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Timestamp: 2018-08-18 06:27:17+00:00

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Novità fiscali del 5 ottobre 2009: il decreto correttivo "anticrisi" è stato convertito in legge; il bonus-affitto al lavoratore; IVA: si attendono le modifiche alle istruzioni dei modelli anagrafici; compensazioni di crediti IVA: polizze assicurative per i consulenti; cessione sfruttamento di immagine: sul compenso in natura si applica l'Iva; scissione totale proporzionale finalizzata alla successiva cessione delle partecipazioni in una delle società beneficiarie; altre di fisco | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 5 ottobre 2009: il decreto correttivo "anticrisi" è stato convertito in legge; il bonus-affitto al lavoratore; IVA: si attendono le modifiche alle istruzioni dei modelli anagrafici; compensazioni di crediti IVA: polizze assicurative per i consulenti; cessione sfruttamento di immagine: sul compenso in natura si applica l'Iva; scissione totale proporzionale finalizzata alla successiva cessione delle partecipazioni in una delle società beneficiarie; altre di fisco
1) Il bonus affitto va prima tassato dal Datore di lavoro e poi dichiarato dal lavoratore
2) IVA: Si attendono le modifiche alle istruzioni dei Modelli anagrafici (inizio attività e variazione dati)
3) Compensazioni di crediti Iva: Polizze assicurative per i Consulenti
4) Pensioni di vecchiaia liquidate nel sistema contributivo cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente dal 1° gennaio 2009
5) Decreto correttivo “anticrisi” convertito in legge: Ok definitivo dalla Camera
6) Cessione sfruttamento di immagine: Sul compenso in natura si applica l’Iva
7) Scissione totale proporzionale finalizzata alla successiva cessione delle partecipazioni in una delle società beneficiarie
Se il lavoratore non ha dichiarato talune componenti di reddito soggette a ritenute il fisco può emettere nei suoi confronti l’avviso di accertamento, tuttavia si deve limitare a richiedere la sola imposta dovuta senza applicare, quindi, le relative sanzioni pecuniarie.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 20631 del 25.09.2009, la quale ha messo in risalto la circostanza che il lavoratore non può essere sanzionato se non ha colpe.
Pertanto, la Suprema Corte ha affermato che il bonus affitto concesso al lavoratore si tassa e va dichiarato e che esclusi da imposizione solo il recupero delle spese di viaggio e trasporto.
La circostanza che risulti, in prima battuta, il datore di lavoro (quale sostituto d’imposta), ha osservato la Cassazione, non impedisce che l’avviso di accertamento sia emesso a carico del lavoratore che ha omesso di dichiarare alcune componenti di reddito soggette a ritenute.
Tuttavia, in tali circostanza il giudice di merito non deve applicare le sanzioni senza verificare almeno la sussistenza della colpa.
Le Istruzioni ai Modelli anagrafici, ovvero i modelli AA7/9 e AA9/9 (inizio attività e variazione dati ai fini Iva), dovranno recepire quanto disposto dall’art. 11, D.L. n. 135/2009, a seguito delle modificazioni della Sentenza della Corte di giustizia UE 16 luglio 2009, n. C-244/08, agli artt. 17 e 38-ter, D.P.R. n. 633/1972.
Secondo quanto previsto dalle dichiarazioni anagrafiche, il soggetto non residente può identificarsi direttamente o attraverso rappresentante fiscale in Italia anche se possiede stabile organizzazione nel nostro territorio.
Tale possibilità, con la variazione dei suddetti articoli del D.P.R. n. 633/1972 non viene più consentita.
Prima delle citate modifiche, la normativa nazionale non consentiva al soggetto estero di utilizzare la stabile organizzazione per adempiere gli obblighi ed esercitare i diritti in materia di Iva, relativamente alle operazioni effettuate dal soggetto stesso nel territorio italiano.
Pertanto, per tali operazioni, il soggetto estero poteva aprire una posizione propria attraverso un rappresentante fiscale o, se stabilito in un paese Ue, identificandosi direttamente ai sensi dell’art. 35-ter del dpr 633/72.
A seguito delle novità la situazione è ora cambiata, fondata sul principio secondo cui il soggetto estero e la sua stabile organizzazione non costituiscono due entità distinte e autonome, ma un unico soggetto giuridico (si veda, al riguardo, la sentenza della Corte di giustizia del 23.03/2006, C-2l0/04), con conseguente unicità della posizione Iva.
Al riguardo, si resta in attesa di chiarimenti, da parte dell’Agenzia delle Entrate, sulle modalità da seguire per porre in atto tali novità.
Dal 2010, per effettuare le compensazioni di crediti Iva oltre la soglia di 15 mila euro, sarà necessaria la presentazione preventiva della dichiarazione e l’ottenimento del visto di conformità da parte delle imprese, che obbliga i professionisti a sottoscrivere una polizza assicurativa capiente ed a richiedere, se non già effettuata, la propria iscrizione negli appositi elenchi tenuti dalle Direzioni Regionali delle Entrate.
A decorrere dal 2010, per effetto del D.L. n. 78/2009, convertito in legge n. 102/2009, per la compensazione dei crediti Iva superiori a 15 mila euro, scatta, infatti, l’obbligo di apposizione del visto di conformità in dichiarazione, per cui i professionisti devono cominciare ad attivarsi al fine di potere offrire ai propri clienti tale neo adempimento.
Il visto di conformità è stato regolato dal D.M. n. 164/1999 e consiste in una verifica di regolarità, di tipo formale, delle dichiarazioni che potrà essere rilasciato da iscritti nell’albo dei Dottori commercialisti ed esperti contabili, dai Consulenti del lavoro, dai responsabili dei centri di assistenza fiscale e dagli iscritti nei ruoli degli esperti tenuti dalle camere di commercio, ovvero dai soggetti incaricati al controllo contabile, mediante sottoscrizione della dichiarazione.
I professionisti debbono effettuare una specifica comunicazione (istanza) alla Direzione regionale delle entrate (Dre) competente per territorio che procederà alla verifica della sussistenza di tuffi i requisiti richiesti e ad iscrivere il professionista nell’elenco informatico, allegando tutta la documentazione richiesta; non devono ripresentare la domanda coloro che hanno già presentato detta istanza e risultano iscritti.
L’art. 22, del decreto n. 164/1999, dispone l’obbligo, per il professionista, di stipulare una polizza assicurativa per la responsabilità civile, anche ulteriore rispetto a quella già in possesso, a copertura degli eventuali danni cagionati da errori nel rilascio del visto di conformità, il cui massimale deve essere proporzionato al numero dei contribuenti serviti e non inferiore, comunque, ad euro 1.032.913,80.
La copertura non deve contenere franchigie o scoperti, fatti salvi alcuni casi particolari e la polizza deve prevedere il risarcimento del danno denunciato nei cinque anni successivi alla scadenza del contratto, nonché un’autonoma copertura assicurativa non inferiore all’importo indicato.
Dopo la sottoscrizione o integrazione della polizza assicurativa, il professionista dovrà presentare, alla competente direzione regionale delle entrate, ai sensi del citato articolo 21, D.M. n. 164 del 1999, una preventiva domanda in carta libera allegando, alla stessa, la copia della citata polizza assicurativa, la dichiarazione relativa all’insussistenza di provvedimenti di sospensione dell’ordine di appartenenza, nonché la dichiarazione concernente la sussistenza dei requisiti indicati alle lettere a), b), c) e d), del comma 1, dell’ari. 8 del medesimo decreto.
Infine, nel caso un’associazione professionale, di cui alla lettera c), comma 3, dell’art. 5, del Tuir, l’istanza dovrà contenere, oltre all’indicazione dei singoli dati di ogni professionista partecipante anche i dati della medesima associazione.
L’Inps, con il messaggio n. 21394/2009, ha informato che le pensioni di vecchiaia liquidate nel sistema contributivo sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente dal 1° gennaio 2009.
Con la circolare n. 108/2008 l’istituto previdenziale aveva fornito istruzioni sull’abolizione dei limiti al cumulo delle pensioni con i redditi da lavoro, disposta, a partire dal 1° gennaio 2009, dall’art. 19 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito in legge 6 agosto 2008, n. 133.
Nella suddetta circolare veniva fatta riserva di indicazioni sul regime di cumulo da applicare alle pensioni di vecchiaia liquidate nel sistema contributivo senza i requisiti previsti dall’art. 1, commi 6 e 7 della legge 23 agosto 2004, n° 243 nel testo novellato dalla legge 24 dicembre 2007, n. 247.
La riserva era riferiva alle pensioni conseguite con decorrenza precedente al 1° gennaio 2008 con i requisiti di età e anzianità in vigore fino alla predetta data, nonché alle pensioni conseguite dal 1° gennaio 2008, ma con requisiti meno stringenti rispetto a quelli fissati dalla legge n. 243 del 2004 per l’operare della salvaguardia prevista dall’art. 1, comma 3, del medesimo provvedimento.
Adesso, l’Inps, sciogliendo detta riserva, ha fornito le seguenti istruzioni.
Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, sentito il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha ritenuto che l’abolizione del divieto di cumulo previsto dall’art. 19 in esame debba estendersi anche alla predetta fattispecie.
Per conseguenza ha integrato il messaggio n. 16380 del 20 luglio 2009, p. 7, nel senso che i titolari delle pensioni di vecchiaia liquidate nel sistema contributivo sono esclusi dall’obbligo di dichiarare i redditi da lavoro autonomo a preventivo per l’anno 2009.
Nel provvedimento, le modifiche alla disciplina relativa all’emersione delle attività detenute all’estero
Convertito in legge, con 270 voti favorevoli, 250 contrari e 2 astenuti, il D.L. n. 103/2009 con le disposizioni correttive del D.L. “anticrisi”.
Si è così concluso a Montecitorio l’iter parlamentare del provvedimento, che contiene, tra l’altro, le variazioni allo “scudo fiscale” (art. 13-bis del D.L. n. 78/2009).
Il termine per aderire all’emersione, quindi per la presentazione della dichiarazione riservata, è stato anticipato dal 15 aprile 2010 al 15 dicembre 2009.
Inoltre, il D.L. n. 103, convertito in legge, dispone che la previsione secondo cui il rimpatrio o la regolarizzazione non possono costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in ogni sede amministrativa o giudiziaria, non opera per i procedimenti in corso al 5 agosto 2008, data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 7872009.
A tal fine, viene specificato che la sede giudiziaria nella quale i dati e le informazioni fornite ai fini dell’emersione non possono essere utilizzate a sfavore del contribuente è quella civile, amministrativa e tributaria.
Riguardo gli effetti penali, l’emersione, oltre a quelli di infedele e omessa dichiarazione, estingue anche altri reati:
Dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti o mediante l’utilizzo di altri artifici contabili, occultazione o distruzione di documenti, falso in bilanci”.
Tra le altre novità, figura l’ampliamento dell’ambito soggettivo dello “scudo”: possono accedere all’emersione anche i soggetti che detengono partecipazioni di controllo o di collegamento in società estere (artt. 167 e 168 del Tuir).
È soggetta a Iva la cessione del diritto allo sfruttamento economico della propria immagine da parte di un artista che, in cambio, non percepisce un compenso in denaro ma la stipula di un’assicurazione vita a seguito della quale riceverà un vitalizio.
Ai fini delle imposte sui redditi, anche se l’operazione non é direttamente connessa all’attività abituale del professionista, il premio assicurativo è ugualmente tassabile come reddito da lavoro autonomo.
La rendita vitalizia, infine, avendo funzione previdenziale, rappresenta, ai fini fiscali, reddito di capitale ed è sottoposta a imposta sostitutiva.
Sono questi i punti chiariti dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 255/E del 02.10.2009 scaturita da dei quesiti posti da un contribuente che deve cedere ad una società l’utilizzo della sua immagine, della sua voce e del suo nome.
Il professionista, invece di soldi, preferisce garantirsi un futuro economicamente tranquillo, chiedendo all’acquirente come compenso un’assicurazione vita, in base alla quale riceverà, dal quinto anno dalla stipula, una rendita vitalizia annuale o distribuita per un periodo superiore a 15 anni.
Ai fini Iva, la cessione descritta nell’interpello è una permuta e rientra nell’ipotesi prevista dall’art. 11 del Dpr 633/1972 “Le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate in corrispettivo di altre cessioni di beni o prestazioni di servizi, o per estinguere precedenti obbligazioni, sono soggette all’imposta separatamente da quelle in corrispondenza delle quali sono effettuate”.
Poiché il contribuente è un soggetto passivo Iva, infatti, svolge abitualmente attività artistica, le sue prestazioni scontano l’Iva (art. 5, Dpr 633/1972).
Per conseguenza, essendo la transazione effettuata direttamente riconducibile alla sua professione, anch’essa dovrà essere assoggettata a Iva.
Riguardo il presupposto oggettivo, l’accordo economico raggiunto è assimilabile ad una prestazione di servizi relativa alla concessione di beni o di diritti similari al diritto d’autore (articolo 3, n. 2, Dpr 633/1972).
In merito al calcolo dell’Iva da pagare, nel caso mancasse un valore normale di mercato a cui riferirsi, va effettuato sull’intera somma versata dalla società per il premio assicurativo.
Il tipo di cessione effettuata dal contribuente rileva ai fini dell’imposta sul reddito, in due fasi.
I premi versati dall’acquirente alla società assicurativa sono in pratica compensi e costituiscono reddito da lavoro autonomo, perché strettamente connessi all’attività e al ruolo che l’istante occupa nel mondo dello spettacolo, anche se non direttamente legati a una sua specifica prestazione artistica.
Anche la rendita vitalizia che il contribuente percepirà in futuro dovrà essere sottoposta a Irpef senza che ciò generi una doppia imposizione.
Le due fattispecie, infatti, si fondano su presupposti differenti.
A sostegno di questa tesi, l’Agenzia ha riportato il parere n. 30/2005 del Comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusive e la sentenza n. 10801/2007 della Corte di cassazione.
In particolare, il Comitato, a proposito di una cessione d’azienda per la quale veniva corrisposta una rendita vitalizia ha precisato che “non vi è duplicazione se un soggetto cede un bene, realizzando una plusvalenza tassata ed impiega il ricavato stipulando un contratto costitutivo di rendita.
Posta la premessa della tassabilità del corrispettivo imputabile alla plusvalenza, viene meno nell’operazione prospettata il risparmio d’imposta che la renderebbe elusiva”.
In sostanza, l’artista riceve corrispettivi sotto forma di premio assicurativo tassabili come redditi di lavoro autonomo che, impiegati successivamente per la costituzione di una rendita vitalizia, sganciata dal precedente tipo di rapporto, costituiranno un’altra tipologia reddituale.
Infine, è stato chiarito che la rendita vitalizia, avendo funzione previdenziale, non va considerata reddito di lavoro dipendente, ma di capitale ed è quindi soggetta a imposta sostitutiva.
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 256/E del 02.10.2009 ha esaminato il caso dell’operazione elusiva che non risponde a strategie riorganizzative, ma è volta a surrogare la più onerosa vendita di ramo d’azienda.
Come è noto, un’operazione di scissione aziendale gode dei vantaggi tributari previsti dal sistema soltanto se alla base dell’operazione esistono valide ragioni economiche.
Infatti, in mancanza di un concreto progetto imprenditoriale, che dia maggiore impulso all’attività, l’Amministrazione finanziaria può disconoscere i benefici fiscali e attribuire alla scissione il carattere dell’elusività.
Nel caso di specie, di fronte a un’ipotesi di scissione totale proporzionale di una Snc, che fabbrica e vende mobili e articoli di arredamento, in due società che avranno “in consegna”, rispettivamente, una il ramo operativo, l’altra lo stabilimento dove si svolge l’attività produttiva, con il dichiarato intento di vendere successivamente le partecipazioni relative al complesso aziendale detenute da parte dei soci persone fisiche, secondo l’Agenzia delle Entrate, si è in presenza di un disegno elusivo.
Da tale situazione le Entrate hanno rilevato che non traspare, nell’intenzione dei soci, alcuna strategia imprenditoriale che possa giustificare la scissione, se non accedere al più favorevole regime fiscale dei capital gain (art. 68, comma 3, del Tuir), in luogo alla tassazione ordinaria della cessione d’azienda, o di un suo ramo, da parte di soci persone fisiche (art. 86, comma 2, del Tuir).
La natura “sospetta” dell’operazione ha poi trovato conferma nel fatto che tutta l’operazione sembra soltanto il primo “capitolo” di un progetto più ampio e cioè la creazione di una società – quella che accoglierà il complesso aziendale – “contenitore” dalla quale fuoriusciranno le partecipazioni in essa detenute dai soci, sempre e soltanto per ottenere una tassazione più leggera.
Portando in tal modo si assiste ad un indebito risparmio d’imposta non consentito dal fisco.
– Il condono per IRPEF non blocca l’accertamento ai fini IVA
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21021 del 30.09.2009, accogliendo il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, ha stabilito che gli accertamenti effettuati nei confronti di un contribuente che abbia beneficiato di un condono ai fini IRPEF, sono sufficienti per legittimare la riscossione anche dell’IVA.
Secondo i giudici supremi, il valore accertato dall’Amministrazione finanziaria ai fini applicativi dell’IRPEF vincola la stessa anche in riferimento all’applicazione di altri tributi (nel caso di specie l’IVA), senza che assuma alcuna rilevanza il fatto che per la prima imposta il contribuente abbia usufruito del condono fiscale.
Ciò poiché gli effetti della sanatoria fiscale sono circoscritti all’ambito esclusivo dell’imposta per cui è stato richiesto il condono.
– Scudo fiscale ter: chiarimenti dell’Amministrazione finanziaria
Nel corso di un convegno organizzato sulla manovra anticrisi, l’Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori chiarimenti sullo scudo fiscale precisando che:
– l’intermediario deve effettuare le segnalazioni antiriciclaggio qualora ritenga che le attività rimpatriate/regolarizzate derivino da illeciti diversi dall’evasione fiscale;
– in caso di accertamenti fiscali, il contribuente (che ha aderito alla sanatoria fiscale) deve informare subito gli organi di controllo che intende avvalersi della copertura dello scudo fiscale.
L’amministrazione finanziaria ha, inoltre, precisato che la preclusione alla sanatoria per i contribuenti che hanno ricevuto dei questionari da parte degli organi accertatori dipende dalla tipologia degli stessi e che non rilevano i questionari ricevuti relativi agli studi di settore o simili.
– Contributo dovuto al Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili per l’anno 2010
Il Consiglio Nazionale, nella seduta del 30.09.2009, ha deliberato di confermare in € 180,00 la quota di contribuzione dovuta, per l’anno 2010, da tutti gli iscritti all’Albo ed all’Elenco speciale, delegandone la riscossione agli ordini territoriali competenti.
Sono interessati gli Ordini locali che curano la riscossione della quota di contribuzione di cui sopra su delega del Consiglio Nazionale.
Il contributo dovuto per l’anno 2010, sarà determinato presuntivamente sulla base del numero degli iscritti al 31.12.2009, salvo conguaglio da determinarsi sulla base degli iscritti al 31.12.2010.
Le scadenze per il versamento dei contributi dovuti sono fissate in due rate di uguale importo corrispondersi nei termini seguenti:
– prima rata entro il 15 maggio 2010;
– la seconda rata entro il 15 luglio 2010.
(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, nota informativa n. 59/09 del 01.10.2009, prot. 7700 del 02.10.2009)

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