Source: https://renatodisa.com/2015/04/24/corte-di-cassazione-sezione-iii-sentenza-25-marzo-2015-n-12531-in-tema-di-dichiarazione-fraudolenta-mediante-uso-di-fatture-o-altri-documenti-per-operazioni-inesistenti-art-2-d-lgs-10-03-2000-2/
Timestamp: 2018-11-18 01:25:38+00:00

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Home/Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Diritto Tributario, Sentenze - Ordinanze/Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 25 marzo 2015, n. 12531. In tema di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2 D.Lgs. 10.03.2000), il dolo di evasione non necessariamente esaurisce lo scopo dell’azione criminosa, né necessariamente si deve identificare con esso, essendo necessario e sufficiente che si ponga anche solo in consapevole rapporto strumentale rispetto ad altri scopi, che potranno pure avere rilevanza ad altri fini ma che non concorrono a tipizzare la fattispecie e ad individuare il bene giuridico leso
2.1.Con il primo, riprendendo i temi e gli argomenti gia’ sviluppati in sede di appello, eccepisce, ai sensi dell’articolo 606 c.p.p., lettera b) ed e), inosservanza o erronea applicazione del Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 2, o comunque mancanza di motivazione sul punto, e deduce che i giudici di merito hanno ritenuto la sussistenza del reato in base al solo utilizzo della fatture inesistenti ma cio’, aggiunge, non e’ sufficiente perche’ per l’integrazione del reato e’ necessario che sussistano anche l’effettiva evasione e, sul piano soggettivo, l’intenzione dell’evasione.
A cio’ si aggiunga che ove non avesse cosi’ operato, la cooperativa non sarebbe stata in grado di onorare il debito tributario, incorrendo nella possibile consumazione del reato di cui al Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10-ter.
2.2. Con il secondo motivo eccepisce, ai sensi dell’articolo 606 c.p.p., lettera b), violazione dell’articolo 597 cod. proc. pen., perche’ la Corte di appello, nell’attenuare il trattamento sanzionatorio e nel rideterminare la pena, ha sostanzialmente disconosciuto le circostanze attenuanti generiche concesse dal primo giudice.
4. In linea generale, osserva questa Suprema Corte che la fattura deve essere emessa al momento della effettuazione dell’operazione come determinata dal Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, articolo 6, (Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, articolo 21, comma 4).
4.1. Le prestazioni di servizi, in particolare, si considerano normalmente effettuate all’atto del pagamento del corrispettivo, tuttavia il Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, sulla istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto, disciplina diversamente i modi e i casi in cui l’imposta diviene esigibile, se cioe’ al momento della ricezione del corrispettivo o in un momento successivo o con la sola emissione della sola fattura a prescindere dal conseguimento effettivo dell’importo ivi indicato.
4.2. La questione non e’ stata posta nei suoi esatti termini in appello perche’ il ricorrente ha fornito si’ l’anagrafica dei clienti insolventi, ma non ha mai dedotto quale specifico tipo di prestazione fosse stata disimpegnata nei loro confronti.
4.3. Non e’ dunque piu’ possibile, oggi, stabilire se comunque le operazioni rese avrebbero consentito l’emissione della fattura al momento della corresponsione del corrispettivo oppure no; e’ una questione di fatto oggi non piu’ deducibile in fase di legittimita’.
4.4. Occorre inoltre aggiungere che gli eventi successivi alla fatturazione dell’operazione imponibile che possono comportare la diminuzione o l’annullamento dell’imponibile stesso, sono espressamente contemplati dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, articolo 26, che, nella sua versione vigente pro-tempore, disponeva che “se un’operazione per la quale sia stata emessa fattura, successivamente alla registrazione di cui agli articoli 23 e 24, viene meno in tutto o in parte, o se ne riduce l’ammontare imponibile, in conseguenza di dichiarazione di nullita’, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili o per mancato pagamento in tutto o in parte a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive rimaste infruttuose o in conseguenza dell’applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente, il cedente del bene o prestatore del servizio ha diritto di portare in detrazione ai sensi dell’articolo 19 l’imposta corrispondente alla variazione, registrandola a norma dell’articolo 25. Il cessionario o committente, che abbia gia’ registrato l’operazione ai sensi di quest’ultimo articolo, deve in tal caso registrare la variazione a norma dell’articolo 23 o dell’articolo 24, salvo il suo diritto alla restituzione dell’importo pagato al cedente o prestatore a titolo di rivalsa”.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-04-24T13:25:32+00:0024 aprile 2015|Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Diritto Tributario, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

References: sentenza 
 articolo 2
 articolo 10
 articolo 6
 articolo 21
 articolo 26