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Timestamp: 2019-06-26 16:47:57+00:00

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Art. 1750 codice civile - Durata del contratto o recesso - Brocardi.it
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Dispositivo dell'art. 1750 Codice civile
(1) Il contratto di agenzia a tempo determinato che continui ad essere eseguito dalle parti successivamente alla scadenza del termine si trasforma in contratto a tempo indeterminato.
Se il contratto di agenzia è a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può recedere (2) dal contratto stesso dandone preavviso (3) all'altra entro un termine stabilito (4).
(1) Articolo sostituito dall'art. 3 del d.lgs. 10 settembre 1991, n. 303, recante attuazione della direttiva 86/653/CEE relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti. Ai sensi dell'art. 6 comma 1 del medesimo provvedimento la disposizione in esame si applica ai contratti già in corso alla data del 1 gennaio 1990, a decorrere dal 1 gennaio 1994.
(2) Il recesso è, secondo la disciplina generale, esercitato mediante atto unilaterale (1373 c.c.). Inoltre, poichè operato in relazione ad un contratto di durata, esso non travolge le prestazioni già eseguite (1373, 2 c.c.).
(3) Il preavviso, insieme all'indennità (1751 c.c.), è volto a tutelare la posizione di colui che subisce il recesso.
(4) Si ritiene che il recesso possa essere esercitato anche se il contratto è a tempo determinato ma, in tal caso, chi lo subisce ha diritto al risarcimento del danno se esso viene esercitato senza giusta causa. Il danno (1223 c.c.) viene commisurato ai guadagni che la parte avrebbe potuto percepire se il contratto fosse giunto alla sua naturale scadenza.
Di regola il contratto di agenzia è a tempo indeterminato e ciò in quanto è strettamente connesso alla stabilità che caratterizza l'obbligazione del preponente (1742 c.c.) il quale, inoltre, grazie a tale stabilità riesce ad acquisire professionalità ed a creare una rete di clienti. La stipula a tempo indeterminato si comporta come un comune contratto di durata: è ammesso il recesso, in quanto il legislatore vede negativamente i vincoli senza termine alla libertà contrattuale, ma l'esercizio di esso deve essere fatto in modo da non pregiudicare troppo la posizione della controparte.
Se, invece, il contratto è a termine tale scelta non può rappresentare un espediente per diminuire le tutele dell'agente: pertanto, se esso viene eseguito anche dopo la scadenza diventa a tempo indeterminato.
Spiegazione dell'art. 1750 Codice civile
La cessazione del rapporto a tempo determinato
Il codice non si occupa della cessazione del rapporto di agenzia a tempo determinato. Una norma espressa sarebbe stata superflua: il rapporto a tempo determinato cessa al termine stabilito senza obbligo di preavviso e d'indennità.
Se prima della scadenza del termine il contratto si risolve per colpa di uno dei contraenti, gli effetti della risoluzione si stabiliscono secondo i principi generali col risarcimento integrale del danno.
Il recesso dal contratto a tempo indeterminato
Per il contratto di agenzia a tempo indeterminato l'art. 1750 segue le direttive comuni a tutti i contratti a tempo indeterminato e principalmente quelle dei rapporti di lavoro.
Ciascuna delle parti può recedere dando il preavviso all'altra in mancanza di preavviso è dovuta una corrispondente indennità.
La durata del termine di preavviso non è indicata dal codice, stante la difficoltà di seguire un criterio uniforme per tutti i casi.
Nessuna distinzione è fatta circa l'ampiezza del preavviso in relazione alla durata del rapporto né è richiesto un minimo di durata di questo per l'esercizio della facoltà di recesso.
La durata del termine è stabilita dagli usi.
Il preavviso deve essere dato anche quando l'agente è una società.
In caso di proroga a scadenza fissa o a tempo indeterminato di contratto di agenzia a tempo determinato, deve stabilirsi caso per caso secondo le circostanze se il rapporto debba ritenersi a tempo determinato o indeterminato, accertando se il termine risulti apposto inizialmente o la proroga a scadenza fissa sia stata data per eludere la disposizione circa l'obbligatorietà del preavviso.
723 Per quanto riguarda l'estinzione del rapporto di agenzia, vengono applicati i principii generali del contratto di lavoro (art. 1750 del c.c.); e così, in relazione al rapporto a tempo indeterminato, viene riconosciuto all'agente, oltre a un'indennità di preavviso, un'indennità di risoluzione, il cui fondamento si riallaccia all'indennità di anzianità prevista per il contratto di lavoro (art. 1751 del c.c.). Si giustifica l'estensione all'agente di una tutela identica a quella accordata al lavoratore, per la stabile collaborazione che l'agente presta all'impresa del preponente, di cui costituisce un vero e proprio ausiliario, anche se ha certi caratteri di autonomia che rendono inconfondibile la sua figura con quella di un impiegato. La singolare posizione dell'agente spiega i criteri che si sono seguiti nella disciplina dell'indennità, e che divergono alquanto dai criteri invalsi per i rapporti di lavoro subordinato. L'indennità si determina in base all'ammontare delle provvigioni liquidate all'agente nel corso dell'intero rapporto, e in misura proporzionale all'ammontare stesso; essa è dovuta anche per il caso di invalidità permanente e totale dell'agente. Nel caso di morte si devolve agli eredi e non ai congiunti viventi a carico.
Massime relative all'art. 1750 Codice civile
Cass. civ. n. 1376/2018
Nel rapporto di agenzia, la regola dettata dall'art. 2119 c.c. deve essere applicata tenendo conto della diversa natura del rapporto rispetto a quello di lavoro subordinato nonché della diversa capacità di resistenza che le parti possono avere nell'economia complessiva dello stesso; in tale ambito, il giudizio circa la sussistenza, nel caso concreto, di una giusta causa di recesso deve essere compiuto dal giudice di merito, tenendo conto delle complessive dimensioni economiche del contratto e dell'incidenza dell’inadempimento sull'equilibrio contrattuale, assumendo rilievo, in proposito, solo la sussistenza di un inadempimento colpevole e di non scarsa importanza che leda in misura considerevole l'interesse dell'agente, tanto da non consentire la prosecuzione, “anche provvisoria”, del rapporto.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 1376 del 19 gennaio 2018)
Cass. civ. n. 3251/2017
In tema di contratto di agenzia, l'esercizio, da parte del preponente, della facoltà di recedere "ad nutum" dal rapporto, salvo il dovere del preavviso, non costituisce inadempimento contrattuale ma legittima esplicazione di un diritto potestativo, dal cui esercizio, pertanto, non deriva, di per sé, all'agente alcun danno risarcibile, atteso che il risarcimento del danno cui fa riferimento l'art. 1751, comma 4, c.c. è quello che si correla ad eventuali danni ulteriori da fatto illecito contrattuale o extracontrattuale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3251 del 7 febbraio 2017)
Cass. civ. n. 19579/2016
In tema di rapporto di agenzia, il recesso dell'agente per giusta causa si converte, ove si accerti l'insussistenza di quest'ultima e salvo che non emerga una diversa volontà dell'agente medesimo, in un recesso senza preavviso, che determina la riespansione del diritto della controparte a percepire le previste indennità ed all'eventuale risarcimento del danno.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 19579 del 30 settembre 2016)
Cass. civ. n. 11728/2014
L'istituto del recesso per giusta causa, previsto dall'art. 2119, primo comma, cod. civ. in relazione al contratto di lavoro subordinato, è applicabile anche al contratto di agenzia, dovendosi tuttavia tener conto, per la valutazione della gravità della condotta, che in quest'ultimo ambito il rapporto di fiducia - in corrispondenza della maggiore autonomia di gestione dell'attività per luoghi, tempi, modalità e mezzi, in funzione del conseguimento delle finalità aziendali - assume maggiore intensità rispetto al rapporto di lavoro subordinato. Ne consegue che, ai fini della legittimità del recesso, è sufficiente un fatto di minore consistenza, secondo una valutazione rimessa al giudice di merito insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente e correttamente motivata. (Nella specie la Corte ha ritenuto correttamente accertata la sussistenza della giusta causa di recesso dell'agente, in ragione del mancato pagamento di provvigioni relative ad uno specifico ordine, ricevuto direttamente dal preponente, ma da terzi rientranti nella zona di esclusiva dell'agente e che quest'ultimo aveva in precedenza acquisito come clienti).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 11728 del 26 maggio 2014)
Cass. civ. n. 4149/2012
In tema di contratto di agenzia, la mancata concessione del termine di preavviso, ovvero la concessione di un termine inferiore a quello dovuto, non travolge né rende invalido il recesso come manifestazione di volontà di porre fine al rapporto; in tale caso, infatti, la clausola nulla viene sostituita di diritto dalla norma imperativa che impone la concessione del preavviso (art. 1419, secondo comma, c.c.).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4149 del 15 marzo 2012)
Cass. civ. n. 10934/2011
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 10934 del 18 maggio 2011)
Cass. civ. n. 9779/2011
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9779 del 4 maggio 2011)
Cass. civ. n. 7019/2011
Ai fini della legittimità del recesso nel rapporto di agenzia, il preponente non deve fare riferimento, fin dal momento della comunicazione del recesso, a fatti specifici, essendo sufficiente che di essi l'agente sia a conoscenza anche "aliunde" o che essi siano, in caso di controversia, dedotti e correlativamente accertati dal giudice. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto gli addebiti noti all'agente in considerazione della corrispondenza intercorsa tra le parti).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7019 del 25 marzo 2011)
Cass. civ. n. 3869/2011
Al fine di stabilire se lo scioglimento del contratto di agenzia sia avvenuto per fatto imputabile al preponente o all'agente può essere utilizzato per analogia il concetto di giusta causa previsto per il lavoro subordinato, pur nella diversità delle rispettive prestazioni e della configurazione giuridica, e il relativo giudizio costituisce valutazione rimessa al giudice di merito e incensurabile in sede di legittimità ove sorretto da adeguata e logica motivazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva adeguatamente valutato gli addebiti contestati all'agente - consistenti nell'avere emesso polizze auto su diverse piazze italiane non perfezionate, né registrate, né talvolta rinvenute presso l'agenzia preponente - ed aveva ritenuto che la gravità degli stessi avesse fatto venir meno il rapporto fiduciario e giustificato la risoluzione del rapporto).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3869 del 17 febbraio 2011)
Cass. civ. n. 3595/2011
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3595 del 14 febbraio 2011)
Cass. civ. n. 21279/2010
Nel contratto di agenzia, analogamente a quanto previsto nei rapporti di lavoro privi di stabilità, ove non ricorra l'ipotesi della giusta causa, la parte che recede è obbligata a darne preavviso nel termine stabilito ai sensi dell'art. 1750 c.c. rimanendo tenuta, in caso di mancato preavviso, al risarcimento del danno derivante da tale omissione. Tuttavia, come per gli altri rapporti di lavoro privi della stabilità reale od obbligatoria, deve escludersi, in linea generale, la configurabilità di altri danni risarcibili, poiché la risoluzione del rapporto costituisce esplicazione di un diritto potestativo delle parti, salva l'ipotesi del cosiddetto licenziamento ingiurioso, ravvisabile non in ogni caso di infondatezza degli addebiti di natura disciplinare o d'insussistenza dell'inadempimento posto a base del recesso ma soltanto in presenza di una particolare offensività e non funzionalità delle espressioni usate dal datore di lavoro o da eventuali forme ingiustificate e lesive di pubblicità date al provvedimento.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 21279 del 15 ottobre 2010)
Cass. civ. n. 19508/2009
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 19508 del 10 settembre 2009)
Cass. civ. n. 20497/2008
Il recesso per giusta causa previsto dall'art. 2119 c.c. si applica anche al contratto di agenzia purché vi sia un'inadempienza imputabile all'agente, la quale, per la sua gravità, non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto. Non è, quindi, idonea a concretare detta inadempienza la sospensione dell'esecuzione della prestazione operata dall'agente che si trovi in stato di detenzione in carcere, non sussistendo in tal caso il requisito indispensabile dell'imputabilità dell'inadempimento.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 20497 del 25 luglio 2008)
Cass. civ. n. 14771/2008
In tema di rapporto di agenzia, il collegamento economico-funzionale fra imprese (nel caso di specie, società di assicurazione) facenti parte dello stesso gruppo pur non realizzando un'unitaria soggettività giuridica, né essendo sufficiente a far ritenere che gli obblighi inerenti al rapporto costituito con una società si estendano anche alle altre determina una convergenza di interessi economici; tale per cui, ove l'agente abbia in atto una pluralità di distinti rapporti con le singole società collegate, il verificarsi di un evento interruttivo del rapporto fiduciario tra l'agente ed una delle stesse è idoneo a determinare la cessazione della fiducia anche con riguardo agli altri rapporti ed a legittimare, conseguentemente; il recesso dai contratti conclusi con l'agente.
L'istituto del recesso per giusta causa, previsto dall'art. 2119, primo comma, c.c., in relazione al contratto di lavoro subordinato, è applicabile anche al contratto di agenzia, dovendosi tuttavia tener conto, per la valutazione della gravità della condotta; che in quest'ultimo ambito il rapporto di fiducia in corrispondenza della maggiore autonomia di gestione dell'attività per luoghi, tempi, modalità e mezzi, in funzione del conseguimento delle finalità aziendali assume maggiore intensità rispetto al rapporto di lavoro subordinato; ne consegue che, ai fini della legittimità del recesso, è sufficiente un fatto di minore consistenza (nella specie, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha ritenuto adeguatamente motivata la lesione del rapporto fiduciario attesa la stipulazione, da parte dell'agente, di due polizze sulla base di false attestazioni dello stato di rischio, in violazione delle disposizioni sulle verifiche da effettuare già diramate dalla società).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 14771 del 4 giugno 2008)
Cass. civ. n. 21445/2007
La cessione d'azienda, che nel rapporto di agenzia è sussumibile nella fattispecie legale di cui all'art. 2558 c.c., può integrare una giusta causa di recesso dell'agente dal contratto di agenzia se il cessionario non offre una sufficiente garanzia del regolare adempimento delle obbligazioni derivanti dalla prosecuzione del rapporto di durata — tanto più se relative ad importi già maturati, ma non ancora esigibili, come quelli dell'indennità da corrispondere alla fine del rapporto — e, più in generale, della regolare prosecuzione dell'attività dell'azienda cui è connessa l'attività dell'agente medesimo. (Nella specie, l'agente era receduto per giusta causa dal contratto di agenzia adducendo che la società cessionaria del sottostante rapporto, secondo le risultanze del relativo bilancio e dell'allegata relazione del collegio sindacale, non mostrava di offrire sufficienti garanzie di solvibilità e di consistenza economica e patrimoniale; la sentenza di merito che, pretermettendo l'esame della predetta documentazione, aveva escluso la sussistenza della giusta causa di recesso è stata cassata per insufficienza della motivazione dalla S.C., che ha enunciato l'anzidetto principio di diritto).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 21445 del 12 ottobre 2007)
Cass. civ. n. 24274/2006
In tema di contratto di agenzia, l'art. 1750, comma quarto, c.c., nel porre la regola inderogabile secondo cui i termini di preavviso devono essere gli stessi per le due parti del rapporto, esprime un precetto materiale che vieta pattuizioni che alterino la parità delle parti in materia di recesso, con la conseguenza che è nullo per frode a detto precetto (art. 1344 c.c.) il patto che contempli, in aggiunta all'obbligo di pagare l'indennità di mancato preavviso, una clausola penale a carico del solo agente che si renda inadempiente all'obbligo di dare preavviso.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 24274 del 14 novembre 2006)
Cass. civ. n. 19678/2005
Nel contratto di agenzia, pur nella sostanziale diversità delle rispettive prestazioni e della relativa configurazione giuridica, per stabilire se lo scioglimento del contratto stesso sia avvenuto o non per un fatto imputabile al preponente o all'agente, tale da impedire la possibilità di prosecuzione anche temporanea del rapporto, può essere utilizzato il concetto di giusta causa di cui all'art. 2119 c.c., previsto per il lavoro subordinato. In particolare, con riferimento al recesso dell'agente, la giusta causa può essere identificata solo con l'inadempimento, colpevole e non di scarsa importanza, del preponente, che leda in misura considerevole l'interesse del primo. (Nella specie la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva escluso la sussistenza di una giusta causa di recesso per l'agente nella riduzione delle provvigioni, decisa unilateralmente dal preponente, e l'introduzione di un nuovo sistema informatico che i promotori avrebbero dovuto utilizzare a partire dall'anno successivo, attesa la scarsa incidenza della riduzione della misura delle provvigioni nell'economia complessiva del rapporto e il notevole spazio di tempo intercorso tra la riduzione e la prima reazione, ad oltre sette mesi dalla comunicazione, per confermare che l'inadempimento incompatibile era pienamente compatibile con la sia pur provvisoria prosecuzione della relazione contrattuale).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 19678 del 10 ottobre 2005)
Cass. civ. n. 23455/2004
In assenza di un'espressa previsione relativa alla possibilità di recedere senza preavviso dal rapporto di agenzia, per lo stesso trova applicazione in via analogica l'istituto del recesso per giusta causa di cui all'art. 2119 c.c., che comporta anche il riconoscimento del diritto dell'agente recedente all'indennità sostitutiva del preavviso, nonché dell'indennità sostitutiva di clientela prevista dagli accordi economici collettivi per la fattispecie di estinzione del rapporto su iniziativa del preponente, data rassimilabilità di tale caso a quello del recesso dell'agente per giusta causa, sostanzialmente dovuto al comportamento del preponente stesso.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 23455 del 16 dicembre 2004)
Cass. civ. n. 10179/2004
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 10179 del 26 maggio 2004)
Cass. civ. n. 11791/2002
La mancata concessione del termine di preavviso, ovvero la concessione di un termine inferiore a quello dovuto, non travolge né rende invalido il recesso come manifestazione di volontà di porre fine al rapporto; in tale caso, infatti, la clausola nulla viene sostituita di diritto dalla norma imperativa che impone la concessione del preavviso (art. 1419, secondo comma, c.c.).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 11791 del 6 agosto 2002)
Cass. civ. n. 9317/2002
In tema di contratto di agenzia, poiché l'esercizio, da parte del preponente, della facoltà di recedere ad nutum dal rapporto, salvo il dovere del preavviso, non costituisce inadempimento contrattuale, il danno derivante all'agente dal recesso non è risarcibile.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 9317 del 26 giugno 2002)
Cass. civ. n. 15661/2001
La giusta causa di recesso dal rapporto di agenzia costituisce un'ipotesi normativa che è desumibile per analogia dalla norma sul licenziamento per giusta causa nel lavoro subordinato (come ora confermato dall'art. 1751 c.c., che, nel testo di cui all'art. 3 D.L.vo 10 settembre 1991, n. 303, parla — ai fini dell'esclusione del diritto all'indennità di cessazione del rapporto — di «inadempienza imputabile all'agente, la quale, per la sua gravità, non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto»), salva la necessità di tenere conto della specificità delle varie situazioni. Detta ipotesi normativa, non diversamente da quella relativa al lavoro subordinato, è caratterizzata da una certa genericità e richiede di essere adeguatamente interpretata in sede applicativa in correlazione allo specifico tipo di situazione oggetto di esame, senza peraltro che in genere (e, particolarmente, se non sono in questione fatti di evidente gravità o tenuità), il livello di specificazione interpretativa possa consentire univocamente e, per così dire meccanicamente, la qualificazione giuridica della vicenda oggetto di giudizio che sia stata accertata in termini puramente fattuali; ne consegue che il giudizio di fatto, ai fini della sussunzione della fattispecie concreta nell'ipotesi normativa, si deve (in genere) colorare di più o meno consistenti aspetti valutativi, funzionali alla sua qualificazione in termini legali. Tali valutazioni spettano al giudice di merito, ma, ai fini del loro controllo in sede di legittimità, devono essere sorrette da un'adeguata motivazione, cosi che ne sia desumibile la congruità logica e la correttezza giuridica, sulla base di un accertamento sufficientemente specifico degli elementi strettamente fattuali della fattispecie, e della individuabilità dei criteri di carattere generale ispiratori del giudizio di tipo valutativo.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 15661 del 12 dicembre 2001)
Cass. civ. n. 3925/2001
In tema di rapporto di agenzia, l'esercizio legittimo, da parte della società preponente, del potere di recesso ad nutum non integra gli estremi del comportamento in violazione degli obblighi di correttezza, anche se il recesso stesso abbia comportato dei danni per l'agente, poiché, nel detto rapporto, la violazione delle norme di correttezza presuppone un abuso del potere di recesso ad nutum da parte del soggetto preponente, ovvero un affidamento incolpevole dell'agente.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3925 del 19 marzo 2001)
Cass. civ. n. 14436/2000
Nell'ambito del rapporto di agenzia, all'autonomia delle parti è dato di derogare convenzionalmente alla disciplina legale del recesso, anche riguardo al preavviso, come può avvenire in generale per i rapporti contrattuali a durata indeterminata (escluso il rapporto di lavoro subordinato, ex art. 2118 c.c.); pertanto, può anche essere contrattualmente ridotta la durata del preavviso fino, al limite, ad escluderne la necessità.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 14436 del 6 novembre 2000)
Cass. civ. n. 7986/2000
In mancanza di esplicita pattuizione in ordine alla possibilità di recedere senza preavviso dal rapporto di agenzia, per esso trova applicazione l'istituto del recesso per giusta causa, valutata questa secondo i criteri di cui all'art. 21.19 c.c., attesa l'evidente analogia del recesso del preponente senza preavviso dal rapporto di agenzia con il licenziamento in tronco intimato dal datore nel rapporto di lavoro subordinato; pertanto, anche per il rapporto d'agenzia la validità del recesso del proponente può ritenersi sussistente solo in presenza di violazione di doveri fondamentali dell'agente. (Nella specie, la sentenza di merito, confermata dalla Suprema Corte, aveva escluso la legittimità del recesso del preponente ritenendo non essenziali gli obblighi non adempiuti dall'agente, quali la partecipazione ad una riunione indetta dal preponente e la tempestiva produzione di resoconti e programmi di visita ai clienti).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7986 del 12 giugno 2000)
L'agente ha la facoltà di recedere «per giusta causa», con effetto immediato e diritto all'indennità sostitutiva del preavviso, in caso di comportamenti del preponente che non consentano la prosecuzione neanche temporanea del rapporto - secondo una disciplina corrispondente a quella dettata dall'art. 2119 c.c. per il lavoro subordinato — in applicazione di principi generali in materia di recesso nei rapporti continuativi.
Cass. civ. n. 3738/2000
Al rapporto di agenzia è applicabile, in analogia con le disposizioni previste per il rapporto di lavoro subordinato, l'istituto del recesso per giusta causa; tuttavia, al fine di valutare l'inadempimento del lavoratore, occorre anche aver riguardo alla sostanziale diversità delle prestazioni nei due contratti, giacché l'obbligazione del dipendente nel contratto di lavoro subordinato è configurabile come obbligazione di «mezzi», mentre quella dell'agente è configurabile come obbligazione di risultato, onde, nei due casi, l'inadempimento del lavoratore è diversamente apprezzabile; la relativa valutazione costituisce accertamento di fatto riservato al giudice di merito e incensurabile in sede di legittimità se sostenuto da motivazione congrua.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3738 del 28 marzo 2000)
Cass. civ. n. 3898/1999
Nel rapporto di agenzia, così come nel rapporto di lavoro subordinato, attesa l'analogia tra i due rapporti, entrambi fondati sull'elemento fiduciario, la necessità di immediata, seppure sommaria, contestazione delle ragioni poste a base del recesso per giusta causa, con conseguente preclusione della successiva deduzione di fatti diversi da quelli contestati, opera solo con riferimento al recesso del preponente (o del datore di lavoro), mentre nessuna formalità di comunicazione delle relative ragioni è necessaria in caso di recesso per giusta causa dell'agente (o del lavoratore), con la conseguenza che, al fine di valutare la sussistenza della giusta causa del recesso (e perciò il diritto dell'agente all'indennità di mancato preavviso), può tenersi conto anche di comportamenti ulteriori rispetto a quelli eventualmente lamentati nell'atto di recesso.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3898 del 20 aprile 1999)
Cass. civ. n. 845/1999
Nell'applicare, nell'ambito del rapporto di agenzia, la regola sul recesso per giusta causa dettata dall'art. 2119 c.c. in relazione al rapporto di lavoro, l'apprezzamento circa la sussistenza nel caso concreto di una giusta causa - cioè di un evento che non consenta la prosecuzione «anche provvisoria» del rapporto - deve essere compiuto dal giudice di merito tenendo conto della diversa natura dei rapporti e della diversa capacità di resistenza che le parti possono avere nell'economia complessiva dello specifico rapporto; in articolare, mentre l'inadempimento dell'obbligazione retributiva da parte del datore di lavoro può assumere di per sé, ove non dei tutto accidentale o di breve durata, una gravità sufficiente a giustificare le dimissioni per giusta causa del lavoratore, nel rapporto di agenzia la gravità dell'inadempimento dell'obbligazione corrispettiva da parte del preponente va commisurata in proporzione alle complessive dimensioni economiche del rapporto e all'incidenza del medesimo inadempimento sull'equilibrio contrattuale costituito dalle parti, cosicché, a giustificare un recesso senza preavviso dell'agente, è richiesto un inadempimento colpevole e di non scarsa importanza che leda in misura considerevole l'interesse dell'agente medesimo.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 845 del 1 febbraio 1999)
Cass. civ. n. 10566/1997
Nel rapporto di agenzia, nel caso in cui, a seguito del recesso dell'impresa mandante, il periodo di preavviso sia in parte lavorato e in parte sostituito dalla relativa indennità, è fornita di motivazione conforme alla legge (art. 1750, comma secondo, c.c.), e logica in relazione al tenore delle previsioni dell'accordo economico collettivo applicabile al rapporto, la quantificazione della indennità sostitutiva del preavviso sulla base delle provvigioni maturate non già nell'anno anteriore a quello del recesso o della comunicazione del mandante volta a porre un termine al periodo di preavviso lavorato, ma nell'anno anteriore a quello della data di cessazione delle prestazioni (nella specie nell'anno 1988, il periodo lavorato del preavviso essendo perdurato fino al 2 gennaio 1989).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 10566 del 27 ottobre 1997)
Cass. civ. n. 100/1991
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 100 del 9 gennaio 1991)
relative all'articolo 1750 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1750 Codice civile - Durata del contratto o recesso | Quesito Q201616307
giovedì 09/06/2016 - Emilia-Romagna
“Ho interrotto un rapporto di agenzia per intervenuti problemi fisici che non mi consentivano la prosecuzione della collaborazione.Ho comunicato tempestivamente al preponente l'evento con una mail ex art. 1747.Il preponente,in prima battuta, non ha avuto nulla da eccepire,nè mi ha chiesto certificati medici.Su sua richiesta,mi sono prestato a collaborare nei giorni successivi per un corretto passaggio di consegne,inoltre ho continuato a ricevere richieste di clienti che ho prontamente girato alla Ditta Mandante in uno spirito di completa collaborazione.Dopo 5 mesi,a fronte del rifiuto del pagamento delle provvigioni residue,quando gli ho fatto scrivere dall'avvocato per la messa in mora,il preponente pretendeva di compensare la somma con il presunto mancato preavviso.
Considerato che all'atto della cessazione il sottoscritto percepiva sia la pensione INPS che quella Enasarco chiedo:
Nelle condizioni indicate come potevo dare preavviso dell'impossibilità sopravvenuta all'improvviso ?
Avendo raggiunto l'età pensionabile ho diritto all'indennità supplettiva di clientela?”
In merito alla prima domanda, va detto che l’art. 1750 c.c. non prevede più la possibilità di sostituire il preavviso con un’indennità; la norma, tuttavia, è derogabile, sia in sede di contrattazione collettiva che a livello di contrattazione individuale.
Occorre, pertanto, nel caso di specie, al fine di valutare la legittimità della richiesta e del comportamento del preponente, in primo luogo verificare se nel contratto di agenzia sia stata pattuita o meno l’indennità sostitutiva del preavviso oppure, laddove venga indicata per rinvio la normativa applicabile al contratto, se tale rinvio sia al codice civile semplicemente (che non prevede l’indennità) oppure anche agli accordi economici collettivi (in tal caso, occorrerà verificare quale sia il contenuto di questi in merito alla disciplina del preavviso: normalmente essi prevedono l’indennità).
In presenza, tuttavia ed in ogni caso, di una giusta causa di recesso dal rapporto (e l’inidoneità fisica lo è senz’altro) – sia da parte del preponente sia da parte, come nel caso in esame, dell’agente - si ritiene pacificamente non dovuta l’indennità in questione.
Più precisamente, nella fattispecie concreta in esame, qualora sia dimostrato (come in effetti sembra) che l’impossibilità di proseguire il rapporto era riconducibile ad uno stato di incapacità fisica che non consentiva di effettuare lo svolgimento di un periodo di preavviso, non solo il preponente non avrà alcun diritto di pretendere dall’agente l’indennità sostitutiva, ma addirittura – se previsto contrattualmente (come nel caso di richiamo alle norme della contrattazione collettiva) sarà l’agente stesso ad aver diritto all’indennità sostitutiva del preavviso non goduto.
Per quanto riguarda, invece, la seconda domanda, va preliminarmente ricordato a quali emolumenti ha diritto l’agente all’atto di cessazione del rapporto.
Va distinta, infatti, l’indennità di cessazione/risoluzione del rapporto dall’indennità suppletiva di clientela di cui all’art. 1751 c.c..
La prima è assimilabile al trattamento di fine rapporto cui hanno diritto i lavoratori subordinati: viene corrisposta direttamente dall’Ente previdenziale degli Agenti (Enasarco) a seguito di accantonamento operato, nel corso del rapporto di agenzia, presso apposito fondo (FIRR) delle somme che il preponente versa obbligatoriamente ogni anno con questa finalità a favore dell’agente.
L’accantonamento annuale presso il FIRR delle somme destinate, all’atto di cessazione del rapporto, ad essere liquidate all’agente sotto forma di indennità di risoluzione, anche se introdotto dalla contrattazione collettiva, è stato reso obbligatorio per tutti i rapporti di agenzia.
Diversa è l’indennità suppletiva di clientela, che viene corrisposta ai sensi dell’art. 1751 c.c. solo ed esclusivamente in presenza di determinati presupposti indicati, appunto, dalla norma (l’aver “procurato nuovi clienti al preponente” o l’aver “sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti e il preponente riceva ancora sostanziali vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti”).
Ora, il raggiungimento dell’età pensionabile è cosa distinta dalla cessazione del rapporto di agenzia, nel senso che i due eventi possono coincidere oppure no (il rapporto può cessare per sopraggiunto raggiungimento dei requisiti pensionistici oppure prima di questo momento).
Pertanto, nel caso di specie in cui il rapporto può dirsi pacificamente cessato, al fine di valutare se spetti o meno all’agente – oltre all’indennità liquidata dall’Enasarco – altresì l’indennità suppletiva di clientela andrà valutata l’esistenza in concreto dei presupposti di legge e non l’avvenuta maturazione dei requisiti per la pensione.

References: Articolo 1750

Cass. 
 sentenza 

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 art. 2118
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 Articolo 1750
 art. 1747