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Timestamp: 2018-01-18 21:50:53+00:00

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Il Prefetto ha il potere di revoca della patente nelle ipotesi previste dall’ art. 120, comma 1, cds. (rientrano lo spaccio ed il trasporto di sostanze stupefacenti). (Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 4 giugno – 3 agosto 2015, n. 3791). – Noi Radiomobile™
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Il Prefetto ha il potere di revoca della patente nelle ipotesi previste dall’ art. 120, comma 1, cds. (rientrano lo spaccio ed il trasporto di sostanze stupefacenti). (Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 4 giugno – 3 agosto 2015, n. 3791).
1. Con decreto del 31 marzo 2014 la Prefettura di Bergamo adottava nei confronti del sig. Riccardo XXXXXXXX provvedimento di revoca della patente di guida a causa della perdita dei requisiti morali di cui all’ art. 120, commi 1 e 2 del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 in relazione a condanna definitiva per reato di cui all’art. 73 della legge n. 390 del 1990, con riconoscimento della circostanza attenuante di cui al comma quinto della disposizione medesima.
Avverso il provvedimento di revoca il sig. XXXXXXXX proponeva ricorso avanti al T.A.R. per la Lombardia, Sezione staccata di Brescia deducendo motivi di incompetenza territoriale dell’organo che ha adottato l’atto, di violazione di legge e di eccesso di potere in diversi profili, sollevando, inoltre, questione di legittimità costituzionale dell’art. 120 del d.lgs. n. 285 del 1992 per manifesta irragionevolezza nell’equiparare, ai fini della misura di revoca dell’ abilitazione alla guida di veicoli situazioni disomogenee, in violazione degli artt. 3 e 27 della Costituzione, nonché per carenza di proporzionalità dell’azione amministrativa.
Avverso la pronunzia di rigetto il (omissis) ha proposto atto di appello e, a confutazione delle conclusioni del primo giudice, ha dedotto che:
Non vi è, invero, reiterazione della sanzione per un medesimo fatto reato ove si consideri, come innanzi esposto, che esula dall’atto di revoca impugnato ogni connotazione afflittiva.
Esso limita il proprio riscontro alla perdita del requisito di moralità richiesto dall’art. 120 del d.lgs. n. 285 del 1992 agli effetti della tutela dei diversi valori della sicurezza della circolazione stradale, mentre il reato connesso al traffico di sostanze stupefacenti resta assoggettato alla sola pena prevista dall’art. 73 del d.P.R. n 309 del 1990.
L’art. 50 della Carta dei diritti fondamentali della U.E., come si evince anche dalla sua collocazione sistematica, ha essenzialmente lo scopo di evitare che due diversi ordinamenti nazionali procedano contro la stessa persona per lo stesso fatto; in questo senso deve essere inteso il divieto di duplicazione.
Non è invece escluso che un ordinamento nazionale preveda, per uno stesso fatto, una pluralità di effetti (sanzioni penali, sanzioni civili, sanzioni disciplinari, altre misure amministrative).
Nel primo caso, l’eventuale duplicazione si presenta come l’effetto irrazionale e non calcolato dell’esistenza di due ordinamenti nazionali che agiscono l’uno indipendentemente dall’altro (o addirittura l’uno all’insaputa dell’altro); nel secondo caso, un solo legislatore nazionale, nell’ambito della propria sovranità, e in modo presuntivamente razionale e motivato, prevede una pluralità di effetti in conseguenza di un illecito.
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References: art. 120
 sentenza 
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