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Timestamp: 2019-06-24 15:49:58+00:00

Document:
Veicolo sottoposto a sequestro amministrativo – Sentenza n. 23736 del 21 giugno 2010 – Confederazione Giudici di Pace
Procedimento: Sentenza n. 23736 del 21 giugno 2010
Corte di Cassazione Penale, sezione sesta – Sentenza n. 23736 del 21/06/2010
Circolazione stradale – Artt. 193, 213 del Codice della Strada e 334 c.p. – La circolazione abusiva di un veicolo sottoposto a sequestro amministrativo da parte del proprietario-custode integra il concorso formale tra la violazione amministrativa di cui all’art. 213/4° cod. str. e il reato previsto dall’art. 334 c.p.., non potendo trovare applicazione il principio di specialità di cui all’art. 9 della legge n. 689/81.
Il Tribunale di (OMISSIS), con sentenza 2/3/2007, assolveva XXX dal delitto di cui all’art. 334 c.p. – per avere sottratto, il 19/5/2005, l’autovettura “Fiat Marea” tg. (OMISSIS) sottoposta a sequestro amministrativo e affidata alla sua custodia – perché il fatto non sussiste.
Riteneva il Tribunale che la condotta ascritta all’imputato integrava soltanto la violazione amministrativa di cui all’art. 213/4° cod. str., che comprendeva tutta la disciplina del sequestro in materia di violazione delle norme sulla circolazione stradale.
Ha proposto ricorso diretto per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il detto Tribunale, lamentando l’erronea applicazione della legge penale e di altre norme giuridiche di cui si deve tenere conto nell’applicazione della stessa, con riferimento agli art. 334 c.p., 213 e 214 cod. str.: non si era tenuto conto del rapporto di specialità reciproca intercorrente tra la prima norma e le altre due, sanzionando l’una la condotta di sottrazione del bene sequestrato posta in essere da soggetti qualificati (proprietario o custode) e le altre quella di chiunque circoli abusivamente con veicolo sottoposto a sequestro amministrativo per violazione delle norme sulla circolazione stradale (nella specie, art. 193 cod. str.).
Deve, infatti, escludersi che possa trovare applicazione, come si sostiene dalla terza sezione penale, il principio di specialità di cui all’art. 9 della legge n. 689/’81, in quanto presupposto di tale principio è l’esistenza di un concorso apparente di norme che puniscono lo stesso fatto, secondo una verifica che deve essere compiuta confrontando le due fattispecie, al fine di stabilire se ricorra o meno un rapporto di omogeneità. Se non convergono sullo stesso fatto, non v’è spazio per risolvere il concorso tra le due disposizioni in base al principio di specialità. Peraltro il confronto non deve essere effettuato in concreto, bensì tra le fattispecie astratte, così come risultano strutturate dalle corrispondenti norme, e l’accertamento sull’omogeneità delle disposizioni deve investire non solo gli elementi costitutivi dell’illecito, ma anche l’interesse protetto, l’oggetto giuridico e, in alcuni casi, lo stesso ambito dei soggetti attivi.
Sulla base di tali criteri, deve escludersi che tra l’art. 334 c.p. e l’art. 213 cod. str. possa individuarsi un concorso apparente di norme. Diverso è il bene giuridico tutelato: la disposizione penale tutela il vincolo d’indisponibilità del bene sequestrato e il reato è inserito tra i delitti contro la Pubblica Amministrazione; l’art. 213 cod. str. ha di mira l’esclusione del veicolo sequestrato, in quanto irregolare, dalla circolazione stradale.
Differenti sono le condotte prese in considerazione dalle due norme: l’illecito amministrativo contempla come unica condotta l’abusiva circolazione, mentre la disposizione penale prevede una serie di condotte che vanno dalla sottrazione al deterioramento del veicolo, passando per le condotte di soppressione, distruzione e dispersione. Vi sono, infine, differenze anche con riferimento al soggetto attivo degli illeciti: l’art. 334 si riferisce al “custode” e al “proprietario” del bene, mentre l’art. 213 si rivolge genericamente a “chiunque”.
Annulla la sentenza impugnata e rinvia per il giudizio d’appello alla Corte d’Appello di (OMISSIS).

References: Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 334
 art. 193
 sentenza