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Timestamp: 2017-05-22 17:18:40+00:00

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Australia: riaperto il caso di Azaria Chamberlain, la neonata rapita trent’anni fa dal dingo | Fatto & Diritto
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Australia: riaperto il caso di Azaria Chamberlain, la neonata rapita trent’anni fa dal dingo
Posted by Redazione Fatto&Diritto on 21 dicembre 2011 in Inchieste | 5975 Views | Leave a response	WASHINGTON, 21 DICEMBRE ’11 – Lo strano caso della scomparsa della piccola Azaria Chamberlain divise l’Australia, distrusse una famiglia felice e oggi, a distanza di 30 anni, sta per essere riaperto. Una storia incredibile questa, che ispirò perfino un film interpretato da Meryl Streep nel 1988 (“A cry in the dark”).
Il fatto. E’ la sera del 17 agosto del 1980 quando Azaria Chamberlain, una neonata di appena nove settimane, scompare da un campeggio in Australia, nei pressi della Ayers Rock, il più imponente massiccio australiano. Lindy, la mamma della piccola, sostiene fin dai primi momenti che la figlia sia stata portata via da un animale, e in particolare da un dingo (una specie di cane selvatico, una via di mezzo tra un cane e un lupo). Molti però non le credono e presto i magistrati cominciano ad indagare su di lei e su suo marito, seguendo la pista dell’infanticidio.
Il racconto. Quel 17 agosto Lindy racconta immediatamente la sua verità, che non ritratterà mai nel corso di questi trent’anni. Riferisce agli inquirenti di aver lasciato Azaria dormire all’interno della tenda. Di essersi allontanata per preparare la cena agli altri due figli e di essersi seduta attorno al fuoco con loro, fino a quel “lamento nel buio” che le ha cambiato per sempre la vita.
La giovane mamma sente infatti il pianto della bambina e corre da lei, scosta il telo della canadese, ma non la trova già più. Agitata avverte il marito e insieme danno l’allarme, sostenendo che sia stato un dingo, segnalato anche da altri turisti nella zona, a portare via Azaria.
Le indagini, il processo, la svolta. In un primo momento gli inquirenti credono alla versione dei Chamberlain e si mettono alla ricerca della bambina scomparsa. La zona è però difficile da perlustrare e le ricerche non rilevano nessuna traccia utile. Viene così aperta una seconda inchiesta, e nell’81, sulla base di alcuni prelievi della scientifica sugli abiti della bambina, il procuratore titolare dell’inchiesta comincia a elaborare, sempre più convintamente, la tesi dell’omicidio commesso dai genitori.
Anche l’opinione pubblica inizia a scalpitare, ingaggiando la solita lotta tra “innocentisti” e “colpevolisti”, e si fanno sempre più insistenti le voci di presunti, strani riti compiuti dai Chamberlain, appartenenti alla chiesa avventista.
Sul fronte giudiziario, l’accusa per Lindy è quella, terribile, di aver tagliato la gola alla figlia insieme al marito e poi di aver montato la messinscena del “rapimento” del dingo. La famiglia prova a negare, a contestare le perizie, ma sulle teste dei Chamberlain presto piomba una sentenza durissima da parte del tribunale australiano. Lindy, il 29 ottobre del 1982, viene condannata all’ergastolo per l’omicidio della figlia. Al marito, invece, viene sospesa la pena.
La pronuncia sembra chiudere il giallo, ma ben quattro anni dopo, nel 1986, accade un fatto inaspettato. Mentre alcune squadre di soccorso sono impegnate nelle ricerche di un turista disperso nella zona di Ayers Rock (lo ritroveranno senza vita dopo otto giorni), avvistano, proprio in un canalone pieno di tane di dingo, una tutina. E’ di Azaria, la indossava il giorno della scomparsa.
Nel 1988, quella scoperta provvidenziale e del tutto casuale, insieme ad una revisione degli elementi di prova portati dall’accusa, conduce alla scarcerazione di Lindy e al suo successivo proscioglimento. Vengono inoltre effettuate nuove perizie, che questa volta dimostrano degli errori nei primi test effettuati dalla scientifica.
La credibilità dei Chamberlain riprende quota, ma la loro vita è ormai distrutta, insieme alla loro bella famiglia. Arrivano alla separazione, ma insieme continuano a lottare per la verità. E proprio di questo narra “Cry in the dark”, il film che nel 1989 vale a Meryl Streep il premio per la migliore interpretazione femminile al Festival di Cannes.
Alla fine degli anni ’90 una serie di episodi comincia poi a dare credito, in particolare, alla pista dei dingo. Venti anni dopo la vicenda di Azaria iniziano infatti ad essere segnalati numerosi attacchi dei dingo nei confronti dell’uomo, e in particolare nei confronti dei bambini. Nel 2001 ne viene ucciso uno di nove anni, nel 2004 una di quattro anni riporta delle ferite impressionanti a seguito di una aggressione di un dingo. Insomma tutto sembra ormai confermare quella verità su cui i Chamberlain non hanno mai vacillato.
Ora, dopo alcune ulteriori verifiche della polizia, la magistratura dovrà pronunciarsi nuovamente sul caso. Il padre di Azaria, Michael, convinto di quanto ha sempre sostenuto, ha già chiesto che la nuova verità sul dingo sia scritta anche nel fascicolo giudiziario dove ora si parla di “causa di morte non determinata”.
Dopo trent’anni sembra dunque che stia per calare il sipario sulla storia di Alzaira e che si possa finalmente ridare dignità alla storia dei Chamberlain. Una dignità che però non cancellerà mai il dolore per la perdita di una figlia e per quel marchio di infamia che ha polverizzato la serenità di una famiglia come tante.
D: In Italia, è possibile riaprire un caso su cui vi è stata una sentenza passata in giudicato?
R: Sì è possibile infatti nel nostro ordinamento esiste la possibilità di richiedere la c.d. revisione (art. 630 c.p.p.) che è un mezzo d’impugnazione straordinario in quanto esperibile soltanto dopo il passaggio in giudicato di una sentenza di condanna. La revisione può essere richiesta solo nei casi tassativamente previsti dal codice di rito ossia sopravvenienza di nuove prove, inconciliabilità dei fatti posti a fondamento della sentenza di condanna con quelli di altra sentenza penale irrevocabile, revoca di una sentenza pregiudiziale posta a fondamento della sentenza di condanna, pronuncia della condanna a seguito di falsità in atti o in giudizio. L’articolo 630 c.p.p. è stato dichiarato di recente incostituzionale (sentenza 4 aprile 2011 n. 113) nella parte in cui non prevede un diverso caso di revisione della sentenza (o del decreto penale di condanna) al fine di conseguire la riapertura del processo, quando ciò sia necessario per conformarsi ad una sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell’uomo. La richiesta di revisione può essere proposta senza limiti di tempo a favore dei condannati ed è richiesta dallo stesso condannato oppure da un suo prossimo congiunto dinnanzi alla Corte di Appello nel cui distretto si trova il giudice che ha emesso la sentenza di primo grado. Se la richiesta è accolta, la condanna è revocata con il conseguente proscioglimento che deve necessariamente fondarsi sulla valutazione di nuove prove; qualora, invece, l’istanza venga rigettata la parte può comunque ricorrere in cassazione.
D: Il nostro ordinamento prevede qualche rimedio nel caso di una ingiusta detenzione subita?
R: Sì certamente, chi è stato prosciolto in sede di revisione del processo, se non ha dato causa per dolo o colpa grave all’errore, ha diritto ad una riparazione da parte dello Stato per l’errore giudiziario commisurata alla durata dell’espiazione della pena ed alle conseguenze personali e familiari derivanti dalla condanna. La riparazione può consistere nel pagamento di una somma di denaro o nella concessione di una rendita vitalizia. In caso di morte del beneficiario, il diritto alla riparazione spetta al coniuge, ai discendenti e ascendenti, a fratelli e sorelle.
Posted in Inchieste | Tagged australia, Ayers Rock, Azaria Chamberlain, cry in the dark, dingo, ergastolo, infanticidio, ingiusta detenzione, meryl streep, rapimento, revisione, risarcimento danno, scientifica, sentenza passata in giudicato, washington	About the Author
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