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Timestamp: 2019-12-10 10:30:42+00:00

Document:
Consiglio - Assemblea legislativa regionale delle Marche - Resoconto della seduta n.74 del 03/04/2012
Resoconto della seduta n.74 del 03/04/2012
SEDUTA N. 74 DEL 3 APRILE 2012
PRESIDENTE. Do per letto il processo verbale della seduta n. 73 del 27 marzo 2012, il quale, ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell’art. 29 del Regolamento Interno.
- n. 189 in data 23 marzo 2012 ad iniziativa dei Consiglieri Ciriaci, Giorgi, Cardogna, Bucciarelli, Acquaroli, Latini, Massi, Perazzoli, Pieroni, Marangoni, Sciapichetti, Traversini, Silvetti, Trenta, D'Anna, Romagnoli, Zaffini, Marinelli, Natali, Ortenzi, Badiali, concernente: “Norme per il sostegno dei genitori separati e divorziati in situazione di difficoltà”, assegnata alla V Commissione in sede referente, alla II Commissione per l’espressione del parere ai sensi dell’art. 69 del Regolamento Interno e trasmessa al Consiglio regionale dell’Economia e del Lavoro per il parere di cui all’articolo 4, comma 2 della legge regionale 26 giugno 2008, n. 15.
- n. 306 dei Consiglieri Silvetti, Eusebi, Bugaro “Situazione Telecom Italia nelle Marche”;
- n. 307 del Consigliere D’Anna “Stop alla diffusione capillare del gioco d’azzardo”.
- n. 2 in data 20 marzo 2012 “Abrogazione dell’articolo 10 della legge regionale 31 ottobre 2011, n. 20: “Assestamento di bilancio 2011” e modifica dell’articolo 27 della legge regionale 27 dicembre 2007, n. 19: ‘Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della regione. Legge finanziaria 2008’”.
Hanno chiesto congedo l'Assessore Donati e i Consiglieri Romagnoli e Silvetti.
Prima di dare inizio alla trattazione dell'ordine del giorno voglio salutare, a nome mio personale e dell'intera Assemblea legislativa, le Scuole che sono venute a farci visita. In particolare la Scuola primaria Pittura del Braccio di Recanati, classe quinta A, e la Scuola primaria San Giovanni Bosco di Civitanova Marche, classe quinta. Ai ragazzi e ai loro insegnanti va il benvenuto in quest'Aula nel seguire i nostri lavori.
Commemorazione in memoria di Elio Capodaglio
Ora in apertura di seduta debbo purtroppo comunicare che nei giorni scorsi si è spento all'età di 89 anni Elio Capodaglio.
Era nato a Recanati il 12 novembre del 1923, laureato in lettere fu docente universitario, nonché partigiano. Sin da giovane aderì alle idee socialiste e dopo la guerra entrò nella CGIL divenendo Segretario nazionale dell'Alleanza contadini, poi della Confederazione edili.
Ricoprì l'incarico di Presidente della Gescal.
Dal 1959 al 1975 è stato membro del CNEL.
Fu Consigliere comunale a Recanati dal 1970 al 1975.
Venne inoltre eletto Consigliere regionale per tre mandati consecutivi, dal 1975 al 1990. A livello regionale fu una figura di primo piano, ricoprì infatti il ruolo di Assessore alla Sanità (con lui si ebbe il varo del Primo Piano socio-sanitario della Regione), di Assessore all'Urbanistica (durante il suo mandato le Marche adottarono il primo Piano urbanistico regionale) e anche di Assessore alla Cultura.
Socio d'onore dell'Anpi a Roma e Recanati. Personaggio attivo del Centro Studi Leopardiani. Ha ricoperto importanti incarichi nel Psi collaborando con l'Avanti e la Rassegna Sindacale.
E' riconosciuto da tutti uomo di profonda umiltà. Capodaglio voleva essere definito non un assessore socialista bensì un socialista che momentaneamente ricopriva la carica di assessore.
Dunque a nome mio personale e dell'intera Assemblea legislativa delle Marche alla famiglia e alla figlia Sandra vanno le nostre più sentite condoglianze.
Le Marche con lui perdono certamente un grande uomo politico e un valente amministratore.
E' per questo che vi chiedo un minuto di silenzio.
dei Consiglieri Badiali, Giancarli
“Carenza di organico del servizio medico del Reparto di Oncologia dell'Ospedale di Jesi e del personale infermieristico per il servizio a domicilio”
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 524 dei Consiglieri Badiali, Giancarli. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Mezzolani.
Almerino MEZZOLANI. In relazione all'interrogazione in oggetto si precisa quanto segue distinto per punti.
1) Il gruppo di infermieri che svolgono il servizio di assistenza domiciliare ai pazienti oncologici sarà incrementato di un numero di unità che garantisca un'adeguata risposta ai bisogni emergenti e una organizzazione del lavoro con copertura dei turni per tutta la settimana e per 24 h/die.
2) Si è svolta recentemente la selezione interna per individuare gli infermieri da utilizzare per il servizio di assistenza domiciliare oncologica ed una nuova unità infermieristica ha preso servizio già dall'1 dicembre 2011, per poi stabilizzare definitivamente la situazione nel 2012.
A tale riguardo si puntualizza che il servizio di Assistenza Domiciliare Oncologica, dedicato principalmente all'assistenza dei malati oncologici in fase terminale, è una specificità del territorio della Vallesina, che si è sviluppata nel corso degli ultimi dieci anni con la collaborazione e l'accordo di un'associazione di volontariato (IOM Vallesina), senza un formale inquadramento di questo servizio nella dotazione organica della ex Zona Territoriale 5.
La Direzione dell'Area Vasta 2 si è impegnata ad adottare gli atti necessari alla definitiva stabilizzazione del servizio.
3) Sono in fase di realizzazione lo studio di fattibilità e la progettazione tecnica della nuova RSA e della Residenza sanitaria assistenziale oncologica (R.O.S.A.) presso l'Ospedale Murri.
Enzo GIANCARLI. Ringrazio intanto l'Assessore. Sui punti 1 e 2 credo si stia procedendo, come diceva l'Assessore, nella giusta direzione. Sapendo però che riguardo le persone che lavorano nella sanità occorre un'attenzione continua, sia per evitare vuoti e carenze di organico, sia per tenere le persone motivate e quindi garantendo loro anche i diritti contrattuali previsti.
Rispetto al punto 3, è vero, diceva l'Assessore, siamo in presenza della progettazione. Però io penso, Assessore, che in merito a questo punto dovremmo stringere non soltanto sulla progettazione ma anche sulle autorizzazioni. Entro questo mese dovremmo concludere la fase autorizzatoria e quindi comunicare al Comune di Jesi e ai Comuni della Vallesia sia l'autorizzazione per le RSA che per il R.O.S.A..
Comunque la ringrazio, Assessore.
“Danni provocati dai colombi torraioli nelle città e nei centri storici marchigiani”
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 505 del Consigliere Marangoni. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Mezzolani.
Almerino MEZZOLANI. Con questa interrogazione il Consigliere Marangoni interroga il Presidente della Giunta regionale per conoscere quali siano i provvedimenti che si intendono mettere in atto per risolvere un problema così delicato e sentito per la salute dei cittadini marchigiani, ovvero sui danni provocati da colombi torraioli nelle città e nei centri storici marchigiani.
Come è noto il controllo della riproduzione del colombo di città ha alimentato e alimenta tuttora un contenzioso no solo dialettico ma anche giudiziario, che contrappone da una parte gli enti pubblici e le amministrazioni locali intenzionate a porre rimedio alla consistenza di popolazioni incontrollate di colombi, dall'altro le associazioni animaliste che spesso avversano qualsiasi intervento che comunque modifichi o interferisca nella biologia dell'animale.
In merito alla problematica di che trattasi, si precisa che la normativa applicabile, cui si deve far riferimento per cercare di portare a soluzione o quanto meno di contenere entro limiti accettabili i danni provocati dai colombi torraioli nelle città e nei centri storici marchigiani, è la legge quadro 11 febbraio 1992, n. 157 concernente: “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” e la legge 8 giugno 1990, n. 142 concernente: “Ordinamento delle autonomie locali”.
La Regione Marche in data 5 gennaio 1995 in attuazione della succitata legge quadro, ha approvato la l.r. n. 7 concernente: “Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria”. La suddetta legge regionale è stata emendata recentemente dalla legge regionale n. 15 del 18 luglio 2011.
Il secondo comma dell'articolo 2 della legge regionale attribuisce le funzioni amministrative alle Province. In particolare la Provincia provvede: alla protezione della fauna del proprio territorio; alla pianificazione e gestione territoriale e faunistica.
L'articolo 25, sempre della succitata legge regionale, al secondo comma stabilisce che: “Le Province, ai fini della migliore gestione del patrimonio zootecnico, di tutela del suolo, di tutela sanitaria, di selezione biologica, di tutela del patrimonio storico-artistico, di tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica in sovrannumero anche nelle zone in cui è vietata la caccia. Tale controllo esercitato selettivamente viene praticato mediante cattura, ovvero, qualora l'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale verifichi l'inefficacia degli altri metodi, mediante piani di abbattimento”.
Per quanto sopra detto si ritiene che l'applicazione della normativa vigente, sia nazionale che regionale, permetta alle Province di adottare tutti quegli atti idonei alla soluzione della problematica concernente il proliferare dei colombi terraioli.
Infine, riguardo gli aspetti di ordine igienico-sanitario strettamente legati alla salvaguardia della salute pubblica, l'articolo 38, comma 2, della legge 8 giugno 1990, n. 140 autorizza il Sindaco ad assumere “...provvedimenti contingibili e urgenti in materia di sanità e igiene” che, del resto, sono previsti con termini pressoché identici dall'articolo 32, comma 3, della legge 833/1978 sull'istituzione del SSN, e per l'adozione dei quali lo stesso Sindaco, in qualità di autorità sanitaria, si può avvalere dei competenti servizi del Dipartimento di prevenzione dell'Asur.
Enzo MARANGONI. Vorrei sensibilizzare l'Assessore su questo. So bene che la competenza è prevalentemente dei Sindaci ed eventualmente anche delle Province. Ma io ho fatto questa interrogazione in termini propositivi, a cui, tra l'altro, si connette anche una mozione presentata sullo stesso tema, la n. 198 del 26 settembre 2011 dal titolo “Interventi regionali per limitare il proliferare dei colombi torraioli“. E' connessa, seppure non sia indicata nell'ordine del giorno.
Io chiedo che sia la Regione a legiferare su questo punto, come ha fatto la Regione Liguria e come ha fatto in passato (adesso non è più vigente) anche la Regione Toscana.
Ecco, perchè chiedo questo - e l'ho fatto in termini di collaborazione, attenzione, non in termini critici -? E' perché ho constatato che il tema dei piccioni, seppure sembri una banalità, ha un costo sociale ed economico importante. Pensate, ho scoperto, parlando con un professore universitario che si occupa di queste cose, che ogni piccione che c'è nelle nostre città costa alla comunità 25 euro all'anno. Allora uno si chiede: ma come è possibile che costi 25 euro? In questo senso sono stati fatti degli studi, se noi sommiamo tutta una serie di costi, vedi il costo sanitario (secondo alcuni studi ci sono ben 60 malattie trasmesse dai piccioni all'uomo, in particolare malattie respiratorie che colpiscono maggiormente bambini e anziani), oppure il costo architettonico per i monumenti (basta vedere Piazza Cavour ad Ancona oppure tanti altri centri storici), il costo per la pulizia (naturalmente il guano dei piccioni bisogna rimuoverlo), i costi ambientali, ecco, tutto questo fa arrivare a 25 euro al giorno; questo me lo hanno spiegato professori universitari massimi esperti in Italia.
Ed ho constato che i provvedimenti dei Sindaci non sono mai omogenei e non risolvono il problema. Da una ricerca che ho fatto non ho visto nessun atto particolare o nulla di incisivo neppure delle Province – a parte che dovremmo smettere di parlare di Province se poi, speriamo, dovranno essere abolite o magari svuotate di contenuto.
Ma al di là di questo, ci sono Sindaci che non fanno nulla, Sindaci che lavorano sui dissuasori meccanici, altri sugli ultrasuoni, qualcuno ha fatto delle ordinanze per abbatterli e poi regolarmente impugnate al TAR dagli animalisti, come diceva giustamente l'Assessore, altri ancora hanno pensato di assoldare i falchi ma con pochissimi risultati .
Insomma, in realtà i piccioni sono assai furbi, per cui se un Sindaco fa qualcosa di efficace in un comune, ebbene, i piccioni si trasferiscono nel comune limitrofo, hanno infatti una capacità di adattamento incredibile.
Quindi l'obiettivo di questa interrogazione e della mozione connessa era fare in modo che ci sia una proposta di legge o un atto amministrativo, come ha fatto la Regione Liguria, per regolamentare in modo omogeneo in tutta la regione questo problema, per dargli cioè una soluzione. Un problema, ripeto, che sembra banale, ma non lo è, né dal punto di vista sanitario né dal punto di vista economico né dal punto di vista ambientale.
La città di Venezia, che ha un'esperienza enorme, in parte – dico in parte - l'ha risolto. Quindi anche noi, specialmente per il fatto che abbiamo tante città medievali e centri storici infestati appunto dai piccioni, dovremmo risolverlo, sia per risparmiare economicamente sia per migliorare la salute dei cittadini e dell'ambiente.
La mia era dunque un'interrogazione propositiva.
dei Consiglieri Acquaroli, Ciriaci
“Sostegno all'economia locale”
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 578 dei Consiglieri Acquaroli, Ciriaci. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Marcolini.
Pietro MARCOLINI. Con riferimento a questa interrogazione leggo di seguito una relazione (e quella che ho scritta è anche più estesa, ma non voglio tediare l'Assemblea con tanti dettagli) sul sostegno che la Giunta regionale fornisce all'economia locale per favorire e sostenere la promozione all'estero, che, come specificato, dall'art. 1 della legge n. 30 del 2008 concernente "Disciplina delle attività regionali in materia di commercio estero, promozione economica ed internazionalizzazione delle imprese e del sistema territoriale” è dell'intero sistema economico e del territorio in tutti i suoi aspetti economico-produttivi, turistico-culturali, ambientali e territoriali, assicurando l'unitarietà dell'immagine e dell'attività regionale.
Voglio far presente che come previsto dall'articolo 2 della legge 30/2008 la Regione Marche ha promosso e promuove la creazione di un sistema regionale per le politiche di internazionalizzazione e per la promozione all'estero, cui partecipano in via prioritaria, oltre alla Regione medesima, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (CCIAA), gli enti fieristici, le associazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello regionale in campo economico, le Amministrazioni provinciali, la SVIM spa, i centri per l'innovazione tecnologica delle imprese con sede nel territorio regionale. E' con questi soggetti del sistema che la Giunta regionale concorre alla definizione delle politiche di indirizzo e dei programmi esecutivi di attività in materia, attraverso il Comitato regionale di coordinamento che racchiude tutti questi soggetti di cui all'articolo 3.
Inoltre la Giunta regionale favorisce l'accesso degli operatori economici ai servizi e agli strumenti esistenti in materia di internazionalizzazione del sistema produttivo attraverso lo Sportello dell'internazionalizzazione, costituito ai sensi del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 143 operante presso la struttura regionale competente in materia di internazionalizzazione.
Questo Sportello è lo strumento tecnico/operativo con cui si è inteso e si intende potenziare il sistema dell'internazionalizzazione regionale soprattutto per le piccole aziende, fungendo, oltre che da strumento di raccordo e di coordinamento degli sportelli esistenti sul territorio e degli operatori economici, anche da strumento di raccolta e diffusione dati e informazioni, di studi e di analisi delle stesse ai fini della necessaria attività programmatoria del sistema.
Così, con d.g.r. 1864 del 2009, la Giunta regionale ha affidato l'incarico di assistenza tecnica alle attività di gestione dello Sportello SPRINT a SVIM S.p.A. con il compito di assistere le imprese al fine di affrontare il passaggio da una dimensione locale ad una internazionale, agevolare l'accesso alle informazioni in materia di internazionalizzazione, fornire una guida nell'orientamento ai mercati internazionali già consolidati e ai nuovi mercati.
Pertanto i dati sintetici riportati nella relazione e quelli più di dettaglio allegati (che poi darò brevi mano all'interrogante), sono il risultato di una puntuale raccolta e analisi di monitoraggio svolta dallo Sportello Sprint attraverso indicatori quantitativi e qualitativi dell'attività dell'intero sistema marchigiano per l'internazionalizzazione
Vorrei precisare, infine, che in merito al punto 4, essa è stata condivisa oltre che dal Dirigente Servizio internazionalizzazione, anche dalla P.F. Commercio, fiere, tutela dei consumatori, politiche giovanili e sport.
Negli allegati che le consegnerò, Consigliere, lei potrà vedere le presenze delle aziende marchigiane, le presenze delle aziende estere, distribuite per settori di intervento e tipologia di attività economica, e il settore agroalimentare distinto dal resto con le presenze delle aziende marchigiane, sia con un prospetto nazionale che con uno estero.
Il dettaglio si spinge tra il settembre 2010 e il dicembre 2011, per fare una annualità media, anche con attività di dettaglio che riguardano le newsletter inviate, gli incontri periodici, le vetrine aziendali, le iscrizioni al sito, ecc..
La parte finale riguarda invece un sondaggio, una sorta di carotaggio sulla soddisfazione dei partecipanti, che porta a risultati piuttosto confortanti.
C'è infine un'ultima parte che riguarda l'attività della Svim. Però sull'attività della Svim siamo alla vigilia del varo di un piano di attività, quindi se magari gli interroganti volessero ripetere per l'attività futura, oltre a quella passata, un'ulteriore interrogazione – visto peraltro che in materia di Svim ci sono altre tre interrogazioni giacenti e una mozione –, potremmo ricongiungere tutto, magari dopo la Pasqua, simultaneamente all'approvazione del piano di attività della Svim, per una discussione più completa qui in Aula.
Francesco ACQUAROLI. Grazie, Assessore, però non sono soddisfatto della risposta. Reputo che la strategia che sta perseguendo la Regione Marche rispetto alle problematiche relative all'internazionalizzazione, al commercio estero, al sostegno in loco delle piccole e medie imprese, sia quella della scatola cinese che si ripropone in ogni situazione, ove ci si vanta tanto sui giornali, in quest'Aula, in tutti i convegni, ma alla fine gli effetti che si producono sul territorio sono quasi impercettibili.
E questa non è la voce di uno che viene qua a fare strumentalizzazione o che ha la presunzione di avere la medicina per tutti mali che ci sono nella nostra regione, ma è la voce di chi cerca di percepire sul territorio quelle che sono le sensibilità, le richieste. E quindi anche rispetto all'organizzazione di un'ente fieristico o comunque di una struttura fieristica che possa in qualche maniera fare da raccordo sensibile su tutto il territorio, per cercare da una parte sicuramente di ridurre i costi e gli sprechi e dall'altra di non venir meno a quella funzione importante e strategica che hanno avuto le fiere e che anche oggi hanno sia sul territorio sia nella piattaforma della globalizzazione.
Inoltre, il sostegno alla produzione. Continuiamo a insistere sulla internazionalizzazione, che sicuramente è un aspetto interessante e importante che deve essere perseguito con tutte le nostre forze, ma non possiamo dimenticarci dell'aspetto della produzione interna.
Il tasso di disoccupazione che sale sempre di più, il fatto che tanti giovani e meno giovani non riescono ad essere ricollocati sul mercato del lavoro, infatti, dipende dal fatto che le attività produttive presenti nella nostra regione stanno perdendo la loro importante funzione, perchè, appunto, non sono più in grado di assolvere al loro ruolo fondamentale, cioè quello di produrre.
Allora penso che sia la Svim, che è la società preposta per questo, sia la Giunta regionale con l'Assessorato competente, debbano forse ristudiare la collocazione e la strategia rispetto a queste materie, a sostegno reale delle piccole e medie imprese sicuramente col credito, ma anche con la ricerca di mercati che possano realmente sostenere la quotidiana produzione di oggi.
Noi siamo dentro una crisi – lo diciamo in ogni occasione, anch'io lo ripeto spesso – che ci vede coinvolti totalmente, quindi non possiamo far finta di non vedere quella che è la situazione del settore calzaturiero o del manifatturiero, dell'agricoltura ecc..
Presidente Spacca, il mio è dunque un appello. Io non ho la soluzione, ma credo che il sostegno che va dato...(...) Oggi, secondo me, Presidente, c'è una leggera ripresa...(...) Una funzione che può essere svolta anche dalla politica marchigiana, però, Presidente...(...) Io non metto in dubbio quello, Presidente, l'ho detto in premessa, dico che ci sono tante imprese che si sentono abbandonate a se stesse. Anzi, per essere ancora più chiaro, ci sono delle imprese di categoria A che hanno accesso a questi tipi di servizi, a queste consulenze, che hanno accesso ad un sostegno anche politico, però poi c'è la stragrande maggioranza delle imprese, Presidente, che invece vedono l'Istituzione regionale, l'istituzione della Svim, insomma vedono le Istituzioni lontane e assenti. Per questo io credo che l'operazione della scatola cinese che citavo prima debba essere riportata realmente sul territorio, coinvolgendo tutte le attività, tutte le imprese, con un'informativa più dettagliata, con un coinvolgimento più diretto anche nelle associazioni di categoria che hanno un ruolo fondamentale ma che non credo che in questa fase lo stiano svolgendo nel miglior modo possibile.
Avremo sicuramente modo di riparlarne, Assessore, ma in quell'occasione vorrei tanto che i dati della Svim siano resi pubblici, perché al di là dei risultati di qualche impresa, in maniera anche sensibile, vorrei che gli stessi risultati fossero estesi e che l'azione della Svim, come quella della fiera, fosse estesa a tutte le attività presenti sul territorio.
Interpellanza n. 33
“Pronto soccorso dell'Ospedale Ss. Benvenuto e Rocco di Osimo. Pericolo di sospensione dell'attività o di declassamento a punto di primo intervento”
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interpellanza n. 33 del Consigliere Marangoni, che ha la parola per illustrarla.
Enzo MARANGONI. Ci sono stati, ne abbiamo avuto notizie ampie dalla stampa, diversi problemi al pronto soccorso dell'ospedale di Osimo: risultano casi di pazienti sotto osservazione che rimangono per ore accanto a pazienti giunti al pronto soccorso deceduti o morti subito dopo, oppure persone barellate che non hanno un punto di attesa intermedio tra l'ambulanza e la stanza dove sono presenti gli operatori e il medico di turno, o ancora problemi dovuti a mancanza di privacy a causa del triage troppo vicino alla degenza. Inoltre si paventa una sospensione dell'attività o il declassamento da pronto soccorso a punto di primo intervento, che è il tema fondamentale di questa interpellanza.
Tenendo conto di quanto è stato deliberato nel Piano socio-sanitario regionale, chiedo sostanzialmente rassicurazioni sia in termini del non declassamento a punto di primo intervento, sia riguardo un concreto miglioramento delle condizioni di questo pronto soccorso, affinchè non si verifichino più quegli episodi di cui ha dato notizia recentemente tramite la stampa.
Quindi chiedo un impegno serio dell'Assessore per migliorare le condizioni di questo pronto soccorso ed evitare quello che si va dicendo ossia un declassamento a punto di primo intervento.
Questa è la sostanza dell'interpellanza.
PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Mezzolani.
Almerino MEZZOLANI. Parto subito dalle questioni relative alle criticità che sono state delineate dal Consigliere Marangoni.
Sappiamo che la questione dei pronto soccorso e il relativo personale sono una criticità strutturale del sistema sanitario italiano, per la mancanza di filtro sul territorio per il cambiamento in atto che c'è stato.
Naturalmente ci si sta strutturando in base al Piano socio-sanitario che abbiamo approvato, all'interno del quale sono previste cabine di regia e gruppi di lavoro che affrontano in modo specifico la tipologia dell'argomento che è stato qui definito, così come avvenuto con il precedente Piano sanitario.
Piani di lavoro, all'interno dei piani di area vasta, che guardano in maniera specifica al potenziamento dell'emergenza urgenza, proprio come punto di riferimento essenziale per far fronte al cambiamento e alla riorganizzazione in atto. All'interno di queste cabine di regia sono previsti gruppi di progetto per la ridefinizione della rete dei pronto soccorso e dei DEA di primo livello.
Quindi è un lavoro complessivo che cerca di mettere argine a quelle criticità qui sottolineate, ma sopratutto al potenziamento della rete di emergenza.
Questo gruppo di lavoro, quindi, è orientato al potenziamento. Ed è del tutto evidente che il processo di riorganizzazione del servizio sanitario è un processo unitario che coinvolge sia la riorganizzazione della rete ospedaliera, sia la riprogettazione dell'area territoriale. Perchè naturalmente senza filtri sul territorio si vanno ad intasare i punti di pronto soccorso e di primo intervento che reggono il sistema e dove sopratutto si evidenziano le criticità ricordate dal Consigliere Marangoni.
Per il caso specifico in oggetto si sottolinea che nel nuovo Ospedale, che integrerà l'INRCA e l'Ospedale di Osimo, sono previste funzioni di DEA di primo livello. Attualmente nell'Ospedale di Osimo c'è un pronto soccorso e l'INRCA ha solo un punto di primo intervento.
Non risulta vi siano state interruzioni nel servizio di pronto soccorso dell'Ospedale di Osimo. Tuttavia, l'Ufficio tecnico dell'Area Vasta 2, proprio per venire incontro a quelle criticità che qui si sottolineavano, ha elaborato un progetto di ampliamento di quel pronto soccorso che prevede una spesa di circa € 200.000, più IVA , e un tempo di realizzazione infrastrutturale di circa tre mesi dall'assegnazione dei lavori.
Si sta quindi lavorando anche da questo punto di vista per andare incontro ai problemi strutturali di quel pronto soccorso. Ben sapendo che la riorganizzazione del sistema dell'emergenza-urgenza e del sistema sanitario nel suo complesso può essere la vera risposta definitiva alle problematiche qui sottolineate.
PRESIDENTE. L'interpellante rinuncia lla replica.
Interpellanza n. 34
“Canile-rifugio comunale di Montefiore di Recanati. Assenza di requisiti per l'iscrizione dell'Associazione A.M.U.B.A. al Registro di Volontariato regionale. Grave situazione dello stato della struttura e anomalie nei criteri di assegnazione della gestione del canile”
Enzo MARANGONI. Questa interpellanza si occupa del canile-rifugio comunale di Montefiore di Recanati. C'è un'assenza di requisiti per l'iscrizione dell'Associazione AMUBA al registro di volontariato regionale e anche una grave situazione dello stato della struttura e anomalie nei criteri di assegnazione della gestione del canile.
Mi spiego meglio. Qui sono state violate – ecco perchè ho fatto un'interpellanza - tutta una serie di norme di legge sia da parte della Regione che del Comune di Recanati.
La faccio breve e in maniera efficace, mi auguro, più che di dettaglio come scritto nell'interpellanza.
In pochi giorni si costituisce, guarda caso, un'associazione di volontariato, ai sensi della legge quadro, da parte di persone che mai si erano occupate di tematiche relative agli animali (in questo cani). Dopo pochi giorni, guarda caso, e precisamente sei giorni, l'associazione in questione - fatta da compagni di merende che ben conosciamo - ottiene l'iscrizione nel registro delle associazioni di volontariato ai sensi della legge vigente regionale. Dopo pochi giorni, guarda caso, il Comune di Recanati fa un bando. Dopo poche settimane, guarda caso, l'associazione in questione, fatta dai compagni di merende adusi a questo tipo di associazioni di volontariato - anzi, di pseudo-volontariato, direi -, che non dovrebbe avere fini di lucro ma che invece ce l'ha eccome, ottiene l'incarico senza nemmeno un bando di gara bensì con affidamento diretto.
Il presidente si dimette dopo pochi giorni dalla costituzione dell'associazione, poi un giro di presidenti che non finisce più, molti coinvolti in vicende giudiziarie, esposti a non finire sulla gestione del canile, interventi dell'Asur e dell'Arpam sulla gestione del canile.
Insomma, morale della favola, qui non c'è nessun volontariato, qui si favoriscono i compagni di merende sia da parte della Regione sia da parte del Comune. Il tutto è prestabilito e preordinato per fini che ben sappiamo, che tra l'altro riguardano non solo questo canile ma anche altri canili.
Allora, primo, bisogna rispettare le leggi. Infatti la legge quadro sul volontariato 11 agosto 1991, n. 266, all'articolo 7, comma1, stabilisce che “lo Stato, le Regioni, le Province Autonome, gli enti locali e gli altri enti pubblici possono stipulare convenzioni con le organizzazioni di volontariato iscritte da almeno sei mesi nei registri di cui all’articolo 6 e che dimostrino attitudine e capacità operativa”. Ecco, questa norma è stata violata dalla Regione e dal Comune. Sono passati soltanto pochi giorni, non sei mesi! La Regione con una fretta incredibile dopo soli sei giorni la iscrive come associazione di volontariato, il Comune dà ad hoc l'incarico e dopo poche settimane - altro che sei mesi! -, violando la norma, gli affida il canile.
E da qui nasce tutta una serie di malagestione del canile stesso. Tanto è vero che viene violata anche la legge regionale n. 10 del 1997, laddove all'articolo 19 afferma che “Il Comune e la AUSL esercitano le funzioni di vigilanza sull'osservanza delle leggi e dei regolamenti regionali e locali, relativi alla protezione degli animali”.
E nonostante infiniti solleciti da parte delle associazioni di vigilanza, delle associazioni ambientaliste e animaliste al Comune di Recanati, nulla è stato fatto, continuano infinite violazioni; basti pensare che il depuratore è rimato rotto per un anno/un anno e mezzo, è stato riparato soltanto un mese fa dopo molteplici richieste.
Allora, se questa Regione e il Comune di Recanati anziché premiare quelle associazioni animaliste che nella gestione dei canili fanno veramente volontariato, continuano a premiare i compagni di merende che creano ad hoc associazioni al fine di usufruire di fondi e far diventare quella che dovrebbe avere uno scopo non di lucro in una a scopo di lucro, bèh, questi sono poi i risultati. Perchè in realtà lì dovrebbero esserci venti volontari e invece non ci sono.
Qui in violazione della legge è stata creata ad hoc un'associazione di pseudo-volontariato a scopo di lucro; e non è l'unico caso, ce ne sono parecchi in giro per la regione, non solo sui canili ma in tantissime altre attività, come aduse certi parti politiche. Dopodichè queste sono le conseguenze. E chi ci rimette alla fine sono in certi casi i cani e in altri casi, a seconda del tipo di servizio di volontariato che si dovrebbe garantire e tutelare, le persone.
Dunque è un'interpellanza per sensibilizzare la Regione e di conseguenza il Comune di Recanati al rispetto della legge.
Mi auguro quindi la revocata immediata della convenzione all'AMUBA che appunto ha dimostrato di non avere i requisiti e di non tutelare abbastanza, come invece dovrebbe fare, il canile di Recanati.
Invito pertanto la Regione a verificare la legalità e la legittimità di quello che ha fatto, violando la legge. E tra l'altro in questa mala gestione c'è anche un coinvolgimento di correità, direi, del Comune di Recanati.
Almerino MEZZOLANI. Il Consigliere Marangoni ha approfondito le questioni e noi abbiamo fatto una ricerca attraverso i nostri uffici. Risulta che l'Associazione AMUBA è stata regolarmente iscritta e lo Statuto della stessa presentava i requisiti previsti dalla normativa vigente.
Per quanto quella accettazione possa essere affrettata – e capisco che in questo caso può aver legittimato il sospetto, sul quale le anticipo subito, Consigliere, che verificheremo la legittimità di quella richiesta di iscrizione –, tuttavia, la richiesta di iscrizione deve essere accettata entro i sessanta giorni. E se questa associazione aveva i requisiti nulla vieta tale accettazione.
Sulla base di quanto sopra detto, tra i criteri generali da osservare compare anche quello della rapidità con cui la P.F. veterinaria e scurezza alimentare tende ad uniformarsi.
Relativamente alla stipula della convenzione con il Comune di Recanati non c'è la competenza della Regione su questa decisione. Si precisa che l'eventuale illegittimità della stessa può essere rilevata unicamente dall'Autorità competente, quindi il contenzioso può essere sollevato al TAR su richiesta dei soggetti interessati.
Riguardo ai controlli della Regione previsti dalla normativa vigente si precisa che l'Associazione AMUBA ha trasmesso alla P.F. veterinaria e sicurezza alimentare la relazione sulle attività svolte nell'anno 2010 comprensiva di rendiconto gestionale, nell’analisi del quale non si sono riscontrate anomalie. Circa invece le attività dell'anno 2011 la rendicontazione è tutt’ora in corso.
Per quanto attiene infine la vigilanza nel canile gestito dalla Associazione, nel ribadire la non competenza della Regione, si precisa che la stessa viene effettuata dall'Autorità sanitaria, in questo caso il Sindaco, che si avvale dei servizi territoriali competenti.
Alla luce di quanto emerso dall'interpellanza sarà comunque cura della P.F. di competenza, su sollecitazione del Dipartimento salute dell'Assessorato, attivare una verifica della situazione specifica, anche nell'ottica di rivalutare le attività di controllo in generale.
In questo caso, cioè, proprio per le indicazioni che venivano dal Consigliere Marangoni su questo aspetto, sollecitate anche dalle associazioni ambientaliste, si sta rivedendo tutta l'attività di controllo sui canili, per rendere più efficace l'azione di controllo generale e naturalmente andando incontro a quelle che sono le esigenze della popolazione del canile.
Non solo, un ulteriore esame sulla ineccepibilità della pratica è stato sollecitato da me stesso per cercare di capire se effettivamente ci sia qualcosa di anomalo nella procedura adottata; questo non risulta agli uffici, pur tuttavia un chiarimento in questo senso è stato sollecitato. Quindi sia per quanto riguarda la pratica dell'iscrizione alle associazioni di volontariato sia, soprattutto, al controllo che deriva sull'attività che svolge all'interno del canile che qui veniva citato.
PRESIDENTE. Ha la parola, per la replica, il Consigliere Marangoni.
Enzo MARANGONI. Assessore, a volte si dice che la pubblica amministrazione è inefficiente, lenta, non funziona, invece io vi faccio i complimenti, perché voi siete eccezionali, siete velocissimi. Dei sessanta giorni, ecco, voi ce ne avete messi sei! Voi cioè in sei giorni avete fatto la valutazione, esaminato, verificato, approfondito e deliberato. Ma chi è meglio di voi! Siete una cosa incredibile!
Il 13 aprile 2010 questi fanno domanda e voi il 19 aprile, alè, la iscrivete nel registr. E poi dicono che la pubblica amministrazione non funziona, e no, funziona alla grande, specialmente quando dietro ci sono i compagni di merende!
I requisiti della dgr n. 1616 del 2008 non c'erano, Assessore.
Inoltre, lei dice che si può fare ricorso al TAR, e questo ovviamente lo sappiamo, ma le ricordo che sempre la delibera di Giunta regionale n. 1616 del 17 novembre 2008 definisce i criteri per l'iscrizione come pure per la cancellazione di questa organizzazione dal registro. Ecco, io chiedo che venga cancellata.
Questa associazione non aveva i requisiti per l'iscrizione quindi dovete cancellarla, avete il dovere giuridico di cancellarla, anche se fatta dai compagni di merende che ben sappiamo.
Le ricordo anche, tanto per completare il quadro, caso mai non bastasse quello che ho già detto, che il primo presidente dell'AMUBA ha firmato la presa d'atto di vincita del bando, fatto velocissimamente ad hoc anche quello dagli altri compagni di merende sempre del Comune, e dopo sette giorni si è dimesso. Ed è stato sostituito da un altro soggetto, sempre del vostro giro, che risulta presidente anche di una cooperativa sociale - dove magari anche lì piglia i soldi, anzi, sicuramente - che si occupa di ragazzi svantaggiati e tossicodipendenti.
Poi hanno girato, guarda caso, tutta una serie di altri presidenti, che si sono succeduti e hanno avuto anche condanne o procedimenti giudiziari in corso. E dunque anche queste sono condizioni che a mio avviso dovrebbero indurvi a rendere nullo questo affidamento di incarico da parte del Comune, perché comunque la vigilanza non ce l'ha soltanto il TAR ce l'ha anche la Regione, oltre ad indurvi a rendere nulla l'iscrizione nel registro del volontariato di questa pseudo associazione di volontariato che appunto di volontariato non è.
PRESIDENTE. Dovremmo ora passare al punto 3) di cui alla proposta di legge n. 148, ma la terza Commissione, riunitasi in mattinata, sta ancora esaminando gli emendamenti presentati. E tra l’altro anche il successivo punto 4) è sempre di competenza di questa Commissione. Quindi proseguiamo con i punti successivi.
Proposta di legge regionale n. 166
ad iniziativa dei Consiglieri Zinni, Acquaroli, Bugaro, Carloni, Foschi, Massi, Natali
“Attività della Regione Marche per l'affermazione dei valori del ricordo del martirio e dell'esodo Giuliano-Dalmata-Istriano”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 166 ad iniziativa dei Consiglieri Zinni, Acquaroli, Bugaro, Carloni, Foschi, Massi, Natali. Ma data l'assenza della Consigliere Romagnoli, relatrice di minoranza, ci è stato chiesto di rinviarla.
Proposta di legge regionale n. 154 (testo base)
ad iniziativa dei Consiglieri Busilacchi, Comi, Badiali
“Istituzione del registro regionale delle cause di morte e dei registri di patologia”
ad iniziativa dei Consiglieri Foschi, Marinelli, Acquaroli, Latini, Malaspina, Natali, Bugaro, Ciriaci, Massi, Zinni, Carloni, Giorgi
“Istituzione del Registro regionale dell'endometriosi”
Nuova titolazione: “Osservatorio epidemiologico regionale. Registri regionali delle cause di morte e di patologia”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 154 ad iniziativa dei Consiglieri Busilacchi, Comi, Badiali (testo base) e la proposta di legge n. 147 ad iniziativa dei Consiglieri Foschi, Marinelli, Acquaroli, Latini, Malaspina, Natali, Bugaro, Ciriaci, Massi, Zinni, Carloni, Giorgi.
Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Busilacchi.
Gianluca BUSILACCHI. Questa proposta di legge affronta, e spero che sani anche definitivamente, una questione annosa che la Giunta regionale ha iniziato ad intraprendere nel 2009, nella passata legislatura, con la delibera di Giunta n. 1298 dedicata appunto all'istituzione del registro tumori. Registro che poi non venne mai reso attuabile per problemi di privacy. Infatti immediatamente dopo questa delibera di Giunta ci fu una legge nazionale sulla restrizione della privacy, che appunto rese inattuabile questa delibera. E' un problema che abbiamo avuto noi come ovviamene tutte le altre Regioni.
In attesa di una riforma della legge nazionale che sani la gestione del flusso di dati, le altre Regioni in molti casi si sono limitate a fare una legge di un articolo per sanare questo problema di privacy. Anche noi avremmo potuto fare una leggina, invece la nostra intenzione è stata quella di fare un lavoro non formale, non limitandoci a questo aspetto.
In V Commissione è stato svolto un lavoro congiunto – ringrazio qui il Presidente Comi, il relatore di minoranza D'Anna e tutti i commissari e gli uffici -, serio ed approfondito.
Non volevamo fare un lavoro formale, volevamo utilizzare l'occasione per affrontare la questione nella sua complessità.
Come l'abbiamo risolta? Già il fatto che il titolo sia stato modificato rispetto alle proposte di legge presentate inizialmente dà un po' il senso dell'operazione che è stata fatta. L'intenzione era infatti quella di costituire per legge l'Osservatorio epidemiologico regionale (che già esiste ma è istituito per delibera). E’ un Osservatorio istituito all'interno del Dipartimento, in particolare all’interno dell'ARS, che è collegato ad altri osservatori epidemiologici (come quello dell'Arpam) che gestiscono flussi informativi analoghi, e che diventerà – questa è l’intenzione della legge - il contenitore che sovraintenderà a tutta la gestione dei flussi informativi di carattere epidemiologico che riguardano la popolazione marchigiana.
Perché è importante questa operazione? Perché all'interno di questo contenitore oltre ad essere istituiti prioritariamente i registri tumori - era da lì che partivamo -verranno anche istituiti i registri sulle patologie e sulle cause di morte. Affinchè l'Osservatorio possa sovraintendere a tutta la massa di dati, che poi andranno in quello che viene definito il fascicolo sanitario elettronico, che ci permetterà di avere sia una fotografia esatta dei bisogni di salute dei cittadini marchigiani, come pure di verificare se esistono delle correlazioni tra alcune patologie, quelle tumorali in particolare ma non solo, e alcuni aspetti specifici legati, ad esempio, a questioni anagrafiche, sociografiche o territoriali.
Quindi l'obiettivo è estremamente importante, riprende anche quelle intenzioni già indicate nel piano socio-sanitario legate appunto alla fotografia dei bisogni di salute dei cittadini.
La proposta oggi in discussione è l'unificazione di due testi, uno è quello che istituiva il registro tumori, di cui sono il primo firmatario, l’altro quello relativo all’istituzione al registro dell'endometriosi di cui la prima firmataria è la collega Foschi.
Abbiamo quindi lavorato ad un testo congiunto approvato all’unanimità dalla quinta Commissione. Per cui esprimo di nuovo soddisfazione di questo metodo di lavoro, da questo punto di vista ringrazio anche il collega D'Anna.
Questi flussi informativi, ripeto, verranno gestiti dall'Osservatorio epidemiologico, ma in collaborazione anche con gli altri enti del Servizio sanitario regionale e con le Università – ricordo l'esperienza dell'Università di Camerino di cui bisognerà fare tesoro con le modalità che prevede la legge, i protocolli d'intesa, le convenzioni, ecc. –Ed esiste, come dicevo prima, anche l'Osservatorio dell'Arpam. Quindi esistono una serie di soggetti che hanno già lavorato nel passato in questo ambito che però con questa legge potranno operare in modo più organico.
Concludo dicendo che noi dentro questo Osservatorio portiamo dei registri che sono già operanti – per esempio per legge nazionale esiste il registro sui trapianti, nelle Marche esistono altri registri che sono già operanti pur non avendo una legge nazionale, come quello per il diabete o per la dialisi – e porteremo anche nuovi registri, come per esempio quello dell'endometriosi – su cui c'è un emendamento mio e della collega Foschi che permette questo aspetto, che però verrà fatto con una delibera di Giunta, ma magari lo dirò in fase di dichiarazione di voto –.
Si tratta dunque di un atto importante che si inserisce nel quadro più complessivo di una serie di atti che riguardano la nostra sanità, su cui la Regione è attenta. Dobbiamo quindi cercare di rafforzare l'attenzione ai bisogni di salute dei cittadini. Ci auguriamo che questi flussi informativi possano produrre una serie di report, di analisi dei dati da parte dell'Osservatorio epidemiologico, che poi arriveranno all'attenzione non solo degli addetti ai lavori e della quinta Commissione e di quest'Aula ma anche di tutti i cittadini.
Giancarlo D’ANNA. Il collega Busilacchi ha spiegato in modo molto chiaro gli obiettivi ed il lavoro svolto dalla Commissione.
Ritengo sia un atto importante, se ne sentiva il bisogno. Già in passato vi fu una prima attenzione a questa problematica, ma poi per una serie di motivi, come ha detto il Consigliere Busilacchi, si è abbandonata. E finalmente oggi siamo arrivati ad uno nuovo percorso.
Il monitoraggio è fondamentale per avere un controllo su ciò che avviene sul territorio. Anche perché la nostra regione pur essendo quella che si vanta di avere la popolazione più longeva è anche quella che negli ultimi anni rispetto ad altre regioni ha visto un incremento preoccupante, per esempio, dei tumori infantili. Per cui a questo punto credo non ci siano più giustificazioni per non prendere una serie di provvedimenti orientati a ridurre il più possibile il numero di tumori e di patologie di una certa gravità. E dunque questo lo si può fare già da oggi. Peraltro anche alcune situazioni dal punto di vista ambientale sono strettamente correlate con l'insorgenza di tumori.
Proprio qualche giorno fa a Falconara c'è stato un incontro nel quale si parlava proprio di questa tematica, ed è emerso in modo molto chiaro il collegamento che c’è tra alcuni siti inquinati ed inquinanti e i tumori. Quindi indirettamente noi un registro tumori già ce l'abbiamo, che è quello che appunto identifica in alcune zone della nostra regione delle problematiche che in altre non ci sono.
Quindi benvenga questo registro, ma che se non è accompagnato da azioni che vanno a modificare alcune realtà, francamente diventa poi difficile concretizzare un percorso che porti alla riduzione dei tumori stessi.
Un altro esempio, Assessore, è quello legato alla continua presenza di amianto. E' una battaglia che io sto cercando di portare avanti da diversi anni, ma purtroppo, nonostante diverse prese di posizione e diversi monitoraggi, una soluzione neppure parziale a questo problema è stata data. Se pensate che in Italia ogni anno ci sono oltre 3 mila morti a causa dell'inalazione delle fibre di amianto, vi potete rendere ben conto che è un fenomeno in crescita. Un fenomeno, tra l’altro, che troverà il picco nell'arco di una quindicina d'anni, nell'intera comunità europea sono addirittura previsti per quella data oltre mezzo milione di morti come conseguenza appunto dell'inalazione di fibre di amianto che generalmente provoca un tumore tipico ovvero il mesotelioma dell'endometrio.
Un'altra problematica ancora irrisolta, anch’essa indirettamente complice dell'insorgenza dei tumori, è quella delle polveri sottili. In questi anni abbiamo affrontato in più occasioni la questione delle polveri sottili però poi quando si tratta di concretizzare la Regione è contro i Comuni, i Comuni sono contro le Province e tutti insieme contro tutti, dunque contro i cittadini, perché quei provvedimenti che appunto potrebbero influire su una riduzione sensibile dei tumori non vengono mai adottati.
Come pure non viene adottata una politica di trasporto alternativo a quello su gomma. Anzi, quando ci sono delle occasioni, come ad esempio il ripristino della linea ferroviaria Fano-Urbino, vengono escluse, a vantaggio quindi della continuità del trasporto su gomma che nel corso degli ultimi anni ha dimostrato di creare più problemi che soluzioni sia alla questione del trasporto sia alla problematica della salute.
Quindi è evidente che questa legge deve essere accompagnata anche da alcuni provvedimenti, quelli che ho testè evidenziato, ma ce ne sono tantissimi altri, ne vorrei citare altri due.
Il primo è quello relativo al fumo. Penso che la Regione se ha veramente a cuore la salute dei propri cittadini dovrebbe contribuire alla campagna di sensibilizzazione nei confronti del fumo, invece continuo a vedere che anche all'interno degli uffici regionali molto spesso si continua a fumare, sicuramente non è un bell'esempio.
L’altra problematica, che è alla ribalta anche in questi giorni, è quella dell'abuso di alcool da parte dei minori, che è strettamente collegata ad alcune situazioni che la legge vorrebbe modificare. Su queste tematiche ho presentato, sia in questa che nella scorsa legislatura, anche una mozione, ma che per una serie di motivi non è stata discussa né allora né adesso.
Se dunque vogliamo dare un senso al lavoro che abbiamo svolto, che sicuramente è stato importante, nella massima collaborazione e con la massima disponibilità, è evidente che bisogna muoversi anche nella direzione che ho appena indicato.
Sui vari articoli di questa legge abbiamo apportato alcune modifiche. Ad esempio abbiamo eliminato l'elenco di tutte le patologie, si è preferita questa scelta per evitare di fare un lungo elenco che avrebbe potuto creare solo confusione, anche perché per alcune situazioni un elenco di questo tipo già esisteva.
Quindi non credo ci siano grosse modifiche da apportare; ho visto che ci sono alcuni emendamenti, alcuni però non rientrano nella filosofia di questa legge, comunque questo lo vedremo man mano che andremo ad esaminarli.
Il voto del sottoscritto è stato positivo in Commissione, come lo è stato dell’intera Commissione, e pertanto lo confermerò anche adesso in Aula.
Prima di concludere voglio ringraziare soprattutto tutte le collaboratrici della Commissione che con la loro disponibilità e tempestività ci hanno consentito di portare in Aula, anche in tempi abbastanza brevi, questa legge.
PRESIDENTE. Non essendoci altri iscritti a parlare passiamo alla votazione.
All’art. 1 dopo la lettera e) aggiungere la seguente lettera:
f) svolge una analisi delle patologie presenti negli immigrati per una efficace medicina preventiva delle migrazioni”.
Roberto ZAFFINI. Questo emendamento richiede di allargare il monitoraggio anche sulle patologie che sono apportate dal massiccio avvento degli immigrati nel nostro Paese. Anche perché si sono riscontrate patologie che da noi erano ormai scomparse.
Penso quindi sia molto opportuno fare un registro anche di queste nuove patologie immesse nel nostro territorio.
E questo va sopratutto a favore degli immigrati ossia per la loro integrazione anche sanitaria.
PRESIDENTE. Pongo in votazione…(…) Però se manca il relatore si va avanti comunque, il regolamento non prevede una sua sostituzione, semmai sarà il Capogruppo che eventualmente darà indicazione al Gruppo. (…) Ho capito, sta facendo un'intervista, ma non è che io lo posso prendere per la giacchetta e portarlo in Aula!
Emendamento n. 01/1. Lo pongo in votazione.
(…) Va bene, Consigliere. Chiedo agli uffici di segnare che il Consigliere Trenta ha votato favorevole.
Emendamento n. 1/1 dei Consiglieri Busilacchi, Foschi:
Alla fine del comma 2 bis inserire le seguenti parole: “nonché le specifiche modalità di costruzione dei registri medesimi”.
Emendamento n. 1/2 del Consigliere Marangoni. Ritirato.
Emendamento n. 1/3 del Consigliere Marangoni:
Dopo il comma 4 in fondo è aggiunto quanto segue:
I Registri di cui al presente articolo devono altresì indicare:
a) i tempi di attesa per gli accertamenti diagnostici;
b) le eventuali criticità del Servizio Sanitario Regionale relative alle prestazioni di prevenzione e cura della patologia;
c) un report sulle voci di previsione e spesa del Fondo Sanitario Regionale relative alla prevenzione e cura dell'endometriosi.”.
Enzo MARANGONI. Io la legge la condivido, ma ho voluto presentare sette emendamenti che ritengo siano migliorativi.
L’emendamento ora in esame prevede che i registri di cui all’articolo 1 indichino altre tre cose: i tempi di attesa per gli accertamenti diagnostici; le eventuali criticità del Servizio sanitario regionale relative alle prestazioni di prevenzione e cura della patologia; un report sulle voci di previsione e spesa del fondo sanitario regionale relative alla prevenzione e cura dell'endometriosi.
Questo è l'obiettivo di questo emendamento.
Gianluca BUSILACCHI. Presidente, faccio un intervento relativo a tutti gli emendamenti.
Noi in Commissione, come dicevo nella mia relazione, abbiamo fatto un lavoro all'unanimità, quindi sarei contento che anche sul piano istituzionale si lavorasse in modo organico.
Molte cose che vengono trattate negli emendamenti la Commissione le aveva già analizzate ed appunto escluse. Quindi lì il voto è contrario.
C'è invece un emendamento del Consigliere Marangoni che mi pare interessante, e che noi non avevamo considerato, cioè l'adesione anche alla rete nazionale ed europea del registro tumori.
Quindi sull'emendamento 2 bis/1 il parere della Commissione è favorevole mentre sugli altri è contrario.
C’è l’emendamento da me sottoscritto insieme alla collega Foschi, ma che abbiamo già votato.
Inoltre c'è l’emendamento 2/3, di cui la prima firmataria è sempre la collega Foschi, su cui vorrei spendere una parola in più, che istituisce in via prioritaria il registro endometriosi.
Noi in Commissione avevamo scelto un metodo, quello cioè di evitare di indicare pedissequamente tutte le patologie che andrebbero alla costituzione dei registri, perché poteva creare molta confusione.
Ovviamente abbiamo attenzione acchè venga costituito il registro endometriosi, ma sarebbe opportuno – lo chiedo alla Consigliera Foschi – che questo emendamento venisse escluso dalla legge e magari trasformato in un ordine del giorno. Altrimenti, Consigliera Foschi, creeremmo un problema rispetto ad altri registri che già esistono, come il registro dialisi o il registro diabete. A quel punto cioè non si capirebbe perché i registri già esistenti debbano essere trattati con una minore attenzione, con una minore importanza rispetto a un registro, pure importante, che dovrebbe essere costituito.
Noi ci siamo dati questo metodo, quindi ci terrei venisse mantenuto. Però, ripeto, se lo si trasforma in uno ordine del giorno io non avrò assolutamente alcun problema a votarlo.
PRESIDENTE. Bene. Procediamo con l’emendamento n. 1/3. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 1/4 del Consigliere Marangoni:
Dopo il comma 4 ter va aggiunto il comma:
“4 quater. Dall'elaborazione dei dati contenuti nei registri di cui al comma 2 la Regione predispone un Atlante con tavole, a scala comunale, diversificate base ad ogni singolo registro di cui al comma 2. La mappatura regionale deve essere tale da evidenziare, per singola area geografica l'incidenza di alcune patologie rispetto ad altre.”.
Emendamento n. 1/5 del Consigliere Marangoni:
“4 quater. L'Atlante di cui al comma precedente viene pubblicato sul sito istituzionale della Regione Marche corredato da specifici dati e da una dettagliata analisi, al fine della prevenzione, della tutela della salute pubblica e per eventuali Valutazioni d'Impatto Sanitario.”.
Emendamento n. 1/6 del Consigliere Marangoni:
“4 quater. I flussi informativi concorrenti alla redazione dei registri di cui al presente articolo devono provenire oltre che dalle aziende sanitarie anche dai medici di famiglia e devono concorrere alla redazione di un quadro molto dettagliato su stadio tumorale, grading, marker, stato recettoriale, indicatori biologici, tipo di intervento e trattamenti effettuati.”.
Dopo il comma 1 va aggiunto il comma:
“1 bis. Entro 240 giorni dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta Regionale istituisce un portale web dedicato ai registri regionali di patologia di cui al comma 2 dell'articolo 1 nei limiti e secondo le prescrizioni definite nel regolamento di cui al comma 1.”.
“1 bis. Al fine della prevenzione del rischio clinico e dell'intervento a tutela della salute dei cittadini marchigiani, tra i soggetti di cui alla lettera d), comma 1, vengono ricomprese, tra le altre, le associazioni di tutela dei diritti del malato, le associazioni dei consumatori e le associazioni ambientaliste riconosciute a livello nazionale dai Ministeri competenti o iscritte in appositi albi regionali.”.
Emendamento n. 2/3 dei Consiglieri Foschi, Latini, Malaspina, Natali, Giorgi, Massi, Marinelli, Bugaro, Zinni, Acquaroli, Ciriaci:
Alla fine del comma 3 dopo la parola "tumori" sono aggiunte le seguenti parole: “e del registro endometriosi”.
Elisabetta FOSCHI. Vorrei precisare come mai sul tema dell'endometriosi si è ritenuto opportuno presentare una proposta di legge singola e come mai con un emendamento si richiede di fare esplicito riferimento a una legge più generale riguardante questa problematica.
L'endometriosi, pur essendo una patologia cronica complessa e diffusa, ha il problema di non essere riconosciuta come tale, è poco nota. Perché è quindi importante, a mio avviso, un provvedimento legislativo piuttosto che un atto amministrativo? Perché a questa patologia bisogna riconoscere dignità.
L'endometriosi è una patologia, che ovviamente colpisce le donne, che in molti casi rende fortemente invalidante e va a pregiudicare la fertilità delle stesse. Quindi il mondo femminile non si vede riconosciuta una patologia invalidante, che peraltro ha conseguenze importanti anche per quanto riguarda il mondo del lavoro.
Dunque la mia intenzione, nel chiedere l'istituzione del registro, è sopratutto quella di dare dignità a questa patologia, per dare una risposta alle tante donne che ne soffrono e che spesso non vengono riconosciute come malate. Anzi, voglio precisare che la malattia spesso non viene neppure riconosciuta subito, a volte viene valutata come semplice dolore mestruale che quindi porta a una cura ritardata che comporta spesso l'infertilità.
E’ questo il motivo. Io non voglio dare precedenza o priorità di importanza a una patologia rispetto alle altre, però, anche in considerazione dell'elenco che era stato stilato nella prima stesura, ci sono patologie già ampiamente riconosciute. E’ vero che il registro va fatto, però il registro dei tumori è tutt'altra cosa rispetto al riconoscimento che una legge darebbe a questa patologia.
Anche altre Regioni si stanno muovendo in questa direzione, proprio perché si tratta di un problema diffuso, fortemente presente e scarsamente riconosciuto. E scarsamente riconosciuto sia dalla normativa regionale che nazionale. Su quella nazionale ho presentato un ordine del giorno, penso che questa Assise debba fare pressione sul Parlamento affinchè proceda a un iter che ha sospeso da troppo tempo.
Ritengo che come Assemblea legislativa delle Marche potremmo dare un segnale, che non verrà letto come precedenza o priorità di una patologia rispetto ad un altra, perché le altre sono tutte ampiamente riconosciute, ma finalmente verrà letto solo come riconoscimento di una malattia e risposta alle tante donne che ne soffrono. Tra l’altro non vedersi riconosciuta una patologia induce anche a una frustrazione interiore che, credetemi, non è una bella cosa.
Francesco COMI. Mi rivolgo ai Consiglieri che hanno sottoscritto questo emendamento. Credo di poter dire che ci sia un equivoco di fondo, perché si suppone che citando una delle patologie a questa venga riconosca una dignità e gli si riconosca una forma specifica di tutela.
Ecco, l'equivoco dove sta? Noi oggi istituiamo i registri delle patologie, i registri dei tumori, e con questo atto non li definiamo tutti, perché ce ne sono già solo 31 di quelli dei tumori e decine e decine di quelli delle patologie.
Con questo atto autorizziamo la costituzione dei singoli registri e quindi la raccolta, il censimento, la sorveglianza epidemiologica di tutte le malattie e di tutte le neoplasie. Per quale motivo dovremmo censirne uno trascurando tutti gli altri? Abbiamo acquisito consapevolezza che censirne uno ad uno rischiava di determinare un elenco incompleto, e quindi togliere dignità a tante altre neoplasie e malattie che sono causa di morte.
Per cui con questa consapevolezza e raccogliendo il suggerimento anche di operatori e professionisti scientifici, che hanno un approccio non politico ma scientifico, abbiamo ritenuto che non era il caso di censirle bensì di considerarle tutte.
Tra l'altro, voglio dirlo, aggiungere o no questa definizione non toglie né aggiunge nulla a quella particolare patologia, rischiamo solo di non menzionare tutte le altre.
Faccio quindi un appello alla Consigliera Foschi, ossia che non trasformi questo in un'iniziativa che abbia un valore politico. Noi ci sentiamo di difendere quella patologia come tutti voi.
Per cui chiedo di dare un riconoscimento maggiore, se vogliamo, attraverso l'approvazione di un ordine del giorno oppure attraverso l'approvazione della mozione che ha presentato.
Ritengo che oggi questo atto debba essere considerato, come diceva il relatore Busilacchi, un atto importante, una festa per tutti noi.
Noi su 50 milioni abbiamo solo 20 milioni di persone che sono oggetto del monitoraggio, ne manca appena un terzo, e sono monitoraggi incompleti, non abbiamo né l'incidenza, né la prevalenza, né la sopravvivenza, né la mortalità, né i trend di quasi tutte le malattie.
Con questo atto, superando gli ostacoli che abbiamo, saremo in grado di farlo per tutte le patologie e per tutti i tumori.
Quindi votando insieme questo atto potrà esservi un riconoscimento dell'intera Assemblea. Perché le Marche su questo sono terreno di frontiera e di avanguardia rispetto alle altre Regioni, essendo la prima che le considera tutte e che si impegna a descrivere i fenomeni neoplastici e patologici con le loro variazioni temporali e territoriali per la prima volta in maniera completa.
Dare una visione parziale secondo me può essere un errore.
Giancarlo D'ANNA. Effettivamente trasformarlo in un ordine del giorno, non so, sappiamo tutti che molto spesso non risolvono il problema.
Io capisco quello che ha detto la collega Foschi e quindi da un certo punto di vista se non è intenzionata a ritirare quell'emendamento vuol dire che quello che ha detto è talmente importante che va tenuto assolutamente in considerazione. Anche perché in effetti la patologia di cui ha parlato rispetto ad altre è trascurata, su questo non c'è ombra di dubbio, è poco conosciuta. Quindi condivido in buona parte quello che ha detto.
Però se inserire solo l'endometriosi potrebbe creare alcuni problemi, direi che si potrebbe fare qualcosa ad hoc, magari valutarla come proposta di legge, perché mi sembra la sua intenzione quella era. In effetti metterne una e non mettere le altre può creare quella cosa. Ma allo stesso tempo mi sento anche in imbarazzo. Mi sta benissimo riconoscere questa problematica, ma allo stesso tempo sappiamo tutti che quando ci rivolgiamo all'esterno poi arriverà qualcun che dirà: “quello ce l'avete messo e l'altro no”. Infatti la filosofia della scelta era proprio quella di non fare un elenco per non dare evidenza solo a una patologia lasciando così di pensare che le altre vengono trascurate.
Comunque, ripeto, quello che la Consigliera ha detto lo condivido al cento per cento, per cui francamente mi trovo un po' in imbarazzo. Perché da una parte ho condiviso una scelta nella quale abbiamo appunto detto di non fare l'elenco, tanto è vero che l'abbiamo tolto, per cui ora reinserirlo, ecco, non so, magari chiedo anche all'Assessore Mezzolani se è possibile dare un risalto a questa problematica evidenziata dalla collega Foschi con un impegno preciso, ossia, se non è inserito qui che però ci sia. Penso che la Commissione, Presidente, potrebbe ad esempio essere d'accordo su una campagna di informazione e di riconoscimento di questa problematica, che forse ha anche più valore del registro stesso.
Io prendo l'impegno come Vicepresidente di affrontarla e magari chiamare anche degli esperti su questa tematica, ed eventualmente evidenziarla con ancora più forza nelle prossime settimane. Cioè, se il Presidente Comi, il relatore Busilacchi e la Commissione tutta sono d'accordo già dalla prossima riunione potremo affrontare questa tematica.
Chiedo quindi alla collega Foschi, se vuole, di aderire a questa proposta e di ritirare l'emendamento.
Emendamento n. 2 bis/1 del Consigliere Marangoni:
Dopo l'articolo 2 va aggiunto l'articolo:
“Al fine di ottimizzare la lotta contro varie patologie tumorali, per migliorare la comparabilità e la disponibilità dei dati di incidenza, a seguito dell'istituzione dei registri di cui all'articolo 1, la Regione aderisce alla Rete Nazionale ed Europea dei Registri Tumori.”.
Enzo MARANGONI. Voglio ringraziare il relatore di maggioranza che ha accolto questo emendamento. L'obiettivo è: al fine di ottimizzare la lotta contro varie patologie tumorali, per migliorare la comparabilità e la disponibilità dei dati di incidenza, a seguito dell'istituzione dei registri di cui all'articolo 1, la Regione aderisce alla Rete Nazionale ed Europea – questa è la novità, dei Registri Tumori.
PRESIDENTE. Emendamento n. 2 bis/1. Lo pongo in votazione.
Ordine del giorno n. 1 della Consigliera Foschi:
L’Assemblea legislativa, premesso
che l’endometriosi è una patologia cronica importante, complessa e dolorosa che colpisce le donne, spesso in giovane età, alterandone non solo la salute, ma anche la fertilità. E’ sicuramente una patologia invalidante, ma non riconosciuta come tale e purtroppo ancora sottostimata sia dal punto di vista clinico, sia degli effetti sulla qualità della vita delle donne che ne sono affette.
che in Parlamento sono stati presentati vari disegni di legge ultimo dei quali quello depositato alla Camera il 18 aprile 2010 (relatore On. Palagiano) che prevede:
•	il riconoscimento dell’endometriosi come malattia sociale;
•	la predisposizione di apposite linee guida per la cura e per l’individuazione di adeguati strumenti di informazione per medici e pazienti;
•	l’introduzione di tariffe differenziate per il trattamento e la cura dell’endometriosi;
•	l’istituzione di un registro nazionale per l’endometriosi gestito dall’Istituto superiore di sanità;
che questa proposta di legge è stata assegnata alla Camera il 29 novembre 2010, ma la discussione sembra essersi fermata sul tema dei finanziamenti dei maggiori oneri derivanti dalla sua applicazione.
Ciò premesso, impegna la Giunta regionale
a chiedere al Parlamento nazionale la ripresa della discussione sulla proposta di legge per arrivare alla sua approvazione in tempi celeri;
ad effettuare un confronto tra le strutture che hanno maggiore esperienza nella diagnosi e trattamento dell’endometriosi per concordare percorsi diagnostico-terapeutici (PDT) atti ad una diagnosi più tempestiva e per mettere a punto le informazioni da diffondere a consultori, ginecologi e medici di medicina generale;
ad individuare i centri di riferimento regionali per il trattamento dell’endometriosi costruendo una rete secondo il modello hub&spoke, e valutare gli indicatori di qualità dell’assistenza;
a promuovere linee guida appropriate sulla diagnosi e terapia dell’endometriosi;
a verificare, inoltre, in attesa di un provvedimento nazionale per l’esenzione della patologia, l’ipotesi di uno o più pacchetti di prestazioni da inserire nel nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale per rendere più omogenei gli interventi a livello regionale e favorire l’accesso, rendendo più contenuta la partecipazione alla spesa da parte delle donne affette da endometriosi.
Ha chiesto la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Binci.
Massimo BINCI. Voglio annunciare il voto favorevole all’Istituzione del registro regionale delle cause di morte e dei registri di patologia, che va incontro alle esigenze di tanti cittadini e alle paure sanitarie di tante zone.
Prima è stato detto che finora interventi di questo tipo erano solo estemporanei, fatti su situazioni specifiche, tra l’altro realizzati da enti più disparati.
In questo modo, secondo me, si dà intanto certezza ai cittadini riguardo i loro diritti alla salute, i loro diritti sanitari. Si possono inoltre impostare politiche di prevenzione sanitaria partendo da quella che è la realtà delle patologie che colpiscono i cittadini marchigiani.
Quindi è uno strumento necessario, fondamentale anche a indirizzare le politiche sanitarie della nostra regione.
Ringrazio chi ha lavorato in Commissione per la predisposizione di questo testo. Penso, come è stato detto, che sia un momento importante dei lavori di questa Assemblea legislativa di cui dobbiamo essere orgogliosi.
Elisabetta FOSCHI. Voglio un attimo ribadire il concetto che mi ha portato a presentare una proposta di legge specifica e un emendamento.
Secondo me occorreva dare un segnale più esplicito nei confronti di una patologia che se confrontata alle altre non ha al momento la stessa dignità, non è infatti riconosciuta al pari delle altre. Quindi non vedo come qualcuno si possa risentire del fatto che venga escluso qualcun altro. Non veniva escluso nessun. L'emendamento si andava ad inserirsi laddove nelle norme transitorie si dà priorità all'istituzione del registro tumori. Inserirci dell'endometriosi, ribadisco, dava solo un riconoscimento immediato, perché poi ci sarebbero stati anche altri, auspico che vengano fatti tutti i registri, non solo alcuni.
Quindi non si toglieva dignità ad altre patologie, la si dava ad una che al momento non è nemmeno riconosciuta.
Detto questo, riconosco l'importanza della legge nel suo complesso, prendo anche atto della votazione di un ordine del giorno, pur sapendo che gli ordini del giorno troppo spesso non contano nulla, non hanno nessun seguito nemmeno quando sono votati all'unanimità.
Voglio sperare che la Commissione intraprenda da subito un percorso in questo senso e si attivi nell'immediato per dare una risposta a chi è affetto da endometriosi.
Con questo spirito voto quindi la legge, seppure non sia stato inserito un emendamento esplicito. E mi appello fortemente alla Giunta e all'Assessore Mezzolani affinché si cominci a dare risposte in questo senso. (…) Troveremo la metodologia adatta, però visto che nella legge che oggi votiamo non c'è riferimento alcuno, e quindi non la si può considerare una risposta, perché verrà tutto demandato alla Giunta, mi auguro che la Giunta si adoperi al più presto. Grazie.
PRESIDENTE. Proposta di legge n. 154, così come emendata. La pongo in votazione.
“Modifica della deliberazione dell'Assemblea legislativa 2 febbraio 2010, n. 154 “Approvazione con prescrizioni della variante al Piano del Parco del Conero”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 36 ad iniziativa della Giunta regionale Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Acacia Scarpetti.
Luca ACACIA SCARPETTI. Con questo atto non decidiamo nulla di nuovo, non andremo a incidere su nessuna nuova previsione urbanistica.
Il problema è che il Piano del Conero è sovraordinato e non un piano regolatore direttamente. Ciò significa che per essere recepite le indicazioni deliberate i Comuni devono adeguare i loro strumenti urbanistici. Per i Comuni piccoli l’adeguamento dello strumento urbanistico comporta tempi e denaro non da poco. Ecco perché il Comune di Sirolo, mi pare di ricordare fosse questo, ha chiesto una strada amministrativa prevista per legge più celere, per dare una risposta a cosa? A tutto il piano? No, soltanto alle attività ricettive.
Quindi si va incontro, anche per momento contingente della crisi economica, agli imprenditori che hanno voglia di investire in strutture ricettive, comunque solo quelle previste dal Piano approvato dall'Ente parco e dall'Assemblea legislativa. Se il Consiglio comunale dei singoli Comuni approvano questo piano attuativo, ecco, noi liberiamo il Comune di Sirolo a dare una risposta in tempi celeri al suo territorio e alle esigenze degli imprenditori che hanno necessità di adeguare le proprie strutture ricettive.
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Binci.
Massimo BINCI. Premetto che la modifica arrivata in Commissione prevedeva che i nuovi strumenti urbanistici attuativi non conformi al PRG di iniziativa pubblica non potevano essere presentati prima di adeguamento allo stesso PRG.
In Commissione si è modificato, quindi si è limitato alla possibilità degli strumenti urbanistici. Qui si parla di adeguamento del piano regolatore dei comuni del parco al piano del parco. La legge prevede che qualsiasi intervento debba essere subordinato all'adeguamento dei PRG comunali al PRG del Parco. Questa, tra l'altro, era una norma inserita come prescrizione proprio dall'Assemblea legislativa.
Quindi io sono contrario ad una proposta che va a cancellare quella che era una prescrizione che un anno fa è stata fatta dall'Assemblea legislativa e dagli uffici urbanistici della Regione.
Tra l'altro il PRG del parco del Conero è stato approvato due anni fa, come detto anche in Commissione, e i Comuni anziché accorgersi che c’erano richieste di progetti dei piani attuativi da realizzare avevano due anni di tempo per adeguare i propri piani regolatori.
Giudico positivamente la modifica portata in Commissione di limitare solo ai piani particolareggiati delle strutture ricettive la possibilità di essere realizzate anche senza adeguamento del PRG al Piano del Parco, però voterò contro una deroga rispetto a una norma urbanistica che è nella legge regionale e che addirittura era stata riconfermata all'interno delle prescrizioni del Piano del Parco dagli uffici dell'urbanistica regionale.
Dino LATINI. Voterò a favore di questo atto amministrativo perché in qualche modo armonizza la disposizione della Regione Marche del 2 febbraio 2010 in tema di attuazione conforme dei PRG rispetto alle indicazioni generali delle normative preesistenti, armonizzandola però con la situazione che nei piani dei Parchi succede sempre di più, cioè la valorizzazione dello sviluppo agricolo e turistico-ricettivo che determina un buon uso della cubatura esistente per quanto riguarda gli ampliamenti degli immobili delle aziende agricole del parco e delle strutture ricettive delle varie tipologie, come alberghi, attività ricettive rurali, campeggi ed altro.
Questo segnala l'indirizzo che la Regione vuole portare avanti senza toccare i princìpi fondamentali a cui si attiene in tema di urbanistica, valorizzando proprio lo sforzo di avere strutture adeguate a una crescente richiesta. Non a caso a forte di un aumento del turismo abbiamo una impossibilità di offrire strutture ricettive adeguate. Ad esempio una manifestazione di importanza internazionale che si svolgerà proprio in quella zona, l'Endurance ippico, trova difficoltà di recezione.
Inoltre segnala lo stop ai Comuni inseriti all'interno dei parchi, in questo caso del parco del Conero, per poter utilizzare quella cubatura massima disponibile per quanto riguarda l'individuazione stabilita nei PRG non a vocazione agricola e turistica ma a vocazione residenziale.
Quindi si raggiungono due aspetti fondamentali che contengono i princìpi della nuova legge urbanistica, non ampliare lo sfruttamento del suolo e nello stesso tempo valorizzare, attraverso uno sviluppo intelligente, le strutture ricettive che sono un volano determinante della nostra attività economica futura.
Quello però che voglio sottolineare, ovviamente senza emendamenti, è la necessità di non creare altre interpretazioni successive, perché su questa materia ne sono state fatte molte. L'architetto Catalino, ad esempio, ha fatto proprio riferimento alla necessità di evitare l'offuscamento progressivo dell'attrattiva turistica, così come è stato scritto nella prescrizione data di ACR 154 del 2 febbraio 2010.
Quindi qualsiasi altra situazione deve essere valutata dagli organi competenti tenendo conto di questa stella polare, con una raccomandazione precisa, seppur verbale, ossia che nell'ambito di quella limitazione di PRG ci sia l'esclusione dei piani particolareggiati relativamente alle strutture ricettive. Altrimenti l'avvio che diamo in questo momento rischia di essere vanificato da una parziale interpretazione della burocrazia, che ovviamente deve tener conto di tutti i profili normativi che sono presenti nel momento in cui deve emanare gli atti di sua competenza.
Moreno PIERONI. Ritengo che il lavoro fatto dalla Commissione e dalla Giunta dimostri ancora una volta le attenzioni giuste che questa Assemblea e questa Amministrazione regionale hanno in merito a una realtà importante nel tessuto turistico, economico e sociale della regione Marche, in questo caso il Parco del Conero.
Ci auguriamo che questa proposta di atto amministrativo, come ricordava il Consigliere Latini, sia l'ultimo atto per dare un assetto urbanistico ancor più importante a quei territori, ai quei comuni.
Oltre ad aggiungere che il voto del Partito socialista sarà favorevole, vorrei anche approfittare per chiedere all'Amministrazione regionale di definire il percorso per quanto riguarda gli assetti organigrammatici del Parco del Conero. E’ infatti ormai giunto il momento, al di là delle varie posizioni, di dare un assetto definitivo. Sono convinto che la Giunta e il Presidente Spacca saranno attenti a una definizione ultimativa, visto anche che stiamo avvicinandoci alla nuova stagione estiva e turistica.
Enzo GIANCARLI. Nel merito della legge non c'è da aggiungere nulla, chiara è stata la relazione di maggioranza del Consigliere Acacia Scarpetti, come altrettanto chiara è stata quella di minoranza del Consigliere Binci.
In Commissione abbiamo tenuto conto di due aspetti fondamentali, ci siamo fatti guidare da due princìpi.
Uno è quello delle relazioni strette con i Comuni, con le autonomie locali. Quindi abbiamo voluto fare un atto che ci veniva richiesto da un Comune o anche da più Comuni. Per cui mantenere vivo il principio della sussidiarietà delle autonomie locali e del sistema delle autonomie, Regioni e autonomie locali, che collaborano in modo serio e propositivo.
L’altro è quello di non derogare di un millimetro rispetto al valore dell'ambiente, del paesaggio, della tutela e della valorizzazione di un territorio stupendo come quello del parco del Conero.
E quindi questa legge non può che vedere, a mio avviso, un larghissimo voto positivo, perché, appunto, siamo in presenza di questi due grandi principi.
Rispetto alla sollecitazione fatta ora dal collega Pieroni non sta a me rispondere però posso dire che per quanto riguarda i lavori della Commissione siamo pronti a portare avanti una legge che risponda anche questa a princìpi di sussidiarietà, di auto organizzazione e di protagonismo dei territori.
PRESIDENTE. Bene. Passiamo alla votazione.
Emendamento n. 1 del Consigliere Marangoni:
All'ultimo capoverso della parte deliberativa dopo le parole “presentati prima dell'adeguamento generale del PRG al Piano del Parco” sono aggiungete le seguenti:
“Per gli strumenti di iniziativa pubblica di cui al capoverso precedente valgono le prescrizioni di cui al Titolo IV della legge regionale 5 agosto 1992, n. 34, nello specifico quanto previsto dall'articolo 37 della medesima legge, nonché le vigenti NTA del Piano del Parco.”.
Se passa decadono gli altri due emendamenti.
Emendamenti n. 2 e n. 3 del Consigliere Marangoni. Decaduti.
Proposta di atto amministrativo n. 36, così come emendato. La pongo in votazione.
Proposta di legge regionale n. 148
“Ulteriori modifiche alla legge regionale 5 gennaio 1995, n. 7 “Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 148 ad iniziativa della Giunta regionale. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Badiali.
Fabio BADIALI. Con questa proposta di legge ritorniamo in Aula a poco più di otto mesi dall'approvazione della modifica della legge 7/1995.
La proposta interviene a seguito del ricorso promosso dal Governo italiano per la dichiarazione di illegittimità costituzionale degli articoli 22, comma 1 e 26, comma 1, della legge regionale n. 15 del 2011, riguardanti, rispettivamente, la scelta della forma di caccia e le modalità di approvazione del calendario venatorio regionale, in quanto ritenuti non conformi ai princìpi della legge 157 del 1992.
Nel frattempo sono state apportate alcune modifiche ritenute necessarie e migliorative di alcune disposizioni introdotte con la legge regionale 15/2011 che hanno evidenziato problemi in sede di prima applicazione.
E' stato fatto un grosso lavoro - ringrazio tutta la Commissione, l'Assessore, l'Assessorato, i tecnici della Commissione - congiunto che secondo noi ha portato ad un miglioramento di quelle parti della legge che erano poche chiare, che quindi rendono di migliore applicazione la legge e rendono più chiare le responsabilità di una gestione futura.
Tra le modifiche di maggior rilievo si evidenzia quella contenuta nell'articolo 01 bis della proposta. La legge 248 del 2005 ha stabilito che le Regioni, sentito il parere dell'ISPRA e, se istituti, degli istituiti regionali, possono, sulla base di adeguati piani di abbattimento selettivi, regolamentare il prelievo di selezione degli ungulati; con la presente proposta di legge tale competenza è stata pertanto attribuita all'Osservatorio regionale faunistico. E' perciò una cosa più a misura di regione.
Sulle forme di caccia, è stato previsto che i cacciatori che hanno scelto la forma di caccia da appostamento fisso, possono esercitare la caccia da appostamento temporaneo o vagante per un massimo di dieci giornate nell'intera stagione venatoria. Questa formulazione è pari a quanto previsto nella legislazione di altre Regioni. Perciò su questo possiamo essere confortati proprio perché altre regioni hanno questa normativa, sperando che non venga impugnata dal Governo nazionale.
Sono state apportate modifiche finalizzate ad una migliore e più efficiente organizzazione delle incombenze relative alla riconsegna dei tesserini da parte dei cacciatori. L'altra volta per un disguido nella votazione degli emendamenti è stata apportato che i tesserini vanno riconsegnati ai Comuni di residenza. Che poteva sembrare una cosa positiva, invece diventa negativa perché i Comuni non sono attrezzati per raccogliere i tesserini, che devono essere consegnati per legge pena non poter andare a caccia l'anno successivo. Allora abbiamo riportato che i tesserini vanno riconsegnati agli ATC o alle associazioni venatorie o a chi vogliono dietro rilascio di un certificato di consegna.
Per quanto concerne l'approvazione del calendario venatorio si prevede che la Giunta regionale, sentiti l'ISPRA e l'ORF, approvi entro il 15 giugno di ogni anno il calendario medesimo. Tale modifica è conseguente ai rilievi di incostituzionalità sollevati dal Governo.
Per quanto concerne gli appostamenti fissi sono state apportate modifiche per migliorare l'applicazione delle disposizioni già previste dalla legge 7 del 1995. Sono tutte questioni tecniche che sono state sicuramente migliorate anche nelle distanze.
Sono stati inoltre portati in euro gli importi delle sanzioni previste all'articolo 40 della legge 7 del 1995, perchè ancora erano formulati nelle vecchie lire.
La proposta di legge coglie infine l'occasione per riunire in una unica disposizione, nell'articolo 41, la disciplina relativa ai fondi per il risarcimento dei danni; in conseguenza di tale modifica è stata adeguata la ripartizione percentuale contenuta nello stesso articolo 41, senza che questa rimodulazione incida però sull'ammontare delle risorse spettanti a ciascun soggetto, se non per una piccola riduzione di quanto riconosciuto alle associazioni venatorie.
Vengono cioè ripartiti i fondi, nella certezza dei due anni, nell'importo totale delle tasse che i cacciatori pagano alla Regione (per quest'anno sono circa 2 milioni e 400). Il 30% è per gli incidenti stradali. Il 70% vengono ripartiti per risarcimento danni, 840 mila euro circa, per l'ex articolo 20, colture a perdere, per 180 mila euro circa. Il 5% di questo fondo è per la gestione degli ATC. Il 3% è per le associazioni venatorie per fare convegni, illustrare proposte, per occasioni di incontro con i cacciatori. Infine il 25% alle Province per le attività di loro competenza.
In ultimo, abbiamo inserito che gli ATC concorrano al risarcimento dei danni all'agricoltura nella percentuale stabilita dal regolamento dei danni. Questa è un'altra cosa importante. La legge 157 dice che i danni all'agricoltura sono di competenza regionale e quindi la Regione deve istituire un apposito fondo. Ecco, l'abbiamo istituito con l'articolo 41. Con quel fondo chiediamo una compartecipazione, nella misura che il regolamento stabilirà, agli ATC. Con questo gli ATC, nella percentuale, non so, del 10-15-20-25-30%, sarà il regolamento a stabilirlo, avranno la certezza di risorse per la gestione e di risorse che andranno a contribuire al fondo regionale per la gestione dei danni agli agricoltori.
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Foschi.
Elisabetta FOSCHI. Questa legge torna in Aula per delle modifiche a seguito di alcuni articoli impugnati dal Governo, in particolare, come faceva riferimento il Presidente Badiali, quello dell’approvazione del calendario venatorio da parte dell’Assemblea legislativa; una norma che non è consentita e quindi tornerà ad essere la Giunta ad approvare ogni anno il calendario venatorio.
Mi auguro che gli emendamenti presentati, che vanno in direzione di eliminare il passaggio in Commissione quando sarà ora di approvare il calendario venatorio, vengano bocciati. Perché se l’Aula non può per legge approvare con provvedimento proprio il calendario venatorio che almeno non si tolga alla Commissione di esprimere sullo stesso un parere.
L’altro elemento impugnato riguarda l’opzione di caccia per gli ultrasessantacinquenni. Qui concordo con il Presidente Badiali, abbiamo optato per garantire comunque la possibilità di scelta, seppur limitata nelle giornate. Adeguandoci a quello che hanno fatto in altre regioni, dunque con l’auspicio che non ci si trovi nel paradosso che in alcune è consentito ed in questa regione no. E nel qual caso fosse chiedo non ci si arrenda subito a un eventuale provvedimento di impugnativa, ma si sostengano le ragioni che ci hanno indotto a modificare in questo senso la legge.
Gran parte del dibattito in Commissione si è svolto riguardo le modalità di caccia agli ungulati, lo si è concentrato sulla possibilità o meno di consentire la caccia in forma individuale e occasionale. Siamo stati diversi mesi a dibattere sulla pericolosità di questa forma di caccia al cinghiale, che potrebbe creare condizioni di grande pericolosità e non tutelare la salute non solo degli stessi cacciatori ma anche di altre persone.
Mi auguro quindi che gli emendamenti presentati dalla Giunta vengano opportunamente corretti e che l’Assemblea mantenga comunque quella posizione già espressa a luglio quando gli emendamenti dell’Assessore erano appunto stati cassati fondamentalmente proprio per il motivo della pericolosità. Perché se è vero che può essere data una risposta al mondo agricolo è vero anche che si ingenera una situazione di rischio decisamente alta.
Certamente sono d’accordo nel tutelare l’ambiente agricolo e l’ambiente venatorio, come pure nel dare garanzia di pagamento dei risarcimenti ai danni agricoli, che comunque abbiamo fatto opportunamente prevedendo che gli ATC concorrano insieme alla Regione al pagamento dei danni accertati.
Alcuni emendamenti da noi proposti vanno a ristabilire quello che l’Assemblea aveva già votato a luglio. Concordo quando la Commissione va a correggere gli aspetti impugnati, concordo di meno quando la Commissione approfitta della riapertura del dibattito in Aula per inserire articoli o provvedimenti già cassati dall’Aula stessa, quando cioè prova a riproporli sperando che l’Aula cambi idea. Se li avevamo bocciati a luglio è perché c’erano delle motivazioni, che poi tornerò a ribadire ad ogni singolo emendamento, quindi mi auguro che oggi non si cambi parere per altri motivi.
Dunque la valutazione del provvedimento è ovviamente vincolata all’esito che avranno gli emendamenti, sia quelli presentati da questa parte politica, dalla sottoscritta, sia quelli della Giunta ove alcuni rischiano di sconvolgere il testo uscito dalla Commissione.
Enzo MARANGONI. Ciò che ci sorprende è il fatto che venga messa mano a una legge così importante, così organica, con una certa leggerezza e a distanza di pochi mesi dalla sua promulgazione del luglio 2011.
La questione non è così tecnica, come ci ha detto il relatore di maggioranza, nel senso che la cosa puzza un po’. Sembra quasi che con la scusa di alcuni rilievi della Corte Costituzionale si trovi il pretesto, come ha detto poc’anzi la relatrice di minoranza, per rimettere mano, in verità, anche in parti per le quali la Corte Costituzionale nulla ha detto.
Io non sono assolutamente contrario alla caccia, ci mancherebbe, ma neppure un estremista ambientalista, e quindi non obbedisco a nessuna lobby se non della mia libera coscienza. Tanto è vero che tutto quello che è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale si avvicina molto ad alcuni emendamenti da me proposti (e se non sbaglio anche dal Consigliere Binci) in sede di approvazione della legge regionale n. 15 del 18 luglio 2011.
Allora mi viene spontanea una domanda: ma come Assemblea legislativa regionale dobbiamo continuare a fare sempre queste figuracce? Lo chiedo specialmente ai colleghi della maggioranza ma comunque a tutti. Dobbiamo essere sempre quelli che in qualche modo, magari per obbedire a logiche di lobby o di piccola bottega, promulgano le leggi che poi puntualmente in certi punti vengono “punite” dalla suprema Corte Costituzionale? Ricordo ad esempio che la stessa cosa successe con la legge urbanistica n. 34 del 1992.
La Corte Costituzionale dice che alcune norme sono, cito testualmente “difformi in termini di minor tutela per la fauna selvatica rispetto agli standard minimi sanciti a livello nazionale”.
Alcuni dei miei emendamenti bocciati, ad esempio, erano stati presentati proprio per non incappare in certe procedure di infrazione e per il mancato rispetto delle direttive europee, in particolare la Direttiva Uccelli. Ecco, c’erano una serie di emendamenti che guarda caso ritrovo nella concezione che ci impone la Corte Costituzionale.
Un’altra occasione persa con questa nuova approvazione della legge, anzi, chiamiamola riapprovazione, è quella del mancato recepimento – sicchè penso che probabilmente ancora una volta verremo “emendati” dalla Corte Costituzionale – di alcune direttive europee (2009/147/CE, 85/411/CE, 91/244/CE), al fine salvaguardare tutta una specie di uccelli che andrebbero appunto tutelate.
Quindi ancora una volta abbiamo legiferato male, la Corte ce lo ha evidenziato, e mi pare che ancora una volta non abbiamo imparato nulla, stiamo continuando a legiferare sulla base di spinte di lobby, che tutti quanti evidentemente abbiamo, e questo secondo me non è un buon segnale di lungimiranza del nostro ruolo, che dovrebbe essere quello di legislatori e non quello di incassatori della prima lobby che alza la voce.
Mirco RICCI. Questa modifica alla legge sulla caccia era un passaggio già previsto. In parte perché, come segnalava anche il Consigliere Marangoni, c’erano delle precisazioni richieste dal Governo che aveva appunto impugnato qualche articolo. Ma lo sforzo che ha fatto la Commissione portando in Aula questo testo, che modifica la precedente normativa votata da quest’Aula non molto tempo fa, è perché ha cercato non tanto di verificare la pressione venatoria sulle specie selvatiche o sull’occupazione degli spazi, no, è perché ha cercato di definire meglio - io spero definitivamente, ma ovviamente sono passaggi di riforme – la funzione gestionale in materia venatoria e di prelievo tra Ambiti di caccia, agricoltori e coloro che sono chiamati a dare un contributo, quindi ambientalisti e Enti locali. Il tema è questo.
La legge che ha istituito gli Ambiti territoriali di caccia, che sono lo strumento attraverso cui si fa l’attività libera, è del 1996, sono dunque passati diversi anni, quindi abbiamo cercato di capire la loro funzione e la loro efficacia e sicchè via via di aggiustarli. Siamo stati una delle ultime Regioni a passare attraverso una riforma delle forme di gestione dell’attività venatoria, ed in modo particolare in relazione al mondo dell’agricoltura che è uno dei grandi temi di questi anni, e questa proposta di legge in qualche modo cerca di risolverli.
Non si tratta di una lobby, Consigliere Marangoni, si tratta di circa 30 mila marchigiani che praticano la caccia e di migliaia di agricoltori che svolgono la loro attività prevalente nel territorio, che sono ovviamente sensibilità intrecciate.
Ed è evidente che c’è un interesse abbastanza ampio rispetto alla forma del prelievo venatorio, che in questa regione si vive in maniera diffusa e che storicamente è ormai consolidata.
Per cui il tema vero era come gestire meglio il territorio su uno dei conflitti, che è emerso in maniera deflagrante anche in quest’Aula, ossia il rapporto tra mondo agricolo e mondo venatorio.
Quindi ritengo che queste ulteriori modifiche vadano nella direzione giusta, quella cioè di migliorare e consolidare la gestione del territorio marchigiano, non solo quello della libera caccia ma anche quello protetto, fra le componenti essenziali, quindi tra il mondo venatorio, agricolo, ambientalista e Enti locali.
E’ evidente che su un tema così particolare come quello della caccia molte volte ci si trova, non solo in quest’Aula ma anche in altri luoghi, a confrontarsi e magari anche a dividersi, per cui non mi scandalizzo nemmeno se su qualche punto in quest’Aula può esserci un voto trasversale, è così perché è un tema ove appunto si intrecciano sensibilità diverse di merito, etiche, ecc..
Pertanto, ripeto, credo che complessivamente il lavoro fatto dalla terza Commissione vada bene - ringrazio il Presidente Badiali e gli altri componenti -, poi sui singoli emendamenti vedremo se si può aggiustare meglio l’articolato dalla stessa proposto.
PRESIDENTE. Non ci sono altri iscritti a parlare. Chiedo agli uffici se sono in grado di consegnarci gli ultimi emendamenti. (…) No, allora sospendiamo…(…) Presidente Badiali, semmai mi guida lei, io non so quali emendamenti…(…) Benissimo. Passiamo quindi alla votazione.
Emendamento n. 01/1 del Consigliere Acquaroli:
L'articolo 01 è abrogato.
Parere della Commissione? (…) Bene, parere favorevole.
(…) Presidente Badiali, quando prima le ho chiesto se eravamo pronti è perché volevo sapere se gli emendamenti sono negli articoli...(…) Sono sugli articoli successivi? Vorrei saperlo da voi.
Fabio BADIALI. Presidente, il primo emendamento è sull’articolo 4.
PRESIDENTE. Perfetto. Quindi andiamo avanti sino alla votazione dell’articolo 3.
Articolo 01 bis.
Emendamento n. 01bis/01 del Vicepresidente Petrini:
All'articolo 01 bis dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
“1 bis. Al comma 5 dell'articolo 7 bis della l.r. 7/1995 le parole “sentita la competente commissione consiliare” sono soppresse.”.
Emendamento n. 01bis/1 della Consigliera Foschi:
Articolo 01 bis, così come emendato. Lo pongo in votazione.
Articolo 01 ter Lo pongo in votazione.
Articolo 01 quater. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 1/1 del Consigliere Latini:
Emendamento n. 1 bis/1 della Consigliera Foschi. Ritirato.
Emendamento n. 1bis/2 del Consigliere Latini. Ritirato.
Articolo 1bis. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 1 ter/1 della Consigliera Foschi:
L'articolo 1 ter è soppresso.
Elisabetta FOSCHI. Questo emendamento è stato proposto per lasciare la legge così come formulata nella seduta di luglio; tra l’altro l’esito di quel testo fu a seguito dell’approvazione di un emendamento che aveva il parere favorevole del Presidente del Gruppo PD Mirco Ricci.
Quindi siccome è stato poi un volere della Commissione cambiare di nuovo la normativa, nonostante l’Aula si fosse espressa chiaramente sul numero degli ATC, penso sia giusto ritornare alla formulazione così come l’Aula l’aveva approvata piuttosto che cambiarla.
Mirco RICCI. Come dicevo, questo è uno di quei punti che potrebbe vedere anche un’espressione di voto diversa. Io ho difeso l’impostazione della vecchia legge, cioè quella di una divisione del territorio regionale con un numero di ambiti ristretto, ma non perché si voleva impedire ad altre realtà di prevederne altri, ma perché la morfologia di questa regione per vallate ha sempre favorito l’integrazione di carattere demografico, sociale, turistico, culturale, per la caccia. Per cui era un errore costruire ambiti diversi da quelli realizzati lungo le vallate fluviali. E’ per questo che abbiamo sempre limitato il numero degli ambiti a due, massimo tre riferiti a queste aree omogenee che sono appunto le vallate fluviali.
Se si vuole invece costruire un reticolo di ambiti di tre, quattro o cinque secondo me commettiamo un errore grave. Anche perché non è vero che chi ha un ambito in più nell’area montana può stabilire da solo i parametri di accesso o la densità dei cacciatori, se hai un ambito dell’area montana dovrai avere gli stessi parametri tra rapporto cacciatori e territorio della zona costiera. Quindi l’ambito dell’area montana dovrà per forza acquisire un numero di cacciatori non residenti pari a una media provinciale o a una media regionale.
Avrebbe semmai significato in forma gestionale sulla base di esperienze, che però noi in questi anni non abbiamo fatto.
Io avevo anche preso in considerazione il poter discutere di un terzo ambito, se invece si vuole frazionare in più di due o tre ambiti secondo me diventa un contraccolpo enorme, creeremmo così disaffezione, conflitto in un settore abbastanza equilibrato.
Quindi o si subemenda l’emendamento. in maniera tale che si torna al testo originario nel quale si prevedeva non più di tre ambiti, il terzo con voto a maggioranza degli ambiti stessi della provincia, oppure si afferma per la provincia di Pesaro, come nelle altre, non più di due ambiti, fatto salvo per Fermo e Ascoli che hanno un regolamentazione leggermente diversa per ragioni oggettive.
Per cui quella parola “almeno”, come suggerisce anche il Consigliere Traversini, non sia una parola che rende possibile una gestione ordinata del sistema degli ambiti, perché “almeno” vuol dire che possono proliferare fino a un numero non definito, e a me sembra che non lo possiamo reggere.
Quindi per adesso fisserei a un numero di due ambiti, oppure si torna alla formulazione del testo originario che prevedeva un massimo di tre, ma era condizionato al voto dei due ambiti stessi in quella provincia.
Gino TRAVERSINI. La Commissione non fa altro che riproporre quello che già aveva fatto l’altra volta. L’altra volta era già stato approvato dalla Commissione. Questa volta non è un emendamento Traversini. (…) L’ha proposto la Commissione. L’altra volta è stato bocciato in Aula, seppure per poco (uno o due voti). E siccome c’era stata una discussione c’è sembrato opportuno riproporla.
Anche perché c’è un po’ di confusione, nel senso che l’articolo della legge proposta dice almeno due, ma non aumenta nulla, sposta solamente il ragionamento del dibattito se farne tre o quattro in provincia. In realtà non istituisce nulla. Semmai si va incontro a un’esigenza di dibattito richiesta da una parte, soprattutto dalla provincia di Pesaro - ma potrebbe essere anche della provincia di Ancona, questo non lo so - degli agricoltori e dei cacciatori che chiedono forme diverse e più efficaci per la gestione della caccia, più rispondenti. Avere infatti un tavolo in più di concertazione tra cacciatori e agricoltori significa dare risposte più efficaci.
E questa non è una fantasia, è in base a un ragionamento che ha degli elementi fondamentali che sono legati al numero degli ATC che spesso ci sono nelle altre province; regioni come l’Emilia Romagna, che è molto simile a noi, parte da quattro ATC e arriva addirittura a nove.
E il ragionamento che abbiamo fatto nella legge vede negli ATC aumentare le competenze. E quindi aumentarne il numero significa dare ancora più responsabilità sul territorio.
La legge nazionale prevedeva le aree omogenee per gli ATC. Allora ditemi voi che area omogenea è un’area che parte da Fano e arriva al Monte Catria? Non esiste area omogenea.
Ripeto, non si istituisce assolutamente nulla, per istituire un ATC c’è bisogno del voto del 50% dell’attuale ATC e c’è bisogno della proposta della Provincia.
Quindi se viene approvata la legge com’è e viene rigettato l’emendamento si sposta il ragionamento in Provincia, si apre un confronto, non si chiudono le porte a chi vuole confrontarsi su un problema di gestione del territorio, si analizzano le cose, dopodiché se c’è una maggioranza ampia che la Provincia ritiene opportuna e se c’è addirittura la maggioranza dell’ATC attuale, il che sarà molto complicato, si istituirà un nuovo ATC.
Non si possono chiudere le porte al dibattito, nascondendosi anche dietro forme di ragionamenti legati ai costi, che non c’entrano nulla, ma che spesso si sentono fare. Nell’entroterra c’è la possibilità di avere tranquillamente sedi dalle istituzioni, i membri degli ATC non percepiscono nulla se non i rimborsi, il revisore dei conti è unico e quindi non c’è nessuna spesa in più, l’unica spesa è la segreteria ma che potrebbe essere tranquillamente condivisa tra più ATC. Quindi non ci sono spese aggiuntive, c’è solo la possibilità, in base a quei princìpi che dicevo, di responsabilità degli ATC e di un numero maggiore che c’è in altre province, di dare una risposta a chi ha sollevato un problema di gestione.
E, guardate bene, i danni non riguardano solo i cacciatori, è una risposta anche agli agricoltori. Perchè avere zone omogenee significa che nel caso di presenza di danni al cinghiale avere un ATC che tratta in maniera particolare significa essere innanzitutto più efficaci rispetto alla problematica ma anche più rispondente rispetto alle esigenze degli agricoltori.
Avere un tavolo in più dove si confrontano queste due parti ritengo favorisca la gestione della caccia.
Aggiungo anche che queste chiusure al dibattito secondo me non fanno bene nella gestione della caccia tra cacciatori della costa e dell’entroterra. Inoltre se rimarranno i due ATC vincolati, da domani, soprattutto nella provincia di Pesaro – lo dico a Ricci che si è battuto sempre per due – nessuno vieta che invece di una formazione, assurda, ritengo, di una provincia divisa a metà longitudinalmente…
PRESIDENTE. Mi scusi, Consigliere, la prego di concludere.
Gino TRAVERSINI. Finisco Presidente. Si ragionerà, dicevo, per fare sempre due ATC però in maniera trasversale, con una sede a Pesaro e una a Urbino, con un’area omogenea dell’entroterra.
PRESIDENTE. Emendamento n. 1 ter/1. Lo pongo in votazione.
Ora sospendiamo la seduta in quanto gli uffici stanno assemblando gli altri emendamenti e quindi non ho materiale su cui lavorare. Riprenderemo appena gli uffici avranno terminato i loro lavoro.
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Chiedo ai colleghi di rientrare in Aula, grazie. Faccio presente che essendo stato approvato l’emendamento Foschi, soppressivo dell’articolo 1 ter, tutti gli altri emendamenti presentati al medesimo articolo ovviamente decadono.
Emendamento n. 1 quater/1 del Vicepresidente Petrini. Ritirato.
“01. II comma 2 dell'articolo 18 della Lr. 7/1995 è sostituito dal seguente:
2. Il presidente della provincia, entro trenta giorni dall'approvazione dei criteri e indirizzi regionali di cui all'articolo 4, nomina, per ciascuno ambito territoriale, un comitato così composto:
a) un rappresentante della provincia, esperto in materia faunistico-venatoria;
b) un rappresentante del comune con maggior superficie agro-silvo-pastorale compreso nell'ambito stesso e un rappresentante delle comunità montane;
c) quattro rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative;
d) quattro rappresentanti delle organizzazioni venatorie riconosciute a livello nazionale;
e) tre rappresentanti delle organizzazioni protezionistiche;
f) un rappresentante dell'Ente nazionale della cinofilia italiana.
I rappresentanti di cui alle lettere c), d), e) ed f) sono designati dalle rispettive organizzazioni provinciali in base al principio della rappresentatività nel territorio e sono scelti fra persone residenti nell'ambito territoriale di caccia.”.
Paolo PERAZZOLI. L’emendamento propone un adeguamento vero alle percentuali che prevede la legge tra il mondo agricolo, il mondo venatorio e i Comuni. Portando a quindici riusciamo a rispettare meglio le percentuali, che oggi non sono appunto rispettate perfettamente. E allo stesso tempo inseriamo l’associazione Enci (Ente nazionale della cinofilia italiana) i cui componenti non sono solo cacciatori.
Ritengo sia una cosa utile.
PRESIDENTE. Parere della Commissione?
Fabio BADIALI. Contrario. Su questo abbiamo fatto una grande discussione anche in Commissione. Un Comitato di gestione composto da quindici membri è ingestibile. Negli undici vengono rappresentate tutte le categorie, come previsto dalla legge 15, quindi se facciamo la forzatura a metterci quello dell’Enci significherebbe aggiungerne uno a tutti gli altri, diventerebbe pletorico e non gestibile.
Subemendamento n. 2/2/1 dei Consiglieri Acacia Scarpetti e Eusebi:
Dopo le parole “Consigliere provinciale” aggiungere le seguenti: “, di Sindaco, di Assessore comunale e di Consigliere comunale”.
Elisabetta FOSCHI. Visto che si tratta di un subemendamento ad un emendamento da me presentato volevo precisare che quest’ultimo riguarda le incompatibilità che secondo me vanno indicate tra il presidente degli ATC e le cariche di amministratori di quegli enti che, per la legge che andiamo a votare, esercitano un controllo sull’attività dell’ATC. Siccome il controllo è effettuato dalle Province e dalla Regione mi sembra opportuno precisare che gli amministratori regionali e provinciali siano incompatibili con il ruolo di presidente dell’ATC. Questo è il principio che forma l’emendamento. I Comuni non hanno competenza diretta.
Luca ACACIA SCARPETTI. Il Gruppo Italia dei Valori è fortemente d’accordo con la proposta della Consigliera Foschi. Tant’è che la proposta stessa ha avuto un voto favorevole anche della Commissione.
Siccome sta passando in Italia la scuola di pensiero per cui non va bene il controllo controllato, e l’emendamento va in questa direzione, siccome in Italia da qui a pochi mesi si perderanno circa il 70% di posizioni locali politiche, perché c’è una razionalizzazione estrema e direi anche ben accetta, allora il percorso secondo noi deve essere totale. Anche perché, come sembra, se nelle Province (che non saranno chiuse ma saranno enti di secondo livello) scompariranno i consigli, le giunte, forse rimarranno solo dieci persone, poi il peso politico periferico si sposterà obbligatoriamente sui Comuni.
Quindi ecco perchè, sposando la tesi che ha proposto la Consigliera Foschi e che ha accettato la Commissione, ci sembrava più completo credere fino in fondo a questa nuova visione della politica locale.
Fabio BADIALI. Sull’emendamento della Consigliera Foschi la Commissione ha detto sì. Quando ci dice che è incompatibile il Presidente della Regione, l’Assessore regionale, il Consigliere regionale e il Presidente della Provincia è un fatto che ci può anche stare. Però io sono anche molto convinto che le norme di incompatibilità generale sono stabilite dalle leggi, la Regione non è che può fare una normativa per dire che quello o quell’altro diventano incompatibili. Se secondo l’umore e la percezione di un Consigliere regionale o secondo l’antipatia o la simpatia si fa una legge non ne veniamo più fuori. C’è la legge nazionale che dice chi è incompatibile e chi no.
Comunque, ripeto, l’emendamento della Consigliera Foschi poteva anche andare. Però aggiungere anche i Consiglieri comunali e gli Assessori comunali, bèh, il Consigliere di Rocca Cannuccia che non ha nessun potere con la gestione della caccia della provincia o della regione che cosa c’entra con queste cose qui!
Quindi secondo il mio parere personale e come relatore dico che sul subemendamento va votato contro mentre sull’emendamento della Consigliera Foschi ognuno decida a propria coscienza e intelligenza.
PRESIDENTE. Subemendamento n. 2/2/1 Lo pongo in votazione.
(…) Bene. Chiedo agli uffici di aggiungere che la Consigliera Ciriaci ha votato contro.
Emendamento n. 2/2 della Consigliera Foschi:
All'articolo 2, prima del comma 1, inserire il seguente comma:
“01. All'articolo 18 della l.r. 7/1995 dopo il comma 3 è inserito il seguente:
3 bis. Le cariche di presidente e componente del Comitato di gestione degli ATC sono incompatibili rispettivamente con quelle di Presidente della Regione, di Assessore regionale, di Consigliere regionale, di Presidente della Provincia, di Assessore provinciale e di Consigliere provinciale.”.
Emendamento aggiuntivo n. 02 bis/1 della Consigliera Foschi. Ritirato.
Emendamento n. 02 bis/2 della Consigliera Foschi:
“Articolo 02 bis (Modifica all'articolo 19 della l.r. 7/1995)
1. Al comma 7 dell'articolo 19 della l.r. 7/1995 sostituire la parola “provvedono” con la parola “concorrono”.
Parere favorevole della Commissione. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 02 bis/3 del Vicepresidente Petrini. Ritirato.
Emendamento n. 4/1 del Consigliere Latini. Ritirato.
Emendamento n. 4/2 del Consigliere Perazzoli:
Se passa decadono gli emendamenti n. 4/3 e n. 4/4.
Paolo PERAZZOLI. Questo emendamento va votato, ma ognuno deve sapere ciò che andrà a votare…(…) Eh no, perché alcuni emendamenti passano magari senza che si presti attenzione! L’altro mio emendamento lo abbiamo votato in sedici! (…) Io quando si votano gli emendamenti sono sempre presente ed attento perché voglio sapere quello che voto.
Qui si tratta, dicevo, della possibilità o meno di fare la caccia al cinghiale in forma singola. E’ chiaro! Il mio emendamento invece la vieta.
La motivazione dell’articolo è perché si dice che si permette la caccia solo nelle zone dove i cinghiali non ci dovrebbero stare, nelle zone non vocate, la cosiddetta zona C che verrà stabilita nel regolamento.
Ecco, lì i cinghiali non ci dovrebbero stare e quindi ritengo non si potrebbe andare a caccia di un qualcosa che non c’è.
Allora se non passa questo emendamento che cosa succederà? Succederà che se i cinghiali non ci sono ci verranno portati. Le cose bisogna saperle! Quindi ci sarà un aumento di questi ungulati.
Oggi la caccia ai cinghiali è consentita solo quando si ravvede che la presenza di questi animali è in esubero rispetto a quanto prevede legge.
Quindi se si vota contro questo emendamento si permette la caccia singola, con tutto quello che potrà comportare; io in tre anni, cioè da quando mi interesso di questo tema, ho capito che il mondo della caccia ha equilibri molto fragili, e siccome si parla di fucili è meglio andarci cauti!
Fabio BADIALI. Il collega Perazzoli ha fatto bene a spiegare le motivazioni del suo emendamento. Però la Commissione su questo ha espresso parere contrario. Perché? Perché abbiamo limitato la caccia al singolo e occasionale solo nelle zone C, cioè nelle zone non vocate al cinghiale. E questo non contrasta né con le squadre né con la braccata né con la girata, insomma non dà fastidio a nessuno.
Ritengo sia una buona mediazione, toglierla completamente significherebbe non tener conto di tutto un altro mondo venatorio. (…) La mediazione è soltanto nelle zone C, dove cioè non ci dovrebbero essere i cinghiali, e se un cacciatore dovesse incontrarne uno gli può sparare.
Emendamento n. 4/3 del Vicepresidente Petrini. Ritirato.
Emendamento n. 4/4 della terza Commissione:
“2. Al comma 6 bis dell’articolo 27 della l.r. 7/1995 sono aggiunti in fine i seguenti periodi: E’ consentito l’abbattimento del cinghiale in forma individuale con fucile ad anima liscia nelle aree non vocate alla presenza della specie medesima, individuate dal regolamento di cui all’articolo 27 bis e secondo le modalità di prelievo stabilite dal calendario venatorio regionale. Nelle stesse aree è consentito l’abbattimento occasionale del cinghiale senza l’ausilio del cane da seguita.”.
Emendamento n. 5/1 del Vicepresidente Petrini. Ritirato.
Emendamento n. 5/2 del Vicepresidente Petrini:
“1 ter. Il comma 7 dell'articolo 27 bis è soppresso.”.
Emendamento n. 8/1 del Vicepresidente Petrini:
Al comma 1 dell'articolo 30, così come sostituito, le parole “e previo parere della commissione consiliare competente” sono soppresse.
Fabio BADIALI. Il calendario venatorio ha l’autorizzazione dell’Ispra e dell’OFR. Tornare in Commissione significa soltanto una burocrazia che non ci cambia assolutamente niente.
Elisabetta FOSCHI. Uno degli assi portanti della legge votata a luglio era il fatto che il calendario venatorio veniva varato dall’Assemblea legislativa con una propria legge. Ora è vero che questo è stato cassato, però il fatto che si possa esprimere l’organo eletto per tramite della Commissione a me sembra importante. Da un provvedimento approvato dall’Assemblea legislativa, che ci vedeva (a prescindere dal pronunciamento che c’è stato dalla Corte Costituzionale) comunque tutti favorevoli, passare ad escludere anche il passaggio in Commissione mi sembra paradossale.
Per cui per la questione dei tempi si tratta solo di organizzarsi, nessuno vuole andare incontro a ritardi o a disfunzioni di altro tipo, mi preoccupa invece il fatto che si tenda a non mandare più in Commissione nessun regolamento e nessun provvedimento.
Inoltre il calendario venatorio non è vero che è solo vincolato e dipendente da quello che dice l’Ispra.
Chiedo dunque che torni in Commissione e che la stessa si esprima.
PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Badiali, ne ha facoltà.
Fabio BADIALI. Solo per una maggiore chiarezza, Presidente. Nella precedente legge abbiamo inserito il calendario venatorio per legge in quanto aveva un senso giuridico, non era infatti possibile il ricorso al Tar da parte dei cittadini. Siccome questo è stato impugnato e quindi non è possibile inserirlo, a questo punto è un atto amministrativo, allora tanto vale che lo faccia la Giunta, sentito il parere dell’Ispra e dell’OFR. Per cui non avremmo nessuna possibilità di cambiare i pareri dati in maniera scientifica.
Ecco, è per fare chiarezza. Poi se uno lo vuol far venire in Commissione non è un problema, è soltanto, ripeto, per sburocratizzare un po’ la procedura.
PRESIDENTE. Emendamento n. 8/1. Lo pongo in votazione.
Prego, Assessore Petrini.
Paolo PETRINI. Presidente, chiedo qualche minuto di sospensione in quanto la Commissione deve formulare un subemendamento.
PRESIDENTE. Se i tempi sono limitati non c’è alcun problema. Direi addirittura di rimanere in Aula, altrimenti da due minuti potremmo andare a finire a venti
PRESIDENTE. Essendo pervenuto il subemendamento, riprendiamo i lavori.
Emendamento n. 8 bis/1 della terza Commissione:
Al comma 1 le parole “per un massimo di tre unità” sono soppresse.
Emendamento n. 8 bis/2 della terza Commissione:
Sostituire il comma 2 dell'articolo 8 bis con il seguente:
“2. Il comma 8 dell'articolo 31 della l.r. 7/1995 è sostituito dal seguente:
8. Non sono consentiti nuovi appostamenti fissi sia per colombacci che per acquatici ad una distanza inferiore a metri 300. La distanza è misurata tra i capanni principali. Tale distanza è ridotta a metri 150 per appostamenti per piccola selvaggina posti a terra (nocetta) per i quali non è previsto l'impianto di capanni sussidiari. Sono in ogni caso fatte salve, anche con riferimento alle disposizioni di cui comma 7, le diverse distanze relative agli appostamenti fissi preesistenti alla data di entrata in vigore della presente legge.”.
Emendamento n. 8 bis/3 della terza Commissione:
"2 bis. Il comma 9 dell'articolo 31 della l.r. n. 7/95 è sostituito dal seguente:
9. Ferma restando l'esclusività della forma di caccia, ai sensi e per gli effetti del disposto dell'articolo 27, è consentito al titolare e alle persone dallo stesso autorizzate solo il recupero, in attitudine di caccia ed anche con uso del cane, della selvaggina ferita, entro un raggio di metri 200 dal capanno principale e 300 metri dal capanno principale per acquatici.
2 ter. Il comma 10 dell'articolo 31 della l.r. n. 7/95 è sostituito dal seguente:
10. Durante l'esercizio venatorio da appostamento è vietata, salvo consenso del titolare, la caccia in forma vagante ad una distanza inferiore a metri 200 dal capanno principale per colombacci e piccola selvaggina a terra e metri 300 dal capanno principale per acquatici.".
Emendamento n. 8 bis/4 della terza Commissione:
"4. Il comma 17 dell'art. 31 della l.r. 7/95 è sostituito dal seguente: 17. Gli appostamenti temporanei non possono essere situati a distanza inferiore a metri 100, salvo accordo tra coloro che approntano limitrofi appostamenti temporanei, e dalle zone previste dal comma 7, a metri 150 da un appostamento fisso per piccola selvaggina posti a terra (nocetta), a metri 300 dal capanno principale, se trattasi di appostamento per colombacci o acquatici, salvo quanto previsto dal comma 20.".
Emendamento n. 8 bis/5 della terza Commissione:
"5. Il comma 18 dell'art. 31 della l.r. 7/95 è sostituito dal seguente: 18. L'appostamento fisso per colombacci o per acquatici può essere costituito da un capanno principale e da capanni sussidiari che sono posti ad una distanza massima di metri 75 dal capanno principale per colombacci e metri 100 per acquatici in prossimità di laghi, stagni, prati allagati.”.
Articolo 8 bis, così come emendato. Lo pongo in votazione.
Al seguente emendamento n. 8ter/1 del Vicepresidente Petrini:
L'art. 33 della l.r. 7/95 è sostituito dal seguente:
“Art. 33 (Zone per l'allenamento e l'addestramento dei cani e per le gare e le prove cinofile)
1. Le Province, anche concordemente tra di esse, istituiscono le zone destinate all'allenamento e addestramento dei cani da caccia ed alle gare cinofile (in seguito ZAC), e ne affidano la gestione agli ATC, alle associazioni venatorie riconosciute, alle associazioni cinofile ed alle associazioni professionali degli addestratori cinofili, nonché ad imprenditori agricoli singoli o associati.
2. L'emanazione del provvedimento di cui al comma 1 è condizionato al consenso dei proprietari o dei conduttori del fondo.
3. La superficie complessiva destinata all'istituto delle ZAC è stabilito dai Piani faunistici-venatori provinciali e comunque nel rispetto di quanto indicato con i Criteri ed indirizzi regionali per la pianificazione faunistico-venatoria e dall'art. 3 della l.r. 7/95 . Le autorizzazioni concesse all'interno delle Aziende Agrituristico-Turistico-Venatorie non concorrono al raggiungimento delle citate superfici.
4. L'addestramento, l'allenamento e le gare di cani possono svolgersi anche su fauna selvatica naturale.
5. Nelle ZAC in cui è previsto l'abbattimento deve essere esclusivamente utilizzata fauna selvatica di allevamento.
6. La Provincia, all'interno delle ZAC, può effettuare il controllo ai sensi dell'articolo 25.
7. La Giunta regionale stabilisce con regolamento i criteri e modalità di istituzione, autorizzazione e gestione delle ZAC.”.
Sono stati presentati alcuni subemendamenti
Subemendamento n. 8 ter/1/1 della terza Commissione:
Subemendamento n. 8 ter/1/2 della terza Commissione:
Al comma 3 le parole “e dell’articolo 3 della l.r. 7/1995” sono soppresse, e dopo le parole “Agrituristico turistico venatorie” aggiungere le seguenti: “e Aziende faunistico venatorie”.
(…) Ci sono problemi?
Paolo PETRINI. Il problema l’ha rappresentato il Presidente. Ossia, io ho presentato l’emendamento n. 8 ter/1, poi è stato modificato dalla Commissione che ha eliminato il capoverso 2 e sul capoverso 3 la frase “e dall’articolo 3 della l.r. 7/1995”, poi ha aggiunto alle Aziende turistico venatorie anche quelle faunistiche, poi al comma 7 la parola “regolamento” è stata sostituita con l’espressione “proprio atto”.
PRESIDENTE. Subemendamento n. 8 ter/1/2. Lo pongo in votazione.
Subemendamento n. 8 ter/1/3 della terza Commissione:
Al comma 7 la parola “regolamento” è sostituita dalle seguenti: “proprio atto”.
Articolo 8 ter. Lo pongo in votazione. (…) No, scusate, non dobbiamo votare l’articolo, bensì l’emendamento sostitutivo n. 8 ter/1. Annulliamo quest’ultima votazione.
Emendamento n. 8 ter/1, così come emendato, del Vicepresidente Petrini:
Articolo 8 quater.
Emendamento n. 8 quater/01 della terza Commissione:
Il comma 1 dell'art. 8 quater è sostituito dal seguente:
"1. Il comma 1 dell'art. 34 della l.r. 7/1995 è sostituito dal seguente: 1. Una quota del fondo regionale di cui all'art. 41 è destinata a far fronte ai danni non altrimenti risarcibili arrecati alla produzione agricola e alle opere approntate sui terreni coltivati o a pascoli dalla fauna selvatica, in particolare da quella protetta, e dall’esercizio dell'attività venatoria è costituito un fondo regionale destinato alla prevenzione e ai risarcimenti. L'entità del fondo è stabilita secondo le modalità di cui all'art. 41.”.
Emendamento n. 8 quater/1 del Vicepresidente Petrini. Ritirato.
Emendamento n. 8 quater/2 dei Consiglieri Foschi, Bugaro:
Al comma 1, terzo rigo, la parola “risarcimento” è sostituita con: “indennizzo”.
Emendamento n. 8 quater/3 della Consigliera Foschi:
"1 bis. Il comma 3 dell'art. 34 della l.r. 7/1995 è sostituito dal seguente:
Con il fondo di cui al comma 1, gli ATC risarciscono i danni provocati dalla fauna selvatica alle coltivazioni agricole nelle zone di ripopolamento e cattura se gestite, nelle zone di sperimentazione e nei centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica, nel territorio di caccia programmata, nella misura prevista dal Regolamento per la prevenzione e risarcimento dei danni.”.
Emendamento n. 8 quater/4 del Vicepresidente Petrini:
“1 bis. All'articolo 34, comma 3, le parole 'Con il fondo di cui al comma 1' sono soppresse.”.
Emendamento n. 8 quater/5 dei Consiglieri Foschi, Bugaro:
Dopo il comma 1 inserire il comma 1 bis:
“1 bis. Al comma 3 dell'articolo 34 della l.r. 7/1995 la parola “risarciscono” è sostituita con la parola: “indennizzano”.”.
Emendamento n. 8 quater/6 del Consigliere Latini. Decaduto.
Subemendamento n. 8 quater/7/1 della Consigliera Foschi:
Al comma 1 la parola “10” è sostituita con la parola: “20”.
Emendamento n. 8 quater/7 della Consigliera Foschi:
"1 bis. Alla fine del comma 3 dell'art. 34 della l.r. 7/1995 è inserito il seguente periodo:
Gli stessi, in caso di insufficienza del fondo, sono tenuti a concorrere fino al 10 per centro dei danni quantificati e liquidati tramite le quote versate dai singoli soci. L'entità del Fondo è determinata con legge regionale di approvazione del bilancio di previsione.”.
Emendamento n. 8 quater/7/bis della terza Commissione:
Al comma 2, che modifica il comma 5 dell’articolo 34 della l.r. 7/1995, dopo la lettera a) è inserita la seguente:
“a bis) il responsabile dell’ufficio competente dell’amministrazione provinciale o suo funzionario delegato”.
Emendamento n. 8 quater/8 del Consigliere Zaffini:
Al comma 2: la lettera c) del comma 5 dell'articolo 34, così come sostituito, è sostituita dalla seguente: “c) un rappresentante per ogni associazione venatoria”.
Emendamento n. 8 quater/9 del Vicepresidente Petrini:
"2 bis. Al comma 6 bis dell'articolo 34 della l.r. 7/1995 le parole “previo parere della competente commissione consiliare” sono soppresse”.
Fabio BADIALI. Assessore, questo è il regolamento del risarcimento dei danni ove rientra anche la percentuale su cui poi gli ATC saranno chiamati a concorrere...
Paolo PETRINI. Lo ritiro.
Fabio BADIALI. Bene, grazie.
PRESIDENTE. Emendamento n. 8 quater/9. Ritirato.
Articolo 8 quater, così come emendato. Lo pongo in votazione.
Articolo 8 quinquies. Lo pongo in votazione.
Articolo 8 sexties. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 8 septies/1 del Consigliere Cardogna:
Prima del comma 1 è inserito il seguente 01:
“01. Al comma 1 dell'art. 39 della l.r. 7/1995, dopo la lettera e) sono aggiunte le seguenti lettere:
"e) bis. cacciare nelle aree circostanti ai Centri di Educazione Ambientale di cui alla l.r. 30 dicembre 1974 n. 52 secondo le delimitazioni stabilite dalla Giunta Regionale, al fine di garantire lo svolgimento delle attività didattiche all'aperto in condizioni di assoluta sicurezza;
e) ter. cacciare a distanza inferiore a 400 (quattrocento) metri dalle strutture alberghiere ed extralberghiere, di cui dalla legge regionale 11 luglio 2006 n. 9 (Testo unico delle norme regionali in materia di turismo) nonché dalle strutture adibite ad attività agrituristiche e di turismo rurale.".
Emendamento n. 8 septies/2 del Consigliere Cardogna:
“1 bis. Al comma 1 dell'art. 39 della l.r. 7/1995, dopo la lettera f) è aggiunta le seguente:
“f) bis. "i divieti di cui alla lettera f) si applicano anche alla viabilità inserita nella rete escursionistica Marche (RESM) di interesse pubblico così come definita dalla l.r. 18 gennaio 2010 n. 2.".
Emendamento n. 8 septies/3 del Consigliere Cardogna:
“2. La lettera m) del comma 1 dell'art. 39 della l.r. 7/1995 è sostituita integralmente con la seguente:
“m) cacciare su terreni coperti in tutto o nella maggior parte di neve”.
Ha la parola il Consigliere Cardogna. Consigliere. Le faccio presente, Consigliere, che quello che lei chiede è già previsto dalla legge.
Adriano CARDOGNA. Da quale legge, Presidente?
PRESIDENTE. Sia la 7 che la 157. Attualmente la legge prevede che è vietato cacciare nei terreni coperti da neve.
Adriano CARDOGNA. Se ho presentato l’emendamento così non è interpretabile, Presidente.
Ci tengo a dire che questo emendamento come quelli precedenti – ma poi lo spiegherò meglio nella mia dichiarazione di voto – sono soltanto degli elementi che mi ostino a ripresentare per cercare di creare una relazione tra i cittadini cacciatori e i cittadini non cacciatori, entrambi portatori di istanze e di esigenze che occorrerebbe in qualche modo conciliare.
PRESIDENTE. Emendamento n. 8 septies/3. Lo pongo in votazione.
Articolo 8 septies. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 9 bis/1 della Consigliera Foschi:
Alla lettera b) del comma 3 dell'articolo 41, così come sostituito, sostituire il numero “25” con il numero “24”.
Emendamento n. 9 bis/2 della Consigliera Foschi. Decaduto.
Emendamento n. 9 bis/3 del Vicepresidente Petrini:
Al comma 4 dell'articolo 41 della l.r. 7/1995, come sostituito dall'articolo 9 bis, le parole “previo parere della competente commissione consiliare” sono soppresse.
Articolo 9 bis, così come emendato. Lo pongo in votazione.
Passiamo alle dichiarazioni di voto. Voglio prima ricordare che sulla votazione finale della proposta di legge, a cui procederemo una volta concluse le dichiarazioni di voto, necessita la maggioranza assoluta.
Ha chiesto la parola il Consigliere Zaffini, ne ha facoltà
Roberto ZAFFINI. E’ intanto per ribadire che in quest’Aula ogni sei mesi si mette mano alla legge sulla caccia n. 7/1995 - (…) qualcuno mi dice ogni tre mesi, ma in ogni caso è con una frequenza molto elevata –. Probabilmente è perché non si trovano gli equilibri giusti per tutelare gli interessi di bottega, le proprie lobby. E quindi alla fine non si riesce neppure a dare una risposta seria ed appropriata al mondo della caccia, al mondo ambientalista, al mondo della fauna e soprattutto al mondo agricolo.
In questi mondi non si respira affatto tranquillità, anzi, in questo periodo c’è un clima molto teso, ci sono delle situazioni insostenibili, in alcune riunioni si è arrivati persino, così mi è stato detto, alle minacce e alle zuffe.
Quindi, ecco, qui si respira tutt’altra aria di quanto succede sul territorio ove probabilmente si potrebbe arrivare anche a qualcosa di più grave.
Per quanto riguarda il controllo degli ungulati ogni anno ci sono da una parte centinaia e centinaia di migliaia di euro di danni nei confronti dei nostri agricoltori (che già stanno vivendo un periodo assai magro, anzi, direi magrissimo), poi dall'altra ci sono i cinghialai, che dovrebbero porre rimedio all'esubero, ma che invece a loro volta diventano il soggetto del problema, infatti se non ci fossero i cinghiali non ci sarebbero neppure i cinghialai. Insomma, è il classico serpente che si morde la coda. Per cui anche qui: tutti hanno famiglia e tutti portano voti.
E’ cioè un giro infernale che a monte nessuno vuole risolvere veramente soprattutto per questioni di caccia, ma quale caccia? La caccia dei voti!
La legge prevede che i prelievi – peraltro qui per essere più delicati si usa prelievo e non abbattimento – verranno effettuati da cacciatori abilitati dalla Regione mediante specifici corsi e prove d'esame, mentre le Province rilasceranno i diplomi e i tesserini di riconoscimento. Per cui i prelievi verranno effettuati da cacciatori abilitati.
Allora ecco che anche qui ci sono nuove riserve, nuovi orticelli che vengono gestiti dai soliti noti e dalle solite associazioni.
Pertanto quello che si controlla non è tanto il numero degli ungulati quanto il numero dei vassalli che devono raccogliere i voti nel territorio. La caccia in questo momento serve solo a questo. Non dà nessuna risposta vera né agli ambientalisti né agli agricoltori, a nessuno.
Alla fine con questo regolamento sarà veramente impossibile mantenere la popolazione del cinghiale ad un livello sostenibile.
Ciò che io propongo, ad esempio, è un commissario prefettizio che gestisca in maniera determinata e svincolata da ogni interesse di bottega, al fine così di poter veramente riequilibrare il rapporto degli ungulati sul territorio. Solo un soggetto esterno potrebbe veramente fermare un simile dramma per gli agricoltori.
Peraltro il cinghiale, aggiungo, è una selvaggina stanziale, quindi si dovrebbe prevedere di cacciarlo insieme ad altri animali come la lepre e il fagiano.
Voglio dire che sono problemi che si potrebbero risolvere in maniera più opportuna.
Pertanto voterò contro questa proposta di legge perché non risolve assolutamente alcun problema, se non riequilibrare il voto di quei pochi cacciatori che ancora ci sono sul territorio.
Massimo BINCI. Anch’io voglio evidenziare, come dire, la tossicodipendenza di questa Assemblea legislativa nel legiferare leggi sulla caccia, c’è una pulsione a parlare continuamente delle problematiche e delle tecniche di caccia.
Secondo me queste risorse sarebbe invece meglio dedicarle per uno studio più complessivo sull’equilibrio della fauna selvatica, e non, rispetto al nostro territorio.
Si tenta di estromettere il più possibile l’Ispra, che è un organismo nazionale del Ministero, per inserire invece un osservatorio regionale di controllo politico. Ossia la tecnica viene piegata al volere della politica e di certi interessi particolari.
Oltretutto, come precedentemente rimarcato, rispetto ai tentativi di liberalizzazione della caccia è una pretesa assurda il voler cercare di modificare la legge nazionale, che ovviamente ha un valore superiore rispetto alla legge regionale. I tentativi di questa Assemblea di andare appunto a contrastare la legge nazionale poi vanno sempre ad infrangersi in ricorsi alla Corte Costituzionale delle associazioni ambientaliste. Sicchè si ritorna daccapo. Per cui anche adesso tra due mesi ritorneremo a legiferare per il fatto che vengono previste, a differenza di quello che dice la legge nazionale, due modalità di caccia.
L’ultima questione che voglio evidenziare è quella relativa ai cinghiali.
Il regolamento per la selezione dei cinghiali e degli ungulati non risolve quel problema principale che viene evidenziato con forza soprattutto dagli agricoltori – e qui chiedo all’Assessore Petrini di fare uno sforzo maggiore per quanto riguarda la parte degli agricoltori -. La caccia al cinghiale di fatto è ormai diventata un allevamento allo stato brado pagato con i soldi degli agricoltori a vantaggio dei cacciatori di cinghiale. Inoltre il controllo dei cacciatori di cinghiale non è un vero e proprio controllo, non è cioè un controllo che porta ad una diminuzione dove c’è un eccesso, è bensì un controllo per far sì che l’anno successivo ci sia la stessa quantità di cacciato se non addirittura superiore.
E questo viene dimostrato anche dal fatto – io non posso provarlo però l’ho sentito dire – che una parte degli introiti della vendita di carne in nero – su cui pongo anche il dubbio che ci siano gli opportuni controlli sanitari, che se dovesse essere vero invito a controllare anche su questo aspetto - venga riutilizzata per l’inserimento di cinghiali gravidi.
Quindi l’Assessorato all’agricoltura dovrebbe verificare se sul territorio se ci sono allevamenti abusivi, se ci sono introduzioni abusive ecc..
Bisognerebbe cioè porsi queste domande: il regolamento va ad aumentare le pene per chi fa questo tipo di reati? Si vanno a studiare gli effetti provocati dalle squadre dei cinghialai sui territori? C’è una diminuzione della presenza di cinghiali oppure c’è una presenza costante? E se c’è una presenza costante non può essere certo colpa dei cinghiali, evidentemente è colpa dei cacciatori.
Vado infine alla questione sanitaria. Ci sono squadre che catturano dai 50 ai 60-70 cinghiali a braccata. Ecco, dove va a finire tutta questa grande quantità ci carne? Chi tutela i consumatori? Perché non facciamo emergere questa attività (che è un’attività economica) e magari la inseriamo all’interno di una filiera?
Inoltre, e concludo, c’è una direttiva comunitaria – e qui mi rivolgo all’Assessore Petrini in quanto anche assessore alle politiche comunitarie – che prevede la creazione di punti di raccolta del cacciato. Allora organizziamo sul territorio regionale dei punti di conferimento obbligatorio di questi animali, affinchè possa esserci un controllo sanitario, un controllo del cacciato ecc.. Altrimenti non avremo dati, non avremo regole e neppure una tutela dei diritti degli agricoltori.
Oltretutto il bilancio regionale deve integrare le risorse per i danni creati dalla fauna selvatica. Una fauna selvatica che viene mantenuta su questi livelli perché è divertente andare a caccia di cinghiali!
Luca ACACIA SCARPETTI. Nel luglio scorso, quando votammo la legge sulla caccia, il nostro voto fu di astensione perchè non condividevamo l’impostazione di cedere le competenze tipicamente pubbliche delle Province (competenze di cui alla legge nazionale sulla caccia) agli ATC. Peraltro non lo dice solo la legge nazionale, ma anche il documento dell’Ispra, che in materia venatoria è forse il documento più importante sul territorio nazionale.
Oggi non tocchiamo quell’argomento, si tratta soltanto di capire rispetto alla versione della legge sulla caccia del luglio 2011 quali migliorie apportare.
Siamo qui perché il Governo ci ha notificato due incongruenze. Potevamo limitarci a toccare solo i due provvedimenti impugnati invece il lavoro si è un pò allargato.
Secondo noi alcune modifiche apportate sono positive mentre altre lo sono un po’ meno.
La caccia, Assessore, è un po’ come l’inquinamento, come il traffico, andrebbe spalmata il più possibile. Continuare a fare norme a favore di un tipo di caccia rispetto alle altre è fonte di squilibrio; mi riferisco al mondo dei cinghialai – premetto che io sono amico di tantissimi cinghialai, non passa settimana in cui non mi invitano a cena -. Tra l’altro la nostra regione ha anche una morfologia del territorio che si presta incredibilmente alla caccia ai cinghiali. Le Marche per la caccia al cinghiale sono famose in tutta Italia.
Quindi abbiamo perso un’occasione per mettere ancor più equilibrio a questo mondo. Per esempio con l’ultima modifica fatta stamattina in Commissione in tema di distanza dei capanni sono stati previsti per i nuovi appostamenti - per fortuna solo per i nuovi - impianti di satelliti per i colombacci a 75 metri, ecco, significa uccidere quel tipo di caccia. E se uccidi un tipo di caccia un po’ di cacciatori si riverseranno nelle altre forme, aumentando così il disequilibrio.
E’ comunque una legge migliorativa rispetto ad alcuni aspetti e quindi esprimiamo la non contraddizione nel sostenere oggi questo testo rispetto all’astensione fatta a luglio.
Penso però che la questione della distanza dai capanni che è passata di corsa all’ultimo minuto provocherà tantissime reazioni.
In verità lei, Assessore, con il calendario venatorio ha uno strumento per riequilibrare un po’ le varie forme di caccia e ce l’ha anche con il regolamento degli ungulati. Quindi le responsabilità che ha in mano non sono poche, perché, ripeto, il rischio è ancora quello di concentrare i favori fatti a una disciplina rispetto a un’altra.
Bisogna anche ricordare che fino a dieci anni fa le squadre dei cinghialai non avevano una zona, andavano la mattina, uno o due giorni prima. Ecco, tornare a quelle forme non era assolutamente auspicabile, invece fortemente auspicabili sono forme di maggiore equilibrio tra una disciplina e l’altra.
Adriano CARDOGNA. In tutta questa vicenda che ormai stiamo attraversando da mesi io sicuramente apprezzo molto l’impegno dell’Assessore Petrini nel tentare di governare la materia.
Certo è che mi sarei sentito molto più gratificato se avessimo potuto continuare la discussione propostaci dal Presidente Spacca nell’ultima seduta in merito agli scenari politici futuri della nostra regione e del nostro Paese.
Sicuramente mi sarebbe piaciuto molto di più discutere sul contributo che la nostra Regione può dare al piano nazionale di riforma.
Come mi sarebbe piaciuto di più esprimermi – e non è detto che non troverò il modo di proporvelo – sul fiscal compact e su ciò che tra approvando il Senato sul pareggio di bilancio.
Però, ecco, è di caccia che dobbiamo parlare.
Io più volte ho tentato di proporre emendamenti che potessero dare un messaggio ai cittadini marchigiani, ovvero che la caccia può convivere anche con il normale esercizio di altre passioni. Ma purtroppo questo messaggio, vuoi anche per non essere stato capace di proporre emendamenti efficaci, non è stato raccolto.
Una cosa voglio però evidenziare a questa Assemblea. Noi tempo fa abbiamo approvato i centri di educazione ambientale, la Giunta ha approvato una serie di strutture che hanno requisiti per accogliere le nostre scuole, i nostri giovani. Queste strutture per essere riconosciute dovevano dimostrare di avere attorno all’area una rete escursionistica. Però poi non siamo stati capaci di prendere in considerazione neppure il divieto di caccia per queste sei aree che la Regione ha appunto individuato come centri educazione ambientale.
E’ evidente che cinquanta o cento anni fa la caccia veniva praticata per altri motivi, e quindi questa problematica non c’era, come non c’erano gli agriturismi, come non c’erano le case di cura, ebbene, oggi in campagna queste strutture ci sono, ma di esse non siamo stati capaci di tenerne conto.
Io penso che se ci trovassimo in un altro momento politico e sociale dedicherei il mio impegno e quello del mio partito a fare come in Piemonte. In questa regione il 3 giugno verrà celebrato il referendum per l’abolizione della caccia. Però le associazioni dei cacciatori stanno invocando la Giunta regionale a proporre delle modifiche alla legge per la tutela della fauna selvatica affinché si rendano inefficaci i requisiti referendari. Questo perché hanno il timore che se i cittadini verranno chiamati a pronunciarsi in massa voteranno per l’abolizione della caccia, l’esito probabilmente sarà questo.
Si risolveranno i problemi? No. Perché il problema centrale nella legge 157 è che la caccia è uno strumento di gestione della fauna selvatica, è un momento di ge-stio-ne.
Non è più l’epoca in cui la caccia era un divertimento, il mondo cambia, e tutti ce ne stiamo accorgendo. Cerchiamo quindi di investire il nostro tempo su questioni che possano dare risposte ai nostri cittadini. Convinti che la Regione non è soltanto chiamata a fare da cinghia di trasmissione delle decisioni del Governo nazionale (e anche dell’Europa). Noi possiamo mandare dei segnali affinché il Governo nazionale tenga conto del nostro pensiero.
Sapete infatti qual è secondo me il costo della politica? Il costo della politica è quello della politica che non si fa, è quello dei politici che non si occupano della politica.
Vi prego di prendere in considerazione questa mia modesta riflessione.
Enzo GIANCARLI. Voglio ringraziare le persone che quotidianamente si dedicano, a partire dal Presidente della Commissione Badiali, a questi temi. Come pure ringrazio il Vicepresidente Petrini.
Ho ascoltato gli interventi che ci sono stati, da l’ultimo quello del Consigliere Cardogna.
Io credo che se frequentassimo un po’ di più il mondo venatorio capiremmo che l’impegno è quello per più fauna, più ambiente, per un elevato livello qualitativo e quantitativo di biodiversità.
Sabato scorso sono stato a Senigallia in un locale sul mare ad una festa organizzata da un’associazione venatoria, dai cacciatori. Cosa festeggiavano? Festeggiavano il fatto che il territorio era stato in grado di produrre fauna. Avevano fatto le catture (quindi nessun abbattimento), ma era la manifestazione di un giusto equilibrio tra la conservazione del patrimonio faunistico e l’esercizio sostenibile dell’attività venatoria, quindi delle attività di salvaguardia e di miglioramento ambientale che sono state praticate dalle istituzioni, dagli ambiti territoriali di caccia – non dimentichiamoli, sono gli organi di autogoverno –, dagli agricoltori.
E qui voglio ricordare non soltanto le colture a perdere, ma anche quella cautela nella coltivazione. Un tempo si assisteva magari al danneggiamento dei nidi, oggi non è più così, perché appunto c’è questa sensibilità nel mondo agricolo e nelle associazioni che nel loro insieme seguono gli aspetti faunistici.
Insomma, oltre che ambientale è un fatto culturale. E’ sicuramente una modifica dei costumi e delle tradizioni.
Oggi siamo in presenza di una qualità elevata della fauna stanziale, non ci sono più le immissioni, gli acquisti, è il territorio che produce fauna. E penso non soltanto alla fauna stanziale in senso stretto, ma anche ad altre specie migratorie. Infatti le colture a perdere a cui facevo riferimento sono di aiuto non soltanto per l’alimentazione ma anche come luoghi di sosta, che ha appunto permesso di incrementare la fauna stanziale, l’incremento delle popolazioni animali; e qui voglio fare una precisazione, ossia, il Vicepresidente dell’Assemblea Bugaro quando la volta precedente discutemmo la legge mi fece presente che non sempre è positivo l’incremento delle popolazioni animali. Condivido con lui, ma mi riferivo ovviamente a lepri, fagiani, alla selvaggina stanziale o ad altre specie.
Per cui dentro questi aspetti c’è sicuramente il mantenimento della biodiversità e al tempo stesso l’esercizio dell’attività venatoria. Qui è l’equilibrio, qui è il punto avanzato.
Sicchè dobbiamo considerare chiusa la disputa sull’abolizione della caccia. Un’attività che deve essere mantenuta e regolamentata.
C’è piena consapevolezza che non si possono cacciare tutte le specie, seppure va rivista la questione delle deroghe, su cui c’è da fare un lungo ragionamento, che ora per brevità non affronto.
Inoltre deve prevalere, ha ragione il Consigliere Binci, la scienza, occorrono dati scientifici.
Non è possibile vagare in tutto il territorio, esistono tanti istituti di protezione che vanno tutelati.
Come pure non è possibile aumentare il numero delle giornate di caccia, penso ad esempio ad alcuni periodi della riproduzione.
Quindi proposte forti, condivise, fondate sulla scienza e sugli istituti scientifici.
Vado brevemente agli ungulati. Il cinghiale non può essere presente laddove ci sono colture specializzate, colture orticole, oppure in colline atte a produrre vini di qualità, penso alla Lacrima di Morro D’Alba, al Rosso Piceno, al Rosso Conero o al Verdicchio. E sicuramente sugli ungulati un grande lavoro è stato fatto. Ringraziavo prima il Presidente Badiali e lo faccio anche adesso.
Perché su questo ci deve essere attenzione rispetto a ciò che è l’attività venatoria? Perché quando si parla di ungulati non ci può essere mercificazione, il cacciatore non può e non è sicuramente un consumatore, dobbiamo rifiutare logiche corporative e situazioni di privilegio.
Quindi anche sul cinghiale ritornare al cacciatore come gestore della fauna.
Se è dunque vero che nei luoghi pregiati per la nostra agricoltura non ci può essere il cinghiale, credo che dobbiamo compiere il salto, e questa legge fa già dei passi in avanti, ma la legislatura è ancora lunga, quindi, se possibile, dobbiamo giungere alla fine di questo percorso con un salto sul piano operativo, su quello culturale, su quello normativo, su quello ambientale.
Quindi coraggio per eliminare un danno, ma al tempo stesso assorbire il concetto di passare dal risarcimento all’indennizzo. E questo significa che gli agricoltori devono essere tutelati nel loro lavoro, nel loro reddito, nella loro autonomia di impresa, di presidio del territorio, come soggetti della multifunzionalità.
Dunque questa legge secondo me ha veramente un grande equilibrio, ha uno spessore che sta dentro quelle che sono le scelte di governo del territorio di questa Regione: gestione faunistica, prelievo programmato, attività venatoria fortemente ancorata al territorio, alla valorizzazione, alla tutela dell’ambiente, alla produzione faunistica, ai ripristini ambientali e quindi anche degli habitat naturali. Un territorio cioè in grado di produrre fauna. E pertanto un governo unitario del territorio e dell’ecosistema.
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Petrini per la replica di chiusura.
Paolo PETRINI. Solo qualche battuta, Presidente.
Questo è il settore dove gli interessi si contrappongono con maggiore visibilità rispetto ad altri, quelli cioè degli agricoltori, dei cacciatori e degli ambientalisti. Sono interessi che sul territorio quotidianamente verifichiamo essere in conflitto. Ed è per questo che qualsiasi norma oggi avessimo approvato sarebbe comunque una norma soggetta a un successivo cambiamento, perché appunto in questo settore c’è una dinamica che va virtuosamente seguita.
Ma certamente attraverso la legge che oggi approviamo di nuovo, modificandola, e attraverso i regolamenti, che sono già usciti o che usciranno, determiniamo anche una maggiore concentrazione delle competenze e delle funzioni in capo a quell’organismo che vede, insieme, quegli interessi contrapposti. Infatti nell’ATC ci sono gli ambientalisti, gli agricoltori e i cacciatori, e dunque è lì che devono essere composti molti di questi interessi.
E secondo me noi lo facciamo attraverso gli atti di questi mesi, mettendoli di fronte a un’autonomia, ma anche ad una responsabilità.
Una responsabilità che dal nostro punto di vista è finalizzata a migliorare l’equilibrio che fino ad oggi ha contraddistinto questo settore.
E lo abbiamo fatto anche cercando di semplificare un po’ il sistema togliendo una parte di quell’eccessiva intermediazione politica che probabilmente non aveva permesso tutto questo.
Credo, tra l’altro, che per quello che è il problema maggiore, ovvero quello legato agli ungulati, e cioè l’elemento che faceva saltare maggiormente gli equilibri possibili, magari non è chiaro, ma attraverso la legge e quindi il regolamento che abbiamo approvato, siamo avviati, se tutto questo funzionerà, a una riduzione della caccia al cinghiale, con una riduzione anche delle squadre. Perché riportando la densità all’obiettivo del piano faunistico sarà ben difficile poter organizzare la caccia in braccata nelle zone B nei prossimi anni. Mentre quelli immediati vedranno una presenza anche di questa organizzazione, che a seconda dei risultati raggiunti può diventare più onerosa o addirittura può vedere una ricostituzione di quello che prima descriveva il Consigliere Acacia Scarpetti, cioè quel regime di tanti anni fa ove le squadre non avevano assegnata la zona.
In definitiva oggi abbiamo fatto dei passi in avanti, che credo possano essere riconosciuti non solo dagli agricoltori e dai cacciatori, ma anche dagli ambientalisti.
So bene che non raggiungiamo un equilibrio che può star bene a tutti, ma questo è un settore dove ancora dobbiamo fare ulteriori passi avanti.
Peraltro anche le indicazioni legate al non passaggio in Commissione di molti atti regolamentari erano orientate a poter modificare con molta snellezza e velocità l’ordinamento di un settore soggetto, appunto, ad una dinamica di cambiamento.
Quindi oggi, al di là del fatto che siamo diventati tutti più esperti nel mondo venatorio, abbiamo trovato un buon equilibrio. E per questo ringrazio soprattutto la Commissione e il Presidente Badiali, perché devo dire che stavolta Giunta e Assemblea legislativa hanno lavorato davvero insieme.
PRESIDENTE. Proposta di legge n. 148, così come emendata. La pongo in votazione.
Come concordato in sede di Conferenza dei Capigruppo, la seduta è tolta. Formulo a tutti voi e alle vostre famiglie auguri di buona Pasqua.

References: articolo 41
 articolo 20
e contrario

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in fine

Articolo 8

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