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Timestamp: 2020-08-09 15:33:44+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 1135 del 20/01/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1135 del 20/01/2020
Cassazione civile sez. VI, 20/01/2020, (ud. 28/11/2019, dep. 20/01/2020), n.1135
sul ricorso 18166-2018 proposto da:
C.M.L., C.G., elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA BRESSANONE 3, presso lo studio dell’avvocato MARIA LUISA
CASOTTI CANTATORE, che li rappresenta e difende;
AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. 06363391001), in persona del Direttore
avverso la sentenza n. 7894/14/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di ROMA, depositata il 20/12/2017;
partecipata del 28/11/2019 dal Consigliere Relatore Dott. LORENZO
Rilevato che la Commissione Tributaria Provinciale di Roma respingeva il ricorso della parte contribuente avverso l’atto con il quale l’Agenzia del territorio di Roma aveva provveduto a rivalutare la rendita catastale di un immobile sito in via Bressanone nella microzona 20 della città di Roma (Salario/Trieste) L. n. 311 del 2004, ex art. 1, comma 335, ritenendo tale provvedimento sufficientemente motivato;
che la Commissione Tributaria Regionale accoglieva l’appello dell’Agenzia delle entrate ritenendo condivisibili le ragioni ampiamente esposte dalla CTP, posto che l’avviso di accertamento descrive le caratteristiche della microzona in questione, interessata da un effettivo miglioramento del contesto urbano, nonchè da una consistente rivalutazione del patrimonio immobiliare e della conseguente sopravvenuta redditività dei cespiti; l’Ufficio ha poi dimostrato di avere adeguatamente considerato le particolarità dell’unità immobiliare di cui si tratta, assimilandola ad altri immobili del medesimo luogo, inseriti nello stesso classamento;
che la parte contribuente proponeva ricorso affidato ad un motivo mentre l’Agenzia delle entrate si costituiva con controricorso.
Con l’unico motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la parte contribuente denuncia omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione fra le parti, in quanto la CTP, richiamata dalla CTR, fonda le sue argomentazioni su un miglioramento del contesto urbano a partire dal 1988-1989, mentre l’ultimo classamento dell’immobile risale al 1999; inoltre nel ricorso alla CTR si fa menzione al fatto che l’immobile è costruito su terreno argilloso e si muove ed uno degli ambienti è alto solo 2,55 metri e quindi non ha l’abitabilità.
L’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv. in L. n. 134 del 2012, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia: Cass. n. 27415 del 2018; Cass. n. 26305 del 2018).
Occorre altresì rilevare, anche se tale profilo non è oggetto di impugnazione, che la sentenza d’appello può essere motivata “per relationem”, purchè il giudice del gravame dia conto, sia pur sinteticamente, delle ragioni della conferma in relazione ai motivi di impugnazione ovvero della identità delle questioni prospettate in appello rispetto a quelle già esaminate in primo grado, sicchè dalla lettura della parte motiva di entrambe le sentenze possa ricavarsi un percorso argomentativo esaustivo e coerente, mentre va cassata la decisione con cui la corte territoriale si sia limitata ad aderire alla pronunzia di primo grado in modo acritico senza alcuna valutazione di infondatezza dei motivi di gravame (Cass. n. 28139 del 2018): nella specie la sentenza della CTR, nel motivare per relationem, dà conto sinteticamente ma non acriticamente dei motivi per i quali si richiama e condivide la sentenza di primo grado.
Ebbene, il ricorso della parte contribuente, che presenta tutti i requisiti perchè possa dirsi autosufficiente, evidenzia in maniera chiara e precisa un fatto decisivo rappresentato dalla parte nella prima parte del suo ricorso e che è costituito dalla scarsa chiarezza nel fissare il momento temporale a partire dal quale ci sarebbe stato una riqualificazione del contesto urbano della microzona Trieste-Salario oggetto del contendere, scarsa chiarezza che inficia in maniera decisiva la struttura logica su cui poggia la sentenza, non permettendo di comprendere se tali miglioramenti siano successivi o anteriori – in quest’ultimo caso non giustificandosi la modifica del classamento catastale rispetto all’ultima modifica di tale classamento dell’immobile, che è del 1999.
Costituisce principio consolidato di questa Corte quello secondo cui è necessaria una rigorosa – e cioè completa, specifica e razionale – motivazione dell’atto di riclassamento, non solo con riferimento alla microzona ove insiste l’immobile, ma con specifico riferimento all’immobile oggetto di riclassamento. In particolare, quando si tratta di un mutamento di rendita inquadrabile nella revisione del classamento delle unità immobiliari private site in microzone comunali ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, la ragione giustificativa non può consistere nella mera evoluzione del mercato immobiliare, ma deve essere accertata la variazione di valore degli immobili presenti nella microzona (Cass. n. 22671 del 2019).
Ne consegue la necessità che nell’avviso di accertamento siano precisate le ragioni che hanno indotto l’Amministrazione a modificare d’ufficio il classamento originario, non essendo sufficiente il richiamo agli astratti presupposti normativi che hanno giustificato l’avvio della procedura di riclassamento. L’amministrazione comunale è tenuta pertanto ad indicare in modo dettagliato quali siano stati gli interventi e le trasformazioni urbane che hanno portato l’area alla riqualificazione risultando inidonei i richiami ad espressioni di stile del tutto avulse dalla situazione concreta (cfr. Cass. n. 4712 del 2015; n. 3156 del 2015) e a fornire riscontri estimativi individualizzanti (Cass. n. 9770 del 2019).
Questa Corte ha affermato che nella procedura di revisione del classamento si debba tener conto, nel medesimo contesto cronologico, dei caratteri specifici di ciascuna unità immobiliare, del fabbricato e della microzona ove l’unità è sita, siccome tutti incidenti comparativamente e complessivamente sulla qualificazione della stessa (Cass. n. 10403 del 2019).
La CTR non si è attenuta a tali principi laddove, non indicando con chiarezza a quale ambito temporale risalissero i miglioramenti del contesto urbano della microzona presa in considerazione ha implicitamente omesso di motivare proprio su tale punto, dovendo ragionevolmente il miglioramento riferirsi ad un periodo successivo rispetto al momento dell’ultimo classamento prima della modifica oggetto di impugnazione.
Pertanto, in accoglimento del motivo di impugnazione, il ricorso della parte contribuente va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria
Regionale del Lazio, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 28 novembre 2019.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 54
 sentenza 
 Cass. 
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