Source: http://www.laleggepertutti.it/125101_remissione-tacita-di-querela-se-il-querelante-non-compare-in-udienza
Timestamp: 2017-02-22 15:21:04+00:00

Document:
Remissione tacita di querela se il querelante non compare in udienza
Lo sai che? Pubblicato il 30 giugno 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Remissione tacita di querela se il querelante non compare in udienza L’AUTORE: Redazione
LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI DELLA REDAZIONE > Lo sai che? Pubblicato il 30 giugno 2016 RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO
La mancata comparizione all’udienza dibattimentale del querelante è una tacita rinuncia alla querela.
Sezioni Unite: la Cassazione ha appena fatto sapere che [1], da oggi in poi, la mancata comparizione del querelante all’udienza dibattimentale sarà intesa come remissione della querela.
La Corte Suprema è così intervenuta a dirimere una serie di contrasti sorti tra i giudici in tema di remissione tacita della querela. In particolare, il 23 giugno 2016 scorso era stata sottoposta al vaglio delle Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione una questione particolarmente controversa tra i giudici: veniva infatti chiesto se potesse esser configurata come remissione tacita di querela la mancata comparizione all’udienza dibattimentale – sia davanti al giudice di pace che davanti al tribunale ordinario – del querelante che fosse stato previamente avvertito dal giudice che l’eventuale sua assenza sarebbe stata poi interpretata come fatto incompatibile con la volontà di persistere nella querela.
A riguardo, le Sezioni Unite hanno ritenuto che all’assenza del querelante si possa dare il significato della remissione tacita di querela [2]. Il che si giustifica nel senso di favorire, per quanto possibile, la conciliazione tra le parti [3].
Le ultime sentenze della Cassazione avevano lasciato già intuire quale sarebbe stata la soluzione adottata dalle Sezioni Unite: solo lo scorso febbraio [4] la Cassazione aveva detto che la mancata comparizione in giudizio del soggetto querelante doveva essere inquadrata come remissione tacita della querela. In particolare, la Corte di legittimità ha affermato come la mancata presentazione della parte querelante in udienza debba essere interpretata quale totale disinteresse della stessa parte lesa alla celebrazione del processo, ovvero, quale inequivocabile manifestazione della volontà di abbandonare la pretesa punitiva nei confronti del reo.
Quali conseguenze comporta la remissione della querela?
Gli effetti della sentenza sono di un certo rilievo: difatti, la remissione tacita dell’atto di querela per mancata comparizione del denunciante comporterà l’estinzione del reato oggetto d’imputazione. Ciò perché il nostro codice di procedura penale [5] stabilisce che il giudice dichiara il non doversi procedere tutte le volte in cui vi sia il solo dubbio sull’esistenza di una causa di estinzione del reato.
[1] Cass. S.U. informazione provvisoria n. 18 del 23.06.2016. N.r.g.: 36727/2014.
[2] La Corte richiama gli artt. 152, 90-bis, 340, 555 c.p.p. e l’art. 29 d.lgs. n. 274/00.
[3] Così Cass. sent. n. 8638/2016 che aveva parlato appunto del cosiddetto “favor conciliativo tra le parti”.
[4] Cass. sent. n. 12417/2016 del 23.03.2016.
[5] Art. 531 cod. proc. pen.
Sentenza Corte di Cassazione, sez. Unite Penali, sentenza 23 giugno – 21 luglio 2016, n. 31668
Presidente Canzio – Relatore Conti
1. Con sentenza del 7 marzo 2014, il Giudice di pace di Taranto ha dichiarato non doversi procedere nei confronti di P.L. in ordine ai delitti di ingiuria e minaccia in danno di C.C. perché estinti per remissione di querela, sul presupposto in diritto che l’assenza in udienza, tanto della persona offesa (previamente avvertita dal giudice che la sua mancata comparizione sarebbe stata considerata come volontà di conciliare la lite e, quindi, di rimettere la querela) quanto dell’imputato (parimenti avvertito che la sua assenza sarebbe stata considerata come accettazione della remissione della querela), significasse tacita espressione, rispettivamente, di remissione della querela e di accettazione della medesima.
2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso il Procuratore generale presso la Corte di appello di Lecce, sez. dist. di Taranto, deducendo violazione di legge, in forza del principio affermato da Sez. U, n. 46088 del 30/10/2008, Viele, Rv. 241357, secondo cui nel procedimento davanti al giudice di pace instaurato a seguito di citazione disposta dal pubblico ministero, ex art. 20 d.lgs. n. 274 del 2000, la mancata comparizione del querelante – pur previamente avvisato che la sua assenza sarebbe stata ritenuta concludente nel senso della remissione tacita della querela – non costituisce fatto incompatibile con la volontà di persistere nella stessa sì da integrare la remissione tacita, ai sensi dell’art. 152, secondo comma, cod. pen..
3.1. L’ordinanza di rimessione così riassume gli argomenti su cui si era fondata la predetta sentenza:
– nel procedimento davanti al giudice di pace, l’effetto di improcedibilità dell’azione penale, collegato dall’art. 30, comma 1, d.lgs. n. 274 del 2000 alla mancata comparizione del querelante che abbia regolarmente ricevuto il decreto di convocazione in udienza, si produce, per chiara indicazione normativa, solo nel caso in cui si proceda a seguito di ricorso immediato della persona offesa ex art. 21;
– in ogni caso, il comportamento omissivo del querelante configurerebbe una sorta di remissione tacita processuale, non contemplata dalla legge, posto che l’art. 152, secondo comma, cod. pen., prevede soltanto per la remissione extraprocessuale la forma tacita, da individuare in comportamenti del querelante incompatibili con la volontà di persistere nella querela.
“Se nel procedimento davanti al giudice di pace, instaurato a seguito di citazione disposta dal pubblico ministero, configura remissione tacita di querela la mancata comparizione del querelante, previamente ed espressamente avvisato che l’eventuale sua assenza sarebbe stata interpretata come volontà di non insistere nell’istanza di punizione”.
3.1. Va al riguardo considerato che né il codice penale né quello processuale specificano gli atti o i comportamenti, indefinibili a priori, dai quali ricavare una volontà di remissione tacita, limitandosi l’art. 152, secondo comma, terzo periodo, cod. pen. ad attribuire valore di remissione al compimento da parte del querelante di “fatti incompatibili con la volontà di persistere nella querela”.
Invece, le modalità della remissione di querela espressa sono definite dall’art. 340 cod. proc. pen., che, nel distinguere (comma 1) il caso di dichiarazione ricevuta dall’autorità giudiziaria procedente da quello di dichiarazione ricevuta da un ufficiale di polizia giudiziaria, e nel rinviare (comma 2) alle forme più dettagliatamente previste per la rinuncia espressa alla querela (art. 339 cod. proc. pen.), implicitamente contempla, nell’ambito della remissione espressa, sia una forma di remissione processuale sia una forma di remissione extraprocessuale.
Ne discende che, in base alla disciplina codicistica, deve intendersi remissione processuale solo quella ricevuta dall’autorità giudiziaria procedente a norma dell’art. 340, comma 1, cod. proc. pen., e che non sono ammesse modalità di espressione di una volontà di rimettere la querela in sede processuale se non quella esternata attraverso una formale dichiarazione ricevuta dall’autorità procedente.
Manifestazioni formali di una volontà di rimettere la querela o fatti “incompatibili con la volontà di persistere nella querela” possono dunque pervenire nelle forme più varie all’autorità giudiziaria procedente che, al di fuori dei casi di remissione formalmente processuale, potrà valutare se la condotta o l’atto ricollegabile al querelante possa valere come remissione extraprocessuale espressa o tacita.
Una tale conclusione è in linea con l’insegnamento di un sommo studioso del diritto penale dello scorso secolo, secondo cui la remissione è di natura extraprocessuale qualora avvenga “con atti compiuti fuori del processo o con fatti che non costituiscono atti processuali”, pur dovendo l’effetto estintivo del reato “essere riconosciuto e dichiarato nel processo”.
3.4. Deve dunque ritenersi che la condotta considerata nel presente processo, costituita dal non essere il querelante comparso in udienza a seguito dell’avvertimento che ciò sarebbe stato considerato volontà implicita di rimessione della querela, può bene essere inquadrata nel concetto di fatto di natura extraprocessuale incompatibile con la volontà di persistere nella querela, a norma dell’art. 152, secondo comma, terzo periodo, cod. pen..
4.1. Parte della giurisprudenza, e in primo luogo la citata Sez. U, Viele – a prescindere dalla notazione secondo cui si tratterebbe di una inammissibile remissione tacita processuale (argomento, per quello che si è detto, non condivisibile) -, osserva che la mancata comparizione del querelante potrebbe rilevare esclusivamente nel caso di ricorso immediato al giudice, ex art. 21 d.lgs. n. 274 del 2000, perché solo ad esso si riferisce la disposizione dell’art. 30, comma 1, decr. cit., che ricollega alla mancata comparizione della persona offesa un effetto di improcedibilità del ricorso (e ciò senza necessità di alcun previo avviso circa tale conseguenza).
La sentenza Viele aggiunge che, comunque, un siffatto avvertimento del giudice dovrebbe considerarsi tamquam non esset, poiché, pur costituendo prerogativa e dovere del giudice di pace il tentativo di conciliazione, non sarebbe “dato al giudice, in mancanza di espressa previsione normativa, di fissare e predeterminare egli stesso una specifica condotta che debba poi essere ineluttabilmente (…) interpretata come sicura accettazione di quel tentativo, né le conseguenze sanzionatorie che scaturirebbero dall’inottemperanza all’invito conciliativo”.
4.2. È ben vero che un simile avvertimento alla persona offesa querelante non è contemplato espressamente nel procedimento davanti al giudice di pace nei casi di citazione a giudizio emessa dal pubblico ministero (art. 20 d.lgs. n. 274 del 2000); ma tale iniziativa non è dissonante rispetto alla generale fisionomia del procedimento, che prevede, all’art. 2, comma 2, l’impegno del giudice di pace di “favorire, per quanto possibile, la conciliazione tra le parti”, ed è in linea con la specifica previsione dell’art. 29, comma 4 (che vale per entrambi i riti di introduzione della udienza) secondo cui il giudice, proprio con riferimento al caso di reato perseguibile a querela, “promuove la conciliazione tra le parti”.
Nella finalità di promuovere la conciliazione tra le parti, nei casi di reati perseguibili a querela (che costituisce un preciso dovere del giudice di pace: cfr. art. 17, comma 1, lett. g, legge-delega 24 novembre 1999, n. 468), è attribuita al giudice un’ampia scelta di iniziative: tra l’altro, egli “può rinviare l’udienza per un periodo non superiore a due mesi e, ove occorra, può avvalersi anche dell’attività di mediazione di centri e strutture pubbliche e private presenti sul territorio” (art. 29, comma 4, cit.).
Una analoga iniziativa giudiziale, proprio in una fattispecie di procedimento davanti al giudice di pace, è stata del resto riconosciuta dalle Sezioni Unite (sent. n. 27610 del 25/05/2011, Marano, Rv. 250201) come legittima e idonea a rendere avvertito il querelato che la sua mancata comparizione sarebbe stata interpretata come assenza di volontà di ricusa della remissione; e, al di là delle differenze sul piano psicologico e strutturale che caratterizzano la volontà di remissione della querela e la mancanza di ricusa della remissione, efficacemente evidenziate nella citata sentenza, non vi sono ragioni per non estendere una simile conclusione anche alla posizione del querelante.
Già l’art. 555, comma 3, cod. proc. pen., con riferimento ai reati a citazione diretta, prevede che nella udienza di comparizione il giudice, “quando il reato è perseguibile a querela, verifica se il querelante è disposto a rimettere la querela e il querelato ad accettare la remissione”.
Da ultimo, con l’introduzione dell’art. 90-bis cod. proc. pen. ad opera del d.lgs. 15 dicembre 2015, n. 212 (attuativo della direttiva 2012/29/UE in tema di norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato), il legislatore, nel quadro della valorizzazione delle esigenze informative della persona offesa, ha previsto al comma 1, lett. n), che ad essa, sin dal primo contatto con l’autorità procedente, sia data informazione in merito “alla possibilità che il procedimento sia definito con remissione di querela di cui all’art. 152 cod. pen., ove possibile, o attraverso la mediazione”.
“Integra remissione tacita di querela la mancata comparizione alla udienza dibattimentale del querelante previamente ed espressamente avvertito dal giudice che l’eventuale sua assenza sarà interpretata come fatto incompatibile con la volontà di persistere nella querela“.
7. Nel caso in esame, come già precisato, risulta dagli atti che nel corso del procedimento davanti al Giudice di pace di Taranto, relativo a reati perseguibili a querela, sia la persona offesa C.C. sia l’imputato P.L. non comparirono in udienza, dopo essere stati avvertiti dal Giudice che la loro mancata comparizione sarebbe stata interpretata rispettivamente come volontà di remissione della querela e di accettazione di essa.
ARTICOLI CORRELATI 12/02/17 Dopo quanto vengo a sapere se sono stato denunciato? 11/02/17 Come difendersi se si viene diffamati? 09/02/17 Dopo quanto tempo viene notificata una denuncia? 1 Commento	Mario DI LORENZO ha detto:	01/07/2016 alle 20:22	Ai fini del pagamento delle spese processuali, che valenza ha tale remissione?
GLI STUDI DI LLpT IN ITALIA Angelo Greco Avvocato Vai alla pagina dello studio I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK Emanuele Cavacini Perito/Esperto Vai al Profilo Giovanni Bufano Avvocato Vai al Profilo Giovanna Peluso Avvocato Vai al Profilo Vai a tutti i professionisti > Hai bisogno di una consulenza? Contattaci subito Oppure iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato. Informativa sulla privacy

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 531

Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 20
 art. 21
 art. 21
 sentenza 
 art. 17