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Timestamp: 2020-02-18 01:58:47+00:00

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La FORMAZIONE delle LEGGI – cipensoevotono
Categoria: La FORMAZIONE delle LEGGI
Autore Stefano StefànoScritto il 17 luglio 2016 25 giugno 2017 Categorie ANALISI TESTO legge revisione costituzionale,La FORMAZIONE delle LEGGITag articolo 70,funzione legislativa,referendum costituzionale9 commenti su La Funzione Legislativa (3)
La Funzione Legislativa (2)
L’incultura giuridica
Riprendiamo l’analisi dell’articolo 10 della Legge di Revisione (in calce nel precedente articolo La Funzione Legislativa (1)) cui piacerebbe sostituire integralmente l’articolo 70 della Costituzione. Siamo nella sezione relativa alla Formazione delle Leggi (Titolo: Parlamento), che inizia con l’articolo 70; oggetto: la Funzione legislativa.
Nel precedente articolo abbiamo esaminato l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, qui mettiamo sotto la lente l’aspetto strutturale del diritto, nel prossimo articolo passeremo infine all’aspetto meta-strutturale della propaganda.
Tranquilli, non serve una lente ad alto fattore d’ingrandimento per cogliere la scarsa cultura giuridica degli estensori di questo articolo: il focus sarà la norma.
Ad uno studente di Giurisprudenza iscritto al I°anno viene insegnato che: “la norma deve essere rivolta ad una pluralità di destinatari e deve prevedere un’ipotesi astratta che detti una regola valevole per una serie indefinita di casi concreti riconducibili entro l’ipotesi prevista” (cfr. C.M.Bianca, “La norma giuridica, I soggetti”, pag. 13, 1978), tradotto: generalità ed astrattezza come caratteri essenziali della norma.
L’articolo 70 della Costituzione è difatti una norma di questo tipo, che conferisce poteri, senza specificare le circostanze che ne condizionano l’esercizio.
L’articolo 10 della Legge di REVISIONE Costituzionale non possiede invece gli anzidetti requisiti di generalità ed astrattezza, è una norma priva dei caratteri essenziali. Perché?
Lo studente di prima, non più matricola e giunto al II°anno accademico, dovrà affrontare l’esame di Diritto Costituzionale, ma starà già un pezzo avanti alla maggioranza dei parlamentari che hanno varato la Legge di REVISIONE, perché, dopo aver appreso il suddetto principio di generalità ed astrattezza (oscuro a costoro), gli spiegheranno la differenza tra norma e precetto.
“Riflettendo sullo schema elementare della norma, esso viene per solito tradotto nei termini ipotetici “se c’è A, ci deve essere B“, che ne implica dunque la generalità nell’ordine temporale, essendovi la conseguenza doverosa ricollegata ad una astratta ipotesi. Invece, la norma singolare o “precetto” si risolve nel diverso schema “poiché c’è A, ci deve essere B“: dove la conseguenza doverosa vale appunto, a differenza che per le norme, limitatamente alla concreta situazione assunta come condizionante” (cfr. V.Crisafulli, “Lezioni di Diritto Costituzionale”, pag. 20, 1976).
Da una parte quindi, abbiamo una norma che soddisfa i requisiti di generalità ed astrattezza, caratteri “naturali” di tutte le norme e vieppiù di quelle costituenti il diritto oggettivo, l’Ordinamento; dall’altra, une serie di precetti, disciplinanti singoli casi.
Più una norma è generale ed astratta e più è “in grado di concretizzarsi nei singoli casi della esperienza reale, vale a dire che contiene potenzialmente in sé tutti gli infiniti precetti a questi di volta in volta applicabili” (cfr. sempre V.Crisafulli, “Lezioni di Diritto Costituzionale”, pag. 22, 1976); il percorso contrario non è possibile.
Questo punto è essenziale, anche se può sembrare a tutta prima una disquisizione tecnica “da addetti ai lavori”, perché invece allude ai principi superiori di libertà e giustizia. La norma generale ed astratta apre, rimettendo all’apprezzamento discrezionale del soggetto agente lo stabilire poi, nei singoli casi concreti, se si versi o non entro l’ambito della ipotesi: l’importante sarà – ecco affiorare la cultura giuridica – formulare bene l’ipotesi, in modo leggibile, piano, diretto e lineare [e non è un caso che tutti gli articoli della Costituzione furono concepiti ed articolati così – andateli a leggere, tutti, partendo da i Principi fondamentali (artt. 1-12) – non ne troverete uno scritto in modo diverso]; il precetto chiude, non concedendo alcuna discrezionalità, fissa e precostituisce dei binari, con un piccolo problema: quanti binari devo preordinare, tanti, non avendo una ipotesi generale ed astratta “a monte”, nella speranza poi che non si incrocino, perché qui non siamo in Ferrovia e non sono previsti gli scambi!
Questo il motivo della bulimia dei procedimenti legislativi creati con l’articolo 10 della Legge di Revisione (oggetto dell’analisi nel prossimo articolo); ma, se pur ciò già sia bastevole per “bocciare” lo studente che ha prodotto quest’articolo sul piano giuridico, il problema più serio, sul piano politico, è ancora un altro.
Precetti al posto di norme, cioè comandi in luogo di discrezionalità (ecco la questione della libertà e della giustizia) per i destinatari futuri di quell’articolo: oltre i cittadini, i parlamentari a venire.
Come dire: non mi fido di Te cittadino, soprattutto non mi fido di Te parlamentare (rectius: legislatore) e dunque Ti pre/scrivo il percorso che devi seguire.
Ecco perché all’inizio del precedente articolo scrivevo che la disamina di questo articolo restituisce da solo l’intera filosofia della legge di REVISIONE: Parlamento depotenziato, parlamentari imbrigliati (laddove non sia sufficiente la “nomina”), meri esecutori di una volontà decisa in altre sedi, extraparlamentare.
La “translatio imperii”, lucidamente descritta dalle parole di Canfora nell’articolo sulle èlites Elites, si impreziosisce con una perfetta opera di maquillage, trucco ….eh, si, è proprio una bella “riforma”!
Autore Stefano StefànoScritto il 8 luglio 2016 25 giugno 2017 Categorie ANALISI TESTO legge revisione costituzionale,La FORMAZIONE delle LEGGITag articolo 70,funzione legislativa,referendum costituzionale,vota NO al referendum7 commenti su La Funzione Legislativa (2)
La Funzione Legislativa (1)
Terzo appuntamento con la disamina degli articoli della Legge di REVISIONE Costituzionale; dopo aver analizzato gli articoli inerenti gli istituti di democrazia diretta [vedi L’iniziativa popolare e Il Referendum], restiamo nella sezione relativa alla Formazione delle Leggi (Titolo: Parlamento), che inizia con l’articolo 70; siamo, come ci anticipa la rubrica, nella Funzione legislativa.
L’Assemblea Costituente approvò quest’articolo nelle sedute del 14 e 23 ottobre 1947; la discussione sull’art. 70 determinò contrasti fra sostenitori e avversari della partecipazione del Capo dello Stato alla funzione legislativa talmente forti da indurre l’Assemblea a sospenderne l’esame, sino a che, con l’approvazione del successivo art. 74, la questione apparve superata e l’Assemblea approvò senza ulteriore discussione la formula del progetto, che vantava come relatore l’On. Mortati.
A differenza degli articoli relativi agli istituti di democrazia diretta, occorre ora rilevare come la precedente Legge di Revisione, pubblicata nella G.U. n. 269 del 18.11.2005, e sottoposta al secondo referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006, si occupò, pesantemente, di questo aspetto … ci torneremo tra poco.
L’articolo 10 della Legge di Revisione (in calce) sostituisce integralmente l’articolo 70 della Costituzione. Come?
Premessa. Il commento di questo articolo è la pietra di paragone per riconoscere il valore dell’intero assetto della legge di revisione costituzionale, che sarà sottoposta a referendum. In un certo senso, la disamina della legge potrebbe anche terminare dopo l’attenta analisi di questo unico articolo, sotto l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, sotto l’aspetto strutturale del diritto, sotto l’aspetto meta-strutturale della propaganda: un concentrato, insomma. E’ per questo che il commento sarà suddiviso in più articoli.
Cominciamo dalla prima parte, quella sovrastrutturale, del linguaggio.
Intanto, invito i tre lettori che leggono a confrontare il testo vigente dell’art. 70 (nell’immagine testuale) con quello dell’art. 10 (in calce), che ambisce a sostituirlo. Senza entrare nel merito, oggetto del prossimo articolo, cosa emerge ictu oculi ? L’articolo originale è formato da 9 parole ed è composto da una frase, un rigo appena … Quello che apporta delle modifiche, in meglio, che se non si approva andiamo in recessione, che se no il premier se ne va, che altrimenti ci sarà nell’ordine: un terremoto, una tremenda inondazione e, mi voglio rovinare, pure un’invasione di cavallette, insomma quello che “riforma” (oh yeah!), lo riformula così tanto bene che impiega n parole (contatele Voi), un centinaio di righe, 10 frasi e 7 (se conto bene, commi).
No comment, for me. Ho perso le parole, non servono. Le lascio a chi è più bravo di me, Gianrico Carofiglio.
“Non pochi tra i vari tentativi di modifica della Costituzione sono stati dannosi, o semplicemente inutili, fin dall’aspetto primo e basilare: l’uso della lingua e delle parole. Un esempio per tutti: la riforma costituzionale votata dalla maggioranza di centrodestra ma per fortuna non approvata dal referendum del 25 giugno 2006. Essa interveniva su 55 articoli della Carta, fra i quali l’articolo 70. Tale norma recita semplicemente:”La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. Il testo modificato sostituiva a un rigo, 113 righi e, in luogo di 9 parole, ne introduceva 717. La farraginosità, l’oscurità, la bruttezza stilistica delle norme sono collegate alla ristrettezza culturale ed alla chiusura ideologica, nonché al tentativo di mascherare l’una e l’altra. AL contrario, la limpidezza e l’essenzialità corrispondono a valori condivisi e collettivamente recepiti“.
“La Costituzione ancora vigente – prosegue Carofiglio – è nata da un travaglio storico e ideale, da una fusione di visioni politiche e culturali, dall’incontro di forze molto diverse fra loro, ma consapevoli del rischio connesso all’assenza di accordo sui valori fondanti“(cfr. G.Carofiglio, “La manomissione delle parole”, pagg. 140/1, 2010).
Qualcuno dirà, ma è stato scritto nel 2010, che c’entra con questa legge di revisione; quella era diversa, l’ha fatta Berlusconi; c’entra, c’entra, sia a livello sovrastrutturale, sia a livello strutturale, per linguaggio identico ed identiche finalità, unite ed accomunati dalla “ristrettezza culturale” e dalla “chiusura ideologica” denunciate da Carofiglio, nonché – mi permetto di aggiungere – dalla manifesta incultura giuridica (prossimo articolo).
Intanto, per chi fosse più realista del Re, ribadisco che il Testo della Legge di revisione costituzionale in parola si trova sulla G.U. n. 269 del 18.11.2005 e che l’articolo in esame era il 14; ma anticipo che l’intera Legge del 2005 sarà prossimamente pubblicata su questo blog, così ci divertiremo pure a scoprirne insieme le differenze.
« Art. 70. – La funzione legislativa e’ esercitata collettivamente
dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le
altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione
delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle
minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di
consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano
l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le
funzioni fondamentali dei Comuni e delle Citta’ metropolitane e le
disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la
legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della
partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della
normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che
determina i casi di ineleggibilita’ e di incompatibilita’ con
l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le
leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114,
terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto
comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le
stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate,
modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a
norma del presente comma.
Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati e’
immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci
giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, puo’ disporre
di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della
Repubblica puo’ deliberare proposte di modificazione del testo, sulle
quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora
il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia
inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la
Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge
puo’ essere promulgata.
L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno
attuazione all’articolo 117, quarto comma, e’ disposto nel termine di
dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di
legge, la Camera dei deputati puo’ non conformarsi alle modificazioni
proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi
componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza
I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati
dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della
Repubblica, che puo’ deliberare proposte di modificazione entro
quindici giorni dalla data della trasmissione.
Il Senato della Repubblica puo’, secondo quanto previsto dal
proprio regolamento, svolgere attivita’ conoscitive, nonche’
formulare osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei
deputati ».
Autore Stefano StefànoScritto il 7 luglio 2016 25 giugno 2017 Categorie ANALISI TESTO legge revisione costituzionale,La FORMAZIONE delle LEGGITag funzione legislativa,referendum costituzionale,vota NO al referendum8 commenti su La Funzione Legislativa (1)
Autore Stefano StefànoScritto il 26 giugno 2016 25 giugno 2017 Categorie ANALISI TESTO legge revisione costituzionale,La FORMAZIONE delle LEGGITag articolo 75,democrazia diretta,quorm,referendum costituzionale,revisione,vota NO al referendum7 commenti su Il Referendum
Inizio con questo intervento la disamina degli articoli della Legge di Revisione costituzionale, partendo dalle leggi di iniziativa popolare: l’articolo della Costituzione interessato è l’articolo 71; siamo nella Parte Seconda, Titolo Primo, Sezione Seconda della Costituzione, avente ad oggetto “La formazione delle leggi”.
L’articolo 11 della Legge di Revisione apporta delle modifiche all’articolo 71 della Costituzione.
Diciamo subito che la precedente Legge di Revisione, pubblicata nella G.U. n. 269 del 18.11.2005, e sottoposta al secondo referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006, non aveva toccato la materia, ad eccezione (art.15) della sostituzione del I comma dell’articolo 71, che non riguarda il tema di questo scrutinio.
Per ciò che concerne l’articolo 71, l’articolo 11 (in calce) inserisce due nuovi commi integralmente ed apporta delle modifiche al preesistente II comma.
Quel che più interessa qui è proprio quest’ultima modifica.
L’iniziativa popolare, per la formazione delle leggi, si eserciterebbe – secondo la Legge di revisione – mediante la proposta di almeno 150.000 elettori; il testo originale e vigente prevede invece 50.000 elettori; viene quindi triplicato il numero necessario degli elettori per esercitare questo importante diritto costituzionale.
L’Assemblea Costituente approvò questo articolo nella seduta del 14 ottobre 1947, senza grande discussione; circa il II comma, riguardante appunto l’iniziativa popolare, intervenne l’On. Mortati, che si dichiarò favorevole all’istituto, poiché esso “ha lo scopo di frenare e limitare l’arbitrio della maggioranza, perché non è detto che la maggioranza sia espressione sempre della volontà popolare; è quindi opportuno concedere al popolo un mezzo concreto per esprimere efficacemente il proprio orientamento, anche in difformità con l’orientamento governativo” concludendo così “giova rilevare al riguardo che le elezioni si svolgono ogni 5 anni e si presume che lo schieramento che ne risulta rifletta durante questo periodo la volontà espressa nel primo momento; tuttavia non si tratta di una presunzione juris et de iure che non possa essere assoggettata a riprova ed è utile e democratico consentire questa possibilità di controllare il grado di rispondenza tra la politica del Governo e gli orientamenti popolari” (cfr. “La Costituzione della Repubblica Italiana”, a cura di V.Falzone, F.Palermo, F.Cosentino, 1979, Mondadori, pagg. 208 e 209).
Non credo ci siano commenti da fare; come detto al principio di questo blog Perchè questo blog, lo scopo è quello di acquisire maggiori elementi di conoscenza, per decidere.
“Presumendo lettori che vogliano anche pensare da sé”, perché se solo ci penso, voto No.
1. All’articolo 71 della Costituzione sono apportate le seguenti
a) dopo il primo comma e’ inserito il seguente:
« Il Senato della Repubblica puo’, con deliberazione adottata a
maggioranza assoluta dei suoi componenti, richiedere alla Camera dei
deputati di procedere all’esame di un disegno di legge. In tal caso,
la Camera dei deputati procede all’esame e si pronuncia entro il
termine di sei mesi dalla data della deliberazione del Senato della
Repubblica »;
b) al secondo comma, la parola: « cinquantamila » e’ sostituita
dalla seguente: « centocinquantamila » ed e’ aggiunto, in fine, il
seguente periodo: « La discussione e la deliberazione conclusiva
sulle proposte di legge d’iniziativa popolare sono garantite nei
tempi, nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti
parlamentari »;
« Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla
determinazione delle politiche pubbliche, la legge costituzionale
stabilisce condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e
d’indirizzo, nonche’ di altre forme di consultazione, anche delle
formazioni sociali. Con legge approvata da entrambe le Camere sono
disposte le modalita’ di attuazione ».
Dimenticavo, questi legislatori non hanno la statura giuridica dell’Onorevole e Professore Mortati, ma in compenso sono provvisti di una sottile verve ironica; non sarà sfuggito infatti l’esordio del comma successivo [l’ultimo, comma c)]: “Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche …”, questa tecnica, oltre a tradire una certa incultura normativa, denota un sicuro disprezzo delle nostra capacità cognitive, secondo me.
Autore Stefano StefànoScritto il 23 giugno 2016 25 giugno 2017 Categorie ANALISI TESTO legge revisione costituzionale,La FORMAZIONE delle LEGGITag articolo 71,La COSTITUZIONE,referendum costituzionale,vota NO al referendum6 commenti su L’iniziativa popolare

References: articolo 70
 articolo 70
 art. 74
 Art. 70
 articolo 75
in fine
 articolo 71