il periodo 1.1.1998 – 31.112001) che si limita a dare attuazione alla disciplina collettiva di livello nazionale.
Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013). Tale disposizione trova applicazione ai procedimenti iniziati in data successiva al 30 gennaio 2013, quale quello in esame, avuto riguardo al momento in cui la notifica del ricorso si è perfezionata, con la ricezione dell’atto da parte del destinatario (Sezioni Unite, sent. n. 3774 del 18 febbraio 2014). Inoltre, il presupposto di insorgenza dell’obbligo del versamento, per il ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, del gravarne (Cass. n. 10306 del 13 maggio 2014).
La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese del presente giudizio. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 360
 art. 1362
 sentenza 
 art. 13
 art. 1
 art. 13
 art. 1
 art. 13
 art. 13