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Timestamp: 2020-01-24 03:16:44+00:00

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Rito Fornero – Reclamo avverso la sentenza c.d. “contestuale” ex art. 429 c.p.c.: la richiesta di copia autentica della sentenza impugnata costituisce dies a quo per il reclamo - Giustizia del lavoro a Roma e nel Lazio
Rito Fornero – Reclamo avverso la sentenza c.d. “contestuale” ex art. 429 c.p.c. – dies a quo del c.d. termine breve - forme equipollenti alla comunicazione di cancelleria ex art. 133, 2°comma, c.p.c. - estrazione di copia autentica della sentenza - lettura contestuale del dispositivo e della motivazione in udienza.
L’art. 1, comma 58, l. n. 92/2012 stabilisce che avverso la sentenza emessa nella fase di opposizione è ammesso “reclamo” davanti alla Corte d’Appello che si propone con ricorso da depositare, a pena di decadenza, entro trenta giorni dalla comunicazione o dalla notificazione se anteriore. In via sussidiaria, a norma dell’art. 1, comma 61, cit., può residuare l’applicazione del tutto eccezionale del termine lungo ex art. 327 c.p.c., allorché il termine breve non possa decorrere, perché la sentenza da impugnare non è stata comunicata né notificata.
D’altro canto, nel c.d. “rito Fornero”, le possibili forme di pronuncia della sentenza sono diverse da quelle utilizzate nel rito del lavoro. L’art. 1, comma 57, prevede che, nella fase di opposizione, “La sentenza, completa di motivazione, deve essere depositata in cancelleria entro dieci giorni dall’udienza di discussione”. La disciplina speciale del rito Fornero, anche se informata ad esigenze di celerità, non prevede, almeno espressamente, la possibilità di definire il giudizio con la c.d. “sentenza contestuale” ai sensi dell’art. 429, 1°comma, c.p.c., ovvero di decidere la causa dando lettura contestuale di dispositivo e motivazione direttamente in udienza.
La questione processuale sottoposta all’attenzione della Corte territoriale riguarda l’accertamento del dies a quo del termine breve per la proposizione del “Reclamo” contro una sentenza che era stata emessa, nella fase d’opposizione, nelle forme della c.d. “sentenza contestuale” di cui all’art. 429, 1°comma, c.p.c. previste nella “disciplina generale” del rito del lavoro anziché nelle forme proprie previste dall’art. 1, comma 57, cit., con deposito della sentenza successivo all’udienza di discussione.
Nel caso di specie la reclamante, nella convinzione di non aver ricevuto alcuna comunicazione di cancelleria né notificazione della sentenza idonea a far decorrere il termine breve di trenta giorni, ha ritenuto di poter godere del termine lungo di sei mesi, ex art. 327 c.p.c., decorrente dalla data di pubblicazione della sentenza, sottovalutando gli effetti provocati dall’aver richiesto ed ottenuto in cancelleria, alcuni giorni dopo l’udienza di discussione, copia autentica del provvedimento impugnando.
La Corte d’Appello di Roma, Sezione Lavoro, con la sentenza n. 6596/2015 pubblicata il 28/09/2015, in accoglimento dell’eccezione preliminare sollevata dalla parte convenuta, ha ritenuto di doversi applicare, ai fini dell’impugnazione, il termine breve di trenta giorni in luogo del termine lungo, con decorrenza, se non dalla data d’udienza in cui il giudice ha pronunciato e pubblicato sentenza dando lettura contestuale di dispositivo e motivazione nelle modalità di cui all’art. 429 c.p.c., quantomeno dalla data di ”estrazione di copia autentica” richiesta dalla reclamante nei giorni immediatamente successivi.
La Corte territoriale, in adesione a quanto recentemente affermato dalla Suprema Corte di Cassazione (Cass. civ. Sez. lavoro, Sent. 11-06-2012, n. 9421) ha osservato, al riguardo, che con l’estrazione di copia autentica, la parte acquisisce “conoscenza formale” del provvedimento, all’esito di un’attività istituzionale della cancelleria, che impone l’individuazione del soggetto che richiede la copia e del soggetto che la ritira, nonché l’annotazione della data di rilascio della copia stessa, avendosi una forma equipollente della comunicazione di cancelleria, che può avvenire anche “per presa visione”.
Ne consegue che il termine breve di trenta giorni di cui all’art.1, 57°comma, cit., è senz’altro decorso dal rilascio della copia autentica che garantisce, quindi, conoscenza formale del provvedimento e rende superflua la comunicazione di cancelleria ex art. 133 c.p.c. . E ciò anche quando non emerga dal verbale di udienza e dalla sentenza resa contestualmente, la circostanza, che deve risultare formalmente, dell’avvenuta lettura del dispositivo e della motivazione.
Dunque, nel caso in esame, se la parte non avesse estratto copia della sentenza, in mancanza di comunicazione e di notificazione, sarebbe decorso il termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c.
La Corte d’appello di Roma non esprime dubbi sulla possibile applicazione del disposto dell’art. 429, comma 1, cpc e dunque sulla “sentenza contestuale” anche nel rito Fornero ma afferma che, perché la lettura del dispositivo e della motivazione assuma valore di comunicazione e possa far decorrere il termine di 30 giorni per proporre reclamo, ai sensi dell’art. 1, comma 58, occorre la “dichiarazione” del Giudice di aver curato la lettura.
Indirettamente è confermato il principio in virtù del quale, dovendosi soddisfare anche le esigenze di celerità sottostanti alla disciplina processuale in tema di licenziamenti, le forme di comunicazione previste per la “sentenza contestuale” (la certezza della lettura, non bastando che sia depositata in pari data) sono equiparate a quelle di cancelleria.
Il termine lungo di sei mesi, previsto dall’art. 327 c.p.c. e richiamato dall’art.1, comma 58, appare del tutto distonico rispetto alla ratio del procedimento ed invocabile solo quando la decisione sia adottata nelle forme speciali dell’art.1, comma 57 e risulti non comunicata e non notificata.
Sentenza Corte d'appello Roma, sezione lavoro, n. 6596 del 2015

References: sentenza 
 art. 429
 sentenza 
 sentenza 
 art. 429
 art. 133
 sentenza 
 sentenza 
 art. 327
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 art. 327
 sentenza 
 sentenza 
 art. 133
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