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Timestamp: 2019-01-20 03:50:35+00:00

Document:
Varie - Sostegno e semplificazione per imprese e per la PA - Pubblicazione decreto
E' stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 290 del 14 dicembre 2018, il d.l. 135 del 14 dicembre 2018 (c.d. ”decreto semplificazioni”), con le disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione. Di particolare interesse, l'art. 11 del provvedimento (rubricato "Adeguamento dei fondi destinati al trattamento economico accessorio del personale dipendente della pubblica amministrazione"), che fornisce chiarimenti in ordine all'incidenza sul trattamento accessorio delle risorse derivanti dalla contrattazione collettiva nazionale e delle assunzioni in deroga. Nel dettaglio, la norma dispone che il limite di cui all'art. 23, comma 2, del d.lgs. 75/2017, non opera con riferimento:
a) agli incrementi previsti, successivamente alla data di entrata in vigore del medesimo decreto, dai contratti collettivi nazionali di lavoro, a valere sulle disponibilità finanziarie di cui all'art. 48 del d.lgs. 165/2001, e dagli analoghi provvedimenti negoziali riguardanti il personale contrattualizzato in regime di diritto pubblico;
b) alle risorse previste da specifiche disposizioni normative a copertura degli oneri del trattamento economico accessorio per le assunzioni effettuate, in deroga alle facoltà assunzionali vigenti, successivamente all'entrata in vigore del citato art. 23.
Le disposizioni, peraltro, si applicano anche con riferimento alle assunzioni effettuate utilizzando, anche per quanto riguarda il trattamento accessorio, le risorse di cui all'art. 20, comma 3, del d.lgs. 75/2017.
Il decreto è entrato in vigore sabato 15 dicembre 2018.
Assenze - Permessi per motivi personali ex art. 32 CCNL 21.05.2018 - Criteri
Un ente premette che la nuova enunciazione dell’art. 32 del CCNL 21.05.2018, che subordina l’autorizzazione di permessi retribuiti alla indicazione di particolari motivi personali o familiari, ha convinto molti dipendenti che tale giustificativo sia di fatto il riconoscimento di ulteriori tre giorni di ferie.
Pervengono, pertanto, richieste di fruizione di tali permessi o con indicazioni generiche “per motivi personali” o con le più originali motivazioni.
L’unico passaggio, previsto nell'art. 32 per negare il permesso, è l’inciso “compatibilmente con le esigenze di servizio” con una formulazione che sembra invertire l’onere della giustificazione, per cui non sarebbe il dipendente a dover giustificare l’assenza, ma il datore di lavoro a dover giustificare quali esigenze di servizio impediscano il riconoscimento del diritto all'assenza.
Onde evitare confusione, viene chiesto all'ANCI se sia possibile all’ente disciplinare la materia, magari dopo un confronto ex art. 5 del CCNL medesimo, con le organizzazioni sindacali, individuando le fattispecie/motivazioni per le quali verrà autorizzato il permesso ed escludendo tutte le altre (prevedendo ovviamente qualche margine di discrezionalità per casi non previsti) sulla base che il riconoscimento del permesso è comunque subordinato al bilanciamento di interessi ed anche la semplice presenza in servizio è da considerarsi una "esigenza di servizio" prevalente su altre motivazioni. L'ANCI, con risposta del 13 dicembre 2018, riporta sul punto le osservazioni formulate dall’ARAN con parere CFL27 del 30 ottobre scorso, secondo cui la formulazione dell’art. 32 non prevede più la necessità di documentare i motivi e le ragioni per le quali viene richiesto il permesso, anche se la motivazione, che consente di ricondurre tale tutela alle esigenze personali e familiari dell’interessato, va, comunque, indicata nella richiesta avanzata dal dipendente, in quanto la stessa resta il presupposto legittimante per la concessione del permesso. Ove la suddetta richiesta non appaia del tutto motivata o adeguatamente giustificata, a seguito della comparazione degli interessi coinvolti (interesse del lavoratore evidenziato nella domanda alla fruizione dei permessi e ragioni organizzative e di servizio), il datore di lavoro potrà far valere la prevalenza delle esigenze di servizio, negando la concessione del permessi. L’ente, tuttavia, non è chiamato in alcun modo a valutare nel merito la giustificatezza o meno della ragione addotta, ma solo la sussistenza di ragioni organizzative od operative che impediscano la concessione del permesso. Dunque, anche nell'ambito della nuova disciplina dell’istituto, il lavoratore non sarebbe titolare di un diritto soggettivo perfetto alla fruizione dei permessi ed il datore di lavoro pubblico non è in nessun caso obbligato a concedere gli stessi.
Quest’ultimo, ben può, nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, anche negarne la fruizione, ma solo in presenza di ragioni organizzative od operative che ne impediscano la concessione.
Pertanto, al fine di evitare comportamenti e risposte difformi a fronte di richieste analoghe, è possibile, e anche opportuno, regolamentare - non le fattispecie per le quali verrebbe autorizzato il permesso, perché in questo caso si andrebbe a limitare l’ambito della norma contrattuale - bensì le ragioni organizzative in cui tale permesso può essere negato.
Accesso - Violazione vincoli finanziari e divieto assunzione - Diritti pregressi e decorrenza regime sanzionatorio
La disciplina che dispone il divieto di assunzione in ipotesi di mancata ottemperanza agli obblighi finanziari (nel caso in esame, violazione del patto di stabilità interno), non può applicarsi retroattivamente, per cui è salvo il diritto all'assunzione di una vincitrice di concorso, la cui graduatoria sia stata approvata anteriormente all'entrata in vigore della normativa sanzionatoria.
Questo, in sintesi, quanto statuito dalla Corte di Cassazione - Civile, sezione lavoro - con la sentenza n. 31757 del 07 dicembre 2018, in relazione al ricorso di un ente comunale avverso la sentenza con cui era stato riconosciuto il risarcimento del danno in favore di una dipendente, prima assunta quale vincitrice di concorso e, poi, estromessa a seguito di approvazione in autotutela del provvedimento con cui la PA dichiarava nulla l'assunzione, per violazione del patto di stabilità.
In particolare, la Cassazione ricostruisce la scansione temporale dei fatti, per cui:
- in data 6 luglio 2004, era stata approvata la graduatoria di merito del concorso a tempo indeterminato indetto dall'ente, da cui risultava vincitrice una candidata (peraltro, già in servizio nel comune, a tempo determinato);
- in data 1 gennaio 2005, entrava in vigore la l. 311/2004 (cd. legge finanziaria 2005), la quale all'art. 1, commi 33 e 34, disponeva il divieto di assunzione a qualsiasi titolo per gli enti che non avevano rispettato il patto di stabilità interno nell'anno precedente;
- in ogni caso, l'ente e la vincitrice firmavano un contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato il 26 aprile 2005;
- tuttavia, dopo aver riscontrato la circostanza di non aver rispetto il patto di stabilità interno per l'anno 2004, con provvedimento del 11 maggio 2005, l'ente comunicava la nullità del contratto stipulato, in quanto intervenuto in violazione delle norme. A fronte del ricorso della lavoratrice, dunque, la Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, sottolinea l'errore in cui è incorso l'ente, in quanto l'approvazione della graduatoria aveva fatto sorgere in capo alla vincitrice un vero e proprio diritto all'assunzione, e non solo una legittima aspettativa. Dunque, prosegue il Collegio, tale affermata preesistenza del diritto all'assunzione da parte della vincitrice (in ragione dell'approvazione della graduatoria già nel 2004), doveva ritenersi anteriore rispetto alla normativa in base alla quale l'amministrazione aveva adottato il provvedimento di nullità/risoluzione in autotutela (art. 1, commi 33 e 34, della l. 311/2004). Per cui, tale precedenza impediva di opporre il divieto di assunzione nei confronti della lavoratrice, come fatto dal comune, in ragione della sopravvenienza della disciplina di cui lo stesso faceva applicazione, rispetto al sorgere del diritto della lavoratrice all'assunzione.
Spese di personale - Rispetto spesa media triennio 2011-2013 - Immutabilità criterio e voci rilevanti
Il Sindaco del Comune di Anzi interroga la Corte dei Conti - sezione regionale di controllo per la Basilicata, con una richiesta di parere in merito alla corretta quantificazione delle somme rilevanti ai fini del rispetto del vincolo finanziario di cui all'art. 1, comma 557-quater, della l. 296/2006 (cd. legge finanziaria 2007). La Sezione, con deliberazione n. 39/2018/PAR del 30 novembre 2018, illustra che, al fine di dare corretta attuazione al vincolo finanziario di cui al comma 557-quater dell’art. 1 della l. 296/2006, l’ente deve assicurare, nell'ambito della programmazione triennale dei fabbisogni di personale, il contenimento delle spese di personale con riferimento al valore medio del triennio 2011-2013 – come parametro fisso ed immutabile - avendo riguardo alle spese effettivamente sostenute nel periodo, senza ricorso a calcoli virtuali, né in aumento né in diminuzione. In particolare, prosegue il Collegio, rientrano nel computo del tetto anche le spese “di personale” allora sostenute con risorse regionali o statali, e ciò in quanto – alla luce dell’allora vigente panorama normativo e pretorio - le uniche voci di spesa escluse dall’aggregato in esame erano quelle integralmente finanziate con fondi UE ovvero con risorse di privati.
Trasparenza, anticorruzione e privacy – Aggiornamento 2018 Piano Nazione Anticorruzione – Quaderno ANCI guida piccoli comuni
L’ANCI, in data 16 dicembre 2018, ha reso disponibile il quaderno dal titolo “Aggiornamento 2018 al Piano Nazionale Anticorruzione - Le novità di interesse per gli enti locali”. Il quaderno, il sedicesimo della serie dei manuali dell’ANCI per amministratori e operatori degli enti locali, vuole essere una guida per l'applicazione del Piano nazionale anticorruzione 2018, con una serie di strumenti per rendere meno gravosi gli adempimenti burocratici imposti dal sistema anticorruzione molto pesanti per gli enti di piccole dimensioni. Nello specifico, sono state ottenute ulteriori semplificazioni procedurali per i piccoli comuni in materia di piani triennali per la prevenzione della corruzione e trasparenza. Innanzitutto, secondo l'ANAC, sarà possibile elaborare il piano evidenziando l'assenza di fatti corruttivi o ipotesi di disfunzioni amministrative significative nel corso dell' ultimo anno, confermando quindi i contenuti di quello già adottato, con l'eventuale indicazione di integrazioni o correzioni di misure preventive se necessarie a seguito del monitoraggio svolto dal responsabile anticorruzione. Tra le altre cose i piccoli enti potranno pubblicare in via semplificata l'organigramma, limitandosi ad indicare la denominazione degli uffici, il nominativo del responsabile, l'indicazione dei recapiti telefonici e delle caselle di posta elettronica. Mentre, in merito alla pubblicazione dei provvedimenti amministrativi, invece di effettuare la sintesi prevista dall' art. 23 del d.lgs. 33/2013, si potrà anche pubblicare il provvedimento integrale, assicurando il rispetto dei dati riservati.
Contrattazione - Servizi esterni, accantonamento alte professionalità e criteri progressioni orizzontali – Richiesta interpretazione autentica
Indennità di servizio esterno, progressioni orizzontali e costituzione del fondo: sono questi i tre argomenti per i quali alcune sigle sindacali, con nota del 13 dicembre 2018, hanno chiesto all’ARAN l'attivazione della procedura di interpretazione autentica regolata dall'art. 2, comma 7, del contratto 21 maggio 2018 delle Funzioni Locali. Non sembrano, infatti, essere piaciute le interpretazioni fornite in questi ultimi mesi dall'Agenzia sulle modalità di applicative di alcune clausole contrattuali.
Quanto all’indennità di servizio esterno, l'ARAN, con parere n. 17583/2018, ha affermato che l'indennità stabilita dall'art. 56-quinques del nuovo contratto deve essere riconosciuta solo al personale della polizia locale che, continuativamente, e quindi, in maniera non saltuaria o occasionale, svolge effettivamente la propria prestazione lavorativa ordinaria in servizi esterni di vigilanza stradale e, nel caso in cui la prestazione lavorativa nei servizi esterni non copra la durata giornaliera lavorativa, l'indennità deve essere riproporzionata.
Per le organizzazioni sindacali, l'orientamento interpretativo fornito diverge dalla disciplina contrattuale in quanto, questa lettura, riduce l'ambito applicativo della disposizione a un'unica fattispecie cioè quella del servizio di vigilanza stradale, escludendo le altre tipologie di servizio esterno di vigilanza.
Viene, inoltre, evidenziato come anche l'indicazione fornita dall'Agenzia sul riproporzionamento dell'indennità in esame nel caso in cui il servizio non copra la durata dell'intera giornata lavorativa è in contrasto con il disposto contrattuale il quale prevede, invece, una semplice commisurazione in base alle giornate di effettivo svolgimento.
In relazione al consolidamento delle risorse per l'alta professionalità, l'ARAN ha cercato di fornire delle indicazioni circa la portata dell'art. 67, comma 1, del CCNL nella parte in cui viene previsto che nell'unico importo consolidato delle risorse stabili confluisce anche l'importo annuale delle risorse di cui all'art. 32, comma 7, del CCNL 22 gennaio 2004 (pari allo 0,20% del monte salari dell'anno 2001, esclusa la quota relativa alla dirigenza), espressamente e tassativamente destinate alle alte professionalità. Per le sigle sindacali gli orientamenti applicativi forniti dall'ARAN risultano controversi sia nell'ipotesi del mancato stanziamento delle risorse sia nella disciplina delle modalità di utilizzo delle risorse accantonate in applicazione dell'art. 32, comma 7, citato, ove le stesse non siano state impiegate per il finanziamento dell'istituzione delle alte professionalità.
Infine, quanto ai criteri per le progressioni economiche, viene evidenziata la necessità di giungere a un'interpretazione autentica sulla portata applicativa della disciplina delle progressioni economiche disciplinate all'art. 16, comma 3, in particolare la parte in cui è previsto che oltre che alle risultanze della valutazione della performance individuale del triennio che precede l'anno in cui si attiva l'istituto, si possa eventualmente tenere conto, tra gli altri criteri, dell'esperienza maturata negli ambiti professionali di riferimento nonché delle competenze acquisite e certificate a seguito del processi formativi.
Spese di personale – Verifica limiti enti costituiti in unione - Criteri
Il Sindaco del Comune di Villa d’Ogna, costituito in unione con il Comune di Piario, illustra alla Corte dei Conti – sezione regionale di controllo per la Lombardia, la difficoltà di quest’ultimo di rispettare i vincoli sulla spesa di personale.
In particolare, afferma che, nel consuntivo 2018, il Comune di Piario “deve sopportare dei costi che non gli consentono di rispettare i parametri inerenti le spese del personale come da normativa vigente, determinando peraltro un’ingente difficoltà nel reperimento delle risorse e nel rispetto degli equilibri di bilancio”.
Di conseguenza, per sopperire a questo squilibrio, il Comune di Villa d’Ogna interroga la sezione sulla possibilità di intervenire con un contributo una tantum, pari al maggior costo delle spese di personale che il Comune di Piario deve sostenere a fronte delle disposizioni contenute nella convenzione regolante i rapporti dell’unione. Con deliberazione n. 335/2018/PAR del 12 dicembre 2018, dopo aver dichiarato l’inammissibilità del quesito, la Sezione illustra la disciplina sulle unioni di comuni, con particolare riferimento alle spese per il personale. Il Collegio evidenzia come i vincoli prevedono la determinazione del limite complessivo di spesa del personale per l’aggregato unione di comuni e comuni partecipanti, l’individuazione del limite di spesa di ciascun comune nonché le modalità di determinazione della spesa di personale di ciascun comune ai fini del rispetto dei relativi limiti. I limiti di spesa per il personale per i singoli comuni sono recati dalla l. 296/2006, commi 557 e seguenti o dal successivo comma 562.
Deve essere considerata la spesa sostanziale, che include tutte le forme di esternalizzazione, che non deve superare il tetto complessivo stabilito dalla media del triennio 2011 – 2013, da intendere in senso statico (in tal senso la sezione autonomie, 16/SEZAUT/2016/QMIG del 4 maggio 2016, che ha stabilito che “secondo la vigente disciplina in materia di contenimento della spesa del personale permane, a carico degli enti territoriali, l’obbligo di riduzione di cui all’articolo 1, comma 557, l. n. 296/2006, secondo il parametro individuato dal comma 557-quater, da intendere in senso statico, con riferimento al triennio 2011 – 2013”). Nel tetto va incluso il lavoro flessibile, che reca altresì un vincolo specifico dato dal 50 per cento della spesa impegnata nel 2009.
Inoltre, la Corte evidenzia come la Sezione Autonomie, da ultimo, con deliberazione n. 20/SEZAUT/2018/QMIG, ha affrontato nuovamente il tema precisando che “La verifica del rispetto dei vincoli gravanti sugli enti partecipanti alle unioni non obbligatorie va condotta con il meccanismo del «ribaltamento» delineato dalla Sezione delle autonomie con deliberazione n. 8 del 2011, salvo il caso in cui gli enti coinvolti nell’Unione abbiano trasferito tutto il personale all’unione. In tale ultima ipotesi la verifica va fatta considerando la spesa cumulata di personale dell’unione con possibilità di compensazione delle quote di spesa di personale tra gli enti partecipanti.”
Amministratori e organi – Indennità funzione amministratori – Criteri determinazione
Il Sindaco del Comune di Bosnasco (ente locale di 623 abitanti, in cui nel giugno 2018 si sono tenute le elezioni amministrative) chiede alla Corte dei Conti – sezione regionale di controllo per la Lombardia, un parere “circa la possibilità di erogare” al sindaco ed ai due assessori medio tempore nominati, “le indennità nella misura prevista dalla Tabella A del D.M. n. 119/2000, con la riduzione di cui all’art. 1, comma 50 (recte: 54), della legge n. 266/2005, senza che tali indennità siano detratte da quella del Sindaco”; ciò in considerazione del fatto che, nel quinquennio precedente, in attuazione del quadro normativo ratione temporis applicabile, non erano previste presso l’ente istante le figure degli assessori.
Con la deliberazione n. 337/2018/PAR del 12 dicembre 2018, dopo aver illustrato il quadro normativo susseguitosi nel tempo, il Collegio evidenzia che la Sezione delle Autonomie – con la deliberazione n. 35/SEZAUT/2016/QMIG – ha fissato il seguente principio di diritto: “non è oggetto di rideterminazione l’indennità di funzione relativa all’esercizio dello status di amministratore, che spetta nella misura prevista dalla tabella A del D.M. n. 119/2000, con la riduzione di cui all’art. 1, comma 54, della legge n. 266 del 2005». Detta Sezione ha infatti chiarito, in relazione all’indennità di funzione del sindaco e degli amministratori comunali, come «la stessa sia sottratta alla disposizione di cui al comma 136, finalizzata al contenimento ed alla neutralizzazione di un possibile incremento di spesa»; conseguentemente, al riguardo, l’ente locale deve «considerare gli oneri connessi facendo riferimento agli importi tabellari per classe demografica di cui al D.M. 119/2000», senza dunque «effettuare un “congelamento”, in termini assoluti e relativamente ad un determinato momento storico, della detta spesa”.

References: art. 23
 art. 32
 art. 5
 sentenza 
 sentenza 
 art. 23