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Timestamp: 2020-05-27 04:16:59+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 31716 del 07/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31716 del 07/12/2018
Cassazione civile sez. trib., 07/12/2018, (ud. 09/05/2018, dep. 07/12/2018), n.31716
sul ricorso iscritto al n. 11470/2011 R.G. proposto da:
S.A. elettivamente domiciliato presso il difensore nel
giudizio di secondo grado, avv. Carlo Lanza del Foro di Sassari, con
studio in Sassari piazza S. Ruju n. 6;
84/08/10 depositata il 09/04/2010, non notificata;
9/5/2018 dal consigliere Roberto Succio;
– avverso la sentenza di seconde cure propone ricorso per Cassazione l’Agenzia delle Entrate con ricorso affidato a un unico motivo. Il contribuente non ha svolto attività difensiva in questa sede;
– con il solo motivo di ricorso si denuncia violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per aver la CTR omesso di pronunciarsi sull’eccezione di inammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio in quanto diretto contro la cartella di pagamento ma contenente doglianze non relative a vizi propri della cartella in parola, ma vizi degli avvisi di accertamento – non più contestabili – in forza dei quali (dopo che gli stessi erano stati ritenuti legittimi dal giudice di fronte al quale erano già stati a suo tempo impugnati, con sentenza definitiva) tal cartella è stata emessa;
– è ben vero che l’impugnazione del contribuente (come si evince dalla sentenza impugnata, dal ricorso e dal controricorso) ha per oggetto la cartella di pagamento con la quale si è proceduto alla messa in esecuzione di pretese tributarie derivanti dalla sentenza della CTR Sardegna n. 197/2/99 la quale ha ritenuto legittimi gli avvisi di accertamento IVA riferiti agli anni 1986, 1988, 1989;
– dall’esame della sentenza impugnata, peraltro, si evince anche come la CTR abbia implicitamente pronunciato proprio sull’eccezione che parte ricorrente lamenta esser stata pretermessa, tanto è vero che la stessa ha deciso il merito della pretesa veicolata proprio con la cartella di pagamento “de qua”, dopo aver dato atto che la cartella era il “primo atto” impugnabile.

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