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Timestamp: 2019-10-14 14:40:24+00:00

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by Paola Allegri	in ABUSO EDILIZIO, NEWS, NEWS NORMATIVA, SENTENZE, URBANISTICA 0 commenti
IL DIRETTORE DEI LAVORI E’ SEMPRE RESPONSABILE DEGLI EVENTUALI ABUSI PRESENTI IN CANTIERE
Con la sentenza 33387/2018 la Corte di Cassazione afferma che il direttore dei lavori è sempre responsabile degli abusi edilizi commessi nel suo cantiere, ossia per aver eseguito opere edilizie in assenza ed in totale difformità dal permesso di costruire. Il direttore dei lavori ha una posizione di garanzia per il rispetto della normativa urbanistica ed edilizia, pertanto è responsabile dal punto di vista penale della corretta esecuzione delle opere rispetto al permesso di costruire; in caso contrario deve comunicarlo al dirigente o al responsabile o addirittura rinunciare all’incarico. I fatti in breve Il caso in esame riguarda il ricorso presentato da un geometra per la riforma della sentenza con cui era stato ritenuto responsabile nella qualità di progettista e direttore dei lavori di opere in difformità rispetto al progetto. Si tratta di due muri perimetrali, opere di completamento della recinzione di un terreno sul quale i proprietari dello stesso avevano edificato due costruzioni abusive (parte in assenza del permesso di costruire e parte in totale difformità). Viene, pertanto, contestata e ritenuta anche l’esecuzione del muro di recinzione in totale difformità dai permessi di costruire. Decisione della Corte di Cassazione Dopo un lungo iter giudiziario, i giudici di Cassazione confermano la pronuncia della Corte di Appello di Lecce e del giudice di prime cure: il geometra è responsabile in quanto, nella qualità di progettista e direttore dei lavori, non ha ottemperato agli obblighi di controllo, denuncia e di dimissione dall’incarico previsti dall’art. 29 del dpr 380/2001. E’ condannato, quindi, alla pena di 2 mesi di arresto e a 6.000 euro di ammenda per l’esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione (articolo 44, comma 1, lettera b), del Testo unico). Responsabilità direttore dei lavori In riferimento alle responsabilità in capo al direttore dei lavori, i giudici di palazzo Spada ricordano che ai sensi dell’art.29, comma 2, del dpr 380/2001 si ha che: 1. Il titolare del permesso di costruire, il committente e il costruttore sono responsabili, ai fini e per gli effetti delle norme contenute nel presente capo, della conformità delle opere alla normativa urbanistica, alle previsioni di piano nonché, unitamente al direttore dei lavori, a quelle del permesso e alle modalità esecutive stabilite dal medesimo. Essi sono, altresì, tenuti al pagamento delle sanzioni pecuniarie e solidalmente alle spese per l’esecuzione in danno, in caso di demolizione delle opere abusivamente realizzate, salvo che dimostrino di non essere responsabili dell’abuso. 2. Il direttore dei lavori non è responsabile qualora abbia contestato agli altri soggetti la violazione […]
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IL COMPENSO PROFESSIONALE NON PUO’ ESSERE MAI SIMBOLICO: SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO
Il Consiglio di Stato con la Sentenza 4780/2018 ha chiarito che la parcella professionale non può prevedere un compenso simbolico che leda il decoro professionale.
by Paola Allegri	in ABUSO EDILIZIO, NEWS, NEWS NORMATIVA, NORMATIVA, SENTENZE, URBANISTICA 0 commenti
TITOLI EDILIZI IN AUTOTUTELA: SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO
L’annullamento d’ufficio di un titolo edilizio, successivamente valutato illegittimo ex art. 21 nonies della legge n.241 del 1990, deve essere motivato in relazione alla sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale e tener conto degli interessi dei privati coinvolti, fermo restando il rispetto del termine di diciotto mesi ivi previsto. questo è quanto stabilito dal Consiglio di Stato con la Sentenza n.8/2017. La questione sui titoli edilizi nasce dal ricorso, proposto innanzi la prima sezione del Tar Puglia, avverso un’ordinanza di annullamento avente ad oggetto una concessione edilizia in sanatoria del 1999. L’annullamento d’ufficio ex art. 21-nonies L. n. 241/1990 è espressione del potere di autotutela della P.a., ossia del potere di risolvere conflitti, attuali o potenziali, eventualmente insorgenti con soggetti interessati dai suoi provvedimenti, senza che sia necessario l’interventi di un giudice. In particolare, l’annullamento d’ufficio, avente ad oggetto un provvedimento amministrativo illegittimo ai sensi dell’art. 21-octies, comma 1, può essere disposto in presenza di tre condizioni: la sussistenza di ragioni di interesse pubblico, la comparazione tra il suddetto interesse pubblico e gli interessi dei destinatari del provvedimento e l’esercizio del potere entro un termine ragionevole. Con riguardo a tale ultimo requisito, occorre precisare che il Legislatore del 2015 (Legga Madia n. 124 del 2015, di riforma della P.A.) ha modificato l’art. 21- nonies, fissando in diciotto mesi la durata massima del termine ragionevole per il ritiro di provvedimenti di autorizzazione o di concessione di vantaggi economici. Ciò, in accordo con la necessità di garantire un bilanciamento tra l’interesse pubblico al ripristino della legalità violata e il legittimo affidamento maturato in capo al privato per effetto del trascorrere del tempo. Effettuate tali precisazioni circa i presupposti per l’esercizio del potere di annullamento, appare opportuno osservare che lo stesso è caratterizzato da discrezionalità. L’amministrazione non è, infatti, tenuta ad adottare il provvedimento di ritiro e le eventuali istanze del privato orientate in tal senso hanno valenza meramente sollecitatoria. Il tema oggetto della sentenza in esame, consistente nella “determinazione del quantum di onere motivazionale che grava sull’amministrazione al fine di rappresentare correttamente la sussistenza dei presupposti e delle condizioni per il legittimo esercizio del potere di autotutela”, è stato particolarmente dibattuto in giurisprudenza. Secondo un orientamento maggioritario, l’annullamento in autotutela di un titolo edilizio illegittimo è un atto dovuto della pubblica amministrazione, la quale, essendo tenuta alla tutela dell’interesse pubblico concreto ed attuale al ripristino della legalità violata, ha il potere-dovere di annullare in […]
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AGEVOLAZIONI PRIMA CASA PIU’ AMPIE
Il Fisco agevola l’abitazione principale e l’acquisto della “prima casa” mediante uno sconto sulle tasse da pagare quando si stipula il rogito di compravendita.
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IL SOPPALCO E’ UN’OPERA MINORE SECONDO IL CONSIGLIO DI STATO E NON NECESSITA DI AUTORIZZAZIONE
Una Sentenza del Consiglio di Stato è intervenuta per chiarire se per la realizzazione di un soppalco nell’ambito degli interventi edilizi è richiesto il permesso di costruire.La sesta sezione del Consiglio di Stato, nella sentenza n.4166/2018 pubblicata il 9 luglio del 2018, ha affermato che “la realizzazione di un soppalco comporta ulteriore superficie calpestabile ed autonomi spazi, e rientra nel novero degli interventi di ristrutturazione edilizia, dal momento che determina un aumento della superficie utile dell’unità con conseguente aggravio del carico urbanistico”.
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Qualificazione giuridica dell’inserimento di un balcone in edificio preesistente
"l’ampliamento di un fabbricato preesistente non può essere considerato pertinenza, diventando parte dell’edificio di cui completa, una volta realizzato, la struttura per meglio soddisfare i bisogni cui è destinato in quanto privo di autonomia rispetto all’edificio medesimo."

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 SENTENZA 
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 art. 21
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