Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-2309-del-30-01-2017
Timestamp: 2020-07-12 00:01:05+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 2309 del 30/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2309 del 30/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 30/01/2017, (ud. 09/12/2016, dep.30/01/2017), n. 2309
A.T., domiciliato in (OMISSIS), presso la Corte di
Cassazione, rappresentato e difeso dall’avv. Ernesto Rognoni, per
mandato a margine del ricorso, che dichiara di voler ricevere le
comunicazioni relative al processo al fax n. (OMISSIS) e alla p.e.c.
ernesto.rognoni.ordineavvocatigenova.it;
C.L., elettivamente domiciliata in Roma, Lungotevere dei
Mellini 7, presso lo studio dell’avv. Zaccagnini Lucia, dalla quale
è rappresentata e difesa, unitamente all’avv. Amedeo Pio Olcese,
per procura speciale in calce al controricorso, con dichiarazione di
luciazaccagnini.ordineavvocatiroma.org e al fax n. 06/3203837;
avverso la sentenza n. 24/2014 della Corte di appello di Genova,
emessa il 21 febbraio 2014 e depositata il 6 marzo 2014, n. R.G.
653/2013.
Rilevato che in data 18 ottobre 2016 è stata depositata relazione ex
art. 380 bis c.p.c., che qui si riporta;
1. II Tribunale di Genova, con sentenza n. 2943 del 2013, successiva alla precedente sentenza non definitiva n. 4124 del 2011, che aveva dichiarato la cessazione degli effetti. civili del matrimonio contratto da T.A. e C.L., ha posto a carico del signor T. un assegno divorzile della misura di Euro 700 mensili.
2. Avverso tale sentenza, ha proposto appello il signor T. chiedendo la revoca o la riduzione dell’assegno divorzile. La Corte d’appello, tenendo conto della riduzione della capacità lavorativa subita nel 2008 dal ricorrente a seguito di un infarto e in considerazione della breve durata del matrimonio (contratto nel 1997 con convivenza dei coniugi sino alla separazione del 2002), ha ridotto a 400 Euro l’assegno divorzile.
3. Il signor T. ricorre per Cassazione affidandosi a quattro motivi di impugnazione:
a) Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 112, 115 e 116 c.p.c., nonchè della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 9. In relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3: il ricorrente critica la Corte distrettuale di Genova per non aver ammesso le istanze istruttorie richieste e che avrebbero dato prova delle condizioni economiche della signora C. al fine di escludere il suo diritto all’assegno divorzile.
b) Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti. In relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5: il ricorrente lamenta che la sentenza determini l’assegno divorzile tenendo in considerazione unicamente la situazione economica del signor T., senza alcuna comparazione delle condizioni economiche di entrambi i coniugi.
C) Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., art. 2697 c.c. e della L. n. 898 del 1970, art. 5. In relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3: il ricorrente ritiene che la C. non abbia provato la mancanza dei mezzi di sostentamento.
d) Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti. In relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.
4. Si difende C. con controricorso.
5. Tutti i motivi di ricorso ripetono sostanzialmente le medesime doglianze già prese in esame, da parte della Corte d’appello, che le ha ritenute parzialmente fondate e ha ridotto l’assegno divorzile determinato in primo grado in favore della signora C.. Nella motivazione la Corte di appello ha dato atto della percezione di un reddito consistente da parte del T. anche dopo l’infarto subito nel 2008 (redditi dichiarati nel 2010 123.279 Euro lordi l’anno; redditi dichiarati nel 2011 e 2012 rispettivamente 106.092 e 93.444 Euro lordi annui) ma anche della sua domanda di pensionamento anticipato conseguente alla dichiarazione di inabilità permanente. Inoltre ha ritenuto non adeguatamente valutata la breve durata del matrimonio. Quanto alle condizioni reddituali e patrimoniali della C. la Corte ha dato atto della mancanza di prove circa la percezione di redditi da lavoro e patrimoniali e ha conseguentemente valutato che la C., oltre al beneficio dell’assegno di mantenimento, possa contare solo sulla disponibilità dell’appartamento della madre e sull’aiuto economico della sua famiglia. Su tali presupposti la Corte ha motivatamente ritenuto meramente esplorative le richieste istruttorie avanzate dal T. e corrispondente a una misura modesta ma adeguata la fissazione di un assegno di 400 Euro mensili.
6. Il ricorso deve pertanto ritenersi inammissibile e comunque infondato perchè diretto a una riedizione del giudizio di merito compiuto dalla Corte di appello nel rispetto dei criteri normativi e giurisprudenziali in materia di assegno divorzile.
7. Sussistono pertanto í presupposti per la discussione in camera di consiglio del ricorso e se la presente relazione verrà condivisa dal Collegio per la dichiarazione di inammissibilità o il rigetto del ricorso.
La Corte, letta la memoria difensiva del ricorrente che non apporta ulteriori elementi di valutazione, condivide la relazione sopra riportata e rileva in particolare che la Corte di appello ha motivato ampiamente e logicamente il rigetto delle richieste istruttorie ritenendole di carattere meramente esplorativo in assenza di qualsiasi concreta deduzione circa l’esistenza di fonti di reddito non dichiarate dalla C.;
ritiene pertanto che il ricorso debba essere respinto con condanna del ricorrente alle spese del giudizio di cassazione.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in Euro 3.500, di cui 100 per spese. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dell’art. 13, comma 1 bis, dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio del, 9 dicembre 2016.

References: Sentenza 
 sentenza 

art. 380
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 sentenza 
 art. 2697
 art. 5
 art. 13
 art. 13