Source: http://www.consiglio.regione.lazio.it/consiglio-regionale/?vw=glossario&lettera=T
Timestamp: 2019-04-24 13:53:57+00:00

Document:
l. 246/2005, art. 14
l.r. 6/2017, art. 4
Strumento normativo che risponde al principio della semplificazione amministrativa e ha un duplice scopo: diminuire il numero delle norme esistenti e facilitare la conoscenza delle stesse per i cittadini e gli operatori del settore. La Regione è ricorsa a tale strumento in occasione dell’approvazione della l.r. 6/2017 con cui sono state abrogate 446 leggi.
disp. prel. cod. civ., artt. 11 e 15
È il principio in forza del quale ogni atto è disciplinato dalla legge vigente al tempo in cui l'atto stesso si è verificato. In altri termini, in esso è sintetizzato il principio della irretroattività della legge in forza del quale la norma non si applica a fatti o rapporti sorti prima della entrata in vigore della stessa e quello della non ultrattività della legge per cui la norma non si applica a fatti verificatisi dopo la sua estinzione.
l.r. 22/1999
l.r. 29/1993
l.r. 11/2016
Il Terzo settore è costituito da tutti gli enti di carattere privato, iscritti nel registro unico nazionale del Terzo settore, costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi.
In particolare ne fanno parte le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni.
l.r. 6/2017, art. 2
È un testo normativo che raccoglie disposizioni di diversi testi normativi succedutisi nel tempo, accomunati dal fatto di disciplinare la stessa materia.
I testi unici possono distinguersi in compilativi e normativi; nel primo caso si tratta di mere raccolte organiche della normativa vigente in settori di materie omogenee senza carattere di innovatività; nel secondo caso, invece, si provvede ad apportare modifiche ed integrazioni alla normativa vigente.
Lo Statuto prevede espressamente che la Giunta regionale, al fine di perseguire l’obiettivo della semplificazione e dell’organicità della normativa in settori omogenei di materie, proceda periodicamente alla predisposizione ovvero all’aggiornamento di testi unici a carattere compilativo previa comunicazione al Consiglio. Ove tale attività consista in un riordino normativo ovvero comporti modifiche di carattere non meramente formale, la Giunta è tenuta a sottoporre l’iniziativa all’esame del Consiglio sotto forma di proposta di legge per la successiva approvazione da parte del Consiglio stesso.
La commissione consiliare competente per materia può, con apposita risoluzione, formulare indirizzi alla Giunta regionale per la predisposizione di una proposta di legge di testo unico.
Testo unificato (vedi Esame abbinato)
Trasparenza (Principio di)
l.r. 1/2011
l.r. 12/2015
Al termine trasparenza è attribuito il significato di “conoscibilità esterna” dell’azione amministrativa affinché i privati possano controllare e accedere agli atti e documenti del procedimento amministrativo.
L’applicazione di tale principio si concretizza nella previsione dell’obbligo di motivazione degli atti, dell’accesso ai documenti amministrativi, della nomina del responsabile del procedimento, dell’individuazione del responsabile della prevenzione della corruzione nonché della comunicazione di avvio del procedimento e della partecipazione del privato al procedimento stesso.
(Vedi Amministrazione trasparente)
Firmato nella capitale portoghese il 13 dicembre 2007 dai rappresentanti dei 27 Stati membri dell’Unione europea, dopo molti anni di negoziati sulla riforma istituzionale, è entrato in vigore il 1° dicembre 2009, a seguito della ratifica da parte di tutti gli Stati membri secondo le rispettive norme costituzionali. Modifica il Trattato sull’Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea, che diventa il trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
Nell’intento di rendere l’Unione europea più democratica e trasparente, il trattato rafforza il ruolo del Parlamento europeo, facendo diventare, in particolare, procedura legislativa ordinaria la procedura di codecisione con il Consiglio per l’adozione di regolamenti, direttive e decisioni; prevede un coinvolgimento dei parlamenti nazionali soprattutto per la verifica del rispetto del principio di sussidiarietà, nel qual caso riconosce anche la possibilità di consultare i parlamenti regionali; introduce il diritto di iniziativa dei cittadini europei.
Nell’ottica di una maggiore efficienza, semplifica il processo decisionale, estendendo gli ambiti del voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio, che dal 2014 si calcola sulla doppia maggioranza degli Stati membri (55%) e della popolazione (65%), e istituendo la figura del presidente del Consiglio europeo, che dura in carica due anni e mezzo. Vengono rafforzati i diritti e le libertà dei cittadini, rendendo giuridicamente vincolante la Carta dei diritti fondamentali, introdotta dal Trattato di Nizza.
Infine, potenzia il ruolo dell’Unione europea sulla scena internazionale con la nuova figura dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che fa scomparire la figura del Commissario alle relazioni esterne, assume anche il ruolo di vicepresidente della Commissione e, con l’attribuzione all’Unione di una propria personalità giuridica, può firmare trattati internazionali.
Tribunale amministrativo regionale (TAR) e Consiglio di Stato
Cost., artt. 100, 103, 111-113
Ai sensi dell'articolo 113 della Costituzione, opera nell’ordinamento il sistema del cd. “doppio binario”, caratterizzato dalla coesistenza di organi di giurisdizione ordinaria e organi di giurisdizione amministrativa. I Tribunali amministrativi regionali (TAR) e il Consiglio di Stato sono giudici amministrativi con competenza generale.
Il TAR è, un organo di giurisdizione amministrativa di primo grado. Ha una circoscrizione corrispondente al territorio della singola Regione e sede nel capoluogo regionale; in alcune regioni sono presenti sezioni distaccate. Il TAR è competente a giudicare sui ricorsi proposti contro atti amministrativi a tutela di interessi legittimi e, in particolari fattispecie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi (giurisdizione cd. esclusiva).
Laddove ritenga fondato il ricorso, il TAR annulla il provvedimento oggetto di impugnativa e per l'autorità amministrativa sorge l’obbligo di uniformarsi ai criteri fissati; le sentenze del Tribunale sono immediatamente esecutive e hanno valore di giudicato: contro le decisioni e ordinanze dei TAR è possibile proporre appello dinanzi al Consiglio di Stato.
Il Consiglio di Stato è un organo ausiliario con funzioni di consulenza giuridico-amministrativa oltre che funzioni di tutela giurisdizionale amministrativa. È articolato in sette sezioni, di cui tre con funzioni consultive (I, II e sezione per gli atti normativi del Governo) e quattro con funzioni giurisdizionali (III, IV, V, VI). Nello svolgimento della funzione consultiva, il Consiglio di Stato fornisce, in materia giuridico-amministrativa, pareri facoltativi oppure, nei casi fissati dalla legge, obbligatori, quale ad esempio il parere del Consiglio per l'emanazione di atti normativi del Governo o dei singoli ministeri nonché per l’emanazione di testi unici.
Per quanto riguarda l’attività giurisdizionale, il Consiglio di Stato è giudice di secondo grado della giustizia amministrativa, cioè giudice d’appello avverso le decisioni dei TAR. Inoltre, svolge funzioni di giudice in unico grado in sede di giudizio di ottemperanza, giudizio volto ad ottenere da parte della pubblica amministrazione l’esecuzione di una sentenza emessa dal giudice ordinario o dal Consiglio di Stato stesso.
Presso la Regione Sicilia le funzioni del Consiglio di Stato sono svolte dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, che costituisce il massimo organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela giurisdizionale sul territorio regionale. Ha sede a Palermo ed è articolato in due distinte sezioni, consultiva e giurisdizionale che operano quali sezioni distaccate del Consiglio di Stato.
Cost., art. 119, co. II
l. 42/2009
d.lgs. 68/2011
Le Regioni stabiliscono e applicano tributi propri e dispongono di compartecipazioni al gettito dei tributi erariali per finanziare le spese che derivano dall’esercizio delle funzioni nelle materie loro attribuite di competenza esclusiva e concorrente e per le spese in materie di competenza esclusiva statale per le quali le regioni esercitano competenze amministrative.
I tributi regionali sono distinti in: tributi propri derivati, istituiti e regolati da leggi statali, per i quali le regioni, con proprie leggi, nel rispetto dei limiti e dei criteri fissati dalla legislazione statale, possono modificare le aliquote, disporre esenzioni, detrazioni e deduzioni; tributi propri, istituiti dalle Regioni con proprie leggi in relazione ai presupposti non assoggettati già ad imposizione erariale; addizionali sulle basi imponibili dei tributi erariali, in relazione a questa tipologia le Regioni possono, con apposita legge, introdurre variazioni dell’aliquota e disporre detrazioni entro i limiti fissati dalla legge statale.
Dal 1 gennaio 2013 il d.lgs. 68/2011 ha trasformato in tributi propri regionali: la tassa per l'abilitazione all'esercizio professionale; l'imposta regionale sulle concessioni statali dei beni del demanio marittimo; l'imposta regionale sulle concessioni statali per l'occupazione e l'uso dei beni del patrimonio indisponibile; la tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche regionali; le tasse sulle concessioni regionali; l'imposta sulle emissioni sonore degli aeromobili. Per tutti questi tributi rimane ferma la facoltà della Regione di sopprimerli. Dal 2011 spettano alle Regioni, quali tributi propri derivati, quelli riconosciuti dalla legislazione vigente nonché le altre compartecipazioni al gettito di tributi erariali.
reg. lav., art. 46
Quando sorga un tumulto in Aula e risultino vani i richiami del Presidente, è sospesa ogni discussione. Se il tumulto continua, il Presidente del Consiglio sospende la seduta per un dato tempo o, secondo l’opportunità, la toglie. In quest'ultimo caso, l’Aula o la commissione consiliare si intendono convocate, con lo stesso ordine del giorno, nel primo giorno non festivo alla stessa ora di convocazione della seduta che è stata tolta oppure anche nel giorno festivo quando l’Aula o la commissione consiliare abbiano già deliberato di tenere seduta in tale data.
Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, artt. 101-109
Cost. artt. 41; 117, co. II, lett. e)
l. 287/1990
La concorrenza è un bene giuridico o giuridicamente protetto. La tutela della concorrenza si manifesta come un valore costituzionale ed ha il suo fondamento nella necessaria garanzia della libertà d’iniziativa economica come diritto fondamentale. Le regole e le tecniche poste a tutela della concorrenza debbono non solo garantire la presenza di una pluralità di soggetti sul mercato ma anche rendere effettiva la libertà economica.
La normativa europea sulla concorrenza permette di evitare che eventuali intese e pratiche anticoncorrenziali messe in atto da imprenditori o autorità nazionali ostacolino il sano gioco della concorrenza. Essa è volta ad impedire che una o più imprese sfruttino indebitamente il loro potere economico a discapito di imprese minori. Inoltre la politica europea deve impedire che i governi degli Stati membri falsino le regole del gioco della concorrenza.
L’applicazione della normativa dell’Unione europea è assicurata da un lato dalla Commissione e dalle autorità nazionali garanti della concorrenza e dall’altro dalle giurisdizioni nazionali, in conformità con i principi sviluppati nell’ambito della normativa dell’Unione europea e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia e del Tribunale di primo grado delle Comunità.
L’Italia si è dotata di una normativa specifica a tutela della concorrenza, con la quale il legislatore italiano ha deciso di aderire al “principio della barriera unica” che stabilisce la competenza esclusiva delle autorità comunitarie su tutti i casi di pratiche od accordi capaci di pregiudicare il commercio tra Stati membri.
L’applicazione della normativa nazionale è, pertanto, residuale rispetto all’applicazione di quella dell’Unione europea: la prima si applica, infatti, soltanto al di fuori dei casi previsti dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e dal diritto comunitario derivato.
Se la competente autorità italiana reputa che una fattispecie sottoposta al suo esame non rientra nell’ambito di applicazione della l. 287/1990 ha l’obbligo di informare la Commissione, ovvero, nei casi in cui sia iniziata una procedura dinanzi alla Commissione, di sospendere l’istruttoria per tutti gli aspetti che non sono di esclusiva rilevanza nazionale; la legge nazionale torna ad essere applicata ogniqualvolta sopraggiunga una espressa declaratoria di competenza da parte della Commissione.
La tutela della concorrenza è una materia di competenza legislativa esclusiva dello Stato, espressione di una competenza che taglia trasversalmente tutte le possibili materie. Questa interpretazione è stata confermata dalla Corte costituzionale che ha più volte chiarito come non si tratti di una materia in senso stretto ma di “una competenza del legislatore statale idonea ad investire tutte le materie”, quindi anche quelle affidate alla competenza residuale delle Regioni.

References: art. 14
 art. 4
 art. 2
 sentenza 
 art. 119
 art. 46