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Timestamp: 2019-07-21 13:02:33+00:00

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Sinodo - Diocesi di Savona-Noli
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La parola “sinodo“ deriva dalle due parole greche ‘syn’ e ‘odos’ che tradotte letteralmente significano ‘strada comune’. Con la parola ‘sinodo’ si intende un’assemblea ecclesiale in cui si riuniscono laici e sacerdoti sotto la presidenza del vescovo diocesano. L’assemblea, composta da delegati sinodali nominati dal vescovo ha una funzione consultiva per il vescovo, cui spetta ratificare le decisioni.
Così ne parla il Codice di diritto canonico.
Can. 460 – Il sinodo diocesano è l’assemblea di sacerdoti e di altri fedeli della Chiesa particolare, scelti per prestare aiuto al Vescovo diocesano in ordine al bene di tutta la comunità diocesana, a norma dei canoni seguenti.
Can. 461 – §1. Il sinodo diocesano si celebri nelle singole Chiese particolari quando, a giudizio del Vescovo diocesano e sentito il consiglio presbiterale, le circostanze lo suggeriscano.
§2. Se il Vescovo ha la cura di più diocesi oppure ha la cura di una come Vescovo proprio e di un’altra come Amministratore, può convocare un solo sinodo diocesano da tutte le diocesi affidategli.
Can. 462 – §1. Convoca il sinodo diocesano solo il Vescovo diocesano, non chi presiede la diocesi interinalmente.
§2. Presiede il sinodo diocesano il Vescovo diocesano, il quale tuttavia può delegare il Vicario generale o il Vicario episcopale, a svolgere tale ufficio per le singole sessioni del sinodo.
Can. 463 – §1. Al sinodo diocesano devono essere chiamati in qualità di membri e sono tenuti all’obbligo di parteciparvi:
1) il Vescovo coadiutore e i Vescovi ausiliari;
2) i Vicari generali e i Vicari episcopali, nonché il Vicario giudiziale;
3) i canonici della chiesa cattedrale;
4) i membri del consiglio presbiterale;
5) i fedeli laici, anche membri di istituti di vita consacrata, eletti dal consiglio pastorale nel modo e nel numero da determinarsi dal Vescovo diocesano, oppure, dove tale consiglio non esiste, secondo i criteri determinati dal Vescovo diocesano;
6) il rettore del seminario maggiore diocesano;
7) i vicari foranei;
8) almeno un presbitero eletto in ciascun vicariato foraneo da tutti coloro che ivi hanno cura d’anime; inoltre deve essere eletto un altro presbitero che lo sostituisca se il primo è impedito;
9) alcuni Superiori degli istituti religiosi e delle società di vita apostolica che hanno la casa nella diocesi, i quali devono essere eletti nel numero e nel modo determinati dal Vescovo diocesano.
Can. 464 – Un membro del sinodo, se è trattenuto da legittimo impedimento, non può inviare un procuratore che vi partecipi in suo nome; avverta però il Vescovo diocesano di tale impedimento.
Can. 465 – Tutte le questioni proposte siano sottomesse alla libera discussione dei membri nelle sessioni del sinodo.
Can. 466 – Nel sinodo diocesano l’unico legislatore è il Vescovo diocesano, mentre gli altri membri del sinodo hanno solamente voto consultivo; lui solo sottoscrive le dichiarazioni e i decreti sinodali, che possono essere resi pubblici soltanto per la sua autorità.
Can. 467 – Il Vescovo diocesano comunichi al Metropolita e alla Conferenza Episcopale i testi delle dichiarazioni e dei decreti sinodali.
Can. 468 – §1. Spetta al Vescovo diocesano, secondo il suo prudente giudizio, sospendere e sciogliere il sinodo diocesano.
Nella nostra Diocesi la proposta di un cammino sinodale è stata presentata dal Vescovo monsignor Calogero Marino nella sua prima lettera pastorale (2017/18). Così scrive il Vescovo nella parte conclusiva della sua lettera.
Tentiamo un Sinodo!
“Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo
millennio” . E “Chiesa è il nome del convenire e del camminare insieme” (San Giovanni Crisostomo). La proposta è di avviare, con l’inizio del 2018, un’avventura sinodale dal basso che riprenda nel modo più inclusivo possibile l’esperienza dei tavoli di lavoro vissuta al Convegno ecclesiale di Firenze.
“Con quell’evento è accaduto qualcosa di potenzialmente molto promettente per la Chiesa
italiana…Uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare: sono le cinque vie promettenti, che Firenze ha indicato per realizzare anche in Italia il “sogno” di Papa Francesco di una Chiesa amica di ciò che è umano, perché fedele al suo Signore fatto uomo. Chi ha paura di lasciarsi guidare dallo Spirito a percorrere quelle strade, con il coraggio di guidare la trasformazione, anziché limitarsi a difendere la conservazione?” (Albarello).
Penso a tavoli territoriali nelle case. Chi partecipa si impegna per un cammino che comporterà 1 incontro mensile (per 4 mesi), e probabilmente un’assemblea plenaria alla fine. Ogni tavolo (da 10 persone) approfondirà un verbo. I verbali di ogni incontro aiuteranno a non disperdere la ricchezza degli interventi di ciascuno. Spero che riusciremo a costituire tantissimi tavoli! Ma non spaventatevi: è più facile (e bello) fare l’esperienza, che spiegarla. I dettagli operativi saranno offerti in seguito.
Se Dio vorrà, e se ci sembrerà bene, il lavoro dei tavoli potrebbe confluire nella celebrazione di un Sinodo canonico, nel 2019.
La proposta del Vescovo si è concretizzata nel cammino dei “tavoli”, suddivisi nei cinque verbi del Convegno di Firenze (abitare, educare, trasfigurare, uscire, annunciare) che hanno coinvolto almeno settecento persone, laici, religiosi/e, diaconi e presbiteri, in quattro incontri mensili da gennaio a maggio 2018.
Durante il periodo estivo alcune persone hanno curato le sintesi delle proposte emerse dai tavoli, e queste saranno presentate durante l’assemblea plenaria che si svolgerà sabato 10 novembre, dalle 9,30 alle 12,30 in Seminario. La fase successiva consisterà nel dare attuazione alle proposte che saranno più votate in assemblea, per continuare il cammino che porterà alla celebrazione del Sinodo canonico.
Don Albarello – La misericordia come architrave della chiesa in uscita
Relazione sui tavoli di lavoro
Sintesi dei tavoli sinodali
Le 15 proposte dei tavoli
Le 10 proposte del Vescovo
Dai tavoli alla strada

References: §1

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