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LA MEDIAZIONE CIVILE IN SANITA - PDF
LA MEDIAZIONE CIVILE IN SANITA
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1 ROTARY INTERNATIONAL DISTRETTO SICILIA E MALTA ROTARY CLUB PALERMO EST ROTARY CLUB PALERMO MONREALE ROTARY CLUB DI BAGHERIA Anno Rotariano LA MEDIAZIONE CIVILE IN SANITA a cura dell Avv. Giorgio Li Vigni, Dirigente Avvocato in Ruolo presso l Ufficio Legale dell A.S.P. Palermo, patrocinante in Cassazione
2 La mediazione civile (oppure mediazione civile e commerciale, secondo la definizione dell Unione europea che ne ha richiesto l'adozione sin dal 2008) è un istituto giuridico italiano introdotto con il Decreto Legislativo n. 28 del 4 marzo 2010, con già effetti obbligatori dal 21/03/2011 per talune specifiche materie (quali nel ns. caso di specie la malpractice sanitaria ), per la composizione dei conflitti tra soggetti privati ovvero tra privati e P.A., relativi a diritti disponibili. L'istituto è finalizzato alla deflazione del sistema giudiziario italiano rispetto al carico degli arretrati e al rischio di accumulare nuovo ritardo.
3 Esso, infatti, rappresenta uno dei pilastri fondamentali della riforma del processo civile. La mediazione civile ha lo scopo di far addivenire le parti ad una conciliazione attraverso l'opera di un mediatore, vale a dire un soggetto professionale, qualificato e terzo, che aiuti le parti in conflitto a comporre una controversia. Il mediatore assiste le parti nella ricerca di una composizione non giudiziale del problema senza attribuire ragioni e torti. Il compito principale del mediatore (organismo pubblico o privato controllato dal Ministero della Giustizia) è quello di condurre le parti all accordo amichevole. Soltanto in caso contrario, egli può proporre alle parti una soluzione della controversia. Il decreto legislativo distingue nettamente l'istituto della mediazione civile da altre forme di conciliazione già esistenti nell'ordinamento giuridico italiano. L'atto, infatti, dispone che per mediazione civile debba intendersi l'attività finalizzata alla composizione di una controversia e che, invece, la conciliazione sia il mero risultato di tale attività. Tale distinzione è stata ben evidenziata per sottolineare il fatto che la mediazione civile, rispetto a precedenti istituti finalizzati alla composizione dei conflitti, sia uno strumento innovativo di portata generale riguardante tutte le controversie civili e commerciali.
4 Tipologie La mediazione civile è sostanzialmente suddivisa in due tipologie: mediazione obbligatoria e mediazione facoltativa. Nel primo caso, la mediazione è obbligatoria in quanto costituisce condizione di procedibilità, ossia è condizione necessaria per poter avviare il processo e riguarda una serie di situazioni individuate con specifica cura. Si tratta di cause in cui il rapporto tra le parti è destinato a prolungarsi anche oltre la definizione della singola controversia (ad esempio, la locazione, l affitto d azienda, le successioni ereditarie, il condominio), oppure di rapporti particolarmente conflittuali che si prestano ad essere meglio composti in via stragiudiziale (danni da circolazione dei veicoli, responsabilità medica, diffamazione), oppure ancora, in presenza di alcune tipologie contrattuali (contratti assicurativi, bancari, finanziari).
5 Nel secondo caso della mediazione facoltativa, invece, le parti scelgono liberamente la via della composizione stragiudiziale della lite. La mediazione civile può essere inoltre demandata d Ufficio dal giudice, il quale può invitare le parti a risolvere il loro conflitto davanti agli organismi di conciliazione, quando la natura dalla causa e le risultanze dell'istruttoria lo suggeriscano. Così come delineata dal Decreto Legislativo 28/2010, la mediazione civile rappresenta uno strumento rapido ed economico anche in considerazione del fatto che sono previste agevolazioni fiscali sotto forma di credito di imposta per i compensi versati al mediatore.
6 Gli altri istituti finalizzati alla conciliazione delle controversie Nell'ordinamento giuridico italiano esistono diversi istituti finalizzati alla conciliazione delle parti o comunque rappresentanti soluzioni alternative all azione giudiziaria, in primo grado, proposta (osservati i criteri di determinazione della competenza per materia o valore) davanti al Tribunale ordinario e/o all Ufficio del Giudice di Pace. Il ricorso a questi strumenti, tuttavia, è spesso stato molto limitato, soprattutto quando lasciato semplicemente facoltativo. Nello specifico, la mediazione civile si distingue dall arbitrato (artt c.p.c.) perché il mediatore civile, a differenza dell'arbitro, non attribuisce torti e ragioni, ma aiuta le parti ad individuare una possibile soluzione per risolvere la controversia amichevolmente. La mediazione civile non va confusa neppure con la conciliazione, sia perché il D.Lgs. 28/2010 individua con quest'ultimo termine soltanto uno dei possibili esiti della mediazione (quello positivo) e sia perché il nome conciliazione identifica altri istituti giuridici, i quali ben poco hanno in comune con la mediazione civile e commerciale. Il riferimento è, ad esempio, alla conciliazione societaria (D.Lgs. 5/2003), alla conciliazione penale (D.Lgs. 274/2000), alla conciliazione del lavoro (D.Lgs. 80/1998 e Legge 183/2010), alla conciliazione presso i Co.re.com. (Legge 249/1997), alla conciliazione presso le CCIAA (Legge 580/1993), ecc. Per gli stessi motivi ed a causa del fatto che l'obbligatorietà riguarda soltanto alcune materie ben determinate (nel ns. caso il contenzioso per risarcimento danni da malpractice in Sanità, mentre in tutti gli altri casi diversi rimane facoltativa), la mediazione civile non può essere definita "conciliazione obbligatoria" né "mediazione obbligatoria".
7 Brevi cenni sulla responsabilità per malpractice sanitaria Sul punto è importante scandagliare la natura giuridica della responsabilità sanitaria per colpa medica e tutta l evoluzione giurisprudenziale partita negli anni 50/ 60 dall affermazione della responsabilità del medico che opera nella struttura sanitaria, quale medico dipendente, oggi in prospettiva giurisprudenziale evolutiva pervenuta alla c.d. responsabilità sanitaria da contatto sociale, nel senso della affermazione della responsabilità duplice, sia del medico che opera all interno della struttura, che della struttura ospedaliera in sé da cui dipende il medico e ciò in ragione del fatto che l assistito, quando richiede la prestazione all ospedale (sia essa struttura pubblica o struttura privata) addiviene alla stipula del cosiddetto contratto di spedalità. Di tal che si è assistito, negli ultimi quindici anni, a tutto un percorso giurisprudenziale teso a qualificare la responsabilità del medico nella causazione dell evento lesivo, non più in una responsabilità aquiliana da fatto illecito (ex art c.c.), quanto piuttosto in una responsabilità da presunto inadempimento del contratto di spedalità da parte della struttura ospedaliera e/o del medico dipendente. Tuttavia, in un caso e nell altro, al fine dell affermazione della responsabilità del medico operante nella struttura sanitaria e, comunque, della struttura sanitaria cui il paziente ha richiesto l erogazione della prestazione, è costante affermazione giurisprudenziale che risulta essere determinante in specie la sussistenza del nesso di causalità evento/danno, teso a determinare la responsabilità della struttura sanitaria.
8 Vale a dire, occorrerà in giudizio provare da parte attrice, ex ante, che una certa manovra operatoria ha comportato un certo evento lesivo per cui poi è conseguente l affermazione della responsabilità del medico e/o della struttura da cui dipendente, cui è stata richiesta dal cittadino la prestazione. Va da sé che il medico e la struttura dovranno provare in giudizio, in contrario, sia il rispetto delle leges artis (protocolli guida terapeutici e/o operatori nazionali ed internazionali) per cui non ci può essere colpa del sanitario (intesa come negligenza, imprudenza o imperizia del medico o della equìpe nell esercizio dell attività ospedaliera) e della struttura, negare la sussistenza del nesso di causalità evento danno, anche e soprattutto rilevando l efficacia scriminante del consenso informato prestato dal paziente all atto dell erogazione della prestazione ospedaliera. In questo contesto, si innesta dal 20/03/2011 l istituto della mediazione civile obbligatoria ex D.lgs. 28/2010 per le controversie da responsabilità civile per malpractice sanitaria.
9 Responsabilità contrattuale La responsabilità contrattuale, quale tipo del genus della responsabilità civile, sulla base del disposto di cui all'art c.c. si applica nei casi di convenzione contrattuale fra ente (o medico) e paziente. Va qui evidenziato che, come risultato dello sforzo di offrire maggiori tutele ai pazienti, in alcuni casi la giurisprudenza ha ravvisato un accordo espresso nel caso di sottoscrizione del c.d. "consenso informato", ovvero quel documento sul quale è riportata una dichiarazione liberatoria del paziente nei confronti del medico, nella quale si attesta che quegli si ritiene avvertito del trattamento sanitario e delle conseguenze relative. In termini generali, la norma di riferimento per determinare la responsabilità del medico sarà quindi quella di cui all'art s.s. c.c., con i temperamenti offerti dall'art c.c., che dispone che il medico risponde, in caso di problemi tecnici di speciale difficoltà, solo in caso di dolo o colpa grave. In ordine a questa ultima norma, va detto che la giurisprudenza tende ad ignorare le istanze di coloro che la vorrebbero applicata, sul presupposto che in realtà, ad oggi è esigibile una diligenza spesso superiore a quella che il legislatore aveva in mente alla stesura dell'articolo citato. Ciò in forza delle frequenti specializzazioni dei medici, e della particolare attenzione verso la categoria sanitaria che caratterizza questo periodo storico. Tuttavia, se il danno non è prevedibile, sulla base delle cognizioni tecniche al momento del sorgere dell'obbligazione, il medico sarà obbligato ai risarcimenti solo in caso di dolo. Perché sorga la responsabilità contrattuale, risarcitoria, è necessario anzitutto che il danno sia configurato come conseguenza immediata e diretta del comportamento negligente del medico. Il nesso di causalità, va ravvisato ove il danno sia conseguenza immediata e diretta. Con conseguenza diretta si fa riferimento all'orientamento causale. In sostanza,la responsabilità sorge ove il medico abbia prodotto l'evento in maniera che questo sia riconducibile direttamente alla sua condotta. Sicché egli non sarà responsabile nella quota dell'intervento eziologico di eventuali concause. Per immediatezza si intende il requisito negativo del nesso di causa, inteso nel senso della mancanza di un concorso di altre cause efficienti, che possano aver reso mediato l'apporto causale del medico. In conclusione si richiede che la condotta illecita sia "antecedente causale" rispetto all'evento, che sia scientificamente provata la regolarità del processo causale, che tale ricostruzione sia anche logicamente e razionalmente credibile (v. sent. Cass. "Franzese").
10 Responsabilità extracontrattuale Ove sia integrato il contatto, il relativo onere probatorio sarà posto a carico della parte che intende provarlo. La disciplina applicabile rimane quella vista a proposito del contratto. La responsabilità extracontrattuale, a differenza di quella ora analizzata, presenta differenze anzitutto in ordine al regime della prova, ove la prima risente di un regime probatorio di favore, mentre la seconda richiede l'adempimento dell'onere su ciascuno degli elementi fondanti. È dunque richiesta la prova del danno ingiusto, dell'evento dannoso, del nesso causale, del fatto (v.responsabilità extracontrattuale). Responsabilità da contatto sociale La responsabilità da contatto sociale qualificato, ai limiti del contratto e del fatto illecito, figura ricostruita dalla giurisprudenza sulla base di norme ritenute un tempo non direttamente applicabili, alle quali oggi si fa sempre più ricorso, alla ricerca di tutele da offrire a situazioni giuridiche particolarmente bisognevoli. Il contatto sociale, come detto, nasce da un fatto integrato in un negozio. Tale negozio è costituito dalla richiesta di erogazione di un servizio e dall'accettazione di tale richiesta, d'altra parte. Da tale rapporto, che si sustanzia in una relazione negoziale fra i soggetti coinvolti, sorgono da una parte il contratto di spedalità con l'ente ospedaliero, d'altro canto una relazione negoziale -che la giurisprudenza ancora stenta a definire compiutamente come obbligatoria- con il medico.
11 Ed invero, avendo lo scrivente avuto modo di trattare, quale difensore dell A.S.P. di Palermo, diversi casi di mediazione civile obbligatoria per malpractice sanitaria, lo scrivente ha avuto modo di valutare come la normativa sulla mediazione civile obbligatoria, derivata dal legislatore dal altri ordinamenti (di stampo anglosassone) fondati sull efficacia del precedente giudiziario vincolante, ontologicamente diversi da quello italiano, mal si attagli alla fattispecie della mediazione dei casi di malpractice sanitaria. Ciò in quanto, anche in sede di mediazione civile obbligatoria, occorre innanzitutto verificare la sussistenza del nesso eziologico di causalità evento/danno, in forza della quale sia accertata la responsabilità del medico e/o della struttura sanitaria nell erogazione della prestazione all utente. Di tal ché nelle sedi di mediazione, analogamente a quanto avviene già nella sede contenziosa ordinaria di Tribunale o del Giudice di Pace (secondo competenza per valore del giudice ex c.p.c.), occorrerà preliminarmente che le parti, separatamente e poi congiuntamente, tramite i loro consulenti, ed anche ricorrendo all ausilio di un terzo consulente eventualmente nominato dal mediatore in corso di mediazione, vaglino la sussistenza del nesso causale per accertare la responsabilità del medico e/o della struttura sanitaria, posto che in difetto di questa condizione essenziale risulta impossibile poter mediare, non potendo la Amm.ne Ospedaliera convenuta (in specie dove sia un amministrazione pubblica) ricognire e liquidare un sinistro senza prova, su basi meramente ipotetiche e/o ideali. Questo risulta essere, a mio avviso, un punto assolutamente determinante nelle mediazioni per maplractice sanitaria, diversamente da altre fattispecie, di diverse caratteristiche (es. un sinistro stradale ovvero un inadempimento contrattuale), dove invece è più facile trovare la base per operare la mediazione e possibile raggiungere l accordo senza necessità della preventiva verifica tecnica della sussistenza del nesso causale, affidato nella malpractice sanitaria, invece, ai più rigorosi parametri sanitari. Altro punto che risulta essere determinante per la proposizione, conduzione e definizione delle mediazioni consiste nel quantum delle richieste di risarcimento : molto spesso pervengono dalle parti attrici richieste esose, che prescindono da una verifica della reale entità del sinistro e dalla consultazione delle tabelle di liquidazione dei danni da responsabilità civile, praticate dai maggiori Tribunali Italiani (Palermo, Milano, Roma, ecc.). In questo senso va rilevato come sia dovere delle parti convenute in mediazione (medico, ente pubblico) far presente che non è in specie possibile mediare su richieste esose meramente ideali, dovendo la mediazione essere riferita a profili di responsabilità e criteri di liquidazione certi, assunti a parametro di riferimento dai maggiori Tribunali e ciò in sintonia a quanto avviene già ordinariamente nella pratica dei procedimenti di liquidazione dei sinistri da parte delle assicurazioni, a maggior ragione segnalandosi la necessità per gli enti pubblici in sanità (ASP, ASL, Aziende Ospedaliere, ecc.) di dover ancorare le loro scelte risarcitorie, anche in mediazione, rispettando i parametri di liquidazione di cui alle tabelle ANIA e dei Tribunali di stima valore punto invalidità dei sinistri per la quantificazione del danno da portare sul tavolo della mediazione, a pena di non incorrere gli enti in responsabilità erariali.
12 Risulta essere molto importante, anche in mediazione, il ruolo delle compagnie assicurative al fine di manlevare e garantire gli enti dai notevoli costi derivanti dalle continue richieste di risarcimento danni da malpractice sanitaria, attivate dagli utenti. Ma a prescindere dalla manleva, risulta la necessità per gli enti, a prescindere dalle contestazioni che saranno mosse verso le società assicuratriciove venga negata all Ente/azienda la garanzia, di dover comunque iscrivere cautelativamente a bilancio, secondo determinate percentuali di soccombenza, le richieste di risarcimento danni che pervengono, di guisa che possano essere contabilizzate e liquidate in esito alle risultanze del contenzioso in mediazione o civile ordinario e di effettuare approfondite indagini di rischio clinico per prevenire tutti i possibili rischi nelle strutture ospedaliere, già a far tempo dalla rilevazione di tutti i possibili eventi sentinella, così come ad es. avviene presso l ASP di Palermo, e ciò al fine di limitare al massimo i costi e danni. Di tal che l Amministrazione sanitaria dovrà compiere, tramite l attività svolta dai suoi Uffici (U.O. Qualità, rischio clinico ed assicurazioni) un project management sui costi che derivano ad essa dall esercizio dell attività sanitaria ospedaliera ed ambulatoriali e dalla connessa affermazione della malpractice sanitaria, sia essa a seguito della mediazione civile che di celebrazione di processi civili. In questo senso risulta importantissimo per l Amministrazione valutare le fattispecie verificatesi, a cadenza annuale o semestrale, ricorrendo alla analisi economica aziendale, ad esempio usando i modelli di SWOT od Ishikawa, al fine di poter meglio comprendere le criticità che si verificano in ambito ospedaliero, per poter le Direzioni Strategiche delle Amministrazioni sanitarie porre in essere i necessari correttivi nel senso di incrementi di personale, riorganizzazione delle unità operative, effettuazione di corsi di formazione obbligatoria, ecc.. Infatti, risulta importante, per creare valore di produzione, anche in un contesto di un azienda erogatrice di servizi come l ASP o un azienda ospedaliera, in cui non si può applicare in toto la nozione di azienda che persegue fini di lucro di cui all art.2555 c.c. trattandosi di aziende erogatrici di servizi, analizzare le criticità, trarne le opportunità ed i dati utili e programmare gli interventi mirati agli obiettivi prefissati.
13 I MODELLI ECONOMICO/AZIENDALI IN SANITA PER STUDIARE LA MALPRACTICE SANITARIA E LE FATTISPECIE DEDOTTE IN MEDIAZIONE
15 L' analisi SWOT, conosciuta anche come Matrice SWOT, è uno strumento di pianificazione strategica usato per valutare i punti di forza (Strengths), debolezza (Weaknesses), le opportunità (Opportunities) e le minacce (Threats) di un progetto o in un'impresa o in ogni altra situazione in cui un'organizzazione o un individuo deve prendere una decisione per raggiungere un obiettivo. L'analisi può riguardare l'ambiente interno o esterno di un'organizzazione. La tecnica è attribuita a Albert Humphrey, che ha guidato un progetto di ricerca alla Università di Stanford fra gli anni Sessanta e Settanta utilizzando i dati forniti dalla Fortune 500.
16 Una analisi SWOT deve iniziare con il definire uno stato finale desiderato o obiettivo. Una analisi SWOT può essere incorporata nel modello di pianificazione strategica. Un esempio di una pianificazione strategica, tecnica che incorpora un obiettivo orientato analisi SWOT è l Analisi Strategico Creative (SCAN). La pianificazione strategica, compresa l'analisi SWOT e la scansione, è stata oggetto di molte ricerche. Punti di forza: le attribuzioni dell'organizzazione che sono utili a raggiungere l'obiettivo. Punti di debolezza: le attribuzioni dell'organizzazione che sono dannose per raggiungere l'obiettivo. Opportunità: condizioni esterne che sono utili a raggiungere l'obiettivo. Rischi: condizioni esterne che potrebbero recare danni alla performance L individuazione delle SWOT è essenziale perché i passi successivi nel processo di pianificazione per il raggiungimento degli obiettivi può essere elaborato dalla SWOT. In primo luogo, i responsabili devono stabilire se l'obiettivo è raggiungibile, rispetto ad una data SWOT. Se l'obiettivo non è raggiungibile, un diverso obiettivo deve essere selezionato e il processo ripetuto. L'analisi SWOT viene spesso utilizzato nelle università, come pure in Sanità, per evidenziare e individuare punti di forza e di debolezza, opportunità e minacce. È particolarmente utile per individuare le aree di possibile sviluppo.
17 Creare strategie con le SWOT Se, d'altro canto, l'obiettivo sembra raggiungibile, le SWOT sono utilizzate come input per la generazione di possibili strategie creative, tramite la domanda e la risposta date a ciascuna delle seguenti quattro domande: Come possiamo utilizzare e sfruttare ogni Forza? Come possiamo migliorare ogni Debolezza? Come si può sfruttare e beneficiare di ogni Opportunità? Come possiamo ridurre ciascuna delle Minacce? Idealmente, un cross-functional team, o una task force che rappresenta una vasta gamma di prospettive, dovrebbe effettuare l'analisi SWOT. Ad esempio, un team di SWOT può includere un contabile, un venditore, un direttore esecutivo, un ingegnere, e un difensore civico. Le verifiche di corrispondenza e di conversione Un altro modo di utilizzare SWOT è per una verifica di corrispondenza e/o di conversione. La corrispondenza nelle SWOT è usata per trovare vantaggi competitivi facendo corrispondere i punti di forza alle opportunità. La conversione nelle SWOT consiste nell applicare le strategie di conversione per trasformare le minacce o punti deboli in punti di forza o di opportunità. Un esempio di strategia di conversione è quello di trovare nuovi mercati. Se le minacce o le carenze non possono essere convertiti una società dovrebbe cercare di ridurre al minimo o evitarle del tutto.
18 L analisi di SWOT I concetti appena espressi tratti dalle teorie generali di economia aziendale, risultano perfettamente sovrapponibili anche allo studio e/o analisi delle fattispecie di malpractice sanitaria dedotte in mediazione. Ed invero non è detto che la mediazione costituisca esclusivamente una minaccia per l Amministrazione Sanitaria in termini di costi e responsabilità per malpractice sanitaria, ben potendo costituire UNA OPPORTUNITA per riorganizzare le strutture ospedaliere, per il miglioramento delle attrezzature ospedaliere, per far emergere professionalità sanitarie non adeguatamente valorizzate facendo leva sui punti di Forza aziendali. La mediazione dunque può essere uno strumento che può anche generare risparmi e valore di produzione nelle ASP o Aziende Ospedaliere e che può concorrere dal punto di vista dell analisi interna a far correggere i punti di debolezza, esaltando i punti di forza interni aziendali. La mediazione, tuttavia, così come intesa dal legislatore con il D.Lgs. 28/2010 e s.m.i., dal punto di vista della P.A., rischia però ed allo stesso tempo di costituire un grosso limite alla creazione di valore di produzione aziendale, posto che in taluni casi, in cui ad es. in sede ospedaliera le linee guida sono state rispettate, mancando il nesso causale evento/danno, risulta assai difficile poter mediare in Sanità e sotto detto profilo, risulta comunque foriera di costi di gestione, intendendo il legislatore sanzionare la parte che non intende mediare in corso del successivo giudizio di merito,; ciò costituisce un grosso limite alla libertà della P.A. nel valutare la propria scelta se resistere o meno in giudizio, con evidente violazione dei principi costituzionali ex arrt.24 e 113 Cost. In tal senso, infatti, il Tar Lazio, raccogliendo altre doglianze, con ordinanza della sua prima sezione n.3202/11, depositata il 12/04/2011, ha deciso di rimettere gli atti alla Corte Costituzionale, ritenendo non manifestamente infondata la questione dell eccesso di delega in cui sarebbe incorso l art. 5 del decreto legislativo numero 28 del 2010, avendo configurato l istituto della mediazione quale fase pre-processuale obbligatoria. In particolare, Il Collegio non rinviene nella legge delega alcun elemento che consenta di ritenere che la regolazione della materia andasse effettuata nei sensi prescelti dall art. 5 del d. lgs. n. 28 del Laddove indubitabilmente è ascrivibile all art. 60 della l. 60/09 la scelta di ampliare il ricorso alla mediazione nelle controversie interne in ambito civile e commerciale, nessuno dei criteri e principi direttivi previsti e nessuna altra disposizione dell articolo espressamente assume l intento deflattivo del contenzioso giurisdizionale configura l istituto della mediazione quale fase pre-processuale obbligatoria. Né -aggiunge il Tar Lazio- detto tema può ritenersi rientrante nell ambito di libertà, ovvero nell area di discrezionalità commessa alla legislazione delegata, esso non costituendo, né un mero sviluppo delle scelte effettuate in sede di delega nè una fisiologica attività di riempimento o di coordinamento normativo, sia che si tratti di recepire la direttiva comunitaria n. 2008/52/CE sia che si tratti della riforma del processo civile. Inoltre, l articolo 60 della legge delega prevede il dovere dell avvocato di informare il cliente, prima dell instaurazione del giudizio, della possibilità, e non dell obbligo, di avvalersi dell istituto della conciliazione nonché di ricorrere agli organismi di conciliazione. Anche tale disposizione non consente di ritenere che l art. 5 del d. lgs. 20/10, al comma 1, nelle tre prime disposizioni, trovi un riscontro nella legge delega 69/09. Infatti, la possibilità è, per definizione, diversa dall obbligatorietà, e l accentuazione di tale differenza non può ritenersi superflua, vertendosi nel campo della deontologia professionale, ovvero in un complesso di obblighi e doveri la cui inosservanza può determinare conseguenze pregiudizievoli in base all ordinamento civile (risarcimento del danno), amministrativo (sanzioni disciplinari) e pubblicistico (art. 4, comma 4, d. lgs. 28/2010), che richiedono l esatta individuazione del precetto presidiato dalle sanzioni. La pubblicazione della decisione di detta causa innanzi la Corte Costituzionale è attesa per il prossimo mese di marzo 2012.
19 Fattori interni ed esterni L'obiettivo di qualsiasi analisi SWOT è quello di individuare i principali fattori interni ed esterni che sono importanti per raggiungere l'obiettivo. Questi provengono da un unica catena di valore intrinsechi alla società. I gruppi di analisi SWOT traggono i principali elementi di informazione da due categorie principali: Fattori interni - I punti di forza e di debolezza interni dell'organizzazione. - Utilizzare un analisi PRIMO-F per aiutare ad identificare i fattori Fattori esterni - Le opportunità e le minacce presenti all esterno dell'organizzazione. - Utilizzare un analisi PEST o PESTLE per aiutare ad identificare i fattori I fattori interni possono essere visti come punti di forza o di debolezza a seconda del loro impatto sulla organizzazione dei suoi obiettivi. Ciò che può rappresentare un punto di forza rispetto a un obiettivo può essere di debolezza per un altro obiettivo. I fattori possono comprendere tutte le 4P's, (il personale, la finanza, le capacità di produzione, e così via). I fattori esterni possono includere le questioni macroeconomiche, il mutamento tecnologico, la legislazione, e cambiamenti socio-culturali, così come i cambiamenti nel mercato e posizione competitiva. I risultati sono spesso presentati in forma di una matrice. La pianificazione del lavoro Come parte dello sviluppo di strategie e di piani per consentire il raggiungimento dei suoi obiettivi, ogni organizzazione può utilizzare un processo sistematico e rigoroso noto come la pianificazione aziendale. SWOT e/o PEST possono essere utilizzate come base per l'analisi delle imprese e dei fattori ambientali [. Impostazione degli obiettivi - la definizione di ciò che l'organizzazione sta andando a fare Scansione ambientale le valutazioni all interno dell'organizzazione della SWOT, che includono una valutazione della situazione attuale così come un portafoglio di prodotti / servizi e l'analisi del ciclo di vita del prodotto / servizio Analisi delle strategie esistenti la verifica della pertinenza dei risultati di un interno / esterno di valutazione. Ciò può comprendere l'analisi del divario che esaminerà i fattori ambientali Questioni strategiche definite - fattori chiave per lo sviluppo di un piano aziendale che deve essere affrontato con l'organizzazione Sviluppo di nuove / revisione delle strategie la revisione dell analisi di questioni strategiche può comportare la necessità di modificare gli obiettivi
20 Definizione dei fattori critici di successo - il raggiungimento degli obiettivi e la strategia di attuazione Preparazione di informazioni operative, delle risorse, dei progetti per i piani di attuazione della strategia I risultati del monitoraggio - mappatura sulla scorta di piani, intervento correttivo che potrebbe significare la modifica degli obiettivi e delle strategie. Il Fattore Critico di Successo (CSF) È un termine che indica un elemento necessario ad un'organizzazione o ad un progetto per realizzare la sua missione. Il termine è stato inizialmente utilizzato nel mondo delle analisi dei dati. Ad esempio, un CSF per il successo della Information Technology (IT) è il coinvolgimento degli utenti. Un piano dovrebbe essere attuato considerando la piattaforma per la crescita, gli utili e i seguenti fattori critici di successo: Liquidità flusso di cassa positivo, crescita dei ricavi e dei margini di profitto. Futuro Acquisire nuovi clienti e / o distributori. Soddisfazione del cliente Il cliente è soddisfatto? Qualità Come è la qualità del prodotto o del servizio? Sviluppo del prodotto o del servizio Cosa c'è di nuovo che aumenterà gli affari con i clienti esistenti e di attrarrne nuovi? Capitale intellettuale Aumentare ciò che è redditizio. Le relazioni strategiche Nuove fonti di business, di prodotti ed esterne alle entrate. Capacità di attrazione e di conservazione La capacità di fare estendere il passaparola. Sostenibilità La capacità di mantenere il tutto in corso.

References: Cass. 
 art.2555
 art. 5
 art. 5
 art. 60
 articolo 60
 art. 5