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Timestamp: 2016-08-31 23:27:17+00:00

Document:
04 novembre 2011 - Cat: Altro
Preliminarmente va
rimarcato un elemento essenziale della delega: la stessa può essere conferita
solo da chi è datore di lavoro, e da nessun altro. L'articolo 16 del D.Lgs.
n. 81/2008 è in tal senso esplicito e inequivocabile laddove recita: “1. La
delega di funzioni da parte del datore
di lavoro, ove non espressamente esclusa, è ammessa con i seguenti limiti e
Atto scritto avente data certa
Il primo requisito previsto
dalla norma attiene alla forma della delega, che deve risultare “da atto scritto recante data certa”.
Tale precisa disposizione è
intervenuta così a stabilire una forma specifica obbligatoria ab substantiam,
laddove invece, in mancanza di una norma in tal senso, prima dell’emanazione
del D.Lgs n. 81/2008, la giurisprudenza aveva ammesso, in alcuni limitati casi,
che la delega potesse essere provata anche per fatti concludenti (Cass. pen. 13
dicembre 1995, n. 12360) o per testimoni (Cass. pen., 11 marzo 1999, n. 3255;
Cass. pen. 30 novembre 1998; Cass. pen. 13 novembre 1992, n. 10978, Cass. pen.
11 luglio 1995, n. 7662; in senso contrario Cass. pen. 1° giugno 2000) seppur
precisando che, pur non dovendo
necessariamente essere scritta, dovesse essere espressa (Cass. pen. 20 febbraio
1995, n. 2668) o “puntuale, espressa e specifica” (Cass. pen. 8 aprile 1993, n.
3439). Tuttavia
il requisito della certezza della data va incrociato con quello
dell'accettazione da parte del delegato con la conseguenza che qualora
l'accettazione intervenga in data posteriore a quella della predisposizione
dell'atto di delega, la validità della delega decorrerà dal momento
dell'accettazione: vi è chi ha perciò voluto
sottolineare un’incongruenza nel disposto legislativo, laddove la data
certa è riferita esclusivamente all’atto di conferimento della delega,
mentre per l’individuazione della responsabilità penale rileva la data di
accettazione del delegato, a volte diversa dalla prima ipotesi (C. Russo, La delega di funzioni e gli obblighi del
datore di lavoro non delegabili, in “Il testo unico della salute e
sicurezza nei luoghi di lavoro – Commentario al decreto legislativo 9 aprile
2008 n. 81”, in “Le nuove leggi civili”, a cura di M. Tiraboschi, Milano, 2008,
219). 3.
Professionalità ed esperienza del delegato
Per quanto riguarda l'art.
16 comma 1 lettera b) D.Lgs. n. 81/2008, inerente i “requisiti di professionalità ed esperienza richiesti dalla specifica
natura delle funzioni delegate”, va detto che già la giurisprudenza aveva
avuto modo di affermare che la delega, per poter esplicare la propria efficacia
scriminante, doveva essere conferita ad
un soggetto in possesso delle necessarie conoscenze tecnico-scientifiche in
materia di sicurezza del lavoro e dotato di particolare esperienza
nell’organizzazione dei c.d. presidi antinfortunistici nei luoghi di lavoro,
anche in relazione alla specifica attività produttiva esercitata dall’impresa
(Cass. pen. 23 febbraio 1993, n. 1760; Cass. pen. 5 luglio 1993, n. 6576; Cass.
pen. 23 marzo 1994, n. 3455; Cass. pen. 2 aprile 1997, n. 3045; Cass. pen. 13
dicembre 1995, n. 12360). Va, inoltre, rammentato come la giurisprudenza abbia
sottolineato che la permanenza di
siffatte qualità soggettive in capo al delegato deve essere periodicamente verificata
dall’imprenditore delegante. In ogni caso dal testo
della delega medesima deve emergere detto requisito di professionalità.
È fondamentale osservare,
poi, che la mancanza di questo, o altri, requisiti soggettivi nel destinatario
della delega potrebbe astrattamente comportare, in caso di infortunio, un’assunzione di responsabilità anche da
parte del delegante, qualora l’infortunio stesso sia stato causato da
un’omessa od insufficiente predisposizione dei mezzi di prevenzione dovuta
proprio alla scarsa preparazione e capacità tecnica del delegato. In tal caso,
infatti, a carico del delegante potrebbe profilarsi un’ipotesi di c.d. culpa
in eligendo, consistente, appunto, nell’aver trasferito l’adempimento
della c.d. obbligazione di sicurezza ad un soggetto privo della necessaria
competenza. Tale requisito attiene alla persona del delegato, il quale deve
essere persona qualificata e tecnicamente capace di assolvere i compiti
indicati nella delega. Nel rispetto della normativa prevenzionistica, dovrà
pertanto essere persona formata e preparata in questa materia, con le adeguate
conoscenze tecniche e operative.
Attribuzione di effettivi poteri di organizzazione, gestione e controllo
È inoltre previsto [art. 16 c. 1 lett. c) D.Lgs. n.
81/2008], mediante l’utilizzo da parte del legislatore di un’espressione che
richiama i modelli organizzativi e gestionali previsti dal D.Lgs. 231/2001,
laddove si prevede che la delega “attribuisca al delegato tutti i poteri di
organizzazione, gestione e controllo richiesti dalla specifica natura delle
funzioni delegate” .
La giurisprudenza di legittimità ha sempre affermato
la necessità imprescindibile di uno specifico e puntuale contenuto della
delega, che deve essere dettagliata, articolata, esplicita nel definire compiti
e funzioni: “la delega deve indicare in
modo specifico e analitico i poteri conferiti al delegato” (Cass. 20/10/2000 n. 10752). Va
ricordato sempre che nella misura in cui
il datore di lavoro non delega, riduce in proporzione la sfera di
responsabilità del delegato e “fa riespandere la propria” (D. Pulitanò,
Diritto Penale, Torino, 2005, 521 e ss.). Pubblicità
Ai sensi dell'articolo 16
comma 1 lettera d) D. Lgs. n. 81/2008, poi, è richiesto “che essa attribuisca al
delegato l’autonomia di spesa necessaria
allo svolgimento delle funzioni delegate”.
È dunque previsto
l'effettivo trasferimento dei poteri in capo al delegato con l'attribuzione di
una completa autonomia decisionale e di gestione e con piena disponibilità
economica (ovviamente proporzionata ai compiti trasferiti, quindi è pure
concepibile un limite di spesa, ma congruo in relazione a detti compiti): pertanto la delega deve trasmettere al
delegato non solo l'obbligo al rispetto delle norme di sicurezza ma anche i
mezzi tecnici ed economici e i poteri organizzativi necessari per adempiere
quell'obbligo (v. Cass. pen. 23 febbraio 1993, n. 1760; Cass. pen. 23 marzo
1994, n. 3455 che impone il conferimento di “mezzi adeguati al corretto
espletamento dell'incarico”; cfr. anche Cass. pen. 2 aprile 1997, n.
3045).
In tal senso, anche prima
che il legislatore normasse la materia,
era stato ritenuto esente da responsabilità il tecnico comunale che, non avendo
i mezzi necessari per far fronte agli adempimenti del caso, abbia ripetutamente
sollecitato chi di tali poteri era in possesso (Cass. pen. 23 giugno 1994,
n. 7301). Autonomia di spesa non è
tale quando contenuta nei limiti del budget assegnato, che può anche essere
uguale a zero, ma deve indicare o un potere
di spesa effettivo e incondizionato senza limiti o comunque un potere di
spesa definito e al di sotto del quale non si può in alcun modo comprimere. La
Cassazione (Cass. Pen., 26 settembre 2001) han affermato che l’autonomia del
delegato può essere paragonabile a quella dell’imprenditore, anche per quanto
riguarda l’accesso ai mezzi finanziari. È giusto ricordare, in ogni caso, che
vi sono obblighi di sicurezza e igiene del lavoro che prescindono dalla
possibilità di esercitare ampi poteri o disponibilità di risorse economiche per essere adempiuti (I.
Bellina, Antinfortunistica: delega di funzioni, in Dir. prat. lav, 2007, n. 36,
2197) quali gli obblighi di controllo, quelli di
informazione o di segnalazione, di riorganizzazione del lavoro e/o delle
mansioni qualora non richiedano appunto l'esercizio di poteri di spesa.
Il requisito della
attribuzione di autonomia finanziaria (ovviamente eccezion fatta per i casi in
cui l’espletamento dell’oggetto della delega non necessiti di risorse
finanziarie, ad es. la delega ad una nomina, o la delega alla gestione di
impianti esistenti, etc.) veniva anche
in precedenza richiesto dalla giurisprudenza quale condizione necessaria ad
assicurare l’effettività della attribuzione della piena autonomia decisionale
al delegato, giacché il riconoscimento dell’autonomia gestionale sarebbe
soltanto apparente, ove al delegato non fosse concessa una certa libertà di
disposizione dei mezzi finanziari occorrenti al concreto assolvimento degli
obblighi impostigli.
Al riguardo, va sottolineato come tale autonomia
finanziaria debba essere assicurata soprattutto attraverso la previsione di
limiti di spesa sufficientemente ampi e, comunque, idonei a consentire al
delegato di operare efficacemente nell’ambito delle funzioni delegate. Si
può anche ragionevolmente ipotizzare, una clausola di salvaguardia per la quale
il delegato, in caso di emergenza, non ha limiti di spesa salvo l'obbligo di
rendiconto e di relazionare entro 48 ore dalla fine dell'emergenza. È chiaro, inoltre, che questo
requisito va inteso nel senso che il delegato
deve poter costantemente decidere l’effettuazione di una spesa per
l’apprestamento di mezzi antinfortunistici senza alcuna preventiva
autorizzazione od assenso da parte del delegante, o di altro soggetto.
Perciò si ritiene possa
essere ammissibile che una persona delegata possa avere un tetto massimo di
spesa a cui fare riferimento purché, nello stabilire tale tetto, si tenga conto
di un principio di congruità (deve essere ragionevolmente rapportato alla
dimensione aziendale, alla complessità dei problemi da affrontare, ecc...);
questa rappresenta l’unica limitazione ammissibile (Cass. 30 gennaio 2001 n.
Sulla relazione tra
responsabilità penale e autonomia di spesa si vedano le seguenti sentenze:
a) T.A.R. Umbria 11/11/1998
n. 1032: il dipendente [di una pubblica
amministrazione] nominato “datore di lavoro” ai sensi di legge e dunque
responsabile della sicurezza sul lavoro dei propri subordinati, qualora
disponga di poteri di gestione ma non di autonomia di spesa, potrà incorrere in
responsabilità solo ove non richieda a
chi ha poteri di spesa l’acquisto di ciò che serve per scongiurare incidenti;
b) Cass. Pen. sez. III,
15/12/1997, n. 1769: in tema di lesioni colpose per violazione di norme
antinfortunistiche qualora la Corte di Cassazione, ai fini dell’accertamento
della responsabilità del direttore dello stabilimento ovvero del capo reparto
sub delegato, abbia richiesto al Giudice di rinvio di accertare se il predetto
direttore aveva il potere di organizzare diversamente il lavoro, disponendo dei
necessari mezzi finanziari, ed il Giudice di rinvio abbia accertato che tali mezzi economici erano nella disponibilità del
direttore dello stabilimento (per i poteri attribuitigli dal regolamento
aziendale e per l’ampiezza della preposizione institoria), escludendo che il subdelegato godesse di capacità di spesa e
disponibilità finanziaria, è irrilevante accertare quali fossero i compiti
del capo reparto, la cui responsabilità resta esclusa per l’indisponibilità dei
mezzi finanziari;
c) Pretura di Milano, 4/11/1998: il legale
rappresentante ed amministratore delegato di un grande gruppo industriale non è
responsabile per l’infortunio di un dipendente verificatosi in uno stabilimento
periferico e causato dalla mancanza di un dispositivo di protezione, quando vi sia un responsabile dell’unità
produttiva che sia dotato di un budget di cui possa autonomamente disporre.
6. Accettazione scritta (ed avente data certa)
L'articolo 16 comma 1
lettera e) D.Lgs. n. 81/2008 prevede, in ultimo, “che la delega sia accettata dal
delegato per iscritto”.
Ciò è conforme alla natura della delega che è un atto
recettizio; pertanto la giurisprudenza aveva già stabilito che colui al quale
viene conferita dovesse accettare in modo espresso (con firma) e che dovesse
essere consapevole di cosa accettava (Cass. 1/06/2001 n. 22326). Se però prima del D.Lgs. n. 81/2008 era richiesto che
il delegato avesse manifestato il proprio consenso, almeno tacito, alla delega
stessa (Cass. Pen. 2 aprile 1997, n. 3045; Cass. Pen. 28 dicembre 1994, n.
12762; Cass. Pen. 23 marzo 1994, n. 3455; Cass. Pen. 23 febbraio 1993, n.
1760), ora è richiesta inderogabilmente l’accettazione esplicita in forma
Pubblicità della delega
È in ultimo specificato, sempre
dall'articolo 16 del D.Lgs. n. 81/2008, che alla delega deve essere data adeguata e tempestiva pubblicità (v.
Corte di Cassazione, Sez. III pen., 27 maggio 1996, n. 5242, Zanoni e altri, che richiedeva l'esistenza di
precise ed ineludibili norme interne o disposizioni statutarie, atte a
disciplinare il conferimento della delega ed adeguata pubblicità della
medesima), come ad esempio l'iscrizione dei poteri del delegato alla camera di
commercio, l'allegazione della delega al documento di valutazione dei rischi,
la comunicazione del nominativo del delegato al rappresentante dei lavoratori
per la sicurezza e a tutti i lavoratori.
Il terzo comma dell’articolo 16 prevede poi che “la
delega di funzioni non esclude l’obbligo
di vigilanza in capo al datore di lavoro in ordine al corretto espletamento
da parte del delegato delle funzioni trasferite. La vigilanza si esplica anche
attraverso i sistemi di verifica e controllo di cui all’articolo 30, comma 4”,
ovvero attraverso l'organo di vigilanza previsto dal modello organizzativo
conforme al D.Lgs. n. 231/2001.
Dunque il legislatore ha
dato un riconoscimento formale a un certo orientamento giurisprudenziale che
sosteneva, anche in caso di delega di funzioni, una permanenza in capo al dante
incarico di un obbligo
di vigilanza sull’incaricato. Questo vuol dire che la
delega stessa deve indicare con quali
strumenti viene realizzata tale vigilanza, che può consistere nel prevedere
l'obbligo del delegante di relazionare almeno una volta all'anno su come ha
svolto i compiti conferiti e/o attuando in modo completo ed effettivo
l'eventuale modello
organizzativo di cui al D. Lgs. n. 231/2001, ed in particolare adottando le
linee guida Uni-Inail sui sistemi di gestione del 2001 o lo standard BS-OSHAS
18001/2007, come esplicitamente previsto dall'art. 30 del D. Lgs. n. 81/2008.
Occorre rilevare come
siffatta opinione, di fatto però maggioritaria e assolutamente prevalente, non
fosse costantemente seguita della Suprema Corte, emergendo da altre decisioni,
oggi superate dal dettato normativo, un orientamento incline ad interpretare la
delega di funzioni come un meccanismo idoneo a determinare un’integrale
traslazione in capo al delegato (della titolarità) dello specifico obbligo
antinfortunistico originariamente facente capo al delegante, con la conseguente
liberazione del secondo da ogni responsabilità in ordine al suo (eventuale)
inadempimento e la correlativa concentrazione della stessa a carico del primo.
vigilare sul delegato, che è uno dei requisiti di validità della delega
previsto dall'art. 16 del D.Lgs. n.81/2008 si fonda su una consolidata e
prolungata elaborazione nella giurisprudenza di legittimità:
a) Cass. Pen. sez. IV, 6/10/1995, n. 12297: la
responsabilità del datore di lavoro per violazione delle norme
antinfortunistiche, qualora si faccia coadiuvare da un dirigente nel controllo
delle modalità di esecuzione del lavoro e in quello per il rispetto delle
citate norme, viene meno solo se […] controlli che colui al quale ha conferitola
delega la usi concretamente;
b) Cass. Pen. sez. V, 85/massima 090614:
sull’imprenditore stesso incombe l’obbligo di controllare che la persona capace
e qualificata da lui delegata adempia regolarmente alle funzioni delegategli.
prevede l’assoluta intrasferibilità dei
compiti primari del datore di lavoro e la completa delegabilità - con
conseguente liberazione da ogni responsabilità di tipo penale - di tutti gli altri adempimenti di natura
esecutiva ed attuativa, come sottolineato dalla Suprema Corte: “In materia
di prevenzione degli infortuni sul lavoro, quando le misure antinfortunistiche
devono essere apprestate a livello direttivo, l’imprenditore, essendo
destinatario dell’obbligo per le precise ed inequivoche prescrizioni dell’art.
2087 del codice civile, non può delegarne ad altri l’osservanza.
In sede di materiale
attuazione delle misure, può esservi la delega a preposti per singoli
incarichi, ma costoro di regola non si sostituiscono alle mansioni direttive
dell’imprenditore, tranne che, per le grandissime dimensioni dell’impresa, non
vi sia la nomina di un direttore qualificato e capace e soprattutto dotato di
poteri di ampia iniziativa nel campo della prevenzione” (Cass. IV, sent. 8337
del 17 luglio 1987).
La delega conferita per
l’adempimento degli obblighi indelegabili previsti dall’art. 17 del D.Lgs. n.
81/2008, quindi al di fuori dei casi ammessi dall’ordinamento, è da considerarsi nulla e quindi
improduttiva di effetti giuridici (al pari di quella priva dei necessari
presupposti di sostanza e di forma), laddove tale nullità determina la
riconduzione delle responsabilità penali connesse agli obblighi che si volevano
trasferire alla sfera giuridica del datore di lavoro.
Il decreto n. 81/2008
conferma la possibilità di ampia delega degli obblighi di sicurezza incombenti
sul datore di lavoro, previa definizione di un numero limitato e tassativo di
esclusioni. L’intento perseguito è quello di rafforzare il processo di responsabilizzazione dei massimi livelli
della gerarchia dell’Azienda/Ente, affinché possa partire dal vertice
l'impulso idoneo ad attivare, nel migliore dei modi possibili, il complesso
meccanismo della programmazione prevenzionale organizzata e capace di
coinvolgere l'intera struttura gerarchica presente in azienda/nell’ente.
base del riconoscimento di tale istituto da parte della giurisprudenza vi è
l’idea che la delega, se concepita come strumento
organizzativo per la definizione di un organigramma aziendale della
sicurezza realmente rispettoso delle effettive competenze e se utilizzata senza
finalità elusive delle norme di prevenzione, può costituire un mezzo con cui il
datore di lavoro può operare scelte strategiche di fondamentale importanza e
supplire, così come richiesto dall’ordinamento, alla propria incompetenza
tecnica attraverso il conferimento di incarichi ad altri soggetti qualificati e
all'uopo muniti di specifici poteri di gestione e spesa.
È in base a tale concezione
della delega quale strumento di
organizzazione che viene formulato, all’interno delle pronunce
giurisprudenziali, il collegamento tuttora riscontrabile tra impossibilità da
parte del datore di lavoro di assolvere agli obblighi imposti dalla
normativa sulla salute e sicurezza sul
lavoro e legittimità della delega, e che quindi si afferma il principio secondo
il quale “l’imprenditore può
legittimamente delegare ad altro soggetto gli obblighi su lui gravanti,
attinenti alla tutela antinfortunistica, solo se si trovi impossibilitato ad
esercitare di persona i poteri-doveri connessi alla condizione di naturale
destinatario della normativa antinfortunistica, per la complessità ed ampiezza
dell’azienda, per la pluralità di sedi e stabilimenti di impresa o per altre
ragionevoli evenienze, sì da escludere una immotivata dimissione del suo
ruolo legale”[Cass. II, sent. n. 9994 del 20-9-1994. Cfr. anche Cass. III,
sent. n. 2698 del 14.3.92]. Il requisito
dell’impossibilità da parte del datore di lavoro di farsi carico degli obblighi
antinfortunistici è stato per lo più in quegli anni interpretato dalla
giurisprudenza nel senso che l’azienda debba essere di dimensioni tali che il
titolare non possa da solo garantire il rispetto della normativa
antinfortunistica o che essa debba presentare una complessità
tecnico-organizzativa tale da giustificare il trasferimento ad altri soggetti
dell’obbligazione di sicurezza, come emerge dalla pronuncia che segue: “Il
datore di lavoro può essere esonerato da responsabilità in merito
all’osservanza delle norme antinfortunistiche solo se provi rigorosamente che,
in una impresa di grandi dimensioni, abbia delegato ad altra persona
tecnicamente qualificata l’incarico di seguire lo svolgimento del lavoro,
riservando per sé solo funzioni amministrative [Cass. IV, sent. n. 444 del
16.1.1990]”.
In realtà la questione è
che nelle imprese di piccole dimensioni il delegante è spesso sempre presente
in azienda, e segue di persona le diverse attività, revocando di fatto la
delega stessa.
Va ricordata, come
premessa, la definizione di datore di lavoro di cui all'art. 2 comma 1 del D.
Lgs. n. 81/2008, secondo la quale è “datore
di lavoro” il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o,
comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l'assetto dell'organizzazione nel
cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità
dell'organizzazione stessa o dell'unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali
e di spesa”.
L'art. 2 c. 1 lett. t) del
D. Lgs. n. 81/2008 definisce unità produttiva solamente come “stabilimento o struttura finalizzata alla
produzione di beni o servizi, dotata di autonomia finanziaria e
tecnico-funzionale”. Dunque non ogni sede aziendale è un’unità produttiva, ma
solo quella che possegga “autonomia
finanziaria e tecnico-funzionale”. Quindi chi è preposto ad una mera sede
aziendale, che non sia unità produttiva, non è datore di lavoro, e quindi non
può delegare, perché il primo requisito della delega è che sia conferita dal
La Corte di Cassazione con
sentenza del 22 ottobre 2004 n. 45068 ha chiarito che un soggetto aziendale
possa assumere la veste di datore di lavoro purché:
“…l’organismo da lui diretto, pur restando
un’emanazione della stessa impresa, abbia una sua fisionomia distinta, presenti
un proprio bilancio e possa deliberare, in condizioni di relativa indipendenza,
il riparto delle risorse disponibili, operando così le scelte organizzative
ritenute più confacenti alle proprie caratteristiche funzionali e produttive…”
Inoltre, la sentenza della Cassazione
penale del 3.02.2011 n. 4106 sottolinea che <<il datore “giuslavoristico”
va distinto da “uno o più datori di lavoro (sussistendo distinte unità
produttive) in senso prevenzionale”, dotati di “poteri decisionali e di spesa”
congrui “rispetto alle concrete esigenze prevenzionali”>>.
orientamenti della Corte di Cassazione, il Ministero del Lavoro ha emesso una
delibera [ Ministero
del lavoro e della previdenza sociale – Commissione di certificazione -
Delibera 11 marzo 2008] nella quale ha chiarito
“….per unità produttiva non deve intendersi ogni sede,
stabilimento, filiale, ufficio o reparto dell’impresa. Al contrario è unità
produttiva solo la più consistente e vasta entità aziendale che, eventualmente
articolata in organismi minori, anche non ubicati tutti nel territorio del
medesimo comune, si caratterizzi per condizioni imprenditoriali di indipendenza
tecnica e amministrativa tale che in essa si esaurisca per intero il ciclo
relativo ad una frazione o ad un momento essenziale dell’attività produttiva
aziendale.. “
“…Ne consegue che deve escludersi la configurabilità
di un’unità produttiva in relazione alle articolazioni aziendali che, sebbene
dotate di una certa autonomia amministrativa, siano destinate a scopi
interamente strumentali o a funzioni ausiliare rispetto ai generali tipi di
impresa sia rispetto ad una frazione dell’attività produttiva della
stessa…” Se ai responsabili di unità
produttiva nell’ambito delle quali agiscono rilevanti fonti di rischio non sono
assegnati i necessari strumenti finanziari per agire si viene di fatto a negare
la possibilità di qualificare detta unità organizzativa aziendale come unità
Occorre infine sempre ricordare, però, che “pur a
fronte di una delega corretta ed efficace, non potrebbe andare esente da
responsabilità il datore di lavoro allorché le carenze nella disciplina
antinfortunistica e, più in generale, nella materia della sicurezza, attengano
a scelte di carattere generale della politica aziendale ovvero a carenze
strutturali, rispetto alle quali nessuna capacità di intervento possa
realisticamente attribuirsi al delegato
alla sicurezza” (v., tra le altre,
Cassazione Sez. 4, 6 febbraio 2007, Proc. gen. App. Messina ed altro in proc.
Chirafisi ed altro).
9. La subdelega
Il D.Lgs. n. 196/2009 ha
aggiunto all'art. 16 del D.Lgs. n. 81/2008 il nuovo comma 3-bis, che
costituisce una sorta di riconoscimento legislativo all'istituto della subdelega:
“3-bis.
Il soggetto delegato può, a sua volta, previa intesa con il datore di lavoro
delegare specifiche funzioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro alle
medesime condizioni di cui ai commi 1 e 2. La delega di funzioni di cui al
primo periodo non esclude l’obbligo di vigilanza in capo al delegante in ordine
al corretto espletamento delle funzioni trasferite. Il soggetto al quale sia
stata conferita la delega di cui al presente comma non può, a sua volta,
delegare le funzioni delegate.”
La disposizione in questione non solo riconosce
esplicitamente la praticabilità della subdelega, ma prevede anche un limite ben
preciso: il datore di lavoro può esercitare la facoltà di delegare i propri
compiti prevenzionistici e protezionistici, esclusi quelli indelegabili di cui
all'articolo 17 del D.Lgs. m. 81/2008, il soggetto delegato, previa intesa col
datore di lavoro che può risultare anche dal testo della delega medesima, può a
sua volta subdelegare i propri compiti in parte o in toto, rispettando però le
condizioni di validità ed efficacia della delega di cui ai primi due commi
dell'articolo 16 del D.Lgs. n. 81/2008, ovvero:
che il delegato possegga tutti i requisiti di professionalità ed esperienza
richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate;
che essa attribuisca al delegato tutti i poteri di organizzazione, gestione e
controllo richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate;
che essa attribuisca al delegato l’autonomia di spesa necessaria allo
svolgimento delle funzioni delegate.
f) che alla delega sia data adeguata e tempestiva
Il Supremo Collegio, in una
delle più argomentate sentenze in materia di subdelega per quel che riguarda le
funzioni antinfortunistiche (già citata in merito alla relazione tra
responsabilità penale e autonomia di spesa), ha anticipato e chiarito il
contesto della disposizione di cui al nuovo comma 3 bis del D.Lgs. n. 81/2008,
sottolineando che «in tema di
lesioni colpose per violazione di norme antinfortunistiche qualora la Corte di
Cassazione, ai fini dell’accertamento della responsabilità del direttore dello
stabilimento ovvero del caporeparto subdelegato, abbia richiesto al giudice di
rinvio di accertare se il predetto direttore aveva il potere di organizzare
diversamente il lavoro, disponendo dei necessari mezzi finanziari, ed il
giudice di rinvio abbia accertato che tali mezzi economici erano nella
disponibilità del direttore dello stabilimento (per i poteri attribuitigli dal
regolamento aziendale e per l’ampiezza della preposizione institoria),
escludendo che il sub delegato godesse di capacità di spesa e disponibilità finanziaria,
è irrilevante accertare quali fossero i compiti del capo reparto, la cui responsabilità resta esclusa per
l’indisponibilità di mezzi finanziari, ovvero verificare l’adempimento di
specifici obblighi del direttore, il cui
inadempimento sarebbe sufficiente a configurarne la colpa, dal momento che
la responsabilità di quest’ultimo deriva dall’art. 2087 c.c. e dall’art. 4
D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547» [Cass. pen., sez. III, 15 dicembre 1997, n.1769,
Rv210260.
Si veda altresì Cass. pen.,
sez. IV,1° giugno 2005, n. 20604: la Corte riconosce che la subdelega sia «generalmente ammessa sia pure entro limiti
rigorosi dalla giurisprudenza, nonostante il principio civilistico, secondo cui
“delegatus non potest delegare”»].
Sull'obbligo del delegato
di vigilare il subdelegato si veda anche la sentenza della Cassazione Penale,
sez. IV, del 26 maggio 2004, n. 39060, (Conson, in ISL, 2005, 2, 107), ove la
Suprema Corte, in relazione alla validità delle subdeleghe, mette in evidenza
«l’irrilevanza del fatto che esse, pur se ritenute valide, non esimevano l’imputato dall’obbligo di controllare
che gli eventuali subdelegati rispettassero la normativa in materia di
prevenzione degli infortuni».

References: Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.

 Cass. 
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