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Timestamp: 2020-05-29 03:21:57+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 16463 del 05/08/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16463 del 05/08/2016
Cassazione civile sez. trib., 05/08/2016, (ud. 03/05/2016, dep. 05/08/2016), n.16463
Dott. BIELLA Stefano – Presidente –
s.r.l C 3 V, in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliatosi in Roma, alla via Alberico II, n. 33,
presso lo studio del proprio difensore e procuratore avv. Damascelli
Antonio, giusta procura speciale in calce al controricorso;
regionale della Puglia, sezione 10, depositata in data 22 ottobre
2013, n. 148/10/13;
3 maggio 2016 dal Consigliere Dr. Angelina Maria Penino;
sentito per la contribuente l’avv. Antonio Damascelli;
L’Agenzia delle entrate ha notificato alla società due avvisi di accertamento, con i quali ha recuperato iva inerente agli anni d’imposta 2006 e 2007. Scaturivano, gli avvisi, dalla contestazione dell’indebito utilizzo del regime correlato al deposito fiscale iva, gestito, a dire dell’ufficio senza le prescritte autorizzazioni, dalla s.r.l. Work System.
La contribuente ha impugnato entrambi gli avvisi, eccependo, quanto all’Agenzia delle entrate, il difetto di competenza funzionale, che spetterebbe all’Agenzia delle dogane e, nel merito, l’infondatezza delle contestazioni, anche in considerazione della mancanza di qualsivoglia condotta fraudolenta da parte della s.r.l. Work System.
La Commissione tributaria provinciale ha accolto i ricorsi, dopo averli riuniti e quella regionale ha respinto il gravame dell’ufficio, anzitutto rimarcando che il deposito fiscale in questione è legittimamente gestito dalla s.r.l. Work System, come emerge dal decreto di archiviazione in atti e poi sostenendo, in base al tenore del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 70,che l’ufficio legittimato ad accertare le infrazioni e ad applicare le relative sanzioni sulle importazioni sia unicamente l’Agenzia delle dogane e non già quella delle entrate.
L’Agenzia delle entrate propone ricorso avverso questa sentenza, per ottenerne la cassazione, che affida a due motivi, che illustra con memoria, cui la contribuente reagisce con controricorso, parimenti illustrato con memoria.
Il giudizio proviene da adunanza camerale, in seguito alla quale è stata fissata la pubblica udienza. Il difensore della società ha depositato note di udienza.
1.1. – Inoltre, la censura è inammissibile per mancanza di decisività.
Il ricorso al metodo dell’inversione contabile, dunque, esclude la rilevanza della censura dell’Agenzia, che si riferisce alla sola pretesa di recupero dell’imposta e non introduce il profilo della frode o dell’elusione dell’iva.
In base alla normativa comunitaria per un verso l’art. 4, paragrafo 9, del codice doganale comunitario (reg. 2913/92) definisce l’obbligazione doganale all’importazione come “l’obbligo di una persona di corrispondere l’importo dei dazi” ed il successivo paragrafo 10 identifica i dazi all’importazione con “i dazi doganali e le tasse di effetto equivalente dovuti all’importazione delle merci&amp;gt;&amp;gt;: ne deriva che l’obbligazione doganale non comprende l’iva all’importazione, la quale ne resta per conseguenza estranea. La stessa Corte di giustizia ne ha dato atto espressamente: “i dazi all’importazione non includono l’iva da riscuotere per l’importazione di beni” (Corte giust. 29 luglio 2010, causa C- 248/09, Pakora Pluss SIA, punto 47; conf., 2 giugno 2016, causa C-266 e 228/14, Eurogate Distribution Gmbh, punto 81, relativa ad un’ipotesi in cui, pur essendo insorta l’obbligazione doganale, non era configurabile quella di pagare l’iva all’importazione).
3.1.1.- Tanto non basta, tuttavia, per l’inserimento della merce nel circuito commerciale, per il quale occorre la sua immissione in consumo; e il D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43, art. 36, comma 2, al riguardo prescrive che “si intendono destinate al consumo entro il territorio doganale le merci estere dichiarate per l’importazione definitiva”. Merci che, soltanto in esito all'”osservanza delle condizioni e formalità prescritte per l’importazione definitiva”, divengono “nazionalizzate”, in quanto tali equiparate, salvo che non sia espressamente disposto diversamente, a quelle nazionali (D.P.R. n. 43 del 73, art. 134).
3.2.- Il sistema dell’iva alle importazioni è, peraltro, per sua natura incardinato in quello generale dell’iva: “l’iva all’importazione è intesa, al fine di garantire la neutralità del sistema comune rispetto all’origine dei beni, a porre i prodotti importati nella stessa situazione dei prodotti nazionali analoghi per quanto riguarda gli oneri fiscali gravanti sulle due categorie di merci” (Corte giust. 25 febbraio 1988, causa C- 299/86, Rainer Drexl, pronunciata su pregiudiziale italiana, punto 9).
Il che ne evidenzia la natura di tributo interno, in quanto l’iva all’importazione non colpisce esclusivamente il prodotto importato in quanto tale, ma s’inserisce nel sistema fiscale uniforme dell’iva, che colpisce, sistematicamente e secondo criteri obiettivi, sia le operazioni degli Stati membri, sia quelle all’importazione (Corte giust. 5 maggio 1982, causa C- 15/81, Schul, punto 21): difatti, a norma dell’art. 12, comma 5, della sesta direttiva, “l’aliquota applicabile all’importazione di un bene è quella applicata alla fornitura di uno stesso bene effettuata all’interno del paese”.
La natura interna del tributo non ne consente l’assimilazione ai dazi, anche se l’iva all’importazione condivide con essi la caratteristica di trarre origine dal fatto dell’importazione nell’Unione e della susseguente introduzione nel circuito economico degli Stati membri (Corte giust. 11 luglio 2013, in causa C-272/12, Harry Winston SA, punto 41), con la conseguenza che fatto generatore ed esigibilità dell’iva all’importazione sono collegati a quelli dei dazi, pur rimanendo da questi formalmente distinti.
3.3.-L’iva all’importazione non è, in definitiva, un tributo a sè stante; è, semplicemente, segnata da specificità procedimentali e sanzionatorie, correlate al meccanismo dell’importazione:
-sul piano procedimentale, l’iva alle importazioni va versata per effetto ed in occasione di ciascuna importazione (D.P.R. n. 633 del 1972, art. 70: “l’imposta relativa alle importazioni è accertata, liquidata e riscossa per ciascuna operazione”), al momento dell’accettazione della dichiarazione in dogana ed il relativo obbligo incombe sul dichiarante, anche soggetto privato, oltre che, in caso di rappresentanza indiretta, sulla persona per conto della quale è presentata la
dichiarazione in dogana (art. 201 del regolamento 12 ottobre 1992, n. 2913); l’iva “intracomunitaria” relativa alle merci introdotte nel deposito va assolta al momento dell’estrazione mediante il meccanismo dell’inversione contabile ed a cura del cessionario o committente che sia soggetto passivo iva;
Ulteriore conferma della natura interna si rinviene nella giurisprudenza penale di questa Corte, la quale è giunta ad escludere finanche che l’iva all’importazione sia un diritto di confine, giustappunto argomentando in base al tenore del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 70 del, che rimanda alle disposizioni delle leggi doganali relative ai diritti di confine soltanto per quanto concerne le controversie e le sanzioni, ossia quoad poenam (tra varie, Cass.pen. 7 settembre 2012, n. 34257, Colombini).
4.- In questo contesto, contrassegnato da qualche ambiguità della normativa interna, specificamente delle disposizioni in tema di diritti di confine contenute del D.P.R. n. 43 del 1973, va collocata la normativa sulle agenzie fiscali, la quale prevede una doppia competenza, con rapporto di specialità reciproca (D.Lgs. n. 300 del 1999, artt. 62 e 63): l’Agenzia delle entrate è competente in ordine all’iva; l’Agenzia delle dogane e dei monopoli è competente in ordine ai diritti doganali ed alla “fiscalità interna agli scambi internazional”.
4.1.- La necessità d’interpretare la normativa interna alla luce ed
in conformità a quella comunitaria comporta che, qualora l’immissione in libera pratica e l’immissione in consumo coincidano, l’autorità doganale e quella che accerta l’iva all’importazione possono coincidere anch’esse per economia di procedimento.
Del resto, lo stesso deposito fiscale ai fini iva va ontologicamente distinto da quello doganale, pur essendo “considerato” deposito iva anche quello doganale previsto dall’art. 525, secondo paragrafo, del regolamento della Commissione 2 luglio 1993, n. 2454/93.
Scopo della norma è stato di evitare di assoggettare ad iva tutti i singoli passaggi in caso, in particolare, di cessioni intracomunitarie e di immissione in libera pratica di beni non comunitari: l’introduzione nei depositi all’uopo istituiti comporta il differimento dell’obbligo di assolvimento dell’imposta fino al momento dell’estrazione delle merci per l’immissione in consumo e lo configura direttamente a carico dell’ultimo acquirente.
5.- In definitiva, nel caso in esame la pretesa impositiva, concernendo l’iva intracomunitaria da riscuotere fuori dagli spazi doganali e dopo l’immissione in libera pratica, con riguardo, segnatamente, alle detrazioni operate, in virtù del meccanismo dell’inversione contabile, in misura pari agli importi dell’iva da corrispondere, spetta all’Agenzia delle entrate.
“Posto che l’obbligazione doganale all’importazione non comprende l’iva all’importazione e che l’autorità doganale è quella chiamata ad occuparsi dell’obbligazione doganale all’importazione, di modo che soltanto per economia di procedimenti l’Agenzia delle dogane riscuote l’iva all‘importazione negli spazi doganali, spettano alla competenza dell’Agenzia delle entrate e non già a quella dell’Agenzia delle dogane l’accertamento e la riscossione dell’iva intracomunitaria al di fuori degli spazi doganali, in particolare dell’iva da assolvere all’atto dell’estrazione della merce dai depositi fiscali iva mediante il meccanismo dell’inversione contabile”.

References: Sentenza 
 art. 70
 art. 36
 art. 134
 art. 70
 art. 70