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Timestamp: 2017-11-17 22:57:31+00:00

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Villasanta | Infonodo
Monza - Lombarda Petroli, la Procura ricorre
Processo Lombarda Petroli: la Procura di Monza ha deciso di impugnare la sentenza di primo grado che ha assolto i petrolieri Giuseppe e Rinaldo Tagliabue dall’accusa di aver provocato lo sversamento di tonnellate di idrocarburi nel Lambro dallo stabilimento di Villasanta, condannando a 5 anni solo l’ex custode. La decisione dopo la «rilettura delle carte», nonostante sul processo incomba lo spettro della prescrizione.
VILLASANTA (MB) Cinque anni fa l’eco del disastro suscitò l’attenzione anche della famiglia Kennedy. La notizia di quella marea nera, fatta di quasi 2.500 tonnellate di gasolio e oli combustibili usciti dalla ex raffineria Lombarda petroli di Villasanta e finiti nel Lambro, fece il giro del mondo in poche ore. Milioni di euro di danni alla flora e alla fauna di tutto il corso del fiume che, secondo l’ufficio tecnico regionale del controllo acque, richiederanno interventi di bonifica fino al 2027. Dal conto finale sembra però essere scomparsa l’area dove è avvenuto lo sversamento, quei 350 mila metri quadrati a ridosso della città che ospitano l’ex raffineria fin dalla Seconda guerra mondiale. Rappresentano un undicesimo dell’intero territorio comunale e, prima di arrivare al Lambro, la marea nera è stata «filtrata» dal terreno e dalla falda acquifera sottostante. Subito dopo il disastro il governo stanziò circa 3 milioni di euro per risarcire i territori colpiti (in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto) e Regione Lombardia annunciò un investimento di 120 milioni di euro, di cui 20 stanziati subito per un’opera di bonifica quinquennale. L’area della Lombarda Petroli, però, non è stata nemmeno inserita nel piano delle bonifiche. Il motivo? «Il piano risale al 2008 — commenta il sindaco di Villasanta Luca Ornago — e, al momento della sua redazione, il sito era ancora considerato come in attività».
Un mero problema di date che nemmeno il tavolo tecnico convocato dal primo cittadino lo scorso autunno con tutti gli enti interessati è riuscito a risolvere. Al quale si aggiunge il ricorso al Tar contro l’ordinanza della Provincia del maggio 2014 che obbliga la famiglia Tagliabue (la proprietà) a bonificare la zona (costo: 10 milioni di euro). Un punto morto, insomma. Tanto più che anche sul fronte giudiziario la vicenda sembra essere arrivata al capolinea. La Procura di Monza ha deciso di rinunciare all’appello contro la sentenza del Tribunale che lo scorso ottobre ha assolto i petrolieri Giuseppe e Rinaldo Tagliabue dall’accusa di essere i mandanti dell’ecodisastro. Troppo vaghi e incerti gli elementi a disposizione dei pm per sostenere l’accusa anche in secondo grado. Così, alla fine, come unico colpevole è rimasto solo l’ex custode dello stabile, il monzese Giorgio Crespi, condannato in contumacia a 5 anni più una sfilza di risarcimenti milionari (i suoi avvocati stanno preparando il ricorso in Appello).
Tuttavia, nell’attesa che il Pirellone riconsideri l’inserimento nel piano dell’area, la sentenza di assoluzione ha avuto l’effetto collaterale di aprire un canale di comunicazione fra la famiglia Tagliabue e l’amministrazione. «C’è stato un incontro molto positivo — prosegue Ornago —. Si sono detti convinti che la bonifica sia un atto essenziale per il recupero del sito, anche sotto un profilo urbanistico». Infatti, un piano integrato di intervento del 2004 ne prevede la trasformazione in un nuovo quartiere con case, uffici e servizi, più un grande parco cittadino. «Eco City» l’avevano ribattezzato, ma a parte qualche capannone nella zona più est non interessata dallo sversamento, la lottizzazione è rimasta lettera morta. Si tratterebbe di un affare immobiliare da 20- 25 milioni di euro, ma il sindaco è stato chiaro: «La realizzazione del progetto passa attraverso la bonifica».
La decisione dei magistrati del collegio
Il collegio di giudici del Tribunale di Monza composto dalla presidente Maria Letizia Brambilla e dalle colleghe Emanuela Corbetta e Pierangela Renda spiega in una quarantina di pagine di motivazione la sentenza con cui ha assolto per non avere commesso il fatto dall'accusa di disastro doloso i cugini Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, titolari dell'ex raffineria dismessa di Villasanta trasformata in sito di stoccaggio di idrocarburi e anche il direttore Vincenzo Castagnoli, mentre ha condannato a 5 anni di recluione il custode Giorgio Crespi.
Le spese di bonifica troppo elevate per essere convenienti
«I Tagliabue - scrivono i giudici - si ritrovarono a pagare alla società Petrolchimica, per le sole bonifiche del terreno, oltre 1,2 milioni di euro e si videro richiedere, per il recupero degli idrocarburi dispersi e per il risarcimento delle perdite dei prodotti di terzi tenuti in deposito, poco meno di 2 milioni. È di contro emerso, stando agli accertamenti dell'Agenzia delle Dogane, che le differenze tra prodotti presenti in deposito quel 23 febbraio 2010 e quelli contabilizzati avrebbero comportato al massimo il pagamento di accise per 80 mila euro più Iva».
Questioni contabili non sufficienti per essere un movente
Secondo i giudici poi «ppare oltretutto fuori da ogni logica che gli imputati, mossi da volontà di celare le divergenze contabili, a costo di provocare catastrofi, abbiano lasciato addirittura negli uffici della società proprio le schede su cui queste divergenze erano puntigliosamente registrate, ben consci che lo sversamento avrebbe comportato perquisizioni e sequestro di documenti».
Tutta colpa del guardiano Giorgio Crespi
Per il Tribunale «a diverse conclusioni deve invece giungersi a riguardo di Giorgio Crespi, al centro di una serie di eventi ed omissioni, non liquidabili come mere sfortunate coincidenze. Costui infatti era in servizio la notte dello sversamento. Suo compito era quello di sorvegliare il deposito, attraverso l'effettuazione periodica di un giro di ispezione completo dell'area, comprendente ovviamente, anche il passaggio dai ponti di carico. Ma l'imputato quella notte si guardò bene dall'adempiere ai propri doveri». I controlli non furono portati a termine Sul registro alle ore 3.30 il custode scrisse «giro ditta ok» ma «è un'affermazione assolutamente distante dal vero poiché a quell'ora gasolio e olio combustibile stavano già inondando l'area dei ponti di carico». Quello che a un primo sguoardo «può apparire una mera negligenza, assume invece i contorni di una condotta intenzionale se si considera che, contrariamente al solito, Crespi omise del tutto il giro delle ore 6, quando la marea nera aveva già inondato l'intera area».
Le misurazioni falsificate per le Dogane
Per quanto riguarda le misurazioni addomesticate' delle quantità di prodotto fornite al funzionario dell'Agenzia delle Dogane, «il cui comportamento fu connotato quantomeno da gravissime negligenze, essendo venuto meno per anni ai compiti di misurazione a cui era preposto», secondo i giudici che hanno pronunciato la sentenza di condanna per Crespi e di assoluzione per i Tagliabue «restano incolmabili zone d'ombra sulle effettive divergenze che non consentono di ritenere dimostrata l'ipotesi accusatoria». Così scrivono i magistrati.
La condanna a un anno per Tagliabue
Fatto salvo che Giuseppe Tagliabue, condannato ad 1 anno di reclusione solo per avere falsificato le misurazioni dei prodotti destinate all'Agenzia delle Dogane «ha inviato all'Agenzia delle Dogane inventari riportanti indicazioni di giacenze difformi da quelle effettive».
L'auto che lampeggiavaE l'addetto alle pulizietradito dal telefonino
VILLASANTA UN'AUTO CHE ha lampeggiava ripetutamente con i fari dal parcheggio esterno alla Lombarda Petroli in direzione della guardiola. È il particolare inquietante che mettono in risalto i giudici del Tribunale di Monza nella motivazione della sentenza che accusa il custode Giorgio Crespi. Secondo la ricostruzione dei movimenti registrati dalla telecamera dell'ex raffineria di Villasanta, alle 00.18 del 23 febbraio 2010 un'auto si ferma nel parcheggio e accende i fari, rivolti verso l'impianto e verso la guardiola dotata di finestre, dove si trovava il custode, per due 2 volte.
VENTI MINUTI più tardi Crespi esegue il giro di controllo della durata di 20 minuti. Alle 1.33 (circa 25 minuti prima dell'apertura dei serbatoi) dalla stessa direzione vengono accesi i fari a intermittenza per complessive 47 volte. Alle 2.48 (a operazioni di sabotaggio ormai terminate) i fari vengono fatti lampeggiare per 32 volte. Alle 3.00 i fari vengono accesi 1 volta, ma per un tempo prolungato. Alle 3.25 Crespi esce per il giro di controllo. «SE GIÀ È inaccettabile - scrivono i giudici - che l'imputato non si sia reso conto dell'attivazione delle pompe dei serbatoi, il cui rumore è usibile già a distanza, impossibile è che non abbia notato le segnalazioni, rivolte verso il cancello e la guardiola, provenienti dal poco trafficato parcheggio antistante e contemporaneamente coincidenti con l'attività di sabotaggio e destinate a qualcuno che nell'azione delittuosa fosse coinvolto». La ricostruzione dei giudici che hanno condannato Crespi si ferma qui.
«STA DI FATTO che ad agire fu per certo una mano esperta, ma nulla è dato di sapere delle persone di cui Giorgio Crespi si è reso complice - continuano - E non è compito del Tribunale individuare autori o moventi alternativi».
PER I GIUDICI, però, ad esempio, «è rimasto inesplorato un elemento concreto di pur elevato peso: l'ingiustificato aggancio del telefono di un addetto alle pulizie di Lombarda Petroli alla cella che copre l'area dove si trova il deposito tra le ore 1.23 e le ore 5.53 del 23 febbraio 2010, orario sovrapponibile a quello delle operazioni di sversamento». Elemento, anche questo, non noto delle indagini e che gli stessi giudici segnalano come non sufficientemente approfondito.
di Federico Berni da il Corriere della sera
MONZA Il disastro della Lombarda Petroli di Villasanta resta senza mandanti: la sentenza pronunciata ieri a Palazzo di giustizia (collegio presieduto dal giudice Anna Letizia Brambilla) non contribuisce certo a risolvere il giallo una volta per tutte. Il Tribunale ha condannato a 5 anni di reclusione per disastro doloso il solo Giorgio Crespi: il custode dell’ex deposito di carburanti alle porte di Monza dal quale, nel febbraio 2010, dopo che mani ignote aprirono i rubinetti di sei cisterne, fuoriuscirono tonnellate di combustibili («gasolio e oli minerali») che raggiunsero il Lambro, formando una gigantesca onda nera sul corso del fiume. Dall’accusa di disastro ambientale sono stati invece assolti con formula piena gli imputati principali: i cugini Giuseppe e Rinaldo Tagliabue (il primo è stato condannato ad un anno con pena sospesa solo per reati fiscali), proprietari di Lombarda Petroli, e l’ex direttore di stabilimento Vincenzo Castagnoli. Il custode Crespi, 41 anni, è stato condannato in contumacia.
Non si è mai visto: l’anello mancante di una vicenda che resta un mistero. «Incredulo» si è detto il suo difensore d’ufficio, l’avvocato Fabio Fontanesi: «Non sono emersi elementi in grado di sostenere un’ipotesi dolosa: leggeremo le motivazioni, ma ci sembra chiaro che si tratta di un provvedimento da appellare».
La Procura aveva indicato il movente del disastro nell’esigenza della proprietà di coprire ammanchi di carburante la cui movimentazione non era stata registrata né comunicata all’agenzia delle Dogane: a breve era infatti prevista una verifica fiscale. La tesi, formulata dopo la scoperta di una «contabilità parallela» (che in fase preliminare ha portato alla condanna di due ex dipendenti per reati fiscali), non ha retto e la sentenza di primo grado, di fatto, ha trasformato Crespi da complice dei Tagliabue in un sabotatore che ha agito, assieme a terzi e per motivi sconosciuti, contro i propri datori di lavoro, i quali diventano così vittime da imputati che erano. Il custode era stato tra i primi ad essere interrogato dai carabinieri. Quella notte piovosa di febbraio, avrebbe dovuto compiere il solito giro di controllo, ma non lo fece perché «non aveva voglia».
Una telecamera lo filmò alle 3 del mattino: uscì per otto minuti dalla guardiola, il tempo di fumare una sigaretta. Ora è davvero difficile credere che le sue disponibilità economiche possano far fronte ai risarcimenti stabiliti a favore di una dozzina di parti lese, tra cui una provvisionale di 5 milioni al ministero dell’Ambiente. Amareggiati gli avvocati di parte civile (tra cui Brianzacque, le Regioni Lombardia ed Emilia Romagna, Comuni di Monza e Villasanta). Raggianti i difensori Giuseppe Bana, Giacomo Gualtieri, Franco Rossi Galante e Attilio Villa: «I veri colpevoli avrebbero dovuto cercarli prima, il dispositivo della sentenza parla per noi». «La sentenza desta grande stupore — ha invece commentato il sindaco di Monza, Roberto Scanagatti (Pd) —: auspichiamo un ricorso in appello. Ancora una volta i danni sono pagati da tutti i cittadini».
Petrolio nel Lambro l’unico colpevole è il custode notturno
di Gabriele Cereda da la Repubblica
C’È UN solo colpevole per il disastro ambientale del Lambro: è Giorgio Crespi, il custode notturno della Lombarda Petroli, la ex raffineria di Villasanta, da dove nella notte tra il 23 e il 24 febbraio 2010 fuoriuscirono 8.500 metri cubi di idrocarburi. Che in meno di 24 ore, dopo aver percorso i condotti fognari, intasarono il depuratore di San Rocco mandandolo in tilt e tracimarono nel Lambro per arrivare poi fino alla foce del Po deturpando l’ecosistema già fragilissimo dei due fiumi. Assolti invece i cugini Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, al pari di Vincenzo Castagnoli, ex direttore dello stabilimento ormai in disuso. Crespi, che non si è mai presentato al processo, è stato condannato in contumacia a cinque anni per il reato di disastro doloso. L’uomo durante tutti gli interrogatori aveva detto di non essersi accorto di nulla: «Né delle segnalazioni dell’impianto, né dell’odore di petrolio». Per i giudici del Tribunale di Monza, il custode non avrebbe agito da solo ma in concorso con ignoti. E ignoto rimane anche il movente. Mentre si conosceranno tra 90 giorni, quando verranno depositate, le motivazioni della sentenza del processo di primo grado. Rimane incredulo Fabio Fontanesi, avvocato difensore di Crespi: «Si tratta di una sentenza che ci sorprende sotto ogni punto di vista. A caldo parlerei di costernazione».
Crespi è stato anche condannato a pagare risarcimenti per 6 milioni e 912mila euro alle parti civili, tra cui ci sono i comuni di Monza e Villasanta, le regioni Lombardia e Emilia Romagna e il ministero dell’Ambiente. Chi si dice soddisfatto è Franco Rossi Galante, difensore dell’ex direttore del sito di via Sanzio, Vincenzo Castagnoli: «La sentenza assolve in modo chiaro da ogni imputazione dolosa il mio assistito ed evidentemente smentisce l’accusa». Per Castagnoli, in lacrime dopo la lettura del dispositivo che lo sollevava da ogni accusa «sono stati anni difficili e di grande tensione. Per lui pensare di aver aperto i rubinetti per sversare centinaia di tonnellate di idrocarburi era umiliante», dice ancora l’avvocato.
Per Roberto Scanagatti, sindaco di Monza, «c’è grande stupore. Prendiamo atto della sentenza, ma di sicuro faremo ricorso. Ora ci chiediamo come farà l’unico ritenuto colpevole a risarcire questi danni enormi che finora sono stati sostenuti dalla collettività. La vicenda ripropone il tema dei controlli sulle attività a rischio che devono essere più stringenti e non possono essere affidate solo ai Comuni». C’è, pero, un’altra condanna, ad un anno e con pena sospesa per reati fiscali, a carico di Giuseppe Tagliabue. Era su questo aspetto che la procura di Monza si era concentrata indagando sui registri contabili in cerca di un bilancio parallelo e di un possibile movente. Per l’accusa, i due petrolieri brianzoli avrebbero aperto le cisterne per evitare di incappare in multe di centinaia di migliaia di euro in caso di controlli. Ma gli inquirenti, seppur sottotraccia, non avevano mai abbandonato la pista del mattone che portava alla giungla dei subappalti legati al progetto Ecocity, il quartiere ecosostenibile che dovrebbe sorgere al posto delle cisterne. Un affare da mezzo miliardo, un progetto faraonico da 187mila metri quadrati su un terreno di 309mila, fermo al palo prima ancora del sabotaggio.
Villasanta - Disatro Lombarda Petroli. Ancora un rinvio: la prescrizione è vicina
UN ALTRO MESE di rinvio per il processo sulla Lombarda Petroli. Una lungaggine, a quasi cinque anni dallo scempio ambientale, che sta già portando verso la prescrizione dei reati.
Ieri mattina le parti si sono ritrovate al Tribunale di Monza per la sentenza sullo scempio ambientale all’ex raffineria dismessa e trasformata in sito di stoccaggio di idrocarburi dove nella notte del 22 febbraio 2010 vennero sversati nel Lambro almeno 2.400 tonnellate di gasolio e olii combustibili.
PRIMA PERÒ doveva essere risentito un funzionario dell’Agenzia delle Dogane per ulteriori approfondimenti sulle presunte false misurazioni dei prodotti che sarebbero state fornite dagli imputati per nascondere le reali quantità di idrocarburi detenute. Ma la malattia di uno dei giudici ha fatto slittare ancora tutto di un mese, al 22 ottobre.
La Procura ha chiesto quattro condanne da 5 anni a 2 anni e mezzo di reclusione per i titolari della Lombarda Petroli, i cugini Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, per il direttore Vincenzo Castagnoli e per il custode Giorgio Crespi, accusati a vario titolo di disastro doloso, reati fiscali, violazione delle normative sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e violazione della direttiva Seveso sulla sicurezza degli impianti a rischio.
PER I REATI di falso ed evasione fiscale l’accusa ha chiesto la condanna solo per il periodo dopo il 2006, perché per il periodo precedente i reati vanno dichiarati estinti per avvenuta prescrizione.
Un primo colpo di spugna, che rischia di allargarsi, se non in primo grado per lo meno in appello, ma che quantomeno non rischia di annullare gli eventuali risarcimenti dei danni disposti dai giudici in caso di condanna. Per le pm Donata Costa e Emma Gambardella lo sversamento alla Lombarda Petroli è stato inscenato «per rendere impossibile ricostruire le quantità di idrocarburi stipate nel deposito e quindi evitare sanzioni per le violazioni nel pagamento delle tasse a pochi mesi dalla chiusura dell’impianto prevista nel giugno 2010».
AL PROCESSO si sono costituiti parti civili l’Agenzia delle Dogane e delle Entrate, la Provincia di Monza, i Comuni di Monza e Villasanta e diverse associazioni ambientaliste.
Gli imputati negano invece l’accusa di disastro doloso, sostenendo che lo sversamento ha causato loro costi molto più ingenti rispetto alle tasse da saldare prima della chiusura del deposito.
Villasanta - Lambro nero, slitta la sentenza per risentire un testimone
COLPO DI SCENA al processo sulla Lombarda Petroli. Ieri mattina le parti si sono ritrovate al Tribunale di Monza per la sentenza sullo scempio ambientale all’ex raffineria dismessa e trasformata in sito di stoccaggio di idrocarburi dove nella notte del 22 febbraio 2010 vennero sversati nel Lambro almeno 2.400 tonnellate di gasolio e oli combustibili. Invece a sorpresa i giudici hanno rinviato la decisione finale al 29 settembre per riconvocare in aula un testimone già sentito, Ciro Brunitti, funzionario dell’Agenzia delle Dogane, per ulteriori approfondimenti sulle presunte false misurazioni dei prodotti che sarebbero state fornite dagli imputati per nascondere le reali quantità di idrocarburi detenute. Che per le pm della Procura di Monza Donata Costa e Emma Gambardella sarebbero il movente dello sversamento, compiuto secondo la pubblica accusa «per rendere impossibile ricostruire la situazione di fatto del deposito e quindi evitare sanzioni per le violazioni nel pagamento delle tasse a pochi mesi dalla chiusura dell’impianto prevista nel giugno 2010».
PER QUESTO la Procura ha chiesto quattro condanne da 5 anni a 2 anni e mezzo di reclusione per i titolari della Lombarda Petroli, i cugini Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, per il direttore Vincenzo Castagnoli e per il custode Giorgio Crespi, accusati a vario titolo di disastro doloso, reati fiscali, violazione delle normative sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e violazione della direttiva Seveso sulla sicurezza degli impianti a rischio.
PER I REATI di falso ed evasione fiscale l’accusa ha chiesto la condanna solo per il periodo dopo il 2006, perchè per il periodo precedente i reati vanno dichiarati estinti per avvenuta prescrizione. La Lombarda Petroli teneva una contabilità parallela sugli ammanchi di prodotti che dovevano essere ripianati in vista della chiusura del deposito e sui dati falsi forniti all’Agenzia delle Dogane, che si è costituita parte civile insieme all’Agenzia delle Entrate, alla Provincia di Monza, ai Comuni di Monza e Villasanta e a diverse associazioni ambientaliste, tutti concordi a chiedere la condanna degli imputati.
Monza - Lombarda Petroli. La difesa dei cugini Tagliabue: «Dai reati fiscali al disastro colposo: assoluzione»
di Marco Galvani da il Giorno del 17/07
ASSOLUZIONE per tutti i reati contestati. Per i reati fiscali, per il falso nella contabilità del deposito e per il disastro doloso. Gli avvocati di Rinaldo e Giuseppe Tagliabue, proprietari della Lombarda Petroli, replicano così alle richieste di condanna avanzate dal pm Donata Costa. Perché a loro avviso «l’accusa ha raccolto elementi materialmente inconsistenti». I due cugini devono rispondere dello sversamento nel Lambro di almeno 2.400 tonnellate di gasolio e olii combustibili nella notte fra il 22 e il 23 febbraio del 2010. Un fatto per il quale «i primi danneggiati sono stati proprio loro», sostiene Attilio Villa, legale di Rinaldo Tagliabue. Innanzitutto perché «se avessero dovuto coprire dei problemi non avrebbero sversato il prodotto sul piazzale. Per non pagare l’accisa il prodotto doveva sparire - continua l’avvocato Villa -. Premesso che la Lombarda Petroli non aveva prodotto proprio e che su quello in deposito per legge comunque non era tenuta a pagare l’accisa, provocando lo sversamento chiunque sapeva che sarebbero scattati dei controlli. E quindi se i cugini Tagliabue avessere avuto qualcosa da nascondere certamente non lo avrebbero fatto». Anzi, «ci hanno solo rimesso, perché così hanno dovuto pagare l’accisa sul prodotto (90mila euro sul prodotto presente nei serbatoi e 800mila euro su quello sversato, ndr), risarcire i clienti del materiale (oltre 1,7 milioni di euro, ndr) e sostenere la bonifica e la messa in sicurezza dell’impianto nella fase dell’emergenza (per oltre 1 milione e mezzo, ndr). Oltre ad aver dovuto rinunciare a un affare urbanistico da almeno 15 milioni di euro». L’affare era la riqualificazione in base a un accordo con la famiglia Addamiano che si era impegnata ad acquistare i 300mila metri quadrati della Lombarda Petroli in cambio di soldi e volumetrie per realizzare edifici industriali, residenziali e commerciali. Tanto che fra il 2006 e il 2007 iniziò lo smantellamento dei serbatoi e la bonifica. Un’operazione avviata solo in parte e per questo i Tagliabue provarono a rimettersi sul mercato con due nuovi contratti per il deposito di prodotti petroliferi. E sulla presunta discrepanza fra il prodotto effettivamente presente e quello registrato negli inventari, «tutte le persone sentite dicono che le differenze erano minime rispetto ai milioni di chili movimentati ogni giorno e che non c’è mai stata movimentazione in nero», dice Giacomo Gualtieri, avvocato di Giuseppe Tagliabue: «non si può parlare di disastro ambientale quando non c’è stata moria di pesci, molluschi e uccelli, le misurazioni non rilevano - se non in un punto del fiume in cui però si era creata un’ansa - livelli di idrocarburi superiori ai limiti di legge». La prossima udienza il 22 settembre.
Monza - Processo Lombarda Petroli. Lambro nero, le richieste dei PM
«PER RISPARMIARE centomila euro di tasse avrebbero provocato lo sversamento che ha causato costi milionari alla Lombarda Petroli». Contesta lo scempio ambientale, pianificato a tavolino, la difesa degli imputati dell’ex raffineria dismessa e trasformata in sito di stoccaggio di idrocarburi di Villasanta, da dove nella notte del 22 febbraio 2010 vennero sversati nel Lambro almeno 2.400 tonnellate di gasolio e oli combustibili. Le pm monzesi Donata Costa e Emma Gambardella hanno chiesto quattro condanne da 5 anni a 2 anni e mezzo di reclusione per disastro doloso e reati fiscali per i titolari della Lombarda Petroli, i cugini Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, per il direttore dell’impianto Vincenzo Castagnoli e per il custode Giorgio Crespi. Secondo l’accusa, lo sversamento è stato provocato per coprire ammanchi di prodotto in vista della chiusura del deposito. Una tesi «illogica» per l’avvocato Franco Rossi Galante, che difende Vincenzo Castagnoli. «Se Castagnoli fosse stato a conoscenza della volontà di commettere lo sversamento, la mattina, quando è arrivato alla Lombarda Petroli, non avrebbe, come gli è contestato, tentato di ritardare l’apertura dei cancelli ed eseguito manovre incongrue come versare l’acqua per fare uscire altro prodotto, perché doveva sapere che lo sversamento era avvenuto già nella notte. Castagnoli ha versato l’acqua perché voleva tenere in sospensione gli idrocarburi per evitare che penetrassero nel terreno e il suo è stato il comportamento corretto di chi si è appena reso conto di quanto è accaduto».
È STATA poi la volta dell’avvocato Fabio Fontanesi, che difende Giorgio Cresp, l’unico imputato rimasto latitante per tutto il processo. «Il custode quella notte ha fatto i controlli che faceva alle stesse ore tutte le notti, quindi non è possibile attribuirgli una condotta omissiva. Non poteva vedere lo sversamento, perché il suo gabbiotto è distante dai serbatoi, nè sentire nulla perchè pioveva a dirotto». Nella prossima udienza fissata per il 16 luglio la parola passa ai difensori dei cugini Tagliabue.
È LA TESTIMONIANZA di una battaglia, la cronaca di un dramma raccontato dai protagonisti. Titolo: «La Svolta», sottotitolo: «La lotta dei lavoratori Carrier contro la chiusura dello stabilimento di Villasanta». Si tratta di un Dvd autoprodotto dagli operai che ripercorre tre mesi di mobilitazione sindacale, dal 7 gennaio al 2 aprile, dall’annuncio della delocalizzazione in Repubblica Ceca alla firma dell’accordo su ammortizzatori e reindustrializzazione. È il grido di rabbia riversato su disco, cristallizzato, da consegnare alla storia. Ma è soprattutto un modo per tenere alta l’attenzione sul tema della riconversione industriale, sulla necessità di dare una speranza a 212 persone licenziate. Il filmato di 22 minuti si conclude con un appello alle istituzioni e alla multinazionale Utc, proprietaria della fabbrica, affinchè s’impegnino come promesso nella ricerca di nuovi acquirenti, di imprese in grado di investire nell’enorme area di 120mila metri quadri a rischio desertificazione.
«LA POLITICA italiana è stata assente, lo ribadiamo: non si è preoccupata di mettere in campo misure per la salvaguardia delle aziende che stanno delocalizzando», parole che scorrono sul video, accompagnate dalla canzone dei Doors «The End», ovvero la fine. «Dobbiamo spingere per un maggiore sforzo su reindustrializzazione e ricollocamento dei lavoratori», spiegano le tute blu che hanno sfornato centinaia di copie distribuite gratuitamente ai colleghi. Il video parte con l’antefatto, con i timori per quell’anomala impennata di ordinativi nel secondo semestre del 2013, destinata a riempire i magazzini delle filiali straniere. Era il preludio alla brutta notizia comunicata al rientro dalla pausa natalizia.
LA COLONNA sonora iniziale è «Hell Bells» degli AC/DC, ovvero le campane dell’inferno. Quindi ancora gli AC/DC con «Highway to Hell», ovvero autostrada verso l’inferno, sulle immagini del primo corteo per le strade di Villasanta: alla fine saranno 56 ore di sciopero, con tanto di picchetti per il blocco delle merci, presidi in Provincia, Regione, Prefettura, Confindustria.
Tutto documentato nel Dvd che contiene interviste ai dipendenti, rassegna stampa, comunicati sindacali interni, oltre al testo dell’accordo. Ornella Fedeli, delegata Rsu della Fiom Cgil: «Avevamo molto materiale a disposizione, foto e videoriprese effettuate dai colleghi durante le manifestazioni. Abbiamo pensato di assemblare il tutto, procedere al montaggio». Ma sui titoli di coda si legge che «La lotta continua», anche se di condizionatori da quei reparti, tra poco, non ne usciranno più. «I politici non possono dimenticarsi di noi, devono attivarsi per dare seguito alla parte dell’accordo che parla di reindustrializzazione». Sul tema la multinazionale americana ha stanziato un milione di euro, oltre a un incentivo di 20mila euro per le imprese che assumeranno un ex dipendente Carrier. La società milanese Vertus ha ottenuto l’incarico per cercare imprenditori capaci di far rivivere il comparto di via Sanzio. Il 6 ottobre le parti si ritroveranno per fare il punto della situazione. Tra un anno la verifica definitiva per capire se l’azione di «scouting», di ricerca, abbia prodotto qualche risultato concreto.
La fabbrica chiuderà dopo più di 100 anni
— VILLASANTA —
LA CHIUSURA dello stabilimento era programmata per la fine di giugno. Invece i reparti sono ancora al lavoro. E proseguiranno fino alla metà di settembre, per poi dismettere gradualmente ogni attività entro novembre. «Il motivo è che in Repubblica Ceca non sono ancora pronti per mettere in funzione gli impianti», fanno sapere i delegati della Rsu, precisando che 67 lavoratori su 212 sono già usciti dalla fabbrica utilizzando gli incentivi all’esodo. Significa che in base alle leggi vigenti gli operai potranno usufruire del secondo anno di cassa integrazione. «Quest’ultimo sviluppo è positivo, sperando che nel frattempo il Governo non cambi ulteriormente le regole sugli ammortizzatori sociali. La situazione resta drammatica, se si pensa che tanti colleghi vedono la pensione come un miraggio grazie alla riforma Fornero», aggiungono i rappresentanti sindacali, che settimana scorsa hanno incontrato il sindaco Luca Ornago. «Per quanto di nostra competenza e nelle nostre possibilità, siamo a disposizione per favorire l’attuazione della parte di accordo che riguarda reindustrializzazione e ricollocamento», spiega il primo cittadino, assicurando che l’area resterà a vocazione produttiva come previsto dal Piano di governo del territorio. La storia ultracentenaria della Carrier, ex Delchi, dunque è agli sgoccioli. E pensare che fino a una ventina d’anni fa via Sanzio era un formicaio che ospitava 1200 persone, ridotte a 800 nel 2007, poi 590 nel 2009 e 350 nel 2011, fino all’ultimo taglio della manodopera nel 2012 con il licenziamento di 90 addetti.
Il colosso della climatizzazione nasce nel 1908 quando gli ingegneri Chieregatti e Donesana fondano l’azienda Dell’Orto per sfornare sistemi di ventilazione e riscaldamento, ottenendo la commessa per costruire stufe da campo durante il primo conflitto mondiale. Il trasferimento nell’attuale sede è datato 1945, mentre gli americani sbarcano nel 1983.
Monza - Processo Lombarda Petroli. Oggi la requisitoria dei pm sullo sversamento nel Lambro
A 4 ANNI dallo scempio ambientale è arrivata la resa dei conti giudiziaria, insieme però anche al rischio di prescrizione dei reati, per la Lombarda Petroli.
Oggi è infatti prevista la requisitoria delle pm monzesi Donata Costa e Emma Gambardella nel processo al Tribunale di Monza per lo sversamento dalla ex raffineria dismessa trasformata in sito di stoccaggio di idrocarburi a Villasanta di almeno 2.400 tonnellate di gasolio e oli combustibili. Una marea nera che dal fiume Lambro arrivò fino alla foce del Po sul Mar Adriatico. Era il 22 febbraio del 2010.
Il dibattimento, iniziato il 25 marzo 2013, è entrato nel vivo un anno dopo per permettere le citazioni come responsabile civile della Lombarda Petroli da parte di tutte le parti civili, ammesse in 18, dal Ministero per l’Ambiente all’Agenzia delle Entrate, da WWF a Legambiente Lombardia, Regione Lombardia ed Emilia Romagna, Provincia di Monza, Comune di Monza e Villasanta, Parco Regionale Valle Lambro.
Una lungaggine che porterà a sicura prescrizione dei reati, se non in primo grado perlomeno in appello, ma che quantomeno non rischia di annullare gli eventuali risarcimenti dei danni disposti dai giudici in caso di condanna.
Di disastro doloso (un reato che prevede una pena fino a 12 anni di reclusione) sono imputati i responsabili della Lombarda Petroli, i cugini Giuseppe e Rinaldo Tagliabue e il direttore dello stabilimento di Villasanta Vincenzo Castagnoli, mentre di omesso controllo deve rispondere il custode Giorgio Crespi. Secondo la pubblica accusa, la notte dello sversamento, «allo scopo di coprire i vistosi ammanchi di prodotti petroliferi che sarebbero inevitabilmente emersi alla chiusura dell’impianto prevista a distanza di qualche mese» gli imputati «facevano fuoriuscire nel piazzale della Lombarda Petroli almeno 1600 tonnellate di gasolio e almeno 812 tonnellate di olio combustibile» e dopo «fingendo di coordinare i soccorsi, versavano acqua sugli idrocarburi presenti sul terreno con lo scopo di aumentare i quantitativi del prodotto disperso e far perdere le tracce degli ammanchi, così causando la tracimazione del prodotto nel collettore collegato con la pubblica fognatura e così provocando un grave episodio di disastro ambientale». Perchè i prodotti petroliferi «tracimavano nel collettore, raggiungevano il depuratore di Monza e poi il fiume Lambro, il Po e l’Adriatico con inquinamento ambientale delle acque e delle coste con morìe di pesci, molluschi e uccelli». I cugini Tagliabue e Castagnoli sono imputati anche di reati fiscali per avere «predisposto una contabilità parallela e segreta riportante le reali quantità di oli minerali giacenti» allo scopo di «sottrarre all’accertamento oli minerali con l’evasione dell’accisa» per un importo complessivo di circa 375 mila euro e di Iva sull’accisa di circa 75 mila euro. Un’accusa, quest’ultima, contestata dai Tagliabue davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Milano, che ha accolto le richieste del Fisco in primo grado, ma in appello ha ribaltato la sentenza a favore degli imputati e ora rischia di fare cadere al processo il presunto movente fiscale del disastro doloso.
Villasanta - I negozi del centro continuano a chiudere
di Marco Dozio da il Giorno del 21/06
LA CONTA è impietosa, desolante, allarmante. Che i negozi di vicinato siano in sofferenza non è un mistero, ma il dato fornito dall’Associazione Commercianti Villasanta (AcV) mette nero su bianco una situazione di crisi senza precedenti. Il sodalizio guidato da Basilio Notaro ha effettuato un censimento da cui risulta che nell’ultimo anno e mezzo, ovvero da inizio 2013, nella zona del centro storico hanno abbassato la saracinesca 18 attività a fronte di sole 5 nuove aperture. La moria è trasversale, non risparmia alcun settore: due gioiellerie, due boutique di abbigliamento per adulti o bambini, un panificio storico, due bar, un’edicola a San Fiorano, solo per abbozzare un elenco incompleto. «Significa che nessuno è immune da una tendenza che presenta numeri troppo pesanti per essere legati esclusivamente alla difficile congiuntura economica. La nostra analisi evidenzia che a Villasanta il commercio soffre più che altrove. Per questo chiediamo al sindaco e al nuovo assessore alla partita di calendarizzare un incontro al quale possano partecipare tutti i nostri associati», spiega il presidente Notaro, puntando il dito sull’assetto viabilistico che ha cambiato volto ogni qualvolta si è insediato un nuovo inquilino a Palazzo Civico. «Nel corso degli anni è mancata una vera progettualità per il rilancio della rete commerciale villasantese. Il problema principale riguarda l’accessibilità al centro storico. Occorre mettere in campo un disegno complessivo. Noi proseguiremo con le iniziative promozionali del Distretto del Commercio e nei prossimi mesi partiremo con un progetto nelle scuole cittadine, ma la politica deve ascoltare il nostro grido d’aiuto».
Tra i temi di discussione non mancherà il confronto sulla pedonalizzazione di piazza Martiri della Libertà, in particolare il tratto di via Garibaldi, provvedimento annunciato dalla nuova Giunta. Ma sui cui l’AcV ha espresso più di una perplessità. Mentre sullo sfondo resta la convivenza con il centro commerciale: «E’ una realtà. Sicuramente la moratoria imposta dalla Regione per scongiurare il proliferare di altre strutture simile è positivo».
Intanto il neosindaco Luca Ornago si dice pronto ad avviare una collaborazione con la rappresentanza della categoria. «Siamo disponibili a sederci attorno a un tavolo per progettare insieme delle soluzioni. Va certamente potenziato il Distretto commerciale, strumento importante che vede proprio Villasanta come capofila. Il nostro obiettivo è rendere il centro più attrattivo, con e per i commercianti».
Monza - Processo Lombarda Petroli. Lambro avvelenato «Disastro negato? Una tesi assurda»
di Stefania Totaro da il Giorno del 12/06
NESSUN contrattacco delle parti civili alla tesi difensiva che nega lo scempio ambientale causato dalla Lombarda Petroli.
IERI pomeriggio, alla ripresa del processo al Tribunale di Monza che vede imputati di disastro doloso i cugini Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, titolari della raffineria dismessa di Villasanta trasformata in sito di stoccaggio di idrocarburi dove nella notte del 22 febbraio 2010 vennero sversate nel Lambro almeno 2.400 tonnellate di gasolio e oli combustibili, c’era grande attesa per il controesame del consulente tecnico ambientale della difesa, dopo che ha raccontato in aula che il Lambro era già inquinato e i cormorani morti erano già malati di una grave forma di parassitosi e nei loro organi non è stata trovata traccia di idrocarburi. Ci si attendeva un fuoco di fila di domande al perito da parte dei rappresentanti delle 18 parti civili che si sono costituite per chiedere un risarcimento dei danni, dal ministero dell’Ambiente, alle Regioni Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, alla Provincia di Monza, ai Comuni di Monza e Villasanta, oltre a diverse associazioni ambientaliste. Per dimostrare che si sbaglia, che lo scempio ambientale c’è stato. Invece niente. Neanche un quesito. «La tesi del consulente della difesa è talmente campata per aria che non c’è neanche bisogno di contestarla», si è giustificato qualcuno dei legali di parte civile. Soltanto il pm monzese Emma Gambardella (che con la collega Donata Costa rappresenta la pubblica accusa al processo) ci ha provato a mettere in difficoltà il consulente sostenendo che ha utilizzato per una delle sue analisi una tabella considerata superata, provocando un dissidio con i difensori degli imputati subito accorsi in sostegno del loro tecnico.
Così si è quindi conclusa l’udienza-lampo e il processo è stato rinviato al 30 giugno, quando comincerà la requisitoria delle pm con le probabili richieste di condanna per i Tagliabue, per il direttore dello stabilimento Vincenzo Castagnoli, a sua volta imputato di disastro doloso e per il custode Giorgio Crespi, imputato invece di omesso controllo e irreperibile.
POI SARÀ la volta delle difese di parti civili, poi dei difensori degli imputati. Per metà luglio potrebbe anche esserci già la sentenza dei giudici.
L’unico punto su cui sono tutti d’accordo è che lo sversamento non può che essere stato un fatto volontario, ma a discapito della tesi della pubblica accusa secondo cui a provocarlo sono stati gli imputati, il consulente della difesa ha dichiarato che gli autori hanno aperto le valvole anche di serbatoi dove il prodotto non poteva fuoriuscire senza essere riscaldato perché in inverno non era fluido e hanno attivato le pompe anche di serbatoi vuoti. Ieri la difesa degli imputati ha anche depositato alcune denunce contro ignoti presentate prima dello sversamento per misteriosi accessi illeciti che sarebbero avvenuti all’interno della Lombarda Petroli. A favore degli imputati il perito della difesa ha anche aggiunto che bene hanno fatto come prima cosa dopo lo sversamento gli imputati a togliere la corrente elettrica perché il pericolo più grave sarebbe potuto essere lo scoppio di un incendio.

References: sentenza 
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