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Timestamp: 2020-08-05 04:23:33+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22040 del 03/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22040 del 03/09/2019
Cassazione civile sez. II, 03/09/2019, (ud. 26/03/2019, dep. 03/09/2019), n.22040
sul ricorso 971/2015 proposto da:
OMEC SNC, in persona del legale rappresentante pro tempore,
rappresentato e difeso dall’avvocato STEFANO PILO;
rappresentato e difeso dall’avocato PIETRO CONGIATU;
avverso la sentenza n. 409/2013 della CORTE D’APPELLO DI CAGLIARI
sezione distaccata di SASSARI, depositata il 08/10/2013;
26/03/2019 dal Consigliere Dott. VINCENZO CORRENTI;
MISTRI Corrado, che ha concluso.
Omec snc di M.E. propone ricorso per cassazione contro Condominio di (OMISSIS), che resiste con controricorso, avverso la sentenza della Corte di appello di Cagliari, sezione di Sassari, dell’8.10.2013, che, in parziale riforma della sentenza di primo grado, l’ha condannata ad eseguire le opere di ripristino indicate nella ctu di prime cure dell’ing. Mu.Ma. in data 3.12.2008, limitatamente alla rimessione in pristino delle porzioni di proprietà condominiale di cui alla pagina 12 del computo metrico allegato alla ctu, fermo nel resto, compensando 1/3 di spese e condannando essa appellante ai restanti 2/3.
Per quanto ancora interessa la sentenza ha statuito che per il combinato disposto degli artt. 840 e 1117 c.c., lo spazio sottostante il suolo di un edificio condominiale, in mancanza di un titolo valido che ne attribuisca la proprietà esclusiva ad uno dei condomini, va considerato di proprietà comune, tenuto conto che la proprietà del suolo si estende al sottosuolo e che quest’ultimo svolge una funzione di sostegno al fine della stabilità dell’edificio.
Dalla ctu era emerso che i lavori di scavo posti in essere dalla Omec avevano interessato direttamente il sito di fondazione delle strutture portanti, risultando quindi come causa tra le più probabili delle diffuse e variamente orientate microlesioni ed i lavori avevano diminuito lo stato di confinamento laterale del terreno di sedime delle fondazioni, modificandone conseguentemente il modulo elastico.
Non vi era dubbio che lo scavo effettuato, che aveva comportato un abbassamento di 70 cm del piano di calpestio del piano seminterrato, abbassamento necessario per raggiungere le altezze del locale seminterrato, avesse interessato una parte comune dell’edificio.
Era fondato solo il gravame relativo ai danni arrecati alla proprietà dei singoli condomini, cosa distinta dai danni alle parti comuni.
Il ricorrente denunzia, con unico motivo, violazione degli artt. 115,116 c.p.c., artt. 1117,2700,2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.
Le promiscue censure sono inammissibili.
A seguito della riformulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, è denunciabile in cassazione solo l’omesso esame del fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (Cass. 8 ottobre 2014, n. 21257, Rv. 632914).
Il vizio motivazionale previsto dell’art. 360 c.p.c., n. 5), pertanto, presuppone che un esame della questione oggetto di doglianza vi sia pur sempre stato da parte del giudice di merito, ma che esso sia affetto dalla totale pretermissione di uno specifico fatto storico.
La ricorrente avrebbe dovuto formulare rituale impugnazione ex artt. 1362 e segg., criticando l’attività ermeneutica posta in essere dalla Corte di appello e non richiamare genericamente i documenti nn. 6 e 7 invocati o le pagine 9, 10 e 11 dell’atto di appello in ordine alla volontà delle parti, senza peraltro congruamente attaccare la ratio decidendi sopra riferita.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso, condanna il ricorrente alle spese liquidate in Euro 5400 di cui 200 per esborsi, oltre spese
forfettarie nel 15% ed accessori, dando atto dell’esistenza dei presupposti ex D.P.R. n. 115 del 2002, per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 art. 54