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Timestamp: 2020-08-07 04:46:45+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 10392 del 27/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10392 del 27/04/2017
Cassazione civile, sez. III, 27/04/2017, (ud. 14/02/2017, dep.27/04/2017), n. 10392
sul ricorso 21454-2015 proposto da:
IGB SRL, in persona del legale rappresentante, Sig. B.A.,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LIVIO ANDRONICO 25, presso lo
studio dell’avvocato ANDREA GRECO, rappresentata e difesa
dall’avvocato FABIO VEDANI giusta procura in calce al ricorso;
HYPO ALPE ADRIA BANK SPA, in persona del direttore generale Dott.
G.M. e del vice direttore Dott. C.S., considerata
CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato BATTISTA CAMPEIS
GIOVANNI giusta procura a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 99/2015 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,
14/02/2017 dal Consigliere Dott. ROSSETTI MARCO;
ricorso (Cassazione sent. n. 11466/08);
udito l’Avvocato FABIO VEDANI.
1. La società IGB s.r.l. nel 2002 stipulò con la Hypo Alpe Adria Bank s.p.a. (d’ora innanzi, per brevità, “la HAAB”) un contratto atipico, in virtù del quale:
(a) la HAAB avrebbe erogato alla IGB un finanziamento, destinato alla costruzione di un capannone;
(b) il medesimo capannone, di proprietà della HAAB, sarebbe stato concesso in leasing alla IGB.
2. Nel 2008 la IGB convenne dinanzi al Tribunale di Udine la HAAB, lamentando – per quanto qui ancora rileva – che nel contratto di leasing stipulato con la HAAB la misura del saggio di interesse in base al quale erano state calcolate le rate di leasing era ultralegale, e non era stato validamente pattuito per iscritto.
3. Il Tribunale di Udine con sentenza 13.10.2011 n. 1375 accolse la pretesa attorea sotto altri profili, ma non nella parte in cui lamentava l’applicazione, da parte della banca, di interessi ultralegali non validamente pattuiti.
4. La sentenza venne impugnata dalla IGB, la quale chiese alla Corte d’appello che la componente di interessi inclusa nelle rate di leasing dovute alla HAAB fosse determinata o ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 1993, art. 117, comma 7, (e dunque il tasso nominale minimo dei buoni ordinari del tesoro annuali emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, emessi nei dodici mesi precedenti lo svolgimento dell’operazione), ovvero in subordine al saggio legale.
5. La Corte d’appello di Trieste con sentenza 18.2.2015 n. 99 rigettò la domanda.
Ritenne il giudice del gravame che la HAAB e la IGB avessero stipulato nel 2002 un contratto unitario, sebbene diviso in due fasi (finanziamento e leasing), e che pertanto ad esso non s’applicasse ratione temporis il D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 117, comma 7, giacchè il testo di quella norma invocato dall’appellante era stato introdotto in epoca successiva alla stipula del contratto.
6. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione dalla IGB, con ricorso fondato su un motivo.
Ha resistito la HAAB.
1.1. Con l’unico motivo di ricorso la ricorrente lamenta il vizio di nullità processuale, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4.
Espone di avere formulato, con l’atto d’appello, due motivi di gravame subordinati l’uno all’altro, così riassumibili:
– ) in via principale aveva chiesto che, accertata la indeterminatezza del tasso di interessi pattuito nel contratto di leasing, l’importo delle rate dovute alla HAAB fosse rideterminato sostituendo l’indeterminato tasso contrattuale con quello previsto dal D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 117, comma 7, dettato dalla legge appunto per l’ipotesi di indeterminatezza della pattuizione di interessi;
-) in subordine, aveva domandato che le rate di leasing fossero rideterminate previa applicazione del saggio legale, da intendersi automaticamente sostituito a quello pattizio, per indeterminabilità di quest’ultimo, ex art. 1284 c.c..
Lamenta che la Corte d’appello si era tuttavia pronunciata solo sulla censura formulata in via principale, ma non su quella subordinata, incorrendo così nel vizio di omessa pronuncia.
1.2. La HAAB ha eccepito in via preliminare l’inammissibilità del ricorso per novità della questione in esso prospettata.
Le Sezioni Unite di questa corte, riesaminando ab imis i presupposti, i limiti e gli effetti del rilievo officioso delle nullità contrattuali, hanno stabilito che:
(a) nel primo grado di giudizio, è sempre consentito al giudice procedere al rilievo officioso di un motivo di nullità diverso da quello fatto valere dalla parte, significativamente affermando che “ogni ipotesi di limitazione posta alla rilevabilità officiosa della nullità deve (…) essere definitivamente espunta dall’attuale sistema processuale” (Sez. U, Sentenza n. 26242 del 12/12/2014, p. 6.9.7 dei “Motivi della decisione”);
(b) in appello, allo stesso modo, il divieto di domande nuove prescritto dall’art. 345 c.p.c., va coordinato col suddetto obbligo del giudice di rilevare d’ufficio una causa di nullità negoziale “che non conosce nè consente limitazioni di grado” (Sez. U, Sentenza n. 26243 del 12/12/2014, p. 8.3.1 dei “Motivi della decisione”); da ciò, si è tratta la conseguenza che al giudice d’appello, investito di una domanda nuova volta alla declaratoria d’una nullità non prospettata in primo grado, è fatto obbligo di rilevare d’ufficio una causa di nullità non dedotta nè rilevata in primo grado; e di conseguenza tale obbligo deve ritenersi attivabile da ciascuna delle parti ai sensi dell’art. 345 c.p.c., comma 2, (Sez. U, Sentenza n. 26243 del 12/12/2014, p. 8.4 dei “Motivi della decisione”).
1.3. Nel merito, il motivo è fondato.
Con l’atto d’appello la IGB ha in sostanza allegato di avere stipulato un contratto di leasing, e di avere pagato alla società concedente delle rate di leasing il cui importo includeva una aliquota di interessi corrispettivi calcolati dalla banca in misura ultralegale, ma in assenza di una valida pattuizione per iscritto.
Chiese pertanto che, in sostituzione degli interessi concretamente applicati dalla banca al contratto di leasing, la somma per tale titolo dovuta fosse rideterminata in base al saggio legale.
Giusta o sbagliata che fosse tale allegazione in punto di diritto, essa non poteva dirsi inammissibile per le ragioni già esposte, sicchè la Corte d’appello avrebbe dovuto pronunciarsi sul merito di essa.
(-) accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Trieste, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Terza Sezione civile della Corte di cassazione, il 14 febbraio 2017.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 117
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 art. 117
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 art. 117
 art. 1284
 Sentenza 
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