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Timestamp: 2020-07-03 11:16:12+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 5253 del 04/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5253 del 04/03/2011
Cassazione civile sez. II, 04/03/2011, (ud. 11/01/2011, dep. 04/03/2011), n.5253
COMUNE DI SIDERNO, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato
G.P. nella qualità di titolare della ditta S. –
lo studio dell’Avv. Sergio De Felice, in Roma, viale delle Milizie,
sul ricorso (iscritto al N.R.G. 17740/05) proposto da:
dall’Avv. Antonia Vizzari ed elettivamente domiciliata presso lo
Avverso la sentenza del Giudice di pace di Siderno n. 141/2004,
Generale Dott. SCARDACCIONE Eduardo Vittorio che ha concluso per
Con ricorso, depositato presso la cancelleria del giudice di pace di Siderno in data 8 maggio 2003, il sig. S.P., nella qualità di titolare della ditta omonima esercente servizi funebri ed autoambulanze, proponeva opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione di pagamento n. 30, prot. n, 7863, emessa dal Sindaco del Comune di Siderno in data 7/4/2003, notificata il 10/4/2003, con la quale le veniva intimato il pagamento della somma di Euro 8.374,00, a titolo di sanzione amministrativa per violazione del D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 24 per avere il ricorrente affisso abusivamente, nell’anno 2002, in varie occasioni, manifesti mortuari.
A seguito della fissazione dell’udienza di comparizione delle parti e della conseguente trattazione, il giudice di pace adito, nella costituzione dell’ente opposto, con sentenza n. 141/2004 (depositata il 19 aprile 2004) accoglieva la formulata opposizione e, per l’effetto, annullava l’impugnata ordinanza-ingiunzione, condannando il Comune convenuto al pagamento delle spese giudiziali. A sostegno dell’adottata sentenza, il giudice di pace riteneva che, nella fattispecie, avuto riguardo alla violazione oggetto dell’ordinanza- ingiunzione e al combinato disposto del D.Lgs. n. 507 del 1993, artt. 18 e 19 il provvedimento sanzionatolo si doveva considerare illegittimo poichè il Comune avrebbe potuto pretendere il diritto sulle pubbliche affissioni solo nel caso in cui le stesse fossero state effettuate dall’Ente o da apposito concessionario, e non anche quando fosse stata eseguita direttamente dall’interessato, come era, invece, accaduto nel caso esaminato.
1. Con il primo motivo il ricorrente principale ha dedotto la violazione ed errata applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 24 e dell’art. 5, comma c), e art. 37, lett. 2 b), del regolamento comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni, congiuntamente all’errata interpretazione ed applicazione del citato D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 5 in uno al ritenuto travisamento dei fatti.
7. Con il quinto motivo il ricorrente incidentale ha prospettato il vizio di omessa motivazione della sentenza impugnata in relazione ad altro motivo avanzato con la formulata opposizione riguardante la nullità dell’ordinanza-ingiunzione per violazione di legge (con riferimento alla mancata valutazione dell’omesso esercizio della pretesa sanzionatoria mediante il ricorso al regime dei ruoli esattoriali), congiuntamente alla violazione del principio della corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato.
9. Invero, come prospettato nell’interesse del Comune di Siderno, quale ricorrente principale, nella fattispecie l’ordinanza- ingiunzione oggetto di opposizione dinanzi al giudice di pace riguardava specificamente e propriamente l’abusiva affissione sulle plance pubblicitarie affidate in gestione ad apposita società di manifesti mortuari ad opera della ditta S.P., e ciò in violazione del D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 24 in correlazione con l’art. 37, comma 2, lett. b), dell’approvato (con apposita Delib. consiliare 3 marzo 1995, n. 19) regolamento comunale sulla pubblicità e sul diritto relativo alle pubbliche affissioni (da intendersi richiamato dallo stesso D.Lgs. n. 507 del 1993, commi 1 e 2), relativo appunto alla previsione della conseguente sanzione per la condotta di affissione abusiva su impianto destinato ad affissioni pubbliche.
Pertanto, l’oggetto della violazione (per come emergente anche dall’inerente verbale di contravvenzione elevato dalla polizia municipale) dalla quale era derivata l’irrogazione della sanzione in questione concerneva l’abusiva affissione dei manifesti mortuari, perchè non preceduta da apposita autorizzazione, e non era riconducibile – diversamente da quanto rilevato dal giudice di pace nella sentenza impugnata (nella quale si fa richiamo anche alla risoluzione n. 7/6126 del 28 aprile 1994 emanata dal Ministero delle Finanze) nè al ritenuto mancato versamento dell’imposta sulla pubblicità nè all’omesso pagamento del diritto di affissione che spetta al Comune o al suo concessionario, quale corrispettivo per il servizio di pubblica affissione reso. Questi ultimi integrano, infatti, comportamenti che rilevano sotto diversi profili (cfr, soprattutto, il citato D.Lgs. n. 507 del 1993, artt. 5, 6, 18 e 19) ai quali conseguono distinti trattamenti sanzionatori ma che non sono ricollegabili alla violazione di affissione abusiva di manifesti pubblicitari, la cui condotta viene, perciò, a realizzarsi anche da parte delle imprese esercenti servizi funebri allorquando procedono, senza la necessaria autorizzazione, all’affissione dei suddetti manifesti in spazi di cui non dispongono legittimamente (come, per l’appunto, rimasto accertato nel caso di specie), essendo indubbio (cfr. Cass. 5 marzo 2004, n. 4506) che le norme contenute nel D.Lgs. n. 507 del 1993 (che tutelano, oltre all’interesse finanziario del Comune, anche l’ambiente, il decoro urbano, l’igiene ed altri ambiti simili) disciplinano il normale sistema di affissioni pubblicitarie, sia sotto l’aspetto fiscale (e dei diritti da percepire) sia sotto quello amministrativo, afferente alle modalità ed alle procedure da seguire per effettuare legittimamente le affissioni, che corrisponde a quello specificamente ricorrente nel procedimento sottoposto al vaglio del giudice di pace nella fattispecie esaminata.
Pertanto, in accoglimento del primo motivo principale, deve ritenersi che la sentenza impugnata sia incorsa nella denunciata violazione di legge, con assorbimento del secondo motivo dedotto relativo al riportato vizio motivazionale e conseguente cassazione della stessa sentenza con rinvio a giudice di pace di Siderno, in persona di altro magistrato, che si atterrà (rimanendo impregiudicato l’esame delle altre domande proposte: v. sub 10) al riportato principio di diritto in base al quale deve ritenersi configurabile, anche a carico della ditta esercente servizi di pompe funebri, la violazione amministrativa di cui al D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 24 (in correlazione con le specifiche disposizioni regolamentari comunali) allorquando proceda all’abusiva affissione di manifesti pubblicitari mortuari in spazi non legittimamente disponibili in difetto delle prescritte autorizzazioni.
Il suddetto giudice di rinvio provvedere anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.
10. Il ricorso incidentale proposto nell’interesse della ditta S.P. (ed articolato nei cinque motivi precedentemente riportati) deve essere, invece, dichiarato inammissibile per carenza di interesse della suddetta ditta, vittoriosa nella fase di merito.
In proposito si ricorda che la giurisprudenza di questa Corte (v., ad es., Cass. 7 marzo 2001, n. 3341; Cass. 26 gennaio 2006, n. 1691;
La Corte, riuniti i ricorsi, accoglie il primo motivo del ricorso principale e dichiara assorbito il secondo dello stesso ricorso principale nonchè l’inammissibilità del ricorso incidentale; cassa in relazione al motivo accolto con rinvio al giudice di pace di Siderno, in persona di altro magistrato, che provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 24
 sentenza 
 art. 24
 art. 37
 art. 5
 sentenza 
 art. 24
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 24
 Cass. 
 Cass.