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Timestamp: 2019-05-26 21:31:52+00:00

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Cassazione SS. UU. 5068/2016: Donazione di quota indivisa di eredità – profili di nullità « Le successioni
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Giurisprudenza e dottrina, fino a detta sentenza avevano sostanzialmente concordato (seppur con alcune pronunce discordanti) che il comunista di una comunione ereditaria (o anche ordinaria) avrebbe la libera disponibilità della cd quotona (cioè della quota indivisa sull’intera massa comune) ma non anche sulla cd quotina (cioè quota indivisa sul singolo bene Alfa della più ampia massa).
In tale senso, Cass., 23 aprile 2013, n. 9801, in Giust. civ. Mass., 2013 Cass., 1 luglio 2002, n. 9543; Cass., 15 febbraio 2007, n. 3385; Cass., 9 aprile 1997, n. 3049; Cass., 30 ottobre 1992, n. 11809; Cass., 29 aprile 1992, n. 5181; Cass., 2 agosto 1990, n. 7749; Cass., 10 marzo 1990, n. 1966; Cass., 15 giugno 1988, n. 4092; Cass., 23 giugno 1986, n. 368; Cass., 22 gennaio 1985, n. 246.
Ciò perché mentre si riteneva legittima la donazione dell’intera quota indivisa di comunione, la donazione di singoli beni di detta quota di comunione era ritenuta nulla per violazione del divieto ex 771 c.c. di donare beni futuri (e, per analogia, beni altrui coime quelli parte di una comunione che saranno attribuiti in proprietà esclusiva solo a seguito della loro divisione).
Su questo filone dottrinario e giurisprudenziale si inserisce la suddetta sentenza, emessa dalle Sezioni Unite per dirimere la controversia, a seguito dell’ordinanza interlocutoria n. 11545/2014 emessa dalla seconda sezione della Corte di Cassazione.
La Cassazione dunque ha ribadito la nullità della donazione di quote di beni di una quota ereditaria, ma arrivando a tale conclusione mediante un percorso logico differente rispetto a quanto tradizionalmente affermato dalla giurisprudenza precedente.
Essi ritengono infatti che la donazione sia nulla, non per applicazione analogica dell’art. 771 c.c., che dichiara la nullità della donazione di beni futuri, bensì per mancanza di causa del negozio di donazione. Tale conclusione prende le mosse dalla lettura dell’art. 769 c.c. il quale, nel disciplinare il contratto di donazione, rileva quale elemento costitutivo il c.d. animus donandi, cioè il depauperamento del donante ed io conseguente arricchimento, per spirito di liberalità del donatario.
La Corte, comunque, chiarisce anche che detta donazione può essere predisposta ervitandone la declaratoria di nullità qualora il donante ed il donatario chiariscano nel contratto di donazione di essere consapevoli che si tratta di una donazione di bene altrui e contestualmente il primo dovrà assumere l’obbligazione a trasferire al secondo il bene del terzo.
Ne consegue dunque che ferma restando la nullità della donazione dispositiva, avente ad oggetto il trasferimento di una quota indivisa di un bene, è invece da ritenere valida la donazione obbligatoria di dare, purché l’altruità sia conosciuta dal donante, e tale consapevolezza risulti da un’apposita espressa affermazione nell’atto pubblico (art. 782 c.c.)”.
Di seguito si allega il testo integrale della sentenza:
Cassazione Sezioni Unite n. 5068/2016
Instauratosi il contraddittorio, si costituivano le germane S.A., S.E. e S.V. (aventi causa di C.V.), le quali aderivano alla domanda di divisione e chiedevano che tra i beni da dividere fossero inclusi anche quelli oggetto della donazione fatta da C.F. al nipote C.N. con atto pubblico del 1987, deducendone la nullità per inesistenza dei beni donati nella sfera giuridica del donante, nonchè che venisse ordinato a C.N. di rendere il conto della gestione degli immobili facenti parte dell’eredità di P. e di C.F.. Si costituiva anche Sc.Vi., che aderiva alla domanda di divisione, nonchè i germani C.N., C.E. e C. C., i quali pur non opponendosi alla divisione, chiedevano che dalla eredità venissero detratti i beni oggetto della donazione per atto notaio Miritello del 1987. Nel giudizio si costituivano anche i germani M.P. F.M., M.A.S.M. e M. G.R.M., figli di M.P., avente causa di C.G., aderendo alla domanda principale, nonchè M. L. e Z.M.R., in qualità di eredi di M. N., quest’ultima in proprio e quale esercente la potestà sulla figlia minore M.C., che ugualmente facevano proprie le domande dell’attrice. Nel processo interveniva la curatela del fallimenti di M. N. e Z.M.R. che, oltre a costituirsi in qualità di eredi di Ca.Lu., C.N., C.E. e C.C., ribadiva le richieste già formulate.
Con sentenza non definitiva del 30 aprile 2004, il Tribunale adito dichiarava aperta la successione di C.P. e devoluta secondo le norme della successione legittima la sua eredità, nonchè quella di C.F., parimenti devoluta secondo le norme della successione legittima. Il Tribunale dichiarava, altresì, la nullità dell’atto di donazione per atto notaio Miritello del 1 ottobre1987 e rimetteva la causa sul ruolo con separata ordinanza per il prosieguo.
1.Deve preliminarmente essere dichiarata la inammissibilità della costituzione di B.G.C.F., per difetto di procura speciale, essendo la stesa intervenuta in un giudizio iniziato prima del 4 luglio 2009 (Cass. n. 7241 del 2010; Cass. n. 18323 del 2014).
2- Come già rilevato, il primo motivo di impugnazione è stato già disatteso dalla Seconda Sezione.
3- La Seconda Sezione, con l’ordinanza interlocutoria n. 11545 del 2014 ha innanzi tutto ricordato come, nonostante l’art. 769 c.c., abbia assoggettato la donazione al principio consensualistico, sia risultato prevalente In giurisprudenza, in via di interpretazione analogica dell’art. 771 c.c., la tesi della nullità della donazione di bene altrui, assumendosi il carattere della necessaria immediatezza dell’arricchimento altrui e, dunque, dell’altrettanto necessaria appartenenza del diritto al patrimonio del donante al momento del contratto (sono in proposito richiamate Cass. 23 maggio 2013, n. 12782; Cass. 5 maggio 2009, n. 10356; Cass. 18 dicembre 1996, n. 1131; Cass. 20 dicembre 1985, n. 6544). La Seconda Sezione ha, per contro, ricordato, da un lato, le critiche di parte della dottrina, fondate sullo stesso testo dell’art. 769 c.c., il quale contempla l’arricchimento della parte donataria operato “assumendo verso la stessa un’obbligazione”; e, dall’altro, Cass. 5 febbraio 2001, n. 1596, che ha considerato la donazione di cosa altrui non nulla, ma semplicemente inefficace, con conseguente sua idoneità a valere quale titolo per l’usucapione immobiliare abbreviata. La Seconda Sezione ha quindi aggiunto che la soluzione della questione posta è evidentemente correlata alla ratio dell’art. 771 c.c..
– Come riferito, sulla questione se la donazione di cosa altrui sia nulla o no, la giurisprudenza di questa Corte si è reiteratamente espressa, nel senso della nullità.
5. Il Collegio ritiene che alla questione debba essere data risposta nel senso che la donazione di cosa altrui o anche solo parzialmente altrui è nulla, non per applicazione in via analogica della nullità prevista dall’art. 771 c.c., per la donazione di beni futuri, ma per mancanza della causa del negozio di donazione.
6 – In conclusione, deve affermarsi il seguente principio di diritto: “La donazione di un bene altrui, benchè non espressamente vietata, deve ritenersi nulla per difetto di causa, a meno che nell’atto si affermi espressamente che il donante sia consapevole dell’attuale non appartenenza del bene al suo patrimonio. Ne consegue che la donazione, da parte del coerede, della quota di un bene indiviso compreso in una massa ereditaria è nulla, non potendosi, prima della divisione, ritenere che il singolo bene faccia parte del patrimonio del coerede donante”.
7-In applicazione di tale principio, il ricorso deve essere quindi rigettato. Non possono essere infatti condivise le deduzioni dei ricorrenti in ordine alla circostanza che l’atto di donazione riguardava non solo una quota ereditarla del bene specificamente oggetto di donazione, ma anche una quota della quale il donante era già titolare per averla acquistata per atto inter vivos. Invero, posto che è indiscutibile che l’atto di donazione aveva ad oggetto la quota di un dodicesimo dei beni immobili indicati nell’atto stesso rientrante nella comunione ereditaria, deve ritenersi che non sia possibile operare la prospettata distinzione tra la donazione dei quattro dodicesimi riferibili al donante e del restante dodicesimo, comportando l’esistenza di tale quota la attrazione dei beni menzionati nella disciplina della comunione ereditaria. Ne consegue che la nullità dell’atto di donazione per la parte relativa alla quota ereditaria comporta la nullità dell’intero atto, ai sensi dell’art. 1419 c.c., non risultando che nei precedenti gradi di giudizio sia emersa la volontà del donatario di affermare la validità della donazione per la quota spettante al donante. D’altra parte, non può non rilevarsi che l’inclusione, anche se solo in parte, degli immobili oggetto di donazione nella comunione ereditaria comportava la astratta possibilità della loro assegnazione, in sede di divisione, a soggetto diverso dal donante; con ciò dimostrandosi ulteriormente la sostanziale inscindibilità della volontà negoziale manifestatasi con l’atto di donazione dichiarato nullo dal Tribunale di Reggio Calabria, con sentenza confermata dalla Corte d’appello. 8. – In conclusione, il ricorso va rigettato. In considerazione della complessità della questione e dei diversi orientamenti giurisprudenziali, che hanno reso necessario l’intervento delle Sezioni Unite, le spese del giudizio possono essere interamente compensate tra le parti.
Tag: aspetti normativi, donazione, donazione quota indivisa, quota indivisa, successione
By Amministratore in Aspetti normativi, generico on maggio 3, 2016 .
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