Source: http://www.studiomainini.com/2019/07/
Timestamp: 2019-08-22 14:36:10+00:00

Document:
Luglio, 2019 | Studio Mainini & Associati
Il Tribunale dell’Unione Europea ha confermato la decisione dell’Ufficio Europeo per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) in cui si stabiliva l’annullamento del marchio comunitario di Adidas, che consiste in “tre strisce parallele applicate in qualsiasi direzione”.
La vicenda risale al 2013, quando il noto brand di scarpe e abbigliamento aveva depositato avanti l’EUIPO una domanda di registrazione del celebre marchio figurativo composto dalle “tre strisce”, come qui rappresentato:
Il marchio, inizialmente registrato nel 2014, è stato, però, oggetto di un’istanza di dichiarazione di nullità depositata da un’impresa belga produttrice di scarpe che si era vista rifiutare un marchio a due strisce perché troppo simile a quello Adidas.
Nel 2016 la divisione di annullamento dell’EUIPO ha accolto la domanda di dichiarazione di nullità presentata contro il marchio Adidas, sulla base del rilievo che questo fosse privo di carattere distintivo, sia intrinseco, sia acquisito in seguito all’uso.
L’art. 7, par. 1 lett. b) del Regolamento n. 207/2009 sui marchi comunitari stabilisce, infatti, che sono esclusi dalla registrazione i marchi privi di carattere distintivo. D’altro canto, l’art. 52 dello stesso Regolamento statuisce che, qualora un marchio comunitario sia stato registrato in contrasto con l’art. 7 par. 1 lett. b) non può esser dichiarato nullo se, in seguito all’uso che ne è stato fatto, dopo la registrazione ha acquisito carattere distintivo per i prodotti e servizi per i quali è registrato.
Proprio su questo punto di diritto, la Adidas AG ha fondato il ricorso che ha presentato dinanzi all’EUIPO contro la decisione di annullamento del proprio marchio. Non ha contestato l’assenza di carattere distintivo intrinseco del marchio controverso, ma, al contrario, ha sostenuto che questo aveva acquisito un carattere distintivo in seguito all’uso.
Nonostante ciò, nel 2017, la seconda commissione di ricorso dell’EUIPO ha respinto il ricorso, confermando la valutazione della divisione di annullamento.
Da ultimo, la Adidas ha presentato ricorso al Tribunale dell’Unione Europea contro tale decisione dell’EUIPO. Ma, di nuovo, con sentenza del 19 giugno 2019, il Tribunale UE ha respinto il ricorso proposto da Adidas AG, confermando la decisione impugnata.
Il Tribunale del Lussemburgo, dopo aver esaminato gli elementi di prova prodotti dalla ricorrente, ha stabilito che la Adidas non aveva dimostrato che il proprio marchio avesse acquisito, in tutta l’Unione Europea, un carattere distintivo in seguito all’uso che ne è stato fatto. Infatti, le prove addotte a conferma della riconoscibilità del suo marchio riguardavano soltanto cinque Paesi dell’Unione Europea e quindi non risultava rispettato il requisito della copertura totale degli stati membri dell’Unione.
Di conseguenza, la commissione di ricorso ha ritenuto che il marchio controverso dovesse essere dichiarato invalido perché registrato in violazione dell’articolo 7, par. 1, lett. b) del Regolamento sui marchi comunitari, in quanto privo di carattere distintivo, sia intrinseco sia acquisito in seguito all’uso.
Gli effetti di tale sentenza sono stati subito evidenti sul piano borsistico. Al momento della pronuncia, infatti, il titolo della società, che veniva da un lungo periodo di crescita, è immediatamente crollato in borsa.
Ad oggi, non resta che attendere di sapere se la Adidas deciderà di fare appello alla Corte di Giustizia Europea per continuare a far valere le proprie ragioni.
19 giugno 2019 (*)
Nella causa T‑307/17,
adidas AG, con sede a Herzogenaurach (Germania), rappresentata da I. Fowler e I. Junkar, solicitors,
Marques, con sede a Leicester (Regno Unito), rappresentata da M. Treis, avvocato,
Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), rappresentato da M. Rajh e H. O’Neill, in qualità di agenti,
Shoe Branding Europe BVBA, con sede a Oudenaarde (Belgio), rappresentata da J. Løje, avvocato,
avente ad oggetto un ricorso proposto contro la decisione della seconda commissione di ricorso dell’EUIPO del 7 marzo 2017 (procedimento R 1515/2016-2), relativa ad un procedimento di dichiarazione di nullità tra la Shoe Branding Europe e l’adidas,
composto da S. Gervasoni, presidente, L. Madise, R. da Silva Passos, K. Kowalik‑Bańczyk (relatrice) e C. Mac Eochaidh, giudici,
visto il ricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale il 18 maggio 2017,
visto il controricorso dell’EUIPO depositato presso la cancelleria del Tribunale il 10 agosto 2017,
visto il controricorso dell’interveniente depositato presso la cancelleria del Tribunale il 12 luglio 2017,
vista l’ordinanza del 5 dicembre 2017 con cui la Marques è stata ammessa a intervenire a sostegno delle conclusioni della ricorrente,
vista la memoria di intervento della Marques depositata presso la cancelleria del Tribunale il 22 gennaio 2018,
viste le osservazioni della ricorrente depositate presso la cancelleria del Tribunale il 19 febbraio 2018,
viste le osservazioni dell’EUIPO depositate presso la cancelleria del Tribunale il 28 febbraio 2018,
viste le osservazioni dell’interveniente depositate presso la cancelleria del Tribunale il 28 febbraio 2018,
in seguito all’udienza del 24 gennaio 2019,
18 Emerge pertanto dall’articolo 7, paragrafo 3, e dall’articolo 52, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009 che, nell’ambito di un procedimento di dichiarazione di nullità, l’assenza di carattere distintivo intrinseco di un marchio registrato non comporta la nullità di detto marchio se quest’ultimo ha acquisito un carattere distintivo in seguito all’uso che ne è stato fatto, prima della sua registrazione o tra la sua registrazione e la data della domanda di nullità [v., in tal senso, sentenza del 14 dicembre 2017, bet365 Group/EUIPO – Hansen (BET 365), T‑304/16, EU:T:2017:912, punto 23 e giurisprudenza ivi citata].
Sulla prima parte, vertente sull’ingiustificata esclusione di taluni elementi di prova
Sulla prima censura, vertente sull’erronea interpretazione del marchio controverso
34 Tuttavia, anche prima dell’entrata in vigore del regolamento di esecuzione 2017/1431, il Tribunale ha riconosciuto che un segno designato come marchio figurativo poteva consistere in una serie di elementi che si ripetono regolarmente [v., in tal senso, sentenza del 9 novembre 2016, Birkenstock Sales/EUIPO (Raffigurazione di un motivo di linee ondulate incrociate), T‑579/14, EU:T:2016:650, punti 43, 49, 53 e 62]. Pertanto, fino all’entrata in vigore del regolamento di esecuzione 2017/1431, un marchio a motivi poteva essere registrato come marchio figurativo, qualora si trattasse di un’immagine [v., in tal senso, sentenza del 19 settembre 2012, Fraas/UAMI (motivo a quadri di colore grigio chiaro, grigio scuro, beige, rosso scuro e marrone), T‑326/10, non pubblicata, EU:T:2012:436, punto 56].
Sulla seconda censura, vertente sull’erronea applicazione della «legge delle varianti autorizzate»
72 Dall’altro lato, contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, occorre considerare che, in presenza di un marchio estremamente semplice, anche modifiche minori apportate a detto marchio possono costituire variazioni non trascurabili, di modo che la forma modificata non potrà essere considerata come complessivamente equivalente alla forma registrata di tale marchio. Infatti, più un marchio è semplice, meno è idoneo ad avere un carattere distintivo e più un cambiamento a tale marchio può incidere su una delle sue caratteristiche essenziali e alterare pertanto la percezione di tale marchio da parte del pubblico pertinente (v., in tal senso e per analogia, sentenza del 13 settembre 2016, Rappresentazione di un poligono, T‑146/15, EU:T:2016:469, punti 33 e 52 e giurisprudenza ivi citata).
85 In quarto luogo, la ricorrente e l’associazione interveniente fanno valere che l’approccio della commissione di ricorso – consistente nel prendere in considerazione il grado di semplicità o complessità del marchio e nel constatare l’assenza di equivalenza del segno utilizzato quando lo schema dei colori è invertito – non tiene debitamente conto del principio, di cui all’articolo 4 del regolamento n. 207/2009, secondo cui tutti i segni riproducibili graficamente possono costituire, in linea di principio, marchi dell’Unione europea. Secondo le stesse, un simile approccio comporterebbe che alcuni segni, come quelli costituiti da un motivo o registrati in bianco e nero e, in seguito, utilizzati in vari formati e in diversi colori, sarebbero automaticamente esclusi dalla tutela di cui godono i marchi dell’Unione europea.
Sulla seconda parte, vertente su un errore di valutazione circa l’acquisizione di un carattere distintivo in seguito all’uso
Sulla pertinenza degli elementi di prova prodotti
Sulla prova dell’uso del marchio controverso e dell’acquisizione da parte dello stesso di un carattere distintivo in tutta l’Unione
Il Comunicato Ufficiale n°1 del 2 luglio u.s., la F.I.G.C. ha dato ulteriore attuazione al progetto di affidare la conduzione tecnica delle squadre giovanili esclusivamente ad istruttori qualificati.
In ossequio alle modifiche apportate nel 2018 alla parte II del Regolamento Settore Tecnico (C.U. FIGC n° 69 del 13.06.2018), La Federazione ha infatti stabilito con il primo Comunicato Ufficiale della stagione sportiva 2019/2020:
PER L’ATTIVITA’ DI BASE (Art. 1.1. lett. c – Conduzione tecnica delle squadre):
“Le Società che svolgono attività di Settore Giovanile e Scolastico in almeno una delle categorie di base (Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti) devono tesserare un Responsabile Tecnico dell’Attività di Base, con qualifica federale UEFA (UEFA PRO, UEFA-A, UEFA-B, UEFA Grassroots C) o Istruttore Giovani Calciatori (ante 1998) o Allenatore di III Categoria (ante 1998) rilasciata dal Settore Tecnico.”
Inoltre, a partire dalla stagione sportiva 2020/2021: “le Società che svolgono attività nelle categorie Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti devono tesserare per ogni categoria di base almeno un allenatore con qualifica federale UEFA (UEFA PRO, UEFA-A, UEFA-B, UEFA Grassroots C) o Istruttore Giovani Calciatori (ante 1998) o Allenatore di III Categoria (ante 1998) rilasciata dal Settore Tecnico.”
Infine, nell’interesse dei più piccoli, la FIGC ha altresì decretato che: “Le squadre delle categorie Piccoli Amici e Primi Calci potranno essere allenate anche dai Preparatori Atletici qualificati dal Settore Tecnico o Laureati in Scienze Motorie o Diplomati ISEF. Il Responsabile Tecnico dell’Attività di Base, nell’ambito dell’attività della stessa società, può anche svolgere la funzione di Allenatore per le squadre giovanili o delle categorie di base della società; Il tesseramento del Responsabile Tecnico e dei Tecnici previsti deve essere effettuato e formalmente comunicato entro l’inizio dell’attività ufficiale.”.
PER L’ATTIVITA’ GIOVANILE AGONISTICA (Art 2.1. lett. f – Conduzione tecnica delle squadre):
U15 regionali: “Le squadre che partecipano al Campionato Regionale Giovanissimi hanno l’obbligo di utilizzare un allenatore abilitato dal Settore Tecnico con qualifica federale UEFA (UEFA PRO, UEFA-A, UEFA-B, UEFA Grassroots-C) o Istruttore Giovani Calciatori (ante 1998) o Allenatore di III Categoria (ante 1998), iscritto nei ruoli ufficiali dei tecnici e regolarmente tesserato per la stagione sportiva in corso. Il tesseramento dell’allenatore deve essere effettuato e formalmente comunicato entro l’inizio del campionato.”
U15 provinciali: “Le squadre che partecipano al Campionato Provinciale o Locale Giovanissimi hanno l’obbligo di utilizzare un allenatore abilitato dal Settore Tecnico con qualifica federale UEFA o Istruttore Giovani Calciatori (ante 1998) o Allenatore di III Categoria (ante 1998), iscritto nei ruoli ufficiali dei tecnici e regolarmente tesserato per la stagione sportiva in corso. Il tesseramento dell’allenatore deve essere effettuato e formalmente comunicato entro l’inizio del campionato.“
Alla norma sopra riportata, la FIGC ha aggiunto SOLO per la categoria U15 provinciali che: “In presenza di casi particolari e di comprovate necessità, il Presidente del Comitato Regionale LND territorialmente competente, in accordo con il Presidente Regionale dell’AIAC, può presentare richiesta al Presidente del Settore Giovanile e Scolastico per l’utilizzo di tecnici non qualificati che abbiano comunque frequentato corsi CONI-FIGC. Le richieste pervenute verranno trasmesse al Settore Tecnico, con parere del Presidente del Settore Giovanile e Scolastico, per le relative determinazioni”.
I precetti sopra riportati intendono incidere “operativamente” sulla cura e sullo sviluppo delle categorie giovanili: l’obiettivo primario è infatti affidare la gestione e la conduzione tecnica di TUTTE le squadre giovanili a personale competente in grado di Educare i più giovani sia sotto il profilo Calcistico sia sotto quello Sportivo.
Avv. Alessio Biraghi

References: sentenza 
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