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Timestamp: 2020-01-27 22:07:53+00:00

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IL RAPPORTO TRA NORME INTERNAZIONALI GENERALI E PRINCIPI DELLA
COSTITUZIONE AL VAGLIO DELLA CORTE COSTITUZIONALE: IL TRIBUNALE DI
FIRENZE RINVIA ALLA CONSULTA LA QUESTIONE DELLE VITTIME DEI CRIMINI
di Deborah Russo1
SOMMARIO: 1. Loggetto dellOrdinanza del Tribunale di Firenze; 2. Il rapporto tra la norma internazionale sullimmunit giurisdizionale degli Stati e il principio dellaccesso alla giustizia nellottica
dellordinamento internazionale nella sentenza Germania c. Italia; 3. I nodi da sciogliere dal punto
di vista delle fonti nazionali; 4. Considerazioni conclusive.
1. Loggetto dellOrdinanza del Tribunale di Firenze
Il Tribunale di Firenze tornato a pronunciarsi sulle rivendicazioni da parte di vittime di crimini nazisti del risarcimento di danni subiti, rinviando alla Corte Costituzionale alcune questioni concernenti le conseguenze del recepimento, in forza dellart.
10 della Costituzione, della norma consuetudinaria internazionale che accorda
limmunit giurisdizionale agli Stati esteri rispetto agli atti commessi iure imperii,
ivi inclusi, secondo la recente sentenza della Corte internazionale di giustizia nel caso
Germany v. Italy, i crimini internazionali perpetrati, in tutto o in parte, nel territorio
dello Stato del foro2.
Lordinanza di rinvio solleva la questione della conformit agli articoli 2 e 24 Cost.
sia della norma di recepimento della consuetudine internazionale sullimmunit degli
Stati, sia degli articoli 1 della legge 848 del 1957, che d esecuzione allo Statuto
dellONU, e 1 della legge 5 del 2013, entrambi nella parte in cui impongono al giudice
italiano di conformarsi alle sentenze della Corte internazionale di giustizia, anche
quando esse lo obbligano ad accordare limmunit rispetto ad azioni risarcitorie per i
danni commessi dai criminali nazisti nel territorio italiano.
Il giudice rimettente prospetta in particolare lesigenza di verificare se il recepimento della norma consuetudinaria internazionale sullimmunit giurisdizionale degli Stati
stranieri, derivante dal principio dell'uguaglianza sovrana degli Stati, possa determinare il sacrificio della tutela di un diritto, quale quello al risarcimento dei danni patiti per
effetto della commissione di crimini internazionali, che da ritenere fondamentale alla
luce della gerarchia dei valori sottesa al nostro ordinamento costituzionale.
Ricercatrice di Diritto internazionale, Universit di Firenze.
Trib. Firenze, ord. 21 gennaio 2014, N. R.G. 1300/2012.
Osservatoriosullefonti.it, fasc. 1/2014
Secondo il giudice rimettente, infatti, il principio della tutela giurisdizionale
nellattuale assetto dellordinamento italiano, risultante dal testo costituzionale come
arricchito e alimentato dallinfluenza delle fonti sovranazionali, ha assunto una posizione di preminenza tale da comportare quelle deroghe alloperativit della norma
consuetudinaria che siano necessarie alla realizzazione del suo contenuto minimo essenziale. Come stato rilevato nellordinanza, la stessa Corte costituzionale ha espressamente affermato, in particolare nella sentenza n. 18 del 1982, che il diritto
allaccesso alla giustizia deve essere considerato come uno dei principi supremi
dellordinamento per la sua intima connessione con il principio di democrazia. E, pertanto, in virt dellassoluta preminenza di questo principio nel nostro sistema costituzionale, esso dovrebbe prevalere nel rapporto con il confliggente interesse
allosservanza delle norme internazionali generali che assicurano il reciproco riconoscimento della pari sovranit e la stabilit delle relazioni internazionali, in tutti quei
casi in cui le dinamiche delle relazioni tra stati non hanno permesso di assicurare alle
vittime una sostanziale equivalenza funzionale rispetto alla tutela giudiziaria3.
La prospettazione contenuta nellordinanza del Tribunale di Firenze pone questioni
che concernono la gerarchia dei valori fondamentali interna allordinamento costituzionale italiano e, di conseguenza, le ripercussioni che ne possono derivare sul piano
delle relazioni internazionali. Essa presuppone, invece, e considera come risolta, la
corrispondente questione dal punto di vista dellordinamento internazionale, dopo che
lorientamento giurisprudenziale italiano, inaugurato dalla sentenza Ferrini della Corte
di Cassazione4, stato giudicato dalla Corte internazionale di giustizia lesivo degli obblighi internazionali incombenti sullo Stato italiano.
Lordinanza di particolare interesse perch offre alla Corte costituzionale la possibilit di tornare ad esaminare alcuni aspetti delicati del tema delladattamento
dellordinamento italiano al diritto internazionale generale, in particolare quello maggiormente controverso del rapporto tra norme internazionali generali e norme costituzionali, in un caso che realmente mette in gioco la salvaguardia dei principi fondamentali della Costituzione. La rilevanza della questione notevole visto che la probabilit
del conflitto tra norme costituzionali e norme internazionali generali oggi in aumento
per la tendenza del diritto internazionale a regolare un numero sempre maggiore di
materie che prima attenevano esclusivamente alla sfera dei rapporti interni agli Stati.
Prima di considerare quali sono i nodi relativi al rapporto tra le fonti
dellordinamento italiano e il diritto internazionale generale che la Corte costituzionale
chiamata a sciogliere, occorre ricordare brevemente le premesse giuridiche dalle
quali muove lordinanza in esame (e, di conseguenza, la futura pronuncia della Consulta).
Cos, L. CONDORELLI, Le immunit diplomatiche e i principi fondamentali della Costituzione, in
Gius. Cost., 1979, p. 455 ss.
Corte Cass. SSUU, sent. 5044/2004 (caso Ferrini).
2. Il rapporto tra la norma internazionale sullimmunit giurisdizionale degli Stati e il
principio dellaccesso alla giustizia nellottica dellordinamento internazionale
nella sentenza Germania c. Italia
Lesigenza di accesso alla giustizia per le vittime dei crimini nazisti ha favorito
laffermazione nellambito del nostro ordinamento di uninterpretazione restrittiva delle norma internazionale sullimmunit giurisdizionale degli Stati stranieri che stata
fondata su una particolare lettura dellassetto delle fonti internazionali. La Corte di
Cassazione, infatti, ha ravvisato lesistenza nellordinamento internazionale contemporaneo di una gerarchia dei valori in ragione della quale la tutela dei diritti fondamentali
della persona sarebbe consacrata da norme di carattere cogente e, come tali, assolutamente prevalenti su ogni altra norma internazionale configgente non avente lo stesso
carattere5. Alla luce di questo principio ermeneutico, si era consolidato in Italia un filone giurisprudenziale caratterizzato dal rigetto delle eccezioni di immunit sollevate
dalla Germania nelle azioni proposte dalle vittime di crimini di guerra e dalle conseguenti condanne dello Stato convenuto al risarcimento del danno6.
Questo orientamento ha indotto la Germania a presentare dinanzi alla Corte internazionale di giustizia un ricorso concernente, in sostanza, la violazione della norma internazionale che garantisce agli Stati esteri limmunit dalla giurisdizione per gli atti
commessi iure imperii. Come si accennato, la Corte internazionale di giustizia, con
la sentenza del 3 febbraio 2012, ha accolto il ricorso, rigettando tutti gli argomenti difensivi della Parte convenuta7. Per quel che qui rileva maggiormente, la sentenza ha
confutato il principale argomento sotteso allorientamento giurisprudenziale italiano,
ossia quello legato allassoluta preminenza del diritto individuale allaccesso alla giustizia nellattuale gerarchia delle fonti dellordinamento internazionale.
La Corte internazionale di giustizia ha respinto, in particolare, largomento difensivo del Governo italiano basato sulla necessaria rilevanza dellassenza, nel caso di specie, di mezzi alternativi di tutela delle vittime (last resort argument). Su tale base, in
sostanza, la difesa italiana ha tentato di dimostrare che il riconoscimento
dellimmunit avrebbe determinato conseguenze specialmente penalizzanti e inique
per le vittime. E, infatti, la Corte, pur dichiarandosi sorpresa e rammaricata per la negazione di un risarcimento per il danno subito dalla vittime8, ha rigettato il last resort
Com noto, lart. 53 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati definisce le norme cogenti
come quelle norme che sono accettate e riconosciute dalla comunit internazionale degli Stati nel suo
insieme come norme alle quali non consentita alcuna deroga e che possono essere modificate soltanto
da una successiva norma del diritto internazionale generale avente lo stesso carattere.
Cfr., oltre alla gi citata sent. Ferrini, Corte di Cassazione, sent. 14202/2008 (SSUU) e 1072/2008
(I sez. penale).
Sent. della Corte internazionale di giustizia resa il 3 febbraio 2012 nel caso Jurisdictional Immunities of the State (Germany v. Italy: Greece intervening).
The Court considers that it is a matter of surprise and regret that Germany decided to deny
compensation to a group of victims on the ground that they had been entitled to a status which, at the
argument, ritenendo che quella dellimmunit sia una questione da tenere totalmente
distinta dal diritto alla riparazione delle vittime9. Ci nonostante, essa ha speso una
frase di speranza per le vittime, affermando che la questione della riparazione could
be the subject of further negotiation involving the two States concerned with a view to
resolving the issue10. Anche a questo proposito, tuttavia, lapproccio della Corte interamente improntato alla logica interstatale, dalla quale esula ogni considerazione del
bilanciamento tra il principio dellimmunit e la realizzazione del diritto alla tutela
giurisdizionale degli individui.
La sentenza nel caso Germania c. Italia obbliga lItalia a provvedere, con
ladozione di una legge o con altri mezzi di propria scelta, a privare di ogni effetto giuridico i giudicati italiani che si erano formati con la condanna della Germania al risarcimento dei danni patiti dalle vittime e ad assicurare la rilevazione del difetto di giurisdizione nei processi pendenti. Con la legge n. 5 del 2013, lItalia ha introdotto, per le
controversie pendenti, lobbligo per il giudice italiano di rilevare dufficio in qualsiasi
stato e grado del processo il difetto di giurisdizione (obbligo questo essenzialmente ricognitivo delle vigenti regole processuali italiane) e, per le controversie decise con
sentenze passate in giudicato, limpugnazione per revocazione (dovuta alla carenza in
astratto del potere giurisdizionale nazionale)11.
3. I nodi da sciogliere dal punto di vista delle fonti dellordinamento nazionale
Venendo al nocciolo delle questioni sollevate dallordinanza in esame, il nodo sul
quale ci si aspetta un chiarimento da parte della Corte costituzionale quello relativo
al rango delle norme internazionali generali, rectius delle norme di adattamento che
entrano nel nostro ordinamento grazie al meccanismo di recepimento automatico previsto dallart. 10, 1 comma, Cost., e del limite che esse incontrano al cospetto dei
principi supremi della Costituzione.
Una delle funzioni dellart. 10, 1 comma, Cost., consiste, infatti, nel costituzionalizzare lobbligo del legislatore nazionale di conformarsi al diritto internazionale gene____________
relevant time, Germany had refused to recognize, particularly since those victims had thereby been denied the legal protection to which that status entitled them (ibidem, par. 99).
The Court cannot accept Italys contention that the alleged shortcomings in Germanys provisions
for reparation to Italian victims entitled the Italian courts to deprive Germany of jurisdictional immunity. The Court can find no basis in the State practice from which customary international law is derived
that international law makes the entitlement of a State to immunity dependent upon the existence of effective alternative means of securing redress. Neither in the national legislation on the subject, nor in the
jurisprudence of the national courts which have been faced with objections based on immunity, is there
any evidence that entitlement to immunity is subjected to such a precondition. States also did not include any such condition in either the European Convention or the United Nations Convention (ibidem,
par. 101)
Ibidem, par. 104.
Cfr. A. CIAMPI, LItalia attua la sentenza della Corte internazionale di giustizia nel caso Germania c. Italia, in Rivista di diritto internazionale, 2013, p. 146 ss.
rale, sancendo lillegittimit costituzionale delle norme interne di livello subcostituzionale incompatibili con gli obblighi internazionali generali12. La Corte costituzionale ha sempre ragionato in questa logica nei casi in cui si trattato di risolvere il
conflitto tra norme interne di livello legislativo e norme consuetudinarie internazionali
alla luce dei vincoli derivanti dallart. 10 Cost.13.
Non chiaro, invece, fino a che punto lobbligo relativo allosservanza del diritto
internazionale generale si imponga anche al legislatore costituzionale e operi quindi
rispetto alle norme costituzionali. In effetti, il rapporto tra le norme internazionali generali e le altre norme costituzionali e, dunque, lesatta individuazione del rango delle
norme consuetudinarie nel nostro ordinamento costituzionale sono state questioni oggetto di significative divergenze dottrinali, sulle quali la Corte costituzionale per diverso tempo non ha assunto una posizione esplicita.
E pur vero che, gi nel caso Russel, che riguardava il rapporto tra il diritto alla tutela giurisdizionale sancito dallart. 24 Cost. e la norma consuetudinaria sullimmunit
degli organi diplomatici, la soluzione accolta suggerisce una interpretazione nel senso
che le norme internazionali generali, che entrano nel nostro ordinamento mediante
lart. 10 della Cost., acquisiscono il rango proprio delle norme costituzionali. Difatti,
secondo la Corte, nel caso di conflitto con altre norme costituzionali, esse prevalgono
in ragione del principio di specialit, salvo limprescindibile rispetto dei principi fondamentali dellordinamento costituzionale 14 . Alla luce di questa interpretazione
Sullo sfondo rimane la questione, pur estremamente delicata e rilevante, dellinterpretazione
dellespressione norme del diritto internazionale generalmente riconosciute contenuta nellart. 10
Cost. La questione si pone perch le indicazioni ricavabili dai lavori preparatori della Costituzione e
dalla giurisprudenza della Corte costituzionale permettono soltanto di escludere con certezza che essa si
riferisca anche alle norme dei trattati. Non chiaro, invece, se lespressione abbracci tutte le norme internazionali generali o, invece, solo quelle generalmente riconosciute attribuendo a tale ultima espressione un intento selettivo del costituente (cfr., in proposito, L. CONDORELLI, Il riconoscimento generale delle consuetudini internazionali nella Costituzione italiana, in Rivista di diritto internazionale,
1979, p. 5 ss.). Se cos fosse le norme consuetudinarie cui lart. 10 Cost. fa rinvio sarebbero solo quelle
considerate vigenti dalla comunit internazionale nel suo insieme senza che nel suo seno emergano contrasti e disomogeneit rilevanti (contrasti che invece spesso si rilevano nellaccertamento delle norme
consuetudinarie a causa della estrema disgregazione della composizione sociale, ideologica e di interessi operanti nella comunit internazionale e della conseguente situazione per cui nella fase di emersione
le norme consuetudinarie non trovano universale riconoscimento pur potendo essere applicate dai giudici e dagli operatori internazionali). Lesatta interpretazione dellespressione norme di diritto internazionale generalmente riconosciute sotto questo profilo ha ovviamente rilevanti conseguenze anche
sullindividuazione dellesatta portata dei limiti alla legittimit costituzionale delle norme nazionali configgenti col diritto internazionale derivanti dallart. 10 Cost. di cui si occupa questa nota.
Si veda, ad esempio, Corte cost., sent. 15 maggio 2011, n. 131, sul divieto di imporre il servizio
militare agli stranieri.
Corte cost., sent. 18 giugno 1979, n. 48, punto 3 del Considerato in diritto. In particolare, secondo
la Corte: Rimane allora da considerare come possa armonizzarsi limmunit in questione con le disposizioni costituzionali di raffronto. Ritiene la Corte che il denunciato contrasto sia soltanto apparente e
risolubile applicando il principio di specialit. Invero le deroghe alla giurisdizione derivanti
dallimmunit diplomatica non sono incompatibili con le norme costituzionali invocate, in quanto necessarie a garantire l'espletamento della missione diplomatica, istituto imprescindibile del diritto inter-
dellart. 10 Cost., qualora unarmonizzazione non si riveli possibile e non siano in gioco i principi fondamentali, le norme costituzionali sarebbero destinate a cedere il passo
dinanzi alle norme internazionali generali sulla base di una competenza costituzionalmente riservata. Nella sentenza sul diritto alluso della lingua madre nei processi per le
minoranze linguistiche, la Corte costituzionale ha per la prima volta affermato, sia pure in un obiter dictum, che il rango delle norme internazionali generali equivale a quello proprio delle norme costituzionali15. Implicite conferme di questa interpretazione si
ricavano anche nella giurisprudenza successiva della Corte costituzionale, che sancisce
comunque il limite del rispetto dei principi supremi dellordinamento e dei diritti inalienabili della persona16.
Questa ricostruzione del rapporto tra norme internazionali generali e norme costituzionali accolta anche dallorientamento che, valorizzando la formulazione letterale
dellart. 10 Cost. e, in particolare, il riferimento alla conformit dellordinamento italiano, ossia del sistema giuridico nella sua interezza, esclude che il diritto internazionale generale si collochi nel sistema delle fonti in posizione subordinata alle norme
costituzionali17. Anche questa opinione ravvisa, peraltro, nel necessario rispetto dei
principi supremi della Costituzione, ossia di quei principi che non possono essere oggetto di revisione costituzionale, quali quelli relativi ai diritti fondamentali della persona e alla forma repubblicana, il limite alla prevalenza del diritto internazionale generale. Limite questo che da considerare implicito nellart. 10 Cost. per evitare
lincoerenza che discenderebbe dalla considerazione che la Costituzione voglia negare
il proprio valore supremo nel dare accoglimento al diritto internazionale18.
Da questorientamento si distingue lopinione che, constatando la mancanza di una
statuizione giuridica specifica e di indici ricavabili dai lavori preparatori della Costituzione, ha valorizzato il criterio generale di carattere sostanziale alla luce del quale le
norme di recepimento del diritto internazionale generale assumerebbero
nellordinamento italiano lefficacia delle norme costituzionali, legislative o regolamentari a seconda del rango proprio della fonte che regola la materia sulla quale inci____________
nazionale, dotato anche di garanzia costituzionale, come risulta dall'art. 87 della Costituzione, secondo
cui il Presidente della Repubblica "accredita e riceve i rappresentanti diplomatici" .
Si legge in Corte cost., sent. 29 gennaio 1996, n. 15, punto 2 del Considerato in diritto: In primo
luogo, per motivi formali, non si pu dire, che in questo, come in altri casi del medesimo genere, si abbia a che fare fin da ora con il diritto internazionale generalmente riconosciuto, al quale l'art. 10, primo
comma, della Costituzione rinvia per incorporarlo nell'ordinamento italiano, attribuendo a esso un valore di norme costituzionali, pur escludendo la possibilit di derogare ai principi fondamentali del nostro
ordinamento (sent. n. 48 del 1979).
Si vedano, tra le altre, Corte cost., 22 marzo 2001, n. 73 e 24 ottobre 2007, n. 348 e 349.
Questa opinione stata sostenuta, ad esempio, da A. LA PERGOLA, Costituzione e adattamento
dellordinamento interno al diritto internazionale, Milano, 1961, p. 292 ss. Su questa linea si vedano
anche B. CONFORTI, Manuale di diritto internazionale, Napoli, 2013, p. 340 e C. FOCARELLI, Diritto
internazionale. Il sistema degli Stati e i valori comuni dellumanit, Padova, 2012, p. 287.
Cos, L. CONDORELLI, Il riconoscimento generale delle consuetudini internazionali nella Costituzione italiana, cit., p. 12.
dono 19 . Alla luce di questa posizione non comunque esclusa in via generale
lequiparazione gerarchica tra il diritto internazionale generale e le norme della Costituzione.
La soluzione che conferisce alle norme consuetudinarie internazionali il rango proprio delle norme costituzionali, in particolare, stata criticata per il rischio che
lintegrit della Costituzione possa essere messa in balia dei compromessi e degli
equilibri politici a larghissimo raggio che si traducono in consuetudini internazionali
generali20. La sostenibilit della tesi dellequiparazione gerarchica tra le due fonti sarebbe, pertanto, incerta e, comunque, inevitabilmente subordinata ad un rigoroso e
preciso accertamento dei controlimiti che frenano lingresso del diritto internazionale
che presenta profili di attrito con i precetti costituzionali. Sebbene la Corte costituzionale, fin dal caso Russel, abbia identificato tali controlimiti nel rispetto dei principi
fondamentali dellordinamento costituzionale, manca ancora una precisa concettualizzazione di questa nozione e delle sue condizioni di operativit21.
Vi poi un ulteriore orientamento secondo il quale si dovrebbe in ogni caso escludere la possibilit che le norme internazionali generali apportino deroghe alle norme
costituzionali, avendo esse il rango proprio della legge ordinaria, sia pure con forza
passiva rinforzata in virt dellart. 10 Cost22.
Alla luce della variet delle posizioni espresse in dottrina, si deve concludere che la
tesi che considera che le norme internazionali generali assumano nel sistema delle fonti del diritto italiano il rango proprio delle norme costituzionali non del tutto pacifica.
Ed, in effetti, come sembra suggerire il Tribunale di Firenze nellordinanza in esame,
la previsione a livello costituzionale della garanzia dellosservanza del diritto internazionale generale non impone di per s che esso acquisisca il rango costituzionale.
Peraltro, per quanto riguarda la pi recente costituzionalizzazione dellobbligo di
osservanza degli obblighi internazionali derivanti dai trattati internazionali attraverso
lart. 117, comma 1, Cost., si affermata, come noto, linterpretazione secondo la
quale le norme pattizie internazionali godrebbero del rango di fonti sub-costituzionali
(c.d. fonti interposte), bench sovraordinate alle fonti di rango legislativo, cosicch
nel rapporto con confliggenti principi costituzionali, qualora il giudice comune non
Il riferimento allopinione di A. CASSESE, Commento allart. 10, in Commentario alla Costituzione a cura di Branca, Bologna-Roma, 1975, in particolare p. 500 ss.
Cos, in particolare, L. CONDORELLI, Le immunit diplomatiche e i principi fondamentali della
Costituzione, cit., p. 458.
Si legge, infatti, nella sentenza Russel (Corte cost., sent. 18 giugno 1979, n. 49, punto 3 del Considerato in diritto): Occorre comunque affermare, pi in generale, per quanto attiene alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute che venissero ad esistenza dopo l'entrata in vigore della
Costituzione, che il meccanismo di adeguamento automatico previsto dall'art. 10 Cost. non potr in alcun modo consentire la violazione dei principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, operando in un sistema costituzionale che ha i suoi cardini nella sovranit popolare e nella rigidit della Costituzione (art. 1, secondo comma e Titolo VI della Costituzione).
Cfr. A. BERNARDINI, Formazione delle norme internazionali e adattamento del diritto interno,
Pescara, 1973, p. 65 ss.
possa operare linterpretazione conforme, spetterebbe alla Corte costituzionale elaborare quellinterpretazione armonizzatrice volta, in sostanza, a modellare e, perfino, in
caso di conflitto insanabile, ad annullare la norma di recepimento degli obblighi internazionali risultata incompatibile con il sistema costituzionale considerato nella sua interezza23.
E pur vero che linterpretazione dellart. 117 Cost. fornita dalla Corte costituzionale fondata su una diversa formulazione della norma costituzionale che non si riferisce, come lart. 10 Cost., allordinamento italiano in generale (e dunque da dover considerare nella sua interezza) ma alla potest legislativa e, dunque, delimita pi nettamente lambito di operativit dellobbligo derivante dalla norma costituzionale di
apertura al diritto internazionale. Allo stesso tempo, ci si potrebbe chiedere se le ragioni che hanno spinto il legislatore costituzionale del 2001 a selezionare quella particolare formulazione dellart. 117 Cost. non debbano valere anche per le norme consuetudinarie internazionali. Tanto pi che queste ultime, nel sistema delle fonti
dellordinamento internazionale, non godono in generale di una posizione gerarchicamente preminente rispetto ai trattati.
Tuttavia, nelle c.d. sentenze gemelle del 2007, la Corte costituzionale, nel precisare che lart. 117 Cost. non esprime una funzione di adattamento al diritto pattizio
analoga a quella che svolta dallart. 10 Cost. e che questultima norma non si riferisce ai trattati, ha affermato la diversa efficacia delle due disposizioni costituzionali,
traendone in sostanza implicazioni anche rispetto al rapporto con le altre norme costituzionali. Ci si ricava, in particolare, dal brano nel quale la Corte costituzionale, riferendosi alle norme internazionali pattizie, ha considerato che la particolare natura delle stesse norme () fa s che lo scrutinio di costituzionalit non possa limitarsi alla
possibile lesione dei principi o dei diritti fondamentali o dei principi supremi ma debba estendersi ad ogni profilo di contrasto tra norme interposte quelle costituzionali24. La Corte, pertanto, ha implicitamente confermato linterpretazione che attribuisce alle norme consuetudinarie il rango proprio delle norme costituzionali, con il solo
limite del necessario rispetto dei principi supremi dellordinamento e dei diritti inalienabili della persona.
Tuttavia, nella sentenza Russel, la Corte costituzionale ha ritenuto che il requisito
del necessario rispetto dei principi fondamentali della Costituzione possa essere superato qualora si tratti di consuetudini preesistenti alla Costituzione e che lo stesso opererebbe, pertanto, soltanto con riferimento alle norme consuetudinarie che si siano
formate nella comunit internazionale in epoca successiva alla Costituzione25.
Corte cost., sent. 24 ottobre 2007, n. 348 e 349.
Corte cost. sent. 24 ottobre 2007, n. 348, punto 4.7 del Considerato in diritto.
Questa particolare interpretazione, che subordina loperativit del limite dei principi fondamentali
della Costituzione al mero requisito temporale, stata peraltro ripresa dalla Corte di Cassazione nelle
sentenze rese nei casi Federazione italiana lavoratori trasporti, del 2000, e Lozano, del 2008 (Corte
Cass. SSUU 3 agosto 2000, n. 530 e I sez. penale, 24 luglio 2008, n. 31171).
Il dato temporale relativo alla formazione della norma consuetudinaria rispetto
allentrata in vigore della Costituzione, tuttavia, non garantisce che vi sia stato un vaglio effettivo da parte del Costituente delle norme consuetudinarie allepoca vigenti.
Ci anche per la difficolt di stabilire con certezza il momento della formazione di una
norma consuetudinaria e per la possibilit che, specialmente nel caso della norma
consuetudinaria sullimmunit degli Stati, la continua evoluzione nel tempo, cui costantemente soggetto il diritto internazionale generale, abbia modificato radicalmente
il contenuto originario della regola 26 . Il criterio temporale non soddisfa, pertanto,
lesigenza di individuare concrete garanzie della tenuta dei principi fondanti
lordinamento nazionale. Per questa ragione, probabilmente, la Corte costituzionale
non ha pi valorizzato questo elemento nella propria giurisprudenza successiva e ha
generalizzato la rilevanza dei principi supremi della Costituzione come limite
alloperativit del meccanismo di adattamento automatico dellart. 10 Cost.27 E, dunque, ragionevole ritenere che questo argomento non verr riformulato dalla Corte costituzionale nella decisione sullordinanza in esame.
Nel caso Baraldini, del 2001, la Corte costituzionale, oltre a confermare
loperativit in via generale del limite sancito dai principi supremi dellordinamento
costituzionale, ha anche chiarito che in caso di eventuale contrasto tra la norma internazionale generale e un principio costituzionale fondamentale il giudice comune possa
direttamente procedere alla disapplicazione, senza che sia necessario sollevare la questione di legittimit costituzionale. Se, invece, le norme consuetudinarie sono recepite
mediante una legge interna (come avviene nel caso in cui non siano self-executing e
necessitino di norme interne di esecuzione e di integrazione), il giudice comune dovr
senzaltro sollevare la questione di costituzionalit. Certamente, la disapplicazione o la
declaratoria di incostituzionalit dovranno considerarsi come soluzioni da valutare con
estrema cautela, anche per le gravi conseguenze che ne possono derivare per lItalia
sul piano dellordinamento internazionale, e da applicare solo in situazioni nelle quali,
tenuto conto di tutte le circostanze del caso, non sia possibile trovare una soluzione alternativa.
Se questo il quadro nel quale si inseriscono le questioni sollevate dal Tribunale di
Firenze e sulle quali la futura sentenza potr incidere apportando alcuni chiarimenti
essenziali, alla Consulta sar, innanzitutto, necessario valutare se ci si trovi effettivamente in una situazione tale da integrare un conflitto insanabile tra la norma consuetudinaria internazionale sullimmunit degli Stati e il diritto fondamentale alla tutela giurisdizionale effettiva, sancito dagli articoli 2 e 24 Cost. E, in particolare, essa potr ri____________
Cfr. E. CANNIZZARO, Diritto internazionale, Torino, 2012, p. 467.
Cfr., in particolare, Corte cost., 29 gennaio 1996, n. 15 (caso Pahor) e 22 marzo 2001, n. 73 (caso
Baraldini).
tenere che il conflitto sia insanabile soltanto nel caso, quale sembra quello di specie, in
cui le vittime non abbiano altre vie di accesso alla giustizia e la perdita della garanzia
giudiziaria non possa essere compensata per equivalente mediante ulteriori canali di
negoziazione con lo Stato responsabile.
La Corte costituzionale potrebbe anche valorizzare largomento formale secondo il
quale la lettera dellart. 134 Cost. e dellart. 2 della legge cost. 9 febbraio 1948 n. 1,
nel richiedere quale oggetto dellimpugnazione una legge o un atto avente forza di
legge, osti alla proposizione del giudizio nei confronti di una norma consuetudinaria
internazionale, che invece un fatto-fonte28. E ci sebbene si possa ritenere che le
indicazioni contenute nelle norme in questione abbiano valore esemplificativo e non
tassativo29. Nella sentenza Russel, bench la questione fosse stata posta con riguardo
allart. 24 della legge contenente lordine di esecuzione della Convenzione di Vienna
sulle relazioni diplomatiche, che disciplina limmunit dalla giurisdizione civile degli
agenti diplomatici, la Corte ha modificato loggetto dellimpugnazione, ritenendo che
il fondamento della questione fosse da individuare direttamente nella norma consuetudinaria, essendo la disposizione pattizia meramente ricognitiva del diritto internazionale generale30. Nel dispositivo, tuttavia, ha dichiarato non fondata la questione proposta,
facendo riferimento agli articoli rilevanti della legge di esecuzione della Convenzione
di Vienna sulle relazioni diplomatiche.
Qualora la Corte costituzionale intendesse percorrere la via della declaratoria di incostituzionalit della norma di adattamento della consuetudine internazionale
sullimmunit degli Stati (nella parte in cui ammette limmunit dalla giurisdizione rispetto alle azioni per il risarcimento dei danni subiti da vittime di crimini nazisti che
non pu essere fatto valere mediante meccanismi di tutela alternativi), essa dovr anche considerare quali ne siano le conseguenze, oltre che nel caso concreto, anche per
lordinamento italiano nel suo complesso sul piano dei rapporti con lordinamento internazionale. E chiaro, infatti, che una simile presa di posizione porrebbe lItalia in
aperto e diretto conflitto con la sentenza emanata dalla Corte internazionale di giustizia. Le conseguenze sul piano internazionale sarebbero dunque particolarmente gravi e
trascenderebbero il piano delle relazioni bilaterali con la Germania.
Cfr. E. CANNIZZARO, Diritto internazionale, cit., p. 466.
Cfr. G. GAJA, Sullaccertamento delle norme internazionali generali da parte della Corte costituzionale, in Rivista di diritto internazionale, 1968, p. 315 ss.
In particolare, secondo la Corte: La prospettazione della questione, cos come formulata dal giudice a quo, riferita all'ordine di esecuzione di cui alla legge n. 804 del 1967, in relazione all'art. 31, paragrafi 1 e 3 della Convenzione di Vienna, appare solo formalmente esatta perch, sul punto che interessa, la disposizione pattizia meramente ricognitiva della norma di diritto internazionale generale sopra
descritta. Il fondamento della questione va considerato, pertanto, con riferimento a quest'ultima norma,
ed il vero oggetto del giudizio, cui va rivolto l'esame della Corte, concerne la compatibilit, con gli invocati principi costituzionali, della norma interna di adeguamento alla consuetudine internazionale generale. Infatti, gi da lungo tempo, ad essa si conformato, come pacifico secondo dottrina e giurisprudenza, l'ordinamento italiano, per effetto del principio di adeguamento automatico alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute, ora espressamente previsto dall'art. 10, primo comma,
della Costituzione (Corte cost. 18 giugno 1979, n. 48, punto 3 del Considerato in diritto).
Proprio per questa ragione, la Corte costituzionale, bilanciando linteresse dello
Stato al rispetto del diritto internazionale con lesigenza di tutelare i diritti costituzionali fondamentali della persona, potr essere indotta a cercare delle soluzioni alternative alla declaratoria di incostituzionalit. Una soluzione, ad esempio, potrebbe essere
quella di esortare lesecutivo, attraverso unevoluzione della tecnica delle c.d. sentenze monito (normalmente rivolte al legislatore) ad impegnarsi, immediatamente e con
ogni mezzo disponibile, per negoziare con la Germania, anche eventualmente con il
tramite di altri soggetti istituzionali internazionali, lequo soddisfacimento delle esigenze di giustizia delle vittime di crimini nazisti e garantire quelle posizioni sostanziali in relazione alle quali il diritto alla tutela giurisdizionale risultato ineffettivo.
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