Source: https://www.consiglionotarilemilano.it/documenti-comuni/massime-commissione-societ%C3%A0/127.aspx
Timestamp: 2019-02-17 14:34:20+00:00

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Limiti di ammissibilità di clausole convenzionali nella s.r.l. semplificata (art. 2463-bis c.c.) [5 marzo 2013]
L'atto notarile col quale viene costituita una s.r.l. semplificata ai sensi dell'art. 2463-bis c.c. può contenere, oltre a quanto espressamente previsto nel modello standard tipizzato, adottato con D.M. Giustizia 138/2012:
(a) le dichiarazioni, le menzioni e le attestazioni di carattere formale, con particolare riguardo a quelle richieste dalla legge notarile in ordine all'intervento delle parti, alla loro capacità e ad altri aspetti della formazione dell'atto pubblico;
(b) le dichiarazioni che le parti rivolgono al notaio al fine della redazione della domanda di iscrizione della società nel registro delle imprese, quali ad esempio l'indicazione dell'indirizzo della sede sociale, ai sensi dell'art. 111-ter disp.att.c.c., o l'indicazione della data di scadenza degli esercizi sociali;
(c) le clausole meramente riproduttive di norme di legge, quand'anche redatte in documento separato, eventualmente contenente anche gli elementi non contingenti e transitori dell'atto costitutivo.
La presenza di clausole convenzionali aggiuntive - ove compatibili con la disciplina generale della s.r.l. e con la disciplina della s.r.l. a capitale ridotto - non incide sulla legittimità dell'atto costitutivo né sulla validità delle clausole stesse. Non si ritiene in ogni caso che si collochino al di fuori del perimetro del modello della s.r.l. semplificata, tenuto conto del disposto dell'art. 1, comma 2, D.M. Giustizia 138/2012, le eventuali clausole concernenti la durata della società, la scelta del modello di amministrazione (collegiale, unipersonale, pluripersonale congiunta o disgiunta) e la previsione della possibilità di decisioni non assembleari.
La massima esamina la questione dei limiti di ammissibilità, nell'atto costitutivo di una s.r.l. semplificata, di clausole, menzioni e dichiarazioni ulteriori rispetto a quanto espressamente previsto nel modello standard adottato con D.M. Giustizia 138/2012, ai sensi dell'art. 2463-bis, comma 2, c.c. La questione sorge dall'esame del rapporto tra l'art. 2463-bis, comma 2, c.c., il quale dispone che l'atto costitutivo della s.r.l. semplificata "deve essere redatto per atto pubblico in conformità al modello standard tipizzato con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico" e l'articolo 1 del D.M. Giustizia 138/2012, il quale al primo comma dispone che l'atto costitutivo della s.r.l. semplificata "è redatto per atto pubblico in conformità al modello standard riportato nella tabella A allegata al presente decreto", ma che al secondo comma dispone anche che "[s]i applicano, per quanto non regolato dal modello standard di cui al comma 1, le disposizioni contenute nel libro V, titolo V, capo VII del codice civile, ove non derogate dalla volontà delle parti".
1. - Prima ancora di esaminare i limiti di clausole convenzionali aggiuntive, si cominci col dire che la necessaria conformità al modello standard tipizzato non incide sulla indubbia ammissibilità di elementi che non fanno parte del contenuto "sostanziale" dell'atto costitutivo della società o che comunque non trovano riscontro nei punti da 1 10 della Tabella A del decreto ministeriale. Ciò dicasi per le tre tipologie di clausole, dichiarazioni o menzioni enumerate nel primo comma della massima, le quali non rappresentano una deviazione dal modello standard, pur non essendo espressamente contemplate nel medesimo.
a) La prima tipologia è costituita dalle "dichiarazioni, menzioni e attestazioni di carattere formale, con particolare riguardo a quelle richieste dalla legge notarile in ordine all'intervento delle parti, alla loro capacità e ad altri aspetti della formazione dell'atto pubblico". Con riguardo ad esse si può rilevare che, in alcune parti, il testo emanato dal Ministero della giustizia sembra addirittura essere incompatibile con la legge notarile (l. 89/1913). Oltre al tema dell'assenza di ogni riferimento all'intestazione "REPUBBLICA ITALIANA", giova rilevare che la stessa disciplina dell'intervento delle parti prevista nel modello standard tipizzato risulta, da un lato, lacunosa e, dall'altro, più restrittiva di quanto previsto in materia di atti pubblici.
Sotto il primo profilo, il modello standard tipizzato non prende in considerazione l'ipotesi che socio della s.r.l. semplificata sia un incapace che non può intervenire personalmente in atto o per cui è comunque richiesta l'assistenza di un curatore o di un amministratore di sostegno. Ancora, qualora non fossero consentite modifiche al modello standard tipizzato, la s.r.l. semplificata non sarebbe accessibile a persone che non conoscono la lingua italiana, a soggetti interamente privi dell'udito, ai muti e ai sordomuti. Inoltre, e più in generale, si pone il tema della possibilità che a una persona che non sappia o non possa leggere e scrivere sia consentito prendere parte all'atto costitutivo di queste società: il combinato disposto degli artt. 47 e 48 della l. 89/1913, infatti, prevede che in questi casi sia necessario l'intervento dei testimoni che, invece, non sono contemplati nel modello ministeriale. Infine, nel modello standard tipizzato mancano i riferimenti al distretto notarile nel cui ruolo è iscritto il notaio.
Sotto il secondo profilo è necessario rilevare che il modello standard richiede che venga indicato il domicilio delle parti, mentre, con formula più ampia, l'art. 51 n. 3 della l. 89/1913 dispone che debba essere fornita indicazione, alternativamente, della residenza o del domicilio delle parti. Inoltre il modello standard impone al notaio di essere certo non solo dell'identità personale delle parti, ma anche della loro età anagrafica, cadendo, in un certo modo, in contraddizione con il disposto dell'art. 2, comma 1, del D.M. Giustizia 138/2012. Detta norma, infatti, prevede che il notaio debba accertare "con le modalità di cui all'articolo 49 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, che l'età delle persone fisiche che intendono costituire una società a responsabilità limitata semplificata è quella prevista dall'articolo 2463-bis del codice civile". Ora, tra le modalità con cui il notaio può raggiungere la certezza dell'identità personale delle parti ai sensi dell'art. 49 è prevista anche la possibilità di avvalersi di fidefacenti. Di conseguenza, mentre l'art. 2, comma 1, consente che la verifica dell'età possa avvenire anche mediante l'intervento in atto dei fidefacenti, il modello standard tipizzato, qualora lo si ritenesse inderogabile in ogni sua parte, escluderebbe questa possibilità ed imporrebbe al notaio la verifica dell'identità personale e dell'età anagrafica delle parti.
In modo simile, anche il testo dell'escatocollo del modello standard non sembra immune da possibili modifiche o integrazioni: in primo luogo e, al contrario di quanto indicato nella parte finale dell'allegato al D.M. Giustizia 138/2012 nel quale è previsto che l'atto è "scritto con mezzi elettronici da persona di mia fiducia", non sembra si possa vietare al notaio di procedere personalmente alla redazione dell'atto anche senza avvalersi dell'ausilio di altre persone. Neppure sembra si possa escludere che il notaio possa redigere l'intero atto di proprio pugno, o ancora che il notaio possa ricorrere a semplici mezzi meccanici (non elettronici) per la redazione dell'atto (si pensi ad esempio a un modulo prestampato completato a mano dal notaio). Allo stesso modo, occorre rilevare che il tenore letterale dell'art. 51 n. 9 della l. 89/1913, il quale dispone che si debba fare menzione "dei fogli di cui consta l'atto e delle pagine scritte", non sembra possa essere derogato da una norma regolamentare (né sembra che questa ne abbia avuto l'intenzione). Di conseguenza, nei limiti del rispetto della legge notarile, è corretto ritenere che sarà facoltà del notaio adottare formulazioni diverse.
b) La seconda tipologia di dichiarazioni o menzioni che non fanno parte del contenuto sostanziale dell'atto costitutivo della società è rappresentata dalle "dichiarazioni che le parti rivolgono al notaio al fine della redazione della domanda di iscrizione della società nel registro delle imprese, quali ad esempio l'indicazione dell'indirizzo della sede sociale, ai sensi dell'art. 111-ter disp.att.c.c., o l'indicazione della data di scadenza degli esercizi sociali". In merito ai casi previsti nella massima - e senza esclusione di altre ipotesi - non sembra possibile impedire l'integrazione del modello standard con dichiarazioni che sono utili o necessarie per l'iscrizione della società nel registro delle imprese. Il silenzio del modello standard su elementi di questo genere, che normalmente sono indicati nell'atto costitutivo di s.r.l., non preclude il loro inserimento nell'atto costitutivo di una s.r.l. semplificata. D'altra parte, dal momento che la società a responsabilità limitata semplificata deve intendersi sottoposta ad un regime altamente agevolato per quanto riguarda le modalità di costituzione, sarebbe incomprensibile la ragione per cui il legislatore abbia inteso precludere a queste società la possibilità di determinare in sede di costituzione la data di chiusura del bilancio o l'indicazione dell'indirizzo in cui è posta la sede ai fini dell'iscrizione della società nel registro delle imprese. Siffatte menzioni, a ben vedere, non hanno (necessariamente) natura di "clausole" dell'atto costitutivo della società, bensì possono semplicemente assumere la veste di dichiarazioni rese dalle parti al notaio rogante - e da questi indicate nell'atto pubblico - al fine di adempiere al mandato (imposto dalla legge) di domandare l'iscrizione della società nel registro delle imprese, mediante la redazione del relativo modello informatico, contenente anche gli elementi all'uopo indicati dalle parti. Né avrebbe senso impedire l'inclusione di quelle dichiarazioni nell'atto costitutivo, per poi implicitamente imporne l'effettuazione con separati atti ed istanze all'ufficio competente, aumentando i costi e i tempi di costituzione.
c) La terza tipologia di elementi che possono essere contenuti nell'atto pubblico mediante il quale viene costituita una s.r.l. semplificata concerne le "clausole meramente riproduttive di norme di legge, quand'anche queste siano redatte in un documento separato, eventualmente contenente anche gli elementi non contingenti e transitori dell'atto costitutivo". Nulla sembra ostare alla redazione di uno "statuto" in un documento separato, ovviamente allegato all'atto costitutivo e facente parte integrante del medesimo ai sensi dell'art. 2328, comma 3, c.c. (ritenuto pacificamente applicabile, sotto questo aspetto, anche alle s.r.l., come testimoniato anche dalla prassi assolutamente dominante sia prima che dopo la riforma del 2003). Laddove si redigesse uno "statuto" separato, quest'ultimo potrebbe ovviamente limitarsi ad "estrarre" dal modello standard di atto costitutivo le sole clausole aventi natura di "norme durevoli" che regolano l'organizzazione societaria dopo la costituzione (così dicasi per la denominazione, la sede, l'oggetto, l'ammontare del capitale, il divieto di trasferimento a soggetti diversi da persone fisiche under 35, le norme in tema di organo amministrativo e di assemblea) e non le clausole dell'atto costitutivo che presentano natura "contingente" (così dicasi per i dati dei soci, la misura delle quote, l'ammontare dei singoli conferimenti, le modalità di versamento, l'esenzione da bollo, diritti e onorari, etc.). Lo statuto potrebbe peraltro - senza che ciò possa comportare una "deviazione" rispetto al modello standard - contenere anche ulteriori clausole riproduttive di norme legali, applicabili alla s.r.l. semplificata in quanto tali, la cui presenza nello statuto potrebbe essere ritenuta opportuna a fini anche meramente informativi.
Sia nell'uno che nell'altro caso, si deve rilevare che non è possibile dedurre dal tenore del modello standard la scelta di escludere in ogni caso la separazione tra atto costitutivo e statuto, aspetto che concerne essenzialmente le modalità formali di redazione dell'atto, piuttosto che il suo contenuto. D'altronde, come già rilevato, la scelta di separare i contenuti transeunti dell'atto costitutivo da quelli destinati a regolare la vita della società risponde a esigenze di praticità, coerenti con gli obiettivi perseguiti dal legislatore, senza che possa dirsi violata o derogata alcuna legge o norma regolamentare della disciplina sostanziale della s.r.l. semplificata.
2. - La questione si pone in termini diversi per le eventuali clausole che - a differenza di quelle sino ad ora esaminate - integrino o deroghino il contenuto dell'atto costitutivo determinato dal modello standard tipizzato di cui al D.M. Giustizia 138/2012.
Alcune di esse, pur non espressamente previste nel modello standard tipizzato, non sembrano porsi in contrasto con il modello medesimo, né al di fuori del perimetro del modello della s.r.l. semplificata. Ciò avviene allorché, sulla base del semplice silenzio del modello standard o di una sua indicazione non inequivoca, le parti esercitino un'opzione o adottino una disciplina già presente nel regime legale delle s.r.l. "ordinarie".
Si pensi ad esempio alla scelta del modello di amministrazione (ferma restando la necessità che la carica di amministratore sia assunta solo dai soci): il modello standard prevede espressamente che possano esservi uno o più amministratori e aggiunge (nella nota redazionale tra parentesi) la previsione circa la "eventuale specificazione del ruolo svolto nell'ambito del consiglio di amministrazione". Da ciò si può desumere che i soci possano liberamente scegliere non solo tra uno o più amministratori, ma anche tra modello collegiale (consiglio di amministrazione) e modello pluripersonale ai sensi dell'art. 2475, comma 3, c.c., in considerazione del fatto che la specificazione del ruolo nel consiglio di amministrazione è solo "eventuale". Altrettanto dicasi per la scelta di avvalersi anche della modalità extra-assembleare per le decisioni dei soci, tenuto conto che la disposizione contenuta nel modello standard contempla espressamente la eventualità che le decisioni non sia assunte dall'assemblea (si veda l'inciso nel punto 8: "ove sia richiesta deliberazione assembleare per la decisione dei soci"). Pur senza spunti testuali - ma in presenza di una chiara opzione nella disciplina legale della s.r.l., che non necessita alcuna disciplina convenzionale aggiuntiva - deve ritenersi che i soci di una s.r.l. semplificata possano scegliere tra il regime della società "contratta a tempo indeterminato" (art. 2473, comma 2, c.c.) e quello della società con un termine di durata, non espressamente previsto nel contenuto dell'atto costitutivo né della s.r.l. ordinaria (art. 2463 c.c.), né della s.r.l. semplificata (art. 2463-bis c.c.).
In altri casi, e più in generale, si pone il problema della ammissibilità di clausole dell'atto costitutivo di una s.r.l. semplificata le quali - pur essendo compatibili con la disciplina legale della s.r.l. ordinaria e con quella della s.r.l. a capitale ridotto (ex art. 44 d.l. 83/2012) - derogano o integrano il modello standard tipizzato, mediante l'adozione di discipline convenzionali non già presenti nel regime legale. Si pensi ad esempio alle clausole che prevedono limiti alla circolazione delle quote, ipotesi convenzionali di recesso o di esclusione, quorum rafforzati per le decisioni dei soci o per le decisioni dell'organo amministrativo, particolari regole in tema di distribuzione degli utili, etc.
In tutti questi casi, ferma la necessaria compatibilità poc'anzi ricordata, la massima nega che si possa giungere alla una qualificazione in termini di illegittimità della clausola dell'atto costitutivo o dello statuto della s.r.l. semplificata.
Da questo punto di vista si deve notare che il Ministero della giustizia con nota prot. N. 43644 del 10 dicembre 2012 ha affermato "che l'atto costitutivo e lo statuto delle società [a responsabilità limitata semplificate] ben possano essere integrati dalla volontà negoziale delle parti" e che "appare del tutto incongruo ritenere che la norma primaria abbia voluto (non espressamente) limitare l'autonomia negoziale rimettendo ad un normativa regolamentare l'individuazione delle innumerevoli possibili opzioni concernenti l'organizzazione ed il funzionamento della società, senza peraltro che la selezione fosse dalla legge in alcun modo indirizzata con la formulazione dei criteri e principi volti a confermare il modello inderogabile di costituzione dell'ente". Nello stesso senso, diverse voci della dottrina ritengono per analoghi motivi consentite modifiche o integrazioni sostanziali al testo del modello standard tipizzato.
Si può inoltre rilevare che le figure della s.r.l. semplificata e della s.r.l. a capitale ridotto non rappresentano autonomi tipi sociali, caratterizzati da una disciplina che, una volta effettuata la scelta del tipo da parte di soci fondatori, assume la funzione di limite all'autonomia statutaria circoscrivendo l'ambito entro il quale essa può ritenersi legittimamente esplicata da parte dei soci. Esse costituiscono invero una variante tipologica (descrittivamente definibile come "sotto-tipo") la cui adozione comporta l'applicabilità di una disciplina legale parzialmente diversa rispetto a quella del tipo s.r.l. e che in parte condiziona la validità di alcune modifiche statutarie non conformi alla disciplina del sotto-tipo. Da questo punto di vista, ad esempio, una volta adottato il sotto-tipo della s.r.l. semplificata o della s.r.l. a capitale ridotto, non è possibile introdurre una clausola che espressamente preveda la libera circolazione delle partecipazioni a favore di soggetti diversi dalle persone fisiche, se non adottando quelle modificazioni statutarie che comportino l'abbandono del sotto-tipo prescelto e il passaggio alla disciplina generale del tipo s.r.l. "ordinaria" (v. massima 132).
Così ragionando, si può altresì pervenire alla sostanziale equiparazione delle due varianti tipologiche della s.r.l. semplificata e della s.r.l. a capitale ridotto, la prima delle quali si risolve essenzialmente nella presenza di disposizioni ulteriormente "agevolative" in sede di costituzione (esenzione dall'imposta di bollo, dai diritti di segreteria e dagli onorari notarili), subordinate alla sussistenza di alcune "condizioni" non necessarie nella s.r.l. a capitale ridotto (età dei soci, attribuzione dell'amministrazione ai soci, adozione del modello standard), da cui deriva, durante la vita della società, l'applicabilità di limiti riferibili solo al sotto-tipo della s.r.l. semplificata (divieto di cessione a persone fisiche che abbiano compiuto 35 anni, divieto dell'attribuzione della carica di amministratori a non soci). Ne consegue, pertanto, che la mancanza di una o più di tali condizioni - ivi inclusa la deroga convenzionale rispetto al modello standard - non dà luogo alla invalidità delle relative clausole (sempre che esse siano compatibili con la disciplina della s.r.l. a capitale ridotto), bensì facciano semplicemente venir meno i presupposti delle disposizioni agevolative riservate alla s.r.l. semplificata, con conseguente qualificazione in termini di s.r.l. a capitale ridotto non semplificata.
Ma anche su quest'ultimo piano sembra piuttosto meritare approvazione la tesi per cui, mentre le condizioni connesse con l'età giovanile dei soci e con l'amministrazione riservata ai soci integrano presupposti indefettibili per la concessione delle agevolazioni sulle spese di costituzione, la conformità al modello standard (su aspetti diversi dai precedenti) rappresenta soltanto un presupposto per il "diritto" all'agevolazione, cioè per l'accantonamento del confliggente diritto del notaio alla giusta remunerazione del proprio incarico: sicché con il consenso di quest'ultimo la modifica e l'integrazione del modello standard non ostacolano la concessione dell'agevolazione e la qualificazione in termini di s.r.l. semplificata.
La società a responsabilità limitata semplificata (s.r.l. semplificata), regolata all'art. 2463-bis c.c., è stata introdotta nel nostro ordinamento dall'art. 3 d.l. n. 1 del 24 gennaio 2012 convertito, con modificazioni, dalla l. n. 27 del 24 marzo 2012. Essa può essere costituita solo da persone fisiche che non abbiano compiuto i 35 anni di età, deve avere un capitale sociale inferiore a euro 10.000, ma almeno pari a un euro, e il suo atto costitutivo è redatto per atto pubblico in conformità al modello standard tipizzato emanato con d.m. n. 138 del 23 giugno 2012 dal Ministero della giustizia di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze e con quello dello sviluppo economico.
1. - I commentatori che hanno esaminato in prima lettura questo istituto si sono interrogati sulla possibilità che l'atto costitutivo redatto secondo il modello standard tipizzato possa essere integrato e, chi ritiene di rispondere in modo affermativo a questa prima domanda, si chiede anche entro quali limiti sia possibile apportare integrazioni. Nell'affrontare la questione, è stata operata una distinzione preliminare tra interventi di carattere meramente formale, relativi alla redazione dell'atto pubblico, e integrazioni sostanziali, volte a plasmare concretamente la struttura e il funzionamento della singola s.r.l. semplificata.
Al riguardo, tra i primi si è pronunciato il Comitato triveneto dei notai, Orientamento R.A.1, settembre 2012, secondo il quale il modello standard «deve ritenersi immodificabile per quanto riguarda la disciplina sostanziale del negozio costitutivo della società in esso prevista ma non anche in relazione alle formule dell'atto pubblico proposte (...). Nel caso concreto il notaio rogante potrà dunque utilizzare le formule dell'atto pubblico che riterrà più opportune, anche discostandosi da quelle contenute nel modello tipizzato, il tutto, ovviamente, nel pieno rispetto della disciplina legale sulla forma degli atti pubblici contenuta nella Legge Notarile e nelle altre norme speciali». Sul punto, in senso analogo, si veda anche Consiglio notarile di catania, commissione per l'aggiornamento professionale (a cura di G. Pappalardo).
Quanto alle integrazioni non strettamente formali, i primi studi e commenti si sono concentrati sull'espressione contenuta nell'art. 1, comma 2, d.m. 138/2012 che così recita: «[s]i applicano, per quanto non regolato dal modello standard di cui al comma 1, le disposizioni contenute nel libro V, titolo V, capo VII, del codice civile [relative alla s.r.l. ordinaria], ove non derogate dalla volontà delle parti».
Secondo Cnn, ufficio studi (a cura di F.G. Nardone - D. Boggiali - A. Ruotolo), Regolamento della società a responsabilità limitata semplificata, in CNN Notizie, 27 agosto 2012, «la norma non può che essere intesa nel senso che le disposizioni che integrano la disciplina degli aspetti organizzativi della società in aggiunta a quelle contenute nello statuto standard, sono le norme codicistiche che regolano le fattispecie generali. Il modello standard non dà, infatti, scelte opzionali se non in ipotesi espressamente previste (...). Per tutto ciò che non è disciplinabile nell'atto costitutivo quindi, stante la rigidità del modello standard, trova applicazione - in quanto compatibile - la corrispondente disciplina codicistica della srl»; per C. De Stefanis, C. Cicala, Srl semplificata e a capitale ridotto, Maggioli Ed., Santarcangelo di Romagna, 2012, p. 38 «non ci sono problemi se quest'ultima espressione [art. 1, comma 2, d.m. 138/2012] si intende come meramente ripetitiva dell'ultimo comma dell'art. 2463-bis c.c. (.). Ma se invece si intendesse nel senso che l'atto costitutivo standard possa essere integrato "a piacimento", vi sarebbero almeno due problemi: da un lato il tema della derogabilità della legge da parte di un regolamento, evidentemente inammissibile; d'altro lato il fatto che questa società è stata concepita prevedendo un notevole abbattimento dei costi di costituzione e, in particolare, l'azzeramento di quelli professionali, proprio perché l'adozione di un atto costitutivo standard comprime la prestazione professionale. Sarebbe una grossa contraddizione, dunque, se si rivelasse legittima una Srls con atto costitutivo e statuto fuori dallo standard». Anche per M. Cian, S.r.l., s.r.l. semplificata, s.r.l. a capitale ridotto. Una nuova geometria del sistema o un sistema disarticolato?, in Riv. soc., 2012, p. 1101 ss., p. 1113-1114, è «evidente che residuano spazi modestissimi di operatività alla disposizione contenuta nell'art. 1 del decreto (...) la quale (stante, oltretutto, il rango che occupa) non può interferire con il sistema tipologico delineato dalla disciplina di livello primario: la volontà delle parti, suscettibile di determinare la disapplicazione delle norme codicistiche, non è e non può essere una volontà espressa in sede statutaria, ma può, se di per sé idonea a produrre tale effetto collocandosi al di fuori dell'atto costitutivo, certamente produrlo anche nel sub modello semplificato; in altre parole, in quanto la disciplina del tipo possa venire in generale derogata da un atto negoziale non consacrato in una clausola statutaria, la deroga è permessa anche nella s.r.l. semplificata».
Particolarmente restrittiva è anche la lettura proposta da F. Tassinari, Società responsabilità limitata (SRL, artt. 2463 ss. c.c.), società a responsabilità limitata semplificata (SRLS, art. 2463 - bis c.c.), società a responsabilità limitata a capitale ridotto (SRLCR, art. 44 d.l. 22 giugno 2012 n. 83 convertito con modificazioni nella l. 7 agosto 2012, n. 134), 30 ottobre 2012, disponibile sul sito http://www.consiglionotariletorino.it, p. 20-23, per il quale, «alla luce della normativa primaria, non vi può essere alcuno spazio per l'esercizio dell'autonomia statutaria dei soci ad integrazione di quei pochi elementi per i quali la legge stessa apre all'autonomia privata», di conseguenza «deve ritenersi che l'inciso finale dell'art. 1 comma 2 del decreto, pure effettivamente aprendo ad una forma di autonomia statutaria non voluta dal legislatore primario, sia in realtà una previsione non praeter legem, bensì contra legem, e come tale invalida perché in contrasto con la norma di rango superiore»; è interessante notare che l'Autore si spinge oltre e afferma che i limiti si possano ripercuotere anche nella sfera parasociale: «[a]d avviso di chi scrive, (...) per valorizzare la scelta sistematica di fondo compiuta dal legislatore (...) si può ipotizzare che il divieto riguardi sia il "sociale" sia il "parasociale" avente un valore organizzativo, idoneo cioè a definire le regole di produzione dell'attività sociale e di imputazione dei relativi risultati, mentre non si estenda a ciò che, essendo privo di tale rilievo organizzativo, appare come meramente contrattuale, destinato cioè a produrre effetti come contratto di scambio e non alla stregua di una pattuizione modificativa, seppure con effetti soltanto tra le parti, della sostanza del contratto sociale», quindi «sembra corretto ritenere che la disciplina dettata dal legislatore in tema di SRLS limiti non solo l'autonomia statutaria, bensì, in maniera più pregnante, la stessa autonomia privata dei soci».
Un'interpretazione più liberale del dato normativo è stata proposta invece da Assonime, La società a responsabilità limitata con capitale ridotto, Circolare n. 29/2012, p. 18, la quale, prendendo atto che «l'obiezione che viene sollevata è che si tratta di una specificazione contenuta in un atto normativo di rango inferiore alla legge che prevede, invece, la conformità dello statuto al modello standard», replica che «[t]ale rilievo però, corretto sotto il profilo formale, non sembra tener conto della reale volontà del legislatore, che è intervenuto sulla materia quasi in pari data (22 e 23 giugno 2012) sia con un atto normativo primario, sia con il suddetto decreto. Inoltre, l'interpretazione restrittiva dell'obbligo di conformità al modello, come divieto di inserire clausole ulteriori, snaturerebbe completamente le caratteristiche e le funzioni proprie del tipo sociale a responsabilità limitata che si caratterizza per una sostanziale apertura alla pluralità di varianti organizzative. Si deve dunque ritenere preferibile la tesi che considera legittimo, per quanto non regolato dal modello, inserire clausole statutarie ulteriori e usufruire degli spazi di autonomia propri della società a responsabilità limitata, a condizione di non porsi in contrasto con le previsioni del modello e le finalità specifiche della s.r.l.s.». In senso liberale si è espresso anche P. Revigliono, La società a responsabilità limitata semplificata, in M. Bione - R. Guidotti - E. Pederzini (a cura di), La nuova società a responsabilità limitata, Cedam, Padova, 2012, p. 637 ss., p. 658, il quale ritiene che «la ratio della tipizzazione dello statuto "è quella di ridurre al minimo l'intervento e la prestazione notarile nella configurazione delle regole statutarie, allo scopo di poter stabilire (e giustificare) la regola della gratuità della prestazione», di conseguenza, «[s]e questa (e solo questa) è la ratio della standardizzazione dello statuto, da un lato, viene ulteriormente confermata la possibilità, per i soci di integrare ed ampliare il contenuto dello statuto standard, d'altro lato, tale possibilità risulta necessariamente subordinata al fatto che il profilo relativo alla gratuità della prestazione notarile venga negoziato e risolto dalle parti interessate, ovvero i soci costituenti ed il notaio». M. Rescigno, La società a responsabilità limitata a capitale ridotto e semplificata (art. 2463 bis c.c; art. 44 d.l. n. 83/12; d.m. giustizia 23 giugno 2012, n. 138), in NLCC, 2013, p. 65 ss., p. 76-78 reputa che le «parti possano in sede di costituzione integrare il modello purché le integrazioni non siano in contrasto con quanto stabilito dalla legge in modo non derogabile e dalle previsioni del modello» e, più specificamente, ritiene ammissibili clausole in materia di durata della società, circolazione delle quote, diritti particolari ex art. 2468 relativi all'amministrazione, e decisioni dei soci, con l'eccezione però delle regole in materia di presidenza dell'assemblea.
È opportuno ricordare che anche O. Cagnasso, Nel limbo gli effetti del superamento della soglia, in Italia Oggi, 30 agosto 2012, commentando le novità normative sulla stampa quotidiana e interrogandosi sul se, per quanto concerne le norme dispositive relative alla s.r.l., «dovrà ritenersi che esse siano di applicazione necessaria, oppure i soci potranno modificarle, così come previsto per le srl», giunge alla conclusione che «la "trasformazione" delle norme derogabili in norme di applicazione necessaria richiederebbe (...) la presenza di un dato normativo in tal senso (...). Il regolamento sembra essere nella direzione opposta, là dove, per quanto non previsto dal modello, rinvia alle regole della srl "ove non derogate dalla volontà delle parti"». Sotto un diverso profilo, l'Autore aggiunge che «[i]rrigidendo la disciplina e impedendo tutta una serie di opzioni può sorgere il rischio di rendere inutilizzabile o scarsamente fruibile il nuovo istituto, che deve già scontare i problemi relativi alla sostanziale mancanza del capitale sociale»; in senso analogo, sempre in sede di primo commento L. De Angelis, Srl semplificata al debutto. Si può risparmiare fino a 800 ?, in Italia Oggi Sette, 27 agosto 2012.
È infine opportuno segnalare, infine, la tesi di G. Ferri jr, Prime osservazioni in tema di società a responsabilità limitata semplificata e di società a responsabilità limitata a capitale ridotto, in CNN Notizie, 10 aprile 2013, il quale non esclude che i soci possano avvalersi di un'ampia autonomia statutaria, ma invita a riflettere su quali possano essere le conseguenze di questa scelta: per questo Autore, infatti, i soci infatti potrebbero inserire «attraverso una "ordinaria" modificazione dell'atto costitutivo, integralmente soggetta cioè alla relativa disciplina (e non anche a quella della trasformazione, che in vero non risulta in tal caso applicabile nemmeno in via analogica), regole che, per quanto incompatibili con il loro contenuto, devono ritenersi perfettamente legittime: salvo con ciò perdere, o non essere in grado di ottenere, quei benefici che la legge mostra appunto di subordinare al rispetto di determinate condizioni; né, del resto, la circostanza che alcune di esse si risolvano nella previsione, o nella mancata previsione, di specifiche clausole dell'atto costitutivo sembra potersi ritenere di per sé sufficiente a ricollegare alle discipline in esame una qualche limitazione dell'ambito di operatività dell'autonomia statutaria: per la ragione, decisiva, che il mancato rispetto di tali condizioni, lungi dal riflettersi sulla validità delle corrispondenti deliberazioni, vale pur sempre, e soltanto, a precludere ai soci la possibilità di conseguire i relativi benefici».
2. - Sulla base di tali premesse, alcuni commentatori hanno analizzato ipotesi specifiche di integrazione dell'atto costitutivo, per valutarne l'eventuale ammissibilità. Tra queste sono state oggetto di esame le clausole relative (a) alla durata dell'esercizio sociale della s.r.l. semplificata, con particolare riguardo al problema delle indicazioni concernenti la chiusura del primo esercizio sociale, (b) alla durata della società e (c) alle regole di funzionamento degli organi sociali.
3. - Incominciando dalle clausole relative alla durata degli esercizi sociali, la questione posta dai primi interpreti è se, nel silenzio del modello standard tipizzato, il primo esercizio sociale debba necessariamente avere la durata di un anno e, quindi, se il primo esercizio della s.r.l. semplificata debba necessariamente avere termine con il decorso di un anno dalla costituzione della società. Secondo F.G. Nardone - A. Ruotolo, Società a responsabilità limitata semplificata. Questioni applicative, in CNN Notizie, 5 novembre 2012, «l'unica regola codicistica applicabile è quella della durata annuale dell'esercizio, ricavabile dall'art. 2364, comma 2, c.c., richiamato dall'art. 2478-bis, comma 1, c.c. (.). Fermo restando che sul punto nessuna indicazione appare consentita nel modello standard, le indubbie difficoltà che ne deriverebbero per la società ove si ritenesse che il primo esercizio si chiuda decorso l'anno dalla costituzione sembrano poter essere ridimensionate tenendo conto di quanto dispone l'art. 76 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 [ai sensi del quale "se la durata dell'esercizio (...) non è determinata dalla legge o dall'atto costitutivo (...) il periodo d'imposta è costituito dall'anno solare"]»; siccome «[n]el caso della società a responsabilità limitata semplificata da un lato la legge non determina la durata dell'esercizio (...) , e dall'altro lato non è data possibilità, per i soci, di stabilire tale durata nell'atto costitutivo (...) l'applicazione del disposto dell'art. 76 TUIR imporrebbe alla s.r.l.s. la redazione, di un bilancio, ai fini dell'imposta, parametrato all'anno solare». Secondo questa impostazione, quindi, «[i]l principio di economia dei mezzi giuridici e l'istanza di semplificazione sottesa a queste disposizioni potrebbero allora portare a ritenere che essendo comunque tenuta la società alla redazione del bilancio ai fini IRES per l'anno solare, tale periodo possa valere anche a fini civilistici, pur nel silenzio dell'atto costitutivo»; nello stesso senso anche A. Busani - C.A. Busi, La s.r.l. semplificata (s.r.l.s.) e a capitale ridotto (s.r.l.c.r.), in Società, 2012, p. 1305 ss., p. 1313, secondo i quali «pare potersi legittimamente obiettare che l'eventuale introduzione nell'atto costitutivo della s.r.l.s. di una clausola che ragguagli all'anno solare la scadenza del primo esercizio non sembra attentare al principio in base al quale la s.r.l.s. può essere costituita solo e soltanto in base al wording dell'atto costitutivo "standard"».
È importante rilevare però che il Consiglio notarile di Catania, cit., p. 6-7, è giunto a conclusioni diverse: facendo riferimento ad alcuni passi della massima VII dell'8 maggio 2001 della Commissione per l'elaborazione dei principi uniformi in tema di società del Consiglio Notarile di Milano, per la quale «può ritenersi principio ormai acquisito in dottrina e in giurisprudenza che il principio della annualità degli esercizi sociali e del conseguente obbligo di redigere il bilancio di esercizio su base annuale debba essere contemperato con il diritto della società di scegliere la data di inizio dell'esercizio sociale che non deve necessariamente coincidere con il momento in cui la società è venuta a giuridica esistenza», sostiene che «se ciò è vero (...) la regola generale, in mancanza di diversa pattuizione, sembra essere (...) che la data di inizio dell'esercizio sociale debba coincidere con il momento in cui la società è venuta a giuridica esistenza (...) Per cui, in definitiva, sembra potersi affermare (...) che, non potendo essere modificato né integrato a tal fine il modello standard, la SRL semplificata avrà sempre e necessariamente gli esercizi sociali (tutti, anche il primo) della durata di un anno: annualità che avrà inizio dal giorno dell'iscrizione della società nel Registro delle Imprese e conclusione, di anno in anno, nel giorno di calendario immediatamente precedente a quello iniziale». In modo simile sembra orientato anche F. Tassinari, cit., p. 20, per il quale «in una SRLS l'atto costitutivo non può neppure prevedere quella clausola che nelle SRL ordinarie è diventata una clausola immancabile, secondo cui la durata del primo esercizio scade ad una data infrannuale, normalmente corrispondente con il 31 dicembre dell'anno in corso al momento della costituzione».
4. - Sempre sotto il profilo temporale, ma con riferimento alla durata della società, gli interpreti sono divisi tra la tesi per cui la durata della s.r.l. semplificata è, nel silenzio della disciplina normativa e regolamentare, necessariamente indeterminata e la tesi per cui, invece, tale durata può essere stabilita dai soci, dovendosi applicare la regola di default della durata indeterminata soltanto in mancanza di un'espressa previsione delle parti.
A sostegno della prima tesi, si vedano A. Busani - C.A. Busi, La s.r.l. semplificata (s.r.l.s.), cit., p. 1312, i quali argomentano che «non prevedendosi nulla nel modello "standard"» varrebbe la «regola secondo la quale, ove non sia diversamente disposto nell'atto costitutivo, la durata deve intendersi indeterminata (arg. ex artt. 2463 e 2473, comma 2, c.c.), con la conseguenza (...) della facoltà di recesso ad nutum di qualsiasi socio in qualsiasi momento della vita della società, con preavviso "rigido" (cioè non statutariamente modificabile, come invece è possibile nella s.r.l.o.) di 180 giorni»; in senso analogo, Consiglio notarile di catania, cit., p. 6; F.G. Nardone - A. Ruotolo, Questioni applicative, cit.
Propende per la seconda tesi, in sede di primo commento sulla stampa quotidiana, L. De Angelis, Srl semplificata al debutto, cit., per il quale, con riferimento alla s.r.l. ordinaria, «[d]ottrina e giurisprudenza ritengono giustamente che nel caso in cui nulla fosse previsto la società è considerata contratta a tempo indeterminato. Tale regola si ritiene varrà anche per chi adotterà lo statuto standard, salvo, anche in questo caso inserire la durata nelle disposizioni "integrative"»; sul punto si veda anche, sempre in sede di primo commento, L. De Angelis - G. Ventura, Srls, lo statuto rigido le affossa, in Italia Oggi, 8 novembre 2012, i quali ritengono ammissibile l'inserimento di un termine di durata della società «per evitare il recesso ad nutum dei soci (...). Situazione questa che costituirebbe un limite fortissimo alla stessa costituzione della società».
5. - Per quanto riguarda le clausole concernenti il funzionamento degli organi sociali, giova rammentare che la clausola n. 8 del modello standard tipizzato prevede che «l'assemblea dei soci, ove sia richiesta deliberazione assembleare per la decisione dei soci, è presieduta dall'amministratore unico o dal presidente del consiglio di amministrazione». In relazione a detta formulazione gli interpreti si sono posti principalmente due questioni: (i) se i soci si debbano sempre riunire in assemblea o se siano ammissibili modalità alternative per l'assunzione delle decisioni da parte dei soci, quali la consultazione scritta e il consenso espresso per iscritto; (ii) se, oltre all'amministratore unico e al consiglio di amministrazione, siano ammissibili anche modelli di amministrazione pluripersonale congiunta o disgiunta.
Relativamente alla prima questione, A. Busani - C.A. Busi, La s.r.l. semplificata (s.r.l.s.), cit., p. 1312, ritengono che l'espressione utilizzata nel decreto ministeriale, sia «frutto evidentemente di un'impurità redazionale, in quanto (...) non possono ammettersi nella s.r.l.s. ambiti decisionali dei soci diversi da quello assembleare (non potendosi dar corso a decisioni dei soci assunte mediante "consultazione scritta" oppure "consenso espresso per iscritto"), mentre la norma in questione sembra evocare scenari nei quali le decisioni dei soci vengano adottate al di fuori di una assemblea».
Secondo F.G. Nardone - A. Ruotolo, Questioni applicative, cit., la formula utilizzata nel modello va invece «letta nel senso che il ricorso al metodo assembleare è inderogabile solo nei casi previsti dall'art. 2479, comma 4 (...). Ne deriva, quindi, che al di fuori di tale ipotesi, saranno gli amministratori della società a responsabilità limitata semplificata a stabilire di volta in volta se ricorrere al metodo assembleare, a quello della consultazione scritta o al consenso espresso per iscritto»; anche secondo O. Cagnasso, Nel limbo, cit., che ha esaminato il problema sulla stampa quotidiana, «alcune scelte sembrano in effetti ammesse dallo stesso modello standard ove si prevede espressamente la possibilità di decisioni assembleari dei soci e quindi anche di decisioni extra assembleari»; nello stesso senso sono orientati A. Baudino, La nuova società a responsabilità limitata semplificata. Prime riflessioni e spunti operativi, in Nuovo dir. soc., 2012, n. 12, p. 21 ss., p. 42.; L. De Angelis, Srl semplificata al debutto. cit., in sede di commento sulla stampa quotidiana.
Con riferimento alla seconda tematica, relativa alla possibilità di prevedere modelli di amministrazione diversi da quelli indicati nel modello standard tipizzato - e diversamente da quanto appena indicato in relazione alla possibilità di adottare modalità alternative per le decisioni dei soci - F.G. Nardone - A. Ruotolo, Questioni applicative, cit., ritengono inammissibile il ricorso a modelli di amministrazione pluripersonale disgiunta o congiunta, in quanto una simile opzione «dovrebbe risultare da una espressa previsione dell'atto costitutivo che il modello tipizzato (...) non consente». L'inammissibilità di modelli di amministrazione pluripersonale disgiunta o congiunta è stata sostenuta anche dal Consiglio notarile di Catania, cit., p. 5, e, in modo simile, si sono pronunciati in sede di prima lettura sulla stampa quotidiana anche O. Cagnasso, Nel limbo, cit. e A. Busani, Nuova società se l'under 35 esce, in Il Sole 24 Ore, 19 agosto 2012. Sempre in senso negativo, ma lasciando qualche spazio per una diversa interpretazione, A. Busani - C.A. Busi, La s.r.l. semplificata (s.r.l.s.), cit., p. 1311, secondo i quali «non paiono introducibili le modalità dell'amministrazione pluripersonale congiuntiva o disgiuntiva, anche se un argomento - che peraltro sembra assai debole - nel senso della malleabilità su questo punto del modello "standard" di atto costitutivo potrebbe essere tratto dal rilievo secondo cui quando l'art. 2463 bis, comma 2, n. 4), c.c., rimanda all'art. 2463, comma 2, n. 7), c.c., con ciò si consentirebbe un intervento additivo rispetto al modello "standard", al fine appunto di rendere possibile, nel caso di nomina di una pluralità di amministratori, un approdo diverso dal fatto che essi vadano di necessità a comporre un organo invariabilmente collegiale; anche perché (...) non pare il modello "standard" essere alieno dal permettere un intervento additivo riferito a clausole destinate a regolare la vita societaria non strutturalmente ma solo temporaneamente». Per completezza, si deve segnalare che questa impostazione non coincide completamente con quella precedentemente proposta, in sede di primo commento sulla stampa quotidiana da uno dei due Autori appena citati: C.A. Busi, Srl semplificata, riserva dei notai, in Italia Oggi, 11 settembre 2012, infatti, commentando l'apparente contraddizione tra l'asserita immodificabilità del modello standard di cui al d.m. 138/2012 e l'espressione utilizzata dall'art. 1, comma 2, del citato decreto ai sensi del quale si applicano alla s.r.l. semplificata le norme del codice civile sulla s.r.l., «ove non derogate dalla volontà delle parti», aveva sostenuto che «forse non c'è conflitto fra l'articolo del c.c. e il regolamento se si ritiene che la derogabilità si riferisca ai soli tratteggi da completare consentiti dallo stesso s.s. e riguardanti soprattutto la scelta del sistema di amministrazione, consentendo anche l'opzione per l'amministrazione congiunta o disgiunta».
A favore dell'introduzione di diversi modelli di amministrazione si segnalano A. Baudino, cit., p. 42, per il quale «[l]'art. 2475 c.c., sicuramente applicabile alla fattispecie, consente inoltre ai soci ampia libertà di scelta circa il sistema di amministrazione della società, ammettendo accanto alle forme tradizionali (organo amministrativo uninominale, organo pluripersonale collegiale), le forme di amministrazione disgiuntiva oppure congiuntiva, regolate dalle disposizioni previste in tema di società di persone»; F. Attanasio, S.r.l. semplificata: verso il superamento della nozione di capitale sociale?, in Società , 2012, p. 894 ss., p. 899.
Sulla questione dell'integrabilità in generale del modello standard tipizzato è infine intervenuto direttamente il Ministero della giustizia, il quale, con un'inusuale nota interpretativa (prot. n. 43644, 10 dicembre 2012) della legislazione vigente, afferma che «l'atto costitutivo e lo statuto della società in questione ben possano essere integrati dalla volontà delle parti» e che «in un sistema che delinea il paradigma delle società a responsabilità limitata in chiave di ampia derogabilità da parte dei soci, appare del tutto incongruo ritenere che la norma primaria abbia voluto (non espressamente) limitare l'autonomia negoziale rimettendo ad una normativa regolamentare l'individuazione delle innumerevoli possibili opzioni concernenti l'organizzazione ed il funzionamento della società, senza peraltro che la selezione fosse dalla legge in alcun modo indirizzata con la formulazione di criteri e principi volti a conformare il modello inderogabile di costituzione dell'ente».
6. - L'analisi comparatistica mette in luce che anche in altri paesi comunitari sono state introdotte figure societarie a responsabilità limitata caratterizzate (a) da un capitale minimo molto basso o irrisorio, (b) da un procedimento costitutivo talvolta agevolato e (c) da regole sulla formazione e il mantenimento del capitale sociale adattate, almeno in minima parte, alle peculiarità di queste società. Con particolare riguardo alla fase costitutiva si rileva che in Germania, in forza della riforma delle società a responsabilità limitata del 2008 (in breve "MoMiG"), è stata creata la Unternehmergesellschaft (UG), una variante della società a responsabilità limitata ordinaria (GmbH) regolata al § 5a GmbH Gesetz, avente un capitale sociale inferiore a euro 25.000, interamente versato in denaro all'atto della costituzione, di cui possono essere soci sia persone fisiche sia persone giuridiche. I fondatori di una UG non devono seguire una procedura di costituzione specifica ma, al pari dei soci di una GmbH, possono scegliere tra la procedura ordinaria e la procedura semplificata, che si distingue dalla prima perché è attivabile solo qualora vi partecipino al massimo tre soci e un amministratore e per il fatto che l'atto costitutivo, redatto dal notaio, deve rispecchiare il protocollo tipo (Musterprotokoll) predisposto dal legislatore (con una conseguente riduzione degli oneri notarili). Sotto questo profilo, quindi, il modello di atto costitutivo non è né obbligatorio per coloro che costituiscono una UG, né specificamente improntato su di essa, ma è destinato a chi volesse costituire una GmbH o una UG con una struttura semplificata. In ogni caso, optando per l'adozione del modello standard, «the founders have to agree on certain standardized terms attached to the statute without any amendment or modification» (così U. Noach - M. Beurskens, Of tradition and change - The modernization of the German GmbH in the face of European competition, in McCathey et al., Private Company Law Reform, 2010, TMC Asser Press, The Hague, 2010, p. 157 ss., p. 164); detto modello, infatti, come riportato da R. Weigmann, La riforma tedesca della disciplina della s.r.l., in Nuovo dir. soc., 2009, n. 3, p. 6 ss., p. 7, può essere validamente adottato solo «qualora non si prevedano clausole in deroga alla disciplina dispositiva della legge».
La Spagna presenta un sistema più variegato, dovuto anche agli interventi normativi che si sono susseguiti nel corso del tempo. Nello specifico, con la Ley 7/2003 è stata creata la Sociedad Limitada Nueva Empresa (SLNE), definita come una «especialidad de la Sociedad de Responsabilidad Limitada» (art. 130 Ley 7/2003), che si distingue rispetto al tipo generale principalmente per le peculiarità che connotano il suo procedimento di costituzione: i soci fondatori, infatti, devono adottare uno statuto, predisposto dal notaio, rigorosamente conforme ai c.d. «estatutos orientativos», i quali contengono, tra gli altri, una lista di attività già predefinite costituenti l'oggetto sociale tra cui i soci possono scegliere, ma che, tendenzialmente, non possono variare (nel complesso una sorta di «check-the-box form», utilizzando le parole di U. Noach - M. Beurskens, cit., p. 165). Non è ammessa alcuna modifica dell'atto costitutivo se non per il cambiamento della sede sociale, della misura del capitale sociale (compreso tra Euro 3.000 e 120.202) e della denominazione sociale, che comunque non è libera e consiste in un codice alfanumerico ricavato dai dati anagrafici dei soci. Probabilmente un simile approccio deve essere valutato anche alla luce della circostanza che uno dei fattori di lentezza nel procedimento di costituzione delle società spagnole era rappresentato dalla verifica operata dal «registrador mercantil», con funzioni assimilabili a quelle del nostro Registro delle imprese, sugli atti costitutivi della società. Dato un simile presupposto, «[l]a única razón de ser de estos estatutos (...) radica en la necesidad de facilitar la labor del registrador (...). Puesto que para el legislador era esencial acortar el plazo de inscripción, se optó por una solución una tanto peculiar: la aprobación por el Ministerio de Justicia de unos estatutos orientativos cuya utilización facilita enormemente la labor del registrador, puesto que ésta se limita, en cuanto a los estatutos, a la tarea de comprobar si efectivamente han sido utilizados los aprobados por el Ministerio de Justicia» (così F.A. Madridejos, El régimen jurídico de la sociedad nueva empresa, in Cuadernos de Derecho y Comercio, 2003, n. 39, p. 161 ss., p. 210-211); anche per R. De Elias-Ostua Ripol, La nueva ley de la sociedad limitada nueva empresa: oportunidad de la norma y principios en que se inspira, in Cuadernos de Derecho y Comercio, 2003, n. 39, p. 11 ss., p. 25, «La propia Orden [Orden JUS/1445/2003, che ha introdotto gli Estatutos Orientativos] reconoce implícitamente que su objeto no es, en realidad, orientar a los fundadores en la tarea de redactar los estatutos, sino conseguir que la calificación del registrador sea positiva y pueda ser realizada en el plazo de veinticuatro horas»; in senso conforme anche J.M.E. Irujo, A vueltas con el perfil tipológico de la sociedad de responsabilidad limitada, in RDS, 2007, n. 2, p. 9 ss., p. 19-20; J.A. Águila-Real, Lowering legal barriers to entry through technology without touching vested interests: the Spanish Societad Limitada - Nueva Empresa, in European Business Organization Law Review, 2004, p. 449 ss.
La SLNE costituisce quindi un sotto-tipo della sociedad de responsabilidad limidada, per la cui costituzione, a differenza che in Germania, è obbligatoria l'adozione dello statuto standard, senza la possibilità di apportare ulteriori modifiche. Nel 2010, tuttavia, il sistema spagnolo è stato nuovamente innovato mediante l'introduzione di un procedimento telematico di costituzione, ammissibile, a certe condizioni, per tutte le società a responsabilità limitata. Più precisamente, l'art. 5dos del Real Decreto-ley 13/2010 prevede la possibilità di costituire una sociedad de responsabilidad limitada c.d. Exprés entro ventiquattro ore a patto che il capitale sociale sia inferiore a 3.100 euro, i soci siano persone fisiche e che venga adottato lo statuto tipo predisposto dal Ministero della Giustizia (con Orden JUS/3185/2010). Anche in questo caso i soci fondatori dovranno scegliere come oggetto sociale una o più delle attività elencate all'art. 2 dell'Orden e il capitale sociale dovrà essere interamente versato in denaro al momento della stipula dell'atto di costituzione.
In sintesi, alla luce di quanto sopra, il legislatore spagnolo ha perseguito gli obiettivi di semplificazione e velocizzazione del procedimento costitutivo concependo, da un lato, un sotto-tipo della sociedad limitada, la sociedad limitada nueva empresa, soggetta a rigorosi limiti sostanziali e procedurali e, dall'altro, consentendo in un secondo tempo a tutte le società a responsabilità limitata (sociedad limitada exprés) l'accesso a dette facilitazioni, senza però abbandonare il carattere inderogabile del modello standard dell'atto costitutivo, realizzando pertanto tali obiettivi soltanto a fronte di un significativo sacrificio dell'autonomia privata. [Nota bibliografica a cura di Aurora Crucil - Corrado Malberti]

References: art. 44
 art. 2463
 art. 44
 art. 44
 art. 2468
 § 5