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Timestamp: 2020-07-11 21:29:25+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 20091 del 06/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20091 del 06/10/2016
Cassazione civile sez. VI, 06/10/2016, (ud. 21/07/2016, dep. 06/10/2016), n.20091
sul ricorso 26632-2013 proposto da:
G.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MUZIO CLEMENTI
difeso dagli avvocati MICHELE LANGIULLI E MAURIZIO SPORTELLI, giusta
procura speciale in calce del controricorso;
avverso la sentenza n. 17/3/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della Puglia, depositata il 03/04/2013;
udito l’Avvocato Basta Monica per delega dell’Avvocato Sportelli
Maurizio difensore del controricorso che si riporta agli scritti.
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti di G.G.A. (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Puglia n. 17/03/2013, depositata in data 3/04/2013, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione del silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria ad istanza del contribuente (medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale) di rimborso dell’IRAP versata negli anni dal (OMISSIS) è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente.
In particolare, i giudici d’appello, nel respingere il gravame dell’Agenzia delle Entrate, hanno sostenuto che nella fattispecie doveva escludersi l’assoggettamento ad IRAP dell’attività svolta dal professionista, considerato che i beni strumentali erano quelli “normalmente utilizzati da un qualsiasi medico (un’autovettura, macchine per ufficio)” e che le spese per prestazioni dei terzi erano “contenute” e riguardavano “soltanto i compensi corrisposti alla segretaria peraltro impiegata con lavoro part-time”. A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti. Il controricorrente ha depositato memoria.
1. L’Agenzia delle Entrate ricorrente lamenta, con il primo motivo, ex art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione c/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3 e art. 2697 c.c., in quanto la C.T.R. non avrebbe correttamente valutato i compensi “corrisposti ad un lavoratore dipendente con mansioni di segreterid’, ritenendoli insufficienti ad integrare il requisito dell’autonoma organizzazione. Con il secondo motivo, la stessa ricorrente denuncia poi un vizio, ex art. 360 c.p.c., n. 5, di “omessa motivazione in ordine ad un fatto controverso e decisivo per il giudizio”, rappresentato dall’autonoma organizzazione.
Questa Corte a Sezioni Unite (Cass. n. 9451/2016) ha affermato il seguente principio di diritto: “Con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione – previsto dal D.Lgs. 15 settembre 1997, n. 446, art. 2 -, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed e insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente; a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per (esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”. Secondo la Corte “lo stesso limite segnato in relazione ai beni strumentali – “eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza a organizzazione” – non può che valere, armonicamente, per il fattore lavoro, la cui soglia minimale si arresta all’impiego di un collaboratore”, il cui apporto, “mediato o generico”, all’attività svolta dal contribuente si concreti nell’espletamento di mansioni di segreteria o generiche o meramente esecutive.
Nella specie, l’Agenzia incentra i motivi, oltre che su una generica censura sulla sussistenza di spese per “quote di ammortamento dei beni strumentali” e “canoni di locazione finanziaria” (da porsi in relazione allo studio attrezzato ed alle dotazioni, già considerate dai giudici di merito e valutati “non eccedenti le necessità minane per l’esercifo dell’attività”), proprio sulla non corretta valutazione da parte della C.T.P. dell’apporto dato al professionista dal dipendente con mansioni di segretaria.
La sentenza della C.T.R. è invece conforme al principio di diritto da ultimo enunciato dalle Sezioni Unite di questa Corte.
3. La seconda censura, riferita all’art. 360 c.p.c., n. 5 (da scrutinare in base al testo di tale disposizione risultante delle modifiche recate dal D.L. n. 83 del 2012, poichè la sentenza impugnata risulta depositata in data successiva al settembre 2012), è parimenti infondata, in quanto nel mezzo di ricorso non si indicano fatti storici il cui esame, omesso nella sentenza gravata, avrebbe portato ad una diversa ricostruzione dei fatti di causa, ma ci si limita a criticare l’apprezzamento delle risultanze processuali operato dal giudice di merito, contrapponendo a tale apprezzamento quello ritenuto più corretto dalla parte e sviluppando argomenti di mero fatto che non possono essere scrutinati in sede di legittimità.

References: Sentenza 
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 art. 380
 art. 360
 art. 2697
 art. 360
 art. 2
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