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Timestamp: 2020-01-27 22:25:55+00:00

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Art. 35 cod. proc. penale: Incompatibilita' per ragioni di parentela, affinita' o coniugio | La Legge per tutti
Art. 35 cod. proc. penale: Incompatibilita’ per ragioni di parentela, affinita’ o coniugio
a) se ha interesse nel procedimento o se alcuna delle parti private o un difensore e’ debitore o creditore di lui, del coniuge o dei figli;
b) se e’ tutore, curatore, procuratore o datore di lavoro di una delle parti private ovvero se il difensore, procuratore o curatore di una di dette parti e’ prossimo congiunto di lui o del coniuge;
d) se vi e’ inimicizia grave fra lui o un suo prossimo congiunto e una delle parti private;
e) se alcuno dei prossimi congiunti di lui o del coniuge e’ offeso o danneggiato dal reato o parte privata;
g) se si trova in taluna delle situazioni di incompatibilita’ stabilite dagli articoli 34 e 35 e dalle leggi di ordinamento giudiziario;
2. I motivi di astensione indicati nel comma 1 lettera b) seconda ipotesi e lettera e) o derivanti da incompatibilita’ per ragioni di coniugio o affinita’, sussistono anche dopo l’annullamento, lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.
3. La dichiarazione di astensione e’ presentata al presidente della corte o del tribunale che decide con decreto senza formalita’ di procedura.
4. Sulla dichiarazione di astensione del presidente del tribunale decide il presidente della corte di appello; su quella del presidente della corte di appello decide il presidente della corte di cassazione. (90) ((90a))
1. Il giudice puo’ essere ricusato dalle parti:
b) se nell’esercizio delle funzioni e prima che sia pronunciata sentenza, egli ha manifestato indebitamente il proprio convincimento sui fatti oggetto dell’imputazione. ((113))
2. Il giudice ricusato non puo’ pronunciare ne’ concorrere a pronunciare sentenza fino a che non sia intervenuta l’ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione. (81)
La Corte Costituzionale con sentenza 9-23 gennaio 1997, n. 10 (in G.U. 1a s.s. 29/01/1995, n. 5) ha dichiarato “l’illegittimita’ costituzionale dell’art. 37, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui, qualora sia riproposta la dichiarazione di ricusazione, fondata sui medesimi motivi, fa divieto al giudice di pronunciare o concorrere a pronunciare la sentenza fino a che non sia intervenuta l’ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione.”
La Corte Costituzionale con sentenza 6-14 luglio 2000, n. 283 (in G.U. 1a s.s. 19/07/2000, n. 30) ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale “dell’art. 37, comma 1, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che possa essere ricusato dalle parti il giudice che, chiamato a decidere sulla responsabilita’ di un imputato, abbia espresso in altro procedimento, anche non penale, una valutazione di merito sullo stesso fatto nei confronti del medesimo soggetto.”
Incompatibilità per ragioni di parentela, affinità, coniugio
L'eventuale pendenza del procedimento di rimessione, previsto dagli art. 45 s. c.p.p., non è causa di alcuna delle incompatibilità elencate dagli art. 34 e 35 stesso codice e 16, 17, 18 e 19 r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 (c.d. ordinamento giudiziario).
Cassazione penale sez. I 23 febbraio 1998 n. 1097
L'eventuale pendenza del procedimento di rimessione, previsto dagli art. 45 e ss. c.p.p., non è causa di alcuna delle incompatibilità elencate dagli art. 34 e 35 stesso codice e 16, 17, 18 e 19 r.d. 30 gennaio 1941 n. 12 (cd. ordinamento giudiziario).
Posto che l'incompatibilità prevista dall'art. 35 c.p.p. ricorre solo nel caso che magistrati legati fra loro da rapporto di coniugio, parentela od affinità fino al secondo grado esercitino le loro funzioni nello stesso procedimento, non può dirsi sussistente detta ultima condizione quando, avendo un tribunale di sorveglianza prima concesso e poi revocato una misura alternativa alla detenzione (nella specie, affidamento in prova al servizio sociale) uno dei magistrati legati da vincoli di parentela o affinità o coniugio abbia fatto parte del collegio che aveva adottato il primo provvedimento e l'altro del collegio che ha poi adottato il secondo.
Cassazione penale sez. I 10 luglio 1995 n. 4178

References: Art. 35
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 45
 art. 34
 art. 45
 art. 34