Source: http://www.sanmichelearcangelobono.it/A_C_R/azione_cattolica_italiana_dioces.htm
Timestamp: 2018-11-20 16:32:51+00:00

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“Carissimi vi invito a rinnovare il vostro sì e vi affido tre consegne. La prima è contemplazione: impegnatevi a camminare sulla strada della santità, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, unico Maestro e Salvatore di tutti.
La seconda consegna è comunione: cercate di promuovere la spiritualità dell’unità con i Pastori della Chiesa, con tutti i fratelli di fede e con le altre aggregazioni ecclesiali. Siate fermento di dialogo con tutti gli uomini di buona volontà.
La terza consegna è missione: portate da laici il fermento del Vangelo nelle case e nelle scuole, nei luoghi del lavoro e del tempo libero. Il Vangelo è parola di speranza e di salvezza per il mondo.
La dolce Madonna di Loreto vi ottenga la fedeltà alla vostra vocazione, la generosità nell’adempimento del dovere quotidiano, l’entusiasmo nel dedicarvi alla missione che la Chiesa vi affida!”.
(Giovanni Paolo II, Angelus, Loreto 5 settembre 2004)
L’AC missionaria nella Chiesa di Ozieri
CAPITOLO I: L’Azione Cattolica Italiana della Diocesi di Ozieri
CAPITOLO II: Adesione e partecipazione all’ACI della Diocesi di Ozieri
CAPITOLO III: Articolazione dell’Associazione diocesana della Diocesi di Ozieri
CAPITOLO IV: Ordinamento dell’Associazione territoriale, dei gruppi, delle strutture diocesane intermedie, delle Associazioni interparrocchiali
CAPITOLO V: Ordinamento dell’Associazione diocesana
CAPITOLO VI: Disposizioni amministrative
CAPITOLO VII: Norme finali e transitorie
L’Azione Cattolica della Diocesi di Ozieri con la redazione del presente Atto Normativo, stabilendo norme e regolamenti, vuole ri-affermare l’appartenenza e il servizio alla propria Chiesa locale attraverso la specificità dell’essere laici riuniti liberamente in una Associazione che caratterizzata dalla diocesanità, tuttavia è parte di una Associazione nazionale.
L’esigenza dell’Atto Normativo scaturisce dalla necessità di radicare la propria appartenenza non solo in un contesto più vasto, quale quello nazionale, ma anche - e soprattutto - in quell’ambito diocesano, locale e territoriale che è il primo luogo d’incontro e di dialogo immediato con le persone e le loro condizioni di vita.
Queste le motivazioni che in linea con le indicazioni dello Statuto si pongono a fondamento di una rinnovata scelta di contestualizzazione dell’Azione Cattolica, a partire dalla sua storia, collocata in un territorio, spinta e mossa da scelte e proposte che - nel tempo - hanno contribuito alla progettazione e costruzione della cultura e del vissuto delle comunità di questo medesimo territorio.
Pertanto si ritiene metodologicamente necessario, a partire dalla storia e dal territorio, analizzare alcuni aspetti specifici della comunità diocesana in cui viviamo e operiamo.
Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, anche la diocesi di Ozieri partecipò al fervore associativo che si andò manifestando in campo nazionale e in Sardegna. Nell’ottobre dell’anno 1916 si costituisce la prima Giunta diocesana.
Negli anni Venti e Trenta, l’Azione Cattolica si sviluppa in modo capillare in tutta la diocesi. Il 1916 fu un anno di grande fervore per tutta la diocesi, e coinvolse particolarmente l’AC, attivissima nella preparazione del Congresso Eucaristico regionale. Dopo la 2a guerra mondiale, le attività delle sezioni dei vari rami ripresero a vigoreggiare, in qualche modo sollecitate dal particolare clima politico di quegli anni. Un folto gruppo di aderenti si impegnò a fondo nel Comitato Civico, con la convinzione profonda che anche quella forma di partecipazione fosse un modo efficace per affermare i valori cristiani.
Negli anni Cinquanta e oltre ci fu, da parte di vari aderenti, l’assunzione di responsabilità politiche, amministrative e sindacali. Altri furono nel contempo animatori e partecipi di altre formazioni di ispirazione cristiana come le ACLI e l’AIMC, o sostenitori di organismi sociali come le cooperative agricole e le organizzazioni artigianali. Gli anni successivi al Concilio Vaticano II e alla emanazione del nuovo Statuto sono stati i più difficili. Anche nella diocesi di Ozieri, l’AC a molti è apparsa vecchia e superata, un organismo burocratico e un po’ cristallizzato. Si rimase in pochi, indubbiamente scoraggiati e amareggiati. Col passare del tempo e la perseveranza dei più generosi, si è cominciato a risalire la china. Dopo la metà degli anni Settanta si riprese a organizzare i campi scuola, i convegni, i corsi per responsabili e animatori, gli incontri di studio, le giornate di preghiera e di meditazione. Se negli anni Settanta si è sofferto per l’assenza o scarsità di educatori e di responsabili, soprattutto nel settore giovanile e nell’ACR, negli anni Ottanta/Novanta, nelle Associazioni parrocchiali e nelle attività a carattere diocesano, sono proprio l’ACR e il Settore Giovani i più vivaci e ricchi di iniziative e proposte.[1]
Oggi l’Azione Cattolica diocesana risente di una certa fatica. Le motivazioni sono molteplici. Tante cose sono cambiate nella società come nella Chiesa, ma anche nell’uomo del nostro tempo e nella stessa ACI. Una lettura attenta di tali cambiamenti, unita al coraggio di indagare il presente (a partire da quello associativo) per coglierne le istanze e le domande, è l’impegno assunto nell’Assemblea diocesana del 2001[2] ma ancora oggi non del tutto portato a compimento.
L’attuale configurazione della diocesi di Ozieri, ricostituita da Pio VII con la bolla Divina disponente clementia, in data 9 marzo 1803, affonda le radici nella storia plurisecolare di due circoscrizioni ecclesiastiche medioevali, Castro e Bisarcio, soppresse nel 1503. Il documento richiamando all’esistenza la nuova diocesi del Logudoro, le conferiva rinnovata vitalità ecclesiale, e ne evidenziava le motivazioni ideali che ne erano alla base. Nel corso dei secoli le due diocesi, infatti, avevano svolto un ruolo importante sia in ambito interno alla vita della Chiesa, sia in ambito sociale e culturale, promuovendo un intenso rapporto tra Chiesa e società per elevare i costumi delle popolazioni ed educare ai valori della fede e della sana convivenza.[3]
La Diocesi di Ozieri[4] manifesta peculiarità sia di carattere geografico sia culturale come anche socioeconomico, che condizionano e originalizzano la vita delle sue comunità.
Guardando da vicino questa realtà, assume importanza radicale la frammentarietà del suo territorio (Logudoro – Goceano – Gallura) che ha determinato e determina il "confinamento" delle risorse in ambiti particolari impedendone spesso la sinergizzazione. Così, ad esempio, se il Logudoro e il Goceano sono culturalmente e territorialmente più vicini, non altrettanto si può affermare per le poche parrocchie della Gallura che, più vicine alla costa dell’Isola, risentono in maggior misura di influenze esterne.
La realtà diocesana vive una serie di problematiche legate primariamente al progressivo spopolamento sopratutto dei piccoli centri, dovuto alla destrutturazione del mercato del lavoro locale legato prevalentemente ad un’economia agro-pastorale che ancora stenta ad inserirsi in un contesto di innovazione, ad una certa ritrosia culturale verso i nuovi orizzonti di autoimpiego e di imprenditorialità, alle problematiche legate allo sviluppo dei territori, alle carenze strutturali quali l'inadeguatezza della rete stradale, ai costi energetici troppo onerosi, al progressivo invecchiamento della popolazione con relativa crescita di fabbisogni specifici, alla migrazione di energie e intelligenze, soprattutto giovanili, che fuoriescono dal territorio, ad esempio per gli studi o per lavoro, e non trovano condizioni ottimali per farvi ritorno.
A tutto ciò si aggiungono altri fenomeni di disagio e malessere caratterizzanti il nostro tempo quali alcolismo, tossicodipendenza, nuove e vecchie forme di criminalità e illegalità, ecc.
In ultima analisi non sottovalutabili risultano la crescente scristianizzazione e secolarizzazione, il materialismo ed il consumismo, l'indifferenza alle tematiche religiose, la superficialità religiosa che si ferma ad una mera "obbedienza" formale ed ad una semplice "fruizione" dei sacramenti.
Tuttavia la realtà diocesana è contraddistinta da tante potenzialità, spesso non del tutto riconosciute e valorizzate che segnano il percorso virtuoso da seguire per lo sviluppo delle nostre comunità:
- innanzi tutto la caratteristica dell'essere piccoli centri che favorisce la conoscenza e la vicinanza fra le persone con la possibilità di intessere relazioni autentiche e solidali;
- la forte identità territoriale che può e deve essere una spinta verso il riconoscimento e la valorizzazione delle risorse;
- le tradizioni secolari fatte di cultura e di buone prassi, che segnano la storia di una comunità diocesana originale e spontanea;
- una dimensione culturale che presenta potenzialità profonde, fatte di saperi, abilità e competenze che potrebbero promuovere ed essere un valore aggiunto d’interesse e innovazione;
- le ricchezze naturali e il patrimonio artistico che costellano tutte le zone della diocesi, arricchiscono i territori rendendo testimonianza di una storia vissuta con presenza originale;
- la forte partecipazione delle persone all'impegno nel sociale, nel volontariato e nell'Associazionismo che accomunano sempre un maggior numero di persone, è terreno fertile per promuovere percorsi di comunione;
- non ultime le vocazioni sacerdotali e religiose (proporzionalmente numerose per una piccola realtà diocesana come quella di Ozieri), segno e testimonianza di una fede radicata da non disperdere ma da consolidare e riscoprire.
Partendo da questa analisi/lettura ribadiamo, quali aspetti peculiari per la nostra Associazione diocesana, i principi di coerenza/fedeltà,condivisione/comunione, corresponsabilità, stile missionario, propositività, flessibilità organizzativa, che si pongono come opzione necessaria al percorso di appartenenza e servizio alla Chiesa locale.
L’Azione Cattolica dunque, nel mettersi al servizio della Pastorale Diocesana, espressione del magistero del proprio Vescovo, ne riconosce l’indirizzo nella scelta della Comunione, della Missione, della Pastorale di prossimità. Esse dovranno essere forza e vigore di una Associazione Diocesana che "ripensandosi" vuole essere e farsi vicina a ciascuno, vuole esserci per accompagnare, sorreggere e aiutare.[5] Inoltre può valorizzarne l’attuazione, innanzi tutto, attraverso la mediazione, caratteristica propria dell’Associazione, che porta alla corresponsabilità e alla rinnovata missionarietà, accompagnando con la propria ministerialità laicale il percorso di partecipazione e di attività del Piano stesso.
Infine non meno importante appare la dimensione missionario e educativa dell’Associazione che vuole esserci contro la tentazione "dell’abbandono" di ogni responsabilità, bisogna ribadire che, oggi, educare è (forse) più difficile di ieri, ma resta compito ineliminabile e possibile.
Il punto cruciale concerne il senso dell’educare, che non può essere scisso dal senso globale della Vita. Oggi, la questione decisiva riguarda non tanto le "educazioni seconde", quelle cioè che si declinano al dativo (educare a questo, a quest’altro, a quest’altro ancora), quanto piuttosto la figura stessa dell’educazione simpliciter. Prima di lasciarsi prendere dalle pur importanti questioni relative al "come fare", occorre cercare di capire e interpretare tutte le variabili personali, socio-culturali, valoriali in gioco. Va da sé che se, come persone e come Associazione, ci sentiamo (chi più chi meno) "spaesati", diventa arduo assumere pienamente la responsabilità educativa. Perciò l’educare, implica, anche un sostegno verso l’auto-orientamento e l’auto-formazione.
Nella prospettiva di una formazione cristiana l’autoformazione assume una accezione che non richiama tanto l’indipendenza dall’altro quanto la capacità del soggetto di essere protagonista della propria vita. Ciò però, nell’ottica dell’essere umano come soggetto in relazione, non significa camminare da solo, quanto piuttosto la capacità di scegliere, di farsi aiutare, di andare incontro agli altri. Vivere l’autoformazione significa così essere capaci di scegliere, decidere, credere, agire, affidarsi, relazionarsi in "prima persona".
Nel contesto di tali scelte diventa prioritario l’impegno per la formazione, la spiritualità laicale, la missionarietà.
La formazione è da sempre una costante della storia, della vita e dell’impegno dell’Azione Cattolica. Indiscutibilmente i metodi, i temi, i contenuti, gli strumenti utilizzati per formare le persone hanno avuto aspetti diversi nel tempo perché cambiano le sensibilità, i contesti storici, culturali e sociali, come anche l’attenzione e l’azione pastorale-ecclesiale che ad essi è diretta. La formazione è ciò che, in qualche modo fa parte dell’Azione Cattolica e la definisce.[6]
Ponendosi in riferimento a persone vere e concrete da servire in modo adatto alla loro situazione, l’Associazione diocesana deve proporre un cammino di formazione permanente che si indirizzi ad ogni persona cogliendola in situazione e aiutandola a percorrere l’esistenza con lo sguardo rivolto a tutta l’esperienza della vita e insieme teso a cogliere le esigenze di ogni momento specifico.
È necessario ribadire che la formazione cristiana non può essere legata alla sola fruizione dei Sacramenti perché la vita di fede, proprio perché Vita al cospetto di Dio, necessita di una continua edificazione. Di formarsi e di formare la propria coscienza non si finisce mai. La formazione non dipende dalle stagioni della vita, ma queste, inevitabilmente, devono essere tenute in considerazione. Le condizioni della vita, infatti, pongono in seria discussione il modo di proporre la formazione. Formazione è molto più che trasmissione di contenuti: fa formazione chi riesce ad attivare le energie intrinseche delle persone perché compiano interiormente un lavoro che le porta a confrontare quello che sentono con quello che vivono; che le porta a verificare la loro esperienza, anche nel confronto e nel dialogo con gli altri; che le porta a decidere di modificare il proprio modo di pensare, di valutare, di scegliere, di comportarsi. In questa chiave la formazione è sinonimo di cambiamento, di lavoro su di sé, di conversione.[7]
Il "respiro associativo" deve essere totale e a due dimensioni: Chiesa e mondo. Le diversità dei cammini, delle esperienze, delle metodologie rappresentano unicamente la giusta valorizzazione delle ricchezze proprie delle diverse età, condizioni, ambienti di vita, in modo che tutte concorrano a quel servizio globale e quotidiano che l’Azione Cattolica intende offrire.
È importante rilevare che la formazione dei responsabili associativi e/o educativi, assume una connotazione specifica e presuppone una "formazione di base", come anche una cura permanente della persona. Questa formazione dovrà quindi essere attenta e tener conto di alcune tematiche imprescindibili, quali la formazione all’appartenenza associativa e alla diocesanità, alla partecipazione e alla corresponsabilità, alla democraticità e all’unitarietà, alla relazione educativa, alla progettualità, e passa attraverso diverse fasi quali quella del discernimento, della formazione specifica, della specializzazione, dell’aggiornamento permanente. Dunque la formazione specifica legata a delle responsabilità, si inserisce all’interno di una più globale azione formativa della persona.
LA SPIRITUALITA' LAICALE
L’Azione Cattolica ha insistito e insiste sulla necessità di educare a una intensa vita spirituale. Facendo suo il cammino di fede di tutta la comunità ecclesiale, l’Azione Cattolica lo caratterizza per alcune fondamentali impronte, legate concretamente al modo con cui le persone e l’Associazione hanno saputo e sanno interpretare, vivere ed animare il proprio tempo. La vita eucaristica e sacramentale, la liturgia e la preghiera personale, la diffusione dell’ascolto e della meditazione della Parola di Dio, la fedeltà generosa alla "quotidianità", il senso apostolico sono le impronte con cui l’AC vive e cammina con la Chiesa : per il laico cristiano di Azione Cattolica la vita dello spirito è una questione di incarnazione.
Si può parlare di primato della vita secondo lo spirito e di efficacia della vita spirituale quando questo tesoro interiore diventa storia, cioè scelte, gesti, parole di ogni giorno grandi o piccoli che siano.
Dunque uno dei compiti prioritari dell’Azione Cattolica è la formazione delle coscienze religiose, diretta a costruire una vita di fede profonda, autenticamente vissuta.[8] Essa è alla base dell’azione responsabile del credente nella storia. L’intera proposta educativa e la stessa vita associativa devono sviluppare una armonica sintesi tra fede e vita, tra vita spirituale e impegno storico.[9]
La missione deve diventare l’anima di ogni scelta, di ogni impegno, di ogni iniziativa, l’elemento verso cui far convergere ogni programma associativo diocesano. L’Azione Cattolica della scelta religiosa oggi non può che essere un’Azione Cattolica missionaria nella Chiesa di Ozieri, e non semplicemente modificando le sue attività ma orientando tutta se stessa alla missione in una nuova sintesi progettuale.
L’impegno prioritario verso la formazione e la spiritualità laicale, sopra descritto, trovano così nella missione il collocamento e lo sbocco naturale.[10] Quella che si delinea è una nuova missionarietà, una missionarietà che si rinnova.
Siamo missionari da laici: per noi i luoghi della missione sono quelli dell’esistenza quotidiana, è dunque fondamentale "esserci"!
Ma quali caratteristiche deve assumere questa presenza? Innanzi tutto il valore cristiano della condivisione e il farsi "compagno", una presenza inserita nella parrocchia intesa come luogo che "raccoglie" e prospetta molteplici esperienze di vita, una presenza nel quotidiano, nell’ordinario della gente, quindi nei momenti di gioia come in quelli di difficoltà. Sono caratteristiche che competono a un laico adulto nella fede e così l’essere adulti nella fede non può prescindere da una certa maturità della persona.
Pertanto, riassumendo, l’attenzione alle persone, la correzione fraterna, la responsabilità associativa delineano lo stile che deve assumere e contraddistinguere il laico missionario aderente all’Azione Cattolica cosicché si possa testimoniare la fede, comunicare la fede, inculturare la fede.[11]
"Desideriamo a questo proposito sottolineare che la creazione di occasioni per approfondire tematiche cruciali alla fede non è una scelta elitaria, così come non è affatto elitario chiedere alle comunità cristiane uno sforzo di pensiero a partire dal Vangelo e dalla storia. Avere una vita interiore, custodire nella memoria le cose, riflettere dentro di sé e nel confronto comunitario è quanto di più umano ci sia dato, e non è certo appannaggio di pochi, perché la fede è sempre ragionevole!".[12]
Il primo ambito di proposta in riferimento alla nuova missionarietà è la stessa Associazione. L’Azione Cattolica rinnovata nella missione offre e vive il suo servizio nella Chiesa locale di Ozieri.
Intendiamo realizzare il nostro impegno missionario, concretamente, attraverso queste forme: una attenzione particolare alla singola persona e alla sua condizione esistenziale; con attività che tendano a rivitalizzare le Associazioni parrocchiali attraverso nuove proposte flessibili di adesione, nuove forme di comunicazione-incontro, nuove relazioni di specificità, nuovi percorsi di formazione e incontro, nuove modalità di rappresentatività, promuovendo e sostenendo la nascita delle zone e/o Unità pastorali come dei vicariati; come strumenti segnaliamo guide formative mediate a livello diocesano, momenti di formazione e aggiornamento flessibili e strutturati sulle reali esigenze delle Associazioni parrocchiali e/o interparrocchiali, guide metodologiche specifiche per gli ambiti e i settori, nuove modalità di convocazione, percorsi ed esperienze spirituali significative.
Tutto questo dovrà inserirsi in una precisa e puntuale programmazione.
A completamento di questa Premessa riportiamo, in sintesi, il messaggio di Giovanni Paolo II all’ACI, in occasione dell’Assemblea Nazionale Straordinaria (Roma 12/14 sett. 2002). Le parole del Pontefice, riaffermando la necessaria presenza dell’Azione Cattolica nella missione della Chiesa, contemporaneamente offrono un autorevole riepilogo della identità, delle peculiarità, dell’impegno nella formazione, della specifica azione di Associazione laicale.
“ La Chiesa non può fare a meno dell'Azione Cattolica".[…] La Chiesa ha bisogno di voi, ha bisogno di laici che nell'Azione Cattolica hanno incontrato una scuola di santità, in cui hanno imparato a vivere la radicalità del Vangelo nella normalità quotidiana.[…] La Chiesa ha bisogno di voi, perché avete scelto il servizio alla Chiesa particolare e alla sua missione come orientamento del vostro impegno apostolico; perché avete fatto della parrocchia il luogo in cui giorno per giorno esprimere una dedizione fedele e appassionata.[…] La Chiesa ha bisogno di voi, perché l'Azione Cattolica è ambiente aperto e accogliente, in cui chiunque può esprimere la propria disponibilità al servizio, trovare utili occasioni di dialogo formativo in un clima atto a favorire scelte generose.[…] Vi raccomando di dare valore a una formazione solida, adeguata all'urgenza della nuova evangelizzazione. Abbiate sempre cura di ogni persona e aiutate tutti a difendere il tesoro della fede diffondendolo in ogni ambiente di vita. Che l'Azione Cattolica ridiventi per un numero crescente di persone e di comunità la grande scuola della spiritualità laicale e dell'apostolato associato! La Chiesa ha bisogno di voi, perché non smettete di guardare al mondo con lo sguardo di Dio e così riuscite a scrutare questo nostro tempo per cogliere in esso i segni della presenza dello Spirito. Avete nella vostra tradizione grandi testimonianze di laici che hanno dato un contributo determinante alla crescita della città dell'uomo. Continuate a porre a disposizione delle città e dei paesi, dei luoghi del lavoro e della scuola, della sanità e del tempo libero, della cultura, dell'economia e della politica presenze competenti e credibili, capaci di contribuire a fare del mondo di oggi il grande cantiere della civiltà dell'amore. L'Azione Cattolica aiuti la comunità ecclesiale a sottrarsi all'insidia della estraneazione dai problemi della vita e della famiglia, della pace e della giustizia, e testimoni la fiducia nella forza rinnovatrice e trasformatrice del cristianesimo. In questo modo potrà incidere efficacemente nella società civile, per la costruzione della casa comune, nel segno della dignità e della vocazione dell'uomo, secondo le linee del "Progetto culturale" della Chiesa italiana”.
"Coraggio Azione Cattolica!
Il Signore guidi il tuo cammino di rinnovamento".
(Giovanni Paolo II, Omelia, Loreto 5 sett. 2004)
L’AZIONE CATTOLICA ITALIANA DELLA DIOCESI DI OZIERI
L’Atto Normativo diocesano:
disciplina la composizione, le modalità di formazione, la specificità delle funzioni dell’Associazione diocesana di Ozieri e il funzionamento dei suoi organi, fermi restando i principi indicati dallo Statuto Nazionale dell’Azione Cattolica, di cui il presente Atto è espressione ed estrinsecazione;
disciplina le condizioni e le modalità per la costituzione delle Associazioni parrocchiali, dei gruppi e dei movimenti in cui l’Associazione si articola, definendone nel contempo le loro strutture essenziali e le regole di funzionamento e di collegamento;
traduce la collaborazione con la gerarchia, in un rapporto di completa comunione e fiducia, insieme ad un servizio e un impegno svolti in costante solidarietà e corresponsabilità con le esigenze e le scelte pastorali;
è composto da una Premessa da considerarsi parte integrante dell’Atto stesso e da 61 articoli.
Art. 2 L’Azione Cattolica Italiana della Diocesi di Ozieri
L’Associazione diocesana è costituita con sede in Ozieri, c/o la “Casa di spiritualità Le Grazie”, quale Associazione operante nell’ambito religioso, culturale e sociale.
Il domicilio fiscale è eletto presso la sede di Ozieri.
L’Associazione assume la denominazione di Azione Cattolica Italiana della Diocesi di Ozieri.
Art. 3 Gli organi dell’Associazione diocesana
Gli organi dell’Associazione sono: l’Assemblea, il Consiglio, la Presidenza , il Presidente diocesano.
Sono regolati dallo Statuto Nazionale dell’Azione Cattolica e dal presente Atto Normativo diocesano, oltre che dai rispettivi regolamenti attuativi.
La rappresentanza legale dell’Associazione è del Presidente diocesano.
ADESIONE E PARTECIPAZIONE ALL’AZIONE CATTOLICA ITALIANA DELLA DIOCESI DI OZIERI
Art. 5 L’Adesione
L’adesione all’Azione Cattolica è una scelta personale che esprime la condivisione della natura e dei fini dell’Associazione e l’impegno ad una partecipazione corresponsabile alla vita associativa.
Si aderisce all’Azione Cattolica diocesana attraverso le Associazioni territoriali, i gruppi o i movimenti.
La richiesta di adesione viene in ogni caso esaminata e accolta dal Consiglio diocesano.
Con l’adesione ciascun socio acquisisce tutti i diritti e assume tutti i doveri stabiliti dallo Statuto nazionale e dall’Atto Normativo diocesano.
L’adesione è formalizzata dal versamento di una quota annuale.
La Festa dell’Adesione si celebra ogni anno il giorno 8 dicembre, solennità della Immacolata Concezione.
La mancata conferma annuale entro i termini stabiliti per le operazioni di adesione comporta gli stessi effetti dell’atto di ritiro.
Art. 6 Diritti e doveri di partecipazione e condizioni per il loro esercizio.
1. Ogni socio può legittimamente esercitare i diritti attribuiti dallo Statuto e dal presente Atto Normativo, a meno che non si trovi in una delle condizioni esplicitamente previste in tali fonti normative che ne impediscano l’esercizio.
2. La partecipazione corresponsabile dei soci alla vita associativa comporta il rispetto dell’ordinamento associativo, l’assolvimento degli obblighi in esso definiti, l’esercizio dei diritti secondo le modalità e i tempi fissati dalla normativa associativa.
3. La qualità di socio comporta il diritto di prendere parte agli incontri a lui destinati e di esprimere, ove previsto, il proprio voto. Il socio può, altresì, formulare proposte in ordine alla vita associativa e offrire la propria collaborazione per la realizzazione delle attività previste dalla programmazione associativa.
4. I ragazzi resi ordinariamente presenti dai loro educatori e responsabili nei momenti in cui si esprime la vita democratica dell’Associazione, sono accompagnati in percorsi di partecipazione alla vita associativa e aiutati progressivamente, anche attraverso organismi rappresentativi, a crescere nella dimensione della corresponsabilità e dell’impegno.
Art. 7 Partecipazione democratica.
1. Gli organi dell’Associazione diocesana, delle Associazioni parrocchiali e territoriali per le decisioni da assumere ai rispettivi livelli, in ordine a scelte di particolare rilevanza per la vita associativa, concernenti la definizione dell’ordinamento associativo, del progetto formativo e della programmazione triennale, prevedono forme di partecipazione che coinvolgano efficacemente la realtà associativa in tutte le sue espressioni.
Art. 8 Regole generali per l’esercizio del diritto di voto.
1. Il diritto di voto è personale e il suo esercizio non può essere delegato, salvo per i casi esplicitamente previsti in normativa specifica.
2. Il voto si esprime a scrutinio palese a meno che non si tratti di votazioni per l’elezione o la designazione di persone, per l’accertamento di incompatibilità, di decadenza o, comunque, di responsabilità personali: in questi casi il voto avviene per scrutinio segreto.
3. Il diritto di voto si esercita a condizione di aver compiuto il 14^ anno di età.
Art. 9 Elettorato passivo.
1. Sono titolari dell’elettorato passivo tutti coloro che al momento della definizione delle candidature per l’elezione sono soci dell’Azione Cattolica Italiana, hanno compiuto il 18^ anno di età e rispondono alle altre eventuali condizioni esplicitamente previste dalle norme che regolano l’elezione.
2. I responsabili giovani, ai vari livelli, non possono essere eletti in incarichi direttivi o consultivi (per il Settore Giovani) qualora al momento dell’elezione abbiano superato il trentesimo anno di età.
Art. 10 Incarichi direttivi e loro conferimento.
1. Col termine “incarichi direttivi” si intendono gli incarichi associativi di Presidente (parrocchiale e diocesano), componente della Presidenza diocesana, Segretario diocesano dei movimenti esistenti.
2. Gli incarichi direttivi sono conferiti con mandato triennale. Se, nel corso del triennio, l’incarico diviene vacante il nuovo conferimento ad altro socio è valido fino al termine del triennio in corso.
3. Al conferimento degli incarichi direttivi si provvede secondo le modalità e i tempi fissati, nell’ambito delle rispettive competenze, dal Consiglio diocesano, in conformità a quanto stabilito al riguardo dallo Statuto Nazionale, dal Regolamento Nazionale, dall’Atto Normativo Diocesano e dal relativo regolamento.
4. La designazione e la nomina dei Presidenti parrocchiali avvengono secondo le modalità fissate dall’Atto Normativo Diocesano.
5. La proposta per la nomina del Presidente diocesano è effettuata dal Consiglio diocesano, con la designazione, attraverso elezione contestuale, di una terna di soci. La nomina è di competenza del Vescovo diocesano.
6. Per la designazione della terna: ogni Consigliere indica sull’apposita scheda, nel primo scrutinio, fino a tre nomi e, nei successivi, fino al numero necessario per completare la terna quando, nei precedenti scrutini, uno o due nominativi non abbiano ottenuto i voti necessari per farne parte. Nei primi tre scrutini è necessaria la maggioranza dei voti dei componenti del Consiglio con diritto di voto, mentre, dal quarto scrutinio è sufficiente il voto della maggioranza dei votanti. Risultano eletti i tre soci che hanno riportato la maggioranza richiesta ed hanno ottenuto, nello scrutinio, il maggior numero di voti; in caso di parità si procede a ballottaggio. La terna così composta viene comunicata al Vescovo diocesano con l’indicazione del numero dello scrutinio e del numero dei voti ottenuti relativi a ciascun nominativo.
7. Gli eletti ad incarichi direttivi possono ricoprire uno stesso incarico al massimo per due mandati consecutivi, così come previsto dall’art. 19 dello Statuto.
Art. 11 Cessazione dall’incarico direttivo
1. Si cessa dall’incarico per scadenza del termine, per dimissioni, per revoca del mandato e per decadenza nonché nei casi in cui chi ricopre un incarico direttivo o di componente del Consiglio diocesano sia assente senza giustificato motivo a tre riunioni consecutive.
2. Nel caso di dimissioni e revoca del mandato, esse hanno efficacia dalla data della loro accettazione da parte dell’organo competente all’attribuzione dell’incarico.
3. La revoca del mandato può essere fatta dall’organo competente, per inadempienza dei doveri del mandato stesso. Il presidente propone al consiglio la revoca del mandato, giustificandone le motivazioni.
4. In caso sia di approvazione sia di non approvazione della revoca si chiede il parere dell’autorità ecclesiastica competente.
5. La decadenza, salvo quanto previsto dall’articolo seguente, opera a decorrere dal formale accertamento del venir meno di una delle condizioni prescritte per ricoprire l’incarico direttivo.
6. L’atto di accertamento può essere effettuato da parte dello stesso socio che riveste l’incarico direttivo nella forma delle dimissioni, che avranno efficacia dal momento della loro accettazione; può, altresì, essere assunto dall’organo competente al conferimento dell’incarico, con apposita deliberazione approvata col voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti aventi diritto di voto.
7. In caso di dimissioni, revoca del mandato o decadenza dall’incarico da parte di un Consigliere, subentra il primo dei non eletti della stessa lista.
Art. 12 Incompatibilità, ineleggibilità, decadenza, in relazione allo svolgimento di incarichi politici.
1. Gli incarichi direttivi e gli incarichi di componente del Consiglio diocesano sono incompatibili con i mandati parlamentari (nazionale ed europeo), con incarichi di Governo, con il mandato nei Consigli Comunali, Provinciali, Regionali, con incarichi di Sindaco o Presidente o componente delle Giunte Comunali, Provinciali e Regionali e con incarichi di Presidente di Circoscrizioni comunali.
4. I soci che rivestano incarichi direttivi e di componente del Consiglio diocesano, in caso di candidatura per le Assemblee elettive del Parlamento europeo, nazionale, delle Regioni e degli altri Enti pubblici territoriali di qualsiasi livello, decadono automaticamente dall’incarico ricoperto dalla data dell’accettazione della candidatura.
Quanti rivestono incarichi direttivi e gli stessi soci dell’Azione Cattolica Italiana devono evitare che l’Associazione come tale, le sue sedi, la sua rete organizzativa siano coinvolte nelle scelte politiche personali e nella partecipazione a competizioni elettorali.
Art. 13 I Sacerdoti Assistenti
I Sacerdoti Assistenti partecipano alla vita dell’Associazione e delle sue articolazioni per accompagnarne e sostenerne il cammino spirituale, per promuoverne la comunione ecclesiale e l’unitarietà.
I Sacerdoti Assistenti attraverso il loro servizio ministeriale rendono presente il Vescovo e fanno sì che l’Azione Cattolica viva il proprio apostolato in diretta collaborazione con la Gerarchia.
I Sacerdoti Assistenti per ogni Associazione, articolazione e movimento ai vari livelli (diocesano, parrocchiale e territoriale), sono nominati dal Vescovo diocesano, e partecipano alle riunioni e assemblee dell’Associazione e ai rispettivi Consigli e Presidenze.
Per assicurare la presenza sacerdotale nella vita associativa, il Sacerdote Assistente Unitario diocesano è coadiuvato da Sacerdoti Assistenti nominati per ciascuna articolazione diocesana (Settore Adulti, Settore Giovani, ACR, Movimenti o Gruppi) e dagli Assistenti delle Associazioni parrocchiali e territoriali.
ARTICOLAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE DIOCESANA DELLA DIOCESI DI OZIERI
Art. 14 L’articolazione territoriale
L’Azione Cattolica diocesana si radica nella realtà in cui vive e opera, attraverso una struttura che trova perno e fondamento nelle Associazioni parrocchiali e territoriali.
Queste, espressione dell’Associazione diocesana e parte con questa dell’unica Associazione nazionale, contribuiscono attraverso la propria esperienza associativa alla crescita dell’Azione Cattolica Italiana.
Esse riuniscono i laici appartenenti alle diverse condizioni di bambini e ragazzi, giovani e adulti e pongono le condizioni per la loro partecipazione alla vita, ai programmi e ai modelli del progetto associativo.
4. Le Associazioni parrocchiali e territoriali sono legate tra loro da un vincolo di solidarietà e di reciproco sostegno formativo e realizzano nella propria comunità le finalità proprie dell’Azione Cattolica, in particolar modo attraverso:
a) l’attività di evangelizzazione e formazione;
b) la testimonianza del Vangelo nel quotidiano;
c) la comunione tra gli associati, che partecipano attivamente alla vita dell’Associazione;
d) la collaborazione con il parroco, i sacerdoti e gli altri movimenti presenti nella parrocchia;
e) il raccordo con le altre Associazioni parrocchiali;
f) la partecipazione alle iniziative di carattere interparrocchiale e diocesano, regionale, nazionale e internazionale.
Art. 15 Associazioni parrocchiali e territoriali
1. Le Associazioni parrocchiali e territoriali nascono per volontà ed iniziativa di persone che liberamente decidono di aderire al Progetto dell’Azione Cattolica Italiana, scegliendo di seguirne il percorso e farne propri i principi.
Art. 16 Costituzione Associazioni parrocchiali e territoriali
1. L’iniziativa di nuova costituzione è portata a conoscenza della Presidenza diocesana che ne propone il riconoscimento al Consiglio diocesano.
2. L’Assemblea diocesana ratifica la nascita della nuova Associazione.
3. Il Consiglio può nominare un incaricato che accompagni la nuova Associazione nei primi tempi del suo cammino.
Art. 17 Collegamenti territoriali
1. Quale espressione della vitalità culturale e associativa, oltre che per necessità di carattere pastorale, possono costituirsi in seno all’Associazione diocesana: Collegamenti territoriali intermedi (es. unità pastorali, interparrocchiali, etc.), Strutture diocesane intermedie (es. vicarie, foranie, zone e unità pastorali, decanati, etc.), Gruppi (es. gruppo operatori sociali, gruppo animatori culturali, gruppo animazione ricreativa, etc.), Movimenti diocesani, articolazioni di MSAC, MLAC, FUCI, MEIC e MIEAC.
2. Fermo il perseguimento delle finalità specifiche del proprio Progetto e la piena armonia con l’Associazione diocesana, tali ulteriori realtà si costituiscono con le stesse modalità, gli stessi principi ed ideali delle Associazioni parrocchiali, cui si conformano anche per quanto attiene alla disciplina ed organizzazione.
ORDINAMENTO DELL’ASSOCIAZIONE TERRITORIALE, DEI GRUPPI, DELLE STRUTTURE DIOCESANE INTERMEDIE, DELLE ASSOCIAZIONI INTERPARROCCHIALI
Art. 18 Strutture organizzative
1. Le Associazioni parrocchiali, segno e momento espressivo di unità e comunione, da testimoniare nell’ambito della più ampia comunità cristiana, sono il luogo ordinario di vita e di esperienza associativa ed esprimono una propria attività formativa ed apostolica.
2. Esse, per le esigenze del contesto pastorale e dello sviluppo associativo, si radicano nella propria realtà territoriale, articolandosi in una struttura che ne garantisce la stabilità organizzativa e pastorale.
1. La struttura delle Associazioni parrocchiali è assunta quale modello per tutte le articolazioni territoriali e prevede quali suoi organi: l’Assemblea degli associati, il Consiglio, il Presidente.
Art. 20 I gruppi
1. Nelle Associazioni parrocchiali possono costituirsi gruppi, come prima vitale esperienza associativa e luogo privilegiato per vivere nel quotidiano l’appartenenza alla Chiesa e all’Associazione.
2. L’attività dei gruppi è raccordata dal Consiglio e dal Presidente parrocchiale affinché si svolga in conformità al Progetto associativo e ai percorsi educativi annuali, e siano pienamente inseriti nella vita della comunità parrocchiale e diocesana.
Art. 21 L’Assemblea parrocchiale
1. L’Assemblea parrocchiale, espressione della collegialità e democraticità dell’Associazione, raccoglie tutti i soci e quanti simpatizzino con i principi, gli ideali e i programmi dell’Associazione stessa.
2. Essa discute e decide le linee fondamentali del programma associativo, in coordinamento con il piano pastorale della Parrocchia e della Diocesi e coi percorsi formativi proposti a livello nazionale.
Art. 22 Riunione e convocazione dell’Assemblea parrocchiale
1. L’Assemblea si riunisce con cadenza annuale in coincidenza della Festa dell’Adesione parrocchiale.
2. L’ulteriore convocazione è funzionale alle esigenze pastorali e organizzative della comunità ed è espressione della autonomia delle diverse Associazioni.
3. La convocazione, in ogni caso, si effettua su richiesta del Consiglio Parrocchiale o almeno di un terzo dei soci.
Art. 23 Norme per l’Assemblea
1. All’Assemblea convocata in forma elettiva partecipano i soci aventi diritto di voto.
2. I soci non aventi diritto di voto, possono partecipare in qualità di uditori.
3. L’Assemblea elettiva è convocata almeno trenta giorni prima dell’Assemblea diocesana straordinaria fissata per lo stesso adempimento, con comunicazione scritta a tutti i soci.
4. Nominato il segretario, questi cura lo svolgimento delle votazioni, affinché avvenga nel rispetto dei seguenti principi:
a) La proposta per la nomina del Presidente parrocchiale è effettuata dal consiglio parrocchiale eletto su indicazione dell’Assemblea dell’Associazione parrocchiale, a mezzo di elezione, di una sola persona; la nomina è effettuata dal Vescovo diocesano o dall’Autorità ecclesiastica del luogo.
b) il diritto di voto è riconosciuto ad ogni socio, regolarmente iscritto e in regola con i contributi, che abbia compiuto i 14 anni di età;
c) il diritto di voto è personale, non delegabile ed avviene per scrutinio segreto;
d) possono essere eletti tutti i soci che abbiano compiuto il 18° anno di età al momento dell’elezione e che, possibilmente, abbiano maturato una significativa esperienza associativa;
e) il responsabile Giovani non può essere eletto qualora al momento dell’elezione abbia superato il trentesimo anno di età.
5 Preliminarmente i soci che intendono assumere la responsabilità dell’incarico, presentano la propria candidatura. Se nessun socio si candida all’incarico, la votazione avviene liberamente nel rispetto dell’art.8 - 9
6 Ad ogni socio vengono consegnate due schede: nella prima deve essere indicato il nome del Presidente, nella seconda i tre nomi dei responsabili dei Settori Adulti, Giovani e Acr.
7 L’Assemblea procede quindi alla designazione del Presidente parrocchiale e all’elezione dei componenti il Consiglio: rappresentanti dei settori Adulti, Giovani e Acr.
8 La designazione e l’elezione avvengono a maggioranza dei soci presenti.
9 Il segretario redige verbale delle operazioni di voto e dei risultati ed immediatamente lo trasmette alla Presidenza diocesana e al Consiglio diocesano.
10 Il Consiglio diocesano propone la nomina del Presidente parrocchiale al Vescovo diocesano, competente alla nomina.
11 La prima riunione del Consiglio si tiene entro venti giorni dall’Assemblea parrocchiale elettiva.
12 La convocazione spetta al segretario uscente o, in mancanza, al Presidente designato. Nel corso della prima riunione si procede alla nomina del tesoriere e del segretario.
Art. 24 Il Presidente parrocchiale
1 Il Presidente è la figura di riferimento dell’intera Associazione parrocchiale. Assicura lo svolgimento della vita della stessa in conformità coi principi e gli ideali dell’Azione Cattolica Italiana, rendendosi promotore, garante e primo testimone dell’unità dell’Associazione, della collaborazione con il parroco e del suo essere parte viva a attiva della comunità parrocchiale.
2 Il Presidente, inoltre, assicura con il proprio operato, che l’Associazione parrocchiale sia parte integrante della Associazione diocesana.
Art. 25 Il Consiglio Parrocchiale
1 Il Consiglio parrocchiale ha la responsabilità ordinaria della vita e delle attività dell’Associazione, quale primo luogo di confronto e dialogo tra quanti hanno assunto una responsabilità associativa.
2 Attua le decisioni dell’Assemblea, studia e cura sul piano unitario le iniziative di carattere spirituale e culturale, promuove e coordina l’attività dei gruppi, cura il passaggio degli aderenti da un gruppo all’altro. Inoltre, si impegna, ove è possibile, a completare l’Associazione, qualora qualche articolazione sia assente.
Art. 26 Composizione e compiti del Consiglio Parrocchiale
1 Il Consiglio è composto di un numero da cinque a quindici componenti, secondo le indicazioni fornite dall’Assemblea parrocchiale. Di esso, comunque, fanno parte il Presidente, il tesoriere, il segretario e i rappresentanti eletti (almeno uno per settore) dei settori.
2 I responsabili dei gruppi, che già non facciano parte del Consiglio, entrano a farne parte con voto consultivo.
3 Il Consiglio è convocato almeno ogni due mesi, salve le esigenze pastorali che ne Consiglino una convocazione più frequente. La convocazione avviene su proposta del Presidente parrocchiale, che ne fissa l’ordine del giorno, sentito il parere del parroco e dei membri del Consiglio medesimo.
4 Della riunione, il segretario redige apposito verbale.
5 Il Consiglio ha la responsabilità amministrativa dell’Associazione parrocchiale. Approva annualmente il rendiconto economico e finanziario.
Art. 27 Regole di collegamento
1 La comunione e la varietà dell’Associazione diocesana è garantita attraverso la partecipazione dei vari membri delle diverse articolazioni a tutti i momenti della vita dell’Associazione.
2 I rappresentanti delle stesse partecipano, su invito del presidente, ai lavori del Consiglio diocesano.
Art. 28 L’Assemblea diocesana
1 L’Assemblea diocesana, che esprime per il suo rapporto col Vescovo di Ozieri l’ecclesialità e la pastoralità dell’Associazione, è costituita da quanti nella diocesi di Ozieri aderiscono all’Azione Cattolica, vivendone l’esperienza e concretizzandone nel vivere quotidiano i principi e gli ideali.
2 La partecipazione del socio alla vita dell’Associazione assume particolare rilevanza e significato a livello diocesano ed acquista in questa dimensione ulteriore ricchezza.
1 L’Assemblea è costituita: dai componenti del Consiglio diocesano in carica, dai rappresentanti delle Associazioni parrocchiali (così come stabilito nell’articolo seguente), dai rappresentanti dei Gruppi e dei Movimenti dell’Azione Cattolica Italiana formalmente costituiti nella diocesi, in numero di tre per ogni gruppo o movimento, dai rappresentanti dei movimenti della FUCI, MEIC, MIEAC formalmente costituiti nella diocesi, in numero di tre per ognuno di questi movimenti.
2 Tutti i soci possono intervenire con diritto di parola, ma non di voto.
3 Il Consiglio diocesano può invitare all’Assemblea persone che collaborano con l’ACI o simpatizzano per essa.
4 Ai lavori dell’Assemblea diocesana partecipano, senza diritto di voto, l’assistente ecclesiastico diocesano, gli assistenti collaboratori e quanti saranno invitati.
Art. 30 Rappresentanza
1. Le Associazioni parrocchiali sono rappresentate nell’Assemblea da: i rispettivi Presidenti, Segretari, Amministratori, dai delegati eletti da ciascuna Assemblea parrocchiale nel numero di uno per ogni settore (Adulti, Giovani) e dal Responsabile ACR.
2. Le Associazioni parrocchiali, se composte da almeno cinquanta soci, sono rappresentate anche da un altro delegato per ogni cinquanta aderenti, rispettando possibilmente il criterio di rappresentatività dei settori dell’Associazione. Gli iscritti all’ACR concorrono alla formazione del numero totale dei soci.
Le Associazioni parrocchiali che non sono in regola con l’aggiornamento delle adesioni e il versamento dei contributi associativi non esprimono delegati.
Art. 31 Convocazione e svolgimento dei lavori
1 L’Assemblea è convocata con delibera del Consiglio diocesano.
2 La convocazione dell’Assemblea avviene minimo trenta giorni prima dell’adunanza mediante comunicazione ai presidenti parrocchiali ed ai responsabili delle ulteriori articolazioni territoriali, mediante il mezzo di comunicazione ritenuto più congeniale (posta ordinaria, elettronica, fax o telegramma).
3 Nella convocazione devono essere indicati il giorno, il luogo e l’ora dell’adunanza e l’elenco delle materie da trattare.
4 Quando è regolarmente convocata e costituita, rappresenta l’universalità degli associati e le deliberazioni da essa legittimamente adottate sono considerate espressione di ogni singolo socio, anche se non intervenuti o dissenzienti. A tal proposito, infatti, nello svolgimento dei lavori il Presidente cura in modo particolare il confronto e il dialogo tra i presenti.
5 L’Assemblea è presieduta dal Presidente diocesano o, in caso di suo impedimento o assenza, da un Consigliere da questo delegato.
6 Il presidente dirige e regola le discussioni e stabilisce le modalità e l’ordine delle votazioni. A tal fine, se necessario, nomina due scrutatori.
7 Di ogni Assemblea si deve redigere apposito verbale firmato dal Presidente diocesano, dal segretario e, se nominati, dai due scrutatori.
8 Un estratto del verbale viene trasmesso al Vescovo. Copia del verbale deve essere messo a disposizione di tutti gli associati con le formalità ritenute più idonee dal Consiglio diocesano a garantirne la massima diffusione.
1 Il diritto di voto è riconosciuto ai soli soci maggiorenni e in regola con il versamento della quota di iscrizione annuale.
2 Ogni partecipante ha diritto a un solo voto. L’associato può tuttavia farsi rappresentante di un altro associato purché munito di delega scritta. Ogni associato, comunque, non può essere portatore di più di una delega.
3 Sono ammesse deleghe in caso di malattia o altro grave impedimento. La motivazione va esplicitamente indicata sulla delega, la quale deve essere controfirmata dal Presidente parrocchiale (o in mancanza dal “reggente” nominato dal Vescovo).
4 Il delegato deve appartenere alla stessa Associazione Parrocchiale ed alla stessa Articolazione delegante. Non è ammesso in nessun caso il diritto al doppio voto, non possono essere concesse deleghe a persone che abbiano già diritto di voto in Assemblea ad altro titolo. Le deleghe non sono cumulabili. Il delegato non può a sua volta rilasciare delega ad altri
1 Le assemblee sono ordinarie e straordinarie.
Art. 34 L’Assemblea ordinaria
1 L’Assemblea ordinaria è momento principale della vita dell’intera Associazione diocesana, luogo primario di scambio, incontro e condivisione per tutti i soci.
2 Essa, pertanto, è l’occasione attraverso cui si concretizza la partecipazione di ogni singolo associato all’Azione Cattolica Italiana, attraverso la realtà diocesana. A tal fine, è anche il momento privilegiato per presentare e condividere con tutti i soci i percorsi formativi per il nuovo anno associativo e i momenti della vita dell’Associazione.
3 Inoltre, delibera in ordine agli atti normativi di specifica competenza, agli obiettivi e alle linee programmatiche pluriennali, ed approva eventuali regolamenti.
4 La prima domenica di ottobre di ogni anno è la data in cui l’Assemblea celebra la sua riunione annuale, salvo che particolari esigenze non ne consiglino la convocazione nella prima data utile successiva e, comunque, quante volte il Consiglio diocesano lo ritenga necessario o ne sia fatta richiesta per iscritto, con indicazione delle materie da trattare, da almeno 1/5 degli associati. In questo caso, la convocazione deve avvenire entro 20 giorni dalla data della richiesta.
5 In prima convocazione, l’Assemblea ordinaria è regolarmente costituita quando siano presenti la metà più uno dei soci aventi diritto e delibera a maggioranza dei presenti.
6 In seconda convocazione, l’Assemblea è regolarmente costituita qualunque sia il numero degli associati aventi diritto intervenuti e delibera a maggioranza dei presenti.
Art. 35 L’Assemblea straordinaria
1 L’Assemblea in seduta straordinaria esercita la funzione elettiva per la formazione del Consiglio diocesano.
2 Inoltre, è considerata straordinaria quando si riunisce per deliberare:
a. sulle richieste di particolari contributi volontari vincolati alla realizzazione di specifiche iniziative programmate dal Consiglio Nazionale e/o diocesano;
b. sull’approvazione e modifica dell’Atto Normativo diocesano;
d. sulle modalità di liquidazione;
e. sulla nomina dei liquidatori.
Art. 36 Svolgimento dell’Assemblea.
1 Ogni delegato deve presentarsi al tavolo della segreteria dove viene effettuata l’identificazione e la verifica dell’appartenenza all’Associazione. All’atto di Iscrizione, verificata la regolare iscrizione nell’elenco dei delegati o la regolare delega in sostituzione di un delegato della propria Associazione parrocchiale o interparrocchiale, riceverà il “tesserino dell’Assemblea” che testimonierà il proprio diritto al voto.
2 Eventuale delega deve essere firmata dal delegato regolarmente iscritto in elenco, dal presidente parrocchiale e dal sostituto.
Art. 37 Norme per l’assemblea straordinaria elettiva
1 Ogni partecipante all’Assemblea Diocesana con diritto di voto è elettore ed eleggibile. Raccolte le proposte di candidatura e verificata l’eleggibilità dei candidati (ai sensi dell’art. 12, Regolamento nazionale di attuazione) si procede alla compilazione di quattro liste: una per i candidati per il settore adulti; una per i candidati dei giovani; una per i candidati dei Responsabili ACR; una per la lista unitaria.
2 La lista unitaria sarà formata dai presidenti, segretari ed amministratori parrocchiali, dai consiglieri diocesani uscenti che non hanno nessun tipo di responsabilità associativa.
3 Le quattro liste vengono affisse, prima dell’inizio delle votazioni nelle aule dove sono ubicati i seggi elettorali.
4 La lista degli eleggibili potrà essere ampliata con l’inserimento di soci indicati dai propri consigli parrocchiali, suffragati da almeno dieci firme, i quali, pur non avendo incarichi d responsabilità in parrocchia, abbiano maturato un’adeguata esperienza associativa.
5 In caso di omonimia, a fianco di ciascun nome, verranno specificati luogo e data di nascita; essi dovranno essere riportati sulla scheda al momento del voto.
6 Per le votazioni verranno utilizzate quattro colori diversi per le schede, uno per ogni settore.
7 Ciascun elettore potrà esprimere fino a quattro preferenze per ciascuna lista (di cui almeno un uomo e una donna). Ciascun elettore consegna al seggio il proprio tesserino elettorale: tutti i tesserini saranno conservati ed allegati agli atti del seggio stesso.
8 Risultano eletti per il Consiglio Diocesano, i tre che hanno ottenuto il maggior numero di voti tra le donne e i tre che hanno ottenuto il maggior numero di voti tra gli uomini, per le liste degli adulti e dei giovani. I cinque candidati che hanno ottenuto il maggior numero dei voti nella lista dei responsabili ACR. I quattro candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti per la lista unitaria. Nel caso non fosse possibile designare l’ultimo eletto di ciascuna lista essendoci due o più candidati a parità di voti, risulta eletto alternativamente il più anziano e il più giovane d’età in quella lista di candidati.
Art. 38 Convocazione Assemblea straordinaria
1 L’Assemblea straordinaria è convocata con delibera del Consiglio diocesano. La convocazione dell’Assemblea avviene minimo quindici giorni prima dell’adunanza mediante comunicazione ai presidenti parrocchiali ed ai responsabili delle ulteriori articolazioni territoriali mediante comunicazione a mezzo posta ordinaria, elettronica, fax o telegramma.
2 Per ogni altro aspetto relativo allo svolgimento dei lavori Assembleari, si applicano le norme relative all’Assemblea in seduta ordinaria.
Art. 39 Il Consiglio diocesano
1 Il Consiglio diocesano è l’espressione della democraticità e rappresentatività dei Soci dell’Azione Cattolica di Ozieri.
Art. 40 Funzioni del Consiglio diocesano
1 Il Consiglio è investito dei più ampi poteri per la gestione dell’Associazione.
2 Approva il bilancio preventivo e il bilancio consuntivo.
3 Si riunisce almeno una volta all’anno entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale per l’approvazione del rendiconto economico e finanziario e per l’esame del bilancio preventivo.
4 Delibera su tutti gli altri oggetti attinenti alla gestione dell’Associazione riservati alla sua competenza dal presente Atto, dallo Statuto Nazionale o sottoposti al suo esame dai Consiglieri stessi.
5 In particolare modo, al Consiglio spetta:
a. attuare lo Statuto nazionale;
b. deliberare sulla costituzione e lo scioglimento delle articolazioni territoriali;
c. deliberare circa l’ammissione, il recesso o l’esclusione dei soci;
d. fornire all’autorità ecclesiastica del luogo, tramite elezione, la terna delle persone candidate alla carica di presidente;
e. eleggere i Vicepresidenti, due per settore, il Responsabile e il Vice Responsabile ACR, su proposta dei rispettivi Consiglieri riuniti per settore;
f. nominare soci, non necessariamente Consiglieri, che accompagnino le nuove Associazioni nel loro cammino;
g. compiere tutti gli atti necessari per una corretta amministrazione dell’Associazione;
h. eleggere il Comitato per gli affari economici;
i. nominare i rappresentanti all’Assemblea Nazionale;
j. definire l’ammontare dei contributi associativi, in conformità con le direttive nazionali.
6 Il presente Atto Normativo stabilisce inoltre le ulteriori ipotesi di approvazione, deliberazione o ratifica su cui è competente il Consiglio.
Art. 41 Composizione del Consiglio
1 Il Consiglio diocesano di Ozieri è composto da: sei rappresentanti ciascuno per i settori Adulti e Giovani, cinque per l’Acr, quattro membri della lista “unitaria”, dal segretario dei movimenti di AC (MSAC e MLAC) se presenti e formalmente costituiti nella diocesi, un rappresentante ciascuno per i gruppi o movimenti di FUCI, MEIC, MIEAC, se presenti e formalmente costituiti nella diocesi.
2 In caso di parità risulterà eletto il socio più anziano d’età.
3 Tra questi vengono eletti:
a) la terna delle persone da indicare al Vescovo per la scelta del Presidente;
b) i Vicepresidenti per il Settore Adulti, i Vicepresidenti per il Settore Giovani il responsabile e il Vice Responsabile per l’ACR. Competente alla nomina del Presidente è l’Autorità ecclesiastica del luogo.
4 L’incarico di Consigliere diocesano può essere ricoperto da chi sia stato eletto dall’Assemblea. Il Presidente, in raccordo con il Consiglio, al fine di garantire meglio gli obiettivi dell’Associazione e la coralità della stessa, può proporre la nomina di nuovi Consiglieri al Consiglio stesso, che è comunque competente all’approvazione. Rimane fermo, tuttavia, che i Consiglieri così nominati, in quanto non eletti, non hanno comunque diritto di voto.
5 Il numero dei Consiglieri deve essere dispari.
6 Il Presidente propone al Consiglio la nomina del segretario e dell’amministratore.
Art. 42 Rappresentanza all’Assemblea Nazionale
1 Tutti i membri del Consiglio diocesano eletti dall’Assemblea possono rappresentare l’Associazione diocesana all’Assemblea Nazionale.
2 I rappresentanti all’Assemblea Nazionale sono designati dal Consiglio diocesano in modo da assicurare la rappresentatività dei vari settori, dando la precedenza ai membri della Presidenza.
1 Possono ricoprire le cariche sociali i soci: maggiorenni, regolarmente iscritti all’Azione Cattolica Italiana, che non abbiano riportato condanne passate in giudicato per delitti non colposi.
2 Tutti gli incarichi si intendono a Titolo gratuito.
3 I componenti del Consiglio restano in carica tre anni e sono rieleggibili per un altro triennio, salvo che particolari esigenze di carattere organizzativo o pastorale non ne consiglino l’ulteriore elezione.
Art. 44 Convocazione del Consiglio
1 Il Consiglio è convocato dalla Presidenza tutte le volte in cui vi sia materia da deliberare, di regola comunque ogni due mesi. Il presidente è obbligato alla convocazione quando questa sia richiesta da almeno un terzo dei Consiglieri, che devono indicare gli specifici argomenti dell’ordine del giorno di cui richiedono la trattazione.
2 La convocazione avviene minimo dieci giorni prima della riunione mediante comunicazione a mezzo posta ordinaria, elettronica, fax, telegramma o qualunque altro mezzo ritenuto più idoneo.
3 Nella convocazione devono essere indicati il giorno, il luogo e l’ora dell’adunanza e l’ordine del giorno.
4 Le sedute sono valide quando, pur senza rispettare i termini per la convocazione, sia presente la totalità dei Consiglieri.
5 Le deliberazioni sono valide se assunte col voto favorevole della maggioranza dei presenti, in caso di parità è determinante il voto del Presidente.
6 Le delibere del Consiglio, per la loro validità, devono risultare da un verbale sottoscritto dal Presidente e dal segretario.
7 Copia del verbale deve essere messo a disposizione di tutti gli associati con le formalità ritenute più idonee dal Consiglio diocesano a garantirne la massima diffusione.
8 Un estratto del verbale viene comunque redatto dal segretario, firmato dal Presidente, è trasmesso al Vescovo e agli assistenti diocesani.
9 È cura del Presidente assicurare che alle riunioni del Consiglio presenzino gli assistenti diocesani.
10 Nel caso in cui per qualsiasi ragione durante il corso dell’esercizio dovessero mancare uno o più componenti, vengono nominati i primi soci dei non eletti per ogni settore. In mancanza ancora del numero, il Presidente può nominare nuovi Consiglieri, previa l’approvazione del Consiglio stesso. I nuovi Consiglieri resteranno in carica fino alla scadenza del Consiglio stesso.
11 Il Consiglio può considerarsi sciolto e non più in carica, oltre che per scadenza del mandato, qualora per dimissioni o qualsiasi altra ragione perda la maggioranza dei suoi componenti.
12 Il Consigliere che registri più di tre assenze non giustificate può essere dichiarato decaduto dall’incarico.
Art. 45 Il Presidente diocesano
1 Il Presidente diocesano coordina i lavori delle assemblee diocesane.
2 Propone al Consiglio la nomina del segretario diocesano, dell’amministratore e dei componenti il Comitato per gli affari economici, di nuovi Consiglieri.
3 E’ membro del Comitato Presidenti della regione ecclesiastica di appartenenza.
4 Ha la firma legale e la rappresentanza dell’Associazione.
5 Ha la responsabilità dell’amministrazione dell’Associazione e ne affida la cura all’Amministratore, coadiuvato dal Comitato per gli affari economici.
6 In caso di impedimento temporaneo o assenza le sue mansioni vengono esercitate da un Consigliere delegato. In caso di impossibilità a ricoprire l’incarico, il Consiglio procede all’elezione nei modi e termini di cui agli art. 10,39,40,42,43 del presente Atto Normativo.
Art. 46 La Presidenza diocesana
1 La Presidenza Diocesana ha il compito di coordinare e promuovere l’attività di tutta l’Associazione diocesana, valorizzandone ogni componente e garantendone l’unità.
2 La Presidenza diocesana promuove e sostiene, a tal fine, la funzione primaria che spetta alle Assemblee e ai Consigli, ai rispettivi livelli, per indirizzare e verificare il cammino associativo.
3 La Presidenza , inoltre, convoca il Consiglio, propone gli argomenti per le discussioni del medesimo, ne esegue le deliberazioni e svolge le funzioni che il Consiglio le affida.
Art. 47 Composizione della Presidenza
1 La Presidenza è composta da: il Presidente Diocesano, che presiede il Consiglio e rappresenta l’Associazione nella sua interezza; i Vicepresidenti dei settori Adulti e Giovani, il Responsabile e il Vice Responsabile ACR: essi collaborano a tutti gli impegni comuni, hanno la responsabilità dei propri settori e ne curano le iniziative e le attività in ogni condizione ed ambiente del territorio diocesano; il Segretario; l’Amministratore.
Art. 48 Altri organismi
1 Uffici che abbiano il compito di curare particolari servizi stabili di rilevanza comune alla vita di tutta l’Associazione (Ufficio Stampa, Ufficio adesioni, etc.) possono essere istituiti su iniziativa della Presidenza Diocesana e contestuale autorizzazione del Consiglio diocesano. L’Assemblea ratifica la creazione dei predetti.
2 Gli Uffici funzionano sotto il controllo della Presidenza e sono coordinati in via ordinaria dal segretario.
Art. 49 Contributi associativi
1 I contributi degli aderenti sono costituiti: dalle quote di Associazione annuale; da eventuali contributi straordinari proposti dal Consiglio, che ne determina l’ammontare, all’Assemblea, che li ratifica.
2 Le quote o i contributi, segno della partecipazione del socio alla vita dell’Associazione sono personali e conferiti in base alle proprie possibilità. Non sono trasmissibili, ripetibili o rivalutabili.
Art. 50 Delibere sui contributi
1 La misura dei contributi, fissata dal Consiglio Nazionale e distinta per ragazzi, giovani e adulti, può essere maggiorata dal Consiglio diocesano al momento dell’approvazione del bilancio preventivo, con riferimento alle linee programmatiche deliberate e ai conseguenti programmi di attività, nel quadro della situazione economica e finanziaria dell’Associazione, nel rispetto dei criteri di economicità, adeguatezza e trasparenza.
2 Le elargizioni liberali in denaro, le donazioni e i lasciti sono accettate dal Consiglio, che delibera sulla utilizzazione di esse, in armonia con le finalità statutarie.
3 I proventi derivanti da attività commerciali o produttive marginali sono inseriti in apposita voce del bilancio dell’organizzazione. Il Consiglio delibera sulla utilizzazione dei proventi, che deve comunque essere in sintonia con le finalità e i principi associativi.
1 È fatto divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione, fondi, riserve o capitale, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge.
Art. 52 Risorse e patrimonio
1 Il patrimonio o fondo comune è indivisibile ed è costituito da:
a. quote o contributi associativi
b. contributi o liberalità di Enti ed Associazioni per un miglior conseguimento dei fini associativi;
c. lasciti e donazioni;
d. oblazioni;
e. proventi derivanti da attività organizzate dall’Associazione;
f. eventuali avanzi di gestione;
g. tutti i beni acquistati con gli introiti di cui sopra.
Art. 53 Bilancio preventivo
1 Il Comitato redige il bilancio preventivo, che contiene le singole voci di spesa e di entrata relative al periodo di un anno, e il bilancio consuntivo, che contiene, in singole voci, le previsioni delle spese e delle entrate relative all’esercizio annuale successivo.
2 Il rendiconto preventivo e consuntivo deve informare circa la situazione economico-finanziaria dell’Associazione, con separata indicazione dell’eventuale attività commerciale posta in essere accanto all’attività istituzionale, ciò anche attraverso una separata relazione di accompagnamento.
3 Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale ed economico-finanziaria dell’Associazione, nel rispetto dei principi di trasparenza nei confronti degli associati.
Art. 54 Esercizio finanziario
1 L’anno sociale e l’esercizio finanziario iniziano il 1 gennaio e terminano il 31 dicembre di ogni anno.
2 Il Comitato per gli Affari Economici, entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, deve predisporre il bilancio da presentare al Consiglio diocesano per l’approvazione.
3 Il comitato risponde del proprio operato al Consiglio diocesano e può da questo essere revocato.
Art. 55 Gestione amministrativa
1 La responsabilità dell’amministrazione della Associazione diocesana spetta alla Presidenza, che ne affida la cura all’Amministratore, eletto dal Consiglio diocesano su proposta del Presidente diocesano, e coadiuvato dal Comitato per gli Affari Economici.
2 Il Comitato per gli Affari Economici è composto dall’Amministratore, che lo convoca e presiede, e da due soci competenti in materia amministrativa, eletti dal Consiglio diocesano su proposta del Presidente diocesano.
Art. 56 Convocazione del Comitato
1 Il comitato è convocato dall’Amministratore ogni tre mesi, o comunque ogni qualvolta l’Amministratore lo ritenga necessario, al fine di verificare l’andamento economico finanziario dell’Associazione, del quale è puntualmente informato il Consiglio diocesano.
2 La convocazione avviene ogni tre mesi, almeno dieci giorni prima la data della riunione, mediante comunicazione dell’Amministratore a mezzo posta ordinaria, elettronica, fax o telegramma. Con le stesse modalità, è pure informato della convocazione il Presidente diocesano, che ha facoltà di partecipare alla riunione.
4 Le sedute sono valide quando, pur senza rispettare i termini per la convocazione, sia presente la totalità dei componenti il Comitato.
5 Durante la riunione, l’Amministratore nomina un segretario che redige verbale, che viene poi sottoscritto da tutti i componenti il Comitato. Copia dello stesso viene presentata alla prima riunione utile del Consiglio diocesano e, comunque, deve essere messo a disposizione di tutti gli associati con le formalità ritenute più idonee dal Consiglio diocesano stesso a garantirne la massima diffusione.
Art. 57 Approvazione dell’Atto Normativo diocesano
1 L’Atto Normativo diocesano è approvato dall’Assemblea diocesana validamente costituita con la presenza dei due terzi degli aventi diritto e con il voto favorevole della maggioranza degli aventi diritto.
2 Per le modifiche dell’Atto medesimo occorre la presenza, sia in prima che in seconda convocazione, dei due terzi dei soci aventi diritto al voto e si delibera a maggioranza degli stessi.
3 Le delibere relative allo scioglimento dell’Associazione sono valide se approvate con voto favorevole dei tre quarti dei soci.
Art. 58 Proposta di modifica dell’Atto Normativo diocesano
1 La bozza dell’Atto Normativo, approvata dal Consiglio diocesano allargato ai presidenti parrocchiali è a questi immediatamente trasmessa, affinché possano portarla a conoscenza delle rispettive comunità. Le eventuali proposte di modifiche o integrazioni devono pervenire alla Segreteria diocesana entro quindici giorni dalla data fissata per l’approvazione dell’Atto Normativo e devono essere controfirmate dal presidente parrocchiale.
2 Il Consiglio diocesano, convocato almeno sette giorni prima dell’Assemblea Straordinaria di cui sopra, valuta le proposte ed eventualmente modifica la bozza, che sarà consegnata, presentata e motivata all’apertura dell’Assemblea Straordinaria.
3 Il Consiglio diocesano può valutare, sui singoli punti, di sottoporre al voto dell’Assemblea due alternative, quando la scelta non pregiudica l’intero impianto.
Art. 59 Approvazione dell’Atto Normativo diocesano
1 Lo svolgimento dei lavori di approvazione segue il seguente ordine:
a. presentazione della bozza dell’Atto Normativo;
b. presentazione dei singoli capitoli;
c. lettura dei singoli articoli e votazione degli stessi
d. approvazione del testo finale.
2. Ogni delegato vota mostrando il “tesserino dell’Assemblea” ricevuto all’atto di iscrizione.
3. La segreteria dell’Assemblea è costituita su proposta del Presidente diocesano e approvata a maggioranza dall’Assemblea.
4. La segreteria dell’Assemblea ha il compito di raccogliere l’esito delle votazioni e di redigere il testo finale dell’Atto Normativo, che sarà approvato come atto conclusivo dell’Assemblea.
5. La presidenza dell’Assemblea ha il potere di proporre modifiche all’Assemblea necessarie qualora alcuni articoli non vengano approvati e si registrasse un evidente vuoto normativo. Ciò dovrà essere fatto tenendo in debita considerazione le votazioni già espresse dall’Assemblea.
6. La segreteria si avvale di collaboratori per il conteggio delle votazioni.
7. Gli articoli dell’Atto Normativo, e l’Atto Normativo nella sua interezza, vengono approvati se ricevono il consenso della maggioranza degli aventi diritto.
8. Ogni delegato, in rappresentanza della propria Associazione parrocchiale, può proporre “mozioni di indirizzo” che saranno sottoposte al voto dell’Assemblea. Saranno accolte se raccoglieranno la maggioranza dei votanti.
1 Il Consiglio diocesano recepisce le integrazioni richieste dal Consiglio Nazionale al presente Atto Normativo, con spirito di collaborazione e comunione.
1 Per quanto non espressamente precisato, in riferimento alla vita associativa, si applicano in quanto attinenti, le norme previste dallo Statuto e dal Regolamento di Attuazione riferite all’Associazione nazionale, e le norme del presente Atto Normativo riferite all’Associazione diocesana.
[1] Cfr. PRESIDENZA DIOCESANA (a cura di), Diocesi di Ozieri, in ISTITUTO PAOLO VI, I 120 anni dell’Azione Cattolica in Sardegna, Atti del Convegno di studio promosso dalla Delegazione Regionale ACI della Sardegna e dalla Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, AVE, Roma 1995, pp. 219-222.
[2] Il tema sviluppato dall’Assemblea elettiva (Parrocchia Santo Bambino di Praga, Ozieri 9 dic. 2001) è Conoscere il territorio per far conoscere Cristo: la riscoperta della vocazione associativa nella Chiesa locale.
[3] Cfr. Breve sintesi storica sulla diocesi di Ozieri, in S. SANGUINETTI, Una Chiesa per credere amare e servire, Lettera pastorale per il Bicentenario della Diocesi di Ozieri (1803-2003), pp. 104-116.
[4] Il territorio diocesano ha una superfice di 2203,86 kmq, interessa 22 Comuni ( 15 in provincia di Sassari, 6 nella nuova provincia di Olbia e 1 in provincia di Nuoro), la popolazione è di circa 58.000 abitanti. Comprende 30 parrocchie, 21 in prov. di SS, 8 in provincia di Olbia e una, S. Angelo M. in Osidda, in prov. di NU, che in 17 casi coincidono con le circoscrizioni comunali. Alla diocesi appartiene la frazione di Berchiddeddu (B.V. Immacolata) il cui capoluogo, Olbia, fa parte della confinante diocesi di Tempio-Ampurias.
[5] “L’Azione Cattolica in questo quadro di rilancio e di rinnovamento della vita pastorale trova il suo terreno naturale, divenendone anzi uno strumento necessario. Due i fronti d’impegno, al riguardo, che si aprono davanti all’Azione Cattolica diocesana: uno ecclesiale e l’altro interno all’Associazione. Sul versante ecclesiale chiedo all’AC che si inserisca attivamente e costruttivamente nell’impegno di rinnovamento della nostra Chiesa. Potrà e dovrà fare questo con il contributo della sua riflessione delle sue idee e delle sue proposte, con la collaborazione e la disponibilità delle persone. Dovrà dare il proprio apporto alla stesura […] delle linee pastorali e alla loro attuazione; dovrà sempre più vitalmente inserirsi nella vita delle parrocchie, favorendo in esse la necessaria apertura alle nuove forme di comunione e di collaborazione interparrocchiale: dovrà curare la maturazione tra i propri aderenti di disponibilità al servizio e alla missione. Sul versante interno, perché l’AC possa dare, occorre che esista; che sia presente, cioè, in tutte le comunità parrocchiali con rinnovata capacità di proposta di adeguati cammini formativi […].” (Cfr. Intervento di mons. S. Sanguinetti all’Assemblea Diocesana, Ozieri 9 dic. 2001, in ACI, Cara Ac…Lettere dei Vescovi all’Ac, p. 115)
[6] È in questa proiezione, che l’Episcopato italiano, negli Orientamenti pastorali per il primo decennio del Duemila, "riconoscendo l’importanza e la preziosità di questa presenza", richiede un originale e importante contributo all’AC: “Intendiamo sostenere con attenzione e speranza il cammino dell’Azione Cattolica, da cui, in particolare ci attendiamo un’esemplarità formativa e un impegno che, mentre si fa sensibile alle necessità pastorali delle parrocchie, contribuisca a rinvigorire, mediante la testimonianza apostolica tipicamente laicale dei suoi aderenti, il dialogo e la condivisione della speranza evangelica in tutti gli ambienti della vita quotidiana”. (CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti dell’Episcopato italiano per il primo decennio del Duemila, n. 54; n. 61).
[7] “Il dono più grande che potete fare alla Chiesa e al mondo è la santità” (Giovanni Paolo II, Omelia, Loreto 5 settembre 2004).
[8] “Duc in altum, Azione Cattolica! Abbi il coraggio del futuro. La tua storia, segnata dall’esempio luminoso dei Santi e dei Beati, brilli anche oggi per la fedeltà alla Chiesa e alle esigenze del nostro tempo, con quella libertà tipica di chi si lascia guidare dal soffio dello Spirito e tende con forza ai grandi ideali”. (Discorso di GIOVANNI PAOLO II per l’ XI Ass. Naz., Roma 27 apr. 2002)
[9] “A voi laici spetta di testimoniare la fede mediante le virtù che vi sono specifiche: la fedeltà e la tenerezza in famiglia, la competenza nel lavoro, la tenacia nel servire il bene comune, la solidarietà nelle relazioni sociali, la creatività nell’intraprendere opere utili all’evangelizzazione e alla promozione umana. A voi spetta pure di mostrare, in stretta comunione con i Pastori, che il Vangelo è attuale, e che la fede non sottrae il credente alla storia, ma lo immerge più profondamente in essa”. (Giovanni Paolo II, Omelia, Loreto).
[10] “Duc in altum! Sii nel mondo presenza profetica, promovendo quelle dimensioni della vita spesso dimenticate e perciò ancora più urgenti come l’interiorità e il silenzio, la responsabilità e l’educazione, la gratuità e il servizio, la sobrietà e la fraternità, la speranza nel domani e l’amore alla vita. Opera efficacemente perché la società di oggi recuperi il senso vero dell’uomo e della sua dignità, il valore della vita e della famiglia, della pace e della solidarietà, della giustizia e della misericordia” (Discorso di GIOVANNI PAOLO II per l’ XI Ass. Naz.).
[11] “Dare spazio a momenti propriamente culturali, portando a livello di base (diocesi, vicariati, parrocchie, gruppi, ecc) l’intento di cui è espressione, a livello di Chiesa italiana, il "progetto culturale, orientato in senso cristiano", con una forte attenzione alle domande antropologiche che ogni giorno il dibattito pubblico e la cronaca introducono nelle nostre case”. (CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia…, Appendice 3 b).
[12] Idem, n. 50.

References: Art. 2

Art. 3

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 23

Art. 24

Art. 25

Art. 26

Art. 27

Art. 28

Art. 30

Art. 31

Art. 34

Art. 35

Art. 36

Art. 37

Art. 38

Art. 39

Art. 40

Art. 41

Art. 42

Art. 44

Art. 45
 art. 10

Art. 46

Art. 47

Art. 48

Art. 49

Art. 50

Art. 52

Art. 53

Art. 54

Art. 55

Art. 56

Art. 57

Art. 58

Art. 59