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Timestamp: 2018-02-22 18:31:28+00:00

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EUR-Lex - 62009CJ0173 - EN - EUR-Lex
EUR-Lex - 62009CJ0173 - EN
Document 62009CJ0173
Sentenza della Corte (grande sezione) del 5 ottobre 2010.
Georgi Ivanov Elchinov contro Natsionalna zdravnoosiguritelna kasa.
Domanda di pronuncia pregiudiziale: Administrativen sad Sofia-grad - Bulgaria.
Previdenza sociale - Libera prestazione dei servizi - Assicurazione malattia - Cure ospedaliere prestate in un altro Stato membro - Autorizzazione preventiva - Condizioni di applicazione dell’art. 22, n. 2, secondo comma, del regolamento (CEE) n. 1408/71 - Modalità per il rimborso all’iscritto al regime previdenziale delle spese ospedaliere sostenute in un altro Stato membro - Obbligo di un organo giurisdizionale di grado inferiore di conformarsi ad istruzioni impartite da un organo giurisdizionale di grado superiore.
Causa C-173/09.
European Court Reports 2010 I-08889
ECLI identifier: ECLI:EU:C:2010:581
Causa C‑173/09
(domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Administrativen sad Sofia-grad)
«Previdenza sociale — Libera prestazione dei servizi — Assicurazione malattia — Cure ospedaliere prestate in un altro Stato membro — Autorizzazione preventiva — Condizioni di applicazione dell’art. 22, n. 2, secondo comma, del regolamento (CEE) n. 1408/71 — Modalità per il rimborso all’iscritto al regime previdenziale delle spese ospedaliere sostenute in un altro Stato membro — Obbligo di un organo giurisdizionale di grado inferiore di conformarsi ad istruzioni impartite da un organo giurisdizionale di grado superiore»
1. Diritto dell’Unione — Primato — Diritto nazionale contrastante — Inapplicabilita ipso jure delle norme vigenti — Obbligo di conformarsi alle istruzioni di un organo giurisdizionale superiore non conformi al diritto dell’Unione — Inammissibilità
2. Previdenza sociale dei lavoratori migranti — Assicurazione malattia — Prestazioni in natura erogate in un altro Stato membro
(Art. 49 CE; regolamento del Consiglio n. 1408/71, art. 22, n. 2, secondo comma)
3. Previdenza sociale dei lavoratori migranti — Assicurazione malattia — Prestazioni in natura erogate in un altro Stato membro
[Regolamento del Consiglio n. 1408/71, art. 22, nn. 1, lett. c), sub i), e 2, secondo comma]
4. Previdenza sociale dei lavoratori migranti — Assicurazione malattia — Prestazioni in natura erogate in un altro Stato membro
[Regolamento del Consiglio n. 1408/71, art. 22, n. 1, lett. c), sub i)]
1. Il diritto dell’Unione osta a che un organo giurisdizionale nazionale, al quale spetti decidere a seguito di un rinvio ad esso fatto da un organo giurisdizionale di grado superiore adito in sede d’impugnazione, sia vincolato, conformemente al diritto nazionale di procedura, da valutazioni formulate in diritto dall’istanza superiore qualora esso ritenga, alla luce dell’interpretazione da esso richiesta alla Corte, che dette valutazioni non siano conformi al diritto dell’Unione.
Difatti, in primo luogo, l’esistenza di una norma di procedura nazionale , ai sensi della quale i giudici che non pronunciano in ultima istanza sono vincolati da valutazioni formulate dall’organo giurisdizionale di grado superiore, non può rimettere in discussione la facoltà, spettante ai giudici nazionali non di ultima istanza, di investire la Corte di una domanda di pronuncia pregiudiziale qualora essi nutrano dubbi in merito all’interpretazione del diritto dell’Unione.
In secondo luogo, una sentenza con la quale la Corte si pronunzia in via pregiudiziale vincola il giudice nazionale, per quanto concerne l’interpretazione o la validità degli atti delle istituzioni dell’Unione in questione, per la definizione della lite principale.
Inoltre, il giudice nazionale incaricato di applicare, nell’ambito della propria competenza, le norme del diritto dell’Unione ha l’obbligo di garantire la piena efficacia di tali norme, disapplicando all’occorrenza, di propria iniziativa, qualsiasi disposizione contrastante della legislazione nazionale senza doverne chiedere o attendere la previa rimozione in via legislativa o mediante qualsiasi altro procedimento costituzionale.
(v. punti 25, 29, 31, 32, dispositivo 1)
2. Gli artt. 49 CE e 22 del regolamento n. 1408/71, nella versione modificata e aggiornata dal regolamento n. 118/97, quale modificato dal regolamento n. 1992/2006, ostano alla normativa di uno Stato membro interpretata nel senso che essa escluda, in ogni caso, il rimborso delle cure ospedaliere prestate in un altro Stato membro in assenza di preventiva autorizzazione.
Infatti, benché il diritto dell’Unione non osti in linea di principio a un sistema di autorizzazione preventiva, è nondimeno necessario, da un lato, che le condizioni dettate per il rilascio di una siffatta autorizzazione siano giustificate alla luce dell’obiettivo di garantire, nel territorio dello Stato membro interessato, la possibilità di un accesso sufficiente e permanente ad una gamma equilibrata di cure ospedaliere di qualità, di garantire un controllo dei costi ed evitare, per quanto possibile, ogni spreco di risorse finanziarie, tecniche e umane. Dall’altro, è necessario che dette condizioni non eccedano quanto oggettivamente necessario a tal fine e che il medesimo risultato non possa essere conseguito con norme meno vincolanti. Un siffatto sistema dev’essere fondato su criteri oggettivi, non discriminatori e noti in anticipo, in modo da circoscrivere l’esercizio del potere discrezionale delle autorità nazionali affinché esso non sia usato in modo arbitrario.
Una normativa nazionale, la quale esclude in tutti i casi il rimborso delle cure ospedaliere prestate senza autorizzazione preventiva, priva il beneficiario dell’assicurazione sociale il quale, per ragioni connesse al suo stato di salute o alla necessità di ricevere cure urgentemente presso una struttura ospedaliera, si sia trovato nell’impossibilità di richiedere una siffatta autorizzazione o non abbia potuto attendere la risposta dell’ente competente, del rimborso di tali cure da parte di detto ente, anche qualora i presupposti per un tale rimborso siano peraltro soddisfatti. Ebbene, il rimborso di cure siffatte non è tale da poter compromettere il conseguimento degli scopi di pianificazione ospedaliera, né può compromettere gravemente l’equilibrio finanziario del sistema previdenziale. Esso non pregiudica il mantenimento di un servizio ospedaliero equilibrato ed accessibile a tutti, né tanto meno la salvaguardia di un sistema sanitario e di una competenza medica estese a tutto il territorio nazionale. Di conseguenza, una normativa siffatta non è giustificata dai citati criteri imperativi e, comunque, non soddisfa il principio di proporzionalità. Pertanto, essa comporta una restrizione ingiustificata della libera prestazione dei servizi.
(v. punti 43-47, 51, dispositivo 2)
3. Per quanto concerne le cure mediche che non possono essere prestate nello Stato membro sul cui territorio risiede l’iscritto al regime previdenziale, l’art. 22, n. 2, secondo comma, del regolamento n. 1408/71, quale modificato e aggiornato dal regolamento n. 118/97, come modificato dal regolamento n. 1992/2006, dev’essere interpretato nel senso che un’autorizzazione richiesta ex art. 22, n. 1, lett. c), sub i), non può essere negata:
Infatti, relativamente alla prima condizione enunciata dall’art. 22, n. 2, secondo comma, del regolamento n. 1408/71, in linea di principio non è incompatibile con l’ordinamento dell’Unione il fatto che uno Stato membro elabori elenchi limitati di prestazioni mediche rimborsabili da parte del suo sistema previdenziale, e detto ordinamento non ha il potere di costringere uno Stato membro ad ampliare un elenco siffatto di prestazioni. Spetta unicamente agli organi nazionali, chiamati a pronunciarsi su una domanda di autorizzazione al fine di ricevere cure erogate in uno Stato membro diverso da quello nel cui territorio risiede l’iscritto al regime previdenziale, determinare se dette cure rientrino nelle previsioni di un elenco siffatto. Tuttavia, poiché gli Stati membri sono obbligati a non violare l’ordinamento dell’Unione nell’esercizio delle loro competenze, resta valido il dovere di vigilare affinché l’art. 22, n. 2, secondo comma, del regolamento n. 1408/71 sia applicato conformemente a detto ordinamento. Se il metodo di trattamento applicato corrisponde a prestazioni previste dalla normativa nello Stato membro di residenza, l’autorizzazione preventiva non può essere respinta adducendo che una siffatta metodologia di trattamento non è praticata nello Stato membro.
Inoltre, relativamente alla seconda condizione enunciata dall’art. 22, n. 2, secondo comma, del regolamento n. 1408/71, benché la circostanza che il trattamento previsto in un altro Stato membro non sia praticato nello Stato membro di residenza dell’interessato non implichi, di per sé, che sia soddisfatta questa seconda condizione, è giocoforza constatare che tale ipotesi ricorre quando un trattamento che presenti lo stesso grado di efficacia non può essere ivi erogato in tempo utile.
Risulta infine da questa interpretazione che una decisione relativa ad una domanda di autorizzazione richiesta ex art. 22, n. 1, lett. c), sub i), del regolamento n. 1408/71, non può essere basata su una presunzione secondo la quale, se le cure ospedaliere prese in considerazione non possono essere fornite nello Stato membro competente, occorre presumere che dette cure non rientrino nei protocolli clinici rimborsabili da parte del sistema previdenziale nazionale e, viceversa, qualora dette cure siano rimborsate da quest’ultimo, occorre presumere che esse possano essere prestate in detto Stato membro.
(v. punti 58, 60-62, 64, 68, 69, 73, dispositivo 3)
4. Quando è accertato che il diniego di rilascio di un’autorizzazione richiesta ex art. 22, n. 1, lett. c), sub i), del regolamento n. 1408/71, quale modificato e aggiornato dal regolamento n. 118/97, come modificato dal regolamento n. 1992/2006, non era fondato, e nel frattempo le cure ospedaliere siano state completate e le spese ad esse relative siano state sostenute dall’iscritto al regime previdenziale, il giudice nazionale deve obbligare l’istituzione competente, in osservanza delle norme nazionali di procedura, a rimborsare a detto iscritto l’importo che sarebbe stato normalmente saldato da quest’ultima qualora l’autorizzazione fosse stata debitamente rilasciata.
Quest’importo è pari a quello determinato in base alle norme della legislazione cui è soggetta l’istituzione dello Stato membro nel cui territorio sono state erogate le cure ospedaliere. Qualora l’importo sia inferiore a quello che sarebbe stato ottenuto applicando la normativa vigente nello Stato membro di residenza in caso di ricovero ospedaliero in quest’ultimo, l’istituzione competente deve inoltre concedere alla persona iscritta al regime previdenziale un rimborso supplementare, corrispondente alla differenza tra questi due importi, nei limiti delle spese effettivamente sostenute.
(v. punti 77, 78, 81, dispositivo 4)
5 ottobre 2010 (*)
26 Infatti, secondo una giurisprudenza consolidata, l’art. 267 TFUE conferisce ai giudici nazionali la più ampia facoltà di adire la Corte qualora ritengano che, nell’ambito di una controversia dinanzi ad essi pendente, siano sorte questioni che implichino un’interpretazione o un accertamento della validità delle disposizioni del diritto dell’Unione che siano essenziali ai fini della pronuncia nel merito della causa di cui sono investiti (v., in tal senso, sentenza 16 gennaio 1974, causa 166/73, Rheinmühlen-Düsseldorf, Racc. pag. 33, punto 3; 27 giugno 1991, causa C‑348/89, Mecanarte, Racc. pag. I-3277, punto 44; 10 luglio 1997, causa C‑261/95, Palmisani, Racc. pag. I-4025, punto 20; 16 dicembre 2008, causa C‑210/06, Cartesio, Racc. pag. I-9641, punto 88, nonché 22 giugno 2010, cause riunite C-188/10 e C-189/10, Melki e Abdeli, Racc. pag. I‑5667, punto 41). Del resto, i giudici nazionali sono liberi di esercitare tale facoltà in qualsiasi momento essi ritengano opportuno (v., in tal senso, sentenza Melki e Abdeli, cit., punti 52 e 57).
27 Da ciò la Corte ha dedotto che una norma di diritto nazionale, ai sensi della quale gli organi giurisdizionali non di ultima istanza siano vincolati da valutazioni formulate dall’organo giurisdizionale superiore, non può privare detti organi giurisdizionali della facoltà di investirla di questioni relative all’interpretazione del diritto dell’Unione, rilevante nel contesto di dette valutazioni in diritto. Infatti, la Corte ha giudicato che il giudice che non decide in ultima istanza dev’essere libero, se esso ritiene che la valutazione in diritto formulata dall’istanza superiore possa condurlo ad emettere un giudizio contrario al diritto dell’Unione, di sottoporre alla Corte le questioni con cui deve confrontarsi (v., in tal senso, sentenze Rheinmühlen-Düsseldorf, cit., punti 4 e 5; Cartesio, cit., punto 94; 9 marzo 2010, causa C‑378/08, ERG e a., Racc. pag. I‑1919, punto 32, nonché Melki e Abdeli, cit., punto 42).
28 Del resto, occorre sottolineare che la facoltà attribuita al giudice nazionale dall’art. 267, secondo comma, TFUE, di chiedere un’interpretazione pregiudiziale della Corte prima di disapplicare, eventualmente, istruzioni di un organo giurisdizionale superiore che risultassero in contrasto con il diritto dell’Unione non può trasformarsi in un obbligo (v., in tal senso, sentenza 19 gennaio 2010, causa C-555/07, Kücükdeveci, Racc. pag. I‑365, punti 54 e 55).
31 È importante sottolineare inoltre che, secondo una giurisprudenza costante, il giudice nazionale incaricato di applicare, nell’ambito della propria competenza, le norme di diritto dell’Unione ha l’obbligo di garantire la piena efficacia di tali norme, disapplicando all’occorrenza, di propria iniziativa, qualsiasi disposizione contrastante della legislazione nazionale, ossia, nel caso di specie, la norma nazionale di procedura enunciata nel punto 22 della presente sentenza, senza doverne chiedere o attendere la previa rimozione in via legislativa o mediante qualsiasi altro procedimento costituzionale (v., in tal senso, sentenze 9 marzo 1978, causa 106/77, Simmenthal, Racc. pag. 629, punto 24, nonché 19 novembre 2009, causa C-314/08, Filipiak, Racc. pag. I‑11049, punto 81).
36 A questo riguardo occorre ricordare, in primo luogo, che, per giurisprudenza costante, le prestazioni mediche fornite a fronte di un corrispettivo rientrano nella sfera di applicazione delle disposizioni relative alla libera prestazione dei servizi, ivi compresa l’ipotesi in cui le cure siano dispensate in ambito ospedaliero (v., in tal senso, sentenze 16 maggio 2006, causa C-372/04, Watts, Racc. pag. I-4325, punto 86 e giurisprudenza ivi citata, nonché 15 giugno 2010, causa C-211/08, Commissione/Spagna, Racc. pag. I‑5267, punto 47 e giurisprudenza ivi citata).

References: Sentenza 
 art. 22
 art. 22
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 sentenza 
 art. 22
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 sentenza 
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