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Timestamp: 2019-10-14 18:03:49+00:00

Document:
Cass. Pen., Sez. III 04/08/2017 n. 38843 - Quando l’inosservanza delle prescrizioni è reato? - Tuttoambiente.it
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Rifiuti (1716)
Quando l’inosservanza delle prescrizioni è reato?
Categoria: Ippc
Autorità: Cass. Pen., Sez. III
n. 38843
Con riguardo all’inosservanza delle prescrizioni contenute nell’Autorizzazione Integrata Ambientale, la mancata comunicazione, agli enti preposti al controllo (Provincia, Comune, ARPA e AUSL), della data di inizio e di fine del ciclo produttivo di allevamento (nella specie si tratta di pollame) costituisce un illecito amministrativo e, perciò, non ha alcuna rilevanza penale. Questo in quanto, a seguito delle modifiche intervenute sull’art. 29-quattuordecies del D.L.vo 152/2006, le sole violazioni che mantengono rilevanza penale sono quelle previste ai commi 3 e 4, vale a dire quei casi in cui l’inosservanza: consiste nella violazione dei valori limite di emissione, rilevata durante i controlli previsti nell'autorizzazione o nel corso di ispezioni; è relativa alla gestione di rifiuti, a scarichi recapitanti nelle aree di salvaguardia delle risorse idriche destinate al consumo umano, o in corpi idrici posti nelle aree protette di cui alla vigente normativa; così come quando sia riferibile alla gestione di rifiuti pericolosi non autorizzati, allo scarico di sostanze pericolose, a casi in cui il superamento dei valori limite di emissione determina anche il superamento dei valori limite di qualità dell'aria previsti dalla vigente normativa, e all'utilizzo di combustibili non autorizzati.
1. Con sentenza in data 24/06/2013, il Tribunale di Ferrara aveva condannato A. A. alla pena di 5.000 euro di ammenda in relazione al reato di cui all'art. 29-quattuordecies, comma 2 del d.lgs. n. 152 del 2006, per non avere osservato, nella sua qualità di legale rappresentante della Società Agricola C. S.r.l. operante nel settore dell'attività avicola, le prescrizioni imposte alla società con il punto D 2.3. lett. f) dell'autorizzazione integrata ambientale n. 99235/09 ad essa rilasciata nel 2009, non comunicando agli enti preposti, entro i tempi stabiliti, la data di inizio e di fine del ciclo di allevamento iniziato il 3/12/2010 e della data di inizio delle operazioni di pulizia; fatti accertati in Lagosanto nel novembre 2010.
2. Avverso il provvedimento di condanna aveva proposto appello l'odierno imputato, a mezzo del difensore di fiducia. Per tale motivo, trattandosi di sentenza non appellabile ex art. 593, comma 3, cod. proc. pen., con ordinanza del 21/09/2015 la Corte di Appello di Bologna trasmise gli atti a questa Corte, ai sensi dell'art. 568, comma 5, cod. proc. pen.. E a mente della stessa disposizione l'impugnazione deve essere, ora, convertita in ricorso per cassazione, alla stregua di due distinti motivi di doglianza.
2.1. Con il primo il ricorrente lamenta, ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen., il fatto che il Tribunale ne abbia affermato la responsabilità penale nonostante che le prescrizioni dell'A.I.A. rimaste inosservate fossero state soltanto quelle relative alle comunicazioni di inizio e fine di un ciclo produttivo, inserite, in virtù di una circolare della Regione Emilia Romagna, tra le cd. indicazioni gestionali, il cui mancato adempimento non sarebbe stato sanzionato penalmente.
2.2. Con il secondo motivo, viene censurata la motivazione "erronea e illegittima" con riferimento al trattamento sanzionatorio concretamente irrogato.
3. Con memoria depositata il 23/03/2017, la difesa dell'imputato ha dedotto che la fattispecie contemplata dall'art. 29-quattordecies del d.lgs. n. 152/2006 sia stata recentemente depenalizzata.
1. La sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio per intervenuta depenalizzazione dei fatti in contestazione.
2. Infatti, secondo quanto già affermato da questa Corte in altra occasione, a seguito delle modifiche apportate all'art. 29-quattuordecies del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 156, ad opera del d.lgs. 4 marzo 2014, n. 46 (recante Attuazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali), la condotta di chi, essendo in possesso dell'autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.), non ne osserva le prescrizioni, è depenalizzata e costituisce illecito amministrativo, quando attiene a violazioni diverse da quelle previste dai commi 3 e 4 della medesima disposizione, le quali conservano, invece, rilevanza penale (Sez. 3, n. 14741 del 11/02/2016, dep. 11/04/2016, Gavioli, Rv. 266397; v. anche Sez. 7, n. 30398 del 10/0372017, dep. 16/06/2017, Donini, non massimata).
Nel caso di specie, la violazione contestata è relativa alla mancata comunicazione agli enti preposti al controllo (Provincia, Comune, ARPA e AUSL) della data di inizio e di fine del ciclo produttivo di allevamento del pollame (e di quella delle relative operazioni di pulizia, non meglio specificate in sentenza), sicché la stessa non rientra in alcuna delle ipotesi contemplate dai predetti commi dell'art. 29-quattuordecies, concernenti, per quanto riguarda il comma 3, i casi in cui l'inosservanza "a) sia costituita da violazione dei valori limite di emissione, rilevata durante i controlli previsti nell'autorizzazione o nel corso di ispezioni di cui all'articolo 29-decies, commi 4 e 7 (...); b) sia relativa alla gestione di rifiuti; c) sia relativa a scarichi recapitanti nelle aree di salvaguardia delle risorse idriche destinate al consumo umano di cui all'articolo 94, oppure in corpi idrici posti nelle aree protette di cui alla vigente normativa; ovvero, per quanto invece attiene al comma 4, i casi in cui l'inosservanza sia riferibile "a) alla gestione di rifiuti pericolosi non autorizzati; b) allo scarico di sostanze pericolose di cui alle tabelle 5 e 3/A dell'Allegato 5 alla Parte Terza; c) a casi in cui il superamento dei valori limite di emissione determina anche il superamento dei valori limite di qualità dell'aria previsti dalla vigente normativa; d) all'utilizzo di combustibili non autorizzati".
Pertanto, deve concludersi nel senso dell'avvenuta depenalizzazione della fattispecie de qua.
3. Alla luce delle considerazioni che precedono, la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio, perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato.

References: Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 593
 sentenza 
 sentenza