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Timestamp: 2019-06-18 09:42:30+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 20/11/2018, Sentenza n.52133 | AmbienteDiritto.it
RIFIUTI - Rifiuti liquidi (prelevati) da fosse settiche, pozzi neri, vasche imhoff, bagni mobili ecc. - Pulizia manutentiva - Inapplicabilità del c.5 dell'art. 230 TUA - Differenza di codice CER - Artt. 74, 185, 188-ter, 193, 230, 256 D. L.vo n.152/2006.
Tutti i rifiuti liquidi (prelevati) da fosse settiche e/o pozzi neri o comunque serbatoi non connessi mediante apposite condotte alla rete fognaria (o meglio, che non integrano una rete fognaria) non rientrano nella "speciale disciplina introdotta nel 2010 legge n.205, per una fattispecie singola e ben individuata. Ed infatti, a conferma dell'inapplicabilità del comma 5 dell'articolo 230 TUA, è sufficiente considerare che i rifiuti originati dalla "pulizia manutentiva di reti fognarie" hanno un proprio codice CER (20.03.06) distinto rispetto a quello attribuito ai rifiuti da pozzi neri (fanghi da fosse settiche, con CER 20.03.04). Ne consegue che, alla luce delle modalità di formazione dei rifiuti accumulati nei pozzi neri e nelle fosse settiche, nonché delle modalità operative di manutenzione di detti impianti, i rifiuti raccolti nelle vasche suddette non risultano qualificabili come rifiuti da manutenzione ex artt. 183, lett. f) e 266, comma 4 del TUA, poiché non vengono fisicamente prodotti dalle attività manutentive svolte dalle imprese. Né possono essere, considerati ex art. 230, comma 5, del TUA, come rifiuti originati dalla pulizia manutentiva di reti fognarie pubbliche o private. Inoltre, produttore del rifiuto liquido rimane colui il quale ha prodotto il rifiuto liquido (l'insieme dei condomini; il titolare del ristorante ecc. per rimanere ai soggetti indicati — giustamente — come produttori nei FIRR), e l'autospurghista è il raccoglitore/trasportatore del rifiuto liquido.
ACQUA - INQUINAMENTO IDRICO - Gestori delle reti fognarie - Attività manutentiva - Esonero da adempimenti burocratici - Obbligo di tracciare la movimentazione del rifiuto - Discrimen tra scarico e rifiuto liquido - RIFIUTI - Abbandono incontrollato di liquami trasportati su autospurgo.
L'articolo 230, comma 5°, d.lgs. n. 152 del 2006, come novellato ex lege n. 205 del 2010, ha stabilito, al fine di risolvere dubbi interpretativi precedenti e soprattutto esentare i gestori delle reti fognarie da adempimenti burocratici, che "i rifiuti provenienti dalle attività di pulizia manutentiva delle reti fognarie di qualsiasi tipologia ... si considerano prodotti dal soggetto che svolge l'attività manutentiva". Dunque, la novella legislativa ha confermato il discrimen tra scarico e rifiuto liquido e di conseguenza resta valido l'indirizzo che configura il reato di cui all'art. 256 comma secondo del d.lgs. n. 152 del 2006 in caso di abbandono incontrollato di liquami trasportati su autospurgo "in quanto i liquami sono da considerarsi rifiuti allo stato liquido stoccati in attesa di un successivo smaltimento" (Sez. 3, n. 22036 del 9 13/04/2010, Chianura, cit.; Sez. 3, n. 34608 del 25/05/2011, Cannizzo). Sicché, il discrimen tra scarichi e rifiuti liquidi interessa anche le operazioni di trasporto, pertanto, anche i reflui trasportati dall'autospurgo devono sottostare, ai regime dei rifiuti, dovendosi considerare, per le ragioni in precedenza precisate, rifiuti allo stato liquido i liquami trasportati su autospurgo. Ne consegue che, a seguito dell'equiparazione inerente soltanto i reflui e fanghi prelevati dalle fogne, si può costituire presso il manutentore - ritenuto produttore - un deposito temporaneo, quale definito dall'articolo 183 lett. bb ) d.lgs. n. 152 del 2006 come "raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti", onde il manutentore è esonerato dell'obbligo di munirsi di autorizzazione per lo stoccaggio provvisorio. Resta comunque a carico del manutentore l'obbligo di tracciare la movimentazione del rifiuto dal punto di prelevamento alla sua sede e l'obbligo che deriva dall'articolo 110, comma 3, dal momento che, altrimenti, la autospurghista potrebbe raccogliere liquami e fanghi di reti fognarie in ogni parte d'Italia e recapitarli in un solo impianto, condotta vietata anche dall'articolo 182, comma 3, decreto legislativo n. 152 del 2006.
RIFIUTI - Gestione dei rifiuti - Attività di stoccaggio in assenza di autorizzazione - Deposito preliminare o nella messa in riserva di rifiuti - Abbandono incontrollato.
In tema di gestione dei rifiuti, integra il reato di illecita gestione ex art. 256, comma primo, lett. a) del d. Lgs. 152 del 2006 l'attività di stoccaggio, se effettuata in assenza di autorizzazione, posto che la stessa consiste nel deposito preliminare o nella messa in riserva di rifiuti, e, quindi, conformemente anche a quanto dispone la disciplina comunitaria, deve essere considerata un'operazione di smaltimento o di recupero (Cass. Sez. 3, n. 48491 del 13/11/2013, De Sarlo).
RIFIUTI - Scarichi diretti di reflui liquidi e liquami trasportati su autospurgo - Disciplina applicabile.
Dal combinato disposto dell'art. 74, comma 1, lett. ff) - art. 185, comma 2, T.U.A. sono sottratti alla disciplina dei rifiuti, di cui alla parte quarta del T.U.A., soltanto gli scarichi diretti di reflui liquidi, intendendosi per scarico diretto quello che mediante "condotta" immette lo scarico liquido dal luogo di produzione nel corpo ricettore senza soluzione di continuità. Pertanto, integra il reato previsto dall'art. 256, comma secondo, D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, l'abbandono incontrollato (nel caso in esame, stoccaggio) di liquami trasportati su autospurgo, in quanto sono da considerarsi rifiuti allo stato liquido i reflui stoccati in attesa di un successivo smaltimento, fuori del caso delle acque di scarico, ossia quelle oggetto di diretta immissione nel suolo, nel sottosuolo o nella rete fognaria mediante una condotta o un sistema stabile di collettamento (Sez. 3, n. 22036 del 13/04/2010, Chianura).
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Revoca dell'ordinanza ammissiva di testi della difesa resa in difetto di motivazione sulla superfluità della prova.
La revoca dell'ordinanza ammissiva di testi della difesa, resa in difetto di motivazione sulla superfluità della prova, produce una nullità di ordine generale che deve essere immediatamente dedotta dalla parte presente, ai sensi dell'art. 182, comma 2, cod. proc. pen., con la conseguenza che, in caso contrario, essa è sanata (Sez. 6, n. 53823 del 05/10/2017, D.M.). E' stato pure affermato che, in tal caso, il silenzio equivale a rinuncia, con conseguente sanatoria anche ai sensi dell'art. 183, comma primo, lett. a), cod. proc. pen. (Sez. 3, n. 24302 del 12/05/2010).
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Determinazione della pena irrogata al di sotto della media edittale - Motivazione e richiamo al criterio di adeguatezza della pena.
In tema di determinazione della pena, nel caso in cui venga irrogata una sanzione al di sotto della media edittale, non è necessaria una specifica e dettagliata motivazione da parte del giudice, essendo sufficiente il richiamo al criterio di adeguatezza della pena, nel quale sono impliciti gli elementi di cui all'art. 133 cod. pen. (Sez. 4, n. 46412 del 05/11/2015, Scaramozziono).
(dich. inammissibile il ricorso avverso sentenza del 31-10-2014 - TRIBUNALE DI FIRENZE) Pres. CAVALLO, Rel. DI NICOLA, Ric. Visani
udito il Procuratore Generale in persona del dott. Paola Filippi che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso;
udito per il ricorrente l'avvocato Adriano Saldarelli che ha concluso per l'accoglimento del ricorso.
1. Massimo Visani ricorre per cassazione impugnando la sentenza indicata in epigrafe con la quale il tribunale di Firenze lo ha condannato alla pena di 15.000 euro di ammenda per il reato di cui dall'articolo 256 primo comma, lettera a), d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 in relazione all'articolo 81, cpv., del codice penale, per avere, nella sua qualità di legale rappresentante della ditta "Visani Spurgo Sri", effettuato in 42 occasioni, nel periodo compreso fra settembre e dicembre 2010, su autocarri della propria ditta, uno stoccaggio non autorizzato di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da "fanghi delle fosse settiche" CER 20.03.04, in assenza della prescritta autorizzazione, in quanto gli stessi venivano stoccati per un lasso di tempo superiore alle quarantotto ore previste e consentite dall'art. 193, comma 11 0 , del d.lgs. n. 152 del 2006.
2. Per l'annullamento dell'impugnata sentenza il ricorrente, tramite il difensore, articola quattro motivi di gravame, qui enunciati, ai sensi dell'articolo 173 delle disposizioni di attuazione al codice di procedura penale, nei limiti strettamente necessari per la motivazione.
2.1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta l'inosservanza di norme processuali stabilite a pena di nullità (articolo 606, comma 1, lettera c), del codice di procedura penale).
Assume che, con la lista testi tempestivamente depositata, aveva indicato due testimoni, i signori Luca Zeroni e Carla Innocenti, i quali nelle rispettive qualità di operaio, il primo, e di impiegata, la seconda, della Visani Spurgo srl, avrebbero potuto riferire "su prassi e modalità operative nel trasporto e nello stoccaggio dei liquami destinati allo smaltimento ed, in particolare, su quanto a loro conoscenza circa i trasporti effettuati nell'arco temporale di cui al capo d'imputazione [nonché] su ogni altra circostanza utile all'accertamento dei fatti di cui all'imputazione".
Con ordinanza del 11 dicembre 2012, il Giudice di primo grado ammetteva tutte le prove richieste dalle parti e rinviava per l'audizione dei soli testi del P.M.. All'udienza del 31 ottobre 2014, dopo l'escussione del teste di Polizia Giudiziaria, il Tribunale revocava le prove testimoniali richieste dalla difesa, adducendone la superfluità, atteso che la prova della sussistenza delle condotte ascritte sarebbe "indiscutibile" e che "l'unica esimente configurabile è quella del guasto dell'automezzo, ma nessuna delle fonti di prova orale era stata indicata in tale senso dalla difesa, né tale fatto è stato provato altrimenti".
Obietta il ricorrente che il tribunale avrebbe, in questo modo, aprioristicamente circoscritto il novero delle esimenti rilevanti nella vicenda de qua a quella del "guasto dell'automezzo", salvo poi ritenere non conferente con tale ipotetica circostanza il testimoniale indotto, che avrebbe potuto riferire, tra le altre cose, "su quanto a loro conoscenza circa i trasporti effettuati nell'arco - temporale di cui al capo d'imputazione".
Ai sensi della disposizione citata, entrata in vigore in concomitanza con i fatti contestati, "i rifiuti provenienti dalle attività di pulizia manutentiva delle reti fognarie di qualsiasi tipologia, sia pubbliche che asservite ad edifici privati, si considerano prodotti dal soggetto che svolge l'attività di pulizia manutentiva.
Tali rifiuti potranno essere conferiti direttamente ad impianti di smaltimento o recupero o, in alternativa, raggruppati temporaneamente presso la sede o unità locale del soggetto che svolge l'attività di pulizia manutentiva. I soggetti che svolgono attività di pulizia manutentiva delle reti fognarie aderiscono al sistema SISTRI ai sensi dell'articolo dell'art. 188-ter, comma 1, lettera f). Il soggetto che svolge l'attività di pulizia manutentiva e' comunque tenuto all'iscrizione all'Albo dei gestori ambientali, prevista dall'articolo 212, comma 5, per lo svolgimento delle attività di raccolta e trasporto di rifiuti".
Ne deriva che per tali tipologie di attività il Legislatore ha introdotto un regime speciale, anch'esso derogatorio rispetto a quello ordinario, con la conseguenza che il fatto non è previsto dalla legge come reato.
2.3. Con il terzo motivo il ricorrente denuncia l'inosservanza o l'erronea applicazione di norme di cui si deve tenere conto dell'applicazione della legge penale in relazione agli articoli 193, comma 11, 183, comma 1, lettera aa), decreto legislativo 152 del 2006, sul rilievo che l'imputato doveva essere assolto per insussistenza del fatto.
E' evidente quindi che l'indicazione normativa delle 48 ore non è prevista dal legislatore come "limite temporale" per ogni trasporto, ma come tempo massimo per ogni stazionamento/sosta. Il sistema sanzionatorio sarebbe finalizzato a prevenire comportamenti fraudolenti che si potrebbero riconnettere a depositi prolungati di rifiuti liquidi, non già ad ostacolare le normali prassi gestionali del trasporto.
2. Procedendo all'esame del primo motivo, di natura processuale, osserva il Collegio come, sia dopo la pronuncia dell'ordinanza e sia in sede di discussione finale, la parte interessata non ha dedotto la nullità del provvedimento di revoca dell'ammissione dei testi.
Il Tribunale, come si evince dal testo della decisione impugnata, ha affermato che la prova - oltre ogni ragionevole dubbio, della penale responsabilità dell'imputato per le contestate condotte di stoccaggio illecito dei rifiuti speciali, costituti dal trasporto dei fanghi di fosse settiche, e permanenza temporanea nella sede dell'azienda Visani Spurgo Srl - è stata desunta dal tempo che è intercorso tra il prelevamento dei liquami/fanghi da fosse settiche ed il successivo conferimento presso l'impianto autorizzato al trattamento di quei rifiuti speciali, giacché la ditta Visani era autorizzata a raccogliere tali rifiuti per conferirli nell'impianto di smaltimento, mentre non era autorizzata allo stoccaggio temporaneo.
Il Tribunale ha, infatti, chiarito di essere pervenuto alla predetta conclusione sulla base della deposizione del teste Baldassarri e della copiosa documentazione acquisita e da costui esaminata ed illustrata, traendo da ciò la prova che tra il prelevamento e il conferimento trascorrevano tre/cinque giorni o addirittura sei (da un minimo di 67 ore ad un massimo di 287 ore), come è stato desunto dai n. 42 FIRR e dal Registro di carico/scarico dell'autospurghista, giacché dopo il prelievo fatto con un'autobotte, il carico veniva riversato in altro automezzo della ditta. Il Tribunale ha sottolineato come tale modalità di esecuzione dell'attività di trasporto, in realtà interrotta con conseguente stazionamento prolungato dei rifiuti speciali presso l'impianto della ditta Visani, contrastasse con la prescrizione stabilita dall'articolo 190 (recte 193), comma 12°, il quale consente lo stazionamento dell'automezzo e le soste tecniche al massimo per 48 ore, con la conseguenza che soltanto in tali ipotesi non si configura lo stoccaggio temporaneo. Fuori da queste deroghe, trova applicazione la disciplina ordinaria che sottopone lo stoccaggio - quale attività che rientra tra quelle di gestione dei rifiuti) alla preventiva autorizzazione.
Nel conseguire tale approdo, il Tribunale si è attenuto a quanto affermato dalla giurisprudenza di legittimità la quale ha chiarito, in via generale, che, in tema di gestione dei rifiuti, integra il reato di illecita gestione ex art. 256, comma primo, lett. a) del d. Lgs. 152 del 2006 l'attività di stoccaggio, se effettuata in assenza di autorizzazione, posto che la stessa consiste nel deposito preliminare o nella messa in riserva di rifiuti, e, quindi, conformemente anche a quanto dispone la disciplina comunitaria, deve essere considerata un'operazione di smaltimento o di recupero (Sez. 3, n. 48491 del 13/11/2013, De Sarlo, Rv. 257999).
3. Il ricorrente obietta (secondo motivo) che il Tribunale avrebbe disatteso la disposizione di cui al quinto comma dell'articolo 230 T.U.A. in forza del quale "i rifiuti provenienti dalle attività di pulizia manutentiva delle reti fognarie di qualsiasi tipologia, sia pubbliche che asservite ad edifici privati, si considerano prodotti dal soggetto che svolge l'attività di pulizia manutentiva. Tali rifiuti potranno essere conferiti direttamente ad impianti di smaltimento o recupero o, in alternativa, raggruppati temporaneamente presso la sede o unità locale del soggetto che svolge l'attività di pulizia manutentiva. I soggetti che svolgono attività di pulizia manutentiva delle reti fognarie aderiscono al sistema SISTRI ai sensi dell'articolo dell'art. 188-ter, comma 1, lettera f). Il soggetto che svolge l'attività di pulizia manutentiva e' comunque tenuto all'iscrizione all'Albo dei gestori ambientali, prevista dall'articolo 212, comma 5, per Io svolgimento delle attività di raccolta e trasporto di rifiuti".
Dunque, come sarà più chiaro in seguito, la novella legislativa ha confermato il discrimen tra scarico e rifiuto liquido e di conseguenza resta valido l'indirizzo che configura il reato di cui all'art. 256 comma secondo del d.lgs. n. 152 del 2006 in caso di abbandono incontrollato di liquami trasportati su autospurgo "in quanto i liquami sono da considerarsi rifiuti allo stato liquido stoccati in attesa di un successivo smaltimento" (Sez. 3, n. 22036 del 9 13/04/2010, Chianura, cit.; Sez. 3, n. 34608 del 25/05/2011, Cannizzo, non mass.).
Per queste ragioni, il Tribunale ha concluso nel senso che della novella non poteva giovarsi l'imputato, sul fondamentale rilievo che la ditta Autospurgo Visard compiva un'attività coompletamente differente da quella del produttore e su contenitori non assimilabili alla rete fognaria.
Occorre, infatti, ribadire che la modifica dell'articolo 230, comma 5°, riguarda la pulizia delle reti fognarie, pubbliche o private, cioè quelle infrastrutture definite nell'articolo 74 della parte terza T.U.A. come "un sistema di condotte per la raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane", cioè convogliamenti fissi che collegano direttamente il luogo di produzione con la rete fognaria urbana e che ricevono gli scarichi in essa recapitanti.
Tutto ciò precisato, il Tribunale ha ritenuto che l'imputato, legale rappresentante della ditta di autospurgo, aveva effettuato non solo il trasporto dei liquami prelevati dai pozzi neri (attività cui era autorizzato) ma, anziché conferirli immediatamente presso l'impianto (a Prato), li ha trattenuti per diversi giorni (come documentato nei FIRR che indicano il giorno di prelievo e quello di conferimento) nelle autobotti presso la sua sede, ed in ciò consistendo lo stoccaggio provvisorio, per il quale Visani non era autorizzato.
Pertanto, tutti i rifiuti liquidi (prelevati) da fosse settiche e/o pozzi neri o comunque serbatoi non connessi mediante apposite condotte alla rete fognaria (o meglio, che non integrano una rete fognaria) non rientrano nella "speciale disciplina introdotta nel 2010, per una fattispecie singola e ben individuata. Ed infatti, a conferma dell'inapplicabilità del comma 5 dell'articolo 230 TUA., è sufficiente considerare che i rifiuti originati dalla "pulizia manutentiva di reti fognarie" hanno un proprio codice CER (20.03.06) distinto rispetto a quello attribuito ai rifiuti da pozzi neri (fanghi da fosse settiche, con CER 20.03.04). Ne consegue che, alla luce delle modalità di formazione dei rifiuti accumulati nei pozzi neri e nelle fosse settiche, nonché delle modalità operative di manutenzione di detti impianti, i rifiuti raccolti nelle vasche suddette non risultano qualificabili come rifiuti da manutenzione ex artt. 183, lett. f) e 266, comma 4 del TUA, poiché non vengono fisicamente prodotti dalle attività manutentive svolte dalle imprese. Né possono essere, per le ragioni in precedenza espresse, considerati ex art. 230, comma 5, del TUA, come rifiuti originati dalla pulizia manutentiva di reti fognarie pubbliche o private.
4. Neppure centrata è l'obiezione formulata dal ricorrente (terzo motivo) secondo la quale il Tribunale avrebbe male interpretato la disposizione di cui all'articolo 193, comma 12, TUA secondo cui la fattispecie sanzionatoria dello stoccaggio non autorizzato ex articolo 256, comma 1, può ritenersi integrata solo a seguito dell'accertamento in concreto che gli stazionamenti dei veicoli e/o le soste tecniche per le operazioni di trasbordo "superino le 48 ore", dove l'indicazione normativa delle 48 ore non è prevista dal legislatore come "limite temporale" per ogni trasporto, ma come tempo massimo per ogni stazionamento/sosta, con la conseguenza che la sentenza impugnata sarebbe erronea laddove ha ritenuto che la condotta sanzionata sia quella del trasporto di rifiuti con durata superiore alle 48 ore, operando una indebita equiparazione tra il limite temporale concesso per gli stazionamenti ed il tempo totale impiegato per il trasporto.
Il Tribunale non ha affatto operato una indebita equiparazione tra il limite temporale concesso per gli stazionamenti ed il tempo totale impiegato per il trasporto ravvisando reato per il solo fatto di aver rimproverato al ricorrente l'impiego, per ogni trasporto, di un tempo superiore alle 48 ore per arrivare a destino, laddove la fattispecie renderebbe illeciti soltanto gli stazionamenti e/o le soste superiori a tale limite, circostanza che non sarebbe stata mai integrata nella specie.
Come in precedenza evidenziato, il Tribunale ha affermato che la prova che tra il prelevamento e il conferimento trascorrevano tre/cinque giorni o addirittura sei (da un minimo di 67 ore ad un massimo di 287 ore, ossia per un lasso temporale, ovunque sia stata svolta la sosta, nettamente superiore alle quarantotto ore), come é stato, desunto dai n. 42 FIRR e dal Registro di carico/scarico dell'autospurghista, giacché dopo il prelievo fatto con un'autobotte, il carico veniva riversato in altro automezzo della ditta.
Il Tribunale ha sottolineato come tale modalità di esecuzione dell'attività di trasporto, in realtà interrotta con conseguente stazionamento prolungato dei rifiuti speciali presso l'impianto della ditta Visani, contrastasse con la prescrizione stabilita dall'articolo 190 (recte 193), comma 12°, il quale consente lo stazionamento dell'automezzo e le soste tecniche al massimo per quarantotto ore.
Ne deriva che l'assunto del ricorrente è manifestamente infondato e, peraltro, il presupposto di partenza e fondamentalmente errato. Egli lamenta che il Tribunale avrebbe sbagliato nel ritenere inapplicabile la disposizione derogatoria di cui all'articolo 193, comma 12, TUA, ma detta disposizione, proprio perché prevede una eccezione alla regola generale - consentendo che la sosta durante il trasporto non equivale, alle condizioni dettagliatamente indicate nella predetta disposizione normativa, a stoccaggio - richiede che detta sosta sia dettata da esigenze di trasporto e non superi le quarantotto ore, escludendo dal computo i giorni interdetti alla circolazione, con la conseguenza che l'onere di allegazione e prova, per potersi avvalere della deroga, spetta alla parte che la invoca, la quale deve introdurre nel processo e provare non soltanto l'esistenza delle condizioni (che si tratti cioè di sosta durante il trasporto di rifiuti caricati per la spedizione all'interno dei porti, degli scali ferroviari ecc.) ma anche che le soste tecniche siano state dettate da esigenze di trasporto e che le stesse non abbiano superato le quarantotto ore.
Dette situazioni sono state peraltro motivatamente escluse dal Tribunale il quale ha anche precisato che, non essendo il Visani autorizzato allo stoccaggio temporaneo, non sarebbe scriminata la condotta neanche quando il prelievo dei liquami ed il successivo conferimento all'impianto di smaltimento/recupero fosse stato ritardato dal fatto che il trasporto doveva essere interrotto nei giorni in cui era vietata la circolazione dei mezzi superiori a 7,5 tonnellate o per altre cause, giacché il divieto di circolazione non riguarda i mezzi autospurgo, come prescrive l'articolo 3 del Decreto Ministeriale N. 204 T del 14/12/2007 (Ministero dei Trasporti).
6. Sulla base delle precedenti considerazioni, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile e ciò comporta l'onere per il ricorrente, ai sensi dell'articolo 616 codice di procedura penale, di sostenere le spese del procedimento.
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References: Sentenza 
 art. 230
 art. 256
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 articolo 256
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