Source: http://www.aixtud.it/ita/?m=201107
Timestamp: 2019-02-18 03:49:26+00:00

Document:
luglio « 2011 « Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
25lug/110
riceviamo e pubblichiamo;”OSPEDALI SENZA INFERMIERI!! LA RABBIA DEI PRECARI
OSPEDALI SENZA INFERMIERI!!
In questo caldo mese di luglio, si legge di reparti accorpati, attivit�
ambulatoriale ridotta, ambulanze con soli soccorritori, attese anni luce nei
pronto soccorso, turni massacranti nelle rianimazioni, sale operatorie chiuse,
attese per visite specialistiche di mesi.
In Puglia, ed in particolar modo nella provincia di Bari (Asl Bari , Azienda
Policlinico-Giovanni XXIII ed Ospedale Oncologico) non è stato rinnovato il
contratto a quasi 1000 infermieri, nel corso del 2010.
Infatti mancando concorsi da più di 15 anni, le Asl hanno assunto solo
personale a tempo determinato, lo stesso che ora è l’unico che è costretto a
curare e fasciare le ustioni di un fuoco che ha bruciato milioni di euro nelle
Asl.La politica di non prorogare i contratti degli storici infermieri precari ha una logica, ovvero evitare di dover applicare la normativa europea (principio forte)che sanziona le aziende per lo sfruttamento dei precari e impone la
trasformazione del rapporto di lavoro di detto personale precario, dopo 36 mesi e 21 giorni.Di concorsi negli ultimi mesi neanche l’ombra, a causa del blocco del turn-over previsto nel piano di riordino ospedaliero e di rientro nel patto di stabilità, ma il timore di sanzioni per mala-gestio impone, i riciclati e non privi di peccato, direttori generali di lasciare gli stessi infermieri a versare olio sulle proprie ustioni per un incendio da loro non appiccato, ma che anzi per anni hanno cercato di delimitare accettando incarichi trimestrali, rinnovati per 36 mesi.
Gli stessi direttori affermano “di aver affrontato la prima emergenza infermieri prolungando tutti i contratti a tempo determinato, compresi quelli destinati alla sostituzione delle ferie”…….la carenza del personale è tale che,
si legge nella delibera "risulta inevitabile il ricorso alla proroga dei contratti a tempo determinato, pur in presenza delle disposizioni in materia di riduzione della spesa per assunzioni a termine che, nel caso specifico, non possono essere perseguite pena la compromissione dei livelli essenziali di assistenza, come peraltro rappresentato all'assessorato alla Salute".
Detti infermieri avrebbero diritto alla trasformazione del contratto precario in uno stabile e indeterminato, anche senza attivare la costosa macchina dei concorsi (principio debole), indispensabili per l’accesso nella Pubblica
Amministrazione, che però soccombe dinnanzi al divieto di sfruttamento di lavoro precario imposto dalla direttiva Europea (principio forte).
La scelta dei riciclati e non limpidi direttori generali è stata quella di prorogare i sani infermieri non ancora ghigliottinati dal limite dei 36 mesi, ovvero infermieri con pochi mesi di servizio presso quella stessa Asl, ciò solo
per non incorrere in sanzioni personalmente e con il proprio patrimonio.
La casta non curante degli infermieri sottoposti ad un eccessivo carico di lavoro e ai quali va assicurata, data l'approssimarsi della stagione estiva, il godimento del congedo ordinario spettante", e del disagio dell’utenza anziana
ed ammalata, protegge solo se stessa.
1) Recita la norma (comma 4 bis dell’art. 5 del D.Lgs 368/2001, introdotto dalla legge 247/2007 e modificato dal comma 2 del D.L. 112/2008) che “ In deroga a quanto disposto dal primo periodo del presente comma, un ulteriore
successivo contratto a termine fra gli stessi soggetti può essere stipulato per una sola volta, a condizione che la stipula avvenga presso la direzione provinciale del lavoro competente per territorio e con l’assistenza di un
rappresentante di una delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale cui il lavoratore sia iscritto o conferisca mandato. Le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale stabiliscono con avvisi comuni la durata del predetto ulteriore contratto. In caso di mancato rispetto della descritta procedura, nonchè nel caso di superamento del termine stabilito nel medesimo contratto, il nuovo contratto si considera a tempo indeterminato”;
2) Recita ancora la norma (comma 4-quater dell’art.5 del D.Lgs 368/2001) che “il lavoratore che, nell’esecuzione di uno o più contratti a termine presso la stessa azienda, abbia prestato attività lavorativa per un periodo superiore a
sei mesi ha diritto di precedenza…. nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine”.
Dunque perché alimentare il fuoco dei professionisti precari sfruttati nelle Asl? Perché la casta fa pagare il debito dei piromani agli infermieri precari?
Perché non concedere ulteriori proroghe? Perché di fatto impedire ai precari storici di partecipare, da preferiti, ai prossimi e futuri concorsi? Perché non trasformare il contratto dei precari?
L’aula scolastica come un carcere
Un'insegnante di sostegno di Bari si reca dal Provveditore, chiedendo il doppio punteggio in graduatoria, in applicazione di una legge riferita a chi opera nelle carceri. Motivazione della richiesta? «Per l'intero anno scolastico sono stata costretta a insegnare chiusa a chiave con uno studente disabile autistico in un'aula diversa da quella della classe di appartenenza del ragazzo». Ora la vicenda rischia di finire sui tavoli della Procura della Repubblica, ma si può veramente definire «incredibile», come ha fatto il Provveditore, una situazione perpetuata per mesi e mesi in una grande città, sotto agli occhi di tanti insegnanti, famiglie e studenti e che probabilmente - senza quella richiesta dell'insegnante - non sarebbe nemmeno ora venuta alla luce?
«Il servizio prestato nelle scuole di ogni ordine e grado - scriveva il comma B.3h della Tabella allegata alla Legge 143/04 - situate nei comuni di montagna di cui alla legge 1° marzo 1957, n. 90, nelle isole minori e negli istituti penitenziari è valutato in misura doppia». Una norma quanto meno discussa, che ha creato parecchie contestazioni, fino a portare, nel 2007 anche a una Sentenza della Corte Costituzionale (la 11/07), che aveva dichiarato illegittimo il doppio punteggio per le scuole di montagna, ma non per quelle delle isole minori o delle carceri.
Al di là del merito della questione - ancora aperta a ricorsi e controricorsi - chi avrebbe mai potuto immaginare che un giorno quella norma si sarebbe pesantemente incrociata con una brutta vicenda riguardante un alunno con disabilità?
Eppure è successo proprio recentemente ed è venuto alla luce nei giorni scorsi, quando l'insegnante di sostegno di un Istituto Tecnico Commerciale Pubblico di Bari si è recata dal provveditore agli Studi Giovanni Lacoppola, invocando l'applicazione di quella norma, riferita appunto a chi opera nelle carceri. Motivazione di tale comportamento? «La docente - leggiamo nella Cronaca di Bari della Repubblica.it - ha spiegato che per l'intero anno scolastico è stata costretta a insegnare chiusa a chiave con uno studente disabile autistico in un'aula diversa da quella della classe di appartenenza del ragazzo».
«Tutto sarebbe avvenuto - prosegue l'articolo - su precise direttive della preside dell'istituto, in accordo con i genitori dello studente. L'insegnante ha raccontato di aver dovuto lavorare chiusa a chiave in aula per evitare che lo studente si allontanasse, e di aver dovuto fare spesso altrettanto con il ragazzo dovendolo accudire e pulire perchè lui soffre anche di incontinenza. In più la docente avrebbe lavorato anche in orario extracurriculare, accompagnandolo in un centro commerciale e ai giardini pubblici. Al provveditore l'insegnante ha detto di non aver voluto dire nulla fino a quel momento per il timore di perdere l'assegnazione del posto, essendo una lavoratrice precaria».
«Una vicenda incredibile - è stato il commento del Provveditore - perché è inconcepibile che uno studente disabile venga trattato in questo modo. Invierò una lettera alla preside chiedendole una relazione sul caso e, se avrà il coraggio di confermare tutto quello che mi è stato raccontato dall'insegnante, dovrò segnalare la vicenda alla magistratura».
C'è "aria di Procura", dunque, perché, come ha sottolineato lo stesso Lacoppola, «potrebbero ipotizzarsi reati di natura penale, come il sequestro di persona o la sottrazione di incapace». «E in ogni caso - ha aggiunto Lacoppola - farò mettere quanto prima sul sito del nostro Provveditorato una Circolare che invierò nello stesso tempo a tutti i Dirigenti Scolastici, per ricordare le norme da seguire quando si deve operare con studenti disabili. Da quando ho assunto l'incarico, di Circolari ne ho diramate diverse ai Dirigenti Scolastici su diritti e doveri e regole di comportamento, eppure ogni tanto spunta un caso incredibile come questo. Vedremo gli sviluppi».
Già, vedremo gli sviluppi e ci auguriamo innanzitutto che degli sviluppi ci siano, contando anche sulla puntuale vigilanza della FISH Puglia (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), dai cui esponenti il caso ci è stato segnalato. Ma possiamo davvero definire «incredibile» una situazione come questa, perpetuata per mesi e mesi in una grande città, sotto agli occhi di tanti insegnanti, famiglie e studenti e che probabilmente - senza la richiesta dell'insegnante di godere del doppio punteggio - non sarebbe nemmeno ora venuta alla luce?
Proprio qualche giorno fa, proprio dalla FISH Puglia, abbiamo ricevuto la notizia - cui abbiamo dato ampio spazio - della nascita del Gruppo di Lavoro Interistituzionale Regionale (GLIR), uno tra i primi in Italia, come previsto dalle Linee Guida Ministeriali per l'Integrazione Scolastica degli Alunni con Disabilità. Lo abbiamo presentato, ovviamente, come uno strumento che potrà migliorare l'inclusione delle persone con disabilità nelle scuole. Leggendo però di casi come quello appena riportato, non possiamo fare altro che augurare caldamente "buon lavoro" a quella nuova struttura, perché di lavoro da fare ce n'è ancora parecchio. (Stefano Borgato)
Ultimo aggiornamento (lunedì 18 luglio 2011 18:33)
7lug/110
Per la prima volta, infatti, accade che il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Puglia risolva a favore del diritto allo studio di singoli alunni il problema delle classi superaffollate e ciò costituisce certamente un importante precedente giurisprudenziale, ottenuto, tra l'altro, invocando soprattutto la normativa prodotta dal Ministero dell'Istruzione, ma che lo stesso Ministero ha troppo frequentemente violato o lasciato che fosse violata, con la motivazione dei "soliti e necessari tagli di bilancio"
Per la prima volta la Magistratura Amministrativa ha risolto - a favore del diritto allo studio di singoli alunni - il problema delle classi superaffollate, già affrontato e risolto positivamente per i ricorrenti, con una class action contro il Ministero dell'Istruzione, sostenuta nel 2010 anche dal Codacons [se ne legga ampiamente nel nostro sito cliccando qui, N.d.R.]. In quel caso, però, la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio aveva potuto solo limitarsi all'ordine dato all'Amministrazione di predisporre un regolare piano di ristrutturazione edilizia delle classi inadeguate, non potendo tuttavia risolvere richieste di singoli alunni, stante l'espresso divieto sancito dal Decreto Legislativo 198/09 in ambito di class action.
Questa volta, invece, un insieme di famiglie ha proposto un ricorso collettivo al TAR della Puglia, accolto da quest'ultimo con la Sentenza n. 00783 del 24 marzo scorso (depositata in Segreteria il 25 maggio), che ha ordinato all'Amministrazione Scolastica di riunificare una prima liceo che era stata smembrata - disperdendo gli alunni nelle altre prime - a causa dei soliti indiscriminati tagli di bilancio e in violazione del DPR (Decreto del Presidente della Repubblica) 81/09, che fissa il numero massimo e minimo degli alunni nelle prime classi delle scuole di ogni ordine e grado.
Questa Sentenza del TAR pugliese era stata preceduta dall'Ordinanza Sospensiva n. 00707 del 29 settembre 2010 (depositata in Segreteria il 30 settembre), confermata dal Consiglio di Stato con l'Ordinanza n. 5128 del 9 novembre successivo (depositata in Segreteria il 10 novembre), la quale aveva rigettato l'appello del Ministero dell'Istruzione, dato che ormai - a fine novembre - la nuova classe funzionava già in forza della Sospensiva ottenuta.
Il Ministero aveva anche proposto ricorso per Regolamento di Competenza, sostenendo che non fosse competente la Sezione di Bari del TAR, e forse interporrà appello anche a questa recente Sentenza, che però, intanto, mantiene la propria efficacia confermativa dell'Ordinanza Sospensiva. Il 18 settembre, infatti, con quest'ultima era stato immediatamente vietato lo smembramento della classe, ordinando la riunione degli alunni, divieto anticipato con un'Ordinanza del Presidente del TAR del 7 settembre, cioè oltre il 31 agosto, fissato, a partire dalla Legge 333/01, come termine invalicabile per la modifica della composizione delle classi.
Si tratta, a mio avviso, di una "Sentenza epocale" e bisogna dare atto ai legali coinvolti di avere realizzato un rapido percorso processuale, senza la necessità di ricorrere alla giurisprudenza della Corte Costituzionale, ma invocando la stessa normativa emanata dal Ministero e che quest'ultimo ha sin troppo frequentemente violato o lasciato che fosse violata per i soliti motivi di bilancio.
Per documentare queste affermazioni, trascriviamo qui di seguito i motivi di ricorso (con alcune nostre note tra parentesi quadre), come riportati dalla Sentenza del TAR pugliese:
«1) violazione degli artt. 2, 3, 4 e ss. D.P.R. n. 81/2009 [regolamento sul numero massimo di alunni per classe che contiene l'articolo 5, comma 2 sul numero massimo di venti alunni nelle prime classi frequentate da alunni con disabilità]; errata interpretazione e applicazione dell'art. 64 co. 1 D.L. 112/08 conv. in L. 133/08 [la norma base sui tagli alla scuola], in combinato disposto con l'art. 4 del D.P.R. n. 81/09 [articolo che consente di mantenere nelle scuole superiori una classe col 10% di alunni in meno rispetto a quello standard di 25]; violazione e falsa applicazione della Circolare MIUR n. 37 del 13.4.10 e dell'allegato schema di decreto interministeriale [sulla formulazione degli organici di diritto]; violazione della Circolare MIUR n. 59/2010 prot. n. 2375 del 23.7.10 [sugli organici di fatto che possono discostarsi in più o in meno rispetto agli standard, per evidenti necessità di non danneggiare il diritto allo studio degli alunni]; violazione dell'art. 13 D.P.R. n. 89/10 regime transitorio e passaggio al nuovo ordinamento [conseguente alla riforma dei licei operata dal ministro Gelmini]; eccesso di potere; travisamento dei presupposti di fatto e di diritto; errata ed insufficiente motivazione; ingiustizia manifesta; violazione dei principi costituzionali di trasparenza, correttezza e buona fede che regolano l'azione amministrativa, nonché del principio del legittimo affidamento del cittadino.
2) nullità per incompetenza del Collegio Docenti [a consentire lo smembramento di una classe]; violazione e falsa applicazione della Circolare MIUR n. 27 [in realtà 37] del 13.4.10 [che trasmette il regolamento sugli organici di diritto]; violazione dell'art. 8 co. 5 Decreto interministeriale allegato alla circolare MIUR 37 del 13.4.10; violazione dei principi costituzionali di trasparenza, correttezza e buona fede che regolano l'azione amministrativa, nonché del principio del legittimo impedimento affidamento del cittadino;
3) annullabilità ex art. 21 octies L. n. 241/90 e ss. Mm [sul procedimento amministrativo]; violazione degli artt. 7, 8 e 9 L. n. 241/90; violazione del diritto di partecipazione dei destinatari/cittadini [al procedimento amministrativo]; mancata comunicazione dell'avvio del procedimento amministrativo; violazione dei principi costituzionali di trasparenza, correttezza e buona fede che regolano l'azione amministrativa, nonché del principio del legittimo affidamento del cittadino;
4) nullità/illegittimità della circolare MIUR 37/2010 [sugli organici di diritto]; nullità/illegittimità della Circolare MIUR n. 59/2010 [sugli organici di fatto]; inesistenza/nullità/illegittimità del Decreto Interministeriale n. 55/10 [sugli organici]; violazione dell'art. 64 D.L. n. 112/08 conv. in L. n. 133/08; nullità/illegittimità di riflesso delle operazioni di determinazione degli organici del Liceo Classico "Socrate";
5) illegittimità della condotta dell'amministrazione scolastica ex art. 1336 cod. civ. attesa la violazione degli obblighi assunti e del rapporto contrattuale stipulato con i genitori in base al POF, nonché per violazione del c.d. "contratto formativo" e/o "Patto Educativo di Corresponsabilità"; violazione degli artt. 1 e ss. D.P.R. 249/08 [in realtà 249/98], come modificato dal D.P.R. 235/07, recante lo statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria; violazione dell'art. 5 bis del Regolamento del Liceo Classico Statale Socrate di Bari; illegittimo e unilaterale mutamento del curriculum formativo e del Piano dell'Offerta Formativa; violazione dei principi costituzionali di imparzialità, lealtà e trasparenza dell'azione amministrativa; violazione del principio del legittimo affidamento del cittadino;
6) illegittimità della condotta dell'Amministrazione scolastica; tradimento del mandato conferito al Dirigente Scolastico [(di perorare presso l'Ufficio Scolastico il non smembramento della classe, con la costituzione, quindi, di una classe in più rispetto all'organico di diritto assegnato alla scuola dall'Ufficio Scolastico stesso] e violazione della delibera del Consiglio di Istituto n. 4.2 del 16.4.10 e della delibera del Collegio Docenti n. 4 del 17.5.10 definitivamente approvata nella successiva seduta del 17.6.10 [richiedenti il non smembramento della classe]; violazione degli artt. 1 e ss. D.P.R. 249/08 [in realtà 249/98], come modificato dal D.P.R. 235/07, recante lo statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria; violazione dell'art. 5 bis del Regolamento del Liceo Classico Statale Socrate di Bari; illegittimo e unilaterale mutamento del curriculum formativo e del Piano dell'Offerta Formativa; violazione dei principi costituzionali di imparzialità, lealtà e trasparenza dell'azione amministrativa; violazione del principio del legittimo affidamento del cittadino».
Come si sarà dunque notato, le norme di cui si sostiene la violazione sono norme ministeriali, mentre quelle legislative si sostiene siano state erroneamente interpretate e applicate dal Ministero.
Interessante è anche notare come la Costituzione venga chiamata in causa prevalentemente per la violazione dei princìpi costituzionali di imparzialità, lealtà e trasparenza dell'azione amministrativa, mentre viene chiamato in causa il Codice Civile per la violazione dell'affidamento posto dalle famiglie - nel contratto stipulato all'atto dell'iscrizione - sulla base della conoscenza di un Piano dell'Offerta Formativa (POF), che non può essere modificato unilateralmente.
E ancora, significativa è la chiamata in causa del regolamento dei diritti delle studentesse e degli studenti, che crea non solo un affidamento negli aspiranti all'iscrizione, ma anche diritti pieni agli iscritti stessi.
Interessante, infine, la denuncia «del tradimento del mandato affidato» dai docenti al Dirigente Scolastico - che nulla ha fatto per impedire legalmente lo smembramento della classe - ciò che la Sentenza ricompone, evitando così anche il superaffollamento delle altre classi.
Come già detto, questa decisione costituisce un precedente giurisprudenziale assai importante, sia rispetto al diritto all'integrità di una classe interna a un ciclo di studi, sia al diritto al non superaffollamento delle classi.
Il provvedimento, invero, sembra poggiare più l'accento sul valore dell'integrità della classe, secondo l'indirizzo di studi scelto dalle famiglie, e tuttavia le motivazioni della Sentenza possono anche portarsi a fondamento del divieto di superaffollamento delle classi in violazione delle norme vigenti.
Soccorrono ulteriormente valutazioni di opportunità amministrativa, poiché è ovvio che con classi superaffollate i docenti curricolari non possono occuparsi - come invece dovrebbero fare per legge - della presa in carico del progetto di inclusione scolastica degli alunni con disabilità in esse presenti. Conseguentemente i genitori chiederebbero ai TAR un numero di ore di sostegno sempre crescente, con un effetto sul bilancio opposto a quello che il Ministero dell'Istruzione e dell'Economia si sono prefissi.
Quanto detto rafforza quindi ancor di più le reiterate lagnanze - sino ad oggi solo verbali - dei genitori di alunni con disabilità, per lo sforamento del parametro di venti (superabile al massimo del 10%, cioè di due unità), nelle classi frequentate dai propri figli.
A tal proposito viene utile ricordare la circostanza che la prima bozza di Decreto Legge sulla nuova Manovra Finanziaria, circolante prima dell'approvazione del 30 giugno scorso da parte del Consiglio dei Ministri, prevedeva un comma dell'articolo 7, con il quale si abrogava la salvaguardia del tetto massimo di venti alunni. A seguito però di un ripensamento del Ministero dell'Istruzione - forse suggerito dalle incessanti e vibrate proteste delle associazioni aderenti alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e alla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità), sul superaffollamento delle classi - questa ennesima violazione alla qualità del diritto all'integrazione scolastica è stata ritirata dal Governo che, in verità, per altre due volte - in occasione di precedenti atti normativi - aveva tentato "il colpo" di eliminare tutti i paletti al numero degli alunni nelle classi frequentate da alunni con disabilità, così come ha tolto ogni tetto al numero massimo di alunni con disabilità concentrati nella stessa classe, ovviamente sempre a causa dei tagli indiscriminati alla spesa della scuola pubblica.
Ma alla luce della più recente giurisprudenza - non solo costituzionale, ma anche di merito e delle Magistrature Superiori, come il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione - sarà bene a questo punto che il Ministero ponga un tetto ragionevole di alunni con disabilità - presumibilmente non più di due - nelle classi da loro frequentate. Diversamente, il rischio di ricorsi a tappeto anche contro le classi superaffollate da alunni con disabilità si farà realtà concreta alla fine di luglio, quando si conoscerà il numero degli alunni in ogni classe, siano esse prime, siano esse classi successive, ma accorpate illegalmente, come è avvenuto per il caso oggetto della Sentenza del TAR di Bari.
Si confida, in conclusione, nel rispetto che l'Amministrazione vorrà porre verso i princìpi costituzionali, oltreché in una corretta applicazione del "famigerato" articolo 64 della Legge 133/08, tenendo conto dei valori della qualità dell'inclusione scolastica ribadita anche dalla Legge 18/09, con la quale l'Italia ha ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
Ultimo aggiornamento (mercoledì 06 luglio 2011 12:49)

References: Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 21
 art. 1336
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 articolo 64