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Timestamp: 2018-06-18 19:20:23+00:00

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La “piena conoscenza” utile ai fini del decorso del termine di impugnazione in materia edilizia – Iurisprudentia
La “piena conoscenza” utile ai fini del decorso del termine di impugnazione in materia edi...
Cons. Stato, sez. IV, 23 maggio 2018, n. 3075 – Pres. Poli, Est. Caponigro
La “piena conoscenza” idonea a far decorrere il termine perentorio di sessanta giorni per l’impugnazione del provvedimento amministrativo, non deve essere intesa quale “conoscenza piena ed integrale” del provvedimento stesso, ovvero di eventuali atti endo procedimentali, la cui illegittimità sia idonea a viziare, in via derivata, il provvedimento finale, dovendosi invece ritenere che sia sufficiente ad integrare il concetto la percezione dell’esistenza di un provvedimento amministrativo e degli aspetti che ne rendono evidente la lesività della sfera giuridica del potenziale ricorrente, in modo da rendere riconoscibile l’attualità dell’interesse ad agire contro di esso.
Il momento da cui computare i termini decadenziali di proposizione del ricorso, nell’ambito dell’attività edilizia, è individuato: nell’inizio dei lavori, nel caso si sostenga che nessun manufatto poteva essere edificato sull’area; ovvero, laddove si contesti il quomodo (distanze, consistenza ecc.), dal completamento dei lavori o dal grado di sviluppo degli stessi, se si renda comunque palese l’esatta dimensione, consistenza, finalità, dell’erigendo manufatto, ferma restando: a) la possibilità, da parte di chi solleva l’eccezione di tardività, di provare, anche in via presuntiva, la concreta anteriore conoscenza del provvedimento lesivo in capo al ricorrente; b) l’onere di chi intende contestare adeguatamente un titolo edilizio di esercitare sollecitamente l’accesso documentale.
La previsione dell’istituto dei motivi aggiunti cc.dd. propri - per il tramite dei quali il ricorrente può proporre ulteriori motivi di ricorso derivanti dalla conoscenza di ulteriori atti (già esistenti al momento dell’introduzione del giudizio, ma ignoti) o dalla conoscenza integrale di atti prima non pienamente conosciuti, e ciò entro il (nuovo) termine decadenziale di sessanta giorni decorrente da tale conoscenza sopravvenuta - comprova la fondatezza dell’interpretazione resa in ordine al significato della “piena conoscenza”, atteso che, se quest’ultima dovesse essere intesa come “conoscenza integrale”, il tradizionale rimedio dei motivi aggiunti non avrebbe una pratica ragion d’essere, o dovrebbe essere considerato residuale.
(Nel caso di specie la Sezione ha ritenuto, in difformità del giudice di primo grado, che l’originario ricorrente, proprietario confinante di un immobile posto di fronte a quello oggetto dei contestati titoli edilizi, quanto meno dal 24 febbraio 2009, avesse la “piena conoscenza” dell’esistenza del permesso di costruire n. 75 del 2007 e della sua portata lesiva, sicché da tale data è iniziato a decorrere il termine per l’impugnazione, che risulta inevitabilmente spirato alla data di notifica del ricorso di primo grado).
Il T.a.r. per la Liguria, Sezione Prima, con sentenza 24 aprile 2013, n. 719, ha accolto il ricorso proposto dal signor Giovanni Carbone per l’annullamento del permesso di costruire n. 8 del 9 settembre 2010, rilasciato dal Comune di Portofino alla Garaventa s.p.a. (in prosieguo anche la Società) in attuazione del piano di recupero urbanistico di iniziativa pubblica, via del Fondaco, in variante in corso d’opera al permesso n. 75 del 27 novembre 2007 per l’edificio ex Caserma Carabinieri di Portofino, del medesimo permesso n. 75 del 2007, delle autorizzazioni paesaggistiche nn. 5 del 2009 e 7 del 2010 nonché degli atti presupposti.
Alla data del 24 febbraio 2009, l’interessato avrebbe avuto quantomeno il ragionevole sospetto che l’intervento della Società Garaventa potesse pregiudicare la sua proprietà, ma avrebbe atteso due anni prima di esercitare il diritto di accesso (maggio 2011) e, dopo l’ultimazione dei lavori (febbraio 2011) avrebbe atteso ancora tre mesi prima di presentare istanza al Comune.
Con ulteriori doglianze la Garaventa ha censurato le statuizioni di merito contenute nella sentenza appellata.
1.2. La Società è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Genova con sentenza n. 98/2015 ed il ricorso in appello è stato riassunto dal Fallimento Garaventa S.p.a. (in prosieguo il Fallimento), in persona del Curatore, ai sensi dell’art. 80 c.p.a.
1.3. Il Comune di Portofino si è costituito in giudizio chiedendo l’accoglimento dell’appello.
Il Collegio, in primo luogo, rileva che l’appello, in quanto notificato alla parte appellata in data 6 dicembre 2013 e rivolto avverso una sentenza pubblicata in data 24 aprile 2013, è stato tempestivamente proposto, ai sensi dell’art. 92, comma 3, c.p.a., in ragione del periodo di sospensione feriale dei termini (dal 1° agosto al 15 settembre) ratione temporis vigente ai sensi dell’art. 1 della legge n. 742 del 1969.
Il primo motivo di appello, con il quale è stata dedotta l’erroneità della statuizione contenuta nella sentenza che ha disatteso l’eccezione di irricevibilità del ricorso proposto in primo grado, è fondato.
La previsione dell’istituto dei motivi aggiunti cc.dd. propri - per il tramite dei quali il ricorrente può proporre ulteriori motivi di ricorso derivanti dalla conoscenza di ulteriori atti (già esistenti al momento dell’introduzione del giudizio, ma ignoti) o dalla conoscenza integrale di atti prima non pienamente conosciuti, e ciò entro il (nuovo) termine decadenziale di sessanta giorni decorrente da tale conoscenza sopravvenuta - comprova la fondatezza dell’interpretazione resa in ordine al significato della “piena conoscenza”.
Il momento da cui computare i termini decadenziali di proposizione del ricorso, nell’ambito dell’attività edilizia, è infatti individuato, secondo la giurisprudenza (cfr., ex multis, Cons. Stato, Sez. IV, n. 5754 del 2017; Sez. VI, n. 4830 del 2017; Sez. IV, n. 3067 del 2017; Sez. IV, 15 novembre 2016, n. 4701; Sez. IV, n. 1135 del 2016; Sez. IV, nn. n. 4909 e 4910 del 2015; Sez. IV, 22 dicembre 2014 n. 6337; Sez. V, 16 aprile 2013, n. 2107; Sez. VI, 18 aprile 2012, n. 2209, che si conformano sostanzialmente all’insegnamento dell'Adunanza Plenaria n. 15 del 2011 sviluppandone i logici corollari): nell’inizio dei lavori, nel caso si sostenga che nessun manufatto poteva essere edificato sull’area; ovvero, laddove si contesti il quomodo (distanze, consistenza ecc.), dal completamento dei lavori o dal grado di sviluppo degli stessi, se si renda comunque palese l’esatta dimensione, consistenza, finalità, dell’erigendo manufatto, ferma restando:
- il termine per impugnare il permesso di costruire decorre dalla piena conoscenza del provvedimento, che ordinariamente s'intende avvenuta al completamento dei lavori, a meno che (come nel caso di specie) è data prova di una conoscenza anticipata da parte di chi eccepisce la tardività del ricorso anche a mezzo di presunzioni semplici;
- l’inizio dei lavori segna il dies a quo per la tempestiva proposizione del ricorso laddove si contesti l’an dell’edificazione;
- dal momento della constatazione della presenza dello scavo (a quella data, si badi, deve per legge essere presente il cartello dei lavori e deve essere stata data effettiva pubblicità sull’albo pretorio del rilascio del titolo edilizio), è ben possibile ricorrere enucleando le censure (ivi comprese quelle in ordine all'asserito divieto di nuova edificazione) senza differire il termine di proposizione del ricorso all'avvenuto positivo disbrigo della pratica di accesso agli atti avviata né, a monte, che si possa differire quest'ultima;
- la richiesta di accesso non è idonea ex se a far differire i termini di proposizione del ricorso, perché se, da un lato, deve essere assicurata al vicino la tutela in sede giurisdizionale dei propri interessi nei confronti di un intervento edilizio ritenuto illegittimo, dall'altro lato, deve parimenti essere salvaguardato l'interesse del titolare del permesso di costruire a che l'esercizio di detta tutela venga attivato senza indugio e non irragionevolmente differito nel tempo, determinando una situazione di incertezza delle situazioni giuridiche contraria ai principi ordinamentali.
In particolare, con nota del 24 febbraio 2009 indirizzata alla Società ed al Comune di Portofino, il signor Giovanni Carbone - proprietario dell’immobile sito in Portofino, Località La Villetta, confinante con quello oggetto di ristrutturazione – ha rappresentato che “venuto ufficiosamente a conoscenza dell’esistenza di un permesso di costruire potenzialmente lesivo dei diritti di proprietà dello scrivente, nel timore che i lavori iniziati nel febbraio 2008 possano non rispettare le distanze dal confine e/o non corrispondere al piano particolareggiato del fondaco, chiede che il Comune di Portofino effettui i dovuti controlli al fine di non pregiudicare i diritti del confinante”.
Inoltre - nonostante i lavori fossero iniziati nel febbraio 2008, l’interessato avesse avuto “piena conoscenza” del permesso di costruire n. 75 del 2007 almeno dal 24 febbraio 2009, i lavori fossero ultimati, con riguardo alle parti strutturali ed alle modifiche del prospetto, come sostenuto dall’appellante, o, comunque, fossero in fase molto avanzata al febbraio 2011 - l’istanza di accesso agli atti presso il Comune per “verifica regolarità distanze e vedute per diritti di vicinato” è stata presentata dall’interessato, proprietario di immobile confinante, solo in data 3 maggio 2011 e, quindi, in chiara violazione dell’onere di tempestivo esercizio dell’accesso documentale.
La complessità fattuale e giuridica della fattispecie costituisce un eccezionale motivo per disporre la compensazione delle spese del doppio grado di giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quarta, definitivamente pronunciando, accoglie l'appello in epigrafe e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, dichiara irricevibile il ricorso proposto in primo grado.

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