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Timestamp: 2020-07-10 17:16:01+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 5188 del 04/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5188 del 04/03/2011
Cassazione civile sez. trib., 04/03/2011, (ud. 08/11/2010, dep. 04/03/2011), n.5188
avverso la sentenza n. 63/15/05 della Commissione tributaria
2005, depositata il 6 luglio 2005, R.G. 2454/02;
udito l’Avvocato Carlo Albini (con delega avv.to Manzi) per la
e l’accoglimento per quanto di ragione del ricorso incidentale.
La società contribuente proponeva opposizione contro due avvisi di rettifica, ai fini IRPEG e ILOR, dell’Agenzia delle Entrate di Verona, per gli anni di imposta 1994 e 1995, basati sui rilievi della verifica fiscale della Guardia di Finanza che avevano portato l’Amministrazione finanziaria a ritenere che la società avesse operato anche sui conti correnti intestati apparentemente all’amministratrice A.G. e alla sua figlia Z.S..
La C.T.R. ha riformato parzialmente la sentenza impugnata determinando l’imponibile, per gli anni in questione, sulla base delle dichiarazioni della contribuente e dei versamenti accertati dall’Amministrazione finanziaria sui predetti conti correnti della A. e della Z. ed escludendo pertanto i prelevamenti sugli stessi conti.
Ricorre per cassazione la società contribuente deducendo tre motivi di impugnazione.
La ricorrente deduce sostanzialmente il difetto di motivazione anche se, irritualmente, attraverso la indicazione del citato D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36. La deduzione di inesistenza/insufficienza della motivazione è, peraltro, del tutto generica e indeterminata, oltre che riferita, anche qui irritualmente, all’erroneo mancato accoglimento di eccezioni preliminari relative alla irregolarità della procedura che la ricorrente, peraltro, non specifica in cosa siano consistite. L’insufficienza o erroneità della motivazione in diritto non comporta mai un vizio insanabile della motivazione perchè il giudice di legittimità se ritiene comunque la decisione fondata ha il dovere di integrare o correggere la motivazione (cfr., fra le altre, Cass. Civ. n. 8561 del 12 aprile 2006).
Anche queste censure alla decisione della C.T.R. devono ritenersi infondate in quanto le indagini bancarie possono riguardare anche conti e depositi intestati a terzi, inclusi i familiari del socio o dell’amministratore, quando l’ufficio abbia motivo di ritenere, in base agli elementi indiziari raccolti, che gli stessi siano stati utilizzati per occultare operazioni commerciali, ovvero per imbastire una vera e propria gestione extra-contabile, a scopo di evasione fiscale. In questi casi, la presunzione di operazioni commerciali non registrate, discendente dalla riscontrata movimentazione di somme su conti formalmente intestati a terzi, non è qualificabile come (inammissibile) presunzione di doppio grado, perchè i singoli dati ed elementi risultanti dall’indagine bancaria debbono essere posti a base delle rettifiche e degli accertamenti, se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto nelle dichiarazioni o che non si riferiscono ad operazioni imponibili. Deve ritenersi pertanto corretta la valutazione delle risultanze istruttorie seguita dalla C.T.R al fine di ritenere provata, sia pure presuntivamente, l’appartenenza dei conti alla società in quanto tale valutazione appare conforme al dettato legislativo come interpretato dalla consolidata giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 374 del 12 gennaio 2009).
La censura mossa dall’Amministrazione finanziaria alla sentenza della C.T.R. appare fondata alla luce della giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. Civ. n. 25365 del 5 dicembre 2007) secondo cui, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, e con riguardo alla determinazione del reddito di impresa, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32 impone di considerare ricavi sia i prelevamenti, sia i versamenti su conto corrente, salvo che il contribuente non provi che i versamenti sono registrati in contabilità e che i prelevamenti sono serviti per pagare determinati beneficiari, anzichè costituire acquisizione di utili; posto che, in materia, sussiste inversione dell’onere della prova, alla presunzione di legge (relativa) va contrapposta una prova, non un’altra presunzione semplice ovvero una mera affermazione di carattere generale, nè è possibile ricorrere all’equità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 36
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 32