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Timestamp: 2018-11-20 11:23:49+00:00

Document:
TAR LOMBARDIA - MILANO, SEZ. I - sentenza 10 ottobre 2013 n. 2271 - Pres. Mariuzzo, Est. Gisondi - Lidl Italia S.r.l. (Avv.ti Righetti e Dazzo) c. Comune di San Giuliano Milanese (Avv. Linzola) e Provincia di Milano (n.c.) - (accoglie).
Ha aggiunto la sentenza in rassegna che le citate norme impongono al giudice chiamato a sindacare la legittimità degli atti di pianificazione urbanistica che dispongono limiti o restrizioni all’insediamento di nuove attività economiche in determinati ambiti territoriali, l’obbligo di effettuare un riscontro molto più penetrante di quello che si riteneva essere consentito in passato; e ciò per verificare, attraverso un’analisi degli atti preparatori e delle concrete circostanze di fatto che a tali atti fanno da sfondo, se effettivamente i divieti imposti possano ritenersi correlati e proporzionati a effettive esigenze di tutela dell’ambiente urbano o afferenti all’ordinato assetto del territorio sotto il profilo della viabilità, della necessaria dotazione di standard o di altre opere pubbliche, dovendosi, in caso contrario, reputare che le limitazioni in parola non siano riconducibili a motivi imperativi di interesse generale e siano, perciò, illegittime (sul punto si veda la sentenza 15/3/2013 n. 38 della Corte costituzionale, la quale ha dichiarato la illegittimità costituzionale per contrasto con l’art. 31 del D.L. 201 del 2011 dell’art. 5, commi 1, 2, 3, 4 e 7, e dell'art. 6 della legge della Provincia autonoma di Bolzano 16 marzo 2012, n. 7, perché con essi veniva precluso l’esercizio del commercio al dettaglio in aree a destinazione artigianale e industriale, in assenza di plausibili esigenze di tutela ambientale che potessero giustificare il divieto).
Nel senso di ritenere che l'inutile decorso del termine assegnato dal legislatore statale per l’adeguamento degli ordinamenti regionali e locali ai principi in materia di concorrenza determina la perdita di efficacia di ogni disposizione regionale e locale, legislativa e regolamentare, con essi incompatibili, in forza di quanto sancito dal comma 2 dell’art. 1 della L. 131 del 2003 a mente del quale le disposizioni regionali vigenti nelle materie appartenenti alla legislazione esclusiva statale continuano ad applicarsi fino alla data di entrata in vigore delle disposizioni statali in materia v. in giurisprudenza Cons. Stato, V, 5 maggio 2009, n. 2808,; TAR Toscana, n. 6400/2010; TAR Sicilia - Palermo, n. 6884/2010, TAR Friuli Venezia Giulia, n. 145/2011.
sul ricorso numero di registro generale 308 del 2013, proposto da:
Lidl Italia S.r.l., rappresentata e difesa dagli avv. Cesare Righetti e Giorgio Dazzo nel cui studio in Milano, via F.Lli. Bronzetti, 5 è elettivamente domiciliata
Comune di San Giuliano Milanese, rappresentato e difeso dall'avv. Claudio Linzola nel cui studio in Milano, via Hoepli, 3 è elettivamente domiciliato;
Provincia di Milano, non costituita in giudizio
1. VIOLAZIONE DELL’ART. 11 DEL D. LGS. N. 59/2010, DELL’ART. 3 DEL D.L. 138/2011, DELL’ART. 31 DEL D.L. N. 201/2011, DELL’ART. 1 DEL D.L. N. 1/2012. VIOLAZIONE ART. 41 COST. ILLOGICITA’ MANIFESTA, CARENZA D’ISTRUTTORIA, DIFETTO DI MOTIVAZIONE.
Il provvedimento di diniego contrasterebbe con i principi contenuti nella direttiva 2006/123/CE e nel D.Lgs. n. 59 del 2010 (che ne ha operato il recepimento nell’ordinamento interno) in base ai quali la libertà di iniziativa economica può essere limitata solo per motivi imperativi di interesse generale e attraverso misure proporzionate agli obiettivi perseguiti.
L’atto impugnato si porrebbe, inoltre, in contrasto con le misure di liberalizzazione dei mercati varate dai governi della scorsa legislatura e, segnatamente:
a) con il D.L. n. 138 del 2011 che all’art. 3 aveva assegnato alle amministrazioni il termine di un anno per adeguare i propri ordinamenti al principio secondo cui l’iniziativa e l’attività economica privata sono libere e possono essere vietate solo in funzione della tutela di interessi pubblici primari tassativamente enumerati come la salute, la conservazione delle specie animali, l’ambiente, il paesaggio etc.;
b) con l’art. 31 del D.L. n. 201 del 2011 in base al quale entro un anno dalla sua entrata in vigore regioni ed enti locali avrebbero dovuto recepire nei propri ordinamenti il principio secondo cui l’apertura di nuovi esercizi commerciali non può essere sottoposta a contingenti, limiti territoriali o vincoli di qualsiasi altra natura, salvi solo quelli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente (anche urbano) e dei beni culturali;
c) con l’art. 1 del D.L. n. 1 del 2012, il quale ha disposto l’abrogazione delle norme che pongono divieti e restrizioni alle attività economiche non adeguati o proporzionati alle finalità pubbliche perseguite, nonché delle disposizioni di pianificazione e programmazione temporale con prevalente finalità economica o prevalente contenuto economico che pongono limiti, programmi e controlli non ragionevoli, non adeguati, ovvero non proporzionati rispetto alle finalità pubbliche dichiarate.
Le restrizioni imposte dal Comune di S. Giuliano Milanese all’ apertura di medie strutture di vendita di superficie superiore a 600 mq all’interno dell’ambito urbano consolidato n. 2 non risponderebbero ad alcuna finalità riconducibile ai motivi imperativi di interesse generale menzionati dalle norme sopra richiamate e non sarebbero, in ogni caso, proporzionati agli obiettivi perseguiti qualunque essi siano.
2. ILLOGICITÀ MANIFESTA, CARENZA D’ISTRUTTORIA, DIFETTO DI MOTIVAZIONE, SVIAMENTO DI POTERE, VIOLAZIONE DELL’ART. 41 COST.
Non sarebbe dato comprendere quale possa essere, dal punto di vista urbanistico, la ratio della distinzione tra medie strutture di vendita di 1° livello (da mq. 251 A mq. 600) e strutture di vendita di 2° livello (da mq. 601 e mq. 2500), operata dai criteri di urbanistica commerciale recepiti nel PGT.
In realtà siffatta suddivisione sarebbe stata mutuata dai criteri per il rilascio delle autorizzazioni commerciali per le medie strutture di vendita che l’avrebbero adottata, secondo quanto disponevano le direttive regionali, sulla base di un’analisi del rapporto tra domanda e offerta.
Si tratterebbe, quindi di una disposizione di natura commerciale e non urbanistica che, non avrebbe, quindi, potuto essere collocata nell’ambito di un piano urbanistico a pena dello sviamento dello stesso dalla funzione tipica che gli è stata assegnata dall’ordinamento.
3. ILLOGICITÀ MANIFESTA, PERPLESSITÀ, CARENZA D’ISTRUTTORLV, DIFETTO DI MOTIVAZIONE, VIOLAZIONE ART. 4 COST.
L’irrazionalità della limitazione all’insediamento di medie strutture di vendita con superficie superiore a 600 mq all’interno dell’ambito urbano consolidato n. 2 era stata fatta presente da Lidl al Comune di S. Giuliano Milanese già in sede di osservazioni presentate nel corso del procedimento di formazione del PGT.
La direttiva Bolkestein ha profondamente inciso sullo statuto delle libertà economiche rispetto alle quali, in passato, l’art. 41 Cost. ha costituito un assai debole presidio, consentendo che il loro esercizio potesse essere incondizionatamente subordinato nell’an e nel quomodo a qualunque tipo interesse pubblico assunto dal legislatore (ed a cascata dalla p.a.) ad oggetto di tutela.
La normativa comunitaria prevede, invece, che l’iniziativa economica non possa, di regola, essere assoggettata ad autorizzazioni e limitazioni (specie se dirette al governo autoritativo del rapporto fra domanda ed offerta), essendo ciò consentito solo qualora sussistano motivi imperativi di interesse generale rientranti nel catalogo formulato dalla Corte di Giustizia. La medesima normativa stabilisce, inoltre, che, anche qualora sussistano valide ragioni per adottare misure restrittive della libertà d’impresa, queste debbano essere adeguate e proporzionate agli obiettivi perseguiti.
Il legislatore ha stabilito, infatti, che:
a) ricadono nell’ambito delle limitazioni vietate (salvo la sussistenza di motivi imperativi d’interesse generale) non solo i piani commerciali che espressamente sanciscono il contingentamento numerico delle attività economiche, ma anche gli atti di programmazione che impongano "limiti territoriali" al loro insediamento (artt. 31, comma 1 e 34, comma 3 del D.L. 201/2011)
Le norme sopra menzionate impongono al giudice chiamato a sindacare la legittimità degli atti di pianificazione urbanistica che dispongono limiti o restrizioni all’insediamento di nuove attività economiche in determinati ambiti territoriali, l’obbligo di effettuare un riscontro molto più penetrante di quello che si riteneva essere consentito in passato; e ciò per verificare, attraverso un’analisi degli atti preparatori e delle concrete circostanze di fatto che a tali atti fanno da sfondo, se effettivamente i divieti imposti possano ritenersi correlati e proporzionati a effettive esigenze di tutela dell’ambiente urbano o afferenti all’ordinato assetto del territorio sotto il profilo della viabilità, della necessaria dotazione di standard o di altre opere pubbliche, dovendosi, in caso contrario, reputare che le limitazioni in parola non siano riconducibili a motivi imperativi di interesse generale e siano, perciò, illegittime (sul punto si veda la sentenza 15/3/2013 n. 38 della Corte costituzionale, la quale ha dichiarato la illegittimità costituzionale per contrasto con l’art. 31 del D.L. 201 del 2011 dell’art. 5, commi 1, 2, 3, 4 e 7, e dell'art. 6 della legge della Provincia autonoma di Bolzano 16 marzo 2012, n. 7, perché con essi veniva precluso l’esercizio del commercio al dettaglio in aree a destinazione artigianale e industriale, in assenza di plausibili esigenze di tutela ambientale che potessero giustificare il divieto).
L’Amministrazione intimata ha, però, obiettato che le norme sopra richiamate non potrebbero trovare applicazione nel caso di specie perché sopravvenute rispetto alla disciplina urbanistica e commerciale da essa adottata, la cui efficacia, in difetto di tempestiva impugnazione, non potrebbe più essere rimessa in discussione nell’ambito dei ricorsi riguardanti gli atti applicativi.
Con ciò non vuol negarsi il potere dei comuni di tutelare ambiti particolari come i centri storici (problema estraneo alla presente controversia) o di porre particolari limitazioni in presenza di situazioni di viabilità particolarmente critiche o di assenza di infrastrutture. Ma ciò presupporrebbe delle specifiche analisi relative al’impatto dei flussi di traffico in relazione all’assetto delle rete viaria che il Comune di S. Giuliano Milanese non risulta aver effettuato.
Senza contare poi che Lidl aveva dato la sua disponibilità ad adeguare la dotazione di spazi adibiti a parcheggio in relazione alla nuova superficie di vendita (doc. n. 9 allegato al ricorso) e che la ubicazione della struttura esistente su un asse viario principale non sembra in astratto (e salvo dimostrazione del contrario che il Comune non ha fornito) essere incompatibile con un possibile aumento del flusso di autovetture dirette verso la stessa.
Il procedimento di rinnovo dovrà concludersi entro e non oltre 30 giorni dalla notifica della presente sentenza.
La novità delle questioni trattate giustifica la compensazione delle spese di lite.

References: sentenza 
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 ART. 41
 ART. 4
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