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Timestamp: 2016-12-06 00:50:44+00:00

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RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	1. Nei casi previsti dalla legge, sulle richieste del pubblico ministero, delle parti private e della persona offesa dal reato, provvede il giudice per le indagini preliminari.
1-bis. Quando si tratta di procedimenti per i delitti indicati nell’articolo 51 commi 3-bis e 3-quater, le funzioni di giudice per le indagini preliminari sono esercitate, salve specifiche disposizioni di legge, da un magistrato del tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente.
Il D.L. 7 aprile 2000, n. 82 convertito con modificazioni dalla L. 5 giugno 2000, n. 144 ha disposto (con l’art. 4-bis, comma 1) che ” La disposizione dell’articolo 328, comma 1-bis, del codice di procedura penale deve essere interpretata nel senso che quando si tratta di procedimenti per i delitti indicati nell’articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale, anche le funzioni di giudice per l’udienza preliminare sono esercitate da un magistrato del tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente”.
Il D.L. 18 ottobre 2001, n. 374,convertito con modificazioni dalla L. 15 dicembre 2001, n. 438 ha disposto (con l’art. 10-bis, comma 3) che la modifica al presente articolo “si applica solo ai procedimenti iniziati successivamente alla data di entrata in vigore della disposizione medesima”.
Giurisprudenza annotataGiudice per le indagini preliminari
Nel caso di incompetenza funzionale determinata ai sensi degli art. 51, comma 3 bis e 328, comma 1 bis, c.p.p., stante l'assimilazione della competenza funzionale a quella per materia, è illegittima la statuizione con la quale la Corte d'appello, annullando la sentenza di giudizio abbreviato emessa dal g.i.p. circondariale, disponga la restituzione degli atti direttamente al giudice distrettuale, anziché al p.m. presso quest'ultimo. Annulla senza rinvio, App. Firenze, 18/12/2012
Cassazione penale sez. IV 11 dicembre 2013 n. 1526 L'incompetenza per territorio va rilevata o eccepita, a pena di decadenza, prima della conclusione dell'udienza preliminare anche nell'ipotesi in cui quest'ultima si sia tenuta dinanzi al g.u.p. distrettuale, ai sensi dell'art. 328 comma 1 bis c.p.p. Rigetta, App. Trieste, 03/10/2012
Cassazione penale sez. VI 13 novembre 2013 n. 2296 In tema di dichiarazione d'incompetenza per materia, la trasmissione degli atti direttamente al giudice competente anziché al p.m. presso quest'ultimo è illegittima soltanto ove si tratti di un p.m. e di un giudice dell'udienza preliminare diversi da quelli che, rispettivamente, avevano esercitato l'azione penale e celebrato l'udienza. (La Suprema Corte ha ritenuto legittima la rimessione degli atti alla corte d'assise effettuata da tribunale a seguito di dichiarazione d'incompetenza per materia in ordine al delitto di cui all'art. 601 c.p., affermando che, nel caso di specie, non si era determinata alcuna lesione del diritto di difesa poiché, attesa la competenza funzionale del p.m. ai sensi dell'art. 51 comma 3 bis c.p.p. e del g.u.p. ai sensi dell'art. 328 comma 1 bis c.p.p., in caso di restituzione degli atti al p.m., si sarebbe dovuta celebrare una nuova udienza preliminare avente ad oggetto le stesse imputazioni e dinanzi allo stesso giudice). Rigetta, Ass. App. Catania, 05/12/2011
Cassazione penale sez. V 27 febbraio 2013 n. 18710 Non sussiste l'incompatibilità del giudice del dibattimento che abbia assunto l'interrogatorio di garanzia del coimputato, su delega del g.i.p. titolare del procedimento, in quanto, in virtù dell'art. 34 comma 2 bis c.p.p., il giudice incompatibile è quello che ha esercitato funzioni di g.i.p., le quali, ex art. 328 c.p.p., si concretano nel provvedere, nei casi previsti dalla legge, sulle richieste del p.m., delle parti private e della persona offesa. Ne deriva che il magistrato opera in funzione di g.i.p. solo quando adotti provvedimenti su istanza di parte e non anche quando provveda all'assunzione di un atto istruttorio, quale è l'interrogatorio di garanzia, su delega del giudice titolare del procedimento. Rigetta, App. Reggio Calabria, 07/12/2011
Cassazione penale sez. V 15 gennaio 2013 n. 23017 Affinché possa configurarsi il reato di rifiuto di atti di ufficio previsto dall'art. 328 comma 2 c.p.p., occorre che l'atto domandato sia dovuto, ovvero che si tratti di un atto vincolato, con esclusione di qualsiasi scelta discrezionale sui tempi e sui modi della sua emanazione. Solo in tale ipotesi il pubblico ufficiale è tenuto, ricorrendo tutte le condizioni di fatto e di diritto necessarie, a compiere l'atto richiesto, ovvero, in mancanza delle condizioni stesse o in presenza di altre cause impeditive, a darne ragione, prima del decorso del termine di giorni trenta. Ai fini della configurabilità del reato "de quo" le richieste dei privati devono essere formalizzate almeno nei termini della diffida ad adempiere
Ufficio Indagini preliminari Pescara 02 marzo 2011
In materia di reati di frode informatica, la competenza del giudice per le indagini preliminari presso il tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente, prevista dall'art. 328 comma 1 quater c.p.p., si applica solo ai procedimenti iscritti nel registro delle notizie di reato successivamente alla data dell'entrata in vigore - avvenuta il 5 aprile 2008 - della l. 18 marzo 2008 n. 48. Dichiara competenza
Cassazione penale sez. I 30 ottobre 2008 n. 45078 Con l'introduzione dell'art. 51 comma 3 quinquies c.p.p. il legislatore ha unicamente distrettualizzato le competenze investigative dell'ufficio del p.m. in merito ai reati in esso contemplati ma non ha inteso stabilire un'analoga competenza funzionale del giudice per le indagini e l'udienza preliminare non avendo proceduto a modificare parallelamente l'art. 328 c.p.p., - (come, invece, fatto in precedenti occasioni per i reati di criminalità mafiosa e di terrorismo: art. 328 comma 1 bis e comma 1 ter c.p.p.) -, né tale principio è ricavabile interpretativamente e/o sistematicamente dall'ordinamento.
Ufficio Indagini preliminari Palermo 16 giugno 2008
Nei procedimenti instaurati a seguito di revoca di sentenza di non luogo a procedere emessa prima dell'entrata in vigore della L. 20 gennaio 1992 n. 8, di conversione del D.L. 20 novembre 1991 n. 367, istitutivo della Procura nazionale e delle direzioni distrettuali antimafia, trovano applicazione gli artt. 51, comma 3-bis, e 328, comma 1-bis, cod. proc. pen. (che fissano criteri di attribuzione della competenza territoriale derogatori rispetto alle regole ordinarie e di carattere assoluto), in quanto la citata revoca identifica un atto di esercizio "ex novo" dell'azione penale, con la conseguenza che l'operatività del principio "tempus regit actum" impone il passaggio delle competenze agli uffici distrettuali. (Fattispecie relativa a misura cautelare personale applicata a persona nei cui confronti era stata emessa sentenza di non luogo a procedere poi revocata). Rigetta, Trib. lib. Catanzaro, 16 Agosto 2007
Cassazione penale sez. I 15 aprile 2008 n. 20940 Art. precedente
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References: art. 51
 sentenza 
 art. 328
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