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Timestamp: 2014-09-02 18:56:43+00:00

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Lesione a immagine p.a. e legge anticorruzione: un ampliamento della tutela erariale?
Articolo 11.02.2013 (Luigi D'Angelo) La legge c.d. anticorruzione entrata in vigore il 28 novembre 2012 (legge 6 novembre 2012, n. 190 recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità' nella pubblica amministrazione”) ha novellato sotto vari aspetti - e in senso indubbiamente ampliativo - le attribuzioni delle procure regionali della Corte dei Conti quanto all’esercizio di azioni cautelari e di merito finalizzate alla tutela del credito erariale conseguente alla lesione dell’immagine della persona giuridica pubblica a fronte di reati commessi da parte di appartenenti alla stessa[1].
I precetti di cui si tratta sono i nuovi commi 1-sexies e 1-speties dell’art. 1, legge 14 gennaio 1994, n. 20 - introdotti appunto dalla richiamata novella anticorruzione - i quali sanciscono che: “1-sexies. Nel giudizio di responsabilità, l'entità' del danno all'immagine della pubblica amministrazione derivante dalla commissione di un reato contro la stessa pubblica amministrazione accertato con sentenza passata in giudicato si presume, salva prova contraria, pari al doppio della somma di denaro o del valore patrimoniale di altra utilità illecitamente percepita dal dipendente. 1-septies. Nei giudizi di responsabilità aventi ad oggetto atti o fatti di cui al comma 1-sexies, il sequestro conservativo di cui all'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 15 novembre 1993, n. 453, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 gennaio 1994, n. 19, e' concesso in tutti i casi di fondato timore di attenuazione della garanzia del credito erariale”.
Trattasi, come si vedrà, di precetti che hanno una rilevantissima incidenza sulla fattispecie di responsabilità erariale in parola.
Il dato normativo precedente la novella anticorruzione e gli arresti della giurisprudenza
Altre problematiche rilevanti
Per meglio comprendere la portata delle nuove disposizioni occorre rammentare che il legislatore, nell’anno 2009, aveva dettato una disciplina particolarmente rigorosa e restrittiva delle attribuzioni delle procure regionali della Corte dei Conti in materia di azione per il risarcimento dei danni arrecati all’immagine della p.a., condizionando, in particolare, la pretesa de qua - a pena di nullità - alla sussistenza di una sentenza di condanna penale definitiva di un pubblico dipendente autore di uno dei delitti dei pubblici ufficiali contro la p.a. previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale.
La normativa in parola - non espressamente abrogata dalla legge c.d. anticorruzione - è quella di cui al c.d. lodo Bernardo[2] che così recita: “Le procure della Corte dei conti esercitano l'azione per il risarcimento del danno all'immagine nei soli casi e nei modi previsti dall'articolo 7 della legge 27 marzo 2001, n. 97. A tale ultimo fine, il decorso del termine di prescrizione di cui al comma 2 dell'articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, è sospeso fino alla conclusione del procedimento penale. Qualunque atto istruttorio o processuale posto in essere in violazione delle disposizioni di cui al presente comma, salvo che sia stata già pronunciata sentenza anche non definitiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è nullo e la relativa nullità può essere fatta valere in ogni momento, da chiunque vi abbia interesse, innanzi alla competente sezione giurisdizionale della Corte dei conti, che decide nel termine perentorio di trenta giorni dal deposito della richiesta”. Va rammentato che il richiamato art. 7, legge 27 marzo 2001, n. 97 sancisce a sua volta che “La sentenza irrevocabile di condanna pronunciata nei confronti dei dipendenti … per i delitti contro la pubblica amministrazione previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale è comunicata al competente procuratore regionale della Corte dei conti affinché promuova entro trenta giorni l'eventuale procedimento di responsabilità per danno erariale nei confronti del condannato. Resta salvo quanto disposto dall'articolo 129 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271”.
Come noto l’ordito normativo de quo è stato poi oggetto di due fondamentali arresti giurisprudenziali.
In primo luogo la Corte Costituzionale[3], seppure con una pronunzia di rigetto delle censure sollevate dai giudici erariali, ha “chiarito” l’esatta portata della disposizione precisando che la stessa “ha ammesso la proposizione dell’azione risarcitoria per danni all’immagine dell’ente pubblico da parte della procura operante presso il giudice contabile soltanto in presenza di un fatto di reato ascrivibile alla categoria dei «delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione»; ciò per effetto del richiamo, contenuto nella norma censurata, all’art. 7 della legge n. 97 del 2001, che fa, appunto, espresso riferimento ai delitti previsti dal capo I del titolo II del libro II del codice penale”[4].
Si è peraltro ulteriormente osservato da parte del giudice delle leggi che “Non vi è dubbio che la formulazione della disposizione non consente di ritenere che, in presenza di fattispecie distinte da quelle espressamente contemplate dalla norm

References: Articolo 11
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7
 sentenza