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Timestamp: 2017-02-27 18:11:30+00:00

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Avv. Laura Lamera - Nota a sentenza del 19 febbraio 2015 - Sentenza del Tribunale di Milano – Sezione Lavoro, emessa il 16 gennaio 2015 n. 77 - (Giudice Dott. G. Mariani)
APPALTO DI SERVIZI – NULLITA’ AI SENSI DELL’ART. 26, COMMA 5 D. LGS 81/2008 – INTERPOSIZIONE ILLECITA DI MANODOPERA – DIRITTO DEL LAVORATORE ALLA COSTITUZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO
SUBORDINATO A TEMPO INDETERMINATO ALLE DIPENDENZE DEL COMMITTENTE SIN DALLA SUA ORIGINE
Il contratto di appalto al quale non siano allegati i documenti di cui all’art. 26 D. Lgs. 81/2008 (TU sulla Sicurezza) è nullo per contrarietà a norme imperative. In mancanza di un contratto di
appalto valido si configura in concreto un’interposizione illecita di manodopera che è vietata, se esercitata al di fuori dei casi previsti dalla legge (somministrazione di lavoro). Il lavoratore
ha quindi il diritto di chiedere la costituzione del rapporto in capo al (preteso) committente, con la conseguenza di essere considerato a tutti gli effetti alle dipendenze del soggetto a favore
del quale ha reso la prestazione lavorativa (preteso committente). All’effettivo datore di lavoro, il lavoratore ha quindi diritto di chiedere gli importi maturati a vario titolo nel corso del
rapporto. E’ altresì nullo l’atto di recesso intimato dall’appaltatore.
La fattispecie della sentenza di merito che si annota (di seguito “Sentenza del Tribunale di Milano”) è relativa a dei rapporti di lavoro in essere con un soggetto (appaltatore), il quale aveva
sottoscritto un contratto di appalto (rinnovato nel tempo) per servizi di sorveglianza e portierato presso un Hotel. Il tipo di mansioni svolte, l’inquadramento dei lavoratori e il controllo
diretto dei manager dell’Hotel davano adito a dubbi circa la genuinità dell’appalto e per tali motivi i lavoratori ricorrenti (cinque) avevano chiesto il riconoscimento del rapporto di lavoro in
capo al committente.
Senonché, costituendosi appaltatore e committente depositavano copia dei contratti di appalto tra loro stipulati. Da tali documenti emergeva la totale assenza della documentazione prescritta dal
TU in materia di Sicurezza sul lavoro (DUVRI – costi sicurezza cfr. art. 26, comma 5). Veniva quindi eccepita dalla difesa dei ricorrenti la nullità dei contratti d’appalto.
La Sentenza del Tribunale di Milano, dopo aver dato atto che “in tutti i casi in cui il datore di lavoro non coincida con il committente (come nella specie di causa) il soggetto che affida il
lavoro deve redigere il documento di valutazione dei rischi da interferenze […] il soggetto presso il quale deve essere eseguito il contratto .. integra il predetto documento”, ha rilevato che
nulla di tutto ciò è stato fatto con riferimento al contratto fra le imprese convenute, “che alcunché indica in proposito, né nel testo contrattuale né negli allegati, senza che quindi sia
necessario procedere oltre nell’accertamento istruttorio, essendo “arduo” escludere “teoricamente qualunque rischio di interferenze nelle lavorazioni, che esistono per definizione quando in un
medesimo luogo lavorano individui riconducibili a diverse società, ha applicato la sanzione della nullità ex art. 1418 c.c.
Attesa la nullità dell’appalto, la fattispecie che si presenta in concreto è riconducibile all’interposizione illecita di manodopera che, come noto, è vietata se esercitata al di fuori della
somministrazione lavoro (soggetto autorizzato dal Ministero).
- Ciò posto, il Tribunale, applicando quanto sopra al caso al suo esame, ritenuto il diritto dei ricorrenti alla costituzione del rapporto di lavoro alle dipendenze del “committente” sin
dall’origine con l’inquadramento richiesto, in accoglimento del ricorso dei lavoratori ha condannato, tra l’altro, il medesimo committente:
al pagamento delle differenze sulla retribuzione mensile , tredicesima, ferie ecc.
a riammettere in servizio i ricorrenti, attesa la nullità dell’atto di recesso loro intimato da un altro soggetto.
Avv. Laura Lamera
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 Sentenza 
 sentenza 
 art. 26
 Sentenza 
 art. 1418