Source: http://iglicinidicetta.blogspot.com/2011_07_13_archive.html
Timestamp: 2018-04-22 16:32:46+00:00

Document:
i glicini di cetta: 07/13/11
Camorra, ora il Pdl trema. - di Claudio Pappaianni
Luigi Cesaro, uomo forte di Berlusconi in Campania e re della spazzatura, da ieri è ufficialmente indagato per i suoi rapporti con la cosca dei Casalesi. Un'inchiesta che potrebbe terremotare un intero sistema di potere.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/camorra-ora-il-pdl-trema/2155884
I pm: rapporti con esponenti di spicco di Cosa Nostra.
http://www.corriere.it/cronache/11_luglio_13/mafia-processo-ministro-romano_5503d358-ad37-11e0-83b2-951b61194bdf.shtml
Naoto Kan: “Il Giappone dirà addio al nucleare”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/13/naoto-kan-il-giappone-dira-addio-al-nucleare/144986/
Albo avvocati e doppio incarico: nella Casta del Pdl raccolta firme contro la manovra.
Nuovi guai per il governo sulla strada dell’approvazione della finanziaria. Questa volta non si tratta di proteste dell’opposizione o leggi ad personam del premier. Il caso esplode all’interno del Popolo della libertà. Una norma contro la quale si stanno alzando le barricate tra i berlusconiani è quella che renderebbe incompatibile l’incarico di parlamentare con quello di sindaco o di presidente di provincia. Solo alla camera gli “interessati” sarebbero 9 presidenti di provincia e 6 sindaci. “E state pur certi – si assicura ancora nel Pdl – che quella norma deve saltare se vogliono che votiamo la manovra”.
Non solo. E’ in corso, all’interno del Pdl una raccolta delle firme (quelle già raccolte sarebbero un’ottantina) per protestare contro la norma che abolisce l’ordine e l’esame di stato per accedere alla professione. Secondo il disegno del governo, quindi, per esercitare la professione di avvocato sarà sufficiente avere conseguito la laurea e avere svolto il praticantato. “Fino a quando non verrà tolta la norma che abolisce gli ordini professionali, noi il testo – assicura un avvocato del Pdl – non la voteremo mai dovesse anche cadere Tremonti”. Le firme, spiegano poi nel Pdl, verranno consegnate al capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto. Gli avvocati del Pdl sono 44, 13 i medici, un solo notaio.
A difesa della posizione degli avvocati del Pdl, si schiera forse il più noto tra loro: Ignazio La Russa. “Da avvocato ritengo che sia una norma che merita un approfondimento ulteriore. Non mi sembra materia da inserire in un decreto. Ritengo che la protesta degli avvocati – conclude La Russa – non sia affatto irragionevole”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/13/albo-avvocati-e-doppio-incarico-nella-casta-del-pdl-parte-la-raccolta-firme-contro-la-manovra/145033/
Stracquadanio cancella la memoria. - di Alberto Capece
La crisi dev’essere veramente grande se persino il pasionario di Silvio ha deciso di chiudere il suo blog. Si, Straquadanio getta la spugna e abbandona al suo destino ”Il predellino” , quel turibolo in forma di bit che l’onorevole agitava come una vestale del tempio berlusconiano e la cui stessa testata del resto rimandava a una concezione servile.
Vestale sì, ma tutt’altro che vergine perché Straquadanio è uno straordinario voltagabbana che si è passato praticamente tutto l’arco della politica, sempre assolutamente convinto dalle idee di chi gli forniva uno stipendio o una borsa da portare. In questa capacità di mimesi, nell’assenza di convinzioni non monetizzabili, Straquadanio è davvero il prototipo dell’ homo berlusconensis.
E tuttavia i tempi moderni e il web sono abbastanza pericolosi per questi navigatori del fideismo opportunistico, perché ciò che si è detto, rimane a portata di click, non svanisce facilmente dentro gli archivi dei giornali o le memorie compiacenti. Così la chiusura del Predellino non solo è la consapevolezza del ridicolo di cui si coprirebbe in un prossimo futuro da ultimo dei moicani, non solo dimostra l’intenzione di non celebrare più messa e di scomparire dentro gli anfratti carsici della politica, ma anche il tentativo di cancellare il più possibile la memoria.
Già adesso dopo il post di addio, gran parte dei contenuti del blog sono inaccessibili: tutto cambia e dal predellino Straquadanio tenterà di ricomparire su un inginocchiatoio o su una poltrona Frau, cercando di far dimenticare il suo precedente sacerdozio. Se un giorno qualcuno dovesse ricordargli il Predellino, gli insulti alla magistratura, le accuse di infedeltà rivolte persino ad Alfano, tutte cose di cui non saranno rimasti altro che brandelli nel web dopo questa chiusura, magari avrà il coraggio di dire che era solo ironia sparsa senza che nessuno la comprendesse. Peccato che l’ironia la facesse inginocchiato.
http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2011/07/13/stracquadanio-cancella-la-memoria/
Il dirigente regionale va in pensione. Riceverà ogni giorno 1.369 euro. - di EMANUELE LAURIA
Per cambiare davvero. Elezioni, partiti, partecipazione. - di Gustavo Zagrebelsky
6. Conclusione prima. L’unica strada percorribile – solo che la si voglia percorrere – è ancora quella cheLibertà e Giustizia ha suggerito a suo tempo. Basterebbe una piccola legge votata in Parlamento composta di due frasi: la legge Calderoli è abrogata; la legge Mattarella è riportata in vigore. Nessuna prospettiva per il futuro sarebbe pregiudicata e i proporzionalisti come i “maggioritaristi” potrebbero lavorare per costruire in futuro il consenso necessario alla proprie posizioni. A prima vista, in questa congiuntura politica, se esiste una “classe dirigente”, come ama autodefinirsi, non dovrebbe essere del tutto fuori del campo delle sue possibilità costruire le alleanze parlamentari in vista di questa temporanea soluzione. Il rischio che si corre, a mantenere la legge vigente così com’è o a prospettare ora nuove soluzioni legislative farraginose e del tutto prive di possibilità di successo (come quella ventilata in sede PD, di un sistema maggioritario a doppio turno con recupero proporzionale e “diritto di tribuna”: cosa allettante per il pubblico!) è molto elevato. Il “mai più alle urne…” è una parola d’ordine diffusissima. A parte l’astensionismo, che è un problema che riguarda la democrazia come tale, prima ancora che i singoli partiti che ne sono colpiti, dovrebbe suonare come campanello di grande allarme il fatto che non c’è ormai manifestazione pubblica non promossa da partiti in cui si chieda loro esplicitamente di non farsi vedere. La riprova dell’autoreferenzialità del sistema politico, accertata dall’incapacità di toccare un sistema elettorale che pur si riconosce contraddire i presupposti della democrazia rappresentativa, accentuerebbe il distacco dai cittadini e butterebbe al vento, forse irreversibilmente, il desiderio di partecipazione che si è riacceso negli ultimi tempi.
http://www.libertaegiustizia.it/2011/07/12/per-cambiare-davvero/
Governo al rimpasto L'idea del Cavaliere. - di Francesco Verderami
Il presidente del Consiglio vuole rafforzare l'esecutivo: il mio orizzonte era e resta il 2013.
http://www.corriere.it/politica/11_luglio_13/governo-rimpasto-idea-berlusconi-verderami_297ab4cc-ad0f-11e0-83b2-951b61194bdf.shtml
Da Tremonti a Monti? Non è la soluzione per uscire dalla crisi. - di Alfonso Gianni
“Stringiamci a coorte”, l’Italia è al centro di un attacco speculativo! Questo è il tono, ma anche la sostanza degli appelli e delle valutazioni politiche che derivano dall’aggravarsi delle condizioni finanziarie del nostro paese. A partire da quelli di Giorgio Napolitano e di Mario Draghi, titolari delle uniche due istituzioni – la Presidenza della Repubblica e la Banca d’Italia – che ancora godono di credibilità, dentro e fuori dai confini patrii, e nel primo caso persino di sostegno popolare.
In effetti la botta venerdì c’è stata e non è che alla riapertura dei mercati le cose vadano meglio per il nostro paese. Lo spread, cioè il differenziale, fra i buoni del tesoro decennali di casa nostra e quelli tedeschi ha superato i 280 punti base. Se si considera che un aumento dei tassi di interesse di cento punti base a regime comporta un aggravio di circa 20 miliardi, è evidente che la manovra economica recentemente partorita dal governo, con grandi polemiche interne, non è per nulla sufficiente neppure sotto il profilo quantitativo. In sostanza potrebbe rapidamente gonfiarsi e i liberisti di casa nostra (come Perotti e Zingales su Il Sole 24Ore) già premono per raggiungere il pareggio di bilancio totale in un solo anno con una manovra di proporzioni mai viste finora – ovvero del 4% del Pil, ben oltre i 60 miliardi di euro – a colpi di dismissioni della partecipazione statale in Eni, Enel, Poste, Finmeccanica e Rai.
Ma non c’è nessun particolare complotto contro il nostro paese. Semplicemente i celebratissimi mercati stanno esercitando la loro funzione, quella per la quale sono nati, ossia valutare il rischio, il che non significa naturalmente che ci prendano sempre. Se un paese comincia a traballare è il momento di vendere i titoli del suo debito pubblico. Se quel paese vuole continuare a piazzarli deve garantire agli investitori un rendimento sempre maggiore quanto più è il rischio cui si sottopongono. Le tre agenzie di rating moltiplicano le paure. Tra mercato e speculazione non c’è linea di demarcazione. Questo è il capitalismo finanziario. La maggiore trasparenza per i ribassisti come vuole la nostra Consob, in un paese ove le vendite allo scoperto sono pienamente lecite, sarebbe solo un pannicello caldo.
Vi è però da chiedersi che cosa in particolare giustifichi il nervosismo dei mercati nei nostri confronti. Le ragioni sono come al solito più d’una, un complesso di cose avrebbe detto Paolo Conte. Su tutte ne spiccano due: la decomposizione del berlusconismo e la intrinseca scarsa credibilità della manovra finanziaria. Quest’ultima in parte deriva dalla prima ragione, in larga parte per come è stata concepita dal Ministro dell’Economia, che pure dovrebbe essere il punto di riferimento dei mercati internazionali e garantire al berlusconismo di sopravvivere a Berlusconi stesso.
La crisi del berlusconismo ha anche il suo lato comico, in cui se ne dicono e se fanno di ogni – e Tremonti non è risparmiato -, ma più concretamente è rappresentato dallo sfarinamento del suo blocco sociale ed elettorale che le recenti elezioni amministrative, e per il loro verso, i referendum hanno messo impietosamente in luce. La stessa sentenza che condanna Berlusconi a risarcire la Cir di Debenedetti può essere vista come una riscrittura della storia del capitalismo italiano sia in senso contro fattuale (cosa sarebbe successo se Debenedetti avesse per tempo coronato il suo sogno di costruire il più grande gruppo editoriale italiano) che in senso fattuale (visto che lo spostamento di risorse e prestigio dall’uno all’altro dei contendenti non è di piccolo conto). Dall’insieme di queste vicende, il ruolo dello stato nazionale italiano come buon allocatore di investimenti finanziari stranieri ne risulta profondamente scosso.
La manovra tremontiana promette sfracelli e lacrime e sangue, ma a conti fatti convince poco le vestali del rigore finanziario. Essenzialmente perché buona parte di essa è caricata sulle spalle dei governi che verranno ed è affidata agli effetti che avrà la legge delega di riforma fiscale, i cui contenuti sono ancora indeterminati per quanto si annuncino pessimi per chi vive del solo reddito del proprio lavoro. Da qui la richiesta di anticiparla a tutti gli effetti. Ma una maggioranza e un governo costantemente sull’orlo di una crisi di nervi e in minoranza nel paese reale non danno affidamento per un’operazione così dura.
Per questo Napolitano alza la voce, e Bersani e Casini la raccolgono in quel di Bologna. L’ipotesi di un governo di unità nazionale, di una union sacrèe, magari con un passaggio di consegne da Tremonti a Monti – eterno candidato di queste operazioni – è quindi qualcosa di più di una folata estiva. L’accordo interconfederale che fa rientrare la Cgil nei giochi di una contrattazione senza democrazia vorrebbe costituire la base neocorporativa di una simile operazione. E’ la traduzione sul piano politico nazionale dell’errata convinzione per cui non si potrebbe fare altro che quello che la Ue ci dice di fare. La quale insiste e aggrava la sua strada rigorista aumentando il costo del denaro, mentre dall’altra parte dell’Oceano si discute addirittura di come splafonare il tetto dell’indebitamento che pure ha quasi raggiunto l’intero Pil statunitense.
Non è affatto detto che l’operazione vada in porto. Intanto però un certo risultato lo ha raggiunto. A quanto si sente, il decreto finanziario verrà accolto in parlamento da un’opposizione morbida, cui si accoderebbe persino un neo dialogante Di Pietro. Ma in questo modo si disperde quel vento di cambiamento che aveva cominciato a gonfiare le vele di una possibile alternativa. E’ quindi decisivo che a livello sociale non avvenga la stessa cosa. E che la sinistra del centrosinistra sappia indicare una strada alternativa di politica economica in Europa e in Italia. Le idee non mancano. Provare a metterle assieme non sarebbe male.
http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/da-tremonti-a-monti-non-e-la-soluzione-per-uscire-dalla-crisi
Il legale del premier: "La sentenza sarà rispettata, speriamo nel giudizio di Cassazione". Gli avvocati della società di De Benedetti avviano la procedura per il risarcimento di 560 milioni. Ed esclude ogni possibilità di intervento legislativo sul Lodo. Cir e Mondadori in rialzo a piazza Affari.
MILANO - "Fininvest pagherà e speriamo poi che riavrà i soldi indietro quando la Cassazione farà giustizia". Lo ha affermato il legale del premier e parlamentare del Pdl, Niccolò Ghedini, in merito alla sentenza sul risarcimento per la vicenda del Lodo Mondadori 1, spiegando che "certamente i giudici non sospenderanno" l'esecutività del provvedimento che ha condannato la Fininvest a pagare 560 milioni di euro alla Cir. E a una domanda nel merito della sentenza, il legale ha risposto: "Mi sarei stupito se i giudici avessero deciso il contrario". I legali della Cir hanno inoltrato, secondo l'agenzia Ansa, la richiesta di pagamento dei 560 milioni di risarcimento stabiliti nel secondo grado sul Lodo Mondadori, a Intesa Sanpaolo, capofila delle banche che hanno prestato la fideiussione di 806 mln a Fininvest. Secondo l'agenzia Asca, per la Cir sarà possibile incassare il risarcimento soltanto tra 10 giorni lavorativi. Calendario alla mano e salvo imprevisti, i 560 milioni di risarcimento arriveranno nella disponibilità dell'azienda entro fine mese.
La procedura, a questo punto, è avviata e non sono previsti nuovi tentativi di blocco. "Non c'è nessuna ipotesi di legge, lo escludo categoricamente", ha aggiunto Ghedini, in Tribunale a Milano per l'udienza Mediatrade, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano se era "in cantiere" qualche progetto di legge per intervenire sulla sentenza di sabato scorso. Anche se, secondo l'avvocato, la cosiddetta norma "salva-Fininvest" che era stata inserita in un primo tempo nella manovra economica e poi è stata ritirata, affermava comunque "un principio di civiltà".
"Giudici prevedibili". Sul dibattimento Mediatrade Ghedini ha affermato: "Speriamo che il Gup ci dia ragione, ma è statisticamente difficile, perché la prevedibilità qua a Milano è abbastanza evidente". La decisione del Gup dovrebbe arrivare dopo l'estate. L'avvocato ha aggiunto di aver sollevato nell'udienza di oggi la questione dell'incompetenza territoriale del tribunale di Milano a decidere e che a suo avviso la competenza è di Roma.
Borsa, Cir in rialzo. Acquisti sulla Cir a Piazza Affari, dopo che l'ondata ribassista aveva investito ieri anche il gruppo beneficiario della sentenza sul Lodo Mondadori. Il titolo, che ieri aveva perso il 7,21%, al giro di boa guadagnava il 2,83% a 1,7 euro. Leggera accelerazione anche per Mondadori, che a metà sessione segnava +1,25% a 2,27 euro. Rallenta Mediaset, che si ferma sulla parità. Scendono, infine, gli altri titoli della galassia De Benedetti: la holding Cofide cede il 2,41% e il gruppo Espresso l'1,22%.
Striscione: "Silvio non mollare". Intanto, alcuni tifosi del Milan hanno appeso uno striscione a Milanello, dove la formazione rossonera si è radunata per dare inizio alla stagione, con chiaro riferimento alla vicenda Mondadori: "Presidente, dai tuoi tifosi: non mollare!". Berlusconi ha annullato la sua presenza in segno di lutto per la scomparsa di Roberto Marchini 2, il militare italiano ucciso in Afghanistan. Ai tifosi risponde Adriano Galliani: "Il presidente Berlusconi mi ha incaricato di farvi sapere che non solo rimane ma lo fa con grande entusiasmo. Posso dire che non mollerà". Parole che rassicurano i sostenitori dopo le voci secondo cui la sentenza sul Lodo Mondadori avrebbe indotto il Cavaliere a vendere il club.
http://www.repubblica.it/economia/2011/07/12/news/lodo_mondadori_12_luglio-19020068/
▼ lug 13 (17)
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