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Timestamp: 2020-07-12 06:36:03+00:00

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Art. 132 codice di procedura civile - Contenuto della sentenza - Brocardi.it
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Articolo 132 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 132 Codice di procedura civile
La sentenza reca l'intestazione «Repubblica italiana», ed è pronunciata «In nome del popolo italiano» (1) (2). Essa deve contenere:
1) l'indicazione del giudice che l'ha pronunciata (3);
2) l'indicazione delle parti e dei loro difensori (4);
3) le conclusioni del pubblico ministero e quelle delle parti (5);
4) la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione [disp. att. 118] (7);
5) il dispositivo, la data della deliberazione (8) e la sottoscrizione del giudice [disp. att. 119] (9).
La sentenza emessa dal giudice collegiale è sottoscritta soltanto dal presidente e dal giudice estensore. Se il presidente non può sottoscrivere per morte o per altro impedimento, la sentenza viene sottoscritta dal componente più anziano del collegio, purché prima della sottoscrizione sia menzionato l'impedimento; se l'estensore non può sottoscrivere la sentenza per morte o altro impedimento è sufficiente la sottoscrizione del solo presidente, purché prima della sottoscrizione sia menzionato l'impedimento (10).
(1) Ai sensi dell'art.58 della l. 69/2009, l'articolo in commento si applica ai giudizi pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore della presente legge si applicano gli articoli 132, 345 e 616 del codice di procedura civile e l'articolo 118 delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, come modificati dalla presente legge.
(2) La mancanza della formula solenne nel testo della sentenza non determina la nullità dell'atto ma determina un'ipotesi di irregolarità sanabile attraverso il procedimento di correzione (art.287).
(3) Il termine generico "giudice" a cui la norma si riferisce si riferisce sia ai singoli giudici componenti il collegio sia all'ufficio giudiziario territoriale. Si tratta di elementi la cui mancanza non assurge a motivo di nullità della sentenza, benchè sia comunque possibile desumere dal testo del provvedimento il nome del magistrato e dell'ufficio giudiziario giudicante.
(4) L'irregolare menzione o la totale omissione delle parti e dei loro difensori non comporta nullità della sentenza se comunque risulta possibile individuare, in modo inequivoco, le parti dal contesto globale della sentenza o i difensori da atti processuali precedenti. Si può ovviare a tale mancanza od omissione tramite il procedimento di correzione di cui all'art. 287.
(5) L'omissione o l'errata indicazione delle conclusioni delle parti e di quelle del pubblico ministero è causa di nullità solo se risulta che il giudice, nel prendere la sua decisione non ne abbia tenuto conto immotivatamente.
(6) La riforma ad opera della legge 69/2009 ha modificato tale inciso, disponendo che il giudice debba indicare la succinta esposizione dello svolgimento dei fatti processuali, consistente in un sintetico resoconto inerente al contenuto sostanziale della causa e contenente gli elementi di fatto e di diritto valutati nella decisione.
(7) Con le modifiche introdotte dalla Legge 18 giugno 2009, n. 69, il legislatore ha inteso sancire l'obbligo della motivazione, consistente nell'insieme delle ragioni che giustificano la statuizione del giudice. La motivazione è lo strumento con cui è possibile vagliare l'iter logico seguito dal giudice per giungere alla decisione. Infatti, la motivazione è elemento previsto dall'art.111 Cost. che permette di effettuare un controllo penetrante sulla legalità della pronuncia in sede di impugnazione e sancire la responsabilità dei magistrati.
La motivazione deve essere sufficiente, nel senso che deve contenere ragioni oggettivamente idonee a giustificare la decisione; logica, ossia coerente nelle diverse osservazioni in cui essa si articola, anche in relazione al dispositivo; ordinata, in quanto la legge prescrive che nella motivazione debbono essere esposte concisamente e in ordine le questioni discusse e decise dal collegio ed indicate le norme di legge e i principi di diritto applicati. La totale mancanza della motivazione è causa di nullità della sentenza (art.161, I comma) in quanto non adempie alle finalità che la legge attribuisce alla sentenza stessa.
(8) L'indicazione della data della deliberazione, diversamente da quanto accade per la data di pubblicazione (art.133), non è considerata essenziale in quanto si riferisce ad un atto interno e per di più desumibile dal verbale. Pertanto, la sua mancanza o la sua irregolarità non comporta nullità, ma solo un errore materiale non invalidante.
(9) Unitamente alla motivazione, la sottoscrizione del giudice costituisce il requisito più importante, in quanto assolve la funzione di assicurare l'identità tra il giudice che ha deliberato la sentenza e quello che ha partecipato alla discussione della causa.
Se la sentenza è pronunciata dal giudice monocratico viene sottoscritta dal solo estensore. Il difetto assoluto di sottoscrizione dell'originale comporta la nullità insanabile della sentenza che può essere rilevata anche d'ufficio (art.161, II comma).
(10) L'ultimo comma della norma in esame è espressione di un temperamento al principio della nullità insanabile della sentenza nel caso di mancata sottoscrizione poichè esclude tale grave conseguenza se si verifica la morte o un altro insuperabile ostacolo, anche temporaneo, causato, ad es., da uno stato fisico o psichico non occasionale del giudice o da una prolungata assenza dal territorio italiano. Tuttavia, la norma richiede che sia stata fatta menzione di tali impedimenti prima della sottoscrizione del presidente o del componente più anziano del collegio a seconda di chi è colpito dall'evento.
La norma disciplina il contenuto della sentenza, quale atto giurisdizionale per eccellenza, con cui si esprime nella maniera più caratteristica la funzione giurisdizionale statale.
Nel processo civile si suole indicare diverse tipologie di sentenza. In base alla domanda proposta, nel procedimento di cognizione, si distinguono sentenze di mero accertamento di una situazione controversa, costitutiva di una situazione giuridica o di condanna ad una data prestazione. In base al contenuto, invece, si individuano sentenze di merito, d'accoglimento o di rigetto, a sentenze di rito. Inoltre, la sentenza può essere definitiva, [v. 2792, n. 1, 2, 3] o non definitiva o parziale [v. 2792, n. 3, 4, 5 e 278]. A seguito della riforma, ai sensi dell'art. 282 c.p.c. la sentenza di primo grado nel processo di cognizione acquista immediatamente efficacia esecutiva. Le sentenze sono sempre irrevocabili da parte del giudice che le ha emesse, se non ad opera di altro giudice in sede di impugnazione. Infine, nel processo di cognizione, una volta esperiti contro la sentenza tutti i mezzi di gravame o decorsi i termini perentori per la loro proposizione senza che essi siano stati presentati, la sentenza acquista l'autorità di cosa giudicata, che si specifica formalmente [v. 324] e sostanzialmente (c.c. 2909) nell'immodificabilità e nell'incontrovertibilità tra le parti del provvedimento del giudice.
“ Ratio decidendi ”
Spiegazione dell'art. 132 Codice di procedura civile
La sentenza è l’atto conclusivo del procedimento giurisdizionale o di un suo grado.
Si definisce definitiva quando assolve interamente alla sua funzione decisoria sul merito del giudizio, il che può accadere anche quando il giudice si arresti alla pronuncia sul processo prima di pervenire alla pronuncia sul merito (ad esempio perché riscontra il difetto di presupposti processuali o di condizioni dell’azione).
Si ha, invece, una sentenza non definitiva quando con essa viene solo risolta una questione pregiudiziale o preliminare (che presuppone la prosecuzione del giudizio) o viene deciso il merito solo parzialmente.
La sentenza può riguardare, infatti, sia il merito che il rito.
La sentenza di merito, a sua volta, può essere:
di mero accertamento, quando accerta il diritto assolvendo ad una esigenza di certezza determinata dalla contestazione;
di condanna: non si limita ad accertare il diritto, ma garantisce anche la sua ulteriore tutela mediante esecuzione forzata;
costitutiva: accerta il diritto ad una modificazione giuridica e assolve nel contempo alla sua esigenza di tutela mediante una modificazione giuridica.
Il primo comma disciplina il contenuto che la sentenza deve avere, precisando l’iter attraverso cui essa viene giuridicamente in essere; si ritiene che l’omissione dell’intestazione non sia motivo di nullità e che ad essa si possa ovviare mediante il procedimento di correzione previsto dall’art. 287 del c.p.c.
Per quanto riguarda la motivazione (sia in fatto che in diritto), la sua funzione è chiaramente quella di consentire un controllo sotto il profilo logico e giuridico del ragionamento che ha condotto alla decisione.
Analizziamo i singoli requisiti che essa deve possedere.
Indicazione del giudice che ha pronunciato la sentenza.
Si precisa che in ipotesi di giudice monocratico, quello che pronuncia la sentenza deve essere lo stesso di quello dinanzi a cui è avvenuta la precisazione delle conclusioni e la rimessione in decisione (la pronuncia da parte di un giudice diverso sarebbe insanabilmente nulla, così come è motivo di nullità assoluta e insanabile l’indicazione di un collegio diverso da quello che ha giudicato).
Indicazione delle parti e dei loro difensori.
La loro omessa o inesatta indicazione non dà luogo a nullità se dal contesto della sentenza è possibile individuare il soggetto in modo non equivoco ovvero se tale omissione non ha causato una reale violazione del principio del contraddittorio.
Conclusioni del pubblico ministero e delle parti.
Alla mancanza di tale requisito si può porre rimedio con il procedimento di correzione, purchè la sentenza abbia tenuto conto di tali conclusioni.
La concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione
La Legge 69/2009 ha qui eliminato il riferimento allo svolgimento del processo, con la conseguenza che adesso può essere omesso ed il contenuto della sentenza essere ridotto all’epigrafe, all’indicazione delle conclusioni delle parti e, per la parte motiva, alla concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto (a cui ovviamente segue il dispositivo).
Questa parte della norma deve a sua volta coordinarsi con l’art. 118 delle disp. att. c.p.c., il quale precisa che la motivazione della sentenza consta nella succinta esposizione dei fatti rilevanti della causa e delle ragioni giuridiche della decisione.
Dispositivo e motivazione concorrono a formare la forza imperativa della decisione; da ciò ne consegue che, mancando l’una o l’altra, la sentenza è affetta da radicale inesistenza, la quale può essere fatta valere sia con l’actio nullitatis (proponibile in ogni tempo) sia mediante gli ordinari mezzi di impugnazione.
Nel motivare la sentenza, il giudice non può limitarsi ad enunciare il giudizio in cui consiste la sua valutazione, ma deve descrivere il processo cognitivo attraverso cui è passato dalla situazione iniziale di ignoranza dei fatti alla situazione finale costitutiva del giudizio.
Dispositivo, data della deliberazione e sottoscrizione del giudice.
Il dispositivo costituisce l’essenza volitiva della sentenza. Occorre tuttavia precisare che, per concorde opinione sia in dottrina che in giurisprudenza, la portata precettiva della sentenza deve trarsi dal dispositivo posto in relazione con la motivazione, e che per tale ragione le varie parti della sentenza vanno integrate tra loro e interpretate l’una a mezzo dell’altra, fino eventualmente a supplire ad eventuali omissioni contenute nel dispositivo.
La data della deliberazione, a differenza di quella di pubblicazione e della sottoscrizione, non è un requisito essenziale, essendo desumibile dal verbale.
E’, invece, insanabilmente nulla la sentenza mancante della sottoscrizione del giudice che l’ha deliberata, non potendo neppure farsi ricorso al procedimento di correzione degli errori materiali.
Massime relative all'art. 132 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 24600/2017
Nell'ordinario giudizio di cognizione, l'esatto contenuto della sentenza va individuato non alla stregua del solo dispositivo, bensì integrando questo con la motivazione, nella parte in cui la medesima riveli l'effettiva volontà del giudice. Ne consegue che va ritenuta prevalente la parte del provvedimento maggiormente attendibile e capace di fornire una giustificazione del "dictum" giudiziale. (Nella specie, la S.C., a fronte di un dispositivo che rigettava l’appello avverso la sentenza anziché dichiararlo inammissibile, ha ritenuto prevalente la motivazione la quale affermava chiaramente la carenza del requisito di specificità ex art. 342 c.p.c. nel gravame).
(Cassazione civile, Sez. VI-1, ordinanza n. 24600 del 18 ottobre 2017)
Cass. civ. n. 22022/2017
(Cassazione civile, Sez. VI-5, ordinanza n. 22022 del 21 settembre 2017)
Cass. civ. n. 19956/2017
(Cassazione civile, Sez. VI-5, ordinanza n. 19956 del 10 agosto 2017)
Cass. civ. n. 15846/2017
Nella concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto della decisione, il giudice non deve dimostrare esplicitamente l'infondatezza o la non pertinenza di eventuali precedenti giurisprudenziali difformi (neppure se si tratti di cd. autoprecedenti e, cioè, decisioni rese in fattispecie analoghe o simili dallo stesso ufficio), poiché i motivi della decisione, in tanto possono essere viziati, in quanto siano di per sé erronei, in fatto o in diritto, in relazione alla fattispecie concreta, non già perché eventualmente in contrasto con quelli addotti in decisioni riguardanti altre fattispecie analoghe, simili o addirittura identiche.
(Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 15846 del 26 giugno 2017)
Cass. civ. n. 11227/2017
(Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 11227 del 9 maggio 2017)
Cass. civ. n. 7546/2017
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7546 del 23 marzo 2017)
Cass. civ. n. 5772/2017
(Cassazione civile, Sez. VI-2, ordinanza n. 5772 del 7 marzo 2017)
Cass. civ. n. 24951/2016
La non corrispondenza del collegio, così come riportato nell’epigrafe della sentenza, con quello innanzi al quale sono state precisate le conclusioni è causa di nullità della decisione solo in caso di effettivo mutamento del collegio medesimo; l'onere della prova di tale divergenza grava sulla parte che se ne dolga, dovendosi altrimenti presumere, in mancanza di elementi contrari ed in difetto di autonoma efficacia probatoria dell'intestazione della sentenza, che i magistrati che hanno partecipato alla deliberazione coincidano con quelli indicati nel verbale d’udienza, e che, pertanto, la pronunzia sia affetta da mero errore materiale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 24951 del 6 dicembre 2016)
Cass. civ. n. 23461/2016
Non va dichiarata la nullità della sentenza nell'ipotesi in cui la sottoscrizione apposta dal giudice estensore svolge le necessarie funzioni identitarie e di riferibilità soggettiva, essendo supportata da elementi, come l'indicazione del relatore nella intestazione della decisione, che permettono l'identificazione tra segno grafico ed indicazione nominativa. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto la piena identificabilità dell'estensore della sentenza di appello, sebbene la firma "Silvia Matteo" fosse diversa dalle corrette indicazioni del consigliere estensore di cui all'epigrafe "Silvia Di Matteo").
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 23461 del 17 novembre 2016)
Cass. civ. n. 22232/2016
La motivazione è solo apparente, e la sentenza è nulla perchè affetta da "error in procedendo", quando, benchè graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perché recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all'interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche congetture. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto tale una motivazione caratterizzata da considerazioni affatto incongrue rispetto alle questioni prospettate, utilizzabili, al più, come materiale di base per altre successive argomentazioni, invece mancate, idonee a sorreggere la decisione).
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 22232 del 3 novembre 2016)
Cass. civ. n. 18754/2016
La sentenza la cui motivazione si limiti a riprodurre il contenuto di un altro atto processuale (nella specie, un'ordinanza del giudice risultante dal verbale di causa), senza niente aggiungervi, non è nulla qualora le ragioni della decisione siano, in ogni caso, attribuibili all'organo giudicante e risultino in modo chiaro, univoco ed esaustivo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 18754 del 23 settembre 2016)
Cass. civ. n. 22242/2015
Non adempie il dovere di motivazione il giudice che si limiti a richiamare principi giurisprudenziali asseritamene acquisiti, senza tuttavia formulare alcuna specifica valutazione sui fatti rilevanti di causa e, dunque, senza ricostruire la fattispecie concreta ai fini della sussunzione in quella astratta; in una situazione di tal tipo, infatti, il sillogismo che distingue il giudizio finisce per essere monco della premessa minore e, di conseguenza, privo della conclusione razionale.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 22242 del 30 ottobre 2015)
Il provvedimento giudiziale sottoscritto dal giudice con firma digitale non è inesistente, trattandosi di modalità equiparabile alla sottoscrizione manuale.
Cass. civ. n. 20648/2015
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 20648 del 14 ottobre 2015)
Cass. civ. n. 19074/2015
La portata precettiva di una sentenza va individuata tenendo conto non solo del dispositivo, ma anche della motivazione, quando il primo, contenga comunque una decisione che, pur di contenuto incompleto e indeterminato, si presti ad essere integrata dalla seconda. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata la quale aveva escluso la ricorrenza del vizio di omessa pronuncia relativamente ad un lodo arbitrale il cui dispositivo non conteneva alcuna espressa statuizione di rigetto di una domanda risarcitoria ritenuta non meritevole di accoglimento in motivazione).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 19074 del 25 settembre 2015)
Cass. civ. n. 12864/2015
L'omessa od erronea trascrizione delle conclusioni delle parti nella intestazione della sentenza importa la sua nullità solo quando le conclusioni formulate non siano state prese in esame, mancando in concreto una decisione sulle domande o eccezioni ritualmente proposte. Quando invece dalla motivazione della sentenza risulti che le conclusioni delle parti, nonostante l'omessa o erronea trascrizione, siano state esaminate e decise, il vizio si risolve in una semplice imperfezione formale, irrilevante ai fini della validità della sentenza.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12864 del 22 giugno 2015)
Cass. civ. n. 1815/2015
Il giudice di merito, quando aderisce alle conclusioni del consulente tecnico che nella relazione abbia tenuto conto, replicandovi, dei rilievi dei consulenti di parte, esaurisce l'obbligo della motivazione con l'indicazione delle fonti del suo convincimento, e non deve necessariamente soffermarsi anche sulle contrarie allegazioni dei consulenti tecnici di parte, che, sebbene non espressamente confutate, restano implicitamente disattese perché incompatibili, senza che possa configurarsi vizio di motivazione, in quanto le critiche di parte, che tendono al riesame degli elementi di giudizio già valutati dal consulente tecnico, si risolvono in mere argomentazioni difensive.
(Cassazione civile, Sez. VI-3, ordinanza n. 1815 del 2 febbraio 2015)
Cass. civ. n. 4448/2014
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4448 del 25 febbraio 2014)
Cass. civ. n. 12123/2013
L'obbligo di motivazione del giudice è ottemperato mediante l'indicazione delle ragioni della sua decisione, ossia del ragionamento da lui svolto con riferimento a ciascuna delle domande o eccezioni (nel giudizio di primo grado) o a ciascuno dei motivi di impugnazione (nei giudizi di impugnazione), mentre non è necessario che egli confuti espressamente - pur dovendoli prendere in considerazione - tutti gli argomenti portati dalla parte parte interessata a sostegno delle proprie domande, eccezioni o motivi disattesi e cioè anche gli argomenti assorbiti o incompatibili con le ragioni espressamente indicate dal giudice stesso, dovendosi ritenere, diversamente, che la motivazione non possa qualificarsi come "succinta" nel senso voluto dall'art. 118 disp. att. cod. proc. civ., tanto più ove venga in rilievo una ordinanza pronunziata dalla Suprema Corte ai sensi dell'art. 375 cod. proc. civ.
(Cassazione civile, Sez. VI-1, ordinanza n. 12123 del 17 maggio 2013)
Cass. civ. n. 8702/2013
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 8702 del 10 aprile 2013)
Cass. civ. n. 3340/2013
La motivazione "per relationem" di una sentenza, in linea di principio ammissibile, deve permettere tuttavia un agevole reperimento della sentenza citata mediante riproduzione dei suoi contenuti, oggetto di autonoma valutazione critica, così da consentire la verifica di compatibilità logico-giuridica del richiamo operato; pertanto, quando il rinvio ad una sentenza di merito di commissione tributaria, relativa ad un altro processo, avvenga con la sola indicazione del numero della sentenza e dell'anno, ma senza indicazione della sezione, tale rinvio deve considerarsi illegittimo, perché le sentenze di merito non sempre sono facilmente reperibili ed, inoltre, la relativa numerazione viene effettuata per ciascuna sezione e non per commissione, né la parte può essere obbligata a ricerche di documenti extraprocessuali.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 3340 del 12 febbraio 2013)
Cass. civ. n. 22557/2012
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 22557 del 11 dicembre 2012)
Cass. civ. n. 16535/2012
L'omessa indicazione nell'epigrafe della sentenza del nome di una delle parti rende nulla la sentenza quando né dallo "svolgimento del processo", né dai "motivi della decisione", sia dato desumere la sua effettiva partecipazione al giudizio, con conseguente incertezza assoluta nell'individuazione del soggetto nei cui confronti la sentenza è destinata a produrre i suoi effetti.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 16535 del 28 settembre 2012)
Cass. civ. n. 7364/2012
In tema di motivazione della sentenza, il principio secondo il quale non è carente di motivazione la sentenza che recepisce "per relationem" le conclusioni ed i passi salienti di una relazione di consulenza tecnica d'ufficio di cui dichiari di condividere il merito, può trovare applicazione anche con riferimento a consulenze disposte ed esperite in altro giudizio, anche aventi funzione non solo deducente ma anche percipiente, sebbene in tale caso la valutazione del giudice deve essere più rigorosa, e devono essere rese chiaramente ostensibili in motivazione le ragioni per le quali, nonostante la oggettiva diversità dei fatti storici esaminati dalla c.t.u. e quelli esaminati nel giudizio pendente, i rilevamenti di fatto compiuti dall'ausiliario e le conclusioni da questo raggiunte possano essere in tutto od in parte trasposti anche nel nuovo giudizio. (Nella specie, la c.t.u. di altro giudizio, su cui si era fondata "per relationem" la decisione impugnata, aveva avuto ad oggetto la rilevazione dell'ubicazione di fondi soggetti ad opere di bonifica, la individuazione di tali opere e la verifica della funzionalità ad arrecare beneficio ai fondi, sebbene i giudizi si riferissero a periodi ed a fatti storici diversi; la S.C., nel cassare la sentenza impugnata, ha affermato il principio su esteso).
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 7364 del 11 maggio 2012)
Cass. civ. n. 7269/2012
È valida la sentenza deliberata dal magistrato prima del suo collocamento a riposo per raggiunti limiti di età, a nulla rilevando che il deposito in cancelleria sia avvenuto successivamente a tale momento.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 7269 del 11 maggio 2012)
Cass. civ. n. 4326/2012
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 4326 del 19 marzo 2012)
Cass. civ. n. 23670/2011
La mancata indicazione espressa della parte nella sentenza - non prescritta a pena di nullità dall'art. 132, secondo comma, n. 2, c.p.c. - non ne determina la nullità per inidoneità al raggiungimento dello scopo ove l'atto abbia indicato un provvedimento intervenuto nel corso del processo il cui contenuto consenta di individuare "per relationem" la parte non indicata nella sentenza stessa, dovendosi ritenere, in applicazione dei principi di cui all'art. 156, secondo e terzo comma, c.p.c., che quest'ultima, pur carente di un requisito formale, sia idonea ad assicurare il soddisfacimento dello scopo a cui è preposta l'indicazione delle parti. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'anzidetto principio, ha escluso che l'omessa indicazione nella sentenza della Cassa Nazionale di Assistenza e Previdenza Forense, litisconsorte necessario, comportasse l'invalidità dell'atto atteso l'espresso richiamo nella motivazione al provvedimento di integrazione del contraddittorio nei confronti della suddetta Cassa Forense, nonché al successivo reclamo avverso un provvedimento provvisorio, di cui erano state riportate anche le conclusioni formulate in quella sede nei confronti della medesima parte).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 23670 del 11 novembre 2011)
Cass. civ. n. 7477/2011
È conforme al disposto dell'art. 132, secondo comma, n. 4, c.p.c., con riferimento al requisito dell'esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, la sentenza di merito la cui motivazione, pur riportando ampi stralci del percorso logico risultante dalla comparsa depositata nell'interesse di una delle parti, così recependo in modo prevalente l'impostazione difensiva adottata dalla parte, risulti tuttavia supportata da idonei e critici spunti di ragionamento logico-giuridico sui vari aspetti della vicenda sottoposta al vaglio del giudice.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7477 del 31 marzo 2011)
Cass. civ. n. 3367/2011
La motivazione della sentenza "per relationem" è ammissibile, dovendosi giudicare la sua completezza e logicità sulla base degli elementi contenuti nell'atto al quale si opera il rinvio e che, proprio in ragione dello stesso, diviene parte integrante dell'atto rinviante, fermo restando, tuttavia, secondo un principio generale dell'ordinamento, desumibile dagli artt. 3 della legge n. 241 del 1990, e 7, comma 1, della legge n. 212 del 2000, per gli atti amministrativi (e valido, a maggior ragione, in forza dell'art. 111 Cost., per l'attività del giudice), che il rinvio va operato in modo tale da rendere possibile ed agevole il controllo della motivazione "per relationem". Ne consegue che non incorre nella violazione degli artt. 111 Cost., 118 disp. att. c.p.c. e 132 c.p.c. la motivazione della sentenza che, richiamando testualmente un precedente del medesimo ufficio reso su una questione analoga, dopo aver esaminato specificamente le singole censure proposte dall'appellante, concluda nel senso che le argomentazioni della sentenza richiamata "rispondono a tutti i motivi d'impugnazione dedotti dagli appellanti".
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3367 del 11 febbraio 2011)
Cass. civ. n. 22845/2010
In tema di contenuto della sentenza, la concisa esposizione dello svolgimento del processo e dei motivi in fatto della decisione, richiesta dall'art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c. nella versione anteriore alla modifica da parte dell'art. 45, comma 17, della legge 18 giugno 2009, n. 69, non rappresenta un elemento meramente formale, ma un requisito da apprezzarsi esclusivamente in funzione della intelligibilità della decisione e della comprensione delle ragioni poste a suo fondamento, la cui mancanza costituisce motivo di nullità della sentenza solo quando non sia possibile individuare gli elementi di fatto considerati o presupposti nella decisione, stante il principio della strumentalità della forma, per il quale la nullità non può essere mai dichiarata se l'atto ha raggiunto il suo scopo (art. 156, comma 3, c.p.c.), e considerato che lo stesso legislatore, nel modificare l'art. 132 cit., ha espressamente stabilito un collegamento di tipo logico e funzionale tra l'indicazione in sentenza dei fatti di causa e le ragioni poste dal giudice a fondamento della decisione.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 22845 del 10 novembre 2010)
Cass. civ. n. 22278/2010
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 22278 del 2 novembre 2010)
Cass. civ. n. 7343/2010
L'omessa o inesatta indicazione del nome di una delle parti nell'intestazione della sentenza va considerata un mero errore materiale, emendabile con la procedura di cui agli artt. 287 e 288 c.p.c., quando dal contesto della sentenza risulti con sufficiente chiarezza l'esatta identità di tutte le parti; comporta, viceversa, la nullità della sentenza qualora da essa si deduca che non si è regolarmente costituito il contraddittorio, ai sensi dell'art. 101 c.p.c., e quando sussiste una situazione di incertezza, non eliminabile a mezzo della lettura dell'intera sentenza, in ordine ai soggetti cui la decisione si riferisce. (Nella specie, in riferimento ad un procedimento in cui era parte l'Agenzia delle Entrate, la S.C. ha stabilito che, benché non indicata nell'intestazione della sentenza, l'avvenuta partecipazione al giudizio dell'Agenzia fosse inequivocabilmente desumibile da suo contenuto, laddove si indicava la sua costituzione in giudizio già in primo grado e la proposizione dell'appello da parte della medesima).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7343 del 26 marzo 2010)
Cass. civ. n. 24542/2009
Nella redazione della motivazione della sentenza, il giudice non è tenuto ad occuparsi espressamente e singolarmente di ogni allegazione, prospettazione ed argomentazione delle parti, essendo necessario e sufficiente, in base all'art. 132, n. 4, c.p.c. (nel testo "ratione temporis" vigente), che esponga, in maniera concisa, gli elementi in fatto ed in diritto posti a fondamento della sua decisione, dovendo ritenersi per implicito disattesi tutti gli argomenti, le tesi e i rilievi che, seppure non espressamente esaminati, siano incompatibili con la soluzione adottata e con il percorso argomentativo seguito.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 24542 del 20 novembre 2009)
Cass. civ. n. 16920/2009
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 16920 del 21 luglio 2009)
Cass. civ. n. 11603/2009
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 11603 del 19 maggio 2009)
Cass. civ. n. 161/2009
La sentenza è nulla ai sensi dell'art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c., ove risulti del tutto priva dell'esposizione dei motivi sui quali la decisione si fonda ovvero la motivazione sia solo apparente, estrinsecandosi in argomentazioni non idonee a rivelare la "ratio decidendi". Ne consegue che non può ritenersi affetta da nullità la sentenza per il solo fatto che si limiti a recepire, trascrivendola, la motivazione di un altro provvedimento giudiziale adottato sulla medesima questione, ferma la necessità che la motivazione trascritta non presenti, essa stessa, i vizi della motivazione apparente.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 161 del 8 gennaio 2009)
Cass. civ. n. 18237/2008
Se al momento della decisione della causa risulti la mancanza di taluni atti da un fascicolo di parte, il giudice è tenuto a disporne la ricerca o, eventualmente, la ricostruzione solo se sussistano elementi per ritenere che tale mancanza sia involontaria, ovvero dipenda da smarrimento o sottrazione. Ove, pur in presenza di tali elementi, il giudice ometta di disporre la ricerca o la ricostruzione degli atti mancanti, tale omissione può tradursi in un vizio della motivazione, ma la parte che intenda censurare tale vizio in sede di legittimità ha l'onere di richiamare nel ricorso il contenuto dei documenti dispersi e dimostrarne la rilevanza ai fini di una decisione diversa.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 18237 del 3 luglio 2008)
Cass. civ. n. 17957/2007
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 17957 del 24 agosto 2007)
Cass. civ. n. 16999/2007
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 16999 del 2 agosto 2007)
Cass. civ. n. 10033/2007
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 10033 del 27 aprile 2007)
Cass. civ. n. 7943/2007
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 7943 del 30 marzo 2007)
Cass. civ. n. 3840/2007
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 3840 del 20 febbraio 2007)
Cass. civ. n. 17145/2006
La conformità della sentenza al modello di cui all'art. 132 n. 4 c.p.c., e l'osservanza degli artt. 115 e 116, c.p.c., non richiedono che il giudice di merito dia conto dell'esame di tutte le prove prodotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettate dalle parti, essendo necessario e sufficiente che egli esponga, in maniera concisa, gli elementi in fatto ed in diritto posti a fondamento della sua decisione, offrendo una motivazione logica ed adeguata, evidenziando le prove ritenute idonee a confortarla, dovendo reputarsi per implicito disattesi tutti gli argomenti, le tesi e i rilievi che, seppure non espressamente esaminati, siano incompatibili con la soluzione adottata e con l'iter argomentativo seguito.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 17145 del 27 luglio 2006)
Cass. civ. n. 11860/2006
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11860 del 19 maggio 2006)
Cass. civ. n. 2268/2006
È legittima la motivazione per relationem della sentenza pronunciata in sede di gravame, purché il giudice d'appello, facendo proprie le argomentazioni del primo giudice, esprima, sia pure in modo sintetico, le ragioni della conferma della pronuncia in relazione ai motivi di impugnazione proposti, in modo che il percorso argomentativo desumibile attraverso la parte motiva delle due sentenze risulti appagante e corretto. Deve viceversa essere cassata la sentenza d'appello allorquando la laconicità della motivazione adottata, formulata in termini di mera adesione, non consenta in alcun modo di ritenere che alla affermazione di condivisione del giudizio di primo grado il giudice di appello sia pervenuto attraverso l'esame e la valutazione di infondatezza dei motivi di gravame. (Nella fattispecie, relativa a sinistro stradale derivato dallo scontro di due autoveicoli, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza del giudice di appello la quale, a fronte del gravame sulle circostanze che avevano portato il primo giudice a ritenere la colpa esclusiva di uno dei due conducenti al fine di ottenere una diversa ricostruzione del sinistro ovvero una diversa graduazione di colpa dei protagonisti dello stesso, si era limitata ad affermare che «la ricostruzione in proposto operata dal primo giudice risulta certamente corretta, in quanto fondata sulle risultanze probatorie tutte di cui in atti»).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2268 del 2 febbraio 2006)
Cass. civ. n. 1236/2006
Ai fini della sufficienza della motivazione della sentenza, il giudice non può, quando esamina i fatti di prova, limitarsi ad enunciare il giudizio nel quale consiste la sua valutazione, perché questo è il solo contenuto «statico» della complessa dichiarazione motivazionale, ma deve impegnarsi anche nella descrizione del processo cognitivo attraverso il quale è passato dalla sua situazione di iniziale ignoranza dei fatti alla situazione finale costituita dal giudizio, che rappresenta il necessario contenuto «dinamico» della dichiarazione stessa. (Sulla base dell'enunciato principio, la S.C. ha quindi cassato con rinvio la sentenza impugnata, la quale aveva ritenuto che gli elementi addotti dall'amministrazione finanziaria a sostegno della pretesa tributaria oggetto di giudizio, pure diligentemente elencati, fossero inidonei a provare la tesi dell'Ufficio, senza tuttavia illustrare le ragioni di tale conclusiva valutazione).
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 1236 del 23 gennaio 2006)
Cass. civ. n. 21193/2005
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 21193 del 31 ottobre 2005)
Cass. civ. n. 10420/2005
Le argomentazioni ultronee, che non hanno lo scopo di sorreggere la decisione già basata su altre decisive ragioni, sono improduttive di effetti giuridici e, come tali, non sono suscettibili di censura in sede di legittimità.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10420 del 18 maggio 2005)
Cass. civ. n. 9019/2005
Qualora sia denunziata la nullità di sentenza collegiale nella cui intestazione risulti il nominativo del magistrato relatore ed estensore con errata indicazione del prenome e che contenga il nominativo di altro magistrato diverso da quello che asseritamente avrebbe partecipato all'udienza di discussione, va esclusa la sussistenza del vizio ove nulla riporti il verbale di udienza (che nella specie recava la dizione «avanti il Collegio») e il ricorrente produca certificato di cancelleria attestante semplicemente una composizione del Collegio diversa da quella risultante dall'intestazione. Va infatti rilevato che: a) la mancata indicazione del nome dei componenti del collegio nel verbale di udienza costituisce mera irregolarità; b) un certificato di cancelleria che non indichi in base a quale risultanza sia attestata quale fosse la composizione del collegio non ha efficacia probatoria superiore a quella della sentenza recante in calce la firma del Presidente e dell'estensore; c) l'eventuale errore riguardante il nome di battesimo di quest'ultimo sarebbe irrilevante, non impedendone la concreta identificazione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9019 del 30 aprile 2005)
Cass. civ. n. 20597/2004
In tutti i casi nei quali il presidente sia anche l'estensore (come accade quando egli stesso abbia proceduto all'istruzione ex art. 168 bis c.p.c. ed abbia dunque effettuato la relazione come stabilito dall'art. 275, ultimo comma, c.p.c., ovvero quando, pur non essendo stato il relatore, abbia tuttavia provveduto alla stesura della motivazione ex art. 276, ultimo comma, c.p.c.), la sentenza non può che essere sottoscritta soltanto da lui.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 20597 del 22 ottobre 2004)
Cass. civ. n. 13074/2004
Non è affetta da nullità la sentenza in cui nell'intestazione del dispositivo, letto in udienza, è lasciato in bianco lo spazio per l'indicazione della data di udienza ed il nome di una della parti sia riportato in modo errato, qualora tali irregolarità non determinino alcuna incertezza sulla data del dispositivo o sul soggetto a cui esso si riferisce.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 13074 del 14 luglio 2004)
Cass. civ. n. 12114/2004
In mancanza di un'espressa comminatoria non è configurabile nullità della sentenza nell'ipotesi di mera difficoltà di comprensione del testo stilato in forma autografa dall'estensore, di sua difficile leggibilità, atteso che in tali casi la sentenza non può ritenersi priva di uno dei requisiti di validità per essa stabiliti; qualora invece il provvedimento non si presenti soltanto di difficile lettura, ma sia addirittura pressoché incomprensibile, al punto da richiedere, per la sua decifrazione, una operazione il cui stesso esito è dubbio, poiché, nonostante gli sforzi cui eventualmente si sottoponga il lettore più attento, risulta impossibile avere certezza in ordine all'esatta comprensione del testo, è integrata l'ipotesi di assoluta carenza della motivazione, ricorrente appunto quando la sentenza, in violazione degli artt. 132, secondo comma, n. 4, c.p.c. e 118, primo comma, disp. att. c.p.c., manca delle argomentazioni atte a palesare le ragioni della decisione, perché una siffatta carenza, incidendo sul modello della sentenza descritto da tali disposizioni — costituenti attuazione del principio costituzionale (art. 111 Cost.) secondo il quale tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati —, ne determina la nullità, prevista come motivo di ricorso per cassazione dall'art. 360, n. 4, c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 12114 del 2 luglio 2004)
Cass. civ. n. 10633/2004
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10633 del 4 giugno 2004)
Cass. civ. n. 9035/2004
Il requisito della sottoscrizione della sentenza da parte del giudice che l'ha pronunciata, la cui mancanza comporta la nullità insanabile e rilevabile d'ufficio ex art. 161, capoverso, c.p.c., va verificato con riferimento alla «sentenza» completa di motivazione e di dispositivo, con irrilevanza, per quanto concerne le sentenze dei giudici di merito in materia di lavoro, della sussistenza o insussistenza della sottoscrizione del dispositivo letto in udienza, ritualmente inserito in un verbale di cui il segretario d'udienza abbia attestato la regolarità formale.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 9035 del 12 maggio 2004)
Cass. civ. n. 4015/2004
L'omessa trascrizione delle conclusioni delle parti e l'inadeguata esposizione dello svolgimento del processo di per sé non costituiscono motivo di nullità della sentenza, se le omissioni e le carenze espositive non hanno inciso in concreto sul processo decisionale del giudice, determinando una mancata pronunzia sulle domande o eccezioni proposte dalle parti, oppure un difetto di motivazione in ordine a punti decisivi della controversia.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4015 del 27 febbraio 2004)
Cass. civ. n. 12214/2003
Nel caso in cui risulti, in calce alla sentenza, che la stessa è stata redatta con la collaborazione di un uditore giudiziario, non può considerarsi la sentenza stessa affetta da nullità né tanto meno da inesistenza, rilevabile anche d'ufficio in sede di impugnazione, in quanto con tale annotazione non si vuole intendere che il procedimento sia stato deciso dal magistrato senza funzioni, ma solo che, nell'espletamento del tirocinio, il magistrato senza funzioni abbia collaborato col giudice all'esame della controversia e alla stesura della minuta della motivazione, di cui il secondo, con la sottoscrizione, ha assunto la paternità.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12214 del 20 agosto 2003)
Cass. civ. n. 9616/2003
In tema di sottoscrizione delle sentenze civili, in caso di collocamento in pensione, dimissioni, o comunque in tutte le ipotesi (diverse dal trasferimento ad altra sede o ad altro incarico) in cui il magistrato abbia cessato di fare parte dell'ordine giudiziario, la sottoscrizione della sentenza da parte del medesimo — pur non sussistendo un impedimento assoluto alla sua materiale apposizione — non è coercibile, e ben può essere rifiutata senza che egli ne debba rispondere penalmente o disciplinarmente. Alla norma di cui all'art. 132, ultimo comma, c.p.c. (secondo cui, se il giudice non può sottoscrivere la sentenza “per morte o altro impedimento”, questa è sottoscritta dal componente più anziano del collegio) non può infatti riconoscersi natura eccezionale, risultando pertanto senz'altro consentita l'applicazione analogica ed estensiva dell'ipotesi di “altro impedimento” ivi contemplata, la quale deve considerarsi integrata (anche) dal collocamento a riposo del magistrato. Ne consegue che, ove il presidente del collegio che ha emesso la sentenza venga successivamente a cessare dal servizio e rifiuti per qualsiasi motivo di porre in essere gli adempimenti di competenza in ragione delle funzioni già esercitate (verifica della conformità dell'originale della sentenza alla minuta e della rispondenza dei principi indicati nella motivazione della sentenza a quelli affermati nel corso della camera di consiglio; sottoscrizione della sentenza), non è nulla la sentenza sottoscritta dal giudice componente anziano del collegio giudicante (con l'annotazione di avere sottoscritto invece del presidente “impedito”, senza che sia peraltro necessario indicare — neppure sommariamente — la causa dell'impedimento, sufficiente essendo che egli ne attesti l'esistenza, con una statuizione non censurabile nei successivi gradi di giudizio, non risultando al riguardo prevista alcuna possibilità di impugnazione), che a tale stregua ne esplichi le relative incombenze, giacché risultano a tale stregua osservati (oltre alla funzione di presidenza del collegio) i principi di (estrema) semplificazione degli atti processuali e di eccezionalità delle ipotesi di nullità ed inesistenza posti dalla legge n. 532 del 1977 (la quale ha introdotto la regola secondo cui la sentenza emessa dal giudice collegiale è sottoscritta solo dal presidente e dal giudice estensore).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9616 del 16 giugno 2003)
Cass. civ. n. 7058/2003
La conformità della sentenza al modello di cui all'art. 132 n. 4 c.p.c., e l'osservanza degli artt. 115 e 116 c.p.c., non richiedono che il giudice di merito dia conto dell'esame di tutte le prove prodotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettate dalle parti, essendo necessario e sufficiente che egli esponga, in maniera concisa, gli elementi in fatto ed in diritto posti a fondamento della sua decisione, offrendo una motivazione logica ed adeguata, evidenziando le prove ritenute idonee a confortarla, dovendo reputarsi per implicito disattesi tutti gli argomenti, le tesi e i rilievi che, seppure non espressamente esaminati, siano incompatibili con la soluzione adottata e con l'iter argomentativo seguito.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7058 del 9 maggio 2003)
Cass. civ. n. 15249/2002
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15249 del 29 ottobre 2002)
Cass. civ. n. 10793/2002
L'omessa, incompleta o inesatta indicazione, in sentenza, di tutte le parti in causa (nella specie, omessa indicazione degli eredi di una delle parti, deceduta, nonché omessa indicazione della qualità di erede di altra parte costituita) non integra l'ipotesi dell'errore materiale emendabile con la procedura di cui agli artt. 287, 288 c.p.c. tutte le volte che le indicazioni mancanti non siano direttamente ricavabili dalla sentenza stessa (nella specie, totale assenza, nella sentenza impugnata, tanto di riferimenti alla morte di una parte, quando dell'intervenuta successione nel processo degli eredi per la rituale interruzione e riassunzione), ma ciò non comporta alcuna nullità della pronuncia — bensì una mera difficoltà nella sua eseguibilità nei confronti dei soggetti non indicati ed apparentemente pretermessi — qualora l'omissione non si risolva in un autonomo vizio di essa (nella specie, la nullità è stata in concreto esclusa dalla Suprema Corte in relazione ad una vicenda in cui, nel corso del giudizio, si era realizzata sia l'interruzione del processo, sia la sua prosecuzione nei confronti dei successori universali evocati ritualmente in causa con l'atto di riassunzione).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10793 del 23 luglio 2002)
Cass. civ. n. 3132/2002
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3132 del 5 marzo 2002)
Cass. civ. n. 15949/2001
La motivazione per relationem ad altre decisioni si può considerare carente o meramente apparente — e come tale censurabile in sede di legittimità — solo quando il decisum si fonda esclusivamente sul mero rinvio a precedenti o a massime giurisprudenziali richiamati in modo acritico e non ricollegati esplicitamente alla fattispecie controversa, di tal che venga impedito un controllo sul procedimento logico seguito dal giudice proprio per impossibilità di individuare la ratio decidendi. (Nella specie la S.C. ha considerato legittima la motivazione della sentenza impugnata nella quale il giudice aveva fatto esplicito riferimento ad una propria precedente decisione relativa ad una controversia simile a quella attualmente sub iudice sul principale rilievo che il suddetto rinvio non aveva esaurito la motivazione della sentenza nella quale, invece, la relativa ratio decidendi era stata esplicitata in modo chiaro e con specifico riferimento alla fattispecie esaminata).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 15949 del 17 dicembre 2001)
Cass. civ. n. 13087/2001
Deve ritenersi inammissibile la motivazione per relationem della sentenza pronunziata in grado di appello contenente solo il generico richiamo alla comparsa di risposta dell'appellato e alle argomentazioni in essa esposte, senza che il giudice prenda posizione in modo critico in ordine al provvedimento censurato ed ai motivi di appello.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 13087 del 24 ottobre 2001)
Cass. civ. n. 7059/2001
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7059 del 23 maggio 2001)
Cass. civ. n. 3677/2001
È nulla per vizio di sottoscrizione la sentenza che definisce un procedimento di primo grado dinanzi al giudice unico qualora quest'ultimo, designato con decreto presidenziale a sostituire il titolare del procedimento, abbia tenuto alcune udienze di trattazione, nonché l'udienza di precisazione delle conclusioni, assumendo, per l'effetto, la causa in decisione, ma non abbia, poi, emesso la decisione stessa, né redatto la relativa sentenza, in conseguenza del rientro in servizio del magistrato da lui sostituito (che, nella specie, aveva poi assunto la decisione ed emesso il conseguente provvedimento). In tal caso, difatti, giusta disposto dell'art. 161 c.p.c., la radicale nullità della pronuncia consegue alla sottoscrizione apposta da giudice diverso da quello che avrebbe dovuto apporla (rendendosi, nella specie, necessario un provvedimento di rimessione della causa sul ruolo, onde consentire alle parti una nuova precisazione delle conclusioni), senza che, in contrario, possa utilmente invocarsi il disposto dell'art. 174 del codice di rito, funzionale alla sola sostituzione del giudice istruttore nel corso dell'istruttoria — ovvero (art. 174, secondo comma) alla sua sostituzione “tout court” nel solo caso di assoluto impedimento.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3677 del 14 marzo 2001)
Cass. civ. n. 15424/2000
La sottoscrizione della sentenza da parte del giudice — e, nel caso del giudice collegiale, del presidente e dell'estensore, secondo quanto disposto dall'art. 132, ultimo comma, c.p.c. — costituisce un requisito essenziale della giuridica esistenza del provvedimento, la cui mancanza ne determina la nullità assoluta e insanabile, senza che assuma alcun rilievo che il magistrato di cui manca la sottoscrizione abbia partecipato o meno alla deliberazione della sentenza stessa. Il suddetto vizio, rilevabile anche di ufficio, comporta, anche in esito al giudizio di cassazione, la rimessione della causa al medesimo giudice che ha emesso la sentenza carente di sottoscrizione, il quale viene investito del potere-dovere di riesaminare il merito della causa stessa e non può limitarsi ad una semplice rinnovazione della sentenza .(Nella specie la S.C. ha dichiarato l'inesistenza giuridica di una sentenza, emessa nel 1997 dal tribunale di Ivrea, non sottoscritta dal presidente, e ha rinviato la causa alla Corte di appello di Torino).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 15424 del 4 dicembre 2000)
Cass. civ. n. 13292/2000
L'esposizione in sentenza dei fatti di causa non deve necessariamente tradursi nella narrazione completa ed analitica dello svolgimento del processo ed in un particolareggiato resoconto delle deduzioni delle parti, essendo sufficiente che essa riassuma concisamente il contenuto sostanziale della controversia, con l'indicazione che può risultare tanto dall'esposizione del fatto che dalla parte motiva, degli elementi rilevanti per la decisione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 13292 del 5 ottobre 2000)
Cass. civ. n. 8364/2000
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8364 del 20 giugno 2000)
Cass. civ. n. 7928/2000
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7928 del 9 giugno 2000)
Cass. civ. n. 5855/2000
L'esistenza della sentenza civile è determinata (salvo ipotesi particolari, quale quella del rito del lavoro, ovvero dei riti ad esso legislativamente equiparati o specialmente disciplinati), dalla sua pubblicazione mediante deposito nella cancelleria del giudice che l'ha pronunziata, ed il suo dispositivo è atto privo di rilevanza giuridica esterna e di definitività. Ne consegue che, nell'ipotesi di entrata in vigore una nuova normativa (dispiegante effetti sostanziali o processuali sul rapporto controverso) nell'intervallo di tempo intercorrente tra la deliberazione e la pubblicazione della sentenza, è dovere del giudice applicare immediatamente la disciplina sopravvenuta mediante i necessari, consequenziali adempimenti (principio affermato con riferimento a fattispecie in cui il giudice di merito, pur essendo entrata in vigore, tra la deliberazione e la pubblicazione della sentenza, la norma di cui all'art. 1 della legge n. 241 del 1997 in tema di mandato alle liti, aveva erroneamente dichiarato l'inammissibilità del gravame proposto da difensore al quale la procura risultava rilasciata su foglio spillato alla copia della sentenza impugnata).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5855 del 9 maggio 2000)
Cass. civ. n. 3049/2000
L'omessa intestazione con la mancanza delle parole «Repubblica italiana» e «In nome del popolo italiano», indicate nel comma 1 dell'articolo 132 del c.p.c., è irregolarità formale non incidente sulla validità della sentenza di primo grado sottoscritta dal presidente estensore.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3049 del 16 marzo 2000)
Cass. civ. n. 13505/1999
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 13505 del 3 dicembre 1999)
Cass. civ. n. 12475/1999
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12475 del 10 novembre 1999)
Cass. civ. n. 5101/1999
La circostanza che il giudice non abbia formalmente suddivisa la sentenza in due parti, una delle quali esclusivamente dedicata allo svolgimento del processo, non implica nullità se dalla lettura dell'atto sia comunque possibile individuare i tratti essenziali della lite e gli elementi di fatto considerati nella decisione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5101 del 26 maggio 1999)
Cass. civ. n. 4771/1999
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4771 del 14 maggio 1999)
Cass. civ. n. 3282/1999
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3282 del 3 aprile 1999)
Cass. civ. n. 1771/1999
È nulla, per carenza del requisito della motivazione (artt. 132 n. 4 e 156, comma secondo c.p.c.), la sentenza contenente l'indicazione del giudice che l'ha pronunciata, delle parti e dei loro difensori, del dispositivo, della data di deliberazione e della sottoscrizione del giudice, ma priva dell'enunciazione delle conclusioni delle parti, dell'esposizione dello svolgimento del processo e dei motivi in fatto ed in diritto della decisione (non enucleabili, nella specie, neanche dal dispositivo).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1771 del 3 marzo 1999)
Cass. civ. n. 10095/1998
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 10095 del 12 ottobre 1998)
Cass. civ. n. 5612/1998
Adempie all'obbligo di motivazione il giudice del gravame che si richiami per relationem alla sentenza impugnata di cui condivida le argomentazioni logico-giuridiche, purché dia conto di aver valutato criticamente sia il provvedimento censurato che le censure proposte.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 5612 del 8 giugno 1998)
Cass. civ. n. 538/1998
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 538 del 8 giugno 1998)
Cass. civ. n. 9157/1997
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9157 del 15 settembre 1997)
Cass. civ. n. 1481/1997
Nel rito del lavoro, allorquando la motivazione della sentenza si limiti alla mera esplicitazione di statuizioni già sostanzialmente argomentabili dalla struttura logico-semantica del dispositivo, non può invocarsi il principio della non integrabilità del dispositivo con la motivazione della sentenza (principio che presuppone l'effettiva carenza nell'uno di statuizioni rinvenibili formalmente solo nell'altra), bensì bisogna fare riferimento all'altro principio per il quale la portata precettiva di una pronuncia giurisdizionale va individuata non solo tenendo conto delle statuizioni formalmente contenute nel dispositivo, ma coordinando questo con la motivazione, le cui enunciazioni, se dirette univocamente all'esame di una questione dedotta in causa, incidono sul momento precettivo e vanno considerate come integrative del contenuto formale del dispositivo, con la conseguenza che il giudicato risulta simmetricamente esteso.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 1481 del 18 febbraio 1997)
Cass. civ. n. 1028/1997
La sottoscrizione della sentenza da parte del giudice anziano del collegio con la menzione da parte del medesimo dell'impedimento «cagionato da motivi di salute» del presidente estensore è rituale ai sensi dell'art. 132 c.p.c. (così come modificato dall'art. 6 della legge 8 agosto 1977, n. 532 al fine di abbreviare i tempi necessari alla pubblicazione della decisione e di mitigare l'incidenza del principio della nullità insanabile della sentenza per mancata sottoscrizione), poiché la legge, se attribuisce al giudice anziano di valutare la natura e l'entità dell'impedimento, non richiede una più specifica indicazione dell'impedimento in occasione della sottoscrizione della sentenza, né attribuisce al giudice dell'impugnazione un potere di sindacato sulla funzione certificatrice del giudice anziano.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 1028 del 4 febbraio 1997)
È affetto da nullità assoluta, rilevabile anche d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio, il provvedimento collegiale che, pur avendo carattere sostanziale di sentenza, sia stato emesso nella forma del decreto (nella specie, ordinanza di rigetto dell'istanza di annullamento del concordato fallimentare, emessa in luogo della sentenza prevista dall'art. 138, terzo comma, l. fall.) e non rechi, proprio perché emesso sull'erroneo presupposto della sua natura di decreto, oltre alla sottoscrizione del presidente del collegio, anche quella del giudice estensore, così violando la regola di cui all'art. 132 c.p.c.
Cass. civ. n. 10045/1996
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 10045 del 15 novembre 1996)
Cass. civ. n. 6439/1996
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6439 del 16 luglio 1996)
Cass. civ. n. 6161/1996
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6161 del 5 luglio 1996)
Cass. civ. n. 6143/1996
L'omessa trascrizione delle conclusioni delle parti nell'epigrafe della sentenza non è causa di nullità, ma può rilevare come vizio di motivazione su un punto decisivo o come omessa pronuncia su un capo di domanda, qualora dalla motivazione stessa non risulti che il giudice abbia portato il proprio esame sul contenuto delle conclusioni non trascritte.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6143 del 5 luglio 1996)
Cass. civ. n. 3232/1996
La domanda giudiziale diretta alla ripartizione tra gli aventi diritto della pensione di reversibilità spettante all'ex coniuge deceduto deve essere decisa con un provvedimento che rivesta la forma della sentenza, secondo quanto testualmente previsto dall'art. 9, comma 5, della legge 1 dicembre 1970, n. 898 (come sostituito dall'art. 13 della legge 6 marzo 1987, n. 74), sicché tale provvedimento deve presentare comunque (a prescindere dalla forma contenziosa o camerale del procedimento), i requisiti formali essenziali della sentenza, tra cui la sottoscrizione a mente dell'art. 132 comma 2 c.p.c. Ne consegue che il provvedimento, ove sia stato erroneamente assunto con la forma del decreto ed il presidente del collegio che lo ha pronunciato non ne sia anche l'estensore, deve essere sottoscritto, oltre che dal presidente del collegio, anche dall'estensore, a pena di nullità assoluta ed insanabile, rilevabile di ufficio, anche in sede di legittimità.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3232 del 6 aprile 1996)
Cass. civ. n. 2911/1996
L'impedimento che, ai sensi dell'art. 132 c.p.c., autorizza la sottoscrizione della sentenza da parte del giudice anziano al posto del presidente, deve avere carattere assoluto, quale quello determinato da uno stato fisico o psichico o da una situazione irreparabile, ovvero da una prolungata assenza dal territorio dello Stato, mentre rimangono giuridicamente irrilevanti gli impedimenti determinati da momentanea assenza o da occasionali e transeunti difficoltà, quali il trasferimento ad altra sede giudiziaria.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2911 del 29 marzo 1996)
Cass. civ. n. 6494/1995
L'omessa indicazione, nell'intestazione della sentenza resa da un giudice collegiale e sottoscritta dal presidente e dall'estensore, del terzo giudice partecipante alla deliberazione, ogni qual volta tale partecipazione non sia desumibile, ai sensi dell'art. 132, secondo comma, c.p.c., dalla sentenza medesima, rende la stessa affetta non da un mero errore materiale, emendabile con il procedimento di correzione, ma da nullità assoluta per vizio attinente alla costituzione del giudice, senza che possano rilevare in contrario né la generica menzione dell'ufficio giudiziario collegiale che ha censurato il provvedimento, né le indicazioni ricavabili dal verbale dell'udienza di discussione, che fa fede in ordine alla composizione del collegio stesso nel momento della discussione della causa e non anche in quello, successivo, della sua decisione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6494 del 8 giugno 1995)
Cass. civ. n. 4564/1995
La nullità insanabile della sentenza collegiale derivante dall'omessa sottoscrizione della stessa da parte di uno dei magistrati tenuti a sottoscriverla ai sensi dell'art. 132 c.p.c. (come modificato dall'art. 6 della L. 8 agosto 1977, n. 532) sussiste — con conseguente rimessione della causa allo stesso giudice che ha emesso la decisione — anche nell'ipotesi in cui la firma di tale magistrato sia stato apposta su ciascun foglio della sentenza ma non in calce alla stessa, atteso che la disposizione di cui all'art. 132 citato, nel prevedere la «sottoscrizione» del giudice, esige che la firma sia apposta in calce al documento, in quanto unicamente in tal modo la firma stessa individua il magistrato quale autore del provvedimento nella sua globalità.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 4564 del 22 aprile 1995)
Cass. civ. n. 3268/1995
La sentenza nella cui intestazione risulti il nominativo di un magistrato non tenuto alla sottoscrizione, diverso da quello indicato nel verbale dell'udienza collegiale di discussione, deve presumersi affetta da errore materiale, come tale emendabile con la procedura di correzione di cui agli artt. 287, 288 c.p.c., considerato che detta intestazione è priva di autonoma efficacia probatoria, esaurendosi nella riproduzione dei dati del verbale d'udienza e che, in difetto di elementi contrari, si devono ritenere coincidenti i magistrati indicati da tale verbale come componenti del collegio giudicante con quelli che in concreto hanno partecipato alla deliberazione della sentenza medesima.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3268 del 22 marzo 1995)
Cass. civ. n. 2865/1995
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2865 del 11 marzo 1995)
Cass. civ. n. 2815/1995
La nullità della sentenza deliberata da giudici diversi da quelli che hanno assistito alla discussione, che è insanabile e rilevabile d'ufficio ai sensi dell'art. 158 c.p.c., può essere dichiarata solo quando vi sia la prova della non partecipazione al collegio deliberante di un giudice che aveva invece assistito alla discussione della causa e tale prova non può evincersi dalla sola omissione, nella intestazione della sentenza, del nominativo del giudice non tenuto alla sottoscrizione, quando esso sia stato invece riportato nel verbale dell'udienza di discussione, sia perché l'intestazione della sentenza non ha una sua autonoma efficacia probatoria riproducendo in effetti i dati del verbale d'udienza, sia perché da quest'ultimo, facente fede fino a querela di falso dei nomi dei giudici componenti il collegio e della riserva espressa degli stessi giudici a fine udienza di prendere la decisione in camera di consiglio, nasce la presunzione della delibera della sentenza da parte degli stessi giudici che avevano partecipato all'udienza collegiale, ulteriormente avvalorata dalla circostanza che, ai sensi dell'art. 276 c.p.c., tra i compiti del presidente del collegio vi è quello di controllare che i giudici presenti nella camera di consiglio siano quelli risultanti dal verbale dell'udienza di discussione. Ne consegue che la omissione nella intestazione della sentenza del nome di un giudice, indicato invece nel verbale anzidetto, si presume determinata da errore materiale emendabile ai sensi degli artt. 287 e 288 c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2815 del 10 marzo 1995)
Cass. civ. n. 943/1995
Al difetto del requisito della sottoscrizione del giudice, previsto dal n. 5 dell'art. 132 c.p.c. è equiparata la sottoscrizione illeggibile, allorché nella sentenza non risulti neppure indicato il giudice che l'abbia pronunciata, onde rimanga impedita ogni possibilità di individuazione del decidente stesso.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 943 del 26 gennaio 1995)
La mancata indicazione del nome di una parte nell'epigrafe o nel dispositivo della sentenza, ovvero in entrambi, non integra una causa di nullità della sentenza stessa, ma un mero errore materiale emendabile con la procedura prevista dagli artt. 287 e 289 c.p.c., allorché emerga con certezza l'identità della parte medesima e la sua inclusione tra i destinatari della decisione.
Cass. civ. n. 275/1995
L'uso, da parte del giudice di merito, di un modulo predisposto di sentenza non é di per sé idoneo a comportare il difetto o l'insufficienza di motivazione, non essendo questi ravvisabili quando il modulo sia stato utilizzato o adattato in maniera che la motivazione stessa risulti aderente alla concretezza del caso deciso, con gli opportuni specifici riferimenti agli elementi di fatto che lo caratterizzano.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 275 del 11 gennaio 1995)
Cass. civ. n. 68/1995
L'omessa indicazione, nella intestazione della sentenza, del nominativo di uno dei giudici che compongono il collegio non è motivo di nullità della stessa allorché risulti (nel caso di specie dal dispositivo d'udienza) che la decisione è stata adottata dall'organo giudicante regolarmente costituito, non essendo la predetta omissione ostativa al raggiungimento dello scopo dell'atto.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 68 del 4 gennaio 1995)
Cass. civ. n. 11358/1994
La natura di un provvedimento giudiziale deve essere desunta non dalla forma in cui il provvedimento è stato emanato o dalla qualificazione che gli è stata attribuita dal giudice che lo ha emesso, ma dal suo effettivo contenuto in relazione alle particolari disposizioni che regolano la materia che ne forma oggetto, per cui anche una ordinanza (del giudice dotato di poteri decisori) può assumere la natura di sentenza impugnabile se risolve, con efficacia di giudicato, questioni attinenti ai presupposti, alle condizioni o al merito della controversia.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11358 del 30 dicembre 1994)
Cass. civ. n. 12512/1993
La mancanza della data di pubblicazione della sentenza ne comporta l'inesistenza, atteso che la data è elemento essenziale della sentenza, segnando il momento in cui questa acquista il carattere dell'imperatività e dell'immutabilità e viene così a giuridica esistenza.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12512 del 17 dicembre 1993)
Cass. civ. n. 6706/1993
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 6706 del 16 giugno 1993)
Cass. civ. n. 4025/1992
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4025 del 2 aprile 1992)
Cass. civ. n. 448/1991
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 448 del 18 gennaio 1991)
Cass. civ. n. 7552/1987
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7552 del 12 ottobre 1987)
Cass. civ. n. 521/1985
L'esigenza d'indicare in sentenza le «conclusioni» delle parti (art. 132, n. 3, c.p.c.) deve intendersi riferita — in funzione del principio di cui all'art. 112 dello stesso codice — alle istanze ed eccezioni relative alla materia da decidere con la sentenza (sia pure non definitiva) e non anche alle richieste istruttorie, aventi funzione strumentale rispetto alla decisione.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 521 del 29 gennaio 1985)
Cass. civ. n. 2697/1972
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 2697 del 21 agosto 1972)
Cass. civ. n. 1756/1967
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1756 del 13 luglio 1967)
Le ringhiere e i divisori dei balconi sono parte integrante della facciata del condominio e costituiscono beni comuni - 17/06/2020

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 Articolo 132

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