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Timestamp: 2018-10-21 17:45:37+00:00

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LA DISCIPLINA DEL LICENZIAMENTO E L ART.18 STATUTO DEI LAVORATORI. Prima e dopo la Legge Fornero e il Jobs Act - PDF
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1 LA DISCIPLINA DEL LICENZIAMENTO E L ART.18 STATUTO DEI LAVORATORI Prima e dopo la Legge Fornero e il Jobs Act
2 L art. 18 dello Statuto dei Lavoratori è stato radicalmente modificato negli ultimi tre anni, prima dalla Legge 92/2012, meglio conosciuta come Legge Fornero e oggi dal Jobs Act (legge delega 182/2014 e relativi decreti attuativi).
3 NORME SUI LICENZIAMENTI INDIVIDUALI Dalla emanazione della Legge 604/66 il licenziamento individuale del lavoratore può essere disposto unicamente: in tronco, per giusta causa, cioè per un fatto talmente grave che non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto; Con preavviso per giustificato motivo che può essere soggettivo o oggettivo Un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore Una ragione inerente all attività produttiva, all organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa
4 LICENZIAMENTO NULLO: È nullo, indipendentemente dalla motivazione adottata, il licenziamento determinato da ragioni di credo politico, o fede religiosa, dall appartenenza ad un sindacato e dalla partecipazione ad attività sindacali.
5 LA FORMA DEL LICENZIAMENTO: Il licenziamento deve sempre essere comunicato per iscritto. La comunicazione deve contenere la specificazione dei motivi che hanno determinato il provvedimento. Il licenziamento intimato senza l osservanza di queste due regole, se anche possa in astratto considerarsi giustificato, è comunque inefficace, con le conseguenze che illustreremo in seguito. Quando il lavoratore impugna il licenziamento rivolgendosi al Giudice, spetta al datore di lavoro dimostrare la sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo.
6 IMPUGNAZIONE Il licenziamento deve essere impugnato nel termine di 60 giorni dal ricevimento. Il giudizio deve essere avviato entro 180 giorni dall impugnazione Il rito processuale per i licenziamenti a cui sia applicabile l art. 18 prevede una prima fase urgente ( rito Fornero ) che si conclude con un ordinanza di accoglimento o di rigetto L opposizione all ordinanza si presenta al al Tribunale (non in Corte d Appello) e si instaura un normale processo che termina con una sentenza (appellabile)
7 L art.18: il vecchio testo Ferma restando l'esperibilità delle procedure previste dall'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell'ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro... Il giudice con la sentenza di cui al primo comma condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata l'inefficacia o l'invalidità stabilendo un'indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione e al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali dal momento del licenziamento al momento dell'effettiva reintegrazione; in ogni caso la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione globale di fatto. Fermo restando il diritto al risarcimento del danno così come previsto al quarto comma, al prestatore di lavoro è data la facoltà di chiedere al datore di lavoro in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un'indennità pari a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto. Qualora il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso il servizio, né abbia richiesto entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza il pagamento dell'indennità di cui al presente comma, il rapporto di lavoro si intende risolto allo spirare dei termini predetti (1). La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma è provvisoriamente esecutiva.
8 PERTANTO NELLA VECCHIA FORMULAZIONE DELL ART.18, IN CASO DI: LICENZIAMENTO DISCIMINATORIO O COMUNQUE NULLO LICENZIAMENTO INTIMATO SENZA GIUSTA CAUSA O GIUSTIFICATO MOTIVO SIA SOGGETTIVO CHE OGGETTIVO ERA PREVISTA - LA REINTEGRA NEL POSTO DI LAVORO. - RISARCIMENTO DEL DANNO PARI ALLA RETRIBUZIONE GLOBALE DI FATTO DAL GIORNO DEL LICENZIAMENTO ALLA EFFETTIVA REINTEGRA Il lavoratore poteva scegliere, in sostituzione della reintegrazione un indennità pari a quindici mensilità. TALE NORMA SI APPLICAVA ALLE AZIENDE CHE OCCUPAVANO PIU DI 15 DIPENDENTI NELL UNITA PRODUTTIVA (SEDE, STABILIMENTO FILIALE, REPARTO AUTONOMO O NELLO STESSO COMUNE) O PIU DI 60 DIPENDENTI SUL TERRITORIO NAZIONALE
9 L art.18 modificato dalla legge 92/2012 (art.1) 1. Il giudice, con la sentenza con la quale dichiara la nullità del licenziamento perché discriminatorio ai sensi dell'articolo 3 della legge 11 maggio 1990, n. 108, ovvero intimato in concomitanza col matrimonio ai sensi dell'articolo 35 del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, o in violazione dei divieti di licenziamento di cui all'articolo 54, commi 1, 6, 7 e 9, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive modificazioni, ovvero perché riconducibile ad altri casi di nullità previsti dalla legge o determinato da un motivo illecito determinante ai sensi dell'articolo 1345 del codice civile, ordina al datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, indipendentemente dal motivo formalmente addotto e quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro. La presente disposizione si applica anche ai dirigenti. A seguito dell'ordine di reintegrazione, il rapporto di lavoro si intende risolto quando il lavoratore non abbia ripreso servizio entro trenta giorni dall'invito del datore di lavoro, salvo il caso in cui abbia richiesto l'indennità di cui al terzo comma del presente articolo. Il regime di cui al presente articolo si applica anche al licenziamento dichiarato inefficace perché intimato in forma orale. 2.Il giudice, con la sentenza di cui al primo comma, condanna altresì il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata la nullità, stabilendo a tal fine un'indennità commisurata all'ultima retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione, dedotto quanto percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative. In ogni caso la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità della retribuzione globale di fatto. Il datore di lavoro e' condannato inoltre, per il medesimo periodo, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.
10 Fermo restando il diritto al risarcimento del danno come previsto al secondo comma, al lavoratore e' data la facoltà di chiedere al datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un'indennità pari a quindici mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, la cui richiesta determina la risoluzione del rapporto di lavoro, e che non e' assoggettata a contribuzione previdenziale. La richiesta dell'indennità deve essere effettuata entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza, o dall'invito del datore di lavoro a riprendere servizio, se anteriore alla predetta comunicazione. 4. Il giudice, nelle ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro, per insussistenza del fatto contestato ovvero perché il fatto rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa sulla base delle previsioni dei contratti collettivi ovvero dei codici disciplinari applicabili, annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione nel posto di lavoro di cui al primo comma e al pagamento di un'indennità risarcitoria commisurata all'ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione, dedotto quanto il lavoratore ha percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative, nonché quanto avrebbe potuto percepire dedicandosi con diligenza alla ricerca di una nuova occupazione. In ogni caso la misura dell'indennità risarcitoria non può essere superiore a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto. Il datore di lavoro è condannato, altresì', al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione, maggiorati degli interessi nella misura legale senza applicazione di sanzioni per omessa o ritardata contribuzione, per un importo pari al differenziale contributivo esistente tra la contribuzione che sarebbe stata maturata nel rapporto di lavoro risolto dall'illegittimo licenziamento e quella accreditata al lavoratore in conseguenza dello svolgimento di altre attività lavorative. In quest'ultimo caso, qualora i contributi afferiscano ad altra gestione previdenziale, essi sono imputati d'ufficio alla gestione corrispondente all'attività lavorativa svolta dal dipendente licenziato, con addebito dei relativi costi al datore di lavoro.
11 A seguito dell'ordine di reintegrazione, il rapporto di lavoro si intende risolto quando il lavoratore non abbia ripreso servizio entro trenta giorni dall'invito del datore di lavoro, salvo il caso in cui abbia richiesto l'indennità sostitutiva della reintegrazione nel posto di lavoro ai sensi del terzo comma. 5. Il giudice, nelle altre ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro, dichiara risolto il rapporto di lavoro con effetto dalla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un'indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata tra un minimo di dodici e un massimo di ventiquattro mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, in relazione all'anzianità del lavoratore e tenuto conto del numero dei dipendenti occupati, delle dimensioni dell'attività economica, del comportamento e delle condizioni delle parti, con onere di specifica motivazione a tale riguardo. 6. Nell'ipotesi in cui il licenziamento sia dichiarato inefficace per violazione del requisito di motivazione di cui all'articolo 2, comma 2, della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni, della procedura di cui all'articolo 7 della presente legge, o della procedura di cui all'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni, si applica il regime di cui al quinto comma, ma con attribuzione al lavoratore di un'indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata, in relazione alla gravità della violazione formale o procedurale commessa dal datore di lavoro, tra un minimo di sei e un massimo di dodici mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, con onere di specifica motivazione a tale riguardo, a meno che il giudice, sulla base della domanda del lavoratore, accerti che vi e' anche un difetto di giustificazione del licenziamento, nel qual caso applica, in luogo d di quelle previste dal presente comma, le tutele di cui ai commi quarto, quinto o settimo.
12 7. Il giudice applica la medesima disciplina di cui al quarto comma del presente articolo nell'ipotesi in cui accerti il difetto di giustificazione del licenziamento intimato, anche ai sensi degli articoli 4, comma 4, e 10, comma 3, della legge 12 marzo 1999, n. 68, per motivo oggettivo consistente nell'inidoneità fisica o psichica del lavoratore, ovvero che il licenziamento e' stato intimato in violazione dell'articolo 2110, secondo comma, del codice civile. Può altresì applicare la predetta disciplina nell'ipotesi in cui accerti la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo; nelle altre ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del predetto giustificato motivo, il giudice applica la disciplina di cui al quinto comma. In tale ultimo caso il giudice, ai fini della determinazione dell'indennità tra il minimo e il massimo previsti, tiene conto, oltre ai criteri di cui al quinto comma, delle iniziative assunte dal lavoratore per la ricerca di una nuova occupazione e del comportamento delle parti nell'ambito della procedura di cui all'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni. Qualora, nel corso del giudizio, sulla base della domanda formulata dal lavoratore, il licenziamento risulti determinato da ragioni discriminatorie o disciplinari, trovano applicazione le relative tutele previste dal presente articolo. Le disposizioni dei commi dal quarto al settimo si applicano al datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici lavoratori o più' di cinque se si tratta di imprenditore agricolo, nonchè al datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, che nell'ambito dello stesso comune occupa più di quindici dipendenti e all'impresa agricola che nel medesimo ambito territoriale occupa più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa più di sessanta dipendenti.
13 Ai fini del computo del numero dei dipendenti di cui all'ottavo comma si tiene conto dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato parziale per la quota di orario effettivamente svolto, tenendo conto, a tale proposito, che il computo delle unità lavorative fa riferimento all'orario previsto dalla contrattazione collettiva del settore. Non si computano il coniuge e i parenti del datore di lavoro entro il secondo grado in linea diretta e in linea collaterale. Il computo dei limiti occupazionali di cui all'ottavo comma non incide su norme o istituti che prevedono agevolazioni finanziarie o creditizie. Nell'ipotesi di revoca del licenziamento, purché effettuata entro il termine di quindici giorni dalla comunicazione al datore di lavoro dell'impugnazione del medesimo, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, con diritto del lavoratore alla retribuzione maturata nel periodo precedente alla revoca, e non trovano applicazione i regimi sanzionatori previsti dal presente articolo»; Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'articolo 22, su istanza congiunta del lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio i merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro. L'ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata con reclamo immediato al giudice medesimo che l'ha pronunciata. Si applicano le disposizioni dell'articolo 178, terzo, quarto, quinto e sesto comma del codice di procedura civile. L'ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa.
14 Pertanto, la legge Fornero, opera una tutela graduata. Concentriamoci sui commi 1, 4, 5 e 7 LA TUTELA RIPRISTINATORIA PIENA (reintegra + risarcimento pieno) (1 comma) si applica, indipendentemente dal numero dei dipendenti, solo in caso di: Licenziamento discriminatorio Licenziamento intimato in concomitanza (entro un anno) del matrimonio o in violazione della tutela della maternità Licenziamento nullo perché dichiarato tale da altre disposizione di legge Licenziamento determinato da motivo illecito esclusivo Licenziamento orale
15 LA TUTELA RIPRISTINATORIA PIENA consiste in: - reintegrazione nel posto di lavoro -risarcimento del danno pari a una indennità commisurata all ultima retribuzione globale di fatto calcolata dal giorno del licenziamento alla reintegra, dedotto quanto percepito nel periodo di estromissione per eventuali attività lavorative, e comunque non inferiore a 5 mensilità - il lavoratore può chiedere in sostituzione della reintegrazione un indennità pari a 15 mensilità
16 TUTELA RIPRISTINATORIA ATTENUATA (reintegra + risarcimento fino a 12 mensilità) si applica al caso di: (commi 4 e 7) -Licenziamento per giustificato motivo soggettivo o giusta causa (licenziamento disciplinare) se non ne ricorrono gli estremi per insussistenza del fatto contestato o perché il fatto è punibile con una sanzione conservativa sulla base dei contratti collettivi o del codice disciplinare: la condotta deve essere tipizzata (es: assenza ingiustificata) comma 4; - licenziamento per giustificato motivo oggettivo se il giudice accerti la manifesta insussistenza del motivo posto a base del licenziamento (comma 7)
17 - licenziamento ai sensi della legge 68/1999 (diritto al lavoro dei disabili) per inidoneità fisica o psichica sopraggiunta in corso di rapporto, ovvero in violazione dell art cc. (diritto alla conservazione del posto di lavoro durante il periodo di comporto di malattia) comma 7
18 LA TUTELA RIPRISTINATORIA ATTENUATA consiste in: la reintegra nel posto di lavoro il risarcimento del danno pari a una indennità commisurata all ultima retribuzione globale di fatto calcolata dal giorno del licenziamento alla reintegra, dedotto quanto percepito nel periodo di estromissione per eventuali attività lavorative, misura che non può in ogni caso superare le 12 mensilità è bene iscriversi immediatamente al Centro per l Impiego, pena una ulteriore decurtazione del risarcimento
19 LA TUTELA RISARCITORIA (convalida del licenziamento e risarcimento tra 12 e 24 mensilità) si applica al caso di: (co.5) - Licenziamento giudicato illegittimo perché non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o giusta causa addotti dal datore di lavoro: il fatto esiste, la condotta non è tipizzata nel codice disciplinare o nei contratti collettivi, o lo è in maniera generica, tuttavia il giudice valuta il licenziamento eccessivo.
20 LA TUTELA RISARCITORIA consiste in: - Risarcimento economico tra 12 e 24 mensilità; - Il rapporto di lavoro si risolve alla data del licenziamento. Il giudice, per stabilire la misura del risarcimento valuterà: - Anzianità di servizio del lavoratore; - Numero dei dipendenti; - Dimensioni dell attività economica; - Comportamento e condizioni delle parti
21 LA TUTELA INDENNITARIA (debole) (convalida del licenziamento e risarcimento tra 6 e 12 mensilità) si applica al caso di (comma 6): - licenziamento dichiarato inefficace per vizi di forma (ad esclusione del licenziamento verbale) perché privi di motivazione (art. 2 legge 604/66) - licenziamento dichiarato inefficace per violazione della procedura di cui all art.7 legge 300/70 (sanzioni disciplinari) e della procedura di conciliazione preventiva al licenziamento per giustificato motivo oggettivo di cui all art.7 legge 604/66
22 I LICENZIAMENTI COLLETTIVI La legge 92/2912 al comma 45 ha modificato l art. 5 comma 3 della legge 223/91: - Licenziamento privo di forma scritta Tutela ripristinatoria forte - Violazione dei criteri di scelta previsti dall art.5 comma 1 legge 223/91 Tutela ripristinatoria attenuata - Violazione delle procedure del licenziamento collettivo Tutela risarcitoria
23 IL JOBS ACT: LEGGE 10 DICEMBRE 2014 NR. 183 E RELATIVO DECRETO ATTUATIVO N.23 DEL 2015 Si applica agli operai, impiegati o quadri assunti a tempo indeterminato a decorrere dall 8 marzo 2015, nonché ai casi di conversione a tempo indeterminato, successiva all entrata in vigore del decreto, di contratti a tempo determinato o di apprendistato. Qualora il datore di lavoro, in conseguenza di nuove assunzioni successive al decreto, superi la soglia prevista dall art.18 St. Lav., si applica il jobs act a tutti i suoi dipendenti vecchi e nuovi.
24 LICENZIAMENTO DISCRIMINATORIO NULLO E INTIMATO IN FORMA ORALE: Viene mantenuta la tutela ripristinatoria piena (reintegra + risarcimento integrale). Questa tutela non è più prevista, come lo è per l art.18 co.7 per il licenziamento per superamento del periodo di comporto. LICENZIAMENTO PER GIUSTIFICATO MOTIVO E GIUSTA CAUSA: Tutela ripristinatoria attenuata (reintegra + risarcimento max 12 mensilità) solo nel caso in cui sia direttamente dimostrata in giudizio l insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore, rispetto alla quale resta estranea ogni valutazione circa la sproporzione del licenziamento.
25 In tutte le altre ipotesi, qualora ritenga il licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo, il Giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data di licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di una indennità pari a 2 mensilità dell ultima retribuzione per ogni anno di servizio con un minimo di 4 e un massimo di 24 mensilità. Viene eliminato l obbligo della preventiva procedura di conciliazione. Il datore di lavoro può offrire al lavoratore entro 60 giorni dal licenziamento un importo pari a 1 mensilità per ogni anno di servizio in misura non inferiore a 2 e non superiore a 18 mensilità, a fronte della rinuncia all impugnazione del licenziamento ( offerta di conciliazione ) Non si applica alcuna sanzione in caso di revoca del licenziamento entro 15 giorni dall impugnazione, e il lavoratore ha diritto solo alla retribuzione maturata tra il licenziamento e la revoca.
26 COMPUTO DELL ANZIANITA NEGLI APPALTI Ai fini del calcolo dell indennità risarcitoria, l anzianità del lavoratore che passa alle dipendenze dell impresa subentrante, si computa considerando tutto il periodo già lavorato in precedenza nell appalto. PICCOLE IMPRESE E ORGANIZZAZIONI DI TENDENZA Per i datori di lavoro che non raggiungono i requisiti dimensionali previsti dall art.18, l indennità risarcitoria è dimezzata e non può in ogni caso superare le 6 mensilità. ORGANIZZAZIONI DI TENDENZA Si applica il decreto anche ai datori di lavoro non imprenditori, che svolgono senza fine di lucro attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione, ovvero di religione o di culto.
27 LICENZIAMENTI COLLETTIVI In caso di licenziamento collettivo intimato verbalmente (MA QUANDO E MAI SUCCESSO???) si applica la tutela ripristinatoria piena. In TUTTE LE ALTRE IPOTESI (cioè sempre) c è solo la tutela risarcitoria prevista dal decreto. Non è più possibile in nessun caso la reintegra

References: ART.18
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 sentenza 
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