Source: https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xii/capo-i/art588.html
Timestamp: 2018-09-25 14:34:07+00:00

Document:
Art. 588 codice penale - Rissa - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice penale > LIBRO SECONDO - Dei delitti in particolare > Titolo XII - Dei delitti contro la persona > Capo I - Dei delitti contro la vita e l'incolumità individuale > Articolo 588
Dispositivo dell'art. 588 Codice penale
Chiunque partecipa a una rissa è punito con la multa fino a trecentonove euro (1).
Se nella rissa taluno rimane ucciso, o riporta lesione personale [582-583], la pena, per il solo fatto della partecipazione alla rissa, è della reclusione da tre mesi a cinque anni. La stessa pena si applica se la uccisione o la lesione personale, avviene immediatamente dopo la rissa e in conseguenza di essa (2).
(1) La dottrina non è concorde a riguardo del numero minimo di concorrenti alla rissa. Secondo alcuni autori sarebbero sufficienti due persone, dal momento che nulla in merito dice la disposizione in esame, mentre altri propendono per richiedere la presenza minima di tre soggetti.
(2) Si tratta di un addebito a titolo di responsabilità oggettiva e quindi indipendente da un accertamento dell'atteggiamento psicologico dei soggetti.
Il legislatore ha inserito tale disposizione al fine di tutelare la vita e l'incolumità della persona, sebbene un orientamento dottrinale assolutamente minoritario ritenga che trovino qui garanzia anche l'ordine pubblico e la tranquillità pubblica.
Spiegazione dell'art. 588 Codice penale
Il bene giuridico oggetto di tutela è l'incolumità fisica delle persone partecipanti alla rissa.
Per la configurazione del reato è necessaria e sufficiente che nella violenza contesa vi siano gruppi contrapposti, con volontà reciproca di attentare all'altrui incolumità. Trattasi infatti di reato di pericolo (almeno con riguardo alla fattispecie di cui al primo comma), dato che non è richiesto un evento inteso in senso naturalistico, ma è sufficiente la mera partecipazione alla rissa.
Perché sia configurabile il delitto è stata ritenuta sufficiente la partecipazione di almeno tre persone.
I partecipanti devono essere animati dalla reciproca volontà di recare offesa agli avversari e dunque, qualora da parte dell'antagonista o degli antagonisti vi sia mera resistenza passiva (e senza precedente provocazione), il delitto di rissa non sussiste. Risulta dunque inapplicabile la causa di giustificazione della legittima difesa, in quanto se essa sussiste, il delitto non viene mai in rilievo, a meno che, durante la rissa, uno dei contendenti non abbia una reazione assolutamente sproporzionata ed imprevedibile.
La circostanza attenuante della provocazione è ritenuta configurabile solamente nel caso in cui l'azione offensiva di uno dei gruppi contendenti sia stata preceduta e determinata (senza che ricorrano gli estremi della legittima difesa) da una tracotante pretesa, eticamente e giuridicamente illecita o da una gravissima offesa proveniente esclusivamente dall'altro gruppo.
Il delitto di rissa può concorrere con qualsiasi delitto di cui non sia elemento costitutivo o circostanza aggravante.
Il secondo comma disciplina l'applicazione di una circostanza aggravante speciale e ad effetto speciale qualora dalla partecipazione alla rissa derivi la morte o le lesioni personali (anche lievi o lievissime) di qualcuno dei partecipanti, anche immediatamente dopo la rissa ed in conseguenza di essa. Ovviamente, se è lo stesso soggetto a causare la morte o le lesioni, risponderà per queste in concorso con il delitto di rissa, dato che l'aggravante in parola deriva dalla mera partecipazione.
Massime relative all'art. 588 Codice penale
Cass. pen. n. 30215/2016
Con l'ipotesi delittuosa di rissa aggravata a norma dell'art. 588, comma secondo, cod. pen. concorrono, con riguardo al solo corissante autore degli ulteriori fatti, i reati di lesioni personali e omicidio da costui commessi nel corso della contesa, non avendo detti reati valore assorbente della rissa, in quanto non sono configurabili come progressivi rispetto ad essa, né essendo quest'ultima, rispetto ai primi, "reato complesso".
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 30215 del 15 luglio 2016)
Cass. pen. n. 32027/2014
Con l'ipotesi delittuosa di rissa aggravata a norma dell'art. 588, comma secondo, cod. pen. concorrono, con riguardo al solo corissante autore degli ulteriori fatti, i reati di lesioni personali e omicidio da costui commessi nel corso della contesa, non avendo detti reati valore assorbente della rissa, in quanto non sono configurabili come progressivi rispetto ad essa, né essendo quest'ultima, rispetto ai primi, "reato complesso". (In motivazione, la S.C. ha precisato che, in relazione ai corissanti non autori materiali delle lesioni o dell'omicidio, la configurabilità del delitto di rissa aggravata non esclude la loro responsabilità per gli ulteriori reati a titolo di concorso anomalo, data la loro consapevole partecipazione ad un'azione criminosa realizzata con modalità tanto accese da determinare in concreto conseguenze di particolare gravità per l'incolumità personale).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 32027 del 21 luglio 2014)
Cass. pen. n. 7013/2011
Il reato di rissa (art. 588 c.p.) è configurabile anche nel caso in cui i partecipanti non siano stati coinvolti tutti contemporaneamente nella colluttazione e l'azione si sia sviluppata in varie fasi e si sia frazionata in distinti episodi, tra i quali non vi sia stata alcuna apprezzabile soluzione di continuità, essendosi tutti seguiti in rapida successione, in modo da saldarsi in un'unica sequenza di eventi.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7013 del 23 febbraio 2011)
Cass. pen. n. 283/2010
I reati di lesioni personali e omicidio, commessi nel corso di una rissa, concorrono con il reato di rissa aggravata ex art. 588, comma secondo, c.p., anche nel caso in cui il corissante ne debba rispondere a titolo di concorso anomalo ex art. 116 c.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 283 del 8 gennaio 2010)
Cass. pen. n. 31219/2009
Con l'ipotesi delittuosa di rissa aggravata a norma dell'art. 588, comma secondo, c.p. concorrono, con riguardo al solo corissante autore degli ulteriori fatti, i reati di lesioni personali e omicidio da costui commessi nel corso della contesa, non avendo detti reati valore assorbente della rissa, in quanto non sono configurabili come progressivi rispetto ad essa, né essendo quest'ultima, rispetto ai primi, "reato complesso".
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 31219 del 29 luglio 2009)
Cass. pen. n. 4402/2009
In tema di delitto di rissa, l'aggravante di cui all'art. 588, comma primo, c.p. è applicabile anche nei confronti del compartecipe che abbia riportato lesioni personali, in quanto colui che partecipa volontariamente alla condotta violenta collettiva diretta ad offendere oltre che a difendere, si assume la responsabilità per rissa semplice o aggravata a seconda degli effetti della colluttazione.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4402 del 2 febbraio 2009)
Cass. pen. n. 20933/2008
Il reato di rissa aggravata ai sensi dell'art. 588, comma secondo, c.p. concorre con altri reati, come quelli di lesioni personali e di omicidio, solo con riferimento al corissante autore degli ulteriori fatti e a coloro nei cui confronti siano eventualmente ravvisabili gli estremi del concorso materiale o morale ai sensi dell'art. 110 c.p., mentre nei confronti dei corissanti diversi dagli autori o coautori dei reati più gravi è configurabile la speciale fattispecie di rissa aggravata e non il concorso anomalo ai sensi dell'art. 116 c.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 20933 del 23 maggio 2008)
Cass. pen. n. 7635/2007
È inapplicabile al reato di rissa la causa di giustificazione della legittima difesa, considerato che i corrissanti sono ordinariamente animati dall'intento reciproco di offendersi ed accettano la situazione di pericolo nella quale volontariamente si pongono, con la conseguenza che la loro difesa non può dirsi necessitata. (La Corte ha altresì precisato che il principio affermato può essere derogato solo in situazioni eccezionali e cioè solo ove, in costanza di tutti gli altri requisiti voluti dalla legge, vi sia una reazione assolutamente imprevedibile e sproporzionata e, pertanto, un'offesa che, in quanto diversa e più grave di quella accettata, si presenti del tutto nuova, autonoma ed in tal senso ingiusta).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7635 del 23 febbraio 2007)
Cass. pen. n. 43382/2005
L'attenuante della provocazione è normalmente incompatibile con il reato di rissa, a meno che non risulti che l'azione offensiva di uno dei due gruppi contendenti sia stata preceduta e determinata — senza che ricorrano gli estremi della legittima difesa — da una pretesa tracotante, eticamente o giuridicamente illecita, o da una gravissima offesa proveniente esclusivamente dall'altro gruppo.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 43382 del 30 novembre 2005)
Cass. pen. n. 43524/2004
Ai fini della configurazione del delitto di rissa è necessario che un gruppo di persone in numero superiore a tre venga alle mani con il proposito di ledersi reciprocamente; allorché invece un gruppo di persone assalga deliberatamente altre, e queste ultime si difendano, non è ravvisabile il delitto di rissa né a carico degli aggrediti né a carico degli aggressori, i quali rispondono soltanto delle eventuali conseguenze della loro azione violenta in danno di coloro che si sono limitati a difendersi.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 43524 del 8 novembre 2004)
Deve essere posto a carico di tutti i partecipi ad una spedizione punitiva - dei quali uno solo fornito di arma, peraltro già pronta all'uso, e gli altri di spranghe - l'omicidio in cui sia sfociata la rissa programmata, essendo prevedibile quell'evento terminale come sviluppo possibile dell'ordinario svolgersi e concatenarsi dei fatti umani, attese le concrete modalità di attuazione di essa. (Fattispecie in tema di provvedimento cautelare).
Al reato di rissa, ed a quelli commessi nel corso di essa, non è applicabile la legittima difesa perché i corrissanti sono animati dall'intento reciproco di offendersi ed accettano la situazione di pericolo nella quale volontariamente si sono posti, sicché la loro difesa non può dirsi necessitata. Solo eccezionalmente, in simili ipotesi, l'esimente di che trattasi può essere riconosciuta ed è quando, esistendo tutti gli altri requisiti voluti dalla legge, vi sia stata una reazione assolutamente imprevedibile e sproporzionata, ossia una offesa che, per essere diversa e più grave di quella accettata, si presenti del tutto nuova, autonoma e in tal senso ingiusta.
Cass. pen. n. 5538/1992
La semplice partecipazione ad una rissa non può integrare, rispetto al reato di omicidio preterintenzionale, la circostanza attenuante di cui all'art. 62, n. 5, c.p. (concorso doloso dell'offeso), atteso che tale circostanza presuppone oltre all'inserimento dell'azione della persona offesa nella serie delle cause dell'evento lesivo subito, anche la volontà di concorrere alla produzione di questo.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5538 del 12 maggio 1992)
Cass. pen. n. 8079/1991
In materia di rissa, il provvedimento di clemenza di cui al D.P.R. 12 aprile 1990, n. 75 l'art. 1, comma primo, lett. c) n. 2, ha ricompreso nell'amnistia l'ipotesi aggravata (art. 588, comma secondo, c.p.) in cui le lesioni derivate siano lievi o lievissime. Ne consegue che l'amnistia non è applicabile al corrissante che abbia subito lesioni gravi o gravissime.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8079 del 25 luglio 1991)
Cass. pen. n. 5920/1990
Per la configurazione del reato di rissa sono necessarie nella violenta contesa più centri di aggressione con volontà vicendevole di attentare all'altrui incolumità personale e la partecipazione di corrissanti divisi in gruppi contrapposti. Di conseguenza, quando più persone aggrediscono altre persone e queste esplichino un'azione di pura difesa, il reato di rissa non sussiste per la mancanza di una parte contrapposta corrissante.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5920 del 24 aprile 1990)
Cass. pen. n. 12328/1988
In tema di rissa, il reato è integrato quando si verifichi una violenta contesa, con vie di fatto e con il proposito di ledersi reciprocamente, tra tre o più persone; contesa che, anche per la possibilità che altre persone intervengano a prendere le parti dei contendenti, costituisce di per sé un pericolo per l'incolumità pubblica. Pertanto, non è richiesto né il verificarsi di un turbamento per l'incolumità pubblica, posto che non necessita, per la punibilità del detto reato, che la colluttazione avvenga in luogo pubblico o aperto al pubblico, potendo essa accadere anche in una privata dimora, né che qualcuno dei partecipanti incorra in pericolo di vita, essendo sufficiente la prova di un semplice pericolo per la incolumità personale.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 12328 del 13 dicembre 1988)
Cass. pen. n. 11245/1988
Per la configurazione del reato di rissa è necessario che nella contesa violenta esistano più fronti di aggressione, con volontà vicendevole di attentare all'altrui personale incolumità; il che può realizzarsi anche quando qualcuna delle «parti» protagoniste sia rappresentata da un solo soggetto, con l'unico limite che il numero dei corrissanti non sia inferiore a quello di tre.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11245 del 22 novembre 1988)
Cass. pen. n. 1729/1988
Per la sussistenza del delitto di rissa, se è necessaria la presenza di almeno tre corrissanti in un medesimo contesto spazio-temporale, non occorre che gli stessi vengano contemporaneamente ed insieme a vie di fatto, né che la rissa abbia luogo in un unico e ben determinato posto, ben potendo le modalità dell'azione implicare spostamenti in luoghi vicini e frazionamenti in vari episodi che rimangono, peraltro, sempre concatenati tra loro. Ne consegue che non viene meno l'unicità di contesto spazio-temporale allorché la violenta, reciproca aggressione tra più soggetti contrapposti abbia una dinamica progressiva e si verifichi attraverso manifestazioni tra loro concatenate e prive di soluzioni di continuità, anche se in luoghi diversi e vicini, a nulla rilevando, in tal caso, che i gruppi si scindano in sottogruppi, anche di due sole persone o che, al limite, ad uno degli episodi in successione rimangano presenti solo due dei corrissanti.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1729 del 11 febbraio 1988)
Cass. pen. n. 3866/1986
La circostanza attenuante della provocazione non è applicabile (salvo qualche caso particolare) al reato di rissa, poiché questo si risolve in una contemporanea e reciproca provocazione. Infatti, detta attenuante non può essere invocata da chi versi egli pure in re illicita per aver preso parte ad un litigio in cui entrambi i contendenti si siano offesi e percossi a vicenda.
L'esimente della legittima difesa non è applicabile al delitto di rissa quando manchino i requisiti dell'involontarietà del pericolo e della proporzionalità della difesa. (Nella specie la Suprema Corte ha negato che ricorressero gli estremi per la concessione poiché il ricorrente, che ne aveva invocato l'applicazione per aver fatto uso del coltello in difesa del figlio aggredito, si era trovato in una situazione di pericolo da lui stesso volontariamente creata e aveva fatto uso del coltello, di apprezzabile lunghezza, per reagire in una contesa che fino a quel momento non aveva fatto registrare l'uso delle armi).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3866 del 19 maggio 1986)
Cass. pen. n. 300/1986
Nell'ipotesi aggravata di cui all'art. 588 cpv. c.p., la partecipazione alla rissa va riguardata come mera occasione e non come concausa del delitto di omicidio o di lesione, sicché, nel caso che a rimanere ucciso o ferito sia un corrissante, non è applicabile l'attenuante dell'art. 62, n. 5, c.p. poiché tale circostanza costituisce un'ipotesi di concausa ai sensi dell'art. 41 c.p.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 300 del 15 gennaio 1986)
Cass. pen. n. 4878/1984
Una volta accertata l'intenzione offensiva di tutti i contendenti è irrilevante, ai fini della sussistenza del delitto di rissa, accertare chi per primo sia passato a vie di fatto.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4878 del 28 maggio 1984)
Cass. pen. n. 2991/1984
Nell'ipotesi in cui nel corso di una rissa vengono procurate da parte di un corrissante lesioni ad un soggetto estraneo alla contesa, sussiste l'aggravante prevista dall'art. 588 c.p., che viene posta obiettivamente a carico di tutti i partecipanti. Nell'ipotesi in cui vengano procurate lesioni personali ad un terzo da un corrissante, soltanto quest'ultimo risponderà, oltre che di rissa, anche del delitto di lesioni volontarie.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2991 del 3 aprile 1984)
Cass. pen. n. 1022/1983
La mera partecipazione ad una rissa non postula, di per sé, il concorso nei delitti più gravi commessi da uno o da alcuno dei corrissanti, essendo necessario dimostrare che anche gli altri abbiano consapevolmente concorso, materialmente o moralmente, nei crimini autonomamente commessi. (Nella specie, sulla base dell'enunciato principio, si è chiarito che risulta inapplicabile il principio in tema di concorso di persone nel reato, secondo il quale anche la sola presenza non causale sul luogo del delitto può rappresentare - in date circostanze - una forma di concorso morale, posto che la presenza del soggetto alla rissa trova spiegazione e delimitazione nell'azione comune di partecipazione alla violenta contesa; ond'è che non può, da sola, costituire un comportamento diretto a rafforzare l'altrui risoluzione criminosa di realizzare più gravi reati).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1022 del 3 febbraio 1983)
Cass. pen. n. 4976/1982
L'elemento psicologico del delitto di rissa consiste nella coscienza e volontà di partecipare alla contesa con animo offensivo.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4976 del 14 maggio 1982)
Cass. pen. n. 2814/1982
Il fatto che i componenti di uno dei gruppi di contendenti abbia agito in stato di legittima difesa non esclude per i componenti dell'altro gruppo il reato di rissa.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2814 del 17 marzo 1982)
I reati contro la vita, che si determinano a seguito della rissa, non hanno valore assorbente rispetto al delitto di rissa. Pertanto, ben può configurarsi il concorso formale tra quelli e questo rispetto a chi ne è l'autore; mentre agiscono da semplice aggravante del delitto di cui all'art. 588 c.p. per gli altri partecipi alla rissa e per il loro autore.
Cass. pen. n. 8159/1981
In tema di rissa la configurabilità dell'esimente della legittima difesa è del tutto eccezionale ed è possibile soltanto quando uno dei corrissanti, nel corso della contesa, eserciti o minacci di esercitare una violenza più grave e pericolosa di quella inizialmente prevedibile ed accettata, oppure quando il soggetto si sia lasciato coinvolgere nella contesa al solo scopo di resistere all'altrui violenza e non abbia poi partecipato alla contesa con pari e contrapposta violenza a quella degli avversari.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8159 del 16 settembre 1981)
Cass. pen. n. 1302/1981
In tema di rissa, la difesa legittima non è applicabile quando tutti i partecipanti abbiano agito con l'intento di sopraffarsi a vicenda e può eccezionalmente essere invocata per i connessi reati contro la persona nel caso in cui venga minacciata, nel corso della zuffa, un'offesa più grave e pericolosa di quella inizialmente prevedibile.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1302 del 20 febbraio 1981)
Cass. pen. n. 11785/1980
Premesso che l'oggettività giuridica del delitto di rissa consiste in una violenta contesa tra tre o più persone animate da un reciproco intento aggressivo, si può configurare l'esimente della legittima difesa sia se un soggetto interviene nella mischia per difendere sé o altri dal pericolo attuale di un'offesa ingiusta senza mai eccedere nel corso dell'azione i limiti della partecipazione iniziale, sia se il corrissante minacci una violenza più grave e più pericolosa di quella inizialmente preveduta. Di contro, non è ravvisabile la legittima difesa se taluno, pur se intervenuto inizialmente per reagire all'altrui offesa, a sua volta abbia partecipato alla colluttazione con pari e contrapposta violenza a quella degli avversari su di un piano di reciproca volontà di sopraffazione e ritorsione.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11785 del 10 novembre 1980)
Cass. pen. n. 3446/1980
Nel delitto di rissa l'esimente della legittima difesa è configurabile solo nel caso in cui durante la zuffa sia da taluno dei partecipanti minacciata un'offesa più grave e più pericolosa di quella inizialmente prevedibile.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3446 del 13 marzo 1980)
→ Altri libri su Rissa ←

References: Articolo 588

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 art. 588
 art. 116
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza