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Timestamp: 2019-01-17 12:33:05+00:00

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DIVORZIO - Assegno all'ex coniuge - - perdita del diritto
Con sentenza del 2 marzo 2004 il Tribunale di Bari, dopo aver dichiarato con precedente sentenza parziale la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto da L.B.R. e P.A.M., determinava l'assegno divorzile, a carico del L.B., nella misura di Euro 1.200,00 mensili.
Avverso tale decisione proponeva ricorso in appello la P..
Secondo l'appellante, la sentenza conteneva una errata valutazione delle condizioni economiche contrapposte, ed erroneamente aveva valorizzato,ai fini della determinazione dell'assegno, la convivenza di essa P. con il signor C., convivenza che non costituiva famiglia di fatto, ma mera condivisione di alloggio.
Costituitosi, il L.B. chiedeva la conferma della sentenza e la condanna dell'appellante al pagamento delle spese processuali.
La Corte di Appello, con sentenza dell'11/02/04 - 24/02/05 notificata il 30 marzo 2005, rigettava il gravame, ritenendo che la sentenza del Tribunale di Bari, ampiamente e correttamente motivata e corrispondente alle risultanze processuali e agli orientamenti consolidati della giurisprudenza, non meritasse censura alcuna e andasse, pertanto, confermata per tutti i motivi indicati dal primo giudice.
Più in particolare, premesso come la completezza della sentenza di primo grado e l'esistenza di materiale probatorio sufficiente per la decisione imponessero il rigetto delle richieste di approfondimenti istruttori, la Corte sottolineava come: a) la valutazione delle contrapposte esigenze ai fini della determinazione dell'assegno divorzile fosse stata corretta, posto che, se da un lato era vero che la raggiunta autonomia di tutti i figli della coppia aveva costituito un arricchimento per il L.B., d'altra parte lo stesso arricchimento aveva subito la P. che, a sua volta, aveva il dovere morale e giuridico di provvedere ai figli...
Con i primi tre motivi del ricorso (da trattare unitariamente data la loro stretta connessione), nel denunciare violazione e falsa applicazione degli artt. 147, 148, 155 e 158 c.c., e art. 6, legge div. (in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3) - difetto di motivazione su punto decisivo (art. 360 c.p.c., n. 5), nonchè violazione e falsa applicazione dell'art. 115 c.p.c., e del c.d. "diritto vivente� quale enunciato dalla Cass. 27.8.04 n. 17.128 (art. 360 c.p.c., n. 3) - omessa od insufficiente motivazione su altri punti decisivi della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5), nonchè violazione sotto altro profilo e falsa applicazione dell'art. 115 c.p.c., - omessa od insufficiente motivazione su altro punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5) - violazione e falsa applicazione di altri principi giuridici (art. 360 c.p.c., n. 3), la ricorrente lamenta, rispettivamente,come: 1) l'assunto sulla cui base la Corte di Bari - pur riconoscendo l'avvenuto miglioramento delle condizioni economiche del L.B. per effetto dell'intervenuto esaurimento degli oneri di mantenimento dei figli - ha negato alla ricorrente il diritto ad un assegno divorzile di importo maggiore rispetto a quello di separazione ("lo stesso arricchimento lo ha subito la P. che, a sua volta, aveva il dovere morale e giuridico di provvedere ai figli in proporzione alle sue sostanze") si fonderebbe su di una erronea interpretazione ed applicazione degli artt. 147, 148, 155 e 158 c.c., e dell'art. 6, Legge Div., interpretazione secondo la quale l'obbligo dei coniugi "di adempiere l'obbligazione prevista nell'art. 147 c.c., in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo", andrebbe inteso come avente ad oggetto, necessariamente, la contestuale effettuazione sia di prestazioni economico-patrimoniali sia di quelle attinenti più propriamente alle attività di accudimento e di...
L n. 898 del 01/12/1970 Art. 9

References: sentenza 
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 art. 6
 Cass. 
 Art. 9