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Timestamp: 2020-07-04 17:23:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2924 del 03/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2924 del 03/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 03/02/2017, (ud. 21/12/2016, dep.03/02/2017), n. 2924
sul ricorso 14089/2015 proposto da:
D.R.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA APPIA NUOVA
154, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO COSTA, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ALFONSINA DE ROSA,
avverso la sentenza n. 2440/21/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di ROMA del 03/12/2013, depositata il 11/04/2014;
21/12/2016 dal Consigliere Dott. ROBERTO GIOVANNI CONTI.
D.R.L. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, contro la sentenza resa dalla CTR del Lazio indicata in epigrafe che ha riformato la decisione di primo grado, ritenendo legittimo l’accertamento emesso a carico del contribuente.
Il primo motivo di ricorso, con il quale si deduce l’inammissibilità dell’appello perchè l’Agenzia delle Entrate avrebbe omesso di impugnare una delle due rationes decidendi espresse nella sentenza di primo grado, è manifestamente infondato, risultando dallo stesso ricorso per cassazione e dalla sentenza impugnata che l’Agenzia contestò integralmente la pronunzia della CTP, ritenendo che l’accertamento si fondava non solo sugli studi di settore, ma anche su altre anomalie e dunque, in tal modo, tendendo a confutare il dedotto deficit di motivazione della decisione della CTP di Roma.
Il secondo motivo di ricorso, con il quale si deduce la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, lett. d), è per l’un verso inammissibile, laddove prospetta l’omesso esame di fatti da parte della CTR che avrebbe richiesto la sussunzione del vizio nel paradigma di cui dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Il medesimo motivo è poi manifestamente inammissibile quanto alle censure correlate all’attività valutativa operata dal giudice di appello in ordine agli elementi ritenuti idonei a giustificare l’accertamento. Elementi che la parte ricorrente assume non integrare presunzioni gravi, precise e concordanti e che, all’evidenza, nella prospettiva della censura dovrebbero essere rivisitati da questa Corte alla quale, per converso, tale verifica è impedita.
La censura è, infine, parimenti inammissibile laddove prospetta l’error iuris della CTR in ordine all’erroneità dell’accertamento, nella parte in cui aveva aggiunto all’importo dei ricavi ritenuto congruo l’ammontare dell’incremento che lo stesso contribuente aveva spontaneamente aggiunto in sede di dichiarazione dei redditi per riportare il reddito in linea con gli studi di settore. Si tratta, all’evidenza, di questione non trattata dal giudice di appello e che avrebbe dunque imposto una censura di omessa pronunzia, sussumibile dell’art. 360, comma 1, n. 5, che la parte ricorrente non ha per converso formulato.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 39