Source: http://www.ilcommercialistainrete.com/2016/
Timestamp: 2017-08-19 09:09:31+00:00

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Il Commercialista in Rete: 2016
Volevo sapere se io non detentore di partita iva posso scaricare dei pagamenti certificati da fattura? Per esempio: Se pago un hotel e mi viene fatturato il soggiorno, posso scaricarlo? E se effettuo delle donazione a favore di un'associazione onlus documentate da ricevute ( es. pagamenti in loro favore) posso scaricarle?
Quesito: sito web e SEO
Ho appena aperto è finito di lavorare ad un mio sito web e finita la parte SEO dovrei iniziare a guadagnare da esso..
Il mio è un sito per adulti con video presi da affiliazione e banner.
Come posso regolarizzarlo?
E dato che presto metterò anche un app in commercio e guadagni anche da essa come posso fare?
Mi hanno consigliato di aprire un conto a Malta per evitare di pagare tasse, fisco,partita iva, controlli e quant'altro è possibile? Mi converrebbe?
Quesito: amministratore di condominio.
Quesito importante, data la grande confusione che ho trovato in merito.
Amministratore di condominio, per un solo condominio, compenso annuo 700€.
Il soggetto non svolge altra attività di lavoro autonomo e non ha altri redditi. Qualcuno mi conferma che trova applicazione la sentenza della cassazione n. 5056 del 21 aprile?
Cioè che se l'amministrazione è svolta senza mezzi organizzati e per un solo condominio, non si è tenuti all'apertura IVA e alle scritture contabili.
Bonus mobili: documentazione della spesa.
Lo scorso anno ho effettuato dei lavori di ristrutturazione nel mio appartamento. Contestualmente ho comprato degli elettrodomestici, pagando con bancomat. È sufficiente lo scontrino fiscale ai fini della detrazione?
Si ha diritto al "bonus mobili" anche in caso di pagamento effettuato tramite moneta elettronica (carta di credito o bancomat). In tale ipotesi, se il rivenditore non emette fattura, è necessario che nello scontrino siano indicati il codice fiscale dell'acquirente e la natura, qualità e quantità dei beni acquistati. In caso di mancata indicazione del codice fiscale dell’acquirente, lo scontrino può comunque consentire la fruizione del beneficio, se riporta natura, quantità e qualità dei beni acquistati ed è riconducibile al contribuente titolare della carta in base alla corrispondenza con i dati del pagamento (esercente, importo, data e ora). Per i pagamenti effettuati con carte di debito o di credito, va conservata anche la ricevuta di avvenuta transazione.
Lo ha affermato la Cassazione con la sentenza n. 35623 del 29 agosto 2016.
Il Tribunale di Genova ha dichiarato un imprenditore edile responsabile del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti (articolo 8, Dlgs 74/2000). In particolare, veniva contestato al contribuente di aver avuto tale condotta dal 2004 al 2006, per consentire a una società cooperativa a responsabilità limitata, utilizzatrice, di evadere le imposte sui redditi e l'Iva, agendo in concorso con altri limitatamente ad alcune delle fatture, per un complessivo importo superiore a 154.937 euro.
Secondo l'accusa, l'imputato aveva aperto la partita Iva senza però dare mai seguito all'esercizio di alcuna impresa, con il fraudolento intento di ottenere facili guadagni emettendo fatture inesistenti, ancorché spinto da stringenti necessità economiche. Il giudice di primo grado lo ha condannato, riconoscendogli tuttavia le attenuanti generiche per avere commesso il fatto in stato di necessità economica.
La Corte d'appello, invece, in parziale riforma della sentenza del Tribunale, ha escluso le attenuanti generiche concesse in primo grado, ha aumentato la pena della reclusione a lui inflitta e ha disposto la pubblicazione della sentenza sul sito del ministero della Giustizia e non sul quotidiano.
L'uomo ha proposto ricorso per cassazione, lamentando (anche) che la Corte territoriale:
aveva utilizzato le dichiarazioni da lui rese nel procedimento a carico di un coimputato (nei cui confronti si era proceduto separatamente con giudizio abbreviato e la cui sentenza di condanna era stata acquisita agli atti), in quanto coincidenti con quelle rese dallo stesso coimputato e relative all'esecuzione di lavori mai effettuati per scelta unilaterale del committente
aveva violato l'articolo 192 cpp, con riferimento all'attendibilità dei testimoni dell'accusa
non aveva accertato l'elemento soggettivo del reato.
La Cassazione ha rigettato il ricorso affermando che l'articolo 8 del Dlgs 74/2000 "… è norma che incrimina la falsità ideologica e non quella materiale della fattura e punisce, con espressione inequivoca, chi 'emette o rilascia' fatture o altri documenti per operazioni inesistenti; la condotta vietata va, dunque, riferita al documento 'fattura' come qualificato dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 21, o agli 'altri documenti' cui si riferisce la norma in esame…".
I giudici di legittimità hanno esaminato la sentenza impugnata con riferimento sia al compendio probatorio valutato dai giudici di merito sia alla sussistenza dell'elemento soggettivo del reato contestato.
Con riferimento alle prove acquisite, hanno precisato che le dichiarazioni dell'imputato, oltre che le deposizioni della Guardia di finanza, non costituivano le prove principali a suo carico. Dalla lettura della sentenza impugnata, infatti, emergeva che l'affermazione di responsabilità dell'imputato si basava anche sulla "documentazione acquisita", che evidenziava seri dubbi sull'effettività delle prestazioni fatturate dalle imprese individuali (visti la genericità delle descrizioni, il numero notevolmente ravvicinato di emissioni e il mancato pagamento delle fatture stesse), soprattutto perché uno dei coimputati, dipendente come lui della cooperativa, aveva ammesso di non aver istituito alcuna impresa edile e che l'apertura della partita Iva era stata operata solo per ottenere facili guadagni mediante l'emissione di fatture per operazioni inesistenti, su suggerimento del contribuente al quale aveva consegnato il timbro con i dati della propria impresa.
Dopo aver riportato tali elementi, la Cassazione ha affermato che, nella fattispecie esaminata, non poteva dedursi violazione dell'articolo 192 cpp, poiché, tra le doglianze proponibili quali mezzi di ricorso (articolo 606 cpp), non rientravano quelle relative alla valutazione delle prove, specie se implicanti la soluzione di contrasti testimoniali, la scelta tra divergenti versioni e interpretazioni, l'indagine sull'attendibilità dei testimoni e sulle risultanze peritali, salvo il controllo estrinseco della congruità e logicità della motivazione (Cassazione 87/1990).
Il giudice di legittimità, infatti, doveva limitarsi a verificare che il giudice di merito aveva rispettato i criteri dettati dall'articolo 192 cpp in materia di valutazione delle prove. Tale controllo, eseguito mediante esame della gravità, precisione e concordanza degli indizi e facendo ricorso ai parametri della completezza, della correttezza e della logicità del discorso motivazionale, veniva superato agevolmente dalla sentenza impugnata (Cassazione 20474/2003).
Con riferimento al mancato accertamento dell'elemento soggettivo del reato, poi, la Cassazione ha affermato che, per incriminare il soggetto emittente le fatture per operazioni oggettivamente inesistenti, l'accusa non doveva dimostrare anche la consapevolezza del meccanismo fraudolento finalizzato a permettere l'altrui evasione. Ciò sia perché la consapevolezza di lui è sempre riferita all'aspetto cartolare (è sempre punita la falsità ideologica e non quella materiale della fattura) sia perché l'esposizione dell'Iva nella fattura del proprio fornitore, da sola, basta per consentire al cliente di detrarre la relativa imposta e di vantare così un credito nei confronti dell'Erario per l'ammontare indicato.
Nella fattispecie al suo vaglio, la Cassazione ha evidenziato che la Corte territoriale aveva ricavato la dimostrazione che l'imputato era consapevole del meccanismo fraudolento, finalizzato all'evasione delle imposte e realizzato attraverso l'emissione delle fatture, proprio dal "facile guadagno" che ne derivava, grazie all'indebito vantaggio fiscale procurato alla cooperativa che, in tal modo, realizzava la "provvista" per remunerare l'imputato, dichiaratamente spinto a delinquere dalle impellenti necessità economiche in cui si era venuto a trovare nel 2006.
I giudici di piazza Cavour hanno quindi concluso che se, ex articolo 21, comma 7, Dpr 633/1972, viene emessa fattura per operazioni inesistenti, ovvero se nella fattura i corrispettivi dell'operazione o delle imposte relative sono indicate in misura superiore a quella reale, l'imposta è dovuta per l'intero ammontare evidenziato corrispondente alle indicazioni della fattura, anche in seguito all'emissione di documenti per operazioni in tutto o in parte oggettivamente inesistenti, nonché in caso di soprafatturazione (Cassazione, n. 50628/2014).
Chi aderisce al condono fiscale non evita l’accertamento tributario.
L’adesione al condono previsto dall’articolo 8 della legge 289/2002, non determina di per sé la mancanza dei presupposti per procedere all’accertamento per redditi non dichiarati ai fini Irpef ed Irap e ai fini Iva, avendo il contribuente omesso di presentare la dichiarazione Mod./Unico 2002, ai sensi dell’articolo 41 Dpr 600/1973.
Ai fini Iva, l’applicabilità del condono è impedita a monte dall’incompatibilità della norma con la disciplina eurocomunitaria.
Per quanto attiene all’accertamento per Irpef e Irap la norma non preclude, indipendentemente dai limiti di valore indicati, l’accertamento d’ufficio ai sensi del Dpr 600/1973, articolo 41, stabilendo solo limiti di valore per “ogni” accertamento tributario, e dunque anche per quello di cui all’articolo 41.
Il limite normativo, in definitiva, è quantitativo, e non qualitativo.
Sentenza n. 5412 del 18 marzo 2016 (udienza 18 gennaio 2016)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Bielli Stefano - Est. Scoditti Enrico - Pm. Del Core Sergio
Accertamento tributario - Condono L. n. 289 del 2002, art. 8 – Inapplicabilità ai fini Iva - Limite quantitativo per Irpef e Irap.
Acquisto pertinenza: indetraibilità provvigione.
Le spese sostenute per la provvigione pagata a un'agenzia immobiliare o a un intermediario sono detraibili, nella misura del 19%, soltanto nell’ipotesi di acquisto di un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale propria o di un familiare (articolo 15, comma 1, lettera b-bis, del Tuir). Non è invece possibile usufruire dello sconto di imposta in caso di acquisto di una pertinenza.
Pro-rata: conta l'attività svolta, non quella dell'atto costitutivo.
In tema di Iva, ai fini dell'inclusione di determinate operazioni attive nel calcolo della percentuale d'imposta detraibile (pro-rata) occorre avere riguardo non all'attività previamente definita dall'atto costitutivo come oggetto sociale, ma a quella effettivamente esercitata dall'impresa.
Lo ha affermato la Corte di cassazione, nella sentenza n. 4613 del 9 marzo 2016.
La controversia trae origine dall'impugnazione, da parte della curatela di un fallimento, di tre avvisi di accertamento per le annualità 2001, 2003 e 2004 con i quali l'ufficio ha contestato alla stessa curatela di aver detratto l'Iva sugli acquisti (parcelle di professionisti e spese varie del fallimento), pur avendo emesso fatture attive senza addebito d'imposta per canoni di locazione.
In particolare, il recupero è basato sulla contestazione che la curatela del fallimento non avrebbe tenuto conto delle predette operazioni esenti (operazioni attive di locazione immobiliare) ai fini del calcolo della percentuale di detraibilità dell'Iva pagata sugli acquisti, in violazione del disposto degli articoli 19, comma 5 e 19-bis del Dpr 633/1972.
Di contro, la curatela riteneva corretto non computare dette operazioni nel calcolo del pro-rata poiché non rientranti nell'oggetto dell'attività propria dell'impresa ("commercio all'ingrosso di materiali da costruzione") e quindi escluse dal calcolo stesso ai sensi del comma 2 del citato articolo 19-bis.
La Ctp Ha accolto il ricorso della curatela, ritenendo fondata l'eccezione sollevata.
A seguito dell'appello dell'ufficio, la Ctr ha riformato integralmente la pronuncia dei giudici di prime cure, rilevando che, poiché l'attività di locazione era iniziata assai prima del fallimento, la stessa non poteva essere definita occasionale, unica circostanza che avrebbe potuto giustificare la non applicazione della disciplina Iva della detrazione.
Avverso tale pronuncia, ha proposto impugnazione in sede di legittimità la curatela del fallimento.
Con la pronuncia in commento, la Corte di cassazione ha respinto il ricorso della contribuente, ritenendo corretta e immune da censure la sentenza di secondo grado favorevole alla tesi sostenuta dall'Amministrazione finanziaria.
Al riguardo, la Suprema corte ha innanzitutto ricordato che, in via di principio, ai fini della determinazione dell'imposta a carico dell'impresa, nel sistema Iva della rivalsa e della detrazione, "ciò che rileva è l'effettivo volume di affari del contribuente", costituito dall'ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi dallo stesso effettuate nell'esercizio dell'attività imprenditoriale.
Analogamente, non attribuiscono diritto alla detrazione le operazioni passive che abbiano comportato il pagamento dell'Iva in rivalsa, se non rientrano nell'attività propria dell'impresa (in quanto "non hanno contribuito a determinare l'entità delle cessioni di beni o delle prestazioni di servizi che costituiscono l'oggetto dell'attività imprenditoriale").
La medesima conclusione, a parere della Cassazione, va assunta per le operazioni attive esenti, che non rientrano nel calcolo del pro-rata laddove estranee all'oggetto dell'attività imprenditoriale; in tale senso, chiarisce il giudice di legittimità, deve essere letto l'articolo 19-bis, comma 2, del Dpr 633/1972, il quale impone espressamente di tenere conto, nel calcolo del pro-rata, anche delle operazioni esenti indicate ai numeri da 1) a 9) dell'articolo 10 del Dpr 633/1972, quando queste formino "oggetto dell'attività propria dell'impresa".
Nell'impianto normativo delineato, tale locuzione - a parere della Suprema corte - non può che riferirsi alle operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate nell'esercizio effettivo dell'impresa, ossia quella realmente svolta dal contribuente, e non già all'attività previamente definita dall'atto costitutivo come oggetto sociale.
Nel caso di specie, secondo la Cassazione, le doglianze della ricorrente sono infondate, poiché la Ctr ha correttamente attribuito rilevanza allo svolgimento dell'attività locativa nell'ambito dell'attività di impresa, in quanto non meramente occasionale, ma perdurante nel tempo e svolta dalla società sia prima che dopo il fallimento senza soluzione di continuità.
La sentenza in commento si pone in linea con numerose pronunce della stessa Corte di cassazione (sentenze 5970/2014, 25475/2013, 22243/2009, 19484/2009, 6574/2008), che ha più volte riaffermato il principio secondo cui, in tema di Iva, per verificare se una determinata operazione attiva rientri o meno nell'attività propria di una società, "ai fini dell'inclusione nel calcolo della percentuale d'imposta detraibile in relazione al compimento di operazioni esenti, occorre avere riguardo non già all'attività previamente definita dall'atto costitutivo come oggetto sociale, ma a quella effettivamente svolta dall'impresa".
Tale conclusione si ricava dalla circostanza che da tutta la disciplina dell'imposta sul valore aggiunto emerge chiaramente che, ai fini della stessa, rileva il volume di affari del contribuente, costituito dall'ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi dallo stesso effettuate, e, quindi, l'attività in concreto espletata dal contribuente stesso.
La Suprema corte ha altresì fornito indicazioni sul criterio che deve essere utilizzato ai fini dell'individuazione dell'attività effettivamente svolta.
In particolare, occorre avere riguardo, oltre agli atti che tipicamente esprimono il raggiungimento del fine produttivo enunciato nell'atto costitutivo dell'ente, "anche a quelle attività ulteriori che si raccordino con detto fine secondo parametri di regolarità causale, o che siano comunque ad esso legate da un nesso di carattere funzionale non meramente occasionale".
"Il che comporta l'ovvia conseguenza che quegli atti che si pongono, invece, come meramente strumentali e occasionali rispetto al fine dell'impresa, non possono che essere esclusi dalla determinazione del pro-rata di riduzione dell'imposta detraibile" (Cassazione 5970/2014).
Soppressi, accorpati, ridenominati: una miriade di codici razionalizzati.
Porta blindata e bonus mobili.
La fruizione della detrazione per le spese sostenute per l’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi, tra cui l’installazione di una porta blindata, non consente di per sé di fruire dell’ulteriore detrazione per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. Nell’ipotesi, tuttavia, in cui le misure di prevenzione, in base alle loro caratteristiche, siano inquadrabili tra gli interventi edilizi agevolabili (manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro o risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia), sarà possibile avvalersi anche del bonus arredi, fermo restando che gli interventi di manutenzione ordinaria rilevano solo se effettuati sulle parti comuni di un edificio residenziale. La verifica va effettuata caso per caso, con riferimento alla fattispecie concreta (paragrafo 7.1 della circolare 10/E del 2014).
Prestazioni economiche di malattia, di maternità e di tubercolosi.
La legge 28 dicembre 2015, n. 208, all’articolo 1, comma 287, stabilisce che “conriferimento alle prestazioni previdenziali e assistenziali e ai parametri ad esse connessi, la percentuale di adeguamento corrispondente alla variazione che si determina rapportando il valore medio dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati, relativo all'anno precedente il mese di decorrenza dell'adeguamento, all'analogo valore medio relativo all'anno precedente non può risultare inferiore a zero.”
Ciò stabilito, sebbene la variazione tra l’anno 2015 e l’anno 2014, accertata dall’Istat, sia pari a – 0,1%, la misura per l’anno 2016 del limite minimo di retribuzione giornaliera e degli altri valori per il calcolo delle contribuzioni dovute per la generalità dei lavoratori dipendenti risulta pari a quella del 2015.
Ai fini della liquidazione delle indennità di malattia, maternità/paternità e tubercolosi, la cui misura deve essere calcolata con riferimento a periodi di paga compresi nell’anno 2016, si comunicano gli importi giornalieri sulla cui base vanno determinate, per le seguenti categorie di lavoratori interessati, le prestazioni economiche di cui trattasi.
Si ricorda che, relativamente all’indennità di tubercolosi, i criteri indicati valgono soltanto per i primi 180 giorni di assistenza per i soggetti che hanno diritto all’indennità di malattia; per le restanti categorie aventi diritto all’indennità di tubercolosi, ma non a quella di malattia, si rammenta che le prestazioni vanno erogate commisurandole alla misura fissa. Con riferimento agli importi da corrispondere per l’anno 2016 a titolo di indennità antitubercolari, si rinvia alla circolare n. 3 del 13.01.2016.
Per i lavoratori soci di società e di enti cooperativi anche di fatto (D.P.R. n. 602/1970), i trattamenti economici previdenziali in oggetto, spettanti per eventi da indennizzare sulla scorta di periodi di paga cadenti nell’anno 2016 [1], sono da liquidare sulla base di una retribuzione comunque non inferiore al minimale giornaliero di legge, che è pari, per il 2016, ad euro 47,68 (circolare n. 11 del 27.01.2016 - par. 1).
Come precisato con messaggio n. 29676 del 7.12.2007, la retribuzione di base per la liquidazione delle prestazioni non può essere inferiore al minimale di legge che, per il 2016, è pari a euro 42,41 (circolare n. 11 del 27.01.2016 - allegato 1, tabella A, operaio agricoltura).
Con decreto direttoriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dell’8 maggio 2015 sono state determinate, per ciascuna provincia, le retribuzioni medie giornaliere valide per l’anno 2015 ai fini previdenziali (v. tabella allegata). Con la circolare n. 132 del 2.07.2015, sono state fornite le relative istruzioni operative.
Con riferimento ai riflessi sull’erogazione delle prestazioni economiche di malattia e di tubercolosi (tenuto conto di quanto precedentemente specificato), si ricorda che dette retribuzioni sono utilizzabili soltanto nei confronti dei lavoratori in questione (compartecipanti familiari e piccoli coloni), limitatamente ai quali, nell’ambito del settore agricolo, continuano a trovare applicazione i salari medi convenzionali, determinati anno per anno per ciascuna provincia con i decreti previsti dall’art. 28 del D.P.R. n. 488/1968 (circolare n. 56 del 02.03.2000, paragrafo 2, e messaggio n. 955 del 19.12.2001).
Eventuali prestazioni riferite ad eventi indennizzabili sulla base di periodi di paga cadenti nell’anno 2015 [2], e liquidate temporaneamente ai lavoratori predetti sulla scorta dei salari convenzionali stabiliti per il 2014, dovranno essere pertanto riliquidate sulla base dei nuovi importi.
I salari applicabili per l’anno 2016 saranno comunicati non appena disponibili: nel frattempo saranno, come di consueto, utilizzati, in via temporanea e salvo conguaglio, i salari relativi all’anno 2015.
Il reddito applicabile per l’anno 2016 ai fini dell’erogazione delle prestazioni di maternità/paternità sarà comunicato non appena disponibile: nel frattempo è utilizzato, in via temporanea e salvo conguaglio, il reddito valido per l’anno 2015 pari a euro 55,05 (circolare n. 108 del 27.05.2015).
4) LAVORATORI ITALIANI OPERANTI ALL’ESTERO IN PAESI EXTRACOMUNITARI (malattia, maternità/paternità e tubercolosi).
Con decreto ministeriale 25 gennaio 2016, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, (G.U. n. 24 del 30.01.2016) ha determinato le retribuzioni convenzionali da prendere a base per il calcolo dei contributi dovuti per l’anno 2016 a favore dei lavoratori in argomento per le assicurazioni obbligatorie non contemplate da accordi in materia di sicurezza sociale.
Le predette retribuzioni, utilizzabili anche per la liquidazione delle prestazioni economiche di malattia, maternità/paternità e tubercolosi (tenuto conto di quanto precedentemente specificato), per le quali sono da prendere a riferimento le retribuzioni relative all’anno 2016, sono riportate nella circolare n. 23 del 9.02.2016 - allegati 1 e 2.
Ai fini del calcolo dell’indennità per congedo di maternità/paternità, il cui inizio si collochi nell’anno 2016, devono essere utilizzate le seguenti retribuzioni convenzionali orarie (circolare n. 16 del 29.01.2016):
· euro 6,97 per le retribuzioni orarie effettive fino a euro 7,88;
· euro 7,88 per le retribuzioni orarie effettive superiori a euro 7,88 e fino a euro 9,59;
· euro 9,59 per le retribuzioni orarie effettive superiori a euro 9,59;
· euro 5,07 per i rapporti di lavoro con orario superiore a 24 ore settimanali.
L’indennità di maternità, per i due mesi precedenti alla data del parto e per i tre mesi successivi alla stessa data, nonché l’indennità per congedo parentale e quella per l’interruzione della gravidanza devono essere calcolate utilizzando gli importi di seguito indicati.
Coltivatrici dirette, colone, mezzadre, imprenditrici agricole professionali: euro 42,41 corrispondenti al limite minimo di retribuzione giornaliera fissata per l’anno 2015 per la qualifica di operaio dell’agricoltura (tabella A - circolare n. 11 del 27.01.2016), con riferimento alle nascite/ingressi in famiglia avvenuti nel 2016, anche quando il periodo indennizzabile abbia avuto inizio nel 2015 (articolo 68, comma 1, del D.Lgs. n. 151/2001).
Artigiane: euro 47,68, corrispondenti al limite minimo di retribuzione giornaliera fissata per l’anno 2016 per la qualifica di impiegato dell’artigianato (tabella A - circolare n. 11 del 27.1.2016), con riferimento agli eventi per i quali il periodo indennizzabile abbia inizio nel 2016.
Commercianti: euro 47,68, corrispondenti al limite minimo di retribuzione giornaliera fissata per l’anno 2016 per la qualifica di impiegato del commercio (tabella A - circolare n. 11 del 27.1.2016), con riferimento agli eventi per i quali il periodo indennizzabile abbia inizio nel 2016.
Pescatrici: euro 26,49 corrispondente alla misura giornaliera del salario convenzionale fissata per l’anno 2016 per i pescatori della piccola pesca marittima e delle acque interne associate in cooperativa di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250 (punto 3 della circolare n. 11 del 27.1.2016), con riferimento agli eventi per i quali il periodo indennizzabile abbia inizio nel 2016.
Vengono di seguito riportati gli importi da prendere a riferimento nell’anno 2016 per le prestazioni di malattia, degenza ospedaliera e maternità/paternità da erogare ai lavoratori iscritti alla Gestione separata, l’ammontare degli assegni di maternità concessi dai comuni e quelli dello Stato concessi dall’Inps. Vengono, altresì, indicati i limiti di reddito per l’indennizzabilità del congedo parentale nei casi previsti dall’art. 34, comma 3, del D. Lgs. n. 151/2001 e gli importi massimi per l’anno 2016 ai fini dell’indennità economica e dell’accredito figurativo per i periodi di congedo riconosciuti in favore dei familiari di disabili in situazione di gravità.
1) LAVORATORI ISCRITTI ALLA GESTIONE SEPARATA DEI LAVORATORI AUTONOMI DI CUI ALLA LEGGE N. 335/1995 (maternità/paternità, malattia e degenza ospedaliera).
Per l’anno 2016, per i lavoratori iscritti alla Gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335 che non siano pensionati o che non risultino già assicurati ad altra forma previdenziale obbligatoria, le aliquote contributive pensionistiche maggiorate dell’ulteriore aliquota contributiva per il finanziamento dell’onere derivante dall’estensione agli stessi della tutela relativa alla maternità, al congedo parentale, agli assegni per il nucleo familiare, alla degenza ospedaliera e alla malattia risultano pari a (circolare n. 13 del 29.01.2016):
- 31,72% per tutte le altre categorie di lavoratori assicurati.
Il contributo mensile utile ai fini dell’accertamento del requisito richiesto si ottiene, quindi, per l’anno 2016, applicando l’aliquota suindicata sul minimale di reddito (articolo 1, comma 3, della legge n. 233/1990) pari, per il suddetto anno, a euro 15.548,00 (circolare n. 13 del 29.01.2016).
- 410,99 euro per le altre categorie di lavoratori.
Per gli eventi insorti nel 2016, il limite di reddito previsto ai fini dell’erogazione dell’indennità per degenza ospedaliera e dell’indennità di malattia[3] corrisponde a euro 70.266,80 (l’importo corrisponde al 70% del massimale 2015, pari a euro 100.324,00 – circolare n. 27 del 5.02.2015).
Indennità di malattia a favore dei lavoratori iscritti alla Gestione separata (art. 1, comma 788, legge 296/2006 – art. 24, comma 26, del decreto legge 201/2011 convertito nella legge 214/2011)
La misura della prestazione è pari al 50 % dell’importo corrisposto a titolo di indennità per degenza ospedaliera a favore dei lavoratori iscritti alla Gestione separata. Pertanto, l’indennità di malattia viene calcolata - applicando la percentuale del 4%, del 6% o dell’8% a seconda delle mensilità di contribuzione accreditate nei 12 mesi precedenti l’evento - assumendo a riferimento l’importo che si ottiene dividendo per 365 il massimale contributivo di cui all’art. 2, comma 18, della legge n. 335/1995 valido per l’anno di inizio della malattia.
Conseguentemente, per le malattie iniziate nell’anno 2016, anno nel quale il massimale contributivo suddetto è stato confermato rispetto a quello indicato per l’anno precedente (sulla base di quanto evidenziato in premessa) e risulta pari a euro 100.324,00 (circolare n. 13 del 29.01.2016), l’indennità viene calcolata su euro 274,86 (euro 100.324,00 diviso 365) e corrisponde, per ogni giornata indennizzabile, a:
· euro 10,99 (4%), se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditate da 3 a 4 mensilità di contribuzione;
· euro 16,49 (6%), se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditate da 5 a 8 mensilità di contribuzione;
· euro 21,99 (8%), se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditate da 9 a 12 mensilità di contribuzione.
Come è noto, secondo i criteri vigenti (circolare n. 147 del 23.07.2001), l’indennità in questione va calcolata – con percentuali diverse (8%, 12% e 16%) a seconda della contribuzione attribuita nei dodici mesi precedenti il ricovero - sull’importo che si ottiene dividendo per 365 il massimale contributivo di cui all’articolo 2, comma 18, della citata legge n. 335/1995, valido per l’anno nel quale ha avuto inizio l’evento.
Conseguentemente, per le degenze iniziate nell’anno 2016, l’indennità, calcolata su euro 274,86, corrisponde, per ogni giornata indennizzabile, a:
· euro 21,99 (8%), in caso di accrediti contributivi da3 a 4 mesi;
· euro 32,98 (12%), in caso di accrediti contributivi da5 a 8 mesi;
· euro 43,98 (16%), in caso di accrediti contributivi da9 a 12 mesi.
Come reso noto con circolare n. 46 del 02.03.2016, la variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, da applicarsi per l’anno 2016, è pari a -0,1%. Pertanto, considerato che il Comunicato del Dipartimento per le politiche della Famiglia pubblicato nella G.U. n. 35 del 12.2.2016 ha precisato che, in conformità con quanto espresso in premessa, restano fermi per l’anno 2016 la misura e i requisiti economici dell’assegno al nucleo familiare numeroso e dell’assegno di maternità, si rappresenta che per le nascite avvenute nel 2016 nonché per gli affidamenti preadottivi e le adozioni il cui ingresso in famiglia sia avvenuto nel 2016, la misura dell’assegno di maternità del Comune ed il valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (I.S.E.E.) sono i medesimi indicati nella circolare n.64 del 30.03.2015 e di seguito riportati:
· assegno di maternità (in misura piena) pari a euro 338,89 mensili per complessivi euro 1.694,45;
· indicatore della situazione economica equivalente (I.S.E.E.) con riferimento ai nuclei familiari con tre componenti pari a euro 16.954,95.
L’importo dell’assegno di maternità dello Stato (articolo 75 del D. Lgs. n. 151 del 26 marzo 2001), valido per le nascite avvenute nel 2016 nonché per gli affidamenti preadottivi e le adozioni dei minori il cui ingresso in famiglia sia avvenuto nel 2016, è pari, nella misura intera, ad euro 2.086,24 (circolare n. 11 del 27.01.2016, par. 9), tenuto conto di quanto specificato in premessa in merito alla variazione dell’indice ISTAT per il 2016 risultata pari a -0.1% (circolare n. 46 del 02.03.2016). [4]
In base al decreto ministeriale 19.11.2015 del Ministero dell’Economia e delle Finanze (pubblicato nella G.U. n. 280 del 01.12.2015) - che stabilisce nella misura dello 0,0% la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione automatica delle pensioni da attribuire in via previsionale per l’anno 2016 - il valore provvisorio dell’importo annuo del trattamento minimo pensionistico per il 2016 è pari a euro 6.524,57 (v. tabella B, allegato 4, della circolare 210 del 31.12.2015).
Tale importo, com’è noto, è da prendere a riferimento ai fini dell’indennità per congedo parentale nei casi previsti dal comma 3, dell’articolo 34, del D. Lgs. n. 151/2001[5]. Pertanto, il genitore lavoratore dipendente che, nel 2016, chiede periodi di congedo parentale ulteriori rispetto a quelli di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 32 del citato decreto, ha diritto all’indennità del 30% se il proprio reddito individuale è inferiore a due volte e mezzo l’importo annuo del trattamento minimo di pensione: per il 2016 il valore provvisorio di tale importo risulta pari a euro 16.311,43 (euro 6.524,57 per 2,5). Si fa riserva di comunicare il valore definitivo del suddetto importo annuo per il 2016, qualora lo stesso dovesse risultare diverso da quello provvisorio sopra indicato.
5) ART. 42, COMMA 5, D. LGS. N. 151/2001 - INDENNITÀ ECONOMICA E ACCREDITO FIGURATIVO PER I PERIODI DI CONGEDO RICONOSCIUTI IN FAVORE DEI FAMILIARI DI DISABILI IN SITUAZIONE DI GRAVITA’. IMPORTI MASSIMI PER L’ANNO 2016.
Come noto (circolare n. 14 del 15.01.2007), l’importo di 70 milioni di lire (pari a euro 36.151,98) per il 2001, da rivalutarsi annualmente, a partire dal 2002, sulla base delle variazioni dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, deve rappresentare il tetto massimo complessivo annuo dell’onere relativo al beneficio di cui all’articolo 42, comma 5, del D.lgs. n. 151/2001 e deve essere ripartito fra indennità economica e accredito figurativo.
La differenza fra l’importo complessivo annuo e il valore ottenuto dalla predetta operazione costituisce il costo massimo della copertura figurativa annua. Considerato il limite complessivo di spesa e il costo della copertura figurativa, l’importo della retribuzione figurativa da accreditare rapportato al periodo di congedo non può comunque eccedere l’importo massimo dell’indennità economica.
Ciò premesso, si ribadisce che la variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo da utilizzare per l’adeguamento 2016 ha assunto valore negativo (-0,1%).
Al riguardo, tenuto conto di quanto disposto al citato comma 287, dell’articolo 1, della legge n. 208/2015 (vedi premessa), restano fermi, per l’anno 2016,i valori, già indicati nella circolare n. 78 del 16.04.2015, relativi al tetto massimo complessivo dell’indennità per congedo straordinario e del relativo accredito figurativo e al valore massimo dell’indennità economica annuale (tabella 1). Si confermano, altresì, gli importi massimi di retribuzione figurativa annuale e settimanale (tabella 2) accreditabili a copertura dei periodi di congedo fruiti. Si rideterminano, invece, essendo il 2016 un anno bisestile, i valori massimi dell’indennità economica giornaliera (tabella 1) e della relativa contribuzione figurativa (tabella 2).
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 art. 21
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Sentenza 
 art. 8
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 articolo 19
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 sentenza 
 art. 24
 ART. 42