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Timestamp: 2019-05-20 07:12:56+00:00

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L’aggregazione all’Ordine cappuccino – Archivio Rubatto
L’aggregazione all’Ordine cappuccino
Le Cappuccine fin dalla fondazione sono state ispirate spiritualmente dai frati Cappuccini, presenti anche nella cittadina di Loano fin dal XVI sec. in un complesso chiesa-convento dedicato a Maria Immacolata. La piccola comunità religiosa era stata voluta dal vescovo di Albenga, mons. Filippo Allegro, in concerto con padre Angelico (Martini) da Sestri Ponente, cappuccino della Provincia ligure, considerati gli aspetti tipici dell’apostolato cappuccino: l’assistenza ai poveri e ai malati (in special modo durante le epidemie) che, unita alla predicazione evangelica popolare, rivolta ai semplici, storicamente li ha resi cultori dell’apostolato sociale e fondatori di associazioni, confraternite e sodalizi con finalità benefiche e assistenziali. Madre Rubatto, subito preposta alla guida della giovane fraternità e, ancor più alla formazione spirituale delle sorelle, fu a sua volta guidata, consigliata e plasmata alla scuola dei Cappuccini presenti a Loano e poi a Genova. Ad essi le prime Costituzioni conferivano il ruolo di Direttore che aveva il compito di: «regolare lo sviluppo e l’andamento morale, disciplinare ed economico» dell’Istituto, di esaminare le postulanti e le novizie per ammetterle alla vestizione o professione, e di accettare una nuova casa o missione. A proposito di quest’ultimo compito enorme sarà l’influenza della scelta dei luoghi per nuove fondazioni o servizi, soprattutto all’inizio legati strettamente alla presenza dei Cappuccini, da cui le Terziarie erano chiamate per la collaborazione nella pastorale. Non meno rilevante per l’Istituto è stato l’impulso dato dai Cappuccini al reclutamento vocazionale che, particolarmente fruttuoso in certe zone della Lombardia (ma si può dire altrettanto in quel di Montevideo e Rosario), costituiva un ricco vivaio di giovani aspiranti Cappuccine. Il documento è conservato nell’ASCG sezione Governo, serie Legislazione, 9.
Introduzione storica al Terz’Ordine regolare francescano
Nessun periodo storico come il XIX secolo ha visto fiorire un così gran numero di istituzioni religiose maschili e femminili del Terz’Ordine regolare francescano per lo più a carattere missionario, ma anche dedite alla cura dei malati, all’assistenza dei poveri, all’educazione della gioventù, alla cura delle chiese e del culto divino, quasi a dimostrare: «che l’eccezionale sviluppo del Terz’Ordine regolare, in uno dei periodi più ufficialmente anticattolici e negatori del sovrannaturale, significa la ricca vitalità del Francescanesimo che prende dal Vangelo, sua regola, la capacità di dare ad ogni secolo le forme di attività spirituale convenienti al secolo stesso»1. Le Terziarie Cappuccine di Loano si inseriscono in questo movimento spirituale e apostolico nel solco della tradizione cappuccina.Leggi di più
L’Ordine dei Frati minori Cappuccini è una delle famiglie religiose del Primo Ordine francescano che, con i Frati Minori e i Frati Conventuali, condivide l’osservanza della Regola di san Francesco. Nato come riforma interna all’Ordine dei Minori ad opera di fra’ Matteo da Bascio e fra’ Ludovico da Fossombrone fu approvato dal papa Clemente VII nel 1528 e in pochi decenni, ispirato e promosso anche dal vasto movimento della Controriforma, ebbe una straordinaria diffusione. Dopo appena un secolo di vita contava quasi 17000 religiosi sparsi in tutta Europa e organizzati in 42 province2. Le prime Costituzioni del 1536 furono rivedute nel 1643 e, dopo l’approvazione di papa Urbano VIII, rimasero in vigore fino al 1909 anno in cui una nuova redazione venne approvata da papa san Pio X; furono ulteriormente riviste e promulgate nel 1925 tenendo conto delle nuove disposizioni del Codice di diritto canonico del 1917. Il testo del 1968, rivisto durante il Capitolo generale ‘speciale’ di quell’anno, rappresenta una vera pietra miliare nel rinnovamento della legislazione fondamentale cappuccina secondo i criteri del Concilio Vaticano II ed è rifluito nelle Costituzioni ufficiali e definitive approvate dalla Santa Sede nel l986. Le Costituzioni cappuccine si basano sostanzialmente sulla Regola di san Francesco che rimane la Magna charta dell’Ordine e lo strutturano gerarchicamente in:
un governo centrale composto dal Ministro generale con il suo definitorio periodicamente eletto;
province rette da un ministro con i rispettivi definitori;
conventi posti sotto la direzione di un guardiano con il suo discretorio3.
Il legame con la Santa Sede (fino al Concilio Vaticano II) era rappresentato da un cardinale detto protettore4.
«La storia delle congregazioni di fratelli e suore Terziari sorti nei secoli XVIII-XX è cominciata col sorgere di nuovi istituti di ‘voti semplici’ con Costituzioni proprie e una gerarchia interna indipendente dall’Ordine di cui chiesero poi l’aggregazione.
Per alcuni secoli i membri di questi istituti vennero aggregati personalmente al Terz’Ordine, fino a quando la Sacra Congregazione per le Indulgenze precisò nei suoi decreti del 1887 e 1893, che nessun religioso di voti perpetui o temporanei poteva essere contemporaneamente membro di un Terz’Ordine. Si veniva così a creare una difficoltà, quella di non poter più godere dei benefici spirituali [le indulgenze] annessi al Terz’Ordine.
Le Normae secundum quas stabilirono che nessun nuovo istituto di terziari/e avrebbe potuto essere approvato se prima non fosse stato aggregato all’Ordine di cui intendeva assumere nome e abito. Veniva dunque a mutare il tipo di aggregazione al Terz’Ordine: se prima era personale, ora era necessaria un’aggregazione collettiva, cioè dell’ente morale costituito dal nuovo istituto e questa facoltà poteva essere concessa solo dalla Sacra Congregazione dei Vescovi e dei Regolari (…) Tra i primi a chiedere la facoltà di aggregare istituti di terziari furono (…) i Cappuccini nel 1906 (…). Il CDC 19175 riconfermò il dettato delle Normae secundum quas precisando che l’aggregazione poteva essere concessa solo dal moderatore generale di un Primo’Ordine»6.
L’Istituto delle Terziarie cappuccine di Loano e l’Ordine dei Frati minori Cappuccini
Con il decreto l’Ordine dei Frati minori Cappuccini nel 1909 aggrega a sé l’Istituto delle Terziarie cappuccine di Loano: «L’aggregazione è l’atto giuridico col quale un Ordine religioso ammette alla partecipazione dei propri diritti liturgici e, per quanto è possibile delle indulgenze, una congregazione religiosa che intende assumere in qualche modo alcune norme ispiratrici della regola del Terz’Ordine e vivere lo spirito che lo anima»7. Leggi di più
Le Terziarie cappuccine fin dalla fondazione sono state ispirate spiritualmente dai frati Cappuccini, assumendo come legislazione a loro propria la Regola del Terz’Ordine8. La piccola comunità religiosa era stata voluta dal vescovo di Albenga, mons. Filippo Allegro, in concerto con padre Angelico da Sestri Ponente del convento dei Cappuccini di Loano, considerati gli aspetti tipici dell’apostolato cappuccino: l’assistenza ai poveri e ai malati (in special modo durante le epidemie) che, unita alla predicazione evangelica popolare, rivolta ai semplici, storicamente li ha resi cultori dell’apostolato sociale e fondatori di associazioni, confraternite e sodalizi con finalità benefiche e assistenziali9.
Le CC 189710 conferivano al Direttore, scelto fra i Cappuccini, il compito di: «regolare lo sviluppo e l’andamento morale, disciplinare, economico»11 dell’Istituto, di esaminare le postulanti e le novizie per ammetterle alla vestizione o professione, e di accettare una nuova casa o missione. Era di competenza del Direttore generale fare la cosiddetta ascolta12 delle singole sorelle aventi diritto di voto nella celebrazione del Capitolo generale13 e partecipare al Capitolo anche come presidente delegato dall’Ordinario14. Il Direttore veniva consultato per l’amministrazione dei beni dell’Istituto e «la Madre generale senza il consenso delle quattro madri Assistenti e del Direttore generale non potrà né vendere, né donare, né comprare, né disporre in modo alcuno dei beni mobili ed immobili della comunità in cose però di grave momento [sic]»15. Queste disposizioni evidenziano quanto fosse preponderante la presenza (e l’influenza) dei Cappuccini non solo nella vita liturgico-sacramentale delle comunità (attraverso la confessione, la direzione spirituale, la predicazione degli Esercizi annuali ecc.), ma anche nello sviluppo dell’Istituto (a causa dell’esame di ammissione ai vari gradi della vita religiosa delle candidate alla vestizione e alla Professione), nel Governo (con l’ascolta delle capitolari, attraverso la quale, anche se indirettamente, potevano influire sulla scelta della Madre generale e delle Assistenti), nella direzione dell’apostolato (con l’accettazione di servizi e presenze) e sotto l’aspetto economico-amministrativo.
Tutto ciò si attenua sensibilmente nella legislazione delle CC 191616 dove il ruolo del Direttore generale non compare più per gli aspetti decisionali e ‘ispettivi’ che sono conferiti all’Ordinario17 (Ministro generale dei Cappuccini o vescovo diocesano). Nel capitolo relativo all’autorità ecclesiastica è anche puntualizzato che: «l’Istituto non è tenuto a rendere conto all’Ordinario della propria amministrazione, salvo quando si trattasse di fondi donati o legati (…) o alla casa a scopo di culto»18. Resta invece fermo l’obbligo (non scritto) da parte dei Provinciali cappuccini della cura spirituale delle Terziarie: essi continuano a nominare i confessori (ordinari e straordinari), i predicatori degli Esercizi spirituali, i cappellani, e a promuovere a favore delle suore l’animazione vocazionale per lo sviluppo del comune carisma.
Il presente decreto è una conferma ufficiale di questo legame ed è significativo che venga dato sette mesi prima del Decretum laudis con cui l’Istituto viene riconosciuto e approvato dalla Santa Sede come Istituto di diritto pontificio19. L'aggregazione e l'appartenenza ad un Ordine di antica origine e di tradizione spirituale consolidata, avvalorata dai rescritti di due differenti Congregazioni, è stato di valido aiuto e sicura garanzia nell’accelerare il riconoscimento giuridico da parte della Santa Sede.
È la Madre generale suor Maria Angelica di san Francesco (Pisano) che ne fa domanda al Ministro generale:
«Reverendissimo P(adre) Generale dei Cappuccini
Noi umili figlie del serafico p(adre) s(an) Francesco, dette Terziarie Cappuccine, qui della provincia di Genova viventi in comunità coi voti religiosi e coll’abito dei Cappuccini, per meglio attendere alla perfezione religiosa per mezzo della partecipazione dei beni spirituali concessi all’Ordine dei Cappuccini, umilmente prostrata ai piedi della p(aternità) v(ostra) r(everendissi)ma, caldamente la supplichiamo a volerci legittimamente aggregare all’Ordine cappuccino, acciocchè possiamo d’ora innanzi godere anche noi di tutte le grazie spirituali delle quali gode quest’Ordine serafico: pregandola in pari tempo a favorirci il documento di questa nostra legittima aggregazione all’Ordine dei Cappuccini, quale memoria e attestato imperituro di una sì segnalata grazia. Pensare di ottenere dalla p(aternità) v(ostra) r(everendissi)ma, un sì grande favore, benediciamo Iddio e il serafico s(anto) padre Francesco e fin d’ora ringraziamo con tutto il cuore la p(aternità) v(ostra) r(everendissi)ma della quale godiamo dirci devotissime figlie in G(esù) C(risto) Terziarie Cappuccine. Suor M(aria) Angelica di s(an) Fran(cesco) Sup(eriora) gen(era)le»20.
L’atto di aggregazione era riservato al moderatore supremo dell’Ordine, in questo caso il Ministro generale, e: «se compiuto in favore di una congregazione religiosa già istituita, di diritto diocesano o pontificio, che fin dalle origini è stata vivificata da correnti o influssi spirituali di un dato Ordine»21, compiva l’inserzione nell’alveo della spiritualità dell’istituto aggregante e ne connotava più specificamente la legislazione e il modus vivendi.
Da rilevare che giuridicamente l’atto di aggregazione «non comporta da parte dell’Ordine alcuna giurisdizione sulla congregazione aggregata, né questa, in virtù dell’aggregazione, si esime dal potere e dall’autorità dell’Ordinario del luogo. Mentre la congregazione accetta di vivere dello spirito dell’Ordine, questo si impegna a dare un aiuto spirituale e, se occorre, l’assistenza morale e il ministero pastorale atti a favorire una vita religiosa coerente con la fisionomia spirituale chiesta»22.
«L’antica prassi concedeva agli istituti aggregati anche la comunicazione a tutte le indulgenze concesse direttamente al I e II Ordine aggregante (Sacra Congregazione delle Indulgenze, 28 agosto 1903; ASS (Acta Apostolicæ Sedis) 36 [1904] 377-8)»23 cioè la partecipazione a tutti i beni spirituali e a tutte le opere meritorie (per soddisfazione e impetrazione) che vengono compiute nella famiglia religiosa aggregante.
Il Ministro generale, in quanto moderatore dell’Ordine, conserva la prerogativa di promulgare l'atto di aggregazione, avvalorato da un rescritto della Sacra Congregazione dei Vescovi e dei Regolari (del 18 novembre 1905) e rendere l'Istituto partecipe delle indulgenze, autorizzato in questo da un precedente decreto della Sacra Congregazione dei Riti.
«Condizioni per l’aggregazione sono:
a. che la congregazione che chiede di essere aggregata deve seguire, almeno nella sostanza, la Regola del Terz’Ordine regolare di san Francesco approvata da Leone XIII (…);
b. gli aggregati non debbono dipendere da una delle altre famiglie del Primo Ordine ossia dai Conventuali e dai Frati minori»24
Le CC 1916 riportano sostanzialmente il contenuto del decreto di aggregazione:
«L’Istituto è legittimamente aggregato all’Ordine dei Frati minori Cappuccini e in forza di questa aggregazione le suore di questo Istituto godono di tutte le indulgenze direttamente concedute per i Sommi pontefici al Primo e Secondo Ordine di san Francesco d’Assisi»25.
Oltre all’originale nell’ASCG sono conservate 16 copie a stampa del decreto (che differiscono dal primo solo nell’apparato grafico) recanti il ‘visto’ della cancelleria arcivescovile di Genova, la firma del cancelliere, l’autentica del timbro a secco in data 12 agosto 1909. Sul retro di una delle stampe c’è la nota a matita (probabilmente del tipografo) che indica le copie da riprodurre: «n° 50».
Queste stampe erano destinate ad ognuna delle Case dell’Istituto quali documenti probanti dell’aggregazione all’Ordine cappuccino. L’autenticazione della Curia arcivescovile di Genova faceva della stessa una figura giuridica terza, testimone del legame tra l'Ordine e l'Istituto nell’eventualità sorgessero controversie tra le parti. Il decreto di aggregazione era considerato a tal punto importante che le Costituzioni del 1928 ne citano il testo sia nell’originale latino che in traduzione.
Edizione diplomatica del Decreto di aggregazione
Traduzione del Decreto di aggregazione
1A. GEMELLI, Il francescanesimo, Milano, 1979, p. 419.
2«Questo progressivo evolversi e affermarsi ovunque è dovuto a molteplici cause tra le quali primeggiano: la loro vita francescana vissuta come testimonianza, l’oculata direzione di saggi e prudenti superiori sotto il benevolo incoraggiamento della Santa Sede; la soave e austera semplicità che li avvicinava ai bisogni e alle esigenza dei popoli sia nelle quotidiane vicende che in tempo di pubbliche calamità; il multiforme apostolato, valido e universale strumento di rinnovamento e di riforma» (MELCHIORRE DA POBLADURA, Cappuccini, in Dizionario degli istituti di perfezione, vol. II, Milano 1977, col. 205).
3Proviene dal termine latino discretus, in senso proprio «in grado di giudicare», assunto soprattutto nell’ambito monastico per indicare i consiglieri del superiore: «Nel diritto dei religiosi il discretorio è il collegio dei discreti (…) il cui compito è di assistere e coadiuvare il superiore nella direzione della comunità» (M. MAYER, Discretorio, in Dizionario degli istituti di perfezione, vol. III, Milano 1977, col. 718).
4«Era un’istituzione giuridica (…) che implicava il mandato, senza potestà di giurisdizione, dato a un cardinale (…) da parte del papa, di aver cura del bene spirituale di una determinata famiglia religiosa (…). Come progetto l’istituzione si deve a san Francesco d’Assisi che prescrive al suo Ordine di chiedere al papa un cardinale che ne sia governatore, protettore e correttore» (A. BONI, Cardinale protettore, in Dizionario degli istituti di perfezione, vol. II, Milano 1977, col. 276).
5Codice di Diritto canonico 1917.
6G. ROCCA, Terz’Ordine Regolare, in Dizionario degli istituti di perfezione, vol. IX, Milano 1977, coll. 1061-1062.
7V. MACCA, Aggregazione, in Dizionario degli istituti di perfezione, vol. I, Milano 1977, col. 150.
8«L’Istituto delle Suore Terziarie Cappuccine (…) riconosce per padre s(an) Francesco d’Assisi di cui professa la Terza Regola secondo la bolla Misericors Dei Filius di s(ua) s(antità) p(a)p(a) Leone XIII» (CC 1897 c. I, § 1).
9Da MELCHIORRE DA POBLADURA, Cappuccini, col. 209.
10Costituzioni dell’8 luglio 1897 dette definitive date da mons. Filippo Allegro, vescovo di Albenga, alle Suore Terziarie Cappuccine.
11CC 1897, c. II, § 2.
12È un termine tipico nell’ambiente monastico-clericale che sta ad indicare una consultazione privata tra l’Ordinario e i singoli membri della comunità religiosa prima della celebrazione del Capitolo elettivo, il cui carattere anche se non sacramentale, richiede la massima segretezza e discrezionalità [n.d.A.].
13CC 1897, c. IX, § 15.
14Ibid., c. IX, §§ 16-19.
15Ibid., c. X, § 9.
16Costituzioni delle Suore Terziarie Cappuccine di Loano del 27 maggio 1916 approvate dalla Santa Sede ad experimentum, Roma 1916.
17Per Ordinari s’intendono i vescovi o i Superiori maggiori degli Istituti clericali di diritto pontificio (da DE PAOLIS, La vita consacrata nella Chiesa, Venezia 2010, p. 142).
18CC 1897, c. II, § 259.
19Cf. nota 8 a p. 8 riguardo al suggerimento del card. Ferrata sul modo di giungere più speditamente al riconoscimento dell’Istituto e all’approvazione delle Costituzioni.
20ASCG, sez. Governo, serie Legislazione, 7, 1v.
21V. MACCA, Aggregazione, col. 150.
22Ibid., col. 151.
23Ib.
24MARIANO D’ALATRI, Cappuccine, in Dizionario degli istituti di perfezione, vol. II, Milano 1977, col. 192.
25CC 1916 par. I c. II, § 4.

References: § 1
 § 2
 § 15
 § 9
 § 259
 § 4