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Timestamp: 2020-05-28 17:39:44+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13511 del 01/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13511 del 01/07/2016
Cassazione civile sez. lav., 01/07/2016, (ud. 16/03/2016, dep. 01/07/2016), n.13511
sul ricorso 2349/2015 proposto da:
AUTOTRASPORTI MULTIPLI ARCESE S.P.A., C.F. (OMISSIS), in
domiciliata in ROMA, VIALE DI VILLA PAMPHILI 59, presso lo studio
dell’avvocato MARIA SALAFIA, rappresentata e difesa dall’avvocato
MAURIZIO PICCOLI, giusta delega in atti;
D.D., C.F. (OMISSIS), elettivamente
all’avvocato GIANFRANCO DE BERTOLINI, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 89/2014 della CORTE D’APPELLO di TRENTO,
depositata il 27/11/2014 R.G.N. 54/2014;
16/03/2016 dal Consigliere Dott. PAOLO NEGRI DELLA TORRE;
udito l’Avvocato SALAFIA MARIO per delega Avvocato PICCOLI
udito l’Avvocato ROMANELLI GUIDO FRANCESCO;
La Corte territoriale si è, infatti, uniformata al consolidato orientamento di legittimità, per il quale “in caso di sopravvenuta infermità permanente del lavoratore, l’impossibilità della prestazione lavorativa quale giustificato motivo di recesso del datore di lavoro dal contratto di lavoro subordinato (L. n. 604 del 1966, artt. 1 e 3 e artt. 1463 e 1464 c.c.) non è ravvisabile per effetto della sola ineseguibilità dell’attività attualmente svolta dal prestatore di lavoro, perchè può essere esclusa dalla possibilità di adibire il lavoratore ad una diversa attività, che sia riconducibile – alla stregua di un’interpretazione del contratto secondo buona fede – alle mansioni attualmente assegnate o a quelle equivalenti (art. 2103 c.c.) o, se ciò è impossibile, a mansioni inferiori, purchè tale diversa attività sia utilizzabile nell’impresa secondo l’assetto organizzativo insindacabilmente stabilito dall’imprenditore” (Sezioni Unite, 7 agosto 1998, n. 7755;
conf: Cass. n. 3314/1999; n. 9624/2000; n. 7210/2001; n. 572/2002; n. 15593/2002; n. 8832/2011).
Inoltre, è corretta la lettura che la Corte di appello ha dato della norma di cui del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, art. 42(Provvedimenti in caso di inidoneità alla mansione specifica), il quale stabilisce che il datore di lavoro, in relazione ai giudizi di cui al precedente art. 41, comma 6, “attua le misure indicate dal medico competente e qualora le stesse prevedano un’inidoneità alla mansione specifica adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, a mansioni inferiori garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza”.
Ed invero tale norma, riconoscendo nella fattispecie regolata il permanente conflitto tra il diritto alla salute e al lavoro, da una parte, e il diritto al libero esercizio dell’impresa, dall’altra, pone la necessità di un loro equo e bilanciato contemperamento, attraverso l’adibizione del lavoratore anche ed eventualmente a mansioni inferiori ed il compimento di quei processi di adattamento dell’assetto organizzativo che, nel quadro essenziale delle scelte di fondo operate dall’imprenditore, si rivelino con essi compatibili:
ciò che è racchiuso nell’inciso “ove possibile”, il quale, sul piano sostanziale, pone a carico del datore di lavoro l’obbligo di ricercare, in ciò esprimendosi anche l’osservanza dei canoni di correttezza e buona fede nell’esecuzione del rapporto, le soluzioni che, all’interno del fondamentale piano organizzativo prescelto, risultino le più convenienti e idonee ad assicurare il rispetto dei diritti del lavoratore e, sul piano processuale, lo grava dell’onere di fornire dimostrazione di aver fatto tutto il possibile, nelle condizioni date, perchè tali diritti trovassero attuazione.
In particolare, tale conclusione è stata raggiunta dalla Corte a seguito di un’ampia ricostruzione dell’assetto organizzativo della ricorrente, tale da far emergere l’esistenza in azienda di mansioni compatibili con le condizioni di salute del ricorrente, che aveva mantenuto l’abilità a mansioni di autista, sia pure con le limitazioni indicate dal medico competente, e che aveva manifestato il suo consenso a mansioni inferiori (in rapporto a quelle di autista adibito ai trasporti internazionali), e da far ritenere non ostative all’attribuzione di tali mansioni le ragioni dedotte dalla società, attenendo esse non ad un predeterminato assetto organizzativo di compiti distribuiti fra i dipendenti ma – come acutamente rilevato –
ad un criterio/metodo di organizzazione da cui scaturisce giorno per giorno lo schema/assetto organizzativo dei vari trasporti in corso (p. 22).
Su tali premesse è conseguentemente da escludere che la sentenza sia incorsa nel vizio di violazione e falsa applicazione delle norme dl diritto indicate.
D’altra parte, e ancora con riferimento al primo profilo, la ricorrente non ha specificato quali norme di diritto risulterebbero violate dalla Corte (oltre a talune disposizioni del CCNL), nè specificamente indicato quali affermazioni del giudice di merito si porrebbero in contrasto con norme di legge o con i principi formatisi su di esse, tanto più dovendosi osservare a questo riguardo come la Corte si sia uniformata, nella sua motivazione sul punto, al costante orientamento, per il quale “il lavoratore ha la facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto, dovendosi escludere una incompatibilità assoluta tra ferie e malattia; in tali casi non sarebbe costituzionalmente corretto precludere il diritto alle ferie in ragione delle condizioni psico-
fisiche inidonee al loro pieno godimento – non potendo operare, a causa della probabile perdita del posto di lavoro conseguente al superamento del comporto, il criterio della sospensione delle stesse e del loro spostamento al termine della malattia – perchè si renderebbe così impossibile la effettiva frulzlone delle ferie.

References: Sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 42
 art. 41
 sentenza