Source: http://www.malanova.info/2020/07/18/verso-lo-stato-etico-tra-populismo-penale-e-costituzione-tradita/
Timestamp: 2020-08-06 16:11:04+00:00

Document:
VERSO LO STATO ETICO, TRA POPULISMO PENALE E COSTITUZIONE TRADITA | MALANOVA
Riportiamo la trascrizione dell’incontro promosso da Yairaiha Onlus trasmesso in diretta sulla pagina facebook lo scorso 3 maggio. All’incontro hanno partecipato Sandra Berardi (Yairaiha Onlus), Domenico Bilotti (docente Diritto delle religioni – Umg), Vincenzo Scalia (sociologo – University of Winchester), Laura Longo (ex Presidente del Tribunale di sorveglianza de L’Aquila), Samuele Ciambriello (Garante dei detenuti della regione Campania), Francesco Iacopino (avvocato penalista, Foro di Catanzaro), Piero Sansonetti (direttore de Il Riformista), Riccardo De Vito (Magistrato di sorveglianza di Sassari e Presidente di M. D.) e Maurizio Nucci (ex presidente della Camera Penale Fausto Gullo di Cosenza).
Il titolo dell’incontro è «Verso lo Stato etico. Tra populismo penale e Costituzione tradita».
Siamo qua con un po’ di amici, esperti, che (a nostro avviso) hanno le idee ben chiare sulla fase che stiamo attraversando, sulla fase che sta attraversando la democrazia soprattutto, da un punto di vista dellagiustizia e dell’esecuzione penale. Sta avvenendo un attacco alle libertà civili individuali e a tutta una serie di diritti che credevamo essere acquisiti, far parte del nostro bagaglio culturale e che, assieme alla nostra Costituzione, ritenevamo fossero un qualcosa di intoccabile: il diritto alla salute, alla libertà, alla l’uguaglianza. Gli stessi che i nostri padri costituenti sancirono in Costituzione come beni inviolabili, lasciando ad ognuno di noi il compito di difenderli come fecero loro e come fecero i partigiani che diedero la vita per conquistarli. Oggi invece, sul piano dell’esecuzione penale, si stanno levando dei cori che stanno segnando veramente una brutta pagina dello Stato di diritto. Si sta dicendo che non tutti i cittadini sono uguali: non lo sono sul piano del diritto alla salute, non lo sono sul piano propriamente costituzionale.
Tra l’altro, io non ho condiviso il «sensazionalismo» come modo di svolgere la discussione col quale, talvolta, i social hanno dato lustro alle campagnepeggiori. Non ho gradito in particolar modo il clamore che si è fatto rispetto alle ipotesi scarcerazione di esponentidella malavita ormai da alcuni decenni in carcere. E lo dico soprattutto dal punto di vista dell’ordine pubblico, non in un’ottica libertina e «giustificazionista». Non aggiungo una virgola di comprensione al male che è stato fatto decenni addietro. Sto ragionando a tutela della collettività e, particolar modo, credo che alcuni detenuti non possano essere più ritenuti muniti della stessa pericolosità che potevano avere nella parte matura e più impattante della loro genesi criminale. Insomma, non mi si farà credere che l’antimafia oggi, in Italia, sia tenere tra le mura di un istituto penitenziario detenuti fisicamente stremati, affetti da patologie pregresse e incapaci di portare avanti attività di autosufficienza quotidiana, non i destini di organizzazioni criminali ormai prosciugate. Mi sembra che siamo andati anche in questo caso appresso all’emergenza «a tutti i costi» come quando, dopo la sentenza Viola, si era detto che sarebbero stati mandati fuori i mostri di Capaci. In realtà, alcuni di quei «mostri» (se ci piace il sostantivo «mostri») sono morti da tempo, altri sono tuttora detenuti; e quelli che non rientrano né nella categoria degli scomparsi, né nella categoria dei ristretti lo hanno fatto perché sono addivenuti a non sempre veridiche (lo dicono le carte processuali) ricostruzioni dei loro stessi misfatti.
Se pensiamo a certe trasmissioni come «Samarcanda» o «Milano-Italia», a come hanno in qualche modo allevato le piazze e, in coincidenza diciamo, con l’irrobustirsi di questi nuovi canali di formazione dell’opinione pubblica, abbiamo un deperirsi di altri canali di formazione l’opinione pubblica tradizionali come i partiti, che avevano tanti difetti, però contribuivano in qualche modo ad orientare e a filtrare certe domande che provenivano dal basso. Insomma, oggi si sono formate inevitabilmente delle professionalità che lavorano (ahi noi!) sulla necessità di usare la risorsa penale ma voglio dire,Travaglio, cosa farebbe senza il carcere? Ma.. per esempio… giusto perché non c’è solo Travaglio, voglio dire… Perché, comunque, ci sono alcuni settori dell’opinione pubblica che hanno delle posizioni ambigue. Io ricordo quando, ad esempio, era al governo Prodi, Repubblica diceva «Gli immigrati delinquono, ci vuole più carcere!»; poi si va all’opposizione e si dice «Si! Gli immigrati delinquono, ma gli italiani commettono dei più seri». E siamo all’oggi. Cioè, a pensarci bene, c’è Donald Trump che insiste, dicendo che il virus lo hanno fatto i cinesi… io, da italiano, potrei avere una prospettiva complottista un po’ più stretta e poter dire che l’hanno fatto Grillo e la Casaleggio associati ‘sto virus! Perché, a vedere i sondaggi, abbiamo una netta risalita della china da parte del movimento Cinque Stelle: Conte ha un indice di popolarità che equivale al 66 per cento e questa risalita è dovuta, ancora una volta, all’utilizzo del risorsa penale. Grillo e i Cinque Stelle sono l’evoluzione, lo stadio finale, di un processo che appuntoèiniziato con Tangentopoli. Perché ancora con la Iervolino-Vassalli, comunque, si poteva ancora discutere. Quindi, da Di Pietro, si è passatiattraverso Travaglio e poi arrivati a Grillo. Diceva Durckheim che la pena non protegge la società perché buona, è buona in quanto protegge la società. Ed è esattamente questo che stanno facendo, sia con l’utilizzo del 41 bis, che con quello della risorsa penale: è un utilizzo funzionale a creare consenso, in questo momento più che mai.
A maggior ragione c’è la necessità di tenere unite le varie componenti della società, di prevenire ogni spinta centrifuga, proprio a partire da un uso della penalità che sia doppio:quello repressivo classico, più becero.. quindi non si varano delle misure, dei provvedimenti clemenziali.
In questo senso, Domenico, sono d’accordo col discorso sull’Iran e sulla Turchia però attenzione, perché Iran e Turchia hanno anche un apparato polizia molto diffuso a livello di quartiere, di vicinato, quindi se mandi i detenuti agli arresti domiciliari,poi c’è sempre un controllo capillareche viene fatto sul territorio. Semmai possiamo parlare dell’Inghilterra, che sta portando avanti dei provvedimenti clemenziali, deflattivi del carcere. Siccome io lavoro in Inghilterra, c’è stata anche la British Society of Criminology che ha promosso un appello per il varo di provvedimenti clemenziali. Ad esempio, in Italia questo non è successo: mi dispiace, mi ci metto pure io tra i colpevoli, ma da parte del mondo accademico e dell’opinione pubblica più cosciente, a provvedimenti del genere nemmeno si pensa! Questo ci deve fare rifletteresu quanto, diciamo così, le spinte giustizialiste sianoprofondamente radicate all’interno dell’opinione pubblica italiana. Perché non si riesce nemmeno a dire che si possa e che si debba. Anzi, addirittura io ho visto dibattiti su Facebook per esempio, ma anche quando si fa la coda al supermercato, che dicono «Ma noi non siamo agli arresti domiciliari!». Perché comunque sia, la differenza con i carcerati è che i carcerati se lo meritano di stare in carcere! Quindi, una volta che sei in carcere, il problema viene rimosso. Perché te lo meriti. Ti meriti anche magari di morire diCoronavirus, ti meriti anche di morire se tu ti ribelli e se vieni represso dalla polizia. I quattordici morti che dice Sandra.. E questa è la cifra ufficiale! Vorrei vederci un po’ più chiaro perché noi sappiamo bene che, per esempio, ci sono 60 suicidi l’anno nelle carceri italiane, ma ci sono anche delle morti che, delle volte, vengono classificate in maniera diversa e sono altro. Quindi questo è l’aspetto repressivo che proprio è la cifra di questo Governo: la cifra di questa coalizione governativa, che non può fare in questo momento in modo differente. Salvini e la Meloni sono disperati. Vedete Salvini che organizza la veglia in Parlamento.
Grazie Vincenzo! Sicuramente il tirarli fuori è un qualcosa anche in deroga a quello che è stato, appunto, il «non provvedimento» a questo punto, di questo Governo. Per quanto riguardava le carceri in questa fase di emergenza, se ne sono preoccupati magistrati di sorveglianza assieme a direttori, quelli un po’ più illuminati, di iniziare a vedere quali erano le patologie, le urgenze, le vulnerabilità all’interno del carcere; i soggetti che avrebbero risentito maggiormente del possibile contagio o che, comunque, avrebbero potuto portare a morte certa. Hanno iniziato a da metà marzo, dal 20 marzo a concedere più misure domiciliari, andando a ripescare in qualche modo anche le istanze di sospensione dellapena per motivi di salute. Oggi la magistratura di sorveglianza è di fatto commissariata dai magistrati antimafia. Tanto la magistratura di sorveglianza, quanto il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, per un documento di ricognizione di quelle che erano appunto le fragilità all’interno del carcere, come nel resto della società civile, si ritrovano commissariate dall’antimafia. Con discorsi da parte della grande stampa, dell’opinione pubblica, della magistratura e di tutto l’arco istituzionale e politico, che rasentano in qualche modo l’eversione. Come ricordavate prima negli interventi precedenti, già all’indomani della sentenza di Strasburgo e del pronunciamento della Corte Costituzionale sull’illegittimità e incostituzionalità del 4 bis in alcune parti, si sono levati gli stessi cori che rasentano in qualche modo anche l’eversione .
Andiamo all’altra materia che è stata attinta da questo decreto legge che, come al solito, sull’onda dell’emergenza e di questo consenso che sull’emergenza si fonda, è andata a fare. Bene, ricordiamoci che 147 (cioè il differimento facoltativo) e il 146 sono del codice penale. Dunque, noi dobbiamo dire che in pieno autoritarismo, in pieno fascismo (1930), sulla base di riflessioni che dal 1925 erano state fatte da una commissione composta da giuristi, magistrati, avvocati, professori erano stati introdotti questi due istituti dove, nella relazione del guardasigilli, si dice espressamente che di fronte al diritto alla salute, la potestà punitiva dello stato deve recedere. In pieno fascismo. Beh, oggi invece che cosa si dice si dice? Che tra il diritto alla salute, articolo 32 della Costituzione che, badate bene, è l’unico diritto che espressamente viene qualificato dalla Costituzione come fondamentale: l’unico per il quale espressamente la Costituzione ci dice che costituiva, fin prima che la Costituzione fosse adottata, a maggior ragione ora, il limite all’esercizio della potestà punitiva dello Stato. Ed invece ora.. e badate che siccome il Codice Rocco è fatto, tutto sommato, nella parte generale da persone pensavano, l’ultimo comma dell’articolo 147 diceva che nel valutare se concedere o meno questo differimento della pena anche in costanza di esecuzione della pena e , quindi, scarcerare la persona, si dovesse escludere il pericolo di recidiva. Quindi una valutazione qui si, non è per il 30, ma una valutazione sullapericolosità il magistrato già la doveva compiere. Ma il pericolo di recidiva, che si desume dalla gravità del fatto, dal percorso trattamentale dal grado di risocializzazione è molto più concreto di queste generiche e fumose terminologie dell’attualità dei collegamenti e pericolosità sociale. Sappiamo bene quanto essa sia generica e foriera di gravi conseguenze. Bene. Ora la magistratura, per il detenuto “mafioso” affetto da gravi patologie che gli danno il diritto di morire dignitosamente, come ha detto la Corte di Cassazione nella famosa sentenza del 2017 di Riina, non potrà più farlo se la nostra direzione nazionale antimafia per il 41 bis, più il pm (perché si aggiunge), più il famoso distrettuale eccetera eccetera ci diranno che ci sono questi collegamenti.
L’attacco indirizzato ai magistrati di sorveglianza lo stanno vivendo anche i Garanti: per fortuna che ci sono i Garanti. Per quanto anche loro vengono ripetutamente attaccati da forze politiche e da sindacati di polizia penitenziaria, perché li vedono troppo vicini ai diritti dei detenuti. quindi il garante, il magistrato di sorveglianza un po’ fanno il paio all’interno di questo quadrogiustizialista, che vorrebbe la pena non come esercizio della giustizia ma come esercizio di vendetta.
Perdonatemi, io insegno teoria e tecnica della comunicazione.. Penso che questi due casi di oggi potrebbero essere dibattuti nelle aule, diciamo, dei nostri studenti , potrebbero essere dibattuti da noti psichiatri nazionali e internazionali. Ma veniamo a noi però, perché altrimenti, lo voglio dire con il cuore più aperto, anche alla dottoressa Laura Longo. Dottoressa Longo, è vero che io nella mia regione sono 6572 diversamente liberi in questo momento e 7.454 persone in un’area penale esterna, non ho il 41 bis ma gli ex 41 bis. Mi rifaccio a tutto quello che avete detto voi, mi rifaccio addirittura al mio leader che è il Papa che dice “l’ergastolo non è la soluzione dei problemi, ma un problema da risolvere”e fin qui ci siamo; ma Dottoressa, ma lei quanti casi vuole di persone, non da 41 bis, che devono scontare un anno, due anni, tre anni, quattro anni di carcere e non hanno avuto la possibilità di andare a visitare il figlio appena nato con un permesso di necessità. Diciamo la verità, noi garanti siamo contenti di tante scelte dei magistrati di sorveglianza, che io ritengo siano “i cavalieri dell’Utopia”, ma io le posso registrare in Italia, in Campania, delle scelte di asimmetria che fanno male: cioè, con le stesse questioni, la discrezionalità.. Ma capirà che non è una critica: è un modo per dire “riflettiamo un po’ di più!”. Io l’anno scorso, insieme ai miei collaboratori, in Campania, abbiamo fatto più di 1200 colloqui individuali ma, lasciamo stare il sovraffollamento.. era malasanità e malagiustizia di magistratura di sorveglianza che si lamentavano, mica si lamentavano delle pastarelle che mancano! Poi si lamentavano anche di altre cose diciamo, per carità.. Quindi io voglio dire questo! Perché già un governo.. ma quale governo giallorosso? Questi, sto pensando, per fare una battuta al presidente del Football Club “borgo rosso”: Conte potrebbe essere questo, il Presidente. Perché in Italia, il peggiore dei ministri della Giustizia è stato uno che era comunista italiano: Oliviero Diliberto, di cui non ci ricordiamo più niente! E che è andato a scontare i propri peccati in giro. Ce lo vogliamo dire: in questo momento, il partito democratico la sinistra articolo 1, Renzi si sono appiattiti sul livello della giustizia e delle carceri. Vogliamo trovare un avvocato che denunci i parlamentari che hanno votato il decreto la metà di marzo? Dove sta scritto al 123 e 124, purtroppo, che se uno deve stare sei mesi ma si è comportato bene in carcere, non ha reati ostativi, non è un 41 bis, è un bravo chierichetto, esce subito; se uno deve scontare da un anno e mezzo a un anno e non ha reati gravi, reati di sangue, 41 bis; non ha avuto una relazione negativa comportamentale dal carcere nell’ultimo anno, può uscire con braccialetto elettronico! E quando l’hanno scritto, questi farabutti di deputati e senatori, sapevano che era una farsa. Questa farsa è diventata una tragedia nelle settimane successive. Quattro giorni fa un detenuto giovane di Aversa, che il magistrato di sorveglianza aveva detto a lui e altri nove di uscire con i braccialetti, ha provato ad impiccarsi; dopo il casino che abbiamo fatto qui in Campania, insieme alla direttrice del carcere, sono arrivati ad Aversa l’altro giorno tre braccialetti e uno per questo detenuto, che così è andato in una Caritas nella provincia di Salerno. E gli altri sette che aspettano? Ancora aspettano.
E basta mettere sempre magistrati al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria! Mettiamoci operatori del terzo settore, cappellani, professori universitari; che cos’è questa cultura? Questa è una cultura etica e io ho paura di questo stato etico, che continua a mettere i magistrati in questi posti. Ma la vogliamo finire? Ma noi, non lo so che altro deve succedere. Ormai le carceri sono una polveriera a miccia corta,che altro deve succedere?
Le poche persone uscite con questi duedecreti e nessuno dice del grande coraggio dei magistrati, anche inquirenti, oltre che dei magistrati di sorveglianza che, piuttosto che applicare (era imperfetta questo 123 e 124) la falsa copia della 199,
Il fatto stesso che abbiano trattenuto solo i Kurdi, i prigionieri politici, ci dice che Erdogan ha ragionato politicamente mentre in Italia non c’è né un ragionamento politiconé un elemento oggettivo. Per quella che è l’emergenza in atto, si va dietro alle opinioni di “opinionisti” e di alcuni pezzi della magistratura, mentre non fanno testo gli interventi dei magistrati di sorveglianza oppure del Coordinamento Nazionale dei Garanti, oppure dell’organizzazione mondiale della sanità o della Commissione europea dei diritti umani.
Vedete, quello che noi percepiamo e che oggi registriamo, l’acutizzazione del divario tra il sistema normativo delle garanzie e l’effettivo funzionamento del sistema punitivo già Norberto Bobbio, agli albori del nostro secolo, ci aveva avvertito del divario che registriamo tra ciò che il diritto è e ciò che il diritto dovrebbe essere all’interno di un moderno ordinamento giuridico. Questa divaricazione tra effettività enormatività delle norme penali e il suo discostarsi dal modello costituzionale è fenomeno che costituisce oggetto della riflessione della dottrina penalistica da molti lustri. Ferrajoli, del resto, aveva parlato del progressivo svuotamento delle garanzie sostanziali e processuali e della crescente «amministrativizzazione» del diritto penale; il sistema punitivo oggi, non solo all’interno della penalità sostanziale, registra un arretramento della soglia di rilevanza penale con un incremento dei reati di pericolo, ma sta spostando l’asse repressivo verso le misure di prevenzione che, non essendo coperte dallo statuto di garanzia proprio del diritto penale, diventano un arsenale repressivo più agevole, più duttile, per poter colpire tanto le persone quanto i patrimoni.
L’avvento di formazioni populistiche o meglio, di formazioni politiche dichiaratamente populiste, ha soltantoaccelerato questo processo di degenerazione che era già in atto nel nostro Paese.
Perché anche il tema della giustizia riparativa, per chi studia questo fenomeno e per chi ha modo di avvicinarsi a questa realtà, dimostra che essa è capace non solo di riparare veramente il torto subito dalle vittime attraverso un percorso di incontro tra vittime e autori dei reati, ma anche di avviare un percorso serio di revisione critica da parte di chi ha commesso, di chi è entrato nel circuito della delinquenza. E qui ci sarebbe da discutere, visto il costo che ciascun detenuto assume per lo Stato: costo non solo economico, se l’investimento dello Stato verso norme di giustizia riparativa non debba essere il nuovo futuro della esecuzione penale. C’è un bellissimo libro, permettetemi di dirlo, di una notaia calabrese, Marcella Reni, che ha scritto «Ne vale la pena», dove racconta la straordinaria efficacia dei progetti di giustizia riparativa. Si chiamano progetti Sicomoro, che in alcune carceri italiane sono stati avviati. È veramente emozionante leggere la capacità di efficacia della giustizia riparativa attraverso progetti che abbiano a cuore l’umanità ferita nel carcere, ma anche umanità ferita dalla delinquenza, attraverso un percorso serio di rivisitazione, di elaborazione di quanto accaduto. E allora comprenderete il perché del grido di allarme dei penalisti e dell’Accademia, che l’anno scorso ha raggiunto la sua massima espressione proprio con la pubblicazione con la diffusione del Manifesto del diritto penale liberale. Siamo convinti che i principi costitutivi del nostro patto sociale siano più ignorati che reietti; più fraintesi che consapevolmente avversati. Come la nostra quotidiana esperienza ci restituisce, ogni qualvolta il cittadino entra nel circuito penale scopre la forza salvifica dei principi delle libertà e delle garanzie contenuti nella Costituzione. Vedete, non è vero che questi temi spinosi come il carcere non si possono affrontare con l’opinione pubblica: ce lo ha dimostrato venerdì santo il Papa, nell’ aprire una finestra nel mondo del carcere nel corso la Via Crucis, dando voce ad detenuti (anche di mafia); dando voce ad educatori; dando voce a cappellani; dando voce ai magistrati di sorveglianza. Quella finestra sul carcere che ha emozionato la pubblica opinione dimostra che si può parlare anche di un tema spinoso come il carcere, ancorché il tema sia contro intuitivo sotto il profilo valoriale. Noi sappiamo che i nostri valori sono contro-intuitivi, ma non per questo non comprendiamo quanto importante sia mantenere alta l’attenzione sul rispetto del quadro assiologico che regola lo statuto delle garanzie all’interno della Costituzione. È vero, il tema comedicevo prima ci impone di nuotare controcorrente, di essere quasi voci che gridano nel deserto (per richiamare un‘espressione evangelica). Ma chiediamoci: l’evoluzione umana della pena, se dal 1700 fino ad oggi non avesse conosciuto soggetti capaci di gridare del deserto e di andare anche contro lo spirito del tempo (mi riferisco a pensatori come Lock Beccaria e, infine, Foucault, Garland solo per citarne alcuni) ci sarebbe stata?
Grazie Francesco Iacopino. Intervento accorato e condivisibile dalla prima all’ultima parola. Sì, ma sono interrogativi che nella società ci si pone veramente molto molto raramente. Rimangono quasi relegati nel limbo di argomenti degli «addetti ai lavori» quando, invece, stiamo parlando di uno dei punti cardine dello stato di diritto e dello stato democratico. Ci avviamo alla conclusione con l’intervento di Maurizio Nucci, avvocato penalista di Cosenza, ex presidente della camera penale Fausto Gullo, con il quale stiamo anche lavorando e collaborando all’interno della Rete emergenza carcere (che fa parte, ovviamente, del movimento antipenale composto da diverse realtà associative epolitiche). Con lui abbiamo elaborato diversi quesiti posti a questo Governo e a questo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, tra cui quello di fornire i dati rispetto a quella che era la situazione dei contagi e delle misure di prevenzione adottate all’interno delle carceri. Bene, a fronte di questa richiesta di dati, che dovrebbero essere di pubblico dominio in base alla normativa che prevede la trasparenza degli atti della pubblica amministrazione ebbene, insomma, un carcere ci risponde che, salvo determinazioni superiori, non ci possono fornire le informazioni richieste. Nella risposta che ci danno si lasciano sfuggire la mail che è stata trasmessa a sua volta dal provveditorato regionale a questo carcere, dove era scritto che non avrebbero dovuto fornirci i dati richiesti perché stavano indagando sulla nostra matrice ideologica. Ecco la nostra matrice ideologica, glielo diciamo anche in anteprima durante questa diretta è quella delle garanzie costituzionali, è quella di agire in nome del Diritto, quello che invece altrove si sta violando. Do la parola Maurizio Nucci.
Stato etico? Perché io ho la sensazione e, non nascondo, l’avverto come una sofferenza, che l’idea di uno Stato etico abbia sfiorato, e non in maniera minimale, quasi tutte le forze politiche che hanno governato negli ultimi anni. E cioè attraverso quel populismo che sfruttava quelle che venivano di volta in volta definite “emergenze”, si introducevano, quasi mi viene da dire si introiettavano, si introducevano all’interno del sistema tante lacerazioni, fratture, che allontanavano l’agire da quei valori costituzionali che avrebbero dovuto essere l’unico obiettivo da perseguire e che, viceversa, diventavano invece un nemico da rifuggire. La magistrato Longo parlava del come in realtà si stia cercando di irretire l’azione giudicante della magistratura, di quella di sorveglianza nel caso di specie, attraverso i condizionamenti provenienti dagli uffici delle procure e, soprattutto, dalla direzione investigativa antimafia. Lo diceva con tantissima onestà intellettuale, perché di corredo a quella affermazione ne aggiungeva un’altra: «Ma quanto coraggio dovrà avere un magistrato giudicante e, quindi, un giudice terzo ed indipendente, per resistere ad un parere contrario proveniente da una direzione distrettuale antimafia?». E , però, questo è l’apice del problema. Questo è quella parte del problema che trova la sua genesi, probabilmente, anche nella mancata esecuzione di una norma costituzionale; nel fatto che la magistratura stessa abbia ostentato ostinazione ad avversare quella norma costituzionale. E mi riferisco a quel principio contenuto nell’articolo 111 della Costituzione che pretendeva la separazione delle carriere, anche affinché il giudicante fosse realmente terzo ed indipendente rispetto anche ad altri ambiti della magistratura. E altri ambiti della magistratura, come quella requirente, rimanessero confinati in una situazione di parità con le altre parti processuali, tanto da non poter interferire come invece , probabilmente, in ciò che è il risultato di quellariflessione della dottoressa Longo, è una prassi e cioè il sentirsi vincolati ad un qualcosa che proviene dallo stesso ambito di appartenenza.
È funzionale una concezione del diritto penale centrale rispetto all’amministrazione dello Stato. È funzionale nel momento in cui rappresenta la possibilità di creare delle forme di controllo che Francesco Iacopino ha spiegato in maniera assai pregevole. E, però, noi non possiamo rimanere inermi o in una posizione di difesa supina ma abbiamo necessità di dire, di riconoscere. Di riconoscere quelli che sono stati gli errori commessi, in maniera tale che si possa creare un’apertura verso quella che dovrebbe essere, rappresentare, l’unica via di garanzia dei diritti: il pieno rispetto dell’assetto costituzionale. Ed allora non ci possiamo più accontentare. Non possiamo pensare di dover far fronte alle emergenze. Emergenze come quella che stiamo vivendo rappresentano solo una parte di quelle che già ci sono state negli ultimi anni e negli anni precedenti. Allora abbiamo necessità che ognuno di noi denunci tutte quelle che sono le storture del sistema e lo faccia in una maniera così genuina e schietta da non poter sembrare una versione interessata ad ottenimenti di vantaggi personali, professionali o politici, ma come dato concreto. Non basta dire, all’interno delle case di reclusione non vengono applicati quelli che sono gli schemi affinché vengano garantite le misure alternative; all’interno delle case di reclusione non vi è alcuna possibilità di ottenere la rieducazione del condannato perché manca tutto ciò che è funzionale ad ottenere quell’opera: non ci sono le figure professionali. Ce ne siamo accorti anche laddove si è messo in atto quel percorso di apertura a soluzioni alternative alla pena detentiva, mi riferisco alla messa alla prova e ad istituti analoghi, per riscontrare come gli uffici penali esterni, come non vi sia la possibilità di gestire quelle che sono le soluzioni alternative per carenze di personale. Ed allora il punto diventa leggermente più pernicioso. Vi è la responsabilità da parte di qualcuno che è a conoscenza (e non mi riferisco soltanto ad una responsabilità politica), vi è la responsabilità di parte di chi è a conoscenza dello stato attuale nel quale versano le carceri italiane, per non aver fatto quanto necessario ad evitare il rischio di contagio? Vi è la responsabilità da parte di qualcuno che, dall’interno delle carceri, non ha sufficientemente denunciato quanto stava accadendo e sta accadendo affinché si ponesse rimedio? Ebbene, noi stiamo vivendo e guardando con molta attenzione ciò che sta accadendo per le vicende collegata alla diffusione del virus nelle Rsa: stiamo vedendo e vivendo , con molta attenzione, quelli che sono i risvolti penalisticidi natura colposa, forse anche no (ma questo sarà la storia a verificarlo), e dovremmo necessariamente prendere atto di ciò che già stiamo vivendo in altre realtà per andare a sperimentare tutto ciò che è necessario ad aprire uno spaccato sereno ma profondo su quella che è la vita all’interno degli istituti di reclusione. Affinché non solo si pongano in essere le basi per poter determinare l’applicazione di misure nei tempi più rapidi possibili, ma anche e soprattutto far in modo che il legislatore da un lato e la politica dall’altro, prendano atto di una responsabilità che potrebbe non essere soltanto una responsabilità politica.
Grazie Maurizio, grazie Laura Longo, Samuele Ciambriello, Francesco Iacopino, Vincenzo Scalia e Domenico Bilotti.Èstato un incontro veramente molto sentito e partecipato, con degli interventidi spessore che, veramente, invito chiunque abbia la possibilità di far circolare tra la gente “comune” perché è proprio quello su cui noi puntiamo; in qualche modo, provare a spostare l’ago della bilancia dell’opinione pubblica, tra la gente comune. È inconcepibile che siano delle trasmissioni come quelle di Giletti, piuttosto che Il Fatto quotidiano, a indirizzare e l’opinione pubblica e l’azione legislativa di chi ci governa. Stanno portando l’Italia da uno stato di diritto a uno stato etico e lo vediamo quotidianamente. Lo stiamo vedendo all’interno di alcune città dove il livello di militarizzazione e il livello anche di abusi hanno raggiunto apici impressionanti; così come si sta vedendo nelle carceri lo stiamo vedendo anche in mezzo alle strade. Il populismo penale ha sostituito di fatto l’Italia fondata sul diritto, sulle libertà, sui diritti di tutti. Ringrazio tutti e tutte. Alla prossima.
Scarica il pdf della trascrizione
Previous FUCILATEMI!
Next Associazione Yairaiha: L’EMERGENZA COVID HA FATTO ESPLODERE TUTTA LA BRUTALITA’ INSITA NEL CARCERE IN SE’

References: sentenza 
 sentenza 
 articolo 32
 sentenza 
 articolo 1
e contrario