Source: https://lostintraveland.wordpress.com/2017/05/19/dj-jad-ieri-oggi-e-domani/
Timestamp: 2018-06-23 05:55:43+00:00

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Dj Jad: ieri, oggi e domani – Lost in Traveland
Pubblicato da lostintraveland il 19 maggio 2017 23 maggio 2017
Lo scorso 11 maggio abbiamo avuto l’onore di fare alcune domande ad uno dei pionieri dell’ hip-hop italiano: Dj Jad. Ecco di cosa abbiamo parlato, la sua carriera, le sue idee ed i progetti futuri tra cui la lunga tournée Articolo 31 – Dj Jad Project ed il libro che uscirà entro fine anno.
1) Sappiamo che sei nato a Bollate e cresciuto a Garbagnate Milanese, come è stata la tua infanzia e come ti sei avvicinato all’ hip-hop?
Diciamo che sto scrivendo un libro che parte dalla mia infanzia e dove descrivo e racconto tutto un mio vissuto, un mio percorso da quando ero ragazzino. All’hip-hop mi sono avvicinato tra il ’78-’79, però ero un ragazzino e giustamente non sapevo cosa fosse e in Italia il tutto era sconosciuto quanto lo era per me in un certo senso. Questo genere di musica mi conquistò moltissimo. E’ come sentirsi rapiti da una cultura talmente positiva e di aggregazione, infatti l’hip-hop è questo, non è astio. Nasce nei quartieri più poveri di New York, a Brooklyn e soprattutto nel Bronx dove i dj di allora creavano questi “block party” per strada e aggregavano i giovani al divertimento e allo stare bene insieme. Questa è una mia filosofia di vita, ancora prima che io scoprissi cosa fosse l’hip-hop, è una cosa che fa parte del mio DNA. Per questo ho iniziato a seguire il tutto alla fine degli anni ’70. I primi anni ’80, come scritto anche sul libro, andai a vedere un concerto di un gruppo hip-hop di quel periodo e rimasi colpito dal dj. E’ stato come se mi fosse arrivato un flash addosso, tant’è che ho detto: “No, questa è la mia cosa!”. Infatti nonostante io ballassi break dance, fin da bambino comprai sempre dischi, ma anche questo lo troverete nello specifico sul libro.
2) Quindi hai risposto anche alla seconda domanda, che difatto chiedeva come mai proprio il dj?
Sì, nasce appunto da quella che è la cultura hip-hop. Io all’inizio non sapevo neanche cos’era lo ‘scratch’ per dire, non lo avevo mai visto dal vivo. Poi quando vidi questo concerto di cui vi ho parlato prima incominciai a capire e da lì mi sono innamorato e dissi: “Devo fare questo, è la cosa che sento al 100%”. Giustamente bisogna anche avere passione e amore per quello che fai, e devi sempre studiare la materia per evolverti, crescere e stupirti. Poi se riesci anche a stupire ben venga, come stai bene tu con ciò che fai, fai star bene anche la gente.
3) Con gli Articolo 31 sei stato praticamente il pioniere dell’hip-hop italiano, per farlo conoscere alla gente comune e a coloro che non avevano mai sentito questo genere musicale. Come è iniziata questa cosa e come avete fatto a ‘sfondare’? Vi aspettavate un tale successo? E soprattutto, i cambiamenti dal 1990 ad oggi nella discografia hip-hop e italiana più in generale?
Tutto viene da un principio mio di infanzia che ha portato a creare gli Articolo 31. Per quanto riguarda il successo posso farti questo esempio. Ripeto che ho avuto la fortuna di portare questo genere di musica in Italia così come successe un pò negli anni ’60 per quanto riguarda il rock/rock ‘n roll, che in quel periodo non faceva parte della nostra cultura musicale. I pionieri quali Celentano e tanti altri gruppi dell’epoca importarono dunque il rock e rock ‘n roll dagli Stati Uniti in un certo senso. Proprio grazie a pionieri come Celentano e altri gruppi underground anche questo genere fa parte della nostra cultura musicale. Nei primi anni ’90 la stessa cosa è successa
per quanto riguarda quello che io ho sempre fatto fin da quando ero ragazzino, riuscendo a formare un gruppo e ad avere anche il modo e la fortuna di importare questo genere che adesso è la musica più venduta e ascoltata in Italia, anche se c’è molta ‘monnezza’ in questo periodo rispetto agli anni ’90. Al giorno d’oggi tutti vogliono apparire, vogliono essere, vogliono la fama e il successo, ma la fama e il successo te li devi sudare per averli. Io non mi sento arrivato, nemmeno adesso che ho fatto tante di quelle cose, e mai mi sentirò arrivato in quello che faccio, mi sento sempre all’inizio.
4) Discografia: voi avete iniziato praticamente grazie ad Albertino, che passò la vostra canzone su Radio Deejay…
Diciamo che io prima di prendere Ax tra le mie redini -nel senso positivo-, feci due progetti di sole basi.
Poi uscì il primo album “Strade di città”, questo finì nelle mani di Albertino che si innamorò della traccia “Tocca qui”. In quel periodo, negli anni ’90, qualsiasi cosa che Albertino toccasse e passasse per radio diventava un successo. Giustamente dovevi avere le carte in regola per far sì che diventasse un successo, anche perchè tutto quello che facevamo, o tutto quello che faccio tutt’ora, non è assolutamente studiato con il pensiero “questo pezzo deve diventare famoso, deve diventare commerciale…”. Ogni cosa che faccio è dettata dal mio istinto, dal mio stato d’animo, dal mio modo di esprimermi, anche se ormai la musica è quasi tutta costruita a tavolino. Io sono contro questo sistema, a mio parere un artista vero non deve essere costruito a tavolino. Perciò tutto quello che ho sempre fatto fin dall’inizio, stupendomi talvolta di alcuni brani di cui avevo detto: “Non ce lo passeranno mai” e che poi sono diventati un evergreen. Ci divertivamo e non ci prendavo troppo sul serio. Raccontavamo noi stessi, quello che ci circondava, nonostante venissi da un quartiere in cui ne ho viste di tutti i colori. Successivamente con il mio grandissimo successo ho avuto la fortuna di entrare nei migliori posti, salotti, alberghi, grattacieli, però mi guardavo sempre intorno osservando la realtà, che non era quella finta di tutta la gente che mi ruotava intorno. La realtà vera per me rimane quella di strada.
5) Parlando del nome, sappiamo che “Articolo 31” deriva da un legge irlandese che metteva in discussione la libertà di parola, possiamo sapere adesso cosa ne pensi di ciò? Sei rimasto fedele alle tue idee?
Io sono sempre fedelissimo a tutto ciò che è Articolo 31, quel valore lì me lo perterò fino alla tomba e anche oltre, non riuscirei mai a contraddirmi in quello che è il mio essere, la mia persona. Tutt’ora sto producendo delle realtà hip-hop molto underground dove vedo un grandissimo valore di espressione ed identità, e non di superficialità.
6) Ci avevi detto prima del cambiamento da hip-hop/funk…
Io penso che l’importante sia essere sempre te stesso in quello che fai, e soprattutto non sputare nel piatto dove mangi. Devi essere sempre te stesso per essere credibile non tanto per chi ti ascolta, ma proprio per te stesso. Se dovessi fare dei cambiamenti per me sarebbe come sputarmi in faccia. La svolta rock per me è stata una bella esperienza artistica, è giusto che un artista sperimenti determinate cose, ma mantendendo comunque quel valore. La mia musica va oltre a quello che è l’hip-hop o il rock perchè ha un valore di base, anche se ormai i valori si stanno fottendo. La mia è un pò una battaglia, sia con me stesso che con quello che c’è al di fuori. Nel mio piccolo la gente che mi ascolta si nutre di questi valori, e adesso sto tornando per riportarli, soprattutto alle nuove generazioni che non hanno dei punti forti di riferimento come invece li ho avuti io quando ero ragazzo e la musica era ribellione, sociale, ma dove anche il pezzo commerciale aveva un significato. Al giorno d’oggi è tutto molto “usa e getta” e superficiale, è confusione. Se tu non stimoli i giovani a un qualcosa di costruttivo diventa tutto molto superfluo. Io dico che quello che faccio è una sorta di missione. Okay la fama, il successo -e ne ho avuto tanto-, i soldi -che certamente servono nella vita-, ma per me sono ben altre le cose: portare e mantenere uno spirito e un valore, e ne ho avuto la testimonianza già dal primo concerto, la gente ha percepito quella cosa di 20 anni fa. Giustamente prima di salire su un palco dopo 12/13 anni e di rimetterti in gioco hai un po’ di strizza, ma è stato come se non mi fossi mai fermato. Ho avuto lo stesso feedback di quando mi esibivo con Ax, fondamentalmente.
7) A proposito di esibizioni, negli anni 2000 ti sei esibito presso il Forum di Assago. Com’è stato? E’ il posto più bello in cui tu abbia mai suonato?
Ti spiego. Io venendo dalle cantine, o dai posti piccoli, e trovandomi ad avere fatto il Forum, San Siro con Vasco, lì posso dire che è spettacolo e, ovviamente, gratificavano. Però quando mi esibisco nei posti piccoli ho te vicino, quasi ci tocchiamo, ci percepiamo. Perciò per me i luoghi piccoli rimangono sempre i migliori posti dove un’artista possa esibirsi ed esprimere se stesso, senza togliere nulla ai grandi posti. Nei posti piccoli trovi quell’intimità che cade nei posti grandi, ma a loro volta i posti grandi danno altre emozioni e sensazioni. A prescindere dal posto, che ci sia una o mille persone, bisogna sempre spaccare!
8) Hai avuto anche un carriera cinematografica con la pellicola “Senza filtro”, un film molto forte che tratta di tematiche quali droga, omicidi, vita di quartiere… come è stata l’esperienza e trattare questi temi delicati?
Il cinema è un mondo a se e ha un fascino veramente unico, non è fare televisione o un videoclip. Una cosa veramente importante che ho imparato facendo quel film è che il film non lo fa l’attore o il regista, ma lo fa chi mette i chiodi per le scenografie, i costumisti, un team di persone. Ripeto che il cinema è magia, quando ci sei dentro è difficile spiegare la sensazione che si prova. Peccato per il cinema italiano che una volta era veramente dominante, mentre adesso è stato battuto da molti altri paesi europei. In Italia vi rimane molta superficialità e si tende sempre a dare zero contenuti alla gente. Questo vale non solo per il cinema anche per i media, i talent e tantissime altre situazioni che tendono a dare una superficialità estrema all’italiano medio, chi segue, quando invece si possono dare dei contenuti migliori. Quando io ero bambino la televisione mi insegnava e trasmetteva anche dei valori, mentre ora la televisione ti spreme, ti butta via, ti illude di essere qualcuno. Non c’è più cultura, non c’è più arte vera e sentita. La televisione di oggi è molto autodistruttiva per il popolo.
9) Avete parlato anche di argomenti molto forti nel film: droga, omicidi…
Sì beh, quello è un film. Si parlava di spinelli, ma l’erba non è una cosa chimica. È normale, ogni cosa se esageri ti fa star male, anche bere 10 litri d’acqua! Non sono contro all’erba, sono contro le droghe chimiche, che ti cambiano, come ad esempio la cocaina.
10) A proposito della separazione iniziale del gruppo, come l’hai presa? Come sei stato dopo?
Anche questo è scritto tutto sul libro. Io ho sempre pensato che se vuoi bene ad una persona la lasci libera, poi leggerete il libro e capirete meglio.
11) Nel 2006 è uscito il tuo primo disco da solista che è stato girato completamente negli Stati Uniti, a New York. Volevamo sapere come è stata quest’esperienza, se l’hip-hop lì è concepito diversamente… e soprattutto come è andato il disco. Ti aspettavi quello che è accaduto o ti aspettavi dell’altro?
Io ho avuto la fortuna di confrontarmi con grandi artisti, non solo per quanto riguarda il progetto che ho fatto in America, e ho colto una grande differenza: l’artista all’estero non è menoso quanto un artista italiano. E questo in Italia è sbagliato secondo me. Per quanto riguarda l’esperienza del disco posso dire di essere riuscito a vincere questa sfida con me stesso. A New York c’era ‘Polo’, gruppo storico napoletano che fa parte della famiglia, il quale mi ha coordinato tutto questo mio progetto fantastico. Io mandavo a lui le basi e dicevo: “Mi piacerebbe collaborare con questo artista”. Successivamente lui contattava l’artista e questo accettava. Quando poi andavo a New York e lo incontravo, quasi tutti gli artisti mi abbracciavano, e già questa era una cosa fantastica per me, e mi dicevano: “Quando ho ricevuto la tua base ho preso la penna e ho iniziato a scrivere”. Per me questo va oltre fama, soldi e successo, perchè una collaborazione artistica deve essere stimolante. La musica è arte, espressione, e lì ho avuto una mia consacrazione artistica, una meritocrazia nulla in confronto a quello che ho avuto in Italia, dove oggi ci sei e domani no. La differenza è proprio che là esiste la meritocrazia, e non solo per la musica o quello che è successo alla mia persona. Qui in Italia quelli che non valgono vanno avanti, mentre quelli che valgono se ne scappano. Non parlo solo con riferimento alla mia esperienza ma anche a quelle di amici che sono andati in Germania, Inghilterra, Stati Uniti e dove il loro valore è stato premiato. In Italia non funziona così, e non è una questione di politica. È di mentalità.
12) I nuovi ‘finti rapper’, i ragazzini che dicono di fare ‘trap’… Cosa ne pensi?
Io gli do ancora un anno, massimo un anno e mezzo di vita, perchè comunque basta che tu ne abbia sentito uno e li hai sentiti tutti. Ovviamente vivi e lascia vivere, poi c’è anche quello bravo nel mezzo, però l’hip-hop e rap è un’altra cosa, mentre questa è una cosa che possono fare tutti. E’ una questione di personalità: è facile rifare una cosa che fa un americano, auto-tune e due suoni ed è fatto. Mi dispiace che i giovani siano solo bombardati da questa cosa quando c’è molta roba a livello underground italiana di un spessore elevato, però purtroppo fa comodo anche a determinate persone tutto ciò. Di tutta questa gente nessuno lascerà il segno nella storia, a mio parere. Parlando di rap e hip-hop di un certo spessore, in questi anni dopo gli Articolo 31 ne sono nati tantissimi, noi siamo stati la locomotiva di tutto questo, gli altri -a livello mainstream- sono venuti dietro. Bene che ci siano stati, perchè comunque hanno portato avanti un discorso musicale, poi possono piacere o meno. Però tra tutti questi artisti che sono usciti in questi anni, di cui alcuni molto bravi comunque, uno ha veramente un potenziale artistico e di identità, ed è Salmo. Può piacere o non piacere, però lui è un artista completo, con una forte identità artistica, un suo impatto.
13) Se non erro nel 2013 hai fatto il progetto “USB”…
Sì, “USB” è un progetto che è nato per caso, una voglia di trasmettere un valore positivo, “peace, love, unity”. Questo non c’entra niente con Articolo 31 e nemmeno con tutte le altre cose che faccio. Come ho detto è nato così, mi affascinò molto questo ragazzo che conobbi nel web e dissi: “Caspita dai, facciamo questo progetto e chiamiamolo USB”. Giustamente non è stato spinto perchè io non avevo grossi mezzi per farlo, però è sempre una tassello che ho aggiunto. Tutte le cose che faccio sono piccoli tasselli che vado ad aggiungere, anche perchè per me l’importante è riuscire a trasmettere un qualcosa, un valore.
14) Posso chiederti qualcosa della tua vita privata? Stai trasmettendo la tua passione per la musica a tua figlia?
Mia figlia mi vede, passa, gioca, come una normale bambina, però il bello è che a volte dipingiamo e lei mi dice: “Papà, potresti mettere un po’ di musica jazz?”. Un figlio cresce come sei tu, e mia figlia, essendo una bambina, sa riconoscere la musica da un certo tipo di musica. Ogni tanto torna da scuola e mi chiede: “Papà ma come sono messi quelli che ascoltano questo? Che musica ascoltano?”, mia figlia ha una sorta di intelletto suo, ed evidentemente sta percependo i valori che gli sono riuscito a trasmettere. Essendo piccola ha comunque delle sue idee, poi magari cambierà, però ad esempio io da bambino volevo fare quello che sto facendo e che, fortunatamente, sono riuscito a fare anche facendo altri lavori, mi sono comprato il 1200 (giradischi) facendo l’operaio. Non rinnego assolutamente nulla, fiero di aver fatto l’operaio, fiero di aver fatto ogni cosa di quello che ho fatto nella mia vita. Certo ci si evolve, si cresce, ma quei valori fanno parte di me. Io, fondamentalmente, combatto per dei valori, anche se combattere contro un sistema malato e marcio è dura, ma non mi arrendo.
15) Se non sbaglio l’estate scorsa sei tornato in radio con il brano “Questa estate”, come è stato risentirti in radio dopo anni?
È una canzone che è nata a fine inverno dell’anno scorso. Ho fatto la base e mi è venuta la melodia, me la sono registrata e la canzone andava ‘a loop’ con questa melodia, ed in questi momenti mi sono venute anche le parole del ritornello, quindi ho chiamato il mio chitarrista e glie l’ho fatto canticchiare, per fare un provino. Poi lo avrei fatto fare da Pino Pepsee, il ragazzo in tournée con me e con cui ho riarrangiato i pezzi Articolo 31 e li canta più in stile reggae. Poi sul web scopro un ragazzo molto bravo e penso: “Guarda, quasi quasi gli mando la base e mi faccio fare le strofe da lui, il ritornello da Pino…”. Gli mando la base e il giorno dopo mi manda già la prima strofa, come se io in questo ragazzo avevo visto che mi poteva dare quella cosa che io cercavo, ha espresso quello che io gli ho detto attraverso la base. Poi Pino Pepsee ha fatto l’altra strofa, il ritornello è uscito dal provino (cantato al momento), poi l’ho mixato bene, giustamente. Ma come ho detto anche prima io la musica la vivo così, molto di getto e molto stato d’animo -basta l’inverno, voglio l’estate!-, non sto lì a rifare o cambiare. E poi mi mangio un gelato artigianale! Le cose artigianali sono più real, no? Più buone! Il fatto che sia finito in radio poi mi ha gratificato, come sempre, la sensazione è stata molto positiva nonostante il pezzo sia nato molto semplicemente.
“Quanto amo la mia BANDA”, foto dalla pagina ufficiale Facebook di Dj Jad “IL SARTO”
16) Mentre adesso con questo progetto “di ritorno” degli Articolo 31 – Dj Jad Project…
Sì, questo è un progetto che nasce grazie al mio agente che mi ha un po’ spronato a riprendere in mano le mie canzoni. All’inizio ci ho pensato, ho detto: “Effettivamente è vero, questa è la mia musica, e la mia gente vuole sentire queste canzoni”, quindi perchè non fare un tour? Però ovviamente le canzoni andavano riarrangiate, altrimenti sarebbe stato scontato, triste. Invece abbiamo pensato di riarrangiare i pezzi con un cantante che viene dal reggae, che le interpreta a modo suo, e con una cantante che interpreta i ritornelli di “Domani”, “Tranqui Funky”, “Volume”. Abbiamo lavorato in Puglia perchè tutta la band è pugliese e sono veramente sei elementi fantastici di cui quattro musicisti e due cantanti. Devo dire che c’è stata fin da subito un’affinità bellissima, un’energia positivissima in tutto quello che stavamo incominciando a provare per questa tournée, era quasi magica come cosa. Io ho sempre cercato di fare aggregazione con le persone, di collaborare tutti insieme.
17) Abbiamo visto un tuo post su Facebook abbastanza polemico (‘Si può fermare il treno con una mano’, post su Facebook dell’ 08/05), come mai? Cosa ne pensavi?
Sa quando vuoi bene alla gente e pensi di non fare del male, e questa gente ti vuole ostacolare? È brutto. E tutto sta venendo fuori.
18) Per quanto riguarda il tour, ci sono già delle date?
Le prime date verranno pubblicate lunedì perchè questo tour doveva partire a luglio/agosto/settembre, ma il mio agente si è mosso con i vari promoter e i feedback sono stati positivi, i vari promoter hanno preso in maniera molto positiva la notizia. Quindi ci sono già delle date, sabato (13/05/2017) sono in Calabria e domenica (14/05/2017) in provincia di Siracusa, in Sicilia. Lunedì verranno pubblicate ufficialmente le prime date.
19) Per quanto riguarda il rapporto con i tuoi fan invece?
Ma io non li ho mai chiamati “fan”, perchè fan è il fanatico, preferisco chiamarli “seguaci”. Io devo tanto a loro, lo dirò sempre e li rigrazierò sempre. Se non ci fossero loro, e chiunque altro che mi sostiene, io non potrei esistere artisticamente. Grazie a voi io esisto, ma non lo dico perchè vi devo comprare, io non sono uno che se li compra i fan. Sulla pagina Facebook cerco sempre di rispondere a chi mi scrive, ma già da prima, quando i social ancora non esistevano e mi arrivavano le lettere, cercavo sempre di leggere e rispondere, anche questo lo troverete nel libro. La gente che mi ha conosciuto personalmente ha capito, molti si fanno ancora dei viaggi. Il libro vi chiarirà tutte le idee!
20) Si sa già quando uscirà il libro?
Sicuramente per fine anno.
21) Progetti futuri?
Per quanto riguarda i progetti futuri c’è il tour e ci sarà anche un album, sempre Articolo 31 ma in una nuova “chiave”. Adesso c’è un nuovo percorso di Articolo 31, ovviamente mantenendo sempre quei valori e quello spirito. Ci saranno anche brani riarrangiati come “Domani”, che sta diventando la mia preferita di quelle riarrangiate, Pino Pepsee interpreta le strofe in un modo bellissimo, magico. Non mancheranno pezzi nuovi che sto finendo, molto funky.
22) Il tuo pezzo preferito degli Articolo?
Nessuno. Per me sono tutti allo stesso livello, non ho un brano preferito. Ogni brano lo sento come un figlio, in un certo senso. Però uno dei brani… è “Così mi tieni”. Quello dice tutto. Anche quando ero all’apice non mi sentivo cambiato, i miei valori me li porterei sempre dentro, anche se fossi miliardario. E se lo fossi sicuramente aiuterei molto, cosa che faccio già ora. Ho anche un progetto televisivo riguardo la cultura hip-hop che spero di riuscire a sviluppare in futuro. È qualcosa di figo, mai stato visto dal grande pubblico. L’Italia è sempre molto superficiale nelle cose, già ai tempi in cui volevo far capire ai giornalisti cos’era l’hip-hop era un po’ come parlare con il muro, è stata una vera lotta.
23) E a proposito di graffiti, quello degli Articolo è stato coperto…
Può succedere, a me è dispiaciuto tantissimo, anche se è durato 20 e passa anni. Sicuramente faranno un graffito nuovo, in un nuovo stile!
24) Per finire, cosa ne pensi del nostro Paese in questa fase storica?
Il mio punto di vista è quello di molte persone in grado di capire determinate cose… Io dico che l’Italia è il Paese più bello e completo al mondo. Purtroppo c’è da combattere parecchio, e io sto combattendo.
25) Mentre del versante politico cosa ne pensi? Di gente che dovrebbe fare il proprio dovere e invece fa tutt’altro…
Questa è l’Italia. Come ho detto prima non è una questione di politica, è una questione di mentalità. Ti faccio un esempio: mi infastidisce molto il fatto che vince la nazione italiana e tutti giù a festeggiare, urlare… Poi ci sono i problemi e stanno tutti in casa a piangersi addosso. Questo controsenso mi fa girare molto i c*****ni.
26) Se vuoi aggiungere qualcosa sul tour, progetti…
Del tour sono felicissimo perchè ho veramente degli ottimi musicisti, delle persone con cui mi sono trovato subito benissimo. Ho trovato gente che ha voglia quanto io ho voglia, e questa è già vincente come cosa. Sarà una lunga tournée e sono felice di rimettermi in gioco. Sono sicuro di non deludere, ora che ho fatto la prima data lo posso dire. Sono un carro armato, adesso non mi ferma nessuno.
Peace & Love questo è Jad!
Intervista: Nicholas Astuti & Greta Pasqualato – http://www.lostintraveland.com
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