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Timestamp: 2019-02-22 13:53:42+00:00

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La Quarta Sezione della Corte di Cassazione, con sentenza 18 dicembre 2014, n. 52658, ha discusso in merito alla condanna per omicidio colposo in un caso di infortunio mortale occorso in un cantiere edile.
Gli imputati, il titolare della ditta committente e il direttore dei lavori edili, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione.
Durante gli accertamenti svolti è emerso che il deceduto, socio e dipendente della ditta appaltatrice dei lavori di scavo per la realizzazione della recinzione all’interno del cantiere, è stato colpito dalla benna dell’escavatore, condotto dal padre pensionato e non assunto dalla medesima ditta appaltatrice, in assenza di sbarramenti e segnaletica di sicurezza intorno all’area di lavoro del mezzo.
La Corte ha annullato la sentenza impugnata disponendo un rinvio per nuovo esame, alla luce delle carenti motivazioni presenti nella sentenza stessa. In particolare la Quarta Sezione della Corte di Cassazione specifica con la sentenza 18 dicembre 2014 n. 52658 che dalle carte processuali non risultano chiariti i rapporti tra la ditta appaltatrice e quella subordinata e non si affronta il tema dell’eventuale responsabilità dell’appaltatore. Inoltre nella sentenza non vi sono riscontri in merito ad accertamenti effettuati per stabilire se al conducente dell’escavatore si possano attribuire responsabilità dell’evento infausto. Infine la Corte di Cassazione ritiene che nel caso in esame sia stato violato il principio di correlazione tra accusa e sentenza in quanto vengono attribuite al direttore dei lavori edili anche le responsabilità derivanti in qualità di preposto, senza che nel capo di imputazione siano stati fatti riferimenti a tale incarico.

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