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Timestamp: 2020-01-28 19:51:28+00:00

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Human traffiking and children. A seminary. February, 2017 Home
Human traffiking and children. A seminary. February, 2017
Sono bambini! Non schiavi: Voci di donne sulla tratta di bambine, bambini e adolescenti
Roma, Pontificia Università Gregoriana, 3 febbraio 2017
Reverende Sorelle,
Desidero innanzitutto ringraziare Suor Gabriella Bottani, coordinatrice di Talitha Kum, per il cortese invito ad intervenire in questa prestigiosa istituzione con un breve messaggio sul ruolo della Santa Sede nel contrasto alla tratta dei minori.
L’odierno seminario tocca una questione di estrema gravità, cioè la riduzione in schiavitù di alcuni dei soggetti naturalmente dotati di dignità ma più fragili delle nostre società: i bambini.
Come ben sapete, la comunità internazionale, consapevole del fatto che i minori, a causa della mancanza di maturità fisica ed intellettuale che li caratterizza, necessitano di una protezione speciale, si è progressivamente dotata di diversi strumenti internazionali volti a garantire la loro tutela. Accanto al celebre Protocollo addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini1, assume particolare rilievo la Convenzione relativa ai diritti dell’infanzia (2) che, insieme ai due Protocolli addizionali che la completano (quello sui minori implicati nei conflitti armati (3) e quello sulla vendita dei bambini, la prostituzione minorile e la pornografia rappresentante bambini (4), si propone di assicurare ai bambini la sicurezza e una serie di diritti fondamentali. C’è da dire che la Santa Sede è stata tra i primissimi soggetti a ratificare la Convenzione sui diritti dell’infanzia ed è parte anche ai Protocolli aggiuntivi appena menzionati.
Eppure, malgrado l’adozione di questi ed altri strumenti internazionali, troppi bambini continuano ad essere intrappolati nelle sottili maglie delle reti dei trafficanti e ad essere sfruttati per una molteplicità di scopi. Tra di essi, non si possono non ricordare l’espianto di organi, l’arruolamento da parte dei gruppi armati e gruppi terroristici, la mendicità forzata, il matrimonio forzato, il reclutamento nei mercati della prostituzione, della pornografia o degli stupefacenti, o ancora lo sfruttamento lavorativo nei diversi settori dell’economia.
Ciò dimostra che gli accordi internazionali, seppur necessari, non sono in grado, da soli, a porre un rimedio a queste piaghe, se ad essi non si accompagna una generale conversione dei cuori e delle menti. Non dobbiamo infatti dimenticare che la tratta delle persone, inclusa quella dei bambini, è alimentata in parte dalla domanda di lavoro e prodotti a basso costo, e ciò anche nelle società opulente, nonché dalla deplorevole richiesta di organi, di stupefacenti e di prostituzione e pornografia minorile.
Inoltre, poiché il fenomeno della tratta è parte del più ampio fenomeno della criminalità organizzata transnazionale, il contrasto a questa piaga richiede un’azione in rete, come ben dimostra l’esperienza positiva di Talitha Kum e di altre reti regionali delle religiose impegnate in questa importante attività.
Alla luce di queste considerazioni, il ruolo eminente che la Chiesa cattolica, esperta in umanità, può rivestire nel contrasto alla piaga della tratta dei bambini si fa evidente. Grazie alla sua presenza capillare in molte aree del mondo, essa può e deve impegnarsi per prevenire e contrastare questo fenomeno sia attraverso la diffusione di valori etici, che attraverso una concreta azione in favore delle vittime. D’altra parte, la Santa Sede, in quanto soggetto di diritto internazionale, ha la capacità di intervenire presso le istituzioni nazionali e internazionali per sensibilizzarle ed incoraggiarle su questi temi.
L’impegno della Santa Sede nel contrasto alla tratta delle persone ed alle altre forme di schiavitù contemporanea è oramai ben noto. Essa, per volontà stessa del Santo Padre Francesco, da anni moltiplica gli appelli affinché si ponga definitivamente un termine ad ogni forma di schiavitù, sia nel quadro della diplomazia multilaterale, sia attraverso il dialogo con le autorità nazionali all’uopo preposte, sia mediante l’accompagnamento e l’incoraggiamento delle Chiese locali e delle organizzazioni cattoliche o d’ispirazione cattolica.
Oggi, l’impegno della Santa Sede appare ulteriormente rafforzato a seguito dell’istituzione del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, la cui missione consiste proprio nell’esprimere « la sollecitudine del Sommo Pontefice verso l’umanità sofferente, tra cui […] le vittime delle forme contemporanee di schiavitù» (5). Possiamo, dunque, affermare che mediante la creazione di questo nuovo organismo della Curia Romana, l’impegno della Santa Sede in favore delle vittime della tratta delle persone, e delle altre forme di schiavitù contemporanea, venga, in un certo senso, istituzionalizzato.
Mi sembra, allora, opportuno mettere brevemente in luce i compiti che il Dicastero è chiamato a realizzare in quest’ambito e che si articolano intorno a tre direttrici: lo studio in vista dell’azione, il dialogo ed il coordinamento.
Il primo compito, lo studio in vista dell’azione, consiste nell’approfondire e diffondere la dottrina sociale della Chiesa, affinché quest’ultima venga «tradotta in pratica» (6). Per far ciò, il Dicastero «raccoglie notizie e risultati di indagini […] valuta questi dati e rende partecipi gli organismi episcopali delle conclusioni che ne trae, perché essi, secondo opportunità, intervengano direttamente» (7). Appare chiaro da questa formulazione che la prima e principale attività del Dicastero è quella di studiare per mettere in pratica, cioè per tradurre in azione, nel rispetto del principio di sussidiarietà. Infatti, l’azione a cui questo studio è orientato non viene realizzata direttamente dal Dicastero, ma è una finalità a cui sono chiamati gli organismi episcopali.
La seconda direttrice si incentra sull’idea di dialogo. Questo dialogo ha per vocazione di essere aperto a tutti: il Dicastero entra in relazione sia con i Governi e le organizzazioni internazionali governative, che con le organizzazioni della società civile impegnate, anche al di fuori della Chiesa cattolica, nella promozione della dignità umana (8).
Infine, la terza direttrice consiste nel favorire e coordinare le iniziative delle istituzioni cattoliche che s’impegnano per il rispetto della dignità di ogni persona e l’affermazione dei valori della giustizia e della pace (9).
In conclusione desidero incoraggiarvi nella vostra azione quotidiana in favore delle vittime della tratta, che ha già saputo ridare speranza a tante persone, con l’auspicio che la nostra collaborazione possa continuare e rafforzarsi, affinché il Dicastero che ho l’onore di presiedere sappia farsi, presso le istituzioni nazionali ed internazionali, la voce di chi non ha voce.
Grazie per il vostro impegno e grazie per la vostra attenzione.
1 Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini, New York, 15 novembre 2000, in vigore dal 25 dicembre 2003, d’ora in avanti Protocollo sulla tratta di persone.
2 La Convention relative aux droits de l'enfant è stata adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ed è entrata in vigore il 2 settembre 1990. La Santa Sede ha ratificato questa Convenzione il 20 aprile 1990.
3 Il Protocole facultatif à la Convention relative aux droits de l'enfant, concernant l'implication d'enfants dans les conflits armés è stato adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 25 maggio 2000 ed è in vigore dal 12 febbraio 2002. La Santa Sede ha ratificato questo Protocollo il 24 ottobre 2001.
4 Il Protocole facultatif à la Convention relative aux droits de l'enfant, concernant la vente d'enfants, la prostitution des enfants et la pornographie mettant en scène des enfants è stato adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 25 maggio 2000 ed è entrato in vigore il 18 gennaio 2002. La Santa Sede ha ratificato questo Protocollo il 24 ottobre 2001.
5 Statuto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, art. 1 §3.
6 Statuto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, art. 3 §1.
7 Statuto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, art. 3 §2.
8 Cfr. Statuto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, art. 3 §5.
9 Cfr. Statuto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, art. 3 §4.

References: art. 1
 §3
 art. 3
 §1
 art. 3
 §2
 art. 3
 §5
 art. 3
 §4