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Timestamp: 2013-05-18 18:15:28+00:00

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Sentenza Suprema Corte di Cassazione - Sezione Lavoro 02.02.2012, n. 6742 — Tecnodid Editricesabato 18 maggio 2013
Sentenza Suprema Corte di Cassazione - Sezione Lavoro 02.02.2012, n. 6742
X e XX, quest'ultima nella qualità di consigliere di parità della provincia di XX, esponevano, con ricorso al tribunale di Verona in funzione di giudice del lavoro, che la X, dipendente dell'Istituto di credito YYY, a seguito del parto avvenuto il 25 settembre 2004, aveva usufruito, a decorrere dal gennaio 2005, del congedo parentale previsto dall'art. 32 del d.lgs. n. 151 del 2001. Su richiesta della lavoratrice il suddetto congedo parentale era stato goduto in modo frazionato, e, più precisamente, dal lunedì al giovedì con rientro al lavoro il venerdì ovvero in altro giorno precedente una festività. Ciò premesso deducevano che l'istituto di credito aveva erroneamente conteggiato, quali giorni lavorativi, solo il venerdì o i giorni lavorati prefestivi avendo ricompreso nel periodo di congedo i giorni del sabato e della domenica ovvero le festività infrasettimanali successive al giorno lavorativo. Con la conseguenza, ad avviso delle ricorrenti, che il datore di lavoro aveva ingiustamente sottratto almeno due giorni di congedo parentale per ciascuna settimana.
Nel costituirsi in giudizio l'istituto di credito affermava la correttezza della propria interpretazione del citato art, 32 sottolineando che l'accoglimento della tesi di controparte avrebbe determinato una disparità di trattamento della lavoratrice ricorrente rispetto alle lavoratrici che avessero scelto un giorno diverso dal venerdì per riprendere il lavoro. Sotto altro profilo eccepiva il difetto di legittimazione della XX ad essere parte nel giudizio de quo.
Il giudice adito, nel confermare il provvedimento in precedenza adottato ai sensi dell'art. 700 cod. proc. civ., dichiarava il diritto di X al ricalcolo delle giornate di congedo parentale fruite e al riconoscimento delle ulteriori giornate alla stessa spettanti con conseguente pagamento delle relative differenze retributive. Non si pronunciava sull'eccezione di difetto di legittimazione attiva della XX.
Con sentenza in data 24 settembre 2009 la Corte d'appello di Venezia rigettava il gravame avverso la sentenza di prime cure proposto da YYY. Ribadiva in buona sostanza la validità delle argomentazioni svolte dal giudice di prime cure.
Per la cassazione della suddetta sentenza propone ricorso YYY affidato ad un unico, complesso, motivo. Le ricorrenti in primo grado resistono con controricorso.
1. Preliminarmente deve osservarsi che sul problema della legittimazione attiva, nel presente giudizio, di XX, consigliera di parità della Provincia di Verona, si è formato il giudicato interno e pertanto esso non può essere esaminato, neanche d'ufficio, in assenza di un motivo di censura, da questa Corte di legittimità. È infatti noto che, secondo l'insegnamento di questa Corte di legittimità (cfr., ad esempio, Cass. 11 novembre 2011 n. 23568) il difetto di legittimazione attiva (o passiva) e questione che e rilevabile d'ufficio anche in sede di legittimità a condizione che non si sia formato il giudicato interno sulla sua esistenza, il che, come precisato da Cass. 21 dicembre 2011 n. 28078, si verifica anche nell'ipotesi in cui tale carenza sia stata appositamente denunciata e, quindi, sia stata espressamente negata dal giudice di merito ovvero sia rimasta senza esplicita risposta e tale omessa pronuncia non sia stata poi oggetto di impugnazione. Nel caso di specie l'eccezione di difetto di legittimazione passiva della P. è stata ritualmente proposta in primo grado e, avverso l'omessa pronuncia su tale eccezione da parte del primo giudice, non è stato proposto un motivo di appello. Il suddetto profilo non è stato oggetto neanche di censura in cassazione.
2. Con l'unico motivo dì ricorso YYY denuncia violazione dell'art. 32, primo comma, del d.lgs. n. 151 del 2001 (TU delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità) nella parte in cui la sentenza impugnata ha affermato la non computabilità nel periodo di congedo parentale delle giornate di sabato, di domenica e festive infrasettimanali che seguono una giornata di lavoro effettivo che ha interrotto il precedente periodo di congedo. Sottolinea l'irrazionalità della soluzione adottata dalla Corte territoriale che vanificherebbe la regola generale del computo, nel periodo di congedo, dei giorni festivi e non lavorativi che ricadono nel periodo stesso, non computabilità basata su una circostanza (interruzione del congedo nella giornata di venerdì, anziché in altra giornata lavorativa della settimana) del tutto "estrinseca ed occasionale" Rileva che, accogliendo la tesi fatta propria dalla sentenza impugnata, a una lavoratrice che fruisca del congedo frazionato e rientri al lavoro solo nella giornata di giovedì vengono computati 27 giorni di congedo parentale, mentre alla stessa lavoratrice che rientri al lavoro nella sola giornata di venerdì verrebbero computati solo 19 giorni di congedo parentale. Deduce che, nel silenzio della legge, l'interpretazione della fattispecie è vincolata ai principi di razionalità, costituzionalità e parità di trattamento.

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 Cass. 
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