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Timestamp: 2019-02-21 03:33:31+00:00

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Area Civile – Pagina 2 – UnicaMente
Necessario per intraprendere un’azione legale efficace nei confronti di un Istituto di Credito è disporre della documentazione contrattuale e contabile del rapporto bancario.
Il Cliente ha diritto ad ottenere copia della documentazione sia contrattuale che contabile del rapporto intercorso con l’Istituto Bancario, considerato che l’esame della documentazione appare indispensabile per verificare il corretto svolgimento del rapporto obbligatorio intercorso tra le parti.
Va, in proposito, considerato che l’art. 119 Testo Unico Bancario prevede uno specifico obbligo, per gli Intermediari, di fornire copia della documentazione inerente alle “singole operazioni” poste in essere dal Cliente, nel limite temporale fissato in anni dieci.
La norma speciale richiamata prevede, espressamente, che l’Intermediario è tenuto a fornire la documentazione richiesta dal Cliente entro un congruo termine e, comunque, non oltre i novanta giorni dalla richiesta, con l’addebito, a carico del richiedente, dei soli costi di riproduzione della documentazione.
Il tenore letterale dell’art. 119 T.U.B. ed, in particolare, i riferimenti testuali alle “comunicazioni periodiche” ed alle “singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni” consentono di ritenere applicabile la predetta norma speciale, esclusivamente, alla documentazione contabile e non già alla copia dei contratti intercorsi tra le parti.
In realtà il diritto di ricevere copia dei contratti sottoscritti tra le parti è un diritto più ampio di quello previsto dalla norma speciale innanzi richiamata, riferibile ad entrambe le parti del rapporto, ed è riconducibile al dovere generale delle parti di un rapporto obbligatorio, ex art. 1175 c.c., di agire secondo le regole della correttezza, facendo applicazione del principio della “buona fede”, ex art 1375 c.c.. (Cass. n. 12093/2001; Cass. n. 11004/2006).
In ogni caso l’art. 117 T.U.B. prevede a carico dell’Intermediario l’obbligo della consegna alla Clientela di un esemplare del contratto sottoscritto, il che configura il diritto del Cliente ad ottenere una copia sia al momento della sottoscrizione sia successivamente, nel caso in cui la documentazione sia andata smarrita.
E’ bene precisare che tale diritto, che come abbiamo visto, esula dalla disposizione speciale dell’art. 119 T.U.B., non soggiace alla limitazione temporale prevista dalla predetta disposizione ovvero al limite decennale (Corte di Appello di Milano, n. 1796/2012) e permane anche dopo lo scioglimento del rapporto tra le parti, con l’unica limitazione della prescrizione decennale dalla data di estinzione del rapporto (ex art. 2946 c.c.).
Si può, pertanto, affermare che il diritto del Cliente ad ottenere una copia del contratto intercorso con l’Istituto Bancario è un diritto sostanziale autonomo la cui tutela è riconosciuta come situazione giuridica finale e non strumentale, con la conseguente irrilevanza, ai fini della configurabilità dello stesso, dell’utilizzazione che se ne intende fare della documentazione richiesta (Tribunale Monza, n. 95/2016) o della ragione per la quale non si dispone di una copia della stessa.
A tanto consegue che l’Istituto Bancario che non provveda a consegnare la copia del contratto, così come la copia documentazione contabile, ex art. 119 T.U.B., incorre in un inadempimento contrattuale ed in una responsabilità contrattuale che legittima il Cliente a richiedere il risarcimento danni, subordinato alla prova della sussistenza del danno ed alla sua quantificazione.
E’ il caso di evidenziare che, in caso di assenza di un contratto scritto, l’art. 117, I comma, T.U.B. prevede la sanzione tipica della nullità, con la conseguente applicazione, specie per la determinazione degli interessi passivi, della disciplina legale ex art. 1284 c.c.; tale ipotesi è, invece, diversa ed autonoma da quella disciplinata dall’art. 117, IV comma, T.U.B. ovvero della mancata indicazione, in un contratto scritto, del tasso d’interesse e delle condizioni praticate, che determina l’applicazione della sanzione prevista dall’art. 117, VII comma, T.U.B. ovvero, per la determinazione degli interessi passivi, l’applicazione dei cd. tassi sostitutivi B.O.T.. (Sentenza Trib. Parma, 23.3.2010, n. 427).
Termini previsti per l’opposizione all’esecuzione, opposizione agli atti esecutivi ed opposizione di terzo
Nel caso di aggiudicazione di immobile all’asta, fino a quando è possibile proporre opposizione all’esecuzione, opposizione agli atti esecutivi ed opposizione di terzo? Lo chiarisce la Suprema Corte in diverse sentenze.
La sentenza più recente (Cassazione civile sez.III 10 febbraio2015 n.2472) ha preso il riferimento dell’articolo 2929 del codice civile che stabilisce: “la nullità degli atti esecutivi che hanno preceduto la vendita o l’assegnazione non ha effetto riguardo all’acquirente o all’assegnatario, salvo il caso di collusione con il creditore procedente. Gli altri creditori non sono in nessun caso tenuti a restituire quanto hanno ricevuto per effetto dell’esecuzione”
Da tale norma deriva il principio in forza del quale il debitore ha l’onere di attivarsi per rilevare la nullità della procedura non solo entro i termini fissati dall’art.617 del codice di procedura civile (20 giorni dalla conoscenza dell’atto di esecuzione), ma soprattutto prima della vendita. Difatti una volta intervenuta la vendita, si viene a determinare uno sbarramento alla proponibilità di opposizioni ex art.617 c.p.c., intendendosi in tal modo tutelare l’affidamento incolpevole dell’acquirente e la stabilità della procedura di esecuzione forzata, anche al fine di incentivare l’acquisto dei beni posti ad incanto.
La Corte di Cassazione con sentenza del 27 agosto 2014 n.18312, ha ribadito tale principio anche con riferimento al regime delle altre opposizioni all’esecuzione forzata.
Pertanto, il principio affermato dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n.2472 del 2015 è il seguente: “ove sopravvenga l’accertamento dell’inesistenza di un titolo idoneo a giustificare l’esercizio dell’azione esecutiva, non viene meno l’acquisto dell’immobile pignorato, da parte del terzo nell’ambito di procedura espropriativa conforme alle normative, salvo dimostrazione di collusione tra il terzo acquirente del bene e il creditore procedente (nella specie, relativa ad una espropriazione immobiliare esattoriale, l’opponente aveva fatto valere la nullità assoluta di tutti gli atti della procedura esecutiva derivante dalla omessa notifica, ai sensi dell’art.78 comma 2 del d.p.r. n.602/73, dell’avviso di vendita che pur risultando notificato a mezzo del servizio postale con raccomandata riportava in calce all’avviso di ricevimento una firma del destinatario non corrispondente alla sua; la Corte ha rilevato che tale vizio, seppure sussistente, non poteva essere opposto all’aggiudicatario in difetto di una qualsiasi prova di collusione del terzo con il creditore procedente)”.
Sul punto vale la pene evidenziare che il principio enunciato è in linea con quanto affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza 21110 del 2012 le quali hanno anche precisato che “resta salvo il diritto dell’esecutato di far proprio il ricavato della vendita e di agire per risarcimento dell’eventuale danno nei confronti di chi, agendo senza la normale prudenza, abbia dato corso al procedimento esecutivo in difetto di un titolo idoneo.”

References: art. 1175
 Cass. 
 art. 2946
 art. 119
 art. 1284
 sentenza 
 art.617
 sentenza 
 sentenza 
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