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Timestamp: 2018-07-20 16:08:41+00:00

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migranti | Arspaidéia: ARTIcolando la cultura formativa dell'Arte nel contesto Biopedagogico
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Diritto ad una morte dignitosa?
In questi giorni stiamo seguendo il dibattito sul caso Riina. Vogliamo dare la nostra opinione dando un’occhiata agli articoli che possono fare chiarezza sul problema emerso.
L’avvocato di Riina pone il problema del -diritto ad una morte dignitosa-. Ma, ci chiediamo in realtà come vengono trattati, secondo le norme vigenti, i detenuti e se è proprio il caso di prendere in considerazione l’idea di scarcerare una persona, se così può essere definita, come Riina. Ricordiamoci prima di tutto che il soggetto in questione, insieme a tanti altri, ha ucciso più di 2000 persone, non ha nemmeno fatto i nomi dei complici e nemmeno fatto arrestare gli altri membri della mafia. Ora possiamo leggere con calma gli articoli sottostanti e farci un’idea di quello che le leggi italiane prevedono sia dal punto di vista dell’ordinamento penitenziario italiano che da quello costituzionale.
Cominciamo dalla nostra Costituzione:
L’ art 2 in sostanza ci fa capire che la Repubblica è vicina all’ uomo, riconosce i suoi diritti ma allo stesso tempo da lui richiede che si rispettino le norme del viver civile, dal punto di vista politico, economico e sociale.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
L’ art 3 invece ci mostra come ogni cittadino ha gli stessi diritti e doveri indipendentemente dalla razza, dal colore, dal credo, e che tutti devono partecipare al benessere della società. La Repubblica ha il compito di contrastare le forme che vanno contro il viver civile sia dal punto di vista economico che politico-sociale. Questo vuol dire che chi non rispetta l’altro, la società in cui vive, deve essere fermato per far sì che si persegua il bene comune.
“La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
(*) L’art. 27 è stato modificato dall’art. 1 della legge costituzionale 2 ottobre 2007, n. 1. Il testo originario dell’articolo era il seguente: «La responsabilità penale è personale.
L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.» “.
L’ art. 27 ci mostra come la responsabilità delle azioni è individuale. Ognuno deve assumersi la responsabilità di quello che fa e, nonostante l’agire e la colpevolezza della persona, la condanna definitiva rispetta comunque l’ individuo nella sua interezza. Colui che ha commesso l’atto, anche se non ha avuto comportamenti corrispondenti ad una sana coscienza, viene tutelato e accudito ugualmente, come si legge nell’art. 32.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Veniamo ora alle norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà.
Vediamo insieme cosa ci propone la L. 26 luglio 1975, n. 354.
TITOLO I – Trattamento penitenziario
Capo I – Princìpi direttivi
Trattamento e rieducazione.
“Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto delle dignità della persona.
Il trattamento è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose”.
Con questo art. 1 possiamo vedere come riprenda l’art. 3 della Costituzione
“Negli istituti devono essere mantenuti l’ordine e la disciplina. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette o, nei confronti degli imputati, non indispensabili a fini giudiziari.
I detenuti e gli internati sono chiamati o indicati con il loro nome.
Il trattamento degli imputati deve essere rigorosamente informato al principio che essi non sono considerati colpevoli sino alla condanna definitiva.
Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento è attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti”.
La rieducazione ed il reinserimento sono relativi alla gravità dell’atto commesso.
Parità di condizioni fra i detenuti e gli internati.
“Negli istituti penitenziari è assicurata ai detenuti ed agli internati parità di condizioni di vita. In particolare il regolamento stabilisce limitazioni in ordine all’ammontare del peculio disponibile e dei beni provenienti dall’esterno.”
Negli istituti penitenziari i detenuti vengono trattati in maniera dignitosa.
Esercizio dei diritti dei detenuti e degli internati.
“I detenuti e gli internati esercitano personalmente i diritti loro derivanti dalla presente legge anche se si trovano in stato di interdizione legale”.
Anche in carcere i detenuti vengono tutelati.
4-bis. Divieto di concessione dei benefìci e accertamento della pericolosità sociale dei condannati per taluni delitti
“1). L’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI, esclusa la liberazione anticipata, possono essere concessi ai detenuti e internati per i seguenti delitti solo nei casi in cui tali detenuti e internati collaborino con la giustizia a norma dell’articolo 58-ter della presente legge: delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico mediante il compimento di atti di violenza, delitto di cui all’articolo 416-bis del codice penale, delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni in esso previste, delitti di cui agli articoli 600, 600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma, 601, 602, 609-octies, e 630 del codice penale, all’articolo 291-quater del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, e all’articolo 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. Sono fatte salve le disposizioni degli articoli 16-nonies e 17-bis del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, e successive modificazioni (5).
1-bis). I benefici di cui al comma 1 possono essere concessi ai detenuti o internati per uno dei delitti ivi previsti, purché siano stati acquisiti elementi tali da escludere l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, altresì nei casi in cui la limitata partecipazione al fatto criminoso, accertata nella sentenza di condanna, ovvero l’integrale accertamento dei fatti e delle responsabilità, operato con sentenza irrevocabile, rendono comunque impossibile un’utile collaborazione con la giustizia, nonché nei casi in cui, anche se la collaborazione che viene offerta risulti oggettivamente irrilevante, nei confronti dei medesimi detenuti o internati sia stata applicata una delle circostanze attenuanti previste dall’articolo 62, numero 6), anche qualora il risarcimento del danno sia avvenuto dopo la sentenza di condanna, dall’articolo 114 ovvero dall’articolo 116, secondo comma, del codice penale (6).
(5) Comma sostituito dall’art. 15, D.L. 8 giugno 1992, n. 306, modificato dall’art. 11, D.L. 24 novembre 2000, n. 341, dall’art. 6, L. 19 marzo 2001, n. 92 e dall’art. 12, comma 3- sexies del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, inserito dall’art. 11, comma 1, L. 30 luglio 2002, n. 189, sostituito dall’art. 1, L. 23 dicembre 2002, n. 279, modificato dall’art. 15, L. 6 febbraio 2006, n. 38, sostituito, con gli attuali commi da 1 a 1-quater, dall’art. 3, D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, come sostituito dalla relativa legge di conversione e, da ultimo, così modificato dal n. 1) della letteraa) del comma 27 dell’art. 2, L. 15 luglio 2009, n. 94.
In relazione al testo precedentemente in vigore la Corte costituzionale, con sentenza 19-27 luglio 1994, n. 357(Gazz. Uff. 3 agosto 1994, n. 32 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del primo comma, secondo periodo, nella parte in cui non prevede che i benefici di cui al primo periodo del medesimo comma possano essere concessi anche nel caso in cui la limitata partecipazione al fatto criminoso, come accertata nella sentenza di condanna, renda impossibile un’utile collaborazione con la giustizia, sempre che siano stati acquisiti elementi tali da escludere in maniera certa l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata. La stessa Corte, consentenza
22 febbraio-1° marzo 1995, n. 68 (Gazz. Uff. 8 marzo 1995, n. 10 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 4-bis, primo comma, secondo periodo, come sostituito dall’art. 15, D.L. 8 giugno 1992, n. 306, nella parte in cui non prevede che i benefìci di cui al primo periodo del medesimo comma possano essere concessi anche nel caso in cui l’integrale accertamento dei fatti e delle responsabilità operato con sentenza irrevocabile renda impossibile un’utile collaborazione con la giustizia, sempre che siano stati acquisiti elementi tali da escludere in maniera certa l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata; con sentenza 11-14 dicembre 1995, n. 504 (Gazz. Uff. 20 dicembre 1995, n. 52 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 4-bis, comma 1, nella parte in cui prevede che la concessione di ulteriori permessi premio sia negata nei confronti dei condannati per i delitti indicati nel primo periodo del comma 1 dello stesso art. 4-bis, che non si trovino nelle condizioni per l’applicazione dell’art. 58- ter della L. 26 luglio 1975, n. 354, anche quando essi ne abbiano già fruito in precedenza e non sia accertata la sussistenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata. Con altra sentenza 16- 30 dicembre 1997, n. 445 (Gazz. Uff. 7 gennaio 1998, n. 1, Serie speciale), la stessa Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 4-bis, comma 1, nella parte in cui non prevede che il beneficio della semilibertà possa essere concesso nei confronti dei condannati che, prima della data di entrata in vigore dell’art. 15, comma 1, del D.L. 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, nella L. 7 agosto 1992, n. 356, abbiano raggiunto un grado di rieducazione adeguato al beneficio richiesto e per i quali non sia accertata la sussistenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata; con sentenza 14-22 aprile 1999, n. 137 (Gazz. Uff. 28 aprile 1999, n. 17 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 4-bis, comma 1, nella parte in cui non prevede che il beneficio del permesso premio possa essere concesso nei confronti dei condannati che, prima della entrata in vigore dell’art. 15, comma 1, del D.L. 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 1992, n. 356, abbiano raggiunto un grado di rieducazione adeguato al beneficio richiesto e per i quali non sia accertata la sussistenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata.
(6) Comma aggiunto dall’art. 3, D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, come sostituito dalla relativa legge di conversione. “
In questo art. 4 si evince chiaramente che possono essere concessi permessi a tutti coloro che collaborano con la giustizia.
Per quel che riguarda il Capo II – Condizioni generali prendiamo in considerazione l’ Art. 9 – Alimentazione:
“Ai detenuti e agli internati è assicurata un’alimentazione sana e sufficiente, adeguata all’età, al sesso, allo stato di salute, al lavoro, alla stagione, al clima.
Il vitto è somministrato, di regola, in locali all’uopo destinati.
I detenuti e gli internati devono avere sempre a disposizione acqua potabile”.
È di nostro interesse anche l’Art. 11. Servizio sanitario.
“Ogni istituto penitenziario è dotato di servizio medico e di servizio farmaceutico rispondenti alle esigenze profilattiche e di cura della salute dei detenuti e degli internati; dispone, inoltre, dell’opera di almeno uno specialista in psichiatria.
Ove siano necessarie cure o accertamenti diagnostici che non possono essere apprestati dai servizi sanitari degli istituti, i condannati e gli internati sono trasferiti, con provvedimento del magistrato di sorveglianza, in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura. Per gli imputati, detti trasferimenti sono disposti, dopo la pronunzia della sentenza di primo grado, dal magistrato di sorveglianza; prima della pronunzia della sentenza di primo grado, dal giudice istruttore, durante l’istruttoria formale; dal pubblico ministero, durante l’istruzione sommaria e, in caso di giudizio direttissimo, fino alla presentazione dell’imputato in udienza; dal presidente, durante gli atti preliminari al giudizio e nel corso del giudizio; dal pretore, nei procedimenti di sua competenza; dal presidente durante gli atti preliminari al giudizio e nel corso del giudizio; dal pretore, nei procedimenti di sua competenza; dal presidente della corte di appello, nel corso degli atti preliminari al giudizio dinanzi la corte di assise, fino alla convocazione della corte stessa e dal presidente di essa successivamente alla convocazione.
L’autorità giudiziaria competente ai sensi del comma precedente può disporre, quando non vi sia pericolo di fuga, che i detenuti e gli internati trasferiti in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura con proprio provvedimento, o con provvedimento del direttore dell’istituto nei casi di assoluta urgenza, non siano sottoposti a piantonamento durante la degenza, salvo che sia necessario per la tutela della loro incolumità personale.
Il detenuto o l’internato che, non essendo sottoposto a piantonamento, si allontana dal luogo di cura senza giustificato motivo è punibile a norma del primo comma dell’art. 358 del C.P.
All’atto dell’ingresso nell’istituto i soggetti sono sottoposti a visita medica generale allo scopo di accertare eventuali malattie fisiche o psichiche. L’assistenza sanitaria è prestata, nel corso della permanenza nell’istituto, con periodici e frequenti riscontri, indipendentemente dalle richieste degli interessati.
Il sanitario deve visitare ogni giorno gli ammalati e coloro che ne facciano richiesta; deve segnalare immediatamente la presenza di malattie che richiedono particolari indagini e cure specialistiche; deve, inoltre, controllare periodicamente l’idoneità dei soggetti ai lavori cui sono addetti.
I detenuti e gli internati sospetti o riconosciuti affetti da malattie contagiose sono immediatamente isolati. Nel caso di sospetto di malattia psichica sono adottati senza indugio i provvedimenti del caso col rispetto delle norme concernenti l’assistenza psichiatrica e la sanità mentale.
In ogni istituto penitenziario per donne sono in funzione servizi speciali per l’assistenza sanitaria alle gestanti e alle puerpere.
Alle madri è consentito di tenere presso di sé i figli fino all’età di tre anni. Per la cura e l’assistenza dei bambini sono organizzati appositi asili nido.
L’amministrazione penitenziaria, per l’organizzazione e per il funzionamento dei servizi sanitari, può avvalersi della collaborazione dei servizi pubblici sanitari locali, ospedalieri ed extra ospedalieri, d’intesa con la regione e secondo gli indirizzi del Ministero della sanità.”.
Questi due articoli 9 e 11 specificano con chiarezza che i detenuti sono perfettamente tutelati e seguiti nelle indagini mediche, quindi se tutto questo è consentito all’ interno del contesto carcerario, lo è anche nell’accompagnamento alla morte.
Siamo dell’ idea che il diritto legislativo dovrebbe andare sempre di pari passo al diritto etico; avvicinarsi alla legge morale.
Ma cos’è la morale? Morale è un termine coniato da Cicerone ed indica il –costume-. La legge morale è relativa al vivere pratico e si basa sulla scelta consapevole di due opposti: giusto-ingiusto, corretto-sbagliato, bene-male.
La libertà morale è la capacità di scegliere e operare, assumendosene in coscienza la responsabilità (responsabilità morale), in accordo con princìpi ritenuti di valore universale o contro di essi. Il senso morale è la capacità di distinguere ciò che è bene da ciò che è male, una capacità ritenuta presente in misura maggiore o minore in ogni uomo, innata oppure acquisita con l’educazione e l’esperienza. La coscienza morale invece è la consapevolezza del valore morale del proprio agire, anche come principio dell’operare.
La legge morale fa riferimento al perseguimento del Bene considerando il suo opposto, il Male.
Quando noi vediamo attuare le leggi, i codici civili, penali, leggiamo tante realtà, tante situazioni che vanno al di là e contro la legge morale, contro quello che è il giusto e l’eticamente corretto. Non vale più il bene, perché il disonesto viene tutelato alla pari dell’ onesto se non con maggiore cura. Cosa dovrebbe fare dunque l’onesto per essere difeso, per essere gratificato se, pur conseguendo il giusto, non viene tutelato? È corretto continuare a mostrarsi onesto se il disonesto viene <premiato> pur non avendo scontato la sua pena?
Non sarebbe il caso di rivedere alcune leggi dal punto di vista etico-giuridico e tutelare l’onesto più del disonesto?
Se il disonesto esce di prigione, la giustizia come tutela il cittadino che lo ha denunciato?
Convenite con me che tutto questo, ora come ora non ha senso e l’onesto teme il disonesto proprio perché non ha garanzia, tutela. Rivedere le leggi in chiave morale sarebbe opportuno: riprendere l’etica ed inserirla nei nostri codici civili, penali per far sì che il mondo ritorni a credere nel Bene. Non sarebbe bellissimo?
Ci vorrebbe più sorveglianza per tutelare e per facilitare la ricerca dei disonesti: un numero verde da chiamare per rintracciare, attraverso l’ analisi delle registrazioni delle telecamere, comportamenti non leciti, denunciare più facilmente ciò che non va senza correre rischi sulla propria pelle. Perché no, pubblicare le foto dei disonesti sui giornali per evidenziare comportamenti scorretti con multe salate. Non farà molto ma l’ umiliazione di ritrovarsi sui giornali può essere d’esempio, è come avere la fedina penale sporca.
Tutelare di più l’onesto e chi lavora al servizio del giusto con la segretezza, per evitare che chi denuncia possa mettere a rischio la propria vita e quella della famiglia.
La sicurezza di un popolo e il diritto alla vita dovrebbero essere al primo posto in una legge eticamente corretta.
Ognuno è libero di scegliere tra il bene e il male, ma se sceglie una delle due strade deve avere ben chiaro ciò a cui va incontro, nel bene e nel male.
Sulla questione della scelta vorremmo approfondire ciò che spinge certe persone ad agire in determinati modi, quali i vissuti interiori e quali le predisposizioni innate.
Noi esseri umani, affinché il principio morale fondamentale diventi universale e valga anche per la ‘legge giuridicamente corretta’, dovremmo tutti acquisire una coscienza morale che ci dovrebbe portare a ragionare con questa frase: -agire in maniera che ogni azione (soggettiva) possa diventare legge universale (oggettiva) e sia d’esempio anche sul piano pedagogico-.
http://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/upload_file/upload_files/000/000/002/costituzione.pdf
http://www.nascitacostituzione.it/02p1/01t1/027/index.htm?art027-999.htm&2
http://presidenza.governo.it/USRI/ufficio_studi/normativa/L.%2026%20luglio%201975,%20n.%20354.pdf
http://www.questionegiustizia.it/articolo/riina_la-suprema-corte-e-lo-stato-di-diritto_06-06-2017.php
http://www.questionegiustizia.it/doc/Sentenza_Cass_Pen_n_966_2017.pdf
https://www.senato.it/1025?sezione=120&articolo_numero_articolo=27
http://www.treccani.it/vocabolario/morale1/
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Progetto – La didattica a scuola-
Recentemente ho potuto seguire un seminario riguardante i bambini ad alto potenziale. Ho anche acquistato il libro a cura della professoressa Maria Assunta Zanetti dal titolo “Bambini e ragazzi ad alto potenziale – Una guida per educatori e famiglie”, libro che ho trovato molto interessante perché offre spunti pedagogici sia per tutti i bambini BES, ma, penso proprio sia utile anche per i normodotati.
Qui di seguito i link per ascoltare quanto si è detto nelle due giornate seminariali.
1 https://youtu.be/IsdJw_rlwTA
2 https://youtu.be/CN2FCt7ya1Q
3 https://youtu.be/dack1qhIwzE
4 https://youtu.be/6pZg0rZY1bU
5 https://youtu.be/XwHRnEX_RPg 6 https://youtu.be/a52onSRzuM8
7 https://youtu.be/jUl6lFAgGGU
8 https://youtu.be/tbb5owBA9nw
9 https://youtu.be/IkvBWBvFMZM 10 https://youtu.be/guSeXrNzQXg 11 https://youtu.be/GDt2SALe7ss 12 https://youtu.be/TUuRyLlmi5o 13 https://youtu.be/W_uSDqzApMk 14 https://youtu.be/iTzpgdkeLb4 15 https://youtu.be/BizjOOYaGjE 16 https://youtu.be/pgtav3aczTA 17 https://youtu.be/XwvBz_RMHac 18 https://youtu.be/iIeCV86rIgw
19 https://youtu.be/_U_OHl0knKo 20 https://youtu.be/4KyminP4Xr0 21 https://youtu.be/_mgTnwlZSok 22 https://youtu.be/V10ILD70NIs 23 https://youtu.be/syzNiiclBS0
24 https://youtu.be/GaIS6V4-pH4 25 https://youtu.be/fdGE7rKVlEM 26 https://youtu.be/gNSsveacIiI
1 https://youtu.be/utxSZw1bBvk
2 https://youtu.be/mWnsCVuOs0k 3 https://youtu.be/stKNzStB3Xg
4 https://youtu.be/Yg3qFWsIwjc
5 https://youtu.be/22GvODH6KcA 6 https://youtu.be/1C791ED7FR8
7 https://youtu.be/Qr75j5gVl0k
8 https://youtu.be/BPZysS2bpNU
9 https://youtu.be/9Yu3OlKUvkU 10 https://youtu.be/4ZbWHXBFLII 11 https://youtu.be/rfD1Jn2o9Qs 12 https://youtu.be/GTtGeOfBTRc
13 https://youtu.be/A_UnFagrF2Y 14 https://youtu.be/7drjWOAHQCg 15 https://youtu.be/98ZYcBSuDNI 16 https://youtu.be/j-OXAGVj3AY 17 https://youtu.be/25L_EgY5mUk 18 https://youtu.be/c-hANrxNp58
Facciamo una sintesi per capire chi sono questi bambini e come poter lavorare per migliorare il contesto classe prima che sia troppo tardi. Facciamo prima un’analisi dei termini in uso.
Definiamo prima di tutto cosa significa -dotazione-. È un termine che indica le attitudini che un soggetto sviluppa e manifesta spontaneamente, senza apprendimento specifico, in un ambito. Il -talento- invece è legato ad abilità o conoscenze sistematiche che l’ individuo sviluppa in un determinato settore, campo specifico.
I -plusdotati- sono coloro che manifestano un’abilità generale al di sopra della media o sono dotati di un talento eccezionale in un campo specifico. Non sono necessariamente più intelligenti ma hanno una struttura di pensiero nel ragionamento differente dalla norma.
Con il termine -genio- invece indichiamo colui o colei che ha un livello straordinario di prestazioni molto elevate producendo qualcosa di originale e creativo in ambiti difficilmente misurabili come l’ambito artistico.
I bambini plusdotati rientrano nella categoria dei BES, hanno infatti bisogno di un supporto specifico in quanto sono più avanti degli altri in alcune discipline. Si dovrebbe proiettare l’alunno verso materie più avanzate, salti di classe, in classi “differenti” che non corrispondono a quelle previste per la sua età anagrafica.
Una delle caratteristiche principali dei plusdotati è che facilmente si stancano, si annoiano di fare ciò che la routine prevede. Bisogna motivarli, rendere l’argomento accattivante, sfidarli.
I plusdotati hanno anche la caratteristica che, se non valorizzati, cadono in insuccessi scolastici che risulteranno poi molto dannosi nell’ambito dell’ apprendimento didattico.
Come riconosciamo un plusdotato, quali sono le sue caratteristiche?
Ampio vocabolario e frasi complesse
Eccezionale capacità di memoria e disponibilità di molte informazioni
Curiosità ed interrogativi
Svariati interessi
Creatività e immaginazione vivida ( compagni e mondi immaginari )
Ideazioni di giochi
Autodidatti: lettura, scrittura, calcolo
Precoci e più rapidi negli apprendimenti
Elevato senso dell’ umorismo, sarcasmo
Profonda intensità e sensibilità emotiva
Necessità della precisione (perfezionismo)
Uso della logica nelle deduzioni
Elevati livelli di astrazione
Rapida individuazione degli aspetti essenziali del problema
Bisogno di essere mentalmente stimolati
Richieste di approfondimento
Elevato senso della giustizia e dell’equità
Ampio utilizzo del pensiero divergente
Tendenza a trovare più soluzioni ad ogni problema
Facile distraibilità
Sappiamo, in base a ciò che ci dice Feldman (1991), che i bambini plusdotati tra i 18 mesi e i 4 anni entrano nella fase del pensiero simbolico. Bisogna dunque cominciare già da queste età ad insistere sull’osservazione e sulla trascrizione di lettere e numeri; avvicinarli sempre attraverso l’osservazione e la ludicità alle prime operazioni, usare la calligrafia come pretesto per giocare in maniera insolita, sono possibili tappe, di approccio didattico, attraverso cui la plusdotazione può emergere e manifestarsi attraverso il gioco.
I bambini plusdotati amano la sfida e nel gioco trovano il modo di sfidare se stessi. Questi bambini sono così perfezionisti ed amano così tanto la perfezione da mostrarsi a volte in situazioni di ansia e panico, situazioni dovute proprio a questa continua sfida interiore che li caratterizza. Sono sfide che loro non hanno con l’esterno, sono molto autocritici e non amano l’errore. Ogni bambino ad alto potenziale non è uguale ad un altro. Dobbiamo comunque osservare che se tutti i plusdotati sono bambini unici ed irripetibili, lo sono anche i normodotati ed anche tutti coloro che rientrano nei programmi BES.
Questa osservazione è un pretesto non per escludere alunni dal contesto classe o per formarli seguiti da particolari insegnanti, ma è un modo che ci consente di progettare una scuola e cambiare completamente la gestione del sistema scolastico a livello didattico per far sì che nessuno sia escluso e nessuno si senta penalizzato.
Quali sono i modi per rendere -diversa- la scuola?
Prima di tutto la scuola deve attivarsi in modalità OPEN. Deve avere una piattaforma didattica dove gli studenti possono accedere quando vogliono. I bambini già dai 5 anni possono così iscriversi alla scuola primaria (elementari) ed accedere a percorsi pre-scolastici che prendono avvio da maggio per poi accedere percorso didattico formativo da settembre. Per intenderci un bambino di 5 anni può partecipare all’avvio di lezioni, sotto forma ludica, seguendo un percorso da maggio dell’anno 1 e poi a settembre, sempre dell’anno 1, iscriversi alla prima elementare. Questo solo se riesce a comprendere ciò che viene esperito tra maggio e metà giugno. In questo periodo gli insegnanti, compresi quelli di sostegno, psicologi e pedagogisti osservano i bambini per capire quale sia il percorso da intraprendere durante l’anno scolastico per ogni alunno, progettare per gli alunni il percorso più idoneo. I bambini tra maggio e giugno per entrare nella prima classe avranno a disposizione il libro di testo che verrà -illustrato- in maniera semplice e chiara dai maestri. Saranno svolti compiti semplici o complessi in base alle capacità di apprendimento degli alunni stessi che indicheranno la strada per il percorso di studi. I bambini non devono essere messi sottopressione, solo invogliati in maniera guidata e graduale a quello che sarà il programma di studi.
Tra maggio e giugno, partendo già dal passaggio dall’ infanzia alla primaria, i bambini fin dai 5 anni potranno accedere al percorso pre- scolastico che sarà seguito da docenti precari o di seconda o terza fascia, insieme con pedagogisti e psicologi. Verrà presentato un excursus degli argomenti da trattare durante l’anno, si produrranno cartelloni che illustrino gli argomenti del percorso didattico e verranno valutati i bambini e le loro capacità sotto i vari aspetti individuali. Far sfogliare anche semplicemente i libri, farli immergere nella materia, aspettando che pongano domande e ascoltare le deduzioni è importante ai fini di una impostazione didattica ottimale.
Questo percorso da maggio a giugno accompagnerà tutte le classi per comprendere meglio se il bambino può accedere ad un livello altamente superiore o proseguire nel percorso predefinito.
Anche le classi saranno OPEN, quindi se un bambino mostra alte capacità in determinate materie, potrà andare nella classe dove si studia la stessa materia in maniera più avanzata. Per far ciò le classi devono rispettare tutte gli stessi orari per ogni materia, ogni classe avrà il suo docente di matematica, di italiano, di artistica… in questo modo i docenti possono concentrarsi su pochi alunni e lavorare meglio, sviluppare le competenze di ognuno, non sovraccaricarsi; i bambini possono porre domande, comprendere meglio le lezioni, chiedere aiuto all’ insegnante, essere seguiti amorevolmente.
In ogni classe ci sarà il docente di sostegno che supporta il docente curricolare ed il bambino problematico in percorsi individuali e di integrazione sempre all’ interno della stessa. Non c’è infatti esclusione dal contesto classe.
I bambini hanno la possibilità di lavorare in gruppetti, possono utilizzare il metodo critico-filosofico all’ interno dei percorsi di studio, autovalutarsi per la crescita individuale e di gruppo.
Non importa se il bambino ad alto potenziale accede a percorsi dove ci sono alunni più grandi, essendo le classi open potrebbe trovarsi anche con altri della sua stessa età.
Infine la scuola deve avere a disposizione una piattaforma didattica, dove gli alunni possono accedere ed effettuare i relativi compiti da portare il giorno successivo in classe. I compiti possono essere alcuni da svolgere su piattaforma, altri, la maggior parte, devono essere solo delle tracce riguardanti compiti da svolgere esclusivamente a mano. È fondamentale infatti che il bambino si alleni ad adoperare carta e penna e non si impigrisca o diventi dipendente dalla macchina –computer-. Il linguaggio si sviluppa anche attraverso la creatività e la manipolazione. Saper usare la mente e le dita per effettuare calcoli, saper usare la penna e saper scrivere, rendono il bambino più intelligente. Bisogna privilegiare anche l’ora di musica e l’ora di artistica, fondamentali per la crescita del bambino e lo sviluppo del pensiero astratto, critico-creativo e di quello logico insieme. Durante il periodo estivo il bambino non deve assopirsi, verranno caricate su piattaforma delle esercitazioni, che non riempiano totalmente le giornate dei bambini ma li facciano sentire ricettivi: diari di bordo che
devono stimolare le capacità logico-matematiche, quelle linguistiche attraverso la creazione di poesie che si basino sul proprio vissuto “estivo”, cruciverba sugli argomenti studiati, rebus; esercitazioni scientifiche che attivino la curiosità e l’osservazione su ciò che li circonda, per esempio su forme di piante incontrate nel periodo estivo… non dimentichiamo di esercitare la lingua straniera con canzoni inventate o poesie tradotte. Per il resto, il periodo estivo è fatto anche per oziare e divertirsi. La noia, inoltre, nei bambini plusdotati, stimola la creatività.
Questo approccio multidisciplinare e multiproblematico risolve oltre il problema di inserimento e di evoluzione dei singoli alunni, anche il problema del precariato. I docenti hanno la possibilità di attivarsi fin da subito interagendo con altre figure specializzate. Questo distribuisce, sui vari ruoli, il lavoro e le responsabilità non gravati tutti sul docente curricolare ma, attraverso la cooperazione, permette di costruire un percorso ottimale per ogni singolo alunno.
Bisogna utilizzare delle strategie pratiche, valorizzare le competenze degli alunni, invogliarli a fare meglio, premiarli con frasi che lo rendano più ricettivo e non lo disorientino portando a mollare per la troppa complessità. I bambini ad alto potenziale in particolare, a volte mollano per la troppa complessità non perché la complessità non li piaccia o li spaventi, ma perché se la complessità prevede troppe fasi, troppe elaborazioni, il bambino può sentirsi frustrato perché non sa da dove cominciare o come dimostrare, con il poco materiale che ha, quello che è nella sua testa e che è diventato ingestibile. Un buon insegnante dovrebbe cogliere l’opportunità attraverso il dialogo, ascoltare il bambino e fornirgli il materiale necessario per realizzare quello che ha nel suo progetto mentale. Rendiamo la scuola dal punto di vista didattico OPEN. Sarebbe un buon inizio per valorizzare tutti.
BIBLIOGRAFIA: Maria Assunta Zanetti, a cura di, (2017), Bambini e ragazzi ad alto potenziale – Una guida per educatori e famiglie, Carocci Faber, pp. 19, 20, 59, 100-101, 104-108, 112, 113, 123, 131.
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References: art. 27
 art. 1
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 art. 4
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 art. 4
 Art. 9
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