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Timestamp: 2019-11-13 19:23:12+00:00

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Tombolo | Storia Dentro la Memoria
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di Cesare Pasinato e Paolo Miotto
Nell’anno scolastico 1865/66 a Tombolo funzionavano due scuole elementari: una nel capoluogo con il maestro Cecco Luigi e una a Onara con il maestro Pietro Simioni, sostituito nell’anno scolastico successivo dal maestro Valentino Pivato. Il loro stipendio mensile era di 140 fiorini austriaci, pari a circa 350 lire italiane di allora.
Alla fine dell’anno scolastico, che iniziava il 15 ottobre e terminava il 15 agosto, la situazione cambia: il Veneto sta per diventare italiano e sono già in vigore le nuove leggi. L’ordinamento scolastico, regolato dalla Legge Casati del 13 novembre 1859, prevedeva che in un Comune con meno di tremila abitanti (Tombolo ne contava 2.680) lo stipendio minimo dei maestri elementari fosse di 500 lire.
Si possono quindi facilmente comprendere le rivendicazioni della categoria in tutto il Distretto di Cittadella. Le nuove Giunte, però, dominate da uno spirito di egoismo, d’oscurantismo e di dispotismo negarono recisamente. E ciò dicevano pure appoggiati sulla incapacità dei maestri, sul poco o nullo profitto degli alunni, e sulla opinione ch’esse avevano che le scuole rurali siano più dannose e retrograde che utili e vantaggiose.
Di fronte a questa ostilità i maestri si rivolgono direttamente al Prefetto. (La petizione è trascritta integralmente in calce.)
Il Prefetto non prende a cuore il problema e risponde al Commissariato Distrettuale di Cittadella in perfetto burocratese:
Solo i Consigli comunali decidono in merito.
I Consigli comunali devono valutare se i ricorrenti per avventura non meritino un qualche riguardo.
Ogni spesa deve essere prevista in un apposito capitolo del Bilancio.
La petizione viene perciò portata alla discussione del Consiglio comunale di Tombolo. Nella seduta del 19 maggio 1867 è respinta.
Il Presidente dà lettura dell’istanza cumulativa prodotta dai Maestri del Distretto dove domandano che venga sistemato il loro onorario in virtù della Legge 13 Novembre 1859. Si fa egli ad osservare la meschina mercede giornaliera che venne assegnata fino al dì d’oggi per cui è d’uopo di sollevarli dall’avvilimento in cui giacciono col formare ai medesimi un onorario conveniente e consono alle loro fatiche e prestazioni applausibili per vieppiù animarli all’adempimento dei loro doveri.
Il Consigliere Signor Francesco Gazzotto riflette che l’amministrazione Comunale è oltremodo aggravata da altre spese, e che quantunque veda giustissima la fatta domanda, pure non trova di appoggiarla per le ingenti spese incontrate l’anno spirato. Altri Consiglieri appoggiano il riflesso del Gazzotto e domandano che l’intera Adunanza si pronunci per iscrutinio segreto. Il Presidente nonostante le opposizioni fatte dai Consiglieri persiste col dimostrare la necessità di un aumento e invita l’Adunanza a pronunciarsi se intenda o meno di ammettere la domanda dei Petenti.
Girato il bossolo e spogliato, si ebbero voti favorevoli 4 contrari 7 per cui fu respinta la domanda.
Classe elementare di Tombolo nei primi anni ’30 del Novecento.
La situazione cambia quando viene imposto (R. Decreto n. 3957 del 15 settembre 1867) che anche in Veneto si applichi la Tabella 1 prevista dall’art. 341 della Legge Casati.
Il Direttore Scolastico Distrettuale Antonelli scrive immediatamente all’amministrazione comunale.
In presenza della prossima Tornata Ordinaria dei Consigli Comunali, il sottoscritto in seguito ad ordini del Consiglio Scolastico Provinciale, il quale desidera di vedere esauditi i giusti reclami dei Maestri, e per proprio impulso deve esortare nuovamente gli Onorevoli Sindaci e Giunte Municipali, che non l’avessero ancora fatto, a voler sollevare l’infelicissima condizione, nella quale si attrovano i Maestri dei Comuni rurali, ed applicar spontaneamente fin d’ora sui loro stipendi le norme contenute nella Legge italiana 13 Novembre 1859.
Questa volta l’Amministrazione comunale è obbligata ad adeguarsi, e lo fa all’inizio dell’anno scolastico 1867/68 nella seduta consiliare del 16 novembre 1867.
Il Presidente premette che la Legge 13 Novembre 1859 stabilisce il minimum dello stipendio dei Maestri in Lire 500 (cinquecento) e che non potrebbe essere minore quand’anche i Maestri lo assentissero (Parere 24 Ottobre 1863 del Consiglio di Stato).
Richiama pertanto il Consiglio a pronunciarsi sulla massima della sistemazione di portare cioè l’Onorario alle Lire Italiane 500 (cinquecento) coll’obbligo ai maestri d’istruire nelle scuole serali gli adulti tanto nell’esercizio del leggere e scrivere, quanto in ammaestramenti agrarj, e ciò gratuitamente.
Il Consiglio approva per scrutinio segreto con 7 voti favorevoli e 1 contrario.
Testo dell’Istanza prodotta dai maestri elementari del Distretto di Cittadella al Prefetto all’inizio dell’anno scolastico 1866/67
Regia Prefettura!
In sul declinare del passato Governo austriaco gli umilissimi docenti del Distretto di Cittadella innalzarono unanimi un’istanza alla R. Delegazione, colla quale imploravano la sistemazione d’un aumento d’onorario, che fosse relativo alle proprie fatiche, ai bisogni della vita, e di comune decoro.
In detta istanza i sottoscritti dicevano che quella classe che si consacra a formare il cuore e la mente dei giovanetti, che è la più interessante di tutte, e quella che ha una maggiore influenza al benessere della società e dello Stato fu vergogna ch’essa sia la più meschinamente compensata e senta maggiori bisogni degli altri. E qui è giocoforza il dire che le Autorità cessate, o non avessero la debita stima dei campestri istruttori, oppure se l’avessero, fossero in contraddizione colla misura del pagamento adottata. Poiché se un giusto ed equo stipendio viene stabilito agli Agenti e Cursori Comunali, quanto di più di costoro non sono i Maestri di campagna, che improntano nei petti giovanili i primi sensi di pietà, di moralità ed obbedienza, dai quali semi dipendono sì il pubblico che il privato vantaggio? E se quell’artefice lavorando intorno collo scalpello ad un ammasso informe sa dare leggiadre sembianze alla pietra da ritrarne pregio non solo ma un vivere agiato, quale ammasso più informe e duro dei figli dei contadini, in cui tutti gli scalpelli dello scibile mirano si spuntano prima d’imprimerne i didascalici elementi, ed impressi che sieno, i lavoratori sono disprezzati e maltrattati con una mercede simile a quella di uno spazzino di strade, o d’un mozzo di stalla?
Nulla valsero queste ragioni prodotte nel passato, onde conseguire lo scopo desiato: poiché la cessata Delegazione in luogo di emanarne la richiesta sistemazione onoraria, piacque a gettarla nel mar burrascoso delle Consigliari Sedute. Le quali alcune poche pochissime si mostrarono penetrate delle domande dei sottoscritti, e la maggior parte di esse dominate da uno spirito di egoismo, d’oscurantismo, e di dispotismo negarono recisamente. E ciò dicevano pure appoggiate sulla incapacità dei maestri, sul poco o nullo profitto degli alunni, e sulla opinione ch’esse avevano che le scuole rurali siano più dannose e retrograde che utili e vantaggiose. Il non rispondere a queste faccie è lo stesso che confermarle, e perciò i sottoscritti si fanno in dovere di brevemente e categoricamente ribatterle.
Sull’accusa scagliata ai campestri Istruttori d’incapacità v’è un tale controsenso, che i sottoscritti appena appena saprebbero dicifrare. L’incapacità può derivare dal poco studio dall’età provetta, dall’eccedenza di peso. Difatti parlando di quest’ultima ben si osserva che un Maestro di campagna deve impartire l’istruzione a 70 e 80 più giovanetti, di tre differenti classi, laddove un Maestro nelle Scuole maggiori e reali non istruisce che una Classe soltanto, e taluni eziandio una sola materia. Non è questo un peso eccedente che impossibilita il Maestro a dar saggio della sua capacità e del suo progresso? Non è questo un agire a ritrorso dell’aqua? e qui si vorrebbe abbattuto il detto di quel Fisico: Contraria contrariis curuntur, cioè che l’ignoranza più crassa dei contadini è là dove regna la difficoltà maggiore, la maggiore capacità ed intelligenza fossero destinate, anzi che le meno. Oh come le cose allora cangerebbero d’aspetto? Ma giacché così si vuole donde si puote: che chi più fatichi meno guadagni, pregano i sottoscritti se non si può trasformare in diretto il senso della proposizione almeno se la migliori con un giusto e conveniente stipendio. E se dietro a ciò si pensasse d’organizzare le scuole in modo che il maestro di campagna insegnasse ad una classe soltanto, come si pratica ne’ capoluoghi e nelle frazioni o comuni meno popolati vi fosse la distribuzione delle classi destinando le ore del mattino ad una quelle del pomeriggio ad un’altra non si deplorerebbero d’incapacità i maestri, come si deplora, mentre per la concentrazione delle tre classi in una medesima scuola ed ora richiedesi non l’opera umana, ma l’onnipotenza e l’onniscienza eterna? e ciò non è tutto. Adesso venne raccomandata l’apertura delle scuole serali e festive. I maestri comunali tipi di obbedienza devono sobbarcarsi all’insegnamento. Ecco un’altra soma per soprasollo alle prime, cui gravita il peso onde si realizzi nei comunali docenti la vera pazienza idealizzata in Giobbe nella Sacra Scrittura. E mentre si provvede con tutta alacrità al bene di tanti analfabeti, si procederà a passo di formica ed omeopaticamente alle giuste competenze del personale insegnante? Da un Governo dispotico tutto sarebbe da aspettarsi, ma da un libero sarebbe incompatibile.
Sulla lamentanza poi che viene fatto del poco e molle profitto degli scolari i sottoscritti devono distinguere se si voglia alludere all’intellettuale od al morale dei giovinetti. Riguardo il primo lasciano i ricorrenti libero campo d’interpellarne i cessati Ispettori Scolastici: se trattasi poi del secondo essi dicono: che l’accagionare ai maestri l’immoralità dei fanciulli è lo stesso che dar colpa al giardiniere, che va per quattro o cinque ore del giorno in un giardino di libero accesso a sterpare l’erbe cattive, a raddrizzare le piante, ad inaffiare i fiori, mentre di notte tempo una mano furtiva od una bestia rapace s’introduce ne svelle le piante, ne straccia i fiori, ne ruba i frutti e va devastando quanto il vigile giardiniere aveva speso di cura intorno durante quelle ore del giorno ch’egli lo ebbe in custodia.
Giardinieri di poche ore sono i campestri istruttori, e quanto essi fabbricano nelle ore destinate alla scuola, il più delle volte viene distrutto dalla domestica educazione.
È inutile da ultimo il dimostrare che le scuole sono più utili che dannose in quantoché ognuno è penetrato che le scuole elementari sieno quel lievito da cui dipende sì il bene pubblico che il privato, e coloro che sono dominati da una opinione contraria e che preferiscono l’ignoranza che tutto obbedisce all’istruzione, che è pronta a disdire si dimandino se gl’incolti campi sono preferiti ai bene coltivati, ove il bujo della notte è da anteporsi alla luce del giorno per camminare nel dubbioso ed arduo cammino di nostra vita. La risposta ch’essi daranno sarà pure la nostra.
Ora sono cangiati quei tempi ma non gli uomini, ed è perciò che i sottoscritti hanno dimostrato quanto infondate sieno le accuse che le Consigliari adunanze e le cessate Autorità adducevano nel passato, onde non aumentare l’implorato stipendio ai Comunali Istruttori. Ma adesso che il vessillo della libertà sventola ovunque, e che il tepore delle nostre leggi si va dilatando, ricorrono i sottoscritti a codesta R. Prefettura, ed implorano l’attenzione della legge Italica sull’onorario dei maestri fiduciosi che imporrà l’immediata sistemazione nel corrente anno scolastico benché non ne sia preventivata la somma e sentite in proposito le consigliari adunanze contrarie per massima a tutto ciò che va congiunto a pagamento persuasa essendo che una più lunga dilazione porrebbe troppo rovina ai supplicanti, e defrauderebbe alla piena osservanza dello Stato e delle Leggi.
Categorie: Tombolo, 1866: dall’Austria all’Italia Rivendicazioni salariali dei maestri elementari a Tombolo e nel Distretto di Cittadella | Tag: Tombolo | Permalink.
Questo articolo nasce dalla considerazione che nella maggior parte dei comuni italiani i cambiamenti politici del passato non hanno sortito mutamenti nelle persone che detenevano il potere prima e dopo il mutamento. La politica in Italia, fin dall’Ottocento, ha sempre avuto il vizio della poltrona stabile. Nonostante le trasformazioni storiche determinate prima dalle dominazioni straniere (Francia e Austria) e in seguito dall’annessione del Veneto al Regno d’Italia nel 1866, la classe dirigente è sempre rimasta la stessa. E non c’è da stupirsi se si considera che allora per essere eletti era necessario appartenere al numero degli estimati, cioè di chi aveva un determinato censo economico riconosciuto dallo stato. Da allora nulla è più cambiato perché la politica è divenuta, a tutti gli effetti, una professione che ad ogni turno elettorale promette importanti cambiamenti che alla fine sembrano puntualmente ispirarsi al motto tutto deve cambiare affinché nulla cambi. Ma veniamo alla storia e alle vicende tombolane nel primo anno del ritorno del comune dell’Alta Padovana sotto il tricolore monarchico.
Sabato 10 novembre 1866 in tarda mattinata a Tombolo è nominata la prima Giunta municipale provvisoria del Regno d’Italia. Tre settimane prima, martedì 16 ottobre, si erano svolte le elezioni amministrative. Il Veneto formalmente era ancora austriaco (sarà consegnato all’Italia il 19 ottobre, due giorni prima del Plebiscito), ma già si applicavano le leggi italiane. La circolare del Commissario distrettuale di Cittadella era stata chiara: dovranno dunque le Deputazioni Comunali [austriache] che escono di carica, trasmettere alle nuove Giunte tutti gli atti d’Ufficio e cessare tosto da qualsiasi ingerenza.
Negli Uffici del Comune il passaggio delle consegne è immediato: solo poche ore di intermezzo. Alle tre del pomeriggio dello stesso sabato i nuovi amministratori italiani si incontrano con quelli del passato regime austriaco. Tutti i documenti e i mobili giacenti negli uffici comunali dovranno essere trasferiti ai nuovi inquilini e il verbale, redatto e sottoscritto, dovrà certificare l’evento.
26 Ottobre 1866, proclamazione degli eletti del primo Consiglio Comunale.
Da una parte i tre deputati della Deputazione uscente, dall’altra i quattro nuovi componenti la Giunta municipale. Il verbale stesso, sottoscritto da sette persone, sta a dimostrare il numero degli interessati: tre uscenti e quattro entranti.
Ma i presenti sono solo cinque, anzi sei, se si aggiunge il verbalizzante che è il vecchio agente austriacante Pietro Simioni. Si deve attendere ancora qualcuno? Si comincia a stendere il verbale: i nuovi assessori tutti presenti: Zambusi Luigi, Bernardi Antonio, Crivellaro Antonio e Morello Federico; i vecchi deputati tutti presenti: Fabbian Antonio, Bernardi Antonio e Crivellaro Antonio. Nessuno manca!
Bernardi Antonio e Crivellaro Antonio si autoconsegnano documenti e mobilia. Fabbian Antonio, il sostituto del Conte Giovanni Cittadella, non poteva far parte della nuova Giunta solo perché non si era presentato alle elezioni. Morello Federico non poteva essere stato un componente della vecchia Delegazione perché troppo giovane. Compirà, infatti, 22 anni il giorno successivo.
Il verbale elenca analiticamente tutti i registri, le scritture e gli arredi d’ufficio che vengono consegnati:
Buste N. 69 dal 1817 a tutto il 1866, 10 Novembre contenenti atti diversi relativi a quest’amministrazione Comunale divisi per mese e non per referato.
Volumi 11 del Fontana legati.
Volumi 58 Bollettino delle leggi austriache parte legati cioè a tutto il 1854, e parti in fogli cioè dal 1854 a tutto giugno 1866.
Vari fascicoli in sorte contenenti leggi e regolamenti.
Lista Elettorale Amministrativa in triplo con atti relativi e con due copie della Rubrica Censuaria.
Matricola e ruoli della Guardia Nazionale con in seno gli atti relativi.
Mastro dei ruoli Arti-Commercio.
Liste di coscrizione degli anni 1841 – 42 – 43 – 44 – 45.
Scaffali grandi 4 di larice, ed un armadio vecchio.
Tavoli N. 2 ad uso dell’Ufficio.
Scranni N. 21.
Chiavi dell’Ufficio N. 3.
Timbri dell’Ufficio N. 2.
Quadri N. 4, uno contenente S. M. Vittorio Emanuele, gli altri due, carte geografiche, ed il 4° una statistica.
Il senatore Giovanni Cittadella. Per molti anni fu amministratore del comune di Tombolo per mezzo del procuratore di S. Giorgio in Bosco Antonio Fabbian.
Stessi amministratori con l’Austria e con l’Italia
I tre deputati uscenti, che avevano amministrato Tombolo negli ultimi sei anni, si erano candidati alle elezioni del 16 ottobre ed erano stati tutti e tre eletti: il conte Giovanni Cittadella (aveva amministrato non direttamente, ma attraverso un sostituto, il suo fattore Fabbian Antonio), Bernardi Antonio e Crivellaro Antonio (aveva amministrato anche per conto della più ricca possidente di Tombolo, la cittadellese Elisabetta Viani).
Dopo solo due mesi, il 23 dicembre, si deve rinnovare la compagine amministrativa. Il Governo italiano, che aveva legiferato per i veneti quando erano ancora sudditi dell’imperatore austriaco, vuole legalizzare i Consigli comunali.
Il risultato delle elezioni è di difficile interpretazione. Gli aventi diritto al voto sono 86, i votanti 32. Ognuno nella scheda può scrivere quindici nomi. Il conte Giovanni Cittadella, già nominato senatore del Regno, riceve solo undici preferenze e non viene eletto. C’è un perché? Si possono fare solo supposizioni.
Da una parte la reazione dei comunisti (così erano chiamati gli abitanti dei Comuni) nei confronti di chi non era residente a Tombolo: nelle elezioni del 16 ottobre erano stati eletti tre consiglieri di fuori paese; nella tornata del 23 dicembre, nessuno. Dall’altra una rivincita dei piccoli proprietari terrieri, degli esercenti e dei mediatori nei confronti dei latifondisti locali. Forse anche una reazione contro il potere incontrastato del conte Cittadella e del suo fattore Fabbian. Infatti, gli altri due deputati: Bernardi Antonio e Crivellaro Antonio, vengono rieletti.
Tombolo ha finalmente un nuovo Sindaco, il negoziante Zambusi Luigi, nominato dal Prefetto. Solo qualche mese di attesa e la situazione si normalizza.
La legge italiana prevede che ogni anno sia rinnovato un quinto dei consiglieri comunali. La sorte stabilisce chi esce, nuove elezioni chi entra. Nelle elezioni del 28 luglio i primi tre eletti sono nell’ordine: Fabbian Antonio, conte Giovanni Cittadella e il cittadellese Tombolan Dr. Giuseppe. Era aumentato il numero degli elettori: 104, ma era diminuito il numero dei votanti: 29. Pur tuttavia i grandi proprietari terrieri hanno il sopravvento.
Un avvenimento tragico ed improvviso sconvolge il paese. A soli 55 anni, il 19 ottobre muore il Sindaco Luigi Zambusi. Ha potuto amministrare Tombolo per meno di nove mesi e probabilmente tra continui contrasti. Ne è prova la complicata vicenda della nomina del medico condotto e la discussione degli argomenti del Consiglio comunale.
Il 25 aprile 1867 è convocato il Consiglio con dodici punti all’ordine del giorno. Saranno necessarie tre sedute per deliberare su tutti.
Nella prima convocazione si affronta solo il primo argomento. Viene finalmente eletto il nuovo medico condotto. In due precedenti sedute erano stati respinti tutti i concorrenti. Erano stati banditi tre successivi concorsi, ogni volta con aumento di stipendio.
Nella seconda convocazione del 19 maggio vengono trattati otto argomenti. La proposta di aumento dello stipendio dei maestri comunali è respinta. Altro contrasto nella nomina dell’assessore per il posto lasciato libero dal sindaco. Dopo due votazioni andate a vuoto nel ballottaggio gli undici voti dei consiglieri si dividono 6 a 5.
Dopo le elezioni di luglio e la morte del sindaco in ottobre, si procede alla nomina dei nuovi assessori. Il 9 novembre 1867 si costituisce la nuova Giunta:
Fabbian Antonio Assessore con funzione di Sindaco f.f.
Bernardi Antonio Assessore
Crivellaro Antonio Assessore supplente
Frasson Lodovico Assessore supplente
E il Sindaco? Il Prefetto nominerà sindaco di Tombolo il conte Giovanni Cittadella.
È passato solo un anno dall’annessione del Veneto all’Italia, ma a Tombolo ritornano a governare esattamente tutti coloro che amministravano il paese sotto l’Austria: Fabbian Antonio, Bernardi Antonio, Crivellaro Antonio. Con un’aggravante, se così si può dire: il dirigente del Comune è il conte Giovanni Cittadella. Nei lunghi periodi in cui il sindaco sarà assente per impegni politici (Senatore del Regno e membro del Consiglio provinciale) o culturali (Presidente dell’Istituto Veneto di Scienze ed Arti), Tombolo sarà amministrato dal suo fattore Fabbian Antonio.
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Titolo 3° Soci Onorari
È socio Onorario chiunque non mancando del requisito lettera a) dell’Articolo 4° si obbliga al pagamento per un anno pagando Lire 2 per ciascun mese.
Potrà essere dal Consiglio Direttivo dichiarato tale anche colui, che prestasse un’opera o servizio di rilevante utilità sociale.
Se un Socio Onorio cadesse in bisogno, potrà essere ammesso a Socio Ordinario, unendo a di lui favore le condizioni a ciò necessarie, esonerato però dalla tassa di iscrizione, qualora appartenga alla Società da tre anni, e non sia mancato ai doveri che gl’incombono ad essa.
Il gioco delle bocce a Tombolo.
Titolo 4° Dell’Assemblea Generale
La Società delibera in Assemblee o Adunanze generali sopra tutti gli affari, che dal presente Statuto o da future disposizioni non siano specialmente demandati alla Presidenza o al Consiglio Direttivo.
Nell’Assemblea Generale intervengono tanto i Soci Ordinari, che i Soci Onorari, hanno voto però soltanto quelli che hanno compiuto il ventunesimo anno, ed i legali rappresentanti dei minorenni o di coloro che sottostanno a cure.
Le Adunanze Generali ordinarie hanno luogo nella seconda quindicina del mese di Marzo di ogni anno per la lettura ed approvazione dei resoconti dell’esercizio annuo, per la formazione del Bilancio e per la trattazione di ogni affare di loro copetenza.
Possono anche convocarsi straordinariamente quando il Consiglio lo trovi necessario o dietro dimanda motivata ad esso diretta e firmata da almeno 10 Soci.
È compito della Presidenza di convocare le Adunanze Generali mediante avviso da pubblicarsi almeno otto giorni prima: in questo avviso saranno indicati gli oggetti da trattarsi, comprese le proposte che venissero presentate da qualche Socio, e che devono essere appoggiate anche per le Adunanze Ordinarie da altri nove Soci.
A rendere valide le deliberazioni dell’Assemblea in una prima Adunanza occorre almeno l’intervento di un quarto dei Soci che hanno diritto al voto. Nella seconda convocazione che sui medesimi oggetti sarà tenuta senz’altro avviso nell’ottavo giorno dopo la prima, le deliberazioni saranno obbligatorie ed effettive, qualunque sia il numero degli intervenuti.
Le deliberazioni si prendono a maggioranza assoluta di voti per alzata e seduta, o per appello nominale, la parità rigetta la proposta.
Trattandosi di persone si provvede a scrutinio segreto.
Nessuna modificazione al presente Statuto può essere fatta se non in adunanza generale dei Soci.
Titolo 5° Presidenza e Consiglio Direttivo
La Società ha un Presidente con residenza in Tombolo ed un Vice Presidente con residenza ad Onara, un Cassiere e quattro Consiglieri, due dei quali con residenza in Tombolo e gli altri due con residenza ad Onara.
Il Presidente convoca e dirige le Adunanze generali e quelle del Consiglio, ne eseguisce le deliberazioni, rappresenta la Società verso i Soci, verso i terzi e verso le Autorità e firma tutti gli atti Sociali.
In caso di impedimento o di assenza, o per delegazione del Presidente le sue funzioni sono esercitate dal Vice-Presidente, e mancando anche questo dal Consigliere Anziano.
Il Presidente, il Vice-Presidente e i quattro Consiglieri costituiscono il Consiglio Direttivo, al quale spetta:
a) di nominare il Segretario e il Vice-Segretario, nonché il Medico della Società;
b) di nominare e licenziare gli inservienti e gli impiegati subalterni, che fossero necessari alla Società e determinarne gli Stipendi;
c) di deliberare sopra ogni spesa, di prescrivere le norme della contabilità e della gestione sociale e provvedere all’impegno dei fondi, il quale non potrà aver luogo che nei seguenti modi:
1° Depositi a Cassa di Risparmio;
2° Mutui o Depositi a Banche Nazionali o popolari;
3° Acquisto di valori pubblici.
Via Vittorio veneto a Tombolo negli anni ’60.
Il Presidente e gli altri membri del Consiglio vengono nominati f5a i Soci, che abbiano compiuto il 21° anno, in adunanza generale a schede segrete e a maggioranza relativa di voti. Durano in carica un triennio, prestano opera gratuita e sono rieleggibili.
Le Deliberazioni del Consiglio Direttivo sono prese a maggioranza assoluta di voti, in caso di parità il voto del Presidente decide per l’uno o per l’altro partito. È sufficiente il numero di tre membri perché il Consiglio possa deliberare.
Titolo 6° Revisori ai Conti
Nell’adunanza ordinaria annuale l’Assemblea a maggioranza relativa di voti e a schede segrete, nomina fra i Soci maggiori di età due Revisori ai Conti.
L’opera dei Revisori dei Conti è gratuita, dopo l’anno sono rieleggibili.
Art. 43°
I Revisori dei Conti rivedono i Conti annuali e danno all’Assemblea generale la propria relazione e giudizio sui medesimi.
Vegliano inoltre alla stretta osservanza dello Statuto e dei Regolamenti Sociali, prendono cognizione dell’andamento degli affari ed hanno facoltà di ispezionare i registri e valori della Società, di verificare lo Stato di cassa, e di chiedere spiegazioni alla Presidenza sulle condizioni della Società, e sui vari oggetti dell’Amministrazione.
Titolo 7° Esattori – Visitatori
Art. 45°
Il Consiglio Direttivo nominerà quattro Soci, due per Tombolo e due per Onara, od anche più secondo il bisogno, ai quali è demandato l’incarico di riscuotere ad ogni domenica i contributi dei Soci versandoli ogni successivo Martedì nelle mani del Cassiere e di visitare dietro ordine della Presidenza i Soci ammalati e riferire sopra la malattia, secondo le disposizioni del presente Statuto.
Art. 46°
I visitatori a richiesta del Presidente dovranno assistere alle sedute del Consiglio, ma non avranno alcuna voce deliberativa.
Titolo 8° Dei Giudici arbitri
Art. 47°
Le contestazioni, che potessero insorgere fra Soci, o fra Soci e la Direzione per affari sociali sono decise da un giudizio di arbitri, ammenoché per il presente Statuto il giudizio non ne sia demandato all’Assemblea Generale.
Art. 48°
A tal uopo l’Assemblea Generale nomina tre Soci fra i maggiori di età a giudici arbitri, per ischede segrete a maggioranza relativa di voti.
Art. 49°
I giudici arbitri durano in carica tre anni, sono rieleggibili e prestano opera gratuita, decidono con l’intervento di tutti e tre all’appoggio del presente Statuto e sussidiariamente per equità.
Titolo 9° Scioglimento della Società
Art. 50°
Lo scioglimento della Società non può essere determinato che dall’Adunanza generale della Società convocata espressamente a tal uopo, ed alla quale assiste almeno la metà dei Soci, dovendo inoltre essere votato da due terzi almeno dei presenti. Non avrà mai luogo per tale oggetto la convocazione e deliberazione con qualunque numero.
Art. 51°
Nella stessa adunanza sarà altresì deliberato il modo di liquidazione ed erogazione dei fondi sociali, esclusa sempre la ripartizione fra Soci.
Art. 52°
Se per qualsiasi motivo non venisse determinato dalla Società l’impiego della residua sostanza sociale, il Consiglio Direttivo la consegnerà alla Congregazione di Carità o ad una Casa di Ricovero o ad un Ospitale Civile, con tutti gli atti sociali, perché le rendite siano impiegate a beneficio della classe operaia.
Art. 53°
Rivivendo la Società con eguale scopo e carattere, potrà richiamare a sé i fondi e gli atti consegnati alla Congregazione di Carità o alla Casa di Ricovero, o all’Ospitale.
In nessun caso però la nuova Società potrà deliberare la ripartizione dei fondi stessi fra i suoi nuovi Soci.
L’onorevole Leone Wollemborg, già noto fondatore delle prime Casse Rurali nell’Alta Padovana, si iscrive alla SOMS di Tombolo.
Titolo 10° Insegna della Società
Art. 54°
La società sebbene non assuma alcun carattere o intendimento politico, pure avrà la propria bandiera, che sarà quella dei colori nazionali coll’iscrizione
Società Operaia di Mutuo Soccorso di Tombolo
Art. 55°
La Bandiera sarà conservata nell’Ufficio di Presidenza e sarà spiegata alla testa della Società quando esce in corpo, e interviene colla presidenza alle feste e solennità pubbliche.
Art. 56°
Il presente Statuto entra in vigore il giorno 23 Luglio corrente.
3° Nomina delle cariche
Il Presidente invita l’Adunanza di eleggere mediante schede segrete le cariche della Società Operaia proponendo anzitutto la nomina di un Presidente.
Distribuite le schede, indi raccolte, deposte in un’urna, vuotata e fattone lo spoglio, colla scorta degli scrutatori Signori Pivato Valentino ed Andretta Domenico si ebbe eletto con voti 72 settantadue il Signor
Zambusi Giuseppe fu Luigi
Procedutosi alla nomina del Vice-Presidente col medesimo metodo e coll’assistenza degli stessi scrutatori si ottenne il seguente risultato:
Bizzotto Sante di Francesco voti 52
Simioni Pietro fu Domenico voti 17
Bonetto Mario fu Luigi voti 10
Restò pertanto eletto alla carica di Vice-Presidente il Signor
Bizzotto Sante di Francesco
Passati alla nomina del Cassiere si ebbero proposti i Signori:
Beghetto Giuseppe di Giovanni voti 70
Bernardi Pietro fu Antonio voti 3
Reffo Serafino fu Adamo voti 4
Rimase perciò eletto il Signor
Beghetto Giuseppe di Giovanni
Passati infine alla nomina di quattro Consiglieri parimenti a schede segrete si ottenne il seguente risultato:
Toso Antonio fu Giuseppe con voti 69
Miatello Giovanni fu Caterino con voti 66
Frasson Antonio fu Sante con voti 64
Andretta Domenico di Benvenuto con voti 65
Andretta Pietro con voti 2
Beghetto Primo con voti 2
Fiorio Antonio con voti 2
Rizzardi Giuseppe con voti 2
Miatello Angelo con voti 1
Nodari Gio. Maria con voti 1
Rimasero perciò eletti i primi quattro nominati.
Null’altro essendovi a deliberare nell’odierna seduta il presente Verbale venne letto, confermato e firmato.
Il Presidente f.to Morello Federico
Il Segretario f.to Pietro Simioni
Categorie: Tombolo, Fondazione della Società di Mutuo Soccorso di Tombolo (2^ parte) | Tag: Tombolo | Permalink.

References: Art. 43

Art. 45

Art. 46

Art. 47

Art. 48

Art. 49

Art. 50

Art. 51

Art. 52

Art. 53

Art. 54

Art. 55

Art. 56