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Timestamp: 2016-09-30 13:24:43+00:00

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Notifica: se l’indirizzo è errato c'è decadenza
Notifica: se l’indirizzo è errato c’è decadenza
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Il notificante deve accertarsi dell’assenza di mutamenti riguardanti il domicilio dell’avvocato di controparte al fine di identificare correttamente il luogo della notificazione con la conseguenza che ricade sullo stesso notificante, il rischio dell’eventuale esito negativo della notificazione. Guai a sbagliare indirizzo in una notifica che deve essere effettuata entro termini perentori: difatti, la decorrenza di tale termine non consente di ritenere il successivo tentativo di notifica come una prosecuzione del primo non andato a buon fine. Così, per esempio, se l’avvocato deve notificare un atto di impugnazione al collega di controparte e non si accorge che, nel frattempo, l’indirizzo di studio di quest’ultimo è cambiato, non può reiterare la notifica quando ormai i termini sono scaduti. È quanto ribadito dalla Cassazione [1] con una sentenza pubblicata ieri, che riprende un indirizzo ormai consolidato.
Un avvocato, nel notificare il ricorso per Cassazione alla controparte, spediva l’atto allo studio del collega avversario il quale, tuttavia, nelle more del giudizio di secondo grado, aveva cambiato indirizzo. Così, ritornata indietro la notifica per irreperibilità del destinatario, il legale tentava una seconda notifica quando ormai, tuttavia, i termini erano scaduti. Il suo ricorso, pertanto, veniva dichiarato improcedibile.
I due tentativi di notifica sono tra loro autonomi
È vero – ricorda la Cassazione – che la notifica di un atto processuale si intende perfezionata, per il notificante, nel momento in cui questi consegna l’atto all’ufficiale giudiziario, ed è pertanto a questo momento che bisogna far riferimento per verificare se i termini sono stati rispettati o meno; e ciò perché non si possono addebitare sul notificante eventuali ritardi o disservizi del servizio postale. Ma è anche vero che tale principio è operativo solo nell’ipotesi in cui l’errore nella notifica sia addebitabile all’ufficiale giudiziario o al postino e non già invece, a responsabilità del notificante il quale abbia, ad esempio, commesso un errore nell’indicazione dell’esatto indirizzo del destinatario.
Con la conseguenza che, se il notificante è decaduto dai termini sarà inutile tentare una seconda notifica, non potendo quest’ultima, per quanto immediatamente eseguita, sanare l’avvenuto decorso dei termini.
Se, invece, i termini non sono spirati, il notificante farà bene ad attivarsi immediatamente con un secondo tentativo di spedizione, evitando di attendere l’udienza e chiedere, al giudice, un nuovo termine per la notifica stessa (leggi sul punto “Notifica infruttuosa: meglio attivarsi subito senza istanze al giudice”).
Errori sull’indirizzo o trasferimento del destinatario
Concludendo: eventuali errori commessi dal notificante nello scrivere l’indirizzo del destinatario sulla busta della notifica, oppure il mutamento di indirizzo di quest’ultimo, sebbene correttamente comunicato al Consiglio dell’Ordine, comporta lo slittamento del rischio del decorso dei termini sul notificante.
La sentenzaCorte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 10 dicembre 2015 – 10 febbraio 2016, n. 2640
Presidente Piccialli – Relatore Orilia
Con atto notificato il 4.8.1999 C.C. convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Bassano del Grappa i vicini C.M. e B.P. per ottenere la condanna all’arretramento di una porzione di fabbricato realizzata a distanza illegale dal confine.
Il Tribunale adito, con sentenza 19.1.2004, disattendendo le eccezioni dei convenuti accolse la domanda e la Corte d’Appello di Venezia, adita dai soccombenti, confermò la decisione di primo grado con sentenza 9.3.2010.
C.M. e B.P. ricorrono per cassazione con quattro motivi.
Resiste C.C. con controricorso deducendo, preliminarmente, l’inammissibilità dell’impugnazione per decadenza ex art. 327 cpc.
Preliminarmente – ed in via del tutto assorbente rispetto ad ogni altra questione – va dichiarata l’inammissibilità del ricorso per intempestività della sua proposizione con riferimento all’osservanza del termine c.d. lungo stabilito dall’art. 327 del codice di civile (“ratione temporis” applicabile nella specie, ovvero con riferimento al disposto antecedente alla modifica sopravvenutaper effetto della L. n. 69 del 2009, art. 46, comma 17).
Dagli atti risulta che la sentenza della Corte d’Appello venne pubblicata il 9.3.2010 e quindi il c.d. termine lungo di un anno previsto dall’art. 327 epe (nel testo previgente) andava a scadere il 26.4.2011, tenendo conto della sospensione feriale del termine di cui alla L. n. 742 del 1969, art. 1.
La notifica all’avvocato Irene Ceolin, domiciliatario dei controricorrenti, risulta invece avvenuta in data 3.5.2011 (data della spedizione a mezzo posta all’indirizzo di piazza IV novembre n. 6, Marcon) e, dunque, oltre il termine di cui all’art. 327 c.p.c., per come – appunto – eccepito dai controricorrenti e condiviso dal Pubblico Ministero.
È vero che vi era stato un precedente tentativo di notifica all’avv. Ceolin a mezzo posta in data 26.4.2011 ma, come si evince dalla relata di notifica del 28.4.2011, all’indirizzo indicato di (OMISSIS) esso non andò a buon fine, risultando il destinatario irreperibile all’indirizzo.
Infatti, dagli atti del giudizio (esaminabili anche in questa sede in virtù della natura prettamente processuale dell’avanzata eccezione), il predetto difensore degli odierni controricorrenti (già appellati) aveva dichiarato al competente Consiglio dell’Ordine “l’indirizzo del primo studio (inpiazza (OMISSIS) ) in data 9.10.09, indicando il 12.10.09 quale giorno di trasferimento; la comunicazione relativa al secondo studio (in (OMISSIS) ) è stata effettuata in data 17.5.2010” (v. certificazione rilasciata in data 28.6.2011 dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Venezia). Quindi, alla data del 26.4.2011 (si ripete, termine ultimo per la notifica) lo studio dell’avv. Ceolin non era più in (OMISSIS) , per avvenuto trasferimento da tempo comunicato al Consiglio dell’Ordine.
Secondo la condivisibile giurisprudenza assolutamente consolidata di questa Corte, anche a sezioni unite (v. Sez. 2, Sentenza n. 21437 del 2013, non massimata; v. altresì sentenze SS.UU. nn. 3818 del 2009 e n. 14494 del 2010), costituisce onere del notificante, quale adempimento preliminare agli incombenti relativi al procedimento notificatorio, accertarsi dell’assenza di mutamenti riguardanti il domicilio del procuratore costituito nel giudizio al fine di identificare correttamente il luogo della notificazione, con la conseguenza che ricade sullo stesso il rischio dell’eventuale esito negativo della notificazione (ed, eventualmente, della successiva intempestività della notificazione medesima), fatti salvi il caso fortuito o la forza maggiore ed escluse le ipotesi in cui il richiedente non sia incorso in negligenza e il mancato perfezionamento siadipeso esclusivamente da causa allo stesso non imputabile. Del resto le stesse Sezioni unite (cfr. sentenza n. 7607 del 2010) hanno precisato che, a seguito della sentenza n. 477 del 2002 della Corte costituzionale – secondo cui la notifica di un atto processuale si intende perfezionata, per il notificante, al momento della consegna del medesimo all’ufficiale giudiziario – la tempestività della proposizione del ricorso per cassazione esige che la consegna della copia del ricorso per la spedizione a mezzo posta venga effettuata nel termine perentorio di legge e che l’eventuale tardività della notifica possa essere addebitata esclusivamente a errori o all’inerzia dell’ufficiale giudiziario o dei suoi ausiliari, e non a responsabilità del notificante; pertanto, la data di consegna all’ufficiale giudiziario non può assumere rilievo ove l’atto in questione sia “ab origine” viziato da errore nell’indicazione dell’esatto indirizzo del destinatario, poiché tale indicazione costituisce una formalità che non sfugge alla disponibilità del notificante (v. anche Sez. 2, Sentenza n. 21437 del 2013 cit.). È stato anche puntualizzato (v. al riguardo Sez. 6-2, Ordinanza n. 2320 del 01/02/2011 Rv. 616613) che la data di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario non può assumere alcun rilievo (quindianche in funzione della valutazione della tempestività dell’adempimento), non potendosi ritenere neppure giustificata la ripresa del procedimento notificatorio, qualora sia imputabile al richiedente la mancata notifica del ricorso presso un procuratore cancellato dall’albo degli avvocati, stante l’agevole consultazione di tale albo, attuabile anche per via informatica e telematica, con la conseguenza va dichiarato inammissibile il ricorso notificato oltre il termine di cui all’art. 325, o all’art. 327 c.p.c., nel caso in cui il ricorrente non abbia documentato che l’esito negativo della prima notifica, anteriormente richiesta, era ascrivibile alla impossibilità di accertare la detta cancellazione presso l’albo (dello stesso tenore, Sez. 1, Sentenza n. 16040 del 29/07/2015 Rv. 636507).
Lo stesso principio è ovviamente applicabile con riferimento al caso di specie, avuto riguardo all’intervenuto trasferimento del difensore domiciliatario degli intimati, agevolmente e tempestivamente conoscibile, per i predetti motivi (in base alla pubblicità ufficiale della comunicazione relativa all’intervenuta modificazione della sede dello studio dell’Avv. Ceolin) con l’ordinaria diligenza da parte del notificante che non poteva fare affidamento esclusivo su canali di informazione non ufficiali agli effetti legali,quali ad es. il sito internet delle Pagine Bianche o altri similari.
La soccombenza dei ricorrenti ne comporta la condanna in solido al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna in solido i ricorrenti al pagamento delle le spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro. 2.200.00 di cui Euro. 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori di legge.
[1] Cass. sent. n. 2640/16 del 10.02.2016.
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