Source: http://www.laurabianconi.it/newsletters-descrizione.php?id=111
Timestamp: 2017-11-19 17:51:19+00:00

Document:
Newsletter n. 99 del 20 marzo 2012
Indagine conoscitiva sulle problematiche connesse alle responsabilità dei magistrati
Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori
Audizione autorità per le comunicazioni su problematiche diritti d’autore
Mozioni sui requisiti patrimoniali delle banche
COPPIE DI FATTO: SENTENZA CASSAZIONE CREA SOLO CONFUSIONE, NIENTE DI NUOVO
“Un altra sentenza della Cassazione che cerca di scardinare uno dei pilastri principali della nostra società, la famiglia; una mal riuscita forzatura sul delicato argomento del riconoscimento delle coppie di fatto ed in modo particolare di quelle omosessuali”. Questa la posizione della senatrice Laura Bianconi, vice presidente dei senatori del Pdl, all’indomani della tanto discussa sentenza della Cassazione. “Se da un lato - prosegue la parlamentare - tale sentenza mette un punto fermo nel ribadire che in Italia non è possibile la trascrizione delle nozze tra due persone omosessuali celebrate all’estero, confermando quanto sancito dalla nostra Costituzione che riconosce come valido il matrimonio contratto da due persone di sesso diverso, dall’altro la sentenza della prima sezione civile, avventurandosi in un’acrobazia terminologica non da poco, cerca di far passare quei diritti individuali già riconosciuti, come un potenziale riconoscimento di diritti della coppia omosessuale, sottolineando che <<i componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se secondo la legislazione italiana non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, tuttavia quali titolari del diritto alla 'vita famigliare' e nell’esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata>>. La verità – sottolinea Laura Bianconi – è che non cambia e non potrebbe cambiare nulla, la coppia omosessuale è titolare di tutti quei diritti da sempre riconosciuti singolarmente ad ognuno di noi, e ci mancherebbe che fosse il contrario, ma non come coppia e questa sentenza nei fatti lo conferma, ribadendo il riconoscimento di diritti che tutelano da forme di discriminazione della persona. Ma – conclude Bianconi - è bene che la Suprema Corte non crei confusione nei cittadini, in mancanza di una legge che eventualmente dovrà fare il Parlamento. Sentenze dal linguaggio troppo fuorviante posso solo creare inutili malintesi. Nel nostro Paese la famiglia riconosciuta e sottoposta a tutele economiche e giuridiche ben precise è e resta solo quella fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna, perché ad essa si attribuisce il valore di nucleo fondante di tutta la società”.
EMERGENZA NEVE: BIANCONI PRESENTA TRE EMENDAMENTI
Continua l’impegno della senatrice Laura Bianconi per le amministrazioni che nello scorso febbraio hanno dovuto fronteggiare una delle nevicate più intense degli ultimi cinquant'anni.
La senatrice Bianconi ha infatti presentato tre emendamenti al decreto legge sulla semplificazione tributaria attualmente in discussione in Senato, il primo riguarda la possibilità di escludere dal Patto di stabilità tutte le spese attuative delle ordinanze emesse dai Comuni per fronteggiare l’emergenza neve; il secondo riguarda una riduzione del 10% dell’IVA relativa all’acquisto di beni e servizi finalizzati al ripristino del territorio; il terzo emendamento riguarda invece la proroga al 20 luglio degli adempimenti tributari, previdenziali e assistenziali in scadenza al 30 giugno.
“L’eccezionalità della nevicata ha comportato spese impreviste e consistenti che rischiano di mettere in seria difficoltà i Comuni – ha dichiarato Laura Bianconi - già nei giorni frenetici della grande nevicata avevo dato la mia disponibilità a proporre e sostenere nelle Aule parlamentari misure sostegno per i Comuni che hanno dovuto affrontare questa eccezionale emergenza, mi auguro che il governo si dimostri sensibile al problema e che accolga gli emendamenti che ho presentato”.
UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI CESENA E BAGNO DI ROMAGNA: INIZIATIVA DEI PARLAMENTARI ROMAGNOLI
Giovedì scorso, 8 marzo, i tre parlamentari cesenati Laura Bianconi, Sandro Brandolini e Sandro Gozi hanno incontrato a Roma il dottor Luigi Birritteri, Capo Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi del Ministero della Giustizia, in merito alla previsione di soppressione dell'Ufficio del Giudice di Pace di Cesena e di quello di Bagno di Romagna, contenuta nello schema di Decreto Legislativo “Revisione delle circoscrizioni Giudiziarie – Uffici del Giudice di Pace”, approvato dal Consiglio dei Ministri e che sarà prossimamente inviato alle Commissioni Giustizia di Camera e Senato per il loro parere. Nel medesimo incontro si è inoltre discusso dei criteri per la predisposizione dello schema di decreto legislativo di revisione delle Sezioni Distaccate dei Tribunali.
"Per quanto riguarda gli Uffici del Giudice di Pace – spiegano i tre parlamentari – il dottor Birritteri ha confermato la previsione di soppressione sia di quello di Cesena che di quello di Bagno di Romagna sulla base dell’applicazione dei criteri adottati, che prevedono un bacino di utenza di almeno 100.000 abitanti ed un numero minimo di 568,3 iscrizioni pro-capite, calcolate sul numero dei Giudici di Pace in pianta organica. La discussione si è incentrata sul valore pro-capite delle iscrizioni, dal momento che l'Ufficio di Cesena è dotato di una pianta organica di nove Giudici di Pace, il che fa sì che i procedimenti pro-capite risultino 445, ma in realtà quelli in servizio sono solamente quattro".
"Il dottor Birritteri – proseguono i tre parlamentari – rendendosi conto dell’importanza di Cesena si è dichiarato disponibile, in sede del parere che a breve sono chiamate ad esprimere le Commissioni Giustizia delle Camere, a ridiscutere la possibilità di farla rientrare attraverso una modifica dei criteri adottati. A tal fine si potrebbe prevedere il mantenimento degli Uffici del Giudice di Pace laddove il bacino d'utenza sia superiore ai 100.000 abitanti (quello di Cesena è di poco inferiore ai 200.000, cifra che sarebbe superata con l'accorpamento di Bagno di Romagna) e, in subordine, calcolando il parametro delle iscrizioni pro-capite non per via teorica, facendo riferimento alla pianta organica, ma in termini effettivi sulla base dei Giudici di Pace in servizio (in questo modo a Cesena i procedimenti pro-capite passerebbero da 445 a 1.001,25 – quasi il doppio del valore soglia)".
Sullo schema di decreto legislativo di revisione delle Sezioni Distaccate dei Tribunali, invece, la situazione pare essere ancora più complicata, dato che «sulla base dell'orientamento assunto tale revisione si trasformerebbe in una loro chiusura».
"Siamo quindi – concludono i parlamentari romagnoli – in una fase decisiva sia per l'Ufficio del Giudice di Pace che per la Sezione Distaccata del Tribunale di Cesena. Qualora fossero confermati gli orientamenti ministeriali, infatti, le chiusure previste determinerebbero un grave danno per il territorio cesenate ed, al tempo stesso, andrebbero ad aggravare una situazione di forte sofferenza come quella del Tribunale di Forlì. Noi continueremo a portare avanti il nostro lavoro nei due rami del parlamento, ma è necessario che esso sia accompagnato da un intervento delle autorità del territorio interessato. Per questo abbiamo scritto ai sindaci di Cesena e di Bagno di Romagna, al presidente della provincia ed al Prefetto di Forlì-Cesena, nonché al Presidente del Tribunale di Forlì e a quello dell'Ordine degli Avvocati di Forlì-Cesena, sollecitando un loro intervento verso il Ministero della Giustizia e verso il Governo, nella consapevolezza dell’importanza di mantenere a Cesena i servizi giudiziari essenziali per il territorio cesenate".
LA LEZIONE DI MARCO BIAGI A 10 ANNI DALLA SCOMPARSA
Sono passati dieci anni dalla drammatica uccisione da parte delle Brigate Rosse del giuslavorista Marco Biagi. E dopo dieci anni il punto di vista del professore, consulente dell’allora ministro del Welfare Maroni e del Preside4nte della Commissione europea Prodi, viene ancora oggi richiamato nell’ambito della riforma del lavoro proposta dal ministro Fornero. Marco Biagi è stato infatti il precursore di quelle necessità di cambiamento necessarie per la crescita del paese; proprio per questo venne additato come un nemico dei lavoratori e pagò con la vita le sue idee. Le persone che maggiormente lo hanno conosciuto, i suoi collaboratori più stretti, sottolineano che ancora oggi la lezione di Marco Biagi è lontana dall’essere diventata patrimonio acquisito e comune. "Al di là delle doverose celebrazioni che ovunque si sono tenute, a cominciare da Bologna e Modena - ha sottolineato la senatrice Laura Bianconi - occorre recuperare l’essenza delle idee di questo grande studioso che ha onorato l’Italia".
CONCLUSE LE CELEBRAZIONI PER IL 150° DELL’UNITA’ D’ITALIA
Lo scorso 16 marzo si sono chiuse le celebrazioni per il 150° dell’unificazione italiana. E’ stato un anno ricco di iniziative e manifestazioni per ricordare questo traguardo importante della nostra storia al quale, con grande umiltà, pensa di aver dato il proprio contributo anche questa newsletter, pubblicando approfondimenti sui principali protagonisti dell’unificazione. Perché questo anno trascorso non sia solo una parentesi da dimenticare presto segnaliamo con piacere il sito “La storia e le storie”, realizzato da Regione Emilia e Romagna e Istituto per i beni culturali; tante pagine per ritrovare nomi celebri e meno celebri che hanno contribuito alla realizzazione della nostra identità nazionale.
Una leggera sfumatura. E' bastata una leggera sfumatura contenuta nella sentenza con cui la Prima Sezione Civile della Cassazione ha respinto il ricorso di una coppia omosessuale che chiedeva la trascrizione in Italia del matrimonio celebrato all'estero per riaccendere il dibattito sull'argomento. Infatti pur ricusando la richiesta dei proponenti, così come avvenuto nei precenti gradi di giudizio, la Suprema Corte ha voluto sottolineare per tutti il diritto a una vita familiare. Entusiasmo e prudenza hanno animato il dibattito con interpretazioni opposte. Di seguito riportiamo le dichiarazioni dell'onorevole Alfredo Mantovano, parlamentare Pdl, magistrato, che ha sempre seguito con grande attenzione queste problematiche.
SENTENZA CASSAZIONE: CONFERMA DEI DIRITTI AI CONVIVENTI A PRESCINDERE DAL SESSO
La sentenza della Cassazione sui diritti ai gay è l'ennesima conferma che l'ordinamento già riconosce ai conviventi, qualunque sia il loro sesso, a legislazione vigente e sulla base di consolidata giurisprudenza, una serie di diritti in tema, per esempio, di registrazione anagrafica, di tutela della salute (si pensi all'espressione del consenso in quanto convivente more uxorio per un trapianto di organo), di godimento di alloggi popolari, di assistenza, di nomina di un tutore, di risarcimento danni. Un trattamento omogeneo, non identico, fra coppia di conviventi e coppia coniugata, senza che vi sia bisogno di alcun pacs o di alcun dico. Se così è, e vorrei essere smentito con dati normativi e giurisprudenziali, l'affermazione che pesa nella sentenza è che due persone dello stesso sesso non possono contrarre matrimonio né far trascrivere in Italia il matrimonio contratto all'estero. Non arriva quindi nessuna novità dalla sentenza della Cassazione sui gay; perché allora tanta esultanza dalla lobby omosessuale? Sfugge infatti la novità nelle affermazioni della Corte per le quali le coppie omosessuali hanno diritto a “vivere liberamente una condizione di coppia, con un 'trattamento omogeneo a quello assicurato alla coppia coniugata”. Ma tutto questo non è una novità. C'è di che esultare?
(On. Alfredo Mantovano – Coordinatore politico Circoli Nuova Italia)
fonte: ANSA e Agnkronos

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