Source: http://ex-exlab.blogspot.it/2013/07/
Timestamp: 2018-04-26 23:00:52+00:00

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ExLab: luglio 2013
New Review | ADRIANO VITERBINI "Goldfoil"
03. God Don't Ever Change
05. New Revolution of the Innocents
07. Style-0 Blues-1
ADRIANO VITERBINI - "Goldfoil"
Adriano Viterbini è un ragazzo in gamba. Uno che ha preso una chitarra acustica ed ha iniziato ad indagare l'antico sogno del blues con le contraddizioni e le passioni che questo viaggio comporta. E si è fermato nel crocevia dove si incontrano spiritualismo, ricerca interiore, indagine sull'aldilà ed ovviamente amore incondizionato per la musica che in "Goldfoil" si presenta totalmente strumentale. C'è l'amore per figure importanti come Jack Rose omaggiato in "Kensington Blues" e vengono sparsi un po' ovunque gli odori pungenti di Blind Willie Johnson, Alvin Youngblood Hart, Woody Guthrie e Ry Cooder. Poco lontano, con un ghigno saldato tra le labbra, il dannatissimo Robert Johnson sorride nell'osservare come la ragione sia stata sempre dalla sua parte. Anche quando certi patti col diavolo sembravano più che sconvenienti. Espressivamente si godono ritmi saltellanti, sghembi, traditional nel modo più paesano possibile. Slide incantati ed incantevoli che riportano alla mente le visioni di un intossicato Keith Richards del periodo "Love You Live" (per chi avesse in mano il vinile, ascoltare il lato C per conferma). Arpeggi delicatissimi a descrivere in che modo il blues possa essere la l'espressione più conforme al canto della natura.
Ma non tutto è esclusivamente chitarra. In "New Revolution of the Innocents" interviene Alessandro Cortini della corte di Trent Reznor che con il suo synth modulare BUCHLA apre una porta "cinematografica" all'interno del concept senza risultare fuori contesto. E così si passa davanti ad una qualità del mood che vira di volta in volta verso colori inaspettati. Senza paura di ricordare un primissimo e genuino Ben Harper o un introspettivo e cervellotico Ben Chasny. D'altra parte il blues è la musica di tutti per eccellenza. Sopratutto degli africani, tirati in causa nella bellissima "Blue Man" che riporta il sogno proprio al grado zero, quando le percussioni erano l'origine del linguaggio. Musicale e non.
Pubblicato da ExLab - Eugenio Di Giacomantonio a 01:56 Nessun commento:
New Review | WHITE HILLS "So You Are... So You'll Be"
04. So You Are… So You'll Be
WHITE HILLS - "So You Are... So You'll Be"
In più di un'occasione i WHite Hills ci hanno fatto delle belle sorprese. Come in "H-P1" quando hanno introdotto l'uso massiccio di synth (suonato da Shazzula degli Aqua Nebula Oscillator) o quando hanno esploso il loro concetto di robot rock con logica inversamente proporzionale alle escursioni di un Josh Homme. E in "So You Are... So You'll Be" le sorprese le abbiamo sin dall'inizio, con un intro di elettronica da videogame e il ponte di "In Your Room" che evoca un gruppo come i Death From Above 1979, lontano anni luce dalla galassia Hawkwind in cui i nostri hanno sempre nuotato. Benissimo. Dopo una moltitudine di album in studio ed altre chicchette, collaborazioni e sperimentazioni a cementare una discografia importante, i nostri hanno ancora volglia di stupire, sperimentare e attraversare l'ignoto. Lo intuiamo dalla predisposizione che hanno ad introdurre ogni pezzo dell'album con una serie di gemme sintetiche di varia natura. Forse a causa della volontà di mettere a contrasto l'imponente mole di massa sonora sprigionata dai pezzi "ortodossi" con momenti di stasi rarefatti per recuperare un concetto chiave: la contaminazione è il vero elemento in cui si relazionano tutte le diversità.
Tornati a casa nella loro New York a registrare a Brooklyn con Martin Bisi (curatore del sound di totem come Sonic Youth e Swans), Ego Sensation e Dave hanno costruito i lori migliori riff space rock dai tempi di "Heads On Fire" e con l'aiuto di Bob Bellomo hanno dato nuovo credito al concetto di power trio. Qui non c'è la sola volontà di rinnovare la tradizione del guitar seventies rock per farla diventare una cosa "moderna"; qui si vuole costruire un wall of sound che assorbe ogni declinazione di psichedelia. I pezzi si allontanano dal modello di canzoni, si sviluppano intorno ad un minutaggio sostanzioso e si legano attorno al concetto di un unicum dell'album in modo che alla fine dell'esperienza si guarda indietro a ricollegare i pattern per formulare una sintesi. Questa volta, come in film di fantascienza di Mario Bava, gli eroi che hanno appena solcato l'universo e sono sopravvissuti a cortocircuiti, alieni e pericoli di ogni tipo, si scoprono più audaci, più folli e nello stesso tempo più saggi. E noi con loro.
New Review | BUDDHA SENTENZA "South Western Lower Valley Rock"
02. Time Wave Zero
03. Beta
06. Spanish Revenge (Hieronimo Is Mad Again)
08. Debris Moon
BUDDHA SENTENZA - "South Western Lower Valley Rock"
Dopo il bell'esordio del 2009 "Mode 0909" torna il quintetto strumentale dei Buddha Sentenza con "South Western Lower Valley Rock" a sintetizzare, fin dal titolo, la loro propensione per i suoi caldi del desert rock. I sette pezzi proposti hanno una curiosità: ognuno è anticipato da un breve intro nominato di volta in volta con una lettera dell'alfabeto greco. Se sia un semplice divertimento o un concept legato in qualche modo alla terra dei miti più antichi del mondo non è dato sapere, ma ciò che viene fuori dai 45 minuti pieni dell'album è che i nostri hanno voluto dare al popolo heavy psych un lavoro davvero notevole.
I Buddha Sentenza si presentano come una comune freak à la Hawkwind che si trova a jammare con la testa piena di sostanze psicotrope alla deriva delle visioni più allucinanti ed intenti a trasportare nel vortice dell'espansione celebrale il pubblico che li segue. E ci riescono benissimo. Nel viaggio incrociamo sedimentazioni kraut (le band tedesche hanno questo vantaggio: sono portatrici sane dell'influenza che contagiò Faust, Can, Guru Guru, ecc.); passioni latine alla Los Natas, Colour Haze e Kyuss ("Spanish Revenge"); arrangiamenti sulla lunga distanza dei 35007 (mai un gruppo underground ha influenzato così tante band come gli olandesi); stati emozionali sospesi nell'assenza di gravità ("Debris Moon", bellissima e trascendente) e soprattutto una visione della materia chiamata rock che valica i confini di genere. Merito della strumentazione allargata verso i synth che più di una volta trasportano le canzoni oltre...
Non c'è altro da aggiungere: bravissimi. Se qualcuno ha voglia di seguire la sentenza del Buddha basta andare sul loro sito ufficiale e troverete in bella evidenza il link dove scaricare l'album per intero a buona risoluzione. Siete pronti per i Viaggi Interstellari?
Pubblicato da ExLab - Eugenio Di Giacomantonio a 01:36 Nessun commento:
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