Source: https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0077&tipo=atti_indirizzo_controllo&pag=allegato_b
Timestamp: 2020-07-07 03:27:47+00:00

Document:
Seduta di Martedì 6 novembre 2018
così come è sempre più evidente e oramai irreversibile, l'Italia, insieme alla Germania e al Giappone, è uno dei Paesi più anziani al mondo, e da oggi al 2050 il numero delle persone con più di 75 anni è destinato a salire dagli attuali 7 fino a 12 milioni, ovvero più del 74 per cento, passando quindi dall'11 per cento della popolazione al 21 per cento;
insieme a questo dato va aggiunto che cresce anche la necessità per molte famiglie, in cui entrambi i genitori sono occupati molto spesso per l'intera giornata lavorativa, di avere una baby-sitter, sempre più di frequente impiegata a tempo pieno; su altre famiglie, invece, in cui ci sono familiari affetti da patologie che necessitano di cure e assistenza costante, grava un importante impegno economico che serve a stipendiare personale adatto quali i cosiddetti badanti;
negli ultimi anni, purtroppo caratterizzati da una evidente crisi economica e da ciò che ne deriva, lo Stato ha sempre più spesso delegato alle famiglie la gestione del welfare; secondo stime dell'Istat, infatti, solo il 10 per cento degli oltre 2 milioni di persone non autosufficienti è assistito in strutture residenziali; non è possibile contare su un'assistenza domiciliare integrata a cura delle Asl, o sui servizi di assistenza domiciliare a cura dei comuni, poiché allo stato attuale tali servizi riescono a raggiungere rispettivamente 650 mila e 130 mila anziani, quasi sempre per un tempo molto limitato, e non coprono quindi quello che sarebbe il fabbisogno di moltissimi cittadini;
è importante aggiungere, inoltre, che la figura del «caregiver familiare», ovvero una persona che si prende cura, a titolo gratuito, di un genitore o del coniuge non autosufficiente, è stata istituzionalizzata tramite l'istituzione di un fondo di sostegno che è però risultato piuttosto modesto dato l'investimento, nella passata legislatura, di 60 milioni di euro che non sono sufficienti alla copertura necessaria;
questi, quindi, sono tra i principali motivi per i quali con il passare degli anni si è reso necessario il sostegno alle famiglie tramite l'assunzione di colf e di badanti e, sebbene anche in altri Paesi si registri una realtà simile, l'Italia ha registrato un notevole incremento tra gli anni Novanta e Duemila; insieme a questo dato, c'è anche quello che vede aumentare la necessità di assumere una baby-sitter e, come già indicato, tra le cause principali di tale fenomeno c'è la difficoltà di conciliare gli impegni lavorativi dei genitori e la vita familiare;
attualmente, infatti, molte madri italiane sono impegnate nel mondo del lavoro a tempo pieno, e impossibilitate in molti casi ad occuparsi dei propri figli e costrette, quindi, ad impegnare gran parte del loro stipendio per pagare le baby-sitter; alcune di loro, addirittura, sono costrette ad abbandonare il proprio lavoro, perché non ce la fanno più ad erogare la somma richiesta da chi bada ai loro figli; tale situazione ha determinato un aumento della domanda soprattutto nel periodo estivo: le vacanze scolastiche degli alunni italiani, infatti, ovvero 200 giorni l'anno rispetto ai 175 degli altri Paesi, superano spesso i giorni di ferie, in media 2 o 3 settimane, dei genitori; e da qui, come è facile immaginare, si è nel tempo verificato un aumento delle tariffe richieste;
non dovrebbe essere quindi una sorpresa, così come sostiene una ricerca della Domina – Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico – che le famiglie italiane spendano per i lavoratori domestici 7 miliardi di euro ogni anno, facendone risparmiare 15 allo Stato che, altrimenti, dovrebbe farsi carico di circa 800 mila anziani non autosufficienti e, in egual modo, dovrebbe in qualche misura provvedere, con l'apertura di più asili nido, scuole a tempo pieno, mense e altro, a supportare le famiglie in cui entrambi i genitori hanno un lavoro a tempo pieno e sono impossibilitati a rimanere in casa insieme ai propri figli; è importante, inoltre, aggiungere che i lavoratori domestici attualmente impiegati presso le famiglie italiane – badanti e baby-sitter comprese – nel nostro Paese superano di molto i 2 milioni, tra loro molti sono stranieri, la maggior parte non in regola con i permessi di soggiorno e, anche per questo motivo, quasi il 60 per cento non è assunto in maniera regolare;
è bene ricordare che si tratta di un fenomeno che fino ad alcuni anni fa veniva gestito a posteriori attraverso provvedimenti di regolarizzazione, ovvero le cosiddette sanatorie, e che oggi necessiterebbe di maggiore attenzione da parte dello Stato;
attualmente per chi assume un lavoratore domestico le agevolazioni fiscali per chi ricorre a un regolare contratto sono pressoché inesistenti: si possono, infatti, dedurre solo i contributi, fino a un massimo di 1.500 euro l'anno, mentre si possono detrarre i contributi per le badanti di persone non autosufficienti, fino a un massimo di 200 euro l'anno;
inoltre, un sistema che consenta di dedurre integralmente il costo e non solo i contributi consentirebbe la regolarizzazione delle persone e una sorta di censimento con possibilità di controllo,
1) ad adottare ogni opportuna iniziativa volta ad abbattere i costi a carico delle famiglie che si avvalgono di collaboratori che forniscono un aiuto in casa, una colf, una badante oppure una baby-sitter, anche attraverso una totale deducibilità delle spese sostenute per pagare i collaboratori domestici in regola, prevedendo un sistema che consenta di sottrarre dal reddito imponibile, sul quale vengono calcolate le tasse da pagare, non solo i contributi ma anche lo stipendio pagato alle colf e alle badanti, così anche da riuscire a contrastare la precarietà rendendo meno vantaggioso l'utilizzo dei contratti a termine o, peggio, di assunzioni in «nero», particolarmente diffuse nel settore, e sostenere le famiglie che hanno la necessità di ricorrere a questo tipo di collaborazioni.
(1-00069) «Rossello, Aprea, Saccani Jotti, Zanella, Fatuzzo, Pettarin, Battilocchio, Cannatelli, Vietina, Ruggieri, Cattaneo, Palmieri».
si registra da tempo, nel servizio sanitario nazionale, una grave carenza di medici, marcata nelle aree territoriali interne e periferiche (zone montuose, costiere, e nei piccoli centri urbani), sia con riferimento alle strutture ospedaliera che con riferimento all'assistenza territoriale da parte dei medici di medicina generale;
tale situazione è aggravata dall'obbligo, relativamente recente, di osservare la normativa europea in materia di rispetto dell'orario di lavoro, nonché dalla scarsa attrattività, per i medici, delle strutture sanitarie pubbliche collocate nelle aree periferiche. Esse, infatti, risultano poco competitive rispetto ai grandi ospedali in cui l'attività professionale risulta più remunerativa sia in termini economici, che di soddisfazione professionale. Peraltro, tali aree periferiche risultano caratterizzate da una viabilità e servizi limitati;
la carenza di medici in tali aree territoriali così caratterizzate rende difficoltoso garantire i livelli essenziali di assistenza, aumentando i rischi per la salute della popolazione ivi residente;
per poter accedere presso le strutture ospedaliere e territoriali del servizio sanitario nazionale, il medico deve essere in possesso del diploma di specializzazione universitario o del titolo di formazione specifica in medicina generale per poter esercitare in qualità di medico convenzionato, mentre, fino a vent'anni fa, era sufficiente l'abilitazione all'esercizio professionale;
negli ultimi tempi si assiste ad uno squilibrio nel mercato del lavoro tra la domanda di specialisti e l'offerta di formati, atteso che solo sei neolaureati in medicina e chirurgia su dieci riescono ad accedere ad una scuola di specializzazione;
la questione che oramai si palesa urgente da risolvere non può trovare una idonea soluzione unicamente nell'aumento dei posti presso le scuole di specializzazione, considerato che comunque i primi risultati si avrebbero tra non meno di un quinquennio (la durata del ciclo di studi va da 4 a 5 anni) e che tale intervento risulterebbe oltremodo oneroso per la finanza pubblica, nonché complesso nella sua realizzazione, attese le problematiche che dovrebbero essere affrontate e risolte con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ed i singoli Atenei,
ad adottare ogni utile iniziativa normativa volta a:
a) consentire ai medici laureati ed abilitati all'esercizio professionale, anche senza specializzazione, di accedere al Servizio sanitario nazionale in qualità di dipendenti;
b) prevedere, per gli stessi, la possibilità di conseguire, contemporaneamente allo svolgimento dell'attività lavorativa, il diploma di specializzazione necessario agli sviluppi professionali e di carriera, mediante modalità alternative alle attuali che vedono il percorso formativo essere in capo unicamente all'università;
c) impiegare il personale medico così specializzato anche per i servizi attivati nell'ambito delle cure primarie.
(7-00094) «Bond».
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, per sapere – premesso che:
nel mese di ottobre 2018 si sono registrati una serie di eventi atmosferici eccezionali che hanno colpito l'intera Penisola, provocando disagi e ingenti danni alla popolazione locale;
tra le aree più colpite dal maltempo vi è stata la regione Sicilia, che tra il 18 ottobre e il 4 novembre, ha registrato piogge torrenziali, che hanno non solo devastato e sommerso intere aree dell'isola, ma anche provocato la morte di numerose persone;
numerosi sono stati gli interventi dei soccorritori, quali vigili del fuoco, protezione civile, forze dell'ordine e volontari che hanno salvato diverse persone rimaste intrappolate nelle abitazioni o nelle auto travolte da acqua e fango;
la violenta pioggia, così come riportato dalla stampa locale, ha causato innumerevoli eventi dannosi, quali frane, allagamenti e smottamenti, sommergendo interi centri urbani e con essi le aree circostanti relative alle attività produttive;
anche il comparto agricolo ha riportato ingenti danni così come le principali vie di collegamento dell'intera Isola, fattore che ha reso ulteriormente difficoltoso, l'intervento dei soccorsi;
gli eventi hanno interessato numerosi edifici, abitazioni ed esercizi commerciali, mettendo a serio rischio l'incolumità sia dei cittadini sia dei soccorritori ed in ginocchio l'economia delle suddette zone alluvionate –:
se il Governo intenda deliberare lo stato di emergenza per tutte le aree della Sicilia colpite dagli eccezionali eventi atmosferici degli ultimi giorni;
quali siano in ogni caso le iniziative urgenti il Governo intende assumere per fronteggiare l'attuale stato di emergenza infrastrutturale e abitativa in cui versano le aree interessate dall'alluvione e per sostenere la compromessa economia agropastorale.
(2-00162) «Perconti, Davide Aiello, Piera Aiello, Alaimo, Cancelleri, Luciano Cantone, Cappellani, Casa, Chiazzese, Cimino, D'Orso, D'Uva, Ficara, Giarrizzo, Licatini, Lombardo, Lorefice, Martinciglio, Marzana, Papiro, Penna, Paxia, Pignatone, Raffa, Rizzo, Saitta, Scerra, Sodano, Suriano, Trizzino, Varrica, Daga, Deiana, D'Ippolito, Federico, Ilaria Fontana, Alberto Manca, Maraia, Ricciardi, Rospi, Terzoni, Traversi, Vianello, Vignaroli, Zolezzi».
MURONI e FORNARO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
nel nostro Paese è a rischio idrogeologico il 91 per cento dei comuni (88 per cento nel 2015) ed oltre 3 milioni di famiglie risiedono in aree ad alta vulnerabilità;
il maltempo, che si è abbattuto in questi giorni sul Paese, è l'ennesima dimostrazione degli effetti che può comportare un clima ormai tropicalizzato a causa dei cambiamenti climatici quando si abbatte su un territorio fragile, lasciato in balia del dissesto idrogeologico. Un disastro che anche stavolta ha mietuto 10 vittime in provincia di Palermo;
nell'Italia che crolla ed esonda il Governo si appresta a far approvare con il cosiddetto «decreto urgenze» due condoni edilizi: uno a Ischia, applicando le norme del condono del 1985, il più permissivo di sempre, escludendo vincoli idrogeologici e sismici; l'altro nel Centro-Italia, prevedendo una sanatoria anche per gli abusi compiuti il giorno prima del sisma del 2016, estendendo di fatto l'effetto dell'ultimo condono del 2003;
nel 2014 fu creata la struttura di missione «Italia sicura» con lo scopo di realizzare un piano insieme alle regioni, individuando gli interventi necessari e i relativi fondi;
in tre anni la struttura ha investito 9 miliardi di euro e aperto 1334 cantieri, inoltre con la legge di bilancio per il 2018 erano stati individuati circa 1.150 milioni di euro e trovato l'accordo con le regioni;
non solo è stata soppressa «Italia sicura», spostando al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare i relativi compiti, ma è stato pure accantonato quel piano – senza uno alternativo – e soprattutto si è rinunciato al prestito della Banca europea per gli investimenti pronto per finanziare progetti individuati;
dietro i ritardi nell'attuazione del piano c'è dunque una scelta politica. «Gli interessi sarebbero stati pagati da tutti i cittadini» scrive il Ministro Costa al quotidiano La Stampa a proposito dell'offerta della Banca europea per gli investimenti, e «(...) quale padre di famiglia, potendo avere soldi in cassa, preferisce indebitarsi con un mutuo? Oltretutto affrontando complesse pratiche di mutuo di difficile gestione»;
il Governo ha rinunciato al prestito di 800 milioni di euro della Banca europea per gli investimenti, che avrebbe finanziato interventi di manutenzione del territorio – tra cui progetti relativi alle aree colpite dal maltempo ad un tasso dello 0,70 per cento, mentre gli ultimi Btp emessi ci costeranno il 3,66 per cento –:
quali siano i reali motivi che hanno condotto alla scelta di rinunciare al prestito di 800 milioni di euro e come intenda reperire quei fondi che il Ministro Costa ritiene essere «in cassa» e, in tale contesto, a che punto sia l'attuazione del piano di investimenti previsto dalla legge di bilancio per il 2018.
GRANDE, SABRINA DE CARLO, CABRAS, CAPPELLANI, CARELLI, COLLETTI, DEL GROSSO, DI STASIO, EHM, EMILIOZZI, OLGIATI, PERCONTI, ROMANIELLO, SIRAGUSA e SURIANO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. – Per sapere – premesso che:
il 12 e 13 novembre 2018 si terrà a Palermo la Conferenza internazionale sulla stabilizzazione della Libia, organizzata dal nostro Paese con il sostegno della comunità internazionale, dell'Onu, dell'Unione europea e dei principali attori libici;
la Conferenza si inserisce nel percorso tracciato dal piano delle Nazioni Unite ed è finalizzata a sostenere le condizioni di sicurezza e di sviluppo economico, nonché il rafforzamento del quadro politico-costituzionale, quale base per un ordinato processo politico tra i principali attori libici;
la stabilizzazione della Libia è una priorità per la sicurezza del Mediterraneo, del nostro Paese e dell'Europa tutta ed è la precondizione per il superamento di drammatici problemi, a partire dalla immigrazione;
oltre che essere un'importante occasione di dialogo e tappa verso la ricomposizione della crisi libica, con l'organizzazione di questa iniziativa l'Italia torna quindi ad essere una protagonista indiscussa per la sicurezza del Mediterraneo e dell'Europa –:
quali iniziative abbia messo in campo il Governo in queste settimane per assicurare la riuscita del vertice e, in particolare, quali siano gli obiettivi che si intendano raggiungere alla Conferenza.
DELRIO, ROTTA, GRIBAUDO, ENRICO BORGHI, CARNEVALI, DE MARIA, FIANO, LEPRI, MORANI, PEZZOPANE, VISCOMI e BRAGA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
il maltempo che da ottobre 2018 flagella il Paese lo ha devastato da Nord a Sud, facendo registrare enormi danni provocati dal dissesto idrogeologico;
di fronte alla complessità e alla difficoltà della situazione, il Governo ha attribuito la colpa delle tragedie all’«ambientalismo da salotto», omettendo che il nostro è un territorio fragile, maltrattato dalla cementificazione selvaggia, dalla mancata prevenzione e dall'abusivismo edilizio;
nel 2018 la prima operazione del Governo Lega-MoVimento 5 Stelle, con l'alibi della riorganizzazione degli uffici, è stata quella di sopprimere l'unità di missione «Italia sicura», bloccando 12 miliardi di euro di investimenti programmati anche con fondi europei e con accordi di programma sottoscritti con tutte le regioni per interventi su infrastrutture, scuole e territori a rischio;
riportare al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare le competenze e la gestione delle risorse, che sono tornate ad un uso discrezionale, essendo privo di strutture e senza più rispettare le priorità definite negli accordi siglati con le regioni, è stata, ad avviso degli interroganti, una scelta sbagliata per l'Italia;
a questo bisogna aggiungere che nel decreto-legge n. 109 del 2018, all'articolo 25, nel testo attualmente risultante dall’iter del disegno di legge di conversione, è stato introdotto un nuovo condono edilizio per il territorio di Ischia, creando un ulteriore elemento di pericolosità perché si potranno sanare abusi anche in aree a rischio idrogeologico. Si tratta del più grande e tombale condono edilizio del nostro Paese;
da notizie stampa si apprende, inoltre, con preoccupazione che il Governo non intende utilizzare gli 800 milioni di euro che il Parlamento, con la legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio per il 2018), aveva destinato mediante mutui con la Banca europea per gli investimenti al finanziamento degli interventi contro il dissesto idrogeologico;
a fronte delle emergenze che stanno colpendo il territorio italiano e delle scelte legislative che hanno di fatto paralizzato ogni forma di intervento in materia di mitigazione e contrasto del dissesto idrogeologico, le iniziative da ultimo ipotizzate dal Governo non individuano nuove risorse certe e stabili per affrontare questa strutturale criticità –:
se il Governo non intenda riconsiderare la decisione in merito a «Italia sicura», per garantire il futuro degli interventi già programmati e, al tempo stesso, adottare iniziative per evitare, ora e per il futuro, qualunque condono edilizio.
(3-00299)
SCHULLIAN, GEBHARD, PLANGGER e EMANUELA ROSSINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 116, terzo comma, della Costituzione prevede la possibilità che, con legge dello Stato, previa intesa con la regione interessata, siano attribuite alle regioni a statuto ordinario «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia» nelle materie di competenza concorrente di cui all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, nonché in alcune materie di competenza esclusiva dello Stato (giudici di pace, norme generali sull'istruzione, ambiente);
ad oggi non sono stati approvati interventi legislativi organici di attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione;
con l'articolo 1, comma 571, della legge n. 147 del 2013, il Parlamento ha approvato alcune disposizioni di attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, relative alla fase iniziale del riconoscimento di forme di maggiore autonomia, prevedendo un termine di sessanta giorni entro il quale il Governo è tenuto ad attivarsi sulle iniziative delle regioni;
il 22 ottobre 2017 Lombardia e Veneto hanno svolto, con esito positivo, due referendum, mentre la regione Emilia-Romagna ha avviato il procedimento con l'approvazione il 3 ottobre 2017 di una risoluzione;
nell'audizione del 18 settembre 2018 presso le Commissioni I di Camera e Senato, il Ministro Stefani ha dichiarato «che finora al Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie sono arrivate richieste da 8 regioni: Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Marche e Umbria (congiuntamente) e Piemonte». Le prime tre hanno già formalizzato, il 28 febbraio 2018, con accordi preliminari, su cinque materie, tra le quali l'ambiente;
l'articolo 8 dello statuto della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 670 del 1972, elenca le materie in cui le province autonome hanno la potestà legislativa primaria, tra cui l'urbanistica e i piani regolatori e la tutela del paesaggio, ma la linea di demarcazione tra le competenze in materia ambientale e di ecosistema riservate alla potestà esclusiva dello Stato e quella in cui le province autonome possono legiferare, ai sensi dell'articolo 8, non è netta. Molti sono stati i contenziosi dinanzi alla Corte costituzionale;
Trento e Bolzano rivendicano da tempo la competenza primaria in materia di tutela ambientale e di ecosistema, nei confronti della quale hanno sempre dimostrato una particolare sensibilità, al fine di completare le competenze loro attribuite in materia di urbanistica e piani regolatori e tutela del paesaggio –:
se il Governo non ritenga opportuno avviare ogni iniziativa di competenza, ivi compreso un confronto anche con le province autonome, al fine di verificare la sussistenza dei presupposti per attribuire alle stesse la competenza primaria in materia di ambiente ed ecosistema.
(3-00300)
PRESTIGIACOMO, GELMINI, CORTELAZZO, GAGLIARDI, MULÈ, SOZZANI, CASINO, GIACOMETTO, LABRIOLA, MAZZETTI, RUFFINO, BOND, OCCHIUTO, SIRACUSANO, GERMANÀ, BARTOLOZZI, SCOMA e MINARDO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
l'ondata di maltempo di questi giorni, che sta mettendo in ginocchio buona parte delle regioni del nostro Paese, ha provocato la tragica morte di 32 persone e danni enormi alle infrastrutture, agli immobili e al patrimonio naturale;
sempre più frequentemente, il territorio italiano si trova a fare i conti con smottamenti, frane, crolli di infrastrutture, argini che non riescono più a trattenere l'impatto con le acque e allagamenti che troppo spesso assumono le proporzioni di vere e proprie tragedie;
peraltro, gli effetti conseguenti ai cambiamenti climatici in atto sono tali che gli eventi alluvionali in Italia hanno subito un fortissimo aumento, passando da uno circa ogni 10-15 anni, prima degli anni ’90, agli attuali 4-5 l'anno;
questi effetti prodotti da eventi calamitosi naturali sono quasi sempre drammaticamente amplificati da una gestione dissennata dei suoli e, soprattutto, dall'assenza di una rigorosa politica di pianificazione, manutenzione e prevenzione territoriale;
secondo il rapporto Ispra oltre 7 milioni di persone risiedono in territori vulnerabili, più di 1 milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata;
in questi anni si confrontano le rilevantissime risorse destinate all'emergenza a fronte della costante riduzione dei fondi per interventi di prevenzione;
ad un'immediata risposta al dramma che in questi giorni stanno vivendo intere popolazioni e territori, va affiancato un serio piano di messa in sicurezza dei fiumi e dei suoli;
è essenziale mettere in condizione gli enti territoriali di poter utilizzare le risorse necessarie e avviare nei tempi più celeri i cantieri per gli interventi di manutenzione del territorio. Sotto questo aspetto è necessario anche intervenire attraverso mirate modifiche al codice appalti, al fine di garantire procedure più veloci per l'affidamento e l'avvio dei lavori;
peraltro, lascia molto perplessi la manifestazione di contrarietà espressa dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Costa al prestito (ad un tasso dello 0,70 per cento) di circa 800 milioni di euro da parte della Banca europea per gli investimenti per finanziare gli interventi per la manutenzione del territorio –:
quante risorse si intendano stanziare e con quali coperture per le popolazioni duramente colpite in questi giorni e per un piano di contrasto al dissesto idrogeologico e se non si intenda garantire tempi più celeri agli interventi di manutenzione del territorio, anche attraverso opportune iniziative volte a stabilire deroghe e modifiche al codice appalti per consentire procedure più veloci per l'affidamento e l'avvio dei lavori.
(3-00301)
MOLINARI, ANDREUZZA, BADOLE, BASINI, BAZZARO, BELLACHIOMA, BELOTTI, BENVENUTO, BIANCHI, BILLI, BINELLI, BISA, BOLDI, BONIARDI, BORDONALI, CLAUDIO BORGHI, BUBISUTTI, CAFFARATTO, CANTALAMESSA, CAPARVI, CAPITANIO, VANESSA CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CESTARI, COIN, COLLA, COLMELLERE, COMAROLI, COMENCINI, COVOLO, ANDREA CRIPPA, DARA, DE ANGELIS, DE MARTINI, D'ERAMO, DI MURO, DI SAN MARTINO LORENZATO DI IVREA, DONINA, FANTUZ, FERRARI, FOGLIANI, FORMENTINI, FOSCOLO, FRASSINI, FURGIUELE, GASTALDI, GERARDI, GIACCONE, GIACOMETTI, GIGLIO VIGNA, GOBBATO, GOLINELLI, GRIMOLDI, GUSMEROLI, IEZZI, INVERNIZZI, LATINI, LAZZARINI, LEGNAIOLI, LIUNI, LO MONTE, LOCATELLI, LOLINI, EVA LORENZONI, LUCCHINI, MACCANTI, MAGGIONI, MARCHETTI, MATURI, MORELLI, MOSCHIONI, MURELLI, ALESSANDRO PAGANO, PANIZZUT, PAOLINI, PAROLO, PATASSINI, PATELLI, PATERNOSTER, PETTAZZI, PIASTRA, POTENTI, PRETTO, RACCHELLA, RAFFAELLI, RIBOLLA, SALTAMARTINI, SASSO, SEGNANA, STEFANI, TARANTINO, TATEO, TIRAMANI, TOCCALINI, TOMASI, TOMBOLATO, TONELLI, TURRI, VALBUSA, VALLOTTO, VINCI, VIVIANI, ZANOTELLI, ZICCHIERI, ZIELLO, ZOFFILI e ZORDAN. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
la necessità di un intervento di sostegno per l'economia dell'area di Genova è condivisa da tutti. Il crollo improvviso di una parte del viadotto Morandi nella mattina del 14 agosto 2018 è stato una tragedia vera e propria, soprattutto per le famiglie che hanno perso i propri cari, ma anche per tutta l'area territoriale che fa perno a Genova e il suo porto;
il crollo del viadotto ha diviso la città in due, provocando una grave ferita a tutti i settori economici e produttivi dell'intera area metropolitana, con danni ingenti per le circa 1.450 attività produttive della zona rossa e delle aree limitrofe, che comprendono più di 3.000 lavoratori;
il decreto-legge approvato dalla Camera nei giorni scorsi, oltre agli indennizzi per le proprietà danneggiate, prevede esenzioni dalle imposte, indennità per le imprese, professionisti e lavoratori, ristoro delle maggiori spese affrontate dagli autotrasportatori, indennità per la perdita di macchinari e attrezzature, l'istituzione di una zona franca urbana, con agevolazioni per l'attività d'impresa per colmare la perdita di fatturato del periodo dal 14 agosto al 30 settembre 2018, rispetto al valore mediano del corrispondente periodo dell'ultimo triennio 2015-2017;
un aiuto rilevante per la logistica è quello dell'istituzione di una «zona logistica speciale – porto e retroporto di Genova» comprendente i territori portuali e retroportuali del comune di Genova e tutti gli interporti dei comuni limitrofi, funzionalmente collegati con il porto di Genova, elenco da integrare con apposito decreto ministeriale per definire un elenco conclusivo;
si prevede che le nuove imprese o quelle già esistenti, che avviano un programma di attività economiche imprenditoriali o di investimenti di natura incrementale nella zona logistica speciale, possano usufruire di procedure semplificate e regimi di procedimenti speciali;
si tratta di procedure semplificate per le imprese, individuate anche a mezzo di protocolli e convenzioni tra le amministrazioni locali e statali interessate, e regimi procedimentali speciali, recanti accelerazione dei termini procedimentali ed adempimenti semplificati e derogatori;
lo scopo è quello di favorire il rilancio del porto di Genova e dei retroporti collegati, che hanno subito disagi e perdite a causa del crollo del viadotto Morandi –:
quali siano gli altri interporti dell'elenco conclusivo e i tempi che il Governo prevede per la definizione delle misure di sostegno alla logistica previste per la «zona logistica speciale – porto e retroporto di Genova» e quali siano le risorse che si intendono investire.
(3-00302)
MELONI, LOLLOBRIGIDA, VARCHI, ACQUAROLI, BELLUCCI, BUCALO, BUTTI, CARETTA, CIABURRO, CIRIELLI, CROSETTO, LUCA DE CARLO, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FIDANZA, FOTI, FRASSINETTI, GEMMATO, LUCASELLI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, RAMPELLI, RIZZETTO, ROTELLI, SILVESTRONI, TRANCASSINI e ZUCCONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
i commi 909, 915, 917 e 928 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, hanno disposto a partire dal 1° gennaio 2019 l'obbligo della fatturazione elettronica per tutte le operazioni tra partite iva e con i consumatori;
gli invii di fatture elettroniche tra privati transitate nel sistema di interscambio presso l'Agenzia delle entrate nei primi cinque mesi del 2018 hanno rappresentato poco meno del 2 per cento del totale, circa cinquantamila al mese;
il mondo delle imprese ed il settore dei professionisti che le rappresenta chiedono con voce unanime una proroga per l'entrata in vigore della fatturazione obbligatoria nell'ambito dei rapporti tra privati;
lo stesso direttore centrale della Gestione tributi dell'Agenzia delle entrate, intervenuto nel corso del «Forum nazionale dei commercialisti ed esperti contabili», svoltosi a Milano in data 24-25-26 settembre 2018, ha auspicato una proroga nell'applicazione del suddetto obbligo;
anche il Consiglio nazionale dell'Ordine dei commercialisti ha espresso le stesse perplessità sostenute da Fratelli d'Italia, ovvero il grave errore di introdurre in maniera secca l'obbligo di fatturazione elettronica al 1° gennaio 2019 per l'intero comparto aziendale italiano, poiché a causa delle sanzioni graverebbe in maniera negativa in particolar modo sulle piccole e medie imprese, ad oggi in forte ritardo ed impreparate a vivere questa «rivoluzione»;
Fratelli d'Italia ha presentato in entrambi i rami del Parlamento una proposta di legge volta ad introdurre termini differiti per adeguarsi all'obbligo a seconda della grandezza dell'azienda, ma comunque successivi al 1° gennaio 2019: a partire dal 1° gennaio 2019 per le società quotate in borsa e per gli altri soggetti con più di 250 dipendenti; dal 1° gennaio 2020 per gli altri soggetti con più di 50 dipendenti; dal 1° gennaio 2021 per gli altri soggetti con più di 10 dipendenti; dal 1° gennaio 2022 per tutti gli altri soggetti non esonerati;
egualmente auspicabile, appare, in alternativa, la possibilità che, almeno in una prima fase applicativa, l'obbligo di fatturazione elettronica scatti solo in caso di importi superiori a diecimila euro –:
se il Governo abbia valutato se artigiani, imprenditori agricoli, piccole imprese e tutti gli altri soggetti obbligati siano davvero in grado di adempiere agli obblighi previsti dalla vigente normativa a decorrere dal 1° gennaio 2019 e se non ritenga più opportuno adottare con urgenza iniziative in linea con una delle soluzioni esposte in premessa.
(3-00303)
PEZZOPANE, CAMPANA, D'ALESSANDRO, MARCO DI MAIO, MELILLI, PRESTIPINO e UNGARO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
da articoli di stampa si apprende che i pullman interregionali, nazionali e internazionali in arrivo dall'Abruzzo a Roma non fermeranno più in largo Guido Mazzoni vicino alla stazione Tiburtina, ma in un'area sita all'interno del «nodo Anagnina» dove sorgerà il nuovo hub destinato alla sosta onerosa e alla fermata dei mezzi adibiti a linee di trasporto pubblico interregionali, nazionali e internazionali, penalizzando i numerosissimi pendolari che quotidianamente raggiungono la capitale;
di fronte alla notizia, la società, il 4 ottobre 2018 specificava: «L'autostazione costituisce il capolinea di tutti i servizi con autobus di lungo raggio che transitano a Roma per esplicita disposizione del Ministero delle infrastrutture e trasporti, che rilascia le relative autorizzazioni, tale da configurare un servizio pubblico che non può in alcun modo essere interrotto»;
l'assessore alla mobilità di Roma, Linda Meleo, in successive dichiarazioni, ha detto cose in contrasto con la propria delibera di delocalizzazione, affermando che ci sarà l'autostazione ad Anagnina, ma per i collegamenti interregionali, nazionali e internazionali dei pullman non abbandonerà l'area della stazione Tiburtina; tali affermazioni hanno determinato un clima di enorme confusione;
nella delibera approvata dalla giunta, si afferma la necessità di «procedere allo sgombero dell'area» di via Guido Mazzoni, attualmente gestita con le autorizzazioni scadute dalla società Tibus, e si stabilisce la «delocalizzazione» dell'autostazione nel nodo Anagnina con progetto definitivo dal costo di 624 mila euro;
il mancato aggiornamento del canone per la concessione della gestione dell'autostazione Tibus a Tiburtina avrebbe causato alle casse del Campidoglio perdite per 4 milioni di euro. Il danno erariale, secondo i magistrati contabili, è ascrivibile a sei dirigenti comunali che, nel 2008, scaduta la concessione risalente al 1999, hanno prorogato l'affidamento fino al 31 marzo del 2016 alle stesse condizioni economiche (circa 90 milioni di lire all'anno pari a 47 mila euro);
secondo quanto riportato da organi di stampa nei progetti dell'amministrazione capitolina il «nodo Anagnina» è una soluzione temporanea. Nel frattempo il dipartimento mobilità dovrebbe consegnare una lista di aree idonee e tra queste ci sarà il piazzale Est della stazione Tiburtina, il cui progetto però non è ancora pronto e nemmeno è stato inserito nella delibera;
non sono state fissate date per l'avvio dei lavori ad Anagnina che dovranno essere affidati con gara a evidenza pubblica. Anche la gestione dovrà essere messa a gara con ulteriore allungamento dei tempi;
non è chiaro a chi andrebbe la gestione del servizio, qualora Tibus abbandonasse l'area di largo Guido Mazzoni. Trattandosi di servizio pubblico, infatti, non sarebbe possibile sgomberare l'area senza un'alternativa;
la suddetta scelta dell'amministrazione capitolina, che appare agli interroganti «incompiuta», sconsiderata e contraddittoria, affronta una questione rilevante con modalità inadeguate che non tengono minimamente conto delle necessità dell'elevatissimo numero di pendolari abruzzesi — e in particolare dell'Abruzzo aquilano — che quotidianamente si recano a Roma. Una scelta che penalizza fortemente l'intera regione e L'Aquila, città capoluogo d'Abruzzo. Lo spostamento della stazione d'arrivo determinerà con certezza un ulteriore sovraccarico di traffico interno alla città capitolina e di utenti delle linee metro. Sarebbe opportuno sostenere — e non penalizzare — la mobilità dalle aree interne dell'Appennino abruzzese e, in particolare, dalle aree terremotate verso la Capitale, tenendo in considerazione la questione relativa alla sicurezza autostradale della tratta che collega Roma con la città capoluogo della regione Abruzzo –:
quali orientamenti il Governo intenda esprimere in riferimento a quanto esposto e, conseguentemente, quali iniziative intenda intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze.
(3-00295)
FERRO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
lo sport rappresenta una delle poche alternative offerte per sfuggire al disagio e alla pericolosa attrattività dei contesti criminali ed è uno strumento certamente indispensabile per la maturazione psicologica dei giovani consentendo di stabilire regole da seguire, impegni e responsabilità da dover accettare;
la città di Lamezia Terme, terza città della Calabria per popolazione dopo Reggio Calabria e Catanzaro e attualmente commissariata, sta vivendo un momento molto favorevole per le proprie compagini sportive con la Royal Team che milita nella serie A di calcio femminile, con la Top Volley che milita nella serie A2 di pallavolo, con la Virtus Basketball Lamezia che milita nella serie B di basket e con la Lamezia Soccer, compagine di calcio a 5 maschile iscritta al campionato di serie C1, ma estremamente negativo per le strutture sportive cittadine oggetto di lavori di manutenzione mai terminati e di impianti non a norma;
la grave situazione delle strutture sportive lametine ha determinato, di fatto, l'impossibilità per centinaia di giovani atleti di allenarsi, in quanto non sono disponibili strutture al coperto per potere praticare sport e, in alcuni casi, si è costretti a chiedere ospitalità alle strutture sportive della città di Vibo Valentia;
i lavori di manutenzione che interessano il palazzetto dello sport «Alfio Sparti» – Palasparti, nonché l'indisponibilità della palestra sita in via Savutano, hanno determinato la Virtus Basketball Lamezia al ritiro dal campionato di serie B, in quanto priva di una struttura sportiva idonea ad accogliere gli allenamenti e le partite del campionato;
la mancanza di adeguate strutture sportive impatta pesantemente su un tessuto sociale, quello lametino in particolare e quello calabrese in generale, già estremamente provato, determinando, inoltre, un danno per la crescita delle attività sportive e per lo sviluppo economico della città che perde anche l'indotto legato allo sport –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali urgenti iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, per promuovere e sostenere, anche con la destinazione di specifiche risorse, la nascita, in contesti come quello di Lamezia Terme, di nuove strutture sportive e l'adeguamento e la messa a norma di quelle esistenti, in modo da superare le pesanti criticità sopra richiamate che hanno penalizzato sinora il locale tessuto sportivo, economico e sociale.
(4-01554)
FRATOIANNI, FORNARO e MURONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il consiglio comunale di Calci (Pisa), martedì 30 ottobre 2018 ha approvato all'unanimità un ordine del giorno inviato, tra le altre cariche istituzionali, al Presidente del Consiglio con il quale si chiede una celere attivazione dello stato di emergenza nazionale e dello stato di calamità, e comunque di ogni canale ritenuto opportuno per arrivare quanto prima alla soluzione dei problemi delle persone e delle aziende colpite dal maxi incendio che si è sviluppato sul Monte Pisano il 24 settembre 2018, oltre che per favorire la realizzazione di altri necessari interventi di messa in sicurezza del territorio;
la regione Toscana, per quanto di competenza, ha immediatamente attivato lo stato di emergenza, stanziando risorse per le prime, indifferibili, opere di messa in sicurezza e richiedendo al dipartimento nazionale di protezione civile di farsi tramite della richiesta di deliberazione dello stato di emergenza nazionale al Consiglio dei ministri;
così come sottolineato anche nell'ordine del giorno votato dal consiglio comunale di Calci, il riconoscimento dell'emergenza nazionale può portare all'emissione di misure di semplificazione delle norme per poter accelerare lavori e procedure, ma può anche comportare lo stanziamento di risorse statali, urgenti e indispensabili, per aiutare i privati funestati dall'incendio (con misure di blocco di mutui, sostegno economico a chi deve demolire e/o ricostruire la casa o risistemare gli oliveti);
a parere degli interroganti è opportuno e necessario rimarcare l'urgenza che lo Stato aiuti le comunità danneggiate dall'incendio il prima possibile e senza perdere altro tempo, così da poter individuare le migliori soluzioni di cui hanno bisogno quei cittadini –:
se il Governo intenda fornire chiarimenti circa il mancato riconoscimento, ad oggi, dello stato di emergenza nazionale e dello stato di calamità dopo il rogo del Monte Pisano;
se il Governo intenda, per quanto di competenza, assumere immediatamente adeguate iniziative per destinare all'area colpita dall'incendio le risorse necessarie per favorire la rinascita di quelle comunità fortemente danneggiate e deliberare celermente lo stato di emergenza nazionale e lo stato di calamità, così come chiedono le istituzioni locali e i cittadini.
(4-01561)
SCHIRÒ. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
cittadini italiani residenti in Lituania lamentano, in diversi messaggi, l'impossibilità di collegarsi al sito del Ministero dell'interno italiano;
il sito del Ministero dell'interno, viene riportato, risulterebbe bloccato (geoblocking);
l'ambasciata italiana di Vilnius, contattata dagli interessati sulla questione, non ha fornito risposte precise circa la possibilità di superare tale difficoltà e di normalizzare l'accesso al sito del Ministero dell'interno –:
se il Governo sia informato di tale blocco e quali iniziative intenda intraprendere per superare la situazione, permettendo ai cittadini italiani residenti in Lituania di accedere alle informazioni e ai servizi offerti dal sito del Ministero dell'interno.
(4-01557)
BARTOLOZZI, PRESTIGIACOMO, GERMANÀ, MINARDO, SCOMA e SIRACUSANO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
nel corso del programma «Nemo», su Rai2, un ex appaltatore di Eni, Emanuele Pistritto, ora in pensione, ha rivelato dei clamorosi episodi di inquinamento del suolo e del sottosuolo con rifiuti industriali provenienti dal petrolchimico dell'Eni di Gela;
Pistritto, proprietario e conduttore di pale meccaniche, per molti anni è stato titolare di appalti nel settore del movimento terra e di materie prime nello stabilimento;
dalla testimonianza emerge che gli scarti della lavorazione della chimica e della raffineria sarebbero stati sotterrati in grandi vasche di oltre 500 metri quadrati e della profondità di 15 metri, a est del petrolchimico, e al di sotto del livello delle falde acquifere. Al suo interno sarebbe stato scaricato di tutto: dall'eternit macinato, ai rifiuti chimici tossici;
dopo la testimonianza di Pistritto, la procura del Tribunale di Gela ha avviato un'indagine;
peraltro il procuratore di Gela, Fernando Asaro, ha ricordato che la denuncia dell'operaio non è una novità assoluta. C'è già un processo in corso sull'unica vasca attiva delle 10 esistenti, sequestrate nel 2011, per fatti avvenuti fino al 2009 e già denunciati. Quello che denuncia Pistritto interesserebbe un sito adiacente;
l'ex operaio Pistritto è tornato a parlare dopo quanto denunciato da «Nemo», e ha spiegato alla redazione del Quotidianodigela e di Telegela: «Non sono il primo a dirlo, ci sono già state denunce con documenti a provare quello che accadeva (...) I camion arrivavano e facevamo tutto negli orari di lavoro. L'isola 32 dello stabilimento era tutta scavata e noi dovevamo riempire e coprire»;
lo stesso chimico industriale Fabrizio Nardo, tra gli autori di una maxi perizia che ha stabilito il nesso tra presenza industriale in città e gravi patologie, ha dichiarato che «quelle aree segnalate dal lavoratore in parte sono già state caratterizzate, e sono state accertate percentuali elevate di contaminazione. La denuncia però per la prima volta fa emergere una vera e propria pianificazione nello smaltimento illecito di rifiuti industriali e la consapevolezza di chi lo decise» –:
se il Governo non ritenga di adottare, al più presto, ogni iniziativa di competenza, anche per il tramite del comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente, al fine di verificare lo stato di inquinamento e di contaminazione dei terreni e delle eventuali falde acquifere interessate;
se non si intenda promuovere la bonifica delle aree interessate dall'inquinamento, considerato che l'area di Gela costituisce sito da bonificare di interesse nazionale, e quali iniziative immediate si intendano adottare, per quanto di competenza, al fine di tutelare la salute pubblica e l'ambiente.
(4-01559)
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro per la pubblica amministrazione, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:
con decreto legislativo n. 468 del 1997 veniva istituito il lavoro socialmente utile passando in tal modo da un modello squisitamente assistenziale ad un modello di tutela sociale e valorizzazione del soggetto disoccupato che, a fronte di un contributo economico e di assistenza previdenziale, è reimpiegato dalle pubbliche amministrazioni in una prestazione lavorativa fuori mercato per attività utili alla collettività, attraverso il ricorso a contratti di lavoro a termine;
nel corso degli anni, a causa della crisi incipiente e della depressione economica di taluni territori, in particolare nel sud del Paese, tali prestazioni lavorative hanno finito per rappresentare l'unico mezzo di sostentamento e di attivazione di quanti erano in disoccupazione o mobilità. Cionondimeno tali lavoratori sono da anni impegnati in attività pubbliche e sociali per mezzo di contratti a termine;
il decreto-legge n. 185 del 2008 istituiva all'articolo 18, comma 1, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali il fondo sociale per l'occupazione e la formazione successivamente rifinanziato ad opera di numerose disposizioni. Tra le finalità del fondo vi sono la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità, nonché l'attivazione di misure di politiche attive del lavoro in favore di regioni rientranti nell'obiettivo convergenza dei fondi strutturali europei;
i limiti normativi posti dall'articolo 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001, come sostituito dall'articolo 49 del decreto-legge n. 112 del 2008, ad oggi non risultano essere superati dall'approvazione di altro specifico supporto legislativo; ai fini della stabilizzazione è stato individuato un importo annuo pro-capite di riferimento, di cui all'articolo 7, comma 1, del decreto legislativo n. 81 del 2000, pari a 9.296,22 euro. Le risorse necessarie per incentivarne l'assunzione a tempo indeterminato sono pertanto calcolate su un periodo di quattro anni a decorrere dal momento dell'assunzione;
all'articolo 1, commi 223-225, della legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017), come introdotti durante l'esame parlamentare alla Camera dei deputati, al fine del superamento del precariato dei Lsu-Lpu è stata disposta la proroga dei termini entro i quali le amministrazioni locali possono ricorrere alle prestazioni lavorative socialmente utili fino al 31 dicembre 2018;
con decreto ministeriale 7 agosto 2018, n. 234, venivano ripartite le risorse tra le regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia per complessivi 298.501.111,12 euro, per le annualità 2010 e 2012-2017, finalizzati a incentivare l'assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità;
lo stesso decreto ministeriale, all'articolo 1, individua per la regione Calabria un numero totale di lavoratori impegnati pari a 2.316 per un ammontare di 86.120.182,08 euro e, all'articolo 2, dispone la sottoscrizione tra Ministero e regione affinché venissero assegnate le quote di finanziamento previste;
la convenzione sottoscritta dispone, altresì, all'articolo 2, comma 2, che le somme richieste dalla regione siano trasferite dal Ministero per un campione di almeno il 10 per cento dei lavoratori riportati in ogni domanda e, comunque, a partire dal 1° gennaio 2019;
il 31 dicembre 2018, termine prorogato dalla legge di bilancio 2018, scadranno i contratti a tempo determinato delle 4500 unità lavorative di ex Lsu-Lpu che operano all'interno delle amministrazioni locali della Calabria;
in considerazione della richiamata imminente scadenza, nell'impossibilità materiale di portare a termine entro la medesima data le previste stabilizzazioni, gli enti locali calabresi rischiano di dover interrompere improvvisamente i servizi di utilità pubblica e sociale con gravi ripercussioni su quanti sul proprio territorio ne beneficiano e, non di meno, i precari rischiano di non veder rinnovati i contratti di lavoro per il 2019 – poiché non permessi a norma di legge – e di veder pregiudicata anche la stabilizzazione futura, come peraltro denunciato da tempo e ripetutamente dall'Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) –:
se i Ministri interpellati non ritengano di adottare iniziative urgenti al fine di garantire alle amministrazioni locali calabresi condizioni adeguate per il mantenimento dei livelli occupazionali e delle prestazioni sociali svolte dai Lsu-Lpu, nelle more del pieno ed effettivo completamento dei percorsi di stabilizzazioni previsti dalla normativa vigente;
se i Ministri non intendano intervenire con la massima urgenza al fine di garantire che le criticità illustrate non compromettano i percorsi già avviati di stabilizzazione e contrattualizzazione del personale Lsu-Lpu operanti a livello locale, riconducendo la posizione normativa nel rispetto dei diritti sanciti dalla carta costituzionale e dal «decreto Madia»;
se i Ministri non ritengano di assumere le necessarie iniziative di competenza volte ad evitare il tracollo amministrativo che la sensibile riduzione delle capacità funzionali comporterebbe nelle amministrazioni comunali di cui tale personale è parte integrante;
se i Ministri non intendano, per quanto di competenza, assumere iniziative volte ad assistere minuziosamente i comuni al fine di impedire il concretizzarsi di atti e procedure avverse alle stesse amministrazioni locali con il reale rischio di aggravare situazioni finanziarie già particolarmente difficili.
FERRO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
la signora C.N., dipendente dell'Agenzia delle entrate a decorrere dal 19 ottobre 2015, ha presentato ricorso gerarchico nei confronti della propria amministrazione di appartenenza avverso la procedura di progressione economica in atto e, in particolare, avverso la nota di riscontro del 2 agosto 2018 con cui la direzione regionale Calabria ha comunicato la chiusura, con rifiuto, della segnalazione presentata dalla signora C. di errata e omessa attribuzione della progressione riconosciuta, a far data dal 1° gennaio 2018, dalla precedente Amministrazione presso la quale ha prestato la propria attività lavorativa;
l'Agenzia delle entrate, ufficio risorse umane, ha comunicato alla signora C. che la predetta progressione economica, ai fini del punteggio, debba essere riconosciuta alla medesima a far data dal 1° gennaio 2015 ovvero dalla data in cui è stata erogata la maggiorazione economica riconnessa alla predetta progressione, in precedenza bloccata dalla disposizione di cui all'articolo 9, comma 21, del decreto-legge n. 78 del 2010, e non dalla diversa e precedente data (1° gennaio 2013) in cui è stata espressamente disposta dall'ente di appartenenza e che dispiega i suoi effetti ai soli fini giuridici;
la graduatoria della procedura selettiva di sviluppo economico all'interno della terza area funzionale del personale in possesso dei requisiti di partecipazione della direzione regionale della Calabria (prot. dr_calabria_ru_do_2018_345 del 19 ottobre 2018) a giudizio dell'interrogante non ha tenuto conto dei criteri di preferenza maturati dalla signora C.;
il principio consolidato è che per il periodo considerato dalla stringente norma di cui all'articolo 9, comma 21, del decreto-legge n. 78 del 2010 (anno 2011, 2012 e 2013), nessun beneficio economico effettivo potrà conseguire il lavoratore dalle eventuali progressioni economiche disposte che invece saranno produttive di effetti sullo status giuridico con il conseguente riconoscimento della nuova posizione attribuita –:
come si concili con la previsione legislativa, con le circolari interpretative del Ministero dell'economia e delle finanze nonché con i princìpi affermati dalla giurisprudenza della Corte dei conti, il diniego, ad avviso dell'interrogante di dubbia legittimità, frapposto dall'ufficio progressioni economiche dell'Agenzia delle entrate all'istanza presentata dalla signora C.N. per la collocazione nell'area III/F2 dal 1° gennaio 2013 e, quali iniziative di competenza intenda adottare in merito.
(4-01558)
FERRO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per il sud, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
con la delibera della giunta regionale della Calabria n. 366 del 18 ottobre 2013 sono state definite le linee d'intervento a favore dei percettori di ammortizzatori sociali in deroga e, contestualmente, è stato approvato un «Piano operativo per coniugare gli interventi di sostegno al reddito con le azioni di politica attiva in favore dei lavoratori percettori in deroga»;
a valle di ulteriori atti di programmazione, con decreto dirigenziale n. 2285 del 9 marzo 2016 è stata approvata la «Manifestazione di interesse, in attuazione delle Intese raggiunte dalla Regione Calabria e le Corti di Appello e Procure Generali della Calabria e la Magistratura Amministrativa e contabile e istituzioni assimilate, per la selezione di 1.000 lavoratori percettori in deroga o lavoratori disoccupati con pregressa esperienza formativa presso gli uffici giudiziari per un percorso di qualifica in grado di offrire maggiori opportunità lavorative»;
sulla base di tale manifestazione di interesse sono stati selezionati circa 750 tirocinanti assegnati presso gli uffici giudiziari firmatari della relativa convenzione (650 unità circa presso gli uffici delle corti d'appello e delle procure generali della Calabria; 100 unità circa presso gli uffici della magistratura amministrativa, contabile, nonché gli uffici legali di province, comuni e Asp);
le attività di formazione dei tirocinanti hanno avuto inizio nel settembre del 2017 e, contrariamente ad analoghe esperienze del passato, consentiranno, al termine del percorso, l'acquisizione della qualifica di ausiliario o di operatore amministrativo, in quanto saranno formalizzate e certificate le competenze conseguite dai tirocinanti;
la durata del percorso è di complessivi 2 anni, da svolgere in 80 ore mensili;
al termine del periodo di tirocinio non deve andare disperso il patrimonio di competenze acquisite dai tirocinanti, posto che gli stessi possono offrire un contributo qualificato e determinante nell'organizzazione amministrativa della giustizia calabrese, andando a sopperire, peraltro, alle gravi carenze di personale amministrativo che interessano gli uffici giudiziari calabresi –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali urgenti iniziative di competenza intendano adottare per la stabilizzazione dei 750 tirocinanti presso gli uffici giudiziari calabresi, anche al fine di garantire un efficiente funzionamento della macchina amministrativa giudiziaria.
(4-01556)
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro per il sud, per sapere – premesso che:
nei confronti di Trans Adriatic Pipeline AG Italia (TAP), del suo rappresentante legale Clara Risso, del suo county manager Michele Elia e del direttore generale per la sicurezza dell'approvvigionamento e le infrastrutture energetiche del Ministero dello sviluppo economico, Gilberto Dialuce, è pendente il procedimento penale n. 534/18 R.G.N.R. procura della Repubblica presso il tribunale di Lecce, per i reati previsti dagli articoli 640-bis c.p., 27 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, e 24 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231;
nell'ambito del predetto procedimento, nello scorso mese di marzo il giudice per le indagini preliminari ha disposto, con incidente probatorio, una perizia collegiale finalizzata ad accertare, tra l'altro: «se vi sono motivi tecnico-amministrativi (...) per cui l'opera consistente nella realizzazione del gasdotto (...) sia stata frazionata in due progetti (quello TAP che riguarda solo il tratto del metanodotto fino a Melendugno e quello SRG per la connessione alla rete nazionale relativamente a cabina di misura, area trappole e gasdotto dalla cabina fino a Mesagne)»; «se l'opera debba o meno considerarsi funzionalmente unitaria da un punto di vista tecnico e se in relazione alla natura e alla funzionalità delle unità tecniche oggetto dei due progetti, a questi ultimi siano applicabili le prescrizioni della c.d. Direttiva Seveso e se la valutazione unitaria/cumulativa dei due progetti incida sulla risposta al presente quesito»; «se fosse possibile svolgere ab origine e/o se dovesse essere svolta ab origine una valutazione unitaria dei due progetti»; «se l'unitarietà del progetto e la conseguente valutazione unitaria/cumulativa dell'impatto ambientale e dei rischi per l'incolumità pubblica avrebbe comportato una stima diversa con particolare riferimento all'eventuale superamento della soglia massima di 50 tonnellate prevista dalla legge Seveso III (con individuazione e precisa indicazione della normativa applicabile in ragione dei dati oggettivi rilevati)»; «se l'unitarietà del progetto e la conseguente valutazione unitaria/cumulativa dell'impatto ambientale e dei rischi per l'incolumità pubblica avrebbe comportato, conseguentemente, la qualificazione del PRT TAP e dell'area SRG denominata P.I.D.I. n. 1 in termini di stabilimenti complessi con caratteristiche tecniche tali da configurarli quali impianti REMI, pertanto esclusi dal D.M. 17.4.08»; «se la normativa Seveso sia stata applicata nei casi di altri PRT connessi a gasdotti di importazione dall'estero già realizzati in Italia e in Europa»;
l'incidente probatorio è ancora in corso di svolgimento, avendo i periti del giudice per le indagini preliminari richiesto e ottenuto una proroga per il deposito dell'elaborato peritale;
nel febbraio 2018 il Ministro Barbara Lezzi ha pubblicamente sottoscritto, in presenza del sindaco del comune di Melendugno, ingegner Marco Potì, il documento intitolato «Impegno per la promozione della democrazia ambientale nel Salento e in Italia, in merito al Gasdotto TAP», in cui si denunciavano diverse irregolarità connesse all'opera TAP, ulteriori rispetto a quelle oggetto del procedimento penale sopra menzionato, tra cui la violazione della convenzione di Aarhus e sostanzialmente la non conformità con gli obiettivi dell'accordo di Parigi sul clima, del 2015;
il suddetto «impegno», tra l'altro, impone di «promuovere la pubblicazione di tutti i documenti, compresi quelli confidenziali, che hanno portato alla redazione del citato Accordo trilaterale e alla gestione di tutta l'intera procedura di decisione e realizzazione del gasdotto TAP, affinché l'informazione su determinazioni strategiche che condizionano i diritti delle generazioni future sia effettivamente garantita a tutto il popolo italiano, detentore della sovranità»;
l'annunciata ripresa dei lavori per la realizzazione del gasdotto, prevista nei prossimi giorni, a giudizio dell'interrogante, contrasta in maniera evidente con l'esigenza che l'incidente probatorio punta a tutelare, vale a dire l'esigenza di accertare – una volta per tutte – la reale natura dell'opera e i rischi connessi alla sua realizzazione –:
quali iniziative intendano adottare, per quanto di competenza, ai fini della sospensione dei lavori per la realizzazione del gasdotto fino alla conclusione dell'incidente probatorio di cui in premessa;
quali strumenti intendano utilizzare, per quanto di competenza, per dare evidenza pubblica ai contratti collegati alla realizzazione dell'opera e ai documenti sopra indicati, in modo che i cittadini siano adeguatamente informati sulle determinazioni strategiche adottate dagli organi di Governo del Paese;
nelle more della definizione dell'incidente probatorio, quali iniziative intendano valutare, per quanto di competenza, per una possibile diversa localizzazione dell'opera.
(2-00161) «Speranza».
ALESSANDRO PAGANO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
dal 1° luglio 2018 la compagnia aerea danese Danish Air Transport assicura i collegamenti fra la Sicilia e le isole di Pantelleria e Lampedusa, essendosi aggiudicata la gara da 38 milioni di euro (di cui alla nota informativa della Commissione europea pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea n. 441 del 22 dicembre 2017) per l'esercizio in regime di oneri di servizio pubblico dei collegamenti aerei per le isole;
le interruzioni di servizio hanno spinto l'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac) ad avviare delle verifiche sia dal punto di vista dell'operatività della compagnia DAT, sia in merito a quanto previsto dal contratto stipulato dal vettore con l'ente stesso per effettuare i collegamenti in continuità territoriale;
in questi mesi, alcuni collegamenti, a quanto consta all'interrogante, sarebbero stati serviti non con gli ATR-72 turboelica con 6 pale, come previsto dal contratto di servizio, bensì con più obsoleti ATR-42 a 4 pale; ciò, a giudizio dell'interrogante, a discapito della sicurezza dei passeggeri;
(4-01562)
il Corpo nazionale dei vigili del fuoco (Cnvvf) costituisce una delle realtà più importanti per la sicurezza dei cittadini svolgendo quotidianamente attività di prevenzione, vigilanza e soccorso a sostegno di soggetti pubblici e privati grazie al proficuo impegno del proprio personale;
negli ultimi anni il Cnvvf ha realizzato uno sforzo straordinario per sopperire, nonostante le decrescenti risorse finanziarie e le carenze di organico, alle numerose richieste di intervento per piccole e grandi emergenze e per fronteggiare situazioni di estrema complessità mettendo a serio rischio la propria incolumità;
il Cnvvf soffre, da sempre, la presenza di una forte componente di personale precario, costituito dai vigili del fuoco cosiddetti discontinui, figure strategiche del comparto, pur essendo prive di contratto a tempo indeterminato e potendo essere richiamate in servizio per non più di 14 giorni consecutivi e per un massimo di 160 giorni l'anno;
i discontinui rappresentano una risorsa fondamentale e indispensabile per consentire al Cnvvf di svolgere al meglio le funzioni che la legge ad esso attribuisce nell'ambito del soccorso pubblico. Questi ultimi, infatti, sono vigili del fuoco a tutti gli effetti, che al pari dei propri colleghi assunti in pianta stabile nel Corpo, hanno svolto il loro stesso addestramento e intervengono nelle medesime operazioni di soccorso;
l'articolo 10, comma 1, lettera c-bis, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, ribadisce che i richiami in servizio del personale volontario del Cnvvf, ai sensi dell'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, non costituiscono rapporti di impiego con l'amministrazione;
l'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, opera la distinzione tra il personale di ruolo e volontario stabilendo altresì che il solo personale volontario iscritto nell'elenco istituito per le necessità delle strutture centrali e periferiche può essere oggetto di eventuali assunzioni in deroga, con conseguente trasformazione del rapporto di servizio in rapporto di impiego con l'amministrazione;
a ciò si aggiunge che il decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 97, all'articolo 8, comma 1, ha introdotto delle modifiche al comma 2 dell'articolo 5 del decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217, prevedendo che la riserva di cui all'articolo 1, comma 3, del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 512, è elevata al 35 per cento e opera in favore del personale volontario del Cnvvf che, alla data di scadenza del bando di concorso, sia iscritto negli appositi elenchi da almeno tre anni e abbia effettuato non meno di centoventi giorni di servizio;
nella legge di bilancio per il 2018 sono state inserite, tra le altre, norme in materia di stabilizzazione per il personale volontario del Cnvvf, ma con alcune limitazioni molto stringenti;
in particolare, l'articolo 1, comma 295, della legge di bilancio 2018 per le assunzioni straordinarie di cui ai commi 287, 288, 289 e 299, ha stabilito una riserva di posti a favore del personale volontario di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, i cosiddetti «precari discontinui», iscritti all'interno dell'elenco istituito per le necessità delle strutture centrali e periferiche del Cnvvf in possesso dei requisiti sanciti dallo stesso comma 295;
all'articolo 1, comma 295, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, è stabilito che per il personale volontario con età ricompresa tra i 40 e i 45 anni, il requisito relativo ai giorni di servizio è elevato a 250 giorni, ad eccezione del personale volontario femminile per cui lo stesso requisito è elevato a 150 giorni; tale personale volontario, di sesso sia maschile che femminile, deve avere altresì effettuato complessivamente non meno di un richiamo di 14 giorni nell'ultimo quadriennio. Per il personale con età superiore ai 46 anni il requisito relativo ai giorni di servizio è elevato a 400 giorni, ad eccezione del personale volontario femminile per cui lo stesso requisito è elevato a 200 giorni; tale personale volontario, di sesso sia maschile che femminile, deve avere altresì effettuato complessivamente non meno di due richiami di 14 giorni nell'ultimo quadriennio;
tra l'altro, la clausola 5 della direttiva 1999/70/CE del Consiglio europeo del 28 giugno 1999 ha specificato che per prevenire gli abusi derivanti dall'utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato, gli Stati membri dovranno introdurre una o più misure volte a prevenire l'abuso di continue proroghe dei contratti a termine;
le forze politiche che sostengono il Governo Conte si sono espresse favorevolmente, attraverso il «Contratto per il Governo del cambiamento», in materia di stabilizzazione del personale precario, proponendo per l'intero Corpo nazionale «misure per garantire la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, il potenziamento della formazione e l'adeguamento delle retribuzioni ai livelli previsti per le forze dell'ordine»;
ad avviso degli interpellanti, la stabilizzazione del personale precario del Cnvvf è tuttora lettera morta, nonostante le istanze rappresentate più volte dall'Associazione nazionale discontinui, e l'esigenza ormai impellente di assicurare incrementi di personale qualificato in grado di garantire, per la sicurezza dei cittadini, interventi tempestivi e adeguati standard di efficienza –:
se, con quali tempistiche e con quali modalità il Ministro interpellato intenda intraprendere le opportune iniziative al fine di ottemperare alle disposizioni che prevedono procedure straordinarie per l'assunzione di contingenti di personale nel Cnvvf, con particolare riferimento al personale volontario, di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, iscritto all'interno dell'elenco istituito per le necessità delle strutture centrali e periferiche del Cnvvf;
se il Ministro interpellato intenda far fronte al precariato nel Cnvvf, così come espresso nel «contratto di Governo», modificando i requisiti di cui alla legge 27 dicembre 2017, n. 205;
quali siano gli orientamenti del Ministro interpellato circa i contratti dei «discontinui» del Cnvvf, anche in riferimento alla clausola 5 dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato che obbliga gli Stati membri ad adottare misure per prevenire l'abuso di continue proroghe dei contratti a termine.
(2-00166) «Cannizzaro, Gelmini, Occhiuto, Santelli, Maria Tripodi, Germanà, Siracusano, Bartolozzi, Mugnai, D'Ettore, Carrara, Fiorini, Ripani, Sarro, Paolo Russo, Casciello, Martino, Zanella, Mandelli, D'Attis, Sisto, Calabria, Prestigiacomo, Minardo, Scoma, Casino, Zangrillo, Pella, Sozzani, Marrocco, Vietina, Cattaneo, Silli».
la città di Gela è purtroppo colpita, molto spesso, da danneggiamenti e attentati incendiari che, specialmente negli ultimi mesi, stanno dilaniando la città stessa e mettendo in serio pericolo la sicurezza dei cittadini;
a Gela, il 19 ottobre 2018, ha piovuto a dirotto dalle 17:00 alle 3:00 della notte, eppure qualcuno, nelle prime ore del mattino, è riuscito a incendiare e distruggere due locali pubblici: il «bar Belvedere», appena inaugurato, di fronte al municipio, e il lido «Bcool Beach» con annesso bar e ristorante che si estendeva su quattromila metri quadrati di spiaggia;
il giorno dopo, un nuovo attentato incendiario: nel mirino un altro esercizio commerciale, il bar «Lory», in via Palazzi nel quartiere Caposoprano. Il fatto è avvenuto alle 3 di notte e a dare l'allarme è stato un metronotte, di ronda nella zona. Le fiamme sono state domate prima che si propagassero all'interno del locale, ubicato al pianoterra di un edificio condominiale di 4 piani;
mentre sono ancora in corso le indagini sugli incendi, il 31 ottobre 2018 è stato identificato e arrestato, su ordine del Gip di Gela, il presunto autore del tentativo di incendio compiuto la notte del 20 ottobre contro il bar-pasticceria «Lory»;
nel frattempo commercianti, esercenti, artigiani e tutta la cittadinanza, in un clima di tensione crescente, iniziano a sentirsi sempre meno sicuri e di fronte ad una vera e propria emergenza i sindacati di categoria hanno chiesto al prefetto di Caltanissetta maggiori controlli sul territorio con l'utilizzo dei militari dell'esercito;
Gela, come sempre, non si è piegata, e ha reagito agli attentati incendiari con una mobilitazione popolare: i sindacati Confcommercio, Confesercenti, Cna e Fipe-Confcommercio hanno, infatti, organizzato per il 27 ottobre 2018, alle 10, un raduno nella rotonda del lungomare, a est del quartiere Macchitella, davanti a uno dei 3 locali bruciati, il lido «B Cool Beach»; in tale occasione e in considerazione dell'emergenza, né il prefetto di Caltanissetta, né i rappresentanti del Governo hanno preso parte al raduno;
nonostante il totale disinteresse da parte del Governo, il 22 ottobre 2018, alle 20:00, le stesse organizzazioni di artigiani e commercianti hanno deciso di effettuare, alla sala «Padre Pino Puglisi», nella casa del volontariato, una prima riunione;
come se non bastasse, nella notte del 31 ottobre 2018, tra la mezzanotte e le 2:30, la città di Gela è stata messa «sotto assedio»: due attentati incendiari, con quattro auto coinvolte, forti spari contro il portone d'ingresso di un'abitazione di via Talete e una serie di atti di vandalismo hanno coinvolto tre automobilisti all'uscita della chiesa San Sebastiano che hanno trovato le gomme delle vetture fatte a brandelli a colpi di coltello e le carrozzerie ricoperte da «graffiti»; contestualmente, in via Europa, si è registrata una esplosione con i petardi delle cassette della posta installate in alcuni edifici;
il 22 ottobre 2018, la prima firmataria del presente atto, ha depositato una interrogazione a risposta scritta (n. 4-01445) sulla medesima questione senza ricevere alcuna risposta da parte del Ministro interpellato con la conseguenza che nella città di Gela non vi è ancora un contingente adeguato delle forze dell'ordine al fine di evitare il reiterarsi dei tragici eventi appena citati;
ad avviso degli interpellanti quella appena riportata è una situazione mortificante in una Gela messa in ginocchio, dove i cittadini assistono quotidianamente a scene di guerra con carcasse di auto bruciate, ridotte a cenere, prospetti anneriti, serrande sciolte, balconi danneggiati e dove risulta necessario e improcrastinabile l'invio sul posto di un adeguato contingente delle forze dell'ordine;
il 2017 ha registrato un'impennata del numero degli attentati incendiari in città, con casi di nove auto bruciate in una sola notte, che certamente non depone a favore della sicurezza dei cittadini e con tutta evidenza trattasi di ennesimi atti allarmanti che denotano la presenza di criminalità organizzata –:
se, in che modo e con quali tempistiche il Ministro interpellato intenda attivarsi per potenziare il necessario e imprescindibile presidio delle forze dell'ordine e gli strumenti necessari a rafforzare le attività investigative di prevenzione e repressione della criminalità organizzata a Gela;
quali iniziative di competenza intenda adottare il Ministro interpellato per contribuire ad accertare le cause e la matrice degli incendi citati in premessa;
considerato che per gli interpellanti occorre analizzare tutti i fatti in un unicum investigativo, quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intenda porre in essere per promuovere un monitoraggio costante del fenomeno degli episodi di criminalità organizzata in tale territorio in modo tale da avere un quadro d'insieme utile a comprenderlo meglio e a prevenire nuovi casi analoghi;
se non ritenga opportuno adoperarsi per l'immediata convocazione di un comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, da presenziare, che sia appositamente dedicato al monitoraggio delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel territorio gelese.
(2-00167) «Bartolozzi, Occhiuto, Prestigiacomo, Germanà, Minardo, Scoma, Siracusano».
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
è notizia dei giorni scorsi il caso del bambino trevigiano che ha sconfitto la leucemia dopo un trapianto spinale e una dura chemioterapia, il quale non è potuto tornare a scuola per la presenza in classe di cinque bambini non vaccinati che comprometterebbero la sua salute. Il bambino vive in un piccolo paesino e non c'è possibilità di scelta per una scuola alternativa;
Il Gazzettino ha interpellato il direttore generale della Usl, Francesco Benazzi, che parla di «un caso che ancora non ci siamo trovati a dover affrontare concretamente. Effettivamente è una situazione che può porsi per un bambino che abbia superato una leucemia o per altri bambini immunodepressi: è opportuno che non frequentino altri piccoli non vaccinati. Dobbiamo rispettare la normativa nazionale, non possiamo escludere i bambini non vaccinati dalle elementari, la situazione è delicata e occorre trovare la migliore soluzione con la massima disponibilità»;
sul caso è intervenuto anche l'assessore all'istruzione della regione veneto, Elena Donazzan, che ha affermato: «Esiste per questo bimbo il diritto di andare a scuola e a frequentarla come tutti i suoi coetanei, non solo quello di alcuni genitori di non vaccinare i propri figli. Spero in un ripensamento della norma a livello nazionale che tenga conto anche di questi casi, perché la libertà del singolo non può precludere quella degli altri»;
come noto, nell'ordinamento italiano, il diritto all'istruzione è garantito dai primi due commi dell'articolo 34 della Costituzione per i quali «La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita». La norma va letta insieme al precedente articolo 33 della Costituzione e prevede il diritto all'istruzione, nel senso di possibilità, per chiunque ed a prescindere dalla sua situazione economica e non, di accedere al sistema scolastico, diritto cui lo Stato deve far fronte. A livello comunitario esso è garantito dall'articolo 14 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;
il diritto allo studio inoltre è uno dei diritti fondamentali ed inalienabili della persona, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani nell'Onu;
si trova poi il definirsi di questo diritto non solo nei suoi termini universali, relativi cioè all'uomo inteso come categoria generale onnicomprensiva, ma al bambino come uomo che ha caratteristiche specifiche particolari e che quindi necessita di interventi e tutele definite in modo più dettagliato; ecco quindi la prima Dichiarazione dei diritti del bambino approvata dall'assemblea delle Nazioni Unite nel 1959 che, al punto 7°, stabilisce che il bambino ha diritto a un'educazione, che, almeno a livello elementare, deve essere gratuita e obbligatoria. Egli ha diritto a godere di un'educazione che contribuisca alla sua cultura generale e gli consenta, in una situazione di eguaglianza di possibilità, di sviluppare le sue facoltà, il suo giudizio personale e il suo senso di responsabilità morale e sociale e di divenire un membro utile alla società;
il superiore interesse del bambino deve essere la guida di coloro che hanno la responsabilità della sua educazione e del suo orientamento. Tale responsabilità incombe in primo luogo sui genitori e sullo Stato. Per attenersi strettamente al tema si ricorda qui soltanto l'articolo 28 della convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza: «1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo all'educazione e in particolare: (c) garantiscono a tutti l'accesso all'insegnamento superiore con ogni mezzo appropriato, in funzione delle capacità di ognuno; (d) fanno in modo che l'informazione e l'orientamento scolastico e professionale siano aperte e accessibili a ogni fanciullo; (e) adottano misure per promuovere la regolarità della frequenza scolastica e la diminuzione del tasso di abbandono della scuola»;
appare evidente la concezione dell'istruzione come un servizio pubblico necessario ad assicurare il pieno sviluppo della persona umana, anche rispetto alla condizione di partenza sfavorevole di qualcuno. Quindi, l'impegno dell'autorità pubblica, come richiesto dall'articolo 3 della Costituzione, consiste nella rimozione di quegli ostacoli di ordine sociale ed economico che possono limitare di fatto la libertà e l'eguaglianza dello studente impedendo il pieno sviluppo della persona umana;
lo Stato deve adottare ogni adeguato provvedimento per vigilare affinché la disciplina scolastica sia applicata in maniera compatibile con la dignità del fanciullo in quanto essere umano e in conformità con la Costituzione e le convenzioni citate –:
se i Ministri interpellati siano a conoscenza del grave caso esposto, quale sia il loro orientamento in merito e quali iniziative di competenza intendano intraprendere, di concerto con gli altri soggetti interessati, per affrontare concretamente una situazione critica come quella dei bambini immunodepressi, determinatasi a causa di un atteggiamento che risulta agli interpellanti evidentemente discutibile, in modo da favorire la risoluzione delle problematiche all'interno di un contesto delicatissimo.
(2-00164) «Ascani, De Filippo, Carnevali, Enrico Borghi, Fiano, Gribaudo, Morani, Rotta, Viscomi, Boschi, Campana, Cantini, Ciampi, Critelli, Di Giorgi, Marco Di Maio, Ferri, Fragomeli, Gadda, Giachetti, Lacarra, Nobili, Paita, Pezzopane, Rizzo Nervo, Schirò».
le scuole paritarie della Toscana non hanno ancora ricevuto un euro di quanto stanziato per assicurarne il funzionamento;
con decreto ministeriale 21 marzo 2018, n. 227, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha stanziato ad ogni Usr – ufficio scolastico regionale – la cifra spettante. Alcuni Usr a fine luglio 2018 avevano già ripartito alle scuole quanto dovuto. In Toscana ed in altre regioni da marzo, quando le risorse sono state stanziate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, queste risorse non sono state ancora destinate. Sette mesi nei quali le scuole paritarie hanno dovuto far fronte a spese già sostenute attraverso prestiti bancari, giacenze o accordi sindacali;
la cifra stanziata per il 2018 per la sola Toscana è pari euro 21.836.834,00 (cap 1477/1), di cui circa la metà destinata alla copertura di quanto assicurato dalle convenzioni di parifica delle scuole primarie, la restante metà spetta alle scuole dell'infanzia e alle secondarie di primo e secondo grado: a questi si aggiungono euro 933.632,00 per il sostegno all'handicap (cap 1477/2);
ad oggi gli 8/12, riferiti al periodo gennaio-agosto 2018 (di competenza dell'anno scolastico 2017-2018 quindi), pari a euro 14.557.889,33 più euro 622.421,33 (relativi all'handicap), sono in ragioneria pronti per essere erogati;
i restanti 4/12, relativi al periodo settembre-dicembre 2018 e di competenza dell'anno scolastico 2018-2019, pari a euro 7.278.944,67 più euro 311.210,67 (handicap) rischiano, se non erogati entro il 10 dicembre 2018, di finire in «conto resti» e di dovere essere recuperati con immani difficoltà e con tempi incerti –:
come il Ministro interrogato intenda intervenire al fine di destinare urgentemente quanto di spettanza alle scuole paritarie toscane.
(2-00165) «Toccafondi, Schullian».
il 31 ottobre 2018, in un contesto difficile e di estrema incertezza sul futuro della compagnia aerea Alitalia Sai in amministrazione straordinaria, è stato firmato alla presenza delle maggiori organizzazioni sindacali (esclusa l'Usb) un nuovo accordo sulla cassa integrazione straordinaria per complessivi 1.360 lavoratori a rotazione valevole fino al 23 marzo 2019, insieme al ripristino dell'ultrattività contrattuale;
l'accordo arriva dopo che le tre precedenti procedure di richiesta di cassa integrazione guadagni straordinaria da parte della suddetta compagnia aerea (rispettivamente del 16 giugno 2017, del 30 ottobre 2017 e del 5 aprile 2018) si erano chiuse senza la definizione di alcun criterio oggettivo per l'individuazione e la selezione del personale da sospendere, determinando pesanti discriminazioni tra lavoratori;
il 16 ottobre 2018 la Cub Trasporti, a fronte della persistente assenza di un piano industriale e considerando inaccettabile il proseguimento della trattativa sulla richiesta di apertura di una quarta procedura di cassa integrazione guadagni straordinaria da parte dei Commissari di Alitalia Sai, peraltro a giudizio degli interroganti in aperta contraddizione con le concomitanti dichiarazioni di ristrutturazione e rilancio da parte del Governo, ha inviato una lettera al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ed all'attenzione della direzione generale degli ammortizzatori sociali e formazione e della direzione generale dei rapporti di lavoro e delle relazioni industriali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con la quale, confermando i concreti dubbi sulla legittimità delle modalità di utilizzo degli ammortizzatori in questione, richiedeva un'attenta verifica sulle stesse e su eventuali e conseguenti discriminazioni a danno dei lavoratori, nonché sulla regolarità nella determinazione degli esuberi così come effettuata in continuità con il passato. Inoltre con la stessa missiva si chiedeva al Ministero del lavoro e delle politiche sociali:
a) una verifica sulla applicazione della cassa integrazione guadagni straordinaria al personale di volo (piloti e assistenti di volo) che, da controlli sommari effettuati su un campione limitato, sembrerebbe da tempo subire pesanti anomalie sulla assegnazione dei riposi (questione peraltro oggetto di un esposto alla procura della Repubblica presso il tribunale di Civitavecchia) e sui limiti di utilizzo previsti dalla contrattazione collettiva, smentendo, nei fatti l'esistenza di esuberi nella categoria del personale di volo;
b) una verifica sulle modalità di assegnazione della cassa integrazione guadagni straordinaria al personale di terra, che sarebbe impiegato in settori le cui attività sono state di recente esternalizzate (altra questione oggetto di un esposto alla procura della Repubblica da parte del sindacato Cub Trasporti), oppure che sarebbe in servizio in settori ove la sospensione è stata applicata senza l'individuazione di alcun criterio, talvolta addirittura infierendo su alcuni addetti, con una ingiustificata espulsione dal servizio, a fronte di un trattamento ben diverso da quello definito per lavoratori con professionalità omogenee;
il giorno 17 ottobre 2018, sul Fatto Quotidiano, un articolo a firma di Daniele Martini riportava, quale risultato di una indagine effettuata dall'ispettorato del lavoro di Roma, che sarebbe stato accertato, sulla base della normativa vigente (decreto legislativo n. 185 del 19 agosto 2005 e direttiva comunitaria n. 2000/79/CE), il perpetrarsi di diverse irregolarità da parte di Alitalia Sai dall'inizio del 2015 alla fine del 2017, relative all'orario di lavoro, alla fruizione dei riposi e dei permessi per il personale navigante (piloti e assistenti di volo), nonché il ripetersi di un utilizzo illegittimo degli ammortizzatori sociali richiesti dalla compagnia ed erogati dal Ministero lavoro e delle politiche sociali, quasi sempre a seguito di accordi sindacali siglati dalla quasi totalità delle organizzazioni sindacali del settore (solidarietà difensiva nel 2015, 2016 e metà del 2017, cassa integrazione guadagni straordinaria dal secondo semestre del 2017 ad oggi). Inoltre secondo quanto riportato nel citato articolo, l'ispettorato del lavoro di Roma avrebbe comminato ai responsabili di Alitalia Sai e Alitalia Sai in amministrazione straordinaria una sanzione amministrativa complessivamente di circa 3,5 milioni di euro per le infrazioni relative alla disapplicazione della normativa citata, riguardante il personale di volo, ed avrebbe inviato una relazione alla procura della Repubblica di Civitavecchia in ordine a diverse violazioni del codice penale, nella medesima relazione si lamentavano il mancato rispetto delle tutele sulla sicurezza e salute dei lavoratori e, marginalmente, presunti ammanchi contributivi;
la Cub Trasporti il 23 ottobre 2018 ha presentato un esposto alla Corte dei conti, sollecitando l'eventuale verifica su un danno erariale relativo all'utilizzo della cassa integrazione guadagni straordinaria, ai suddetti presunti ammanchi contributivi a partire dall'anno 2009 ad oggi, e all'esorbitante spesa per i permessi sindacali per le altre organizzazioni sindacali;
già in data 7 agosto 2018, con l'interrogazione n. 4-00949, il primo firmatario del presente atto riteneva opportuno conoscere, ai fini di una necessaria e completa trasparenza rispetto alla corretta applicazione della cassa integrazione guadagni straordinaria, la documentazione inerente ai consuntivi relativi alle ore di cassa integrazione guadagni straordinaria utilizzate nell'ultimo biennio dalla stessa Alitalia Spa in amministrazione straordinaria suddivisi per periodi ed aree contrattuali, nonché per qualifiche e/o settori di riferimento, nonché quale fosse stato, nell'ultimo biennio, il monte ore di cassa integrazione guadagni straordinaria concesse ad Alitalia Spa in amministrazione straordinaria e se e con quali criteri quest'ultima fosse stata applicata; tutte richieste, queste, rimaste a tutt'oggi inevase;
è legittimo immaginare che le procedure di cassa integrazione guadagni straordinaria siano state fino ad oggi avviate nell'ottica di snellire gli organici in una prospettiva di vendita della compagnia aerea –:
in tale contesto, sulla base di quali valutazioni il Governo ha ritenuto di poter concedere, il 31 ottobre 2018, l'ulteriore ricorso al trattamento d'integrazione salariale, nonostante un ente vigilato dal Governo, l'ispettorato del lavoro di Roma, abbia comminato una multa sull'uso dei riposi e adombrato un illecito sull'utilizzo della cassa integrazione guadagni straordinaria nel comparto-volo.
(2-00168) «Fassina, Fornaro».
LACARRA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per la famiglia e le disabilità, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
se i Ministri interrogati intendano adottare iniziative normative per assicurare un rapporto di «leale collaborazione» istituzionale tra Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza e garanti regionali, giungendo così alla costituzione di un rapporto formale di «partnership» tra tutte le autorità per la realizzazione del progetto, escludendo ogni forma di subalternità.
(3-00296)
TONELLI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
preoccupazione è stata espressa da molti lavoratori degli istituti di vigilanza privata in merito al rinnovo del contratto collettivo dei lavoro nazionale dei dipendenti delle imprese di vigilanza;
una serie di divergenze rendono difficile il rinnovo di un contratto, scaduto già nel 2015, afferente a un mondo in continua evoluzione con richieste di maggiore adeguamento dei servizi;
la parte datoriale e le rappresentanze hanno iniziato i primi incontri in primavera, partendo da posizioni estremamente lontane e con gravi difficoltà di contrattazione;
alcune richieste della parte datoriale hanno portato i sindacati di categoria ad indire uno sciopero degli addetti alla vigilanza il 5 maggio 2018, ove hanno manifestato il dissenso verso alcune istanze e volontà espresse sui tavoli di contrattazione, in particolare:
aumento dell'attuale orario di lavoro da 40 ore più massimo 8 di straordinario, a 45 ore di orario base obbligatorio;
la revisione dei contratti inserendo anche il contratto a chiamata o/e ad intermittenza;
eliminazione la continuità lavorativa in presenza di un cambio di appalto;
eliminazione il trattamento economico nei primi 3 giorni di malattia per ridurre il costo del lavoro;
gli operatori della vigilanza privata hanno, nel tempo contribuito fattivamente e positivamente alla sicurezza dei luoghi ove sono impiegati, coadiuvando in maniera importante le forze dell'ordine in alcuni servizi minori, e hanno pertanto dimostrato una specializzazione nel settore che dovrebbe essere ripagata con un contratto di lavoro che rinnovi e attualizzi le necessità del mercato e della sicurezza, anche, ma non soltanto, con tutele e remunerazione (le Gpg, per lo svolgimento del servizio sono dotate di arma, pertanto giova sottolineare la necessità di mantenere un carico di lavoro consono e adeguati tempi di recupero, al fine di mantenere un basso livello di stress psicofisico);
con comunicato stampa del 14 settembre 2018 il Coordinamento unitario dei delegati sindacali ha espresso la propria insoddisfazione «per la condotta negoziale delle controparti datoriali tesa unicamente a dilatare i tempi» auspicando di pervenire in tempi rapidi all'accordo di rinnovo e informando dell'avvio di una campagna informativa della vertenza su tutto il territorio nazionale;
il 26 settembre si è svolto un ulteriore incontro tra parte datoriale e le rappresentanze, senza un sensibile avvicinamento verso l'accordo, anzi, alcune sigle sindacali si sono mobilitate sulla questione –:
se siano stati effettuati riscontri sull'effettivo stato delle contrattazioni, e se si sia valutata, per quanto di competenza, la possibilità di convocare un tavolo di confronto con le parti, al fine di evitare uno scontro tra le stesse e favorire a un più utile rinnovamento del settore in parola, indicando la via della risoluzione e la giusta visione futura del settore.
(4-01563)
come affermato in una nota congiunta dalle segreterie nazionali Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil, Ugl Agroalimentare, il 29 ottobre 2018 si sono riuniti in assemblea tutte le lavoratrici ed i lavoratori di Agecontrol spa, presenti presso la sede di Roma e le sedi periferiche, per discutere in merito alla preoccupante situazione derivante dalla mancata erogazione del finanziamento di Agecontrol da parte del socio unico Agea;
la negazione del contributo, nonostante sia stato previsto nel bilancio dello Stato ed approvato – con il programma di attività – da parte di Agea nel mese di luglio 2018, è destinato a creare notevoli disagi al settore agroalimentare a partire dall'immediato blocco delle attività di controllo da parte di Agecontrol, operazione che di fatto causa la fattispecie dell'interruzione di pubblico servizio per le attività disciplinate dal decreto-legge 28 febbraio 2005, n. 22, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2005, n. 71, con riferimento all'osservanza delle norme comunitarie relative ai controlli di conformità o alle norme di commercializzazione nel settore degli ortofrutticoli, avvalendosi dell'Agecontrol;
sempre come riferito dai sindacati, l'assemblea ha evidenziato il danno sociale ed economico derivante dalla mancata erogazione dei contributi dovuti da Agea e dal conseguente blocco delle attività dell'Agecontrol relative alle importazioni e alle esportazioni dei prodotti ortofrutticoli freschi a causa del quale non verranno rilasciati i certificati prodromici alle attività doganali, creando problemi al mercato ortofrutticolo nazionale, a danno soprattutto delle aziende esportatrici e dei consumatori, nonché ai controlli in merito agli enti caritativi e alla frutta nelle scuole. Oltre a ciò, si avrà anche l'interruzione dei controlli di primo e secondo livello, di quelli ex post, del Fep e del Feamp, situazione che potrebbe produrre ulteriori correzioni finanziarie da parte dell'Unione europea che andranno a gravare sul bilancio dello Stato –:
quali iniziative intenda adottare al fine di sbloccare tale situazione, con riferimento anche alla conclusione dell’iter di riforma conseguenziale all'entrata in vigore del decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 74, su «Riorganizzazione dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura – AGEA e per il riordino del sistema dei controlli nel settore agroalimentare, in attuazione dell'articolo 15, della legge 28 luglio 2016, n. 154.».
(5-00886)
NEVI, ANNA LISA BARONI, BRUNETTA, CAON, FASANO, SANDRA SAVINO e SPENA. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 45 del decreto-legge n. 69 del 2013 — Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia — ha modificato le norme in materia di accertamento dei requisiti di idoneità delle macchine agricole di cui all'articolo 107 del decreto legislativo n. 285 del 1992, nel senso di prevedere che tale accertamento possa aver luogo, oltre che mediante visita e prova da parte degli uffici competenti del dipartimento per i trasporti terrestri, anche «da parte di strutture o Enti aventi i requisiti stabiliti con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali»;
tali modificazioni hanno portato la legislazione nazionale ad allinearsi alla normativa comunitaria in materia di omologazione delle macchine agricole, la quale prevede che l'autorità competente preposta al rilascio delle omologazioni possa delegare la fase operativa a strutture ritenute idonee, così come definito dalle norme contenute nel regolamento (UE) n. 167 del 2013, noto come «Mother Regulation», che costituisce il riferimento normativo per l'omologazione delle macchine agricole;
in altri Paesi europei, le autorità competenti hanno delegato da anni strutture esterne autorizzate a operare in tutti i Paesi dell'Unione per il rilascio delle omologazioni, in funzione della propria autorità delegante, con il conseguente pagamento degli oneri a quest'ultima;
le omologazioni comunitarie delle macchine agricole nel nostro Paese vengono effettuate prevalentemente da tali strutture estere delegate, con conseguente perdita di denaro, per le pubbliche amministrazioni, e di lavoro, essendo impiegato prevalentemente personale estero –:
se il Ministro interrogato, non ritenga necessario assumere iniziative, per quanto di competenza, volte ad accelerare l'emanazione del decreto di cui all'articolo 45 del decreto-legge n. 69 del 2013, concernente la definizione dei requisiti necessari a individuare enti e strutture che possono effettuare l'accertamento della conformità delle macchine agricole alle prescrizioni tecniche previste dalla legge, affinché sia data anche a enti italiani la possibilità di svolgere le omologazioni nazionali e comunitarie così da riportare allo Stato italiano una cospicua parte dei diritti oggi versati a Stati esteri, nonché di offrire possibilità di lavoro a tecnici italiani.
(5-00888)
BENEDETTI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
il decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34, «Testo unico in materia di foreste e filiere forestali» (Tuf) vigente al 5 maggio 2018, novella la normativa nazionale in materia di selvicoltura e politica forestale, riconoscendo il patrimonio forestale nazionale come parte del capitale naturale nazionale e come bene di rilevante interesse pubblico da tutelare e valorizzare per la stabilità e il benessere delle generazioni presenti e future;
il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo d'intesa con la Conferenza unificata e gli altri dicasteri competenti, adotta gli atti di indirizzo e assicura il coordinamento delle attività necessarie a garantire il perseguimento unitario su tutto il territorio nazionale delle finalità descritte, ed elabora le linee di programmazione, di coordinamento e di indirizzo in materia di politica forestale nazionale, coerentemente con la strategia forestale nazionale e gli impegni internazionali ed europei sul clima; emana poi i decreti concernenti:
1. la strategia forestale nazionale;
2. i criteri minimi nazionali di elaborazione dei piani forestali di indirizzo territoriale e dei piani di gestione forestale;
3. i criteri minimi nazionali per il riconoscimento dello stato di abbandono delle attività agropastorali preesistenti;
4. le linee guida per la definizione di criteri minimi nazionali per l'esonero dagli interventi compensativi;
5. le disposizioni per la definizione dei criteri minimi nazionali inerenti gli scopi, le tipologie e le caratteristiche tecnico-costruttive della viabilità forestale e silvo-pastorale, delle opere connesse alla gestione dei boschi e alla sistemazione idraulico forestale;
6. le condizioni di equiparazione a imprenditore agricolo delle cooperative forestali e i loro consorzi che forniscono in via prevalente servizi in ambito forestale e lavori nel settore della selvicoltura (da emanarsi entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto);
7. i criteri minimi nazionali per l'iscrizione agli albi regionali delle imprese forestali e i criteri minimi di formazione professionale degli operatori forestali;
8. l'individuazione di ulteriori centri per lo studio e la conservazione della biodiversità forestale;
9. l'istituzione della commissione tecnica per i materiali forestali di moltiplicazione –:
quale sia, con riferimento alla gestione delle risorse forestali, lo stato di attuazione dei decreti e degli atti di indirizzo previsti dal Testo unico in materia di foreste e filiere forestali.
(5-00889)
GADDA, CENNI, CARDINALE, CRITELLI, DAL MORO, D'ALESSANDRO, INCERTI e PORTAS. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
MARZANA, CASSESE, CILLIS, GAGNARLI, MAGLIONE, CADEDDU, PIGNATONE, CIMINO, DEL SESTO, PARENTELA, LOMBARDO, GALLINELLA, L'ABBATE, ALBERTO MANCA e CUNIAL. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
tra ottobre e novembre 2018 molte regioni italiane sono state investite da nubifragi e altre condizioni climatiche avverse;
il maltempo, oltre a provocare vittime e distruzione, disagi e difficoltà alla popolazione e alla circolazione stradale, ha creato danni alle aziende agricole, le quali, in alcuni territori rappresentano l'unica fonte di reddito e di economia;
in particolare, hanno subito danni, per la Sicilia, il Siracusano, il Ragusano, il Catanese, l'Agrigentino, l'Ennese, il Trapanese e il Palermitano, per la Calabria le province di Lamezia, Reggio Calabria e Catanzaro, per la Puglia, il Barese, il Brindisino e il Tarantino, per la Campania, il Salernitano e il Casertano, per la Basilicata il Metapontino, per la Sardegna l'Oristanese, il Marghine, il Sassarese e il Sulcis, nel Lazio la provincia di Latina; danni si sono registrati anche lungo la costa Toscana, nell'Emilia-Romagna nel Piacentino, in Lombardia nella Bergamasca e nel Cremonese, in Liguria nell'imperiese, in Piemonte, nelle province di Alessandria, Asti e Torino, in provincia di Trento, in Friuli-Venezia Giulia, nel Pordenonese e in Veneto, nel Bellunese, Vicentino e Trevigiano;
si stimano perdite per centinaia di milioni di euro, in particolare a causa dell'allagamento dei terreni dovuto all'esondazione dei fiumi. I danni comprendono la perdita del raccolto e la mancata commercializzazione dei prodotti, il danneggiamento di mezzi e strutture, il rischio di non poter seminare e la possibile necessità di reimpiantare le piante a causa del marciume radicale;
la fragilità del territorio italiano e l'assenza di adeguati controlli e interventi di prevenzione e manutenzione espongono altre aziende agricole italiane al rischio di subire danni, in caso di altri possibili fenomeni di maltempo;
sussistendo le condizioni per l'accesso agli interventi previsti dal fondo di solidarietà nazionale di cui al decreto legislativo n. 102 del 2004 e successive modificazioni, per quanto riguarda l'indennizzo per danni a colture e il ripristino del potenziale produttivo, le regioni stanno procedendo alla delimitazione del territorio colpito e alla stima dei danni conseguenti al fine di deliberare la proposta di declaratoria della eccezionalità degli eventi –:
quali iniziative intenda intraprendere al fine di sostenere le aziende agricole danneggiate non soltanto con riferimento all'attivazione degli strumenti esistenti, quali quelli a valere sul decreto legislativo n. 102 del 2004, tenuto conto dell'importanza di erogare tempestivamente gli indennizzi, ma anche in relazione alla possibilità di valutare misure di sospensione dei pagamenti dei tributi locali e dei mutui a carico delle imprese maggiormente colpite, nonché l'anticipazione dei contributi di Agea già previsti.
(5-00892)
CARETTA. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
in questi anni si è visto un attenuarsi, a livello europeo e in Italia, dei divieti, delle prescrizioni e dei controlli sull'encefalopatia spongiforme bovina (Bse);
l'Organizzazione mondiale per la sanità animale (Oie), con risoluzione adottata il 28 maggio 2013 nell'ambito dell'Assemblea generale, ha ufficialmente sancito per l'Italia il nuovo stato sanitario per la Bse con il passaggio all'attuale livello di rischio «trascurabile»;
con nota ministeriale n. 11885-P del 12 giugno 2013 il Ministero della salute ha comunicato la sospensione, dal 1° luglio 2013, dell'esecuzione del test Bse sui bovini regolarmente macellati, secondo quanto previsto dalla decisione di esecuzione della Commissione europea 2013/76;
a partire da tale data, dunque, continuano a essere sottoposti a controlli sistematici i bovini di età superiore ai 48 mesi che siano morti in allevamento, o siano sottoposti a macellazione d'urgenza o siano inviati alla macellazione differita;
permane dunque, come rilevato dagli allevatori di bovini da latte del Veneto, tra i più interessati dalle prescrizioni di cui sopra in quanto il periodo produttivo di tali esemplari supera i 48 mesi, l'obbligo del test con costi a carico del sistema sanitario nazionale;
l'obiezione è dettata, da un lato, dalla scomparsa di tale malattia nel nostro Paese e, dall'altro, dal permanere del divieto di somministrazione ai ruminanti di proteine animali, così come sancito nel regolamento (UE) n. 56/2013 del 16 gennaio 2013 che modifica gli allegati I e IV del regolamento (CE) n. 999/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio;
il raggiungimento di un risultato importante come l'eradicazione dal nostro territorio della malattia è il frutto di un costante lavoro, iniziato molto tempo fa ed effettuato in sinergia con il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, dai servizi veterinari territoriali, dai laboratori degli istituti zooprofilattici sperimentali e dall'Istituto superiore di sanità, ma, ora, sarebbe necessario modificare ulteriormente il sistema di sorveglianza –:
quali iniziative il Governo abbia intenzione di assumere al fine di prevedere, anche attraverso un'interlocuzione con i competenti organi comunitari, una modifica delle disposizioni che continuano a prevedere il test sui bovini.
(4-01555)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per la pubblica amministrazione, per sapere – premesso che:
la figura del difensore civico è presente in tutti i Paesi dell'Unione europea, favorisce il buon andamento e l'imparzialità della pubblica amministrazione e garantisce la tutela stragiudiziale di ciascun cittadino, eliminando costi e spese di giustizia sia per i cittadini, vessati in taluni casi da un meccanismo poco virtuoso, sia per l'amministrazione investita dal problema;
il difensore civico è una figura di garanzia a tutela del cittadino, che ha il compito di accogliere i reclami non accolti in prima istanza dall'ufficio reclami del soggetto che eroga un servizio, la pubblica amministrazione;
come noto, nel corso del XX secolo la figura del difensore civico ebbe un notevole successo e si diffuse nel mondo all'interno dei diversi ordinamenti statali, pur prendendo nomi differenti e avendo qualche caratteristica funzionale differente;
si può dire che quello svedese sia stato il modello base su cui poi altri Stati hanno configurato quelle che l'Onu definisce istituzioni di tutela dei diritti umani. Per quanto concerne il contesto europeo, anche il Consiglio d'Europa in questi anni si è espresso più volte sull'opportunità di istituire un difensore civico nazionale per gli Stati Europei;
con diverse risoluzioni, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha raccomandato l'istituzione e il rafforzamento della funzione e del ruolo autonomo e indipendente dell’Ombudsman (termine che deriva da un ufficio di garanzia costituzionale istituito in Svezia e letteralmente significa «uomo che funge da tramite»), istituito al 2010 in 160 Paesi;
l'Unione europea ha istituito – mediante una figura analoga – l'importante figura del Mediatore europeo, con il Trattato europeo del 1992, cosiddetto Trattato di Maastricht, proprio per tutelare il diritto dei cittadini a una buona amministrazione e garantire il rispetto dei diritti umani e fondamentali delle persone;
successivamente con la risoluzione 327/2011 e la raccomandazione 309/2011 adottate dal Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa, si è dato atto dell'importanza della figura istituzionale del difensore civico, quale strumento essenziale per l'esame dei reclami e per la conseguente risoluzione;
nel nostro Paese, la figura del difensore civico sussiste a livello regionale, tuttavia e nonostante le buone intenzioni, non tutte le regioni hanno reso disponibile il servizio alla cittadinanza; per citare alcuni esempi, la regione Calabria pur prevedendo a livello statutario (articolo 6) e normativo (legge regionale n. 4 del 1985) la figura, di fatto il difensore civico, non è mai stata nominata; la regione Puglia invece, lo prevede a livello statutario, ma non ha ancora provveduto a regolare la materia con legge regionale, tanto che, anche in Puglia il difensore civico, non è mai stata istituito; ma vi è di più, la regione siciliana addirittura non ha neppure previsto a livello statutario tale ruolo essenziale per la risoluzione delle controversie cittadine;
le premesse portano inevitabilmente a concludere che la diffusione della figura del difensore civico non ha una diffusione capillare sul territorio nazionale, tanto da determinare evidenti disparità di trattamento che creano distanza tra i cittadini e la pubblica amministrazione e con le istituzioni, con inevitabili conseguenze anche sul piano del ritorno di servizi ed efficienza della pubblica amministrazione –:
considerate anche l'urgenza e la particolare attualità della tematica, se sia intenzione del Ministro interpellato monitorare la corretta e capillare diffusione della figura del difensore civico regionale su tutto il territorio nazionale adoperandosi comunque, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di sanare le disuguaglianze oggi esistenti tra cittadini italiani sotto il profilo segnalato, in ossequio ai principi costituzionali e ai sovraordinati principi comunitari.
(2-00169) «Francesco Silvestri, Rachele Silvestri, Macina, Dieni, Alaimo, Davide Aiello, Baldino, Berti, Bilotti, Brescia, Maurizio Cattoi, Corneli, D'Ambrosio, Dadone, Forciniti, Parisse, Elisa Tripodi, Bella, Berardini, Bologna, Bruno, Buompane, Businarolo, Cabras, Cadeddu, Cancelleri, Luciano Cantone, Cappellani, Carabetta, Carbonaro, Carelli, Carinelli, Casa, Caso».
il Corriere del Mezzogiorno del 19 settembre 2018 riporta la notizia: «Si calcola che il numero degli infermieri dipendenti del servizio sanitario nazionale nel 2016 fosse in Campania di 18.500 circa, mentre, nel 2009, gli stessi infermieri assunti negli ospedali e nelle strutture pubbliche erano 21.250 circa. Non servono particolare doti matematiche per accorgersi che nel lasso di tempo intercorrente tra il 2009 e il 2016 si sono persi 2.700 unità»;
da un'elaborazione del 17 settembre 2018 del centro studi della Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche (Fnopi), sui dati del conto annuale – Ragioneria dello Stato – Ministero dell'economia e delle finanze, si apprende che la carenza di infermieri per regioni in base al rapporto standard 1:3 con il numero di medici è accentuata per la Campania (regione in piano di rientro dal disavanzo finanziario in sanità); gli infermieri mancanti rispetto al rapporto 1:3 con i medici risultano essere 8.937;
l'Osservatorio civico professione infermieristica del Tribunale per i diritti del malato/Cittadinanza attiva, nel gennaio 2018, in un suo elaborato, affronta la questione della carenza degli infermieri, in tale documento si riporta una citazione dello studio RN4CAST dal quale emerge:
a) il rapporto infermiere/paziente di 1:6 è quello ottimale per garantire un'assistenza infermieristica adeguata;
b) aumentare di uno il numero dei pazienti per ciascun infermiere (ad esempio con un rapporto di un infermiere per 7 pazienti) fa salire del 23 per cento l'indice di burnout, del 7 per cento la mortalità dei pazienti, del 7 per cento il rischio che l'infermiere non si renda conto delle complicanze a cui il paziente sta andando incontro;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, recante «Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza», prevede la presenza della figura dell'infermiere o di prestazioni infermieristiche nei seguenti articoli: articolo 4, assistenza sanitaria di base; articolo 22, cure domiciliari; articolo 23, cure palliative domiciliari; articolo 29, assistenza residenziale extra ospedaliera ad elevato impegno sanitario; articolo 30, assistenza sociosanitaria residenziale e semiresidenziale alle persone non autosufficienti; articolo 31, assistenza sociosanitaria residenziale alle persone nella fase terminale della vita; articolo 34, assistenza sociosanitaria semiresidenziale e residenziale alle persone con disabilità; articolo 38, ricovero ordinario per acuti; articolo 40, day surgery; articolo 42, day hospital; articolo 44, riabilitazione e lungodegenza post-acuzie –:
se non ritenga d'intraprendere ogni iniziativa di competenza per verificare in Campania l'attuazione di quanto previsto dai livelli essenziali di assistenza, con riguardo gli articoli del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, recante «Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza» e, in particolare, in merito alle erogazioni delle prestazioni infermieristiche;
di quali elementi disponga, per quanto di competenza, circa l'eventuale relazione tra la carenza degli infermieri in Campania e l'adozione delle misure necessarie per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi sanitari della regione Campania;
quali iniziative, per quanto di competenza, intenda intraprendere, eventualmente, anche per il tramite del commissario ad acta per l'attuazione del suddetto piano di rientro, per colmare la mancanza di figure infermieristiche in Campania e in tutto il nostro Paese.
(2-00163) «Sarli, D'Arrando, Lapia, Lorefice, Mammì, Nappi, Nesci, Provenza, Sapia, Sportiello, Trizzino, Troiano, Volpi, Menga, Acunzo, Adelizzi, Davide Aiello, Piera Aiello, Alaimo, Alemanno, Amitrano, Angiola, Aprile, Aresta, Ascari, Azzolina, Baldino, Barbuto, Massimo Enrico Baroni, Battelli».
TRIZZINO, BOLOGNA, CHIAZZESE e D'ARRANDO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il 22 dicembre 2017 il Parlamento ha approvato la legge n. 219 riguardante le norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento (Dat) ossia l'atto in cui ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere può, in previsione di una eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari;
l'articolo 5 della predetta legge sancisce che: «il consenso del paziente e l'eventuale indicazione di un fiduciario, sono espressi in forma scritta ovvero, nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentono alla persona con disabilità di comunicare e sono inseriti nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico»;
il fascicolo sanitario elettronico (Fse) è lo strumento attraverso il quale il cittadino può tracciare e consultare tutta la storia della propria vita sanitaria, condividendola con tutti i professionisti sanitari che abbiano prerogative di accesso ad esso al fine di garantire prestazioni sanitarie più efficaci ed efficienti per ogni singolo paziente. È costituito da un nucleo minimo di documenti indispensabili che devono essere resi disponibili dal sistema e da documenti integrativi che permettono di ampliare la sfera di utilizzo del fascicolo stesso a supporto dei differenti percorsi attivati per garantire la continuità assistenziale;
anche nelle regioni in cui non risulta attivo le procedure per la definitiva attuazione sono in fase avanzata di avviamento (a breve operativo anche in Sicilia);
all'interno del fascicolo si possono trovare documenti di tipo sanitario, di tipo amministrativo e le prescrizioni mediche e farmaceutiche;
il profilo sanitario sintetico (Patient Summary) è invece il documento socio-sanitario informatico redatto e aggiornato dal Medico di medicina generale (Mmg) e dal pediatra di libera scelta (Pls) che riassume la storia clinica dell'assistito e la sua situazione corrente conosciuta. Attraverso il profilo sanitario sintetico il Mmg/Pls fornisce velocemente una universale presentazione del paziente che sintetizza tutti e soli i dati ritenuti rilevanti e li rende disponibili a tutti i possibili operatori sanitari autorizzati alla consultazione;
il profilo sanitario sintetico è uno dei documenti che fanno parte del nucleo minimo del fascicolo sanitario elettronico;
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 settembre 2015, n. 178 – Regolamento in materia di fascicolo sanitario elettronico – è stato elaborato il disciplinare tecnico del fascicolo sanitario elettronico (Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 263 dell'11 novembre 2015);
essendo stato elaborato in epoca precedente alla promulgazione della legge sulle Dat, il profilo sanitario sintetico non contiene i contenuti informativi necessari per la registrazione delle Dat stesse nel Fse;
risulta quindi necessario avviare le procedure per inserire nel Fse la possibilità di registrare l'esistenza di Dat depositate dal cittadino (registro nazionale, ufficio stato civile, registro notarile) o le Dat stesse, per consentire di rendere note e operanti le volontà espresse in tema di trattamenti sanitari, qualora l'interessato dovesse trovarsi in condizioni da non poterle esprimere personalmente. Il fascicolo sanitario elettronico, infatti, rappresenta lo strumento più idoneo, facilmente accessibile in modo ubiquitario, per rilevare e accertare l'esistenza di Dat depositate –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di questa lacuna normativa e quali iniziative di competenza intenda porre in essere al riguardo.
(5-00884)
BRAMBILLA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
l'11 settembre 2018, media nazionali e regionali hanno diffuso immagini realizzate in un macello di Senigallia (Ancona), con una telecamera nascosta, per conto dell'associazione «Essere animali»;
tali riprese documentano, tra l'altro, l'uccisione a martellate di una scrofa, l'utilizzo del pungolo elettrico anche su scrofe gravide, la sofferenza di maiali picchiati ripetutamente con tubi di ferro o presi a calci o lavati con un'idropulitrice puntata sul muso, carcasse disseminate ovunque;
le perquisizioni disposte dalla procura di Ancona ed eseguite dai carabinieri forestali nel suddetto macello hanno confermato la denuncia di «Essere animali» e consentito di raccogliere ulteriori elementi di prova a carico dei presunti responsabili, il socio amministratore dell'azienda e alcuni dipendenti;
in attesa che la giustizia faccia il suo corso e siano accertate le responsabilità penali, l'associazione ha lanciato una raccolta di firme per chiedere alle autorità di revocare l'autorizzazione all'impresa proprietaria dello stabilimento. Ad oggi, le sottoscrizioni sono oltre 208 mila –:
se il Governo ritenga opportuno adottare iniziative normative per tutelare più efficacemente il benessere animale, prevedendo la chiusura immediata degli stabilimenti laddove siano documentati e riscontrati abusi nei confronti degli animali, come nel caso di cui in premessa.
(4-01560)
SILVESTRONI e ZUCCONI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
la regione Lazio, sebbene ospiti la capitale d'Italia, ha subìto in questi anni un drastico ridimensionamento in termini di sviluppo e modernizzazione delle aree produttive e, in particolare, nelle città della provincia di Roma;
per essere competitivi in un mercato globalizzato è necessario che le attività produttive siano messe nelle condizioni almeno di parità con le aziende europee, aggiungendo qualità e sostenibilità, che solo infrastrutture moderne e funzionali possono portare;
l'accessibilità e una moderna mobilità delle aree industriali e produttive, oltre che la riduzione dei vincoli urbanistici, soprattutto nelle zone a sud della provincia di Roma, quelle a maggiore propensione industriale e commerciale (in particolar modo i comuni di Ardea, Pomezia e dei Castelli Romani), rappresentano un requisito essenziale per attrarre imprese, investimenti, merci, turisti, in coerenza con gli obiettivi del Ministero dello sviluppo economico –:
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere per valorizzare, incrementare e sviluppare i settori produttivi e commerciali nelle aree a sud della provincia di Roma, con particolare rilevanza nell'area dei territori dei comuni di Ardea, Pomezia e dei Castelli Romani e del litorale sud.
(5-00893)
BARELLI, BENDINELLI, CARRARA, DELLA FRERA, FIORINI, POLIDORI, PORCHIETTO e SQUERI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
lo stato di salute dell'attività manifatturiera dell'eurozona è misurato periodicamente dal Purchasing Managers Index (PMI), curato da Ihs/Markit, nel quale sono riassunti, in un indice complessivo, espresso percentualmente, ordini, produzione, occupazione, prezzi pagati e ricevuti, consegne e scorte. Considerata l'estensione del campione, i risultati di queste inchieste si sono rivelati affidabili nel tracciare e anticipare la congiuntura. Il dettaglio italiano è costruito attraverso l'intervista ai direttori degli acquisti di 400 aziende manifatturiere. In tale indice, un valore sopra il 50 per cento segna una congiuntura favorevole, un valore sotto il 50 per cento indica quanto meno un clima di sfiducia tra le imprese di settore;
a ottobre 2018, per l'Italia, tale indice è sceso a 49,2 punti, rispetto ai 50 di settembre. Si tratta del livello più basso da dicembre 2014; il ritmo di crescita più debole da quattro anni a questa parte. Nell'ambito di un generale rallentamento della crescita dell'economia manifatturiera dell'eurozona, l'Italia è comunque l'unica in cui tale indice è virato a negativo;
l'indice ha registrato un crollo dei nuovi ordini, dovuto alla prima contrazione delle esportazioni in quasi cinque anni e mezzo. L'ottimismo delle imprese è «sprofondato al livello più basso dalla fine del 2012» e le imprese manifatturiere «hanno espresso diffuse preoccupazioni circa gli sviluppi delle politiche protezionistiche sul commercio globale, sulle possibili tariffe più alte e sulle attuali incertezze politiche»;
i dati precedenti sono confermati dall'Istat, che, a fine ottobre 2018, ha certificato che, nel terzo trimestre 2018, l'economia italiana è «risultata stagnante» a causa della «debolezza del manifatturiero, manifestatasi in corso d'anno»;
anche Confindustria ha reso noto che la produzione ad ottobre 2018 è scesa dello 0,3 per cento rispetto a settembre (dati del Centro studi), imputando, direttamente e tramite i suoi vertici, la mancata crescita alle scelte economiche del Governo. Peraltro, gli effetti del decreto «Dignità» si sono fatti sentire: a settembre 2018, gli occupati sono diminuiti di 34 mila unità rispetto ad agosto, il terzo calo in 4 mesi –:
quali ulteriori iniziative si intendano adottare per sostenere, con misure fortemente anticicliche e con adeguate risorse, sia la produzione che le esportazioni, uniche vere fonti di ricchezza nazionale.
(5-00894)
il 31 ottobre 2018, allo scadere del termine per l'individuazione della migliore offerta per la cessione delle attività aziendali di Alitalia – Società Aerea Italiana (SAI) S.p.A., in amministrazione straordinaria dopo una lunghissima crisi economica, patrimoniale e finanziaria, sono giunte due offerte vincolanti di Ferrovie dello Stato italiane e di EasyJet e una non vincolante di Delta Airlines, attualmente al vaglio dei commissari, che dovranno relazionare il Ministero dello sviluppo economico;
il Ministro interrogato ha recentemente dichiarato in un'intervista a Radio 24 che: «se coinvolgiamo Ferrovie come partner tecnico (...) prendiamo uno dei principali concorrenti di Alitalia (...) e i partners con Alitalia costruiscono un nuovo piano intermodale di spostamenti e di mobilità in Italia e si creerà la prima compagnia al mondo che è ferro, gomma, aerei»;
l'offerta di Ferrovie dello Stato, il cui azionista unico è il Ministero dell'economia e delle finanze, impone, da un lato, la verifica che l'operazione non abbia le caratteristiche dell'aiuto di Stato e, dall'altro, una valutazione da parte dell'Autorità garante per la concorrenza e il mercato degli effetti anti-concorrenziali che l'accorpamento con Alitalia potrebbe avere sul mercato dei servizi, nonché delle potenziali ripercussioni negative sui consumatori, sia sul fronte delle tariffe, che su quello della scelta tra collegamenti all'interno del Paese;
il termine, attualmente fissato al 15 dicembre 2018, per la restituzione del prestito di complessivi 900 milioni di euro, concesso nel tempo dal Governo, verrà con elevata probabilità prorogato, come si apprende dalle dichiarazioni del Sottosegretario di Stato allo sviluppo economico Dario Galli, che si è altresì detto preoccupato per il rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato;
ogni impiego di risorsa pubblica deve essere valutato sulla base degli effetti sulla collettività e sul sistema Paese, mentre non appare ancora chiara la strategia di politica industriale del Governo in relazione al futuro di Alitalia, stante lo sfilarsi, nel frattempo, di altri potenziali investitori privati e pubblici, che nelle intenzioni del Governo, dovrebbero affiancare Ferrovie dello Stato italiane nell'operazione di acquisizione di Alitalia S.p.A –:
quale strategia di politica industriale sul futuro di Alitalia sottende la scelta più volte annunciata dal Governo di acquisizione da parte di Ferrovie dello Stato, anche in relazione agli effetti e ai rischi che questo tipo di operazione può avere sul percorso di investimenti avviato in questi anni da Ferrovie dello Stato.
(5-00895)
CAPITANIO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
nel rispetto di quanto previsto dall'Agenda digitale europea e dalla «Strategia italiana per la banda ultralarga», approvata dal Governo il 3 marzo 2015, Infratel ha bandito due gare pubbliche aventi ad oggetto la progettazione, la realizzazione e la gestione di un'infrastruttura passiva a banda ultralarga nelle aree a fallimento di mercato (cosiddetti cluster C e D);
entrambe le gare sono state aggiudicate al concessionario Open Fiber, il cui piano di realizzazione prevede l'esecuzione di 13.506 progetti;
come stabilito nell'allegato 2 alla delibera dell'Autorità per la garanzia nelle comunicazioni 120/16/CONS richiamata nei bandi di gara, «la rete di accesso a banda ultralarga, oggetto del finanziamento pubblico, dovrà essere realizzata nel rispetto del principio di “architettura neutra”. Ciò comporta che la progettazione di dettaglio delle infrastrutture di rete dovrà essere sviluppata con il concorso degli operatori terzi che manifestano interesse ad acquistare i servizi wholesale nell'area finanziata, così da individuare percorsi di rete e punti di consegna, che non agevolino il beneficiario o un particolare soggetto rispetto agli altri»;
per ciascuno dei 13.506 progetti previsti, a valle della chiusura dei cantieri e del successivo collaudo positivo da parte di Infratel, ai fini della commercializzazione dei servizi agli utenti finali, è necessario svolgere le ulteriori attività di interconnessione alla nuova rete pubblica da parte degli operatori di telecomunicazioni e di commercializzazione dei servizi wholesale. Per tali motivi, l'orizzonte temporale tra l'avvio di un cantiere e l'effettiva commercializzazione dei servizi al cliente finale è stimabile in 12-18 mesi;
Open Fiber è tenuto a completare la realizzazione della infrastruttura di rete pubblica entro 36 mesi dalla firma della concessione, ossia entro il 2020;
sulla base dei dati pubblicati il 21 ottobre 2018 da Infratel sul proprio sito istituzionale risultano autorizzati solo 815 cantieri su 13.506, pari al 6 per cento del totale; nello specifico: per i comuni di gara 1, dopo oltre 16 mesi dalla firma della concessione, risultano autorizzati da Infratel solo 375 cantieri su 6.086; per i comuni di gara 2, dopo quasi 12 mesi dalla firma della concessione, risultano autorizzati da Infratel solo 440 cantieri su 7.420;
per la totalità degli 815 cantieri autorizzati al 21 ottobre 2018, il concessionario, a quanto consta all'interrogante, non avrebbe coinvolto alcun operatore terzo né in fase di progettazione definitiva, né in quella esecutiva, contravvenendo così a quanto stabilito nella delibera dell'Autorità per la garanzia nelle comunicazioni 120/16/CONS, allo scopo di garantire l'utilizzo efficiente dell'investimento pubblico e di salvaguardare il principio di «architettura neutra»;
per i cantieri aperti dal concessionario, è stato sistematicamente annunciato l'avvio dei lavori, mediante articoli di stampa fuorvianti che lasciano intendere l'imminente disponibilità di servizi in fibra ottica, generando così false aspettative nel cliente finale. Tale condotta, alterando il comportamento economico del cliente finale e quindi le normali dinamiche di mercato, crea grave nocumento agli operatori già presenti sul territorio in fase di commercializzazione dei propri servizi di connettività –:
se, alla luce del forte ritardo accumulato dal concessionario nella realizzazione della rete pubblica a banda ultralarga, intenda intraprendere iniziative volte ad accelerare l'esecuzione dei lavori, anche al fine di consentire il raggiungimento degli obiettivi – oggi molto lontani – della «Strategia italiana per la banda ultralarga» entro il 2020;
se, visti gli inadempimenti contrattuali posti in essere dal concessionario, intenda intraprendere iniziative, per quanto di competenza, volte a garantire, con il dovuto coinvolgimento di tutti gli operatori terzi interessati, un'adeguata trasparenza in tutte le fasi di progettazione e realizzazione dell'infrastruttura pubblica.
(5-00885)
L'interrogazione a risposta in Commissione Ferraioli e Pettarin n. 5-00222, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 luglio 2018, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Casino.
L'interrogazione a risposta in Commissione Braga e altri n. 5-00862, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 31 ottobre 2018, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Fiano, Serracchiani.
Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Sarli n. 5-00701 dell'11 ottobre 2018.

References: articolo 33
 articolo 4
 articolo 22
 articolo 23
 articolo 29
 articolo 30
 articolo 31
 articolo 34
 articolo 38
 articolo 40
 articolo 42
 articolo 44