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Timestamp: 2020-08-04 20:47:10+00:00

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Il Tribunale di Avellino, con sentenza n. 5/2012, ha rigettato l'appello proposto dall'Enel Distribuzione s.p.a. avverso la sentenza del giudice di pace, che aveva condannato l'appellante in favore di E.D. al risarcimento del danno conseguito da una serie di inadempimenti del contratto di somministrazione dell'energia elettrica corrente con detta s.p.a. che avevano determinato il pagamento di bollette relative all'utenza con costi aggiuntivi per le spese postali.
Il fondamento della domanda era stato individuato in relazione al fatto che con Delib. 28 dicembre 1999, n. 200, art. 6, comma 4, l'Autorità per L'Energia Elettrica ed il Gas (A.E.E.G.) aveva imposto agli esercenti il servizio di distribuzione e vendita dell'energia elettrica e, quindi, all'Enel, di "offrire al cliente almeno una modalità gratuita di pagamento della bolletta" e che l'Enel non aveva ottemperato.
Avverso questa sentenza ha proposto ricorso per cassazione Enel servizio elettrico s.p.a., nella qualità di procuratore speciale di Enel Distribuzione e di beneficiaria del relativo ramo d'azienda.
1. Con il primo motivo di ricorso si denuncia violazione e falsa applicazione della L. 14 novembre 1995, n. 481, art. 2, assumendosi che la Delib. n. 200 del 1999 e particolarmente l'art. 6, comma 4, di essa non ha avuto l'effetto di integrare il contratto di utenza, perchè la L. n. 481 del 1995 e in specie l'art. 2, comma 12, lett. h) di essa attribuirebbe questo effetto solo alle Delib. in tema di produzione ed erogazione di servizi, risultando l'art. 6, comma 4 della citata Delib. estranea a tale ambito.
Con il secondo motivo si deduce difetto di motivazione del Tribunale su come la previsione del suddetto art. 6, comma 4 della Delib. cit.
potesse essere ricondotta all'ambito della L. n. 485 del 1995, citato art. 2, comma 12, lett. h).
Con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 1339 cod. civ. e omessa motivazione, sotto il profilo che erroneamente il Tribunale avrebbe attribuito efficacia integrativa del contratto all'art. 6, comma 4, citato, invocando l'art. 1339 cit., comunque, omettendo di motivare sulla sussistenza dei presupposti per la "integrazione" o "sostituzione" delle clausole contrattuali.
Con il quarto motivo si denuncia insufficiente motivazione in ordine a fatti decisivi e controversi, rappresentati dall'obbiettiva inidoneità dell'art. 6, comma, art. 4, a porre un ipotetico precetto integrativo, sotto il profilo che non risultava determinato in che cosa dovesse consistere la modalità gratuita di pagamento.
Con il quinto motivo si denuncia l'assenza di un reale danno subito e correlativamente si formulano tre distinti ordini di censura, segnatamente denunciandosi: difetto di interesse ad agire e violazione e falsa applicazione dell'art. 100 cod. proc. civ.;
violazione ...

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 sentenza 
 art. 2
 art. 6
 art. 2
 art. 4