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Timestamp: 2020-04-03 01:33:12+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12352 del 17/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12352 del 17/05/2017
Cassazione civile, sez. lav., 17/05/2017, (ud. 18/01/2017, dep.17/05/2017), n. 12352
sul ricorso 22579/2015 proposto da:
COOPERATIVA SOCIALE IL GELSO ONLUS, C.F. (OMISSIS), in persona del
ROMA, VIALE XXI APRILE 11, presso lo studio dell’avvocato CORRADO
MORRONE, rappresentato e difeso dall’avvocato ORESTE VIA, giusta
F.L., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA F.
CESI 21, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO BILOTTA,
rappresentato e difeso dagli avvocati FRANCESCO LEPERA, GIUSEPPE
LEPERA, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 735/2015 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
depositata il 17/07/2015 R.G.N. 1366/2014;
18/01/2017 dal Consigliere Dott. FEDERICO BALESTRIERI;
udito l’Avvocato CORRADO MORRONE per delega verbale Avvocato ORESTE
FRESA Mario, che ha concluso per l’accoglimento del secondo motivo
del ricorso, rigetto del primo motivo, assorbiti gli altri.
Con ricorso al Tribunale di Cosenza, depositato il 20.10.12, F.L. chiedeva accertarsi la illegittimità del licenziamento individuale irrogatogli per motivi disciplinari, con condanna del datore di lavoro alla riassunzione o al risarcimento L. n. 604 del 1966, ex art. 8.
Deduceva a sostegno che aveva lavorato con mansioni di educatore addetto alla vendita presso la Cooperativa Sociale Il Gelso Onlus dal 10.4.06 fino al 21.1.12, data in cui era stato licenziato a seguito di procedimento disciplinare, con il quale gli erano state contestate le assenze ingiustificate per i giorni dal 20 al 24.10.11, e per il giorno 11.11.11, le prime perchè il medico di controllo Inps aveva accertata la idoneità alla ripresa del lavoro dal 20.10.11 e la seconda per essere stata giustificata solo a mezzo di comunicazione telefonica.
Si costituiva la Cooperativa deducendo in via preliminare il mancato rispetto dei termini di decadenza per l’impugnazione del licenziamento di cui alla L. n. 183 del 2010, e nel merito la legittimità formale e sostanziale del licenziamento irrogato.
Il Tribunale dichiarava inammissibile la domanda relativa alla dedotta illegittimità del licenziamento, per essere stata inoltrata oltre i termine di decadenza di cui alla L. n. 604 del 1966, art. 6, come modificato dalla L. n. 183 del 2010. Avverso tale sentenza proponeva appello il lavoratore, eccependo l’erronea applicazione alla fattispecie della L. n. 183 del 2010, art. 32 per la proroga di cui alla L. 26.2.2011 n. 10, per essere stato il licenziamento irrogato con lettera raccomandata spedita il 29.12.11.
Riteneva comunque errata l’interpretazione della norma nella parte in cui aveva ritenuto il termine di decadenza di 270 giorni (applicabile nella specie ratione temporis) come decorrente dalla data di effettiva impugnazione stragiudiziale anzichè dal termine finale di 60 giorni posto per l’impugnativa stragiudiziale.
Si costituiva l’appellata che eccepiva la inammissibilità del ricorso in appello ex art. 342 c.p.c., e nel merito la correttezza delle valutazione dei primo giudicante in punto di decadenza.
1.- In base al principio della “ragione più liquida” (su cui cfr., da ultimo, Cass. n. 17214/16, Cass. n. 12002/14, secondo cui il principio consente di sostituire il profilo di evidenza a quello dell’ordine delle questioni da trattare, di cui all’art. 276 c.p.c., in una prospettiva aderente alle esigenze di economia processuale e di celerità del giudizio, costituzionalizzata dall’art. 111 Cost., con la conseguenza che la causa può essere decisa sulla base della questione ritenuta di più agevole soluzione – anche se logicamente subordinata – senza che sia necessario esaminare previamente le altre), converrà esaminare dapprima il secondo motivo di ricorso, con cui la ricorrente denuncia la violazione della L. n. 604 del 1966, art. 6, come modificato dalla L. n. 183 del 2010, art. 32.
Lamenta che la sentenza impugnata ritenne di dover calcolare il nuovo termine (nella specie, ratione temporis, pari a 270 giorni) di decadenza dall’impugnazione del licenziamento non dal momento della effettiva proposizione dell’impugnazione stragiudiziale del recesso, bensì dallo spirare del 60 giorno previsto in via generale per tale impugnazione dalla L. n. 604 del 1966, art. 6, comma 1.
La L. n. 604 del 1966, art. 6, comma 1, (in parte qua confermato dall’art.32, comma 1, L. n. 183/10) stabilisce che “il licenziamento deve essere impugnato entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione (in forma scritta)”. L’art. 6, comma 2, novellato, stabilisce poi che l’impugnazione non è efficace se non è seguita, entro il successivo termine di 180 giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale…”.
Questa Corte ha già avuto occasione di evidenziare che nulla autorizza a ritenere che tale secondo termine di decadenza, oggettivamente congruo (tanto più nella specie in cui era ancora applicabile quello di 270 giorni, poi ridotto a 180 dalla L. n. 92 del 1912), e diretto ad una maggiore certezza dei rapporti giuridici tra lavoratore e datore di lavoro, debba in ogni caso decorrere dalla scadenza del 60°giorno dalla comunicazione del licenziamento, ed in particolare anche laddove il lavoratore abbia provveduto, liberamente, ad impugnare il recesso con maggiore tempestività senza attendere il 60 giorno dalla comunicazione del recesso. Nè è ammissibile l’esistenza di un doppio termine (in contrasto con le esigenze di certezza di cui sopra) per il deposito del ricorso giudiziario; nè è ravvisabile alcun trattamento deteriore per chi abbia impugnato (stragiudizialmente) il licenziamento prima del lavoratore che abbia atteso il 60 giorno. Per entrambi è necessario depositare il ricorso giudiziario entro 180 (o, se ancora applicabile, come nella specie, 270) giorni dall’impugnativa stragiudiziale del licenziamento, che ciascun lavoratore può valutare quando proporre (Cass. n. 19710/16).
Alla luce di tale orientamento, cui si intende dare continuità, deve rilevarsi l’intervenuta decadenza dall’impugnativa del licenziamento de quo, essendo esso stato intimato il 21.1.12 (e ricevuto il 29.12.11, come accertato dal Tribunale), l’impugnativa stragiudiziale essendo avvenuta il 9.1.12 (cfr. Cass. n. 20068/15, secondo cui rileva l’invio e non la ricezione dell’atto) ed il ricorso giudiziario essendo stato depositato solo il 20.10.12.
La Corte accoglie il secondo motivo del ricorso e dichiara assorbiti gli altri. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di impugnativa del licenziamento proposta dal F..
Compensa le spese di lite afferenti la fase di merito e condanna il F. al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 200,00 per esborsi, Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e c.p.a..

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 8
 art. 6
 sentenza 
 art. 32
 art. 342
 Cass. 
 Cass. 
 art. 6
 art. 32
 sentenza 
 art. 6
 art. 6
 Cass. 
 sentenza