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Timestamp: 2018-08-22 05:57:34+00:00

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aprile | 2018 | lo scommettitore
NEW SLOT: FINE DEI GIOCHI PER (ALTRE) 80MILA SLOT E VIA ALLA ROTTAMAZIONE
30 aprile 2018 Riccardo Calantropio Senza categoria
Lunedì 30 aprile è il termine ultimo fissato dalla legge per la riduzione dell’ulteriore 19,9 percento della rete slot: e da domani via alla rottamazione.
Game over per altre 80mila slot machine attive, fino ad oggi, sulla rete nazionale. E’ arrivato il giorno della scadenza definitiva per la rimozione dell’ulteriore porzione del parco macchine new slot disposto dal Legislatore con la manovra economica del 2016 e attivato dall’Agenzia delle Dogane con i successivi provvedimenti emanati nel corso del 2017; i quali, come noto, hanno generato una serie di contenziosi da parte della filiera per via delle possibili divergenti interpretazioni che sono state date alle stesse norme. Ma nonostante l’iter confuso e piuttosto travagliato della legge, i suoi effetti rimangono comunque – ad oggi – ancora inalterati e questo significa che a partire da domani non potranno esserci sull’intera Penisola più di 264.674 slot. Ciò in virtù del taglio quantificato dalla legge nel 34,9 percentodel parco macchine rispetto alla sua estensione alla fine del 2016, che contava all’epoca un totale di 407.323 slot autorizzate all’esercizio. E dopo la prima fase di riduzione avvenuta a fine 2017 quando sono sparite dalla circolazione il 15 percento delle slot – raggiungendo il primo “tetto” di 345.479 apparecchi in esercizio – a sparire ora dalla circolazione sono altre 80mila macchine circa. Con l’ulteriore novità che a partire da domani, gli operatori titolari delle slot dismesse avranno anche l’obbligo di rottamare le apparecchiature, attraverso una nuova procedura disposta dall’ulteriore decreto dei Monopoli di Stato con il decreto dello scorso 31 marzo.
ATTESA PER IL TAR – Tutto questo mentre rimane pendente il giudizio del Tribunale amministrativo del Lazio il quale dovrà esprimersi nel merito del contenzioso avviato da alcuni operatori il prossimo 23 maggio. Quando l’intero iter di riduzione sarà comunque ormai pressoché concluso. La legge prevede infatti che l’amministrazione debba procedere, entro venticinque giorni dalla scadenza, a verificare le attività di riduzione eseguite dai concessionari scattando una nuova “fotografia” della rete in modo da rilevare e segnalare le macchine ancora rimaste in eccedenza per le quali scatterebbe la “rimozione d’ufficio”, sulla base di specifici criteri di redditività e di concentrazione regionale anche questi stabiliti ex lege.
LA SITUAZIONE ATTUALE – Ad oggi, secondo le rilevazioni di GiocoNews.it condotte sulle 11 reti dei concessionari di apparecchi, gran parte delle società sembra aver dismesso solo in parte il numero di slot in eccedenza in maniera preventiva, attraverso il raggiungimento di specifici accordi con i gestori (salvo diversi casi in cui, stando alle proteste degli operatori, ci sarebbero state delle forzature), lasciando che fosse l’Amministrazione ha indicare le macchine da rimuovere in virtù dei criteri stabiliti dal Legislatore.
CHE FINE FANNO LE SLOT – Con l’entrara in vigore del decreto di AdM sullo smaltimento delle slot, il proprietario di apparecchi dismessi deve, entro il termine di 6 mesi dalla cessazione di efficacia dei relativi titoli autorizzatori, smaltire e distruggere gli stessi apparecchi secondo precise modalità. Offrendo comunque l’alternativa a tali operazioni di smaltimento e distruzione: il proprietario di apparecchi dismessi può infatti eventualmente anche cedere e trasferire le slot interessate ai produttori di apparecchi di gioco o all’estero. Ma devono in qualunque caso comunicare ai competenti Uffici territoriali dell’Adm, secondo modalità e tempistiche indicate con successivo provvedimento, l’avvenuta effettuazione delle operazioni.
Quando non proceda in questo sendso, il proprietario dell’apparecchio dismesso e della relativa scheda di gioco priva del dispositivo di controllo di Adm, è tenuto a gestire tali apparati, insieme o separatamente, come rifiuti, nel rispetto delle disposizioni di cui alla Parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 e del decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49. I rifiuti di cui al comma 1 possono essere consegnati unicamente ad imprese iscritte all’Albo nazionale gestori ambientali nelle pertinenti categorie e conferiti presso impianti autorizzati. Il ritiro dei rifiuti deve avvenire esclusivamente presso il domicilio segnalato dal proprietario, al fine di consentire l’adempimento delle prescrizioni. Il proprietario degli apparecchi dismessi è tenuto con congruo anticipo, a fornire al competente Ufficio territoriale dell’AdM l’elenco analitico degli apparecchi e delle schede di gioco oggetto di smaltimento e distruzione da consegnare ai soggetti incaricati e a comunicare la data e il luogo delle operazioni di conferimento, in modo da consentire la presenza e il controllo da parte del predetto Ufficio. Durante il trasporto i rifiuti di cui al comma 1 sono accompagnati dal formulario di identificazione rifiuti nel rispetto dell’articolo 193 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152. Nel campo del formulario riservato alle annotazioni deve essere riportato l’elenco analitico degli apparecchi da gioco e delle schede di gioco oggetto di smaltimento. Il proprietario è tenuto ad acquisire copia del formulario di cui all’articolo 193 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, controfirmato e datato in arrivo dall’impianto di destinazione, ai fini dell’assolvimento degli oneri di cui all’articolo 188 del medesimo decreto e alla sua conservazione per cinque anni.
30 aprile 2018 30 aprile 2018 Riccardo Calantropio Senza categoria
30/04/2018 11:21
WHITTAKER (STANLEY): ‘IDONEE INIZIATIVE PER RISARCIMENTO DANNO’
In corso a Liverpool una riunione straordinaria del board Stanley sulla sentenza della Corte Costituzionale relativa ai danni erariali.
In corso una riunione straordinaria del board di Stanley. All’ordine del giorno la deliberazione di misure straordinarie per “contrastare la decisione di Adm di non adeguarsi alla sentenza 27/2018 della Corte Costituzionale, che ha decretato l’illegittimità costituzionale dell’imposizione dell’imposta unica ai Ctd Stanley per periodi antecedenti al 2011″, afferma il bookmaker inglese.
I funzionari dell’amministrazione sostengono, infatti, nelle udienze di fronte alle Ctp (Commissioni Tributarie Provinciali), che la sentenza della “Consulta andrebbe interpretata nel senso che l’illegittimità dell’obbligazione principale del Ctd non implicherebbe anche il venire meno dell’obbligazione solidale del bookmaker. Una tesi infondata che viene spazzata via dalle decisioni delle commissioni tributarie. Ma nel frattempo, quante spese inutili dovranno essere affrontate dalle amministrazioni italiane, e quindi in ultima analisi dai cittadini, in una continua battaglia contro Stanley, per l’operato di funzionari che non si assumono mai la responsabilità delle loro azioni?”.
La Stanley “intende attivare tutti gli strumenti che la giustizia consente per richiedere, per sé e per i suoi Ctd, il risarcimento dei danni ingiusti che sta subendo ed affinché i funzionari responsabili siano chiamati a rispondere dinanzi alla magistratura contabile dei danni procurati all’Erario.
Mentre l’Adm non si conforma alla declaratoria di incostituzionalità delle norme oggetto della decisione della Consulta, la Magistratura tributaria provinciale e regionale accoglie i ricorsi di Stanley applicando invece la sentenza della Consulta. Le Commissioni tributarie, infatti, annullano gli avvisi di accertamento impugnati da Stanley e dai centri affiliati in tema di imposta unica, giungendo persino a condannare l’Amministrazione alla rifusione delle spese processuali”, si legge ancora nella nota del bookmaker.
La Stanley e i suoi Ctd, dopo la sentenza della Consulta, “hanno ottenuto l’accoglimento dei ricorsi dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio e alle Commissioni Tributarie Provinciali di Roma, Bologna, Bari, Latina e Padova.
Per altro riguardo, sempre più numerose Commissioni tributarie hanno mostrato notevole interesse nella prospettazione da parte di Stanley della questione pregiudiziale comunitaria, che potrebbe risolversi in un rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Uno sviluppo che potrebbe avere nel giro di due anni effetti dirompenti per l’Amministrazione, soprattutto in quanto porrebbe la parola finale su anni di ostilità a carico di un operatore nei confronti del quale è sempre stato violato il giudicato della Corte Europea. La pretesa fiscale, in un contesto in cui Stanley già versa l’imposta sulle scommesse in un’altra giurisdizione, è lo strumento con il quale – in aggiunta ai piani penale e amministrativo di cui è stata da tempo fatta giustizia – si perpetua e conferma la discriminazione verso Stanley.
Ora, viene spontaneo chiedersi: la pervicacia dei funzionari apicali e comunque di quelli responsabili di Adm nell’ignorare la sentenza della Corte Costituzionale, o nel ritardare l’annullamento degli avvisi di accertamento pre-2011, non è forse un macroscopico caso di uso abnorme del potere, in continuità con la politica perpetrata per anni?”.
A tal proposito, fonti del dipartimento legale interno di Stanley ricordano come, secondo la giurisprudenza amministrativa apicale italiana, sia applicabile anche alla Pa – la cui condotta deve sempre essere “conforme a correttezza e buona fede” – il “generale divieto di abuso di ogni posizione soggettiva, il quale, ai sensi dell’art. 2 Cost. e dell’art. 1175 c.c., permea le condotte sostanziali al pari dei comportamenti processuali di esercizio del diritto; il divieto di abuso del diritto si applica anche in chiave processuale, cosicché il divieto di abuso del diritto diviene anche divieto di abuso del processo, inteso quale esercizio improprio, sul piano funzionale e modale, del potere discrezionale della parte di scegliere le più convenienti strategie di difesa” (Cons. Stato Sez. IV, Sent., 02-03-2012, n. 1209).
John Whittaker, Chairman del bookmaker, chiamato a dirigere la riunione straordinaria del board Stanley questa mattina, nel commentare la documentazione ricevuta dall’ufficio legale interno a sostegno delle decisioni del Board attualmente in discussione, dichiara: “L’Adm, specialmente in Sicilia, effettua controlli facendosi accompagnare dalle forze dell’ordine, che sono poi costrette a sequestrare e a chiudere il Ctd che, nella maggior parte dei casi, ottiene poi la riapertura dalla Magistratura. Tutto ciò è deplorevole. Naturalmente, non sono i controlli il problema; Adm ha tutto il diritto di farli”. Ed è qui da aggiungere che in questi casi la Stanley sollecita i funzionari a limitarsi alla segnalazione alla Procura della notizia di reato ma rimane inascoltata. Infatti, il dovere d’ufficio dei funzionari può ben essere esercitato con la comunicazione della notizia di reato alla Procura, dato che il sequestro non è obbligatorio. Ma prosegue John Whittaker: “Non si tratta forse, ancora una volta, di uso abnorme, non efficiente e non imparziale del potere da parte di Adm? Come mai le forze dell’ordine che normalmente si limitano a segnalare i Ctd Stanley alla Procura, ove lo reputino necessario, procedono invece immancabilmente al sequestro quando al controllo è presente anche Adm? Il board di Stanley è chiamato oggi, sulla base delle evidenze documentali raccolte, a deliberare idonee iniziative presso la magistratura Civile e Contabile, per il risarcimento del danno e il ripristino della legalità”.
27 aprile 2018 Riccardo Calantropio Senza categoria
26 APRILE 2018 – 15:26
Dopo che la seconda commissione Salute e Sicurezza Sociale del Consiglio Regionale della Liguria ha approvato questa mattina il Disegno di legge 192 che propone la proroga del termine della legge regionale 30 aprile 2012, n. 17 (Disciplina delle sale da gioco), anche il consiglio ha approvato il testo. Sui 29 consiglieri presenti, votanti 29, 16 favorevoli, 13 contrari. Secondo il governatore Giovanni Toti, si dovrà attendere l’estate per il voto del nuovo testo unico.
Durante il primo pomeriggio, il consiglio ha dato vita ad un acceso dibattito che ha riproposto le polemiche di questi giorni.
“La regione Liguria-ha commentato Andrea Melis, consigliere del M5S – da un approccio molto restrittivo è passata a una linea completamente diversa. Bisogna capire poi quanta differenza c’è in termini di ricavi riguardo le slot. Senza dubbio è necessario sostenere con forza gli esercizi che vogliono dismetterle. Questo ha senso mentre la proposta della maggioranza è debole”.
Ha poi preso la parola Giovan Battista Pastorino (Sinistra LiberaMente Liguria). “I legislatori precedenti avevano pensato ad una legge migliorabile- ha dichiarato- ma che rappresentava qualcosa di importante dove la regione Liguria trovava un equilibrio tra diversi bisogni. La questione è complessa, nella conferenza Stato-Regioni si è cercato di venire incontro tra le esigenze delle diverse regioni, mentre la Liguria già nel 2012 aveva fatto qualcosa di importante. Un provvedimento votato all’unanimità che in questa sede viene completamente destrutturato non ha senso. Si fa una scelta a maglie larghe, si prende il minino sufficiente che arriva dalla conferenza Stato-Regioni mentre la Liguria aveva agito, così come la Lombardia, in maniera stringente. Sarebbe bello a volte essere una regione di punta. Noi ovviamente voteremo contro la proroga che lascerà perplessi anche i giuristi”.
“La proroga di oggi è un macroscopico errore- ha esordito Sergio “Pippo” Rossetti del PD, un dei più critici – all’epoca si era fatta una scelta precisa. Volevamo una riduzione del gioco d’azzardo, la giunta di centrodestra a guida Toti ha scaricato la responsabilità di ridurre il gioco alla Conferenza Stato-Regioni. La giunta aveva tutta la possibilità di lavorare verso quella che era la nostra legge, mentre ha fatto appello ai livelli occupazionali, per questo abbiamo chiesto all’assessore Rixi i dati che non sono stati mai forniti. La giunta non ha voluto aprire un tavolo serio per comprendere le soluzioni sui problemi lavorativi causati da una riduzione delle slot, mentre c’è stato un’appello all’accordo Stato-Regioni. Le cose da fare a favore delle aziende ci potevano essere, come gli sconti sull’Irap e altro. Rixi non l’ha fatto. Se il mondo dei giochi ha esponenti nel mondo della Lega come detto oggi sui giornali, comprendiamo bene perché non è stato fatto nulla, c’erano evidenti interessi politici. Rixi e Toti devono dire ‘l’azzardo non si tocca’ assumendosi le responsabilità morali e politiche di quello che significa. Anche l’assessore Sonia Viale non ha fatto uno studio specifico sugli effetti del gioco sulla popolazione. I minori in Liguria saranno danneggiati dalla proroga, dove sono i moralisti consiglieri che vogliono difendere la famiglia? Devono dire’ noi difendiamo la famiglia, escluso il gioco d’azzardo’. La proroga fa molto male alla popolazione”.
Dopo la fine delle relazioni iniziali, per il Movimento Cinque Stelle è intervenuto anche Marco De Ferrari. “Spero che sbroglierete questa questione che da come dicono alcune inchieste giornalistiche sembra coinvolgere direttamente la Lega alle società di gioco- ha commentato rivolgendosi alla Giunta- avete avuto tre anni per arrivare a delle soluzioni migliori. Come MoVimento chiediamo da tempo alcune azioni come il divieto di pubblicità, l’abolizione dei concessionari, la trasparenza finanziaria, la tessera del giocatore e campagne informative di sensibilizzazione. Non serve uno Stato biscazziere e dobbiamo intervenire a tutti i livelli istituzionali per tutelare la salute dei cittadini”.
“Nel 2012 avevamo fatto un enorme passo in avanti votata all’unanimità con una norma all’avanguardia- ha proseguito il consigliere Giovanni Lunardon del PD- dopo la Liguria diverse regioni hanno adottato leggi simili. C’era un lungo periodo di tempo per migliorare la legge, ma all’epoca c’era stata una scelta di campo, tra le lobby del gioco e la salute era stato scelto di dare importanza alla salute. Certo si può discutere come migliorare la legge stessa, ad esempio su come sostenere il lavoro. La proroga poteva avere questo significato, non un grande atto creativo, ma seguire le altre regioni che, per esempio, hanno premiato le aziende che dismettono le slot”.
Nella discussione ha preso parola anche Francesco Battistini (Sinistra LiberaMente Liguria). “Come detto dai colleghi abbiamo chiesto dati che non ci sono stati forniti, questo evidenzia che mancano degli studi, ma ci sono stati cinque anni di tempo. La Giunta ha già bucato una data e oggi viene proposta un’ulteriore proroga. Bisogna evitare che le persone si rovinino, ma anche tutelare gli operatori economici e per far questo la soluzione è mettere in campo aiuti economici che incentivano gli esercenti a dismettere le slot o non istallarle e questa è la sfida che non avete colto per questo diciamo con forza no a questa ulteriore proroga ancora più peggiorativa in quanto non ha una data di scadenza”.
“Mi ha preoccupato molto la proroga proposta nella commissione di questa mattina- ha continuato Valter Ferrando del PD- una proposta fatta in commissione sanità non a caso, un quanto la ludopatia è una vera malattia. Non si è fatto nulla per combatterla, ma si è incentivata per arricchire le casse dello stato che poi però deve intervenire in caso di problemi. Alla fine il risultato è che ci saranno danni immani”.
Per Forza Italia è intervenuto Claudio Muzio. “Trattiamo un argomento molto delicato-ha dichiarato- abbiamo sentito decantare questa legge questa legge come all’avanguardia, ma una legge che è all’avanguardia non doveva entrare in vigore dopo cinque anni quindi aveva dei difetti. Lo stato aveva il chiaro intento di sottrarre il gioco alla malavita, ma lo stato si sostiene con questi soldi, non credo che il proibizionismo sia la strada da percorrere, ma anche gli incentivi agli esercenti non bastano, serve una visione più ampia. Non credo che dopo cinque anni qualche mese in più sia qualcosa di insormontabile se lo scopo è fare una buona legge”.
“Le slot sono state ridotte- ha replicato il consigliere leghista Franco Senarega- il vero problema è il gioco online, che non viene controllato. Noi avevamo proposto tecnicamente di attivare i sistemi con un tesserino. Ci sono stati problemi, ma dovuti anche al governo centrale. L’assessore Rixi deve pensare anche alle società che si sono mantenute anche grazie al gioco”.
Dopo la dichiarazione c’è stata la votazione che ha portato all’approvazione degli articoli e quindi della proroga come detto, presenti 29, votanti 29 favorevoli 16, contrari 13.
“La nuova legge sul gioco d’azzardo che presentiamo in Consiglio regionale recepisce i termini dell’intesa raggiunta in Conferenza delle regioni con il governo, non senza una lunga gestazione, e penso si sia trovato un buon equilibrio a livello nazionale. Non si tratta di una sanatoria, perché si prevede una progressiva riduzione sino al 50% delle slot machine”. E’ quanto ha detto il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, in un’intervista a ‘Repubblica’. “Intorno all’azzardo le esigenze sono molteplici e devono stare in equilibrio. Quando in Italia alcuni anni fa si decise di legalizzarlo, lo si fece nella convinzione che il gioco illegale avesse creato amplissime sacche di guadagno e di gestione da parte della criminalità organizzata. Dopo alcuni anni si è arrivati a una nuova formulazione che tenga conto della ludopatia, che è cresciuta nel frattempo insieme con una maggiore sensibilità sul problema”. Non bisogna “ignorare un fenomeno che c’è e cercare di regolamentarlo, senza lasciarlo alla criminalità organizzata e garantire agli esercizi commerciali che campano anche grazie a questo la possibilità di sopravvivere”.
Secondo la nuova legge della Regione Liguria, “è previsto che cali il numero di punti all’interno dell’esercizio. Ma già a fine aprile in Liguria il gioco si ridurrà, è prevista una graduale eliminazione di slot sino al 50%. La normativa non è un testo blindato, anche se ho già spiegato che ritengo imprescindibili gli elementi del legislatore nazionale. Sono aperto alla discussione e molto verrà lasciato all’autonomia dei sindaci – prosegue Toti -. L’accordo raggiunto con il sottosegretario Baretta prevede che le regioni applichino uniformemente i criteri adottati, e noi ci siamo regolati di conseguenza, cosa che ritengo giusta perché altrimenti si determinerebbero effetti perversi, con paesi a poca distanza di chilometri uno dall’altro ma in regioni diverse, in cui c’è e non c’è la slot. Poi, è stata lasciata facoltà a alcune regioni particolarmente colpite di inasprire la normativa nazionale. Qualcuno ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, con normative più restrittive, gli auguro in bocca al lupo ma non è detto porti risultati efficaci, si rischia di lasciare al gioco illegale margini di crescita ulteriore. Senza contare che questi esercizi, oltreché posti di lavoro hanno una valenza sociale. Per alcuni esercenti una o due slot consentono al bar tabacchi di restare aperto e di essere l’unico presidio in paesi che altrimenti chiuderebbero. E ricordo che noi non abbiamo alcun interesse economico, perché il gettito del gioco d’azzardo finisce tutto nelle casse dello Stato”, conclude Toti. “La vera questione è anche un’altra. Il vizio del gioco si combatte a monte anche con campagne educative e questo nella legge è previsto”. lp/AGIMEG
26 aprile 2018 26 aprile 2018 Riccardo Calantropio Senza categoria
26 aprile 2018 – 12:38
Riforme bloccate, Sole 24 Ore: “Sui giochi a rischio gettito da 3 miliardi”
24 aprile 2018 Riccardo Calantropio Senza categoria
24/04/2018 | 09:32
ROMA – Un blocco dell’attività che mette a rischio un gettito da 3 miliardi provenienti dal settore dei giochi. È uno dei tratti più evidenti del prolungato stallo in Parlamento e l’assenza di un nuovo Governo dopo le elezioni di marzo. Una situazione di immobilità che – riporta il Sole 24 Ore – pesa sul gettito che lo Stato raccoglie dal gaming. Il 30 aprile si chiude l’operazione di riduzione delle slot: dalle circa 400mila dello scorso anno si passerà a 265mila, per un taglio del 35%. Una riduzione che è alla base dell’intesta tra Stato e Regioni sul riordino del settore, di cui però si attende ancora il decreto attuativo. Un atto la cui mancanza mette a rischio la tenuta del gettito erariale: il decreto avrebbe dovuto conciliare l’entrata in vigore delle leggi regionali sul gioco con gli investimenti già esistenti sul territorio. Forza Italia a fine legislatura aveva stimato un buco per le casse vicino ai 3 miliardi, mentre il sottosegretario Pier Paolo Baretta ha sostenuto che l’intesa avrebbe comportato un mancato gettito di circa 1 miliardi di euro all’anno. Stime il cui costo in termini di perdita di gettito è tale da obbligare la Ragioneria dello Stato a rinviare il provvedimento per mancanza di coperture. RED/Agipro

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