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Timestamp: 2019-05-21 21:08:53+00:00

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Vecchio testo codice deontologico forense 1997 - 2011
Testo integrale del vecchio codice deontologico forense 1997 - 2011
Vecchio codice deontologico forense 1997 - 2011
La versione, diciamo moderna, del CDF fu approvata dal Consiglio Nazionale Forense nella seduta del 17 aprile del 1997. Da allora, è stato più volte ritoccato, riformato, aggiornato etc. Tuttavia, malgrado i vari ritocchi, modifiche ed aggiornamenti che dal 1997 al 2011 si sono susseguiti, da più parti (non solo dagli Avvocati) si invocava una riforma che fosse adeguata al corrente contesto spazio-temporale. A ciò ha pensato legge n. 247/2012, la quale ha dato indicazioni precise su come doveva essere sviluppato il futuro CDF. In questa pagina abbiamo pubblicato il testo integrale del vecchio o precedente codice Deontologico Forense. Ogni vecchio articolo, ove tecnicamente possibile, verrà coordinato con quello nuovo e viceversa: in quest'ultimo troverete dei rinvii al primo. Coordinare i due codici, almeno per i primi tempi, è utile per confrontare le differenze e novità. Infine, riportiamo un excursus storico delle modifiche operate dal CNF dal 1997 al 2011: 16 ottobre 1999, 26 ottobre 2002, 27 gennaio 2006, 14 dicembre 2006, 18 gennaio 2007, 12 giugno 2008, 15 luglio 2011 e 16 dicembre 2011. Come si evince dalle date, l'ultima modifica è stata fatta nel 2011 quindi per il 2012, 2013 e inizio 2014 è rimasto immutato.
Art. 3 – Volontarietà dell'azione.
Art. 4 – Attività all'estero e attività in Italia dello straniero.
II. L'avvocato è soggetto a procedimento disciplinare per fatti anche non riguardanti l'attività forense, quando si riflettano sulla sua reputazione professionale o compromettano l'immagine della classe forense.
I. L'avvocato è tenuto al dovere di segretezza e riservatezza anche nei confronti degli ex-clienti, sia per l'attività giudiziale che per l'attività stragiudiziale.
I. L'avvocato che venga nominato difensore d’ufficio deve, quando ciò sia possibile, comunicare all'assistito che ha facoltà di scegliersi un difensore di fiducia, e deve informarlo, ove intenda richiedere un compenso, che anche il difensore d’ufficio deve essere retribuito a norma di legge.
II. L'accettazione di un determinato incarico professionale fa presumere la competenza a svolgere quell’incarico.
II. E' dovere deontologico dell'avvocato quello di rispettare i regolamenti del Consiglio Nazionale Forense e del Consiglio dell’Ordine di appartenenza concernenti gli obblighi e i programmi formativi.
Le dichiarazioni in giudizio relative alla esistenza o inesistenza di fatti obiettivi, che siano presupposto specifico per un provvedimento del magistrato, e di cui l'avvocato abbia diretta conoscenza, devono essere veree comunque tali da non indurre il giudice in errore.
Art. 17 – Informazioni sull'attività professionale.
Art. 17 Bis – Modalità dell'informazione.
•) il titolo professionale che consente all'avvocato straniero l'esercizio in Italia, o che consenta all'avvocato italiano l'esercizio all’estero, della professione di avvocato in conformità delle direttive comunitarie.
•) i settori di esercizio dell'attività professionale e, nell'ambito di questi, eventuali materie di attività prevalente;
•) l'eventuale certificazione di qualità dello studio; l'avvocato che intenda fare menzione di una certificazione di qualità deve depositare presso il Consiglio dell'Ordine il giustificativo della certificazione in corso di validità e l'indicazione completa del certificatore e del campo di applicazione della certificazione ufficialmente riconosciuta dallo Stato;
L'avvocato può utilizzare esclusivamente i siti web con domini propri e direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipa, previa comunicazione tempestiva al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto in cui è espresso.
II. L'avvocato che intenda promuovere un giudizio nei confronti di un collega per fatti attinenti all'esercizio della professione deve dargliene preventiva comunicazione per iscritto, tranne che l’avviso possa pregiudicare il diritto da tutelare.
Art. 24 – Rapporti con il Consiglio dell'Ordine.
L'avvocato ha il dovere di collaborare con il Consiglio dell'Ordine di appartenenza, o con altro che ne faccia richiesta, per l’attuazione delle finalità istituzionali osservando scrupolosamente il dovere di verità. A tal fine ogni iscritto è tenuto a riferire al Consiglio fatti a sua conoscenza relativi alla vita forense o alla amministrazione della giustizia, che richiedano iniziative o interventi collegiali.
III. È responsabile disciplinarmente l'avvocato che dia incarico ai praticanti di svolgere attività difensiva non consentita.
II. Costituisce illecito disciplinare il comportamento dell'avvocato che accetti di ricevere la controparte, sapendo che essa è assistita da un collega, senza informare quest’ultimo e ottenerne il consenso.
Art. 29 – Notizie riguardanti il collega.
II. È fatto divieto all'avvocato corrispondente di definire direttamente una controversia, in via transattiva, senza informare il collega che gli ha affidato l’incarico.
III. L'avvocato corrispondente, in difetto di istruzioni, deve adoperarsi nel modo più opportuno per la tutela degli interessi della parte, informando non appena possibile il collega che gli ha affidato l’incarico.
Art. 33 – Sostituzione del collega nell'attività di difesa.
L'avvocato non deve consapevolmente consigliare azioni inutilmente gravose, né suggerire comportamenti, atti o negozi illeciti, fraudolenti o colpiti da nullità.
I. L'avvocato, prima di accettare l'incarico, deve accertare l'identità del cliente e dell'eventuale suo rappresentante.
II. In ogni caso, nel rispetto dei doveri professionali anche per quanto attiene al segreto, l'avvocato deve rifiutare di ricevere o gestire fondi che non siano riferibili a un cliente esattamente individuato.
III. L'avvocato deve rifiutare di prestare la propria attività quando dagli elementi conosciuti possa fondatamente desumere che essa sia finalizzata alla realizzazione di una operazione illecita.
E' consentito all'avvocato pattuire con il cliente compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, fermo il divieto dell'articolo 1261 c.c. e sempre che i compensi siano proporzionati all'attività svolta, fermo il principio disposto dall'art 2233 del Codice civile.
6. Il difensore ha altresì l'obbligo di conservare scrupolosamente e riservatamente la documentazione delle investigazioni difensive per tutto il tempo ritenuto necessario o utile per l’esercizio della difesa.
12. Per conferire, chiedere dichiarazioni scritte o assumere informazioni dalla persona offesa dal reato il difensore procede con invito scritto, previo avviso al legale della stessa persona offesa, ove ne sia conosciuta l'esistenza. Se non risulta assistita, nell'invito è indicata l'opportunità che comunque un legale sia consultato e intervenga all'atto. Nel caso di persona minore, l'invito è comunicato anche a chi esercita la potestà dei genitori, con facoltà di intervenire all’atto.
Art. 54 - Rapporti con arbitri, conciliatori, mediatori e consulenti tecnici. (1)
(1) L'articolo 54 è stato modificato dal CNF in data 15 luglio 2011. La vecchia versione recitava così: "Art. 54 - Rapporti con arbitri e consulenti tecnici. L'avvocato deve ispirare il proprio rapporto con arbitri e consulenti tecnici a correttezza e lealtà, nel rispetto delle reciproche funzioni".
I. L'avvocato non può assumere la funzione di arbitro quando abbia in corso, o abbia avuto negli ultimi due anni, rapporti professionali con una delle parti né, comunque, se ricorre una delle ipotesi di cui all'art. 815, primo comma, del codice di procedura civile. (1)
II. L'avvocato non può accettare la nomina ad arbitro se una delle parti del procedimento sia assistita, o sia stata assistita negli ultimi due anni, da altro professionista di lui socio o con lui associato, ovvero che eserciti negli stessi locali. In ogni caso l'avvocato deve comunicare per iscritto alle parti ogni ulteriore circostanza di fatto e ogni rapporto con i difensori che possano incidere sulla sua indipendenza, al fine di ottenere il consenso delle parti stesse all'espletamento dell'incarico. (2)
III. L'avvocato che viene designato arbitro deve comportarsi nel corso del procedimento in modo da preservare la fiducia in lui riposta dalle parti e deve rimanere immune da influenze e condizionamenti esterni di qualunque tipo. Egli inoltre:
IV. L'avvocato che ha svolto l'incarico di arbitro non può intrattenere rapporti professionali con una delle parti:
(1) Canone così sostituito dal CNF in data 16 dicembre 2011. Segue il vecchio testo: "I. L'avvocato non può assumere la funzione di arbitro quando abbia in corso rapporti professionali con una delle parti."
(2) Canone così sostituito dal CNF in data 16 dicembre 2011. Segue il vecchio testo: "II. L'avvocato non può accettare la nomina ad arbitro se una delle parti del procedimento sia assistita da altro professionista di lui socio o con lui associato, ovvero che eserciti negli stessi locali. In ogni caso l'avvocato deve comunicare alle parti ogni circostanza di fatto e ogni rapporto con i difensori che possano incidere sulla sua indipendenza, al fine di ottenere il consenso delle parti stesse all'espletamento dell'incarico".
Art. 55 Bis – Mediazione (1)
b) quando una delle parti sia assistita o sia stata assistita negli ultimi due anni da professionista di lui socio o con lui associato ovvero che eserciti negli stessi locali. In ogni caso costituisce condizione ostativa all'assunzione dell'incarico di mediatore la ricorrenza di una delle ipotesi di cui all'art. 815, primo comma, del codice di procedura civile.
(1) L'art. 55 bis è stato inserito dal CNF in data 15 luglio 2011.
Art. 58 – La testimonianza dell'avvocato.
Art. 59 – Obbligo di provvedere all'adempimento delle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi.

References: Art. 3

Art. 4

Art. 17

Art. 17

Art. 24

Art. 29

Art. 33

Art. 54

Art. 55

Art. 58

Art. 59