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Timestamp: 2020-08-07 13:22:13+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 10700 del 03/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10700 del 03/05/2017
Cassazione civile, sez. lav., 03/05/2017, (ud. 08/02/2017, dep.03/05/2017), n. 10700
sul ricorso 13780/2011 proposto da:
Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S. (OMISSIS), elettivamente
ITC & COSTRUZIONI GENERALI S.R.L., EQUITALIA GERIT S.P.A. (già
MONTE DEI PASCHI DI SIENA S.P.A.) C.F. (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 458/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 19/05/2010 R.G.N. 702/2006;
Con sentenza depositata il 19.5.2010, la Corte d’appello di Roma, in parziale riforma della sentenza di primo grado, accoglieva l’opposizione proposta da ITC &amp; Costruzioni Generali s.r.l. avverso la cartella esattoriale con cui le era stato ingiunto di pagare all’INPS somma per contributi omessi in danno di taluni lavoratori edili.
La Corte, per quanto qui ancora rileva, riteneva che le dichiarazioni rese dai lavoratori interessati, dalle quali si evinceva che le assenze da loro effettuate rientravano nel novero delle cause legittimanti l’esonero dall’obbligo contributivo, fossero sufficienti ad escludere che, in relazione ai periodi in contestazione, l’azienda fosse incorsa in omissioni nel pagamento dei contributi.
Ricorre contro tale pronuncia l’INPS, con un unico motivo. L’azienda e la società concessionaria dei servizi di riscossione non hanno svolto in questa sede attività difensiva.
Con l’unico motivo di censura, l’Istituto ricorrente si duole di violazione e falsa applicazione del D.L. n. 244 del 1995, art. 29, comma 1 (conv. con L. n. 341 del 1995), in relazione all’art. 2697 c.c., per avere la Corte di merito ritenuto che le dichiarazioni dei lavoratori dipendenti dell’azienda acquisite in atti, concernenti l’effettuazione di assenze ingiustificate e sanzionate e di permessi retribuiti e goduti, esonerassero l’azienda dal pagamento dei contributi nonostante non vi fosse prova che tali assenze fossero state tempestivamente comunicate all’INPS.
Il motivo è fondato. Questa Corte, infatti, ha da tempo posto il principio secondo cui le ipotesi di esenzione dall’obbligo del minimale contributivo in edilizia, elencate dal D.L. n. 244 del 1995, art. 29 (conv. con n. 341/1995), in tanto possono esonerare l’azienda dal pagamento dei contributi in quanto siano comunicate agli enti previdenziali in modo da consentire gli opportuni controlli, per modo che l’omessa comunicazione determina l’inefficacia dell’esenzione e la perdurante vigenza dell’obbligo contributivo (così Cass. n. 12624 del 2008, cui adde Cass. n. 1577 del 2013).
Pertanto, non essendosi la Corte di merito attenuta a tale principio di diritto, il ricorso va accolto e, cassata la sentenza impugnata, la causa va rinviata per nuovo esame alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

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 art. 29
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 Cass. 
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