Source: https://temi.camera.it/leg18/temi/tl18_tutela_cliente_banca
Timestamp: 2020-01-18 02:07:19+00:00

Document:
tema 17 dicembre 2019
Studi Camera - Finanze Banche e mercati finanziari Crisi e riforme del settore bancario
Il decreto-legge n. 142 del 2019, all'esame della Camera per la conversione in legge, disciplina una complessa operazione finanziaria volta a consentire a Banca del Mezzogiorno - Mediocredito Centrale (MCC) di rilanciare, come evidenziato dal Governo nel comunicato stampa del 13 dicembre 2019, la Banca Popolare di Bari (BPB).
Il Meccanismo Europeo di Stabilità - MES
Il Meccanismo europeo di stabilità (MES) è un'organizzazione istituita nel 2012, sulla base di un Trattato intergovernativo, per fornire assistenza finanziaria ai Paesi dell'eurozona, nel caso in cui tale intervento risulti indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria dell'area valutaria complessivamente considerata e dei suoi Stati membri. Il MES ha affiancato e poi sostituito i precedenti strumenti transitori di stabilizzazione finanziaria. Esso opera con diversi strumenti, a condizioni rigorosamente indicate dal Trattato istitutivo: linee di credito ai Paesi membri; assistenza finanziaria mediante prestiti volti a sottoscrivere titoli rappresentativi del capitale di istituzioni finanziarie; prestiti non connessi a uno specifico obiettivo; acquisto di titoli di debito degli Stati membri.
Facendo seguito al mandato ricevuto dal Vertice euro del 14 dicembre 2018, l'Eurogruppo del 13 giugno 2019 ha raggiunto un accordo su una proposta di riforma del MES, nell'ambito di un più ampio pacchetto di interventi secondo cui la revisione del meccanismo viene collegata alla definizione di uno strumento europeo di bilancio per la convergenza e la competitività e al completamento dell'Unione bancaria. Il successivo Vertice euro del 21 giugno ha preso atto dell'accordo e ha chiesto all'Eurogruppo di proseguire i lavori in modo da consentire il raggiungimento di un accordo sull'intero pacchetto nel dicembre 2019 così da consentire prontamente l'avvio del processo di ratifica negli Stati membri.
Per ulteriori informazioni si veda il dossier del Servizio Studi del Senato sul Meccanismo Europeo di Stabilità e il testo a fronte con le modifiche proposte, in vista dell'audizione del Ministro dell'economia e finanze del 27 novembre 2019 presso la 6a Commissione Finanze.
In particolare, tra le modifiche proposte al Trattato istitutivo, si intende finalizzare il MES a sostenere (cd. backstop) il Fondo di risoluzione unico degli istituti bancari, di cui al Regolamento (UE) n. 806/2014, sotto forma di linea di credito rotativo. Di conseguenza, il MES con tali modifiche sarebbe destinato a supportare la risoluzione delle crisi anche con riferimento alle istituzioni bancarie e finanziarie degli Stati Membri, integrandosi nel quadro del Meccanismo di risoluzione unico per tali istituti. L'intervento del MES in tal caso sarebbe condizionato alla richiesta proveniente dal Comitato di risoluzione unico (Single Resolution Board, SRB), con modalità e condizioni finanziarie da concordarsi con il predetto Comitato. Le decisioni sull'assistenza finanziaria dovrebbero essere sulla base dei criteri identificati in sede di revisione (elencati nel nuovo allegato IV, incluso nel Trattato): fra tali criteri figurano il rispetto dei principi di continuità del quadro giuridico in materia di risoluzione bancaria, la neutralità di bilancio nel medio periodo e l'assistenza di "ultima istanza", che consentirebbe di ricorrere al dispositivo di sostegno solo nel caso di esaurimento di tutti i mezzi del Fondo di risoluzione unico.
Si ricorda al riguardo che il Fondo di risoluzione unico, strumento di finanziamento dei programmi di risoluzione delle crisi degli enti creditizi e di talune imprese di investimento, è alimentato dai contributi di tali società e dovrebbe raggiungere, a regime (2023), una capienza di 60 miliardi di euro, in grado di coprire l'1% dei depositi dell'eurozona. Per ulteriori informazioni si rinvia al tema sull'Unione Bancaria e al sito del Meccanismo di risoluzione unico.
Le disposizioni del cd. Decreto Brexit
l decreto-legge n. 22 del 2019 contiene misure urgenti per assicurare sicurezza, stabilità finanziaria e integrità dei mercati, nonché tutela della salute e della libertà di soggiorno dei cittadini italiani e di quelli del Regno Unito, in caso di recesso di quest'ultimo dall'Unione europea.
In materia bancaria, il provvedimento reca:
- la disciplina transitoria applicabile per garantire la stabilità finanziaria in caso di recesso del Regno Unito dall'Unione Europea in assenza di accordo;
- la disciplina della prestazione di specifici servizi e attività bancarie e finanziarie in Italia da parte di banche, imprese di investimento e istituti di moneta elettronica del Regno Unito dopo la data a decorrere dalla quale avrà effetto il recesso del Regno Unito dall'Unione europea in assenza di un accordo (la data di recesso), fino al termine del diciottesimo mese successivo (periodo transitorio);
- la disciplina della cessazione dell'operatività da parte di specifici soggetti del Regno Unito operanti in Italia.
Esso inoltre indica i soggetti aventi sede in Italia per i quali, nel rispetto delle disposizioni previste nel Regno Unito, viene consentita la prosecuzione dell'attività nel periodo transitorio; stabilisce che le banche del Regno Unito con succursale sul territorio italiano e che svolgono le attività ammesse al mutuo riconoscimento aderiscano di diritto, sulla base dei relativi statuti, ai sistemi di garanzia dei depositanti italiani dalla data del recesso del Regno Unito a tutti gli effetti di legge.
Inoltre il decreto-legge (al Capo III) consente la prosecuzione delle misure di smaltimento dei crediti in sofferenza presenti nei bilanci bancari, tramite la concessione di garanzie dello Stato nell'ambito di operazioni di cartolarizzazione, che abbiano come sottostante crediti in sofferenza (Garanzia cartolarizzazione crediti in sofferenza – GACS), a tal fine utilizzando i meccanismi già disciplinati dal Capo II del decreto-legge n. 18 del 2016, cui sono apportate alcune modifiche.
La Commissione d'inchiesta sul sistema bancario
La legge 26 marzo 2019, n. 28 istituisce una Commissione bicamerale di inchiesta sul sistema bancario e finanziario: essa è costituita da un pari numero di senatori e deputati, nominati dai presidenti delle Camere in proporzione al numero dei componenti dei gruppi.
Vedi qui il relativo dossier.
In sintesi, l' articolo 3 della legge chiarisce che la Commissione è chiamata, in primo luogo, a svolgere la propria attività di indagine in relazione a diversi aspetti dell'attività bancaria e creditizia, tra cui: alcuni specifici profili di gestione degli enti creditizi; le condizioni per l'istituzione di una procura nazionale per i reati bancari e finanziari; il recepimento e l'applicazione agli istituti di credito cooperativo della disciplina europea in materia di vigilanza e requisiti prudenziali; il percorso dell'Unione Bancaria a livello europeo, la relativa disciplina, l'attività e le norme emanate dalle Autorità di vigilanza. La Commissione deve inoltre operare anche con riferimento ad aspetti ulteriori rispetto all'attività bancaria, quali: le agenzie di rating, i sistemi di informazione creditizia, l'utilizzo degli strumenti derivati da parte degli enti pubblici (anche territoriali), il debito pubblico (in relazione alla disciplina sulla cartolarizzazione delle sofferenze ed alla relativa garanzia statale). La proposta disciplina anche l'attività di indagine della Commissione e la richiesta di atti e documenti da parte della stessa .
Con riferimento al funzionamento dell'organo e, in particolare, il limite alle spese per il predetto funzionamento, la legge pone tale limite in 55.000 euro per l'anno 2018 e in 180.000 euro per ciascuno degli anni successivi. L'importo è stato così abbassato per effetto delle modifiche apportate al Senato; la proposta di legge originariamente fissava l'ammontare in 75.000 euro per l'anno 2018 e in 200.000 euro per ciascuno degli anni successivi.
Tali oneri vengono posti per metà a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica e per metà a carico del bilancio interno della Camera dei deputati.
Si ricorda che nella XVII legislatura la legge 12 luglio 2017, n. 107 aveva istituito la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, con il compito di verificare gli effetti sul sistema bancario italiano della crisi finanziaria globale e le conseguenze dell'aggravamento del debito sovrano; la gestione degli istituti bancari coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto, destinatari anche in forma indiretta di risorse pubbliche o posti in risoluzione; l'efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario e sui mercati finanziari; l'adeguatezza della disciplina legislativa e regolamentare nazionale ed europea sul sistema bancario e finanziario, nonché sul sistema di vigilanza, anche ai fini della prevenzione e gestione delle crisi bancarie.
Nella propria relazione conclusiva, approvata a maggioranza, la Commissione ha formulato alcune proposte, auspicando:
- un aggiornamento del quadro normativo del sistema di vigilanza e controllo che, tra l'altro, preveda l'attribuzione di maggiori poteri investigativi alla Banca d'Italia, l'introduzione di limiti più stringenti alla possibilità di assunzione e di ottenere incarichi presso gli enti vigilati e il rafforzamento della collaborazione tra Autorità competenti;
- un rafforzamento della governance degli istituti bancari, con un maggior rigore nella prevenzione e nel contrasto al conflitto di interessi ed una maggiore attenzione alla governance degli istituti in crisi;
- una gestione più efficace dei crediti deteriorati, affidandone il management ad un organismo pubblico che agisca, a livello nazionale, entro un sistema di regole stabilite in sede europea (bad bank);
- alcune riforme alla normativa penalistico-economica, tra cui la creazione di nuove fattispecie penali che sanzionino le condotte di gestione fraudolenta e di truffa di mercato, anche in mancanza di declaratoria di insolvenza;
- con riferimento alla tutela del risparmio, la semplificazione dei prospetti informativi, una più netta separazione tra attività bancaria e finanziaria, nonché la promozione delle iniziative di educazione finanziaria, peraltro già avviate con l'introduzione della Strategia per l'educazione finanziaria, previdenziale ed assicurativa.
ultimo aggiornamento: 4 aprile 2019
Le riforme delle banche
Il decreto-legge n. 34 del 2019 proroga dal 31 dicembre 2019 al 31 dicembre 2020 il termine per l'attuazione della riforma delle banche popolari, prevista dal decreto legge n. 3 del 2015. Il precedente termine del 31 dicembre 2019 era stato fissato dal decreto-legge n. 119 del 2018; in precedenza, il termine era stato prorogato dal decreto-legge n. 91 del 2018.
Più in dettaglio, si tratta del termine per adeguare l'attivo delle banche popolari ai requisiti massimi richiesti dal Testo Unico Bancario, oppure per deliberarne la trasformazione in società per azioni. Con la riforma del 2015 è stato infatti stabilito (novellato articolo 29 del Testo Unico Bancario, TUB) che l'attivo di una banca popolare non possa superare la soglia di 8 miliardi di euro e, trascorso un anno dal superamento di tale limite, ove lo stesso non sia stato ridotto al di sotto della soglia né sia stata deliberata la trasformazione in società per azioni o la liquidazione, vengono previsti rilevanti poteri di intervento da parte dell'autorità di vigilanza, che può proporre la revoca dell'autorizzazione e la liquidazione coatta amministrativa della banca.
Il decreto-legge n. 119 del 2018 in materia fiscale ha apportato alcune novelle anche alla disciplina delle banche di credito cooperativo, riformate nel corso della XVII Legislatura e ulteriormente oggetto di modifica con l'articolo 11 del decreto-legge n. 91 del 2018 (cd. "proroga termini"). Per quanto riguarda le ﻿banche di credito cooperativo, l'articolo 11 del decreto-legge n. 91 del 2018 ha innalzato da 90 a 180 il numero dei giorni utili per la stipula del contratto di coesione e per l'adesione al gruppo bancario cooperativo. La quota del capitale della capogruppo detenuta dalle BCC aderenti è stata fissata almeno al 60 per cento; i componenti dell'organo di amministrazione espressione delle banche di credito cooperativo aderenti al gruppo sono almeno la metà più due. È stato inoltre specificato il carattere localistico delle BCC tra i parametri da rispettare nel contratto di coesione, disciplinato il processo di consultazione sulle strategie del gruppo, nonché il grado di autonomia delle singole BCC in relazione alla relativa classe di rischio.
Il citato decreto-legge n. 119 del 2018 (articolo 20-bis) modifica la disciplina delle banche di credito cooperativo costituite nelle Province Autonome di Trento e Bolzano, consentendo loro di costituire, in alternativa al gruppo bancario cooperativo previsto dal Testo Unico Bancario, un sistema di tutela istituzionale, vale a dire un accordo di responsabilità contrattuale o previsto dalla legge, stipulato da un gruppo di banche, che tutela gli enti partecipanti e soprattutto ne garantisce la liquidità e la solvibilità. Inoltre il successivo articolo 20-ter estende la vigilanza dell'autorità governativa anche alle società capogruppo dei gruppi bancari cooperativi.
Il Governo, nella risposta all'interrogazione n. 5-00089, aveva fornito alcuni dati e informazioni sullo stato di avanzamento della riforma del credito cooperativo operata con il decreto-legge n. 18 del 2016. Ha affermato inoltre di voler procedere ad una revisione della stessa riforma, con l'obiettivo recuperare la tradizionale funzione del credito cooperativo nell'ottica di supportare in modo adeguato il tessuto produttivo delle piccole e medie imprese del territorio.
In estrema sintesi, la citata riforma ha innalzato la quota di capitale detenibile dai soci di una BCC (da 50 mila a 100 mila euro) ed il numero minimo dei soci (da 200 a 500). Ha inoltre stabilito che ogni BCC, per il rilascio dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività bancaria, è tenuta ad aderire ad un gruppo bancario cooperativo. Per aderire al gruppo le BCC sottoscrivono un contratto di coesione, che disciplina il funzionamento del gruppo stesso. Il 3 maggio 2018 è decorso il termine per la presentazione alla Banca d'Italia delle istanze di costituzione dei gruppi bancari cooperativi; il Governo al riguardo ha riferito che ICCREA (in data 27 aprile 2018), Cassa Centrale Banca (il 21 aprile 2018) e Cassa Centrale Raiffeisen dell'Alto Adige (il 22 settembre 2017) hanno presentato istanza per divenire capogruppo. Nella risposta alla citata interrogazione, il Governo aveva evidenziato inoltre che due banche di credito cooperativo (Cambiano e Chianti) hanno optato per il conferimento dell'azienda bancaria ad una banca costituita in forma di società per azioni, possibilità che è stata concessa dal citato decreto-legge n. 18 del 2016 alle BCC che non intendessero aderire ad un gruppo bancario ed avessero i requisiti dimensionali richiesti dalle norme (patrimonio netto di almeno 200 milioni di euro).
Si ricorda in questa sede che la Banca d'Italia ha recentemente pubblicato un aggiornamento alle Disposizioni di Vigilanza, contenente una nuova disciplina per le banche di credito cooperativo (normativa già sottoposta a consultazione il 10 novembre 2017), a completamento della suddetta riforma avviata con il decreto-legge n. 18 del 2016 e già implementata nel novembre 2016.
Per una disamina del più complessivo intervento di riordino del settore bancario, che oltre alle BCC ha coinvolto anche le fondazioni bancarie e le banche popolari, si rinvia alla documentazione predisposta per la XVII Legislatura.
Fondo indennizzo risparmiatori - FIR
Dal 22 agosto 2019, per effetto della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale dell'8 agosto 2019, è attivo il Portale per la presentazione delle istanze di indennizzo al Fondo Indennizzo Risparmiatori - FIR.
La legge di bilancio 2019 (articolo 1, commi da 493 a 507 della legge n. 145 del 2019) ha istituito, con una dotazione finanziaria di 525 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019-2021, e disciplina il Fondo indennizzo risparmiatori (FIR) per i risparmiatori che hanno subìto un pregiudizio ingiusto in relazione all'investimento in azioni di banche poste in liquidazione coatta amministrativa nell'ultimo biennio, usufruendo dei servizi prestati dalla banca emittente o da società controllata. L'indennizzo, non più subordinato all'accertamento del danno ingiusto da parte del giudice o dell'arbitro finanziario, per gli azionisti è commisurata al 30 per cento del costo di acquisto, mentre per gli obbligazionisti è commisurata al 95 per cento del costo di acquisto, entro il limite massimo complessivo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore. Si demanda a norme secondarie di attuazione la concreta disciplina operativa del Fondo, che viene istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze.
Il FIR sostituisce il Fondo di ristoro istituito dalla legge di bilancio 2018 (modificato dal decreto-legge "proroga termini", decreto-legge n. 91 del 2018), che aveva analoghe finalità. Tale Fondo era stato istituito in favore dei risparmiatori che avessero subìto un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia degli arbitri presso la camera arbitrale per i contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di cui al codice dei contratti pubblici, in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento di strumenti finanziari emessi da banche aventi sede legale in Italia, sottoposte ad azione di risoluzione o comunque poste in liquidazione coatta amministrativa, dopo il 16 novembre 2015. L'operatività del fondo è stata nel tempo estesa anche ai risparmiatori destinatari di pronunce favorevoli dell'Arbitro per le Controversie Finanziarie – ACF.
La disciplina secondaria di attuazione del Fondo di ristoro, ormai sostituito, avrebbe dovuto essere emanata entro il 31 gennaio 2019. I risparmiatori che tuttavia avessero già presentato ricorso all'Arbitro per le controversie finanziarie (Acf) istituito presso la Consob, ove avessero ottenuto entro il 30 novembre 2018 una decisione favorevole, potevano ottenere un rimborso pari al 30% del danno liquidato dall'Acf, con un tetto massimo di 100.000 euro. Sul sito della Consob sono stati pubblicati l'Avviso e il relativo modulo per fare domanda.
L'articolo 36 del decreto-legge n. 34 del 2019 ha modificato la disciplina del Fondo indennizzo risparmiatori (FIR), prevedendo anche una procedura di indennizzo forfettario. E' stata quindi definita una categoria speciale di beneficiari del FIR, identificati sulla base della consistenza del patrimonio mobiliare e del reddito, che sono soddisfatti con priorità a valere sulla dotazione del FIR. Viene data precedenza ai pagamenti di importo non superiore a 50.000 euro: inoltre, i beneficiari delle prestazioni del FIR che hanno subìto un pregiudizio ingiusto da parte di banche e loro controllate aventi sede legale in Italia, poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 16 gennaio 2018, sono esclusi dalle norme che obbligano le PPAA a verificare se il destinatario sia inadempiente al pagamento di cartelle di pagamento.
I provvedimenti d'urgenza adottati per fronteggiare la crisi del sistema bancario
Nel corso degli ultimi anni il sistema bancario è stato oggetto di diversi interventi, anche sotto forma di provvedimenti d'urgenza, volti a fronteggiare le difficoltà delle banche italiane nel quadro della disciplina UE degli aiuti di Stato al settore creditizio. Gli istituti bancari nazionali a seguito della crisi economico-finanziaria presentavano un livello di capitalizzazione inadeguato rispetto alla rischiosità degli impieghi, anche a causa delle ingenti quantità di crediti deteriorati (cd. non performing loans – NPL) di cui si è inteso agevolare lo smaltimento.
Il decreto legge n. 183 del 2015, confluito nella legge di stabilità 2016, ha introdotto norme per l'attuazione dei programmi di risoluzione di Cassa di risparmio di Ferrara, Banca delle Marche, Banca popolare dell'Etruria e del Lazio e Cassa di risparmio di Chieti, tutte in amministrazione straordinaria ed ha istituito un Fondo di solidarietà in favore dei piccoli investitori che detenevano strumenti finanziari subordinati emessi dalle citate banche.
Con il decreto legge n. 18 del 2016 è stata disciplinata la garanzia dello Stato sulla cartolarizzazione delle sofferenze bancarie. Tale meccanismo, chiamato Garanzia Cartolarizzazione Sofferenze (GACS), ha consentito allo Stato di garantire - a prezzo di mercato - solo le cd. cartolarizzazioni senior, ovvero quelle più sicure, destinate a sopportare per ultime le eventuali perdite derivanti da recuperi sui crediti bancari che si rivelassero inferiori alle attese. Lo schema è stato poi prorogato nel tempo, previa autorizzazione della Commissione Europea, competente in materia di aiuti di Stato. Attualmente la scadenza è fissata al 27 maggio 2021.
Con il decreto legge n. 59 del 2016 si è provveduto a:
accelerare il recupero dei crediti deteriorati, anche mediante modifiche alle norme fallimentari;
fornire sostegno agli investitori delle banche sottoposte a liquidazione;
rafforzare la stabilità degli istituti bancari con agevolazioni fiscali.
Con riferimento alle procedure di recupero dei crediti, è stata introdotta una nuova garanzia reale mobiliare, di natura non possessoria, in cui il debitore - diversamente che nel pegno semplice - non si spossessa del bene. In compenso sono previste adeguate forme di pubblicità che, nello specifico, consistono nell'iscrizione della garanzia in un apposito registro informatizzato. Si è disciplinato inoltre il cd. patto marciano per le imprese: in caso di inadempimento, il creditore dell'impresa può rivalersi direttamente sul diritto immobiliare posto a garanzia del debito, evitando le ordinarie procedure esecutive. Con riferimento al sostegno agli investitori, sono state introdotte misure a favore dei soggetti che avevano investito in istituti bancari sottoposti a procedure di risoluzione.
Il decreto legge n. 237 del 2016, con norme analoghe a quelle introdotte dal provvedimento in esame:
ha concesso la garanzia dello Stato sulle passività delle banche e sui finanziamenti erogati discrezionalmente dalla Banca d'Italia per fronteggiare gravi crisi di liquidità;
ha consentito la sottoscrizione o l'acquisto, da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, di azioni di banche italiane che presentavano esigenze di rafforzamento del proprio patrimonio, in relazione a una prova di stress basata su uno scenario avverso. Queste ultime misure di rafforzamento patrimoniale sono state attuate nei confronti di Monte dei Paschi di Siena – MPS; ad esito dei predetti interventi, il MEF attualmente detiene il 68,25% delle azioni dell'istituto bancario.
Nel mese di giugno 2017 sono stati emanati altri due provvedimenti:
il decreto legge n. 89 del 2017, confluito nel decreto legge n. 99 del 2017, che ha prorogato, a specifiche condizioni, il termine di scadenza delle passività oggetto delle misure di riparto degli oneri del risanamento degli istituti in crisi (cd. misure di burden sharing);
il decreto legge n. 99 del 2017, che ha inteso facilitare la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, per garantire la continuità del sostegno del credito alle famiglie e alle imprese del territorio. Le misure adottate hanno consentito la vendita di parte delle attività delle due banche a un acquirente - Intesa Sanpaolo - e il trasferimento del relativo personale. Sono state concesse garanzie statali sul finanziamento della massa liquidatoria dei due istituti da parte di Intesa Sanpaolo ed è stato previsto, per i creditori subordinati delle banche, un meccanismo di ristoro analogo a quello stabilito per gli istituti posti in risoluzione nel novembre 2015, con prestazioni a carico del Fondo interbancario di tutela dei depositanti.
Il Capo III del decreto-legge n. 22 del 2019 consente la prosecuzione delle misure di smaltimento dei crediti in sofferenza presenti nei bilanci bancari, tramite la concessione di garanzie dello Stato nell'ambito di operazioni di cartolarizzazione, che abbiano come sottostante crediti in sofferenza (Garanzia cartolarizzazione crediti in sofferenza – GACS), a tal fine utilizzando i meccanismi già disciplinati dal Capo II del decreto-legge n. 18 del 2016, cui sono state apportate alcune modifiche.
Il decreto-legge n. 1 del 2019 ha introdotto misure di sostegno pubblico in favore di Banca Carige S.p.a. - Cassa di risparmio di Genova e Imperia, per garantire la stabilità finanziaria e assicurare la protezione del risparmio, nel quadro della disciplina europea degli aiuti di Stato al settore bancario. Vedi qui il dossier. Banca Carige aveva già in passato mostrato una debolezza della situazione patrimoniale, confermata dagli esercizi di stress condotti dalla BCE nell'autunno del 2018.
La banca è stata posta in amministrazione straordinaria e nei suoi confronti sono consentiti i seguenti interventi:
concessione della garanzia dello Stato sulle passività di nuova emissione della Banca Carige S.p.A. e sui finanziamenti alla stessa erogati discrezionalmente dalla Banca d'Italia per fronteggiare gravi crisi di liquidità (emergency liquidity assistance – ELA;
autorizzazione al MEF a sottoscrivere o acquistare azioni della Banca Carige S.p.A., definendo le modalità di tali interventi;
Il decreto-legge crescita ha esteso dal 30 giugno al 31 dicembre 2019 la concessione della garanzia dello Stato sulle nuove passività emesse da Banca Carige e sui finanziamenti erogati discrezionalmente dalla Banca d'Italia al medesimo istituto.
Con la sentenza del 19 marzo 2019, il Tribunale di primo grado dell'Unione Europea (cause riunite T-9816, T-19616, T-19816, Repubblica italiana c/ Commissione) ha stabilito che l'intervento di sostegno da parte del FITD - Fondo interbancario a tutela dei depositi nell'operazione di acquisto di TERCAS da parte della Banca popolare di Bari non costituisce aiuto di stato vietato ai sensi dell'articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea - TFUE. Si rinvia al relativo focus per approfondimenti.
Per una più compiuta disamina della disciplina della crisi bancaria, delle misure a tutela degli investitori e dell'applicazione concreta del nuovo impianto legislativo e regolamentare, si rinvia al dossier relativo alla normativa europea in materia bancaria ed al suo recepimento in Italia.
Proposte di legge di iniziativa parlamentare
Nella seduta del 9 luglio 2019 la Commissione VI Finanze ha votato la soppressione degli articoli 1 e 2 dell'A.C. 313, conferendo il mandato al relatore a riferire in Aula in senso contrario: la proposta intendeva trasferire al Ministero dell'economia e finanze le quote di capitale della Banca d'Italia detenute da soggetti privati e, comunque, consentire che dette quote circolassero solo presso soggetti pubblici. La cessione sarebbe avvenuta al valore nominale delle quote, con l'abrogazione contestuale delle norme del decreto-legge n. 133 del 2013 in tema di attuale assetto proprietario della Banca d'Italia. Vedi qui il dossier.
E' all'esame della VI Commissione finanze della Camera l'A.C. 1064 il quale, mediante l'interpretazione autentica della vigente normativa valutaria, intende specificare che la Banca d'Italia gestisce e detiene, ad esclusivo titolo di deposito, le riserve auree, su cui resta fermo il diritto di proprietà dello Stato italiano. Vedi qui il dossier.
In materia di riserve auree si segnala la risposta del Presidente della BCE, Mario Draghi, all'interrogazione degli onorevoli Marco Valli e Marco Zanni, nella quale si afferma che l'articolo 130 del TFUE sancisce l'indipendenza della BCE e delle BCN nello svolgimento di qualsiasi azione connessa alla detenzione e alla gestione delle riserve ufficiali. Nella seduta del 21 febbraio 2019 al Senato, inoltre, il Presidente del Consiglio rispondendo all'interrogazione n. 3-00622 ha affermato che la proprietà delle riserve auree nazionali è della Banca d'Italia, ente pubblico che svolge le funzioni di banca centrale della Repubblica Italiana: l'utilizzo della riserva aurea rientra tra le finalità istituzionali della banca a tutela del valore della moneta. Un intervento normativo volto a modificare gli assetti della proprietà aurea della Banca d'Italia, ancorché nell'ambito della discrezionalità politica del legislatore nazionale, andrebbe, quindi, valutato sul piano della compatibilità con i principi basilari che regolamentano l'ordinamento del Sistema europeo delle Banche centrali.
Il 3 aprile 2019 il Senato ha approvato la mozione 1-00104, con cui si impegna il Governo ad adottare le opportune iniziative al fine di definire l'assetto della proprietà delle riserve auree detenute dalla Banca d'Italia nel rispetto della normativa europea, nonché le iniziative opportune per acquisire, anche attraverso la Banca d'Italia, le notizie relative alla consistenza e allo stato di conservazione delle riserve auree ancora detenute all'estero e le modalità per l'eventuale loro rimpatrio.
Nella seduta del 14 maggio 2019, l'Assemblea della Camera dei deputati ha approvato la mozione 1-00184, che impegna il Governo all'adozione di numerose iniziative che riguardano il sistema bancario. In particolare, per quanto attiene alle competenze, ai poteri e alla ﻿governance delle Autorità di vigilanza, si impegna il Governo a:
- supportare, per quanto di competenza, iniziative volte al miglioramento della governance della Banca d'Italia al fine di allinearla ai prevalenti standard europei;
- favorire, per quanto di competenza, l'iter parlamentare della proposta di legge di interpretazione autentica già in discussione alla Camera per ribadire la proprietà statale delle riserve auree in deposito presso la Banca d'Italia;
- promuovere incontri intergovernativi per discutere della possibile evoluzione delle funzioni delle banche centrali alla luce dell'attuale situazione economica;
- attivarsi in sede europea per promuovere una profonda riforma dei compiti della Banca centrale europea al fine di rafforzare il ruolo di prestatore di ultima istanza per gli Stati membri e consentire il finanziamento diretto di opere pubbliche giudicate prioritarie dal Parlamento europeo;
- adottare iniziative per incrementare ed estendere i poteri di vigilanza della Banca d'Italia, in particolare per la tutela del risparmio, a norma dell'articolo 47 della Costituzione, anche monitorando costantemente l'effettività e l'efficacia della normativa vigente in materia;
- adottare iniziative per rafforzare la collaborazione e il continuo e sistematico interscambio di informazioni e documenti tra le Autorità di vigilanza;
- adottare iniziative per consolidare e potenziare i poteri ispettivi e di accertamento della Banca d'Italia;
Le procedure di "banking dialogue"
Il Presidente della Camera ha trasmesso alla Presidenza della VI Commissione Finanze una lettera che chiarisce le forme procedurali idonee a dare attuazione alla disciplina recata dai Regolamenti europei n. 1024/2013 e n. 806/2014, in materia di banking dialogue, ovvero quelle norme che consentono ai Parlamenti degli Stati membri UE di interloquire con la Banca centrale europea e con il Comitato di risoluzione unico.
In particolare, il Presidente della Camera evidenzia che la richiamata normativa europea prevede tre modalità di intervento dei Parlamenti nazionali: la trasmissione alla BCE e al Comitato di risoluzione di osservazioni motivate sulle relazioni trasmesse da questi organismi in ordine allo svolgimento dei compiti loro attribuiti dai Regolamenti n. 1024/2013 e n. 806/2014; la trasmissione di osservazioni o quesiti rivolti alla BCE e al Comitato con riferimento ai compiti ad essi attribuiti dai suddetti Regolamenti; l'invito al Presidente o a un membro del Consiglio di vigilanza e al Presidente del Comitato a partecipare a uno scambio di opinioni, insieme con un rappresentante dell'autorità nazionale competente. Il Presidente rileva in proposito come nell'ambito dell'ordinamento parlamentare, allo stato delle norme e delle prassi vigenti, sia possibile rinvenire procedure idonee a dare corso all'esercizio delle suddette prerogative; precisa quindi che, per quanto concerne, in primo luogo, la possibilità di invitare il Presidente o un membro del Consiglio di vigilanza della BCE e il Presidente del Comitato di risoluzione a partecipare a uno scambio di opinioni, che si tratta di una facoltà che può essere esercitata dalle Commissioni, mediante lo strumento delle audizioni.
Nella lettera si precisa inoltre, per quanto riguarda l'esame delle relazioni, che esse sono state già trasmesse alla Camera negli anni passati e assegnate alle Commissioni competenti (cioè alla Commissione Finanze con il parere della Commissione Politiche dell'Unione europea), ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento. La procedura disciplinata da tale disposizione prevede un esame da parte della Commissione competente e la sua conclusione con l'approvazione di un documento finale. Per le relazioni in questione, dunque, il documento finale approvato dalla Commissione costituisce la sede nella quale la Commissione collegialmente può definire le osservazioni motivate da far pervenire alla BCE e al Comitato di risoluzione. Ove approvato, tale documento sarà trasmesso dal Presidente della Camera, oltre che ai soggetti indicati dall'articolo 127, comma 2, alla BCE e al Comitato di risoluzione.».
Il Presidente della Camera ritiene infine, quanto alla procedura da applicare per il caso di quesiti ed osservazioni da rivolgere alla BCE e al Comitato di risoluzione in ordine ai compiti ad essi attribuiti dai Regolamenti, che in una prima fase applicativa – ferma restando la possibilità di pervenire a modifiche alla luce della prima attuazione – l'indicata interlocuzione si possa inquadrare nella procedura di esame delle relazioni trasmesse alle Camere, che hanno ad oggetto lo svolgimento dei compiti previsti dalle norme europee. Su tali relazioni – come detto – possono essere formulate osservazioni motivate: l'esame delle relazioni, dunque, può costituire l'occasione per formulare anche ulteriori quesiti e osservazioni riguardanti più in generale i compiti dei suddetti organi, sui quali la Commissione può deliberare in sede di approvazione del documento finale.
ultimo aggiornamento: 18 dicembre 2018
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