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Timestamp: 2016-12-07 12:26:49+00:00

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Art. 501 cod. proc. penale: Esame dei periti e dei consulenti tecnici
Codice proc. penale agg. al 23 Apr 2015
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RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	1. Per l’esame dei periti e dei consulenti tecnici si osservano le disposizioni sull’esame dei testimoni, in quanto applicabili.
2. Il perito e il consulente tecnico hanno in ogni caso facoltà di consultare documenti, note scritte e pubblicazioni, che possono essere acquisite anche di ufficio.
Giurisprudenza annotataEsame dei periti e dei consulenti tecnici
L'incompatibilità con l'ufficio del testimone di cui all'art. 197, comma 1, lett. d), c.p.p. riguarda solo l'ausiliario in senso tecnico (vale a dire il cancelliere o il segretario del magistrato), ma non si estende al perito ed al consulente tecnico, i quali non assumono la qualità di ausiliario del magistrato; ciò che è del resto confermato dall'art. 501 c.p.p., che disciplina espressamente l'esame testimoniale del perito e del consulente tecnico, prevedendo che per tale esame devono osservarsi le disposizioni sull'esame dei testimoni in quanto applicabili.
Cassazione penale sez. III 19 gennaio 2011 n. 6887 Qualora il giudice del dibattimento disponga perizia al fine di verificare la capacità o meno dell'imputato di partecipare coscientemente al processo, vanno osservate tutte le regole stabilite per le ordinarie perizie espletate in fase dibattimentale, ivi compresa quella che, a pena di nullità generale a regime cd. "intermedio", impone che, una volta avvenuto il deposito della relazione peritale, venga fissata udienza per l'esame del perito, ai sensi dell'art. 501 c.p.p.
Cassazione penale sez. I 08 luglio 2010 n. 29936 Pur in assenza di perizia, le parti possono procedere a consulenza tecnica extraperitale, onde possono liberamente, senza alcuna autorizzazione del giudice, provvedere alla nomina di consulenti tecnici, al fine di farsi assistere da esperti per fare chiarezza in una materia che abbia necessità o utilità di particolari conoscenze tecniche (art. 233 c.p.p.). A tale riguardo, le parti possono introdurre le conoscenze tecniche necessarie per la decisione mediante l'esame dei consulenti tecnici, che soggiace alle regole previste per i testimoni (art. 501 c.p.p.), e, in ogni caso, mediante la presentazione di memorie a norma dell'art. 121 c.p.p.
Cassazione penale sez. VI 25 novembre 2008 n. 48379 In tema di istruzione dibattimentale, le dichiarazioni rese dai consulenti tecnici di parte, indipendentemente dallo svolgimento del proprio incarico in ambito peritale ovvero extraperitale, hanno il medesimo valore probatorio di quelle testimoniali, in quanto l'art. 501, comma primo, cod. proc. pen. riconosce sostanziale qualità di testimone ai consulenti tecnici ammessi su richiesta di parte. Rigetta, App. Milano, 4 Dicembre 2006
Cassazione penale sez. III 17 gennaio 2008 n. 8377 Nei confronti del consulente tecnico del p.m. non può valere la condizione di incompatibilità a testimoniare prevista dall'art. 197, comma 1, lett. d), c.p.p. dovendo essere riconosciuta al consulente tecnico - di cui le parti abbiano chiesto l'ammissione e il giudice l'abbia accolta - sostanziale qualità di testimone, con la conseguente possibilità per il giudice di desumere elementi di prova e di giudizio dalle loro dichiarazioni e dai loro chiarimenti (art. 501, comma 1, c.p.p.).
Cassazione penale sez. II 04 ottobre 2006 n. 40385 Disposta dal giudice la perizia in dibattimento, la parte può fare esaminare il suo consulente tecnico nel dibattimento stesso (ai sensi dell'art. 501 c.p.p.), pur non avendolo indicato tempestivamente in lista ai sensi dell'art. 468 c.p.p. (norma, quest'ultima, derogata dalla eccezionale previsione dell'art. 152 disp. att. c.p.p.).
Tribunale Camerino 11 novembre 2005
Non è data ai consulenti tecnici la facoltà di controesame dei periti, giacché l'art. 501 comma 1 c.p.p., in tema di esame dei periti e dei consulenti tecnici, rinvia alle disposizioni sull'esame dei testimoni in quanto applicabili e queste ultime non prevedono alcuna forma di controesame dei testi tra di loro; non sussiste altresì alcun obbligo per il giudice di disporre un confronto diretto tra gli stessi, restando affidata al difensore l'eventuale esposizione dei motivi di dissenso dalle conclusioni dell'elaborato.
Cassazione penale sez. II 27 gennaio 2005 n. 6381 Sul piano sostanziale, infatti, la situazione del consulente che riferisca di un fatto storico è assimilabile a quella del teste, mentre sul piano formale - letterale da un lato l'art. 468 c.p.p. accomuna teste e consulente nelle formalità preliminari, mentre l'art. 501 c.p.p. deve essere fatto valere non solo come richiamo alle regole procedurali dell'esame, ma anche come rinvio alla disciplina sanzionatoria di cui all'art. 372 c.p.
Tribunale Camerino 19 novembre 2004
L'art. 501 c.p.p. sottopone l'esame dei consulenti tecnici di parte all'identica disciplina giuridica cui sono soggetti i testimoni, sia pure con la riserva della concreta possibilità di applicazione della stessa; tale riserva è limitata ai soli aspetti peculiari della posizione processuale dei consulenti, chiamati non ad esporre fatti caduti sotto la loro diretta percezione, ma ad esprimere valutazioni e giudizi su fatti rientranti nella loro specifica competenza tecnica, pur con lo stesso obbligo di lealtà e verità imposto ai testi. Sussistono pertanto i presupposti per la deroga alla disciplina di cui agli art. 501 c.p.p., 149 disp. att. (che vietano ai testimoni di presenziare in aula) e i consulenti sono legittimati a partecipare al dibattimento anche senza citazione solo ogniqualvolta si esaminino profili di carattere tecnico di loro competenza ex art. 152 disp. att. c.p.p. (Nella fattispecie, peraltro, il tribunale ha rigettato l'istanza di partecipazione all'udienza dei consulenti tecnici rispettivamente dell'imputato e delle parti civili - chiamati a valutare la personalità di persone minori in relazione alle dichiarazioni rese - in quanto all'udienza stessa non erano chiamati a deporre i minori, nè dovevano essere esaminati aspetti tecnici in ordine ai quali i consulenti potessero interloquire).
Tribunale Milano 09 marzo 2004
Non è data ai consulenti tecnici la facoltà di controesame dei periti, giacché l'art. 501 comma l c.p.p., in tema di esame dei periti e dei consulenti tecnici, rinvia alle disposizioni sull'esame dei testimoni in quanto applicabili e queste ultime non prevedono alcuna forma di controesame dei testi tra di loro (e il consulente è equiparato al testimone), ma soltanto la possibilità che essi siano posti a confronto e che siano loro rivolte domande dal p.m., nonché dai difensori delle parti.
Cassazione penale sez. I 10 luglio 2002 n. 35187 In un sistema processuale qualificato dal principio costituzionale dell'elaborazione della prova in contraddittorio, la relazione del consulente tecnico di parte può essere acquisita al fascicolo del giudicante, a mente del combinato disposto degli art. 233 e 501 comma 2 c.p.p., non certo in virtù di una facoltà indeterminata di deroga al principio della validità fasica degli atti d'indagine, ma solo al fine specifico di integrare la deposizione resa in dibattimento e ad una duplice condizione: che nel corso dell'esame sia stato fatto riferimento al suo contenuto e si determini, così, un'integrazione del contraddittorio, e che lo stesso esame risulti carente in merito all'approfondimento di aspetti significativi, comunque affrontati dalle parti nelle loro domande, di modo che risulterebbe condizionato dalla mancata acquisizione dell'elaborato scritto cui si sia, implicitamente o esplicitamente, fatto riferimento.
Tribunale Milano 10 gennaio 2000
Il giudice di primo grado può legittimamente porre a base della sentenza una perizia espletata nel corso delle indagini preliminari per mezzo dell'incidente probatorio, anche se nel corso del dibattimento non sia stato espletato l'esame del perito e non sia stata tempestivamente fatta rilevare la nullità per violazione delle norme degli art. 500, 501 e 513 comma 3 c.p.p., nel corso del dibattimento. Posto, infatti, che l'atto non è inutilizzabile, e non è quindi ravvisabile l'ipotesi di cui all'art. 526 c.p.p., che si riferisce solamente al caso di prova "vietata", la nullità verificatasi, non rientrando tra quelle previste dall'art. 179 c.p.p., rimane sanata in mancanza di immediata opposizione della parte interessata. (Nella specie la nullità era stata dedotta dal p.m. con ricorso immediato per cassazione ex art. 569 c.p.p.).
Cassazione penale sez. VI 10 giugno 1998 n. 12975 In tema di istruttoria dibattimentale, l'art. 501 comma 1 c.p.p. riconosce ai consulenti tecnici - di cui le parti abbiano chiesto l'ammissione ed il giudice l'abbia accolta - sostanziale qualità di testimone. Ne consegue che non può essere poi negata a tale giudice la possibilità di desumere elementi di prova e di giudizio dalle loro dichiarazioni e dai loro chiarimenti, senza l'obbligo di disporre apposita perizia se, con adeguata e logica motivazione, il medesimo giudice ne dimostri la non necessità per essere gli elementi forniti dai consulenti privi di incertezze, scientificamente corretti, basati su argomentazioni logiche e convincenti.
Cassazione penale sez. II 28 febbraio 1997 n. 3383 Art. precedente
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 sentenza 
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