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Timestamp: 2017-11-25 10:59:48+00:00

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Cass. civ. Sez. II, Sent., 27-09-2012, n. 16426
Con citazione notificata il 2.2.1996 D.C., curatore dell'eredità giacente di R.V., il quale con testamento aveva istituito quale suo unico erede l'Ente Ospedaliero Provinciale Specializzato Istituto Oncologico di (OMISSIS), conveniva in giudizio, innanzi al Tribunale di Catania, l'Usl n. (OMISSIS) e l'Azienda Ospedaliera (OMISSIS), nonchè D.F.E., + ALTRI OMESSI -, affinchè fosse accertata la decadenza dei predetti enti pubblici dal diritto di accettare l'eredità e disposto quanto necessario per il trasferimento e la consegna dei beni ereditari a favore dei suddetti chiamati.
Questi ultimi, nonchè A. e F.C. - quali eredi di R.A.-, convenivano a loro volta innanzi al medesimo Tribunale, con citazione notificata l'11.3.1996, l'Usl n. (OMISSIS), l'Azienda Ospedaliera (OMISSIS) e il curatore dell'eredità giacente di R.V., affinchè i predetti enti fossero dichiarati decaduti dal diritto di accettare e fosse dichiarata la cessazione della giacenza dell'eredità.
In entrambe le cause l'Usl n. (OMISSIS) e l'Azienda Ospedaliera (OMISSIS) resistevano in giudizio, chiedendo l'accertamento, per la rispettiva parte, della qualità di erede.
Riunite le due cause, il Tribunale dichiarava i R., A. e F. eredi di R.V., rigettando la domanda dell'Usl n. (OMISSIS) e dell'Azienda Ospedaliera (OMISSIS).
L'impugnazione proposta dalla sola Azienda ospedaliera era rigettata dalla Corte d'appello di Catania.
Osservava la Corte territoriale - per quanto ancora rileva in questa sede di legittimità - che la predetta Azienda, subentrata all'ente originariamente designato nel testamento, aveva accettato con beneficio d'inventario l'eredità di R.V. con le formalità eseguite il 16.1.1996, e che anche i chiamati ex lege avevano accettato l'eredità, tacitamente, proponendo la domanda giudiziale con citazione notificata l'11.3.1996, sicchè tanto l'una quanto le altre accettazioni erano state poste in essere oltre il termine decennale di cui all'art. 480 c.c., decorrente dal 26.1.985, data di apertura della successione. Tuttavia, rilevava, delle contrapposte eccezioni di prescrizione sollevate dalle parti, solo quella dei chiamati ex lege era stata tempestivamente sollevata, nello specifico in via d'azione, mentre l'Azienda ospedaliera aveva formulato detta eccezione soltanto nel giudizio d'appello.
Per la cassazione di detta sentenza ricorre l'Azienda ospedaliera di rilievo nazionale e di alta specializzazione - ARNAS - ospedali (OMISSIS), formulando tre (in realtà due) motivi d'impugnazione.
Resistono con controricorso R.V., + ALTRI OMESSI anche per i diritti spettanti a quest'ultima quale erede di R.M., ed ancora A. (o A.) e + ALTRI OMESSI .
L'Azienda sanitaria provinciale di (OMISSIS), subentrata all'ASL n. (OMISSIS) di (OMISSIS), non ha svolto attività difensiva.
Entrambe le parti ricorrente e controricorrente hanno depositato memoria.
1. - Con il primo motivo d'impugnazione parte ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 473, 480, 2934, 2938, 2964 e 2969 c.c., nonchè degli artt. 100 e 345 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, con riferimento alla denegata rilevanza dell'accettazione tardiva dell'eredità da parte dell'Azienda ospedaliera, sebbene anteriore all'accettazione dei chiamati ulteriori, e all'errato accertamento dell'ultrattività del diritto di questi ultimi di accettare l'eredità di R. V..
Sostiene parte ricorrente che l'acquisto dell'eredità attuato dall'Azienda ospedaliera a decennio scaduto, ma anteriormente all'esercizio del potere di accettazione da parte del chiamato ulteriore, ha posto l'Azienda stessa al riparo da qualsivoglia eccezione di prescrizione da parte di terzi, giacchè ha comunque integrato la fattispecie dell'acquisto prima ancora che se ne potesse dedurre la perdita, atteso che (come del resto ha affermato la stessa Corte territoriale) il diritto continua ad esistere anche se soggetto all'opponibilità della prescrizione da parte dei soggetti interessati. E se tale opponibilità è senz'altro idonea a determinare la perdita di un diritto non esercitato tempestivamente, ma già entrato a far parte del patrimonio del soggetto, altrettanto non può essere ritenuto ove si tratti di diritti potestativi, il cui esercizio conduce all'acquisto. La Corte di merito, prosegue, non ha affrontato la questione della rilevanza dell'esercizio tardivo del potere d'accettazione, limitandosi ad affermare che la prescrizione del diritto di accettare l'eredità ben può essere opposta dal chiamato ulteriore instaurando il giudizio col quale reclama i beni ereditari in conseguenza della sua acquisita qualità di erede. Tale affermazione viola, ad avviso del ricorrente, l'art. 473 c.c., poichè l'accettazione dell'eredità in un momento anteriore a qualsiasi contestazione dei terzi pone l'acquisto dell'eredità al riparo dell'eccezione di prescrizione.
Inoltre, col primo motivo d'appello l'Azienda ospedaliera aveva rilevato che i R. all'atto della proposizione della loro domanda erano già decaduti dal diritto di accettare l'eredità per decorrenza del termine di cui all'art. 480 c.c., quindi non potevano esercitare alcuna azione di petizione dell'eredità, la quale presuppone la qualità di erede. La Corte territoriale ha interpretato tale deduzione a stregua di un'eccezione propria, giudicandola, conseguentemente, tardiva per il divieto di cui all'art. 345 c.p.c.. Siffatta pronuncia, che ha determinato un'evidente disparità di trattamento fra le parti, porta a rimeditare la natura del termine di cui all'art. 480 c.c., che secondo una parte della dottrina (contraria, beninteso, la giurisprudenza) sarebbe non di prescrizione, ma di decadenza.
Conseguentemente, nel decidere la causa la Corte avrebbe dovuto accertare preventivamente che anche i R. erano già decaduti dal potere di accettare l'eredità, con la conseguenza che essi erano privi d'interesse ex art. 100 c.p.c. a proporre l'eccezione di tardività dell'accettazione dell'Azienda ospedaliera. Decidendo nel diverso senso di cui s'è detto, la Corte territoriale ha violato gli artt. 480, 2938 e 2969 c.c. e gli artt. 100 e 345 c.p.c..
2. - Il secondo motivo denuncia, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 5, l'omessa, contraddittoria e insufficiente motivazione sul fatto controverso e decisivo per il giudizio rappresentato dalla rilevanza dell'accettazione tardiva dell'eredità da parte dell'azienda ospedaliera.
L'apodittica affermazione della Corte d'appello circa l'irrilevanza dell'accettazione tardiva ai fini di paralizzare l'eccezione di prescrizione avanzata dai chiamati ulteriori, sostanzia il dedotto vizio motivazionale, nel senso che la sentenza impugnata non chiarisce le ragioni di siffatta ritenuta irrilevanza; ed è contraddittoria lì dove da un lato ha negato rilievo all'atto di accettazione tardiva dell'eredità da parte dell'Azienda ospedaliera, attribuendolo, per contro, all'ancor più posteriore accettazione dei R..
3. - Con il terzo motivo è dedotta la violazione e falsa applicazione dell'art. 91 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, con riferimento al capo che ha regolato le spese di giudizio, capo che, dipendendo dall'erronea statuizione sul merito, dovrà essere travolto, sostiene parte ricorrente, insieme con questa.
4.- I primi due motivi, da esaminare congiuntamente per la loro oggetti va complementarietà, sono infondati.
4.1. - Nella ricostruzione giuridica della fattispecie, quale proposta nel ricorso, assume rilievo centrale l'asserita perdita del diritto dei R. di accettare l'eredità, perdita speculare a quella ritenuta dalla Corte d'appello a carico dell'Azienda ospedaliera. Decorso infruttuosamente anche per i chiamati ulteriori il termine di cui all'art. 480 c.c., si deriverebbe sillogisticamente (i) la loro carenza d'interesse a resistere alla domanda dell'Azienda ospedaliera e (il) il difetto di legittimazione ad eccepire la tardiva accettazione dell'eredità da parte dell'odierna ricorrente.
Meno perspicuo, invece, il ruolo che nel ricorso è assegnato alla tesi (nettamente minoritaria in dottrina e del tutto priva di seguito nella giurisprudenza di questa Corte) per cui detto termine sarebbe in realtà decadenziale, nonostante l'opposto tenore della norma (e della sua rubrica) in cui si parla espressamente di prescrizione.
Manifestata adesione ad una piuttosto che ad un'altra delle teorie formulate sulla distinzione tra i due istituti, questi sono ad ogni modo accomunati, per quanto rileva nella fattispecie in esame, dalla necessitata eccezione di parte, atteso che ai sensi dell'art. 2696 c.c. la decadenza non può essere rilevata d'ufficio, salvo che, trattandosi di materia sottratta alla disponibilità delle parti (e non è certamente il caso dell'accettazione dell'eredità), il giudice debba rilevare cause d'improponibilità dell'azione.
4.1.1. - In disparte la considerazione che la tesi proposta sarebbe perfettamente ribaltabile a danno della stessa ricorrente, e dunque non risolverebbe di per sè la controversia a vantaggio dell'una o dell'altra parte, e canalizzata la questione nell'alveo dell'art. 480 c.c. e della sua corrente interpretazione letterale e sistematica in cui non v'è spazio per (rinnegare la scelta legislativa (frutto del dibattito anteriore al codice del '42) di sottoporre l'esercizio del diritto di accettare l'eredità ad un termine di prescrizione (giurisprudenza pacifica di questa Corte: cfr. da ultimo Cass. n. 21929/09), che già solo per la sua durata, corrispondente a quella della prescrizione ordinaria, non potrebbe ipotizzarsi come previsto a pena di decadenza, deve essere condivisa la conclusione cui è pervenuta la Corte etnea.
4.1.2. - Sebbene, in generale, ai sensi dell'art. 2935 c.c. la prescrizione cominci a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere; e quantunque, in particolare, l'art. 523 c.c. (secondo cui la sostituzione testamentaria del chiamato rinunciante prevale sulla rappresentazione e questa sull'accrescimento, mentre in difetto di quest'ultimo l'eredità si devolve agli eredi legittimi a norma dell'art. 677 c.c.) lasci intendere che nella successione testamentaria la devoluzione ai chiamati ulteriori, previsti dalle norme della successione legittima, si attui solo quando venga meno la delazione del chiamato precedente; ciò nonostante, l'art. 480 c.c. pone un'eccezione alla regola che si desume dal combinato disposto delle due norme, nel senso che sebbene per i chiamati ulteriori la delazione non sia coeva all'apertura della successione, ma si attui in linea eventuale e successiva solo se ed in quanto i primi chiamati non vogliano o non possano accettare l'eredità, la prescrizione decorre anche per i chiamati ulteriori sin dal momento dell'apertura della successione, salvo l'ipotesi in cui vi sia stata accettazione da parte dei precedenti chiamati e il loro acquisto ereditario sia venuto meno (art. 480 c.c., comma 3).
La spiegazione e la composizione dell'apparente aporia è data dal successivo art. 481 c.c. che attribuisce a chiunque vi abbia interesse, e dunque prioritariamente ai chiamati ulteriori, l'actio interrogatoria, mediante la quale è possibile chiedere al giudice di fissare un termine (s'intende, anteriore alla scadenza di quello di prescrizione ex art. 480 c.c.) entro cui il chiamato manifesti la propria volontà di accettare l'eredità o di rinunciarvi.
4.1.3. - La sentenza impugnata ha accertato, con statuizione in parte qua non investita da censura, che entrambe le parti hanno accettato l'eredità decorso il termine di prescrizione di cui all'art. 480 c.c.. Sia l'Azienda ospedaliera, sia i R., pertanto, erano ugualmente interessati e legittimati a far valere la prescrizione del diritto della controparte, ma soltanto questi ultimi hanno proposto la relativa eccezione nei termini previsti dalla legge, avendo l'Azienda ospedaliera eccepito la prescrizione solo nel giudizio d'appello (circostanza anch'essa non oggetto di contestazione).
Tale eccezione è stata, dunque, correttamente ritenuta tardiva dalla Corte territoriale, data la preclusione di cui all'art. 345 c.p.c., comma 2 (sull'operatività della quale in tema di eccezione di prescrizione del diritto di accettare l'eredità, v. Cass. n. 9303/09).
E nessun altro dispendio motivazionale occorreva per giustificare la prevalenza finale accordata alla posizione degli odierni controricorrenti, trattandosi di soluzione di puro diritto e non già di accertamento di fatto (il quale soltanto è suscettibile di censura ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5).
4.2. - Neppure può essere condivisa la tesi per cui l'anteriorità dell'accettazione dell'eredità rispetto all'eccezione di prescrizione, porrebbe l'acquisto del diritto al riparo da questa.
Ciò che estingue il diritto soggetto a prescrizione non è l'eccezione, ma il decorso del tempo entro cui esso va esercitato, e dunque l'averne manifestato l'esercizio dopo la scadenza del termine ma prima dell'eccezione non osta al perfezionarsi della fattispecie estintiva. Ciò si desume sia dalla piana esegesi dell'art. 2934 c.c., sia dal fatto che l'eccezione, in quanto tale, non può che seguire l'esercizio del diritto impedendone il consolidamento. La validazione logica di tale ragionamento non è confutata dalla circostanza che il diritto di accettare l'eredità abbia a sua volta ad oggetto un diritto, id est la sua acquisizione nel patrimonio del soggetto a vantaggio del quale è la delazione, poichè la prescrizione estinguendo il diritto ne azzera, senza distinguo, ogni relativo effetto, reale od obbligatorio, in quanto realizzatosi in maniera potenzialmente caduca.
Nei precedenti di questa Corte l'efficienza dell'eccezione di prescrizione del diritto, tardivamente esercitato, di accettare l'eredità, si rinviene (e si ritiene, dunque, pacificamente) nei casi di scioglimento di comunione ereditaria, allorchè i coeredi convenuti deducano, per paralizzare la domanda, che l'attore abbia accettato l'eredità dopo la scadenza del termine di cui all'art. 480 c.c. (cfr. Cass. nn. 178/96 e 5633/87).
5. - Il terzo motivo d'annullamento è apparente, perchè non muove alcuna autonoma censura alla sentenza impugnata, ma si limita a prospettare le conseguenze che l'invocato accoglimento del ricorso avrebbe avuto sul regolamento delle spese di lite, indirizzandolo ad un esito opposto.
6. - In conclusione il ricorso va respinto.
7. - Le spese del presente giudizio, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza della parte ricorrente.
8. - Ai sensi e per gli effetti di cui alla L. n. 20 del 1994, art. 1, comma 3, copia della presente sentenza deve essere trasmessa alla Procura regionale presso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Sicilia, potendosi configurare nella condotta dell'Azienda ospedaliera di rilievo nazionale e di alta specializzazione - ARNAS - ospedali Garibaldi, gli estremi di un danno erariale.

References: sentenza 
 art. 100
 sentenza 
 Cass. 
 art. 481
 art. 480
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza