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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 16/12/2014 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Marco Occhipinti in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 16 dicembre 2014
Oggi – Martedì 16 Dicembre – la Corte europea dei diritti dell’uomo ha trattato e deciso 11 casi in tema di diritti umani: ha emesso 6 sentenze a carico di Italia, Romania, Turchia, Moldavia e Bulgaria, accertandone la responsabilità per violazione dei diritti contenuti nella Convenzione europea. Mentre sono due i casi italiani, tutti per la condanna dell’Italia, diversamente in altri due casi inglesi il Regno Unito esce indenne dalle accuse mossegli.
Dei casi italiani, uno rappresenta il completamento di un procedimento già deciso, in cui il Giudice europeo aveva già accertato la responsabilità dell’Italia riservandosi di statuire sugli aspetti risarcitori e le spese; la pronuncia di oggi definisce proprio questo aspetto; il caso Ceni c. Italia era già stato deciso il 4 febbraio e aveva evidenziato un vuoto di tutela per la ricorrente che aveva stipulato un preliminare di vendita reso inefficace dalla revocatoria fallimentare eseguita contro il costruttore fallito.
L’altro caso italiano, D’Asta c. Italia , è un “ripetive case”, ossia è deciso da una formazione giudicante più modesta (la Commissione) ed è risolto con la mera applicazione di una giurisprudenza consolidata; la Corte europea ha perciò condannato l’Italia per un episodio di espropriazione indiretta di un terreno agricolo a Casteltermini, in provincia di Agrigento, che il Comune, senza alcun titolo valido, aveva trattato come proprio ed edificato.
Chbihi Loudoudi and Others v. Belgium 52265/10 2 Brahim Chbihi Loudoudi e Loubna Ben Said sono una coppia sposata che vorrebbe adottare in Belgio la nipote Kamar Badiaoui, originaria del Marocco. Fra loro esiste già un rapporto legalmente riconosciuto: è la Kafala, un istituto originario del diritto islamico che consiste in una forma di tutela sul minore. Tuttavia né l’atto di adozione in Belgio, né il precedente atto di Kafala ritualmente perfezionato in Marocco, sono riconosciuti dai giudici belgi. Oggi i ricorrenti si rivolgono a Strasburgo denunciando un’indebita e discriminatoria ingerenza del Belgio nella loro vita familiare e la conseguente incertezza per la loro nipote, la quale per alcuni mesi è stata priva di qualsiasi permesso di soggiorno; infine, contestano l’assenza del gratuito patrocinio, prescritto dalla Convenzione europea, durante l’appello davanti ai giudici belgi. La Corte europea, tuttavia, ha disconosciuto le loro ragioni. Articolo 6
Nessuna violazione dell’Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (Articolo 8 - obblighi positivi; Articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare; Il rispetto della vita privata)
Nessuna violazione dell’Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (Articolo 8 - obblighi positivi; Articolo 8-1 - Il rispetto della vita privata)
Nessuna violazione dell’Articolo 14 + 8 - Divieto di discriminazione (Articolo 14 - Discriminazione) (Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare; Articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare; Il rispetto della vita privata)
Dimcho Dimov v. Bulgaria 57123/08 3 Dimcho Yordanov Dimov è un detenuto bulgaro costretto per nove giorni consecutivi a letto, con polsi e caviglie legati; tre volte al giorno era liberato per usare il bagno e consumare i pasti. La drastica misura voleva prevenire atti di autolesionismo, secondo le intenzioni dichiarate dal Sign. Dimov e da lui ritrattate già al secondo giorno di immobilità. Oggi denuncia a Strasburgo quel trattamento come inumano e degradante, lamenta indagini inefficaci dell’autorità pubblica su quell’episodio, le resistenze dell’istituto penitenziario a fornire ai suoi difensori i documenti relativi a quei nove giorni, l’intromissione degli agenti penitenziari nella sua corrispondenza e, infine, l’impossibilità di contattare la Corte europea a spese dell’Istituto penitenziario. Articolo 3
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (Articolo 3 - trattamento inumani) (aspetto sostanziale)
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (Articolo 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Violazione dell’Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (Articolo 8-1 - Rispetto della corrispondenza)
Nessuna Violazione dell’Articolo 34 - le domande individuali (Articolo 34 - ostacolare l'esercizio del diritto di petizione)
Ceni v. Italy 25376/06 2 Rolanda Ceni è una cittadina italiana che ha visto invalidato il contratto preliminare con cui si impegnava ad acquistare un appartamento, in ragione del fallimento del costruttore e della revocatoria fallimentare esperita dal curatore. La Corte europea si è già pronunciata in suo favore, il 4 Febbraio 2014, accertando una violazione del suo diritto di proprietà e l’assenza di rimedi interni per ottenere una qualche tutela, ma contestualmente ha rimesso alla parti di trovare un accordo sugli aspetti patrimoniali e, nel caso ciò non fosse avvenuto, di decidere essa stessa. Oggi la Corte ha sciolto quella riserva ed ha ordinato il pagamento da parte dello Stato italiano di 50.000 € per danni materiali e morali, e 15.000 € per onorari e spese legali, in favore della ricorrente. Articolo 41 Danno patrimoniale e non patrimoniale - aggiudicato (Articolo 41 - il danno non patrimoniale; Danno patrimoniale)
Dmitrijevs v. Latvia 49037/09 3 Sergejs Dmitrijevs è un cittadino lettone condannato a morte, pena poi convertita in 15 anni di reclusione, per omicidio e rapina aggravati. Dopo un primo periodo di carcere duro (un’ora d’aria al giorno, accesso limitato a infermeria, biblioteca, mensa e spaccio) egli è trasferito e la sua pena è graduata in favore di un regime meno severo. Tuttavia, un successivo trasferimento lo porterà nel carcere di Daugavpils, dove viene sottoposto nuovamente al regime di carcere duro, per 18 giorni. Oggi il Sign. Dmitrijevs denuncia l’ingiustizia del trattamento subito in quei 18 giorni e l’impossibilità di ottenere un risarcimento in Lettonia. Articolo 3
Nessuna violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (Articolo 3 - trattamento degradante; Trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Violazione dell’Articolo 13 - Diritto ad un ricorso effettivo (Articolo 13 - rimedio efficace)
Buzadji v. the Republic of Moldova 23755/07 3 Petru Buzadji è un imprenditore moldavo che è accusato di frode quale ex dirigente di una società pubblica. In pendenza del processo, è sottoposto per 10 mesi a limitazione della propria libertà personale: prima detenuto cautelarmente in carcere, poi agli arresti domiciliari. Oggi lamenta l’ingiustizia di quelle misure, non adeguatamente motivate dai giudici moldavi e del tutto non necessarie nel suo caso, essendo un noto imprenditore con famiglia e sempre, pienamente, collaborativo con le autorità inquirenti. Articolo 5 Violazione dell’Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (Articolo 5-3 - Ragionevolezza di custodia cautelare)
Mehmet Fidan v. Turkey 64969/10 3 Mehmet Fidan è un cittadino turco che partecipa il 14 Febbraio 2009 ad una manifestazione a Şırnak e ne esce sotto arresto per distruzione, uso di armi e affiliazione all’organizzazione illegale PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan). Durante la detenzione sarebbe stato colpito all’orecchio destro, con lesioni certificate da un referto medico. A nulla vale segnalare l’accaduto all’autorità: la sua denuncia è presto archiviata. Oggi il Sign. Fidan lamenta le violenze subite, l’inefficacia delle indagini svolte dall’autorità turca su quelle violenze e la sostanziale impunità delle stesse. Articolo 3
Horncastle and Others v. the United Kingdom 4184/10 2 Michael Christopher Horncastle, David Lee Blackmore, Abijah Marquis e Joseph David Graham sono tutti detenuti inglesi: i primi due sono stati condannati per lesioni dolose gravi sulla base di una dichiarazione scritta rilasciata dalla vittima, la quale tuttavia è morta prima di essere sentita in processo; gli altri due per sequestro di persona e violenze su una donna, sulla base anche loro di una dichiarazione scritta che la vittima non ha confermato in processo, per timore di una ritorsione. I ricorrenti hanno sostenuto che le loro condanne siano state contrarie al diritto alla difesa, nella misura in cui la Convenzione europea sancisce il diritto dell’imputato a controinterrogare chi rilascia dichiarazione (decisive) nei suoi confronti. I loro argomenti non sono stati accolti tuttavia dalla Corte europea, che ha escluso la violazione dei loro diritti. Nessuna Violazione dell’Articolo 6 + 6-3-d - Diritto ad un processo equo (Articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo) (Articolo 6 - Diritto a un equo processo; Articolo 6-3-d - Audizione di testimoni)
Ibrahim and Others v. the United Kingdom 50541/08, 50571/08, 50573/08,
40351/09
Case report Il 21 Luglio 2005 fallisce un attentato suicida a Londra; i tre attentatori somali sono catturati ed interrogati, nelle forme previste dal Terrosim Act del 2000: non gli è consentita alcuna assistenza legale. Le loro dichiarazione, rilasciate davanti agli agenti di polizia, verranno usate in processo come prove e mineranno la credibilità della loro difesa: prima avevano negato la partecipazione all’attentato, poi in processo avevano sostenuto che erano coinvolti sì, ma in un attentato dimostrativo, nel quale – come accaduto realmente – non doveva esplodere alcun ordigno. Il quarto ricorrente, invece, si è autoincriminato mentre era interrogato dagli investigatori in qualità di testimone (e non indagato) e in assenza del suo avvocato: invece di avvisarlo che le sue dichiarazioni potevano essere usate contro di lui, gli agenti hanno proseguito l’esame e tali dichiarazioni gli sono valse la condanna in processo. I quattro ricorrenti accusano il Regno Unito di aver loro negato l’assistenza legale durante gli interrogatori e di aver utilizzato le dichiarazioni rese in assenza dei loro avvocati come prove in processo. La Corte europea, tuttavia, ha escluso qualunque violazione dell’equo processo da parte del Regno Unito. Nessuna Violazione dell’Articolo 6 + 6-3-c - Diritto ad un processo equo (Articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo) (Articolo 6 - Diritto a un equo processo; Articolo 6-3 - Diritti della difesa; Articolo 6-3-c - Difesa attraverso l'assistenza legale)
Nessuna Violazione dell’Articolo 6 + 6-3-c - Diritto ad un processo equo (Articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo) (Articolo 6 - Diritto a un equo processo; Articolo 6-3 - Diritti della difesa; Articolo 6-3-c - Difesa attraverso l'assistenza legale)
D’Asta v. Italy 26010/04 3 Articolo 1 Prot. 1 Violazione dell’Articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Tutela della proprietà (Articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 -. Rispetto dei beni)
Buti and Others v. Romania 11472/07, 68568/10, 70670/10, 71506/10, 2804/12 3 Articolo 6
Violazione dell’Articolo 6 - Diritto ad un processo equo (Articolo 6 - procedimento di esecuzione; Articolo 6-1 - Accesso al tribunale; Tempo ragionevole)
Violazione dell’Articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Tutela della proprietà (Articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 -. Rispetto dei beni)
Onar v. Turkey 13160/07 3 Articolo 6
Violazione_dell’Articolo_6 - Diritto ad un processo equo (Articolo 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - accesso alla giustizia)
Nella rassegna delle sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data Martedì 16 Dicembre 2014, per ciascuna, è stato riproposto:
Belgio Bulgaria Italia Lettonia Moldavia Regno Unito Romania Turchia Tutte le sentenze	2014-12-16
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References: Articolo 6
 Articolo 8
 Articolo 8
 Articolo 8
 Articolo 3
 Articolo 41
 Articolo 3
 Articolo 5
 Articolo 3
 Articolo 6
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 Articolo 1
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