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Timestamp: 2016-12-05 17:15:40+00:00

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⭐GLI INCENDI: PREVENZIONE E PROTEZIONE
GLI INCENDI: PREVENZIONE E PROTEZIONE
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1 ALMA MATER STUDIORUM - UNIVERSITA DI BOLOGNA Servizio di Sicurezza, Igiene e Medicina del Lavoro Servizio di Prevenzione e Protezione GLI INCENDI: PREVENZIONE E PROTEZIONE Formazione teorico-pratica per addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze in caso di incendio Unelle attività a rischio di incendio basso e mediou2 CONTENUTI MINIMI DEI CORSI I contenuti minimi dei corsi di formazione per addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze in caso di incendio, devono essere correlati alla tipologia di attività ed al livello di rischio del luogo di lavoro. In particolare per i luoghi di lavoro ritenuti a rischio di incendio basso e medio è previsto un corso di formazione organizzato prevedendo i seguenti argomenti. A) Corso per addetti antincendio in attività a rischio di incendio basso 1) L'INCENDIO E LA PREVENZIONE INCENDI (1 ORA) - Principi sulla combustione e l'incendio; - prodotti della combustione; - sostanze estinguenti in relazione al tipo di incendio; - effetti dell incendio sull uomo; - divieti e limitazioni di esercizio; - misure comportamentali. 2) LA PROTEZIONE ANTINCENDIO E LE PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO (1 ORA) - Le principali misure di protezione contro gli incendi; - evacuazione in caso di incendio; - chiamata dei soccorsi; 3) ESERCITAZIONI PRATICHE (2 ORE) - presa visione e chiarimenti sugli estintori portatili - esercitazioni sull uso degli estintori portatili B) Corso per addetti antincendio in attività a rischio di incendio medio 1) L'INCENDIO E LA PREVENZIONE INCENDI (2 ORE) - Principi sulla combustione e l'incendio; - le sostanze estinguenti; - triangolo della combustione; - le principali cause di un incendio; - rischi alle persone in caso di incendio; - principali accorgimenti e misure per prevenire gli incendi. 2) LA PROTEZIONE ANTINCENDIO E LE PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO (3 ORE) - Le principali misure di protezione contro gli incendi; - vie di esodo; - procedure da adottare quando si scopre un incendio o in caso di allarme; - procedure per l'evacuazione; - rapporti con i vigili dei fuoco; - attrezzature ed impianti di estinzione; - sistemi di allarme; - segnaletica di sicurezza; - illuminazione di emergenza. 3) ESERCITAZIONI PRATICHE (3 ORE) - presa visione e chiarimenti sui mezzi di estinzione più diffusi - presa visione sulle attrezzature di protezione individuale - esercitazioni sull uso degli estintori portatili e modalità di utilizzo di naspi ed idranti 23 PRINCIPI SULLA COMBUSTIONE E L'INCENDIO Definizioni combustibile = tutte quelle sostanze o prodotti (liquidi, solidi o gassosi) che hanno la proprietà di bruciare; comburente = tutte quelle sostanze o prodotti (liquidi, solidi o gassosi) che, contenendo ossigeno, alimentano la combustione; innesco = tutto ciò che è in grado di cedere energia al combustibile in quantità sufficiente affinché la combustione abbia inizio e si mantenga. potere calorifico = si intende la quantità di calore prodotta dalla combustione completa dell unità di misura del combustibile (unità di massa per i solidi e liquidi, unità di volume per i gas) in condizioni normali di temperatura e pressione (15 C, 1 atm). temperatura di infiammabilità = è la minima temperatura alla quale il combustibile liquido o solido sviluppa vapori in quantità sufficiente da formare con l aria una miscela capace di accendersi a contatto con un opportuno innesco. limiti di infiammabilità = sono i valori estremi (inferiore e superiore) delle concentrazioni (espresse in % di volume) di una miscela di gas o vapori infiammabili in aria (o più generalmente, in gas comburenti). Se i valori delle concentrazioni della miscela sono al di sotto del limite inferiore o al di sopra del limite superiore la miscela non è infiammabile, anche se innescata. temperatura di accensione = è la minima temperatura alla quale un combustibile, in miscela con l aria, inizia spontaneamente a bruciare senza bisogno di innesco. carico di incendio = è il potenziale termico della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio, ivi compresi i rivestimenti dei muri, delle pareti provvisorie, dei pavimenti, dei soffitti. ESEMPI Sostanza Temperatura di infiammabilità ( C) Temperatura accensione ( C) di Limiti di infiammabilità (% in volume) Inferiore Superiore Acetilene Acetone Alcool etilico Ammoniaca Benzina4 Etere di petrolio Etilene Gasolio Idrogeno Metano Ossido di carbonio Propano Materiale Potere calorifico (kcal/kg) Legno 4400 Benzina Polistirolo Cotone, lino 4000 Lana 5000 Mobili in legno 4000 Carta in risma Libri 4200 Materie plastiche poliuretaniche 9000 Condizioni necessarie per la combustione Affinché il processo di combustione possa avvenire è indispensabile che si verifichi: contatto tra combustibile e comburente (combustibile e comburente devono essere presenti in definite concentrazioni); presenza dell innesco. (l'innesco deve possedere energia sufficiente, temperatura superiore a quella di accensione del combustibile, tempo di contatto adeguato). 25 Il triangolo del fuoco Tipi di innesco Gli inneschi più frequenti possono essere così rappresentati: fiamme (becchi Bunsen, saldatrici, sigarette, fornelli etc.) scintille (scariche atmosferiche, impianti elettrici malfunzionanti, sfregamenti, urti etc.) materiali caldi (mantelli riscaldanti, braci, apparecchi surriscaldati etc.) Effetti della combustione La combustione può provocare incendio, esplosione, scoppio. UL'esplosioneU è dovuta al raggiungimento di una elevata velocità di propagazione della fiamma (circa la velocità del suono). ULo scoppiou si verifica in assenza di fiamma ed è dovuto al raggiungimento della pressione critica del "contenitore". Classificazione degli incendi In base al tipo di combustibile gli incendi possono essere classificati in 5 classi. CLASSE A B NATURA DEL FUOCO Incendi di materie solide, generalmente di natura organica, la cui combustione avviene normalmente con produzione di braci che ardono allo stato solido (legno, tessuti, gomma, carta etc.) Incendi di liquidi o di solidi che possono liquefarsi (petrolio, eteri, solventi, olio combustibile, grassi etc.) 36 C D E Incendi di sostanze chimiche Fuoco di metalli Incendi di natura elettrica (impianti ed attrezzature sotto tensione) Dinamica dell'incendio Al manifestarsi di un incendio è possibile distinguere tre fasi: T Flashover accensione incendio estinzione t UAccensioneU: se non vi sono le condizioni favorevoli, in questa fase, è ancora possibile che l incendio si spenga. Le circostanze più comuni che influenzano lo sviluppo dell incendio sono: caratteristiche di infiammabilità del combustibile; possibilità di dissipazione del calore; geometria e volume dell ambiente; ventilazione dell ambiente; caratteristiche superficiali e distribuzione nell ambiente del combustibile. UIncendio vero e proprio:u questa fase ha inizio a partire dal punto di «flashover» ( C), in cui lo stato dell incendio viene considerato irreversibile e sono scarse le possibilità che l incendio si spenga da solo prima che il combustibile sia quasi del tutto consumato. A partire da questa fase anche i materiali che non sono toccati dal fuoco possono raggiungere facilmente il punto di autoaccensione. in questa fase i parametri quali la temperatura e la velocità di combustione raggiungono il loro valore massimo. Anche la produzione di gas infiammabili e di tutti gli altri gas in genere assume valori elevati. UEstinzione o raffreddamentou: dopo l accensione completa dei materiali combustibili il valore massimo della temperatura comincia a diminuire ed il fenomeno se non alimentato da fattori esterni si avvia all estinzione. 47 Le principali cause di incendio CAUSA PERCENTUALE elettricità 30% sigarette e fiammiferi 10% autocombustione 9% faville e fuochi di artificio 6% dolose 4% guasti apparecchi, bruciatori, impianti di riscaldamento 4% fulmini 3% surriscaldamento motori e macchine varie 3% esplosioni e scoppi 1% altre cause non accertate 30% Rischi per le persone I rischi per le persone in caso di incendio sono riconducibili a: calore fumo fiamme gas di combustione UIl caloreu rappresenta l energia liberata dall incendio e costituisce la causa principale della sua propagazione. Il calore sviluppato provoca l innalzamento della temperatura fino a valore che possono essere letali per l uomo. Una temperatura di circa 50 C può essere sopportata dall organismo umano per non più 1-2 ore con aria sufficientemente secca; temperature superiori ai 100 C, invece, hanno effetti mortali nel giro di poco minuti. Il calore può provocare ustioni, disidratazione dei tessuti, blocco della respirazione. UIl fumou è la causa principale di decesso in caso di incendio. Esso è costituito da particelle solide incombuste, presenti soprattutto quando la combustione avviene in difetto di ossigeno (fumo nero), e da particelle liquide che si formano per condensazione del vapor d acqua (fumo bianco). Il fumo provoca soffocamento, ostacola gli interventi dei soccorritori e rallenta la fuga degli occupanti. I fumi, se sufficientemente caldi, contribuiscono alla propagazione dell incendio. ULa fiammau è causata dalle sostanze volatili che si sviluppano e bruciano durante la combustione emettendo luce e calore; pertanto, si ha combustione con fiamma solo in presenza di combustibili gassosi, liquidi o solidi che emettono sostanze volatili. Le fiamme, veicolo principale di un incendio, ne permettono una veloce propagazione nell ambiente circostante. UI gas di combustioneu sono tutti quei prodotti generati dalla combustione che si mantengono allo stato gassoso anche alle condizioni di pressione atmosferica e temperatura di riferimento ambientale (15 C). Possono essere di vari tipi e anche la loro quantità dipende da fattori 58 quali: composizione chimica del combustibile, temperatura raggiunta durante l incendio e quantità di ossigeno disponibile. Questi gas sono per la maggior parte tossici per l uomo, anche in piccole percentuali. I gas di combustione più diffusi sono: Anidride carbonica: è un gas asfissiante, presente, in caso di incendio, in grandi quantità, che provoca un accelerazione del ritmo respiratorio (in concentrazioni del 3% in aria ne raddoppia addirittura la frequenza) facilitando immissione delle sostanze tossiche nell organismo. Ossido di carbonio: questo gas si forma principalmente negli incendi in ambienti chiusi e con scarsa ventilazione e generalmente in tutti i casi dove scarseggia l ossigeno necessario alla combustione. Può causare cefalee, vertigini, difficoltà di respiro, perdita di conoscenza, morte. Anidride solforosa: è un gas che si forma nella combustione completa di materiali che contengono zolfo (lana, gomma, pelli, carne, capelli etc.). Può causare danni agli occhi ed alle vie respiratorie anche per esposizioni di breve durata. Ammoniaca: viene prodotto dalla combustione di materiali che contengono azoto (materiali acrilici, resine etc.). Produce sensibile irritazione agli occhi, naso, gola e polmoni. Idrogeno solforato: è un gas che si sviluppa negli incendi con presenza di materiali che contengono zolfo quando la concentrazione di ossigeno è insufficiente. In concentrazioni superiori allo 0,1% diventa molto tossico. Acido cianidrico: è un gas altamente tossico che si sviluppa nella combustione incompleta (carenza di ossigeno) di poche sostanze (tessuti ed alcune materie plastiche). Una esposizione anche di breve durata con concentrazioni che superano lo 0,3% può essere letale. Acido cloridrico: viene prodotto dalla combustione di tutti i materiali che contengono cloro (materie plastiche). Condensandosi provoca corrosione delle superfici metalliche. Fosgene: è un gas tra i più pericolosi che si forma dalla combustione di materiali che contengono cloro. Effetti letali possono essere provocati da una concentrazione dello 0,005%. Aldeide acrilica: è un gas molto tossico ed irritante. Viene prodotto da derivati del petrolio, di oli e grassi. Effetti sul corpo umano I principali effetti dell incendio sul corpo umano sono: - anossia per riduzione della % di ossigeno nell aria - intossicazione da sostanze nocive presenti nei fumi - ferite e fratture per riduzione della visibilità, cadute e/o crolli, etc. - azione termica (ustioni) 69 L estinzione di un incendio Per interrompere la reazione di combustione bisogna eliminare uno dei tre fattori: - il combustibile - il comburente - l innesco Per l estinzione di un incendio possono essere individuate le seguenti azioni: azione di separazione o soffocamento: consiste nel togliere il contatto fra combustibile e comburente e nell allontanamento del combustibile non ancora interessato dalla combustione da quello già incendiato. azione di diluizione: consiste nel diminuire la concentrazione del combustibile o del comburente azione di disgregazione: consiste nel rimuovere gli inneschi e nella rottura del contatto tra combustibile ed inneschi azione di raffreddamento: consiste nella riduzione della temperatura del combustibile al di sotto del valore di accensione azione di inibizione chimica: si basa sulla capacità che hanno alcune sostanze di agire sulla reazione chimica della combustione, bloccandone il meccanismo e impedendo al fuoco di autoalimentarsi. Agenti estinguenti Le principali sostanze usate per lo spegnimento di un incendio sono: - acqua a getto pieno e nebulizzata: agisce per azione meccanica, soffocamento e per sottrazione di calore; - polveri chimiche: agiscono per soffocamento; - anidride carbonica: agisce per sottrazione di calore e soffocamento; - prodotti alogenati: agiscono per sottrazione di calore e catalisi negativa; - liquidi schiumogeni: agiscono per soffocamento; - agenti estinguenti alternativi agli idrocarburi alogenati. UAcquaU E' la più comune sostanza impiegata nell'estinzione di incendi per la sua facile reperibilità. INDICAZIONI: Si usa per spegnere incendi di: legname, carta, tessuti ed altri materiali solidi; liquidi e sostanze più pesanti di essa; sostanze infiammabili miscibili con essa. CONTROINDICAZIONI: presenza di conduttori elettrici sotto tensione. UPolvere chimicau Non intacca i metalli con cui viene a contatto, né produce gas nocivi. Sono numerosi i tipi di polvere disponibili (ad esempio bicarbonato di sodio, di potassio, cloruro di potassio, solfato di ammonio, etc.) INDICAZIONI: La polvere chimica è indicata per quasi tutti i tipi di incendio. 710 CONTROINDICAZIONI su acidi; se ne sconsiglia inoltre l'uso su macchine e strumenti elettronici che rimarrebbero danneggiati dalla introduzione di finissimi granelli di polvere, difficilmente asportabili. UAnidride carbonicau L'anidride carbonica è un gas inerte più pesante dell'aria che si deposita sul materiale in combustione impedendone il contatto con l'ossigeno nell'aria. Va tenuto presente che rimanendo investiti da un ampio getto di anidride carbonica, si possono riportare ustioni da congelamento. INDICAZIONI apparecchiature in tensione, incendi di apparecchiature delicate e documenti (evapora e non lascia traccia) impianti fissi di spegnimento. CONTROINDICAZIONI incendi coinvolgenti metalli leggeri (Li, Na, K, Mg, Zn...) all'aperto (ventilazione) apparecchiature contenenti l'ossigeno per la combustione (nitrati, perossidi,...) apparecchiature sensibili alle brusche variazioni di temperatura. UIdrocarburi alogenatiu Gli idrocarburi alogenati comunemente detti "HALON" sono sostanze derivate da idrocarburi saturi (atomi di idrogeno, parzialmente sostituiti con atomi di alogeni: Cloro, Bromo, Fluoro etc.) e sono conservati allo stato liquido; facilmente vaporizzabili, sono dielettrici, non lasciano residui e non sono corrosivi. La proprietà del prodotto alogenato è quella di interporsi all'ossigeno nel naturale legame che si crea tra combustibile e comburente durante la combustione. Riguardo la tossicità degli HALON, è bene distinguere quella propria del prodotto (tossicità a freddo) e quella dei prodotti di decomposizione (tossicità a caldo) che si formano nelle fasi di estinzione al momento del contatto con la fiamma a temperature elevate C. ULiquidi schiumogeniu Il liquido schiumogeno è una miscela di schiuma tensioattiva biodegradabile, la sua efficacia estinguente e vincolata dalla aspirazione di aria, necessaria per l'espansione del prodotto. Detta aspirazione avviene meccanicamente durante la proiezione, del liquido miscelato, attraverso apposite attrezzature (cannoni schiuma) munite di specifici fori. UAgenti estinguenti alternativi agli idrocarburi alogenatiu Gli HALON sono risultati dannosi per l ambiente e la maggior salvaguardia di esso ha portato alla commercializzazione di nuovi prodotti che sfruttano lo stesso principio di estinzione degli HALON causando minori effetti dannosi per l ambiente. 811 SOSTANZA ESTINGUENTE separazione soffocamento AZIONE DI diluizione disgregazione raffreddamento inibizione chimica acqua X X X X schiuma X X anidride carbonica X polvere X X idrocarburi alogenati sabbia X X X L AZIONE CONTRO GLI INCENDI La prevenzione L azione preventiva può essere attuata in tre differenti momenti: nella fase di progettazione; nella fase di esercizio dell attività; nella fase di formazione del personale e di informazione degli utenti; Una valida progettazione, in termini di prevenzione incendi, può riguardare aspetti strutturali, impiantistici, tecnologici. Alcuni esempi: - scelta dell area - mobilità e accessibilità - separazione tra aree a rischio non omogeneo - gradi di protezione antincendio degli impianti - scelta di prodotti e materiali ignifughi - grado di resistenza delle struttura - affollamenti - compartimentazione di grandi aree Durante lo svolgimento dell attività è indispensabile seguire alcune azioni a carattere comportamentale ed organizzativo che hanno lo scopo di limitare le probabilità di innesco dell incendio strettamente connesse con l utilizzo della struttura edilizia e la presenza di persone. Alcuni esempi: - controlli e verifiche periodiche su impianti; - stoccaggio in sicurezza di prodotti e rifiuti combustibili od infiammabili; - manutenzioni programmate; - percorribilità delle vie di fuga; - corretto utilizzo di fonti di calore e fiamme libere; - divieti di accesso in zone a rischio specifico. 912 La fase di formazione del personale riguarda essenzialmente l individuazione e la nomina degli addetti alla squadra antincendio e l organizzazione di corsi attinenti alla lotta antincendio e alla gestione delle emergenze in genere. Inoltre è prevista l informazione di tutti gli utenti (studenti, visitatori, etc.) che frequentano l edificio per mezzo di opuscoli, cartelli, posters etc. La protezione Esistono due tipi di protezione: attiva: quando è necessario l intervento da parte dell operatore o di un dispositivo automatico. utilizzo di estintori manuali; utilizzo di idranti e naspi; attivazione di impianti di rilevazione e/o spegnimento automatico; passiva: quando non interviene alcun operatore o dispositivo automatico. distanze di sicurezza; porte tagliafuoco; resistenza al fuoco delle strutture; reazione al fuoco dei materiali; vie di fuga. segnaletica di sicurezza. LA PROTEZIONE ATTIVA Gli estintori Gli estintori sono apparecchi da utilizzare per un pronto intervento su piccoli incendi. Contengono un'agente estinguente che deve essere proiettato sul focolaio e diretto alla base delle fiamme. La fuoriuscita dell'agente estinguente avviene mediante una pressione interna che può essere fornita da una compressione preliminare o dalla liberazione di un gas ausiliario contenuto in una specifica bombolina interna o esterna all'apparecchio. Gli estintori portatili d'incendio trattati in questo manuale e generalmente usati nelle attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco nonché in Commercio, per legge, dal 1 Gennaio 1988, sono quelli omologati secondo le norme del D.M. 20/12/ G.U. n.19 del 20/01/1983. ESTINTORI A Polvere Ad Halon Ad Anidride carbonica A Schiuma La verifica di funzionalità periodica di qualsiasi estintore deve effettuarsi ogni sei mesi Un cartellino recante le date delle verifiche e delle eventuali revisioni, nonché le generalità di chi le ha eseguite, deve sempre seguire l'apparecchio. La carica dell'estintore è controllabile dal manometro (indicatore di pressione) che deve presentare la lancetta entro il settore verde ed è posizionato sul gruppo valvolare; è presente su tutti gli estintori a pressione permanente con esclusione di quelli ad anidride 1013 carbonica Una spina di sicurezza metallica sigillata con piombino, o analogo congegno, impedisce funzionamenti accidentali e assicura l'integrità dell'apparecchio. Il gruppo valvolare presenta una valvolina di sicurezza che ha lo scopo di controllare l'eventuale sovrapressione e di prevenire lo scoppio. Criteri di scelta degli estintori La scelta degli estintori è determinata in funzione della classe di incendio e del livello di rischio del luogo di lavoro. tipo di estintore superficie protetta da un estintore (mq) rischio basso rischio medio rischio alto 13A - 89B A - 113B A - 144B A - 233B il numero dà la dimensione dell incendio che quell estintore è in grado di spegnere, mentre la lettera indica la classe dell incendio. UEstintori ad HalonU Non esistono estintori a Halon con bombolina di pressurizzazione. Nel caso di impiego degli estintori ad Halon in ambienti chiusi, è necessario, subito dopo l uso, ventilare i locali a causa della tossicità dei prodotti di decomposizione degli stessi. Inoltre, queste sostanze sono risultate dannose per l ozono e quindi una volta utilizzato l estintore non può essere ricaricato con lo stesso contenuto ma solo con altri prodotti o sostanze equivalenti. ISTRUZIONI PER L'IMPIEGO: - togliere la spina di sicurezza e/o abbassare il perno di sicurezza; - impugnare con una mano l'estintore e con l'altra premere la leva di comando dell'erogatore; - orientare il getto alla base dell'incendio. L'azionamento dell'estintore deve essere effettuato senza manovre di capovolgimento e gli organi di azionamento possono trovarsi sulla parte superiore dello stesso e in parte sull'estremità della lancia (pistola erogatrice). UEstintori a polvereu Le polveri vengono pressurizzate mediante gas compresso che può essere Azoto oppure CO 2 contenuto in particolari bomboline. ISTRUZIONI PER L'IMPIEGO: - togliere la spina di sicurezza e/o abbassare il perno di sicurezza; - impugnare con una mano l'estintore e con l'altra premere la leva di comando dell'erogatore; - orientare il getto alla base dell'incendio. 1114 L'azionamento dell'estintore deve essere effettuato senza manovre di capovolgimento e gli organi di azionamento possono trovarsi sulla parte superiore dello stesso e in parte sull'estremità della lancia (pistola erogatrice) Manichetta 2 - Leva di azionamento 3 - Manometro 4 - Maniglia di presa 5 - Gas inerte 6 - Tubo pescante Estintore a polvere UEstintori ad anidride carbonicau Al momento dell'azionamento del gruppo valvolare esce anidride carbonica ad una pressione di circa 50/60 bar (a 20 C) e una temperatura di -79 C sotto forma di "NEVE CARBONICA O GHIACCIO SECCO". Il gas circonda i corpi infiammati, abbassa la concentrazione di ossigeno e spegne per soffocamento. La distanza utile del getto dell'anidride carbonica è molto limitata (2 o 3 mt.). Il serbatoio (bombola) dell'estintore ad anidride carbonica deve essere collaudato ogni 5 anni da parte di personale specializzato. ISTRUZIONI PER L'IMPIEGO: - togliere la spina di sicurezza, - impugnare con una mano l'estintore e con l'altra la maniglia ; - impugnare con una mano la maniglia e con l'altra il manicotto sul cono diffusore; - schiacciare la maniglia e dirigere il getto alla base delle fiamme. 1215 Tubo pescante 2 - Leva di comando 3 - Maniglia di presa 4 - Valvola 5 - Manichetta 6 - Cono diffusore 6 Estintore ad anidride carbonica METODO DI INTERVENTO CON GLI ESTINTORI Dirigere il getto sempre con il vento alle spalle e iniziando dal basso. La nube di polvere deve raggiungere una estensione ottimale sul fronte delle fiamme; Iniziare l'operazione di spegnimento sempre dal davanti e dal basso, respingendo gradualmente il fronte delle fiamme; Per lo spegnimento, usare soltanto il necessario, tenendo una riserva per la possibile eventuale ripresa della fiamma; Distribuire la nube di polvere a ventaglio, con il vento alle spalle, respingendo il fronte delle fiamme dal focolaio; Portare sempre l'attacco con idonei estintori e più persone, agendo contemporaneamente; Provvedere subito alla revisione e ricarica dell'estintore usato (anche se parzialmente) tramite Ditta Specializzata; Dopo l'utilizzazione in locali chiusi aerare. UCoperta d'amiantou La sua azione si espleta con il soffocamento della fiamma in quanto il tessuto ignifugo impedisce il contatto dell'ossigeno nell'aria con il combustibile. IMPIEGO: spiegare la coperta ed impugnare i lembi con entrambi le mani avendo l'accortezza di proteggere queste ultime con un lembo della coperta stessa. E consigliabile usarla sempre in due persone. 1316 Impianti fissi di spegnimento e rivelazione incendi Le attività soggette alle normative antincendio, a seconda della loro grandezza e dei locali a rischio specifico, sono generalmente dotate di alcuni dei seguenti impianti fissi: 1. idranti antincendio, 2. impianti automatici di estinzione a pioggia, 3. sistemi di rivelazione d'incendio. 4. evacuatore di fumo e di calore 5. illuminazione di emergenza UIdranti antincendio Sono la parte terminale di una rete idrica realizzata con tubazioni metalliche. L' attacco, la manichetta e la lancia sono racchiusi da una cassetta metallica provvista di sportello con vetro frangibile. Gli idranti devono essere verificati periodicamente (almeno ogni sei mesi) controllando lo stato della manichetta, della lancia e il valore della pressione dell acqua. Gli idranti devono essere dislocati in punti facilmente visibili e distribuiti in modo da raggiungere la zona di pertinenza. L attacco della manichetta all idrante è del tipo UNI 70 e UNI 45. Le manichette sono costituite in genere da fibre tessili sintetiche (nylon, fibra poliestere) e di lunghezza di circa 20 metri. Le lance, meglio se costituite da materiale non conducente elettricamente, hanno in genere la possibilità di erogare un getto pieno, frazionato, nebulizzato. E' NECESSARIO: - che tutto il personale conosca l'esatta ubicazione delle cassette, - che esse siano libere da ostruzioni, - che la manichetta sia correttamente avvolta e si snodi facilmente. Gli idranti NON DEVONO ESSERE UTILIZZATI SUGLI IMPIANTI ELETTRICI SOTTO TENSIONE (se non con l'apposita regolazione del getto nebulizzato) QUALORA LO SPORTELLO FOSSE PRIVO DI CHIAVI, INFRANGERE IL VETRO PER ESTRARRE LA MANICHETTA. Cassetta antincendio Manichetta Lancia Idrante 1417 UI naspiu Sono attrezzature costituite da una bobina mobile su cui è avvolta una tubazione semirigida collegata all idrante e alla lancia alle due estremità. Il vantaggio del naspo è quello di poterlo srotolare con facilità ed aprire il getto d acqua prima di aver srotolato completamente la manichetta. URete idrica La rete idrica deve essere provvista di un numero sufficiente di valvole di intercettazione, dotata di una sufficiente riserva d acqua e provvista sempre di una pressione idrica sufficiente (capace di garantire la portata minima, l/min, richiesta dalla normativa antincendio). Impianti automatici di estinzione a pioggia (Sprinkler) Funzione e scopo di un impianto Sprinkler è di rilevare un incendio quando ancora è nella sua fase iniziale e di estinguerlo o quantomeno contenerne lo sviluppo, lasciando la possibilità di intervenire con mezzi manuali. Gli impianti possono avere funzionamento sia manuale che automatico. Nel caso di halon in funzione manuale il comando di attivazione avviene solo agendo sui pulsanti ubicati all'interno o all'esterno del locale protetto. I pulsanti manuali devono essere azionati esclusivamente dal personale addetto a tale operazione. Gli impianti più diffusi sono: ad acqua: è costituito da irroratori fissi (ugelli) collegati ed alimentati da una rete di tubazioni poste a soffitto. Questi ugelli possono intervenire singolarmente al raggiungimento di una determinata temperatura. ad anidride carbonica; a schiuma; a polvere; ad halon (impiegato principalmente per proteggere i centri di elaborazione dati). Impianto di rivelazione incendi L'impianto di rivelazione incendi serve alla sorveglianza di ambienti a rischio di incendio allo scopo di evidenziarne l inizio e dare subito l allarme. E' costituito da un certo numero di «nasi» (rivelatori di incendio) di vario tipo collegati ad una centralina di controllo e segnalazione (ottica ed acustica) in genere situata in un locale con presenza fissa di persone. I rilevatori maggiormente diffusi sono: Urilevatori termiciu: questi dispositivi entrano in funzione quando la temperatura (dell elemento sensibile o dell ambiente circostante) raggiunge un determinato valore prefissato, oppure quando si verifica un brusco aumento della temperatura (velocità di variazione della temperatura prefissata). Urilevatori di fumou: entrano in funzione quando vi è diffusione nell ambiente circostante dei prodotti della combustione. Urilevatori di fiammau: questi dispositivi rilevano le variazioni di intensità dell energia radiante (in particolare si tratta delle radiazioni comprese nella zona dell infrarosso) emesse dalle fiamme. Evacuatori di fumo e di calore Si tratta di dispositivi (in genere sono costituiti da un fusibile e da una serie di contrappesi 1518 collegati all infisso o serramento) che in caso di diffusione di fumo e/o calore nel locale consentono l apertura di finestre poste in sommità. Gli evacuatori possono essere costituiti anche da aperture permanenti poste nella parte più alta del locale, oppure da finestre con serramenti fissi ma provvisti di vetrate che vanno in frantumi quando vengono investiti dal calore (in questo caso si dovrà evitare la caduta dei frammenti e il rischio di investimento). Illuminazione di emergenza L'illuminazione di sicurezza è un impianto alimentato da sorgente indipendente, che entra in funzione automaticamente al cessare dell'illuminazione normale e deve essere tale da consentire al personale ed al pubblico di raggiungere le uscite che immettono all'aperto o in "zona sicura". L impianto è costituito da una serie di lampade che garantiscono una sufficiente illuminazione (almeno 5 lux) delle vie di fuga e dei locali a rischio o particolarmente difficili da evacuare (ad esempio le aule). La sorgente indipendente può essere costituita da batterie autonome, da una rete elettrica preferenziale dotata di un gruppo di continuità o di accumulatori, da batterie che si ricaricano con l energia elettrica della rete fissa. In ogni caso è necessario intervenire periodicamente per controllare la funzionalità delle lampade verificando lo stato dei «led luminosi» di cui sono dotate, il grado di efficienza delle batterie o degli accumulatori. L autonomia di dette lampade può variare da 1 a 3 ore a seconda dell importanza del luogo che devono illuminare in caso di emergenza. Le lampade possono essere del tipo «sempre acceso» o «di sola emergenza»; in genere sono del primo tipo quelle lampade che sono utilizzate anche per illuminare i cartelli di sicurezza indicanti il percorso da seguire o l uscita di emergenza. LA PROTEZIONE PASSIVA Distanze di sicurezza La normativa prevede tre tipi di distanze: per Udistanza di sicurezza esternau si intende il valore minimo, stabilito dalla norma, delle distanze misurate orizzontalmente tra il perimetro in pianta di ciascun elemento pericoloso di una attività e il perimetro del più vicino fabbricato esterno alla attività stessa o di altre opere pubbliche o private oppure rispetto ai confini di aree edificabili verso le quali tali distanze devono essere osservate; per Udistanza di sicurezza internau si intende il valore minimo, stabilito dalla norma, delle distanze misurate orizzontalmente tra i rispettivi perimetri in pianta dei vari elementi pericolosi di una attività; per Udistanza di protezioneu si intende il valore minimo, stabilito dalla norma, delle distanze misurate orizzontalmente tra il perimetro in pianta di ciascun elemento pericoloso di una attività e la recinzione (ove prescritta) ovvero il confine dell area su cui sorge l attività stessa. Resistenza al fuoco delle strutture Per limitare i danni provocati dall incendio è di fondamentale importanza interporre, tra i vari ambienti di un edificio, elementi costruttivi sia verticali che orizzontali (solai e muri) resistenti al fuoco, in modo da creare una barriera stabile al passaggio del calore, delle fiamme e del 1619 fumo. In questa maniera si ottengono spazi che, ai fini antincendio, sono completamente isolati l uno dall altro. Se una compartimentazione è realizzata secondo regole giuste, un incendio (o i suoi effetti) non si propaga da un ambiente ad un altro adiacente, almeno per un certo lasso di tempo. Naturalmente è necessario che i diversi ambienti di uno stesso piano ed i vari piani siano in comunicazione tra di loro. Sorge, quindi, la necessità, per garantire la funzione tagliafuoco e la continuità del compartimento, proteggere le necessarie aperture esistenti (vani scala, ascensori e vani porta, condotte e fori di passaggio per l impiantistica etc.) con elementi protettivi anch essi di adeguata resistenza al fuoco. Le caratteristiche ed i requisiti antincendio vengono espressi per ogni elemento costruttivo (strutturale e non) attraverso tre parametri: Ula stabilitàu (R): attitudine di un elemento da costruzione a conservare la resistenza meccanica sotto l azione del fuoco; Ula tenutau (E): attitudine di un elemento da costruzione a non lasciar passare né produrre - se sottoposto all azione del fuoco su un lato - fiamme, vapori o gas caldi sul lato non esposto; Ul isolamento termicou (I): attitudine di un elemento da costruzione a ridurre, entro un dato limite, la trasmissione del calore. Ciascuno di questi tre parametri deve essere seguito da un numero che indica il tempo (espresso in minuti) durante il quale questi requisiti si mantengono inalterati. Ad esempio la sigla R 60 indica che l elemento costruttivo è in grado di conservare la propria resistenza meccanica fino a 60 minuti. Esistono sette classi di RESISTENZA AL FUOCO: REI 15, REI 30, REI 45, REI 60, REI 90, REI 120, REI 180. Tali caratteristiche vengono stabilite nei laboratori di prova qualificati, nei quali si verifica il tempo di resistenza dei vari parametri all azione del fuoco. Porte tagliafuoco La funzione di una porta tagliafuoco è quella di impedire il passaggio del fuoco, dei fumi e del calore da un ambiente ad un altro per un periodo di tempo più o meno lungo, secondo le caratteristiche costruttive dell'infisso e dei materiali impiegati. Le caratteristiche citate vengono esplicitate, anche per le porte tagliafuoco, dalla sigla REI seguita dal numero di minuti per cui sono garantite resistenza meccanica, isolamento termico e dai fumi. Tutte le porte devono essere provviste di targhetta di omologazione o certificato di collaudo delle prove sostenute nei laboratori specializzati. Reazione al fuoco dei materiali E definita come grado di partecipazione alla combustione di un materiale esposto al fuoco. I materiali possono essere suddivisi in: - non combustibili - combustibili In relazione a ciò i materiali da costruzione, dopo severe prove di laboratorio, sono assegnati alla classe 0 (quelli incombustibili) ed alle classi da 1 a 5 quelli combustibili. Naturalmente il numero crescente indica l aumento della loro partecipazione alla combustione. I mobili imbottiti, invece, sono classificati da 1IM a 3IM, sempre in funzione della maggiore combustibilità. I mobili imbottiti non combustibili sono ancora assegnati alla classe 0. 1720 Vie di fuga Gli effetti dell incendio sull uomo possono essere limitati in presenza di un sistema di vie di fuga (scale e corridoi) adeguato e valido. Uscite di emergenza Sono uscite ubicate in varie zone dell'attività, con porte munite di congegno antipanico per apertura verso l'esterno e con ben visibile la scritta "USCITA DI EMERGENZA". Le porte di tali uscite sono dotate di chiusura automatica e debbono essere costantemente tenute sgombre da ogni materiale. Esse immettono in un luogo protetto dall incendio o da altre situazioni di emergenza. Sono progettate in numero e dimensioni tali da consentire lo sfollamento o l evacuazione rapida ed ordinata delle persone presenti nei locali. Le uscite di emergenza non possono essere chiuse a chiave, non possono essere scorrevoli, a saracinesca e rullo, girevoli ad asse verticale e se poste su pareti con un REI definito devono possedere le stesse caratteristiche di resistenza all incendio. UScale antincendio Per rendere utilizzabili le scale anche in caso d incendio occorre che le stesse possiedano alcuni requisiti. Innanzitutto devono restare libere dal fumo e mantenere al loro interno una temperatura sopportabile. Il tipo più semplice di scala che possiede queste caratteristiche è la «scala protetta», cioè la scala in vano costituente compartimento antincendio avente accesso diretto da ogni piano con porte di resistenza al fuoco REI predeterminata e dotate di congegno di autochiusura. Un altro tipo di scala è la «scala a prova di fumo». Rappresenta il sistema che dà la massima sicurezza per garantire l esodo delle persone dai vari piani di un edificio. La principale differenza rispetto a quella protetta è costituita dall accesso, il quale deve avvenire attraverso un disimpegno con caratteristiche particolari, in grado di impedire in maniera efficace che il fumo presente nella zona dell incendio possa invadere la scala. Il predetto disimpegno può essere uno spazio aperto oppure un disimpegno aperto per almeno un lato su uno spazio scoperto (scala a prova di fumo esterna); se l accesso alla scala avviene attraverso un particolare disimpegno detto «filtro» costituente anch esso un compartimento antincendio e realizzato con determinate caratteristiche, la scala viene chiamata «scala a prova di fumo interna». Infine, se progettata e realizzata secondo quanto previsto dalla normativa, anche una scala completamente esterna può essere considerata «a sicurezza antincendio». In particolare essa deve essere collocata lontana dai vani e dalle aperture sulla facciata dell edificio dai quali si possono sprigionare fiamme, calore e fumo. 18 Vedere altro
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References: Art. 2
 ART. 91
 Articolo 1
 Articolo 2
 Art. 37
 art. 2
 Art. 12
 Art. 4
 art. 2