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Timestamp: 2020-08-06 07:36:33+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8160 del 29/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8160 del 29/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 29/03/2017, (ud. 02/03/2017, dep.29/03/2017), n. 8160
sul ricorso 7273/2016 proposto da:
presso la CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato RAFFAELE
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VICENZA 17, presso lo studio
dell’avvocato GIUSEPPE DI DOMENICO, rappresentata e difesa
dall’avvocato FRANCESCO SCHIFINO;
A.M., CA.VI.;
avverso la sentenza n. 725/2015 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
Che con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Catanzaro ha accolto parzialmente l’appello proposto da C.S. contro la sentenza del Tribunale di Lamezia Terme che, accogliendo la domanda avanzata dal Costantino nei confronti di Ca.Vi., A.M. e Meie Ass.ni S.P.A. per i danni sofferti a seguito di un incidente stradale nel quale era rimasto coinvolto come terzo trasportato, aveva liquidato in suo favore, a titolo di risarcimento danni alla persona, la somma complessiva di Euro 40.849,59, oltre interessi legali dalla pubblicazione della sentenza al soddisfo; la Corte d’appello, per quanto ancora qui rileva, ha rideterminato, a favore dell’appellante, la somma complessivamente a lui dovuta a titolo di danno alla persona, provvedendo come segue, nell’ordine di trattazione in sentenza: a) rigettando il gravame per la parte relativa al danno biologico da invalidità permanente ed al danno estetico, con conferma di quanto liquidato in primo grado in riferimento alla percentuale di invalidità dell’8% ritenuta dal CTU, con esclusione di liquidazione ulteriore per il danno estetico; b) rigettandolo anche per il danno ai denti ed i relativi costi, con conferma della somma liquidata in primo grado; c) accogliendolo parzialmente per il danno biologico da invalidità temporanea, con liquidazione di una somma maggiore (non più in contestazione); d) rigettandolo per il mancato riconoscimento da parte del primo giudice del danno patrimoniale. Il giudice d’appello ha riconosciuto all’appellante il rimborso delle spese dei due gradi di merito, con revoca dell’ammissione al gratuito patrocinio;
avverso la sentenza, pubblicata il 22 maggio 2015, C.S. propone ricorso con due motivi;
UnipoISAI Assicurazioni S.p.A. resiste con controricorso; gli altri intimati non si difendono;
Che col primo motivo si deduce il vizio di ” violazione e/o falsa applicazione degli artt. 115, 116 e 196 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5″, perchè il giudice avrebbe omesso di considerare i rilievi critici mossi dal consulente tecnico di parte alla relazione del consulente tecnico d’ufficio, sia quanto alla percentuale dei postumi permanenti che quanto al danno funzionale all’arto superiore destro (spalla, braccio e mano), al danno ai denti, al danno estetico;
col secondo motivo si deduce il vizio di “violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2043, 2059, 1223 e 1226 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5”, perchè il giudice ha escluso la personalizzazione del danno biologico malgrado la grave compromissione estetica sofferta dal danneggiato;
i motivi sono inammissibili poichè – anche nella parte in cui denunciano vizi di violazione di legge – sostanzialmente riguardano asseriti vizi della motivazione, in riferimento alla valutazione dei fatti e delle prove;
ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, nel testo attualmente in vigore (applicabile in ragione della data di pubblicazione della sentenza impugnata: 28 maggio 2015) non è deducibile in sede di legittimità il vizio della contraddittorietà e dell’insufficienza della motivazione, nè l’omesso esame, in tutto o in parte, di risultanze istruttorie o l’asserita pretesa loro erronea interpretazione da parte del giudice di merito (cfr. Cass. S.U. n. 8053/14 e numerose altre);
per di più, nel caso di specie, il giudice ha adeguatamente motivato in merito alle ragioni per le quali ha ritenuto corretto il giudizio espresso dal consulente tecnico d’ufficio (primo motivo) e per le quali ha ritenuto di non dovere liquidare alcuna somma ulteriore a fini di c.d. personalizzazione del danno biologico, considerando espressamente come compreso nella valutazione del CTU anche il danno funzionale all’arto superiore destro ed il danno estetico per la presenza di cicatrici (secondo motivo), così, non solo implicitamente, ma anche espressamente (cfr. pag. 7 della sentenza), disattendo i contrari assunti del consulente tecnico di parte e dello stesso appellante, qui ricorrente;
non sussistono i presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, poichè il ricorrente risulta riammesso al patrocinio a spese dello Stato.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.600,00, per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della NON sussistenza dei presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, poichè il ricorrente risulta ammesso al patrocinio a spese dello Stato.

References: Sentenza 
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 Cass. 
 art. 13
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