Source: https://www.laleggepertutti.it/146043_gratuito-patrocinio-istanza-di-liquidazione-anche-dopo-le-conclusioni
Timestamp: 2018-09-25 18:03:02+00:00

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Gratuito patrocinio, istanza di liquidazione anche dopo le conclusioni
È ammissibile la presentazione dell’istanza di liquidazione del compenso spettante al difensore patrocinante con il gratuito patrocinio anche dopo l’udienza di precisazione delle conclusioni.
L’avvocato difensore della parte ammessa al gratuito patrocinio può presentare, al giudice, l’istanza di liquidazione della propria parcella anche dopo l’udienza di precisazione delle conclusioni. Difatti la legge non prevede esplicitamente una causa di decadenza (causa che, peraltro, non può essere interpretata in via analogica da altre disposizioni, attesa la natura tassativa delle stesse ipotesi). A interpretare la recente riforma sul gratuito patrocinio, introdotta con la legge di Stabilità 2016 [1], è il tribunale di Paola [2], con una sentenza che prende le distanze dal precedente, di segno contrario, emesso un anno fa dal Tribunale di Milano.
Il testo della nuova norma prevede espressamente che «Il decreto di pagamento è emesso dal giudice contestualmente alla pronuncia del provvedimento che chiude la fase cui si riferisce la relativa richiesta». Secondo il foro milanese, ciò significa che, per l’avvocato che presta difesa con il gratuito patrocinio, c’è un nuovo termine da rispettare: l’istanza di liquidazione del compenso andrebbe ora presentata prima della fine del giudizio, altrimenti non può più essere accolta. In pratica, secondo la più rigida linea interpretativa, il legale non può più depositare la richiesta di pagamento (allegando la nota spese) dopo la conclusione del processo (civile o penale) così come avveniva una volta (quando il giudice decideva, spesso, a distanza di molto tempo dal deposito dell’istanza), ma deve farlo prima che ciò avvenga. Se infatti il processo è già definito, l’istanza va dichiarata inammissibile, perché tardiva.
Un’interpretazione, questa, non condivisa dal tribunale calabrese che, con la sentenza in commento, offre interessanti spunti per condividere la tesi opposta, più garantista per l’avvocato. Secondo il giudice di Paola, difatti, è ammissibile la presentazione dell’istanza di liquidazione del compenso spettante al difensore patrocinante con il gratuito patrocinio anche successivamente all’udienza di precisazione delle conclusioni, essendo le cause di decadenza solo quelle tassativamente indicate dalla legge e la nuova norma nulla dice a riguardo.
Per corroborare la propria interpretazione, il tribunale richiama l’orientamento della Cassazione secondo cui la l’unica sede in cui può avvenire la liquidazione dei compensi del difensore è quella del decreto di pagamento, escludendo così che sia possibile provvedervi solamente in sentenza [3], e ciò a prescindere dal fatto che il giudizio sia stato già definito con sentenza [4].
Del resto, contro l’interpretazione più restrittiva militano anche ragioni di economia processuale. Se infatti dovesse essere disposta la revoca del gratuito patrocinio per dichiarazioni non veritiere della parte [5], il giudice, per non perdere il potere di delibare sull’istanza di liquidazione, dovrebbe attendere l’esito delle indagini (spesso di non poco momento) prima di pronunciare la sentenza, con probabili dilatazioni dei tempi decisori.
[1] Art. 83, co. 3bis, D.P.R. n. 115/2002, introdotto dall’art. 1, comma 783, l. n. 208/2015.
[2] Trib. Paola (CS), decr. del 14.10.2016.
[3] Cass. sent. n. 7504/2011.
[4] Cass. sent. n. 11028/2009.
[5] Artt. 79, co. 3, e 127, co. 4, D.P.R. n. 115/2002.
letta l’istanza di liquidazione presentata dall’avv. E.S. quale difensore di A.G., ammesso in via provvisoria al patrocinio a spese dello Stato con delibera del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Paola n. X del 0000;
osservato che trova applicazione l’art. 83, comma 3-bis, D.P.R. n. 115/2002 (introdotto dall’art. 1, comma 783, l. n. 208/2015), poiché il decreto di pagamento è pronunciato in data successiva all’1 gennaio 2016 (avendo il richiamato art. 83 natura processuale), in base al quale “il decreto di pagamento è emesso dal giudice contestualmente alla pronuncia del provvedimento che chiude la fase cui si riferisce la relativa richiesta”;
ritenuto che l’istanza, pur essendo stata depositata in un momento successivo al deposito del provvedimento con cui è stata chiusa la fase di riferimento, appare ammissibile così come risulta persistere il potere di questo giudice a decidere sulla stessa;
considerato infatti che la presentazione dell’istanza di cui si discute non risulta soggiacere ad alcuna decadenza, tenuto conto che le ipotesi di decadenza (specie con riferimento a situazioni giuridiche soggettive connesse a diritti fondamentali) devono essere tipiche ed espresse e tali condizioni non si rinvengono nel dettato dell’art. 83, comma 3-bis, D.P.R. n. 115/2002;
ritenuto di non poter condividere l’orientamento adottato da alcuni tribunali secondo cui, in virtù della nuova norma, con il provvedimento che chiude il giudizio davanti a sé, il giudice si spoglia della potestas decidendi e non può più provvedere alla liquidazione avendo perso il relativo potere (cfr. Trib. Milano 22 marzo 2016), in applicazione analogica di quanto precedentemente statuito dalla Corte di Cassazione con riguardo alla liquidazione del compenso del c.t.u.;
considerato, in particolare, che la giurisprudenza di legittimità, per sostenere la tesi dell’esaurimento del potere di provvedere sulla richiesta di liquidazione del compenso del c.t.u. dopo la conclusione del procedimento, prende le mosse dall’assunto in base al quale si è “in presenza, infatti, di un sistema dal quale si desume implicitamente, ma inequivocamente, che la liquidazione (e l’accollo) del compenso al C.T.U. vanno fatti con la sentenza che definisce il giudizio” (cfr. Cass. n. 11418/2003) poiché con la sentenza viene definitivamente regolato l’onere delle spese processuali (cfr. Cass. nn. 7633/2006; 28299/2009);
ritenuto invero che tale assunto non può però trovare applicazione con riguardo alla liquidazione del compenso spettante al difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato tenuto conto che:
ritenuto, pertanto, che l’unica interpretazione valida sia nel senso di intendere il nuovo co. 3-bis dell’art. 83 come una disposizione tesa ad accelerare e semplificare il procedimento di liquidazione, senza però prevedere termini di decadenza per la presentazione dell’istanza né la perdita di potestas decidendi del giudice una volta che sia stato pronunciato il provvedimento che definisce la fase giudiziale di riferimento;
premesso che il difensore ha presentato richiesta di liquidazione con apposita nota;
posto che possono essere liquidate solo le attività difensive coeve e successive al deposito dell’istanza di ammissione al gratuito patrocinio;
rilevato che con sentenza del 29.09.2016 il Tribunale di Paola ha definito il giudizio;
ritenuto che non ricorrano i presupposti per la revoca dell’ammissione al beneficio ai sensi del secondo comma dell’art. 136 del T.U. delle spese di giustizia;
visto, in particolare, l’art. 82, comma 1, D.P.R. n.115/2002, a norma del quale “l’onorario e le spese spettanti al difensore sono liquidati dall’autorità giudiziaria con decreto di pagamento, osservando la tariffa professionale in modo che, in ogni caso, non risultino superiori ai valori medi delle tariffe professionali vigenti relative ad onorari, diritti ed indennità”;
tenuto conto della natura dell’impegno professionale espletato dal difensore istante successivamente alla delibera di ammissione al patrocinio a spese dello Stato e per il procedimento in considerazione;
ravvisata l’applicabilità del D.M. n. 55/2014 in considerazione della data alla quale risale l’ultimo atto compiuto dall’istante nell’esercizio del mandato;
tenuto conto del valore della causa;
considerato inoltre che le spese di lite poste a carico della parte soccombente sono state liquidate nella misura di euro 2.400,00, a seguito di riduzione della metà in virtù dell’art. 130 D.P.R. n. 115/2002;
ritenuta congrua la liquidazione già svolta dal Tribunale in sede di definizione della controversia;
ritenuto pertanto che, in base agli atti di causa ed all’attività svolta, al difensore debbano essere riconosciuti i seguenti valori: euro 4.800,00 per compensi di avvocato;
considerato che ai sensi dell’art. 130 del D.P.R. 30/5/2002, n. 115 gli importi spettanti al difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato sono ridotti della metà;

References: sentenza 
 sentenza 
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 Art. 83
 Cass. 
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