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Timestamp: 2019-04-19 10:40:39+00:00

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Sentenze società di fatto e società semplice
Sentenze: Società di fatto e società semplice
Società di fatto - Morte del socio – Liquidazione della quota. (Cc, articoli 2266, 2284 e 2297)
La domanda di liquidazione della quota di società di persone (o di fatto) da parte del socio receduto o escluso, ovvero degli eredi del socio defunto, fa valere un’obbligazione non degli altri soci, ma della società e, pertanto, ai sensi dell’articolo 2266 del Cc, va proposta nei confronti della società medesima quale unico soggetto passivamente legittimato. Il contraddittorio nei confronti della società può ritenersi regolarmente instaurato anche nel caso in cui non sia convenuta la società, ma siano citati in giudizio tutti i suoi soci, anche se risulti accertato, attraverso l’interpretazione della domanda e con apprezzamento di fatto riservato al giudice del merito, che l’attore abbia proposto l’azione nei confronti della società per far valere il proprio credito nei suoi confronti.
Cass. Sezione I, sentenza 23 maggio 2006 n. 12125
Società di fatto - Prova - Rapporti esterni – Esteriorizzazione. (Cc, articolo 2247)
Ai fini della prova dell’esistenza di una società di fatto tra una pluralità di persone, pur essendo elementi essenziali del contratto di società, nei rapporti interni, ai sensi dell’articolo 2247 del codice civile, la costituzione di un fondo comune e la cosiddetta affectio societatis, cioè la volontà di esercitare in comune una determinata attività economica e la conseguenza costituzione di un fondo comune vincolato all’esercizio collettivo di tale attività, nei rapporti esterni, l’esistenza del vincolo sociale può desumersi dalla sua mera esteriorizzazione, tratta anche da manifestazioni comportamentali rivelatrici di una struttura sovraindividuale indiscutibilmente consociativa, assunti non per la loro autonoma valenza, ma quali elementi apparenti e rilevatori, sulla base di una prova logica, dei fattori essenziali di un rapporto di società nella gestione dell’azienda. Deriva, da quanto precede, pertanto, che ove l’esistenza di una tale società sia dedotta dall’amministrazione delle finanze ai fini fiscali l’Ufficio finanziario non ha alcun obbligo di provare i rapporti i rapporti interni tra i soci e, in particolare, la trasformazione dei beni in comunione a patrimonio sociale autonomo, la divisione degli utili, la percezione di somme da parte dei soci.
Cass. Sezione tributaria, sentenza 20 gennaio 2006 n. 1131
Società di fatto - Tutela della buona fede del terzo - Onere della prova. (Cpc, articolo 345)
La società di fatto, sebbene inesistente nella realtà, può apparire esistente di fronte a terzi quando due o più persone operino nel mondo esterno in modo da determinare l’insorgere dell’opinione ragionevole che esse agiscano come soci e del conseguente legittimo affidamento circa l’esistenza della società stessa; in tale ipotesi, a tutela della buona fede dei terzi, è sufficiente che il soggetto che abbia trattato con il socio apparente provi un comportamento che, secondo l’apprezzamento insindacabile del giudizio di merito, sia idoneo a designare la società come titolare del rapporto.
Cass. Sezione II, sentenza 20 aprile 2006 n. 9250

References: Cass. 
 sentenza 
 articolo 2247

Cass. 
 sentenza 
 articolo 345

Cass. 
 sentenza