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Timestamp: 2020-07-11 07:09:26+00:00

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Non è qualificabile consumatore colui che si iscrive ad un corso professionale (Contratti) - 101Professionisti.it
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Non è qualificabile consumatore colui che si iscrive ad un corso professionale
La qualifica di consumatore di cui al Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206, articolo 3, - rilevante ai fini della identificazione del soggetto legittimato ad avvalersi della tutela di cui all'articolo 33, del citato Decreto Legislativo - spetta, infatti, alle sole persone fisiche allorche' concludano un contratto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all'attivita' imprenditoriale o professionale eventualmente esercitata, dovendosi, invece, considerare professionista il soggetto che stipuli il contratto nell'esercizio di una siffatta attivita' o per uno scopo a questa connesso (Cass. ord. 12 marzo 2014, n. 5705). In tale prospettiva questa Corte ha, quindi, escluso che possa qualificarsi "consumatore" la persona che, in vista di intraprendere una attivita' imprenditoriale (cioe' per uno scopo professionale), si procuri servizi e strumenti materiali od immateriali indispensabili per l'esercizio di tale attivita' (v. Cass. ord. 04 novembre 2013, n. 24731; Cass. ord. 15 maggio 2013 n. 11773; Cass. ord. 14. Luglio 2011 n. 15531; Cass. ord. 18 settembre 2006 n. 20175).
Corte di Cassazione, Sezione 6 civile, Ordinanza 5 maggio 2015, n. 8904
sul ricorso per regolamento di competenza 14656/2014 proposto da:
(OMISSIS) SPA, in persona del suo legale rappresentante, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell'avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall'avvocato (OMISSIS) giusta procura speciale a margine del ricorso;
(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell'avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall'avvocato (OMISSIS), giusta procura a margine della comparsa di costituzione sul regolamento di competenza;
sulle conclusioni scritte del P.G. in persona del Dott. UMBERTO APICE che ha chiesto che la Corte di Cassazione in camera di consiglio respinga il ricorso, con le conseguenze di legge;
avverso l'ordinanza n. R.G. 998/2013 del TRIBUNALE di SIENA, depositata il 23/04/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 12/03/2015 dal Consigliere Relatore Dott. ANNAMARIA AMBROSIO.
La s.p.a. (OMISSIS) ha proposto regolamento di competenza avverso l'ordinanza del Tribunale di Siena in data 23 aprile 2014 che - decidendo unicamente sulla competenza - ha rigettato l'appello dell'odierna ricorrente, confermando l'ordinanza del Giudice di pace di Poggibonsi dichiarativa della propria incompetenza per territorio in favore del "foro del consumatore" nella causa promossa dalla societa' nei confronti di (OMISSIS) per il pagamento del corrispettivo del corso di formazione professionale al quale il (OMISSIS) si era iscritto.
(OMISSIS) ha resistito con memoria ai sensi dell'articolo 47 c.p.c., u.c..
Il ricorso e' stato avviato alla trattazione camerale ai sensi dell'articolo 380 ter c.p.c., sulla base delle conclusioni scritte del pubblico ministero, il quale ha richiesto il rigetto del ricorso.
E' stata depositata memoria di replica della ricorrente.
1. Parte ricorrente deduce violazione o falsa applicazione del Decreto Legislativo 8 ottobre 2005, n. 206, articoli 3 e 63, nonche' dell'articolo 38 c.p.c., e mancata applicazione dell'articolo 18 c.p.c. e segg., sulla competenza territoriale con motivazione illogica o comunque incongruente. A sostegno dell'istanza di regolamento rileva che, secondo principi acquisiti nella giurisprudenza di legittimita', la disciplina in favore del consumatore non puo' trovare applicazione nell'ipotesi di contratto stipulato da persona fisica per scopi riconducibili all'esercizio di un'attivita' professionale ancorche' meramente futura; osserva, quindi, sulla base del curriculum del (OMISSIS) che "le ipotetiche - ma altamente probabili - ragioni sottese all'iniziale scelta" dello stesso nell'iscriversi al master organizzato da (OMISSIS) s.p.a. erano riconducibili alla scelta di ampliare il proprio bagaglio culturale e conoscitivo finalizzato alla propria specializzazione; e cio' o in vista di un'attivita' di libero professionista nel settore, stante l'iscrizione all'albo degli ingegneri oppure in vista di un'ulteriore avanzamento di grado e di carriera all'interno della societa' (OMISSIS) s.r.l. presso la quale presta attualmente la propria attivita' lavorativa.
2. L'istanza di regolamento e' infondata e va rigettata.
2.1. In via di principio si rileva che l'orientamento giurisprudenziale di matrice comunitaria, cui fa riferimento parte ricorrente impone di ritenere determinante nei contratti conclusi in vista della professione - punto di cui si discute nel caso di specie - il criterio teleologico, in ragione del quale cio' che rileva non e' la situazione attuale del soggetto che ancora non svolge un'attivita' professionale, ma la funzione che il contratto gli attribuisce. In altri termini per assumere la qualifica di professionista, ai sensi del Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206, articolo 3, non e' necessario che il soggetto stipuli il contratto nell'esercizio dell'attivita' propria dell'impresa o della professione, ma e' sufficiente che lo concluda al fine dello svolgimento o per le esigenze dell'attivita' imprenditoriale o professionale (cfr. da ultimo Cassa ord. 31 luglio 2014, n. 17466).
La qualifica di consumatore di cui al Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206, articolo 3, - rilevante ai fini della identificazione del soggetto legittimato ad avvalersi della tutela di cui all'articolo 33, del citato Decreto Legislativo - spetta, infatti, alle sole persone fisiche allorche' concludano un contratto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all'attivita' imprenditoriale o professionale eventualmente esercitata, dovendosi, invece, considerare professionista il soggetto che stipuli il contratto nell'esercizio di una siffatta attivita' o per uno scopo a questa connesso (Cass. ord. 12 marzo 2014, n. 5705). In tale prospettiva questa Corte ha, quindi, escluso che possa qualificarsi "consumatore" la persona che, in vista di intraprendere una attivita' imprenditoriale (cioe' per uno scopo professionale), si procuri servizi e strumenti materiali od immateriali indispensabili per l'esercizio di tale attivita' (v. Cass. ord. 04 novembre 2013, n. 24731; Cass. ord. 15 maggio 2013 n. 11773; Cass. ord. 14. Luglio 2011 n. 15531; Cass. ord. 18 settembre 2006 n. 20175). Cio' in quanto, ai fini dell'assunzione della veste di consumatore, l'elemento significativo non e' il "non possesso", da parte della "persona fisica" che ha contratto con un "operatore commerciale", della qualifica di "imprenditore commerciale" (con la conseguenza la stessa persona fisica che svolga attivita' imprenditoriale o professionale potra' essere considerata alla stregua del semplice "consumatore" allorche' concluda un contratto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all'esercizio di dette attivita'), bensi', secondo la lettera della legge (cfr. articolo 12 preleggi, comma 1, prima parte), lo scopo (obiettivato o obiettivabile) avuto di mira dall'agente nel momento in cui ha concluso il contratto (cfr.Cass. n. 24731 del 2013 cit. in motivazione).
2.1. Resta fermo, a meno da non volere frustrare le stesse finalita' di protezione della normativa in parola, che la funzionalizzazione del contratto all'esercizio dell'attivita' imprenditoriale o professionale, idonea a escludere la praticabilita' del foro del consumatore, non puo' essere del tutto ipotetica e marginale, con una torsione interpretativa contraria alla lettera e allo spirito della legge (cosi' Cass. n. 24731 del 2013 in motivazione). In altri termini la prospettiva di intraprendere una futura attivita' - cui sia funzionale la stipula del contratto di fornitura di beni e di servizi - deve emergere dalle oggettive circostanze del contratto ed essere concreta e attuale, non rilevando ipotetiche intenzioni o vaghe aspettative, non definite quanto a tempi e possibilita' di realizzazione.
Orbene, nel caso di specie costituiscono dati fattuali incontestati che il contratto avente ad oggetto un corso di formazione professionale (Energy Master in ambiente management - territorio) venne stipulato tra un soggetto che e' sicuramente definibile come "professionista" (la s.p.a. (OMISSIS)) e altro soggetto, persona fisica che allo stato riveste la qualita' di lavoratore dipendente ( (OMISSIS)), con sottoscrizione di moduli predisposti unilateralmente dal professionista, nonche' a distanza, al di fuori dai locali commerciali.
L'unico elemento desumibile dal contratto, rappresentato dalla natura del servizio richiesto, evidentemente funzionale alla formazione professionale e all'acquisizione di competenze tecniche specialistiche - seppure valutato unitamente al curriculum su cui fa leva parte ricorrente e, segnatamente, all'iscrizione all'albo degli ingegneri da parte del (OMISSIS) - non si presta ad essere considerato come elemento presuntivo idoneo ad escludere, ai fini del giudizio delibativo sulla competenza, che l'attore possa essere riguardato rispetto al contratto in questione come consumatore; tant'e' che la stessa ricorrente e' costretta a far ricorso a mere "ipotesi" che - come e' evidenziato dalla stessa alternativita' delle opzioni - sono inidonee ad assurgere al rango di prova presuntiva.
2.2. Cio' posto, ritiene la Corte che la fattispecie e' stata correttamente inquadrata nell'ambito dell'articolo 45, lettera d), Cod. cons., non essendovi elementi per ritenere che il (OMISSIS) abbia inteso procurarsi il servizio di cui trattasi nel quadro dell'organizzazione di un'attivita' professionale da intraprendere, prendendo l'iniziativa di ricercare il servizio stesso, proprio al fine di realizzare un'organizzazione di tal fatta e risultando, oltre che marginale, comunque, meramente ipotetica la strumentalita' del contratto anche rispetto ad un eventuale avanzamento di carriera del medesimo (OMISSIS) nell'ambito della (OMISSIS).
E cio' a tacer del fatto che - come evidenziato dal P.G. nella sua requisitoria - quest'ultimo dato risulterebbe indifferente ai fini del diniego della qualifica di "consumatore". Cio' in quanto, ai sensi del Decreto Legislativo n. 206 del 2005, articolo 3, lettera a), (come modificato dal Decreto Legislativo 23 ottobre 2007, n. 221) il consumatore e' "la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attivita' imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta", mentre lo stesso articolo 3, alla lettera c), definisce il professionista come "la persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio della propria attivita' imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario": definizione, questa del professionista, cosi' come quella di consumatore, che nel nostro ordinamento, rispecchia la distinzione tra imprenditore, artigiano e prestatore d'opera professionale, cui non e' assimilabile il lavoratore dipendente.
Le spese del giudizio di legittimita', liquidate come in dispositivo alla stregua dei parametri di cui al Decreto Ministeriale n. 55 del 2014, seguono la soccombenza.
Ricorrono i presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater.
La Corte rigetta il ricorso; dichiara la competenza del Giudice di pace di Pescara davanti al quale rimette le parti; condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di regolamento, liquidate in euro 1.600,00 (di cui euro 200,00) oltre accessori come per legge e contributo spese generali. Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater.
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