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Timestamp: 2016-12-10 05:06:20+00:00

Document:
Circolare Agenzia Entrate n. 4 del 02.02.2007
Chiusura delle liti pendenti - Art. 16 della legge 27 dicembre 2002, n. 289
(finanziaria 2003) - Pagamento rateale - Dinieghi
Con la presente nota si fornisce risposta ad alcuni quesiti relativi
alla chiusura delle liti fiscali pendenti, disciplinata dall'articolo 16
della legge 27 dicembre 2002, n. 289 e dall'articolo 2, comma 49, della
legge 24 dicembre 2003, n. 350.
2. versamento rateale
2.1 Omesso versamento di una o più rate
Il comma 2 dell'art. 16 della legge n. 289 del 2002 ha attribuito al
contribuente la possibilità di pagare ratealmente le somme dovute per la definizione delle liti fiscali pendenti, precisando che "l'omesso versamento
delle rate successive alla prima entro le date indicate non determina
l'inefficacia della definizione; per il recupero delle somme non corrisposte
a tali scadenze si applicano le disposizioni dell'articolo 14 del decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 e successive
modificazioni", con applicazione delle relative sanzioni.
Ne consegue che in caso di omesso pagamento di una o più rate
successive alla prima non può essere notificato al contribuente
provvedimento di diniego, in quanto la definizione si è già perfezionata a
seguito dell'integrale e tempestivo versamento della prima rata.
Al fine di assicurare all'erario le somme dovute, il legislatore ha
previsto la riscossione coattiva mediante iscrizione a ruolo delle rate
successive alla prima non versate spontaneamente dal contribuente. Ai sensi
del comma 44 dell'art. 37 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, "La
notifica delle cartelle di pagamento conseguenti alle iscrizioni a ruolo
previste dagli articoli 7, 8, 9, 14, 15 e 16 della legge 27 dicembre 2002,
n. 289, e successive modificazioni, è eseguita, a pena di decadenza, entro
il 31 dicembre 2008."
Peraltro il successivo comma 8 del predetto art. 16 dispone che
l'estinzione della lite viene dichiarata dal giudice a seguito di
comunicazione dell'ufficio "attestante la regolarità della domanda di
definizione ed il pagamento integrale di quanto dovuto".
Al riguardo - al punto 11.9 della circolare n. 12/E del 21 febbraio 2003 - è
già stato chiarito che "Da una lettura sistematica dell'articolo 16 si desume che... la predetta attestazione di
regolarità potrà essere
prodotta esclusivamente dopo l'integrale pagamento di quanto dovuto".
Successivamente, con circolare n. 41/E del 17 settembre 2004, punto
3, è stato chiarito che "in caso di pagamento rateale, solo a seguito
dell'avvenuto pagamento di tutte le rate trimestrali l'ufficio competente
comunica la regolarità della definizione all'organo giurisdizionale presso
il quale pende la lite e procede allo sgravio dei ruoli non pagati".
Pertanto, sino alla data di scadenza dell'ultima rata, l'ufficio non
può procedere né al deposito della comunicazione di regolarità del
condono, né alla notifica e al successivo deposito del provvedimento di
Solo a seguito dell'effettiva riscossione delle somme ancora dovute,
l'ufficio provvede a depositare la relativa comunicazione presso la
segreteria dell'organo giurisdizionale interessato, con la contestuale
richiesta di estinzione della lite.
Per contro, nel caso in cui una o più rate successive alla prima non
siano state versate, l'ufficio procede all'iscrizione a ruolo delle somme dovute, maggiorate del 30 per cento a titolo di sanzione e degli interessi
Il tenore del comma 2 dell'art. 16, secondo cui "l'omesso versamento
l'inefficacia della definizione", fa ritenere perfezionata la sanatoria con
il puntuale versamento di quanto dovuto in unica soluzione ovvero della
prima rata, rendendo irrilevante ai fini del condono l'eventuale successivo
omesso versamento delle rate successive. Ne consegue che non è più
possibile proseguire la lite ormai definitivamente estinta.
Pertanto, a seguito dell'iscrizione a ruolo delle somme non versate,
l'ufficio deposita presso gli organi giurisdizionali la dichiarazione di
regolarità della definizione, in quanto il recupero delle somme ancora non
versate è assicurata in sede di riscossione coattiva. E' opportuno che in
tale dichiarazione l'ufficio precisi che è stata pagata correttamente la
prima rata e che ha provveduto ad iscrivere a ruolo le somme non versate,
comprensive di sanzioni ed interessi.
Infatti, mantenere il giudizio pendente per un tempo indeterminato
vanificherebbe la finalità del condono di pervenire ad un'immediata
definizione dei giudizi, e renderebbe superflua la previsione normativa
dell'iscrizione a ruolo delle rate non versate.
Il provvedimento giurisdizionale di estinzione, d'altronde, ha solo
una finalità dichiarativa, consistente nel prendere atto del venir meno
della materia del contendere per intervenuta sanatoria.
In tal senso si è espressa anche l'Avvocatura generale dello Stato
che, con nota n. 6045P del 17 gennaio 2006, ha ritenuto che anche in
mancanza di integrale versamento di tutte le rate debba essere emessa
pronuncia di cessazione della materia del contendere. "Infatti in caso
diverso la previsione della pendenza di un giudizio che da un lato mai
potrebbe pervenire ad una decisione di merito sulla causa (in quanto...vi è di ostacolo l'art. 16 comma 2) e dall'altro avrebbe una durata non
determinabile, potrebbe apparire irrazionale e comportare profili di
contrasto con il principio di ragionevole durata dei processi di cui
all'art. 111 comma 2 della Costituzione".
Sulla questione si è recentemente pronunciata la Corte di
cassazione, che ha rilevato come la previsione normativa secondo cui
l'omesso versamento delle rate successive alla prima non determina
l'inefficacia della definizione, ma la possibilità per l'amministrazione di
iscrivere a ruolo le somme non pagate, evidenzia la volontà del legislatore
di ritenere sufficiente, per la chiusura della lite pendente, il versamento
della prima rata (Cass., sez. trib., 22 marzo 2006, n. 6370).
Questo principio è ritenuto valido dai giudici di
legittimità non
solo per la definizione di cui al citato art. 16, ma anche per tutte le
altre ipotesi di sanatoria disciplinate dalla legge n. 289 del 2002, per le
quali sia prevista la riscossione coattiva delle rate non versate (artt. 7, 8, 9, e 15).
2.2 Tardivo versamento di una o più rate successive alla prima
Qualora una o più rate successive alla prima siano state versate in
ritardo rispetto ai termini di legge, è possibile effettuare la
comunicazione di regolarità della definizione, purché contestualmente alle
rate siano stati versati gli interessi sino al giorno dell'effettivo
pagamento, nonché la sanzione prevista dal comma 2 dell'art. 16, pari al 30
per cento delle somme non versate, o al 15 per cento qualora il versamento
sia stato effettuato entro i trenta giorni successivi alla scadenza.
In caso contrario, nella comunicazione di regolarità e versamento di
quanto dovuto, pur chiedendosi l'estinzione della lite, è opportuno
precisare che non sono stati pagati gli interessi e/o le sanzioni e che
pertanto l'ufficio ha proceduto all'iscrizione a ruolo di dette somme ai
sensi dell'art. 16, comma 2,
più volte citato.
2.3 Omesso versamento di una o più rate successive alla prima in
ipotesi di pendenza dei termini per impugnare una pronuncia
Quanto chiarito nei paragrafi precedenti concerne le ipotesi di
definizione di una lite pendente dinanzi ad un organo giurisdizionale.
Qualora, per contro, si tratti di definizione di una lite per la quale erano
in corso i termini per impugnare una pronuncia giurisdizionale, l'ufficio,
come già evidenziato al punto 5 della nota prot. 2003/82345 del 25 luglio
2003, accertata la regolarità della domanda ed il corretto versamento della
prima rata, non doveva procedere all'impugnazione della sentenza.
Anche in questo caso, quindi, qualora il contribuente non abbia
provveduto al pagamento delle rate successive alla prima alle prescritte
scadenze, l'ufficio procede al recupero delle somme dovute, comprensive di
interessi e sanzioni, secondo le disposizioni di cui all'art. 14 del decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.
3. Diniego della definizione - Rimborso somme versate
Ai sensi del comma 8 dell'art. 16 della legge 27 dicembre 2002, n.
289, l'ufficio, qualora rilevi l'irregolarità della domanda di definizione o l'omesso integrale pagamento di quanto dovuto o della prima rata, notifica
al ricorrente e deposita presso l'organo giurisdizionale il diniego della
definizione della lite fiscale pendente.
E' sorta questione se in questi casi le somme pagate per definire la
lite debbano essere rimborsate al contribuente, in considerazione del venir
meno del presupposto del versamento per mancato perfezionamento della
Al riguardo si ritiene che dette somme debbano essere rimborsate al
contribuente purché sussistano determinate condizioni.
E' necessario che il diniego non sia stato impugnato e che non
pendano più i termini per impugnarlo. Infatti, solo il decorso del termine per l'impugnazione del diniego o il passaggio in giudicato della sentenza
che statuisce in merito alla sua legittimità rendono certo il mancato perfezionarsi della definizione.
Sino a quel momento, quindi, le somme devono essere trattenute in
attesa della definitività del diniego. Ciò anche in considerazione del fatto che nel caso dette somme vengano rimborsate, il giudice - qualora in
sede di impugnazione del diniego ritenga valida la definizione - non
potrebbe dichiarare estinto il giudizio in difetto dell'integrale versamento
di quanto dovuto o della prima rata, richiesto dalla norma quale condizione
imprescindibile per la definizione agevolata della lite.
Nel caso in cui, invece, il giudice abbia pronunciato sulla
legittimità del diniego, il rimborso può essere effettuato - come sopra
accennato - solo dopo il passaggio in giudicato di detta sentenza o,
qualora la sentenza sia stata impugnata, solo se non sia stata riproposta
nei gradi successivi la questione relativa alla illegittimità del diniego.
Prima di procedere al rimborso vanno ovviamente effettuate le
verifiche del caso, quale, ad esempio, quella relativa alla sussistenza dei
presupposti per l'applicazione del cosiddetto fermo amministrativo di cui
dell'art. 69, quinto comma, del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440
ovvero della compensazione volontaria di cui all'art. 28-ter) del DPR n.602

References: Art. 16
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 sentenza

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