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definizione di modelli operativi
PubblicatoAmbra Meloni
Presentazione sul tema: "definizione di modelli operativi"— Transcript della presentazione:
definizione di modelli operativi NORMATIVA IN MATERIA DI .TUTELA DELL’AMBIENTE definizione di modelli operativi attraverso l’analisi di casi di studio . NORMATIVA SUI RIFIUTI appunti e riferimenti normativi a cura di: Ten. Alberto Casoni Carpegna li 1^ dicembre 2006
ELEMENTI DI ECOLOGIA E SICUREZZA AMBIENTALEECOLOGIA:	Scienza che ha per oggetto di studio i rapporti intercorrenti tra gli esseri viventi e l’ambiente: umano; animale; vegetale; urbano; marino. AMBIENTE: Spazio e complesso delle condizioni fisico-biologiche che consentono la vita di un ecosistema. (tutela, salvaguardia dell’ambiente, la protezione di un territorio da ogni tipo di inquinamento e manomissione) ECOSISTEMA: Unità ecologica costituita dalla condizione di equilibrio delle relazioni viventi e l’ambiente chimico-fisico in cui si trovano.
ELEMENTI DI ECOLOGIA E SICUREZZA AMBIENTALERIFIUTO: Eliminazione di qualcosa perché inutilizzabile o dannoso (ciò che viene scartato) o si presenta come residuo inutilizzabile di lavorazioni di processi organici. (rifiuti industriali, organici, tossici, radioattivi) RACCOLTA DI RIFIUTI: Raccolta di: materiali di scarto; sostanze di scarto; merce di scarto; acque di rifiuto (percolato); acque di processo; acque di scolo; ecc.. RICICLABILE:	Che si può riutilizzare. (riciclare carta, vetro, ferro, ecc.). RICICLARE:	Sottoporre una sostanza a trattamento che ne consente l’utilizzo in un nuovo ciclo produttivo. RICICLAGGIO:	Riutilizzazione dei prodotti (materiali di scarto, rifiuti, ecc.). Reimpiego di risorse provenienti da altre attività o destinazioni.
ELEMENTI DI ECOLOGIA E SICUREZZA AMBIENTALEPrevenzione, eliminazione parziale o totale di danni, pericoli, rischi (condizione di essere al sicuro) (dare garanzie). INQUINAMENTO: Alterazione, contaminazione di un ambiente di una sostanza, indotte da cause esterne, dall’opera dell’uomo. INQUINARE: Guastare corrompere un ambiente naturale con sostanze nocive o con sporcizia alterandone l’equilibrio.
ELEMENTI DI ECOLOGIA E SICUREZZA AMBIENTALESMALTIMENTO:	Eliminazione, evacuazione. SMALTIRE:	Eliminare sostanze. RECUPERO: Riutilizzazione, rivalorizzazione (recupero di materiali che possono essere riutilizzati in un nuovo ciclo produttivo).
ELEMENTI DI ECOLOGIA E SICUREZZA AMBIENTALE- ACQUE - TERRA : (Pianeta)	il 70% del territorio terrestre è coperto da acque; ACQUE SALATE: l’80% delle acque della terra sono salate; ACQUE DOLCI: (Fiumi, laghi, sorgenti)	il 20% delle acque della terra sono dolci (utilizzabili dall’uomo per gli usi domestici).
ELEMENTI DI ECOLOGIA E SICUREZZA AMBIENTALE- ACQUE - Le acque di scarico si dividono in : ACQUE DI SCARICHI DOMESTICI: Quelle derivanti dai nuclei abitativi, meteoriche, urbane, ecc.. ACQUE PROVENIENTI DA SCARICHI ASSIMILATI: Quelle che presentano caratteristiche qualitative equivalenti, nonché le acque reflue provenienti da: imprese dedite esclusivamente alla coltivazione del fondo e della silvicoltura ; imprese dedite ad allevamento di bestiame che dispongono di almeno un ettaro di terreno agricolo funzionalmente connesso con le attività di allevamento e di coltivazione del fondo, per ogni 340 Kg di azoto presenti negli effluenti di a allevamento al netto delle perdite di stoccaggio e distribuzione; imprese dedite alle attività di cui alle lett. a) e b) che esercitano anche attività di trasformazione o di valorizzazione della produzione agricola; impianti di acquicoltura e di piscicoltura che diano luogo a scarico e si caratterizzino per una densità di allevamento pari o inferiore ad un Kg per m2 di specchio d’acqua; (sanzione amministrativa) ACQUE DI SCARICO PROVENIENTI DA INSEDIAMENTO PRODUTTIVO: Quelle derivanti da attività produttive (industria, artigiani, ecc.) che contengono sostanze diverse da quelle del ciclo abitativo. (sanzione penale)
DEFINIZIONE DI RIFIUTOD.P.R. 915/82 Per rifiuto si intende qualsiasi sostanza od oggetto derivante da attività umane o da cicli naturali, abbandonato o destinato all’abbandono. D.Lgs. 22/97 Qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell’allegato “A” e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi. D.Lgs 152/2006 Qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell’allegato “A” alla parte quarta del presente decreto e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi.
IL CONCETTO DEL DISFARSI NELLE TRE DIVERSE PREVISIONIIn base alla definizione sopra esposta, abbiamo dunque che l’appartenenza di una sostanza alla categoria dei rifiuti deriva dal fatto che essa rispetti, in primo luogo, la condizione prevista nella definizione stessa; “si disfi” il fatto appare sostanzialmente oggettivo. Il soggetto, infatti, si disfa materialmente della sostanza e dunque l’azione e la conseguenza sono chiare nella loro oggettività storica e dinamica; “abbia deciso di disfarsi” Quando sussiste l’ipotesi dimostrata che il detentore ha realmente deciso di disfarsi del rifiuto? L’interpretazione del relativo principio appare rilevante soprattutto in sede di controllo, giacché, soprattutto nelle violazioni penalmente sanzionate, l’onere della prova incombe sull’organo di vigilanza e dunque deve essere quest’ultimo a dimostrare che quel soggetto aveva deciso di disfarsi del rifiuto. “abbia l’obbligo di disfarsi” Atteso che l’obbligo del disfarsi non può che derivare da una fonte normativa e/o regolamentare oppure da un provedimento specifico e selettivo della pubblica amministrazione. L’individuazione dell’obbligo e del bene materiale oggetto dello stesso sembra rivestire anche in questa ipotesi caratteri sostanzialmente oggettivi e predeterminati.
DEFINIZIONE DI RIFIUTOart. 183 Qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell’allegato “A” e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi. ...omissis... SOTTOPRODOTTO I prodotti dell’attività dell’impresa che, pur non costituendo l’oggetto dell’attività principale, scaturiscono in via continuativa dal processo industriale dell’impresa stessa e sono destinati ad un ulteriore impiego o al consumo. Non sono soggetti alle disposizioni di cui alla parte IV^ del presente decreto i sottoprodotti di cui l’impresa non si disfi, non sia obbligata a disfarsi e non abbia deciso di disfarsi ed in particolare i sottoprodotti impiegati direttamente dall’impresa che li produce o commercializzati a condizioni economicamente favorevoli per l’impresa stessa direttamente per il consumo o per l’impiego, senza la necessità di operare trasformazioni preliminari in un successivo processo produttivo; per trasformazione preliminare si intende qualsiasi operazione che faccia perdere al sottoprodotto la sua identità, ossia le caratteristiche merceologiche di qualità e le proprietà che esso già possiede, e che si rende necessaria per il successivo impiego in un processo produttivo o per il consumo.
CIRCOLARE MINISTRO DELL’AMBIENTE28/06/1999 L’obbligo di conformare alla disciplina del Decreto Lgs. 5/02/1997, le attività che in base alle leggi statali e regionali risultano escluse dal regime dei rifiuti, ivi compreso l’utilizzo dei materiali e delle sostanze individuate nell’allegato 1 al D.M. 5/09/1994, riguarda solo quei materiali compresi nel suddetto allegato che soddisfano la definizione di rifiuto. I materiali, le sostanze e gli oggetti originate dai cicli produttivi o di preconsumo, dei quali il detentore non si disfi, non abbia l’obbligo o l’intenzione di disfarsi e che quindi non conferisca a sistemi di raccolta o trasporto dei rifiuti, di gestione di rifiuti ai fini del recupero o dello smaltimento, purché abbiano le caratteristiche delle materie prime secondarie indicate dal D.M. 5/02/1998 e siano direttamente destinate in modo oggettivo ed effettivo all’impiego in un ciclo produttivo, sono sottoposti al regime delle materie prime e non a quello dei rifiuti.
DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 Parte III^ SCARICO Art. 74Definizioni …omissis… ff) Qualsiasi immissione di acque reflue in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione. Sono esclusi i rilasci di acque previsti dall’art (DIGHE) Decreto Leg.vo 3 aprile 2006 n. 152 Parte IV^ Art. 183 aa) Scarichi idrici: qualsiasi immissione di acque reflue in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione.
Utilizzazione agronomicaDECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 Parte III^ Art. 112 Utilizzazione agronomica Fermo restando quanto previsto dall’art. 92 per le zone vulnerabili e dal decreto legislativo 18 febbraio 2005 n. 59, per gli impianti di allevamento intensivo di cui al punto 6.6. dell’allegato 1 al predetto decreto l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, delle acque di vegetazione dei frantoi oleari sulla base di quanto previsto dalla L. 11 novembre 1996 n. 574, nonché delle acque reflue provenienti dalle aziende di cui all’art. 101, così come individuate in base al decreto del Ministero delle politiche agricole e forestali di cui al comma 2, è soggetta a comunicazione all’autorità competente ai sensi dell’art. 75 del presente decreto. Le regioni disciplinano le attività di utilizzazione agronomica di cui al comma 1 sulla base dei criteri e delle norme tecniche generali adottati con decreto del ministro delle politiche agricole e forestali di concerto con i ministri dell’ambiente e della tutela del territorio, delle attività produttive, della salute e delle infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del predetto decreto Ministeriale, garantendo nel contempo la tutela dei corpi idrici potenzialmente interessati ed in particolare il raggiungimento o il mantenimento degli obiettivi di qualità di cui alla parte terza del presente decreto.
DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 CLASSIFICAZIONE art. 184 Ai fini dell’attuazione del Decreto 3 aprile 2006 n. 152 i rifiuti sono classificati secondo l’origine, in: rifiuti urbani non pericolosi rifiuti speciali pericolosi
RIFIUTI URBANI SONO RIFIUTI URBANI: i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione; i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lett. a), assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità, ai sensi dell’art. 198 comma 2 lett. g); i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade; i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua; i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali; i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lett. b) c) ed e).
RIFIUTI SPECIALI Sono rifiuti speciali:i rifiuti da attività agricole e agro-industriali; i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano dall’attività di scavo; i rifiuti da lavorazioni industriali; i rifiuti da lavorazioni artigianali; i rifiuti da attività commerciali; i rifiuti da attività di servizio; i rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e della depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi; i rifiuti derivanti da attività sanitarie; i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti; i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti.
DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 RIFIUTI PERICOLOSI Sono pericolosi i rifiuti non domestici indicati espressamente come tali, con un asterisco (*), nell’elenco di cui all’allegato “D” alla parte quarta del presente decreto, sulla base degli allegati “G” “H” e “I” alla medesima parte quarta. legenda: H1, H2, H H14 = (classi di pericolosità di cui all’allegato “H” D.lvo. 22/97)
MODALITA’ DI CLASSIFICAZIONE DEI RIFIUTIUn rifiuto viene classificato con un gruppo di sei numeri divisi per coppie di due cifre; es Oppure * (pericoloso) Come si procede alla classificazione? Le prime due cifre identificano la fonte che genera il rifiuto; Es. 01: Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, ecc.; 03: Rifiuti prodotti da trattamenti chimici e fisici dei minerali metalliferi; 06: Sterili diversi da quelli di cui alla voce e oppure nel caso di rifiuto pericoloso avremo: 010307*: altri rifiuti contenenti sostanze pericolose prodotti da trattamenti chimici e fisici di minerali metalliferi.
Limiti al campo di applicazioneart. 185 Non rientrano nel campo di applicazione della parte IV^ del presente decreto: Le emissioni costituite da effluenti gassosi emersi nell’atmosfera di cui all’art.183, comma 1, lett. g); Gli scarichi idrici, esclusi i rifiuti liquidi costituiti da acque reflue; i rifiuti radioattivi; i rifiuti risultanti dalla prospezione, dall’estrazione, dal trattamento, dall’ammasso di risorse minerali e dallo sfruttamento delle cave; le carogne ed i seguenti rifiuti agricoli: materie fecali ed altre sostanze naturali non pericolose utilizzate nell’attività agricola ed in particolare i materiali litoidi o vegetali riutilizzati nelle normali pratiche agricole e di conduzione dei fondi rustici e le terre da coltivazione provenienti dalla pulizia dei prodotti vegetali eduli; le eccedenze derivanti dalla preparazione nelle cucine di qualsiasi tipo di cibi solidi, cotti e crudi, non entrati nel circuito distributivo di somministrazione, destinati alle strutture di ricovero di animali di affezione di cui alla legge 14 agosto 1991 n. 281, nel rispetto della vigente normativa; i materiali esplosivi in disuso; segue =>
DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 i materiali vegetali non contaminati da inquinanti provenienti da alvei di scolo ed irrigui, utilizzati tal quale come prodotto, in misura superiore ai limiti stabiliti con decreto dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio entro 90 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto. Il coke da petrolio utilizzato come combustibile per uso produttivo; Materiale litoide estratto da corsi d’acqua, bacini idrici ed alvei, a seguito di manutenzione disposta dall’autorità competenti; I sistemi d’arma, i mezzi, i materiali e le infrastrutture direttamente destinati alla difesa militare ed alla sicurezza nazionale individuati con decreto del Ministero della difesa, nonché la gestione dei materiali e dei rifiuti di bonifica dei siti ove vengono immagazzinati i citati materiali che rimangono disciplinati dalle speciali norme di settore nel rispetto dei principi di tutela dell’ambiente previsti dalla parte IV^ del presente decreto;
DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 Terre e rocce di scavo Art. 189 Le terre e rocce da scavo, anche di gallerie, ed i residui della lavorazione della pietra destinate all’effettivo utilizzo per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati non costituiscono rifiuti e sono, perciò, esclusi dall’ambito di applicazione della parte IV^ del presente decreto solo nel caso in cui, anche quando contaminati, durante il ciclo produttivo, perforazione e costruzione sono utilizzati, senza trasformazioni preliminari, secondo le modalità previste nel progetto sottoposto a valutazione di impatto ambientale, ovvero, qualora il progetto sia sottoposto a valutazione di impatto ambientale, secondo le modalità previste nel progetto approvato dall’autorità amministrativa competente, ove ciò sia espressamente previsto previo parere delle Agenzie regionali e delle province autonome per la protezione dell’ambiente, semprechè la composizione media dell’intera massa non presenti una concentrazione di inquinanti superiore ai limiti massimi previsti dalle norme vigenti a dal decreto di cui al comma 3. segue =>
…omissis… 3. Per i materiali di cui al comma 1 si intende per effettivo riutilizzo per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati anche la destinazione progettualmente prevista a differenti cicli di produzione industriale, nonché il riempimento delle cave coltivate, oppure, la ricollocazione in altro sito, a qualsiasi titolo autorizzata dall’autorità amministrativa competente, qualora ciò sia espressamente previsto previo, ove il relativo progetto non sia sottoposto a valutazione di impatto ambientale, parere delle Agenzie regionali e delle province autonome per la protezione dell’ambiente, a condizione che siano rispettati i limiti di cui al comma 3 e la ricollocazione sia effettuata secondo modalità progettuali di rimodellazione ambientale del territorio interessato.
SMALTIMENTO DEI RIFIUTIDECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 SMALTIMENTO DEI RIFIUTI art. 182 Lo smaltimento dei rifiuti è effettuato in condizioni di sicurezza e costituisce la fase residuale della gestione dei rifiuti, previa verifica, da parte della competente autorità, della impossibilità tecnica ed economica di esperire le operazioni di recupero di cui all’art. 181; I rifiuti da avviare allo smaltimento finale dovranno essere il più possibile ridotti sia in massa che in volume, potenziando la prevenzione e le attività di riutilizzo di riciclaggio e di recupero.
le operazioni previste nell’allegato “B”SMALTIMENTO le operazioni previste nell’allegato “B” NB. Il presente allegato intende elencare le operazioni di smaltimento come avvengono nella pratica. Ai sensi dell’art. 2, i rifiuti devono essere smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che possono recare pregiudizio all’ambiente. D1	Deposito sul o nel suolo (ad es. discarica) D2	Trattamento in ambiente terrestre (ad es. ex biodegrazione di rifiuti liquidi o fanghi nei suoli) D3	Iniezioni in profondità (ad es. iniezione dei rifiuti pompabili in pozzi, in cupole saline o faglie geologiche naturali) D4	Lagunaggio (ad es. scarico di rifiuti liquidi o di fanghi in pozzi, stagni o lagune, ecc) D5	Messa in discarica specialmente allestita (ad es. sistematizzazione in alveoli stagni separati, ricoperti e isolati gli uni dagli altri e dall’ambiente) D6	Scarico di rifiuti solidi nell’ambiente idrico eccetto l’immersione D7	Immersione compreso il seppellimento nel sottosuolo marino D8	Trattamento biologico non specificato altrove nel presente allegato, che da origine a composti o a miscugli che vengono eliminati secondo uno dei procedimenti elencati nei punti D1 e D12 D9	Trattamento fisico-chimico non specificato altrove nel presente allegato che dia origine a composti o miscugli eliminati secondo uno dei procedimenti elencati nei punti D1 e D12 (ad es. evaporazione, essiccazione, calcinazione, ecc) D10	Incenerimento a terra D11	Incenerimento in mare D12	Deposito permanente (ad es. sistemazione di contenitori in una miniera, ecc.) D13	Raggruppamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D12 D14	Ricondizionamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D13 D15	Deposito preliminare prima delle operazioni di cui ai punti da D1 a D14 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti
Definizioni DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 Art. 183Ai fini della parte IV^ del presente decreto e fatte salve le ulteriori definizioni contenute nelle disposizioni speciali, si intende per: RIFIUTO: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell’allegato “A” alla parte IV^ del presente decreto e di cui il detentore si disfi, abbia l deciso o abbia l’obbligo di disfarsi; PRODUTTORE: La persona la cui attività ha prodotto rifiuti cioè il produttore iniziale e la persona che ha effettuato operazioni di pretrattamento o di miscuglio o altre operazioni che hanno mutato la natura o la composizione dei rifiuti; DETENTORE: il produttore di rifiuti o il soggetto che li detiene; RACCOLTA: L’operazione di prelievo, di cernita e di raggruppamento dei rifiuti per il loro trasporto; segue =>
GESTIONE: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti compreso il controllo di queste operazioni, nonché, il controllo delle discariche dopo la chiusura; RACCOLTA DIFFERENZIATA: La raccolta idonea secondo criteri di economicità, efficacia, trasparenza ed efficienza, a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee, al momento della raccolta o, per la frazione umida, anche al momento del trattamento , nonché a raggruppare i rifiuti di imballaggio separatamente da altri rifiuti urbani, a condizione che tutti i rifiuti sopra indicati siano effettivamente destinati al recupero; SMALTIMENTO: ogni operazione finalizzata a sottrarre definitivamente una sostanza, un materiale o un oggetto da circuito economico e/o di raccolta e, in particolare, le operazioni previste dall’allegato “B” alla parte IV^ del presente decreto; RECUPERO: le operazioni che utilizzano i rifiuti per generare materie prime secondarie, combustibili o prodotti, attraverso trattamenti meccanici, termici, chimici o biologici, incluse la cernita o la selezione, e, in particolare, le operazioni previste nell’allegato “C” alla parte IV^ del presente decreto; LUOGO DI PRODUZIONE DEI RIFIUTI: Uno o più edifici o stabilimenti o siti infrastrutturali collegati tra loro all’interno di un’area delimitata in cui si svolgono le attività di produzione dalle quali originano i rifiuti STOCCAGGIO: le attività di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito preliminare di rifiuti di cui al punto “D15” dell’allegato “B” alla parte IV^ del presente decreto, nonché le attività di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di materiali di cui al punto “R13” all’allegato “C” alla medesima parte IV^;
(rifiuti pericolosi e non, nel luogo di produzione)DEPOSITO TEMPORANEO (rifiuti pericolosi e non, nel luogo di produzione) (art. 183 lett. m.) il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti alle seguenti condizioni: I rifiuti non pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo le seguenti modalità alternative, a scelta del produttore: 2.1) con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito; oppure 2.2.) quando il quantitativo di rifiuti non pericolosi in deposito raggiunge i 20 m3. In ogni caso, allorché il quantitativo di rifiuti non non superi i 20 m3 entro l’anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno; 2.3.) limitatamente al deposito temporaneo effettuato in stabilimenti localizzati nelle isole minori, entro il termine di durata massima di un anno, indipendentemente dalle quantità; segue =>
I rifiuti non pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo le seguenti modalità alternative, a scelta del produttore: 2.1) con cadenza almeno bimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito; oppure 2.2.) quando il quantitativo di rifiuti non pericolosi in deposito raggiunge i 10 m3. In ogni caso, allorché il quantitativo di rifiuti non non superi i 10 m3 entro l’anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno; 2.3.) limitatamente al deposito temporaneo effettuato in stabilimenti localizzati nelle isole minori, entro il termine di durata massima di un anno, indipendentemente dalle quantità;
ONERI DEI PRODUTTORI E DEI DETENTORIart. 188 ...omissis... Il produttore dei rifiuti speciali assolve i propri obblighi con le seguenti priorità: autosmaltimento dei rifiuti; conferimento dei rifiuti a terzi autorizzati ai sensi delle disposizioni vigenti; conferimento dei rifiuti ai soggetti che gestiscono il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti urbani, con i quali sia stata stipulata apposita convenzione; Utilizzazione del trasporto ferroviario di rifiuti pericolosi per distanze superiori a trecentocinquanta (350) Km e quantità eccedenti le 25 tonnellate; esportazione dei rifiuti con le modalità previste dall’art. 194 del presente decreto; La responsabilità del detentore per il corretto recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa: in caso di conferimento dei rifiuti al servizio pubblico di raccolta; in caso di conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento, a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’art. 15 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore.
DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 art. 189CATASTO DEI RIFIUTI art. 189 Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e di trasporto di rifiuti, compresi i commercianti e gli intermediari di rifiuti, ovvero svolge le operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti, nonché le imprese e gli enti che producono rifiuti pericolosi ed i consorzi istituiti con le finalità di recuperare particolari tipologie di rifiuti comunicano annualmente alle C. C. I.A.A. territorialmente competenti le quantità e le caratteristiche qualitative dei rifiuti oggetto della predetta attività. Sono esonerati da tale obbligo, gli imprenditori agricoli di cui all’art del Codice Civile con un volume di affari annuo non superiore a euro ottomila. Nel caso in cui i produttori di rifiuti pericolosi conferiscono i medesimi al servizio pubblico di raccolta competente per territorio e previa apposita convenzione, la comunicazione è effettuata dal gestore del servizio limitatamente alla quantità conferita.
REGISTRI DI CARICO E SCARICOart. 190 I soggetti di cui all’art. 189, comma 3, hanno l’obbligo di tenere un registro di carico e scarico, su cui devono annotare le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti, da utilizzare ai fini della comunicazione annuale al catasto. I soggetti che producono rifiuti non pericolosi di cui all’art. 184, comma 3, lett. c), d) e g), hanno l’obbligo di tenere un registro di carico e scarico su cui devono annotare le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti. L e annotazioni devono essere effettuate: per i produttori, almeno entro dieci giorni lavorativi dalla produzione del rifiuto e dallo scarico del medesimo; per i soggetti che effettuano la raccolta, il trasporto, almeno entro dieci giorni lavorativi dall’effettuazione del trasporto per i commercianti, gli intermediari e i consorzi, almeno entro dieci giorni lavorativi dalla effettuazione della transazione relativa; per i soggetti che effettuano le operazioni di recupero e di smaltimento entro due giorni lavorativi dalla presa in carico dei rifiuti. segue =>
REGISTRI DI CARICO E SCARICOart. 190 I registri sono tenuti presso ogni impianto di produzione, di stoccaggio, di recupero e di smaltimento di rifiuti nonché presso la sede delle imprese che effettuano attività di raccolta e trasporto, e presso la sede dei commercianti e degli intermediari. I registri integrati con i formulari di cui all’art. 193 relativi al trasporto dei rifiuti sono conservati per cinque anni dalla data dell’ultima registrazione ad eccezione dei registri relativi alle operazioni di smaltimento dei rifiuti in discarica, che devono essere conservati a tempo indeterminato ed al termine dell’attività devono essere consegnati all’autorità che ha rilasciato l’autorizzazione. I soggetti la cui produzione annua di rifiuti non eccede le 10 (dieci) tonnellate di rifiuti non pericolosi e le 2 (due) tonnellate di rifiuti pericolosi, possono adempiere all’obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti anche tramite le organizzazioni di categoria interessate o loro società di servizi che provvedono ad annotare i dati previsti con cadenza mensile.
Frontespizio del registro di carico e scaricoDitta Residenza o domicilio Comune via n. Codice fiscale Ubicazione dell’esercizio Comune via n. ATTIVITA’ SVOLTA Produzione Recupero Smaltimento Trasporto Intermediazione e commercio con detenzione Cod Cod 3. TIPO DI ATTIVITA’ segue =>
4. Registrazione n. ......... del ............... e n. ............... del ..............5. Caratteristiche del rifiuto: A) Stato Fisico 1. Solido polverulento 2. Solido non polverulento 3. Fangoso palabile 4. Liquido B) Eventuali Classi di pericolosità H1 esplosivo H2 comburente H3 - A facilmente infiammabile (incluso estremamente infiammabile) H3 - B infiammabile H4 irritante H5 nocivo H6 tossico (incluso molto tossico) H7 cancerogeno H8 corrosivo H9 infetto H10 teratogeno H11 mutageno H12 a contatto con l’acqua libera gas tossici o molto tossici H13 sorgente di sostanze pericolose H14 ecotossico
A2 Luogo di produzione e attività di provenienza del rifiuto: Intermediario/ Commerciante Denominazione Sede C.F.: Iscrizione Albo n ANNOTAZIONI Caratteristiche del rifiuto a) CER b) Descrizione c) Stato fisico d) Classi di pericolosità e) Rifiuto destinato ( ) smaltimento cod ( ) recupero cod Scarico Carico del n Form. n del Rif. operaz. di carico n Quantità Kg Litri m
Frontespizio del registro di carico e scarico intermediari e commercianti non detentori Ditta Residenza o domicilio Comune via n. ... Codice fiscale Ubicazione dell’esercizio Comune via n 2. Caratteristiche del rifiuto: A) Stato Fisico 1. Solido polverulento 2. Solido non polverulento 3. Fangoso palabile 4.Liquido segue =>
B) Eventuali Classi di pericolositàH1 esplosivo H2 comburente H3 - A facilmente infiammabile (incluso estremamente infiammabile) H3 - B infiammabile H4 irritante H5 nocivo H6 tossico (incluso molto tossico) H7 cancerogeno H8 corrosivo H9 infetto H10 teratogeno H11 mutageno H12 a contatto con l’acqua libera gas tossici o molto tossici H13 sorgente di sostanze pericolose H14 ecotossico
B-2 Codice CER del rifiuto Produttore/Detentore Destinatario MovimentoFormulario n del Annotazioni: Codice CER del rifiuto Codice e caratteristiche del rifiuto: a) CER b)descrizione c) Stato fisico d) Classi di pericolosità e) Rifiuto destinato a ( ) smaltimento cod ( ) recupero cod Quantità Kg Litri Produttore/Detentore Denominazione/Ragione sociale: C.F Indirizzo: Trasportatore Denominazione/Ragione sociale C.F Indirizzo: Destinatario Denominazione/Ragione sociale C.F Indirizzo: Eventuali annotazioni 39
DIVIETO DI ABBANDONO art. 192 L’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati. E’ altresì vietata l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee. Fatta salva l’applicazione delle sanzioni di cui agli articoli 255 e 256, chiunque viola i divieti di cui ai commi 1 e 2 è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sulle aree, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o di colpa. Il Sindaco dispone con ordinanza le operazioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all’esecuzione in danno dei soggetti obbligati al recupero delle somme anticipate.
(sanzione per abbandono di rifiuti)Art.255 1) Fatto salvo quanto disposto dall’art. 256, comma 2, chiunque in violazione dei divieti di cui agli articoli 192, commi 1 e 2, 226 comma 2, e 231 commi 1 e 2, abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da centocinque (105) € a seicentoventi (620) €. Se l’abbandono di rifiuti sul suolo riguarda rifiuti non pericolosi e non ingombranti si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da venticinque (25) € a centocinquantacinque (155) €. 1 - bis) Il titolare del centro di raccolta, il concessionario o il titolare della succursale della casa costruttrice, che viola le disposizioni di cui all’art. 231, comma 5, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da duecentosessanta (260) € a millecinquecentocinquanta (1.550) €. 2) Chiunque non ottempera all’ordinanza del Sindaco, di cui all’art. 192, comma 3, o non adempie all’obbligo di cui all’art. 187, comma 3, è punito con la pena dell’arresto fino ad un anno. Con la sentenza di condanna per tali contravvenzioni, o con la decisione emessa ai sensi dell’art. 444 del codice di procedura penale, il beneficio della sospensione condizionale della pena può essere subordinato alla esecuzione di quanto stabilito nell’ordinanza o nell’obbligo non eseguiti.
COMPETENZE DELLO STATOArt. 195 Spettano allo Stato: a) le funzioni di indirizzo e coordinamento necessarie all’attuazione della parte IV^ del presente decreto, da esercitare ai sensi dell’art. 8 della legge n. 59; b) la definizione dei criteri generali e delle metodologie per la gestione integrata dei rifiuti, nonché l’individuazione dei fabbisogni per lo smaltimento dei rifiuti sanitari, anche al fine di ridurre la movimentazione; c) l’individuazione delle iniziative e delle misure per prevenire e limitare, anche mediante il ricorso a forme di deposito cauzionale sui beni immessi al consumo, la produzione dei rifiuti, nonché per ridurre la pericolosità degli stessi; d) l’individuazione dei flussi omogenei di produzione dei rifiuti con più elevato impatto ambientale, che presentano le maggiori difficoltà di smaltimento o particolari possibilità di recupero sia per le sostanze impiegate nei prodotti base sia per la quantità complessiva dei rifiuti medesimi; ...omissis.... la determinazione dei criteri qualitativi e quali-quantitativi per l’assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento, dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani;
COMPETENZE DELLE REGIONIArt. 196 Sono di competenza delle regioni, nel rispetto dei principi previsti dalla normativa vigente, e dalla parte quarta del presente decreto, ivi compresi quelli di cui all’art. 195: la predisposizione, l’adozione e l’aggiornamento, sentiti le province, i comuni e le autorità d’ambito, dei piani regionali di gestione dei rifiuti di cui all’art. 199; la regolamentazione delle attività di gestione dei rifiuti, ivi compresa la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, anche pericolosi, secondo un criterio generale di separazione dei rifiuti di provenienza alimentare e degli scarti di prodotti vegetali e animali o comunque ad alto tasso di umidità dai restanti rifiuti; l’elaborazione, l’approvazione e l’aggiornamento dei piani per la bonifica di aree inquinate di propria competenza; l’approvazione dei progetti di nuovi impianti per la gestione dei rifiuti, anche pericolosi, e l’autorizzazione alle modifiche degli impianti esistenti fatte salve le competenze statali di cui all’art. 195, comma 1, lett. f) ; l’autorizzazione all’esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti, anche pericolosi; Le attività in materia di spedizioni trasfrontaliere dei rifiuti che il regolamento CE 259/93 del 1/02/1993 attribuisce alle autorità competenti di spedizione e di destinazione; l’incentivazione alla riduzione della produzione dei rifiuti ed al recupero degli stessi; .....omissis....
COMPETENZE DELLE PROVINCEart.197 In attuazione dell’art. 19 del D.lgs. 18/08/2000 n. 267, alle province competono: il controllo e la verifica degli interventi di bonifica ed il monitoraggio ad essi conseguenti; il controllo periodico su tutte le attività di gestione, di intermediazione e di commercio dei rifiuti, ivi compreso l’accertamento delle violazioni delle disposizioni di cui alla parte IV del presente decreto; la verifica ed il controllo dei requisiti previsti per l’applicazione delle procedure semplificate di cui agli artt. 214, 215 e 216; ...omissis... Nell’ambito delle competenze di cui al comma 1, le Province sottopongono ad adeguati controlli periodici gli stabilimenti e le imprese che smaltiscono o recuperano i rifiuti, curando, in particolare, che vengano effettuati adeguati controlli periodici sulle attività sottoposte alle procedure semplificate di cui agli artt. 214, 215 e 216 e che i controlli concernenti la raccolta ed il trasporto di rifiuti pericolosi riguardino, in primo luogo, l’origine e la destinazione dei rifiuti.
COMPETENZE DEI COMUNI art. 198i comuni concorrono, nell’ambito delle attività svolte a livello degli ambiti territoriali ottimali di cui all’art. 200 e con le modalità ivi previste, alla gestione dei rifiuti urbani e assimilati; i comuni concorrono a disciplinare la gestione dei rifiuti urbani con appositi regolamenti che, nel rispetto dei principi di trasparenza, efficienza, efficacia ed economicità, ed in coerenza con i piani d’ambito adottati ai sensi dell’art. 201, comma 3, stabiliscono in particolare: le misure per assicurare la tutela igienico sanitaria in tutte le fasi della gestione dei rifiuti urbani; le modalità del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani; le modalità di conferimento della raccolta differenziata e del trasporto dei rifiuti urbani ed assimilati al fine di garantire una distinta gestione delle diverse frazioni di rifiuti e promuovere il recupero degli stessi; le misure necessarie a ottimizzare le forme di conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti primari d’imballaggio in sinergia con altre frazioni merceologiche fissando standard minimi da rispettare; l’assimilazione per qualità e quantità dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani secondo i criteri di cui all’art. 184, comma2, lett. c) e d); I Comuni sono altresì tenuti ad esprimere il proprio parere in ordine all’approvazione dei progetti di bonifica dei siti inquinati rilasciata dalle regioni.
DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 art. 200Organizzazione territoriale del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani art. 200 La gestione dei rifiuti urbani è organizzata sulla base di ambiti territoriali ottimali, di seguito denominati ATO, delimitati dal piano regionale di cui all’art. 199, nel rispetto delle linee guida di cui all’art. 195, comma 1, lett. m) n) ed o) e secondo i seguenti criteri: Superamento della frammentazione delle gestioni attraverso un servizio di gestione integrata dei rifiuti; Conseguimento di adeguate dimensioni gestionali, definite sulla base di parametri fisici, demografici, tecnici e sulla base delle ripartizioni politico-amministrative; Adeguata valutazione del sistema stradale e ferroviario di comunicazione al fine di ottimizzare i trasporti all’interno dell’ATO; Valorizzazione di esigenze comuni e affinità nella produzione e gestione dei rifiuti; Ricognizione di impianti di gestione dei rifiuti già realizzati e funzionanti; Considerazione delle precedenti delimitazioni affinché i nuovi ATO si discostino dai precedenti solo sulla base di motivate esigenze di efficacia, efficienza ed economicità. …omissis…
Affidamento del servizioArt. 202 L’Autorità d’ambito aggiudica il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani mediante gara disciplinata dai principi e dalle disposizioni comunitarie, in conformità ai criteri di cui all’art. 113, comma 7, del D.lgs.18 agosto 2000 n. 267, nonché con riferimento all’ammontare del corrispettivo per la gestione svolta, tenuto conto delle garanzie di carattere tecnico e delle precedenti esperienze specifiche dei concorrenti, secondo modalità e termini definiti con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio nel rispetto delle competenze regionali in materia. I soggetti partecipanti alla gara devono formulare, con apposita relazione tecnico-illustrativa allegata all’offerta, proposta di miglioramento della gestione, di riduzione delle quantità di rifiuti da smaltire e di miglioramento dei fattori ambientali proponendo un proprio piano di riduzione dei corrispettivi per la gestione al raggiungimento di obiettivi autonomamente definiti; Nella valutazione delle proposte si terrà conto, in particolare, del peso che graverà sull’utente sia in termini economici, sia di complessità delle operazioni a suo carico; Gli impianti e le altre dotazioni patrimoniali di proprietà degli Enti locali già esistenti al momento dell’assegnazione del servizio sono conferiti in comodato d’uso ai soggetti affidatari del medesimo servizio.
Misure per incrementare la raccolta differenziataArt. 205 In ogni ambito territoriale ottimale deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime di rifiuti prodotti; Almeno il 35 % entro il 31 dicembre 2006; Almeno il 45 % entro il 31 dicembre 2008; Almeno il 65 % entro il 31 dicembre
AUTORIZZAZIONE ED ISCRIZIONIArt. 208 I soggetti che intendono realizzare e gestire nuovi impianti di smaltimento e di recupero di rifiuti, anche pericolosi, devono presentare apposita domanda alla regione territorialmente competente per territorio, allegando il progetto definitivo dell’impianto e la documentazione tecnica prevista per la realizzazione del progetto stesso dalle disposizioni vigenti in materia di urbanistica, di tutela ambientale, di salute di sicurezza sul lavoro e di igiene pubblica. Ove l’impianto debba essere sottoposto alla valutazione di impatto ambientale, ai sensi della normativa vigente, alla domanda è altresì allegata la comunicazione del progetto all’autorità competente ai predetti fini. …omissis… segue =>
Entro 90 giorni dalla sua convocazione la Conferenza dei servizi: Entro 30 giorni dal ricevimento della domanda di cui al comma 1, la regione individua il responsabile del procedimento e convoca apposita conferenza dei servizi a cui partecipano i responsabili degli uffici regionali e i rappresentanti delle Autorità d’ambito e degli Enti locali interessati. Entro 90 giorni dalla sua convocazione la Conferenza dei servizi: Procede alla valutazione dei progetti; Acquisisce e valuta tutti gli elementi relativi alla compatibilità del progetto con le esigenze ambientali e territoriali; Acquisisce, ove previsto dalla normativa vigente, la valutazione di compatibilità ambientale; Trasmette le proprie conclusioni con i relativi atti alla regione. Per l’istruttoria tecnica della domanda le regioni possono avvalersi delle Agenzie Regionali per la protezione dell’ambiente. Entro trenta giorni dal ricevimento delle conclusioni della Conferenza dei servizi o sulla base delle risultanze della stessa, la regione, in caso di valutazione positiva, approva il progetto e autorizza la realizzazione e la gestione dell’impianto. L’approvazione sostituisce ad ogni effetti visti, pareri, autorizzazioni, ove occorra,variante allo strumento urbanistico e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori. segue =>
L’autorizzazione individua le condizioni e le prescrizioni necessarie per garantire l’attuazione dei principi di cui all’art. 178, e contiene almeno i seguenti elementi: i tipi ed i quantitativi di rifiuti da smaltire o da recuperare; i requisiti tecnici, con particolare riferimento alla compatibilità del sito, alle attrezzature utilizzate, ai tipi ed ai quantitativi massimi di rifiuti ed alla conformità dell’impianto e del progetto approvato; La localizzazione dell’impianto da autorizzare; il metodo di trattamento e di recupero; i limiti di emissione in atmosfera; le prescrizioni per le operazioni di messa in sicurezza, chiusura dell’impianto e ripristino del sito; le garanzie finanziarie richieste che devono essere prestate solo al momento all’avvio effettivo dell’esercizio dell’impianto; La data di scadenza dell’autorizzazione in conformità con quanto previsto al comma 12; I limiti di emissione in atmosfera per i processi di trattamento termico dei rifiuti, anche accompagnati da recupero energetico. ....omissis..... 5. Fatti salvi l’obbligo di tenuta dei registri di carico e scarico da parte dei soggetti di cui all’art. 190 ed il divieto di miscelazione di cui all’art. 187, le disposizioni del presente articolo non si applicano al deposito temporaneo effettuato nel rispetto delle condizioni stabilite dall’art. 183, comma 1, lett. m).
Albo Nazionale gestori ambientaliArt. 212 E’ costituito, presso il Ministero dell’ambiente e tutela del territorio, l’Albo nazionale gestori ambientali, di seguito denominato Albo articolato in un Comitato nazionale, con sede presso il medesimo Ministero, ed in sezioni regionali e provinciali, istituite presso le Camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura dei capoluoghi di regione e delle province autonome di Trento e di Bolzano. L’iscrizione all’Albo è requisito per lo svolgimento delle attività di raccolta e trasporto dei rifiuti non pericolosi prodotti da terzi, di raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi, di bonifica dei siti, di bonifica dei beni contenenti amianto, di commercio e di intermediazione dei rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi, nonché di impianti di smaltimento e di recupero di titolarità di terzi e gestione di impianti mobili di smaltimento e di recupero dei rifiuti, nei limiti di cui all’art. 208, comma 15. Sono esonerati dall’obbligo di cui al presente comma le organizzazioni di cui agli articoli 221, comma3, lett. a) e c), 223, 224,228, 233, 234, 235 e 236, a condizione che dispongano di evidenze documentali contabili che svolgano funzioni analoghe, fermi restando gli adempimenti documentali e contabili previsti a carico dei predetti soggetti, dalle vigenti normative. L’iscrizione deve essere rinnovata ogni cinque ani e costituisce titolo per l’esercizio delle attività di raccolta, trasporto di commercio e di intermediazione dei rifiuti. segue =>
Albo Nazionale gestori ambientaliArt. 212 …omissis… Le imprese che esercitano la raccolta ed il trasporto dei propri rifiuti non pericolosi come attività ordinaria e regolare nonché le imprese che trasportano i propri rifiuti pericolosi in quantità che non eccedano i trenta chilogrammi al giorno o trenta litri al giorno non sono sottoposte alla presentazione delle garanzie finanziarie di cui al comma 7 e sono iscritte all’albo nazionale gestori ambientali a seguito di semplice richiesta scritta alla sezione dell’Albo regionale territorialmente competente senza che la richiesta stessa sia soggetta a valutazione circa la capacità finanziaria ed alla idoneità tecnica e senza che vi sia l’obbligo di nomina del responsabile tecnico. Tali imprese sono tenute alla corresponsione di un diritto annuale di iscrizione pari a 50 €. (euro) rideterminabile ai sensi dell’art. 21 del decreto del Ministero dell’ambiente 28 aprile 1998 n. 406. segue =>
Albo Nazionale gestori ambientaliArt. 212 …omissis… Le imprese che effettuano la gestione di impianti fissi di smaltimento e recupero di titolarità di terzi, le imprese che effettuano la bonifica dei siti e di bonifica dei beni contenenti amianto devono prestare idonee garanzie finanziarie a favore della regione territorialmente competente nel rispetto dei criteri generali di cui all’art. 195, comma 2, lett. h). le imprese che effettuano l’attività di gestione di impianti fissi di smaltimento e di recupero di titolarità di terzi devono prestare le garanzie finanziarie a favore della regione per ogni impianto che viene gestito; le imprese che effettuano l’attività di bonifica dei siti e dei beni contenenti amianto devono prestare le garanzie finanziarie a favore della regione per ogni intervento di bonifica. Le imprese che effettuano attività di raccolta e trasporto dei rifiuti sottoposti a procedure semplificate ai sensi dell’art. 216, ed effettivamente avviati al recupero, e le imprese che trasportano rifiuti indicati nella lista verde di cui al Reg. CEE259/93 non sono sottoposte a garanzia finanziaria e sono iscritte all’Albo mediante l’invio di comunicazione di inizio di attività. Detta comunicazione deve essere rinnovata ogni 5 anni.
Autorizzazioni integrate ambientaliArt. 213 Le autorizzazioni integrate ambientali rilasciate ai sensi del D.Lgs 18 febbraio 2005 n. 59, sostituiscono ad ogni effetto, secondo le modalità ivi previste: le autorizzazioni di cui al presente capo; La comunicazione di cui all’art. 216, limitatamente alle attività ricadenti nella categoria 5 dell’allegato 1 del decreto legislativo 18/02/2005 n. 59, che, se svolte in procedura semplificata, sono escluse dall’autorizzazione ambientale integrata, ferma restando la possibilità di utilizzare successivamente le procedure semplificate previste dal capo V. Al trasporto dei rifiuti di cui alla lista verde del Reg. CEE 1° febbraio 1993 n. 259, destinati agli impianti di cui al comma 1 del presente articolo si applicano le disposizioni di cui agli artt. 214 e 216 del presente decreto.
MINISTERO DELL’AMBIENTEDecreto 28 aprile 1998, n. 406 Regolamento recante di attuazione di direttive dell’unione europea, avente ad oggetto la disciplina dell’Albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti ...omissis Art. 8 Attività di gestione dei rifiuti per le quali è richiesta l’iscrizione all’Albo 1. l’iscrizione all’Albo è richiesta per le seguenti categorie di attività di gestione dei rifiuti: a) categoria 1: raccolta e trasporto di rifiuti urbani e assimilati; b) categoria 2: raccolta e trasporto di rifiuti non pericolosi individuati ai sensi dell’art. 33 del D.Lgs 22/97, avviati al recupero in modo effettivo ed oggettivo; c) categoria 3: raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi individuati ai sensi dell’art. 33 del D.lgs 22/97 avviati al recupero in modo effettivo ed oggettivo; d) categoria 4: raccolta e trasporto di rifiuti speciali non pericolosi prodotti da terzi; e) categoria 5: raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi: f) ...omissis...
Categorie e classi delle attività per le quali è richiesta Art. 9 Categorie e classi delle attività per le quali è richiesta l’iscrizione all’Albo 1. L’Albo è suddiviso per categorie corrispondenti alle attività di cui all’art. 8, comma 1. 2. La categoria 1, di cui all’art. 8 , comma 1 lett. a) è suddivisa nelle seguenti classi, a seconda che la popolazione complessiva servita sia: a) superiore o uguale a abitanti; b) inferiore a abitanti e superiore a abitanti; c) inferiore a abitanti e superiore o uguale a ; d) inferiore a abitanti e superiore o uguale a abitanti; e) inferiore a abitanti e superiore o uguale a 5.000; f) inferiore a abitanti. segue =>
=> segue art. 9 3. Le categorie da 2 a 8, di cui all’art. 8, comma 1 lett. da b) ad h), sono suddivise nelle seguenti classi in funzione delle tonnellate annue di rifiuti trattati: a) quantità annua complessivamente trattata superiore o uguale a tonnellate; b) quantità annua complessivamente trattata superiore o uguale a tonnellate e inferiore a tonnellate; c) quantità annua complessivamente trattata superiore o uguale a tonnellate e inferiore a tonnellate; d) quantità annua complessivamente trattata superiore o uguale a tonnellate e inferiore a tonnellate; e) quantità annua complessivamente trattata superiore o uguale a tonnellate e inferiore a tonnellate; f) quantità annua complessivamente trattata inferiore a tonnellate. ...omissis...
Smaltimento rifiuti agricoliDECRETO LEG.vo 30 APRILE 1998 n. 173 ...omissis... Smaltimento rifiuti agricoli Art. 3 Al fine di agevolare il conferimento di piccole quantità di rifiuti pericolosi agli appositi centri di raccolta organizzati dal gestore del servizio pubblico, da concessionari di pubblico servizio o da Consorzi obbligatori, l’iscrizione all’Albo di cui all’art. 30 del Decreto Leg.vo 22/97, non è richiesta per il trasporto ai predetti centri delle seguenti tipologie e quantità di rifiuti effettuato direttamente dai produttori agricoli: due accumulatori esausti per singolo trasporto; quindici litri di olio esausto per singolo trasporto; cinque contenitori di prodotti fitosanitari per singolo trasporto. Gli imprenditori agricoli sono tenuti a effettuare la comunicazione al catasto, ai sensi degli artt. 11 e 12 del Decreto Leg.vo 22/97, dall’anno successivo a quello di entrata in vigore dell’apposito modello di registro di carico e scarico di cui all’art. 18, comma 2°, lett. m) del citato Decreto Leg.vo 22/97 e per i rifiuti prodotti dalla data medesima.
Determinazione delle attività e delle caratteristiche dei rifiuti per l’ammissione alle procedure semplificate Art. 214 Le procedure semplificate di cui al presente Capo devono garantire in ogni caso un elevato livello di protezione ambientale e controlli efficaci. Con decreti del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, di concerto con i Ministri delle attività produttive, della salute e, per i rifiuti agricoli e le attività che danno vita ai fertilizzanti, con il Ministro delle politiche agricole e forestali, sono adottate per ciascun tipo di attività le norme, che fissano i tipi e le quantità di rifiuti, e le condizioni in base alle quali le attività di smaltimento dei rifiuti non pericolosi effettuate dai produttori nei luoghi di produzione degli stessi e le attività di recupero di cui all’allegato “C” alla parte IV del presente decreto sono sottoposte alle procedure semplificate di cui agli artt. 215 e 216. Le norme e le condizioni di cui al comma 2 e le procedure semplificate devono garantire che i tipi o le quantità di rifiuti ed i procedimenti e medodi di smaltimento o di recupero siano tali da non recare pregiudizio pregiudizio all’ambiente. ....omissis...
AUTOSMALTIMENTO art. 215 A condizione che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni specifiche di cui all’art. 214, commi 1, 2 e 3 le attività di smaltimento di rifiuti non pericolosi effettuate nel luogo di produzione dei rifiuti stessi possono essere intraprese decorsi 90 (novanta) giorni dalla comunicazione di inizio di attività alla competente Sezione regionale dell’Albo di cui all’art. 212, che ne da notizia alla Provincia territorialmente competente entro dieci giorni dal ricevimento della comunicazione stessa.
OPERAZIONI DI RECUPEROArt. 216 A condizione che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni specifiche di cui all’art. 214, commi 2, 2 e 3, l’esercizio delle operazioni di recupero dei rifiuti può essere intrapreso decorsi 90 giorni dalla comunicazione di inizio attività alla competente Sezione dell’Albo di cui all’art. 212 che ne da notizia alla provincia territorialmente competente entro dieci giorni dal ricevimento della comunicazione stessa. Nelle ipotesi dei rifiuti elettrici ed elettronici di cui all’art. 227, comma 1, lett. a), di veicoli fuori uso di cui all’art. 227, comma 1, lett. c) e di impianti di incenerimento, l’avvio delle attività è subordinato all’effettuazione di una visita preventiva, da parte della provincia territorialmente competente, da effettuarsi entro sessanta giorni dalla presentazione della predetta comunicazione. Le condizioni e le norme tecniche di cui al comma 1, in relazione a ciascun tipo di attività, prevedono in particolare: per i rifiuti non pericolosi: le quantità massime impiegabili la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei rifiuti utilizzabili nonché le condizioni specifiche alle quali le attività medesime sono sottoposte alla disciplina del presente articolo; le prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione ai tipi o alle quantità dei rifiuti ed ai metodi di recupero, i rifiuti stessi siano recuperati senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente; segue =>
OPERAZIONI DI RECUPEROArt. 216 per i rifiuti pericolosi: le quantità massime impiegabili la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei rifiuti; le condizioni specifiche riferite ai valori limite di sostanze pericolose contenute nei rifiuti, ai valori limite di emissione per ogni tipo di rifiuto ed al tipo di attività e di impianto utilizzato, anche in relazione alle altre emissioni presenti in sito; gli altri requisiti necessari per effettuare forme diverse di recupero; le prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione al tipo ed alle quantità di sostanze pericolose contenute nei rifiuti ed ai metodi di recupero, i rifiuti stessi siano recuperati senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente. La Sezione regionale dell’Albo scrive in un apposito registro le imprese che effettuano la comunicazione di inizio attività e, entro il termine di cui al comma 1, verifica la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti. A tal fine, alla comunicazione di inizio attività, a firma del legale rappresentante dell’impresa è allegata una relazione dalla quale risulti: il rispetto delle norme tecniche e delle condizioni specifiche di cui al comma 1; il possesso dei requisiti soggettivi richiesti per la gestione dei rifiuti; le attività di recupero che si intendono svolgere; lo stabilimento, la capacità di recupero e il ciclo di trattamento o di combustione nel quale i rifiuti stessi sono destinati ad essere recuperati nonché l’utilizzo di eventuali impianti mobili; le caratteristiche merceologiche dei prodotti derivanti dai cicli di recupero segue =>
OPERAZIONI DI RECUPEROArt. 216 4. Qualora la competente Sezione regionale dell’Albo accerti il mancato rispetto delle norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1, la medesima sezione propone alla provincia di disporre, con provvedimento motivato, il divieto di inizio ovvero di prosecuzione dell’attività, salvo che l’interessato non provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro il termine e secondo le prescrizioni stabiliti dall’amministrazione. 5. La comunicazione di cui al comma 1 deve essere rinnovata ogni cinque anni e comunque in caso di modifica sostanziale delle operazioni di recupero. 6. La procedura semplificata di cui al presente articolo sostituisce, limitatamente alle variazioni qualitative e quantitative delle emissioni determinate dai rifiuti individuati dalle norme tecniche di cui al comma 1 che già fissano i limiti di emissione in relazione alle attività di recupero degli stessi, l’autorizzazione di cui all’art. 269 in caso di modifica sostanziale dell’impianto. segue =>
OPERAZIONI DI RECUPEROArt. 216 7. Le disposizioni semplificate del presente articolo non si applicano alle attività di recupero dei rifiuti urbani ad eccezione: delle attività per il riciclaggio e per il recupero di materia prima secondaria e di produzione di compost di qualità dei rifiuti provenienti da raccolta differenziata; delle attività di trattamento dei rifiuti urbani per ottenere combustibile di rifiuto effettuate nel rispetto delle norme tecniche di cui al comma 1. …omissis…
NB. Il presente allegato intende elencare le operazioni di recupero come avvengono nella pratica. Ai sensi dell’art. 2, i rifiuti devono essere recuperati senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che possono recare pregiudizio all’ambiente Allegato “C” R1	Utilizzazione principale come combustibili come altro mezzo per produrre energia; R2	Rigenerazione/recupero di solventi R3	Riciclo o ricupero di altre sostanze organiche non utilizzate come solventi; R4	Riciclo o ricupero dei metalli o dei composti metallici; R5	Riciclo o ricupero di altre sostanze inorganiche; R6	Rigenerazione degli acidi o delle basi; R7	Ricupero dei prodotti che servono a captare gli inquinanti; R8	Ricupero dei prodotti provenienti dai catalizzatori; R9	Rigenerazione o altri reimpieghi degli oli; R10	Spandimento sul suolo a beneficio dell'agricoltura o ell'Ecologia R11	Utilizzazione di rifiuti ottenuti da una delle operazioni indicate da R1 a R10; R12	Scambio di rifiuti per sottoporli ad una qualunque delle operazioni indicate da R1 a R11; R13	Messa in riserva di materiali per sottoporli ad una delle operazioni che figurano nel presente allegato, escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nei luoghi in cui sono prodotti; R Deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti i rifiuti, qualora non vengono rispettate le condizioni stabilite dalla normativa vigente.
DECRETO MINISTERIALE 5 FEBBRAIO 1998Principi generali Art. 1 1. Le attività i procedimenti e i metodi di recupero di ciascuna delle tipologie di rifiuti individuati dal presente decreto non devono costituire un pericolo per la salute dell’uomo e recare pregiudizio all’ambiente ed in particolare non devono: creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo e per la fauna e la flora; causare inconvenienti da rumori e odori; danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse; 2. Negli allegati 1, 2 e 3 sono definite le norme tecniche generali che, ai fini del comma 1, individuano i tipi di rifiuti non pericolosi e fissano, per ciascun tipo di rifiuto e per ogni attività e metodo di recupero degli stessi, le condizioni specifiche in base alle quali l’esercizio di tali attività è sottoposto alle procedure semplificate di cui all’art. 33,(216) del decreto legislativo 5 febbraio 1997 n. 22 e successive modifiche e integrazioni (03 aprile 2006, n. 152); 3. Le attività, i procedimenti e i metodi di recupero di ogni tipologia di rifiuto, disciplinati dal presente decreto, devono rispettare le norme vigenti in materia di tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente, nonché di sicurezza sul lavoro.
d) raccolta finalizzata: DECRETO MINISTERIALE 5 FEBBRAIO 1998 Art. 2 Definizioni Ai fini dell’applicazione del presente decreto si intende per: a) co-combustione: b) impianto dedicato: c) impianto termico: d) raccolta finalizzata: utilizzazione mista di combustibili e rifiuti, compreso il combustibile da rifiuti (C.D.R.); impianto destinato esclusivamente al recupero energetico dei rifiuti compreso il combustibile da rifiuto (C.D.R.); impianto industriale per la produzione di energia, con esclusione degli impianti termici per usi civili; raccolta di frazioni omogenee di rifiuti speciali destinati ad attività di recupero.
DECRETO MINISTERIALE 5 FEBBRAIO 1998Art. 3 Recupero di materia ...omissis... Restano sottoposti al regime dei rifiuti i prodotti, le materie prime e le materie prime secondarie ottenuti dalle attività di recupero che non vengono destinati in modo effettivo ed oggettivo all’utilizzo nei cicli di consumo o di produzione.
DECRETO MINISTERIALE 5 FEBBRAIO 1998Quantità impiegabile Art. 7 La quantità massima impiegabile di rifiuti non pericolosi è individuata nell’allegato 4 al presente decreto in relazione alle diverse attività di recupero ammesse a procedura semplificata. 2) Fermi i limiti di cui al comma 1, la quantità di rifiuti che può essere sottoposta ad attività di recupero in procedura semplificata non deve in ogni caso eccedere la capacità dell’impianto autorizzata ai sensi dell’art. 31, comma 6 del D.lgs. 22/97 (art. 214 del D.lgs. 152/2006), ovvero qualora l’autorizzazione rilasciata in base alla normativa vigente non contempli la capacità autorizzata, la quantità impiegabile è determinata dalla potenzialità dell’impianto. Il limite della capacità dell’impianto deve essere rispettato anche nell’ipotesi di cui, nello stesso impianto, vengano recuperate più tipologie di rifiuti. 3) Le quantità annue di rifiuti non pericolosi avviati al recupero devono essere indicate nella comunicazione di inizio attività, precisando il rispetto delle condizioni di cui al presente articolo.
DECRETO MINISTERIALE 5 FEBBRAIO 1998Test di cessione Art. 9 1. Ai fini dell’effettuazione del test di cessione di cui all’allegato 3 al presente decreto, il campionamento dei rifiuti è effettuato in modo da ottenere un campione rappresentativo secondo le norme Uni “Rifiuti liquidi, granulari, pastosi e fanghi – campionamento manuale e preparazione ed analisi degli eluati”. 2. Il test di cessione sui campioni ottenuti ai sensi del comma 1, ai fini della caratterizzazione dell’eluato, è effettuato secondo i criteri e le modalità di cui all’allegato 3 al presente regolamento. 3. Il test di cessione è effettuato almeno ad ogni inizio di attività e, successivamente, ogni 12 mesi salvo diverse prescrizioni dell’autorità competente e, comunque, ogni volta che intervengano modifiche sostanziali nel processo di recupero.
“GESTIONE DEGLI IMBALLAGGI” Ambito di applicazioneTITOLO II “GESTIONE DEGLI IMBALLAGGI” Ambito di applicazione Art. 217 Il presente titolo disciplina la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sia per prevenire e ridurne l’impatto sull’ambiente ed assicurare un elevato livello di tutela dell’ambiente, sia per garantire il funzionamento del mercato, nonché per evitare discriminazione nei confronti dei prodotti importati, prevenire l’insorgere di ostacoli agli scambi e distorsioni della concorrenza e garantire il massimo rendimento possibile degli imballaggi e dei rifiuti imballaggio in conformità alla direttiva 94/62/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20/12/1994, come integrato e modificato dalla direttiva 2004/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio di cui alla parte IV del presente decreto costituisce recepimento nell’ordinamento interno.
Definizioni Art. 218 Ai fini dell’applicazione del presente titolo si intende per: imballaggio: il prodotto, composto di materiale di qualsiasi natura, adibita a contenere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a proteggerle, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore, ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo; Imballaggio per la vendita o imballaggio primario: imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, un’unità di vendita per l’utente finale o per il consumatore; Imballaggio multiplo o imballaggio secondario: imballaggio concepito in modo da costituire nel punto vendita, il raggruppamento di un certo numero di unità di vendita, indipendentemente dal fatto che sia venduto come tale all’utente finale o al consumatore, o che serva soltanto a facilitare il rifornimento agli scaffali nel punto di vendita; segue =>
Definizioni Art. 218 Imballaggio per il trasporto o imballaggio terziario: imballaggio concepito in modo da facilitare la manipolazione de il trasporto di merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, di un certo numero di unità di vendita oppure di imballaggi multipli per evitare la loro manipolazione ed i danni connessi al trasporto esclusi i container per i trasporti stradali, ferroviari, marittimi ed aerei; Imballaggio riutilizzabile: imballaggio o componente di imballaggio che è stato concepito e progettato per sopportare nel corso del suo ciclo di vita un numero di viaggi o rotazioni all’interno di un circuito di riutilizzo; Rifiuto di imballaggio: ogni imballaggio o materiale di imballaggio rientrante nella definizione di rifiuto di cui all’art. 183, comma 1, lett. a) esclusi i residui della produzione; Gestione dei rifiuti di imballaggio: le attività di gestione di cui all’articolo 183, comma 3, lett. d); Prevenzione: riduzione in particolare attraverso lo sviluppo di prodotti e tecnologie non inquinanti, della quantità e della nocività per l’ambiente sia delle materie e delle sostanze utilizzate negli imballaggi e nei rifiuti di imballaggio, sia degli imballaggi e rifiuti di imballaggio nella fase del processo di produzione, nonché in quella della commercializzazione, della distribuzione e della gestione post consumo; segue =>
Definizioni Art. 218 Riutilizzo: qualsiasi operazione nella quale l’imballaggio concepito e progettato per poter compiere, durante il suo ciclo di vita, un numero minimo di spostamenti o rotazioni è riempito di nuovo o reimpiegato per un uso identico a quello per il quale è stato concepito con o senza supporto di prodotti ausiliari presenti sul mercato che consentano il reimpimento dell’imballaggio stesso; tale imballaggio riutilizzato diventa rifiuto di imballaggio quando cessa di essere reimpiegato; Riciclaggio: ritrattamento in un processo di produzione dei rifiuti di imballaggio per la loro funzione originaria o per altri fini, incluso il riciclaggio organico e ad esclusione del recupero di energia; Recupero dei rifiuti generati da imballaggi: le operazioni che utilizzano rifiuti di imballaggio per generare materie prime secondarie, prodotti o combustibili, attraverso trattamenti meccanici, termici, chimici o biologici, inclusa la cernita, e, in particolare, le operazioni previste nell’allegato C alla parte IV del presente decreto; Recupero d energia: l’utilizzazione di rifiuti di imballaggio combustibili quale mezzo per produrre energia mediante termovalorizzazione con o senza altri rifiuti ma con recupero di calore segue =>
Definizioni Art. 218 o) Riciclaggio organico: il trattamento aerobico (compostaggio) o anaerobico (biometanizazione) ad opera di microrganismi e in condizioni controllate delle parti biodegradabili dei rifiuti di imballaggio, con produzione di residui organici stabilizzati o di biogas con recupero energetico, ad esclusione dell’interramento in discarica, che non può essere considerato una forma di riciclaggio organico; …omissis… q) Operatori economici: i produttori, gli utilizzatori, i ricuperatori, i riciclatori, gli utenti finali, le pubbliche amministrazioni e i gestori; r) Produttori: i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori e gli importatori di imballaggi vuoti e di materiali di imballaggio; s) Utilizzatori: i commercianti, i distributori, gli addetti al riempimento, gli utenti di imballaggi e gli importatori di imballaggi pieni; t) Pubbliche amministrazioni e gestori: i soggetti e gli enti che provvedono alla organizzazione, al controllo e gestione del servizio di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani nelle forme di cui alla parte IV del presente decreto o loro concessionari;
OBIETTIVI DI RECUPERO E DI RICICLAGGIOArt. 220 ....omissis.... Per garantire il controllo del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio e di recupero, il Consorzio nazionale degli imballaggi di cui all’art. 224, comunica annualmente alla sezione nazionale del Catasto dei rifiuti utilizzando il modello unico di dichiarazione di cui all’art. 1 alla Legge 25 gennaio 1994, n. 70, i dati riferiti all’anno solare precedente, relativi al quantitativo degli imballaggi per ciascun materiale, e per tipo di imballaggio immesso sul mercato, nonché, per ciascun materiale la quantità degli imballaggi riutilizzati e dei rifiuti di imballaggio riciclati e recuperati provenienti dal mercato nazionale. ...omissis.... Gli obiettivi di cui al comma 1 sono riferiti ai rifiuti di imballaggi generati sul territorio nazionale, nonché a tutti i sistemi di riciclaggio e di recupero al netto degli scarti, e sono adottati ed aggiornati in conformità alla normativa Comunitaria con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio di concerto con il Ministro delle attività produttive.
Obblighi dei produttori e degli utilizzatoriArt. 221 I produttori e gli utilizzatori sono responsabili della corretta ed efficace gestione ambientale degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio generati dal consumo dei propri prodotti. …omissis… Per aderire agli obblighi di riciclaggio e di recupero nonché agli obblighi della ripresa degli imballaggi usati e della raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari su superfici private, e con riferimento all’obbligo del ritiro, su indicazione del Consorzio nazionale imballaggi di cui all’art. 224, dei rifiuti di imballaggio conferiti al servizio pubblico, i produttori possono alternativamente: Organizzare autonomamente, anche in forma associata la gestione dei propri rifiuti di imballaggio su tutto il territorio nazionale; Aderire ad uno dei consorzi di cui all’art. 223; Attestare sotto la propria responsabilità che è stato messo in atto un sistema di restituzione dei propri imballaggi, mediante idonea documentazione che dimostri l’autosufficienza del sistema, nel rispetto dei criteri e delle modalità di cui ai commi 5 e 6.
RACCOLTA DIFFERNZIATA E OBBLIGHI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONEArt. 222 La pubblica Amministrazione deve organizzare sistemi adeguati di raccolta differenziata in modo da permettere al consumatore di conferire al servizio pubblico rifiuti di imballaggio selezionati dai rifiuti domestici e da altri tipi di rifiuti di imballaggi. In particolare: deve essere garantita la copertura omogenea del territorio in ciascun ambito ottimale, tenuto conto del contesto geografico; la gestione della raccolta differenziata deve essere effettuata secondo criteri che privilegiano l’efficacia, l’efficienza e l’economicità del servizio, nonché il coordinamento con la gestione di altri rifiuti. Nel caso in cui l’Autorità di cui all’art. 207 accerti che le pubbliche amministrazioni non abbiano attivato sistemi adeguati di raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio, anche per il raggiungimento degli obiettivi di cui all’art. 205, ed in particolare di quelli di recupero e riciclaggio di cui all’art. 220, può richiedere al Consorzio Nazionale Imballaggi di sostituirsi ai gestori del servizio pubblico di raccolta differenziata, anche avvalendosi di soggetti pubblici e privati individuati dal Consorzio Nazionale imballaggi medesimo mediante procedure trasparenti e selettive, in via temporanea e d’urgenza, comunque per un periodo non superiore a 24 mesi sempre che ciò avvenga all’interno di ambiti ottimali opportunamente identificati per l’organizzazione e/o l’integrazione del servizio insufficiente.
DIVIETI Art. 226 1. E’ vietato lo smaltimento in discarica degli imballaggi e dei contenitori recuperati, ad eccezione degli scarti derivanti dalle operazioni di selezione, riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio. 2. Fermo restando quanto previsto dall’art. 221, comma 4, è vietato immettere nel normale circuito di raccolta dei rifiuti urbani imballaggi terziari di qualsiasi natura. Eventuali imballaggi secondari non restituiti all’utilizzatore dal commerciante al dettaglio possono essere conferiti al servizio pubblico solo in raccolta differenziata, ove la stessa sia stata attivata nei limiti previsti dall’art. 221, comma 4. 3. Possono essere commercializzati solo gli imballaggi rispondenti agli standard europei fissati dal Comitato Europeo di Normalizzazione in conformità ai requisiti essenziali stabiliti dall’art. 9 della Direttiva 94/62 CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994.
DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 Consorzi obbligatori Consorzio nazionale imballaggi; Consorzio nazionale recupero batterie esauste; Consorzio per il riciclaggio di rifiuti di beni in polietilene; Consorzio obbligatorio oli usati; Oli e grassi animali e vegetali; Rifiuti di legno. CO.NA.I CO.BAT CO.RE.PLA COOU CONSORZIO NAZIONALE DI RACCOLTA E TRATTAMENTO DEGLI OLI E DEI GRASSI VEGETALI ED ANIMALI; CONSORZIO RECUPERO DEL LEGNO
Gestione di particolari categorie di rifiutiTitolo III Gestione di particolari categorie di rifiuti Rifiuti elettrici ed e elettronici, rifiuti sanitari, veicoli fuori uso e prodotti contenenti amianto art. 227 Restano ferme le disposizioni speciali, nazionali e comunitarie relative alle altre tipologie di rifiuti in particolare quelle riguardanti: I rifiuti elettrici ed elettronici: direttiva 2000/53 CE, Dir. 2002/95/Ce, e Dir. 2003/108/CE e relativo decreto legislativo di attuazione 25/07/2005 n Relativamente alla data di entrata in vigore delle singole disposizioni del citato provvedimento, nelle more dell’entrata in vigore di tali disposizioni, continua ad applicarsi la disciplina di cui all’art. 44 del D.lgs 22/97; Rifiuti sanitari: D.P.R. 15 luglio 2003, n. 254; Veicoli fuori uso:Direttiva 2000/53/CE e Decreto Lgs 24/06/2003 n. 209, ferma restando la ripartizione degli oneri a carico degli operatori economici, per il ritiro e trattamento dei veicoli fuori uso in conformità a quanto previsto dall’art. 5, comma 4 della citata Dir. 2000/53/CE Recupero dei rifiuti e dei beni e prodotti contenenti amianto: Decreto Ministeriale 29/07:2004 n. 248.
Pneumatici fuori uso Articolo 228Fermo restando il disposto di cui al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, nonché il disposto di cui agli articoli 179 e 180 del presente decreto, al fine di ottimizzare il recupero dei pneumatici fuori uso e per ridurne la formazione anche attraverso la ricostruzione è fatto obbligo ai produttori e importatori di pneumatici di provvedere, singolarmente o in forma associata e con periodicità almeno annuale, alla gestione di quantitativi di pneumatici fuori uso pari a quelli dai medesimi immessi sul mercato e destinati alla vendita sul territorio nazionale. …omissis… I produttori e gli importatori di pneumatici inadempienti agli obblighi di cui al comma 1 sono assoggettati ad una sanzione amministrativa pecuniaria proporzionata alla gravità dell'inadempimento, comunque non superiore al doppio del contributo incassato per il periodo considerato.
Combustibile da rifiuti e combustibile da rifiuti di qualità elevata - cdr e cdr-q Articolo 229Ai sensi e per gli effetti della parte quarta del presente decreto, il combustibile da rifiuti (Cdr), di seguito Cdr, come definito dall'articolo 183, comma 1, lettera r), è classificato come rifiuto speciale. 2. Ferma restando l'applicazione della disciplina di cui al presente articolo, è escluso dall'ambito di applicazione della parte quarta del presente decreto il combustibile da rifiuti di qualità elevata (Cdr-Q), di seguito Cdr-Q, come definito dall'articolo 183, comma 1, lettera s), prodotto nell'ambito di un processo produttivo che adotta un sistema di gestione per la qualità basato sullo standard Uni_En Iso 9001 e destinato all'effettivo utilizzo in co-combustione, come definita dall'articolo 2, comma 1, lettera g), del decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato 11 novembre 1999, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 292 del 14 dicembre 1999, in impianti di produzione di energia elettrica e in cementifici, come specificato nel decreto del presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2002, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 60 del 12 marzo Il Governo è autorizzato ad apportare le conseguenti modifiche al citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2002. 3. La produzione del Cdr e del Cdr-Q deve avvenire nel rispetto della gerarchia del trattamento dei rifiuti e rimane comunque subordinata al rilascio delle autorizzazioni alla costruzione e all'esercizio dell'impianto previste dalla parte quarta del presente decreto. Nella produzione del Cdr e del Cdr-Q è ammesso per una percentuale massima del cinquanta per cento in peso l'impiego di rifiuti speciali non pericolosi. Per la produzione e l'impiego del Cdr è ammesso il ricorso alle procedure semplificate di cui agli articoli 214 e 216.
Rifiuti derivanti da attività di manutenzione delle infrastrutture Articolo 2301. Il luogo di produzione dei rifiuti derivanti da attività di manutenzione alle infrastrutture, effettuata direttamente dal gestore dell'infrastruttura a rete e degli impianti per l'erogazione di forniture e servizi di interesse pubblico o tramite terzi, può coincidere con la sede del cantiere che gestisce l'attività manutentiva o con la sede locale del gestore della infrastruttura nelle cui competenze rientra il tratto di infrastruttura interessata dai lavori di manutenzione ovvero con il luogo di concentramento dove il materiale tolto d'opera viene trasportato per la successiva valutazione tecnica, finalizzata all'individuazione del materiale effettivamente, direttamente ed oggettivamente riutilizzabile, senza essere sottoposto ad alcun trattamento. …omissis… 3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche ai rifiuti derivanti da attività manutentiva, effettuata direttamente da gestori erogatori di pubblico servizio o tramite terzi, dei mezzi e degli impianti fruitori delle infrastrutture di cui al comma 1. Fermo restando quanto previsto nell'articolo 190, comma 3, i registri di carico e scarico relativi ai rifiuti prodotti dai soggetti e dalle attività di cui al presente articolo possono essere tenuti nel luogo di produzione dei rifiuti così come definito nel comma 1.
Veicoli fuori uso non disciplinati dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209 Articolo 231Il proprietario di un veicolo a motore o di un rimorchio, con esclusione di quelli disciplinati dal decreto legislativo 24 giugno 2002, n. 209, che intenda procedere alla demolizione dello stesso deve consegnarlo ad un centro di raccolta per la messa in sicurezza, la demolizione, il recupero dei materiali e la rottamazione, autorizzato ai sensi degli articoli 208, 209 e 210. Tali centri di raccolta possono ricevere anche rifiuti costituiti da parti di veicoli a motore. 2. Il proprietario di un veicolo a motore o di un rimorchio di cui al comma 1 destinato alla demolizione può altresì consegnarlo ai concessionari o alle succursali delle case costruttrici per la consegna successiva ai centri di cui al comma 1, qualora intenda cedere il predetto veicolo o rimorchio per acquistarne un altro. 3. I veicoli a motore o i rimorchi di cui al comma 1 rinvenuti da organi pubblici o non reclamati dai proprietari e quelli acquisiti per occupazione ai sensi degli articoli 927, 928, 929 e 923 del codice civile sono conferiti ai centri di raccolta di cui al comma 1 nei casi e con le procedure determinate con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze, dell'ambiente e della tutela del territorio e delle infrastrutture e dei trasporti. Fino all'adozione di tale decreto, trova applicazione il decreto 22 ottobre 1999, n. 460. segue =>
4. I centri di raccolta ovvero i concessionari o le succursali delle case costruttrici rilasciano al proprietario del veicolo o del rimorchio consegnato per la demolizione un certificato dal quale deve risultare la data della consegna, gli estremi dell'autorizzazione del centro, le generalità del proprietario e gli estremi di identificazione del veicolo, nonché l'assunzione, da parte del gestore del centro stesso ovvero del concessionario o del titolare della succursale, dell'impegno a provvedere direttamente alle pratiche di cancellazione dal Pubblico registro automobilistico (Pra). 5. La cancellazione dal Pra dei veicoli e dei rimorchi avviati a demolizione avviene esclusivamente a cura del titolare del centro di raccolta o del concessionario o del titolare della succursale senza oneri di agenzia a carico del proprietario del veicolo o del rimorchio. A tal fine, entro novanta giorni dalla consegna del veicolo o del rimorchio da parte del proprietario, il gestore del centro di raccolta, il concessionario o il titolare della succursale deve comunicare l'avvenuta consegna per la demolizione del veicolo e consegnare il certificato di proprietà, la carta di circolazione e le targhe al competente Ufficio del Pra che provvede ai sensi e per gli effetti dell'articolo 103, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. 6. Il possesso del certificato di cui al comma 4 libera il proprietario del veicolo dalla responsabilità civile, penale e amministrativa connessa con la proprietà dello stesso. 7. I gestori dei centri di raccolta, i concessionari e i titolari delle succursali delle case costruttrici di cui ai commi 1 e 2 non possono alienare, smontare o distruggere i veicoli a motore e i rimorchi da avviare allo smontaggio ed alla successiva riduzione in rottami senza aver prima adempiuto ai compiti di cui al comma segue =>
7. I gestori dei centri di raccolta, i concessionari e i titolari delle succursali delle case costruttrici di cui ai commi 1 e 2 non possono alienare, smontare o distruggere i veicoli a motore e i rimorchi da avviare allo smontaggio ed alla successiva riduzione in rottami senza aver prima adempiuto ai compiti di cui al comma 5. 8. Gli estremi della ricevuta dell'avvenuta denuncia e consegna delle targhe e dei documenti agli uffici competenti devono essere annotati sull'apposito registro di entrata e di uscita dei veicoli da tenersi secondo le norme del regolamento di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. 9. Agli stessi obblighi di cui ai commi 7 e 8 sono soggetti i responsabili dei centri di raccolta o altri luoghi di custodia di veicoli rimossi ai sensi dell'articolo 159 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, nel caso di demolizione del veicolo ai sensi dell'articolo 215, comma 4 del predetto decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. 10. È consentito il commercio delle parti di ricambio recuperate dalla demolizione dei veicoli a motore o dei rimorchi ad esclusione di quelle che abbiano attinenza con la sicurezza dei veicoli. L'origine delle parti di ricambio immesse alla vendita deve risultare dalle fatture e dalle ricevute rilasciate al cliente. 11. Le parti di ricambio attinenti alla sicurezza dei veicoli sono cedute solo agli esercenti l'attività di autoriparazione di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 122, e, per poter essere utilizzate, ciascuna impresa di autoriparazione è tenuta a certificarne l'idoneità e la funzionalità segue =>
12. L'utilizzazione delle parti di ricambio di cui ai commi 10 e 11 da parte delle imprese esercenti attività di autoriparazione deve risultare dalle fatture rilasciate al cliente. 13. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con i Ministri delle attività produttive e delle infrastrutture e dei trasporti, emana le norme tecniche relative alle caratteristiche degli impianti di demolizione, alle operazioni di messa in sicurezza e all'individuazione delle parti di ricambio attinenti la sicurezza di cui al comma 11. Fino all'adozione di tale decreto, si applicano i requisiti relativi ai centri di raccolta e le modalità di trattamento dei veicoli di cui all'allegato I del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209.
Rifiuti prodotti dalle navi e residui di carico Articolo 232La disciplina di carattere nazionale relativa ai rifiuti prodotti dalle navi ed ai residui di carico è contenuta nel decreto legislativo 24 giugno 2003 n. 182. 2. Gli impianti che ricevono acque di sentina già sottoposte a un trattamento preliminare in impianti autorizzati ai sensi della legislazione vigente possono accedere alle procedure semplificate di cui al decreto 17 novembre 2005, n. 269, fermo restando che le materie prime e i prodotti ottenuti devono possedere le caratteristiche indicate al punto dell'allegato 3 del predetto decreto, come modificato dal comma 3 del presente articolo. 3. Ai punti 2.4 dell'allegato 1 e dell'allegato 3 del decreto 17 novembre 2005, n. 269 la congiunzione: "e" è sostituita dalla disgiunzione: "o".
Titolo IV Tariffa per la gestione dei rifiuti urbaniDECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 Titolo IV Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani Articolo 238 Chiunque possegga o detenga a qualsiasi titolo locali, o aree scoperte ad uso privato o pubblico non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale, che producano rifiuti urbani, è tenuto al pagamento di una tariffa. La tariffa costituisce il corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e ricomprende anche i costi indicati dall'articolo 15 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36. La tariffa di cui all'articolo 49 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, è soppressa a decorrere dall'entrata in vigore del presente articolo, salvo quanto previsto dal comma 11. La tariffa per la gestione dei rifiuti è commisurata alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte, sulla base di parametri, determinati con il regolamento di cui al comma 6, che tengano anche conto di indici reddituali articolati per fasce di utenza e territoriali segue =>
DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 3. La tariffa è determinata, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 6, dalle Autorità d'ambito ed è applicata e riscossa dai soggetti affidatari del servizio di gestione integrata sulla base dei criteri fissati dal regolamento di cui al comma 6. Nella determinazione della tariffa è prevista la copertura anche di costi accessori relativi alla gestione dei rifiuti urbani quali, ad esempio, le spese di spazzamento delle strade. Qualora detti costi vengano coperti con la tariffa ciò deve essere evidenziato nei piani finanziari e nei bilanci dei soggetti affidatari del servizio. 4. La tariffa è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti, nonché da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all'entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio. 5. Le Autorità d'ambito approvano e presentano all'Autorità di cui all'articolo 207 il piano finanziario e la relativa relazione redatta dal soggetto affidatario del servizio di gestione integrata. Entro quattro anni dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 6, dovrà essere gradualmente assicurata l'integrale copertura dei costi segue =>
DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro delle attività produttive, sentiti la Conferenza Stato Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, le rappresentanze qualificate degli interessi economici e sociali presenti nel Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali (Cespa) e i soggetti interessati, disciplina, con apposito regolamento da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto e nel rispetto delle disposizioni di cui al presente articolo, i criteri generali sulla base dei quali vengono definite le componenti dei costi e viene determinata la tariffa, anche con riferimento alle agevolazioni di cui al comma 7, garantendo comunque l'assenza di oneri per le autorità interessate. 7. Nella determinazione della tariffa possono essere previste agevolazioni per le utenze domestiche e per quelle adibite ad uso stagionale o non continuativo, debitamente documentato ed accertato, che tengano anche conto di indici reddituali articolati per fasce di utenza e territoriali. In questo caso, nel piano finanziario devono essere indicate le risorse necessarie per garantire l'integrale copertura dei minori introiti derivanti dalle agevolazioni, secondo i criteri fissati dal regolamento di cui al comma 6. 8. Il regolamento di cui al comma 6 tiene conto anche degli obiettivi di miglioramento della produttività e della qualità del servizio fornito e del tasso di inflazione programmato segue =>
DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 9. L'eventuale modulazione della tariffa tiene conto degli investimenti effettuati dai Comuni o dai gestori che risultino utili ai fini dell'organizzazione del servizio. 10. Alla tariffa è applicato un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l'attività di recupero dei rifiuti stessi. 11. Sino alla emanazione del regolamento di cui al comma 6 e fino al compimento degli adempimenti per l'applicazione della tariffa continuano ad applicarsi le discipline regolamentari vigenti. 12. La riscossione volontaria e coattiva della tariffa può essere effettuata secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, mediante convenzione con l'Agenzia delle entrate.
Principi e campo di applicazioneDECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 Titolo V Bonifica di siti contaminati Principi e campo di applicazione Articolo 239 1. Il presente titolo disciplina gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati e definisce le procedure, i criteri e le modalità per lo svolgimento delle operazioni necessarie per l'eliminazione delle sorgenti dell'inquinamento e comunque per la riduzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti, in armonia con i principi e le norme comunitari, con particolare riferimento al principio "chi inquina paga". 2. Ferma restando la disciplina dettata dal titolo I della parte quarta del presente decreto, le disposizioni del presente titolo non si applicano: a) all'abbandono dei rifiuti disciplinato dalla parte quarta del presente decreto. In tal caso qualora, a seguito della rimozione, avvio a recupero, smaltimento dei rifiuti abbandonati o depositati in modo incontrollato, si accerti il superamento dei valori di attenzione, si dovrà procedere alla caratterizzazione dell'area ai fini degli eventuali interventi di bonifica e ripristino ambientale da effettuare ai sensi del presente titolo; b) agli interventi di bonifica disciplinati da leggi speciali, se non nei limiti di quanto espressamente richiamato dalle medesime o di quanto dalle stesse non disciplinato. 3. Gli interventi di bonifica e ripristino ambientale per le aree caratterizzate da inquinamento diffuso sono disciplinati dalle Regioni con appositi piani, fatte salve le competenze e le procedure previste per i siti oggetto di bonifica di interesse nazionale e comunque nel rispetto dei criteri generali di cui al presente titolo. segue =>
DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 Definizioni Articolo 240Ai fini dell'applicazione del presente titolo, si definiscono: a) sito: l'area o porzione di territorio, geograficamente definita e determinata, intesa nelle diverse matrici ambientali (suolo, sottosuolo ed acque sotterranee) e comprensiva delle eventuali strutture edilizie e impiantistiche presenti; b) concentrazioni soglia di contaminazione (Csc): i livelli di contaminazione delle matrici ambientali che costituiscono valori al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione del sito e l'analisi di rischio sito specifica, come individuati nell'allegato 5 alla parte quarta del presente decreto. Nel caso in cui il sito potenzialmente contaminato sia ubicato in un'area interessata da fenomeni antropici o naturali che abbiano determinato il superamento di una o più concentrazioni soglia di contaminazione, queste ultime si a s su m o n o pari al valore di fondo esistente per tutti i parametri superati; c) concentrazioni soglia di rischio (Csr): i livelli di contaminazione delle matrici ambientali, da determinare caso per caso con l'applicazione della procedura di analisi di rischio sito specifica secondo i principi illustrati nell'allegato 1 alla parte quarta del presente decreto e sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, il cui superamento richiede la messa in sicurezza e la bonifica. I livelli di concentrazione così definiti costituiscono i livelli di accettabilità per il sito; segue =>
d) sito potenzialmente contaminato: un sito nel quale uno o più valori di concentrazione delle sostanze inquinanti rilevati nelle matrici ambientali risultino superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (Csc), in attesa di espletare le operazioni di caratterizzazione e di analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica, che ne permettano di determinare lo stato o meno di contaminazione sulla base delle concentrazioni soglia di rischio (Csr); e) sito contaminato: un sito nel quale i valori delle concentrazioni soglia di rischio (Csr), determinati con l'applicazione della procedura di analisi di rischio di cui all'allegato 1 alla parte quarta del presente decreto sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, risultano superati; f) sito non contaminato: un sito nel quale la contaminazione rilevata nelle matrice ambientali risulti inferiore ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (Csc) oppure, se superiore, risulti comunque inferiore ai valori di concentrazione soglia di rischio (Csr) determinate a seguito dell'analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica; g) sito con attività in esercizio: un sito nel quale risultano in esercizio attività produttive sia industriali che commerciali nonché le aree pertinenziali e quelle adibite ad attività accessorie economiche, ivi comprese le attività di mantenimento e tutela del patrimonio ai fini della successiva ripresa delle attività; segue =>
h) sito dismesso: un sito in cui sono cessate le attività produttive; i) misure di prevenzione: le iniziative per contrastare un evento, un atto o un'omissione che ha creato una minaccia imminente per la salute o per l'ambiente, intesa come rischio sufficientemente probabile che si verifichi un danno sotto il profilo sanitario o ambientale in un futuro prossimo, al fine di impedire o minimizzare il realizzarsi di tale minaccia; l) misure di riparazione: qualsiasi azione o combinazione di azioni, tra cui misure di attenuazione o provvisorie dirette a riparare, risanare o sostituire risorse naturali e/o servizi naturali danneggiati, oppure a fornire un'alternativa equivalente a tali risorse o servizi; m) messa in sicurezza d'emergenza: ogni intervento immediato o a breve termine, da mettere in opera nelle condizioni di emergenza di cui alla lettera t) in caso di eventi di contaminazione repentini di qualsiasi natura, atto a contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione, impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito e a rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente; n) messa in sicurezza operativa: l'insieme degli interventi eseguiti in un sito con attività in esercizio atti a garantire un adeguato livello di sicurezza per le persone e per l'ambiente, in attesa di ulteriori interventi di messa in sicurezza permanente o bonifica da realizzarsi alla cessazione dell'attività. Essi comprendono altresì gli interventi di contenimento della contaminazione da mettere in atto in via transitoria fino all'esecuzione della bonifica o della messa in sicurezza permanente, al fine di evitare la diffusione della contaminazione all'interno della stessa matrice o tra matrici differenti. In tali casi devono essere predisposti idonei piani di monitoraggio e controllo che consentano di verificare l'efficacia delle soluzioni adottate; segue =>
o) messa in sicurezza permanente: l'insieme degli interventi atti a isolare in modo definitivo le fonti inquinanti rispetto alle matrici ambientali circostanti e a garantire un elevato e definitivo livello di sicurezza per le persone e per l'ambiente. In tali casi devono essere previsti piani di monitoraggio e controllo e limitazioni d'uso rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici; p) bonifica: l'insieme degli interventi atti ad eliminare le fonti di inquinamento e le sostanze inquinanti o a ridurre le concentrazioni delle stesse presenti nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee ad un livello uguale o inferiore ai valori delle concentrazioni soglia di rischio (Csr); q) ripristino e ripristino ambientale: gli interventi di riqualificazione ambientale e paesaggistica, anche costituenti complemento degli interventi di bonifica o messa in sicurezza permanente, che consentono di recuperare il sito alla effettiva e definitiva fruibilità per la destinazione d'uso conforme agli strumenti urbanistici; r) inquinamento diffuso: la contaminazione o le alterazioni chimiche, fisiche o biologiche delle matrici ambientali determinate da fonti diffuse e non imputabili ad una singola origine: s) analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica: analisi sito specifica degli effetti sulla salute umana derivanti dall'esposizione prolungata all'azione delle sostanze presenti nelle matrici ambientali contaminate, condotta con i criteri indicati nell'allegato 1 alla parte quarta del presente decreto; segue =>
t) condizioni di emergenza: gli eventi al verificarsi dei quali è necessaria l'esecuzione di interventi di emergenza, quali ad esempio; 1) concentrazioni attuali o potenziali dei vapori in spazi confinati prossime ai livelli di esplosività o idonee a causare effetti nocivi acuti alla salute; 2) presenza di quantità significative di prodotto in fase separata sul suolo o in corsi di acqua superficiali o nella falda: 3) contaminazione di pozzi ad utilizzo idropotabile o per scopi agricoli; 4) pericolo di incendi ed esplosioni.
Procedure operative ed amministrative Articolo 242Al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare il sito, il responsabile dell'inquinamento mette in opera entro ventiquattro ore le misure necessarie di prevenzione e ne dà immediata comunicazione ai sensi e con le modalità di cui all'articolo 304, comma 2. La medesima procedura si applica all'atto di individuazione di contaminazioni storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione. 2. Il responsabile dell'inquinamento, attuate le necessarie misure di prevenzione, svolge, nelle zone interessate dalla contaminazione, un'indagine preliminare sui parametri oggetto dell'inquinamento e, ove accerti che il livello delle concentrazioni soglia di contaminazione (Csc) non sia stato superato, provvede al ripristino della zona contaminata, dandone notizia, con apposita autocertificazione, al Comune ed alla Provincia competenti per territorio entro quarantotto ore dalla comunicazione. L'autocertificazione conclude il procedimento di notifica di cui al presente articolo, ferme restando le attività di verifica e di controllo da parte dell'autorità competente da effettuarsi nei successivi quindici giorni. Nel caso in cui l'inquinamento non sia riconducibile ad un singolo evento, i parametri da valutare devono essere individuati, caso per caso, sulla base della storia del sito e delle attività ivi svolte nel tempo segue =>
Qualora l'indagine preliminare di cui al comma 2 accerti l'avvenuto superamento delle Csc anche per un solo parametro, il responsabile dell'inquinamento ne dà immediata notizia al Comune ed alle Province competenti per territorio con la descrizione delle misure di prevenzione e di messa in sicurezza di emergenza adottate. Nei successivi trenta giorni, presenta alle predette amministrazioni, nonché alla Regione territorialmente competente il piano di caratterizzazione con i requisiti di cui all'allegato 2 alla parte quarta del presente decreto. Entro i trenta giorni successivi la Regione, convocata la conferenza di servizi, autorizza il piano di caratterizzazione con eventuali prescrizioni integrative. L'autorizzazione regionale costituisce assenso per tutte le opere connesse alla caratterizzazione, sostituendosi ad ogni altra autorizzazione, concessione, concerto, intesa, nulla osta da parte della pubblica amministrazione. Sulla base delle risultanze della caratterizzazione, al sito è applicata la procedura di analisi del rischio sito specifica per la determinazione delle concentrazioni soglia di rischio (Csr). I criteri per l'applicazione della procedura di analisi di rischio sono riportati nell'allegato 1 alla parte quarta del presente decreto. Entro sei mesi dall'approvazione del piano di caratterizzazione, il soggetto responsabile presenta alla Regione i risultati dell'analisi di rischio. La conferenza di servizi convocata dalla Regione, a seguito dell'istruttoria svolta in contraddittorio con il soggetto responsabile, cui è dato un preavviso di almeno venti giorni, approva il documento di analisi di rischio entro i sessanta giorni dalla ricezione dello stesso. Tale documento è inviato ai componenti della conferenza di servizi almeno venti giorni prima della data fissata per la conferenza e, in caso di decisione a maggioranza, la delibera di adozione fornisce una adeguata ed analitica motivazione rispetto alle opinioni dissenzienti espresse nel corso della conferenza segue =>
5. Qualora gli esiti della procedura dell'analisi di rischio dimostrino che la concentrazione dei contaminanti presenti nel sito è inferiore alle concentrazioni soglia di rischio, la conferenza dei servizi, con l'approvazione del documento dell'analisi del rischio, dichiara concluso positivamente il procedimento. In tal caso la conferenza di servizi può prescrivere lo svolgimento di un programma di monitoraggio sul sito circa la stabilizzazione della situazione riscontrata in relazione agli esiti dell'analisi di rischio e all'attuale destinazione d'uso del sito. A tal fine, il soggetto responsabile, entro sessanta giorni dall'approvazione di cui sopra, invia alla Provincia ed alla Regione competenti per territorio un piano di monitoraggio nel quale sono individuati: a) i parametri da sottoporre a controllo; b) la frequenza e la durata del monitoraggio. La Regione, sentita la Provincia, approva il piano di monitoraggio entro trenta giorni dal ricevimento dello stesso. L'anzidetto termine può essere sospeso una sola volta, qualora l'autorità competente ravvisi la necessità di richiedere, mediante atto adeguatamente motivato, integrazioni documentali o approfondimenti del progetto, assegnando un congruo termine per l'adempimento. In questo caso il termine per l'approvazione decorre dalla ricezione del progetto integrato. Alla scadenza del periodo di monitoraggio il soggetto responsabile ne dà comunicazione alla Regione ed alla Provincia, inviando una relazione tecnica riassuntiva degli esiti del monitoraggio svolto. Nel caso in cui le attività di monitoraggio rilevino il superamento di uno o più delle concentrazioni soglia di rischio, il soggetto responsabile dovrà avviare la procedura di bonifica di cui al comma 7. segue =>
Qualora gli esiti della procedura dell'analisi di rischio dimostrino che la concentrazione dei contaminanti presenti nel sito è superiore ai valori di concentrazione soglia di rischio (Csr), il soggetto responsabile sottopone alla Regione, nei successivi sei mesi dall'approvazione del documento di analisi di rischio, il progetto operativo degli interventi di bonifica o di messa in sicurezza, operativa o permanente, e, ove necessario, le ulteriori misure di riparazione e di ripristino ambientale, al fine di minimizzare e ricondurre ad accettabilità il rischio derivante dallo stato di contaminazione presente nel sito. La Regione, acquisito il parere del Comune e della Provincia interessati mediante apposita conferenza di servizi e sentito il soggetto responsabile, approva il progetto, con eventuali prescrizioni ed integrazioni entro sessanta giorni dal suo ricevimento. Tale termine può essere sospeso una sola volta, qualora la Regione ravvisi la necessità di richiedere, mediante atto adeguatamente motivato, integrazioni documentali o approfondimenti al progetto, assegnando un congruo termine per l'adempimento. In questa ipotesi il termine per l'approvazione del progetto decorre dalla presentazione del progetto integrato. Ai soli fini della realizzazione e dell'esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie all'attuazione del progetto operativo e per il tempo strettamente necessario all'attuazione medesima, l'autorizzazione regionale di cui al presente comma sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente compresi, in particolare, quelli relativi alla valutazione di impatto ambientale, ove necessaria, alla gestione delle terre e rocce da scavo all'interno dell'area oggetto dell'intervento ed allo scarico delle acque emunte dalle falde. L'autorizzazione costituisce, altresì, variante urbanistica e comporta dichiarazione di pubblica utilità, di urgenza ed indifferibilità dei lavori. Con il provvedimento di approvazione del progetto sono stabiliti anche i tempi di esecuzione, indicando altresì le eventuali prescrizioni necessarie per l'esecuzione dei lavori ed è fissata l'entità delle garanzie finanziarie, in misura non superiore al cinquanta per cento del costo stimato dell'intervento, che devono essere prestate in favore della Regione per la corretta esecuzione ed il completamento degli interventi medesimi segue =>
criteri per la selezione e l'esecuzione degli interventi di bonifica e ripristino ambientale, di messa in sicurezza operativa o permanente, nonché per l'individuazione delle migliori tecniche di intervento a costi sostenibili (B.A.T.N.E.E.C. - Best Available Technology Not Entailing Excessive Costs) ai sensi delle normative comunitarie sono riportati nell'allegato 3 alla parte quarta del presente decreto; La messa in sicurezza operativa, riguardante i siti contaminati con attività in esercizio, garantisce una adeguata sicurezza sanitaria ed ambientale ed impedisce un'ulteriore propagazione dei contaminanti. I progetti di messa in sicurezza operativa sono accompagnati da accurati piani di monitoraggio dell'efficacia delle misure adottate ed indicano se all'atto della cessazione dell'attività si renderà necessario un intervento di bonifica o un intervento di messa in sicurezza permanente; 10. Nel caso di caratterizzazione, bonifica, messa in sicurezza e ripristino ambientale di siti con attività in esercizio, la Regione, fatto salvo l'obbligo di garantire la tutela della salute pubblica e dell'ambiente, in sede di approvazione del progetto assicura che i suddetti interventi siano articolati in modo tale da risultare compatibili con la prosecuzione della attività. segue =>
11. Nel caso di eventi avvenuti anteriormente all'entrata in vigore della parte quarta del presente decreto che si manifestino successivamente a tale data in assenza di rischio immediato per l'ambiente e per la salute pubblica, il soggetto interessato comunica alla Regione, alla Provincia e al Comune competenti l'esistenza di una potenziale contaminazione unitamente al piano di caratterizzazione del sito, al fine di determinarne l'entità e l'estensione con riferimento ai parametri indicati nelle Csc ed applica le procedure di cui ai commi 4 e seguenti. Le indagini ed attività istruttorie sono svolte dalla Provincia, che si avvale della competenza tecnica dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente e si coordina con le altre amministrazioni. 13. La procedura di approvazione della caratterizzazione e del progetto di bonifica si svolge in Conferenza di servizi convocata dalla Regione e costituita dalle amministrazioni ordinariamente competenti a rilasciare i permessi, autorizzazioni e concessioni per la realizzazione degli interventi compresi nel piano e nel progetto. La relativa documentazione è inviata ai componenti della conferenza di servizi almeno venti giorni prima della data fissata per la discussione e, in caso di decisione a maggioranza, la delibera di adozione deve fornire una adeguata ed analitica motivazione rispetto alle opinioni dissenzienti espresse nel corso della conferenza. Compete alla Provincia rilasciare la certificazione di avvenuta bonifica. Qualora la Provincia non provveda a rilasciare tale certificazione entro trenta giorni dal ricevimento della delibera di adozione, al rilascio provvede la Regione.
Acque di falda Articolo 243 Le acque di falda emunte dalle falde sotterranee, nell'ambito degli interventi di bonifica di un sito, possono essere scaricate, direttamente o dopo essere state utilizzate in cicli produttivi in esercizio nel sito stesso, nel rispetto dei limiti di emissione di acque reflue industriali in acque superficiali di cui al presente decreto. 2. In deroga a quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 104, ai soli fini della bonifica dell'acquifero, è ammessa la reimmissione, previo trattamento, delle acque sotterranee nella stessa unità geologica da cui le stesse sono state estratte, indicando la tipologia di trattamento, le caratteristiche quali-quantitative delle acque reimmesse, le modalità di reimmissione e le misure di messa in sicurezza della porzione di acquifero interessato dal sistema di estrazione/reimmissione. Le acque reimmesse devono essere state sottoposte ad un trattamento finalizzato alla bonifica dell'acquifero e non devono contenere altre acque di scarico o altre sostanze pericolose diverse, per qualità e quantità, da quelle presentì nelle acque prelevate.
Ordinanze Articolo 244 Le pubbliche amministrazioni che nell'esercizio delle proprie funzioni individuano siti nei quali accertino che i livelli di contaminazione sono superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione, ne danno comunicazione alla Regione, alla Provincia e al Comune competenti. 2. La Provincia, ricevuta la comunicazione di cui al comma 1, dopo aver svolto le opportune indagini volte ad identificare il responsabile dell'evento di superamento e sentito il comune, diffida con ordinanza motivata il responsabile della potenziale contaminazione a provvedere ai sensi del presente titolo. 3. L'ordinanza di cui al comma 2 è comunque notificata anche al proprietario del sito ai sensi e per gli effetti dell'articolo 253. 4. Se il responsabile non sia individuabile o non provveda e non provveda il proprietario del sito né altro soggetto interessato, gli interventi che risultassero necessari ai sensi delle disposizioni di cui al presente titolo sono adottati dall'amministrazione competente in conformità a quanto disposto dall'articolo 250.
Obblighi di intervento e di notifica da parte dei soggetti non responsabili della potenziale contaminazione Articolo 245 Le procedure per gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale disciplinate dal presente titolo possono essere comunque attivate su iniziativa degli interessati non responsabili. 2. Fatti salvi gli obblighi del responsabile della potenziale contaminazione di cui all'articolo 242, il proprietario o il gestore dell'area che rilevi il superamento o il pericolo concreto e attuale del superamento della concentrazione soglia di contaminazione (Csc) deve darne comunicazione alla Regione, alla Provincia ed al Comune territorialmente competenti e attuare le misure di prevenzione secondo la procedura di cui all'articolo 242. La Provincia, una volta ricevute le comunicazioni di cui sopra, si attiva, sentito il comune, per l'identificazione del soggetto responsabile al fine di dar corso agli interventi di bonifica. È comunque riconosciuta al proprietario o ad altro soggetto interessato la facoltà di intervenire in qualunque momento volontariamente per la realizzazione degli interventi dì bonifica necessari nell'ambito del sito in proprietà o disponibilità. 3. Qualora i soggetti interessati procedano ai sensi dei commi 1 e 2 entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, ovvero abbiano già provveduto in tal senso in precedenza, la decorrenza dell'obbligo di bonifica di siti per eventi anteriori all'entrata in vigore della parte quarta del presente decreto verrà definita dalla Regione territorialmente competente in base alla pericolosità del sito, determinata in generale dal piano regionale delle bonifiche o da suoi eventuali stralci, salva in ogni caso la facoltà degli interessati di procedere agli interventi prima del suddetto termine.
Siti soggetti a sequestroArticolo 247 1. Nel caso in cui il sito inquinato sia soggetto a sequestro, l'autorità giudiziaria che lo ha disposto può autorizzare l'accesso al sito per l'esecuzione degli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale delle aree, anche al fine di impedire l'ulteriore propagazione degli inquinanti ed il conseguente peggioramento della situazione ambientale.
Aree contaminate di ridotte dimensioniArticolo 249 1. Per le aree contaminate di ridotte dimensioni si applicano le procedure semplificate di intervento riportate nell'allegato 4 alla parte quarta del presente decreto.
Bonifica da parte dell'amministrazioneArticolo 250 1. Qualora i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente agli adempimenti disposti dal presente titolo ovvero non siano individuabili e non provvedano né il proprietario del sito né altri soggetti interessati, le procedure e gli interventi di cui all'articolo 242 sono realizzati d'ufficio dal Comune territorialmente competente e, ove questo non provveda, dalla Regione, secondo l'ordine di priorità fissati dal piano regionale per la bonifica delle aree inquinate, avvalendosi anche di altri soggetti pubblici o privati, individuati ad esito di apposite procedure ad evidenza pubblica. Al fine di anticipare le somme per i predetti interventi le Regioni possono istituire appositi fondi nell'ambito delle proprie disponibilità di bilancio.
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 15/07/2003 N. 254Regolamento recante la disciplina per la gestione dei rifiuti sanitari a norma dell’art. 24 della L. 31/07/2002 n. 179. Art.1 Finalità 1. Il presente regolamento disciplina la gestione dei rifiuti sanitari e degli altri rifiuti di cui al comma 5 allo scopo di garantire elevati livelli di tutela dell’ambiente e della salute pubblica e controlli efficaci. ...omissis... 4. I rifiuti disciplinati dal presente regolamento e definiti all’art. 2 comma 1, sono: a) i rifiuti sanitari non pericolosi; b) i rifiuti sanitari assimilati ai rifiuti urbani; c) i rifiuti sanitari pericolosi non a rischio infettivo; d) i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo; e) i rifiuti sanitari che richiedono particolari modalità di smaltimento; f) i rifiuti da esumazioni ed estumulazioni, nonché i rifiuti derivanti da altre attività cimiteriali esclusi i rifiuti vegetali provenienti da aree cimiteriali.
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 15/07/2003 N. 254Art. 2 Definizioni 1. Ai fini del presente regolamento si intende per: a) i rifiuti sanitari: i rifiuti elencati a titolo esemplificativo, negli allegati I e II del presente regolamento, che derivano da strutture pubbliche e private, individuate ai sensi del decreto legislativo 30/12/1992 n. 502, e successive modificazioni, che svolgono attività medica e veterinaria di prevenzione, di diagnosi, di cura, di riabilitazione e di ricerca e erogano le prestazioni di cui alla legge 23/12/1978, n. 833; ...omissis... e) rifiuti da esumazione ed estumulazione: i seguenti rifiuti costituiti da parti, componenti, accessori e residui contenuti nelle casse utilizzate per inumazione o tumulazione: 1. assi e resti lignei delle casse utilizzate per la sepoltura; 2. simboli religiosi, piedini, ornamenti e mezzi di movimentazione della cassa (maniglie); 3. avanzi di indumenti, imbottiture e similari; 4. resti non mortali di elementi biodegradabili inseriti nel cofano; 5. resti metallici di casse (ad es. zinco, piombo); ...omissis....
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 15/07/2003 N. 254Art. 8 Deposito temporaneo, deposito preliminare, raccolta e trasporto dei rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo …omissis… a) Il deposito temporaneo di rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo deve essere effettuato in condizioni tali da non causare alterazioni che comportino rischi per la salute e può avere una durata massima di cinque giorni dal momento della chiusura del contenitore. Nel rispetto dei requisiti di igiene e sicurezza e sotto la responsabilità del produttore, tale termine è esteso a 30 giorni per quantitativi inferiori a 200 litri. La registrazione di cui all’art. 12 comma 1, del D.lgs deve avvenire entro 5 giorni; b) Le operazioni di deposito preliminare, raccolta e trasporto dei rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo restano sottoposte al regime generale dei rifiuti pericolosi. c) Per i rifiuti pericolosi a rischio infettivo destinati agli impianti di incenerimento, l’intera fase di trasporto deve essere effettuata nel più breve tempo tecnicamente possibile. d) Il deposito preliminare dei medesimi non deve, di norma, superare i cinque giorni. La durata massima del deposito preliminare, viene comunque, fissata nel provvedimento di autorizzazione che può prevedere anche l’utilizzo di sistemi di refrigerazione.
VEICOLI A MOTORE E RIMORCHIDECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 VEICOLI A MOTORE E RIMORCHI Art. 231 Il proprietario di un veicolo a motore o di un rimorchio che intenda procedere alla demolizione dello stesso deve consegnarlo ad un centro di raccolta per la messa in sicurezza, la demolizione, il recupero dei materiali e la rottamazione, autorizzato ai sensi degli artt. 27 e 28. Il proprietario di un veicolo a motore o destinato alla demolizione può altresì consegnarlo ai concessionari o alle succursali delle case costruttrici per la consegna successiva ai centri di cui al comma 1. Il veicoli a motore o rimorchi rinvenuti da organi pubblici o non reclamati dai proprietari e quelli acquisiti per occupazione ai sensi degli art. 923, 927 e 929 del codice civile, sono conferiti ai centri di raccolta di cui al comma 1. ...omissis... 6 - quinquies. All’art. 103, comma 1 del decreto legislativo 30/04/1992, n. 285, le parole: ”la distruzione, la demolizione” sono sostituite dalle parole: ”la cessazione della circolazione di veicoli a motore e rimorchi non avviati alla demolizione”.
DECRETO LEGISLATIVO 24 GIUGNO 2003 n. 209 Attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso Art. 1 Il presente decreto si applica ai veicoli, ai veicoli fuori uso, come definiti all’art. 3, comma 1, lett. b), e ai relativi componenti e materiali, a prescindere dal modo in cui il veicolo è stato mantenuto o riparato durante il suo ciclo di vita e dal fatto che esso è dotato di componenti forniti dal produttore o da altri componenti il cui montaggio,come ricambio, è conforme alle norme comunitarie o nazionali in materia. ...omissis... E’ fata salva la normativa vigente in materia, in particolare, di sicurezza e di controllo delle emissioni atmosferiche e sonore, nonché di protezione del suolo e delle acque
DECRETO LEGISLATIVO 24 GIUGNO 2003 n. 209Obiettivi Art. 2 Il presente decreto ha lo scopo: a) di ridurre al minimo l’impatto dei veicoli fuori uso sull’ambiente, al fine di contribuire alla protezione, alla conservazione ed al miglioramento della qualità dell’ambiente; b) di evitare distorsioni della concorrenza, soprattutto per quanto riguarda l’accesso delle piccole e delle medie imprese al mercato della raccolta, della demolizione, del trattamento e del riciclaggio dei veicoli fuori uso; ...omissis...
DECRETO LEGISLATIVO 24 GIUGNO 2003 n. 209Definizioni Art. 3 ...omissis... a) “veicolo fuori uso”, un veicolo di cui alla lett. a) a fine vita che costituisca un rifiuto ai sensi dell’art. 6 del D.Lvo. 22/97, e successive modifiche; f)“trattamento” le attività di messa in sicurezza, di demolizione, di pressatura, di tranciature, di frantumazione o di recupero o di preparazione per lo smaltimento dei rifiuti frantumati, nonché tutte le operazioni eseguite ai fini del recupero o dello smaltimento del veicolo fuori uso e dei suoi componenti effettuate, dopo la consegna dello stesso veicolo, presso un impianto di cui alla lett. n); n)”frantumazione”, le operazioni per la riduzione in pezzi e in frammenti il veicolo già sottoposto alle operazioni di messa in sicurezza e di demolizione, allo scopo di ottenere residui di metallo riciclabili; Messa in sicurezza: ogni intervento per il contenimento o isolamento definitivo della fonte inquinante rispetto alle matrici ambientali circostanti. segue =>
DECRETO LEGISLATIVO 24 GIUGNO 2003 n. 209Art. 3 Definizioni ...omissis... Un veicolo è classificato fuori uso ai sensi del comma 1, lett. b): a) con la consegna ad un centro di raccolta, effettuata dal detentore o direttamente o tramite soggetto autorizzato al trasporto di veicoli fuori uso o tramite concessionario o il gestore dell’automercato o della succursale della casa costruttrice che ritira un veicolo destinato alla demolizione nel rispetto delle disposizioni del presente decreto. E’ comunque considerato rifiuto e sottoposto al relativo regime, anche prima della consegna al centro di raccolta, il veicolo che sia stato ufficialmente privato delle targhe di immatricolazione, salvo il caso di esclusivo utilizzo in aree private di un veicolo per il quale è stata effettuata la cancellazione dal P.R.A. a cura del proprietario; b) nei casi previsti dalla vigente disciplina in materia di veicoli a motore rinvenuti da organi pubblici e non reclamati; c) a seguito di specifico provvedimento dell’autorità amministrativa o giudiziaria; d) in ogni altro caso in cui il veicolo, ancorché giacente in area privata, risulta in evidente stato di abbandono. Non rientrano nella definizione di rifiuto ai sensi del comma 1, lett. b), e non sono soggetti alla relativa disciplina, i veicoli d’epoca, ossia i veicoli storici o di valore per i collezionisti o destinati ai musei in modo adeguato, pronti all’uso ovvero in pezzi smontati.
DECRETO MINISTERIALE 22/10/1999, n. 460 oooOOOooo(Regolamento recante disciplina dei casi e delle procedure di conferimento ai centri di raccolta dei veicoli a motore o rimorchi rinvenuti da organi pubblici o non reclamati dai proprietari e di quelli acquisiti ai sensi degli artt. 927, 929 e 923 del Codice Civile) oooOOOooo Il legislatore, con l’emanazione del Decreto Ministeriale 22 ottobre 1999, n. 460, ha disciplinato definitivamente le procedure per il conferimento ai centri di raccolta dei veicoli a motore o rimorchi rinvenuti da Organi Pubblici o non reclamati dai proprietari e di quelli acquisiti ai sensi degli art e 923 del codice civile.
RINVENIMENTO VEICOLO RINVENIMENTO VEICOLOIl Decreto Ministeriale di che trattasi, ai fini di una più facile lettura può essere sintetizzato nelle sue due previsioni nel seguente modo: RINVENIMENTO VEICOLO Privo di targa o di parti essenziali per l’uso su area pubblica o soggetta ad uso pubblico: Eventuale verbale (violazioni di norme di cui al D.lgs 285/92); Apposito verbale (previo accertamento di denuncia di furto, sullo stato d’uso e conservazione); Notificazione al proprietario (se identificabile); Conferimento provvisorio a centri di raccolta autorizzati dalla Prefettura; Acquisizione per occupazione, art.923 c.c., trascorsi 60 gg. dalla notifica o, qualora non sia identificabile il proprietario; Demolizione e recupero da parte del centro di raccolta (previa cancellazione al P.R.A.) RINVENIMENTO VEICOLO In sosta per oltre 60 gg. su area ad uso pubblico in cui è vietata la sosta ai sensi del D.lgs 285/92 e dopo aver accertato che nei confronti del veicolo non sia pendente una denuncia di furto: Temporaneo affidamento a centri di raccolta autorizzati dalla Prefettura; Rapporto al Sindaco ai sensi dell’art. 927 del c.c.; (acquisizione per invenzione) Il Sindaco provvede: a) identificazione del proprietario; b) notifica invito per il ritiro nei tempi di cui all’art. 929 c.c.; c) perdita di proprietà in caso di omissione; d) restituzione previo pagamento spese; Rottamazione, previa cancellazione al P.R.A. a cura del gestore del centro di raccolta con le modalità di cui all’art. 46 del Dlgs 22/97, salvo che il Comune in relazione alle condizioni d’uso del veicolo non ne disponga la vendita.
FORMULARIO DI IDENTIFICAZIONETrasporto dei rifiuti Articolo 193 Durante il trasporto effettuato da Enti o Imprese i rifiuti sono accompagnati da un formulario di identificazione dal quale devono risultare in particolare i seguenti dati: nome ed indirizzo del produttore e del detentore; origine, tipologia e quantità del rifiuto; impianto di destinazione; data e percorso dell’istradamento; nome e indirizzo del destinatario; Il formulario di identificazione di cui al comma 1, deve essere redatto in quattro esemplari, compilato, datato e firmato dal detentore dei rifiuti e controfirmato dal trasportatore. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano al trasporto di rifiuti urbani effettuato dal soggetto che gestisce il servizio pubblico ne ai trasporti di rifiuti che non eccedono la quantità di 30 (trenta) Kg. al giorno o di trenta litri al giorno effettuato dal produttore dei rifiuti stessi. I formulari di identificazione di cui al comma 1 devono essere numerati e vidimati dall’Ufficio del Registro o dalle Camere di Commercio Industria Artigianato ed Agricoltura e devono essere annotati sul registro I.V.A. - acquisti. I rifiuti provenienti da attività di manutenzione o assistenza sanitaria si considerano prodotti presso la sede o il domicilio del soggetto che svolge tali attività. 8. Le disposizioni del presente articolo non si applicano alle fattispecie disciplinate dal decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, relativo ai fanghi in agricoltura, compatibilmente con la disciplina di cui al regolamento (Cee) n. 259/1993 del 1° febbraio 1993.
Decreto 1° Aprile 1998 n. 145 Regolamento recante la definizione del modello e dei contenuti del formulario di accompagnamento dei rifiuti. art. 1 E’ approvato il modello del formulario di identificazione dei rifiuti trasportati previsto dall’art. 15 del decreto legislativo 5/02/ 1997 n. 22. art. 2 Il formulario di identificazione deve essere emesso, da apposito bollettario a ricalco conforme sostanzialmente al modello riportato negli allegati “A” e “B”, dal produttore, o dal detentore dei rifiuti o dal soggetto che effettua il trasporto Il formulario è stampato su carta idonea a garantire che le indicazioni figuranti su una delle facciate non pregiudichino la leggibilità delle indicazioni apposte sull’altra facciata e deve essere compilato secondo le modalità indicate nell’allegato “C”. art. 3 ...omissis.... art. 4 I formulari di identificazione di cui all’art. 1 devono essere numerati progressivamente anche con l’adozione di prefissi alfabetici di serie e sono predisposti dalle tipografie autorizzate dal Ministero delle Finanze. Gli estremi dell’autorizzazione alle tipografie devono essere indicati su ciascuno dei predetti stampati, unitamente ai dati identificativi della tipografia. La fattura di acquisto dei formulari di cui al comma 1, dalla quale devono risultare gli estremi seriali e numerici degli stessi, deve essere registrata sul registro I.V.A.- acquisti prima dell’utilizzo del formulario. I formulari di identificazione costituiscono parte integrante dei registri di carico e scarico dei rifiuti prodotti o gestiti. A tal fine gli estremi identificativi del formulario dovranno essere riportati sul registro di carico e scarico in corrispondenza all’annotazione relativa ai rifiuti oggetto del trasporto, ed il numero progressivo del registro di carico e scarico relativo alla predetta annotazione deve essere riportato sul formulario che accompagna il trasporto dei rifiuti stessi.
MODALITA’ DI COMPILAZIONE DEL FORMULARIO DI IDENTIFICAZIONE DEI RIFIUTIIl formulario va compilato in quattro copie di cui tre a ricalco; La data da riportare è la data di emissione, cioè di compilazione, del formulario e dovrà essere uguale per tutte e quattro le copie. La data di emissione può non corrispondere a quella riportata alla voce “data/ inizio di trasporto”. Al fine di garantire un efficace controllo sulla gestione e movimentazione dei rifiuti il legislatore ha stabilito un rapporto di reciproca integrazione dei dati riportati sul formulario. Il formulario deve essere conservato nel medesimo luogo dove deve essere conservato il registro di carico e scarico. Di conseguenza, per “UBICAZIONE dell’ESERCIZIO” si deve intendere la sede dell’impianto di produzione, di stoccaggio, di recupero e di smaltimento di rifiuti o la sede operativa delle imprese che effettuano attività di raccolta e trasporto, intermediazione e commercio dei rifiuti. Per attuare la necessaria integrazione tra formulario e registro, il Decreto Ministeriale 145/98 prevede inoltre, che in alto a destra del formulario sia riportato il “numero di registro”. Per analoghe esigenze di integrazione tra formulari e registri, il produttore/detentore, il trasportatore ed il destinatario dei rifiuti dovranno apporre il proprio “numero di registro” sulla copia del formulario che deve restare in loro possesso. Il “numero di registro” deve essere apposto sul formulario da parte dei soggetti obbligati alla tenuta dei registri di carico e scarico. L’esonero dell’obbligo del registro dovrà risultare da specifica indicazione riportata nell’apposito spazio del formulario riservato alle annotazioni.
FAX-SIMILE Allegato “B”Formulario di identificazione rifiuto (D.L.vo n. 22 del 5/02/ art. 15Serie e numero Numero registro del....../...../..... 1) Produttore/Detentore: Unità locale: Codice fiscale N. Aut./Albo del....../...../ 2) Destinatario: Luogo di destinazione: Codice fiscale N. Aut/Albo del....../...../ 3) Trasportatore del rifiuto: Codice fiscale N.Aut/Albo del....../...../ Trasporto di rifiuti non pericolosi prodotti nel proprio stabilimento (..) di Annotazioni: 4) Caratteristiche del rifiuto: Descrizione: Codice europeo: Stato fisico: (1)(2)(3)(4) Caratteristiche di pericolo: N. Colli/contenitori: 5) Rifiuto destinato a:(recupero/smaltimento) Caratteristiche chimico fisiche: 6) Quantità:( ) Kg o litri( - ) Peso da verificarsi a destino	Peso lordo: Tara: 7) Percorso (se diverso dal più breve): 8) Trasporto sottoposto a normativa ADR/RID: SI - NO 9) Firma del produttore/detentore Firma del trasportatore 10) Cognome e nome del conducente Targa automezzo: Targa rimorchio: Data ora inizio trasporto del / / 11) - Riservato al destinatario - si dichiara che il carico è stato: accettato per intero accettato per la seguente quantità Kg o litri respinto per le seguenti motivazioni: Data Ora fine trasporto Firma del destinatario
Decreto legislativo 27 gennaio 1992 n. 95 Attuazione delle Direttive Comunitarie relative all’eliminazione degli oli usati. La gestione degli oli minerali usati è disciplinata dal combinato delle disposizioni indicate nel D.Lgs 22/97 n. 22 e quelle riportate nel presente Decreto Legislativo 27/01/1992 n. 95. La stretta correlazione tra le due normative è stata confermata anche dalla Corte di Cassazione, per la quale: Attesa la qualificabilità, in ogni caso, degli oli esausti come “rifiuti” e considerato che il tuttora vigente Dlgs 95/92, nel disciplinare, sotto taluni aspetti, l’attività di raccolta e di eliminazione degli oli suddetti, prevede, all’art. 1, comma 3, che per quanto non disposto dal medesimo decreto, si applichino alla loro raccolta, immagazzinamento e trasporto le norme in vigore per i rifiuti ...omissis... Cassazione, Sez. III Penale, sentenza n del 18/11/1999, Pres. De Patre)
Deliberazione del Comitato interministeriale27 luglio 1984 ...omissis... 2.3.Trasporto dei rifiuti tossici e nocivi di cui al punto1.2. Sono fatte salve le norme che disciplinano il trasporto di merci pericolose. Sui contenitori dei rifiuti tossici e nocivi - colli o mezzi di trasporto - oltre alle etichettature previste dalle norme ADR devono essere in ogni caso apposti: a) sui mezzi di trasporto, una targa di metallo di lato di cm 40, a fondo giallo, recante la lettera “R” di colore nero, alta cm 20, larga cm. 15, con larghezza del segno di cm 3. La targa va posta sulla parte posteriore del veicolo, a destra ed in modo ben visibile. b) sui colli, una etichetta inamovibile o un marchio a fondo giallo aventi le misure di cm 15 x 15, recanti la lettera di colore nero, alta cm 10, larga cm 8, con larghezza del segno di cm 1,5. I colori delle targhe, delle etichette e dei marchi devono essere indelebili e rispondenti alle caratteristiche cromatiche stabilite dalle norme UNI. E’ vietato il trasporto contemporaneo, su uno stesso mezzo, di rifiuti tossici e nocivi che risultino tra loro incompatibili in relazione allo stato chimico-fisico in cui si trovano. Tale divieto vale anche nel caso di incompatibilità tra rifiuti tossici e nocivi e altri tipi di rifiuti o merci. Ai contenitori e ai mezzi adibiti al trasporto di rifiuti tossici e nocivi si applicano le disposizioni dettate al punto
Deliberazione del Comitato interministeriale27 luglio 1984 ...omissis.... 4.1.6.I recipienti, fissi e mobili, che hanno contenuto i rifiuti tossici e nocivi, e non destinati ad essere reimpiegati per gli stessi tipi di rifiuti, devono essere sottoposti a trattamenti di bonifica appropriati alle nuove utilizzazioni. In ogni caso è vietato utilizzare per prodotti alimentari recipienti che hanno contenuto rifiuti tossici e nocivi.
Decreto Legislativo 30 aprile 1992 n. 285Art. 168 Disciplina del trasporto su strada dei materiali pericolosi 1. Ai fini del trasporto su strada sono considerati materiali pericolosi quelli appartenenti alle classi indicate negli allegati all’accordo europeo relativo al trasporto internazionale su strada di merci pericolose di cui alla legge 12 agosto 1962 n e successive modificazioni e integrazioni. 2. Le prescrizioni relative all’etichettaggio, all’imballaggio, al carico, allo scarico ed allo stivaggio sui veicoli stradali ed alla sicurezza del trasporto delle merci pericolose, ammesse al trasporto in base agli allegati all’accordo di cui al comma 1, sono stabilite con decreto del ministero dei trasporti. Il Ministero dei trasporti può altresì prescrivere, con propri decreti, particolari attrezzature ed equipaggiamenti dei veicoli che si rendono necessari per il trasporto di singole merci o classi di merci pericolose di cui al comma 1. Per le merci che presentino pericolo di esplosione o di incendio le prescrizioni di cui al primo ed al secondo periodo sono stabilite con decreto del Ministro dei Trasporti, di concerto con il Ministro dell’Interno. Gli addetti al carico ed allo scarico delle merci pericolose, con esclusione dei prodotti petroliferi degli impianti di rifornimento stradali per autoveicoli, debbono a ciò essere abilitati
SANZIONI Decreto Legislativo 03.04.2006 n. 152Titolo VI Sistema sanzionatorio e disposizioni transitorie e finali Capo I SANZIONI Art. 256, 257, 259, 260 (penali) - Organo Giudiziario competente - - Tribunale - Art. 255, 258 e 261 (amministrative) - Irrogazione della sanzione ai sensi della L. 689/81: pagamento in misura ridotta; scritti difensivi al Presidente della Provincia o al Sindaco; opposizione al Giudice del Tribunale territorialmente competente.
Abbandono di rifiuti Articolo 2551) Fatto salvo quanto disposto dall’art. 256, comma 2, chiunque in violazione dei divieti di cui agli articoli 192, commi 1 e 2, 226 comma 2, e 231 commi 1 e 2, abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da centocinque (105) € a seicentoventi (620) €. Se l’abbandono di rifiuti sul suolo riguarda rifiuti non pericolosi e non ingombranti si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da venticinque (25) € a centocinquantacinque (155) €. 1 - bis) Il titolare del centro di raccolta, il concessionario o il titolare della succursale della casa costruttrice, che viola le disposizioni di cui all’art. 231, comma 5, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da duecentosessanta (260) € a millecinquecentocinquanta (1550) €. 2) Chiunque non ottempera all’ordinanza del Sindaco, di cui all’art. 192, comma 3, o non adempie all’obbligo di cui all’art. 187, comma 3, è punito con la pena dell’arresto fino ad un anno. Con la sentenza di condanna per tali contravvenzioni, o con la decisione emessa ai sensi dell’art. 444 del codice di procedura penale, il beneficio della sospensione condizionale della pena può essere subordinato alla esecuzione di quanto stabilito nell’ordinanza o nell’obbligo non eseguiti.
Attività di gestione di rifiuti non autorizzataDecreto Legislativo n. 152 Art. 256 Attività di gestione di rifiuti non autorizzata 1. Chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli artt. 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 è punito: a) con la pena dell’arresto da tre mesi ad un anno o con l’ammenda duemilaseicento € a ventiseimila € se si tratta di rifiuti non pericolosi; b) con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni o con l’ammenda da duemilaseicento € a ventiseimila € se si tratta di rifiuti pericolosi. 2. Le pene di cui al comma 1 si applicano ai titolari di imprese ed ai responsabili di Enti che abbandonano o depositano in modo incontrollato i rifiuti ovvero, li immettono nelle acque superficiali o sotterranee in violazione del divieto di cui all’art. 192, commi 1 e 2. segue =>
3. Chiunque realizza o gestisce una discarica non autorizzata è punito con la pena dell'arresto da sei mesi a due anni e con l'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro. Si applica la pena dell'arresto da uno a tre anni e dell'ammenda da euro cinquemiladuecento a euro cinquantaduemila se la discarica è destinata, anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi. Alla sentenza di condanna o alla sentenza emessa ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, consegue la confisca dell'area sulla quale è realizzata la discarica abusiva se di proprietà dell'autore o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi. 4. Le pene di cui ai commi 1, 2 e 3 sono ridotte della metà nelle ipotesi di inosservanza delle prescrizioni contenute o richiamate nelle autorizzazioni, nonché nelle ipotesi di carenza dei requisiti e delle condizioni richiesti per le iscrizioni o comunicazioni. 5. Chiunque, in violazione del divieto di cui all'articolo 187, effettua attività non consentite di miscelazione di rifiuti, è punito con la pena di cui al comma 1, lettera b). 6. Chiunque effettua il deposito temporaneo presso il luogo di produzione di rifiuti sanitari pericolosi, con violazione delle disposizioni di cui all'articolo 227, comma 1, lettera b), è punito con la pena dell'arresto da tre mesi ad un anno o con la pena dell'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro. Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro per i quantitativi non superiori a duecento litri o quantità equivalenti.
Bonifica dei siti Articolo 2571. Chiunque cagiona l'inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio è punito con la pena dell'arresto da sei mesi a un anno o con l'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro, se non provvede alla bonifica in conformità al progetto approvato dall'autorità competente nell'ambito del procedimento di cui agli articoli 242 e seguenti. In caso di mancata effettuazione della comunicazione di cui all'articolo 242, il trasgressore è punito con la pena dell'arresto da tre mesi a un anno o con l'ammenda da mille euro a ventiseimila euro. 2. Si applica la pena dell'arresto da un anno a due anni e la pena dell'ammenda da cinquemiladuecento euro a cinquantaduemila euro se l'inquinamento è provocato da sostanze pericolose. 3. Nella sentenza di condanna per la contravvenzione di cui ai commi 1 e 2, o nella sentenza emessa ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, il beneficio della sospensione condizionale della pena può essere subordinato alla esecuzione degli interventi di emergenza, bonifica e ripristino ambientale. 4. L'osservanza dei progetti approvati ai sensi degli articoli 242 e seguenti costituisce condizione di non punibilità per i reati ambientali contemplati da altre leggi per il medesimo evento e per la stessa condotta di inquinamento di cui al comma 1.
Articolo 258 Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari I soggetti di cui all'articolo 189, comma 3, che non effettuino la comunicazione ivi prescritta ovvero la effettuino in modo incompleto o inesatto sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro; se la comunicazione è effettuata entro il sessantesimo giorno dalla scadenza del termine stabilito ai sensi della legge 25 gennaio 1994, n. 70, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da ventisei euro a centosessanta euro. Chiunque omette di tenere ovvero tiene in modo incompleto il registro di carico e scarico di cui all'articolo 190, comma 1, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro. Se il registro è relativo a rifiuti pericolosi si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da quindicimilacinquecento euro a novantatremila euro, nonché la sanzione amministrativa accessoria della sospensione da un mese a un anno dalla carica rivestita dal soggetto responsabile dell'infrazione e dalla carica di amministratore. Nel caso di imprese che occupino un numero di unità lavorative inferiore a 15 dipendenti, le misure minime e massime di cui al comma 2 sono ridotte rispettivamente da millequaranta euro a seimiladuecento euro per i rifiuti non pericolosi e da duemilasettanta euro a dodicimilaquattrocento euro per i rifiuti pericolosi. Il numero di unità lavorative è calcolato con riferimento al numero di dipendenti occupati mediamente a tempo pieno durante un anno, mentre i lavoratori a tempo parziale e quelli stagionali rappresentano frazioni di unità lavorative annue; ai predetti fini l'anno da prendere in considerazione è quello dell'ultimo esercizio contabile approvato, precedente il momento di accertamento dell'infrazione segue =>
Articolo 258 Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari 4. Chiunque effettua il trasporto di rifiuti senza il formulario di cui all'articolo 193 ovvero indica nel formulario stesso dati incompleti o inesatti è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da milleseicento euro a novemilatrecento euro. Si applica la pena di cui all'articolo 483 del codice penale nel caso di trasporto di rifiuti pericolosi. Tale ultima pena si applica anche a chi, nella predisposizione di un certificato di analisi di rifiuti, fornisce false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti e a chi fa uso di un certificato falso durante il trasporto. 5. Se le indicazioni di cui ai commi 1 e 2 sono formalmente incomplete o inesatte ma i dati riportati nella comunicazione al catasto, nei registri di carico e scarico, nei formulari di identificazione dei rifiuti trasportati e nelle altre scritture contabili tenute per legge consentono di ricostruire le informazioni dovute, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da duecentosessanta euro a millecinquecentocinquanta euro. La stessa pena si applica se le indicazioni di cui al comma 43 sono formalmente incomplete o inesatte ma contengono tutti gli elementi per ricostruire le informazioni dovute per legge, nonché nei casi di mancato invio alle autorità competenti e di mancata conservazione dei registri di cui all'articolo 190, comma 1, o del formulario di cui all'articolo 193.
Traffico illecito di rifiuti art. 2591. Chiunque effettua una spedizione di rifiuti costituente traffico illecito ai sensi dell'articolo 26 del regolamento (Cee) 1° febbraio 1993, n. 259, o effettua una spedizione di rifiuti elencati nell'allegato II del citato regolamento in violazione dell'articolo 1, comma 3, lettere a), b), c) e d), del regolamento stesso è punito con la pena dell'ammenda da millecinquecentocinquanta euro a ventiseimila euro e con l'arresto fino a due anni. La pena è aumentata in caso di spedizione di rifiuti pericolosi. 2. Alla sentenza di condanna, o a quella emessa ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per i reati relativi al traffico illecito di cui al comma 1 o al trasporto illecito di cui agli articoli 256 e 258, comma 4, consegue obbligatoriamente la confisca del mezzo di trasporto.
Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti art. 2601. Chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l'allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti è punito con la reclusione da uno a sei anni. 2. Se si tratta di rifiuti ad alta radioattività si applica la pena della reclusione da tre a otto anni. 3. Alla condanna conseguono le pene accessorie di cui agli articoli 28, 30, 32-bis e 32-ter del codice penale, con la limitazione di cui all'articolo 33 del medesimo codice. 4. Il Giudice, con la sentenza di condanna o con quella emessa ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, ordina il ripristino dello stato dell'ambiente e può subordinare la concessione della sospensione condizionale della pena all'eliminazione del danno o del pericolo per l'ambiente.
Imballaggi Art. 261 I produttori e gli utilizzatori che non adempiano all'obbligo di raccolta di cui all'articolo 221, comma 2, o non adottino, in alternativa, sistemi gestionali ai sensi del medesimo articolo 221, comma 3, lettere a) e c), sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria pari a sei volte le somme dovute al Conai, fatto comunque salvo l'obbligo di corrispondere i contributi pregressi. I produttori di imballaggi che non provvedono ad organizzare un sistema per l'adempimento degli obblighi di cui all'articolo 221, comma 3, e non aderiscono ai consorzi di cui all'articolo 223, né adottano un sistema di restituzione dei propri imballaggi ai sensi dell'articolo 221, comma 3, lettere a) e c), sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da quindicimilacinquecento euro a quarantaseimilacinquecento euro. La stessa pena si applica agli utilizzatori che non adempiono all'obbligo di cui all'articolo 221, comma 4. La violazione dei divieti di cui all'articolo 226, commi 1 e 4, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da cinquemiladuecento euro a quarantamila euro. La stessa pena si applica a chiunque immette nel mercato interne imballaggi privi dei requisiti di cui all'articolo 219, comma 5. 4. La violazione del disposto di cui all'articolo 226, comma 3, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro.
Competenza e giurisdizione art. 262Fatte salve le altre disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689 in materia di accertamento degli illeciti amministrativi, all'irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dalla parte quarta del presente decreto provvede la Provincia nel cui territorio è stata commessa la violazione, ad eccezione delle sanzioni previste dall'articolo 261, comma 3, in relazione al divieto di cui all'articolo 226, comma 1, per le quali è competente il comune. 2. Avverso le ordinanze-ingiunzione relative alle sanzioni amministrative di cui al comma 1 è esperibile il giudizio di opposizione di cui all'articolo 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689. Per i procedimenti penali pendenti alla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto l'autorità giudiziaria, se non deve pronunziare decreto di archiviazione o sentenza di proscioglimento, dispone la trasmissione degli atti agli Enti indicati ai comma 1 ai fini dell'applicazione delle sanzioni amministrative.
Proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie art. 2631. I proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie per le violazioni di cui alle disposizioni della parte quarta del presente decreto sono devoluti alle Province e sono destinati all'esercizio delle funzioni di controllo in materia ambientale, fatti salvi i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all'articolo 261, comma 3, in relazione al divieto di cui all'articolo 226, comma 1, che sono devoluti ai comuni.
DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 Disposizioni transitorie Articolo 265Le vigenti norme regolamentari e tecniche che disciplinano la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti restano in vigore sino all'adozione delle corrispondenti specifiche norme adottate in attuazione della parte quarta del presente decreto. Al fine di assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuità nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta del presente decreto, le pubbliche amministrazioni, nell'esercizio delle rispettive competenze, adeguano la previgente normativa di attuazione alla disciplina contenuta nella parte quarta del presente decreto, nel rispetto di quanto stabilito dall'articolo 264, comma 1, lettera i). Ogni riferimento ai rifiuti tossici e nocivi continua ad intendersi riferito ai rifiuti pericolosi. In attesa delle specifiche norme regolamentari e tecniche in materia di trasporto dei rifiuti, di cui all'articolo 195, comma 2, lettera 1), e fermo restando quanto previsto dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182 in materia di rifiuti prodotti dalle navi e residui di carico, i rifiuti sono assimilati alle merci per quanto concerne il regime normativo in materia di trasporti via mare e la disciplina delle operazioni di carico, scarico, trasbordo, deposito e maneggio in aree portuali. In particolare i rifiuti pericolosi sono assimilati alle merci pericolose. segue =>
DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 Disposizioni transitorie Articolo 265Le vigenti norme regolamentari e tecniche che disciplinano la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti restano in vigore sino all'adozione delle corrispondenti specifiche norme adottate in attuazione della parte quarta del presente decreto. Al fine di assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuità nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta del presente decreto, le pubbliche amministrazioni, nell'esercizio delle rispettive competenze, adeguano la previgente normativa di attuazione alla disciplina contenuta nella parte quarta del presente decreto, nel rispetto di quanto stabilito dall'articolo 264, comma 1, lettera i). Ogni riferimento ai rifiuti tossici e nocivi continua ad intendersi riferito ai rifiuti pericolosi. In attesa delle specifiche norme regolamentari e tecniche in materia di trasporto dei rifiuti, di cui all'articolo 195, comma 2, lettera 1), e fermo restando quanto previsto dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182 in materia di rifiuti prodotti dalle navi e residui di carico, i rifiuti sono assimilati alle merci per quanto concerne il regime normativo in materia di trasporti via mare e la disciplina delle operazioni di carico, scarico, trasbordo, deposito e maneggio in aree portuali. In particolare i rifiuti pericolosi sono assimilati alle merci pericolose. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e con il Ministro delle attività produttive, individua con apposito decreto le forme di promozione e di incentivazione per la ricerca e per lo sviluppo di nuove tecnologie di bonifica presso le università, nonché presso le imprese e i loro consorzi. Fatti salvi gli interventi realizzati alla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, entro centottanta giorni da tale data, può essere presentata all'autorità competente adeguata relazione tecnica al fine di rimodulare gli obiettivi di bonifica già autorizzati sulla base dei criteri definiti dalla parte quarta del presente decreto. L'autorità competente esamina la documentazione e dispone le varianti al progetto necessarie. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con il Ministro delle attività produttive sono disciplinati modalità, presupposti ed effetti economici per l'ipotesi in cui i soggetti aderenti ai vigenti consorzi pongano in essere o aderiscano a nuovi consorzi o a forme ad essi alternative, in conformità agli schemi tipo di statuto approvati dai medesimi Ministri, senza che da ciò derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le aziende siderurgiche e metallurgiche operanti alla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto e sottoposte alla disciplina di cui al decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, sono autorizzate in via transitoria, previa presentazione della relativa domanda, e fino al rilascio o al definitivo diniego dell'autorizzazione medesima, ad utilizzare, impiegandoli nel proprio ciclo produttivo, i rottami ferrosi individuati dal codice GA 430 dell'allegato II (lista verde dei rifiuti) del regolamento (Ce) 1° febbraio 1993, n. 259 e i rottami non ferrosi individuati da codici equivalenti del medesimo allegato.
DECRETO Leg.vo 3 APRILE 2006 n. 152 Disposizioni finali Articolo 266Nelle attrezzature sanitarie di cui all'articolo 4, comma 2, lettera g), della legge 29 settembre 1964, n. 847, sono ricomprese le opere, le costruzioni e gli impianti destinati allo smaltimento, al riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti urbani, speciali, pericolosi, solidi e liquidi, alla bonifica di aree inquinate. Dall'attuazione delle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri o minori entrate a carico dello Stato. Le spese per l'indennità e per il trattamento economico del personale di cui all'articolo 9 del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, restano a carico del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, salvo quanto previsto dal periodo seguente. Il trattamento economico resta a carico delle istituzioni di appartenenza, previa intesa con le medesime, nel caso in cui il personale svolga attività di comune interesse. I rifiuti provenienti da attività di manutenzione o assistenza sanitaria si considerano prodotti presso la sede o il domicilio del soggetto che svolge tali attività. Le disposizioni di cui agli articoli 189, 190, 193 e 212 non si applicano alle attività di raccolta e trasporto di rifiuti effettuate dai soggetti abilitati allo svolgimento delle attività medesime in forma ambulante, limitatamente ai rifiuti che formano oggetto del loro commercio. Fatti salvi gli effetti dei provvedimenti sanzionatori adottati con atti definitivi, dalla data di pubblicazione del presente decreto non trovano applicazione le disposizioni recanti gli obblighi di cui agli articoli 48, comma 2, e 51, comma 6-ter, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, nonché le disposizioni sanzionatorie previste dal medesimo articolo 51, commi 6-bis, 6-ter e 6-quinquies, anche con riferimento a fattispecie verificatesi dopo il 31 marzo 2004. Con successivo decreto, adottato dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, delle attività produttive e della salute, è dettata la disciplina per la semplificazione amministrativa delle procedure relative ai materiali, ivi incluse le terre e le rocce da scavo, provenienti da cantieri di piccole dimensioni la cui produzione non superi i seimila metri cubi di materiale.
Bibliografica Direttive CEE 75/442; 76/443; 78/319; ecc,D.P.R. 10 settembre 1982 n. 915; Decreto Legislativo 5 febbraio 1997 n. 22; Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152; Delibera del Comitato Interministeriale 27 luglio 1984; D.M. 5 febbraio 1998; D.M. 1 aprile 1998 n. 145; D.M. 1 aprile 1998 n. 148; D. M. 22 ottobre 1999 n. 460; Decreto Legislativo 13 gennaio 2003 n. 36; Decreto Legislativo 24 giugno 2003 n. 209.
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References: Art. 74
 Art. 183
 Art. 112
 art. 184
 Art. 189
 art. 182
 Art. 183
 art. 189
 art. 189
 art. 192
 sentenza 
 art. 198
 art. 200
 art. 200
 Art. 8
 Art. 9
 art. 9
 Art. 3
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