Source: http://docplayer.it/2743270-Direttiva-regionale-per-la-gestione-organizzativa-e-funzionale-del-sistema-di-allerta-per-i-rischi-naturali-ai-fini-di-protezione-civile.html
Timestamp: 2016-10-27 09:15:23+00:00

Document:
⭐Direttiva regionale per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allerta per i rischi naturali ai fini di protezione civile
Download "Direttiva regionale per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allerta per i rischi naturali ai fini di protezione civile"
1 Direttiva regionale per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allerta (Testo coordinato della Direttiva approvata con d.g.r. n 8/8753 del 22/12/2008 e modificata con il decreto dirigente della UO Protezione Civile n del 22/12/2011) 25 gennaio 2012 Pagina 1 di 252 Direttiva regionale per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allerta 1 Finalità della Direttiva La presente Direttiva recepisce e declina a livello regionale la Direttiva nazionale sull'allertamento per rischio idrogeologico e idraulico disposta dal Presidente del Consiglio dei Ministri in data 27 febbraio 2004 (G.U. n. 59 dell'11 marzo 2004 Con la presente direttiva, la Regione Lombardia: individua le autorità a cui compete la decisione e la responsabilità di allertare il sistema regionale di protezione civile; definisce i soggetti istituzionali e le strutture operative territoriali coinvolti nelle attività di previsione e prevenzione; disciplina le modalità e le procedure di allerta; ai sensi del decreto legislativo 112/98 e della legge regionale 16/ Fasi di gestione dell allerta La gestione dell allerta, per ogni tipo di rischio considerato nella presente Direttiva, è sviluppata su due distinte fasi: una fase previsionale, costituita dalla valutazione della situazione meteorologica, nivoidrologica e geomorfologica attesa, nonché degli effetti al suolo che possono impattare sull integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell ambiente; una fase di monitoraggio e sorveglianza, costituita da osservazioni dirette e strumentali oltre che da previsioni ottenute mediante modelli matematici. La fase previsionale attiva la prevenzione del rischio, come prevista all art. 108 del decreto legislativo n. 112/98, svolta prioritariamente dai Presidi territoriali. La fase di monitoraggio e sorveglianza attiva la gestione dell emergenza. La funzione di allerta è assicurata da: Giunta della Regione Lombardia, Uffici Territoriali di Governo, Province, Comuni, Presidi territoriali e ARPA Lombardia. 2.1 Fase di previsione Questa fase è finalizzata alla previsione degli effetti al suolo, che possono interessare l ambito della protezione civile, e si attua con tempi di preavviso tipicamente superiori a 12 ore. Si articola in un analisi dei dati meteorologici e in una previsione dei fenomeni atmosferici, mediante modellistica numerica, riassunta nei parametri fisici più indicativi. Queste funzioni sono assicurate dal Servizio meteorologico di ARPA Lombardia, di seguito ARPA-SMR, e possono portare all emissione di un Avviso di condizioni meteo avverse indirizzato all U.O. Protezione civile della Giunta regionale. A seguito del suddetto Avviso, il gruppo di lavoro del Centro funzionale della Sala operativa elabora la previsione degli effetti al suolo, classificandoli secondo diversi livelli di criticità, mediante l emissione giornaliera di un Avviso di criticità emesso dal Dirigente dell U.O. Protezione civile, per conto del Presidente di Regione Lombardia. 2.2 Fase di monitoraggio e sorveglianza Questa fase è finalizzata a verificare l evoluzione dei fenomeni meteorologici e a confermare o aggiornare la previsione degli effetti al suolo; in tale fase sono sviluppate anche previsioni a breve e brevissimo termine allo scopo di mettere a disposizione, con la massima tempestività e anticipo possibili, gli scenari di rischio. Queste funzioni sono assicurate costantemente dal predetto gruppo di lavoro del Centro funzionale tramite l osservazione dei dati strumentali e l utilizzo di modellistica numerica idrologica e idraulica. Alla fase di monitoraggio concorrono altresì tutti i Presidi territoriali secondo le specifiche descritte nei piani d emergenza, o atti equivalenti, e definite Pagina 2 di 253 in sede locale in funzione degli scenari di rischio anche mediante l osservazione diretta dei fenomeni precursori. 3 Compiti del sistema regionale di allerta, previsione e prevenzione Le componenti del sistema di protezione civile e relativi compiti ed attività derivano dalle disposizioni di legge nazionali e regionali. In questo capitolo si riepilogano le funzioni di livello regionale, già attribuite da precedenti disposizioni, allo scopo di favorire il coordinamento di ciascun membro. 3.1 U.O. Protezione civile Centro funzionale Il ruolo dell U.O. Protezione civile è individuato attraverso i provvedimenti organizzativi di Giunta. A ciò si aggiunge quanto disposto dal decreto n del 7 marzo 2005 del Presidente della Regione riguardante l attivazione e operatività del Centro funzionale. Le attività assicurate dal Centro funzionale, sono indicate nella Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio Per effetto dei provvedimenti organizzativi regionali il gruppo di tecnici del Centro funzionale, attivo in h24 per 365 giorni all anno, assicura l interpretazione integrata di dati e bollettini, nonché dei modelli e dei sistemi di supporto alle decisioni, raccogliendo anche le valutazioni dei Presidi territoriali. Valuta i livelli di rischio osservati e attesi sul territorio e fornisce alle Autorità di protezione civile, un quadro complessivo della situazione, utile a valutare ed individuare le azioni più efficaci per fronteggiare i rischi. Nei casi più gravi è convocata l Unità di Crisi, composta da tecnici specialistici di varie Direzioni generali, che possono fornire ulteriore sostegno alle valutazioni del Centro funzionale ed alle attività di supporto della sala operativa, assicurando il coordinamento con le proprie Direzioni. Il Centro funzionale assicura inoltre, gli scambi informativi verso l esterno e con gli altri Centri funzionali e Centri di competenza. 3.2 ARPA Lombardia Alcune strutture di ARPA Lombardia, che costituiscono centri di competenza regionale su alcune specifiche funzioni, assicurano attività e servizi definiti nel Disciplinare e Manuale operativo, come previsto dalla Convenzione quadro vigente tra Regione e ARPA. Tale manuale indica i periodi di servizio del personale ed i prodotti forniti per l attività di allerta in generale. In particolare, definisce: _ l attività di assistenza meteorologica, che comporta la fornitura di una serie di prodotti tra cui: il Bollettino di vigilanza meteorologica regionale, l Avviso di condizioni meteorologiche avverse, l Aggiornamento meteorologico; _ il servizio di gestione e manutenzione delle stazioni di monitoraggio, nonché di raccolta concentrazione, archiviazione e trasmissione dei dati meteorologici, idrologici-idraulici, geologicigeotecnici, nivologici e dei parametri sullo stato dell ambiente in generale; _ le attività di cui all art. 22 del d.p.r. n 85/1991 riguardanti le funzioni ex SI; _ le attività nel campo della geologia per il rischio frane; _ le attività riguardanti il rischio valanghe. 3.3 Presidi territoriali In attuazione della Direttiva nazionale sull'allerta per rischio idrogeologico e idraulico, disposta dal Presidente del Consiglio dei Ministri in data 27 febbraio 2004, di seguito si riepilogano i soggetti che, per norme vigenti, sono considerati Presidi territoriali, perché svolgono localmente attività di sorveglianza e di tutela del territorio. Tali soggetti attuano, se del caso, le prime azioni mirate alla difesa e conservazione del suolo, che concorrono a contrastare, o quantomeno circoscrivere e ridurre, danni a persone, cose e ambiente, causate da eventi naturali avversi. Pagina 3 di 254 La Giunta regionale valuterà, unitamente ai suddetti Presidi, l opportunità di emanare Direttive o concordare specifici Disciplinari Pubbliche amministrazioni Le Amministrazioni rappresentate da un Autorità di protezione civile, come riconosciuta da leggi nazionali e regionali, in riferimento alle azioni che possono porre in atto a presidio del territorio per la salvaguardia della pubblica incolumità, sono le seguenti: _ Uffici Territoriali di Governo, (di seguito UTG), ai sensi dell articolo 14 della legge 225/92 e della legge 401/01 per gli effetti dell attribuzione dei compiti assegnati al Prefetto; _ Corpo Forestale dello Stato, ai sensi dell art.11 della legge 225/1992, della legge 21 novembre 2000, n. 353, dell articolo 22, c.2 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258 e dell articolo 2, c.1, lett. i) ed l) della legge 6 febbraio 2004, n.36; _ Regione, ai sensi dell articolo 7 e 4 della legge regionale 16/04 e ai sensi dell art.108 del decreto legislativo 112/1998 nonché ai sensi degli artt. 3, 4, 5, 6, 7 e 8 della legge 21 novembre 2000, n. 353; _ Province, ai sensi dell articolo 7 e 3 della legge regionale 16/04 e ai sensi dell art.108 del decreto legislativo 112/1998 nonché ai sensi degli artt. 3, 4, 6 e 8 della legge 21 novembre 2000, n. 353; _ Comuni, ai sensi dell articolo 15 della legge 225/92, articolo 2 della legge regionale 16/04 e ai sensi dell art. 108 del decreto legislativo 112/1998 nonché ai sensi degli artt. 3, 4, 6 e 8 della legge 21 novembre 2000, n. 353; _ Comunità montane e Parchi, ai sensi degli artt. 3, 4, 6 e 8 della legge 21 novembre 2000, n. 353; Agenzie e Strutture operative delle Pubbliche amministrazioni Le Agenzie e le Strutture decentrate delle Pubbliche Amministrazioni che, in forza di leggi, concessioni, autorizzazioni e disposizioni organizzative, svolgono attività tecnico operative, in attuazione di provvedimenti di governo emanati dagli enti di cui al precedente punto che riguardano: _ Sorveglianza del reticolo idraulico e/o dei manufatti che insistono sullo stesso reticolo, qualunque sia la funzione primaria del manufatto. Per effetto di quanto previsto con d.g.r. n del 1 agosto 2003, che classifica il reticolo idraulico regionale, sono Presidi territoriali idraulici le Autorità idrauliche sul rispettivo reticolo di competenza: AIPO, STER, Comuni. _ Sorveglianza del territorio in generale e delle aree in dissesto più in particolare, per tutto ciò che riguarda l incolumità delle persone che si trovano in aree a rischio. Per effetto dei compiti di sorveglianza, che svolgono sulle frane monitorate dell area alpina e sulle valanghe, sono Presidi territoriali idrogeologici rispettivamente il Centro Monitoraggio Geologico di Sondrio e il Centro Nivometeo di Bormio. Ogni Comunità montana, per effetto di eventuali accordi, può essere di supporto ai Comuni, che sono Presidio territoriale idrogeologico sul territorio di propria competenza. Agenzia Interregionale del fiume PO (AIPO) Ad AIPO, oltre a quanto previsto da precedenti disposizioni, compete avviare attività di monitoraggio e servizi di vigilanza rinforzati sul reticolo idraulico di propria competenza, nel momento in cui è attivo un livello di allerta con criticità almeno moderata. AIPO fornisce e assicura lo sviluppo del sistema di modellistica idraulica per la previsione e il controllo delle piene fluviali sull asta principale del fiume Po. Assicura il raccordo con i propri Presidi territoriali idraulici per la raccolta e la diffusione delle informazioni da e per il Centro funzionale. Assicura il servizio di piena ed il pronto intervento idraulico, ai sensi del R.D. n del e del R.D. n. 523 del , sul reticolo idrografico di propria competenza. Sedi Territoriali provinciali (STER) Agli STER compete avviare attività di monitoraggio e servizi di vigilanza rinforzati sul reticolo idraulico di propria competenza, nel momento in cui è attivo un livello di allerta con criticità Pagina 4 di 255 almeno moderata. Gli STER sono tenuti a ottemperare a quanto previsto dalle vigenti disposizioni regionali in materia di pronto intervento. Comuni Ai Comuni compete dare attuazione a tutto quanto previsto nei propri piani di emergenza, nonché avviare attività di monitoraggio e servizi di vigilanza rinforzati sul reticolo idraulico di propria competenza, nel momento in cui è attivo un livello di allerta con criticità almeno moderata. I Comuni sono tenuti inoltre ad ottemperare a quanto previsto dalle vigenti disposizioni regionali in materia di pronto intervento Enti di regolazione dei grandi laghi alpini (Consorzio del Ticino, Consorzio dell Adda, Consorzio dell Oglio, Commissario del lago d Idro, AIPO per il lago di Garda), Consorzi di Bonifica, Consorzi di Irrigazione, Consorzi di miglioramento fondiario Gli Enti di regolazione dei grandi laghi alpini, i Consorzi di Bonifica, i Consorzi di Irrigazione ed i Consorzi di miglioramento fondiario, oltre agli oneri derivanti da disposizioni di legge, concessioni, autorizzazioni e nulla osta, adottano, nell ambito delle regole di gestione, individuate con apposito disciplinare o concessione, ogni comportamento atto ad incidere positivamente sul grado di sicurezza del territorio, in particolare all approssimarsi e durante eventi meteorologici potenzialmente critici Società private e soggetti privati Tutte le società private ed i soggetti privati che gestiscono manufatti di invaso, come i concessionari di grandi derivazioni, devono adottare comportamenti idonei ad assicurare, per quanto possibile, la salvaguardia della pubblica incolumità sul territorio potenzialmente interessato, qualunque sia la funzione primaria dei manufatti stessi. 3.4 Soggetti titolari e/o concessionari di servizi e infrastrutture di trasporto I servizi di trasporto stradale e ferroviario sono particolarmente vulnerabili agli effetti dei fenomeni meteorologici avversi. Per queste ragioni i soggetti proprietari e/o gestori di tali servizi, al ricevimento degli AVVISI DI ITICITA, dovranno adottare modalità di gestione attente e adeguate alle condizioni meteorologiche previste. Dovranno inoltre pianificare azioni volte ad assicurare la percorribilità in sicurezza delle infrastrutture di competenza. L eventuale riduzione dei livelli di servizio dovrà essere affrontata mediante l adozione di appositi piani di sicurezza interni ed esterni, che devono prevedere le necessarie misure di assistenza e pronto intervento agli utenti, al fine di non trasferire alla collettività, o quantomeno ridurre al minimo, problemi di salute, sicurezza e ordine pubblico. Dovranno, in ogni caso, rafforzare il livello di comunicazione sul servizio erogato, sia verso la clientela, sia verso le istituzioni preposte alla salute, alla protezione civile, alla sicurezza e all ordine pubblico. 4 Rischi Si definisce rischio la probabilità che un dato evento si verifichi, in determinati periodi e circostanze, producendo conseguenze negative sugli esseri viventi, le infrastrutture sociali, i beni mobili ed immobili, le attività e l ambiente. Nella presente direttiva, ai fini dell allerta, sono considerati i seguenti rischi. 4.1 Rischio idrogeologico Il rischio idrogeologico si riferisce alle le conseguenze indotte da fenomeni di evoluzione accelerata dell assetto del territorio, innescati da eventi meteorologici come sbalzi di temperatura, fenomeni di gelo e disgelo e piogge intense, che coinvolgono il trasporto verso valle di importanti volumi di Pagina 5 di 256 materiale solido. Questi fenomeni possono rimanere confinati sui versanti, ma nei casi più gravi possono alimentare rilevanti trasporti in massa entro gli alvei torrentizi, con interessamento delle aree limitrofe, soprattutto in corrispondenza delle riduzioni di pendenza. Ogni persona o cosa mobile ed immobile, investita da tali fenomeni, può subire gravissimi danni, anche irreversibili. 4.2 Rischio idraulico Il rischio idraulico considera le conseguenze indotte da fenomeni di trasferimento di onde di piena nei tratti di fondovalle e di pianura che non sono contenute entro l alveo naturale o gli argini. L acqua invade le aree esterne all alveo naturale con quote e velocità variabili in funzione dell intensità del fenomeno e delle condizioni morfologiche del territorio. Ogni persona o cosa mobile ed immobile, investita da tali fenomeni, può subire gravi conseguenze. Si tratta in generale di fenomeni molto estesi, che possono generare danni anche gravissimi. 4.3 Rischio temporali forti Il rischio temporali considera le conseguenze indotte da un insieme di fenomeni intensi, che si sviluppano contemporaneamente su aree ristrette: rovesci di pioggia, fulmini, raffiche di vento, spesso grandine, a volte trombe d aria. Da questi fenomeni possono derivare diverse tipologie di rischio diretto ed indiretto per la popolazione e per i beni presenti sul territorio colpito. 4.4 Rischio neve Il rischio neve considera le conseguenze indotte da precipitazioni nevose con permanenza al suolo in quantità tali da generare difficoltà alle attività ordinariamente svolte dalla popolazione, rallentamenti e interruzioni del trasporto pubblico e privato e delle linee di servizi, (elettricità, acqua, gas, telecomunicazioni, ecc..) nonché danni alle strutture. 4.5 Rischio valanghe Il rischio valanghe considera le conseguenze indotte da fenomeni d instabilità del manto nevoso. Questi fenomeni, a prescindere dalle differenti caratteristiche con cui si presentano, riversano a valle masse nevose, generalmente a velocità elevate, che provocano gravissimi danni. Non interessa in questa sede considerare le conseguenze che possono interessare piste da sci, impianti di risalita o tratti di viabilità secondaria ad alta quota, relativi a insediamenti tipicamente stagionali. 4.6 Rischio vento forte Questo rischio considera le conseguenze indotte da condizioni di vento particolarmente intenso. L arco alpino, sul territorio lombardo, costituisce una barriera che limita notevolmente la possibilità che eventi del genere assumano proporzioni catastrofiche; per cui il pericolo diretto è riconducibile all azione esercitata sulla stabilità d impalcature, cartelloni, alberi e strutture provvisorie. Inoltre il vento forte provoca difficoltà alla viabilità, soprattutto dei mezzi pesanti e costituisce un elemento aggravante per altri rischi. 4.7 Rischio ondate di calore Il rischio ondate di calore considera gli effetti sulla salute da parte della popolazione residente nelle grandi aree urbane in seguito alla percezione di elevate temperature; tali effetti sono stati rilevati sulla base di studi epidemiologici sugli eccessi di mortalità che statisticamente si verificano in tali condizioni. Per ondata di calore si intende il raggiungimento di temperature eccezionalmente elevate per più giorni consecutivi, accompagnate da alto tasso di umidità e scarsa ventilazione. 4.8 Rischio incendio boschivo Il rischio incendio boschivo considera le conseguenze indotte da fenomeni legati all insorgenza ed estensione di focolai, riconducibili a molteplici fattori, con suscettività ad espandersi su aree Pagina 6 di 257 boscate, cespugliate o arborate, comprese eventuali strutture e infrastrutture antropizzate poste all interno delle predette aree, oppure su terreni coltivati o incolti e pascoli ad esse limitrofi. 5 Zone omogenee di allerta, Scenari di rischio, Soglie e Livelli di allerta 5.1 Zone omogenee d allerta, scenari di rischio Ai fini della presente Direttiva il territorio regionale è suddiviso in zone omogenee di allerta, che sono ambiti territoriali sostanzialmente uniformi riguardo gli effetti al suolo, cioè i rischi, che si considerano. La distinzione in zone deriva dall esigenza di attivare risposte omogenee e adeguate a fronteggiare i rischi per la popolazione, per il contesto sociale e per l ambiente naturale. Poiché ogni rischio dipende da cause esterne diverse, che sono naturalmente dipendenti da fattori di natura meteorologica, orografica, idrografica ed amministrativa, ad ogni rischio considerato, sono associate specifiche zone omogenee. I criteri adottati per individuare le zone omogenee di allerta, nonché la delimitazione delle stesse, in relazione ai singoli rischi considerati e agli scenari di rischio possibili, sono descritti nell Allegato 1. Per scenario di rischio si intende il complesso degli effetti al suolo dovuti ad eventi naturali calamitosi, cioè la descrizione delle conseguenze negative prodotte sugli esseri viventi, le infrastrutture ed i beni mobili ed immobili. L esattezza della descrizione dello scenario dipende dall anticipo con cui viene effettuata la valutazione. Gli elenchi dei comuni con l individuazione della corrispondente zona omogenea di appartenenza sono riportati nell Allegato 2. A successivi aggiornamenti dei suddetti scenari di rischio, zone di allerta e soglie, nonché dei livelli di allerta, di seguito trattati, si potrà procedere mediante decreto del Dirigente dell U.O. Protezione civile. 5.2 Zone a rischio localizzato Per alcuni eventi meteorologici è possibile individuare, in fase di previsione, estensioni più limitate delle zone omogenee di allerta, per cui in tali casi saranno definiti ambiti di rischio localizzati. In analogia a quanto predetto, per alcuni casi specifici, come esondazioni di laghi e fiumi, o per eventi locali ben circoscritti, come frane e dissesti, risulta inopportuno estendere l allerta a tutta l area omogenea, in cui si colloca la specifica situazione. Per cui, a seconda dei casi, possono essere definite delle zone a rischio localizzato, individuabili in base alle previsioni di estensione del fenomeno. 5.3 Livelli di criticità, soglie L attivazione dell allerta regionale è impostata sui seguenti livelli di criticità: assente, ordinaria, moderata ed elevata, in conformità a quanto previsto dalla Direttiva nazionale. Le criticità assumono crescente priorità ed importanza, in relazione al grado di coinvolgimento dei seguenti ambiti: ambiente; attività; insediamenti e beni mobili ed immobili; infrastrutture ed impianti per i trasporti, per i servizi pubblici e per i servizi sanitari; salute e preservazione delle specie viventi in generale e degli esseri umani in particolare. I livelli di criticità summenzionati hanno il seguente significato: criticità assente: non sono previsti fenomeni naturali (forzanti esterne) responsabili dell attivazione del rischio considerato; criticità ordinaria: sono previsti fenomeni naturali, che si ritiene possano dare luogo a criticità, che si considerano comunemente ed usualmente accettabili dalla popolazione, (livello di criticità riconducibile a eventi governabili dalle strutture locali competenti mediante l adozione di Pagina 7 di 258 misure previste nei piani di emergenza e il rinforzo dell operatività con l attivazione della pronta reperibilità); criticità moderata: sono previsti fenomeni naturali che non raggiungono valori estremi e che si ritiene possano dare luogo a danni ed a rischi moderati per la popolazione, tali da interessare complessivamente una importante porzione del territorio considerato; criticità elevata: sono previsti fenomeni naturali suscettibili di raggiungere valori estremi e che si ritiene possano dare luogo a danni e rischi anche gravi per la popolazione, tali da interessare complessivamente una consistente quota del territorio considerato. Di fronte a situazioni estremamente gravi, in cui i danni si stanno già manifestando in modo diffuso e le azioni devono essere innanzitutto indirizzate a portare aiuto alla popolazione, perde di significato parlare di livello di criticità elevata. Circostanze simili sono considerate situazioni di emergenza, perché occorre concentrare il maggior numero di risorse possibili alle azioni di soccorso. Resta inteso che, anche in tale fase, le attività di monitoraggio e di vigilanza diretta sui dissesti più gravi, dovranno proseguire con attenzione e prudenza. Ad ogni livello di criticità si associa un sintetico codice di allerta, come di seguito riportato: LIVEL ITICITÀ DICE ALLERTA assente 0 ordinaria 1 moderata 2 elevata 3 emergenza 4 Nell Allegato 1, per ciascuna tipologia di rischio considerata, si riporta un insieme di valori di soglia, che descrive la gravità del fenomeno, associati a differenti livelli di criticità. Pagina 8 di 259 6 Procedure di allerta, (Organo responsabile/destinatario, Attività, Documenti informativi, Tempi, Modalità di trasmissione, Effetti) ORGANO RESPONSABILE Veglia meteo/ CF centrale presso Dipartimento Protezione civile nazionale (Presidenza Consiglio dei Ministri) *** CFR/ARPA-SMR di Regione 6.1 Rischio Idrogeologico, idraulico, temporali forti, neve e vento forte ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI La Veglia meteo ed il Centro funzionale centrale presso il Dipartimento di Protezione civile garantiscono sussidiarietà operativa ai Centri funzionali regionali fintantoché non siano operativi, o per limitate e giustificate impossibilità ad effettuare il servizio. Assicura una generale sorveglianza radarmeteorologica e idropluviometrica del territorio nazionale e la mosaicatura delle informazioni provenienti dalle Regioni. Predispone e diffonde quotidianamente un Avviso di condizioni meteorologiche avverse, integrato dagli Avvisi di condizioni meteorologiche avverse regionali, contenente indicazioni circa il periodo di validità, la situazione meteorologica ed il tipo di evento attesi, il tempo di avvento e la durata della sua evoluzione spazio temporale. Predispone e diffonde un Bollettino di criticità nazionale, integrato dagli Avvisi di criticità regionali, contenente valutazioni in merito agli scenari d evento attesi e/o in atto e ai livelli di criticità per i rischi considerati. **** 1. Predispone ed invia quotidianamente (da lunedì a sabato) il BOLLETTINO DI VIGILANZA METEOROGICA TEMPI *** Entro le ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI Ministeri Regioni *** _ CFR / UOPC di Regione Lombardia Pagina 9 di 2510 ORGANO RESPONSABILE Lombardia ORGANO ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI TEMPI DESTINATARIO/ EFFETTI REGIONALE con finalità di protezione civile. Detto bollettino ha lo scopo di individuare i superamenti di soglia relativi ai rischi naturali considerati nel presente capitolo; _ DPC-Roma / CFN (Centro Funzionale nazionale), Al superamento di prefissate soglie scatta l obbligo per CFR/ARPA-SMR di emettere l Avviso di Condizioni meteo avverse 2. Predispone ed invia quotidianamente (da lunedì a sabato) il BOLLETTINO METEOROGI PER LA MBARDIA, (METEO MBARDIA), valido sul territorio regionale per i successivi 5 giorni; Entro le Tutti *** CFR / UOPC di Regione Lombardia 3. Nel caso di eventi considerati potenzialmente critici ai fini di protezione civile, cioè qualora si preveda il superamento di valori di soglia per criticità almeno MODERATA, predispone ed emette un AVVI REGIONALE DI NDIZIONI METEOROGICHE AVVERSE (AVVI CMA). Tale Avviso contiene indicazioni sul periodo di validità, le Aree omogenee interessate, la situazione meteorologica ed il tipo di evento attesi, l evoluzione spazio - temporale, il periodo di massima intensità, nonché la valutazione, qualitativa e quantitativa, delle grandezze meteo-idrologiche previste; **** 1. Il gruppo tecnico del Centro funzionale attivo nella sala operativa regionale (UOPC), ricevuto il BOLLETTINO DI VIGILANZA METEOROGICA REGIONALE e l AVVI CMA, valuta gli effetti al suolo derivanti dai fenomeni meteorologici indicati, e propone al dirigente UOPC (delegato dal Presidente della Giunta Regionale) di emettere un AVVI DI ITICITÀ REGIONALE. Entro le o appena si rende necessario *** Con immediatezza appena si renda necessario. _ CFR / UOPC di Regione Lombardia _ DPC-Roma / CFN (Centro Funzionale nazionale), L emissione dell AVVI CMA fa scattare l obbligo per: _ CFR / UOPC di valutare detto Avviso al fine di emettere l AVVI DI ITICITA REGIONALE *** Dirigente UOPC Pagina 10 di 2511 ORGANO RESPONSABILE ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI Per previsioni meteorologiche che interessano solamente porzioni limitate di aree omogenee o per fenomeni ben circoscritti, come esondazioni di laghi e fiumi o frane e dissesti, risulta opportuno indirizzare l AVVI solo ad aree specifiche, da definire di volta in volta, sulla base delle previsioni. TEMPI ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI Dirigente UOPC 2.a Il dirigente UOPC (delegato dal Presidente della Giunta Regionale), sulla scorta dell AVVI CMA e delle valutazioni degli effetti al suolo prodotte dal Centro funzionale, adotta e dispone l emissione di un AVVI DI ITICITÀ, per la conseguente attivazione: dello STATO DI ALLERTA (Codice 2) se si tratta di MODERATA ITICITÀ; dello STATO DI ALLERTA (Codice 3) se si tratta di ELETA ITICITA. L AVVI DI ITICITÀ potrà riguardare le intere aree omogenee, ovvero porzioni di esse, definite di volta in volta sulla base delle previsioni di estensione del fenomeno in atto. A seguire, con immediatezza Gruppo tecnico del Centro funzionale attivo nella sala operativa regionale (CFR/UOPC) CFR / UOPC di Regione Lombardia 2.b L AVVI DI ITICITA viene inviato tramite Lombardia Integrata Posta Sicura (LIPS)/fax, e via sms, a cura del personale della sala operativa regionale (UOPC) a: _ Prefetture-UTG _ Province _ Comunità montane, _ Comuni, _ STER _ ARPA Lombardia _ AIPO (Agenzia Interregionale per il Po) sede di Parma e strutture operative di Pv, Mi, Cr e Mn. _ Consorzi di regolazione dei laghi A seguire, con immediatezza e comunque non oltre le ore 14:00 locali, ovvero appena si renda necessario _ Prefetture-UTG, _ Province, _ Comunità montane, _ Comuni, _ STER, _ ARPA Lombardia, _ AIPO sede di Parma e strutture operative di Pv, Mi, Cr e Mn, _ Consorzi di regolazione dei laghi, _ Consorzi di Bonifica e Irrigazione, _ R.I.D. sede di Milano, _ TERNA e Enti concessionari di Pagina 11 di 2512 ORGANO RESPONSABILE ORGANO ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI TEMPI DESTINATARIO/ EFFETTI _ Consorzi di Bonifica e Irrigazione grandi derivazioni _ R.I.D. (Registro Italiano Dighe) sede di Milano _ Diramazione interna regionale _ TERNA ed Enti concessionari di grandi derivazioni _ DPC-Roma / Sala situazioni-ce.si., _ Diramazione interna regionale _ DPC-Roma / CFN, _ DPC-Roma / Sala situazioni-ce.si. _ Centri Funzionali delle Regioni del _ DPC-Roma / CFN (Centro Funzionale nazionale) bacino del Po, _ Centri Funzionali delle Regioni del Bacino del Po in funzione degli enti coinvolti dall AVVI DI ITICITA *** 2.c L AVVI DI ITICITA viene pubblicato sulla parte pubblica del sito Web RL-UOPC, con inserimento nel banner scorrevole e nella cartina in home page, per evidenziare col cambio di colore le condizioni di allerta sul territorio regionale. 2.d Il gruppo tecnico Segue l evoluzione dei fenomeni in atto in un raffronto continuo con le previsioni e gli aggiornamenti meteorologici curati da CFR/ARPA-SMR; Mantiene sotto costante osservazione i valori dei parametri, in particolare di quelli su cui sono definite soglie di allerta; Utilizza la modellistica di previsione disponibile per valutare tutte le informazioni possibili sull evoluzione dei fenomeni; Contatta referenti nelle sedi dislocate sul territorio per assumere eventuali ulteriori informazioni ritenute utili; Aggiorna gli scenari di rischio in conseguenza dell evoluzione meteo-idrologica, e mette a disposizione sul sito web della protezione civile regionale un: _ BOLLETTINO DI AGGIORNAMENTO DELLA SITUAZIONE METEO-IDROGICA. **** *** Il ricevimento dell AVVI di ITICITA, per livelli 2 (ITICITA MODERATA) e 3 (ITICITA ELETA), fa scattare l obbligo di attivare, per i Presidi territoriali e le Strutture operative locali, misure di monitoraggio e servizi di vigilanza rinforzati sul territorio. *** Pagina 12 di 2513 ORGANO RESPONSABILE ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI TEMPI Presidi territoriali Al ricevimento dell AVVI DI ITICITÀ, per livelli di _ Prefetture - UTG criticità MODERATA o ELETA: _ Comuni a) i Sindaci dei Comuni e i Responsabili dei Presidi territoriali: _ STER _ attivano azioni di monitoraggio e servizi di vigilanza _ ARPA CMG di intensificati sul territorio, con forze istituzionali e di Sondrio volontariato; _ AIPO (Agenzia _ allertano le aziende municipalizzate erogatrici dei servizi Interregionale per il essenziali; Po) sede di Parma e _ attivano eventuali misure, previste nei Piani di Emergenza, strutture operative di per garantire la salvaguardia della pubblica incolumità, nonché Pv, Mi, Cr e Mn. la riduzione di danni al contesto sociale; _ Consorzi di _ comunicano agli enti preposti alla gestione delle emergenze regolazione dei laghi ed alla sala operativa regionale di protezione civile le situazioni _ Consorzi di che comportano rischi per la popolazione. Bonifica e _ comunicano agli enti preposti alla gestione delle emergenze Irrigazione ed alla sala operativa regionale di protezione civile, tramite fax, _ Province il superamento delle soglie individuate nei piani di emergenza _ Società private e locali e/o in servizi di vigilanza disciplinati da leggi e soggetti privati che regolamenti, come il servizio di piena, le situazioni che gestiscono manufatti comportano rischi per la popolazione, indicando: e/o infrastrutture, + le aree potenzialmente coinvolte e il relativo livello di come grandi rischio, derivazioni e + le azioni già intraprese per fronteggiare l emergenza, manufatti di ritenuta allo scopo di assicurare il coordinamento delle forze a livello regionale. b) Le Prefetture: diffondono l Avviso di criticità ricevuto, presso le strutture operative del sistema di protezione civile statale (forze di polizia e vigili del fuoco). c) le Prefetture, assieme alle Province, in accordo con quanto disposto all art. 7, comma 2 della l. r. 16/2004, coordinano le A seguire, con immediatezza A seguire, con immediatezza A seguire, con immediatezza ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI Strutture di Protezione civile o di pronto intervento di Province, Comuni e Presidi territoriali In relazione ai livelli di criticità dichiarati nell AVVI DI ITICITA le Strutture operative devono assicurare le conseguenti attività di monitoraggio e servizi di vigilanza rinforzati previsti nei Piani di emergenza o disposti dall Autorità locale di Protezione civile Le aziende municipalizzate, in caso di interruzione di erogazione dei servizi, provvedono con la massima urgenza a porre in essere gli interventi finalizzati al ripristino. Pagina 13 di 2514 ORGANO RESPONSABILE ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI forze di intervento dei rispettivi sistemi di competenza, statale o locale. In particolare: _ effettuano azioni di monitoraggio del territorio utilizzando, dove già attive, le sale operative unificate di protezione civile; _ coordinano le azioni a livello provinciale, raccolgono le istanze e comunicano, in relazione alla gravità dei fatti, con tempestività o a cadenza fissa concordata con la sala operativa regionale, gli aggiornamenti della situazione in atto; _ comunicano agli enti preposti alla gestione delle emergenze ed alla sala operativa regionale di protezione civile le situazioni che comportano rischi per la popolazione. TEMPI ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI *** Qualora sia previsto un codice di allerta 1 (ITICITÀ ORDINARIA) l attività di monitoraggio e sorveglianza è assicurata dalle strutture regionali. Tale livello di criticità, ritenuto comunemente ed usualmente accettabile dalle popolazioni, non è comunicato ai Presidi territoriali ed alle Strutture operative locali. *** A seguire, con immediatezza *** *** Enti gestori di trasporto pubblico e/o relative infrastrutture: - ANAS e società di gestione autostradale - Province, - Trenitalia SpA, - FNM spa, RFI spa *** Al ricevimento dell AVVI DI ITICITÀ almeno MODERATA: _ adottano modalità operative che assicurino la fruibilità dei servizi e delle infrastrutture in sicurezza, garantendo anche misure di assistenza e pronto intervento, quando si renda necessario, _ adeguano il livello di informazione verso la clientela, _ assicurano adeguato livello di comunicazione verso gli enti istituzionali e la Sala operativa di protezione civile regionale. **** A seguire, con immediatezza *** *** Pagina 14 di 2515 ORGANO RESPONSABILE - VVF, - Polizia Locale ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI Al ricevimento dell AVVI DI ITICITÀ almeno MODERATA: _ adeguano i livelli di erogazione del servizio secondo le disposizioni dei propri comandi. TEMPI A seguire, con immediatezza ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI Pagina 15 di 2516 ORGANO RESPONSABILE CFR/ARPA- Centro Nivometeorologico di Bormio (CN) di Regione Lombardia 6.2 Rischio valanghe ORGANO ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI TEMPI DESTINATARIO/ EFFETTI 1. Predispone nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì il Entro le _ CFR / UOPC di Regione Lombardia BOLLETTINO LANGHE, allo scopo di definire lo stato _ DPC-Roma / CFN del manto nevoso indicando il grado di pericolo di valanghe nel Al verificarsi di predefiniti gradi di territorio lombardo. Contiene inoltre, indicazioni circa il pericolo valanghe (almeno 4-forte) scatta relativo periodo di validità, le Aree omogenee interessate e la l obbligo per CFR/ARPA-CN di inviare situazione meteorologica e nivologica attesa. specifica comunicazione al CFR/UOPC *** CFR / UOPC di Regione Lombardia 2. Pubblica il BOLLETTINO LANGHE sul sito di ARPA Lombardia. **** 1. Il gruppo tecnico del Centro funzionale, attivo nella sala operativa regionale (UOPC), ricevuta la specifica comunicazione riguardante la previsione di pericolo LANGHE, di livello almeno FORTE (4), valuta gli effetti al suolo e propone al dirigente UOPC (delegato dal Presidente della Giunta Regionale) di emettere un AVVI DI ITICITÀ REGIONALE. 2. Il dirigente UOPC, sulla scorta del BOLLETTINO LANGHE e delle valutazioni degli effetti al suolo, prodotte dal gruppo tecnico attivo nella sala operativa regionale, adotta e dispone l emissione di un AVVI DI ITICITA, per la conseguente attivazione di: _ STATO DI ALLERTA (Codice 2) per grado di pericolo FORTE = MODERATA ITICITA ; _ STATO DI ALLERTA (Codice 3) per grado di pericolo MOLTO FORTE = ELETA ITICITA ; 3.a. L AVVI DI ITICITA viene inviato via Entro le o appena si renda necessario *** Con immediatezza appena si renda necessario. A seguire, con immediatezza A seguire, con Tutti **** Dirigente UOPC Gruppo tecnico del Centro funzionale che opera nella sala operativa regionale (CFR/UOPC) _ Prefetture-UTG, Pagina 16 di 2517 ORGANO RESPONSABILE ORGANO ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI TEMPI DESTINATARIO/ EFFETTI fax/lombardia Integrata Posta Sicura (LIPS) e via sms a cura immediatezza e _ Province, del personale della sala operativa regionale (UOPC) a: comunque non _ Comuni, _ Prefetture-UTG oltre le ore 14:00 _ STER, _ Province locali, ovvero _ ANAS sede di Milano, _ Comuni appena si renda _ ARPA Lombardia, _ STER necessario _ R.I.D. sede di Milano, _ ANAS _ TERNA e Enti concessionari di _ R.I.D. (Registro Italiano Dighe) sede di Milano grandi derivazioni, _ TERNA ed Enti concessionari di grandi derivazioni _ Diramazione interna regionale _ DPC-Roma / Sala situazioni-ce.si. _ DPC-Roma / Sala situazioni-ce.si., _ DPC-Roma / CFN (Centro Funzionale nazionale) _ DPC-Roma / CFN, *** 3.b. L AVVI DI ITICITA viene pubblicato sulla parte pubblica del sito Web RL-UOPC, con conseguente inserimento nel banner scorrevole. 3.c. Il gruppo tecnico: Segue l evoluzione meteorologica in atto; Contatta i referenti nelle sedi dislocate sul territorio per assumere eventuali ulteriori informazioni ritenute utili; Valuta gli scenari di rischio conseguenti agli aggiornamenti disponibili. **** *** Il ricevimento dell AVVI di ITICITA fa scattare l obbligo per i Presidi territoriali e le Strutture operative locali di valutare l attivazione di misure di monitoraggio e servizi di vigilanza rinforzati sul territorio. *** Presidi territoriali _ Comuni _ STER _ ARPA CN di Bormio _ Province _ ANAS Al ricevimento dell AVVI DI ITICITA : a) i Sindaci dei Comuni e i Responsabili dei Presidi territoriali: _ attivano azioni di monitoraggio e servizi di vigilanza intensificati sul territorio, con forze istituzionali e di volontariato; _ attivano eventuali misure previste nei Piani di Emergenza per garantire la salvaguardia della pubblica incolumità nonché la A seguire, con immediatezza Strutture di Protezione civile o di pronto intervento di Province, Comuni, ed enti gestori di pubblici servizi In relazione ai livelli di criticità, dichiarati nell AVVI DI ITICITA Pagina 17 di 2518 ORGANO RESPONSABILE _ Enti concessionari di grandi derivazioni _ R.I.D. (Registro Italiano Dighe) sede di Milano ORGANO ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI TEMPI DESTINATARIO/ EFFETTI riduzione di danni al contesto sociale; _ comunicano alla sala operativa regionale di protezione civile le situazioni che comportano rischi per la popolazione. b) le Province, assieme alle Prefetture, in accordo con quanto disposto all art. 7, comma 2 della l. r. 16/2004, coordinano le forze di intervento dei rispettivi sistemi di competenza, statale o locale. In particolare: _ coordinano le operazioni e raccolgono le istanze a livello provinciale; _ comunicano alla sala operativa regionale di protezione civile le situazioni che comportano rischi per la popolazione. le Strutture operative devono assicurare le conseguenti attività di monitoraggio ed i servizi di vigilanza rinforzati, previsti nei Piani di emergenza o disposti dall Autorità locale di Protezione civile *** Qualora sia previsto un codice di allerta 1 (ITICITA ORDINARIA) le strutture regionali assicurano comunque l attività di monitoraggio e sorveglianza. Tale livello di criticità, ritenuto comunemente ed usualmente accettabile dalle popolazioni, non è comunicato ai Presidi territoriali ed alle Strutture operative locali. **** *** *** Enti gestori di trasporto pubblico e/o relative infrastrutture: - ANAS, - Province, - FNM spa, - RFI spa, - Trenitalia SpA, *** Al ricevimento dell AVVI DI ITICITA almeno MODERATA: _ adottano modalità operative che assicurino la fruibilità dei servizi e delle infrastrutture in sicurezza, garantendo anche misure di assistenza e pronto intervento, quando si renda necessario, _ adeguano il livello di informazione verso la clientela, _ assicurano adeguato livello di comunicazione verso gli enti istituzionali e la Sala operativa di protezione civile regionale. **** A seguire, con immediatezza *** *** Pagina 18 di 2519 ORGANO RESPONSABILE _ VVF _ Polizia Locale ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI Al ricevimento dell AVVI DI ITICITA almeno MODERATA: _ adeguano i livelli d erogazione del servizio secondo le disposizioni dei propri comandi. TEMPI A seguire, con immediatezza ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI Pagina 19 di 2520 ORGANO RESPONSABILE Dipartimento di Epidemiologia dell ASL del Lazio 6.3 Rischio ondate di calore ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI Nel periodo compreso tra maggio e settembre emette, e trasmette via , il bollettino per la prevenzione degli effetti delle ondate di calore sulla salute, basato sul sistema HHWWS (Heat Health Watch Warning Systems), con un indicazione del livello di rischio previsto nelle aree urbane di Milano e Brescia. Tutti i bollettini vengono inoltre pubblicati quotidianamente sul sito web del Dipartimento della Protezione Civile TEMPI ORIENTATIVI Entro le ore 12 ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI CFR/UOPC di Regione Lombardia CFR / UOPC di Regione Lombardia Riceve il bollettino e lo inoltra via a: _ Direttore generale Sanità _ ASL Milano _ ASL Brescia Entro le ore 13 Direttore generale Sanità ASL Milano ASL Brescia Pagina 20 di 2521 ORGANO RESPONSABILE CFR/ARPA-SMR di Regione Lombardia 6.4 Rischio incendio boschivo ORGANO ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI TEMPI DESTINATARIO/ EFFETTI 1. Nel periodo in cui è attivo lo stato di grave pericolosità per Entro le ore _ CFR / UOPC di Regione Lombardia gli incendi boschivi, definito annualmente con apposito atto _ DPC-Roma / CFN (Centro della Direzione Generale Protezione Civile, Prevenzione e funzionale nazionale) Polizia Locale e comunque in concomitanza di particolari condizioni meteo favorevoli allo sviluppo di incendi boschivi, predispone ed invia via fax/mail quotidianamente, da lunedì a sabato, il bollettino denominato VIGILANZA AIB di previsione del pericolo di incendi boschivi, con finalità di protezione civile. In tale bollettino viene indicata in maniera codificata, per ogni zona di allerta, la previsione del grado di pericolo per le prossime 24 ore, risultante da una valutazione complessiva dell indice di pericolo. *** CFR / UOPC di Regione Lombardia **** 1.a Il gruppo tecnico del Centro funzionale che opera nella sala operativa regionale (UOPC), nel caso di previsione di grado di pericolo almeno ALTO e MOLTO ALTO (corrispondente a MODERATA ITICITA ) valuta gli effetti al suolo derivanti dalle condizioni di rischio attese e propone al Dirigente UO PC di emettere un AVVI DI ITICITÀ REGIONALE PER RISCHIO INCENDI BOSCHIVI. 2.a Il Dirigente UOPC, sulla scorta del Bollettino di previsione del pericolo di incendi boschivi e delle valutazioni sugli effetti al suolo, adotta e dispone l emissione di un AVVI DI ITICITA, per la conseguente dichiarazione di: _ STATO DI ALLERTA (Codice 2) per grado di pericolo ALTO E MOLTO ALTO = MODERATA ITICITA ; _ STATO DI ALLERTA (Codice 3) per grado di pericolo *** Con immediatezza appena si renda necessario. A seguire, con immediatezza *** Dirigente UOPC Gruppo tecnico del Centro funzionale attivo nella sala operativa regionale (CFR/UOPC) Pagina 21 di 2522 ORGANO RESPONSABILE ORGANO ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI TEMPI DESTINATARIO/ EFFETTI ESTREMO = ELETA ITICITA ; 2.b L AVVI DI ITICITA viene inviato tramite Lombardia Integrata Posta Sicura (LIPS) / fax, e via sms, a cura del personale della sala operativa regionale (UOPC) a: _ DPC-Roma / Sala situazioni-ce.si. _ DPC-Roma / CFN (Centro Funzionale nazionale) _ DPC Roma/ AU (Centro Operativo Aereo Unificato) _ Prefetture-UTG _ Corpo Forestale dello Stato (Centro Operativo Antincendio Boschivo per la Lombardia Curno, ) _ Province _ Comunità Montane _ Centri Funzionali delle Regioni del Bacino del Po _ Direzione Regionale VVF _Sedi Territoriali Regionali, _ERSAF, _ Parchi e riserve naturali (Parco del Campo dei fiori, Parco del Mincio, Parco dell Adamello, Parco delle Goane, Parco del Ticino, Parco dei colli di Bergamo, Parco Pineta, Parco Curone, Parco Adda sud, Parco Adda nord, Parco Valle Lambro, Parco Monte Barro, Parco Orobie) _ ARPA Lombardia - SMR _Associazione Nazionale Alpini (Milano) _Canton Ticino e Grigioni (CH) 2.c L AVVI DI ITICITA viene pubblicato sulla parte pubblica del sito Web RL-UOPC (oltre che sul sito dell AIB regionale), con inserimento nel banner scorrevole dell emissione dell Avviso. A seguire, con immediatezza e comunque non oltre le ore 14:00 locali, ovvero appena si renda necessario _ DPC-Roma / Sala situazioni-ce.si. _ DPC-Roma / CFN (Centro Funzionale nazionale) _ DPC Roma/ AU (Centro Operativo Aereo Unificato) _ Prefetture-UTG _ Corpo Forestale dello Stato (Centro Operativo Antincendio Boschivo per la Lombardia Curno, ) _ Province _ Comunità Montane _ Centri Funzionali delle Regioni del Bacino del Po _ Direzione Regionale VVF _ Sedi Territoriali Regionali, _ ERSAF, _ Parchi e riserve naturali _ ARPA Lombardia SMR _Associazione Nazionale Alpini (Milano) _ Canton Ticino e Grigioni (CH) Il ricevimento dell AVVI di ITICITA, per livelli 2 (ITICITA MODERATA) e 3 (ITICITA ELETA), fa scattare l obbligo di attivare, per i Presidi territoriali e le Strutture operative locali, misure di sorveglianza e Pagina 22 di 2523 ORGANO RESPONSABILE ORGANO ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI TEMPI DESTINATARIO/ EFFETTI 2.d Il gruppo tecnico pattugliamento sul territorio. Segue l evoluzione dei fenomeni in atto in un raffronto continuo con le previsioni e gli aggiornamenti curati da CFR/ARPA-SMR; Effettua il monitoraggio dei fenomeni, attraverso un sistema di telerilevamento, dotato di telecamere fisse localizzate in postazioni strategiche del territorio - regionale e in grado di indicare possibili inneschi di incendi boschivi; Verifica i dati e le immagini satellitari riguardanti l individuazione precoce di possibili incendi boschivi; *** Qualora sia previsto un codice di allerta 1 (ITICITA ORDINARIA) l attività di sorveglianza e pattugliamento sul territorio è assicurata solo dalle strutture tecnico-operative regionali perché si ritiene che sia sufficiente a fronteggiare gli incendi boschivi potenzialmente attivabili. **** *** *** CFS, VV. F., Province, Parchi e Comunità Montane Al ricevimento dell AVVI di ITICITA, per i livelli: _ 2 (ITICITA MODERATA), _ 3 (ITICITA ELETA), scatta l obbligo di attivare servizi di sorveglianza e pattugliamento. A seguire, con immediatezza Pagina 23 di 2524 7 Documenti informativi emessi da Regione Lombardia I documenti informativi emessi dal sistema regionale, attraverso i quali sono gestite le funzioni di allerta, sono redatti secondo formati standard, contenuti in bozza nell Allegato 3 A successivi aggiornamenti dei formati dei documenti informativi emessi per le funzioni di allerta, si potrà procedere mediante decreto del Dirigente dell U.O. Protezione civile. 8 Misure transitorie urgenti di previsione e prevenzione non strutturali finalizzate alla riduzione del rischio idrogeologico ed idraulico La Giunta regionale è impegnata a sviluppare strumenti di previsione degli effetti al suolo, a medio, breve e brevissimo termine, sempre più aggiornati e puntuali, e nuovi strumenti di comunicazione con gli EE.LL., al fine di consentire ai responsabili dei Presidi territoriali e alle Autorità locali di protezione civile, di utilizzare le previsioni più aggiornate per adottare misure di protezione non strutturali sempre più tempestive e congruenti ai livelli di rischio locali. Affinché questi strumenti possano diventare operativi, con sufficiente attendibilità sull intero territorio regionale, occorreranno alcuni anni, ma per ridurre al minimo questo periodo di attesa, è indispensabile che le informazioni siano quanto prima integrate dai dati che possono pervenire solo dalle realtà locali. A questo mira la presente direttiva, che già introduce diverse iniziative idonee a rendere più efficace il controllo e la gestione di eventi significativi sul territorio. 8.1 Misure urgenti relative al rischio idrogeologico e idraulico I rischi di esondazione e di instabilità dei versanti sono considerati fenomeni in buona parte prevedibili, almeno da un punto di vista generale e qualitativo; invece non pochi problemi e difficoltà sorgono quando si tratta di prevedere, con adeguato anticipo, il momento in cui si manifesteranno con i conseguenti scenari di rischio puntuali, che sono le informazioni più preziose per attivare misure di prevenzione non strutturali. Per effettuare previsioni ci si appoggia sempre più a modelli matematici più o meno complessi, ma questi strumenti richiedono riscontri con eventi reali che costituiscono, non a caso, ancora oggi un attività importante e onerosa della ricerca su questi argomenti. A tale scopo, si segnala l urgenza di rendere concretamente operative, in ambito comunale, le attività di monitoraggio ed individuazione di valori di soglia, così come definiti dalla direttiva regionale in materia di pianificazione locale di emergenza. Alcune informazioni sui dissesti dei versanti e sulle esondazioni dei corsi d acqua, sono indispensabili per ottenere un effettivo riscontro con la realtà su cui fondare gli strumenti operativi. Eventi utili a questo scopo sono anche fenomeni non calamitosi come le piene che si sono mantenute, anche se di poco, entro l alveo natuarale, perché forniscono informazioni preziose per l individuazione del limite inferiore delle soglie. Relativamente a questi eventi, le informazioni fondamentali sono: per i dissesti sui versanti: 1. momento quanto più esatto possibile di innesco delle frane; 2. indicazione del volume di materiale franato; 3. indicazione dell area coinvolta dal fenomeno; per le esondazioni dei corsi d acqua: 1. momento in cui è iniziata l esondazione, con dettaglio almeno orario; 2. momento in cui si è verificato il livello massimo del corso d acqua, con dettaglio almeno orario; 3. livello raggiunto dalla piena rispetto a riferimenti anche locali, purché continui nel tempo; 4. indicazione almeno generale delle aree sondate; Pagina 24 di 2525 per entrambi i fenomeni considerati è utile l indicazione dei danni e del momento in cui si sono verificati, ad esempio l ora in cui un argine è sifonato o ha subito danni, il momento in cui un muro di contenimento di un terrapieno ha subito cedimenti, il momento in cui un ponte è diventato insufficiente a far transitare la piena, ecc.... La raccolta di queste informazioni, se caratterizzata da un minimo di continuità temporale, è preziosa perché costituisce la base informativa indispensabile per irrobustire i modelli esistenti e per costruirne di nuovi, utilizzabili anche in sede locale. In ogni caso, il Centro funzionale regionale garantisce il massimo aiuto possibile per valutare la costruzione di strumenti di previsione a supporto degli EE.LL. ai quali si chiede di comunicare le predette informazioni al seguente indirizzo di posta elettronica o indirizzo di posta ordinaria: Giunta Regione Lombardia Direzione generale Protezione civile, Prevenzione e Polizia locale Unità organizzativa Protezione civile, via Rosellini 17, Milano. 9 Entrata in vigore La presente direttiva entra in vigore 120 giorni dopo la sua pubblicazione sul BURL. La presente Direttiva sostituisce le disposizioni contenute nella Direttiva approvata con d.g.r. n del per quanto riguarda gli aspetti dell allertamento per rischi naturali a fini di protezione civile. Rimangono in vigore le disposizioni contenute nel Titolo II della direttiva approvata con d.g.r. n del riguardanti le Procedure d emergenza. La presente Direttiva sostituisce la d.g.r. n del riguardante il rischio temporali. Pagina 25 di 2526 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Direttiva regionale per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allerta Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Pagina 1 di 2127 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Zone omogenee di allerta per rischio idrogeologico ed idraulico Criteri Il principale fenomeno naturale responsabile di questo rischio sono le precipitazioni, ma anche altri fattori, quali la quota dello zero termico, possono incidere in modo importante sulla gravità del rischio che si genera. I conseguenti criteri considerati per definire le aree omogenee sono di natura meteorologica, orografica, idrografica e amministrativa. Il criterio prioritario d omogeneità è rappresentato dalla valutazione del regime delle precipitazioni sulle quali incide in modo rilevante l orografia del territorio. I rilievi, infatti, forzando il sollevamento delle masse d aria, contribuiscono alla formazione delle nubi e delle precipitazioni. Il criterio idrografico è decisivo sull evoluzione dei fenomeni di piena, perché la pioggia caduta all interno di un bacino idrografico genera effetti sul territorio dello stesso bacino. I confini amministrativi permettono infine di rendere le fasi di allerta e di prima risposta all insorgenza di rischi più semplici e veloci. Sulla base dei criteri sopra definiti, si sono identificate le zone omogenee, il cui dettaglio per comuni è individuato in Allegato 2, partendo dalla iniziale zonazione di tipo meteoclimatico. Aree omogenee rischio idrogeologico, idraulico, neve, temporali forti e vento forte DICE DENONAZIONE DESIZIONE A Alta Valtellina Comprende l alta Valtellina a partire dal comune di Tirano verso monte PROVINCE INTERESSATE B Media-bassa Valtellina Comprende la media-bassa Valtellina, dal comune di Tirano fino al lago di Como C Nordovest Comprende il bacino del Verbano, parte del bacino Ceresio, il bacino del Lario e la Valchiavenna.,,, D E F G H Pianura Occidentale Oltrepò Pavese Pianura Orientale Garda - Valcamonica Prealpi Centrali Comprende l area milanese, il bacino Ticino sub lacuale, l alto bacino dei fiumi Olona, Lambro, il bacino del fiume Seveso, la Lomellina, la pianura milanese, bergamasca, lodigiana e parte della cremonese. E delimitata a sud dal fiume Po e dal limite pedeappenninico in provincia di Pavia. Coincide con l Oltrepò Pavese; il limite nord dell area si attesta al limite pedeappenninico Delimitata dalla linea pedemontana a nord e dal confine regionale a sud comprende la pianura bresciana, mantovana, parte della pianura cremonese e la sponda destra di pianura della provincia di Bergamo. Identificabile con parte della provincia di Brescia e delimitata ad ovest dal bacino dell Oglio e a sud dalla linea pedemontana (basso Lago Garda). Delimitata dalla linea pedemontana a sud, dallo spartiacque del bacino dell Oglio ad est, dallo spartiacque a ridosso della testata bacino fiume Brembo - Serio a nord e dal bacino del Brembo ad est.,,, MZ,,,,,,,,, Pagina 2 di 2128 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Limiti fisici aree omogenee per rischio idrogeologico ed idraulico A C B H G Aree omogenee Province D F E Codici di allerta per rischio idrogeologico ed idraulico Si fa riferimento ai seguenti codici di allerta e ai livelli di criticità corrispondenti: LIVEL ITICITÀ DICE ALLERTA assente 0 ordinaria 1 moderata 2 elevata 3 emergenza 4 Scenari di rischio idrogeologico Non è possibile una descrizione distinta e differenziata dei fenomeni e degli effetti per i livelli di criticità moderata ed elevata. Nel caso di criticità elevata si dovranno prestare le attenzioni maggiori possibili perché si attende una più marcata intensità ed estensione dei fenomeni. In Allegato 4 è riportato l elenco delle aree a maggior rischio idrogeologico e idraulico individuate in uno dei seguenti provvedimenti: Piano straordinario per le aree a rischio idrogeologico molto elevato, Piano stralcio per l assetto idrogeologico del fiume Po. Su queste aree dovranno prioritariamente essere assicurate le azioni di rilevamento, osservazione visiva e strumentale nonché controllo dei punti maggiormente indicativi del rischio. Pagina 3 di 2129 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Fenomeni Effetti su versanti e in corrispondenza di piccoli impluvi: fenomeni di instabilità che coinvolgono masse di terreno ai livelli superficiali e, nei casi più gravi, anche in profondità. su corsi d acqua a regime torrentizio: erosioni delle sponde dei torrenti; frane superficiali che possono modificare gli assetti del territorio in corrispondenza della confluenza tra due valli; fenomeni localizzati di deposito di detriti solidi con formazione di sbarramenti temporanei; riduzione parziale delle sezioni di libero deflusso delle acque nel reticolo idraulico; occlusioni parziali o totali delle aree di libero deflusso delle acque in corrispondenza dei ponti; localizzati fenomeni di alluvionamento di correnti con elevata presenza di detriti. in ambito urbano: allagamenti nei pressi del sistema fognario delle acque piovane, di impluvi e in corrispondenza delle aree ubicate alle quote più basse. danni a beni mobili e immobili, edifici compresi, che si trovano sui versanti o appena a valle; danni a opere di sostegno; interruzioni puntuali della viabilità in prossimità degli attraversamenti di piccoli impluvi. danni a beni mobili e immobili, che possono arrivare a compromettere la stabilità di edifici, colpiti da fenomeni di trasporto di detriti; danni alle difese spondali dei torrenti, danni a infrastrutture per allagamenti o perché colpite da correnti con elevata presenza di detriti; danni alle opere di regimazione del reticolo idraulico; interruzioni puntuali della viabilità in prossimità degli attraversamenti del reticolo idraulico, anche a causa della occlusione delle sezioni di libero deflusso delle acque. danni a beni mobili e immobili, edifici compresi con allagamenti di cantinati e delle aree più depresse di centri abitati; interruzione di attività private e pubbliche, interruzione della viabilità in zone depresse (sottopassi, tunnel, ecc..). Scenari di rischio idraulico Non è possibile una descrizione distinta e differenziata dei fenomeni e degli effetti per i livelli di criticità moderata ed elevata. Nel caso di criticità elevata ci si dovrà attendere una più marcata intensità ed estensione dei fenomeni. In Allegato 4 è riportato l elenco delle aree a maggior rischio idrogeologico e idraulico individuate in uno dei seguenti provvedimenti: Piano straordinario per le aree a rischio idrogeologico molto elevato, Piano stralcio per l assetto idrogeologico del fiume Po. Su queste aree dovranno prioritariamente essere assicurate le azioni di rilevamento, osservazione visiva e strumentale nonché controllo dei punti maggiormente indicativi del rischio. Pagina 4 di 2130 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Fenomeni Effetti su versanti e in corrispondenza di piccoli impluvi: fenomeni di instabilità che coinvolgono masse di terreno ai livelli superficiali e, nei casi più gravi, anche in profondità; rimobilitazione di frane apparentemente stabilizzate, anche di grandi dimensioni. su corsi d acqua a regime torrentizio: erosioni delle sponde dei torrenti; frane superficiali che possono modificare gli assetti del territorio in corrispondenza della confluenza tra due valli; fenomeni localizzati di deposito di detriti solidi con formazione di sbarramenti temporanei; riduzione delle sezioni di libero deflusso delle acque nel reticolo idraulico; occlusioni parziali o totali delle aree di libero deflusso delle acque in corrispondenza dei ponti; fenomeni di alluvione. su corsi d acqua a regime fluviale: erosioni delle sponde dei fiumi; allagamenti in corrispondenza di tratti con sezioni idrauliche insufficienti o per cedimenti delle sponde; locali depositi del trasporto di detriti con occlusione parziale delle sezioni di deflusso delle acque, che provocano anche formazione di correnti esterne ai corsi d acqua; occlusioni parziali o totali delle aree di libero deflusso delle acque in corrispondenza dei ponti. in ambito urbano: allagamenti nei pressi del sistema fognario delle acque piovane, di impluvi e in corrispondenza delle aree ubicate alle quote più basse. danni a beni mobili e immobili, edifici compresi, che si trovano sui versanti o appena a valle; danni a opere di sostegno; interruzioni della viabilità in prossimità degli attraversamenti di piccoli impluvi. danni a beni mobili e immobili, che possono arrivare a compromettere la stabilità di edifici, colpiti da fenomeni di trasporto di detriti; danni alle difese spondali dei torrenti, danni a edifici, opifici, infrastrutture per allagamenti; danni alle opere di regimazione del reticolo idraulico; interruzioni puntuali della viabilità in prossimità degli attraversamenti del reticolo idraulico. danni alle attività agricole prossime ai corsi d acqua o nelle aree golenali, danni, a beni mobili e immobili, edifici compresi, per allagamenti; danni alle opere di regimazione del reticolo idraulico, e conseguenti allagamenti; danni alle opere di attraversamento, con potenziali pericoli di crollo delle medesime e conseguente interruzione della viabilità stradale e ferroviaria, danni a insediamenti artigianali e industriali con possibile interruzione delle attività, danni a infrastrutture pubbliche o di pubblica utilità come depuratori, scuole, ospedali, caserme, ecc.., ubicate in aree allagabili. danni a beni mobili e immobili, edifici compresi con allagamenti di cantinati e delle aree più depresse di centri abitati; interruzione di attività private e pubbliche, interruzione della viabilità in zone depresse (sottopassi, tunnel, ecc..). Pagina 5 di 2131 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Soglie per il rischio idrogeologico e idraulico Introduzione Per valori di soglia si intendono generalmente valori di variabili che indicano il passaggio da una condizione ad un altra. Per il rischio idrogeologico e idraulico si possono individuare molte soglie, corrispondenti a significati diversi, ma nel campo delle attività di cui alla presente Direttiva è bene riferirsi alle seguenti descrizioni. Soglie di criticità Per soglie di criticità si intendono i valori indicativi di prefissati livelli di rischio, si tratta quindi di valori che danno l indicazione del passaggio da una condizione di rischio ad un altra. Il loro utilizzo è fondamentale nella fase di governo dell emergenza ed è importante che siano condivisi tra gli attori che gestiscono tale fase. Tra questi attori si ricordano il Centro funzionale regionale ed i Presidi territoriali, che devono formulare valutazioni concordi sui livelli di rischio. Ogni soglia di criticità individuata è auspicabile che trovi giusta collocazione nei piani di emergenza unitamente alle appropriate azioni non strutturali di riduzione dei rischi. Per omogeneità a quanto previsto nella direttiva nazionale e recepito nella direttiva regionale, per queste soglie si considerano tre livelli di criticità: ordinaria, moderata ed elevata. Soglie di allerta Le azioni di contrasto preventivo, contenute nei piani d emergenza locali, richiedono un certo tempo di preparazione. E quindi fondamentale individuare delle soglie di allerta, cioè dei valori da associare ad alcuni parametri, che diano indicazioni sulla gravità del fenomeno che sta approssimandosi con un certo anticipo. Questo anticipo serve al sistema di protezione civile per adottare le idonee misure di prevenzione indicate nei piani di emergenza locali, qualora si renda necessario. Si tratta di valori utilizzati nella fase di previsione, anche a breve e brevissimo termine, mediante l utilizzo della modellistica numerica disponibile. I valori devono essere definiti con molta cautela perché devono tener conto, da un lato, dell incertezza dei dati di previsione che si stanno utilizzando, dall altro, della confidenza della modellistica. Queste soglie sono pertanto utilizzate anche nel BOLLETTINO DI VIGILANZA e nell AVVI DI ITICITA, per allertare il sistema regionale di protezione civile quando si deve affrontare un evento potenzialmente critico. Anche per le soglie di allerta si considerano tre livelli, analoghi ai livelli di criticità: ordinaria, moderata ed elevata. Scelta del parametro di allerta per il rischio idrogeologico e alluvionale Il fattore scatenante per questi due rischi è sicuramente la precipitazione, i meccanismi di innesto e di evoluzione sono invece differenti nelle due ipotesi di rischio. Il rischio alluvionale dipende da sezioni idrauliche inadeguate ad accogliere le acque cadute al suolo nel bacino più a monte. Le condizioni di rischio locale degli alvei fluviali, dovute anche alla responsabilità dell uomo nell occupare le aree di pertinenza fluviale o nel regimare i corsi d acqua secondo criteri idraulici non omogenei o inadeguati, costituiscono spesso la causa scatenante dell insorgere di questo rischio. Uno stesso evento meteorologico non determina, infatti, un medesimo livello di rischio su tutta l asta fluviale. La pioggia, che non può dare un indicazione omogenea del rischio idraulico, da però un indicazione della frequenza d accadimento di una piena, perché le portate sono generate esclusivamente dalle piogge. Il rischio idrogeologico legato ai dissesti superficiali, invece, dipende fortemente dal regime delle precipitazioni, dalla litologia e dalla copertura superficiale del terreno; tutte caratteristiche sufficientemente omogenee per vaste aree di territorio. Si tratta di fenomeni generalmente diffusi Pagina 6 di 2132 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie che incidono anche sul rischio idraulico e che giustificano quindi l utilizzo della pioggia come parametro precursore principale per l attivazione delle allerte per rischio idrogeologico ed idraulico. Criterio utilizzato per definire le soglie per il rischio idrogeologico Diversi studi hanno dimostrato la correlazione esistente fra precipitazioni ed innesco di dissesti di tipo superficiale, che comprendono soil slip, colate detritiche, colate fangose, debris flow, debris torrent. I risultati elaborati dal Servizio Geologico della Regione Lombardia, ed in particolare le equazioni sperimentali elaborate da Ceriani per il territorio alpino e prealpino, consentono l individuazione di soglie limite, basate su intensità di precipitazione e durata della stessa, correlata alla pioggia media annua dell area in esame, senza considerare i dati geotecnici dei materiali coinvolti. Le soglie sono state ottenute su base sperimentale e in pratica verificando per ogni fenomeno, di cui si conoscessero orario d accadimento e località, quale era stata la pioggia caduta al suolo in precedenza; elaborando tali informazioni si sono estrapolati dei valori ricorrenti che sono stati assunti come quantitativi responsabili dell innesco del fenomeno considerato. Il risultato consiste in una serie di diagrammi bilogaritmici caratterizzati da curve che rappresentano le soglie d innesco dei fenomeni sopra elencati. Ciò consente la previsione, su base sperimentale, delle aree su cui le precipitazioni sono in grado di innescare dissesti superficiali diffusi, laddove sul territorio insistano coperture mobilizzabili. Le equazioni considerate sono le seguenti: Con : S 1 = soglia minima di innesco (< 10 debris flow per km 2 ) = 1^ soglia di allerta S 2 = soglia minima di innesco (< 20 debris flow per km 2 ) = 2^ soglia di allerta D = durata della precipitazione p.m.a = pioggia media annua dell area in esame Individuazione dei valori delle soglie per il rischio idrogeologico ed il rischio idraulico Il punto di partenza per la valutazione delle soglie minime d innesco dei movimenti franosi superficiali, è la carta delle p.m.a. (precipitazioni medie annue) elaborata dalla ex Direzione Territorio ed Edilizia residenziale della Regione Lombardia. Su di essa sono stati ricavati i valori di S1 ed S2 per ogni isoieta, valutata per intervalli di tempo pari a 12, 24 e 48 ore. Le nuove carte tematiche sono state successivamente incrociate con la carta che riporta i limiti geografici delle aree omogenee d allertamento in cui è stato suddiviso il territorio della Regione Lombardia. L intersezione tra i due temi ha portato all individuazione di una serie di poligoni, caratterizzati dai valori di S1 ed S2 in funzione della p.m.a. e dall appartenenza ad un area omogenea. Il valore di S1 ed S2 associato alle singole aree omogenee: S1* e S2*, corrisponde ai due valori minimi di S1 ed S2 di ciascuna area omogenea; dove la p.m.a. ha escursioni molto elevate, si sono individuati i nuovi valori di S1* e S2* che ammettono che nel 5 % circa del territorio S1 ed S2 possano avere valori minori (valutata anche la non significatività di quest area). Si associa ai valori di S1* ed S2* il seguente significato. S1: soglia indicativa del passaggio da ITICITA ORDINARIA a ITICITA MODERATA, S2: soglia indicativa del passaggio da ITICITA MODERATA a ITICITA ELETA. Questi valori di soglia si ritengono sufficientemente indicativi anche del rischio idraulico perché strettamente connessi ad una estesa tipologia di fenomeni superficiali che si presentano contestualmente alle piene fluviali. Pagina 7 di 2133 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Per le aree di pianura, che rappresentano una quota rilevante di territorio su cui si presenta esclusivamente il rischio idraulico, il criterio descritto non è adeguato a caratterizzare tale rischio. Richiamata la natura puntuale del rischio idraulico, si è scelto di utilizzare la frequenza di accadimento delle piogge, parametro strettamente connesso alla frequenza di accadimento di una piena, come parametro premonitore di questo rischio, valutata per intervalli di tempo di 12, 24 e 48 ore. Si sono utilizzate le curve di possibilità pluviometrica associate alle aree di pianura e si sono individuati due valori associati a 2 e 5 anni di tempo di ritorno cui si è associato il seguente significato: pioggia con tempo di ritorno di 2 anni indicativa del passaggio da ITICITA ORDINARIA a ITICITA MODERATA, pioggia con tempo di ritorno di 5 anni indicativa del passaggio da ITICITA MODERATA a ITICITA ELETA. Per l individuazione dei valori di S0, corrispondenti alle soglie indicative del passaggio da NORMALITA a ITICITA ORDINARIA, si moltiplicano per 0,75 i valori delle soglie indicative del passaggio da ITICITA ORDINARIA a ITICITA MODERATA. Aree A B C D E F G H omogenee PMA min (mm)* PMA max (mm) S0 min (mm/12h) 30,00 35,00 40,00-25,00-35,00 40,00 S0 min (mm/24h) 40,00 50,00 60,00 50,00 35,00 50,00 50,00 60,00 S1 min (mm/12h) 35,00 45,00 55,00-30,00-45,00 50,00 S1 min (mm/24h) 50,00 65,00 80,00 70,00 45,00 70,00 70,00 75,00 S1 min (mm/48h) 65,00 85,00 120,00 95,00 65,00 95,00 95,00 110,00 S2 min (mm/12h) 60,00 70,00 85,00-55,00-75,00 80,00 S2 min (mm/24h) 80,00 90,00 115,00 100,00 75,00 100,00 100,00 110,00 S2 min (mm/48h) 130,00 145,00 190,00 160,00 115,00 160,00 155,00 180,00 * valore del PMA dell area considerata già aumentato della quota di area omogenea non rappresentativa (~ 5%) Ogni qualvolta i modelli numerici di previsione meteorologica producono valori di pioggia superiori, ARPA-SMR effettua una valutazione meteorologica complessiva descritta in un comunicato di Condizioni meteo avverse. Metodo per la valutazione dei superamenti dei valori di soglia per il rischio idrogeologico ed il rischio idraulico La valutazione a posteriori degli effetti al suolo conseguenti ad eventi meteorologici ha portato ad osservare che, a parità di pioggia prevista, il rischio è sostanzialmente maggiore quando il terreno è in condizioni di umidità/saturazione maggiori. Quindi si è introdotto un metodo per valutare il rischio idraulico ed idrogeologico, su ciascuna area omogenea, non solo in funzione dei quantitativi di pioggia prevista, ma anche delle piogge registrate nei giorni precedenti (che permettono di stimare le condizioni di umidità/saturazione dei suoli). Con le relazioni proposte si ottiene un valore di pioggia equivalente prevista (maggiore o uguale della pioggia prevista) che è più indicativo dei potenziali rischi idraulici e idrogeologici connessi al ruscellamento superficiale sul bacino: questo valore sarà confrontabile con le soglie di allertamento definite nel paragrafo precedente. Il metodo proposto è derivato dal metodo del numero di curva (di seguito: metodo del CN), introdotto in ambito idrologico per la stima del deflusso superficiale, scolante da un bacino, a Pagina 8 di 2134 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie seguito di un evento di precipitazione. In particolare si fa riferimento al metodo modificato da Mishra e Singh (di seguito: metodo del CN-MS). Metodo del CN Il metodo si basa su un bilancio idrico, che si può esprimere come: dove compaiono i termini: - P = precipitazione totale [mm]; - I a = ritenzione iniziale [mm]; - F = infiltrazione cumulata [mm]; - Q = deflusso superficiale [mm]. Dalle caratteristiche del bacino (tipo ed uso del suolo, condizioni dello strato superficiale del terreno), con opportune tabelle, si ricava un CN caratteristico, il quale permette di stimare la ritenzione massima potenziale S [mm] del suolo, che include tutte le perdite idrologiche: Vi è la possibilità di considerare la condizione di umidità AMC del suolo, in conseguenza delle piogge degli ultimi giorni, per incrementare/diminuire il CN. Per la valutazione dell AMC non esiste un indicazione esplicita circa l intervallo di tempo passato nel quale prendere in considerazione le piogge, tuttavia una consuetudine ben consolidata, e consigliata dal National Engineering Handbook (NEH-4) dell SCS (ora NRCS), prevede di considerare gli ultimi 5 giorni e categorizzare l AMC in tre classi discrete: AMC I (condizioni secche), AMC II (condizioni normali) e AMC III (condizioni umide). Questa metodologia ha però lo svantaggio di introdurre variazioni improvvise (quindi non realistiche) nei valori di deflusso ottenuti, al variare dei tre valori possibili di AMC. Metodo del CN-MS Mishra e Singh (2003, 2004 e 2005) hanno proposto un integrazione al metodo del CN, introducendo il termine antecedent moisture (umidità precedente) M. Il metodo del CN-MS si basa sull ipotesi che il coefficiente di deflusso C, definito come rapporto tra il deflusso netto e la pioggia netta, coincida con il grado di saturazione Sr del terreno: e presuppone la validità delle ipotesi: Pagina 9 di 2135 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie dove λ è il coefficiente di ritenzione iniziale (di norma assunto pari a 0.2). Combinando questa equazione con l equazione generale di bilancio, il deflusso superficiale si esprime come: Per stimare il termine M in funzione della pioggia cumulata P 5 registrata negli ultimi 5 giorni si può utilizzare la seguente espressione, valida nell ipotesi che il terreno (nel periodo precedente i 5 giorni di riferimento) sia in condizioni asciutte: Formulazione del metodo delle piogge equivalenti Il metodo del CN-MS può essere sfruttato per la valutazione del grado di pericolosità associato alle piogge previste, al variare delle potenziali criticità di tipo idraulico ed idrogeologico presenti sul territorio. Se si ipotizza che il grado di pericolosità sia proporzionale al grado di saturazione Sr del terreno, è utile associare ad un valore di pioggia prevista P (che, in concomitanza alla pioggia passata P 5, determinerà un grado Sr) un valore di pioggia equivalente P eq che, in condizioni iniziali di terreno secco, determinerebbe lo stesso Sr. Combinando le equazioni sopra si ottiene il sistema di equazioni per ricavare la pioggia equivalente P eq : Il valore di pioggia equivalente associato ad un dato intervallo temporale, è così confrontabile con le soglie pluviometriche disponibili riferite a condizioni di terreno secco, associate allo stesso intervallo (vedi tabella nel paragrafo precedente). La validità di questo indicatore è anche confermata dal fatto che Sr coincide con il coefficiente di deflusso C: maggiore è il valore del parametro, maggiore è il volume di deflusso dal bacino e quindi più gravose saranno le conseguenze idraulico-idrogeologiche connesse al ruscellamento sulla superficie del bacino stesso. Per semplificare l interpretazione del modello, si può introdurre la grandezza pioggia equivalente di base P eq0, definita come la pioggia equivalente corrispondente ad una pioggia prevista nulla (P=0): questo valore quantifica l aggravio sul terreno dovuto alle piogge passate. Si osserva che questo valore tende a diminuire all aumentare del CN: su terreni più impermeabili, infatti, l infiltrazione è minore e il grado di saturazione Sr (e quindi anche il coefficiente di deflusso Pagina 10 di 2136 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie C) tende ad avvicinarsi velocemente all unità, in modo sostanzialmente indipendente dalle piogge pregresse. La generica pioggia equivalente P eq sarà quindi definita dalla seguente espressione: Si ricorda che, quando non si ritenga verosimile considerare in condizioni asciutte il terreno prima dei 5 giorni di riferimento, questo intervallo può essere adeguatamente incrementato. Qui di seguito si riporta un diagramma che esprime la pioggia equivalente di base, al variare del CN del bacino e della pioggia P 5. Zone omogenee di allerta per rischio temporali forti. Criteri La precisa localizzazione dei temporali, la loro esatta tempistica di evoluzione (momento di innesco, di massimo sviluppo, di dissipazione), l intensità, non possono essere previsti con largo anticipo. Con i tempi di preavviso tipici del sistema di allertamento regionale (12 ore o più) ciò che è possibile prevedere con sufficiente approssimazione è il verificarsi, su ampie porzioni di territorio (le Aree di Allertamento), di condizioni favorevoli allo sviluppo di temporali più o meno intensi distinguendo le principali fasce orarie della giornata (notte, mattino, pomeriggio, sera). Sulla base dei criteri sopra definiti, si sono identificate le zone omogenee, partendo dalla iniziale zonazione di tipo meteoclimatico. Definizione aree Le aree omogenee d allerta per il rischio temporali, considerati i criteri richiamati al paragrafo precedente, sono le medesime del rischio idrogeologico ed idraulico. Pagina 11 di 2137 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Codici e soglie di allerta per rischio temporali forti Sulla base della valutazione delle criticità attivabili territorialmente, come descritto negli scenari di rischio definiti successivamente, si ritiene che abbia senso riferirsi unicamente al fenomeno dei temporali forti definiti come segue: temporali a volte di lunga durata (fino a qualche ora) caratterizzati da intensi rovesci di pioggia o neve, ovvero intensità orarie comprese tra 40 e 80 mm/h (in casi rari anche superiori agli 80 mm/h), spesso grandine (occasionalmente di diametro superiore ai 2 cm), intense raffiche di vento, occasionalmente trombe d aria, elevata densità di fulmini; I temporali forti si distinguono dai temporali (senza ulteriori specificazioni) definiti come segue: temporali di breve durata e di bassa intensità, ovvero che determinano limitati quantitativi di precipitazione (valori orari di pioggia o neve generalmente inferiori ai 40 mm/h), raramente presentano grandine, determinano raffiche di vento di moderata intensità e molto circoscritte; In fase di previsione si distinguono tre livelli di criticità: assente, ordinaria, moderata. I livelli di criticità sono correlati in primo luogo alla probabilità di accadimento dei temporali forti relativamente a ciascuna area di allertamento, secondo il seguente schema: TEMPORALI FORTI LIVEL ITICITÀ DICE ALLERTA assenti assente 0 poco probabili ordinaria 1 molto probabili moderata 2 In sostanza, i tre livelli di criticità sono associati al verificarsi delle seguenti situazioni, descritte anche in relazione alla caratteristica di diffusione dei fenomeni sul territorio: criticità assente: assenza di fenomeni temporaleschi; criticità ordinaria: i temporali forti sono poco probabili (= bassa probabilità di accadimento) in una situazione che potrebbe anche risultare di temporali (senza ulteriori specificazioni) diffusi (riguardanti cioè ampie porzioni di territorio); criticità moderata: i temporali forti sono molto probabili (= alta probabilità di accadimento) e possono manifestarsi in forma localizzata, diffusa o, ancora, organizzati in strutture di dimensioni superiori a quelle caratteristiche della singola cella temporalesca (fronti, linee temporalesche, sistemi a mesoscala). Scenari per rischio temporali forti I fulmini possono determinare danni diretti alle persone (spesso letali per chi è colpito) e ingenti danni a linee elettriche e di telecomunicazione, a impianti elettrici e a infrastrutture in genere. I rovesci intensi nei centri urbani possono determinare allagamenti con danni negli scantinati o nelle zone più depresse o prive di scolo dei piani terra e forte ostacolo alla viabilità in genere. In montagna possono dare luogo a fenomeni idrogeologici di rapida evoluzione come colate di detrito o piene torrentizie improvvise. Le raffiche di vento possono determinare danni diretti e indiretti a persone e cose destabilizzando impalcature e carichi sospesi, scoperchiando tetti, abbattendo alberi, cartelloni stradali e pubblicitari. La grandine può determinare danni diretti ai beni esposti particolarmente vulnerabili, alle coltivazioni, o anche vetture, merci trasportate su mezzi non protetti, ecc. Pagina 12 di 2138 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Rischi elevati si possono determinare nei luoghi all aperto a elevata concentrazione di persone e beni (sagre paesane, manifestazioni culturali e musicali, ecc.); possono essere amplificati dalla vicinanza a corsi d acqua, alberi, impianti elettrici, impalcature, ecc. Si richiamano i contenuti dell Allegato 5 che rappresenta una sintesi di nozioni sulla conoscenza dei fenomeni associati ai temporali, sulla frequenza di accadimento, sugli effetti e sulle norme di comportamento. Per approfondimenti consultare il quaderno di Protezione Civile n. 6 Temporali&Valanghe Manuale di autoprotezione - edizione 2007, disponibile presso l UO Protezione Civile della Regione Lombardia. Zone omogenee di allerta per rischio neve Criteri e definizione aree I criteri considerati per definire le aree omogenee per il rischio neve sono di natura meteorologica, orografica e amministrativa. Perde importanza il criterio idrografico perché la neve, a differenza della pioggia, non ruscella verso valle, ma, almeno per il periodo in cui si mantiene sotto lo stato solido, rimane al suolo nell area in cui è precipitata. Il regime delle precipitazioni nevose non differisce pertanto in modo rilevante da quello che caratterizza le piogge per il rischio idrogeologico ed idraulico e, anche queste zone omogenee, sono state definite partendo dalla iniziale zonazione di tipo meteoclimatico. Le aree omogenee d allerta per il rischio neve, per quanto predetto, sono assunte uguali a quelle del rischio idrogeologico ed idraulico. Codici e soglie di allerta per rischio neve In fase di previsione si distinguono i seguenti livelli di criticità: assente, ordinaria, moderata, elevata. Sulla base delle valutazioni delle criticità attivabili territorialmente, come descritto negli scenari di rischio definiti di seguito, si ritiene che abbia senso distinguere tra le soglie riferite alle aree cosiddette di pianura o collinari (< 500 m. s.l.m.), più vulnerabili a questo tipo di fenomeno meteorologico e la fascia di altitudine immediatamente superiore (fino a 1500 m s.l.m.). In fase di previsione si distinguono le seguenti soglie: NEVE (cm accumulati al suolo / 24h) LIVEL ITICITÀ DICE ALLERTA 0 assente 0 neve < 20 cm a quote tra 500 e 1500 m ordinaria 1 neve < 20 cm a quote < 500 m, neve > 20 cm a quote tra 500 e 1500 m moderata 2 neve > 20 cm a quote < 500 m elevata 3 Scenari per rischio neve Le situazioni di criticità per rischio neve sono determinate da precipitazioni solide in grado di generare i seguenti scenari: a) Difficoltà, rallentamenti e possibili blocchi del traffico stradale, ferroviario e aereo. b) Interruzioni della fornitura di energia elettrica e/o delle linee telefoniche. c) Danni agli alberi con ripercussioni alle aree sottostanti. d) Danni e crolli delle coperture di edifici e capannoni. Pagina 13 di 2139 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Alle Autorità locali di protezione civile resta l onere di valutare i rischi generati anche su alpeggi, su strade secondarie di alta montagna a servizio di attività agro-silvo-pastorali. Non sono considerate in questa sede le situazioni di criticità generate su piste da sci e su impianti di risalita. Zone omogenee di allerta per rischio vento forte Criteri Sul nostro territorio le condizioni di vento forte si determinano quasi esclusivamente in occasione di importanti episodi di foehn o tramontana (venti dai quadranti settentrionali), intensi e persistenti e con raffiche di elevata intensità. Tali situazioni risentono della interazione orografica delle correnti con l arco alpino il cui effetto barriera limita notevolmente la possibilità che questo fenomeno possa assumere caratteristiche catastrofiche. In questa categoria di rischio si considerano solo le situazioni alla scala regionale e sinottica in cui il vento interessa ampie porzioni di territorio, non comprende le raffiche di vento associate ai temporali in quanto fenomeni tipici di aree relativamente più ristrette e perché incluse nel rischio temporali. Le aree omogenee d allerta per il rischio vento forte, considerati i criteri richiamati al paragrafo precedente, sono le medesime del rischio idrogeologico ed idraulico. Codici e soglie di allerta per rischio vento forte Sulla base delle valutazioni delle criticità attivabili territorialmente, come descritto negli scenari di rischio definiti di seguito, si ritiene che abbia senso riferire le soglie alle aree situate a quote inferiori ai 2000 metri, più vulnerabili a questo tipo di rischio. Per tutte le motivazioni citate in premessa, per questo tipo di rischio vengono definiti soltanto due livelli di criticità: ordinaria, moderata. VENTO (Velocità media oraria a quote < 2000 m) LIVEL ITICITÀ DICE ALLERTA < 3 m/s (< 11 km/h) assente m/s (11-36 km/h) ordinaria 1 > 10 m/s (> 36 km/ora) per almeno 3h/giorno moderata 2 Scenari per rischio vento forte Le situazioni di criticità per rischio di vento forte possono generare: a) pericoli diretti sulle aree interessate dall eventuale crollo d impalcature, cartelloni, alberi (particolare attenzione dovrà essere rivolta a quelle situazioni in cui i crolli possono coinvolgere strade pubbliche e private, parcheggi, luoghi di transito, servizi pubblici, ecc ); b) pericoli sulla viabilità, soprattutto nei casi in cui sono in circolazione mezzi pesanti; c) pericoli diretti legati alla instabilità dei versanti più acclivi, quando sollecitati dell effetto leva prodotto dalla presenza di alberi; d) difficoltà nello svolgimento delle attività esercitate in alta quota; e) problemi per la sicurezza dei voli amatoriali. Pagina 14 di 2140 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Zone omogenee di allerta per rischio valanghe Criteri I criteri considerati per definire le aree omogenee per il rischio neve sono di natura meteorologica, orografica e amministrativa. Pur partendo dalla iniziale zonazione di tipo meteoclimatico queste aree omogenee sono differenti da quelle che caratterizzano il rischio idrogeologico ed idraulico. Per il rischio valanghe assume rilevanza la provenienza delle precipitazioni e conseguentemente l esposizione dei versanti, il regime dei venti, l acclività dei versanti, la storia delle precedenti condizioni ed altre ancora. Sulla base dei criteri sopra definiti, si sono identificate le zone omogenee, il cui dettaglio per comuni è individuato in Allegato 2, partendo dalla iniziale zonazione di tipo meteoclimatico. Definizione aree DICE DENONAZIONE DESIZIONE PROVINCE INTERESSATE 11 Orobie - Nord Ovest Comprende le Prealpi orobie, compreso il versante valtellinese a nord e si estende fino alla quota di,,,, cerca 700 m slm, le Prealpi lariane e l alto varesotto 12 Valchiavenna - Alto Lario Comprende la Valchiavenna e l Alto Lario, 13 Valtellina Comprende l Area centrale della Valtellina, dal lago di Como a Tirano 14 Alta Valtellina Comprende l Alta Valtellina (da Tirano a Bormio) e, l Alta Valcamonica 15 Adamello Comprende il massiccio montuoso dell Adamello 16 Garda - Valcamonica Comprende la Valcamonica, la Val Trompia e l area limitrofa al lago di Garda Aree Rischio Valanghe Province 16 Zone omogenee di allerta per rischio valanghe. Pagina 15 di 2141 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Codici e soglie di allerta per rischio valanghe In fase di previsione si distinguono i seguenti livelli di criticità: assente, ordinaria, moderata, elevata. Il rischio valanghe può seguire a nevicate anche di debole intensità; particolari condizioni meteorologiche possono incidere sul livello di tale rischio, che può attivarsi, per condizioni meteorologiche predisponenti, anche a distanza dal momento in cui è nevicato. Questo rischio è rappresentato alla scala di pericolo unificata europea nel consolidato bollettino NEVE & LANGHE prodotto in regione Lombardia dal Centro Nivometeorologico ARPA di Bormio e pubblicato sul sito Di seguito si riporta la corrispondenza tra codici del livello di allerta, valori della scala di pericolo unificata europea e livelli di criticità. SCALA DI PERI UNIFICATA EUROPEA LIVEL ITICITÀ DICE ALLERTA assente assente non emesso 1 - debole ordinaria moderato ordinaria marcato ordinaria forte moderata molto forte elevata 3 Scenari per rischio valanghe Le valanghe sono la manifestazione più classica dell instabilità del manto nevoso. In questo contesto non interessa fornire valutazioni dettagliate, come distinguere le valanghe di neve polverosa, tipiche del periodo invernale, da quelle di neve bagnata, tipiche del periodo primaverile con le conseguenti distinzioni degli scenari di rischio. Al sistema regionale di protezione civile si fornisce in Allegato 4 un elenco di aree che, dagli studi disponibili presso le strutture regionali, sono da considerare soggette a rischio valanghe, quale prima indicazione concreta sulle attenzioni e sulle azioni da adottare in occasione di rischio valanghe. Nello stesso allegato è riportato il criterio utilizzato per definire l elenco. Si riportano due importanti raccomandazioni: _ L elenco non è da considerare esaustivo di tutte le aree antropizzate soggette al rischio valanghe; _ Si sono mantenute le indicazioni relative a strade, abitati, ecc.., pur in presenza di opere di protezione passive o attive, allo scopo di ricordare di valutare correttamente eventuali rischi residui sulle aree. Zone omogenee di allerta per rischio incendi boschivi Criteri Il rischio di incendi boschivi è condizionato dalla presenza di alcuni fattori favorevoli al loro innesco e propagazione. In Lombardia il periodo di maggiore pericolosità per questo tipo di rischio si colloca statisticamente in inverno primavera (da dicembre a maggio), più frequentemente tra gennaio e aprile. In tale periodo la necromassa (massa vegetale secca) si trova nelle condizioni più favorevoli per la combustione; inoltre sono più frequenti le situazioni di vento forte che si determinano in un regime di correnti settentrionali (foehn). Infine, anche la scarsità di precipitazioni, nel medio-lungo periodo, predispone al pericolo di incendi boschivi. Pagina 16 di 2142 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie La classificazione della aree e dei Comuni considerati a rischio in regione Lombardia è desunta dal Piano regionale delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi (AIB), di cui alla d.g.r. n del Sempre in riferimento a quanto previsto dalla normativa regionale vigente, allorquando si cominciano a manifestare le prime avvisaglie di incendi giornalieri, viene dichiarato lo STATO DI GRAVE PERISITÀ per gli incendi boschivi, con l emanazione di apposito atto della UO Protezione Civile nel quale, fra l altro, si identificano: le aree ed i Comuni classificati a rischio di incendio boschivo; le azioni soggette a divieto; le sanzioni previste per la violazione dei divieti. Ai fini dell allertamento di protezione civile i criteri utilizzati per definire le zone omogenee per il rischio incendi boschivi sono di carattere amministrativo e ambientale. Più in dettaglio: a) il dato amministrativo si riferisce all attività delle unità territoriali di base per la gestione delle squadre di volontari AIB, che sono le Comunità Montane, le Province ed i Parchi. Un altro elemento importante è la presenza di Sedi Territoriali del Corpo Forestale dello Stato (Comandi Stazione, Coordinamenti Provinciali). b) Il dato ambientale è costituito dalla sintesi di tre differenti tipologie di informazione, che nel loro complesso definiscono il cosiddetto indice di pericolo, elemento cardine del sistema di controllo e gestione degli incendi boschivi, e precisamente: dati meteorologici, misurati e previsti (in particolare temperatura ed umidità dell aria, velocità del vento e precipitazioni totali); informazioni sul tipo di vegetazione presente e sul suo stato, nonché sulla copertura nevosa, ottenute tramite satellite e carte DUSAF; informazioni sull orografia, reperite da un modello digitale del terreno. La dimensione delle zone omogenee è il risultato di un compromesso tra l alta risoluzione ottenibile dal dato ambientale rilevato e quella più bassa dei valori meteo previsti. Tale compromesso ha portato a considerare aree costituite da Comunità Montane aggregate, o singole se sufficientemente grandi, o comunque distinguibili dalle Comunità adiacenti per ragioni climatologiche, orografiche o vegetazionali. Sulla base dei criteri sopra definiti, si sono identificate le zone omogenee, il cui dettaglio per comuni è individuato in Allegato 2. Definizione aree F3 F4 F12 F5 F1 F6 F2 F7 F8 F9 F10 F11 F13 F14 F15 Zone omogenee di allerta per rischio incendi boschivi. Pagina 17 di 2143 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie DICE DENONAZIONE DESIZIONE PROVINCE INTERESSATE ZONA F1 Val Chiavenna Comunità Montana della Valchiavenna ZONA F2 Alpi Centrali Unione delle Comunità Montane di Morbegno, Sondrio e Tirano ZONA F3 Alta Valtellina Comunità Montana dell Alta Valtellina ZONA F4 ZONA F5 ZONA F6 ZONA F7 ZONA F8 Verbano Lario Brembo Alto Serio - Scalve Basso Serio - Sebino Unione delle Comunità Montane: Valli Luinesi, Valcuvia, Valganna e Valmarchirolo, Valceresio. Comprende il parco Campo dei Fiori Unione delle Comunità Montane: Alto Lario Occidentale, Alpi Lepontine, Lario Intelvese, Triangolo Lariano, Lario Orientale, Valle di San Martino, Valsassina, Valvarrone, Val d Esino Riviera.Comprende il comune di Lecco Unione delle Comunità Montane di Valle Brembana e Valle Imagna. Comprende alcuni comuni della relativa fascia pedemontana Unione delle Comunità Montane: Valle Seriana Superiore, Val di Scalve. Unione delle Comunità Montane: Valle Seriana Inferiore, Valle Cavallina, Alto Sebino, Monte Bronzone e Basso Sebino, Sebino Bresciano. Comprende alcuni comuni della relativa fascia pedemontana ZONA F9 Valcamonica Comunità Montana di Valle Camonica ZONA F10 ZONA F11 ZONA F12 ZONA F13 ZONA F14 Mella - Chiese Garda Pedemontana Occidentale Pianura Occidentale Pianura Orientale Unione delle Comunità Montane di Valle Trompia e Val Sabbia. Comprende alcuni comuni della relativa fascia pedemontana Comunità Montana dell Alto Garda Bresciano, parte delle province di Brescia e Mantova Parte delle province di Varese, Como e Lecco non contenenti Comunità Montane, escluso il Comune di Lecco. Comprende i parchi: Pineta di Appiano Gentile e Tradate, Valle Ticino, Spina verde di Como, Valle del Lambro, Montevecchia e Valle del Curone, Parco Adda Nord Unione delle province di Milano, Monza e Brianza, Lodi, parte delle province di Pavia, Cremona e Bergamo. Comprende i parchi: Valle Ticino, Sud Milano, Nord Milano, Groane, Valle del Lambro, Adda Sud, Adda Nord, Serio Provincia di Mantova. Parte delle province di Brescia, Cremona e Bergamo. Comprende i parchi Oglio e Mincio e la parte mediobassa del Garda Bresciano,,,,,, MB,,,,,,, ZONA F15 Oltrepò Pavese Comunità Montana dell Oltrepò Pavese. Soglie, codici di allerta e livelli di criticità Le soglie corrispondono ai gradi di pericolo indicati nel bollettino di previsione del pericolo di incendi boschivi (VIGILANZA AIB) emesso da ARPA. Nella tabella che segue sono indicate le corrispondenze tra codici di allerta, livelli di criticità e gradi di pericolo: DICE ALLERTA LIVEL ITICITÀ GLIE / GRADI PERI IB 0 assente nullo e molto basso 1 ordinaria basso e medio 2 moderata alto e molto alto 3 elevata estremo Pagina 18 di 2144 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Scenari di rischio incendi boschivi Al sistema regionale di protezione civile si fornisce in Allegato 4 un elenco di aree che, in base a quanto contenuto nella d.g.r. n del e dagli studi disponibili presso le strutture regionali, sono da considerare soggette a maggiore rischio di incendi boschivi, quale prima indicazione concreta sulle attenzioni e sulle azioni da adottare. Si definiscono i seguenti scenari di rischio incendi boschivi per il territorio della regione Lombardia. ORDINARIA ITICITÀ - Piccoli incendi di modeste dimensioni (fino a 5 ha) isolati e sporadici (riconducibili a un grado di pericolo BAS e MEDIO ); MODERATA ITICITÀ - Incendi di medie dimensioni (da 5 a 18 ha) maggiormente diffusi ed anche in numero consistente (riconducibili a un grado di pericolo ALTO e MOLTO ALTO ); ELETA ITICITÀ - Condizioni meteo-climatiche (vento, umidità, ecc.) che favoriscono lo sviluppo di incendi di notevoli proporzioni, sia in estensione (oltre 18 ha) che in numero e gravità (riconducibili ad un grado di pericolo ESTREMO ). Zone omogenee di allerta per rischio ondate di calore Criteri L esposizione prolungata a condizioni meteorologiche caratterizzate da temperature particolarmente elevate (massime di 35 C o più e minime oltre i 20 C), alta umidità e scarsa ventilazione può avere effetti negativi sulla salute della popolazione. Ciò si verifica soprattutto in corrispondenza dei grandi centri urbani dove insistono dei fattori aggravanti e correlabili alla situazione meteorologica. La conformazione chiusa dei grandi centri abitati non facilita la dispersione del calore che tende a persistere anche in seguito alla presenza di materiali facilmente surriscaldabili e/o conduttori (cemento, asfalto, materiali ferrosi), alla densità di veicoli e di persone. Definizione aree Per quanto esposto sopra le aree omogenee per il rischio ondate di calore sono riferibili ai grossi centri urbani: attualmente in Lombardia sono le aree metropolitane di Milano e di Brescia. Codici e soglie di allerta per rischio ondate di calore Il Dipartimento di Epidemiologia dell ASL del Lazio, in qualità di centro di competenza del Dipartimento nazionale della Protezione Civile, elabora nel periodo estivo (maggio-settembre) un bollettino per la prevenzione degli effetti delle ondate di calore sulla salute (sistemi HHWW) con un indicazione del livello di rischio previsto su alcuni grandi centri urbani. I sistemi HHWW (Heat Health Watch Warning Systems), basandosi sull analisi retrospettiva della relazione mortalità/variabili meteorologiche, sono in grado di caratterizzare, per la città considerata, le condizioni meteorologiche associate a significativi incrementi della mortalità osservata; rappresentano quindi un importante strumento per la prevenzione se integrati con efficaci interventi rivolti ai sottogruppi di popolazione più a rischio. La scala di pericolosità adottata è la seguente. Pagina 19 di 2145 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Scenari per rischio ondate di calore Le onde di calore possono determinare gravi conseguenze sulla salute di anziani e bambini oltre che di altre categorie a rischio. Alla percezione del caldo si devono sommare infatti gli effetti psicosomatici indotti dal traffico, dal rumore, dall affollamento, ma anche dalle condizioni socioeconomiche delle singole persone. Ciascuno può limitare i rischi seguendo poche semplici regole: bere spesso, evitare l esposizione diretta al sole, evitare l attività fisica nelle ore più calde. In proposito può risultare utile far riferimento alle norme di prevenzione sanitaria all indirizzo web: Zone di allerta per rischio idraulico localizzato sul fiume Po Criteri L Avviso di criticità per rischio idraulico localizzato sul Fiume Po nasce dall esigenza di allertare la porzione di territorio lombardo interessata da eventi di piena del fiume. Pur essendo un ambito limitato territorialmente, l importanza del corso d acqua e l entità dei possibili fenomeni ad esso collegati, è tale da rendere necessaria un attenzione maggiore di qualsiasi altro rischio localizzato. Inoltre, per la natura del fenomeno, le piene del Po possono interessare il territorio lombardo anche in ritardo rispetto a precipitazioni sulla nostra regione, ma soprattutto sul bacino più a monte del Po. I livelli restano elevati anche per diversi giorni, ma le criticità maggiori, che si manifestano in prossimità del passaggio del colmo di piena, richiedono la definizione di specifiche Zone di allerta. Si è deciso infine di considerare all interno di queste Zone tutti i comuni i cui limiti amministrativi sono compresi, anche solo parzialmente, all interno delle tre fasce fluviali PAI (fasce A, B e C), interessabili quindi da fenomeni di piena con tempo di ritorno fino a 500 anni. Sulla base dei criteri sopra descritti si sono definite 8 Zone, che tengono conto anche delle confluenze con i maggiori affluenti e della disponibilità di previsioni idrauliche in sezioni di riferimento. Pagina 20 di 2146 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Definizione aree rischio idraulico localizzato fiume Po DICE DESIZIONE SEZIONI DI RIFERIMENTO PROVINCE INTERESSATE PO1 Comuni lombardi fino al Tanaro Ponte Valenza PO2 Comuni lombardi compresi tra Tanaro e Ticino Isola S. Antonio, Ponte della Becca PO3 Comuni lombardi compresi tra Ticino e Lambro Spessa Po PO4 Comuni lombardi compresi tra Lambro e Adda Piacenza, PO5 Comuni lombardi compresi tra Adda e Taro Cremona PO6 Comuni lombardi compresi tra Taro e Oglio Casalmaggiore, Boretto, PO7 Comuni lombardi compresi tra Oglio e Mincio-Secchia Borgoforte PO8 Comuni lombardi a valle del Mincio-Secchia Sermide Zone di allerta per rischio idraulico localizzato F. Po Pagina 21 di 2147 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio Direttiva regionale per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allerta Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio Pagina 1 di 6048 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: A ALTA LTELLINA PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm BORO (b) GROSIO (b) GROTTO (b) LIVIGNO VERO (a)(b) MAZZO DI LTELLINA (b) SERNIO (a)(b) NDA (b) TIRANO (a)(b) TOVO DI SANT`AGATA (b) LDIDENTRO (b) LDITTO (b) LFUR (b) VERVIO (b) Pagina 2 di 6049 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: B MEDIO-BASSA LTELLINA PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm ALBAREDO PER SAN MAR (b) ALBOSAGGIA (a)(b) ANDA LTELLINO (a)(b) APRICA (b) ARDENNO (a)(b) BEMA (a)(b) BERBENNO DI LTELLINA (a)(b) BIANZONE (a)(b) BUGLIO IN MONTE (a)(b) CAIO (a)(b) CASPOGGIO (b) CASTEL DELL`ACQUA (a)(b) CASTIONE ANDEVENNO (a)(b) CEDRAS (a)(b) CERCINO (a)(b) CHIESA IN LMALEN (b) CHIURO (a)(b) CINO (a)(b) CIVO (a)(b) RINA (a)(b) SIO LTELLINO (a)(b) DAZIO (a)(b) DELEBIO (a)(b) DUBINO (a)(b) FAEDO LTELLINO (a)(b) FORLA (a)(b) FUSINE (a)(b) GEROLA ALTA (b) LANZADA (b) MANTEL (a)(b) MEL (a)(b) MONTAGNA IN LTELLINA (a)(b) MORBEGNO (a)(b) NOTE MEZZOLA (a)(b) PEDESINA (b) PIANTEDO (a)(b) PIATEDA (a)(b) POGGIRIDENTI (a)(b) PONTE IN LTELLINA (a)(b) POSTALESIO (a)(b) RASURA (a)(b) ROGO (a)(b) NDRIO (a)(b) SPRIANA (a)(b) TALAMONA (a)(b) TARTANO (a)(b) TEGLIO (a)(b) TORRE DI SANTA MARIA (a)(b) TRAONA (a)(b) TRESIVIO (a)(b) L MASINO (b) VERCEIA (a)(b) VILLA DI TIRANO (a)(b) Pagina 3 di 6050 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: C NORD OVEST PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE PROV MUNE DIZZAS (a)(b) ALBAVILLA (a)(b) DOMA (a)(b) ALBESE N CASSANO (a)(b) DONGO (a)(b) ALBIO (a) DOS DEL LIRO (a)(b) ALSERIO (a) DREZZO (a)(b) ALZATE BRIANZA (a) ERBA (a)(b) ANZANO DEL PAR (a) EUPILIO (a)(b) APPIANO GENTILE (a) FAGGETO LARIO (a)(b) ARGEGNO (a)(b) FAPPIO (a) AROSIO (a) FIGINO SERENZA (a) AS (a)(b) FINO MORNAS (a) BARNI (b) GARZENO (a)(b) BELLAGIO (a)(b) GERA LARIO (a) BENE LARIO (a)(b) GIRONI (a) BEREGAZZO N FIGLIARO (a) GRANDATE (a) BINAGO (a) GRANDOLA ED UNITI (a)(b) BIZZARONE (a)(b) GRAVEDONA ED UNITI (a)(b) BLESSAGNO (b) GRIANTE (a)(b) BLEVIO (a)(b) GUANZATE (a) BRENNA (a) INVERIGO (a) BRIENNO (a)(b) LAGLIO (a)(b) BRUNATE (a)(b) LAINO (a)(b) BULGAROGRAS (a) LAMBRUGO (a) CADORAGO (a) LANZO D`INTELVI (b) CAGLIO (b) LASNIGO (b) CAGNO (a) LENNO (a)(b) CAMPIONE D`ITALIA (a) LEZZENO (a)(b) CANTU` (a) LIPOMO (a) CANZO (a)(b) LIVO (a)(b) CAPIAGO INTIANO (a)(b) NGONE AL SEGRINO (a)(b) CARATE URIO (a)(b) LUISAGO (a) CARIMATE (a) LURAGO D`ERBA (a) CARLAZZO (a)(b) LURATE CACCIVIO (a) CARUGO (a) MAGREGLIO (b) CASAS D`INTELVI (b) MASLIANI (a)(b) CASLINO D`ERBA (a)(b) MENAGGIO (a)(b) CASNATE N BERNATE (a) MERONE (a) CASSINA RIZZARDI (a) MEZZEGRA (a)(b) CASTELMARTE (a) MOLTRASIO (a)(b) CASTELNUOVO BOZZENTE (a) MONGUZZO (a) CASTIGLIONE D`INTELVI (a)(b) MONTANO LUCINO (a) CALLASCA (a)(b) MONTEMEZZO (a)(b) CARGNA (b) MONTORFANO (a)(b) CERANO INTELVI (b) MUS (a)(b) CERNOBBIO (a)(b) NES (a)(b) CIVENNA (a)(b) OLGIATE MAS (a) CLAINO N OSTENO (a)(b) OLTRONA DI SAN MAMETTE (a) NNO (a)(b) ORSENIGO (a) MO (a)(b) OSSUCCIO (a)(b) RRIDO (a)(b) PARE` (a)(b) EA (a)(b) PEGLIO (a)(b) CUCCIAGO (a) PELLIO INTELVI (b) CUSINO (b) Pagina 4 di 6051 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: C NORD OVEST PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE PROV MUNE PIANEL DEL LARIO (a)(b) PIGRA (b) PLESIO (a)(b) POGNANA LARIO (a)(b) PONNA (a)(b) PONTE LAMBRO (a)(b) PORLEZZA (a)(b) PROSERPIO (a)(b) PUSIANO (a)(b) RAMPONIO VERNA (a)(b) REZZAGO (a)(b) RODERO (a)(b) RONAGO (a) SALA MACINA (a)(b) SAN BARTOMEO L CARGNA (b) SAN FEDELE INTELVI (b) SAN FERMO DELLA BATTAGLIA (a)(b) SAN NAZZARO L CARGNA (b) SAN SIRO (a)(b) SCHIGNANO (a)(b) SENNA MAS (a) LBIATE (a) RI (a)(b) RMANO (b) STAZZONA (a)(b) TAVERNERIO (a)(b) TORNO (a)(b) TREMEZZO (a)(b) TREZZONE (a)(b) UGGIATE TRENO (a)(b) L REZZO (b) LBRONA (a)(b) LMOREA (a) LLDA (a)(b) VELE (a)(b) VENIANO (a) VERCANA (a)(b) VERTEMATE N NOPRIO (a) VILLA GUARDIA (a) ZELBIO (a)(b) ABBADIA LARIANA (a)(b) ANNONE DI BRIANZA (a) BALLABIO (b) BARZAGO (a) BARZANO` (a)(b) BARZIO (b) BELLANO (a)(b) BOSISIO PARINI (a) BUIAGO (a) CASARGO (b) Pagina 5 di 60 CASSAGO BRIANZA (a) CASSINA LSASSINA (b) CASTEL DI BRIANZA (a)(b) CESANA BRIANZA (a)(b) CITE (a)(b) LI (a)(b) LLE BRIANZA (a)(b) RTENO (a)(b) STA MASNAGA (a) ANDOLA LSASSINA (b) EMELLA (a) EMENO (b) DERVIO (a)(b) DOLZAGO (a) DORIO (a)(b) EL (a)(b) ESINO LARIO (b) GALBIATE (a)(b) GARBAGNATE MONASTERO (a) GARLATE (a)(b) INTROBIO (b) INTROZZO (a)(b) LEC (a)(b) LIERNA (a)(b) MALGRATE (a)(b) MANDEL DEL LARIO (a)(b) MARGNO (b) MOGGIO (b) MOLTENO (a) MONTICEL BRIANZA (a) MORTERONE (b) NIBIONNO (a) OGGIONO (a) OLIVETO LARIO (a)(b) PAGNONA (b) PARLAS (a)(b) PASTURO (b) PERLEDO (a)(b) PESCATE (a)(b) PREMANA (b) PRIMALUNA (a)(b) ROGENO (a) SIRONE (a) SIRTORI (a)(b) SUEGLIO (a)(b) SUEL (a)(b) TACENO (a)(b) TREMENI (a)(b) LMADRERA (a)(b) RENNA (a)(b) VENDROGNO (a)(b) VESTRENO (a)(b) CAMPODOINO (b) CHIAVENNA (a)(b)52 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: C NORD OVEST PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE GORDONA (a)(b) MADESIMO (b) MENAROLA (a)(b) MESE (a)(b) PIURO (a)(b) PRATA CAMPORTACCIO (a)(b) SAMOLA (a)(b) SAN GIAMO FILIPPO (a)(b) VILLA DI CHIAVENNA (b) AGRA (a)(b) ALBIZZATE (a) ANGERA (a) ARCISATE (a)(b) ARSAGO SEPRIO (a) AZZATE (a) AZZIO (a) BARAS (a)(b) BARDEL (a) BEDERO UVIA (a)(b) BESANO (a)(b) BESNATE (a) BEZZO (a) BIANDRONNO (a) BISUSCHIO (a)(b) BODIO AGO (a) BREBBIA (a) BREGANO (a) BRENTA (a)(b) BREZZO DI BEDERO (a)(b) BRINZIO (a)(b) BRISSAGO LTRAGLIA (a)(b) BRUNEL (a) BRUSIMPIANO (a)(b) BUGUGGIATE (a) CADEGLIANO VINAGO (a)(b) CADREZZATE (a) CANTEL (a) CARATE (a)(b) CARNAGO (a) CARONNO RESINO (a) CASALE LITTA (a) CASALZUIGNO (a)(b) CASCIAGO (a)(b) CASSANO UVIA (a)(b) CASTEL CABIAGLIO (a)(b) CASTELSEPRIO (a) CASTELVECCANA (a)(b) CASTIGLIONE ONA (a) CASTRONNO (a) CARIA N PREMEZZO (a) CAZZAGO BRABBIA (a) CITTIGLIO (a)(b) Pagina 6 di 60 PROV MUNE CLIVIO (a)(b) CQUIO TREVISAGO (a)(b) MABBIO (a) MERIO (a)(b) EMENAGA (a)(b) OSIO DELLA LLE (a) CUAS AL MONTE (a)(b) CUGLIATE FABIAS (a)(b) CUNARDO (a)(b) CURIGLIA N MONTEVIAS (a)(b) CUVEGLIO (a)(b) CUVIO (a)(b) DAVERIO (a) DUMENZA (a)(b) DUNO (a)(b) FERRERA DI RESE (a) GALLIATE MBARDO (a) GAVIRATE (a)(b) GAZZADA SCHIANNO (a) GEMONIO (a) GERGNAGA (a) GOLASECCA (a) GORNATE ONA (a) GRANTOLA (a)(b) INARZO (a) INDUNO ONA (a)(b) ISPRA (a) JERAGO N ORAGO (a) LAVENA PONTE TRESA (a)(b) LAVENO MOMBEL (a)(b) LEGGIUNO (a) NATE CEPPINO (a) ZZA (a) LUINO (a)(b) LUVINATE (a)(b) MACCAGNO (a)(b) MALGES (a) MALNATE (a) MARCHIRO (a)(b) MARZIO (b) MASCIAGO PRIMO (a)(b) MERCAL (a) MESENZANA (a)(b) MONTEGRINO LTRAGLIA (a)(b) MONLLE (a) MORAZZONE (a) MORNAGO (a) OGGIONA N SANTO STEFANO (a) ORINO (a)(b) OSMATE (a)53 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: C NORD OVEST PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE PINO SULLA SPONDA DEL LAGO MAGGIORE (a)(b) PORTO CERESIO (a)(b) PORTO LTRAGLIA (a)(b) RANCIO UVIA (a)(b) RAN (a) SALTRIO (a)(b) SANGIANO (a)(b) SESTO CALENDE (a) LBIATE ARNO (a) SURAGO (a) TAINO (a) TERNATE (a) TRADATE (a) TRAVEDONA MONATE (a) TRONZANO LAGO MAGGIORE (a)(b) LGANNA (a)(b) RANO BORGHI (a) RESE (a)(b) VEDANO ONA (a) VEDDASCA (a)(b) VENEGONO INFERIORE (a) VENEGONO SUPERIORE (a) VERGIATE (a) VIGGIU` (a)(b) Pagina 7 di 6054 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: D PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE ANTEGNATE (a) ARCENE (a) ARZAGO D`ADDA (a) AZZANO SAN PAO (a) BARBATA (a) BARIANO (a) BOLTIERE (a) BONATE PRA (a) BONATE TTO (a) BOTTANU (a) BREMBATE (a) BREMBATE DI PRA (a) BRIGNANO GERA D`ADDA (a) CAINATE (a) CALUS D`ADDA (a) CALVENZANO (a) CANONICA D`ADDA (a) CAPRIATE SAN GER (a) CARAGGIO (a) CASIRATE D`ADDA (a) CASTEL ROZZONE (a) CAVERNAGO (a) CHIGNO D`ILA (a) CISERANO (a) GNO AL SERIO (a) MUN NUOVO (a) RTENUO (a) VO (a) CURNO (a) DALNE (a) FARA GERA D`ADDA (a) FARA OLINA N LA (a) FILAGO (a) FONTANELLA (a) FORNOVO SAN GIONNI (a) GHISALBA (a) GRASBBIO (a) IS (a) LALLIO (a) LETE (a) LURANO (a) MADONE (a) MARTINENGO (a) MEDOLAGO (a) SANO DI GERA D`ADDA (a) MORENGO (a) MORNI AL SERIO (a) MOZZANICA (a) ORIO AL SERIO (a) OSIO PRA (a) OSIO TTO (a) PAGAZZANO (a) POGNANO (a) PONTE SAN PIETRO (a) Pagina 8 di 60 PONTIRO NUOVO (a) PRESEZZO (a) ROMANO DI MBARDIA (a) SERIATE (a) LZA (a) SPIRANO (a) STEZZANO (a) SUISIO (a) TERNO D`ILA (a) TREVIGLIO (a) TREVIO (a) URGNANO (a) VERDELLINO (a) VERDEL (a) ZANICA (a) BREGNANO (a) CABIATE (a) CARBONATE (a) CERMENATE (a) CIRIDO (a) FENEGRO` (a) LIDO MAS (a) CATE RESINO (a) MAZZO (a) LURAGO MARINONE (a) MARIANO MENSE (a) MOZZATE (a) NOVEDRATE (a) ROVELLASCA (a) ROVEL PORRO (a) TURATE (a) ACQUANEGRA EMONESE (a) AGNADEL (a) ANNIC (a) AZZANEL (a) BAGNO EMAS (a) CASANO (a) CAMPAGNOLA EMASCA (a) CAPERGNANICA (a) CAPPELLA CANTONE (a) CAPRALBA (a) CASALBUTTANO ED UNITI (a) CASALE EMAS VIDOLAS (a) CASALETTO CEREDANO (a) CASALETTO DI PRA (a) CASALETTO PRIO (a) CASALMORANO (a) CASTEL GABBIANO (a) CASTELLEONE (a) CASTELVERDE (a) CHIEVE (a) EDERA RUBBIANO (a) EMA (a)55 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: D PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE EMONA (a) EMOSANO (a) OTTA D`ADDA (a) CUGNANO SUL NAVIGLIO (a) DOVERA (a) FIES (a) FORGARA (a) GENIVOLTA (a) GOMBITO (a) GRUMEL EMONESE ED UNITI (a) IZANO (a) MADIGNANO (a) MONTE EMAS (a) MONTODINE (a) MOSCAZZANO (a) OFFANENGO (a) PADERNO PONCHIELLI (a) PALAZZO PIGNANO (a) PANDINO (a) PIANENGO (a) PIERANICA (a) PIZZIGHETTONE (a) QUINTANO (a) RICENGO (a) RIPALTA ARPINA (a) RIPALTA EMASCA (a) RIPALTA GUERINA (a) RIVOLTA D`ADDA (a) ROMANENGO (a) SALVIROLA (a) SAN BASSANO (a) SERGNANO (a) SESTO ED UNITI (a) NCINO (a) RESINA (a) SPINADES (a) SPINO D`ADDA (a) TICENGO (a) TORLINO VIMERCATI (a) TRESRE EMAS (a) TRIGO (a) IANO EMAS (a) ILATE (a) CASATENOVO (a) MAGNA (a) OSNAGO (a) PADERNO D`ADDA (a) ROBBIATE (a) VERDERIO INFERIORE (a) VERDERIO SUPERIORE (a) ABBADIA CERRETO (a) BERTONI (a) BOFFARA D`ADDA (a) BORGHETTO DIGIANO (a) BORGO SAN GIONNI (a) BREMBIO (a) CAMAIRAGO (a) CASALETTO DIGIANO (a) CASALMAIOC (a) CASALPUSTERLENGO (a) CASELLE LANDI (a) CASELLE LURANI (a) CASTELNUOVO BOCCA D`ADDA (a) CASTIGLIONE D`ADDA (a) CASTIRAGA VIDARDO (a) CACURTA (a) CAVENAGO D`ADDA (a) CERVIGNANO D`ADDA (a) DOGNO (a) MAZZO (a) RNEGLIANO LAUDENSE (a) RNO GIOVINE (a) RNOVECCHIO (a) RTE PALASIO (a) ESPIATICA (a) FOMBIO (a) GALGAGNANO (a) GRAFFIGNANA (a) GUARDAGLIO (a) LIVRAGA (a) DI (a) DI VECCHIO (a) MACCASTORNA (a) MAIRAGO (a) MALEO (a) MARUDO (a) MASSALENGO (a) MELETI (a) MERLINO (a) MONTANA MBARDO (a) MULAZZANO (a) ORIO LITTA (a) OSPEDALETTO DIGIANO (a) OSSAGO DIGIANO (a) PIEVE FISSIRAGA (a) SALERANO SUL LAMBRO (a) SAN FIORANO (a) SAN MARTINO IN STRADA (a) SAN ROC AL PORTO (a) SANT`ANGE DIGIANO (a) SANTO STEFANO DIGIANO (a) SECUGNAGO (a) SENNA DIGIANA (a) MAGLIA (a) Pagina 9 di 6056 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: D PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE RDIO (a) TAZZANO N VILLAVES TERRANUO DEI PASSERINI TURANO DIGIANO (a) LERA FRATTA (a) VILLANO DEL SILLARO (a) ZE BUON PERSI (a) ABBIATEGRAS (a) MB AGRATE BRIANZA (a) MB AICURZIO (a) MB ALBIATE (a) MB ARRE (a) MB BARLASSINA (a) MB BELLUS (a) MB BERNAREGGIO (a) MB BESANA IN BRIANZA (a) MB BIASNO (a) MB BOVISIO MASCIAGO (a) MB BRIOS (a) MB BRUGHERIO (a) MB BURAGO DI MOLGORA (a) MB BUSNAGO (a) MB CAMPARADA (a) MB CAPONAGO (a) MB CARATE BRIANZA (a) MB CARNATE (a) MB CAVENAGO DI BRIANZA (a) MB CERIANO LAGHETTO (a) MB CESANO MADERNO (a) MB GLIATE (a) MB NREZZO (a) MB RNATE D'ADDA (a) MB RREZZANA (a) MB DESIO (a) MB GIUSSANO (a) MB LAZZATE (a) MB LENTATE SUL SEVE (a) MB LESMO (a) MB LIMBIATE (a) MB LISNE (a) MB MACHERIO (a) MB MEDA (a) MB MEZZAGO (a) MB SINTO (a) MB MONZA (a) MB MUGGIO` (a) MB NO LANESE (a) MB ORNAGO (a) MB RENATE (a) MB RONCEL (a) MB RON BRIANTINO (a) MB SEREGNO (a) Pagina 10 di 60 MB SEVE (a) MB VI (a) MB SULBIATE (a) MB TRIUGGIO (a) MB USMATE VELATE (a) MB REDO (a) MB VEDANO AL LAMBRO (a) MB VEDUGGIO N LZANO (a) MB VERANO BRIANZA (a) MB VILLASANTA (a) MB VIMERCATE (a) ABBIATEGRAS (a) ALBAIRATE (a) ARNATE (a) ARESE (a) ARLUNO (a) ASSAGO (a) BARANZATE (a) BAREGGIO (a) BASIANO (a) BASIGLIO (a) BELLINZAGO MBARDO (a) BERNATE TICINO (a) BESATE (a) BINAS (a) BOFFARA PRA TICINO (a) BOLLATE (a) BRES (a) BUBBIANO (a) BUCCINAS (a) BUSCATE (a) BUSSERO (a) BUSTO GAROLFO (a) CALVIGNAS (a) CAMBIAGO (a) CANEGRATE (a) CARPIANO (a) CARUGATE (a) CASARILE (a) CAREZZO (a) CASSANO D`ADDA (a) CASSINA DE PECCHI (a) CASSINETTA DI LUGAGNANO (a) CASTANO PRIMO (a) CERNUS SUL NAVIGLIO (a) CERRO AL LAMBRO (a) CERRO MAGGIORE (a) CESANO BOSNE (a) CESATE (a) CINISEL BALSAMO (a) CISLIANO (a) GNO MONZESE (a) LTURANO (a) RBETTA (a)57 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: D PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE RMANO (a) RNAREDO (a) RSI (a) CUGGIONO (a) CUSAGO (a) CUSANO LANINO (a) DAIRAGO (a) DRESANO (a) GAGGIANO (a) GARBAGNATE LANESE (a) GESSATE (a) GORGONZOLA (a) GREZZAGO (a) GUDO VISNTI (a) INVERUNO (a) INZAGO (a) LACCHIARELLA (a) LAINATE (a) LEGNANO (a) LISCATE (a) CATE DI TRIULZI (a) MAGENTA (a) MAGNAGO (a) MARCAL N CANE (a) MASATE (a) MEDIGLIA (a) MELEGNANO (a) MELZO (a) MESERO (a) LANO (a) MORIMONDO (a) MOTTA VISNTI (a) NERVIANO (a) NOSATE (a) NOTE LANESE (a) NOVIGLIO (a) OPERA (a) OSNA (a) OZZERO (a) PADERNO DUGNANO (a) PANTIGLIATE (a) PARABIAGO (a) PAUL (a) PERO (a) PESCHIERA BORROMEO (a) PESSANO N BORNAGO (a) PIEVE EMANUELE (a) PIOLTEL (a) POGLIANO LANESE (a) POZZO D`ADDA (a) POZZUO MARTESANA (a) PREGNANA LANESE (a) RESCALDINA (a) Pagina 11 di 60 PROV MUNE RHO (a) ROBECCHETTO N INDUNO (a) ROBEC SUL NAVIGLIO (a) RODANO (a) ROSATE (a) ROZZANO (a) SAN MBANO AL LAMBRO(a) SAN DONATO LANESE (a) SAN GIORGIO SU LEGNANO (a) SAN GIULIANO LANESE (a) SAN VITTORE ONA (a) SAN ZENONE AL LAMBRO (a) SANTO STEFANO TICINO (a) SEDRIANO (a) SEGRATE (a) SENAGO (a) SESTO SAN GIONNI (a) SETTALA (a) SETTIMO LANESE (a) LARO (a) TREZZANO ROSA (a) TREZZANO SUL NAVIGLIO (a) TREZZO SULL`ADDA (a) TRIBIANO (a) TRUCCAZZANO (a) TURBIGO (a) NZAGHEL (a) NZAGO (a) PRIO D`ADDA (a) VERMEZZO (a) VERNATE (a) VIGNATE (a) VILLA RTESE (a) VIMODRONE (a) VITTUONE (a) VIZZO PREDABISSI (a) ZE SURRIGONE (a) ALAGNA (a) ALBAREDO ARNABOLDI (a) ALBONESE (a) ALBUZZANO (a) ARENA PO (a) BADIA PAVESE (a) BARBIANEL (a) BASCAPE` (a) BASTIDA DE` DOSSI (a) BASTIDA PANCARANA (a) BATTUDA (a) BELGIOIO (a) BEREGUARDO (a) BORGAREL (a)58 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: D PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE BORGO SAN SIRO (a) BORNAS (a) BREME (a) BRESSANA BOTTARONE (a) BRONI (a) CAMPOSPINO (a) CANDIA MELLINA (a) CARBONARA AL TICINO (a) CASANO NATI (a) CASATISMA (a) CASEI GEROLA (a) CARATE PRIMO (a) CASLNOVO (a) CASTELLETTO DI BRANDUZZO (a) CASTEL D`AGOGNA (a) CASTELNOVETTO (a) CA MANARA (a) CERANO (a) CERETTO MELLINA (a) CERGNAGO (a) CERTOSA DI PAVIA (a) CERVESINA (a) CHIGNO PO (a) CILAVEGNA (a) NFIENZA (a) PIANO (a) RANA (a) RNALE (a) RTEONA (a) STA DE` NOBILI (a) ZZO (a) CURA CARPIGNANO (a) DORNO (a) FERRERA ERBOGNONE (a) FILIGHERA (a) FRASCARO (a) GALLIAVOLA (a) GAMBARANA (a) GAMBO` (a) GARLAS (a) GENZONE (a) GERENZAGO (a) GIUSSAGO (a) GRAVELNA MELLINA (a) GROPEL CAIROLI (a) INVERNO E MONTELEONE (a) LANDRIANO (a) LANGOS (a) LARDIRAGO (a) LINARO (a) MEL (a) LUNGAVILLA (a) MAGHERNO (a) MARCIGNAGO (a) MARZANO (a) MEDE (a) MEZZANA BIGLI (a) MEZZANA RABATTONE (a) MEZZANINO (a) RADO TERME (a) MONTICELLI PAVESE (a) MORTARA (a) NIRVO (a) OLENO DI MELLINA (a) OTTOBIANO (a) PALESTRO (a) PANCARANA (a) PARONA (a) PAVIA (a) PIEVE ALBIGNOLA (a) PIEVE DEL CAIRO (a) PIEVE PORTO MORONE (a) PINARO PO (a) PIZZALE (a) PORTALBERA (a) REA (a) ROBBIO (a) ROBEC PAVESE (a) ROGNANO (a) RONCARO (a) ROSAS (a) SAN CIPRIANO PO (a) SAN GENESIO ED UNITI (a) SAN GIORGIO DI MELLINA (a) SAN MARTINO SICMARIO (a) SAN ZENONE AL PO (a) SANNAZZARO DE` BURGONDI (a) SANT`ALESSIO N VIANE (a) SANT`ANGE MELLINA (a) SANTA ISTINA E BISNE (a) SARTIRANA MELLINA (a) SCALDALE (a) SEANA (a) SILNO PIETRA (a) SIZIANO (a) MMO (a) SPESSA (a) STRADELLA (a) SUARDI (a) TORRE BERETTI E CASTELLARO (a) TORRE D`ARESE (a) TORRE D`ILA (a) Pagina 12 di 6059 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: D PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE TORRE DE` NEGRI (a) TORREVECCHIA PIA (a) TRA` SICMARIO (a) TRIVOLZIO (a) TROMEL (a) TROVO (a) LEGGIO (a) LLE MELLINA (a) LLE SALIMBENE (a) VELEZZO MELLINA (a) VELLEZZO BELLINI (a) VERRETTO (a) VERRUA PO (a) VIDIGULFO (a) VIGENO (a) VILLA BISSSI (a) VILLANO D`ARDENGHI (a) VILLANTERIO (a) VISTARINO (a) VOGHERA (a) ZECNE (a) ZEME (a) ZERBO (a) ZERBO` (a) ZINAS (a) BUSTO ARSIZIO (a) CAIRATE (a) CARDANO AL CAMPO (a) CARONNO PERTUSELLA (a) CARATE SEMPIONE (a) CASSANO MAGNAGO (a) CASTELLANZA (a) CISLAGO (a) FAGNANO ONA (a) FERNO (a) GALLARATE (a) GERENZANO (a) GORLA MAGGIORE (a) GORLA NORE (a) NATE POZZO (a) MARNATE (a) OLGIATE ONA (a) ORIGGIO (a) SAMARATE (a) SARONNO (a) LBIATE ONA (a) MMA MBARDO (a) UBOLDO (a) VIZZOLA TICINO (a) Pagina 13 di 6060 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: E OLTREPO PAVESE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE BAGNARIA (a)(b) BORGO PRIO (a) BORGORATTO MORMORO (a)(b) BOSNAS (a) BRAL DI PREGOLA (a)(b) CALVIGNANO (a) CANEVINO (a)(b) CANNETO PAVESE (a) CASTANA (a) CASTEGGIO (a) CECIMA (a)(b) CIGOGNOLA (a) DEVILLA (a) RVINO SAN QUIRI (a) FORTUNAGO (a)(b) GODIAS (a)(b) GOLFERENZO (a)(b) LIRIO (a) MENNI (a)(b) MONTALTO PAVESE (a) MONTEBEL DELLA BATTAGLIA (a) MONTECALVO VERSIGGIA (a) MONTESCANO (a) MONTESEGALE (a)(b) MONTU` BECCARIA (a) MORNI SANA (a) OLI GESSI (a) PIETRA DE` GIORGI (a) PONTE NIZZA (a)(b) REDALLE (a) RETORBIDO (a)(b) RINAZZANO (a)(b) ROCCA DE` GIORGI (a)(b) ROCCA SUSELLA (a)(b) ROMAGNESE (a)(b) ROVESCALA (a) RUINO (a)(b) SAN DAANO AL LLE (a) SANTA GIULETTA (a) SANTA MARGHERITA DI STAFFORA (b) SANTA MARIA DELLA VERSA (a)(b) TORRAZZA STE (a)(b) TORRICELLA VERZATE (a) L DI NIZZA (a)(b) LVERDE (a)(b) RZI (a)(b) VOLPARA (a)(b) ZATTAREL (a)(b) ZENEVREDO (a) Pagina 14 di 6061 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F PIANURA ORIENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE PROV MUNE BOLGARE (a) CAIO (a) CIVIDATE AL PIANO (a) PAS (a) PUMENENGO (a) TELGATE (a) TORRE PALLAVICINA (a) ACQUAFREDDA (a) ALFIANEL (a) AZZANO MELLA (a) BAGNO MELLA (a) BARBARIGA (a) BASSANO BRESCIANO (a) BEDIZZOLE (a) BERLINGO (a) BORGO SAN GIAMO (a) BORGOSATOL (a) BRANDI (a) CAINATO (a) CALVISANO (a) CAPRIANO DEL LLE (a) CARPENEDO (a) CASTEGNATO (a) CASTEL MELLA (a) CASTELTI (a) CASTENEDO (a) CASTREZZATO (a) CAZZAGO SAN MARTINO (a) CHIARI (a) CIGOLE (a) CCAGLIO (a) GNE (a) MEZZANO CIZZAGO (a) RZANO (a) DEL (a) DESENZANO DEL GARDA (a) ERBUS (a) FIESSE (a) FLERO (a) GAMBARA (a) GHEDI (a) GOTTOLENGO (a) IRELLA (a) LENO (a) GRATO (a) NATO (a) NGHENA (a) MACDIO (a) MAIRANO (a) MANERBA DEL GARDA (a) MANERBIO (a) LZANO (a) MONIGA DEL GARDA (a) MONTICHIARI (a) Pagina 15 di 60 MONTIRONE (a) OFFLAGA (a) ORZINUOVI (a) ORZIVECCHI (a) OSPITALETTO (a) PADENGHE SUL GARDA (a) PADERNO FRANCIARTA (a) PALAZZO SULL`OGLIO (a) PASSIRANO (a) PAVONE DEL MELLA (a) POMPIANO (a) PONCARALE (a) PONTEVI (a) PONTOGLIO (a) POZZOLENGO (a) PRALBOINO (a) QUINZANO D`OGLIO (a) REMEDEL (a) ROCCAFRANCA (a) RONCADELLE (a) ROTO (a) RUDIANO (a) SAN FELICE DEL BENA (a) SAN GERSIO BRESCIANO (a) SAN PAO (a) SAN ZENO NAVIGLIO (a) SENIGA (a) SIRONE (a) IANO DEL LAGO (a) TORBOLE CASAGLIA (a) TRAGLIATO (a) TRENZANO (a) URAGO D`OGLIO (a) VEROLANUO (a) VEROLAVECCHIA (a) VILLACHIARA (a) VISANO (a) BONEMERSE (a) BORDOLANO (a) CA` D`ANDREA (a) CALTONE (a) CAPPELLA DE` PICENARDI (a) CASALMAGGIORE (a) CASTELDIDONE (a) CASTELVISNTI (a) CELLA DATI (a) CIGNO (a) CINGIA DE` BOTTI (a) RTE DE` RTESI N CIGNONE (a) RTE DE` FRATI (a) DEROVERE (a) DRIZZONA (a) GABBIONETA BINANUO (a)62 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F PIANURA ORIENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE PROV MUNE GADES PIEVE DELMONA (a) GERRE DE`CAPRIOLI (a) GRONTARDO (a) GUSLA (a) ILA DORESE (a) MALAGNINO (a) MARTIGNANA DI PO (a) MOTTA BALUFFI (a) OLMENETA (a) OSTIANO (a) PERSI DOSIMO (a) PESCARO ED UNITI (a) PESSINA EMONESE (a) PIADENA (a) PIEVE D`OL (a) PIEVE SAN GIAMO (a) POZZAGLIO ED UNITI (a) RIRO DEL RE ED UNITI (a) ROBEC D`OGLIO (a) SAN DANIELE PO (a) SAN GIONNI IN OCE (a) SAN MARTINO DEL LAGO (a) SCANDOLARA RARA (a) SCANDOLARA RIPA D`OGLIO (a) LARO RAINERIO (a) SPIRO (a) SPINEDA (a) STAGNO MBARDO (a) TORNATA (a) TORRE DE` PICENARDI (a) TORRICELLA DEL PIZZO (a) VESTO (a) VONGO (a) VOLTIDO (a) ACQUANEGRA SUL CHIESE (a) ALA (a) BAGNO SAN VITO (a) BIGAREL (a) BORGOFORTE (a) BORGOFRAN SUL PO (a) BOZZO (a) CANNETO SULL`OGLIO (a) CARBONARA DI PO (a) CASALMORO (a) CASALDO (a) CASALROMANO (a) CASTEL D`ARIO (a) CASTEL GOFFREDO (a) CASTELBELFORTE (a) CASTELLUCCHIO (a) CASTIGLIONE DELLE STIVIERE (a) CAVRIANA (a) CERESARA (a) MMESSAGGIO (a) CURTATONE (a) DO (a) FENICA (a) GAZOLDO DEGLI IPPOLITI (a) GAZZUO (a) GOITO (a) GONZAGA (a) GUIDIZZO (a) MAGNACAL (a) MANTO (a) MARCARIA (a) MARIANA MANTONA (a) MARRO (a) MEDOLE (a) MOGLIA (a) MONZAMBANO (a) MOTTEGGIANA (a) OSTIGLIA (a) PEGOGNAGA (a) PIEVE DI RIANO (a) PIUBEGA (a) POGGIO RUS (a) POMPONES (a) PONTI SUL NCIO (a) PORTO MANTONO (a) QUINGENTOLE (a) QUISTEL (a) REDONDES (a) REVERE (a) RIRO MANTONO (a) RODIGO (a) RONFERRARO (a) ROVERBELLA (a) SABBIONETA (a) SAN BENEDETTO PO (a) SAN GIAMO DELLE SEGNATE (a) SAN GIORGIO DI MANTO (a) SAN GIONNI DEL DOS (a) SAN MARTINO DALL`ARGINE (a) SCHIVENOGLIA (a) SERDE (a) SERRALLE A PO (a) LFERINO (a) SUSTINENTE (a) SUZZARA (a) VIADANA (a) VILLA POMA (a) Pagina 16 di 6063 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F PIANURA ORIENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE VILLIMPENTA (a) VIRGILIO (a) VOLTA MANTONA (a) Pagina 17 di 6064 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: G GARDA AMONICA PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm ADRARA SAN MARTINO (a)(b) ADRARA SAN ROC (a)(b) AZZONE (b) BERZO SAN FERMO (a)(b) BORGO DI TERZO (a)(b) BOSSI (b) CAROBBIO DEGLI ANGELI (a)(b) CASAZZA (a)(b) CASTELLI CALEPIO (a)(b) CASTIONE DELLA PRELANA (b) CASTRO (a) CENATE PRA (a)(b) CERETE (a)(b) CHIUDUNO (a) LERE (b) STA VOLPINO (a)(b) EDARO (a)(b) ENDINE GAIANO (a)(b) ENTRATI (a)(b) FINO DEL MONTE (b) FONTENO (a)(b) FORESTO SPAR (a)(b) GANDOS (a)(b) GORLAGO (a) GRONE (a)(b) GRUMEL DEL MONTE (a)(b) VERE (a)(b) LUZZANA (a)(b) MONASTERO DEL CASTEL (a)(b) ONORE (b) PARZANICA (a)(b) PIANI (a)(b) PREDORE (a)(b) RANZANI (a)(b) RI DI LTO (a)(b) ROGNO (a)(b) SARNI (a)(b) SCHILPARIO (b) LTO LLINA (a)(b) NGAZZO (b) VERE (a)(b) SPINONE AL LAGO (a)(b) TAVERNOLA BERGAMASCA (a)(b) TRESRE BALNEARIO (a)(b) VIADANICA (a)(b) VIGANO SAN MARTINO (a)(b) VIGO (a)(b) VILNGO (a)(b) VILNORE DI SCALVE (b) ZANDOBBIO (a)(b) ADRO (a)(b) AGNOSINE (a)(b) Pagina 18 di 60 PROV MUNE ANFO (a)(b) ANGO TERME (a)(b) ARTOGNE (a)(b) BAGOLINO (a)(b) BARGHE (a)(b) BERZO DEMO (a)(b) BERZO INFERIORE (a)(b) BIENNO (a)(b) BIONE (a)(b) BORNO (b) BOTTICINO (a)(b) BOVEGNO (b) BOVEZZO (a)(b) BRAONE (a)(b) BRENO (a)(b) BRESCIA (a)(b) BRIONE (a)(b) CAINO (a)(b) CALGESE DELLA RIVIERA (a) CAPO DI PONTE (a)(b) CAPOLLE (a)(b) CAPRIO (a)(b) CASTO (a)(b) CEDEGO (a)(b) CELLATICA (a) CERVENO (a)(b) CETO (a)(b) CEVO (a)(b) CIMBERGO (a)(b) CIVIDATE CAMUNO (a) LLEBEATO (a) LLIO (b) NCESIO (a)(b) RTE FRANCA (a)(b) RTENO GOLGI (b) DARFO BOARIO TERME (a)(b) EDO (b) ESINE (a)(b) GARDONE RIVIERA (a)(b) GARDONE LTROMPIA (a)(b) GARGNANO (a)(b) GARDO (a)(b) GIANI (a)(b) GUSSAGO (a)(b) IDRO (a)(b) INCUDINE (b) IRMA (b) ISEO (a)(b) LAVENONE (a)(b) LIMONE SUL GARDA (a)(b) DRINO (a)(b) SINE (a)(b) ZIO (b) LUMEZZANE (a)(b)65 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: G GARDA AMONICA PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE PROV MUNE MAGASA (b) MALEGNO (a)(b) MANNO (a)(b) MARCHENO (a)(b) MARMENTINO (b) MARONE (a)(b) MAZZANO (a)(b) MONNO (b) MONTE ILA (a)(b) MONTICELLI BRUSATI (a)(b) MURA (a)(b) MUSLINE (a) NAVE (a)(b) NIARDO (a)(b) NUVOLENTO (a) NUVOLERA (a)(b) ODO (a)(b) OME (a)(b) ONO SAN PIETRO (a)(b) OSSIMO (a)(b) PAIS VENO (a)(b) PAITONE (a)(b) PARATI (a)(b) PASPARDO (a)(b) PERTICA ALTA (a)(b) PERTICA BASSA (a)(b) PEZZAZE (a)(b) PIAN CAMUNO (a)(b) PIANGNO (a)(b) PIGNE (a)(b) POLAVENO (a)(b) POLPENAZZE DEL GARDA (a) PONTE DI LEGNO (b) PRESEGLIE (a)(b) PRESTINE (b) PRELLE (a) PROGLIO D`ISEO (a)(b) PROGLIO L SABBIA (a)(b) PUEGNAGO SUL GARDA (a) REZZATO (a) RODENGO SAIANO (a)(b) ROE` VOIANO (a)(b) SABBIO CHIESE (a)(b) SALE MARASINO (a)(b) SA` (a)(b) SAREZZO (a)(b) SAVIORE DELL`ADAMEL (b) SELLERO (a)(b) SERLE (a)(b) NI (b) SULZANO (a)(b) TAVERNOLE SUL MELLA (a)(b) TEMU` (b) TIGNALE (a)(b) Pagina 19 di 60 TOSLANO MADERNO (a)(b) TREMOSINE (a)(b) TREVI BRESCIANO (a)(b) LLIO (a)(b) LVESTINO (a)(b) VESTONE (a)(b) VEZZA D`OGLIO (b) VILLA CARCINA (a)(b) VILLANUO SUL CLISI (a)(b) VIONE (b) VOBARNO (a)(b) ZONE (a)(b)66 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: H PREALPI CENTRALI PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE PROV MUNE ALBANO SANT`ALESSANDRO (a) ALBINO (a)(b) ALGUA (a)(b) ALME` (a) ALMENNO SAN BARTOMEO(a)(b) ALMENNO SAN SALTORE (a)(b) ALZANO MBARDO (a)(b) AMBIVERE (a)(b) ARDESIO (b) AVERARA (b) AVIATI (a)(b) BAGNATICA (a) BARZANA (a) BEDULITA (a)(b) BERBENNO (a)(b) BERGAMO (a)(b) BIANZANO (a)(b) BLEL (a)(b) BRACCA (a)(b) BRANZI (b) BREMBILLA (a)(b) BRUMANO (b) BRUSAPORTO (a) CAMERATA RNEL (a)(b) CAPIZZONE (a)(b) CAPRINO BERGAMAS (a)(b) CARONA (b) CARVI (a)(b) CASNIGO (a)(b) CASSIGLIO (b) CAZZANO SANT`ANDREA (a)(b) CENATE TTO (a) CENE (a)(b) CISANO BERGAMAS (a)(b) CLUNE (a)(b) LZATE (a)(b) RNA IMAGNA (a)(b) RNALBA (b) STA DI MEZZATE (b) STA DI SERINA (a)(b) STA LLE IMAGNA (b) CUSIO (b) DOSSENA (a)(b) FIORANO AL SERIO (a)(b) FOPPO (b) FUIPIANO LLE IMAGNA (b) GANDELLINO (b) GANDINO (a)(b) GAVERINA TERME (a)(b) GAZZANIGA (a)(b) GEROSA (a)(b) GORLE (a) GORNO (a)(b) GROMO (b) Pagina 20 di 60 ILA DI FONDRA (b) LEFFE (a)(b) LENNA (a)(b) CATEL (a)(b) MAPEL (a)(b) MEZZOLDO (b) MOIO DE` CALVI (b) MONTEL (a) MOZZO (a) NEMBRO (a)(b) OLMO AL BREMBO (b) OLTRE IL LLE (b) OLTRESSENDA ALTA (b) ONETA (b) ORNICA (b) PALADINA (a) PALAZZAGO (a)(b) PARRE (a)(b) PEDRENGO (a) PEIA (a)(b) PIARIO (a)(b) PIAZZA BREMBANA (a)(b) PIAZZATORRE (b) PIAZZO (b) PONTE NOSSA (a)(b) PONTERANICA (a)(b) PONTIDA (a)(b) PRADALUNGA (a)(b) PREMO (a)(b) RANICA (a)(b) RONBEL (b) RONLA (b) ROTA D`IMAGNA (a)(b) ROVETTA (b) SAN GIONNI BIAN (a)(b) SAN PAO D`ARGON (a) SAN PELLEGRINO TERME (a)(b) SANT`OMOBONO IMAGNA (a)(b) SANTA BRIGIDA (b) SCANZOROSCIATE (a)(b) SEDRINA (a)(b) SELVINO (b) SERINA (b) RILE (a)(b) TTO IL MONTE GIONNI XXIII (a)(b) STROZZA (a)(b) TALEGGIO (a)(b) TORRE BOLDONE (a)(b) TORRE DE` ROVERI (a) UBIALE CLANEZZO (a)(b) LBONDIONE (b) LBREMBO (a) LGOGLIO (b)67 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: H PREALPI CENTRALI PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE (a) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote inferiori a 500 metri slm (b) Comuni dell area omogenea che hanno parte del loro territorio a quote comprese tra 500 e 1500 metri slm PROV MUNE LLEVE (b) LNEGRA (a)(b) LSECCA (a)(b) LTORTA (b) VEDESETA (b) VERTO (a)(b) VILLA D`ADDA (a)(b) VILLA D`ALME` (a)(b) VILLA D`OGNA (a)(b) VILLA DI SERIO (a) ZOGNO (a)(b) AIRUNO (a)(b) BRIVIO (a)(b) CAL (a) CALZIORTE (a)(b) CARENNO (a)(b) CERNUS MBARDONE (a) ERVE (a)(b) IMBERSAGO (a) MERATE (a) SSAGLIA (a) MONTE MARENZO (a)(b) MONTEVECCHIA (a)(b) OLGIATE MOLGORA (a)(b) OLGINATE (a)(b) PEREGO (a)(b) ROGNATE (a) SANTA MARIA HOE` (a)(b) TORRE DE` BUSI (a)(b) LGREGHENTINO (a)(b) VERCURAGO (a)(b) VIGANO` (a)(b) Pagina 21 di 6068 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 11 OROBIE - NORD OVEST PER IL RISCHIO LANGHE PROV MUNE ADRARA SAN MARTINO ADRARA SAN ROC ALBINO ALGUA ALME` ALMENNO SAN BARTOMEO ALMENNO SAN SALTORE ALZANO MBARDO ARDESIO AVERARA AVIATI AZZONE BEDULITA BERBENNO BERZO SAN FERMO BIANZANO BLEL BORGO DI TERZO BOSSI BRACCA BRANZI BREMBILLA BRUMANO CAMERATA RNEL CAPIZZONE CAPRINO BERGAMAS CARONA CASAZZA CASNIGO CASSIGLIO CASTIONE DELLA PRELANA CASTRO CAZZANO SANT`ANDREA CENATE PRA CENE CERETE CLUNE LERE LZATE RNA IMAGNA RNALBA STA DI SERINA STA LLE IMAGNA STA VOLPINO CUSIO DOSSENA ENDINE GAIANO ENTRATI FINO DEL MONTE FIORANO AL SERIO FONTENO FOPPO FORESTO SPAR FUIPIANO LLE IMAGNA GANDELLINO PROV MUNE GANDINO GAVERINA TERME GAZZANIGA GEROSA GORNO GROMO GRONE ILA DI FONDRA LEFFE LENNA CATEL VERE LUZZANA MEZZOLDO MONASTERO DEL CASTEL NEMBRO OLMO AL BREMBO OLTRE IL LLE OLTRESSENDA ALTA ONETA ONORE ORNICA PALADINA PALAZZAGO PARRE PARZANICA PEIA PIANI PIARIO PIAZZA BREMBANA PIAZZATORRE PIAZZO PONTE NOSSA PONTERANICA PRADALUNGA PREDORE PREMO RANICA RANZANI RI DI LTO ROGNO RONBEL RONLA ROTA D`IMAGNA ROVETTA SAN GIONNI BIAN SAN PELLEGRINO TERME SANT`OMOBONO IMAGNA SANTA BRIGIDA SARNI SCANZOROSCIATE SCHILPARIO SEDRINA SELVINO SERINA LTO LLINA Pagina 22 di 6069 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 11 OROBIE - NORD OVEST PER IL RISCHIO LANGHE PROV MUNE PROV MUNE NGAZZO RILE VERE SPINONE AL LAGO STROZZA TALEGGIO TAVERNOLA BERGAMASCA TRESRE BALNEARIO UBIALE CLANEZZO LBONDIONE LGOGLIO LLEVE LNEGRA LSECCA LTORTA VEDESETA VERTO VIADANICA VIGANO SAN MARTINO VIGO VILLA D`ALME` VILLA D`OGNA VILLA DI SERIO VILNORE DI SCALVE ZOGNO ANGO TERME BORNO CAPO DI PONTE CERVENO CIVIDATE CAMUNO RTENO GOLGI DARFO BOARIO TERME EDO SINE ZIO MALEGNO MANNO ONO SAN PIETRO OSSIMO PAIS VENO PIANGNO SELLERO ALBAVILLA ALBESE N CASSANO ARGEGNO AS BARNI BELLAGIO BENE LARIO BLESSAGNO BLEVIO BRIENNO BRUNATE CADEGLIANO - VINAGO CAGLIO CAMPIONE D`ITALIA CANZO CARATE URIO CARLAZZO CASAS D`INTELVI CASLINO D`ERBA CASTELMARTE CASTIGLIONE D`INTELVI CARGNA CERANO INTELVI CERNOBBIO CIVENNA CLAINO N OSTENO CQUIO - TREVISAGO NNO MO RRIDO EA CUSINO DIZZAS ERBA EUPILIO FAGGETO LARIO GARZENO GRANDOLA ED UNITI GRIANTE LAGLIO LAINO LANZO D`INTELVI LASNIGO LENNO LEZZENO NGONE AL SEGRINO MAGREGLIO MASLIANI MENAGGIO MEZZEGRA MOIO DE` CALVI MOLTRASIO MUS NES OSSUCCIO PELLIO INTELVI PIANEL DEL LARIO PIGRA PLESIO POGNANA LARIO PONNA PONTE LAMBRO PORLEZZA PROSERPIO PUSIANO RAMPONIO VERNA REZZAGO SALA MACINA Pagina 23 di 6070 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 11 OROBIE - NORD OVEST PER IL RISCHIO LANGHE PROV MUNE SAN BARTOMEO L CARGNA SAN FEDELE INTELVI SAN NAZZARO L CARGNA SAN SIRO SCHIGNANO RMANO TAVERNERIO TORNO TREMEZZO L REZZO LBRONA LLDA VELE VIGGIU` ZELBIO ABBADIA LARIANA BALLABIO BARZIO BELLANO CALZIORTE CARENNO CASARGO CASSINA LSASSINA CESANA BRIANZA CITE LI RTENO ANDOLA LSASSINA EMENO DERVIO DORIO ERVE ESINO LARIO INTROBIO INTROZZO LEC LIERNA MALGRATE MANDEL DEL LARIO MARGNO MOGGIO MORTERONE OLIVETO LARIO PAGNONA PARLAS PASTURO PERLEDO PREMANA PRIMALUNA SUEGLIO SUEL TACENO TORRE DE` BUSI TREMENI LMADRERA Pagina 24 di 60 RENNA VENDROGNO VERCURAGO VESTRENO ALBAREDO PER SAN MAR ALBOSAGGIA ANDA LTELLINO APRICA BEMA CAIO CASTEL DELL`ACQUA CEDRAS RINA SIO LTELLINO DELEBIO FAEDO LTELLINO FORLA FUSINE GEROLA ALTA MORBEGNO PEDESINA PIANTEDO PIATEDA PONTE IN LTELLINA RASURA ROGO TALAMONA TARTANO TEGLIO AGRA ARCISATE AZZIO BARAS BEDERO UVIA BESANO BISUSCHIO BRENTA BREZZO DI BEDERO BRINZIO BRISSAGO LTRAGLIA BRUSIMPIANO CASALZUIGNO CASCIAGO CASSANO UVIA CASTEL CABIAGLIO CASTELVECCANA CITTIGLIO CLIVIO MERIO EMENAGA CUAS AL MONTE CUGLIATE - FABIAS CUNARDO CURIGLIA N MONTEVIAS CUVEGLIO71 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 11 OROBIE - NORD OVEST PER IL RISCHIO LANGHE PROV MUNE CUVIO DUMENZA DUNO FERRERA DI RESE GAVIRATE GEMONIO GERGNAGA GRANTOLA INDUNO ONA LAVENA PONTE TRESA LAVENO - MOMBEL LUINO LUVINATE MACCAGNO MARCHIRO MARZIO MASCIAGO PRIMO MESENZANA MONTEGRINO LTRAGLIA ORINO PINO SULLA SPONDA DEL LAGO PORTO CERESIO PORTO LTRAGLIA RANCIO UVIA SALTRIO TRONZANO LAGO MAGGIORE LGANNA RESE VEDDASCA Pagina 25 di 6072 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 12 HIAVENNA - ALTO LARIO PER IL RISCHIO LANGHE DOMA DONGO DOS DEL LIRO GERA LARIO GRAVEDONA ED UNITI LIVO MONTEMEZZO PEGLIO RI STAZZONA TREZZONE VERCANA CAMPODOINO CHIAVENNA GORDONA MADESIMO MENAROLA MESE PIURO PRATA CAMPORTACCIO SAMOLA SAN GIAMO FILIPPO VILLA DI CHIAVENNA Pagina 26 di 6073 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 13 LTELLINA PER IL RISCHIO LANGHE ARDENNO BERBENNO DI LTELLINA BIANZONE BUGLIO IN MONTE CASPOGGIO CASTIONE ANDEVENNO CERCINO CHIESA IN LMALEN CHIURO CINO CIVO DAZIO DUBINO LANZADA MANTEL MEL MONTAGNA IN LTELLINA NOTE MEZZOLA POGGIRIDENTI PONTE IN LTELLINA POSTALESIO NDRIO SPRIANA TEGLIO TORRE DI SANTA MARIA TRAONA TRESIVIO L MASINO VERCEIA Pagina 27 di 6074 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 14 ALTA LTELLINA PER IL RISCHIO LANGHE EDO INCUDINE MONNO PONTE DI LEGNO TEMU` VEZZA D`OGLIO VIONE BORO GROSIO GROTTO LIVIGNO VERO MAZZO DI LTELLINA SERNIO NDA TIRANO TOVO DI SANT`AGATA LDIDENTRO LDITTO LFUR VERVIO VILLA DI TIRANO Pagina 28 di 6075 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 15 ADAMEL PER IL RISCHIO LANGHE BERZO DEMO CEDEGO CETO CEVO CIMBERGO EDO INCUDINE PASPARDO PONTE DI LEGNO SAVIORE DELL`ADAMEL NI TEMU VEZZA D`OGLIO VIONE Pagina 29 di 6076 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 16 GARDA - AMONICA PER IL RISCHIO LANGHE PROV MUNE AGNOSINE ANFO ARTOGNE BAGOLINO BARGHE BERZO INFERIORE BIENNO BIONE BOTTICINO BOVEGNO BOVEZZO BRAONE BRENO BRESCIA BRIONE CAINO CAPOLLE CASTO CELLATICA LLEBEATO LLIO NCESIO DARFO BOARIO TERME ESINE GARDONE RIVIERA GARDONE LTROMPIA GARGNANO GARDO GIANI GUSSAGO IDRO IRMA ISEO LAVENONE LIMONE SUL GARDA DRINO LUMEZZANE MAGASA MARCHENO MARMENTINO MARONE MONTE ILA MONTICELLI BRUSATI MURA NAVE NIARDO NUVOLERA ODO OME PAITONE PERTICA ALTA PERTICA BASSA PEZZAZE PIAN CAMUNO PIGNE POLAVENO PRESEGLIE PRESTINE PROGLIO L SABBIA ROE` VOIANO SABBIO CHIESE SALE MARASINO SA` SAREZZO SERLE SULZANO TAVERNOLE SUL MELLA TIGNALE TOSLANO MADERNO TREMOSINE TREVI BRESCIANO LLIO LVESTINO VESTONE VILLA CARCINA VILLANUO SUL CLISI VOBARNO ZONE Pagina 30 di 6077 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F1 HIAVENNA PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI CAMPODOINO CHIAVENNA GORDONA MADESIMO MENAROLA MESE NOTE MEZZOLA PIURO PRATA CAMPORTACCIO SAMOLA SAN GIAMO FILIPPO VERCEIA VILLA DI CHIAVENNA Pagina 31 di 6078 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F2 ALPI CENTRALI PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE ALBAREDO PER SAN MAR ALBOSAGGIA ANDA LTELLINO APRICA ARDENNO BEMA BERBENNO DI LTELLINA BIANZONE BUGLIO IN MONTE CAIO CASPOGGIO CASTEL DELL`ACQUA CASTIONE ANDEVENNO CEDRAS CERCINO CHIESA IN LMALEN CHIURO CINO CIVO RINA SIO LTELLINO DAZIO DELEBIO DUBINO FAEDO LTELLINO FORLA FUSINE GEROLA ALTA GROSIO GROTTO LANZADA VERO MANTEL MAZZO DI LTELLINA MEL MONTAGNA IN LTELLINA MORBEGNO PEDESINA PIANTEDO PIATEDA POGGIRIDENTI PONTE IN LTELLINA POSTALESIO RASURA ROGO SERNIO NDRIO SPRIANA TALAMONA TARTANO TEGLIO TIRANO TORRE DI SANTA MARIA TOVO DI SANT`AGATA TRAONA TRESIVIO L MASINO VERVIO VILLA DI TIRANO Pagina 32 di 6079 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F3 ALTA LTELLINA PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI BORO LIVIGNO NDA LDIDENTRO LDITTO LFUR Pagina 33 di 6080 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F4 VERBANO PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE AGRA ARCISATE AZZIO BARAS BARDEL BEDERO UVIA BESANO BISUSCHIO BRENTA BREZZO DI BEDERO BRINZIO BRISSAGO - LTRAGLIA BRUSIMPIANO CADEGLIANO - VINAGO CANTEL CARATE CASALZUIGNO CASCIAGO CASSANO UVIA CASTEL CABIAGLIO CASTELVECCANA CITTIGLIO CLIVIO CQUIO TREVISAGO MERIO EMENAGA CUAS AL MONTE CUGLIATE - FABIAS CUNARDO CURIGLIA N MONTEVIAS CUVEGLIO CUVIO DUMENZA DUNO FERRERA DI RESE GAVIRATE GEMONIO GERGNAGA GRANTOLA INDUNO ONA LAVENA PONTE TRESA LAVENO - MOMBEL LUINO LUVINATE MACCAGNO MARCHIRO MARZIO MASCIAGO PRIMO MESENZANA MONTEGRINO LTRAGLIA ORINO PINO SULLA SPONDA DEL LAGO MAGGIORE PORTO CERESIO PORTO LTRAGLIA RANCIO UVIA SALTRIO SANGIANO TRONZANO LAGO MAGGIORE LGANNA RESE VEDDASCA VIGGIU` Pagina 34 di 6081 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F5 LARIO PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE CAPRINO BERGAMAS CARVI CISANO BERGAMAS PONTIDA TTO IL MONTE GIONNI XXIII VILLA D`ADDA ALBAVILLA ALBESE N CASSANO ARGEGNO AS BARNI BELLAGIO BENE LARIO BLESSAGNO BLEVIO BRIENNO BRUNATE CAGLIO CAMPIONE D`ITALIA CANZO CARATE URIO CARLAZZO CASAS D`INTELVI CASLINO D`ERBA CASTELMARTE CASTIGLIONE D`INTELVI CARGNA CERANO INTELVI CERNOBBIO CIVENNA CLAINO N OSTENO NNO RRIDO EA CUSINO DIZZAS DOMA DONGO DOS DEL LIRO ERBA EUPILIO FAGGETO LARIO GARZENO GERA LARIO GRANDOLA ED UNITI GRAVEDONA ED UNITI GRIANTE LAGLIO LAINO LANZO D`INTELVI LASNIGO LENNO LEZZENO LIVO NGONE AL SEGRINO MAGREGLIO MENAGGIO MEZZEGRA MOLTRASIO MONTEMEZZO MUS NES OSSUCCIO PEGLIO PELLIO INTELVI PIANEL DEL LARIO PIGRA PLESIO POGNANA LARIO PONNA PONTE LAMBRO PORLEZZA PROSERPIO PUSIANO RAMPONIO VERNA REZZAGO SALA MACINA SAN BARTOMEO L CARGNA SAN FEDELE INTELVI SAN NAZZARO L CARGNA SAN SIRO SCHIGNANO RI RMANO STAZZONA TAVERNERIO TORNO TREMEZZO TREZZONE L REZZO LBRONA LLDA VELE VERCANA ZELBIO ABBADIA LARIANA BALLABIO BARZIO BELLANO CALZIORTE CARENNO CASARGO CASSINA LSASSINA CESANA BRIANZA CITE LI LLE BRIANZA RTENO Pagina 35 di 6082 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F5 LARIO PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE ANDOLA LSASSINA EMENO DERVIO DORIO EL ERVE ESINO LARIO GALBIATE GARLATE INTROBIO INTROZZO LEC LIERNA MALGRATE MANDEL DEL LARIO MARGNO MOGGIO MONTE MARENZO MORTERONE OLGINATE OLIVETO LARIO PAGNONA PARLAS PASTURO PERLEDO PESCATE PREMANA PRIMALUNA SUEGLIO SUEL TACENO TORRE DE` BUSI TREMENI LGREGHENTINO LMADRERA RENNA VENDROGNO VERCURAGO VESTRENO Pagina 36 di 6083 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F6 BREMBO PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE ALGUA ALME` ALMENNO SAN BARTOMEO ALMENNO SAN SALTORE AMBIVERE AVERARA BARZANA BEDULITA BERBENNO BERGAMO BLEL BRACCA BRANZI BREMBATE DI PRA BREMBILLA BRUMANO CAMERATA RNEL CAPIZZONE CARONA CASSIGLIO RNA IMAGNA RNALBA STA DI SERINA STA LLE IMAGNA CUSIO DOSSENA FOPPO FUIPIANO LLE IMAGNA GEROSA GORLE ILA DI FONDRA LENNA CATEL MAPEL MEZZOLDO MOIO DE` CALVI MOZZO OLMO AL BREMBO OLTRE IL LLE ORNICA PALADINA PALAZZAGO PIAZZA BREMBANA PIAZZATORRE PIAZZO PONTERANICA RONBEL RONLA ROTA D`IMAGNA SAN GIONNI BIAN SAN PELLEGRINO TERME SANT`OMOBONO IMAGNA SANTA BRIGIDA SEDRINA SERINA RILE STROZZA TALEGGIO TORRE BOLDONE UBIALE CLANEZZO LBREMBO LLEVE LNEGRA LSECCA LTORTA VEDESETA VILLA D`ALME` ZOGNO Pagina 37 di 6084 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F7 ALTO SERIO-SCALVE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE ARDESIO AZZONE CASTIONE DELLA PRELANA CERETE CLUNE LERE FINO DEL MONTE GANDELLINO GORNO GROMO OLTRESSENDA ALTA ONETA ONORE PARRE PIARIO PONTE NOSSA PREMO ROVETTA SCHILPARIO NGAZZO LBONDIONE LGOGLIO VILLA D`OGNA VILNORE DI SCALVE Pagina 38 di 6085 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F8 BAS SERIO - SEBINO PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE ADRARA SAN MARTINO ADRARA SAN ROC ALBANO SANT`ALESSANDRO ALBINO ALZANO MBARDO AVIATI BERZO SAN FERMO BIANZANO BORGO DI TERZO BOSSI CAROBBIO DEGLI ANGELI CASAZZA CASNIGO CASTELLI CALEPIO CASTRO CAZZANO SANT`ANDREA CENATE PRA CENATE TTO CENE CHIUDUNO LZATE STA VOLPINO EDARO ENDINE GAIANO ENTRATI FIORANO AL SERIO FONTENO FORESTO SPAR GANDINO GANDOS GAVERINA TERME GAZZANIGA GORLAGO GRONE GRUMEL DEL MONTE LEFFE VERE LUZZANA MONASTERO DEL CASTEL MONTEL NEMBRO PARZANICA PEDRENGO PEIA PIANI PRADALUNGA PREDORE RANICA RANZANI RI DI LTO ROGNO SAN PAO D`ARGON SARNI SCANZOROSCIATE SELVINO LTO LLINA VERE SPINONE AL LAGO TAVERNOLA BERGAMASCA TORRE DE` ROVERI TRESRE BALNEARIO VERTO VIADANICA VIGANO SAN MARTINO VIGO VILLA DI SERIO VILNGO ZANDOBBIO ADRO CAPRIO RTE FRANCA ISEO MARONE MONTE ILA MONTICELLI BRUSATI OME PARATI PIGNE PROGLIO D`ISEO SALE MARASINO SULZANO ZONE Pagina 39 di 6086 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F9 AMONICA PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI ANGO TERME ARTOGNE BERZO DEMO BERZO INFERIORE BIENNO BORNO BRAONE BRENO CAPO DI PONTE CEDEGO CERVENO CETO CEVO CIMBERGO CIVIDATE CAMUNO RTENO GOLGI DARFO BOARIO TERME EDO ESINE GIANI INCUDINE SINE ZIO MALEGNO MANNO MONNO NIARDO ONO SAN PIETRO OSSIMO PAIS VENO PASPARDO PIAN CAMUNO PIANGNO PONTE DI LEGNO PRESTINE SAVIORE DELL`ADAMEL SELLERO NI TEMU` VEZZA D`OGLIO VIONE Pagina 40 di 6087 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F10 MELLA - CHIESE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI AGNOSINE ANFO BAGOLINO BARGHE BIONE BOTTICINO BOVEGNO BOVEZZO BRESCIA BRIONE CAINO CAPOLLE CASTO CELLATICA LLEBEATO LLIO NCESIO GARDONE LTROMPIA GARDO GUSSAGO IDRO IRMA LAVENONE DRINO LUMEZZANE MARCHENO MARMENTINO MAZZANO MURA NAVE NUVOLENTO NUVOLERA ODO PAITONE PERTICA ALTA PERTICA BASSA PEZZAZE POLAVENO PRESEGLIE PRELLE PROGLIO L SABBIA REZZATO ROE` VOIANO SABBIO CHIESE SAREZZO SERLE TAVERNOLE SUL MELLA TREVI BRESCIANO LLIO VESTONE VILLA CARCINA VILLANUO SUL CLISI VOBARNO Pagina 41 di 6088 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F11 GARDA PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI CALGESE DELLA RIVIERA DESENZANO DEL GARDA GARDONE RIVIERA GARGNANO LIMONE SUL GARDA NATO MAGASA MANERBA DEL GARDA MONIGA DEL GARDA MUSLINE PADENGHE SUL GARDA POLPENAZZE DEL GARDA POZZOLENGO PUEGNAGO SUL GARDA SA` SAN FELICE DEL BENA SIRONE IANO DEL LAGO TIGNALE TOSLANO MADERNO TREMOSINE LVESTINO CAVRIANA MONZAMBANO PONTI SUL NCIO LFERINO VOLTA MANTONA Pagina 42 di 6089 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F12 PEDEMONTANA OCCIDENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE ALBIO ALSERIO ALZATE BRIANZA ANZANO DEL PAR APPIANO GENTILE AROSIO BEREGAZZO N FIGLIARO BINAGO BIZZARONE BREGNANO BRENNA BULGAROGRAS CABIATE CADORAGO CAGNO CANTU` CAPIAGO INTIANO CARBONATE CARIMATE CARUGO CASNATE N BERNATE CASSINA RIZZARDI CASTELNUOVO BOZZENTE CALLASCA CERMENATE CIRIDO MO CUCCIAGO DREZZO FAPPIO FENEGRO` FIGINO SERENZA FINO MORNAS GIRONI GRANDATE GUANZATE INVERIGO LAMBRUGO LIDO MAS LIPOMO CATE RESINO MAZZO LUISAGO LURAGO D`ERBA LURAGO MARINONE LURATE CACCIVIO MARIANO MENSE MASLIANI MERONE MONGUZZO MONTANO LUCINO MONTORFANO MOZZATE NOVEDRATE OLGIATE MAS OLTRONA DI SAN MAMETTE ORSENIGO PARE` RODERO RONAGO ROVELLASCA ROVEL PORRO SAN FERMO DELLA BATTAGLIA SENNA MAS LBIATE TURATE UGGIATE - TRENO LMOREA VENIANO VERTEMATE N NOPRIO VILLA GUARDIA AIRUNO ANNONE DI BRIANZA BARZAGO BARZANO` BOSISIO PARINI BRIVIO BUIAGO CAL CASATENOVO CASSAGO BRIANZA CASTEL DI BRIANZA CERNUS MBARDONE STA MASNAGA EMELLA DOLZAGO GARBAGNATE MONASTERO IMBERSAGO MAGNA MERATE SSAGLIA MOLTENO MONTEVECCHIA MONTICEL BRIANZA NIBIONNO OGGIONO OLGIATE MOLGORA OSNAGO PADERNO D`ADDA PEREGO ROBBIATE ROGENO ROGNATE SANTA MARIA HOE` SIRONE SIRTORI VERDERIO INFERIORE VERDERIO SUPERIORE VIGANO` ALBIZZATE Pagina 43 di 6090 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F12 PEDEMONTANA OCCIDENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE ANGERA ARSAGO SEPRIO AZZATE BESNATE BEZZO BIANDRONNO BODIO AGO BREBBIA BREGANO BRUNEL BUGUGGIATE BUSTO ARSIZIO CADREZZATE CAIRATE CARDANO AL CAMPO CARNAGO CARONNO PERTUSELLA CARONNO RESINO CASALE LITTA CARATE SEMPIONE CASSANO MAGNAGO CASTELLANZA CASTELSEPRIO CASTIGLIONE ONA CASTRONNO CARIA N PREMEZZO CAZZAGO BRABBIA CISLAGO MABBIO OSIO DELLA LLE DAVERIO FAGNANO ONA FERNO GALLARATE GALLIATE MBARDO GAZZADA SCHIANNO GERENZANO GOLASECCA GORLA MAGGIORE GORLA NORE GORNATE ONA INARZO ISPRA JERAGO N ORAGO LEGGIUNO NATE CEPPINO NATE POZZO ZZA MALGES MALNATE MARNATE MERCAL MONLLE MORAZZONE MORNAGO OGGIONA N SANTO STEFANO OLGIATE ONA ORIGGIO OSMATE RAN SAMARATE SARONNO SESTO CALENDE LBIATE ARNO LBIATE ONA MMA MBARDO SURAGO TAINO TERNATE TRADATE TRAVEDONA - MONATE UBOLDO RANO BORGHI VEDANO ONA VENEGONO INFERIORE VENEGONO SUPERIORE VERGIATE VIZZOLA TICINO Pagina 44 di 6091 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F13 PIANURA OCCIDENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE ANTEGNATE ARCENE ARZAGO D`ADDA AZZANO SAN PAO BAGNATICA BARBATA BARIANO BOLGARE BOLTIERE BONATE PRA BONATE TTO BOTTANU BREMBATE BRIGNANO GERA D`ADDA BRUSAPORTO CAINATE CALUS D`ADDA CALVENZANO CANONICA D`ADDA CAPRIATE SAN GER CARAGGIO CASIRATE D`ADDA CASTEL ROZZONE CAVERNAGO CHIGNO D`ILA CISERANO GNO AL SERIO MUN NUOVO RTENUO STA DI MEZZATE VO CURNO DALNE FARA GERA D`ADDA FARA OLINA N LA FILAGO FONTANELLA FORNOVO SAN GIONNI GHISALBA GRASBBIO IS LALLIO LETE LURANO MADONE MARTINENGO MEDOLAGO SANO DI GERA D`ADDA MORENGO MORNI AL SERIO MOZZANICA ORIO AL SERIO OSIO PRA OSIO TTO PAGAZZANO POGNANO PONTE SAN PIETRO PONTIRO NUOVO PRESEZZO ROMANO DI MBARDIA SERIATE LZA SPIRANO STEZZANO SUISIO TELGATE TERNO D`ILA TREVIGLIO TREVIO URGNANO VERDELLINO VERDEL ZANICA ACQUANEGRA EMONESE AGNADEL ANNIC BAGNO EMAS CASANO CAMPAGNOLA EMASCA CAPERGNANICA CAPPELLA CANTONE CAPRALBA CASALE EMAS - VIDOLAS CASALETTO CEREDANO CASALETTO DI PRA CASALETTO PRIO CASTEL GABBIANO CASTELLEONE CHIEVE EDERA RUBBIANO EMA EMOSANO OTTA D`ADDA CUGNANO SUL NAVIGLIO DOVERA FIES FORGARA GOMBITO GRUMEL EMONESE ED UNITI IZANO MADIGNANO MONTE EMAS MONTODINE MOSCAZZANO OFFANENGO PALAZZO PIGNANO PANDINO PIANENGO PIERANICA PIZZIGHETTONE Pagina 45 di 6092 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F13 PIANURA OCCIDENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE QUINTANO RICENGO RIPALTA ARPINA RIPALTA EMASCA RIPALTA GUERINA RIVOLTA D`ADDA ROMANENGO SALVIROLA SAN BASSANO SERGNANO RESINA SPINO D`ADDA TICENGO TORLINO VIMERCATI TRESRE EMAS TRIGO IANO EMAS ILATE ABBADIA CERRETO BERTONI BOFFARA D`ADDA BORGHETTO DIGIANO BORGO SAN GIONNI BREMBIO CAMAIRAGO CASALETTO DIGIANO CASALMAIOC CASALPUSTERLENGO CASELLE LANDI CASELLE LURANI CASTELNUOVO BOCCA D`ADDA CASTIGLIONE D`ADDA CASTIRAGA VIDARDO CACURTA CAVENAGO D`ADDA CERVIGNANO D`ADDA DOGNO MAZZO RNEGLIANO LAUDENSE RNO GIOVINE RNOVECCHIO RTE PALASIO ESPIATICA FOMBIO GALGAGNANO GRAFFIGNANA GUARDAGLIO LIVRAGA DI DI VECCHIO MACCASTORNA MAIRAGO MALEO MARUDO MASSALENGO MELETI MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MERLINO MONTANA MBARDO MULAZZANO ORIO LITTA OSPEDALETTO DIGIANO OSSAGO DIGIANO PIEVE FISSIRAGA SALERANO SUL LAMBRO SAN FIORANO SAN MARTINO IN STRADA SAN ROC AL PORTO SANT`ANGE DIGIANO SANTO STEFANO DIGIANO SECUGNAGO SENNA DIGIANA MAGLIA RDIO TAZZANO N VILLAVES TERRANUO DEI PASSERINI TURANO DIGIANO LERA FRATTA VILLANO DEL SILLARO ZE BUON PERSI AGRATE BRIANZA AICURZIO ALBIATE BARLASSINA BELLUS BERNAREGGIO BESANA IN BRIANZA BIASNO BOVISIO MASCIAGO BRIOS BRUGHERIO BURAGO DI MOLGORA BUSNAGO CAMPARADA CAPONAGO CARATE BRIANZA CARNATE CAVENAGO DI BRIANZA CERIANO LAGHETTO CESANO MADERNO GLIATE NREZZO RNATE D`ADDA RREZZANA DESIO GIUSSANO LAZZATE LENTATE SUL SEVE LESMO LIMBIATE LISNE MACHERIO MEDA Pagina 46 di 6093 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F13 PIANURA OCCIDENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MB MEZZAGO SINTO MONZA MUGGIO` NO LANESE ORNAGO RENATE RONCEL RON BRIANTINO SEREGNO SEVE VI SULBIATE TRIUGGIO USMATE VELATE REDO VEDANO AL LAMBRO VEDUGGIO N LZANO VERANO BRIANZA VILLASANTA VIMERCATE ABBIATEGRAS ALBAIRATE ARNATE ARRE ARESE ARLUNO ASSAGO BARANZATE BAREGGIO BASIANO BASIGLIO BELLINZAGO MBARDO BERNATE TICINO BESATE BINAS BOFFARA PRA TICINO BOLLATE BRES BUBBIANO BUCCINAS BUSCATE BUSSERO BUSTO GAROLFO CALVIGNAS CAMBIAGO CANEGRATE CARPIANO CARUGATE CASARILE CAREZZO CASSANO D`ADDA CASSINA DE PECCHI CASSINETTA DI LUGAGNANO CASTANO PRIMO CERNUS SUL NAVIGLIO CERRO AL LAMBRO CERRO MAGGIORE CESANO BOSNE CESATE CINISEL BALSAMO CISLIANO GNO MONZESE LTURANO RBETTA RMANO RNAREDO RSI CUGGIONO CUSAGO CUSANO LANINO DAIRAGO DRESANO GAGGIANO GARBAGNATE LANESE GESSATE GORGONZOLA GREZZAGO GUDO VISNTI INVERUNO INZAGO LACCHIARELLA LAINATE LEGNANO LISCATE CATE DI TRIULZI MAGENTA MAGNAGO MARCAL N CANE MASATE MEDIGLIA MELEGNANO MELZO MESERO LANO MORIMONDO MOTTA VISNTI NERVIANO NOSATE NOTE LANESE NOVIGLIO OPERA OSNA OZZERO PADERNO DUGNANO PANTIGLIATE PARABIAGO PAUL PERO PESCHIERA BORROMEO Pagina 47 di 6094 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F13 PIANURA OCCIDENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE PESSANO N BORNAGO PIEVE EMANUELE PIOLTEL POGLIANO LANESE POZZO D`ADDA POZZUO MARTESANA PREGNANA LANESE RESCALDINA RHO ROBECCHETTO N INDUNO ROBEC SUL NAVIGLIO RODANO ROSATE ROZZANO SAN MBANO AL LAMBRO SAN DONATO LANESE SAN GIORGIO SU LEGNANO SAN GIULIANO LANESE SAN VITTORE ONA SAN ZENONE AL LAMBRO SANTO STEFANO TICINO SEDRIANO SEGRATE SENAGO SESTO SAN GIONNI SETTALA SETTIMO LANESE LARO TREZZANO ROSA TREZZANO SUL NAVIGLIO TREZZO SULL`ADDA TRIBIANO TRUCCAZZANO TURBIGO NZAGHEL NZAGO PRIO D`ADDA VERMEZZO VERNATE VIGNATE VILLA RTESE VIMODRONE VITTUONE VIZZO PREDABISSI ZE SURRIGONE ALAGNA ALBAREDO ARNABOLDI ALBONESE ALBUZZANO ARENA PO BADIA PAVESE BARBIANEL BASCAPE` BASTIDA DE` DOSSI BASTIDA PANCARANA BATTUDA BELGIOIO BEREGUARDO BORGAREL BORGO SAN SIRO BORNAS BREME BRESSANA BOTTARONE BRONI CAMPOSPINO CANDIA MELLINA CARBONARA AL TICINO CASANO NATI CASATISMA CASEI GEROLA CARATE PRIMO CASLNOVO CASTEGGIO CASTELLETTO DI BRANDUZZO CASTEL D`AGOGNA CASTELNOVETTO CA MANARA CERANO CERETTO MELLINA CERGNAGO CERTOSA DI PAVIA CERVESINA CHIGNO PO CIGOGNOLA CILAVEGNA NFIENZA PIANO RANA RNALE RTEONA STA DE` NOBILI ZZO CURA CARPIGNANO DORNO FERRERA ERBOGNONE FILIGHERA FRASCARO GALLIAVOLA GAMBARANA GAMBO` GARLAS GENZONE GERENZAGO GIUSSAGO GRAVELNA MELLINA GROPEL CAIROLI INVERNO E MONTELEONE LANDRIANO LANGOS LARDIRAGO Pagina 48 di 6095 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F13 PIANURA OCCIDENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE LINARO MEL LUNGAVILLA MAGHERNO MARCIGNAGO MARZANO MEDE MEZZANA BIGLI MEZZANA RABATTONE MEZZANINO RADO TERME MONTEBEL DELLA BATTAGLIA MONTICELLI PAVESE MORTARA NIRVO OLENO DI MELLINA OTTOBIANO PALESTRO PANCARANA PARONA PAVIA PIEVE ALBIGNOLA PIEVE PORTO MORONE PINARO PO PIZZALE PORTALBERA REA RINAZZANO ROBBIO ROBEC PAVESE ROGNANO RONCARO ROSAS SAN CIPRIANO PO SAN GENESIO ED UNITI SAN GIORGIO DI MELLINA SAN MARTINO SICMARIO SAN ZENONE AL PO SANNAZZARO DE` BURGONDI SANT`ALESSIO N VIANE SANT`ANGE MELLINA SANTA ISTINA E BISNE SANTA GIULETTA SARTIRANA MELLINA SCALDALE SEANA SILNO PIETRA SIZIANO MMO SPESSA STRADELLA SUARDI TORRE BERETTI E CASTELLARO TORRE D`ARESE TORRE D`ILA Pagina 49 di 60 TORRE DE` NEGRI TORREVECCHIA PIA TRA` SICMARIO TRIVOLZIO TROMEL TROVO LEGGIO LLE MELLINA LLE SALIMBENE VELEZZO MELLINA VELLEZZO BELLINI VERRETTO VERRUA PO VIDIGULFO VIGENO VILLA BISSSI VILLANO D`ARDENGHI VILLANTERIO VISTARINO VOGHERA ZECNE ZEME ZERBO ZERBO` ZINAS96 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F14 PIANURA ORIENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE CAIO CIVIDATE AL PIANO PAS PUMENENGO TORRE PALLAVICINA ACQUAFREDDA ALFIANEL AZZANO MELLA BAGNO MELLA BARBARIGA BASSANO BRESCIANO BEDIZZOLE BERLINGO BORGO SAN GIAMO BORGOSATOL BRANDI CAINATO CALVISANO CAPRIANO DEL LLE CARPENEDO CASTEGNATO CASTEL MELLA CASTELTI CASTENEDO CASTREZZATO CAZZAGO SAN MARTINO CHIARI CIGOLE CCAGLIO GNE MEZZANO - CIZZAGO RZANO DEL ERBUS FIESSE FLERO GAMBARA GHEDI GOTTOLENGO IRELLA LENO GRATO NGHENA MACDIO MAIRANO MANERBIO LZANO MONTICHIARI MONTIRONE OFFLAGA ORZINUOVI ORZIVECCHI OSPITALETTO PADERNO FRANCIARTA PALAZZO SULL`OGLIO PASSIRANO PAVONE DEL MELLA POMPIANO PONCARALE PONTEVI PONTOGLIO PRALBOINO QUINZANO D`OGLIO REMEDEL ROCCAFRANCA RODENGO - SAIANO RONCADELLE ROTO RUDIANO SAN GERSIO BRESCIANO SAN PAO SAN ZENO NAVIGLIO SENIGA TORBOLE CASAGLIA TRAGLIATO TRENZANO URAGO D`OGLIO VEROLANUO VEROLAVECCHIA VILLACHIARA VISANO AZZANEL BONEMERSE BORDOLANO CA` D`ANDREA CALTONE CAPPELLA DE` PICENARDI CASALBUTTANO ED UNITI CASALMAGGIORE CASALMORANO CASTELDIDONE CASTELVERDE CASTELVISNTI CELLA DATI CIGNO CINGIA DE` BOTTI RTE DE` RTESI N CIGNONE RTE DE` FRATI EMONA DEROVERE DRIZZONA GABBIONETA BINANUO GADES PIEVE DELMONA GENIVOLTA GERRE DE`CAPRIOLI GRONTARDO GUSLA ILA DORESE MALAGNINO MARTIGNANA DI PO Pagina 50 di 6097 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F14 PIANURA ORIENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE MOTTA BALUFFI OLMENETA OSTIANO PADERNO PONCHIELLI PERSI DOSIMO PESCARO ED UNITI PESSINA EMONESE PIADENA PIEVE D`OL PIEVE SAN GIAMO POZZAGLIO ED UNITI RIRO DEL RE ED UNITI ROBEC D`OGLIO SAN DANIELE PO SAN GIONNI IN OCE SAN MARTINO DEL LAGO SCANDOLARA RARA SCANDOLARA RIPA D`OGLIO SESTO ED UNITI LARO RAINERIO NCINO SPIRO SPINADES SPINEDA STAGNO MBARDO TORNATA TORRE DE` PICENARDI TORRICELLA DEL PIZZO VESTO VONGO VOLTIDO ACQUANEGRA SUL CHIESE ALA BAGNO SAN VITO BIGAREL BORGOFORTE BORGOFRAN SUL PO BOZZO CANNETO SULL`OGLIO CARBONARA DI PO CASALMORO CASALDO CASALROMANO CASTEL D`ARIO CASTEL GOFFREDO CASTELBELFORTE CASTELLUCCHIO CASTIGLIONE DELLE STIVIERE CERESARA MMESSAGGIO CURTATONE DO FENICA GAZOLDO DEGLI IPPOLITI GAZZUO GOITO GONZAGA GUIDIZZO MAGNACAL MANTO MARCARIA MARIANA MANTONA MARRO MEDOLE MOGLIA MOTTEGGIANA OSTIGLIA PEGOGNAGA PIEVE DI RIANO PIUBEGA POGGIO RUS POMPONES PORTO MANTONO QUINGENTOLE QUISTEL REDONDES REVERE RIRO MANTONO RODIGO RONFERRARO ROVERBELLA SABBIONETA SAN BENEDETTO PO SAN GIAMO DELLE SEGNATE SAN GIORGIO DI MANTO SAN GIONNI DEL DOS SAN MARTINO DALL`ARGINE SCHIVENOGLIA SERDE SERRALLE A PO SUSTINENTE SUZZARA VIADANA VILLA POMA VILLIMPENTA VIRGILIO Pagina 51 di 6098 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F15 OLTREPÒ PAVESE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI BAGNARIA BORGO PRIO BORGORATTO MORMORO BOSNAS BRAL DI PREGOLA CALVIGNANO CANEVINO CANNETO PAVESE CASTANA CECIMA DEVILLA RVINO SAN QUIRI FORTUNAGO GODIAS GOLFERENZO LIRIO MENNI MONTALTO PAVESE MONTECALVO VERSIGGIA MONTESCANO MONTESEGALE MONTU` BECCARIA MORNI SANA OLI GESSI PIETRA DE` GIORGI PONTE NIZZA REDALLE RETORBIDO ROCCA DE` GIORGI ROCCA SUSELLA ROMAGNESE ROVESCALA RUINO SAN DAANO AL LLE SANTA MARGHERITA DI STAFFORA SANTA MARIA DELLA VERSA TORRAZZA STE TORRICELLA VERZATE L DI NIZZA LVERDE RZI VOLPARA ZATTAREL ZENEVREDO Pagina 52 di 6099 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO1 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE BREME CANDIA MELLINA FRASCARO GAMBARANA SARTIRANA MELLINA SUARDI TORRE BERETTI E CASTELLARO Pagina 53 di 60100 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO2 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE ALBAREDO ARNABOLDI BARBIANEL BASTIDA DE' DOSSI BASTIDA PANCARANA BELGIOIO BRESSANA BOTTARONE BRONI CAMPOSPINO CARBONARA AL TICINO CASANO NATI CASEI GEROLA CASTELLETTO DI BRANDUZZO CA MANARA CERVESINA RANA RNALE FERRERA ERBOGNONE GALLIAVOLA LINARO MEZZANA BIGLI MEZZANA RABATTONE MEZZANINO PANCARANA PAVIA PIEVE ALBIGNOLA PINARO PO PIZZALE REA SAN CIPRIANO PO SAN MARTINO SICMARIO SANNAZZARO DE' BURGONDI SILNO PIETRA MMO STRADELLA TRA' SICMARIO LLE SALIMBENE VERRUA PO VOGHERA ZINAS PIEVE DEL CAIRO Pagina 54 di 60101 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO3 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE ARENA PO BADIA PAVESE CHIGNO PO RTEONA STA DE' NOBILI MONTICELLI PAVESE PIEVE PORTO MORONE PORTALBERA SAN ZENONE AL PO SANTA ISTINA E BISNE SPESSA TORRE DE' NEGRI ZERBO Pagina 55 di 60102 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO4 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE CASELLE LANDI CASTELNUOVO BOCCA D'ADDA RNO GIOVINE RNOVECCHIO OTTA D'ADDA FOMBIO GUARDAGLIO MACCASTORNA MALEO MELETI ORIO LITTA OSPEDALETTO DIGIANO PIZZIGHETTONE SAN FIORANO SAN ROC AL PORTO SANTO STEFANO DIGIANO SENNA DIGIANA MAGLIA Pagina 56 di 60103 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO5 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE ACQUANEGRA EMONESE BONEMERSE CELLA DATI CINGIA DE' BOTTI EMONA GERRE DE' CAPRIOLI MOTTA BALUFFI PIEVE D'OL SAN DANIELE PO SAN MARTINO DEL LAGO SCANDOLARA RARA SESTO ED UNITI SPIRO SPINADES STAGNO MBARDO TORRICELLA DEL PIZZO Pagina 57 di 60104 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO6 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE CASALMAGGIORE CASTELDIDONE GUSLA MARTIGNANA DI PO RIRO DEL RE ED UNITI SAN GIONNI IN OCE LARO RAINERIO SPINEDA BOZZO MMESSAGGIO DO GAZZUO MARCARIA POMPONES RIRO MANTONO SABBIONETA SAN MARTINO DALL'ARGINE VIADANA Pagina 58 di 60105 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO7 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE BAGNO SAN VITO BORGOFORTE CURTATONE GONZAGA MANTO MOGLIA MOTTEGGIANA PEGOGNAGA QUISTEL RONFERRARO SAN BENEDETTO PO SUSTINENTE SUZZARA VIRGILIO Pagina 59 di 60106 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO8 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE BORGOFRAN SUL PO CARBONARA DI PO FENICA MAGNACAL OSTIGLIA PIEVE DI RIANO POGGIO RUS QUINGENTOLE REVERE SAN GIAMO DELLE SEGNATE SAN GIONNI DEL DOS SCHIVENOGLIA SERDE SERRALLE A PO VILLA POMA Pagina 60 di 60107 Allegato 3 Esempi di comunicati Direttiva regionale per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allerta Allegato 3 Esempi di comunicati Pagina 1 di 10108 Allegato 3 Esempi di comunicati Esempi di comunicati BOLLETTINO DI VIGILANZA METEOROGICA REGIONALE Pagina 2 di 10109 Allegato 3 Esempi di comunicati BOLLETTINO DI VIGILANZA PERI LANGHE Pagina 3 di 10110 Allegato 3 Esempi di comunicati BOLLETTINO DI VIGILANZA PERI INCENDI BOSCHIVI Pagina 4 di 10111 Allegato 3 Esempi di comunicati AVVI DI NDIZIONI METEOROGICHE AVVERSE Pagina 5 di 10112 Allegato 3 Esempi di comunicati AVVI DI ITICITA REGIONALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, NEVE, VENTO FORTE Pagina 6 di 10113 Allegato 3 Esempi di comunicati AVVI DI ITICITA REGIONALE PER RISCHIO LANGHE Pagina 7 di 10114 Allegato 3 Esempi di comunicati AVVI DI ITICITA REGIONALE PER RISCHIO INCENDI BOSCHIVI Pagina 8 di 10115 Allegato 3 Esempi di comunicati AVVI DI ITICITA REGIONALE PER RISCHIO CALIZZATO Pagina 9 di 10 Vedere altro
4 Rischio idraulico per esondazione fiume Ticino 4.1 Assetto idraulico del fiume Ticino 1 In merito agli aspetti idraulici del fiume Ticino, si ritengono ancora oggi valide ed esaurienti le informazioni Dettagli DIRETTIVA REGIONALE SUL SISTEMA DI ALLERTAMENTO PER RISCHIO METEOROLOGICO, IDROGEOLOGICO, IDRAULICO
DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 27 febbraio 2004 Pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale dell 11 marzo 2004 n. 59 Indirizzi operativi per la gestione organizzativa Dettagli Comune di SORESINA (CR) Piano di Emergenza Comunale edizione 2012
UNIONE DEI COMUNI DI Provincia di Pavia PIANO COMUNALE DI EMERGENZA per le attività di previsione, prevenzione ed interventi in materia di Protezione Civile Parte Sesta LE RISORSE E LA LORO GESTIONE PROCEDURE Dettagli Aggiornamento ed Implementazione del Piano di Protezione Civile
Aggiornamento ed Implementazione del Piano di Protezione Civile COMUNE DI SAN FERDINANDO DI PUGLIA (BAT) Sindaco: Dott. Michele Lamacchia 6 SETTORE VIGILANZA E POLIZIA LOCALE Servizio Segreteria P.M., Dettagli Attuazione della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri concernente:
Dipartimento per le politiche integrate di sicurezza e per la protezione civile Sistema regionale di protezione civile Modello organizzativo di gestione delle emergenze Attuazione della direttiva del Presidente Dettagli Il rischio idrogeologico e l'emanazione degli avvisi di allerta. Terralba 31 gennaio 2014
PRESIDENZA Direzione Generale della Protezione Civile Il rischio idrogeologico e l'emanazione degli avvisi di allerta Ing. Salvatore Cinus scinus@regione.sardegna.it Terralba 31 gennaio 2014 Inquadramento Dettagli 2. RISCHIO METEO-IDROGEOLOGICO ED IDRAULICO ALLUVIONI
2. RISCHIO METEO-IDROGEOLOGICO ED IDRAULICO ALLUVIONI Il rischio relativo alle alluvioni viene comunemente denominato idraulico. A volte, tuttavia, il rischio alluvioni viene accomunato al rischio frane Dettagli REGIONE TOSCANA Settore Sistema Regionale di Protezione Civile PIANO OPERATIVO DELLA PROTEZIONE CIVILE TOSCANA
REGIONE TOSCANA Settore Sistema Regionale di Protezione Civile PIANO OPERATIVO DELLA PROTEZIONE CIVILE TOSCANA 1 Premessa...3 Parte Prima MODELLO ORGANIZZATIVO E PIANIFICAZIONE...4 1 MODELLO ORGANIZZATIVO...4 Dettagli Rischio Blackout DOCUMENTO DI IMPIANTO. Esercitazione Regionale di Protezione Civile
Rischio Blackout DOCUMENTO DI IMPIANTO Esercitazione Regionale di Protezione Civile INDICE 1. INTRODUZIONE 1 1.1. Obiettivi dell esercitazione 3 1.2. Soggetti coinvolti 4 2. PIANIFICAZIONE DI EMERGENZA: Dettagli SCHEDA PROGETTO PER L IMPIEGO DI VOLONTARI IN SERVIZIO CIVILE IN ITALIA
(Allegato 1) SCHEDA PROGETTO PER L IMPIEGO DI VOLONTARI IN SERVIZIO CIVILE IN ITALIA ENTE 1) Ente proponente il progetto: Dipartimento della Protezione Civile 2) Codice di accreditamento: NZ02284 3) Albo Dettagli PIANO COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE
ASSOCIAZIONE INTERCOMUNALE VAL D ENZA COMUNE DI S. POLO D ENZA PROVINCIA DI REGGIO EMILIA COMUNE DI S. POLO D ENZA PIANO COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE Legge 24 febbraio 1992, n 225 - L.R. 7 febbraio 2005, Dettagli INDICE PREMESSA..2. Programma Operativo Regione Calabria Pagina 1
INDICE PREMESSA..2 1. ANALISI DELLA SITUAZIONE AMBIENTALE 3 1.1. Aria...5 1.1.1. Indicatori di pressione... 5 1.1.2. Normativa in materia e stato di recepimento in Calabria... 6 1.2. Ciclo integrato delle Dettagli COMUNE DI SAMBUCA DI SICILIA Provincia Regionale di Agrigento
COMUNE DI SAMBUCA DI SICILIA Provincia Regionale di Agrigento INDICE PREMESSA...pag. 1 INTRODUZIONE pag. 2 PREVISIONE E PREVENZIONE... pag. 3 STRUTTURA DEL PIANO pag. 4 A. PARTE GENERALE pag. 5 A.1 DATI Dettagli Piano Provinciale di Emergenza della Provincia di Bologna Rischio Idraulico e Idrogeologico (Art. 108 D. LGS. 112/98)
PROVINCIA DI BOLOGNA ASSESSORATO AMBIENTE SETTORE AMBIENTE UFFICIO DI PROTEZIONE CIVILE Piano Provinciale di Emergenza della Rischio Idraulico e Idrogeologico (Art. 108 D. LGS. 112/98) Dicembre 2008 Piano Dettagli MINISTERO DELL AMBIENTE, DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE DIREZIONE GENERALE PER LA TUTELA DEL TERRITORIO E DELLE RISORSE IDRCHE
MINISTERO DELL AMBIENTE, DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE DIREZIONE GENERALE PER LA TUTELA DEL TERRITORIO E DELLE RISORSE IDRCHE DOCUMENTO CONCLUSIVO DEL TAVOLO TECNICO STATO REGIONI INDIRIZZI OPERATIVI Dettagli PROGETTO DEL CENTRO FUNZIONALE DECENTRATO (CFD) DELLA PROTEZIONE CIVILE Modalità di attivazione del Centro funzionale regionale
PROGETTO DEL CENTRO FUNZIONALE DECENTRATO (CFD) DELLA PROTEZIONE CIVILE Modalità di attivazione del Centro funzionale regionale Direttiva del presidente del consiglio dei ministri 27/2/2004 e 25/2/2005" Dettagli PIANO ANNUALE DELLE ATTIVITÀ DI ARPAL. contenente il. PROGRAMMA ANNUALE DEI CONTROLLI AMBIENTALI di cui all art. 27 c. 3 della L.R.
Agenzia Regionale per la Protezione dell Ambiente Ligure PIANO ANNUALE DELLE ATTIVITÀ DI ARPAL contenente il PROGRAMMA ANNUALE DEI CONTROLLI AMBIENTALI di cui all art. 27 c. 3 della L.R. 20/06 ANNO 2013 Dettagli I - PRINCIPI GENERALI
D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 334 Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose (G.U. 28.09.1999, n. 228, s. o) Dettagli DIVISIONE STUDI E PROGETTI
PROVINCIA DI BRESCIA COMUNE DI MAZZANO DIVISIONE STUDI E PROGETTI COMUNE DI MAZZANO PROVINCIA DI BRESCIA Risorse e Ambiente s.r.l. Divisione Studi e Progetti Via del Sebino, 12 25126 BRESCIA Tel: 0302906550 Dettagli COMUNITÀ MONTANA "ARCIPELAGO TOSCANO" COMPRENSORIO DI BONIFICA N 34. "Piano di classifica degli Immobili
REGIONE DEL VENETO PROVINCIA DI VICENZA COMUNE DI CASTEGNERO Piano di Assetto del Territorio del Comune di Castegnero (L. 3 agosto 1998 n. 267) Il Tecnico incaricato Ing. Giovanni Crosara Collaboratori Dettagli Piano di Emergenza Provinciale Rischio Idraulico
PROVINCIA DI BERGAMO Approvato con Delibera del Consiglio Provinciale n. 74 del 24/10/2006 PROVINCIA DI BERGAMO Via T. Tasso, 8 24121 BERGAMO tel. 035-387790 fax 035-387814 e.mail: segreteria.protezionecivile@provincia.bergamo.it Dettagli Premessa: obiettivi del documento
Direzione Ambiente LINEE GUIDA REGIONALI per l attuazione dei CONTRATTI di FIUME e di LAGO Direzione Ambiente LINEE GUIDA REGIONALI per l attuazione dei CONTRATTI di FIUME e di LAGO DGR n 16-2610 del Dettagli ATTUAZIONE DELLA. Regione Siciliana
Regione Siciliana ATTUAZIONE DELLA SUB AZIONE A.4.7 MONITORAGGIO DEL RUMORE POR SICILIA 2000-2006 PROGETTO PER LA REALIZZAZIONE DELLA RETE REGIONALE DI MONITORAGGIO DEL RUMORE ASSESTAMENTO E RIMODULAZIONE Dettagli PRIM 2007-2010 Programma Regionale Integrato di Mitigazione dei Rischi

References: art. 108
 art. 22
 articolo 14
 art.11
 articolo 22
 articolo 2
 articolo 7
 art.108
 articolo 7
 art.108
 articolo 15
 articolo 2
 art. 108
 art. 7
 art. 7
 art. 27
 art. 27