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Timestamp: 2020-08-04 03:37:09+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22038 del 03/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22038 del 03/09/2019
Cassazione civile sez. II, 03/09/2019, (ud. 08/03/2019, dep. 03/09/2019), n.22038
P.L., elettivamente domiciliato in ROMA, LUNGOTEVERE DELLA
VITTORIA 9, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI ARIETA, che lo
P.R., P.A., Z.A., PE.IN.,
P.B., P.S., P.M., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI, 235, presso lo studio
dell’avvocato VALERIO COLASANTI, rappresentati e difesi
dall’avvocato TOMMASO LONGO;
avverso la sentenza n. 2998/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
Con sentenza del 18.3-8.5.2014, la Corte d’Appello di Roma, in conferma della sentenza del Tribunale di Velletri N. 166/2005, dichiarava lo scioglimento della comunione di un terreno in comproprietà tra i fratelli P.L., Si. e Re. e disponeva l’assegnazione del bene a Pa.Si., stabilendo un conguaglio in favore degli altri condividenti.
In via preliminare, e per quanto ancora rileva nel giudizio di legittimità, la corte territoriale non ravvisava una causa di nullità nella mancata fissazione, da parte del Tribunale, dell’udienza di precisazione delle conclusioni a seguito della richiesta di attribuzione del bene da parte di Pa.Si., in ragione della natura del giudizio di divisione, in cui l’assegnazione del bene costituisce una modalità di attuazione dello scioglimento della comunione. Confermava l’attribuzione del terreno a Pa.Si., il quale, pur non essendo titolare di una quota maggiore, aveva concluso un preliminare avente ad oggetto l’acquisto delle quote ereditarie di Pa.Re. e D.P.E..
Rigettava l’appello incidentale di M.V., presumendo che l’omesso deposito del fascicolo di parte comportasse rinuncia all’impugnazione e che non fosse, peraltro, consentito verificare la tempestività del gravame.
Sono rimasti intimati D.P.E. e M.V., nei cui confronti il collegio, all’udienza camerale del 4.10.2018, ha disposto l’integrazione del contraddittorio.
In prossimità dell’udienza, il ricorrente ha depositato memoria difensiva.
Per ragioni di priorità logico-giuridica, va esaminato il sesto motivo di ricorso, con il quale si deduce la nullità della sentenza di primo grado, per violazione dell’art. 189 c.p.c., in quanto il Tribunale, all’udienza del 10.6.2005, a seguito della richiesta di attribuzione del bene avanzata da Pa.Si., aveva trattenuto la causa in decisione senza fissare l’udienza di precisazione delle conclusioni.
Nel giudizio di divisione, la richiesta di attribuzione di beni determinati ai sensi dell’art. 720 c.c., attiene alle modalità di attuazione della divisione: la composizione delle quote, infatti, non modifica nè la causa petendi, nè l’oggetto del giudizio, ma attiene solo alle modalità di scioglimento della comunione in base alla stima dei beni ed è rimessa alla valutazione del giudice di merito (Cass. n. 9655 del 2013). L’istanza di attribuzione ex art. 720 c.c., pur tendenzialmente soggetta alle preclusioni processuali, può, quindi, essere avanzata anche in sede di precisazione delle conclusioni o in grado di appello, ogni volta che le vicende soggettive dei condividenti o quelle attinenti alla consistenza oggettiva e qualitativa della massa denotino l’insorgere di una situazione di non comoda divisibilità del bene, così da prevenirne la vendita, che rappresenta l’extrema ratio voluta dal legislatore.
Il giudice di primo grado, pur avendo trattenuto la causa in decisione senza fissare l’udienza di precisazione delle conclusioni, a seguito della richiesta di attribuzione del bene da parte di Pa.Si., non ha violato l’art. 189 c.p.c., trattandosi di richiesta che poteva essere formulata anche in grado d’appello.
Con il primo motivo di ricorso, deducendo la violazione dell’art. 720 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, il ricorrente si duole della motivazione della corte territoriale, che, pur emendando la decisione del primo giudice che aveva assegnato l’immobile a Pa.Si. quale maggior quotista – mentre egli era titolare della medesima quota degli altri condividenti – ha confermato la decisione di assegnare il bene al predetto, per avere egli concluso un preliminare di acquisto di due quote dei condividenti; in tal modo il giudice d’appello avrebbe erroneamente equiparato il titolare della quota maggioritaria con il promissario acquirente della quota.
Con il secondo motivo di ricorso, si deduce la nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per contrasto tra la motivazione ed il dispositivo della sentenza, perchè, pur avendo la corte territoriale ritenuto che Pa.Si. non era titolare di una quota maggiore rispetto agli altri coeredi, non avrebbe tratto le necessarie conseguenze dalla sua affermazione, rigettando la sua richiesta di assegnazione.
Con il terzo motivo di ricorso, deducendo la violazione dell’art. 720 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, si chiede a questa Corte di stabilire se la discrezionalità del giudice debba trovare un limite nei principi di correttezza e buona fede tra condividenti e se sia conforme a tali principi sottoscrivere un preliminare di acquisto di quote degli altri comunisti in corso di causa, per essere favoriti nell’attribuzione dell’immobile nonostante si versi in condizioni di parità delle quote rispetto agli altri condividenti.
Con il quinto motivo di ricorso, si deduce l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio oggetto di discussione tra le parti, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, consistente nel comportamento processuale di Pa.Si., che aveva mutato la domanda nel corso del giudizio di primo grado rispetto alle conclusioni cristallizzate nell’atto introduttivo e, successivamente, in grado d’appello.
L’art. 720 c.c., non obbliga il giudice ad attenersi necessariamente al criterio della quota maggiore, nel caso in cui uno o più immobili non siano comodamente divisibili, riconoscendogli la legge il potere discrezionale di derogare al criterio della preferenziale assegnazione al condividente titolare della maggior quota, purchè assolva all’obbligo di fornire una adeguata e logica motivazione della diversa valutazione di opportunità adottata. La preferenza all’uno piuttosto che all’altro degli aspiranti all’assegnazione si risolve in un tipico apprezzamento di fatto, sottratto come tale al sindacato di legittimità (Cassazione civile, sez. II, 05/11/2015, n. 22663; Cassazione civile, sez. II, 04/07/2014, n. 15396).
Nella specie la corte territoriale, pur prendendo atto che Pa.Si. non era titolare di una quota maggiore, ha ritenuto che l’assegnazione in suo favore fosse giustificata dalla circostanza che avesse concluso un preliminare con altri due condividenti, con il quale si era impegnato ad acquistare le loro quote.
Si tratta di una valutazione discrezionale, fondata su una circostanzedi fatto, la sottoscrizione del preliminare di acquisto di altre due quote, alle quali il ricorrente non ha contrapposto specifiche circostanze sulla base delle quali avrebbe dovuto essere preferito nell’assegnazione del bene (Cass. 14 settembre 2011, n. 18783).
Non sussiste, pertanto, alcun contrasto tra motivazione e dispositivo, in quanto la corte, pur dissentendo con l’affermazione del primo giudice, che aveva qualificato Pa.Si. quale maggior quotista sulla base della mera promessa d’acquisto delle quote, è pervenuta alla medesima decisione, accogliendo la richiesta di attribuzione di Pa.Si. sulla base di diversa motivazione.
Insussistente è il vizio di motivazione ai sensi dell’art. 360, n. 5, che, secondo la granitica interpretazione di questa Corte, deve riguardare fatti storici decisivi per il giudizio e non la violazione di norme processuali; nel caso in esame, non costituisce fatto decisivo per il giudizio la circostanza che Pa.Si. abbia richiesto l’assegnazione del bene in corso di causa, contrariamente alle posizioni assunte con l’atto introduttivo del giudizio di primo grado.
La decisione, come dianzi precisato, è anche conforme al diritto, in quanto la richiesta di attribuzione può essere proposta nel corso del giudizio ed anche in grado d’appello, attenendo alle modalità di attuazione dello scioglimento della comunione.

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 art. 720