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Timestamp: 2015-07-08 00:02:20+00:00

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LA NUOVA DISCIPLINA IVA PER LE LAVORAZIONI SU BENI MOBILI | - Dott. Umberto Pavoni -
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Nell'ambito degli scambi intracomunitari assume particolarmente rilevanza la questione relativa ai mezzi di prova per dimostrare l'avvenuto inoltro dei beni nello Stato membro del cessionario comunitario. nomina rappresentante fiscale obbligatoria INTRASTAT
La Direttiva ha modificato le regole relative alla territorialità delle prestazioni di servizi, rendendole di norma tassabili nel Paese UE in cui è stabilito il committente.
Essa prevede due criteri di ordine generale, a seconda della qualità del committente del servizio:
• servizi resi nei confronti di soggetti passivi, nel qual caso il luogo di rilevanza territoriale ai fini IVA è quello in cui è stabilito il committente (c.d. “tassazione a comittente”);
• servizi resi nei confronti di privati, nel qual caso le prestazioni sono rilevanti nel luogo in cui è stabilito il prestatore (c.d. “tassazione a prestatore”).
Le lavorazioni eseguite in ambito comunitario, ossia le lavorazioni che coinvolgono due soggetti appartenenti a diversi Paesi UE che prevedono la movimentazione di beni tra Stati UE, vanno annotate nel registro di carico e scarico ex art. 50, c. 5, DL 331/1993.
Nota Se i beni oggetto di lavorazione sono incorporati in un bene immobile e ne diventano parte integrante (si pensi al montaggio di un ascensore), il servizio si considera comunque effettuato nel Paese ove si trova l’immobile.
Il nuovo assetto normativo prevede che le prestazioni di lavorazione su beni mobili, siano sostanzialmente suddivise in:
• lavorazioni su beni mobili rese a committenti soggetti passivi (c.d. “B2B”), per le quali trova applicazione la regola generale contenuta nell’art. 7-ter, DPR 633/1972 (tassazione nel Paese del committente), indipendentemente dal luogo ove è materialmente eseguita la prestazione (Italia, UE o fuori UE) e senza l’obbligo che i beni, al termine delle lavorazioni, escano dal territorio dello Stato;
• lavorazioni su beni mobili rese a committenti privati (c.d. “B2C”), per le quali trova applicazione la deroga relativa contenuta nell’art. 7-sexies, c. 1, lett. d), DPR 633/1972 (tassazione nel luogo di effettuazione dell’operazione).
LAVORAZIONI DI BENI MOBILI NEI CONFRONTI DI SOGGETTI IVA - c.d. “B2B”
La territorialità rientra nella regola generale ex art. 7-ter, DPR 633/1972, che identifica il luogo di tassazione delle prestazioni rese a soggetti passivi, nel Paese in cui è stabilito il committente.
Prestatore nazionale - committente INTRA
Le lavorazioni effettuate da un prestatore nazionale nei confronti di soggetti passivi esteri (UE o extra UE) risultano fuori campo IVA art. 7 ter a prescindere:
• dal luogo ove viene materialmente effettuata la prestazione;
• dall’uscita dal territorio nazionale dei beni al termine della lavorazione.
Esempio 1 Una ditta tedesca consegna delle materie prime in c/lavorazione ad una società italiana.
Al termine delle lavorazioni, la società italiana emette fattura fuori campo IVA ex art. 7-ter, DPR 633/1972, e provvede alla presentazione del relativo mod. INTRASTAT.
Esempio 2 Una ditta italiana effettua delle lavorazioni per conto di una società svizzera su beni che si trovano in Italia e ivi rimarranno al termine della lavorazione.
La società italiana emette fattura fuori campo IVA ex art. 7-ter, DPR 633/1972.
Non sussiste l’obbligo di presentare il mod. INTRASTAT.
Quindi è importante l’identificazione iniziale del committente.
Se il committente si identifica inizialmente, al momento dell’ordine di lavorazione, come committente INTRA comunitario, quindi utilizzando ai fini IVA una partita IVA comunitaria, il prestatore:
- emette fattura fuori campo IVA ex art. 7-ter, DPR 633/1972,
- provvede alla presentazione del relativo mod. INTRASTAT.
- annota registro carico e scarico
e questo indipendentemente dal luogo dove sono inviate le merci alla fine della lavorazione, che possono anche rimanere in Italia.
Prestatore nazionale - committente NAZIONALE – beni esportati fuori INTRA
Nota La non imponibilità IVA ex art. 9, c. 1, n. 9), DPR 633/1972, risulta applicabile per le sole operazioni B2B “interne” (prestatore e committente stabiliti entrambi in Italia) quando i beni, al termine delle lavorazioni, vengono esportati.
Esempio 3 Una ditta italiana effettua delle lavorazioni per conto di una società italiana
su beni che al termine delle lavorazioni saranno esportati a cura del prestatore.
Il prestatore emette fattura non imponibile IVA ex art. 9, c. 1, n. 9), DPR 633/1972.
Prestatore nazionale - committente EXTRAcomunitario
Le lavorazioni effettuate da un prestatore nazionale nei confronti di soggetti passivi esteri (extra UE) risultano fuori campo IVA art. 7 ter a prescindere:
Esempio 1 Una ditta svizzera consegna delle materie prime in c/lavorazione ad una società italiana. su ben che vengono esportati al termine della lavorazione.
Al termine delle lavorazioni, la società italiana emette fattura fuori campo IVA ex art. 7-ter, DPR 633/1972.
Se il committente si identifica inizialmente, al momento dell’ordine di lavorazione, come committente EXTRA comunitario, quindi NON utilizzando ai fini IVA una partita IVA comunitaria, il prestatore:
- NON provvede alla presentazione del relativo mod. INTRASTAT.
- nel caso del committente svizzero, il prestatore italiano provvede alla presentazione del modello Black LIST
Prestatore INTRA - committente nazionale
Le lavorazioni su beni mobili rese da soggetti esteri a soggetti passivi nazionali sono considerate effettuate in Italia e quindi assoggettate a IVA in Italia.
Esempio 4 Una società italiana consegna delle materie prime in c/lavorazione ad una ditta tedesca.
La ditta tedesca emette fattura senza applicazione dell’IVA.
Il committente nazionale provvede a integrare la fattura del prestatore tedesco con imponibile e imposta.
Presenta altresì il relativo mod. INTRASTAT.
Esempio 5 Una società italiana consegna delle materie prime in c/lavorazione ad una ditta svizzera. La ditta svizzera emette fattura senza applicazione dell’IVA. Il committente nazionale provvede all’emissione di autofattura ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972. Non sussiste l’obbligo di presentare il mod. INTRASTAT.
Esempio 6 Una ditta francese effettua in Spagna la riparazione di un macchinario su incarico di una società italiana. Al termine della prestazione il macchinario rimane in Spagna. La ditta francese emette fattura senza applicazione dell’IVA. Il committente nazionale integra tale documento con imponibile e imposta. Presenta il relativo mod. INTRASTAT.
Non imponibilità IVA ex art. 9, c. 1, n. 9), DPR 633/1972,
• di provenienza estera non ancora definitivamente importati (temporanea importazione);
• destinati a essere esportati da o per conto del prestatore del servizio o del committente non residente nel territorio dello Stato.
Normativa L’imponibilità IVA delle lavorazioni di beni in importazione potrebbe comportare una doppia imposizione, atteso che all’atto dell’importazione dei beni, la base imponibile IVA è formata dal corrispettivo della cessione del bene e della relativa lavorazione subita.
Solo nel caso di lavorazioni di beni in temporanea importazione poi (ri) - esportati a cura del prestatore del servizio o del committente rientra l’art.9 del DPR.633/72
Esempio 7 Una ditta italiana effettua una riparazione per conto di una società tedesca su di un bene mobile che viene inviato in Italia. Al ricevimento del bene, la ditta italiana annota nel registro ex art. 50, c. 5, DL 331/1993, il “carico” del bene oggetto di riparazione. Al termine della lavorazione emette fattura fuori campo IVA ex art. 7-ter, DPR 633/1972, invia il bene in Germania e provvede allo “scarico” dello stesso dal registro ex art. 50, c. 5, DL 331/1993. Presenta il mod. INTRASTAT indicando il corrispettivo della lavorazione nella Sezione Servizi (ai fini fiscali) e, essendovi tenuto per aver superato la soglia di € 20 milioni, nella Sezione Beni (ai fini statistici).
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References: art. 50
 art. 7
 art. 7
 art. 7
 art. 7
 art. 7
 art. 9
 art. 9
 art. 7
 art. 7
 art. 17
 art. 9
 art. 50
 art. 7
 art. 50