Source: http://bologna.sentenze.ilcaso.it/codice_civile/2935
Timestamp: 2020-02-23 01:21:02+00:00

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I. La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere.
Azione revocatoria fallimentare - Prescrizione - Art. 2935 c.c. - Decorrenza - Delimitazione del periodo sospetto - Esclusione.
Prescrizione - Decorrenza - Impedimenti soggettivi e ostacoli di fatto - Idoneità ad impedire la decorrenza della prescrizione - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
L'impossibilità di far valere il diritto, quale fatto impeditivo della decorrenza della prescrizione ex art. 2935 c.c., è solo quella che deriva da cause giuridiche che ne ostacolino l'esercizio e non comprende anche gli impedimenti soggettivi o gli ostacoli di mero fatto, in relazione ai quali il successivo art. 2941 c.c. prevede solo specifiche e tassative ipotesi di sospensione della prescrizione, tra le quali, salva l'ipotesi di occultamento doloso del debito, non rientra l'ignoranza da parte del titolare del fatto generatore del suo diritto, né il dubbio soggettivo sull'esistenza di tale diritto o il ritardo indotto dalla necessità del suo accertamento. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto irrilevante, ai fini del decorso della prescrizione per l'azione di annullamento del licenziamento illegittimo, la dedotta impossibilità per il lavoratore di acquisire la documentazione a tal fine necessaria, se non all'esito del procedimento penale promosso nei suoi confronti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 11 Settembre 2018, n. 22072. Segue...
Quando l’avvenuta stipulazione del contratto di apertura di credito non sia in contestazione, la natura ripristinatoria delle rimesse è presunta: spetta, dunque, alla banca che eccepisce la prescrizione di allegare e di provare quali sono le rimesse che hanno invece avuto natura solutoria (cfr. Cass. n. 4518/014); con la conseguenza che, a fronte della formulazione generica dell’eccezione, indistintamente riferita a tutti i versamenti intervenuti sul conto in data anteriore al decennio decorre a ritroso dalla data di proposizione della domanda, il giudice non può supplire all’omesso assolvimento di tali oneri, individuando d’ufficio i versamenti solutori. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 Settembre 2017. Segue...
Società – Azione di responsabilità – Bilancio non veritiero – Onere della prova – Nesso di causalità – Situazione patrimoniale effettiva conoscibile aliunde.
Se è vero che il bilancio non veritiero può essere fonte di responsabilità sia verso i soci sia verso i terzi in buona fede, tratti in inganno dai dati e dalle risultanze di esso, ove raffiguranti una falsa immagine della situazione economico e patrimoniale della società, tuttavia, chi si duole della falsità di tali dati e risultanze è tenuto ad allegare, e poi a dimostrare, anche l'idoneità dei medesimi a trarre in inganno la sua fiducia: onde è tenuto a fornire la dimostrazione del nesso causale fra l'illecito amministrativo-contabile degli amministratori ed il danno patito in modo diretto ed in conseguenza dell'illecito commesso.
Così, in ipotesi di bilancio contenente indicazioni inveritiere, che si assumano avere causato l'affidamento del terzo circa la solidità economico-finanziaria della società e la decisione del medesimo di porre in essere una determinata attività negoziale, il terzo che agisca per il risarcimento del danno avverso l'amministratore che abbia concorso alla formazione del bilancio asseritamente falso è onerato di provare non soltanto tale falsità, ma anche, mediante qualsiasi mezzo di prova, il nesso causale tra il dato falso e la propria determinazione di concludere il contratto da cui sia derivato un danno.
Peraltro, per affermare la responsabilità degli amministratori e dei sindaci, è pur sempre necessario che il socio o il terzo non fossero in grado, utilizzando la ordinaria diligenza, di conoscere le effettive condizioni patrimoniali ed economiche della società al momento della sottoscrizione dell'aumento di capitale o dell'acquisto delle azioni. Deve, infatti, ritenersi che, pur in presenza di bilanci che non rappresentino correttamente la effettiva situazione patrimoniale della società, sia esclusa una responsabilità risarcitoria degli amministratori ove la situazione patrimoniale effettiva fosse facilmente conoscibile aliunde; in tale caso, infatti, viene meno il necessario nesso di causalità tra la condotta colposa degli amministratori e il pregiudizio patito dal socio o dal terzo.
Questi, dunque, non avranno accesso alla tutela risarcitoria qualora siano addivenuti alla conclusione del negozio di sottoscrizione o di acquisto delle azioni senza usare la diligenza minima necessaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 16 Maggio 2017. Segue...
Prescrizione e decadenza – Società e Consorzi – Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci promossa dal terzo – Decorrenza del termine – Percepibilità del danno.
L’azione promossa a norma dell’art. art 2395 c.c. nei confronti degli amministratori e dei sindaci impone di collocare il dies a quo della prescrizione quinquennale nel giorno in cui il danno derivato dall’errore commesso è stato percepibile all’esterno secondo la ordinaria diligenza. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 15 Febbraio 2016. Segue...
Riconoscimento del figlio – Omesso riconoscimento – Azione di regresso per le spese sostenute fin dalla nascita – Prescrizione (art. 2935 c.c.).
In materia di mancato riconoscimento del figlio, l’obbligo del mantenimento sorge comunque per il solo fatto della nascita e non anche per l’accertamento giudiziale dello status di genitore. Le relative azioni, dunque, possono essere proposte verso colui che ha omesso il riconoscimento, a prescindere da una decisione che ne accerti la paternità: questione che, peraltro, può essere oggetto di accertamento incidentale. Ne consegue che la prescrizione dell’azione di regresso decorre da ogni singola spesa effettuata. Il termine è senz’altro quello decennale, non vertendosi in materia di alimenti, ma di regresso in materia di obbligazioni solidali. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 07 Marzo 2014. Segue...
Riconoscimento del figlio – Omesso riconoscimento – Danno da mancato riconoscimento – Prescrizione.
Le conseguenze dell’illecito cd. “endofamiliare” da mancato riconoscimento, ormai ampiamente riconosciuto da dottrina e giurisprudenza (v. Cass. n. 5652 del 2012 ), si articolano nel danno derivante da violazione dell’obbligo di mantenimento, connesso alla perdita di chances conseguenti, ad esempio, al mancato conseguimento della posizione sociale confacente a quella del padre biologico, ed in quello derivante dalla violazione degli altri doveri genitoriali, in particolare il
diritto a ricevere cura, educazione, protezione, da entrambi i genitori. Anche in ordine a tale domanda il convenuto eccepisce l’intervenuta prescrizione. Deve ritenersi che per l’azionabilità del diritto al risarcimento del danno da violazione dei doveri genitoriali non sia necessaria la sussistenza di una sentenza sullo status passata in giudicato. Quanto al danno patrimoniale, il termine deve esser individuato nel momento in cui il figlio raggiunge l’indipendenza economica, in quanto in quel momento cessa il dovere del genitore di contribuire al suo mantenimento. Quanto agli altri datti, al di là dei compiti strettamente educativi, i doveri giuridici di solidarietà, protezione e cura permangono fino a che il figlio non sia in grado di conseguire una completa autonomia anche psicologica che verosimilmente, nella maggior parte dei casi, coincide con il raggiungimento dell’autonomia economica e, quindi, con il momento in cui cessa l’obbligo di mantenimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 07 Marzo 2014. Segue...
Conto corrente bancario - Apertura di credito - Ripetizione degli indebiti pagamenti - Presupposti - Chiusura del conto - Presenza di pagamenti con effetto assolutorio..
Operazioni bancarie in conto corrente - Rimesse - Prescrizione - Interpretazione autentica dell'art. 2935 cod.civ. - Sterilizzazione delle poste contabili - Impossibilità..
La disposizione di cui all’art. 2, comma 61, della legge 26 febbraio 2011, n. 10 riguarda i diritti nascenti dalla singola “annotazione in conto”. Ove la suddetta disposizione venisse interpretata nel senso che essa impone di escludere la “messa in discussione delle annotazioni in conto” risalenti ad un periodo antecedente a quello corrispondente alla prescrizione ordinaria siffatta lettura determinerebbe la "cancellazione" delle poste contabili annotate in epoca antecedente il decennio il che equivarrebbe naturaliter ad una chiusura del conto (conseguentemente una semplice annotazione contabile, la prima dell’ ultimo decennio, assumerebbe la natura di credito per sorte capitale). Pertanto nei giudizi volti ad accertare il saldo effettivo del conto la sterilizzazione della poste annotate in epoca antecedente al decennio impedirebbe di distinguere la natura della prima annotazione successiva la quale assumerebbe, di per sé, la natura di credito per sorte capitale laddove essa potrebbe per contro (come accade normalmente) risultare costituita da una percentuale (di debito o di credito) a titolo di interessi. (Giuseppe Greco) (riproduzione riservata) Tribunale Cosenza, 06 Luglio 2011. Segue...
L'azione di risarcimento dei danni nei confronti del curatore del fallimento, derivante da fatti illeciti che non incidano sul patrimonio fallimentare, ma danneggino direttamente beni del fallito rimasti estranei alla procedura concorsuale, in quanto fondata sull'art. 2043 cod. civ. ed esercitabile anche dal fallito, si distingue dall'azione di responsabilità prevista dall'art. 38 della legge fall., ricollegabile invece alla violazione degli obblighi posti dalla legge a carico del curatore e spettante esclusivamente alla massa dei creditori; essa non è subordinata alla revoca dell'incarico ed alla presentazione del rendiconto, ma soggiace alla disciplina generale dell'azione aquiliana, anche in ordine al termine di prescrizione, il quale decorre dalla produzione del danno e non è soggetto a sospensione ai sensi dell'art. 2941 n. 6 cod. civ.: tale disposizione, infatti, riferendosi alle fattispecie di responsabilità nascente dall'amministrazione di patrimoni altrui, non è applicabile al rapporto in questione, non compreso nell'attivo fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2007, n. 16214. Segue...
In tema di fallimenti, l'azione di responsabilità contro il curatore revocato (azione che, a mente dell'art. 38 cpv. della legge fallimentare, "è proposta dal nuovo curatore, previa autorizzazione del giudice delegato") è soggetta all'ordinario termine di prescrizione decennale, in considerazione della natura del rapporto, del tutto equiparabile al mandato, e decorre a far data dal giorno della sostituzione del curatore infedele, a nulla rilevando che l'illecito a lui addebitato risalga ad epoca notevolmente anteriore, potendo la prescrizione legittimamente decorrere soltanto "dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere", giusta disposto dell'art. 2935 cod. civ..(massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Aprile 2001, n. 5044. Segue...

References: Art. 2935
 art. 2935
 art. 2941
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