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Timestamp: 2018-09-25 08:05:39+00:00

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Matrimonio dell'incapace di intendere e volere: annullamento difficile
Matrimonio dell’incapace di intendere e volere: annullamento difficile
> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 febbraio 2015
Prevalente il diritto a decidere liberamente sull’impugnazione del proprio matrimonio anche per l’incapace di intendere e volere; solo l’interdizione del coniuge consente ai suoi eredi di intraprendere l’impugnazione del suo matrimonio.
Gli eredi non possono annullare il matrimonio contratto dal parente ormai defunto, che era assolutamente incapace di intendere e di volere al momento delle nozze, se il ricorso non è stato già iniziato dallo stesso interdetto prima della sua morte.
Lo ha detto la Cassazione in una recente sentenza [1] che, a prima vista, potrebbe lasciare perplessi. Tuttavia, per comprenderne la motivazione, bisogna fare un passo indietro e sapere cosa prevede, in casi simili, la nostra legge.
L’ordinamento italiano fa una distinzione:
– nel caso di soggetto interdetto (quindi, che abbia ricevuto una sentenza definitiva del tribunale di interdizione), il matrimonio da questi contratto può essere impugnato “da tutti coloro che abbiano un interesse legittimo” [2] e, quindi, anche dai parenti;
– stesso discorso nel caso in cui l’interdizione sia stata pronunciata posteriormente ma l’infermità esisteva al tempo del matrimonio;
– diverso il caso del soggetto semplicemente “incapace di intendere e volere”, ma per il quale non sia mai intervenuta la sentenza di interdizione. In tal caso, quest’ultimo è considerato dalla legge come “legalmente capace” e, quindi, è anche l’unico che può decidere se impugnare il proprio matrimonio o meno [3].
In altre parole, l’unica possibilità per gli eredi di impugnare il matrimonio del parente defunto è di aver chiesto l’interdizione di quest’ultimo quando ancora era in vita. Ciò perché, nel bilanciamento tra i due interessi in gioco, ossia da un lato quello degli eredi a ottenere l’annullamento del matrimonio del defunto e, dall’altro, quello dell’autodeterminazione dell’incapace a compiere un atto personale come il matrimonio, la legge ha ritenuto preminente quest’ultimo.
È vero che il codice civile [4] consente agli eredi di chiedere l’annullamento degli atti compiuti dal parente che, sebbene non interdetto, fosse per qualsiasi causa, anche transitoria, incapace d’intendere o di volere al momento in cui ha agito. L’azione può essere intrapresa se ne risulta un grave pregiudizio all’autore.
Tuttavia, secondo la Suprema Corte, su quest’ultima norma prevale un’altra [5] secondo cui l’azione per impugnare il matrimonio non si trasmette agli eredi salvo che il giudizio sia già pendente alla morte dell’interessato. In buona sostanza, se il soggetto deceduto non aveva, in vita, impugnato il proprio matrimonio, tale azione non può essere svolta dagli eredi. Al contrario, se tale giudizio era già stato iniziato (ma poi l’attore è morto durante la causa), allora gli eredi possono proseguire l’azione.
[1] Cass. sent. n. 14794/14 del 30.06.2014.
[2] Art. 119 cod. civ.
[3] Art. 120 cod. civ.
[4] Art. 428 cod. civ.
[5] Art. 127 cod. civ.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Art. 119
 Art. 120
 Art. 428
 Art. 127