Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-9599-del-13-04-2017
Timestamp: 2020-08-06 10:53:59+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 9599 del 13/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9599 del 13/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 13/04/2017, (ud. 09/03/2017, dep.13/04/2017), n. 9599
sul ricorso 16187-2015 proposto da:
A.G. S.P.A. – C.F. e P.I. 00143780245, in persona del legale
rappresentante pro tempore” elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
DELLA GIULIANA 44, presso lo studio dell’avvocato VITTORIO NUZZACI
all’avvocato GINO ZAMBIANCO;
avverso la sentenza n. 2140/25/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE del VENETO, depositata il 15/12/2014;
Nella controversia concernente l’impugnazione da parte dell’ A.G. s.p.a. della cartella di pagamento, emessa ai sensi DEL D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis e con la quale non veniva riconosciuto un credito di imposta dell’anno precedente, l’Agenzia delle Entrate ricorre, affidandosi a due motivi, nei confronti della contribuente (che resiste con controricorso) e di Equitalia Nord s.p.a. (che non resiste) avverso la sentenza, indicata in epigrafe, con la quale la C.T.R. del Veneto, rigettandone l’appello, aveva confermato la decisione di primo grado rilevando che, alla fattispecie, non fosse applicabile la normativa di cui al D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8 bis per cui non era ammissibile l’eccezione secondo la quale sarebbero decorsi i termini per la presentazione della relativa dichiarazione integrativa. Aggiungeva il Giudice di appello che non era essenziale individuare quale fosse la corretta modalità di rimborso se si riconosce che il credito è effettivo.
1. Rigettate preliminarmente, siccome infondate, le eccezioni di inammissibilità del ricorso sollevate dalla parte privata per essere il ricorso sufficientemente specifico e rispettoso dei dettami di cui all’art. 360 c.p.c., il primo motivo – con il quale si deduce la nullità della sentenza, ex art. 360, comma 1, n. 4, per motivazione meramente apparente ovvero apodittica – è infondato alla luce dei principi statuiti di recente dalle Sezioni Unite di questa Corte con sentenza n. 8053/2014. La sentenza impugnata, seppur succintamente, esplicita le ragioni in fatto ed in diritto che hanno condotto il Giudice di appello alla decisione.
2. Con il secondo motivo si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 445 del 1997, art. 1, comma 5 e del D.P.R. n. 6027 del 1973, art. 38. La censura è infondata alla luce del principio, di recente ribadito, dalle Sezioni Unite di questa Corte (Sentenza n. 13378 del 30/06/2016) secondo cui “In caso di errori od omissioni nella dichiarazione dei redditi, la dichiarazione integrativa può essere presentata non oltre i termini di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43 se diretta ad evitare un danno per la P.A. (D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8), mentre, se intesa, ai sensi del successivo comma 8 bis, ad emendare errori od omissioni in danno del contribuente, incontra il termine per la presentazione della dichiarazione per il periodo d’imposta successivo, con compensazione del credito eventualmente risultante, fermo restando che il contribuente può chiedere il rimborso entro quarantotto mesi dal versamento ed, in ogni caso, opporsi, in sede contenziosa, alla maggiore pretesa tributaria dell’Amministrazione finanziaria”.
Ne consegue, corretta in tal senso, ex art. 348 c.p.c., comma 4, la motivazione della sentenza impugnata il cui dispositivo è conforme a diritto, il rigetto del ricorso.
La novità della soluzione giurisprudenziale induce a compensare integralmente tra le parti le spese di lite.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 36
 art. 2
 art. 360
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 38
 art. 43
 art. 2
 art. 348
 sentenza