Source: https://renatodisa.com/2015/07/28/corte-di-cassazione-sezione-v-sentenza-5-giugno-2015-n-24295-relativamente-alla-cessione-dellavviamento-non-puo-costituire-oggetto-di-distrazione-lavviamento-commerciale-di-unazienda-ov/
Timestamp: 2018-11-16 09:24:02+00:00

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Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 5 giugno 2015, n. 24295. Relativamente alla cessione dell'avviamento, non può costituire oggetto di distrazione l'avviamento commerciale di un'azienda ove questo venga identificato come prospettiva di costituire rapporti giuridici solo teoricamente immaginabili e dunque con specifico riferimento allo sviamento di clientela; l'avviamento commerciale dell'azienda e' invece suscettibile di distrazione quando, contestualmente, e' stata oggetto di disposizione anche l'azienda medesima o quanto meno i fattori aziendali in grado di generare l'avviamento. - Avvocato Renato D'Isa
Home/Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Fallimentare, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze/Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 5 giugno 2015, n. 24295. Relativamente alla cessione dell’avviamento, non può costituire oggetto di distrazione l’avviamento commerciale di un’azienda ove questo venga identificato come prospettiva di costituire rapporti giuridici solo teoricamente immaginabili e dunque con specifico riferimento allo sviamento di clientela; l’avviamento commerciale dell’azienda e’ invece suscettibile di distrazione quando, contestualmente, e’ stata oggetto di disposizione anche l’azienda medesima o quanto meno i fattori aziendali in grado di generare l’avviamento.
..se l’avviamento commerciale deve sinteticamente intendersi come la “capacita’” di profitto di un’azienda (rectius: la capacita’ di produrre sovraredditi) e il suo valore come il plusvalore dell’azienda avviata, non e’ dubitabile che esso non rappresenti per l’imprenditore una mera aspettativa di fatto, ma costituisca, invece, un “valore” dell’azienda che lo incorpora. Conclusione di cui dottrina e giurisprudenza civile non dubitano e che e’ confortata da plurimi indici positivi. Basti pensare alla Legge n. 392 del 1978, articolo 34, che, in tema di cessazione del rapporto di locazione di immobili commerciali, prevede a carico del locatore la prestazione di una indennita’ in favore del conduttore proprio in ragione della perdita dell’avviamento o al Decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, articolo 51, comma 4, il quale, ai fini del calcolo dell’imposta di registro sugli atti che hanno ad oggetto aziende, assume a base imponibile il valore dei beni aziendali ricomprendendovi espressamente anche l’avviamento. Ed ancora vengono in conto gli articoli 2424 e 2426 c.c., che, rispettivamente, considerano l’avviamento “derivativo” una immobilizzazione immateriale e ne consentono l’appostazione nello stato patrimoniale del bilancio nei limiti del costo sostenuto per la sua acquisizione. E’ si vero che analoga disposizione non e’ stata prevista anche per l’avviamento “originario”, ma cio’ dipende dalla natura del bilancio – che misura l’utile effettivamente realizzato, nel mentre la valutazione dell’avviamento originario comporterebbe l’anticipazione di quelli futuri conseguibili in funzione dell’espansione e del consolidamento dei fattori che lo generano – e non significa che quest’ultimo non sia economicamente valutabile e che venga di fatto valutato nel momento in cui l’azienda sia oggetto di cessione o comunque cessi il suo esercizio (si pensi, ad esempio, al caso della morte del socio di societa’ di persone, in relazione al quale la giurisprudenza civile ritiene che per il calcolo della liquidazione della quota in favore degli eredi debba tenersi conto della effettiva consistenza economica dell’azienda sociale all’epoca dello scioglimento del rapporto compreso, per l’appunto, anche l’avviamento che nella fattispecie e’ da intendersi come quello “originario”: Sez. 1, n. 3671 del 14 marzo 2001, Rv. 544737). In quanto autonoma componente del valore dell’azienda, dunque, l’avviamento presenta una indubbia natura patrimoniale ed e’ suscettibile di quantificazione economica, ma non per questo puo’ costituire oggetto di autonoma disposizione, risultando inscindibile dall’azienda medesima. Ne consegue che – come affermato dalla sentenza Franceschini (RV 234242, sopra citata, n.d.r.) – non e’ possibile configurare la distrazione dell’avviamento commerciale dell’azienda oggetto dell’impresa successivamente fallita se contestualmente non sia stata oggetto di disposizione anche l’azienda medesima o quantomeno quei fattori aziendali in grado di generare l’avviamento. Ma nel caso di passaggio di mano dell’azienda per una contropartita che non remuneri adeguatamente il suo avviamento non v’e’ ragione – come ritenuto dalla sentenza Marcucci (RV 155357, n.d.r.) – per negare che quest’ultimo possa anche da solo rappresentare l’oggetto materiale della distrazione, atteso che la nozione di “bene” accolta dalla L.F., articolo 216, si estende a tutti gli elementi del patrimonio dell’impresa, poiche’ l’oggetto del reato e’ costituito dal complesso dei rapporti giuridici economicamente valutabili che fanno capo all’imprenditore e che concorrono a costituire la garanzia patrimoniale dei creditori (Sez. 5, n. 67 del 15 gennaio 1985, Ortolani, Rv. 167651). Dunque una volta stabilito che l’avviamento ha una intrinseca natura patrimoniale ed e’ suscettibile di valutazione economica, il suo essere una “qualita’” dell’azienda non ne pregiudica la vocazione a costituire l’oggetto materiale della bancarotta, quantomeno nei termini descritti.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-07-28T12:42:34+00:0028 luglio 2015|Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Fallimentare, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

References: sentenza 
 sentenza 
 articolo 34
 articolo 51
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 216