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LA RIDUZIONE DEGLI INVESTIMENTI FORMATIVI NELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE IN ITALIA. UN ANALISI DEL TREND NEL PERIODO - PDF
LA RIDUZIONE DEGLI INVESTIMENTI FORMATIVI NELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE IN ITALIA. UN ANALISI DEL TREND NEL PERIODO
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1 LA RIDUZIONE DEGLI INVESTIMENTI FORMATIVI NELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE IN ITALIA. UN ANALISI DEL TREND NEL PERIODO di Roberto Angotti*, Antonella Bernardini* Premessa Nell articolo si intende mettere in evidenza come negli ultimi anni, e in particolare nel periodo , sia cresciuto in Italia il divario tra le grandi imprese e le Piccole e medie imprese rispetto alla capacità di investire in formazione. Tale evidenza si manifesta soprattutto nei settori manifatturieri, quelli oggi più esposti alla concorrenza internazionale. A tal fine, sono stati analizzati i dati più recenti provenienti da diverse fonti, fra cui le indagini campionarie realizzate dall ISFOL. 1. Il ritardo delle imprese italiane nel contesto internazionale La crescita lenta e poco dinamica che ha caratterizzato lo scenario economico europeo in questi ultimi anni richiede da parte del sistema produttivo un forte impegno in ricerca, innovazione e sviluppo del capitale umano. Su questi temi le imprese italiane scontano un forte ritardo, ancor più marcato nel caso della formazione continua, un fenomeno che mentre all estero si è sviluppato rapidamente nel nostro Paese è rimasto, nel corso degli anni, strutturalmente sottodimensionato e con grandi potenzialità inespresse. Nelle graduatorie europee sugli investimenti delle imprese in ricerca e sviluppo e sul loro impegno in attività formative, l Italia è molto distanziata dai paesi del Nord Europa 1. L Indagine CVTS2 di Eurostat mostra per l Italia un valore molto basso dell incidenza delle imprese formatrici, pari al 23,9%, a fronte di una media europea del 62%. Rispetto a * ISFOL, Area Politiche e offerte per la Formazione Continua. 1 Cfr. Bassanini A. et alii, Workplace Training in Europe, 2005 Osservatorio ISFOL n2 questo indicatore l Italia occupa la terzultima posizione nell Ue-15 e non migliora di molto se consideriamo l Ue In Italia nel , la quota di unità locali provinciali (ULP) impegnate in attività di formazione non supera il 20% e i dipendenti coinvolti nei corsi promossi dalle imprese sono stati il 19,3% del totale. 2. Il trend generale L andamento complessivo negli ultimi cinque anni (fig. 1), mette in evidenza due tendenze apparentemente contraddittorie: l incidenza delle unità locali che fanno formazione, registrata nel primo triennio, mostra una buona crescita, passando dal 18,9% nel 2000 al 24,7% nel 2002; tale crescita è quasi del tutto compromessa nel biennio successivo, in cui si assiste ad un calo di circa 5 punti percentuali, facendo ritornare la situazione quasi ai livelli di cinque anni prima; la percentuale di dipendenti formati, seppur in misura contenuta, cresce in modo costante, con un buon andamento soprattutto fra il 2001 e il Il trend degli investimenti in formazione da parte delle imprese è complessivamente crescente, passando da 895 milioni di euro nel 2000 a milioni di euro nel Tuttavia, come vedremo più avanti, la crescita è interamente imputabile alle grandi imprese. 2 Si fa riferimento ai dati dell Indagine CVTS2, relativi al 1999, sulla formazione continua nelle imprese con 10 e più addetti (Eurostat, 2002, Continuing Vocational Training Survey. Data 1999, Luxembourg, Office for Official Pubblications of the European Communities; Istat, 2002, a cura di G. Perani, La formazione del personale nelle imprese italiane. Anno 1999, Statistiche in Breve, 1 agosto, Roma; Isfol, 2003, Rapporto Monografie, La domanda di formazione continua in Italia. Caratteristiche, comportamenti e atteggiamenti di lavoratori e imprese, Roma; in part. cfr. pp ). 3 Unioncamere-MLPS, 2005, Sistema informativo Excelsior. Sintesi dei principali risultati, Roma. Il sistema Excelsior rileva informazioni sui fabbisogni professionali previsti dalle imprese private (unità locali provinciali, con almeno un dipendente) nell anno successivo alla rilevazione e sulla formazione continua realizzata nell anno in corso. Osservatorio ISFOL n3 Fig. 1 - Unità locali provinciali che hanno realizzato attività di formazione e dipendenti formati negli anni (valori percentuali) 30 Imprese Dipendenti 25 24,7 22, ,9 17,5 13,9 13,8 17,3 19,2 20,0 19, Fonte: elaborazioni ISFOL-Area Politiche e offerte per la Formazione Continua su dati Unioncamere-Ministero del Lavoro, S. I. Excelsior In generale, la propensione alla formazione è correlata positivamente alla dimensione d impresa cresce infatti al crescere dell organico aziendale -, con un divario che nel 2004 raggiunge quasi i 60 punti percentuali: dal 17,1% delle micro-imprese al 76,1% delle imprese con più di 500 dipendenti (tab. 1). 3. Polarizzazione dei comportamenti formativi per tipologia d impresa Fino al 2002, l incremento della propensione formativa si era manifestato, in modo uniforme, in tutte le classi dimensionali d impresa. Nel 2003, anno in cui si comincia a manifestare un andamento negativo, la diminuzione della quota di ULP formatrici si concentra in modo rilevante soprattutto tra le piccole e medie imprese, a fronte di una sostanziale tenuta sia delle micro-unità che delle imprese di maggiore dimensione. Negli ultimi due anni si assiste all avvio di un processo che sembra condurre alla creazione di due poli: da una parte le grandi imprese, che mantengono una buona performance, dall altra le Pmi, che tendono ad avvicinarsi sempre di più ai comportamenti delle micro-imprese (fig. 2). Osservatorio ISFOL n4 Fig. 2 - Unità locali provinciali che hanno realizzato attività di formazione negli anni , per dimensione dell organico aziendale (valori percentuali) Dip Dip Dip. >= 250 Dip Fonte: elaborazioni ISFOL-Area Politiche e offerte per la Formazione Continua su dati Unioncamere-Ministero del Lavoro, S. I. Excelsior La figura 3 conferma l esistenza di un vero e proprio dualismo fra le grandi imprese e le unità di dimensione minore, che si manifesta in misura ancora più accentuata rispetto alla quota di dipendenti formati. Se quindi consideriamo l andamento dei tre principali indicatori (incidenza delle imprese formatrici, partecipazione dei dipendenti e importo della spesa in formazione), isolando il contributo delle grandi imprese da quello delle altre imprese (Pmi e micro) notiamo come il trend generale della formazione continua nel quinquennio sia significativamente influenzato dall andamento specifico delle grandi imprese. Fig. 3 Dipendenti formati nelle ULP negli anni , per dimensione dell organico aziendale (valori percentuali) Dip Dip Dip. >= 250 Dip Fonte: elaborazioni ISFOL-Area Politiche e offerte per la Formazione Continua su dati Unioncamere-Ministero del Lavoro, S. I. Excelsior Osservatorio ISFOL n5 Tuttavia, la crescita nel segmento delle grandi imprese, mostrata dal trend nel quinquennio, sembra essere speculare rispetto al decremento verificatosi fra le Pmi. Focalizzando l attenzione sugli ultimi tre anni, periodo in cui si verifica l inversione di tendenza, si nota come il maggior calo si concentra soprattutto tra le imprese dei settori industriali. La variabile territoriale sembra essere invece meno rilevante: solo nelle regioni del Nord-Ovest la riduzione appare più contenuta; tuttavia rimane consistente il divario fra il Sud e le altre aree del Paese (tab. 1). Tab. 1 - Unità locali provinciali che hanno realizzato attività di formazione negli anni , per macrosettore di attività, classe dimensionale e ripartizione geografica (valori percentuali) Totale 24,7 22,4 20,0 Industria 22,7 19,7 16,6 Servizi 26,1 24,3 22,3 1 9 Dipendenti 19,8 17,3 17, Dipendenti 45,3 37,8 26, Dipendenti 54,6 52,7 37,1 >= 250 Dipendenti 63,6 72,2 * Nord-Ovest 24,8 23,0 21,5 Nord-Est 28,1 25,6 22,7 Centro 24,2 21,6 19,0 Sud e Isole 22,0 19,6 16,7 * dip.= 61,4%; 500 dip. e oltre = 76,1%. Fonte: Unioncamere-Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior Una maggiore disaggregazione territoriale relativa al 2004 (fig. 4) mostra un buon livello di omogeneità all interno delle aree geografiche, fatta eccezione per il Sud, in cui alla buona performance delle imprese operanti nelle regioni del versante adriatico si contrappone un basso contributo da parte delle imprese calabresi e siciliane, mentre nel Nord-Est si conferma il buon andamento degli anni scorsi nelle imprese del Friuli Venezia Giulia. Osservatorio ISFOL n6 Fig. 4 - Unità provinciali che hanno realizzato, internamente o esternamente, corsi di formazione, per regione (2004, %) 20,5 21,4 21,8 21,8 23,4 22, ,3 17,8 18,8 20,5 19,5 19, ,3 16,1 16, ,9 ULP formatrici incidenza percentuale 22 a 27,3 (4) 19,5 a 22 (6) 17,8 a 19,5 (5) 14,9 a 17,8 (5) 15,3 Fonte: elaborazioni ISFOL-Area Politiche e offerte per la Formazione Continua su dati Unioncamere-Ministero del Lavoro, S. I. Excelsior La disaggregazione settoriale relativa al 2004 mostra che nell industria la maggior presenza di ULP formatrici si concentra nel settore della produzione di energia, gas e acqua, delle industrie chimiche e petrolifere e delle industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali. Nei servizi, i settori trainanti sono quelli della sanità e dei servizi privati, del credito e delle assicurazioni, degli altri servizi alle persone e dell informatica e telecomunicazioni (tab. 2). Tuttavia, è proprio in alcuni di questi settori che si registra una maggiore variazione negativa nel periodo Questa variazione, pari in media a -4,7 punti percentuali, presenta un elevata variabilità sia a livello settoriale che per dimensione d impresa. 4. Il trend negativo nelle Piccole e medie imprese Come già osservato, sono soprattutto le piccole e medie imprese a determinare il segno negativo della variazione di ULP formatrici tra il 2002 e il 2004, con valori pari a -19% nel Osservatorio ISFOL n7 segmento dipendenti e a -17,5% in quello dipendenti (tab. 2), riduzione particolarmente preoccupante in quanto avvenuta quasi interamente nell ultimo anno ( : -1,9%; : -15,6% - fig. 5). Fig. 5 Variazione percentuale fra gli anni delle unità locali provinciali che hanno svolto attività di formazione per classi dimensionali 10 8, M e d i a 1-9 add e oltre e oltre -0,2-2,3-2,4-2,5-1,9-0, ,5-6,5-11, ,6 variazione nelle grandi imprese (classi dip. e 500 dip. e oltre) Variazione % Variazione % Fonte: elaborazione ISFOL su dati Unioncamere-MLPS Sistema Informativo Excelsior La tabella 2 mostra, inoltre, come quasi tutti i settori industriali registrano una variazione negativa, soprattutto fra le industrie chimiche e petrolifere (-15%), le industrie estrattive (- 14,8%), le industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali (-14,3%). Analizzando l andamento settoriale all interno delle due classi dimensionali di Pmi, osserviamo una maggiore difficoltà per le ULP industriali con dipendenti, in particolare nei settori della estrazione di minerali, dell industria alimentare, dell industria dei beni per la casa, del tempo libero e altre manifatture e della produzione di energia, gas e acqua. Il comportamento delle Pmi in questi settori può probabilmente essere spiegato da una combinazione di fattori macroeconomici, che hanno colpito particolarmente le piccole e medie imprese manifatturiere maggiormente esposte alla concorrenza internazionale - come ben evidenziato dall Indagine congiunturale Confapi-Unicredit Banca d impresa sulle Pmi Osservatorio ISFOL n8 industriali 4 -, e di altri fattori, fra cui una maggiore difficoltà gestionale nella pianificazione dei fabbisogni formativi interni rispetto alle grandi imprese. Tab. 2 Unità locali provinciali che hanno realizzato attività di formazione nel 2004 e variazione percentuale fra gli anni , per settore di attività economica (confronto tra PMI e media generale) SETTORI dip variazione dip. media dip. dip. media Totale 26,4 37,1 20,0-19,0-17,5-4,7 Industria 22,4 33,9 16,6-19,0-22,9-6,1 Estrazione di minerali 21,5 31,1 16,9-25,5-42,9-14,8 Industrie alimentari, delle bevande e del tabacco 22,4 23,8 12,3-37,8-40,8-8,8 Industrie tessili, dell'abbigliamento e calzature 10,7 20,3 8,9-16,9-23,9-6,0 Industrie del legno e del mobile 17,8 28,3 10,1-17,8-23,3-6,8 Industrie della carta, della stampa ed editoria 20,8 35,1 16,9-14,3-21,6-2,9 Industrie chimiche e petrolifere 29,3 45,8 34,3-34,3-17,3-15,0 Industrie della gomma e delle materie plastiche 25,9 42,6 19,8-16,6-14,6-11,8 Industrie dei minerali non metalliferi 18,8 28,5 14,5-25,2-17,3-7,9 Industrie dei metalli 24,7 38,3 16,6-16,8-19,7-7,1 Industrie meccaniche e dei mezzi di trasporto 26,1 40,2 25,1-24,2-23,0-13,3 Industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali 29,0 43,9 28,1-25,1-20,0-14,3 Ind. beni per la casa, tempo libero e altre manifatturiere 12,6 21,8 8,2-14,2-32,9-5,6 Produzione e distribuzione di energia, gas e acqua 20,8 35,9 43,1-44,7-31,9-5,2 Costruzioni 28,3 29,0 17,3-13,1-24,6-2,3 Servizi 31,1 39,7 22,3-19,2-12,8-3,8 Commercio al dettaglio 23,4 30,5 17,3-22,7-16,6-0,4 Commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli 45,4 46,3 21,4-5,4 14,0-1,1 Commercio all'ingrosso 25,8 40,9 17,8-30,7-17,4-8,5 Alberghi, ristoranti e servizi turistici 23,8 27,9 12,7-10,0-22,1-0,9 Trasporti e attività postali 23,3 28,5 18,6-11,9-13,3-0,1 Informatica e telecomunicazioni 46,5 55,0 34,2-8,4-0,7-5,5 Servizi avanzati alle imprese 42,0 50,0 30,0-15,6-15,5-2,6 4 L indagine congiunturale Confapi-Unicredit Banca d impresa sulle Pmi industriali mostra le grandi difficoltà che il settore manifatturiero attraversa in questi anni a causa della profonda ristrutturazione del tessuto produttivo. Ad essere particolarmente colpiti sono settori tradizionali come il calzaturiero e il tessile-abbigliamento, sotto attacco da parte dei nuovi attori asiatici. Al peggioramento degli indicatori aziendali (ordini e saldi scendono nel 2005 rispettivamente da 4,7% a -3,3% in Europa e da 5,6% a -5,9% in Italia) corrisponde un generale affievolirsi del tradizionale ottimismo degli imprenditori che caratterizzava le attese per il futuro. Cfr. Confapi-Unicredit Banca d impresa, , Laboratorio PMI. Indagine congiunturale, (I e II semestre 2004; I e II semestre 2005). Osservatorio ISFOL n9 Credito, assicurazioni e servizi finanziari 41,6 64,8 38,5-20,9-3,6 1,3 Servizi operativi alle imprese e alle persone 27,3 31,7 20,6-17,4-17,2-0,6 Istruzione e servizi formativi privati 47,1 43,5 33,9-22,5-6,2-5,7 Sanità e servizi sanitari privati 50,2 49,4 43,5-15,6-17,8-7,6 Altri servizi alle persone 29,2 31,8 38,5-32,2-28,5-1,2 Studi professionali 39,3 38,5 20,7 7,5-4,4-7,7 Fonte: elaborazioni ISFOL-Area Politiche e offerte per la Formazione Continua su dati Unioncamere-Ministero del Lavoro, S. I. Excelsior 5. Gli investimenti formativi e il finanziamento pubblico L andamento degli investimenti in formazione da parte delle imprese, mostrato in figura 6, conferma l ipotesi precedentemente avanzata attraverso l analisi delle figure 1-3, per cui al dinamismo delle grandi imprese corrisponde una situazione stagnante di Pmi e microimprese. Fig. 6 - Spesa complessiva sostenuta per la formazione dalle ULP negli anni , per dimensione dell organico aziendale (migliaia di Euro) micro-imprese pmi grandi imprese Fonte: elaborazioni ISFOL-Area Politiche e offerte per la Formazione Continua su dati Unioncamere-Ministero del Lavoro, S. I. Excelsior Complessivamente nel 2004 la spesa per formazione da parte delle imprese ha raggiunto l importo di 1.603,5 milioni di Euro, di cui il 56% è concentrata sulle unità con oltre 250 dipendenti, il 27% sulle Pmi e il restante 17% sulle micro-imprese. Il divario fra le grandi imprese e le piccole raggiunge i 39 punti percentuali. Osservatorio ISFOL n10 L'incidenza del finanziamento pubblico sulla spesa per la formazione continua è pari al 6,5%, valore in forte diminuzione rispetto agli anni precedenti e dimezzato rispetto al Interessante risulta la percentuale di finanziamento pubblico intercettata dalle grandi imprese nel 2002, pari al 17,9%, che potrebbe aver prodotto negli anni successivi effetti di tipo aggiuntivo o comunque un effetto di sollecitazione agli investimenti privati in formazione (tab. 3). Tab. 3 - Spesa complessiva sostenuta per la formazione negli anni (in migliaia di euro), percentuale di fondi pubblici, per classe dimensionale Totale Dip Dip Dip >= 250 Dip di cui % fondi pubblici: Totale 12,9 9,7 12,5 8,4 6,5 1-9 Dip. 10,0 6,2 4,7 7,3 3, Dip. 17,2 13,8 9,1 8,8 8, Dip. 16,4 13,7 14,0 6,6 8,2 >= 250 Dip. 11,1 8,6 17,9 8,8 * * dip.= 6,9%; 500 dip. e oltre = 6,4%. Fonte: Unioncamere-Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior Dalla seconda Indagine campionaria su "Le politiche di formazione delle Grandi Imprese in Italia"5 (ISFOL-Area Politiche e offerte per la formazione continua) emerge come le grandi imprese sembrano possedere un buon livello di consapevolezza dell utilità dello strumento di finanziamento pubblico, e ciò consente loro di raggiungere obiettivi formativi di qualità: l utilizzo del sostegno pubblico è finalizzato non soltanto all aggiornamento obbligatorio e alla formazione di tipo manutentivo ma anche a promuovere sviluppo e competitività e per accrescere le competenze tecniche operative nei processi produttivi, capacità manageriali e caratteristiche dei prodotti. 5 L Indagine campionaria ISFOL su Le politiche di formazione delle Grandi Imprese in Italia, realizzata dall Area Politiche e offerte per la Formazione continua, è inserita nel Piano Statistico Nazionale del SISTAN (ISF-00021). I dati riportati in questa sede fanno riferimento alla rilevazione effettuata nel I risultati finali dell indagine sono in corso di pubblicazione presso la collana dei Libri del FSE dell Isfol. Alcuni primi risultati dell indagine sono stati anticipati in ISFOL (2004), Rapporto 2004, e in MLPS (2004), Rapporto 2004 sulla formazione continua in Italia. Osservatorio ISFOL n11 Nella maggior parte dei casi, le imprese che utilizzano il finanziamento pubblico mostrano, a parità di altri fattori, una maggiore capacità di coinvolgimento dei propri dipendenti in attività di formazione rispetto alle altre imprese. Inoltre l utilizzo dei finanziamenti pubblici tende a divenire ricorsivo per gli anni successivi. Le difficoltà nell ottenere un finanziamento pubblico da parte delle piccole imprese sembrano derivare principalmente dalla carenza di informazione ma spesso anche da un atteggiamento passivo dell impresa nel rapporto con la Pubblica Amministrazione (ISFOL, Indagine sulla Formazione Continua nelle PMI). Nel Centro-Nord la principale fonte di finanziamento pubblico utilizzata dalle Pmi per la realizzazione di corsi interni di formazione è stato il Fondo Sociale Europeo: il 45% delle imprese che hanno dichiarato di aver fatto ricorso al sostegno pubblico utilizza prevalentemente il Fse, mentre il 29% ricorre alla legge 236/93. Limitando l analisi al rapporto fra utilizzo del Fse e della legge 236, si nota come il Fse sia stato maggiormente utilizzato dalle imprese più grandi, e nei settori dei servizi e della manifattura (fig. 7). Fig. 7 - Fonti di finanziamento utilizzate dalle Pmi per realizzare corsi interni, per macrosettore e dimensione aziendale (Centro-Nord, 2003, %) 90,0 80,0 72,9 78,4 70,0 67,6 60,0 53,0 58,6 54,9 60,4 53,9 50,0 47,0 42,3 45,1 40,0 32,4 35,9 30,0 24,4 20,0 10,0 0, Manifattura Costruzioni Commercio Servizi Dipendenti in classi Settore Fondo sociale Europeo Legge nazionale 236/93 Nota: il totale può essere superiore a 100 in quanto un'impresa può aver utilizzato entrambe le fonti di finanziamento. Fonte: Indagine sulla Formazione Continua nelle PMI 2004 [ISFOL, Area Politiche e offerte per la formazione continua] Osservatorio ISFOL n12 La tabella che segue mostra l associazione esistente tra il canale di finanziamento utilizzato per la formazione e il livello di inquadramento dei lavoratori formati. In generale, i dati mostrano la tendenza, da parte delle imprese, ad utilizzare il sostegno pubblico (in particolare il Fse) per formare i dipendenti con qualifiche professionali medio-alte. In media, le imprese che organizzano corsi interni formano il 51,4% del proprio organico. Il tasso di copertura dei formati non varia di molto nelle imprese che ricevono finanziamenti pubblici. Quella che varia è la platea di lavoratori raggiunti dagli interventi formativi: mentre la percentuale di operai e lavoratori generici formati dalle imprese è, in media, pari al 50,6%, quando l impresa utilizza il Fondo Sociale Europeo tale percentuale si abbatte di quasi 20 punti. Il contrario avviene nel caso delle qualifiche impiegatizie e dirigenziali. Viceversa, il finanziamento ex lege 236 è utilizzato per raggiungere un numero più elevato di lavoratori inquadrati ai livelli più bassi, rispetto a dirigenti e quadri superiori (tab. 4). Tab. 4 - Incidenza dei dipendenti formati per livello d inquadramento e fonte di finanziamento nelle Pmi (Centro-Nord, 2003, %) Media dipendenti formati Dirigenti e quadri superiori Quadri intermedi/tecnici Impiegati/lavoratori qualificati Operai/lavoratori generici Totale 51,4 39,2 53,1 52,9 50,6 Finanziamento FSE 52,8 59,5 71,2 71,0 30,9 Finanziamento Legge 236/93 53,6 29,1 78,2 65,5 36,4 Fonte: Indagine sulla Formazione Continua nelle PMI 2004 [ISFOL, Area Politiche e offerte per la formazione continua] Dal punto di vista territoriale, nel quinquennio la spesa in formazione è maggiore nel Nord Ovest, in coerenza con i più alti tassi di copertura dei dipendenti, con una percentuale di finanziamento pubblico pressoché omogenea fra le varie aree territoriali (tab. 5). Tab. 5 - Spesa complessiva per la formazione negli anni (in migliaia di euro), percentuale di fondi pubblici, per ripartizione territoriale Totale Nord-Ovest Nord-Est Centro Sud e Isole di cui % fondi pubblici: 12,9 9,7 12,5 8,4 6,5 Nord-Ovest 11,0 7,3 12,0 10,8 6,3 Nord-Est 14,3 12,1 12,4 7,6 7,2 Centro 10,9 8,8 12,4 5,5 5,6 Sud e Isole 17,2 12,4 13,6 7,6 7,1 Osservatorio ISFOL n13 Fonte: Unioncamere-Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior Nel 2004, l analisi della percentuale di fondi pubblici relativi alla spesa complessiva sostenuta per la formazione mostra un elevata variabilità, sia per classe dimensionale che per area territoriale. Ad aver fatto maggiore ricorso al finanziamento pubblico rispetto alla media sono proprio le Pmi, ossia il segmento dimensionale di impresa che ha mostrato una minore propensione formativa; in particolar modo questa evidenza si nota tra le imprese del Mezzogiorno (soprattutto in Campania, Basilicata e Calabria), mentre è molto bassa nelle regioni del Centro (in particolare nel Lazio). Solo nel Nord Est le micro-imprese mostrano una maggiore capacità di intercettare il finanziamento pubblico (come in Friuli e in Veneto) a differenza di quanto avviene nelle altre regioni (soprattutto Lazio, Molise, Campania, Calabria e Sicilia) (tab. 6). Tab. 6 - Spesa complessiva sostenuta per la formazione realizzata nell'anno 2004 (in migliaia di Euro) e % di fondi pubblici per classe dimensionale e per area geografica 1-9 Dipendenti Dipendenti Dipendenti Dipendenti >= 500 Dipendenti Totale Nord-Ovest Nord-Est Centro Sud e Isole Totale di cui % fondi pubblici: Nord-Ovest Nord-Est Centro Sud e Isole Totale 1-9 Dipendenti 2,9 5,6 2,8 2,5 3, Dipendenti 8,6 8,2 8,5 9,6 8, Dipendenti 6,2 7,5 4,8 18,1 8, Dipendenti 6,0 11,6 4,0 7,9 6,9 >= 500 Dipendenti 6,9 6,6 6,3 5,6 6,4 Totale 6,3 7,2 5,6 7,1 6,5 Fonte: Unioncamere-Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior Gli investimenti più rilevanti sono concentrati nelle grandi imprese dei settori dell industria meccanica e dei mezzi di trasporto, dell informatica e telecomunicazioni, trasporti e attività postali, credito e assicurazioni. Osservatorio ISFOL n14 I settori con la maggiore percentuale di finanziamento pubblico, istruzione e servizi formativi, industrie tessili, trasporti e attività postali, sanità, industrie del legno e del mobile. Fra le Pmi emergono anche altri settori quali: industria dei minerali non metalliferi, della plastica, alberghi e ristoranti, altri servizi alle persone. 6. La partecipazione dei dipendenti alle attività formative Negli ultimi cinque anni la quota di dipendenti formati nelle ULP è cresciuta dal 13,9% del 2000 al 19,3% del Tuttavia, seppure complessivamente in crescita, sono ancora meno di due milioni i lavoratori che hanno usufruito di un opportunità formativa offerta dalle imprese. La distribuzione di tali opportunità è però fortemente disomogenea tra le diverse dimensioni di impresa: sono soprattutto le grandi imprese a coinvolgere una quota maggiore di lavoratori. Anche il settore di attività economica è una variabile discriminante: le imprese del terziario formano una quota maggiore dei propri lavoratori e questo è, probabilmente, un ulteriore elemento che contribuisce a spiegare l incremento della partecipazione dei lavoratori a fronte di una riduzione delle imprese formatrici; infatti, come già illustrato, la riduzione si registra soprattutto tra quelle industriali (tab. 7). Tab. 7 - Percentuale di dipendenti formati negli anni per macro settore di attività, classe dimensionale e ripartizione geografica (valori percentuali) Totale 17,3 19,2 19,3 Industria 14,5 16,0 15,6 Servizi 20,2 22,1 22,7 1-9 Dipendenti 11,0 9,7 11, Dipendenti 12,9 11,3 11, Dipendenti 17,1 18,0 15,3 >= 250 Dipendenti 28,8 37,6 * Nord-Ovest 18,7 20,5 21,0 Nord-Est 17,4 18,9 18,4 Centro 17,3 19,0 19,3 Sud e Isole 14,8 16,7 17,4 * dip.= 29,5%; 500 dip. e oltre = 39,4%. Fonte: Unioncamere-Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior Osservatorio ISFOL n15 All interno dell impresa, la variabile che maggiormente determina la probabilità di accesso alle attività formative è, come noto, il livello di inquadramento professionale del lavoratore 6. La tabella 8 mostra come la percentuale di operai formati sia di molto inferiore rispetto a quella dei dirigenti e degli impiegati e nel corso degli anni il training divide sia ulteriormente aumentato. Tab. 8 - Percentuale di dipendenti formati negli anni , per posizione nella professione Anno Dirigenti Impiegati Operai media ,7 19,3 10,7 13, ,0 20,2 10,1 13, ,5 24,9 13,0 17, ,5 28,5 13,0 19, ,2 27,9 13, Fonte: Unioncamere-Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior Per quanto riguarda le modalità di organizzazione e gestione della formazione, la maggior parte delle imprese sembra preferire i corsi esterni per aggiornare e formare i propri dipendenti (66,9%), in particolare tra le micro-imprese (69,5%). Le grandi imprese mostrano una maggiore internalizzazione della formazione; infatti la modalità maggiormente utilizzata è quella dei corsi interni, seguita dall affiancamento (tab. 9). Tab. 9 - Unità locali provinciali che hanno realizzato, nel corso del 2004, attività di formazione e aggiornamento professionale per classe dimensionale e per tipologia di formazione (%) Corsi interni Corsi esterni Affiancamento Altro Unità provinciali formatrici (%) 1-9 Dipendenti 31,4 69,5 23,3 7,2 17, Dipendenti 50,2 56,7 24,9 6,4 26, Dipendenti 65,3 57,9 43,0 14,2 37, Dipendenti 82,1 74,3 77,1 46,9 61,4 >= 500 Dipendenti 93,8 79,2 84,6 55,0 76,1 TOTALE 41,0 66,9 28,9 10,6 20,0 *Il totale è superiore a 100 perchè sono ammesse risposte multiple Fonte: Unioncamere - Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior 6 Il fenomeno per cui fruisce della formazione soprattutto chi ha una formazione iniziale più elevata (Unioncamere, Rapporto Excelsior Alcune tendenze evolutive del mercato del lavoro in Italia, Roma, 2005) ed occupa una posizione professionale più alta emerge da diverse indagini. I dati più aggiornati per l Italia sono relativi alla rilevazione 2005 dell Indagine campionaria Isfol Atteggiamenti e comportamenti dei lavoratori verso la formazione continua. Osservatorio ISFOL n16 L approfondimento sulle Pmi realizzato con l Indagine su La formazione continua nelle PMI 7 (ISFOL-Area Politiche e offerte per la formazione continua) mette in evidenza un dato ulteriore: il ricorso molto diffuso a pratiche di formazione meno strutturate da parte delle Pmi rispetto alle grandi imprese, è dovuto in parte alla molteplicità degli approcci formativi adottati in questo segmento d impresa. All interno delle Pmi, l adozione di un approccio più o meno strutturato varia, inoltre, in relazione alle caratteristiche del capitale umano disponibile in azienda, le quali spesso influenzano non solo la scelta della tipologia formativa, ma anche gli strumenti e gli approcci adottati, oltre che i contenuti dell attività formativa 8. Tuttavia, l indagine evidenzia come l attività di formazione più strutturata, ossia quella realizzata attraverso corsi interni, presenti la capacità di coinvolgere in formazione un numero superiore di dipendenti, rispetto ad altre modalità. Attraverso i corsi interni, le Pmi del Centro-Nord hanno coinvolto oltre la metà dei lavoratori delle imprese che hanno organizzato formazione. Tali lavoratori rappresentano il 25% del totale dei dipendenti delle imprese del Centro-Nord (tab. 10). Tab Dipendenti formati per tipologia di formazione (Centro-Nord, 2003, domanda a risposta multipla) Tipologia di formazione Dipendenti formati nelle Pmi formatrici Dipendenti formati nelle Pmi Corsi di formazione a gestione interna 51,4 25,1 Corsi di formazione a gestione esterna 18,2 8,3 Rotazioni delle mansioni, affiancamento nel lavoro e/o periodi di addestramento pratico 26,8 14,6 Iniziative formative a distanza 15,6 0,6 Stages e tirocini formativi 13,7 0,7 Gruppi di miglioramento o gruppi di autoformazione 40,4 9,7 Convegni seminari, mostre e fiere 17,1 8,5 Fonte: Indagine sulla Formazione Continua nelle PMI 2004 [ISFOL, Area Politiche e offerte per la formazione continua] 7 L Indagine campionaria ISFOL su La formazione continua nelle Piccole e medie imprese. Comportamenti, atteggiamenti, ruolo del territorio, realizzata dall Area Politiche e offerte per la Formazione continua, è inserita nel Piano Statistico Nazionale del SISTAN (ISF-00022). I dati riportati in questa sede fanno riferimento alla rilevazione effettuata nel 2004 nelle regioni del Centro-Nord. I campioni sono stati selezionati a partire dall'archivio ASIA di ISTAT e sono rappresentativi a livello regionale. La rilevazione è stata condotta nel periodo giugno-luglio 2004, con tecnica CATI. I risultati finali dell indagine sono in corso di pubblicazione presso la collana dei Libri del FSE dell Isfol. Alcuni primi risultati descrittivi dell indagine sono stati anticipati in ISFOL (2004), Rapporto 2004, e in MLPS (2004), Rapporto 2004 sulla formazione continua in Italia. 8 Cfr. Isfol, 2005, Rapporto 2005, La formazione continua, pp Osservatorio ISFOL n Vedere altro
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References: articolo 1
 Art. 1
 art.3
 Art. 11
 art. 1
 Art. 11
 art. 1