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Timestamp: 2020-08-04 03:26:33+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 442 del 11/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 442 del 11/01/2011
Cassazione civile sez. III, 11/01/2011, (ud. 26/11/2010, dep. 11/01/2011), n.442
sul ricorso 11920-2006 proposto da:
M.R. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA TREVIS 55, presso lo studio dell’avvocato LONGHI FABIO,
rappresentato e difeso dall’avvocato D’AMBROSIO ANTONIO giusta delega
legali rappresentanti Dott. C.T., elettivamente
dell’avvocato BAIOCCHI ATTILIO, che la rappresenta e difende giusta
avverso la sentenza n. 7886/2005 del TRIBUNALE di NAPOLI, SEZIONE
QUARTA CIVILE, emessa il 02/07/2005, depositata il 14/07/2005 R.G.N.
5680/2005;
udito l’Avvocato ERCOLE EMANUELA (per delega dell’Avv. BAIOCCHI
ATTILIO);
RUSSO Rosario Giovanni che ha concluso con l’accoglimento del primo e
terzo motivo del ricorso, assorbimento degli altri motivi.
Con sentenza del 14 luglio 2005 il Tribunale di Napoli in composizione monocratica accoglieva l’appello proposto dalle Generali Assicurazioni s.p.a., quale impresa designata alla gestione del F.G.V.S. avverso la sentenza del Giudice di pace di quella città del 31 maggio 2004 e per l’effetto condannava l’appellato M. R. alla restituzione delle somme da lui ricevute in esecuzione della sentenza di primo grado a titolo di risarcimento danni da sinistro stradale verificatosi in (OMISSIS) ad opera di una auto rimasta sconosciuta.
Avverso siffatta decisione propone ricorso per cassazione il M., affidandosi a quattro motivi.
Resistono con controricorso le Generali, che hanno depositato memoria.
Con il primo motivo, in estrema sintesi, il ricorrente si duole che il giudice dell’appello non abbia ravvisato alcuna alterità tra la s.p.a. Generali quale impresa operante nel settore delle Assicurazioni e le Generali quale impresa designata dal F.G.V.S..
Come già correttamente argomentato dal giudice dell’appello, l’impresa designata è l’unico soggetto legittimato nei confronti della pretesa del danneggiato, rimasto vittima di ignoto investitore e a nulla rileva che tale impresa sia anche quella che svolge attività nel campo assicurativo, trattandosi, all’occorrenza, di attività diversamente regolamentate ed indirizzate: la prima a scopo pubblicistico-sociale, la secondo a scopo speculativo.
Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta la violazione della privacy, atteso che i suoi dati “sensibili” sarebbero stati conosciuti dal liquidatore addetto alle polizze infortuni a quelli addetti ai sinistri.
Il motivo è infondato per il semplice motivo che l’uso dei dati è stato adoperato nell’ambito del giudizio ai fini di giustizia, ove, ovviamente, non vi sono limiti all’utilizzazione della documentazione prodotta, peraltro, dallo stesso soggetto cui si è rivolto il ricorrente.
Va, infatti, affermato che in tema di trattamento di dati personali l’accesso resta precluso solo per i dati sensibili e non anche quando l’utilizzo venga esercitato per la difesa di interessi giuridicamente rilevanti e nei limiti in cui sia necessario per la loro tutela, atteso il chiaro disposto in parte qua del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 24, lett. f per cui non ogni documentazione “personale” è protetta dalla normativa di specie (v. sul punto anche Cass. n. 15327/09).
Con il terzo e quarto motivo, da trattarsi congiuntamente per la loro connessione, il ricorrente lamenta che la denuncia da lui effettuata alle Generali, sua compagnia assicuratrice, era stata per implicito ritenuto dal Giudice di pace inesistente come prova, per cui il giudice dell’appello erroneamente non avrebbe considerato le altre sue dichiarazioni rese alla Polizia, al giudice di primo grado e le testimonianze raccolte anche alla luce degli artt. 2734 e 2735 c.c..
Come appare dalla semplice lettura della sentenza impugnata il giudice dell’appello si è fatto carico della dichiarazione del M. fatta al proprio assicuratore, da cui risultava e risulta, per come trascritta in sentenza, che la sua mancata annotazione del numero di targa fu dovuta ad una scelta operata dallo stesso M., che non si curò di annotare il numero perchè, al momento del sinistro, non avvertiva “un forte dolore”ed è pacifico, al riguardo, che per riconoscere il carattere confessorio di una dichiarazione non rileva il fine per il quale essa è resa (Cass. n. 4204/02, puntualmente citata in sentenza).
Del resto, le censure non pongono in discussione che la dichiarazione resa dall’attuale ricorrente alla sua Compagnia assicuratrice non si configuri come confessione stragiudiziale, ma, anzi, ne presuppongono la natura, limitandosi a precisare che la stessa non era stata fatta alla parte, ma ad un terzo, per cui essa avrebbe dovuto essere valutata nell’insieme delle prove dedotte in giudizio.
Ciò posto in rilievo, appare evidente che il Collegio non è chiamato a pronunciarsi sulla natura confessoria o meno delle dichiarazioni, la cui autenticità, peraltro, è stata ammessa e riconosciuta dallo stesso M. e non è oggetto di discussione in questa sede Conclusivamente, il ricorso va respinto, ma sussistono giusti motivi, atteso l’alterno esito delle fasi processuali per compensare integralmente tra le parti le spese del presente giudizio di cassazione.
La Corte rigetta il ricorso, ma compensa integralmente tra le parti le spese del presente giudizio di cassazione.

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 art. 24
 Cass. 
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