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Timestamp: 2020-08-14 06:10:39+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 20444 del 28/08/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20444 del 28/08/2017
Cassazione civile, sez. II, 28/08/2017, (ud. 05/04/2017, dep.28/08/2017), n. 20444
sul ricorso 13995-2013 proposto da:
B.C., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA F
CONFALONIERI 1, presso lo studio dell’avvocato CIPRIANI CARLO,
rappresentata e difesa dall’avvocato GIUSEPPE MARIA ROMITO;
COMUNE BARI, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE
DELLE MILIZIE, 2, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO CIOCIOLA,
rappresentato e difeso dall’avvocato AUGUSTO FARNELLI;
avverso la sentenza n. 1206/2012 della CORTE D’APPELLO di BARI,
B.C. con atto di citazione del 7 maggio 2001 conveniva in giudizio davanti al Tribunale di Bari il Comune di Bari, premesso che con atto pubblico del 21 settembre 1984 aveva acquistato da Ba.Gr.An. gli immobili che costituivano il complesso (OMISSIS), che era venuta a conoscenza che il Comune di Bari con provvedimento del 27 febbraio 2001 n. 5021 aveva disposto in danno della concedente Ba. un ordine di demolizioni di manufatti abusivi e con ordinanza n. 62633 del 18 giugno 1984 ne aveva disposto l’acquisizione; con ricorso del 3 maggio 2001 aveva impugnato gli atti e ogni altro atto presupposto davanti al Tar Puglia. La suddetta ordinanza di acquisizione difettava del requisito di determinatezza e specificità dell’oggetto e, dunque, non costituiva titolo idoneo all’acquisto della proprietà, perchè i beni non erano esattamente determinati.
Pertanto, chiedeva che venisse accertata e dichiarata la nullità dell’ordinanza sindacale n. 62633 del 18 giugno 1984 nella parte in cui disponeva l’acquisizione dei beni indicati nel medesimo atto, nonchè dei provvedimenti presupposti e connessi fra cui la nota di trascrizione alla Conservatoria dei Registri Immobiliari di Bari della citata ordinanza e, conseguentemente, venisse dichiarata la sua proprietà esclusiva su tutte le particelle acquistate e, in subordine, che fosse accertata e delimitata l’estensione delle superfici dei singoli manufatti insistenti sulle sue particelle.
Si costituiva il comune di Bari eccependo l’infondatezza nel merito delle avverse pretese per essere stata acquisita oltre ai manufatti tutta l’area pertinenziale corrispondente alle due particelle oggetto del giudizio. Eccepiva il difetto di giurisdizione sulla domanda di dichiarazione di nullità dell’ordinanza di acquisizione.
Il Tribunale di Bari con sentenza 402 del 2005 rigettava l’eccezione di difetto di giurisdizione, rigettava in merito la domanda di nullità dell’ordinanza ritenendo sufficientemente individuati i manufatti da acquisire, rigettava la domanda subordinata ritenendo che non era possibile regolare i confini tra aree di sedime e proprietà, perchè l’attrice aveva agito in rivendica e non in regolamento di confini e sussisteva un insuperabile conflitto fra titoli.
Avverso questa sentenza proponeva appello B.C. censurando la sentenza perchè non aveva valutato la censura di nullità dell’ordinanza e della nota nonchè l’indeterminatezza con cui erano descritti i manufatti da acquisire.
Resisteva il Comune di Bari.
La Corte di Appello di Bari con sentenza an. 1206 del 2012, rigettava l’appello e compensava le spese del giudizio. Secondo la Corte barese, andava confermata la sentenza del Tribunale perchè i beni oggetto dell’ordinanza erano compiutamente indicati e che, correttamente, il giudice di primo grado ha ritenuto che la B. avesse interamente acquistato a non domino e, dunque, non poteva rivendicare alcun titolo sulle particelle (OMISSIS), oggetto del giudizio, stante la priorità temporale della trascrizione dell’acquisto da parte del Comune.
La cassazione di questa sentenza è stata chiesta da B.C. con ricorso affidato a quattro motivi, illustrati con memoria. Il Comune di Bari ha resistito con controricorso.
1.= Con il primo motivo di ricorso B.C. lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 10 del 1977, art. 15, della L.R. Puglia n. 56 del 1980, art. 44; artt. 1346 e 1418 c.c. con riferimento alla validità dell’ordinanza sindacale n. 62633/1984 (art. 360 c.p.c., n. 3)). Secondo la ricorrente, l’ordinanza sindacale n. 62633 del 1984 oggetto del giudizio non avrebbe indicato in modo puntuale l’oggetto dell’abuso da reprimere con l’acquisizione. Infatti, quell’oggetto viene indicato soltanto con delle espressioni al plurale: manufatti in muratura, tettoie, intelaiature metalliche forno e campo da tennis su di un latto delimitato da recezione mista facente parte delle particelle (OMISSIS). Vi sarebbe dunque solo un’elencazione dei manufatti ma non vi sarebbe una loro esatta individuazione. E, non meno indeterminata e/o ambigua sarebbe la parte più strettamente prescrittiva del provvedimento di acquisizione al patrimonio indisponibile del comune dei manufatti asseritamente abusivi, per quanto la descrizione sarebbe simile a quella già indicata.
1.1. = Il motivo è infondato. Infatti, la Corte distrettuale, e ancor prima il Tribunale, ha escluso l’indeterminatezza dell’oggetto dell’ordinanza n. 62633 del 1981i del Comune di Bari, specificando che era “(….) sufficiente considerare che nel testo dell’ordinanza di acquisizione, vi si legge la descrizione dei beni riportata dalla stessa B.: manufatti in muratura, tettoie, intelaiature forno e campo da tennis recinzione mista del suolo pertinenziale in calcestruzzo, tufo e rete metallica, ed i beni suddetti sono identificati come facenti parte delle particelle (OMISSIS) del foglio (OMISSIS). La specificità della natura dei beni risulta per altro certa (….) dalla lettura congiunta del dispositivo e della parte narrativa dell’ordinanza in cui si fa esplicito riferimento al verbale di contravvenzione del Comune di Bari del 28 dicembre 1983 e alla relazione dell’Ufficio tecnico comunale n. 336 del 1984 in cui sono compiutamente indicati le particelle su cui le opere insistono e sono analiticamente descritti i singoli manufatti e le difformità e le aree da acquisire quali pertinenze. In particolare in tale verbale dell’UTC (Ufficio tecnico comunale), si dice testualmente che il lotto interessato insiste sulle particelle (OMISSIS) è delimitato da recinzione mista e tale descrizione delle aree è riportata nella nota di trascrizione (…)”. La decisione della Corte distrettuale di ritenere pienamente, e/o comunque sufficientemente, determinati i beni oggetto dell’ordinanza ablativa, si fonda, pertanto, su una interpretazione degli atti presupposti e della stessa ordinanza n. 62633 del 1984 del Comune di Bari, oggetto del giudizio, che in quanto priva di vizi logici e/o giudici non è sindacabile nel giudizio di cassazione. Per altro, va qui ricordato che per sottrarsi al sindacato di legittimità, quella data del giudice del merito ad un atto negoziale e non, non deve essere l’unica interpretazione possibile, o la migliore in astratto, ma una delle possibili e plausibili interpretazioni, (Cass. 12 luglio 2007, n. 15604; Cass. 22 febbraio 2007, n. 4178; Cass. 14 novembre 2003, n. 17248).
2.= E, comunque, appare decisivo il rilievo della Corte distrettuale secondo cui “(…..) oltre le opere, è compiutamente indicato sotto la voce “aree” che è pure acquisito il lotto di pertinenza facente parte delle particelle n. (OMISSIS) del foglio (OMISSIS); nel verbale del UTC (….) si dice testualmente che il lotto interessato insiste sulle particelle (OMISSIS) ed è delimitato da recinzione mista, con ciò significando che tutte le opere occupano un’area di fatto praticamente coincidente con l’intera estensione delle due particelle (….)”. Sicchè, appare chiaro che, secondo la ricostruzione fattuale compiuta dalla Corte di Appello, adeguatamente motivata, comunque priva di vizi logici, come tale insindacabile nel giudizio di cassazione, l’ordinanza ablativa, oggetto del giudizio comprendeva l’intera estensione delle particelle (OMISSIS) del foglio (OMISSIS), comprensivi dei manufatti così come indicati e in parte costituita da aree pertinenziali.
Con la conseguenza che l’indeterminatezza dell’oggetto, lamentata dalla ricorrente, è insussistente, dal momento che l’ordinanza ha indicato i manufatti insistenti sulle particelle (OMISSIS) nonchè le aree di sedime e pertinenziali (lotto di pertinenza) che insieme corrispondevano all’estensione delle particelle più volte indicate.
1.3. = L’ordinanza ablativa, a sua volta, ha applicato correttamente quanto prescrive la L.R. Puglia n. 56 del 1980, in particolare l’art. 44 secondo cui: “Il sindaco dispone con ordinanza motivata la demolizione, a cura e spese del proprietario, delle opere eseguite in totale difformità o in assenza della concessione, fissandone il termine. In mancanza, le predette opere sono gratuitamente acquisite, con l’area su cui insistono e quella strettamente pertinente e necessaria per il loro uso, al patrimonio indisponibile del Comune. L’acquisizione si effettua con ordinanza motivata del sindaco”.
Pertanto, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, l’ordinanza ablativa ha disposto l’acquisizione non solo dei manufatti e del sedime agli stessi relativi ma anche delle aree pertinenziali, che nel caso in esame, unitamente alle aree di sedime esaurivano l’intera estensione delle particelle (OMISSIS).
2.= Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 10 del 1977, art. 15, della L.R. Puglia n. 56 del 1980, art. 44 e in subordine art. 1362 c.c. e ss. (art. 360 c.p.c., n. 3)). Con riferimento all’interpretazione dell’ordinanza sindacale n. 62633/1984. Secondo la ricorrente la Corte distrettuale non avrebbe interpretato correttamente l’ordinanza sindacale n. 62633 del 1984 perchè contrariamente alla sua funzione repressiva delle opere abusive e di esse soltanto avrebbe colpito le intere particelle (OMISSIS) anche per le loro parti non interessate da nessun abuso. In particolare, erroneamente la Corte distrettuale ha ritenuto che l’ordinanza ablativa comprendesse i manufatti e il sedime su cui le stesse sorgono ma anche le aeree pertinenziali. Stando alla lettera del provvedimento di acquisizione al patrimonio comunale del 18 giugno 1984 esso manifesterebbe la volontà del Comune di non colpire il suolo dell’intera proprietà della sig.ra B. ed, infatti, l’ordinanza non dice che i manufatti (….) occupano tutto il suolo delle particelle nn. (OMISSIS). Il primo risultato che si raggiunge è che il titolo escluderebbe che la misura ablativa colpisse le aree delle intere particelle, ma si trasferirebbe ad un a loro porzione e, cioè, quella interessata dai manufatti non individuata con misure, ma indicata come lotto facente parte delle particelle.
E di più la Corte distrettuale sarebbe andata ben oltre il senso letterale degli atti amministrativi posto che gli stessi farebbero riferimento a singoli manufatti descritti genericamente come lotto facente parte delle particelle. Nè un’interpretazione complessiva ai sensi dell’art. 1363 c.c. potrebbe prescindere da un’esatta interpretazione letterale dell’atto.
Va qui premesso che gli artt. 1362,1363 e 1365 c.c., dettate per l’interpretazione del contratto sono applicabili anche agli atti amministrativi tenendo conto della natura dei medesimi nonchè dell’esigenza della certezza dei rapporti e del buon andamento della p.a. Va, altresì, premesso che per sottrarsi al sindacato di legittimità, quella data del giudice del merito al contratto (o all’atto amministrativo) non deve essere l’unica interpretazione possibile, o la migliore in astratto, ma una delle possibili e plausibili interpretazioni, sì che quando di una clausola contrattuale siano possibili due o più interpretazioni, non è consentito, alla parte che aveva proposto l’interpretazione poi disattesa dal giudice del merito, dolersi in sede di legittimità che sia stata privilegiata l’altra (Cass. 12 luglio 2007, n. 15604; Cass. 22 febbraio 2007, n. 4178; Cass. 14 novembre 2003, n. 17248). In verità parte ricorrente si limita – in concreto – ad opporre, alla interpretazione della ordinanza ablativa data dai giudici del merito la propria soggettiva lettura ed è evidente – quindi – che il motivo non può trovare accoglimento.
Piuttosto, come ha già evidenziato la Corte distrettuale “(…)oltre alle opere resta, dunque, acquisita al Comune l’intera area rivendicata dalla B. e soltanto tale significato può assumere l’espressione letterale “lotto di pertinenza facente parte”: dalla stessa ricostruzione dei luoghi operata dal nominato CTU nella planimetria allegata (segnata in colore verde), invero, ciò si conferma come necessario proprio in riferimento alla dislocazione diffusa delle opere stesse (il muro corre lungo tutto il confine delle due particelle e i manufatti le occupano in larga parte senza che sia possibile stabilire un diverso confine (…)”. E’ di tutta evidenza, dunque, che la Corte, nell’interpretare l’ordinanza sindacale oggetto del giudizio ha, specificamente, fatto riferimento alle espressioni letterali e, per accertare la pertinenzialità del lotto di cui si dice, ha fatto riferimento anche, come era corretto venisse fatto, alla reale situazione dei luoghi così come rappresentata dal CTU nonchè dal verbale dell’UTC.
3.= Con il terzo motivo la ricorrente lamenta la violazione dell’art. 950 c.c. (art. 360 c.c., n. 3). Secondo la ricorrente, la Corte distrettuale avrebbe errato nell’aver considerato oggetto dell’acquisizione da parte del Comune di Bari la totale estensione delle particelle (OMISSIS) che in totale si estendono per mq 2240 posto che il CTU avrebbe individuato come opere abusive: 1) fabbricato delle dimensioni di m 2,35 X 2,55 per un totale di mq. 7,52; 2) forno circolare dal diametro di m. 2,50 per un totale di mq 4,90; 3) fabbricato dalle dimensioni di m. 12,05 X 4,30 per un totale di mq. 51,81; 4) fabbricato dalle dimensioni di m. 5,30 X 2,70 per un totale di mq. 14,31. Espletata, dunque, la consulenza la Corte distrettuale aveva il risultato istruttorio idoneo e sufficiente per l’accoglimento della domanda subordinata e cioè il calcolo della superficie dei singoli manufatti esistenti sulle particelle (OMISSIS) acquisiti al patrimonio indisponibile del Comune di Bari con l’ordinanza sindacale oggetto del giudizio.
3.1.= Il motivo rimane assorbito dai motivi precedenti. Infatti, accertato che l’ordinanza ablativa di cui si dice aveva ad oggetto l’intera estensione delle particelle (OMISSIS) rimane irrilevante determinare quale sia l’estensione del sedime relativo ai manufatti perchè ciò avrebbe avuto rilevanza solo nel caso in cui dall’oggetto dell’ordinanza fosse esclusa l’area non occupata dai manufatti.
4.= Con il quarto motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 2644,2659 e 2665 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3). Secondo la ricorrente, la Corte distrettuale avrebbe errato nel ritenere che l’attuale ricorrente non avrebbe potuto rivendicare più alcun titolo sulle suddette particelle in quanto acquistate a non domino atteso che la trascrizione in favore del Comune di Bari era avvenuta prima dell’acquisto da parte della B., perchè non avrebbe tenuto conto che la nota di trascrizione era nulla posto che riproduce fedelmente l’abnorme descrizione generica fatta nell’atto ablativo.
4.1.= Anche questo motivo, rimane assorbito dal primo motivo, posto che nel caso in esame non sussiste un’indeterminatezza dell’oggetto dell’ordinanza n. 62633 del 1984 del Comune di Bari e, pertanto, la relativa trascrizione, avendo indicato lo stesso oggetto di cui si dice è avvenuta correttamente.
In definitiva, il ricorso va rigettato e la ricorrente, in ragione del principio di soccombenza ex art. 91 c.p.c., condannata a rimborsare a parte controricorrente le spese del presente giudizio di cassazione che vengono liquidate con il dispositivo. Il Collegio da atto che, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
La Corte rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito il ricorso incidentale, condanna i ricorrenti in solido a rimborsare a parte controricorrente le spese del presente giudizio di cassazione che liquida in Euro 2.500,00 di cui Euro 200,00 per esborsi oltre spese generali, pari al 15% dei compensi, ed accessori come per legge; da atto che, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

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 art. 15
 art. 44
 Cass. 
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 art. 91
 art. 13
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