Source: http://www.slideshare.net/avvocatocalvanese/e-book-sui-compensi-dm140-12
Timestamp: 2016-07-31 04:00:58+00:00

Document:
E book sui compensi d.m.140 12
avvocatocalvanese
primi Commenti al D.M.140/12, con un breve exercusus storico sulla Giurisprudenza di legittimità e della Corte di Giustizia UE
NUOVI COMPENSI PROFESSIONALI ex Decreto Ministero Giustizia 20.07.2012 n° 140 , G.U. 22.08.2012 (D.M.140/12)Sommario Premessa:Pagg. 1-3 Cap.I: Il D.M.140/2012:ambiti di applicazione ed efficacia temporale Pagg.3-4Cap.II: Sollevata eccezione di legittimità costituzionale pagg.4-10 Cap.III: L’abrogazione delle Tariffe Forensi e il loro “recupero”attraverso gli usi ex art.2233 C.C.-pagg.10-12 Cap.IV: la difesa del sistema Tariffario nella Giurisprudenza della Corte di Giustizia C.E. pagg.12-16 Conclusioni:pag.16 Appendice Schema accordo del CNF Testo D.M.140/12 Premessa: Tariffario.Onorari o Compensi? La nuova normativa recante, tra le altre, la disciplina in tema di compensi professionali dell‟avvocato, ha riformato la relativa disciplina di settore, abrogando le Tariffe precedentemente in vigore, come è dato evincere dall’art. 9 del Decreto Legge 1/2012 convertito dalla Legge 27/2012. 1)” sono abrogate le tariffe professionali regolamentate nel sistema ordinistico.” Successivamente,il D.M.140/12 del 20 Luglio 2012 appronta una disciplina di matrice statuale, rivolgendosi in primis all‟organo Giudicante, che avrà a disposizione parametri orientativi, non cogenti,per la liquidazione dei compensi professionali. Tali parametri potranno essere anche presi a riferimento per la stipula di accordi preventivi con il proprio Cliente, pur non interferendo con i medesimi, dal momento che i parametri per la determinazione dei compensi professionali sono destinati all‟Organo Giudicante, precisamente nella fase di liquidazione degli stessi.Il D.M. 20.07.2012 n.140, già ad una 1
prima lettura mostra il diretto destinatario del provvedimento, ovvero l‟OrganoGiudicante, nel preciso momento della liquidazione. D‟altro lato, lo stesso Decretocircoscrive temporalmente l‟ambito di applicazione della norma la fase della liquidazione.Esso si applica ai professionisti, o, meglio, ai compensi degli stessi, dettando più cheregole stringenti, criteri e parametri di applicazione, in mancanza di accordi preventivi traprofessionista e Cliente. Il termine fa riferimento ad un criterio onnicomprensivo, nelquale si ricomprendono diritti e onorari, laddove la legge nulla dice in materia di spesegenerali .Il D.M. opera, già nella stessa terminologia, una riforma, laddove si può leggere“compenso”al posto di Tariffario, e dal punti di vista strutturale e sostanziale, laddovericomprende nella dizione “compenso”le voci che, fino alla vigenza dei Tariffari,suddividevano le singole “voci”in Diritti ed Onorari.Per una stessa attività le vocivenivano duplicate, come, per esempio, l‟assistenza alle udienze.D‟altro lato non vi èdubbio che alcune attività quali, ad esempio,l’”accesso in ufficio, il pagamento del C.U.,la fascicolazione ed indice”, un tempo previste all‟interno delle Tariffe Forensi quali“Diritti”,siano fatte oggetto di previsione dall‟art. 11 D.M.140/12.Per consentire ilcalcolo delle singole voci all‟interno della fascia di valore della controversia, si potrà,allora, fare ricorso alle ormai abrogate Tariffe Forensi, e ciò ai sensi del combinatodisposto di cui agli artt.2225 e 2233 Cod.Civ.A parere dello scrivente ciò può esserepossibile,riesumando, in tal modo, gli ormai defunti Tariffari, limitatamente alle voci dispesa, ai sensi di cui all‟art. 2233 Cod.Civ.In altre parole:le tariffe sono stateabrogate,esse, tuttavia, in presenza di un vuoto legislativo, possono essere usate,condizionatamente, e limitatamente, quali “Usi”, ai quali parametrare i nuovicalcoli.Possono, in tale caso verificarsi, due ipotesi:la prima:accordo preventivo con ilCliente, in cui la libertà contrattuale fa allineare il sistema italiano ai modelliconcorrenziali degli altri Paesi dell‟UE, segnatamente la Francia e il Regno Unito.Laseconda, in assenza di accordi con il Cliente, ed in presenza di ipotesi rimesse allavalutazione discrezionale dell‟Organo giudicante, si potrà, pur sempre, fare riferimento 2
agli ormai superati Tariffari forensi, tenendo conto, però del combinato disposto degliartt. 2225 e 2233 C.C.(TAR Lombardia-Brescia, sez. I, ordinanza 10.09.2012 n° 1528).La valutazione del compenso dellavvocato, in base al D.M. Giustizia 20 luglio 2012, n.140, deve essere onnicomprensiva, senza distinzione alcuna tra diritti ed onorari. (TARLombardia-Brescia, sez. I, ordinanza 10.09.2012 n° 1528 )In particolare, la liquidazione si compie avuto riguardo alla complessità della questione e,nel caso di sentenze di rito, comporta un compenso ridotto del 50%. (Nella specie ilgiudizio aveva ad oggetto una questione sulla quale, all‟epoca della proposizione delricorso, esisteva una giurisprudenza favorevole del tutto costante e inequivoca sullapossibilità di ottenere la cd. legalizzazione del cittadino straniero irregolarmente presentesul territorio nazionale pur in presenza di una condanna per l‟abolito reato di cd.clandestinità, tanto che esso è stato definito con sentenza di cessata materia delcontendere per essersi la p.a. rideterminata in via di autotutela.)(*) Riferimenti normativi: artt. 1, co. 3, 4, co. 2, 7 e 41 D.M. Giustizia 20 luglio 2012, n.140.Cap.I: Il D.M.140/2012:ambiti di applicazione ed efficacia temporaleLa sentenza del Tribunale di Varese (dr. Giuseppe Buffone) n. 1252/2012 cerca dirisolvere l‟annoso problema della applicazione temporale del DM Giustizia 20 luglio2012, n. 140 (Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazionedei compensi).I problemi sorgono perché l‟articolo 9 del DL che ha abrogato le c.d. tariffe professionaliprevedeva la proroga dell‟applicazione delle tariffe fino al termine ultimo del 24 luglio2012 per „le liquidazioni delle spese giudiziali„. Il DM 140/12 sarebbe applicabile, invece(per espressa previsione del suo art. 41), alle liquidazioni successive al 23 agosto 2012. 3
Secondo il Tribunale di Varese, il DM 140, nell‟art. 41, prevede che le nuove regolevalgano solo “per le liquidazioni successive alla sua entrata in vigore e quindi, dal23.8.2012“.Ai fini della applicabilità ai processi pendenti il DM indica come parametro diriferimento, quindi, il momento in cui il giudice deve provvedere a liquidare il compenso.In altri termini, il tempo della attività compiuta (ai fini della determinazione delcompenso) non deve essere considerato, mentre rileva, nella liquidazione, la data dellapronunzia.Di conseguenza, il giudice che non reputa congruo il parametro di liquidazionedeterminato in base ai nuovi criteri, per giudizio già in corso prima del 23 agosto 2012,potrebbe semplicemente disapplicarlo, ricalcolando il compenso secondo i vecchi criteri,ovviamente motivando le ragioni di un tale discostamento (volte alla tutela della attivitàsvolta dall‟Avvocato, sotto l‟egida delle vecchie tariffe).Secondo alcuni colleghi, tale comportamento altro non è che l‟applicazione del„pericolosissimo‟ art. 1 co. 7 del DM 140/2012, che recita: “In nessun caso le soglienumeriche indicate, anche a mezzo di percentuale, sia nei minimi che nei massimi, per laliquidazione del compenso, nel presente decreto e nelle tabelle allegate, sono vincolantiper la liquidazione stessa”.le soglie non sono vincolanti, quindi, il giudice può sempre discrezionalmentediscostarsene.Cap.II: Sollevata eccezione di legittimità costituzionaleD.M.140/12Qui di seguito il testo integrale dellOrdinanza che rimette la questione di legittimitàcostituzionale alla consulta per violazione non solo di alcuni principi della Carta 4
Costituzionale, ma anche dei Trattati UE e della convenzione dei Diritti dellUomoTribunale di CremonaOrdinanza 13 settembre 2012(est. G. Borella)REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANOIL TRIBUNALE ORDINARIO di CREMONASEZIONE UNICA PROMISCUAIn persona del Dott. Giulio Borella Visto l‟art. 279 c.p.c.;Visto l‟art. 9 D.L. 1/2012, convertito con modificazioni dall‟art. 1 L. 27/2012, visto ilD.M. 140/2012 del 20.07.2012, pubblicato in G.U. del 22.08.2012;SOLLEVAEccezione di illegittimità costituzionale delle predette disposizioni, confliggenti con gliart. 3, 24 e 117 Costituzione, in relazione all‟art. 6 Cedu, all‟art. 5 co.IV e all‟art. 296Trattato Ue, all‟art. 6 Trattato Ue e alla Carta dei Diritti dell‟Unione firmata a Nizza nel2000MOTIVIL‟art. 9 D.L. 1/2012, convertito con modificazioni dalla L. 27/2012, ha dispostol‟abrogazione con effetto ex tunc, quindi anche per le cause in corso, delle tariffeprofessionali.L‟effetto retroattivo dell‟abrogazione si evince senza possibilità di equivoci o differentiinterpretazioni dalla lettera dell‟art. 9 co. I-II, ove si afferma perentoriamente che “sonoabrogate le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico” e “nel caso diliquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista èdeterminato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del Ministro vigilante…”.Anche il co. V indirizza nella stessa direzione, affermando che “sono abrogate ledisposizioni vigenti che, per la determinazione del compenso del professionista, rinviano 5
alle tariffe…”.Ora l‟applicazione retroattiva dell‟abrogazione delle tariffe deve ritenersi in contrasto congli articoli 3, 24 e 117 della Costituzione, quest‟ultimo nella parte in cui impone dilegiferare nel rispetto degli impegni internazionali assunti dall‟Italia, nella specie l‟art. 6della Convenzione Europea dei Diritti dell‟Uomo (cui ha aderito anche l‟Unione ex art. 6Trattato Ue) e il principio di proporzionalità all‟art. 5 co. IV e all‟art. 296 trattato Ue,oltre che nel rispetto della Carta dei Diritti Fondamentali dell‟Unione firmata a Nizza nel2000, pure richiamata dall‟art. 6 Trattato Ue, che annovera lo stato di diritto tra i principicomuni alle tradizioni costituzionali degli stati membri dell‟Ue.Sebbene infatti la nostra Costituzione non preveda, se non in campo penale e, secondoun‟interpretazione più moderna, in tutto il settore sanzionatorio, il divieto assoluto dinorme retroattive, il principio di irretroattività riceve comunque copertura costituzionale,come anche recentemente la Consulta ha avuto modo di affermare nella sentenza n.78/2012.L‟art. 3 della Costituzione infatti, nello stabilire il principio di uguaglianza e, quindi, diragionevolezza delle scelte del legislatore, impone di salvaguardare la certezzadell‟ordinamento, in funzione dell‟affidamento dei cittadini, che devono poter orientare leproprie condotte, confidando che esse non saranno sindacate ex post, in base a norme nonvigenti e, dunque, non conoscibili al momento in cui la fattispecie produttiva di effettigiuridici era ancora in fieri.Ugualmente l‟art. 117 della Costituzione, nell‟imporre al legislatore di legiferare inconformità al diritto internazionale pattizio, rinvia, tra l‟altro, alla Convenzione Europeadei Diritti dell‟Uomo, ratificata dall‟Italia con L.848/55, nonché alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, che ha pure avuto modo diprecisare come, ex art. 6 CEDU, il principio della preminenza del diritto e il concetto diprocesso equo ostano a che il potere legislativo interferisca con l‟amministrazione dellagiustizia o pregiudichi l‟affidamento dei cittadini (cfr Corte EDU 07.06.2011 Agratic/Italia). 6
Analoghi principi si rinvengono in ambito comunitario, per effetto del richiamo effettuatodall‟art. 6 Trattato Ue alla Convenzione Europea dei Diritti dell‟Uomo e alla Carta deiDiritti dell‟Unione di Nizza.Dal compendio normativo richiamato emerge come la retroattività di una legge nonpenale possa ammettersi solamente laddove, all‟esito di un prudente bilanciamento,sussistano preminenti motivi imperativi di interesse generale a sostegno della scelta.Ora, con riferimento alla norma censurata, non risultano sussistere tali imperative ragionidi interesse generale, e la norma è irragionevole.Infatti lo scopo dichiarato del legislatore, col D.L. 1/2012 e norme derivate e conseguenti,è quello di liberalizzare il mercato delle professioni.Tuttavia, rispetto a tale obiettivo, la retroattività dell‟abrogazione delle tariffe è del tuttoinefficace e, quindi, il mezzo appare inadeguato e sproporzionato allo scopo (con ciòconcretizzando anche violazione del principio di proporzionalità, immanente al sistemadell‟Unione ed esplicitato dall‟5 co. IV Trattato sull‟Unione e art. 296 del Trattato sulfunzionamento dell‟Unione).Infatti l‟autonomia negoziale, cui la liberalizzazione vorrebbe fare da volano, risultaveramente spendibile solo nel momento – anteriore all‟instaurazione del rapporto - delletrattative e, quindi, solamente con riguardo ai contratti ancora da stipulare, successivi allenuove disposizioni, mentre, per quelli già conclusi in epoca precedente e tutt‟ora in fasedi esecuzione, il mutamento dei compensi in corso d‟opera si traduce in un mutamentodell‟equilibrio contrattuale a suo tempo concordato tra le parti (con una di esse cheinevitabilmente finisce per guadagnarci e un‟altra per perderci), a dispetto dellevalutazioni di convenienza dalle stesse condotte al momento della stipulazione, quandoinvece, in passato, era sempre stato pacifico che le nuove tariffe che via via entravano invigore si sarebbero applicate solo ed esclusivamente agli adempimenti successivi.Ciò ha del resto la sua logica spiegazione giuridica nel fatto che il diritto e la misura delcompenso del professionista sorgono e si determinano nel momento stesso delcompimento delle singole attività. 7
S‟intende dire che la fattispecie giuridica, col compimento del singolo adempimento, si ègià perfezionata e l‟effetto (il diritto e la misura del compenso) si è già prodotto in favoredel professionista, secondo il noto sillogismo fattonorma-effetto.Intervenire retroattivamente su quell‟effetto significa dunque non solo toccare un dirittoquesito, ma anche alterare arbitrariamente gli effetti di una fattispecie esaurita, a dannonecessariamente di una delle parti.Potrebbe quindi oggi quindi venirsi la disomogenea situazione per cui, pur avendo inipotesi due avvocati posto in essere il medesimo adempimento in una stessa data, uno diessi, più solerte nel chiederne il pagamento, avrebbe conseguito il dovuto nella misuraprevista dalle vecchie tariffe, mentre il secondo, che abbia come di consueto atteso la finedel giudizio, limitandosi a richiedere di volta in volta degli acconti, si vedrebbe liquidatoun compenso differente e mediamente più basso.Né si dica che, per i contratti in corso, le parti potrebbero cautelarsi rinegoziando ilrapporto e concludendo l‟accordo caldeggiato dalla riforma: v‟è infatti da domandarsiquale forza negoziale possano spendere gli avvocati nei confronti di clienti che, nel casonon si dovesse raggiungere un accordo, sanno che il compenso verrà liquidato in base alnuovo D.M. 140/2012.Il quale prevede compensi mediamente assai più bassi di quelli a suo tempo liquidabilicol D.M. 08.04.2004 (stante anche il fatto che il valore della causa non si determinerebbepiù, come avveniva in precedenza, in base alle norme del codice di procedura civile, bensìin base alla somma finale concretamente attribuita alla parte vincitrice).Il caso di specie è emblematico: posto un valore della controversia di euro 5.000,00 circa,in base al D.M. 08.04.2004 le parti hanno presentato parcelle che oscillano tra euro4.664,00 ed euro 10.000,00 circa, oltre a spese e accessori, mentre, adottando il D.M.140/2012, il compenso del legale ammonterebbe, in media, ad euro 2.100,00 circa,aumentabile fino ad un massimo di euro 3.855,00.Invece i calcoli funzionali alla conclusione degli accordi sui compensi si debbono fareall‟inizio e a bocce ferme, non in corso di causa. 8
In realtà l‟obiettivo del legislatore sembra essere un altro: dare forza contrattuale alcliente, tramite l‟abbassamento delle tariffe, ma non già per favorire il portafogli delcliente stesso, bensì per spingere gli avvocati a non accettare incarichi non remunerativi e,così, bloccare l‟alluvionale afflusso di processi che intasano le aule di giustizia, afflussoche non ha pari in nessun altro paese d‟Europa.In pratica, dietro l‟apparente schermo della liberalizzazione, si tenta di risolvere ilproblema della giustizia, facendo leva sul solito versante delle spese: fino ad oggi lo si erafatto calcando la mano sulla soccombenza; oggi lo si fa svilendo il lavoro degli avvocati.Ed ecco allora che, nell‟ottica del legislatore, anche la retroattività dell‟abrogazione delletariffe acquisterebbe un senso: quello di spingere gli avvocati a definire in fretta cause perle quali si rischia di aver lavorato per anni in perdita.Così però si usa in maniera distorta lo schermo della liberalizzazione e lo strumento dellaretroattività, per creare un filtro indiretto all‟accesso dei cittadini alla giustizia.Ma ciò è contrario all‟art. 24 della Costituzione, che deve quindi anch‟esso ritenersiviolato dalla normativa censurata.Si è tutti d‟accordo che, tra le cause della lentezza dei processi, vi sia l‟eccessiva mole dicontenzioso.Bisogna però allora avere il coraggio di fare una scelta fondamentale: o garantire unaccesso alla giustizia indiscriminato, come avviene oggi, strada che appare però semprepiù difficilmente percorribile, a fronte della scarsità di risorse; oppure creare i giusti filtrie limiti – il filtro in Cassazione e il filtro in appello ad esempio, recentemente introdotto -,che però non possono passare per lo svilimento del lavoro già svolto di un‟interacategoria di professionisti.P.Q.M.Ritenuto che le questioni sollevate siano pregiudiziali, non potendosi decidere sullaliquidazione delle spese senza la risposta della Consulta;ritenuto altresì che la questione non sia manifestamente infondata, per tutti i motiviaddotti; 9
ritenuto che la lettera della legge non consenta interpretazioni alternative,compatibili col dettato costituzionale, che autorizzino il Giudice a non applicareretroattivamente le nuove tariffe;IL TRIBUNALE DI CREMONAin persona del giudice monocratico Dott. Giulio Borella, solleva eccezione dilegittimità costituzionale dell’art. 9 D.L. 1/2012, convertito con modificazionidall’art. 1 della L. 27/2012, e del collegato D.M. 140/2012, nella parte in cuidispongono l’applicazione retroattiva delle nuove tariffe forensi anche ai processi incorso e all’attività già svolta ed esaurita prima della sua entrata in vigore, inrelazione all’art. 3, 24 e 117 Costituzione, quest’ultimo in relazione all’art. 6 Cedu,all’art. 5 trattato Ue e all’art. 296 Trattato sul Funzionamento dell’Ue e all’art. 6Trattato Ue e per esso ai principi dello Stato di Diritto richiamati dalla ConvenzioneEuropea dei Diritti dell’Uomo e dalla Carta di Nizza.Dispone la sospensione del processo in corso e ordina la trasmissione dell’ordinanzae degli atti alla Corte Costituzionale, unitamente alla prova delle notificazionieseguite.Ordina che, a cura della Cancelleria, la presente ordinanza sia notificata alle parti,alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ai Presidenti della Camera dei Deputati edel Senato della Repubblica ex art. 23 ult.co. L.87/1953ell‟art.11 e dell‟Allegato A del D.M.140/2012Cap.III: L’abrogazione delle Tariffe Forensi e il loro “recupero”attraverso gli usi exart.2233 C.C.-pag. pag.Provvedimento Tribunale di Varese – luglio 2012C‟è chi cerca di colmare la lacuna che il governo ha posto in essere con la legge 27/2012abolendo di fatto le Tariffe forensi e non preoccupandosi minimamente di provvedere, 10
sempre secondo i loro tempi indicati (120 giorni) ad una nuova formulazione delle stesetariffe, per cui noi poveri avvocati barcollavamo nel caos totale con lo spauracchio siadelle liquidazioni nei provvedimenti giudiziari che nella compilazione dei precetti, dovele nostre controparti avevano il giusto pretesto per proporre opposizione.A questa carenza legislativa sono intervenute pronunce da parte di Giudici di merito e inparticolare il dott. Giuseppe Buffone della prima sezione civile del Tribunale di Vareseche, già nel febbraio 2012 aveva emesso decreto nel quale, a fronte della abrogazionedelle tariffe professionali con il decreto Cresci Italia, ma non degli art. 2225 cc e 75 disp.att. Cpc, aveva determinato che per la liquidazione degli onorari nei decreti ingiuntivi ilgiudice può ben rifarsi alle cosiddette tabelle orientative che costituiscono unaconsolidata esperienza liquidatoria che parte proprio dai presupposti di cui all‟art. 2225c.c., (I decreti ingiuntivi dopo il “Cresci Italia”: compensi agli avvocati in base alletabelle orientative. Gli standard condivisi con l’Ordine forense consentono liquidazioninon equitative ma secondo diritto) ed ora ha reiterato il suo orientamento giuridicoribadendo che per la quantificazione del compenso agli avvocati si può fare riferimentoall’art. 2233 c.c. laddove si enuncia che il compenso del lavoro autonomo, inmancanza di patti fa le parti e di tariffe, può avvenire secondo gli usi e deve risultareadeguata alla prestazione svolta.Gli usi sino all‟entrata in vigore del decreto Cresci Italia erano le tariffe forensi stabilitenelle tabelle del Dm del 8 aprile 2008 non essendo da parte del Ministero competentealcuna emanazione di altre tabelle successive.Vi è un ulteriore pronuncia in materia, non pubblicata ma essendo parte in causa edotta,in relazione alla redazione del precetto che opposto veniva sollevato la problematicadell‟abolizione delle tariffe. 11
Il Tribunale di Vicenza in seduta collegiale in data 12 -16/7/12, a seguito di reclamodell’opponente, ha emesso ordinanza che fra l’altro dichiara che: “premesso chel’abrogazione, intervenuta medio tempore, ad opera del D.L.1/12 non ha rilevanzaanzitutto perché quella norma riguardava la liquidazione giudiziale dei compensiprofessionali, mentre nel caso di specie trattasi di liquidazione da parte del procuratore ;inoltre, la previgente tariffa è provvisoriamente ancora in vigore, ancorché in viatransitoria per effetto della legge di conversione di quel decreto e in attesa di una nuovaregolamentazione della materia, sicché il procuratore può fare riferimento alla stessanella determinazione delle voci del precettoCap.IV: la difesa del sistema Tariffario nella Giurisprudenza della Corte diGiustizia C.E.Le Tariffe Forensi nella Giurisprudenza della Corte Europea:i criteri di concorrenza:unpunto fermo nella Giurisprudenza della Corte di Giustizia CE-Non è la prima volta che i sistemi tariffari italiani vengono messi in discussione dallaCommissione. Era già avvenuto nel 2003, quando era commissario Mario Monti.La legittimità e persino l‟utilità del sistema tariffario – insieme alla necessità di una rigidadisciplina degli ordini professionali – viene strenuamente difesa sulla base dellaasserzione che barriere all‟ingresso delle professioni e stretta regolamentazione dei prezziservirebbero a garantire i cittadini da abusi e inettitudini professionali. I fatti però nonsembrano confermare questa convinzione.Un indice del grado di rilevanza della tutela offerta dall‟ordine contro comportamentiscorretti tenuti dagli avvocati può essere rappresentato dal numero di procedimentidisciplinari avviati in media ogni anno. Secondo i dati del Consiglio d‟Europa , perl‟Italia il valore di questo indicatore è particolarmente basso: 2,3 procedimenti ogni milleavvocati contro i 217 della Finlandia, i 193 della Danimarca, ma anche i 44 della Grecia.Un indicatore così basso può essere imputato a due fatti radicalmente differenti. 12
Entrambi, però, fanno apparire poco rilevante la funzione di garanzia degli ordiniriguardo la qualità del servizio. Se infatti gli avvocati italiani sono particolarmentecorretti e non si determinano le condizioni per avviare procedure disciplinari, allora unordine strettamente regolamentato non ha ragione d‟essere. Se invece esistono casi dicomportamento scorretto, ma l‟ordine chiude un occhio e non li sanziona, allora ordinistrettamente regolamentati non sono efficaci e dunque non sono molto utili.Anche la rigida regolamentazione delle tariffe, che pure viene giustificata come forma ditutela del cliente, produce effetti molto dannosi sull‟efficienza della gestione delprocesso, e di quello civile in particolare.Corte di Giustizia, Grande SezioneSentenza del 29 marzo 2011(presidente A. Tizzano, relatore U. Lõhmus)(...)1 Con il suo ricorso, la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte diconstatare che, prevedendo disposizioni che impongono agli avvocati l‟obbligo dirispettare tariffe massime, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essaincombenti ai sensi degli artt. 43 CE e 49 CE. L‟art. 13 della legge 9 febbraio 1982, n. 31, sulla libera prestazione di servizi da partedegli avvocati cittadini di altri Stati membri della Comunità europea (GURI n. 42, del 12febbraio 1982, pag. 1030), che recepisce la direttiva del Consiglio 22 marzo 1977,77/249/CEE, intesa a facilitare l‟esercizio effettivo della libera prestazione di servizi daparte degli avvocati (GU L 78, pag. 17), estende l‟obbligo di rispettare le tariffe 13
professionali in vigore agli avvocati di altri Stati membri che svolgono in Italia attivitàgiudiziali e stragiudiziali. I diritti e gli onorari degli avvocati sono stati successivamente disciplinati da piùdecreti ministeriali di cui gli ultimi tre sono il D.M. 24 novembre 1990, n. 392, il D.M. 5ottobre 1994, n. 585, e il D.M. 8 aprile 2004, n. 127. Conformemente alla deliberazione del CNF allegata al decreto ministeriale 8 aprile2004, n. 127 (GURI n. 115, del 18 maggio 2004; in prosieguo: la «deliberazione delCNF»), le tariffe applicabili agli onorari degli avvocati si suddividono in tre capitoli, valea dire il capitolo I, relativo alle prestazioni giudiziali in materia tanto civile,amministrativa quanto fiscale, il capitolo II, concernente le prestazioni giudiziali inmateria penale, e il capitolo III, riguardante le prestazioni stragiudiziali.raggiungimento degli obiettivi perseguiti;La Corte di Giustizia ha respinto il ricorso proposto dalla Commissione UE che hachiesto di constatare che, prevedendo disposizioni che impongono agli avvocatil’obbligo di rispettare tariffe massime, la Repubblica italiana è venuta meno agliobblighi ad essa incombenti ai sensi degli artt. 43 CE e 49 CE.In particolare, secondo la Corte "la Commissione non è riuscita a dimostrare che lanormativa in discussione è concepita in modo da pregiudicare l’accesso, incondizioni di concorrenza normali ed efficaci, al mercato italiano dei servizi di cuitrattasi. Va rilevato, al riguardo, che la normativa italiana sugli onorari ècaratterizzata da una flessibilità che sembra permettere un corretto compenso per 14
qualsiasi tipo di prestazione fornita dagli avvocati. Così, è possibile aumentare glionorari fino al doppio delle tariffe massime altrimenti applicabili, per cause di particolareimportanza, complessità o difficoltà, o fino al quadruplo di dette tariffe per quelle cherivestono una straordinaria importanza, o anche oltre in caso di sproporzione manifesta,alla luce delle circostanze nel caso di specie, tra le prestazioni dell‟avvocato e le tariffemassime previste. In diverse situazioni, inoltre, è consentito agli avvocati concludere unaccordo speciale con il loro cliente al fine di fissare l‟importo degli onorari".Ancora: "L‟esistenza di una restrizione ai sensi del Trattato non può dunque esseredesunta dalla mera circostanza che gli avvocati stabiliti in Stati membri diversi dallaRepubblica italiana devono, per il calcolo dei loro onorari per prestazioni fornite in Italia,abituarsi alle norme applicabili in tale Stato membro. Per contro, una restrizione delgenere esiste, segnatamente, se detti avvocati sono privati della possibilità di penetrarenel mercato dello Stato membro ospitante in condizioni di concorrenza normali edefficaci".(Corte di Giustizia UE, Sentenza 29 marzo 2011: Inadempimento di uno Stato –Artt. 43 CE e 49 CE – Avvocati – Obbligo di rispettare tariffe massime in materia dionorari – Ostacolo all’accesso al mercato – Insussistenza)"Gli artt. 10 CE, 81 CE e 82 CE non ostano in linea di principio all’adozione, daparte di uno Stato membro, di un provvedimento normativo che approvi, anchesulla base di un progetto elaborato da un ordine professionale, una tariffa che fissiun limite minimo per gli onorari e a cui, in linea di principio, non sia possibilederogare né per le prestazioni riservate né per quelle che possono essere svolteanche da qualsiasi altro operatore economico non vincolato da tale tariffa.Tuttavia, una normativa che vieti in maniera assoluta di derogareconvenzionalmente agli onorari minimi determinati da una tariffa professionale 15
costituisce una restrizione della libera prestazione dei servizi prevista dall’art. 49CE.Spetterà in concreto al giudice di merito verificare se tale normativa, alla luce dellesue concrete modalità di applicazione, risponda realmente agli obiettivi della tuteladei consumatori e della buona amministrazione della giustizia, che possonogiustificarla, e se le restrizioni che essa impone non appaiano sproporzionaterispetto a tali obiettivi".le tariffe obbligatorie degli onorari di avvocati italiani non sono in contrasto con ledisposizioni del trattato in materia di concorrenzaPertanto, la normativa italiana in materia non è in contrasto con il diritto comunitario.Conclusioni:L’accordo tra le parti:prevenire è meglio che curare.Se è vero chel’abolizione delle ormai obsolete Tariffe Forensi, modulate da un Decreto Ministerialedel 2004, hanno fatto sentire, almeno per un attimo, il ceto Forense, deprivato, per cosìdire, di una stabile ancora o punto di riferimento, dall’altro hanno reso, di fatto,obbligatorio o quanto mai auspicabile, il passaggio dell’accordo preventivo tra le parti,in assenza del quale, l’Organo giudicante dovrà necessariamente rifarsi ai criteridettati dal d.m.140/12.Appendice 16
Compensi Professionali:il nuovo schema predisposto dal CNFCONFERIMENTO INCARICO PROFESSIONALE IN BASE AL D.M. 140 /2012Con la presente il sig. ……………………………………….., nato a ………. il…………, C.F. …………, residente in ………………, via …………………………, inproprio / quale legale rappresentante di …………………………, con sede in……………………, P. IVA …………………………, come da visura CCIAA che siallega al presente, o quale rappresentante di ……………… (persona fisica), identificatodall‟avv.…………..a mezzo (documento) …………….. rilasciato da (autorità)……………………... in data ….……….. di cui si allega copia, ricevuta l‟informativa eprestato consenso al trattamento dei dati personali ai sensi di legge,CONFERISCEallAvv. ................................................... lincarico di assistenza, rappresentanza,consulenza e difesa nella controvesia insorta nei confronti di ....................... avente adoggetto........................................................... ed il cui valore, è indicativamentequantificato in Euro ePATTUISCEcon il suddetto legale che accetta, quanto di seguito indicato :1) Il Compenso e spese generali di organizzazione e gestione dello studio legaleIl compenso monetario, per le prestazioni professionali sopra menzionate viene cosìconcordato : 17
a) euro ................. per lattività di assistenza stragiudiziale tesa alla definizione dellacontroversia, ivi compresa leventuale fase della procedura di mediazione obbligatoriaintrodotta col D. Lgs. 28/2010;b) euro ..................... per la fase di studio della controversia, così come meglio specificataall‟art. 11 del Decreto ministeriale 20 luglio 2012, n. 140;c) euro ..................... per la fase introduttiva del procedimento, così come megliospecificata all‟art. 11 del Decreto ministeriale 20 luglio 2012, n. 140;d) euro ..................... per la fase istruttoria, così come meglio specificata all‟art. 11 delDecreto ministeriale 20 luglio 2012, n. 140;e) euro ..................... per la fase decisoria, così come meglio specificata all‟art. 11 delDecreto ministeriale 20 luglio 2012, n. 140;e così per un importo complessivo di euro …………….., oin aggiunta al contributoprevisto per la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Avvocati ed IVA come perlegge, ove dovuta.In caso di accordo conciliativo della controversia il Cliente si impegnerà a corrispndere alprofessionista, quanto pattuito per le fasi svolte aumentato del.....% , oltre al contributoalla Cassa Nazionale Previdenza e Assistenza Avvocati ed IVA come per legge, ovedovuta.Il Cliente, si impegna sin da ora a versare il 12,5% sul compenso dovuto per spesegenerali di organizzazione e gestione dello studio.2) SpeseNei compensi di cui all‟art. 1 non debbono essere comprese le spese da rimborsaresecondo qualsiasi modalità, né oneri e contributi dovuti a qualsiasi titolo, nonchè i costidegli ausiliari (contributo unificato, marche, costi di notifica, spese di consulenza tecnicadufficio o di consulenza tecnica di parte, ecc...).Ogni spesa e costo a carico del Cliente verranno dallo stesso corrisposte direttamente o,se anticipati dal legale, rimborsati a semplice richiesta di quest‟ultimo.3) Informazione circa la complessità dell’incarico e i costi preventivabili 18
Il Cliente dichiara di essere a conoscenza del particolare grado di complessitàdellincarico e di aver ricevuto tutte le informazioni utili circa gli eventuali costi futuri.(andrebbero indicati più specificatamente le motivazione della complessità o meno dellacontroversia)4) Pagamenti e sotoscrizione della clausola risolutiva espressaIl Cliente si obbliga a pagare all legale incaricato, i preavvisi di parcella che lo stesso,provvederà ad emettere, in acconto o a saldo, in conformità a quanto concordato.Il mancato pagamento degli acconti richiesti o il mancato rimborso delle spese anticipatedal professionista confugurano causa legittima di risoluzione del presente contratto edconsentono allAvv.........di rinunciare immediatamente, al mandato conferitogli conesonero da ogni responsabilità, esclusi gli oneri di comunicazione previsti dal codice diprocedura civile sino alla nomina di altro difensore.5) Rilevanza della liquidazione giudiziale - compensazioneIl Cliente è tenuto a pagare la Avv........ tutte le somme di cui al presente accordo aprescindere, da quanto verrò liquidato in sede giudiziaria e dallonere di rimborso posto acarico di controparte. Qualora limporto liquidato giudizialmente fosse superiore a quantopattuito, la differenza sarà riconosciuta a favore del Legale incaricato.LAvv....... è autorizzato dal Cliente a farsi versare direttamente dalla controparte le speselegali poste a carico di questultima ed a trattenere a titolo di compensazione eventualisomme ricevute dalla controparte sino a soddisfazione del proprio credito.6) Polizza assicurativaIl professionista indica di seguito i dati della propria polizza assicurativa ................Firma Cliente .....................Firma Avvocato .................. 19
Art. 1Ambito di applicazione e regole generali1. Lorgano giurisdizionale che deve liquidare il compenso dei professionisti di cui ai capiche seguono applica, in difetto di accordo tra le parti in ordine allo stesso compenso, ledisposizioni del presente decreto. Lorgano giurisdizionale puo sempre applicareanalogicamente le disposizioni del presente decreto ai casi non espressamente regolatidallo stesso.2. Nei compensi non sono comprese le spese da rimborsare secondo qualsiasi modalita,compresa quella concordata in modo forfettario.Non sono altresi compresi oneri e contributi dovuti a qualsiasi titolo. I costi degliausiliari incaricati dal professionista sono ricompresi tra le spese dello stesso.3. I compensi liquidati comprendono lintero corrispettivo per la prestazioneprofessionale, incluse le attivita accessorie alla stessa.4. Nel caso di incarico collegiale il compenso e unico ma lorgano giurisdizionale puoaumentarlo fino al doppio. Quando lincarico professionale e conferito a una societa traprofessionisti, si applica il compenso spettante a uno solo di essi anche per la stessaprestazione eseguita da piu soci.5. Per gli incarichi non conclusi, o prosecuzioni di precedenti incarichi, si tiene contodellopera effettivamente svolta.6. Lassenza di prova del preventivo di massima di cui allarticolo 9, comma 4, terzoperiodo, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dallalegge 24 marzo 2012, n. 27, costituisce elemento di valutazione negativa da partedellorgano giurisdizionale per la liquidazione del compenso.7. In nessun caso le soglie numeriche indicate, anche a mezzo di percentuale, sia neiminimi che nei massimi, per la liquidazione del compenso, nel presente decreto e nelletabelle allegate, sono vincolanti per la liquidazione stessa. 20

References: art.2233
 sentenza 
 sentenza 
 art. 41
 art. 1
 art. 6
 sentenza 
 art. 6
 art. 296
 art. 23
 art. 2225
 Sentenza 

Art. 1