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Timestamp: 2017-10-19 06:57:43+00:00

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rel. Calabrò | Codice Deontologico Forense
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La rinuncia all’esposto disciplinare è irrilevante (tanto in rito quanto nel merito)
L’azione disciplinare non rientra nella disponibilità delle parti, sicché la rinuncia all’esposto da parte dei soggetti esponenti cosi come l’eventuale dichiarazione degli interessati di essere pervenuti ad una risoluzione bonaria della controversia non condiziona né implica l’estinzione o l’interruzione del procedimento, né attenua la gravità del comportamento dell’incolpato.
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/100, rel. Calabrò
Impugnazione al CNF: il requisito dell’autosufficienza
Chi intenda appellare la decisione disciplinare del Consiglio territoriale ha l’onere, a pena di inammissibilità del gravame, di a) indicare i passi della decisione non condivisi, se non trascrivendoli integralmente, almeno riassumendone in maniera chiara e sufficientemente specifica il contenuto; b) esporre i motivi specifici di dissenso, indicando gli errori, anche di diritto, e le omissioni in cui è incorso il giudice di primo grado; c) esporre, sulla scorta di essi, un ragionato progetto alternativo di decisione.
La sentenza di prescrizione del reato non ha efficacia di giudicato nel procedimento disciplinare
La sentenza penale di condanna divenuta definitiva, ex art. 653 c.p.p., ha efficacia di giudicato nel giudizio disciplinare quanto all’accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso (pur restando di competenza del giudice disciplinare verificare se il comportamento accertato sia deontologicamente sanzionabile). Priva di tali effetti è, invece, la sentenza che dichiari la prescrizione del reato, nel qual caso, compito del Giudice Disciplinare è quello, pur tenendo conto degli elementi di prova acquisiti in sede penale, di rivalutare interamente ed autonomamente i fatti in contestazione, ben potendo ripercorrere lo stesso iter argomentativo del giudice penale, a condizione però che esamini tutte le prove acquisite nel processo penale nel rispetto del contraddittorio e che motivi adeguatamente e correttamente il proprio convincimento, sotto il profilo logico–giuridico e deontologico.
In senso conforme, Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Picchioni), sentenza del 10 maggio 2017, n. 53.
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/069, rel. Calabrò
E’ inammissibile in quanto tardivo l’appello proposto oltre il termine di legge (nella specie, 20 giorni dalla notifica della decisione ex art. 50 RDL 1578/1933, applicabile ratione temporis), giacché i termini per la impugnazione delle decisioni sono perentori e non possono pertanto essere prorogati, sospesi o interrotti, se non nei casi eccezionali espressamente previsti dalla legge.
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. De Michele), sentenza del 3 luglio 2017, n. 82
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/016, 2017/037, 2017/046, 2017/050, 2017/082, RDL n. 1578/1933 art. 50, rel. Calabrò, rel. De Michele, rel. Masi, rel. Orlando

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 653
 sentenza 
 sentenza 
 art. 50
 sentenza 
 art. 50