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Timestamp: 2019-09-15 15:57:45+00:00

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Regio Diciotto: febbraio 2011
La celebrazione odierna con il simbolo della cattedra pone in rilievo la missione di maestro e di pastore conferita da Cristo a Pietro, da lui costituito, nella sua persona e in quella dei successori, principio e fondamento visibile dell’unità della Chiesa.
In realtà la storia ci ha tramandato l'esistenza di due cattedre dell'Apostolo: prima del suo viaggio e del suo martirio a Roma, la sede del magistero di Pietro fu infatti identificata in Antiochia. E la liturgia celebrava questi due momenti con due date diverse: il 18 gennaio (Roma) e il 22 febbraio (Antiochia). La riforma del calendario le ha unificate nell'unica festa di oggi.
Martirologio Romano, 22 febbraio: Festa della Cattedra di san Pietro Apostolo, al quale disse il Signore: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». Nel giorno in cui i Romani erano soliti fare memoria dei loro defunti, si venera la sede della nascita al cielo di quell’Apostolo, che trae gloria dalla sua vittoria sul colle Vaticano ed è chiamata a presiedere alla comunione universale della carità.
La Chiesa di Milano di rito ambrosiano celebra questa festa il 18 gennaio.
SAN PIER DAMIANI,
Pier Damiani (Ravenna 1007 – Faenza 22 febbraio 1072), uomo di aspra penitenza e di prolungata preghiera, uscì dall’amata solitudine contemplativa di Fonte Avellana, accettando d’essere vescovo e cardinale per meglio promuovere la purificazione e il rinnovamento della Chiesa afflitta da gravi abusi. E’ autore di importanti scritti liturgici, teologici e morali.
Martirologio Romano, 21 febbraio: San Pier Damiani, cardinale vescovo di Ostia e dottore della Chiesa: entrato nell’eremo di Fonte Avellana, promosse con forza la disciplina regolare e, in tempi difficili per favorire la riforma della Chiesa, richiamò con fermezza i monaci alla santità della contemplazione, i chierici all’integrità di vita, il popolo alla comunione con la Sede Apostolica.
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Basilica Santuario di Loreto (AN)
SANTI CIRILLO, monaco e METODIO, vescovo, patroni d’Europa
Cirillo e Metodio, fratelli nel sangue e nella fede, nati a Tessalonica (attuale Salonicco, Grecia) all’inizio del sec. IX, evangelizzarono i popoli della Pannonia e della Moravia. Crearono l’alfabeto slavo e tradussero in questa lingua la Scrittura e anche i testi della liturgia latina, per aprire ai nuovi popoli i tesori della parola di Dio e dei Sacramenti.
Per questa missione apostolica sostennero prove e sofferenza d’ogni genere. Papa Adriano II accreditò la loro opera, confermando la lingua slava per il servizio liturgico. Cirillo morì a Roma il 14 febbraio 869. Metodio, consacrato vescovo di Sirmio (Jugoslavia) e nominato legato presso gli Slavi, morì a Velehrad (Cecosvlovacchia) il 6 aprile 885. Giovanni Paolo II con la lettera apostolica «Egregiae virtutis» del 31 dicembre 1980 li ha proclamati, insieme a san Benedetto abate, patroni d’Europa.
Martirologio Romano, 14 febbraio: Memoria dei santi Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo. Questi due fratelli di Salonicco, mandati in Moravia dal vescovo di Costantinopoli Fozio, vi predicarono la fede cristiana e crearono un alfabeto per tradurre i libri sacri dal greco in lingua slava. Venuti a Roma, Cirillo, il cui nome prima era Costantino, colpito da malattia, si fece monaco e in questo giorno si addormentò nel Signore. Metodio, invece, ordinato da papa Adriano II vescovo di Srijem, nell’odierna Croazia, evangelizzò la Pannonia senza lesinare fatiche, dovendo sopportare molti dissidi rivolti contro di lui, ma venendo sempre sostenuto dai Romani Pontefici; a Staré Mešto in Moravia, il 6 aprile, ricevette il compenso delle sue fatiche.
"Amiamoci a vicenda in lui, per mezzo di lui e per lui. Corriamo nel vicendevole amore per Gesù stesso che è la via. Sotto la guida di Gesù che è la verità giungeremo a lui che è la vita."
B. Giordano di Sassonia op
E non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l'occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede.
(san Paolo apostolo in Gal 5-6)
"La condotta più accetta a Dio è quella che, pur varia nelle forme e nello stile, segue con grande sincerità l'amore di Dio e, per lui, l'amore del prossimo.
La carità è l'unico criterio secondo cui tutto deve essere fatto o non fatto, cambiato o non cambiato. È il principio che deve dirigere ogni azione e il fine a cui deve tendere. Agendo con riguardo ad essa o ispirati da essa, nulla è disdicevole e tutto è buono.
Si degni di concedercela, questa carità, colui al quale senza di essa non possiamo piacere, colui senza del quale non possiamo fare assolutamente nulla, che vive e regna, Dio, per i secoli senza fine"
(beato Isacco della Stella)
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La Turchia contro il Monastero di Mor Gabriel
La Turchia espropria terreni al monastero di Mor Gabriel
Le comunità religiose del Paese non hanno personalità giuridica
Monastero di Mor Gabriel
da: chiesa siro ortodossa
ROMA, venerdì, 11 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Non c'erano riusciti neppure i Mongoli nel XIV secolo, quando uccisero 40 monaci ed altri 400 fedeli, ma forse ci sta riuscendo la Turchia del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, cioè a far scomparire uno dei più antichi conventi cristiani in assoluto al mondo. Stiamo parlando del monastero siro-ortodosso di Mor Gabriel [1] o "Dayro d-Mor Gabriel", chiamato "Deyrulumur" in turco e situato nella regione di Turabdin (o Tur Abdin), nel sudest dell'Anatolia. Il convento porta il nome di Mor Gabriel (634-668), vescovo di Turabdin, noto per la sua testimonianza di santità e la sua attività di taumaturgo.
La fondazione del monastero, che sorge oggi a sudest della città di Midyat, nella provincia di Mardin, vicino al confine con la Siria, risale all'anno 397 d.C. ed è avvenuta su iniziativa di due monaci, Mor Samuel e Mor Simon, morti rispettivamente nel 409 e nel 433. Il complesso, che vanta alcuni elementi costruiti con gli aiuti di imperatori bizantini come Arcadio (395-408) e Teodosio II (408-450), ospita oggi una piccola comunità composta da 3 monaci e 14 suore.
Mor Gabriel non è solo un monastero. Soprannominato anche la "seconda Gerusalemme", Mor Gabriel è infatti la sede del metropolita Mor Timotheus Samuel Aktas e il centro culturale e spirituale della sempre più piccola comunità siro-ortodossa della Turchia e dei numerosi siriaci che hanno deciso di emigrare in Occidente, fra cui gli USA e l'Olanda. Nella zona di Turabdin - significa "Montagna dei servi di Dio" - vivevano negli anni '60 infatti ancora circa 130.000 siriaci, oggi è il loro numero è sceso ad appena qualche migliaio (AsiaNews, 26 gennaio 2009).
Il monastero è al centro di un'aspra e costosa battaglia legale avviata nel 2008 dai capi di tre villaggi curdi confinanti dominati dalla tribù Çelebi - Yayvantepe, Eglence e Candarli -, che hanno ricevuto l'appoggio di un parlamentare del partito filo-islamico di Erdogan (l'AKP o Partito per la Giustizia e lo Sviluppo), il capo tribale Suleyman Çelebi. Le accuse mosse nei confronti della comunità monastica sono varie, fra cui quella di svolgere attività di proselitismo, un riferimento al fatto che il monastero accoglie anche giovani che studiano l'aramaico orientale o siriaco. È stata avanzata inoltre la tesi che il monastero sia stato costruito sul posto dove sorgeva in precedenza una moschea, un'accusa completamente infondata e persino assurda, visto che Mor Gabriel è ben anteriore alla nascita dell'islam. L'accusa convincente - almeno agli occhi della giustizia turca - è stata poi quella sostenuta dal ministero del Tesoro: appropriazione indebita di terreni. Anche questa è comunque un'accusa poco comprensibile, dato che la comunità di Mor Gabriel paga regolarmente le tasse sulle terre in questione.
La vicenda ha conosciuto di recente la sua conclusione forse definitiva. Con una sentenza resa pubblica il 27 gennaio (ma risalente al 7 dicembre 2010), la "Yargitay" o Corte di Cassazione di Ankara - il più alto tribunale d'appello della Turchia - ha capovolto un verdetto emesso il 24 giugno 2009 dal tribunale di Midyat ed ha dato ragione al ministero in questione. Secondo la sentenza della Yargitay, 12 parcelle di terra con una superficie complessiva di 99 ettari sono da considerare "boschi" ed appartengono dunque "ipso facto" per legge allo Stato turco (Forum 18 News Agency, 7 febbraio).
Per Mor Gabriel, la sentenza è un brutto colpo. Perdere i terreni significa perdere i mezzi di sostenimento necessari per la propria sopravvivenza. Mentre fonti vicine all'agenzia Forum 18 hanno definito la sentenza "altamente politica ed ideologica", l'intera vicenda è stata qualificata sin dall'inizio come "un processo spettacolo" o "farsa". "L’obiettivo delle minacce e il processo sembrano essere un modo di reprimere ed espellere questa minoranza dalla Turchia, come un corpo estraneo", così disse nel 2009 ad AsiaNews il capo della Federazione Aramaica, David Gelen. "La Turchia deve decidere - così continuò - se vuole conservare una cultura antica di 1600 anni, o se vuole annientare anche gli ultimi resti di una tradizione non musulmana. È in gioco la multiculturalità che ha sempre caratterizzato questa nazione sin dai tempi dell'Impero ottomano" (26 gennaio 2009).
La sentenza ha provocato poco clamore in ambienti europei, tranne in Germania, dove vari partiti, fra cui anche la frazione socialdemocratica nel Bundestag (Camera bassa) e persino Die Linke (La Sinistra), l'hanno respinta. "La frazione della SPD condanna espressamente l'espropriazione, perché i terreni circostanti sono fondamentali per la vita del monastero. Il monastero Mor Gabriel merita la nostra protezione", si legge in un comunicato firmato da Cristoph Strässer e Angelika Graf (1 febbraio). Parole forti ha usato anche Erika Steinbach (CDU), portavoce del gruppo parlamentare tedesco per i Diritti umani e l'Aiuto umanitario, che ha parlato di una sentenza che simboleggia "la repressione della cristianità in Turchia". "La tendenza negativa nella libertà religiosa in Turchia è incompatibile con i diritti umani", ha detto la Steinbach (Assyrian International News Agency, 30 gennaio).
In un lungo articolo pubblicato il 7 febbraio sul sito dell'agenzia norvegese Forum 18 [2], Otmar Oehring, direttore dell'Ufficio per i Diritti umani dell'organizzazione cattolica tedesca Missio, ha analizzato la situazione delle varie comunità religiose in Turchia, fra cui anche la vicenda di Mor Gabriel. Secondo Oehring, il problema di fondo è semplice: nessuna comunità religiosa esiste ed è mai esistita per la legge turca. "Non hanno personalità giuridica, ma esistono", così ha ammesso il 17 gennaio scorso il vice premier turco Bülent Arinc, commentando la battaglia legale attorno all'orfanotrofio di Büyükada, sull'omonima isoletta a largo di Istanbul nel Mare di Marmara, vinta dal patriarcato ecumenico di Istanbul davanti alla Corte Europea per i Diritti Umani di Strasburgo.
Per ora i rappresentanti di molte religioni preferiscono rimanere in silenzio. Temono - come dimostra il caso di Mor Gabriel - di attirare l'ostilità delle autorità e di dover affrontare lunghe e soprattutto costose battaglie legali, per perdere poi la loro "de facto" libertà, così ribadisce Oehring. Per l'autore, l'unica soluzione per sciogliere il nodo, che è "completamente incompatibile con la Convenzione Europea sui Diritti dell'uomo e le Libertà fondamentali", è un cambiamento della Costituzione e del Codice Penale della Turchia. Lo ha ammesso nell'ottobre scorso anche l'allora capo del "Diyanet" (Direttorato per gli Affari religiosi), il professor Ali Bardakoğlu. "La soluzione è permettere all'istituzione religiosa di essere autonoma. La Turchia è pronta per questo", aveva detto al quotidiano Radikal. Il mese successivo, Bardakoğlu ha dovuto lasciare il suo incarico. Il cosiddetto "Stato profondo", che difende strenuamente l'eredità laica di Mustafa Kemal Atatürk (1881-1938), esiste dunque ancora in Turchia.
Per i monaci di Mor Gabriel, l'unica strada per non perdere per sempre le loro terre è quindi seguire l'esempio del patriarcato ecumenico di Costantinopoli e rivolgersi a loro volta alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo. "Sono taciuto di fronte a queste ingiustizie, ma non lo farò più", ha promesso il metropolita Aktas (Economist, 2 dicembre 2010).
1) Il monastero dispone di un sito Internet in tre lingue (siriaco, turco e inglese): http://morgabriel.org/
Questa memoria si collega alla vita e all’esperienza mistica di Maria Bernarda Soubiros (Santa Bernardetta), conversa delle suore di Nevers, favorita dalle apparizioni della Vergine Maria (11 febbraio – 16 luglio 1858) alla grotta di Massabielle. Da allora Lourdes è diventata mèta di intenso pellegrinaggio. Il messaggio di Lourdes consiste nel richiamo alla conversione, alla preghiera, alla carità.
Martirologio Romano, 11 febbraio: Beata Maria Vergine di Lourdes, che, a quattro anni dalla proclamazione dell’Immacolata Concezione della beata Vergine, l’umile fanciulla santa Maria Bernardetta Soubirous più volte aveva visto nella grotta di Massabielle tra i monti Pirenei sulla riva del Gave presso la cittadina di Lourdes, dove innumerevoli folle di fedeli accorrono con devozione.
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Martiri Bambini? Le Pasque di Sangue?
“I santi non conoscono le frontiere, le nazioni; non conoscono nessuna divisione né appartenenza. Loro sono al di sopra di tutti e per tutti! I santi sono il legame più forte tra la terra e il cielo, e ancora tra i popoli stessi. Loro sono i nostri rappresentanti davanti al Signore e mediatori tra i popoli. Loro portano pace laddove c’è discordia e degli sconosciuti fanno amici”
Questo articolo - tratto da un mio corposo QUADERNO n. 10 - tratta di un tema agiografico molto particolare e che in questo periodo storico contrasta con il dialogo religioso con i "fratelli maggiori”: così scrivevo nel mio primo lavoro di ricerca pubblicato, come sempre, in edizione propria il 4 novembre 2005. Certo è, che questo tema agiografico risulta interessante, curioso e spinoso. In questo ultimo periodo c’è una riscoperta di questi culti (sic!), la nascita di comitati pro - culto e infine la pubblicazione di un libro, “Pasque di sangue” di Ariel Toaff, che stato ritirato dal commercio (sic!).
Interessante una lettera che ho ricevuto in data 22 aprile 2009 da don Ugolino Giugni, facente parte del “Comitato San Simonino di Trento”, ecco uno stralcio:
“Siamo convinti che il culto del fanciullo di Trento (e non solo) sia stato sacrificato per ragion di stato, probabilmente qualcuno deve aver pensato che il dialogo fra diverse religioni sarebbe stato più fluido e spedito cancellando San Simonino, il Beato Andrea da Rinn, ecc.
Vorremo anche precisare che per noi del comitato, come per qualsiasi cattolico che si rispetti, non c’è nulla di più offensivo che paragonare San Simonino alla propaganda antisemita se non addirittura nazista, come purtroppo ordinariamente accade quando si parla del “Simonino da Trento”.
Sarebbe forse giusto cancellare qualsiasi santo e beato martirizzato in odio alla fede Cattolica? Noi pensiamo di no…”
Ad ognuno la sua sentenza.
UN ELENCO DI FANCIULLI
“dell’omicidio rituale” (*)
Adam di Bristol (Inghilterra), … XIII secolo
Andrea da Rinn, … 1462, 12 luglio, culto approvato
Arnoldo (Aroldo) di Gloucester, … 1168, 25 marzo, culto approvato
Corrado Scolaro di Weissensee, … 1303
Cristoforo della Guardia, … 1491, 26 settembre, culto approvato.
Domenichino del Val, … 1250, 31 agosto, culto approvato
Elisabetta di Punia
Enrico di Monaco di Baviera, … 1345
Erberto di Huntingdon, … 1180
Gabriele il Bambino da Belostok (Chiesa Orientale), … 1690, 20 aprile, culto approvato
Giovanni di Witow
Giovannino Costa da Volpedo, … 2 aprile 1468, culto approvato
Guglielmo (William) di Norwich, … 1144, m. 24 marzo, culto approvato
Lorenzino Sossio da Marostica, … 1485, m. 15 aprile, culto approvato
Luigi (o Ludovico) Von Bruck di Ravensburg, + 1429, m. 30 aprile, culto approvato
Mattia Tillich,
Michele de' Giacobi,
Michele di Suppenfeld
Riccardo di Pontoise o di Parigi, … 1179, 25 marzo, culto approvato
Roberto di St. Edmundsbury, … 1181
Rodolfo di Berna, … 1294, 17 aprile, culto approvato
Sebastiano da Porto Buffolo (VI), … 1480
Simone di Trento, … 1475, 24 marzo, culto approvato e inserito nel M.R.
Simonino da Vilna (Lituania), … 1592
Ugo di Lincoln (“il piccolo Ugo”), … 1255, 27 giugno, culto approvato
Varnerio (Werner) di Oberwesel o di Bacharach, … 1287, 19 aprile, culto approvato
(*) Nel libro “Pasque di Sangue” di A. Toaff sono citati altri casi, rimasti però senza nome proprio del bambino\a.
S. Varniero (Werner) di Oberwesel
(o di Bacharach), martire
La questione agiografica - ci sono molto pagine sul web sull'argomento - è sorprendente. Cosa dire in conclusione?
Voglio rifarmi alla prefazione e al sottotitolo: i santi “degli sconosciuti fanno amici”.
La questione storica sui “piccoli martiri” è enorme, ma credo che come ogni Santo va collocato nella sua epoca.
Mi fa terrore se intorno a questi culti si nascondesse chissà quale pensiero sull’uomo e su Dio.
Però intorno ai “piccoli martiri” può nascere un cuore nuovo che dice: mai più!
Mai più …
Fare guerra nel nome di Dio
Inventare “storie” per giustificare la diversità dell’altro
Nascondere la Verità con l’ignoranza
Emettere giudizi sul passato e custodire rancori del passato
La storia ci aiuti a vivere il futuro!
“Cristo, tu proclami beato chi ascolta la parola di Dio e la mette in pratica; fa' che ci confrontiamo con le tue parole custodendole nel cuore a imitazione della Vergine Madre”.
Scolastica (Norcia, Perugina, c. 480 – Monte Cassino, Frosinone, c. 547) ci è nota dai «Dialoghi» di san Gregorio Magno. Vergine saggia, antepose la carità e la pura contemplazione alle semplici regole e istituzioni umane, come manifestò nell’ultimo colloquio con il suo fratello san Benedetto, quando con la forza della preghiera «potè di più, perché amò di più». La sua «deposizione» il 10 febbraio è ricordata dal «Calendario marmoreo» di Napoli (sec. IX) e dal martirologio di Usuardo (c. 870).
Martirologio Romano, 10 febbraio: Memoria della deposizione di santa Scolastica, vergine, che, sorella di san Benedetto, consacrata a Dio fin dall’infanzia, ebbe insieme con il fratello una tale comunione in Dio, da trascorrere una volta all’anno a Montecassino nel Lazio un giorno intero nelle lodi di Dio e in sacra conversazione.
Santa Sotere vergine e martire
Martirologio Romano, 11 febbraio: A Roma sulla via Appia nel cimitero che ne porta oggi il nome, santa Sotére, vergine e martire, che, come attesta sant’Ambrogio, disdegnando per fede la nobiltà di stirpe e gli onori, non obbedì all’ordine di immolare agli idoli, non piegò il capo sotto i colpi di servili oltraggi e, condannata a morire trafitta con la spada, non aborrì la morte.
La Chiesa Ambrosiana ricorda questa antica e gloriosa martire romana nel Calendario Ambrosiano urbano della Sede Metropolitana il 9 febbraio con il grado di memoria per la Basilica di San’Ambrogio.
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Santa Giuseppina Bakhita nacque nei pressi del villaggio di Jebel Agilere nella regione di Darfur in Sudan intorno all’anno 1868. Rapita e venduta più volte in mercati di schiavi, soffrì fin da fanciulla una crudele schiavitù. Finalmente liberata, a Venezia diventò cristiana e si fece religiosa presso le Figlie della Carità (Canossiane). Visse a Schio, in provincia di Vicenza, aiutando tutti. Lì morì nel 1947.
Martirologio Romano, 8 febbraio: Santa Giuseppina Bakhita, vergine, che, nata nella regione del Darfur in Sudan, fu rapita bambina e, venduta più volte nei mercati africani di schiavi, patì una crudele schiavitù; resa, infine, libera, a Venezia divenne cristiana e religiosa presso le Figlie della Carità e passò il resto della sua vita in Cristo nella città di Schio nel territorio di Vicenza prodigandosi per tutti.
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