Source: https://blog.uaar.it/2007/09/09/dichiarazione-universale-dei-diritti-inumani/
Timestamp: 2019-11-13 07:30:00+00:00

Document:
Dichiarazione Universale Dei Diritti Inumani - A ragion veduta
Dichiarazione Universale Dei Diritti Inumani
…ovvero dei diritti cattolici…
Città del Messico – Organizzazioni civili, padri di famiglia, rappresentanti della Chiesa Cattolica, legislatori e politici hanno firmato e presentato la Dichiarazione dei Diritti Umani del Nascituro. Promotore del documento è stato Mons. Pedro Agustín Rivera Díaz. Il sacerdote ha evidenziato i 10 principi che indicano che ogni essere concepito ha il diritto di essere riconosciuto come un individuo della specie umana.
(tratto da un articolo pubblicato su Agenzia Fides di martedì 4 settembre 2007)
Ma com’è questa dichiarazione, così?
Articolo 1 – Tutti gli esseri umani non sono ancora nati liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi saranno dotati di ragione e di coscienza e dovranno agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2 – Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua… a patto che sottostiano ai dettami della nostra religione…
Articolo 3 – Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona. Eccetto le madri, che debbono subordinare la propria salute e quella del nascituro alla fede (di qualcun altro, magari).
Articolo 4 – Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno consentite solo in nome della religione cattolica.
Articolo 5 – Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti. Ma se l’ecografia dice che il bambino nascerà con una malattia genetica incurabile, quella non è una punizione crudele: no, è “sculo”. E la madre può essere tranquillamente sottoposta a trattamenti o a punizioni crudeli, inumani o degradanti.
Articolo 6 – Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica. Dimenticando che la personalità giuridica, in tutti gli ordinamenti non teocratici si acquista alla nascita e non al concepimento.
Articolo 7 – Tutti sono eguali dinanzi alla legge. Ma non dinanzi alla legge di Dio, scritta da qualcuno per lui.
(liberamente tratto dalla Dichiarazione Universale Dei Diritti Umani dell’Onu)
Pubblicato 9-09-2007 alle 16:58 da Redazione Uaar
lacrime e sangue 9 Set 2007 17:35
Le teorie sulla generazione dell’antichità classica prevedevano uno sperma “vivo”, ovvero si pensava che il solo sperma maschile fosse dotato di vita e fosse una sorta di minuscolo “ometto” che si impiantava nel “vaso” (=utero) destinato semplicemente a nutrirlo. Orbene, questa teoria riduce la femmina ad un contenitore che non offre nessun contributo alla genesi della vita stessa. Al momento della formazione della patristica e dei teologi medievali come Tommaso, non c’erano ulteriori progressi scientifici sulla genesi del bambino nel corpo della donna. La chiesa, dunque, ritenne che lo sperma fosse già un essere vivo, che entrava nella donna per opera dell’accoppiamento e dove si nutriva, si scaldava e cresceva in modo indipendente dal corpo della gestante, pur prelevandone gli elementi nutritivi e di sostentamento (una culla elettrica e una flebo odierne sarebbero il surrogato perfetto di questa concezione del corpo femminile). Ora, la scoperta della fusione tra ovulo e spermatozoo rende obsoleta questa teoria di duemila e cinquecento o più anni fa: il primo insieme di cellule indifferenziate sarà pure vivo ma non è una persona senziente.
Ricordo inoltre una curiosità che la chiesa si guarda bene dal diffondere: per i suoi teologi l’anima non si insedia al momento del concepimento, ma alcuni mesi dopo; gli aborti spontanei esistevano anche nel passato e mostravano a quegli stessi teologi dei grumi di sangue o dei corpi più formati che dovevano essere spiegati, appunto, teologicamente. Quindi, gli aborti spontanei entro i primi mesi, non presentando una forma umana, erano ritenuti aborti di una forma vivente ancora priva dell’anima divina: nel feto si succedevano un’anima vegetale seguita da un’anima animale e infine dall’anima di Dio, secondo una vecchia idea di Aristotele (Zoologia, 7, 3, 583b). L’aborto era dunque accettato da molti teologi fino all’ottantesimo giorno dal concepimento (per le donne: l’anima del maschio entrava prima nel feto, a quaranta giorni, quella della donna dopo ottanta/novanta giorni = l’anima doveva superare la maggiore materialità e ferinità della femmina!!). Per chi volesse approfondire, consiglio il bel libro di Uta Ranke-Heinemann, Eunuchi per il regno dei cieli, Rizzoli 1995
Comunque, spero che molti di voi abbiano notato il crescendo di attacchi alla libertà individuale da parte delle forze religiose. Lo ripeto ancora una volta: il controllo del corpo, non solo quello della donna, è essenziale per piegare le menti e formare il gregge da comandare. Alla chiesa, o al suo braccio laico, è essenziale il controllo del corpo per poter sanzionare ogni deviazione, che altro non è se non un pensiero, prima che un comportamento, non omologati alle sue aspettative. Un ateo non finanzia la chiesa, un non cattolico non finanzia la chiesa, una donna/uomo che decidono di non sposarsi in chiesa non finanziano il prete e così via. Liberi pensatori non possono essere utilizzati come manovalanza bruta contro eventuali governi non allineati: la caccia alle streghe si fa solo con gli ignoranti e superstiziosi.
cullasakka 9 Set 2007 18:30
Tanto per rimanere in tema di finanziamenti, trovo assolutamente disgustoso che il cestino delle offerte giri per le navate anche nei funerali…
Neanche dopo la morte li lasciano stare!
Sandra 9 Set 2007 20:45
@ Lacrime e sangue,
se può consolarci, non sempre si è pensato così (perfino nell’area mediterranea e medio orientale) e non ovunque. Le tue considerazioni sono certo condivisibili, ma il punto è quello del da farsi. I cattolici si fanno oltremodo ringhiosi perchè stanno perdendo terreno, la qual cosa non è di per sé un vantaggio, visto che spesso il loro posto viene preso da chiese protestanti, se possibile più oltranziste e nefaste; ma siccome bisogna pur vivere, in realtà bisognose di tutto, quali sono quelle dell’America Latina (senza nulla togliere al resto dei derelitti del mondo), chi offre cure, difesa giuridica dei diritti calpestati, scuole, cibo, vestiario e via dicendo, ovviamente, rastrella più degli altri. Se quì in Italia pare che il potere della Chiesa sia pesante, non si ha idea di cosa possa essere altrove. Il suo potere economico è tale da poter piegare molte, troppe buone intenzioni e tensioni verso la libertà di scelta. Così, persone che fin dalla nascita sono state debitamente indottrinate e continuano ad essere in condizioni di sudditanza per via delle loro condizioni di indigenza, o, per contro, quelle che intendano mantenere determinati poteri, non potranno che sottoscrivere uno o cento di documenti come quelli del signor Pedro Agustín Rivera Díaz, che altro non fa che il suo mestiere. C’è anche un altro aspetto, che citerò solamente, perchè è argomento lungo e complesso e mi dilungherei oltre il limite della decenza. L’aspetto che vorrei citare è quello dell’aborto come interruzione del ciclo vitale della terra. In molte culture indigene americane, la fertilità della donna, “contagia” la fertilità della terra, rendendola più produttiva, come dire, la donna non è vista come una incubatrice, ma come parte fondamentale della potenziale sopravvivenza non solo del gruppo umano ma anche dei frutti e degli animali di cui esso necessita. Per contro, l’aborto (non fa differenza se procurato o spontaneo), interrompendo il ciclo della vita, in qualche modo influenzerà la produttività del suolo e degli animali domestici. Molte di queste culture partono dal presupposto che “in questo mondo tutto è uno”, ovvero l’intero universo, vivente e non, sono parte di un’unica materia o sostanza che si manifesta in differenti modi (umano, animale, vegetale, minerale…), è perciò che si sente così forte il legame tra la fertilità femminile e quella vegetale ed animale. Se a tale principio di partenza, si sovrappone l’idea cristiana, con apporto di viveri e vettovaglie… il gioco è fatto. Morale: bisogna fare tutto il possibile, personalmente, economicamente e politicamente, per liberare quei paesi dallo stato di precarietà nei quali si trovano, sono certa che le firme per simili documenti diminuiranno in proporzione ai miglioramenti che quelle popolaizoni conseguiranno
Silesio 10 Set 2007 0:31
E’ inutile. comunque. Non capiranno mai. Pare che Cacciari abbia scritto un libro sul concetto inizio. In realtà, noi possiamo facilmente stabilire dove sta la “fine”, ma ci è quasi impossibile stabilire “l’inizio”. Infatti la catena delle cause è infinita e ci sono milioni e miliardi di piccoli momenti di impedimento, contrattempo, condizioni fortunate e sfortunate che condizionano l’evento. Anche un uovo fecondato ha solo alcune possibilità di trasformarsi in un futuro individuo. Molte donne hanno aborti spontanei e si colpevolizzano per questo, magari pensando di aver commesso errori nella conduzione della propria gravidanza. Cosa direbbe mai il “tribunale del nascituro” voluto dalla nuova santa inquisizione? Magari direbbe loro che Dio ha voluto punirle per qualche peccato, magari perché non sono profondamente credenti, togliendo loro il figlio. Sono convinto che si arriverebbe anche a questo, o meglio, l’ideologia cattolica “porta” naturalmente a questo. Per il resto, l’inizio della vita dell’individuo va comuqnue stabilita convenzionalmente o avendo presente alcuni parametri. Quanto meno, se la morte si stabilisce con la cessazione dell’attività cerebrale, la “nascita” come individuo dovrebbe quanto meno coincidere con l’inizio dell’attività cerebrale. Non mi risulta che un uovo fecondato abbia attività cerebrale.
lik 11 Set 2007 9:23

References: Articolo 1

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 4

Articolo 5

Articolo 6

Articolo 7