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Timestamp: 2018-11-20 13:12:47+00:00

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APPROVAZIONE DELLO STATUTO
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Titolo I: Natura e attuazione del Cammino Neocatecumenale
Art. 1: Natura del Cammino Neocatecumenale
Art. 2: Attuazione del Cammino Neocatecumenale
Art. 3: Compiti dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino
Art. 4: Beni temporali
Titolo II: Il Neocatecumenato
Capitolo I: Elementi fondamentali del Neocatecumenato
Art. 5: Destinatari
Art. 6: Il Neocatecumenato si attua nella parrocchia
Art. 7: Il Neocatecumenato si attua in piccola comunità
Art. 8: Catechesi iniziali, itinerario neocatecumenale, “tripode” ed équipe di catechisti
Capitolo II: Catechesi iniziali
Art. 9: Kerigma e celebrazioni
Art. 10: Nascita delle comunità neocatecumenali
Capitolo III: Parola, Liturgia e Comunità
Sezione 1: Parola di Dio
Art. 11: Celebrazione settimanale della Parola
Sezione 2: Liturgia
Art. 12: Veglia pasquale
Art. 13: Eucaristia
Art. 14: Penitenza, preghiera, anno liturgico, pratiche di pietà
Sezione 3: Comunità
Art. 15: Dimensione comunitaria e convivenza
Art. 16: L’esperienza della koinonia e i frutti della comunità
Art. 17: Iniziazione alla missione
Art. 18: Iniziazione vocazionale
Capitolo IV: L’itinerario neocatecumenale: fasi, tappe e passaggi
Art. 19: 1ª fase: riscoperta del precatecumenato
Art. 20: 2ª fase: riscoperta del catecumenato
Art. 21: 3ª fase: riscoperta dell’elezione
Titolo III: Educazione permanente della fede:
una via di rinnovamento nella parrocchia
Art. 22: Educazione permanente nella piccola comunità
Art. 23: Una via di rinnovamento nella parrocchia
Titolo IV: Catecumenato battesimale
Art. 24: Catecumeni
Art. 25: Neofiti
Titolo V: Modalità del servizio della catechesi
Art. 26: Vescovo diocesano
Art. 27: Parroco e Presbiteri
Art. 28: Catechisti
Art. 29: Formazione dei catechisti
Art. 30: Centro neocatecumenale
Art. 31: Catechisti itineranti
Art. 32: Presbiteri itineranti
Art. 33: Famiglie in missione
Titolo VI: L’Équipe Responsabile internazionale del Cammino
Art. 34: L’attuale Équipe Responsabile internazionale del Cammino
Art. 35: Elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino
DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE
Natura e attuazione del Cammino Neocatecumenale
[Natura del Cammino Neocatecumenale]
§ 1. La natura del Cammino Neocatecumenale viene definita da S.S. Giovanni Paolo II quando scrive: «Riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni».[1]
§ 2. Il Cammino Neocatecumenale è al servizio del Vescovo come una delle modalità di attuazione diocesana dell’iniziazione cristiana e dell’educazione permanente nella fede.
§ 3. Il Cammino Neocatecumenale, dotato di personalità giuridica pubblica[2], consta di un insieme di beni spirituali[3]:
1°. il “Neocatecumenato”,[4] o catecumenato post-battesimale[5], secondo la modalità di cui al Titolo II;
2°. l’educazione permanente della fede, secondo la modalità di cui al Titolo III;
3°. il catecumenato, secondo la modalità di cui al Titolo IV;
4°. il servizio della catechesi, di cui al Titolo V, svolto secondo le modalità e dalle persone ivi indicate.
[Attuazione del Cammino Neocatecumenale]
In conformità al desiderio del Papa Giovanni Paolo II: «Auspico che i Fratelli nell’Episcopato valorizzino e aiutino – insieme con i loro Presbiteri – quest’opera per la nuova evangelizzazione, perché essa si realizzi secondo le linee proposte dagli iniziatori, nello spirito di servizio all’Ordinario del luogo e di comunione con lui e nel contesto dell’unità della Chiesa particolare con la Chiesa universale»,[6] il Cammino Neocatecumenale si attua nelle diocesi:
1°. sotto la giurisdizione, la direzione del Vescovo diocesano[7] e con l’assistenza, la guida[8] dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, o dell’Équipe responsabile delegata, di cui all’art. 3, 7º;
2º. secondo «le linee proposte dagli iniziatori», contenute nel presente Statuto e negli Orientamenti alle Èquipes di Catechisti.
[Compiti dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino]
Compete all’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, di cui al Titolo VI:
1°. mettere a disposizione dei Vescovi diocesani i beni spirituali di cui all’art. 1 § 3;
2°. guidare l’attuazione del Cammino Neocatecumenale e garantirne l’autenticità;
3°. adempiere i compiti propri, indicati nel presente Statuto;
4°. procedere alle consultazioni che si considerino opportune;
5°. mantenere regolari rapporti con i Vescovi diocesani;
6°. mantenere regolari rapporti con il Pontificio Consiglio per i Laici, dicastero a cui il Santo Padre ha affidato l’incarico di accompagnare il Cammino Neocatecumenale,[9] come pure con gli altri dicasteri della Santa Sede nell’ambito delle rispettive competenze, informandone il Pontificio Consiglio per i Laici;
7º. nominare, secondo le modalità previste all’art. 31 § 2, Équipes responsabili nazionali – nonché, se necessario, Équipes regionali e diocesane – delegando loro, nei rispettivi ambiti, i compiti di cui ai precedenti punti 2º, 3º, 4º e 5º. Tali Équipes svolgono detti compiti fino a che l’Équipe Responsabile internazionale non ritenga opportuno sostituirle o modificarle.
§ 1. Il Cammino Neocatecumenale, in quanto itinerario di formazione cattolica che si attua nelle diocesi mediante servizi resi a titolo gratuito, non ha patrimonio proprio.
§ 2. Quando in una diocesi si ritiene utile sostenere economicamente inizia­tive ed attività funzionali all’evangelizzazione attuata attraverso il Cammino Neocatecumenale, il Vescovo diocesano, su richiesta dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, valuterà l’opportunità di erigere una fondazione autonoma diocesana, con personalità giuridica, regolata da statuti propri, che sarà riconosciuta anche in sede civile. Essa potrà essere sostenuta da offerte oblative dei partecipanti al Cammino Neocatecumenale, come pure di Enti e di privati.
§ 3. Nelle comunità vengono effettuate collette, in risposta a varie necessità. Spetta ai responsabili delle comunità, nonché alle équipes responsabili del Cammino a ogni livello, assicurare che la gestione di tali collette avvenga con grande senso di responsabilità e nel rispetto del Diritto.
Il Neocatecumenato
Elementi fondamentali del Neocatecumenato
[Destinatari]
§ 1. Il Neocatecumenato è uno strumento al servizio dei Vescovi per la riscoperta dell’iniziazione cristiana da parte degli adulti battezzati. Tra questi si possono distinguere:[10]
1°. coloro che si sono allontanati dalla Chiesa;
2°. coloro che non sono stati sufficientemente evangelizzati e catechizzati;
3°. coloro che desiderano approfondire e maturare la loro fede;
4°. coloro che provengono da confessioni cristiane non in piena comunione con la Chiesa cattolica.
§ 2. I chierici e i religiosi che desiderano ravvivare il dono del Battesimo attraverso il Neocatecumenato, e così anche meglio servirlo, lo percorrono nel rispetto della vocazione e del carisma loro propri, e nell’adempimento dei compiti assegnati loro dal Vescovo diocesano o, nel caso di religiosi, dal Superiore. [11] Per i religiosi inoltre si richiede il consenso del proprio Superiore.
[Il Neocatecumenato si attua nella parrocchia]
§ 1. Il Neocatecumenato, in quanto itinerario di riscoperta dell’iniziazione cristiana, è attuato di norma nella parrocchia, «ambito ordinario dove si nasce e si cresce nella fede»,[12] luogo privilegiato in cui la Chiesa, madre e maestra, genera nel fonte battesimale i figli di Dio e li “gesta” alla vita nuova.[13]
§ 2. Poiché la pastorale di iniziazione cristiana è vitale per la parrocchia,[14] la realizzazione del Cammino Neocatecumenale va coordinata con la funzione propria che ha il Parroco in ciascuna comunità parrocchiale (cfr. can. 519 CIC),[15] esercitando, anche con la collaborazione di altri presbiteri, la cura pastorale di coloro che lo percorrono.[16]
§ 3. Il Cammino Neocatecumenale mirerà a promuovere nei suoi destinatari un maturo senso di appartenenza alla parrocchia e a suscitare rapporti di profonda comunione e collaborazione con tutti i fedeli e con le altre componenti della comunità parrocchiale.
[Il Neocatecumenato si attua in piccola comunità]
§ 1. All’interno della parrocchia, il Neocatecumenato è vissuto in piccola comunità – denominata comunità neocatecumenale –, dato che la forma completa o comune dell’iniziazione cristiana degli adulti è quella comunitaria.[17]
§ 2. Modello della comunità neocatecumenale è la Sacra Famiglia di Nazaret, luogo storico dove il Verbo di Dio, fatto Uomo, si fa adulto crescendo «in sapienza, età e grazia», stando sottomesso a Giuseppe e Maria.[18] Nella comunità i neocatecumeni divengono adulti nella fede, crescendo in umiltà, semplicità e lode, sottomessi alla Chiesa.
[Catechesi iniziali, itinerario neocatecumenale, “tripode” ed équipe di catechisti]
§ 1. Il Neocatecumenato consta delle catechesi iniziali (Cap. II) e dell’itinerario neocatecumenale, ispirato dalle tre fasi dell’iniziazione cristiana: precatecumenato, catecumenato ed elezione, divise in tappe, scandite da passaggi segnati da alcune celebrazioni (Cap. IV).[19]
§ 2. Le catechesi iniziali e l’itinerario neocatecumenale si basano sui tre elementi fondamentali (“tripode”) della vita cristiana, messi in rilievo dal Concilio Vaticano II: Parola di Dio, Liturgia e Comunità (Cap. III).
§ 3. Al centro di tutto il percorso neocatecumenale vi è una sintesi tra predicazione kerigmatica, cambiamento della vita morale e liturgia.[20]
§ 4. Il Neocatecumenato è realizzato, in comunione con il Parroco e sotto la sua responsabilità pastorale, da un’équipe di catechisti (Titolo V),[21] nel rispetto di quanto stabilito dall’art. 2.
§ 5. Detta équipe, con le catechesi iniziali, avvia un processo di gestazione alla fede in cui si formano le comunità e ritorna periodicamente, di norma una volta all’anno, per condurre i diversi passaggi dell’itinerario neocatecumenale e dare le indicazioni necessarie per lo svolgimento delle varie fasi e tappe.
Catechesi iniziali
[Kerigma e celebrazioni]
Il Neocatecumenato comincia nella parrocchia, su invito del Parroco, con delle catechesi kerigmatiche,[22] chiamate catechesi iniziali, contenute negli Orientamenti alle Èquipes di Catechisti. Esse si svolgono nell’arco di due mesi, in quindici incontri serali, e si concludono con una convivenza di tre giorni. Al fine di sperimentare il Tripode: Parola, Liturgia, Comunità, su cui si basa la vita cristiana, le catechesi iniziali sono articolate in tre parti:
1ª. L’annuncio del kerigma che chiama a conversione: la buona notizia della morte e della risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo;[23] «infatti… è piaciuto a Dio di salvare coloro che credono mediante la stoltezza del kerigma» (1 Cor 1,21). Questa «parola di salvezza»[24] chiama alla conversione e alla fede,[25] invita a riconoscersi peccatori, ad accogliere il perdono e l’amore gratuito di Dio e a mettersi in cammino verso la propria trasformazione in Cristo, per la potenza dello Spirito. La conversione è sigillata dalla celebrazione della Penitenza, secondo il rito della riconciliazione di più penitenti, con confessione e assoluzione individuale. Questo sacramento, celebrato periodicamente, sosterrà il cammino di conversione dei singoli e della comunità.
2ª. Il kerigma preparato da Dio attraverso la storia della salvezza (Abramo, Esodo, ecc.): si danno le chiavi ermeneutiche necessarie per l’ascolto e la comprensione della Sacra Scrittura: vedere in Gesù Cristo il compimento delle Scritture e mettere i fatti della propria storia sotto la luce della Parola.[26] Quest’iniziazione alla Scrittura viene sigillata in una celebrazione della Parola, in cui i partecipanti ricevono la Bibbia dalle mani del Vescovo, garante della sua autentica interpretazione, come segno che la madre Chiesa d’ora innanzi lungo il Cammino li nutrirà settimanalmente a questa mensa, fonte viva della catechesi.[27]
3ª. Il kerigma nei sacramenti e nella koinonia: le catechesi culminano nella convivenza con la celebrazione dell’Eucaristia. Detta celebrazione, preparata da opportune catechesi, aiuta a riscoprire lo splendore pasquale messo in risalto dal Concilio Vaticano II e a sperimentare la comunione tra i fratelli. Infatti «non è possibile che si formi una comunità cristiana se non avendo come radice e come cardine la celebrazione della sacra Eucaristia, dalla quale deve quindi prendere le mosse qualsiasi educazione tendente a formare lo spirito di comunità».[28] La celebrazione dell’Eucaristia accompagnerà la comunità durante tutto l’itinerario.
[Nascita della comunità neocatecumenale]
§ 1. Nell’ultimo giorno della convivenza si proclama il Sermone della Montagna, disegno dell’uomo nuovo, e si presenta l’itinerario neocatecumenale come un cammino di rinascita e di riscoperta del Battesimo.
§ 2. Attraverso la predicazione e le celebrazioni fatte nelle catechesi iniziali, lo Spirito Santo invita uomini e donne di diversa età, mentalità, cultura e condizione sociale a intraprendere insieme un itinerario di conversione, fondato sulla riscoperta progressiva delle «immense e straordinarie ricchezze e responsabilità del Battesimo ricevuto»,[29] per operare in loro la graduale crescita e maturazione della fede e della vita cristiana.[30] Alla fine della convivenza, con coloro che accolgono la chiamata a percorrere tale catecumenato post-battesimale viene formata la comunità neocatecumenale.
§ 3. La comunità neocatecumenale è affidata alla cura pastorale del Parroco e del presbitero da lui incaricato (cfr. art. 27). Inoltre la comunità indica, mediante votazione, un responsabile laico e alcuni corresponsabili,[31] che vengono confermati dal Parroco e dall’équipe dei catechisti. Essi collaborano con il Presbitero per assicurare che la comunità percorra l’itinerario del Cammino Neocatecumenale, secondo quanto stabilito nello Statuto e negli Orientamenti alle Èquipes di Catechisti e per curare gli aspetti organizzativi.[32]
§ 4. L'équipe dei catechisti, concluse le catechesi iniziali, illustra al Presbitero, che presiede la comunità, e all’équipe dei responsabili come si fa la preparazione della celebrazione della Parola e dell’Eucaristia (cfr. art. 11 § 3 e art. 13 § 4) e come si svolgono le convivenze mensili, indicando i temi biblici di formazione per la celebrazione della Parola.
Parola, Liturgia e Comunità
[Celebrazione settimanale della Parola]
§ 1. Ciascuna comunità neocatecumenale settimanalmente ha una celebrazione della Parola di Dio,[33] di norma con quattro letture,[34] secondo i temi indicati dagli Orientamenti alle Èquipes di Catechisti per ogni tappa.
§ 2. Nella celebrazione della Parola di Dio, prima dell’omelia, il presbitero invita chi lo desidera tra i presenti ad esprimere brevemente ciò che la Parola proclamata ha detto alla sua vita. Nell’omelia, che ha un posto privilegiato nell’istruzione del Neocatecumenato,[35] il presbitero prolunga la proclamazione della Parola,[36] interpretandola secondo il Magistero[37] e attualizzandola nell’oggi del cammino di fede dei neocatecumeni.
§ 3. Ogni celebrazione della Parola è preparata accuratamente, a turno, da un gruppo della comunità, con l’aiuto, quando possibile, del presbitero. Il gruppo sceglie le letture e i canti,[38] prepara le monizioni e dispone la sala e i segni liturgici per la celebrazione, curandone con zelo la dignità e la bellezza.[39]
§ 4. Per approfondire la Scrittura «con l’intelligenza ed il cuore della Chiesa»,[40] i neocatecumeni si avvalgono soprattutto della lettura degli scritti dei Padri, dei documenti del Magistero, in particolare del Catechismo della Chiesa Cattolica, e di opere di autori spirituali.[41]
[Veglia pasquale]
§ 1. Cardine e fonte della vita cristiana è il mistero pasquale, vissuto e celebrato in modo eminente nel Santo Triduo,[42] il cui fulgore irradia di luce l’intero anno liturgico.[43] Esso costituisce pertanto il fulcro del Neocatecumenato, in quanto riscoperta dell’iniziazione cristiana.
§ 2. «La veglia pasquale, centro della liturgia cristiana, e la sua spiritualità battesimale, sono ispirazione per tutta la catechesi».[44] È per questo motivo che, durante l’itinerario, i neocatecumeni sono iniziati gradualmente[45] ad una più perfetta partecipazione a tutto ciò che la santa notte significa, celebra e realizza.
§ 3. In questo modo il Neocatecumenato stimolerà la parrocchia ad una celebrazione più ricca della veglia pasquale. [46]
[Eucaristia]
§ 1. L’Eucaristia è essenziale al Neocatecumenato, in quanto catecumenato post-battesimale, vissuto in piccola comunità.[47] L’Eucaristia infatti completa l’iniziazione cristiana.[48]
§ 2. I neocatecumeni celebrano l’Eucaristia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi vespri della Domenica. Tale celebrazione ha luogo secondo le disposizioni del Vescovo diocesano. Le celebrazioni dell’Eucaristia delle comunità neocatecumenali al sabato sera fanno parte della pastorale liturgica domenicale della parrocchia e sono aperte anche ad altri fedeli.
§ 3. Nella celebrazione dell’Eucaristia nelle piccole comunità si seguono i libri liturgici approvati del Rito Romano, fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede[49]. Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto.
§ 4. La celebrazione dell’Eucaristia nella piccola comunità è preparata sotto la guida del Presbitero, da un gruppo della comunità neocatecumenale, a turno, che prepara brevi monizioni alle letture, sceglie i canti, provvede il pane, il vino, i fiori, e cura il decoro e la dignità dei segni liturgici.
[Penitenza, preghiera, anno liturgico, pratiche di pietà]
§ 1. «Il sacramento della Penitenza contribuisce in massimo grado a sostenere la vita cristiana».[50] Nel loro itinerario di conversione, i neocatecumeni lo celebrano periodicamente secondo il rito per la riconciliazione di più penitenti con confessione e assoluzione individuale. Sono educati inoltre ad accostarsi con assiduità al sacramento della Penitenza secondo il rito per la riconciliazione dei singoli penitenti.
§ 2. I neocatecumeni vengono gradualmente iniziati alla preghiera liturgica e all’orazione.[51] I genitori sono istruiti a trasmettere la fede ai figli[52] in una celebrazione domestica, fatta durante le Lodi della Domenica.[53] I figli sono preparati alla Prima Comunione e alla Cresima nella parrocchia e dopo i 13 anni sono invitati a iniziare il Cammino Neocatecumenale.
§ 3. La Chiesa inizia progressivamente i neocatecumeni alle ricchezze spirituali e catechetiche dell’anno liturgico, in cui essa «celebra tutto il mistero di Cristo».[54] A tal fine, prima dell’Avvento, della Quaresima e della Pasqua, i catechisti fanno un annunzio preparatorio.
§ 4. I neocatecumeni vengono inoltre gradualmente istruiti al culto eucaristico fuori della Messa, all’adorazione notturna, alla recita del santo Rosario e alle altre pratiche di pietà della tradizione cattolica
[Dimensione comunitaria e convivenza]
§ 1. L’educazione alla vita comunitaria è uno dei compiti fondamentali dell’iniziazione cristiana.[55] Il Neocatecumenato educa ad essa in modo graduale e costante mediante l’inserimento in una piccola comunità aperta alla vita della comunità parrocchiale e di tutta la Chiesa.
§ 2. Momento particolare di tale educazione è la giornata mensile di convivenza di ogni comunità neocatecumenale. In essa, dopo la celebrazione delle Lodi, si comunica l’esperienza di ciò che la grazia di Dio sta compiendo nella propria vita e si manifestano le eventuali difficoltà, nel rispetto della libertà delle coscienze delle persone. Questo favorisce la conoscenza e l’illuminazione reciproca e il mutuo incoraggiamento, nel vedere l’operare di Dio nella storia di ciascuno.
§ 3. La comunità aiuta i neocatecumeni a scoprire il loro bisogno di conversione e di maturazione nella fede: la diversità, i difetti, le debolezze mettono in evidenza l’incapacità di amare l’altro così com’è, distruggono i falsi ideali di comunità e fanno sperimentare che la comunione (koinonia) è opera dello Spirito Santo.[56]
[L’esperienza della koinonia e i frutti della comunità]
§ 1. Nella misura in cui i neocatecumeni crescono nella fede, cominciano a manifestarsi i segni della koinonia: il non giudicare, la non resistenza al malvagio, il perdono e l’amore al nemico.[57] La koinonia si visibilizza anche nel soccorso ai bisognosi, nella sollecitudine per i malati, per i sofferenti e per gli anziani e nel sostegno, per quanto possibile, di coloro che sono in missione, secondo quanto indicato negli Orientamenti alle Équipes di Catechisti. I neocatecumeni vengono gradualmente formati a un sempre più profondo spirito di comunione e di aiuto reciproco.
§ 2. Il Neocatecumenato forma così progressivamente nella parrocchia un insieme di comunità che rendono visibili i segni dell’amore nella dimensione della croce[58] e della perfetta unità,[59] e in tal modo chiamano alla fede i lontani e preparano i non cristiani a ricevere l’annuncio del Vangelo.
§ 3. Il Cammino Neocatecumenale è offerto quindi come strumento atto ad aiutare la parrocchia a compiere sempre più la missione ecclesiale di essere sale, luce e lievito del mondo,[60] e a risplendere davanti agli uomini come Corpo visibile di Gesù Cristo risorto,[61] sacramento universale di salvezza.[62]
[Iniziazione alla missione]
§ 1. «La catechesi rende il cristiano idoneo a vivere in comunità e a partecipare attivamente alla vita e alla missione della Chiesa».[63] I neocatecumeni sono iniziati a «essere presenti da cristiani nella società»[64] e «a prestare la loro cooperazione nei differenti servizi ecclesiali, secondo la vocazione di ciascuno».[65]
§ 2. I neocatecumeni collaborano «attivamente all’evangelizzazione e all’edificazione della Chiesa»[66] innanzitutto essendo ciò che sono:[67] il loro proposito di vivere in modo autentico la vocazione cristiana si traduce in una testimonianza efficace per gli altri, in uno stimolo alla riscoperta di valori cristiani che potrebbero altrimenti restare quasi nascosti.
§ 3. Dopo un certo tempo di Cammino,[68] ogni comunità neocatecumenale indica mediante votazione alcuni fratelli perché svolgano il compito di catechisti. Sono scelti tra coloro che danno garanzie di vita di fede e morale, partecipano al Cammino e alla vita della Chiesa e sono in grado di dare testimonianza, grati dei beni ricevuti attraverso il Cammino Neocatecumenale. Questi, se accettano tale designazione, e previa approvazione da parte del Parroco e dei catechisti che guidano la comunità, costituiscono, insieme al presbitero e al responsabile della comunità, un’équipe di catechisti, per evangelizzare e guidare nuove comunità, sia nella propria che in altra parrocchia, o in altra diocesi,[69] in cui i rispettivi parroci o Ordinari diocesani lo richiedono. I catechisti vengono convenientemente formati (cfr. art. 29).
§ 4. I neocatecumeni collaborano all’azione missionaria e pastorale della parrocchia e della diocesi. Prima della “Redditio symboli”,[70] tenuto conto della loro maturità di fede, coloro che lo desiderano offrono la propria cooperazione; dopo, come frutto della riscoperta della missione del cristiano, i neocatecumeni partecipano nei differenti servizi ecclesiali, secondo la vocazione di ciascuno.
[Iniziazione e formazione alla vocazione sacerdotale]
§ 1. Il Cammino Neocatecumenale, come ogni vero itinerario di catechesi, è anche un «mezzo per suscitare vocazioni sacerdotali e di particolare consacrazione a Dio nelle diverse forme di vita religiosa e apostolica e per accendere nel cuore dei singoli la vocazione speciale missionaria».[71]
§ 2. Il Cammino Neocatecumenale è anche uno strumento che si offre al servizio dei Vescovi per la formazione cristiana dei candidati al presbiterato.
§ 3. I Seminari diocesani e missionari “Redemptoris Mater” sono eretti dai Vescovi diocesani, in accordo con l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, e si reggono secondo le norme vigenti per la formazione e l’incardinazione dei chierici diocesani[72] e secondo statuti propri, in attuazione della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis.[73] In essi i candidati al sacerdozio trovano nella partecipazione al Cammino Neocatecumenale un elemento specifico e basilare dell’iter formativo e, al contempo, sono preparati alla «genuina scelta presbiterale di servizio all’intero Popolo di Dio, nella comunione fraterna del presbiterio».[74]
§ 4. Spetta al Vescovo diocesano nominare, su presentazione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, il Rettore e gli altri superiori ed educatori dei Seminari diocesani e missionari “Redemptoris Mater”. Il Rettore, a nome del Vescovo e in stretto legame con lui, sovrintende agli studi dei seminaristi e al loro itinerario formativo, e accerta l’idoneità dei candidati al sacerdozio.
L’itinerario neocatecumenale: fasi, tappe e passaggi
[1ª fase: riscoperta del precatecumenato]
§ 1. La prima fase del Neocatecumenato è il pre-catecumenato, che è un tempo di kenosi[75] per imparare a camminare nell’umiltà.[76] Essa è divisa in due tappe:
1ª. Nella prima tappa, che va dalle catechesi iniziali fino al primo scrutinio, e che dura circa due anni, i neocatecumeni imparano il linguaggio biblico, celebrando settimanalmente la Parola di Dio, con temi semplici che percorrono tutta la Scrittura, come: acqua, roccia, agnello, ecc. La Parola di Dio, l’Eucaristia e la comunità aiutano gradualmente i neocatecumeni a svuotarsi dei falsi concetti di sé e di Dio ed a scendere alla loro realtà di peccatori, bisognosi di conversione, riscoprendo la gratuità dell’amore di Cristo, che li perdona e li ama.
Nella celebrazione conclusiva del primo scrutinio, dopo l’iscrizione del nome, chiedono alla Chiesa di essere aiutati a maturare nella fede per compiere le opere di vita eterna,[77] e ricevono il segno della croce gloriosa di Cristo, che illumina il ruolo salvifico che ha la croce nella vita di ciascuno.
2ª. Nella seconda tappa, di analoga durata, i neocatecumeni celebrano le grandi tappe della storia della salvezza: Abramo, Esodo, Deserto, Terra promessa, ecc., e viene dato loro un tempo perché provino a se stessi la sincerità dell’intenzione di seguire Gesù Cristo,[78] alla luce della sua Parola: «Non potete servire a Dio e al denaro» (Mt 6,24).
Nella celebrazione conclusiva del secondo scrutinio, rinnovano davanti alla Chiesa la rinuncia al demonio e manifestano la volontà di servire solo Dio. In seguito studiano e celebrano le principali figure bibliche: Adamo, Eva, Caino, Abele, Noè, ecc., alla luce di Cristo.
§ 2. Gli scrutini, ispirati all’itinerario catecumenale dell’OICA, aiutano i neocatecumeni nel loro cammino di conversione, nel rispetto della coscienza e del foro interno, secondo la normativa canonica.[79]
[2ª fase: riscoperta del catecumenato]
La seconda fase del Neocatecumenato è un tempo[80] di combattimento spirituale per acquistare la semplicità interiore dell’uomo nuovo che ama Dio come unico Signore, con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze e il prossimo come se stesso.[81] Sostenuti dalla Parola di Dio, dall’Eucaristia e dalla comunità, i neocatecumeni si addestrano nella lotta contro le tentazioni del demonio: la ricerca di sicurezze, lo scandalo della Croce e la seduzione degli idoli del mondo.[82] La Chiesa viene in aiuto ai neocatecumeni consegnando loro le armi necessarie, in tre tappe:
1ª. «Il combattimento spirituale della vita nuova del cristiano è inseparabile dal combattimento della preghiera»[83] che porta all’intimità con Dio. I neocatecumeni riscoprono l’iniziazione alla preghiera liturgica e personale, anche notturna,[84] che culmina con le catechesi dei Vangeli sulla preghiera e con la celebrazione della consegna del libro della Liturgia delle Ore. Da allora essi iniziano il giorno con la preghiera delle Lodi e dell’Ufficio delle Letture e imparano a fare un tempo di preghiera silenziosa e la preghiera del cuore.
I neocatecumeni, scrutando i salmi in piccoli gruppi, sono iniziati alla pratica assidua della “lectio divina” o “scrutatio scripturæ”,[85] «nella quale la Parola di Dio è letta e meditata per trasformarsi in preghiera».[86] Infatti, «l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo».[87]
2ª. Ai neocatecumeni viene ri-consegnato il Credo della Chiesa (riscoperta della “Traditio Symboli”), «compendio della Scrittura e della fede»,[88] e sono inviati a predicarlo, a due a due, per le case della parrocchia. Essi studiano e celebrano articolo per articolo il Simbolo apostolico e quindi confessano la loro fede (riscoperta della “Redditio Symboli”), proclamando il Credo in una celebrazione adatta durante la Quaresima.
3ª. L’educazione dei neocatecumeni alla preghiera liturgica e contemplativa culmina con le catechesi sulla preghiera del Signore e in una celebrazione viene ad essi ri-consegnato il Padre nostro, «sintesi di tutto il Vangelo».[89] Da allora, nelle ferie di Avvento e di Quaresima, essi cominciano a celebrare comunitariamente in parrocchia, prima di andare al lavoro, le Lodi e l’Ufficio delle Letture, con un tempo di preghiera contemplativa.
I neocatecumeni sono iniziati a farsi piccoli[90] e a vivere abbandonati filialmente alla paternità di Dio, protetti dalla maternità di Maria e della Chiesa, e nella fedeltà al Successore di Pietro e al Vescovo. A tal fine, prima della consegna del “Padre nostro”, i neocatecumeni fanno un pellegrinaggio ad un santuario mariano per accogliere la Vergine Maria come madre,[91] professano la fede sulla tomba di S. Pietro e fanno un atto di adesione al Santo Padre.
In questa tappa i neocatecumeni studiano sistematicamente le singole petizioni del “Padre nostro” e temi sulla Vergine Maria: Madre della Chiesa, Nuova Eva, Arca dell’alleanza, Immagine del cristiano, ecc.
[3ª fase: riscoperta dell’elezione]
§ 1. La terza fase del Neocatecumenato è la riscoperta dell’elezione, «cardine di tutto il catecumenato».[92] È un tempo di illuminazione in cui i neocatecumeni imparano a camminare nella lode, «inondati dalla luce della fede»,[93] cioè a discernere e compiere la volontà di Dio nella storia per fare della propria vita una liturgia di santità. Essi studiano e celebrano i singoli brani del Sermone della Montagna.
§ 2. Dopo aver mostrato con le opere che in essi si sta realizzando, pur nella debolezza, l’uomo nuovo descritto nel Sermone della Montagna, che, seguendo le orme di Gesù Cristo,[94] non resiste al male e ama il nemico,[95] i neocatecumeni rinnovano solennemente le promesse battesimali nella Veglia Pasquale, presieduta dal Vescovo. In questa liturgia essi indossano le vesti bianche in ricordo del loro battesimo.
§ 3. Poi, durante la cinquantina pasquale, celebrano ogni giorno l’eucaristia solennemente e fanno un pellegrinaggio in Terra Santa come segno delle nozze con il Signore, ripercorrendo i luoghi dove Cristo ha realizzato quanto loro hanno vissuto durante tutto l’itinerario neocatecumenale.
§ 4. Dopo la riscoperta dell’elezione si conclude il neocatecumenato.
Educazione permanente della fede:
[Educazione permanente nella piccola comunità]
§ 1. La comunità neocatecumenale, dopo aver compiuto l’itinerario di riscoperta dell’iniziazione cristiana, entra nel processo di educazione permanente della fede: perseverando nella celebrazione settimanale della Parola e dell’Eucaristia domenicale e nella comunione fraterna, attivamente inseriti nella pastorale della comunità parrocchiale, per dare i segni dell’amore[96] e dell’unità,[97] che chiamano l’uomo contemporaneo alla fede:
«L’educazione permanente della fede – afferma il Direttorio generale per la Catechesi – si rivolge non solo a ciascun cristiano, per accompagnarlo nel suo cammino verso la santità, ma anche alla comunità cristiana come tale, perché maturi tanto nella sua vita interiore di amore a Dio e ai fratelli, quanto nella sua apertura al mondo come comunità missionaria. Il desiderio e la preghiera di Gesù al Padre sono un appello incessante: “Perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21). Avvicinarsi, a poco a poco, a questo ideale richiede, nella comunità, una fedeltà grande all’azione dello Spirito Santo, un costante alimentarsi del Corpo e Sangue del Signore e una permanente educazione della fede, nell’ascolto della Parola».[98]
§ 2. Il Cammino Neocatecumenale è così uno strumento al servizio dei Vescovi per attuare il processo di educazione permanente della fede richiesto dalla Chiesa: l’iniziazione cristiana, come ribadisce il Direttorio generale per la Catechesi, «non è il punto finale nel processo permanente di conversione. La professione di fede battesimale si pone a fondamento di un edificio spirituale destinato a crescere»;[99] «l’adesione a Gesù Cristo, infatti, avvia un processo di conversione permanente, che dura tutta la vita».[100]
[Una via di rinnovamento nella parrocchia]
§ 1. In questo modo il Cammino Neocatecumenale contribuisce al rinnovamento parrocchiale auspicato dal Magistero della Chiesa di promuovere «nuovi metodi e nuove strutture», che evitino l’anonimato e la massificazione,[101] e di considerare «la parrocchia come comunità di comunità»,[102] che «decentrano e articolano la comunità parrocchiale».[103]
§ 2. L’Équipe di catechisti che ha guidato la comunità durante l’itinerario neocatecumenale, in modo analogo ai padrini del battesimo,[104] rimane a disposizione per le necessità di evangelizzazione e di educazione permanente.
[Catecumeni]
§ 1. Il Cammino Neocatecumenale è uno strumento al servizio dei Vescovi anche per l’iniziazione cristiana dei non battezzati.
§ 2. La partecipazione alle catechesi iniziali e alla prima fase dell’itinerario neocatecumenale – secondo la condizione loro propria – di coloro che devono percorrere il catecumenato a norma del diritto,[105] garantisce che venga realizzato adeguatamente quanto è ordinato dall’OICA. In particolare:
1°. L’iniziazione cristiana dei catecumeni è fatta «in seno alla comunità dei fedeli i quali, meditando insieme con i catecumeni sull’importanza del mistero pasquale e rinnovando la propria conversione, li incoraggiano con il loro esempio a corrispondere più generosamente alla grazia dello Spirito Santo».[106]
2°. «Il popolo di Dio, rappresentato dalla Chiesa locale, dev’esser sempre convinto e deve mostrare concretamente che l’iniziazione degli adulti è compito suo e impegno di tutti i battezzati… Ogni discepolo di Cristo… deve perciò aiutare i candidati e i catecumeni in tutto il corso dell’inizia­zione, dal precatecumenato al catecumenato, al tempo della mistagogia».[107]
3°. «Non deve essere omesso… il tempo di quell’evangelizzazione», dalla quale «hanno origine la fede e la conversione iniziale», né «il tempo del precatecumenato» necessario «perché maturi la seria volontà di seguire Cristo e di chiedere il Battesimo».[108]
4°. Prima dell’ammissione al catecumenato, occorre che i candidati «abbiano cominciato ad avere il senso della penitenza, a invocare Dio e a pregarlo, a fare la prima esperienza della comunità e della spiritualità cristiana».[109]
5°. «I catecumeni, che la Madre Chiesa circonda del suo affetto e delle sue cure come già suoi figli e ad essa congiunti, appartengono alla famiglia di Cristo: infatti ricevono dalla Chiesa il nutrimento della Parola di Dio e sono sostenuti dall’aiuto della liturgia».[110] «A loro utilità sono predisposte opportune celebrazioni della parola di Dio, anzi essi già possono insieme accedere con i fedeli alla liturgia della parola per meglio prepararsi alla futura partecipazione all’Eucaristia».[111]
6°. «Quando partecipano all’assemblea dei fedeli, devono esser con gentilezza congedati prima dell’inizio della celebrazione eucaristica».[112] Ciò viene fatto nel Cammino Neocatecumenale mediante una benedizione speciale,[113] dopo la quale ri­cevono «una opportuna catechesi» preparata sulla base del Catechismo della Chiesa Cattolica, che «porta i catecumeni non solo a una conveniente conoscenza dei dogmi e dei precetti, ma anche all’intima conoscenza del mistero della salvezza».[114]
7°. «I catecumeni imparino anche a collaborare attivamente alla evangelizzazione e all’edifica­zione della Chiesa».[115]
§ 3. Per completare la preparazione al battesimo, e celebrarlo nella notte di Pasqua, si segue quanto prescritto dall’OICA.
[Neofiti]
§ 1. Terminato il periodo di preparazione, d’accordo con il Parroco e con l’opportuna comunicazione al Vescovo diocesano,[116] i catecumeni ricevono i sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima, Eucaristia) [117], e vengono così pienamente inseriti nella Chiesa.
§ 2. Coloro che lo desiderano continueranno a partecipare alla vita della comunità neocatecumenale con cui hanno camminato fino ad allora da catecumeni, e percorreranno le altre due fasi dell’itinerario neocatecumenale: «la comunità insieme con i neofiti prosegue il suo cammino nella meditazione del Vangelo, nella partecipazione all’Eucaristia e nell’esercizio della carità, cogliendo sempre meglio la profondità del mistero pasquale e traducendolo sempre più nella pratica di vita».[118] Ciò costituisce un aiuto prezioso ai neofiti per superare le difficoltà inerenti ai primi anni di vita cristiana.
Modalità del servizio della catechesi
[Vescovo diocesano]
Al Vescovo diocesano, quale responsabile dell’iniziazione, della formazione e della vita cristiana nella Chiesa particolare,[119] compete:
1º. autorizzare l’attuazione del Cammino Neocatecumenale nella diocesi;
2º. vigilare che l’attuazione del Cammino Neocatecumenale si svolga in conformità a quanto stabilito negli artt. 1 e 2, e nel rispetto della dottrina e della disciplina della Chiesa;
3º. curare una ragionevole continuità pastorale nelle parrocchie in cui è presente il Cammino Neocatecumenale;
4º. presiedere, personalmente o per mezzo di un delegato, le celebrazioni che segnano i passaggi dell’itinerario neocatecumenale;
5º. risolvere, in dialogo con l’Équipe Responsabile del Cammino di cui all’art. 3, eventuali questioni riguardanti l’attuazione e lo sviluppo del Cammino nella propria diocesi;
6º. assicurare una fattiva collaborazione tra il Centro neocatecumenale diocesano, di cui all’art. 30, e i vari uffici della Curia diocesana (in particolare quello liturgico e catechetico).
[Parroco e presbiteri]
§ 1. Il Parroco e i Presbiteri esercitano la cura pastorale (cfr. can. 519 CIC) di coloro che percorrono il Cammino Neocatecumenale – anche alla luce di quanto indicato agli artt. 5 § 2 e 6 § 2 – e adempiono “in persona Christi Capitis” il loro ministero sacerdotale annunciando la Parola di Dio, amministrando i sacramenti e, per quanto possibile, presiedendo le celebrazioni della prima o di altre comunità neocatecumenali della parrocchia.
§ 2. Inoltre il Parroco e i Presbiteri:
1º. a nome del Vescovo diocesano, vigilano che l’attuazione del Cammino si svolga in conformità a quanto stabilito negli artt. 1 e 2, nel rispetto della dottrina e della disciplina della Chiesa;
2º. aiutano le Équipes di catechisti, di cui all’art. 8 §§ 4 e 5, a realizzare la loro missione;
3º. tenuto conto che la pastorale di iniziazione cristiana è vitale per evangelizzare l’uomo contemporaneo, sostengono l’attuazione del Cammino nell’insieme degli strumenti pastorali della parrocchia.
[Catechisti]
§ 1. Le équipes di catechisti sono composte da alcuni laici, eletti in conformità all’art. 17 § 3, e da un presbitero.
§ 2. Le équipes di catechisti, come esplicitato nel presente Statuto[120] e negli Orientamenti alle Èquipes di Catechisti:
1º. su invito del parroco danno le catechesi iniziali che avviano un processo di gestazione alla fede in cui si formano le comunità;
2º. ritornano periodicamente, di norma una volta all’anno, per condurre i diversi passaggi dell’itinerario neocatecumenale e dare le indicazioni necessarie per lo svolgimento delle varie fasi e tappe;
3º. svolgono un importante compito di discernimento circa l’idoneità dei singoli neocatecumeni e delle rispettive comunità per quanto riguarda il passaggio alle tappe successive dell’itinerario del Cammino;
4º. durante gli scrutini di passaggio da loro guidati devono mantenere il massimo rispetto per gli aspetti morali della vita intima dei neocatecumeni che rientrano nel foro interno della persona.
§ 3. Nello svolgimento del loro compito i catechisti laici collaborano con il Parroco e con i presbiteri delle rispettive comunità e li aiutano nella missione di governo, di insegnamento e di santificazione loro propria in quanto ministri ordinati.
[Formazione dei catechisti]
Perché i catechisti acquistino – come richiede il Direttorio generale per la Catechesi – «gli atteggiamenti evangelici che Gesù suggerì ai suoi discepoli, quando li iniziò alla missione…: andare in cerca della pecora smarrita; annunciare e sanare nello stesso tempo; presentarsi poveri, senza oro né bisaccia; saper assumere il rifiuto e la persecuzione; porre la propria fiducia nel Padre e nel sostegno dello Spirito Santo; non attendersi altro premio che la gioia di lavorare per il Regno»,[121] essi sono adeguatamente preparati:
1°. base della loro formazione è la partecipazione al Neocatecumenato, che garantisce la loro graduale maturazione nella fede e nella testimonianza,[122] con il corrispondente approfondimento biblico, patristico e teologico, con particolare riferimento ai documenti del Magistero della Chiesa;
2°. si preparano a trasmettere la parola come a loro volta l’hanno ricevuta[123] e vissuta: fanno pratica accompagnando più volte i propri catechisti nelle catechesi iniziali e nei diversi passaggi del Neocatecumenato;
3°. completano la loro formazione partecipando ad apposite convivenze e incontri per catechisti, indetti dall’Équipe Responsabile internazionale del Cammino o dall’Équipe da essa delegata, in cui si trattano temi fondamentali del Magistero della Chiesa;
4°. assistono agli incontri del Centro neocatecumenale diocesano, di cui all’articolo seguente, per la formazione dei catechisti;
5°. infine, preparano ogni catechesi e passaggio del Neocatecumenato, per quanto possibile insieme al presbitero, leggendo in ambiente di preghiera i brani corrispondenti della Sacra Scrittura, del Catechismo della Chiesa Cattolica e degli Orientamenti alle Èquipes di Catechisti, che ravvivano in loro la «parola di salvezza» (At 13,26) che essi stessi hanno ricevuto oralmente dai propri catechisti.
[Centro neocatecumenale]
§ 1. Quando lo sviluppo del Cammino Neocatecumenale in una diocesi lo richiede, l’équipe di catechisti che ha aperto il Cammino avvia e guida, d’accordo con il Vescovo, un centro chiamato Centro neocatecumenale diocesano, che favorisce l’incontro tra il Vescovo, o un suo delegato, i parroci, ed i presbiteri, catechisti e responsabili delle comunità.
§ 2. Scopo del centro è contribuire alla formazione dei catechisti, assegnare le nuove catechesi, coordinare i diversi passaggi, sostenere le équipes di catechisti nelle varie difficoltà dell’evangelizzazione e presentare al Vescovo, o a un suo delegato, i responsabili delle nuove comunità.
[Catechisti itineranti]
§ 1. Nelle convivenze di catechisti, di cui all’art. 29, 3°, per rispondere alle richieste di diocesi lontane, si fa una chiamata ai partecipanti a rendersi disponibili per essere inviati come itineranti, in ogni parte del mondo. Coloro che si sentono chiamati da Dio offrono la loro disponibilità.
§ 2. In apposite convivenze l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino costituisce delle équipes di catechisti itineranti – formate di solito da un presbitero, una coppia di sposi e un celibe, oppure un presbitero, un celibe e una nubile –, per essere inviate a diocesi lontane a iniziare e guidare l’attuazione del Cammino Neocatecumenale.
§ 3. In queste convivenze, che cominciano con una giornata di conversione, l’Équipe Responsabile del Cammino, o altra da essa indicata, verifica la disponibilità e coordina l’attività degli itineranti, in una dinamica di “sistole e diastole”, secondo l’esempio del Signore che inviava i suoi apostoli in missione e poi li riuniva, in un luogo appartato, per ascoltare i prodigi che lo Spirito Santo operava con loro.[124]
§ 4. Il catechista itinerante resta unito alla propria parrocchia e comunità, alla quale ritorna regolarmente per partecipare al cammino della propria comunità. Inoltre, il catechista itinerante accetta di vivere la propria missione in precarietà – secondo la prassi ultra trentennale del Cammino Neocatecumenale –, rimanendo libero di interromperla in qualsiasi momento, informando il Vescovo ad quem e l’Équipe Responsabile del Cammino.
[Presbiteri itineranti]
Qualora si tratti di chierici secolari, oppure di membri di Istituti di vita consacrata o di Società di vita apostolica, essi devono avere la licenza espressa del proprio Vescovo diocesano o Superiore religioso competente, nelle dovute forme. L’Ordinario, in rapporto con il Vescovo che li accoglie, fissa il tempo di questa disponibilità, è periodicamente informato della loro attività, e si accerta che le condizioni materiali e spirituali del loro ministero, vissuto nello spirito dell’essere itinerante, siano secondo quanto previsto dal diritto.
[Famiglie in missione]
§ 1. L’attuazione del Cammino Neocatecumenale può essere aiutata da famiglie in missione che, su richiesta dei Vescovi, si stabiliscono in zone scristianizzate o dove sia necessaria una “implantatio ecclesiae”.
§ 2. Queste famiglie sono indicate dall’Équipe Responsabile del Cammino, in apposite convivenze, tra quelle che si sono rese liberamente disponibili per andare ovunque dopo aver considerato, con fiducia nel Signore, sia la necessità della Chiesa sia l’assenza di ostacoli per la propria famiglia. Esse vengono di solito inviate dal proprio Vescovo in un’apposita celebrazione.
§ 3. La famiglia in missione resta unita alla propria parrocchia e comunità, alla quale ritorna periodicamente per partecipare al cammino della propria comunità. Inoltre accetta di vivere nella precarietà la propria missione – aiutata eventualmente dalla comunità di origine –, rimanendo libera di interromperla in qualsiasi momento.
L’Équipe Responsabile Internazionale del Cammino
[Elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino]
§ 1. L’elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino sarà affidata a un Collegio elettivo, in numero tra ottanta e centoventi, scelto dalla stessa Équipe. Le persone facenti parte di detto Collegio sono nominate a vita, salvo che l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino ritenga opportuna, per motivi gravi, qualche sostituzione. Ogni cinque anni detta Équipe provvederà a sostituire coloro che – per morte, rinuncia, o per gravi motivi – avessero cessato di far parte del Collegio. L’elenco dei componenti il Collegio elettivo è depositato presso il Pontificio Consiglio per i Laici.
§ 2. L’elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cam­mino avverrà nel modo seguente:
1°. Un mese prima della scadenza del suo mandato, il Collegio elettivo è convocato in una convivenza dall’Équipe Responsabile del Cammino uscente, oppure, nel caso della sua scomparsa, dal primo nell’elenco di cui sopra.
2°. Il Collegio, raggiunto un quorum di almeno due terzi dei suoi membri, nella prima riunione sceglie 3 persone a cui viene affidato l’incarico di scrutatore e gli altri incombenti che attengono all’elezione. Il Collegio elegge, tra i presenti o tra altri catechisti del Cammino da essi proposti, i componenti dell’Équipe internazionale, a norma del can. 119 C.I.C.[125] Per primo viene eletto il responsabile dell’Équipe, che deve essere un laico – uomo sposato o celibe –, e poi, in singole votazioni, gli altri componenti dell’Équipe.
3°. La composizione dell’Équipe, a votazione ultimata, deve comprendere: un presbitero, una coppia di sposi e un celibe, oppure un presbitero, un celibe e una nubile.
4º. La conferma dell’elezione dell’Équipe sarà richiesta dal responsabile al Pontificio Consiglio per i Laici, a norma del diritto.[126] In caso di mancata conferma, si procederà a rieleggere l’intera Équipe.
§ 3. L’Équipe Responsabile internazionale del Cammino ha un mandato di sette anni e può essere rieletta più volte. Dopo ogni rielezione, il responsabile chiederà la conferma al Pontificio Consiglio per i Laici.
§ 4. Se durante il suo mandato venisse a mancare il responsabile, l’Équipe sarà rieletta per intero, secondo la procedura indicata ai §§ 1 e 2; se venisse a mancare uno degli altri componenti si eleggerà il sostituto, secondo la stessa procedura.
Ogni eventuale modifica del presente Statuto va sottoposta all’approvazione del Pontificio Consiglio per i Laici dall’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, previa consultazione del Collegio elettivo.
[1] Giovanni Paolo II, Epist. Ogniqualvolta, 30 agosto 1990: AAS 82 (1990) 1515.
[2] Cfr. Pontificio Consiglio per i Laici, 28 ottobre 2004 (Prot. N. 1761/04 AIC-110).
[3] Cfr. can. 115 § 3: fondazione autonoma di beni spirituali.
[4] Cfr. Il Neocatecumenato. Un’esperienza di evangelizzazione e catechesi in atto in questa generazione. Sintesi delle sue linee di fondo, a cura del Centro neocatecumenale di Roma, Roma 1976 (pro manuscripto).
[5] “Un itinerario di tipo catecumenale, che percorre tutte quelle fasi che nella Chiesa primitiva i catecumeni percorrevano prima di ricevere il sacramento del Battesimo… (cfr. Catecumenato post-battesimale, in Notitiae 95-96, 1974, 229)” (Giovanni Paolo II, Epist. Ogniqualvolta, 30 agosto 1990, AAS 82 [1990] 1514).
Esso si ispira a vari documenti della Santa Sede, tra i quali:
- il cap. IV dell’OICA che suggerisce l’utilizzazione adattata della catechesi e di alcuni riti propri del catecumenato per la conversione e maturazione nella fede anche negli adulti battezzati.
- Paolo VI, Esort. apost. Evangelii Nuntiandi, 44: «È ormai palese che le condizioni odierne rendono sempre più urgente che l’istruzione catechetica venga data sotto forma di un catecumenato».
- Giovanni Paolo II, Esort. apost. Catechesi Tradendæ, 44: «La nostra preoccupazione pastorale e missionaria… va a coloro che, pur essendo nati in un paese cristiano, anzi in un contesto sociologicamente cristiano, non sono mai stati educati nella loro fede e, come adulti, sono dei veri catecumeni».
- Giovanni Paolo II, Esort. apost. Christifideles Laici, 61: «Un aiuto [alla formazione dei cristiani] può essere dato… da una catechesi post-battesimale a modo di catecumenato, mediante la riproposizione di alcuni elementi del Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti, destinati a far cogliere e vivere le immense e straordinarie ricchezze e responsabilità del Battesimo ricevuto».
- Catechismo della Chiesa Cattolica, 1231: «Per la sua stessa natura il Battesimo dei bambini richiede un catecumenato post-battesimale. Non si tratta soltanto della necessità di una istruzione posteriore al Battesimo, ma del necessario sviluppo della grazia battesimale nella crescita della persona».
- Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 59: «“Il modello di ogni catechesi è il Catecumenato battesimale, che è formazione specifica mediante la quale l’adulto convertito alla fede è portato alla confessione della fede battesimale durante la veglia pasquale”. Questa formazione catecumenale deve ispirare le altre forme di catechesi, nei loro obiettivi e nel loro dinamismo»; ibidem, 91: «La catechesi post-battesimale, senza dover riprodurre mimeticamente la configurazione al Catecumenato battesimale, e riconoscendo ai catechizzandi la loro realtà di battezzati, farà bene ad ispirarsi a questa “scuola preparatoria alla vita cristiana”, lasciandosi fecondare dai suoi principali elementi caratterizzanti».
[6] Giovanni Paolo II, Epist. Ogniqualvolta, 30 agosto 1990: AAS 82 (1990) 1515.
[7] Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 223; cfr. can. 775 § 1 C.I.C.; can. 617 C.C.E.O.
[8] Con le parole “direzione” e “guida” si indicano due funzioni distinte: con il termine “direzione” si intende la giurisdizione propria dei ministri ordinati; con il termine “guida” si intende la conoscenza tecnica del Cammino secondo le linee proposte dagli iniziatori.
[9] Cfr. Giovanni Paolo II, Lettera al Cardinal James Francis Stafford, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, 5 aprile 2001, in L’Oss. Rom., 17-18 aprile 2001, p. 4.
[10] Cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 172.
[11] Cfr. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Vita consecrata, 56.
[12] Cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 257.
[13] Cfr. Ibidem, 79 e 257; Catechismo della Chiesa Cattolica, 169 e 507.
[14] Cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 91; cfr. anche 64: «La catechesi d’iniziazione è, così, l’anello necessario tra l’azione missionaria, che chiama alla fede, e l’azione pastorale che alimenta continuamente la comunità cristiana. Non è, pertanto, un’azione facoltativa, ma un’azione basilare e fondamentale… Senza di essa l’azione missionaria non avrebbe continuità e sarebbe sterile. Senza di essa l’azione pastorale non avrebbe radici e sarebbe superficiale e confusa: qualunque burrasca farebbe crollare l’intero edificio».
[15] Cfr. Sacra Congregazione per il Culto Divino, OICA, 45; Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 225.
[16] Cfr. can. 519 C.I.C.: «Il parroco è il pastore proprio della parrocchia affidatagli, esercitando la cura pastorale di quella comunità sotto l’autorità del Vescovo diocesano, con il quale è chiamato a partecipare al ministero di Cristo, per compiere al servizio della comunità le funzioni di insegnare, santificare e governare, anche con la collaborazione di altri presbiteri o diaconi e con l’apporto dei fedeli laici, a norma del diritto»; cfr. can. 281 C.C.E.O.
[17] Cfr. OICA, 3; Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 258, nota 25: «È importante constatare come Giovanni Paolo II, in Christifideles laici 61, pone la convenienza delle piccole comunità ecclesiali nel contesto delle parrocchie e non come un movimento parallelo che assorbe i suoi membri migliori: “All’interno poi di talune parrocchie… le piccole comunità ecclesiali presenti possono essere di notevole aiuto nella formazione dei cristiani, potendo rendere più capillari e incisive la coscienza e l’esperienza della comunione e della missione ecclesiale”».
[18] Cfr. Lc 2,52.
[19] Lo scopo definitivo del Neocatecumenato è di mettere le persone, di tappa in tappa, di gradino in gradino, «non solo in contatto, ma in comunione, in intimità con Gesù Cristo» (Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 80; cfr. OICA, 6), «autore e perfezionatore della fede» (Eb 12,2).
[20] Cfr. Giovanni Paolo II, Discorso a 350 catechisti itineranti del Cammino Neocatecumenale, in L’Oss. Rom., 18 gennaio 1994: «Vostro merito è l’avere riscoperto una predicazione “kerigmatica”, che invita alla fede anche i “lontani”, realizzando un itinerario post-battesimale secondo le indicazione dell’Ordo Initiationis Christianæ Adultorum, richiamate dal Catechismo della Chiesa Cattolica (cfr. n. 1231). Al centro di tale percorso di fede vi è una fruttuosa sintesi tra predicazione, cambiamento della vita morale e liturgia».
[21] Cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 156, 230-232; Giovanni Paolo II, Esort. apost. Catechesi Tradendæ, 55; Idem, Lett. enc. Redemptoris missio, 71; can. 211 C.I.C.; can. 14 C.C.E.O.
[22] Cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 62.
[23] Cfr. Rm 16,25; At 5,42; 8,35; 11,20; Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 102.
[24] At 13,26.
[25] Cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 53-55.
[26] Cfr. Sal 119,105.
[27] Cfr. Giovanni Paolo II, Esort. apost. Catechesi Tradendæ, 27; Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 94.
[28] Concilio Ecumenico Vaticano II, Decr. Presbyterorum ordinis, 6.
[29] Giovanni Paolo II, Esort. apost. Christifideles Laici, 61; cfr. OICA, 295.
[30] Cfr. OICA, 296.
[31] All’inizio di ogni tappa dell’itinerario neocatecumenale del Cammino, a norma degli Orientamenti Catechetici il responsabile e i corresponsabili sono verificati dall’Équipe di catechisti, d’intesa con il Parroco e con il presbitero della comunità.
[32] Cfr. Paolo VI, Esort. apost. Evangelii Nuntiandi, 73.
[33] Cfr. Cæremoniale Episcoporum, nn. 221-226.
[34] Generalmente la 1ª lettura è tratta dalla Torà o dai libri storici dell’AT; la 2ª, dai profeti o dai libri sapienziali; la 3ª, dagli scritti apostolici e la 4ª, dai Vangeli.
[35] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 132.
[36] Cfr. Ibidem, 1154.
[37] Cfr. Pontificia commissione biblica, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, III, B, 3: «In quanto collaboratori dei vescovi, i sacerdoti hanno come primo dovere la proclamazione della Parola (cfr. Presbyterorum ordinis, 4). Essi sono dotati di un carisma particolare per l’interpretazione della Scrittura quando, trasmettendo, non le loro idee personali, ma la parola di Dio, applicano la verità eterna del vangelo alle circostanze concrete della vita (ibidem)».
[38] Nel Cammino Neocatecumenale si adopera un innario di canti tratti dalla Parola di Dio e dalla tradizione liturgica cristiana ed ebraica, che vanno sottolineando i contenuti delle diverse tappe e passaggi.
[39] Cfr. Istitutio generalis Missalis Romani, 288.
[40] Giovanni Paolo II, Esort. apost. Catechesi Tradendæ, 27; cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 127.
[41] Cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 128, 96.
[42] Cfr. Messale Romano, Annunzio del giorno della Pasqua nella solennità dell’Epifania: «Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto».
[43] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1168.
[44] Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 91; cfr. ibidem: «Il catecumenato battesimale è tutto impregnato dal mistero della Pasqua di Cristo. Per questo “tutta l’iniziazione deve rivelare chiaramente il suo carattere pasquale” (OICA, 8)»; cfr. ibidem, 59.
[45] Anche oggi, tanti neocatecumeni provengono dal mondo e da esperienze fuori della Chiesa ed hanno bisogno di una graduale introduzione ai sacramenti: una propedeutica sacramentale che Giovanni Paolo II ha definito «laboratorio sacramentale», nel quale i battezzati, ma non iniziati (cfr. Karol Wojtyla, Affinché Cristo si serva di noi. Catecumenato del XX secolo: Znak, Cracovia, n. 34, 1952, pp. 402-413), possono gradualmente scoprire il fulgore del mistero pasquale.
[46] Cfr. Congregazione per il Culto Divino, Litt. circ. Paschalis sollemnitatis, 39-42, 77-96.
[47] Cfr. Giovanni Paolo II, Epist. Ogniqualvolta, 30 agosto 1990: AAS 82 (1990) 1515: «Sono l’annuncio del Vangelo, la testimonianza in piccole comunità e la celebrazione eucaristica in gruppi (cfr. Notificazione sulle celebrazioni nei gruppi del Cammino Neocatecumenale, in L’Oss. Rom., 24 dicembre 1988) che permettono ai membri di porsi al servizio del rinnovamento della Chiesa»; Idem, Discorso a 350 catechisti itineranti del Cammino Neocatecumenale, in L’Oss. Rom., 18 gennaio 1994: «Tutto ciò viene attuato in piccole comunità, nelle quali “la riflessione sulla parola di Dio e la partecipazione all’Eucaristia… formano cellule vive della Chiesa, rinnovano la vitalità della Parrocchia mediante cristiani maturi capaci di testimoniare la verità con una fede radicalmente vissuta” (Messaggio ai Vescovi d’Europa riuniti a Vienna, 12 aprile 1993)».
[48] Cfr. OICA, 36, 368.
[49] Cfr. Benedetto XVI, Discorso alle Comunità del Cammino Neocatecumenale del 12 gennaio 2006: Notitiae 41 (2005) 554-556; Congregazione per il Culto Divino, Lettera del 1° dicembre 2005: Notitiae 41 (2005) 563-565; Notificazione della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti sulle celebrazioni nei gruppi del Cammino Neocatecumenale, in L’Osservatore Romano, 24 dicembre 1988: «la Congregazione consente che tra gli adattamenti previsti dall’Istruzione Actio pastoralis, nn. 6-11, i gruppi del menzionato “Cammino” possano ricevere la comunione sotto le due specie, sempre con pane azzimo, e spostare, “ad experimentum”, il rito della pace dopo la Preghiera universale».
[50] Concilio Ecumenico Vaticano II, Decr. Christus Dominus, 30; cfr. cann. 718-736 C.C.E.O.
[51] Cfr. art. 20, 1ª e 3ª.
[52] Cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 226-227, 255; can. 774 § 2 C.I.C.; can. 618 C.C.E.O.
[53] Cfr. Institutio generalis de Liturgia Horarum, 27.
[54] Normæ universales de anno liturgico et de calendario, 17; cfr. can. 619 C.C.E.O.
[55] Cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 86.
[56] Cfr. Ibidem, 253: «La comunità cristiana è la realizzazione storica del dono della “comunione” (koinonia), che è un frutto dello Spirito».
[57] Cfr. Lc 6,27-37; Mt 5,38-48.
[58] Cfr. Gv 13,34-35: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli».
[59] Cfr. Gv 17,21: «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato».
[60] Cfr. Mt 5,13-16; 13,33.
[61] Cfr. Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. dogm. Lumen Gentium, 7-8.
[62] Cfr. Idem, Cost. dogm. Lumen Gentium, 48; Idem, Cost. past. Gaudium et Spes, 45.
[63] Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 86.
[65] Ibidem; cfr. can. 210 C.I.C.; can. 13 C.C.E.O.
[66] OICA, 19, 4.
[67] Cfr. Paolo VI, Udienza generale, 8 maggio 1974, in Notitiae, 95-96 [1974], 230: «Questo proposito, mentre per voi è un modo autentico di vivere la vocazione cristiana, si traduce anche in una testimonianza efficace per gli altri – fate dell’apostolato solo perché siete quello che siete – in uno stimolo alla riscoperta e al recupero di valori cristiani veri, autentici, effettivi che potrebbero altrimenti restare quasi nascosti, sopiti e quasi diluiti nella vita ordinaria».
[68] Di solito dopo il secondo scrutinio di passaggio al catecumenato post-battesimale.
[69] Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 268.
[70] Cfr. art. 20, 2ª.
[71] Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la catechesi, 86.
[72] Cfr. cann. 232-272 C.I.C. e cann. 331-366 C.C.E.O.
[73] Cfr. Congregazione per l’Educazione Cattolica, Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, 19 marzo 1985, nn. 20-101.
[74] GIOVANNI PAOLO II, Esort. apost. Pastores dabo vobis, n. 68.
[75] Cfr. Fil 2,7.
[76] Cfr. Mi 6,8.
[77] Cfr. 1 Gv 3,14-15; Ef 2,10.
[78] Cfr. Lc 14,25-33.
[79] Cfr. can. 220 C.I.C. e can. 23 C.C.E.O.
[80] Cfr. OICA, 20: «La durata del tempo del catecumenato dipende dalla grazia di Dio e inoltre da varie circostanze… Nulla quindi si può stabilire “a priori”».
[81] Cfr. Mc 12,30-31; Dt 6,4-5.
[82] Cfr. Mt 4,1-11.
[83] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2725; cfr. Congregazione per le Chiese Orientali, Istruzione per l’applicazione delle prescrizione liturgiche del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (6-1-1996), nn. 95-99.
[84] Cfr. Institutio generalis de Liturgia Horarum, 10, 57-58, 72.
[85] Cfr. Gv 5,39.
[86] Catechismo della Chiesa Cattolica, 1177; cfr. Pontificia commissione bibblica, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, IV, C, 2.
[87] S. Girolamo, Comm. in Is., Prol; cfr. Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 25; Catechismo della Chiesa Cattolica, 133.
[88] Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 85.
[89] Ibidem; cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2761.
[90] Cfr. Mt 18,4.
[91] Cfr. Gv 19,26-27.
[92] OICA, 23.
[93] Ibidem, 24.
[94] Cfr. 1 Pt 2,21.
[95] Cfr. Mt 6,39-45.
[96] Cfr. Gv 13,34-35.
[97] Cfr. Gv 17,21.
[98] Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 70 (il corsivo è redazionale).
[99] Ibidem, 56.
[100] Ibidem; cfr. anche 69-72.
[101] Cfr. Giovanni Paolo II, Discorso alla Conferenza dei Vescovi cattolici dell’Ontario, in L’Oss. Rom., 5 maggio 1999: «Non bisogna permettere all’anonimato delle città di invadere le nostre comunità eucaristiche. Bisogna trovare nuovi metodi e nuove strutture per costruire ponti fra le persone, in modo che si realizzi realmente quella esperienza di accoglienza reciproca e di vicinanza che la fraternità cristiana richiede. Potrebbe essere che questa esperienza e che la catechesi che deve accompagnarla si realizzino meglio in comunità più ridotte, come viene precisato nell’Esortazione Post-sinodale: “Una via di rinnovamento parrocchiale, particolarmente urgente nelle parrocchie delle grandi città, si può forse trovare considerando la parrocchia come comunità di comunità” (Ecclesia in America, 41)».
Giovanni Paolo II, Alla parrocchia di Santa Maria Goretti, 31 gennaio 1988, in L’Oss. Rom., 1-2 febbraio 1988: «C’è un modo, io penso, di ricostruire la parrocchia basandosi sull’esperienza neocatecumenale… Esso è molto coerente con la natura stessa della parrocchia».
Giovanni Paolo II, Messaggio ai Vescovi d’Europa riuniti a Vienna, 12 aprile 1993: «[Tali comunità] formano cellule vive della Chiesa, rinnovano la vitalità della parrocchia mediante cristiani maturi capaci di testimoniare la verità con una fede radicalmente vissuta».
[102] Giovanni Paolo II, Esort. apost. Ecclesia in America, n. 41: «Una via di rinnovamento parrocchiale, particolarmente urgente nelle parrocchie delle grandi città, si può forse trovare considerando la parrocchia come comunità di comunità».
[103] Giovanni Paolo II, Esort. apost. Redemptoris missio, 51.
[104] Cfr. cann. 872, 892 C.I.C.; cann. 684, 685 C.C.E.O.
[105] Cfr. cann. 206, 788, 852 § 1, 865 § 1, 1183 § 1 C.I.C; cann. 9, 30, 587, 588 C.C.E.O.
[106] OICA, 4.
[107] Ibidem, 41.
[108] Ibidem, 9-11.
[109] Ibidem, 15.
[110] Ibidem, 18; cfr. can. 206 C.I.C.; can. 9 C.C.E.O.
[111] OICA, 19, 3.
[113] Cfr. Ibidem, 119-124.
[114] Ibidem, 19, 1.
[115] Ibidem, 19, 4.
[116] Cfr. can. 863 C.I.C.
[117] Cfr. can. 866 C.I.C.; cann. 695, 697 C.C.E.O.
[118] OICA, 37.
[119] Cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la catechesi, 222-223; OICA, introduzione generale, 12; introduzione, 44, 66.
[120] Cfr artt. 17 § 3 e 31.
[121] Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 86; cfr. Mt 10,5-42 e Lc 10,1-20.
[122] Cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 246, 247: «Quando la fede dei catechisti non è ancora matura, è consigliabile che essi partecipino all’itinerario di tipo catecumenale».
[123] Cfr. 1 Cor 15,1-11; Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la Catechesi, 235-236.
[124] Cfr. Lc 10,1-24.
[125] Cfr. can. 924 C.C.E.O..
[126] Cfr. can. 179 C.I.C..

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