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Timestamp: 2019-04-23 06:35:57+00:00

Document:
Famiglia – Separazione – Addebito – Domanda in riconvenzione proposta con la memoria integrativa – Decadenza – Sussiste - Corte di Appello di L’Aquila – sentenza 21.04.2017, n. 690 – est. De Filippis.
In tema di separazione personale è tardiva la domanda di addebito del ricorrente proposta solo con la memoria integrativa ex art. 709, comma 3, c.p.c., poiché configurandosi quale domanda autonoma e non mera deduzione difensiva deve essere inserita nell'atto introduttivo del giudizio stante l'inammissibilità nel caso di specie della reconventio reconventionis.
Procedimento civile – Appello – Requisiti ex art. 342 c.p.c. – Specifiche contestazioni delle motivazioni della sentenza impugnata – Mera differente prospettazione all'apprezzamento dei fatti e delle prove compiuto dal giudice di primo grado – Insufficienza - Tribunale di Chieti – sentenza 18.04.2017 n. 248 – est. Papa.
In tema di appello il “nuovo” atto deve contenere, per superare il vaglio di ammissibilità, un profilo volitivo con indicazione espressa delle parti del provvedimento che si intende impugnare, compresi i segmenti e sottocapi che compongono la decisione, se autonomi o causali rispetto alla medesima e un profilo argomentativo che si deve strutturare in un vero e proprio progetto alternativo di decisione, esprimendo chiaramente le modifiche da apportare al provvedimento appellato con riguardo alla ricostruzione del fatto e, ancora, un profilo di causalità, dovendosi esplicitare il rapporto di causa ed effetto tra la violazione di legge, che deve essere puntualmente evidenziata e l'esito del giudizio, in modo tale da essere autosufficiente ed avere le caratteristiche di una vera e propria decisione [N.d.r. Nel caso di specie l'atto di appello – avverso una sentenza del Giudice di Pace - non conteneva un progetto di decisione, non essendo dato di leggere il testo della nuova decisione proposta in luogo della precedente, con riguardo ai singoli punti da trascrivere, che si intendessero riformare ed alle singole violazioni di legge in cui sarebbe incorso il giudice di prime cure].
Giurisdizione e competenza – Danni da perdita di condotta idrica pubblica – Giurisdizione Tribunale Acque Pubbliche – Non sussiste - Giudizio civile – Procedimento sommario di cognizione ex art. 702-bis c.p.c. – Presupposti dell'urgenza e propedeuticità a successivo giudizio di merito – Necessità - Non sussiste - Responsabilità civile – Nesso causale tra fatto e evento – Probabilità pari al 50% - Sufficienza - Responsabilità civile – Danno cagionato da condotta idrica – Condotta dell'ente acquedottistico – Art. 2051 c.c. – Applicabilità - Tribunale di Pescara – sentenza 04.04.2017, n. 482 – est. Rapino.
1. In tema di danni arrecati da perdita di acqua nella condotta idrica, è competente a decidere la relativa controversia l'a.g.o., poiché la giurisdizione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche è circoscritta alla conoscenza delle domande che investano la delibera, la progettazione e l'attuazione delle opere idrauliche ma non si estende a quelle risarcitorie scaturenti da difetto di manutenzione o dei materiali impiegati.
2. Il rito sommario di cui all'art. 702-bis c.p.c. non presuppone l'urgenza e la propedeuticità ad un successivo giudizio di merito, essendo tale interpretazione del tutto estranea alla lettera della legge che richiede soltanto che la materia rientri in quelle che il tribunale giudica in composizione monocratica, salva la conversione in giudizio ordinario laddove la causa richieda una trattazione non sommaria.
3. In ambito civile, il nesso di causalità tra fatto e evento in tema di danni da fatto illecito richiede una prova meno rigorosa che in ambito penale, sulla base del principio del “più probabile che non”; per cui è sufficiente una probabilità pari al 50% senza necessità di un'assoluta certezza.
4. Sussiste la responsabilità da cosa in custodia ex art. 2051 c.c. dell'ente acquedottistico per danni cagionati da perdite della condotta idrica con le dovute conseguenze anche in termini di prova, dovendo il danneggiato fornire dimostrazione solo del fatto dannoso e del nesso causale e restando a carico del danneggiante l'onere di provare il caso fortuito, ovvero il fattore idoneo ad interrompere il nesso causale stesso.
Controversia liquidazione quota socio uscente società di persone – Competenza – Spetta al Tribunale Ordinario e non al Tribunale delle Imprese - Determinazione valore quota socio uscente società esercente agenzia di assicurazione – Apporto del socio subentrante nell’atto di ricostituzione della pluralità di soci – Irrilevanza – Portafoglio clienti – valorizzazione a titolo di avviamento – Esclusione - Tribunale di Chieti – sentenza 8.03.2017 n. 141 - est. Iachini Bellisarii.
1. La controversia sulla liquidazione della quota promossa dal socio uscente di una società di persone esula dalla competenza funzionale del Tribunale delle Imprese e si appartiene a quella del Tribunale Ordinario.
2.Nella determinazione del valore della quota sociale a favore del socio uscente non ha alcun rilievo l’importo versato del socio subentrante all’atto della ricostituzione della pluralità di soci, giacché le causali di tale importo sono del tutto aliene dalla finalità di determinare il valore della quota e rispondono a finalità del tutto diverse.
3. Nella determinazione del valore della quota di una società esercente attività di agenzia di assicurazione a liquidarsi ex art. 2289 c.c. a favore del socio uscente non può includersi, a titolo di avviamento, il valore del portafoglio giacché esso non appartiene al patrimonio della società, ma a quello della compagnia assicuratrice preponente. Infatti al momento della stipula del contratto di agenzia, l’agente corrisponde alla mandante compagnia di assicurazioni la cd. rivalsa che non costituisce il corrispettivo per l’acquisto del portafoglio clienti, ma solo il corrispettivo (pari alle indennità versate dalla compagnia all’agente cessato all’atto dello scioglimento del contratto) per la gestione del portafoglio medesimo di cui l’agente non dispone all’atto della cessazione del contratto, essendo titolare, in tale evenienza, del solo diritto alla indennità di scioglimento del contratto, solo in parte commisurata all’incremento del portafoglio.
Iscrizione d’ufficio alla Gestione Separata INPS – Professionisti iscritti alla cassa previdenziale di categoria – Non sussiste – Contributi integrativi – Natura previdenziale – Sussiste - Tribunale di Pescara – sentenza 23.03.2017, n. 252 – est. Colantonio.
1. Ai sensi dell’art. 18, comma 2, del d.l. n. 98/2011, la disposizione dell’art. 2, comma 26 della l. n. 335/1995, si interpreta nel senso di escludere l’obbligo di iscrizione alla gestione separata INPS per i professionisti che effettuano versamenti contributivi alle casse previdenziali di categoria, senza porre alcuna distinzione circa la natura e la tipologia della contribuzione cui è assoggettato il reddito frutto di attività libero professionale, e quindi tra c.d. contributo soggettivo e c.d. contributivo integrativo.
2. In tutti i casi in cui un soggetto esercente attività libero professionale sia tenuto al versamento contributivo obbligatorio qualsivoglia, in base all’ordinamento della cassa professionale di appartenenza, egli non è tenuto all’iscrizione anche presso la gestione separata INPS ed al versamento della relativa contribuzione.
3. Anche i contributi integrativi, in quanto a carattere obbligatorio, posseggono natura previdenziale, la quale è da attribuirsi non solo ai contributi versati ad un ente previdenziale che siano direttamente collegati a prestazioni pensionistiche o, in generale, previdenziali, ma anche quelli che devono obbligatoriamente essere versati al fine di realizzare gli scopi (tra cui anche la funzione solidaristica) rientranti tra i fini istituzionali dell’ente, sicché la destinazione per la quale l’Ente previdenziale, nell’esercizio dei propri poteri, decide di impiegare i contributi, non ne muta la natura.
Iscrizione d’ufficio alla Gestione Commercianti INPS di società esercente attività locazione immobili di proprietà – Esclusione - Corte di Appello di L’Aquila – sentenza 23.02.2017 n. 124 - est. De Nisco.
1. L’obbligo di iscrizione alla gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali sorge nel caso di svolgimento di attività commerciali in qualità di titolare e gestore di imprese che siano dirette e organizzate prevalentemente con il lavoro proprio o di componenti familiari e partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di prevalenza e abitualità.
2. Presupposto imprescindibile affinché sussista l’obbligo di iscrizione alla gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali è costituito dall’esercizio di attività imprenditoriale di natura commerciale, che non ricorre nell’ipotesi in cui una società di persone si limiti a locare immobili di proprietà ed a percepire il relativo canone di locazione, salvo che la locazione di beni si inserisca nell’ambito di una più ampia attività di prestazioni di servizi quali l’attività di intermediazione immobiliare [N.d.r. Nella specie sulla base di tali principi di diritto la Corte, in riforma della sentenza di primo grado, ha escluso l’obbligo di iscrizione alla Gestione Commercianti e al versamento dei relativi contributi di una socia accomandataria che si limitava alla stipula dei contratti di locazione di immobili di proprietà della società e alla riscossione mediante bonifici bancari dei relativi canoni].
Contratto di collaborazione a progetto – Call center c.d. “outbound” – Stipula in difetto delle caratteristiche previste in via generale – Contrattazione collettiva specifica – Ammissibile - Tribunale di Pescara – sentenza 28.02.2017 – est. Ferrante.
Nel settore produttivo dei call center c.d. “outbound”, è legittima la stipula di contratti di collaborazione a progetto anche in difetto dei generali presupposti di ammissibilità della tipologia contrattuale del lavoro a progetto solo qualora la contrattazione collettiva di riferimento definisca e stabilisca in modo specifico i relativi livelli di compenso, articolati per i relativi profili professionali tipici.
Contratti della P.A. – Procedura ristretta – Art. 179 del d.lgs. n. 50/2016 –Partenariato pubblico privato – Bando – Clausola che dispone il divieto per i concorrenti di fare ricorso all’istituto dell’avvalimento – Legittimità – Limiti specifici all’utilizzo dell’istituto - Tar L’Aquila – sentenza 30.03.2017 n. 153 – Pres. Amicuzzi – est. Di Cesare.
Deve ritenersi legittima e non già in contrasto con le direttive comunitarie n. 2014/24/UE e n. 2014/23/UE, nonché con le norme di attuazione del nuovo codice dei contratti pubblici, la clausola del bando di una selezione competitiva e/o procedura ristretta esperita da un Ente locale per la selezione del socio privato/partner industriale non stabile, per l’affidamento del servizio di igiene ambientale nonché dei servizi cimiteriali, segnaletica stradale, manutenzione aree verdi e verifica impianti termici, nella parte in cui vieta espressamente ai concorrenti di fare ricorso all’istituto dell’avvalimento; infatti, sono principalmente due i limiti di natura più specifica che ne comprimono la possibilità: a) quello di giovarsi di tale istituto per soddisfare il requisito della iscrizione all’albo nazionale dei gestori ambientali di cui all’articolo 212 del D.lgs. 152/2006 (comma 10): b) quello di fare ricorso all’avvalimento per quanto riguarda i lavori di notevole contenuto tecnologico o di rilevante complessità tecnica inseriti nell’ambito di un appalto più complesso, ove valore degli stessi superi il 15% dell’importo totale dei lavori.
Incentivi all'autoimprenditorialità ed all'autoimpiego - art. 13 d.lgs. n. 185/2000 – Realizzazione di un’autonoma microimpresa – possesso in capo al proponente delle competenze specifiche – Microimpresa – Nozione – Tar Pescara – sentenza 10.02.2017, n. 149 – Pres. Amedeo – est. Travaglini.
1. La ratio legis della disciplina di cui all’art. 13 D. Lgs. n. 185/2000, vuole che colui o colei che faccia domanda per ottenere agevolazioni economiche debba realizzare un’autonoma microimpresa, nella quale - anche nella ipotesi di un impegno limitato ad un’attività accessoria- il proponente deve sempre possedere in proprio la competenza professionale specifica per quell’attività, senza che a tale carenza possa supplire la prevista assunzione, quali dipendenti, di soggetti terzi. L’agevolazione stabilita dalla disciplina in parola ha come scopo istituzionale prioritario quello di far sì che il soggetto beneficiario possa produrre auto-lavoro. Con la conseguenza che il soggetto proponente deve esercitare direttamente l’attività d’impresa ad agevolarsi ed avere una professionalità adeguata all’iniziativa proposta. Non appaiono, pertanto, rientrare nel novero delle iniziative agevolabili quelle che si concentrino su un investimento di mero capitale, tramite l’organizzazione ed il coordinamento del lavoro altrui, finendo in tal modo per svolgere una mera funzione di finanziamento, con il contestuale venir meno di ogni finalità di autoimpiego e autoimprenditorialità.
2. E’ insita nella definizione di microimpresa la possibilità che l’apporto lavorativo diretto e continuativo del soggetto proponente si esplichi, in base alla particolare tipologia di attività ed alla professionalità posseduta dai soci, nell’organizzazione e gestione dell’impresa e nel coordinamento del lavoro dei dipendenti.
Difformità del titolo abilitativo edilizio - Sanatoria ai sensi dell’articolo articolo 32, comma 27, lettera d), del d.l. n. 269 del 2003 - Immobili soggetti a vincoli – Inammissibile - Mancanza dei presupposti per il condono – Difetto di motivazione – Caducazione del provvedimento – Inidoneità ai sensi dell’art. 21 octies l. n. 241/1990 – Tar Pescara – sentenza 10.02.2017, n. 79 – Pres. Amedeo – est. Balloriani.
1. Ai sensi dell’articolo articolo 32, comma 27, lettera d), del d.l. n. 269 del 2003, non sono comunque suscettibili di sanatoria le opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio, su immobili soggetti a vincoli imposti a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e paesistici, nonché dei parchi e delle aree protette, qualora esse non siano conformi alle norme urbanistiche ed alle prescrizioni degli strumenti urbanistici; inoltre i vincoli cui essa si riferisce sono indifferentemente assoluti o relativi, e ciò perché la legge contempla globalmente tutti gli immobili vincolati, tant'è che è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale (cfr. Corte costituzionale sentenza n. 54 del 2009 e n. 290 del 2009) di disposizioni regionali che avevano ampliato l'area degli interventi ammessi a sanatoria, attribuendo effetto impeditivo della sanatoria ai soli vincoli che comportino inedificabilità assoluta.
2. Qualora non esistano i presupposti per il condono, il vizio di difetto di motivazione invocato dal ricorrente resta comunque inidoneo alla caducazione del provvedimento ai sensi dell’articolo 21 octies della legge n. 241 del 1990, atteso che quest’ultimo non avrebbe potuto comunque avere un contenuto diverso e conforme alla richiesta della parte istante.
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References: sentenza 
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 art. 342
 sentenza 
 sentenza 
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 art. 702
 Art. 2051
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 2289
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 articolo 32
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