Source: http://www.laurabianconi.it/newsletters-descrizione.php?id=33
Timestamp: 2017-11-19 17:41:13+00:00

Document:
Newsletter n. 22 del 6 luglio 2010
Esame congiunto disegni di legge sul "Riconoscimento della lingua italiana dei segni"
"Piano straordinario contro le mafie, nonchè delega al Governo in materia di normativa antimafia" (approvato alla Camera dei deputati)
"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 maggio 2010, n. 72, recante misure urgenti per il differimento di termini in materia ambientale e di autotrasporto, nonché per l'assegnazione di quote di emissione di CO2" (approvato dalla Camera dei deputati)
Semplificazione rapporti P.A. con i cittadini ed emanazione carta dei doveri.
Conversione in legge del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica.
CROCIFISSO: IN ATTESA DELLA SENTENZA CRESCE IN EUROPA LA CONSAPEVOLEZZA DELLE NOSTRE RADICI CRISTIANE
La storia è nota. Su richiesta di Soile Lauti, cittadina finlandese, coniugata con un italiano, la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo aveva sostenuto, in una sentenza del 3 novembre 2009, che la presenza del crocifisso in spazi pubblici e scolastici “costituisce un attentato alla libertà di coscienza e al diritto del singolo di ricevere una formazione conforme ai suoi convincimenti religiosi o filosofici”. La donna già nel 2002 aveva chiesto che i crocifissi venissero tolti dalle scuole frequentate dai figli ad Abano Terme, in provincia di Padova. A seguito di questa prima sentenza della Corte Europea moltissimi comuni votarono mozioni che impedivano la rimozione dei crocifissi. Da parte della maggior parte del popolo italiano, ci fu una presa d'atto di quanto stava realmente accadendo: la volontà di pochi, anzi pochissimi di voler cancellare così, l'identità cattolica dell'Italia. La rivolta fu di carattere trasversale. Le divisioni politiche furono cancellate da un sentimento di identità nazionale che potremmo definire fondato sul crocifisso. Sulla base di questo forte sentimento popolare, il 29 gennaio 2010, il Governo italiano ha presentato ricorso a tale sentenza ribadendo che “il crocifisso è uno dei simboli della nostra storia e della nostra identità” e che “la cristianità rappresenta le radici della nostra cultura, quello che oggi siamo”. La notizia del ricorso del nostro Governo ha suscitato una grande mobilitazione anche fuori dai confini italiani da parte delle chiese cattoliche, evangeliche ed ortodosse. Al punto che, considerando questa sentenza un pericoloso precedente anche per la nazione ellenica, perché potrebbe mettere in pericolo la presenza del crocefisso anche in Grecia, la Chiesa ortodossa greca ha esortato i cristiani di tutta Europa ad unirsi in un ricorso contro il divieto di esporre crocifissi nelle aule scolastiche in Italia. Sulla stessa linea di pensiero sono state anche le parole del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill, che ha inviato una lettera aperta al premier Silvio Berlusconi, nella quale esprime la sua piena solidarietà. Infine, da non sottovalutare che proprio lo scorso 30 giugno giorno dell'udienza, Joseph Weiler, professore ebreo di Diritto presso la New York University School of Law, ha difeso il crocifisso davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani, rappresentando rispettivamente i Governi di Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Federazione Russa e San Marino, che si sono presentati come parti terze.
"Anche se la sentenza sarà nota solo tra sei o dodici mesi - sottolinea la senatrice Laura Bianconi - questo sentimento che ci accomuna nel riconoscere le nostre radici cristiane come inviolabili arriva in un momento in cui l’ideologia anticristiana avrebbe voluto imporre una sentenza contro il più importante simbolo della nostra civiltà; invece cristiani ed ebrei si sono uniti in difesa del crocifisso". La sentenza potrebbe anche essere negativa nei confronti del ricorso presentato dall’Italia, ma la discussione sul diritto di affiggere il crocifisso nelle scuole e nei luoghi pubblici ha svegliato il popolo europeo e questo sentimento sarà la nostra forza, affinché ci si renda conto, pur nel rispetto della libertà di culto e di religione di tutti i popoli, che il crocifisso è un simbolo fondamentale, perché esprime i valori della solidarietà, dell’accoglienza e della sofferenza umana, ecco perché la sua esposizione nei luoghi pubblici assume particolare rilievo non solo per la comunità dei credenti, ma per l’intera società civile. "A mio avviso - precisa la senatrice - come ho voluto sottolineare anche nell'interrogazione presenta al Senato, tutti i simboli religiosi cristiani, presenti negli spazi pubblici d’Europa, sono parte dell’identità comune europea, senza la quale non sarebbe possibile individuare il nostro comune passato, ma neanche il presente ed il futuro delle nuove generazioni, futuro che deve necessariamente fondarsi su quel principio di sussidiarietà e sostegno ai più deboli, di cui il crocifisso è proprio la più grande testimonianza".
ASSOLTO L’AGGRESSORE DI BERLUSCONI
La scorsa settimana, accogliendo in toto le conclusioni dei medici, il giudice ha assolto, perché incapace di intendere e di volere, il giovane che lo scorso dicembre aveva assalito Silvio Berlusconi lanciandogli contro una statuetta raffigurante il Duomo di Milano. Si tratta di una persona da tempo affetta da disturbi mentali, bisognosa di cure, il cui dramma ha sicuramente compreso anche il Premier, tanté che non si costituito parte civile. Ma a prescindere dalle circostanze specifiche, che meritano la più profonda compassione e comprensione, la conclusione giudiziaria dell’episodio offre l’occasione per alcune considerazioni sul clima d’odio che si è creato e si alimenta attorno alla figura di Silvio Berlusconi. “Già nel 2004, in Piazza Navona – ricorda la Senatrice Laura Bianconi – il Presidente del Consiglio fu colpito dal cavalletto di una macchina fotografica e in prima battuta l’aggressore disse di avere agito per odio. Questi, purtroppo, sono i risultati di una politica che si concepisce solo come antagonista e vede nell’avversario il nemico da abbattere. Invece il nostro Paese, proprio in questo periodo di difficoltà economica, ha bisogno che tutte le forze politiche abbandonino i toni da barricate per costruire quella serenità necessaria per superare la crisi”.
Dopo essere stata ampiamente esaminata in Commissione, questa settimana inizia la discussione in Aula della manovra finanziaria. L’emergenza riguarda tutti i Paesi europei e, nonostante le agenzie di rating non siano mai particolarmente tenere con l’Italia, il nostro Paese ha le carte in regola per superare anche questa crisi. Certo i sacrifici non piacciono a nessuno ma occorre comprendere che non sono solo necessari, sono indispensabili. Per comprendere la ragionevolezza delle scelte che il nostro Paese dovrà fare, Spazio libero ospita l’illuminante intervento del Senatore Giampiero Cantoni, pubblicato su Economy del 2 giugno 2010.
E’ ARRIVATA L’ORA DI UN PATTO SOCIALE PER LA CRESCITA
I tagli alla spesa pubblica devono coinvolgere tutti gli Stati europei: l’Italia non sia un unicum. L’ha detto Silvio Berlusconi e non certo per negare la complessità degli interventi di cui il governo si dovrà rendere protagonista. L’ha detto perché questa crisi è effettivamente più di una “crisi greca”. E’ la crisi del modello sociale europeo. Quando Berlusconi dice che abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi, non si riferisce a ciascuno di noi come individui e famiglie. La crisi europea non è una crisi da debito privato, come era la crisi americana del 2007-2008. Non abbiamo comprato troppe case, non abbiamo esagerato con il credito al consumo, non abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi in quel senso. Se l’abbiamo fatto, è da un diverso punto di vista. Collettivamente, gli Stati dell’Europa continentale escono da cinquant’anni almeno di ininterrotta espansione. Il patto sociale alla base dei nostri Paesi è stato modificato grandemente, con l’avvento della politica di massa e il graduale radicarsi delle forze politiche di sinistra (socialisti, comunisti, eccetera). Lo Stato è passato da essere il garante della sicurezza personale e dei beni (com’era stato in epoca liberale) a essere invece il garante della cosiddetta “sicurezza sociale”. E’ diventato una macchina per distribuire diritti, e per stipulare qualcosa di molto simile a una polizza d’assicurazione collettiva: contro i rischi legati agli infortuni sul lavoro, la vecchiaia, la malattia. Lo Stato sociale era molto oneroso, e non era politicamente finanziabile attraverso una tassazione che avrebbe coperto compiutamente i costi. Gli Stati europei sono Paesi ad alta, altissima tassazione: ma neanche aliquote così imponenti sarebbero bastate. Ecco che entra in gioco il debito pubblico. Il debito pubblico sono le tasse di domani: quando si contrae un debito, poi si devono saldare i conti con i creditori. Il problema è che la crescita del debito pubblico era basata sull’idea che prima e più del debito sarebbero cresciute le nostre economie, che quindi sarebbero state in grado di ripagarlo. Ma non è andata così.
La crescita dello Stato ha rallentato la crescita dell’economia privata, l’ha messa a rischio, l’ha ingabbiata in una corazza di restrizioni, di regolamentazioni, di limiti. I nostri sono Paesi ingessati, che non sopportano più il peso del gesso. Di qui una condizione che si è fatta vieppiù precaria e difficile, e che i mercati hanno cominciato a leggere quando la moneta unica (la più grande costruzione degli ultimi vent’anni di storia europea) ha cominciato a soffrire sotto i colpi della crisi greca.
Ha detto Berlusconi: più tagli per tutti. Ma più tagli a cosa? Allo Stato. Non si preleverà alle famiglie, non ci sarà macelleria sociale. Si chiuderanno le condotte parassitarie che deviano in tasche private i denari delle tasse dei cittadini che dovrebbero trasformarsi in servizi. Con la manovra Tremonti, si poterà la spesa “non sociale”: non si toccheranno gli impegni presi con la sanità, sulle pensioni si agisce chiudendo le finestre, la forbice si accanisce contro enti inutili e spese evitabili. Basterà?
Berlusconi ha voluto impostare in modo nuovo la comunicazione, sulla manovra. E, consentitemi, in modo alto. Perché stiamo rattoppando una coperta rotta. Ma, se vogliamo pensare alla crisi ma anche alla crescita, dobbiamo cominciare a pensare a un nuovo patto sociale. Una riforma profonda dei nostri sistemi di welfare, che proprio in questo momento di sacrifici ci porti a porre le condizioni per un’Europa di domani con meno tasse e Stati più snelli. Un’Europa che può stare serenamente sotto l’ombrello di una moneta unica comune. Non sarà facile: ci vuole la forza delle classi dirigenti europee, più che di Bruxelles, per spiegare a tutti i cittadini un’azione di questo genere.
Ci vuole coraggio. Questa è l’ora del coraggio e dei sacrifici.
(Giampiero Cantoni – docente di economia internazionale, senatore del PdL e presidente della Commissione Difesa)

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