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Timestamp: 2017-10-22 08:27:10+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 07 dicembre 2016, n. 25104 – Accertamento con studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 07 dicembre 2016, n. 25104
Tributi – IRPEF – IVA – Avviso di accertamento per maggior reddito – Applicazione degli studi di settore
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Liguria con la quale era stato rigettato l’appello proposto dall’Ufficio avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Genova che aveva accolto il ricorso proposto da A.P., in proprio ed in nome e per conto della sorella G.P., quali coeredi di M.R., già compartecipe nella misura del 57% della P.M. & C. s.n.c., avverso l’avviso di accertamento per maggior reddito ai fini IRPEF ed IVA in relazione all’anno di imposta 2001, così rideterminato sulla base degli studi di settore.
Il giudice di appello, aderendo alla decisione n. 176 del 2008 con la quale altra sezione della medesima commissione tributaria aveva annullato l’avviso di accertamento emesso nei confronti della P.M. & C. s.n.c., premesso che “lo studio di settore deve sempre essere confortato da altri elementi che confermino la presunzione di evasione fiscale”, rilevava che “mentre nessun elemento conforme è stato fornito dall’amministrazione, gli elementi forniti dalla società e dai soci mostrano una situazione economica dell’impresa molto problematica, di attività stentata sino a giungere alla chiusura dell’esercizio”, concludendo che “si ritiene dunque che, in mancanza di altri elementi di evasione, le risultanze contabili dell’impresa siano verosimili”.
1. Con il primo motivo l’Agenzia delle Entrate denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2697, comma 1, c.c. in combinato disposto con gli artt. 39 D.P.R. n. 600/73 e 54 D.P.R. n. 633/72, in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.
Sostiene la ricorrente che la C.T.R. aveva errato nel ritenere che incombesse sull’Ufficio l’onere di provare – pur in presenza di un reddito del contribuente inferiore a quello derivante dall’accertamento induttivo – l’origine del maggior reddito accertato. Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione, sotto altro profilo, dell’art. 2697, comma 1, c.c. in combinato disposto con gli artt. 39 D.P.R. n. 600/73, 3 comma 181, L. n. 549/1995 nonché 62 sexies D.L. n. 331/93, in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. La ricorrente censura la sentenza impugnata per avere confermato la pronuncia di primo grado sull’implicito presupposto che gli strumenti parametrici utilizzati dall’Ufficio non fossero idonei a supportare la pretesa impositiva, pur in assenza di adeguata specifica contestazione del contribuente.
Con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 62 sexies D.L. n. 331/93 e 39, comma 1, lett. d) D.P.R. n. 600/73, in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. Lamenta la ricorrente che la C.T.R. abbia ritenuto illegittimo l’accertamento operato dall’Ufficio, in presenza di un rilevante scostamento, non giustificato dal contribuente, tra i ricavi dichiarati e quelli risultanti dai relativi parametri e studi di settore applicabili.
Con il quarto motivo si denuncia insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo del giudizio, in relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c., per non avere la C.T.R. dato conto delle ragioni in base alle quali aveva ritenuto superate le presunzioni gravi, precise e concordanti rivenienti dagli studi di settore.
La sentenza impugnata recepisce il contenuto motivazionale della decisione n. 176/08/2008, adottata da altra sezione della C.T.R. della Liguria, in relazione all’impugnativa dell’avviso di accertamento emesso nei confronti della P.M. & C. s.n.c..
Cassazione sentenza n. 27166 del 4 dicembre 2013 – Studi di settore non applicabili alla imprese in difficoltà

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