Source: https://www.ambientediritto.it/giurisprudenza/consiglio-di-stato-sez-4-28-gennaio-2019-ordinanza-n-708/
Timestamp: 2020-02-22 04:36:41+00:00

Document:
CONSIGLIO DI STATO, Sez. 4^ - 28 gennaio 2019, ordinanza n. 708 - AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Diritto dell'energia Numero: 708 | Data di udienza: 11 Ottobre 2018
Data di udienza: 11 Ottobre 2018
Estensore: Forlenza
Pres. Troiano, Est. Forlenza– B. s.p.a. (avv.ti Montanaro e Romanelli) c. Gestore dei Servizi Energetici – Gse S.p.A (avv. Police)
Gestore dei Servizi Energetici – Gse S.p.A, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Aristide Police, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via di Villa Sacchetti 11;
Ministero dello Sviluppo Economico, Autorita’ per L’Energia Elettrica e il Gas, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Gestore dei Servizi Energetici – Gse S.p.A, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Aristide Police, con domicilio eletto presso lo studio Aristide Police in Roma, via di Villa Sacchetti 11;
Ministero dello Sviluppo Economico, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi;
Ministero dello Sviluppo Economico, Autorità per L’Energia Elettrica e il Gas, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi;
Gestore dei Servizi Energetici – Cse S.p.A., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Aristide Police, con domicilio eletto presso lo studio Aristide Police in Roma, via di Villa Sacchetti 11;
Ministero dello Sviluppo Economico, Autorita’ per L’Energia Elettrica e il Gas, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi;
della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma: Sezione III Ter n. 03253/2015, resa tra le parti, concernente diniego riconoscimento della produzione combinata di energia elettrica e calore per l’anno 2012 come cogenerazione
della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma: Sezione III Ter n. 03819/2015, resa tra le parti, concernente diniego riconoscimento della produzione combinata di energia elettrica e calore per l’anno 2011 come cogenerazione
della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma: Sezione III Ter n. 03248/2015, resa tra le parti, concernente diniego riconoscimento della produzione combinata di energia elettrica e calore per l’anno 2011 come cogenerazione
della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma: Sezione III Ter n. 03816/2015, resa tra le parti, concernente diniego riconoscimento della produzione combinata di energia elettrica e calore per l’anno 2011 come cogenerazione
della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma: Sezione III Ter n. 03821/2015, resa tra le parti, concernente diniego riconoscimento della produzione combinata di energia elettrica e calore per l’anno 2012 come cogenerazione
della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma: Sezione III Ter n. 04163/2015, resa tra le parti, concernente diniego riconoscimento della produzione combinata di energia elettrica e calore per l’anno 2012 come cogenerazione
della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma: Sezione III Ter n. 09466/2015, resa tra le parti, concernente improcedibilita’ della valutazione della richiesta di riconoscimento della produzione combinata di energia elettrica e calore come cogenerazione (produzione anno 2013)
della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma: Sezione III Ter n. 09474/2015, resa tra le parti, concernente improcedibilità della valutazione della richiesta di riconoscimento della produzione combinata di energia elettrica e calore come cogenerazione (produzione anno 2013)
della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma: Sezione III Ter n. 09468/2015, resa tra le parti, concernente improcedibilità della valutazione della richiesta di riconoscimento della produzione combinata di energia elettrica e calore come cogenerazione (produzione anno 2013)
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Gestore dei Servizi Energetici – Gse s.p.a , del Ministero dello Sviluppo Economico e dell’ Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 11 ottobre 2018 il Cons. Oberdan Forlenza e uditi per le parti gli avvocati Angiola Peyrano Pedussia, su delega di Riccardo Montanaro, Filippo Degni su delega di Aristide Police e l’Avvocato dello Stato Barbara Tidore;
– i cd. “certificati verdi” sono stati introdotti nell’ordinamento italiano dall’ art. 11 del D.lgs. n. 79/1999, il quale al comma 1 dispone nel senso che “gli importatori e i soggetti responsabili degli impianti che, in ciascun anno, importano o producono energia elettrica da fonti non rinnovabili hanno l’obbligo di immettere nel sistema elettrico nazionale, nell’anno successivo, una quota prodotta da impianti da fonti rinnovabili”, nel mentre al comma 3 precisa che “gli stessi soggetti possono adempiere al suddetto obbligo anche acquistando, in tutto o in parte, l’equivalente quota o i relativi diritti da altri produttori”: ciò rappresenta, per l’appunto, i cc.dd. “certificati verdi”;
– l’obbligo predetto si applica, ai sensi del comma 2 del medesimo art. 11, alle importazioni e alle produzioni di energia elettrica, “al netto della cogenerazione” – intendendosi per “energia elettrica da cogenerazione” quella prodotta in impianti che generano simultaneamente energia elettrica e calore utile – con conseguente esonero dei produttori di energia elettrica da cogenerazione dall’obbligo di acquistare certificati verdi;
– l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas (AEEG), in attuazione di quanto previsto dall’art. 2, co. 8, d lgs. cit., con delibera 19 marzo 2002 n. 42/02, ha stabilito i requisiti minimi necessari affinché un impianto di produzione di energia elettrica possa essere considerato “di cogenerazione” e come tale ammesso, tra l’altro, al beneficio dell’esenzione dall’acquisto di certificati verdi;
– successivamente, la direttiva 2004/8/CE (sulla promozione della cogenerazione basata su una domanda di calore utile nel mercato interno dell’energia) precisato (1° considerando) che “la promozione della cogenerazione ad alto rendimento basata su una domanda di calore utile è una priorità comunitaria”, afferma (11° considerando) che: “nella presente direttiva la cogenerazione ad alto rendimento è definita in base al risparmio energetico offerto dalla produzione combinata rispetto alla produzione separata di calore e di elettricità. Il risparmio energetico superiore al 10 % rientra nella «cogenerazione ad alto rendimento»”;
– nel 14° considerando si precisa che “per garantire che il sostegno alla cogenerazione nell’ambito della presente direttiva si basi sulla domanda di calore utile e sul risparmio di energia primaria, è necessario fissare criteri per determinare e valutare l’efficienza energetica della cogenerazione identificata sulla base della definizione comune”;
– infine, il 26° considerando evidenzia che “gli Stati membri applicano vari meccanismi di sostegno alla cogenerazione a livello nazionale, fra cui gli aiuti agli investimenti, le esenzioni o le riduzioni fiscali, i certificati «verdi» e regimi di sostegno diretto ai prezzi”, disponendo che “ un importante mezzo per conseguire l’obiettivo della presente direttiva consiste nel garantire il buon funzionamento di questi meccanismi fino all’introduzione di un quadro comunitario armonizzato allo scopo di mantenere la fiducia degli investitori.”;
– l’art. 12, comma 3, della direttiva, prevede che: “fino alla fine del 2010 gli Stati membri possono, ricorrendo a metodi alternativi, definire ad alto rendimento una cogenerazione senza verificare che la produzione mediante cogenerazione sia conforme ai criteri di cui all’allegato III, lettera a), se è stato dimostrato a livello nazionale che la produzione mediante cogenerazione identificata con tali metodi alternativi di calcolo soddisfa in media i criteri di cui all’allegato III, lettera a). Se per tale produzione viene rilasciata una garanzia di origine, il rendimento della produzione mediante cogenerazione in essa specificato non supera i valori soglia dei criteri di cui all’allegato III, lettera a), a meno che i calcoli in base all’allegato III non dimostrino il contrario. Tuttavia, ai fini del rilascio di una garanzia di origine e per scopi statistici, la specificazione della quantità di elettricità da cogenerazione prodotta in una siffatta produzione è determinata in base all’allegato II.”;
– in sostanza, la norma prevede un periodo transitorio nelle more del quale gli Stati membri possono definire ad alto rendimento un impianto di cogenerazione senza verificare che la produzione sia conforme ai criteri di cui all’allegato III, lettera a), purché venga dimostrato a livello nazionale che la produzione mediante cogenerazione identificata con tali metodi alternativi di calcolo soddisfa in media i criteri ivi indicati;
– tale periodo transitorio è stato previsto dall’art. 3, d. lgs. n. 20/2007, L’art. 3, co. 1, prevede: “Fino al 31 dicembre 2010, fatto salvo quanto disposto dal comma 2, è considerata cogenerazione ad alto rendimento la cogenerazione rispondente alla definizione di cui all’articolo 2, comma 8, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79.”:
– l’art. 6, contenente le previsioni in ordine al Regime di sostegno alla cogenerazione ad alto rendimento, prevede che le disposizioni di cui agli articoli 3, comma 3, 4, comma 2, 11, commi 2 e 4, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79 si applichino alla cogenerazione ad alto rendimento e che quest’ultima, insieme alla cogenerazione abbinata al teleriscaldamento, acceda ai benefici derivanti dall’applicazione dei provvedimenti attuativi dell’articolo 9, comma 1, del decreto legislativo n. 79 del 1999 e dell’articolo 16, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164 .
1.3. Tanto premesso – e richiamato l’excursus normativo innanzi esposto – la sentenza impugnata afferma, in particolare:
– “non vi è dubbio che i benefici della priorità di dispacciamento e dell’esonero dei certificati verdi, a far data dal 1° gennaio 2011, sono applicati agli impianti che utilizzano fonti di energia rinnovabile, alla cogenerazione ad alto rendimento ed alla cogenerazione abbinata al teleriscaldamento”;
– “se può anche convenirsi con la ricorrente che non vi sia alcuna norma che espressamente preveda la cessazione dei benefici suddetti per quegli impianti di cogenerazione che non rispettano i parametri previsti dall’Allegato III della Direttiva 2004/8, è altresì vero che il chiaro termine del dicembre 2010, contenuto nell’art. 12 della Direttiva, per considerare ad alto rendimento impianti di cogenerazione che non rispettano i criteri di cui all’allegato III, sarebbe privo di significato alcuno e, soprattutto, vanificherebbe la validità e portata dei parametri ivi fissati, rendendo del tutto inutile lo sforzo tecnologico ed economico di coloro che hanno investito per adeguare gli impianti di cogenerazione al fine di renderli conformi ai parametri di efficienza energetica di cui all’allegato III”;
– “una diversa interpretazione . . . non appare conforme a quanto previsto dal legislatore nazionale nel recepire la direttiva comunitaria ove quest’ultima ha fissato un periodo transitorio nel quale la definizione di cogenerazione ad alto rendimento è rimessa allo stato membro, purché sia dimostrato a livello nazionale che la produzione mediante cogenerazione identificata con tali metodi alternativi di calcolo soddisfa in media i criteri di cui all’allegato III, lettera a)”;
– la delibera dell’AEEG del 19 marzo 2002 si inquadra, quindi, nella facoltà degli Stati di adottare metodi alternativi per definire la cogenerazione ad alto rendimento, facoltà confinata temporalmente al 31 dicembre 2010, in virtù dell’art. 12 della Direttiva e dell’art. 3 del d.lgs 20/2007”;
– pertanto, “non convince la tesi di parte ricorrente che vedrebbe nell’art. 25 del d.lgs 28/2011, ove abroga dal 1° gennaio 2016 i commi 1, 2, 3, 5 e 6 dell’art. 11, rubricato energia elettrica da fonti rinnovabili, del d.lgs 79/1999, la base normativa della pretesa all’esonero dall’acquisto dei certificati verdi anche per la cogenerazione non ad alto rendimento”.
La sentenza, pur dando atto di “lacune” nella normativa nazionale (laddove afferma “se può anche convenirsi con la ricorrente che non vi sia alcuna norma che espressamente preveda la cessazione dei benefici suddetti per quegli impianti di cogenerazione che non rispettano i parametri previsti dall’Allegato III della Direttiva 2004/8”), nondimeno precisa che “ è altresì vero che il chiaro termine del dicembre 2010, contenuto nell’art. 12 della Direttiva, per considerare ad alto rendimento impianti di cogenerazione che non rispettano i criteri di cui all’allegato III, sarebbe privo di significato alcuno e, soprattutto, vanificherebbe la validità e portata dei parametri ivi fissati, rendendo del tutto inutile lo sforzo tecnologico ed economico di coloro che hanno investito per adeguare gli impianti di cogenerazione al fine di renderli conformi ai parametri di efficienza energetica di cui all’allegato III”.
– che manca totalmente la disposizione secondo cui le norme che riconoscono benefici ai produttori di energia in cogenerazione ad alto rendimento “escluderebbero l’applicazione dei benefici ad altre forme di cogenerazione” (disposizione che sopravviene solo con il d. lgs. n. 102/2014);
– che l’efficacia dell’art. 11 (in particolare, co. 2) del d. lgs. n. 79/1999 (esonero dall’acquisto di certificati verdi) non risulta “limitata” al 31 dicembre 2010, posto che l’abrogazione della norma è disposta con riferimento a data successiva (dapprima 1 gennaio 2016, poi 19 luglio 2014);
– l’art. 3, co. 1 d. lgs. n. 20/2007, “non riguarda la cogenerazione ordinaria, ma esclusivamente la CAR e prevede che, transitoriamente e fino al 31 dicembre 2010, siano considerate CAR le attività che rispondono ai requisiti di cogenerazione ordinaria, in attesa dell’entrata in vigore del decreto attuativo, con cui si definiscono le modalità operative per il riconoscimento dei requisiti propri della CAR;.
– la Corte di Giustizia Europea, con sentenza 26 settembre 2013 in causa C-195/12 “ha stabilito che l’art. 7 della Direttiva 2004/8 (relativo ai regimi di sostegno che vengono attuati negli Stati membri) vada applicato a tutti gli impianti di cogenerazione e non soltanto agli impianti di cogenerazione ad alto rendimento”. In definitiva, secondo l’appellante “la posizione europea, applicando i regimi di sostegno generalmente alla cogenerazione, e non soltanto alla CAR, è evidentemente nel senso di affiancare le due forme di cogenerazione e non di sostituire la seconda con la prima”.
(par. 25): “. . . qualora non esista alcun ricorso giurisdizionale avverso la decisione di un giudice nazionale, quest’ultimo è, in linea di principio, tenuto a rivolgersi alla Corte ai sensi dell’articolo 267, terzo comma, TFUE quando è chiamato a pronunciarsi su una questione di interpretazione del predetto Trattato (v. sentenza del 4 novembre 1997, Parfums Christian Dior, C-337/95, Racc. pag. I-6013, punto 26)”;
(par. 27): laddove i giudici nazionali “accertino la necessità di ricorrere al diritto dell’Unione al fine di risolvere la controversia di cui sono investiti, l’articolo 267 TFUE impone loro, in linea di principio, l’obbligo di sottoporre alla Corte qualsiasi questione di interpretazione che venga in essere (v. sentenza Cilfit e a., cit., punti da 11 a 20)”.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 11
 art. 11
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza