Source: https://www.laleggepertutti.it/244337_gasolio-agricolo-e-gasolio-normale-quali-differenze
Timestamp: 2018-12-14 11:30:13+00:00

Document:
Gasolio agricolo e gasolio normale: quali differenze
Ti è mai capitato di domandarti cosa accade se rifornisci la tua autovettura o il tuo automezzo con gasolio agricolo piuttosto che con carburante normale?
E’ lecito circolare con auto a gasolio agricolo? Cosa si rischia? La questione è molto spesso sottovalutata. Molti, infatti, non sanno che si rientra nella materia dell’illecito penale. E’ bene, perciò, fare chiarezza sul punto ed evidenziare i risvolti giuridici più rilevanti. Gasolio agricolo e gasolio normale: quali differenze? Per rispondere alla tua domanda, occorre, innanzitutto, premettere che non esiste alcun tipo di differenza, dal punto di vista sostanziale, tra i due carburanti, non fosse altro per il diverso colore caratteristico: l’uno tipicamente verde-azzurro, l’altro, giallo- trasparente; ma entrambi sono realizzati con la stessa identica miscela. In verità, un’ulteriore differenza, oltre quella cromatica, c’è ed è di tipo economico.
La normativa sull’uso carburante nel settore agricolo
Come è noto, il settore agricolo per sua stessa natura, gode di alcune agevolazioni di natura economica e fiscale. Tra queste vi rientra anche l’utilizzo di un carburante ad un prezzo “agevolato”, cioè ad un costo nettamente inferiore rispetto a quello che solitamente è associato al carburante “normale”. Per esso infatti, il legislatore ha previsto la riduzione delle accise cui è normalmente gravato il carburante utilizzato per automobili ed automezzi. La ragione è semplice: ridurre i costi dell’agricoltura, vuol dire aumentare i redditi degli agricoltori e realizzare un prodotto finale meno costoso, a tutto vantaggio dei consumatori.
Le prime disposizioni di legge in materia di carburanti destinati ad uso agricolo, risalgono agli anni ’30 del secolo scorso. Negli anni ’60, poi, visto lo straordinario sviluppo della meccanizzazione nelle lavorazioni e in tutto il settore agricolo, la materia è stata implementata, aggiornata e resa più organica. Fu emanato il D.M. 6 agosto 1963 che prevedeva la costituzione di appositi Comitati Provinciali e di un Comitato Centrale di coordinamento. Il primo, in particolare, sovrintendeva alla distribuzione dei prodotti petroliferi agevolati per l’agricoltura e, soprattutto, determinava i “consumi medi normali” di carburante “agevolato “cui era consentito accedere per ogni tipo di motore e, a seconda del tipo di lavorazione cui esso era destinato (lavori di preparazione del suolo, di coltura o raccolta di prodotti e così via).
Fino ad arrivare all’ultimo intervento normativo introdotto con decreto ministeriale [1], con il quale sono state introdotte importanti modifiche alle modalità di accesso all’agevolazione fiscale sul carburante predetto. I carburanti destinati ai lavori agricoli che beneficiano di aliquote agevolate sono la benzina agricola, per la quale è prevista una riduzione dell’accisa pari al 61% dell’aliquota autotrazione e, il gasolio agricolo, ove la riduzione dell’accisa è pari al 78% dell’aliquota autotrazione. Gli agricoltori che possono beneficiare dell’ assegnazione di tale materiale petrolifero a tassazione agevolata prendono il nome di Utenti Motori Agricoli (U.M.A.).
Solitamente l’assegnazione delle quantità di combustibile agli U.M.A avviene sulla base dei dati del fascicolo aziendale dell’imprenditore che ne fa richiesta.
Uso del gasolio agricolo per usi diversi e non consentiti: la norma penale
Se è vero, dunque, che il carburante agricolo è prodotto con la stessa miscela di quello genericamente usato per automobili ed automezzi e il suo prezzo è nettamente inferiore a quest’ultimo, perché non utilizzarlo anche per circolare su strada o in città? È frequente, infatti, soprattutto nelle comunità agricole e nelle realtà contadine, avere un parente, un amico o un conoscente che possiede siffatto tipo di carburante o, addirittura, si è essi stessi proprietari di mezzi che lavorano la terra ed avere, così, diritto all’uso del carburante agevolato; e magari essere, al tempo stesso, possessori di un’auto a diesel.
Cosa fare allora? Per rispondere a questa domanda, occorre richiamare il Testo Unico sulle accise [2] punisce con la pena della reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa dal doppio al decuplo della imposta evasa, non inferiore in ogni caso ad euro 7.746,85, colui che destina tale materiale petrolifero “agevolato”, ad usi non consentiti poiché – per legge – soggetti ad imposta, o ad imposta maggiore. E’ il caso delle automobili e/o degli automezzi che per legge, vanno alimentate con carburante normale.
La norma, infatti, è molto chiara e non lascia dubbi di interpretazione. Destinare il gasolio con tassazione agevolata ad un uso diverso da quello consentito, significa eludere tutta la normativa nazionale sulle agevolazioni del settore agricolo. Il legislatore, in questo modo, ha inteso salvaguardare il sistema delle esenzioni fiscali per determinati settori e usi, andando a reprimere, attraverso una autonoma previsione normativa, la destinazione per uso non consentito del carburante agricolo, in frode al pagamento dell’imposta o della maggiore imposta dovuta. Se ne deduce, allora, che il carburante agricolo non può essere considerato una valida (e lecita) alternativa al carburante normale. Esso deve essere destinato solo ed esclusivamente per la trazione dei mezzi che lavorano la terra.
Peraltro, per l’esatta osservazione della destinazione di tale carburante agevolato non basta la semplice utilizzazione di esso quale mezzo di mozione di macchine agricole, ma è necessaria l’effettiva destinazione di tali macchine a lavori definiti di carattere agricolo; diversamente sarebbe elusa la ragione stessa dell’agevolazione che è legata proprio alla specie di lavoro per la quale essa è concessa.
Quanto al profilo sanzionatorio [3], viene specificato ulteriormente che qualora la quantità di gasolio “non consentito”, rinvenuto nel serbatoio di un veicolo è presente in quantità superiore ai 2.000 chilogrammi, il reato è aggravato e la pena della reclusione è aumentata da uno a cinque anni, oltre la multa. Diversamente, se esso non supera i 100 chilogrammi, si applicherà esclusivamente la sanzione amministrativa, ossia il pagamento di una somma di denaro calcolata tra un range minimo ed uno massimo che va dal doppio al declupo dell’imposta evasa.
Per esemplificare, se il pieno di gasolio di una utilitaria è di ca. 50 litri e, il peso di un litro di gasolio si aggira attorno agli 800-850 grammi, avremmo che il peso totale di gasolio agricolo in un’autovettura sarà di ca. 42/43 chilogrammi complessivi. Il possessore sarà, perciò, punibile con la sola pena della sanzione amministrativa. Ma attenzione, perché trattasi pur sempre di reato.
La giurisprudenza, infatti, è molto severa in materia; e ha precisato che il reato può considerarsi integrato, anche nell’ipotesi in cui il veicolo (autovettura o automezzo), contenente, nel proprio serbatoio, gasolio agricolo, sia rinvenuto in sosta e, dunque non circolante, ad esempio nell’area privata di una azienda agricola. Anche in questo caso è prevista la stessa sanzione. A nulla servirà, infatti, eccepire, a titolo di giustificazione, che il mezzo fosse destinato esclusivamente all’impiego dei lavori, all’interno del complesso aziendale.
Secondo i giudici della Cassazione, infatti, per dirsi consumato il reato non occorre che il gasolio agricolo sia effettivamente utilizzato, ma è sufficiente che esso sia destinato ad un uso diverso da quello consentito. Detto in altri termini, poco importa che il veicolo sia in circolazione o meno, posto che l’illecito è commesso già nel momento del rifornimento, con la consapevolezza di eludere la normativa sulle agevolazioni fiscali del settore agricoltura.
Arrivati a questo punto, potresti ancora, domandarti: Ma quali sono le sorti del veicolo? È previsto il sequestro e la confisca del bene? Anche in questa materia, gli orientamenti della giurisprudenza della Corte di Cassazione sono stati da sempre molto divergenti. E’ tuttavia, possibile, sintetizzarli nel modo che segue. Secondo un primo orientamento, il veicolo che viene usato utilizzando carburante non consentito, perché destinato a diversa finalità deve intendersi quale “mezzo adoperato per la frode” e pertanto, sarà soggetto a sequestro [4].
Secondo invece, l’opposto e più recente orientamento, non può farsi luogo a sequestro del mezzo, in quanto – come già anticipato – l’elemento materiale consiste solo ed esclusivamente nel destinare ad uso diverso da quello consentito i prodotti petroliferi ammessi ad esenzione o ad aliquota ridotta, così che il concreto impiego di tali prodotti resta estraneo al reato, rilevando semmai in un momento successivo.
Ciò significa che i veicoli circolanti con carburante agricolo non potranno mai essere oggetto di confisca obbligatoria [5]. Tale assunto trova un’ulteriore giustificazione, dal momento che il sequestro [6] è disposto sulle cose “sulle quali” o “mediante le quali” il reato è commesso o sulle cose che costituiscono il “prodotto”, il “profitto” o il “prezzo” del reato (laddove per prodotto si intende la cosa trasformata od ottenuta con la condotta criminosa; il profitto è dato dai beni o dalle utilità conseguite mediante la realizzazione del prodotto del reato; ed infine, il prezzo è il valore di scambio di un bene derivante della commissione di un reato). Si deve trattare, in altre parole, di cose “necessarie” all’accertamento dei fatti. Ed invero, i veicoli (a differenza della cisterna) non costituiscono corpo del reato [7].
Circolare con auto a gasolio? No grazie, se non si vuole rischiare la reclusione e una multa molto salata!
[1] D.M. n. 454 del 14.12.2001.
[2] Art. 40, co. 1 lett. c)D. Lgs. n. 504/1995.
[3] Art. 40 co. 4 D. Lgs. 504/1995.
[4] Cass. Sez. III, sent. n. 4451 del 13.12.1995.
[5] Cass. Sez. Un. sent. n. 14287 dell’ 11.04.2006.
[6] Art. 253 co. 1 e 2 cod. proc. pen.
[7] Cass. Sez. III sent. n. 37991 del 3.06.2004.

References: Art. 40
 Art. 40
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 Art. 253
 Cass. Sez.