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Timestamp: 2018-12-19 08:09:52+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 12 aprile 2017, n. 9498 - Trattamento pensionistico integrativo in godimento denominato "zainetto" - Prestazione di capitale effettuata da un fondo di previdenza complementare per il personale di un istituto bancario, forfettariamente a saldo e stralcio, in favore di un ex dipendente, in forza di accordo transattivo - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 12 aprile 2017, n. 9498 – Trattamento pensionistico integrativo in godimento denominato “zainetto” – Prestazione di capitale effettuata da un fondo di previdenza complementare per il personale di un istituto bancario, forfettariamente a saldo e stralcio, in favore di un ex dipendente, in forza di accordo transattivo
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 12 aprile 2017, n. 9498
Tributi – IRPEF – Trattamento pensionistico integrativo in godimento denominato “zainetto” – Prestazione di capitale effettuata da un fondo di previdenza complementare per il personale di un istituto bancario, forfettariamente a saldo e stralcio, in favore di un ex dipendente, in forza di accordo transattivo – Tassazione – Reddito della stessa categoria della “pensione integrativa”
1. Con ricorso proposto innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Napoli T. S. impugnava il silenzio-rifiuto manifestato dall’Amministrazione finanziaria sull’istanza di rimborso delle trattenute operate ai fini IRPEF nell’anno 2005 con riferimento alle somme erogate dal fondo di previdenza complementare gestito dal Banco di Napoli in forza di un accordo transattivo intervenuto tra le parti con erogazione una tantum del capitale già accantonato, sostenendo che tale erogazione non poteva essere assoggetta a regime di tassazione IRPEF trattandosi di una fattispecie atipica, trasferita dal vecchio fondo del Banco di Napoli (FTP) al nuovo fondo (FPCPBN) nato nel 2001. La Commissione Tributaria Provinciale di Napoli accoglieva parzialmente il ricorso del contribuente ritenendo che la somma erogata dal Fondo dovesse scontare l’aliquota del 12,50%. L’agenzia delle entrate proponeva appello e la CTR della Campania lo rigettava.
2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione l’agenzia delle entrate svolgendo due motivi. Il contribuente non si è costituito in giudizio. Il pubblico ministero ha depositato conclusioni scritte a norma dell’art. 380 bis. 1 cod. proc. civ., a mezzo delle quali ha chiesto l’accoglimento del ricorso.
3. Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., in relazione agli artt. 16 e 17 del d.p.r. n. 917 del 1986.
Sostiene che il principio enunciato dalla Suprema Corte a Sezioni unite con la sentenza n. 13642/11 non è applicabile nella fattispecie poiché la somma erogata al contribuente non presuppone la esistenza di un capitale versato e dei suoi rendimenti, ma è costituito dalla liquidazione della pensione in godimento, per il che deve essere tassata a norma degli artt. 16 e ss. del TUIR trattandosi di pagamento connesso al rapporto di lavoro.
4. Con il secondo motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., in relazione agli artt. 41 e 42 del d.p.r. n. 917 del 1986. Sostiene che il trattamento fiscale previsto dall’art. 42 cit. è riservato alle sole forme previdenziali costituite mediante contratti di assicurazione sulla vita o di capitalizzazioni, ovvero alle forme di previdenza integrativa costituite in base a metodo contributivo. Nel caso in esame la somma corrisposta al contribuente costituisce, invece, reddito di lavoro dipendente poiché l’erogazione è avvenuta in dipendenza del rapporto di lavoro nel corso del quale è stato instaurato il rapporto di dipendenza integrativa da cui è derivata prima l’attribuzione del trattamento pensionistico aggiuntivo e poi, in sostituzione di questo, la concessione dell’indennità una tantum. Ne consegue che la somma erogata va considerata un vero e proprio trattamento previdenziale, da assoggettare a tassazione separata, ai sensi dell’art. 16, comma 1, lett. a) del TUIR (nel testo applicabile ratione temporis.
5. Osserva la Corte che entrambi i motivi di ricorso debbono essere trattati congiuntamente in quanto sottendono la medesima questione giuridica. Essi sono fondati. Invero, secondo l’indirizzo espresso dalla giurisprudenza della Corte di legittimità, la prestazione di capitale che il Fondo di previdenza complementare per il personale del Banco di Napoli effettui, forfettariamente a saldo e stralcio, in favore di un ex dipendente, in forza di accordo (sostanzialmente transattivo e comunque) risolutivo di ogni rapporto inerente al trattamento pensionistico integrativo in godimento (comunque denominato “zainetto”), costituisce, ai sensi dell’art. 6, comma 2, del TUIR, reddito della stessa categoria della “pensione integrativa”, cui il dipendente ha rinunciato e va, quindi, assoggettato al medesimo regime fiscale cui sarebbe stata sottoposta la predetta forma di pensione (Cass. n. 11156 del 2010, e n. 29614 del 2011). Pertanto tale erogazione in “unica soluzione” non può che essere soggetta a tassazione separata, ai sensi dell’originario art. 16, comma 1, del TUIR, trattandosi di somma che costituisce reddito da lavoro dipendente, come determinato dall’art. 48, (ora art. 51), comma 1, del TUIR, e non già reddito di capitale, invece definito dall’art. 42 (ora art. 45), non rilevando che la stessa sia versata “tempo dopo” la cessazione del rapporto di lavoro, essendo il pagamento comunque effettuato “in dipendenza” di tale evento conclusivo del rapporto (Cass. n. 568 del 2010). Né può far escludere la natura lavorativa del reddito la ricorrenza di circostanze del tutto neutre, quali la corresponsione anticipata “una tantum”, anziché con cadenza mensile, e l’intervento di un terzo pagatore (Fondo), in luogo del datore (Banco). Si tratta, infatti, di mere varianti accessorie delle modalità di erogazione della prestazione che non possono neutralizzare il nesso genetico con l’originario rapporto, unico rilevante ai fini fiscali a mente dell’art. 48 cit., che considera redditi di lavoro dipendente tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta. In realtà, con la liquidazione del cd. “zainetto”, l’ex dipendente del Banco di Napoli, pur potendo beneficiare della pensione integrativa mensile, che sarebbe stata assoggettata a tassazione secondo l’aliquota marginale, opta per l’estinzione anticipata di ogni pretesa con il pagamento in un’unica soluzione di una somma concordata ed accettata. Essa, dunque, non può che restare soggetta al medesimo tipo di prelievo fiscale previsto per il credito originario, secondo “il criterio della tassazione per equivalenza”. Nel contempo, il percettore consegue il beneficio dell’applicazione della più vantaggiosa aliquota ridotta prevista per la tassazione separata (Cass. n. 2921 del 2010). Il principio è stato recentemente affermato dalla Corte di legittimità con sentenza n. 1521 del 2/12/2017, secondo cui: ” In tema di IRPEF, la prestazione di capitale che un fondo di previdenza complementare per il personale di un istituto bancario (nella specie, il Fondo di Previdenza complementare per il Personale del Banco di Napoli) effettui, forfetariamente a saldo e stralcio, in favore di un ex dipendente, in forza di un accordo transattivo risolutivo di ogni rapporto inerente al trattamento pensionistico integrativo in godimento (cosiddetto “zainetto”), costituisce, ai sensi dell’art. 6, comma 2, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, reddito della stessa categoria della “pensione integrativa” cui il dipendente ha rinunciato e va, quindi, assoggettato al medesimo regime fiscale cui sarebbe stata sottoposta la predetta forma di pensione, rinvenendo la sua causa genetica nel rapporto di lavoro che ha determinato la nascita del trattamento. Ne consegue che l’erogazione di tale prestazione in unica soluzione, costituendo reddito da lavoro dipendente e non reddito da capitale, deve essere soggetta a tassazione separata ai sensi dell’art. 16, comma 1, del d.P.R. n. 917 del 1986, nel testo applicabile ratione temporis” ( conf. Cass. n. 13101 del 10.6.2014).
Il ricorso va, dunque, accolto e l’impugnata sentenza cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito, a norma dell’art. 384, comma 2, cod. proc. civ., e il ricorso originario del contribuente va rigettato. Le spese dell’intero giudizio si compensano in considerazione del consolidarsi del principio giurisprudenziale in epoca successiva alla proposizione del ricorso.
Accoglie il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, cassa la sentenza d’appello e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario del contribuente. Compensa le spese dell’intero giudizio.
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 31 gennaio 2017, n. 2422 – Rimborso IRPEF per mancato pagamento del TFR

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 16
 art. 51
 art. 45
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 Cass. 
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