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Timestamp: 2019-05-25 13:26:58+00:00

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La Compagnia Telefonica deve risarcire l'avvocato che non compare in elenco | Studio Legale Avv. Paolo Alfano
La Compagnia Telefonica deve risarcire l’avvocato che non compare in elenco
Cass. civ. Sez. III, Sent., 21-01-2011, n. 1418
Con sentenza 1 giugno – 10 settembre 2005 la Corte d’appello di Ancona, in riforma della decisione del locale Tribunale del 7 febbraio – 4 giugno 2002, condannava la TELECOM Italia spa al pagamento della somma di Euro 70.000,00 (settantamila/00) in favore dell’avvocato S.M., a titolo di risarcimento danni conseguenti al disservizio causato dalla società telefonica sulle utenze telefoniche intestate allo studio dell’attore in tutto l’anno 1995.
Con il primo motivo la ricorrente deduce la violazione o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., artt. 115, 116 e 117 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè contraddittorietà della motivazione e travisamento dei fatti, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in relazione all’asserita prova dell’accordo relativo alle modalità di inserimento nell’elenco 1995/1996 ed al conseguente inadempimento della TELECOM, violazione del D.M. Poste e Telecomunicazioni n. 484 del 1988, art. 26, comma 2, e degli artt. 1218 e 1453 c.c..
Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., e artt. 115, 116 e 117 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, contraddittorietà della motivazione e travisamento dei fatti ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in relazione alla inclusione – tra gli obblighi contrattuali di TELECOM – anche di quello relativo alla fornitura di informazioni attraverso il c.d. “Servizio 12” ed al conseguente inadempimento della TELECOM sul punto; nonchè violazione del D.M. Poste e Telecomunicazioni n. 484 del 1988, art. 26, comma 2, e degli artt. 1218 e 1453 c.c..
Con il terzo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., artt. 115, 116 e 117 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, contraddittorietà della motivazione e travisamento dei fatti ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. La ricorrente ribadisce quanto già rilevato, nel secondo motivo di ricorso, sotto il diverso profilo del vizio della motivazione, sottolineando che il servizio “12” non era assolutamente ricompreso tra gli obblighi a carico del gestore dal Regolamento di servizio.
Tra l’altro, il costo di questo servizio è posto a carico del soggetto che ricerca l’utente (e non dell’utente ricercato da questi).
La Corte territoriale ha ritenuto, con accertamento anche esso non censurabile, che il servizio “12” costituisse una prestazione facente parte del rapporto contrattuale con l’utente (anche se il costo di esso è posto a carico del richiedente la informazione). “Le informazioni tramite esso (servizio 12) rese si risolvono – hanno accertato i giudici di appello – in un vantaggio ed agevolazione per lo stesso abbonato, oltre che per la generalità degli utenti, laddove consentono o facilitano le sue comunicazioni telefoniche, e comunque formano oggetto di una prestazione promessa, prestazione a cui inoltre corrispondono evidenti interessi di contropartita economica da parte del gestore”.
Uno studio legale, dotato solo di un’unica linea di telefono-fax, offriva di sè, e del professionista, una immagine poco efficiente e poco affidabile, immagine tanto più negativa per uno studio di avvocato penalista (quale era appunto l’avv. S.) la cui efficienza ed affidabilità si misurano anche sulla facile reperibilità in ragione delle emergenze e delle urgenze proprie di quel settore di affari giudiziari.
Con il quarto motivo la società ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 41 c.p., artt. 1218, 1223 e 1226 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè illogicità della motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, con riferimento alla esistenza del nesso eziologico tra i presunti inadempimenti ed il lamentato danno.
Con il quinto motivo si deduce la violazione o falsa applicazione degli artt. 1218, 1226 e 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; illogicità della motivazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in relazione alla ritenuta sussistenza di un danno ed alla sua conseguente determinazione in via equitativa ed in misura omnicomprensiva, sia per il danno all’immagine che per il danno da lucro cessante.
Con il sesto motivo la ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., ovvero dell’art. 346 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; violazione o falsa applicazione degli artt. 1223 e 1226 c.c.; illogicità della motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in relazione al riconoscimento degli interessi legali, cumulati alla rivalutazione monetaria dalla data del fatto alla pubblicazione della sentenza di appello.
Qualora sia provata, come nel caso di specie, l’esistenza del danno, il giudice può far ricorso alla valutazione equitativa non solo quando è impossibile stimarne con precisione l’entità, ma anche quando, in relazione alla peculiarità del caso concreto, la precisa determinazione di esso sia difficoltosa. Sulla base di tale principio, da ritenere consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, deve convenirsi che, nel caso di specie, la liquidazione del danno non poteva essere effettuata che in via equitativa.
La produzione della dichiarazione dei redditi dell’anno in cui ebbe a verificarsi il disservizio lamentato sarebbe, dunque, stata priva di qualsiasì rilevanza ai fini indicati.
Con il settimo motivo si deduce la violazione o falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; illogicità della motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in relazione al riconoscimento della totale soccombenza della società convenuta nonostante la liquidazione di una somma inferiore al domandato.
Questo articolo è stato pubblicato in Consumatore, Giurisprudenza civile e taggato come Consumatore, giurisprudenza civile il 26 Febbraio 2011 da Paolo Alfano
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References: Cass. 
 sentenza 
 art. 360
 art. 26
 art. 360
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 art. 360
 art. 360
 art. 360
 sentenza 
 art. 360