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Timestamp: 2020-06-06 22:04:33+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 24909 del 20/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24909 del 20/10/2017
Cassazione civile, sez. lav., 20/10/2017, (ud. 21/06/2017, dep.20/10/2017), n. 24909
sul ricorso 14169/2012 proposto da:
C.L.G.;
avverso il provvedimento n. 698/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 02/04/2012 R.G.N. 9209/09.
Rilevato che con sentenza 2 aprile 2011, la Corte d’appello di Roma dichiarava la nullità del termine apposto al contratto di lavoro stipulato da Poste Italiane s.p.a. con C.L.G. per il periodo dal 26 giugno al 30 settembre 2004, ai sensi del D.Lgs. n. 368 del 2001, per esigenze di carattere sostitutivo di personale addetto al recapito presso l’Ufficio Recapito di Catania L.R. S.G. assente con diritto alla conservazione del posto nel periodo 26 giugno – 30 settembre 2004, la conversione del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato dal 26 giugno 2004 e condannava la società datrice al pagamento, in favore della lavoratrice a titolo risarcitorio, dell’indennità prevista dalla L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, in misura di 2,5 mensilità, oltre rivalutazione ed interessi fino al deposito del ricorso di primo grado e delle retribuzioni maturate da tale data, oltre accessori: così riformando la sentenza di primo grado, che aveva invece respinto le domande della lavoratrice, sul rilievo della risoluzione del contratto per mutuo consenso;
che avverso tale sentenza Poste Italiane s.p.a. ricorreva per cassazione con cinque motivi, mentre la lavoratrice intimata non svolgeva difese;
che le parti componevano la controversia in sede sindacale con verbale in data 20 settembre 2012 (successiva a quella di notificazione del ricorso) dal quale risulta l’amichevole e definitiva conciliazione di ogni controversia tra le parti, per rinuncia del lavoratore, accettata da Poste Italiane s.p.a. agli effetti giuridici ed economici della sentenza di riammissione in servizio, “con la conseguenza che – in caso di fasi giudiziali ancora aperte – le stesse saranno definite in coerenza con il presente verbale, mentre – in caso contrario – non si darà corso all’attivazione di successivi gravami”;
che pertanto deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere, senza alcun provvedimento sulle spese di giudizio, regolate tra le parti.
La Corte dichiara cessata la materia del contendere.
Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 21 giugno 2017.

References: Sentenza 
 provvedimento n. 
 sentenza 
 art. 32
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza