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Timestamp: 2020-08-12 19:09:26+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3925 del 11/02/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3925 del 11/02/2019
Cassazione civile sez. VI, 11/02/2019, (ud. 04/12/2018, dep. 11/02/2019), n.3925
sul ricorso 8310-2018 proposto da:
T.M.B., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
BARNABA TORTOLINI N. 30, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE
PLACIDI, rappresentata e difesa dall’avvocato UMBERTO FANTIGROSSI;
CONDOMINIO (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FEDERICO
rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARCO CARBONARI;
avverso la sentenza n. 3903/2017 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 11/09/2017;
1 La Corte d’Appello di Milano con sentenza 11.9.2017, rigettando l’appello proposto dalla condomina T.M. nei confronti del Condominio di (OMISSIS), ha confermato la sentenza di primo grado (n. 5925/14 del locale Tribunale) che aveva ritenuto valida la Delib. 29 settembre 2011 – impugnata dalla T. – con cui si era stabilito di adottare, per il riparto spese inerenti al lastrico solare (punto n. 1 dell’o.d.g.), il criterio previsto dall’art. 1126 c.c..
– che, come rilevato anche dal primo giudice, non ricorreva nessun conflitto di interessi rispetto alla condomina S. partecipante alla formazione del quorum deliberativo.
2 Contro tale sentenza ricorre per cassazione la T. sulla base di tre motivi a cui resiste con controricorso il Condominio.
Il relatore ha proposto il rigetto del ricorso per manifesta infondatezza e la ricorrente ha depositato una memoria.
1 Con il primo motivo si denunzia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 1362,1365 e 1372 c.c., rimproverandosi alla Corte d’Appello di non aver considerato che dall’analisi comparata della delibera del 7.10.1998 e del contratto di transazione del 30.4.2001, discendeva l’assunzione, da parte dei proprietario del lastrico, di un obbligo di pagamento, in via esclusiva, delle spese di manutenzione del lastrico, obbligo trasmessosi ai suoi aventi causa per effetto dei richiami contenuti nell’atto di trasferimento.
Il motivo è manifestamente infondato perchè si scontra col rilievo, assolutamente tranciante, che un accordo transattivo concluso dall’ex condomino-venditore col Condominio in data 30.4.2001 cioè quasi un anno dopo il trasferimento dell’immobile (avvenuto invece il 22.6.2000) non poteva certamente vincolare gli acquirenti, posto che la clausola contrattuale contenente il richiamo a “patti, condizioni e servitù” non poteva che riferirsi al pregresso (tant’è che ne dava per avvenuta anche la trascrizione nel rogito: v. ricorso pag. 7 ove si riportano alcuni passaggi della vendita fatta dal M. alle F.- V.- S.).
Nuovo, e come tale inammissibile in questa sede, è il tema della vendita sospensivamente condizionata al mancato esercizio della prelazione da parte dello Stato (v. il fugace cenno nella nota a pag. 7 del ricorso), non essendosene assolutamente occupato il giudice di merito e non risultando dal ricorso dove e quando la questione – implicante inevitabili accertamenti in fatto sulle caratteristiche dell’immobile e sull’esistenza di vincoli – sarebbe stata sollevata nei gradi di merito (v. in proposito tra le tante, Sez. 3 -, Ordinanza n. 27568 del 21/11/2017 Rv. 646645; Sez. 1 -, Sentenza n. 16347 del 21/06/2018; Sez. 5, Sentenza n. 1435 del 22/01/2013 Rv. 625055; Sez. 3, Sentenza n. 22540 del 20/10/2006 Rv. 593057).
2 Con un secondo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 1988 c.c. e art. 116 c.p.c.. La T. rimprovera alla Corte d’Appello di non aver ravvisato nella lettera S.- V. una ricognizione di debito e di avere errato nel ritenere il documento sottoscritto solo da alcuni proprietari: osserva infatti la ricorrente che al momento della sottoscrizione della missiva gli unici proprietari dell’immobile del terzo piano erano i S.- V., avendo gli stessi acquistato sin dal 2006 la quota dell’altra proprietaria F.P.F..
Anche tale motivo è mani f.mente infondato.
Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, in tema di promesse unilaterali, la ricognizione di debito non costituisce autonoma fonte di obbligazione, ma ha soltanto effetto confermativo di un preesistente rapporto fondamentale; l’indagine sul contenuto e sul significato della dichiarazione al fine di stabilire se importino ricognizione di debito ai sensi dell’art. 1988 c.c. rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, la cui decisione è incensurabile in sede di legittimità se sorretta da idonea motivazione (Sez. 1, Sentenza n. 2205 del 01/02/2007 Rv. 595044 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 1653 del 28/04/1975 Rv. 375260).
Nel caso in esame la Corte d’Appello ha motivato sul perchè il documento non potesse acquisire valore di assunzione di obbligazione, evidenziando sia l’incompletezza della sua produzione (mancando la lettera di riferimento di cui evidentemente ha ritenuto necessario l’esame) sia la mancata partecipazione alla firma di tutti i proprietari dell’immobile (v. pag. 5) ed il vizio di motivazione non solo non è denunziato ma non è neppure più denunziabile in cassazione (v. art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella nuova versione applicabile alla fattispecie).
Questione del tutto nuova è poi quella sulla apposizione della sottoscrizione da parte di tutti i proprietari, posto che, ancora una volta, il ricorso, contravvenendo ad uno specifico onere, non precisa dove e quando nei giudizi di merito si sia dedotto che F.P.F. aveva venduto la sua quota agli altri due proprietari e a tale lacuna – che comporta un chiaro difetto di specificità del motivo – non può certo sopperirvi la memoria ex art. 380 bis avente, come è noto, mera finalità illustrativa (v. Sez. 6 – 3, Sentenza n. 3780 del 25/02/2015 Rv. 634440; Sez. 3, Sentenza n. 8749 del 15/04/2011 Rv. 617957; Sez. 3, Sentenza n. 7237 del 29/03/2006 Rv. 587979 e più di recente, Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 5355 del 2018).
3 Con il terzo ed ultimo motivo la ricorrente, dolendosi della ritenuta esclusione del conflitto di interessi in capo alla condomina S. (che aveva preso parte alla votazione), denunzia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti evidenziando la mancata considerazione dell’interesse di tutto il Condominio al rispetto della precedente delibera assunta nel 1998 e, soprattutto, del contratto di transazione.
Nel caso in esame, la ricorrente avrebbe dovuto innanzitutto fornire la cd. “prova di resistenza” dimostrando cioè che senza il voto della condomina S. l’esito della delibera sarebbe stato diverso, ma ciò non è dato riscontrare nè in ricorso nè in memoria (e anzi il Condominio sostiene proprio il contrario: v. pag. 19), sicchè è sterile interrogarsi ancora sulla sussistenza di un conflitto di interesse della citata condomina.
la Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 2.700,00 di cui Euro 200,00 per esborsi oltre spese generali nella misura del 15%.

References: Sentenza 
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 art. 116
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 art. 360
 art. 380
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