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2016-01-18 - Pdf - Stampa Sulla natura dell'offerta di risarcimento dell'assicurazione e natura del danno a cose o a persone
Cassazione III Civile del 27 novembre 2015, n. 24205 Fonte: cassazione Passi evidenziati:2.- proposto appello da parte del b.Primo motivo terzo motivoLa distinzione è, piuttosto, tra “sinistNon ha alcun senso, nel caso di specie, distinguere tè orientamento prevalente di questa corte quelIl legislatore con l’imposizione della procedurNel giudizio introdotto dal danneggiato per siffatta Entrambi sono infondati nella parte in cui assumono c5.1.- piuttosto, grava sull’assicuratore, cos&iIl secondo motivo e la prima delle censure esposte ne non contestazione di fondiaria – sai in punto S
Svolgimento del processo1.- Con sentenza del 21 ottobre 2011 la Corte d’Appello di Firenze ha rigettato l’appello proposto da B.E.G. nei confronti di M.P. e Fondiaria SAI S.P.A. avverso la sentenza del Tribunale di Pisa depositata il 20 luglio 2010.
Motivi della decisione1.- Col primo motivo di ricorso si denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 148 del decreto legislativo 7 settembre 2005 n. 209 in riferimento all’art. 360 n. 3 cod. proc. civ. Il ricorrente, richiamata l’offerta avanzata dalla compagnia ai sensi dei comma primo e secondo dell’appena menzionato art. 148, e ripercorse le vicende stragiudiziali e giudiziali, sostiene che la norma farebbe obbligo all’assicuratore di avanzare due offerte distinte, in caso di sinistro che abbia provocato danni sia a cose che a persone, che non avrebbero lo scopo di addivenire ad una transazione, bensì avrebbero la funzione di liquidare separatamente i danni patrimoniali (a cose) e i danni non patrimoniali (alla persona). Con la conseguenza che si tratterebbe di offerte che avrebbero natura confessoria, ovvero natura di ricognizione di debito da parte dell’assicuratore e che tale natura, ed efficacia probatoria, conserverebbero anche nel successivo giudizio, instaurato a seguito della mancata accettazione dell’offerta da parte del danneggiato.
Poiché questi tempi e questi modi non sono in contestazione, non ha alcun senso, nel caso di specie, distinguere tra offerta concernente i danni al veicolo ed offerta concernente i danni alla persona. E ciò anche in ragione del fatto che l’attore ha agito in giudizio per il risarcimento di tutti i danni provocati dal sinistro, avendo rifiutato l’offerta anche perché effettuata nel supposto concorso di colpa del danneggiato.Nella specie, configurandosi l’ipotesi contemplata dal quarto comma (“sinistro che abbia determinato sia danni a cose che lesioni personali”), l’art. 148 è stato rispettato da parte dell’impresa di assicurazione mediante la comunicazione di un’unica offerta (per l’importo complessivo di Euro 150.000,00), nei tempi di legge, cui è seguito regolare pagamento.
Il legislatore con l’imposizione della procedura di liquidazione stragiudiziale, a pena di improponibilità della domanda giudiziale, persegue non solo lo scopo di deflazione del contenzioso giudiziario, ma anche quello di tutelare l’interesse del danneggiato ad ottenere il risarcimento integrale dei danni subiti dal sinistro.La prima finalità era già presente nell’art. 22 della legge n. 990/1969 (cfr., oltre a Corte Cost. n. 24/1973, Cass. n. 10371/08; cfr., nello stesso senso, anche Cass. n. 15733/10); la seconda, invece, nell’art. 3 del decreto legge n. 857/1976, successivamente modificato dall’art. 126 del decreto legislativo n. 175/1995, dall’art. 5 della legge n. 57/2001, dagli artt. 23 e 26 della legge n. 273/2002 (cfr. Cass. n. 8154/98, in motivazione).
Nel giudizio introdotto dal danneggiato per siffatta liquidazione, non si dibatte dell’offerta e della sua congruità, bensì esclusivamente dell’evento dannoso e della sua imputabilità all’assicurato, secondo le regole della responsabilità extracontrattuale.In sede contenziosa, le parti rivestono la posizione, processuale e sostanziale, di attore, il danneggiato, e di convenuto, l’assicuratore, gravando sul primo gli oneri di allegazione e di prova di ogni parte attrice, ivi compreso l’onere di provare l’esistenza e l’entità dei danni risarcibili.
A fronte della produzione della parcella, della quale peraltro è detto anche in sentenza, quest’ultima non appare sufficientemente motivata laddove non riconosce come dovuta, nemmeno in parte, la somma richiesta, senza tenere conto, per un verso, del motivo di gravame proposto contro il rigetto in primo grado (assumendo – in contrasto col dato processuale, quale emerge dalla riproduzione dell’atto di appello, contenuta nel ricorso – che non vi sarebbe stata una specifica censura della sentenza del Tribunale) e, per altro verso, non da conto di alcuna specifica contestazione da parte della compagnia convenuta (e malgrado ciò fa gravare sull’attore l’onere di provare l’affidamento al professionista dell’assistenza stragiudiziale ed il suo compimento). Limitatamente perciò al rigetto della domanda concernente il ristoro delle spese legali stragiudiziali la sentenza impugnata va cassata e la causa va rinviata alla Corte d’Appello di Firenze, in diversa composizione, sia per la decisione su tale domanda che per la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.
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