Source: http://www.ilcommercialistainrete.com/2008/06/
Timestamp: 2017-08-20 22:59:46+00:00

Document:
Il Commercialista in Rete: 06/2008
Impugnazione cumulativa: Sentenza n. 16375 del 17 giugno 2008.
La trasformazione societaria determina l'insorgere di diverse difficoltà nella redazione della dichiarazione dei redditi, Unico 2008. Tali complicazioni sono dovute al fatto che la trasformazione, dal punto di vista civilistico, comporta solamente un mutamento formale dello stesso soggetto, con la conseguenza che esiste un unico esercizio; al contrario, dal punto di vista fiscale, esistono due distinti periodi d'imposta.
A partire da domani, 1° Luglio 2008, diverrà operativa la tassazione agevolata su straordinari, lavoro supplementare e premi di produttività, consistente nell'applicazione di un'imposta sostitutiva Irpef e delle addizionali regionali e comunali pari al 10 per cento sulle somme complessivamente corrisposte, le quali dovranno rispettare un limite di 3.000 euro lordi.
sono un cittadino italiano emigrato da 40 anni in Svizzera, ho venduto una casa in Italia il 13.07.2007, e ora sto per conprare un appartamento sempre in italia in u'altra regione, posso avere il diritto prima casa non avendo li la residenza?, se si per recuperare l'imposta di registro, dopo quando tempo devo riconprare?
Gestisco una Cooperativa Sociale nata da poco (Onlus di diritto) che svolge servizi di assistenza domiciliare e tra breve dovrebbe svolgere anche servizi socio ricreativi per minori e ragazzi. Avrei bisogno disapere nella fattura da emettere nei confronti dei comuni appaltatori l'iva dovrà essere del 20% o del 4 %?
A che legge devo rifarmi peressere sempre informata sul regime fiscale dei servizi che svolgeremo?Per essere più chiara integro la mia domanda con altri dati: per svolgere le attività la coop è iscritta alla Camera di Commercio nella categoria "Assistenza sociale non resideziali", basta o devo fare altreiscrizioni presso la CCIAA?
I lavori da svolgere saranno:- laboratorio di Murales- Trasporto di minore da famiglia affidataria a famiglia natale
Estensione e valore catastale possono determinare una diversa classificazione dell'abitazione principale.
Soltanto l'indagine tecnica dell'ufficio competente può stabilire se il valore catastale e le dimensioni delle pertinenze possono comportare la classificazione di "immobile di lusso" all'abitazione principale e se a queste siano applicabili le agevolazioni fiscali previste per la "prima casa".
Questa la risposta dell'agenzia delle Entrate, espressa con la risoluzione n. 265/E del 26 giugno, a un interpello con il quale vengono richiesti chiarimenti in merito al pagamento, a seguito di dichiarazione di successione, delle imposte ipotecarie e catastali relative a due pertinenze attribuite a una "prima casa". Più precisamente si vuol sapere se, nel caso in questione, è applicabile l'agevolazione prevista dall'articolo 69 della legge 342/2000 e cioè un'imposta fissa di 168 euro per ciascun tributo.
Il dubbio, informa l'istante, nasce dal fatto che l'eredità comprende un'abitazione non di lusso (categoria catastale A/4) e due beni a essa connessi, un garage-autorimessa (categoria C/6) e una soffitta-ripostiglio (categoria C/2), facenti parte dello stesso fabbricato, ma con la particolarità di avere metratura e valore catastale superiori al bene principale. Queste caratteristiche, ci si chiede nell'interpello, possono ostacolare l'estendibilità del beneficio alle due unità immobiliari secondarie?
Premesso che il trasferimento dell'abitazione rientra inequivocabilmente, a giudizio dell'interpellante, tra i parametri richiesti dall'articolo 69, egli ritiene che lo stesso regime possa reputarsi valido anche per gli altri due immobili e porta, a sostegno della sua tesi, la circolare 38/2005 e la definizione di "pertinenza" dettata dall'articolo 817 del Codice civile.
In base ai documenti proposti, il rapporto pertinenziale esiste in presenza di due precisi presupposti: uno di natura oggettiva, secondo il quale la "destinazione deve essere durevole e funzionale a servizio o ad ornamento tra un bene e un altro di maggior importanza ai fini del miglior uso di quest'ultimo"; e uno di natura soggettiva che richiede la "volontà del proprietario della cosa principale ... di porre la pertinenza in rapporto di strumentalità con la cosa principale".
Il richiedente sostiene che il suo caso soddisfatta tali premesse e aggiunge che le dimensioni del bene, secondo la normativa, non pongono alcun limite all'applicazione del beneficio fiscale. Precisa, infine, che le unità catastali in esame (C/2, C/6) sono tra quelle valutate dalla circolare 38, come possibili "pertinenze" di un'abitazione principale acquistata con l'agevolazione.
Le argomentazioni sviluppate dall'Agenzia per formulare la sua risposta sono ampie e articolate. Esse riesaminano in primo luogo l'articolo che disciplina il regime agevolativo e stabilisce i termini secondo i quali possano essere applicate, in misura fissa, l'imposta ipotecaria e catastale, per i trasferimenti di immobili anche a seguito di donazioni e successioni. Il documento di prassi si trova in sintonia con la tesi avanzata dall'interpellante riguardo all'estendibilità della norma alle pertinenze classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7 e conferma valida, ai fini fiscali, la definizione di "pertinenza" data dall'articolo 817.
Ma il punto è un altro, occorre stabilire se garage e soffitta facciano modificare lo status di "prima casa" all'immobile principale, facendogli perdere di fatto i requisiti che lo vedono beneficiare dell'articolo 69.
Prima di pronunciarsi in maniera definitiva, i tecnici analizzano nuovamente nel dettaglio gli elementi soggettivi e oggettivi che determinano il vincolo pertinenziale e, per maggior chiarezza e completezza, rimandano ai numerosi documenti di prassi emessi dall'Agenzia e alle pronunce della Cassazione sull'argomento. Tutti insistono sulla concreta connessione tra i beni. La sussistenza di questa relazione può avvenire però, come afferma la Cassazione con la sentenza 15739/2007, solamente con "un giudizio di fatto".
È per questo che l'Amministrazione finanziaria, esaminate le informazioni in suo possesso, conclude l'analisi affermando che il quesito non può essere risolto attraverso un interpello ordinario. Solamente l'ufficio competente, infatti, è in grado di stabilire se il richiedente abbia o meno diritto all'agevolazione, potendo esso solo constatare concretamente se, a prescindere dalle dimensioni e dal valore catastale, esista effettivamente quel nesso economico-giuridico di strumentalità e di complementarità funzionale richiesti e se le caratteristiche del garage-autorimessa e della soffitta-ripostiglio possano trasformare una "prima casa" in un'abitazione di lusso.
36% per ascensore installato a proprie spese da un condomino.
Per le spese relative all'istallazione di un ascensore nel cavedio condominiale, non approvata dall'assemblea condominiale ma preventivamente autorizzata da parte del Comune, il condomino - unico finanziatore dell'intervento (riconducibile alla categoria della manutenzione straordinaria e finalizzato all'eliminazione di barriere architettoniche) - può usufruire della detrazione del 36%, limitatamente però alla parte di spesa riferibile alla quota a lui imputabile sulla base della tabella condominiale di ripartizione millesimale.
(Risoluzione Agenzia delle Entrate 25/06/2008, n. 264/E)
Elenchi Iva: Decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008.
Irap e lavoratori autonomi: istruzioni per l'assoggettabilita' dell'imposta.
In mancanza di autonoma organizzazione i lavoratori autonomi non sono tenuti a pagare l'Irap. L'Agenzia delle Entrate con la circolare n. 45 recepisce cosi' l'orientamento della Corte di Cassazione e indica i requisiti necessari per configurare un'autonoma organizzazione.Due sono quelli principali: l'impiego, in modo non occasionale, di lavoratori dipendenti o collaboratori e l'utilizzo di beni strumentali che, per quantita' o valore, eccedono le necessita' minime per l'esercizio dell'attivita'. Nella circolare si precisa inoltre che per valutare la sussistenza o meno di autonoma organizzazione e' possibile far riferimento ai parametri previsti per il regime dei minimi. Tuttavia laddove un soggetto titolare di reddito d'impresa possegga i requisiti per l'accesso a tale regime, sara' comunque tenuto al pagamento dell'Irap. La produzione di reddito d'impresa costituisce infatti di per se' elemento atto a configurare l'esistenza di autonoma organizzazione.Per individuare gli elementi che connotano l'autonoma organizzazione gli uffici sono dunque invitati a: esaminare le dichiarazioni, con specifico riguardo al quadro concernente i redditi di lavoro autonomo; porre particolare attenzione ai modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore; valutare i beni strumentali utilizzati dal contribuente; controllare i contratti registrati; raccogliere ulteriori elementi interrogando l'anagrafe tributaria.
Spese di ristrutturazione dello studio professionale.
Le spese per la ristrutturazione di immobili adibiti a studi professionali possono essere dedotte nel loro intero ammontare per il periodo di imposta nel quale sono state sostenute, quando si tratti di piccola manutenzione ovvero dipendano non da vetustà o caso fortuito, bensì da deterioramento prodotto dall'utilizzazione del bene. Diversamente, i costi relativi ad opere qualificabili come lavori di ristrutturazione dell'immobile sono deducibili esclusivamente in quota annuale di ammortamento.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 17/06/2008, n. 16350)
Violazioni di natura fiscale: decide il giudice tributario.
Le Sezioni unite della Corte di Cassazione, con sentenza numero 14827 del 5 Giugno 2008, hanno chiarito che, sulle controversie relative a sanzioni irrogate da uffici finanziari, a seguito di furti di energia elettrica, la competenza spetta al giudice tributario. La Cassazione arrivata a tale conclusione, in quanto trattasi di violazione di un tributo, quale l'imposta erariale sull'energia elettrica.
Fondi immobiliari: la ritenuta passa al 20 per cento.
Dal 25 Giugno 2008, dovrebbe essere pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" un provvedimento riguardante i fondi immobiliari. Il documento, all'articolo 82, comma 17, opera una distinzione tra i fondi immobiliari "familiari" e "altri" fondi immobiliari; su entrambi i tipi di fondi, nel caso in cui vengano attributi i proventi, la misura del prelievo fiscale viene portata al 20 per cento. Si segnala la reintroduzione dell'imposta patrimoniale per i fondi immobiliari familiari, pari all'1 per cento.
L'Agenzia, con risoluzione n. 262/E del 24 giugno, ha risposto ad alcuni quesiti sulla corretta indicazione dei codici delle attività economiche, formulati dalle associazioni di categoria a seguito dell'adozione della nuova tabella Ateco 2007.
L'indicazione, nella comunicazione annuale dei dati Iva, di uno dei codici differenziati al posto di quello dell'attività prevalente non è sanzionabile se, in seguito, il contribuente riporta correttamente, nella dichiarazione annuale Unico 2008, in quella Iva 2008 o nella dichiarazione di variazione dati, il codice dell'attività prevalente. Questa la precisazione dell'Agenzia sul quesito volto a chiarire se è punibile il soggetto che inserisce un codice attività errato nella comunicazione annuale dei dati Iva e, successivamente, corregge l'errore indicando quello giusto nella dichiarazione Unico 2008.
Una volta inserito il nuovo codice dell'attività prevalente nel modello AA7/9 o AA9/9, quello precedente cessa automaticamente; non è pertanto è necessaria un'apposita dichiarazione da parte del contribuente.
Riclassificazione di un'attività
Per quanto riguarda le modalità di inserimento degli ulteriori codici differenziati previsti dalla nuova tabella Ateco 2007, l'Agenzia precisa che, nel caso in cui dalla riclassificazione di un'attività già svolta al 31/12/2007 derivino più codici, è necessario inserirli nel quadro G del modello AA7/9 o AA9/9, barrando la casella "A" anche in assenza di un effettivo inizio di attività. Con la tabella di raccordo si potranno poi collegare le altre attività alla nuova Ateco 2007.
In merito al quesito volto a chiarire se, nel caso di invio telematico del modello AA7/9 o AA9/9, è necessario cessare e sostituire i codici precedenti relativi alle altre attività esercitate con quelli della tabella Ateco 2007, l'Agenzia sostiene che bisogna consultare il cassetto fiscale e verificare se i dati siano o meno registrati in Anagrafe tributaria. Nel primo caso occorre indicare nel quadro G il codice di ciascuna attività e barrare in corrispondenza la casella C. Se invece i dati non risultano registrati (in quanto gestiti in modalità manuale), il contribuente - anche se non obbligato - potrà indicarli, con la data pregressa di inizio validità, soltanto allo scopo della loro acquisizione in Anagrafe e barrerà la casella C. Riporterà poi i nuovi codici Ateco 2007, barrando la casella A.
Finte ristrutturazioni: Commissione tributaria regionale Toscana.
La prova della fittizietà dei lavori di ristrutturazione edilizia e, di conseguenza, dei relativi costi portati in deduzione, può essere fornita con presunzioni che abbiano il carattere delle gravità della precisione e della concordanza.
Questo, in estrema sintesi, è quanto affermato dai giudici della Ctr di Firenze con la sentenza 42/30/07, depositata il 31 gennaio 2008. La controversia derivava da una verifica della Guardia di finanza, in cui era stato contestato che un contribuente, svolgente un'attività nel settore turistico-alberghiero:
sotto il profilo attivo, tramite l'elaborazione di questionari ai clienti, aveva omesso di fatturare parte dei ricavi conseguiti
sotto il profilo passivo, aveva portato in deduzione costi derivanti da lavori di ristrutturazione, risultati mai eseguiti sull'immobile condotto in locazione per lo svolgimento della predetta attività.
L'avviso di accertamento veniva impugnato dal ricorrente, lamentando che, relativamente alle poste attive del recupero, l'omessa fatturazione contestata era irrisoria rispetto al volume d'affari dell'anno. Relativamente ai costi indeducibili, poi, veniva denunciata l'assenza di prova, "non fornita" dall'Amministrazione, della falsità dei documenti giustificativi; a tal proposito, si ricordava come fosse inammissibile nel processo tributario la dichiarazione del proprietario dell'immobile circa l'inesistenza dei lavori de quibus.
L'Agenzia, nel costituirsi in giudizio, aveva eccepito che era più che legittimo il recupero effettuato in base alle risposte ai questionari e che i costi di ristrutturazione andavano disconosciuti in base a tutta una serie di fatti:
dall'Anagrafe tributaria risultava che le ditte esecutrici dei lavori erano evasori totali
il contratto di locazione prevedeva l'acquisizione del consenso scritto del locatore per eventuali modifiche o innovazioni sul bene
la proprietaria dell'immobile aveva dichiarato che all'atto della restituzione del bene stesso non aveva rilevato alcuna ristrutturazione.
Il ricorso in primo grado veniva accolto limitatamente alla questione dei costi indeducibili, in quanto non era stata fornita la prova dell'inesistenza dei lavori.
Le Entrate impugnavano in appello il capo di propria soccombenza, evidenziando come i primi giudici avessero errato nel ritenere che gli elementi offerti non erano idonei a fondare il recupero dei costi; il contribuente, invece, non si costituiva in giudizio, prestando, quindi, acquiescenza alla parte di sentenza sfavorevole.
Il collegio fiorentino, con la sentenza in commento, ha preliminarmente ammesso al giudizio la dichiarazione del proprietario rilevando che "in quanto raccolta nella fase procedimentale e resa da un soggetto estraneo al rapporto contribuente-erario, è utilizzabile ai fini della decisione anche se assume il valore probatorio proprio degli elementi e necessita del supporto di altri riscontri".
Inoltre, in ossequio all'orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità (citando le sentenze della Cassazione 416/2001 e 3646/2004), rilevando che le presunzioni possono assurgere a mezzi di prova quando hanno i requisiti della gravità (alta probabilità del fatto desunto), precisione (determinatezza dei fatti noti) e concordanza (convergenza di tutti i fatti noti verso la dimostrazione del fatto desunto), la Commissione ha evidenziato che tali condizioni erano presenti nel caso dedotto in giudizio.
In dettaglio, in base alla regola di giudizio adottata, con motivazione ineccepibile, è stato affermato che "il concorso degli elementi presuntivi sopra riferiti (dichiarazione del proprietario, interrogazione anagrafe tributaria, etc.), tutti ben determinati nella loro realtà storica, uniti alle circostanze che le fatture prodotte sono estremamente generiche senza il minimo riferimento alla natura e qualità dei lavori che, stante l'importo, avrebbero dovuto comportare delle modifiche nei locali immediatamente individuabili, e che i pagamenti sono stati indicati come avvenuti in contanti nonostante si tratti di cifre abbastanza consistenti senza corrispondenti movimenti bancari, portano a ritenere certa la circostanza che nessun lavoro edile è stato seguito nei locali durante la conduzione …(del contribuente), il quale neppure nel ricorso introduttivo ha specificato in cosa consistessero tali lavori e la loro necessità".
La sentenza in esame è interessante sotto l'aspetto della prova che deve essere fornita da parte dell'Amministrazione per dimostrare che un'operazione inserita in contabilità sia in realtà inesistente. I giudici hanno fatto, in primo luogo, buon governo dei principi emersi in sede di giurisprudenza di legittimità. Infatti, la Suprema corte ha evidenziato, sempre in tema di operazioni inesistenti, che "i fatti costitutivi della pretesa tributaria possono essere inseriti dall'amministrazione Finanziaria in base a presunzioni semplici, che possono, pure, nella fase contenziosa, costituire prova della relativa fondatezza, e che, a fronte di una tale prova presuntiva offerta dall'Ufficio, incombe sul contribuente l'onere di dedurre e provare i fatti impeditivi, modificativi o estintivi della predetta pretesa" (Cassazione, sentenza 8959/2003).
Ancora, in un altro caso simile, dove si discuteva di come andasse ripartito l'onere probatorio, la Suprema corte ha specificato che "l'onere di provare la veridicità delle fatture, per il contribuente, scatta soltanto quando gli organi di controllo fiscale adducono elementi che fanno almeno sospettare della non veridicità delle fatture" (sentenza 17799/2007).
Significativa è per la fattispecie in esame, infine, la sentenza della Cassazione 18710/2005, la quale ha accolto il ricorso delle Entrate, ritenendo errata una pronuncia di secondo grado per i cui giudici estensori spettava all'Agenzia la prova sull'inidoneità di un immobile all'effettuazione di determinati lavori edili, ritenuti per tale ragione inesistenti.
Fonte: Paolo Napolitano – Agenzia Entrate
Fatture analogiche ed elettroniche: Risoluzione n. 260/E del 23 giugno 2008.
Pur in assenza di contabilità separata, è possibile emettere e conservare le fatture destinate allo stesso cliente sia in formato elettronico che in formato analogico, a condizione che per una medesima linea di attività e nei confronti del medesimo cliente sia adottata un'unica modalità di emissione e conservazione delle fatture.
E' in sintesi il contenuto della risoluzione n. 260/E del 23 giugno.
Una società appartenente a un gruppo multinazionale operante nel settore petrolifero ha manifestato l'intenzione di emettere fatture elettroniche nei confronti dei clienti di una linea di attività, contraddistinta da un marchio specifico, e gestita tramite contratti di netting. Si tratta di contratti di distribuzione di combustibili per autotrazione, in base ai quali la cessione del carburante avviene direttamente dalla società produttrice all'acquirente finale; tale cessione è documentata tramite l'emissione della fattura (e non tramite la scheda carburante). La società, a sua volta, acquista il combustibile dal gestore dell'impianto di distribuzione, presso cui avviene materialmente il rifornimento.
Per le fatture relative a tale linea di attività è intenzione dell'istante emettere fatture elettroniche nei confronti dei clienti che prestino il proprio assenso.
Tuttavia, i clienti della linea business gestita tramite i contratti di netting possono avere rapporti contrattuali con l'istante anche per altre attività, non gestite con contabilità separata e per le quali la società non intende emettere fatture elettroniche; ciò non consente di utilizzare un'unica tipologia di fatture (elettroniche o analogiche) per certificare le operazioni attive realizzate nei confronti dello stesso cliente.
L'emissione delle fatture elettroniche viene affidata in outsourcing secondo una complessa struttura organizzativa che prevede il coinvolgimento di quattro soggetti.
La gestione amministrativa dei contratti di netting è curata in maniera accentrata per tutte le società del gruppo da un'unica società, con sede in Olanda; questa, a sua volta, affida l'attività di emissione delle fatture analogiche a una società belga estranea al gruppo. Per le sole fatture elettroniche, la società belga si limita all'aggregazione dei dati, mentre l'emissione delle fatture è effettuata da una società francese, che provvede ad apporre ai singoli documenti il riferimento temporale e la firma elettronica qualificata e a informare il destinatario che la fattura è a sua disposizione su un sito web dedicato. La società francese cura, inoltre, anche gli adempimenti necessari per la conservazione e l'archiviazione delle fatture elettroniche.
L'agenzia delle Entrate, nell'esaminare l'articolazione della procedura di emissione delle fatture elettroniche, ha rilevato, in primo luogo, la maggiore parcellizzazione della procedure in esame rispetto a quella descritta nella circolare 45/2005.
La fase dell'aggregazione dei dati e quella dell'emissione delle fatture elettroniche sono, infatti, tenute distinte e affidate a soggetti diversi. Tale distinzione di per sé non ostacola il corretto svolgimento del procedimento di fatturazione, a condizione che risulti rispettata la tempistica di emissione delle fatture.
E', inoltre, indispensabile che l'istante autorizzi espressamente il soggetto terzo (società francese) all'emissione della fattura per suo conto e che le parti si accordino circa le procedure da seguire.
Come già precisato in precedenza (risoluzione 161/2006), chi affida a terzi l'incarico di emissione delle fatture elettroniche continua a rispondere nei confronti dell'Amministrazione finanziaria per la corretta certificazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva, nonché per la tenuta e conservazione della contabilità.
La possibilità di convivenza tra fatture analogiche e fatture elettroniche era già stata ammessa con la circolare 36/2006 "a condizione che…per ogni singolo cliente o fornitore sia utilizzata un'unica modalità di conservazione per l'intero periodo d'imposta, in modo che le fatture emesse o ricevute risultino annotate tutte nel medesimo registro sezionale".
Più recentemente, con la risoluzione 267/2007, era stato precisato che un contribuente che svolge più attività rilevanti ai fini Iva, gestite con contabilità separate, può emettere nei confronti dello stesso cliente sia fatture elettroniche, riferite a un settore omogeneo di attività, registrate in un apposito registro sezionale (o in un sotto-sezionale dell'unico registro) tenuto per la specifica attività e conservate in formato elettronico, sia fatture analogiche, riferite a un diverso settore omogeneo di attività, registrate in un apposito registro sezionale (o in un sotto-sezionale dell'unico registro) tenuto per una diversa attività specifica e conservate in formato analogico.
A ulteriore chiarimento, la risoluzione 260/2008 ha affermato, come anticipato, che, pur in assenza di contabilità separata, è possibile emettere e conservare le fatture destinate allo stesso cliente sia in formato elettronico che in formato analogico, a condizione che per una medesima linea di attività e nei confronti del medesimo cliente sia adottata un'unica modalità di emissione e conservazione delle fatture.
Infine, è stato precisato che l'adozione di una modalità unica, per periodo d'imposta, di emissione e conservazione delle fatture nei confronti di uno stesso cliente per la medesima linea di attività deve essere rispettata soltanto quando ciò sia materialmente possibile e, dunque, non quando, ad esempio, il consenso all'invio delle fatture elettroniche (ovvero la sua revoca) intervenga in corso d'anno, poiché in tal caso i registri sezionali risultano già istituiti.
vorrei sapere se è vero che chiudendo la partita ivapresso la camera di commercio, una società a responsabilità limitatanon rischia procedure fallimentari.Un mio amico è socio di una srl chesl momento non sta navigando in buone acque, gli è stato suggerito dichiudere momentaneamente la partita iva e la posizione alla camera dicommercio della sua città Messina e, che in un secondo momento,sperando in una ripresa del lavoro nel suo settore , potrà riaprire.
Caro commarcialista ho acceso come si dice un mutuo da pochi mesi vorrei sapere come posso detrarre gli interessi passivi e soprattutto quanto recuperei su circa 4000 eurodi interessi passivi.Sono un piccolo imprenditore agricolo con un volume di affari di circa 15000 euro annui e mia moglie è bracciante con suo reddito.
Un libera professionista –massaggiatore ..viene pagato a ora o percentuale sul prezzo del trattamento?
Sono un coltivatore diretto e dall'ottobre 2007 sono titolare di pensione inps di anzianità. In questi mesi ho ridotto il carico del bestiame sia bovini che suini. Vorrei cancellarmi dall'INPS e non pagare più i contributi, tenuto conto che le spese superano di gran lunga le entrate, il prodotto è principalmente ad uso personale. Ho chiesto informazioni e tutti, mi dicono che devo addirittura cedere la mia azienda, non posso più essere proprietario delle mie cose, frutto del lavoro di una vita. Gradirei un consiglio , all'interno delle regole, per come comportarmi. Non vorrei perdere le mie cose.
Quesito: note variazione con dichiarazione di intento.
Se in data 31/05/08 ho emesso una fattura nei confronti di un cliente, per il quale ho ricevuto la dichiarazione d'intento valevole dal 01/06/08, e in data 16/06 mi rende della merce non conforme consegnata con la fattura di maggio. Facendo la nota di accredito in giugno, quando è in corso la dichiarazione, devo emettere l'accredito assoggettandolo ad IVA oppure mettendo la non imponibilità? Di solito le note di variazione devono seguire la fattura originaria, pertanto in questo caso dovrei applicare l'imposta del 20%, indipendentemente da quando emetto l'accredito. E' corretto?
Chido cortesemente un aiuto per quanto riguarda la compilazione Unico persone fisiche. Il ns. cliente fino al 02/10/2007 è risultato RESIDENTE in Italia, è dunque passato più della metà dell' anno 2007; il problema che pongo è il seguente: dato che il ns. cliente ora non è più residente in Italia ma in Spagna, come dovrò compilare l' Unico? la sua nuova residenza deve comparire? Se non deve comparire dove manderanno tutte le comunicazioni? Al vecchio indirizzo in Italia? e le imposte come le pagherà, come residente o no....?
Quesito: ritenute su contratto di prestazione opera intellettuale.
Salve, collaboro come docente esterna in una scuola pubblica nei percorsi di alternanza scuola lavoro e altri progetti Pon. Nei miei contratti ho indicato il compenso orario lordo che mi verrà corrisposto ad es. euro 40 per 8 ore di lezione (euro 320).So delle detrazioni del 20%,ma, come mai nella cedola di pagamento mi viene indicato un importo di 294,96 e non 320?Vorrei sapere che altri tipi di detrazioni fanno, tipo una tassa regionale!!
sarei interessata ad acquistare un immobile che ha un terrazzo che è stato chiuso ma non è stato condonato nel 2005. Le pongo le seguenti domande:- può il proprietario dell'immobile risolvere la situazione prima della vendita, con qualche sanatoria straordinaria?-nel caso di vendita senza condono, il nuovo proprietario rischia una sanzione solo economica o anche penale?
POTREI AVERE PER CORTESIA UN FAC SIMILE DEL GIUDIZIO DI OTTEMPERANZA?
la mia compagna ha ricevuto un precetto ingiuntivo , siccome ha la residenza presso la mia abitazione , qualora ci fosse un eventuale pignoramento dei suoi beni , possono avvalersi anche dei miei ?Ho saputo che esiste un accomodato di uso gratuito , posso fare una registrazione in tal senso propio per tutelare , quello che c'e' presso la mia abitazione.
Le espongo il mio caso: mio padre, pensionato ex coltivatore diretto ha casa (fifamiliare) nel proprio appezzamento di terreno. In questa casa ci sono due appartamenti, il primo appartamento (dove abita lui) è come abitazione principale (con la detrazione) e il secondo (dove abitiamo noi: il figlio, la nuora e due nipoti) è inserito come 2^ abitazione con il pagamento ici totale per la seconda casa. Ho sentito che per il figlio, abitante nello stesso edificio, l'abitazione può essere "concessa/data ad uso gratuito". Se così fosse, sarebbe anche per noi la prima casa, con le agevolazioni ai fini dell'ici della prima casa.Ad ogni buon fine, faccio presente che sono figlio unico, che questa situazione è in essere dal 1978; e si pagano indipendentemente le utenze: 2 canoni Enel, 2 Rifiuti solidi urbani, 2 canoni per l'acqua etc.etc.
Sulla base di quanto ho potuto appurare, se invio in un altro paese UE un bene in comodato (quindi a titolo gratuito), non effettuo alcuna cessione intracomunitaria, dovendomi limitare a compilare un registro di carico/scarico intracomunitario (art.50 L.427/93).
La mia domanda è la seguente: esiste un tempo limite per il rientro in Italia del bene concesso in comodato ad una controparte intracomunitaria? Si deve applicare la Risoluzione n.252/E del 19-6-2008 che prevede un tempo massimo di 2 anni per la restituzione dei beni, oppure si tratta di casi differenti fra loro e, quindi, non esiste un limite temporale?
Con riferimento agli immobili oggetto di condono edilizio legge 326/2003 ed legge 350 art. 2 comma 41, si chiede di sapere:
1)Come deve essere calcolata L’ ICI dovuta a saldo dei famosi 2 € /mq per gli anni 2003/2004/2005, sulla base della rendita catastale attribuita a seguito di procedura di regolarizzazione, per gli immobili destinati a civile abitazione per i quali i lavori sono stati conclusi a dicembre 2005 e quindi non usabili per il proprietario da dicembre 2005 in quanto in fase di ultimazione:
a- L’ immobile, paga l’ICI per gli anni 2003/2004/2005 come se fosse seconda casa, anche se per il proprietario quell’immobile rappresenta la sua prima ed unica abitazione, nella quale ovviamente non può essere residente perché in fase di ultimazione.
b- L’immobile paga l’ICI sull’area fabbricabile in quanto in costruzione negli anni 2003/2004/2005.
Quesito: detrazione onorario notaio per cancellazione ipoteca.
HO PAGATO L'ONORARIO AL NOTAIO IN DATA 3/8/2007 PER LA CANCELLAZIONE DELL'IPOTECA PER LA MIA ABITAZIONE PRINCIPALE.POSSO DETRARRE DAL MIO MODELLO UNICO L'IMPORTO DELL'IMPONIBILE DELL'ONORARIO + LA RELATIVA IMPOSTA IPOTECARIA PAGATA???
Mio padre ha una ditta edile a Milano da più di un anno,ha esperienzanel settore da 30anni e ora sto cercando di farlo avviare nel miglioredei modi.Il punto è questo fino ad ora prendeva i lavori dal suo exdatore di lavoro,e aveva una piccola squadra di muratori,ovviamente icompensi passavano prima dal suo ex datore,quindi mio padre riceve isoldi poco per volta,dovendo pagare tasse e operai non ce la fa più.Iovorrei aiutarlo ad avere una ditta a regola d'arte,lui è iscritto comeartigiano ditta individuale,avrei bisogno di reperire anche in retetutte le info burocratiche e non.. Del tipo se fa un lavoro a unprivato e questo gli chiede un finanziamento,è vero che la dittapotrebbe affiliarsi a una finanziaria, quindi lui riceverebbe ilcompenso subito dalla finanziaria?
Dovendo acquistare una casa a toronto, per mia figlia residente in italia (attualmente a toronto) in attesa di ottenere la residenza permanete, quali sono gli aspetti normativi e fiscali che si va incontro?
salve volevo sapere se un privato compra un prodotto da una ditta, e poi lo puo vendere ad un negozio (esepio un pc) con fattura usando il proprio codice fiscale, se si l'iva come la si paga, la ringrazio
salve siamo una associazione no profit in provincia dilecce incui allego lo statuto della ass. stessa quest annosi presentato l occasione di fare un evento nel mio paesino.arrivo al dunque1 noi possiamo mettere ricevuta? se si ma che tipo diricevuta?.2 la ricevuta stessa premetto che abbiamo il numero dicodice fiscale formato dai 11 numeri che ci hanno lasciatodalla agenzia delle entrate e scritti nel albo dellasssociazione del comune che faremmo per l incasso dellosponsor anche inferiore e superiore a 50 euro puo essserescaricata dai esercizi e o attività commerciali che midaranno lo sponsor?3 se si come dovrei compilarla?se per vuoi non è da grande fastidio allegarmi un fac simile di ricevuta per capiremeglio coime impostare la ricevuta stessa
- alle prestazioni di servizi resi in esecuzione di subappalti alla ditta esecutrice dei lavori. In tal caso la ditta subappaltatrice deve fatturare con Iva al 20 per cento alla ditta principale che, successivamente, fatturerà la prestazione al committente con l’Iva al 10 per cento, se ricorrono i presupposti per farlo.
- della detrazione Irpef del 19 per cento sugli interessi passivi pagati per mutui stipulati per la costruzione (e la ristrutturazione) dell’abitazione principale;
- dell’applicazione dell’aliquota Iva al 4 per cento sui beni finiti acquistati per la costruzione di abitazioni non di lusso (a prescindere che siano prima casa o meno) ed edifici assimilati.
- il compromesso sia stato registrato presso l’Ufficio competente;
- l’acquirente indichi gli estremi della registrazione nell’apposito spazio del modulo di inizio lavori.
- le spese per la messa in regola degli edifici ai sensi della legge 46/90 (impianti elettrici) e delle norme UNICIG per gli impianti a metano (legge 1083/71);
- gli altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi nonché agli adempimenti stabiliti dal regolamento di attuazione degli interventi agevolati (decre-to n. 41 del 18 febbraio 1998).
- alla realizzazione di autorimesse o posti auto; possono avvalersi della detrazione anche gli acquirenti di box o posti auto pertinenziali già realizzati. In tal caso, però, la detrazione spetta limitatamente alle spese sostenute per la realizzazione, sempre che le stesse risultino comprovate da apposita attestazione rilasciata dal venditore;
- all’eliminazione delle barriere architettoniche, sia sulle parti comuni degli immobili che nei singoli appartamenti;
- al contenimento dell’inquinamento acustico;
- all’adozione di misure di sicurezza statica e antisismica degli edifici;
- all’esecuzione di opere interne.
- eliminazione delle barriere architettoniche, aventi ad oggetto ascensori e montacarichi (ad esempio la realizzazione di un elevatore esterno all’abitazione). È utile precisare che gli interventi, che non presentano le caratteristiche tecniche previste dalla legge di settore, non possono essere qualificati come interventi di abbattimento delle barriere architettoniche e, pertanto, non sono agevolabili come tali. Resta fermo, tuttavia, il diritto alla detrazione, secondo le regole vigenti, qualora gli stessi interventi possano configurarsi quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria;
- realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia adatto a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone portatrici di handicap gravi, ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.
- adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi. Con il termine “atti illeciti” il legislatore ha inteso fare riferimento agli atti penal-mente illeciti (ad esempio furto, aggressione, sequestro di persona e ogni altro reato la cui realizzazione comporti la lesione di diritti giuridicamente protetti). La detrazione in questi casi è applicabile unicamente alle spese sostenute per realizzare interventi sugli immobili; ad esempio non rientra nell’agevolazione il contratto stipulato con un istituto di vigilanza. Rientrano, invece, tutte le misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di tali atti illeciti, qui elencate a titolo esemplificativo:
- la copia della concessione, dell’autorizzazione o della comunicazione di inizio lavori, se previste dalla legislazione edilizia;
- la fotocopia delle ricevute di pagamento dell’ICI a decorrere dal 1997, se dovuta. Se, però, il contribuente che chiede di fruire della detrazione è un soggetto diverso da quello tenuto al pagamento dell’Ici (ad esempio, l’inquilino), non è necessario trasmettere le copie delle ricevute. Anche per i lavori eseguiti sulle parti comuni condominiali non va allegata la ricevuta di pagamento dell’Ici;
- la fotocopia della delibera assembleare (per i soli interventi che richiedono tale preven-tiva delibera) e della tabella millesimale di ripartizione delle spese nel caso in cui i lavori sono eseguiti sulle parti comuni di edifici residenziali. Se in seguito l’importo dei lavori eseguiti supera quello inizialmente preventivato, è necessario trasmettere la nuova e ulteriore tabella di ripartizione delle spese allo stesso ufficio che ha ricevuto la comunicazione originaria;
- la dichiarazione del proprietario di consenso all’esecuzione dei lavori, nell’ipotesi in cui questi siano eseguiti dal detentore dell’immobile (locatario, comodatario).

References: Sentenza 
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 art. 2