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Timestamp: 2019-01-16 16:11:24+00:00

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Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza 1 febbraio 2012, n. 1418. Il termine di quindici giorni di cui alla L. Fall., art. 15, comma 3, deve essere qualificato come termine di natura "dilatoria" e "a decorrenza successiva" e computato, secondo il criterio di cui all'art. 155 c.p.c., comma 1, escludendo il giorno iniziale (data della notificazione del ricorso introduttivo e del decreto di convocazione) e conteggiando quello finale (data dell'udienza di comparizione). - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza 1 febbraio 2012, n. 1418. Il termine di quindici giorni di cui alla L. Fall., art. 15, comma 3, deve essere qualificato come termine di natura “dilatoria” e “a decorrenza successiva” e computato, secondo il criterio di cui all’art. 155 c.p.c., comma 1, escludendo il giorno iniziale (data della notificazione del ricorso introduttivo e del decreto di convocazione) e conteggiando quello finale (data dell’udienza di comparizione).
– nel testo sostituito dal D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, art. 2, comma 4, entrato in vigore il 1 gennaio 2008 (art. 22, comma 1) ed applicabile, ai sensi dell’art. 22, comma 2, dello stesso decreto legislativo, “ai procedimenti per la dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore, nonchè alle procedure concorsuali e di concordato fallimentare aperte successivamente alla sua entrata in vigore” – deve essere qualificato come termine di natura “dilatoria” e “a decorrenza successiva” e computato, secondo il criterio di cui all’art. 155 c.p.c., comma 1, escludendo il giorno iniziale (data della notificazione del ricorso introduttivo e del decreto di convocazione) e conteggiando quello finale (data dell’udienza di comparizione).
Sentenza 1 febbraio 2012, n. 1418
1. – A seguito di ricorso in data 1 dicembre 2008, presentato al Tribunale di Terni da P.Q., titolare della impresa individuale Cartoplastica P., per la dichiarazione di fallimento della s.r.l. Exporter in liquidazione, il Giudice delegato, con decreto del 3 dicembre 2008, tra l’altro, convocò dinanzi a sè la debitrice s.r.l. Exporter, in persona del legale rappresentante pro tempore, ed il creditore istante per l’udienza del 12 gennaio 2009, mandando a tale creditore di notificare il ricorso ed il decreto “entro il termine di 15 giorni prima dell’udienza fissata, con deposito entro l’udienza dell’atto notificato”.
Nell’udienza del 12 gennaio 2009, in assenza della Società debitrice, il difensore del P. fece presente che la notificazione del ricorso e del decreto alla debitrice era stata eseguita presso la sede sociale a mezzo del servizio postale, ai sensi della L. 21 gennaio 1994, n. 53, art. 3, comma 3, (Facoltà di notificazioni di atti civili, amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati e procuratori legali), con spedizione del piego raccomandato con avviso di ricevimento in data 15 dicembre 2008, e che il piego raccomandato, non potuto consegnare per assenza della destinataria, era stato depositato presso l’ufficio postale preposto alla consegna in data 16 dicembre 2008, ai sensi della L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 8, comma 2, (Notificazione di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari), con contestuale spedizione dell’avviso di deposito alla stessa Società debitrice, sottolineando altresì che la notificazione si era perfezionata, per compiuta giacenza ai sensi della stessa L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 4, in data 27 dicembre 2008. Nella stessa udienza del 12 gennaio 2009 il Tribunale – preso atto del ricorso e del decreto così notificati e disposta la riunione di altra istanza per la dichiarazione di fallimento della s.r.l. Exporter in liquidazione, presentata dalla s. a. s. Ferramenta Severi di Vecchietti Dante & C. – si riservò di decidere e, con sentenza n. 7 del 30 gennaio 2009, dichiarò il fallimento della s.r.l. Exporter in liquidazione.
In particolare, la Corte di Perugia ha osservato che: a) la notificazione de qua fu eseguita a mezzo del servizio postale, ai sensi della menzionata L. n. 53 del 1994; b) per l’assenza del destinatario, il piego raccomandato fu depositato presso l’ufficio postale preposto alla consegna in data 16 dicembre 2008; c) “nessuno essendosi presentato a ritirare il plico, la notifica si perfezionò con la giacenza di dieci giorni”; d) “La giacenza si completò il giorno 29 dicembre, poichè i giorni 25 e 26 dicembre sono festivi mentre il giorno 27 era sabato ed il 28 era domenica, quindi nessuno di questi giorni era utile alla scadenza, stante il disposto degli ultimi due commi dell’art. 155 c.p.c. Primo dei quindici giorni del termine dilatorio della L. Fall., art. 15, fu quindi il 30 dicembre.
Ultimo dei quindici giorni liberi era il 13 gennaio, ma l’udienza si tenne, come disposto, lunedì 12 gennaio. All’udienza nessuno comparve per la società debitrice…. Evidente la violazione del contraddittorio, per non essere stato garantito al debitore termine pari a quello previsto dalla norma e dallo stesso decreto di convocazione, deve essere revocata la sentenza dichiarativa di fallimento, affetta da nullità”.
3. – Avverso tale sentenza il Fallimento della s.r.l. Exporter in liquidazione ha proposto ricorso per cassazione, deducendo quattro motivi di censura, illustrati con memoria.
art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, art. 155 c.p.c., L. n. 890 del 1982, art. 8, e relative modifiche”) – i quali possono essere esaminati congiuntamente, avuto riguardo alla loro stretta connessione -, il Fallimento ricorrente principale critica la sentenza impugnata, sostenendo che il termine di cui alla L. n. 890 del 1982, art. 8, non è qualificabile come “termine processuale”, con la conseguenza che ad esso non si applica la disciplina di cui all’art. 155 c.p.c. Al riguardo, il ricorrente – premesso che per “termini processuali” debbono intendersi “quelli che ineriscono al (e si inseriscono nel) processo” e che “più in particolare il riferimento di cui all’art. 155 c.p.c., è ai termini previsti dal codice di rito” – afferma che il termine di cui alla L. n. 890 del 1982, art. 8, oltre ad essere previsto da una legge estranea al codice di rito, non è preordinato allo svolgimento di attività processuali, limitandosi a contenere una “previsione assoluta di conoscenza dell’atto da parte del destinatario della notifica”; sostiene, inoltre, che il termine previsto dall’art. 155 c.p.c. “attiene ad una attività da compiersi da parte di colui a favore del quale quel termine è posto”, vale a dire, con riferimento all’attività di notificazione, “ad un’attività del soggetto notificante”, l’attività processuale del quale “si è esaurita con la richiesta di notifica”; aggiunge, infine, che la proroga del termine che scade in giorno festivo non è prorogabile sempre e comunque ma soltanto in relazione ai termini “acceleratori” e, quindi, soltanto “per coloro che ne sono destinatari”. Nella specie, trattandosi dei termine previsto dalla L. Fall., art. 15, comma 3, cioè di un termine “dilatorio”, la sua scadenza nel giorno di sabato non era prorogabile al giorno del lunedì successivo, con la conseguenza che, nel giorno del 12 gennaio 2009 (celebrazione dell’udienza di convocazione del debitore), il termine dilatorio di quindici giorni, di cui alla L. Fall., art. 15, comma 3, doveva ritenersi pienamente rispettato.
Con il terzo motivo (con cui deduce: “Violazione e falsa applicazione di norme di legge, con specifico riferimento al regime applicabile al procedimento finalizzato alla dichiarazione di fallimento instauratasi nel dicembre 2008): art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, art. 155 c.p.c., D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, art. 15”), il ricorrente principale critica per altro verso la sentenza impugnata, sostenendo che il termine di quindici giorni di cui alla L. Fall., art. 15, comma 3, non è qualificabile come “termine libero”, con la conseguenza che – contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte perugina – il dies a quo non deve essere computato, mentre va computato il dies ad quem, con l’ulteriore conseguenza che l’udienza di convocazione del debitore del 12 gennaio 2009 doveva considerarsi assolutamente valida;
3.2. – Con l’unico motivo (con cui deduce: “Violazione e falsa applicazione di norme di legge, con specifico riferimento al R.D. n. 12 del 1941, art. 47 quinquies, e dell’art. 158 c.p.c.: art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, R.D. n. 12 del 1941, art. 47 quinquies, e dell’art. 158 c.p.c.”), la ricorrente incidentale critica la sentenza impugnata, affermando che la Corte d’Appello aveva respinto l’eccezione, dalla stessa sollevata, relativa al vizio di costituzione del collegio giudicante in primo grado ed osservando al riguardo che il Tribunale di Terni era stato presieduto da un giudice anziano e non dal Presidente del Tribunale che, in quanto in servizio, avrebbe dovuto e potuto presiedere il collegio giudicante, con conseguente nullità della sentenza dichiarativa di fallimento per vizio di costituzione del giudice, in quanto la sostituzione del Presidente del Tribunale non risultava dettata nè da previsione tabellare nè da motivato impedimento dello stesso. A conclusione del motivo, la ricorrente incidentale formula il seguente quesito di diritto: “Dica la Corte se sia valida e/o esistente la sentenza dichiarativa di fallimento emessa da un Tribunale in composizione Collegiale e riunito in Camera di Consiglio composto tra gli altri da un Giudice facente funzioni di Presidente anzichè dal Presidente del Tribunale senza previsione tabellare e/o ragioni e motivi di impedimento ovvero se la stessa sia invalida e/o nulla e/o inesistente in quanto tale da violare il R.D. n. 12 del 1941, art. 47 quinquies,… e le prescrizioni in materia tabellare”.
3.2.1. – Il ricorrente principale eccepisce l’inammissibilità del ricorso incidentale, innanzitutto, perchè la sentenza impugnata non si è pronunciata sulla questione; in secondo luogo, perchè il motivo è privo di autosufficienza; in terzo luogo, perchè è stato formulato un quesito di diritto plurimo e tautologico; infine, perchè le tabelle concernenti i collegi giudicanti si riferiscono alle udienze pubbliche e non alle adunanze in camera di consiglio, relativamente alle quali il collegio può essere presieduto sia dai presidente del tribunale sia dal giudice che ne esercita le funzioni sia dal giudice più anziano.
3. – La singolare fattispecie sottostante ai ricorso principale è la seguente: a) il giudice delegato del Tribunale (fallimentare) di Perugia, con decreto del 3 dicembre 2008, emesso ai sensi della L. Fall., art. 15, comma 3, – nel testo sostituito dal D.Lgs. n. 169 del 2007, art. 3, comma 4, – convoca la debitrice s.r.l. Explorer in liquidazione per l’udienza del 12 gennaio 2009, mandando al creditore P. di notificare il ricorso ed il decreto “entro il termine di 15 giorni prima dell’udienza”; b) il creditore esegue la notifica, a mezzo del servizio postale, ai sensi della L. 21 gennaio 1994, n. 53, art. 3, comma 3, (Facoltà di notificazioni di atti civili, amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati e procuratori legali), spedendo il piego raccomandato con avviso di ricevimento in data 15 dicembre 2008; c) tale piego, non consegnato per temporanea assenza della destinataria, viene depositato presso l’ufficio postale preposto alla consegna in data 16 dicembre 2008, ai sensi della L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 8, comma 2, (Notificazione di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari); d) nella stessa data del 16 dicembre 2008, l’agente postale compie le formalità, di cui alla stessa L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 2, e spedisce alla Società Explorer l’avviso ivi previsto; e) all’udienza del 12 gennaio 2009, la Società debitrice non compare e, con sentenza n. 7 del 30 gennaio 2009, il Tribunale di Perugia ne dichiara il fallimento.
Explorer in liquidazione per nullità (derivata) della sentenza di primo grado, sta nei seguenti passaggi argomentativi: a) la notificazione del ricorso introduttivo e del decreto di convocazione alla Società debitrice, non essendo stato da questa ritirato il relativo piego raccomandato, deve intendersi perfezionata “per compiuta giacenza”, ai sensi della L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 4, in data 29 dicembre 2008, perchè il decimo giorno successivo al 16 dicembre 2008 (data di spedizione della lettera raccomandata contenente l’avviso di deposito) – coincidente con il 26 dicembre 2008, giorno festivo ai sensi della L. 27 maggio 1949, n. 260, art. 2, e seguito da un sabato (27 dicembre) e da una domenica (28 dicembre) – deve intendersi prorogato appunto al 29 dicembre, in forza del combinato disposto dei commi quinto e quarto dell’art. 155 c.p.c.; b) posto che i quindici giorni tra la data della notificazione del ricorso e del decreto di convocazione e la data dell’udienza, di cui al termine stabilito dalla L. Fall., art. 15, comma 3, debbono qualificarsi come “liberi”, e che il dies a quo di tale termine coincide, per le anzidette ragioni, con la data del 30 dicembre 2008, il dies ad quem dello stesso termine cade nella data del 13 gennaio 2009, giorno seguente a quello fissato per l’udienza di comparizione delle parti, con la conseguenza che, essendo stato violato il contraddittorio, “per non essere stato garantito al debitore termine pari a quello previsto dalla norma e dallo stesso decreto di convocazione”, la sentenza dichiarativa di fallimento è affetta da nullità.
3.1. – La su descritta fattispecie, la ratio decidendo della sentenza impugnata e le censure formulate dal ricorrente principale pongono, pertanto, due distinte, anche se connesse, questioni di diritto: a) se – nel caso in cui: il debitore sia stato convocato per l’udienza di cui alla L. Fall., art. 15, comma 3, nel testo sostituito dal D.Lgs. n. 169 del 2007, art. 3, comma 4, la notificazione del ricorso introduttivo e del decreto di convocazione sia stata eseguita a mezzo del servizio postale, la consegna del piego raccomandato non sia stata effettuata per temporanea assenza del notificato, tale piego sia stato depositato presso l’ufficio postale preposto alla consegna ed il termine di dieci giorni, di cui alla L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 4, cada in giorno festivo, seguito da un sabato e da una domenica – la scadenza di tale termine debba, o no, essere prorogata di diritto, ai sensi del combinato disposto dei commi quinto e quarto dell’art. 155 c.p.c., al primo giorno seguente non festivo; e se, previamente e più in generale, il termine medesimo, previsto per il compimento della cosiddetta “compiuta giacenza” e quindi per il perfezionamento della notificazione eseguita a mezzo del servizio postale, sia qualificabile, o no, come termine “per il compimento degli atti processuali svolti fuori dell’udienza” ai sensi dell’art. 155 c.p.c., comma 5, con la conseguenza, in caso di risposta affermativa, che il termine medesimo, ove cadente nella giornata del sabato, deve essere prorogato di diritto al primo giorno seguente non festivo; b) come, nella stessa fattispecie, debba essere qualificato, anche ai fini del suo computo, il termine “non inferiore a quindici giorni”, che “deve intercorrere” tra la data della notificazione del ricorso introduttivo e del decreto di convocazione del debitore e quella dell’udienza, di cui al più volte citata L. Fall., art. 15, comma 3.
3.1.1. – Ad avviso di queste sezioni unite, le risposte al primo quesito non possono che essere affermative.
La stessa disposizione, inoltre – nella parte in cui stabilisce che la notifica si perfeziona per il destinatario dal momento in cui questo “ha la legale conoscenza dell’atto” -, tiene conto, per ragioni di coerenza sistematica, proprio del fatto che nella notificazione a mezzo del servizio postale il perfezionamento della notifica non sempre coincide con il materiale recapito o ritiro del piego raccomandato da parte del notificato, potendo invece coincidere, come nella specie, con l’inutile spirare del termine di “compiuta giacenza”, di cui alla L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 4. B) La L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 4, – nel testo sostituito dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, art. 2, comma 4, lett. c), n. 3, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 maggio 2005, n. 80, art. 1, comma 1, entrato in vigore il 17 marzo 2005 ed applicabile alla specie ratione temporis -, stabilisce: “La notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al secondo comma ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore”.
C) L’art. 155 cod. proc. civ., sul computo dei termini, dispone, ai comma 4, che, “se il giorno di scadenza è festivo, la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo”, e, ai commi quinto e sesto – aggiunti dalla citata L. n. 263 del 2005, art. 2, comma 1, lett. f), entrati in vigore il 1 marzo 2006, applicabili anche ai processi pendenti a tale data (L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 58, comma 3: cfr. le ordinanze nn. 7841 del 2011, 454 del 2010, 15636 del 2009 e la sentenza n. 6212 del 2010) ed applicabili alla specie ratione temporis -, che: “La proroga prevista dal comma 4, si applica altresì ai termini per il compimento degli atti processuali svolti fuori dell’udienza che scadono nella giornata del sabato (comma 5). Resta fermo il regolare svolgimento delle udienze e di ogni altra attività giudiziaria, anche svolta da ausiliari, nella giornata del sabato, che ad ogni effetto è considerata lavorativa (comma 6)”.
Infatti, quanto alla struttura linguistica, il legislatore prefigura la fattispecie – perfezionamento della notificazione eseguita a mezzo posta, nel caso di deposito presso l’ufficio postale preposto alla consegna del piego raccomandato e di mancato ritiro di quest’ultimo – prevedendo un termine iniziale, coincidente con la data di spedizione della lettera raccomandata con avviso di ricevimento contenente la notizia del deposito, ed un termine finale esplicitamente considerato successivo rispetto a detta data (“decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al comma 2”), data che costituisce appunto il dies a quo per il computo “in avanti” del termine di dieci giorni. Del resto, già il primo periodo della stessa L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 3, nel testo sostituito dal menzionato D.L. n. 35 del 2005, art. 2, comma 4, lett. c), n. 2, convenuto, con modificazioni dalla L. n. 80 del 2005 – nello stabilire che “Trascorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al comma 2 senza che il destinatario o un suo incaricato ne abbia curato il ritiro, l’avviso di ricevimento è immediatamente restituito al mittente in raccomandazione con annotazione in calce, sottoscritta dall’agente postale, della data dell’avvenuto deposito e dei motivi che l’hanno determinato, dell’indicazione atto non ritirato entro il termine di dieci giorni e della data di restituzione” -, conferma all’evidenza, sia pure ad altri fini (restituzione al mittente dell’avviso di ricevimento della raccomandata contenente l’avviso di deposito), la natura “a decorrenza successiva” del termine in esame.
Pertanto, non può esservi dubbio che, nel caso in cui il termine di dieci giorni, di cui alla L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 4, scada della giornata del sabato, la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo, ai sensi del combinato disposto dell’art. 155 c.p.c., commi 4 e 5.
3.1.5. – All’esito dell’analisi che precede, possono essere perciò enunciati i seguenti principi di diritto: a) il termine di dieci giorni di cui alla L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 8, comma 4, (Notificazione di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari), nel testo sostituito dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, art. 2, comma 4, lett. c), n. 3, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 maggio 2005, n. 80, art. 1, comma 1, entrato in vigore il 17 marzo 2005 – secondo il quale, nel caso (quale quello di specie), in cui il piego raccomandato depositato presso l’ufficio postale preposto alla consegna non sia stato ritirato dal destinatario, “La notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al comma 2…” – deve essere qualificato come termine “a decorrenza successiva” e computato, secondo il criterio di cui all’art. 155 c.p.c., comma 1, escludendo il giorno iniziale (data di spedizione della lettera raccomandata di cui allo stesso art. 8, comma 2) e conteggiando quello finale; b) lo stesso termine – essendo stabilito nell’ambito de procedimento preordinato alla notificazione di atti inerenti al processo (anche) civile (nella specie: notificazione del ricorso introduttivo e del decreto di convocazione del debitore, di cui alla L. Fall., art. 15, comma 3) – deve intendersi compreso fra i “termini per il compimento degli atti processuali svolti fuori dell’udienza”, di cui all’art. 155 c.p.c., comma 5, aggiunto dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, comma 1, lett. f), entrato in vigore il 1 marzo 2006, con la conseguenza che il dies ad quem del termine medesimo, ove scadente nella giornata del sabato, è prorogato di diritto al primo giorno seguente non festivo, ai sensi del combinato disposto del quinto e dello stesso art. 155 c.p.c., comma 4. 3.1.6. – Applicando tali principi alla fattispecie in esame, è del tutto evidente la correttezza delle argomentazioni svolte dai Giudici a quibus e, per contro, l’infondatezza dei motivi primo, secondo e quarto del ricorso principale.
Ancora a titolo di esempio di termine di natura dilatoria può essere menzionato, sempre per l’analoga strutturazione, l’art. 318 c.p.c., comma 2, in tema di procedimento davanti al giudice di pace, il quale dispone: “Tra il giorno della notificazione di cui all’art. 316 notificazione della citazione a comparire a udienza fissa e quello della comparizione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall’art. 163 bis, ridotti alla metà”.
Deve poi osservarsi che la soppressione dell’aggettivo “liberi” ad opera del decreto “correttivo” n. 169 del 2007, riferita a detto termine dei quindici giorni intermedi, determina necessariamente il passaggio dal criterio di computo pertinente ai termini “liberi”, per il quale non si calcolano nè dies a quo nè dies ad quem, a quello generale fissato dall’art. 155 c.p.c., comma 1, per il quale soltanto dies a quo non computatur in termino.
Deve aggiungersi che la disposizione transitoria di cui allo stesso D.Lgs. n. 169 del 2007, art. 22, comma 2, – in forza del quale “Le disposizioni del presente decreto si applicano ai procedimenti per la dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore 1 gennaio 2008” – fa sì che il testo dell’art. 15, comma 3, introdotto dal D.Lgs. n. 5 del 2006, art. 13, è applicabile unicamente ai procedimenti per la dichiarazione di fallimento promossi a far data dal 16 luglio 2006 e conclusisi (ivi comprese le eventuali fasi del reclamo e/o del regolamento di competenza) entro il 31 dicembre 2007. E’, quindi, del tutto evidente che l’applicabilità di tale testo è meramente teorica, non essendo immaginabili ipotesi in cui sia ancora deducibile, nonostante l’intervenuta definitività della sentenza dichiarativa di fallimento, l’eventuale omesso rispetto del criterio di computo con riferimento ai quindici giorni “liberi”.
3.1.8. – All’esito dell’analisi che precede, può essere perciò enunciato il seguente principio di diritto: il termine di quindici giorni di cui alla L. Fall., art. 15, comma 3, – nel testo sostituito dal D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, art. 2, comma 4, entrato in vigore il 1 gennaio 2008 (art. 22, comma 1) ed applicabile, ai sensi dell’art. 22, comma 2, dello stesso decreto legislativo, “ai procedimenti per la dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore, nonchè alle procedure concorsuali e di concordato fallimentare aperte successivamente alla sua entrata in vigore” – deve essere qualificato come termine di natura “dilatoria” e “a decorrenza successiva” e computato, secondo il criterio di cui all’art. 155 c.p.c., comma 1, escludendo il giorno iniziale (data della notificazione del ricorso introduttivo e del decreto di convocazione) e conteggiando quello finale (data dell’udienza di comparizione).

References: sentenza 
 art. 15
 sentenza 
 sentenza 
 art. 15
 art. 2

Sentenza 
 art. 3
 art. 8
 art. 8
 sentenza 
 art. 15
 sentenza 
 sentenza 

art. 360
 art. 155
 art. 8
 sentenza 
 art. 8
 art. 8
 art. 15
 art. 15
 art. 360
 art. 155
 art. 15
 sentenza 
 art. 15
 art. 47
 art. 360
 art. 47
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 47
 sentenza 
 art. 15
 art. 3
 art. 3
 art. 8
 art. 8
 sentenza 
 sentenza 
 art. 8
 art. 2
 art. 15
 sentenza 
 sentenza 
 art. 15
 art. 3
 art. 8
 art. 15
 art. 8
 art. 8
 art. 2
 art. 1
 art. 2
 art. 58
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 art. 8
 art. 2
 art. 8
 art. 8
 art. 2
 art. 1
 art. 8
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 art. 155
 art. 22
 art. 13
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