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Timestamp: 2019-01-20 01:18:42+00:00

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Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 23 settembre 2014, n. 4784. La locuzione "stipendio" nel pubblico impiego va intesa come paga tabellare e non come comprensiva di tutti gli emolumenti erogati con continuità ed a scadenza fissa, con la conseguenza che al fine di stabilire l'idoneità di un certo compenso a fare parte della base contributiva dell'indennità di buonuscita, ciò che rileva non è il carattere sostanziale di esso (natura retributiva o meno), ma il dato formale e cioè il regime impresso dalla legge a ciascun emolumento. In tal senso, in relazione alle forze di polizia, in particolare, nessuna disposizione di legge stabilisce la computabilità ai fini della indennità di buonuscita della indennità di polizia, della quale è stabilita espressamente soltanto la pensionabilità. Né sussiste una corrispondenza biunivoca necessaria tra la pensionabilità di un emolumento e la sua inclusione nell'indennità di buonuscita - Renato D'Isa
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Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 23 settembre 2014, n. 4784. La locuzione "stipendio" nel pubblico impiego va intesa come paga tabellare e non come comprensiva di tutti gli emolumenti erogati con continuità ed a scadenza fissa, con la conseguenza che al fine di stabilire l'idoneità di un certo compenso a fare parte della base contributiva dell'indennità di buonuscita, ciò che rileva non è il carattere sostanziale di esso (natura retributiva o meno), ma il dato formale e cioè il regime impresso dalla legge a ciascun emolumento. In tal senso, in relazione alle forze di polizia, in particolare, nessuna disposizione di legge stabilisce la computabilità ai fini della indennità di buonuscita della indennità di polizia, della quale è stabilita espressamente soltanto la pensionabilità. Né sussiste una corrispondenza biunivoca necessaria tra la pensionabilità di un emolumento e la sua inclusione nell'indennità di buonuscita
sentenza 23 settembre 2014, n. 4784
sul ricorso numero di registro generale 10205 del 2007, proposto da
Mu.An., rappresentato e difeso dall’avv. De.Ve., con domicilio eletto presso la Segreteria della VI Sezione del C.d.S. in Roma, piazza (…);
l’Istituto nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica (INPDAP) e Ministero della difesa, non costituiti in giudizio;
della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione III ter, 23 ottobre 2006, n. 10820, resa tra le parti, concernente inclusione dell’indennità pensionabile nel calcolo della buonuscita – riliquidazione.
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 28 gennaio 2014 il consigliere Andrea Pannone;
Nessuno è presente per il ricorrente;
1. Il ricorrente, unitamente ad altri appartenenti alle forze di polizia, adiva il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio per ottenere l’accertamento del diritto a vedersi computare, nel calcolo dell’indennità di buonuscita dovuta dall’E.N.P.A.S., anche l’indennità pensionabile prevista dagli art. 43, terzo comma, della legge 1° aprile 1981, n. 121, 2 della legge 20 marzo 1984, n. 34 e 5 del d.P.R. 27 marzo 1984, n. 69.
L’I.N.P.D.A.P. aveva respinto la domanda sul rilievo che l’indennità in questione non era assoggettata a contribuzione previdenziale.
2. Con la sentenza qui impugnata il giudice di primo grado ha respinto il ricorso richiamando la giurisprudenza formatasi a seguito dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato 17 settembre 1996, n. 19 (Cons. Stato VI Sez., 29 settembre 2003, n. 5593, 11 settembre 2003 n. 5107; 3 novembre 2000 n. 5914).
3. Ha proposto ricorso in appello il sig. Mu. lamentando sostanzialmente la violazione dell’art. 38, comma 2, del d.P.R. n. 1032 del 1973 e dell’art. 43, comma 3, della legge 1 aprile 1981 n. 121.
Il Collegio non può che richiamare quanto affermato dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato 17 settembre 1996, n. 19.
“Dal riconosciuto carattere retributivo dell’indennità di polizia, non discende implicitamente che questa debba essere computata ai fini dell’indennità di buonuscita. Di detta indennità è stabilita espressamente soltanto la pensionabilità, ma non sussiste una corrispondenza biunivoca necessaria tra la pensionabilità di un emolumento e la sua inclusione nell’indennità di buonuscita.
In effetti, l’indennità di buonuscita corrisposta dall’E.N.P.A.S. agli ex dipendenti dello Stato (R.D. 26 febbraio 1928, n. 619; legge 25 novembre 1957, n. 1139; T.U. delle norme sulle prestazioni previdenziali in favore dei dipendenti civili e militari dello Stato, approvato con d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1032; legge 29 aprile 1976, n. 177; legge 20 marzo 1980, n. 75; legge 29 gennaio 1994, n. 87) ha chiaramente una funzione previdenziale (Corte costituzionale, 19 giugno 1979, n. 82) e non costituisce una forma di retribuzione differita, come il trattamento di fine rapporto per i lavoratori privati di cui agli artt. 2120 e 2121 c.c. o come l’indennità di anzianità spettante ai dipendenti degli enti pubblici non economici in forza dell’art. 13 della legge 20 marzo 1975 n. 70.
Il Fondo di previdenza che la eroga, infatti, è alimentato anche dai contributi degli stessi iscritti ed è gestito ed amministrato non già dal datore di lavoro (Stato), ma da un terzo soggetto (E.N.P.A.S.) del rapporto previdenziale trilatero.
Ora, nell’ambito di un tale assetto giuridico, tipico dell’attuale sistema di previdenza obbligatoria (laddove l’esistenza di leggi speciali comporta la deroga al c.d. principio dell'”automatismo delle prestazioni” di cui all’art. 2116 c.c.) è imprescindibile il nesso sinallagmatico che intercorre tra la contribuzione obbligatoria e la prestazione previdenziale, nel senso che questa non può essere garantita senza quella”.
“La tecnica impiegata per la determinazione di tali elementi è quella della tassativa enumerazione che viene effettuata, specificatamente e direttamente, dalla legge”.
“Attualmente la base contributiva di calcolo dell’indennità di buonuscita è costituita dall’80% dello stipendio annuo, della tredicesima mensilità (art. 2 Legge n. 75/1980), dell’indennità integrativa speciale (art. 1 Legge n. 87/1994) e dei soli assegni ed indennità tassativamente indicati dall’art. 38 d.P.R. n. 1032 del 1973, fra le quali non è compresa la c.d. indennità di polizia di cui all’art. 43, terzo comma, della legge 1° aprile 1981, n. 121 ed agli artt. 2 della legge 20 marzo 1984, n. 34 e 5 del d.P.R. 27 marzo 1984, n. 69.
Infatti, sia lo stesso art. 38 che l’art. 2 della legge 20 marzo 1980 n. 75 (che ha espressamente riconosciuto la XIII mensilità come utile ai fini della liquidazione dell’indennità di buonuscita), precisano che possono concorrere a formare la citata base contributiva soltanto gli assegni e le indennità specificatamente indicati, nonché, come norma di chiusura, quelli previsti dalla legge come utili ai fini del trattamento previdenziale, mentre le citate disposizioni normative concernenti l’indennità di polizia non contemplano affatto l’utilizzabilità di tale emolumento ai fini previdenziali”.
“Il termine retribuzione, contenuto nell’art. 38 del testo unico in esame, non è ricomprensivo di qualsiasi emolumento continuativamente erogato a corrispettivo dell’opera prestata.
D’altra parte, la locuzione “stipendio” nel pubblico impiego va, in linea di massima, intesa come paga tabellare e non come comprensiva di tutti gli emolumenti erogati con continuità ed a scadenza fissa (Cons. St., Sez. VI, n. 344 del 6 luglio 1982 e Sez. IV, n. 719 del 25 settembre 1990).
Il che significa che, per stabilire l’idoneità di un certo compenso a fare parte della base contributiva dell’indennità di buonuscita, ciò che rileva non è il carattere sostanziale di esso (natura retributiva o meno), ma il dato formale e cioè il regime impresso dalla legge a ciascun emolumento (Cons. St., Sez. VI, 3 aprile 1985, n. 121 e 5 novembre 1990, n. 946; Cons. St., Sez. IV, 9 ottobre 1991 n. 783).
E, nella specie, nessuna disposizione di legge stabilisce la computabilità ai fini dell’indennità di buonuscita dell’indennità di polizia”.
5. In conclusione il ricorso in appello va respinto.
6. La mancata costituzione dell’amministrazione evocata in giudizio esime il giudice dal pronunciarsi sulle spese.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale – Sezione Sesta – definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Depositata in Segreteria il 23 settembre 2014.
Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 22 marzo 2017, n. 1300

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

sentenza 
 sentenza 
 art. 43
 sentenza 
 art. 38
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