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Timestamp: 2018-07-19 00:16:59+00:00

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PubblicatoElda Puddu Modificato 4 anni fa
2 Cass.16-07-2008 n.19499 Nelle obbligazioni pecuniarie, in difetto di discipline particolari dettate da norme speciali, il maggior danno da svalutazione monetaria (rispetto a quello già coperto dagli interessi legali moratori non convenzionali che siano comunque dovuti) è invia generale riconoscibile in via presuntiva e per qualunque creditore che ne domandi il risarcimento, senza necessità di inquadrarlo in un'apposita categoria, nella eventuale differenza, a decorrere dalla data di insorgenza della mora, tra il tasso del rendimento medio annuo netto dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi ed il saggio degli interessi legali; è fatta salva la possibilità del debitore di provare che il creditore non ha subito un maggior danno o che lo ha subito in misura inferiore a quella differenza, in relazione almeno remunerativo uso che avrebbe fatto della somma dovuta se gli fosse stata tempestivamente versata; mentre il creditore che domandi a titolo di maggior danno una somma superiore a quella differenza è tenuto ad offrire la prova del danno effettivamente subito, quand'anche sia un imprenditore, mediante la produzione di idonea e completa documentazione, e ciò sia che faccia riferimento al tasso dell'interesse corrisposto per il ricorso al credito bancario sia che invochi come parametro llutilità marginale netta dei propri investimenti; in entrambi i casi la prova potrà dirsi raggiunta per l'imprenditore solo se, in relazione alle dimensioni dell'impresa e dall'entità del credito, sia presumibile, nel primo caso, che il ricorso o il maggior ricorso al credito bancario abbia effettivamente costituito conseguenza dell'inadempimento, ovvero che l'adempimento tempestivo si sarebbe risolto nella totale o parziale estinzione dei debito contratto verso le banche, e, nel secondo, che la somma sarebbe stata impiegata utilmente nell'impresa.
4 ANATOCISMO Art. 1283 c.c. Usi contrari in materia bancaria Investe modalità e regole di formazione del credito accessorio Capitalizzazione trimestrale consentita solo con vincolo di reciprocità Usura : l. 108/96 tasso soglia rilevato trimestralmente; art.1815 comma2 c.c.
5 Trib. Roma 08 settembre 2009,n. 18253 Dopo aver assunto un atteggiamento consolidato nel senso di considerare il fenomeno della capitalizzazione trimestrale degli interessi quale oggetto di un uso normativo, idoneo, in quanto tale, a derogare l'art. 1283 c.c., visto il richiamo effettuato da tale norma agli usi ed inteso tale inciso come riferimento esclusivo agli usi normativi (tra le più recenti, Cass 18 dicembre 1998, n 12675..), la Corte di Cassazione nel 1999, sulla scorta di alcune pronunce della giurisprudenza di merito (Trib. Vercelli 21 luglio 1994; Pret. Roma n novembre 1996; Trib. Busto Arsizio 15 giugno 1998; Trib. Monza 23 febbraio 1999), ha mutato radicalmente orientamento (attualmente definibile consolidato) giungendo alla conclusione secondo cui la capitalizzazione trimestrale degli interessi da parte delle banche sui saldi di conto corrente passivi per i clienti non costituisce uso normativo, ma uso negoziale, inidoneo ad operare automaticamente con effetto integrativo del contratto e, dunque, la clausola contrattuale relativa deve essere ritenuta e dichiarata nulla per vio1azione del suddetto art. 1283 c.c., norma pacificamente ritenuta di carattere imperativo, oltre che di natura eccezionale (Cass. 16 marzo 1999, n. 2374; Cass. 30 marzo 1999, n. 3096; Cass. il novembre 1999, n. 12507; da ultimo, nello stesso senso, Cass. i febbraio 2002, n. 1281; Cass Sez unite 4 novembre 2004 n 21095).

References: Art. 1283
 art.1815
 art. 1283
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.