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Timestamp: 2020-01-27 17:51:21+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 14843 del 14/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14843 del 14/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 14/06/2017, (ud. 10/11/2016, dep.14/06/2017), n. 14843
sul ricorso 29649/2015 proposto da:
M.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G.G. BELLI, 27,
presso lo studio dell’avvocato GIAN MICHELE GENTILE, che lo
rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente all’avvocato PAOLO
AGOSTINO DEMURO giusta procura a margine del controricorso;
avverso il decreto n. 50119/15 della CORTE D’APPELLO di ROMA, emesso
il 04/05/2015 e depositato il 14/07/2015;
10/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. MILENA FALASCHI;
udito l’Avvocato Paolo Mereu (delega Avvocato Gian Michele Gentile),
per il controricorrente, che si riporta agli atti.
Con decreto del 14.07.2015 la Corte d’appello di Roma – nel rigettare l’opposizione proposta dal Ministero della giustizia – ha confermato il decreto presidenziale del 24.03.2014 che accoglieva la domanda proposta da M.L. intesa ad ottenere l’equa riparazione del danno non patrimoniale conseguente alla durata non ragionevole di un giudizio definito con sentenza della Corte di Cassazione depositata il 19.03.2014, liquidando l’indennizzo di Euro 9.000,00.
Per la cassazione di tale decreto il Ministero della giustizia ha proposto ricorso, affidato a due motivi, cui ha resistito il M. con controricorso.
In prossimità della pubblica udienza il controricorrente ha depositato memoria illustrativa.
Il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione in forma semplificata.
Con il primo motivo di ricorso, l’Amministrazione denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 4, per non avere la corte di merito rilevato la tardività del ricorso proposto essendo stata la sentenza che ha definito il giudizio presupposto depositata in data 19.03.2014, termine dal quale avrebbe dovuto essere computato quello semestrale per la proposizione del ricorso di equa riparazione, mentre la domanda di indennizzo è stata proposta solo il 03.11.2014.
La L. n. 89 del 2001, art. 4, nella sua formulazione vigente alla data di proposizione del ricorso, e dunque ratione temporis applicabile nella specie, dispone che la domanda di riparazione può essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dal momento in cui la decisione, che conclude il medesimo procedimento, è divenuta definitiva. La giurisprudenza di questa Corte ha costantemente interpretato tale norma nel senso che “definitiva” è la pronuncia che chiude formalmente il processo, non essendo consentita contro di essa alcuna impugnazione ordinaria (cfr. Cass. n. 22767 del 2013; Cass. n. 14725 del 2013 e Cass. n. 3264 del 2007). Detta nozione si correla al processo quale luogo in cui si realizza il diritto dell’uomo ad ottenere dallo Stato un’amministrazione della giustizia in tempi ragionevoli, tenendo conto unicamente del momento in cui il giudice abbia adottato una pronuncia non soggetta ad impugnazione ordinaria.
Va, inoltre, richiamato l’insegnamento di questa Corte alla cui stregua, poichè fra i termini per i quali la L. n. 742 del 1969, art. 1, prevede la sospensione nel periodo feriale vanno ricompresi non solo i termini inerenti alle fasi successive all’introduzione del processo, ma anche il termine entro il quale il processo stesso deve essere instaurato, allorchè l’azione in giudizio rappresenti, per il titolare del diritto, l’unico rimedio per fare valere il diritto stesso, detta sospensione si applica anche al termine di sei mesi previsto dalla L. n. 89 del 2001, art. 4, per la proposizione della domanda di equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo (cfr. Cass. 18 marzo 2016 n. 5423; Cass. 11 marzo 2009 n. 5895).
Alla data del 3 novembre 2014, dì del deposito del ricorso della L. n. 89 del 2001, ex art. 3, non era perciò decorso il termine decadenziale semestrale di cui alla medesima L. n. 89 del 2001, art. 4, per essere stata la sentenza nel giudizio presupposto depositata in data 19 marzo 2014 – come asserito dallo stesso Ministero ricorrente – per cui essa è divenuta definitiva, ai sensi dell’art. 327 c.p.c., comma 1, ratione temporis applicabile, lo stesso 3 novembre 2014.
Dunque, la pretesa dell’amministrazione ricorrente di considerare decorso il termine semestrale assumendo a data iniziale il compimento del termine di sei mesi per la definitività della sentenza è destituita di fondamento.
Con il secondo mezzo – in via subordinata – l’Amministrazione lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 4, per non avere la corte capitolina considerato che il giudizio di equa riparazione riformato doveva essere equiparato ad un procedimento monitorio, per il quale era necessaria una maggiore speditezza, inconciliabile con l’applicazione della sospensione dei termini feriali.
Anche detta doglianza non può trovare accoglimento sol che si consideri che il principio sopra richiamato è stato da questa Corte affermato proprio in una controversia soggetta, ratione temporis, all’applicazione della L. n. 89 del 2001, come modificata dal D.L. n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 134 del 2012.
Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza, con distrazione in favore dei difensore del ricorrente, dichiaratisi antistatari. Risultando dagli atti del giudizio che il procedimento in esame è considerato esente dal pagamento del contributo unificato – avendo agito peraltro l’Amministrazione – non si deve far luogo alla dichiarazione di cui del Testo Unico approvato con il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.
condanna l’Amministrazione alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 1.000,00, oltre spese generali e accessori di legge;
dispone la distrazione delle spese in favore dei difensori del ricorrente, avv. Gian Michele Gentile e Paolo A. Demuro, dichiaratisi antistatari.

References: Sentenza 
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 art. 4
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 Cass. 
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 art. 3
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