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Timestamp: 2020-02-27 16:40:39+00:00

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Studio Legale Avvocato Salvatrice Cavalli - Parabiago e Rho - Civile e Penale. - Codice Deontologico Forense 2011
Codice Deontologico Forense 2011
Testo approvato dal Consiglio Nazionale Forense nella seduta del 17 aprile 1997 ed aggiornato con le modifiche introdotte il 16 ottobre 1999, il 26 ottobre 2002, il 27 gennaio 2006 (ulteriori modifiche sono state apportate il 14 dicembre 2006, in attuazione della legge 4 agosto 2006, n. 248), il 18 gennaio 2007, il 12 giugno 2008, il 15 luglio 2011 ed il 16 dicembre 2011.
* Si riportano in neretto le parti degli articoli modificati dal Consiglio nazionale forense il 12 giugno 2008 (artt. 17bis, 18, 24, 45), il 15 luglio 2011(artt. 16, 54 e 55 bis) ed il 16 dicembre 2011 (art. 55).
Art. 1 – ­Ambito di applicazione.
I. L’avvocato è tenuto al dovere di segretezza e riservatezza anche nei confronti degli ex‑clienti, sia per l’attività giudiziale che per l’attività stragiudiziale.
Le dichiarazioni in giudizio relative alla esistenza o inesistenza di fatti obiettivi, che siano presupposto specifico per un provvedimento del magistrato, e di cui l’avvocato abbia diretta conoscenza, devono essere veree comunque tali da non indurre il giudice in errore.
I. L'avvocato non deve porre in essere attività commerciale o comunque attività incompatibile con i doveri di indipendenza e di decoro della professione forense. (1)
II. Costituisce infrazione disciplinare l'avere richiesto l'iscrizione all'albo in pendenza di cause di incompatibilità, non dichiarate, ancorché queste siano venute meno.
(1) Canone così modificato dal CNF con la delibera del 15 luglio 2011. La precedente versione così recitava: "I. L'avvocato non deve porre in essere attività commerciale o di mediazione".
•) l’eventuale certificazione di qualità dello studio; l’avvocato che intenda fare menzione di una certificazione di qualità deve depositare presso il Consiglio dell’Ordine il giustificativo della certificazione in corso di validità e l’indicazione completa del certificatore e del campo di applicazione della certificazione ufficialmente riconosciuta dallo Stato;
Art. 19 ­– Divieto di accaparramento di clientela.
Art. 21 –Divieto di attività professionale senza titolo o di uso di titoli inesistenti.
III. Il difensore che riceva l’incarico di fiducia dall’imputato è tenuto a comunicare tempestivamente con mezzi idonei al collega, già nominato d’ufficio, il mandato ricevuto e, senza pregiudizio per il diritto di difesa, deve raccomandare alla parte di provvedere alpagamento di quanto è dovuto al difensore d’ufficio per l’attività professionale eventualmente già svolta.
Art. 27 ­– Obbligo di corrispondere con il collega.
Art. 29 ­– Notizie riguardanti il collega
Art. 33 ­– Sostituzione del collega nell’attività di difesa.
Art. 37­ – Conflitto di interessi.
I. Il difensore d’ufficio deve assolvere l’incarico con diligenza e sollecitudine; ove sia impedito di partecipare a singole attività processuali deve darne tempestiva e motivata comunicazione all’autorità procedente ovvero incaricare della difesa un collega, il quale, ove accetti, è responsabile dell’adempimento dell’incarico.
Art. 39 ­– Astensione dalle udienze.
Art. 47 ­– Rinuncia al mandato.
Art. 51 ­– Assunzione di incarichi contro ex‑clienti.
L’assunzione di un incarico professionale contro un ex-cliente è ammessa quando sia trascorso almeno un biennio dalla cessazione del rapporto professionalee l’oggetto del nuovo incarico sia estraneo a quello espletato in precedenza. In ogni caso è fatto divieto all’avvocato di utilizzare notizie acquisite in ragione del rapporto professionale già esaurito.
ART. 54. - Rapporti con arbitri, conciliatori, mediatori e consulenti tecnici.(1)
(1) Articolo così modificato dal CNF con la delibera del 15 luglio 2011. La precedente versione così recitava: "ART. 54. - Rapporti con arbitri e consulenti tecnici. L’avvocato deve ispirare il proprio rapporto con arbitri e consulenti tecnici a correttezza e lealtà, nel rispetto delle reciproche funzioni".
I. L’avvocato non può assumere la funzione di arbitro quando abbia in corso, o abbia avuto negli ultimi due anni, rapporti professionali con una delle parti né, comunque, se ricorre una delle ipotesi di cui all’art. 815, primo comma, del codice di procedura civile. (1) II. L’avvocato non può accettare la nomina ad arbitro se una delle parti del procedimento sia assistita, o sia stata assistita negli ultimi due anni, da altro professionista di lui socio o con lui associato, ovvero che eserciti negli stessi locali. In ogni caso l’avvocato deve comunicare per iscritto alle parti ogni ulteriore circostanza di fatto e ogni rapporto con i difensori che possano incidere sulla sua indipendenza, al fine di ottenere il consenso delle parti stesse all’espletamento dell’incarico. (2) III. L’avvocato che viene designato arbitro deve comportarsi nel corso del procedimento in modo da preservare la fiducia in lui riposta dalle parti e deve rimanere immune da influenze e condizionamenti esterni di qualunque tipo. Egli inoltre: – ha il dovere di mantenere la riservatezza sui fatti di cui venga a conoscenza in ragione del procedimento arbitrale; – non deve fornire notizie su questioni attinenti al procedimento; – non deve rendere nota la decisione prima che questa sia formalmente comunicata a tutte le parti. IV. L’avvocato che ha svolto l’incarico di arbitro non può intrattenere rapporti professionali con una delle parti: a) se non siano decorsi almeno due anni dalla definizione del procedimento; b) se l’oggetto dell’attività non sia diverso da quello del procedimento stesso. Il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitino negli stessi locali.
(1) Canone così modificato dal CNF con delibera del 16 dicembre 2011. Testo precedente: “I. L’avvocato non può assumere la funzione di arbitro quando abbia in corso rapporti professionali con una delle parti.” (2) Canone così modificato dal CNF con delibera del 16 dicembre 2011. Testo precedente: “II. L’avvocato non può accettare la nomina ad arbitro se una delle parti del procedimento sia assistita da altro professionista di lui socio o con lui associato, ovvero che eserciti negli stessi locali. In ogni caso l’avvocato deve comunicare alle parti ogni circostanza di fatto e ogni rapporto con i difensori che possano incidere sulla sua indipendenza, al fine di ottenere il consenso delle parti stesse all’espletamento dell’incarico”.
Art. 59 ­– Obbligo di provvedere all’adempimento delle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi.
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References: Art. 1

Art. 19

Art. 21

Art. 27

Art. 29

Art. 33

Art. 37

Art. 39

Art. 47

Art. 51

ART. 54

Art. 59