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Timestamp: 2020-08-05 17:18:57+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26254 del 19/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26254 del 19/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 19/12/2016, (ud. 21/09/2016, dep.19/12/2016), n. 26254
sul ricorso 18620/2012 proposto da:
R.P., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA
dall’avvocato ANTONIA TUNDO, giusta procura speciale in calce al
AGENZIA DELLE ENTRATE – DIREZIONE PROVINCIALE BRESCIA, in persona del
MINISTERO FINANZE;
avverso la sentenza n. 115/64/2011 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
12/04/2011 depositata il 07/06/2011;
Il contribuente, assumendo di svolgere l’attività di consulente tecnico alimentare senza autonoma organizzazione, ricorre per la cassazione della sentenza della CTR – Lombardia (sez. Brescia), laddove aveva confermato il rigetto della domenda di rimborso dell’IRAP versata per gli anni d’imposta 1998-2002. L’Agenzia delle entrate si è difende con controricorso, mentre il Ministero dell’economia e delle finanze resta intimato.
Preliminarmente, si rileva la carenza di legittimazione processuale dell’altro soggetto evocato dinanzi a questa Corte, il Ministero dell’economia e delle finanze, che non è stato parte nel giudizio di merito (v. sentenza di appello) ed è oramai estraneo al contenzioso tributario dopo la creazione delle agenzie fiscali. La chiamata ministeriale in sede di cassazione è, dunque, inammissibile e il ricorso va esaminato unicamente riguardo all’Agenzia delle entrate che è la sola a essere legittimamente intimata.
Indi, premesso che il primo motivo di ricorso è manifestamente inammissibile denunciando – senza alcuna specificazione – la generica “violazione e falsa applicazione di norme di diritto”, è invece manifestamente fondato il secondo motivo che denuncia la contraddizione logica esistente tra la rilevazione di esborsi per soli Euro 8.700 circa e di ammortamenti per appena Euro 2.500 circa.
Riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità sole se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive (SU., 9451/2016).
Per far sorgere l’obbligo di pagamento del tributo è necessaria, infatti, “l’esistenza di un apparato che non sia sostanzialmente ininfluente, ovverosia di un quid pluris che secondo il comune sentire, del quale il giudice di merito è portatore ed interprete, sia in grado di fornire un apprezzabile apporto al professionista”. Ovverosia “si deve… trattare di un qualcosa in più la cui disponibilità non sia, in definitiva, irrilevante perchè capace… di rendere più efficace o produttiva l’attività” (ult. cit.).
Il che rende indispensabile un’indagine del tutto omessa dal giudice del merito perchè egli, nell’esaminare i fatti di prova, si è praticamente limitato ad enunciare il giudizio nel quale consiste la sua valutazione, ma questo è il solo contenuto “statico” della complessa dichiarazione motivazionale, dovendo il giudicante anche descrivere il processo cognitivo attraverso il quale è passato dalla sua situazione di iniziale ignoranza dei fatti alla situazione finale costituita dal giudizio, che rappresenta il necessario contenuto “dinamico” della dichiarazione stessa. (Se. 6-5, 15964/2016).
La sentenza d’appello va, pertanto, cassata con rinvio al giudice competente che, in diversa composizione, procederà a nuovo e motivato esame e regolerà anche le spese del giudizio di legittimità. Nessuna statuizione sulle spese va adottata nel rapporto processuale con contro il Ministero dell’economia e delle finanze, che non ha spiegato difese.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso contro il Ministero dell’economia e delle finanze; dichiara inammissibile il primo motivo di ricorso contro l’Agenzia delle entrate, accoglie il secondo, cassa la sentenza d’appello e rinvia, anche per le spese, alla CTR – Lombardia (sez. Brescia) in diversa composizione.

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