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Timestamp: 2019-02-21 15:41:46+00:00

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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 17 gennaio 2014, n. 872. Oggetto del contratto di appalto è il risultato di un facere (anche se comprensivo di un dare) che può concretarsi sia nel compimento di un’opera che di un servizio che l’appaltatore assume verso il committente dietro corrispettivo, mentre oggetto del contratto di vendita è il trasferimento di un bene a cui può essere connessa un’obbligazione di fare, cioè, l’obbligazione di mettere in opera il bene venduto. Nel contratto di appalto vi è un fare che può essere comprensivo di un dare, mentre nel contratto di compravendita vi è un dare che può comportare anche un fare - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 17 gennaio 2014, n. 872. Oggetto del contratto di appalto è il risultato di un facere (anche se comprensivo di un dare) che può concretarsi sia nel compimento di un’opera che di un servizio che l’appaltatore assume verso il committente dietro corrispettivo, mentre oggetto del contratto di vendita è il trasferimento di un bene a cui può essere connessa un’obbligazione di fare, cioè, l’obbligazione di mettere in opera il bene venduto. Nel contratto di appalto vi è un fare che può essere comprensivo di un dare, mentre nel contratto di compravendita vi è un dare che può comportare anche un fare
1. Oggetto del contratto di appalto è il risultato di un facere (anche se comprensivo di un dare) che può concretarsi sia nel compimento di un’opera che di un servizio che l’appaltatore assume verso il committente dietro corrispettivo, mentre oggetto del contratto di vendita è il trasferimento di un bene a cui può essere connessa un’obbligazione di fare, cioè, l’obbligazione di mettere in opera il bene venduto.
2. Nel contratto di appalto vi è un fare che può essere comprensivo di un dare, mentre nel contratto di compravendita vi è un dare che può comportare anche un fare. Pertanto, sono sempre da considerarsi contratti di vendita (e non di appalto) i contratti concernenti la fornitura ed eventualmente anche la posa in opera qualora l’assuntore dei lavori sia lo stesso fabbricante o chi fa abituale commercio dei prodotti e dei materiali di che trattasi, salvo, ovviamente, che le clausole contrattuali obbligano l’assuntore degli indicati lavori a realizzare un quid novi rispetto alla normale serie produttiva, perché in questo caso dovrebbe ritenersi prevalente l’obbligazione di facere, in quanto si configurano elementi peculiari del contratto di appalto e, precisamente, l’intuitus personae e l’assunzione del rischio economico da parte dell’appaltatore. Qualora, invece, l’assuntore dei lavori non è né il fabbricatore, né il rivenditore del bene da installare o mettere in opera, l’attività di installazione di un bene svolta dal prestatore, risultando autonoma rispetto a quella di produzione e vendita, identifica o rinvia ad un contratto di appalto, dato che la materia viene in considerazione quale strumento per la realizzazione di un’opera o per la prestazione di un servizio.
SENTENZA 17 gennaio 2014, n. 872
L.V. con atto di citazione dell’8 luglio 1997 conveniva in giudizio davanti alla Pretura di Messina C.S. titolare della ditta SMA Siciliana Montacarichi Ascensori nonché G.M. amministratore pro tempore del Condominio (omissis) e, premesso di aver concluso nel gennaio 1992 un contratto per la fornitura e la messa in opera di un ascensore completo di accessori da installare nella costruzione eseguita dalla ditta Livoti, di aver versato il corrispettivo ad eccezione del 10% della complessiva somma che avrebbe dovuto essere corrisposta solo al collaudo, di aver provveduto a versare all’ISPESL le somme dovute, ma il C. non aveva provveduto ad effettuare il collaudo né a fornire la certificazione indicata, chiedeva che lo stesso fosse obbligato ad effettuare l’attività occorrente per il collaudo dell’ascensore e a consegnare la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico di alimentazione.
Si costituiva il C. eccependo l’incompetenza del giudice adito e nel merito evidenziava che ai fini del collaudo l’attore avrebbe dovuto pagare all’ente preposto al collaudo dell’ascensore la somma prevista e che non poteva rilasciare la certificazione di conformità dell’impianto elettrico perché non era la sua ditta ad averlo realizzato, con domanda riconvenzionale, chiedeva il pagamento di lire 28.000.000 quale saldo per la fornitura dell’ascensore.
Si costituiva l’amministratore del condominio chiedendo la nullità della citazione per omessa determinazione dell’oggetto della domanda.
Il Tribunale di Messina, subentrato al Pretore a seguito della riforma sul c.d. Giudice unico, con sentenza n. 1493 del 2002 dichiarava nullo il contratto stipulato tra le parti, rigettava la domanda proposta da L. nonché quella esperita in riconvenzionale da C. , dichiarava compensate le spese e condannava L. , a rimborsare le spese all’amministratore del condominio.
Avverso tale sentenza proponeva appello L. anche quale rappresentante della società Livoti Vincenzo e Livoti Mario costruzioni snc. cui L.V. aveva conferito la propria ditta individuale, per due motivi.
Con separato atto ha proposto appello anche C. .
La Corte di appello di Messina, riuniti i giudizi con sentenza n. 211 del 2006 dichiarava cessata la materia del contendere in ordine alle domande del L. , condannava il L. a corrispondere al C. la somma di Euro 1446,07 con interessi legali dal 25 maggio 2000 ed a rimborsare allo stesso le spese dei due gradi del giudizio. Compensava tra il L. e il Condominio XXXXXX le spese di entrambi i gradi del giudizio. Secondo la Corte peloritana il rapporto intercorso tra L. e C. , come correttamente aveva evidenziato il Tribunale andava qualificato quale appalto e non come vendita, considerato che il contratto di cui si dice non considerava solo un dare, ma anche un facere. Dal verbale provvisorio del 15 maggio emergeva che l’impianto installato era stato collaudato dalla ditta IVG di Taranto e il L. deduceva che, essendo stato collaudato l’ascensore, avrebbe dovuto essere dichiarata cessata la materia del contendere. Il L. non aveva provato d’aver corrisposto il residuo di lire 2.800.000.
La cassazione di questa sentenza è stata chiesta da L.V. anche quale legale rappresentate della snc. Livoti Vincenzo e Livoti Mario costruzioni, per due motivi, illustrati con memoria. La ditta Cannavò Ascensori ha resistito con controricorso proponendo, a sua volta, ricorso incidentale per un motivo. All’udienza dell’8 maggio 2013 questa Corte avendo rilevato che il ricorso non era stato notificato al Condominio litisconsorte necessario disponeva la notifica del ricorso al suddetto nel termine di 60 giorni e rinviava la causa a nuovo ruolo. L.V. ha provveduto a notificare il ricorso al Condominio in data 4 giugno 2013.
Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza 27 giugno 2017, n....

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