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Timestamp: 2019-08-23 18:29:51+00:00

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Numero 15 30 marzo 2019
Anm compie 110 anni: maggiore apertura alla società civile
IL TEMA DELLA SETTIMANA Dopo 110 anni di storia l’Anm appare oggi in una posizione delicata, sospesa tra il rischio di chiudersi in una sorta di tecnicismo giuridico e l’accettazione del ruolo “politico”, tenendo conto però dei pericoli che esso comporta dal punto di vista dell’imparzialità dell’esercizio della giurisdizione. La professoressa Meniconi ripercorre brevemente la “vita” dell’Associazione nazionale magistrati per cercare di comprenderne il ruolo nella situazione attuale e nelle sfide future.
Scioglimento unione civile: l’attribuzione dell’assegno segue le regole previste in caso di divorzio
All’assegno a seguito di scioglimento dell’unione civile si applicano le medesime regole normative previste per l’assegno di divorzio, come interpretate dalla giurisprudenza. Lo ha detto il tribunale di Pordenone con l'ordinanza 13 marzo 2019, di cui nei giorni scorsi i media hanno molto parlato.
Non è applicabile l’atto che autorizza a vivere separati
L’unione civile si scioglie, automaticamente, in caso di eventi sopravvenuti che rendono impossibile la prosecuzione del vincolo: la morte e la rettificazione di attribuzione del sesso. Poi ci sono cause non automatiche ma che presuppongono l’istanza dell’unito: l’accordo consensuale di scioglimento, lo scioglimento per cause legali e il recesso unilaterale.
Diritto di accessodel coniuge separando ai redditi del congiunto
Con l’appuntamento odierno, ci si soffermerà sul contrasto di giurisprudenza in merito al diritto di accesso del coniuge, nella fase di separazione, ai documenti reddituali del congiunto
Cannabis light, è spaccio con Thc oltre 0,2 per cento
Domiciliari negati se la prognosi sul rispetto degli obblighi non è positiva. Sugli incarichi Pa, parcella a rischio se non è dettagliata nelle voci di spesa. Perdita cittadinanza Ue non è automatica. Sono alcuni dei temi affrontati in settimana dai giudici nazionali e comunitari.
Equa riparazione: la mancanza dell’istanza di prelievo non preclude l’indennizzo previsto dalla legge Pinto
La sanzione di improponibilità della domanda di indennizzo ex lege Pinto per mancata presentazione dell’istanza di prelievo non è in sintonia né con l’obiettivo del contenimento della durata del processo né con quello indennitario per il caso di sua eccessiva durata. Ne va quindi dichiarata l’illegittimità costituzionale per contrasto con l’articolo 117 della Costituzione e la disciplina Cedu. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza 34/2019.
L’incostituzionalità mette in discussione i rimedi preventivi
La decisione si limita a dichiarare l’incostituzionalità del superato articolo 54 del Dl n. 112 del 2008, ma può essere foriera di ulteriori sviluppi sul discutibile tema dei rimedi preventivi all’irragionevole durata del processo introdotti dall’apparato del 2015, e non solo nell’ambito del contenzioso amministrativo.
La notifica della sentenza fa decorrere il termine breve per l’impugnazione anche per il notificante
In tema di notificazione della sentenza, il termine breve di impugnazione decorre, anche per il notificante, dalla data in cui la notifica viene eseguita nei confronti del destinatario, in quanto gli effetti del procedimento notificatorio, quale la decorrenza del termine predetto, vanno unitamente ricollegati al suo perfezionamento e, proprio perché interni al rapporto processuale, sono necessariamente comuni ai soggetti che ne sono parti. Così le sezioni Unite civili con la sentenza 6278/2019.
L’unicità garantisce la certezza dei rapporti giuridici
Le sezioni Unite ritengono che, nel caso in cui operasse il principio della scissione, la parte notificante ne verrebbe a essere pregiudicata in quanto il termine breve maturerebbe prima rispetto a quanto previsto per il destinatario della notifica. Dunque con l’unicità il giudicato si forma contemporaneamente nei confronti di tutte le parti.
Opv con informazioni fuorvianti sulla reale situazione della società: è responsabile l’emittente nei confronti di chi ha sottoscritto
Con un prospetto di offerta pubblica di sottoscrizione di azioni societarie che contenga informazioni fuorvianti in ordine alla situazione patrimoniale della società, l’emittente, al quale le errate informazioni siano imputabili, anche solo a titolo di colpa, risponde, verso chi ha sottoscritto le azioni, del danno subito per aver acquistato titoli di valore inferiore a quello che il prospetto avrebbe lasciato supporre. Lo dice la Cassazione con la sentenza 2654/2019.
In caso di misure di prevenzione bocciate le formule generiche sui «traffici delittuosi» salvate quelle legate ai proventi
La Corte costituzionale, nelle sentenze n. 24 e 25 del 2019, sposta in termini garantistici i confini delle misure di prevenzione attraverso l’eliminazione sia delle fattispecie di pericolosità generica in cui difetti la chiarezza e precisione dei relativi presupposti applicativi (l’essere «abitualmente dediti a traffici delittuosi») che degli elementi costitutivi del reato di inosservanza da parte del sorvegliato speciale delle prescrizioni generiche di «vivere onestamente» e di «rispettare le leggi». Le due pronunce sono legate da un unico filo conduttore: conformarsi alla decisione De Tommaso della Grande Chambre della Corte Edu, cui è seguita l’interpretazione tassativizzante della Cassazione, anche a sezioni Unite.
Sorveglianza speciale: illegittimo incriminare il non «vivere onestamente» e il non «rispettare le leggi»
Nella sentenza n. 25 del 2019 i giudici delle leggi hanno ridotto l'area del penalmente rilevante dichiarando la parziale incostituzionalità della fattispecie incriminatrice descritta dall'articolo 75, comma 2, del Codice antimafia.
La Consulta individua confini più tassativi in tema di prevenzione
Se si continua a seguire la strada di escludere le conseguenze penali in caso di mancato rispetto dei precetti da parte del sorvegliato speciale, si potrebbe estendere in generale alla violazione di tutte le prescrizioni la soluzione adottata nella sentenza Paternò: la predetta inosservanza può rilevare solo per l’eventuale aggravamento della misura di prevenzione.
Discrezionalità dopo il giudicato: si esaurisce quando avviene un’insanabile “frattura” del rapporto di fiducia con i cittadini
La consumazione della discrezionalità amministrativa può dipendere, oltre che da consolidati meccanismi di diritto sostanziale (es. auto-vincoli posti dalla stessa amministrazione) o di diritto processuale (es. combinazione di ordinanze propulsive e motivi aggiunti, preclusioni istruttorie, principio dell’onere della prova), anche della insanabile “frattura” del rapporto di fiducia tra Amministrazione e cittadino, derivante da un agire reiteratamente capzioso, equivoco, contraddittorio, lesivo quindi del canone di buona amministrazione e dell’affidamento riposto dai privati sulla correttezza dei pubblici poteri. Lo ha detto il Consiglio di Stato con la sentenza 1321/2019.
Una risposta ai bisogni di “tutela” che va meglio definita
La sentenza va apprezzata perché risponde a una esigenza di completezza dell’ordinamento processuale e risponde a bisogni di tutela che meritano una protezione. Tuttavia, l’impostazione che appare preferibile è quella respinta dall’Adunanza plenaria nel 2013 laddove il dispositivo di chiusura veniva individuato con maggiore certezza e anche tempestività.
Clienti di istituti di credito: tutela rafforzata con mutuo in valuta estera a rischio “fluttuazioni”
Con la sentenza depositata il 14 marzo, relativa alla causa C-118/17, la Corte Ue rafforza la tutela per i clienti di istituti di credito che contraggono un mutuo in valuta estera che presenta rischi maggiori per le fluttuazioni delle valute.

References: sentenza 
 articolo 54
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