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Il disegno di legge di iniziativa popolare presentato da Beppe Grillo
Da Redazione 10 settembre 2011 Condividi su Facebook
tweet Disegno di legge d’iniziativa popolare, a norma dell’articolo 71, secondo comma, della Costituzione e degli articoli 48 e 49 della legge 25 maggio 1970, n. 352
“Riforma della legge elettorale della Camera e del Senato riguardante i criteri di candidabilità ed eleggibilità, i casi di revoca e decadenza del mandato e le modalità di espressione della preferenza da parte degli elettori”
(presentato il 14 dicembre 2007)
A) La relazione illustrativa
È poi previsto (commi 3 e seguenti) un canale di dialogo tra magistratura e Parlamento, opportunamente mediato dal Presidente della Repubblica. Si prevede, infatti, che le sentenze di condanna pronunciate nei confronti di un membro del Parlamento siano comunicate al Presidente della Repubblica, affinché questi inviti la Camera competente agli opportuni adempimenti. L’intervento del Presidente della Repubblica appare necessario, non solo come canale di comunicazione tra due istituzioni tradizionalmente in rapporto problematico, ma anche perché l’indipendenza delle Camere non sfoci in arbitrio, come talora è accaduto: il Presidente della Repubblica potrà sciogliere anticipatamente la Camera che ometta di assumere le deliberazioni conseguenti alla comunicazione della sentenza penale di condanna. L’ultimo comma dell’articolo 2 si occupa della comunicazione, in sede di prima applicazione della legge, delle sentenze di condanna pubblicate precedentemente alla sua vigenza, prevedendo che a ciò provvedano, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge stessa, gli uffici del pubblico ministero presso i giudici che le hanno pronunciate.
B) Il testo del disegno di legge Art. 1.
(Ulteriori cause di ineleggibilità)
1. All’articolo 7 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«Non sono eleggibili coloro che sono stati eletti per due volte all’ufficio di membro del Parlamento».
2. Dopo l’articolo 10 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, è inserito il seguente:
«Art. 10-bis. – 1. Non possono essere candidati alle elezioni coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva per reato non colposo ovvero a pena detentiva superiore a mesi 10 e giorni 20 di reclusione per reato colposo.
2. La sentenza che applica la pena su richiesta delle parti, ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, è equiparata alla sentenza di condanna.
3. L’ineleggibilità prevista dal presente articolo è perpetua».
3. All’articolo 5 del testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, le parole: «9 e 10» sono sostituite dalle seguenti: «9, 10 e 10-bis».
(Sospensione e decadenza dall’ufficio di parlamentare)
2. Le cause di ineleggibilità di cui agli articoli 7, 8, 9, 10 e 10-bis del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sopravvenute o rilevate successivamente alla proclamazione dell’eletto, comportano, rispettivamente, la decadenza o l’annullamento della convalida dell’elezione con delibera della Camera di appartenenza.
5. Il Presidente della Repubblica può, ai sensi dell’articolo 88 della Costituzione, sciogliere la Camera che omette di deliberare entro trenta giorni dalla data del ricevimento del messaggio di cui al comma 4.
6. Le sentenze di condanna pubblicate prima della data di entrata in vigore della presente legge, che producono gli effetti indicati nei commi 1 e 2, sono comunicate dal pubblico ministero presso il giudice che le ha pronunciate al Presidente della Repubblica entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
(Introduzione del voto di preferenza per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica)
1. Il comma 2 dell’articolo 4 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, è sostituito dai seguenti:
«2. Ogni elettore dispone di un voto di lista e di un voto di preferenza per determinare l’ordine dei candidati compresi nella lista votata.
2, L’articolo 14 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, è sostituito dal seguente:
«Art. 14. – 1. Ogni elettore dispone di un voto di lista e di un voto di preferenza per determinare l’ordine dei candidati compresi nella lista votata.
(Disciplina del voto di preferenza per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica)
1. Sulle schede, i contrassegni delle liste sono riprodotti di seguito, in linea verticale, ciascuno in un unico quadrante. I contrassegni delle liste collegate appartenenti alla stessa coalizione sono riprodotti di seguito, in linea verticale, in un unico quadrante. Accanto ad ogni contrassegno è tracciata una linea orizzontale per l’espressione del voto di preferenza.
2. Il voto di preferenza si esprime scrivendo con la matita, nell’apposita riga tracciata a fianco del contrassegno della lista votata, il nome e cognome o solo il cognome del candidato preferito compreso nella lista medesima. L’indicazione deve contenere il nome e cognome quando vi sia la possibilità di confusione fra candidati della stessa lista votata. L’elettore può manifestare la preferenza esclusivamente per candidati della lista da lui votata. Sono nulle le preferenze che non designano il candidato con la chiarezza necessaria a distinguerlo da ogni altro candidato della medesima lista. Se l’elettore non ha segnato alcun contrassegno di lista ma ha scritto una preferenza, s’intende che abbia votato la lista alla quale appartiene il candidato prescelto se la preferenza è indicata a fianco del contrassegno di lista al quale il candidato prescelto appartiene. Diversamente, il voto è nullo. Se l’elettore ha segnato più contrassegni di lista del medesimo quadrante e ha indicato una preferenza, il voto è attribuito alla lista cui appartiene il candidato prescelto se appartenente ad una delle liste votate. Diversamente, il voto è nullo.
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