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GIURISPRUDENZA PERTINENTE ALLA SOLUZIONE DEL CASO PROSPETTATO
CASSAZIONE PENALE, SEZ. VI, 09/06/2009, N. 26 163
CASSAZIONE PENALE, sez. VI, 05/02/2013, n. 25583
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I PENALE - SENTENZA 26 maggio 2016, n.22118
S ESORDIO: Indicazione degli istituti rilevanti nella traccia VOLGIMENTO
DELITTI CONTRO L’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA- EVASIONE - PRINCIPIO DI OFFENSIVITA’-
Tizio, a seguito di indagini avviate dalla polizia giudiziaria, viene sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari presso la propria abitazione. Nell'ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Beta viene quindi posto a carico di Tizio l'obbligo di rimanere nel luogo indicato quale domicilio e di non allontanarsene senza autorizzazione, così da soddisfare le esigenze cautelari ex art. 274 c.p.p. ritenute sussistenti e da agevolare i controlli da parte della polizia giudiziaria. Una mattina, Tizio ha l'ennesima lite con la moglie Caia e ritenendo ormai impossibile la prosecuzione della convivenza, chiama immediatamente l'utenza 112 e manifesta la sua decisione di volere andare in carcere.
In attesa dell'arrivo dei carabinieri, Tizio, stremato e sconvolto per il furioso diverbio con Caia, ritenendo la situazione insostenibile, decide di uscire da casa rimanendo nei pressi della sua abitazione dove poco dopo viene trovato dalle forze dell'ordine.
Tizio viene sottoposto a procedimento penale per il reato di evasione e condannato in esito a giudizio abbreviato alla pena di mesi sei di reclusione.
Tizio intendendo proporre appello avverso la sentenza di condanna si reca da un legale.
Il candidato, premessi brevi cenni sul principio di offensività, rediga parere motivato.
ART. 385 C.P. Evasione.
Chiunque, essendo legalmente arrestato o detenuto per un reato, evade è punito con la reclusione da uno a tre anni.
Quando l'evaso si costituisce in carcere prima della condanna, la pena è diminuita.
ART 49.C.P. Reato supposto erroneamente e reato impossibile.
ART. 274 C.P.P. Esigenze cautelari
c) quando, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali, sussiste il concreto e attuale pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l'ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni ovvero, in caso di custodia cautelare in carcere, di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni nonché per il delitto di finanziamento illecito dei partiti di cui all’articolo 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195, e successive modificazioni. Le situazioni di concreto e attuale pericolo, anche in relazione alla personalità dell’imputato, non possono essere desunte esclusivamente dalla gravità del titolo di reato per cui si procede.
CASSAZIONE PENALE SEZIONE VI, 6.10.2015 N.44595
Il delitto di cui all'articolo 385 non sussiste per difetto della cosiddetta offensività in concreto laddove l'autore ristretto agli arresti domiciliari presso la sua abitazione se ne allontani previa comunicazione telefonica all'autorità ed attenda nei pressi del domicilio l'arrivo di quest'ultima con il fine di essere tradotto in carcere;
CASSAZIONE PENALE SEZIONE VI, 21.03.2012 N.11679
Integra il reato di evasione qualsiasi allontanamento dal luogo degli arresti domiciliari senza autorizzazione non assumendo alcun rilievo a tal fine la sua durata, la distanza dello spostamento ovvero i motivi che inducono il soggetto ad eludere la vigilanza sullo stato custodiale.
CASSAZIONE PENALE SEZIONE VI, 05/02/2013, n. 25583.
In tema di evasione, deve ritenersi insussistente il dolo nella condotta di colui che, trovandosi agli arresti domiciliari presso la propria abitazione, se ne allontani per recarsi, per la via più diretta, alla stazione dei Carabinieri. (Fattispecie in cui l'imputato si era allontanato dall'abitazione in cui era ristretto a causa di una situazione di convivenza con i familiari per lui insostenibile).
CASSAZIONE PENALE, SEZ. VI, 09/06/2009, N. 26163
Integra il reato di evasione la condotta di volontario allontanamento dal luogo di restrizione domiciliare e di presentazione presso la stazione dei Carabinieri ancorché per chiedere di essere ricondotto in carcere. (Nel caso di specie l'imputato aveva giustificato il proprio comportamento in ragione delle minacce subite ad opera del fratello convivente e delle condizioni fatiscenti dell'immobile in cui era ristretto in esecuzione della misura cautelare).
Non integra il reato di evasione, per carenza dell'elemento soggettivo, la condotta dell'imputato, in stato di arresto presso la propria abitazione, che esce dalla casa, ove si era creata una situazione per lui insostenibile di convivenza con i familiari, per recarsi dai Carabinieri.
Nel reato di evasione dagli arresti domiciliari il dolo è generico e consiste nella consapevole violazione del divieto di lasciare il luogo di esecuzione della misura senza la prescritta autorizzazione, a nulla rilevando i motivi che hanno determinato la condotta dell'agente.
ESORDIO: Indicazione degli istituti rilevanti nella traccia
La vicenda in esame richiede l'analisi di rilevanti questioni attinenti al delitto di evasione ex art. 385 c.p., con particolare riferimento al principio di offensività e al reato impossibile.
Premessi brevi cenni:
analisi del principio di offensività con definizione, referenti normativi caratteristiche
iò premesso è opportuno soffermarsi brevemente, come richiesto dalla traccia, sul principio di offensività che subordina l’applicazione della sanzione penale all’offesa del bene giuridico protetto dalla fattispecie incriminatrice, tanto nella forma della sua mera esposizione a pericolo, concepita come nocumento potenziale, quanto nella forma della effettiva lesione.
In forza del principio in esame, ai fini della sussistenza del reato è necessario che il comportamento materiale corrispondente al fatto descritto dalla norma leda o ponga quanto meno in pericolo il bene protetto. La punibilità deve essere pertanto esclusa per quei fatti che, pur presentandosi conformi alla fattispecie legale sono inoffensivi del bene giuridico sottoposto a tutela da parte dell’ordinamento.
Tale principio presuppone ed integra quello di materialità e considera reato solo un comportamento che si è estrinsecato nel mondo esterno e che sia offensivo del bene tutelato. Il principio di offensività non trova una espressa enunciazione nella Carta Costituzionale ma secondo dottrina e giurisprudenza ormai costanti è ricavabile da una serie di referenti normativi quali gli artt. 13, 25 e 27 Cost., mentre a livello di legislazione ordinaria esso trova riconoscimento nell’art. 49, secondo comma c.p.
Di fondamentale importanza è la distinzione elaborata dalla giurisprudenza costituzionale e poi recepita da quella di legittimità e di merito tra due accezioni di offensività: in astratto e in concreto. Il Giudice delle Leggi, pronunciatosi in relazione a varie ipotesi criminose, ha ribadito che il principio in esame deve essere inteso secondo due sfumature di significato e opera su due piani diversi: nel suo primo significato ha come destinatario il legislatore e gli impone di prevedere come reato solo fatti astrattamente offensivi di beni giuridici meritevoli di tutela e di protezione penale. L’offensività in concreto ha, invece, come destinatario il giudice e gli impone di subordinare il riscontro della rilevanza penale del fatto e quindi della sua punibilità alla previa verifica della concreta lesività della condotta sottoposta al suo vaglio.
Come già evidenziato, l’attuale sistema penale attribuisce rilevanza non solo alle condotte da cui siano derivati effetti lesivi ma anche a quelle dalle quali possano derivare solo lesioni potenziali. Ecco che può delinearsi la distinzione tra reati di danno (per la cui consumazione è richiesta la lesione del bene tutelato) e reati di pericolo (consistenti in condotte di mera esposizione a rischio, con nocumento potenziale del bene protetto). Nell’ambito di quest’ultima categoria rientrano tanto i reati di pericolo in concreto, la cui sussistenza è subordinata alla effettiva presenza del pericolo che, peraltro, il giudice è tenuto ad accertare in concreto, quanto i reati di pericolo in astratto in cui il pericolo è insito nella stessa condotta ritenuta per comune esperienza pericolosa con la conseguenza che la sussistenza del pericolo non va accertata in concreto.
Punto nodale: occorre verificare se l’assistito è penalmente responsabile del reato di evasione
iò posto, occorre verificare se Tizio, condannato in primo grado dal Tribunale di Beta per il delitto di evasione a sei mesi di reclusione, possa proporre fondatamente appello.
E’necessario quindi appurare se nel caso in esame Tizio sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari possa rispondere del delitto di evasione per essersi allontanato dalla propria abitazione avendo prima contattato l'utenza 113 e manifestato la volontà di essere tradotto in carcere.
Breve analisi del delitto di evasione
Primo orientamento giurisprudenziale: indicare la massima presente nei codici
n particolare risponde del reato in esame, ai sensi dell’art. 385 c.p., chiunque evade essendo legalmente arrestato o detenuto per un reato. Al terzo comma dello stesso articolo viene sancita l'applicabilità della disposizione normativa anche al soggetto che, essendo in stato di arresto nella propria abitazione o in altro luogo designato nel provvedimento, se ne allontani.
Il reato de quo, collocato nell'ambito dei delitti contro l'amministrazione della giustizia, è un reato proprio, in quanto la condotta delittuosa può essere realizzata solo da persona legalmente detenuta, a forma libera, risultando del tutto indifferenti le modalità con le quali il soggetto può porre in essere la condotta tipica che tuttavia non può essere realizzata mediante omissione.
La condotta incriminata consiste nell’evasione, cioè nella sottrazione effettiva alla restrizione della libertà personale da parte del soggetto agente che si concreta nell'elusione della sorveglianza degli organi preposti alla sua vigilanza.
L’elemento soggettivo è il dolo generico, consistente nella volontà di evadere con la consapevolezza di trovarsi in stato di restrizione della libertà personale.
Ciò posto, passando all’analisi della giurisprudenza utile per la soluzione del caso proposto dalla traccia, deve evidenzarsi che sulla questione si registrano in giurisprudenza due contrapposti orientamenti.
Secondo una prima impostazione il delitto di cui all'art. 385 c.p. non sussiste per difetto della cosiddetta offensività in concreto laddove l'autore ristretto agli arresti domiciliari presso la sua abitazione se ne allontani previa comunicazione telefonica all'autorità ed attenda nei pressi del domicilio l'arrivo di quest'ultima con il fine di essere tradotto in carcere (Cass. n.44595/2015).
A sostegno della suindicata pronuncia si osserva che, secondo i p
Primo argomento: principi di legalità e tassatività
rincipi cardine del diritto penale moderno, quali quelli di legalità e tassatività, affinchè vi sia reato è necessario che risultino integrati tutti gli elementi costitutivi della fattispecie incriminatrice così come previsti dal legislatore. Nel caso che ci occupa, non può dirsi integrata l’ipotesi criminosa nella sua tipicità in quanto in nessun momento l’imputato si è sottratto alla possibilità per gli addetti al controllo di effettuare le dovute verifiche, restando Tizio nelle immediate vicinanze del domicilio coatto.
lteriore addentellato si rinviene nel principio di offensività, costituzionalmente previsto agli articoli 13, 25 e 27 Cost., in virtù del quale non vi può essere reato senza la lesione del bene giuridico tutelato dalla fattispecie incriminatrice. Invero, dalla vicenda narrata nella traccia risulta in modo evidente la mancanza dell’offensività in concreto in quanto non si è realizzato alcun nocumento all’interesse protetto dal delitto in esame che mira a garantire la corretta attuazione della pretesa punitiva dello Stato o le esigenze cautelari funzionali al processo penale.
Diversamente opinando, si realizzerebbe il c.d. reato impossibile previsto al secondo comma dell’art. 49 c.p. ai sensi del quale la punibilità è altresì esclusa quando, per la inidoneità dell’azione o per l’inesistenza dell’oggetto di essa, è impossibile l’evento dannoso o pericoloso.
insussistenza dell’elemento soggettivo nel caso concreto
lteriore elemento idoneo ad escludere la responsabilità penale dell’assistito consiste nella mancanza del dolo di evasione tenuto conto che Tizio si allontana dalla sua abitazione per l’impossibilità di protrarre oltre la convivenza con la moglie e si preoccupa prima di uscire di avvertire le forze dell’ordine. Inoltre, una parte della dottrina ritiene che il requisito psicologico della condotta di allontanamento si sostanzia nella volontà di riacquistare la piena libertà e non può ritenersi sufficiente ad integrare il reato la semplice violazione della sfera del proprio domicilio.
Conseguenze pratiche che derivano dall’accoglimento dell’orientamento esposto
Secondo orientamento: ricopiare la massima presente nei codici
onseguentemente è possibile prospettare a Tizio la possibilità che nel caso in cui decida di proporre appello avverso la sentenza di condanna l’autorità giudiziaria adita non lo riterrà responsabile del delitto di evasione.
Tuttavia, per completezza espositiva, è opportuno menzionare un diverso orientamento giurisprudenziale secondo cui integra il reato di evasione qualsiasi allontanamento dal luogo degli arresti domiciliari senza autorizzazione non assumendo alcun rilievo a tal fine la sua durata, la distanza dello spostamento ovvero i motivi che inducono il soggetto ad eludere la vigilanza sullo stato custodiale (Cass.n.11679/2012).
Primo argomento: ricavabile dall’elemento soggettivo richiesto per la configurabilità del reato di evasione
fondamenti logico giuridici a sostegno di tale impostazione possono così sintetizzarsi.
In primo luogo può farsi leva sulla tipologia di elemento psicologico richiesto per l’integrazione del reato de quo, cioè il dolo generico, che rende del tutto ininfluenti i motivi e le cause psicologiche che orientano la condotta contra legem del soggetto agente.
Secondo fondamento: natura giuridica del reato
Terzo fondamento ricavabile dal principio di offensività
i tratta, inoltre, di un reato a forma libera e il bene giuridico protetto, cioè l’esigenza dell’amministrazione della giustizia di assicurare il costante rispetto dei provvedimenti giudiziari limitativi della libertà personale, può essere offeso con qualunque modalità esecutiva, a nulla rilevando né la durata maggiore o minore del tempo in cui il soggetto si sottrae alla misura né la distanza maggiore o minore dall’abitazione dalla quale ci si è allontanati.
Un ulteriore argomento a sostegno dell’orientamento suindicato si può ricavare dall’applicazione del principio di offensività. Ai fini della sussistenza del reato è necessario, infatti, che l’azione del soggetto agente, corrispondente al fatto descritto dalla norma, leda o ponga quanto meno in pericolo il bene protetto: situazione che innegabilmente si verifica con il mero allontanamento dal luogo degli arresti domiciliari, impedendo in tal modo l’opera di sorveglianza da parte delle forze dell’ordine.
quarto fondamento:
interpretazione letterale e restrittiva del concetto di abitazione
nfine, il terzo comma dell’art. 385 c.p., con riferimento allo stato di arresto, espressamente evoca il concetto di “abitazione” che, interpretato in senso letterale restrittivo, non può che riferirsi all’abitazione ovvero alle aree private di uso esclusivo con esclusione di ogni altra appartenenza (aree condominiali, dipendenze, giardini, cortili e spazi simili) che non sia di stretta pertinenza dell'abitazione e non ne costituisca parte integrante; ciò al fine di agevolare i controlli di polizia sulla reperibilità dell'imputato, che devono avere il carattere della prontezza e della non aleatorietà.
onseguentemente è doveroso far presente a Tizio che, nell’ipotesi di impugnazione della sentenza di primo grado, ove la Corte d’Appello ritenesse di condividere la soluzione prospettata dalla giurisprudenza da ultimo citata confermerà la sua condanna, per il delitto di evasione ex art 385 c.p.
riepilogo sintetico delle conseguenze dei due orientamenti
lla luce delle pregresse considerazioni è possibile fornire la soluzione del caso prospettato: se il giudice dell’appello seguirà l’orientamento per primo indicato pronuncerà nei confronti di Tizio sentenza di assoluzione; diversamente, rigetterà il ricorso proposto dall’imputato, confermando la statuizione resa nel primo grado di giudizio.
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References: SENTENZA 
 art. 274
 sentenza 

ART. 385

ART. 274
 art. 385
 sentenza 
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