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Timestamp: 2020-01-22 12:08:48+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11767 del 12/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11767 del 12/05/2017
Cassazione civile, sez. III, 12/05/2017, (ud. 14/09/2016, dep.12/05/2017), n. 11767
sul ricorso 21505-2013 proposto da:
BERNARDO BLUMENSTIHL 71, presso lo studio dell’avvocato STEFANO
MARTINELLI, che lo rappresenta e difende giusta procura a margine
UNICREDIT SPA, in persona dei legali rappresentanti pro-tempore
Dott.sse M.T.M. e G.G., elettivamente
domiciliata in ROMA, LUNG.TEVERE A. DA BRESCIA 9-10, presso lo
studio dell’avvocato ANDREA FIORETTI, che la rappresenta e difende
avverso la sentenza n. 3036/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 24/05/2013;
udito l’Avvocato STEFANO MARTINELLI;
udito l’Avvocato MARTA BARONI per delega;
La s.p.a. Capitalia convenne dinanzi al Tribunale di Roma il notaio P.A., esponendo di aver erogato un mutuo ipotecario in favore di tale B.G. – la quale aveva poi acquistato l’immobile con atto rogato dallo stesso convenuto, che aveva altresì provveduto a perfezionare il predetto contratto di mutuo.
Morosa la mutuataria, ed intrapresa esecuzione sull’immobile, l’attrice apprese dell’inesistenza di un soggetto avente le generalità della B., e della speculare esistenza di P.G. – la cui data di nascita corrispondeva a quella dichiarata dalla mutuataria – con conseguente impossibilità di dar seguito alla procedura esecutiva immobiliare.
Il convenuto, nel costituirsi, eccepì che era stato lo stesso istituto di credito a garantire l’esattezza delle generalità della mutuataria.
La corte di appello di Roma, investita dell’impugnazione proposta dal notaio, la rigettò.
Avverso la sentenza della Corte capitolina P.A. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di 6 motivi di censura.
Il ricorso è fondato, nei limiti di cui alla motivazione che segue.
Con il primo motivo, si denuncia violazione della L. n. 89 del 1913, art. 49 e ss. mm..
Con il secondo motivo, si denuncia omesso esame circa fatti decisivi che sono stati oggetto di discussione tra le parti.
I motivi – che possono essere congiuntamente esaminati, attesane l’intrinseca connessione – sono infondati.
La sentenza impugnata, difatti, si conforma ai principi espressi da questo giudice di legittimità in punto di accertamento dell’identità personale tra le parti da parte del notaio, che deve formare oggetto di un convincimento di certezza raggiunto anche al momento dell’attestazione secondo regole di diligenza, prudenza e perizia professionale (Cass. 15424/2004, tra le altre), di tal che anche l’esibizione di una carta di identità – nella specie, peraltro, non esaminata dal notaio – o di altro documento equipollente può non risultare da sola sufficiente alla corretta identificazione della persona fisica (Cass. 8510/1987).
Con apprezzamento di fatto scevro da errori logico-giuridici, la Corte territoriale, valutato correttamente tutto il materiale probatorio rilevante in parte qua, ha ritenuto la condotta del notaio non conforme al modello di diligenza imposti dalla norma, specificando come il professionista si fosse limitato a recepire i documenti forniti dalla banca senza operare a sua volta alcun ulteriore accertamento, onde acquisire ulteriori elementi di valutazione circa l’identità della persona che era tenuto, invece, ad identificare compiutamente.
La motivazione si sottrae, pertanto, alle proposte censure.
Con il terzo motivo, si denuncia violazione dell’art. 1227 c.c., comma 1. Il motivo è fondato.
Dallo stesso coacervo probatorio che l’ha condotta ad affermare la responsabilità professionale del notaio, la Corte territoriale non ha poi ritenuto di desumere la ulteriore conseguenza dell’indiscutibile predicabilità di una responsabilità concorrente dell’istituto di credito, che, a sua volta, in sede di istruttoria della pratica di mutuo, aveva omesso del tutto qualsivoglia (seppur necessario) accertamento sull’identità della mutuataria, e senza considerare, ancora, che il mutuo era stato materialmente erogato in favore di un collaboratore dell’istituto di credito, cui la destinataria della somma aveva rilasciato apposita procura speciale.
Con il quarto motivo, si denuncia, in relazione all’art. 112 c.p.c., la nullità della sentenza per ultra petizione.
Pur avendo l’odierna resistente specificato l’oggetto della domanda in relazione al suo quantum, chiedendo espressamente la restituzione del capitale mutuato con rivalutazione e interessi al tasso legale dall’erogazione del finanziamento, la Corte d’appello, con decisione viziata da evidente ultrapetizione in parte qua, ha condannato il notaio al pagamento di una somma comprensiva di capitale ed interessi al tasso fisso del 14,50%, calcolando poi su detto somma gli interessi compensativi, nella specie non richiesti.
Con il quinto motivo, si denuncia violazione dell’art. 1223 c.c..
La censura, fondata, è assorbita nell’accoglimento di quella che precede.
Con il sesto motivo, si denuncia violazione dell’art. 1226 c.c.. La censura è fondata.
Il ricorrente, con l’atto di appello, aveva espressamente impugnato la statuizione di primo grado, affermando che gli interessi convenzionali non potevano essere liquidati al tasso fisso del 14.50% trattandosi di mutuo a tasso variabile per l’intera durata del contratto. Il giudice di appello ha, in proposito, erroneamente opinato che tale quantificazione fosse frutto di una valutazione equitativa, che il giudice di prime cure aveva invece limitato ai soli interessi compensativi (onde nessuna censura andava mossa, in proposito, da parte dell’appellante), mentre il calcolo degli interessi convenzionali, ancorato a parametri fissi e di agevole rilevazione, non avrebbe potuto essere oggetto, ipso facto, di una valutazione che non presentava alcuna difficoltà oggettiva nella liquidazione del danno.
Il ricorso è pertanto accolto quanto al terzo, quarto, quinto e sesto motivo.
La sentenza impugnata deve essere conseguentemente cassata nei limiti di cui in motivazione, con rinvio del procedimento alla Corte di appello di Roma che, in diversa composizione, si atterrà ai principi di diritto sopra esposti.
La Corte accoglie il terzo, quarto, quinto e sesto motivo del ricorso, rigetta il primo e il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di Cassazione, alla Corte di appello di Roma in altra composizione.

References: Sentenza 
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 sentenza 
 art. 49
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