Source: http://www.pianetasicurezza.org/Approfondimenti/index023.html
Timestamp: 2020-08-12 08:40:57+00:00

Document:
La società in questione ha due soci entrambi con qualifica di amministratori – uno dei quali è stato nominato anche Direttore Tecnico.
Nel caso di Ispezioni degli organi di vigilanza viene sanzionato solo il Direttore Tecnico o entrambi i soci?
Risponde il Geom. Augusto Ferraioli di Pianeta Sicurezza Srl
In una società in nome collettivo (S.n.c.) i soci, soprattutto se come segnalato nella mail, sono entrambi amministratori, con poteri di firma e di rappresentanza, hanno un ruolo di garanzia nei confronti dei dipendenti.
Inoltre ogni socio, che nella organizzazione aziendale ricopre un ruolo, con ulteriori e specifiche responsabilità, vedi “preposto” di una squadra, “direttore tecnico”, dell’azienda e/o di un cantiere ecc., risponderà anche delle proprie dirette eventuali omissioni e/o violazioni da cui può derivare un evento infortunistico.
Si tratta tuttavia di distinguere, le conseguenze che possono derivare da un evento infortunistico rispetto alla normale attività di vigilanza.
Difficile fare previsioni sull’esito di una eventuale Ispezione da parte di DPL (direzione provinciale del lavoro) e/o ASL – chi sarà oggetto dei provvedimenti di prescrizione?, il buon senso ci porta a ritenere che per le eventuali omissioni riscontrate nel cantiere x, venga sanzionato il socio amministratore che nello specifico ricopre il ruolo operativo e sopraintende ai lavori, ma questa è solo una ipotesi – vi possono essere omissioni che coinvolgendo l’intera organizzazione aziendale, vedi DVR non aggiornato – formazione di cui all’art. 37, comma 12, - sorveglianza sanitaria ecc., potrebbero teoricamente portare a sanzionare tutti e due i soci amministratori, che di fatto ricoprono il ruolo di garanzia, cioè di datore di lavoro.
Il direttore tecnico ha una sua specifica responsabilità, che in nessuna circostanza può assorbire quella di datore di lavoro, il direttore tecnico potrebbe essere equiparato ad un dirigente, con sue specifiche responsabilità.
Nel caso che ci è stato sottoposto, il direttore tecnico è anche uno dei due amministratori, dunque fermo restando gli obblighi del datore di lavoro non delegabili, ove la dimensione e l’articolazione aziendale (gestione di più cantieri contemporaneamente) richieda una delega di funzioni, si possono affidare al direttore tecnico alcuni compiti specifici, anche se lo stesso soggetto ricopre già il ruolo di “garanzia”, come datore di lavoro e l’altro socio rimane comunque corresponsabile.
La giurisprudenza sul punto è complessivamente orientata a riconoscere il ruolo di datori di lavoro, ovvero principali “soggetti alla norma”, i componenti di società in nome collettivo, con diverse sfumature e con qualche eccezione.
Al fine di fornire elementi su cui riflettere e ragionare abbiamo ritenuto opportuno riportare in questa nota lo stralcio di alcune sentenze di cassazione.
Cassazione Sezione IV - Sentenza n. 41855 (u. p. 15/10/2009) del 30 ottobre 2009 - Pres. Marzano – Est. Piccialli – P.M. Lo Voi - Ric. B. D.
“Il caso. La Corte di Appello ha confermata una sentenza di condanna emanata dal Tribunale della stessa città, con la quale il contitolare di una s. n. c., imputato di lesioni colpose di cui all'articolo 590 cod. pen., è stato condannato, in qualità di datore di lavoro e caposquadra preposto allo svolgimento a bordo di una nave di alcune operazioni di manutenzione sui dei rulli passacavo, per aver per colpa cagionato ad un operaio dipendente delle lesioni gravi con indebolimento permanente dell'organo della prensione. La colpa veniva ravvisata "nell'aver messo a disposizione dei lavoratori un'attrezzatura d'imbrago (braga tessile) non adeguata al lavoro da svolgere in quanto priva delle necessarie caratteristiche di resistenza e di idoneità in relazione al carico da sollevare (rullo del peso di circa kg. 100), casualmente reperita a bordo nave e, come tale, inidonea ai fini della sicurezza e della salute dei lavoratori ...". L’infortunio era accaduto durante le operazioni di sollevamento di un rullo il quale mentre era agganciato ad un paranco è caduto per la rottura della braca ed ha schiacciata la mano del lavoratore procurandogli le lesioni sopraindicate.
Il ricorso e le decisioni. Avverso la sentenza di condanna l’imputato, per mezzo del proprio difensore, ha proposto ricorso sostenendo che egli non poteva essere considerato datore di lavoro perchè risultava dagli atti che il responsabile legale della società non era lui ma il fratello il quale era anche il “soggetto titolare dei doveri in ordine alla valutazione dei rischi”. Lo stesso sosteneva inoltre che non poteva essere considerato neanche preposto in quanto, alla stregua di quanto riferito da tutti i testimoni in ordine ai lavori che erano stati svolti "non esisteva tra i suddetti lavoratori e, in particolare, tra l'imputato e la persona offesa, alcun tipo di sovra ordinazione" ed ancora che non era stato accertato nel corso del processo di primo grado di chi fosse la braca tessile utilizzata nelle operazioni di sollevamento né il motivo che aveva provocata la sua rottura.
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile ed infondato dalla Corte di Cassazione. La stessa nel rigettare l’impugnazione ha ribadito per quanto riguarda la posizione di responsabilità dell’imputato nell’accaduto, che come risultato "dalle visure agli atti", lo stesso era "socio della s.n.c. al pari del fratello e dotato, come quest'ultimo, e come confermato dai testimoni escussi, di potere di direttiva nei confronti degli operai, come in particolare nel caso di specie, in cui era di fatto capo squadra rispetto all’infortunato che lavorava sulla base delle indicazioni da lui impartite".
SEGUONO ALTRI STRALCI DI SENTENZE
“Quanto alla posizione di garanzia ricoperta dall'imputato, la Sez. IV nota che, “ove anche erroneamente fosse stato indicato l'imputato quale rappresentante legale, ciò non varrebbe ad escluderne la responsabilità per l'infortunio, posto che, in tema di infortuni sul lavoro, l'accertamento della qualità di destinatario delle norme antinfortunistiche va condotto con riferimento alle mansioni in concreto svolte e alla specifica sfera di responsabilità attribuita”, e che, “prescindendo dalla riconducibilità al soggetto di una veste istituzionale all'interno dell'impresa, tale qualità non può non essergli riconosciuta allorché egli si comporti, di fatto, come se l'avesse, impartendo disposizioni nell'esecuzione delle quali il lavoratore subisca danni per il mancato rispetto di norme prevenzionali”.
Osserva che, “nel caso di specie, a prescindere dalla considerazione secondo cui la responsabilità per violazioni commesse nell'ambito di una società in nome collettivo ricadono su ciascuno dei soci allorché non sia stato nominato un amministratore che abbia assunto su di sé la gestione della società e le relative responsabilità, è stato, comunque, pacificamente accertato, non solo che all'imputato era stata rilasciata procura institoria (che certamente lo ha in qualche modo preposto all'attività d'impresa- pur se, secondo quanto sostenuto nella sentenza impugnata, non gli ha conferito specifici poteri in tema di prevenzione di infortuni- e dunque in posizione certo sovraordinata rispetto ai lavoratori dipendenti della società), ma anche che è stato proprio l'imputato ad incaricare il lavoratore di recarsi presso la sede della ditta committente per eseguire sul posto i controlli e le verifiche finalizzati alla stesura di un preventivo di spesa”: “circostanza, quest'ultima, che, da un lato, ribadisce, quantomeno, la posizione di gestore di fatto dell'azienda assunta dall'imputato, dall'altro, ne individua precise responsabilità nei confronti del lavoratore per la mancata messa a disposizione del lavoratore dei presidi di sicurezza idonei ad evitare che lo stesso rimanesse vittima di infortuni”. (Nel senso che “l'obbligo di adottare le misure idonee e necessarie alla tutela dell'integrità fisica dei lavoratori, quando si tratti di società di persone e non risulti l'espressa delega a persona di particolare competenza nel settore della sicurezza, incombe su ciascun socio” Cass. 6 agosto 2009, Zuccaro a altro, in Guariniello, op.cit., 30. Non è facile ricomporre in un quadro unitario gli orientamenti emersi in passato nella giurisprudenza della Corte di cassazione in merito allo spinoso problema concernente l'identificazione dei soggetti penalmente responsabili per violazioni antinfortunistiche nell'ambito di un'impresa con più titolari. In numerosi casi, il Supremo Collegio afferma che, nell'ipotesi di impresa retta da due soci che non hanno nominato un direttore tecnico, se non risulta provata l'assegnazione ad un socio delle mansioni tecniche e all'altro di quelle amministrative, la responsabilità penale per un infortunio sul lavoro deve gravare su entrambi i soci (così, ad es., Cass. 11 luglio 1983, Minetta, in Riv.pen., 1984, 346).
In altri casi, precisa che "l'azienda coinvolge e rende corresponsabili, nel suo dinamismo produttivo, tutti i contitolari dell'impresa, anche sotto il profilo della prevenzione degli infortuni sul lavoro, essendo i medesimi tenuti su un piano di parità alla osservanza delle norme antinfortunistiche indipendentemente dalla ripartizione dei rispettivi compiti, che per ragioni interne di carattere organizzativo hanno ritenuto di attribuirsi per il buon andamento dell'azienda" (in questo senso, tra le altre, Cass. 1° marzo 1985, Segarelli, in Riv.pen., 1986, 839).
Successivamente, Cass. 3 agosto 1995, Bosia e altro, in Dir.prat.lav., 1995, 41, 2619, afferma che “l’azienda coinvolge e rende corresponsabili nel suo dinamismo produttivo tutti i contitolari dell'impresa, essendo gli stessi tenuti, allorché si ingeriscano nella conduzione aziendale, su un piano di parità all'osservanza delle norme antinfortunistiche, indipendentemente dalla ripartizione dei rispettivi compiti che, per ragioni interne di carattere organizzativo, hanno ritenuto di attribuirsi” (conforme Cass. 3 agosto 1995, Caccioppoli, inedita).
Cass. 7 settembre 1995, P.M. in c. Pasin e altri, ibid., 1995, 41, 2619: "Se è vero che, almeno in linea di principio, deve ritenersi che, nel caso di società di persone di ridotte dimensioni, i precetti normativi abbiano come destinatari tutti i soci, conseguendone che la loro inosservanza comporta la responsabilità penale di tutti, pur tuttavia anche in questa ipotesi non può prescindersi da una valutazione in concreto che può eventualmente condurre, nella specifica fattispecie, a diversa conclusione. Nelle società di persone, dovendo presumersi che tutti i soci abbiano compiti di direzione e gestionali e tenuto conto della loro solidale responsabilità verso i terzi, coerentemente si afferma che su tutti e su ciascuno incomba l'osservanza degli obblighi a tutela dei lavoratori.
Qualora peraltro risulti rigorosamente provato che tra gli stessi si sia preventivamente concordato che a uno o ad alcuni di essi venga affidato il compito di gestione dell'impresa e ogni facoltà decisionale, con gli obblighi connessi alla gestione e alla assunzione di responsabilità, con assoluta assenza di ingerenza in tali campi da parte degli altri, dovrà derivarne che solo sui primi faccia carico il dovere di assicurare il regolare svolgimento della attività lavorativa”.
Cass. 5 settembre 1997, Bombardieri, in ISL, 1997, 11, 641, afferma che, “trattandosi di società di persone, “l'obbligo di adottare le misure idonee e necessarie alla tutela dell'integrità fisica dei lavoratori incombe su ciascun socio, risultando altresì l'inesistenza di una espressa delega a persona di particolare competenza nel settore della sicurezza con piena autonomia decisionale”.
Cass. 28 maggio 1999, Fanelli e altri, ibid., 1999, 7, 435, esamina una fattispecie in cui i soci di una società in nome collettivo -condannati, per non aver accertato mediante visita medica periodica, ad intervalli non superiori ad un anno, l’idoneità di un apprendista adolescente- avevano sostenuto che soltanto uno dei soci sarebbe stato delegato agli adempimenti riguardanti gli apprendisti.
Replica che, “in tema di responsabilità penale dei singoli soci di una società in nome collettivo bisogna distinguere il caso in cui vi sia stata la nomina dell’amministratore da quello in cui tale designazione manchi”. Infatti, “nella prima ipotesi l’amministratore assume su di sé l’intera gestione della società e, salvo diversa prova, gli altri soci sono estranei”. Invece, “nella seconda ipotesi, bisogna differenziare l’illecito, consistente in un comportamento attivo, da quello integrato da una semplice omissione”: “nella condotta commissiva la responsabilità va ascritta al singolo socio che lo ha posto in essere, in base al principio costituzionale di cui all’art. 27, secondo cui la responsabilità è personale”; “ove, invece, la violazione sia integrata da un’omissione, responsabile è ogni singolo socio, poiché ad ognuno di essi competono per intero i poteri ed i doveri connessi”. La conclusione è che “la legittimità della decisione pretorile”, poiché “nella specie non risulta alcuna nomina di un amministratore e l’illecito è di carattere omissivo”.
Cass. 21 maggio 2002, Tesi e altri, ibid., 2002, 8, 444, torna sul tema in un caso in cui per un infortunio sul lavoro i tre soci di una s.n.c. furono condannati per il delitto di lesione personale colposa. Nel respingere il ricorso proposto dagli imputati, la Corte Suprema mette in rilievo che “i tre imputati erano ugualmente amministratori della società, e non avevano affidato nessuno specifico incarico di responsabilità a chicchessia per vigilare e sovraintendere al settore della sicurezza del lavoro con ampio margine di autonomia”.
“la responsabilità della prevenzione degli infortuni non poteva che fare capo a loro in modo uguale, a nulla rilevando il fatto che ognuno di loro di fatto si fosse occupato esclusivamente o prevalentemente di una struttura diversa dall'altro socio amministratore, e ciò per la solidale responsabilità della gestione, insita nella natura della società da loro costituita”.
“l'obbligo di adottare le misure idonee e necessarie alla tutela dell'integrità fisica dei lavoratori, quando si tratti di societa' di persone e non risulti l'espressa delega a persona di particolare competenza nel settore della sicurezza, incombe su ciascun socio”.
Cass. 15 giugno 2002, Burbassi e altro, ibid., 2002, 8, 444, investita di un caso d’infortunio addebitato al legale rappresentante di una s.n.c., ne respinge la doglianza secondo cui egli ”si occupava, nell’ambito societario, soltanto di questioni amministrative”, sul presupposto che l’imputato, “nella sua posizione apicale di una s.n.c. di ridotte dimensioni, ha permesso, o non ha saputo impedire, l’utilizzo di uno strumento chiaramente pericoloso”.
Cass. 21 maggio 2003, Riboldi e altri, ibid., 2003, 8, 471, con riguardo alle società in nome collettivo -dopo aver precisato che “la società titolare dello stabilimento ove si è verificato l'infortunio sul lavoro è una società in nome collettivo, e quindi una società di persone”- afferma che “in tema di responsabilità per violazione delle norme antinfortunistiche, l'obbligo di adottare le misure idonee e necessarie alla tutela dell'integrità fisica dei lavoratori, quando si tratti di società di persone e non risulti l'espressa delega a persona di particolare competenza nel settore della sicurezza, incombe su ciascun socio”.
Difficile dunque rispondere con certezza alla domanda che ci è stata posta, certo un Ispettore nella normale attività di vigilanza dovrebbe, individuare le responsabilità gerarchiche, ovvero nello specifico cantiere, se i fatti sono riconducibili a omissioni nell’uso di macchinari, attrezzature, opere provvisionali, DPI ecc., che pur essendo conformi alla normativa, sono stati o vengono utilizzati in difformità alle norme di sicurezza e alle procedure aziendali. In tal caso l’Ispettore dovrebbe individuare se ciò derivi da mancata formazione e/o da mancata vigilanza del responsabile di cantiere (preposto, anche se amministratore) o da omissioni più generali, di carattere aziendale. Se le responsabilità sono aziendali e attengono ad esempio, ad una carenza nella valutazione di tutti i Rischi, le responsabilità rimangono in capo al datore di lavoro, che nel caso specifico, sono i due soci, con poteri di amministratori.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass.