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Timestamp: 2017-08-23 04:04:28+00:00

Document:
di Maria Suppa (*) - Rubrica a cura di Anutel
Dalla data della pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento si determina l'incondizionata prosecuzione della procedura in tutti i suoi aspetti sino alla chiusura ovvero sino al passaggio in giudicato della sentenza di revoca della dichiarazione di fallimento.
L'immediata esecutività della sentenza di fallimento
In particolare, la sentenza di fallimento priva il fallito dell'amministrazione e della disponibilità dei beni e dei rapporti giuridici esistenti a quella data e di quelli che pervengono al fallito durante il fallimento (cosiddetto “ spossessamento del debitore”); determina, altresì, l'interruzione automatica di tutti i processi in corso e nei quali il fallito era parte (articolo 43 della legge fallimentare), fatto salvo l'eventuale giudizio in Cassazione. Nessuna azione esecutiva e cautelare può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento. Con la pubblicazione della sentenza si ha, inoltre, la sospensione di tutti i contratti e rapporti in essere (articolo 72 della legge fallimentare), spetta al curatore valutare se subentrare nel contratto in luogo del fallito, oppure risolvere il vincolo. Ulteriore effetto della sentenza dichiarativa del fallimento è l'apertura del concorso dei creditori sui beni del fallito, con onere per tutti coloro che intendono partecipare alla ripartizione del patrimonio fallimentare, di attivarsi attraverso la proposizione di specifica domanda nella forma del ricorso.
L'avviso ai creditori
Ai sensi del combinato disposto di cui agli articoli 89 e 92 della legge fallimentare, il curatore, in base alle scritture contabili del fallito e alle notizie raccolte da altre fonti di informazione, deve compilare l'elenco dei creditori, con l'indicazione dei rispettivi crediti e diritti di prelazione. Il curatore, quindi, comunica ai creditori e ai titolari di diritti reali o personali su beni mobili e immobili di proprietà o in possesso del fallito:
- che possono partecipare al concorso trasmettendo specifica domanda di ammissione al passivo;
- la data fissata per l'esame dello stato passivo e quella entro cui vanno presentate le domande;
- l'indirizzo pec al quale inviare le domande, nonché tutte le successive comunicazioni della procedura.
- ogni utile informazione per agevolare la presentazione della domanda.
L'omessa o tardiva comunicazione dell'avviso da parte del curatore, non comporta alcuna nullità della procedura né responsabilità per il curatore (mancando una specifica previsione in tal senso) ma determina una causa di non imputabilità al creditore del ritardo nella presentazione della domanda di insinuazione al passivo che dovrà, comunque, essere accertata nel provvedimento con il quale il credito viene ammesso tardivamente al passivo ex multis, Cassazione, ordinanza n.13818/2016). Ne consegue che i creditori tardivi (chirografari) e i supertardivi ex articolo 101, comma 4, della legge fallimentare per causa non imputabile determinata dal mancato o tardivo avviso da parte del curatore, pur concorrendo soltanto alle ripartizioni posteriori alla loro ammissione per il principio dell'intangibilità delle precedenti ripartizioni, hanno diritto di prelevare le quote che sarebbero loro spettate nelle precedenti ripartizioni (cosiddetto “diritto di recupero”). Il creditore tardivo ex articolo 101, comma 1, della legge fallimentare, invece, se munito di un titolo di prelazione ha diritto a concorrere anche sulle ripartizioni anteriori senza necessità di previo accertamento della non imputabilità del ritardo.
La notifica degli atti impositivi tributari
Il fallimento non comporta la liberazione del fallito dalle obbligazioni non fatte valere o non soddisfatte (in tutto o in parte) nell'ambito della procedura fallimentare. Una volta chiuso il fallimento, infatti, i creditori riacquistano il libero esercizio delle azioni verso il debitore per la parte non soddisfatta dei loro crediti per capitale e interessi (articolo 120 della legge fallimentare); con la chiusura del fallimento, quindi, il fallito (persona fisica o socio di società di persone) tornato in bonis potrà essere oggetto delle azioni di recupero da parte dei creditori concorsuali non soddisfatti (salvo che non sia intervenuta l' esdebitazione). Consegue che l'atto impositivo dei tributi i cui presupposti si siano verificati prima della dichiarazione di fallimento, va notificato non solo al curatore ma anche al fallito. Ciò in quanto l'atto notificato solo al curatore assume valenza esclusivamente nella procedura e non anche nei confronti del soggetto fallito, il quale, una volta tornato in bonis, dovrà rispondere del credito tributario non integralmente soddisfatto nel fallimento solo se sia stato destinatario anch'egli della tempestiva notifica dell'atto impositivo (cosiddetto “doppio binario”, ex multis, Cassazione, sentenze nn.11618/2017, 8034/2017 e 2861/2017). Di contro, l'accertamento dei tributi per i periodi d'imposta ante fallimento se notificato solo al fallito e non anche al curatore è inefficace nella procedura fallimentare, ma resta valido ed efficace nei confronti del fallito. Qualora l'atto sia stato notificato al contribuente ante sentenza di fallimento, non sarà necessaria la sua notifica alla curatela solo se la sentenza di fallimento sia intervenuta oltre il termine per l'impugnativa senza che il contribuente abbia proposto ricorso. Se, invece, il fallimento interviene nelle more del termine di impugnazione, è necessario che l'Ente impositore notifichi l'atto anche al curatore in modo che lo stesso sia messo in condizione di esercitare le azioni a tutela della massa dei creditori, salvo che il ricorso non sia stato proposto dal fallito, poiché in tal caso, la massa dei creditori è tutelata dall'interruzione ex articolo 43 della legge fallimenatre del processo con possibilità per il curatore di deciderne la prosecuzione (Cassazione, ordinanze nn.6319/2017 e 27277 /2016; sentenza n.18002/2016).
(*) Avvocato tributarista, patrocinante in Cassazione - Docente Anutel

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