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Timestamp: 2019-06-18 11:53:27+00:00

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Furto in appartamento: ladri saliti dalle impalcature
24 Agosto 2017 | Autore: Sabina Coppola
L’appaltatore è sempre responsabile se non dota le impalcature di misure di sicurezza, mentre il committente non sempre.
Se un condominio realizza lavori di ristrutturazione del palazzo che comportano il montaggio di impalcature e, proprio a causa di tali impalcature, i ladri riescono a salire nella casa di un condomino e la svaligiano, di chi è la responsabilità? Secondo la giurisprudenza la responsabilità è certamente dell’appaltatore (se non ha dotato le impalcature delle misure di sicurezza necessarie e della illuminazione idonea ad evitare l’introduzione di terzi), ma non sempre del committente del quale va dimostrata la responsabilità per colpa in concorso con l’appaltatore.
1 Il furto in appartamento
2 Ladri saliti dalle impalcature, responsabilità
Il furto in appartamento
Il delitto di furto in appartamento è disciplinato dal nostro ordinamento e si realizza quando:
un soggetto si impossessa di una cosa mobile altrui;
al fine di trarne profitto per sè o per altri;
mediante introduzione in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa [1].
Questo tipo di furto si differenzia, dunque, da quello comune perché caratterizzato dall’introduzione di un soggetto terzo (il ladro) nella privata dimora o nelle pertinenze di essa. Per privata dimora si intendono i luoghi in cui un soggetto conduce la propria vita domestica e tutti quelli nei quali si trattiene per compiere, anche in modo transitorio e contingente, atti della propria vita privata. Il ladro sarà punito con la pena della reclusione da uno a sei anni e con la multa da 309 a 1.032 euro.
Ladri saliti dalle impalcature, responsabilità
Cosa succede se, per fare dei lavori al terrazzo condominiale, non vengono adottate le necessarie misure di sicurezza relative all’impalcatura installata dall’appaltatore per cui i ladri, saliti dalle impalcature, riescono ad entrare in una delle abitazioni del palazzo e a svaligiarla?
Certamente i ladri, se arrestati in flagranza di reato (o identificati successivamente), saranno sottoposti ad un processo e saranno condannati ad una pena da espiare. Ma cosa rischiano l’appaltatore ed il committente?
L’appaltatore, che non abbia messo in sicurezza le impalcature e non le abbia illuminate in modo da evitare l’introduzione di terzi, sarà sottoposto ad un processo penale e, quasi certamente, sarà condannato per aver determinato il furto a causa della sua incuria e negligenza (cioè risponderà del furto per colpa ove siano state trascurate le ordinarie norme di diligenza e non siano state adottate le cautele idonee ad impedire un uso anomalo delle impalcature) [2].
Diversa è la posizione del committente. Mentre in passato la cassazione aveva stabilito che il condominio avesse una responsabilità oggettiva per il furto verificatosi attraverso le impalcature (a causa dell’omessa vigilanza sui lavori commissionati alla ditta), con una recente ordinanza [3] l’orientamento sembra mutato, riconoscendo maggiore valore all’affidamento che il committente ripone nell’appaltatore ed esecutore dei lavori. Secondo questo nuovo principio, in capo al committente non sembra sussistere una responsabilità oggettiva (o presunta) per omessa vigilanza o custodia dell’impalcatura [4], della quale questi ha solo consentito la installazione. Il condominio committente potrà rispondere del furto per colpa (in concorso con l’appaltatore) solo qualora si accerti (e si dimostri) che anch’egli abbia disatteso (di fatto) gli obblighi di vigilanza sull’attività dell’appaltatore.
In questo caso, sarà necessario accertare in concreto in quali limiti e in quali termini il condominio disponga di tali poteri di vigilanza ed, eventualmente, anche in che termini e in che limiti tale vigilanza sia esercitabile una volta affidati a terzi i lavori in appalto da svolgersi sulle parti comuni dell’edificio.
Una volta accertata la responsabilità dell’appaltatore e/o del committente per l’introduzione dei ladri dalle impalcature, il condomino derubato avrà diritto ad ottenere il risarcimento del danno (extra contrattuale). Il risarcimento consiste nella reintegrazione del patrimonio del danneggiato, in modo da riportarlo nella situazione in cui si sarebbe trovato se la lesione (furto nel nostro caso) non si fosse verificata, ed il ripristino della situazione patrimoniale precedente dovrà essere totale ed effettiva.
Dunque, in base a ciò che viene rubato al vicino, questi dovrà essere risarcito (unicamente dall’appaltatore o in concorso con il committente a seconda di chi sia la responsabilità): ovviamente il danno dovrà essere quantificato da un giudice civile.
[3] Cass., ord. n.15176 del 20.6.2017.
Peraltro, ai fini della sussistenza della responsabilita’ di cui all’articolo 2051 c.c., sono necessari due presupposti: a) una relazione diretta tra la cosa e l’evento dannoso, intesa nel senso che la prima, per il suo intrinseco dinamismo o per l’insorgere in essa di un evento dannoso, abbia prodotto direttamente il secondo, e non sia stata invece solo lo strumento mediante il quale l’uomo abbia causato il danno con la sua azione od omissione; b) un effettivo potere fisico del soggetto sulla cosa, comportante a carico del predetto l’obbligo di vigilare la cosa medesima e di mantenerne il controllo, in modo da impedire che essa produca danni a terzi (cfr. espressamente in tal senso: Cass., Sez. 3, Sentenza n. 520 del 22/01/1980, Rv. 403906 – 01; nel medesimo senso; Sez. 3, Sentenza n. 3722 del 21/10/1976, Rv. 382419 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 3994 del 28/08/1978, Rv. 393591 – 01; Sez. 1, Sentenza n. 1682 del 15/02/2000, Rv. 533878 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 11275 del 27/05/2005, Rv. 581920 – 01; cfr. altresi’ Sez. 3, Sentenza n. 26901 del 19/12/2014, Rv. 633783
– 01 e, per certi aspetti, Sez. 3, Sentenza n. 2660 del 05/02/2013, Rv. 625158 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 6306 del 13/03/2013, Rv. 625465 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 21212 del 20/10/2015, Rv. 637445 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 5910 del 11/03/2011, Rv. 617369 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 8005 del 01/04/2010, Rv. 612274 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 28811 del 05/12/2008, Rv. 605943 – 01).
Ma e’ sufficiente osservare, in proposito, che la liquidazione delle spese del giudizio di legittimita’ rimessa al giudice del merito, a seguito di cassazione con rinvio, va operata in base all’esito complessivo e finale della lite, e non in base alla valutazione della vittoria o della soccombenza nei singoli gradi di essa, con la conseguenza che la parte vittoriosa nel giudizio di cassazione e tuttavia soccombente in rapporto all’esito finale della lite, puo’ essere legittimamente condannata al rimborso delle spese in favore dell’altra parte anche per il grado di cassazione (giurisprudenza costante di questa Corte; ex multis: Cass., Sez. 1, Sentenza n. 20289 del 09/10/2015, Rv. 637441 – 01; Sez. 2, Sentenza n. 19345 del 12/09/2014, Rv. 633115 – 01; Sez. 2, Sentenza n. 14619 del 17/06/2010, Rv. 613410 – 01; Sez. 2, Sentenza n. 2634 del 07/02/2007, Rv. 594750 – 01; nel medesimo senso, si vedano altresi’: Sez. 2, Sentenza n. 15005 del 21/11/2000, Rv. 541940 – 01; Sez.
3, Sentenza n. 4909 del 10/03/2004, Rv. 570944 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 7243 del 29/03/2006, Rv. 588131 – 01; Sez. 1, Sentenza n. 14053 del 18/06/2007, Rv. 599971 – 01; Sez. L, Sentenza n. 50 del 07/01/2009, Rv. 606309 – 01).
Va di conseguenza esclusa la violazione degli articoli 91 e 92 c.p.c., da parte dei giudici di merito. 3. Il ricorso e’ rigettato.

References: Sentenza 
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