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PIANO REGIONALE INTEGRATO DEI TRASPORTI2020. Norme di attuazione. Fase adozione - PDF
PIANO REGIONALE INTEGRATO DEI TRASPORTI2020. Norme di attuazione. Fase adozione
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Giacinto Montanari
1 PIANO REGIONALE INTEGRATO DEI TRASPORTI2020 Norme di attuazione Fase adozione
3 INDICE Titolo I Disposizioni generali...4 Articolo 1. Funzioni della Regione... 4 Articolo 2. Piano Regionale Integrato dei Trasporti PRIT 2020: natura e valenza... 4 Articolo 3. Finalità e obiettivi strategici del PRIT Articolo 4. Elaborati del Piano... 5 Articolo 5. Linee guida... 6 Articolo 6. Monitoraggio... 6 Articolo 7. Norme di attuazione... 6 Titolo II Disposizioni di settore...7 Capo I Pianificazione della mobilità...7 Articolo 8. Pianificazione integrata - Indirizzi alla pianificazione e alla progettazione... 7 Articolo 9. Governo della domanda e pianificazione provinciale di settore... 8 Articolo 10. Pianificazione comunale di settore Articolo 11. Governance e partecipazione Capo II Viabilità...11 Articolo 12. La rete viaria di Interesse regionale Articolo 13. Grande Rete Articolo 14. Caselli autostradali Articolo 15. Rete di Base Articolo 16. Fasce di rispetto stradali Articolo 17. Pedaggiamenti Articolo 18. Sicurezza stradale Capo III Ferrovie...14 Art. 19 Consistenza della Rete ferroviaria Art. 20 Stazioni e fermate Articolo 21. Potenziamento della rete ferroviaria e intensificazione dei servizi Articolo 22. Miglioramento dell accessibilità e fruibilità delle stazioni/fermate Articolo 23. Gestione di spazi pubblici nelle stazioni/fermate Articolo 24. Standard di sicurezza del servizio Articolo 25. Fasce di rispetto ferroviarie Articolo 26. Misure incentivanti la mitigazione dell inquinamento acustico Articolo 27. Eliminazione di passaggi ferroviari a livello Capo IV Logistica e Trasporto delle merci...20 Articolo 28. Piattaforma logistica regionale integrata Articolo 29. Indirizzi per la pianificazione - Nodi ferroviari e centri per l autotrasporto.. 22 Articolo 30. Porto di Ravenna
4 Capo V Sistema idroviario...23 Articolo 31. Il sistema idroviario padano veneto Capo VI Sistema portuale di interesse regionale...23 Articolo 32. Sistema portuale di interesse regionale Articolo 33. Valutazione degli interventi relativi alle infrastrutture portuali Articolo 34. Requisiti per la costruzione e/o ampliamento dei porti e degli approdi Articolo 35. Portualità turistica Articolo 36. Monitoraggio della portualità turistica Articolo 37. Indirizzi alla pianificazione e linee di azione Capo VII Sistema aeroportuale...25 Articolo 38. Sistema aeroportuale regionale Capo VIII Interferenze infrastrutture e territorio...26 Articolo 39. Sistema Agroforestale Articolo 40. Dissesto idrogeologico Articolo 41. Aree naturali
5 Titolo I Disposizioni generali Articolo 1. Funzioni della Regione La Regione pianifica le reti di infrastrutture e programma i servizi relativi alla mobilità delle persone delle merci e il trasporto pubblico regionale e locale, nel rispetto del principio di sussidiarietà, garantendo la massima integrazione delle proprie scelte con quelle di competenza degli Enti locali del proprio territorio. Il Piano Regionale Integrato dei Trasporti è lo strumento mediante il quale la Regione svolge le funzioni indicate al precedente comma e in particolare: 1. disciplina i propri interventi, sulla base degli obiettivi individuati nel Piano Territoriale Regionale (PTR) dandone specificazione; 2. indirizza e coordina gli interventi degli Enti locali e di altri soggetti pubblici e privati operanti nel sistema dei trasporti e della mobilità di interesse regionale e locale; 3. definisce, per quanto di competenza, il sistema delle comunicazioni ferroviarie, stradali, portuali, idroviarie, marittime, aeree, interportuali e autofilotranviari; 4. definisce le principali proposte rispetto alla politica nazionale e comunitaria; 5. definisce prescrizioni, indirizzi e direttive per la pianificazione sottordinata. Articolo 2. Piano Regionale Integrato dei Trasporti PRIT 2020: natura e valenza Il Piano Regionale Integrato dei Trasporti PRIT 2020 (di seguito Piano) costituisce il principale strumento di pianificazione dei trasporti della Regione, secondo le finalità e i principi definiti dalle leggi regionali di settore e coerentemente con la normativa nazionale e comunitaria. Il Piano è strumento settoriale elaborato nel rispetto degli obiettivi strategici e delle scelte del Piano Territoriale Regionale (PTR) e in modo coordinato con gli altri strumenti di programmazione/pianificazione regionale settoriale, recependo le indicazioni europee sulla co-pianificazione e la partecipazione per garantire la condivisione delle politiche e l integrazione degli aspetti territoriali, sociali ed economici. I contenuti del Piano costituiscono anche quadro di riferimento ai fini dell espressione di pareri, della definizione di intese, del raggiungimento di accordi di programma o di altra natura e di altri atti comunque denominati previsti da leggi statali e/o regionali che comportino la partecipazione a scelte aventi implicazioni territoriali. L attuazione del Piano, che coinvolge soggetti proprietari o gestori di infrastrutture sovra regionali, avviene con appositi Accordi approvati dalla Giunta regionale. 4
6 Il Piano contiene prescrizioni, indirizzi e direttive come definite all art. 11 della L.R. 20/2000 e s.m. per gli strumenti di pianificazione e programmazione di livello provinciale e comunale. I PTCP indirizzano la pianificazione e programmazione sottordinata affinché sia garantita la coerenza complessiva del sistema infrastrutturale e più in generale la coerenza rispetto alle strategie e azioni del presente Piano. In assenza di apposite diposizioni di recepimento nei PTCP, il Piano costituisce strumento di indirizzo e coordinamento per la pianificazione settore provinciale e per gli strumenti di pianificazione e programmazione comunale. Articolo 3. Finalità e obiettivi strategici del PRIT 2020 Le finalità e gli obietti strategici del Piano sono i seguenti: 1. valorizzare le infrastrutture di trasporto regionali (reti e nodi) e riconoscerle quale elemento ordinatore dello sviluppo del sistema insediativo residenziale e produttivo; 2. indirizzare la pianificazione e la progettazione delle infrastrutture previste verso il loro migliore inserimento ambientale e territoriale al fine di minimizzarne gli impatti e ottimizzarne le mitigazioni e le compensazioni; 3. governare la domanda e l offerta di trasporto per una migliore sostenibilità del sistema della mobilità, mediante una pianificazione integrata e coordinata e la razionalizzazione dei sistemi, rendendoli più efficaci ed efficienti; 4. armonizzare e ottimizzare la progettazione e la realizzazione di infrastrutture per la mobilità attraverso criteri ordinatori principali e approcci organici da definire anche attraverso linee guida; 5. assicurare i diritti di mobilità delle fasce più deboli e elevata affidabilità e sicurezza al sistema; 6. promuovere i possibili meccanismi partecipativi per le decisioni più rilevanti da assumere in tema di mobilità, trasporti e infrastrutture. Il Piano è costituito dai seguenti elaborati: 1. Relazione generale 2. Norme di attuazione 3. Cartografia: Articolo 4. Elaborati del Piano Carta A - Assetto strategico del PRIT 2020 Carta B - Sistema stradale 5
7 Carta C - Sistema ferroviario Carta D - Piattaforma Logistica integrata Carta E - Sistema di pianificazione integrata: Area Vasta 4. Rapporto ambientale/ Valsat con Sintesi non tecnica della Valsat 5. Studio di Incidenza Ambientale 6. Integrazione Quadro Conoscitivo. In caso di discordanza tra i contenuti cartografici e quelli della Relazione generale, quest ultima è prevalente. La cartografia contenente gli interventi infrastrutturali non costituisce precisa localizzazione degli stessi ma mera indicazione dei sistemi di relazioni. Articolo 5. Linee guida Le Linee guida citate nella Relazione generale e nelle presenti norme sono approvate con apposito atto dalla Giunta regionale e costituiscono indicazioni alle quali gli Enti locali dovranno attenersi nell esercizio delle proprie funzioni. La Giunta regionale, per assicurare un efficace attuazione degli obiettivi di Piano, potrà approvare con apposito atto ulteriori Linee guida al fine di coordinare le funzioni pianificatorie tra Regione, Province e Comuni. Articolo 6. Monitoraggio Il Piano individua un sistema (Cruscotto) di monitoraggio, costituito da gruppi di indicatori generali distinti per macro-aree, finalizzato alla valutazione dell efficacia delle azioni e politiche attuate per il raggiungimento degli obbiettivi di Piano. Tale sistema di monitoraggio costituisce riferimento per i sistemi di monitoraggi dei piani sotto-ordinati, i cui indicatori dovranno tenere conto delle caratteristiche generali di quelli regionali, al fine di consentire l interscambio delle informazioni e permettere il monitoraggio regionale. Articolo 7. Norme di attuazione Le presenti norme di attuazione del Piano integrano e specificano gli indirizzi e gli obiettivi contenuti nella Relazione generale, dettagliandone le modalità per il loro perseguimento. I soggetti tenuti a vario titolo al rispetto delle previsioni del Piano applicano le presenti norme coordinandole ai contenuti della Relazione generale. 6
8 Titolo II Disposizioni di settore Capo I Pianificazione della mobilità Articolo 8. Pianificazione integrata - Indirizzi alla pianificazione e alla progettazione Il sistema della mobilità svolge funzione ordinatrice del sistema e delle trasformazioni territoriali. Le politiche di sviluppo del sistema insediativo devono essere organizzate a partire dall accessibilità dei luoghi e dei servizi come definita dalla rete individuata dal Piano e dalle sue potenzialità in essere. Il Piano richiede l introduzione di chiari criteri di efficienza trasportistica nella pianificazione, organizzazione e sviluppo del territorio. Pertanto richiede che la previsione di nuovi insediamenti tenga conto anche della mobilità indotta passeggeri e merci, delle caratteristiche dell offerta di trasporto pubblico/collettivo attuale e programmata e della struttura del sistema logistico. La pianificazione deve definire un assetto territoriale capace di integrare il sistema insediativo complessivo con quello delle reti di mobilità, minimizzando l impatto ambientale e indirizzando la domanda di sviluppo verso un modello che tenda a non generare nuova mobilità, ma piuttosto a riorganizzarla. In coerenza agli obiettivi strategici definiti dal PTR e per valutare la sostenibilità del sistema insediativo rispetto al sistema della mobilità, la pianificazione provinciale e comunale deve assumere e specificare i seguenti due fondamentali indirizzi: le trasformazioni urbane e gli insediamenti residenziali, produttivi, commerciali e direzionali devono essere ordinati a partire dai nodi di accessibilità alla rete infrastrutturale della mobilità, in particolare quella collettiva e ferroviaria; le infrastrutture della mobilità devono essere realizzate prestando la massima attenzione: alla valorizzazione della loro prestazione e alle esigenze di mobilità da cui sono motivati; al loro inserimento nel paesaggio urbano e naturale e devono costituirne un occasione di riqualificazione. I PTCP, nella definizione dell assetto del territorio con riferimento al sistema insediativo, danno attuazione agli obiettivi e agli indirizzi del presente Piano, garantendo la coerenza con il sistema infrastrutturale e indirizzando la pianificazione e programmazione sottordinata. I Piani territoriali e urbanistici di livello provinciale e locale dovranno contenere, quale parte integrante, uno Studio della Mobilità che valuti l efficienza e la sostenibilità dei piani 7
9 stessi con riferimento agli obiettivi definiti dal presente Piano o dai piani di livello provinciale, minimizzando i costi esterni dei trasporti e individuandone comunque i costi complessivi. Dovranno inoltre essere evidenziate le risorse pubbliche che saranno necessarie per il mantenimento degli attuali livelli di servizio o per il raggiungimento degli obiettivi fissati dai piani sovraordinati. Il perseguimento degli obiettivi specifici di cui ai punti precedenti costituisce elemento di valutazione preventiva della sostenibilità ambientale e territoriale dell attuazione dei piani, ai sensi dell art. 5 della L.R. 20/2000. Le Province, con particolare attenzione al livello di area vasta, dovranno valutare i costi esterni causati dai sistemi di mobilità e definire misure per l internalizzazione, almeno parziale, di quelli generati dalla mobilità privata, in accordo con gli altri piani di settore. Coerentemente dovranno essere valutate le scelte localizzative di insediamenti a valenza sovracomunale, anche al fine di minimizzare gli spostamenti aggiuntivi che potranno essere generati Per la valutazione dei costi esterni si potrà fare riferimento, in attesa di linee nazionali, alle indicazioni e agli studi forniti dalla UE, e a Linee Guida per la valutazione dei costi esterni causati da sistemi di mobilità che verranno redatte dalla Regione. Articolo 9. Governo della domanda e pianificazione provinciale di settore Il Piano persegue l obiettivo del governo della domanda promuovendo di azioni di mobilità organiche e coerenti con la pianificazione generale e settoriale regionale e locale e la verifica della loro efficacia. Il Piano promuove il ruolo e le finalità dei seguenti strumenti di livello provinciale, previsti dall art. 6 della L.R. 30/1998: Piani di Bacino (PdB), finalizzati sostanzialmente alla definizione della rete dei servizi e alla programmazione del Trasporto Pubblico Locale (TPL); Piani Urbani della Mobilità di Area Vasta (PUMAV), orientati prioritariamente alla promozione dell intermodalità e all integrazione tra i vari sistemi di trasporto per passeggeri e merci. Questi piani, redatti/aggiornati in coerenza agli obiettivi, agli indirizzi e alle previsioni del presente Piano, devono assicurarne la specificazione territoriale, il conseguimento degli obiettivi definiti, e costituiscono il quadro di riferimento per le azioni provinciali e per i piani e le azioni comunali. I Piani di Bacino, in applicazione della L.R. 30/1998, devono essere redatti per la definizione di un sistema di TPL integrato e coordinato in rapporto ai fabbisogni di mobilità dei territori provinciali da servire tenuto conto delle loro specificità. Devono consentire la definizione dei programmi di esercizio, l ottimizzazione dell offerta gomma in relazione a quella su ferro, l efficienza dei servizi, anche con riferimento all individuazione di assi portanti, la flessibilità e l accessibilità al servizio e l adozione di soluzioni innovative. In tali Piani, il cui ambito ottimale minimo è quello della provincia, dovranno inoltre essere 8
10 considerate le relazioni inter-bacinali e le interconnessioni con i Piani dei bacini confinanti, al fine di permettere la loro ottimizzazione e la definizione del livello di accessibilità potenziale dell intero territorio regionale tramite TPL. I Piani di Bacino dovranno costituire altresì lo strumento per la valutazione delle evoluzioni delle necessità di servizio scaturenti anche dalle nuove scelte insediative complessive definite dai piani territoriali e urbanistici e dei relativi costi aggiuntivi indotti al sistema della mobilità pubblica. L'imposizione degli obblighi di servizio aggiuntivo, e le corrispondenti compensazioni finanziarie derivanti da tali scelte insediative, dovranno trovare un riequilibrio nella rimodulazione dei servizi presenti nel bacino ovvero saranno a carico dei bilanci degli Enti locali. I Piani Urbani della Mobilità di Area Vasta, PUMAV, rappresentano lo strumento, previsto nella L.R. 30/1998, che integra e attua le indicazioni previste dalla strategia europea con riferimento ai Piani Urbani della Mobilità Sostenibile. La L.R. 30/1998 individua come ambito di applicazione del PUMAV, l Area Vasta, da intendersi come ambito territoriale urbanizzato, caratterizzato da un sistema di mobilità polarizzato o fortemente connesso e su cui è possibile coordinare i vari modi di trasporto. Tali ambiti sono individuati in relazione ai fabbisogni di mobilità indotti da esigenze di studio e di lavoro e di accesso ai servizi del territorio. Il Piano nella cartografia, carta E Sistema di pianificazione integrata di Area Vasta, propone una prima individuazione delle Aree Vaste che, tenuto conto della definizione sopra riportata, potranno essere ridefinite o modificate in sede di elaborazione dei PUMAV in applicazione dell art. 6 della L.R. 30/1998. Il PUMAV, in ragione delle sue finalità, è un Piano di medio-lungo periodo, riferito all orizzonte temporale del PTCP. I PUMAV devono essere redatti o aggiornati entro 2 anni dall approvazione del presente Piano e costituiscono riferimento a cui dovranno conformarsi i piani della mobilità comunale e in particolare i PUT. Ferma restando l obbligatorietà dei PUT per i Comuni con più di abitanti, l elenco degli ulteriori Comuni tenuti alla predisposizione di tali strumenti in applicazione dell art. 36 del D.Lgs. 285/1992 sarà predisposto dalla Regione con apposito atto, anche sulla base delle proposte contenute nei PUMAV, in funzione di criteri legati a livelli di mobilità che necessitano di piani locali specifici. I Comuni non individuati dalla Regione possono adottare volontariamente il PUT. Il Piano di Bacino e il Piano della Mobilità di Area Vasta sono elaborati in coerenza con le previsioni del presente Piano e del PTCP e approvati secondo quanto previsto dall art. 6 commi 2 e 3 della citata L.R. 30/1998 e s.m.i. 9
11 Articolo 10. Pianificazione comunale di settore Il Piano Urbano del Traffico, PUT, è uno strumento di breve periodo che può fornire effetti virtuosi in termini di politiche di mobility management, di razionalizzazione dei percorsi, creazione e protezione di corsie riservate al TPL, controllo della sosta e degli accessi alle ZTL, attivazione di parcheggi di interscambio, ricerca di mezzi alternativi all auto privata o al mezzo pubblico tradizionale, laddove esso non risulti economicamente sostenibile (bus a chiamata, ricorso a taxi o noleggio, car e bike sharing, ecc.), informazione e formazione ai cittadini, ecc. L approvazione dei PUT, ove obbligatoria, è presupposto per l ammissione agli incentivi per i servizi minimi di TPL e/o per interventi sulla mobilità locale, da parte della Regione Emilia-Romagna secondo le modalità previste dagli artt. 7 comma 2 e 32 comma 6 della L.R. 30/1998. L approvazione di tali piani è disciplinata dall art. 7 della L.R. 30/1998. Nell ambito di tale procedimento, le Province formulano le loro riserve anche con riferimento ai contenuti e agli obiettivi fissati dal PdB e dai PUMAV o con quanto previsto da specifiche indicazione dei PTCP relativi al sistema della mobilità. Articolo 11. Governance e partecipazione Il Piano, recependo la normativa regionale in tema di partecipazione dei cittadini all elaborazione delle politiche locali e gli indirizzi europei in merito ai Piani Urbani per la Mobilità Sostenibile, evidenzia la necessità che i Comuni verifichino e attivino procedure di partecipazione dei cittadini sulle principali iniziative di regolazione o pianificazione della mobilità. In particolare ravvisa la necessità che i Comuni tenuti all adozione del PUT verifichino le condizioni di fattibilità e attivino procedure per la costituzione di Tavoli Locali della Mobilità, al fine di favorire un organica e definita modalità di partecipazione dei cittadini al governo della mobilità. Tali Tavoli, di natura consultiva e propositiva, avranno modalità di funzionamento e partecipazione autonomamente definite a livello locale, prevedendo la presenza delle principali organizzazioni cittadine che si occupano di mobilità e singoli cittadini, e dovranno concorrere ad affrontare i seguenti temi prioritari: sicurezza in ambito urbano; pedonalità, ciclo mobilità e zone a traffico limitato; Trasporto Pubblico Locale. 10
12 Capo II Viabilità Articolo 12. La rete viaria di Interesse regionale La rete viaria di interesse regionale è formata da una maglia stradale distinta gerarchicamente sui seguenti due livelli, integrati tra loro, in relazione alle caratteristiche funzionali: Grande Rete, che assolve a funzioni di servizio dei percorsi di attraversamento e della mobilità regionale di ampio raggio; Rete di Base, che assolve a funzioni di accessibilità capillare al territorio e di servizio dei percorsi di medio breve raggio. Costituiscono la rete viaria di interesse regionale: strade e superstrade di competenza diretta dello Stato; autostrade statali; l autostrada regionale Cispadana e i relativi interventi previsti, di connessione della viabilità locale all asse autostradale; alcune strade provinciali, in gran parte derivanti dal trasferimento dallo Stato operato nel Gli assi stradali costituenti la rete viaria di interesse regionale sono dettagliatamente riportati al paragrafo 3.1 della Relazione generale. Modifiche o integrazioni non sostanziali alla rete viaria di interesse regionale così definita possono essere apportate dall Assemblea legislativa su proposta della Giunta regionale. Su tale rete il Piano indica gli interventi e le relative priorità di realizzazione al fine di completare i grandi assi non ancora realizzati e garantire un adeguato e omogeneo livello di funzionalità che assicuri, all orizzonte temporale del Piano, l assolvimento del ruolo attribuito ai due livelli gerarchici. Ciò ovviamente in modo differenziato in relazione alle diverse competenze che la Regione ha sui vari tronchi costituenti la rete e in relazione alle diverse modalità di gestione degli stessi. Il Piano definisce inoltre la tipologia degli interventi e le relative caratteristiche funzionali. Sulla rete viaria di interesse regionale, la Regione realizza il monitoraggio dei flussi di traffico. Al fine di garantirne l efficacia, in tutti i casi di realizzazione di varianti o più in generale di nuovi tronchi di rete, deve essere valutata l opportunità, con riferimento alla rilevanza trasportistica del tratto stradale da realizzare, di installare nuove postazioni che vadano a integrare il sistema automatizzato per il monitoraggio dei flussi di traffico realizzato e condiviso da Regione, Province e ANAS. 11
13 Articolo 13. Grande Rete Le previsioni sulla Grande Rete contenute nella Relazione generale del Piano, le azioni e gli interventi sulla stessa e le relative modalità di realizzazione, costituiscono proposte rispetto alla politica nazionale e comunitaria. Le stesse previsioni integrano gli indirizzi contenuti nel PTR e costituiscono altresì indirizzo per la pianificazione sottordinata, nonché, per quanto di competenza, per i soggetti privati gestori di infrastrutture viarie. Articolo 14. Caselli autostradali Nel Piano sono riportati i caselli autostradali esistenti e quelli in fase di approvazione e prossima realizzazione. Nuovi caselli, al fine di aumentare la permeabilità della rete autostradale e sulla base di appositi studi che prendano in considerazione gli impatti ambientali, trasportistici e territoriali, potranno essere individuati mediante appositi Accordi di programma, ai sensi dell art. 40 della L.R. 20/2000, ovvero nei PTCP. La previsione di nuovi caselli deve essere accompagnata da una valutazione dell adeguatezza della viabilità di adduzione agli stessi, che dovrà rientrare nella rete di base principale. A tali fini l integrazione della rete è considerata variante non sostanziale alla rete viaria di interesse regionale e pertanto sarà unicamente oggetto di approvazione da parte dell Assemblea legislativa secondo quanto previsto dall art. 163 comma 3 della L.R. 3/1999. Articolo 15. Rete di Base Gli interventi previsti dal Piano sulle infrastrutture della Rete di Base sono finalizzati prioritariamente al mantenimento delle caratteristiche funzionali delle stesse, privilegiando quelli finalizzati alla manutenzione straordinaria, alla messa in sicurezza delle arterie, al miglioramento della qualità del deflusso, alla realizzazione di modeste varianti indotte da problematiche di natura geologica e idrogeologica e al miglioramento dell accessibilità urbana. Su tale rete sono altresì previsti alcuni tronchi di nuova realizzazione, che servono a completare le connessioni alla rete di collegamento e che risultano prioritari nello scenario temporale di validità del Piano. Le nuove arterie saranno realizzate a una corsia per senso di marcia, salvo i casi in cui appositi studi di traffico evidenzino la necessità di caratteristiche geometrico-funzionali diverse. Le intersezioni su tale rete dovranno essere di norma realizzate con soluzioni a rotatoria, previa verifica della loro compatibilità ai fini della sicurezza con la tipologia dei traffici, nonché con i vincoli insediativi o morfologici. 12
14 Gli interventi di riqualificazione e potenziamento della Rete di Base hanno a riferimento i seguenti obiettivi: garantire la funzionalità dell asse, con riferimento a tutte le componenti di traffico ammesse (mobilità motorizzata individuale, trasporto pubblico, mobilità non motorizzata); innalzare i livelli di sicurezza stradale, in particolare attraverso una consistente riduzione dei tassi di mortalità e di incidentalità grave; migliorare la compatibilità urbanistica degli assi esistenti e garantire quella degli assi di nuova costruzione; minimizzare l impatto ambientale, consentendo un corretto inserimento paesaggistico dei singoli assi. Tenendo conto degli obiettivi sopra indicati saranno elaborate delle Linee guida per la riqualificazione della rete di base, contenenti la definizione di specifici criteri di analisi e progettazione. Tali linee guida costituiranno riferimento anche per la rete extra-urbana provinciale non rientrante nella Rete di Base. Articolo 16. Fasce di rispetto stradali Per tutti i tronchi stradali di nuova realizzazione della Grande Rete e della Rete di Base all esterno dei centri abitati, le Province e conseguentemente i Comuni interessati, adegueranno i propri strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica al fine di prevedere, ove possibile in relazione ai vincoli fisici o agli insediamenti preesistenti alla costruzione della strada, fasce di rispetto più ampie di quelle previste dal D.Lgs. 285/1992 e relativo regolamento di attuazione, onde consentire la realizzazione di piste ciclabili e fasce di ambientazione con funzione di mitigazione dell impatto delle infrastrutture e/o il successivo potenziamento delle sedi stradali. Tale ampliamento dovrà essere, in aggiunta alle distanze minime fissate dalla normativa sopracitata, di almeno 20 metri complessivi per la Grande Rete e 10 metri complessivi per la Rete di Base. Articolo 17. Pedaggiamenti Le infrastrutture viarie di nuova realizzazione o per le quali è previsto un potenziamento, potranno essere assoggettate a pedaggiamento sia al fine di recuperarne i costi di costruzione che al fine di garantire un migliore riequilibrio modale anche attraverso la monetizzazione delle esternalità sociali e ambientali. La Regione promuove l istituzione di pedaggi e diritti di utenza in applicazione della direttiva comunitaria 2011/76/UE, nel rispetto dell assetto delle competenze istituzionali. 13
15 Articolo 18. Sicurezza stradale Il Sistema Informativo della Viabilità (SIV) e il Centro di Monitoraggio Regionale (CMR) sono strumenti della Regione per la raccolta e diffusione delle principali informazioni relative alla viabilità, come i flussi di traffico, la localizzazione e le caratteristiche degli incidenti, le principali caratteristiche geometriche, tecniche e funzionali delle strade, l'analisi dei livelli di servizio e dei fattori di rischio. Le informazioni e i dati raccolti ed elaborati dal CMR costituiscono elementi per la definizione dei criteri regionali di finanziamento delle opere sulla rete stradale di interesse regionale. Gli Enti locali, nell attività di progettazione di propria competenza, dovranno sviluppare modalità progettuali e apposite analisi relative all incidentalità con i contenuti che saranno indicati nelle Linee guida da approvare ai sensi dell art.5. Nel rispetto dei principi contenuti nel D.Lgs. 35/2011, di recepimento della Direttiva UE 96/2008, in tema di sicurezza delle infrastrutture stradali, e delle fasi di attuazione ivi previste, la Regione provvederà a disciplinare la gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali di competenza delle Regioni e degli Enti locali. Capo III Ferrovie Art. 19 Consistenza della Rete ferroviaria La rete ferroviaria nel territorio della regione Emilia-Romagna è costituita: a) per la Rete Nazionale, gestita da RFI: dalla Direttrice Alta Velocità Milano-Bologna-Firenze e da: un asse che attraversa il territorio regionale da nord-ovest a sud est, collegando i maggiori centri urbani da Piacenza a Rimini con prosecuzione a nord verso Milano e a sud verso Ancona; un asse perpendicolare all asse sopra indicato, sulla direttrice Venezia-Bologna- Firenze; le seguenti linee: - Bologna Verona; - Bologna Porretta; - Modena Mantova Verona; - Castelbolognese Lugo Ravenna; 14
16 - Ferrara Ravenna Rimini; - Faenza Borgo San Lorenzo Firenze; - Faenza Granarolo Ravenna/ Lavezzola; - Parma/Fidenza Fornovo La Spezia; - Parma Brescia; - Fidenza Salsomaggiore; - Piacenza/ Fidenza - Castelvetro Cremona; - Piacenza Castel S. Giovanni Voghera; b) per la Rete Regionale gestita dalla società concessionaria regionale (F.E.R. Srl) da: linea ferroviaria Parma-Suzzara (per il tratto ricadente nella regione Emilia- Romagna); linea ferroviaria Suzzara-Ferrara (per il tratto ricadente nella regione Emilia- Romagna); linea ferroviaria Ferrara-Codigoro; linea ferroviaria Reggio Emilia-Guastalla; linea ferroviaria Reggio Emilia-Ciano d Enza; linea ferroviaria Sassuolo-Reggio Emilia; linea ferroviaria Modena-Sassuolo; linea ferroviaria Casalecchio di Reno-Vignola; linea ferroviaria Bologna-Portomaggiore; linea ferroviaria Portomaggiore-Dogato di Ostellato (non ancora in esercizio alla data di approvazione del presente Piano). Nell ambito della rete ferroviaria nazionale e regionale i PTCP dovranno indicare le stazioni/fermate ferroviarie principali e le eventuali nuove stazioni/fermate in applicazione di quanto disposto al successivo art. 20. Art. 20 Stazioni e fermate Le stazioni/fermate sono nodi essenziali dell infrastruttura ferroviaria, sono punti di eccellenza dell intermodalità e pertanto deve essere assicurato un contesto urbanistico adeguato a garantirne la valorizzazione e l accrescimento della loro centralità. Le stazioni e il proprio intorno urbano devono essere strutturalmente e funzionalmente organizzate per sfruttare appieno la potenzialità di aggregazione sia per il posizionamento di punti di interesse e l erogazione di servizi a valenza plurima, sia per migliorare l accessibilità, 15
17 favorire l integrazione tra i vari sistemi di trasporto e l interscambio per ridurre l impatto determinato dalla rottura di carico. I PTCP individuano le stazioni/fermate principali che si qualificano come poli funzionali dell area vasta cui si riferiscono. Associano a tale individuazione un adeguato contesto spaziale che consenta di concentrare su di esse le funzioni a più alta domanda di mobilità e la correlata convergenza delle diverse forme modali dell accessibilità associata. I PTCP individuano altresì le altre stazioni/fermate principali secondo i criteri: della frequentazione reale e acquisibile, della presenza di servizi nel territorio di interesse almeno provinciale per la mobilità di persone e merci; della loro localizzazione in ambiti che presentano una concentrazione di funzioni strategiche nonché un bacino di utenza di livello provinciale. Negli ambiti di localizzazione delle stazioni/fermate principali gli strumenti di pianificazione e programmazione territoriale e urbanistica dovranno: favorire l addensamento delle previsioni residenziali e dei centri di erogazione di servizi, direzionali, di commercio e per le attività terziarie; favorire l avvicinamento ciclopedonale; prevedere aree in favore dell interscambio modale che siano prossime tra loro per l integrazione ferro-bus; migliorare la qualificazione dei confort negli spazi di attesa e ristoro. Sulla base di tali criteri la Regione esprimerà la propria intesa all individuazione delle stazioni principali. L eventuale previsione di nuove stazioni/fermate, da parte dei PTCP, dovrà essere accompagnata da un indagine della domanda generata dal territorio circostante in termini di traffico potenziale e di utenza effettivamente acquisibile. Sulla base di tale indagine la Regione esprimerà la propria intesa alla realizzazione della nuova stazione/fermata proposta. Le condizioni minime per il rilascio dell intesa nel caso di cui al precedente comma dovranno garantire che la distanza reciproca fra stazioni/fermate: sia compatibile con le esigenze imposte dall esercizio ferroviario; assicurino una distanza minima non inferiore a: 2,0 km, nelle tratte in prossimità dei capoluoghi di provincia; 5,0 km, nelle restanti tratte. Articolo 21. Potenziamento della rete ferroviaria e intensificazione dei servizi Il Piano privilegia, nell ambito del trasporto pubblico, il potenziamento e l ammodernamento della rete ferroviaria, sia Regionale che Nazionale, esistente e prevista all orizzonte temporale di Piano; persegue altresì a tali fini funzionali la salvaguardia e la 16
18 valorizzazione della stessa Rete unitamente ai corridoi e agli ambiti in fregio, anche mantenendo adeguati franchi laterali, necessari per la sicurezza e ampliamento delle linee. Ulteriori interventi di potenziamento della rete ferroviaria regionale rispetto a quelli indicati dal Piano sono subordinati a specifiche verifiche di convenienza e opportunità, oltreché di bilanciamento dei costi, sia esecutivi che di gestione, nel rispetto comunque dei vincoli e delle limitazioni indicate dallo stesso Piano stesso. L intensificazione dei servizi e la realizzazione di interventi con contributo finanziario della Regione nelle stazioni/fermate ferroviarie, si attua prioritariamente secondo i seguenti criteri: utenza ferroviaria reale ed effettivamente acquisibile; integrazione modale; piani e progetti comunali che prevedano la valorizzazione e qualificazione della stazione e dell area di influenza al fine di accrescerne l integrazione con il contesto urbano e incrementarne l attrattività/la domanda potenziale; presenza o previsione di localizzazione di centri attrattori e generatori di traffico ai quali sia possibile accedere anche in modalità pedonale e ciclabile; azioni attuate dagli Enti locali per incentivare l utilizzo del servizio ferroviario; accordi per la gestione delle stazioni/fermate. Articolo 22. Miglioramento dell accessibilità e fruibilità delle stazioni/fermate I marciapiedi di stazione, ove consentito dalla configurazione del tracciato ferroviario e della stessa stazione, devono essere adeguati per garantire un altezza di 0,55 m dal piano del ferro, al fine di migliorare l accessibilità ai treni. Le banchine e i relativi piani dei binari di stazione devono essere ampliati, ove necessario, per garantire una lunghezza idonea a ospitare treni di composizione adeguata al numero di passeggeri da servire. In particolare, per le banchine della rete regionale devono essere adottati i seguenti due standard dimensionali: non inferiore a 160 m, nelle linee regionali del bacino di Bologna (Bologna- Portomaggiore e Casalecchio-Vignola); non inferiore a 120 m sulle restanti linee della rete a minore frequentazione. Quest ultimo standard può essere maggiorato nei limiti dei 160 m, qualora l incremento della domanda, il suo consolidamento unito al conseguente adeguamento della composizione del materiale rotabile, lo richiedano. Sono fatte salve quelle banchine, già realizzate, che hanno dimensioni maggiori. Per le stazioni/fermate della Rete Regionale, ove non già presenti, occorre attuare interventi orientati alla: 17
19 riduzione/esclusione di attraversamenti a raso tramite la realizzazione di sottopassaggi nei punti d incrocio; costruzione di pensiline e strutture di copertura lungo le banchine e in corrispondenza delle scale o delle rampe d accesso alle stesse banchine. In tutte le stazioni/fermate della Rete Regionale e Rete Nazionale vanno attuati i seguenti interventi: posizionamento di sistemi di comunicazione visiva e sonora per il pubblico (monitor, pannelli elettronici e impianti di diffusione sonora) sull andamento della circolazione dei treni, unitamente ad prospetti informativi aggiornati, posti in specifiche bacheche; miglioramento e/o adeguamento degli impianti di illuminazione. Le stazioni/fermate devono inoltre disporre delle seguenti dotazioni minime : panchine o altre sedute; validatore e/o obliteratrice; segnaletica identificativa della stazione/fermata e dei servizi ivi presenti; emettitrice titoli di viaggio e/o punti di vendita nelle immediate vicinanze. La Regione, al fine di garantire un maggiore qualificazione delle stazioni/fermate nonché l armonizzazione con quelle nazionali, emana apposite Linee guida alla progettazione per la qualificazione delle stazioni/fermate. Articolo 23. Gestione di spazi pubblici nelle stazioni/fermate La Regione favorisce il coinvolgimento degli Enti locali, di privati e associazioni, da parte del gestore della rete ferroviaria, per la gestione di spazi pubblici nell ambito di stazioni/fermate per incrementare l utenza potenziale e aumentarne la percezione di sicurezza e di decoro. Articolo 24. Standard di sicurezza del servizio Il Piano contiene indicazioni per gli interventi volti ad adeguare la rete infrastrutturale di propria competenza a standard funzionali e di sicurezza analoghi a quelli già implementati sulla Rete Nazionale con cui quella Regionale è in più punti interconnessa, mediante adeguati interventi e dispositivi tecnologici. L innalzamento degli standard di sicurezza del servizio, ha come elemento rilevante la realizzazione dell'attrezzaggio di terra della Rete Regionale con sistemi tecnologicamente evoluti per il controllo della marcia del treno, che costituisce pertanto un obiettivo essenziale che il gestore dell infrastruttura regionale deve perseguire. 18
20 Articolo 25. Fasce di rispetto ferroviarie Lungo i tracciati delle linee ferroviarie ricadenti nel territorio regionale, ai sensi dell art. 49 del D.P.R. 753/1980, è vietato costruire, ricostruire o ampliare edifici o manufatti di qualsiasi natura, entro e fuori terra, non funzionali all infrastruttura a una distanza inferiore ai 30 m dalla più vicina rotaia. Più in generale le attività svolte a confine con le linee ferroviarie devono rispettare i dettami e i vincoli del Titolo III del D.P.R. 753/1980. E ammessa la deroga prevista dall art. 60 del D.P.R. 753/1980 in riduzione alla fascia di rispetto, se le circostanze territoriali lo consentono, da autorizzare nei soli 10 m più lontani dalla rotaia, e successivi ai primi 20 per i quali è inderogabile il divieto di edificabilità previsto dall art. 49 del D.P.R. 753/1980. Resta salva la deroga ai sensi dell art. 60 del D.P.R. 753/1980 per l intera fascia, per gli interventi edilizi su manufatti già esistenti nel rispetto del soddisfacimento dei requisiti di sostenibilità ambientale e di sicurezza previsti dalla normativa vigente. In caso di ristrutturazione di edifici esistenti in fascia di rispetto dovrà essere mantenuto sia lo sviluppo dimensionale del fronteggiamento preesistente che la distanza dalla più vicina rotaia, nel rispetto del soddisfacimento dei requisiti di sostenibilità ambientale e di sicurezza previsti dalla normativa vigente. Gli strumenti di pianificazione urbanistica favoriscono il trasferimento della capacità edificatoria esistente in aree esterne alla suddetta fascia di rispetto anche attraverso meccanismi incentivanti in tal senso. Le Amministrazioni locali adegueranno i propri strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica a tali indicazioni, rispettando altresì i vincoli già previsti dal D.P.R. 459/1998 e dalla L.R. 15/2001, riguardo alla classificazione ai fini acustici delle zone prospicienti le ferrovie. Le autorizzazioni alla deroga della fascia di rispetto previste dal Titolo III del D.P.R. 753/1980, come sopra disciplinata, vengono rilasciate, nelle forme previste dallo stesso D.P.R., dalla Regione Emilia Romagna per le linee della Rete Regionale e dal Gestore dell Infrastruttura Nazionale per quanto riguarda le linee della Rete Nazionale, qualora lo consentano la sicurezza pubblica, la conservazione della ferrovia, la natura dei terreni e le particolari circostanze locali. In mancanza anche di una sola delle sopra citate condizioni rimane ferma la facoltà di negare la deroga nell intera fascia dei 30 m dalla più vicina rotaia. Le funzioni amministrative relative al rilascio di autorizzazione di cui al Titolo III del D.P.R. 753/1980 potranno essere oggetto di specifica regolamentazione regionale. Le Amministrazioni locali non possono autorizzare nuove costruzioni, ampliamenti, modifiche in altezza e in pianta e ricostruzioni di manufatti all interno della fascia di rispetto ferroviaria di cui all art. 49 del D.P.R. 753/1980, in assenza dell autorizzazione alla deroga di cui al comma 6. 19
Num. Reg. Proposta: GPG/2012/58 ----------------------------------------------------- LA GIUNTA DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA
Testo dell'atto Num. Reg. Proposta: GPG/2012/58 ----------------------------------------------------- LA GIUNTA DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA Vista la Legge regionale n. 30/1988 e s.m. e i. Disciplina generale
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 Articolo 9
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 Articolo 12
 Articolo 13
 Articolo 14
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 art. 163
 Articolo 15
 Articolo 16
 Articolo 17
 Articolo 18
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 Art. 19
 art. 20
 Art. 20
 Articolo 21
 Articolo 22
 Articolo 23
 Articolo 24
 Articolo 25
 art. 49
 art. 60
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