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Timestamp: 2020-08-12 01:43:56+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 468 del 11/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 468 del 11/01/2011
Cassazione civile sez. lav., 11/01/2011, (ud. 30/11/2010, dep. 11/01/2011), n.468
G.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FLAMINIA
109, presso lo studio dell’avvocato BERTOLONE BIAGIO, rappresentato e
difeso dall’avvocato BIANCAROSA SALVATORE, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 825/2006 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,
depositata il 30/11/2006 r.g.n. 1620/04;
1. Il ricorso e’ inammissibile poiche’ avverso sentenza per la quale trova applicazione, ratione temporis, la disciplina introdotta dal D.Lgs. n. 40 del 2006, l’illustrazione delle censure non si conclude con le formulazioni e le indicazioni prescritte dall’art. 366 bis c.p.c. Al riguardo, le Sezioni unite di questa Corte hanno gia’ affermato che il quesito di diritto deve costituire la chiave di lettura delle ragioni esposte e porre la Corte di cassazione in condizione di rispondere ad esso con l’enunciazione di una regola juris che sia, in quanto tale, suscettibile di ricevere applicazione in casi ulteriori rispetto a quello sottoposto all’esame del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata; cio’ vale a dire che la Corte di legittimita’ deve poter comprendere dalla lettura del solo quesito, inteso come sintesi logico – giuridica della questione, l’errore di diritto asseritamente compiuto dal giudice di merito e quale sia, secondo la prospettazione del ricorrente, la regola da applicare (cfr., ex plurimis, Cass., sez. un., n. 18759 del 2008;
1.1. Nel caso di specie, la parte ricorrente non ha adempiuto all’onere, dai contenuti sopra precisati, della proposizione di una valida impugnazione, poiche’, con riguardo al secondo motivo, che denuncia violazione dell’art. 35 del regolamento organico della CRIAS, e al terzo motivo, che denuncia violazione del D.Lgs. n. 124 del 1993, art. 18 viene formulato, a conclusione delle censure, un quesito del tutto generico, limitato, rispettivamente, alla sola richiesta alla Corte di accertare che in base all’art. 35 del regolamento della CRIAS a tutti i dipendenti di tale Ente, nessuno escluso, debba essere riconosciuta e corrisposta una tutela previdenziale complementare mediante iscrizione ad apposito Fondo pensioni e che in conseguenza dell’applicazione di quanto previsto dal D.Lgs. n. 124 del 1993 a tutti i dipendenti di tale Ente, nessuno escluso, debba essere riconosciuta e corrisposta una tutela previdenziale complementare mediante iscrizione ad apposito Fondo pensioni; ma una formulazione in tal modo del motivo di ricorso — come le Sezioni unite di questa Corte hanno precisato – equivale ad un’omessa formulazione, siccome la norma, se detta una prescrizione di ordine formale, incide anche sulla sostanza dell’impugnazione, imponendo al ricorrente di chiarire, con il quesito e con l’indicazione specifica di cui all’art. 366 bis c.p.c., l’errore di diritto imputato alla sentenza impugnata in relazione alla concreta fattispecie; e, peraltro, alla carente indicazione non si puo’ sopperire integrando il quesito con le deduzioni articolate nella trattazione del motivo; ne’ viene in alcun modo specificato e chiarito il riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5, pure indicato, promiscuamente, nella intitolazione di tali motivi.
1.2. Con riguardo, poi, ai restanti motivi, che denunciano vizio di motivazione, le censure, nell’opporre alla decisione impugnata una diversa tesi riguardo alla sussistenza dell’obbligo di garantire ai dipendenti la tutela previdenziale complementare, anche in relazione all’interpretazione del contratto di assunzione e della delibera del cda. della CRIAS del 12 maggio 1997, sono del tutto prive di quel necessario momento di sintesi che, anche per quanto concerne il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, deve accompagnare l’illustrazione del motivo, si’ da circoscriverne puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilita’, con riguardo alla indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, nonche’ delle ragioni per cui la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione (cfr. Cass., sez. un., n. 16528 del 2008; id., n. 2652 del 2008, ed altre successive conformi).
LA CORTE dichiara il ricorso inammissibile e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidate in euro 40,00 per esborsi e in Euro duemila/00 per onorario, oltre a spese generali, IVA e CPA come per legge.

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 art. 18
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