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I760 provvedimento 5_mar_2014
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Sentenza Agcom Roche-Novartis
1 L’AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO NELLA SUA ADUNANZA del 27 febbraio 2014; SENTITO il Relatore Professore Piero Barucci; VISTO l’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea; VISTO il D.P.R. 30 aprile 1998 n. 217; VISTO il Regolamento del Consiglio (CE) n. 1/2003, del 16 dicembre 2002; VISTA la Comunicazione della Commissione sulla cooperazione nell’ambito della rete delle autorità garanti della concorrenza, del 27 aprile 2004; VISTA la delibera del 6 febbraio 2013, con la quale è stata avviata un’istruttoria, ai sensi dell’articolo 14 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, nei confronti delle società F.Hoffmann-La Roche Ltd., Genentech Inc., Novartis AG, Novartis Farma S.p.A., Roche S.p.A. per accertare l’esistenza di violazioni dell’articolo 101 del TFUE; VISTA la comunicazione delle risultanze istruttorie, inviata alle parti in data 25 ottobre 2013, e i successivi chiarimenti inviati in data 20 dicembre 2013; VISTA la comunicazione alla Commissione Europea, ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 4, del Regolamento (CE) n. 1/2003; VISTE le delibere adottate in data 13 novembre 2013 e 20 dicembre 2013, nelle quali il termine di chiusura del procedimento è stato prorogato rispettivamente al 13 febbraio 2014 e 28 febbraio 2014;
2 VISTI gli atti del procedimento e la documentazione acquisita nel corso dell’istruttoria; CONSIDERATO quanto segue: I. IL PROCEDIMENTO ISTRUTTORIO 1. In data 6 febbraio 2013, a seguito di alcune denunce pervenute dalla Associazione Italiana Unità Dedicate Autonome Private di Day Surgery (di seguito anche Aiudapds) e dalla Società Oftalmologica Italiana (SOI), l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Autorità) ha avviato un’istruttoria, ai sensi dell’articolo 14 della legge n. 287/1990, nei confronti delle società F.Hoffmann-La Roche Ltd. (Roche), Genentech Inc. (Genentech), Novartis AG (Novartis), Novartis Farma S.p.A. (Novartis Farma), Roche S.p.A. (Roche Italia), per presunte infrazioni dell’articolo 101 TFUE relativamente alla commercializzazione in Italia dei farmaci Avastin e Lucentis. 2. In data 14 febbraio 2013 sono state effettuate verifiche ispettive presso le sedi delle società Roche Italia, Novartis Farma e Alcon Italia S.p.A., quest’ultima società facente parte del gruppo Novartis. La notifica del provvedimento di avvio dell’istruttoria alle società di diritto estero Roche, Novartis e Genentech è avvenuta secondo le procedure di notifica internazionale del provvedimento originale in lingua italiana con copia tradotta, per la cura dell’Ufficio Unico degli Ufficiali Giudiziari del Tribunale di Roma. Roche e Novartis risultano aver ricevuto notifica dei citati provvedimenti in data 19 marzo 2013 per il tramite del Zivilgericht Basel- Stadt; Genentech risulta aver ricevuto notifica in data 5 aprile 2013 per il tramite di Process Forwarding International, Official Process Server to U.S. Departement of Justice and U.S. State Department. 3. In data 26 marzo 2013 la Regione Emilia-Romagna e l’associazione di consumatori Altroconsumo (Altroconsumo) hanno formulato istanza di partecipazione al procedimento ai sensi dell’art. 7, comma 1, lett. b), del D.P.R. n. 217/1998, che è stata accolta. 4. Nel corso del procedimento si sono tenute le seguenti audizioni: la Regione Emilia-Romagna è stata sentita in data 27 maggio 2013; Aiudapds in data 29 maggio
3 2013; la Regione Veneto in data 31 maggio 2013; SOI in data 14 giugno 2013; l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) in data 17 giugno 2013; Roche, Genentech e Roche Italia congiuntamente in data 19 giugno 2013. 5. Richieste di informazioni sono state indirizzate alle società Roche, Novartis, Genentech, Roche Italia, Novartis Farma, Pfizer Italia S.r.l. (Pfizer), Bayer S.p.A. (Bayer), IMS Health S.p.A. (IMS), nonché alla European Medicines Agency (EMA). Roche e Novartis, cui sono state richieste informazioni in data 9 maggio 2013, hanno preliminarmente rappresentato la necessità di ottenere apposita autorizzazione alla trasmissione delle informazioni richieste da parte delle autorità svizzere competenti ai sensi dell’art. 271 del codice penale svizzero. Le due società hanno quindi espletato le attività necessarie all’ottenimento di tale autorizzazione, fornendo le informazioni richieste rispettivamente in data 11 luglio 2013 (Roche) e 9 agosto 2013 (Novartis). 6. Le parti hanno ripetutamente esercitato il diritto di accesso agli atti del procedimento, a decorrere dal marzo 2013. 7. In data 25 ottobre 2013 è stata inviata alle parti la comunicazione delle risultanze istruttorie (CRI), con fissazione del termine di acquisizione degli elementi probatori, ai sensi dell’art. 14, comma 1, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e dell’art. 14, comma 2, del D.P.R. 30 aprile 1998, n. 217, alla data del 27 novembre 2013. In data 20 dicembre 2013, a seguito di richieste pervenute dalle imprese Parti, sono stati inviati chiarimenti in merito alle modalità di calcolo delle stime economiche contenute nelle CRI: di conseguenza, al fine di consentire l’esercizio di un pieno contraddittorio, il termine di acquisizione degli elementi probatori è stato differito al 27 gennaio 2014. Il termine di chiusura del procedimento è stato prorogato una prima volta su istanza delle imprese al 13 febbraio 2014, quindi al 28 febbraio 2014 in conseguenza del differimento del termine di acquisizione degli elementi probatori di cui sopra. 8. Tutte le parti del procedimento hanno presentato memorie conclusive, che sono pervenute in data 22 gennaio 2014: in data 27 gennaio 2014 si è svolta l’audizione finale dinanzi al Collegio dell’Autorità.
4 II. LE PARTI 9. F.Hoffmann-La Roche Ltd. (Roche) è una società di diritto svizzero con sede legale a Basilea, a capo operativo del gruppo Roche, presente a livello mondiale nella produzione e commercializzazione di prodotti farmaceutici e diagnostici. Il controllo del gruppo è riconducibile ad alcuni componenti della famiglia Roche-Oeri attraverso la società Roche Holding Ltd., di cui detengono un complessivo 50,01% sulla base di uno shareholder pooling agreement stipulato nel 1948 e tuttora vigente1; il restante capitale sociale è ripartito tra una società facente parte del gruppo Novartis, detentrice di una partecipazione pari al 33,33%, e altri azionisti minori. Nel 2012 il fatturato mondiale di Roche è stato pari a [10-15 miliardi di]∗ euro2. 10. Genentech Inc. (Genentech) è una società per azioni statunitense con sede legale a San Francisco, attiva nello sviluppo e produzione di farmaci biotecnologici. Genentech fa parte del gruppo Roche in quanto interamente controllata da Roche, la quale ne ha detenuto la maggioranza assoluta sin dal 1990 con l’acquisto di una quota pari al 55,9%, e ne ha infine rilevato l’intero capitale sociale nel marzo 2009 con un’offerta pubblica di acquisto relativa al restante 44,1%. Nel 2012 il fatturato mondiale di Genentech è stato pari a [10-15 miliardi di] euro. 11. Roche S.p.A. (Roche Italia) è la filiale italiana del gruppo Roche e ha sede legale a Milano. Nel 2012 il fatturato di Roche Italia è stato pari a 951.850.000 euro, interamente realizzato in Italia. 12. Novartis AG (Novartis) è una società per azioni di diritto svizzero con sede legale a Basilea, a capo operativo dell’omonimo gruppo svizzero, presente a livello mondiale nella produzione e commercializzazione di prodotti farmaceutici. Novartis è una public company quotata presso le borse di Zurigo e New York. Nel 2012 il fatturato mondiale del gruppo Novartis è stato pari a [40-45 miliardi di] euro. 1 Secondo quanto da ultimo comunicato da Roche, tale controllo esclusivo è rimasto immutato anche a seguito della recente fuoriuscita dal pool di un suo componente (cfr. doc. 342, risposta di Roche a richiesta di informazioni, pp. 25-26). ∗ Nella presente versione alcuni dati sono omessi, in quanto si sono ritenuti sussistenti elementi di riservatezza o di segretezza delle informazioni. 2 Tale fatturato non consolida i fatturati di Roche Italia e Genentech, in quanto all’interno del gruppo Roche tutte le società risultano consolidate esclusivamente nella holding finanziaria Roche Holding Ltd. (cfr. doc. 433, p. 2).
5 13. Novartis Farma S.p.A. (Novartis Farma) è la filiale italiana del gruppo Novartis e ha sede legale a Origgio (Varese). Nel 2012 il fatturato di Novartis Farma è stato pari a 957.262.000 euro, interamente realizzato in Italia. 14. L’Associazione Italiana Unità Dedicate Autonome Private di Day Surgery (Aiudapds) è un’associazione di circa quaranta strutture sanitarie private operanti sul territorio nazionale, alcune delle quali specializzate in oftalmologia. Aiudapds è parte del procedimento in quanto soggetto denunciante. 15. La Società Oftalmologica Italiana (SOI) è un’associazione scientifica con circa 5.000 soci, rappresentanti oltre il 60% degli oculisti operanti sul territorio nazionale. La SOI, che costituisce la più grande società oftalmologica a livello europeo, è parte del procedimento in quanto soggetto denunciante. 16. La Regione Emilia-Romagna è una regione a statuto ordinario dello Stato italiano, con capoluogo Bologna e una popolazione di circa 4,5 milioni di abitanti. 17. L’Associazione Altroconsumo (Altroconsumo) è un’associazione di consumatori senza fini di lucro iscritta al Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti, con sede sociale a Milano e circa 300.000 associati. IV. LE RISULTANZE ISTRUTTORIE 18. Le condotte d’impresa aventi rilevanza per il procedimento in epigrafe interessano alcuni farmaci biotecnologici3 impiegati nella cura di patologie della vista. Tenuto conto dell’elevata specificità della materia, si forniscono qui di seguito alcune informazioni rilevanti sotto il profilo normativo-regolamentare e industriale. 3 I farmaci si distinguono in prodotti chimici, cioè aventi un principio attivo ottenuto mediante procedimenti di sintesi chimica, e biotecnologici, il cui principio attivo corrisponde a sostanze prodotte o estratte da un sistema biologico. Farmaci chimici e biotecnologici si differenziano tra loro per il rispettivo disegno interno: infatti, mentre i primi hanno strutture perlopiù semplici e basso peso molecolare (cui consegue la relativa agevolezza della loro sintesi chimica e quindi della produzione/replica industriale), i secondi presentano complesse strutture proteiche tridimensionali e alto peso molecolare. Da tali caratteristiche dipendono molte variabili, spesso di difficile replicazione nell’ambito del processo di produzione, e la cui complessità è anche la principale giustificazione addotta per i prezzi solitamente assai più elevati che i farmaci biologici presentano rispetto a quelli dei chimici (in proposito v. utilmente il documento di AIFA, I farmaci biosimilari, 13 maggio 2013, pp. 3 ss., http://www.agenziafarmaco.gov.it/sites/default/files/AIFA_POSITION_PAPER_FARMACI_BIOSIMILARI.pdf. Con specifico riferimento alla questione dei prezzi dei farmaci biotecnologici v. Joan Rovira et al., The impact of biosimilars’ entry in the EU market, gennaio 2011, p. 11, http://ec.europa.eu/enterprise/sectors/healthcare/files/docs/biosimilars_market_012011_en.pdf).
6 IV.I Il contesto normativo 19. Con specifico riferimento al diritto dell’Unione Europea (UE), la principale disciplina dei prodotti farmaceutici destinati a uso umano è contenuta nella direttiva 2001/83/CE e nel regolamento n. 726/2004/CE4. Autorizzazione al commercio e farmacovigilanza 20. Un prodotto farmaceutico può essere immesso sul mercato solo al termine di un lungo iter scientifico-amministrativo, composto di varie fasi di studio e sperimentazione, previo ottenimento di un’Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC) da parte di apposite autorità (c.d. agenzie del farmaco). Mentre negli Stati Uniti (USA) l’agenzia del farmaco competente al rilascio della relativa AIC è la U.S. Food and Drug Administration (FDA), nell’ambito della UE sussiste una ripartizione di competenze tra la European Medicines Agency (EMA) e autorità nazionali dei singoli Stati membri. 21. Più nello specifico, ai sensi del reg. n. 726/2004/CE l’EMA ha competenza esclusiva sulla procedura centralizzata per l’ottenimento dell’AIC valida a livello comunitario. Tale procedura è prevista esclusivamente per una determinata serie di farmaci, tra cui quelli biotecnologici, e consiste in una valutazione della documentazione presentata dall’impresa richiedente (Marketing Authorization Holder, MAH) che viene effettuata da un apposito comitato scientifico (Committee for Human Medicinal Products, CHMP) e trasmessa alla Commissione UE, la quale adotta una decisione con cui conferisce un’AIC valida per tutto il territorio UE. Sempre a EMA, sulle base delle valutazioni del CHMP, spettano eventuali interventi di revisione dell’AIC di un farmaco autorizzato con procedura centralizzata, interventi che possono dipendere (1) dall’emergere di variazioni nel profilo rischio/beneficio, (2) da apposite richieste del MAH. 22. Quando non è prevista la procedura centralizzata, l’amministrazione dell’AIC di un farmaco resta di competenza delle singole agenzie del farmaco nazionali, ciascuna per il proprio territorio. Con riguardo all’Italia, soggetto di riferimento è in tal senso l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ente di diritto pubblico dotato di 4 Direttiva n. 2001/83/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 6 novembre 2001 recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano, in GU L311 del 28 novembre 2001, pp. 67 ss. (in Italia la direttiva ha avuto attuazione con il decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219); Regolamento n. 726/2004/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 31 marzo 2004 che istituisce procedure comunitarie per l’autorizzazione e la sorveglianza dei medicinali per uso umano e veterinario, e che istituisce l’agenzia europea per i medicinali, in GU L136 del 30 aprile 2004, pp. 1 ss.
7 personalità giuridica, istituito dal decreto legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito in legge 24 novembre 2003, n. 326. 23. Contestualmente alla concessione dell’AIC, sia essa centralizzata o nazionale, l’agenzia del farmaco competente approva un documento relativo alle indicazioni terapeutiche, vie e modalità di somministrazione del farmaco: tale documento, denominato Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP, traduzione italiana di Summary of Product Characteristics, SmPC, compreso nel documento informativo generale predisposto da EMA per ogni farmaco e denominato European Public Assessment Report, EPAR), rappresenta l’atto d’indirizzo fondamentale per l’utilizzo standard del prodotto da parte di medici e strutture sanitarie: tale utilizzo viene definito secondo etichetta/registrazione, ovvero “on-label”. 24. Le agenzie del farmaco provvedono altresì al controllo della sicurezza dei prodotti dopo la loro commercializzazione. Tale attività, nota come farmacovigilanza, corrisponde a programmi di sorveglianza dei farmaci in commercio volti a monitorare i rischi dei prodotti per la salute dei pazienti o la salute pubblica: ciò avviene attraverso la raccolta in apposite banche dati di tutte le segnalazioni relative a effetti collaterali negativi/seri eventi avversi di un farmaco (Adverse Drug Reactions/Serious Adverse Events) osservati nell’attività medica o in nuove ricerche. Le agenzie nazionali provvedono al mantenimento di database relativi al territorio del proprio Stato, mentre a livello sovranazionale operano alcuni database di riferimento generale, in particolare quelli curati da EMA, FDA e Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, WHO). 25. Ai sensi della normativa comunitaria vigente (in particolare artt. 101 ss. della dir. 2001/83/CE, e artt. 16 ss. del reg. n. 726/2004/CE) la responsabilità per la farmacovigilanza grava sull’EMA e le autorità degli Stati membri in generale, nonché sul MAH del farmaco. Quando il numero di eventi avversi registrati raggiunge un livello significativo viene adottata e fatta circolare a cura del MAH una comunicazione relativa alla sicurezza del prodotto, destinata ai professionisti medici (Dear HealthCare Professional, DHCP, a volte anche indicata come Dear Doctor Letter, DDL): invio e contenuto di una DHCP vanno concordati da parte del MAH con l’EMA, mentre la circolazione nei diversi Stati membri deve essere ulteriormente autorizzata dalle singole agenzie nazionali competenti.
8 26. Le agenzie nazionali, quali AIFA, hanno infine competenza esclusiva per la determinazione dei prezzi dei farmaci validi nei rispettivi Stati membri e per l’eventuale previsione di una copertura dei conseguenti costi da parte del SSN5. Le modalità di definizione di tali materie variano anche considerevolmente nei diversi ordinamenti, salva una sostanziale ricorrenza di determinati meccanismi di contrattazione tra imprese farmaceutiche ed enti nazionali competenti. Con specifico riferimento all’Italia va considerato come, in virtù del principio universalistico e solidaristico di accesso alle cure che impronta il SSN, i diversi Sistemi Sanitari Regionali (SSR) sostengono integralmente i costi dei farmaci e delle cure ritenute essenziali per la salute dei cittadini6. Uso di farmaci off-label 27. L’osservanza del RCP di un farmaco sotto il profilo delle indicazioni terapeutiche e/o delle modalità di somministrazione è alla base dell’uso on-label, ovvero secondo etichetta. Nondimeno, quando ritenuto utile per la salute dei pazienti, in base al fondamentale principio della libertà di giudizio e indipendenza di scelta terapeutica proprio della sua professione7 un medico può decidere d’impiegare un farmaco al di fuori delle indicazioni riportate nel RCP. Tale uso, comunemente definito fuori etichetta/registrazione, ovvero “off-label”, può attenere l’impiego del farmaco secondo (i) una diversa indicazione terapeutica, (ii) un diverso dosaggio, (iii) 5 Tutti i farmaci, per essere immessi in commercio, necessitano che siano loro attribuiti da AIFA un prezzo e una classe di rimborsabilità da parte del SSN. La determinazione del prezzo dei farmaci rimborsati dal SSN avviene mediante la contrattazione le imprese farmaceutiche e AIFA, sulla base dei seguenti criteri: (1) rapporto costo/efficacia positivo: il medicinale è ritenuto utile per il trattamento di patologie per le quali non esiste alcuna terapia efficace, o fornisce una risposta più adeguata rispetto a farmaci già disponibili per le medesime indicazioni terapeutiche; (2) rapporto rischio/beneficio più favorevole rispetto a farmaci già disponibili per le stesse indicazioni; (3) valutazione dell’impatto economico sul SSN; (4) miglior rapporto costo terapia/die a confronto con prodotti della stessa efficacia; (5) stima delle quote di mercato acquisibili; (6) confronto con i prezzi e i consumi degli altri Paesi europei. Nella valutazione dell’efficacia e del prezzo di un farmaco l’AIFA si avvale della Commissione Tecnico Scientifica e del Comitato Prezzi e Rimborso; sempre ad AIFA spetta il mantenimento dell’equilibrio economico relativo al tetto fissato per la spesa farmaceutica convenzionata e ospedaliera, che governa tramite l’applicazione di opportune misure di ripiano nel caso di sforamento quali il pay back e l’incentivazione all’impiego di medicinali equivalenti (cfr. AIFA, doc. Negoziazione e rimborsabilità, http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/negoziazione-e-rimborsabilit%C3%A0). 6 A tale fine, i farmaci commercializzati in Italia sono classificati da AIFA in tre fasce di rimborsabilità: fascia A, comprendente i farmaci essenziali e per malattie croniche, interamente rimborsati dal SSN; fascia H, comprendente i farmaci di esclusivo uso ospedaliero, interamente rimborsati dal SSN solo quando utilizzati in ambito ospedaliero; fascia C, comprendente farmaci a totale carico del paziente (v. Parlamento Italiano - Camera dei Deputati, doc. Temi dell'attività Parlamentare. Farmaci e spesa farmaceutica, http://leg16.camera.it/561?appro=215&Farmaci+e+spesa+farmaceutica). 7 V. in proposito, per l’ordinamento italiano, l’art. 4 (Libertà e indipendenza della professione) del Codice di deontologia medica, in vigore dal 16 dicembre 2006.
9 un diverso gruppo di pazienti, rispetto a quelli per cui ha ottenuto l’AIC e riportati in RCP. 28. La pratica dell’off-label risulta molto diffusa, in particolare in alcuni importanti settori terapeutici8: il supporto da parte di evidenze clinico-scientifiche per gli utilizzi off-label di farmaci, tuttavia, varia a seconda dei casi, di frequente non ricorrendo affatto9. Nonostante la sua ampiezza, il fenomeno dell’off-label resta privo a livello internazionale di riferimenti comuni sotto il profilo regolamentare: manca ad esempio una definizione condivisa di tali pratiche, e occorre pertanto prendere in considerazione le eventuali discipline esistenti nei diversi ordinamenti. 29. Con riferimento alla UE, vige in proposito un generico richiamo alla legittimità di disposizioni nazionali esistenti in materia, previsto dall’art. 5, comma 1, della dir. 2001/83/CE, secondo cui “uno Stato membro può, conformemente alla legislazione in vigore e per rispondere ad esigenze speciali, escludere dall’ambito di applicazione della presente direttiva i medicinali forniti per rispondere ad un’ordinazione leale e non sollecitata, elaborati conformemente alle prescrizioni di un operatore sanitario autorizzato e destinati ad un determinato paziente sotto la sua personale e diretta responsabilità”. Una sentenza della Corte di Giustizia ha da ultimo fornito un’interpretazione restrittiva delle applicazioni off-label, rilevando come queste debbano rispondere a speciali esigenze di natura medica, fondarsi su considerazioni strettamente terapeutiche e in assenza di farmaci già autorizzati per la medesima indicazione10. 8 Ciò determina, evidentemente, un’estensione delle applicazioni commerciali dei prodotti anche al di là degli ambiti previsti nelle rispettive AIC. Nel settore farmaceutico, in effetti, rappresenta una questione rilevante la ricorrenza di condotte d’impresa volte a promuovere utilizzi off-label di propri farmaci, come si evince dalle crescenti attività investigative e sanzionatorie di varie autorità competenti (in particolare negli USA, dove la normativa vigente è interpretata nel senso di vietare alle imprese qualsiasi forma di promozione di usi off-label), nonché dai numerosi accordi transattivi conclusi dalle imprese farmaceutiche per estinguere ricorsi presentati in proposito. Una panoramica in materia è offerta da Aaron Kesselheim, Michelle Mello, David Studdert, Strategies and Practices in Off-Label Marketing of Pharmaceuticals: A Retrospective Analysis of Whistleblower Complaints, in PLoS Medicine, vol. 8, n. 4, 2011, pp. 1 ss., http://www.plosmedicine.org/article/fetchObject.action?uri=info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pmed.1000431&repre sentation=PDF. Per un recente caso di accordo transattivo, relativo al gruppo Roche, v. l’articolo di Ron Leuty, Off-label drug use. Genentech settles Rituxan whistleblower suit for $20M, in San Francisco Business Times, 2 dicembre 2011, http://www.bizjournals.com/sanfrancisco/blog/biotech/2011/12/genentech-roche-rituxan- whistleblower.html?page=all. 9 Secondo uno studio realizzato in proposito, prendendo a riferimento i consumi di farmaci negli USA, circa il 73% degli usi off-label risultano privi di evidenze scientifiche a loro sostegno (cfr. David Radley et al., Off-label Prescribing Among Office-Based Physicians, in Archives of Internal Medicine, vol. 166, n. 9, 2006, pp. 1021-1026, http://archinte.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=410250). 10 Corte di Giustizia UE, sent. 29 marzo 2012, C-185/10, Commissione c. Polonia, para. 30 ss..
10 30. Per quanto riguarda la disciplina degli usi off-label vigente in Italia, essa è costituita da un complesso combinato disposto di normative che nel corso del tempo sono state adottate per finalità differenti, dalla gestione di questioni emergenziali legate all’utilizzo di terapie sperimentali a ragioni di carattere economico attinenti la copertura dei costi sanitari da parte del SSN. Principale riferimento in proposito è il decreto legge 21 ottobre 1996, n. 536, convertito con legge 23 dicembre 1996, n. 648, all’art. 1, comma 4, secondo cui “qualora non esista valida alternativa terapeutica, sono erogabili a totale carico del [SSN], a partire dal 1 gennaio 1997, i medicinali innovativi la cui commercializzazione è autorizzata in altri Stati ma non sul territorio nazionale, i medicinali non ancora autorizzati ma sottoposti a sperimentazione clinica e i medicinali da impiegare per un’indicazione terapeutica diversa da quella autorizzata”; a tale fine, i farmaci in oggetto vengono inseriti “in apposito elenco predisposto e periodicamente aggiornato” da parte dell’AIFA (“Lista 648”)11. 31. A far data dal 1996, dunque, il SSN può erogare a proprie spese farmaci utilizzati off-label, purché ricompresi nella Lista 648 a seguito di una specifica decisione dell’AIFA. Secondo quanto rappresentato in corso d’istruttoria dal direttore generale di EMA (già direttore generale di AIFA), la legge n. 648/1996 con la sua conseguente lista era stata introdotta “per non negare ai pazienti una speranza di cura. Nella realtà si è rivelata strumento di grande vantaggio principalmente per l’industria. Costituisce infatti un vantaggio commerciale precoce con l’utilizzo off-label in assenza di autorizzazione (AIC), consente inoltre di produrre dati di efficacia per nuove indicazioni terapeutiche eventualmente utili per una successiva fase registrativa (sviluppo finanziato dal SSN!)”12. 32. A fronte di tale disposizione generale, l’art. 3 del decreto-legge 17 febbraio 1998, n. 23, convertito con modificazioni dalla legge 8 aprile 1998, n. 94 (c.d. legge Di Bella), ha subordinato la prescrittibilità di farmaci off-label – e il loro uso a carico del SSN – al convincimento del medico curante che il proprio paziente non possa 11 Secondo quanto riferito dal direttore generale di AIFA, “L’esistenza di tale disciplina rappresenta una peculiarità dell’ordinamento italiano: negli altri paesi, sia UE che extra-UE, vigono infatti regole diverse che, da un lato, non prevedono generalmente per gli usi off-label la copertura delle spese da parte del SSN competente, dall’altro, consentono ai medici curanti di mantenere autonomia decisionale” (doc. 321, verbale di audizione di AIFA, p. 3). 12 Cfr. doc. 307, comunicazione del direttore generale di EMA, p. 5. Le considerazioni in proposito proseguono rilevando come sia “fondamentale inoltre l’elemento prezzo. Per questi farmaci l’acquisto da parte del SSN avviene senza negoziazione, il prezzo è imposto dalla ditta e generalmente molto elevato per il carattere di asserita innovatività. Il vantaggio si protrae anche quando studi successivi confermano l’efficacia ipotizzata durante la fase di utilizzo off-label e i dati consentono l’estensione dell’AIC. La casa farmaceutica avendo già il farmaco in distribuzione ad un prezzo non negoziato non ha nessuna esigenza di affrettare la negoziazione, che avviene in situazione di necessità, poiché a quel punto diversi pazienti saranno in corso di trattamento. Questo costituisce un evidente vantaggio negoziale per l’industria” (ibidem, p. 5-6).
11 essere trattato con medicinali già approvati (cioè dotati di un’AIC che riporti espressamente l’indicazione terapeutica rilevante), purché di simile impiego fuori etichetta sia già stato dato atto nella letteratura scientifica13. 33. L’art. 1, comma 796, lett. z), della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Finanziaria 2007) ha quindi introdotto un’ulteriore delimitazione delle prescrizioni di farmaci off- label all’interno del SSN e a suo carico, stabilendo che l’uso di terapie farmacologiche con modalità o indicazioni diverse da quelle autorizzate è consentito solo nell’ambito di sperimentazioni cliniche, vietandolo quando assuma carattere diffuso e sistematico e si configuri come alternativa terapeutica per pazienti affetti da patologie per le quali risultino autorizzati farmaci ad hoc ai sensi del rispettivo RCP14. Ancora, l’art. 2, comma 348, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Finanziaria 2008), ha disposto che per il trattamento di una determinata patologia non si può in nessun caso prescrivere un farmaco di cui non sia autorizzato il commercio, se questo non è collocato almeno in una fase avanzata della sperimentazione accreditata15. 34. A valle del quadro normativo così delineato si può rilevare come in Italia la prescrizione di farmaci off-label sia legittima16 ma abbia subito progressive limitazioni, perlopiù determinate dall’intenzione del legislatore di arginare l’utilizzo diffuso nel 13 “In singoli casi il medico può, sotto la sua diretta responsabilità e previa informazione del paziente e acquisizione del consenso dello stesso, impiegare un medicinale prodotto industrialmente per un’indicazione o una via di somministrazione o una modalità di somministrazione o di utilizzazione diversa da quella autorizzata, ovvero riconosciuta agli effetti dell’applicazione dell'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 21 ottobre 1996, n. 536, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 dicembre 1996, n. 648, qualora il medico stesso ritenga, in base a dati documentabili, che il paziente non possa essere utilmente trattato con medicinali per i quali sia già approvata quella indicazione terapeutica o quella via o modalità di somministrazione e purché tale impiego sia noto e conforme a lavori apparsi su pubblicazioni scientifiche accreditate in campo internazionale”. 14 “La disposizione di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto-legge 17 febbraio 1998, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1998, n. 94, non è applicabile al ricorso a terapie farmacologiche a carico del Servizio sanitario nazionale, che, nell'ambito dei presìdi ospedalieri o di altre strutture e interventi sanitari, assuma carattere diffuso e sistematico e si configuri, al di fuori delle condizioni di autorizzazione all'immissione in commercio, quale alternativa terapeutica rivolta a pazienti portatori di patologie per le quali risultino autorizzati farmaci recanti specifica indicazione al trattamento. Il ricorso a tali terapie è consentito solo nell’ambito delle sperimentazioni cliniche dei medicinali di cui al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 211, e successive modificazioni”. 15 “In nessun caso il medico curante può prescrivere, per il trattamento di una determinata patologia, un medicinale di cui non è autorizzato il commercio quando sul proposto impiego del medicinale non siano disponibili almeno dati favorevoli di sperimentazioni cliniche di fase seconda. Parimenti, è fatto divieto al medico curante di impiegare, ai sensi dell'articolo 3, comma 2, del decreto-legge 17 febbraio 1998, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1998, n. 94, un medicinale industriale per un'indicazione terapeutica diversa da quella autorizzata ovvero riconosciuta agli effetti dell'applicazione dell'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 21 ottobre 1996, n. 536, convertito dalla legge 23 dicembre 1996, n. 648, qualora per tale indicazione non siano disponibili almeno dati favorevoli di sperimentazione clinica di fase seconda”. 16 Secondo quanto è già stato rilevato in dottrina, la normativa nazionale a partire dalla legge del 1998 “limita ma non vieta la prescrizione dei medicinali fuori indicazione, con un’impostazione che si concilia con quella che è stata successivamente adottata a livello comunitario dalla Direttiva 2001/83/CE: pur riferendosi più direttamente alla fattispecie della produzione industriale di medicinali su richiesta del medico, infatti, in termini più ampi la direttiva individua un perimetro che può essere eccezionalmente sottratto alla disciplina più generale” (Fausto Massimino, Recenti interventi normativi e giurisprudenziali in materia di prescrizione dei farmaci off label, in Danno e responsabilità, n. 12, 2010, p. 1106).
12 SSN di farmaci aventi costi particolarmente elevati a suo carico. Ciò è avvenuto con interventi che hanno inciso fortemente sui profili di responsabilità del medico curante, combinandosi a una disciplina della responsabilità professionale già di per sé caratterizzata da una peculiare complessità. 35. Tale complessità, con le conseguenti difficoltà interpretative, si è da ultimo acuita con le innovazioni introdotte dall’art. 3, comma 1, del d.l. 13 settembre 2012, n. 158, convertito in legge 8 novembre 2012, n. 189, che nel prevedere come l’attenersi da parte dell’operatore medico-sanitario a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica ne escluda la responsabilità penale per colpa lieve, ha rinviato al contempo a un inedito criterio di responsabilità civile di tipo extracontrattuale17, suscettibile di gravare in modo particolare sui medici rispetto alle proprie decisioni di cura dei pazienti e condizionando di conseguenza i timori dei professionisti per l’insorgenza di azioni di danno a proprio carico quando, come nel caso di prescrizioni di farmaci off-label (sia a carico del SSN che direttamente del paziente), le informazioni sulla sicurezza di tali terapie possano risultare controverse. IV.II Il contesto di mercato Patologie della vista e loro cure 36. Le segnalazioni da cui ha preso avvio il presente procedimento istruttorio riguardavano due prodotti, Avastin e Lucentis, il cui impiego ricorre nel trattamento di una serie di patologie oculari molto diffuse nella popolazione – maculopatie essudative e glaucoma neovascolare – determinate nel loro complesso da disordini vascolari e più specificamente dalla proliferazione di nuovi vasi sanguigni, un processo biologico denominato “angiogenesi”. 37. Le maculopatie essudative sono un gruppo di affezioni oculari che colpiscono l’area centrale della retina deputata alla visione distinta, denominata macula. Tra tali patologie rilevano, in particolare: • la degenerazione maculare senile di tipo umido (wet-Age related Macular Degeneration, AMD). Il principale fattore di rischio dell’AMD è rappresentato 17 La novella è stata oggetto di numerose critiche per le sue difficoltà interpretative: tra i molti cfr. Fabio Cembrani, La legge Balduzzi e le pericolose derive di un drafting normativo che (forse) cambia l’abito alla responsabilità giuridica del professionista della salute, in Rivista italiana di medicina legale, vol. 35, n. 2, 2013, pp. 799 ss.. Per una ricostruzione complessiva, anche sotto il profilo giurisprudenziale, dei complessi criteri di responsabilità professionale del medico, v. da ultimo Giovanni Comandé, Italy, in International Encyclopaedia of Laws. Medical Law, Alphen aan den Rijn 2014, pp. 152 ss..
13 dall’età avanzata: secondo studi recenti almeno il 60% degli individui al di sopra dei sessant’anni soffre di forme più o meno gravi di AMD con conseguente ipovisione, e di questi almeno il 4% è affetto da una forma talmente avanzata da essere a rischio di cecità. L’AMD è la prima causa di cecità nei paesi industrializzati e la terza a livello mondiale, con una distribuzione omogenea sia per profili demografici che territoriali nei paesi industrializzati. Nel mondo almeno trenta milioni di persone soffrono di AMD, mentre in Italia si stima che circa un milione di persone siano affette da AMD, di cui trecentomila nella forma più grave18; • l’edema maculare diabetico (Diabetes Macular Edema, DME). La DME costituisce la causa più comune di perdita della funzione visiva nei pazienti diabetici: in tutto il mondo almeno trenta milioni di persone soffrono di DME, mentre in Italia si stima che i malati siano quasi duecentomila19; • l’edema maculare da occlusione venosa retinica (Retinal Vein Occlusion, RVO). La RVO dipende da un gruppo di malattie vascolari retiniche piuttosto comuni, con un’incidenza più elevata nella popolazione anziana; in Italia si stima che i malati siano quasi centomila20; • la degenerazione maculare miopica (Myopic Macular Degeneration, MMD). A differenza delle precedenti tale patologia non è correlata all’età, ricorrendo già nella popolazione giovane affetta da miopia patologica elevata (superiore a sei diottrie)21. 38. L’ulteriore patologia per cui risultano impiegati i farmaci Avastin e Lucentis è il glaucoma neovascolare, ovvero un danno cronico e progressivo del nervo ottico, di norma insorgente in malati di diabete. Mentre nelle forme iniziali e meno gravi della malattia la pressione oculare viene mantenuta sotto controllo a mezzo di 18 Cfr. Cristina Augood et al., Prevalence of Age-Related Maculopathy in Older Europeans. The European Eye Study (EUREYE), in Archives of Ophthalmology, vol. 124, n. 4, 2006, pp. 529-535, http://archopht.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=417615; Stefano Piermarocchi et al., The Prevalence of Age- Related Macular Degeneration in Italy (PAMDI) Study: Report 1, in Ophthalmic Epidemiology, vol. 18, n. 3, 2011, pp. 129-136; doc. 320, verbale di audizione di SOI, p. 4. A fronte dell’incidenza della patologia la WHO ha classificato l’AMD tra le priorità nella lotta alla cecità (cfr. WHO, Prevention of Blindness and Visual Impairment - Priority eye diseases. Age related macular degeneration, http://www.who.int/blindness/causes/priority/en/index8.html). 19 Anche la DME, a fronte della sua incidenza sulla popolazione, è stata classificata dalla WHO tra le priorità d’intervento nella lotta alla cecità (cfr. Jie Ding et al., Current Epidemiology of Diabetic Retinopathy and Diabetic Macular Edema, in Current Diabetes Reports, vol. 12, n. 4, 2012, pp. 346-354; WHO, Prevention of Blindness and Visual Impairment - Priority eye diseases. Diabetic retinopathy http://www.who.int/blindness/causes/priority/en/index6.html; doc. 320, p. 4). 20 Cfr. Ronald Klein et al., The 15-year cumulative incidence of retinal vein occlusion: the Beaver Dam Eye Study, in Archives of Ophthalmology, vol. 126, n. 4, 2008, pp. 513-8; doc. 320, p. 4. 21 Cfr. Maurice Rabb et al., Myopic Macular Degeneration, in International Ophthalmology Clinics, vol. 21, n. 3, pp. 51- 69; doc. 320, p. 4.
14 applicazioni farmacologiche non invasive (es. colliri)22, col peggiorare delle condizioni può rendersi necessario il ricorso a interventi quali quelli di seguito descritti. 39. Numerose terapie sono state sviluppate nel tempo per il trattamento delle patologie oftalmiche. Fino agli anni novanta del secolo scorso le cure più ricorrenti erano la chirurgia laser e la terapia fotodinamica (in quest’ultimo caso con l’impiego di Visudyne, nome commerciale del principio attivo verteporfina, commercializzato da Novartis): i rischi di danneggiamento di tessuti sani, la praticabilità limitata a numeri ristretti di pazienti e i risultati prevalentemente temporanei di entrambe le terapie hanno tuttavia decretato il loro impiego ormai residuale23. Tale declino è dipeso in maniera determinante dall’avvento di un nuovo standard terapeutico basato sull’uso di farmaci in grado di bloccare lo sviluppo di capillari all’interno dell’occhio che, come già visto, sono all’origine sia delle maculopatie essudative che del glaucoma neovascolare. 40. I farmaci appena introdotti sono prodotti biotecnologici il cui meccanismo d’azione consiste nell’intervento interdittivo su un gruppo di proteine operanti come fattori della crescita dei vasi sanguigni (Vascular-Endothelial Growth Factor, “VEGF”) che, oltre a ricorrere all’interno dell’occhio, risultano pure alla base di fenomeni patologici quali la formazione di tumori e lo sviluppo di metastasi. Alcune innovative terapie avviate nei primi anni novanta del Novecento hanno pertanto previsto il trattamento di varie forme tumorali con farmaci volti a contrastare il VEGF in combinazione con il trattamento chemioterapico, da cui è conseguita per gli stessi farmaci la denominazione di “anti-VEGF” o “anti-angiogenici”24. 41. A differenza di quanto avviene per le terapie anti-VEGF sin qui sviluppate per la cura di tumori, i cui benefici risultano essere perlopiù transitori25, nelle 22 Cfr. provv. n. 23194 dell’11 gennaio 2012, A431 - Ratiopharm/Pfizer, §§ 41 ss. 23 Secondo un documento di Novartis risalente al 2010 il trattamento con laser e la terapia fotodinamica a base di verteporfina comportano comunque una perdita di qualità della visione (c.d. visus): “Prior to Lucentis entering the market, patients with neovascular membranes were offered laser treatment or photodynamic therapy (PDT) with verteporfin dye injection and laser treatment, or were left untreated, usually suffering severe and permanent visual loss. PDT still leads to a loss of vision over the course of treatment” (doc. 355, risposta di Novartis a richiesta di informazioni, all. 4.32, Lucentis wet AMD Brand Equity – ATU. Italy Report – Wave 8, p. 3). 24 In proposito, anche per una ricostruzione in chiave storica, v. le motivazioni di conferimento nel 2010 del premio Lasker-DeBakey per la ricerca medico-clinica al dr. Napoleone Ferrara, scopritore del principio fisiologico e sviluppatore del primo farmaco anti-VEGF (http://www.laskerfoundation.org/awards/2010_c_description.htm). 25 Cfr. Gabriele Bergers & Douglas Hanahan, Modes of resistance to anti-angiogenic therapy, in Nature Reviews Cancer, vol. 8, n. 8, 2008, pp. 592-603.
15 applicazioni alle patologie oftalmiche sopra indicate i farmaci anti-VEGF hanno dimostrato di riuscire a bloccare, e in alcuni casi addirittura far regredire, la perdita della vista. Tali trattamenti sono somministrati mediante iniezione nell’occhio (c.d. intravitreale) in modalità prevalentemente ambulatoriale e per un numero variabile di volte (generalmente tre a cadenza mensile, ma con la possibilità che il numero di iniezioni arrivi anche a sei-sette nel corso di un anno per ottenere la definitiva stabilizzazione della capacità visiva)26. 42. Sotto il profilo della classificazione medico-farmaceutica internazionale, e in particolare alla luce dell’ATC Index sviluppato dalla WHO, tali farmaci rientrano nel terzo livello S01L, relativo ai prodotti per il trattamento dei disordini vascolari oculari (Ocular Vascular Disorder Agents), rappresentando al suo interno una classe apposita di prodotti anti-angiogenici (S01LA, Antineovascularisation agents)27. In tale categoria rientrano pure un farmaco avente un meccanismo d’azione diverso da quelli anti-VEGF (Ozurdex, nome commerciale del principio attivo desametasone, commercializzato da Allergan) e alcuni farmaci corticosteroidei (aventi come principi attivi il triamcinolone e l’anecortave) impiegati off-label: in entrambi i casi, come si vedrà meglio in seguito, gli utilizzi risultano tuttavia marginali. 43. Il primo farmaco anti-VEGF impiegato in ambito oftalmico è stato il Macugen (nome commerciale del principio attivo pegaptanib), commercializzato da Pfizer con AIC per la cura della AMD rilasciata dalla FDA nel dicembre 2004 e da EMA nel febbraio 200628. Nella seconda metà del 2005, subito dopo l’introduzione sul mercato statunitense di Macugen, ha preso piede l’impiego off-label di Avastin, fino a quel momento destinato esclusivamente a usi antitumorali29. Successivamente, 26 Cfr. doc. 320, p. 4. 27 L’ATC Index (acronimo di Anatomical Therapeutic Chemical Classification System) è un sistema di classificazione dei farmaci sviluppato dalla WHO e impiegato a partire dal 1976. Si distinguono al suo interno una serie di livelli, e segnatamente (1) gruppo anatomico; (2) principale gruppo terapeutico; (3) sottogruppi terapeutico- farmacologici; (4) sottogruppi chimico-terapeutico-farmacologici; (5) sostanzia chimica/principio attivo. Rispetto ai farmaci impiegati per le loro capacità di inibire lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni nell’occhio, la progressione ATC è la seguente: (S) Sensory Organs; (S01) Ophthalmologicals; (S01L) Ocular Vascular Disorder Agents; (S01LA) Antineovascularisation agents (cfr. http://www.whocc.no/atc_ddd_index/?code=S01LA). 28 Cfr. FDA, comunicato stampa del 20 dicembre 2004 (http://www.fda.gov/newsevents/newsroom/pressannouncements/2004/ucm108385.htm); EMA, Macugen. EPAR – Summary for the public (http://www.emea.europa.eu/docs/en_GB/document_library/EPAR_- _Summary_for_the_public/human/000620/WC500026216.pdf). 29 Nel luglio 2005 si tenne a Montreal un convegno di oftalmologi in cui un clinico indipendente, il dott. Philip Rosenfeld, presentò i risultati di una sua sperimentazione dell’uso intravitreale di Avastin per la cura della AMD, determinando l’immediato avvio di ricerche e pubblicazioni al proposito (cfr. Lynne Peterson, American Society of Retina Specialists. Montreal, Canada July 16-20, 2005, in Trends-in Medicine, vol. 5, agosto 2005,
16 nel giugno 2006 e gennaio 2007, Genentech e Novartis hanno ottenuto rispettivamente da parte di FDA ed EMA30 l’autorizzazione di Lucentis per la cura della AMD. Da ultimo, nel novembre 2011 e novembre 2012, FDA ed EMA31 hanno autorizzato per la cura della AMD un ulteriore farmaco anti-VEGF denominato Eylea (principio attivo aflibercept), in Europa commercializzato da Bayer. 44. A fronte di tali approvazioni risultano attualmente disponibili sul mercato i farmaci anti-VEGF (1) Macugen (Pfizer); (2) Avastin (Roche); (3) Lucentis (Novartis); (4) Eylea (Bayer). Più in generale, rispetto alla cura delle patologie oftalmiche dovute a disordini vascolari già indicate, vanno inoltre richiamati i farmaci (non anti-VEGF) Ozurdex (Allergan) e Visudyne (Novartis), oltre ad alcuni farmaci corticosteroidei a base di triamcinolone e anecortave in corso di sperimentazione. Tabella 1 PRINCIPALI FARMACI UTILIZZATI IN ITALIA PER LA CURA DI PATOLOGIE DELLA VISTA LEGATE A DISORDINI VASCOLARI NELL’OCCHIO data d’introduzione in Italia prezzo attuale (euro) classe di rimborso applicazioni in ambito oftalmico formato di distribuzione Avastin maggio 2007 (inserimento nella Lista 648) 81,64 oppure 15,29 (v. infra, §56) off-label AMD, DME, RVO, MMD, glaucoma neov. frazionamento da flaconi in siringa monodose da 0,1 ml Lucentis dicembre 2008 902,00 H AMD DME, RVO flaconcini da 0,23 ml da iniettare con siringa monodose Macugen dicembre 2008 753,47 H AMD siringa monodose 0,3 ml Eylea maggio 2013 900,00 C AMD siringa monodose 0,3 ml Ozurdex dicembre 2010 1044,00 H RVO impianto intravitreale Visudyne novembre 2000 1060,20 H AMD polvere per soluzione per infusione Fonte: elaborazione su documenti del fascicolo istruttorio e informazioni pubbliche pp. 1 ss., http://prdupl02.ynet.co.il/ForumFiles/13631818.pdf; Philip Rosenfeld, Intravitreal avastin: the low cost alternative to lucentis?, in American Journal of Ophthalmology, vol. 142, n. 1, pp. 141 ss.. 30 Cfr. FDA, comunicato stampa del 30 giugno 2006 (http://www.fda.gov/NewsEvents/Newsroom/PressAnnouncements/2006/ucm108685.htm); EMA, Lucentis. EPAR – Summary for the public (http://www.emea.europa.eu/docs/en_GB/document_library/EPAR_- _Summary_for_the_public/human/000620/WC500026216.pdf). 31 Cfr. FDA, comunicato stampa del 30 giugno 2006 (http://www.fda.gov/NewsEvents/Newsroom/PressAnnouncements/ucm280601.htm); EMA, Eylea. EPAR – Summary for the public (http://www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/EPAR_- _Summary_for_the_public/human/002392/WC500135745.pdf).
17 45. Al riguardo, tuttavia, va considerato che (i) i farmaci non anti-angiogenici trovano impiego marginale e residuale in ambito oftalmologico; (ii) Macugen, a causa del suo meccanismo d’azione limitato a una sola sotto-tipologia di VEGF, in ambito clinico è stato presto ritenuto molto meno efficace degli altri farmaci divenuti via via disponibili32; (iii) Avastin, pur non essendo mai stato registrato per applicazioni in ambito oftalmico e dunque con impieghi esclusivamente off-label, è divenuto presto il farmaco anti-angiogenico di riferimento in ambito oftalmico (sul punto v. meglio infra, §§65 ss.); (iv) Eylea è stato commercializzato solo molto di recente e per applicazioni allo stato limitate alla AMD. 46. Dagli elementi sopra richiamati deriva che ad Avastin e Lucentis risultano sin qui riconducibili la stragrande maggioranza delle applicazioni di farmaci anti-VEGF in ambito oftalmico, e più in generale delle cure delle patologie della vista dovute a disordini vascolari nell’occhio. Nei paragrafi seguenti si provvede a una specifica considerazione di Avastin e Lucentis sia sotto il profilo farmacologico che produttivo-commerciale. Avastin 47. Avastin è il nome commerciale del principio attivo bevacizumab, un anticorpo monoclonale indicato come Mab A.4.6.1 e dotato di elevata attività anti- angiogenica rispetto al VEGF-A33. Secondo quanto dichiarato in corso d’istruttoria, Avastin è stato sviluppato da Genentech a partire dal 1996 con un serie di test preclinici e clinici dedicati esclusivamente a verificarne l’efficacia nella cura di patologie tumorali particolarmente gravi, e ha rappresentato il primo farmaco anti- VEGF disponibile in commercio. Sulla base dei test di fase 3 svolti da Genentech, da cui è risultato che Avastin – in combinazione con chemioterapia – ottiene un prolungamento nella vita dei pazienti, il farmaco è stato infatti approvato da FDA ed EMA rispettivamente nel febbraio 2004 e gennaio 200534 per l’impiego on-label nel trattamento del tumore metastatico del colon-retto, cui hanno fatto seguito 32 Cfr. doc. 320, p. 2; Lynne Peterson, American Society of Retina Specialists cit, p. 5. Più specificamente rispetto al prodotto, Macugen ha per principio attivo un piccolo frammento di acido ribonucleico sintetico disegnato per legarsi a una specifica isoforma di VEGF (VEGF-165) ricorrente nella vascolarizzazione sottoretinica. 33 Più in dettaglio, si tratta di una proteina prodotta da linee cellulari provenienti da un solo tipo di cellula immunitaria ottenuta tramite dna ricombinante in cellule ovariche di criceto cinese e opportunamente umanizzata, cioè adattata con tecniche di ingegneria genetica in modo da evitare reazioni di rigetto del sistema immunitario dell’uomo (cfr. doc. 306, risposta di Genentech a richiesta di informazioni, p. 2). 34 Cfr. FDA, comunicato stampa del 26 febbraio 2004 (http://www.fda.gov/newsevents/newsroom/pressannouncements/2004/ucm108252.htm); EMA, Avastin. EPAR – Summary for the public (http://www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/EPAR_- _Summary_for_the_public/human/000582/WC500029260.pdf).
18 ulteriori indicazioni terapeutiche relative al trattamento di tumori metastatici diversi35. 48. Secondo le informazioni acquisite nell’ambito del procedimento istruttorio, Genentech ha mantenuto i diritti di commercializzazione esclusiva di Avastin per il solo territorio degli USA – che la società intende quale proprio ambito commerciale privilegiato – e ceduto a Roche quelli relativi al resto del mondo: ciò è avvenuto sulla base di un accordo generale di commercializzazione stipulato nel luglio 1999, sostitutivo di un precedente accordo risalente all’ottobre 1995 (Amended and Restated Agreement regarding the Commercialization of Genentech’s Products outside the United States, Accordo G-R)36. 49. In virtù dell’Accordo G-R, Genentech ha concesso a Roche un’opzione per acquisire, prodotto per prodotto, i diritti di commercializzazione esclusiva al di fuori degli USA di tutti i farmaci sviluppati dalla società fino a quel momento e in futuro: a seguito dell’esercizio di tale diritto d’opzione ciascuna parte è responsabile in maniera esclusiva, nel proprio territorio di competenza, dell’ulteriore sviluppo e della commercializzazione dei prodotti opzionati, compresa la richiesta dei relativi AIC. Roche ha effettivamente esercitato l’opzione per Avastin nel marzo 2003, vincolandosi al pagamento di una royalty a Genentech37. Si riporta qui di seguito una tabella contenente gli importi delle royalties riconosciute a Genentech per le vendite di Avastin effettuate da Roche (extra-USA) a partire dal 2005. Tabella 2 ROYALTIES RICONOSCIUTE DA ROCHE A GENENTECH PER AVASTIN (mio. euro) anno 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 [omissis] [omissis] [omissis] [omissis] [omissis] [omissis] [omissis] [omissis] Fonte: Genentech-Roche (doc. 342, p. 28) 35 Sulla base di tali registrazioni, nell’ATC Index il farmaco risulta classificato (non al quarto livello S01LA, come tutti gli altri farmaci anti-angiogenici impiegati in ambito oftalmico, bensì) al quarto livello L01XC (Monoclonal Antibodies). In particolare, la progressione nell’ATC Index è la seguente: L (Antineoplastic and Immunomodulating Agents); L01 (Antineoplastic Agents); (L01X) Other Antineoplastic Agents; (L01XC) Monoclonal Antibodies (cfr. http://www.whocc.no/atc_ddd_index/?code=L01XC). 36 Cfr. doc. 301, risposta di Genentech a richiesta di informazioni, pp. 2 ss.; doc. 342, pp. 2 ss. 37 Più in dettaglio, ai sensi dell’Accordo G-R Roche ha facoltà di esercitare il proprio diritto di opzione in tre distinti momenti successivi: (1) alla decisione formale di Genentech di sottoporre alla FDA una richiesta formale di avvio delle sperimentazioni cliniche di un nuovo farmaco, c.d. “entry into man”; (2) al completamento dei test clinici di fase 2 negli USA; (3) al completamento dei test clinici di fase 3 negli USA, nel caso in cui al completamento della fase II Roche abbia corrisposto a Genentech una “option extension fee”. Qualora Roche non eserciti il proprio diritto di opzione in nessuno dei tre momenti appena indicati, Genentech rimane libera di commercializzare direttamente i propri prodotti in tutto il mondo, ovvero cedere a terzi i diritti al di fuori degli USA (cfr. doc. 301, pp. 2 ss.).
19 50. Sotto il profilo produttivo, il principio attivo di Avastin è stato prodotto da Genentech e fornito a Roche fino alla fine del 2009, quando quest’ultima ha avviato in autonomia la produzione necessaria al proprio fabbisogno nel nuovo stabilimento di Basilea. Sotto il profilo distributivo-commerciale, Avastin si presenta in forma di concentrato per soluzione per infusione, da diluirsi prima dell’assunzione endovenosa nelle applicazioni on-label a pazienti oncologici, e viene venduto – da Genentech negli USA, da Roche nel resto del mondo – in flaconcini da 4 o 16 ml. Secondo quanto riportato nel RCP del farmaco, “ogni ml di concentrato contiene 25 mg di bevacizumab. Ogni flaconcino da 4 ml contiene 100 mg di bevacizumab, corrispondenti a 1,4 mg/ml quando diluiti come raccomandato. Ogni flaconcino da 16 ml contiene 400 mg di bevacizumab, corrispondenti a 16,5 mg/ml quando diluiti come raccomandato”38. 51. In ambito oftalmico, come già anticipato, l’uso di Avastin avviene in maniera off-label. Ciò è dipeso dal fatto che il farmaco è stato registrato esclusivamente per usi antitumorali e, nonostante le aspettative generate sin dalle sue prime applicazioni per il trattamento della AMD, né Genentech in quanto MAH del farmaco negli USA, né Roche in quanto MAH nella UE hanno mai provveduto a richiedere alle autorità competenti la registrazione di indicazioni terapeutiche in tal senso. La condotta delle imprese al proposito è stata oggetto di forti perplessità, ricorrenti sia nella stampa generalista che in pubblicazioni scientifiche39. 52. Anche nel corso del presente procedimento è emersa più volte l’anomalia – nella prospettiva del tipico interesse di un MAH ad ampliare quanto più possibile le vendite del proprio farmaco ottenendo un’estensione delle sue applicazioni terapeutiche – di siffatto comportamento: secondo quanto considerato dai rappresentanti di AIFA, “Con riferimento al caso dell’Avastin […] rileva come possa effettivamente apparire inusuale che il MAH del farmaco, ovvero Roche, a fronte del crescente uso off-label per la cura di patologie come la [AMD] non abbia sviluppato il proprio prodotto in ambito oftalmico”40. 38 Cfr. EMA, EPAR-Avastin, Allegato I - Riassunto delle caratteristiche del prodotto, p. 2 (http://www.emea.europa.eu/docs/it_IT/document_library/EPAR_- _Product_Information/human/000582/WC500029271.pdf). V. anche doc. 321, allegato 2, p. 1. 39 L’apparente incomprensibilità di tali comportamenti è stata ancora di recente segnalata in prestigiose pubblicazioni mediche internazionali: v. in particolare Fiona Godlee, Avastin versus Lucentis, in British Medical Journal, maggio 2012 (http://www.bmj.com/content/344/bmj.e3162); Robert Campbell et al., Implications of “not me” drugs for health systems: lessons from age related macular degeneration, in British Medical Journal, maggio 2012 (http://www.bmj.com/content/344/bmj.e2941). 40 Cfr. doc. 321, p. 4.
20 53. Simili valutazioni sono in linea con quanto espresso anche da esperti oftalmologici, secondo cui è “[…] di difficile comprensione la strategia commerciale di un’impresa (Roche) che, pur disponendo di un farmaco (Avastin) che la comunità scientifica e le evidenze scientifiche considerano sovrapponibile ad altro (Lucentis), in termini di efficacia e sicurezza, non faccia richiesta di registrazione per nuove specifiche indicazioni terapeutiche tali da porlo nel mercato in competizione con la concorrente”41. 54. Al proposito, assume altresì rilevanza la corrispondenza intercorsa nel maggio 2011 tra Roche e l’agenzia francese del farmaco (“AFSSAPS”). A fronte di un’offerta di AFSSAPS di sviluppare un protocollo terapeutico per l’uso oftalmico di Avastin, anche in ragione dei positivi esiti di recenti studi comparativi finanziati da diversi sistemi sanitari nazionali (su cui v. meglio infra, §§72 ss.), Roche ha infatti rifiutato l’offerta, rispondendo che un simile programma di sviluppo del proprio farmaco “non sembra appropriato”. Nello sua risposta, Roche ha in particolare affermato che Avastin è stato specificamente sviluppato per il trattamento di alcune forme tumorali e autorizzato per somministrazioni endovenose, e inoltre esiste un farmaco, Lucentis, appositamente sviluppato e autorizzato per applicazioni oftalmiche con somministrazione intravitreale42. 55. Per quanto riguarda le applicazioni off-label in ambito oftalmico, Avastin viene riconfezionato con (1) l’estrazione del prodotto dai flaconcini originali, e (2) il suo frazionamento in siringhe monouso da 0,1 ml ciascuna. Il riconfezionamento deve avvenire con procedure atte a garantire la sterilità al fine di evitare rischi di infezioni batteriche, ed è operato da laboratori dotati di apposite attrezzature. Dalla documentazione reperita presso Roche Italia è emerso come la società abbia verificato al suo interno le diverse modalità di frazionamento di Avastin per uso off- label, giungendo alle conclusioni che, nel rispetto di criteri di sicurezza, da un flacone da 16 ml sia possibile ricavare 15 iniezioni, mentre il numero sale a 20 iniezioni ricavabili dal flacone da 4 ml quando i medesimi criteri non siano rispettati43. 56. Tale riconfezionamento ha un effetto significativo sui costi delle cure oftalmiche off-label a base di Avastin. Per quanto riguarda l’Italia, infatti, Avastin è 41 Cfr. doc. 305, verbale di audizione della Regione Veneto, pp. 4-5, risposta del prof. Ugo Moretti, professore di farmacologia presso l’Università di Verona e responsabile del Centro Regionale Veneto di Farmacovigilanza. 42 V. la risposta del presidente della filiale francese di Roche al direttore di AFSSAPS (doc. 321, all. 6). 43 “Lavorando in sicurezza ossia doppio tappo di sicurezza che porta via 0.14 e doppio dosaggio per permettere all’operatore di iniettare in sicurezza si fanno 4 preparazioni dal flacone da 100 e 15 da quello da 400. Non operando con questi criteri si arrivano a fare fino a 20 preparazioni da un singolo flacone da 100” (doc. 43, e-mail del 19 settembre 2012).
21 stato registrato in classe H nell’ottobre 2005 con i prezzi (ex factory, iva esclusa) di 321,85 euro per la confezione da 4 ml e di 1289,00 euro per quella da 16 ml, a partire dal luglio 2008 scesi rispettivamente a 305,76 e 1224,55 euro44. Sulla base di tali importi, effettuando un calcolo sulla base di quanto considerato da Roche il frazionamento del farmaco porta a un costo attuale per singola iniezione intravitreale di Avastin corrispondente a 81,64 euro nel rispetto di criteri di sicurezza, e a 15,29 euro in mancanza di tali criteri; fino al luglio 2008 i costi risultavano rispettivamente corrispondere a 85,93 euro e 16,09 euro. Si tratta di importi sensibilmente inferiori ai prezzi del Lucentis, ovvero l’altro farmaco anti- VEGF impiegato nel trattamento di varie patologie oftalmiche. Lucentis 57. Lucentis è il nome commerciale del principio attivo ranibizumab, un frammento di anticorpo monoclonale (indicato come RhuFabV2) derivato dal bevacizumab: come nel caso dell’Avastin, il suo principio attivo interviene con una specifica attività anti-angiogenica rispetto al VEGF-A45. Secondo quanto comunicato da Genentech46, Lucentis sarebbe stato sviluppato dalla società con uno sforzo parallelo rispetto a quello posto in essere per lo sviluppo di bevacizumab, a partire dal medesimo anticorpo monoclonale Mab A.4.6.1, nel tentativo d’individuare un farmaco anti-VEGF dedicato al trattamento di patologie della vista determinate da angiogenesi47. 58. Come già visto, l’AIC di Lucentis è stata ottenuta da FDA ed EMA rispettivamente nel giugno 2006 e gennaio 2007 per la cura dell’AMD, pochi mesi 44 Cfr. comunicazione di Roche Italia dell’11 ottobre 2005 (http://www.roche.com.mx/fmfiles/re72001/wp/AttachedFile_02944.pdf); AIFA, Elenco dei prezzi in vigore dal 1° luglio 2008 - Classe H (http://www.agenziafarmaco.gov.it/allegati/classe_h_010708.pdf). 45 Cfr. doc. 321, all. 2, p. 5. 46 Cfr. doc. 306, p. 5; doc. 327, verbale di audizione di Roche, Genentech, Roche Italia, p. 2. 47 Più in dettaglio, secondo i rappresentanti di Genentech “il ranibizumab è stato sviluppato attraverso varie e complesse fasi di ingegnerizzazione che hanno consentito di ottenere una molecola che, da un lato, è priva di un frammento Fc e ha quindi un’emi-vita assai più breve, il che riduce l’esposizione sistemica, e, dall’altro, essendo un frammento di anticorpo (anziché un anticorpo intero), ha dimensioni assai più contenute, il che ne facilita la penetrazione retinica e quindi ne assicura l’efficacia per la cura delle malattie dell’occhio per le quali è stata sviluppata” (cfr. doc. 327, p. 2. Le medesime considerazioni sono state espresse anche altrove: cfr. doc. 471, memoria difensiva finale di Roche e Genentech, pp. 10 ss.; doc. 489, verbale di audizione finale, intervento dei rappresentanti di Roche e Genentech, p. 28). Da pubblicazioni specialistiche, nondimeno, risulta che nei test effettuati a tale fine da Genentech il confronto non sarebbe stato tra bevacizumab e ranibizumab, bensì tra quest’ultimo e un altro anticorpo monoclonale - trastuzumab, nome commerciale Herceptin - simile al primo (cfr. Lynne Peterson, American Society of Retina Specialists cit, p. 2; Amy Hellem, What Motivated Lucentis Development? A Brief History on How This Antigen-binding Fragment Came to Be, in Review of Optometry, vol. 148, n. 7, 2011 (http://www.revoptom.com/content/d/web_exclusives/c/30121/)).
22 dopo la diffusione dell’uso off-label di Avastin (supra, §43). A quella data Lucentis era già stato oggetto di uno specifico accordo commerciale, stipulato nel giugno 2003 tra Genentech e Novartis (Licence and Collaboration Agreement, “Accordo G-N”) subito dopo il mancato esercizio da parte di Roche dei propri diritti d’opzione sul farmaco48. 59. In virtù dell’Accordo G-N, Genentech ha mantenuto i diritti di commercializzazione esclusiva di Lucentis per il solo territorio degli USA, cedendo a Novartis – unitamente a una licenza dei brevetti rilevanti – quelli relativi al resto del mondo e per il “campo tecnico di utilizzazione” del farmaco, individuato come il “trattamento di patologie o disturbi dell’occhio umano e/o della vascolarizzazione retinea e/o coroidale”49. Entrambe le parti sono tenute a porre in essere, nel rispettivo territorio di esclusiva, ogni sforzo commercialmente diligente per lo sviluppo di Lucentis: con specifico riferimento alle attività di Novartis nell’UE (e di conseguenza in Italia), la società si è occupata di quanto necessario all’ottenimento dell’AIC del farmaco, restando la sola responsabile per tutti i conseguenti rapporti con le diverse autorità competenti. 60. Dal punto di vista operativo, in virtù di un apposito contratto di fornitura (Supply Agreement) stipulato nel novembre 2005 Genentech produce e fornisce il principio attivo del farmaco (ranibizumab) a Novartis, la quale provvede poi al confezionamento per il proprio fabbisogno. Peraltro, sulla base di un ulteriore accordo stipulato sempre nel novembre 2005 (Toll Manufacturing and Supply Agreement), Novartis rifornisce Genentech di “tutte le forme farmaceu
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 sentenza 
 §56
 §43
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