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Timestamp: 2017-12-15 19:30:17+00:00

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Incidente stradale: inammissibilità del risarcimento irrisorio ai parenti della vittima | Avv. Paolo Alfano
da Paolo Alfano | Giu 13, 2012 | Codice della strada, Giudice di Pace, Giurisprudenza civile | 0 commenti
Cass. civ. Sez. III, Sent., 14-05-2012, n. 7499
Il 3 settembre 2009, decidendo su rinvio disposto da questa Corte con sentenza n. 18163/07, la Corte di appello di Firenze condannava Be.Lu., Be.Le. e la Fondiaria SAI al pagamento in favore di F.F., C.M.L. e F. D. della complessiva somma di Euro 1.500/00, comprensiva del danno biologico e di quello morale, loro spettante a seguito del sinistro stradale avvenuto il (OMISSIS) al loro congiunto F.M., che dopo alcune ore decedette, oltre interessi legali e spese del giudizio e di quelle di cassazione.
Avverso siffatta decisione propongono ricorso per cassazione F. F., C.M.L. e F.D., affidandosi ad un unico articolato motivo.
Con l’unico ed articolato motivo (violazione ed errata applicazione di norme di legge per errata valutazione del danno subito in proprio dalla vittima F.M.) i ricorrenti in buona sostanza si dolgono che la liquidazione operata dal giudice dell’appello sia “irrisoria” in riferimento alla fattispecie concreta.
Dalla sentenza impugnata risulta che il quantum risarcitorio è stato determinato “tenuto conto delle peculiarità della fattispecie concreta, che possono riassumersi nella bravissima sopravvivenza del F.M. all’evento lesivo (appena dodici ore) nonchè della gravità delle lesioni personali cui conseguì la morte che escludono una concreta percezione del proprio stato di malattia durante la sopravvivenza” (p. 5 sentenza impugnata).
Adottando il criterio equitativo, come forma di liquidazione, il giudice dell’appello ha determinato la somma risarcitoria del danno biologico patito dal F.M. in Euro mille, con aggiunta di interessi al tasso legale dalla data del sinistro alla data dell’effettivo pagamento e quella del danno morale, pari alla metà del danno biologico risarcito (p. 6 sentenza impugnata).
In tal modo statuendo il giudice dell’appello: a) non ha tenuto conto dei fattori di personalizzazione che in tal caso debbono valere in modo assai elevato, perchè si verte in tema di lesioni di valori inerenti alla persona ed in quanto tali privi di contenuto economico;
Infatti, con la sentenza n. 18163/07 questa Corte accoglieva il ricorso affermando che andava riconosciuto il danno biologico terminale subito dalla vittima, ponendo in rilievo che la quantificazione in via equitativa andava operata in relazione al pregiudizio sofferto, le cui caratteristiche peculiari consistono nel fatto che si tratta di un danno alla salute, che sebbene temporaneo è massimo nella sua identità ed intensità (la decisione richiama Cass. n. 7632/03).
Nel caso in esame il 24 ottobre 1991 perse la vita F.M., dopo dodici ore dal verificarsi del sinistro.
In altri termini, la quantificazione equitativa, come già precisato da questa Corte con giurisprudenza costante per casi del genere (v.
Cass. n. 7632/03; Cass. n. 4980/06), va operata avendo presenti sia il criterio equitativo puro sia il criterio di liquidazione tabellare, purchè essi criteri siano dal giudice adeguatamente personalizzati, ovvero adeguati al caso concreto.
Si tratta, infatti, di danno che si configura nella sua più ampia accezione di danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica (par. 2.10, in motivazione), per cui nella categoria generale del danno non patrimoniale, la formula “danno morale” non individua una autonoma sottocategoria di danno, ma descrive, tra i vari possibili pregiudizi non patrimoniali, un tipo di pregiudizio, costituito dalla sofferenza soggettiva cagionata dal reato in sè considerata, sofferenza la cui intensità e durata nel tempo non assumono rilevanza ai fini dell’esistenza del danno, ma solo della quantificazione del risarcimento.
Peraltro, il giudice dell’appello non ha considerato che sia il danno biologico che quello morale, che ormai costituiscono una sola categoria di danno non patrimoniale, comprendono anche le sofferenze fisiche e morali sopportate dalla vittima che in questo caso è sopravvissuta dodici ore dal verificarsi del sinistro e con una sbrigativa motivazione ha desunto (v.p. 5 sentenza impugnata) che n la brevissima sopravvivenza del F.M. all’evento lesivo (appena dodici ore) nonchè la gravità delle lesioni personali cui conseguì la morte” escludessero “una cosciente percezione del proprio stato di malattia durante la sopravvivenza”, trascurando di considerare il pregiudizio sofferto e di cui, invece, si sono fatte carico le Sezioni Unite, in quel lasso di tempo da parte della vittima ed il pregiudizio morale soggettivo derivato ai suoi prossimi congiunti.
Pertanto, la sbrigativa motivazione che si rinviene nella sentenza impugnata sui punti censurati dal ricorso non corrisponde, quindi, agli indirizzi ermeneutici esplicitati da questa Corte, per cui la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Corte di appello in diversa composizione, che provvederà alla luce delle superiori considerazioni, a decidere in merito nonchè sulle spese del presente giudizio di cassazione.

References: Cass. 
 sentenza 
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