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Timestamp: 2020-08-06 10:56:31+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11497 del 10/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11497 del 10/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 10/05/2017, (ud. 23/03/2017, dep.10/05/2017), n. 11497
sul ricorso 24696-2015 proposto da:
unitamente e disgiuntamente dagli avvocati CARIA D’ALOISIO, ANTONINO
SGROI, EMANUELE DE ROSE e GIUSEPPE MATANO;
avverso la sentenza n. 811/2015 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata
4. che con l’unico motivo di ricorso è dedotta nullità della sentenza per violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 -, in relazione all’art. 617 c.p.c., comma 2, art. 618c.p.c., comma 2 e art. 289 c.p.c.;
4.1 che il ricorrente riporta l’ordinanza conclusiva della fase sommaria del giudizio di opposizione, in data 15 aprile 2014, con la quale il giudice dell’esecuzione aveva fissato il termine perentorio di giorni sessanta dalla comunicazione dell’ordinanza per l’introduzione del giudizio di merito. Quindi, espone che, anzichè osservare questo termine, l’opponente si era rivolto direttamente al Tribunale, in sede contenziosa, con istanza in data 13 maggio 2014 ed il giudice designato per la trattazione del merito, asserendo che il giudice dell’esecuzione non avesse fissato il termine per l’introduzione, aveva, con ordinanza del 16 maggio 2014, fissato l’udienza di comparizione del 9 luglio 2014, assegnando il termine di legge per notificare istanza e decreto; che, infine, il ricorso era stato notificato in data 9 dicembre 2014;
4.2 che, dati questi fatti processuali, l’Istituto ricorrente deduce la violazione dell’art. 289 c.p.c., oltre che delle altre norme di rito richiamate, perchè, come da giurisprudenza di legittimità riportata in ricorso, l’ordinanza integrativa avrebbe potuto essere emessa soltanto nel caso in cui un termine non fosse stato assegnato ai sensi degli artt. 617-618 c.p.c., ma avendo il giudice dell’esecuzione assegnato, come detto, il termine di sessanta giorni, l’opponente avrebbe dovuto osservare il termine stesso;
4.3 che il motivo è manifestamente fondato in quanto, come osservato da recenti pronunzie di questa Corte intervenute in fattispecie identica a quella in esame (cfr. Cass. ordinanze nn. 22373, 22374, 22375, 22376 del 2016), la questione deve essere definita alla luce del principio per il quale a norma dell’art. 618 c.p.c.(nel testo attualmente vigente), l’introduzione del giudizio di merito nel termine perentorio fissato dal giudice dell’esecuzione, all’esito dell’esaurimento della fase sommaria, deve avvenire con la forma dell’atto introduttivo relativa al rito con cui va trattata l’opposizione nella fase a cognizione piena, sicchè ove si applichi ex art. 618 bis c.p.c., comma 1, il rito del lavoro, il giudizio di merito va introdotto con ricorso da depositare nella cancelleria del giudice competente entro il termine perentorio fissato dal giudice. (Cass. n. 27527/14). Pertanto, nel caso di specie, il ricorso dell’opponente avrebbe dovuto essere depositato nella cancelleria del giudice competente entro sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza del giudice dell’esecuzione. La procedura seguita, invece, dalla parte qui intimata è del tutto svincolata dalle previsioni normative su citate e, comunque, ha comportato che non vi sia stato alcun ricorso in opposizione regolarmente depositato entro il termine perentorio di sessanta giorni, assegnato) ai sensi degli artt. 617 – 618 e 618 bis c.p.c., tanto che alla fine il ricorso della parte opponente risulta essere stato soltanto notificato (ben oltre il termine di sessanta giorni) senza che risulti previamente depositato nel termine perentorio anzidetto. Il Tribunale adito in sede di merito avrebbe dovuto dichiarare inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi per tardiva instaurazione del giudizio di merito. La sentenza che ha invece accolto l’opposizione è affetta da nullità. Essendo, infatti, l’opposizione agli atti esecutivi un rimedio esperibile nel termine perentorio di venti giorni nella specie, ove reputato regolare, tale termine finirebbe per disapplicare la norma dell’art. 617 c.p.c., consentendo alla parte opponente di procrastinare sine die la propria impugnazione. Pertanto, si dovrebbe comunque giungere alla conclusione di inammissibilità dell’opposizione anche ove si dovesse ritenere che con le “istanze” di cui è detto in ricorso, direttamente rivolte al giudice designato per la trattazione del merito, la parte opponente avesse inteso proporre ex novo la propria opposizione: si tratterebbe, infatti, di un atto introduttivo avanzato dinanzi ad un giudice diverso da quello individuato dal codice di rito (che è il giudice dell’esecuzione) e, per di più, ben oltre il termine di venti giorni dalla conoscenza dell’atto esecutivo opposto;
4.4 che a tanto consegue l’accoglimento del motivo e la cassazione della decisione; non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto la causa può essere decisa nel merito con declaratoria di inammissibilità dell’opposizione agli atti esecutivi proposta dalla parte qui intimata;

References: Sentenza 
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 sentenza 
 art. 618
 art. 289
 Cass. 
 art. 618
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