Source: http://www.ilfallimento.it/?p=506
Timestamp: 2020-08-04 22:15:13+00:00

Document:
Cassazione civile, sez. I, 10 febbraio 2011, n. 3274 – Pres. Proto . Est. Zanichelli , Concordato fallimentare – Poteri del tribunale e non obbligatorietà della formazione delle classi. | ilFallimento.it
Concordato fallimentare – Curatore fallimentare – Ruolo processuale del curatore nell’ambito del giudizio di omologazione – Qualità di parte sostanziale – Esclusione – Conseguente carenza di legittimazione del curatore al reclamo contro il decreto che decide sull’omologazione del concordato fallimentare.
Concordato fallimentare – Poteri del Tribunale – Valutazione di merito sul contenuto della proposta e di convenienza per i creditori – Insussistenza laddove non sia prevista una suddivisione in classi.
Concordato fallimentare – Obbligo di formazione delle classi – Insussistenza.
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
sul ricorso n. 15496/09 proposto da:
ITALGEST s.p.a., fallita, in persona del curatore pro tempore, con
domicilio eletto in Roma, via G. Avezzana n. 51, presso l’Avv.
Alessandra La Via, rappresenta e difesa dall’Avv. SCALA ANGELO, come
CATTANEO VENTISEI s.r.l., con domicilio eletto in Roma, l.go Toniolo
n. 6, presso l’Avv. FERRO LUZZI FEDERICO che la rappresenta e difende
unitamente agli Avv.ti Giuseppe Mercanti, Giancario de Angelis,
Michele Chianese e Paolo Ferro Luzzi. come da procura a margine del
COMUNE DI BOSCOREALE, con domicilio eletto in Roma, via Properzio n.
37, presso gli Avv.ti Antonio Ganguzza e Cannine Medici che lo
rappresentano e difendono come da procura a margine del ricorso;
COMUNE DI CALVIZZANO, con domicilio eletto in Roma, via Portuense n.
104, presso Antonia De Angelis, rappresento e difeso dall’Avv.
Giancario Violante Ruggi d’Aragona, come da procura a margine del
BANCO POPOLARE SOC. COOP, con domicilio eletto in Roma, via Pierluigi
da Palestrina n. 63, presso l’Avv. Mario Contaldi, rappresentato e
difeso dall’Avv. Bruno Grillo Brancati, come da procura in calce al
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, COMUNE DI OTTAVIANO, COMUNE
DI POMPERI, COMUNE DI SANT’ANASTASIA; COMUNE DI SOMMA VESUVIANA;
CATTANEO VENTISEI s.r.l., come sopra domiciliata e difesa;
ITALGEST s.p.a., fallita, in persona del curatore pro-tempore, come
sopra domiciliato e difeso;
BANCA DELLA CAMPANIA s.p.a.; MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE,
COMUNE DI OTTAVIANO, COMUNE DI BOSCOREALE; COMUNE DI POMPERI, COMUNE
DI SANT’ANASTASIA; COMUNE DI SOMMA VESUVIANA; COMUNE DI CALVIZZANO;
COMUNE DI BOSCOREALE, come sopra domiciliato e difeso;
contro CATTANEO VENTISEI s.r.l., come sopra domiciliata e difesa;
BANCA DELLA CAMPANIA s.p.a.; MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE;
COMUNE DI POMPEI; COMUNE DI CALVIZZANO; COMUNE DI SOMMA VESUVIANA;
COMUNE DI OTTAVIANO; COMUNE DI SANT’ANASTASIA;
nonchè sul ricorso n. 15752/09 proposto da:
n. 6, presso l’Avv. Federico Ferro Luzzi che la rappresenta e difende
unitamente agli Avv.ti Giuseppe Mercanti, Giancarlo de Angelis,
Michele Chianese e Paolo Ferro Luzzi, come da procura a margine del
BANCO POPOLARE SOC. COOP., con domicilio eletto in Roma, via
Pierluigi da Palestrina n. 63, presso l’Avv. Mario Contaldi,
rappresentato e difeso dall’Avv. Bruno Grillo Brancati, come da
Giancarlo Violante Ruggi d’Aragona, come da procura a margine del
BANCA DELLA CAMPANIA s.p.a.; COMUNE DI POMPEI; COMUNE DI CALVIZZANO;
COMUNE DI SOMMA VESUVIANA; COMUNE DI OTTAVIANO; COMUNE DI
SANT’ANASTASIA; COMUNE DI BOSCOREALE; ITALGEST s.p.a., fallita;
sul ricorso n. 15837/09 proposto da:
BANCA DELLA CAMPANIA s.p.a., con domicilio eletto in Roma, via
Cassiodoro n. 9, presso l’Avv. Mario Nuzzo che la rappresenta e
difende unitamente all’Avv. Andrea Federico, come da procura a
margine al ricorso;
contro CATTANEO VENTISEI s.r.l., con domicilio eletto in Roma, l.go
Toniolo n. 6, presso l’Avv. Federico Ferro Luzzi che la rappresenta e
difende unitamente agli Avv.ti Giuseppe Mercanti, Giancarlo de
Angelis, Michele Chianese e Paolo Ferro Luzzi, come da procura a
COMUNE DI POMPEI, con domicilio eletto in Roma, via Sardegna n. 38,
presso l’Avv. Francesco Di Giovanni, rappresentato e difeso dall’Avv.
Rodolfo Vitolo come da procura a margine del ricorso;
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE; COMUNE DI POMPEI; COMUNE DI
CALVIZZANO; COMUNE DI SOMMA VESUVIANA; COMUNE DI OTTAVIANO; COMUNE DI
7462/08 V.G. depositato il 19 maggio 2009;
giorno 2011 dal Consigliere relatore Dott. Vittorio Zanichelli;
Generale Dott. RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso come in atti;
uditi l’Avv. Angelo Scala per il fallimento Italgest, l’Avv. Michele
Chianese per delega dell’Avv. Giancalo Violante Ruggi d’Aragona per
il Comune di Calvizzano, l’Avv. Bruno Grillo Brancati per il Banco
Popolare soc. coop., gli Avv.ti Giancarlo De Angelis, Michele
Chianese e Giuseppe Mercanti per la Cattaneo Ventisei s.r.l., l’Avv.
Francesco Antonio Ganguzza per il Comune di Boscoreale, l’Avv. Giulio
Bacosi per il Ministero dell’Economia e delle Finanze, gli Avv.ti
Mario Nuzzo e Andrea Federico per la Banca della Campania s.p.a.,
l’Avv. Rodolfo Vitolo per il Comune di Pompei.
Con decreto depositato in data 19 maggio 2009 la Corte d’appello di Napoli, riformando il provvedimento del Tribunale, ha omologato il concordato proposto nell’ambito del fallimento della Italgest s.p.a.
dalla Cattaneo Ventisei s.r.l. che, in estrema sintesi, a fronte della cessione dei beni, diritti e azioni costituenti l’attivo fallimentare, prevede, oltre al pagamento dei crediti prededucibili e delle spese di giustizia, il pagamento integrale dei creditori privilegiati e nella misura del 40% di quelli chirografari, nonchè, in favore di questi ultimi e in proporzione dei loro crediti, la corresponsione di una quota aggiuntiva derivante dal ricavato delle azioni di massa cedute alla proponente con la sola esclusione di quelle pendenti nei confronti del Banco Popolare Soc. Coop. per revocatoria e Contro il decreto ha proposto un primo ricorso la curatela del fallimento Italgest s.p.a. affidandosi a cinque motivi;
resistono la Cattaneo Ventisei, che, propone altresì ricorso incidentale con un unico, complesso motivo, il Comune di Calvizzano s.r.l. e il Banco Popolare; ha altresì proposto controricorso e ricorso incidentale il Comune di Boscoreale con quattro motivi cui resiste la proponente con controricorso.
Un secondo, successivo ricorso, articolato in otto motivi, è stato proposto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e ad esso resistono la Cattaneo Ventìsei s.r.l., il Banco Popolare e il Comune di Calvizzano.
Un terzo ricorso, ultimo in ordine di tempo, con il quale si enunciano quindici motivi di censura, è stato infine proposto dalla Banca della Campania s.p.a.; resistono la Cattaneo Ventisei s.r.l., il Banco Popolare, il Comune di Calvizzano e quello di Pompei.
Hanno depositato memorie la curatela del fallimento Italgest s.p.a., la cattaneo 26 s.r.l. e la Banca della Campania s.p.a..
In via prioritaria deve essere valutato il primo motivo del ricorso incidentale della Cattaneo Ventisei s.r.l. che propone una questione peraltro rilevabile d’ufficio; in particolare, viene denunciata l’inammissibilità del ricorso del curatore quale conseguenza dell’assenza della qualifica di parte processuale in senso sostanziale del medesimo.
La Corte d’appello, investita dell’eccezione circa l’inammissibilità dell’intervento del curatore che si è costituito col ministero del difensore nel giudizio proposto dalla Cattaneo Ventisei s.r.l.
avverso il diniego di omologazione, l’ha rigettata facendo discendere la qualità di parte del curatore dalla formulazione letterale della L. Fall., art. 131, laddove, nel testo conseguente al D.Lgs. n. 5 del 2006 applicabile ratione temporis al procedimento in discorso, prevede la notifica del decreto presidenziale di fissazione dell’udienza di discussione del reclamo “al curatore e alle altre parti”, interpretando dunque il termine “altre” come “parti ulteriori rispetto al curatore”. Tale interpretazione non sarebbe tuttavia corretta se intesa come volta ad attribuire al curatore il ruolo di parte anche in senso sostanziale, anche se non è questa l’interpretazione da dare necessariamente alla motivazione del giudice del merito che in realtà è volta a giustificare unicamente la presenza nel procedimento di reclamo del curatore; in tale procedimento la costituzione del curatore è stata correttamente ammessa in quanto derivante dal suo ruolo, come si dirà, di parte in senso formale.
A parte l’interpretazione letterale, inducono comunque ad escludere la qualità di parte in senso sostanziale del curatore fallimentare considerazioni di carattere sistematico. L’organo in questione, infatti, se pure ha acquisito una nuova rilevanza nell’ambito della procedura fallimentare, solo parzialmente appannata dalla ‘promozionè del comitato dei creditori operata con il decreto correttivo, resta pur sempre un organo della procedura che interviene nella stessa in virtù della sua funzione pubblicistica di soggetto dotato di poteri di gestione e di ausiliario del giudice per lo svolgimento delle funzioni a questi riservate; nell’ambito della procedura il curatore è dunque una parte sui generis e solo in senso formale (così, per il concordato preventivo e con riferimento al commissario giudiziale, Cass. civ., sez. 1^, 9/5/2007, n. 10632;
conforme Sez. 1^, 9/2/2007, n. 2886) che è dotata di specifici poteri processuali e dunque anche di quello di impugnazione solo laddove la norma espressamente glieli riconosca (come avviene nell’ambito dell’accertamento del passivo) oppure abbia un proprio specifico interesse. Per quanto attiene al concordato fallimentare in particolare, il curatore interviene nel procedimento con funzioni che nulla hanno a che vedere con il ruolo di parte processuale quali il parere sulla proposta, la relazione sull’esito della votazione, la relazione definitiva in via sostitutiva del comitato dei creditori silente, l’iniziativa per la sottoposizione al voto di eventuali proposte ulteriori rispetto a quella scelta dal comitato (dopo le modifiche introdotte con la L. n. 69 del 2009, art. 61), la comunicazione del decreto del giudice delegato che fissa le modalità per l’inizio del giudizio di omologazione. Ne consegue che anche nel giudizio di omologazione il ruolo del curatore è definito ed è, ferma la funzione di ausiliario del giudice, quello di essere unicamente il necessario contraddittore processuale, in virtù del disposto dell’art. 26 richiamato dall’art. 129, del proponente e degli eventuali opponenti nella sua qualità di rappresentante della massa dei creditori o, se si vuole, della procedura; nulla autorizza, per contro, a ritenerlo legittimato all’opposizione neppure nel caso di parere contrario alla proposta dal momento che tale facoltà non gli viene espressamente
riconosciuta e non può farsi rientrare nella generica categoria composta da “qualsiasi altro interessato” poichè se il suo interesse fosse ritenuto connaturato al ruolo il legislatore lo avrebbe menzionato tra i legittimati come ha fatto, implicitamente, per il fallito e i creditori dissenzienti imponendo la notifica nei loro confronti del decreto del giudice delegato contenente il termine per la proposizione dell’opposizione.
L’inammissibilità del ricorso della curatela comporta la perdita di efficacia del ricorso incidentale proposto dalla Cattaneo Ventisei s.r.l. nonchè di quello, anch’esso incidentale, proposto dal Comune di Boscoreale, essendo entrambi tardivi in quanto proposti rispettivamente con il tempestivo controricorso il 13 e il 17 luglio 2009 e quindi ben oltre il termine di trenta giorni dalla comunicazione del decreto della Corte d’appello (L. Fall., art. 131, e art. 334 c.p.c.) effettuata rispettivamente il 25 e il 27 maggio 2009.
Con il secondo motivo del ricorso della Banca della Campania (in seguito solo “Banca”) si deduce violazione della L. Fall., art. 125, art. 112 c.p.c., per avere omesso la Corte d’appello di valutare la causa di improcedibilità della domanda di concordato derivante dalla mancanza del parere favorevole del curatore fallimentare il quale, dopo essersi pronunciato in favore della proposta, nel
giudizio di reclamo ha assunto una posizione diametralmente opposta nella memoria di costituzione criticando la proposta stessa sotto diversi profili.
Mentre perè è espressamente previsto che sia la richiesta di omologazione che eventuali opposizioni si propongano “con ricorso a norma dell’art. 26” e che il giudice delegato fissi il termine per la presentazione delle opposizioni, nulla si dice in ordine al termine entro il quale deve essere
presentata la richiesta. Ritiene la Corte che tra le possibili opzioni interpretative secondo cui il proponente godrebbe dello stesso termine assegnato agli interessati all’opposizione oppure di quello di dieci giorni previsto dall’art. 26 sia da privilegiarsi quest’ultima in virtù del richiamo complessivo allo speciale giudizio camerale che il riferimento a tale norma comporta e alla considerazione che solo per gli opponenti viene previsto un termine particolare e quindi derogatorio di quello dalla medesima previsto, senza considerare che l’alternativa soluzione comporterebbe l’inconveniente pratico consistente nel costringere gli Il opponenti ad attivarsi anche in assenza di iniziativa del proponente e quindi inutilmente, considerato che tale inerzia comporta l’improcedibilità della domanda.
Nella fattispecie tale termine è stato osservato dal momento che, come risulta dal controricorso sul punto non efficacemente contraddetto, la comunicazione alla proponente Cattaneo Ventisei s.r.l. è intervenuta in data 21 aprile 2008 e il ricorso è stato depositato il 29 aprile successivo.
Le censure sono infondate. Giova premettere che il giudice del merito, con motivata valutazione in fatto non censurabile in questa sede e comunque non contestata, ha ritenuto carente di prova che dietro la Cattaneo Ventisei s.r.l. si celasse la società fallita mentre ha ritenuto che vi siano indizi “univoci e concludenti nel senso di far ritenere che con ogni probabilità vero dominus della proposta di concordato sia il BPVN” individuandoli, principalmente, nella stessa composizione della società proponente, partecipata per la quasi totalità da una fiduciaria e in grado, pur a fronte di un modesto capitale sociale, di procurarsi una solida fideiussione di Euro 32.000.000 per l’esecuzione del concordato, nella circostanza che la proposta ricalcava una precedente proposta transattiva avanzata dallo stesso BPVN e infine nell’ulteriore e incontestabile circostanza che le condizioni prospettate certamente giovavano a detto istituto, che, soccombente in primo grado per una revocatoria del valore di circa 130.000.000, oltre interessi, vedeva escluso il ricavato dell’azione dall’importo aggiuntivo messo a disposizione dei creditori, con la conseguenza di non dover versare quanto eventualmente dovuto in caso di soccombenza attendendo poi di recuperare nei riparti quanto spettanti gli L. Fall., ex art. 70, comma 2, ma di poter direttamente operare la compensazione con la proponente.
E’ tuttavìa necessario identificare e circoscrivere gli elementi caratterizzanti il soggetto proponente che debbono essere noti in quanto, diversamente si aprirebbe la via ad un’infinita possibilità di contestazioni, posto che nel c.d. mercato dell’insolvenza aperto dalla riforma con la liberalizzazione della legittimazione alla proposta di concordato possono entrare i soggetti più diversi, ben potendo, dal punto di vista esclusivamente soggettivo, essere decisive per taluni circostanze che per altri possono essere del tutto ininfluenti, così che, ad esempio, potrebbe per taluno essere circostanza
moralmente ostativa all’accettazione quella che il proponente sia un’impresa che ha interessi nel mercato bellico oppure che delocalizza l’attività in paesi dove il lavoro ha scarsa tutela.
Ciò posto, poichè nella fattispecie il BPVN ha partecipato alla votazione del parere favorevole alla proposta di concordato benchè la sua particolare posizione nell’ambito della proposta gli conferisse
un interesse potenzialmente in contrasto con quello che avrebbe potuto dettarne le valutazioni per conto della massa dei creditori per i quali il “vantaggio aggiuntivo” (così la Corte di merito) che al BPVN garantiva la proposta era un possibile danno, non vi è dubbio che abbia violato l’obbligo di astensione.
Il motivo, una volta esclusa ogni irregolarità derivante dalla contestata mancata identificazione del reale proponente, è inammissibile in quanto, sotto il profilo della violazione di legge, in realtà richiede alla Corte di formulare una valutazione circa la leggibilità della proposta di concordato diversa da quella effettuata da giudice del merito, la cui motivazione, peraltro appare pienamente congrua avendo questi evidenziato la completezza dell’informazione sui due punti maggiormente
rilevanti per la valutazione della proposta e cioè l’incidenza sull’attivo dell’eventuale definitivo accoglimento della revocatoria nei confronti di BPVN del valore complessivo di circa 150.000.000 di Euro, che avrebbe portato in esito al contenzioso ad un riparto di circa il 65% a fronte di una proposta di pagamento del chirografo al 40%, oltre alla quota derivante dal ricavato delle revocatorie in corso esclusa quella contro la BPVN riservata alla proponente, nonchè l’incidenza sul passivo (che sarebbe stato grandemente ridotto) delle cause di revocazione dei crediti dei Comuni ammessi in caso di accoglimento delle stesse al termine di un giudizio di non breve durata essendo ancora in corso il primo grado. Nè è illogica la valutazione di sufficiente informazione ai creditori laddove evidenzia come i dati rilevanti fossero contenuti nella relazione del curatore e nella documentazione allegata e come fossero di utile lettura, per una visione diversa da quella del curatore, l’atteggiamento contrario del tribunale e i pareri motivatamente negativi della Banca della Campania e del Ministero perchè è ovvio che tanto maggiore è la complessità della proposta concordataria tanto più attiva deve essere l’attenzione dei creditori e doveroso l’accesso agli atti del procedimento.
In realtà la ricostruzione operata nel provvedimento impugnato regge al vaglio critico della congruità e della logicità. La Corte d’appello ha infatti basato la sua interpretazione circa il contenuto della clausola in esame sul presupposto che la stessa fosse volta a garantire la proponente contro il rischio che, per intervenute modificazioni sulle prospettive dell’esito delle cause in corso, l’adempimento del concordato divenisse maggiormente oneroso e tale motivazione appare ineccepibile dal momento che la proposta non è frutto di una trattativa (o comunque non vi è prova che nella fattispecie ciò sia avvenuto) e quindi eventuali clausole di salvaguardia non possono che
essere interpretate tendenzialmente come poste nell’interesse di chi le ha dettate se non ne è evidente una diversa finalità, nella specie neppure ipotizzata. Pienamente corretta appare allora la conseguenza che ne ha tratto il giudice del merito circa la facoltà della parte nel cui interesse la clausola sulla condizione unilaterale era stata posta (il proponente appunto) di rinunciare ad invocarne gli effetti e ciò rende irrilevante ogni indagine circa l’avvenuta verifica dell’evento, condizionante e la valutazione negativa che ne ha fornito il giudice del merito sul presupposto della sostanziale indifferenza della modifica intervenuta sullo stato del giudizio quanto al costo o ai benefici del concordato per il proponente.
Con il dodicesimo motivo del ricorso della Banca si deduce violazione della L. Fall., art. 124, sostenendosi, sul presupposto che dietro la proponente Cattaneo Ventisei s.r.l. si celi in realtà il Banco popolare, che la Corte di merito avrebbe errato nell’omologare un concordato che prevede la cessione delle azioni di massa alla proponente e la limitazione della responsabilità della medesima ai creditori ammessi al passivo e agli opponenti o ai tardivi al tempo della presentazione della proposta.
Ne consegue che il termine “terzo” non deve essere inteso come utilizzato per indicare un proponente diverso dai creditori, come avviene nel comma 1, che elenca sia questi ultimi che il terzo come possibili autori della proposta, ma solo per escludere la cedibilità delle revocazione al fallito, come è comprensibile visto che questi non può avvantaggiarsi del fallimento per giovarsi dell’inefficacia che attiene solo ai rapporti tra revocando e creditori, e la possibilità della limitazione i suoi impegni, posto che in tal caso i creditori concorsuali ma non concorrenti resterebbero privi della controparte debitrice. Di ciè è conferma l’evoluzione normativa, avendo il D.Lgs. n. 169 del 2007, indicato espressamente come possibili cessionari anche i creditori e confermato fa possibilità della limitazione dell’impegno per qualunque proponente diverso dal fallito, con un intervento che, come si esprime la Relazione illustrativa, “chiarisce che è identica la disciplina del concordato sia che venga proposto da un terzo sia che venga proposto da uno o più creditori, come previsto nei comma 1, non essendovi ragioni per differenziare la posizione del terzo proponente da quella del creditore proponente”.
In realtà, come risulta dal dettato della L. Fall., art. 127, e prescindendo dall’ipotesi della proposta presentata sulla base dell’elenco provvisorio dei creditori, “gli aventi diritto al voto sono quelli indicati nello stato passivo reso esecutivo ai sensi dell’art. 97” e quindi in linea teorica tutti i creditori ammessi al passivo, siano essi chirografari o privilegiati. Per questi ultimi, tuttavia, l’esercizio in concreto del diritto di voto è possibile o, per meglio dire, efficace solo in tre ipotesi:
allorquando la proposta ne prevede l’integrale pagamento se rinunciano al diritto di prelazione, come dispone esplicitamente il comma 2 della norma citata; quando la proposta non ne prevede il pagamento integrale per insufficiente capienza de bene gravato, come precisa ancora il comma 2 richiamando l’art. 124, comma 3; oppure, come dispone implicitamente la stessa norma, se la proposta non ne prevede il pagamento neppure parziale quali privilegiati per la totale insussistenza o incapienza de bene che dovrebbe costituire la garanzia. A chiarimento delle ultime due ipotesi deve rammentarsi che secondo la giurisprudenza della Corte un credito astrattamente privilegiato deve essere ammesso al passivo come tale anche in caso di omesso rinvenimento del bene su cui grava la garanzia, essendo rimandato alla fase del riparto l’accertamento della sussistenza in concreto del privilegio ammesso e quindi della sua realizzabilitè (Cass. civ., sez. un., 20/12/2001, n. 16060); ma è proprio la facoltà concessa al proponente di far valutare il bene per dimostrare l’insufficienza del suo valore a garantire l’integrale pagamento che conferma la possibilità di prevedere un soddisfacimento su presupposti diversi da quelli risultanti dallo stato passivo dal momento che solo in presenza di un credito ammesso in toto in privilegio si pone il problema del suo degrado, totale o parziale, al chirografo.
Ciò premesso è opportuno precisare che secondo la prospettazione della ricorrente l’abuso consisterebbe nell’avere la proposta violato la funzione del concordato attribuendo ad alcuni creditori vantaggi particolari in danno di altri: in particolare il BPVN avrebbe ottenuto di sottrarsi al pagamento alla procedura della somma di circa 160.000.000 corrispondente a valore delle rimesse
oggetto di revocatoria e degli interessi sulla somma da restituire e i Comuni otterrebbero la rinuncia alle azioni di revocazione dei loro crediti ammessi allo stato passivo per un valore complessivo di 44.000.000 di Euro che così si sarebbero stabilizzati.
Prescindendo da ciò e dai rilievi già esposti circa la mancanza di assoluta certezza sul rapporto del BPVN con la proponente e quindi il suo ruolo nella domanda di concordato e dunque anche a voler prendere in considerazione il vantaggio del terzo debitore in ipotesi dominus sostanziale della proposta non è dato vedere in cosa consista l’abuso, volta che il vantaggio del debitore ha il suo contrappeso nel costo e nel rischio del concordato e nella fattispecie non appare avulso da ogni logica se si tien conto che il debito è ancora sub iudice e che detto vantaggio consiste nell’evitare un esborso immediato a fronte di un recupero in sede di riparto e nell’ottenimento della possibilità di
un’immediata compensazione tra debito e credito con la proponente in sede di esecuzione di concordato.
Il motivo e infondato. Come ha puntualmente ed esaustivamente evidenziato la Corte d’appello, la esistenza di una posizione di conflitto di interessi tra soggetti acquisisce giuridica rilevanza quale causa di vizio di un atto o di fonte di risarcimento del danno non in ogni caso ma solo allorquando vi sia un contrasto tra un centro autonomo di interessi (sia esso dotato o meno di personalità giuridica) e il suo rappresentante (tra le altre: Cass. civ., sez. 1^, 14/03/2000, n. 2918; Cass. civ., sez. 1^, 10/3/1995, n. 2800) e quindi quando un stesso soggetto compia un atto o manifesti una volontà rivestendo contemporaneamente due ruoli che potenzialmente potrebbero comportare scelte differenti posto che, come è stato ritenuto in tema di enti collettivi, “… la situazione di conflitto rilevante ai fini dell’art. 2373 c.c., testo previgente deve essere valutata con riferimento non già a configgenti interessi dei soci, bensì a un eventuale contrasto tra l’interesse del socio e l’interesse
sociale inteso come l’insieme degli interessi riconducibili al contratto di società…” (Cassazione civile, sez. 1^, 12/12/2005, n. 27387).
Per quanto attiene più specificatamente alla valutazione del merito della proposta già questa Corte ha avuto modo di chiarire, ad esempio, che, così come anche nella fase iniziale del procedimento di concordato preventivo il giudice non può sostituirsi ai creditori anticipando un giudizio che è
sostanzialmente di merito quale quello sulla fattibilità della proposta, non possa effettuare una valutazione di convenienza del concordato neppure nella fase dell’omologazione, tranne nel caso in cui non la richieda specificatamente un creditore dissenziente appartenente ad una classe che ha votato contro la proposta di concordato (Cass. civ. 25 ottobre 2010 n. 21860).
Oltre alle considerazioni sopra esposte circa il nuovo ruolo assunto dai creditori, costituiscono determinanti ed univoci elementi di interpretazione in tal senso le modifiche apportate alla disciplina del giudizio di omologazione. L’art. 130, nella formulazione originaria, autorizzava espressamente una valutazione di convenienza da parte del tribunale posto che prevedeva al comma 1 l’esame del merito delle proposte. A tale disposizione deve contrapporsi l’eloquente silenzio sul punto del novellato art. 129 che, sia nella formulazione applicabile ratione temporis che in quella attuale, dispone che in caso di mancanza di opposizioni il tribunale omologa il concordato “verificata la regolarità della procedura e l’esito della votazione”, espressione, questa, che esclude ogni valutazione di merito sul contenuto della proposta e quindi anche sulla convenienza per i creditori. Di ciè è chiara conferma l’ulteriore previsione che costituisce eccezione alla regola appena espressa a mente della quale una valutazione sulla convenienza è invece possibile laddove il concordato preveda una suddivisione dei creditori in classi a tutela dei creditori delle classi dissenzienti.
Tanto premesso e prendendo le mosse dal canone ermeneutico fondamentale (art. 12 preleggi) pare difficile contestare che secondo la formulazione letterale delle disposizioni che in qualche misura si
riferiscono alle classi la loro utilizzazione nell’ambito della proposta concordataria non sia in alcun caso prevista come obbligatoria; ne sono conferma il tenore dell’art. 124, comma 2 (“La proposta di concordato può prevedere: a) la suddivisione dei creditori in classi”), dell’art. 125, comma 3 (“Qualora la proposta di concordato contenga condizioni differenziate per singole classi di creditori”), dell’art. 128, comma 1, seconda parte (“Ove siano previste diverse classi di creditori”), l’art. 129, comma 5, seconda parte (che richiama l’ipotesi di cui al citato art. 128). Si tratta di disposizioni il cui tenore formale non lascia dubbi sulla circostanza che il legislatore ha previsto come ipotesi normale quella del concordato senza classi ribadendo la scelta con la stessa tecnica legislativa (e dunque non casualmente) nel concordato preventivo dettando analoghe disposizioni nell’art. 160, comma 1, art. 177, comma 1, art. 182 ter, comma 1.
Neppure può predicarsi la necessità delle classi in base all’enunciato secondo cui il ricorso al sistema de voto a maggioranza presuppone l’omogeneità degli interessi per cui quando questi omogenei non sono è necessaria la suddivisione in classi in modo tale che i portatori di interessi peculiari possano far sentire la loro voce sia in conseguenza della necessità del raggiungimento
della maggioranza anche per classi sia della possibilità di richiedere l’accertamento del trattamento deteriore rispetto a quello assicurato dal perseguimento di alternative concretamente possibili.
E ciè è tanto vero che allorquando l’unitarietà della proposta si spezza con la formazione di classi a trattamento differenziato la valutazione compiuta dalla maggioranza può essere posta in discussione proprio perchè basata sull’accettazione di diverse modalità satisfattive ed è aperta la strada ad un accertamento che tuttavia non può prendere in considerazione la necessità di garantire ai creditori delle classi dissenzienti un trattamento pari alle aspettative conseguenti ai loro peculiari interessi ma solo se il trattamento loro riservato sia deteriore rispetto a quello che potrebbe essere assicurato, sostanzialmente, dal proseguimento della liquidazione.
Nè la soluzione adottata comporta il rischio di una valutazione di incostituzionalità della norma sotto il profilo che, in difetto del potere del tribunale di sindacare la decisione del proponente di non prevedere la suddivisione in classi rendendo possibile lo scrutinio di convenienza per le classi dissenzienti, sussisterebbe l’impossibilità per il singolo di ribellarsi al volere della maggioranza prospettando al giudice, che non può più operare tale valutazione d’ufficio a tutela delle minoranze, la non convenienza del concordato, come prospettato in occasione della rimessione della questione
alla Corte costituzionale (che non ha tuttavia affrontato il merito della questione in assenza di una stratificazione giurisprudenziale sull’interpretazione della norma: Ord. 12/03/2010, n. 98).
la Corte dichiara inammissibile il ricorso della curatela del fallimento Italgest S.r.l. e privi di efficacia quelli incidentali della Cattaneo Ventisei s.r.l. e del Comune di Boscoreale; rigetta i ricorsi del Ministero dell’Economia e delle Finanze e della Banca della Campania s.p.a.; compensa le spese tra tutte le parti.
Articolo pubblicato il: 17 marzo 2011
Articolo precedente: Tribunale di Milano, Seconda sezione civile (fallimenti), Presidente Dott. Filippo Lamanna, Comunicazione n.1/2011.
Articolo successivo: Corte di Cassazione Sez. Seconda Civ. – Sent. del 15.02.2011, n. 3728, Inadempimento agli obblighi nascenti dal preliminare di compravendita e fallimento dell’acquirente – Limiti del curatore per recedere dal contratto e recuperare la caparra.

References: art. 131
sui generis
 Cass. 
 art. 61
e contrario
 art. 131
 art. 334
 art. 125
 art. 112
 art. 70
 art. 124
 art. 127
 Cass. 
 Cass. 
 art. 129
 art. 128
 art. 177
 art. 182