Source: https://www.laleggepertutti.it/193935_separato-con-addebito-mi-spetta-la-reversibilita
Timestamp: 2019-01-22 13:38:43+00:00

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Separato con addebito: mi spetta la reversibilità?
Anche se non percepisce gli alimenti e in stato di bisogno il coniuge colpevole della separazione ha diritto alla pensione ai superstiti.
Si è sempre saputo che, per poter ottenere la pensione di reversibilità del coniuge separato, morto prima del divorzio, sia necessario non aver subìto l’addebito o, in caso contrario, trovarsi in condizioni di bisogno tali da non aver di che vivere. Ebbene, la Cassazione ci ha ripensato. O meglio, ha chiarito in modo più preciso quella che è l’esatta interpretazione della legge e della sentenza della Corte costituzionale che, in passato, ha ridisegnato l’istituto della cosiddetta pensione ai superstiti. Se allora ti stai chiedendo se ti spetta la reversibilità nonostante tu sia separato con addebito in questo articolo ti chiariremo lo “stato dell’arte” attuale, qual è cioè l’orientamento sposato dai giudici della Cassazione e come muoversi, pertanto, per ottenere la pensione dell’ex coniuge.
2 In caso di separazione spetta la reversibilità?
3 In caso di separazione con addebito spetta la reversibilità?
Partiamo dall’abc: cos’è la pensione di reversibilità? La pensione di reversibilità è un contributo che viene versato dall’Inps ai familiari del pensionato deceduto quando già percepiva la pensione (di vecchiaia, anzianità ora anticipata, inabilità e invalidità) o proprio nel mese in cui ha presentato la domanda di pensione di inabilità o ancora nel corso del mese di perfezionamento dei requisiti. Si distingue dalla pensione indiretta che è invece quella che spetta ai superstiti del lavoratore che, al momento del decesso, no percepiva ancora la pensione, ma ne aveva maturato i requisiti.
Tra i vari soggetti che hanno diritto alla reversibilità (figli, nipoti, genitori, fratelli e sorelle), c’è certamente il coniuge, anche quello non convivente e «non a carico».
In caso di separazione spetta la reversibilità?
La separazione non scioglie il matrimonio; è una sorta di “sospensione”. Gli effetti civili del matrimonio cessano soltanto con il divorzio. Con la separazione vengono meno solo alcuni vincoli, come quello di fedeltà, assistenza reciproca e coabitazione. Rimane l’obbligo di contribuzione e gli obblighi successori (se uno dei due muore, l’altro gli è erede come se fosse ancora regolarmente sposato). Dunque, se una coppia si separa e uno dei due, prima del divorzio, decede, l’altro ha diritto a percepire la pensione di reversibilità. Gli spetta anche senza dover essere necessariamente a suo carico.
In caso di separazione con addebito spetta la reversibilità?
Veniamo al caso discusso dalla Cassazione. Se un coniuge si separa dall’altro per propria colpa, ad esempio perché lo ha tradito o se n’è andato di casa o è stato violento/a, ha diritto a percepire la reversibilità dell’altro? Si è detto, fino alla sentenza di qualche giorno fa, che non ne aveva diritto a meno che si trovasse in condizioni di effettivo bisogno (situazione in forza della quale spettano i cosiddetti «alimenti»). La Suprema Corte ha sconfessato questa interpretazione e ha invece detto che l’assegno di reversibilità spetta sempre al coniuge separato, sia che questi abbia subito l’addebito sia che non. E ciò perché la funzione di tale assegno è proprio quella di prevenire (e non andare a risolvere quanto già conclamata) una situazione di difficoltà economica.
L’istituto della reversibilità è stato in parte modificato da una sentenza della Corte Costituzionale del 1987 [2]. La Consulta ha chiarito che anche al coniuge separato con addebito spetta l’assegno ai superstiti. Egli infatti è equiparato, in tutto e per tutto, al coniuge superstite (separato o non). Dunque non è più possibile negare, al coniuge cui è addebitata la separazione, una tutela che assicuri la continuità dei mezzi di sostentamento che il defunto coniuge – se fosse stato in vita – sarebbe stato tenuto a fornirgli. La Corte Costituzionale ha di fatto equiparato la separazione con addebito a quella senza, senza però subordinare ciò ad altre condizioni come lo «stato di bisogno» del coniuge superstite.
Risultato: il coniuge ha diritto alla pensione di reversibilità anche se, nel momento in cui l’ex è morto, era separato con addebito e non percepiva l’assegno di mantenimento. In base alla giurisprudenza costituzionale, infatti, non può esserci disparità di trattamento per il coniuge in ragione del titolo della separazione.
La ratio della tutela previdenziale, d’altronde, è porre il coniuge superstite al riparo del rischio di uno stato di bisogno, senza dunque che questa condizione diventi un concreto presupposto per il trattamento economico. La legge peraltro non impone neanche, ai fini della tutela previdenziale, che il coniuge superstite viva a carico del de cuius al momento della morte.
Leggi anche All’ex coniuge spetta la pensione di reversibilità?
[1] Cass. sent. n. 2606/18.
[2] C. Cost. sent. n. 286/1987
Corte di Cassazione, sez. II Penale, ordinanza 15 novembre 2017 – 2 febbraio 2018, n. 2606
che la Corte d’Appello di Bologna,con sentenza n. 1060/2010/accoglieva l’appello proposto dall’Inps avverso la sentenza che aveva accolto la domanda di P.C. azionata, nella qualità di erede di V.G. suo ex coniuge deceduto il (omissis), allo scopo di ottenere la pensione di reversibilità ancorché ella fosse separata con addebito per colpa;
che,secondo la Corte d’Appello, poiché la P. non fruiva di erogazione di alimenti in capo all’ex coniuge ed in suo favore, non poteva rivendicare dopo il decesso di costui l’attivazione di un trattamento previdenziale a suo vantaggio, posto che la pensione di reversibilità non è solo la prosecuzione in favore di terzi del pregresso diritto a pensione dell’avente titolo, ma è la prosecuzione in favore di terzi aventi diritto; né poteva condividersi l’affermazione del giudice di primo grado che indicava nella prosecuzione di vivenza carico la fonte della riconversione del trattamento medesimo; trattandosi infatti di presunzione essa era vinta da circostanze opposte, come per l’appunto la separazione senza concorso agli alimenti in favore del coniuge cui è stata addebitata la separazione medesima;
che contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione P.C. con un motivo di ricorso nel quale prospetta la violazione e falsa applicazione dell’articolo 22 della legge n. 903 del 21 luglio 1965, dell’articolo 24 della legge n. 153/1969, dell’articolo 433 c.c. (in relazione all’articolo 360 numero 3 c.p.c.) atteso che, secondo la costante giurisprudenza, la pensione di reversibilità va riconosciuta non solo al coniuge in favore del quale il coniuge defunto era tenuto a corrispondere un assegno di mantenimento, ma a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 286 del 1987, anche al coniuge separato per colpa o con addebito, equiparato sotto ogni profilo al coniuge (separato o non) e in favore del quale opera la presunzione legale di vivenza carico del lavoratore al momento della morte, assolvendo il trattamento alla funzione di sostentamento in precedenza indirettamente assicurato dalla pensione in titolarità del coniuge defunto;
che la ricorrente è vedova separata con addebito – ancorché sulla base di sentenza non passata in giudicato alla morte del marito – di G.G.B. , deceduto il (omissis), e che la sentenza impugnata le ha negato la pensione di reversibilità in quanto non era titolare di assegno di mantenimento all’atto del decesso del coniuge;
che il ricorso è fondato, posto che questa Corte di Cassazione ha già più volte chiarito (cfr., ad es. Cass. 19 marzo 2009 n. 6684, n. 4555 del. 25.2.2009, n. 15516 del 16 ottobre 2003) che a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 286 del 1987 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della L. 30 aprile 1969, n. 153, art. 24 e della L. 18 agosto 1962, n.1357, art. 23, comma 4 nella parte in cui escludono dalla erogazione della pensione di reversibilità il coniuge separato per colpa con sentenza passata in giudicato – tale pensione va riconosciuta al coniuge separato per colpa o con addebito, equiparato sotto ogni profilo al coniuge superstite (separato o non) e in favore del quale opera la presunzione legale di vivenza a carico del lavoratore al momento della morte;
che in particolare è stato affermato che, dopo la riforma dell’istituto della separazione personale, introdotto dal novellato art. 151 c.c. e la sentenza della Corte Cost. non sia più giustificabile il diniego, al coniuge cui fosse stata addebitata la separazione, di una tutela che assicuri la continuità dei mezzi di sostentamento che il defunto coniuge sarebbe stato tenuto a fornirgli;
che ad ambedue le situazioni è quindi applicabile la L. 21 luglio 1965, n. 903, art. 22, il quale non richiede (a differenza che per i figli di età superiore ai diciotto anni, per i genitori superstiti e per i fratelli e sorelle del defunto, etc.), quale requisito per ottenere la pensione di reversibilità, la vivenza a carico al momento del decesso del coniuge e lo stato di bisogno ma unicamente l’esistenza del rapporto coniugale col coniuge defunto pensionato o assicurato;
che non essendosi attenuta alla regola indicata, desumibile dalla L. 21 luglio 1965, n. 903, art. 22, quale risultante dalla dichiarazione di incostituzionalità della L. 30 aprile 19659, n. 153, art. 24, la sentenza impugnata va cassata; e non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, può procedersi alla decisione nel merito, con l’accoglimento della domanda proposta da P.C. nei confronti dell’INPS;
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, pronunciando nel merito, accoglie la domanda originaria. Condanna l’INPS al pagamento delle spese processuali dell’intero processo che liquida in complessivi C 2500 per il giudizio d’appello di cui Euro 1000 per diritti ed in Euro 2700 per il giudizio di legittimità, di cui 2500 per compensi professionali, oltre al 15% di spese generali ed accessori di legge. Conferma la liquidazione delle spese effettuata dal tribunale per il giudizio di primo grado.

References: sentenza 
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 Cass. 
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 Cass. 
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 art. 24
 art. 23
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 art. 151
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 art. 22
 art. 22
 art. 24
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