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Timestamp: 2018-09-23 08:46:02+00:00

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L. 25/03/1982, n. 94 | Bollettino di Legislazione Tecnica
Norme per l'edilizia residenziale e provvidenze in materia di sfratti. (Legge Nicolazzi).
G.U. 20/03/1982, n. 64
Con le modifiche introdotte dalla L. 637/93. Con le modifiche introdotte dal Testo Unico dell'edilizia approvato dal D.P.R. del 06/06/2001 n.380.
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L'apporto finanziario dello Stato previsto dall'articolo 35, lettera c), della legge 5 agosto 1978, n. 457, modificato dall'articolo 24 del decreto-legge 15 dicembre 1979, n. 629, convertito, con modificazioni, nella legge 15 febbraio 1980, n. 25, é aumentato di lire 600 miliardi.
I fondi di cui al primo comma del presente articolo sono destinati, unitamente agli eventuali maggiori introiti indicati dall'articolo 35, secondo comma, della legge 5 agosto 1978, n. 457, a far fronte ai maggiori oneri derivanti dalla realizzazione del programma per il quadriennio 1978-81, e, per la parte eccedente ai nuovi programmi costruttivi.
Per la copertura dei mag
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Il CER ripartisce nel biennio 1982-1983 tra i comuni ed i consorzi di comuni, appositamente costituiti nell'ambito di aree metropolitane individuate dallo stesso comitato, la somma di lire 1.400 miliardi per la realizzazione, anche a mezzo di concessioni, di programmi straordinari di edilizia abitativa, con le tipologie previste dalla legge 5 agosto 1978, n. 457, anche fuori dai piani di zona, purché in aree delimitate ai sensi dell'articolo 51 della legge 22 ottobre 1971, n. 865. I comuni ed i consorzi di comuni di cui al presente comma possono utilizzare non oltre il venti per cento della somma loro assegnata per l'acquisto di alloggi, anche degradati, da recuperare.
Nell'ambito dei beneficiari una quota non superiore al trenta percento può essere riservata ai soggetti per i quali ricorrono le condizioni previste dall'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1972, n. 1035, e successive modificazioni ed integrazioni, nei cui confronti si applica il canone di locazione ai sensi i dell'articolo 22 della
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Per la realizzazione di un programma di acquisizione o di urbanizzazione primaria di aree edificabili ad uso residenziale la Cassa depositi e prestiti è autorizzata a concedere ai comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti o capoluoghi di provincia, oppure a consorzi di detti comuni con comuni limitrofi, mutui decennali senza interessi secondo le modalità ed alle condizioni da stabilite con apposito decreto del Ministro del tesoro.
I rientri relativi ai mutui di cui sopra vanno ad incrementare le disponibilità del fondo speciale costituito presso la Cassa depositi e prestiti ai sensi dell'articolo 45 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, Re successive modificazioni ed integrazioni.
Sulle aree acquisite con i fondi di cui al primo comma del presente articolo sono realizzati i programmi costruttivi convenzionati ai sensi dell'articolo 35 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, e degli articoli 7 ed 8 della legge 28 gennaio 1977, n. 10.
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Il CER provvede a determinare, nell'ambito delle aree individuate ai sensi degli articoli 2 e 13 del presente decreto, i criteri per la realizzazione di programmi organici di edilizia residenziale pubblica e convenzionata, stabilendo la dimensione minima degli interventi di edilizia sovvenzionata e le modalità per assicurare la preferenza ai progetti che prevedono industrializzazione, prefabbricazione e tipizzazione edilizia.
Il comit
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L'ultimo comma dell'articolo 11 del decreto-legge 6 settembre 1965, n. 1022, convertito nella legge 1° novembre 1965, n. 1179, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:
"L'assegnazione o la vendita degli alloggi non può comunque aver luogo oltre un anno dall'ultimazione dei lavori, a pena di decadenza dall'agevolazione. All'atto di vendita è assimilato il contratto preliminare che sia stipulato a norma dell'articolo 1351 del Codice civile. Contestualmente gli assegnatari o gli acquirenti sono tenuti a produrre documentazione dei prescritti requisiti. Per gli alloggi già ultimati alla data di entrata in vigore della presente legge e non ancora assegnati o venduti, il termine di cui sopra decorre da tale data".
Dopo la lettera q) dell'articolo 3 della legge 5 agosto 1978, n. 457, è aggiunta la seguente lettera:
"r) propone al Comitato interministeriale per il credito e il risparmio i criteri e le direttive cui gli istituti di credito fondiario e la Cassa depositi e prestiti dovranno attenersi nella concessione dei finanziamenti da destinare ai programmi di cui alla lettera c) dell'articolo 2
Dopo la lettera e) dell'articolo 13 della legge 5 agosto 1978, n. 457, è aggiunta la seguente lettera:
"f) dai recuperi, disposti a qualsiasi titolo dall'Amministrazione dei contributi per interventi di edilizia agevolata già erogati a favore degli istituti di credito".
L'articolo 18, quarto comma, della legge 5 agosto 1978, n. 457, è sostituito dal seguente:
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Gli enti soggetti alle norme di cui all'articolo 65 della legge 30 aprile 1969, n. 153, sono tenuti,
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Per il completamento di programmi di edilizia agevolata-convenzionata di ammontare non inferiore a tre miliardi di lire, localizzati in aree di particolare tensione abitativa, la cui attuazione abbia subito ritardi per oggettive cause di forza maggiore il comitato esecutivo del CER è autorizzato a concedere agevolazioni ai sensi del titolo III della legge 5 agosto 1978, n. 457, Rsino al vigente limite massimo di mutuo, ivi comprese le eventuali precedenti agevolazioni concesse. Per fruire delle predette agevolazioni gli enti che possono dimostrare di essere in possesso dei cennati requisiti debbono avanzare la ri
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Il Ministero dei lavori pubblici è autorizzato a concedere contributi integrativi alle cooperative edilizie fruenti del contributo statale di cui alla legge 2 luglio 1949, n. 408, e successive modificazioni ed integrazioni, i cui lavori non siano stati ultimati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
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I comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti sono esonerati dall'obbligo di dotarsi di programmi pluriennali di attuazione. Le regioni indicano quali comuni con popolazione al di sotto dei 10.000 abitanti sono tenuti a dotarsi di programmi pluriennali di attuazione. Il provvedimento regionale deve essere motivato indicando le ragioni di carattere ambientale, turistico ed industri
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N11 Fatte salve le norme di cui all'articolo 81 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616,R alle opere di recupero abitativo di edifici preesistenti di cui alle lettere b) e c) dell'articolo 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457
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N11"Fino al 31 dicembre 1984"la domanda di concessione ad edificare per interventi di edilizia residenziale diretti alla costruzione di abitazioni od al recupero del patrimonio edilizio esistente, si intende accolta qualora entro novanta giorni dalla presentazione del progetto e della relativa domanda non sia stato comunicato il provvedimento motivato con cui viene negato il rilascio.
In tal caso il richiedente può dar corso ai lavori dando comunicazione al sindaco del loro inizio, previa corresponsione al comune degli oneri dovuti ai sensi della legge 28 gennaio 1977, n. 10, Rcalcolati in via provvisoria dal richiedente medesimo e salvo conguaglio sulla base delle determinazioni degli organi comunali.
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Per le opere da realizzarsi da soggetti che costruiscono per realizzare la propria prima abitazione il contributo di cui all'articolo 3 della legge 28 gennaio 1977, 10, Rè dovuto nella misura pari a quella stabilita per l'edilizia residenziale pubblica.
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Il conduttore di un immobile destinato ad uso di abitazione, nei cui confronti sia stato emesso un provvedimento di rilascio immediatamente eseguibile alla data di entrata in vigore del presente decreto, può chiedere, con istanza rivolta al pretore competente, ai sensi dell'articolo 26, primo comma, del codice di procedura civile che sia nuovamente fissato il giorno della esecuzione, che può essere stabilito per una data non anteriore a sessanta giorni né posteriore a centottanta giorni da quella di entrata in vigore del presente decreto.
Il conduttore nei cui confronti sia stato emesso un provvedimento di rilascio per la esecuzione del quale alla data di entrata in vigore del pr
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Nella ipotesi di cui al primo comma dell'articolo 10 la istanza deve essere presentata dal conduttore, a pena di decadenza, entro venti giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto; nelle ipotesi di cui al secondo e terzo comma, Ìistanza deve essere presentata almeno venti giorni prima della scadenza del termine fissato e se questo cade entro i venti giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, non oltre venti giorni da tale data.
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Qualora il giorno dell'esecuzione del provvedimento non sia stato comunque fissato dal giudice, anche ai sensi dell'articolo 1, terzo comma, ultimo periodo, del decreto-legge 30 gennaio 1979, n. 21, convertito, con modificazioni, nella legge 31 marzo 1979, n. 93, e degli articoli 5, quarto comma, ultimo periodo, e 6 del decreto-
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Nei comuni con popolazione superiore ai 300.000 abitanti secondo i dati pubblicati dall'lSTAT per l'anno 1980, e nei comuni confinanti, nonché nei comuni compresi nelle aree individuate ai sensi del presente articolo, in luogo delle disposizioni di cui agli articoli 10 11 e 12 si applicano, per una durata complessiva di venti mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, quelle di cui al presente articolo e quelle di cui ai successivi articoli 14 e 15.
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Nei comuni di cui al primo comma dell'articolo 13 il conduttore di un immobile destinato ad uso di abitazione nei cui confronti sia stato emesso un provvedimento di rilascio immediatamente eseguibile alla data di entrata in vigore del presente decreto, può chiedere, con istanza rivolta al pretore competente ai sensi dell'articolo 26, primo comma, del Codice di procedura civile, che sia nuovamente fissato il giorno della esecuzione che può essere stabilito per una data non anteriore a centoventi giorni né posteriore a trecentosessanta giorni da quella di entrata in vigore del presente decreto.
Nei comuni individuati ai sensi del secondo comma dell'articolo 13 il conduttore nei cui confronti sia stato emesso un provvedimento di rilascio immediatamente eseguibile alla data di pubblicazione del provvedimento del CIPE può chiedere con istanza rivolta al pretore competente ai sensi dell'articolo 26, primo comma, del Codice di procedura civile, che sia nuovamente fissato il giorno dell'esecuzione che può essere stabilito per una data non anteriore a centoventi giorni né posteriore a trecentosessanta giorni da quella di pubblicazione del pro
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Nelle ipotesi di cui al primo e secondo comma dell'articolo 14, l'istanza deve essere presentata dal conduttore, a pena di decadenza entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto ovvero dalla pubblicazione del provvedimento del CIPE. Nelle ipotesi di cui al terzo e quarto comma del medesimo articolo 14, l'istanza deve essere presentata almeno venti giorni prima della scadenza del termine fissato e, se questo cade entro i trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto ovvero dalla pubblicazione del provvedimento anzidetto, non oltre trenta
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Le scadenze dei contratti di cui alle lettere a), b) e c) del primo comma dell'articolo 67 della legge 27 luglio 1978, n. 392, sono ulteriormente prorogate di due anni.
Per il periodo di proroga il canone di locazione corrisposto alle scadenze di cui alle lettere a),
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Gli enti e le società indicati dall'articolo 23 del decreto-legge 15 dicembre 1979, n. 629, convertito, con modificazioni, nella legge 15 febbraio 1980, n. 25, tenuti per legge, statuto o disposizione dell'autorità di vigilanza ad effettuare investimenti immobiliari, nonché ogni altro ente pubblico non economico, ad eccezione dell'Istituto di emissione e della Cassa nazionale del notariato, indipendentemente dalle finalità istituzionali, dalla natura e consistenza patrimoniale, devono mensilmente comunicare al comune nel cui territorio è sito ciascuno degli immobili, l'elenco delle unità immobiliari già destinate ad uso di abitazione che siano o divengano disponibili in un momento successivo, con l'indicazione della data di effettiva disponibilità.
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Il CER è autorizzato, nell'ambito delle disponibilità di cui all'articolo 4 del presente decreto, ad attribuire al comune di Roma un finanziamento straordinario non superiore a lire quindici miliardi, da destinarsi al completamento degli edifici sociali della "Auspicio società cooperativa edilizia a responsabilità limitata", fissandone i criteri per l'erogazione.
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La Cassa depositi e prestiti è autorizzata a concedere al comune di Roma al tasso corrente di interesse, mutui fino all'importo complessivo di duecentoquaranta miliardi di lire, di cui cento miliardi nell'anno 1982, avvalendosi anche dei fondi dei conti correnti postali, per l'acquisizione, anche mediante la procedura di espropriazione, e per il completamento di fabbricati a prevalente destinazione residenziale, che non risultino ultimati e i cui lavori siano stati sospesi da oltre un anno.
I mutui di cui al comma precedente possono essere assunti in deroga all'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 19 giugno 1979, n. 421, e sono garantiti dallo Stato.
Gli interessi passivi dei mutui anzidetti, in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 1, quarto comma del decreto-legge 29
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A valere sui fondi disponibili ai sensi dell'articolo 3, primo comma, lettera q), della legge 5 agost
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Per le finalità previste dall'articolo 26 della legge 5 agosto 1978, n. 457, e nel rispetto de
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All'onere di lire 495 miliardi derivante dall'applicazione del presente decreto nell'anno finanziario
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Il presente decreto, entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
1. Edilizia ed urbanistica - Permesso di costruire - Necessario per ogni attività di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio 2. Edilizia ed urbanistica - Permesso di costruire - Pertinenza urbanistica - Nozione – Diversa dalla pertinenza civilistica
1. Deve essere assentita dal Comune ogni attività comportante trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, ivi comprese quelle non consistenti in attività di edificazione, ma nella modificazione dello stato materiale e della conformazione del suolo per adattarlo ad un impiego diverso da quello che gli è proprio, in relazione alla sua condizione naturale e alla sua qualificazione [nella specie era stato realizzato un ampio piazzale (di circa 3.550 m²) mediante lo sbancamento dell’area interessata per una profondità di m. 1,10, raccordato alla zona del fabbricato con due rampe inclinate]. 2. La giurisprudenza amministrativa ha infatti chiarito che «La nozione di pertinenza urbanistica, sottoposta in quanto tale al regime autorizzatorio in luogo di quello concessorio, ha peculiarità proprie che la distinguono da quella civilistica, dal momento che il manufatto deve essere non solo preordinato ad un’oggettiva esigenza dell’edificio principale e funzionalmente inserito al suo servizio, ma deve essere anche sfornito di un autonomo valore di mercato e dotato comunque di un volume modesto rispetto all’edificio principale in modo da evitare il cosiddetto carico urbanistico».
Edilizia e immobili - Procedimenti edilizi e titoli abilitativi - Titoli abilitativi - Domanda di concessione edilizia - Permesso di costruire - Silenzio assenso - Condizioni per la formazione.
La disciplina del silenzio assenso sulle domande di concessione edilizia, introdotta dall'art. 8, L. 94/1982, non solo è di stretta interpretazione ed è insuscettibile di applicazioni analogiche, ma presuppone la vigenza di uno strumento urbanistico di dettaglio approvato dopo l'entrata in vigore della L. 765/1967, e quindi adeguato agli standard da quest'ultima previsti. Pertanto, la formazione del silenzio assenso è subordinata all'esistenza del piano attuativo, in modo da consentire alla P.A. un rigoroso ed automatico accertamento di conformità tra questo e l'intervento edilizio, mentre la sua assenza implicherebbe valutazioni discrezionali e prive di certezza predeterminata, che potrebbero indurre il privato a realizzare costruzioni successivamente considerate illegittime.
Edilizia e urbanistica - Pianificazione esecutiva e stato di sufficiente urbanizzazione della zona - Concessione edilizia - Silenzio-assenso - Operatività - Presupposti - Fattispecie.
In mancanza di un piano urbanistico attuativo non è possibile il rilascio di una concessione edilizia sulla base del silenzio-assenso. Il Collegio, partendo dal presupposto che ai sensi dell’art. 8 del D.L. 23/01/1982, n. 9, convertito in L. 25/03/1982, n. 94 l’assenso tacito si perfeziona esclusivamente «per gli interventi da attuare su aree dotate di strumenti urbanistici attuativi», ha respinto il ricorso presentato dalla società ricorrente in quanto, nel caso in esame, «sull’area oggetto di intervento non preesisteva uno strumento urbanistico di dettaglio capace di determinare in modo preciso le caratteristiche dell’edificazione consentita».
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Silenzio assenso - Presupposti - Equivalenza fra pianificazione urbanistica esecutiva e stato di urbanizzazione - Non operante.
1. Ai fini del rilascio della concessione edilizia l'equivalenza fra pianificazione urbanistica esecutiva e stato di sufficiente urbanizzazione della zona non opera nei riguardi del «silenzio assenso» sulla domanda di concessione edilizia; questo infatti è disciplinato dall'art. 8, 5° comma, della L. 25 marzo 1982 n. 94 che prevede l'esistenza di un piano attuativo e che non è suscettibile di applicazione analogica perché è norma di stretta interpretazione.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Pertinenza di manufatto principale abusivo - Regime autorizzatorio ex L. 1982 n. 84 - Non applicabile.
1. In tema di costruzioni edilizie, non è applicabile il regime autorizzatorio, disciplinato dall'art. 7 comma 2 lett. a) D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 94, all'opera pertinenziale (nella specie una tettoia) che acceda ad un manufatto principale abusivo, che non sia stato sanato ne condonato, in quanto il bene accessorio, che ripete le sue caratteristiche dall'opera principale a cui è intimamente connesso, risulta anch'esso in contrasto con l'assetto urbanistico del territorio.
1. Edilizia ed urbanistica - Attività edilizia - Pertinenza - Nozione - Ex art. 7, c. 2, L. 1982 n. 94.
1. Considerata la nozione di pertinenza ex art. 7, comma 2, lett. a) della L. 25 marzo 1982 n. 94 - quali possono considerarsi solo manufatti di dimensioni modeste e ridotte rispetto alla casa a cui sono annessi - non può essere permessa la costruzione di opere di rilevante importanza soltanto perché destinate al servizio ed all'ornamento del bene principale; ed è perciò necessaria la concessione edilizia per l'esecuzione di opere che da un punto di vista edilizio ed urbanistico sono da considerarsi come ulteriori rispetto al bene principale, poiché occupano aree e volumi diversi.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Presupposti.
1. Per il rilascio della concessione edilizia di cui all'art. 6, comma 3, lett. b) della L. 25 marzo 1982 n. 94 devono esistere le condizioni riguardanti le necessarie opere di urbanizzazione primaria e inoltre l'area destinata alla costruzione deve essere tale che il completamento del disegno urbanistico edilizio del piano regolatore sia in essa obbiettivamente possibile.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Pertinenza - Quando la concessione per essa è necessaria.
1. La pertinenza, secondo la nozione quale risulta dall'art. 7, comma 2, lett. a) del D.L. 23 gennaio 1982 n. 9 convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 94 non può realizzarsi con opere di rilevante consistenza solo perché destinate al servizio ed ornamento del bene principale; pertanto la concessione edilizia è necessaria per la realizzazione di pertinenza costituita da opere che, da un punto di vista edilizio ed urbanistico, si configurano come ulteriori rispetto al detto bene principale perché occupano aree e volumi diversi rispetto al bene.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Silenzio assenso - Non applicabile per edifici commerciali.
1. La norma sul silenzio assenso di cui all'art. 7 L. 25 marzo 1982 n. 94 riguardo alle domande di concessione edilizia non è applicabile ad edifici ad uso commerciale ma solo per immobili di tipo residenziale o di uso abitativo.
1. Edilizia ed urbanistica Attività edilizia Opera in conglomerato cementizio armato Disciplina ex L. 1971 n. 1086 Condizioni.
1. Per l'art. 1, 1° comma, della L. 5 novembre 1971 n. 1086 sono considerate opere in conglomerato cementizio armato normale quelle composte da un «complesso di strutture» in conglomerato cementizio ed armature che assolvono una funzione statica; pertanto ad un'opera in cui manca una pluralità di strutture essendo costituita da un'unica struttura - come l'architrave di una porta o il solaio di una stalla - non è applicabile la disciplina della L. 1971 n 1086.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Tettoie pertinenziali agli edifici - Concessione non necessaria - Basta autorizzazione gratuita.
1. Le tettoie a ridosso dell'abitazione possono essere costruite, a norma dell'art. 7, comma 2, L. 25 marzo 1982 n. 94, con autorizzazione del Sindaco, gratuita, che è sufficiente per tutte le figure con identiche caratteristiche edilizie.
1. Edilizia ed urbanistica - Attività edilizia - Pertinenza - A impianti tecnici di edifici - Autorizzazione gratuita.
1. Le opere di pertinenza ad impianti tecnici relativi ad edifici esistenti - agricoli od urbani - possono essere realizzate, ai sensi dell'art. 7, comma 2, lett. a) L. 25 marzo 1982 n. 94, con la semplice autorizzazione gratuita.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Misure di salvaguardia per variante urbanistica. 2. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Domanda - Silenzio assenso - Art. 8, 1° c., L. 1982 n. 94 - Aree a destinazione agricola - Applicabilità.
1. Nel caso di variante urbanistica implicita nell'approvazione di un progetto di opera pubblica, alle domande di concessione edilizia vanno applicate misure di salvaguardia, ai sensi della L. 3 novembre 1952 n. 1902, sin dalla anzidetta approvazione, nei modi stabiliti dagli artt. 1 ss L. 18 aprile 1962 n. 167. 2. Nel caso di costruzioni in zona agricola è egualmente applicabile l'art. 8, 1° comma, L. 25 marzo 1982 n. 94 riguardo alla formazione del silenzio-assenso su domande di concessione edilizia.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Silenzio assenso - Effetti. 2. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Silenzio assenso - Presupposto - Edificabilità dell'area. 3. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Diniego - Dopo formazione silenzio assenso - Illegittimità.
1. L'art. 8 D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, come convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 94, consente la formazione del silenzio assenso su domanda di concessione di costruzione anche se la relativa domanda doveva essere respinta con un provvedimento espresso; peraltro, l'inizio dei lavori ha luogo a rischio e pericolo del richiedente, il quale (nei casi in cui abbia presentato una domanda che avrebbe dovuto condurre al suo rigetto) si trova esposto al potere di autotutela della P.A., che senza limiti di tempo può annullare (nel rispetto del procedimento descritto nella norma cit.) la concessione illegittimamente formatasi sulla base del mero decorso del tempo e adottare gli atti conseguenziali. 2. Ai sensi dell'art. 8 D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, come convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 94, il silenzio assenso su una domanda di concessione edilizia si può formare solo se l'area oggetto della domanda è considerata edificabile dallo strumento attuativo, mentre la mancata conformità ad altre prescrizioni urbanistiche non preclude la formazione del silenzio assenso, benché debba allora intendersi illegittimamente formato. 3. E' illegittimo il diniego opposto da un Comune al rilascio di una concessione edilizia all'indomani dell'avvenuta formazione del silenzio-assenso previsto dall'art. 8 L. 22 gennaio 1982 n. 8, in mancanza del previo annullamento dell'assenso stesso, ai sensi del dodicesimo comma dell'art. 8 cit.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Presupposti di silenzio assenso - Applicabilità a zona a prevalente destinazione abitativa. 2. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Annullamento d'ufficio - Motivazione per interesse pubblico - Sufficienza
1. L'art. 7 D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 94, in materia di silenzio-assenso sulle domande di concessione di costruzione, è applicabile per gli interventi di tipo residenziale abitativo, ovvero per gli interventi relativi a strutture edilizie unitarie di carattere prevalentemente abitativo nel cui ambito siano inseriti, con funzione meramente complementare, alcuni volumi destinati a servizi commerciali (negozi, uffici e simili). 2. L'onere della motivazione di un provvedimento di annullamento d'ufficio di una concessione edilizia è adeguatamente assolto con il riferimento al pubblico interesse connesso alla necessità di tutelare l'ordinato assetto edilizio.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Silenzio assenso - Annullamento d'ufficio con procedimento ex art. 8 D.L. 1982 n. 9. 2. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Calcolo della volumetria - Area già considerata per precedente concessione - Esclusione di calcolo per successiva concessione.
1. La finalità della procedura di cui all'art. 8 ultimo comma D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 94, ai fini dell'annullamento d'ufficio della concessione edilizia conseguita per silenzio, è quella di consentire all'interessato un minimo di contraddittorio, offrendogli la facoltà, qualora si tratti di vizi emendabili, di sanarli, apportando al progetto le modifiche richieste dall'Amministrazione; pertanto, l'applicabilità della norma incontra un limite di carattere squisitamente logico, essendo ovvio che non possa pretendersi alcun intervento da parte dell'Autorità amministrativa competente allorquando la edificabilità sia assolutamente esclusa. 2. Un'area già interamente considerata in occasione del rilascio di una concessione edilizia agli effetti del computo della volumetria realizzabile non può essere considerata libera, neppure in parte, ai fini del rilascio di una seconda concessione nella perdurante esistenza del primo edificio, a prescindere dalle vicende concernenti la proprietà dei terreni, né assume alcuna rilevanza, ai fini del computo della volumetria, il fatto che la proprietà dell'area sia stata trasferita ad altri, o che l'edificio insista su una parte del lotto catastalmente divisa.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Annullamento d'ufficio - Presupposti. 2. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - In sanatoria - Annullamento d'ufficio - Necessità di motivazione. 3. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Annullamento d'ufficio - Omesso invito ad emendare vizi della domanda - Illegittimità anche in caso di silenzio assenso.
1. In sede di annullamento d'ufficio di una concessione edilizia rilasciata in violazione della normativa urbanistica, si dovrà tener conto delle situazioni di fatto che presentino caratteri di rilevanza, sicché l'esercizio dell'autotutela dovrà fondarsi su di un interesse pubblico specifico, che consisterà nell'effettiva utilità, per la collettività territoriale di riferimento, di perseguire l'assetto urbanistico ritenuto astrattamente ottimale nel momento di creazione della norma o prescrizione di piano; tale utilità dovrà essere verificata a fronte dell'assetto, pur divergente, creatosi a seguito dell'attività edificatoria assentita e dei costi e benefici, anche in termini di sacrifici da imporre al privato, che complessivamente derivano dal perseguire una restitutio in integrum rispetto ad una situazione materiale più o meno consolidata, correlata ad un affidamento nei confronti della Pubblica amministrazione. 2. Il rilascio della concessione edilizia in sanatoria presuppone una particolare attività valutativa da parte dell'Amministrazione, che si incentra nel positivo accertamento della conformità dell'opera eseguita alla disciplina urbanistica complessivamente vigente ed è idonea ad ingenerare e legittimare nell'interessato un affidamento qualificato circa l'insussistenza di violazioni urbanistico-edilizie; ne consegue che, in caso di annullamento d'ufficio del provvedimento de quo, nessuna differenza si pone, quanto all'onere della motivazione rispetto all'annullamento della concessione ordinaria. 3. E' illegittimo l'annullamento di un provvedimento concessorio, ancorché assentito con la procedura del silenzio-assenso, allorquando la P.A. non abbia invitato l'interessato, ai sensi dell'art. 8 ultimo comma L. 25 marzo 1982 n. 94, ad emendare eventuali vizi della domanda.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Silenzio assenso ex artt. 7 e 8 L. 1982 n. 94 - Limiti della procedura.
1. La procedura del silenzio-assenso sulle istanze di concessione di costruzione prevista dagli artt. 7 e 8 L. 25 marzo 1982 n. 94, si riferisce esclusivamente agli interventi di edilizia abitativa in zone residenziali.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Silenzio assenso - Formazione - Attestazione del progettista ex art. 79 L. reg. Veneto 1985 n. 61 - Necessità.
1. L'art. 79 L. reg. Veneto 27 giugno 1985 n. 61, nella parte in cui prevede l'attestazione del progettista per la formazione del silenzio-assenso su domanda di concessione di costruzione, va letto in sintonia con l'art. 8 D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 94, le cui disposizioni sono state qualificate "norme fondamentali di riforma economico-sociale" dalla Corte costituzionale con sentenza 15 novembre 1988 n. 1033, per cui la presentazione della attestazione di conformità dell'opera alle prescrizioni urbanistiche costituisce condizione necessaria per il perfezionamento del silenzio-assenso anche secondo la norma regionale.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Silenzio assenso - Presupposti - Immobili a destinazione abitativa. 2. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Necessità - Esclusione di opere interne ex art. 26 L. n. 47/85 - Individuazione.
1. L'art. 7 D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 94, in materia di silenzio-assenso sulle domande di concessione di costruzione, è applicabile per gli interventi su edifici residenziali, vale a dire agli immobili con destinazione abitativa, o quanto meno destinati a tutte quelle attività sussidiarie ed integrative che sono indispensabili all'ordinato e civile vivere di una popolazione. 2. In forza dell'art. 26 L. 28 febbraio 1985 n. 47, non possono considerarsi opere interne, realizzabili anche senza assenso comunale, le opere implicanti radicali interventi di adattamento delle strutture interne eseguite per creare vani accessori, o nuovi volumi, o maggiori superfici.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Sicilia - Norme sul silenzio assenso.
1. Anche ad ammettere che le norme statali sul c.d. silenzio-assenso in materia edilizia siano da qualificare, in conformità all'interpretazione data dalla Corte costituzionale con la sentenza 27 ottobre-15 novembre 1988 n. 1033, «norme fondamentali di riforma economico-sociale», deve tuttavia riconoscersi alla Regione siciliana, dotata in materia urbanistica di competenza legislativa esclusiva, la potestà di regolare le modalità attuative dell'istituto, tenuto anche conto che pure dopo l'entrata in vigore della L. 25 marzo 1982 n. 94 il legislatore nazionale non ha inciso direttamente sull'ordinamento delle Regioni a statuto speciale in materia di silenzio-assenso, limitandosi a porre (con D.L. 7 giugno 1993 n. 180) un obbligo di adeguamento.
1. Edilizia ed urbanistica - Abusi - Reato - Pertinenza - Nozione.
1. In materia di reati edilizi, la pertinenza prevista dalla L. 25 marzo 1982 n. 94 ha caratteristiche diverse da quella contemplata dal Codice civile e si sostanzia nei requisiti della destinazione strumentale alle esigenze dell'immobile principale, risultante sotto il profilo funzionale da elementi oggettivi, dalla ridotta dimensione sia in senso assoluto sia in relazione a quella al cui servizio è complementare, dall'univoca destinazione, dall'ubicazione, dal valore economico rispetto alla cosa principale e dell'assenza del c.d. carico urbanistico.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Necessità - Regione Friuli-Venezia Giulia - Interventi di limitata rilevanza - Non occorre - Mera autorizzazione - Sufficienza - Artt. 72 e 78 L.R. n. 52/1991 - Contrasto con art. 2 e 25, 2° c., Cost. - Non sussiste.
1. E' infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 72 lett. b) ed f) e 78 L.R. Friuli-Venezia Giulia 19 novembre 1991 n. 52, sollevata, con riferimento agli artt. 25 secondo comma e 3 Cost., sotto il profilo che i citati articoli richiederebbero, in contrasto con la legislazione statale, una semplice autorizzazione, anziché una concessione edilizia, per la costruzione di opere costituenti impianti tecnologici, al servizio di edifici già esistenti, e per le occupazioni di suolo, mediante deposito di materiali o esposizione di merci a cielo libero, poiché i citati articoli sono conformi all'art. 7 D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 94, che prevede il regime dell'autorizzazione per interventi eterogenei, non sempre di tipo edilizio, di limitata rilevanza sul piano urbanistico, salva la tutela degli interessi paesistici ed ambientali, eventualmente coinvolti.
1. Edilizia ed urbanistica - Abusi - Zone vincolate - Totale difformità dalla concessione - Sussistenza - Pertinenze - Possibilità di autorizzazione in luogo di concessione - Esclusione.
1. In materia di edilizia, in forza del combinato disposto degli artt. 8 ultimo comma L. 28 febbraio 1985 n. 47 e 7 secondo comma lett. a) D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 94, le opere edilizie abusive, realizzate in zona sottoposta a vincolo paesistico, si considerano eseguite in totale difformità della concessione (artt. 7 e 20 legge n. 47 del 1985), e se costituenti pertinenze, non sono suscettibili di autorizzazione in luogo della concessione. (Nella specie la S.C. ha ritenuto la motivazione dell'ordinanza di riesame corretta nel confermare il sequestro preventivo emesso dal G.I.P. in relazione alla violazione del vincolo di inedificabilità, essendo stata la pensilina eseguita in zona in cui, secondo la previsione del Piano urbanistico Territoriale, erano consentiti esclusivamente piccoli interventi di restauro conservativo su edilizia esistente).
1. Edilizia ed urbanistica - Attività edilizia - Pertinenze - Individuazione - Criterio - Art. 7 L. 1992 n. 94 - Fattispecie - Piscina prefabbricata.
1. Nel sistema di cui all'art. 25 marzo 1992 n. 94, il concetto di pertinenza va valutato sia in relazione alla necessità ed oggettività del rapporto pertinenziale sia alla consistenza dell'opera, che deve essere tale da non alterare in modo significativo l'assetto del territorio, e che comunque deve inquadrarsi nei limiti di un rapporto adeguato e non esorbitante rispetto alle esigenze di un effettivo uso normale del soggetto che risiede nell'edificio principale; pertanto, va ritenuta pertinenza la piscina prefabbricata, di dimensioni normali, annessa ad un fabbricato ad uso residenziale sito in zona agricola.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Necessità - Vincolo pertinenziale - Inammissibile per fondo rustico.
1. Il 2° c. dell'art. 7 D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 94, ha assoggettato, tra l'altro, alla sola autorizzazione gratuita le opere costituenti pertinenze od impianti tecnologici al servizio di edifici già esistenti; pertanto, il vincolo pertinenziale, per espressa volontà legislativa, riguarda i soli edifici e non è ammissibile rispetto ad un fondo rustico.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Impugnazione - Da parte del vicino - Quando non v'è interesse 2. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Necessità - Pertinenze - Individuazione - Conseguenze
1. Mentre una riduzione degli spazi aperti, che sono considerati «valori» nella materia urbanistica, costituisce di per sé lesione di un qualificato interesse degli abitanti della zona, un analogo pregiudizio non può essere de jure associato ad altri interventi - seppure rientranti nella nozione di «trasformazione edilizia del territorio» - ove in concreto essi risultino sforniti di qualificativa lesività. (Nella fattispecie è stato escluso l'interesse del vicino ad impugnare la concessione per la realizzazione di un cantinato totalmente interrato, privo di «carico urbanistico»). 2. La nozione di pertinenza quale risulta dall'art. 7 secondo comma lett. a) D. L. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito in L. 25 marzo 1982 n. 94, deve essere interpretata in modo compatibile con i principi della materia e non può, quindi, consentire la realizzazione di opere di rilevante consistenza solo perché destinate al servizio ed ornamento del bene principale; pertanto, il rapporto pertinenziale non può esonerare dalla concessione delle opere che da un punto di vista edilizio ed urbanistico si pongono come «ulteriori» in quanto occupano aree e volumi diversi rispetto alla res principalis.
1. Edilizia ed urbanistica - Bellezze naturali - Mancata approvazione piano paesistico - Divieto assoluto di edificabilità - Sussistenza 2. Edilizia ed urbanistica - Bellezze naturali - Piano paesistico - Approvazione tardiva - Decadenza - inconfigurabilità 3. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Silenzio assenso - Configurabilità 4. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Bellezze naturali - Costruzioni edilizie - Nulla osta regionale - Silenzio assenso ex D.L. 1982 n. 9 - Inconfigurabilità
1. La L. 8 agosto 1985 n. 431 ha innovato il regime della tutela delle bellezze naturali, come previsto dalla L. 29 giugno 1939 n. 1497, sostituendo ai vincoli specifici gravanti su determinate località dotate di particolari pregi estetici, una diffusa tutela del paesaggio, e prevenendo ogni ulteriore possibilità di degrado ambientale attraverso l'imposizione, in via cautelare, di un divieto di edificabilità esteso a tutte le aree comunque interessate dai vincoli paesistici; ai sensi dell'art. 1 quinquies legge n. 431 anzidetta, l'operatività di tale salvaguardia cautelare non tollera deroghe sino a quando non vengano adottati dalle Regioni i piani paesistici previsti dal precedente art. 1 bis legge n. 431 cit. e peraltro, per ritenere «adottati» i suddetti piani non è sufficiente la loro materiale predisposizione, occorrendo invece che, concluso il loro processo formativo, essi siano stati approvati e siano quindi operativi. 2. In tema di operatività del divieto di interventi innovativi sul territorio, posto dall'art. 1 quinquies L. 8 agosto 1985 n. 431, il fatto che i piani paesistici regionali non siano stati approvati entro il termine del 31 dicembre 1986, stabilito dall'art. 1 bis legge n. 431 cit. non esclude che gli stessi possano essere approvati successivamente, nessuna decadenza essendo prevista dalla legge come conseguenza dell'avvenuto decorso di quel termine. (La Corte suprema di cassazione ha altresì rilevato che, persistendo l'inerzia delle Regioni, alle stesse può validamente sostituirsi il Ministero per i beni culturali ed ambientali, investito dalla legge di un ampio potere surrogatorio). 3. Le disposizioni contenute nell'art. 8 D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito, con modificazioni, dalla L. 25 marzo 1982 . 94, ed in base alle quali una richiesta di concessione deve intendersi accolta qualora entro novanta giorni dalla presentazione del progetto e della relativa domanda non sia stato comunicato il provvedimento motivato con il quale sia negato il rilascio, sono applicabili remore a condizione che la concessione sia un atto dovuto» in forza degli strumenti urbanistici vigenti; solo in tal caso, infatti, il mancato rilascio del provvedimento formale è imputabile ad un'ingiustificata inerzia della Pubblica amministrazione di fronte ad una richiesta riguardante un intervento edilizio consentito sulla base di un determinato quadro normativo di riferimento. 4. Le previsioni di cui all'art. 8 D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 94, concernenti la possibilità di far ricorso al silenzio-assenso della Pubblica amministrazione come fonte di un provvedimento concessorio, sono inapplicabili alle autorizzazioni affrancatrici dei vincoli paesistici, pure quando questi vincoli hanno perduto il carattere dell'assolutezza e dell'inderogabilità per effetto dell'avvenuta approvazione delle specifiche misure di salvaguardia contenute in un piano paesistico; anche in questa ipotesi, di fronte alla persistente inerzia dell'amministrazione regionale, i poteri autorizzativi sono esercitati in via surrogatoria dallo Stato, ma debbono manifestarsi sempre nelle forme di provvedimenti espressamente motivati.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Silenzio assenso - Presupposti
1. Presupposto essenziale in assenza del quale la procedura per la formazione del silenzio-assenso di cui all'art. 8 L. 25 marzo 1982 n. 94 non può essere avviata è la vigenza di uno strumento urbanistico attuativo.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Silenzio assenso - Presupposti.
1. Ai sensi dell'art. 8 D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, come modificato dalla legge di conversione L. 25 marzo 1982 n. 94, le condizioni per la formazione del silenzio assenso sulla domanda di concessione edilizia consistono nella vigenza di uno strumento esecutivo approvato non prima del 1° settembre 1967, data di entrata in vigore della L. 6 agosto 1967 n. 765, ovvero, in via alternativa, nello stato di sufficiente urbanizzazione della zona, tale da rendere superflua la pianificazione di dettaglio.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Area non compresa nel programma pluriennale di attuazione - Concessione ammissibile in area di completamento.
1. Ai sensi dell'art. 6, 3° c. lett. b) D.L. 23 gennaio 1982 n. 9 convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 94, per poter conseguire la concessione di costruzione nelle aree non comprese nei programmi pluriennali di attuazione, è sufficiente che l'area sulla quale si intende edificare possa considerarsi oggettivamente e per sua natura «area di completamento» e sia dotata di opere di urbanizzazione primaria collegate funzionalmente con quelle comunali», indipendentemente da qualsiasi qualificazione dell'area da parte del Comune e dall'inclusione o meno delle stesse a cura dell'ente locale, in un elenco di quelle considerate come «di complemento», dovendosi invero avere riguardo alla situazione effettiva dei luoghi.
1. Edilizi a ed urbanistica - Attività edilizia - Pertinenza - Nozione - (Fattispecie di tettoia di 480 m²).
1. Sulla base dell'art. 7 D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 84, costituisce Pertinenza, esclusa dal regime concessorio, l'opera che sia posta al servizio di edifici già esistenti mediante un nesso funzionale e strumentale, cioè un nesso oggettivo che non consenta, per natura e struttura, altro che la destinazione della cosa ad uso pertinenziale in modo durevole; tale caratteristica deve individuarsi nella struttura dell'opera, la quale non sia logicamente ed economicamente utilizzabile in altro modo. (Nella fattispecie la Corte suprema ha escluso che avesse qualifica pertinenziale, ritenendola soggetta all'obbligo della concessione edilizia, una tettoia, della superficie coperta di 480 mq, con pavimentazione, poggiante su muri e pilastri in ferro ancorati alla base, alti mt 4 circa, in quanto essa, per le sue caratteristiche tecniche e dimensionali, doveva considerarsi inidonea a soddisfare finalità estrinseche alle esigenze di una più comoda e razionale fruizione abitativa dell'immobile esistente, mentre poteva assolvere ad una fruizione autonoma ed avere una utilizzazione propria).
1 Edilizia ed urbanistica -Concessione edilizia - Non necessaria per la pertinenza - Differenza fra pertinenza ed opera accessoria. 2. Edilizia ed urbanistica - Abusi edilizi - Reato - Amnistia ex art. 3 lett. e) D.P.R. 1990 n. 75 - Applicabilità - Limiti - Violazione di vincoli ex art. 33 L. 1985 n. 47 - Individuazione. 3. Edilizia ed urbanistica - Abusi edilizi - Reato - Procedimento penale - Sospensione - Condizioni - Limiti.
1 Deve ritenersi pertinenza, al fine di assoggettarla a semplice autorizzazione e non a concessione ai sensi dell'art. 7 cpv. lett. a) D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 94, l'opera la quale, pur conservando la propria individualità fisica ed autonomia funzionale, venga posta in un durevole rapporto di subordinazione strumentale con altra persistente, per renderne più agevole o comunque migliorarne l'uso; per delimitare la relativa nozione, che nell'ambito della normativa edilizia, non può farsi coincidere completamente con quella di cui all'art. 817 Cod. civ., è possibile far ricorso interpretativo alla normativa catastale, secondo la quale la pertinenza consiste in un volume privo di autonomo accesso dalla via pubblica ed insuscettibile di produrre un proprio reddito senza subire modificazioni fisiche. (Nella fattispecie la Corte suprema ha ritenuto che la superficie realizzata mediante la costruzione di un balcone non possa qualificarsi pertinenza, essendo opera accessoria, soggetta al diverso regi . me concessorio, la quale congiunta intimamente con altra costituisce parte costitutiva ed integrante del tutto; la Corte suprema ha inoltre precisato che mentre le pertinenze possono anche fisicamente essere separate dalla cosa principale senza alterarne l'essenza fisica e funzionale, le opere accessorie non sono suscettibili di separazione, senza determinare frazionamento fisici del tutto ovvero riportare alterazioni funzionari dell'immobile). 2. L'art. 3 lett. e) D.P.R. 12 aprile 1990 n. 75 escludendo l'amnistia per i reati urbanistici quando siano violati «i vincoli di cui all'art. 33 primo comma della legge n. 47 del 1985 ... », intende riferirsi non già ai vincoli che importino la modificabilità assoluta, ma a quelli indicati dal testo della norma del cit. art. 33 L. 28 febbraio 1985 n. 47, la cui natura esprime la generica confliggenza dell'opera eseguita rispetto all'interesse pubblico tutelato. 3. La sospensione del processo penale per violazioni edilizie, prevista dall'art. 22 L. 28 febbraio 1985 n. 47, postula non solo la presentazione della domanda di sanatoria al Comune competente, ma la sussistenza di tutte le condizioni ed i requisiti di conformità dell'opera edilizia, eseguita in assenza di titolo, agli strumenti urbanistici, al fine di far rientrare l'illecito commesso nella categoria dei cosiddetti abusi edilizi formali, caratterizzati dall'assenza di contrasto con gli strumenti urbanistici medesimi; poiché la sospensione del processo penale è strumentale alla declaratoria di estinzione del reato urbanistico per l'inesistenza ex tunc dell'antigiuridicità sostanziale del fatto reato, si deve ritenere che spetti al giudice penale di sindacare la sussistenza dei relativi presupposti.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Silenzio assenso - Presupposti - Individuazione.
1. In forza dell'art. 8, 5° c., D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, come modificato dalla L. 25 marzo 1982 n. 94, non si realizza il silenzio assenso allorché gli interventi sono da attuare su aree non dotate di strumenti urbanistici attuativi vigenti dopo il 1° settembre 1967, ovvero, in via alternativa, quando lo stato di sufficiente urbanizzazione della zona sia tale da rendere superflua la pianificazione di dettaglio.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Silenzio assenso - Insediamenti turistici - Inapplicabilità.
1. Non rientrano nell'ambito di applicazione della disciplina relativa alla formazione del silenzio-assenso di cui all'art. 8 L. 25 marzo 1982 n. 94 gli interventi edilizi concernenti la costruzione di edifici destinati ad insediamenti di natura turistica.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Silenzio assenso - Per edilizia residenziale, compresi immobili destinati ad attività sussidiarie ed integrative.
1. Ai fini della formazione del silenzio-assenso a norma dell'art. 8 L. 25 marzo 1982 n. 94, sono riconducibili nell'ambito di edilizia residenziale anche gli immobili destinati a tutte quelle attività sussidiarie ed integrative che sono indispensabili all'ordinato e civile vivere di una popolazione.

References: articolo 14
 art. 7
 art. 7
 Art. 8
 art. 8
 art. 79
 sentenza 
 art. 26
 sentenza 
 art. 2
 Art. 7
 art. 1
 art. 3
 art. 33
 art. 33