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Timestamp: 2014-04-24 19:49:25+00:00

Document:
Circolare del Ministero del Lavoro e Previdenza Sociale 7 Agosto 1995
Circolare del Ministero del Lavoro e Previdenza Sociale 7 Agosto 1995 n.102
Circolare del Ministero del Lavoro e Previdenza Sociale 7 Agosto 1995 n.102 (G.U. 21-8-1995, N. 194)
Sono pervenute alla scrivente numerose richieste di chiarimenti riguardanti questioni interpretative o applicative del decreto legislativo 19-9-1994, n. 626, concernente il miglioramento della sicurezza e salute dei lavoratori sul luogo di lavoro.
Ulteriori e pi� analitici interventi saranno successivamente effettuati, con l'ausilio della Commissione consultiva permanente per la prevenzione degli infortuni - in corso di rinnovo nella sua composizione, proprio per svolgere le nuove attribuzioni previste dall'art. 26 del decreto legislativo in oggetto - e pertanto con il confronto di tutti i soggetti interessati, autorit� pubbliche e parti sociali.
1. Collegamento con la normativa previggente.
- la programmazione delle attivit� di prevenzione, in coerenza a principi e misure predeterminati;
- la informazione, formazione e consultazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti;
- l'organizzazione di un servizio di prevenzione i cui compiti sono espletati da una o pi� persone designate dal datore di lavoro, tra cui il responsabile del servizio - che pu� essere scelto anche nell'ambito dei dirigenti e dei preposti - e che possono in alcuni casi essere svolti direttamente dal datore di lavoro.
La legislazione precedente quindi rimane in vigore, salvo i casi di espressa o tacita abrogazione, quale termine obbligatorio di riferimento per l'attuazione delle specifiche misure di sicurezza.
A tale riguardo appare opportuno riportare di seguito, ai fini di una uniforme comprensione dei termini usati, le definizioni dei termini "pericolo", "rischio" e "valutazione del rischio" cos� come accettati a livello comunitario:
- pericolo: propriet� o qualit� intrinseca di un determinato fattore (per esempio materiali o attrezzature di lavoro, pratiche e metodi di lavoro ecc.) avente il potenziale di causare danni;
- rischio: probabilit� che sia raggiunto il limite potenziale di danno nelle condizioni di impiego, ovvero di esposizione, di un determinato fattore;
- valutazione del rischio: procedimento di valutazione della possibile entit� del danno, quale conseguenza del rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori nell'espletamento delle loro mansioni, derivante dal verificarsi di un pericolo sul luogo di lavoro.
L'atto finale di detta procedura � costituito dal documento ex art. 4, secondo comma, documento che diviene punto di riferimento del datore di lavoro, e di tutti gli altri soggetti aziendali che intervengono nelle attivit� rivolte alla sicurezza.
Premesso che restano nella sfera delle autonome determinazioni del datore di lavoro l'individuazione e l'adozione dei criteri di impostazione ed attuazione della valutazione dei rischi - della quale � chiamato a rispondere in prima persona - si ritiene comunque utile illustrare con qualche maggior dettaglio quanto disposto dal citato art. 4, secondo comma.
Si ricorda inoltre che, per le piccole e medie aziende, � in via di predisposizione il decreto interministeriale che recher�, come previsto dall'art. 4, nono comma, le procedure standardizzate per gli adempimenti documentali relativi alla valutazione del rischio.
Riguardo alla relazione sulla valutazione (art. 4, secondo comma, lettera a), si dovranno fornire indicazioni almeno su:
- le realt� operative considerate, eventualmente articolate nei diversi ambienti fisici, illustrando gli elementi del ciclo produttivo rilevanti per l'individuazione e la valutazione dei rischi, lo schema del processo lavorativo, con riferimento sia ai posti di lavoro, sia alle mansioni ed ogni altro utile dato;
- il grado di coinvolgimento delle componenti aziendali, con particolare riferimento al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. A tale proposito si rammenta che le modalit� di elezione del rappresentante per la sicurezza dovranno essere stabilite dalla contrattazione collettiva, e soltanto in subordine dal Ministero del lavoro, se venisse comunicata l'impossibilit� di raggiungere un accordo, circostanza per ora non verificatasi. A tale proposito si chiarisce che la valutazione del rischio deve comunque essere effettuata entro la scadenza stabilita, anche se la consultazione del rappresentante per la sicurezza non potesse essere effettuata che in epoca successiva;
- le professionalit� e risorse interne ed esterne cui si sia fatto eventualmente ricorso.
Per quel che concerne i criteri adottati [art. 4, secondo comma, lettera a)], si dovranno fornire indicazioni almeno su:
1) pericoli e rischi correlati;
- le persone esposte al rischio prese in esame, nonch� gli eventuali gruppi particolari (a tale riguardo si precisa che per gruppi particolari si devono intendere quelle categorie di lavoratori per i quali, rispetto alla media dei lavoratori, i rischi relativi ad uno stesso pericolo sono comparativamente maggiori per cause soggettive dipendenti dai lavoratori medesimi, evidenziate, naturalmente, a seguito della valutazione dei rischi);
3) i riferimenti normativi adottati per la definizione del livello di riduzione di ciascuno dei rischi presenti;
4) gli elementi di valutazione usati in assenza di precisi riferimenti di legge (norme di buona tecnica, codici di buona pratica, ecc.), per giungere alle medesime conclusioni di cui ai punti 3 e 4.
Relativamente alle indicazioni sulle misure di protezione e prevenzione definite [art. 4, secondo comma, lettera b)], sar� opportuno illustrare:
- gli interventi risultati necessari a seguito della valutazione, e quelli programmati per conseguire una ulteriore riduzione di rischi residui;
- le conseguenti azioni di informazione e formazione dei lavoratori previste;
- l'elenco dei mezzi di protezione personali e collettivi messi a disposizione dei lavoratori.
Relativamente al programma di attuazione delle misure di prevenzione [art. 4, secondo comma, lettera c)], sar� opportuno illustrare:
- l'organizzazione del servizio di prevenzione e protezione;
- il programma per l'attuazione ed il controllo dell'efficienza delle misure di sicurezza poste in atto;
- il piano per il riesame periodico od occasionale della valutazione, anche in esito ai risultati dell'azione di controllo.
� appena il caso infatti di sottolineare che ogni qualvolta in una normativa particolare riguardante la sicurezza sul lavoro, quali il decreto legislativo 15-8-1991, n. 277 o i titoli specifici contenuti nello stesso decreto legislativo 626/1994, si richieda una specifica valutazione di un rischio particolare, detta valutazione dovr� essere integrata come complemento essenziale nella pi� generale valutazione del rischio di cui si parla nell'art. 4, secondo comma.
Si deve innanzitutto ricordare che il decreto legge 31-1-1995, n. 26 ha differito al 1� marzo 1995 l'applicazione delle disposizioni aventi decorrenza inferiore a tre mesi dalla data di entrata in vigore del decreto in esame.
Sono quindi entrate in vigore soltanto quelle disposizioni che configurano situazioni giuridiche, siano esse obblighi o diritti, tali da non richiedere la preventiva attivazione di adempimenti di natura organizzativa.
Ci� non significa naturalmente che, nelle more dell'entrata in vigore del disposto dell'art. 4, si realizzi una sorta di vacanza di qualsiasi forma di tutela nei confronti del lavoratore, in quanto - come gi� si � osservato - continuano ad aver vigore tutte indistintamente le norme della precedente legislazione, ivi comprese - fino al 27 novembre - anche quelle abrogate, considerato non solo che la tutela della salute � un diritto costituzionalmente garantito, ma che il datore di lavoro ha comunque un obbligo generale di salvaguardia della integrit� psicofisica dei lavoratori, ai sensi dell'art. 2087 del codice civile.
4. Titolo I - Significato del termine "stabilimento".
� opportuno chiarire che il termine "stabilimento", che peraltro compare esclusivamente all'art. 2, primo comma, lettera b) � stato usato nella medesima accezione lessicale del termine "unit� produttiva" che appare nella successiva lettera c) e in altre numerose disposizioni del decreto legislativo in esame.
Infatti, dal momento che detto provvedimento comprende nel suo campo di applicazione tutte le attivit� di produzione di beni o servizi esercitate da soggetti privati o pubblici, � sembrato pi� appropriato riferirsi all'unit� produttiva, intesa a sua volta come la struttura dell'azienda produttrice di beni o di servizi, dotata di autonomia tecnico-funzionale e l'uso del termine stabilimento nella citata lettera a), � dovuto solamente ad una non completa armonizzazione lessicale del testo.
In relazione alla definizione di tale figura professionale, nell'art. 2, primo comma, lettera d), giova precisare che non si � inteso estendere - in una sede del resto solo definitoria e pertanto impropria - l'area di intervento del medico competente, generalizzandola a tutti i settori di cui all'art. 1.
L'area di intervento del medico competente � quindi quella definita nell'art. 16, primo comma, ove si precisa che la sorveglianza sanitaria, effettuata dal medico competente ai sensi del successivo secondo comma, � richiesta solo nei casi previsti dalla normativa vigente, cio� quando la legislazione precedente (o anche quella di futura emanazione) faccia espressa previsione dell'intervento del medico competente, come ad esempio nel caso della tabella allegata all'art. 33 del decreto del Presidente della Repubblica n. 303/1956, del decreto legislativo n. 277/1991, ovvero dei titoli V, VI, VII ed VIII del decreto legislativo 626/1994 di che trattasi.
6. Art. 6 Obblighi dei progettisti, fabbricanti, fornitori, installatori.
In relazione all'art. 6 si precisa che, nel caso della locazione finanziaria - considerato che oggetto del contratto � una prestazione di natura esclusivamente finanziaria come gi� desumibile dalla legge 2-5-1983, n. 178, di interpretazione autentica dell'art. 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 547/1955 - il locatore finanziario � tenuto ad accertarsi unicamente che il bene locato sia accompagnato dalla relativa certificazione o documentazione prevista dalla legge.
Peraltro tale interpretazione esclude che possano essere considerati alla medesima stregua degli operatori finanziari di cui alla citata legge n. 178/1983, anche i soggetti che esercitano il cosiddetto "leasing operativo", cio� i fabbricanti che cedono in locazione finanziaria il bene da loro stessi prodotto.
In materia di prevenzione e protezione antincendi di cui al capo III e all'art. 30, terzo comma, fino all'emanazione dei decreti previsti dall'art. 13:
a) i luoghi di lavoro ricompresi nelle tabelle A e B del decreto del Presidente della Repubblica 26-5-1959, n. 689, e nella tabella annessa al decreto ministeriale 16-2-1982, e successive modificazioni ed integrazioni e, pertanto, soggetti all'obbligo di controllo da parte dei competenti organi periferici del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, rimangono assoggettati alle normative e procedure vigenti a fini antincendio;
b) i luoghi di lavoro non ricompresi nella precedente lettera a), sono assoggettati alle specifiche disposizioni previste dalla normativa vigente in materia [decreto del Presidente della Repubblica n. 547/1955, decreto del Presidente della Repubblica n. 128/1959, decreto del Presidente della Repubblica n. 320/1956 ecc.].
Premesse che relativamente agli obblighi di informazione e formazione dei lavoratori, sanciti dagli artt. 21 e 22, l'adempimento non pu� che essere richiesto a partire dal 28 novembre 1995, dovendosi le relative attivit� incentrare proprio sugli esiti complessivi della valutazione dei rischi e delle conseguenti misure di protezione adottate, si ritiene peraltro di dover richiamare l'attenzione sulla necessit� di fornire una tempestiva informazione ai lavoratori sui principali contenuti del decreto legislativo in argomento, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti relativi alla consultazione e partecipazione dei lavoratori di cui al capo IV, in rapporto alla necessit� di consentire agli stessi l'adozione delle determinazioni di propria competenza.
Pu� essere utile sottolineare che il termine di cui all'art. 33 quattordicesimo comma (1� marzo 1995), si riferisce esclusivamente ai luoghi di cui alla precedente lettera b).
Per quanto concerne le specifiche disposizioni (art. 30, commi 4, 5 e 6) dettate a tutela dei lavoratori portatori di handicap, si precisa che - ferma restando l'applicazione delle disposizioni concernenti l'abbattimento delle barriere architettoniche (decreto del Presidente della Repubblica n. 384/1978, legge n. 13/1989 e relativo regolamento di attuazione approvato con decreto ministeriale n. 236/1989, legge n. 104/1992) - esse devono essere attuate solo nel caso in cui siano effettivamente presenti detti lavoratori.
Inoltre, ove si rendessero necessarie, nei casi suddetti, le misure di cui al sesto comma, relative ai luoghi di lavoro gi� utilizzati prima del 1� gennaio 1993, esse dovranno essere adottate nei tempi congrui alla realizzazione degli interventi necessari.
14. Titolo VI - Uso delle attrezzature munite di videoterminali.
Ci� premesso, si fa presente che l'art. 51, primo comma, lettera c), nel definire il lavoratore come colui che utilizza un'attrezzatura munita di videoterminale in modo sistematico ed abituale, per almeno quattro ore consecutive giornaliere, dedotte per pause di cui all'art. 54, durante l'intero arco della settimana lavorativa, definisce automaticamente il campo di applicazione soggettivo di tutto il titolo.
Analogamente il successivo art. 55 prevede la sorveglianza sanitaria soltanto per i suddetti lavoratori. Riguardo ai posti di lavoro, semprech� siano utilizzati dai lavoratori di che trattasi, essi devono essere adeguati alle prescrizioni contenute nell'allegato VII ai sensi e con le modalit� previste dall'art. 58.
Tali dati evidenziano che il rischio da attivit� su VDT � significativo solo quando il lavoratore vi sia addetto "regolarmente, durante un periodo significativo del suo lavoro normale" [Direttiva 90/270/CEE, art. 2, lettera c)].
Il legislatore italiano ha ritenuto, sulla base dei dati scientifici attualmente disponibili, che ci� avvenga solo quando si riscontrino le condizioni riportate nella citata definizione di lavoratore di cui all'art. 51 del decreto legislativo n. 626/1994.
Quanto alla decorrenza delle norme, l'art. 58 stabilisce che a partire dal 1� marzo 1995 i nuovi posti di lavoro, quali definiti all'art. 51 lettera b), devono essere conformi all'allegato VII.
Va precisato infine, che le disposizioni in questione non hanno introdotto alcuna forma obbligatoria di certificazione, e conseguente marcatura, attestanti la rispondenza delle attrezzature ai requisiti individuati dall'allegato suddetto, in particolare a quelli ergonomici.
La conformit� delle apparecchiature facenti parte del posto di lavoro e quindi anche del piano di lavoro, sedie ecc., � data dal rispetto delle norme nazionali di buona tecnica UNI e CEI applicabili, alle quali dovrebbe far riferimento il fabbricante, e inoltre le stesse individuano il livello di fattibilit� tecnologica per l'applicazione concreta delle misure di prevenzione e protezione.
g) Umidit�.
All'atto dell'elaborazione, della scelta, dell'acquisto del sofware, o allorch� questo viene modificato, come anche nel definire le mansioni che implicano l'utilizzazione di unit� videoterminali, il datore di lavoro terr� conto dei seguenti fattori:
Ai fini della protezione da agenti cancerogeni (titolo VII), il datore di lavoro che utilizza agenti cancerogeni, quali definiti dall'art. 61, � tenuto, ai sensi del successivo art. 62, ad evitare o ridurre l'utilizzazione dell'agente cancerogeno sul luogo di lavoro, mediante le seguenti misure, indicate in ordine prioritario e tutte correlate strettamente alla loro effettiva fattibilit� tecnica:
Al riguardo si evidenzia che tali obblighi non possono prescindere dalla valutazione del rischio di cui agli artt. 4 e 63 quando sia necessaria la individuazione delle condizioni in cui gli agenti sono utilizzati o la valutazione dell'entit� del rischio cui il lavoratore � potenzialmente esposto nell'esercizio delle proprie specifiche attivit�. Si deve infatti considerare che, per quanto riguarda la valutazione del livello di esposizione dei lavoratori, per individuare misure valide ed efficaci, condizione preventiva e necessaria � la determinazione quantitativa, dato che le informazioni dell'etichetta e l'allegato VIII afferiscono alla sola classificazione della pericolosit� delle sostanze ovvero preparati o processi.
Occorre inoltre tener presente che, quando ci si trovasse di fronte a misure di prevenzione di particolare complessit� e rilevanza sotto il profilo tecnico ed organizzativo, non si potrebbe che consentire tempi congrui per la adozione e pertanto per l'assolvimento dei relativi adempimenti.
� appena il caso di ricordare che, nelle more, il datore di lavoro � comunque tenuto al rispetto delle prescrizioni dell'art. 20 del decreto del Presidente della Repubblica 19-3-1956, n. 303.
Il datore di lavoro � invece gi� tenuto ad attuare le disposizioni dettate dagli artt. 67 e 68 per i casi di esposizioni non prevedibili e per le operazioni lavorative particolari, trattandosi di puntualizzazioni di obblighi gi� disciplinati dalla precedente legislazione.
L'esigenza di indicare chiaramente e immediatamente la pericolosit� dei sistemi, preparati o procedimenti di cui all'allegato VIII, pone il problema del tipo di segnaletica da usare, atteso che per questi, n� la legge 29-5-1974, n. 256, n� il decreto del Presidente della Repubblica n. 524/1982 prevedono specifiche forme di contrassegno.
In tali casi il datore di lavoro pu� provvedere ad assolvere ai suoi obblighi, laddove previsti (vedasi art. 66, commi 4 e 68, comma 1, n. 2), utilizzando il segnale di pericolo generico previsto dal punto 1) dell'allegato II del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 524/1982, integrato da un cartello complementare con le indicazioni di un potenziale rischio cancerogeno.
Al riguardo occorre evidenziare che l'impiego confinato di una particolare specie di agenti biologici, ossia dei microorganismi geneticamente modificati e l'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati, sono stati disciplinati anche a fini di tutela dell'ambiente esterno e della popolazione, rispettivamente dai decreti legislativi numeri 91 e 92 del 3-3-1993.
Le indicazioni utili ad agevolare una omogenea applicazione delle suddette normative saranno oggetto di apposita circolare, essendo necessario un approfondito esame delle possibili interconnessioni, attualmente in corso nelle sedi competenti.
In linea generale, per quel che riguarda le disposizioni in materia di comunicazione ed autorizzazione di cui rispettivamente agli artt. 76 e 77, pu� essere utile precisare che le stesse si intendono riferite anche al datore di lavoro che gi� esercita le attivit� ivi menzionate.

References: art. 4
 art. 4
 Art. 6
 art. 55
 art. 2
 art. 62
 art. 66