Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/01/30/commette-furto-con-destrezza-il-medico-che-sottrae-costose-fiale-di-medicinale-ai-propri-pazienti-per-somministrare-agli-stessi-altre-sostanze/
Timestamp: 2019-12-10 14:21:27+00:00

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Commette furto con destrezza il medico che sottrae costose fiale di medicinale ai propri pazienti per somministrare agli stessi altre sostanze. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Commette furto con destrezza il medico che sottrae costose fiale di medicinale ai propri pazienti per somministrare agli stessi altre sostanze.
Si segnala ai lettori del blog la sentenza di legittimità n. 2457/2019 – depositata 24.01.2019 relativa ad una originaria imputazione di peculato elevata nei confronti di un sanitario, poi riqualificata in secondo grado in furto con destrezza, per la surrettizia sottrazione di farmaci ai propri pazienti.
La vicenda processuale in sintesi attiene all’impossessamento da parte dell’imputato, medico specialista ortopedico, in servizio presso Asl territoriale, di fiale di medicinale, di costo apprezzabile, consegnategli da suoi pazienti che dovevano essere sottoposti a terapia attraverso infiltrazioni, con somministrazione al posto delle fiale sottratte, debitamente occultate, di altra sostanza o di alcuna sostanza (tale circostanza di fatto non sembra essere stata esattamente accertata nel corso del dibattimento).
La sentenza impugnata innanzi alla Corte legittimità, emessa dalla Corte di appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, aveva riformato la sentenza del Tribunale di Taranto, con la quale l’imputato era stato condannato per il reato di cui all’art. 314 cod. pen., riqualificando il fatto di peculato nel meno grave reato previsto e punito dagli artt. 624 e 625, comma 1, n. 4 e 61, comma 1, n. 9 cod. pen. (furto commesso con destrezza ed in violazione dei doveri inerenti lo svolgimento della professione medica).
La difesa del giudicabile ha interposto ricorso per cassazione deducendo vizio di motivazione in ordine alle finalità teleologica dell’azione ed alla stessa rilevanza penale della condotta; ha censurato, altresì,il travisamento della prova in ordine alla condotta di somministrazione e carenza di motivazione circa la sussistenza dell’elemento psicologico del reato.
La Suprema corte ha dichiarato inammissibile il ricorso perché manifestamente infondato.
Di seguito si riportano i passaggi motivazionali di maggiore interesse per il presente commento:
“Il motivo di ricorso, con il quale si deduce la carenza di motivazione del provvedimento di appello, in sostanza finisce per prospettare una lettura alternativa del materiale probatorio, esaminato dalla Corte di appello, che invece, con ragionamento completo e non contraddittorio, ha ritenuto decisivo il momento dell’impossessamento dei farmaci che i singoli pazienti avevano portato presso lo studio del sanitario, per praticare le prescritte infiltrazioni.
(…) analizzando il complessivo ragionamento, non manifestamente illogico, svolto dai giudici di merito di secondo grado, i quali delineano il comportamento del sanitario diretto alla sostituzione dei farmaci, condotta rispetto alla quale l’avvenuta somministrazione di altro farmaco, come dedotto, si pone come post factum rispetto all’impossessamento della res già perfezionatosi. Peraltro non va trascurato che almeno in qualche caso, secondo la ricostruzione del giudice di secondo grado, non vi è prova della somministrazione di medicinali, avendo i pazienti riferito di non aver avuto, all’atto della somministrazione, alcuna delle normali reazioni provate al momento della somministrazione della terapia farmacologica.
Infine si osserva che la motivazione sull’elemento soggettivo del reato è desumibile agevolmente dall’esame completo della sentenza impugnata, che descrive l’azione del sanitario connotata da destrezza, con il volontario repentino occultamento del farmaco consegnato, nonché con sostituzione e successiva somministrazione di altre sostanze, prelevate da contenitori diversi da quello consegnato al sanitario, da ciascun paziente”.
Art. 625 c.p. Furto
Chiunque s’impossessa della cosa mobile altrui , sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da centocinquantaquattro euro a cinquecentosedici euro.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra una o più delle circostanze di cui agli articoli 61, n. 7 e 625
Art. 625 c.p. Circostanze aggravanti
[1) se il colpevole, per commettere il fatto, si introduce o si trattiene in un edificio o in un altro luogo destinato ad abitazione];
8-bis) se il fatto è commesso all’interno di mezzi di pubblico trasporto;
8-ter) se il fatto è commesso nei confronti di persona che si trovi nell’atto di fruire ovvero che abbia appena fruito dei servizi di istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro.
Per l’attinenza al caso di specie originariamente qualificato come peculato si riporta il auadro giurisprudenziale di riferimento in materia di reati contro la pubblica amministrazione commessi da professionisti sanitari:
Cassazione penale, sez. VI, 27/09/2017 , n. 48603
Cassazione penale, sez. VI, 15/09/2017 , n. 46492
Cassazione penale, sez. VI , 05/04/2016, n. 19002
Cassazione penale, sez. II , 27/10/2015, n. 46096
Cassazione penale, sez. IV , 27/04/2015, n. 22042
Cassazione penale, sez.VI, 20/01/2015, n. 10130
Cassazione penale, sez. VI, 22/09/2011, n. 36253
In tema di reati contro la pubblica amministrazione, non può essere affermata la carenza dell’elemento soggettivo allorquando una prassi diffusa sia inserita in un contesto giuridico amministrativo, sicuramente incerto in ordine alla possibilità di realizzare l’attività contestata, dovendo l’agente astenersi dal porre in essere comportamenti di incerta rilevanza ed acquisire dai competenti organi amministrativi le necessarie informazioni ed assicurazioni circa la legittimità dell’attività svolta, in modo da adempiere a quell’onere informativo che potrebbe rendere scusabile l’errore sulla legge penale (nella specie, si è negato che il reato di interruzione di un pubblico servizio, addebitato a un medico ospedaliero, possa essere escluso da presunte prassi in relazione ad altri generici impegni di reparto del medico stesso).
Bancarotta fraudolenta patrimoniale: per la cassazione la prova della distrazione... Scatta la misura cautelare della sospensione dai pubblici uffici per il dipendente...

References: sentenza 
 sentenza 
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Art. 625

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