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Timestamp: 2016-10-25 14:06:57+00:00

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Lavoro - Interposizione fittizia: 'in presenza di un gruppo di società, la concreta ingerenza della scoietà capogruppo nella gestione del rapporto di lavoro dei dipendenti delle società del gruppo, che ecceda il ruolo di direzione e coordinamento generale alla stessa spettante sul complesso delle attività delle società controllate, determina l'assunzione in capo alla società capogruppo della qualità di datore di lavoro, in quanto soggetto effettivamente utilizzatore della prestazione e titolare dell'organizzazione produttiva nella quale l'attività lavorativa si è inserita con carattere di subordinazione' (Cass. Civ., Sez. Lav., n. 25270 del 29.11.2011)
Cassazione Civile, Sezione Lavoro, Sent., 29-11-2011, n. 25270 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVOROComposta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:Dott. ROSELLI Federico - PresidenteDott. CURZIO Pietro - ConsigliereDott. TRIA Lucia - ConsigliereDott. BALESTRIERI Federico - ConsigliereDott. MELIADO Giuseppe - rel. Consigliereha pronunciato la seguente: sentenzasul ricorso 29191/2007 proposto da:FIAT PARTECIPAZIONI S.P.A., FIAT GROUP AUTOMOBILES S.P.A. (già FIAT AUTO S.P.A.), inpersona dei legali rappresentanti pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE GIULIOCESARE 21/23, presso lo studio dellavvocato DE LUCA TAMAJO RAFFAELE, che li rappresentae difende unitamente agli avvocati BONAMICO FRANCO, DIRUTIGLIANO DIEGO, giusta delegain atti;- ricorrenti - controB.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TACITO 50, presso lo studio dellavvocato COSSUBRUNO, che lo rappresenta e difende unitamente allavvocato BIN MARINO, giusta delega in atti;- controricorrente -avverso la sentenza n. 809/2 007 della CORTE DAPPELLO di TORINO, depositata il 11/07/2007r.g.n. 1055/06;udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 08/11/2011 dal Consigliere Dott.GIUSEPPE MELIADO;udito lAvvocato COSSU BRUNO;udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FINOCCHI GHERSI Renato, cheha concluso per improcedibilità o in subordine rigetto. Svolgimento del processo 2.
Con sentenza in data 7.6/11.7.2007 la Corte di appello di Torino, in riforma della decisione di primogrado, dichiarava sussistere fra B.R., la Fiat Group Automobiles spa (già Fiat Auto spa) e la Fiatpartecipazioni spa un rapporto di lavoro subordinato con riferimento al periodo 1.8.1982/31.3.1987.Osservava in sintesi la Corte territoriale che, in tale periodo, la Fiat Auto aveva in concreto gestitolattività lavorativa del B., sia sotto laspetto organizzativo, che gerarchico ed economico, ed avevausufruito delle relative prestazioni, assumendo nei confronti dello stesso la veste di effettivo datoredi lavoro, in luogo della società controllata estera (la Fiat of Australia pty limited) che lo avevaformalmente assunto. Per la cassazione della sentenza propongono ricorso la Fiat GroupAutomobiles spa (già Fiat Auto spa) e la Fiat partecipazioni spa con due motivi. Resiste concontroricorso B.R.. Entrambe le parti hanno depositato memorie. Motivi della decisione1. Con il primo motivo, svolto ai sensi dellart. 360 c.p.c., n. 3, le società ricorrenti lamentanoviolazione degli artt. 1362 e 1363 c.c., osservando che fra le parti era intervenuto un accordotransattivo ("al fine di prevenire linsorgere di...controversie connesse allintercorso rapporto dilavoro a contenuto dirigenziale...") e che una corretta lettura di tale testo contrattuale avrebbedovuto indurre la Corte a considerare che con lo stesso le parti avevano inteso definire ognipretesa retribuiva e risarcitoria connessa allintera carriera professionale del dipendente, e nonsolo al periodo in cui lo stesso aveva svolto funzioni dirigenziali.Con il secondo motivo, prospettando violazione di legge (art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione agli artt.2697 e 2094 c.c., e alla L. n. 1369 del 1960, art. 1) e vizio di motivazione, osservano che la corteterritoriale aveva ritenuto come sintomatici della sussistenza della fattispecie interpositoriaelementi che, in realtà, nulla provavano in merito allassoggettamento del lavoratore al potereorganizzativo e gerarchico della Fiat Auto, dal momento che i documenti presi in considerazioneattestavano solo linteresse dellazienda alla prestazione del lavoratore; interesse connaturale alruolo di coordinamento e di direzione strategica svolto dalla Fiat Auto nellambito della struttura digruppo e tale da rendere del tutto fisiologica "lingerenza" della stessa nella vita delle societàconsociate.2. Il primo motivo è procedibile, avendo le società ricorrenti provveduto a trascrivere il testodellatto transattivo contestato e a indicarlo nella sua esatta collocazione nellambito dei fascicoli dicausa, così soddisfacendo lonere imposto dallart. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, novellato dal D.L. n.40 del 2006, che, oltre a richiedere lindicazione degli atti, dei documenti e dei contratti o accordicollettivi posti a fondamento del ricorso (e, quindi, la descrizione specifica di tali atti secondo ilcanone dellautosufficienza del ricorso per cassazione: cfr. ad es. Cass. n. 18854/2010), esige,altresì, che sia specificato in quale sede processuale il documento risulti prodotto; tale prescrizioneva correlata allulteriore requisito di procedibilità di cui allart. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, per cuideve ritenersi, in particolare, soddisfatta, qualora il documento sia stato prodotto, nella fase di 3.
merito, dallo stesso ricorrente e si trovi nel fascicolo dello stesso, mediante la produzione delfascicolo, purchè nel ricorso si specifichi che il fascicolo è stato prodotto e la sede in cui ildocumento è rinvenibile; ovvero, qualora il documento sia stato prodotto dalla controparte,mediante indicazione che il documento è prodotto nel fascicolo del giudizio di merito di tale parte(cfr. SU (ord) n. 7161/2010).E risulta, altresì, ammissibile, con riferimento al tema di indagine relativo al rispetto dei canoni diermeneutica legale, tenuto conto del contenuto stresso della sentenza impugnata, che, al fine diescludere la rilevanza dellatto transattivo, ha dato ingresso ad un profilo diverso da quello preso inconsiderazione dai giudici di primo grado, che le società ricorrenti hanno in conseguenzacensurato.3. Nel merito, tuttavia, il motivo è infondato.Giova, al riguardo, premettere, in conformità al consolidato indirizzo della giurisprudenza dilegittimità, che linterpretazione degli atti negoziali implica un accertamento di fatto riservato algiudice di merito, che, come tale, può essere denunciato, in sede di legittimità, solo per violazionedei canoni legali di ermeneutica contrattuale (art. 1362 ss cc in relazione allart. 360 c.p.c., n. 3)ovvero per vizio di motivazione (art. 360 c.p.c., n. 5), fermo lonere del ricorrente di indicarespecificamente il modo in cui l’interpretazione si discosti dai canoni di ermeneutica o lamotivazione relativa risulti obiettivamente carente o logicamente contraddittoria, non potendosi,invece, limitare a contrapporre interpretazioni o argomentazioni alternative o, comunque, diverserispetto a quelle proposte dal giudice di merito, non potendo il controllo di logicità del giudizio difatto risolversi in una revisione del ragionamento decisorio, ossia dellopzione che ha condotto ilgiudice di merito ad una determinata soluzione della questione esaminata.In tal contesto, poi, i canoni legali di ermeneutica contrattuale sono governati da un principio digerarchia, in forza del quale i canoni strettamente interpretativi (artt. 1362 e 1365 c.c.) prevalgonosu quelli interpretativi - integrativi (artt. 1366 e 1371 c.c.) e ne escludono la concreta operatività,quando lapplicazione degli stretti canoni interpretativi risulti, da sola, sufficiente per rendere palesela comune intenzione delle parti stipulanti.Nellambito, poi, dei canoni strettamente interpretativi, risulta prioritario il canone fondato sulsignificato letterale delle parole (art. 1362 c.c., comma 1), con la conseguenza che, quandoquestultimo risulti sufficiente, loperazione ermeneutica deve ritenersi utilmente conclusa, mentre,in caso contrario, il giudice può, in via sussidiaria e gradatamente, ricorrere agli altri, al fine diidentificare, nel caso concreto, la comune intenzione delle parti contraenti (v. ex plurimis ad esCass. n. 23273/2007; Cass. n. 20660/2005; Cass. n. 7548/2003).Di tali principi la sentenza impugnata ha fatto corretta applicazione, avendo individuato nel testualee ripetuto riferimento all"intercorso rapporto di lavoro a contenuto dirigenziale", quale oggettodellaccordo transattivo, limpossibilità di ritenere transatta ogni pretesa connessa allinterosvolgimento del rapporto di lavoro. Linterpretazione cui è pervenuta la corte territoriale, sulla basedel significato letterale delle parole del testo negoziale, sono contestate dalle ricorrenti (allegandoche la corte di merito avrebbe "trascurato totalmente nella motivazione il riferimento all"intercorso" 4.
per focalizzare lattenzione sulla parte successiva della frase che richiama il "contenutodirigenziale") sul presupposto che, in realtà, il riferimento sarebbe al "vissuto lavorativo"complessivo del dipendente ( "...comprensivo pertanto del periodo anteriore al 1995 in cui...halavorato in categorie sub dirigenziali"), ma senza specificare sotto quale aspetto lutilizzazione delprioritario criterio dellinterpretazione letterale risulti illogica o contraddittoria o incompatibile con icanoni legali che presiedono allinterpretazione dei contratti. Con la conseguenza che il ricorso, inquanto volto solo a prefigurare una diversa opzione interpretativa, senza sminuire, tuttavia, laadeguatezza logica e normativa di quella adottata dai giudici di merito, non risulta, pertanto, idoneoa contrastare laccertamento da questi ultimi operato.4. Anche il secondo motivo (sebbene ammissibile, per denunciare le società ricorrentiladeguatezza degli elementi sintomatici presi in considerazione, e puntualmente descritti, daigiudici di merito ai fini della ricostruzione della fattispecie interpositoria, e non precluso da alcunaautonoma statuizione, rimasta priva di impugnazione) è, nel merito, infondato.5. Ravvisato lo snodo decisivo della causa nella individuazione del soggetto destinatario delleprestazioni, la corte di merito ha accertato, in punto di fatto, che la Fiat Auto, conferita al B. laposizione di direttore generale del Sud Est Asia, aveva richiesto alla Fiat of Australia di "emettereuna lettera" (funzionale al conseguimento del suo permesso di soggiorno a Singapore), in cui siattestava che sarebbe stato iscritto nei libri paga della Fiat of Australia e che gli sarebbe statocorrisposto da questultima il salario mensile, con successivo addebito allufficio di Sidney della FiatAuto; che era stata la Fiat Auto a determinare il trattamento economico del B. e a provvedere airelativi adeguamenti (al pari di quanto avveniva per i dipendenti della Fiat Auto distaccati allesteroe che operavano nella stessa area del B.); che era stata la Fiat Auto a determinare gli "obiettivifondamentali della posizione" del dipendente, individuato, in una nota a firma del "valutatore ItaloMatteucci", con "la posizione e la qualifica di Area manager - Singapore", "appartenente allEnteDirezione vendite Area Extra Europa"; che la Fiat Auto si era fatta carico pure della sua posizionecontributiva, provvedendo al pagamento annuale di 5.000,00 dollari, "da attingere dai fondi difunzionamento"; ed ancora che la Fiat of Australia sì occupava di trattori e macchine agricole,laddove il B. (per come risultava dal documento con il quale la Fiat Auto fissava gli obiettivi per il1986) era stato incaricato di "promuovere tutte quelle attività che consentano una ripresa dellenostre attività in Tailandia, Indonesia, Malesia, Singapore e Hong Kong sulla linea Fiat cheLancia", e, quindi, di promuovere una tipologia merceologica affatto distinta da quella dellimpresache lo aveva formalmente assunto.Dal complesso di tali dati di fatto, correttamente valutati dai giudici di merito, e, pertanto,insindacabili in questa sede di legittimità, la corte piemontese ha dedotto che, in tale periodo, laFiat Auto aveva in concreto gestito lattività lavorativa del B., sia sotto laspetto organizzativo, chegerarchico ed economico, ed aveva usufruito delle relative prestazioni, assumendo nei confrontidello stesso la veste di effettivo datore di lavoro, in luogo della società controllata estera che loaveva formalmente assunto. 5.
Le contrarie valutazioni delle società ricorrenti, fondate essenzialmente sulla considerazione che"linteressamento e lingerenza della Fiat Auto nella vita delle società collegate e consociate"dovevano considerarsi del tutto "fisiologiche", oltre che coerenti "col ruolo di direzione strategicaunitaria rivestito dalla Fiat Auto nellambito dellassetto strutturale del gruppo" e non risultavano,pertanto, idonee ad evidenziare la sussistenza della fattispecie interpositoria, non inficiano lacorrettezza logica e giuridica del ragionamento della corte territoriale.Ed, al riguardo, merita di essere, innanzi tutto, ricordato come anche di recente la giurisprudenzadi questa Suprema Corte abbia ribadito come costituisca regola generale dellordinamentolavoristico il principio secondo cui il vero datore di lavoro è quello che effettivamente utilizza leprestazioni lavorative, anche se i lavoratori sono stati formalmente assunti da un altro (datoreapparente) e prescindendosi da ogni indagine (che tra laltro risulterebbe particolarmentedifficoltosa) sullesistenza di accordi fraudolenti (fra interponente ed interposto) (così SU n.22910/2006). Regola - giova soggiungere - che si è correttamente ritenuto non abbia perdutoconsistenza nemmeno a seguito dellentrata in vigore del D.Lgs. n. 267 del 2003, dal momento chele forme di dissociazione fra titolarità del rapporto e destinazione effettiva della prestazione ivipreviste debbono considerarsi come tipologie negoziali eccezionali, in deroga al principio che partedatoriale è solo colui su cui in concreto fa carico il rischio economico dellimpresa nonchèlorganizzazione produttiva nella quale è di fatto inserito con carattere di subordinazione illavoratore, e linteresse soddisfatto in concreto dalle prestazioni di questultimo, con laconseguenza che chi utilizza tali prestazioni deve adempiere tutte le obbligazioni a qualsiasi titoloderivanti dal rapporto di lavoro medesimo (giur. Cit.; v. anche, con riferimento alla disciplinacomunitaria dei licenziamenti, Corte Giust. 10.9.2009, causa C- 44/08 per laffermazione che per larealizzazione dell"effetto utile" dei diritti collettivi di tipo procedimentale, il gruppo non rileva al finedi escludere la responsabilità del "diretto" datore di lavoro).Se, pertanto, la giurisprudenza conferma la rilevanza che, in ambito lavoristico, assume il concettodi impresa e di datore di lavoro, individuabile, sulla base di una "concezione realistica", nelsoggetto che effettivamente utilizza la prestazione di lavoro ed è titolare dellorganizzazioneproduttiva in cui la prestazione stessa è destinata ad inserirsi, non vi è dubbio che tale direttiva,con riferimento al fenomeno dei gruppi di società, impone una attenta valutazione degli indiciutilizzabili al fine di distinguere fra la fisiologia e la patologia del fenomeno delle imprese a strutturacomplessa.Ed, infatti, la direzione ed il coordinamento che compete alla società capogruppo, e che qualifica,ora anche in sede normativa (art. 2497 ss cc), il fenomeno dellintegrazione societaria, puòevolversi in forme molteplici, che possono riflettere una ingerenza talmente pervasiva da annullarelautonomia organizzativa delle singole società operative (accreditando un uso puramentestrumentale o, in altri termini, puramente "opportunistico" della struttura di gruppo), ovvero unrilevante, ma fisiologico, livello di integrazione (che può costituire il presupposto per unavalutazione differenziata che la rilevanza dell"interesse unitario di gruppo" manifesta rispettoalladempimento dellobbligazioni che risultano funzionali alla realizzazione di tale interesse). 6.
In questo contesto, e con specifico riferimento alle problematiche lavoristiche, del tutto decisivoappare il riferimento alle forme di utilizzazione del personale dipendente, potendo lingerenza dellasocietà dominante nella gestione del rapporto di lavoro spingersi sino al punto di determinare unautilizzazione del tutto indistinta e promiscua della forza lavoro allinterno del gruppo (accreditandouna situazione di "confusione contrattuale", tale da far constatare, in realtà, lesistenza di unaimpresa unitaria, solo apparentemente organizzata in forma di gruppo: v. per tutte Cass. n.6707/2004);ovvero, in presenza di gruppi genuini, ma fortemente integrati, determinare la destinazione dellaprestazione di lavoro al complesso delle società operative, secondo le note forme dellaprestazione cumulativa o alternativa; oppure riguardare solo la determinazione generale degliobiettivi strategici delle singole società operative, anche per ciò che riguarda le politiche delpersonale, ma senza alcuna incidenza sulla concreta gestione del personale e sulla destinazionedella prestazione alla società che assume la veste di datore di lavoro. Con riferimento a talimolteplici fattispecie, ha avuto modo la giurisprudenza di legittimità di precisare (per citare soloalcune esempi, indicativi delle situazioni evidenziate), da un lato, come "il collegamento economicofunzionale tra imprese appartenenti ad un medesimo gruppo societario non è di per sè sufficiente afar ritenere che gli obblighi inerenti ad un rapporto di lavoro subordinato, intercorso fra una di esseed il lavoratore, debbano estendersi anche allaltra, e che, tuttavia, in presenza di una societàcapogruppo, formalmente estranea al rapporto di lavoro, che si comporti come effettivo dominus,decidendo il distacco del lavoratore presso altra società del gruppo e la data del suo licenziamentoanche per ragioni organizzative, va ravvisato un fenomeno di illecita interposizione di manodoperacon la conseguente imputazione del rapporto di lavoro alla capogruppo" (cfr Cass.n. 19931/2010 ); ma anche, che "è giuridicamente possibile concepire unimpresaunitaria che alimenta varie attività formalmente affidate a soggetti diversi, il che non comportasempre la necessità di superare lo schermo della persona giuridica, nè di negare la pluralità di queisoggetti, ben potendo esistere un rapporto di lavoro che veda nella posizione del lavoratoreununica persona e nella posizione del datore di lavoro più persone, rendendo così solidalelobbligazione del datore di lavoro" (così Cass. n. 4274/2003). Nel caso in esame, sulla base degliaccertamenti svolti dalla corte di merito, deve ritenersi che linteresse della Fiat Auto "alladestinazione e al risultato dellattività lavorativa del B." (così nel ricorso) non fosse solo riflesso delruolo di coordinamento e di direzione strategica unitaria dalla stessa rivestito nellambitodellassetto strutturale del gruppo, ma determinasse una concreta incidenza nella gestione delrapporto di lavoro del dipendente (per aspetti decisivi e qualificanti, quali la determinazione dellaretribuzione, la previsione degli obiettivi e la valutazione dei risultati della prestazione, lasopportazione dei costi relativi alla posizione previdenziale) e linserimento di questultimo (benevidenziato anche dalla tipologia dellattività produttiva della società controllata, a fronte dei bendiversi compiti assegnati al lavoratore) nellorganizzazione produttiva di una impresa diversa daquella che lo aveva formalmente assunto, al pari di altri dipendenti della Fiat Auto distaccatiallestero e che operavano nella stessa area del B.. Così convertendosi linteresse della Fiat Auto 7.
al "risultato dellattività lavorativa del B." in un interesse, non di mero fatto, ma giuridicamentequalificato e tale da determinare limputazione del rapporto di lavoro al soggetto che era statoeffettivo destinatario ed utilizzatore della prestazione.6. Il ricorso va, pertanto, rigettato e va, al riguardo, formulato il seguente principio di diritto:In presenza di un gruppo di società, la concreta ingerenza della società capogruppo nella gestionedel rapporto di lavoro dei dipendenti delle società del gruppo, che ecceda il ruolo di direzione ecoordinamento generale alla stessa spettante sul complesso delle attività delle società controllate,determina lassunzione in capo alla società capogruppo della qualità di datore di lavoro, in quantosoggetto effettivamente utilizzatore della prestazione e titolare dellorganizzazione produttiva nellaquale lattività lavorativa si è inserita con carattere di subordinazione.7. Le spese seguono la soccombenza. P.Q.M.La Corte rigetta il ricorso e condanna le società ricorrenti in solido al pagamento delle spese, cheliquida in Euro 40,00 per esborsi ed in Euro 2500,00 per onorari, oltre a spese generali, IVA eCPA. Così deciso in Roma, il 8 novembre 2011.Depositato in Cancelleria il 29 novembre 2011. Recommended

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