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Timestamp: 2020-06-01 06:10:56+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7758 del 27/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7758 del 27/03/2017
Cassazione civile, sez. un., 27/03/2017, (ud. 24/01/2017, dep.27/03/2017), n. 7758
sul ricorso 7664-2016 proposto da:
avverso la sentenza del CONSIGLIO DI STATO, depositata il 15/09/2015;
udito l’Avvocato Luca AGLIOCCHI;
che ha concluso chiedendo l’inammissibilità, in subordine rigetto
1. Con ricorso al Tar alcuni soggetti risultati idonei ma non vincitori nell’ambito di una graduatoria approvata il 10.7.2014 relativa al bando di concorso per il reclutamento di 26 sottotenenti del ruolo speciale dell’Arma dei Carabinieri lamentavano che il 24 ottobre era stato bandito altro concorso per la nomina di ulteriori 26 sottotenenti senza il dovuto scorrimento della graduatoria. Il Tar del Lazio accoglieva il ricorso annullando il nuovo bando; il Consiglio di Stato con sentenza del 15.9.2015 accoglieva il ricorso del Ministero della Difesa. Il Consiglio di Stato osservava che l’Adunanza plenaria con sentenza del 28 Luglio 2011, n. 14/2011 aveva effettivamente affermato che la regola generale da seguirsi era quella dell’utilizzazione della graduatoria degli idonei essendo obbligo per l’Amministrazione di motivare una scelta opposta. Tale prevalenza però non era assoluta ed incondizionata esistendo delle ipotesi in cui, comunque, era pienamente giustificabile la scelta di procedere ad una nuova procedura concorsuale fra cui rientravano quelle in cui speciali disposizioni legislative impongono una precisa cadenza periodica del concorso collegata anche a peculiari meccanismi di progressione delle carriere tipiche di determinati settori del personale pubblico; si trattava in sostanza anche delle ordinarie procedure concorsuali programmate con cadenze pressochè annuali per le esigenze operative ed organizzative dell’Arma. Per i casi in cui, invece, vi fossero immediate esigenze della singola Forza Armata di assumere personale il principio di scorrimento si saldava con l’interesse dell’Amministrazione; il Consiglio di Stato ricordava nel provvedimento impugnato anche altri casi (negli ordinamenti settoriali delle varie Forze Armate) in cui il principio prima ricordato doveva cedere a quello della necessità di un nuovo concorso. Nel caso di specie si osservava che era doverosa la scelta del nuovo concorso; i criteri di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001 e del D.L. n. 101 del 2013 circa il reclutamento del personale, le modalità di svolgimento delle procedure selettive ed il periodo di validità delle graduatorie non erano immediatamente applicabili all’Arma dei Carabinieri disciplinata da specifiche normative come il D.Lgs. n. 66 del 2010 che circoscriveva l’utilizzazione delle graduatorie scoperte e stabiliva il limite di durata di un anno. Tale normativa rendeva evidente l’intento del legislatore di preferire l’indizione di un nuovo concorso, così come l’art. 688, comma 7 Codice dell’ordinamento militare. Tale preferenza peraltro era strumentale anche alla verifica dell’idoneità del possesso dell’età e dell’efficienza fisica e del profilo psico-attitudinale. Inoltre la normativa militare indicava l’esigenza di una previsione ciclica delle esigenze di personale. Pertanto una preferenza per una nuova procedura concorsuale risultava chiara da questo complesso normativo e rientrante nel caso di “particolari meccanismi di progressione nelle carriere di determinati settori del personale pubblico” (che per l’Arma dei Carabinieri avvenivano annualmente), come stabilito della sentenza dell’adunanza plenaria del 2011 già citata.
2. Per la cassazione propongono ricorso 18 persone già ricorrenti in sede amministrativa con un motivo; resiste con controricorso il Ministero della Difesa.
1. Con il motivo proposto si allega la violazione ex art. 360 c.p.c., n. 1 e dell’art. 362 c.p.c., comma 1 per superamento dei limiti esterni della giurisdizione. Eccesso di potere giurisdizionale per invasione della sfera di attribuzioni riservata al legislatore mediante esercizio di attività di produzione normativa che non gli compete con riferimento agli artt. 103 e 113 Cost. Il Consiglio di Stato aveva creato una norma inesistente non rinvenibile nell’ordinamento e segnatamente in quello militare.
2. Il motivo appare inammissibile in quanto la sentenza impugnata ha seguito un diverso ragionamento rispetto a quello denunciato nel motivo: si è richiamato l’indirizzo di cui alla decisione del 2011 dell’Adunanza plenaria già ricordato (che nel motivo in realtà non viene contestato) per cui il principio dell’utilizzabilità della graduatorie non esaurite non è assoluto ma suscettibile di deroghe in ragioni di comprovate ed obiettive esigenze dell’Amministrazione e si è affermato che il sistema di regole vigenti per l’Arma dei Carabinieri e, più in generale, per il settore delle Forze Armata indicava una chiara opzione (salvo ragioni particolari di urgenza nel coprire i posti vaganti) per l’indizione di nuovi concorsi per la copertura dei posti, tenuto conto anche della cadenza annuale delle valutazioni finalizzate alla progressione della carriera all’interno dell’Arma che mal si concilia con una diversa cadenza di indizione dei concorsi e per l’esigenza di verificare l’attualità del possesso dei requisiti inerenti l’età, l’efficienza fisica ed il profilo psico-attitudinale che devono avere necessariamente il carattere di attualità. Pertanto il Consiglio di Stato non ha “creato” una norma inesistente ma l’ha correttamente ricavata da una valutazione sistematica dell’ordinamento settoriale militare (e di quello vigente per l’arma dei Carabinieri) alla luce dei principi generali sulla derogabilità del criterio dello scorrimento delle graduatorie non esaurite in presenza di interessi ed esigenze obiettive e razionali della Pubblica Amministrazione, orientamento che nel motivo non viene revocato in dubbio. Pertanto deve escludersi che vi sia stato alcuna invasione della sfera di attribuzioni riservata al legislatore.
3. Le spese di lite del giudizio di legittimità – liquidate come al dispositivo – seguono la soccombenza.
4. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti, come da dispositivo.
Dichiara l’inammissibilità del ricorso; condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 7.000,00 per compensi oltre spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 art. 13