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Timestamp: 2020-08-05 14:22:36+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 24886 del 06/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24886 del 06/12/2016
Cassazione civile sez. trib., 06/12/2016, (ud. 13/07/2016, dep. 06/12/2016), n.24886
sul ricorso 12556/2010 proposto da:
KOPRON SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,
V.P. & F.LLI SRL in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliati in ROMA VIA SABOTINO 2-A, presso
lo studio dell’avvocato VALENTINO VULPETTI, che li rappresenta e
difende unitamente all’avvocato GERMANO MARGIOTTA giusta delega in
COMUNE DI GORGONZOLA, in persona del Sindaco pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA VIA G.G. BELLI 27, presso lo
studio dell’avvocato GIACOMO MEREU, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato MASSIMILIANO BATTAGLIOLA giusta delega in
avverso la sentenza n. 83/2009 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,
depositata il 05/05/2009;
udito per il ricorrente l’Avvocato PORCELLI per delega dell’Avvocato
MARGIOTTA che ha chiesto l’accoglimento;
Il comune di Gorgonzola aveva notificato in data 20/9/2007 a Kopron spa un avviso di accertamento relativo al pagamento della Tarsu per l’anno d’imposta 2005.
La contribuente impugnò l’avviso di accertamento davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Milano assumendo di aver iniziato la attività di fabbricazione e lavorazione di componenti metalliche solo in data 31 gennaio 2006 mentre in data 2 dicembre 2005 era stata presentata la richiesta di agibilità e comunicazione di fine lavori. Pertanto tutti i rifiuti di cantiere prodotti nel 2005 era imputabili a società terze.
La Commissione Tributaria Provinciale di Milano accolse il ricorso con sentenza riformata, su appello del Comune, dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia.
Avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia ha proposto ricorso per cassazione la società Kopron spa e V.P. &amp; fratelli srl con tre motivi ed il Comune di Gorgonzola resiste con controricorso.
Con il primo motivo di ricorso le società lamentano violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, artt. 62, 63 e 64, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere il giudice di appello erroneamente ritenuto dovuta l’imposta Tarsu dalle società ricorrenti sebbene i rifiuti di cantiere nell’anno 2005 fossero stati prodotti esclusivamente da società appaltatrici terze e quindi non ascrivibili alle società che avevano detenuto l’area solo dal 31 gennaio 2006 al termine dei lavori di costruzione dello stabilimento.
Con il secondo motivo di ricorso le società lamentano violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perchè i giudici di appello hanno ritenuto le ricorrenti soggette al pagamento della TARSU senza esaminare le prove offerte peraltro non contestate tese a dimostrare che l’inizio della detenzione era avvenuto in data 31/1/2006.
Con il terzo motivo di ricorso le società lamentano omessa insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo del giudizio ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, perchè i giudici di appello hanno ritenuto le ricorrenti soggette al pagamento della TARSU senza esaminare le prove relative all’inizio della detenzione dell’area avvenuto in data 31/1/2006.
Preliminarmente in ordine alla legittimazione attiva della V.P. e F.lli srl occorre osservare che tale società è stata parte del giudizio di merito, mai estromessa anche se non destinataria dell’avviso di accertamento, e quindi è legittimata ad impugnare la sentenza di secondo grado. Il ricorso è infondato e deve essere respinto.
In ordine al primo e secondo motivo da esaminarsi congiuntamente occorre osservare che i motivi e le censure proposte non sono fondate perchè correttamente i giudici di secondo grado hanno ritenuto soggetta al pagamento della Tarsu l’area ove si producevano rifiuti di cantiere, cioè rifiuti speciali assimilati a quelli urbani per i quali la tassa è dovuta anche se smaltiti in proprio tramite ditta specializzata, in quanto ricadente nella disponibilità della ricorrente Kopron srl.
A tal riguardo sulla tassabilità dell’area ove si producono rifiuti speciali occorre ricordare che il principio generale che governa la TARSU è costituito dal rapporto con la disponibilità dell’area produttiva di rifiuti per cui la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), in virtù del D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 62, comma 1, che costituisce previsione di carattere generale, è dovuta unicamente per il fatto di occupare o detenere locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti (ad esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie ad abitazioni) mentre le deroghe alla tassazione indicate dal secondo comma del medesimo art. 62 e le riduzioni delle tariffe stabilite dal successivo art. 66 non operano in via automatica, in base alla mera sussistenza delle previste situazioni di fatto, dovendo, invece, i relativi presupposti essere di volta in volta dedotti nella denunzia originaria o in quella di variazione.
Il terzo motivo di ricorso è inammissibile per mancanza del momento di sintesi.
Per quanto sopra deve essere respinto il ricorso proposto con condanna alle spese del giudizio di legittimità.
Rigetta il ricorso proposto da Kopron spa e V.P. &amp; F.lli srl e condanna le ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 4.500,00 complessivamente oltre spese accessorie come per legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 62
 art. 62
 art. 66