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Timestamp: 2019-09-17 04:27:01+00:00

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Legge e giustizia - IN CASO DI UN IMPREVEDIBILE MUTAMENTO DELLA GIURISPRUDENZA ALLA PARTE CHE SI SIA ATTENUTA AL PRECEDENTE ORIENTAMENTO IN BASE A UN RAGIONEVOLE AFFIDAMENTO NON SI POSSONO APPLICARE PRECLUSIONI DERIVANTI DALLE NUOVE REGOLE
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IN CASO DI UN IMPREVEDIBILE MUTAMENTO DELLA GIURISPRUDENZA ALLA PARTE CHE SI SIA ATTENUTA AL PRECEDENTE ORIENTAMENTO IN BASE A UN RAGIONEVOLE AFFIDAMENTO NON SI POSSONO APPLICARE PRECLUSIONI DERIVANTI DALLE NUOVE REGOLE	- Overruling (Cassazione Sezione Lavoro n. 1483 del 27 gennaio 2015, Pres. Macioce, Rel. Amendola).
Maria M. ha impugnato il licenziamento intimatole dalla Associazione Ecoqualità con ricorso depositato davanti al Tribunale di Catania il 6 febbraio 2008. Con decreto del 18 febbraio 2008 il Giudice monocratico ha fissato l'udienza per il giorno 24 giugno 2008. A tale udienza non avendo la ricorrente provveduto alla notificazione del ricorso e del decreto, su istanza di parte, il giudice ha fissato una nuova udienza per l'11 novembre 2008, con termine per procedere alla rinnovazione della notifica. Il ricorso e il verbale di causa sono stati notificati tempestivamente e le parti si sono costituite per la nuova udienza. Il Tribunale, espletata l'istruttoria, ha annullato il licenziamento. In appello, la Corte di Catania, su specifica eccezione dell'appellante, ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso del primo grado per omessa tempestiva notifica, dando applicazione al principio afferente per la prima volta dalle Sezioni Unite con sentenza n. 20604 del 2008 secondo cui in base alla regola della ragionevole durata del processo (art. 111 Cost.), in caso di mancata notifica non è consentito al Giudice di assegnare un termine per una nuova notifica. Avverso la decisione della Corte di Catania Maria M. ha proposto ricorso per violazione di legge lamentando che il giudice dell'appello abbia dato applicazione retroattiva ad un radicale mutamento di orientamento giurisprudenziale.
La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 1483 del 27 gennaio 2015, Pres. Macioce, Rel. Amendola) ha accolto il ricorso, richiamando la sentenza delle Sezioni Unite n. 15144 del 2011 secondo cui: "il mutamento della precedente interpretazione della norma processuale da parte del giudice della nomofilachia (c.d. overruling), il quale porti a ritenere esistente, in danno di una parte del giudizio, una decadenza od una preclusione prima escluse, opera come interpretazione correttiva che si salda alla relativa disposizione di legge processuale "ora per allora", nel senso di rendere irrituale l'atto compiuto o il comportamento tenuto dalla parte in base all'orientamento precedente. Tuttavia, ove l'"overruling" si connoti del carattere dell'imprevedibilità (per aver agito in modo inopinato e repentino sul consolidato orientamento pregresso), si giustifica una scissione tra il fatto (e cioè il comportamento della parte risultante "ex post" non conforme alla corretta regola del processo) e l'effetto, di preclusione o decadenza, che ne dovrebbe derivare, con la conseguenza che - in considerazione del bilanciamento dei valori in gioco, tra i quali assume preminenza quello del giusto processo (art. 111 Cost.), volto a tutelare l'effettività dei mezzi di azione e difesa anche attraverso la celebrazione di un giudizio che tenda, essenzialmente, alla decisione di merito - deve escludersi l'operatività della preclusione o della decadenza derivante dall'"overruling" nei confronti della parte che abbia confidato incolpevolmente (e cioè non oltre il momento di oggettiva conoscibilità dell'arresto nomofilattico correttivo, da verificarsi in concreto) nella consolidata precedente interpretazione della regola stessa, la quale, sebbene soltanto sul piano fattuale, aveva comunque creato l'apparenza di una regola conforme alla legge del tempo".
Nel caso in esame - ha osservato la Corte - non può negarsi il carattere della imprevedibilità del successivo mutamento espresso dalla Sezioni Unite con la sentenza del 2008. Poiché il principio del giusto processo impone di fare salvo, in materia di regole processuali, l'affidamento delle parti sull'apparenza del diritto conseguente ad una consolidata interpretazione giurisprudenziale, quando viene in rilievo un problema di tempestività dell'atto, può dunque trovare diretta attuazione - secondo la richiamata sentenza a SS.UU. n. 15144 del 2011 - l'esclusione dell'operatività della preclusione derivante dalla nuova interpretazione della legge. Ciò implica che in fattispecie del genere debba farsi applicazione, nel concorso delle previste condizioni di scusabilità, della regola processuale così come ritenuta vigente prima del mutamento di giurisprudenza. Nel caso che ci occupa - ha concluso la Corte - si può quindi affermare che la parte, avuta riguardo all'udienza del 24 giugno 2008, precedente al mutamento imposto dalle Sezioni Unite con la sentenza del 30 luglio successivo, ha ragionevolmente confidato nell'interpretazione della disciplina sulla notificazione del ricorso e del provvedimento di fissazione di nuova udienza, cui seguì l'instaurazione del contraddittorio con la costituzione delle controparti. Ne consegue che la Corte di Appello in alcun modo poteva sanzionare con l'improcedibilità il ricorso proposto da Maria M., in applicazione di un radicale ed imprevedibile mutamento giurisprudenziale sopravvenuto. Peraltro - ha osservato la Corte - le Sezioni Unite, successivamente alla sentenza n. 20604 del 2008, hanno modificato il loro orientamento, onde allo stato deve essere applicato il seguente principio di diritto: "nel rito del lavoro, nel caso di omessa o inesistente notifica del ricorso introduttivo del giudizio e del decreto di fissazione dell'udienza, è ammessa la concessione di un nuovo termine, perentorio, per la rinnovazione della notificazione di tali atti". Proprio dal principio del "del giusto processo", più di recente, le Sezioni Unite sono partite per riesaminare taluni enunciati espressi dal precedente costituito dalla sentenza n. 20604 del 2008, cogliendo l'occasione rappresentata dalla questione dell'omessa o inesistente notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza alla controparte in materia di equa riparazione ex lege n. 89 del 2001 (Cass. SS.UU. n. 5700 del 12 marzo 2014). Hanno così affermato "che il principio del giusto processo ... non si esplica nella sola durata ragionevole dello stesso". Hanno richiamato la dottrina per sottolineare che "occorre prestare altresì la massima attenzione ad evitare di sanzionare comportamenti processuali ritenuti non improntati al valore costituzionale della ragionevole durata del processo, a scapito degli altri valori in cui pure si sostanzia il processo equo, quali il diritto di difesa, il diritto al contraddittorio, e, in definitiva, il diritto ad un giudizio". Hanno evidenziato in proposito che "la stessa Corte Europea di Strasburgo, pur sottolineando che ad essa non compete un sindacato sulla interpretazione e sull'applicazione della regola emessa a livello nazionale, ammette poi le limitazioni all'accesso ad un giudice solo in quanto espressamente previste dalla legge ed in presenza di un rapporto di proporzionalità tra i mezzi impiegati e lo scopo perseguito, affermando in particolare che ritenere l'irricevibilità di un ricorso non articolato con la specificità richiesta configura un eccessivo formalismo; ovvero ponendo in rilievo la esigenza che le limitazioni al diritto di accesso ad un giudice siano stabilite in modo chiaro e prevedibile, e, dunque, alla stregua di una giurisprudenza non ondivaga o non specifica.
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