Source: http://www.ped-roseto.eu/cittadinanza-europea/diritti/
Timestamp: 2018-11-21 13:58:52+00:00

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Diritti - Punto Europe Direct Roseto
Diritti derivanti dalla Cittadinanza Europea
Se per cittadinanza si intende, come si intende, la condizione per l’esercizio dei diritti connessi alla sovranità da parte del popolo, nonché il fondamento di alcuni doveri costituzionali, si pone il problema se questa definizione possa valere anche per la cittadinanza europea.
Il percorso che ha portato all’attribuzione di essa a tutti coloro che sono cittadini di uno Stato dell’Unione Europea, è stato graduale, oltre che strettamente connesso alla evoluzione non solo economica ma anche e, soprattutto, politica, dell’Unione.
Il Trattato di Roma del 1957 – istitutivo della C.E.E.- negava sì ogni discriminazione basata sulla nazionalità, ma al contempo prevedeva il diritto di circolazione nel territorio della C.E.E. come riservato ai soli lavoratori, limitandolo, dunque, all’esercizio di una attività lavorativa. Sono stati necessari circa trenta anni, per stabilire – con l’Atto Unico Europeo del 1986 – la circolazione senza visti per tutte le persone all’interno del territorio europeo. Tuttavia, soltanto con il Trattato sull’Unione Europea del 1992, si è riconosciuta solennemente l’esistenza della cittadinanza europea, che dà luogo ad una vera e propria cittadinanza “complementare”, tenuto conto che essa non sostituisce quella nazionale, ma si aggiunge ad essa.
Versione consolidata del trattato sull’Unione europea
e del trattato sul funzionamento dell’Unione europea
Gazzetta ufficiale n. C 115 del 09/05/2008 pag. 0001 – 0388
Articolo 20 (ex articolo 17 del TCE)
1. È istituita una cittadinanza dell’Unione. È cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell’Unione si aggiunge alla cittadinanza nazionale e non sostituisce quest’ultima.
Articolo 21 (ex articolo 18 del TCE)
Articolo 22 (ex articolo 19 del TCE)
Articolo 23 (ex articolo 20 del TCE)
Articolo 24 (ex articolo 21 del TCE)
Ogni cittadino dell’Unione può scrivere alle istituzioni, agli organi o agli organismi di cui al presente articolo o all’articolo 13 del trattato sull’Unione europea in una delle lingue menzionate all’articolo 55, paragrafo 1, di tale trattato e ricevere una risposta nella stessa lingua.
Articolo 25 (ex articolo 22 del TCE)
I diritti sopra elencati non costituiscono un numero chiuso, ma sono sempre suscettibili di essere integrati, così come stabilisce espressamente l’articolo 22 del Trattato.
Si è detto concisamente come questioni economiche e concrete siano state il punto di partenza per la formazione “politica” dell’Unione Europea. Lontani sembrano i tempi in cui si trattava per lo più sul carbone e sull’acciaio, sul mercato comune e sulla agricoltura. L’appartenenza all’Unione supera lo stretto ambito della libertà di mercato, della concorrenza e delle sole – se pur ovviamente importanti – questioni economiche, per arrivare all’ambito in cui le libertà, i diritti ed i doveri, si sviluppano in modo tale da rispettare le diversità – culturali e sociali – di ciascun Stato membro.
Se, dunque, la cittadinanza europea è sorta per dare luogo ad un rafforzamento dell’identità europea, il passo successivo è stato quello di comprendere che l’Europa dei cittadini non poteva non garantire al suo popolo i diritti fondamentali in cui tutti potessero riconoscersi. Lo status di cittadino europeo, da riferimento impreciso, ha acquistato un contenuto effettivo, e si è ritenuto che se concretamente la cittadinanza europea consiste in un riconoscimento dei diritti e degli apporti di tutte le comunità storicamente presenti sul suolo europeo, detti diritti dovevano essere affermati solennemente ed organicamente.
Viene alla luce così, il 7 dicembre 2000, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea nella quale vengono sistematicamente sanciti i diritti del cittadino europeo. La nozione di cittadinanza, quale espressione utilizzata per descrivere la posizione del soggetto nell’ambito del proprio Stato di appartenenza e quindi, in un certo qual modo, espressione meramente”burocratica”, viene ad assumere così una connotazione politica rilevante. Il significato principale di appartenenza non cambia, ma muta il modo in cui detta appartenenza viene intesa, non più in modo univoco bensì quale categoria flessibile adattabile a più contesti, certamente diversificati tra di loro, ma con tutti l’elemento comune del riconoscimento, per ciascun individuo, dei diritti fondamentali, in cui la persona rimane il centro indiscusso.
In questi anni si è dibattuto molto sui motivi della sussistenza del poco e/o dell’anti europeismo, forse cercando di dare risposte senza prima porsi una domanda. La cittadinanza europea esiste davvero quale categoria giuridica, oppure è soltanto una nozione astratta che indica un insieme di diritti già ampiamente goduti dai singoli cittadini nell’ambito del proprio Stato nazionale?
Chi ritiene che la codificazione dei diritti soggettivi avvenuta con la Carta dei Diritti Fondamentali, nulla abbia aggiunto ai diritti soggettivi già garantiti al singolo dallo Stato nazionale di appartenenza, ben difficilmente potrà dirsi – e sentirsi – cittadino europeo.
Peraltro, tornando al problema iniziale che ci siamo posti, si è detto che – concordemente – per cittadinanza si intende non solo la condizione per l’esercizio dei diritti connessi alla sovranità da parte del popolo, ma anche il fondamento di alcuni doveri costituzionali, e ci siamo chiesti se questa definizione possa valere anche per la cittadinanza europea. Ben difficilmente, chi non intravede nuovi “diritti”, potrà sentirsi sottoposto ad ulteriori “doveri”.

References: Articolo 20
 articolo 17

Articolo 21
 articolo 18

Articolo 22
 articolo 19

Articolo 23
 articolo 20

Articolo 24
 articolo 21

Articolo 25
 articolo 22