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Timestamp: 2018-03-19 08:45:00+00:00

Document:
Cassazione civile, 16/02/2018, (ud. 18/01/2018, dep.16/02/2018), n. 3915
Dott. GIANCOLA  Maria Cristina                    -  Presidente   -
Dott. GENOVESE  Francesco Antonio            -  rel. Consigliere  -
Dott. DE CHIARA Carlo                             -  Consigliere  -
sul ricorso 26886/2016 proposto da:
D.S.A.,           D.F.P.,               D.S.S., nella
qualità rispettivamente di zio e nonni del minore
D.S.M., elettivamente domiciliati in Roma, Via Palumbo n. 3, presso
lo studio dell'avvocato Lombardi Alessia, rappresentati e difesi
dall'avvocato Lettere Carla, giusta procura in calce al ricorso;
U.L., quale curatore speciale del minore
D.S.M., elettivamente domiciliata in Roma, Via Cunfida n. 20, presso
lo studio dell'avvocato Arezzini Giuliano, rappresentata e difesa
dall'avvocato Pellegrini Antonella, giusta procura in calce al
G.S., Procura Generale della Repubblica presso la Corte di
Appello di L'aquila,               D.S.V.;
avverso la sentenza n. 25/2016 della CORTE D'APPELLO di L'AQUILA,
18/01/2018 dal Cons. Dott. GENOVESE FRANCESCO ANTONIO;
ZENO Immacolata che ha concluso per il rigetto;
udito, per i ricorrenti, l'Avvocato Lettere Carla che ha chiesto
udito, per la controricorrente, l'Avvocato Arezzini Giuliano, con
delega avv. Pellegrini, che si riporta.
1.2. Nei riguardi della famiglia era emerso che: a) il nonno, disoccupato e pregiudicato, non era mai andato a trovare il nipote; b) la nonna, del pari disoccupata, aveva effettuato sporadiche ed inconcludenti visite (prive di attività interattive, limitandosi a fotografare il nipotino); c) lo zio materno A., di 24 anni, impegnato durante il giorno nel proprio lavoro, secondo il CTU era immaturo per l'educazione del nipote sicchè avrebbe dovuto delegare alla sorella ed ai genitori l'attività propria.
2. Avverso tale decisione hanno proposto appello D.S.V., la madre, D.S.A., lo zio, e D.S.S. e D.F.P., i nonni del piccolo.
2.1. Nel giudizio sono intervenuti il PG presso la Corte d'Appello e il curatore speciale del minore, che hanno chiesto il rigetto de reclamo.
3. La Corte d'Appello (d'ora in avanti solo CA) de L'Aquila ha respinto il gravame.
4. Essa ha ricostruito lo svolgimento del procedimento e ha concordato con le richieste del PG e del Curatore speciale, osservando che:
a) la madre, affetta da ritardo mentale (sebbene di tipo lieve), non era in grado di assicurare una capacità genitoriale, anche minima; b) i nonni, anziani e disoccupati, anche loro affetti da deficit cognitivi, apparivano disinteressati al nipote e del tutto inaffidabili oltre che privi di un rapporto significativo con il nipotino; c) lo zio, unico soggetto con IQ nella norma, vivendo con i genitori e la sorella ed essendo occupato fino all'ora di pranzo, lasciava facilmente prevedere che avrebbe delegato i compiti di cura e vigilanza ai propri familiari. Peraltro, egli stesso appariva oltre che immaturo anche instabile, avendo una personalità debole e non volendo prendere atto dei limiti cognitivi e personali dei suoi familiari.
4.1. La Corte territoriale, pertanto, ha escluso che la situazione familiare in osservazione potesse evolversi favorevolmente nei tempi, necessariamente contenuti, nei quali il bambino dovrebbe uscire dalla precarietà in cui attualmente vive per poter crescere in modo sano ed equilibrato.
5. Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso per cassazione D.S.A., D.S.S. e D.F.P., con tre mezzi di impugnazione.
7. Il Curatore speciale ha resistito con controricorso.
8. Il PG non ha svolto difese.
9. All'udienza del 29 maggio 2017 questa Corte ha disposto l'integrazione del contraddittorio con la notifica del ricorso alla madre del minore, la signora D.S.V..
6. Con esse, anzitutto, nella sostanza, i ricorrenti D.S.S. e D.F.P. (ossia i nonni del piccolo M.) chiedono, anche in relazione a loro medesimi (oltre che a favore del figlio A., con loro co-ricorrente), un riesame del merito delle valutazioni e degli accertamenti compiuti dai giudici, i quali sono giunti alla medesima conclusione svolgendo un ragionamento analitico, articolato, diffuso e persuasivo.
6.1. Gli uffici giudiziari minorili, infatti, hanno correttamente osservato il canone ermeneutico, più volte prescritto da questa Corte, secondo cui "Il diritto del minore di crescere nell'ambito della propria famiglia d'origine, considerata l'ambiente più idoneo al suo armonico sviluppo psicofisico, è tutelato dalla L. 4 maggio 1983, n. 184, art. 1. Ne consegue che il giudice di merito deve, prioritariamente, verificare se possa essere utilmente fornito un intervento di sostegno diretto a rimuovere situazioni di difficoltà o disagio familiare, e, solo ove risulti impossibile, quand'anche in base ad un criterio di grande probabilità, prevedere il recupero delle capacità genitoriali entro tempi compatibili con la necessità del minore di vivere in uno stabile contesto familiare, è legittimo e corretto l'accertamento dello stato di abbandono" (Sez. 1, Sentenza n. 6137 del 2015).
6.2. L'esito negativo dell'esperimento dell'attività di sostegno è stato ampiamente documentato e motivato, con un ragionamento del tutto convincente in relazione a tutti i componenti del nucleo familiare D.S. se si eccettua l'unico, reputato astrattamente capace di curare il nipote, ossia lo zio, sulla quale figura si tornerà a breve.
6.3. I nonni, pure essi - come si è detto - ricorrenti in questa sede, sono anziani e disoccupati, anche loro sono risultati affetti da deficit cognitivi ma, soprattutto, sono apparsi disinteressati al nipote e del tutto inaffidabili, oltre che privi di un rapporto significativo con il bambino.
6.4. In particolare: a) il nonno, disoccupato e pregiudicato, nel periodo di osservazione, non è mai andato a trovare il nipote; b) la nonna, del pari disoccupata, ha effettuato sporadiche ed "inconcludenti" visite (con una presenza valutata priva di capacità interattiva, essendosi la stessa limitata a fotografare il nipotino).
6.5. In sostanza, il giudizio (negativo, in rapporto ai tempi di cresciuta) sull'inidoneità dei nonni, considerati i tempi di intervento sul minore, non risulta minimamente smentito dalle generiche critiche svolte dai ricorrenti, sicchè il ricorso, nella parte che li riguarda, deve essere respinto, perchè del tutto infondato.
7. Diverso è invece il caso dell'altro ricorrente, il signor D.S.A., zio del minore, atteso che la valutazione della sua figura non è stata valutata con riferimento a fatti oggettivamente osservati e a profili certi che devono caratterizzare l'osservazione delle figure vicariali chiamate a sostituire validamente la figura genitoriale gravemente carente delle necessarie capacità.
7.1. La sentenza impugnata, infatti, che pure riconosce una capacità intellettiva nella norma, afferma che Egli è troppo giovane, "immaturo" e impegnato nel suo lavoro, sì che finirebbe per delegare i suoi compiti al contesto familiare negativamente scrutinato, senza che tuttavia nei confronti dello stesso sia stata ipotizzata e verificata la possibilità d'intraprendere un percorso di sostegno, agevolativo del suo rapporto con il bambino, anche nelle ore di lavoro.
7.2. Nella sostanza il giudizio negativo sulla sincerità del tentativo posto in essere da tale persona, non è stato espresso sulla base di una osservazione circostanziata e, soprattutto, è stato enunciato senza un pronostico, obiettivamente dato, sulla sua crescita personale come vicario, ovviamente nei tempi consentiti dalle urgenti necessità di maturazione del piccolo, il quale - come di rigore - deve essere posto in grado di divenire un bambino in fase prescolare, prima, scolare poi ed un adulto, infine, capace di autodeterminarsi e prendere un posto nella società.
7.3. La valutazione delle capacità genitoriali sostitutive da parte di tale stretto parente con esse non può essere svolta soltanto in rapporto alla sua condizione di lavoratore dipendente, senza considerare se, agevolato anche in un contesto di sostegno pubblico (ossia, con l'intervento di sostegno da parte dei servizi sociali), egli, compatibilmente con i tempi necessari alla formazione della personalità di M., possa costituire per il piccolo la figura dominante ora mancante e assicurare al bambino una cura ed una protezione adeguate alla sua capacità di crescita.
7.4. Riguardo alla delicatissima materia dei diritti personalissimi inerenti il rapporto di filiazione, sia con riferimento al minore dichiarato come adottabile che a quella dei suoi genitori, privati della relativa potestà-responsabilità, ampiamente considerati dalla stessa Corte EDU in diverse pronunce riguardanti l'Italia (Provv. 21/10/2008 Grande Camera, Caso: CLEMENO e altri contro ITALIA; Provv. 13/01/2009 Seconda Sezione, Caso: TODOROVA contro ITALIA; Provv. 27/04/2010 Seconda Sezione, Caso: BARELLI contro ITALIA; Provv. Zhou c. Italia - Seconda sezione, sentenza del 21 gennaio 2014) è da considerare con particolare rilievo la richiesta valutazione delle acquisizioni sia relative alla personalità dei genitori e sia quelle riguardanti le figure vicariali dei parenti più stretti, ottenute per mezzo dei servizi sociali e della loro elaborazione, se del caso valutata con CTU, dagli Uffici Giudiziari minorili, forti della loro rilevantissima esperienza e capacità di discernimento matura sul campo dell'osservazione quotidiana.
7.5. La sentenza impugnata, pertanto, deve essere cassata in parte qua (ossia solo con riferimento al ricorso del signor D.S.A.) in applicazione del seguente principio di diritto:
in tema di dichiarazione dello stato di adottabilità di un minore, ove i genitori siano considerati privi delle capacità genitoriali, un giudizio altrettanto negativo sugli stretti parenti, in rapporti significativi con il bambino, deve essere formulato attraverso la considerazione di dati oggettivi, osservazioni e disponibilità rilevate dai servizi sociali, che hanno avuto contatti con il bambino e monitorato anche il suo stretto ambito familiare, con una valutazione della personalità e della capacità educativa e direttiva del minore posseduta dai componenti di quello, se del caso anche per il tramite di un consulente tecnico esperto nella materia, in considerazione dei diritti personalissimi coinvolti dall'esito finale del giudizio e del principio secondo cui l'adozione ultrafamiliare deve considerarsi come approdo estremo.
8. In conclusione, il ricorso proposto dal signor D.S.A. è complessivamente fondato e va, pertanto, accolto (diversamente da quello dei nonni che, come già detto, deve essere respinto) e la sentenza cassata in parte qua con rinvio alla stessa Corte territoriale che, facendo applicazione dell'enunciato principio, provvederà ad un riesame della controversia.
9. Le spese processuali relative ai soccombenti, vertendosi in un lacerante caso di adottabilità di un minore figlio e della valutazione di un controverso contesto familiare, devono essere integralmente compensate dandosi atto dell'esenzione dal pagamento del contributo unificato.
Accoglie il ricorso proposto da D.S.A.; respinge quello di D.S.S. e D.F.P.; cassa la sentenza impugnata in relazione al ricorso accolto e rinvia la causa, anche per le spese di questa fase, alla Corte d'appello de L'Aquila, in diversa composizione. Compensa le spese di questa fase, relative al ricorso respinto, tra le parti del giudizio e, in relazione ad esso, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte di Cassazione, il 18 gennaio 2018.

References: sentenza 
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 art. 1
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 art. 13
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