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Timestamp: 2017-01-18 20:30:14+00:00

Document:
Risoluzione Agenzia Entrate n. 140 del 26.11.2004
Istanza di interpello X - Articolo 74, decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633
applicazione dell'articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica 26
ottobre 1972, n. 633, è stato esposto il seguente QUESITO
La società Y, esercente l'attività di "phone center", premesso che
nell'esercizio della propria attività acquista e vende non solo schede telefoniche prepagate ma anche traffico telefonico, chiede chiarimenti in
merito alle relative procedure contabili da adottare. Evidenzia a tal fine che i titolari delle concessioni all'esercizio
dell'attività di telecomunicazione usano adottare al riguardo comportamenti difformi. In
particolare, la società istante precisa che:
a) per quanto concerne la vendita delle carte prepagate, per le
quali si applica il regime monofase previsto dall'articolo 74, comma 1, lettera d), del DPR n. 633 del 1972, alcuni concessionari inviano al
rivenditore un documento di vendita con l'indicazione dell'aggio corrisposto, mentre altri non espongono l'aggio ma indicano un importo
inferiore al valore facciale della carta. Nel primo caso il rivenditore cede all'utente finale le schede telefoniche senza emissione di alcun documento
fiscale ed annota nel registro dei corrispettivi il solo aggio. Nel secondo caso il rivenditore annota nel registro degli acquisti il costo sostenuto,
emette lo scontrino fiscale e provvede alla registrazione nel registro dei corrispettivi delle somme incassate;
b) relativamente all'acquisto di traffico telefonico, alcuni
concessionari certificano i corrispettivi incassati dal "phone center" nei modi ordinari, ossia emettendo fattura per un importo corrispondente al
valore del traffico telefonico ceduto, con separata indicazione dell'IVA al 20 per cento. In tale ipotesi il rivenditore ritiene corretto cedere il
traffico telefonico al pubblico ad un prezzo liberamente determinato, rispettando i seguenti adempimenti:
- emissione del documento fiscale con l'applicazione dell'aliquota IVA del 10 per cento, ai sensi del n. 123-bis) della Tabella A, parte III, allegata al DPR n. 633 del 1972;
- annotazione delle fatture ricevute nel registro degli acquisti e gli incassi nel registro dei corrispettivi;
- liquidazione, a fine periodo (mese o trimestre) dell'IVA sulla base dei corrispettivi incassati, detraendo l'imposta assolta per l'acquisto del traffico telefonico.
Altri concessionari, invece, applicano finanche per la cessione di
traffico telefonico il regime monofase di cui all'articolo 74, comma 1, lettera d), del DPR n. 633 del 1972, ossia emettono fattura al
"phone center", senza separata indicazione dell'imposta. Anche in tale circostanza,
tuttavia, certificano un importo pari al valore del traffico telefonico ceduto al rivenditore,
ciò in deroga al disposto del richiamato articolo 74, che prevede la certificazione ad opera del concessionario del
corrispettivo posto a carico dell'utente. Così come nella prima ipotesi, il rivenditore ritiene corretto cedere il traffico telefonico al pubblico ad un
prezzo liberamente determinato, rispettando i seguenti adempimenti:
- emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale, con l'applicazione dell'aliquota IVA del 10 per cento, ai sensi del n. 123-bis) della Tabella A, parte III, allegata al DPR n. 633 del 1972;
- annotazione dei documenti ricevuti nel registro degli acquisti e delle somme incassate nel registro dei corrispettivi;
- liquidazione, a fine periodo (mese o trimestre), dell'IVA sulla base dei corrispettivi incassati e dei costi generali sostenuti per
La società istante ritiene che, pur in presenza di comportamenti
difformi tenuti dai concessionari, le procedure prima alternativamente prospettate possano essere considerate tutte allo stesso modo corrette.
L'articolo 74, comma 1, lettera d), del DPR n. 633 del 1972 prevede
che "per le prestazioni dei gestori di telefoni posti a disposizione del pubblico,
nonché per la vendita di qualsiasi mezzo tecnico per fruire dei servizi di telecomunicazione, fissa o mobile, e di telematica" l'IVA
è dovuta "dal titolare della concessione o autorizzazione ad esercitare i
servizi sulla base del corrispettivo dovuto dall'utente".
Il decreto ministeriale 24 ottobre 2000, n. 366, stabilisce le
modalità e i termini per l'applicazione del citato articolo 74. In particolare, l'articolo 4, comma 1, dispone che si considerano vendite di
mezzi tecnici per la fruizione di servizi di telecomunicazione "le operazioni, effettuate nei confronti del pubblico, di vendita,
distribuzione, abilitazione, riabilitazione, ricarica e simili aventi ad oggetto gettoni, schede elettroniche o magnetiche, carte di credito o
pagamento, codici di accesso ed ogni altro mezzo, sistema o modalità predisposto dalla tecnica per legittimare o consentire l'utilizzazione degli
apparati di telecomunicazione fissa o mobile da parte degli utenti".
Con la circolare n. 328 del 24 dicembre 1997 è stato precisato che
nel regime IVA monofase in questione il soggetto passivo d'imposta è il titolare della concessione o autorizzazione ad esercitare la fornitura di
servizi di telecomunicazione, il quale, con il pagamento dell'imposta sulla base del corrispettivo dovuto dall'utente, assolve
altresì l'IVA relativa ai compensi, comunque denominati, da esso riconosciuti ai soggetti terzi per
i servizi relativi alla distribuzione, vendita, abilitazione, riabilitazione e ricarica dei mezzi tecnici suddetti,
nonchè per le prestazioni dei gestori di telefoni posti a disposizione del pubblico.
Con riferimento alla fattispecie prospettata dalla
società istante occorre distinguere tra l'acquisto di carte prepagate e l'acquisto di
Nel primo caso, l'acquisto di carte prepagate effettuato dalla
società istante rientra nell'ambito del regime monofase di cui al citato articolo 74, comma 1, lettera d), del DPR n. 633 del 1972, in quanto tali
carte possono essere considerate mezzi tecnici per fruire dei servizi di telecomunicazione.
Conseguentemente, ai fini IVA, il rivenditore non
è tenuto a registrare i documenti ricevuti dal titolare della concessione ed a
certificare la cessione al pubblico delle carte telefoniche. Ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del d.m. n. 366 del 2000, per le operazioni di cui
all'articolo 74, comma 1, lettera d), del DPR n. 633 del 1972 "l'IVA non
deve essere comunque indicata, nei documenti eventualmente rilasciati, separatamente dal corrispettivo della prestazione, salvo che per quelle
effettuate dal titolare della concessione direttamente nei confronti di imprese ed esercenti arti o professioni utilizzatori del servizio". In tale
ultima ipotesi la norma appena richiamata prevede che "la fattura deve essere emessa dal titolare della concessione, autorizzazione o licenza
individuale entro novanta giorni dal ricevimento della richiesta". Dal tenore letterale della norma si evince che l'indicazione separata
dell'imposta può essere effettuata solo dal titolare della concessione, previa richiesta da parte degli utilizzatori del servizio se soggetti
passivi d'imposta (imprese ed esercenti arti e professioni); in tutte le altre ipotesi l'imposta non deve essere indicata. Si precisa, inoltre, che
alle operazioni in argomento torna applicabile l'aliquota ridotta del 10 per cento qualora le carte prepagate siano utilizzabili esclusivamente presso
posti pubblici (n. 123bis della parte III della tab A allegata al DPR n. 633 del 1972), altrimenti si applica l'aliquota ordinaria del 20 per cento.
La stessa contabilizzazione delle operazioni di acquisto e vendita
delle schede telefoniche rileva, tuttavia, ai fini delle imposte sui redditi. Con riferimento alla contabilizzazione dei documenti ricevuti dalla
società istante (rivenditore), occorre registrare sia il prezzo pagato per gli acquisti effettuati (al netto dell'aggio riconosciuto) sia la somma
incassata per le vendite realizzate al pubblico, comprensive dell'aggio.
L'aggio percepito dal rivenditore rileverà, pertanto, solo in via
indiretta, per differenza.
Per quanto concerne, invece, l'acquisto di traffico telefonico si
La vendita di traffico telefonico da parte dei concessionari non
rientra nell'ambito del regime IVA monofase previsto dal citato articolo 74, comma 1, lettera d), del DPR n. 633 del 1972.
Tale disposizione, infatti, presuppone, ai fini del pagamento
dell'imposta da parte del concessionario, che quest'ultimo conosca il corrispettivo dovuto dall'utente. Nella fattispecie in esame, tuttavia, lo stesso concessionario non
ha alcun controllo contrattuale del corrispettivo dovuto dall'utente, che viene in seguito liberamente determinato dal "phone center".
Alla luce di quanto sopra, considerato che i concessionari di
servizi telefonici non hanno conoscenza di un elemento indispensabile per determinare materialmente l'imposta ai sensi del
più volte citato articolo 74, comma 1, lettera d), del DPR n. 633 del 1972, la cessione di traffico
telefonico al "phone center" dovrà essere assoggettata al regime IVA ordinario. L'aliquota IVA da applicare
sarà quella ordinaria (del 20 per cento), atteso che il concessionario non effettua servizi telefonici
direttamente nei confronti del pubblico, così come richiesto dal n. 123-bis) della Tabella A, parte III, allegata al DPR n. 633 del 1972.
Le successive prestazioni di servizi telefonici rese dal
"phone center" attraverso "posti telefonici pubblici e telefoni a disposizione del
pubblico" saranno, invece, assoggettate all'aliquota IVA del 10 per cento, ai sensi del n. 123-bis) della Tabella A parte III, allegata al DPR n. 633
istanza di interpello presentata alla Direzione regionale, viene resa dalla scrivente ai sensi dell'articolo 4, comma 1, ultimo periodo, del d.m. 26

References: Articolo 74
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