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Timestamp: 2017-10-23 09:59:25+00:00

Document:
Abusi edilizi: il Comune deve senza indugio emanare l’ordine di demolizione per il solo fatto di aver riscontrato opere abusive - Gazzetta Amministrativa
La Sesta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 17 maggio 2017 ha affermato che: quando risulta la realizzazione di abusi edilizi, il Comune «deve senza indugio emanare l’ordine di demolizione per il solo fatto di aver riscontrato opere abusive» (cfr. Consiglio Stato, Sez. VI, 30 marzo 2017, n. 1486; Sez. VI, 6 marzo 2017, n. 1060 e n. 1058; Sez. V, 11 luglio 2014, n. 3568; Sez. IV, 31 agosto 2010, n. 3955) e cioè deve immediatamente emanare il provvedimento che ripristini la legalità; -tale principio si fonda sul dato testuale dell’art. 31, comma 2, del testo unico n. 380 del 2001, per il quale «il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, accertata l´esecuzione di interventi in assenza di permesso, in totale difformità dal medesimo, ovvero con variazioni essenziali, determinate ai sensi dell’articolo 32, ingiunge al proprietario e al responsabile dell’abuso la rimozione o la demolizione»; le questioni inerenti alla sussistenza dei presupposti di applicabilità dell’art. 33, comma 2, del medesimo testo unico (per il quale, «qualora, sulla base di motivato accertamento dell´ufficio tecnico comunale, il ripristino dello stato dei luoghi non sia possibile, il dirigente o il responsabile dell’ufficio irroga una sanzione pecunaria pari al doppio dell´aumento di valore dell´immobile») riguardano una fase procedimentale successiva ed eventuale, dal momento che il destinatario dell’ordine di demolizione può preferire – entro il termine di novanta giorni, decorso il quale si verifica il prospettato acquisto del bene da parte dell’Amministrazione comunale – di adeguare la situazione di fatto a quella di diritto e di non pagare la somma corrispondente al doppio dell’aumento di valore dell’immobile; in altri termini, per l’applicabilità del medesimo art. 33, comma 2, occorre la sussistenza di alcuni presupposti, tra cui proprio la previa emanazione dell’ordine di demolizione, l’istanza tempestiva del destinatario dell’ordine ed un «motivato accertamento dell’ufficio tecnico comunale» sulla impossibilità materiale di ripristinare lo stato dei luoghi, configurabile soltanto quando «la demolizione, per le sue conseguenze materiali, inciderebbe sulla stabilità dell´edificio nel suo complesso» legittimamente realizzato (cfr. ex plurimis Consiglio di Stato, Sez. VI, 30 marzo 2017, n. 1484; Sez. VI, 9 aprile 2013, n. 1912), il che non avviene – in linea di principio - quando si tratta di eliminare opere realizzate in aggiunta a un manufatto preesistente. Per continuare la lettura vai alla sentenza.
sabato 17 novembre 2012 20:23
Giudizio elettorale: nel caso di elezione degli organi comunali la parte necessaria è solo il Comune e, pertanto, il termine di dieci giorni per il deposito del ricorso in segreteria decorre dalla notificazione al Comune
Per consolidato orientamento giurisprudenziale nei giudizi elettorali avanti al giudice amministrativo “l'individuazione della pubblica amministrazione, cui spetta la qualità di parte necessaria, va effettuata in base al criterio di imputazione dei risultati della consultazione elettorale medesima e non con riferimento al criterio dell'imputazione formale. Pertanto, nel caso di elezione degli organi comunali, la parte necessaria è solo il Comune, dovendosi escludere ogni legittimazione passiva di tipo formale (sotto il profilo cioè dell'emissione degli atti impugnati) in capo ad organi diversi dall'ente di cui sopra, quali l'ufficio elettorale centrale, la commissione elettorale mandamentale, il Ministero dell'interno, il prefetto o l'ufficio centrale circoscrizionale” (Tar Reggio Calabria, 2 marzo 2007 n. 201 e giurisprudenza ivi citata; conf. Tar Reggio Calabria, 9 agosto 2006 n. 1390; da ult. anche Tar Piemonte, 28 luglio 2010 n. 3136). D’altronde è pacifico in giurisprudenza, già sotto il vigore della previgente normativa che l’attuale c.p.a. si limita a riprendere e codificare, che il previsto termine di dieci giorni per il deposito del ricorso notificato abbia natura perentoria (così, da ult., Cons. St., V, 28 maggio 2010 n. 3402) ed è ovvio che esso debba farsi decorrere dall’ultima notifica utile, tale essendo la notifica ad una parte che la legge individua come tale. Ragionando in termini diversi, si consentirebbe alla parte ricorrente, con effettuazione di notifiche non prescritte, di procrastinare a tempo indeterminato il deposito del ricorso, in un giudizio che invece il legislatore da sempre ha improntato alla massima celerità. Conclusivamente il termine di dieci giorni per il deposito del ricorso in segreteria decorre dalle ultime notificazioni prescritte, che, nel caso di elezioni comunali, vanno effettuate nei confronti del Comune.
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lunedì 29 ottobre 2012 08:58
Nel giudizio elettorale non sono sufficienti irregolarità di voti in misura minima tale da non influenzare la posizione e il risultato elettorale del candidato ricorrente
Con la sentenza in esame e' stato rigettato il ricorso con il quale si chiede l'annullamento del verbale dell'ufficio centrale di proclamazione degli eletti alle elezioni del 06 e 07 maggio 2012 per il rinnovo della carica a Sindaco e consigliere del Comune di Ardea. Il giudice ha riscontrato il carattere pressoché generico delle censure e rilevato che dai verbali di sezione che non emergono irregolarità nelle operazioni di voto e di scrutinio. Relativamente poi alla censura con cui si e' dedotta in parte la mancanza - o l’omissione nei conteggi - di schede autenticate e non consegnate agli elettori, rileva il giudice che, quindi, non hanno inciso sulle operazioni di voto, ugualmente per quanto attiene alle irregolarità di voti in misura minima, tale da non influenzare la posizione e il risultato elettorale del candidato ricorrente.
Con la sentenza in esame e' stato rigettato il ricorso con il quale si chiede l'annullamento del verbale dell'ufficio centrale di proclamazione degli eletti alle elezioni del 06 e 07 maggio 2012 per il rinnovo della carica a Sindaco e consigliere del Comune di Ardea. Il giudice ha riscontrato il ca ... Continua a leggere
giovedì 27 dicembre 2012 08:57
Elezioni comunali: il Consiglio di Stato fa chiarezza in ipotesi di schede sparite, segni di riconoscimento del voto, indicazione nello spazio destinato all’espressione del voto di preferenza della scritta del candidato sindaco, di ulteriori vizi emersi solo in sede istruttoria innanzi al TAR
La sentenza in esame viene attenzionata in quanto contiene un'elencazione di principi applicabile alle censure che ritualmente vengono sollevate nei ricorsi proposti avverso il verbale di proclamazione dell'elezione alla carica di sindaco di un Comune. In particolare nella sentenza si legge: - per le ipotesi in cui la scheda indicata dai ricorrenti non è stata rinvenuta in sede di istruttoria disposta dal TAR, il rilievo è da ritenersi infondato, perché privo di riscontro; - per le ipotesi in cui siano emersi ulteriori vizi emersi a seguito delle verifiche istruttorie disposte dal giudice in relazione alle originarie censure i relativi motivi aggiunti sono, per giurisprudenza di questo Consiglio, inammissibili (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, 22 settembre 2011, n. 5345); - per le ipotesi in cui si rinviene, nello spazio destinato all’espressione del voto di preferenza, la scritta del candidato sindaco, è noto che, per giurisprudenza di questo Consiglio, la trascrizione del candidato sindaco nello spazio destinato all’indicazione della preferenza può e deve essere interpretata come conferma, benché superflua, del voto espresso per l’elezione del sindaco (cfr., ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 28 settembre 2005, n. 5187; Consiglio di Stato, sez. V, 18 novembre 2004, n. 7561); tale principio si applica anche nell’ipotesi precedente, ove si volessero ritenere ammissibili le suddette censure, nonché per la Sezione 6, ove è stata rinvenuta una scheda sulla quale, oltre a risultare barrato il simbolo di lista, si rinviene, nello spazio destinato all’espressione del voto di preferenza, la scritta “Paolo” (che è il nome del candidato sindaco); - per le ipotesi in cui l’espressione del voto è accompagnata dal titolo di studio professionale, è ragionevole ritenere che essa non costituisca con certezza un segno di riconoscimento del voto, in quanto tale titolo è elemento distintivo del candidato, soprattutto in contesti di piccole dimensioni e di basso livello di alfabetizzazione; - per le ipotesi di riscontrato segno di riconoscimento, deve essere premesso che, secondo la giurisprudenza di questo Consiglio (cfr., ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 15 ottobre 2010, n. 7512), l'art. 64 del d.P.R. n. 570 del 1960, che contiene il relativo divieto deve interpretarsi nel senso che la nullità del voto contenuto in schede che presentino scritture o segni tali da far ritenere in modo inoppugnabile la volontà dell'elettore di far riconoscere il proprio voto, deve essere inteso in senso oggettivo, ossia considerando nulle quelle schede che rechino scritte o segni estranei alle esigenze di espressione del voto e che non trovino ragionevoli spiegazioni nelle modalità con cui l'elettore ha inteso esprimere il voto stesso; - per le ipotesi in cui non è barrato alcun simbolo di lista ed è presente l’indicazione del cognome nella lista corretta questo Consiglio ha già statuito circa l’estensione del voto alla lista cui appartiene il candidato indicato (Consiglio di Stato, sez. V, 4 marzo 2008, n. 817); - per le ipotesi in cui risulti scritto il nominativo del candidato Sindaco e, nello stesso tempo, risulti barrato il simbolo della lista n. 2, senza l’apposizione di alcun voto di preferenza, effettivamente non è dato sapere se tale voto sia stato attribuito alla lista n. 1 ovvero alla lista n. 2.
La sentenza in esame viene attenzionata in quanto contiene un'elencazione di principi applicabile alle censure che ritualmente vengono sollevate nei ricorsi proposti avverso il verbale di proclamazione dell'elezione alla carica di sindaco di un Comune. In particolare nella sentenza si legge: - pe ... Continua a leggere
domenica 17 aprile 2016 18:31
Elezioni nei comuni fino a 15mila abitanti: la validità del voto con cui l'elettore indichi il candidato sindaco prescelto ed il di lui contrassegno anche con preferenza per un candidato consigliere appartenente ad una lista non collegata
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 13.4.2016 n. 1477
Nella sentenza del 14.4.2016 n. 1477 la Quinta SeIone del Consiglio di Stato ha richiamato quanto già precisato con la sentenza del 9 settembre 2013, n. 4474, che nei comuni fino a quindicimila abitanti, l'art. 71, comma 5, del d. lgs. n. 267/2000 (che consente a ciascun elettore di votare per un candidato alla carica di Sindaco segnando il relativo contrassegno) ha introdotto un nuovo sistema elettorale maggioritario che, più che in passato, è finalizzato alla attribuzione di stabilità di governo all'ente locale e induce l'elettore a ponderare la scelta della forza politica cui affidare l'amministrazione dell'ente stesso. Pertanto, è, in detti comuni, da ritenere sempre valido il voto con cui l'elettore indichi senza dubbio il candidato sindaco prescelto ed il di lui contrassegno, perché ciò inequivocabilmente lascia individuare la forza politica cui esso si riferisce, anche nel caso in cui l'elettore, dopo aver votato per il candidato sindaco e per la lista a lui collegata, esprima pure una preferenza per un candidato consigliere appartenente ad una lista non collegata, mentre il voto a quest'ultimo è nullo, per l'evidente ragione di non poter legittimamente considerare sullo stesso piano giuridico i due tipi di voto (Consiglio di Stato, Sez. V, 9 febbraio 1996, n. 158); invero il voto accordato alla lista ha maggiore e determinante spessore politico nella formazione delle maggioranze consiliari (Consiglio di Stato, Sez. V, 26 settembre 2006, n. 5643). Il principio, d'altro canto, è in linea con la giurisprudenza secondo la quale il mero sospetto del c.d. inquinamento delle consultazioni, in mancanza di qualsivoglia riscontro probatorio e nella pacifica impossibilità di ricostruire dall'esterno il processo psicologico formativo della volontà dell'elettore, non consente la caducazione del risultato elettorale, ma impone la conservazione degli atti del procedimento elettorale non direttamente colpiti dall'invalidità (Consiglio di Stato, Sez. V, 2 maggio 2002, n. 2333). Ciò che conta, in definitiva, è stabilire se sia possibile ricostruire in modo plausibile la volontà dell'elettore di esprimere, nell'ordine, il voto in favore di una determinata lista e di un determinato candidato. Argomentando dal disposto dell'art. 57, comma 7, del d.P.R. n. 570/60, che conferma, implicitamente, la validità del voto di lista, è stato reiteratamente affermato il principio della preminenza del voto di lista su quello di preferenza (Consiglio di Stato, Sez. V, 31 dicembre 1998, n. 2002, 27 settembre 1996, n. 1176 e 2 maggio 1996, n. 503), che resta, così, inefficace (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 2 maggio 2002 n. 2333). In definitiva, la fattispecie concreta rientra nell'ipotesi disciplinata dal citato art. 57, comma 7, del d.P.R. n. 570/1960, per cui, in applicazione del principio del “favor voti”, allorché l'elettore voti per una lista, ma poi indichi preferenze per candidati appartenenti ad una lista differente, vanno annullate le preferenze, ma fatto salvo il voto di lista (Consiglio di Stato, Sez. V, 28 febbraio 2006, n. 903) che presenta un maggiore spessore politico nella formazione delle maggioranze consiliari (Consiglio di Stato, Sez. V, 28 febbraio 2006, n. 903, 31 ottobre 2001, n. 5692, 24 maggio 2004, n. 3360 e 21 giugno 2005, n. 3280). Peraltro, quando la preferenza espressa con le modalità di cui trattasi trovi, come nel caso che occupa, una sua ragionevole spiegazione nella ipotetica mancata conoscenza della impossibilità di attribuzione del “voto disgiunto” nei comuni come quello di specie, non può comunque la ulteriore preferenza per il candidato consigliere di un’altra lista essere equiparata ad un oggettivo ed inoppugnabile segno di riconoscimento idoneo a produrre la nullità del voto espresso (Consiglio di Stato, Sez. V, 3 agosto 2011, n. 4607). In particolare non ritiene la Sezione che la disposizione di cui all’art. 71, comma 5, del d. lgs. n. 267/2000, per il suo carattere di specialità, possa prevalere sulla disposizione di cui all'art. 57, comma 7, del d.P.R. n. 570/1960, anche se questo è stato emanato in epoca antecedente alla intervenuta distinzione della normativa applicabile ai comuni in materia elettorale a seconda del numero della loro popolazione, atteso che detto decreto legislativo non afferma esplicitamente il venir meno della applicabilità della precedente disposizione a carattere generale, né questa è incompatibile con la nuova normativa, solo perché ha introdotto la possibilità del c.d. “voto disgiunto” nei comuni con popolazione superiore ai quindicimila abitanti. Ciò in quanto l’aver introdotto la possibilità che il voto espresso per il candidato consigliere di una lista diversa da quella per la quale è stato espresso il voto per il candidato sindaco sia valido non esclude che nei comuni, con popolazione inferiore, in cui ciò non è possibile, sia consentito, in applicazione del principio della conservazione degli atti giuridici, continuare ad applicare la risalente normativa per la quale in tali casi è inefficace il voto di preferenza e salvo il voto di lista.
Nella sentenza del 14.4.2016 n. 1477 la Quinta SeIone del Consiglio di Stato ha richiamato quanto già precisato con la sentenza del 9 settembre 2013, n. 4474, che nei comuni fino a quindicimila abitanti, l'art. 71, comma 5, del d. lgs. n. 267/2000 (che consente a ciascun elettore di votare per un ... Continua a leggere
domenica 8 giugno 2014 09:28
Giudizio elettorale: non è consentito al giudice amministrativo di procedere autonomamente, in mancanza di una puntuale censura, alla correzione di tutti gli errori, ancorché materiali, che possano emergere dal giudizio
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 28.5.2014
Come anche recentemente ribadito dalla Quinta Sezione (17 febbraio 2014, n. 755), nel giudizio elettorale il giudice amministrativo non esercita una giurisdizione di diritto obiettivo e non può rieffettuare alcun calcolo, se non in sede di esame di censure ritualmente proposte. Per quanto i giudizi elettorali rientrino nella giurisdizione tradizionalmente definita "estesa al merito", nella quale cioè al giudice amministrativo sono attribuiti poteri di intervento aggiuntivi ed ulteriori rispetto a quello puramente demolitorio, che è connaturale alla giurisdizione amministrativa di legittimità (Cons. Stato, sez. V, 29 ottobre 2012, n. 5504), tuttavia essi, oltre a non presentarsi come espressione di una giurisdizione di diritto obiettivo, non concernono neppure la tutela di diritti soggettivi perfetti, basandosi piuttosto, anche al fine di contemperare tutti gli interessi in conflitto, sul principio di certezza dei rapporti di diritto pubblico, con la conseguenza che i poteri esercitabili dal giudice sono necessariamente circoscritti nell'ambito costituito dall'oggetto del giudizio, così come delimitato dal ricorrente attraverso la tempestiva indicazione degli specifici vizi da cui sono affette le operazioni elettorali e, in particolare, dell'atto di proclamazione degli eletti che le conclude (Cons. Stato, sez. V, 28 settembre 2005, n. 5201; 6 luglio 2002, n. 3735). Poiché pertanto non è consentito al giudice amministrativo di procedere autonomamente, in mancanza di una puntuale censura, alla correzione di tutti gli errori, ancorché materiali, che possano emergere dal giudizio (Cons. St., sez. V, 6 luglio 2002, n. 3735), non avendo l’originario ricorrente, all’esito della verificazione disposta, proposto motivi aggiunti (malgrado la espressa riserva formulata nel ricorso introduttivo del giudizio), onde estendere le censure di illegittimità del verbale di proclamazione degli eletti anche nella parte in cui i voti spettanti alla lista San Nicandro 2.0 nella sezione elettorale n. 9 erano in realtà 33 e non 32, il tribunale non avrebbe potuto autonomamente attribuire tale ulteriore voto, mancando al riguardo una specifica censura ed una corrispondente specifica domanda giudiziale (né potendo a tanto essere sufficiente quella contenuta nel ricorso introduttivo del giudizio).
Come anche recentemente ribadito dalla Quinta Sezione (17 febbraio 2014, n. 755), nel giudizio elettorale il giudice amministrativo non esercita una giurisdizione di diritto obiettivo e non può rieffettuare alcun calcolo, se non in sede di esame di censure ritualmente proposte. Per quanto i giudiz ... Continua a leggere
lunedì 16 giugno 2014 17:39
Elezioni: i consiglieri provinciali possono autenticare le firme relative alle operazioni elettorali per l’elezione dei sindaci ed il rinnovo dei consigli dei comuni della provincia, mentre i consiglieri comunali hanno analoga legittimazione per le elezioni del sindaco ed il rinnovo del consiglio del loro comune
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 16.6.2014
Il Consiglio di Stato con la sentenza in esame supera il proprio precedente orientamento sancito con la sentenza n. 8 maggio 2013, n. 2501, secondo la quale per i consiglieri comunali e provinciali sussisterebbe, oltre a quello territoriale, l'ulteriore limite della “pertinenza della competizione elettorale”, nel senso che la norma in esame attribuirebbe il potere di autentica a tali organi politici solo per le elezioni dell'Ente al quale essi appartengano. Pronuncia che risulta isolata e già smentita da ulteriori sentenze emesse da questa Sezione (cfr. Cons. St., Sez. V, 13 febbraio 2014, n. 716; Id., 16 aprile 2014, n. 1885) Sul punto ha richiamato i principi sanciti dall’Adunanza Plenaria che con la sentenza n. 22/2013, ha chiarito che: “I pubblici ufficiali menzionati nell'art. 14 L. 21 marzo 1990 n. 53 (e nella specie nell'art. 18 L. reg. Trentino Alto Adige 8 agosto 1983 n. 7) compreso il giudice di pace, sono titolari del potere di autenticare le sottoscrizioni delle liste di candidati esclusivamente all'interno del territorio di competenza dell'ufficio di cui sono titolari o ai quali appartengono”. Ossia ha affermato che il potere di autenticazione previsto dal citato art.14 a favore dei pubblici è strettamente connesso al territorio di competenza dell'ufficio di cui sono titolari o al quale appartengono. Tanto in ragione del fatto che: a) l’individuazione della norma di alcune categorie di soggetti, che in veste di pubblici ufficiali sono deputati ad offrire fede privilegiata all’attestazione da loro proveniente, implica un rinvio allo statuto previsto per ciascuna categoria; b) i limiti alla competenza territoriale dell'ufficio di appartenenza integrano un elemento costitutivo della fattispecie autorizzatoria; c) l’art. 2699 c.c. prevede un vincolo espresso tra pubblico ufficiale e sede di svolgimento della sua funzione; d) il successivo art. 2701 c.c. esclude che il documento formato da pubblico ufficiale incompetente abbia efficacia di fede privilegiata; e) la ratio della norma è quella di facilitare gli elettori e i presentatori delle liste nel rispetto delle esigenze di certezza e di un'ordinata e trasparente raccolta delle sottoscrizioni, assicurate dalla presenza di un collegamento tra pubblico ufficiale e territorio in cui svolge le proprie funzioni. Sulla base di tali premesse, il Collegio ha quindi rilevato che il potere di autenticazione si risolve nell'attestazione del compimento di un'attività materiale, con cui viene certificata l'apposizione della sottoscrizione in presenza del pubblico ufficiale, con immediata trasposizione del risultato di tale percezione in un documento rappresentativo dell'accaduto munito di fede privilegiata, come avviene per gli atti pubblici. Pertanto, poiché il Consigliere provinciale svolge le proprie funzioni all’interno dell’intero territorio provinciale e considerato che il testo dell’art. 14 non offre alcuna indicazione nel senso di ritenere che possa desumersi la presenza di un ulteriore vincolo di pertinenza tra procedimento elettorale e funzioni del Consigliere provinciale, in contrasto con quella che è la ratio della norma in esame, non può concludersi per l’illegittimità dell’autenticazione operata all’interno del procedimento elettorale relativo ad un Comune che ricada nella Provincia nella quale il Consigliere provinciale esercita le proprie funzioni. Una simile limitazione, infatti, non è giustificata nemmeno da esigenze sostanziali di certezza giuridica ulteriori rispetto a quelli esigibili dall'attività di autentica della sottoscrizione di soggetti diversi dal pubblico ufficiale che vi procede, non sussistendo neppure, nello svolgimento della attività di certificazione, alcuna finalità di controllo (che potrebbe giustificare un irrigidimento delle condizioni necessarie per svolgere tale), consistendo nella mera certificazione da parte del pubblico ufficiale dell'avvenuta apposizione in sua presenza della sottoscrizione da parte di un soggetto identificato. Per le stesse ragioni non si può prestare adesione alla tesi sostenuta dagli appellanti secondo la quale un Consigliere provinciale appartenente ad un Collegio diverso da quello in cui si svolge la competizione elettorale, non è legittimato ad esercitare il potere di autentica. Né l’art. 14, della l. n. 53 del 1990, né altra norma prevede, infatti, che il potere di autenticazione del Consigliere provinciale sia collegato in alcun modo al rapporto di mandato che lega il Consigliere eletto con il Collegio elettorale nel quale è stato eletto. Una simile limitazione che comporterebbe una significativa deroga alle funzioni del Consigliere provinciale, che, una volta eletto, assume funzioni esercitabili sull’intero territorio provinciale, necessiterebbe, infatti, di una esplicita limitazione legislativa, che nella fattispecie non risulta sussistere. Deve, pertanto, concludersi che i consiglieri provinciali possono autenticare le firme relative alle operazioni elettorali per l’elezione dei sindaci ed il rinnovo dei consigli dei comuni della provincia, non sussistendo per i primi alcun vicolo derivante dalla pertinenza della competizione elettorale o dalla non estraneità alla stessa, mentre i consiglieri comunali hanno analoga legittimazione per le elezioni del sindaco ed il rinnovo del consiglio del loro comune. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".
Il Consiglio di Stato con la sentenza in esame supera il proprio precedente orientamento sancito con la sentenza n. 8 maggio 2013, n. 2501, secondo la quale per i consiglieri comunali e provinciali sussisterebbe, oltre a quello territoriale, l'ulteriore limite della “pertinenza della competizione ... Continua a leggere
mercoledì 10 aprile 2013 19:13
Giudizio elettorale: l’impugnazione può essere proposta non solo dai cittadini elettori, in quanto portatori dell’interesse generale del corpo elettorale, ma anche dai candidati non eletti che hanno un personale e diretto interesse alla modifica del risultato elettorale
Ai sensi dell’art. 83/11 del D.P.R. 16 maggio 1960 n. 570, aggiunto dall’art. 2 L. 23 dicembre 1966 n. 1147 (le cui norme procedurali sono state tenute ferme dall’art. 19, ultimo comma, L. 6.12.1971 n. 1034, per i giudizi in materia di operazioni elettorali comunali, provinciali e regionali) – poi abrogato dal d.lgs. n. 104/2010 - può proporre impugnazione contro le operazioni per l’elezione dei consiglieri comunali “qualsiasi cittadino elettore del Comune o chiunque altro vi abbia diretto interesse”. La disposizione è stata costantemente interpretata dalla giurisprudenza nel senso che l’impugnazione può essere proposta non solo dai cittadini elettori, in quanto portatori dell’interesse generale del corpo elettorale, ma anche dai candidati non eletti che hanno un personale e diretto interesse alla modifica del risultato elettorale (Cons. Stato, Sez. V, 19 marzo 1996, n. 259). Ma la posizione del candidato è indubbiamente diversa da quella del cittadino elettore sia per legittimazione che per interesse ad agire, in quanto il primo fa valere l’interesse proprio a ricoprire l’incarico elettivo mentre il secondo esercita una vera e propria azione popolare di tipo correttivo nell’interesse generale. In materia di contenzioso elettorale è affermato il principio secondo cui l’attore popolare ha facoltà di proporre gravame anche quando non sia stato parte nella precedente fase di giudizio, proprio perché colui che sperimenta l’azione popolare agisce uti civis e non uti singulus, ossia nell’interesse generale del buon andamento della P.A., onde si giustifica la fungibilità processuale dei soggetti legittimati all’appello ai sensi degli artt. 82/2 e 83/12 D.P.R. n. 570/1960 e successive modificazioni (Cons. Stato, Sez. V, nn. 4001/2001, 1150/1996, 790/1996, 92/1994, 912/1991, 526/1989 e 861/1966).
Ai sensi dell’art. 83/11 del D.P.R. 16 maggio 1960 n. 570, aggiunto dall’art. 2 L. 23 dicembre 1966 n. 1147 (le cui norme procedurali sono state tenute ferme dall’art. 19, ultimo comma, L. 6.12.1971 n. 1034, per i giudizi in materia di operazioni elettorali comunali, provinciali e regionali) – poi ... Continua a leggere
sabato 21 marzo 2015 08:25
Elezioni: in G.U. le disposizioni per lo svolgimento contemporaneo delle elezioni regionali ed amministrative
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto legge n 27/2015 in G.U. n. 64 del 18.3.2015
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 18 marzo 2015 il decreto legge 17 marzo 2015 n. 27 recante "Disposizioni urgenti per lo svolgimento contemporaneo delle elezioni regionali ed amministrative". Entrata in vigore del provvedimento: 18.3.2015. Per scaricare il provvedimento cliccare su "Accedi al Provvedimento".
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 18 marzo 2015 il decreto legge 17 marzo 2015 n. 27 recante "Disposizioni urgenti per lo svolgimento contemporaneo delle elezioni regionali ed amministrative". Entrata in vigore del provvedimento: 18.3.2015. Per scaricare il provvedimento clicca ... Continua a leggere
martedì 19 luglio 2016 11:26
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 11.7.2016 n. 3019
Nel giudizio in esame l’appellante asserisce l’invalidità del procedimento di autenticazione delle firme, per essere state validate da un funzionario di un Comune diverso rispetto a quello di svolgimento della relativa competizione elettorale. Il Consiglio di Stato con sentenza del 11.7.2016 n. 3019 ha richiamato il principio di diritto sancito dall’Adunanza Plenaria con la sentenza n. 22 del 9 ottobre 2013 secondo cui i pubblici ufficiali menzionati dall’art. 14 della l. n. 53/1990 sono titolari del potere di autenticare le sottoscrizioni esclusivamente all'interno del territorio di competenza dell'ufficio di cui sono titolari o ai quali appartengono (come nel caso di specie è pacificamente avvenuto, essendo le firme state autenticate da un funzionario incaricato del Comune di Pozzuoli, presso il medesimo Comune). Tale principio è stato, poi, recentemente precisato, con argomentazioni che devono intendersi qui integralmente richiamate, nel senso che, oltre al suddetto vincolo territoriale, non può ritenersi sussistente anche il vincolo della “pertinenza della competizione elettorale”, sia per la mancanza di una norma che espressamente lo preveda, sia per non vanificare la ragione giustificativa del potere di autenticazione, che dev’essere identificata nell’esigenza di “agevolare e semplificare lo svolgimento del procedimento elettorale” (cfr. Cons. St., sez. III, 16 maggio 2016, n. 1990; sez. III, 23 maggio 2016, n. 2141).
Nel giudizio in esame l’appellante asserisce l’invalidità del procedimento di autenticazione delle firme, per essere state validate da un funzionario di un Comune diverso rispetto a quello di svolgimento della relativa competizione elettorale. Il Consiglio di Stato con sentenza del 11.7.2016 n. 30 ... Continua a leggere
mercoledì 13 luglio 2016 22:19
Elezioni: il termine di trenta giorni per contestare la legittimità del procedimento elettorale decorre dalla data di proclamazione di tutti gli eletti
L’art. 130, comma 1, lett. a), c.p.a., quanto alle elezioni di Comuni, Province e Regioni, stabilisce che, alla conclusione del procedimento elettorale, nel termine di trenta giorni dalla proclamazione degli eletti, qualsiasi candidato o elettore dell’ente della cui elezione si tratta può proporre ricorso “contro tutti gli atti del procedimento elettorale successivi all’emanazione dei comizi elettorali… unitamente all’atto di proclamazione degli eletti”. Come è noto, a norma degli artt. 71 e 72 del d.lgs. n. 267/2000 (Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), le operazioni elettorali per l’elezione del Sindaco e dei componenti del Consiglio Comunale si svolgono nell’ambito di un unico procedimento e producono, in via contestuale, l’effetto dell’elezione di entrambi gli organi. Il procedimento elettorale comunale, dunque, in ragione della sua funzione armonica ed unitaria, non può dirsi concluso fino a quando non sia pronunciato l’atto conclusivo di proclamazione degli eletti non essendo dato di identificare, ai fini che qui rilevano, differenti (e anteriori) provvedimenti definitivi. In ragione della inscindibilità dei due effetti del medesimo procedimento elettorale, la disposizione processuale di riferimento ha, quindi, inteso differire e concentrare i ricorsi contro tutti gli atti del procedimento elettorale (con l’eccezione di quelli contro le esclusioni, diversamente disciplinati dall’art.129 c.p.a.) alla sua conclusione, identificando espressamente quale atto definitivo (oggetto di impugnazione) quello di proclamazione degli eletti, senza alcuna distinzione tra la carica di sindaco e quella di consigliere comunale. Ne discende che il termine di trenta giorni, previsto dal primo comma dell’art. 130 c.p.a. come termine perentorio per contestare la legittimità del procedimento elettorale, decorre dalla data di proclamazione di tutti gli eletti (per effetto delle medesime elezioni), e, dunque, nel caso di specie, dalla formazione del verbale di proclamazione degli eletti al Consiglio Comunale del 20 luglio 2015. E’ solo con quest’ultimo atto, infatti, che si determina l’effetto giuridico finale dell’esito delle elezioni, con la conseguenza che il controllo diffuso sulla correttezza e sulla legalità del procedimento elettorale, che la norma in esame ha inteso codificare, non può che essere esercitato con esclusivo riferimento all’unico atto idoneo a configurare e a costituire, in via definitiva, l’assetto degli organi elettivi del Comune
L’art. 130, comma 1, lett. a), c.p.a., quanto alle elezioni di Comuni, Province e Regioni, stabilisce che, alla conclusione del procedimento elettorale, nel termine di trenta giorni dalla proclamazione degli eletti, qualsiasi candidato o elettore dell’ente della cui elezione si tratta può proporre ... Continua a leggere
sabato 17 novembre 2012 23:08
Regione Lazio: il Consiglio di Stato sospende la sentenza del TAR che obbligava la Polverini ad indire le elezioni regionali entro 5 giorni e fissa la discussione al 27.11.2012
Occorre attendere il 27 novembre p.v. per conoscere l'esito del ricorso presentato dalla Polverini contro la sentenza del TAR che la obbligava ad indire entro 5 giorni le elezione, nelle more però l'efficacia della sentenza e' stata provvisoriamente sospesa. Questo e'quanto stabilito dal decreto monocratico del Dott. Stefano Baccarini, Presidente della V Sezione del Consiglio di Stato nel quale la sospensione in via cautelare della sentenza viene basata esclusivamente sul carico dei ruoli di udienza della sezione per i quali la prima camera di consiglio utile per la pronuncia collegiale è quella del 27 novembre 2012, ricorre dunque un caso di estrema gravità e urgenza, al fine di evitare che la pronuncia collegiale sulla domanda cautelare intervenga quando ormai sono decorsi i 5 cinque giorni fissati dal TAR. Sul presupposto, infatti, che la sentenza impugnata ha accertato l’obbligo del Presidente dimissionario della Regione Lazio di adottare il provvedimento di indizione delle consultazioni elettorali regionali, fissando all’uopo il termine di cinque giorni successivi alla data della comunicazione in via amministrativa o della notificazione della sentenza medesima e nominando commissario ad acta il Ministro dell’interno perché si sostituisca al Presidente dimissionario della Regione Lazio in caso di inadempimento e che, nelle more della decisione collegiale della domanda cautelare, la necessaria esecuzione della sentenza impugnata da parte della Presidente della Regione ovvero del commissario ad acta in via sostitutiva arrecherebbe all’appellante Regione un pregiudizio di estrema gravità quanto ai termini per l’esercizio del potere di indizione delle elezioni e ai contenuti che – a suo avviso - il provvedimento potrebbe avere. Sussistono quindi i presupposti di estrema gravità e urgenza che legittimano la sospensione provvisoria della sentenza al fine di evitare che la pronuncia collegiale sulla domanda cautelare intervenga quando le situazioni soggettive dedotte in giudizio sono state pregiudicate ed anche all’esigenza che il procedimento elettorale abbia inizio con un provvedimento dotato di stabilità. Per questi motivi il Consiglio di Stato ha accolto la domanda di provvedimento cautelare monocratico e per l'effetto ha sospeso provvisoriamente l’efficacia della sentenza appellata, fissando per la discussione, la camera di consiglio del 27 novembre 2012.
Occorre attendere il 27 novembre p.v. per conoscere l'esito del ricorso presentato dalla Polverini contro la sentenza del TAR che la obbligava ad indire entro 5 giorni le elezione, nelle more però l'efficacia della sentenza e' stata provvisoriamente sospesa. Questo e'quanto stabilito dal decreto mo ... Continua a leggere
sabato 5 dicembre 2015 10:32
Operazioni elettorali, il voto "si ok" e le sottolineature: quando le espressioni inutili e sovrabbondati rendono riconoscibile il voto
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.11.2015 n. 5379
La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 27.11.2015 n. 5379 ha analizzato, tra l'altro, la cesura con la quale l'appellante lamenta la mancata assegnazione al candidato sindaco del voto espresso nella seconda sezione con la scheda elettorale recante la scritta "si ok". Il T.A.R. ha escluso l'attribuibilità del voto in quanto la scheda risultava priva del crocesegno e recava la dicitura "si ok", ritenendo tale espressione un segno di riconoscimento. Con la decisione impugnata il Tribunale non si è pronunciato su di un profilo che non gli era stato devoluto, ma ha esplicitato i motivi per cui la scheda era da annullare, in presenza di una espressione non solo inutile e sovrabbondate, ma tale da rendere obiettivamente riconoscibile il voto. Il Consiglio di Stato ha confermato la tesi del Giudice di Prime cure rilevando che il voto, per come espresso, non può che essere nullo, atteso che il principio della salvaguardia della validità del voto di lista o di preferenza contenuto in una scheda, che deve essere ammesso tutte le volte in cui si può desumere la volontà effettiva dell'elettore (c.d. univocità del voto), trova un limite non solo nei casi classici di schede non conformi a legge o non recanti la firma di uno scrutatore o il bollo della sezione ma, anche, di schede che, come nel caso di specie, presentano scritture o segni tali da far ritenere, in modo inoppugnabile, che l'elettore abbia voluto far riconoscere il proprio voto (cfr. articoli 64 e 69 Testo unico n. 570/1960). Inoltre nel presente giudizio l'appellante ha altresì lamentato l'erroneità della sentenza laddove i giudici di prime cure hanno confermato la validità della scheda con voto attribuito al candidato sindaco, recante una sottolineatura sopra la dicitura "candidato alla carica di sindaco". Ad avviso del Consiglio di Stato la censura è infondata, atteso che il tratto di penna presente sulla scheda risulta manifestamente superfluo ai fini dell'espressione del voto, ma non può ragionevolmente ritenersi un segno volontario di riconoscimento, così da condurre all'annullamento della scheda. Nel caso di specie sussistono, invero, le condizioni per appellarsi al noto principio del "favor voti", in base al quale, in sede di scrutinio, la validità del voto contenuto in una scheda deve essere ammessa ogni qualvolta sia possibile desumere quale sia la effettiva volontà dell'elettore, fermo restando che la nullità del voto si verifica solo quando dall'esame obiettivo della scheda emerge che i segni e le incertezze grafiche apposti conducono a ritenere che l'irregolare compilazione sia preordinata al riconoscimento dell'autore (Cons. Stato, sez. V, 17 marzo 2015, n. 1376).
La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 27.11.2015 n. 5379 ha analizzato, tra l'altro, la cesura con la quale l'appellante lamenta la mancata assegnazione al candidato sindaco del voto espresso nella seconda sezione con la scheda elettorale recante la scritta "si ok". Il T.A.R ... Continua a leggere
sabato 26 aprile 2014 13:42
E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24.4.2014 la legge 22 aprile 2014, n. 65 Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, recante norme per l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia, in materia di garanzie per la rappresentanza di genere, e relative disposizioni transitorie inerenti alle elezioni da svolgere nell'anno 2014. Per scaricare la legge cliccare su "Accedi al Provevdimento".
E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24.4.2014 la legge 22 aprile 2014, n. 65 Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, recante norme per l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia, in materia di garanzie per la rappresentanza di genere, e relative dispo ... Continua a leggere
domenica 22 maggio 2016 17:05
Elezioni: la regolarità delle firme dell'accettazione delle candidature
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 19.5.2016 n. 2104
La controversia giunta all'attenzione della Terza Sezione del Consiglio di Stato riguarda l’ammissione alla competizione elettorale di tre candidati, e in particolare la regolarità dell’autenticazione delle firme dell’accettazione della candidatura; Le suddette autenticazioni non indicano in alcun modo come sia stato identificato il firmatario. Il Consiglio di Stato con sentenza breve n. 2104 del 19.5.2016 ha ritenuto che "tali atti non risultano idonei a comprovare il corretto svolgimento della procedura di identificazione dei soggetti sottoscrittori; Rilevato che la terza autenticazione indica genericamente che il firmatario è stato identificato mediante la presentazione di carta di identità, della quale, peraltro, non vengono chiariti il comune che l’ha rilasciata, gli estremi e la data di scadenza; Ritenuto che l’atto, per avere la necessaria fede privilegiata, deve contenere tutti gli elementi necessari, per cui non è ammissibile una sua integrazione mediante richiamo ad altri documenti; Ritenuto che il suddetto principio si attaglia con particolare evidenza al caso che ora occupa, nel quale l’integrazione dei documenti di cui si tratta consiste in una dichiarazione redatta dal funzionario che ha provveduto all’autentica delle firme in data successiva alla chiusura del procedimento di presentazione delle liste, in tal modo confermando l’incompletezza della stessa autenticazione; Rilevato, inoltre, che il contenuto della suddetta dichiarazione è contraddittorio con quanto attestato nella terza autenticazione, in quanto si afferma che l’identificazione del firmatario è avvenuta per conoscenza personale anziché mediante l’esibizione di carta di identità". Per approfondire scarica la sentenza.
La controversia giunta all'attenzione della Terza Sezione del Consiglio di Stato riguarda l’ammissione alla competizione elettorale di tre candidati, e in particolare la regolarità dell’autenticazione delle firme dell’accettazione della candidatura; Le suddette autenticazioni non indicano in alcun ... Continua a leggere
martedì 18 febbraio 2014 11:49
Giudizio elettorale: deve essere annullato integralmente il verbale di proclamazione degli eletti se la lista che non doveva essere ammessa ha ottenuto un numero di voti tali da incidere sull'esito finale
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 17.2.2014
L’avvenuta partecipazione alla competizione elettorale di una lista che non doveva esservi ammessa - qualora essa abbia ottenuto un numero di voti tanto consistente da avere avuto una decisiva incidenza sull’esito finale – comporta l’integrale annullamento del verbale di proclamazione degli eletti, con la conseguente rinnovazione delle relative operazioni (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 29 ottobre 2012, n. 5504; Sez. V, 31 marzo 2012, n. 1889; Sez. V, 20 marzo 2006, n. 1437; Sez. V, 18 giugno 2001, n. 3212; Sez. V, 10 maggio 1999, n. 535).
L’avvenuta partecipazione alla competizione elettorale di una lista che non doveva esservi ammessa - qualora essa abbia ottenuto un numero di voti tanto consistente da avere avuto una decisiva incidenza sull’esito finale – comporta l’integrale annullamento del verbale di proclamazione degli eletti, ... Continua a leggere
mercoledì 19 dicembre 2012 13:29
Elezioni 2013: dimezzato il numero dei sottoscrittori per la presentazione delle liste e dei candidati. Election day per Molise e Lombardia
È stato approvato dal Consiglio dei ministri un decreto legge con disposizioni urgenti per lo svolgimento delle elezioni politiche nel 2013. Il provvedimento modifica, in caso di conclusione anticipata della legislatura, alcune norme sul numero di sottoscrizioni per la presentazione delle liste di candidati, sulle cause di ineleggibilità e sulla garanzia del diritto di voto ai cittadini che si trovano temporaneamente all’estero per motivi di servizio o per missioni internazionali. In particolare, è prevista: 1) la riduzione della metà del numero delle sottoscrizioni per la presentazione delle liste e dei candidati. La riduzione è aumentata al 60% per i partiti e i movimenti politici che alla data di entrata in vigore del decreto sono costituiti in gruppo parlamentare almeno in una delle Camere, secondo i rispettivi regolamenti; 2) l’applicazione delle disposizioni sull’esonero delle sottoscrizioni per partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare anche alle componenti politiche interne costituite all’inizio della legislatura al momento della convocazione dei comizi; 3) l’inefficacia delle cause di ineleggibilità per i sindaci e i presidenti delle province previste dal Testo unico per le elezioni della Camera dei Deputati se rassegnano le dimissioni nei 7 giorni successivi alla data del decreto di scioglimento delle Camere; 4) la possibilità per alcune categorie di elettori di votare per corrispondenza all’estero per la circoscrizione della Camera e del Senato in cui è compreso il comune di Roma Capitale. Il Consiglio dei Ministri, nell’ottica del necessario contenimento della spesa e del rispetto del principio dell’election day, ha stabilito che le prossime elezioni regionali del Molise e della Lombardia si svolgano contestualmente alle elezioni politiche. Sempre per esigenze di finanza pubblica, l’Esecutivo ha auspicato che anche per il rinnovo del Consiglio regionale del Lazio si consideri la possibilità di convocare le relative elezioni nella stessa data che sarà fissata per le elezioni politiche.
È stato approvato dal Consiglio dei ministri un decreto legge con disposizioni urgenti per lo svolgimento delle elezioni politiche nel 2013. Il provvedimento modifica, in caso di conclusione anticipata della legislatura, alcune norme sul numero di sottoscrizioni per la presentazione delle liste di ... Continua a leggere
martedì 21 gennaio 2014 09:48
Elezioni del Parlamento europeo: si vota tra giovedì 22 e domenica 25 maggio 2014
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato del Ministero dell'Interno in G.U. n. 14 del 18.1.2014
E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 14 del 18.1.2014 il comunicato del Ministero dell'Interno con il quale si rende noto che il Consiglio dell'Unione Europea ha preso atto che le prossime elezioni del Parlamento Europeo si terranno nei vari Paesi dell'Unione nel periodo compreso tra giovedì 22 e domenica 25 maggio 2014. Per scaricare il comunicato cliccare su "Accedi al Provvedimento"
E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 14 del 18.1.2014 il comunicato del Ministero dell'Interno con il quale si rende noto che il Consiglio dell'Unione Europea ha preso atto che le prossime elezioni del Parlamento Europeo si terranno nei vari Paesi dell'Unione nel periodo compreso tra gio ... Continua a leggere
mercoledì 28 novembre 2012 09:42
Regione Lazio, elezioni subito: per il Consiglio di Stato la Polverini ha violato il termine legale di tre mesi dallo scioglimento del Consiglio per la celebrazione delle elezioni
Il Consiglio di Stato ha rigetto l'appello proposto dalla Regione Lazio confermando la sentenza del TAR nella parte in cui si è accertato l’obbligo del Presidente dimissionario della Regione Lazio di provvedere all’immediata indizione delle elezioni in modo da assicurarne lo svolgimento entro il più breve termine tecnicamente compatibile con gli adempimenti procedimentali previsti dalla normativa vigente in materia di operazioni elettorali, con la nomina di un commissario ad acta, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 34, comma 1, lett.e), del codice del processo amministrativo. Si legge, tra l'altro, nella sentenza che una lettura che non imponesse un vincolo temporale per la celebrazione delle elezioni, rimettendo detta scelta all’incondizionata discrezionalità del Presidente dimissionario della Regione, non assicurerebbe il rinnovo in tempi ragionevolmente brevi degli organi e, con esso, il soddisfacimento dei valori costituzionali sottesi all’espressione della volontà popolare secondo il meccanismo della democrazia elettorale.Stante l’interpretazione accolta, risulta acclarata la violazione, nel caso in esame, del termine legale. Non è, infatti, controversa fra le parti la circostanza secondo cui il Presidente uscente della Regione Lazio, a seguito delle sue dimissioni in data 27.9.2012 e dello scioglimento del Consiglio regionale in data 28.9.2012, non ha indetto le nuove elezioni in tempo utile ai fini del loro svolgimento entro i tre mesi dallo scioglimento del Consiglio, tenendo conto che, che ai sensi dell’art. 3, comma 5, della legge 17 febbraio 1968, n. 108, applicabile per rinvio recettizio da parte della legge elettorale del Lazio, i Sindaci danno notizia dell’indizione dei comizi elettorali con manifesti affissi almeno 45 giorni prima della data di svolgimento.
Il Consiglio di Stato ha rigetto l'appello proposto dalla Regione Lazio confermando la sentenza del TAR nella parte in cui si è accertato l’obbligo del Presidente dimissionario della Regione Lazio di provvedere all’immediata indizione delle elezioni in modo da assicurarne lo svolgimento entro il pi ... Continua a leggere
lunedì 30 aprile 2012 07:26
Come si vota, la data per l'eventuale ballottaggio e le altre utili informazioni diramate dal Ministero dell'Interno sulle elezioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012.

References: sentenza 
 art. 33
 sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 57
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art.14
 art. 2701
 sentenza 
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