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Timestamp: 2020-05-28 01:23:10+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 30178 del 20/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30178 del 20/11/2019
Cassazione civile sez. trib., 20/11/2019, (ud. 24/09/2019, dep. 20/11/2019), n.30178
sul ricorso 6817-2018 proposto da:
C.E., elettivamente domiciliata in ROMA VIA DELLA MERCEDE
216, presso lo studio dell’avvocato LUCIANO FILIPPO BRACCI, che la
avverso la sentenza n. 4505/2017 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
24/09/2319 dal Consigliere Dott. GIACOMO MARIA STALLA.
p. 1. C.E. propone sei motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 4505/17 del 19 luglio 2017, con la quale la commissione tributaria regionale del Lazio, a conferma della prima decisione, ha ritenuto legittimo l’avviso di accertamento catastale notificatole dall’Agenzia delle Entrate – Ufficio Territorio in relazione a due immobili siti in Roma, microzona residenziale n. (OMISSIS) (Centro – (OMISSIS)), e fatti oggetto di revisione parziale di classamento e rendita ai sensi del D.P.R. n. 138 del 1998 e della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335.
La commissione tributaria regionale, in particolare, ha ritenuto che l’avviso di accertamento in questione fosse sufficientemente motivato, perchè esso: – indicava il presupposto della revisione ex art. 1, comma 335, cit. (rilevante scostamento nel rapporto tra il valore medio di mercato ed il corrispondente valore medio catastale riscontrabile nella microzona di riferimento rispetto all’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali); – si basava non su specifiche e riscontrate modifiche apportate agli immobili, bensì sul fatto che questi ultimi si trovassero inseriti in una microzona comunale contrassegnata, rispetto all’originario classamento catastale, da mutato contesto territoriale, riqualificazione urbana e notevole aumento di redditività; – in ogni caso, si era limitato a variare soltanto la classe, e ciò sulla base di parametri comparativi elaborati dall’UTE e conoscibili dal contribuente.
p. 2.1 Con il primo motivo di ricorso si deduce – ex art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335. Per avere la Commissione Tributaria Regionale affermato la legittimità dell’avviso di accertamento nonostante che quest’ultimo (riportato in ricorso): – facesse riferimento alle caratteristiche della microzona comunale, e non alla valutazione mirata, caso per caso, dei singoli immobili; – contenesse affermazioni standard valide per qualsiasi fattispecie, in contrasto con quanto stabilito da C. Cost. con sent. 249/17 e con l’esigenza che, proprio perchè assegnata nell’ambito di un riclassamento diffuso e di microzona, la nuova rendita muovesse dalle caratteristiche del singolo immobile.
Con il secondo, il terzo ed il quinto motivo di ricorso si lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) – “motivazione apparente” ed “inesistenza della motivazione”. Per avere la commissione tributaria regionale: – (secondo motivo) adottato essa stessa una motivazione generica e non mirata sulla fattispecie concreta (cioè sulla effettiva congruità della motivazione dell’avviso di accertamento opposto); – (terzo motivo) omesso di argomentare alcunchè sul motivo subordinato di appello avente ad oggetto l’incidenza, sul valore degli immobili, del vincolo storico – artistico su di essi gravante (non considerato nel provvedimento di riclassamento); – (quinto motivo) omesso di motivare sul rigetto del motivo subordinato di appello con il quale si contestava, nel merito, il cambio di categoria (erroneamente negato dalla CTR), attese le caratteristiche degli immobili e le risultanze fattuali e valutative emergenti dalla prodotta consulenza tecnica.
Con il quarto e sesto motivo di ricorso vengono rispettivamente riproposte – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) – le stesse doglianze di cui al terzo ed al quinto motivo, sotto il profilo della violazione dell’art. 112 c.p.c. (omessa pronuncia).
p. 2.2 E’ fondato, con assorbimento delle ulteriori doglianze, il primo motivo di ricorso.
– la deliberazione consiliare n. 136 del 29 novembre 2001, di approvazione della suddivisione del territorio cittadino in n. 238 microzone;
– la deliberazione consiliare n. 5 dell’11 ottobre 2010, di richiesta all’amministrazione finanziaria della revisione dei classamenti relativi a talune microzone comunali, tra cui quella dedotta nell’avviso opposto.
Si tratta, come anticipato, di orientamento che specifica e ribadisce un indirizzo già affermatosi (con riguardo sia alla città di Roma, sia ad altre città), secondo cui (Cass. ord. 6-5 n. 23129/18): “In tema di estimo catastale, qualora il nuovo classamento sia stato adottato ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, nell’ambito di una revisione parziale dei parametri della microzona nella quale l’immobile è situato, giustificata dal significativo scostamento del rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al suddetti parametri di legge ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, allorchè da questi ultimi non siano evincibili gli elementi (come la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato) che, in concreto, hanno inciso sul diverso classamento, esigendosi che detto obbligo motivazionale sia assolto in maniera rigorosa in modo che il contribuente sia posto in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento, avente carattere “diffuso -.
– la specifica rilevanza ed autonomia del riclassamento operato dall’amministrazione finanziaria ai sensi della L. n. 311 del 2004, ex art. 1 comma 335 cit. (per microzone comunali connotate da significativo ed anomalo scostamento del rapporto tra il valore medio di mercato e corrispondente valore medio catastale rispetto all’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali), rispetto a quello invece operato ai sensi della L. cit., medesimo art. 1, comma 336 (per immobili non dichiarati o fatti oggetto di variazioni edilizie), ovvero ancora della L. n. 662 del 1996, art. 3, comma 58 (su istanza dei Comuni, per aggiornamento o palese incongruità del valore catastale corrente);
l’onere per l’amministrazione, per quanto concerne la seconda fase della nuova attribuzione, di dedurre e provare i parametri, i fattori determinativi ed i criteri per l’applicazione della riclassificazione stessa alle singole unità immobiliari interessate;
la necessità che, per dare davvero conto delle ragioni giuridiche e dei presupposti di fatto dell’accertamento, la motivazione dell’avviso non si affidi ad affermazioni di stile o di mero richiamo normativo, ma fornisca invece il dettaglio sia degli interventi e delle trasformazioni urbane che hanno comportato la dedotta riqualificazione dell’ambito territoriale di microzona, sia dei fattori di incidenza di tali interventi sulla singola unità immobiliare.
il coefficiente esplicativo minimo dell’accertamento ai sensi della L. n. 311 del 2004, ex art. 1, comma 335, non si discosta dai parametri generali di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 7 ed alla L. n. 241 del 1990, art. 3, fermo restando, per la specificità della materia catastale, il più gravoso onere motivazionale in linea generale gravante sull’amministrazione allorquando il riclassamento intervenga d’ufficio, e non a seguito di procedura partecipata Docfa (Cass. 31809/18, 12777/18 ed innumerevoli altre);
non basta la sola indicazione del rapporto di scostamento tra i valori medi di catasto e mercato, quando tale indicazione non si associ alla valutazione caso per caso del singolo immobile, con specifico richiamo ai parametri estimativi e classificatori generali, pur sempre operanti, ai sensi del D.P.R. n. 138 del 1998, ex art. 8;
fermo restando il richiamo all’elemento puramente “posizionale” (inclusione dell’unità immobiliare nella microzona omogenea), occorre che l’avviso dia conto pure dell’elemento “edilizio” in ragione della singola unità immobiliare e del fabbricato che la ricomprende, “non essendo sostenibile che tutti gli immobili di una stessa zona abbiano necessariamente la medesima classe”.
– riferisce sia della riscontrata consistente rivalutazione del patrimonio immobiliare della microzona interessata (e relativa redditività) siccome derivante da interventi di riqualificazione urbana ed edilizia della medesima, sia dello scostamento reddituale degli attuali estimi catastali (sebbene già oggetto di revisione negli anni ’88 – ’89) per effetto della progressiva trasformazione urbana e socio – economica riscontrata sul territorio, senza tuttavia specificare in alcun modo in che cosa tali interventi di affermata riqualificazione siano consistiti;
Il carattere “diffuso” o “di massa” del riclassamento operato ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335 – a sua volta giustificato dal riferimento della procedura ad interi comparti del territorio comunale da ritenersi per definizione omogenei – non può, neppure nel presente caso, consentire una motivazione stereotipata, “di stile”, ed ancorata a generiche considerazioni di notorietà. Esso richiede pur sempre, secondo quanto osservato anche dalla C. Cost. cit. proprio in ragione del suddetto carattere, l’indicazione in avviso di richiami sufficientemente concreti, verificabili ed individualizzanti quanto ai fattori di riqualificazione urbana della microzona ed a loro incidenza di classamento sulla destinazione, tipologia, profilo caratteristico e redditività dell’immobile considerato.
– cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo di parte contribuente; compensa le spese dell’intero giudizio.

References: Sentenza 
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 art. 1
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 art. 360
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 art. 3
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 art. 7
 art. 3
 art. 8
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