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Timestamp: 2019-04-24 10:30:34+00:00

Document:
Nessuna molestia se lo scopo è vedere i figli affidati alla ex
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Corte di Cassazione, sezione I Penale sentenza 13 – 27 maggio 2015, n. 22152
Posted on 4 giugno 2015 by Avv. Giuseppe Tripodi
sentenza 13 – 27 maggio 2015, n. 22152
Presidente Giordano – Relatore Centonze
La sentenza in esame è arrivato fin dentro le aule della Corte di Piazza Cavour poichè un padre era stato condannato dal Tribunale di Milano (procedendo col rito abbreviato) per il reato di cui all’articolo 660 c.p. (così riqualificato dall’originario art. 612 bis c.p.) e conseguenti pene accessorie e risarcimento danno nei confronti della costituita parte civile che avrebbe subito molestie in conseguenza dell’interruzione del rapporto sentimentale tra le parti (da cui era nato un figlio).
Nel corso del processo però emergeva che la parte offesa non aveva subito nessuna pressione psicologica da parte dell’imputato e che le richieste di quest’ultimo riguardavano soltanto la gestione del suo rapporto col figlio minore.
VEniva quindi proposto ricorso per cassazione lamentando la mancanza di elemento oggettivo e soggettivo del reato, l’inattendibilità delle dichiarazioni della persona offesa, la mancata applicazione dell’art. 162 bis cod. pen., l’insussistenza dei reati presupposti di molestie o disturbo, l’insussistenza dei reato presupposto di molestie e l’inosservanza del principio di correlazione tra accusa e sentenza.
Venivano poi depositati ulteriori motivi quali : la mancata applicazione dell’art. 162 bis cod. pen. come conseguenza della riqualificazione del reato; la sopravvenuta causa di non punibilità ex art. 131 bis cod. pen., conseguente alla particolare tenuità del fatto contestato.
La Cassazione ritenendo fondati i motivi del ricorso riguardanti la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato contestato all’imputato ai sensi dell’art. 660 cod. pen., ha ritenuto assorbiti le ulteriori doglianze difensive annullando senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non costituisce reato.
Secondo gli ermellini “ai fini della sussistenza dei reato di cui all’art. 660 cod. pen., così riqualificati i fatti contestati all’imputato, sono necessarie la coscienza e la volontarietà della condotta molesta, rispetto alla quale gli intenti perseguiti dall’agente – proprio perché attinenti alla sola sfera interiore dei motivi – non hanno alcuna incidenza sulla finalità dell’azione criminosa in relazione alla quale si configura il dolo. Tali comportamenti, a prescindere dalla liceità o meno delle motivazioni che stanno alla base del comportamento dell’imputato, impongono di accertare che il comportamento del soggetto sia connotato per la sua petulanza, ovvero per quel modo di agire pressante, insistente, indiscreto e impertinente, che finisce, per il modo stesso in cui si manifesta, per interferire sgradevolmente nella sfera della quiete e della libertà della persona“
Sulla tenuità del fatto – (Art. 131 bis cod. pen.)
Articolo 660 Codice Penale
Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a cinquecentosedici euro.
Articolo 162 bis Codice Penale
Nelle contravvenzioni per le quali la legge stabilisce la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda, il contravventore può essere ammesso a pagare, prima dell’apertura del dibattimento, ovvero prima del decreto di condanna, una somma corrispondente alla metà del massimo della ammenda stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa, oltre le spese del procedimento.
L’oblazione non è ammessa quando ricorrono i casi previsti dal terzo capoverso dell’articolo 99, dall’articolo 104 o dall’articolo 105, né quando permangono conseguenze dannose o pericolose del reato eliminabili da parte del contravventore. In ogni altro caso il giudice può respingere con ordinanza la domanda di oblazione, avuto riguardo alla gravità del fatto.
[In caso di modifica dell’originaria imputazione, qualora per questa non fosse possibile l’oblazione, l’imputato è rimesso in termini per chiedere la medesima, sempre che sia consentita].
tenutità del fatto
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References: sentenza 

sentenza 
 sentenza 
 art. 612
 art. 131
 sentenza 

Articolo 660

Articolo 162