Source: http://smargiassi.blogautore.repubblica.it/2010/11/10/corna-teoriche-divorzio-benedetto/
Timestamp: 2018-06-25 03:48:10+00:00

Document:
Corna teoriche, divorzio benedetto - Bologna C@rogna - Blog - Bologna - Repubblica.it
Questa forse nei giorni scorsi vi è sfuggita. C'è un modo molto pratico e assolutamente legale per ottenere dallo Stato italiano l'annullamento del proprio matrimonio (badate bene: annullamento e non divorzio, dunque niente "alimenti" da pagare al coniuge ecc.) per causa di infedeltà coniugale anche quando l'infedeltà non c'è stata. Basta averla "teorizzata".Ma dovete essere sposati in Chiesa. Per i "civili" non vale.
La notizia è questa: che la Cassazione con sentenza numero 22677 ha respinto il ricorso di una signora bolognese che si è trovata de-sposata dal marito grazie a una sentenza del Tribunale ecclesiastico regionale, sentenza che poi, come stabilito dal Concordato, è stata "delibata" dal tribunale civile italiano ovvero trasformata in sentenza dello Stato valida a tutti gli effetti. Come giusta causa dell'annullamento, il marito aveva invocato non le prove di un qualche tradimento effettivo della consorte, ma solo il fatto (dimostrato evidentemente grazie a testimonianze) che lei da sempre "teorizzava" la possibilità dell'infedeltà, senza però averla mai praticata. La moglie aveva fatto ricorso contro questa inverosimile condanna, ma inutilmente.
Niente corna vere, dunque. Solo corna teoriche. Ma alla Chiesa sono sufficienti per annullare un matrimonio. Lasciamo stare la coerenza interna di questo ragionamento (per divorziare con la benedizione del vescovo basta molto poco, basta aver "pensato male" in tempo utile, e la Chiesa fieramente anti-divorzista - a parole - ti accontenta subito e in modo molto, molto conveniente). Non avremmo niente da dire se la sentenza riguardasse esclusivamente il versante religioso del matrimonio, se cioè quel matrimonio venisse annullato solo davanti a Dio. Purtroppo viene annullato anche davanti agli uomini.
La cosa ridicola e oltraggiosa da un punto di vista civile è infatti che anche lo Stato italiano accetti e assuma il "reato d'opinione" del coniuge infedele come giusta causa di annullamento civile di un matrimonio. E che questo possa accadere solo, ripeto, se l'infedele teorico è un cristiano, o per lo meno è stato sposato da un prete. Se invece è stato sposato da un sindaco non può neppure chiedere il divorzio, perché il giudice civile si metterebbe a ridere di fronte a un tradimento teorico; e comunque, anche con quello effettivo, il non-credente può ricorrere solo al divorzio e non al convenientissimo annullamento che annulla anche qualsiasi assegno di mantenimento, le eventuali divisioni dei beni, tutti gli obblighi relativi ad eventuali figli ecc.
La Cassazione però è incolpevole: non ha potuto fare altro che applicare i dettami del Concordato. Che è il vero problema. Mi chiedo fino a quando una Corte Costituzionale che abbia rispetto per se stessa e per la rfagione della propria esistenza tollererà questa clamorosa, vergognosa disparità fra cittadini sulla semplice base delle credenze religiose.
Michele Smargiassi 16 novembre 2010 alle 11:11
@	alexbenax
Ma quale bugia, mi scusi? Se prometto fedeltà a mia moglie e poi vado a letto con un'altra, le ho detto una bugia. Se le prometto feedeltà e intanto tra me e me penso che la fedeltà non conti nulla, ma poi non la tradisco, sarò insincero ma non ho tradito nessun patto, almeno nessun patto che uno Stato possa permettersi di sanzionare.
Ma che, ci mettiamo a portare in tribunale le bugie degli innamorati? Se la mattina delle nozze ti dico "ti amerò per tutta la vita" e penso "mah chissà se è vero", sono già pronti gli avvocati? Caro alex, lei mi inquieta. Da qui agli psicoreati davvero non c'è molta distanza.
Poi. Un matrimonio civile è generato da un matrimonio civile, punto e basta, non da un matrimonio religioso. Che i due riti siano celebrati assieme da un prete è una cosa che mi scandalizza, da laico, ma comunque resta solo una coincidenza e non una subordinazione. Il matrimonio civile cade assieme a quello religioso solo perché un Concordato incostituzionale offre ai cattolici la possibilità di ricorrere a un istituto che non è accessibile agli sposi civili.
Se io, sposato in comune, chiedo al giudice civile l'annullamento (e ripeto: l'annullamento, non il divorzio) per "esclusione della prole" (cioè perché non volevo figli), non la ottengo di certo. Se poi chiedo l'annullamento per "esclusione dell'indissolubilità" mi ridono in faccia, perché l'ordinamento civile italiano prevede il divorzio come diritto civile, e dunque chiunque si sposa in Comune ha tutto il diritto di pensare e dire che, se vuole, un giorno potrà divorziare.
(Sono solo i cattolici praticanti e osservanti che, se dicono per tempo davanti a testimoni che "un giorno potrei anche divorziare", ottengono per ciò stesso e immediatamente dalla Chiesa fieramente antidivorzista la sollecita realizzazione del loro desiderio, anzi ottengono di più, ottengono la cancellazione in cielo e in terra. Se questa è coerenza, spero che quel giorno Dio abbia qualcosa da dire a chi ha scritto il codice ecclesiastico).
Comunque la si rigiri, gli effetti civili dell'annullamento religioso sono un atto incostituzionale che farebbe vergognare qualsiasi paese laico.
robby1819 15 novembre 2010 alle 23:57
Più leggo le diverse opinioni e più mi viene voglia di riscrivere quello che ho già scritto: sarebbe ora che che arrivi un felice giorno in cui un Governo della Repubblica Italiana metta mano all’abolizione del Concordato. E non solo, evidentemente, per i matrimoni.
alexbenax 15 novembre 2010 alle 15:01
Caro Smargiassi, grazie per avermi risposto e ne approfitto per proseguire - se posso - il discorso.
La sua risposta non mi sembra affronti l'ostacolo: non viene sanzionata un'opinione privata, viene preso atto di una bugia, una bugia in atto pubblico espressa direttamente per creare il matrimonio.
Che cadano gli effetti civili è la cosa più logica che possa succedere, visto che è caduto l'atto che li ha generati. Qui non abbiamo due matrimoni uno civile e uno religioso, ma un unico atto che dispiega i suoi effetti in entrambi gli ordinamenti. Questo è il senso del matrimonio concordatario e non semplicemente una scorciatoia per sveltire le pratiche e per questo è il "presupposto" degli effetti civili.
Anche le obiezioni sulla costituzionalità di tale procedura non mi sembra abbiano peso nel momento in cui gli sposi hanno liberamente scelto il matrimonio concordatario con i suoi contenuti vantaggiosi e svantaggiosi.
Il problema della trascrivibilità dei matrimoni gay non è per il fatto che il nostro ordinamento non li prevede, ma che "contrastano" con il nostro ordinamento in quanto nel diritto italiano il matrimonio (almeno finora) può essere solo tra un uomo e una donna. Al contrario anche il Codice Civile prevede la nullità del matrimonio (artt. 117 ss.) ed in ogni caso il limite posto dal contrasto con l'ordinamento giuridico resta anche per le sentenze di nullità religiosa (ed è per questo che non si possono delibare i provvedimenti sul matrimonio "rato e non consumato").
Alla fine resto ancora del mio parere: la signora in oggetto doveva fare un matrimonio davanti al sindaco. Se ha voluto quello in chiesa mentre non ne condivideva i contenuti perché ora ne rifiuta gli effetti?
Michele Smargiassi 15 novembre 2010 alle 11:46
@alexbenax
So poco di procedura divorzistica ma continuo a pensare, o a sperare, che la semplice opinione astratta di uno degli sposi sui doveri di fedeltà coniugale non possa essere addotta dall'altro come giusta causa di divorzio per colpa. Se è così, allora abbiamo l'equivalente civile del reato d'opinione.
Quanto al mentire, può essere un obbligo sanzionabile dalla legge avere alcune opinioni e conservarle solo per sé, anche fra coniugi? E' un inganno, è menzogna coltivare il sogno (e solo il soglio) di tradire il compagno? Per un cattolico è un peccato, ma per un laico è un reato? Se lo è, abbiamo l'equivalente civile della dittatura ideologica - cioè abbiamo iscritto nella legge gli psicoreati.
Poi. In uno stato laico il matrimonio civile non "ha per presupposto" il matrimonio religioso, niente affatto, neppure quando i coniugi sono anche sposati in chiesa. Dire così è entrare in una logica di tipo integralista o meglio teocratico, dove i rapporti tra uomini discendono dai precetti divini. Il Concordato stabilì ipocritamente una sorta di "scorciatoia" mascherandola da comodità (non ripetere la cerimonia) mentre era in realtà, come si vede, un privilegio per una particolare categoria di cittadini distinta su basi di fede, dunque un privilegio incostituzionale.
Poi. La delibazione concordataria (godendo di uno statuto giuridico proprio, sancito da un patto specifico ahimé richiamato nella Costituzione, ma contenente disposizioni in palese contrasto con essa) è decisamente più vincolante e automatica di quella ordinaria. Lo dimostrano, come ho già detto, i rifiuti ripetuti dei tribunali civili alla delibazione di "sentenze emesse in ordinamenti diversi da quelli dello Stato italiano", come i matrimoni fra gay regolarmente contratti in paesi che li permettono. In quei casi l'inesistenza nell'ordinamento civile italiano del matrimonio fra persone dello stesso sesso è addotta solitamente dai giudici come motivo per il non accoglimento. Ma anche l'annullamento alla radice di un matrimonio non mi risulta esistere nell'ordinamento civile italiano, di sicuro non per le stesse ragioni per le quali lo concedono largamente i tribunali religiosi, altrimenti se ne avvarrebbero migliaia di coppie, che infatti bussano alla porta delle Curie. Dunque è una delibazione privilegiata ad uso dei soli cattolici, dunque è incostituzionale.
alexbenax 15 novembre 2010 alle 11:11
Caro Smargiassi, mentre lei ha appreso la notizia con una certa meraviglia, in ambito giuridico questa è stata una non-notizia. Ciò che produce la nullità di un matrimonio religioso non sono le corna (valutabili forse come indizio) ma la volontà di chi si sposa. La donna che si è sposata escludendo la fedeltà non ha commesso un "reato di opinione": molto più semplicemente ha mentito. Davanti al prete ha detto un "sì" mentre più onestamente doveva dire un "no" e sposarsi in comune. Se poi abbia cornificato o meno il marito non cambia la bugia su cui ha costruito il suo matrimonio. Non meraviglia quindi che ora cada il vincolo civile cha aveva per presupposto il vincolo religioso.
Ciò cha lascia perplessi è che - secondo un certo malcostume italiano - non si sia disposti ad assumersi le conseguenze delle proprie azioni, che detto in parole povere significa accettarne le conseguenze. E non si venga a dire "fanno tutti così": già Craxi, certo in altre circostanze, tentò di giustificarsi così.
Come pure non comprendo che si lamenti del concordato chi se ne è servito facendo un matrimonio concordatario.
Concordato che per altro, in materia di delibazione, altro non prevede che quello che avviene per le sentenze emesse in ordinamenti diversi da quelli dello Stato italiano.
yerkow5 14 novembre 2010 alle 21:53
Complimenti per la completezza delle informazioni e la chiarezza.
Anche se non c'entra con questo argomento, si potrebbe parlare (magari su un blog dedicato)sui dati forniti dal fisco, in cui 10 milioni di contribuenti denunciano redditi da fame.Questa notizia sparisce subito e nessuno approfondisce;mi pare che non si tratti di dipendenti e pensionati, di cui nulla sfugge al fisco, ma di altri soggetti.
Michele Smargiassi 13 novembre 2010 alle 22:39
Sono io che la ringrazio. E come vede ci ritroviamo d'accordo. In bocca al lupo per la sua vita.
juvenile 13 novembre 2010 alle 20:02
Ah bè ma certo che è incostituzionale, mai detto il contrario, come sono incostituzionali i soldi dello stato alle scuole private cattoliche, come è incostituzionale la concentrazione di potere nelle mani di un oligarchia di plutarchi interessati solo a preservare solo loro stessi, come è incostituzionale il lodo alfano ( e forse presto sarà sancito almeno questo dalla Consulta), come è incostituzionale la legge 40 sulla fecondazione assistita, come è incostituzionale il modo in cui si reclutano gli insegnanti di religione nella scuola pubblica e, se vogliamo, come è incostituzionale l'applicazione della legge nei processi di separazione e divorzio dove a seconda se sei uomo o donna ricevi un trattamento totalmente diverso. E mi fermo qui per carità di patria.
Ciò ovviamente non significa che bisogna tollerare tutto questo anzi, però il mio cinismo di base mi porta a considerare i vantaggi (almeno) di questa ennesima ingiustizia dettata dalla pelosa e ipocrita comportamento dei politici interessati a carpire i favori della chiesa in dispregio dei diritti di tutti i cittadini, verso una parte di cittadini (uomini separandi divorziandi) che stanno diventando la nuova emergenza sociale. Tutto qua.
E' stato un dibattito interessante e la ringrazio moltissimo
Michele Smargiassi 13 novembre 2010 alle 16:32
la ringrazio per aver approfondito l'argomento. Ma proprio le cose che lei mi dice mi confermano nelle mie opinioni. Può anche darsi che in qualche caso la "delibazione" venga negata, resta che a quanto mi risulta viene solitamente accolta. E gli sposati in chiesa ottengono quel che gli sposati in comune non potrebbero mai ottenere: l'annullamento radicale del matrimonio come se non fosse mai stato contratto.
Che la delibazione possa essere negata, lo sappiamo. Per esempio viene sempre negata quando a chiedere la trascrizione italiana di un matrimonio contratto all'estero è una coppia gay: anche nella delibazione ci sono discriminazioni... Lei dirà: ma nell'ordinamento civile italiano non esiste il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Vero. Ma non c'è neppure l'annullamento. Dunque i cattolici ottengono uno "strappo" che i gay non possono ottenere. Se non è incostituzionale questo...
L'esempio che lei mi fa, del resto, mi conferma appieno che il ricorso al tribunale religioso, lungi dall'essere l'esigenza spirituale di una coscienza religiosa ansiosa di conoscere la volontà di Dio sul proprio matrimonio, è spesso la comoda scappatoia per sottrarsi ai rigori (giusti o ingiusti qui non mi interessa) della legge italiana. Mi interessa invece che sia una scappatoia accessibile solo, di nuovo, ai cattolici. Se non è incostituzionale questo...
juvenile 13 novembre 2010 alle 15:51
Non ricordo bene se è stato Mussolini o successivamente Craxi a prevedere questa possibilità di delibare le sentenze del Vaticano, in ogni modo ripeto, la delibazione non è affatto automatica la Corte d'Appello è chiamata a verificare che la sentenza che si chiede di delibare non sia contraria all'ordine pubblico italiano, e che sia tutelato il principio della buona fede(copio incollo questo estratto da http://www.altalex.com/index.php?idnot=46932) "Lo stabilisce la sentenza n. 14906 del 25 giugno 2009 della Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione in accoglimento del ricorso di un uomo che dopo aver contratto matrimonio ha scoperto che la moglie non aveva nessuna intenzione di restargli fedele per tutta la vita e gliel'aveva ben celato. Nello specifico la Cassazione ha deciso che il rito civile va annullato, mediante la delibazione della sentenza di nullità dell'unione religiosa.
I Giudici hanno precisato che “secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte la delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario per esclusione da parte di uno soltanto dei coniugi di uno dei ‘bona matrimonii’ (che nella specie è l’esclusione dell’obbligo di fedeltà) può trovare ostacolo nell’ordine pubblico nel caso in cui detta esclusione sia rimasta, inespressa, nelle sfera psichica del suo autore, senza manifestarsi (né comunque essere conosciuta o conoscibile) all’altro coniuge, alla stregua dell’inderogabile principio della tutela della buona fede e dell’affidamento incolpevole".
Quindi ciò significa che se colui il quale chiede l'annullamento è quello che manifestava la riserva mentale senza che la controparte ne fosse a conoscenza la delibazione non viene accolta perchè si deve tutelare la buona fede della controparte impossibilitata a conoscere al tempo la questione per la quale si chiede l'annullamento. Questo riguardo a questo presunto automatismo a cui si aggiunge il fatto che per l'appunto l'annullamento non è facile da ottenere se l'altra parte si oppone. E' quello che è capitato ad un mio conoscente agente di commercio a Bologna che giustamente (e aggiungo giustamente) ha provato ad ottenere l'annullamento per sottrarsi almeno in parte allo sfacelo che il Tribunale civile gli aveva imposto. Oltre ad aver perso la sua casa in pieno centro a Bologna (i giudici non gliel'hanno restituita neanche dopo che il figlio ha deciso di andare a vivere con lui) si trovava a pagare un mantenimento alla ex...che lavorava.
Devo ammettere che certo da laica non sono contenta di questo sconfinamento dell'autorità vaticana nello stato italiano, tanto più che è unilaterale, ma la vedo come l'ultima speranza per sottrarsi a quello che succede agli uomini che hanno la sfortuna di divorziare da donne avide, senza scrupoli che trovano facili sponde in Tribunale alle loro pretese fuori dal mondo. In breve trovo più incivile che si chieda ad un uomo normale e non particolarmente facoltoso di sacrificarsi tutta la vita per mantenere un'ex che non vuole lavorare che non l'annullamento religioso che appunto si può scansare con un matrimonio civile.
Mi rendo conto anche che la mia opinione è viziata dal fatto che di questi esempi di uomini gettati sul lastrico (mi riferisco solo ai mantenimenti alle mogli arroganti e prepotenti ovviamente) ne ho parecchi intorno, di cui uno mi è molto vicino, ma tant'è.
robby1819 12 novembre 2010 alle 14:16
Una domanda alla gentile laica (come me) Valeria:. Quando scrive "In ultimo, mia opinione, non ci trovo niente di scandaloso nell’istituto dell’annullamento, non si è obbligati a sposarsi in chiesa, lo si faccia soltanto in comune e così non si corrono rischi" io trovo strano che un laico legittimi o comunque che rimanga indifferente a una tale procedura che ha effetti AUTOMATICI (grazie a Mussolini) di tipo civile. In altre parole sogno che arrivi un giorno in cui un Governo della Repubblica metta mano all'abolizione del Concordato.
Michele Smargiassi 11 novembre 2010 alle 22:08
Ma lei continua a parlare di sentenze della Rota che avvengono dopo separazioni o divorzi civili.
Io non so bene cosa succeda in quei casi, sicuramente è come dice lei.
Ma so abbastanza bene cosa succede quando la sentenza della Rota arriva prima, e magari resta l'unica. Comunque le sarò grato se mi fornirà casi o eventualità che non conosco. Non pretendo di sapere tutto.
Per quanto riguarda le richieste di nullità non consensuali, sono più difficili ma niente affatto impossibili. Io ne conosco. Ma le statistiche fornite dai tribunali ecclesiastici, almeno quelle pubbliche, non ne riportano la quantità...
juvenile 11 novembre 2010 alle 18:57
la ringrazio per la risposta ma ancora alcune cose a me risultano differenti da quanto lei scrive (poi domani mi riservo di chiedere ad un amico legale o di fare una buona ricerca a conferma di quel che dico) proprio perchè come ha ben inteso indirettamente vivo le questioni relative allo scioglimento di un matrimonio. Intanto a me risulta che nel momento in cui si richiede la delibazione dell'annullamento religioso c'è una grossa differenza a seconda che sia intervenuta una sentenza di separazione O una sentenza di divorzio passata in giudicato. Separazione e divorzio sono due istituti ben distinti (e questo è il vero scandalo secondo me, insieme ai tempi mostruosi per ottenerlo) nel primo caso (sentenza o provvedimenti provvisori di separazione) la delibazione travolge tutto, escluso le decisioni relative ai figli, quindi cancella l'eventuale mantenimento alla moglie (e c'è anche la restituzione di quanto ricevuto fino a quel momento) ma lascia inalterato dunque assegnazione casa, mantenimento figli, tempi di visita ecc. Nel caso invece sia una sentenza di divorzio passata in giudicato a prevedere l'assegno per la moglie, la delibazione non lo cancella, l'obbligo rimane eccome.
Poi a me risulta, perchè anche il mio compagno si è informato (e giustamente aggiungerei visto che non c'è altro modo legale di opporsi a un autentico sopruso ai suoi danni), che non sia così facile ottenere l'annullamento religioso nel caso in cui l'altro coniuge si opponga. In ultimo non è neanche scontata la delibazione dato che delle volte se è contraria all'ordine pubblico italiano la Corte d' Appello rigetta la richiesta.
Saluti e grazie per le sue stimolanti riflessioni
Michele Smargiassi 11 novembre 2010 alle 17:07
Mi sembra che lei faccia un po' di confusione.
Quando c'è una precedente sentenza di separazione o di divorzio, è ovvio che l'annullamento rotale è una pura esigenza spirituale dei coniugi, che rispetto.
Ma io mi riferisco a quando non c'è. Quando cioè i coniugi ricorrono alla comodissima e privilegiata strada della tabula rasa, dell'annullamento religioso, per sfruttarne le conseguenze concordatarie sul piano civile. Se non c'è alcuna precedente separazione o divorzio civile, le cose stanno come ho scritto. Il matrimonio civile viene cancellato alla radice dalla semplice decisione clericale, come non fosse mai esistito. I coniugi non hanno più alcun obbligo reciproco: come se si fosse sciolta una coppia di fatto. Nessun assegno di mantenimento. Non so bene cosa accada delle proprietà acquisite in regime di comunione dei beni, ma tanto ormai non lo sceglie più nessuno, dunque ognuno si riprende quel che è intestato a lui.
Quanto ai figli, il diritto di famiglia tutela automaticamente solo la loro legittima discendenza (conservano il diritto di ereditare dai genitori) ma esattamente come se fossero nati fuori dal matrimonio. L'annullamento religioso non si occupa affatto di quel che sarà di loro, di chi li manterrà, in che casa vivranno: li lascia al loro destino. Neppure lo Stato italiano, quando "deliba" bquella sentenza, può farlo: non può aggiungere alcuna ulteriore decisione civilistica perché la delibazione è solo una specie di trascrizione dell'atto, tale e quale. Per decidere a chi debbano essere affidati in caso di controversia, e sulla quota a cui fissare l'eventuale assegno di mantenimento, i coniugi devono aprire un altro procedimento in sede civile. Tant'è vero che gli stessi giudici rotali, in presenza di figli, consigliano sottovoce agli annullandi di regolare successivamente questa controversia di fronte a un tribunale laico: cioè li spingono a ricorrere proprio alla "diabolica" legge sul divorzio che loro stessi con grande sdegno volevano abolire nel '74, e che loro stessi in questo modo confermano invece come sacrosanta e necessaria (se la vedano poi loro con le loro contraddizioni).
So queste cose, cara Valeria, per aver seguito per una decina d'anni tutte le inaugurazioni degli anni giudiziari del tribunale ecclesiastico della mia regione, per aver parlato decine di volte con giudici e patrocinatori e avvocati. Molti dei quali in riservata sede hanno le stesse mie perplessità. E se non ricordo male c'è stato anche un recente richiamo del papa a non trasformare la Rota nella fabbrica dei divorzi facili e benedetti, cosa che comunque è sempre stata, e temo rimarrà.
Per quanto riguarda la disparità, confermo: se lei va a chiedere il divorzio per colpa del coniuge (non sto parlando ovviamente del divorzio consensuale) adducendo come prova della colpa che il coniuge ha "teorizzato" l'infedeltà, i giudici si metteranno a ridere.
In realtà mi pare che lei, Valeria, ce l'abbia per sue ragioni con l'istituto del divorzio in sé o meglio con le sue conseguenze. Tanto da non vedere che l'istituto dell'annullamento è un intollerabile privilegio a favore dei credenti, e non certo una pena del "contrappasso".
La soluzione è una sola. Il matrimonio civile si fa dal sindaco, quello religioso dal parroco. Chi vuole fare entrambi perderà una mezz'ora in più: penso che una salda fede non vacilli davanti a una mezz'ora. E quando capita di voler divorziare, si facciano due cause separate, una religiosa e una civile, ciascuna con le sue ragioni e le sue ben separate conseguenze. Questa è l'unica forma di eguaglianza di fronte alla legge che conosco; il resto è uno scandalo incostituzionale che dura da troppo tempo.
juvenile 11 novembre 2010 alle 15:00
ci sono notevoli imprecisioni nel suo pezzo. La prima più macroscopica e fuorviante è quella contenuta nell'ultima frase dove afferma che la delibazione "annulla anche qualsiasi assegno di mantenimento, le eventuali divisioni dei beni, tutti gli obblighi relativi ad eventuali figli ecc." Non è affatto vero perchè, particolare non da poco, la delibazione annulla soltanto i doveri (che in questa epoca sono diventati vessazioni, autentiche condanne a vita per gli uomini che si trovano a dover mantenere tutta la vita donne anche giovani che magari si rifiutano di lavorare cui sono stati sposati magari pochi anni, questo non la scandalizza?) verso il coniuge ma NON verso i figli. I figli sono tutelati ugualmente dalla legge dato che come saprà la legge prevede uguali diritti in materia di separazione dei genitori per i figli naturali e legittimi (e fra breve pare scomparirà anche questa distinzione e le residuali differenze che permangono).
Quindi, in caso sia già intercorsa una sentenza di separazione dove è stato indicato il mantenimento da pagare ai figli quello rimane, nel caso ci sia stato solo l'annullamento senza precedente separazione, il coniuge interessato fa istanza al Tribunale dei Minori per chiedere all'altro l'eventuale contributo al mantenimento dei figli. Un gran peccato vero che non possano proseguire in questo caso alcune vergognose rendite di posizione di cui moltissime donne approfittano senza dignità alcuna e soprattutto senza trovare alcun deterrente nei giudici e nei Tribunali che dovrebbero arginare i comportamenti opportunistici. Le dirò di più. Nel caso in cui il divorzio preveda un mantenimento per l'ex moglie (trovo ipocrita usare il termine previsto dalla legge vale a dire coniuge tanto sempre le donne sono quelle che ricevono la paghetta) e sia passato in GIUDICATO, la delibazione successivamente intervenuta non travolge quelle statuizioni previste nella sentenza di divorzio. Quindi come vede chi intende far di tutto per non rendersi autonoma e pesare sulle spalle di un quasi estraneo per tutta la vita (l'ergastolo tra l'altro non lo danno più a nessuno quasi) ha molte cartucce da sparare, di certo molte di più di quanto ne abbiano gli uomini autenticamente pelati da questo disgustoso mercimonio chiamato procedura di separazione e divorzio.
In ultimo, mia opinione, non ci trovo niente di scandaloso nell'istituto dell'annullamento, non si è obbligati a sposarsi in chiesa, lo si faccia soltanto in comune e così non si corrono rischi. Tra l'altro, a me interessa poco non essendo cattolica, a me sembra, da laica vagamente cinica, un giusto contrapasso per chi si è sposato in chiesa magari solo per diciamo la location e la scenografia senza abbracciare davvero l'insegnamento della chiesa per la quale il matrimonio è indissolubile.
Infine dove dice "Se invece è stato sposato da un sindaco non può neppure chiedere il divorzio, perché il giudice civile si metterebbe a ridere di fronte a un tradimento teorico; e comunque, anche con quello effettivo, il non-credente può ricorrere solo al divorzio " , vorrei precisare che per chiedere il divorzio non c'è bisogno di nessun motivo particolare, il giudice non solo non può mettersi a ridere, ma non si può neanche sognare di rifiutare la separazione a qualcuno perchè essendo questa un diritto della persona non deve sottostare a nessuna condizione per essere esercitato se non della volontà di almeno una delle parti in causa.
Rinnovandole la mia stima la saluto con cordialità
robby1819 10 novembre 2010 alle 21:40
caro Smargiassi, la notizia non era sfuggita, anzi io avevo commentato che era roba da matti con una signora onesta ma imprudente. Ciò detto bisogna ringraziare due ex socialisti molto particolari: Mussolini e Craxi che hanno firmato un Concordato pro domo loro e che obblòiga lo Stato Italiano a dare seguito alle sentenze della Sacra Rota. Quella, fra l'altro, che ha permesso allo scaltro Casini di annullare il suo precedente matrimonio senza passare dal Tribunale civile italiano. Se nessuno si offende, da laico direi che siamo ancora al commercio delle indulgenze di luterana (da Martin Lutero) memoria.
gcarlodemaria 10 novembre 2010 alle 14:28
DIALOGO TRA UN SACERDOTE CATTOLICO E UN INFEDELE CHE SI DEVE SPOSARE E HA LETTO SMARGIASSI
Infedele: "Perché, padre, queste discriminazioni tra cittadini italiani per questioni di credo religioso? Non le sembra incostituzionale?"
Sacerdote: "Non vedo il problema, figliuolo. Per non subire discriminazioni e poter usufruire di un così comodo annullamento del matrimonio, basta sposarsi in chiesa, no?" -
I."Ma come? io sono ateo (o mussulmano, o quacchero, fate voi) e non mi si può costringere a convertirmi al cattolicesimo per poter avere gli stessi diritti degli altri".
S. " Niente affatto! Non bisogna più convertirsi, figliuolo. L'unica cosa che la Chiesa chiede è che tu non ostacoli la fede del tuo coniuge, se, almeno lei(lui) è cattolico"
I. " Ah, beh! Allora mi conviene. Anzi conviene a tutti e due. Quando possiamo fissare la data, reverendo?"
Sono più che sicuro che quanto afferma il sacerdote risponde a verità in quanto è capitato a me medesimo di sposarmi non molti anni fa in chiesa (perché lo chiedeva mia moglie) pur essendo io ateo ... quant' è vero Iddio.
Mentre fino a non molti anni addietro per sposarsi col rito cattolico bisognava battezzarsi, comunicarsi, cresimarsi e confessarsi.
Insomma: venghino, venghino signori, ché qui ci si sposa a poco prezzo e con vantaggi che la concorrenza nemmeno si sogna!!!!!

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