Source: https://www.jurisschool.it/2019/02/20/legittimazione-attiva-della-madre-per-la-modifica-assegno-di-mantenimento-del-figlio-maggiorenne/
Timestamp: 2019-07-21 02:28:07+00:00

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Legittimazione attiva della madre per la modifica assegno di mantenimento del figlio maggiorenne – Juris School
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Legittimazione attiva della madre per la modifica assegno di mantenimento del figlio maggiorenne
In questa pronuncia, che risulterà molto utile agli operatori del diritto che si occupano del diritto di famiglia, il tribunale di Enna affronta con estrema chiarezza una tematica da sempre dibattuta ed avente ad oggetto la legittimazione della madre a percepire ed ottenere la modifica del contributo di mantenimento in favore del figlio maggiorenne non economicamente autosufficiente con lei convivente. La diatriba giurisprudenziale nasce dall’oscurità della norma contenuta nell’art. 155 quinques c.c., oggi sostituito dall’art. 337 septies c.c. (che ne riproduce il contenuto) che prevedeva, testualmente: “Il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all’avente diritto”. Sul punto, a fronte di un minoritario orientamento dottrinale e giurisprudenziale che riteneva legittimato, tanto a ricevere il contributo quanto ad agire per le modifiche dello stesso, nonché ad agire in ipotesi di inadempimento, soltanto il figlio maggiorenne, si contrapponeva il prevalente indirizzo teso a riconoscere che il figlio convivente non divenisse legittimato, se non quando decidesse di attivarsi in prima persona, ad esempio per ottenere una modifica quantitativa del contributo. Viceversa, laddove il figlio, pur essendo divenuto maggiorenne, fosse rimasto inerte, si reputava che accettasse l’operato del genitore, il quale continuava, così, ad essere legittimato, iure proprio, a ricevere il contributo nell’interesse del figlio convivente, a domandarne la modifica e ad agire in ipotesi di inadempimento. La presente pronuncia stabilisce che “anche a seguito della novella legislativa, la giurisprudenza ha confermato l’orientamento che riconosce anche la legittimazione a rivendicare ed a ricevere l’assegno, iure proprio in capo al genitore, ritenuto titolare di una legittimazione concorrente”. Ciò fino a quando il figlio non si attiva in autonomia. Il diritto della madre permane nonostante le statuizioni contenute nella sentenza di divorzio sul punto.
Tribunale Enna, 24/01/2019, (ud. 19/01/2019, dep. 24/01/2019), n.31
Dispone espressamente il 4° comma dell’art. 543, c.p.c, nel testo applicabile ratione temporis (a seguito delle modifiche apportate con il D.L. 12.09.2014, n. 132., conv. con modificazioni dalla legge 10.11.2014 n. 162) che “Eseguita l’ultima notificazione, l’ufficiale giudiziario consegna senza ritardo al creditore l’originale dell’atto di citazione. Il creditore deve depositare nella cancelleria del tribunale competente per l’esecuzione la nota di iscrizione a ruolo, con copie conformi dell’atto di citazione, del titolo esecutivo e del precetto, entro trenta giorni dalla consegna. La conformità di tali copie è attestata dall’avvocato del creditore ai soli fini del presente articolo.
Il cancelliere al momento del deposito forma il fascicolo dell’esecuzione. Il pignoramento perde efficacia quando la nota di iscrizione a ruolo e le copie degli atti di cui al secondo periodo sono depositate oltre il termine di trenta giorni dalla consegna al creditore”.
Dunque, il creditore procedente deve procedere all’iscrizione a ruolo nel termine di 30 giorni decorrente, stante il chiaro tenore della norma, dalla consegna al creditore procedente dell’originale del pignoramento, e ciò, evidentemente, per consentire al creditore procedente di valutare le dichiarazioni del terzo e, quindi, se procedere nell’iniziativa esecutiva.
Nel caso di specie la consegna in questione è avvenuta il 19.05.2015, sicché il deposito della nota di iscrizione a ruolo, effettuato il 12.06.2015, risulta senz’altro tempestivo, a nulla rilevando, in contrario, che lo stesso sia stato eseguito dopo la data dell’udienza di comparizione indicata nell’atto di pignoramento.
Al riguardo, deve ulteriormente condividersi l’assunto di parte opposta, secondo cui sussiste in capo al genitore convivente con il figlio maggiorenne non ancora economicamente indipendente la legittimazione concorrente in ordine al contributo al mantenimento dovuto dall’altro genitore.
Al riguardo, giova innanzitutto premettere che la norma di riferimento in materia di mantenimento della prole maggiorenne non autosufficiente era costituita dall’art. 155 quinquies c.c., oggi sostituito dall’art. 337 septies c.c., che ne ha interamente riprodotto il contenuto. In base alla predetta detta disposizione “Il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all’avente diritto”.
Viceversa, laddove il figlio, pur essendo divenuto maggiorenne, fosse rimasto inerte, si reputava che accettasse l’operato del genitore, il quale continuava, così, ad essere legittimato, iure proprio, a ricevere il contributo nell’interesse del figlio convivente, a domandarne la modifica e ad agire in ipotesi di inadempimento (Cass. civ. 9067 del 21.6.2002; Cass. civ. n. 1353 del 18.2.1999).
Anche a seguito della novella legislativa, la giurisprudenza ha confermato l’orientamento che riconosce anche la legittimazione a rivendicare ed a ricevere l’assegno, iure proprio in capo al genitore, ritenuto titolare di una legittimazione “concorrente” (cfr in tal senso, la giurisprudenza di legittimità, Cass. civ. 19607 del 26.9.2011; Cass. civ. n. 21437 del 12.10.2007; Cass. Civ., Sez. I, 10.01.2014, n. 359, Cass. Civ., Sez. I, 08.09.2014, n. 18869, nonché quella di merito, Tribunale Modena 27.1.2011 secondo cui “L’art. 155 quinquies configura un’obbligazione alternativa in base alla quale – sussistendo il presupposto necessario della convivenza – il genitore può continuare a percepire l’assegno di contributo al mantenimento del figlio; questa legittimazione concorrente del genitore viene meno nel momento in cui cessi l’inerzia del figlio, che provveda a richiedere direttamente il pagamento dell’assegno”; ed ancora, Tribunale Genova, 6.2.2007; Tribunale Messina, 26.4.2006;
Tribunale Catania, 14.4.2006).
A nulla vale poi obiettare che in base all’accordo congiunto delle parti, recepito nella sentenza di divorzio in atti, l’obbligo di mantenimento in parola sarebbe stato assunto dai genitori direttamente nei confronti delle figlie; ed invero, anche se così fosse, non potrebbe dirsi venuto meno il diritto iure proprio della madre a ricevere un assegno a titolo di contribuzione al mantenimento della due figlie conviventi e, ciò, in quanto in quanto l’art. 155 quinquies c.c. e, oggi, l’art. 337 septies c.c., nello stabilire che l’assegno, salva diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all’avente diritto, si è riferito solo alle modalità attuative della corresponsione.
Alla luce della condivisibile giurisprudenza sopra richiamata, anche il secondo motivo di opposizione va quindi rigettato, avendo l’opposta posto in essere gli atti volti ad ottenere la corresponsione del quantum dovuto a titolo di mantenimento in favore delle figlie, in virtù della propria legittimazioneconcorrente con le stesse.
Condanna l’opponente al rimborso, in favore dell’opposta, delle spese del giudizio, come sopra liquidate in complessivi E 4.000,00 (quattromila/00), oltre rimborso forfetario delle spese generali, I.V.A. e C.P.A. come per legge.
Depositata in Cancelleria il 24/01/2019
﻿Sulla responsabilità erariale dell’arbitro di calcio – Corte di cassazione Sezioni unite civili Sentenza 9 gennaio 2019, n. 328

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