Source: https://iris.univr.it/handle/11562/650762
Timestamp: 2017-09-26 02:00:52+00:00

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Gross c. Svizzera: la Corte di Strasburgo chiede alla Svizzera nuove e più precise norme in tema di suicidio assistito | IRIS Verona Attenzione: i dati modificati non sono ancora stati salvati. Per confermare inserimenti o cancellazioni di voci è necessario confermare con il tasto SALVA/INSERISCI in fondo alla pagina
Con la sentenza Gross. c. Svizzera del 14 maggio 2013 la Corte europea ha dichiarato che la normativa svizzera viola l’art. 8 della Cedu laddove non precisa in modo sufficientemente chiaro le condizioni per accedere al suicidio assistito. Nella sentenza in commento i giudici di Strasburgo, pur confermando la propria impostazione sul diritto a morire non quale profilo opposto del diritto alla vita tutelato dall’art. 2 Cedu, ma quale emanazione del diritto all’autodeterminazione della sfera privata garantita dell’articolo 8 Cedu, adottano una sentenza di condanna non in linea con l’orientamento che riconosce agli Stati un ampio margine di apprezzamento in presenza di temi eticamente sensibili, sui quali non esista un consenso europeo. La Corte ha infatti utilizzato il grimaldello della completezza e chiarezza che deve connotare una normativa per chiedere di dare una disciplina all’ipotesi, non certo marginale in un’ottica di prevenzione dei possibili abusi, in cui il malato che richiede l’assistenza al suicidio non si trovi in uno stadio terminale ma sia “semplicemente” anziano
Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/650762
Titolo: Gross c. Svizzera: la Corte di Strasburgo chiede alla Svizzera nuove e più precise norme in tema di suicidio assistito
Abstract: Con la sentenza Gross. c. Svizzera del 14 maggio 2013 la Corte europea ha dichiarato che la normativa svizzera viola l’art. 8 della Cedu laddove non precisa in modo sufficientemente chiaro le condizioni per accedere al suicidio assistito. Nella sentenza in commento i giudici di Strasburgo, pur confermando la propria impostazione sul diritto a morire non quale profilo opposto del diritto alla vita tutelato dall’art. 2 Cedu, ma quale emanazione del diritto all’autodeterminazione della sfera privata garantita dell’articolo 8 Cedu, adottano una sentenza di condanna non in linea con l’orientamento che riconosce agli Stati un ampio margine di apprezzamento in presenza di temi eticamente sensibili, sui quali non esista un consenso europeo. La Corte ha infatti utilizzato il grimaldello della completezza e chiarezza che deve connotare una normativa per chiedere di dare una disciplina all’ipotesi, non certo marginale in un’ottica di prevenzione dei possibili abusi, in cui il malato che richiede l’assistenza al suicidio non si trovi in uno stadio terminale ma sia “semplicemente” anziano
Handle: http://hdl.handle.net/11562/650762

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