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Timestamp: 2020-02-20 17:25:06+00:00

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Elogio della tristezza e della fatica | sguardiepercorsi
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21 pensieri su “Elogio della tristezza e della fatica”
Antonella 18 marzo 2018 alle 13:54
Hai ragione… tutti questi manuali del successo mi suonano un poco falsi e non generano che altre false aspettative…
massimolegnani 7 settembre 2017 alle 21:37
la “comunità orizzontale degli umani affaticati” è un concetto che mi piace molto, un salutare sovvertimento della rotta usuale che punta scioccamente all’apice, all’eccezione, quando l’autentico calore lo trovi sui fondali della vita.
sguardiepercorsi Autore articolo 8 settembre 2017 alle 05:09
🙂 è vero… e senza quel calore la vita può essere davvero dura…
TADS 6 settembre 2017 alle 09:09
bellissimo post, chapeau!!!
non ho mai creduto alla felicità intesa come status da raggiungere e mantenere, magari grazie a manuali e/o a seminari tenuti da guru furbacchioni. La felicità è come l’amore, non esiste, non è contemplata nel mondo della razionalità, non è tangibile né monitorabile, viviamo momenti, sporadici, di euforico appagamento, un effetto spesso prodotto da cause occulte. Credo sia difficile, per non dire impossibile, raggiungere la felicità in habitat e contesti sociali innaturali che cozzano con i nostri istinti/bisogni primordiali, viviamo in un mondo manovrato da uomini col fine di gestire e manovrare altri uomini, il tutto valorizzando l’effimero e penalizzando l’essenziale Le persone che hanno sofferto e soffrono, quelle che hanno visto e vissuto le cloache, le fogne della vita, le perpetue torture subliminali e i percorsi a ostacoli, stranamente, esprimono un negativo disincanto capace di fortificare e rassicurare, forse Nietzsche aveva proprio ragione.
sguardiepercorsi Autore articolo 6 settembre 2017 alle 11:10
Io penso che l’amore e la felicità esistano, ma non sono la versione romantica di cui troppo spesso si parla. L’amore è un cammino duro, impegnativo, ha a che fare con l’apertura alla vita, all’altro, col mettersi in gioco…
TADS 6 settembre 2017 alle 12:44
qui entriamo nel territorio dell’opinabile, l’amore, pensiero mio, è il vero oppio dei popoli, una grande speranza, un sogno, una chimera che fa da propulsore per fuggire da una forte e innata paura, la solitudine. La felicità è quella cosa che rappresenta il meno peggio della vita, non ha una unità di misura, è soggettiva e relativa, inafferrabile, effimera e illusoria. Il tutto domandandosi quanto sia utile e importante aprire la propria vita a terzi, rendersi vulnerabili, sensibili, irrazionali e spesso irragionevoli solo per alimentare alterati stati emotivi. Amore e felicità appartengono allo stesso pacchetto fatto di miraggi ed errate valutazioni. Penso sia importante raggiungere una sana serenità, quel disincanto che consente di apprezzare la vita senza rovinarsi lo stomaco sulle montagne russe.
sguardiepercorsi Autore articolo 6 settembre 2017 alle 14:16
Eh, si… le montagne russe son proprio deleterie…
Lo spazio della sana serenità è quello da ricercare ogni giorno.
Marco SognatoreFallito 30 agosto 2017 alle 09:10
Già. Quando la salute va male si vede tutto il mondo e la vita stessa sotto
sotto una luce diversa e tutto appare più scarno, privato della componente di illusioni.
Però ,se guardiamo il lato positivo, almeno si ha la possibilità di vedere la verità, la vera realtà.
Può essere considerato bello (tra pro e contro) quando da queste esperienze terribili si riesce poi ad uscirne e si resta con la consapevolezza di aver avuto il PRIVILEGIO di poter dare uno sguardo alla VERITA’ e di esserci così arricchiti più di un re.
Se invece sono problemi cronici è un casino. Si diventa sicuramente molto saggi, ma in tal caso… io preferisco restare un idiota ignorante e illuso.
sguardiepercorsi Autore articolo 30 agosto 2017 alle 15:54
Probabilmente nessuno sceglierebbe la saggezza a prezzi così alti. Il fatto è che non scegliamo. Le cose accadono, e dobbiamo cercare di farvi fronte con le risorse che abbiamo…
romolo giacani 29 agosto 2017 alle 19:42
Ma quanto c’hai ragione, amica mia!
sguardiepercorsi Autore articolo 29 agosto 2017 alle 19:43
ilnonamato 29 agosto 2017 alle 16:54
Come spesso succedeva, mi ritrovo moltissimo in ciò che scrivi. E mi chiedo spesso dove siano davvero tutte quelle persone felici e sorridenti. Lavoro anch’io nel campo della sanità, ma valutando gli operatori che corrono nei vari nuclei non ne vedo tante, vedo più problemi e situazioni difficili. E, forse, ciò di cui si sente la mancanza è proprio un po’ di ascolto e solidarietà, hai veramente ragione. Bellissimo post.
sguardiepercorsi Autore articolo 29 agosto 2017 alle 17:15
Sono stata poco presente sul blog quest’anno, e mi fa molto piacere ritrovarti qui… 🙂
Furtivamente 29 agosto 2017 alle 15:27
Le tue parole, se fossero dette dal Papa sarebbero parole cristiane, ma l’imbarazzo e il distinguo che facciamo tutti quanti su queste argomentazioni sono a dir poco traumatiche. Sembra quasi non voler vedere l’evidenza dell’Umanità di ognuno di noi. In questo periodo oscuro della nostra storia, proprio le parole del Papa (tra l’altro più Uomo che Papa) sono avanti anni luce rispetto alle chiacchiere dei nostri beneamati politici.
Scusa la digressione ma, il tuo post è un grande post e tutti dovremmo impararlo a memoria !
sguardiepercorsi Autore articolo 29 agosto 2017 alle 16:02
lamelasbacata 29 agosto 2017 alle 14:20
Leggere le tue parole mi incoraggia e mi fa sentire meno il senso di colpa
sguardiepercorsi Autore articolo 29 agosto 2017 alle 14:22
Mi fa piacere… siamo tutti parte di quella comunità…
Diemme 29 agosto 2017 alle 14:01
“Va’ dal provato, non andare dal medico!”, ripete sempre mia madre. La penso come te, i bagni di verità fanno bene, è il confronto con chi passa e ha passato la nostra stessa vita che ci conforta, a volte ci indica la via, a volte semplicemente ci fa sentire meno soli, ci fa sentire finalmente compresi, accolti, capiti. Da tanto tempo oramai vanno di moda queste americanate di manuali che ci insegnano come diventare felici in quindici giorni, intelligenti in dodici, magri in dieci. Ci viene offerto un mondo platinato di soluzioni che ci fa sentire sempre più inadeguati perché non siamo capaci di attuarle e risolvere così i nostri problemi.
E poi arriva il “provato”, quello che ci è passato, che ci sta passando, e finalmente ci possiamo abbandonare al nostro dolore, alla nostra stanchezza, e ricevere in supporto una carezza.
sguardiepercorsi Autore articolo 29 agosto 2017 alle 14:08
È proprio così… un abbraccio!

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 articolo 29
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