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Timestamp: 2020-06-06 08:14:34+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 17779 del 03/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17779 del 03/07/2019
Cassazione civile sez. lav., 03/07/2019, (ud. 20/03/2019, dep. 03/07/2019), n.17779
sul ricorso 70-2014 proposto da:
L.E., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO TRIESTE
87, presso lo studio dell’avvocato BRUNO BELLI, che lo rappresenta e
difende unitamente all’avvocato LUCIA SILVAGNA;
avverso la sentenza n. 803/2012 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
depositata il 12/12/2012 R.G.N. 756/2009.
1. con la sentenza impugnata la Corte di appello di Bologna confermava la decisione del Tribunale di Parma, che aveva accolto l’opposizione proposta da L.E. avverso la cartella esattoriale portante un credito dell’I.N.P.S. di Euro 5.215,49 a titolo di contributi relativi alla iscrizione alla gestione commercianti di L.E., socio e amministratore unico della A. & C.L. s.r.l., il quale era già iscritto alla gestione separata di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, sostenendo l’Istituto l’obbligo alla doppia contribuzione presso entrambe le gestioni;
2. la Corte territoriale rigettava l’appello, sul rilievo che il L. non forniva alcun apporto lavorativo ma espletava esclusivamente compiti propri della carica di amministratore unico della società;
3. avverso detta sentenza l’I.N.P.S., anche quale procuratore speciale della S.C.C.I. s.p.a.,propone ricorso affidato ad un unico articolato motivo, cui resiste, con controricorso, L.E..
4. l’I.N.P.S., deducendo violazione e falsa applicazione della L. n. 662 del 1996, art. 1, commi 203 e 208 così come interpretato dal D.L. n. 78 del 2010, art. 12, comma 11, conv. in L. n. 122 del 2010 in relazione all’art. 2697 c.c., censura la sentenza nella parte relativa alla assunta incompatibilità tra l’iscrizione alla gestione separata e l’iscrizione alla gestione commercianti e per avere la Corte territoriale ritenuto che l’I.N.P.S. non avesse fornito la prova dello svolgimento, da parte del L., di un’attività lavorativa nel suo momento esecutivo ed in misura preponderante rispetto agli altri fattori produttivi;
6. sono consolidati i precedenti di questa Corte (fra le tante, 23 dicembre 2016, n. 26976; Cass. 9 maggio 2017, n. 11242; Cass. 5 novembre 2018, n. 28137) nei quali è stato chiarito che per il doppio onere di iscrizione occorre una coesistenza di attività riconducibili, rispettivamente, al commercio e all’amministrazione societaria e che la verifica della sussistenza di requisiti di legge per tale coesistenza è compito del giudice di merito e deve essere effettuata in modo puntuale e rigoroso, indispensabile essendo che l’onere probatorio (il quale, secondo le ordinarie regole, grava sull’ente previdenziale, tenuto a provare i fatti costitutivi dell’obbligo contributivo, cfr., ex multis, Cass. 20 aprile 2002, n. 5763; Cass. 6 novembre 2009, n. 23600) venga compiutamente assolto;
7. in continuità con i recenti arresti indicati, i requisiti congiunti di abitualità e prevalenza dell’attività del socio di società a responsabilità limitata (l’onere della prova dei quali è a carico dell’INPS) sono da riferire all’attività lavorativa espletata dal soggetto considerato in seno all’impresa che costituisce l’oggetto della società, ovviamente considerata a prescindere dall’attività eventualmente esercitata in quanto amministratore, per la quale semmai ricorre l’obbligo dell’iscrizione alla gestione separata di cui alla L. n. 335 del 1995 in modo che sia assicurato alla gestione commercianti il socio di società a responsabilità limitata che si dedica abitualmente e prevalentemente al lavoro in azienda, indipendentemente dal fatto che il suo apporto sia prevalente rispetto agli altri fattori produttivi (naturali, materiali e personali) dell’impresa (v., fra le tante, Cass. 17 luglio 2017, n. 17639);
8. per partecipazione al lavoro aziendale deve intendersi lo svolgimento dell’attività operativa in cui si estrinseca l’oggetto dell’impresa (cfr., fra le altre, Cass. 18 maggio 2017, n. 12560 quanto ai criteri da utilizzare per tale ordine di valutazione);
9. la verifica della sussistenza di requisiti di legge per tale coesistenza è compito del giudice di merito e deve essere effettuata in modo puntuale e rigoroso, indispensabile essendo che l’onere probatorio venga compiutamente assolto, potendo assumere rilevanza, ai fini di tale valutazione e, quindi, della prova del personale apporto all’attività di impresa, con diretta ed abituale ingerenza dell’amministratore nel ciclo produttivo della stessa, elementi quali la complessità o meno dell’impresa, l’esistenza o meno di dipendenti e/o collaboratori, la loro qualifica e le loro mansioni;
10. i requisiti congiunti di abitualità e prevalenza devono, peraltro, riferirsi ad un criterio non predeterminato di tempo e di reddito da accertarsi in senso relativo e soggettivo, ossia facendo riferimento alle attività lavorative espletate dal soggetto considerato in seno alla stessa attività aziendale costituente l’oggetto sociale della società (al netto dell’attività esercitata in quanto amministratore) e non già comparativamente con riferimento a tutti gli altri fattori produttivi (naturali, materiali e personali) dell’impresa (v., fra le altre, Cass. 18 maggio 2017, n. 12560);
11. contrariamente a quanto assume la parte ricorrente, in nessuna parte della sentenza è dato rintracciare affermazioni della Corte territoriale, all’esito dell’accertamento in fatto compiuto, in contrasto con il principio della doppia iscrizione, così come enucleato dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite di questa Corte e del resto, nemmeno la parte ricorrente ha indicato quale parte della motivazione della Corte sia in contrasto con i principi su enunciati, come invece era suo onere ai fini di una corretta deduzione del vizio in esame;
12. le spese di lite seguono la soccombenza e vanno liquidate come da dispositivo; nulla spese in favore della parte rimasta intimata;
13. la circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1,comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass., Sez. U., 17 ottobre 2014, n. 220:35 e alle numerose successive conformi).
La Corte rigetta il ricorso; condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in Euro 1.500,00 per compensi professionali, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre quindici per cento spese generali e altri accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dichiara sussistenti i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.
Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 20 marzo 2019.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 art. 1
 art. 12
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 Cass. 
 Cass. 
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 Cass. 
 Cass. 
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 sentenza 
 art. 13
 art. 1
 art. 13
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