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Timestamp: 2020-07-05 11:40:54+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2675 del 01/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2675 del 01/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 01/02/2017, (ud. 11/01/2017, dep.01/02/2017), n. 2675
sul ricorso 10560-2015 proposto da:
proprio e nella qualità di procuratore speciale della S.C.C.I.
s.p.a, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29,
presso la sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo, rappresentato
e difeso unitamente e disgiuntamente dagli avvocati CARLA D’ALOISIO,
ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO ed EMANUELE DE ROSA giusta procura
avverso la sentenza n. 398/2014 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
emessa il 10/10/2014 e depositata il 21/10/2014;
che, con sentenza del 21.10.2014, la Corte di appello di Genova confermava la decisione del Tribunale di Imperia che aveva annullato gli avvisi d’addebito opposti da B.V., con i quali era stato chiesto il versamento di contributi alla Gestione Commercianti dell’INPS asseritamente dovuti dalla predetta in qualità di socia accomandataria e legale rappresentante della società Prometeo Immobiliare di B.W. &amp; c. s.a.s..
che avverso tale sentenza l’INPS in proprio e nella qualità epigrafata ha proposto ricorso affidato ad unico motivo, al quale non ha opposto difese la B., rimasta intimata;
che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alla parte ricorrente, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio, in prossimità della quale l’INPS ha depositato memoria.
che viene denunziata violazione e/o falsa applicazione della L. 22 luglio 1966, n. 613, art. 1 della L. 27 novembre 1960, n. 1397, art. 1 così come modificato dalla L. 27 dicembre 1996, n. 662, art. 1 della stessa L. n. 1397 del 1960, art. 2 e degli artt. 2313, 2318 e 2697 c.c., assumendosi:
che, contrariamente a quanto sostenuto nella impugnata sentenza il socio accomandatario di una s.a.s. è per ciò stesso, in quanto unico soggetto abilitato a compiere atti in nome della società, tenuto alla iscrizione nella Gestione Commercianti perchè l’esercizio dell’attività commerciale in modo abituale e prevalente era “in re ipsa”, ossia immediatamente e direttamente correlato all’essere socio con poteri di gestione della società; che l’attività di riscossione di canoni di locazione di immobile, rientrando in quella più ampia di gestione del patrimonio immobiliare, aveva natura commerciale; che il giudizio di prevalenza richiesto dalla L. n. 662 del 1996 è di natura endogena, ossia deve essere compiuto solo in relazione alle vicende interne della società, senza che assumano alcun rilievo altre ed ulteriori attività espletate dal socio al di fuori della attività sociale, nella specie non provate, che ritiene il Collegio si debba rigettare il ricorso;
che è stato accertato che la Prometeo Immobiliare s.a.s. di cui la B. era socia accomandataria ed amministratrice non svolgeva alcuna attività diretta all’acquisto ed alla gestione di beni immobili, limitandosi alla riscossione del canone di locazione dell’immobile di cui era proprietaria dall’accomandante cui era locato, e pertanto non rileva la mancanza di prova che altri soci fossero impegnati negli atti di gestione ordinaria e straordinaria della società, nè di prova idonea ad escludere la presunzione normativa di esercizio di attività imprenditoriale che l’INPS, in contrasto con le regole di ripartizione dell’onere probatorio, collega alla circostanza che la società fosse costituita in forma diversa da quella semplice;
che questa Corte – sia pure con riferimento alle società in accomandita semplice – ha affermato il principio (Cass. n. 3835 del 26 febbraio 2016) secondo cui ai sensi della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, che ha modificato la L. n. 160 del 1975, art. 29 e della L. n. 45 del 1986, art. 3 in tali società la qualità di socio accomandatario non è sufficiente a far sorgere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali, essendo necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza, la cui ricorrenza deve essere provata dall’istituto, prova che, nel caso in esame, secondo i giudici di merito non è stata fornita, essendo emerso che la B. si limitava alla locazione di un unico immobile, percependone unicamente i canoni;
che pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore, il ricorso va rigettato con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5, non essendo i rilievi contenuti nella memoria dell’INPS idonei ad incidere nel senso di una diversa soluzione della controversia rispetto a quella prospettata; che nulla va statuito sulle spese essendo la B. rimasta intimata;

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 1
 art. 1
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 art. 2
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 art. 1
 art. 29
 art. 3