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Timestamp: 2020-08-15 14:22:34+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23881 del 11/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23881 del 11/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 11/10/2017, (ud. 06/09/2017, dep.11/10/2017), n. 23881
sul ricorso 9314-2014 proposto da:
M.M. elettivamente domiciliata in ROMA, via DI PIETRALATA
n. 320, presso lo studio dell’avvocato GIGLIOLA MAZZA RICCI,
avverso la sentenza n. 1114/2013 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
che con la sentenza impugnata la Corte di appello di L’Aquila ha accolto, limitatamente alla misura delle differenze retributive dovute, da commisurare sulla base del calcolo dell’anzianità di servizio maturata in costanza dei rapporti di lavoro a termine allo stesso modo di quella riconosciuta, in relazione ai medesimi periodi, al corrispondente personale di ruolo, l’appello proposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nei confronti di M.M., confermando nel resto la decisione di primo grado che, per quanto in questa sede interessa, aveva dichiarato il diritto della predetta, dipendente non di ruolo, incaricata di supplenze in forza di consecutivi contratti a tempo determinato, alla progressione stipendiale in relazione al servizio prestato in forza di tali contratti;
che la M. ha resistito con controricorso, proponendo a sua volta ricorso incidentale, illustrato mediante memorie;
che con l’unico articolato motivo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 6, del D.L. n. 70 del 2011, art. 9, comma 18, come convertito dalla L. n. 106 del 2011, della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, art. 526, nonchè della direttiva 99/70/CE in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Assume che: – i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368del 2001; – il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla supplenza e alla stipula di contratti a termine del personale scolastico trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa;
che con ricorso incidentale la M. deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2938 c.c., e dell’art. 112 c.p.c. e omessa e insufficiente motivazione con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 5, rilevando che la Corte aveva accolto l’eccezione di prescrizione sollevata dal MIUR per la prima volta nel giudizio d’appello senza indicare da quali elementi aveva dedotto che l’eccezione era stata tempestivamente prodotta;
che, per un verso, infatti, difetta l’interesse a impugnare, poichè dal dispositivo e dal tenore complessivo della sentenza non è dato evincere in alcun modo che l’eccezione di prescrizione sia stata accolta (non è riferibile alla prescrizione la limitazione posta dalla Corte nel computo delle differenze retributive: “da effettuarsi considerando l’anzianità di servizio maturata… allo stesso modo di quella riconosciuta, in relazione ai medesimi periodi, al corrispondente personale di ruolo”);
che, per altro verso, il ricorso difetta di autosufficienza in ragione della omessa indicazione riguardo ai tempi e i modi della formulazione dell’eccezione di prescrizione, nonchè degli elementi posti a fondamento della deduzione relativa al suo presunto accoglimento;
che la reciproca soccombenza giustifica la compensazione delle spese del giudizio di legittimità;
che non può trovare applicazione nei confronti delle amministrazioni dello Stato D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dal L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, atteso che le stesse, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. n. 1778/2016).
rigetta il ricorso principale. Dichiara inammissibile l’incidentale. Spese compensate.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art. 9
 art. 4
 art. 526
 sentenza 
 art. 13
 art. 1
 Cass. 
 art. 13
 art. 13