Source: http://mafieinliguria.it/2016/05/
Timestamp: 2017-07-23 02:42:59+00:00

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“Gli inutili parolai” Ma quale ‘ndrangheta! “Le indagini hanno rivelato un mondo totalmente autoreferenziale, dove si disquisisce in modo causidico delle regole e si rimpiange il passato”. Questa, in estrema sintesi, la tesi sposata dalla Corte d’Appello di Genova nella sentenza di secondo grado del processo Maglio 3 (emessa il 19 febbraio scorso). Sono state depositate, pochi giorni fa, le attese motivazioni (estensore dott. Maurizio De Matteis) della pronuncia che, come noto, ha confermato integralmente la sentenza di primo grado del 9 novembre del 2012 (a firma del G.U.P. Silvia Carpanini). Si trattava, allora, di una sentenza di assoluzione per i 10 imputati di associazione mafiosa, con la formula “perché il fatto non sussiste”, seppur ai sensi dell’art. 530 capoverso c.p.p., che riecheggia la vecchia insufficienza di prove. Il Collegio ha aderito alla linea del Giudice di prime cure, ma si è dimostrato ancor più severo nel giudizio demolitorio delle tesi del pubblico ministero. La pronuncia d’appello muove da un’analisi della fattispecie in questione (art. 416 bis c.p.), che risulta caratterizzata dalla pluralità degli obiettivi del programma associativo (commissione di delitti/gestione di attività economica/condizionamento elettorale/profitti ingiusti), ma soprattutto dall’impiego del cd. “metodo mafioso” (forza intimidatrice del vincolo associativo, produttiva delle condizioni di assoggettamento ed omertà nell’ambiente circostante). Rispetto all’associazione per delinquere tradizionale, diversi risultano – quindi – i mezzi utilizzati, così come (potenzialmente) diversi possono rivelarsi i fini perseguiti. L’uso...
Nel 2014 in Liguria c’è stata la più grande confisca di beni ai danni della criminalità organizzata mai avvenuta in una città del Nord Italia, ai Canfarotta sono stati sequestrati 115 locali, 96 dei quali a Genova, principalmente in Centro Storico. Come sottolinea da tempo il ‘Cantiere per la legalità responsabile’, la rete che da due anni ragiona collettivamente sul riutilizzo dei beni confiscati, passa il tempo ma non si ha notizia dei bandi di assegnazione a uso sociale dei locali. Per questo Marianna Pederzolli (lista Doria) ha presentato un’interrogazione in consiglio comunale rispondendo alla quale l’assessore a Legalità e diritti Elena Fiorini ha annunciato che entro poche settimane la Prefettura convocherà il Nucleo di Supporto, ovvero il tavolo previsto dalla legge e composto da forze dell’ordine, rappresentanti delle istituzioni ed esponenti dell’associazionismo, che consentirà “nel più breve tempo possibile” l’assegnazione di un primo lotto di locali confiscati. Dal sito Repubblica.it; video di Pietro...
Mafia liquida: dalla struttura organizzativa mutevole e dinamica, termine coniato all’interno della relazione della Commissione parlamentare antimafia Forgione 2008 in riferimento alla criminalità organizzata calabrese. La mafia liquida è un concetto mutuato dalla definizione di Liquid Society del noto sociologo Zygmunt Bauman. L’Ndrangheta è considerata una mafia liquida dagli studi socio-criminologici di settore proprio per la sua peculiare formula organizzativa. Per intendere questo termine occorre conoscere le strutture organizzative della nota organizzazione criminale calabrese. Ogni presidio territoriale detto “locale”, dipende solo in minima parte dal livello centrale detto “Crimine”. Ogni “locale” infatti conta circa 50 membri e raggruppa in sé alcune ‘Ndrine, famiglie di ‘Ndrangheta composte da circa 10 membri. Il “locale”, o la “locale”, è auotonomo nelle scelte di politica criminale sul proprio territorio e non dipende dalla casa madre per la gestione economica, associativa e organizzativa. Il livello centrale ha funzioni di armonizzazione delle regole associative e serve a coordinare gli sforzi delle singole cellule oltre che ad attribuire ruoli di coordinamento sovraordinato. Non è possibile infatti aprire una “locale” senza il consenso dei vertici ‘ndranghetisti. Questo rapporto di autonomia, nell’ambito di una comune affiliazione, è metaforicamente reso, da alcune sentenze, attraverso l’immagine del franchising. Ma quale vantaggio porta in capo alle cellule territoriali? La risposta è semplice: l’appartenenza ad una rete criminale, un network che ha come scopo l’accumulazione del potere. Ogni “locale” viene inserito in una rete di...
Il 6 Ottobre 2012 il Gup di Torino Scarabello, nell’ambito del processo piemontese “Albachiara“, assolve tutti gli imputati: l’accusa (art. 416-bis) non regge, perché la cellula mafiosa non aveva ancora iniziato a commettere delitti-fine, bensì costituiva un tipico esempio di mafia silente. Un anno dopo, il 10 Dicembre 2013, la Corte d’Appello di Torino riforma la sentenza di I grado, condannando tutti gli imputati, e nel 2015 la Corte di Cassazione conferma tali condanne: è una sentenza storica perché la giurisprudenza di merito ammette che l’apertura di un “concessionario” di mafia in una località del Nord sia sufficiente [..] a giustificare l’applicazione del 416 bis [..]. Nel frattempo, a pochi passi da Torino, a Genova si celebra un processo (Maglio 3) per molti versi analogo al procedimento piemontese (anzi, inizialmente l’indagine era stata unitaria, tant’è che i soggetti condannati in Albachiara erano soliti frequentare gli imputati “liguri”, di cui erano amici!). In I grado il Gup genovese Carpanini, poco tempo dopo il suo alter-ego di Torino (9 Novembre 2012) emette una analoga sentenza di assoluzione per i 10 imputati, accusati a loro volta di costituire una cellula mafiosa – radicata in più zone della Liguria – che anche in questo caso, tuttavia, non avrebbe ancora iniziato ad operare. E nel Febbraio 2016 la Corte D’Appello di Genova conferma la sentenza di assoluzione, nonostante nemmeno un anno prima (nel Luglio 2015) fossero state depositate le motivazioni della Corte di Cassazione nel...

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