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Timestamp: 2018-09-23 14:03:39+00:00

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BRINDISI LECCE | EUROPEAN WINES' GEOGRAPHICAL INDICATIONS -VINI EUROPEI CON INDICAZIONI GEOGRAFICHE-Sauro Avezza-
Puglia › BRINDISI LECCE
VIGNETI BRINDISI
La denominazione di origine controllata «Brindisi» è riservata ai vini, che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione, con le tipologie di seguito riportate:
Rosso, anche Novello e Riserva
Rosato, anche Spumante
Bianco, anche Spumante
Negroamaro, anche Riserva
Negroamaro Rosato, anche Spumante
Chardonnay, anche Spumante
Malvasia bianca, anche Spumante
Fiano, anche Spumante
Sauvignon, anche Spumante
I vini a denominazione di origine controllata «Brindisi» devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografia:
«Brindisi» Rosso e Rosato:
Negroamaro minimo 70%;
possono concorrere alla produzione di detti vini anche le uve provenienti dai vitigni Malvasia nera di Brindisi, Susumaniello, Montepulciano, Sangiovese e le uve di altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella Regione Puglia per la zona di produzione omogenea “Salento-Arco Ionico” - iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato, con D.M. 7 maggio 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 242 del 14 ottobre 2004, da ultimo aggiornato con D.M. 22 aprile 2011 - da sole o congiuntamente, nella misura massima del 30% .
«Brindisi» Negroamaro o Negro amaro, Rosso e Rosato:
Negroamaro minimo 85%;
possono concorrere alla produzione di detti vini, da sole o congiuntamente, anche le uve di altri vitigni a
bacca nera idonei alla coltivazione nella Regione Puglia per la zona di produzione omogenea “Salento-Arco Ionico”, nella misura massima del 15% come sopra identificati.
«Brindisi» Susumaniello:
Susumaniello minimo 85%;
possono concorrere alla produzione di detti vini, da sole o congiuntamente, anche le uve di altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella Regione Puglia per la zona di produzione omogenea “Salento-Arco Ionico”, nella misura
massima del 15% come sopra identificati.
«Brindisi» Bianco:
Chardonnay, Malvasia bianca minimo 80%, da sole o congiuntamente;
possono concorrere alla produzione di detti vini, da sole o congiuntamente, anche le uve di altri vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella Regione Puglia per la zona di produzione omogenea “Salento-Arco Ionico”, nella misura massima del 20%, come sopra identificati, ad esclusione dei moscati.
«Brindisi» Chardonnay:
Chardonnay minimo 90%;
possono concorrere alla produzione di detti vini, da sole o congiuntamente, anche le uve di altri vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella Regione Puglia per la zona di produzione omogenea “Salento-Arco Ionico”, nella misura massima del 10%, come sopra identificati, ad esclusione dei moscati.
«Brindisi» Malvasia bianca:
«Brindisi» Fiano:
Fiano minimo 90%;
possono concorrere alla produzione di detti vini, da sole o congiuntamente, anche le uve di altri vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella Regione Puglia per la zona di produzione omogenea “Salento-Arco Ionico”, nella misura massima del 10% ad esclusione dei moscati.
«Brindisi» Sauvignon:
Sauvignon minimo 90%;
La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Brindisi”, comprende tutto il territorio amministrativo dei comuni di
Brindisi e Mesagne,
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata di cui all'Articolo 1 devono essere quelle tradizionali della zona di produzione e comunque atte a conferire alle uve ed ai vini derivati le specifiche caratteristiche di qualità.
I sesti d'impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati o comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve o dei vini.
Rosso: 15,00 t/ha, 12,00% vol.;
Rosato anche spumante: 15,00 t/ha, 12,00% vol.;
Negroamaro rosso: 15,00 t/ha, 12,00% vol.;
Negroamaro rosato anche spumante :15,00 t/ha, 12,00% vol.;
Susumaniello: 15,00 t/ha, 12,00% vol.;
Novello: 15,00 t/ha, 12,00% vol.;
Rosso Riserva: 15,00 t/ha, 12,50% vol.;
Negroamaro rosso Riserva: 15,00 t/ha, 12,50% vol.;
Bianco anche spumante: 13,00 t/ha, 11,00% vol.;
Chardonnay anche spumante: 13,00 t/ha, 11,00% vol.;
Malvasia Bianca anche spumante: 13,00 t/ha, 11,00% vol.;
Fiano anche spumante: 13,00 t/ha, 11,00% vol.;
Sauvignon anche spumante: 13,00 t/ha, 11,00% vol.
A detti limiti, anche in annate eccezionalmente favorevoli, le rese dovranno essere riportate, purché la produzione non superi del 20% i limiti medesimi.
Le uve unicamente destinate alla produzione delle tipologie Spumante, purché oggetto di denuncia separata, possono, in deroga, assicurare un titolo alcolometrico volumico minimo naturale del 10%.
I vini «Brindisi» Rosso Riserva, «Brindisi» Negroamaro Riserva, devono essere sottoposti ad un periodo di invecchiamento di
a decorrere dal 1 novembre dell’anno di produzionedelle uve.
E’ consentita l'irrigazione, anche con impianti fissi, unicamente come mezzo di soccorso.
Le operazioni di vinificazione ivi compreso l'invecchiamento obbligatorio e la spumantizzazione devono essere effettuate nell'interno della zona di produzione di cui all'Articolo 3.
Tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali, è consentito che tali operazioni siano effettuate nell'intero territorio dei comuni San Pietro Vernotico, San Vito dei Normanni e Latiano, in provincia di Brindisi.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali sentito il parere del Comitato nazionale per la tutela delle denominazioni di origine dei vini, può altresì consentire che le suddette operazioni di vinificazione siano effettuate da aziende che, avendo stabilimenti situati in territori limitrofi alla zona di produzione delle uve e in possesso degli idonei requisiti, ne facciano richiesta.
I vini «Brindisi» Rosato, «Brindisi» Negroamaro Rosato e «Brindisi» Bianco, «Brindisi» Chardonnay, «Brindisi» Malvasia bianca, «Brindisi» Fiano, «Brindisi» Sauvignon, possono essere prodotti nei tipi Spumante ottenuti per presa di spuma dei corrispondenti vini «tranquilli», mediante rifermentazione naturale in bottiglia o in autoclave, con l'esclusione di qualsiasi aggiunta di anidride carbonica. Per la presa di spuma può essere utilizzato: saccarosio; mosto o mosto concentrato di uve dei vigneti iscritti allo schedario viticolo della denominazione di origine; mosto concentrato rettificato.
La resa dell'uva in vino non deve essere superiore al 50% per il tipo rosato e al 70% per tutte le altre tipologie.
Il residuo delle uve destinate alla produzione del rosato non può essere utilizzato per la preparazione del vino «Brindisi» Rosso, bensì può essere utilizzato per la produzione di vini ad Indicazione Geografica Protetta.
Qualora tali rese superino il limite sopra riportato, ma non oltre il 75%, l’eccedenza non ha diritto alla Denominazione di Origine Protetta, ma potrà essere destinata alla produzione dei corrispondenti vini Bianco e Rosso a Indicazione Geografica nell'ambito geografico delimitato entro i limiti previsti dalla normativa vigente.
Qualora la resa uva/vino superi il limite sopra riportato l'eccedenza non avrà diritto alla denominazione di origine controllata.
Per la trasformazione delle uve destinate alla produzione del vino « Brindisi » Rosato deve attuarsi il tradizionale metodo di vinificazione.
Per tutte le tipologie, è ammessa la colmatura con un massimo del 5% di altri vini dello stesso colore e varietà, ma non soggetti a invecchiamento obbligatorio, aventi diritto alla Denominazione di Origine Protetta e comunque prima della certificazione per l’immissione al consumo.
«Brindisi» rosso:
colore: rosso rubino più o meno intenso talvolta con riflessi tendenti al rosso mattone con l'invecchiamento;
profumo: etereo caratteristico, intenso;
sapore: pieno, vellutato, armonico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00 vol.%;
«Brindisi» rosso riserva:
«Brindisi» rosato:
profumo: leggermente vinoso, giustamente persistente, fruttato se giovane;
«Brindisi» rosato spumante:
sapore: fresco, armonico; da extrabrut a extradry;
«Brindisi» Negroamaro:
colore: rosso rubino più o meno intenso con eventuali riflessi tendenti al rosso mattone con l'invecchiamento;
profumo: etereo caratteristico, gradevole e intenso;
«Brindisi» Negroamaro riserva:
«Brindisi» Negroamaro rosato:
«Brindisi» Negramaro rosato spumante:
profumo: di frutti di bosco;
sapore: vellutato, persistente e armonico;
colore: giallo paglierino tenue anche con riflessi verdolini;
profumo: caratteristico, gradevolmente fruttato;
sapore: fresco e fruttato;
«Brindisi» Bianco spumante:
«Brindisi» Chardonnay spumante:
«Brindisi» Fiano :
sapore: sapido, asciutto, caratteristico;
«Brindisi» Fiano spumante:
sapore: caratteristico, armonico;
«Brindisi» Malvasia bianca spumante:
«Brindisi» Sauvignon spumante:
«Brindisi» novello:
profumo: leggermente vinoso, giustamente persistente, fruttato;
sapore: vellutato armonico e gradevole;
zucchero riduttore residuo non superiore a 3,00 g/l.
I vini “spumante” di cui al presente Articolo 6, possono essere prodotti nelle seguenti tipologie di sapore:
da extra brut a extra dry, nel rispetto dei limiti di zucchero previsti dalla normativa comunitaria.
È facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare, con proprio decreto, i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore minimo.
Ai vini di cui all’Articolo 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi «extra», «fine», «scelto», «selezionato» e similari.
Sui recipienti di confezionamento dei vini a denominazione di origine controllata «Brindisi», ad esclusione delle tipologie spumante, deve figurare l’indicazione dell’annata di produzione delle uve.
I vini di cui all’Articolo 1 devono essere confezionati in tutti i contenitori previsti dalla normativa vigente, e capacità non superiore a litri 9.
Restano esclusi dame e damigiane in vetro e tutti i recipienti in PET di qualsiasi capacità.
Per tutti i vini di cui all’articolo 1, i sistemi di chiusura utilizzati devono essere quelli previsti dalla normativa vigente.
I suoli del Salento viticolo sono di diverse tipologie. Il più delle volte sono profondi e argillosi – calcarei nell’entroterra del Salento dove appunto ricade il comprensorio della DOC Brindisi.
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Brindisi” DOC.
L'origine della denominazione DOC Brindisi è da attribuirsi ad alcuni produttori storici presenti nel comprensorio di produzione, rappresentato dai Comuni di Brindisi e Mesagne, i quali già a partire dai primi anni del secolo scorso producevano vini rossi e rosati a base di Negroamaro (Negro amaro) e Malvasia Nera. Nel 1976, grazie anche all’affermazione di tali vini su mercati Nazionali e Internazionali, è stata istituita la denominazione di Origine Brindisi
Il Negromaro é di remota introduzione e le coltivazioni dell'area meridionale della Puglia, infatti, sin dal VI secolo a.C., erano caratterizzate quasi unicamente da questo vitigno.
Le forme di allevamento dei vigneti della DOC Brindisi maggiormente utilizzate sono l'alberello pugliese e la spalliera:
Alberello pugliese; é il sistema di allevamento più anticamente diffuso nell'Italia meridionale e insulare e largamente diffuso anche in altre regioni a clima caldo-arido.
È concepito per sviluppare una vegetazione di taglia ridotta allo scopo di adattare la produttività del vigneto alle condizioni sfavorevoli della scarsa piovosità del sud Italia.
Il sesto d’impianto tradizionale varia da 1,60 - 1,80 m tra le file a 1,00 – 1,10 m. su la fila.
La maggior parte dei vigneti allevati ad alberello hanno in media più di trent’anni, infatti, questa forma di allevamento è sempre meno utilizzata nei nuovi impianti di vigneto.
Il sesto d’impianto utilizzato nella spalliera varia da 2.00 - 2,20 m tra le file a 0,80 – 1,20 m. sulla fila con una densità d’impianto diversificata con un minimo di 3.800 piante per ettaro, fino ad un massimo di 6.250 piante per ettaro. Questo sesto d’impianto ha permesso una maggiore meccanizzazione della coltura con un notevole sgravio sui costi della manodopera.
Nella spalliera si utilizzano sistemi di potatura quali il cordone speronato, ed il Guyot.
Il vitigno principe del Salento, e sopratutto della DOC Brindisi è il Negroamaro o Negro amaro.
Le forme di allevamento, i sesti d’impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi impianti, sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma, le pratiche relative all’elaborazione dei vini sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione.
La millenaria storia vitivinicola della regione, dalla Magna Grecia, al medioevo, fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino “Brindisi”, ovvero è la testimonianza di come l’intervento dell’uomo nel particolare territorio abbia, nel corso dei secoli, tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione della vite ed enologiche, le quali nell’epoca moderna e contemporanea sono state migliorate ed affinate, grazie all’indiscusso
La Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Brindisi è l’Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 2) che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento) conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso, lettera c).
approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 2 novembre 2010, pubblicato in GU del 19-11-2010 (Allegato 3).
VIGNETI SERRANOVA CAROVIGNO
D.P.R. 13 gennaio1972
La denominazione di origine controllata “Ostuni” è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
Ostuni bianco;
Ostuni Ottavianello o Ottavianello di Ostuni.
Il vino a DOC “Ostuni bianco” che può essere denominato “Bianco di Ostuni” deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti composti dai vitigni nella percentuale appresso indicata:
Impigno dal 50 all’85%,
Francavilla dal 15 al 50%,
Bianco di Alessano e Verdeca fino ad un massimo complessivo del 10%.
Il vino a DOC “Ostuni Ottavianello o Ottavianello di Ostuni” deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti composti dal vitigno:
Ottavianello minimo 85%,
possono concorrere alla produzione di detto vino, da sole o congiuntamente le uve provenienti dai vitigni:
Negro amaro, Malvasia nera, Notar Domenico e Sussumariello, presenti nei vigneti fino ad un massimo del 15%.
Le uve devono essere prodotte nella zona che comprende tutto il territorio comunale di
Ostuni, Carovigno, San Vito dei Normanni, San Michele Salentino,
e in parte il territorio di:
Latiano, Ceglie Messapico, Brindisi;
tutti in provincia di Brindisi.
Tale zona è così delimitata:La linea di delimitazione della zona, partendo dal mare a nord in località Difesa di Malta, segue il confine comunale di Ostuni con quelli di Fasano, Cisternino, Locorotondo, Martina Franca e Ceglie Messapico.
Abbandona in prossimità di Campo d’Orlando il confine comunale di Ostuni – Ceglie Messapico, per discendere, verso sud, lungo la strada che da Cisternino porta a Ceglie, fino a raggiungere Ceglie Messapico, passando per la Casa della
La linea di delimitazione prosegue quindi verso ovest lungo la circonvallazione di Ceglie fino ad immettersi sulla strada che conduce a Martina Franca, la segue verso Ceglie per 500 metri; prende quindi la strada verso ovest che passando per le quote 285, 272, 318, 311, raggiunge la provinciale per Martina Franca, la attraversa e prosegue per la strada che, attraverso la masseria Fedele Grande, raggiunge masseria Specchia Tarantina.
Da masseria Specchia Tarantina segue, verso est, il confine comunale meridionale di Ceglie, fino alla località Funno del Toro, e poi quello di San Michele Salentino fino a raggiungere la quota 123 in prossimità di Casa Balestra.
Da quota 123 la linea di delimitazione di zona segue la strada che, in direzione sud – est, passando per masseria Lupocaruso, raggiunge la ferrovia in prossimità del centro abitato di Latiano.
Costeggia detta ferrovia e, deviando verso nord per la strada che conduce a San Vito dei Normanni, raggiunge il km. 6,000 della medesima.
Da qui segue verso est il confine comunale di Brindisi, attraversando, la località Ferrizzulo, fino a raggiungere la strada, in prossimità della masseria Argiano, che conduce da Mesagne a Borgata Serranova; segue verso nord detta strada fino a raggiungere il confine comunale tra Carovigno e Brindisi (quota 42) che segue verso nord, fino al mare.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a DOC “Ostuni” devono essere quelle tradizionali della zona di produzione e comunque atte a conferire alle uve ed ai vini derivati le loro specifiche caratteristiche di qualità.
La resa massima dell’uva ammessa alla produzione dei vini a DOC “Ostuni”, non deve essere superiore a:
11,00 t/ha in vigneto a coltura specializzata.
Per i vini a DOC “Ostuni” bianco e “Ostuni Ottavianello” la resa massima dell’uva in vino non deve essere superiore al 70%.
Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare ai vini a DOC “Ostuni”
Ostuni bianco: 10,50% vol.;
Ostuni Ottavianello: 11,00% vol.
Tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione è consentito che tali operazioni siano effettuate nell’intero territorio dei comuni anche se solo in parte compresi nella zona
I vini DOC “Ostuni” , all’atto dell’immissione al consumo, devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Ostuni bianco:
sapore: secco, armonico, netto di gusto;
Ostuni Ottavianello:
colore: dal cerasuolo al rosso rubino tenue;
sapore: asciutto, aromatico;
Alla DOC “Ostuni” è vietata l’aggiunta di qualificazioni diverse da quelle previste dal presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi: extra, fine, scelto, superiore, selezionato e similari.
Sulle bottiglie ed altri recipienti contenenti vini a DOC “Ostuni Ottavianello” deve figurare l’indicazione dell’annata di produzione delle uve.
Dal punto di vista genetico i suoli della zona presentano un’elevata variabilità; il basamento del territorio facente parte del Comprensorio della DOC “Ostuni”. I suoli presenti nell’area sono quelli tipici delle “terre rosse”e da moderatamente profondi a profondi .
Sotto l’aspetto chimico, i terreni sono sostanzialmente simili. Questi suoli poco pietrosi, si prestano discretamente all’esercizio dell’attività agricola. Le coltivazioni di cereale autunno - vernili, foraggiere, leguminose, olivo e vite sono quelle da sempre più diffuse.
Il clima della zona rientra nell’area d’influenza in parte del clima temperato e freddo, e in parte di quello mediterraneo; l’andamento delle temperature è caratterizzato da forti escursioni, con estati calde di giorno e fresche di notte e inverni miti tutto questo perché Ostuni fa parte della bassa Murgia e della nominata VALLE D’ ITRIA.
Le precipitazioni medie annue, che variano con l’altitudine, vanno dai 450 mm fino ai 1. 300.
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “DOC OSTUNI”.
La coltivazione della vite in zona di produzione che comprende tutto il territorio amministrativo dei comuni di OSTUNI,Carovigno, San Vito dei Normanni, San Michele Salentino, e in parte il territorio di Latiano, Ceglie Messapico , tutti in provincia di Brindisi ha origini antichissime.
Dalle testimonianze umane che risalgono alla venuta Spagnolie Messapi l’impianto urbano è caratterizzato da mura a protezione di centri abitati. La dominazione greca sviluppò attività politica e culturale e l’espansione longobarda sono state sicuramente i catalizzatori della attività agricola.
In questo periodo e per le particolari condizioni si richiedeva un incremento della coltivazione della vite e ciò si imponeva a causa della forte richiesta di vini da parte delle regioni settentrionali costrette a rimediare alla crisi produttiva anche francese causata dalla fillossera.
Ottavianello, Negro amaro, Malvasia nera, Notar Domenico e Susumaniello, Impigno, Francavilla, Bianco di Alessano e
Verdeca sono i vitigni più rinomati della zona ma bisogna ricordare anche una notevole quantità di altri vitigni a bacca bianca e nera, coltivati da sempre in tutta l’area molto spesso conosciuti solo con nomi locali, che hanno sostenuto per tanto tempo un ruolo importante nella viticoltura locale.
Possiamo affermare, quindi, che OSTUNI è tra le antiche zone d’Italia a vocazione viticola; ed insieme alle altre aree della Puglia , intorno alla metà del Novecento diventava buona produttrice di vino in Italia. Inoltre in quest'area geografica esiste anche l’elevato livello di specializzazione raggiunto dai produttori locali nella conduzione della tecnica della coltivazione del Carciofo brindisino, le cui caratteristiche organolettiche di pregio sono il risultato di una tecnica culturale affinatasi negli anni in stretto rapporto con il territorio di produzione e dell’ olio DOP COLLINA di BRINDISI.
vitigni idonei alla produzione del vino in questione sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area di produzione. le forme di allevamento, i sesti d’impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi impianti, sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma. le pratiche relative all’elaborazione dei vini sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione.
La millenaria storia vitivinicola della regione, dalla Magna Grecia, al medioevo, fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino “OSTUNI”,
ovvero è la testimonianza di come l’intervento dell’uomo nel particolare territorio abbia, nel corso dei secoli, tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione della vite ed enologiche, le quali nell’epoca moderna e contemporanea sono state migliorate ed affinate, grazie all’indiscusso progresso scientifico e tecnologico, fino ad ottenere gli attuali rinomati vini
Via Bastioni Carlo V, 4
La Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Brindisi è l’Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 1) che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco dell’intera filiera produttiva
(viticoltura, elaborazione, confezionamento) conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso, lettera c).
VIGNETI SALICE SALENTINO
Decreto 08 ottobre 2010
La denominazione di origine controllata “Salice Salentino” è riservata ai seguenti vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione:
Salice Salentino bianco (anche spumante)
Salice Salentino rosato (anche spumante)
Salice Salentino rosso (anche con menzione riserva)
Salice Salentino Negroamaro (anche con menzione riserva)
Salice Salentino Negroamaro rosato (anche spumante)
Salice Salentino Pinot bianco (anche spumante)
Salice Salentino Fiano (anche spumante)
Salice Salentino Chardonnay (anche spumante)
Salice Salentino Aleatico (anche riserva, dolce, liquoroso dolce, liquoroso riserva)
a) La denominazione di origine controllata "Salice Salentino" rosso e rosato senza alcuna specificazione di vitigno è riservata ai vini ottenuti dalla vinificazione delle uve provenienti dai vigneti composti in ambito aziendale dal vitigno Negroamaro per almeno il 75%.
Possono concorrere alla produzione di detti vini, da sole o congiuntamente, anche le uve di altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione in Puglia per la zona di produzione omogenea “Salento-Arco Ionico” iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare, presenti in ambito aziendale, nella misura massima del 25% della superficie iscritta allo schedario viticolo.
b) La denominazione di origine controllata “Salice Salentino” Aleatico è riservata ai vini ottenuti dalla vinificazione delle uve provenienti dai vigneti composti dal vitigno
Aleatico per almeno l'85%.
Possono concorrere alla produzione di detto vino, da sole o congiuntamente, le uve provenienti dai vitigni
Negroamaro, Malvasia nera e Primitivo,
presenti in ambito aziendale, fino a un massimo complessivo del 15%.
c) La denominazione di origine controllata "Salice Salentino" bianco senza alcuna specificazione di vitigno è riservata ai vini ottenuti dalla vinificazione delle uve provenienti dai vigneti composti in ambito aziendale dal vitigno Chardonnay per almeno il 70%.
Possono concorrere alla produzione di detti vini, da sole o congiuntamente, anche le uve di altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione in Puglia per la zona di produzione omogenea “Salento-Arco Ionico” iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare con esclusione del Moscato bianco e Moscatello selvatico b., presenti in ambito aziendale, fino ad un massimo del 30% della superficie iscritta allo schedario viticolo.
d) I vini a denominazione di origine controllata "Salice Salentino" bianco con una delle seguenti specificazioni:
devono essere ottenuti dalla vinificazione delle uve provenienti dai vigneti
composti dai corrispondenti vitigni per almeno il 85%.
Possono concorrere alla produzione di detti vini, da sole o congiuntamente, anche le uve di altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione in Puglia per la zona di produzione omogenea “Salento-Arco Ionico” con esclusione del Moscato bianco e Moscatello selvatico b, presenti in ambito aziendale, fino ad un massimo del 15% della superficie iscritta allo schedario viticolo.
e) I vini a denominazione di origine controllata "Salice Salentino" rosso e rosato con la seguente Specificazione:
Negroamaro o Negro amaro
devono essere ottenuti dalla vinificazione delle uve provenienti dai vigneti composti dal vitigno
Possono concorrere alla produzione di detti vini, da sole o congiuntamente, anche le uve di altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione in Puglia per la zona di produzione omogenea “Salento- Arco Ionico” presenti in ambito aziendale, nella misura massima del 10% della superficie iscritta allo schedario viticolo.
Le uve devono essere prodotte nella zona di produzione che comprende tutto il territorio amministrativo di
Salice Salentino , Veglie e Guagnano
San Pancrazio Salentino e Sandonaci
e inoltre in parte il territorio comunale di
Tale zona è così delimitata: partendo dalla circonvallazione est del centro abitato di Campi Salentina il limite segue verso nord la strada per Cellino San Marco , raggiunto il quale ne attraversa il centro abitato per proseguire verso nord lungo la strada che conduce alla masseria Blasi e un chilometro circa prima di giungervi (quota 58) piega verso nord-ovest per la strada che, passando per le quote 57, 59, 60 e 58, raggiunge il confine tra il comune di Brindisi e Cellino San Marco in località La Gaeta.
Segue quindi verso ovest il confine comunale di Cellino San Marco fino ad incrociare quello di Sandonaci e lungo quest'ultimo in direzione ovest raggiunge quello di San Pancrazio Salentino. Segue quindi il confine di tale comune verso ovest prima e sud poi sino ad incrociare quello di Salice Salentino lungo il quale prosegue verso sud e poi in direzione est sino ad incontrare quello di Veglie.
Prosegue lungo il confine meridionale di Veglie in direzione est e successivamente verso nord fino a raggiungere quello di Campi Salentina in località Tornatola; lungo il confine di Campi Salentina verso nord-est raggiunge poi la strada statale Salentina in prossimità del chilometro 59 e quindi , lungo questa, verso ovest, si riallaccia alla circonvallazione
del centro abitato di Campi Salentina da dove e' iniziata la delimitazione.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata di cui all'Articolo 1 devono essere quelle della zona di produzione e
comunque atte a conferire alle uve e ai vini derivati le specifiche caratteristiche.
In particolare per la produzione del “Salice Salentino” Aleatico di cui l'Articolo 2, lettera b), sono da considerarsi idonei i terreni di buona esposizione, di natura calcareo - argillosa - silicea anche profondi ma piuttosto asciutti mentre sono da escludere i terreni prevalentemente argillosi o alluvionali eccessivamente umidi.
I sesti d'impianto, le forme di allevamento e i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati o comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve o dei vini.
Non è consentita la forma di allevamento a pergola o tendone.
E' consentita l'irrigazione, anche con impianti fissi, solo come intervento di soccorso.
Aleatico e Aleatico riserva: 10,00 t/ha, 14,00% vol.;
Rosso: 12,00 t/ha, 11,50% vol.;
Rosato: 12,00 t/h, 11,50% vol.;
Negroamaro rosso o Negro amaro rosso: 12,00 t/ha, 11,50% vol.;
Negroamaro rosato o Negro amaro rosato: 12,00 t/ha, 11,5% vol.;
Rosso Riserva: 12,00 t/ha, 12,50% vol.;
Negroamaro rosso riserva o Negro amaro rosso riserva: 12,00 t/ha, 12,50% vol.;
Bianco: 12,00 t/ha, 10,50% vol.;
Fiano: 12,00 t/ha, 10,50% vol.
Detti limiti di produzione , in annate eccezionalmente favorevoli, potranno essere superati in misura non eccedente il 20%.
Oltre detto limite, l'intera produzione perde il diritto alla Denominazione di Origine.
Qualora le uve destinate alla produzione del Salice Salentino bianco e del Salice Salentino rosato, con o senza le specificazioni previste di cui all'articolo 2, lettere a), c), d) ed e), siano unicamente destinate alla produzione del tipo spumante, e siano oggetto di denuncia separata, possono, in deroga, assicurare
La Regione Puglia, con proprio decreto, sentite le organizzazioni di categoria interessate, di anno in anno, prima della vendemmia, tenuto conto delle condizioni ambientali di coltivazione, può stabilire un limite massimo di uva rivendicabile per ettaro inferiore a quello fissato dal presente disciplinare, dandone immediata comunicazione al competente organismo di controllo.
Le operazione di vinificazione, ivi compreso l'invecchiamento obbligatorio devono essere effettuate all'interno della zona di produzione di cui all'articolo 3.
Tuttavia tenuto conto delle situazioni tradizionali è consentito che tali operazioni siano effettuate nell'intero territorio dei comuni anche se soltanto in parte compresi nella zona di produzione delle uve .
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali può altresì consentire che le suddette operazioni siano effettuate da aziende che, avendo stabilimenti situati nei comuni confinanti alla zona di produzione delle uve e in possesso degli idonei requisiti, ne facciano richiesta.
Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti, atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche, pur tenendo opportunamente conto degli aggiornamenti della ricerca e delle tecnologie di vinificazione, in accordo con la normativa vigente.
La resa massima dell'uva in vino per le tipologie bianco e rosso, con o senza le specificazioni consentite, non deve essere superiore al 70%.
Qualora tale resa superi il limite sopra riportato, ma non oltre il 75%, l'eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine ma potrà essere destinata, qualora sussistano i requisiti alla produzione di vini a Indicazione Geografica nell'ambito geografico delimitato.
La resa massima dell'uva in vino per il tipo Rosato, con o senza la specificazione consentita, non deve essere superiore al 50%.
Il vino residuo fino alla resa massima del 75%, non ha diritto alla denominazione di origine controllata, ma potrà essere destinata, qualora sussistano i requisiti alla produzione di vini a Indicazione Geografica nell'ambito geografico delimitato.
Per tutte le tipologie previste nel presente disciplinare, qualora la resa dell'uva in vino superi il 75%, l'intera produzione perde il diritto alla denominazione di origine controllata Salice Salentino, ma potrà essere destinata, qualora sussistano i requisiti alla produzione di vini a Indicazione Geografica nell'ambito geografico delimitato entro i limiti previsti dalla normativa vigente.
Per la trasformazione delle uve destinate alla produzione del vino “Salice Salentino” rosato, deve attuarsi il tradizionale metodo di vinificazione.
La preparazione del “Salice Salentino“ Aleatico del tipo Liquoroso deve avvenire secondo i tradizionali sistemi della zona, seguendo le vigenti disposizioni di legge .
I vini a denominazione di origine controllata “Salice Salentino” Aleatico non possono essere immessi al consumo anteriormente al 1° Marzo successivo all'annata di produzione delle uve.
Per tutte le tipologie, è ammessa la colmatura con un massimo del 5% di altri vini dello stesso colore e varietà, ma non soggetti a invecchiamento obbligatorio, aventi diritto alla denominazione di origine controllata “Salice Salentino”.
Per tutte le tipologie, è consentito l'appassimento delle uve sulla pianta oppure su stuoie o in cassette, anche in fruttaio in condizioni di temperatura, umidità e ventilazione controllate.
I vini a denominazione di origine controllata “Salice Salentino” nelle tipologie bianco e rosato, con o senza le specificazioni di vitigno consentite, possono essere prodotti nei tipi spumante per presa di spuma dei corrispondenti vini “tranquilli” mediante rifermentazione naturale in bottiglia o in autoclave, con l'esclusione di qualsiasi aggiunta di anidride carbonica.
Per la presa di spuma può essere utilizzato:
mosto o mosto concentrato di uve dei vigneti iscritti allo schedario viticolo della denominazione di origine
Le operazioni di spumantizzazione devono essere effettuate nell'ambito della zona di produzione di cui all'art.3.
Per tutte le tipologie e' consentito l'arricchimento, nei limiti stabiliti dalle norme comunitarie e nazionali, con mosti concentrati ottenuti da uve dei vigneti iscritti all'apposito schedario viticolo della stessa Denominazione di Origine Controllata oppure con mosto concentrato rettificato o a mezzo concentrazione a freddo o altre tecnologie consentite.
Per la versione Spumante, l'indicazione relativa al contenuto zuccherino, nei limiti della vigente normativa, è obbligatoria.
I vini di cui all'art. 1 all'atto dell'immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
“Salice Salentino” rosso
sapore: pieno, secco o abboccato, robusto ma vellutato, caldo, armonico;
“Salice Salentino“ rosso con la specificazione del vitigno Negroamaro o Negro amaro
profumo: caratteristico, gradevole e intenso con sentore di frutti rossi maturi;
“Salice Salentino” rosato
profumo: delicato e gradevolmente fruttato;
sapore : secco o abboccato, fresco e armonico;
“Salice Salentino” rosato con la specificazione del vitigno Negroamaro o Negro amaro
colore: rosato intenso;
profumo: delicato, fruttato con sentori di rosa e ciliegia;
sapore : secco o abboccato, delicato, fresco e armonico;
“Salice Salentino” Aleatico dolce
colore: rosso granato più o meno intenso con riflessi violacei, tendente all'arancione con l'invecchiamento;
profumo: aroma delicato caratteristico che si fonde con il profumo che acquista il vino con l'invecchiamento;
“Salice Salentino” Aleatico liquoroso dolce
colore: rosso granato più o meno intenso con riflessi violacei tendente all'arancione con l'invecchiamento;
odore: aroma delicato caratteristico che si fonde con il profumo che acquista il vino con l'invecchiamento;
sapore: pieno, caldo, dolce, armonico e gradevole;
“Salice Salentino” bianco
colore: giallo paglierino più o meno intenso, che può presentare riflessi verdognoli;
profumo: delicato e gradevolmente fruttato se giovane;
sapore: secco o abboccato, fresco e armonico;
estratto non riduttore minimo : 15,00 g/l;
“Salice Salentino“ Chardonnay
sapore: secco o abboccato, gradevole, fruttato;
“Salice Salentino“ Fiano
colore : giallo paglierino più o meno intenso con eventuali riflessi verdognoli;
zuccheri riduttori residui: massimo: 10,00 g/l.
“Salice Salentino“ Pinot Bianco
colore : giallo paglierino più o meno intenso;
sapore: secco o abboccato, armonico e fruttato;
“Salice Salentino “ rosso Riserva
colore: rosso rubino più o meno intenso, con eventuali riflessi tendenti al granato con l'invecchiamento;
profumo: gradevole e intenso, con sentore di frutti rossi maturi;
sapore : pieno, secco o abboccato, robusto ma vellutato, caldo, armonico;
“Salice Salentino“ Rosso Riserva, con la specificazione del vitigno Negroamaro o Negro amaro
profumo: caratteristico, gradevole e intenso;
sapore: pieno, secco o abboccato, robusto ma vellutato, caldo, armonico, con note speziate;
-zuccheri riduttori residui: massimo 10,00 g/l.
Salice Salentino Bianco Spumante
con o senza le specificazioni previste di cui all'Art. 2, lettere a), c), d) ed e)
colore: paglierino più o meno intenso o rosato più o meno intenso;
sapore: fresco, armonico;da extrabrut a extradry;
E' facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare, con proprio
decreto, i limiti minimi indicati per l' acidità totale nell'estratto non riduttore minimo.
a).Il vino “Salice Salentino” rosso, con o senza la specificazione del vitigno Negroamaro o Negro amaro dopo un periodo di invecchiamento minimo di
b) I vini “Salice Salentino” Aleatico e “Salice Salentino” Aleatico liquoroso possono portare in etichetta la menzione “Riserva“ qualora siano sottoposti a un periodo di invecchiamento di almeno
Per tutte le tipologie con la menzione “Riserva”, il periodo di invecchiamento obbligatorio decorre a partire dal
1 novembre dell'annata di produzione delle uve,
e dalla data di alcolizzazione per l'Aleatico “liquoroso”.
Alla denominazione di cui all'Articolo 1 è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi “extra”, “fine”, “scelto”, “selezionato” e similari.
E' tuttavia consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimenti a nomi, ragioni sociali, marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l'acquirente.
Sui recipienti di confezionamento dei vini “Salice Salentino”, per tutte le tipologie previste dal presente disciplinare, con l'esclusione degli spumanti e dei liquorosi, è obbligatoria l'indicazione dell'annata di produzione delle uve.
I vini di cui all'Art.1 non recanti la menzione “Riserva”, ad esclusione della tipologia Aleatico e degli spumanti, possono essere confezionati nei seguenti tipi di contenitori:
a) bottiglie di vetro con capacità' da litri 0,250 a litri 15, ad esclusione di dame e damigiane; i sistemi di chiusura consentiti, che devono rispondere ai requisiti della normativa vigente, sono i seguenti:
b) contenitori alternativi al vetro tipo “bag in box”, costituiti da un otre in materiale plastico pluristrato idoneo all'uso alimentare, racchiuso in un involucro di cartone o altro materiale rigido, di capacità non superiore a litri 3.
I vini di cui all'Art.1 recanti la menzione “Riserva”, ad esclusione della tipologia Aleatico, devono essere confezionati solo in bottiglie di vetro, ad esclusione di dame e damigiane, della capacità da litri 0,375 a litri 15 e chiuse con tappo di sughero raso bocca .
I vini di cui all'Art.1 nella tipologia Aleatico dolce e Aleatico liquoroso, con o senza menzione “Riserva” devono essere confezionati esclusivamente in bottiglie di vetro della capacità da litri 0,375 a litri 0,750 e chiuse con tappo in sughero raso bocca.
I vini di cui all'Art.1 nella tipologia spumante, devono essere confezionati solo in bottiglie di vetro della capacità da litri 0,375 a litri 15 e chiuse con tappo di sughero a fungo e gabbietta metallica.
L’assetto geologico dell’areale della DOC Salice Salentino non si discosta molto da quello riscontrabile in tutta la Penisola Salentina: sul basamento carbonatico cretaceo, blandamente piegato e dislocato da faglie, giacciono in trasgressione i sedimenti delle formazioni terziarie e quaternarie.
I suoli del Salento viticolo sono di diverse tipologie. Il più delle volte sono profondi e argillosi – calcarei nell’entroterra del Salento dove appunto ricade il comprensorio della DOC Salice
Salentino; nel Basso Salento spesso risultano più superficiali e rossastri con roccia calcarea che di tanto in tanto affiora.
I primi essendo notevolmente profondi, ricchi di sostanza organica, poveri in carbonato di calcio, si prestano molto bene alla coltivazione della vite, specialmente quella innestata su portinnesti americani, che bene si apprestano a questo tipo di terreno.
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “SALICE SALENTINO”.
Il nome di questo vino deriva dalla omonima cittadina situata a nord di Lecce, zona di vigneti e uliveti, in cui sono sparse masserie e antiche torri di vedetta.
Due sono le forme di allevamento dei vigneti della DOC Salice Salentina più utilizzati:
Il vitigno principe del Salento, sopratutto della DOC Salice Salentino, è il Negroamaro o Negro amaro.
Le forme di allevamento, i sesti d’impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi impianti, sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma. le pratiche relative all’elaborazione dei vini sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione.
La Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Lecce e di Brindisi sono gli Organismi di controllo autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 2) che effettuano la verifiche annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento) conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso, lettera c).
VIGNETI SQUINZANO
La denominazione di origine controllata «Squinzano» è riservata ai vini, che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione, con le tipologie di seguito riportate:
I vini a denominazione di origine controllata «Squinzano» devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografia:
«Squinzano» rosso e rosato:
Malvasia nera di Brindisi, Malvasia nera di Lecce, Sangiovese
e le uve di altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella Regione Puglia per la zona di produzione omogenea «Salento-Arco Ionico» - iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato con decreto ministeriale 7 maggio 2004 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 242 del 14 ottobre 2004, da ultimo aggiornato con decreto ministeriale 22 aprile 2011 - da sole o congiuntamente, nella misura massima del 30% .
«Squinzano» Negroamaro o Negro amaro, rosso e rosato:
possono concorrere alla produzione di detti vini, da sole o congiuntamente, anche le uve di altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Puglia per la zona di produzione omogenea «Salento-Arco Ionico», nella misura massima del 15% come sopra identificati.
«Squinzano» Susumaniello:
Susumaniello monimo 85%;
«Squinzano» bianco:
Chardonnay, Malvasia bianca, da sole o congiuntamente minimo 80%;
possono concorrere alla produzione di detti vini, da sole o congiuntamente, anche le uve di altri vitigni a bacca
bianca idonei alla coltivazione nella Regione Puglia per la zona di produzione omogenea «Salento-Arco Ionico», nella misura massima del 20%, come sopra identificati, ad esclusione dei moscati.
«Squinzano» Chardonnay:
possono concorrere alla produzione di detti vini, da sole o congiuntamente, anche le uve di altri vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella Regione Puglia per la zona di produzione omogenea «Salento-Arco Ionico», nella misura massima del 10%,come sopra identificati, ad esclusione dei moscati.
«Squinzano» Malvasia bianca:
possono concorrere alla produzione di detti vini, da sole o congiuntamente, anche le uve di altri vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella Regione Puglia per la zona di produzione omogenea «Salento-Arco Ionico», nella misura massima del 10%, come sopra identificati, ad esclusione dei moscati.
«Squinzano» Fiano:
«Squinzano» Sauvignon:
La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Squinzano», comprende l'intero territorio dei comuni di:
Squinzano, San Pietro Vernotico, Torchiarolo e Novoli
Campi Salentina, Cellino San Marco, Trepuzzi, Surbo e Lecce;
Tale zona à così delimitata:
da Torre Rinalda sulla costa adriatica, il limite segue verso sudovest la provinciale per Squinzano, toccando masseria Monacelli, masseria Cerrate grande sino a raggiungere la quota 31 sul confine del comune di Squinzano in prossimita' di masseria Gagliardi.
Da qui prosegue in direzione sud-ovest per la strada che conduce a Trepuzzi, passando per le quote 37, 40, 43 (localita' Case Bianche); raggiunge il centro abitato di Trepuzzi, lo attraversa per seguire poi la strada verso sud che costeggia ad ovest masseria Macchia sino a raggiungere a quota 58 la strada statale Salentina (n. 7 ter) per Campi Salentina.
Prosegue verso ovest lungo questa fino ad incrociare, in prossimità del km 61, il confine del comune di Novoli
che segue prima verso sud poi verso ovest e quindi verso nord (includendo cosi' tutto il territorio comunale) fino ad incontrare nuovamente la strada statale n. 7 ter in prossimità del km 59.
Prosegue lungo quest'ultima in direzione ovest fino a quota 31 sulla circonvallazione di Campi Salentina e quindi verso nord-ovest per la strada che costeggia ad est il centro abitato, fino a raggiungere la quota 28.
Da quota 28 sulla circonvallazione segue la strada verso nord per masseria Monaci e prima di giungervi incrocia quella per Cellino San Marco.
Segue verso nord-est tale strada, passando per masseria la Macchia, la Padula, attraversa il centro abitato di Cellino San Marco e prosegue per la strada che verso nord conduce a masseria Blasi per circa un chilometro e giunto a quota 58 prosegue verso nord-ovest per la strada che passando per le quote 59, 60, 58 incrocia il confine comunale di Tuturano.
Segue tale confine verso est sino ad incrociare quello di San Pietro Vernotico e quindi, proseguendo lungo
quest'ultimo in direzione nord-est, raggiunge la costa per ridiscenderla in direzione sud-est sino ad incontrare Torre Rinalda da dove e' iniziata la delimitazione.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata di cui all'art. 1 devono essere quelle tradizionali della zona di produzione e comunque atte a conferire alle uve ed ai vini derivati le specifiche caratteristiche di qualità.
Sono pertanto da considerarsi idonei ai fini dell'iscrizione allo schedario viticolo di cui all'art. 12 del decreto legislativo n. 61/2010, unicamente i vigneti ubicati su terreno di medio impasto o tendenti allo sciolto, sufficientemente profondi e di buona fertilità.
rosso: 14,00 t/ha, 12,00% vol.;
rosato anche spumante: 14,00 t/ha, 12,00% vol.;
Negroamaro rosso: 14,00 t/ha, 12,00% vol.;
Negroamaro rosato anche spumante: 14,00 t/ha, 12,00% vol.;
Susumaniello: 14,00 t/ha, 12,00% vol.;
novello: 14,00 t/ha, 12,00% vol.;
rosso riserva: 14,00 t/ha, 12,50% vol.;
Negroamaro rosso riserva: 14,00 t/ha, 12,50% vol.;
Sauvignon anche spumante: 13,00 t/ha, 11,00% vol.;
A detti limiti, anche in annate eccezionalmente favorevoli, le rese dovranno essere riportate, purche' la produzione non superi del 20% i limiti medesimi.
Le uve unicamente destinate alla produzione delle tipologie spumante, purché oggetto di denuncia separata, possono, in deroga, assicurare un titolo alcolometrico volumico minimo naturale di 10,00% vol.
I vini «Squinzano» rosso riserva e «Squinzano» Negroamaro riserva devono essere sottoposti ad un periodo di invecchiamento di almeno
E' consentita l'irrigazione, anche con impianti fissi, unicamente come mezzo di soccorso.
Le operazioni di vinificazione ivi compreso l'invecchiamento obbligatorio e la spumantizzazione devono essere effettuate nell'interno della zona di produzione di cui all'art. 3.
I vini «Squinzano» rosato, «Squinzano» Negramaro rosato, «Squinzano» bianco, «Squinzano» Chardonnay, «Squinzano» Malvasia bianca, «Squinzano» Fiano, «Squinzano» Sauvignon,
possono essere prodotti nei tipi spumante ottenuti per presa di spuma dei corrispondenti vini «tranquilli», mediante rifermentazione naturale in bottiglia o in autoclave, con l'esclusione di qualsiasi aggiunta di anidrite carbonica.
Per la presa di spuma può essere utilizzato: saccarosio; mosto o mosto concentrato di uve dei vigneti iscritti
allo schedario viticolo della denominazione di origine; mosto concentrato rettificato.
La resa dell'uva in vino non deve essere superiore al
50% per il tipo rosato
70% per tutte le altre tipologie.
Il residuo delle uve destinate alla produzione del rosato non può essere utilizzato per la preparazione del vino «Squinzano» rosso, bensì può essere utilizzato per la produzione di vini ad Indicazione Geografica Protetta.
Qualora tali rese superino il limite sopra riportato, ma non oltre il 75%, l'eccedenza non ha diritto alla Denominazione di Origine Protetta, ma potrà essere destinata alla produzione dei corrispondenti vini Bianco e Rosso a Indicazione Geografica nell'ambito geografico delimitato entro i limiti previsti dalla normativa vigente.
Per la trasformazione delle uve destinate alla produzione del vino «Squinzano» rosato deve attuarsi il tradizionale metodo di vinificazione che in particolare prevede lo sgrondo statico delle uve pigiate dopo una macerazione variante tra le 12 e 24 ore.
E' consentito il ricorso alla pratica del «rimontaggio» per assicurare al vino la voluta tonalità di colore.
Per tutte le tipologie, e' ammessa la colmatura con un massimo del 5% di altri vini dello stesso colore e varietà, ma non soggetti a invecchiamento obbligatorio, aventi diritto alla Denominazione di Origine Protetta e comunque prima della certificazione per l'immissione al consumo.
E' consentito l'arricchimento, nei limiti stabiliti dalle norme comunitarie e nazionali, con mosti concentrati ottenuti da uve dei vigneti iscritti allo Schedario viticolo della stessa denominazione di origine controllata oppure con mosto concentrato rettificato o a mezzo di concentrazione a freddo o altre tecnologie consentite.
«Squinzano» rosso:
colore: rosso rubino più o meno intenso talvolta con riflessi arancioni se invecchiato;
profumo: etereo, caratteristico, intenso;
zucchero riduttore residuo non superiore a 10,00 g/l;
«Squinzano» rosso riserva:
«Squinzano» rosato:
colore: dal rosso rubino chiaro al cerasuolo tenue;
profumo: delicatamente profumato, caratteristico;
sapore: sapido, fine e vellutato;
«Squinzano» rosato spumante:
«Squinzano» Negroamaro:
colore: rosso rubino piu' o meno intenso con eventuali riflessi tendenti al rosso mattone con l'invecchiamento;
profumo: etereo caratteristico e intenso;
«Squinzano» Negroamaro riserva:
«Squinzano» Negroamaro rosato:
profumo: giustamente persistente, fruttato se giovane;
«Squinzano» Negramaro rosato spumante:
«Squinzano» Susumaniello rosso:
sapore: secco, vellutato, caratteristico;
«Squinzano» bianco spumante:
«Squinzano» Chardonnay spumante:
«Squinzano» Fiano spumante:
profumo: caratteristico gradevole e intenso;
«Squinzano» Malvasia bianca spumante:
«Squinzano» Sauvignon spumante:
«Squinzano» Novello:
profumo: giustamente persistente, fruttato;
zucchero riduttore residuo non superiore a 3,00 g/l;
I vini Spumante di cui al presente art. 6, possono essere prodotti nelle seguenti tipologie di sapore: da extra brut a extra dry, nel rispetto dei limiti di zucchero previsti dalla normativa comunitaria.
E' facoltà del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali modificare con proprio decreto, i limiti minimi sopra indicati per l'acidità totale e l'estratto non riduttore minimo.
Ai vini di cui all'art. 1 è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi «extra», «scelto», «selezionato» e similari.
Sui recipienti di confezionamento dei vini a denominazione di origine controllata «Squinzano», ad esclusione delle tipologie spumante, deve figurare l'indicazione dell'annata di produzione delle uve.
I vini di cui all'art. 1 devono essere confezionati in tutti i contenitori previsti dalla normativa vigente, e di capacità non superiore a litri 9.
Per tutti i vini di cui all'art. 1, i sistemi di chiusura utilizzati devono essere quelli previsti dalla normativa vigente.
I suoli del Salento viticolo sono di diverse tipologie. Il più delle volte sono profondi e argillosi – calcarei nell’entroterra del Salento dove appunto ricade il comprensorio della DOC Squinzano.
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Squinzano” DOC.
L'origine della denominazione DOC Squinzano è da attribuirsi ad alcuni produttori storici presenti nel comprensorio di produzione, rappresentato dai Comuni di Squinzano, San Pietro Vernotico, Torchiarolo e Novoli per intero e parte dei comuni di Campi Salentina, Cellino San Marco,
Trepuzzi, Surbo e Lecce, i quali già a partire dai primi anni del secolo scorso producevano vini rossi e rosati a base di Negroamaro (Negro amaro) e Malvasia Nera. Nel 1976, grazie anche all’affermazione di tali vini su mercati Nazionali e Internazionali, è stata istituita la denominazione di Origine Squinzano.
Lo Squinzano, rosso e rosato, viene prodotto con le uve dei vitigni Negroamaro o Negro amaro, per massima parte, Malvasia nera di Brindisi e Malvasia nera di Lecce.
Forme di Allevamento dei vitigni
Le forme di allevamento dei vigneti della DOC Squinzano maggiormente utilizzate sono l'alberello pugliese e la spalliera:
Alberello pugliese; é il sistema di allevamento più anticamente diffuso nell'Italia meridionale e insulare e largamente diffuso anche in altre regioni a clima caldo-arido. È concepito per sviluppare una vegetazione di taglia ridotta allo scopo di adattare la produttività del vigneto alle condizioni sfavorevoli della scarsa piovosità del sud Italia. Il sesto d’impianto tradizionale varia da 1,60 - 1,80 m tra le file a 1,00 – 1,10 m. su la fila.
Il sesto d’impianto utilizzato nella spalliera varia da 2.00 - 2,20 m tra le file a 0,80 – 1,20 m. sulla fila con una densità d’impianto diversificata con un minimo di 3.800 piante per ettaro, fino ad un massimo di 6.250 piante per ettaro. Questo sesto d’impianto ha permesso una maggiore meccanizzazione della coltura con un notevole sgravio sui costi della manodopera. Nella spalliera si utilizzano sistemi di potatura quali il cordone speronato, ed il guyot.
Il vitigno principe del Salento, e sopratutto della DOC Squinzano è il Negroamaro o Negro amaro.
La millenaria storia vitivinicola della regione, dalla Magna Grecia, al medioevo, fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino “Squinzano”, ovvero è la testimonianza di come l’intervento dell’uomo nel particolare territorio abbia, nel corso dei secoli, tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione della vite ed
La Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Lecce e di Brindisi sono gli Organismi di controllo autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 2) che effettuano la verifiche annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco dell’intera
filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento) conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso, lettera c).

References: Articolo 6
 articolo 25
 articolo 25
 articolo 25
 art. 6
 articolo 25