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SICUREZZA DEI BENI CULTURALI ORDINE DEGLI INGEGNERI PROVINCIA DI LATINA 19 luglio PDF
SICUREZZA DEI BENI CULTURALI ORDINE DEGLI INGEGNERI PROVINCIA DI LATINA 19 luglio 2010
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1 SICUREZZA DEI BENI CULTURALI ORDINE DEGLI INGEGNERI PROVINCIA DI LATINA 19 luglio 2010 ARGOMENTI TRATTATI: EDIFICI DI INTERESSE STORICO ARTISTICO E QUELLI DESTINATI A BIBLIOTECHE, ARCHIVI E MUSEI NORME E ADEGUAMENTI ANTINCENDIO Ing. Sebastiano Giuliano 1
2 BENI CULTURALI I BENI CULTURALI CHE COMPONGONO IL PATRIMONIO STORICO ED ARTISTICO NAZIONALE SONO TUTELATI SECONDO LE DISPOSIZIONI DEL D. Lgs. 22 gennaio 2004, n.42, IN ATTUAZIONE DELL ART. 9 DELLA COSTITUZIONE (Titolo I, Capo I, Sezione I, Art. I) 2
3 BENI CULTURALI Il Patrimonio culturale 1. Il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici. 2. Sono beni culturali le cose immobili e mobili che, ai sensi degli articoli 10 e 11, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà. 3. Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree indicati all'articolo 134, costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio, e gli altri beni individuati dalla legge o in base alla legge. 4. I beni del patrimonio culturale di appartenenza pubblica sono destinati alla fruizione della collettività, compatibilmente con le esigenze di uso istituzionale e sempre che non vi ostino ragioni di tutela. 3
4 PATRIMONIO CULTURALE AFFRONTANDO IL PROBLEMA DELLA SICUREZZA CONTRO GLI INCENDI APPARTENGONO AL PATRIMONIO CULTURALE: EDIFICI PREGEVOLI PER ARTE; EDIFICI PREGEVOLI PER STORIA; EDIFICI DESTINATI A CONTENERE OGGETTI DI INTERESSE CULTURALE SOTTOPOSTI A TUTELA DA PARTE DELLO STATO QUALI: ARCHIVI, BIBLIOTECHE, MUSEI, GALLERIE, COLLEZIONI, ETC.; MONUMENTI; AREE ARCHEOLOGICHE; CATTEDRALI, CHIESE E SIMILI. 4
5 EDIFICI GLI EDIFICI DI UNA STESSA CATEGORIA POSSONO DIFFERENZIARSI: PER CARATTERISTICHE STRUTTURALI; PER GEOMETRIA; PER ARTICOLAZIONE PLANIVOLUMETRICA; PER DESTINAZIONE D USO DELL INTERO EDIFICIO E/O PARTE DI SINGOLI VOLUMI DELLO STESSO; NATURA E QUANTITATIVI DELLE SOSTANZE SUSCETTIBILI DI BRUCIARE; FATTORI DI ESPOSIZIONE AL RISCHIO D INCENDIO DEI BENI IN ESSI CONTENUTI E DELLE PERSONE CHE A QUALSIASI TITOLO SONO PRESENTI IN ESSI (VISITATORI, ADDETTI, FREQUENTATORI, SOPRATTUTTO PER QUELLI PORTATORI DI HANDICAP). 5
6 VALUTAZIONE DEL GRADO DI SICUREZZA ANTINCENDIO LA VALUTAZIONE DEL GRADO DI SICUREZZA ANTINCENDIO PUO AVVENIRE MEDIANTE GLI APPROCCI O DI NATURA PRESCRITTIVA O DI NATURA PRESTAZIONALE: L APPROCCIO DI NATURA PRESCRITTIVA PREVEDE IL RISPETTO DELLE REGOLE TECNICHE EMANATE DAL MINISTERO DELL INTERNO CON ESIGUI MARGINI DI DISCREZIONALITA PER TECNICI E RESPONSABILI DELLE ATTIVITA NON SEMPRE FACILMENTE APPLICABILI (In sostanza è il legislatore che esegue preventivamente l analisi del rischio ed impone le misure di prevenzione e protezione idonee a compensare il rischio); L APPROCCIO DI NATURA PRESTAZIONALE PREVEDE CHE IL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI DI SICUREZZA ANTINCENDIO VENGA DIMOSTRATO IN RALAZIONE ALLA VEROSIMILE SITUAZIONE CHE POTREBBE RISCONTRARSI IN CASO D INCENDIO (Gli obiettivi possono diventare dei valori di soglia di alcune grandezze, per esempio la concentrazione di CO dopo 5 min ad altezza di 1,5 m dal pavimento < 200 ppm, oppure che il flusso radiante < 1 KW/m2, ecc.) 6
7 ATTIVITA SOGGETTE ALLE VISITE ED AI CONTROLLI DI PREVENZIONE INCENDI DA PARTE DEI VIGILI DEL FUOCO AI FINI DEL RILASCIO DEL CPI Le attività soggette a rilascio del Certificato di prevenzione incendi, definite come Beni Culturali sono quelle elencate nel punto 90 dell allegato al DM 16 febbraio 1982: Edifici pregevoli per arte o storia e quelli destinati a contenere biblioteche, archivi, musei, gallerie, collezioni o comunque oggetti di interesse culturale sottoposti alla vigilanza dello Stato di cui al Regio Decreto 7 novembre 1942, n
8 Punto 90 DM Gli insediamenti Beni Culturali rientrano tutti nel punto 90) per uno o più dei seguenti motivi: Perché edifici pregevoli per arte o storia Perché edifici destinati a contenere biblioteche, archivi, musei, gallerie, collezioni o comunque oggetti d interesse culturale sottoposti alla tutela da parte dello Stato Perché edifici pregevoli per arte o storia destinati a contenere biblioteche, archivi, musei, gallerie, collezioni o comunque oggetti d interesse culturale e/o altre attività incluse nell allegato al DM
9 RICHIESTA DEL RILASCIO DEL CPI Il responsabile legale dell insediamento deve richiedere al Comando dei Vigili del Fuoco competente per territorio il rilascio di un unico ed onnicomprensivo certificato di prevenzione incendi, la cui attività primaria deve essere individuata nel citato punto 90 dell allegato al DM , indicando le eventuali attività secondarie presenti 9
10 MODELLI RICHIESTA 10
11 NORMATIVA DI RIFERIMENTO REGIO DECRETO 7 NOVEMBRE 1942, 1564; Approvazione delle norme per l'esecuzione, il collaudo e l'esercizio degli impianti tecnici che interessano gli edifici pregevoli per arte o storia e quelli destinati a contenere biblioteche, archivi, musei, gallerie, collezioni e oggetti d'interesse culturale. DECRETO MINISTERIALE 16 FEBBRAIO 2007 Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti e elementi costruttivi di opere da costruzione DECRETO MINISTERIALE 9 MARZO 2007 Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni nelle attività soggette al controllo del C.N.VV.F. DECRETO MINISTERIALE 9 MAGGIO 2007 Direttive per l attuazione dell approccio ingegneristico alla sicurezza antincendio D.M. 30 NOVEMBRE 1983 Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi. DECRETO MINISTERIALE 20 MAGGIO 1992, N. 569 Regolamento concernente norme di sicurezza antincendio per gli edifici storici e artistici destinati a musei, gallerie, esposizioni e mostre. D.P.R. 30 GIUGNO 1995, N. 418 Regolamento concernente norme di sicurezza antincendio per gli edifici di interesse storico-artistico destinati a biblioteche ed archivi. D.P.R. 12 GENNAIO 1998, N. 37 Regolamento recante disciplina dei provvedimenti relativi alla prevenzione incendi. D.M. 4 MAGGIO 1998 Modalità di presentazione e contenuti delle domande per la richiesta dell esame del progetto e di rilascio del C.P.I. D. Lgs. 29 OTTOBRE 1999, N. 490 Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell articolo 1 della legge 8 ottobre, n DECRETO LEGISLATIVO 22 gennaio 2004, n.42 Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n
12 REGIO DECRETO 7 NOVEMBRE 1942, 1564 Tale decreto rende obbligatorie le norme compilate dal CNR per l esecuzione, il collaudo e l esercizio degli impianti tecnici che interessano gli edifici pregevoli per arte o storia e quelli destinati a contenere biblioteche, archivi, musei, gallerie, collezioni e oggetti d interesse culturale sottoposti alla vigilanza dello stato. 12
13 IMPIANTI TECNICI Queste norme, che hanno per fine la sicurezza degli edifici e la buona conservazione dei materiali in essi contenuti, si applicano per l esecuzione, il collaudo e l esercizio di: Impianti termici Impianti elettrici Impianti idraulici 13
14 IMPIANTI TECNICI Di seguito si elencano le disposizioni ancora vigenti del R.D. 07/11/42 n. 1564, le altre sono state abrogate dal D.P.R. 30/06/95, n. 418: Art.1 limiti e applicabilità delle norme; Art. 4 opere sotterranee; Art. 5 distanze degli impianti da materiali infiammabili; Art. 6 locali per abitazioni; Art. 13 isolamento delle canalizzazioni e sistemazione degli apparecchi; Art. 14 impianti ad aria calda; Art limiti di umidità negli ambienti; Art. 26 distanza delle tubazioni e condotte; Art. 27 sistemazione delle tubazioni e condotte; Art. 28 misure contro eventuali perdite d acqua; Art. 29 organi tecnici; Art. 30 controllo dell apparecchiatura antincendi; Art. 31 controllo degli impianti di riscaldamento; art. 32 controllo della temperatura e dell umidità; Art. 33 vigilanza sugli apparecchi locali di riscaldamento; Art. 34 collaudo impianto idrico; Art. 35 schemi di impianti termici. Arch. Giancarlo Ranalletta 14
15 D.M. 30 NOVEMBRE 1983 SIMBOLI GRAFICI 15
16 D.P.R. 30 giugno 1995, n. 418 ( Edifici di interesse storico-artistico destinati a biblioteche ed archivi.) Campo di applicazione: edifici pubblici e privati sottoposti a tutela ai sensi della Legge 1 giugno 1939, n. 1089, destinati a contenere biblioteche ed archivi. Attività consentite negli edifici: tutte le attività comprese nel D.M. 16 febbraio 1982 non pertinenti a condizione che risultino isolate o separate con strutture REI 120 rispettando le norme sulle attività a rischio specifico. 16
17 Prescrizioni tecniche Divieti È vietato nei locali tenere ed usare fiamme libere, fornelli o stufe a gas, stufe elettriche con resistenza in vista, stufe a kerosene e sostanze che possono reagire tra loro provocando incendi; Carico d incendio Carico d incendio non è incrementabile dopo il rilascio del C.P.I.; Per le attività di nuova istituzione o per gli ampliamenti da realizzare, il carico d incendio ad esclusione delle strutture non può essere superiore a 50 kg/m2 in ogni singolo ambiente; 17
18 CARICO DI INCENDIO DECRETO 9 marzo 2007 Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni nelle attivita' soggette al controllo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Il carico d incendio è il potenziale termico netto della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio corretto in base ai parametri indicativi della partecipazione alla combustione dei singoli materiali. Il carico di incendio è espresso in MJ. Convenzionalmente 1MJ è assunto pari a 0,054 chilogrammi di legna equivalente. Il carico di incendio specifico è il carico di incendio riferito all unità di superficie lorda. E espresso in MJ/m2. qf,d = δq1 δq2 δn qf qf = g H mψ/a 18
19 T A B E L L E 19
20 T A B E L L E 20
21 T A B E L L E 21
22 Reazione al fuoco dei materiali I materiali di rivestimento dei pavimenti devono essere di classe non superiore a 2; I materiali di rivestimento e quelli suscettibili di prendere fuoco su ambo le facce devono essere di classe non superiore a 1; I mobili imbottiti devono essere di classe 1 IM. 22
23 Reazione al fuoco dei materiali La reazione al fuoco esprime il grado di partecipazione di un materiale combustibile al fuoco cui è sottoposto nelle sue effettive condizioni di messa in opera. In relazione alle specifiche prove ai materiali per l edilizia (rivestimenti, controsoffitti, pavimenti, etc.) e a quelli di arredamento (tessuti, tendaggi, mobili imbottiti) viene assegnata una classe : Classe 0 (materiali incombustibili) Classe 1, 2, 3, 4, 5 all aumentare della loro partecipazione alla combustione 23
24 Sale di consultazione e lettura Vie di esodo Sistema organizzato di vie di esodo: Realizzare il percorso più breve per raggiungere le uscite; La larghezza dei percorsi non inferiore a 0,90 m e privi di ostacoli e segnalati con cartelli indicanti anche le istruzioni sul comportamento da tenere in caso d incendio; I percorsi devono avere lunghezza non superiore a 30 m, e dimensionati in funzione del massimo affollamento ipotizzabile, per una capacità di deflusso non superiore a 60; La larghezza totale si ottiene sommando la larghezza di tutte le uscite di larghezza non inferiore a 0,90 che immettono su spazio scoperto o luogo sicuro; Diversamente si deve procedere alla riduzione dell affollamento anche con l ausilio di sistemi che limitino l afflusso delle persone in ingresso. 24
25 DEPOSITI Il materiale conservato deve essere posizionato in scaffali e/o contenitori metallici lasciando passaggi liberi di larghezza non inferiore a 0,90 m; La comunicazione tra questi locali ed il resto dell edificio deve avvenire tramite porte REI 120 munite di congegni di autochiusura; Con carico d incendio superiore a 50 kg/m2 deve essere installato impianto di spegnimento automatico collegato a impianto di allarme; Deve essere assicurata la ventilazione naturale pari a 1/30 della superficie in pianta o n. 2 ricambi ambiente/ora con mezzi meccanici. 25
26 Impianti elettrici Gli impianti elettrici devono essere realizzati secondo le prescrizioni della legge 1 marzo 1968, n. 186 e della legge 5 marzo 1990, n. 46; Norme CEI Nelle sale di lettura con presenza di pubblico, deve essere installato un sistema di sicurezza per l illuminazione delle vie di esodo e la segnalazione delle uscite di sicurezza per il tempo necessario a consentire l evacuazione di tutte le persone; Deve essere realizzata la protezione contro le scariche atmosferiche 26
27 Ascensori e montacarichi Gli ascensori e montacarichi devono rispettare le norme del DECRETO 15 Settembre 2005 Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per i vani degli impianti di sollevamento ubicati nelle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi. 27
28 Mezzi antincendio Devono essere installati estintori portatili di capacità estinguente non inferiore a 13 A nella misura di uno ogni 150 m2 di superficie di pavimento in posizione ben visibile, segnalata e di facile accesso; L impianto idrico antincendio deve essere realizzato da una rete ad anello dotata di attacchi DN 45 UNI utilizzabili per il collegamento a naspi o manichette; La rete idrica deve essere dimensionata per garantire una portata minima di 240 litri/min per ogni colonna montante con più di due idranti; L alimentazione idrica deve essere in grado di assicurare ai due idranti idraulicamente più sfavoriti almeno 120 litri/min per ogni idrante, con una pressione residua di 2 bar e per un tempo di almeno 60 min. All esterno del fabbricato devono essere previsti una rete di idranti DN 70 UNI e un attacco di mandata per autopompe. 28
29 ESTINTORI A CO2 E POLVERE 29
30 IDRANTI DN 45 UNI 30
31 NASPO DN 25 UNI 31
32 IDRANTI 32
33 PORTE PULSANTI DI ALLARME E PRESIDI ANTINCENDIO 33
34 Rivelazione e allarme Nei locali devono essere installati impianti fissi di rivelazione automatica di incendio, collegati a dispositivi di allarme ottici e/o acustici percepibili nei locali presidiati; Deve essere installato almeno un sistema di allarme acustico in grado di avvertire le persone presenti delle condizioni di pericolo in caso d incendio. Nei locali aperti al pubblico deve essere previsto un impianto di altoparlanti da utilizzare in condizioni di emergenza per dare le necessarie istruzioni ai presenti o soluzioni alternative. 34
35 IMPIANTO DI RIVELAZIONE E ALLARME Tali dispositivi di segnalazione sfruttano per la rivelazione di un incendio: Prodotti dalla combustione Rivelatori di fumo Luminosità della fiamma Rivelatori Ottici Aumento della temperatura Rivelatori Termici L impianto è costituito da: 1 Elemento sensore (rivelatori); 2 Centrale di controllo (presidiata o teleallarme); 3 Elemento motore (alimentazione elettrica di sicurezza. 35
36 D.M. 20 maggio 1992, n. 569 (Norme di sicurezza antincendio per gli edifici storici ed artistici destinati a musei, gallerie, esposizioni e mostre.) Campo di applicazione Le norme di questo regolamento, volte ad assicurare la sicurezza degli edifici e la buona conservazione dei materiali in essi contenuti, si applicano agli edifici pubblici e privati di interesse artistico e storico destinati a contenere musei, gallerie, collezioni, oggetti di interesse culturale o manifestazioni culturali, per le quali si applicano le disposizioni contenute nella legge 1 giugno 1939, n (modificata dal D. Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490). Attività consentite Tutte le attività comprese e non nel D.M. 16 febbraio 1982 nel rispetto delle vigenti disposizioni di prevenzione incendi. 36
37 Misure precauzionali per lo sfollamento delle persone in caso di emergenza Gli edifici devono essere provvisti di un sistema organizzato di vie di uscita per il deflusso rapido e ordinato delle persone verso luoghi sicuri. Deve essere individuato il percorso più breve per raggiungere le uscite. Tale percorso deve avere larghezza non inferiore a 0,90 m, essere privo di ostacoli e adeguatamente segnalato con segnaletica applicata ad intervalli regolari (30 m) indicante le istruzioni sul comportamento da tenere in caso di pericolo. Il massimo affollamento consentito deve essere commisurato alla larghezza totale delle vie di esodo esistenti con capacità di deflusso pari a 60 persone per modulo. 37
38 Divieti e comunicazioni Le attività disciplinate dal presente regolamento non devono avere comunicazioni con altre attività soggette, che non siano pertinenti con l attività principali. Sono consentite eccezionalmente comunicazioni tramite porte REI 120. È vietato nei locali tenere ed usare fiamme libere, fornelli o stufe a gas, stufe elettriche con resistenza in vista, stufe a kerosene e sostanze che possono reagire tra loro provocando incendi; È vietato il deposito di sostanze infiammabili in quantità eccedenti il normale uso giornaliero, usate per il restauro delle opere. Negli ambienti ove è svolta l attività di restauro, gli impianti elettrici, anche provvisori, non devono costituire cause di pericolo. 38
39 Carico d incendio e reazione al fuoco Il carico di incendio determinato da elementi di arredo non è incrementabile dopo il rilascio del C.P.I. Non sono considerati elementi di arredo gli oggetti esposti al pubblico. Negli atrii, corridoi di disimpegno, nelle scale e nelle rampe, non possono essere posti elementi di arredo combustibili, oltre al carico d incendio esistente costituito dalle strutture e dal materiale esposto indicato nel C.P.I. Per le attività di nuova istituzione o per gli ampliamenti da realizzare, il carico d incendio relativo agli arredi e al materiale da esporre, di tipo combustibile, ad esclusione delle strutture esistenti, non può essere superiore a 10 kg/m2 in ogni singolo ambiente. 39
40 Misure precauzionali per lo sfollamento delle persone in caso di emergenza Il conteggio delle uscite può essere effettuato sommando la larghezza di tutte le uscite di larghezza non inferiore a 0,90 che immettono su spazio scoperto o luogo sicuro; Nel computo della larghezza delle uscite possono essere conteggiati anche gli ingressi, se questi consentono un facile deflusso in caso d emergenza. Diversamente si deve procedere alla riduzione dell affollamento anche con l ausilio di sistemi che limitino l afflusso delle persone in ingresso. 40
41 Carico d incendio e reazione al fuoco I nuovi elementi di arredo combustibili, che siano successivamente introdotti negli ambienti, devono possedere le seguenti caratteristiche di reazione al fuoco: 1.I materiali di rivestimento del pavimento devono essere di classe non superiore a 2; 2.I materiali suscettibili di prendere fuoco su ambo le facce devono essere di classe non superiore a 1; 3.I mobili imbottiti devono essere di classe 1 IM. 41
42 Depositi Il materiale conservato deve essere posizionato in modo da mantenere uno spazio libero di 1 metro da soffitto, lasciando passaggi liberi di larghezza non inferiore a 0,90 m tra i materiali depositati; La comunicazione tra questi locali ed il resto dell edificio deve avvenire tramite porte REI 120 che di regola devono essere chiuse; Con carico d incendio superiore a 50 kg/m2 deve essere installato impianto di spegnimento automatico i cui agenti estinguenti devono essere compatibili con i materiali depositati; Deve essere assicurata la ventilazione naturale pari a 1/30 della superficie in pianta o n. 2 ricambi ambiente/ora con mezzi meccanici. 42
43 Aree a rischio specifico Le attività a rischio specifico di servizio elencate nel D.M. 16 febbraio 1982 devono essere realizzate in conformità alle vigenti disposizioni di prevenzione incendi; Le centrali termiche di nuova installazione, non possono essere ubicate all interno degli edifici disciplinati dal presente regolamento. 43
44 Impianti elettrici Gli impianti elettrici devono essere realizzati secondo le prescrizioni della legge 1 marzo 1968, n. 186 e della legge 5 marzo 1990, n. 46; Norme CEI Negli ambienti con presenza di pubblico, deve essere installato un sistema di sicurezza per l illuminazione e l indicazione delle vie di esodo e la segnalazione delle uscite di sicurezza; Deve essere realizzata la protezione contro le scariche atmosferiche. 44
45 Mezzi antincendio Devono essere installati estintori portatili di capacità estinguente non inferiore a 13 A nella misura di uno ogni 150 m2 di superficie di pavimento in posizione ben visibile, segnalata e di facile accesso; L impianto idrico antincendio deve essere realizzato da una rete ad anello dotata di attacchi DN 45 UNI utilizzabili per il collegamento a naspi o manichette; La rete idrica deve essere dimensionata per garantire una portata minima di 240 litri/min per ogni colonna montante con più di due idranti; L alimentazione idrica deve essere in grado di assicurare ai due idranti idraulicamente più sfavoriti almeno 120 litri/min per ogni idrante, con una pressione residua di 1,5 bar e per un tempo di almeno 60 min. All esterno del fabbricato deve essere previsto un attacco di mandata per autopompe VV.F.. 45
46 Rivelazione e allarme Nei locali devono essere installati impianti fissi di rivelazione automatica di incendio, collegati a dispositivi di allarme ottici e/o acustici percepibili nei locali presidiati; Deve essere installato almeno un sistema di allarme acustico ed ottico in grado di avvertire le persone presenti delle condizioni di pericolo in caso d incendio. 46
47 LA DIRETTIVA 89/106/CEE DEL 21/12/88 PRODOTTI DA COSTRUZIONE E DOCUMENTO INTERPRETATIVO N. 2 SICUREZZA IN CASO DI INCENDIO La Direttiva 89/106/CEE, recepita con D.P.R. 21/04/1993, n. 246, stabilisce per i prodotti da costruzione anche la sicurezza in caso d incendio. Il requisito sicurezza in caso d incendio è subordinato al raggiungimento nell attività dei seguenti obiettivi fondamentali: Garantire la capacità portante dell edificio per un periodo determinato; Limitare la produzione e la propagazione dell incendio e quelle dei prodotti della combustione all interno delle opere; Limitare la propagazione dell incendio alle opere vicine; Consentire che gli occupanti possano lasciare l opera o che vengano soccorsi in altro modo; Prendere in considerazione la sicurezza delle squadre di soccorso. 47
48 DOCUMENTO INTERPRETATIVO N. 2 DELLA COMUNITA EUROPEA Il documento stabilisce che in materia di sicurezza antincendio delle opere gli strumenti di progettazione devono essere finalizzati: Per determinare i dati di base sulle modalità di sviluppo e propagazione dell incendio e dei suoi effluenti nelle opere (sia all interno che all esterno degli edifici); Per valutare le azioni conseguenti all esposizione al calore ed agli effluenti di persone e opere, o all azione meccanica sulle strutture e sulle opere; Per valutare la prestazione dei prodotti da costruzione esposti all incendio in relazione a: infiammabilità, propagazione della fiamma, velocità di emanazione del calore, produzione di fumo e dei gas tossici nel caso di incendi in fase di sviluppo, resistenza al fuoco delle strutture; Per calcolare i tempi di attivazione dei sistemi di controllo, delle squadre antincendio e degli occupanti;inoltre per verificare l effetto dei sistemi di controllo dell incendio e del fumo ed i tempi di rivelazione in funzione della natura e della ubicazione dei rivelatori di incendio o di fumo: Per valutare e progettare le misure di evacuazione e di soccorso. 48
49 L APPLICAZIONE DELL INGEGNERIA DELLA SICUREZZA ANTINCENDIO NELLE ATTIVITA SOGGETTE Con l emanazione del D.M. 4 maggio 1998 si stabilisce che per le attività non regolate da specifiche disposizioni di sicurezza antincendio, nella relazione tecnica venga evidenziata l osservanza dei criteri generali di sicurezza, tramite l individuazione dei pericoli di incendio, la valutazione dei rischi connessi e la descrizione delle misure di prevenzione e protezione antincendio da attuare per ridurre i rischi. Il tecnico è quindi tenuto ad eseguire la valutazione del rischio incendio presente nell attività e nulla esclude che essa possa effettuarsi con i metodi dell ingegneria della sicurezza antincendio specie in quelle attività prive di specifiche regole tecniche di prevenzione incendi (depositi, fabbriche, attività industriali, ecc.). 49
50 PROGETTO DI SICUREZZA ANTINCENDIO Obiettivi Strategia Elaborazione Verifica 50
51 OBIETTIVI GENERALI DI UN PROGETTO DI SICUREZZA ANTINCENDIO 1. RIDUZIONE DELLE OCCASIONI DI INCENDIO 2. STABILITA DELLE STRUTTURE ALLA AZIONE DEL FUOCO 3. NON PROPAGAZIONE DELL INCENDIO 4. SICUREZZA DEGLI OCCUPANTI 5. SICUREZZA DEI SOCCORRITORI 51
52 STRATEGIA ANTINCENDIO PER GARANTIRE LA SICUREZZA DEGLI OCCUPANTI, DEI BENI MOBILI E DI QUELLI IMMOBILI SERVE L ADOZIONE DI UNA STRATEGIA DI SICUREZZA ANTINCENDIO CHE COMPRENDA IL NOVERO DELLE MISURE PREVENTIVE, DI PROTEZIONE ATTIVA E PASSIVA E QUELLE DI NATURA ORGANIZZATIVA. 52
53 OBIETTIVI SPECIFICI DI UN PROGETTO DI SICUREZZA ANTINCENDIO DI UN EDIFICIO RIENTRANTE NEL COSIDDETTO Patrimonio culturale 1. Una mirata adozione di misure preventive atte a ridurre le occasioni d incendio e per agire sulla azione del fuoco; 2. La tutela degli insediamenti e degli edifici contenitori nei confronti della azione del fuoco; 3. La tutela del contenuto degli insediamenti e degli edifici anche in condizioni di emergenza; 4. La sicurezza degli occupanti (frequentatori ed addetti) anche in condizioni di emergenza; 5. La sicurezza dei soccorritori in condizioni di emergenza. 53
54 SCHEMA PROGETTO DI SICUREZZA ANTINCENDIO 54
55 INCENDIO DI PROGETTO Gli incendi possono assumere andamenti e produrre conseguenze affatto differenti in relazione alle: caratteristiche chimico fisiche delle sostanze combustibili che partecipano alla combustione; energia di innesco; condizioni al contorno 55
56 INCENDIO DI PROGETTO Per via di diversi parametri (volume,capacità termica e ventilazione del contenitore, carico d incendio, velocità di combustione delle sostanze suscettibili di bruciare, modalità di stoccaggio, etc.) i tempi di flash-over di incendi accidentali di sostanze combustibili solide variano di norma da qualche minuto (fino a 5) a poche decine di minuti (fino a 20). Per i beni culturali è in questo breve lasso di tempo che il problema incendio deve essere affrontato e risolto per salvaguardare i beni del contenitore. 56
57 INCENDIO DI PROGETTO E quindi necessario un progetto di sicurezza che deve fare riferimento ad un percorso costituito da più e diversi momenti, tra i quali: Definire l incendio di progetto che si vuole affrontare e risolvere; Provvedere al suo tempestivo rivelamento; Provvedere all invio di allarmi mirati; Provvedere al controllo e/o allo spegnimento con sostanze idonee; Provvedere all intervento ad uomo presente con verifiche e/o azioni mirate. 57
58 GLI INCENDI POSSONO ESSERE RAPPRESENTATI DA CURVE TEMPERATURA - TEMPO La curva ISO 834 è l azione fuoco con la quale si caratterizza la resistenza al fuoco degli elementi costruttivi Curva di un incendio lentamente crescente Curva degli idrocarburi Curva di un incendio esterno 58
59 GLI INCENDI POSSONO ESSERE RAPPRESENTATI ANCHE DA CURVE PARAMETRICHE LA TEMPERATURA VARIA CON IL VARIARE CON LE CONDIZIONI DI VENTILAZIONE 59
60 CURVE QUALITATIVAMENTE SIGNIFICATIVE DI RATEO DI RILASCIO DI CALORE RHR DELL INCENDIO IN OGNI SUA FASE (TEMPO) 60
61 VILLA MONDRAGONE EDIFICIO DEL 1500 DI INTERESSE STORICO ARTISTICO TUTELATO DALLO STATO, ADIBITO A BIBLIOTECA, ESPOSIZIONE, SALE CONVEGNO E ATTIVITA RICETTIVA 61
62 PLANIMETRIA 62
63 INGRESSO PRINCIPALE 63
64 BILIOTECA 8 - BIBLIOTECA 64
65 9 - GALLERIA 65
66 SALA CONVEGNI 1- SALONE DEGLI SVIZZERI 66
67 SALA DI ACCESSO AL SALONE DEGLI SVIZZERI INGRESSO ALLA SALA CONFERENZE 67
68 ALTRE SALE SALA DELLE CARIATIDI 68
69 ALTRE SALE 69
70 PORTICO PORTICO DEL VENANZIO 70
71 CORTE INTERNA 10 - CORTE 71
72 PROSPETTO DEL RETRO 72
73 GIARDINI 73
74 IL PALAZZO DELLA CIVILTA' ITALIANA 74
75 IL PALAZZO DELLA CIVILTA' ITALIANA Il Palazzo della Civiltà Italiana, progettato dagli Architetti Guerrini, La Padula e Romano ed inaugurato il 30 novembre del 1940, è uno dei monumenti tra i più rappresentativi della Roma moderna Sono in corso le opere di restauro conservativo del Palazzo, consegnato nel novembre 2003 al Ministero per i Beni e le Attività Culturali che ha affidato i lavori all impresa Fenice restauri. Gli interventi riguardano in particolare: il restauro dei rivestimenti delle facciate in pietra da taglio e protezione con prodotti speciali; il rifacimento del manto impermeabile dello stilobate e di tutti i porticati; il rifacimento dei lucernai in vetrocemento dello stilobate; il ripristino delle pavimentazioni in pietra da taglio dello stilobate e dei porticati; la sostituzione dei discendenti per lo smaltimento delle acque piovane; il rinnovo dell'impianto di protezione dalle scariche atmosferiche; il restauro di tutti gli infissi monumentali con la realizzazione di uscite di sicurezza e l'installazione di vetri camera; gli infissi centrali lato nord e lato sud sono stati modificati in modo da consentirne l'agevole smontaggio e facilitare l'introduzione di oggetti voluminosi all'interno delle sale ai vari piani; il ripristino della tinteggiatura delle volte a crociera dei porticati con colore originale ritrovato con studi stratigrafici; il ripristino dell'impianto di illuminazione dei porticati; l eliminazione delle superfetazioni all'interno dello stilobate; il restauro strutturale del solaio dello stilobate per garantirne la fruibilità; la demolizione delle pavimentazioni al piano terra; il ripristino del manto impermeabile al piano copertura. La struttura verrà inoltre adeguata alle normative vigenti in materia di sicurezza e di risparmio energetico, e verrà recuperata la singolare modalità di illuminazione suggerita in fase progettuale per riproporre un immagine notturna vicina alle intenzioni del gruppo progettista che intendeva rendere l edificio simile a un faro di luce. Il progetto di ristrutturazione del Palazzo, in corso di definizione, propone inoltre di dedicare la splendida terrazza alla ristorazione. La cucina, negli anni in cui esplose il pensiero futurista, fu il centro di un ampio dibattito artistico esteso ad ogni manifestazione della sua estetica. I futuristi erano convinti che la cornice, ovvero il ristorante, dovesse rappresentare un elemento fondamentale di continuità con la linea della sua cucina. Da un riordino di vecchi carteggi, ritrovati durante i lavori di ristrutturazione del Palazzo della Civiltà Italiana, sono spuntati gli appunti redatti dalla Curti S.A. di Bologna e datati 4 settembre 1939/XVII che hanno per oggetto E/42 Palazzo Civiltà & Ristorante a Quota 107. Si tratta, in pratica, del progetto di una grande veranda da 500 metri quadrati, con vetrate e profilati metallici per completare con un punto di riferimento gastronomico l idea, cara ai futuristi, della cucina come parte integrante della civiltà e della cultura italiana. Oggi EUR S.p.A., nell ambito del progetto di ristrutturazione dell edificio, sta considerando il recupero dell idea di un ristorante panoramico in cima al Palazzo della Civiltà Italiana, che diventi punto di riferimento della cucina tradizionale delle varie Regioni italiane. 75

References: ART. 9
 articolo 1
 Art.1
 Art. 4
 Art. 5
 Art. 6
 Art. 13
 Art. 14
 Art. 26
 Art. 27
 Art. 28
 Art. 29
 Art. 30
 Art. 31
 art. 32
 Art. 33
 Art. 34
 Art. 35