Source: https://www.laleggepertutti.it/245387_come-avvengono-i-controlli-fiscali
Timestamp: 2019-05-25 22:25:22+00:00

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Come avvengono i controlli fiscali
Dalle tipologie di accertamenti dell’Agenzia delle Entrate alle normative che regolamentano l’ispezione della Guarda di Finanza, tutte le caratteristiche alla base dei controlli fiscali.
Pagare le tasse è un dovere civico a cui nessuno dovrebbe sottrarsi. Dalle imposte che ogni cittadino onesto versa all’Erario lo Stato Italiano ottiene i fondi per poter sostenere le spese relative ai servizi di pubblica utilità. Nel nostro paese, però, complice anche l’elevato livello di pressione fiscale, capita spesso che quanto realmente guadagnato sia totalmente o parzialmente nascosto all’Agenzia delle Entrate. Recenti ricerche hanno stabilito che siamo uno dei paesi Occidentali con il più alto tasso di evasione fiscale ed è quindi ovvio che gli organi preposti debbano correre ai ripari. L’Agenzia delle Entrate, con la collaborazione della Guardia di Finanza, effettua dei controlli a campione sui contribuenti, al fine di scovare i trasgressori. In questa guida vedremo di capire come avvengono i controlli fiscali e quali sono le tipologie di accertamenti a cui i contribuenti sono sottoposti.
1 Da dove cominciano i controlli fiscali?
1.1 Accertamento analitico
1.2 Accertamento sui conti correnti bancari
1.4 Accertamento sintetico
1.5 Accertamento su parametri
2 Come avvengono le ispezioni della Guardia di Finanza?
3 Quali sono le caratteristiche dei controlli sostanziali?
4 Le ispezioni hanno una durata massima ?
Da dove cominciano i controlli fiscali?
L’Agenzia delle Entrate, pur effettuando periodicamente i dovuti controlli, non chiama subito in causa la Guardia di Finanza per delle verifiche a domicilio. I funzionari del fisco partono dalla semplice visura della dichiarazione dei redditi che i contribuenti presentano annualmente. Di solito, una dichiarazione presentata a regola d’arte supera agevolmente i controlli. È solo al verificarsi di alcune anomalie contabili che i funzionari decidono di sottoporre il contribuente ad accertamenti più approfonditi.
Il controllo approfondito che effettuano gli addetti ai lavori si basa su cinque parole chiave, che coincidono con gli obblighi del contribuente: versamento, registrazione, liquidazione, dichiarazione e fatturazione. Negli accertamenti più approfonditi non ci si limita alla consultazione della dichiarazione dei redditi, ma si va ad analizzare anche la documentazione corredata, arrivando perfino a verificare gli estratti conto bancari. A seconda delle anomalie riscontrate in sede di consultazione, l’Agenzia delle Entrate può valutare specifiche tipologie di accertamento, che analizziamo di seguito.
Come appena accennato, esistono diverse tipologie di accertamento. Una delle più comuni è l’accertamento analitico, dove la Guardia di Finanzia effettua in primis un confronto tra le scritture contabili e quanto invece riportato nella dichiarazione dei redditi. Si tratta di una tipologia di accertamento che riguarda principalmente le aziende e gli esercizi commerciali. I funzionari verificano il corretto calcolo del reddito imponibile, che ricordiamo deve considerare non solo i ricavi, ma anche i compensi, i costi ed eventuali plusvalenze.
Accertamento sui conti correnti bancari
Alcune tipologie di accertamento non prevedono il controllo fiscale a domicilio della Guardia di Finanza, ma possono essere propedeutiche a tale ispezione. È il caso degli accertamenti basato sui conti corrente, in cui il contribuente è obbligato a fornire, su richiesta dell’Amministrazione Finanziaria, le copie degli estratti bancari. I funzionari confrontano tali estratti conto con i dati riportati dai controlli fatti sui server bancari per individuare eventuali flussi monetari sospetti.
L’accertamento bancario rappresenta una strada sempre più percorsa dall’Agenzia delle Entrate, soprattutto in virtù del limite dell’utilizzo del contante per somme non superiori ai 3000 euro.
L’accertamento induttivo prende il suo nome da una specifica metodologia che usa l’Agenzia dell’Entrate per determinare il reddito del contribuente, che si basa sulla raccolta dei dati da fonti diverse dalla dichiarazione dei redditi. L’Erario ricorre all’accertamento induttivo quando in pratica la dichiarazione dei redditi non è attendibile: a tale tipologia d’ispezione sono soggetti quei contribuenti i cui guadagni sono totalmente o parzialmente frutto del cosiddetto “lavoro in nero”.
Gli importi incassati “in nero” non riguardano solo i contribuenti in forma individuale, ma possono riguardare anche società che non riportano la totalità dei guadagni nelle scritture contabili. Dietro questo tipo di accertamento vi è un lavoro certosino della Guardia di Finanza, che compara gli introiti dichiarati dall’utente con il tenore di vita che quest’ultimi hanno.
Un banale esempio? Se dichiari di guadagnare meno di 8000 euro annui, indicano implicitamente di essere prossimo alla soglia di povertà, ma nel frattempo risulti possessore di una vettura di lusso, il Fisco fa scattare l’accertamento induttivo.
L’accertamento sintetico ha diversi punti in comune con quello induttivo, sopratutto il fatto di non prendere in considerazione la dichiarazione dei redditi del contribuente. Nello specifico, l’accertamento sintetico tende a calcolare il reddito dell’utente basandosi sulle spese sostenute per acquistare beni e servizi e sugli incrementi patrimoniali.
La logica alla base di questo accertamento è molto semplice: se sono in possesso di un determinato bene, si presuppone che io abbia i soldi per potermelo permettere. Fa parte di questo tipo d’ispezione il famoso redditometro, in cui i funzionari non solo considerano i beni in possesso del contribuente, ma anche le eventuali spese di gestione dietro questi bene (le case, le auto, le barche, ecc.).
L’analisi dell’incremento patrimoniale, invece, tende a verificare la capacità reddituale di un contribuente di poter acquisire una casa, anche se per fare questo acquisto bisogna ricorrere a un mutuo bancario.
Accertamento su parametri
Tra i vari accertamenti, uno dei più singolari è sicuramente quello su parametri. Si tratta di una tipologia di accertamento a cui l’Agenzia delle Entrate ricorre solo per determinate categorie professionali, per le quali non vi sono studi di settore su cui poter basare nessuno degli accertamenti già descritti. Per parametri si intendono tutti quegli elementi da cui il Fisco può partire per valutare il volume d’affare del contribuente.
Si considerano, ad esempio, il tipo di attività svolta, la concorrenza in quel determinato settore, la presenza di dipendenti a cui garantire uno stipendio, la natura dei clienti e così via. Data la natura presuntiva di tale accertamento, prima di passare alle vie di fatto l’Agenzia delle Entrate invia sempre una comunicazione preventiva al contribuente, nella quale si invita il soggetto a produrre una documentazione che giustifichi il volume d’affari dichiarato.
Come avvengono le ispezioni della Guardia di Finanza?
Come accennato in precedenza, in tutti quei casi in cui l’Agenzia delle Entrate non riesce da remoto a verificare la correttezza dei dati presenti nella dichiarazione dei redditi viene avviata l’ispezione o, come si definisce in gergo, il controllo sostanziale. In questi casi, la Guardia di Finanza può accedere ai locali del contribuente perfino contro la volontà di quest’ultimo e l’ispezione è volta non solo a verificare la correttezza degli importi presenti nelle scritture contabili, ma anche a controllare “sul campo” tutte le voci che possono generare costi o ricavi. L’accesso ai locali della Guardia di Finanza e/o degli impiegati incaricati dall’Agenzia delle Entrate è ovviamente subordinata alla presenza di apposita autorizzazione [1], sulla quale deve essere esplicitato lo scopo dell’ispezione e la firma del capo ufficio o del comandante di riferimento.
Nello specifico, il documento per avviare l’ispezione da parte dei funzionari dell’Agenzia dell’Entrate deve avere la firma del direttore della sede territoriale di riferimento; la Guardia di Finanza deve invece presentare il cosiddetto “foglio di servizio”. L’esibizione dell’autorizzazione di accesso a locali privati deve essere fatta esclusivamente al contribuente stesso o a chi ne fa le veci, e il responsabile dell’ispezione è obbligato a presentare anche il proprio documento d’identità. In questo modo l’utente ha la possibilità di verificare l’identità dei verificatori e capire quali sono i poteri di manovra (desumibili dal foglio di servizio) che hanno.
Nei casi in cui le ispezioni riguardino locali che sono adibiti anche ad abitazione privata [2], o per entrare in ambienti diversi da quelli dichiarati all’interno del foglio di servizio [3] o per effettuare perquisizioni personali e aprire oggetti sigillati (casseforti, plichi, borse, ripostigli, ecc.) [4] i verificatori devono avere un’ulteriore autorizzazione, rilasciata dall’autorità giudiziaria più vicina o dal Procuratore della Repubblica.
Quali sono le caratteristiche dei controlli sostanziali?
Anche se i controlli sostanziali sono fatti per pescare con le mani nel sacco un probabile evasore, gli organi ispettivi non possono abusare della propria posizione. La normativa in merito prevede che l’ispezione da parte della Guardia di Finanza o dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate può essere fatta esclusivamente nell’interesse della collettività, per reprimere o prevenire casi di evasione fiscale.
La corretta ispezione si deve fondare sui criteri di legalità, trasparenza ed efficienza. Chi effettua l’ispezione deve farlo nel rispetto del contribuente e della normativa che ne tutela i diritti [5] e questo vale anche per gli orari di accesso ai locali dell’utente che, salvo rare eccezioni, può avvenire solo durante le normali ore di lavoro. Le operazioni d’ispezione devono essere fatte con tutte le cautele del caso, nel rispetto della sensibilità dei lavoratori e dei clienti che in quel momento sono presenti.
Le ispezioni hanno una durata massima ?
Non esiste una vera e propria normativa che regolamenta la durata degli accertamenti fiscali. Lo Statuto del Contribuente prevede solo che l’accesso ai locali del contribuente da parte della Guardia di Finanza non possa superare i 15 giorni per i lavoratori autonomi e per le imprese con contabilità semplificata, 30 per tutti gli altri casi.
Nel calcolo devono rientrare gli effettivi giorni in cui i funzionari sono nella sede del contribuente, escludendo quelli in cui le indagini sono svolte “da remoto”. Tuttavia, recenti sentenze della Cassazione [6] hanno stabilito che se anche la Guardia di Finanza dovesse superare tali limiti temporali l’ispezione non può definirsi nulla.
[1] Art. 52 co. 1 D.P.R. 633/1972; Art. 33 del D.P.R. 600/1973.
[2] Art. 52 co. 1 D.P.R. n. 633/1972.
[3] Art. 52 co. 2 D.P.R. n. 633/1972.
[4] Art. 52 co. 3 D.P.R. n. 633/1972.
[5] L. 212/2000 Statuto del Contribuente.
[6] Cass. sent. n. 19338 e n. 19692 del 2011.

References: Art. 52
 Art. 33
 Art. 52
 Art. 52
 Art. 52
 Cass.