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Timestamp: 2017-10-24 01:52:56+00:00

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Newsletter n. 1 - maggio 2017 Servizi ambientali - Scozzari & Rotigliano Avvocati
Newsletter n. 1 - maggio 2017 Servizi ambientali
Anche nel vigore del nuovo Codice va esclusa l’impresa che ometta di dichiarare l’applicazione di pregresse “penali” per importi considerevoli.
Secondo la recente sentenza del Tar Sicilia, Palermo, n. 1210 del 08/05/2017, anche nel vigore del nuovo Codice costituisce motivo di esclusione l’omessa dichiarazione circa l’avvenuta pregressa applicazione di penali per importi considerevoli subite da altra amministrazione aggiudicatrice in relazione alla stessa tipologia di appalti di servizi (raccolta e trasporto rifiuti). Infatti, ai sensi dell’art. 80, comma 5, lett. c), d. lgs. n. 50/16, incombe sul partecipante ad una pubblica gara l’onere di dichiarare ogni fatto pregresso che possa incidere sull’affidabilità complessiva dello stesso e in particolare tutto ciò che può essere valutato dal seggio di gara alla stregua di un grave “errore professionale”. L’onere dichiarativo sussiste anche se le penali sono state contestate in giudizio e senza che il Giudice amministrativo debba preliminarmente accertare che tali episodi pregressi costituiscono certamente un grave errore professionale (altrimenti, si sostituirebbe all’amministrazione).
Per le gare d’appalto di lavori e servizi relativi alle categorie dell’Albo nazionale Gestori Ambientali è richiesta l’iscrizione all’Albo ai fini della partecipazione ed anche se la legge di gara non lo prevede espressamente
Con sentenza n. 1825 del 19/04/17, la V sezione del Consiglio di Stato ha stabilito che, anche nella vigenza del vecchio codice de 2006, il requisito dell’iscrizione all’Albo nazionale per la categoria e classe idonea ai lavori di bonifica ambientale oggetto di gara costituisce requisito di ammissione (e non di esecuzione), anche se la legge di gara nulla preveda esplicitamente al riguardo. In particolare, “si tratta di un requisito speciale di idoneità professionale, in ipotesi da vagliare ai sensi dell’art. 39 d.lgs. n. 163 del 2006; e che, comunque, va posseduto già alla scadenza del termine di presentazione delle offerte, non già al mero momento di assumere il servizio, allora ottenuto – e sempre che poi possa essere ottenuto – dopo aver partecipato con sperato successo alla competizione pur senza aver ancora questa certificata professionalità. Merita dunque conferma l’assunto per cui i bandi di gara aventi ad oggetto lavori di bonifica ambientale implicano l’esistenza dell’iscrizione all'Albo dei gestori ambientali per adeguata categoria e classe quale requisito di partecipazione”.
La clausola sociale “rigida” è illegittima
Con sentenza del 13 febbraio 2017, n. 231, il Tar Toscana ha ribadito il carattere flessibile e derogabile della c.d. clausola sociale inserita nei contratti di appalto di servizi c.d. labour intesive (tipicamente: l’appalto di raccolta e trasporto rifiuti). Secondo il Tar, infatti, “Lo stato della interpretazione giurisprudenziale, peraltro pacificamente ricostruito dalle parti in causa, può essere sintetizzato, richiamando la sentenza della Terza Sezione del Consiglio di Stato n. 1255 del 2016, nel modo che segue: a) la “clausola sociale” deve conformarsi ai principi nazionali e comunitari in materia di libertà di iniziativa imprenditoriale e di concorrenza, risultando, altrimenti, essa lesiva della concorrenza, scoraggiando la partecipazione alla gara e limitando ultroneamente la platea dei partecipanti, nonché atta a ledere la libertà d'impresa, riconosciuta e garantita dall'art. 41 della Costituzione; b) conseguentemente, l'obbligo di riassorbimento dei lavoratori alle dipendenze dell'appaltatore uscente, nello stesso posto di lavoro e nel contesto dello stesso appalto, deve essere armonizzato e reso compatibile con l'organizzazione di impresa prescelta dall'imprenditore subentrante; c) la clausola non comporta invece alcun obbligo per l'impresa aggiudicataria di un appalto pubblico di assumere a tempo indeterminato ed in forma automatica e generalizzata il personale già utilizzato dalla precedente impresa o società affidataria (cfr. Cons. Stato, III, n. 1896/2013). Alla luce di tale interpretazione la clausola di cui alla presente controversia, congiuntamente letta dalle parti come tale da imporre in termini rigidi la conservazione del personale di cui al precedente appalto, risulta illegittima, dovendo invece essa essere formulata in termini di previsione della priorità del personale uscente nella riassunzione presso il nuovo gestore, in conformità alle esigenze occupazionali risultanti per la gestione del servizio, in modo da armonizzare l’obbligo di assunzione con l’organizzazione d’impresa prescelta dal gestore subentrante (in termini la sentenza della Sezione n. 1426 del 2016 nonché la sentenza della Prima Sezione di questo TAR n. 261 del 2016)” . Pertanto, si è pure ritenuto che in sede di giustificazioni relative alla sospetta anomalia dell’offerta il concorrente può esibire un costo del lavoro che non tiene conto delle retribuzioni di tutte le unità di personale impegnate dall’impresa uscente, nel caso in cui indichi le ragioni di tale riduzione e tali ragioni appaiano congruenti (cfr. CGARS, 11/01/17, n. 13, in relazione ad un appalto di servizio di ristorazione, nel caso in cui i pasti da servizi risultavano prevedibilmente inferiori a quelli preparati nel precedente appalto, con conseguente riduzione della forza lavoro rispetto al vecchio operatore).

References: sentenza 
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