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Timestamp: 2020-04-08 06:49:24+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 14799 del 14/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14799 del 14/06/2017
Cassazione civile, sez. II, 14/06/2017, (ud. 14/03/2017, dep.14/06/2017), n. 14799
sul ricorso 5968/2013 proposto da:
INTEK GROUP SPA (OMISSIS), IN PERSONA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI
AMM.NE, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA NIZZA 59, presso lo
studio dell’avvocato ASTOLFO DI AMATO, che la rappresenta e difende;
INPS C.F. (OMISSIS) QUALE SUCCESSORE EX LEGE DELL’INPDAP – ISTITUTO
PUBBLICA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29,
presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE FIORENTINO, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIUSEPPE CIPRIANI;
avverso la sentenza n. 355/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
il rigetto del ricorso, condanna alle spese;
udito l’Avvocato Samantha Caminiti con delega depositata in udienza
dell’avv. Astolfo Di Amato difensore ella ricorrente che ha chiesto
udito l’avv. Fiorentino Giuseppe difensore del controricorrente che
La società INTEK GROUP spa (incorporante la INTEK spa, già INTEKAPITAL spa, già Fime Factoring spa in liquidazione) ricorre avverso la sentenza della corte d’appello di Roma che, confermando la sentenza del tribunale della stessa città, ha rigettato la sua domanda di condanna al pagamento del credito vantato dalla G4 srl nei confronti dell’INADEL (poi INPDAP) a titolo di saldo del corrispettivo della vendita di un complesso immobiliare in corso di ultimazione in (OMISSIS), effettuata dalla G4 srl all’INADEL con contratto del 26.7.91; credito ceduto dalla G4 srl alla Fime Factoring con atto accettato dall’INPDAP con nota del 12.11.91. La corte d’appello – giudicate inammissibili, ai sensi dell’art. 345 c.p.c., le produzioni documentali offerte dalla Fime Factoring in grado di appello – ha ritenuto che legittimamente l’INPDAP avesse sospeso il pagamento del saldo del prezzo, a fronte degli inadempimenti della venditrice, riferiti alla mancata consegna del certificato di abitabilità degli immobili venduti ed alla presenza di difetti di costruzione.
Quanto al mancato rilascio del certificato di abitabilità, nella sentenza gravata si argomenta, per un verso, che tale certificato costituisce requisito giuridico essenziale degli immobili oggetto di compravendita (tanto che la relativa mancanza configurerebbe l’ipotesi di consegna di aliud pro alio); per altro verso nella specie che tale certificato non solo non era stato rilasciato, ma nemmeno appariva rilasciabile, in ragione della difformità del complesso immobiliare rispetto al progetto oggetto di concessione edilizia.
Quanto ai difetti di costruzione, nella sentenza gravata si argomenta (pag. 7, terzo capoverso) come dal certificato redatto dall’architetto M. su incarico dell’Inpdap emergessero numerose riserve, “inerenti a sette punti di notevole importanza (cfr. pag. 34 del certificato), al cui scioglimento veniva espressamente condizionato il pagamento del prezzo residuo di vendita”.
L’Inps, quale successore dell’Inpdap, si è costituito con controricorso.
Il primo motivo censura la violazione dell’art. 345 c.p.c., in cui la corte d’appello sarebbe incorsa ritenendo inammissibili i documenti prodotti dalla Fime Factoring con memoria integrativa non autorizzata depositata in data 14/9/06 nel corso del giudizio di secondo grado.
Secondo il ricorrente la decisione della corte distrettuale si porrebbe in contrasto con il disposto dell’art. 345 c.p.c., sotto un duplice profilo, ossia:
a) da un lato, perchè i documenti prodotti in allegato alla suddetta memoria erano in larga parte di formazione successiva alla fine del giudizio di primo grado e, taluni, di formazione successiva all’incardinamento del giudizio di appello;
b) d’altro lato, perchè si trattava di documenti indispensabili ai fini della decisione, consistendo essi in una serie di visure dalle quali emergeva come l’inpdap, pur in mancanza del certificato di abitabilità, avesse comunque ceduto alla società di cartolarizzazione Scip diverse unità immobiliari tra quelle acquistate dalla G4 e come la Scip avesse a sua volta rivenduto gli immobili a terzi; circostanze, queste, dimostrative, secondo la ricorrente, del fatto che l’interesse dell’Inpdap era stato pienamente soddisfatto, essendo quest’ultimo stato messo in grado di cedere gli immobili in oggetto anche in assenza del certificato di abitabilità e di dichiarare – negli atti offerti in produzione – che nulla ostava al rilascio del detto certificato.
Il secondo motivo di ricorso denuncia la violazione degli artt. 1175, 1375, 1227 e 1460 c.c., oltre che del R.D. n. 1265 del 1934, art. 221. Secondo la società ricorrente l’eccezione di inadempimento sollevata dall’Inpdap, con il conseguente rifiuto di pagare il residuo prezzo, sarebbe stata da giudicare contraria al principio di buona fede oggettiva nell’adempimento delle obbligazioni contrattuali (che impone alle parti contraenti di cooperare nell’interesse reciproco al buon esito del accordo, prescindendo dalle rispettive posizioni di creditore o debitore). In questo senso, si argomenta nel motivo di ricorso, l’inpdap, in qualità di nuovo proprietario, avrebbe potuto (e quindi, in considerazione dell’intervenuto fallimento della G4, dovuto, nonostante la specifica assunzione di responsabilità da quest’ultima assunta al riguardo) richiedere esso stesso il rilascio del certificato di abitabilità. In definitiva, secondo la società ricorrente l’Inpdap, il cui interesse era stato soddisfatto, avrebbe tenuto un condotta non cooperativa al solo fine di approfittare del lieve inadempimento della venditrice per negare il saldo delle ulteriori rate del prezzo e conseguire così un ingiustificato arricchimento.
La corte distrettuale, infatti, ha disatteso l’istanza di ammissione dei documenti offerti in comunicazione dalla Fime Factoring in grado di appello non sulla base di un giudizio di non indispensabilità (che, di per se stesso, sarebbe stati inidoneo a sorreggere la decisione di non ammettere i documenti formatisi dopo l’inizio del giudizio di secondo grado) ma sulla base di un giudizio di irrilevanza, affermando che “quand’anche dimostrata, la vendita di alcune tra le unità immobiliari in questione alla Scip, e da quest’ultima terzi, non varrebbe a confutare la tesi dell’inadempimento della G4 nei confronti dell’Inpdap” (pag. 3, terz’ultimo capoverso, della sentenza). Si tratta di un apprezzamento delle risultanze istruttorie (fondato sulla considerazione che la L. n. 410 del 2001, escludeva che la società di cartolarizzazione fosse tenuta a prestare le garanzie per vizi e per evizione, nonchè a consegnare i documenti relativi alla proprietà ed alla regolarità urbanistico-edilizia) non censurabile sotto il profilo della violazione dell’art. 345 c.p.c., ma eventualmente sotto il profilo, non prospettato nel ricorso, dell’insufficienza motivazionale ex art. 360 c.p.c., n. 5.
Il secondo motivo va anch’esso disatteso, perchè, da un lato, ripropone in sede di legittimità questioni di merito quali quelle relative all’apprezzamento della gravità dei reciproci inadempimenti delle parti e, d’altro lato, non attinge il secondo degli argomenti su cui si fonda la valutazione della corte territoriale (vale a dire il rilievo dell’esistenza di difetti di costruzione), di per sè idoneo a sorreggere autonomamente la statuizione di inadempimento del venditore su cui si fonda la pronuncia impugnata.
Condanna la società ricorrente a rifondere al contro ricorrente le spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 6.000, oltre Euro 200 per esborsi ed oltre accessori di legge.

References: Sentenza 
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 art. 221
 art. 360