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Timestamp: 2019-03-22 14:35:07+00:00

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La colpa cosciente è configurabile nel caso in cui la volontà dell’agente non è diretta verso l’evento
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Corte di Cassazione, sezione quarta penale, sentenza 25 febbraio 2019, n. 8133.
Sentenza 25 febbraio 2019, n. 8133
est. Pezzella
La colpa cosciente è configurabile nel caso in cui la volontà dell’agente non è diretta verso l’evento, ma egli abbia previsto in concreto che la sua condotta poteva cagionare l’evento ed abbia comunque agito con il convincimento di poterlo evitare, sicché, ai fini della valutazione della responsabilità, il giudice è tenuto ad indicare analiticamente gli elementi sintomatici da cui sia desumibile non la prevedibilità in astratto dell’evento, bensì la sua previsione in concreto da parte dell’imputato
a) del delitto p. e p. dall’art. 584 c.p. (che sarà poi riqualificato ai sensi art. 589 c.p., commi 1 e 2) perché, tenendo una condotta diretta a cagionare a N.C.R. lesioni personali, ne cagionava la morte. In particolare, il prevenuto, alla guida dell’autovettura ‘Renault Modus’ targata (omissis), in un tratto di strada urbana regolarmente illuminato, in assenza di qualsiasi fenomeno atmosferico che riducesse la visibilità, in ore notturne, in presenza di numerose intersezioni stradali ed attraversamenti pedonali, al fine di cagionargli lesioni personali, attingeva, con il paraurti anteriore lato destro della propria autovettura, la parte posteriore del velocipede condotto dal N. che lo precedeva e si trovava sulla medesima direzione di marcia, parallelo all’asse stradale ed a circa mt 1,1 dalla linea di margine esterno della corsia di marcia e che procedeva ad una velocità di circa 20 Km/h. Inoltre, il prevenuto, nella fase immediatamente precedente all’impatto imprimeva alla propria autovettura una velocità che da 35 Km/h si elevava a 50 Km/h al momento dell’investimento della p.o. ed inoltre effettuava un cambio di direzione da destra a sinistra modificando l’angolo del proprio autoveicolo rispetto a quello condotto dal N. che da 6 si elevava a 10. A seguito dell’urto il N. subiva il caricamento del corpo sul cofano dell’autovettura che avanzava per circa mt. 4,5 con il corpo del N. , per poi proiettano ad una distanza di circa mt. 22 dalla zona d’investimento, così cagionando allo stesso lesioni personali tali ‘scompenso acuto di cuore per lesioni del midollo incompatibili con la vita’, che ne provocavano il decesso.
a. Nullità della sentenza nella parte relativa alla sussistenza della circostanza aggravante di cui all’art. 61 c.p., n. 3, ed alla seguente applicazione dell’aumento di pena per inosservanza della legge penale – art. 521 c.p.p., e art. 522 c.p.p., n. 2, e per vizio di motivazione.
Del resto, anche il P.M., pur avendo appellato la sentenza di primo grado, in relazione alla riqualificazione giuridica del fatto operata dal G.U.P. presso il Tribunale di Teramo, nulla aveva rilevato sulla sussistenza dell’aggravante. Pertanto il giudice di appello avrebbe violato anche il principio ‘ne eat judex ultra petita partium’.
Si evidenziano le circostanze emergenti dalle risultanze processuali, contrarie a quanto ritenuto dalla Corte territoriale, ossia che il B. è persona incensurata, che subito dopo l’impatto tra i due mezzi il B. tornava immediatamente sul posto notiziando la P.G. e si recava presso la locale stazione dei CC., che la condotta di guida del velocipede che zigzagava sulla carreggiata è stata rilevata dallo stesso G.U.P. di Teramo, così come la breve durata dell’intendimento calunnioso, definita dallo stesso GUP ‘limitata durata della falsa rappresentazione’.
In punto di fatto (cfr. pag. 19 della sentenza impugnata) la Corte territoriale è pervenuta al convincimento secondo cui il B. , con la madre a bordo e in orario notturno, si imbatté nel N. , e che la sua condotta successiva, certamente né premeditata né preordinata, appaia maggiormente compatibile con la sua volontà di evitarne l’incontro, tanto più in presenza della madre, piuttosto che con la sua volontà di colpire il velocipede del N. , sia pure non frontalmente, con possibili conseguenze anche per gli occupanti dell’autovettura e, pertanto, anche per la madre. Inoltre, rilevano i giudici del gravame del merito, se è vero che il B. , nel tratto di strada percorso antecedente all’impatto avrebbe potuto deviare il proprio percorso, è anche vero che lo stesso ha dichiarato di avere perso di vista il N. in due occasioni, di avere pertanto sperato che lo stesso avesse deviato il proprio percorso e di esserselo ritrovato ancora una volta davanti all’altezza della Pizzeria ‘Pizzicotto’, dichiarazione che, sebbene suffragata esclusivamente da quella resa dalla di lui madre, non può ritenersi con certezza non rispondente al vero.
I giudici di appello confermano argomentatamente, dunque, la qualificazione del fatto come omicidio colposo ritenuta dal primo giudice, non emergendo – pur a fronte di una congiunta valutazione degli elementi suindicati in quanto non certi o di duplice lettura – un quadro probatorio idoneo alla qualificazione del fatto nei termini dolosi rubricati, anche sotto il profilo del dolo eventuale (non potendosi neppure ritenere, come sostenuto dall’appellante, che il B. ‘non si sarebbe trattenuto dalla condotta illecita neppure se avesse avuto certezza della sicura verificazione dell’evento’).
Corretto appare la premessa operata dal giudice del gravame del merito secondo cui l’evento costituisce la concretizzazione del rischio che la cautela è chiamata a governare e che dal punto di vista soggettivo per la configurabilità del mero ‘rimprovero’ è sufficiente che la connessione tra la violazione delle prescrizioni oggetto delle norme cautelari e l’evento sia percepibile dall’agente, mentre nella c.d. ‘colpa cosciente’ l’agente ha concretamente presente la connessione causale rischiosa, si pone consapevolmente all’interno di una situazione rischiosa, ma per trascuratezza, imperizia, insipienza, irragionevolezza o qualsivoglia altra biasimevole ragione, non si astiene dalla condotta intrapresa e non si conforma a quelle doverose volte alla tutela di quel rischio.
Conferente appare il richiamo al dictum delle Sez. Un. n. 38343/2014, Espenhahn e altri, Rv. 261105, che, in sostanza, hanno ritenuto che nella c.d. ‘colpa cosciente’ la verificazione dell’illecito ‘da prospettiva meramente teorica si fa evenienza concretamente presente nella mente dell’agente’, pur difettando la lucida prospettiva della possibile verificazione dell’evento concreto conseguente alla propria condotta e la consapevole determinazione ad agire comunque, accettando l’eventualità della causazione dell’offesa, tipiche del dolo eventuale.
La motivazione in punto di colpa cosciente da parte della Corte territoriale è, tuttavia, la seguente (cfr. pag. 20 della sentenza impugnata): ‘Orbene, la condotta tenuta dal B. , sebbene repentina e impulsiva a fronte dell’incontro con il N. , sicuramente integra gli estremi della c.d. colpa cosciente nei termini suindicati, dovendosi ritenere, sulla base dei dati di fatto emergenti dagli atti, che lo stesso si sia concretamente rappresentato che la propria condotta, gravemente imprudente, potesse cagionare un evento lesivo al conducente del veicolo antagonista ma che non si sia colposamente astenuto dal porre in essere la sua manovra di sorpasso. Detto atteggiamento interiore di desume dalla macro – scopicità della condotta colposa tenuta dal B. , avendo lo stesso, pur dopo aver notato, a suo stesso dire, il velocipede condotto dal N. procedere dinanzi a sé in maniera zigzagante, posto in essere una pericolosissima manovra di sorpasso a velocità sicuramente eccessiva rispetto alla condizione di tempo e luogo, senza adeguatamente calcolare la distanza di sicurezza dal mezzo antagonista e senza adeguatamente calcolare la dimensione della semicarreggiata a sua disposizione, di tal che deve ritenersi certo che lo stesso abbia percepito come concrete le possibili conseguenze della propria improvvida condotta, omettendo tuttavia ogni conseguente cautela’.
Come rilevato da questa Sez. 4, n. 35585 del 12/5/2017, Schettino, Rv. 270776 la natura normativa della colpa, ormai generalmente riconosciuta, trova una significativa deroga nel caso della colpa con previsione o ‘colpa cosciente’ nella quale la componente psicologica è non solo ineliminabile ma addirittura preponderante anche se la componente normativa è parimenti essenziale (è pur sempre necessario, nella colpa con previsione, che l’agente violi una regola cautelare).
Tradizionalmente si afferma che, nella colpa cosciente ex art. 61 c.p., n. 3, l’agente prevede che la sua condotta possa cagionare l’evento ma ha il convincimento di poterlo evitare. Questa forma di colpa è contigua ad un’ipotesi di dolo, il dolo eventuale; ciò che distingue la colpa cosciente dal dolo eventuale è che, in questo secondo caso (dolo eventuale) l’agente non ha la convinzione di poter evitare l’evento ma accetta il rischio che l’evento si verifichi. Tanto che – si è affermato in dottrina – nel caso della colpa con previsione, se l’agente avesse saputo che l’evento si sarebbe verificato si sarebbe astenuto mentre, nel caso del dolo eventuale, avrebbe agito ugualmente.
Pertanto, ciò che contraddistingue la colpa con previsione è la circostanza che l’agente prevede l’evento dannoso ma (a differenza di quanto avviene per il dolo eventuale) è convinto di poterlo evitare. Non è dunque sufficiente che l’evento sia prevedibile – perché la prevedibilità dell’evento costituisce elemento ineludibile ed essenziale per poter ritenere esistente l’elemento soggettivo per ogni forma di reato colposo – ma è necessario che l’agente l’abbia previsto in concreto sia pure con il convincimento di cui si è detto.
5. Alla luce dei principi esposti non è possibile affermare che la decisione impugnata, che sotto il profilo in esame fa leva, in concreto, esclusivamente sulla ‘macroscopicità della condotta colposa’, li abbia correttamente applicati al caso oggetto del presente giudizio.
Manca nella sentenza impugnata l’indicazione degli elementi sintomatici che consentano di ritenere previsto – e non solo prevedibile – l’evento.
Deve quindi esistere, perché l’evento possa essere ritenuto ‘previsto’, un quid pluris rispetto alla sua mera prevedibilità e ciò non può essere costituito dalla gravità delle violazioni compiute (si può avere previsione dell’evento anche in presenza di lievi trasgressioni delle regole di prudenza o diligenza) bensì da elementi – ovviamente, nella generalità dei casi, di natura sintomatica – che consentano di affermare che l’evento è stato effettivamente previsto dall’agente.
Ed invero, non si tratta di ipotesi di scuola. Per rimanere al tema del sorpasso in situazione di pericolo oggetto di questo processo potrebbe affermarsi l’esistenza della colpa ‘cosciente’ nel caso in cui un automobilista esegua un sorpasso, confidando nella rapidità della sua manovra, pur essendosi accorto che la corsia che deve impegnare per il sorpasso è già occupata da un’autovettura che proviene dal senso inverso; o, nel caso in cui il sorpasso avvenga in curva, se l’altra corsia appaia impegnata da una serie di veicoli che la stanno percorrendo; o, ancora, quando l’agente, conscio della brevità del tratto libero nel quale può eseguire il sorpasso, lo compia ugualmente trovandosi nella necessità di rientrare anzitempo e vada ad urtare contro il veicolo che stava sorpassando).
Va dunque ribadito che la colpa cosciente è configurabile nel caso in cui la volontà dell’agente non è diretta verso l’evento, ma egli abbia previsto in concreto che la sua condotta poteva cagionare l’evento ed abbia comunque agito con il convincimento di poterlo evitare, sicché, ai fini della valutazione della responsabilità, il giudice è tenuto ad indicare analiticamente gli elementi sintomatici da cui sia desumibile non la prevedibilità in astratto dell’evento, bensì la sua previsione in concreto da parte dell’imputato (cfr. Sez. 4, n. 32221 del 20/6/2018, Carmignani, Rv. 273460 in tema di omicidio colposo con violazione delle norme sulla sicurezza stradale consistente nell’investimento, da parte di un automobilista, di un pedone che svolgeva attività di ‘jogging’ sulla carreggiata, in cui questa Corte ha annullato la sentenza di merito che aveva ritenuto l’aggravante della colpa cosciente, in quanto la presenza di pedoni sulla carreggiata poteva ritenersi prevedibile anche per la prossimità di abitazioni; vedasi anche la già ricordata Sez. 4, n. 35585 del 12/05/2017, Schettino, Rv. 270776 che, in relazione al reato di naufragio, ha riconosciuto la sussistenza della colpa cosciente nella condotta del comandante della nave che, pur consapevole della presenza di bassi fondali e di scogli in prossimità dell’isola del XXXXXX, ordinava di modificare la rotta programmata per transitare a distanza ravvicinata dalla costa e fino all’ultimo non defletteva da tale decisione, confidando nelle proprie capacità marinaresche e ritenendo di essere in grado di evitare il concretizzarsi del rischio di impatto).
6. Infondato è il motivo relativo alle circostanze attenuanti generiche, che, al di là del riferimento al reato di calunnia, vengono negate in ragione dei plurimi precedenti giudiziari per reati anche gravi (associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di numerosi episodi di truffa, corruzione, lesioni personali aggravate), del grado della colpa e della condotta susseguente al reato, consistita nella fuga e nella calunnia perpetrata ai danni della propria madre. E anche perché la Corte distrettuale ha ritenuto non valutabile in senso favorevole alla richiesta difensiva il fatto che il N. zigzagasse e il conseguente dedotto suo concorso di colpa, atteso che la chiara percezione di detta condotta da parte del B. , a suo stesso dire, avrebbe dovuto ancor più indurlo alla prudenza e non essendo peraltro emerso dagli esperiti accertamenti tecnici che precipuamente all’atto dell’impatto fosse stata posta in essere dal N. una manovra di zig zag ‘tale da essere considerata fondamentale per la ricostruzione del sinistro’.
Visto l’art. 624 c.p.p., dichiara irrevocabile l’affermazione di penale responsabilità

References: sentenza 

Sentenza 
 art. 589
 sentenza 
 art. 521
 art. 522
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 61
 sentenza 
 sentenza