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Timestamp: 2020-05-30 12:05:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23610 del 23/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23610 del 23/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 23/09/2019, (ud. 14/05/2019, dep. 23/09/2019), n.23610
sul ricorso 8170-2018 proposto da:
G.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BARNABA
TORTOLINI 30, presso lo studio del Dott. PLACIDI ALFREDO,
rappresentato e difeso dall’avvocato ROMITI DANIELE;
avverso la sentenza n. 1977/2017 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
1. – G.E., di origine nigeriana, ha presentato ricorso avanti al Tribunale di Bologna avverso il provvedimento della Commissione territoriale di Bologna – Forlì, di diniego di riconoscimento della protezione internazionale, come pure di quella umanitaria.
Con ordinanza dell’aprile 2016, il Tribunale ha rigettato l’opposizione. Che è stata impugnata avanti alla Corte di Appello. Con sentenza depositata il 5 settembre 2017, la Corte felsinea ha rigettato l’appello.
La pronuncia così ha ritenuto: “la narrazione presenta evidenti profili di incongruenza”; l'”assoluta inattendibilità della narrazione rende non credibile la narrazione nel suo intero”, pure con riferimento al timore di ritorsione contro la propria persona e alla professione di fede cristiana; alla “inattendibilità della narrazione, nei termini appena illustrati, consegue la non esperibilità di attività istruttoria officiosa, siccome meramente esplorativa”.
2. – Avverso questa pronuncia, E.G. ha presentato ricorso per cassazione, affidato a tre motivi.
Il Ministero dell’Interno non ha svolto attività difensive nel presente grado del giudizio.
3. – I motivi di ricorso denunziano i vizi che qui di seguito vengono richiamati.
Primo motivo: “violazione di norme di diritto in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”. Nella sostanza, il motivo assume che la valutazione di non credibilità delle vicende, e credenze, esposte dal ricorrente è di tratto “meramente soggettivo”, in spregio ai criteri prescritti in proposito dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3.
Secondo motivo: “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione di norme di diritto in relazione al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 e D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, comma 1, lett. c), nonchè D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, comma 1”. Con questo motivo, il ricorrente in particolare rileva, anche richiamandosi a precedenti di questa Corte, che la valutazione di non credibilità della narrazione effettuata dal richiedente comunque non esonera il giudicante dall’esaminare, sotto il profilo della protezione sussidiaria, la sussistenza di presupposti stabiliti dalla norma del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c).
Terzo motivo: “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione di norme di diritto in relazione al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 5, comma 6 e art. 32, comma 3”. Con questo motivo, il ricorrente in particolare rileva, che la valutazione di non credibilità della narrazione effettuata dal richiedente comunque non esonera il giudicante dall’esaminare l’eventuale ricorrenza dei requisiti richiesti per il riconoscimento della protezione umanitaria.
4. – Ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., comma 3, il Collegio rileva di non potere ravvisare evidenze decisorie tali da consentire la definizione del ricorso presso la c.d. sezione filtro. Lo stesso deve pertanto essere avviato alla discussione in pubblica udienza, presso la sezione che è tabellarmente competente.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 art. 360
 art. 3
 art. 8
 art. 14
 art. 5
 art. 19
 art. 14
 art. 5
 art. 32