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Timestamp: 2018-01-22 02:42:12+00:00

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Del Galvanismo composto o a meglio dire Voltaismo,
cioè degli apparati formati da una serie ordinata
di Elettromotori semplici.
§ 11. Abbenchè queste sperienze fossero nel loro picciolo abbastanza decisive, e sufficienti a dimostrare il gran principio scoperto, e stabilito dal Volta, dell'elettricità cioè mossa dal semplice mutuo contatto de' conduttori diversi, massime metallici; era però naturale ch'egli cercasse di rendere questi effetti elettrometrici (che fino allora non avea portati, che a 2. o 3. gradi al più del suo Elettrometro sensibilissimo) più cospicui, onde colpissero davantaggio: al che riuscì ben presto, ad ottenere cioè 10. 20. 30. gradi, coll'impiegare due Condensatori in vece di un solo, nel modo che viene da lui descritto nelle citate Memorie, e che sarebbe troppo lungo di qui spiegare. Conviene anche dire, ch'egli è unicamente coll'ajuto di Condensatori doppj, che ha potuto fin qui avere de' segni elettrici dal contatto mutuo di soli conduttori umidi, l'azione de' quali, per quanto sieno diversi, è affatto minima, come si è detto già più d'una volta; per quelli almeno che ha sottoposti alle prove, e che non son molti. Crede egli però, che ve ne possano essere di più attivi; e questi presume che trovinsi fralle sostanze animali e viventi, de' quali la natura abbia potuto servirsi per la costruzione de' mirabili organi elettrici della Torpedine, ec.f.
§12. Ma non contento ancora, pensò ai mezzi di accrescere realmente la forza od intensità della sua elettricità metallica (già più percettibile di quella degli altri conduttori) in guisa di poter far dare all'elettrometro de' segni ben marcati a dirittura, senza punto aver bisogno di Condensatore nè doppio, nè semplice, e se fosse possibile, di ottenere anche la scintilla, delle commozioni nelle braccia, ec.; e rinvenne alfine sul cadere dell'anno 1799 quell'artifizio, il quale non che appagare, superò di molto la sua aspettazione. Ognuno già comprende essere questo il nuovo suo apparato Galvanico, o a dir più giusto, elettrico, che ha fatto tanto rumore in tutta l'Europa ed occupa anche in oggi un gran numero di Fisici di Chimici, e di Medici. Ecco come vi fu condotto.
§ 13. Avea digià trovato, che ove in una catena di conduttori in circolo, parte di 1. e parte di 2. classe, trovinsi più coppie metalliche attive, ossia eterogenee, ciascuna di queste impelle, e move il fluido elettrico nella direzione, e colla forza, che a lei compete; onde si elidono quelle di tali forze, che siano dirette in senso opposto l'una all'altra, e si rinvigoriscono vicendevolmente quelle che cospirano, ossia tendono nella medesima direzione; cosicchè le convulsioni, che si eccitano per esempio nella rana collocata nel circolo, (il quale può essere formato da una catena di persone) qualor entri nel medesimo una coppia metallica sola di argento e stagno, non si eccitano più nel caso che ne intervengano due di tali coppie, e queste rivolte in senso contrario: che se rivolgansi in cambio nel medesimo senso, e in tal modo cospirino le loro forze, compaiono allora le convulsioni più facilmente, o assai più forti, che con una coppia sola, ec. Un gran numero di siffatte sperienze variate in molte guise avea il Volta descritte ampiamente, aggiungendovi varj schemi, ossia tipi rappresentanti le diverse combinazioni di metalli e conduttori umidi, in quelle sue lettere a Gren inserite, come si è detto, nel Giornale Tedesco di questo autore, e negli Annali di Chimica di Brugnatelli al principio del 1797. Presentava egli con tali figure o tipi da 20. combinazioni diverse, e determinava con sicurezza per quali di esse doveano convellersi le rane, per quali nò, ec . Riandando dunque i risultati di codeste sue sperienze, e rumi-nandovi sopra, concepì la fondata speranza di poter accrescere, e portare ad un alto segno la tensione, o carica elettrica, mercè il moltiplicare ancor più le coppie metalliche, e unirle in un acconcio apparato.
§ 14. Era evidente, che nulla avrebbe potuto ottenere costruendo tal apparato di soli metalli, soprapponendo es. gr. ad una lamina d'argento una di zinco, a questa una seconda di argento poi una seconda di zinco, e così di seguito: attesochè le forze, con cui l'argento spinge il fluido elettrico nello zinco, si controbilancierebbero, l'argento inferiore spingendolo di giù in su verso lo zinco, ed il superiore di su in giù verso il medesimo, ed ugualmente.
§ 15. Neppure potea promettersi alcuna cosa dall'intreccio di tre, o più metalli diversi, avendo l'istesso Volta scoperta una cotal legge nell'azione de' conduttori e motori di prima classe eterogenei, per la quale posto v. gr. che l'argento spinga il fluido elettrico nello stagno quando lo combacia con una forza = 5., e questo lo spinga nello zinco con una = 4., l'argento lo spingerà nello zinco, cui facciasi toccare imme-diatamente, con una forza 5 + 4. = 9. E così formando una tabella, o scala, che discenda, secondochè uno spinge il fluido elettrico in un altro (nella quale scala i principali si succedono come segue: ossido di manganese nero: piombaggine: carbone: oro: argento: mercurio puro: rame: ferro: stagno: piombo: zinco) sempre il superiore in detta tabella, il quale tocchi immediatamente un inferiore di quanti gradi si voglia, vi spingerà il fluido elettrico con una forza eguale alla somma delle forze dei gradi intermedj. Dalla qual legge infine risulta, che in ogni combinazione, ossia serie di metalli eterogenei la tensione elettrica ai due estremi è quella stessa, nè più nè meno, che si avrebbe dal contatto immediato del primo coll'ultimo. Inutili dunque, quanto allo scopo proposto di accrescere cotale tensione, sono i metalli intermedi in qualsivoglia modo intrecciati e disposti, e a nulla vale il moltiplicarli. Così deduceva il Volta da quella legge da lui scoperta, e verificata con ogni sorta di prove, da quel rapporto cioè e corrispondenza ne' gradi di azione di diversi metalli, o motori di prima classe tra loro; e così trovò col fatto, costruendo diversi apparati di soli metalli moltiplicati, e variati in tutte le guise.
§ 16. Era pertanto la cosa in certo modo disperata, e passò qualche anno prima ch'ei trovasse alcuno spediente. Quando alla fine gli suggerì quello, che è forse l'unico, d'interpolare cioè le coppie di metalli ben assortiti, e farle comunicare l'una all'altra, per mezzo di uno strato umido, ossia conduttore di seconda classe (come appunto avea fatto nelle sperienze sopraindicate (§ 13.) della catena di conduttori di prima e di seconda classe intrecciati), ponendo v. gr. argento, zinco, e strato umido; poi di nuovo argento, zinco, e strato umido; e così di seguito per quella serie che piacesse; a ciò lo determinò il riflettere, che l'azione de' conduttori umidi coi metalli, che combaciano, essendo comunemente piccolissima, come avea trovato (§ 8. e 10.), sarebbe stata ben lungi dal poter controbilanciare quella de' detti metalli tra loro; e poco o nulla l'avrebbe alterata, sia rinforzandola, sia inde-bolendola. Avendo dunque costrutto un tale apparecchio colla disposizione alternativa de' tre corpi indicati, argento, zinco, e strato umido, ripetuta più volte, trovò il nostro Volta quello che cercava, e che prevedeva dover riuscire, cioè che la forza, ossia tensione elettrica cresceva esattamente come il numero delle coppie metalliche componenti la serie (ben inteso, che si rivolgessero tutte nel medesimo senso, giacchè se ve ne avessero di opposte, sarebbe tanto da detrarre); cosicchè ove una sola coppia gli dava 1/60 di grado, che coll'ajuto del suo Condensatore saliva a 2 gradi circa (§ 10.), due, tre, quattro coppie cospiranti gli davano 2/60, 3/60, 4/60, per cui col Condensatore ottenne poi 4., 6., 8., gradi ben chiari e distinti. Si avanzò allora a far prove con 20. 40. 60. 100., e più coppie, e ne ottenne ancora i segni proporzionali al numero di esse coppie, tantochè con 60. di questi facea movere a drittura il suo Elettrometro a pagliette di 1. grado, cioè gli faceva marcare 1/2 linea di divergenza, senza ajuto di Condensatore; con 100. coppie lo innalzava a quasi 2. gradi; con 150. a gr. 2 1/2, e compariva poi anche, esplorandolo a dovere, una scintilletta .
§ 17. Fu varia la forma (ritenuta la condizione di far succedere a due metalli diversi posti ad immediato contatto uno strato umido, poi di nuovo i due metalli nello stesso ordine, seguiti parimente da altro strato umido, e così proseguendo), fu varia, dico, la forma, che diede il Volta a questi suoi apparati, che chiama semplicemente Elettro-motori, ed ai quali per certa somiglianza nel fondo, ossia sostanza della cosa, e fino nella forma cogli organi elettrici della Torpedineg come egli spiega in alcune sue Memorie, gli sarebbe piaciuto di dar il nome di Organo elettrico artificiale. La prima forma, che è ancora la più usitata, si è quella di tante monete, o piastrette simili a monete, di argento, o di rame, ed altrettante di zinco, sovrapposte alternativamente le une alle altre, coll'interposizione a ciascuna coppia di un bullettino o strato di cartone, di panno, o di altra sostanza spugnosa, ben inzuppato d'acqua, o meglio di una soluzione salina, formanti tutti insieme tali piastre e bullettini una specie di colonna, o più colonne colle opportune comunicazioni fra loro. Quest'è, come lo chiama il suo autore, l'apparato a colonna, detto da' Francesi la Pile galvanique, o Galvano-électrique, da altri più giustamente la Pile Voltaique, e in generale la Pile, senza altra aggiunta. Noi adottando per comodo questo semplice nome di Pila non lasceremo di chiamarlo ancora qualche volta Apparato a colonna, lasciando per lo più di aggiungervi il nome dell'autore troppo conosciuto.
Faremo qui osservare, che riesce comodo e vantaggioso a più d'un riguardo, come suggerisce l'istesso Volta, che ogni coppia di zinco ed argento, o zinco e rame, formi una sol piastra coll'essere saldato l'un metallo coll'altro da saldatura metallica qualunque. Di tali piastre doppie si servono ora comunemente i Fisici, che si occupano di tali sperienze.
§ 18. Un'altra costruzione ancor comoda, e più adatta a certe sperienze, e quindi molto pure in uso, è quella a corona di tazze, così chiamata dal Volta, consistente cioè in una serie di bicchieri, o piccole coppe contenenti acqua, o meglio un qualche liquor salino, disposte in forma semicircolare, od altra che più piaccia, e concatenate per mezzo di archi metallici terminati ad un capo in una lastra di zinco, ed all'altro capo in una d'argento, o di rame, che pescano, quella in in bicchiere, e questa nell'altro seguente ec.
Alcuni Inglesi invece dell'apparato a corona di tazze ne usano un altro non molto diverso, che chiamano Trog-Apparat, e che consiste in una vaschetta quadrilunga di legno intonicato di mastice divisa in una serie di celle da lamine metalliche doppie, aventi cioè l'una faccia d'argento, o rame, l'altra di zinco, riempiendo poi tali celle d'acqua salata, ec. Questa costruzione imita anch'essa assai bene gli organi elettrici della Torpedine, se, come possiamo credere, la serie numerosa di pellicole tenute in que' canaletti membranosi, che compongono tali organi, non si toccano fra loro, ma lasciando qualche interstizio fra l'una e l'altra formano altrettante cellette ripiene all'uopo di umore qualsiasi.
§ 19. Da tutte queste forme di apparati, e d'altri ancora di diversa costruzione, che tutti convengono, come facilmente si rileva, nella condizione essenziale, di due metalli cioè di diversa specie formanti ciascuna coppia, ed uno strato umido, per cui comunicano una all'altra tali coppie metalliche, rivolte tutte nel medesimo senso; da queste diverse forme di apparati Elettromotori (il qual nome, esprimente meglio di qualunque altro la cosa, conviene ad ogni costruzione) ottenne il nostro Volta i sopra indicati effetti elettrometrici (§ 16.), de' quali fu in vero molto soddisfatto, ma non sorpreso, giacchè tali se li prometteva. Ciò che lo sorprese a prima giunta si fu la commozione, che gli avvenne di sentire nelle mani e braccia, facendo con esse arco conduttore da un'estremità all'altra di tali apparati, che ancor mostravano sì debole tensione elettrica. Questa commozione, sensibile già ad un dito tuffato in acqua comunicante per mezzo di lastra metallica ad un capo dell'apparato, mentre venivasi a toccare l'altro capo con un'altra lastra impugnata dall'altra mano ben umettata, questa commozione, dico, sensibile in tali favorevoli circostanze a tutto il dito, o a parte almeno del medesimo, quand'anche l'apparato non fosse composto che di sole 5. o 6. coppie, e quindi per un'elettricità, che arrivava appena ad 1/10 di grado dell'elettrometro a paglie sottilissime (§ 16.); più sensibile a proporzione, ed estendentesi fin oltre il carpo con un apparato di 10. 12. 15. coppie, si propagava fino ai gomiti, e alle spalle con uno di 20. 30. 40. ec. la cui tensione non arrivava ancora ad 1. grado intiero; ed era perfettamente simile alla commozione che si prova da una grande boccia di Leyden, o meglio da una batteria elettrica, cariche debolissimamente.
§ 20. Paragona infatti il Professore Volta all'estremamente debole scarica di una grandissima batteria elettrica, alla corrente di fluido che ne viene, scarica, e corrente, che attesa l'amplissima capacità di essa batteria dee durare un certo tempo (sicuramente più che la scarica di una semplice boccia) quella del suo apparato, la quale dura dippiù ancora, essendo in questo la corrente elettrica continuata ed incessante; e da questa durata ripete egli la commozione cotanto sensibile prodotta da una sì debole tensione elettrica, quale lelettrometro ce l addita nellapparato di cui si tratta; giacchè anche una capacissima batteria con una egualmente debole tensione, che non arrivi cioè ad 1. grado dellistesso elettrometro a pagliette produce una scossa sensibile, e tuttaffatto simile a quellaltra; come ha verificato con molte prove, ed ha spiegato ampiamente nelle ultime sue Memorie, lette da lui allInstituto Nazionale in Parigi in Novembre del 1801.
fV. la nota (c) sul fine.

References: § 11

§12

§ 13

§ 14

§ 15

§ 16

§ 17

§ 18

§ 19

§ 20