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Timestamp: 2018-06-18 11:54:16+00:00

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Cassazione sentenza n. 1856 del 15 gennaio 2013 - Sicurezza sul lavoro responsabilità del medico competente nella valutazione dei rischi - Studio Cerbone
Cassazione sentenza n. 1856 del 15 gennaio 2013 – Sicurezza sul lavoro responsabilità del medico competente nella valutazione dei rischi
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Corte di Cassazione sentenza n. 1856 del 15 gennaio 2013
SICUREZZA SUL LAVORO – RESPONSABILITA’ DI UN MEDICO COMPETENTE – MANCATA COLLABORAZIONE NELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI E NEGLI ALTRI ADEMPIMENTI NECESSARI – VALUTAZIONE DEI RISCHI
Vi è la responsabilità di un medico competente presso l’azienda, perchè non collaborava con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi, anche ai fini della programmazione della sorveglianza sanitaria, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori per la parte di competenza e alla organizzazione del servizio di primo soccorso considerando i particolari tipi di lavorazione ed esposizione e le peculiari modalità organizzative del lavoro.
1. Il Tribunale di Pisa, con sentenza dell’1.12.2011, ha condannato F. F. alla pena dell’ammenda, riconoscendola responsabile della contravvenzione di cui all’art. 25, comma 1, lett. a) in relazione all’art. 58, comma 1, lett. e) del D.Lgs. n. 81/2008 come modificato dall’art. 41 del D.Lgs. n. 106/09 perché, in qualità di “medico competente” presso l’azienda T. s.r.l., non collaborava con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi, anche ai fini della programmazione della sorveglianza sanitaria, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori per la parte di competenza e alla organizzazione del servizio di primo soccorso considerando i particolari tipi di lavorazione ed esposizione e le peculiari modalità organizzative del lavoro.
2. Con un primo motivo di ricorso deduce la violazione dell’art. 25, lett. a) del D.Lgs. n. 81/2008, osservando che il generico riferimento del dato normativo al dovere di collaborazione del “medico competente” con il datore di lavoro presuppone un compito ausiliario ed accessorio, essendo il medico privo di poteri coercitivi sull’obbligato principale (datore di lavoro o responsabile della sicurezza), cosicché l’ambito di imputazione di responsabilità deve essere delimitato tenendo conto di tale particolare posizione che gli impedisce di sostituirsi all’obbligato principale e non prevede alcun obbligo di denuncia o segnalazione alle autorità preposte.
Il “medico competente”, secondo la definizione fornita dall’art. 2, lett. h) D.Lgs. n. 81/2008, è il medico che, in possesso di uno dei titoli e dei requisiti formativi e professionali di cui all’art. 38, collabora, secondo quanto previsto all’art. 29, comma 1, con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi ed è nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria e per tutti gli altri compiti di cui al D.Lgs. n. 81/2008.
Come correttamente osservato nel provvedimento impugnato, l’attività di collaborazione del “medico competente”, già prevista dall’ ormai abrogato art. 17 D.Lgs. n. 626/1994, ma limitata alla predisposizione dell’attuazione delle misure per la tutela della salute e dell’integrità psico-fisica dei lavoratori sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione dell’azienda, ovvero dell’unità produttiva e delle situazioni di rischio, è stata ampliata dal D.Lgs. n. 81/2008 che, nell’art. 25, la estende anche alla programmazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori, per la parte di competenza e alla organizzazione del servizio di primo soccorso, considerando i particolari tipi di lavorazione ed esposizione e le peculiari modalità organizzative del lavoro.
Originariamente, per la violazione degli obblighi di collaborazione non era prevista alcuna sanzione penale, introdotta successivamente con l’art. 35, comma 1 del D.Lgs. n. 106/2009 che ha modificato l’art. 58 del D.Lgs. n. 81/2008.
La introduzione della sanzione penale ad opera del D. Lgs. 106/2009 riguarda, peraltro, come pure osservato nel provvedimento impugnato, il solo “medico competente”, mentre resta sottratto alla sanzione penale per mancata collaborazione il responsabile del servizio di prevenzione e protezione cui pure è demandato un ruolo ausiliario.
Osserva il Tribunale che la prospettazione della difesa, secondo la quale, in considerazione del fatto che l’obbligo di redigere il documento di valutazione dei rischi ricade esclusivamente sul datore di lavoro ed il “medico competente” non potrebbe ad esso surrogarsi nell’adempimento, così che la responsabilità della mancata predisposizione del documento non potrebbe in nessun caso essere fatta ricadere sul “medico competente”, non è condivisibile, in quanto allo stesso non è affatto richiesto l’adempimento di un obbligo altrui quanto, piuttosto, lo svolgimento del proprio obbligo di collaborazione, espletabile anche mediante l’esauriente sottoposizione al datore di lavoro dei rilievi e delle proposte in materia dì valutazione dei rischi che coinvolgono le sue competenze professionali in materia sanitaria.
Viene così delimitato l’ambito degli obblighi imposti dalla norma al “medico competente”, adempiuti i quali, l’eventuale ulteriore inerzia del datore di lavoro resterebbe imputata a sua esclusiva responsabilità penale a mente dell’art. 55, comma 1. lett. a) D.Lgs. n. 81/2008.
Del resto, il ruolo di consulente del datore di lavoro è stato attribuito anche al responsabile del servizio di prevenzione e protezione in tale specifica materia, osservando che lo stesso, sebbene privo di capacità immediatamente operative sulla struttura aziendale, svolge il compito di prestare “ausilio” al datore di lavoro nella individuazione e segnalazione dei fattori di rischio delle lavorazioni e nella elaborazione delle procedure di sicurezza, nonché di informazione e formazione dei lavoratori come disposto dall’art. 33 del D.Lgs. n. 81/2008. Da ciò consegue che, pur restando il datore di lavoro il titolare della posizione di garanzia nella specifica materia, facendo a lui capo l’obbligo di effettuare la valutazione dei rischi e di elaborare il documento contenente le misure di prevenzione e protezione in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, non può escludersi una concorrente responsabilità per il verificarsi di un infortunino possa profilarsi anche nei confronti di detto responsabile il quale, ancorché privo di poteri decisionali e di spesa tali da consentire un diretto intervento per rimuovere le situazioni di rischio, può rispondere del fatto quando sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare, dovendosi presumere che alla segnalazione avrebbe fatto seguito l’adozione, da parte del datore di lavoro, delle necessarie iniziative idonee a neutralizzare detta situazione (così Sez. IV n. 2814, 27 gennaio 2011).
8. Occorre innanzitutto non dimenticare che le finalità del D.Lgs. n. 81/2008 sono quelle di assicurare la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e che la valutazione dei rischi – definita dall’art. 2, comma 1, lett. q) del D.Lgs. n. 81/2008 come la “valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza” – è attribuita dall’art. 29 del medesimo D.Lgs. al datore di lavoro, per il quale costituisce, ai sensi dell’art. 17, un obbligo non derogabile.
E’ evidente, avuto riguardo all’oggetto della valutazione dei rischi, che il datore di lavoro deve essere necessariamente coadiuvato da soggetti quali, appunto, il “medico competente”, portatori di specifiche conoscenze professionali tali da consentire un corretto espletamento dell’obbligo mediante l’apporto di qualificate cognizioni tecniche.
Del resto, l’importanza del molo sembra essere stata riconosciuta dallo stesso legislatore il quale, nel modificare l’originario contenuto dell’art. 58, ha introdotto la sanzione penale solo con riferimento alla valutazione dei rischi.
9. Altrettanto correttamente il provvedimento impugnato fornisce adeguata risposta alle obiezioni, pure sollevate in ricorso, riguardo alla circostanza che la condotta del “medico competente”, proprio per il ruolo assegnatogli, non potrebbe assumere rilevanza penale in caso di totale inerzia del datore di lavoro che non provvede all’avvio della procedura di valutazione dei rischi d cui all’art. 29 D.Lgs. n. 81/2008.
Osserva infatti il giudice del merito che, in tema di valutazione dei rischi, il “medico competente” assume elementi di valutazione non soltanto dalle informazioni che devono essere fornite dal datore di lavoro, quali quelle di cui all’art. 18, comma 2, ma anche da quelle che può e deve direttamente acquisire dì sua iniziativa, ad esempio in occasione delle visite agli ambienti di lavoro di cui all’art. 25, lettera I) o perché fornitegli direttamente dai lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria o da altri soggetti.
10. Parimenti corretta e conforme al tenore letterale delle disposizioni richiamate e, segnatamente, dell’art. 25, lett. a) D.Lgs. n. 81/2008, risulta l’affermazione secondo la quale la violazione dell’obbligo sanzionata penalmente dall’art. 58 lett. e) D.Lgs. n. 81/2008 riguarda ogni inosservanza e non anche la totale violazione dell’obbligo medesimo.

References: sentenza 
 sentenza 
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 art. 17