Source: https://fsfe.org/activities/policy/eu/20150918-Assessment-Of-The-Report-On-InfoSoc.it.html
Timestamp: 2018-12-11 00:18:22+00:00

Document:
Valutazione del rapporto sull'implementazione della direttiva InfoSoc
Il 6 giugno di quest'anno abbiamo proposto la nostra valutazione della bozza sul rapporto sull'implementazione della Direttiva 2001/29/EC. In seguito, alcuni emendamenti sono stati approvati e il rapporto è stato votato presso il Parlamento Europeo il 9 luglio. Come ci si aspettava, ci sono stati molti cambiamenti; oggi vi presentiamo la nostra valutazione della versione finale del rapporto.
Come abbiamo affermato in precedenza, il dinamico ecosistema del Software Libero e i suoi notevoli successi hanno le proprie fondamenta nella legge sul diritto d'autore. Per questa ragione, noi, alla FSFE, siamo ben disposti a sostenere una riforma sulla legislazione del diritto d'autore in Europa. Desideriamo e abbiamo bisogno che esso sia a prova delle sfide future, sostenibile e realistico. I cittadini europei hanno bisogno che i propri legislatori guardino al diritto d'autore come uno dei molti strumenti a disposizione delle politiche per l'innovazione. Questo implica prendere sul serio gli interessi degli utenti, e plasmare le nuove leggi sul diritto d'autore basandosi sui fatti. Concretamente, abbiamo bisogno di eccezioni uniformi, che non siano definite dall'uso di una specifica tecnologia e che non siano ingiustamente limitate da misure tecnologiche di protezione. Chiediamo anche che l'Unione Europea riconosca la necessità di un pubblico dominio più forte, non solo per i lavori artistici e letterari, ma anche per il software. Tutti questi punti sono stati affrontati nella versione finale del rapporto, anche se non sempre tanto quanto avremmo voluto.
Definizione del diritto d'autore
La FSFE crede che ci sia una distinzione importante da fare tra la proprietà privata e la così detta “proprietà intellettuale”. Quest'ultima, essendo composta da beni non-rivali, può essere condivisa all'infinito senza diminuire il benessere intellettuale del creatore originario. Come tale, la possibilità di ampliare la distribuzione non solo beneficia i creatori ma genera anche un più alto livello di innovazione. Questa distinzione, ancora presente nella maggior parte dei trattati internazionali, è rappresentata solo parzialmente dalla versione finale del rapporto 1. Questa confusione è una delle ragioni per cui crediamo che l'espressione “proprietà intellettuale” dovrebbe essere evitata e possibilmente eliminata del tutto dal linguaggio giuridico.
Diversi articoli2hanno adottano a loro volta un approccio preoccupante, implicando che la protezione del diritto d'autore sia il solo modo per generare reddito e quindi incoraggiare la creatività. È importante riconoscere un'appropriata remunerazione agli autori, ma crediamo che il diritto d'autore conduca ad un maggior grado di creatività solo quando le limitazioni alla riproduzione sono bilanciate da un'adeguata quantità di usi consentiti. Questo equilibrio si trova permettendo un grado decente di riutilizzo, cosicché i creatori possano costruire continuando il lavoro dei loro predecessori. Mentre questo è sempre possibile grazie alle licenze di Software Libero, l'intera comunità trarrebbe beneficio da un più alto grado di riutilizzabilità di tutti i sorgenti esistenti, indipendentemente dalla licenza sotto la quale sono stati distribuiti.
Il rapporto sembra incorporare il principio di neutralità tecnologica. Questo dovrebbe assicurare che tutti i diritti saranno disponibili, per gli autori, gli editori e gli utenti, indipendentemente dalla tecnologia impiegata. L'articolo 64 invoca espressamente l'impiego di una struttura legislativa tecnologicamente neutrale, promuovendo l'equivalenza tra l'uso analogico e quello digitale. Questo principio potrebbe avere un impatto positivo sulle eccezioni al diritto d'autore e sulla gestione digitale dei diritti (Digital Rights Management - DRM), ma dipenderà da come sarà concretamente implementato nella legislazione.
Diritto d'autore e frontiere
Mentre la Commissione sembra spingere verso un'armonizzazione più profonda del mercato digitale che includa una riforma di almeno alcuni aspetti del diritto d'autore e dei diritti vicini, il Parlamento Europeo potrebbe non adottare una posizione definitiva, con articoli differenti che puntino in direzioni differenti. Non è chiaro se questo impatterà direttamente sul software, ma l'attuale legislazione frammentaria sul diritto d'autore sicuramente non aiuta a fornire un ambiente tra i più chiari e uniformi per quelle licenze che sono interpretate secondo le giurisdizioni Europee.
La FSFE ha sostenuto anche la riforma per le eccezioni al diritto d'autore. Il rapporto redige alcuni punti interessanti a riguardo.
Uniformità delle eccezioni
La bozza del rapporto chiedeva leggi uniformi, all'interno dell'UE, per l'interpretazione delle eccezioni e delle limitazioni. Abbiamo sostenuto questa visione perché, al momento, una decisa divergenza nell'implementazione tra gli stati membri crea un considerevole attrito nel mercato interno all'UE. Questo attrito coinvolge in maniera sproporzionata individui, progetti e piccole e medie imprese, i quali spesso mancano delle risorse giuridiche necessarie per assicurare che le proprie azioni rimangano all'interno dell'area coperta dalle limitazioni ed eccezioni al diritto d'autore.
Il rapporto, come approvato dal Parlamento, assume una posizione molto più debole chiedendo armonizzazione e standard minimi solo per alcune eccezioni3. Questa miglioria parziale non è soddisfacente, perché non risolverà il problema principale della direttiva “InfoSoc”, la quale ha fallito nel fornire un sistema di diritto d'autore adeguatamente armonizzato. Mantenere differenti classi di eccezioni (completamente armonizzate, armonizzate secondo uno standard minimo, opzionali, a discrezione dello Stato) renderà il sistema del diritto d'autore solamente più complicato per tutte le parti coinvolte.
Un'aggiunta interessante al rapporto finale rende le eccezioni irrinunciabili tramite clausole contrattuali4. Questo renderà più semplice sapere quali diritti abbia un utente, indipendentemente dal contenuto specifico della licenza (libera o proprietaria). Inoltre, il rapporto finale richiede che sia reso impossibile limitare in via contrattuale l’accesso ad informazioni che non siano coperte da diritto d'autore o da un diritto analogo. Questo dovrebbe risultare in una maggiore disponibilità dell'informazione che sarebbe stata altrimenti ingiustamente tenuta segreta. Come tale, questa è una miglioria ben accolta.
Neutralità tecnologica e la norma aperta
Il principio di neutralità tecnologica, come già menzionato, è applicato più chiaramente per quanto riguarda le eccezioni. Sosteniamo una riforma della Direttiva sul diritto d'autore che assicuri un'equa applicazione delle eccezioni sia nel campo digitale che analogico. Il rapporto attuale5 chiede alla Commissione di rivedere le eccezioni al diritto d'autore per adattarle meglio all'attuale ambiente tecnologico e per raggiungere sia la neutralità tecnologica che una migliore compatibilità attraverso l'interpretazione delle attuali eccezioni.
Il rapporto finale6 propone di raggiungere la neutralità tecnologica attraverso una più larga interpretazione delle attuali eccezioni, mantenendo il "three-step-test" introdotto dalla Convenzione di Berna come guida per prevenire un'eccessiva espansione. Questa opzione è stata presentata nella bozza del rapporto e introdurrebbe un elemento importante di adattabilità nelle legislazioni riformate, fornendo una guida chiara per le corti su come interpretare le eccezioni e le limitazioni. In vista di un ambiente tecnologico in rapida evoluzione, una norma aperta assicurerebbe che la legge sul diritto d'autore dell'UE rimanga rilevante e attuabile nel lungo termine. In precedenza abbiamo sostenuto questo proposito ed ora diamo il benvenuto ai risultati raggiunti dal Parlamento Europeo.
Alcuni detentori di diritti d'autore sostengono che gli utenti necessitino di una licenza ulteriore per estrarre informazioni da un'opera coperta da diritto d'autore con l'aiuto di strumenti software. La FSFE considererebbe qualsiasi simile imposizione come altamente dannosa per la creatività. Il solo fatto che i documenti digitali siano più facilmente soggetti ad analisi automatizzate non rappresenta certamente una ragione sufficiente a trattarli in modo differente da quelli analogici.
Le analisi automatizzate di testi e datasets sono basilari per molti servizi web a cui si affidano ogni giorno molti cittadini europei. La necessità di licenze aggiuntive per l'estrazione di testo e dati incrementerebbe enormemente i costi per la creazione di nuovi lavori basati su quelli esistenti. Questo introdurrebbe anche un ulteriore livello di attrito. La cosa più dannosa sarebbero i costi, in termini di lavoro non creato, di tale requisito.
La bozza del rapporto chiedeva una struttura più semplice, che includesse esplicitamente il diritto di estrarre dati come parte del diritto di accesso ad un lavoro protetto. Il Parlamento non fa abbastanza su questo punto, chiedendo alla Commissione solamente di considerare questo problema 7, lasciandolo pertanto irrisolto.
Attualmente, alcuni proprietari usano la Restrizione digitale dei diritti (o Gestione digitale dei diritti; DRM in sigla) per limitare tecnicamente ciò che gli utenti possono fare con i lavori che hanno legalmente acquisito. Molto di frequente, queste misure ostacolano le persone nell’utilizzare, in modi completamente coperti da eccezioni e limitazioni, le opere in questione.
In aggiunta, queste misure tecnologiche spesso trasmettono dati ai proprietari dei diritti o a terze parti senza la consapevolezza o il consenso attivo dell'utente, cosa che rappresenta un grave rischio per la privacy e autonomia di quest'ultimo. Quando si applica ai dispositivi, il DRM in effetti impone costrizioni al proprietario che sono così gravi da far sorgere significative preoccupazioni riguardo ai diritti del consumatore8.
La bozza del rapporto mirava a risolvere questi problemi imponendo la pubblicazione del codice sorgente delle protezioni tecnologiche. Il rapporto finale, in questo, lascia a desiderare, anche se ottiene alcuni miglioramenti. Il requisito esplicito per il codice sorgente è stato irragionevolmente eliminato, sostituito dalla pubblicazione di “tutte le informazioni disponibili riguardo le misure tecnologiche necessarie ad assicurare l'interoperabilità”9, e dalla menzione di una migliore interoperabilità nel software e nei terminali 10. Queste condizioni aiuteranno i progettisti del Software Libero a creare programmi che possano accedere a contenuti protetti, ma i miglioramenti per la privacy degli utenti e la loro sicurezza saranno solamente indiretti e condizionati dallo sviluppo di alternative nel Software Libero, poiché la versione proprietaria delle tecnologie di controllo degli accessi non sarà soggetta allo scrutinio pubblico.
Il rapporto compie un altro passo in contrasto con il DRM11 affermando che l'eccezione per copia privata non può essere limitata da misure tecnologiche (se è garantito il compenso all'autore). Diamo il benvenuto a questa esplicita protezione dell'eccezione per copia privata, ma dobbiamo puntualizzare che il DRM impedisce tutte le eccezioni. Mentre è possibile sostenere che non tutte le eccezioni meritino lo stesso grado di protezione, bisognerebbe tenere a mente che alcune meritano almeno lo stesso grado garantito alla copia privata (es. eccezioni per le librerie) e che, in ogni caso, ulteriori frammentazioni nelle eccezioni causeranno confusione su quali siano i diritti a disposizione degli utenti.
Uno spiraglio di speranza può essere trovato nel principio di neutralità tecnologica: se gli stessi atti che gli utenti possono legalmente intraprendere in ambiente analogico dovessero essere considerati legali in quello digitale, allora alla tecnologia DRM non dovrebbe essere consentito di ostacolare qualsivoglia eccezione. Il Parlamento non è stato molto esplicito, ma tale lettura del testo sembra giustificata e speriamo che la proposta da parte della Commissione sosterrà attivamente questa interpretazione.
Come abbiamo già affermato, il dominio pubblico è una importante risorsa per chiunque crei lavori originali. La creatività non viene dal nulla, ma attinge da una moltitudine di input e influenze. Il pubblico dominio - lavori che non sono coperti dal diritto d'autore e che possono essere usati liberamente - è una riserva particolarmente ricca di tali input. Salvaguardare e possibilmente estendere il pubblico dominio è essenziale per rendere possibile la creatività futura. Gli autori dovrebbero avere l'opzione di pubblicare i propri lavori direttamente nel pubblico dominio, qualora lo desiderino.
Qui il rapporto va nella direzione giusta, dato che l'articolo 31 si appella ad una protezione migliore del pubblico dominio e richiede che la Commissione consideri di fornire agli autori la possibilità di contribuirvi direttamente. Inoltre afferma esplicitamente che le opere, una volta divenute di pubblico dominio, non possono essere riappropriate nuovamente tramite digitalizzazione.
Le opere create con fondi pubblici dovrebbero essere a disposizione del pubblico
Il punto 5 della bozza del rapporto chiedeva che ogni lavoro prodotto da enti pubblici (appartenenti al potere legislativo, amministrativo o giudiziario) dovesse essere messo a disposizione del pubblico per l'uso e la modifica. Abbiamo suggerito di includere esplicitamente alla lista i software prodotti con fondi pubblici e che questo obbiettivo sarebbe raggiunto al meglio tramite l'uso delle licenze di Software Libero. Ciononostante, l'attuale articolo 30 presenta delle richieste molto più deboli; anche se la sua formulazione non ha effetti negativi sul Software Libero, non impone al software sviluppato per le pubbliche amministrazioni di essere distribuito sotto una licenza libera. In questo modo il Parlamento ha perso un'occasione per fermare un incredibile spreco di risorse pubbliche.
Nella bozza del rapporto c'era la proposta di affermare chiaramente che i link ipertestuali non potessero essere considerati “comunicazioni ad un nuovo pubblico” ai fini della legge sul diritto d'autore. Siamo stati fortemente d'accordo con questa proposta, perché tale qualificazione giuridica limiterebbe pesantemente la libertà di espressione senza fornire alcun vantaggio agli autori. Inoltre, un World Wide Web appesantito da tale rischio sarebbe molto meno dinamico e quindi soffocato nella sua forza innovativa.
Affrontando vari emendamenti che hanno provato ad assoggettare i link alla protezione del diritto d'autore, l'intero argomento è stato escluso dalla versione finale, evitando così il rischio di un rapporto finale che richiedesse una struttura legislativa anche meno adatta alle tecnologie attuali. Non possiamo comprendere come un problema così semplice, fondamentale per l'esistenza di Internet così come lo conosciamo, possa generare una tale quantità di controversie e rimanere ancora ignorato. Questo comportamento comporta rimandare la decisione, o (più probabile) delegarla implicitamente alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea.
Anche se il rapporto propone alcuni miglioramenti all'attuale struttura legislativa, lo stesso presenta varie battute d'arresto rispetto alle bozze originali e non riesce a risolvere completamente i problemi maggiori con l'attuale legislazione sul diritto d'autore. Il prossimo passo per la Commissione è di pubblicare le proprie proposte per la riforma del diritto d'autore (attesa per la fine del 2015). Vorremmo che la Commissione avanzasse lungo il percorso aperto dal Parlamento, e lo portasse anche oltre, apportando delle migliorie sui punti più critici. Chiediamo che rendano chiaro che nessuna eccezione al diritto d'autore dovrebbe mai essere limitata dal DRM, che forniscano una serie di eccezioni completamente armonizzata, che rinforzino il principio di neutralità tecnologica e che rendano tutti i lavori finanziati pubblicamente parte del pubblico dominio. Infine, chiediamo di mantenere e rafforzare la distinzione tra proprietà fisica e la così detta “proprietà intellettuale”, essendo essenziale per una diffusione equa della conoscenza.
Vedi Preambolo K e articolo 50↩
Articoli 1, 4, 5, 7, 19↩
Articoli 37 e 38↩
Articolo 61↩
Articoli 35 e 43↩
Articoli 43 e 44↩
Articolo 48↩
Puoi trovare ulteriori informazioni su come il DRM impone restrizioni ai diritti degli utenti su defective by design, su drm.info, in questo post dalla nostra fellowship o controllando i nostri articoli al riguardo.↩
Articolo 62↩
Articolo 63↩
Articolo 57↩
La nostra valutazione della prima bozza del rapporto
Valutazioni di Julia Reda
Ultima modifica: 2018-12-06 18:03:20 (automatic)
Ringraziamo Emanuele Croce, 17.09.2015 per questa traduzione. Si veda il testo originale di questa pagina.

References: articolo 30
 articolo 50

Articolo 61

Articolo 48

Articolo 62

Articolo 63

Articolo 57