Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-11653-del-07-06-2016
Timestamp: 2020-08-03 12:29:37+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 11653 del 07/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11653 del 07/06/2016
Cassazione civile sez. VI, 07/06/2016, (ud. 12/02/2016, dep. 07/06/2016), n.11653
T.V., elettivamente domiciliato presso la CORTE DI
CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso dall’Avvocato
GABRIELLA DI CESARE, giusta mandato in calce al ricorso;
NCM SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,
difende unitamente all’avvocato GUIDO LUIGI RINALDINI, giusta
FALLIMENTO DELLA SOCIETA’ LA NUOVA 3T GLOBAL SERVICE SRL;
avverso la sentenza n. 422/2014 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA del
15/04/2014, depositata il 28/04/2014;
12/02/2016 dal Consigliere Relatore Dott. VITTORIO RAGONESI;
udito l’Avvocato ANTONIO PACIFICO, difensore del controricorrente,
che chiede il rigetto del ricorso.
La Corte rilevato che sul ricorso n. 25879/14 proposto da T. V. quale amm.re Nuova 3T Global Service srl nei confronti del Fallimento Nuova 3T Global Service srl, il consigliere relatore ha depositato ex art. 380 bis c.p.c. la relazione che segue.
La Nuova 3T Global Service srl ha proposto reclamo dinanzi la Corte d’Appello di L’Aquila avverso la sentenza dichiarativa del suo fallimento emessa dal tribunale di Pescara in data 22 agosto 2013.
La Nuova 3T global ha proposto ricorso per cassazione avverso quest’ultimo provvedimento sulla base di tre motivi.
Con il primo motivo di ricorso la società ricorrente lamenta che dalle risultanze documentali risultava che il debito ipoteticamente imputabile ad essa ricorrente ammontava a 11.471,14 inferiore alla soglia di 30 mila Euro.
Con il secondo motivo contesta i requisiti della certezza e liquidità del debito di cui sopra essendo lo stesso oggetto di controversia pendente innanzi al tribunale di Perugia.
Il primo motivo del ricorso è inammissibile. Lo stesso si rivela infatti del tutto generico.
La Corte d’appello ha rilevato l’esistenza di tre differenti situazioni debitorie: 25 mila Euro nei confronti di NCM; 11 mila Euro nei confronti di CMl e 2 mila Euro nei confronti di Titanedi..In particolare, per quanto concerne la NCM, ha osservato che la ricorrente aveva sostanzialmente riconosciuto il debito avendone chiesto la rateizzazione in data 29.9.09.
L’unico credito nei cui confronti si sofferma il motivo è quello di 25 mila Euro vantato dalla NCM. In ordine ad esso però la ricorrente non avanza alcuna contestazione relativamente al riconoscimento di debito.
La stessa si limita ad affermare che la somma di circa 25 mila Euro era frutto di un errore materiale commesso da un operatore amministrativo, ma tale affermazione risulta del tutto apodittica e non risulta ove la stessa fosse stata svolta in sede di reclamo, posto che la Corte d’appello non dà atto di tale questione.
Si deve aggiungere che la ricorrente assume che dalla documentazione prodotta sarebbe risultato il minore importo (circa 11 mila Euro) del credito della NCM. Per tale aspetto si osserva che a seguito della riforma ad opera del D.Lgs. n. 40 del 2006, la nuova previsione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, oltre a richiedere la “specifica” indicazione degli atti e documenti posti a fondamento del ricorso, esige che sia specificato in quale sede processuale il documento, pur individuato in ricorso, risulti prodotto. Tale puntuale indicazione, quando riguardi un documento prodotto in giudizio, postula che si individui dove sia stato prodotto nelle fasi di merito, e, in ragione dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, anche che esso sia prodotto in sede di legittimità, con la conseguenza che, in caso di omissione di tale adempimento, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. (Cass 20535/09; Cass sez un 7161/10).
Nel caso di specie, ma la ricorrente non dice quali siano i documenti cui essa fa riferimento nè dove i detti documenti siano rinvenibili tra gli atti della fase di merito nè risulta averli e prodotti in sede di ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4.
Il motivo non appare pertanto scrutinabile in sede di legittimità.
La giurisprudenza di questa Corte ha già chiarito che nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento, la verifica, ex art. 5 legge fall., dello stato d’insolvenza dell’imprenditore commerciale esige la prova di una situazione d’impotenza, strutturale e non soltanto transitoria, a soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni, valutate nel loro complesso, in quanto già scadute all’epoca della predetta dichiarazione e ragionevolmente certe. Ne consegue, quanto ai debiti, che il computo non si limita alle risultanze dello stato passivo nel frattempo formato, ma si estende a quelli emergenti dai bilanci e dalle scritture contabili o in altro modo riscontrati, anche se oggetto di contestazione, quando (e nella misura in cui) il giudice dell’opposizione ne riconosca incidentalmente la ragionevole certezza ed entità. (Cass 5215/08).
Nel caso di specie detto accertamento incidentale è stato effettuato dalla Corte d’appello che ha rilevato che il debito di 25 mila Euro era originato da cambiali e quello di 11 mila basato su un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo.
Il terzo motivo è anch’esso inammissibile.
Lo stesso si limita a generiche affermazioni di principio senza muovere specifiche contestazioni alla motivazione della Corte d’appello che, da un lato, ha rilevato la mancanza di beni per far fronte alla esposizione debitoria attestata anche dal fatto che la procedura esecutiva posta in essere dalla NCM aveva condotto alla vendita dei beni pignorati che si era conclusa con un ricavato di 50 Euro mentre, dall’altro, ha osservato che le generiche allegazioni circa la capacità di ripresa dell’impresa erano rimaste delle mere allegazioni.
Roma 12.9.15 Il Cons.relatore.
Vista la memoria, Considerato:
che occorre correggere la relazione laddove ha affermato che il fallimento ha resistito con controricorso, laddove invece a resistere è stata la creditrice istante N.C.M srl che, a parte ciò, non emergono elementi che possano portare a diverse conclusioni di quelle rassegnate nella relazione di cui sopra;
Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio in favore della NCM srl liquidate in Euro 4000,00 oltre Euro 100,00 per esborsi ed oltre accessori di legge e spese forfettarie. Sussistono le condizioni per l’applicazione del doppio contributo D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1 quater.
Così deciso in Roma, il 12 febbraio 2016

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 380
 sentenza 
 art. 5
 art. 13