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Tra i diversi livelli di contrattazione collettiva non esiste gerarchia
Sentenza 29 novembre 2011, n. 6301
N. 06301/2011REG.PROV.COLL.
N. 03641/2009 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 3641 del 2009, proposto da:
Azienda Unità Sanitaria Locale n. 1 della Regione Umbria in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv. Sandro Amorosino e Paolo Rossi, con domicilio eletto presso Sandro Amorosino in Roma, via Ciro Menotti, 24;
della sentenza del T.A.R. UMBRIA – PERUGIA n. 00132/2008
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Allegrucci Giovanni e di Stocchi Brunella e di Marinelli Margherita;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 4 novembre 2011 il Cons. Roberto Capuzzi e uditi per le parti gli avvocati Amorosino e Fiorucci;
1. I ricorrenti impugnavano in primo grado le delibere del commissario straordinario della Azienda Unità Sanitaria Locale n. 1 con cui era stato loro attribuito, in quanto appartenenti al personale sanitario, l’incremento dell’indennità di qualificazione professionale e valorizzazione della responsabilità ex art. 45 CCNL 1994-1997 ed ex art. 25 C.C.D.E., questo ultimo sottoscritto dall’Azienda U.S.L. n. 1 in data 2 dicembre 1996.
Il sopradetto art. 45 del C.C.N.L. 1994-1997 per il comparto della sanità pubblica aveva istituito le indennità di qualificazione professionale e valorizzazione delle responsabilità prevedendo che dette indennità potessero essere incrementate in sede aziendale sulla base di “condizioni e criteri” indicati al comma 3 e cioè: acquisizione di professionalità, acquisizione di specifiche esperienze lavorative, impiego in strutture con rapporto diretto con i cittadini, gestioni di impianti e manutenzione delle strutture e delle tecnologie, affidamento di funzioni di coordinamento, affidamento di particolari responsabilità, preposizione a strutture organizzative; elementi questi, peraltro, “integrabili in relazione agli specifici modelli organizzativi e gestionali adottati in azienda”.
L’articolo 25 del C.C.D.E., quantificava il fondo destinato al finanziamento delle indennità e disponeva che le selezioni avessero luogo secondo quanto indicato nel D.M. 30 gennaio 1982 ed in applicazione allo schema allegato al contratto.
Le selezioni venivano indette con delibera commissariale n. 72/1997 e le relative graduatorie approvate con delibere commissariali nn. 794/1997, 796/1997, 808/1997, 827/1997, 828/1997, 829/1997, 830/1997, 850/1997 e 866/1997.
I ricorrenti, dipendenti della Azienda, dinanzi al Tar Umbria sostenevano che :
– in base all’art. 45, comma 3, gli elementi (“condizioni o criteri”) ivi indicati, tutti espressione dello scopo di valorizzare il concreto esercizio delle professionalità e delle responsabilità, erano presupposti essenziali dell’attribuzione dell’incremento; pertanto era illegittimo degradarli alla stregua di meri elementi di attribuzione del punteggio, con l’effetto che veniva consentito l’accesso alla selezione anche a dipendenti sprovvisti dei requisiti;
– agli elementi indicati all’art. 45, comma 3, era stato assegnato un punteggio del tutto marginale, con una sottostima rispetto ai punteggi assegnati ad altre categorie di titoli (culturali, professionali e di servizio) inconferenti rispetto al “fine di valorizzare l’esercizio delle professionalità e delle responsabilità dei dipendenti”.
2. Con sentenza 12 novembre 2004 n. 696 il Tar Umbria accoglieva il ricorso e per l’effetto annullava i sopraddetti atti.
Con decisione 21 giugno 2006 n. 3709, il Consiglio di Stato, Sez. V, annullava la sentenza del Tar con rinvio del gravame per la definizione della controversia, previa integrazione del contraddittorio, nei confronti di tutti i soggetti utilmente collocati nelle graduatorie proprie di ciascuna qualifica professionale.
L’integrazione veniva eseguita per pubblici proclami e con avvisi individuali e collettivi a cura dell’Amministrazione.
L’Amministrazione, assente nella precedente delibazione in primo grado, si costituiva in giudizio controdeducendo ed eccependo in via pregiudiziale.
3. Il Tar Umbria con la sentenza n.132 del 2008 respingeva le eccezioni pregiudiziali sollevate dall’amministrazione e, nel merito, annullava i provvedimenti impugnati in quanto derivati dall’art. 25 del CCDE, contratto integrativo aziendale, che andava disapplicato ponendosi in contrasto con l’art. 45 del CCNL, disposizione ritenuta dal primo giudice sovraordinata e non derogabile dal contratto aziendale.
4. Nell’atto di appello l’amministrazione deduce nel primo motivo che l’art. 45 del CCNL non può ritenersi norma sovraordinata e inderogabile non sussistendo alcun rapporto gerarchico tra il CCNL e il CCDE, nel secondo motivo deduce la tardività del gravame, nel terzo motivo, la erroneità delle conclusioni del primo giudice, il quale non avrebbe tenuto conto che il contratto integrativo aziendale aveva previsto una serie di voci testualmente coincidenti con i criteri e condizioni indicati nell’art. 45, comma 3 del CCNL integrando, in virtù della propria autonomia, i criteri previsti con quelli fissati dal DM 30 gennaio 1982 n. 150500 e 45 del DPR 494/1987, ritenuti dalle parti idonei a selezionare il personale avente diritto alle maggiorazioni delle indennità economiche.
Si sono costituiti gli appellati chiedendo con dovizia di argomentazioni il rigetto dell’appello.
Depositate ulteriori memorie difensive, all’udienza del 4 novembre 2011 la causa è stata trattenuta dal Collegio per la definitiva decisione.
5. L’appello merita accoglimento.
Il primo giudice ha disapplicato l’articolo 25 del contratto integrativo aziendale e, per l’effetto, ha annullato i provvedimenti impugnati in primo grado sul dichiarato presupposto che l’articolo 45 del CCNL sia disposizione sovraordinata e non derogabile dal contratto aziendale e, dunque, ritenendo una gerarchia tra le fonti di accordo collettivo.
Tale assunto tuttavia è erroneo.
La giurisprudenza ha da tempo rilevato che nell’ipotesi di successione di contratti collettivi di diverso livello (nazionale, provinciale, aziendale) l’eventuale contrasto tra le relative previsioni non segue i principi di gerarchia e di specialità, propri delle fonti legislative, ma è sorretto dalla primaria esigenza di individuazione della effettiva volontà delle parti desumibile dal coordinamento e dalla successione delle varie disposizioni; queste ultime da configurarsi come aventi pari dignità, con l’effetto che un nuovo contratto collettivo, sia esso nazionale o aziendale, può anche modificare “in pejus” la disciplina collettiva precedente di qualsiasi livello essa sia (ex plurimis, Cassazione civile, sez. lav., 6 ottobre 2000, n. 13300).
Pertanto non sussiste alcun rapporto gerarchico tra il CCNL e quello aziendale avendo entrambi natura privatistica e convenzionale (cfr. anche Cons. Stato, Sez. VI n. 1772/1998; IV n. 568/2002) e distinguendosi tra di loro solo da un punto di vista funzionale.
Fermo quanto sopra, deve altresì rilevarsi che l’articolo 45 del CCNL si atteggia, nella sua formulazione letterale, come norma “a maglie larghe”, dunque programmatoria, prevedendo la possibilità di deroga o integrazione da parte di successive norme pattizie alle quali è riconosciuto il potere di adottare uno o più condizioni o criteri positivamente indicati, anche “.. integrabili in relazione agli specifici modelli organizzativi e gestionali adottati in azienda”.
Pertanto, esclusa alcuna tassatività e esclusività dei criteri indicati dal contratto collettivo nazionale, l’art. 45 attribuisce alla contrattazione decentrata la possibilità di individuare ulteriori criteri in relazione alle esigenze interne della Azienda.
E’ evidente quindi l’errore di prospettiva in cui è incorso il Tar che ha configurato l’art. 45 del CCNL, come norma sovraordinata e inderogabile dalla contrattazione aziendale. In realtà il Contratto Nazionale ha lasciato all’autonomia delle Aziende e alla negoziazione con le organizzazioni sindacali le modalità di selezione del personale al quale attribuire le maggiori indennità economiche in relazione alla propria organizzazione interna.
Nella specie, peraltro, la contrattazione aziendale ha individuato una serie di voci testualmente coincidenti con i criteri e le condizioni indicate nell’art. 45, comma 3, del CCNL, criteri peraltro integrati non in maniera arbitraria, ma anzi con un significativo grado di trasparenza, imparzialità e par condicio, venendo tratti dal D.M. 30 gennaio 1982 n. 150500 e dall’art. 45 del DPR 494/1987, ritenuti dalle parti, in virtù della propria autonomia, idonei a selezionare il personale avente diritto alle maggiori indennità economiche.
6. In conclusione l’appello merita accoglimento e per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, il ricorso di primo grado deve essere respinto.
7. Per la peculiarità, la natura e l’andamento della vicenda contenziosa, tuttavia, spese e onorari del giudizio possono essere compensati.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto,
in riforma della sentenza appellata, respinge il ricorso di primo grado.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 4 novembre 2011 con l’intervento dei magistrati:

References: Sentenza 
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 art. 45
 art. 25
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