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Timestamp: 2013-05-23 01:35:45+00:00

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Art. 2 Sistema della pianificazione territoriale
Art. 3 Attribuzione alle province di funzioni aministrative in materia urbanistica
Art. 4 Attribuzione ai comuni di funzioni amministrative in materia di approvazione degli strumenti urbanistici attuativi
Art. 5 Delega alle province di funzioni amministrative in materia di protezione delle bellezze naturali
Art. 6 Delega ai comuni di funzioni amministrative in materia di protezione delle bellezze naturali
Art. 7 Dichiarazione di compatibilit� paesistico-ambientale e autorizzazione paesistica
Art. 8 Contenuti del piano paesistico ambientale regionale
Art. 9 Elaborati del piano paesistico ambientale regionale
Art. 10 Contenuti del piano di inquadramento territoriale
Art. 11 Elaborati del piano di inquadramento territoriale
Art. 12 Contenuti dei piani territoriali di coordinamento provinciali
Art. 13 Attuazione ed efficacia del PPAR, del PIT e dei PTC
Art. 14 Strumenti urbanistici generali comunali
Art. 15 Contenuti del piano regolatore generale
Art. 16 Elaborati del piano regolatore generale
Art. 17 Procedimento semplificato
Art. 18 Calcolo del dimensionamento del piano regolatore generale e capacit� insediativa teorica
Art. 19 Zone territoriali omogenee
Art. 20 Piano attuativo per i servizi
Art. 21 Spazi pubblici per parco, gioco, sport ed attrezzature generali. Distanze minime.
Art. 22 Procedimento di formazione e pubblicazione del PPAR
Art. 23 Ulteriori disposizioni per la formazione e pubblicazione del PPAR
Art. 24 Procedimento di formazione del PIT
Art. 25 Procedimento di formazione e pubblicazione del PTC
Art. 26 Formazione ed adozione del piano regolatore generale
Art. 27 Determinazione della provincia in ordine al piano regolatore generale
Art. 28 Approvazione del piano regolatore generale con modifiche
Art. 29 Restituzione
Art. 30 Adozione e approvazione degli strumenti urbanistici attuativi
Art. 31 Contenuto degli strumenti urbanistici attuativi
Art. 32 Comparti edificatori
Art. 33 Contenuto dei piani di lottizzazione
Art. 34 Elaborati degli strumenti urbanistici attuativi
Art. 35 Riepilogo informativo statistico
Art. 36 Pareri obbligatori
Art. 37 Piani attuativi concernenti zone sottoposte a tutela paesaggistica
Art. 38 Misure di salvaguardia del PPAR, del PIT e dei PTC
Art. 39 Misure di salvaguardia degli strumenti urbanistici comunali
Art. 40 Norme speciali
Art. 41 Funzione del PPA
Art. 42 Validit� del PPA
Art. 43 Comuni obbligati
Art. 44 Contenuti del PPA
Art. 45 Elaborati tecnici
Art. 46 Procedure
Art. 47 Varianti al PPA ed approvazione dei programmi successivi
Art. 48 Potere sostitutivo
Art. 49 Notizie al pubblico
Art. 50 Espropriazione
Art. 51 Rilascio delle concessioni
Art. 52 Fondo per l'esercizio delle funzioni attribuite e delegate alle province
Art. 53 Fondo regionale di finanziamento per gli strumenti di pianificazione delle province e dei comuni
Art. 54 Comitato regionale per il territorio
Art. 55 Comitato provinciale per il territorio
Art. 56 Riunione dei comitati
Art. 57 Funzioni del comitato regionale
Art. 58 Funzioni del comitato provinciale
Art. 59 Funzionamento dei comitati
Art. 60 Conferenza dei comitati per il territorio
Art. 61 Organi comunali
Art. 62 Pareri della soprintendenza
Art. 63 Elenchi delle cose e localit� da sottoporre a tutela
Art. 64 Piani territoriali paesistici
Art. 65 Rinvio a norme statali
Art. 66 Proventi delle sanzioni
Art. 67 Concessione gratuita per gli imprenditori agricoli a titolo principale
Art. 68 Limiti alle concessioni in deroga
Art. 69 Mancato rilascio della concessione
Art. 70 Decadenza della concessione
Art. 71 Riduzione degli oneri di urbanizzazione
Art. 72 Adeguamento del contributo per le opere di urbanizzazione
Art. 73 Direttive
Art. 74 Disposizione finale
Art. 75 Norma transitoria
Art. 76 Disposizioni finanziarie
Art. 77 Abrogazione di norme
Art. 78 Dichiarazione d'urgenza
a) l'attribuzione alle province delle funzioni in materia urbanistica in conformit� alle disposizioni del comma 5 dell'articolo 15 della legge 8 giugno 1990, n. 142;
Sistema della pianificazione territoriale
1. In conformit� ai principi e agli obiettivi dello Statuto regionale, la pianificazione del territorio regionale � rivolta all'equilibrata integrazione della tutela e valorizzazione delle risorse culturali, paesistiche, ambientali e naturalistiche con le trasformazioni connesse agli indirizzi e programmi di sviluppo economico definiti dalla Regione.
2. A tal fine � ordinato il sistema della pianificazione territoriale, che � costituito:
b) dal piano di inquadramento territoriale (PIT), quale disegno generale di sintesi delle trasformazioni territoriali in funzione dello sviluppo economico-sociale della comunit� regionale;
4. Allo scopo di orientare e coordinare l'attivit� in materia urbanistica, paesaggistica e di assetto del territorio regionale, la Regione emana direttive alle quali gli enti locali devono attenersi.
Attribuzione alle province di funzioni aministrative in materia urbanistica
a) l'approvazione degli strumenti urbanistici generali comunali, dei regolamenti edilizi e delle relative varianti;
b) l'approvazione degli strumenti urbanistici attuativi, relativi a zone totalmente o parzialmente soggette a vincolo paesistico, di cui all'articolo 37 della presente legge, salvo il disposto del comma 4 dell'articolo 4;
TESTO MODIFICATO da: legge regionale n. 18 del 1997Articolo 1 TESTO MODIFICATO da: legge regionale n. 19 del 2001Articolo 1
Attribuzione ai comuni di funzioni amministrative in materia di approvazione degli strumenti urbanistici attuativi
1. I piani particolareggiati di cui agli articoli 13 e seguenti della legge 17 agosto 1942, n. 1150 e successive modificazioni, i piani di recupero di cui all'articolo 28 della legge 5 agosto 1978, n. 457, i piani per l'edilizia economica e popolare di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 167 e successive modificazioni, i piani per gli insediamenti produttivi di cui all'articolo 27 della legge 22 ottobre 1971, n. 865 e successive modificazioni, i piani di lottizzazione di cui all'articolo 28 della legge 17 agosto 1942, n. 1150 e successive modificazioni, conformi agli strumenti urbanistici generali oppure rientranti nelle previsioni di cui al comma 5 dell'articolo 15, della presente legge sono approvati in via definitiva dal consiglio comunale.
2. Sugli strumenti urbanistici attuativi di cui al comma 1 � soppressa ogni autorizzazione o approvazione da parte di organi o uffici della Regione previste da disposizioni statali e regionali.
3. Quanto stabilito dal presente articolo non si applica ai piani di attuazione ricadenti in tutto o in parte in zone tutelate ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497 e della legge 8 agosto 1985, n. 431.
TESTO MODIFICATO da: legge regionale n. 18 del 1997Articolo 2 TESTO MODIFICATO da: legge regionale n. 19 del 2001Articolo 1
Delega alle province di funzioni amministrative in materia di protezione delle bellezze naturali
1. Le funzioni amministrative di competenza regionale concernenti le autorizzazioni di cui all'articolo 7 della legge 1497/1939 sono delegate alle province, per il rispettivo territorio, fino alla data di entrata in vigore nei singoli comuni dei piani regolatori generali adeguati al PPAR, Dopo tale data dette funzioni sono delegate ai singoli comuni per il rispettivo territorio. Sono fatte salve le competenze delegate ai comuni ai sensi del successivo articolo 6.
2. Sono altres� delegate alle province, per il rispettivo territorio, le funzioni amministrative di competenza regionale riguardanti:
b) le altre funzioni delegate alla Regione dall'articolo 82 del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, cos� come integrato dall'articolo 1 della legge 8 agosto 1985, n. 431 e non delegate ai comuni dall'articolo 6 della presente legge;
3. Rimane ferma la competenza della Regione in materia di predisposizione ed approvazione degli elenchi delle bellezze naturali e dei piani paesistici ai sensi degli articoli 63 e 64 della presente legge, nonch� le competenze di cui agli articoli 1 bis, 1 ter e 1 quater della legge 431/1985.
TESTO MODIFICATO da: legge regionale n. 18 del 1997Articolo 3
Delega ai comuni di funzioni amministrative in materia di protezione delle bellezze naturali
a) il rilascio delle autorizzazioni o dei nulla-osta per gli ampliamenti delle costruzioni esistenti fino al 20% della loro superficie utile e per la modificazione dell'aspetto esteriore dei manufatti, purch� tali interventi siano previsti dagli strumenti urbanistici in vigore;
b) il rilascio delle autorizzazioni per la posa in opera di cartelli o di altri mezzi di pubblicit�;
3. I comuni sono inoltre delegati a rilasciare autorizzazioni o nulla-osta per le nuove costruzioni, per gli ampliamenti di quelle esistenti per superfici superiore al 20% e per ogni altra modificazione, purch� conformi allo strumento urbanistico attuativo approvato ai sensi e per le finalit� di cui alla legge 1497/1939.
Dichiarazione di compatibilit� paesistico-ambientale e autorizzazione paesistica
1. Resta ferma la competenza della giunta regionale in materia di dichiarazione di compatibilit� paesistico-ambientale delle opere di rilevante trasformazione del territorio ai sensi dell'articolo 63 ter delle norme tecniche di attuazione (NTA) del PPAR.
2. La giunta regionale in sede di rilascio della dichiarazione di compatibilit� paesistico-ambientale delle opere di rilevante trasformazione del territorio, di cui al comma 1, provvede anche al rilascio dell'autorizzazione eventualmente necessaria ai sensi dell'articolo 7 della legge 29 giugno 1939, n. 1497.
3. E' di competenza della provincia il rilascio dell'autorizzazione prevista dall'articolo 7 della legge 29 giugno 1939, n. 1497, per la realizzazione delle opere indicate nel primo comma dell'articolo 45 delle NTA del PPAR, quando queste interessano il territorio di due o pi� comuni della provincia stessa e per le loro caratteristiche non sono da considerare di rilevante trasformazione del territorio.
4. Rimane ferma la competenza della giunta regionale quando le opere di cui al comma 3 interessano il territorio di due o pi� comuni di province diverse.
5. Rimane altres� ferma la competenza della giunta regionale ad esprimere il parere previsto dal comma 4 dell'articolo 5 della L.R. 6 giugno 1988, n. 19 e successive modificazioni ed integrazioni, per gli impianti elettrici e le relative opere accessorie che interessano zone od immobili soggetti a vincolo paesaggistico.
Contenuti del piano paesistico ambientale regionale
a) individua le fondamentali tipologie territoriali per la conservazione dei caratteri essenziali del paesaggio marchigiano, con particolare riguardo alle zone montane, collinari, costiere, fluviali e agricole, nonch� agli agglomerati storici;
b) individua i gradi di pericolosit� geologica del territorio regionale;
d) individua le zone di particolare interesse paesistico-ambientale, includendovi il complesso degli ambiti territoriali sottoposti al regime di tutela di cui alla legge 29 giugno 1939, n. 1497, risultante dai beni e dalle localit� incluse negli elenchi di cui all'articolo 2 della legge stessa, nonch� dei beni e delle aree vincolati per effetto del quinto comma dell'articolo 82 del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, nel testo di cui all'articolo 1 della legge 8 agosto 1985, n. 431;
c) i limiti e i rapporti che definiscono condizioni minime di compatibilit� delle modifiche dei luoghi con il mantenimento dei fondamentali caratteri geomorfologici, botanico-vegetazionali, ecologici ed antropici esistenti;
6. Il territorio compreso nell'area del Conero, delimitato dal decreto ministeriale 31 luglio 1985, pubblicato nel supplemento ordinario della gazzetta ufficiale dell'11 settembre 1985, n. 214, � oggetto di specifica considerazione e disciplina unitaria di dettaglio da parte di un piano paesistico, redatto ai sensi dell'articolo 2 della L.R. 23 aprile 1987, n. 21 concernente "Istituzione del parco regionale del Conero".
Elaborati del piano paesistico ambientale regionale
1. Il PPAR � costituito da:
b) l'inventario sistematico dei vincoli di cui alla legge 29 giugno 1939, n. 1497 e alla legge 8 agosto 1985, n. 431, nonch� degli altri vincoli aventi particolare rilevanza ambientale nel territorio della regione;
c) i parametri fondamentali per l'analisi valutativa delle incidenze paesistico-ambientali dei principali piani, programmi o progetti regionali di settore gi� approvati o in corso di approvazione;
Contenuti del piano di inquadramento territoriale
1. Il piano di inquadramento territoriale (PIT) stabilisce le linee fondamentali di assetto del territorio, assicurando la compatibilit� dei programmi e degli indirizzi di sviluppo economico con i contenuti del PPAR relativi alla tutela e valorizzazione delle risorse culturali, paesistiche, ambientali e naturalistiche.
c) coordina e armonizza i piani, programmi e progetti di interventi infrastrutturali e di opere pubbliche a scala regionale di competenza di amministrazioni ed enti pubblici o di aziende o societ� a partecipazione pubblica o concessionarie di pubblici servizi;
e) definisce gli elementi dell'armatura territoriale a scala regionale, quali le grandi strutture e linee di comunicazioni viarie, ferroviarie, marittime ed aree, i centri di interscambio modale di persone e merci, le strutture portuali, annonarie e distributive, gli impianti e le reti per l'energia e le telecomunicazioni, le sedi ed i centri tecnologici e di altra natura.
Elaborati del piano di inquadramento territoriale
1. Il PIT � costituito da:
a) la relazione generale che, sulla base della ricognizione ed analisi delle destinazioni e degli usi del territorio regionale, illustra le scelte e gli obiettivi del piano, indicando le priorit� per il processo di pianificazione territoriale;
Contenuti dei piani territoriali di coordinamento provinciali
e) l'indicazione dei tempi, delle priorit� e delle misure di attuazione del piano territoriale di coordinamento, tra cui eventuali piani, programmi o progetti di scala intercomunale;
f) i criteri ai quali i comuni devono attenersi nel valutare i fabbisogni edilizi e nel determinare la quantit� e la qualit� delle aree necessarie per un ordinato sviluppo insediativo.
2. I PTC possono essere adottati e approvati dalle province anche in assenza di uno o pi� dei piani previsti nel comma 1.
Attuazione ed efficacia del PPAR, del PIT e dei PTC
1. All'attuazione del PPAR, del PIT e dei PTC concorrono e cooperano, nell'ambito delle rispettive competenze, la Regione, le province, le comunit� montane e i comuni.
2. I soggetti pubblici partecipanti al governo del territorio regionale o alla sua utilizzazione conformano i loro atti agli indirizzi e alle direttive stabiliti dal PPAR, dal PIT e dai PTC. Per i progetti e gli interventi di competenza di amministrazioni statali tali piani hanno valore vincolante nei limiti delle intese e degli accordi intervenuti, salva l'applicazione dell'articolo 81 del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616. Sono immediatamente prevalenti sulle previsioni degli strumenti urbanistici le disposizioni indicate come tali dal PPAR e dai PTC nonch� , fino all'entrata in vigore dei PTC di adeguamento, le disposizioni indicate come tali dal PIT.
3. Sono altres� immediatamente vincolanti per i privati le disposizioni a cui il PPAR e i PTC riconoscono espressamente tale efficacia.
6. In sede di approvazione dei piani urbanistici adottati dai comuni, la provincia assicura la loro conformit� ai piani di cui al comma 1, esercitando i poteri di cui alla lettera a) del secondo comma dell'articolo 10 della legge 1150/1942, nel testo di cui all'articolo 3 della legge 6 agosto 1967, n. 765.
Strumenti urbanistici generali comunali
Contenuti del piano regolatore generale
2. Il piano regolatore generale pu� individuare le aree ed i beni da assoggettare a vincoli preordinati alla espropriazione, oppure limitarsi a dettare al riguardo, in tutto o in parte, disposizioni di massima, rinviando al piano attuativo per i servizi di cui all'articolo 20 la loro specifica individuazione.
4. I comuni possono inoltre individuare aree, anche in zone di espansione, dotate di progettazione urbanistica di dettaglio, almeno in scala 1:500, ove � consentito l'intervento edilizio diretto nel rispetto degli standards previsti dal D.M. 1444/1968.
5. Le varianti al piano regolatore generale che non incidono sul suo dimensionamento globale e non comportano modificazioni alle destinazioni d'uso delle aree, alle norme tecniche di attuazione del piano, alla distribuzione dei carichi insediativi ed alla dotazione degli standards di cui al decreto ministeriale 1444/1968 da osservarsi in ciascuna zona di cui al comma 3, sono approvate in via definitiva dal consiglio comunale ai sensi dell'articolo 30 della presente legge.
1. Il piano regolatore generale � composto da elaborati relativi allo stato di fatto ed elaborati di progetto.
a) la relazione con le analisi, anche ripartite per aree significative, concernenti la popolazione, l'occupazione e le attivit� produttive, le residenze, i servizi e le relative infrastrutture, i beni culturali ed ambientali, l'ambiente fisico, lo stato di dissesto idrogeologico, i vincoli esistenti, le attitudini colturali del territorio agricolo;
b) una cartografia dell'intero territorio comunale almeno in scala 1:10.000 e, per tutte le aree urbanizzate, almeno in scala 1:2.000, che rilevi: il tessuto urbano esistente; la viabilit�; le reti dei maggiori servizi tecnologici; le opere di urbanizzazione secondaria; lo stato del suolo; le zone meritevoli di particolare tutela. La cartografia � almeno in scala 1:2.000 anche per i beni culturali ed ambientali extraurbani da sottoporre a tutela di dettaglio;
c) una cartografia tecnica, almeno in scala 1:10.000, indicante le attitudini delle unit� del terreno in relazione ai patrimoni botanico-vegetazionali, all'assetto geologico, geomorfologico ed idrogeologico, nonch� ai processi geodinamici in atto, distinta in: carta botanico-vegetazionale; carta geologica; carta geomorfologica; carta idrogeologica. A tale cartografia vanno uniti gli elaborati cartografici, almeno in scala: 1:10.000, a corredo delle indagini svolte in relazione alla pericolosit� geologica, alla vulnerabilit� delle risorse ambientali, alle caratteristiche sismiche locali.
a) una relazione che, in corrispondenza ai contenuti del PPAR, del PIT e del PTC, indica gli obiettivi del piano regolatore generale con la quantificazione dei fabbisogni abitativi, delle infrastrutture e dei servizi relativi all'arco temporale di riferimento, le soluzioni previste, i criteri adottati e gli interventi prescelti, le verifiche analitiche e sintetiche degli standards di cui al decreto ministeriale 1444/1968, la graduazione nel tempo dei programmi attuativi e le priorit�;
b5) le aree da riservare ad edifici pubblici o di uso pubblico, nonch� ad opere o impianti di interesse collettivo;
b6) le aree da riservare alle vie di comunicazione, quelle destinate alle piste ciclabili e quelle relative ai percorsi pedonali;
d) le norme tecniche di attuazione, fatte salve quelle gi� contenute nel regolamento edilizio comunale, con particolare riferimento a quelle che, nell'ambito della tutela di singole zone e delle loro destinazioni, stabiliscono gli interventi ammessi, la massima e minima densit� edilizia, la percentuale di copertura ammissibile, gli allineamenti obbligatori, specificando i casi in cui � ammesso, oltre al recupero degli edifici esistenti, il loro completamento e la nuova edificazione;
4. Allo scopo di coordinare gli interventi programmati nel proprio territorio dagli enti pubblici, la provincia provvede annualmente a richiedere agli stessi i programmi ed i progetti e trasmette i dati alla Regione, ai comuni e alle comunit� montane interessati.
5. La giunta regionale provvede alla realizzazione delle cartografie in scala: 1:10.000 e 1:2.000 per le finalit� previste dal comma 3. Tali cartografie sono consegnate gratuitamente agli enti locali della Regione.
TESTO MODIFICATO da: legge regionale n. 16 del 1996Articolo 6 TESTO MODIFICATO da: legge regionale n. 19 del 2001Articolo 3
1. I comuni che intendono adottare varianti parziali al piano regolatore generale, relative ad aspetti settoriali delle trasformazioni territoriali ed urbane, che richiedano soltanto la predisposizione di alcuni degli elaborati previsti dai commi 2 e 3 dell'articolo 16, per la natura e l'entit� degli interventi da essi disciplinati, inoltrano alla provincia competente per territorio una richiesta contenente:
Calcolo del dimensionamento del piano regolatore generale e capacit� insediativa teorica
a) una dotazione minima di superfici pubbliche o riservate alle attivit� collettive, a verde pubblico e a parcheggio, nelle diverse zone territoriali omogenee, in rapporto agli abitati ed alle attivit� insediate o insediabili;
b) i limiti minimi e massimi di densit� edilizia territoriale e le distanze minime tra le costruzioni, dalle strade o dai manufatti pubblici o di uso pubblico nelle diverse zone territoriali omogenee, nonch� i limiti di altezza degli edifici.
2. Il calcolo del dimensionamento del piano regolatore generale avviene in base alla capacit� insediativa teorica, che risulta dalla somma delle capacit� insediative di tutte le aree previste dal piano stesso.
3. Per il calcolo della capacit� insediativa teorica delle zone residenziali esistenti, per le quali il piano prevede il mantenimento dello stato di fatto, si assume come numero dei residenti il maggior valore tra quello corrispondente al 75% dei vani abitabili, al netto dei lotti inedificati, e quello corrispondente al numero dei residenti insediati al momento dell'adozione del piano, purch� non si superi il rapporto di un abitante per vano. Non si computa l'incremento di volume teoricamente possibile per l'ampliamento fino al 20% degli edifici unifamiliari esistenti ai sensi della lettera d) dell'articolo 9 della legge 28 gennaio 1977, n. 10.
4. Per le aree in cui � prevista la nuova edificazione o la ricostruzione previa demolizione, la capacit� insediativa teorica si calcola attribuendo ad ogni abitante da insediare mc. 120 di volume edificabile. Per le aree con destinazione d'uso turistica o turistico-residenziale, detta attribuzione � diminuita a mc. 80 per abitante.
5. Il volume da considerare per il calcolo del numero degli abitanti relativamente alle aree non comprese nelle zone di cui al comma 3, � pari al prodotto delle superfici edificabili di piano per il rispettivo indice di edificabilit� fondiaria o territoriale.
2. Il piano regolatore generale pu� prevedere, anche agli effetti dell'articolo 6 della L.R. 18 giugno 1986, n. 14, destinazioni d'uso compatibili in ambiti determinati delle singole zone territoriali omogenee. La dotazione complessiva degli standards di tali zone � determinata in base a quelli relativi alle diverse destinazioni d'uso.
6. Fatto salvo quanto previsto dal precedente articolo 15, comma 4, per le zone C l'intervento edilizio deve essere preceduto dall'approvazione di uno strumento urbanistico attuativo, mentre le norme di attuazione del piano regolatore generale stabiliscono i criteri della progettazione, obbligando al rispetto del tessuto viario ed edilizio e dell'ambiente circostante, ponendo limiti di altezza e distanza fra edifici, individuando tipologie e destinazioni d'uso, nonch� la dotazione degli standards.
Piano attuativo per i servizi
3. Il PAS � composto dai seguenti elaborati:
a) relazione sulle previsioni del PRG e sulla conformit� ad esse del PAS, con previsione sommaria di spesa;
4. Il PAS pu� essere adottato dal consiglio comunale contestualmente all'adozione del PRG e, comunque, approvato definitivamente dopo l'entrata in vigore del PRG stesso.
Spazi pubblici per parco, gioco, sport ed attrezzature generali. Distanze minime.
2. La dimensione delle aree destinate a verde pubblico attrezzato o alla creazione di parchi urbani o al gioco o allo sport, deve essere tale da garantire la loro effettiva utilizzazione e rispettare inoltre le dotazioni obbligatorie in rapporto alle capacit� insediative del piano.
a) parco gi� formato;
4. Negli strumenti urbanistici attuativi per le zone residenziali di nuova formazione devono essere previsti specifici spazi per il verde pubblico nella misura di almeno mq. 3 per abitante da insediare. Detta dotazione � aggiuntiva rispetto alle dotazioni minime di cui alla lettera c) del secondo comma dell'articolo 3 del D.M. 1444/1968 ed in essa non vanno ricomprese le aree destinate ad attrezzature sportive.
TESTO MODIFICATO da: legge regionale n. 18 del 1997Articolo 4
Ulteriori disposizioni per la formazione e pubblicazione del PPAR
3. Il piano paesistico del Conero di cui al comma 6 dell'articolo 8 � adottato e approvato con le procedure di cui al presente articolo e al precedente articolo 22.
Procedimento di formazione del PIT
2. Lo schema di piano � adottato dalla giunta regionale e pubblicato in un apposito supplemento speciale nel bollettino ufficiale della Regione.
3. Gli allegati sono depositati presso la sede delle province e delle comunit� montane a disposizione degli interessati.
Procedimento di formazione e pubblicazione del PTC
1. Alla predisposizione e adozione dei PTC provvedono le province. Le province assicurano, fin dalla fase iniziale di predisposizione del piano, la partecipazione dei comuni. Le comunit� montane concorrono alla formazione del piano attraverso le indicazioni urbanistiche del piano pluriennale di sviluppo.
2. Lo schema del PTC, dopo l'adozione da parte della provincia, � pubblicato in un apposito supplemento del bollettino ufficiale della Regione ed � depositato presso la sede della provincia, dei comuni e delle comunit� montane compresi nell'area oggetto del piano medesimo.
3. Lo schema del PTC � sottoposto a parere della conferenza provinciale delle autonomie. Fino alla data di istituzione della conferenza, sullo schema adottato la provincia richiede ai comuni e alle comunit� montane, prefissando un congruo termine, pareri. Possono, altres�, essere presentate osservazioni, secondo quanto previsto dal comma 4 dell'articolo 22 e dal comma 1 dell'articolo 23.
5. Il piano adottato � trasmesso alla giunta regionale ai fini di accertarne la conformit� al PPAR e al PIT e il rispetto delle normative e degli indirizzi statali e regionali in tema di programmazione socio-economica e territoriale.
6. La conformit� � accertata entro duecentoquaranta giorni con decreto del presidente della giunta, previo parere del comitato regionale per il territorio e della commissione consiliare competente. L'inutile decorso del termine, in presenza del parere favorevole del CRT, produce gli effetti della declaratoria di conformit�.
7. La provincia delibera l'approvazione del PTC entro sessanta giorni dal decreto regionale di conformit�. La pubblicazione e il deposito avvengono in conformit� a quanto previsto dal comma 2.
8. In caso di dichiarazione di non conformit�, la provincia si adegua ai rilievi della Regione entro il termine di centottanta giorni dal ricevimento del relativo decreto.
Formazione ed adozione del piano regolatore generale
1. Il piano regolatore generale � adottato dal consiglio comunale.
2. Entro otto giorni dall'adozione, il piano regolatore � depositato a disposizione del pubblico, per trenta giorni, presso la segreteria del comune. Dell'avvenuto deposito � data notizia mediante avviso pubblicato all'albo del comune, mediante l'affissione di manifesti e la pubblicazione di apposito avviso sulle pagine locali di almeno due giornali quotidiani di diffusione regionale.
3. Entro sessanta giorni successivi al deposito chiunque pu� formulare osservazioni sui criteri e sulle linee generali del piano regolatore adottato.
4. Il comune con propria deliberazione motivata si esprime sulle osservazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza del termine di cui al comma 3.
5. Nei successivi trenta giorni il sindaco trasmette alla provincia il piano adottato, unitamente alle osservazioni pervenute ed alle controdeduzioni del comune.
TESTO MODIFICATO da: legge regionale n. 19 del 2001Articolo 2
Determinazione della provincia in ordine al piano regolatore generale
1. La provincia, entro centottanta giorni dal ricevimento del piano regolatore generale, sentito il parere del comitato provinciale per il territorio, adotta una delle seguenti determinazioni:
b) approvazione del piano con proposta di modifiche al comune;
c) restituzione del piano al comune per la rielaborazione.
2. La provincia approva il piano regolatore generale comunale quando accerta la sua conformit� alle previsioni dei piani e programmi territoriali sovraordinati.
3. Le varianti agli strumenti urbanistici generali che costituiscono adeguamento agli standards urbanistici di cui al D.M. 1444/1968, nonch� i piani per gli insediamenti produttivi, i piani per l'edilizia economica e popolare ed i piani di recupero di iniziativa pubblica di cui all'articolo 28 della legge 5 agosto 1978, n. 457, in variante agli strumenti urbanistici generali, sono approvati dalla provincia entro e non oltre il termine di centocinquanta giorni dalla loro ricezione; trascorso detto termine senza che la provincia abbia provveduto a comunicare al comune le proprie determinazioni, le varianti si intendono approvate, purch� interessanti aree non vincolate in base a prescrizioni di base del PPAR e non contrastanti con le prescrizioni del PIT e del PTC ovvero successive all'adeguamento al PPAR ed eccettuati i casi in cui riguardino zone comprese negli elenchi delle bellezze naturali o i sottosistemi territoriali di tipo A definiti dal PPAR.
ARTICOLO ABROGATO da: legge regionale 16 agosto 2001, n. 19Articolo 3
Approvazione del piano regolatore generale con modifiche
1. La provincia approva il piano regolatore generale condizionatamente all'accoglimento da parte del comune delle modifiche espressamente indicate, quando accerta che i criteri informatori e le caratteristiche del piano stesso sono conformi alle previsioni del PPAR, del PIT e del PTC, ma si rendono necessarie particolari modificazioni ed integrazioni, quali:
a) il rispetto di specifici vincoli e prescrizioni contenuti nel PPAR, nel PIT e nel PTC;
b) l'accoglimento delle osservazioni presentate durante il procedimento di adozione di cui all'articolo 26 e che abbiano ottenuto il parere favorevole del comune ma non siano state recepite negli elaborati o nelle norme di attuazione del piano;
c) l'osservanza dei limiti e dei rapporti di cui ai precedenti articoli 18, 19 e 21.
2. Entro novanta giorni dal ricevimento del provvedimento della provincia, il comune pu� far pervenire alla stessa le proprie determinazioni. In caso di accoglimento delle modifiche proposte, il piano � approvato con provvedimento dell'amministrazione provinciale. In caso di controdeduzioni presentate dal comune, la provincia adotta un provvedimento definitivo di approvazione o non approvazione del piano entro centoventi giorni dal ricevimento delle controdeduzioni stesse.
3. Decorso il termine di novanta giorni di cui al comma 2, senza che il comune abbia assunto alcuna determinazione, il piano di intende non approvato ed � restituito per la rielaborazione.
Nota relativa all'Articolo 28:
1. Ove la provincia accerti che i criteri informatori e le caratteristiche essenziali del piano regolatore generale sono difformi dalle previsioni del PPAR, del PIT e del PTC, lo restituisce al comune per la rielaborazione.
Nota relativa all'Articolo 29:
Adozione e approvazione degli strumenti urbanistici attuativi
1. I piani attuativi di cui al comma 1 dell'articolo 4 sono adottati dal consiglio comunale e le relative deliberazioni, corredate dagli elaborati di cui all'articolo 34, sono depositate presso la segreteria del comune per trenta giorni consecutivi. Dell'avvenuto deposito � data comunicazione al pubblico mediante apposito avviso affisso all'albo pretorio del comune; durante tale periodo chiunque pu� prendere visione e presentare, entro i successivi trenta giorni, opposizioni e osservazioni.
2. La giunta comunale sottopone all'approvazione del consiglio detti piani urbanistici attuativi unitamente alle opposizioni e osservazioni presentate ai sensi del comma 1.
3. Il consiglio comunale approva definitivamente i piani decidendo contestualmente in ordine alle opposizioni e osservazioni presentate.
Contenuto degli strumenti urbanistici attuativi
a) l'individuazione degli immobili gi� espropriati o da espropriare al fine di realizzare gli interventi pubblici con particolare riguardo alle attrezzature, infrastrutture, opere e impianti di interesse generale;
b) la precisazione delle destinazioni d'uso delle singole aree, l'individuazione delle unit� di intervento e l'indicazione delle relative opere di urbanizzazione primaria e secondaria;
e) i termini di validit� del piano e i tempi di attuazione degli interventi previsti, con l'indicazione delle relative priorit� in armonia con i programmi pluriennali di attuazione.
1. I proprietari interessati ai comparti edificatori individuati come tali in sede di approvazione dei piani regolatori particolareggiati, o successivamente mediante determinazione comunale adottata d'ufficio ovvero a richiesta di qualunque interessato, hanno facolt� di riunirsi in consorzio per l'attuazione degli interventi relativi al comparto.
2. Decorso inutilmente un anno dall'individuazione del comparto senza che sia stata esercitata la facolt� di cui al comma 1, il comune pu� procedere d'ufficio alla costituzione di un consorzio agli stessi fini, a condizione che al consorzio aderiscano i proprietari rappresentanti, in base all'imponibile catastale, almeno due terzi del valore degli immobili compresi nel comparto.
3. La costituzione del consorzio � titolo per la espropriazione degli immobili rimanenti, ai sensi delle norme vigenti in materia. Gli immobili espropriati sono ceduti al consorzio cos� costituito in propriet� al prezzo corrispondente alle indennit� di espropriazione corrisposte aumentate delle sole spese della procedura espropriativa.
Contenuto dei piani di lottizzazione
b) il corrispettivo delle opere di urbanizzazione primaria, secondaria e indotta da realizzare a cura del comune, secondo quanto disposto dall'articolo 5 della legge 10/1977 e i criteri per il suo aggiornamento in caso di pagamento differito. Qualora dette opere vengano eseguite a cura e spese del proprietario o di altro soggetto privato, la convenzione deve prevedere le relative garanzie finanziarie, le modalit� di controllo sulla esecuzione delle opere, nonch� i criteri per lo scomputo totale o parziale della quota dovuta a norma dell'articolo 11 della legge 10/1977 e le modalit� per il trasferimento delle opere al comune;
Elaborati degli strumenti urbanistici attuativi
a4) i tempi previsti per l'attuazione, con le indicazioni delle relative priorit� ;
c1) le strade e gli altri spazi riservati alla viabilit� ed ai parcheggi, con precisazione delle caratteristiche tecniche delle sedi stradali, con le relative quote altimetriche, oltrech� delle fasce di rispetto e dei distacchi degli edifici esistenti dalle sedi stradali;
c3) le aree destinate all'edificazione o alla riqualificazione dell'edilizia esistente con l'indicazione delle densit� edilizie, degli eventuali allineamenti, delle altezze massime, dei distacchi fra gli edifici, della utilizzazione e delle sistemazioni delle aree libere e di quelle inedificabili;
f) gli elenchi catastali delle propriet� ricadenti nel territorio interessato dal piano con indicazione di quelle soggette eventualmente all'esproprio;
g) le norme tecniche di attuazione del piano;
h) il riepilogo informativo statistico di cui al comma 1 dell'articolo 35.
TESTO MODIFICATO da: legge regionale n. 16 del 1996Articolo 6
Riepilogo informativo statistico
1. Al fine della programmazione dell'uso del territorio i comuni trasmettono alla provincia copia del riepilogo informativo statistico dei dati di ogni singolo piano entro trenta giorni dalla data di esecutivit� della deliberazione del consiglio comunale che lo adotta definitivamente.
2. I comuni trasmettono inoltre alla provincia il riepilogo informativo statistico dei dati del piano regolatore generale o del programma di fabbricazione vigenti; tale riepilogo va comunque trasmesso unitamente alla deliberazione di adozione, anche di variante, di tali strumenti urbanistici generali.
3. Le province trasmettono i dati ricevuti, ai sensi del presente articolo, alla giunta regionale, la quale assicura l'utilizzazione dei dati da parte degli enti locali e presenta annualmente al consiglio regionale una relazione sullo stato della pianificazione urbanistica nella regione.
4. La giunta regionale, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, approva i modelli che i comuni utilizzano per la redazione dei riepiloghi informativi statistici di cui al presente articolo.
Piani attuativi concernenti zone sottoposte a tutela paesaggistica
a) relazione illustrativa degli obiettivi, dei criteri e delle modalit� attuative in coerenza con le finalit� indicate in sede di compilazione degli elenchi delle bellezze naturali;
Misure di salvaguardia del PPAR, del PIT e dei PTC
3. Salvo quanto previsto dal comma 1, dalla data di adozione del PPAR � altres� sospeso il rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 7 della legge 29 giugno 1939, n. 1497, per opere ed interventi non conformi alle prescrizioni dettate ai sensi del comma 5 dell'articolo 8.
Misure di salvaguardia degli strumenti urbanistici comunali
2. L'applicazione delle misure di salvaguardia cessa se lo strumento urbanistico � restituito al comune per la rielaborazione o, comunque, non � approvato.
3. In caso di approvazione condizionata alle modifiche di cui al precedente articolo 28, anche quando il termine di applicazione delle misure di salvaguardia sia gi� scaduto, non possono essere assentite le domande di concessione o di autorizzazione in contrasto con il piano fino all'entrata in vigore dello strumento urbanistico stesso, e comunque per un periodo non superiore ad un anno.
Nota relativa all'Articolo 39:
TESTO MODIFICATO da: legge regionale n. 19 del 2001Articolo 3
TESTO MODIFICATO da: legge regionale n. 18 del 1997Articolo 5 TESTO MODIFICATO da: legge regionale n. 19 del 2001Articolo 3
Funzione del PPA
1. Il programma pluriennale di attuazione (PPA), delimita le aree e le zone in cui devono realizzarsi, nei tempi e modi indicati dal presente titolo, le attivit� di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio previste dagli strumenti urbanistici generali dando priorit� alle aree non sature dotate di opere di urbanizzazione ed alle aree con strumenti urbanistici particolareggiati approvati.
Validit� del PPA
Comuni obbligati
1. Sono obbligati a dotarsi di PPA i comuni con popolazione uguale o superiore a 10.000 abitanti nonch� i comuni con popolazione al di sotto dei 10.000 abitanti, inclusi in un elenco approvato dalla giunta regionale con riferimento al terzo comma dell'articolo 13 della legge 10/1977 e al primo comma dell'articolo 6 della legge 25 marzo 1982, n. 94, sulla base dei seguenti criteri: particolare espansione industriale e turistica; territorio situato nella fascia costiera.
2. L'elenco di cui al comma 1 � approvato con deliberazione della giunta regionale entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge ed � pubblicato nel bollettino ufficiale della Regione.
3. Tale elenco conserva validit� fino all'entrata in vigore dei piani territoriali di coordinamento delle province ai quali devono essere allegati elenchi analoghi.
Contenuti del PPA
1. Il PPA � formato dal comune in rapporto all'andamento demografico, alla situazione socio-economica del territorio ed alla presumibile disponibilit� di risorse pubbliche e private nel periodo considerato dal programma stesso, in coerenza con gli obiettivi della programmazione regionale e sub-regionale.
a) la relazione sullo stato di attuazione del vigente strumento urbanistico generale, con l'indicazione della capacit� insediativa residua delle zone edificabili, sia residenziali sia produttive, ivi compresa quella risultante da operazioni sul rinnovo del patrimonio edilizio esistente;
c) le previsioni delle infrastrutture, dei servizi e delle attrezzature pubbliche da attuarsi nel periodo di validit� del PPA, anche derivanti da eventuali fabbisogni pregressi, con l'indicazione delle aree necessarie da acquisire, nonch� delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, ivi incluse quelle che, pur esistenti all'atto dell'adozione del programma, debbano essere adeguate o migliorate;
3. Per gli interventi diretti al recupero del patrimonio edilizio esistente di cui alla lettera e) del primo comma dell'articolo 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457, il comune stabilisce per le singole zone la cubatura massima edificabile per il periodo di validit� del PPA e le concessioni relative possono essere rilasciate fino all'ammontare delle previsioni del PPA.
3. Immediatamente dopo l'adozione, il PPA � pubblicato nell'albo pretorio per la durata di quindici giorni.
5. Copia del PPA approvato � trasmessa per conoscenza alla provincia.
7. Nelle more delle procedure di approvazione degli strumenti urbanistici generali o delle loro varianti il PPA � attuato nel rispetto delle norme che regolano l'attivit� edilizia in pendenza di dette procedure.
Varianti al PPA ed approvazione dei programmi successivi
1. Nel periodo di validit�, il PPA pu� essere variato, con le procedure previste dall'articolo 46, solo in caso di revisioni o modifiche degli strumenti urbanistici generali o per comprovata variazione del fabbisogno o per intervenute necessit� connesse alla realizzazione di opere pubbliche.
4. Non sono comunque ammesse varianti nell'ultimo anno di validit� del PPA.
1. Tre mesi prima della scadenza del termine di validit� del PPA il sindaco provvede, mediante avviso pubblico, ad invitare gli aventi titolo che non abbiano ancora presentato le istanze di concessione in conformit� delle previsioni dello strumento urbanistico generale del PPA medesimo, a presentarle prima della scadenza suindicata, con contestuale avvertimento che, in difetto, l'area interessata dalle concessioni non richieste risulter� suscettibile di espropriazione ai sensi dell'articolo 13 della legge 28 gennaio 1977, n. 10 e della presente legge.
1. Il comune pu� procedere all'espropriazione delle aree qualora entro il termine di validit� del PPA gli aventi titolo, singolarmente ovvero riuniti in consorzio, anche ai sensi del precedente articolo 32, non abbiano presentato per le aree individuate ai sensi dell'articolo 41 della presente legge, istanze di concessione conformi alle previsioni dello strumento urbanistico e del programma scaduto, corredate degli atti, documenti, elaborati richiesti dalle norme vigenti, ovvero, pur avendo presentato tali istanze, non abbiano tuttavia iniziato i lavori entro i termini stabiliti dal successivo articolo 69.
3. Il reinserimento della stessa area pu� essere operato una sola volta.
4. Alle espropriazioni si provvede secondo le vigenti disposizioni in materia di espropriazione per pubblica utilit�.
2. Fino all'approvazione del PPA, fatti salvi gli interventi e le opere di cui all'articolo 9 della legge 28 gennaio 1977, n. 10, le concessioni e le autorizzazioni edilizie sono rilasciate dai comuni soltanto a condizione che sulle aree interessate esistano gi� le opere di urbanizzazione ovvero esista impegno, debitamente garantito, del concessionario a realizzarle entro un periodo determinato.
4. Le concessioni e le autorizzazioni edilizie relative a superfici da destinare ad esercizi di vendita di cui agli articoli 26 e 27 della legge 11 giugno 1971, n. 426 possono essere rilasciate solo successivamente all'acquisizione del nulla osta della giunta regionale e soltanto per le quantit� da esso indicate.
TESTO MODIFICATO da: legge regionale n. 26 del 1999Articolo 42
Fondo per l'esercizio delle funzioni attribuite e delegate alle province
1. Per l'esercizio delle funzioni attribuite e delegate alle province con la presente legge � istituito un apposito fondo. Tale fondo � finalizzato alla concessione dei contributi per il potenziamento delle strutture e per il personale necessario all'esercizio delle funzioni medesime.
Fondo regionale di finanziamento per gli strumenti di pianificazione delle province e dei comuni
1. Allo scopo di favorire la redazione dei piani territoriali di coordinamento provinciali e l'adeguamento degli strumenti urbanistici comunali alle previsioni del PPAR, del PIT e dei PTC � istituito un fondo regionale per la concessione di contributi sulle spese a tal fine occorrenti.
Comitato regionale per il territorio
1. E' istituito il comitato regionale per il territorio.
2. Il comitato � presieduto dal presidente della giunta regionale o da un assessore all'uopo delegato. In caso di assenza o impedimento del presidente o del suo delegato, la presidenza � assunta dal dirigente del servizio urbanistica e cartografia.
3. Il comitato � composto:
a) da sette esperti, rispettivamente, nelle discipline relative all'economia, alla pianificazione territoriale, ai lavori pubblici, alla tutela del suolo, dell'ambiente naturale, dei beni culturali e ambientali, eletti dal consiglio regionale tra persone di comprovata esperienza e professionalit�;
b) dai dirigenti dei servizi urbanistica e cartografia, tutela e risanamento ambientale, lavori pubblici, agricoltura e programmazione della Regione, o da funzionari addetti ai servizi medesimi, da loro delegati;
c) dal coordinatore regionale del corpo forestale dello Stato o da un suo delegato;
d) da tre esperti in materia di pianificazione territoriale, designati rispettivamente dall'ANCI, dall'UPI e dall'UNCEM.
4. Il comitato regionale per il territorio � nominato con decreto del presidente della giunta regionale, � convocato entro quattro mesi dall'entrata in vigore della presente legge e dura in carica quanto il consiglio regionale. I componenti del comitato esercitano le loro funzioni fino al rinnovo del comitato stesso.
5. Le funzioni di segretario del comitato regionale sono svolte da un funzionario della Regione designato dalla giunta, senza diritto di voto. La giunta regionale assicura i mezzi e il personale per l'espletamento delle funzioni di segreteria del comitato.
6. Ai componenti il comitato regionale spettano il rimborso delle spese, il trattamento di missione e le indennit� di presenza previsti per i componenti del comitato urbanistico regionale dalla L.R. 2 agosto 1984, n. 20 e successive modificazioni ed integrazioni.
1. Per l'esercizio delle funzioni attribuite o delegate alle province, ai sensi della presente legge, in ogni provincia � istituito un comitato provinciale per il territorio.
2. Il comitato � presieduto dal presidente dell'amministrazione provinciale o dall'assessore competente in materia. In caso di assenza o impedimento del presidente o del suo delegato la presidenza � assunta dal responsabile della struttura organizzativa della provincia competente in materia urbanistica.
3. Il comitato provinciale � composto da:
a) quattro esperti in pianificazione territoriale, eletti dal consiglio provinciale tra persone di comprovata esperienza e professionalit�;
4. Il comitato provinciale per il territorio � nominato con decreto del presidente della giunta regionale, � convocato entro quattro mesi dall'entrata in vigore della presente legge e dura in carica quanto il consiglio provinciale. I componenti del comitato esercitano le loro funzioni fino al rinnovo dello stesso.
1. Il comitato provinciale per il territorio � organo consultivo della provincia nelle materie di sua competenza ai sensi della presente legge.
2. In particolare, il comitato provinciale esprime parere obbligatorio, ma non vincolante, sugli strumenti urbanistici comunali, sui regolamenti edilizi e sulle loro varianti.
Nota relativa all'Articolo 58:
TESTO MODIFICATO da: legge regionale n. 18 del 1997Articolo 6
2. Essi devono essere convocati, secondo le rispettive competenze, quando lo richiedono la giunta regionale o provinciale. Il comitato regionale pu� essere inoltre convocato su richiesta dell'ufficio di presidenza del consiglio regionale.
3. Le convocazioni debbono essere disposte con preavviso di almeno cinque giorni, salvi i casi di urgenza, per i quali il termine minimo � di due giorni.
4. Le sedute dei comitati sono valide se � presente la maggioranza dei loro componenti. Le decisioni sono valide se approvate dalla maggioranza dei presenti. I membri dissenzienti possono chiedere che siano riportate a verbale le ragioni del loro dissenso.
6. La giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare e, per i comitati provinciali, le amministrazioni provinciali, pu� fornire indicazioni ed orientamenti ai comitati, nel rispetto degli atti di indirizzo e coordinamento spettanti allo Stato ai sensi dell'articolo 4 del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616.
Conferenza dei comitati per il territorio
2. In tale sede si esaminano i problemi inerenti l'esercizio delle funzioni del comitato regionale e dei comitati provinciali per il territorio al fine di garantire, in particolare, l'unitariet� di indirizzo nell'esercizio delle funzioni medesime.
4. La giunta regionale, previo parere della conferenza di cui al presente articolo, stabilisce con apposito atto le modalit� di funzionamento della conferenza stessa.
2. Gli atti inerenti a tale esercizio sono emessi previo parere della commissione edilizia comunale, integrata da due esperti in materia di beni ambientali e storico-culturali, designati dal consiglio comunale.
3. I provvedimenti emessi sono pubblicati mediante affissione all'albo pretorio del comune con la specificazione dei titolari e delle localit� interessate.
4. I provvedimenti autorizzativi di cui all'articolo 6 della presente legge costituiscono presupposto inderogabile di quelli concessivi ed autorizzativi di competenza comunale in relazione agli immobili e alle localit� oggetto di tutela paesistica.
Pareri della soprintendenza
1. Ferma l'obbligatoriet� dei pareri sancita ai sensi e per gli effetti della legge 1 giugno 1939, n. 1089, nessun altro parere in materia di tutela ambientale e paesistica � richiesto agli organi e uffici periferici del ministero per i beni culturali e ambientali; le disposizioni legislative, regolamentari o procedimentali eventualmente difformi cessano di avere applicazione nel territorio della regione Marche.
Elenchi delle cose e localit� da sottoporre a tutela
1. Gli elenchi delle cose e delle localit� da sottoporre a tutela sono predisposti dal comitato regionale per il territorio di cui all'articolo 54.
6. La Regione assicura la partecipazione dei soggetti di cui al comma 5 nel procedimento amministrativo di istituzione e modificazione dei vincoli, nonch� nella fase della programmazione degli interventi.
Rinvio a norme statali
Nota relativa all'Articolo 65:
MODIFICA TESTUALE della Legge Statale Numero 1497 del 1939
MODIFICA TESTUALE della Legge Statale Numero 1357 del 1940
Concessione gratuita per gli imprenditori agricoli a titolo principale
1. La lettera a) dell'articolo 9 della legge 28 gennaio 1977, n. 10, � applicata nel modo seguente: "nelle opere di cui al punto a) dell'articolo 9 predetto sono compresi gli accessori agricoli e gli impianti agricoli per la produzione, lavorazione, trasformazione, conservazione e commercializzazione dei prodotti agricoli realizzati da imprenditori agricoli a titolo principale o da imprenditori agricoli associati. In caso diverso il concessionario � tenuto alla corresponsione del contributo di cui alla tabella g) del regolamento regionale 23 luglio 1977, n. 6 "Determinazione dell'incidenza degli oneri di urbanizzazione".
Limiti alle concessioni in deroga
1. Il nulla-osta di cui alla lettera f) del comma 1 dell'articolo 3, non pu� essere concesso:
b) per concessioni in deroga alle norme relative alle destinazioni di zona, per le quali si provvede con specifiche varianti allo strumento urbanistico;
2. Tale nulla-osta, in ogni caso, pu� essere concesso soltanto qualora concorrano le seguenti condizioni:
a) la facolt� di rilasciare concessioni in deroga sia prevista dai regolamenti edilizi o dagli strumenti urbanistici comunali;
c) il volume o la superficie utile assentiti non superino del 10% il corrispondente valore stabilito dagli indici di fabbricabilit� per la zona interessata;
Mancato rilascio della concessione
1. Eccettuato il caso in cui si applica l'istituto del silenzio assenso, trascorsi sessanta giorni dalla presentazione della domanda di concessione, corredata di tutta la documentazione necessaria, ovvero della presentazione dei documenti aggiuntivi richiesti a integrazione dei progetti presentati o a dimostrazione degli impegni assunti da parte del richiedente, qualora il sindaco non abbia espresso le proprie determinazioni sulla domanda, il richiedente ha facolt� di presentare ricorso al presidente della provincia.
1. Il rilascio della concessione edilizia � comunicato dal sindaco, con lettera raccomandata, corredata da ricevuta di ritorno, al richiedente il quale � tenuto a ritirare la concessione entro sessanta giorni dalla data di ricevimento della comunicazione, dopo aver assolto agli obblighi previsti dall'articolo 3 della legge 10/1977, nonch� a iniziare i lavori entro un anno dalla scadenza del termine suddetto.
Riduzione degli oneri di urbanizzazione
Adeguamento del contributo per le opere di urbanizzazione
1. La misura del contributo per le opere di urbanizzazione � soggetta ad adeguamento annuale in relazione all'andamento dei costi di costruzione, con provvedimento del consiglio regionale, su proposta della giunta.
2. Ove il consiglio regionale non provveda entro il 31 dicembre dell'anno di riferimento, il contributo si intende adeguato automaticamente nella misura dell'80% della variazione del costo di costruzione per i nuovi edifici di edilizia residenziale pubblica convenzionata, determinato per l'anno di riferimento con decreto del ministro dei lavori pubblici, fermo restando quanto previsto dall'articolo 7 del regolamento regionale 23 luglio 1977, n. 6.
3. Nei casi di accertata inerzia degli enti delegati, per ci� che attiene ad atti obbligatori sottoposti a termini fissati dalle leggi o provvisti di scadenze essenziali derivanti dalla natura degli interventi oggetto di delega, il consiglio regionale adotta i necessari provvedimenti per la messa in atto di interventi sostitutivi e ne d� immediata comunicazione agli enti interessati.
4. Il presidente della giunta regionale emana entro trenta giorni, dall'entrata in vigore della presente legge un decreto nel quale sono indicati gli strumenti urbanistici generali, i regolamenti edilizi e le relative varianti, la cui approvazione rimane, ai sensi del comma 1, di competenza della Regione. Tale decreto � pubblicato nel bollettino ufficiale della Regione.
Nota relativa all'Articolo 75:
TESTO AGGIUNTO da: legge regionale n. 18 del 1997Articolo 7
1. Per lo svolgimento delle attivit� previste all'articolo 52, il contributo di cui al comma 3 dell'articolo 4 della L.R. 19 novembre 1991, n. 34 � aumentato, per ciascuno degli anni 1992, 1993 e 1994 di lire 100 milioni; per gli anni successivi l'entit� del contributo sar� stabilita con la legge di approvazione dei rispettivi bilanci, in conformit� al disposto di cui all'articolo 22 della L.R. 30 aprile 1980, n. 25.
2. Per la concessione di contributi per le attivit� previste dall'articolo 53 � autorizzata, per ciascuno degli anni 1992, 1993 e 1994 la spesa di 1.000 milioni; i contributi relativi all'anno 1992 sono destinati, quanto a lire 300 milioni per la redazione dei PTC e quanto a lire 700 milioni per l'adeguamento degli strumenti urbanistici comunali alle previsioni del PPAR, PIT e PTC; per gli anni 1993 e 1994 la ripartizione delle disponibilit� tra le anzidette finalit� sar� stabilita con la legge di approvazione dei rispettivi bilanci.
3. Le disponibilit� finanziarie rivenienti dalla cessazione delle autorizzazioni di spesa di cui all'articolo 6 della L.R. 19 novembre 1991, n. 34, gi� stabilite in lire 6.000 milioni per l'anno 1991, in lire 3.000 milioni per l'anno 1992 e in lire 4.000 milioni per l'anno 1993 conseguente alla abrogazione dell'articolo 2 della medesima L.R. 34/1991, sono destinate al finanziamento delle spese per la redazione della cartografia prevista dall'articolo 16 della presente legge, in ragione di lire 9.000 milioni per l'anno 1992 e lire 4.000 milioni per l'anno 1993.
c) per gli anni successivi al 1994, si provveder� mediante impiego di una quota parte della somma che sar� assegnata alla Regione a titolo di ripartizione del fondo comune di cui all'articolo 8 della legge 16 maggio 1970, n. 281 e successive modificazioni.
a) per l'anno 1992, in aumento delle disponibilit� recate dal capitolo 2114103 del bilancio di previsione del detto anno, che modifica la propria denominazione nella seguente "Fondo per il finanziamento dell'esercizio delle funzioni trasferite e delegate alle province in materia urbanistica";
Nota relativa all'Articolo 76:
MODIFICA TESTUALE della legge regionale n. 34 del 1991Articolo 4
1. Sono abrogate le seguenti norme: L.R. 2 novembre 1972, n. 8; L.R. 26 aprile 1979, n. 18; L.R. 16 maggio 1979, n. 19; L.R. 9 dicembre 1982, n. 41; L.R. 21 agosto 1984, n. 24; L.R. 8 giugno 1987, n. 26; L.R. 20 aprile 1988, n. 11; L.R. 19 aprile 1990, n. 22, fatta eccezione per gli articoli 27, commi 1 e 2, e 28; L.R. 20 novembre 1990, n. 54; articoli 2, 3 e 6, commi 3, 7 e 9 lettera c), della L.R. 19 novembre 1991, n. 34; la tabella allegata alla L.R. 17 gennaio 1992, n. 6, per la parte riferita al servizio urbanistica e cartografia.
Nota relativa all'Articolo 77:
ABROGAZIONE: legge regionale n. 8 del 1972 ABROGAZIONE: legge regionale n. 18 del 1979 ABROGAZIONE: legge regionale n. 19 del 1979 ABROGAZIONE: legge regionale n. 41 del 1982 ABROGAZIONE: legge regionale n. 24 del 1984 ABROGAZIONE: legge regionale n. 26 del 1987 ABROGAZIONE: legge regionale n. 11 del 1988 ABROGAZIONE: legge regionale n. 22 del 1990 ABROGAZIONE: legge regionale n. 54 del 1990 ABROGAZIONE: legge regionale n. 34 del 1991Articolo 2 ABROGAZIONE: legge regionale n. 34 del 1991Articolo 3 ABROGAZIONE: legge regionale n. 34 del 1991Articolo 6 MODIFICA TESTUALE della legge regionale n. 6 del 1992
1. La presente legge � dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel bollettino ufficiale della Regione.
PESARO 1) S. Agata Feltria 2) Casteldelci 3) Maiolo 4) Monte Copiolo 5) Pietrarubbia 6) Frontino 7) Belforte all'Isauro 8) Piandimeleto 9) Borgo Pace 10) Mercatello sul Metauro 11) Montegrimano 12) Monte Cerignone 13) Macerata Feltria 14) Mercatino Conca 15) Tavoleto 16) Auditore 17) Peglio 18) Frontone 19) Serra S. Abbondio 20) Isola del Piano 21) Monte Felcino 22) Monteciccardo 23) Mombaroccio 24) Serrungarina 25) Montemaggiore al Metauro 26) Piagge 27) S. Giorgio di Pesaro 28) Monte Porzio 29) Orciano di Pesaro 30) Barchi 31) S. Ippolito 32) Fratte Rosa ANCONA 1) Castel Colonna 2) Castelleone di Suasa 3) Barbara 4) Montecarotto 5) Poggio S. Marcello 6) Mergo 7) Castelbellino 8) Monte Roberto 9) S. Paolo di Jesi 10) Staffolo 11) Belvedere Ostrense 12) S. Marcello 13) Morro d'Alba 14) Camerata Picena 15) Agugliano 16) Polverigi 17) Offagna MACERATA 1) Esanatoglia 2) Fiuminata 3) Sefro 4) Serravalle del Chienti 5) Montecavallo 6) Fiordimonte 7) Pieve Torina 8) Muccia 9) Pieve Bovigliana 10) Fiastra 11) Acquacanina 12) Cessapalombo 13) Caldarola 14) Serrapetrona 15) Belforte del Chienti 16) Camporotondo di Fiastrone 17) Gualdo 18) Penna S. Giovanni 19) Monte S. Martino 20) S. Angelo in Pontano 21) Ripe S. Ginesio 22) Colmurano 23) Urbisaglia 24) Loro Piceno 25) Petriolo ASCOLI PICENO 1) Rapagnano 2) Magliano di Tenna 3) Grottazzolina 4) Lapedona 5) Moresco 6) Monterubbiano 7) Montefiore dell'Aso 8) Carassai 9) Cossignano 10) Montalto delle Marche 11) Montedinove 12) Montelparo 13) S. Vittoria in Matenano 14) Montefalcone Appennino 15) Smerillo 16) Servigliano 17) Monteleone di Fermo 18) Monsampietro Morico 19) Belmonte Piceno 20) Monte Giberto 21) Petritoli 22) Monte Vidon Combatte 23) Montottone 24) Monte Rinaldo 25) Ponzano di Fermo 26) Francavilla d'Ete 27) Monte Vidon Corrado 28) Ortezzano

References: Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20

Art. 21

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