Source: http://avvemilianomancino.blogspot.com/2017/08/
Timestamp: 2017-08-24 10:26:14+00:00

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Studio Legale Mancino: agosto 2017
fonte:www.lastampa.it/Più anziani non autosufficienti, meno posti letto: così i figli si indebitano per l’assistenza - La Stampa
By Avv. Emiliano Mancino a agosto 23, 2017
Il trasferimento per spirito di liberalità di strumenti finanziari dal conto deposito titoli del beneficiante a quello del beneficiario, a mezzo banca, non rientra tra le donazioni indirette, ma configura una donazione tipica ad esecuzione indiretta, per cui occorre la forma solenne dell’atto pubblico.
E’ quanto stabilito dalle Sezioni Unite civili nella sentenza 18725/17, depositata il 27 luglio scorso.
Il caso in esame riguardava il trasferimento di valori mobiliari in favore di un beneficiario, in virtù di un ordine impartito alla banca dal titolare del conto, deceduto pochi giorni dopo l'operazione.
La figlia del de cuius, ha citato in giudizio davanti al Tribunale di Trieste la beneficiaria di tale trasferimento, chiedendo, per la quota di un terzo spettante all'attrice sul patrimonio ereditario, la restituzione del valore degli strumenti finanziari, appartenenti al di lei padre. L’attrice ha inoltre invocato la nullità del negozio attributivo, in quanto privo della forma solenne richiesta per la validità della donazione.
La convenuta si è costituita in giudizio, evidenziando che il trasferimento era stato chiesto direttamente dal correntista e l'attribuzione doveva essere considerata, sia adempimento di obbligazione naturale, dettata dal legame affettivo che la legava al de cuius, sia donazione indiretta.
Il Tribunale adìto ha accolto la domanda, dichiarando nullo l’atto di liberalità. Diversamente, la Corte territoriale ha accolto il gravame proposto in via principale dalla beneficiaria, riconducendo la fattispecie esaminata nell'ambito della donazione indiretta, per la cui validità non è richiesta la forma dell'atto pubblico, bensì quella prescritta per il negozio tipico utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità.
Avverso tale pronuncia, la figlia del de cuius ha proposto ricorso in Cassazione.
La questione esaminata dalle Sezioni Unite riguarda il rapporto tra il contratto tipico di donazione e le cosiddette donazioni indirette o liberalità atipiche; il primo regolato dall'art. 769 c.c., come l'atto con il quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l'altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa una obbligazione; le altre, previste dall'art. 809 c.c.
L’obbligo della forma solenne concerne solo la donazione tipica, ad eccezione per le donazione di modico valore, rispondendo alla necessità di tutelare il donante da scelte affrettate; per la validità delle donazioni indirette, non è richiesta la forma dell'atto pubblico, essendo sufficiente l'osservanza delle forme prescritte per il negozio tipico utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità.
Nell’esaminare il caso in oggetto, le Sezioni Unite hanno considerato gli elementi di distinzione delle liberalità non donative rispetto al contratto di donazione. Sotto tale aspetto, la dottrina ha precisato che la donazione indiretta non si identifica completamente con la donazione, ovvero con il contratto diretto a realizzare la specifica funzione dell'arricchimento diretto di un soggetto a carico di un altro, il donante, che agisce per spirito di liberalità. Si tratta di liberalità che si possono ottenere con differenti modalità: ad esempio con atti diversi dal contratto; con contratti rispetto ai quali il beneficiario è terzo; con contratti caratterizzati dalla presenza di un nesso di corrispettività tra attribuzioni patrimoniali; con la combinazione di più negozi. Secondo la dottrina, inoltre, la configurazione della donazione come un contratto tipico a forma vincolata e sottoposto a regole inderogabili, obbliga le parti a ricorrere a questo tipo di contratto per il passaggio, per spirito di liberalità, di ingenti valori patrimoniali da un soggetto ad un altro, imponendo, però, l'onere della forma solenne soltanto quando le parti abbiano optato per il contratto di donazione.
La Suprema Corte ha rilevato che non è corretto inquadrare nella donazione indiretta, il trasferimento per spirito di liberalità, a mezzo banca, di strumenti finanziari dal conto di deposito titoli del beneficiante a quello del beneficiario, in quanto l'operazione bancaria in adempimento dello iussum, costituisce la funzione esecutiva di un atto negoziale ad esso esterno, intercorrente tra il beneficiante e il beneficiario, il quale soltanto è in grado di giustificare gli effetti del trasferimento di valori da un patrimonio all'altro.
Dunque non si tratta di una donazione indiretta, ma di una donazione tipica ad esecuzione indiretta. In effetti, come rilevato in dottrina, da una parte gli strumenti finanziari che vengono trasferiti al beneficiario attraverso il virement provengono dalla sfera patrimoniale del beneficiante, mentre dall'altra, il trasferimento si realizza mediante un'attività di intermediazione gestoria della banca, essendo il bancogiro una semplice modalità di trasferimento di valori del patrimonio di un soggetto in favore di un altro.
Inoltre, nel bancogiro, la banca non può rifiutarsi di eseguire l'ordine richiesto, sussistendo un rapporto contrattuale che la vincola al delegante, ammesso che vi sia la disponibilità di conto, a differenza di quanto avviene nella delegazione, in cui il delegato, ancorchè debitore del delegante, può non accettare l'incarico.
Per tali ragioni, le Sezioni Unite hanno enunciato il seguente principio di diritto: "Il trasferimento per spirito di liberalità di strumenti finanziari dal conto di deposito titoli del beneficiante a quello del beneficiario realizzato a mezzo banca, attraverso l'esecuzione di un ordine di bancogiro impartito dal disponente, non rientra tra le donazioni indirette, ma configura una donazione tipica ad esecuzione indiretta; ne deriva che la stabilità dell'attribuzione patrimoniale presuppone la stipulazione dell'atto pubblico di donazione tra beneficiante e beneficiario, salvo che ricorra l'ipotesi della donazione di modico valore".
In conclusione, la Cassazione ha accolto il ricorso, cassando con rinvio la sentenza impugnata.
fonte:www.altalex.com/Donazione mediante operazione bancaria? Occorre l'atto pubblico | Altalex
Un ambiente culturale profondamente diverso in cui è complesso adattarsi, una situazione economica diventata difficile che l’ha costretto a cercarsi un lavoro, l’ansia dovuta alle alte aspettative dei genitori sul suo rendimento, sono tutti fattori da tenere in considerazione per decidere se rinnovare o meno un permesso di soggiorno per studio. E questo, anche se lo studente in questione non ha soddisfatto tutti gli obiettivi che la legge richiedeva lui per concederglielo.
Lo ha deciso il Tar del Piemonte, che ha accolto la richiesta di uno studente pakistano del Politecnico che si era visto negare il permesso di soggiorno dalla Questura perché aveva sostenuto solo sei dei sette esami che avrebbe dovuto aver conseguito per rimanere in Italia. Questa è la storia di M.I., aspirante ingegnere pakistano che, per il momento, potrà rimanere nel nostro Paese a studiare perché il tribunale ha sospeso la decisione della Questura e ha invitato l’ufficio immigrazione a tenere conto di vari fattori (e non solo quelli prettamente burocratici) prima di decidere nuovamente in merito al suo destino accademico.
La famiglia di M.I. non è particolarmente facoltosa. Ha dato dei soldi al figlio per andare a studiare in Italia e su di lui ha investito numerose aspettative. A metà del suo percorso di studi, però, i soldi su cui il giovane studente poteva fare affidamento diminuiscono. Problemi a casa rendono difficile mandarne altri e il ragazzo è costretto a cercarsi un lavoro part time per potersi mantenere in Italia. E’ in questo periodo che il percorso accademico subisce una frenata. Nonostante tutto, però, lo studente torna sui libri e ricomincia i corsi, recuperando parte del tempo perduto. L’impegno, a livello burocratico, non è però sufficiente e quando M.I. va in Questura per chiedere il rinnovo del permesso ma se lo vede negato. Ricorre contro la decisione e il Tar, dandogli ragione, invita le autorità a tenere in considerazione anche le problematiche psicologiche connesse al suo status di straniero che deve mantenersi.
Documenti in regola, assicurazione, certificati che attestino i corsi che si andranno a seguire nell’ateneo ospitante. Sono tante le carte che gli studenti non comunitari devono consegnare per riuscire a ottenere un permesso di soggiorno per motivi di studio nel nostro Paese. Tanti, poi, sono anche i paletti che le matricole devono rispettare per vedersi rinnovato, di anno in anno, il permesso. Prima fra tutte il fatto che il permesso di soggiorno per studio autorizza lo svolgimento di attività lavorativa part-time per un massimo di 20 ore settimanali e un limite annuale di 1040 ore. Il permesso di soggiorno per studio, poi, non può essere in ogni caso rinnovato per più di tre anni oltre la durata del corso di studi pluriennale. E a questo punto si allaccia anche la necessità di completare il percorso in tempi contenuti: la normativa prevede il superamento di un numero minimo di esami, cioè uno nel corso del primo anno e due durante quelli successivi.
Fonte:www.lastampa.it/In Italia troppo stress: il Tar concede il permesso di soggiorno allo studente straniero - La Stampa
La manovra correttiva approvata definitivamente dal Parlamento lo scorso 15 giugno ha colmato il vuoto lasciato dall’abrogazione dei voucher inserendo una nuova disciplina che regolamenta le prestazioni di lavoro occasionali. Tale disciplina varia a seconda che l’utilizzatore (datore di lavoro) sia una persona fisica o un’impresa.
Il libretto di famiglia. Nel caso, infatti, delle persone fisiche il ricorso alle prestazioni occasionali deve avvenire per il tramite del “Libretto di famiglia”, un libretto nominativo prefinanziato contenente titoli di pagamento, il cui valore nominale è fissato in 10 euro, utilizzabili per compensare prestazioni di durata non superiore a un’ora, che gli utilizzatori potranno utilizzare per il pagamento delle prestazioni occasionali rese a loro favore nell’ambito di:
Il libretto si acquisisce attraverso la piattaforma informatica INPS operativa a decorrere dallo scorso 10 luglio.
Limiti. Il ricorso alle prestazioni professionali non è libero ma deve avvenire entro i seguenti limiti annuali (anno civile):
– ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, può percepire compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;
– ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori, può erogare compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;
– le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, possono dar luogo a compensi di importo non superiore a 2.500 euro.
– giovani con meno di venticinque 25 anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l’università;
– percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI o SIA, che costituisce la prestazione di sostegno all’inclusione attualmente vigente e destinata ad essere sostituita dal REI), ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.
Aspetti previdenziali. Ai sensi della nuova disciplina, per ciascun titolo di pagamento erogato sono interamente a carico dell’utilizzatore la contribuzione alla Gestione separata, stabilita nella misura di 1,65 euro, e il premio dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, stabilito nella misura di 0,25 euro; un importo di 0,10 euro è destinato al finanziamento degli oneri gestionali.
Fonte: www.fiscopiu.it/Nuovo Libretto di famiglia, ecco come funziona - La Stampa
Tira una testata al collega: licenziato per giusta causa
Qualora il licenziamento sia intimato per giusta causa consistente in una pluralità di fatti, ciascuno di essi autonomamente costituisce una base sufficiente per giustificare il provvedimento del datore di lavoro, salvo che il lavoratore dimostri che solo prendendo in considerazione tutti gli episodi congiuntamente, per la loro gravità complessiva, risulti impossibile la prosecuzione – anche provvisoria – del rapporto di lavoro.
Così ha deciso la Cassazione con la sentenza n. 18836/17, depositata il 28 luglio.
Il caso. La Corte d’Appello, in continuità con quanto disposto dal Tribunale, respingeva l’impugnazione del licenziamento disciplinare sollevata dal lavoratore.
La Corte riteneva sussistente l’addebito al lavoratore consistente nell’aver aggredito un collega dapprima verbalmente e successivamente con un colpo di testa inferto al volto.
Tale comportamento integrava la giusta causa di licenziamento per lesione immediata del vincolo fiduciario con il datore di lavoro. Avverso tale pronuncia il lavoratore ricorre in Cassazione.
Licenziamento per giusta causa. Secondo la Cassazione è da applicarsi il principio secondo il quale «qualora il licenziamento sia intimato per giusta causa, consistente in una pluralità di fatti, ciascuno di essi autonomamente costituisce una base idonea per giustificare la sanzione, a meno che colui che ne abbia interesse non provi che solo presi in considerazione congiuntamente, per la loro gravità complessiva, essi sono tali da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro».
Il datore di lavoro non è inoltre tenuto a dimostrare che aveva licenziato il dipendente per i soli episodi addebitati, ma era al contrario onere del lavoratore dimostrare che le condotte integrassero un giusto licenziamento solo se complessivamente esaminate.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it/Tira una testata al collega. Licenziato per giusta causa - La Stampa
Equitalia, se perde paga le spese
Spese processuali interamente a carico di Equitalia, e ora della nuova Agenzia Entrate-Riscossione, nel caso di annullamento della cartella esattoriale. È infatti illegittima la compensazione dei costi di lite anche se il cittadino ha perso il primo grado di giudizio e vinto il secondo. Con una decisione che renderà felici quanti si sentono ingiustamente e spesso condannati a contribuire alle spese del processo tributario nonostante la nullità dell’atto impositivo, la Corte di cassazione, ordinanza n. 20261 del 22 agosto 2017, ha accolto il ricorso di un cittadino che, nonostante l’invalidità della pretesa fiscale, era stato condannato a versare parte dei costi del processo.
fonte:www.italiaoggi.it/Equitalia, se perde paga le spese - News - Italiaoggi
L'art. 315 c.p.p. nel disciplinare il procedimento per la riparazione dell'ingiusta detenzione, richiama le norme sulla riparazione dell'errore giudiziario e, pertanto, l'art. 645 c.p.p. che stabilisce che l'istanza deve essere presentata dalla parte interessata o dal suo procuratore speciale. La sua proposizione, in quanto espressione della volontà della parte di far valere il diritto alla riparazione in giudizio, può avvenire, oltre che personalmente dall'interessato, anche per mezzo di un procuratore speciale nominato nelle forme previste dall'art. 122 c.p.p., con esclusione del difensore con procura, avendo la legge voluto garantire sia l'autenticità dell'iniziativa, sia la sua diretta e inequivocabile derivazione dalla volontà dell'interessato. Infatti, dall'usuale contenuto del mandato ad litem, privo di ogni specifico riferimento all'azione da esercitare e contenente richiami a istituti del tutto estranei alla procedura in oggetto, si ricava la totale assenza di specificità del mandato medesimo e della esplicitazione della volontà della parte di trasferire al difensore il potere di esercitare l'azione riparatoria (Cass., sez IV pen, sent. 5 aprile 2017 n. 17199).
Il giudizio per la riparazione dell'ingiusta detenzione è del tutto autonomo rispetto al giudizio penale di cognizione, impegnando piani di indagine diversi. Il giudice della riparazione per decidere se l'imputato vi abbia dato causa per dolo o colpa grave, deve valutare il comportamento dell'interessato alla luce del quadro indiziario su cui si è fondato il titolo cautelare, e sempre che gli elementi indiziari non siano stati dichiarati assolutamente inutilizzabili ovvero siano stati esclusi o neutralizzati nella loro valenza nel giudizio di assoluzione.
La colpa grave ostativa al riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione può essere integrata anche da comportamenti deontologicamente scorretti, quando questi, uniti ad altri elementi, configurino una situazione obiettiva idonea ad evocare, secondo un canone di normalità, una fattispecie di reato. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto integrativa della colpa grave la condotta dell'imputato, Ispettore della Polizia di Stato, in servizio presso un Centro di Identificazione ed Espulsione, il quale - violando le le disposizioni regolatrici dell'attività della Polizia di Stato - aveva intrattenuto rapporti sessuali con persone che, essendo trattenute nella predetta struttura, si trovavano in una posizione di soggezione nei suoi confronti. - Cass. Sez. IV pen. sent. 14 dicembre 2016 n. 52871)
By Avv. Emiliano Mancino a agosto 22, 2017
L’imposta di soggiorno, ovvero un preciso esempio della burocrazia italiana e della sua complessità. Regole che cambiano da regione a regione, importi ed esenzioni che variano a seconda del territorio, differenti modalità di applicazione, province che la prevedono e altre che non lo fanno. Per avere una visione di insieme del contributo di soggiorno in Italia è necessario studiare diverse normative comunali e regionali, in quanto le disposizioni di base sono uguali per tutto il territorio italiano, ma le modalità di applicazione no.
L’imposta di soggiorno è un’imposta che grava sulle spalle di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive, ovvero non viene pagata dal proprietario dell’albergo o dell’appartamento ma direttamente da chi soggiorna nello stesso. Il contributo, secondo la legge, può essere applicato fino a un massimo di cinque euro a notte (tranne che a Roma, dove può arrivare ai dieci euro a notte). Il gettito ricavato è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, tra cui il recupero dei beni culturali e ambientali locali. Fin qui le regole sono uguali in tutta Italia. Ma, come detto, sono diverse le sfaccettature che contraddistinguono il contributo da regione a regione, tra cui prezzi, esenzioni, termini temporali. Inoltre, esistono città dove l’imposta non è prevista, come Bari o Cagliari
fonte:www.italiaoggi.it/Città che vai imposta di soggiorno che paghi - News - Italiaoggi
By Avv. Emiliano Mancino a agosto 21, 2017
Licenziamento disciplinare anche solo per assenze di pochi minuti. Il giudice del lavoro di Imperia, nel confermare con ordinanza 10 agosto 2017 uno dei 32 licenziamenti disposti dal comune di San Remo nei confronti dei dipendenti che avevano imbrogliato sulle presenze in servizio, conferma l’estensione molto ampia della fattispecie della falsa attestazione della presenza. Ed evidenzia La responsabilità disciplinare prevista dalla legge solo erroneamente può essere intesa come connessa esclusivamente alla timbratura nell’orario di ingresso, ma riguarda qualsiasi allontanamento dal posto di lavoro non adeguatamente timbrato o comunque segnalato.
Fonte:www.italiaoggi.it/Assenza di pochi minuti: licenziato - News - Italiaoggi
By Avv. Emiliano Mancino a agosto 20, 2017
Fonte:www.lastampa.it/Vaccini, bimbi esonerati solo con il certificato - La Stampa
By Avv. Emiliano Mancino a agosto 18, 2017
Postare video può essere reato
Attenzione a postare sui social audio e video all’insaputa dell’interessato: da novembre prossimo potrà scattare un apposito reato, punito fino a 4 anni. La legge 103/2017 ha delegato il governo a introdurre, entro tre mesi, il resto di fraudolenta diffusione di riprese audio o video di una persona inconsapevole. Certo dovranno ricorrere determinate condizioni, ma non si potrà agire a cuor leggero. Stiamo parlando della legge delega per la riforma delle intercettazioni.
Fonte:www.italiaoggi.it/Postare video può essere reato - News - Italiaoggi
E’ perseguibile per stalking colui che si intromette nella vita privata di una persona, allo scopo di destabilizzarla con condotte ossessive e assillanti costanti, attraverso accessi indebiti e costanti nell’account email o nel profilo Facebook della stessa.
Lo ha stabilito la V Sezione Penale di Piazza Cavour con la sentenza n. 25940/2017 che ha confermato la sentenza della Corte di Appello con cui si era ribaltata quella di assoluzione di primo grado nei confronti di un uomo accusato di stalking.
Dal processo di primo grado era emerso che l’imputato aveva reso impossibile la vita della ex compagna con atti ripetuti nel tempo consistiti in minacce, ingiurie e offese pesanti sul profilo Facebook, via email e per telefono tanto da costringerla a cambiare completamente stile di vita, addirittura trasferendosi a casa della madre.
Il Tribunale, nonostante tali risultanze probatorie, con una sentenza alquanto lacunosa, illogica e contradittoria scagionava l’uomo poiché, a suo dire, dal dibattimento non era emerso il nesso causale tra le condotte persecutorie e lo stato di ansie e paure generato nella donna.
Nella fattispecie di reato ex art. 612 bis cp, delitto abituale di atti persecutori, l’evento è l’epilogo ottenuto da condotte consistenti in molestie e minacce reiterate nel tempo tali da procurare un’autonoma e unitaria offensività.
La reiterazione, elemento costitutivo, consiste nella ripetizione insistente, per più di una volta da parte dell’autore, con lo scopo di cagionare nella vittima un progressivo accumulo di ansie e frustrazioni tali da alterare lo stato psichico della stessa in forti ansie e paure.
La prova dell’evento, inteso come turbamento e mutamento piscologico, può ricavarsi dalle dichiarazioni della persona offesa, dai comportamenti della stessa generati dalle condotte dell’agente e dalle azioni di quest’ultimo il tutto in un quadro complessivo che tenga altresì conto delle condizioni di luogo e di tempo in cui si consumano le azioni dei protagonisti.
Nel caso in esame la vittima era stata costretta, al susseguirsi degli accessi abusivi, a cambiare profilo Facebook, indirizzo email, utenze telefoniche e addirittura la propria abitazione, simili azioni erano chiaramente il frutto di pressioni psicologiche subite dalle condotte dell’ex compagno che avevano inciso in modo significativo sulle abitudini di vita e naturalmente sulla sua libertà di autodeterminarsi della donna.
La Suprema Corte non sottovalutando gli elementi probatori emersi ha sostenuto, così come la Corte di Appello, l’esistenza del nesso causale, emerso dalla disamina del caso, secondo cui l’origine dei disturbi psichici e del peggioramento delle condizioni di salute della vittima era il frutto esclusivo delle rilevanti molestie assillanti dell’uomo.
Fonte:www.altalex.com/Stalking: punibile chi entra costantemente nel profilo Facebook della ex | Altalex
Nel contenzioso per il risarcimento da furto nella cassetta di sicurezza il giudice può basarsi anche solo sul giuramento estimatorio del cliente danneggiato. La banca, dal canto suo, non può opporre clausole di limitazione del valore e neppure contestare al cliente di non aver dichiarato – prima del furto ovviamente – oggetti e valori depositati nella cassetta.
La Cassazione – Prima civile, sentenza 18637 depositata il 27 luglio scorso – torna ancora una volta su un tema comprensibilmente molto sentito da chi si affida alla custodia bancaria. Il caso, riattualizzato dal ricorso di legittimità, risale a un episodio avvenuto ben 23 anni fa in un istituto di Torre Annunziata. Ignoti, approfittando di una serie di “sviste” da manuale (dalla abituale disattivazione del sistema di allarme alla porta del caveau “sistematicamente lasciata aperta”) avevano trafugato oro, gioielli e valuta dalla cassetta – tra le altre – di una signora. La quale, vistasi negare il risarcimento dal tribunale locale, che aveva generosamente riconosciuto l'esistenza del “caso fortuito”, aveva ottenuto soddisfazione dalla Corte d'appello che aveva ingiunto alla banca di pagare l'intero importo richiesto – l'equivalente di 1 miliardo di lire. L'istituto nel lungo ricorso in ultimo grado contestava invece, tra l'altro, la mancata considerazione del patto limitativo della responsabilità (più correttamente, l'aver ignorato la soglia pattizia di valore del risarcimento), la mancata “informativa” circa le sostanze affidate in custodia e, soprattutto, la qualificazione del giuramento (estimatorio) della parte lesa sul punto delle cose “volatilizzatesi” per mano ignota.
Secondo la banca si trattava di un giuramento suppletorio, anche perché la cliente non aveva mai informato circa l'elevato valore dei beni lasciati in custodia. La Prima civile però, nel solco di precedenti ormai consolidati, ha ribadito che la prova, in questi casi, non può che essere indiziaria: il contratto di custodia infatti si limita a individuare il comportamento – che deve essere molto diligente – del custode, ma nulla prevede sulla segretezza di cui il cliente beneficia, che è notoriamente intangibile e che resta fuori dalle obbligazioni contrattuali. E pertanto l'elencazione dettagliata e tempestiva dei beni presentata dalla cliente – e del loro valore –può essere liberamente apprezzata dal giudice anche come unico elemento “decisivo” nella questione del risarcimento. Ogni patto limitativo della responsabilità, aggiunge la Corte, vìola la regola generale del codice civile (articolo 1229, “È nullo qualsiasi patto che esclude o limita preventivamente la responsabilità del debitore per dolo o per colpa grave”).
Ulteriore ma non ultima postilla: per la Cassazione l'adeguatezza delle misure “anti-intrusione” adottate dalla banca non si valuta in astratto (ex ante) ma…a frittata fatta, prendendo in considerazione tutto quello che era solito avvenire nelle “segrete” stanze.
Versamenti, slittamento al 21 agosto
Lo slittamento dei versamenti al 21 agosto è certo. E la sua ufficializzazione, superati i necessari passaggi burocratici, avverrà a breve. Con una nota diffusa ieri, il ministero dell’economia ha rassicurato i contribuenti e i professionisti: il presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’economia, ha disposto il differimento dei termini per il versamento delle imposte dichiarate nell’anno 2017 da imprese e lavoratori autonomi.
Fonte:www.italiaoggi.it/Versamenti, slittamento al 21 agosto - News - Italiaoggi
Picchiava i figli perché studiassero il Corano: due bambini tolti alla madre
Picchiavano e obbligavano i figli a studiare il Corano di notte, costringendoli con la violenza a studiare a memoria i precetti islamici. Così una coppia musulmana di Missaglia, comune di 8 mila anime nel Lecchese, è stata denunciata per maltrattamenti in famiglia. I bambini, una femmina di 9 anni e un maschio di 13, si trovano da alcuni giorni in una comunità protetta fuori dalla provincia. Entrambi sono stati tolti alla madre.
Sul caso sono intervenuti la settimana scorsa gli agenti della Mobile di Lecco che hanno messo la parola fine ai soprusi commessi dai genitori, un’italiana convertitasi di recente all’Islam e il compagno, un operaio tunisino. Ad accorgersi che c’era qualcosa che non andava erano stati dapprima i nonni materni, preoccupati per lo strano comportamento della figlia nei confronti dei nipoti. In realtà, sebbene l’intera famiglia vivesse in una condizione di disagio e isolamento rispetto al resto della comunità, quel che accadeva nel segreto delle mura domestiche non era passato inosservato in paese. La donna, che aveva avuto entrambi i bambini da una precedente relazione con un italiano, soltanto di recente aveva conosciuto il tunisino con il quale era poi andata a convivere dopo la separazione dal marito.
I figli vivevano in una sorta di regime dittatoriale, dovuto all’integralismo della coppia. Non potevano guardare la televisione né usare il cellulare poiché, secondo il compagno della madre, si tratterebbe di un peccato molto grave. Inoltre era stato loro severamente impedito anche di vedere amici e parenti e di conseguenza a partire dallo scorso giugno, quando sono terminate le scuole, i due fratellini conducevano una vita solitaria, da reclusi. Alla bambina, che frequenta le elementari in paese, era stato persino imposto di indossare lo hijab, il velo che copre capelli e collo, lasciando scoperto soltanto il viso. Nonostante la giovanissima età, la piccola è risultata addirittura la più indottrinata e radicalizzata dei due. «Porto il velo perché lo decido io, nessuno mi ha mai obbligata», avrebbe raccontato agli agenti quando sono intervenuti la settimana scorsa per liberarla.
Durante le audizioni protette, i due fratellini hanno rivelato agli psicologi e ai neuropsichiatri infantili le minacce e le vessazioni continue, anche nel cuore della notte. Se non si svegliavano in tempo per pregare venivano infatti castigati da entrambi i genitori con punizioni corporali oppure tenuti a lungo prigionieri in camera e infine picchiati. Stando al comandante della Mobile di Lecco, Marco Cadeddu, i maltrattamenti andavano avanti, per fortuna, da non troppo tempo. Le le indagini sono ancora in corso. Non è escluso, infatti, che presto venga chiesta la custodia cautelare per la madre e il patrigno tunisino, nell’attesa che i giudici del Tribunale dei minori di Milano decidano, insieme agli assistenti sociali, a chi affidare i due figli.
Fonte:www.lastampa.it/La Stampa
Accertamenti, gli atti richiamati devono essere allegati
In tema di rettifica dei valori immobiliari, pena la nullità, gli atti richiamati devono essere allegati all’accertamento ovvero riprodotti per contenuto essenziale; tale nullità non può essere sanata per il raggiungimento dello scopo in giudizio. Lo ha ribadito la sezione quinta della Corte di cassazione nella sentenza n. 17510/2017. La vertenza riguarda una decisione della Commissione tributaria regionale del Lazio che, accogliendo l’appello dei contribuenti, aveva annullato un avviso di liquidazione. Per il giudice regionale, la nullità dell’avviso per omessa allegazione della perizia Ute era stata sanata dalla successiva produzione in giudizio della stessa perizia, mentre, il giudice romano dichiarava inefficace la rettifica perché effettuata tramite stima su immobili già censiti con rendita.
L’Agenzia erariale ricorreva con tre motivi, mentre i contribuenti resistono proponendo ricorso incidentale denunciando l’omessa allegazione della stima Ute; vizio che secondo la Commissione regionale era stato sanato dal successivo deposito in giudizio. Il ricorso incidentale, per il suo carattere preliminare, è stato anteposto nell’esame ed è stato ritenuto fondato. I giudici di Piazza Cavour hanno rilevato che l’avviso di liquidazione, pur indicando quale unica fonte della rettifica la stima tecnica dell’Agenzia del territorio, non reca in allegato, né riproduce quantomeno nelle parti essenziali la stima Ute, limitandosi a informare che di essa «è possibile prendere visione presso questo ufficio».
In tema di rettifica dei valori immobiliari, l’art. 52, comma 2-bis, del dpr n. 131/1986, aggiunto dall’art. 4 dlgs 32/2001, commina la nullità dell’accertamento motivato per relationem quando l’atto richiamato dall’avviso non sia a esso allegato, né in esso riprodotto per contenuto essenziale; ancor prima, l’art. 7, legge 212/2000 ha prescritto che gli atti tributari motivati per relationem devono recare in allegato gli atti richiamati. La Cassazione aggiunge che tale nullità non può essere sanata per raggiungimento dello scopo in giudizio, poiché la motivazione dell’atto impositivo ha la funzione di garantire una difesa certa anche riguardo alla delimitazione del thema decidendum. Il ricorso incidentale è stato accolto e, decidendo nel merito, la Corte di cassazione ha dichiarato nullo l’avviso di rettifica condannando l’Agenzia erariale a rifondere le spese del giudizio di legittimità liquidate in euro 2.200,00, oltre le spese generali al 15% e accessori di legge.
Fonte:www.italiaoggi.it/Accertamenti, gli atti richiamati devono essere allegati - News - Italiaoggi
Fonte:www.lastampa.it/Cassazione: chi evade deve pagare i danni morali allo Stato - La Stampa
By Avv. Emiliano Mancino a agosto 14, 2017
Versamenti sul conto corrente da giustificare
Con la sentenza depositata l’8 agosto 2017, invece, la Cassazione smentisce i propri orientamenti precedenti dettando una nuova linea interpretativa in materia di accertamento presuntivo nei confronti dei lavoratori autonomi. Il problema nasce a causa della legge finanziaria del 2005 che aveva modificato la norma sull’accertamento rendendola applicabile anche ai redditi di lavoro autonomo. La Corte costituzionale, con una sentenza del 2014 ha dichiarato però l’illegittimità di questa estensione, cancellando quindi l’equiparazione tra i movimenti bancari delle imprese e quelli dei professionisti. Quindi mentre i primi possono costituire una presunzione di evasione (sia i prelievi, sia i versamenti), i secondi non più. Da notare che, dopo questa sentenza della Consulta, l’Agenzia delle entrate non ha smesso di imputare a reddito i prelievi e i versamenti dei professionisti, ma le cause arrivate in Cassazione hanno quasi sempre visto annullate le pretese del fisco. Di fatto si è imposta l’interpretazione che né i prelievi né i versamenti dei professionisti possano costituire una presunzione di maggior reddito accertabile. Fino a pochi giorni fa.
Fonte:www.italiaoggi.it/Versamenti da giustificare - News - Italiaoggi
Rischiose le prestazioni occasionali con la vecchia colf (famiglie) o ex dipendenti e co.co.co. (imprese, professionisti e partite Iva). Se il vecchio rapporto è cessato da meno di sei mesi, infatti, c’è la sanzione della conversione della prestazione occasionale in rapporto dipendente a tempo pieno e indeterminato. A prevederlo è l’Inl nella circolare n. 5/2017, nell’illustrare il regime sanzionatorio delle prestazioni occasionali. Oltre a introdurre la nuova sanzione, non prevista dalla normativa, l’ispettorato precisa che la trasformazione in rapporto dipendente a tempo pieno e indeterminato, previsto dalla disciplina nelle ipotesi di superamento del limite economico (2.500 euro) o di durata (280 ore), scatta dal momento del superamento del limite e si applica anche alle famiglie (sono escluse solo le p.a.).
Fonte:www.italiaoggi.it/Uso dei voucher ad alto rischio - News - Italiaoggi
Il confine tra atti osceni e violenza sessuale
Un recente fatto di cronaca accaduto su un bus di Torino riporta alla ribalta la distinzione tra reato di violenza sessuale e quello di atti osceni. Con differenti ricostruzioni giuridiche e conseguenze. Il gip di Torino, Alessandra Cecchelli, con ordinanza del 21 luglio 2017, ha deciso che non costituisce violenza sessuale ma solo atto osceno il lasciare materiale seminale sulla vittima. E ha così respinto la richiesta di arresto del colpevole formulata dal pm, Andrea Padalino.
Il pm aveva richiesto la misura cautelare indicandolo colpevole «del delitto di cui all'articolo 609-bis del Codice penale, perché contro la volontà della parte offesa la costringeva a subire atti sessuali, ed in particolare a bordo del bus linea 68, rimanendo in stretto contatto con la parte offesa, si masturbava…». Nella denuncia della donna si legge in sostanza che la vittima si era accorta di un «calore» alla gamba sinistra, e si era spostata, pensando dapprima che il passeggero al suo fianco sul bus la stesse toccando. Solo in seguito aveva realizzato - mentre la stessa persona si dirigeva verso l'uscita - che il calore derivava da una masturbazione che aveva lasciato tracce organiche.
Rispetto a questi fatti, il giudice di Torino osserva che «non sono presenti elementi ulteriori per confermare che lo sfregamento masturbatorio - ipotizzato - sia stato effettuato in appoggio alla gamba della donna, dovendosi ritenere che se così fosse avvenuto, di sicuro, la ragazza avrebbe avvertito sensazioni ben diverse dal mero calore. In assenza dunque di certezze sul punto, appare difficile qualificare il gesto come violenza sessuale e non piuttosto come mero atto osceno – del resto così qualificato dalla stessa parte offesa – che non consente l'applicazione delle misura richiesta».
Approfondendo il contesto giurisprudenziale di riferimento per un tale ragionamento ermeneutico, non v'è chi non veda come questo sia, quantomeno, in contrasto diretto con l'insegnamento della Corte di cassazione in materia di violenza sessuale. La Corte infatti è di tutt'altro avviso, avendo ritenuto, con una produzione di sentenze conforme e concordante, come ad esempio in merito all'elemento centrale del reato (Cassazione, Terza sezione penale, sentenza n. 49597/16) «il fulcro attorno cui ruotano i fattori idonei a realizzare la fattispecie penalmente rilevante di violenza sessuale è costituito dalla violazione della sfera di libera autodeterminazione che l'ordinamento assicura all'individuo nell'ambito della propria intimità sessuale». Di conseguenza, «ai fini della sussistenza dell'elemento soggettivo del reato in questione è sufficiente che l'agente abbia la consapevolezza del fatto che sia stato chiaramente manifestato il consenso da parte del soggetto passivo del reato al compimento di atti sessuali a suo carico».
In riferimento poi alla tipizzazione di atti sessuali, si osserva come la Suprema corte e la dottrina abbiano raggiunto una sostanziale uniformità di ragionamento, definendo gli atti sessuali essenzialmente come gli atti di contatto fisico, al nudo o meno, con le zone erogene dell'altrui o del proprio corpo. L'assenza dunque di un contatto onde permettere lo «sfregamento masturbatorio» a parere della giudice di Torino impedirebbe la qualifica dell'agito come violenza sessuale. Ma resta da comprendere come sia possibile una tale limitazione di valutazione, in presenza di un vero e proprio «contatto tra il materiale seminale dell'imputato e la vittima dell'agito sessuale».
Non ci si può dimenticare, infatti, come la giurisprudenza in tema abbia avuto modo di ritenere centrale la tutela della persona offesa, ritenendo compresi nel concetto della violenza «qualsiasi atto o fatto cui consegua la limitazione della libertà del soggetto passivo, così costretto a subire atti sessuali contro la propria volontà». Il reato di violenza sessuale non necessiterebbe, dunque, di una violenza tale da mettere la persona offesa nella impossibilità di opporre una qualsivoglia resistenza, essendo sufficiente che l'azione si compia in modo «insidiosamente rapido tanto da superare la volontà contraria del soggetto passivo» (Cassazione, sentenza 15 febbraio 2017, n. 7154).
In buona sostanza, la migliore dottrina ricomprende ormai pacificamente nella nozione di atto sessuale qualunque atto che «coinvolga oggettivamente la corporeità sessuale della persona offesa e sia finalizzato ed idoneo a compromettere il bene primario della libertà individuale» della parte offesa a non subire il soddisfacimento dell'istinto sessuale dell'autore della violenza. Alla luce di questo, il caso in esame potrà ben essere riformato in appello, così da non lasciare spazio a letture restrittive che lascino impunite azioni che ledono, così gravemente, la libertà all'autodeterminazione sessuale e non solo la libertà della circolazione sui mezzi pubblici. In presenza di veri e propri autori di violenza sessuale lasciati liberi di reiterare il comportamento contra legem.
Il canone secondo cui, per i lavoratori a tempo parziale di tipo verticale ciclico, non si possono escludere i periodi non lavorati dal calcolo dell'anzianità contributiva necessaria per acquisire il diritto alla pensione, costituisce una logica conseguenza del principio per cui, nel contratto a tempo parziale verticale, il rapporto di lavoro perdura anche nei periodi di sosta: ne è prova la circostanza che ai lavoratori impiegati secondo tale regime orario non spettano per i periodi di inattività né l'indennità di disoccupazione, né l'indennità di malattia, essendo quest'ultima correlata ad una perdita di retribuzione che, nel periodo di inattività, non è dovuta per definizione (da ultima: Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 6 luglio 2017 n. 16677).
By Avv. Emiliano Mancino a agosto 07, 2017
Legge sulla concorrenza: cosa cambia per assicurazioni, energia e professioni
A Palazzo Madama, nella seduta di mercoledì 2 agosto, con 146 voti favorevoli e 113 voti contrari, è stata rinnovata la fiducia al Governo (la quarta in pochi giorni, dopo quella votata su banche venete, vaccini e Mezzogiorno), approvando in via definitiva, e in quarta lettura, il disegno di legge annuale sul mercato e la concorrenza nel testo identico a quello approvato dalla Camera.
Il testo finale, composto di un solo articolo e 192 commi, contiene una serie di importanti correttivi rispetto alla versione primigenia, presentata dal Governo il 3 aprile 2015.
Tantissime le novità, questi solo alcuni dei settori toccati dal nuovo provvedimento.
Assicrazioni. La legge contiene un consistente pacchetto di norme in materia di assicurazioni volto a recepire le proposte formulate nella segnalazione annuale dell'AGCM. Le novità riguardano i seguenti punti: obbligo a contrarre in materia di RCA; introduzione di specifici obblighi informativi in capo alle compagnie assicurative; scontistica in favore del consumatore che accetti determinate condizioni; l'interoperabilità e la portabilità delle scatole nere; il risarcimento del danno biologico, le polizze per assicurazione professionale, il risarcimento diretto. Vediamole più da vicino:
-vengono introdotti sconti obbligatori sulle polizze RCA a favore di chi si fa installare le scatole nere per prevenire le frodi. Le compagnie dovranno praticare uno sconto “aggiuntivo e significativo” calcolato sulla base di parametri oggettivi “tra cui la frequenza dei sinistri e il relativo costo medio” per i conducenti virtuosi che risiedono al sud.
-Il comma 9, attraverso un’aggiunta all’articolo 148 del CAP, mantiene ferma la facoltà per l'assicurato di ottenere l'integrale risarcimento per la riparazione a regola d'arte del mezzo danneggiato avvalendosi di ditte di autoriparazione di propria fiducia: in questo caso l'impresa deve fornire la documentazione fiscale e una idonea garanzia sulle riparazioni effettuate, con una validità non inferiore a due anni per tutte le parti non soggette a usura ordinaria.
-Il comma 11 reca una ulteriore ipotesi di sconto significativo sul prezzo della polizza nel caso in cui l’assicurato contragga più polizze sottoscrivendo una clausola di guida esclusiva.
-Il comma 15 modifica la procedura di identificazione dei testimoni in ipotesi di sinistri con soli danni a cose, al fine di evitare i cd. testimoni di comodo.
-Il comma 16 affida all’IVASS il compito di procedere ad una verifica trimestrale sui sinistri inseriti nell’apposita banca dati dalle imprese di assicurazione, per garantire omogeneità e oggettiva definizione di criteri di trattamento dei medesimi dati. L’IVASS deve altresì redigere apposita relazione all’esito di tale verifica le cui risultanze sono considerate anche per definire la significatività degli sconti sulle polizze.
-In tema di risarcimento del danno non patrimoniale, il comma 17 sostituisce l’articolo 138 del CAP, con il quale si demanda ad un D.P.R. la predisposizione di una specifica tabella unica su tutto il territorio della Repubblica, delle menomazioni alla integrità psico-fisica comprese tra dieci e cento punti e del valore pecuniario da attribuire ad ogni singolo punto di invalidità comprensivo dei coefficienti di variazione corrispondenti all'età del soggetto leso. Le finalità della emanazione della tabella per le macrolesioni sono garantire il diritto delle vittime dei sinistri ad un pieno risarcimento del danno non patrimoniale effettivamente subito e razionalizzare i costi gravanti sul sistema assicurativo e sui consumatori. I principi e i criteri che devono essere seguiti, nella redazione della tabella, tengono conto dei criteri valutativi del danno non patrimoniale ritenuti congrui dalla consolidata giurisprudenza di legittimità.
-Il comma 25 estende il principio della durata annuale del contratto RC Auto e del divieto di rinnovo tacito, a richiesta dell’assicurato, anche ai contratti stipulati per i rischi accessori (ad es. incendio e furto), qualora la polizza accessoria sia stata stipulata in abbinamento a quella della R.C. Auto (col medesimo contratto ovvero con un contratto stipulato contestualmente).
-l’esercizio della professione forense in forma societaria è consentito a società di persone, di capitali o cooperative iscritte in apposita sezione speciale dell'albo tenuto dall'ordine territoriale nella cui circoscrizione ha sede la stessa società:
-i soci, per almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto, devono essere avvocati iscritti all'albo, ovvero avvocati iscritti all'albo e professionisti iscritti in albi di altre professioni; il venire meno di questa condizione costituisce causa di scioglimento della società (il consiglio dell'ordine procede alla cancellazione della società dall'albo, salvo che questa non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci professionisti nel termine di sei mesi).
-La maggioranza dei membri dell'organo di gestione deve essere composta da soci avvocati.
-I componenti dell'organo di gestione non possono essere estranei alla compagine sociale; i soci professionisti possono rivestire la carica di amministratori.
-Resta fermo il principio della personalità della prestazione professionale.
-L'incarico può essere svolto soltanto da soci professionisti in possesso dei requisiti necessari per lo svolgimento della specifica prestazione professionale richiesta dal cliente.
-È vietata la partecipazione societaria tramite società fiduciarie, trust o per interposta persona, pena l'esclusione di diritto del socio.
-La sospensione, cancellazione o radiazione del socio dall'albo nel quale è iscritto costituisce causa di esclusione dalla società.
-Le società sono in ogni caso tenute al rispetto del codice deontologico forense e sono soggette alla competenza disciplinare dell'ordine di appartenenza.
-il numero dei notai salirà da 1 ogni 7 mila abitanti a 1 ogni 5 mila. Il registro delle successioni, fino ad oggi tenuto dalle cancellerie dei tribunali, ora sarà curato dal Consiglio nazionale del notariato. Continuerà ad essere richiesto l’intervento del notaio per la costituzione di srl semplificate. Viene esteso l’ambito territoriale nel quale il notaio può esercitare le proprie funzioni: le funzioni, fino ad oggi limitate al solo distretto di corte d’appello in cui si trova la sede assegnata, potranno essere svolte in tutto il territorio della regione in cui si trova la sede notarile nonché nel territorio del distretto di corte d’appello se questo comprende più regioni. La legge interviene anche sul tema della pubblicità professionale dei notai, allineandone la disciplina a quella prevista per tutte le professioni dal regolamento di riforma degli ordinamenti professionali (D.P.R. 137 del 2012). Altre novità infine riguardano le disposizioni sugli obblighi per notai e pubblici ufficiali di depositare alcune somme su conti correnti dedicati.
Trasporto pubblico non di linea - Uber. Entro 12 mesi il governo è delegato ad adottare un decreto legislativo per la revisione della disciplina in materia di autoservizi pubblici non di linea, come Uber e Ncc. Tra i principi e criteri del decreto delegato, la legge prevede di armonizzare l’offerta di servizi alle nuove forme di mobilità che si svolgono grazie ad applicazioni web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l’interconnessione dei passeggeri e dei conducenti, unita alla necessità di adeguare il sistema sanzionatorio per le violazioni amministrative, individuando sanzioni efficaci, dissuasive e proporzionate alla gravità della violazione, anche ai fini di contrasto di fenomeni di abusivismo. Inoltre, il comma 170 integra le disposizioni in materia di autoservizi pubblici non di linea, previste dall'articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 15 gennaio 1992, n. 21 stabilendo che il servizio di noleggio con conducente, oltre che con autovetture, motocarrozzette, natanti e veicoli a trazione animale possa essere svolto anche a mezzo di velocipedi.
Fonte:www.altalex.com/Legge sulla concorrenza: via libera definitivo. Cosa cambia per assicurazioni, energia e professioni | Altalex

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 Cass. Sez. 
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 art. 612
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