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Timestamp: 2018-08-14 15:44:10+00:00

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Carabinieri: diritto di accesso agli atti per scopi difensivi (Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 03.09.2014, n. 4493). – Noi Radiomobile™
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Carabinieri: diritto di accesso agli atti per scopi difensivi (Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 03.09.2014, n. 4493).
Sentenza 3 settembre 2014, n. 4493
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), ha pronunciato la presente
Giuseppe A., rappresentato e difeso dall’avv. G. R., con domicilio eletto presso F. P. in Roma, Omissis;
per la riforma della sentenza del T.A.R. CALABRIA – CATANZARO: Sezione II n. 01077/2013, resa tra le parti, concernente il diniego di accesso ad atti detenuti dall’amministrazione.
Visto l’atto di costituzione in giudizio di OMISSIS;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 10 giugno 2014 il Cons. Giulio Veltri e uditi per le parti gli avvocati (Omissis) (su delega di (Omissis)) e l’avv. dello Stato (Omissis);
Il sig. A. G. è un carabiniere in servizio presso la Compagnia di (Omissis) che ha chiesto di essere trasferito in Sicilia ai fini di un ricongiungimento al coniuge lavoratore.
Il Comando ha opposto un diniego, ed il carabiniere è ricorso al TAR. Ha fatto inoltre domanda di accesso al fine di verificare la situazione degli organici nei Comandi di appartenenza e di invocata destinazione, nonché i motivi per i quali alcuni dei colleghi erano stati trasferiti, prima e dopo.
Il Comando ha denegato l’ostensione ritenendola inibita dall’art. 1049 del DPR 90/2010 (atti riguardanti la struttura ordinativa e dotazioni organiche di personale, mezzi, armamento … dell’Arma dei carabinieri).
Avverso la sentenza ha proposto appello l’amministrazione.
Gli atti sarebbero riservati ex art. 1049 DPR 90/2010, e comunque non utili alla difesa in giudizio del ricorrente attesa la discrezionalità che connota i trasferimenti.
Ha inoltre proposto appello incidentale il sig. (Omissis). La mancata notifica ai controinteressati sarebbe proprio l’effetto del mancato riscontro dell’istanza di accesso, nella parte in cui con essa si chiedeva copia dei documenti contenenti indicazioni sull’attuale residenza degli stessi, talché ad impossibilita nemo tenetur.
E’ vero che la norma sottrae all’accesso per 50 anni “i documenti concernenti la struttura ordinativa e dotazioni organiche di personale, mezzi, armamento, e munizionamento tecnico dei reparti dell’Arma dei carabinieri, con riferimento alla concreta utilizzazione dei mezzi, dell’armamento e munizionamento tecnico e alla dislocazione delle dotazioni organiche”, tuttavia, ciò fa in dichiarata applicazione dell’art. 24 della legge 241/90.
E’ quindi a tale fonte che occorre guardare per comprendere i limiti entro i quali la deroga opera: essa consente al Governo di prevedere casi di sottrazione al diritto di accesso in relazione (per quanto qui rileva) all’interesse alla salvaguardia dell’ordine pubblico, della prevenzione e repressione della criminalità, ma ha cura di specificare che “deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici” (art. 24 comma 7).
Il Giudice dell’accesso, ovviamente, non può che compiere una valutazione in astratto della necessità difensiva evidenziata, e della pertinenza del documento, non potendo giungere sino a sindacare – come perorato dall’appellante – la concreta utilità della documentazione ai fini della vittoriosa conclusione di quel giudizio.
A motivo di ciò, nel caso di specie, pur dovendosi affermare il diritto del militare ad ottenere accesso alla documentazione richiesta, deve nondimeno individuarsi, quale modalità idonea ad assicurare il predetto contemperamento, la sola visione del documento senza il rilascio di copie.
Le copie, in quando riproducibili e divulgabili, potrebbero infatti arrecare grave nocumento agli interessi pubblici tutelati dall’amministrazione (incolumità, sicurezza), senza al contempo garantire all’istante un’utilità ulteriore, necessaria in chiave difensiva, rispetto a quanto già assicurato dalla conoscenza del dato e dalla sua valorizzabilità in giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) definitivamente pronunciando sull’appello principale, come in epigrafe proposto, lo accoglie in parte, e per l’effetto, in riforma della sentenza di prime cure, ordina all’amministrazione di consentire l’accesso nelle sole forme della visione.
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