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Timestamp: 2020-08-13 21:19:45+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26840 del 22/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26840 del 22/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 22/12/2016, (ud. 08/11/2016, dep.22/12/2016), n. 26840
sul ricorso 14559/2015 proposto da:
Direttore Centrale Entrate, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
rappresentato e difeso dagli avvocati ANTONELLA PATTERI, SERGIO
PREDI LUIGI CALIULO;
D.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SERGIO I N.
32, presso lo studio dell’avvocato ROSSELLA BUONANNI, rappresentato
e difeso dall’avvocato PATRIZIA AVERAIMO, giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 7435/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA del
29/09/2014, depositata il 02/12/2014;
dell’08/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIO FERNANDES;
“Con sentenza del 2 dicembre 2014 la Corte di Appello di Roma confermava la decisione del Tribunale in sede di accoglimento della domanda proposta da D.M. intesa al riconoscimento del diritto al beneficio della rivalutazione contributiva per esposizione all’amianto della L. n. 257 del 1992, ex art. 13, comma 8 e successive modifiche.
La Corte rigettava l’unico motivo di appello proposto dall’INPS con il quale era stata riproposta l’eccezione di decadenza dal diritto ai benefici richiesti D.P.R. 30 aprile 1970, n. 639, ex art. 47.
Il D. resiste con controricorso.
Con l’unico motivo di ricorso si deduce la violazione del D.P.R. 30 aprile 1970, n. 639, art. 47 (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) per non avere la Corte di Appello dichiarato inammissibile per intervenuta decadenza ex art. 47 cit. il ricorso proposto dal D..
E’ stato, così, affermato il principio che la suddetta decadenza dall’azione giudiziaria trova applicazione anche per le controversie aventi ad oggetto il riconoscimento del diritto alla maggiorazione contributiva per esposizione all’amianto, siano esse promosse da pensionati ovvero da soggetti non titolari di alcuna pensione, così da doversi ritenere incluso, nella previsione di legge, anche l’accertamento relativo alla consistenza dell’anzianità contributiva utile ai fini in questione, sulla quale, all’evidenza, incide il sistema più favorevole di calcolo della contribuzione in cui si sostanzia il beneficio previdenziale previsto dalla L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8. Si è, altresì, chiarito, con specifico riferimento alle domande giudiziarie avanzate da soggetti già pensionati, che non sono applicabili i principi affermati dalle Sezioni unite di questa Corte nella sentenza n. 12720/2009, poichè ciò che si fa valere non è il diritto al ricalcolo della prestazione pensionistica, ovvero alla rivalutazione dell’ammontare dei singoli ratei erroneamente (o ingiustamente) liquidati in sede di determinazione amministrativa, bensì il diritto a un beneficio che, seppure previsto dalla legge “ai fini pensionistici” e ad essi, quindi, strumentale, è dotato di una sua specifica individualità e autonomia, operando sulla contribuzione ed essendo ancorato a presupposti propri e distinti da quelli in presenza dei quali era sorto (o sarebbe sorto) – in base ai criteri ordinari – il diritto al trattamento pensionistico. E stato, al riguardo, così precisato: “E’ opportuno anche rilevare che dal sistema è ricavabile l’onere degli interessati di proporre all’istituto gestore dell’assicurazione pensionistica la domanda di riconoscimento del beneficio per esposizione all’amianto, nonostante incertezze lessicali del legislatore (cfr. Cass. n. 15008/2005)” ed anche chiarito che neppure è validamente invocabile il principio di imprescrittibilità del diritto a pensione, in quanto “tale particolarissimo regime non si estende a tutte le singole azioni relativa alla costituzione della posizione contributiva. E del carattere sostanzialmente costitutivo del procedimento amministrativo e dell’azione in giudizio diretto al riconoscimento del beneficio contributivo per esposizione all’amianto sembra non potersi dubitare, stante i vincoli sostanziali, temporali e procedurali posti dalla legislazione in materia”.
Tanto premesso, si rileva che non sono contestate nè la data di presentazione della istanza amministrativa all’INPS (il 19 maggio 1997) nè quella di deposito del ricorso di primo grado (avvenuto il 29 dicembre 2009). Orbene, alla stregua di tali dati temporali di riferimento, ricordato che per costante giurisprudenza di questa Corte (v. da ultimo Cass. n. 18528 del 2011, n. 6331 del 2014), la decadenza dall’esercizio dell’azione giudiziaria, prevista dal D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47, come modificato dal D.L. n. 284 del 1992, art. 4, conv. in L. n. 438 del 1992, è un istituto di ordine pubblico dettato a protezione dell’interesse alla definitività e certezza delle determinazioni concernenti erogazioni di spese gravanti sui bilanci pubblici, ed è pertanto rilevabile d’ ufficio in ogni stato e grado del procedimento, con il solo limite del giudicato nella specie non verificatosi – deve convenirsi con l’INPS in ordine al fatto che la domande giudiziale inammissibile essendo stata proposta decorso il termine di tre anni e trecento giorni di cui all’art. 47 D.P.R. cit..
Alla luce di quanto esposto si propone l’accoglimento del ricorso e la cassazione dell’impugnata sentenza con decisione nel merito – ex art. 384 c.p.c., comma 2, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto con declaratoria di inammissibilità della originaria domanda, con ordinanza ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5″.
Il D. ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c., che propone argomentazioni che non valgono a scalfire il contenuto della sopra riportata relazione fondata su ormai consolidati orientamenti di questa Corte.
Il Collegio, pertanto, condividendo pienamente la proposta di cui alla relazione, accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e decide nel merito – ex art. 384 c.p.c., comma 2, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto – dichiarando inammissibile l’originaria domanda.
La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, dichiara l’inammissibilità dell’originaria domanda; compensa tra le parti le spese dell’intero processo.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 13
 art. 47
 art. 47
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 art. 13
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 47
 art. 4
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 art. 384
 art. 380
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 art. 384
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