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Timestamp: 2014-09-01 11:09:19+00:00

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fonte di ricerca :www. google.it/tag/ case popolari;alcuni aspetti del DL 23 /2011 | Enzo62's Weblog
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sgombero-case-popolari -si evidenzia l’illegittimità -se ne esclude l’azione penale come da articolo 633 del cp,si evidenzia l’azione amministrativa su diffida a sgombero. »
fonte di ricerca :www. google.it/tag/ case popolari;alcuni aspetti del DL 23 /2011
Procedimenti legali .( L’IACP,SI ATTIVA CON INVIO TELEGRAMMA ,L’IACP, LO INVIA A D INTERRUZIONE DELLA PRESCRIZIONE DEGLI ATTI,ALTRO TESTO :AVVIO DEL PROCEDIMENTO TITOLO ESECUTIVO ; delibera n.xxxx del xxxx,MA IN VIA PRIVATA ,L’AVVIO DEL PRROCEDIMENTO NON E’ OBBLIGATORIO.VEDASI ARTICOLO 8 CPC ,ORA ABROGATO,VEDASI ARTICOLO 10 DEL CPC.
TESTO GIURISPRUDENZA:Se, per effetto della competenza funzionale in materia di locazioni previste dall’art. 8 c.p.c., l’emissione del decreto di cui all’art. 32 T.U. 28.4.1938, n. 1165, sia di esclusiva competenza del pretore oppure se, per importi inferiori a 5.000.000, rientri nella competenza del giudice di pace.
Data la natura giuridica di processo di ingiunzione propria della procedura ex art. 32 T.U. 28.4.1938, n. 1165 la competenza va determinata sulla base degli ordinari criteri per valore e non per materia.
L’art. 32 T.U. sull’edilizia economica e popolare, approvato con R.D. 28.4.1938, n. 1165 contiene la disciplina speciale in tema di azione per il pagamento di canoni di locazione e sfratto nelle ipotesi di morosità.
Più in particolare è previsto che lo IACP proceda con ricorso, sulla base del quale il giudice emette decreto – ed avverso il quale può proporsi opposizione – di ingiunzione del pagamento delle somme, assegnando termine, trascorso inutilmente il quale, si può procedere allo sfratto.
Il decreto ai sensi del 4° comma, costituisce titolo esecutivo “per procedere sia alla esecuzione sui beni mobili del debitore che allo sfratto”.
In buona sostanza sono state unificate le procedure di ingiunzione e di sfratto e, nel contempo, non è prevista l’ordinanza di convalida di sfratto, che viene, invece, ordinato dal giudice, senza preventiva audizione dell’interessato, con decreto steso “in calce al ricorso”.
Da ciò, ai fini de quibus, il problema specifico della competenza sul ricorso che l’art. 32 ha attribuito “al conciliatore, al pretore o al presidente del tribunale, rispettivamente competenti, a norma del codice di procedura civile, a conoscere dell’azione per pagamento e sfratto” (1° comma) e sulla eventuale conseguente opposizione attribuita “allo stesso conciliatore o pretore o tribunale il cui presidente ha pronunziato il decreto” (7° c.).
Più in particolare si tratta di riscontrare se tale ripartizione di competenza sia da considerarsi ancora attuale o meno.
Preliminarmente, va rilevato che il legislatore introdusse, nel sistema, con l’art. 32, una disciplina speciale relativamente allo sfratto per morosità nel pagamento dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia economica e popolare: avvalendosi del procedimento di ingiunzione, non prevedendo una contestuale fase di convalida ed attribuendo, infine, al decreto la validità sia per l’esecuzione forzata mobiliare che per lo sfratto.
Strettamente consequenziale a tale scelta, e non derogatoria al sistema, fu, quindi, la diversa competenza distinta, per valore, fra conciliatore, pretore e tribunale, così come previsto per i procedimenti di ingiunzione di pagamento.
Ed è proprio la natura giuridica di processo di ingiunzione, seppure speciale, pacificamente riconosciuta (C.Costit. 22.12.1969 n. 159; C.Costit. 6.12.1991 n. 419, rispettivamente in ERP n. 1, 209, e n. 39, 86), a comportare, altresì, che la ripartizione, della competenza ex art. 32 T.U. del 1938 sia da considerarsi pienamente conforme all’ordinamento vigente e, quindi, tuttora valida.
In proposito, e ad ulteriore conferma di quanto asserito, anche recentemente si è avuto modo di affermare che: “Le innovazioni sulla competenza introdotte con la Legge 30.7.1984, n. 399, che, all’art. 6, n. 3, ha modificato l’art. 661 c.p.c., stabilendo la competenza inderogabile del pretore per le intimazioni di licenza o di sfratto, non influiscono sui criteri di competenza stabiliti per il procedimento previsto dall’art. 32 R.D. 28.4.1938, n. 1165, a norma del quale gli Istituti Autonomi delle Case Popolari, in caso di mancato pagamento delle rate di affitto, possono richiedere lo sfratto con ricorso al conciliatore, al pretore o al presidente del tribunale competente a conoscere dell’azione per il pagamento o lo sfratto perché tale procedimento, concludendosi con un decreto che ha il contenuto di una ingiunzione di pagamento, ancorché destinato, in caso di inadempimento, ad assumere le funzioni di titolo anche per l’esecuzione dello sfratto, oltre che per l’espropriazione mobiliare dei beni dell’inquilino debitore, ha la natura di uno speciale procedimento di ingiunzione e non quella di un procedimento di sfratto” (Cass. Sez. III, 13.1.1993, n. 354, in ERP n. 45, 152; Pret. Rimini 1.2.1995, n. 140, ivi n. 52, 68).
Concludendo sul punto, può, quindi, ritenersi che i ricorsi ex art. 32 T.U. del 1938, come anche le opposizioni al conseguente provvedimento, vadano proposti innanzi al giudice di pace, al pretore o al tribunale rispettivamente competenti per valore ai sensi della ordinaria disciplina codicistica.
Per quanto attiene ai quesiti, di cui ai punti 2., 3., 4 relativi all’imposta di bollo si ritiene che le agevolazioni tributarie già previste dall’art. 33 del citato T.U. del 1938, siano state abrogate dal D.P.R. n. 642/1972, per cui gli atti ivi previsti devono essere preventivamente assoggettati all’obbligo fiscale, compreso l’atto di precetto.
Possono invece essere ritenuti esenti il preavviso di sfratto e i verbali di accesso e di rinvio dell’esecuzione redatti dall’Ufficiale Giudiziario procedente.
T.U. 28.4.1938, n. 1165, art. 32;
R.D. 28.4.1938, n. 1165
Corte Costituzionale 22.12.1969 n. 159;
Corte Costituzionale 6.12.1991, n. 419;
Cassazione Sez. III, 13.1.1993, n. 354;
Pret. Rimini 1.2.1995, n. 140
http://www.federcasa.it/pareri/gestione/1998_06_24_1.htm
Redazione: 24 giugno 1998
Iacp di Catania, danno erariale per oltre 30 milioni di euro
Sarebbe di oltre 30 milioni di euro, il danno erariale alla pubblica amministrazione. Tutto racchiuso in un rapporto della Procura di Catania inviato alla Corte dei conti di Palermo per una presunta cattiva gestione negli ultimi decenni dell’Istituto autonomo case popolari di Catania. Le indagini della guardia di finanza di Catania coordinate dal tenente colonnello Giuseppe Arbore, hanno permesso di scoprire, come l’Iacp di Catania, non avrebbe eseguito alcun recupero di morosita’ dei canoni d’affitto di propri immobili, ne’ di sfratti e neanche alcuna esecuzione forzata, nonostante l’Ente lo possa fare senza dovere fare ricorso a un provvedimento del giudice. Dagli accertamenti e’ emerso che venivano inviate lettere di sollecito, che poi non avrebbero avuto seguito. Dentro il fascicolo aperto dal sostituto procuratore Andrea Bonomo, ci sarebbero assegnazioni illegali di alloggi e botteghe dell’istituto, tra questi anche una serie di episodi e condotte che vanno dall’utilizzo distorto del protocollo informatico, ovvero l’utilizzo di numeri lasciati vuoti e poi riutilizzati dopo mesi per raggiungere scopi illeciti, alle spese per il ripristino di una bottega dell’Istituto assegnata in locazione al figlio del direttore generale. Nel registro degli indagati, c’e’ Santo Schilirò Rubino direttore generale, cacciato gia’ una volta dall’Iacp, poi reintegrato su decisione del giudice del lavoro. Tra gli indagati, in concorso anche il figlio di Schilirò, con lui, alcuni funzionari dell’Istituto Anna Tusa e Adele Fiorello, i dipendenti Iacp Giuseppe Caruso e Orazio Sicali e i beneficiari di assegnazioni di alloggi Carmelo Sicali, Nino Santoro, Mario Tudisco, Agata Romeo, Carmela Bergamo, Gaetano Maravigna. Tutti gli indagati hanno da tempo avuto notificato dalla guardia di finanza avvisi di chiusura delle indagini e hanno già depositato in Procura delle memorie difensive. Nel registro degli indagati, non ci sarebbero dirigenti e responsabili politici della Regione Siciliana nominati per vigilare.
tratto da google.it<http://www.cataniaoggi.com/cronache/in-citta/44386_iacp-di-catania-danno-erariale-per-oltre-30-milioni-di-euro.html
Legge Luzzatti – 28 maggio 1903: ha consentito ai Comuni di costruire case popolari.
Piano Fanfani e istituzione dell’Ina Casa – 28 febbraio 1949: si attiva un sistema di intervento per la costruzione di case per lavoratori, basato su un finanziamento che coinvolge i lavoratori dipendenti, i datori di lavoro e lo stato, con una gestione appositamente istituita su una iniziale previsione settennale.
Legge Tupini – 2 luglio 1949: legge di finanziamento. Concedeva la possibilità agli Istituti Autonomi Case Popolari di contrarre mutui con la Cassa Depositi e Prestiti e con altri Enti autorizzati per la costruzione di case popolari.
Legge n. 60 – 14 febbraio 1963: liquidazione del patrimonio edilizio della Gestione I.N.A. Casa; istituzione di un programma decennale per la costruzione di alloggi per i lavoratori dipendenti; istituzione di una tassa di scopo denominata Gescal pari allo 0,35% della retribuzione del dipendente e allo 0.70% della retribuzione pagata dal datore di lavoro
Legge n. 865 – 22 ottobre 1971: viene altresì chiamata “legge di Riforma per la casa”. Istituisce nel nostro paese l’Edilizia Residenziale Pubblica inserendo il comparto all’interno delle politiche di Welfare (sistema di Stato Sociale) su principi universalistici fondati sul bisogno abitativo e sulle condizioni socio economiche dei richiedenti; trasferisce agli Istituti Autonomi Case Popolari tutto il patrimonio edilizio esistente costruito tramite le contribuzioni Ina casa e Gescal (la cosiddetta edilizia economica e popolare); definisce i programmi e gli strumenti di coordinamento dell’Edilizia Residenziale Pubblica; istituisce le norme sulla espropriazione per pubblica utilità; modifica ed integra le leggi: n. 1150 – 17 agosto 1942 (legge urbanistica nazionale che regola tutta la materia, nei suoi aspetti generali, che vanno dalla pianificazione a scala regionale al singolo intervento autorizzato in base al regolamento edilizio); n. 167 – 18 aprile 1962 (piani di zona o piani di edilizia economica e popolare – si trattò di una prima risposta al problema della casa che metteva i Comuni in condizione di acquisire un demanio di aree pubbliche per l’edilizia rivolta agli strati sociali a reddito più basso ); n. 847 – 29 settembre 1964 (determinazione dei criteri per il finanziamento degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria a favore dei comuni o loro consorzi); autorizza la spesa per interventi straordinari nel settore dell’edilizia residenziale, agevolata e convenzionata.
Decreti Presidente della Repubblica n. 1035 e n. 1036 – 30 dicembre 1972: a seguito della legge di Riforma per la casa i due decreti attuativi definiscono: il primo – le norme per l’assegnazione e la revoca, nonché per la determinazione e la revisione dei canoni di locazione, degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica; il secondo – le norme per la riorganizzazione delle amministrazioni e degli enti pubblici operanti nel settore dell’Edilizia Residenziale Pubblica. Il Decreto definisce in modo puntuale il concetto di Edilizia Residenziale Pubblica..
Legge n. 382 – 22 luglio 1975 e Decreto Presidente Repubblica n. 616 – 24 luglio 1977: norme sull’ordinamento regionale e sulla organizzazione della pubblica amministrazione. Trasferimento dei poteri alle Regioni da parte dello Stato. L’art.93 trasferisce alle Regioni le funzioni amministrative statali concernenti la programmazione regionale, la localizzazione, le attività di costruzione e la gestione di interventi di edilizia residenziale e abitativa pubblica, di edilizia convenzionata, di edilizia agevolata, di edilizia sovvenzionata nonché le funzioni connesse alle relative procedure di finanziamento.
Legge n. 10 – 28 gennaio 1977: norme per l’edificabilità dei suoli.
Legge n. 513 – 8 agosto 1977: legge ponte tendente ad accelerare i contenuti della legge di Riforma per la casa a seguito delle inerzie applicative. Definisce provvedimenti urgenti per l’accelerazione dei programmi in corso, finanzia un programma straordinario e regola il canone minimo dell’edilizia residenziale pubblica.
Legge n. 457 – 5 agosto 1978: istituisce il Piano Decennale per l’Edilizia Residenziale Pubblica, gli Organismi e le relative funzioni. Vengono definite: la gestione finanziaria del Piano decennale, le norme per il credito fondiario, le norme generali per il recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente, il finanziamento del Piano decennale.
Legge n. 25 – 15 febbraio 1980; Legge n. 94 – 25 marzo 1982; Legge n. 118 – 5 aprile 1985; Legge n. 899 – 23 dicembre1986: misure urgenti per fronteggiare l’eccezionale carenza di disponibilità abitative; finanziamenti statali a favore dei Comuni ad alta tensione abitativa; costruzione/acquisizione di abitazioni pubbliche a favore degli sfrattati dalle case private, anche se con redditi superiori ai redditi di accesso per l’edilizia sovvenzionata. Per questi soggetti è previsto un affitto ad equo canone.
Legge n. 560 – 24 dicembre 1993: norme in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Con tale legge si sono vendute secondo i dati di Federcasa Nazionale circa 103.000 abitazioni a livello nazionale. Il prezzo medio di cessione è stato di 24 mila euro. Ciò significa che si è svenduto per 2,5 miliardi di euro un valore immobiliare di almeno 9 miliardi di euro.
Legge n. 431 – 9 dicembre 1998: legge che prosegue la politica di liberalizzazione nell’edilizia privata. Questa normativa è stata presa a riferimento in alcuni regolamenti regionali di Edilizia Residenziale Sociale per la definizione del canone moderato o meglio ancora convenzionato.
Legge n.21 – 8 febbraio 2001 oltre a parziali finanziamenti per il rilancio della casa in affitto (soprattutto edilizia agevolata) ha previsto che il Ministero dei Lavori Pubblici attraverso il coordinamento di altre amministrazioni dello Stato, un Programma innovativo in ambito urbano denominato successivamente Contratti di Quartiere II, finalizzato prioritariamente ad incrementare, con la partecipazione anche di investimenti privati, delle regioni, dei comuni e degli Iacp a diverso titolo denominati, la dotazione infrastrutturale dei quartieri degradati di E.R.P (prioritariamente) di comuni e città a più forte disagio abiativo ed occupazionale. Ha previsto al contempo, misure e interventi per incrementare l’occupazione, per favorire l’integrazione sociale e l’adeguamento dell’offerta abitativa. A seguito di questa legge e dei successivi decreti ministeriali fu avviato a livello nazionale in quasi tutte le Regioni la stagione dei Contratti di Quartiere II, che assorbirono oltre il 50% dei finanziamenti residui derivanti dalle trattenute ex Gescal a livello nazionale e che vennero utilizzati per i quartieri di E.R.P. nelle maggiori città e comuni italiani.
Legge n.3 – del 18 ottobre 2001- modifica il titolo V della Costituzione conferendo alle Regioni i poteri esclusi in materia di Edilizia Residenziale Pubblica.
Infatti se da un lato costituzionalizza il livelli essenziali delle prestazioni – L.E.P.- dall’altro, con l’attribuzione della potestà esclusiva alle regioni in materia di politiche sociali, lascia aperti tutti i problemi relativi alla definizione nell’ambito dei Lep delle scelte sui problemi oeganizzativi, sui finanziamenti nonchè della esigibilità delle prestazioni di welfare da parte del cittadino in tutto il territorio nazionale.
Le leggi e i regolamenti regionali che ne sono scaturiti negli ultimi anni hanno segnato in modo irreversibile le finalità sociali del comparto, diversificando fortemente il settore a livello nazionale; con caratteristiche che oscillano da indirizzi fortemente privatistici, fondati sulla logica dell’autofinanziamento (soprattutto al Nord) a situazioni di fortissimo indebitamento e crisi finanziaria, prevedibilmente esposte ad ulteriori processi di alienazione .
tratto da google.it<http://www.sicet.it/pages/ERP/sintesi.htm DENUNCIA PER LA REGISTRAZIONE TELEMATICA DEI CONTRATTI DI LOCAZIONE DI BENI IMMOBILI AD USO ABITATIVO E RELATIVE PERTINENZE ED ESERCIZIO DELL’OPZIONE PER LA CEDOLARE SECCA
(Articolo 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23)
SIRIA Servizio Internet per la Registrazione dei contratti relativi a Immobili adibiti ad Abitazione
Sostitutiva delle Imposte di Registro, Irpef e Addizionali
DENUNCIA PER LA REGISTRAZIONE TELEMATICA DEI CONTRATTI DI LOCAZIONE DI BENI IMMOBILI
AD USO ABITATIVO E RELATIVE PERTINENZE ED ESERCIZIO DELL’OPZIONE PER LA CEDOLARE SECCA
Cognome DATI DEL LOCATORE
Data di nascita Sesso Comune (o Stato estero) di nascita
DIREZIONE PROVINCIALE DI __________________________________ UFFICIO TERRITORIALE DI __________________________________
PROT. TELEMATICO ____________________________________________________ ID. TELEMATICO DEL CONTRATTO _________________________________________
Il sottoscritto dichiara la finalità abitativa della locazione degli immobili sotto indicati e dichiara di optare per il regime della cedolare secca
alle condizioni previste dall’art. 3 del D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23
RISERVATO AI SERVIZI TELEMATICI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
Il sottoscritto dichiara la finalità abitativa della locazione degli immobili sotto indicati e dichiara di optare per il regime della cedolare secca alle condizioni previste dall’art. 3 del D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23
DATA DI REGISTRAZIONE DEL CONTRATTO___________________________________ ESTREMI ATTO _______________________________________________________
SIRIA Servizio Internet per la Registrazione dei contratti relativi a Immobili adibiti ad Abitazione Sostitutiva delle Imposte di Registro, Irpef e Addizionali
Codice comune Foglio
I/P Particella Subalterno
Sezione urbana/
Rendita catastale N. civico
DELEGA/DELEGANO ALLA REGISTRAZIONE DEL CONTRATTO DI LOCAZIONE CON L’ESERCIZIO DELL’OPZIONE PER LA CEDOLARE SECCA IL SIG./LA SIG.RA
IL SOTTOSCRITTO/I SOTTOSCRITTI
Data di stipula Durata
giorno mese anno giorno mese anno giorno mese anno
del pagamento del
Il sottoscritto, locatore firmatario della denuncia, dichiara che i dati contenuti nel presente modello:
– coincidono con quelli presenti nel contratto di locazione;
– sono stati portati a conoscenza di tutte le parti del contratto.
% Possesso Comune Provincia (sigla)
PERTINENZA 2
PERTINENZA 3
I/P Subalterno
Tipologia (via, piazza, ecc.) Indirizzo
DATA DI REGISTRAZIONE DEL CONTRATTO___________________________________ ESTREMI ATTO D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, “Codice in materia di protezione dei dati personali”, prevede un sistema di garanzie
a tutela dei trattamenti che vengono effettuati sui dati personali.
Di seguito si illustra sinteticamente come verranno utilizzati i dati contenuti nel presente modello e quali sono i diritti riconosciuti al cittadino.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate, desiderano informarLa, anche per conto degli altri soggetti a ciò tenuti, che nella denuncia sono presenti alcuni dati personali che verranno trattati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dall’Agenzia delle Entrate nonché dai soggetti intermediari individuati dalla legge (Centri di assistenza fiscale, associazioni di categoria e professionisti) per le finalità di accertamento dei dati dichiarati. I dati in possesso del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’Agenzia delle Entrate possono essere comunicati ad
altri soggetti pubblici in presenza di una norma di legge o di regolamento, ovvero, quando tale comunicazione sia comunque COMUNQUE necessaria per lo svolgimento di funzioni istituzionali, previa comunicazione al Garante della Privacy.Gli stessi dati possono, altresì, essere comunicati a privati o enti pubblici economici qualora ciò sia previsto da una norma
I dati richiesti nella denuncia devono essere indicati obbligatoriamente per non incorrere in sanzioni di carattere amministrativo.La denuncia può essere consegnata ad un intermediario previsto dalla legge (Caf, associazioni di categoria, professionisti),
il quale invia i dati all’Agenzia delle Entrate. Tali dati verranno trattati con modalità prevalentemente informatizzate e con logiche pienamente rispondenti alle finalità da perseguire anche mediante verifiche dei dati contenuti nelle dichiarazioni:
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’Agenzia delle Entrate e gli intermediari, secondo quanto previsto dal D. Lgs. n. 196 del 2003, assumono la qualifica di “titolare del trattamento dei dati personali” quando tali dati entrano nella loro
disponibilità e sotto il loro diretto controllo.
In particolare sono titolari: • il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate, presso i quali è conservato ed esibito a richiesta
l’elenco dei responsabili; • gli intermediari, i quali, ove si avvalgano della facoltà di nominare dei responsabili, devono renderne noti i dati
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Presso il titolare o i responsabili del trattamento l’interessato in base all’art. 7 del D. Lgs. n. 196 del 2003, può accedere
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Gli intermediari non devono acquisire il consenso per il trattamento dei dati personali, in quanto il loro conferimento è
La presente informativa viene data in generale per tutti i titolari del trattamento sopra indicati. Responsabili del trattamento Consenso Diritti dell’interessato Titolari del trattamento Modalità del trattamento Dati personali – Finalità del trattamento
Informativa sul trattamento dei dati personali (art. 13, D.Lgs.n. 196, 2003)
Giovedì 12 Maggio 2011 16:20
Cedolare secca: invio della Raccomandata Gentile cliente, è nostra cura metterLa al corrente, con il presente documento informativo, che a partire dal 2011 è operativa la “cedolare secca sugli affitti”, il regime facoltativo che si applica in alternativa a quello ordinario in quanto l’imposta sostituisce quelle attualmente dovute sulle locazioni a uso abitativo ( imposta di registro, bollo, Irpef e relative addizionali). L’opzione per la cedolare secca va comunicata separatamente, sia all’inquilino che al Fisco.
La comunicazione all’inquilino va effettuata con raccomandata e deve contenere la rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell’opzione, l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, inclusa la variazione accertata dall’Istat. Come esercitare l’opzione per la cedolare secca L’opzione per la cedolare secca va comunicata separatamente, sia all’inquilino che al Fisco. Solo se entrambe le comunicazioni verranno effettuate il nuovo regime di imposta sostitutiva potrà essere utilizzato.Per quanto riguarda l’opzione al Fisco, questa si può esercitare in sede di registrazione del contratto compilando il modello semplificato Siria – pdf (approvato con provvedimento del 7/04/2011), oppure il Per il periodo di imposta 2011, sui contratti che al 7 aprile 2011 sono già scaduti, risolti, prorogati o già registrati, l’opzione si esercita in sede di dichiarazione dei redditi.Nei confronti dell’inquilino, invece, è obbligatorio l’invio della raccomandata che lo informa della scelta del nuovo regime fiscale. L’invio della raccomandata L’articolo 3, ultimo comma, del decreto n. 23/11 prevede che l’opzione per la cedolare secca sugli affitti abitativi non ha effetto se di essa non è stata data preventiva comunicazione all’inquilino, per cui, il locatore (proprietario) che decide di avvalersi del nuovo regime deve darne comunicazione al conduttore (affittuario).La comunicazione va effettuata con raccomandata e deve contenere la rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell’opzione, l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, inclusa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno precedente. La forma della comunicazione L’articolo 3 del Dlgs n. 23/11 individua espressamente nella raccomandata la forma di invio della comunicazione da inviare al conduttore, ne consegue che non sono ammessi dalla legge forme di comunicazione con mezzi equipollenti. Per quali tipi di contratti va mandata la raccomandata La legge richiede l’invio della raccomandata a pena di inammissibilità al regime della cedolare secca. Si tratta di una previsione che non fa riferimenti specifici, per cui, si presume che l’invio sia sempre necessario, per tutti i tipi di contratto di locazione, anche per contratti sotto i 30 giorni. Il contenuto della comunicazione Per ciò che riguarda il contenuto La comunicazione può essere redatta in forma libera, ma si possono più facilmente utilizzare i fac-simile in diffusione. L’ importante è, comunque, che la comunicazione contenga:·	l’informazione che il locatore sta optando per il regime della cedolare secca;·	la rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell’opzione, l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, inclusa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno precedente. Queste informazioni, che sono essenziali per il contenuto della comunicazione all’inquilino, si possono acquisire facilmente dal fac-simile qui in basso.Quando inviare la raccomandata La comunicazione è obbligatoria e deve essere inviata prima di esercitare l’opzione., per cui l’invio deve precedere la presentazione dei modelli Siria e 69. Per i contratti in corso al 7 aprile, poiché l’opzione viene eseguita eseguita nel modello Unico 2012 per il 2011, l’invio dovrebbe avvenire prima del versamento del primo acconto (16 giugno o 30 novembre 2011).Nel caso in cui il contratto di locazione non sia stato ancora stipulato, la comunicazione preventiva può essere fatta anche lo stesso giorno della stipula del contratto, ovvero anche prima facendo riferimento al contratto che si andrà a stipulare.In assenza di diverse indicazioni, non pare possibile sostituire la comunicazione con una clausola espressa del contratto in quanto essa deve essere fatta per raccomandata all’inquilino o al futuro inquilino (se nuovo contratto). PROPRIETARIO DELL’IMMOBILE………………………………….………………………………….Egr. sig.Raccomandata A.R. CONDUTORE…………………………………………………………………………………………………… Oggetto: esercizio dell’opzione per l’applicazione dell’imposta sostitutiva sui canoni di locazione di cui all’art. 3 D.Lgs 23 del 7.3.2011. In riferimento al contratto di locazione stipulato in data…………………. dell’immobile sito nel comune di ……………………………………… via………………………………………………..….., da Lei utilizzato per finalità abitative unitamente alle pertinenze individuate nel contratto, per informarLa di aver esercitato l’opzione per l’applicazione dell’imposta sostitutiva sui canoni di locazione.Ai sensi e per gli effetti del comma 11 dell’articolo 3 del decreto legislativo n. 23 del 7 marzo 2011, Le comunico di rinunciare, per il restante periodo del contratto, alla facoltà di chiedere qualsiasi aggiornamento del canone, inclusa la variazione ISTAT, che pertanto resterà invariato nella misura di €. …….. sino alla scadenza del …………..Le comunico, inoltre, che per tutta la durata residua del contratto non saranno più dovute le imposte per la registrazione annuale del contratto. A disposizione per ogni eventuale chiarimento porgo cordiali saluti. Il locatore……………………… Fac-simile della comunicazione
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provvedimento autoritativo di sgombero * 1 BIS 1
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reato di truffa – differenziazioni delle posizioni – altalex * 1)IL MOTORE NE EVIDENZIA IL REATO DI TRUFFA AI DANNI DELLO STATO	1
* 1) ALLEGATO ALTALEX –IPOTESI –d i Truffa – danni per lo Stato – errore – sussistenza [art. 640, comma 2, c.p.]
E’ configurabile il delitto di cui all’art. 640 c.p., comma 2, nel caso in cui un soggetto stipuli contratti per la prestazione di servizi – successivamente effettuata – in favore di una P.A., ponendo in essere artifici o raggiri consistiti nel dichiarare falsamente l’esistenza delle condizioni e dei requisiti previsti per l’espletamento dell’attività pattuita, ed inducendo in errore l’ente pubblico anche sulle effettive modalità di esecuzione della prestazione, affidata a personale privo delle richieste capacità professionali. In tale caso, infatti, la riscossione degli importi liquidati quale corrispettivo delle prestazioni costituisce ingiusto profitto, cui corrisponde, per l’ente pubblico, il danno consistente nell’esborso di pubblico denaro in cambio di servizi espletati da soggetti non qualificati. (1-8)
(1)	In tema di truffa, si veda il focus Art. 640 c.p. annotato con la giurisprudenza.
(2) In tema di indebita percezione di erogazioni e truffa, si veda Cassazione penale, sez. II, sentenza 11.12.2008 n° 45845.
(3) Si veda anche Cassazione penale, SS.UU., sentenza 27.04.2007 n° 16568.
(4) In tema di truffa e responsabilità del menager, si veda Cassazione penale, sez. II, sentenza 29.10.2008 n° 40406.
(5) In materia di frode fiscale e truffa ai danni dello Stato, si veda Cassazione penale, sez. II, sentenza 29.10.2008 n° 40429.
(6) In tema di truffa e timbratura del cartellino, si veda Cassazione penale 23623/2008.
(7) In tema di truffa ai danni dello Stato, si veda Cassazione penale 3102/08.
(8) In tema di reati tributari, si veda Cassazione penale 3052/2008.
1.	1 BIS * E’ NULLO PROVVEDIMENTO AUTORITATIVO DI SGOMBERO DI UN
11 mag 2010 – PATRIMONIO PUBBLICO -Il provvedimento autoritativo di sgombero di un bene appartenente al patrimonio disponibile dell’ente pubblico è nullo perché in quanto emesso in assoluta carenza di potere .ERA LA TESI CHE IMMAGGINAVO DA TANTO TEMPO.
(2)tratto da http://www.patrimoniopubblico.it/site/d_News.asp?CategoriaNews
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3 Risposte to “fonte di ricerca :www. google.it/tag/ case popolari;alcuni aspetti del DL 23 /2011”
enzuccio62 Says:	novembre 25, 2011 alle 3:45 pm | Rispondi Trascrizione illegittima od abusiva di domande giudiziali e tutela d’urgenza ex art. 700 c.p.c.
La giurisprudenza di merito è attualmente divisa in ordine alla questione dell’ammissibilità dei ricorsi d’urgenza volti ad ottenere la cancellazione della trascrizione delle domande giudiziali, posto che, in assenza di un accordo tra le parti, l’art. 2668 c.c. ritiene all’uopo necessaria una sentenza passata in cosa giudicata. Non sono peraltro trascurabili le esigenze di tutela del convenuto a fronte della trascrizione di domande giudiziali sia riconducibili al novero degli artt. 2652 e 2653 c.c. sia palesemente destituite di fondamento nel merito e per questo concretanti un esercizio abusivo del diritto di agire in giudizio. POSIZIONE DELLA QUESTIONE
All’interno della giurisprudenza di merito notevole rilievo ha assunto negli ultimi anni, senza tuttavia trovare una soluzione univoca, la questione avente ad oggetto la possibilità per la parte interessata di proporre un ricorso d’urgenza ai sensi dell’art. 700 c.p.c., al fine di ottenere la cancellazione della trascrizione di una domanda giudiziale, avvenuta al di fuori delle ipotesi enucleate dagli artt. 2652 e 2653 c.c. o comunque a fronte di una pretesa manifestamente infondata nel merito.
Per vero, in omaggio al disposto del comma 1 dell’art. 2668 c.c., la cancellazione della trascrizione delle domande giudiziali e delle relative annotazioni si esegue quando è debitamente consentita dalle parti interessate ovvero è ordinata giudizialmente con sentenza passata in giudicato.
Talché – ed è qui il cuore del problema in esame – se l’attore ha la possibilità di trascrivere, senza la necessità di alcun previo vaglio giudiziale, ogni domanda presuntivamente rientrante nel novero di quelle richiamate dagli artt. 2652 e 2653 c.c., il convenuto si trova a subire un vincolo di indisponibilità sui propri beni immobili che può venir meno, assente un accordo con la controparte, soltanto in forza di una sentenza passata in cosa giudicata. L’ORIENTAMENTO RESTRITTIVO MAGGIORITARIO
Ciò premesso, la maggior parte della dottrina nega che la cancellazione della trascrizione delle domande giudiziali possa avvenire sulla base di un titolo diverso da una sentenza passata in giudicato. Tradizionalmente si fa leva, onde suffragare una tale posizione, sia sulla lettera dell’art. 2668 c.c., sia sulla natura intrinsecamente provvisoria delle misure cautelari che contrasterebbe con gli effetti della cancellazione della trascrizione delle domande giudiziali, effetti di carattere tendenzialmente irreversibile, in quanto una nuova trascrizione opera meramente ex nunc.
L’orientamento ora richiamato è stato condiviso, sulla scorta di motivazioni non dissimili, anche da una copiosa giurisprudenza di merito.
In particolare, alcune pronunce, riconducendosi alla lettera dell’art. 2668 c.c., hanno ritenuto che il ricorso d’urgenza finalizzato ad ottenere la cancellazione della trascrizione di una domanda giudiziale è inammissibile poiché l’ordinanza cautelare non rientra tra i provvedimenti idonei a tale scopo, potendosi ottenere la cancellazione della trascrizione, in mancanza di accordo tra le parti, esclusivamente con una sentenza passata in giudicato.
Sulla scorta di ciò si è altresì sottolineato che la concessione di un provvedimento di urgenza ai sensi dell’art. 700 c.p.c. produrrebbe in tali ipotesi effetti ancora maggiori rispetto a quelli che si ricollegano alla sentenza che conclude il giudizio, in palese contrasto con la natura eminentemente provvisoria delle misure cautelari. In una tale direzione si è posto in evidenza che alla cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale, in ipotesi disposta a seguito della concessione del provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c., conseguirebbe, posta l’immediata esecutività dell’ordinanza, un risultato più ampio di quello ottenibile con la sentenza di merito, in quanto non è possibile eseguire la cancellazione prima del passaggio in giudicato della sentenza che riconoscesse l’infondatezza delle domande trascritte ordinando una siffatta cancellazione, sottolineandosi che in tal modo sarebbe tradita la strumentalità del provvedimento cautelare rispetto a quello di merito in cui effetti il primo mira a salvaguardare.
Talora non si è mancato, altresì, di giustificare l’orientamento volto a negare l’ammissibilità del provvedimento d’urgenza per cancellare la trascrizione di una domanda giudiziale sull’assunto del carattere residuale della tutela cautelare ex art. 700 c.p.c., che nella fattispecie difetterebbe poiché la tutela tipica della parte interessata sarebbe assicurata dalla sentenza passata in giudicato idonea a far ottenere la cancellazione della trascrizione a norma dell’art. 2668 c.c..
Infine, la citata giurisprudenza di merito non ha mancato anch’essa di argomentare il proprio orientamento restrittivo ponendo in rilievo che nella fattispecie in esame attraverso un provvedimento di natura cautelare che dovrebbe essere ontologicamente revocabile e provvisorio si verrebbe a determinare, ottenuta la cancellazione della trascrizione della domanda, un effetto irreparabile, cioè a dire l’inopponibilità della domanda successivamente accolta ai terzi che avessero trascritto il proprio titolo di acquisto dopo la cancellazione. In linea di principio la Corte di cassazione non avrebbe potuto, almeno sinora, pronunciarsi direttamente sulla questione in esame, stante il consolidato orientamento in omaggio al quale il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. è proponibile avverso provvedimenti giurisdizionali emessi in forma di ordinanza o di decreto soltanto nelle ipotesi in cui essi siano definitivi ed abbiano carattere decisorio, cioè siano in grado di incidere con efficacia di giudicato su situazioni soggettive di natura sostanziale, di talché è inammissibile l’impugnazione con tale mezzo dei provvedimenti adottati in sede di reclamo misure di natura cautelare, il carattere interinale e provvisorio delle quali esclude che le stesse possano operare oltre il tempo necessario all’adozione delle determinazioni definitive suscettibili di assumere la forza del giudicato.
Peraltro la S.C., in un precedente ormai risalente, ha invece ritenuto opportuno affermare una posizione differente proprio in sede di esame di ricorsi ex art. 111 Cost. proposti avverso misure cautelari d’urgenza che avevano disposto la cancellazione della trascrizione di domande giudiziali. La Corte di legittimità, più in particolare, al fine di giustificare il proprio sindacato, non ha esitato ad annoverare simili provvedimenti tra quelli “abnormi”, ponendo in evidenza che un’ordinanza cautelare che disponesse la cancellazione della trascrizione di una domanda giudiziale si porrebbe in netto contrasto con il connotato più tipico dei provvedimenti cautelari, i.e. la provvisorietà, producendo effetti irreversibili ed idonei a spezzare il legame di strumentalità che il provvedimento cautelare deve avere con quello reso all’esito del processo ordinario di cognizione.
Potrebbero essere tuttavia differenti le conseguenze desumibili da una successiva decisione con la quali le sezioni unite della stessa S.C. hanno al contrario ritenuto inammissibile il ricorso straordinario per cassazione emanato avverso un provvedimento di urgenza concesso per ottenere la cancellazione della trascrizione di una domanda giudiziale, rifiutando espressamente di ricondurre lo stesso al novero dei provvedimenti abnormi e riconoscendone, anche nel caso concreto, la natura provvisoria e strumentale rispetto alla decisione di merito. LE CONSIDERAZIONI DELLA GIURISPRUDENZA DI MERITO PIÙ RECENTE. L’AMMISSIBILITÀ DELLA TUTELA D’URGENZA A FRONTE DELL’ILLEGITTIMA TRASCRIZIONE DELLE DOMANDE GIUDIZIALI
Sono tuttavia numerose e difficilmente giustificabili, almeno nelle ipotesi in cui la trascrizione sia avvenuta in violazione di legge o a fronte di domande manifestamente infondate nel merito, le conseguenze negative che il convenuto potrebbe subire a seguito della stessa e fino al passaggio in giudicato della sentenza contenente l’ordine di cancellazione. Alla stregua di quanto si è efficacemente evidenziato in dottrina, per vero, nella realtà delle cose la trascrizione di un atto di citazione può distruggere integralmente il valore della cosa: ad es., se il bene appartiene ad un’impresa, quest’ultima rischierà di non ottenere più i finanziamenti bancari precedentemente concessi utilizzando il bene quale garanzia, mentre se è nella disponibilità di una famiglia la stessa potrebbe essere privata della possibilità di alienarlo ad un prezzo competitivo al fine di provvedere ad un urgente necessità.
Proprio le suddette esigenze sono alla base di quella giurisprudenza di merito che, prescindendo dalla lettera dell’art. 2668 c.c., ha ritenuto ammissibili i ricorsi proposti ai sensi dell’art. 700 c.p.c., tesi ad ottenere la cancellazione della trascrizione di domande giudiziali.
Più in particolare, in accordo con un primo orientamento, deve considerarsi ammissibile il ricorso d’urgenza volto alla cancellazione di atti introduttivi di controversie qualora la trascrizione sia avvenuta al di fuori delle ipotesi contemplate dagli artt. 2652 e 2653 c.c., i.e. abbia ad oggetto domande non riconducibili a quelle enucleate da tali disposizioni. Si è infatti evidenziato, a questo riguardo, che se ricorre una fattispecie del genere, oltre a non poter trovare applicazione l’art. 2668 c.c., che effettua un espresso rinvio alle norme di cui agli artt. 2652 e 2653 c.c., la trascrizione costituisce un’utilizzazione abusiva del diritto di credito, valutabile alla stregua di un mero atto emulativo, atteso il suo contenuto contrario ad ogni previsione normativa, con la conseguenza che diviene possibile il ricorso alla tutela innominata di cui all’art. 700 c.p.c. per arrestare in via d’urgenza gli effetti pregiudizievoli derivanti dal permanere della trascrizione illegittima.
Nella casistica giurisprudenziale si è ritenuto, ad esempio, che non rientrano nel novero di quelle enucleate dagli artt. 2652 e 2653 c.c. le seguenti domande giudiziali:
– la domanda di annullamento di un contratto preliminare non trascritto, in quanto non rientrando il contratto preliminare tra gli atti di per sé idonei a trasferire i diritti di cui all’art. 2643 c.c., qualora la parte interessata non si avvalga della facoltà di trascrivere il preliminare non potrà trascrivere la domanda di annullamento dello stesso a norma dell’art. 2652 n. 6 c.c.;
– la domanda di opposizione di terzo ordinaria, posto che tra le domande soggette a trascrizione l’art. 2652 n. 9 c.c. annovera esclusivamente la domanda di opposizione di terzo c.d. revocatoria;
– la domanda giudiziale tesa ad ottenere il ripristino del rispetto delle distanze legali;
– la domanda volta all’esecuzione in forma specifica dell’obbligo di concludere un contratto proposta ai sensi dell’art. 2932 c.c. nell’ipotesi in cui il preliminare non sia stato sottoscritto dal proprietario dell’immobile bensì da un terzo;
– la domanda di divisione giudiziale del patrimonio sociale, sul presupposto che a seguito dello scioglimento di una società di capitali la stessa si convertisse in una comunione. Trascrizione di domande giudiziali infondate nel merito
Secondo una distinta posizione, attualmente minoritaria, volta a tutelare in modo effettivo il convenuto a fronte dell’abusivo esercizio del diritto d’azione da parte dell’attore, invece, sarebbe ammissibile anche un ricorso ex art. 700 c.p.c. teso ad ottenere la cancellazione della trascrizione di domande giudiziali palesemente infondate, sebbene in astratto rientranti tra quelle contemplate dagli artt. 2652 e 2653 c.c.: e, d’altra parte, occorre evidenziare che anche alcuni tra i fautori dell’orientamento più restrittivo ritengono che si pongano, allo stato attuale, problemi di legittimità costituzionale del sistema complessivo, soprattutto nella misura in cui non è consentito ottenere se non tramite una sentenza passata in cosa giudicata la cancellazione della trascrizione di una domanda giudiziale palesemente infondata.
L’apertura della giurisprudenza di merito ora richiamata si riconnette, alla stregua di quanto è tanto evincere anche dalla motivazione di alcune delle ordinanze citate, alla necessità di fornire un’adeguata tutela al convenuto a fronte di comportamenti palesemente abusivi dell’attore il quale potrebbe invero trascrivere anche domande giudiziali, astrattamente rientranti nel novero di quelle enucleate dagli artt. 2652 e 2653 c.c., ma del tutto infondate od abnormi, così ottenendo un vincolo di inopponibilità sugli atti di disposizione del bene controverso.
Simili valutazioni sono poste nel giusto rilievo altresì da quelle ordinanze di merito le quali sottolineano che sarebbe in ogni caso iniquo accordare alla parte i cui beni vengono gravati dalla trascrizione l’unico e tardivo rimedio costituito dal risarcimento dei danni per responsabilità aggravata ai sensi dell’art. 96 comma 2 c.p.c. e questo anche per l’esistenza di rimedi normativi specificamente tesi a sanzionare l’abuso del diritto.
Peraltro, la giurisprudenza che ritiene ammissibile la concessione di provvedimenti d’urgenza finalizzati ad ottenere la cancellazione della trascrizione delle domande giudiziali, non ha fondato il proprio orientamento su mere considerazioni di equità. Sotto il profilo più squisitamente giuridico, infatti, sin dalla prima decisione che ha inaugurato un tale filone pretorio, si è sottolineata la funzione – valvola ascrivibile nel sistema processuale ai provvedimenti d’urgenza che possono essere concessi in tutte le ipotesi in cui manchi uno strumento cautelare tipico che possa tutelare la parte che ha ragione a fronte del pericolo di veder compromesso il proprio diritto nel tempo necessario a tutelare lo stesso in via ordinaria. Talché, in assenza di una specifica previsione di carattere preclusivo, un provvedimento di urgenza potrebbe senz’altro essere utilizzato per ottenere la cancellazione della trascrizione di una domanda giudiziale. Né, si è osservato anche in dottrina, l’argomentazione principale addotta dai fautori della tesi contraria, ovvero la portata potenzialmente irreversibile di un provvedimento d’urgenza nella materia in esame, potrebbe giustificare i prevalenti orientamenti di carattere restrittivo in quanto è ormai comunemente ammessa la concedibilità di provvedimenti cautelari aventi contenuto completamente anticipatorio rispetto alla decisione di merito: in effetti si ha un reale diritto alla tutela cautelare soltanto qualora gli unici presupposti per l’emanazione delle misure cautelari siano costituiti dal fumus boni juris e dal periculum in mora. LA QUESTIONE DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE DELL’ART. 2668 C.C. E LA POSIZIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE
Questi i differenti orientamenti emersi nella giurisprudenza di merito: non si può peraltro trascurare che sulla questione in discussione è intervenuta anche la Corte costituzionale, adita da un’interessante ordinanza di rimessione del Tribunale di Verona, con la quale è stata ritenuta non manifestamente infondata, per violazione degli artt. 3, 24 e 111 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2668 c.c., nella parte in cui non prevede che la cancellazione della trascrizione di una domanda giudiziale possa essere ordinata ex art. 700 c.p.c. nelle ipotesi in cui appaia probabile l’infondatezza della domanda giudiziale trascritta.
Più in particolare, la richiamata ordinanza ha ritenuto non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2668 c.c. per le seguenti ragioni: – posto che la trascrizione delle domande giudiziali risponderebbe ad una funzione di “autotutela cautelare” dell’attore, sussisterebbe un’irragionevole disparità di trattamento, ai sensi dell’art. 3 Cost., tra l’odierna disciplina in punto di stabilità dei provvedimenti cautelari e la circostanza che la trascrizione delle domande giudiziali non sia sottoposta, neppure ex post, ad alcuna valutazione giudiziale circa la legittimità della stessa; – il contrasto con l’art. 24 Cost. deriverebbe dalla violazione del diritto di difesa nella fase cautelare del convenuto a fronte dell’abusiva trascrizione di una domanda giudiziale; – infine, l’art. 2668 c.c. violerebbe l’art. 111 Cost., sotto il profilo sia del principio di parità tra le parti del processo, sia sotto quello del contraddittorio, in quanto la trascrizione della domanda è autonomamente effettuata dall’attore senza alcun vaglio preventivo del giudice né la previa instaurazione del contraddittorio nei confronti della controparte.
La Corte costituzionale ha ritenuto le questioni prospettate in parte infondate, in parte inammissibili.
Più precisamente, quanto alla violazione dell’art. 3 Cost. in ragione dell’affermata disparità di trattamento, in punto di disciplina, tra la trascrizione delle domande giudiziali – che avrebbe per il giudice remittente funzione eminentemente cautelare – e le altre misure di indole cautelare, oggi tutte regolate, in omaggio all’art. 669 quaterdecies c.p.c., dalle norme del c.d. procedimento cautelare uniforme, la Consulta ha negato la fondatezza della questione, sottolineando che nell’ordinamento vigente la trascrizione delle domande giudiziali non è un provvedimento cautelare, ottemperando principalmente ad una funzione di pubblicità-notizia che tutela soprattutto i terzi, consentendo ad essi di valutare la convenienza o meno del compimento di atti giuridici con una delle parti litiganti. Di conseguenza, secondo la Corte costituzionale, l’eventuale scelta di rimodulare la funzione precipua della trascrizione delle domande giudiziali in una prospettiva cautelare rientra nelle opzioni lasciate alla discrezionalità del legislatore, senza alcuna possibilità di intervento in sede di sindacato di legittimità costituzionale.
La Corte costituzionale ha invece ritenuto manifestamente inammissibili – non entrando così nel merito del problema – le questione di legittimità costituzionale dell’art. 2668 c.c. in relazione sia all’art. 24 sia all’art. 111 Cost., sempre prospettate dalla citata ordinanza del Tribunale di Verona, affermando che, in ipotesi, dovevano essere impugnati gli artt. 2652 e 2653 c.c., norme nelle quali viene operata la scelta legislativa di fondo, della quale il disposto dell’art. 2668 c.c. è mera conseguenza, di consentire la trascrizione delle domande elencate senza alcuna previa delibazione giudiziale, neppure cautelare, rendendo così ininfluente per l’efficacia dell’operata trascrizione le vicende del processo in corso. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Le considerazioni sin qui svolte dimostrano che sulla questione esaminata si registrano ancora orientamenti del tutto divergenti, soprattutto nella giurisprudenza di merito.
Sotto un primo profilo, infatti, sussiste un contrasto quanto all’ammissibilità del ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c., almeno nelle ipotesi-limite in cui siano state trascritte domande giudiziali diverse rispetto a quelle contemplate dagli artt. 2652 e 2653 c.c., posto che, soltanto secondo alcune pronunce, sarebbe anche de jure condito consentita la cancellazione della trascrizione in forza di un’ordinanza cautelare in simili casi.
Ancora più controversa appare inoltre, nel momento in cui si scrive, la questione avente ad oggetto l’ammissibilità del ricorso ex art. 700 c.p.c. qualora lo stesso sia finalizzato ad ottenere la cancellazione della trascrizione di una domanda giudiziale palesemente infondata nel merito. Come si è evidenziato, una siffatta possibilità è stata riconosciuta solo da una parte minoritaria della giurisprudenza di merito, sebbene sia stata alla base della rimessione della questione di costituzionalità dell’art. 2668 c.c. al giudice delle leggi. A tal riguardo sia consentito sottolineare che la pronuncia della Corte costituzionale, soprattutto nella parte in cui ha dichiarato manifestamente inammissibili le questioni di legittimità aventi quali parametri l’art. 24 e l’art. 111 Cost., non è a nostro avviso idonea a chiudere definitivamente la problematica in discussione in senso ostativo all’ammissibilità della tutela d’urgenza ove la trascrizione di una domanda giudiziale si riconnetta all’esercizio abusivo del diritto di azione in giudizio. La Corte costituzionale non ha infatti esaminato nel merito le questioni prospettate, lasciando aperta qualsivoglia possibilità di un futuro intervento qualora fossero impugnati, in relazione ai medesimi parametri, gli artt. 2652 e 2653 c.c.
Ciò posto, e nella consapevolezza di non poter certo fornire in questa sede una soluzione soddisfacente per una problematica tanto complessa, riteniamo opportuno svolgere alcune brevissime considerazioni che a nostro sommesso parere conducono a non escludere del tutto, anche de jure condito, la possibilità di una tutela urgente a fronte di domande giudiziali costituenti un esercizio abusivo del diritto di azione. A tal proposto basti evidenziare che: – con l’introduzione dell’art. 700 c.p.c. nel codice di procedura civile del 1942 il legislatore ha voluto attribuire, prendendo così posizione su un acceso dibattito sviluppatosi nella vigenza del codice del 1865, al giudice un potere di cautela di carattere generale, potere che per essere realmente tale deve però estrinsecarsi nella possibilità per il giudice di concedere, presente un apparenza di buon diritto a favore del ricorrente, qualsivoglia provvedimento, sebbene di natura atipica, che sia idoneo ad evitare allo stesso un pregiudizio irreparabile; – la funzione valvola svolta nel sistema di tutela dei diritti dall’art. 700 c.p.c. è stata confermata nella prassi dall’evoluzione, anche su impulso della giurisprudenza costituzionale, della tutela cautelare nel processo amministrativo, ma, altresì, più di recente, dalla riforma dell’art. 624 c.p.c. con la quale è stata attribuita al debitore la possibilità di domandare la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo già in sede di opposizione c.d. a precetto; – per strumentalità della tutela cautelare deve intendersi, sotto il profilo funzionale, assicurazione da parte della pronuncia cautelare degli effetti della decisione di merito: del resto non si comprende perché, nella situazione in considerazione, il provvedimento d’urgenza non potrebbe essere strumentale all’effettività della tutela fornita dalla sentenza che, una volta passata in cosa giudicata, consente la cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale. Una valida opposizione ad un tale assunto non potrebbe infatti ricollegarsi, almeno a nostro avviso, all’argomento per il quale la tutela cautelare concessa potrebbe avere, nella fattispecie in esame, carattere irreversibile poiché è completamente anticipatoria rispetto a quella di merito: per vero, alla stregua di quanto esattamente rilevato anche dalla Corte di giustizia comunitaria, contrasta con il principio di effettività della tutela giurisdizionale negare tutela cautelare sull’esclusivo assunto del contenuto completamente anticipatorio del provvedimento cautelare rispetto a quello di merito. Anche in questi casi, infatti, secondo la Corte di giustizia è necessario l’esame della sussistenza dei consueti presupposti del fumus boni juris e del periculum in mora in capo al ricorrente, in presenza dei quali la misura cautelare domandata può essere negata esclusivamente se sulla base di considerazioni riconnesse ai caratteri della fattispecie concreta – e non astrattamente alla natura della tutela cautelare – il provvedimento produca effetti davvero irreversibili ad opera di una decisione di merito di contenuto contrastante con lo stesso.
enzuccio62 Says:	dicembre 1, 2011 alle 9:30 am | Rispondi Art. 8 Competenza del pretore (abrogato)
[Il pretore è competente per le cause, anche se relative a beni immobili, di valore non superiore a L. 50 milioni, in quanto non siano di competenza del giudice di pace.
E` competente, qualunque ne sia il valore:
1) per le azioni possessorie salvo il disposto dell`art. 704, e per le denunce di nuova opera e di danno temuto, salvo il disposto dell`art. 688, secondo comma;
2) abrogato;
4) abrogato.]
Il tribunale è altresì esclusivamente competente per le cause in materia di imposte e tasse, per quelle relative allo stato e alla capacità delle persone e ai diritti onorifici, per la querela di falso, per l`esecuzione forzata e, in generale, per ogni causa di valore indeterminabile.
Il valore della causa, ai fini della competenza (38), si determina dalla domanda a norma delle disposizioni seguenti.
A tale effetto le domande proposte nello stesso processo contro la medesima persona si sommano tra loro e gli interessi scaduti (Cod. Civ. 1284), le spese e i danni (Cod. Civ. 1223 e seguenti, 2043 e seguenti) anteriori alla proposizione si sommano col capitale (31, 104).
enzuccio62 Says:	gennaio 13, 2012 alle 1:24 pm | Rispondi Top Posts (la scorsa settimana 12 gennaio 2012 )
fonte di ricerca :www. google.it/tag/ case popolari;alcuni aspetti del DL 23 /2011 60 visite
ricorso in ex articolo 700 cpc-fonte di riferimento:www.appinter.csm.it/incontri/vis_relaz_inc.php?& 12 visite
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Sgombero di alloggio occupato abusivamente

References: articolo 633
 ARTICOLO 8
 ARTICOLO 10
 art. 32
 art. 32
 art. 32
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 Art. 640
 sentenza 
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 articolo 700
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 articolo 633
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 Art. 8
 articolo 700
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