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Timestamp: 2017-01-22 20:33:15+00:00

Document:
Procedura : 2005/0127(COD)Ciclo di vita in AulaCiclo del documento :
A6-0073/2007Testi presentati :
23 marzo 2007PE 378.855v02-00 A6-0073/2007
La modifica si rende necessaria per ragioni di coerenza con gli emendamenti successivi e mira a delimitare fin dall'inizio il campo di applicazione della direttiva. Emendamento 2
_________________________1 GU L 178 del 17.7.2000, pag. 1.
(10 bis) La presente direttiva non rimette in discussione i regimi di responsabilità previsti dalla direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione1. _________________________1 GU L 167 del 22.6.2001, pag. 10.
_________________________1 GU L 320 del 28.11.1998, pag. 54.
Ai fini della presente direttiva, a) per "diritti di proprietà intellettuale" si intendono uno o più dei seguenti diritti:
_________________________1 GU L 196 del 2.8.2003, pag. 7.
Per garantire l'efficacia e il carattere deterrente della pena, è necessario che l'organo giudiziario nazionale tenga conto delle violazioni della proprietà intellettuale, al momento di determinare il livello della pena nei confronti del reo. Emendamento 23
_________________________1 GU L 162 del 20.6.2002, pag. 1.
Gli Stati membri provvedono a che, nel caso in cui sequestrino articoli in violazione dei diritti di proprietà intellettuale o ottengano altre prove di violazioni, le autorità di polizia producano tali prove nei processi civili pendenti o futuri avverso il presunto responsabile intentati dal titolare dei diritti dinanzi a una Corte avente giurisdizione nel territorio dell'Unione europea, e a che, ove possibile, tali autorità informino il titolare dei diritti interessato o il suo rappresentante del sequestro o delle prove in questione. Gli Stati membri hanno la facoltà di decidere che le prove siano messe a disposizione del titolare dei diritti con riserva di determinati requisiti in materia di accesso ragionevole, sicurezza o d'altro tipo, onde garantire l'integrità delle prove stesse ed evitare di compromettere l'eventuale azione penale che ne può scaturire. Motivazione
1. Nelle more della procedura di adozione delle ricordate proposte, la Corte di giustizia, con sentenza del 13 settembre 2005, causa C-176/03, Commissione c. Consiglio, pur ribadendo che, in generale, la Comunità europea non ha competenza in materia penale, ha affermato che ciò «non può tuttavia impedire al legislatore comunitario, allorché l’applicazione di sanzioni penali effettive, proporzionate e dissuasive da parte delle competenti autorità nazionali costituisce una misura indispensabile di lotta contro violazioni ambientali gravi, di adottare provvedimenti in relazione al diritto penale degli Stati membri e che esso ritiene necessari a garantire la piena efficacia delle norme che emana in materia di tutela dell’ambiente» (punto 49). 2. Per la Corte, inoltre, ai fini della corretta individuazione della base giuridica di un atto comunitario, occorre riferirsi allo scopo e al contenuto dell’atto stesso. In questo senso, la decisione quadro impugnata in quell'occasione (2), avendo per scopo e contenuto principali la protezione dell’ambiente, avrebbe dovuto essere fondata sull’art. 175 TCE (primo pilastro) e non sul Titolo VI TUE (terzo pilastro) (punto 51).
3. La Commissione europea ha quindi adottato una comunicazione (3) nella quale si spinge fino in fondo il ragionamento della Corte di giustizia e si ammettono senza limiti interventi normativi in materia penale nell’ambito del primo pilastro ed in relazione ad ogni area di competenza comunitaria potenzialmente interessata. 4. A giudizio della Commissione, la distribuzione delle competenze fra primo e terzo pilastro dovrebbe essere la seguente: le disposizioni di diritto penale necessarie ad assicurare l’effettività del diritto comunitario appartengono al primo pilastro, mentre le disposizioni “orizzontali” di diritto penale (cooperazione di polizia e giudiziaria; misure di armonizzazione nel quadro dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia) appartengono al terzo pilastro.
1. A seguito del dibattito suscitato dal tema, e soprattutto della riferita sentenza della Corte di giustizia, la Commissione ha ritenuto di dover modificare la proposta di direttiva e di ritirare la proposta di decisione quadro del 12 luglio 2005 ((4)). 2. Conseguentemente, il 26 aprile 2006 la Commissione ha trasmesso una nuova proposta di direttiva relativa alle misure penali finalizzate ad assicurare il rispetto dei ritti di proprietà intellettuale, che riprende, aggiorna e fonde le previsioni delle due precedenti iniziative.
4. In estrema sintesi, l'art. 1 definisce l’oggetto e il campo d’applicazione della direttiva; l'art. 2 definisce la nozione di persona giuridica quale prevista dalla direttiva; l'art. 3 contiene l'obbligo di incriminazione di determinate condotte da parte degli Stati membri; gli artt. 4 e 5 precisano rispettivamente la natura e il livello delle sanzioni anche penali; l'art. 6 disciplina i poteri di confisca; l'art. 7 prevede squadre investigative comuni nella repressione delle contraffazioni; l'art. 8 contiene l'obbligo di procedibilità d'ufficio dei reati definiti dalla direttiva; infine, gli artt. 9 e 10 riguardano rispettivamente l'attuazione e l'entrata in vigore della direttiva. 5. Il raffronto fra la nuova proposta e le precedenti dimostra, in definitiva, che solo le disposizioni della decisione quadro relative alla competenza e al coordinamento dei procedimenti non sono state riprese nella nuova proposta. In effetti, la Commissione prevede in materia un approccio orizzontale nel quadro del suo Libro verde sui conflitti di giurisdizione e il principio del ne bis in idem nei procedimenti penali del 23 dicembre 2005 ((5)). In tale contesto, la Commissione non considera indispensabile prevedere un regime specifico per la tutela della proprietà intellettuale.
2. Si tratta in particolare del campo di applicazione della direttiva. Nella relazione di accompagnamento si legge che la normativa in questione è applicabile a qualsiasi violazione dei diritti di proprietà intellettuale prevista dalla legislazione comunitaria e/o dalla legislazione nazionale degli Stati membri, come la direttiva 2004/48/CE sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. 3. La dichiarazione 2005/295/CE della Commissione relativa all’articolo 2 della direttiva 2004/48/CE definisce un elenco di tali diritti al fine di apportare una maggiore certezza in merito al campo di applicazione della direttiva. In tale elenco figurano, in particolare, i "diritti brevettuali, compresi i diritti derivanti da certificati protettivi complementari".
5. Di per sé, non si avverte l'urgenza stringente di intervenire mediante sanzioni penali perchè la tutela dei brevetti è già assistita in numerosi Stati membri da sanzioni a carattere penale (ammenda e reclusione): è il caso, per esempio, degli ordinamenti tedesco (6), austriaco (7), danese (8), spagnolo(9), francese (10), ungherese (11), italiano (12), olandese (13) e portoghese (14). Pertanto, benché vada segnalata l'assenza di una tutela penale in altri ordinamenti (come quello inglese, belga e greco), l'introduzione di una tale disciplina a livello comunitario porterebbe piuttosto ad una sovrapposizione ed un appesantimento del quadro normativo, salvo a voler immaginare che, per via di un'esplicita previsione della direttiva (da introdurre con un apposito emendamento), o per via della operatività implicita del cd. primato del diritto comunitario ((15)), la legislazione comunitaria in materia si sostituisca completamente a quella nazionale. 6. In secondo luogo, voler applicare sanzioni penali alla materia dei brevetti sembra in palese contraddizione con la posizione assunta dal Parlamento europeo che, nella sua plenaria del 6 luglio 2005, ha rigettato la proposta della Commissione concernente una direttiva relativa alla brevettabilità delle invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici (2002/0047 (COD)): se il Parlamento europeo, a larghissima maggioranza (16), ha ritenuto allora inopportuna una disciplina della materia, prevedere adesso sanzioni penali a tutela dei brevetti (per i quali appunto manca una regolamentazione) equivarrebbe ad un'anticipazione frammentaria e pericolosa di una disciplina che, per la sua complessità, deve essere quanto più organica e condivisa possibile.
VI. Futuri sviluppi 1. Il Relatore si auspica che, nell'elaborare le future strategie della lotta alla pirateria e alla contraffazione e con l'avvio di una fase di maggiore armonizzazione della materia, il legislatore comunitario valuti l'opportunità di trovare forme e modi per sanzionare anche coloro che acquistano merci di provenienza illecita. Traduzione esterna
In effetti, la Corte di giustizia (cfr. sent. 21 settembre 1989, causa C-68/88, Commissione c. Repubblica ellenica) tradizionalmente autorizza solo la cd. tecnica dell’assimilazione: la norma comunitaria può prevedere che le disposizioni penali interne poste a protezione di certi interessi nazionali si applichino anche a tutela dei corrispondenti interessi comunitari, così combinandosi le due previsioni in una nuova norma incriminatrice. Ciò significa che il diritto comunitario può prevedere la rilevanza penale di certi comportamenti, ma deve lasciare spazio alla competenza degli Stati membri per ciò che riguarda concretamene l’individuazione e l’applicazione delle sanzioni. (2)
Cfr. art. 250, comma 2°, TCE: "fintantoché il Consiglio non ha deliberato, la Commissione può modificare la propria proposta in ogni fase delle procedure che portano all'adozione di un atto comunitario". Si ritiene che nel potere di modifica sia incluso anche il potere di ritirare una proposta: cfr. parere della commissione giuridica del 22 marzo 2006 sull'esito dello screening delle proposte legislative pendenti davanti al legislatore comunitario (2005/2214(INI)). (5)
COM(2005)0696. (6)
Cfr. § 142 del Bekanntmachung der Neufassung des Patentgesetzes (PatG) del 16 dicembre 1980. (7)
Cfr. artt. 147 e 149 del Patentgesetz 1970, come modificato dalla legge federale n. I 143. (8)
Cfr. sezione 57 del Danish Patents Act, n. 479 del 20 dicembre 1967. (9)
Cfr. art. L. 615-14 del Code de la propriété intellectuelle del 26 gennaio 1990 e successive modificazioni. (11)
Cfr. art. 329/D del codice penale. (12)
Cfr. gli artt. 473 e 474 del codice penale che puniscono rispettivamente i fatti di "contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell'ingegno o di prodotti industriali" e di "introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi ", nonché l'art. 475 che prevede la pena accessoria della pubblicazione della sentenza. (13)
Cfr. artt. 261 e 262 del Código da Propiedade Industrial (decreto-legge n. 16/95 del 24 gennaio 1995 e successive modificazioni). (15)
Come è noto, a questo primato corrisponde l’obbligo per il giudice nazionale di applicare integralmente il diritto comunitario, disapplicando di conseguenza la norma interna confliggente, sia anteriore che successiva a quella comunitaria (cfr. per tutte Corte di giustizia, sent. 9 marzo 1978, causa 106/77, Simmenthal, in Racc., 1978, p. 629, punto 24). (16)
648 voti contrari, 14 favorevoli e 18 astenuti. PARERE della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (29.11.2006)
In seguito a una recente sentenza della Corte di giustizia europea relativa alla causa C-176/03, la Commissione intende proporre una direttiva sulle misure penali e i diritti di proprietà intellettuale ai sensi dell'articolo 95 del trattato. Fatta salva la competenza della commissione giuridica è opportuno notare che esistono gravi preoccupazioni sull'ampia interpretazione, da parte della Commissione europea, della sentenza, contenuta nella comunicazione COM(2005)583, e di conseguenza sulla base giuridica della proposta.
Soltanto gli atti di violazione intenzionali possono essere sanzionati con misure penali. Essi riguardano unicamente quei casi in cui l'autore del reato è consapevole della violazione nel campo dei diritti di proprietà intellettuale e agisce intenzionalmente e con premeditazione. In tal senso deve essere operata una distinzione. Una violazione non deve essere considerata intenzionale semplicemente perché rientra in un'attività intenzionale come l'ascolto di musica o la visione di film. Istigazione e incitamento
L'articolo 7 della proposta autorizza gli esperti e i rappresentanti del titolare dei diritti di proprietà intellettuale a fornire la propria assistenza alle indagini. Benché sia il titolare dei diritti di proprietà intellettuale a poter individuare inequivocabilmente i propri beni e prodotti, la questione merita di essere trattata con attenzione. In primo luogo, visto che è il titolare ad autorizzare o vietare l'uso del proprio prodotto intellettuale, e a causa della protezione del titolare, soltanto i rappresentanti debitamente autorizzati e muniti di mandato possono assistere la squadra investigativa. In secondo luogo, l'assistenza fornita dal titolare dei diritti di proprietà intellettuale o dal suo rappresentante deve essere limitata per evitare la "privatizzazione" della procedura penale. Un coinvolgimento più esteso o più attivo dei titolari dei diritti di proprietà intellettuale costituirebbe un rischio per lo svolgimento equo e imparziale delle indagini e del procedimento penale.
Il presente emendamento ristabilisce il linguaggio utilizzato dall'accordo ADPIC (art. 61), sul quale si basa la proposta in questione. Emendamento 5
È importante distinguere tra le violazioni brevettuali nella pratica normale di un'attività commerciale (sviluppo legittimo di prodotti) che possono portare a violare brevetti invalidi e la contraffazione e la pirateria a scopo fraudolento e deliberato, spesso messe in atto dalle organizzazioni criminali. Le sanzioni penali per la complicità e l'istigazione a delinquere devono essere riservate ai reati più gravi; penalizzare la complicità e l'istigazione potrebbe risultare disproporzionato nel caso di una violazione dei diritti di proprietà intellettuale. Emendamento 13
Per motivi di sicurezza si propone la distruzione rapida e integrale dei beni lesivi del diritto di proprietà intellettuale tranne gli elementi necessari per l'indagine. Tale provvedimento evita altresì di sostenere le esose e dispendiose spese di custodia. La visualizzazione del deposito può essere compiuta fotografandolo al momento della scoperta. Se del caso, la distruzione dello stesso può essere subordinata all'accordo o alla mancata opposizione alla chiamata in causa qualora sia identificato senza che si tratti di un riconoscimento di colpevolezza. Emendamento 16
Commissione competente per il merito JURI
David Hammerstein Mintz5.10.2005
(8) Occorre prevedere disposizioni finalizzate ad agevolare le indagini penali. Gli Stati membri devono prevedere che i titolari del diritto di proprietà intellettuale interessati, o i loro rappresentanti, e gli esperti possano contribuire alle indagini condotte da squadre investigative comuni. soppresso
Per motivi di politica giuridica generale occorre respingere ciò che può apparire come la privatizzazione dell'azione penale a favore degli interessi individuali implicati. Nelle società democratiche in cui vige lo stato di diritto, lo Stato gode di un monopolio legale sull'uso della forza. I privati non hanno il diritto di avvalersi di misure a carattere penale per lottare contro le violazioni della legge commesse da loro concittadini. Emendamento 2
e) diritti relativi ai marchi, f) diritti relativi ai disegni e modelli,
L'elenco ripreso dall'articolo 2 della direttiva 2004/48/CE permette inoltre più facilmente alla commissione competente, ove lo ritenga opportuno, di estrarre, con votazioni per parti separate, taluni settori concreti dal campo di applicazione. Emendamento 4
Ciò che potrebbe sembrare la privatizzazione dell’azione penale a favore degli interessi di singole parti in causa va respinto per questioni di politica giuridica generale. Nelle società democratiche in cui vige lo stato di diritto, lo Stato è dotato del monopolio legale dell’uso della forza. Soggetti privati non hanno il diritto di esercitare l’azione penale al fine di combattere violazioni della legge commesse da concittadini. Emendamento 13
1 GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31 Motivazione
Ultimo aggiornamento: 13 aprile 2007Avviso legale

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 250
 § 142
 art. 329
 sentenza