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Timestamp: 2019-06-16 06:52:58+00:00

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Condominio: Corte di Cassazione Sentenza 9629 del 2013 | Federproprietà Abruzzo
Federproprietà AbruzzoAppaltiCorte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza 19 aprile 2013, n. 9629
sul ricorso 29920/2006 proposto da:
COND VIA (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS);
(OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), quali eredi del sig. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi dall’avvocato (OMISSIS);
(OMISSIS) RL in persona del legale rappresentante pro tempore sig. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 1731/2006 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 26/05/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 19/12/2012 dal Consigliere Dott. FELICE MANNA;
udito l’Avvocato (OMISSIS), difensore del ricorrente che produce verbale di assemblea e chiede l’accoglimento del ricorso;
Nel 1994 il condominio di Via (OMISSIS), il cui fabbricato era stato danneggiato e sgomberato a seguito degli eventi sismici del 1980, appaltava alla coop. edile (OMISSIS) s.r.l. i lavori di ripristino per un ammontare di lire 1.416.885.166, successivamente elevato, in base ad una relazione del direttore dei lavori, l’ing. (OMISSIS), a lire 2.163.521.516. Ultimate le opciv, sorse questione tra i condomini (OMISSIS) ed (OMISSIS), da un lato, ed il condominio, dall’altro, per il mancato pagamento da parte dei primi delle quote di partecipazione alle spese, e per l’omessa consegna, da parte del secondo, degli alloggi e della documentazione inerente ai lavori. Pertanto, (OMISSIS) ed (OMISSIS) convenivano in giudizio innanzi al Pretore di Napoli il predetto condominio, l’ing. (OMISSIS), quale direttore dei lavori, e la cooperativa (OMISSIS) chiedendo la consegna della documentazione relativa al contratto d’appalto e la reintegrazione nel possesso delle unita’ immobiliari di loro proprieta’ esclusiva. A sostegno della domanda deducevano che i lavori erano stati ultimati e che alcune unita’ immobiliari, per l’esattezza quelle della moglie dell’ing. (OMISSIS), (OMISSIS), e i locali a destinazione commerciale siti al piano terra, erano gia’ tornate in possesso dei proprietari.
Nel resistere in giudizio il condominio eccepiva l’incompetenza per valore del giudice adito e, nel merito, deduceva che la riconsegna delle unita’ immobiliari di proprieta’ individuale era subordinata alla chiusura del cantiere e alla definizione del contratto d’appalto, l’una e l’altra ritardate proprio dall’inadempimento degli attori. La cooperativa (OMISSIS) protestava la propria estraneita’ alla vertenza, avendo portato a termine l’appalto e riconsegnato il cantiere al direttore dei lavori. (OMISSIS) deduceva che solo dopo l’emissione del certificato di regolare esecuzione delle opere sarebbe stato possibile riconsegnare gli alloggi ai proprietari.
Intervenivano in causa le condomine (OMISSIS) e (OMISSIS), che aderivano alla domanda degli attori, e (OMISSIS), moglie di (OMISSIS), che con il marito proponeva una domanda di accertamento del loro diritto di subconduttori degli appartamenti di proprieta’ (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), che avevano liberato dai precedenti conduttori per consentire l’esecuzione dei lavori.
Il Tribunale di Napoli, divenuto competente ai sensi del Decreto Legislativo n. 51/98, con sentenza 23.7.2002 dichiarava il difetto di legittimazione passiva della soc. (OMISSIS) e cessata la materia del contendere quanto alla consegna della documentazione relativa all’appalto. Quindi, condannava il condominio e il direttore dei lavori a reintegrare sia gli attori che le intervenute nel possesso degli appartamenti di rispettiva proprieta’.
Sull’appello del condominio, di (OMISSIS) e di (OMISSIS) e, quanto al solo regolamento delle spese, della cooperativa (OMISSIS), la Corte d’appello di Napoli, con sentenza del 26.5.2006 pronunciata anche nei confronti di (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), quali eredi di (OMISSIS), in parziale riforma della sentenza impugnata dichiarava cessata la materia del contendere fra il condominio, (OMISSIS) e (OMISSIS), da una parte, e (OMISSIS) e (OMISSIS), dall’altra, e rigettava per il resto gli appelli principali e quello incidentale.
La Corte partenopea, per quanto ancora rileva in questa sede di legittimita’, riteneva che, a parte la circostanza che l’articolo 5 c.p.c., non era applicabile perche’ non era sopravvenuta una diversa ripartizione della competenza tra diversi uffici giudiziali, ma era stato soppresso l’ufficio del pretore, il Decreto Legislativo n. 51 del 1998, articolo 132, prevedeva espressamente che, fuori dei casi previsti dall’articolo 133 stesso decreto, i procedimenti pendenti davanti al pretore alla data di efficacia del decreto sarebbero stati definiti dal Tribunale sulla base delle disposizioni introdotte dal medesimo decreto. E poiche’, nella specie, alla data di efficacia del decreto le parti non avevano ancora precisato le conclusioni (rassegnate solo il 25 gennaio 2002), non si versava nella situazione processuale di cui all’articolo 133 del ridetto decreto, per cui il giudice di primo grado non poteva che proseguire nella trattazione della causa e deciderla nel merito in funzione di giudice unico di primo grado.
Nel merito, osservava che al di la’ di ogni questione circa l’ultimazione dei lavori appaltati, assumeva rilievo decisivo la circostanza che da anni l’edificio condominiale era parzialmente abitato e comunque occupato. Il silenzio serbato su tale dato di fatto dalla difesa tanto del condominio, quanto dei (OMISSIS) – (OMISSIS) lasciava intendere che l’assunto per cui non tutti i lavori fossero stati eseguiti o eseguiti a regola d’arte, altro non era che un pretesto per giustificare la mancata riconsegna degli alloggi agli attori, pretesto che verosimilmente trovava la propria spiegazione nel fatto che questi ultimi non avessero onorato il pagamento dei ratei degli oneri condominiali destinati a remunerare l’impresa appaltatrice.
Per la cassazione di detta sentenza ricorre il condominio di via (OMISSIS).
Resistono con controricorso la societa’ coop. (OMISSIS) a r.l., (OMISSIS) e (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), quali eredi di (OMISSIS).
1. – Col primo motivo e’ dedotta la nullita’ della sentenza in quanto emessa in violazione delle norme sulla competenza per valore e del Decreto Legislativo n. 51 del 1998, articoli 132 e 133, in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 4.
Parte ricorrente formula, al riguardo, il seguente quesito: “La norma transitoria di cui al Decreto Legislativo n. 51 del 1998, articolo 133, deve interpretarsi nel senso che il Pretore, poi divenuto Giudice unico del Tribunale, deve declinare la propria incompetenza e non puo’ decidere, allorche’ la stessa causa non sia stata trattenuta in decisione e le parti non abbiano ancora precisato le conclusioni, qualora una delle parti abbia eccepito ritualmente e tempestivamente l’incompetenza per valore del Pretore medesimo ex articolo 38 c.p.c., talche’ la violazione di tale principio determina la nullita’ della sentenza della Corte d’appello che abbia confermato quella del Giudice di prime cure emessa in contrasto con il cennato Decreto Legislativo n. 51 del 1998, articolo 133″.
2. – Col secondo motivo e’ dedotta la violazione delle norme sulla competenza, in relazione all’articolo 360 c.p.c., nn. 2 e 3.
Segue il quesito: “Devono reputarsi violate le norme sulle competenza, ovvero le norme di diritto di cui agli articoli 5, 8, 9, 38 e 44 c.p.c., nonche’ il Decreto Legislativo n. 51 del 1998, articolo 133, qualora, sulla eccezione di incompetenza ex articolo 38 c.p.c., cristallizzatasi con il primo atto difensivo del giudizio, depositato prima dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 51 del 1998 (2.6.99), la Corte d’appello, confermando il dictum del primo giudice (Pretore poi divenuto Giudice Unico di Tribunale), abbia dichiarato comunque la propria competenza e deciso nel merito, cosi’ violando le norme dinanzi riferite, ed in base alle quali, invece, consumatosi il vizio di incompetenza di valore del Pretore, ex articolo 5 c.p.c., e non essendo state ancora rassegnate le conclusioni, ovvero ritenuta in decisione la causa, il Giudice-Pretore (incompetente) avrebbe dovuto declinare la propria competenza ex articoli 5 e 44 c.p.c. e rimettere la causa al Giudice (Tribunale) competente, giusta la norma transitoria di cui al Decreto Legislativo n. 51 del 1999, articolo 133″.
3. – Il terzo motivo denuncia l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo, concernente la mancata ultimazione dei lavori di ristrutturazione dell’edificio condominiale, che a giudizio del condominio di via (OMISSIS) non consentiva la riconsegna degli immobili agli attori.
Sostiene parte ricorrente che la Corte territoriale non ha valutato la copiosa documentazione prodotta, che dimostrava come i lavori di ristrutturazione non erano stati completati, impedendo cosi’ la riconsegna degli immobili, ne’ ha considerato che le contrastanti conclusioni cui sono pervenuti i tecnici avrebbe imposto l’accoglimento dell’istanza di rinnovo della c.t.u.. Nella relazione dell’ausiliario del giudice e’ assente un computo metrico dettagliato sui lavori ancora da eseguire, a differenza della meticolosa e precisa documentazione prodotta a corredo della relazione del c.t. del condominio, che dimostra come fosse ancora necessaria una spesa di lire 248 milioni, a fronte dei 7-8 milioni indicati, invece, dal c.t.u..
Formula, infine, la seguente sintesi: “Deve considerarsi omessa o insufficiente la motivazione della sentenza della Corte d’appello che, non ammettendo il rinnovo della consulenza tecnica d’ufficio, pur ritualmente richiesta dalle parti ed in presenza di copiosa documentazione e di prove allegate alla consulenza tecnica diparte, su di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, introdotto anche con la richiesta di riconsegna degli immobili sottoposti a lavori di ristrutturazione, non abbia in alcun modo tenuto conto ne’ delle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio ne’ delle macroscopiche, differenti conclusioni – comprovate da documentazione – cui e’ pervenuta la consulenza tecnica diparte”.
4. – I primi due motivi, da esaminare congiuntamente perche’ inerenti alla medesima questione di competenza, sono manifestamente infondati.
Le norme sopravvenute in corso di giudizio che modifichino la giurisdizione e la competenza trovano applicazione anche nei giudizi pendenti se tale giurisdizione o competenza venga, per l’effetto, attribuita ai giudici dinanzi ai quali la causa pende, ovvero dinanzi ai quali la causa stessa dovrebbe essere ripresa o riassunta se fosse dichiarato che, al momento della domanda, essi mancavano della giurisdizione o della competenza che hanno esercitato. (Principio affermato con riferimento a controversia nella quale si disputava originariamente se le domande rientrassero nella competenza per valore del tribunale ovvero del pretore, essendo entrate in vigore, nelle more, le norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado) (Cass. nn. 13882/10,6393/03 e 5279/01).
5. – Anche il terzo motivo non ha pregio.
In disparte l’osservazione per cui, in tema di consulenza tecnica d’ufficio, il principio secondo il quale rientra tra i poteri discrezionali del giudice di merito valutare l’opportunita’ di rinnovare le indagini peritali va coordinato con il principio dell’effetto devolutivo dell’appello, sicche’, qualora l’appellante non abbia censurato la consulenza tecnica d’ufficio svolta in primo grado e anzi ne abbia posto le risultanze a fondamento del gravame, incorre nel vizio di ultrapetizione il giudice di appello che disponga la rinnovazione delle operazioni peritali, derivandone la nullita’ della nuova consulenza e della sentenza che vi aderisca (Cass. n. 14338/12); e che, nella specie, ne’ dalla sentenza impugnata, ne’ dal ricorso emerge che l’odierna parte ricorrente abbia censurato in appello, mediante apposito e specifico motivo di gravame ai sensi dell’articolo 342 c.p.c., il mancato rinnovo degli accertamenti tecnici svolti in primo grado; tutto cio’ in disparte, e’ preliminare ed assorbente il fatto che la censura non coglie la ratio decidendi della pronuncia impugnata.
Quest’ultima e’ basata non gia’ sulla valutazione del completamento secondo contratto delle opere appaltate dal condominio, ma sulla circostanza che, al di la’ di ogni questione al riguardo, “un dato assume rilievo decisivo a giudizio del collegio: da anni, l’edificio condominiale e’ parzialmente abitato e comunque occupato”, e che sulle circostanze (tutte debitamente enumerate) da cui si evinceva tale realta’, (tanto) il condominio (quanto i coniugi (OMISSIS) – (OMISSIS)) avevano mantenuto sorprendentemente il silenzio. Nei loro atti difensivi, ha osservato la Corte territoriale, “non una sola parola e’ stata spesa per spiegare o tentare di spiegare i motivi per i quali come mai una certa quantita’ di unita’ immobiliari, tra l’altro dislocate in zone diverse del fabbricato, era stata riconsegnata ai rispettivi proprietari e da questi concretamente utilizzate e specificamente come mai gli unici appartamenti restituiti erano proprio quelli in proprieta’ o comunque nella disponibilita’ dei coniugi (OMISSIS) – (OMISSIS)”. Pertanto, ha concluso la Corte d’appello, la scelta di non dare risposta al perche’ l’amministratore e il direttore dei lavori avessero consentito e ancora consentissero solo ad alcuni proprietari (tra cui proprio il (OMISSIS) e la moglie di lui) di lavorare e di vivere stabilmente nell’edificio, induceva a ipotizzare che la circostanza che non tutti i lavori fossero stati eseguiti o eseguiti a regola d’arte, costituiva “in realta’ soltanto un pretesto fatto valere dagli appellanti per giustificare la loro condotta omissiva”, verosimilmente dovuta al mancato pagamento da parte del (OMISSIS) e del (OMISSIS) delle rate condominiali destinate a saldare il credito dell’impresa appaltatrice.
7. – Le spese del presente giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza della parte ricorrente nel rapporto processuale con (OMISSIS) e con gli eredi di (OMISSIS), mentre vanno interamente compensate nel rapporto con la cooperativa (OMISSIS), nei cui riguardi la cassazione richiesta non avrebbe prodotto esiti di sorta.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese, che liquida in favore di (OMISSIS) e degli eredi di (OMISSIS) in euro 6.200,00, di cui 200,00 per esborsi, per ciascuna delle due suddette parti controricorrenti, il tutto oltre IVA e CPA come per legge, e compensa integralmente le spese tra il ricorrente e la cooperativa (OMISSIS) s.r.l..

References: Sentenza 
 Sentenza 
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 sentenza 
 articolo 132
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 articolo 38
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