Source: https://www.aresdifesa.it/2019/10/03/operazione-strade-sicure/
Timestamp: 2020-07-12 05:19:29+00:00

Document:
Militare di “Strade Sicure” a Bari
L’Operazione “Strade Sicure” rappresenta una delle principali operazioni, a livello di impegno di personale e costo, sostenuta dalle Forze Armate italiane da inizio secolo fino ad oggi.
Quadro e riferimenti normativi
I riferimenti normativi dell’Operazione[1] sono esplicati nel comma 1 dell’articolo 52 della Costituzione italiana:
e nel comma 3 dell’articolo 89 del Codice dell’Ordinamento Militare:
“Le Forze armate concorrono alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgono compiti specifici in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità e urgenza.”
La nascita dell’Operazione risale al lontano 2008 con il Governo italiano presieduto dall’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Infatti, la legge n. 125 del 24 luglio (facente parte del più corposo “Pacchetto Sicurezza), nello specifico l’articolo 7-bis, iniziò a prevedere il concorso delle Forze armate nel controllo del territorio:
Per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, ove risulti opportuno un accresciuto controllo del territorio, può essere autorizzato un piano di impiego di un contingente di personale militare appartenente alle Forze armate, preferibilmente carabinieri impiegati in compiti militari o comunque volontari delle stesse Forze armate specificatamente addestrati per i compiti da svolgere. Detto personale e’ posto a disposizione dei prefetti delle province comprendenti aree metropolitane e comunque aree densamente popolate, ai sensi dell’articolo 13 della legge 1° aprile 1981, n. 121, per servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili, nonché di perlustrazione e pattuglia in concorso e congiuntamente alle Forze di polizia. Il piano può essere autorizzato per un periodo di sei mesi, rinnovabile per una volta, per un contingente non superiore a 3.000 unità.
L’inizio dell’Operazione fu disposto a partire dal 4 agosto 2008, con un limite temporale di rinnovo di sei mesi ed un contingente non superiore alle 3.000 unità. Ad ottobre 2008 il decreto-legge n. 151 Art.2 autorizzò l’impiego di un ulteriore contingente di massimo 500 militari, fino al 31 dicembre 2008, da impiegare nelle aree del Paese con specifiche esigenze di controllo e prevenzione della criminalità.
Di seguito si ripercorre il quadro normativo che nel corso degli anni ha coinvolto l’Operazione “Strade Sicure”:
Art. 24 comma 74 del DDL n. 78/2009: autorizza la proroga dell’Operazione per due semestri con un contingente aumentato di ulteriori 1.250 unità. Il comma 75 dello stesso DL prevede la corresponsione al personale delle Forze di Polizia impiegato con i militari di una indennità analoga a quella spettante al personale delle Forze Armate;
Art. 55 comma 3 del DDL n. 78/2010: autorizza la proroga dell’Operazione fino al 31 dicembre 2010 con contingente di 4250 unità;
Art. 1 comma 5 del DDL n. 125/2010: il decreto-legge, nell’ambito delle misure straordinarie per le aziende del settore dei trasporti nonché per la partecipazione alle Esposizioni internazionali, stabilisce la riduzione lineare delle dotazioni finanziarie;
Art. 1 Legge 220/2010: la Legge proroga l’Operazione fino al 30 giugno 2011;
Art. 21 comma 1 del DDL n. 98/2011: Il DDL proroga l’Operazione fino al 31 dicembre 2011;
Art. 33 comma 19 Legge 183/2011: la Legge proroga l’Operazione fino al 31 dicembre 2012;
Art. 23 comma 7 Legge 135/2012: la Legge proroga l’Operazione fino al 31 dicembre 2013;
Art. 3 comma 2 del DDL n. 136/2013: Il DDL autorizza i Prefetti delle Province della Regione Campania di avvalersi di un contingente di massimo 850 unità, posto a loro disposizione, per operazioni di sicurezza e controllo del territorio;
Art 1 comma 264 Legge 147/2013: la Legge proroga l’Operazione fino al 31 dicembre 2014;
Art 5 Legge 11/2015: La Legge proroga l’Operazione fino al 31 dicembre 2015 con un contingente non superiore alle 3.000 unità così come prosegue l’impiego dei militari nella Regione Campania;
Art. 1 Legge 131/2016: la Legge proroga l’Operazione fino al 31 dicembre 2016 e l’impiego di un contingente di 1.500 unità per attività di sicurezza connesse allo svolgimento del Giubileo Straordinario della Misericordia;
Art.1 comma 377 Legge 232/2016: la Legge proroga l’Operazione fino al 31 dicembre 2017 con un contingente pari a 7.050 unità;
Art.1 comma 688 Legge 205/2017: la Legge proroga l’Operazione fino al 31 dicembre 2019 prevedendo l’impiego di un contingente di 7.050 unità;
Art. 1 Legge 77/2019: tenuto conto dello svolgimento nella Città di Napoli delle Universiadi al contingente sono aggiunte 500 unità a partire dal 20 giugno fino al 14 luglio 2019;
Art. 27 Legge 55/2019: il contingente militare è addizionato di 15 unità per rafforzare la sorveglianza della Zona Rossa dei comuni di Casamicciola Terme e Lacco Ameno.
La volontà di inserire per intero il quadro normativo è utile per capire il contesto all’interno del quale l’Operazione si è sviluppata nel corso degli anni. Come precedentemente affermato, l’Operazione nacque nel 2008 per volontà del Governo Berlusconi come contrasto alla prevenzione della criminalità locale ed avrebbe dovuto concludersi in massimo un anno (sei mesi rinnovabili una sola volta di altri sei mesi). Peraltro, i vari provvedimenti di legge, oltre a prorogare l’Operazione, hanno anche apportato modifiche al numero degli uomini impiegati sul campo.
Conseguentemente, l’Operazione Strade Sicure perde via via il carattere di eccezionalità, soppiantato da una condizione di necessità non solo per eventi di natura improvvisa come il crollo del Ponte Morandi, o il terremoto nel Centro Italia, ma anche per eventi programmati come EXPO, il Giubileo o le Universiadi.
Eccetto gli impegni specifici, il core business dell’Operazione rimane la sorveglianza di obiettivi sensibili del Paese.
Strade Sicure ha come obiettivo il rafforzamento ed il concorso nell’Homeland Security dello Stato italiano e rientra nella “quarta missione”[2] delle Forze Armate.
Il personale impiegato svolge attività di sorveglianza e vigilanza di siti e aree sensibili, aree metropolitane o densamente popolate e centri per immigrati. Tra gli obiettivi rientrano sedi istituzionali, luoghi artistici, siti diplomatici, luoghi di culto, valichi di frontiera terrestri e portuali e siti dichiarati patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
I militari che operano nell’Operazione, se non sono Carabinieri, ricevono la qualifica di “Agente di Pubblica Sicurezza”[3] potendo, quindi, procedere alle procedure di identificazione, perquisizione di mezzi e persone sul posto e la possibilità di accompagnare le persone indicate presso i più vicini Comandi della Polizia di Stato o dell’Arma dei Carabinieri. Su questo tema si è a lungo discusso, a causa dei limiti che la qualifica porta con sé rispetto a quella di “Ufficiale di Polizia Giudiziaria”. Ad esempio, i militari non possono essere impiegati per svolgere attività di “piantonamento” a persone oggetto di accertamento da parte delle Forze di Pubblica Sicurezza[4].
Diversi partiti politici hanno proposto il cambio di qualifica ma la risposta negativa è venuta dalle Forze Armate stesse[5]. Il motivo risiede nel fatto che assumendo la qualifica superiore andrebbero a interferire in un ambiente diverso da quello delle Forze Armate, andando a creare un precedente, e, soprattutto, a non operare più in un regime di emergenza. Si vuole, dunque, evitare che i militari possano lavorare “autonomamente” sostituendo in toto poliziotti o carabinieri con tutte le conseguenze del caso in termini di addestramento, logistica, costi, etc.
Presso i siti sensibili il servizio avviene attraverso differenti moduli operativi:
Congiuntamente con le Forze di Polizia;
In via esclusiva delle Forze Armate con il concorso delle Forze di Polizia mediante una pattuglia dinamica che agisce su un’area circoscritta definita;
In via esclusiva dalle Forze Armate in presidio fisso.
A livello strutturale la distribuzione delle forze è suddivisa in 12 Comandi interprovinciali e interregionali chiamati “Raggruppamenti” che hanno la responsabilità di 56 province denominate “piazze”. La catena di comando vede il Capo di Stato Maggiore della Difesa esercitare il comando per tramite del COI (Comando Operativo di Vertice Interforze) mentre il controllo operativo è del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito per tramite del Comando delle Forze Operative Terrestri che, a sua volta, applica una suddivisione territoriale divisa in tre macro aree di responsabilità:
Comando Truppe Alpine (Blu): Piemonte Liguria, Val Susa-Val d’Aosta, Lombardia, Trentino-Alto Adige
Comando Forze Operative Nord (Verde): Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Toscana
Comando Forze Operative Sud (Rosso): Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia orientale, Calabria e Sicilia Occidentale
Undici “Raggruppamenti” sono posti alle dipendenze di altrettanti Colonnelli, mentre il caso specifico del Raggruppamento “Lazio-Abruzzo”, a causa delle consistenza numerica dell’unità, è posto alle dipendenze di un Generale di Brigata.
Dislocazione delle unità sul territorio
La legge prevede una rigida procedura sui luoghi dove dislocare i militari. Il piano di impiego del personale[6] è adottato con Decreto del Ministero dell’Interno, di concerto con il Ministero della Difesa, sentito il Comitato Nazionale dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica integrato del Capo di Stato Maggiore della Difesa e previa informazione al Presidente del Consiglio dei ministri. Il Ministro dell’Interno riferisce in proposito alle competenti Commissioni parlamentari. Una volta dispiegato, il personale militare è posto a disposizione dei Prefetti interessati[7]
La struttura di comando, illustrata poco sopra, effettua la vigilanza degli obiettivi sensibili prescelti. A luglio 2019 si contato un totale di 460 obiettivi sensibili suddivisi in:
67 Stazioni ferroviarie e metropolitane
59 Sedi diplomatiche
58 Luoghi di culto
35 Siti dell’UNESCO
33 Porti ed aeroporti
18 CARA/CPR (Centri Accoglienza e Richiedenti Asilo – Centri per Rimpatri)
A ciò si devono aggiungere molteplici incarichi specifici, diversi dei quali ancora in corso:
Strage di Castel Volturno (2008-terminata)
Terra dei Fuochi (2013-in corso)
EXPO Milano (2013-terminata)
Giubileo della Misericordia (2016-terminata)
Sorveglianza anti-sciacallaggio Zona Rossa colpita dai terremoti del Centro Italia (2016)
Sorveglianza anti-sciacallaggio sull’Isola di Ischia colpita dal terremoto (2017)
Sorveglianza anti-sciacallaggio Zona Rossa del Ponte Morandi a Genova (2018)
Sorveglianza anti-sciacallaggio nella Provincia di Catania colpita dal terremoto (2018)
Sorveglianza anti-sciacallaggio eventi meteorologici del bellunese(2018-terminata)
Sorveglianza anti-sciacallaggio eventi meteorologici nella Regione Veneto (2018-terminata)
Sicurezza durante la visita del Presidente della Repubblica cinese a Palermo (2019-terminata)
Universiadi in Campania (2019-terminata)
Controllo di 8 valichi di frontiera (in corso)
Sorveglianza del sito di interesse strategico nazionale della TAV di Chiomonte (in corso)
Assestamenti in corsa
Il numero di unità impiegate è variato nel corso del tempo mantenendo nel complesso un trend in aumento che è andato di pari passo con gli incarichi specifici assegnati all’Operazione. A luglio 2019 si conta un totale di 7.565 unità, in aumento rispetto al 2018 a causa del dispiegamento dei militari in occasione delle Universiadi svolte in Campania.
Il 98% del personale impiegato appartiene all’Esercito Italiano.
I Carabinieri impiegati svolgono la funzione di Polizia Militare
Il bilanciamento 2019 delle truppe di “Strade Sicure” vede il Comando Forze Operative Sud avere il 65% del totale delle unità impiegate, il 21% al Comando Truppe Alpine ed il rimanente 14% al Comando Forze Operative Nord.
Tale differenza si spiega dal fatto che il COMFOP SUD include 144 dei 203 siti di vigilanza statica, 112 dei 242 di vigilanza dinamica e 16 dei 18 CARA/CFR che formano 272 siti sui 463 totali.
La “piazza” che ha il maggior numero di siti è quella di Roma (158 su 465) con ben 109 siti statici sui 203 a livello nazionale. L’elevato numero di siti statici si rileva molto gravoso in termini di impiego e usura del personale. In una zona come quella dalla Capitale può capitare infatti che ci siano più siti sensibili a poca distanza l’uno dall’altro e sarebbe preferibile optare per una pattuglia dinamica piuttosto che per più siti statici “indipendenti”. Però, come si vedrà in seguito, tale decisione deve essere presa dal Prefetto.
L’approccio dinamico permette di rendere meno prevedibile l’azione dei militari ma determinate tipologie di siti sensibili non permettono pattuglie mobili. La decisione di quale tipologia utilizzare su un determinato sito sensibile è di sola competenza delle autorità di Pubblica Sicurezza.
Se il numero di 7.565 militari sembra già di per sé molto elevato è doveroso precisare che l’impatto reale in termine di personale ammonti a circa 22.000 militari, l’equivalente di una divisione. Per ogni militare in servizio c’è n’è sempre uno in approntamento per poterlo sostituire ed uno in recupero dal precedente turno di impiego pronto ad iniziare un nuovo ciclo di addestramento. Pertanto, è possibile che possano venire prese aliquote di personale da altri comandi multifunzione dell’Esercito (come il COMFOTER SPT, COMAVES, COMFOSE, NRDC).
Il militare che presta servizio nell’Operazione “Strade Sicure” ha un mandato di norma di sei mesi che parte dal momento nel quale viene schierato nella località di svolgimento del servizio. La giornata è divisa seguendo la “turnazione in quinta” con turni giornalieri da 6 ore che non comprendono però i tempi di spostamento tra alloggio e siti di impiego, ritiro armi e viceversa. Al termine del mandato il militare accumula circa 200 ore in più rispetto all’orario di servizio (invece delle 14,5 ore al mese previste) e circa 40 giorni di recupero festività o giornata non lavorativa.
In questo quadro, per affrontare il mandato semestrale, sono necessari due mesi di approntamento e tre mesi di recupero per recuperare il monte ore accumulato durate l’impiego in Operazione. Al termine del periodo di recupero il militare dovrà essere ricondizionato, ovvero dovrà acquisire nuovamente la propria capacità operativa tenuto conto che praticamente nell’ultimo anno non ha avuto la possibilità di addestrarsi nella specialità dell’arma di appartenenza. La partecipazione all’Operazione ha quindi un impatto molto elevato tra le fila dell’Esercito.
Riserva e turnazione del personale
Recentemente l’Esercito ha costituito una aliquota di riserva formata da tre plotoni da 39 unità ciascuno dislocati a Milano, Roma e Palermo in grado di essere impiegati tempestivamente in qualsiasi parte della Nazione con una autonomia logistica di 48 ore anche senza un decreto emergenziale. La riserva è stata impiegata nei pressi del campo nomadi di Via Salviati a Roma, per la sicurezza durante la visita del Presidente della Repubblica cinese a Palermo e per incrementare il controllo nella Terra dei Fuochi.
Il sistema di turnazione è in corso di revisione verso una turnazione “in sesta” che consentirebbe di ridurre le ore di straordinario totali e aumentare il benessere del personale (i giorni di riposto passano da 1 a 2). Tenuto conto che non è intenzione delle Forze Armate prevedere un aumento del personale tale modifica potrà essere effettuata solamente riducendo di 70 i siti da sorvegliare oppure accoppiarli con pattuglie dinamiche.
Al militare impegnato in attività di ordine pubblico spetta una indennità omnicomprensiva pari a 26 euro lordi per i servizi svolti al di fuori della sede di servizio e di 13 euro per quelli svolti nella sede di servizio. Viene inoltre corrisposto un compenso per lavoro straordinario con limite mensile di 14,5 ore che però risulta troppo insufficiente poiché di fatto i tempi per i passaggi di consegne e per le procedure operative e logistiche richiedono molto più tempo.
Mediamente ogni militare accumula circa 60 giorni lavorativi di recupero, un numero molto elevato che incide sulla disponibilità del personale durante la fase di ricondizionamento.
E’ prevista la Croce Commorativa per la Pubblica Sicurezza per i militari impegnati nell’Operazione secondo le normativa vigenti e tenuto conto che parere del Capo di Stato Maggiore della Difesa.
L’equipaggiamento del militare dipende da molti fattori: se il sito è dinamico o statico, il livello di potenziale minaccia, la conformazione del territorio, etc.
Si suddivide in quattro diversi livelli:
GAP (giubbotto anti proiettile) – IPE (Indumento Protezione Permeabile NBC)
Verde: indossato o prontamente impiegabile
Arancione: custodito a bordo del mezzo (o altro punto di appoggio)
Blu scuro: Non previsto
Per coloro i quali effettuano servizio presso centri CARA/CFR è previsto un kit di protezione individuale composto da mascherina facciale, guanti monouso in lattice, occhiali di protezione/visiera paraschizzi e tuta monouso.
Il compito di scegliere quale sia il livello più idoneo è compito del Comandante di Raggruppamento. Il livello T0 consente maggiore dinamicità mentre il T3 assicura maggiore sicurezza passiva a discapito della mobilità. I già menzionati Comandanti hanno la facoltà di autorizzare l’uso di capi specifici come il berrettino in pile per climi rigidi o occhiali da sole. Nei casi di prolungata esposizione al sole, dove sia prevista una vigilanza statica, è previsto l’impiego di un gazebo. Se si opera nelle vicinanze di strade principali ad alta percorrenza e/o in caso di scarsa visibilità è autorizzato l’impiego di un giubbetto catarifrangente.
In arrivo il taser
I militari dovrebbero ricevere, dopo che i Carabinieri avranno ultimato la fase di sperimentazione, il Taser. La richiesta per l’impiego di tale armamento non letale è pervenuta dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito direttamente al Capo di Stato Maggiore della Difesa. SMD, pur considerando il costo di quasi 1.000 euro a dispositivo, ha affermato che la sua adozione consentirà ai militari maggiore capacità operative[11].
Numerosi dibattiti e polemiche sono sorti nella sistemazione logistica dei militari. Il personale di Strade Sicure alloggia prioritariamente in strutture dell’Esercito, delle altre Forze Armate o Forze dell’Ordine. Nel caso in cui nessuna di queste strutture fosse disponibile in zona oppure che i posti letto siano esauriti si può ricorrere presso apprestamenti civili o strutture alberghiere. Ad esempio, presso la Caserma dei Vigili del Fuoco di Capannelle a Roma trovano posto quasi 170 militari[12].
Il problema però si pone quando nelle strutture non vi è vigilanza armata. In questi casi le armi non possono essere custodite se non in altre strutture idonee. Questa situazione accade a Vicenza dove i militari alloggiano presso la Caserma Ederle e custodiscono le armi presso un posto di polizia distante alcuni chilometri.
A Roma molte strutture richiedono interventi di manutenzione ordinaria/straordinaria più o meno urgenti. Gli stanziamenti a livello nazionale non riescono a coprire il programma di lavori con notevole nocumento per i militari. In certe circostanze i militari impiegati non possono nemmeno avere a disposizione una doccia all’interno della struttura e sono costretti ad andare altrove. Tale situazione è stata riportata all’attenzione della Commissione Difesa dai sindacati militari.
Nella legge n. 205 del dicembre 2019 sono stati assegnati per l’Operazione un totale di 118 milioni di euro comprensivi degli oneri previdenziali e assistenziali a carico dello Stato e dell’imposta regionale. L’Esercito impiega 72,7 milioni di euro per il personale di cui 14,4 milioni per i soli straordinari e i rimanenti 58,3 milioni per il pagamento delle indennità omnicomprensive. Altri 31 milioni, facenti parte dell’Esercizio, assicurano lo svolgimento del dispositivo:
16,6 milioni vengono impiegati per sostenere le spese di vitto e alloggio dei militari presso apprestamenti civili,
3,8 milioni per la manutenzione ordinaria a favore delle strutture a supporto dell’Operazione
3,4 milioni vengono impiegati per la manutenzione degli oltre 1.200 automezzi impiegati (poco più di 2.500 per mezzo).
7,2 milioni vengono impiegati per la manutenzione dei sistemi d’arma, equipaggiamento, attrezzature, spese di viaggio, trasferimento, viveri di conforto, etc.
Il trattamento economico è in corso di revisione e sono state presentate due proposte la cui attuazione è subordinata ad un aumento del bilancio. La prima prevede un incremento della indennità omnicomprensiva, la disattivazione dell’orario di servizio, un accumulo di 20 giorni di recupero (invece dei 60 attuali), con un costo supplementare (rispetto agli attuali 72,7 milioni/anni) di 48 milioni/anno. La seconda mantiene inalterate le indennità ma aumenta le ore di straordinario a 38,5 ore mensili ed ha una spesa aggiuntiva di 33 milioni/anno.
I risultati dell’Operazione “Strade Sicure” sono stati più volte messi in discussione tanto che nel 2013 la Corte dei conti ha stilato un rapporto dove analizzava sia il corretto impiego dei fondi sia l’efficacia generale dello strumento. Le conclusioni del documento evidenziano un risultato tutto sommato positivo seppur già allora si riscontravano alcune lacune legate allo stanziamento dei fondi, dell’indennità e degli straordinari.
Riferito al 2011, l’impiego di personale militare ha consentito di recuperare 1.568 unità delle Forze di Polizia che sono stati impiegate in altre missioni di Pubblica Sicurezza e lo svolgimento di 280-300 pattuglie/giorno.
Si tratta di una valutazione difficile da fare in quanto va rapportata allo stato delle altre Forze di Polizia, alla situazione internazionale, allo svolgimento di eventi più o meno a rischio,etc.
Dal punto di vista operativo, al 2019, l’Operazione ha prodotto i seguenti risultati operativi
Sulle persone:
18.241 persone tratte in arresto
19.744 persone denunciate
13.041 persone poste in stato di fermo
3.434.000 persone controllate
1.441.000 veicoli controllati
1.191 armi sequestrate
13.207 veicoli sequestrati
2.340 kg di sostanze stupefacenti sequestrate
480.868 articoli contraffatti sequestrati
Il problema è che una volta che si è impiegato il militare sul territorio nazionale per l’opinione pubblica rappresenta una “sicurezza” acquisita derivata anche dal fatto che l’Operazione ha compiuto ormai 11 anni. Una presenza fissa alla quale è difficile rinunciare sia per i cittadini comuni che per i Prefetti.
P.S: le fotografie dei militari presenti nell’articolo appartengono all’Esercito Italiano
[1] Criminalità organizzata, impiego delle Forze Armate e ruolo della Magistratura Militare, Col. Nicola Piasente (Comando Operativo, Forze Terrestri dell’Esercito”
[2] Audizione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Enzo Vecciarelli, del 16 luglio 2019. IV Commissione
[3] Comma 2 dell’articolo 7-bis del DDL n. 92 del 2008
[4] Audizione del Comandante del Comando Forze Operative Nord, Generale di Corpo d’Armata Amedeo Sperotto. IV Commissione
[5] Audizione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Enzo Vecciarelli, del 16 luglio 2019. IV Commissione
[6] Comma 2 dell’articolo 7-bis del DDL n. 92 del 2008
[7] Comma 1 dell’articolo 7-bis del DDL n. 92 del 2008
[8] Audizione del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen. Di Corpo d’Armata Salvatore Farina, del 25 giugno 2019. IV Commissione
[9] GAP è l’acronimo di Giubbotto Anti Proiettile
[10] IPE è l’acronimo di Indumento Protettivo Permeabile NBC
[11] Audizione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Enzo Vecciarelli, del 16 luglio 2019. IV Commissione
[12] Audizione del Comandante del Raggruppamento tattico Lazio-Abruzzo, Gen. Andrea Di Stasio, del 27 giugno 2019. IV Commissione
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Aprile 8, 2020 Aprile 8, 2020 Giacomo Cavanna0
Settembre 23, 2019 Settembre 23, 2019 Giacomo Cavanna0

References: Art.2

Art. 24

Art. 55

Art. 1

Art. 1

Art. 21

Art. 33

Art. 23

Art. 3

Art. 1

Art.1

Art.1

Art. 1

Art. 27