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Timestamp: 2019-06-26 20:31:23+00:00

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Incidente di esecuzione. I reati connessi allo stato di tossicodipendente ed il vincolo della continuazione
Tizio, in ragione del suo stato di tossicodipendenza, commette diversi reati contro il patrimonio nell’arco di poco tempo.
Sempre individuato dalle Forze dell’Ordine, egli viene processato per direttissima dal Tribunale Alfa, in data 15 gennaio 2014, per il reato di furto aggravato ex Art. 624, 625 n° 7 e condannato alla pena di anni uno di reclusione, oltre ad € 150,00 di multa.
In data 20 febbraio 2014, sempre con il rito direttissimo, egli viene condannato dal Tribunale Beta alla pena di mesi nove di reclusione ed € 200,00 di multa, per il reato di cui agli Artt. 624, 625 n° 5 c.p.
Da ultimo, in data 15 giugno 2014, egli viene condannato dal Tribunale Gamma, per un fatto del 30 dicembre 2013, alla pena di anni uno, mesi sei di reclusione ed € 400,00 di multa per il reato di cui all’Art. 624bis c.p.
Divenute irrevocabili tutte le sentenze, egli si reca nel 2015 dal proprio legale per avere lumi sulla propria posizione.
· Cassazione Penale, sez. I, 07.10.2014, n. 50716. In tema di reato continuato, l’art. 671, comma primo, come modificato dalla L. n. 49 del 21.02.2006, prevede che il giudice dell’esecuzione debba considerare anche lo stato di tossicodipendenza. L’innovazione legislativa deve essere interpretata alla luce della volontà del legislatore che ha inteso attenuare le conseguenze penali della condotta sanzionatoria nel caso di tossicodipendenti, con la conseguenza che tale status può essere preso in esame per giustificare la unicità del disegno criminoso con riguardo ai reati che siano collegati e dipendenti dallo stato di tossicodipendenza, sempre che sussistano anche le altre condizioni individuate dalla giurisprudenza per la sussistenza della continuazione.
· Cassazione Penale, sez. I, 26.02.2014, n. 39222. La unicità del disegno criminoso, necessaria per la configurabilità del reato continuato e per l'applicazione della continuazione in fase esecutiva, non può identificarsi con la generale tendenza a porre in essere determinati reati o comunque con una scelta di vita che implica la reiterazione di determinate condotte criminose, atteso che le singole violazioni devono costituire parte integrante di un unico programma deliberato nelle linee essenziali per conseguire un determinato fine, richiedendosi, in proposito, la progettazione "ab origine" di una serie ben individuata di illeciti, già concepiti almeno nelle loro caratteristiche essenziali. Deve, dunque, escludersi che una tale progettazione possa essere presunta sulla sola base del medesimo rapporto di contrasto esistente tra i soggetti passivi e l'autore degli illeciti, come pure sulla base dell'identità o dell'analogia dei singoli reati o di un generico contesto delittuoso, ovvero ancora della unicità della motivazione o del fine ultimo perseguito, occorrendo invece che il requisito in questione trovi dimostrazione in specifici elementi atti a far fondatamente ritenere che tutti gli episodi siano frutto realmente di una originaria ideazione e determinazione volitiva.
· Cassazione Penale, sez. I, 04.04.2014, n. 18242. La consumazione di più reati in relazione allo stato di tossicodipendenza non è condizione necessaria o sufficiente ai fini del riconoscimento della continuazione, ma ne costituisce comunque un indice rivelatore che deve formare oggetto di specifico esame da parte del giudice dell’esecuzione qualora emerga dagli atti o sia stato altrimenti prospettato dal condannato.
· Cassazione Penale, sez. I, 13.11.2012, n. 11564. In tema di reato continuato, l'identità del disegno criminoso è apprezzabile sulla base degli elementi costituiti dalla distanza cronologica tra i fatti, dalle modalità della condotta, dalla tipologia dei reati, dal bene tutelato, dalla omogeneità delle violazioni, dalla causale, dalle condizioni di tempo e di luogo, essendo a tal fine sufficiente la sola constatazione di alcuni soltanto di essi, purché significativi.
· Cassazione Penale, sez. I, 17.03.2010, n. 12905. In tema di continuazione, l’analogia dei singoli reati, l’unitarietà del contesto, l’identità della spinta a delinquere e la brevità del lasso temporale che separa i diversi episodi, singolarmente considerati, non costituiscono indirizzi necessari di una programmazione e deliberazione unitaria e, però, ciascuno di questi fattori, aggiunto ad un altro, incrementa la possibilità dell’accertamento dell’esistenza di un medesimo disegno criminoso, in proporzione logica corrispondente all’aumento delle circostanze indiziarie favorevoli.
TRIBUNALE DI GAMMA
Istanza ex art. 671 c.p.p.
Il sottoscritto Avv. …, con studio in …, nella via …, n. …, difensore di fiducia, come da nomina e procura speciale in calce al presente atto, di Tizio, nato a …, il …, residente in …, nella via …, n. …,
- Con sentenza n. …, pronunciata dal Tribunale di Alfa in data 15 gennaio 2014, divenuta irrevocabile in data …, Tizio, ad esito di giudizio direttissimo, veniva condannato alla pena di anni uno di reclusione ed euro 150,00 di multa in quanto ritenuto penalmente responsabile in ordine al delitto di furto aggravato ex artt. 624, 625 n. 7 c.p. (doc. 1);
- Con sentenza n. …, pronunciata dal Tribunale di Beta in data 20 febbraio 2014, divenuta irrevocabile in data …, egli, sempre ad esito di giudizio direttissimo, veniva condannato alla pena di mesi nove di reclusione e euro 200,00 di multa per il reato di cui agli artt. 624, 625 n. 5, c.p. (doc. 2);
- Da ultimo, con sentenza n. …, pronunciata dall'intestato Tribunale in data 15 giugno 2014, divenuta irrevocabile in data …, l’odierno istante veniva ulteriormente condannato alla pena di anni uno, mesi sei di reclusione ed euro 400,00 di multa, in quanto ritenuto penalmente responsabile del delitto previsto dall'art. 624-bis c.p. relativamente ad un fatto commesso in data 30 dicembre 2013 (doc. 3).
Tutto ciò premesso, nell’interesse di Tizio, il sottoscritto difensore propone istanza ex art. 671 c.p.p. per i seguenti
Il Tribunale adito, nel condannare l'odierno istante mediante la pronuncia da ultimo indicata, ha erroneamente omesso di rilevare la sussistenza dei presupposti di applicabilità della disciplina prevista dall’art. 81, comma 2, c.p., dettata in materia di reato continuato, nonostante emergesse evidentemente l'esistenza del predetto vincolo tra il reato accertato e quelli in ordine ai quali, in precedenza, era stata riconosciuta la responsabilità penale dell’odierno istante, mediante le sentenze indicate in premessa, tutte passate in giudicato e, dunque, divenute irrevocabili.
E', infatti, del tutto evidente la sussistenza, nelle condotte poste in essere da Tizio, di un unico disegno criminoso, potendo questo facilmente desumersi non solo dall’omogeneità delle condotte, ma altresì dalla sistematicità delle stesse.
Le condanne menzionate in premessa riguardano, infatti, la commissione di delitti della stessa specie, previsti a tutela del patrimonio: le predette pronunce, infatti, hanno accertato la responsabilità del medesimo in ordine al delitto di furto aggravato, sia nella forma del furto in abitazione e con strappo ex art. 624 bis c.p., che nelle fattispecie aggravate di cui all’art. 625 c.p.
Giova altresì rilevare che la sussistenza di un unico disegno criminoso sia dimostrata ulteriormente dal fatto che le condotte delittuose accertate nelle pronunce in questione siano state poste in essere in un breve arco temporale. Tale circostanza è evidentemente indicativa del carattere continuativo del comportamento criminoso di Tizio, proteso al conseguimento della finalità di procurarsi il denaro, anche in ragione del proprio stato di tossicodipendete. Al riguardo, non pare superfluo ricordare che “in tema di reato continuato, l'identità del disegno criminoso è apprezzabile sulla base degli elementi costituiti dalla distanza cronologica tra i fatti, dalle modalità della condotta, dalla tipologia dei reati, dal bene tutelato, dalla omogeneità delle violazioni, dalla causale, dalle condizioni di tempo e di luogo, essendo a tal fine sufficiente la sola constatazione di alcuni soltanto di essi, purché significativi” (Cass. pen., sez. I, 13.11.2012, n. 11564).
A tal fine, occorre altresì rilevare un’ulteriore circostanza, erroneamente non valorizzata dall'intestato Giudice, che consiste nell’acclarato stato di tossicodipendenza dell’odierno istante (doc. 4), il quale depone necessariamente per l’applicazione del vincolo della continuazione.
Sul punto, non pare superfluo ricordare che l’art. 671, comma 1, c.p., per quanto qui interessa, preveda che “fra gli elementi che incidono sull’applicazione della disciplina del reato continuato vi è la consumazione di più reati in relazione allo stato di tossicodipendenza”.
La predetta circostanza, valutata unitamente alle ulteriori risultanze testè richiamate, depone senza alcun dubbio per l'applicabilità della disciplina di cui all'art. 81, comma 2 c.p., ponendosi quale motivazione che ha indotto l'agente a porre in essere le condotte illecite menzionate, spinto dal perdurante bisogno di reperire risorse economiche allo scopo di rifornirsi della sostanza stupefacente necessaria a soddisfare la propria dipendenza. Sul punto, giova altresì rilevare che la Suprema Corte di Cassazione abbia, a più riprese, chiarito che “in tema di reato continuato, l’art. 671, comma primo, come modificato dalla L. n. 49 del 21.02.2006, prevede che il giudice dell’esecuzione debba considerare anche lo stato di tossicodipendenza. L’innovazione legislativa deve essere interpretata alla luce della volontà del legislatore che ha inteso attenuare le conseguenze penali della condotta sanzionatoria nel caso di tossicodipendenti, con la conseguenza che tale status può essere preso in esame per giustificare la unicità del disegno criminoso con riguardo ai reati che siano collegati e dipendenti dallo stato di tossicodipendenza, sempre che sussistano anche le altre condizioni individuate dalla giurisprudenza per la sussistenza della continuazione” (Cass. pen., sez. I, 07.10.2014, n. 50716).
Alla luce di quanto sopra esposto, il sottoscritto difensore, nell’interesse di Tizio,
che l’Ill.mo Tribunale di Gamma, in funzione di Giudice dell’Esecuzione, valutata la legittimità della richiesta e la sussistenza del presupposti di legge, voglia, ai sensi dell’art. 671 c.p.p., applicare la disciplina della continuazione ex art. 81, comma 2, c.p. e, per l’effetto, provvedere alla rideterminazione della pena, in misura tale da consentire la concessione della sospensione condizionale della pena ed ogni altro beneficio di legge.
1) copia sentenza n. …, del 15 gennaio 2014;
2) copia sentenza n. …, del 20 febbraio 2014;
3) copia sentenza n. …, del 15 giugno 2014;
4) copia certificato in data …, a firma del Dott. …, attestante lo stato di tossicodipendenza di Tizio.
Il sottoscritto Tizio, nato a …, il …, residente in …, nella via …, n. …, nomina quale proprio difensore di fiducia l’Avv. …, del foro di …, con studio in …, nella via …, n. …, conferendogli ogni facoltà e potere previsto dalla legge, affinché proponga istanza ex art. 671 c.p.p., con riferimento alla sentenza n. …, del 15 gennaio 2014, divenuta irrevocabile in data …, alla sentenza n. …, del 20 febbraio 2014, divenuta irrevocabile il … e alla sentenza n. …, emessa in data 15 giugno 2014, divenuta irrevocabile il …, e lo rappresenti e difenda nel relativo procedimento.
Tizio …. (firma)
(di Avv. Alberto Filippini)

References: Art. 624
 art. 671
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 671
 art. 624
 art. 81
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 671
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza