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Timestamp: 2018-10-23 20:08:42+00:00

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Condominio: Consiglio di Stato, sentenza 5474 del 2011 | Federproprietà Abruzzo
Federproprietà AbruzzoCanne fumarieConsiglio Stato, Sezione III, Sentenza 05 ottobre 2011 n. 5474
asl, autorizzazione, canna fumaria, Condominio, consiglio di stato
sul ricorso numero di registro generale 8232 del 2010, proposto da:
Fr. Pa. Fu., rappresentato e difeso dagli avv. Antonio Caliò e Mario Sanino, con domicilio eletto presso Studio Legale Sanino in Roma, viale Parioli, 180;
Azienda Usl Rm/A in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv. Alessia Alesii e Enrica Possi, con domicilio eletto presso Sede Legale Azienda Usl Rm/A in Roma, via Ariosto, 9;
della sentenza del T.A.R. LAZIO – ROMA SEZIONE III QUATER n. 11988/2010, resa tra le parti, concernente INIBIZIONE ALL’USO DEL CAMINO;
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Azienda Usl Rm/A;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 24 giugno 2011 il Cons. Roberto Capuzzi e uditi per le parti gli avvocati Ruggiero su delega di Sanino e Possi;
1. Con il ricorso in primo grado il dottor Fr. Pa. Fu., proprietario dell’appartamento sito in Roma, via Bruxelles n. 34, terzo piano, int. 7, esponeva che in data 15.9.2006, accortosi di un’occlusione della canna fumaria dell’appartamento di sua proprietà, aveva provveduto ad inoltrare alla Asl RM/A una nota con cui richiedeva un intervento al fine di accertare le cause del predetto evento. All’ esito del sopralluogo, la Asl, con la nota prot. 407 del 29.11.2006, inibiva l’uso del camino perché la canna non superava il colmo dell’edificio. Pertanto, con la d.i.a. protocollata al II° Municipio del Comune di Roma in data 19.6.2007, il ricorrente provvedeva a richiedere il nulla osta per i lavori di innalzamento della canna fumaria predetta e, trascorsi 30 giorni, nel silenzio dell’amministrazione, avviava i relativi lavori. Con successiva nota prot. n. 411/07Ei/SISP II del 17.1.2008, l’amministrazione, preso atto dell’innalzamento della canna fumaria, informava l’istante del venir meno delle cause dell’inibizione all’uso del camino. Tuttavia, con la successiva nota prot. 203 del 24.7.2008, infine, l’amministrazione nuovamente comunicava, a rettifica del precedente provvedimento, che poiché la canna fumaria, anche se rialzata, non risultava superare il colmo dell’edificio, come previsto dalla normativa vigente in materia, che si intendeva come confermata la nota del 2006, di inibizione dell’uso della canna fumaria sino all’adeguamento della stessa.
Pertanto, l’interessato impugnava dinanzi al Tar il provvedimento predetto, deducendo i seguenti vizi:
- violazione e falsa applicazione degli artt. 3, 7, 8 e 10, l. n. 241 del 1990 e s.m.i., eccesso di potere in tutte le figure sintomatiche ed in particolare per difetto di motivazione, di istruttoria e contraddittorietà;
- eccesso di potere anche per travisamento dei fatti, sviamento di potere, perplessità dell’azione amministrativa.
Il Tar con la sentenza appellata respingeva il ricorso.
L’appellante censura la sentenza per avere superficialmente valutato le circostanze di fatto e di diritto concernenti la vicenda e in particolare per avere fondato il proprio convincimento sulle disposizioni, non già del Regolamento edilizio del Comune di Roma, ma del Comune di Albano Laziale, erroneamente depositato dalla Asl nel corso del giudizio di primo grado. Evidenzia inoltre come la canna fumaria supera il piano di copertura dell’edificio tenuto conto che l’immobile al cui interno è ubicato l’appartamento ha due distinti piani di copertura posti ad altezze diverse.
Si è costituita la Azienda Usl RM A chiedendo con dovizia di argomentazioni il rigetto del ricorso.
La causa è stata trattenuta per la decisione all’udienza del 24 giugno 2011.
2. Si può prescindere dall’esame della eccezione di inammissibilità per mancata notifica al controinteressato, sollevata dalla difesa della Azienda Usl RM/A (peraltro infondata mancando nel provvedimento impugnato alcun elemento per la esatta individuazione del soggetto controinteressato) in quanto nel merito l’appello è infondato.
3. La sentenza di primo grado, pur richiamando erroneamente il Regolamento edilizio del Comune di Albano, ha correttamente accertato la oggettiva situazione fattuale e cioè che “.. la canna – proprio in ragione della particolare architettura del fabbricato – non supera il colmo dell’edificio, come emerge chiaramente dalla documentazione fotografica, ponendosi,… conseguentemente, a distanza inferiore a quanto disposto, dalle aperture e finestre prospicienti”.
Infondate in particolare sono le censure relative ad una asserita carenza di attività istruttoria della Azienda che a contrario, come emerge dalla documentazione depositata, ha effettuato sopralluoghi acquisendo due relazioni redatte da un tecnico di fiducia del dottor Fulci al quale ha assicurato la partecipazione al procedimento.
4. Per quanto sopra esposto, l’appello deve essere respinto.
5. Sussistono motivi, data la peculiarità della fattispecie e l’andamento della vicenda amministrativa, per compensare le spese di lite tra le parti.
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 05 OTT. 2011

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