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Timestamp: 2016-12-08 22:02:22+00:00

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Art. 442 cod. proc. penale: Decisione
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	1. Terminata la discussione, il giudice provvede a norma degli articoli 529 e seguenti.
La Corte costituzionale, con sentenza 28 gennaio – 15 febbraio 1991, n. 81 (in G.U. 1a s.s. 20/02/1991, n. 8), ha dichiarato la illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 438, 439, 440 e 442 del codice di procedura penale, “nella parte in cui non prevede che il pubblico ministero, in caso di dissenso, sia tenuto ad enunciarne le ragioni e nella parte in cui non prevede che il giudice, quando, a dibattimento concluso, ritiene ingiustificato il dissenso del pubblico ministero, possa applicare all’imputato la riduzione di pena contemplata dall’art. 442, secondo comma, dello stesso codice”.
La Corte costituzionale, con sentenza 22 – 23 aprile 1991, n. 176 (in G.U. 1a s.s. 24/04/1991, n. 17), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 442, comma 2, ultimo periodo (“Alla pena dell’ergastolo è sostituita quella della reclusione di anni trenta”), del codice di procedura penale”.
La Corte costituzionale, con sentenza 22-31 gennaio 1992, n. 23 (G.U. 1a s.s. 5/2/1992, n. 6) ha dichiarato “l’ illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 438, 439, 440 e 442 nella parte in cui non prevede che il giudice, all’esito del dibattimento, ritenendo che il processo poteva essere definito allo stato degli atti dal giudice per le indagini preliminari, possa applicare la riduzione di pena prevista dall’art. 442, secondo comma, dello stesso codice”.
Il D.L. 24 novembre 2000, n. 341 convertito con modificazioni dalla L. 19 gennaio 2001, n. 4, ha disposto (con l’art. 7, comma 1) che “Nell’articolo 442, comma 2, ultimo periodo, del codice di procedura penale, l’espressione “pena dell’ergastolo” deve intendersi riferita all’ergastolo senza isolamento diurno”.
Successivamente la Corte Costituzionale, con sentenza 3 – 18 luglio 2013, n. 210 (in G.U. 1a s.s. 24/7/2013, n. 30), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 7, comma 1, del decreto-legge 24 novembre 2000, n. 341, convertito con modificazioni dalla L. 19 gennaio 2001, n. 4 (che ha disposto la modifica del comma 2 del presente articolo).
Giurisprudenza annotataDecisione
In sede di esecuzione, ai fini della determinazione del trattamento sanzionatorio conseguente al riconoscimento del vincolo della continuazione tra più reati, alcuni dei quali giudicati con rito ordinario ed altri giudicati con rito abbreviato, non spetta al condannato la riduzione di pena, ex art. 442 c.p.p., per i reati giudicati con rito ordinario, ove la pena base sia determinata tenendo conto di quella inflitta nel giudizio abbreviato, giacché, in tal caso, il condannato ha già beneficiato, nel corso del giudizio di cognizione, della prevista riduzione di pena e nessun'altra riduzione gli spetta per i reati satelliti, giudicati con rito ordinario, in quanto la riduzione del trattamento sanzionatorio è subordinata, tassativamente e senza eccezioni, al fatto che la condanna sia intervenuta a seguito di un giudizio abbreviato. (Annulla con rinvio, App. Caltanissetta, 28/06/2013 )
Cassazione penale sez. V 29 aprile 2014 n. 26593 Nel giudizio abbreviato, ove si riconosca l'esistenza del vincolo della continuazione fra il reato per cui si procede ed altro reato ritenuto più grave e precedentemente giudicato anch'esso con rito abbreviato, il giudice deve applicare la riduzione di un terzo ex art. 442 c.p.p. sull'aumento di pena determinato ai sensi dell'art. 81 c.p. per il reato "satellite", fornendo esplicita indicazione delle modalità di calcolo seguite per operare tale aumento. (Annulla con rinvio, App. Torino, 03/07/2013 )
Cassazione penale sez. V 23 aprile 2014 n. 45505 La sentenza emessa all'esito del giudizio abbreviato è assimilata, quanto ai termini per l'impugnazione, a quella dibattimentale e pertanto tali termini decorrono dai diversi momenti specificati nelle lett. b) e c) dell'art. 585 comma 2 c.p.p. ed hanno la diversa durata stabilita dal comma 1 dello stesso articolo in rapporto al tempo impiegato dal giudice per la redazione della motivazione. (Dichiara inammissibile, App. L'Aquila, 12/05/2011 )
Cassazione penale sez. VI 04 marzo 2014 n. 12003 L'imputato detenuto o soggetto a misure limitative della libertà personale ha diritto di presenziare al giudizio camerale d'appello avverso la sentenza pronunciata in giudizio abbreviato, anche se ristretto in luogo posto fuori dalla circoscrizione del giudice procedente, a condizione che abbia tempestivamente manifestato in qualsiasi modo la volontà di comparire all'udienza. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto non tempestiva la richiesta di presenziare all'udienza avanzata dall'imputato lo stesso giorno dell'udienza). Rigetta in parte, App. Torino, 08/01/2013
Cassazione penale sez. II 22 gennaio 2014 n. 5950 In tema di giudizio abbreviato per reati comportanti la pena dell'ergastolo, avendo la Corte costituzionale, con sentenza 18 luglio 2013 n. 210, dichiarato la illegittimità costituzionale dell'art. 7, comma 1, d.l. n. 341 del 2000, conv. con modif. in l. n. 4 del 2001, recante "interpretazione autentica" dell'art. 442, comma 2, secondo periodo, c.p.p., nel senso che la sostituzione, ivi prevista, della pena dell'ergastolo con quella di anni trenta di reclusione sarebbe stata limitata alla sola ipotesi che si trattasse di ergastolo senza isolamento diurno, ne deriva che il soggetto il quale abbia chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato prima dell'entrata in vigore del citato d.l. n. 341 del 2000 e si sia visto applicare, per effetto della suddetta, sopravvenuta norma interpretativa, in sostituzione dell'ergastolo con isolamento diurno la pena dell'ergastolo semplice e non quella di anni trenta di reclusione, abbia titolo per ottenere, anche in sede esecutiva, che gli sia invece applicata quest'ultima pena.
Cassazione penale sez. I 10 gennaio 2014 n. 6004 È manifestamente inammissibile la q.l.c., sollevata in riferimento agli art. 3 e 117 cost., quest'ultimo in relazione agli art. 6 e 7 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, dell'art. 4 ter d.l. 7 aprile 2000, n. 82, conv., con modif., in l. 5 giugno 2000, n. 144, il quale, correlandosi alla disposizione dell'art. 30, comma 1, lett. b), l. 16 dicembre 1999, n. 479, che ha aggiunto all'art. 442, comma 2, c.p.p. il periodo "Alla pena dell'ergastolo è sostituita quella della reclusione di anni trenta", ripristinando, in tal modo, la possibilità di definire con giudizio abbreviato i processi per i reati punibili con la pena detentiva perpetua, venuta meno a seguito della sentenza n. 176 del 1991 della Corte costituzionale, che aveva dichiarato costituzionalmente illegittima, per eccesso di delega, l'originaria previsione in tal senso del codice di rito, in quanto al comma 2 ha previsto la riapertura dei termini già scaduti per la proposizione della richiesta del rito alternativo, stabilendo che detta richiesta potesse essere presentata dall'imputato nella "prima udienza utile successiva" all'entrata in vigore della le. n. 144 del 2000, circoscrivendo, peraltro, la riapertura dei termini ai processi pendenti nei gradi di merito (primo grado, appello e giudizio di rinvio), nei quali rimanessero ancora da compiere atti di istruzione dibattimentale. La questione è manifestamente priva di rilevanza, in quanto il giudice a quo non è chiamato a fare applicazione della norma censurata, atteso che, secondo quanto riferito nell'ordinanza di rimessione, l'imputato ha fatto richiesta del rito alternativo prima dell'entrata in vigore della l. n. 479 del 1999 e, dunque, in un momento nel quale detto rito non era consentito per i reati puniti con l'ergastolo, omettendo altresì di ripresentare la richiesta (sentt. n. 81, 176 del 1991, 23 del 1992, 169 del 2003, 210 del 2013; ordd. n. 60, 82 del 2012).
Corte Costituzionale 23 luglio 2013 n. 235
È costituzionalmente illegittimo l'art. 7, comma 1 d.l. 24 novembre 2000, n. 341, conv., con modif., in l. 19 gennaio 2001, n. 4. Premesso che la sentenza della Corte EDU, 17 settembre 2009, Scoppola contro Italia, ha affermato, con valutazione ineccepibile anche in base all'ordinamento interno, che l'art. 442, comma 2, c.p.p. costituisce "una disposizione di diritto penale materiale riguardante la severità della pena da infliggere in caso di condanna secondo il rito abbreviato"; che l'art. 7, comma 1 d.l. n. 341 del 2000, nonostante la formulazione, non è in realtà una norma interpretativa; che l'art. 7, par. 1, della convenzione non sancisce solo il principio della irretroattività delle leggi penali più severe, ma anche, e implicitamente, il principio della retroattività della legge penale meno severa", che si traduce "nella norma secondo cui, se la legge penale in vigore al momento della commissione del reato e le leggi penali posteriori adottate prima della pronuncia di una sentenza definitiva sono diverse, il giudice deve applicare quella le cui disposizioni sono più favorevoli all'imputato"; che la medesima Corte ha accertato altresì che l'art. 30 l. n. 479 del 1999 si traduce in una disposizione penale posteriore che prevede una pena meno severa e che l'art. 7 della convenzione imponeva di farne beneficiare il ricorrente, sicché, secondo la Corte EDU, "nella fattispecie vi è stata violazione dell'art. 7, par. 1, della convenzione; e premesso ancora che le norme della CeDU - nel significato loro attribuito dalla Corte europea dei diritti dell'uomo- integrano, quali norme interposte, il parametro costituzionale espresso dall'art. 117, comma 1, cost., nella parte in cui impone la conformazione della legislazione interna ai vincoli derivanti dagli obblighi internazionali, il censurato art. 7, comma 1, del d.l. n. 341 del 2000, con il suo effetto retroattivo, ha determinato la condanna all'ergastolo di imputati ai quali era applicabile il precedente testo dell'art. 442, comma 2, c.p.p. e che in base a questo avrebbero dovuto essere condannati alla pena di trenta anni di reclusione, ponendosi così in contrasto con l'art. 7 della convenzione europea dei diritti dell'uomo, rispetto all'art. 117, comma 1, cost., ed è quindi costituzionalmente illegittimo (sentt. n. 176 del 1991, 348, 349 del 2007, 311 del 2009, 196 del 2010, 80, 1, 113, 236 del 2011, 78 del 2012, 103 del 2013).
Corte Costituzionale 18 luglio 2013 n. 210 Art. precedente
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