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Timestamp: 2020-03-30 06:40:31+00:00

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Mercoledì 24 Marzo 2010 18:00	Anna Esposito
PROCEDURA DI RISARCIMENTO DIRETTO - Avv. Anna Esposito - Giudice di Pace di Ottaviano
L’articolo 149 del Decreto Legislativo n. 209 del 7 settembre 2005, ribattezzato Codice delle Assicurazioni Private, ed il D.P.R. n. 254 del 18 luglio 2006 ( Regolamento recante disciplina del risarcimento diretto dei danni derivanti dalla circolazione stradale, entrato in vigore il 1° gennaio 2007, ed applicabile ai sinistri verificatisi a partire dal 1° febbraio 2007 ) disciplinano la procedura di risarcimento diretto, secondo la quale, il danneggiato, in presenza di particolari condizioni oggettive e soggettive, deve rivolgere la richiesta di risarcimento nei confronti della propria compagnia di assicurazione, e se non è stato soddisfatto in via stragiudiziale può proporre azione diretta nei soli confronti della propria impresa di assicurazione.
Il quadro normativo vigente, ricavato dalla lettura combinata delle suddette disposizioni, è caratterizzato da incongruenze, omissioni, scarso coordinamento tra le norme, che pongono numerosi problemi applicativi e molteplici questioni giuridiche che finiscono con il tradire gli obiettivi di trasparenza, semplificazione e velocità che la riforma tendeva a realizzare. La disciplina della procedura di risarcimento diretto è stata ritenuta da alcuni carente, “ contro la riparazione integrale del danno ”, incostituzionale per la mancata acquisizione del parere del Consiglio di Stato, per il c.d. eccesso di delega, per la violazione del principio di eguaglianza e del diritto di difesa.
Prima di esaminare la procedura di risarcimento diretto appare opportuno evidenziare che parte della dottrina nel qualificare la natura giuridica della prestazione risarcitoria nella procedura di indennizzo diretto, ha trasferito la prestazione risarcitoria dall’alveo extra - contrattuale a quello contrattuale. Altri, invece, hanno osservato, riconoscendo e riaffermando la natura extra - contrattuale della prestazione de qua, che gli adempimenti liquidatori, posti a carico della compagnia del danneggiato, non costituiscono obblighi di fonte negoziale, ma semplice estrinsecazione di un vero e proprio obbligo legislativo, con la conseguenza che la prestazione risarcitoria resa dalla compagnia a favore del proprio assicurato – danneggiato è estranea al sinallagma funzionale che li unisce ( consistente nel trasferimento in capo all’assicuratore del rischio della responsabilità civile automobilistica proprio dell’assicurato, a fronte del pagamento di un premio a tale rischio commisurato ) .
Passando, ora, ad esaminare l’ambito di operatività della procedura di risarcimento diretto, rileva osservare che la stessa si applica, ai sensi del combinato disposto del citato articolo 149 e degli articoli 1, 3 e 4 del citato D.P.R. n. 254 del 2006, ai sinistri tra due veicoli a motore identificati, ed assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o ai loro conducenti o alle cose trasportate di proprietà dell’assicurato o del conducente, ed il regolamento precisa che il sinistro deve essere avvenuto nel territorio della Repubblica tra veicoli immatricolati in Italia o nella Repubblica di San Marino o nello Stato Città del Vaticano, se assicurati con imprese con sede legale nello Stato Italiano o con imprese che esercitano l’assicurazione obbligatoria responsabilità civile auto ( articolo 4 del regolamento ).
Preliminarmente occorre, però, fare alcune precisazioni, dovute al mancato coordinamento tra le disposizioni dettate dal citato articolo 149 e quelle del regolamento di attuazione:
a ) In primo luogo rileva osservare che il citato articolo 149, nel disciplinare la procedura di risarcimento diretto, si riferisce genericamente ai sinistri tra due veicoli, inducendo a ritenere che la suddetta procedura sia applicabile a ciascuna tipologia di sinistro, con o senza collisione tra i veicoli coinvolti, ma occorre puntualizzare che il regolamento di attuazione all’articolo 1, lettera d ) chiarisce la nozione di << sinistro >> qualificandola come << la collisione avvenuta nel territorio della Repubblica tra due veicoli a motore identificati e assicurati per la responsabilità civile obbligatoria >>.
Dalla lettura congiunta delle due norme si evince, pertanto, che la procedura di risarcimento diretto si applica ai soli casi di sinistri con collisione verificatisi tra due veicoli a motore identificati, e regolarmente assicurati, con esclusione di tutti gli incidenti stradali verificatisi in assenza di scontro tra i veicoli coinvolti. Al riguardo, rileva osservare che parte della dottrina ha ravvisato “ un restringimento ingiustificato e costituzionalmente illegittimo ” dell’area di applicazione del risarcimento diretto rispetto a quanto previsto dall’articolo 149, non potendo il regolamento amministrativo, fonte di secondo grado, ridurre la sfera applicativa della norma primaria da cui deriva la propria legittimità, conseguendone la nullità della norma regolamentare per violazione di legge, che potrebbe essere disapplicata dal giudice ordinario ai sensi dell’articolo 4 della Legge 22 marzo 1865 n. 2248.
b ) In ordine all’ambito di applicazione della procedura di risarcimento diretto si impone un’altra precisazione, con riferimento ai sinistri dai quali sono derivate lesioni personali. Dalla lettura del II° comma del citato articolo 149 si evince che solo il conducente non responsabile, che ha subito danni alla persona nei limiti previsti dall’articolo 139, può chiedere il risarcimento del danno in via diretta.
Quid iuris in caso di corresponsabilità? L’articolo 5 del regolamento attuativo, al I° comma, prevede che << il danneggiato che si ritiene non responsabile, in tutto o in parte, rivolge la richiesta di risarcimento all’impresa che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato >>. Dalla lettura congiunta delle due norme si evince che la procedura di risarcimento diretto si applica anche nel caso in cui il conducente, che ha riportato lesioni di lieve entità, ha concorso nella causazione del sinistro. Può, pertanto, accadere che entrambi i conducenti chiedono il risarcimento dei danni alla propria impresa, ex articolo 149.
c ) Ancora al fine di individuare l’ambito di operatività della procedura di risarcimento diretto, rileva osservare che la nozione di danneggiato prevista dal citato articolo 149 non coincide con quella prevista dal regolamento di attuazione. Invero, nel codice, il danneggiato è individuato nel conducente del veicolo o nell’assicurato, laddove l’articolo 1, lettera e ) del regolamento identifica il danneggiato << nel proprietario o conducente del veicolo che abbia subito danni a seguito del sinistro >>. Tale definizione non fa alcun riferimento alla figura del soggetto assicurato che prevista dalla disposizione del codice non coincide solo e necessariamente con quella del proprietario e del conducente. Sono, infatti, assicurati, ai sensi dell’articolo 122 del codice delle assicurazioni private, anche l’acquirente con patto di riservato dominio, l’usufruttuario e l’utilizzatore nel leasing. Dal mancato coordinamento tra le due norme discenderebbe l’impossibilità per i soggetti assicurati diversi dal proprietario di agire con la procedura di risarcimento diretto al fine di ottenere il risarcimento dei danni derivati al veicolo acquistato con patto di riservato dominio, condotto in locazione finanziaria o utilizzato a titolo di usufrutto. La tesi più ragionevole ha evidenziato che il danneggiato deve essere identificato nell’assicurato, e, pertanto, oltre al proprietario ed al conducente, anche l’usufruttuario, l’acquirente con patto di riservato dominio e l’utilizzatore in leasing hanno titolo per agire ex articolo 149 al fine di ottenere, oltre al risarcimento dei danni derivati a cose trasportate di loro proprietà, anche quello relativo ai danni subiti dal veicolo.
Fatte queste precisazioni di carattere generale, rileva osservare che, secondo la procedura del risarcimento diretto, sono risarcibili i danni riportati:1 – dai veicoli coinvolti; 2 – dalle cose trasportate di proprietà dell’assicurato o del conducente del veicolo; 3 – dai conducenti dei veicoli non responsabili, in tutto o in parte, per le lesioni di lieve entità, c.d. micropermanenti ossia contenute nel limite massimo di nove punti percentuali del danno biologico, mentre, non ricadono nell’ambito di applicazione della procedura di risarcimento diretto i danni derivati da: 1 – sinistri con veicoli immatricolati all’estero; 2 – sinistri nel quale sono coinvolti più di due veicoli; 3 – sinistri tra una veicolo a motore ed un pedone; 4 – sinistri tra un veicolo a motore ed un veicolo ad altra propulsione ( ad es. bicicletta ); 5 – sinistri con veicoli a motore non identificati o non assicurati per la responsabilità civile; 6 – sinistri dai quali sono derivati danni alla persona del conducente di non lieve entità e cioè superiori alla soglia del nove % di invalidità permanente; 7 – danni a cose trasportate sul veicolo che non sono di proprietà dell’assicurato o del conducente ma di un terzo ( ad es. nel caso di veicolo adibito al trasporto di beni altrui ); 8 – danni alla persona subiti da terzi trasportati, per i quali opera la disciplina dettata dall’articolo 141 del Codice delle Assicurazioni; 9 – danni cagionati a cose esterne al veicolo ( ad es. nel caso di sfondamento di una vetrina, di un cancello ); 10 – danni nei casi di decesso.
Per i sinistri che coinvolgono ciclomotori sarà applicabile la procedura di risarcimento diretto se il ciclomotore è munito di targa ai sensi del D.P.R. 6 marzo 2006, n. 153 ( ex articolo 15, II° comma del citato regolamento ).
Nella procedura di risarcimento diretto occorre la denuncia di sinistro? La risposta è positiva. Si ritiene applicabile la disciplina dettata dall’articolo 143 del codice delle assicurazioni private, secondo il quale la denunzia deve essere presentata dal conducente, o dal proprietario se diverso, di ciascun veicolo coinvolto in un sinistro alla propria compagnia di assicurazione, avvalendosi del modulo fornito dalla stessa società, con la particolarità che nella procedura di indennizzo diretto, nella quale il soggetto danneggiato deve inviare la richiesta risarcitoria alla propria compagnia di assicurazione, il conducente, o il proprietario se diverso, può utilizzare un documento unico che abbia i requisiti sia della denunzia di sinistro che quelli della richiesta di risarcimento, avvalendosi delle modalità alternative previste dall’articolo 8 del D.P.R. n. 45 del 1981 secondo il quale << alla richiesta risarcitoria deve essere allegata copia del modulo di denuncia o…. in mancanza di detto modulo, dettagliata descrizione, redatta secondo il modulo stesso, delle circostanze nelle quali si è verificato il sinistro >>.
Ai sensi del I° comma dell’articolo 6 del regolamento la richiesta risarcitoria deve contenere, nel caso di danni al veicolo e alle cose: 1 – il nome degli assicurati; 2 – le targhe dei due veicoli coinvolti; 3 – la denominazione delle compagnie di assicurazione di entrambe le parti; 4 – la descrizione delle circostanze in cui si è verificato il sinistro; 5 – le generalità di eventuali testimoni; 6 – l’indicazione dell’intervento di eventuali organi di Polizia; 7 – la comunicazione dei tempi e dei luoghi in cui le cose danneggiate sono a disposizione per l’ispezione peritale ( non è richiesto il codice fiscale, come nella procedura ordinaria ) ed ai sensi del II° comma, la richiesta risarcitoria nel caso di lesioni subite dai conducenti, deve indicare oltre ai menzionati elementi, anche: 1 – l’età, l’attività ed il reddito del danneggiato; 2 – l’entità delle lesioni subite; 3 – la dichiarazione prevista dall’articolo 142 del codice circa la spettanza o meno di prestazioni da parte di enti che gestiscono assicurazioni sociali obbligatorie. La richiesta deve essere corredata dalla attestazione medica comprovante l’avvenuta guarigione, con o senza postumi invalidanti e l’eventuale relazione medica di parte, recante l’indicazione del compenso spettante al consulente.
Il II° comma dell’articolo 5 del regolamento di attuazione, ha precisato che la richiesta di risarcimento può essere inviata non solo mediante lettera, spedita a mezzo del servizio postale in raccomandazione e con avviso di ricevimento, ma anche tramite consegna a mani, o a mezzo telegramma o telefax, nonché, se non è espressamente escluso dal contratto, in via telematica ( e-mail ).
Il II° comma dell’articolo 145, del codice delle assicurazioni, nel disciplinare la proponibilità dell’azione di risarcimento diretto statuisce che << l’azione può essere proposta solo dopo che siano decorsi 60 giorni ovvero 90 in caso di danno alla persona da quello in cui il danneggiato abbia chiesto alla propria impresa di assicurazione il risarcimento del danno, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, inviata per conoscenza all’impresa di assicurazione dell’altro veicolo coinvolto >>.
Quid iuris se il danneggiato non invia la richiesta di risarcimento all’impresa del responsabile civile? Non vi è un orientamento univoco. Si contendono il campo due tesi.
Secondo alcuni l’invio della richiesta risarcitoria all’impresa del responsabile civile, mediante lettera spedita a mezzo del servizio postale in raccomandazione e con avviso di ricevimento, nelle ipotesi di risarcimento diretto,costituisce una condizione di proponibilità della domanda proposta dal danneggiato nei confronti della propria compagnia di assicurazione sul presupposto che la procedura di risarcimento diretto comunque spiega i propri effetti negativi sul responsabile civile e sul suo assicuratore sia pure in un momento successivo. È stato osservato che diversamente opinando si sacrificherebbe il diritto di difesa e di contraddittorio del responsabile civile. Per altri ai fini della proponibilità della domanda risarictoria ex articolo 149 non rileva l’invio della richiesta anche alla compagnia del responsabile civile.
La tesi più aderente al dettato normativo richiede l’invio della richiesta risarcitoria anche all’impresa del responsabile civile per conoscenza. In realtà quest’ultima impresa viene a conoscenza della richiesta risarcitoria del danneggiato tramite l’impresa dello stesso danneggiato.
Infatti, l’impresa del danneggiato, che ha ricevuto la richiesta risarcitoria, ex articolo 5 del regolamento, ne dà immediata comunicazione all’impresa del responsabile civile ritenuto in tutto o in parte responsabile del sinistro, << fornendo le sole informazioni necessarie per la verifica della copertura assicurativa e per l’accertamento delle modalità dell’accadimento del sinistro >>.
L’articolo 7 del regolamento dispone che nel caso di richiesta incompleta la compagnia di assicurazione, entro trenta giorni dalla ricezione della stessa, invita il danneggiato a fornire le integrazioni ed i chiarimenti necessari alla regolarizzazione della richiesta, offrendo assistenza tecnica ed informativa, prevista dall’articolo 9 del citato regolamento secondo il quale << L’impresa, nell’adempimento degli obblighi contrattuali di correttezza e buona fede, deve fornire al danneggiato ogni assistenza informativa e tecnica utile per consentire la migliore prestazione del servizio, la piena realizzazione del diritto al risarcimento del danno >>.
Nel caso di richiesta di integrazioni, i termini concessi all’impresa di assicurazione per la formulazione dell’offerta, o per la comunicazione dei motivi che le impediscono di formulare l’offerta, sono sospesi e ricominciano a decorrere dalla data di ricezione delle integrazioni e dei chiarimenti richiesti.
Sul punto rileva osservare che in un primo momento si parlava di interruzione dei termini in caso di richiesta risarcitoria incompleta. Ciò poteva determinare un utilizzo improprio dello strumento interruttivo, per cui è stato eliminato il riferimento all’interruzione ed è stata introdotta la previsione della sospensione.
Nella fase stragiudiziale, l’articolo 11 del regolamento dispone che nel caso in cui il sinistro, per il quale il danneggiato abbia inviato la richiesta di risarcimento danni alla propria assicurazione, non rientra nell’ambito di operatività delle norme sul risarcimento diretto, l’impresa ne informa il danneggiato, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, entro il termine di 30 giorni decorrenti dalla ricezione della richiesta di risarcimento. Entro lo stesso termine l’impresa è tenuta a trasmettere all’assicurazione del responsabile, qualora quest’ultima sia nota in base agli elementi in suo possesso, la richiesta di risarcimento corredata della documentazione acquisita, per ogni ulteriore valutazione. Per l’impresa del responsabile civile i termini per la proponibilità della formulazione dell’offerta e per la proponibilità della domanda previsti dagli articoli 145 e 148 del codice delle assicurazioni inizieranno a decorrere dalla ricezione della comunicazione.
L’impresa del danneggiato, tenuta al risarcimento, dopo aver verificato la sussistenza delle condizioni oggettive e soggettive di applicabilità dell’indennizzo diretto, adotta, ai sensi dell’articolo 12 del regolamento, le proprie determinazioni in ordine alla richiesta del danneggiato, << in conformità alla disciplina legislativa e regolamentare in materia di circolazione stradale >> applicando i criteri di accertamento della responsabilità dei sinistri stabiliti in una apposita tabella riportata nel documento “ Allegato A” al testo del regolamento. Lo stesso articolo precisa che qualora il sinistro non rientri in alcuna delle ipotesi previste dalla suddetta tabella, l’accertamento della responsabilità è compiuto con riferimento alla fattispecie concreta nel rispetto dei principi generali in tema di responsabilità derivante dalla circolazione dei veicoli.
La tabella contiene la previsione di una serie di casi di verificazione dei sinistri, mediante la quale risalire, in base alla dinamica del singolo incidente, al grado di responsabilità di ciascun conducente. Si tratta di un prontuario, definito da alcuni, elementare, ridotto e semplicistico.
I primi commentatori del regolamento hanno criticato la norma, evidenziando che l’accertamento del grado della colpa ed il riparto della responsabilità tra i conducenti dei veicoli non può essere determinato da un regolamento ma deve essere accertato dal giudice. Altri, invece, non condividono tali preoccupazioni, ritenendo che le casistiche riportate nella tabella costituiscono tracce esemplificative, non vincolanti.
Ai sensi del III° comma del citato articolo 149, << l’impresa, a seguito della presentazione della richiesta di risarcimento, è obbligata a provvedere alla liquidazione dei danni per conto dell’impresa di assicurazione del veicolo responsabile >> nei termini non espressamente previsti dal citato articolo 149, ma fissati dall’articolo 148 ed espressamente richiamati dal VI° comma dell’articolo 149 e riproposti dall’articolo 8 del regolamento. Pertanto, la compagnia di assicurazione del danneggiato deve formulare una << congrua offerta di risarcimento del danno >> oppure deve comunicare i motivi specifici che le impediscono di effettuare una proposta di risarcimento entro 90 giorni nel caso di lesioni, 60 giorni nel caso di danni riguardanti i veicoli o le cose, 30 giorni nel caso di danni riguardanti i veicoli o le cose, qualora il modulo di denuncia di sinistro sia stato sottoscritto da entrambi i conducenti dei veicoli coinvolti.
I termini iniziano a decorrere solo se la richiesta è completa. Alla sospensione dei termini di proposizione dell’offerta corrisponde la sospensione dei termini di proponibilità della domanda giudiziale.
Occorre richiamare la disposizione dettata dall’articolo 11 del D.P.R. 16 gennaio 1981, n. 45, attualmente ancora in vigore ( contenente << modificazioni al regolamento sull’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1970, n. 973 >> ), che, nel disciplinare “ la comunicazione al danneggiato dei motivi della mancata offerta di risarcimento ” dispone che << l’assicuratore che ritiene di non poter fare offerta di risarcimento è tenuto a comunicare al danneggiato in modo analitico e circostanziato i motivi >>. Ai sensi dell’or citato articolo 11 l’impresa ha l’obbligo di comunicare in modo analitico e circostanziato i motivi che le impediscono di formulare l’offerta.
A seguito della formulazione dell’offerta risarcitoria il danneggiato può comunicare di accettare o di non accettare l’offerta, o non far pervenire alcuna risposta.
L’articolo 149, al IV° comma, dispone che l’impresa assicurativa provvede al pagamento della somma ritenuta congrua per il risarcimento, nel termine di quindici giorni dalla ricezione della comunicazione del danneggiato, il quale deve rilasciare quietanza con effetto liberatorio anche nei confronti del responsabile del sinistro e della sua impresa di assicurazione.
L’articolo 149, al V° comma, prevede che nello stesso termine di quindici giorni l’impresa deve corrispondere la somma offerta anche nel caso in cui il danneggiato ha comunicato di non accettare l’offerta o non ha fatto pervenire alcuna comunicazione. In quest’ultimo caso si pone il problema di stabilire da quando decorrono i 15 giorni per provvedere alla corresponsione della somma. Si ritiene analogicamente applicabile il termine previsto dall’VIII° comma dell’articolo 148, pertanto decorsi 30 giorni dalla comunicazione dell’offerta senza che l’interessato abbia fatto pervenire alcuna risposta, l’impresa corrisponde nel termine di 15 giorni la somma offerta.
La somma corrisposta è imputata all’eventuale liquidazione definitiva del danno.
È prevista nella procedura di risarcimento diretto anche il risarcimento del danno in forma specifica. La proposta risarcitoria formulata dall’assicurazione può rivestire i caratteri dell’offerta in forma specifica solo se tale possibilità è prevista dal contratto di assicurazione ( risarcimento del danno in forma specifica ), ai sensi dell’articolo 14 del regolamento di attuazione.
Un aspetto importante della normativa che ha destato molteplici problemi riguarda l’esclusione dall’offerta risarcitoria, formulata dall’impresa di assicurazione, dei compensi per l’assistenza legale. Ai sensi del II° comma dell’articolo 9 del regolamento di attuazione << nel caso in cui la somma offerta dall’impresa di assicurazione sia accettata dal danneggiato, sugli importi corrisposti non sono dovuti compensi per la consulenza o assistenza professionale di cui si sia avvalso il danneggiato diversa da quella medico – legale per i danni alla persona >>. La novità è costituita dal pagamento della consulenza medico – legale, fino ad oggi a carico del danneggiato, e dall’esclusione dei compensi per l’assistenza legale. Tale novità contrasta con il consolidato orientamento giurisprudenziale, secondo il quale nella speciale procedura per il risarcimento del danno da circolazione stradale è costituzionalmente garantito il diritto del danneggiato di farsi assistere da un legale di fiducia fin dal primo atto della procedura con la conseguenza che, nell’ipotesi di bonaria composizione della vertenza, è comunque dovuto al danneggiato il rimborso delle spese sostenute per la propria assistenza legale nella fase stragiudiziale.
Sul punto la dottrina ha ipotizzato diverse tesi, tra le quali quella più ragionevole ritiene che i compensi per l’assistenza legale non sono dovuti quando la somma offerta dall’impresa è accettata dal danneggiato, mentre sono dovuti nelle ipotesi di accettazione in acconto o di rifiuto della offerta.
È stato, altresì, osservato che la scelta operata dal legislatore presenta diversi profili di incostituzionalità, per la violazione degli articoli 3, 24 e 32 della Costituzione, pertanto, è possibile chiedere giudizialmente anche la refusione delle spese stragiudiziali. Profilandosi l’incostituzionalità della norma, essendo il D.P.R. n. 254 del 2006 atto amministrativo può essere disapplicato dal giudice ordinario, ex articolo 4 della Legge n. 2248 del 22 marzo 1865.
Nel caso di esito infruttuoso della fase stragiudiziale della procedura di risarcimento diretto, e cioè, nel caso in cui l’impresa di assicurazione ha comunicato i motivi che impediscono il risarcimento diretto, nell’ipotesi di mancata comunicazione di offerta o di diniego della stessa entro i termini stabiliti dall’articolo 148, oppure nel caso in cui non è stato raggiunto un accordo in ordine al risarcimento del danno, << il danneggiato può proporre l’azione diretta …. nei soli confronti della propria impresa di assicurazione >>.
Sul punto rileva evidenziare che l’articolo 149 erroneamente richiama l’articolo 145, comma II° ( il quale disciplina la proponibilità dell’azione di risarcimento ) dovendosi ritenere più opportuno il richiamo dell’articolo 144 relativo all’azione diretta del danneggiato.
L’assicurazione del responsabile civile può intervenire volontariamente nel giudizio, e può chiedere di estromettere l’altra impresa, riconoscendo la responsabilità del proprio assicurato ( ultimo comma dell’articolo 149 ).
Nella procedura di risarcimento diretto quale ruolo riveste il responsabile civile ed il suo assicuratore? Diverse le soluzioni ipotizzate che devono, poi, essere, verificate sul campo. Parte della dottrina muovendo dal presupposto che il danneggiato non perde il diritto risarcitorio nei confronti dell’impresa del responsabile civile ed, altresì, che l’impresa del danneggiato agisce quale sostituto ex lege dell’impresa del danneggiante, afferma che il responsabile civile può essere ritenuto legittimato passivo nell’azione giudiziale e litisconsorte necessario. Secondo la tesi largamente condivisa dalla dottrina il danneggiato, nel proporre l’azione diretta nei confronti della propria società assicuratrice, deve citare anche il responsabile civile in veste di litisconsorte necessario al fine di rendere opponibile anche a quest’ultimo l’accertamento della sua responsabilità, in vista della successiva azione di rivalsa mentre non dovrà coinvolgere nel giudizio l’impresa del responsabile civile, né sarà ammissibile il coinvolgimento di quest’ultima nel giudizio risarcitorio per effetto di un eventuale chiamata in causa da parte del danneggiante.
Altri si auspicano un intervento legislativo che renda obbligatoria la citazione in giudizio del responsabile civile.
Per altri non è necessario chiamare in causa il responsabile civile.
Quid iuris nel caso in cui il danneggiato promuove il giudizio nei confronti della propria compagnia di assicurazione ritenendo che il danno rientri nei limiti del 9 % e poi nel corso del giudizio a seguito di consulenza medico legale di ufficio il danno è superiore a tale entità o nel caso inverso in cui ritiene che il danno sia superiore al 9% e poi risulta inferiore a tale quantificazione?
Secondo una parte della dottrina la domanda dovrebbe essere dichiarata improcedibile nei confronti dell’impresa assicurativa citata in giudizio, perché soggetto giuridico carente di legittimazione passiva rispetto al dettato normativo.
Altri, muovendo dalla disposizione dettata dal citato articolo 11 del regolamento ( che, come già detto nel caso di sinistro non rientrante nell’ambito di operatività della procedura di risarcimento diretto, informa il danneggiato ), ritengono che se l’assicurazione non ha prestato attenzione durante la fase stragiudiziale alla correttezza della scelta della procedura liquidativa da parte del danneggiato, non può dolersi in giudizio della propria negligenza ed il giudice non può ex officio rilevare l’improponibilità della domanda.
Nella procedura di indennizzo diretto è ammissibile la richiesta di provvisionale? Parte della dottrina ritiene inammissibile la richiesta ritenendo il responsabile civile non litisconsorte necessario, muovendo dalla considerazione che l’articolo 147 del codice delle assicurazioni e l’articolo 5 della Legge n. 102 del 2006, in tema di richiesta della provvisionale, stabiliscono che l’ordinanza di concessione della provvisionale va emessa nei confronti del o dei responsabili civili.
Altra questione meritevole di attenzione è quella relativa al regime delle eccezioni contrattuali opponibili nell’ambito della procedura di risarcimento diretto, nella quale sono due le polizze alla cui efficacia è condizionata la stessa possibilità di esercizio dell’azione, atteso che la procedura si applica ai sinistri verificatisi tra due veicoli assicurati.
Occorre allora chiedersi se ed in che modo l’inoperatività di una delle due polizze incide sulla possibilità di applicare la procedura di risarcimento diretto. Per quanto riguarda la posizione assicurativa del veicolo danneggiante, l’impresa del danneggiato, che gestisce la liquidazione per conto dell’impresa del responsabile civile, in funzione di sostituto ex lege, può sollevare eccezioni relative alla genetica inesistenza o nullità del contratto.
Riguardo, invece, al rapporto intercorrente tra il danneggiato e la propria impresa, l’impresa non potrà opporre al proprio danneggiato eccezioni fondate sull’operatività di eventuali esclusioni di polizza, trattandosi di clausole di delimitazione del rischio volte ad escludere la garanzia soltanto nel caso in cui l’assicurato abbia commesso e non subito il sinistro ( ad es. nel caso di guida in stato di ebbrezza o privo di patente, o se al momento del sinistro il veicolo era condotto da un soggetto non autorizzato a norma di polizza ). In tali ipotesi le esclusioni o delimitazioni di polizza possono pregiudicare il diritto dell’assicurato ad essere garantito dal rischio della propria responsabilità civile, ma non devono in alcun modo compromettere il suo diritto ad essere risarcito secondo quanto previsto dalla legge. L’impresa può, invece, opporre al proprio assicurato le eccezioni fondate sull’inesistenza, nullità e più in generale sull’invalidità – funzionale o genetica – del rapporto assicurativo intercorso con il danneggiato. L’assicuratore può, pertanto, rifiutare una richiesta di indennizzo diretto nel caso di inesistenza originaria o successiva del vincolo di polizza.
Nel caso, poi, di temporanea sospensione o inefficacia della garanzia assicurativa ( sospensione in caso di mancato pagamento del premio iniziale o delle rate di premio successive – articolo 1901, I° e II° comma c.c. – ) si ritiene inapplicabile la procedura di risarcimento diretto. In tal caso il danneggiato può rivolgersi alla compagnia del responsabile civile.
Da troppo poco tempo è entrata in vigore la normativa della procedura di risarcimento diretto, da alcuni vista con particolare favore, da altri osteggiata, e destinata ad una applicazione del tutto marginale.
Non è possibile, pertanto, trarre bilanci, esprimere giudizi. Solo il decorso del tempo permetterà di stabilire quali effetti e quale applicazione pratica la suddetta normativa avrà avuto.
L’elaborazione dottrinale e l’orientamento giurisprudenziale offriranno spunti di riflessione e possibili soluzioni delle numerose questioni giuridiche ed applicative relative alla procedura di risarcimento diretto.
È auspicabile un intervento legislativo. Nel frattempo non ci resta che affrontare le molteplici e spinose questioni attraverso un’attenta analisi della normativa alla ricerca delle soluzioni più adeguate e costituzionalmente orientate, a tutela dei diritti dei cittadini.
Res fungibiles.

References: articolo 149
 articolo 4
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 articolo 1901