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Timestamp: 2020-08-15 20:50:24+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 15590 del 27/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15590 del 27/07/2016
Cassazione civile sez. trib., 27/07/2016, (ud. 15/06/2016, dep. 27/07/2016), n.15590
sul ricorso 21845-2013 proposto da:
avverso la sentenza n. 499/2012 della COMM.TRIB.REG. DELLA CAMPANIA
SEZ.DIST. DI SALERNO, depositata il 26/09/2012;
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, con un unico motivo, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania, sezione distaccata di Salerno, con la quale, in accoglimento dell’appello proposto da P.N. avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Salerno, è stata dichiarata tempestiva la domanda di rimborso avanzata dal contribuente della maggiore IRPEF che era stata trattenuta dal datore di lavoro, sulle somme corrispostegli a titolo di incentivo alle dimissioni, ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 17, comma 4 bis.
La domanda di rimborso, presentata il 2 ottobre 2009 a fronte della trattenuta fiscale operata nell’anno 1999, era basata sulla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea del 21 luglio 2005, resa in causa C-207/04, Vergani, con la quale la norma nazionale sopra indicata (secondo la quale era prevista un’aliquota ridotta alla metà sulle somme erogate in favore dei lavoratori che avevano superato i 50 anni, se donne, e i 55 anni, se uomini) era stata dichiarata in contrasto con la Direttiva del Consiglio 9 febbraio 1976, 76/207/CEE, relativa all’attuazione del principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro.
Sostiene l’Agenzia delle Entrate che erroneamente i giudici di merito avevano considerato tempestiva la domanda di rimborso, ritenendo che la decorrenza del termine quadriennale per proporre l’istanza, stabilito dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38 dovesse essere individuata nella data di pubblicazione della citata sentenza della Corte di giustizia, e non nella data del versamento dell’imposta.
P.N. non ha svolto attività difensiva in questa sede.
La questione di diritto proposta dalla presente causa è stata risolta dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 13676/14, che ha affermato il principio che, nel caso in cui un’imposta venga dichiarata incompatibile con il diritto comunitario da una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea, il termine di decadenza previsto dalla normativa tributaria (per le imposte sui redditi, D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38) per l’esercizio del diritto al rimborso, attraverso la presentazione di apposita istanza, decorre dalla data del versamento dell’imposta e non da quella, successiva, in cui è intervenuta la pronuncia che ha sancito la contrarietà della stessa all’ordinamento comunitario.
Alla stregua di tale principio, il ricorso va accolto e la sentenza impugnata va quindi cassata.
Poichè la domanda di rimborso del contribuente, presentata il 2 ottobre 2009, è intervenuta oltre 48 mesi dopo l’effettuazione, nell’anno 1999, della ritenuta alla fonte che ne costituiva l’oggetto, la causa può essere decisa nel merito, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, con il rigetto del ricorso introduttivo del contribuente.
Le spese dell’intero giudizio sono compensate, in considerazione dei non univoci precedenti di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 17
 sentenza 
 art. 38
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 38
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