Source: https://diolontanoevicino.wordpress.com/2016/01/22/con-dali-e-dante-nella-selva-dei-suicidi/
Timestamp: 2017-10-18 20:09:54+00:00

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Con Dalì e Dante, nella selva dei suicidi… | Un mondo vicino e lontano...
Con Dalì e Dante, nella selva dei suicidi…
Al di là dei sogni, Dante, Dio è misericordia, Divina Commedia, Fabrizio de Andrè, Inferno Canto XIII, Invictus, Nelson Mandela, Paradiso, Pier delle Vigne, Preghiera in Gennaio, Robin Williams, Salvador Dalì, Selva dei suicidi, suicidi, suicidi e la Chiesa, Welby, William Ernest Henley
Salvador Dalì-Divina Commedia-Inferno, Canto XIII-La selva dei suicidi-
“Però disse ‘l maestro: «Se tu tronchi
(Inferno, canto XII, w. 25-30)
Nel 1950, in vista della commemorazione del 700º anniversario della nascita di Dante Alighieri, il governo italiano commissiono’ a Salvador Dalí l’illustrazione della Divina Commedia. Dalí impiego’ ben nove anni per creare i numerosi acquarelli, in totale cento.
Salvador Dalí, illustra il viaggio di Dante attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso. Egli riesce a mantenere la sognante atmosfera Dantesca aggiungendo però il suo tocco personale attraverso i suoi simboli caratteristici: figure molli, stampelle e ossa volanti. Il soprannaturale si mescola in un’esplorazione audace della spiritualità, andando a creare una versione unica della Divina Commedia.
NELL’ORRIDA SELVA DEI SUICIDI
Dante e Virgilio entrano nell’orrida selva dei suicidi che non conservano aspetto umano ma sono rinchiusi nei tronchi degli alberi, le cui foglie sono straziate dalle Arpie. La selva dei suicidi, è un bosco pauroso, fitto di alberi che non hanno fronde verdi, ma scure; tronchi e rami, di colore cupo, sono orribilmente contorti e irti di spine avvelenate. Il silenzio della selva è interrotto dai lamenti delle mostruose Arpie, uccelli dal volto umano che fanno i loro nidi sugli alberi. I due poeti si addentrano nel secondo girone del settimo cerchio, non si vedono anime di peccatori, ma se ne odono i lamenti. Dante, sentendo levarsi da ogni parte tristi gemiti e non vedendo alcuna persona, si arresta smarrito. Virgilio, pensando che egli creda che tali voci provengano da persone nascoste dietro gli alberi, lo invita a spezzare qualche ramo per rendersi conto di come stanno in realtà le cose. Dante, allungando la mano, spezza un rametto da un grosso cespuglio spinoso, ma il tronco si macchia di sangue e rimprovera il poeta di averlo strappato, senza alcuna pietà. Come un ramo verde quando viene bruciato da uno dei capi, lascia uscire gemendo gocce di umore e stride per l’aria che ne esce, cosi dal ramo spezzato, escono insieme gocce di sangue e parole, per cui Dante, spaventato, lo lascia cadere a terra. Interviene a questo punto Virgilio in difesa del suo discepolo, dicendo all’anima che Dante non avrebbe spezzato il ramo, se avesse saputo ciò che sarebbe successo. Anzi, invita l’anima nascosta nel cespuglio a rivelarsi in modo che Dante, tornato nel mondo, possa far rivivere la sua memoria. Il tronco, allettato da tale promessa, si rivela per colui che tenne le chiavi del cuore di Federico II: egli è infatti Pier della Vigna, segretario dell’imperatore. Naque a Capua alla fine del XII secolo, da famiglia umile, fu giurista e letterato. Studiò non senza difficoltà a Bologna e entrato alla corte di Federico II di Svevia come notaio, si conquistò i favori dell’imperatore, fino a diventarne il più fido consigliere. Sospettato di alto tradimento, ingiustamente secondo Dante, nel 1248 fu imprigionato e accecato. Morì suicida nel 1249 a Pisa o forse nel castello di San Miniato.
LA DURA LEGGE DEL CONTRAPPASSO, NELLA DIVINA COMMEDIA
-I suicidi sono tramutati in piante secche, contorte e nodose.
-Disprezzarono se stessi e il proprio corpo, straziandolo, ora sono relegati ad una forma di vita inferiore (le piante) e sono straziati dalle Arpie.
-Per coloro che si tolsero la vita, si perpetua in eterno la scissione avvenuta al momento del suicidio: l’anima non potrà mai più riunirsi al corpo.
-L’ambientazione suggestiva della selva con i suoi rami contorti e foschi, rappresenta la contorta psicologia di quei dannati e le loro anime sono imprigionate in una forma di vita inferiore: essi sono al contempo uomini e vegetali.
-A differenza degli altri dannati dell’Inferno, dopo il giudizio universale non si riuniranno al corpo, che hanno disprezzato. Il corpo penzolerà dai rami; l’immagine è ancora più suggestiva, se si pensa che il suicida tipico è l’impiccato.
Art.2280 Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel’ha donata. E’ lui che ne rimane il sovrano Padrone. Noi siamo tenuti a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il suo onore e per la salvezza delle nostre anime. Siamo gli amministratori, non i proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo.
Art.2281 Il suicidio contraddice la naturale inclinazione dell’essere umano a conservare e a perpetuare la propria vita. Esso è gravemente contrario al giusto amore di sé. Al tempo stesso è un’offesa all’amore del prossimo, perché spezza ingiustamente i legami di solidarietà con la società familiare, nazionale e umana, nei confronti delle quali abbiamo degli obblighi. Il suicidio è contrario all’amore del Dio vivente.
Art.2282 Se è commesso con l’intenzione che serva da esempio, soprattutto per i giovani, il suicidio si carica anche della gravità dello scandalo. La cooperazione volontaria al suicidio è contraria alla legge morale.
Art.2283 Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento. La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita.
Gravi disturbi psichici, l’angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura possono attenuare la responsabilità del suicida.
Art.1013 La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell’uomo, è la fine del tempo della grazia e della misericordia che Dio gli offre per realizzare la sua vita terrena secondo il disegno divino e per decidere il suo destino ultimo. Quando è « finito l’unico corso della nostra vita terrena », [597] noi non ritorneremo più a vivere altre vite terrene. “Come è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, (Eb 9,27). Non c’è « reincarnazione » dopo la morte.
DANTE, LA CHIESA…IN MY HUMBLE OPINION…
Non so con precisione perché ho deciso di trattare questo argomento, in realtà avevo fatto già un altro post tempi addietro, per cui credo sia un ulteriore passo avanti, verso una conoscenza più profonda, che la mia mente ha voluto in tutti i modi rielaborare. Sicuramente ho una sensibilità particolare verso questi soggetti che vedono nel suicidio, l’unica via d’uscita e provo una tenerezza infinita per loro, un amore che vorrei abbracciarli tutti, uno ad uno; non so, ma qualche volta anche io, ho avuto di questi pensieri, lo devo ammettere. Pensieri, gia’, accompagnati pero’ da momenti di dolore estremo che la vita non mi ha risparmiato e parlo di quel dolore sordo, muto, dove il freddo dell’anima pare diffondersi per tutto il corpo, stringendolo senza mollare la presa, ed è lì, il momento più fragile per ogni essere umano, ed è lì, che un cedimento può essere possibile, soprattutto se non ti senti compreso, se avverti un vuoto che magari sei solo tu ad avvertirlo, ma c’è, ed e’ terribilmente reale e sei solo tu, a faccia a faccia con la tua anima, che non riflette più luce, ma solo il buio della solitudine.
La Chiesa afferma, senza tanti giri di parole, che per il suicida, non può esserci salvezza, perfino dopo il Giudizio Universale essi saranno i soli a non rientrare nel proprio corpo. I suicidi ci sono sempre stati e sempre ci saranno, perché hanno un unico comune denominatore: LA DISPERAZIONE. In un’epoca sconvolgente come la nostra, infarcita di crisi economica, di sporchi affari delle banche, di disoccupazione, di imprenditori, di lavoratori ridotti di colpo in miseria, privati di ogni dignità, possiamo ancora parlare di suicidi o di omicidi mascherati? La solitudine, da sola, pesa già come un macigno sull’equilibrio psichico dell’individuo. Se poi unita alla perdita del lavoro, al fallimento, e alla mancanza di risorse, degenera in una inevitabile forma di auto-soppressione, vista come liberazione da un tormento, a tal punto schiacciante, da renderlo insostenibile. Da pochi giorni ho sentito in televisione di un’adolescente che si è buttata dalla finestra di casa sua, per via delle frustrazioni che ha dovuto subire dai suoi compagni di scuola-aguzzini. Il biglietto che ha lasciato scritto è palese: “Adesso sarete contenti”. Una ragazza così, secondo la Chiesa, sarebbe un’anima perduta…e i suoi torturatori, questi fanciulli viziati, bulletti da quattro soldi, che fine faranno? Come non chiedere conto anche ai loro genitori, su che tipo di educazione hanno impartito ai propri figli, per tramutarli così, in mostri senza cuore? Io lo dico spesso, che prima di generare prole bisognerebbe fare dei test psicologici e attitudinali ai futuri genitori! Questo esempio che ho voluto raccontare, insegna che quella povera creatura, ha pagato con la vita, un’insieme infinito di errori altrui. Ricordo bene il funerale negato a Welby, simbolo oramai di tutte le persone che non accettano piu’ una vita di strazio, come ricordo con dolore, che fino a poco tempo fa, la Chiesa non acconsentiva ai suicidi, neanche un posto in un camposanto. A questo punto, posso ben dire, che il mio pensiero diverge dalla Chiesa e L’articolo 2280 del Catechismo della Chiesa Cattolica è il “non plus ultra”, veramente il mio dissenso su questo punto è totale: Art.2280 Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel’ha donata. E’ lui che ne rimane il sovrano Padrone. Noi siamo tenuti a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il suo onore e per la salvezza delle nostre anime. Siamo gli amministratori, non i proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo.. NOI UMANI PERTANTO, NON SIAMO I PADRONI DELLA NOSTRA ANIMA, DIO È IL SOVRANO E PADRONE…sto facendo un grande sforzo per scrivere…PADRONE, allora Dio ci ha fatto un DONO, ma resta LUI il proprietario…e che razza di regalo è? A volte solo l’idea che almeno l’anima sia nostra, intoccabile, inviolabile, crea nell’individuo, che puo’ essere affllitto da chissà quali sfortune o angherie, una forza incredibile, un vero e proprio toccasana. Se viene meno anche questa “proprietà”, l’uomo viene privato della sua appartenenza, della sua unicità, della sua diversità, rispetto ad ogni altro essere vivente sulla terra. Sì, io rivendico la proprietà della mia anima, non per SUPERBIA, ma bensì in nome di una libertà che mi fu concessa da Dio stesso. Libertà di amare o di odiare, di compiere il bene o il male e consapevole che giunta la mia ora, la riconsegnero’ al Sommo Creatore che me la donò. Mi sottoporro’ al Suo Giudizio, qualunque esso sia, con la coscienza che quell’anima era la mia, unica e irripetibile.
Il poeta inglese scrisse Invictus durante il suo calvario in un letto di ospedale; in preda alla più profonda disperazione, invece di affliggersi reagì con coraggio, determinazione e speranza. L’anima invincibile di Henley è un’anima libera, priva di pregiudizi e di paure; un’anima che supera tutte le avversità e va avanti anche quando niente sembra avere senso. È un inno alla vita anche la più aspra e dura, che non lascia spazio a niente e a nessuno, se non a lui stesso.
“INVICTUS”, era la poesia usata da Nelson Mandela, per alleviare gli anni della sua prigionia durante l’apartheid.
Non credo in un Dio, che condanna senza appello categorie di persone così fragili. Io stessa mentre scrivo, sento il mio cuore stringersi, per questi poveri esseri umani. Dio Padre, che e’ Amore assoluto, incommensurabile e incontrovertibile, come potrebbe anteporre il castigo, alla pietas? Orbene, di sicuro queste anime che hanno rifiutato la vita, dovranno comunque lottare dentro “quella foresta oscura” della propria mente per uscirne. Senza un corpo, la mente nell’Aldilà è comunque autonoma, soppravvive e plasma la materia, il pensiero in sostanza E’ CREATIVO e l’anima percepisce CIO’ CHE PENSA. Se l’anima è pura e libera da scorie negative, vedrà cio’ che noi chiamiamo il PARADISO. Se all’opposto, l’anima e’ gravata da pesanti negativita’, si circondera’ solo di pensieri estremamente dolorosi e bui, ed è quello noi umani, definiamo INFERNO. Per cui, queste anime possono rimanere “imbozzolate” per decenni, in quei meandri oscuri del dolore e della solitudine, che furono la causa del loro insano gesto. Ma prima o poi riusciranno ad intravedere i primi bagliori della Luce Divina che tutto avvolge e penetra…non può essere che così, perché Dio è carità.
LE SACRE SCRITTURE RIVELANO LA GRANDE MISERICORDIA DI DIO, ECCO ALCUNI ESEMPI:
“O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Così, vi dico, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Salmo 8 Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi? E il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore l’hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi; tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna, gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare. “…
Salmo 129 “Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono”…
S.Paolo “Ma laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5, 20b)
Per cui, mi sento di dire con tutto il mio cuore, ai familiari che hanno avuto un loro caro che si è sottratto alla vita, di non cadere nella disperazione, perché Dio è misericordia, misericordia, misericordia…
Dedico questo canzone di Fabrizio de André, “Preghiera in Gennaio” e l’articolo che ho scritto, a tutti coloro che non hanno avuto la forza di vivere in questo mondo.♥♥♥
Caro diario, niente da fare, anche questo post è lungo una Quaresima!!!! Sono tre articoli in uno. Con un argomento di questa portata e’ stato impossibile liquidarlo con superficialità, però…c’è sempre un’altra faccia della medaglia! Il mio consiglio? Leggetelo senza fretta, sorseggiando un bel caffè, come dissi una volta alla mia cara amica Isabella! E’ vero, il post è un bel “mattone”, costruito pero’ da Dalì, da Dante, dalle mie umili riflessioni, incluse quelle grandi di Fabrizio de Andrè, nella sua splendida canzone…Sapete cosa vi dico? Che una “tranvata” così, in fondo in fondo, non mi dispiacerebbe beccarla!!!! Pensate alla vostra Giusy e a quanto tempo ha dovuto documentarsi per poter scrivere questo testo, scoprirete così che dieci minuti di lettura, sono un niente, e che sul serio il tempo è soggettivo!. Bacioni a tutti e…buona lettura… se resisterete!
Giusy♥
P.S: Consiglio vivamente di vedere il film AL DI LÀ DEI SOGNI, con Robin Williams, tra l’altro, anch’esso suicida. Questo meraviglioso film, racconta ed evoca in modo plateale, il difficile percorso di un suicida, una volta varcata la soglia nell’altra dimensione.
*Ringrazio Marzia, per avermi inviato il video sulle opere di Dalì.
46 risposte a “Con Dalì e Dante, nella selva dei suicidi…”
23 gennaio 2016 alle 18:12
Giusy cara, la tua cultura è davvero immensa. Leggere i tuoi post è veramente interessante.
Complimenti e un grande abbraccio ❤
23 gennaio 2016 alle 21:36
Ciao carissima, siamo tutti uguali, il sapere è insito nella nostra natura umana, ed è ciò che ci rende unici rispetto alle altre specie animali. Occorre però esercitare la nostra mente; non è detto che il primo della classe sia il primo nella vita! Io ho tantissime cose da imparare e quando non capisco qualcosa mi documento, studio e imparo. Ti faccio un’esempio: un giorno osservavo in cielo, il volo degli uccelli, il loro volteggiare, la loro sincronia…tornando a casa ho cercato subito Battiato e la sua canzone “gli uccelli”; ascoltandola mi resi conto che in quei versi lui aveva riassunto tutte le mie emozioni e quello che avevo visto. Vedi cara, quel giorno ho ricevuto una lezione gratis: sia dalla natura che dall’uomo. Ti abbraccio e ti auguro una buona domenica, Giusy
Giusy che post immenso.Immenso per darmi da pensare,da discutere dentro me del suicidio come fuga,da quel dono,che Dio ci ha donato.Ma lui ,Dio,e’ l’artefice della vita e noi,dovremmo,preservarla dalla vita stessa,fatta spesso,di salite e cadute rovinose.E allora come posso cara chiesa gridare il mio dolore,il mio aiuto quando esso e’ soffocato dall’abbandono anche tuo?
Come posso essere accolto nelle grazie del prossimo se il prossimo e’ cosi’ lontano dall’essermi vicino nel momento del bisogno?E allora,aggiungo,il suicidio e’ una forma di amore verso te stesso se esso,il suicidio,e’ fuga da un qualcosa che ti opprime e che la tua vita non merita di avere addosso?Ti abbraccio Giusy e ti ringrazio per i tuoi post sempre piene di spunti per riflettere.Ciao.
23 gennaio 2016 alle 21:22
Caro Luca, quante riflessioni sono state generate da questo mio scritto, era ciò che volevo! La Chiesa che punta l’indice, non ha compreso la profondità di questo tuo commento, “come posso cara chiesa gridare il dolore, il mio aiuto quando esso è soffocato dall’abbandono anche tuo? “Come posso essere accolto nelle grazie del prossimo se il prossimo è così lontano dall’essermi vicino nel momento del bisogno?” Grande Luca, c’è un comandamento che è il più grande di tutti: ama il prossimo tuo come te stesso. Vedi Luca, se si applicasse questo comandamento, già moltissimi problemi sarebbero risolti. Non so, se te ne sei reso conto, ma…”il suicidio è una forma di amore verso se stesso, se esso, il suicidio, è fuga da qualcosa che ti opprime e che la tua vita non merita di avere addosso”…questa tua affermazione fa tremare, scompagina ogni luogo comune e apre orizzonti veramente sconosciuti, non so, ma scopro che davvero abbiamo bisogno di interloquire a questi livelli altissimi; tutti quanti! Grazie a te Luca!
24 gennaio 2016 alle 8:35
Questo tuo post apre una discussione che fa crollare un pilastro del pensiero cattolico,e cioè se noi siamo anche artefici della nostra fine terrena.Una fine che dovremmo allontanare e preservare come fedeli sostenitori del credo cristiano.Un abbraccio cara Giusy,ottime cose e buona donenica.
24 gennaio 2016 alle 9:36
I pensieri liberi nel mio blog, sono sempre accettati. È pensare solo alle cose spicciole quotidiane, che allontana l’uomo da conoscere se stesso e questo non è bene. Aprire spazi alla mente, all’opposto è conoscenza, è accrescimento. Siamo padroni della nostra vita terrena? Beh, non è solo staccare una spina sul fine vita…ci si uccide in mille altri modi, solo che quello è chiaro ed evidente. Ciao caro, Giusy
24 gennaio 2016 alle 15:32
Riesco solo a dire che i suicidi, secondo me, non sono in sé per togliersi la vita. Nell’uomo lo spirito di sopravvivenza è fortissimo per cui se si arriva al punto di suicidarsi non c’è coscienza (intesa come consapevolezza) e quindi neppure responsabilità. Ripeto è solo una mia opinione. Stupenda la canzone di De Andrè.
Ciao Giusy, un abbraccio.
24 gennaio 2016 alle 18:21
È un argomento tanto difficile e spesso si tende a evitare, ma e’ molto diffuso; nel mio piccolo paese ho conosciuto 4- 5 persone che hanno compiuto questo gesto. Concordo con te sul principio di responsabilità, che deve essere assolutamente ridimensionato. Parlare di questo tipo di argomenti è controproducente per un blog, non parlarne secondo me, il problema non scompare, ma anzi, cresce. Certo, ho gettato un sasso in uno stagno…il mio è un piccolo blog, non ha una cassa di risonanza ampia. Ti abbraccio e ti auguro una buona serata. Giusy
24 gennaio 2016 alle 16:07
24 gennaio 2016 alle 18:36
Non mi potevi fare regalo più gradito, queste immagini, io le ho su un libro. Grazie! Arte, cultura, riflessioni umane e musica…un mix perfetto, seppur nel dolore…Spero che piu’ persone possibili, sbirciando nei commenti, guardino questo splendido video. Ciao cara Marzia, buona serata. Giusy
24 gennaio 2016 alle 18:50
( domani e dopodomani sto via e senza Pc…ci si legge a metà settimana, ok ?)
24 gennaio 2016 alle 19:03
Vai in viaggio…beata te! Ci sentiamo, ok!♥
24 gennaio 2016 alle 22:49
Cara Giusy, il tuo post è davvero molto interessante ed offre davvero tanti spunti di riflessione e discussione.
Tu chiedi innanzitutto sincerità, di conseguenza sappi che apprezzo moltissimo la certosina cura che metti in ogni post e che per questo ti ammiro!
Ma altrettanto sinceramente vorrei commentare chiarendo la mia posizione in merito.
Il suicidio, se non conseguente a degradazione psichica o a situazioni oggettivamente insopportabili, quali la tortura, a mio avviso non è una soluzione. Anzi un essere umano dotato di tutte le facoltà intellettive che dovesse compierlo scientemente, commette un grave atto di vigliaccheria e di insulto. Ti spiego perché.
Pensiamo a un padre di famiglia che abbia perso il lavoro, sia sommerso dai debiti e non abbia più vie d’uscita. Si suicida. Tutto ciò che è riuscito a fare, è di trasferire i gravi problemi su sua moglie e sui figli i quali, solo e soltanto se rifiutano di accettare l’asse ereditario, se la caverebbero, diversamente sarebbero costretti – da un sistema che se ne frega dell’infausta e luttuosa circostanza -, a pagare per il resto della vita. Ora, si può capire la sua debolezza, si può capire come l’incertezza e l’instabilità del futuro possano incidere pesantemente, si può anche in qualche modo avere pietà ma come si fa a giustificare una persona che ha semplicemente trasferito alle persone che amava i problemi accumulati? Il padre suicida per problemi economici, francamente commette violenza verso la sua famiglia. E insulta la vita. Insulta cioè tutti quelli che la vita se la vedono privare da guerre, fame e privazioni e invece vorrebbero viverla fino in fondo.
Diverso è l’esempio del giovane che viene preso di mira dai bulli e decide di farla finita. È sì una manifestazione di un disagio ma è anche il fallimento del granitico sistema famiglia-società perché avrebbe dovuto intuire comprendere e decifrare quel disagio. È un fallimento del sistema educativo che ha consentito ai bulli di continuare la loro deleteria opera. È un fallimento delle istituzioni che non mettono in campo risorse per prevenire e correggere tali forme di violenza psicologica.
Senza contare le forme di suicidio che io definisco di “conquista dell’immortalità”. Sono quelle che mettono in pratica gli intellettuali e i grandi artisti oppure i grandi criminali della storia, presi dallo sconforto di condividere con i “comuni mortali” una vita che appare vuota e priva di ogni stimolo filosofico, povera di spessore culturale, incapace di nutrire l’intelletto o di continuare a sostenere quel mondo ideale, laddove in realtà sono state messe in atto tutte le più perverse forme di prevaricazione dei propri simili (l’intera famiglia Goebbels ne è stato un esempio lampante).
Be’, quelli sono proprio un caso a parte. Lasciano la vita, per lasciare una definitiva traccia di sé ai posteri, come se l’umanità non meritasse la loro esistenza e dovesse essere pertanto condannata a mantenerne imperitura memoria. Un artista suicida fa più impressione di uno che muore per cause naturali?
Perciò mi scuserai se non sono molto disponibile ad accettare forme di pietà per chi volontariamente si toglie la vita, specie se i casi sono questi.
In generale arrendersi è un’opzione, certo. Ma chiedere aiuto è una strada ben più risolutiva: parenti, amici, genitori, insegnanti, istituzioni, nel caso forze dell’ordine etc etc. sono tutti in grado di fare qualcosa per prevenire le drammatiche scelte e correggere situazioni e comportamenti che potrebbero provocarle.
Il vero problema è che non siamo più in grado di rivolgerci agli altri con lo spirito umile, caritatevole e solidale di offrire e/o ricevere forme d’aiuto.L’egoismo in cui – come giustamente ricordi tu – ci hanno letteralmente sepolto i poteri economici, spingendoci a rincorrere lo status sociale, la bella casa, la bella auto, l’ultimo modello di smartphone, ci pongono in una posizione di distacco, da una parte dai valori più elevati della nostra esistenza, dall’altra dalla relazione con i nostri simili, giacché essi costituiscono un costante pericolo per la nostra stabilità e benessere.
Per arrivare all’atteggiamento della religione cattolica.
Mi fa molto piacere che tu abbia riportato “Invictus” che Nelson Mandela ha utilizzato per ricordare quotidianamente a se stesso che potevano prendersi ogni brandello della sua carne, ma che la sua anima non l’avrebbero mai avuta.
“Sono padrone della mia anima”, non tanto per ricordare a Dio che non sono una sua proprietà ma per oppormi a quel processo che vorrebbe ridurmi schiavo e sottomesso ad altri uomini. Dio è Libertà. E la libertà è il primo valore che onora l’esistenza umana. Senza libertà non avviene null’altro.
Che poi i preti non benediscano la salma di un suicida, è altrettanto assurdo quanto lo era la sepoltura in terra sconsacrata dei bambini morti prima del battesimo. Ridicolo! Antitetico verso ogni spirito di carità e pietà! Se Dio esiste, non è un dio di vendette, è un dio di perdono. Ma, ecco che la stessa Chiesa si smentisce: Dio accetta di perdonare un omicida o un pedofilo e i preti fanno fare alle statue l’inchino davanti alle abitazioni dei criminali.
Non è di Dio che dobbiamo aver paura né dei dogmi ecclesiastici ma degli uomini che dicono di portare la sua parola.
In definitiva, Carissima Giusy, il suicidio è un problema che non dovrebbe porsi la Chiesa nel senso di “salvezza delle anime” bensì la famiglia e la stessa società che dovrebbero prevenirlo con le forme più attente e acute dell’ascolto dei problemi, dei tormenti, delle paure che tutti indistintamente abbiamo con diversi livelli di profondità e/o gravità.
Ascoltare. È questa la cosa più difficile.
È molto triste che il pensionato che ha perso 100mila euro nel fallimento Banca Etruria si sia tolto la vita come “protesta” verso il sistema. Ma al suo posto avrei dedicato tutto il resto della mia vita a perseguire i responsabili dello scempio del mio denaro. Be’, chi mai ha ascoltato l’urlo definitivo e terrificante di quel suicida? Forse i signori governanti che se la sono cavata con “non si strumentalizzano le tragedie”? Che cosa ha ottenuto quel poveretto? Persi i soldi, persa la vita, persa la possibilità di continuare ad amare la propria famiglia e, in breve, lui è stato consegnato al dimenticatoio. Sì, d’accordo, sono in corso indagini, sono partiti avvisi di garanzia… Ahimè bolle di sapone. Sono sicuro che aggiusteranno tutto perché i soldi vanno d’accordo solo coi soldi.
Ti ringrazio per questo bellissimo post. E ti ringrazio per lo spazio che mi/ci concedi sempre con la tua ormai proverbiale e ammirevole gentilezza.
25 gennaio 2016 alle 7:36
25 gennaio 2016 alle 9:54
No Giusy cara non vado in viaggio né sono “beata” 😀 😀 😀 Abbracci e una splendida giornata! 🙂 Piero
25 gennaio 2016 alle 10:58
Ma questa risposta l’avevo inviata a Marzia, ah, ah, ah…..ma come cavolo è finita a te! Ti rispondo nel pomeriggio, con quel post- commento che mi hai mandato, occorre tempo! Sai, ieri ho avuto 107 visualizzazioni, ma le persone sono restie a commentare, già, scrivere buongiorno o buonasera è facile, esprimere un’opinione è cosa ben diversa! Per cui sono felice di risponderti, anche se dovrò in alcuni punti dissentire…ma in fondo, a me sta bene così, le sane discussioni sono accrescimento, il nulla resta nulla. Un abbraccio, Giusy
Sarà un piacere aprire il dibattito! 🙂 Aspetto con ansia. Ti abbraccio. Piero
25 gennaio 2016 alle 15:41
Caro Piero, che commento-post! La mia sensibilità verso chi si toglie la vita, è perché credo in tutta sincerità, che questi individui non hanno una seria consapevolezza di tutto il dolore che possono arrecare agli altri. Essi sono deboli, malati, perché la depressione è una malattia oramai riconosciuta a tutti gli effetti. Il suicida si sente solo e abbandonato, anche perché non si dialoga più, o non si parla apertamente dei propri problemi. Spessissimo all’interno delle mura domestiche ci sono altre mura, altissime e insormontabili. Il vecchietto che si è suicidato dopo essere stato derubato dalla banca, sicuramente non aveva la forza per affrontare processi, avvocati, ecc…Magari quel denaro era tutto ciò che aveva risparmiato in una vita, forse privandosi di vacanze, belle macchine…Magari quel denaro rappresentava per lui, la sicurezza di non essere abbandonato in un letto con un pannolone, forse erano soldi destinati ad una badante, visto che la stragrande maggioranza dei figli vivono lontano, o peggio, se ne strafregano dei genitori. Ti posso assicurare che nel mio bucolico paese, ci sono altrettanti vecchietti, che se la godono la vita. Ieri al lago, mentre io fotografavo canneti con spiragli di sole e nebbia sul lago, seducenti settantenni, entravano a ballare nella sala dance, in riva al lago, tutti belli incravattati e le donne con fouseau aderentissimi. La’ si divertono caro, il viagra lo portano con i Tir e questi non ci pensano minimamente a suicidarsi!!!! Dunque il suicidio è un dramma, nel dramma, chi e’ felice non si suicida, caro mio! Conta molto anche il grado d’istruzione o il vissuto di una persona, questo non va mai dimenticato. Per quanto riguarda i suicidi illustri, se fatti con lo scopo di conquistare l’immortalità agli occhi del mondo, sono solo dei cretini e non ci perdo tempo. Ma Primo Levi, non posso inserirlo in questa categoria, lui che sopravvisse ad Auschwitz, non riuscì a sopravvivere alle cicatrici che Auschwitz, provocò in lui. Così è per un grande come Hemingway, anche lui con seri problemi di depressione. Nel mio cuore sento dolcezza per queste persone e spero sia così anche per il Sommo Creatore. Ti abbraccio, a presto Giusy
PS. Ho aggiunto nel post, il video che mi ha mandato Marzia, se vuoi, guardalo…è bellissimo!!!!!!
Cara Giusy, la prima parte della tua risposta non fa altro che confermare quanto ho tentato, meno brillantemente di te, di spiegare io. Soprattutto quando parli di solitudine e abbandono che, dal mio punto di vista, sono responsabilità del sistema e non della vittima della depressione.
In quanto alla depressione, purtroppo ho anche su quella le mie personalissime e quindi confutabili o forse irritanti teorie. La depressione non è altro che uno stato mentale in cui l’individuo si rifugia per difendersi da ciò che non è in grado di affrontare e sostenere.
In tutti i casi su esposti, ribadisco che esistono forme di prevenzione e di supporto molto efficaci, la prima delle quali è la sensibilità e l’aiuto di una famiglia che abbia a cuore quella persona.
Che poi esistano famiglie “menefreghiste” è anche un’altra verità.
Guarderò il video! Grazie infinite.
Un abbraccio, Piero
No Piero, la depressione è malattia, non si scherza su questo punto. Il calo di Serotonina in soggetti depressi è storia. Poi, se ci sono risposte caratteriali isteriche, dovute da persone arroganti, viziate, presuntuose, è diverso. Qui si entra nel campo della psicologia che non e’ nostra competenza. Ciao Giusy.
Purtroppo, nel bene e nel male, capa tosta sono. Nel senso che ne ho viste cose che voi umani… ahahaha quindi ho le mie teorie, spesso fuori dagli schemi!
Abbraccio forte. Piero 🙂
25 gennaio 2016 alle 18:10
Altro che tosta! Una testuggine…Però hai detto “teorie”, tue personali e ciò non significa affatto che siano veritiere. Ciao Giusy.
25 gennaio 2016 alle 18:16
Le mie teorie hanno sempre avuto fondamenti di verità. Ipse dixit. 😀 Scherzi a parte, al litigio, con te, non ci arriverei mai. Sei troppo educata, gentile e premurosa perché io possa mai pensare di parlarti con toni dissonanti!
Diciamo che la flessibilità che ho dimostrato nella vita, in termini di comprensione e compassione, alla prova dei fatti è stata ripagata in maniera opposta. Di conseguenza sono diventato meno tollerante, pur rimanendo, fondamentalmente, un buono “con gli occhi buoni”.
Così disse uno che mi scavalcò in una fila. Alle mie rimostranze perché avesse aspettato il mio turno per sopravanzarci, lui rispose “perché lei ha gli occhi buoni”. Ahahaha
Abbracci forti forti.
25 gennaio 2016 alle 18:36
Non diventare duro di cuore, sennò m’incazzo, “la prova dei fatti è stata mal ripagata”, con un tacco 12 che ti aspettavi! Quarda la bellezza interiore e non solo quella esteriore. C’è tanto amore da donare in questo mondo, impara a offrirlo a chi se lo merita.
25 gennaio 2016 alle 19:56
Stai tranquilla, mantengo comunque il mio “proverbiale” distacco verso le meschine vicende terrene! 😀 😀 😀
Comunque sì, sono assolutamente d’accordo: ci sono tante persone che meritano. 🙂
25 gennaio 2016 alle 17:34
Cara Giusy, sono onorato di far parte di una chiesa che non ha punizioni ne inferno.
Come si fa a disquisire su un problema così grande come il suicidio con la condanna di chi si ammazza. Siamo forse divinità che conoscono l’intimo animo di una persona, le sue tribolazioni, i suoi drammi, la chimica che come tu sai regola le azioni dell’uomo. Primo pensiero in campo medico (banalizzo all’estremo perdonami) Pensa: i messaggi possono raggiungere il cervello attraverso due vie: una di premio (felicità per un bel voto a scuola, una carezza ecc.) e una di punizione (metto la mano sul fuoco, il segnale verrà recepito e non succederà più) mediate da sostanze chimiche. Se una persona ha un percorso prevalente sulle vie di punizione avrà problemi gravi. Pensa ad una persona che soffre di un esaurimento endogeno. Noi come possiamo giudicare una persona che decide di uccidersi perchè certi suoi comportamenti sono stati dettati da nuerotrasmettitori che non gli permettono di vivere una vita normale? Che vive perennemente in uno stato di infinita tristezza, o è così debole e delicata da non saper far fronte a problemi per lei non risolvibili? Altro esempio invece su una persona giovane: la bimba che si è uccisa per il bullismo dei compagni di scuola. Voglio vedere chi ha il coraggio di criticare il suo gesto.Ha sofferto nessuno l’ha aiutata, si è uccisa. E così per un malato che non sopporta più la malattia, e mille altri casi. No Cara Giusy, dobbiamo pensare al suicidio come un disagio infinito che colpisce una persona lo fa così soffrire, che non da speranze se non la via di fuga da questa terra. Una persona razionale, saggia, sicuramente non compierà questo gesto, ma ci sono persone fragili, e io non sono Dio, non le condanno ma spero di ritrovarle in paradiso. Dante scriveva in un periodo dove la chiesa dettava le regole del comportamento e della vita, bellissimo leggerlo ma la realtà, si è visto, ha sfumature che ai suoi tempi non erano prese in considerazione. Ti ammiro perchè hai scritto un articolo delizioso su un argomento delicatissimo e lo hai fatto giustamente in linea con il tuo sito con la visione della chiesa. Ma certi pensieri di rigidità che traspaiono su chi commenta non sono accettabili per me. Lascio al libero arbitrio di ognuno di decidere, senza giudicare chi soffre infinitamente e non sa uscire fuori da qualcosa di così grande che lo soffoca. Non siamo tutti perfetti, Non tutte le persone ricevono i conforti, anche solo morali e dentro il proprio animo, per non compiere gesti disperati. sai cosa non accetto?la visionesolo di chi guarda dentro il prorio cuore e non guarda dentro quello di chi compie un atto così doloroso. La Pietà, la capacità di comprendere le pene degli altri sono beni preziosi. Tu lo hai scritto e ti ringrazio, spero che chi giudica i suicidi sappia cosa dice. Comunque grazie per i tuoi articoli che obbligano le persone a mettere a nudo il loro animo, che obbligano a riflettere. Naturalmente la superbia è un peccato che Dante punisce, non voglio aver ragione, ho espresso una mia opinione. Scusa la brevità del mio pensiero ma è un argomento che richiederebbe giorni di dibattito. Ho cercato malamente di condensare le emozioni che spono comparse nel mio tuo scritto. Un abbraccio
25 gennaio 2016 alle 18:27
Non e’ che vuoi aver ragione…hai ragione! Felicissima del tuo commento, buttate fuori ogni disagio, ogni opinione, perché questo genera riflessioni e va in rete! Si caro Enrico, 107 visualizzazioni ieri, questa roba più viene letta e meglio è, soprattutto per chiunque potrebbe essere in condizioni sfavorevoli e non trova un amico o qualcuno che gli voglia bene e sappia aiutarlo. Cerchiamo di utilizzare gli strumenti che abbiamo, le nostre conoscenze, le nostre debolezze, le nostre forze, per migliorare questo mondo in macerie. Ti vedo molto competentente in materia e questo e’ un valore aggiunto per chi legge. Noi non possediamo poteri, ma credo che dobbiamo mettere in campo le nostre energie migliori. Ogni persona che si toglie la vita, sarà accolta nelle braccia del Padre, l’ho scritto fino alla nausea. La tua chiesa acquisterà sempre più forza, perché non servono gli anni santi della misericordia: serve innanzitutto LA NOSTRA MISERICORDIA VERSO IL PROSSIMO. Ti abbraccio, sei sempre il benvenuto, ti voglio bene. Giusy
25 gennaio 2016 alle 17:42
Post stupendo e interessantissimo, è sempre bello leggerti. Un abbraccio, ciao….
25 gennaio 2016 alle 18:31
Che ci vuoi fare, sollevare problemi di questo genere non è uno scherzo, ma noi non POSSIAMO, non DOBBIAMO, non VOGLIAMO, far finta di niente. Questo è il nostro dovere di blogger. Un abbraccio, Giusy
25 gennaio 2016 alle 20:57
Il suicidio è la cosa più complicata da commentare, perché ogni suicidio è un caso a parte.
Come possiamo noi giudicare un atto simile, senza aver provato e vissuto simili emozioni o malattie? Qui veramente dobbiamo lasciare giudicare Dio soltanto (visto da Cattolico), «Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello» ci sono milioni di motivi perché uno possa suicidarsi e moltissimi degni di lode ed allora, perché fare il sostituto di Dio, quando questo esiste già?
Una cosa però voglio raccontare: si sono suicidati due miei amici e quello che mi hanno lasciato è un senso di rimorso, perché mi sono sentito in colpa per non essermi accorto di niente, del malessere che stavano vivendo, quella disperazione che non si può raccontare nemmeno ad un amico, deve essere agghiacciante , buia e profonda, dove un essere umano non ha scampo e non vede altra alternativa che la morte alla sofferenza che sta vivendo.
Da credente alla reincarnazione, vedo questa via d’uscita, vana e inopportuna, perché essendo immortali (lo spirito) continua a vivere quella situazione anche dopo la morte fisica. Pertanto la soluzione migliore è risolverla in vita e pur essendo umani, dobbiamo superare le avversità, qui, su questa terra. Perché noi non scegliamo delle avversità che non possiamo superare (quando siamo Spiriti, e scegliamo che vita trascorrere da incarnati). Se poi gettiamo la spugna, dobbiamo ricominciare tutto da capo con un’altra vita.
Come vedi anch’io non approvo il suicidio, pur vedendolo da un’altra angolatura, lo giudico come una perdita di tempo, qualcosa che non impedisce il motivo per cui uno lo fa e poi deve ricominciare tutto daccapo.
Un salutone Giusy, sei più vicina alle mie idee che a quella della Chiesa, come sempre.
26 gennaio 2016 alle 2:22
Ciao caro Massimo, tutto bene spero per la tua salute! Concordo è un argomento astruso, ma allora, qualcuno ne dovrà pur parlare! Io la mia opinione l’ho espressa: ci saranno selve oscure, ma prima o poi il ricongiungimento con Dio dovrà avvenire. Come pure la tenerezza che provo per questi gesti estremi, intrisi di dolore, malattia, solitudine dell’anima. Capisco il tuo senso di colpa ed è naturale, non fartene un disagio…con il senno del poi…ma nella realtà, non possiamo capire i pensieri di ognuno. Si, anche tu vedi il suicidio da un’altra angolatura, ebbene, io pubblico tutto, chi legge ognuno si farà la sua opinione. Sono vicina a te e ti voglio un gran bene! Ciao, Giusy
26 gennaio 2016 alle 10:16
Più che la mia salute, cerco di tenere sotto controllo questo male, sto aspettando la chiamata tutti i giorni, oggi succede così, ti chiamano il giorno prima, puoi immaginare come è l’attesa, poi il risultato lo saprò dopo un mese dall’intervento.
Nonostante tutto cerco di non farlo pesare alla mia famiglia, sono dimagrito 18 chili, sono ritornato come un giovanottino, però devo perderne ancora 8 per raggiungere il peso forma. La criniera si è un po’ sfoltita, perciò come leone spelacchiato non faccio una bella figura, ma in compenso ho trovato dei cappellini molto graziosi.
La vita è così, una lotta continua, chi non ha questo a quello e via, via ognuno per la propria strada, cerchiamo di affrontare al meglio questa esistenza.
Virgilio Desideri è su facebook e cosi gli ho chiesto l’amicizia, per essere informato costantemente. Sai ho 63 anni e voglio molto bene alla mia famiglia e cerco di aiutarla il più possibile in tutto. Ma nella mia grande famiglia sono più quelli che se ne sono andati e mi piacerebbe rincontrarli quando sarà il mio giorno.
Mi sembra di avertene già parlato, ma tramite una registrazione metafonica, fatta da me e chiesto lo Spettogramma a Patrizio Favretti è apparsa la faccia di mia madre e mio nonno insieme nello stesso gruppo ( che loro chiamano sito di famiglia) è davvero meraviglioso costatare con mano l’esistenza dell’aldilà.
26 gennaio 2016 alle 10:55
Grazie caro della tua presenza e allora chi va via per primo lo venga a raccontare, va bene? Coraggio leone spelacchiato, comunque resti sempre un leone. Ci sentiamo OK? Giusy
26 gennaio 2016 alle 8:07
Che bel post, Giusy. Per le sentite parole, per le ricerche approfondite e la fluidità del testo, nonostante il soggetto sia tutto meno che fluidificabile.
Ringrazio te e il tuo commento, anzi, pubblicamente lo scrivo: ho bisogno dei vostri commenti, non per vanagloria, ma per avere la forza per continuare. È tanto difficile questo blog e ammetto che se non pensassi che potrebbe essere utile a qualcuno, avrei già smesso da un pezzo. Ricorda questo, ti abbraccio. Giusy
26 gennaio 2016 alle 8:28
Grazie Giusy, ci siamo già incontrate in passato. Avevo un blog che si chiamava passaggioaoriente, su temi religiosi. Continua così, non ti scoraggiare!
Ora mi ricordo! Carissima, ma che fine hai fatto? Spero tu stia bene e così i tuoi cari! Allora sai dove trovarmi, non perdiamoci di vista! Bacioni, Giusy
26 gennaio 2016 alle 8:55
Considero il tuo blog tra i più raffinati, colti, deliziosi tra quelli che leggo. Ti considero una persona di vasta e raffinata cultura se no non parleresti di Dante di Chiesa, di pittura, di scultura, d’arte.Tu devi trattare gli argomenti che senti tuoi proprio per far crescere il dialogo tra di noi e il dialogo deve essere aperto, devono intervenire voci anche discordanti per alimentarlo per farlo crescere. Nessuno di noi ha ragione, nessuno. Ma è giusto parlarne perchè l’uomo, come amo ripetere, alleva i sogni, il pensiero l’astrazione. Questa volta ho fatto l’avvocato della difesa, ma come sai sui problemi della chiesa sono un ribelle. Ma amo sentire voci diverse dal mio pensiero, amo sentire le persone religiose, coloro che vivono in rettitudine. Amo però il confronto cosa che nel tuo blog avviene. E’ un blog bellisssimo raffinato, Tu cara Giusy devi portarlo avanti ,anche con fatica perchè le idee, il confronto non devono morire mai. Qui non giudichiamo , parliamo, ci confriontiamo anche aspramente ma con il rispetto dovuto alle persone intelligenti che esprimono un parere e che portano avanti idee e pensieri. Sei una persona che ammiro in maniera grande, continua farci discutere toccando questi argomenti che pochi amano trattare perchè troppo profondi, accompagna noi per mano a vedere le bellezze che albergano nel tuo cuore. Un abbraccio Giusy e grazie
26 gennaio 2016 alle 9:59
Grazie caro Enrico, sono bellissime parole, quelle che mi hai scritto. La mia sensibilità traspare in modo evidente nei miei scritti. La sensibilità però ha il rovescio della medaglia e questo significa che trasmigra anche nel prossimo. Comporta anche il fatto di essere molto vulnerabili, ogni distorsione io la percepisco, proprio a livello non solo mentale, ma anche sensoriale. Per cui certe volte, oltre il mio male personale, patisco ma anche per quello degli altri, anche se non lo vedo, ma lo sento, te lo posso assicurare. Nel mio paese, mi è capitato di scrivere lettere per persone decedute da leggere in Chiesa, me lo chiedevano i parenti, io stessa ho dato il mio ultimo saluto da un pulpito, a mio padre. Certe cose poi, vengono percepite. Grazie dei complimenti che mi hai fatto del blog, forse la sua particolarità sta proprio nella mia sensibilità. Sostenetemi con i vostri bellissimi commenti, mi date forza e coraggio di andare avanti, non importa se a volte i punti di vista possono divergere, ognuno ha il suo bagaglio e le sue convinzioni, ma tutto serve per convergere in un’unica direzione: conoscenza, arricchimento, coinvolgimento, accrescimento. Grazie davvero, con tutto il mio♥Giusy
26 gennaio 2016 alle 23:32
Grazie di cuore Giusy, la tua sensibilità rende bella la tua anima. Un caro abbraccio
26 gennaio 2016 alle 21:25
Le sfumature del tuo animo lasciano senza parole. Post meraviglioso …. Grazie! 💋
27 gennaio 2016 alle 7:35
Buongiorno e grazie cara Carla! Bisogna scrivere senza tanti preamboli quello che si sente, non ho la verità in tasca, ma dò tutta me stessa quando scrivo, anche andando controcorrente. Quello che conta è che faccia riflettere e magari senza saperlo possa essere utile a qualcuno. Ti abbraccio, Giusy
PS Anche tu mi aiuti…regalandomi dei sorrisi e di questi tempi, non è roba da poco…..
26 gennaio 2016 alle 22:51
Ti letta voracemente ed è necessario che dai piccoli spunti che mi sono rimasti io torni qui a chiarirmi!
Però qualcosa mi è rimasto impresso particolarmente rispetto ai nostri tempi e al dubbio per me è quasi certezza che taluni suicidi siano a tutti gli effetti omicidi di Stato!
Grazie carissima di questo lunghissimo complesso post che il quale vale la pena riflettere.
Buongiorno innanzitutto! Sono felice se ripasserai, vuol dire che qualche traccia rimane di quello scrivo dopo tanto studio! Ho parlato dei suicidi da varie angolature, sì, cara, anche del suicidio-omicidio di Stato. Ci sono poi, dei commenti stupendi, dove ancor di più si allargano gli orizzonti. Affrontare questi argomenti astrusi, e metterli in luce, credo che sia molto importante in una società così maltrattata, fragile, sola. Io come autrice di un blog, mi sento di dare il mio contributo, cercando il più possibile di far parlare le persone, creare un’opinione, la più vasta possibile. Ti abbraccio e grazie del tuo passaggio. Giusy
27 gennaio 2016 alle 10:39
Fragilità così ben mascherata!
Altro che mascherata! Dal lusso, dal consumismo, dallo smartfhone ultima generazione, dal chirurgo plastico, dal muro del silenzio, dai mezzi di comunicazione-disinformazione di massa, dall’aridita’ dei cuori……..

References: Art.2280

Art.2281
e contrario

Art.2282

Art.2283

Art.1013
 Art.2280