Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?param_ecli=ECLI:IT:COST:2016:173
Timestamp: 2020-08-13 19:39:23+00:00

Document:
Massima n. 38972 Massima successiva
Costituzione in giudizio - Parti del giudizio a quo - Inosservanza del termine perentorio - Inammissibilità.
Nel giudizio di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 2, 3, 36, 38, 53 e 136 Cost., dell'art. 1, comma 486, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2014), é inammissibile la costituzione tardiva delle parti del processo principale. Infatti, il termine per la costituzione nei giudizi dinanzi alla Corte costituzionale deve essere ritenuto perentorio.
Sulla perentorietà del termine per la costituzione nei giudizi dinanzi alla Corte costituzionale, v., ex multis, le citate sentenze nn. 102/2016, 220/2014 e 128/2014.
Massima n. 38973 Massima successiva Massima precedente
Intervento in giudizio - Intervento adesivo - Terzi che non sono portatori di un interesse qualificato immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio - Inammissibilità.
Nel giudizio di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 4, 35, 36, 38, 53, 81, 97, 117, primo comma, e 136 Cost., dell'art. 1, commi 483, 486, 487 e 590, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2014), é inammissibile l'intervento tardivo e l'intervento adesivo di soggetti che non sono parti della controversia a quo. Infatti, il termine per l'intervento nei giudizi costituzionali deve essere ritenuto perentorio, mentre la circostanza che gli istanti siano parti in giudizi pensionistici dinanzi a sezioni giurisdizionali della Corte dei conti diverse da quella rimettente nei quali trovano applicazione le stesse norme denunciate e che tali processi siano stati sospesi in attesa della definizione delle sollevate questioni di legittimità costituzionale non è sufficiente a rendere ammissibile l'intervento, essendo i rapporti sostanziali dedotti in causa comunque differenti da quelli oggetto del procedimento da cui è scaturito l'incidente di costituzionalità.
Sulla perentorietà del termine per l'intervento nei giudizi costituzionali, v., ex multis, le citate sentenze nn. 102/2016, 220/2014 e 128/2014.
Per il costante orientamento secondo cui possono intervenire nel giudizio incidentale di legittimità costituzionale le sole parti del giudizio principale ed i terzi portatori di un interesse qualificato, immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio e non semplicemente regolato, al pari di ogni altro, dalla norma o dalle norme oggetto di censura, v., tra le altre, le citate sentenze nn. 70/2015 e 216/2014.
Nel senso che l'ammissibilità di interventi ad opera di terzi, titolari di interessi soltanto analoghi a quelli dedotti nel giudizio principale, contrasterebbe con il carattere incidentale del giudizio di legittimità costituzionale, in quanto l'accesso delle parti al detto giudizio avverrebbe senza la previa verifica della rilevanza e della non manifesta infondatezza della questione da parte del giudice a quo, v., per tutte, le seguenti citate decisioni: sentenza n. 71/2015; ordinanza n. 32/2013.
Massima n. 38974 Massima successiva Massima precedente
Previdenza - Questione concernente il contributo c.d. di solidarietà a carico dei titolari di trattamenti pensionistici corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie - Censura di disposizione riguardante gli organi costituzionali, le Regioni e le Province autonome (con particolare riferimento ai vitalizi) - Norma non applicabile nel giudizio a quo - Difetto di rilevanza della questione - Inammissibilità.
E' inammissibile, per irrilevanza, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 487, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2014), sollevata in riferimento agli artt. 2, 3, 4, 35, 36, 38, 53, 81, 97 e 136 Cost. Infatti, tale disposizione non viene in applicazione nei giudizi a quibus, posto che riguarda gli organi costituzionali, le Regioni e le Province autonome (con particolare riferimento ai vitalizi), e non comunque i pensionati a carico dello Stato.
legge 27/12/2013 n. 147 art. 1 co. 487
Massima n. 38975 Massima successiva Massima precedente
Previdenza - Questione concernente il contributo c.d. di solidarietà a carico dei titolari di trattamenti pensionistici corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie - Censura di disposizione riguardante il contributo di solidarietà sui redditi - Norma non applicabile nel giudizio a quo - Difetto di rilevanza della questione - Inammissibilità.
E' inammissibile, per irrilevanza, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 590, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2014), sollevata in riferimento agli artt. 3 e 53 Cost. Infatti, tale disposizione non viene in applicazione nei giudizi a quibus, posto che attiene al contributo di solidarietà sui redditi e non sulle pensioni e, inoltre, in nessun caso si afferma dal rimettente che i ricorrenti siano titolari di redditi oltre i trecentomila euro.
legge 27/12/2013 n. 147 art. 1 co. 590
Massima n. 38976 Massima successiva Massima precedente
Previdenza - Limitazione della rivalutazione monetaria dei trattamenti pensionistici - Modalità - Rivalutazione automatica in misura progressivamente decrescente dal 100 al 40 per cento, in corrispondenza all'importo del trattamento pensionistico, rispettivamente superiore da tre a sei volte (per il solo anno 2014) il trattamento minimo INPS - Difetto di motivazione in ordine ai parametri censurati - Inammissibilità della questione.
E' inammissibile la questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 117, primo comma, Cost., 6, 21, 25, 33 e 34 CEDU, dell'art. 1, comma 483, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, il quale riconosce, per il triennio 2014-2016, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici in misura progressivamente decrescente dal 100 al 40 per cento, in corrispondenza all'importo del trattamento pensionistico, rispettivamente, superiore da tre a sei volte (per il solo anno 2014) il trattamento minimo INPS. I menzionati parametri europei sono infatti evocati dal rimettente in assenza di qualsiasi motivazione in ordine alla (solo) asserita loro violazione.
Sull'inammissibilità di questioni per carenza di motivazione in ordine ai parametri asseritamente violati, v., ex plurimis, le seguenti citate decisioni: sentenza n. 70/2015; ordinanza n. 158/2011.
legge 27/12/2013 n. 147 art. 1 co. 483
convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Roma 04/11/1950) art. 21
convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Roma 04/11/1950) art. 25
convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Roma 04/11/1950) art. 33
convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Roma 04/11/1950) art. 34
Massima n. 38977 Massima successiva Massima precedente
Previdenza - Limitazione della rivalutazione monetaria dei trattamenti pensionistici - Modalità - Rivalutazione automatica in misura progressivamente decrescente dal 100 al 40 per cento, in corrispondenza all'importo del trattamento pensionistico, rispettivamente superiore da tre a sei volte (per il solo anno 2014) il trattamento minimo INPS - Ritenuta natura di prelievo tributario della misura - Asserita violazione dei principi costituzionali in materia previdenziale e tributaria - Insussistenza - Misura ispirata a criteri di progressività, parametrati sui valori costituzionali della proporzionalità e della adeguatezza dei trattamenti di quiescenza, rispettosi dei principi enunciati con la sentenza n. 70 del 2015 - Non fondatezza della questione.
Non è fondata la questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 36, 38 e 53 Cost., dell'art. 1, comma 483, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, il quale riconosce, per il triennio 2014-2016, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici in misura progressivamente decrescente dal 100 al 40 per cento, in corrispondenza all'importo del trattamento pensionistico, rispettivamente, superiore da tre a sei volte (per il solo anno 2014) il trattamento minimo INPS. Benché la limitazione della rivalutazione monetaria dei trattamenti pensionistici stabilita, per il biennio 2012-2013, dall'art. 24, comma 25, del d.l. n. 201 del 2011 sia stata dichiarata illegittima con la sentenza n. 70 del 2015, la disposizione impugnata si differenzia (non condividendone, quindi, le ragioni di incostituzionalità) da quella caducata che prevedeva un blocco integrale della rivalutazione per le pensioni di importo superiore a tre volte il minimo. Il legislatore del 2013 ha, infatti, previsto una rimodulazione nell'applicazione della percentuale di perequazione automatica sul complesso dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo di cui all'art. 34, comma 1, della legge n. 448 del 1998, con l'azzeramento per le sole fasce di importo superiore a sei volte il trattamento minimo INPS e per il solo anno 2014, ispirandosi a criteri di progressività, parametrati sui valori costituzionali della proporzionalità e dell'adeguatezza dei trattamenti di quiescenza.
Per la dichiarazione di illegittimità costituzionale della limitazione della rivalutazione monetaria dei trattamenti pensionistici disposta, per il biennio 2012-2013, dall'art. 24, comma 25, del d.l. n. 201 del 2011, v. la citata sentenza n. 70/2015.
Massima n. 38978 Massima precedente
Previdenza - Contributo c.d. di solidarietà a carico dei titolari di trattamenti pensionistici corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie complessivamente superiori da quattordici a trenta volte il trattamento minimo INPS, per il triennio 2014-2016 - Asserita violazione del giudicato costituzionale in relazione alla sentenza n. 116 del 2013 - Asserita natura di prelievo tributario del contributo, lesivo dei principi costituzionali in materia previdenziale e tributaria - Asserita irragionevolezza in relazione alle finalità della misura - Asserita violazione del principio di razionalità rispetto alla finalità solidaristica e del principio del legittimo affidamento - Insussistenza - Estraneità del contributo alla fattispecie di cui alla sentenza n. 116 del 2013 - Esclusione della natura tributaria del prelievo, operato in via diretta dagli enti previdenziali con specifiche finalità solidaristiche endoprevidenziali - Ragionevolezza e proporzionalità della misura incidente sulle pensioni più elevate per un tempo delimitato - Non fondatezza delle questioni.
Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 486, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, impugnato, in riferimento agli artt. 2, 3, 4, 35, 36, 38, 53, 81, 97 e 136 Cost., in quanto impone, per un triennio, un contributo di solidarietà ai titolari di trattamenti pensionistici corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie complessivamente superiori da quattordici a trenta e più volte il trattamento minimo INPS. Innanzitutto, la norma de qua non è elusiva del giudicato costituzionale rappresentato dalla sentenza n. 116 del 2013 che ha sanzionato, in ragione della sua accertata natura tributaria, il contributo perequativo incidente sulle pensioni erogate nel 2011 e 2012. Il contributo in contestazione, infatti, da un lato, colpisce, sulla base di differenti presupposti e finalità, pensioni di elevato importo a partire dal 2014 e, dunque, non disciplina le stesse fattispecie già regolate dal caducato art. 18, comma 22-bis, del d.l. n. 98 del 2011, né surrettiziamente proroga gli effetti di quella norma dopo la sua rimozione dall'ordinamento. Dall'altro, non riveste la natura tributaria attribuitagli dai rimettenti, non essendo acquisito allo Stato, né destinato alla fiscalità generale, ed essendo, invece, prelevato, in via diretta, dall'INPS e dagli altri enti previdenziali coinvolti, i quali - anziché versarlo all'Erario in qualità di sostituti di imposta - lo trattengono all'interno delle proprie gestioni, con specifiche finalità solidaristiche endo-previdenziali. Si è perciò in presenza di un prelievo inquadrabile nel genus delle prestazioni patrimoniali imposte per legge ai sensi dell'art. 23 Cost., avente la finalità di contribuire agli oneri finanziari del sistema previdenziale. Il contributo di solidarietà sulle pensioni più elevate risponde altresì a criteri di ragionevolezza e proporzionalità, tenendo conto dell'esigenza di bilanciare la garanzia del legittimo affidamento nella sicurezza giuridica con altri valori costituzionalmente rilevanti. In linea di principio, una simile misura è consentita al legislatore ove non ecceda i limiti entro i quali è necessariamente costretta in forza del combinato operare dei principi di ragionevolezza, di affidamento e della tutela previdenziale, il cui rispetto è oggetto di uno scrutinio stretto di costituzionalità, che impone un grado di ragionevolezza complessiva ben più elevato di quello che, di norma, è affidato alla mancanza di arbitrarietà. A tal fine, è indispensabile che la legge assicuri il rispetto di alcune condizioni, atte a configurare l'intervento ablativo come sicuramente ragionevole, non imprevedibile e sostenibile. In particolare, il contributo di solidarietà, per superare il menzionato scrutinio stretto e palesarsi come misura effettivamente improntata a solidarietà, deve operare all'interno del complessivo sistema della previdenza; essere imposto dalla crisi contingente e grave di detto sistema; incidere sulle pensioni più elevate; presentarsi come prelievo sostenibile; rispettare il principio di proporzionalità; ed essere comunque utilizzato come misura una tantum. Le riferite condizioni appaiono, sia pur al limite, rispettate, nella specie, da un intervento legislativo contingente, straordinario e temporalmente circoscritto. Infatti, esso opera all'interno del sistema previdenziale come misura di solidarietà forte, mirata a puntellare il sistema pensionistico, e di sostegno ai più deboli, anche in un'ottica di mutualità intergenerazionale, e concorre a finanziare il sistema nel contesto di una sua grave crisi, indotta da fattori endogeni ed esogeni ed acuitasi negli ultimi anni. Il contributo riguarda poi le pensioni più elevate, il cui importo annuo si colloca tra 14 a 30 e più volte il trattamento minimo di quiescenza, incidendo in base ad aliquote crescenti (del 6, 12 e 18 per cento), secondo una misura che rispetta il criterio di proporzionalità, e, in ragione della sua temporaneità, non si palesa di per sé insostenibile, pur innegabilmente comportando un sacrificio per i titolari di siffatte pensioni. Inoltre, il tertium rappresentato dal successivo comma 487 e, per il suo tramite, dalla legge siciliana n. 21 del 2014 (più favorevole in ordine al quantum del prelievo) non é idoneo a radicare un giudizio di eguaglianza poiché concerne le misure di risparmio di spesa rimesse all'autonomia di organi costituzionali e di Regioni ad autonomia speciale rispetto a soggetti che non fanno parte del circuito della previdenza obbligatoria. Infine, l'evocato art. 81 Cost. non risulta conferente, disciplinando la disposizione censurata non già una nuova spesa o maggiori oneri, ma un'entrata; mentre la destinazione alle gestioni previdenziali del prelievo, e dunque per fini istituzionali delle stesse, non costituisce arbitraria attribuzione di discrezionalità amministrativa lesiva dell'art. 97 Cost. né indifferenziata destinazione di spesa.
Per la declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 18, comma 22-bis, del d.l. n. 98 del 2011, recante un contributo perequativo, di natura tributaria, incidente sulle pensioni erogate negli anni 2011 e 2012, v. la citata sentenza n. 116/2013.
Sull'elusione del giudicato costituzionale, ravvisabile allorché la norma scrutinata disciplina le stesse fattispecie già regolate da precedente disposizione dichiarata illegittima ovvero proroga surrettiziamente gli effetti di quest'ultima dopo la sua rimozione dall'ordinamento, v. la citata sentenza n. 245/2012.
In relazione alla misura introdotta dall'art. 37 della legge n. 488 del 1999, non strutturalmente dissimile da quella impugnata, v. le citate ordinanze nn. 160/2007 e 22/2003.
Sulla natura di prestazione patrimoniale imposta per legge ai sensi dell'art. 23 Cost. di misure o contributi finalizzati a finanziare il sistema previdenziale, v. le seguenti citate decisioni: sentenza n. 178/2000; ordinanza n. 22/2003.
Sulla necessaria ragionevolezza di interventi legislativi accettabilmente derogatori del principio di affidamento nella sicurezza giuridica, v., ex plurimis, le citate sentenze nn. 69/2014, 166/2012, 302/2010 e 446/2002.
legge 27/12/2013 n. 147 art. 1 co. 486

References: sentenza 
 art. 1
 art. 1
 sentenza 
 art. 1
 art. 21
 art. 25
 art. 33
 art. 34
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 18
 art. 81
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1