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Timestamp: 2020-06-03 19:31:24+00:00

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Covid-19: fondamenti giuridici per un’azione di risarcimento danni contro la Cina - Qelsi Quotidiano
Oggi è Mercoledì 3 Giugno 2020, 21:31
7 Maggio 2020 7 Maggio 2020 by Gaetano Lauro Grotto In Risalto - Società
Come molti Colleghi e Giuristi, ho approfondito, in questo drammatico periodo, la problematica giuridica relativa all’ipotesi di proporre un’azione di risarcimento danni contro la Cina per chiedere ed ottenere alla stessa il ristoro delle varie voci di danno patito in conseguenza delle azioni omissive e commissive ai danni dei paesi del mondo, quindi anche del popolo italiano.
Risulta a dir poco un “fatto notorio” che la Cina abbia sottaciuto al mondo la gravissima propagazione del virus COVID19 da fine novembre 2019 avvenuta nel laboratorio di Wuhan.
Tale dato, che definirlo obiettivo conforta ma non basta, deve essere unito anche ad un ulteriore comportamento gravissimo: la Cina non ha rispettato le prescrizioni sul “Regolamento Sanitario Internazionale – 2015” (artt. 6 e 7), avendo divulgato i dati del contagio al mondo ed all’OMS in doloso ritardo ed in modo parziale e fuorviante, causando una pandemia mondiale con connessi contagi e decessi, in uno ai gravissimi danni socio-economici. L’analisi attenta delle predette prescrizioni non deve essere fatta, quindi, con superficialità, perché non aiuterebbe a costruire l’ipotesi da me prospettata:
Art.6 – Notifica Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria – CCM PARTE II – Informazioni e risposta sanitaria: “Notifica all’OMS, entro 24 ore dalla valutazione, con i più efficienti mezzi di comunicazione disponibili, tramite il Centro nazionale per il RSI, degli eventi che possano costituire all’interno del proprio territorio un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, in accordo con lo Strumento Decisionale, nonché qualsiasi misura sanitaria adottata. Continua comunicazione all’OMS delle informazioni sulla sanità pubblica disponibili e relative all’evento notificato in modo sufficientemente preciso e dettagliato le condizioni che incidono sulla diffusione della malattia e le misure sanitarie adottate. Comunicazione, se richiesto, delle difficoltà incontrate e il sostegno necessario per rispondere alla potenziale emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale.”
Art.7 – Condivisione delle informazioni durante eventi insoliti ed inaspettati riguardanti la sanità pubblica: “Nel caso in cui uno Stato Parte disponga di prove che confermino un evento riguardante la sanità pubblica insolito ed inaspettato all’interno del suo territorio, indipendentemente dall’origine o dalla fonte, che possa costituire un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, dovrà fornire all’OMS tutte le informazioni relative alla sanità pubblica. In tale caso troveranno piena applicazione le disposizioni di cui all’Articolo 6” .
L’azione prevista come incombenza necessaria per risolvere l’emergenza pubblica scoppiata a Wuhan in Cina, con serio e gravissimo risvolto internazionale, non risulta essere stata eseguita dalla Cina in modo conforme alla normativa indicata, così come non risulta essere stato formalizzato in tempo utile dalla stessa l’invio dell’informativa all’OMS.
Discorso a parte, ma assai indicativo, merita il comportamento tenuto dalla Cina nei confronti del “primo medico” cinese, che aveva denunciato immediatamente il dramma pandemico, prima fatto tacere, poi riabilitato e infine morto a causa del virus Covid-19.
Ciò posto andiamo ad analizzare perché l’azione può essere proposta non solo dal singolo Stato ma anche dalle singole persone fisiche e giuridiche di ogni stato del mondo (considerazione, forse, molto azzardata, ma se limitata al caso specifico italiano, per nulla “peregrina”):
a) La problematica relativa alla giurisdizione
Si può sostenere (anzi la maggior parte dei Giuristi sostiene) che esiste la giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia, Organo delle Nazione Unite, davanti alla quale si dovrebbe incardinare il giudizio attraverso una denuncia alla Corte Penale Internazionale, ovviamente attraverso una preliminare indagine.
La “primaria strada”, indicata come “possibile ma non facile”, sarebbe, pertanto, quella di istituire una commissione di inchiesta di esperti indipendenti, che dovrebbe operare per conto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, oppure sotto quella del Consiglio dei diritti umani, ovvero di altro organismo internazionale legittimato a tanto.
Questa problematica è relativa al non piccolo “problema decisorio” che investirebbe un qualsiasi Stato, che intenda, quindi, assumersi l’onere di incardinare un procedimento contro la Cina di fronte alla Corte Internazionale di giustizia.
Tra l’altro il Presidente Xi Jinping gode dell’immunità e quindi l’azione unita ai comportamenti che hanno causato la pandemia mondiale è imputabile alla Stato-Cina, che in lui si identifica, così come si identificano nella Cina gli Ambasciatori presenti in tutti gli stati del mondo.
Seguendo tale linea l’ulteriore problematicità sarebbe quella inerente l’esecuzione di una sentenza di condanna al risarcimento dei danni ed al sequestro dei beni cinesi presenti nello stato italiano (oppure in altro stato interessato).
Ad oggi abbiamo sentito parlare e letto solo di ipotesi di “class action” che si stanno pianificando in svariati paesi del mondo, ed anche in Italia attraverso la lodevole iniziativa del Codacons: manifesto svariati dubbi sull’impostazione solo come “class action” di una eventuale azione di risarcimento danni da Covid19 contro la Cina da incardinare davanti al giudice italiano.
Il “punto nevralgico” e di preliminare ed assorbente esame è relativo al fatto che la Cina possa essere ritenuta responsabile per la propagazione del Virus Covid19, in quanto è ben noto anche l’ulteriore principio di diritto internazionale, che prevede che gli Stati Esteri non possano essere convenuti in giudizio per attività pubblicistiche, connesse alla loro sovranità, come quelle relative alla “gestione della salute”.
Si dovrebbe, sul punto ipotizzare che per convenire la Cina occorrerebbe soddisfare l’onere probatorio relativo alla dimostrazione dell’origine del Covid19 in Cina e del fatto che l’attività svolta a Wuhan era di natura privatistica, finalizzata alla fabbricazione ed alla commercializzazione di prodotti farmaceutici, oppure allo studio ed alla cura di un vaccino speciale.
Aggiungo, poi, che nel film “Contagion”, trasmesso recentemente su Canale5, è stato ipotizzato proprio il dramma di un contagio ed una pandemia mondiale già svariati anni or sono: e ciò risulta davvero un dato “indicativo” di un interesse ad attenzionare i centri di ricerca e di sperimentazione in generale, guarda caso proprio in Cina.
Tale impostazione esula, però, dal mio proposito, che vuole tentare di contribuire a dimostrare la fondatezza della proposizione dell’azione di risarcimento dei sopra indicati fatti, atti e comportamenti illeciti commessi dalla Cina dinanzi al Giudice italiano.
b) La “situazione italiana”
Per arrivare a tanto occorrerà, però, un’indubbia, certa e forte sinergia tra AVVOCATURA, simbolo della tutela del diritto degli uomini, e MAGISTRATURA, garante del riconoscimento dei giusti diritti degli uomini ( … e poi di figure di CONSULENTI come gli specialisti medico-legali, i commercialisti e, non ultimo, il MONDO DELL’INFORMAZIONE e della POLITICA).
Arriviamo al punto: ritengo che non possano essere opposte in modo fondato immunità di sorta da parte del rappresentante dello Stato-Cina in Italia, convenuto davanti al Giudice Italiano, in quanto si tratta di statuire sulla sussistenza di responsabilità connesse ad atti e comportamenti, commissivi ed omissivi comunque illeciti, assimilabili se non peggiori dei “crimini di guerra”, come risulta essere la pandemia mondiale causata dal CORONAVIRUS-COVID19.
c) E’ proprio questo il “punto nevralgico”:
qui si deve sostenere decisamente che la pandemia da Covid19, causata, propagatasi e dolosamente sottaciuta al mondo, è peggio di un crimine di guerra!
Ricordo che durante una qualsiasi guerra vi è una situazione obiettiva di conflitto, che risulta, comunque, regolata da norme internazionali di “garanzia” per gli stati e per i popoli, ma in tempo di pace tale situazione non esiste e la responsabilità gravissima di avere determinato danni socio-economici, e di tutte le tipologie ad essi connessi, agli stati ed alle singole popolazioni del mondo non può e non deve trovare alcuna tipologia di esimente, scusante e/o circostanza dirimente, anche di rilievo giurisdizionale.
In ogni caso l’immunità non ha natura di “ius cogens” e, quindi, deve soccombere ogni volta che sia in conflitto con norme e principi che abbiano, comunque, natura inderogabile a tutela di diritti fondamentali.
Si può pretendere, appunto, la deroga all’immunità dalla natura dello ius cogens delle norme poste a fondamento, protezione e garanzie dei fondamentali diritti umani.
Si deve sostenere che non esiste lo scudo dell’immunità laddove si configura la responsabilità per la determinazione diretta e/o indiretta di una pandemia mondiale letale, che supera per gravità qualsiasi crimine di guerra.
Non può essere invocata la protezione speciale dell’immunità per gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale sanitario ed umanitario, laddove si possono configurare e si configurano azioni peggiori dei crimini di guerra, cioè il crimine “manifesto” contro l’umanità: sempre sul punto e “ad adiuvandum” si devono fondatamente ricordare e fare proprie tutte le prescrizioni a tutela dei diritti contenute nella “Convenzione di Ginevra del 1949”.
d) l’azione proposta ex art. 2043 in conformità all’art. 2697 CC.
L’interpretazione dei precedenti giurisprudenziali della Suprema Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale, che hanno affrontato e risolto – ad esempio – la fattispecie del risarcimento danni per crimini di guerra proposta dall’Italia contro la Germania, si può e si deve “adeguare al meglio” a questa nuova e tragica situazione, creando giurisprudenza innovativa, che si fonda su una richiesta sacrosanta, e non su un’azione meramente strumentale e/o vendicativa, che si basa sui presupposti tecnico-giuridici del risarcimento del danno ex art. 2043 C.C.: tali presupposti esistono nel diritto e nella giurisprudenza in ogni stato del mondo, soprattutto in Italia!
A ciò si aggiunga che i presupposti in fatto ed in diritto, voluti dall’articolo, che prevede la “responsabilità aquiliana” risultano rispettati laddove si prende atto del cosciente e doloso ritardo nell’avere comunicato, come già detto, all’OMS tale situazione, essendo lo Stato Cinese ed il Presidente Xi Jinping al corrente del dramma del contagio letale.
Seppure nell’ambito del diritto civile e dell’azione ex art. 2043 C.C. il presupposto dell’atto illecito doloso e coscientemente omissivo posto in essere, che ha determinato un danno ingiusto, già esiste in modo incontestabile ed oggettivo.
L’azione si dovrebbe fondare, quindi, sul presupposto della conoscenza indubbia della delicatezza che impone la gestione di un laboratorio, nel quale viene studiato e coltivato un “virus letale”, sulla necessaria presenza di tutti gli accorgimenti posti a tutela della sicurezza a che tale virus non esca dal laboratorio, sulla conoscenza del fatto che tale virus “era uscito dal laboratorio”, nonostante le necessarie precauzioni adottate, che si sono dimostrate inidonee, e sul fatto che aveva da tempo infettato moltissime persone, non solo in Cina, e che tali persone erano state la fonte del contagio di tantissime altre persone sparse nel modo: circostanza aggravata dal fatto che la Cina abbia fatto uscire dai suoi confini i cittadini infetti, già ammalati o portatori sani e non abbia messo subito in atto gli accorgimenti necessari, imposti a tutela della salute nazionale e, soprattutto, mondiale.
e) l’impostazione proposta, quindi, offre al Giudicante italiano di accertare e dichiarare la sussistenza della sua giurisdizione, del suo ius iudicandi ed anche la sussistenza dei presupposti di fatto e di diritto voluti dalla norma, previo soddisfacimento dell’onus probandi imposto dall’art. 2697 C.C., quindi di accogliere la domanda proposta.
f) l’interpretazione dell’art. 2043 C.C. deve essere eseguita in modo “costituzionalmente orientato”:
tale azione deve essere confortata dal fatto che l’azione di risarcimento danni viene proposta, in quanto vi è stata la violazione dei principi fondamentali a tutela de diritti previsti negli articoli 2, 10, 1 e 2 comma, 24, 1 comma, 25, 1 comma, 32, 101, 111, 6 e 7 comma, 117, 1 comma, la lettera a) la lettera l e la lettera m) della Costituzione Italiana.
Sempre per quel che interessa, quindi, la proponibilità dell’azione davanti al giudice italiano, indico la nota giurisprudenza, rappresentata dalla sentenza n. 238/2014 della Consulta e dalla sentenza n. 43696/2015 della Corte Suprema di Cassazione civile, per giustificare la fondatezza di questa azione.
A conforto di una ulteriore giurisprudenza, la cui applicabilità si deve pretendere nelle ipotesi in esame, è anche quella contenuta nella sentenza 3/12/2012 della Corte Internazionale di Giustizia: la Corte in tale caso ha negato l’immunità dello stato tedesco nell’azione di risarcimento danni proposta in relazione ai gravissimi crimini di guerra commessi dagli organi del Reich tra il 1943 ed il 1945.
Alla stregua di tale “portentoso” intervento giurisprudenziale i tribunali italiani, facendone proprio in via di interpretazione normativa e costituzionalmente orientata, sono legittimati a non riconoscere l’immunità dello Stato ritenuto responsabile ed a statuire sulle domande con le quali si chiedono di fare valere i diritti violati ed i risarcimenti connessi alle responsabilità dello stato “estero”.
g) gli ulteriori incombenti sull’an e sul quantum debeatur:
Ovviamente dovranno essere rispettati altri essenziali paramenti, che caratterizzano la proposizione di un’azione del genere: il rigore formale, la corretta e rituale notificazione, la dimostrazione incontestabile della legittimazione ad agire della persona fisica, della persona giuridica, ed anche dello stesso stato italiano, il soddisfacimento, appunto, del predetto “onus probandi”.
Si aggiunga la necessità di una perizia di un “consulente-commercialista” per la stima rigorosa e certa dei danni patrimoniali e di uno specialista medico-legale, redatta da un luminare della medicina legale, la produzione di dossier contenenti prove a dir poco schiaccianti in ordine alle gravissime omissioni ed ai dolosi ritardi post in essere dalla Cina.
Sul punto relativo ai dossier contenenti prove sul comportamento illegittimo tenuto dalla Cina indico le già eseguite indagini, sviluppatesi attraverso lo studio dell’Organizzazione Britannica “Henry Jackson Society” (HJS), che ha contabilizzato un danno possibile, per la Gran Bretagna pari a 350 miliardi di sterline e, quantomeno, per gli stati del G7 pari a 3200 miliardi di euro, comunque nell’importo corrispondente a tutte le misure economiche d’emergenza finora varate.
In ogni caso alcune prestigiose testate giornalistiche straniere hanno contribuito ad approfondire tale argomento.
Da quanto ho finora letto è emerso che gli Inglesi hanno già il predetto dossier, considerato “molto forte”, al quale si sta aggiungendo quello degli Stati Uniti e della Francia: certamente se ad essi si affiancassero, come sembra che sia così, le relazioni dei servizi segreti di Israele, della Russia, dei Paesi Arabi, della Russia e, perché no anche dell’Italia, la documentazione relativa al presupposto incontestabile, oggettivo e conclamato della responsabilità della Cina sarebbe a dir poco solido!
Da ultimo, la quantificazione del danno sarà un punto da non sottovalutare affatto nella proposizione di questa azione, in quanto il “come” quantificare in modo certo ed i criteri da seguire ed adeguare alla singola fattispecie, imporrà la risoluzione di non poche questioni sul riconoscimento del nesso eziologico tra fatto, evento e danno patito e sulla riconoscibilità di svariate voci di danno.
Molte domande a cui rispondere ponderatamente per “rendere giustizia” nel senso più nobile del termine:
come quantificare la morte di una persona a causa del Covid19, come riconoscere ai suoi familiari i danni morali patiti, il non avere potuto assisterla negli ultimi momenti della sua vita, come risarcire chi è stato comunque in quarantena, e chi è stato in quarantena perché contagiato dal Covid19, come risarcire il periodo di chiusura necessitata, limitata e, comunque, forzata dell’attività dei professionisti liberi, degli esercizi commerciali, delle industrie di ogni tipologia e di qualsiasi persona fisica e giuridica che abbia ricevuto un danno da Covid 19 verificatosi per responsabilità della Cina.
Da ultimo, come compensare in tale quantificazione gli aiuti già minimamente iniziati a percepire dallo Stato Italiano e ipotizzata dall’Europa!
Ulteriore punto da valutare è quello relativo all’opportunità di citare in giudizio anche l’O.M.S. per avere -stando a quanto sostengono in molti – ritardato e sottovalutato la pericolosità del virus Covid19.
Aggiungo che un’azione di tale genere impone la presenza dell’Avvocatura e dell’Associazionismo Forense, del Mondo Universitario del settore giuridico uniti e compatti al raggiungimento dello scopo, perché presumo che gli effetti di una sentenza di accoglimento e di riconoscimento del risarcimento del danno sarebbero davvero “ importanti” per la Cina, non solo per chi la ottiene.
In caso dell’auspicato ottenimento di una sentenza di condanna con il relativo importo come risarcimento del danno valgono i non pochi e seri problemi connessi all’esecuzione forzata sui beni e sui conti correnti intestati alla Cina, che sono presenti in Italia: venendo meno, però, lo scudo dell’immunità tale problematica sarebbe risolta anche con l’aiuto dei poteri che le nuove prescrizioni specifiche in tema di esecuzioni forzata, contenute nel codice di procedura civile italiano, conferiscono agli ufficiali giudiziari.
h) discorso a parte, ma essenziale, merita la “volontà politica” di appoggiare questa tipologia di azione:
in America hanno proposto un disegno di legge “Stop Covid19” mirante a spianare la strada a potenziali contenziosi negli stati degli USA nei confronti della Cina.
Sono certo che, una volta ottenuta la “benedizione” della politica, le strade anguste e pericolose del diritto risulteranno più facili da percorrere!
Azzardo davvero, ma con la coscienza e la volontà di agire in perfetta buona fede e per il bene di noi italiani, che si deve invitare il Governo italiano a pensare ad un provvedimento normativo inattaccabile e costituzionalmente legittimo, che – rimarco se del caso – aiuti definitivamente ed in modo “tranciante”, ad ottenere il risarcimento dei danni contro la Cina, ed aggiungo, che si deve invitare il Governo italiano ad avere il coraggio sacrosanto di “rompere il ghiaccio” e di agire per primo davanti alla Corte Internazionale di giustizia contro la Cina per avere posto in essere comportamenti ed azioni, che si configurano in modo obiettivo come peggiori dei crimini di guerra, come risulta, appunto, la pandemia mondiale da Covid19: in onore e nel rispetto delle tante persone innocenti morte proprio a causa di questa dannata pandemia.
i) ultimo “tassello essenziale” è quello rappresentato dal potere e dalla forza dei giornalisti seri, competenti ed intellettualmente onesti:
abbiano il coraggio i pubblicisti ed, appunto, i Giornalisti (con la G maiuscola, non a caso!) di pubblicizzare, se davvero fondata, la possibilità di proporre ed ottenere questa azione di risarcimento danni, in modo tale che le lacrime di dolore versate abbiano un conforto quantomeno postumo.
Auspico davvero che queste poche pagine possano aiutare tutti a percorrere insieme la giusta strada, che porti ad ottenere il ristoro meritato del giusto “pretium doloris nuovo ed atipico”che ci è stato fatto patire!
Fase 2, il dramma del commercio al dettaglio

References: Art.6

Art.7
 sentenza 
 art. 2043
 art. 2043
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