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Ora anche in dogana il ravvedimento operoso si può fare anche dopo il processo verbale di constatazione
23 marzo 2017 | Filed under: Entrate e Dogane	and tagged with: articolo 13 D.Lgs. 472/97, gianni gargano, modello Z/20, Ora anche in dogana il ravvedimento operoso si può fare anche dopo il processo verbale di constatazione, ravvedimento operoso in dogana
Fino Al 31.12.2015 era previsto, per i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate, l’istituto dell’adesione ai PVC (art. 5-bis del D.Lgs. n. 218/97) il quale prevedeva la possibilità per il contribuente di prestare acquiescenza ai rilievi mossi nei verbali beneficiando della riduzione ad un quinto delle sanzioni relative alle violazioni constatate.
Tale possibilità non era prevista, se non in via marginale (ad esempio in caso di riscontrata irregolarità per il settore dell’ IVA Intra o Plafond) per i tributi doganali.
Dal 01.01.2016[1] l’istituto dell’adesione ai PVC è stato abrogato e, di fatto, sostituito dall’ampliamento delle possibilità di ricorrere all’istituto del ravvedimento operoso di cui all’articolo 13 del d.lgs. 472/97.
Infatti con la Legge n. 190/14, articolo 1, comma 637, è stato modificato il citato articolo 13 mercè l’aggiunta del comma 1 ter con il quale è stato disposto che ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui al presente articolo, per i tributi amministrati dall’agenzia delle entrate non opera la preclusione di cui ala comma 1[2], primo periodo, salva la notifica degli atti di liquidazione e di accertamento……
Di fatto con la riportata modifica il legislatore, per i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate, ha consentito al contribuente di “ravvedersi” anche dopo la constatazione della violazione ovvero dopo l’inizio di accessi ispezioni e verifiche ovvero altre attività amministrative di accertamento delle quali egli abbia avuto notizia, ma in ogni caso prima della notifica degli atti di liquidazione e di accertamento, ovvero di contestazione della sanzione.
In tale ipotesi il contribuente potrà ravvedersi, pagando i maggiori tributi richiesti e i relativi interessi (ovvero dovrà porre in essere gli adempimenti omessi) e regolarizzando la violazione mediante il pagamento di un quinto del minimo della sanzione prevista.
In effetti l’istituto del ravvedimento operoso in parola nasce come istituto spontaneo mediante il quale il contribuente, accortosi autonomamente dell’errore commesso, può porvi rimedio beneficiano di una riduzione della sanzione.
Questa possibilità attualmente resta ancora in piedi.
La novità, in vigore dal 01.01.2015 per i tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate, sta nella circostanza che oggi il contribuente potrà farvi ricorso anche qualora siano iniziati accessi, ispezioni o verifiche, ovvero sia stato notificato il processo verbale di constatazione ma, in ogni caso, prima che gli sia stato notificato un atto impugnabile.
Dal 03.12.2016, con la modifica apportata dall’articolo 5 del D.L. n. 193/2016 all’articolo 13 del D.Lgs. 472/97, la possibilità di ravvedersi dopo l’inizio di accessi ispezioni o verifiche, ovvero dopo la notifica di un processo verbale di constatazione è stata estesa anche ai tributi doganali ed alle accise amministrati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
In dogana, prima dell’inizio delle verifiche ovvero della constatazione della violazione c’e sempre stata, c’è ancora, la possibilità di regolarizzare gli errori riguardanti gli elementi dell’accertamento doganale, a costo zero, senza corrispondere, cioè, alcuna sanzione, chiedendo spontaneamente la revisione dell’accertamento ex articolo 11 del d.lgs. 374/90.
E ciò perché ai sensi dell’articolo 20, comma 4, della legge 27/12/97, n. 449, in caso di revisione dell’accertamento a richiesta di parte non è dovuta alcuna sanzione.
Pertanto il ricorso all’istituto del ravvedimento operoso ha ragion d’essere, in dogana, solo dopo la notifica di un processo verbale di constatazione ovvero dopo che il contribuente abbia avuto notizia dell’inizio dell’attività di accertamento.
Anche in ambito doganale dopo la notifica degli avvisi di pagamento o di atti di accertamento ovvero di atti di contestazione della sanzione, non sarà più possibile ricorrere all’istituto del ravvedimento operoso di cui si discorre, ma soltanto a quello della definizione agevolata di cui agli articoli 16 e 17 del D.lgs. n. 472/97 (un terzo della sanzione irrogata) certamente più sfavorevole.
Ancora occorre soffermarsi sul disposto dell’articolo 7, comma 4 del d.lgs. n. 472/97 il quale prevede che qualora concorrano circostanze che rendono manifesta la sproporzione tra l’entità del tributo cui la violazione si riferisce e la sanzione, questa può essere ridotta fino alla metà del minimo, per poter il contribuente, valutare i rimedi esperibili a fronte della violazione constatata.
In particolare è necessario che il contribuente sia informato in tempo utile già nel processo verbale di constatazione e in ogni caso prima della notifica degli atti definitivi:
Della norma violata e della corrispondente norma sanzionatoria;
Dei minimi e massimi edittali della sanzione relativa alla violazione;
Se ricorrano o meno ed, eventualmente, in quale misura, le condizioni per riconoscere la riduzione della sanzione fino alla metà (articolo 7, comma 4, d.lgs. 472/97).
La mancata indicazione nel processo verbale di constatazione della ricorrenza della condizioni che danno eventualmente diritto alla riduzione della sanzione indicata al punto sub 3), costituisce una violazione del diritto alla difesa del contribuente il quale non potrà che ravvedersi sull’importo non ridotto.
Notificatogli l’atto definitivo non potrà che presentare ricorso in Commissione a rischio di dover corrispondere la sanzione intera, in caso di esito sfavorevole, ovvero prestare acquiescenza all’atto di contestazione corrispondendo il terzo in via agevolata.
Sul punto si osserva che, come chiarito dalla Guardia di Finanza nella circolare n. 1/2008 il processo verbale ha la triplice funzione di:
documentare in maniera organica i controlli svolti e le metodologie adottate e compendiare le relative risultanze, principalmente con riferimento alle proposte di recupero a tassazione formulate e alle corrispondenti violazioni e sanzioni;
porre formalmente a conoscenza del contribuente controllato di tutto quanto precede, anche al fine di porlo nelle condizioni di assumere le iniziative a difesa ritenute opportune;
porre in condizioni il competente ufficio di avviare, ove necessario, le procedure per la rettifica della dichiarazione, l’accertamento e la liquidazione delle imposte dovute, nonché per l’irrogazione delle relative sanzioni e il calcolo degli interessi eventualmente dovuti in ordine alle imposte non pagate.
Ne deriva che il contribuente, come detto, dovrà essere informato anche dell’eventuale ricorrenza alla fattispecie oggetto del verbale delle circostanze attenuanti previste dal comma 4° dell’articolo 7, del D.Lgs. 472/97.
A tal fine è opportuno che, nel caso in cui i verbalizzanti non indichino nel processo verbale di constatazione se ricorrano o meno le richiamate circostanze attenuanti, il contribuente lo richieda espressamente, facendo riportare, ad esempio, la seguente dicitura nel PVC:
Ai fini della determinazione della sanzione di cui all’articolo ___ (es. 303 del TULD) si chiede che Codesto Ufficio valuti la possibilità della sua riduzione fino alla metà del minimo, così come previsto dal comma 4 dell’articolo 7 del D.lgs. 472/97. Ciò anche in considerazione che prima dell’emissione dell’avviso di accertamento, ovvero dell’atto di contestazione della sanzione, è possibile definire la violazione con l’istituto del ravvedimento operoso. Laddove, invece, notificato l’avviso di Rettifica dell’accertamento, ovvero dell’atto di contestazione della sanzione il ravvedimento operoso risulta precluso restando possibile soltanto la definizione agevolata del terzo, più sfavorevole.
Va da sé che il contribuente dovrà sollecitare l’Ufficio doganale competente affinché risponda in tempo utile per consentirgli di ravvedersi prima della notifica dell’avviso di rettifica dell’accertamento, ovvero dell’atto di contestazione della sanzione.
Per quanto riguarda l’aspetto pratico della vicenda, in caso di constatazione della violazione, ovvero di accessi, ispezioni e verifiche, il contribuente può prestare acquiescenza alle pretese dell’Ufficio, procedendo al pagamento dei tributi richiesti, dei relativi interessi e della sanzione ridotta nelle seguenti misure:
– 1/9 se la regolarizzazione degli errori o delle omissioni avviene entro novanta giorni dalla data dell’omissione o dell’errore (articolo 13, 1° comma, lett. a bis);
– 1/8 se la regolarizzazione degli errori o delle omissioni avviene entro un anno dalla data dell’omissione o dell’errore (articolo 13, 1° comma, lett. b);
– 1/7 se la regolarizzazione degli errori o delle omissioni avviene entro due anni dalla data dell’omissione o dell’errore (articolo 13, 1° comma, lett. b bis );
– 1/6 se la regolarizzazione degli errori o delle omissioni avviene dopo due anni dalla data dell’omissione o dell’errore (articolo 13, 1° comma, lett. b ter).
Infine sempre analizzando l’aspetto pratico della vicenda si rappresenta che, in base a quanto disposto dal Decreto del Ministro delle Finanze del 7 agosto 1998, il pagamento delle somme dovute a titolo di sanzione pecuniaria a seguito di ravvedimento o di definizione agevolata di cui agli articoli 13, 16, comma 3, 17 comma 2, …., del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, relativamente alle violazioni la cui definizione è demandata al Dipartimento delle dogane e delle imposte indirette (leggi Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), è eseguito secondo le consuete modalità, presso gli uffici cassa delle dogane competenti.
Gli uffici provvederanno ad emettere bollette di riscossione modello Z20.
Per cui il contribuente che si vorrà avvalere dell’istituto del ravvedimento operoso dovrà farne espressa richiesta al competente ufficio doganale e provvedere al pagamento di quanto dovuto secondo le modalità in vigore.
A titolo esemplificativo si riportano, qui di seguito, alcuni fac-simile di istanze.
Fac-simile di istanza contenente, sia la richiesta di riduzione della sanzione ex articolo 7, 4° comma, del D.Lgs. 472/97, sia la richiesta di regolarizzare la violazione facendo ricorso all’istituto del ravvedimento operoso. Da utilizzare nell’ipotesi in cui la Dogana non abbia già comunicato l’applicabilità del richiamato 4° comma dell’articolo 7 del D.Lgs. 472/97.
Spett.le Ufficio delle Dogane di ______
____ ____________ (___)
Oggetto: Processo verbale di constatazione (o altro documento equipollente) del ______2017 – IMA n. ______ A del __.__.___ emessa dalla Dogana di ____________ – Istanza di riduzione della sanzione ex art. 7, c. 4, del D.Lgs. n. 472/97 e di applicazione dell’istituto del ravvedimento operoso ex art. 13 del D.Lgs. 472/97.
Il sottoscritto ____________ ____________, nato a ____________ il _______, C.F. ____________, in qualità di legale rappresentante della società XXXXX S.r.l., con sede in ________ alla Via ________, ___, C.F. / P.I. ________,
con il processo verbale di accertamento suppletivo e di rettifica in oggetto Codesto Ufficio ha constatato la seguente violazione: ……………………..;
che nel citato processo verbale è stato indicato che per la violazione constatata è prevista la sanzione di cui all’articolo 303, 3° comma, lettera e), del TULD, da un minimo di Euro 30.000,00 ad un massimo di Euro 45.000,00;
a Codesto Spettabile Ufficio, previa valutazione dell’applicabilità alla fattispecie in esame del disposto di cui al 4° comma dell’articolo 7 del D.Lgs. 472/97, il quale prevede che la sanzione può essere ridotta fino alla metà del minimo, di definire la presente violazione avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso di cui all’articolo 13 del D.Lgs. 472/97.
La richiesta è motivata dalla circostanza che la società XXXXX S.r.l. non può ritenersi “recidiva” per non essere nei tre anni antecedenti da data della importazione incorsa in altra violazione della stessa indole e appare manifesta la sproporzione tra l’entità dei tributi richiesti (Euro 4.500,00) e la sanzione.
A tal fine prega la cortesia di Codesto Spettabile Ufficio di determinare l’importo dovuto a titolo di sanzione ridotta.
Il sottoscritto, inoltre, si dichiara disponibile a versare i maggiori diritti richiesti ed i relativi interessi.
Infine, il sottoscritto, chiede di a Codesto Ufficio di voler far conoscere le proprie decisioni in tempo utile (cioè prima del _______) a consentirgli il ricorso al richiamato istituto del ravvedimento operoso di cui all’articolo 13 del D.Lgs. n. 472/97.
_____________, lì _______
Fac-simile di istanza contenente, solo la richiesta di regolarizzare la violazione facendo ricorso all’istituto del ravvedimento operoso. Da utilizzare nell’ipotesi in cui la Dogana abbia già comunicato l’applicabilità, o meno, del richiamato 4° comma dell’articolo 7 del D.Lgs. 472/97.
Oggetto: Processo verbale di constatazione (o altro documento equipollente) del __ __ 2017 – IMA n. ______ A del __.__.2016 emessa dalla Dogana di ____________ – Istanza di riduzione della sanzione ex art. 7, c. 4, del D.Lgs. n. 472/97 e di applicazione dell’istituto del ravvedimento operoso ex art. 13 del D.Lgs. 472/97.
che nel citato processo verbale è stato indicato che per la violazione constatata è prevista la sanzione di cui all’articolo 303, 3° comma, lettera e), del TULD;
che Codesto Ufficio ha comunicato che alla fattispecie in esame è applicabile il disposto del 4° comma dell’articolo 7, del D.Lgs. 472/97, per cui la sanzione minima è stata determinata in Euro 15.000,00; oppure
[che Codesto Ufficio ha comunicato che alla fattispecie in esame non è applicabile il disposto del 4° comma dell’articolo 7, del D.Lgs. 472/97, per cui la sanzione minima è stata determinata in Euro 30.000,00;]
a Codesto Spettabile Ufficio di definire la presente violazione avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso di cui all’articolo 13 del D.Lgs. 472/97.
[1] Dal 1° gennaio 2016 l’istituto di adesione ai processi verbali di constatazione è stato soppresso (comma 637, lettera c), punti 1, 2 e 3, dell’art.1 della legge n.190 del 2014).
[2] “La sanzione e’ ridotta, sempreché la violazione non sia stata già constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati, abbiano avuto formale conoscenza:
10 Responses to "Ora anche in dogana il ravvedimento operoso si può fare anche dopo il processo verbale di constatazione"
ho letto con interesse l’articolo in quanto, da qualche tempo, sto cercando di trovare un metodo per mitigare, legittimamente, le sproporzionate sanzioni di cui all’art. 303 Tuld (le mie osservazioni riguarderanno quindi essenzialmente le sanzioni previste da tale articolo).
Ad una prima analisi, non ritenevo l’istituto del ravvedimento (così come da ultimo modificato) uno strumento particolarmente utile.
L’art. 7, co. 4, d.lgs. 472/97 sembra prevedere un meccanismo premiale che si affianca a quello del ravvedimento ma che non può “sommarsi” allo stesso.
Con spirito forse eccessivamente critico (sarei quindi ben contento di essere smentito), ritenevo che il “minimo”, su cui calcolare l’importo delle sanzioni ex art. 13, dovesse essere il minimo edittale previsto dalle singole norme che disciplinano l’irrogazione della sanzione “base”.
Prendendo quindi ad esempio il terzo comma, lett. e) dell’art. 303 tuld, ove è prevista una sanzione minima edittale pari ad € 30.000, facendo ricorso all’istituto del ravvedimento operoso potrei ottenere di pagare una sanzione pari ad € 4.285 (se il ravvedimento avviene entro i due anni) o € 6.000 (se il ravvedimento avviene oltre i due anni).
Se invece ottenessi semplicemente la riduzione della sanzione alla metà del minimo ex art. 7, co. 4, d.lgs. 472/97, mi verrebbe irrogata una sanzione pari ad € 15.000, definibile poi in via agevolata mediante il pagamento di 1/3 della stessa (pari ad € 5.000).
Appare quindi evidente che l’istituto del ravvedimento risulterebbe conveniente solo ove la revisione avvenisse entro i due anni dalla presentazione della dichiarazione d’importazione (il risparmio, in ogni caso, è molto contenuto).
Ove la revisione d’ufficio intervenga oltre i due anni dalla presentazione della dichiarazione, a mio avviso, potrebbe essere preferibile depositare delle memorie ex art. 11 d.lgs. 374/90, chiedendo l’applicazione, in sede di irrogazione delle sanzioni ex artt. 16 – 17 d.lgs. 472/97, delle riduzioni previste dall’art. 7, co. 4, d.lgs. 472/97 (in vista della definizione agevolata della sanzione stessa).
In questo modo, l’importatore avrebbe anche più tempo a disposizione per effettuare il pagamento, senza doversi affannare per ottenere una risposta da parte dell’Ufficio nei 30 giorni concessi per il contraddittorio preventivo.
Il risultato ovviamente cambierebbe ove fosse possibile, come Lei sembra prospettare, ridurre (già in sede di verbalizzazione o immediatamente dopo) alla metà del minimo edittale la sanzione base prevista e, successivamente, su tale importo calcolare la sanzione da pagare a seguito di ravvedimento (nella misura di 1/7 o di 1/6 a seconda dei casi).
Mi sfugge tuttavia il collegamento (logico-giuridico) che consenta di sostenere ciò.
Nel riportare quanto sopra, come risulta evidente, parto dal presupposto che, in ambito doganale (considerato il tenore letterale dell’art. 13, co. 1bis, d.lgs. 472/97), sia applicabile unicamente quanto previsto dalle lettere B-bis e B-ter del primo comma dell’art. 13.
Da quanto leggo sopra, invece, sembra Lei ritenga applicabili anche le lettere A-bis e B del primo comma.
Non vorrei aver letto male ma, nel caso, da dove viene ricavata questa interpretazione?
Ringraziando anticipatamente per la risposta, Le faccio i miei complimenti per il sito, che seguo sempre con interesse.
14 aprile 2017 alle 11:23
il quarto comma dell’articolo 7 del D.Lgs. 472/97, in vigore dall’01.01.2016, prevede che qualora concorrano circostanze che rendono manifesta la sproporzione tra l’entita’ del tributo cui la violazione si riferisce e la sanzione, questa puo’ essere ridotta fino alla meta’ del minimo.
Esso prevede, quindi, una condizione oggettiva, verificatasi la quale (senza che ricorrano le circostanze eccezionali previste nel previgente testo), la sanzione può essere ridotta fino alla metà.
Il termine “può” deve essere inteso nel senso che, al ricorrere della sproporzione tra l’importo del tributo e la relativa sanzione, la sanzione deve essere ridotta fino alla metà, considerato che l’Amministrazione deve determinare la sanzione in base a criteri oggettivi non avendo, in questo caso, alcun potere discrezionale.
Al ricorrere delle predette circostanze il minimo della sanzione è ridotto fino alla metà e, pertanto, con riferimento a questo importo può essere sanata la violazione ricorrendo all’istituto del ravvedimento operoso di cui all’articolo 13 del D.Lgs. 472/97.
A tal fine è indispensabile che l’Ufficio già in sede di constatazione della violazione (ad esempio in sede di redazione del processo verbale di revisione dell’accertamento), o comunque prima dell’emissione dell’atto di contestazione della sanzione, comunichi (ove non provveda spontaneamente su richiesta del contribuente) all’operatore se è applicabile, o meno, la riduzione della sanzione ex articolo 7, comma 4, del D.Lgs. 472/97, al fine di consentirgli di valutare se ravvedersi.
ho seguito con interesse la sua video lezione in proposito di Sanzioni Amministrative e Ravvedimento Operoso e sono incuriosito nonché in parte preoccupato dalle potenziali ricadute dell’applicazione dell’art. 7 D.Lgs 472/97 in questione.
Mi spiego meglio: lavoro per una Casa di spedizioni specializzata in alimentari etnici provenienti da tutto il mondo, la qual cosa comporta molteplici dichiarazioni per tipologie piuttosto complicate (anche nello stesso container, si pensi a titolo di esempio ad un container contenente biscotti o snack misti di diversi gusti e fatture) e spesso soggette ad analisi per determinarne la classifica doganale esatta e/o lo specifico elemento agricolo.
Noi ovviamente, trattandosi di qualche decina di migliaia di referenze diverse (che possono differenziarsi anche per pochi punti percentuali di amido/fecola in più o in meno), incappiamo in diverse difformità a seguito di analisi (sia a favore che a sfavore), diciamo per un massimo del 30% sul totale.
E’ chiaro che sarebbe da capire se queste molteplici difformità (stesso importatore ovviamente), ma per tipologie diverse, siano da considerarsi recidiva in quanto violazioni della stessa indole e pertanto soggette a potenziale aumento fino al raddoppio della sanzione in ossequio al comma 3, oppure se sia da considerarsi “della stessa indole” esclusivamente la reiterata dichiarazione della stessa tipologia già una volta rettificata e sanzionata entro i precedenti 3 anni.
Se fosse corretta la prima interpretazione (analisi difforme su tipologie diverse = recidiva) sarebbe per noi auspicabile nemmeno fare cenno all’art. 7 summenzionato (in effetti assente negli atti di constatazione che ci vengono notificati dalla Dogana) e pregare che l’Agenzia non si occupi mai di questo aspetto!
Diversamente invece, se fosse corretta la seconda interpretazione (recidiva solo in caso di più dichiarazioni difformi per tipologie identiche), potremmo allora tentare di percorrere la strada da lei preziosamente suggerita, ossia di avvalerci del comma 4 tramite istanza come indicato nel suo post, anche perché in effetti, le sanzioni in carico alle nostre dichiarazioni sono abbastanza ricorrenti e quindi incidenti, a fronte di tipologie dal valore commerciale piuttosto basso e dell’oggettiva difficoltà di classifica doganale propria delle stesse.
Che ne pensa, dobbiamo preoccuparci o possiamo tentare di chiedere la riduzione ex comma 4?
Grazie molte per suo eventuale gentile riscontro e buon lavoro!
14 novembre 2017 alle 09:43
penso che qualunque contestazione del triennio precedente possa far scattare l’aumento della sanzione.
Sarei prudente e in caso dubbio chiederei la visita preventiva delle merci.
Valetina scrive:
Ma il quarto comma dell’articolo 7 del D.Lgs. 472/97 può essere applicato anche nel caso sia già stato notificato l’atto di contestazione e irrogazione immediata di sanzione amministrativa da parte dell’Agenzia delle dogane? Ed è corretto che le sanzioni irrogate dall’agenzia delle dogane per utilizzo in compensazione di un credito d’imposta prima del decorso del termine di 60gg dalla data di presentazione dell’istanza non possono essere oggetto di definizione agevolata e di conseguenza ridotte ad 1/3? Mi stanno facendo impazzire
15 novembre 2017 alle 16:17
Va evidenziato che la determinazione in concreto della riduzione prevista al comma 4 deve essere valutata necessariamente dall’Amministrazione e che in una motivazione adeguata, avuto riguardo all’art. 16, comma 2 e all’art. 17 comma 1, impongono, a pena di nullità, che l’atto contenga l’indicazione dei criteri eseguiti per la determinazione della sanzione.
Ne consegue che se l’atto di contestazione della sanzione non risulti così motivato se ne può chiedere la modifica.
In effetti l’Amministrazione potrebbe annullare e/o rettificare l’atto di contestazione.
Credo faccia riferimento al credito d’imposta per gli autotrasportatori, per il quale va presentata un’istanza al competente Ufficio delle Dogane. L’istanza si intende accettata se entro il termine di 60 giorni l’Ufficio non comunichi il rigetto della stessa (salvo il caso in cui entro i primi trenta giorni l’Ufficio chieda documentazione integrativa).
Prima del decorso dei sessanta giorni, o prima che venga emesso un provvedimento esplicito di accettazione, il credito non è ancora spettante e, perciò, inesistente.
Nel caso di utilizzo del credito prima dei sessanta giorni, pertanto,è applicabile la sanzione di cui articolo 13, comma 5, del D.Lgs. 471/97 che così recita:
Nel caso di utilizzo in compensazione di crediti inesistenti per il pagamento delle somme dovute e’ applicata la sanzione dal cento al duecento per cento della misura dei crediti stessi. Per le sanzioni previste nel presente comma, in nessun caso si applica la definizione agevolata prevista dagli articoli 16, comma 3, e 17, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472. Si intende inesistente il credito in relazione al quale manca, in tutto o in parte, il presupposto costitutivo e la cui inesistenza non sia riscontrabile mediante controlli di cui agli articoli 36-bis e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e all’articolo 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
Il citato comma 5 esclude espressamente la definizione agevolata in tali ipotesi.
Hanno in realtà applicato la sanzione di cui all’art. 13 comma 4 del D.Lgs. 471/97, ovvero del 30%, non ammettendo la definizione agevolata secondo quanto previsto dall’art. 17 comma 3 del D.Lgs. 472/97. Alla mia domanda del perché non trova applicazione la definizione agevolata mi hanno risposto che l’art. 13 comma 4 del D.Lgs. 471/97 non lo consente. Vorrei impugnare l’atto ma vorrei essere sicura e non trovo nessuno in grado di aiutarmi.
quindi l’ipotesi che si trattasse di credito d’imposta per gli autotrasportatori non è quella che avevo ipotizzato.
Se hanno contestato il comma 4 dell’articolo 13 del d.lgs. n. 471/97 allora non si tratta di utilizzo di crediti inesistenti (presi in considerazione al successivo comma 5), ma di utilizzo in eccedenza del credito disponibile.
In tal caso non è da escludere la definizione agevolata.
Mi permetta, gentile Valentina, di raccomandarle di esaminare bene le carte per verificare se ricorra effettivamente l’ipotesi di cui al 4° comma dell’art. 13 del d,lgs. 471/97.
rileggendo il testo dell’Art.13 D.Lgs 472/97 come modificato recentemente, mi pare che, pur riconoscendo il diritto al ravvedimento anche in caso di avvenuta constatazione da parte della Dogana, le riduzioni a cui è possibile accedere siano esclusivamente quelle di cui ai commi b-bis) e b-ter) ossia un settimo e un sesto del minimo per quanto riguarda i tributi doganali e le accise amministrati dall’Agenzia delle Dogane.
Pertanto, se ho capito bene, le riduzioni di cui ai commi a), a-bis) e b), rispettivamente 1/10, 1/9 e 1/8 del minimo, non sono mai applicabili ai tributi doganali.

References: articolo 13
 articolo 1
 articolo 13
 articolo 11
 articolo 7
 art. 7
 art. 13
 art. 7
 art. 13
 art. 13
 art. 7
 art. 11
 articolo 7
 articolo 13