Source: https://studioremiddi.weebly.com/appunti-di-lavoro
Timestamp: 2020-02-26 13:29:14+00:00

Document:
Studio Legale Remiddi - Appunti di Lavoro
BONUS NEET - Proroga dello sgravio totale per le nuove assunzioni dei giovani disoccupati:
Le società private che assumeranno nel 2019 giovani disoccupati tra i 18 e i 29 anni saranno agevolati dello sgravio totale dei contributi INPS fino a 8.060 €.
Lo sgravio riguarda assunzioni con contratti di lavoro a tempo indeterminato a scopo di somministrazione, a tempo pieno e parziale, contratti di apprendistato e per i rapporti di lavoro subordinato di soci di cooperative. Escluso il lavoro domestico, occasionale e intermittente.
I beneficiari dovranno essere iscritti a Garanzia Giovani, potranno essere agevolate tutte le imprese private per le assunzioni dal 1 gennaio 2019 al 31 dicembre 2019.
Licenziamento o dimissioni ? ...onere della prova...
Il lavoratore - nei locati aziendali e durante l'orario di lavoro - si rifiuta di ricevere il plico chiuso contenente la lettera di licenziamento portatagli dal collega, e non si ripresenta più al lavoro ed impugna il licenziamento orale.
In via d'eccezione parte datoriale eccepisce le avvenute dimissioni per comportamenti concludenti.
Restando incerta la causa di cessazione del rapporto lavorativo e la prova della estromissione o delle dimissioni, la Corte di legittimità fa richiamo all'onere probatorio per i contratti di durata: "nel rapporto di lavoro come in tutti i contratti di durata, la parte che ne deduca l'estinzione è tenuta a dimostrare - in conformità al principio relativo alla ripartizione dell'nere probatorio dettato dall'art. 2697 c.c. - la sussistenza di un fatto idoneo alla risoluzione."
"Il lavoratore che impugni il licenziamento allegandone l’intimazione senza l’osservanza della forma scritta ha l’onere di provare che la risoluzione del rapporto è ascrivibile alla volontà datoriale, seppure manifestata con comportamenti concludenti, non essendo sufficiente la prova della mera cessazione della prestazione lavorativa; nell’ipotesi in cui il datore eccepisca le dimissioni del lavoratore e all’esito dell’istruttoria - da condurre anche tramite i poteri officiosi ex art. 421 c.p.c. - perduri l’incertezza probatoria, la domanda del lavoratore andrà respinta in applicazione della regola residuale ex art. 2697 c.c."
Cass. Sez. Lav. n. 3822/2019 del 8/2/2019
www.cortedicassazione.it/cassazione-resources/resources/cms/documents/3822_02_2019_no-index.pdf
Ancora sulla insussistenza del fatto nel licenziamento
Al lavoratore viene riscontrato lo stato d'ebrezza, con elevato tasso alcolemico, tale da esser sanzionato penalmente, mentre era alla guida del mezzo aziendale in orario lavorativo.
Nel primo e secondo grado viene dichiarata l'illegittimità del licenziamento, attesa la sanzione meramente conservativa prevista dal CCNL per «l'essere sotto l'effetto di sostanze alcoliche o di droghe all'atto di presentazione in servizio».
La Corte di Cassazione, invece, nel delicato procedimento di sussunzione tra la fattispecie concreta a quella astratta tipizzata dal CCNL rileva elementi estranei e più gravi, concretatatisi nella condotta penalmente rilevante, oggetto, di fatto, di decreto penale di condanna.
Nel considerare quindi la condotta nel suo insieme, ai fini della valutazione della gravità dei fatti accoglie il ricorso in riforma dell'indirizzo recepito sia in primo che secondo grado.
Cass. Ordinanza n. 8582/19 del 27.03.2019 ​
Si riporta il comunicato stampa della Corte Costituzionale di cui in oggetto:
<< La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 3, comma 1, del Decreto legislativo n.23/2015 sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, nella parte - non modificata dal successivo Decreto legge n.87/2018, cosiddetto “Decreto dignità” – che determina in modo rigido l’indennità spettante al lavoratore ingiustificatamente licenziato. In particolare, la previsione di un’indennità crescente in ragione della sola anzianità di servizio del lavoratore è, secondo la Corte, contraria ai principi di ragionevolezza e di uguaglianza e contrasta con il diritto e la tutela del lavoro sanciti dagli articoli 4 e 35 della Costituzione. Tutte le altre questioni relative ai licenziamenti sono state dichiarate inammissibili o infondate. La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane. Roma, 26 settembre 2018>>
(https://www.cortecostituzionale.it/documenti/comunicatistampa/licenziamento.pdf)
Nell'attesa di leggere la sentenza, non ancora pubblicata, sembra sin d'ora accertata la maggiore discrezionalità del Giudice del Lavoro chiamato a pronunciarsi sulla quantificazione dell'indennità risarcitoria, non più vincolato dal solo rapporto con l'entità delle retribuzione e l'anzianità di servizio, ma libero di valutare anche le altre circostanze dedotte in atti, pur nei limiti della quantificazione minima e massima che non sembra esser stata emendata dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale.
"TEMPO TUTA" e prescrizione quinquennale con decorrenza dalla riforma Fornero del 2012
Una innovativa sentenza di primo grado, Tribunale di Firenze Sez. Lavoro, Dott.ssa Davia, n. 599/18, riconosce il diritto di far rientrare nell'orario di lavoro il c.d. "tempo tuta", condannando per il pregresso al pagamento di 10 minuti di straordinario al giorno con decorrenza dall'anno 2007, conteggiando quindi i cinque anni di prescrizione a partire dal 2012, in ragione della perdita di tutele e diritti subita dai lavoratori con l'entrata in vigore della riforma del lavoro c.d. Legge Fornero.
1-bis. Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto, assistito dall’avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. (parte rimossa dal precedente testo: La presente disposizione ha efficacia per i quattro anni successivi alla data della sua entrata in vigore. Al termine di due anni dalla medesima data di entrata in vigore è attivato su iniziativa del Ministero della giustizia il monitoraggio degli esiti di tale sperimentazione). A decorrere dall’anno 2018, il Ministro della giustizia riferisce annualmente alle Camere sugli effetti prodotti e sui risultati conseguiti dall’applicazione delle disposizioni del presente comma. L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Il presente comma non si applica alle azioni previste dagli articoli 37, 140 e 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni
www.resolutia.it/resolutia/index.php/categoria-notizia-principale/86-resa-permanente-la-mediazione-obbligatoria
Rito Fornero – Reclamo avverso la sentenza c.d. “contestuale” ex art. 429 c.p.c.: la richiesta di copia autentica della sentenza impugnata costituisce dies a quo per il reclamo
La Corte d’Appello di Roma, Sezione Lavoro, pronunciandosi con sentenza n. 6596/2015 pubblicata in data 28/09/2015, ha affermato, in tema di “Rito Fornero”, che l’estrazione di copia autentica della sentenza emessa ex art. 429 c.p.c. in sede di opposizione, equivale ad acquisire “conoscenza formale” del provvedimento alla stregua di una comunicazione di cancelleria ex art. 133, 2°comma, c.p.c., e, come tale, è idonea a far decorrere il termine breve di trenta giorni per la proposizione del “reclamo” ai sensi dell’art.1, 58°comma, l. n.92/2012.
(fonte: www.giustiziadellavoro.it)
Il "fatto" rilevante per il licenziamento deve essere "vero" ed "illecito".﻿
Ancora un nuovo importante arresto della Suprema Corte in merito alla questione del fatto materiale o fatto giuridico in tema di licenziamento.
Tornando sul punto della reintegrazione ex art. 18 dello Statuto dei lavoratori, questa volta la Corte precisa che il fatto contestato dovrà essere non solo vero nella sua materialità, ma anche "illecito" nella sua valutazione oggettiva e soggettiva, con la conseguenza che il fatto non-illecito equivale a fatto «inesistente». cfr. Cass. sentenze nn. 20540 e 20545 del 13 ottobre 2015
Lavoro domenicale e riposo compensativo
Segnaliamo la sentenza n. 21225 del 20 ottobre 2015 della Corte di Cassazione che interviene in materia di lavoro domenicale e riposo compensativo, confermando il precedente indirizzo secondo il quale: "...il lavoro domenicale senza riposo compensativo non può essere equiparata a quella (fattispecie) del riposo compensativo goduto oltre l'arco di sette giorni...".
La mancata fruizione del riposo compensativo dopo il sesto giorno lavorativo comporta il diritto al risarcimento del danno per il pregiudizio subito al diritto alla salute o ad altro diritto di natura personale (Cass. n. 26398/2013 e n. 9009/2011).
In questa sentenza la Corte di Cassazione conferma espressamente che al danno da "usura psico-fisica", che nell' "an" deve ritenersi presunto, e può essere risarcito con maggiorazioni o compensi previsti con contrattazione individuale o collettiva ex art. 2126 c.c., può aggiungersi il danno alla salute o biologico, con onere della prova a carico del lavoratore, "...per l'attività lavorativa usurante svolta in conseguenza di una continua attività lavorativa non seguita da riposi settimanali...".
Il riposo dopo sei giorni di lavoro consecutivo costituisce un diritto irrinunciabile del dipendente, garantito dal’art. 36 Cost. e dall’art. 2109 c.c., il riposo compensativo goduto oltre l'arco dei sette giorni, non supplisce a tale esigenza, infatti “corrisponde ad una nozione di comune esperienza che l’attività lavorativa, come qualsiasi impegno delle energie psicofisiche, se protratta senza interruzioni, risulta via via più onerosa con il trascorrere delle giornate e il riposo che sopraggiunge dopo un arco di tempo più ampio rispetto alla normale cadenza settimanale non può, di per sé, compensare tale crescente disagio”.
Rimborsi alle pensioni - decreto legge 65/2015
A seguito dell'approvazione definitiva in Senato del decreto legge del Governo n. 65/2015, con decorrenza 1 agosto p.v. verranno disposti i rimborsi per il periodo 2012/2013 degli importi di pensione dovuti a titolo di arretrati, con un reintegro della misura del 100% per le pensioni fino a 1.500 euro (fino a tre volte il minimo), del 40% per le pensioni superiori e fino a 4 volte il minimo; del 20% per le pensioni superiori e fino a 5 volte il minimo e del 10% per lo scaglione superiore fino a 6 volte il minimo.
Mentre per il 2014 e il 2015 la rivalutazione è stabilita invece al 20% della percentuale riconosciuta per il periodo 2012/2013 in rapporto alla singola fascia di reddito.

References: art. 421
 art. 2697

Cass. Sez. 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 429
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 429
 art. 133
 art. 18
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2126