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Timestamp: 2017-08-18 05:08:40+00:00

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IL MINISTRO DELLA SAUTE RISPONDE AL QUESTION TIME SULLA PROCREAZIONE ASSISTITA ETEROLOGA – Sì alla famiglia
IL MINISTRO DELLA SAUTE RISPONDE AL QUESTION TIME SULLA PROCREAZIONE ASSISTITA ETEROLOGA
da Sì alla famiglia | Ott 29, 2014 | sì jus |
Nel pomeriggio del 29 ottobre il ministro della Salute Lorenzin ha risposto alla question time – interrogazione con risposta urgente nell’aula della Camera – proposta dalla on. Roccella sulla disciplina della procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo dopo la sentenza della Corte costituzionale. Pubblichiamo l’interrogazione e il resoconto della risposta del ministro e della replica dell’on. Roccella. Viene confermata con evidenza la necessità di una regolamentazione per legge della materia, e al tempo stesso la divergenza fra la volontà del ministro di pervenirvi e la volontà del governo che va nella direzione opposta.
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, il Ministro della salute, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dello sviluppo economico.
(Iniziative per monitorare la situazione determinatasi a seguito della sentenza n. 162 del 2014 della Corte costituzionale relativa alla fecondazione eterologa – n. 3-01120)
PRESIDENTE. L’onorevole Roccella ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01120, concernente iniziative per monitorare la situazione determinatasi a seguito della sentenza n. 162 del 2014 della Corte costituzionale relativa alla fecondazione eterologa (Vedi l’allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), per un minuto.
EUGENIA ROCCELLA. Signor Presidente, noi che abbiamo firmato questa interrogazione…
PRESIDENTE. Colleghi, sta parlando l’onorevole Roccella. Prego.
EUGENIA ROCCELLA. Come dicevo al Ministro, noi che abbiamo firmato questa interrogazione sappiamo benissimo che il Ministro è stato il primo a sottolineare come, dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha introdotto la possibilità della fecondazione eterologa in Italia, fosse sostanzialmente necessaria una legge, una regolazione di legge per integrare i numerosi vuoti legislativi che aveva prodotto, in realtà, la sentenza della Corte costituzionale. Nonostante questo, il decreto presentato dal Ministro non ha avuto, poi, corso…
EUGENIA ROCCELLA. …ma il Consiglio dei ministri, in realtà, ha indicato lo stesso la necessità di una strada legislativa, anche se parlamentare, non governativa.
PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Roccella.
EUGENIA ROCCELLA. Le regioni, però, sono andate avanti da sole e oggi ci troviamo in una situazione stranissima, una situazione con un accordo…
PRESIDENTE. Onorevole Roccella, deve concludere, purtroppo il tempo è tiranno.
EUGENIA ROCCELLA. Il tempo è tiranno, va bene…
PRESIDENTE. Magari nella replica, onorevole Roccella.
EUGENIA ROCCELLA. Nella replica, d’accordo.
PRESIDENTE. Grazie. Il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
BEATRICE LORENZIN, Ministro della salute. Signor Presidente, come ho già avuto modo di riferire in quest’Aula nel mese di luglio, il tema sollevato dagli interroganti mi sta particolarmente a cuore, in quanto coinvolge la condizione delle coppie affette da infertilità e sterilità, ed è proprio nell’interesse di queste coppie che ritengo assolutamente necessario che la sentenza n. 162 del 2014 della Corte costituzionale sia attuata in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale.
A tale riguardo, ricordo che gli uffici del mio Dicastero hanno predisposto uno schema di decreto-legge volto a disciplinare organicamente la materia della procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, al fine di garantire – lo ribadisco – in modo uniforme su tutto il territorio nazionale la sicurezza e la qualità delle relative procedure, a garanzia delle salute di tutti i soggetti coinvolti.
Come è noto, tuttavia, il Governo ha ritenuto di non intervenire con un provvedimento d’urgenza, rimettendo, invece, la questione all’iniziativa parlamentare, attesa la delicatezza della materia anche sotto il profilo etico; iniziativa parlamentare che ho già caldeggiato con la nota inviata ai capigruppo parlamentari nel mese di agosto e la cui urgenza colgo l’occasione in questa sede di ribadire.
Ricordo che nella proposta di decreto-legge era, in particolare, prevista l’istituzione di un registro nazionale dei donatori, indispensabile per garantire la tracciabilità donatore-nato a livello nazionale, nonché per conteggiare e monitorare il numero di nati da un medesimo donatore, al fine di non superare il numero massimo, da stabilirsi sempre a livello nazionale.
Nel mio provvedimento non era, invece, previsto – e rispondo all’interrogazione che mi è giunta – il limite di età dei 43 anni per la donna ricevente. Infatti, ritengo che si debbano applicare per l’eterologa le stesse condizioni previste per la PMA omologa, dove, nella maggior parte dei casi, è il medico a valutare, caso per caso, sulla base delle condizioni di salute e di fertilità della donna.
D’altra parte, ritengo che la natura stessa della procreazione medicalmente assistita eterologa ci impone di renderla effettivamente praticabile nei centri pubblici italiani.
È di tutta evidenza, che la successiva iniziativa assunta dalle regioni non ha eliminato la necessità di una regolamentazione statale per via legislativa, proprio al fine di garantire quella uniformità di trattamento, anche economico, delle coppie, la cui mancanza è stata stigmatizzata dalla Consulta nella sentenza sopra citata.
BEATRICE LORENZIN, Ministro della salute. Nell’attesa di un’auspicata e tempestiva definizione legislativa della materia, vorrei comunque rassicurare che il Ministero sta lavorando ai fini del recepimento per via regolamentare delle disposizioni europee riguardanti la donazione di cellule riproduttive da persone diverse dal partner.
Comunico che sto, inoltre, valutando l’opportunità di offrire agli operatori del settore strumenti informativi come position paper dedicati che possano essere di riferimento comune a tutte le regioni per i sistemi di qualità e sicurezza dei centri di PMA, relativamente alla procedura di fecondazione eterologa anche alla luce delle imminenti direttive europee che regolamenteranno la codifica di cellule e tessuti attraverso l’introduzione del codice unico europeo.
PRESIDENTE. Ministro Lorenzin, concluda.
BEATRICE LORENZIN, Ministro della salute. Da ultimo, faccio presente che quando la regolamentazione a livello nazionale sarà definita, almeno con l’istituzione del registro dei donatori, saranno avviate campagne informative specifiche sulla fecondazione eterologa.
PRESIDENTE. L’onorevole Roccella ha facoltà di replicare, adesso ha ben due minuti.
EUGENIA ROCCELLA. Signor Presidente, nei miei ben due minuti volevo ringraziare prima di tutto il Ministro, non solo per la risposta di cui mi dichiaro soddisfatta, ma anche per aver sempre sottolineato e aver sempre colto ogni occasione per sottolineare che per la sicurezza, e quindi non solo per questioni etiche, ma per questioni di garanzie sanitarie serve una legge sull’eterologa o del Governo o, in questo caso, ormai, del Parlamento. Mentre l’iniziativa delle regioni, che non è un accordo Stato- regioni, ma un accordo fra i governatori di regione, ha sostanzialmente creato non solo una situazione di disparità grave fra le diverse regioni, ma una situazione di sostanziale mancanza di garanzie, anche, per esempio, per la gratuità dei gameti, l’approvvigionamento dei gameti; sappiamo anche che l’unico caso che abbiamo finora – nella regione Toscana che tanto ha premuto per partire con l’eterologa, per partire prima che fossero definite tutte le questioni di sicurezza – è avvenuto attraverso una compravendita di gameti e non sappiamo neanche effettivamente dove si sia approvvigionata la regione Toscana…
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Roccella. Onorevole Ciprini… onorevole Ciprini…
EUGENIA ROCCELLA. Sappiamo anche che una delle maggiori banche europee, una di quelle considerate più accreditate, più credibili e più sicure, ha dato origine a uno dei più gravi casi di diffusione di una malattia rara proprio per la mancanza di tracciabilità che c’è fino al nato; mancanza di tracciabilità dal donatore al nato che può essere risolta solo attraverso l’istituzione di un registro nazionale e non certo attraverso iniziative delle regioni. Quindi, il problema è che le iniziative delle regioni rischiano di essere esclusivamente una presa in giro dei cittadini e un regalo ai centri privati.
Di questo il Ministro assolutamente non è responsabile; ha sufficientemente e doverosamente risposto, invece, per quello che riguarda il Ministero sulle garanzie che il Ministero stesso può dare, ma certamente rimane un vuoto di cui le regioni dovrebbero rispondere direttamente ai cittadini e anche al Parlamento.
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN ASSEMBLEA 3/01120
Seduta di annuncio: 319 del 28/10/2014
Primo firmatario: ROCCELLA EUGENIA
Data firma: 28/10/2014
CALABRO’ RAFFAELE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA SALUTE delegato in data 28/10/2014
Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-01120
presentato da ROCCELLA Eugenia
ROCCELLA, CALABRÒ e PAGANO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la sentenza n. 162 del 2014 della Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa previsto dalla legge n. 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita;
nel mese di agosto 2014 il Ministro interrogato ha inviato una nota ai capigruppo di Camera e Senato in cui si dà conto dell’esito del Consiglio dei ministri, nel quale si era ravvisata la necessità di intervenire per via legislativa al fine di regolamentare la fecondazione eterologa in Italia e di percorrere la via parlamentare e non quella del decreto governativo proposta dal Ministro stesso;
le regioni hanno invece ritenuto opportuno, il 3 settembre 2014, predisporre un documento di indirizzo condiviso al quale ogni regione potesse fare riferimento per rendere accessibile, mediante delibera regionale, la fecondazione eterologa nel proprio territorio;
provvedimenti di tipo amministrativo da parte delle regioni non possono comunque garantire la tracciabilità donatore-nato, né istituire il registro nazionale dei donatori e tantomeno completare il recepimento delle normative europee necessarie;
nonostante le linee di indirizzo sulle fecondazione eterologa siano state condivise dalla totalità dei presidenti delle regioni, permane una notevole disparità fra le regioni italiane circa l’effettivo accesso alla pratica della fecondazione eterologa, riguardo alle strutture del servizio sanitario nazionale ed ai relativi ticket;
è stato recentemente reso noto che presso il Careggi di Firenze è stata eseguita una fecondazione eterologa con gameti importati da una banca estera, presumibilmente acquistati;
da fonti di stampa sembrerebbe che la regione Toscana, che per prima ha approvato una delibera che rendeva praticabile la fecondazione eterologa e che pure ha aderito, successivamente, al comune documento delle regioni, abbia recentemente modificato la propria delibera rendendo addirittura inaccessibile, nelle strutture pubbliche, la fecondazione eterologa alle donne con età superiore ai 43 anni, anche a pagamento;
circa il 70 per cento delle richieste di eterologa viene da donne con un’età superiore ai 43 anni e questa decisione della Toscana indirizzerebbe inevitabilmente le donne di questa regione verso cliniche private, nonostante la sentenza della Corte costituzionale abbia chiaramente stigmatizzato le discriminazioni economiche a carico delle coppie che dovevano rivolgersi a cliniche straniere, a pagamento, quando vigeva il divieto di eterologa nel nostro Paese;
amministratori e presidenti di diverse regioni nei mesi scorsi hanno pubblicamente dichiarato accessibile in tempi brevi e a tutti l’eterologa nelle strutture pubbliche da loro stessi amministrate, lasciando pensare di essere in grado di fornire tale servizio, quando invece ancora sembrano lontane dall’esserlo;
questa situazione, sempre da notizie di stampa, sembra aver portato alla formazione di lunghe liste di attesa che, nel caso della Toscana, dovranno essere di nuovo ampiamente modificate e che, in generale, non riescono neppure a garantire e quantificare concretamente i tempi di attesa delle coppie –:
quali iniziative intenda avviare il Ministro interrogato per monitorare la situazione che si è venuta a creare riguardo all’applicazione della sentenza n. 162 del 2014 della Corte costituzionale, informando al tempo stesso i cittadini del reale stato dei fatti.

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