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Timestamp: 2020-08-08 23:23:39+00:00

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Praticando il Diritto: Cassazione sull'applicazione delle tabelle Milanesi anche in appello e Cassazione
La ratio è garantire su tutto il territorio nazionale l'adozione di un criterio che garantisca equità.
L'applicazione di Tabelle diverse può essere eccepita anche in sede di appello.
E’ quanto si legge nell'ordinanza 14 novembre 2017, n. 26805.
Cass. civ. Sez. III, Ord., (ud. 23-03-2017) 14-11-2017, n. 26805
B.P.P., elettivamente domiciliato in ROMA, ___________________, presso lo studio dell'avvocato ____________________, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati ____________________ giusta procura in calce al ricorso;
______________________, in persona del suo procuratore speciale Dott.ssa C.A.R., elettivamente domiciliata in ROMA, :::::::::::::::::., presso lo studio dell'avvocato ::::::::::::::, che la rappresenta e difende giusta procura in calce al controricorso;
R.F., A.M.;
avverso la sentenza n. 1218/2015 della CORTE D'APPELLO di ROMA, depositata il 18/02/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 23/03/2017 dal Consigliere Dott. _______________-;
lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. ________________ che ha concluso chiedendo l'accoglimento del secondo motivo di ricorso e il rigetto nel resto.
Il B. interpose gravame, e la Corte d'Appello di Roma, con sentenza 18/2/2015, lo ha rigettato, condannando l'appellante al rimborso, in favore di ciascuno degli appellati, delle spese del grado. Avverso detta sentenza il B.P. propone ricorso per cassazione affidato a quattro motivi, illustrati da memoria.
Con separati controricorsi resistono sia la Unipol Assicurazioni S.p.A., che ha presentato anche memoria, sia il sig. A.M.. Il P.G. ha presentato le proprie conclusioni.
1.3. La Corte d'appello avrebbe, poi, falsamente interpretato l'art. 143 C.d.S. e l'art. 116 c.p.c. sull'acquisizione delle prove nell'asserire che il B. Panici aveva violato l'art. 143 C.d.S. - non ponendosi regolarmente sulla destra - in contrasto con quanto riferito dai testimoni, ritenendo poi la velocità di guida dello scooter non consona alla situazione ambientale.
1.4.1. Il motivo ripropone l'argomento, già motivatamente disatteso dalla Corte territoriale, dell'imputazione totale dell'evento al conducente dell'autovettura (la cui violazione di regole della circolazione stradale è indubbia e non contestata), ma trascura di affrontare la considerazione, pur posta alla base della decisione impugnata, dell'altrettanto incontestabile violazione dell'art. 143 C.d.S. da parte del ricorrente, attesa la collocazione dello scooter sul lato sinistro della corsia di pertinenza, ed in fase di superamento di auto incolonnate - argomento che si associa alla condivisibile notazione critica circa la prospettazione di una sorta di desuetudine nel rispetto di quella regola normativa in contesti urbani ad alta densità.
2. Con il secondo motivo, si denuncia la violazione e falsa applicazione dell'art. 1226 c.c. e dei principi e norme che regolano la necessaria valutazione equitativa del danno non patrimoniale, ex art. 360 c.p.c., n. 3.
L'impugnata sentenza non appare condivisibile nella parte in cui ha ritenuto che la questione fosse da disattendere in quanto proposta solo in grado di appello, in quanto il punto ha costituito specifico motivo di gravame sicchè la questione non è nuova; l'indicazione della diversa parametrazione in sede di formulazione del motivo di appello costituisce equivalente del "versare" le tabelle in atti (Cass. n. 12408/2011 e n. 17678/2016), non senza considerare, in una prospettiva più ampia, che è certamente predicabile l'evocazione in giudizio del principio iura novit curia in relazione ad un dato - le tabelle milanesi - ormai assurto a parametro di conformità della valutazione equitativa del danno biologico alle disposizioni di cui agli artt. 1226 e 2056 c.c. (Cass. n. 3015/2016).
3. Con il terzo motivo, si denuncia la violazione e falsa applicazione dell'art. 1226 c.c. e degli artt. 138 e 139 del Codice delle Assicurazioni Private (D.Lgs. n. 209 del 2005), ex art. 360, n. 3 c.p.c. 3.1. Il ricorrente deduce la predetta violazione di legge per la mancata liquidazione del "danno esistenziale" che avrebbe trovato ampio riconoscimento nell'ambito della giurisprudenza di questa Corte.
3.10.2. La limitazione ex lege dell'eventuale liquidazione del danno morale viene così motivata dal giudice delle leggi:
"In un sistema, come quello vigente, di responsabilità civile per la circolazione dei veicoli obbligatoriamente assicurata - in cui le compagnie assicuratrici, concorrendo ex lege al Fondo di Garanzia per le vittime della strada, perseguono anche fini solidaristici, l'interesse risarcitorio particolare del danneggiato deve comunque misurarsi con quello, generale e sociale, degli assicurati ad avere un livello accettabile e sostenibile dei premi assicurativi" (punto 10.2.2.).
3.10.4. La motivazione della Corte non sembra prestarsi ad equivoci. Il danno biologico da micro-permanenti, definito dall'art. 139 C.d.A. come "lesione temporanea o permanente all'integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale che esplica un'incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato", può essere "aumentato in misura non superiore ad un quinto, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato" secondo la testuale disposizione della norma: e il giudice delle leggi ha voluto esplicitare una volontà legislativa che, alla luce delle considerazioni svolte, limitava la risarcibilità del danno biologico da micro permanente ai valori tabellari stabiliti ex lege, contestualmente circoscrivendo l'aumento del quantum risarcitorio in relazione alle condizioni soggettive del danneggiato - e cioè attraverso la personalizzazione del danno, senza che "la norma denunciata sia chiusa al risarcimento anche del danno morale" - al 20% di quanto riconosciuto per il danno biologico.
3.11. Viene così definitivamente sconfessata, al massimo livello interpretativo, la tesi predicativa di una pretesa "unitarietà del danno biologico". Anche all'interno del sotto-sistema delle micro-permanenti, resta ferma (nè avrebbe potuto essere altrimenti, non potendo le sovrastrutture giuridiche sovrapporsi alla fenomenologia del danno alla persona) la distinzione concettuale tra sofferenza interiore e incidenza sugli aspetti relazionali della vita del soggetto.
3.12.1. Una dimensione, dunque, dinamica della lesione, una proiezione tutta (e solo) esterna al soggetto, un vulnus a tutto ciò che è "altro da se" rispetto all'essenza interiore della persona.
3.12.2. Il meccanismo standard di quantificazione del danno attiene, difatti, "al solo, specifico, limitato settore delle lesioni di lieve entità" dell'art. 139 (e non sembra casuale che il giudice delle leggi abbia voluto rafforzare il già chiaro concetto con l'aggiunta di ben tre diversi aggettivi).
3.13. L'art. 138 previgente, difatti, dopo aver definito, alla lettera a) del comma 2, il danno biologico in maniera del tutto identica a quella di cui all'articolo successivo, precisa poi, al comma 3, che "qualora la menomazione accertata incida in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali personali,... l'ammontare del danno può essere aumentato dal giudice sino al trenta per cento con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato".
3.13.1. Lo stesso tenore letterale della disposizione in esame lascia comprendere il perchè la Corte costituzionale abbia specificamente e rigorosamente limitato il suo dictum alle sole micro-permanenti: nelle lesioni di non lieve entità, difatti, l'equo apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato è funzione necessaria ed esclusiva della rilevante incidenza della menomazione sugli aspetti dinamico relazionali personali.
3.16. Tale ricostruzione della morfologia del danno non patrimoniale trova, oggi, definitiva quanto inequivoca conferma nella nuova formulazione dell'art. 138 del Codice delle Assicurazioni (contenuta nella Legge annuale per il mercato e la concorrenza, approvato definitivamente il 2 agosto 2017) dove si legge, testualmente, alla lettera e), che "al fine di considerare la componente del danno morale da lesione all'integrità fisica, la quota corrispondente al danno biologico stabilita in applicazione dei criteri di cui alle lettere da a) a d) è incrementata in via percentuale e progressiva per punto, individuando la percentuale di aumento di tali valori per la personalizzazione complessiva della liquidazione.
4. Con il quarto motivo, si denuncia la violazione e falsa applicazione dell'art. 137 del C.d.A. (già D.L. 23 dicembre 1976, n. 587, art. 4, convertito e modificato con legge n. 39 del 26 febbraio 1997); art. 360 c.p.c., n. 3. Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti; art. 360 c.p.c., n. 5.
4.2. La censura mossa alla sentenza impugnata non coglie, peraltro, nel segno, in considerazione della sua specifica ratio decidendi, la cui ipotetica censurabilità non attiene a profili di applicazione normativa ma al difetto di prova in questo ambito, atteso il rilievo - quanto all'invalidità permanente - che lo stesso consulente di parte ha condiviso in ordine all'assenza di conseguenze sulla capacità reddituale, rimasta intatta, del danneggiato, e - quanto all'inabilità temporanea - che nel dibattito processuale non è stato offerto alcun elemento probatorio idoneo a dare contezza della lamentata decurtazione, anche per carente specificazione del riparto reddituale tra lavoro dipendente e lavoro autonomo intra moenia. Sicchè il riferimento alla disciplina legislativa che indica i criteri di determinazione del reddito ai fini del risarcimento (art. 137 Codice delle Assicurazioni) si rivela astratto, perchè il criterio, intanto può dirsi violato, in quanto ne sussista il presupposto primo, ovvero appunto il danno, sulla cui premessa soltanto è possibile svolgere la metodica del criterio di determinazione del reddito.
Posted by Unknown on dicembre 01, 2017

References: Cass. 
 sentenza 
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 art. 360
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 art. 360
 art. 4
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