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Timestamp: 2017-04-25 05:08:19+00:00

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RAGIONE DEMOCRATICA A una sinistra senza testa né cuore, opponiamo la moralità e la forza della ragione democratica
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1 IL PARLAMENTO SI ARRENDA In queste scelte c'è l'essenza di Renzi e la dimostrazione del fatto che non gli importa nulla del popolo sovrano. PER L AMOR DI DIO, FERMATEVI! La deriva autoritaria indebolisce l'italia nel momento in cui un pericolo totalitario ci minaccia dalla Libia e dal cuore dell'europa. Andiamo dal Capo dello Stato non per disquisire di procedure, ma per un allarme fondato e grave BULLO DI QUARTIERE Matteo Renzi sta giocando a far credere che a Roma gli tocchi sbarazzarsi di gufi e sorci verdi. E che lui sia il difensore del nuovo, l'unico, il solo. RAGIONE DEMOCRATICA A una sinistra senza testa né cuore, opponiamo la moralità e la forza della ragione democratica RISCHI DEVASTANTI Gustavo Zagrebelski, Presidente emerito della Consulta, e che qualche merito dovrebbe avere agli occhi di Mattarella, avverte che il cammino avviato verso il referendum confermativo presenta rischi devastanti COSI NON VA Così non va proprio. Per questo andiamo dal Capo dello Stato. Non abbiamo piccole rimostranze sulle procedure pur infami decise dal governo POPOLO DAVVERO SOVRANO Si è forti contro le aggressioni del totalitarismo islamico in Libia e nelle capitali del Continente, si resiste alle egemonie egoistiche di Germania e America, alle mire della Russia e così via, se il popolo è davvero sovrano e non si consegna, con leggi trappola, al dittatorello fiorentino DOSSIER per capire l Italia e l Europa oggi 12 EDITORIALE DELLA DOMENICA In nome di Dio, fermatevi! La deriva autoritaria indebolisce l'italia nel momento in cui un pericolo totalitario ci minaccia dalla Libia e dal cuore dell'europa. Andiamo dal Capo dello Stato non per disquisire di procedure, ma per un allarme fondato e grave. Il rischio di un referendum confermativo trasformato in guerra civile M entre il mondo ai confini dell'europa e dentro l'europa è in fiamme, Matteo Renzi sta giocando a far credere che a Roma gli tocchi sbarazzarsi di gufi e sorci verdi. E che lui sia il difensore del nuovo, l'unico, il solo. Che pena e che tragedia. Ha ragione Eugenio Scalfari a definirlo "narciso di provincia, bullo di quartiere". Dove ci porterà questo Signorotto che si crede il Valentino? Lo conosciamo questo gioco. Svilire una battaglia per la democrazia e per i suoi contenuti di libertà a fotografie folcloristiche di parlamentari rissosi e sguaiati. In realtà la lotta che stiamo combattendo alla Camera c'entra fino in fondo con la tutela e la riscossa dell'italia dalle minacce di terrorismo e dalla marginalizzazione del nostro Paese dalle questioni vitali per il nostro popolo. 23 Infatti, si è forti contro le aggressioni del totalitarismo islamico in Libia e nelle capitali del Continente, si resiste alle egemonie egoistiche di Germania e America, alle mire della Russia e così via, se il popolo è davvero sovrano e non si consegna, con leggi trappola, al dittatorello fiorentino. Noi ci chiediamo perché, con la situazione della Sirte fuori controllo, anzi sotto il dominio del nemico assoluto nostro e dell'occidente intero, invece di convocare immediatamente gli Stati Generali del Paese a deliberare sul nostro destino e a unirci contro il pericolo mortale, si anneghi il Parlamento nella palude di una riforma che ci consegna a una deriva autoritaria. In queste scelte c'è l'essenza di Renzi e la dimostrazione del fatto che non gli importa nulla del popolo sovrano. Gli interessa assumere su di sé ogni potere. La Libia schiera gli Scud contro di noi? Fa strage di cristiani copti? Il vescovo di Tripoli, l'italiano Martinelli, è asserragliato in cattedrale con 300 filippini destinati allo sgozzamento? Non chiede lumi ai rappresentanti del popolo, no: parla fuori dal Parlamento, in Consigli europei, eccetera. E il Parlamento vuole solo che si arrenda, che gli consegni le chiavi senza ritorno del potere decisionale. Così non va proprio. Per questo andiamo dal Capo dello Stato. Non abbiamo piccole rimostranze sulle procedure pur infami decise dal governo. Ma sì, lo sappiamo che le procedure di un organo costituzionale non sono prerogative su cui possa intervenire autoritativamente il Presidente della Repubblica. Non siamo sprovveduti come vuol dipingerci qualche vecchio arnese quirinalizio. I vari soffocamenti del dibattito, le frettolosità esasperate messe in campo dal governo per far passare riforma costituzionale e legge elettorale, fanno 34 parte di un conglomerato nefasto di metodi e contenuti, che ci faranno rotolare, senza un intervento dell'arbitro, in una voragine autoritaria. Gustavo Zagrebelski, Presidente emerito della Consulta, e che qualche merito dovrebbe avere agli occhi di Mattarella, avverte che il cammino avviato verso il referendum confermativo presenta rischi devastanti. Un referendum che veda il governo in carica schierato compattamente da una parte, con tutti gli strumenti di condizionamento in suo possesso, trasformerebbe la consultazione in un plebiscito, con la certezza di una spaccatura irrecuperabile e un rischio di guerra civile non solo strisciante. Per l'amor di Dio, fermatevi! Chiediamo questo. Non domandiamo inversioni ad U, né mea culpa scarnificanti a maggioranza e governo. Gli domandiamo di mettere la freccia e accostarsi al bordo della strada. Non per rinunciare a un cammino di riforme modernizzatrici e democratiche. Ma per modificare "queste" controriforme, sospenderne l'avanzata bullesca che spregia qualsiasi obiezione sensata e impicca ai pali della luce come reprobi chiunque eccepisca razionalmente. Esempi? Non facciamo nomi della nostra parte politica. Anzi. De Siervo, Ainis, Pace, il citato Zagrebelski. Basta così, Presidente Mattarella? Chiediamo questo al Capo dello Stato. E lo chiederemo sulla base non di perorazioni generiche e suggestive, ma con un documento-manifesto giuridico e morale, così che si fermi questo gioco senza sbocchi democratici, e riprenda la bella partita di un dialogo sereno per il bene comune e l'interesse nazionale nel tempo più grave e difficile dal dopoguerra ad oggi. A una sinistra senza testa né cuore, opponiamo la moralità e la forza della ragione democratica. 45 Speculazioni, rumors e sospetti. C'è del marcio nel caso Etruria C è del marcio in Etruria. Vorrei tanto fare un pezzo filosofico, sulla necessità di trasparenza nei rapporti tra decisioni politiche e riflessi di mercato. Ma che filosofia si può fare davanti a un furto con destrezza? Siamo di fronte a dei criminali. Tutto qui. Il problema è capire chi ha fornito loro il trapano per aprire la cassaforte. Costoro, infatti, hanno utilizzato conoscenze, dirette o indirette, informazioni chirurgiche relative al decreto sulla Banche popolari da trasformare in Spa, per comprare e vendere azioni. Il tutto molto, ma molto vicino a persone, ambienti, stanze di Palazzo Chigi. Insomma rischia di venire giù Roma, come accadde sul finire dell 800 per lo scandalo della Banca Romana. Stavolta, rispetto a quel colosso, ci troviamo di fronte a piccole banche, una delle quali in gravissime difficoltà, al punto che nei giorni scorsi è stata commissariata da Banca d Italia. Non prima però che il valore di ogni singola azione sia balzato in alto come per nessun altro istituto di credito: +62,17% nella sola settimana di borsa tra il 19 e il 23 gennaio 2015, quella del varo del decreto del governo, per la Banca popolare dell Etruria e del Lazio. Il cui vicepresidente, guarda un po, è il padre del ministro Maria Elena Boschi, anch essa azionista della banca (e il fratello ne è dipendente). Per di più, il più attivo in questo fenomeno di spostamenti azionari è stato, da Londra, il fondo di Davide Serra, punto di riferimento e consigliere del presidente del Consiglio Renzi in materia di finanza. Insomma. Il paragone con la Banca Romana ci sta tutto, fatta salva la diversa statura del personaggio Giolitti. Che il tema fosse caldo si è capito fin da subito. Ma la gravità sta venendo fuori pian pianino, giorno dopo giorno. A far deflagrare la già scottante miccia è stata l approfondita e dettagliata audizione di mercoledì scorso, in commissione Finanze della Camera, del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, nell ambito della quale è stato messo nero su bianco il sospetto di insider trading, anche grazie a una ricostruzione puntuale, attraverso notizie di stampa e tweet (uniche informazioni disponibili al pubblico, fatto già di per sé anomalo, data la 56 delicatezza dell argomento) dei movimenti del governo e degli amici del governo dal 3 gennaio 2015 al 9 febbraio 2015 (Allegato 3: L informativa al mercato sulla riforma della disciplina delle Banche Popolari ); dell andamento in borsa delle azioni relative alle banche coinvolte nel decreto (Allegato 4: Dati dati in milioni di euro Totale attivo tangibile al Incluse nella riforma ex DL 3/2015 Banco Popolare ,409 SI UBI Banca ,328 SI Banca Popolare dell'emilia Romagna ,837 SI Banca Popolare di Milano ,130 SI Banca Popolare di Vicenza ,843 SI Veneto Banca ,486 SI Banca Popolare di Sondrio ,063 SI Credito Valtellinese ,607 SI Banca Popolare dell'etruria e del Lazio ,088 SI Banca Popolare di Bari 9.932,592 SI Banca Popolare dell'alto Adige 6.060,428 NO Banca Popolare di Cividale 5.077,879 NO Banca Agricola Popolare di Ragusa 4.646,551 NO Banca Popolare di Puglia e Basilicata 4.450,193 NO Banca Valsabbina 4.228,082 NO Cassa di Sovvenzioni e Risparmio del personale della Banca d'italia 3.586,026 NO Banca Popolare Pugliese 3.547,850 NO Banca di Piacenza 2.789,290 NO Banca di Credito Popolare 2.593,557 NO Banca Popolare del Lazio 1.962,893 NO Banca Popolare di Marostica 1.962,686 NO Banca Popolare del Cassinate 1.322,038 NO Banca Popolare Valconca 1.281,119 NO Banca Popolare Etica 1.101,509 NO Banca Popolare Sant'Angelo 1.033,589 NO Sanfelice 1893 Banca Popolare 929,040 NO Banca Popolare del Frusinate 791,993 NO Banca Popolare di Lajatico 786,251 NO Banca Popolare di Fondi 680,283 NO Banca Popolare di Sviluppo 402,366 NO Banca Popolare di Cortona 329,187 NO sull andamento dei corsi e degli scambi delle banche popolari quotate ); nonché, con particolare riferimento alla Banca dell Etruria, degli accadimenti non del tutto trasparenti verificatisi tra l 11 agosto 2014 e il 9 febbraio 2015 (Allegato 5: Progetto di trasformazione in Spa della Banca Popolare Etruria e Lazio ). È così che la gravità di quanto stava avvenendo è balzata agli occhi della Banca d Italia, che ha commissariato la Banca dell Etruria; della procura di Roma, che ha subito aperto un indagine; e della Guardia di finanza, braccio operativo di entrambi questi ultimi. Banca Popolare Vesuviana 130,949 NO Vediamo i dettagli. Al di là Credito Salernitano 109,147 NO delle plusvalenze effettive Banca Popolare delle Province Molisane 97,118 NO o potenziali di quei geni (si Totale attivo ,407 Totale attivo banche popolari incluse nella riforma ,383 fa per dire) che hanno incidenza sul totale 91,27% effettuato acquisti delle Fonte: elaborazioni su dati Mediobanca. azioni delle banche popolari prima dell approvazione del decreto, per poi rivenderle a prezzi ben più alti, e con ingenti guadagni, di cui ad oggi sono emerse solo stime ancora parziali; quel che è grave è che, a quanto pare, potrebbero essere stati proprio i membri del governo a comunicare in anticipo ai finanziatori della loro campagna elettorale le imminenti decisioni dell esecutivo circa la trasformazione in società per azioni di quelle banche di cui avevano fatto scorta di titoli. 67 Così sembra, infatti, che siano andate le cose in quel di Londra, presso gli uffici del Fondo Algebris: all annuncio da parte del governo, il 16 gennaio 2015, di voler riformare il sistema delle banche popolari, hanno fatto seguito imponenti operazioni di borsa. Tanto per avere un idea dei numeri: le azioni della banca popolare dell Etruria e del Lazio sono aumentate del 62,17% in soli quattro giorni, dal 19 al 23 gennaio, contro un andamento del comparto bancario dell 8,68%. Al secondo posto il Credito Valtellinese: 30,93%. Quindi tutte le altre 6 banche popolari che nei propositi del governo dovevano rientrare nell ambito del decreto. Con un ulteriore stranezza: il requisito dimensionale individuato dal Meccanismo Unico di Vigilanza europeo al fine di valutare la significatività degli enti creditizi da includere nel decreto contempla un attivo totale pari a 30 miliardi di euro. Ma siccome in Italia siamo speciali, questo limite è stato ridotto a 8 miliardi. È così che nell ambito di applicazione del decreto sono rientrate altre 3 banche popolari altrimenti escluse: il Credito Valtellinese, la Banca Popolare di Bari e Banca Popolare dell Etruria e del Lazio, che interessano all esecutivo. La cosa più impressionante è vedere i grafici che hanno accompagnato la relazione di Giuseppe Vegas. Tre giorni di fuoco, che iniziano nel pomeriggio del 19 gennaio, quando il decreto è ancora in fase di elaborazione; diventano più intensi il 20 gennaio, quando il decreto viene approvato; e continuano sulla stessa scia il giorno dopo, il 21 gennaio, per poi spegnersi progressivamente. È un comprare titoli di banche popolari a tutto spiano. Nemmeno fosse oro. In un mercato relativamente piatto. Con utili da capogiro. E chi ci ha investito qualche milione, in soli 3 giorni ha beneficiato di una moltiplicazione degna del miracolo delle nozze di Cana. 78 Potenza dell intuito: si è giustificato Davide Serra, con un susseguirsi di tweet e comunicati stampa. Algebris Investiments ha investito fin dalla sua nascita, nel 2006, nel settore bancario e assicurativo italiano. Quindi nessun possesso di informazioni privilegiate. Se poi il valore delle azioni è lievitato è solo una coincidenza del destino. Come semplice coincidenza è il fatto che la Banca popolare dell Etruria e del Lazio abbia nel board, con la carica di vicepresidente, Pier Luigi Boschi, il padre del ministro Maria Elena. Anch essa azionista dell istituto di credito caro, come notano i maligni, a Licio Gelli. Conti che in qualche modo tornano, visti i vecchi gossip sulle frequentazioni di famiglia dei nostri attuali governanti fiorentini. Ed è sempre un caso che sia stata questa banca a registrare, tra tutte le popolari coinvolte nell affaire, gli incrementi maggiori. Una banca talmente solida (siamo ironici) da giustificare, prima del rally di borsa, ben due preoccupate ispezioni della Banca d Italia, seguite dal commissariamento. E da suffragare l ipotesi di ostacolo alla vigilanza e il timore di operazioni occulte su cui sta indagando la procura di Roma, e che si aggiungono ai sospetti di insider trading. Tutto questo la dice lunga sulla trasparenza dell istituto. Ancora una volta, come accaduto con la merchant bank che non parlava inglese, per ricordare come Guido Rossi qualificò la presidenza di Massimo D Alema a palazzo Chigi, si è di fronte al solito gioco. Allora, tuttavia, c erano capitani coraggiosi che stavano scalando il cielo, in formato Telecom. Oggi siamo, invece, di fronte a un pugno di speculatori che entrano in borsa, acquistano tutto quello che c è da acquistare e dopo un paio di giorni lo rivendono, portandosi a casa un malloppo fatto di plusvalenze milionarie. Non è una bella immagine per il Pd, che una volta era il partito delle mani pulite, pronto a denunciare conflitti d interesse e ipotetici falsi di bilancio. Questa volta, tuttavia, l episodio è ben più grave. Ricorda da vicino un vecchio scandalo della storia d Italia: quello della Banca romana. La grande speculazione edilizia che portò alla nascita del quartiere di Prati a Roma. Finanziata con l emissione arbitraria di carta moneta, e la copertura politica di Palazzo Chigi. Giovanni Giolitti da un lato e Francesco Crispi dall altro: accusati da Bernardo Tanlongo, che della ex Banca pontificia era il governatore, di aver percepito mazzette e cointeressenze nel gioco della grande speculazione fondiaria e di essere quindi i corresponsabili del successivo fallimento dell istituto di credito. La sede della presidenza del Consiglio, che allora stava al Viminale, era divenuta un centro di affarismo. Ma questo era potuto accadere solo perché la 89 sinistra storica, cambiando gli indirizzi voluti dai precedenti governi liberali, ne aveva potenziato le strutture, con le prime riforme volute da Agostino Depretis, il grande trasformista. Riforme che avevano portato all addomesticamento del Parlamento, i cui poteri furono depotenziati per favorire il formarsi di maggioranze occasionali continuamente addomesticate dal grande domatore. Episodi che dovrebbero far riflettere, nel momento in cui si fanno più o meno le stesse cose, con riforme ritagliate sugli interessi terreni dell attuale premier. Al secolo Matteo Renzi. Che, proprio per la sua arroganza, sempre più evidente, e forse anche un po di inesperienza, o troppa furbizia, si sta infilando sempre più in un vicolo cieco. Sul decreto banche popolari la sua, oggi, è una posizione lose-lose: portarlo avanti aggrava l accusa di connivenza del governo con chi ha speculato e fatto affari sulle spalle dei piccoli risparmiatori italiani. Allo stesso modo, ritirarlo vorrebbe dire per Renzi ammettere le responsabilità sue e del suo esecutivo. Cui non possono che seguire dimissioni immediate. Considerato il momento economico e finanziario dell Italia, noi pensiamo che la strada da imboccare sia quest ultima. Ci sono in ballo milioni, forse miliardi, di euro che un gruppo di pochi eletti ha realizzato in pochissimi giorni, mentre il paese muore di fame. Altro che spread, che nel 2011 ha mandato a casa, con l imbroglio, l ultimo governo legittimamente votato dai cittadini. Dalle carte del processo di Trani sulla manipolazione del mercato avvenuta in quell estate-autunno 2011 da parte delle agenzie di rating sta emergendo che il danno erariale che ne è derivato ammonta a 120 miliardi di euro. Tanto ci è costato il complotto. Non vorremmo che al conto già salato che i cittadini italiani devono pagare, si aggiungesse anche il gravissimo obbrobrio delle banche popolari. Il governo ritiri il decreto, e il premier si faccia carico in prima persona dello scotto dei suoi errori e della sua spocchia. Lo ripetiamo: quando esagerano, le volpi finiscono in pellicceria, direbbe l Amleto dei giorni nostri. RENATO BRUNETTA Il Giornale 15 febbraio10 Il meglio della settimana INDICE DEGLI EDITORIALI Giovedì 12 febbraio/venerdì 13 febbraio Giovedì 12 febbraio Renzi cerca di strozzare il Parlamento con la seduta fiume. La deriva autoritaria inciampa nel numero legale, giusta punizione per l illegalità morale con cui vuole imporre una riforma costituzionale che adesso è morta insieme alla legislatura. Gli errori blu di Sabino Cassese. Intervenga l Arbitro p Giovedì 12 febbraio: FORZA ITALIA La linea nuova di opposizione a 360 gradi passa all'unanimità. Spezzate le catene di un patto tradito e di una sentenza ingiusta, il 9 marzo parte la grande offensiva di Silvio Berlusconi per l'alternativa moderata alla sinistra p Venerdì 13 febbraio Renzi con l'acqua alla gola. La legislatura è finita nel fiume. Qualcuno stacchi la spina. Tra disprezzo del Parlamento e opacità bancarie, si palesa la natura autoritaria delle riforme e del metodo per portarle a compimento. Se l'arbitro c'è, fischi il fallo p. 17 Le vignette della settimana p. 20 Per saperne di più p11 (1) Giovedì 12 febbraio Renzi cerca di strozzare il Parlamento con la seduta fiume. La deriva autoritaria inciampa nel numero legale, giusta punizione per l illegalità morale con cui vuole imporre una riforma costituzionale che adesso è morta insieme alla legislatura. Gli errori blu di Sabino Cassese. Intervenga l Arbitro D eriva autoritaria. Più evidente di così si muore. E noi non abbiamo intenzione di veder morire la democrazia in Italia per la brutale volontà di Renzi e del Partito democratico di imporre i propri diktat al Parlamento. Si badi. Qui non vale il discorso dello snellimento delle pratiche legislative che sono un obiettivo delle riforme che anche noi vogliamo fare, ma senza accettare le catene alla caviglia imposte da una maggioranza gonfiata da un premio incostituzionale. Chiediamo all Arbitro se non intenda dire e fare qualcosa su quanto sta avvenendo alla Camera sottoposta a una dittatura della maggioranza. 1112 Essa impone tempi e bavagli. E non si tratta di provvedimenti ordinari, dove far valere le prerogative di necessità e urgenza. Siamo in fase costituente. Immagini il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, figlio della tradizione degasperiana, se queste mordacchie fossero state imposte da Alcide De Gasperi nel Non ci sarebbe la Costituzione in cui la grandissima parte delle forze politiche, anche strenuamente avversarie, si sono alla fine riconosciute. E con ogni probabilità si sarebbe data l esca ad una guerra civile come già di fatto avveniva nel triangolo della morte Emiliano-romagnolo e in Venezia Giulia. Oggi la tigre di Renzi si è dimostrata fragile nelle sue stesse ossa, i suoi denti cariati. Ha cercato di far stramazzare a terra le opposizioni imponendo la seduta fiume, un assurdo democratico, ed è annegata subito nel suo stesso fiume. La mancanza di numero legale in sede costituente equivale di fatto alla fine di qualsiasi velleità di legislatura che abbia per obiettivo di cambiare la Magna Carta della Repubblica italiana. Non c è bisogno di spendere molte parole per esprimere il nostro sconcerto. La seduta fiume, che si aggiunge ai tempi contingentati, a tutte le escogitazioni dei prepotenti, aveva per effetto collaterale non innocuo 1213 quello di impedire la valutazione finale della Commissione lavoro sul Jobs Act, che scade oggi. E che certo è infinitamente più urgente della Riforma Costituzionale che andrà in vigore nel L errore gravissimo di Renzi è stato di essersi consegnato, rompendo clamorosamente il patto con Berlusconi, alla sua minoranza interna. Lo faranno ballare, anzi lo stanno già stringendo al collo. Ed è inutile che il premier riversi la sua frustrazione sul Parlamento. A questo punto, dopo questi comportamenti di Renzi, suona malissimo l editoriale assolutorio di Sabino Cassese sul Corriere della Sera in cui giustifica la volontà impositiva del premier, garantendo che la maggioranza di cui dispone è perfettamente costituzionale. Gli rispondiamo che: un conto sono le decisioni formali della Corte, che non ha voluto creare un vuoto di rappresentanza e di funzionalità ordinaria. Resta che il premio di maggioranza, nel nostro caso ripetiamo indebito, è comunque previsto per consentire al governo di governare. Non può in nessun caso essere usato come arma letale per imporre una nuova Costituzione. 1314 (2) Giovedì 12 febbraio FORZA ITALIA La linea nuova di opposizione a 360 gradi passa all'unanimità. Spezzate le catene di un patto tradito e di una sentenza ingiusta, il 9 marzo parte la grande offensiva di Silvio Berlusconi per l'alternativa moderata alla sinistra I l D-day azzurro si avvicina. Il 9 marzo è alle porte. La sottile linea rossa che ha segnato l'atteggiamento di Forza Italia nel corso di questa 'inconsueta' stagione politica, con il suo leader - il leader del più importante partito di opposizione - di fatto estromesso e limitato per via giudiziaria dall'esercizio delle sue funzioni, è stata varcata. Come ha sottolineato bene ieri il Presidente Silvio Berlusconi: "Non siamo stati noi a voler abbandonare un percorso, quello delle riforme condivise. E' stato il Partito Democratico a cambiare le carte in tavola e noi non possiamo far altro che prenderne atto, con rammarico". Ci eravamo illusi. Avevamo creduto in un profondo cambiamento dei rapporti politici in questo Paese, di cui le riforme erano solo un aspetto, importante, ma non unico. In un Paese autenticamente democratico le maggiori forze politiche hanno il dovere, innanzitutto morale, di collaborare nella stesura delle regole del gioco e nella scelta dell'arbitro. 14 15 Disattendere questa intuitiva prescrizione del buon gusto politico significa non voler uscire da quella guerra civile strisciante che ha avvelenato l'italia negli ultimi venti anni. Insomma, le istituzioni sono patrimonio di tutti i cittadini, sono patrimonio di tutte le forze politiche che li rappresentano. Nessuno può considerarle cosa propria, da cambiare o utilizzare per pure finalità o vantaggi di parte. Forza Italia aveva avviato un percorso di collaborazione per cambiare lo Stato, garantire al Paese una legge elettorale efficace, scegliere insieme gli elementi di garanzia del sistema, come il Presidente della Repubblica. "Non tutto in questo percorso ci convinceva - ha detto ieri Berlusconi - ma il progetto complessivo che poteva portare alla nascita della nostra Terza Repubblica su basi diverse dalla Seconda, era tale e di tale importanza, da farci accettare anche alcune forzature dei nostri compagni di viaggio e alcuni sacrifici, anche dolorosi". Nulla è cambiato. Il Partito Democratico, quando gli conviene, non esita a rimangiarsi la parola data. Questo dimostra che non ha ancora conquistato quella maturità politica, quel rispetto per l'interlocutore necessari a gestire una riforma costituzionale importante che aumenta i poteri del Premier e del Governo, riducendo le garanzie legate al Parlamento, che viene dimezzato, e legate alle autonomie locali, che vengono gravemente ridimensionate. Il metodo scelto dal Pd per eleggere il nuovo Presidente, abbandonando ogni ricerca di condivisione per l'interesse di parte di riunire le anime frastagliate di quel partito, ci da' una lampante dimostrazione di come utilizzerebbe il nuovo quadro istituzionale. Ebbene, non è più il momento delle recriminazioni e dei processi sommari. Si è aperta una fase nuova a cui tutti devono partecipare: chi si sottrae abdica alle proprie responsabilità e alimenta i sospetti di strumentalità della proprie critiche. 1516 Forza Italia non ha mai fatto un'opposizione distruttiva. Dal 1994 siamo convinti della necessità di riformare il nostro Paese. Quindi, al di là delle spacconate talvolta indigeribili del Pd in queste ore, non abbiamo interrotto il nostro lavoro costruttivo. Ma non accetteremo più di votare per tutte quelle parti che avevamo accettato solo per amore di un disegno più ampio e più importante. Valuteremo cosa approvare e cosa cercare di cambiare e alla fine del percorso, valutato come il nostro contributo sarà stato recepito dalla maggioranza, decideremo come comportarci al voto finale. E così faremo anche sulla legge elettorale. "Torniamo - ha annunciato Berlusconi - ad esercitare a pieno titolo il nostro ruolo di opposizione a 360 gradi. Lo faremo senza sconti e senza quella benevolenza che questo Governo ha dimostrato di non meritare. Lo faremo col senso di responsabilità che ci è proprio". Al contempo, dobbiamo però anche lavorare sul territorio dove il nostro partito ha bisogno di un nuovo slancio, di una rinascita in vista delle ormai prossime elezioni regionali. Bisogna lavorare con generosità per ricostruire un centro destra alternativo alla sinistra perché uniti si vince, divisi si perde. Per farlo dobbiamo trovare una strada comune con i molti amici che compongono il centro destra e che oggi, talvolta, sono su posizioni diverse. Nessuno può imporre diktat, ma tutti debbono dare il proprio contributo. E una coalizione di centro destra non può ruotare che intorno ad un partito centrale come Forza Italia. 1617 (3) Venerdì 13 febbraio Renzi con l'acqua alla gola. La legislatura è finita nel fiume. Qualcuno stacchi la spina. Tra disprezzo del Parlamento e opacità bancarie, si palesa la natura autoritaria delle riforme e del metodo per portarle a compimento. Se l'arbitro c'è, fischi il fallo R enzi sta annaspando nel fiume che si è trasformato in palude. La sua fretta si capisce bene ormai da che cosa sia determinata. Vuole riscuotere, prima che sia troppo tardi, prima che la sua minoranza interna del Pd si svegli del tutto dalla sbornia per essere stata sfiorata dallo sguardo condiscendente del Signorotto di Firenze, che l'ha privilegiata sul rispetto del Patto con Berlusconi. Ora però Bersani e Fassina, Damiano e Letta, cominciano a capire che non conviene nutrire ancora lo spirito di dominio del loro zar. La fretta di Renzi sta inciampando su se stessa, il presunto leone 1718 di qualche giorno fa si sta sgambettando da solo. Bastava scorgerlo a Montecitorio nella sua passerella di ieri, a esibire la sua sbruffoneria. Com'è possibile che l'italia approdi senza fiatare, senza che il Quirinale eccepisca a un cambiamento costituzionale e a una legge elettorale che consegnerebbero il Paese a un Partito (democratico) solo, anzi a un uomo solo, il tutto attraverso procedimenti parlamentari profondamente scorretti? Per questo chiediamo all'arbitro di vigilare. Esiste una consonanza rivelatrice tra i contenuti del pacco (40 articoli della Costituzione + Italicum 2.0) e la maniera con cui Renzi lo sta portando a destinazione: ed è la prepotenza autoritaria. Il metodo per affermare le riforme si sposa perfettamente con il loro merito. Il tradimento del Patto sancito al Nazareno è grave in sé e chiarisce perfettamente il dna del nuovo assetto istituzionale che Renzi vuole, ed è un abito su misura per un piccolo principe, per un Valentino senza il senso della tragedia e rispetto per il prossimo, compagno di partito o avversario che sia. Per vedere che cosa sia la deriva autoritaria e la sordità alla ragione, un esercizio è utile anche se piuttosto doloroso. 1819 Chiediamo anzitutto sommessamente di farlo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Bisogna sintonizzarsi sul canale 524 di Sky. C'è la diretta televisiva ufficiale della Camera. Le inquadrature sono fisse: si vede la presidenza e chi, volta a volta, parla. C'è una maggioranza a base incostituzionale che trascina il suo malloppo verso il traguardo, non ragione sul merito delle cose, vede il Parlamento come un fastidioso accidente, se potesse si vede benissimo che imporrebbe di schiacciare un bottone, e oplà fatto. I tempi contingentati, e c'è questo fiume tristissimo e fangoso, che procede contro ogni buon senso verso un risultato che spaventa chiunque ami la democrazia e non si faccia incantare dalla spavalderia di Renzi. L'estetica anticipa il giudizio etico. E l'etica impone di osservare che è immorale che questa corsa senza senso, imponga al Parlamento di trascurare provvedimenti indispensabili. E impedisca di discutere subito, ora!, dei fatti inquietanti che coinvolgono il governo sulle vicende delle Banche popolari. Sulla sua proposta a Bruxelles, senza prima discuterne in Parlamento, di spezzare le reni alla Libia... Diamo spazio oggi sul "Mattinale" ad allarmi che arrivano non solo dalla nostra parte politica, ma da costituzionalista di diverse impostazioni. La deriva autoritaria va bloccata. Per questo ci rivolgiamo all'arbitro. Il giocatore è scorretto, impedisce al Parlamento di giocare la partita della democrazia. 1920 Le vignette della settimana Lunedì 9 febbraio 2021 Martedì 10 febbraio 2122 Mercoledì 11 febbraio 22 23 Giovedì 12 febbraio 23 Vedere altro
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