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Timestamp: 2019-09-21 15:19:55+00:00

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Chiesa Riformata Filadelfia – CONFESSIONE DI FEDE BELGA (1561)
(1561)1INTRODUZIONE
La Confessio Belgica è stata composta in francese da Guy de Brès. Fu pubblicata nel 1561, adottata dal Sinodo di Emden nel 1571 e dal Sinodo di Dort nel 1619. Si tratta, quindi, di un’importante documento che da oltre quattro secoli accompagna le chiese riformate confessionali nella loro professione di fede e nella loro pratica della pietà.
Nel 1521 Carlo I di Spagna fu incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero col nome di Carlo V. Con la benedizione di Papa Adriano VI, nel 1522 Carlo introdusse l’Inquisizione per “purificare” i Paesi Bassi (che allora comprendevano Olanda, Belgio, Lussemburgo e alcuni lembi della Francia) da movimenti religiosi ritenuti “eretici”. Tra il 1523 e il 1555 furono mandati al rogo oltre millesettecento persone, ma nonostante la dura repressione il messaggio del Vangelo si divulgò notevolmente.
Prima di morire, Carlo divise il territorio dell’Impero assegnando al figlio Filippo II, il nuovo re di Spagna, i Paesi Bassi. Oltre a sfruttare economicamente le popolazioni, Filippo intensificò la repressione contro gli eretici. La crudeltà del sovrano spagnolo superò quella di suo padre. Lo storico Philip Schaff riporta che, per mezzo del Duca di Alva, Filippo sterminò nei Paesi Bassi qualcosa come centomila persone2. Tuttavia, le chiese Riformate nei Paesi Bassi continuarono ad aumentare e i Calvinisti, che temevano Dio e nessun altro, trionfarono sul dispotismo politico e religioso degli Spagnoli.
Nato a Mons, nel Belgio del sud, nel 1522, Guy era il quarto figlio di devoti genitori cattolico-romani. Nonostante la buona fede della famiglia, Guy più tardi scriverà che i suoi familiari non conoscevano il Vangelo ed erano solo degli adoratori i immagini.
Nei primi anni Quaranta, Calvino inviò da Ginevra dei predicatori nei Paesi Bassi, e così Guy fu raggiunto dal messaggio del Vangelo. Nel 1547 due Ministri partiti da Ginevra, con l’intento di recarsi a Londra, si fermarono a Mons dove vi era una comunità Riformata che si riuniva in segreto. I due Ministri furono intercettati dalle autorità locali e arrestati. Entrambi furono arsi pubblicamente al rogo e la moglie di uno di loro fu sepolta viva. I credenti di Mons si resero conto del pericolo imminente e nel
1 La seguente traduzione de La Confession de foi des Eglises réformées et flamandes des Pays-Bas è stata realizzata dal Pastore Andrea Ferrari sui testi in francese e in inglese che si trovano in The Creeds of Christendom, Volume III, The Evengelical Protestant Creeds, a cura di PHILIP SCHAFF, Grand Rapids, Baker Books, 1993, pp. 383-436. Nella traduzione, si è tenuto presente anche il volume Confessioni di fede delle chiese cristiane, a cura di ROMEO FABBRI, Bologna, Edizioni Dehoniane Bologna, 1996, pp. 700-733.
2 The Creeds of Christendom, Volume I, The History of the Creeds, a cura di PHILIP SCHAFF, Grand Rapids, Baker Books, 1993, p. 503.
1548 Guy partì alla volta di Londra. Fu a Londra che Guy, essendo entrato in contatto con alcune figure significative come Petrus Dathenus, Marteen Macronius e Johannes à Lasco, comincia a prepararsi per diventare Ministro della parola e dei sacramenti. Purtroppo, con l’ascesa la trono di Maria “la sanguinaria” i riformati continentali dovettero fuggire anche dall’Inghilterra, scegliendo quello che sembrava il male minore. Così, nel 1552 Guy andò a Lille, dove per circa quattro anni annuncia segretamente la parola di Dio.
Nel 1556, sempre a causa delle persecuzioni, de Brès fugge a Francoforte, dove Calvino stesso visita la congregazione degli esuli olandesi. In seguito, si reca a Losanna e poi a Ginevra dove studia sotto la guida di Beza e Calvino. Nel 1559 Guy sposa Catherine Ramon e con lei ritorna nei Paesi Bassi, a Tournai, nel Belgio. Anche qui, fino al 1561, de Brès conduce un’opera segreta di evangelizzazione e di edificazione, incontrandosi nelle case con piccoli gruppi di persone, le quali per lo più non conoscevano il suo vero nome perché era conosciuto con l’appellativo di “Girolamo”. Mentre si trovava a Tournai, de Brès cominciò a raccogliere diverse confessioni di fede e redasse una prima bozza de La Confession de Foi. Il 2 novembre 1561 una copia della Confessione, accompagnata da un’epistola rivolta a Filippo II di Spagna fu fatta pervenire al sovrano, il quale però non fu persuaso dalle ragioni esposte da de Brès.
Costretto ancora a fuggire, Guy si spostò di luogo in luogo per altri cinque anni: Dieppe, Amiens, Montdider e Sedan. Nel 1566, mentre la causa della Riforma continuava a trovare consensi e successi, i nobili dei Paesi Bassi si unirono ai Ministri delle chiese Riformate chiedendo rispettivamente l’indipendenza politica dalla Spagna e libertà dal giogo religioso di Roma. Nel marzo del 1567, dopo una rappresaglia del re, de Brès riuscì a fuggire da Antwerp, ma, essendo stato riconosciuto in una locanda, fu arrestato l’11 aprile 1567. Nella sua ultima lettera a sua moglie, scritta il 12 aprile 1567, Guy cercava di consolarla facendola riflettere sulla dottrina della provvidenza di Dio: «Caterina Ramon, mi cara e amata moglie e sorella in fede nel nostro Salvatore Gesù Cristo, […] Ricordati che non sono caduto nelle mani dei miei avversati per caso, ma in virtù della provvidenza del mio Dio il quale controlla e governa tutte le cose, dalle più piccole alle più grandi. […] Quale male può allora raggiungermi senza il volere e la provvidenza di Dio? […] Quando mi arrestarono continuavo a ripetere a me stesso che non dovevamo spostarci così in tanti, oppure che eravamo stati traditi da questo o da quello, e che non dovevamo essere arrestati a quel modo. Questi pensieri mi avevano sopraffatto, finché il mio spirito fu liberato dal pensiero della provvidenza di Dio».
Due mesi e mezzo più tardi, il 31 maggio 1567, fu impiccato nella Piazza del Mercato, di fronte al Palazzo di Città, «per aver contravvenuto l’ordine del Reggente» e «aver celebrato la Cena del Signore contrariamente ai suoi ordini».
Essendo la Confessione di Fede Belga basata sulla Confessio Gallicana del 1559 e sull’Istituzione della religione cristiana, l’ordine che segue è quello trinitario tradizionale. In questo senso, la Confessione si radica nei simboli antichi, come il Credo Apostolico e quello niceno-costantinopolitano. Dunque, quello che la chiesa deve essere e credere si fonda sulla dottrina di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Inoltre, nell’ambito di questa struttura, la Confessione segue lo sviluppo storico della rivelazione redentiva della Scrittura; così, siamo ammaestrati secondo il susseguirsi dei tradizionali temi della teologia cristiana: teologia propria, antropologia, cristologia, soteriologia, ecclesiologia ed escatologia.
La dottrina di Dio (Articoli 1-13):
Natura e attributi di Dio (1)
La conoscenza di Dio (2)
La rivelazione di Dio (3-7)
La trinità di Dio (8-11)
Creazione e provvidenza (12-13)
La dottrina dell’uomo (14-15):
Creazione e caduta (14)
Il peccato originale (15)
La dottrina di Cristo (16-21):
Il piano della redenzione (16)
La promessa della redenzione (17)
La persona e l’opera del Redentore (18-21)
La dottrina della salvezza (22-26):
La giustificazione (22-23)
La santificazione (24-26)
La dottrina della chiesa (27-36):
Una, santa, cattolica e apostolica (27)
La comunione dei santi (28)
I segni di una vera chiesa (29)
Il governo della chiesa (30-32)
I sacramenti della chiesa (33-35) la chiesa e le autorità civili (36)
La dottrina della fine (37)
Articolo 1 – La natura di Dio
Noi tutti crediamo con il cuore e confessiamo con la bocca che vi è una sola e semplice1essenza spirituale2, che chiamiamo Dio eterno3, incomprensibile4, invisibile5, immutabile6, infinito7, il quale è onnipotente, onnisciente, giusto9, buono10 e fonte sovrabbondante di ogni bene11.
1 Efesini 4:6; Deuteronomio 6:4; I Timoteo 2:5; I Corinzi 8:6.2 Giovanni 4:24.
3 Isaia 40:28.
4 Romani 11:33.
5 Romani 1:20.
6 Malachia 3:6.
7 Isaia 44:6.
8 I Timoteo 1:17.
9 Geremia 12:1.
1 0 Matteo 19:17.
1 1 Giacomo 1:17; I Cronache 29:10-12.
Articolo 2 – La conoscenza di Dio
Conosciamo Dio in due modi. Primo, attraverso la creazione, la salvaguardia e il governo dell’universo1, il quale è davanti ai nostri occhi come un bel libro, al quale tutte le creature, piccole e grandi, servono da lettere per farci contemplare le cose invisibili di Dio, cioè la sua eterna potenza e la sua divinità, come dice l’apostolo Paolo (Rom. 1:20)2. Tutte queste cose sono sufficienti per convincere gli uomini, rendendoli inescusabili. Secondo, egli si fa conoscere a noi più manifestamente e pienamente attraverso la sua santa e divina parola3, cioè tanto chiaramente quanto ci occorre in questa vita per la sua gloria e la salvezza dei suoi.
1 Salmi 19:2; Efesini 4:6.
2 Romani 1:20.
3 Salmi 19:8; I Corinzi 12:6.
Articolo 3 – La sacra Scrittura
Confessiamo che questa parola di Dio non è stata mandata o trasmessa dalla volontà umana, ma dei santi uomini di Dio hanno parlato essendo mossi dallo Spirito Santo, come dice Pietro1. In seguito, per la singolare cura che il nostro Dio ha di noi e della nostra salvezza, egli ha comandato ai suoi servi, i profeti2 e gli apostoli3, di redigere i suoi oracoli per iscritto, e lui stesso ha scritto con il suo dito le due tavole della legge4. Dunque, noi definiamo questi scritti Scritture sacre e divine.
1 II Pietro 1:21.
2 Esodo 24:4; Salmi 102:19; Abacuc 2:2.3 II Timoteo 3:16; Apocalisse 1:11.
4 Esodo 31:18.
Articolo 4 – I libri canonici dell’Antico e del Nuovo Testamento
Crediamo che la sacra Scrittura sia compresa nei due volumi dell’Antico e del Nuovo Testamento, che sono libri canonici ai quali non c’è nulla da replicare. Tale è il loro numero nella chiesa di Dio: nell’Antico Testamento, i cinque libri di Mosè, il libro di Giosuè, dei Giudici, Rut, i due libri di Samuele e due dei Re, i due libri delle Cronache detti Paralipomeni, il primo di Esdra, Neemia, Ester, Giobbe, i Salmi di Davide, i tre libri di Salomone, cioè i Proverbi, l’Ecclesiaste e il Cantico, i quattro grandi profeti, cioè Isaia, Geremia, Ezechiele, e Daniele; poi gli altri dodici profeti minori, cioè Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia; nel Nuovo Testamento, i quattro Evangelisti, cioè Matteo, Marco, Luca, Giovanni, gli Atti degli apostoli, le quattordici Epistole di Paolo, cioè Romani, due ai Corinzi, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, due ai Tessalonicesi, due a Timoteo, a Tito, Filemone, Ebrei, le sette Epistole degli altri apostoli, cioè una di Giacomo, due di Pietro, tre di Giovanni, ed una di Giuda, infine l’Apocalisse di Giovanni apostolo.
Articolo 5 – L’autorità della sacra Scrittura
Riceviamo tutti questi libri, e solo questi, come santi e canonici, per regolare, fondare e stabilire la nostra fede, e crediamo senza alcun dubbio tutte le cose che vi sono contenute, non tanto perché la chiesa li riceve e li approva come tali, ma principalmente perché lo Spirito Santo testimonia nei nostri cuori che sono da Dio, e anche perché si dimostrano tali da se stessi, poiché perfino i ciechi vedono che avvengono le cose che vi sono predette.
Articolo 6 – La differenza tra libri canonici e apocrifi
Distinguiamo fra questi santi libri e i libri apocrifi, che sono il terzo e quarto libro di Esdra, il libro di Tobia, Giuditta, Sapienza, Ecclesiastico, Baruc, ciò che è stato aggiunto alla storia di Ester, il cantico dei tre giovani nella fornace, la storia di Susanna, la storia dell’idolo Bel e del Dragone, la preghiera di Manasse, e i due libri dei Maccabei, che la chiesa può certo leggere essendo istruita in ciò in cui sono concordi coi libri canonici, ma non hanno forza e virtù tali per cui in base alla loro testimonianza si possa stabilire qualcosa circa la fede o la religione cristiana, e tanto meno che possano sminuire l’autorità degli altri santi libri.
Articolo 7 – La perfezione della sacra Scrittura
Crediamo che questa Sacra Scrittura contiene perfettamente la volontà divina, e che tutto ciò che l’uomo deve credere per essere salvato vi sia sufficientemente insegnato1. Infatti, poiché vi è ampiamente descritto il modo del servizio che Dio ci richiede, gli uomini, fossero pure gli apostoli, non devono insegnare altrimenti2 da come ci è stato insegnato dalle sacre Scritture, fosse pure un angelo del cielo, come dice Paolo3. In realtà, il fatto che sia proibito aggiungere o togliere qualsiasi cosa alla parola di Dio4 ben dimostra che la dottrina è perfettissima e compiuta in ogni modo. Così pure, non bisogna paragonare gli scritti degli uomini, per quanto santi possano essere stati, agli scritti divini5, né i costumi alla verità di Dio6 (poiché la verità è al di sopra di tutto), né il gran numero, né l’antichità, né la successione dei tempi o delle persone, né i concili, i decreti o gli statuti, perché tutti gli uomini sono di per sé bugiardi,7 e più vani della stessa vanità. Pertanto, rigettiamo con tutto il nostro cuore tutto ciò che non si accorda con questa regola infallibile8, come ci hanno insegnato a fare gli apostoli, dicendo: «Provate gli spiriti per sapere se sono da Dio»9 e «Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa»10.
1Romani 15:4; Giovanni 4:25; 2 Timoteo 3:15-17; 1 Pietro 1:1; Proverbi 30:5; Apocalisse 22:18; Giovanni 15:15; Atti 2:27.
21 Pietro 4:11; 1 Corinzi 15:2-3; 2 Timoteo 3:14; 1 Timoteo 1:3; 2 Giovanni 10.
3Galati 1:8-9; 1 Corinzi 15:2; Atti 26:22; Romani 15:4; 1 Pietro 4:11; 2 Timoteo 3.14.
4Deuteronomio 12:32; Proverbi 30:6; Apocalisse 22:18;. Giovanni 4:25.
5Matteo 15:3; Matteo 17:5; Marco 7:7; Isaia 1:12; 1 Corinzi 2:4.
6Isaia 1:12; Romani 3:4; 2 Timoteo 4:3-4.
7Salmi 62:10.
8Galati 6:16; 1 Corinzi 3:11; Tessalonicesi 2:2.91 Giovanni 4:1.
102 Giovanni 10.
Articolo 8 – La santissima Trinità di persone in un’unica essenza divina
Seguendo questa verità e parola di Dio, crediamo in un solo Dio, che è una sola essenza1, nella quale vi sono tre persone2 realmente, veramente, ed eternamente distinte secondo le loro proprietà incomunicabili, cioè il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo3. Il Padre è causa, origine e principio di tutte le cose, visibili e invisibili4. Il Figlio è la parola5, la sapienza6, e l’immagine del Padre7. Lo Spirito Santo, la virtù e potenza eterna8 che procede dal Padre e dal Figlio9. Tuttavia, una tale distinzione non fa sì che Dio sia diviso in tre, poiché la Scrittura ci insegna che il Padre, il Figlio, e lo Spirito
Santo hanno ognuno la propria persona distinta da certe proprietà, ma in modo tale che queste tre persone sono un solo Dio. È quindi evidente che il Padre non è il Figlio, e che il Figlio non è il Padre; similmente, che lo Spirito Santo non è né il Padre né il Figlio. Nondimeno, queste Persone così distinte non sono divise, né confuse, né mescolate; poiché il Padre non ha assunto la carne, e neppure lo Spirito Santo, ma soltanto il Figlio10. Il Padre non è mai stato senza il suo Figlio né senza il suo Santo Spirito, poiché tutti e tre sono di uguale eternità, in una stessa essenza. Non vi è né primo né ultimo, perché tutti e tre sono uno, in verità e potenza, in bontà e misericordia.
1Isaia 43:10.
21 Giovanni 5:7; Ebrei 1:3.
3Matteo 28:19.
41 Corinzi 8:6; Colossesi 1:16.
5Giovanni 1:1-2; Apocalisse 19:13; Proverbi 8:12.6Proverbi 8:12; Proverbi 8.22.
7Colossesi 1:15; Ebrei 1:3.
8Matteo 12:28.
9Giovanni 15:26; Galati 4:6.
10Filippesi 2:6-7; Galati 4:4; Giovanni 1:14.
Articolo 9 – La santissima Trinità: testimonianze scritturali
Conosciamo tutte queste cose sia dalle testimonianze della sacra Scrittura sia dagli effetti, e soprattutto da quelli che sentiamo in noi stessi. Le testimonianze delle sacre Scritture, che ci insegnano a credere questa santa Trinità, sono scritte in molti luoghi dell’Antico Testamento, che non è necessario elencare, quanto piuttosto scegliere e discernere. Nel libro della Genesi Dio dice: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, ecc.1». Dunque, Dio creò l’uomo a sua immagine, «li creò maschio e femmina»; «Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi»2. Da ciò appare che vi è pluralità di persone nella Deità, quando dice: «Facciamo l’uomo a nostra immagine», e poi mostra l’unità quando dice: «Dio creò, ecc.». Vero è che non dice quante persone vi siano, ma ciò che ci è oscuro nell’Antico Testamento ci è chiarissimo nel Nuovo. Infatti, quando nostro Signore fu battezzato nel Giordano3, si udì la voce del Padre che diceva: «Questo è il mio Figlio diletto»; il Figlio è visto nell’acqua, e lo Spirito Santo appare in forma di colomba. Questa forma è stata comandata da Cristo anche nel battesimo di tutti i fedeli: «Battezzate tutte le nazioni nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo»4. Nel vangelo di Luca, l’angelo Gabriele così parlò a Maria, madre del nostro Signore: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio»5. E altrove è detto: «La grazia del Signore Gesù Cristo, e l’amore di Dio, e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi»6. E ancora: «Tre sono quelli che rendono testimonianza in cielo: il Padre, la Parola, e lo Spirito Santo, e questi tre sono uno»7. In tutti questi passi ci viene ampiamente insegnato che vi sono tre persone in una sola essenza divina. E benché questa dottrina superi l’intendimento umano, nondimeno la crediamo a motivo della parola, aspettando di averne piena conoscenza e godimento in cielo8. Orbene, bisogna anche notare i particolari uffici e le opere delle tre persone verso di noi. Il Padre è chiamato nostro creatore per la sua potenza9. Il Figlio è nostro salvatore e redentore per il suo sangue10. Lo Spirito Santo è nostro santificatore per la sua dimora nei nostri cuori11. Questa dottrina della santa Trinità è stata sempre conservata nella vera chiesa, dal tempo degli apostoli fino ad oggi, contro gli Ebrei, i Maomettani, e contro certi falsi cristiani ed eretici, come Marcione, Mani, Prassea, Sabellio, Paolo di Samosata, Ario e altri simili, i quali sono stati giustamente condannati dai santi Padri. Così, in questa materia, riceviamo di cuore i tre credi, quello degli apostoli, quello di Nicea e di Atanasio, e ugualmente tutto ciò che è stato stabilito dagli antichi conformemente ad essi.
1Genesi 1:26-27.
2Genesi 3:22.
3Matteo 3:16-17.
4Matteo 28:19.
5Luca 1:35.
62 Corinzi 13:13.
71 Giovanni 5:7.
8Salmi 45:8; Isaia 61:1.
9Ecclesiaste 12:3; Malachia 2:10; 1 Pietro 1:2.
101 Pietro 1:2; 1 Giovanni 1:7; 1 Giovanni 4:14.
111 Corinzi 6:11; 1 Pietro 1:2; Galati 4.6; Tito 3:5; Romani 8:9; Giovanni 14:16.
Articolo 10 – L’eterna divinità del Figlio di Dio, nostro Signore Gesù Cristo
Crediamo che Gesù Cristo, quanto alla sua natura divina, è l’unigenito Figlio di Dio1, eternamente generato2 non essendo né fatto né creato (poiché sarebbe creatura), di una essenza con il Padre3, coeterno4, immagine propria della persona del Padre e splendore della sua gloria5, essendo in tutto uguale a lui6, il quale è Figlio di Dio non soltanto da quando ha assunto la nostra natura, ma da tutta l’eternità7, come queste testimonianze, quando vengono comparate fra di loro, ci insegnano: Mosè dice che Dio ha creato il mondo8; Giovanni dice che tutte le cose sono state create per mezzo della Parola, che egli chiama Dio; l’apostolo dice che Dio ha fatto i secoli per mezzo del suo Figlio; Paolo dice ancora che Dio ha creato tutte le cose per mezzo di Gesù Cristo9. Bisogna quindi che colui che è chiamato Dio, Parola, Figlio, e Gesù Cristo esistesse già quando tutte le cose sono state create per mezzo di lui10. Questo è il motivo per cui il profeta Michea dice: «Le [sue] origini risalgono ai giorni eterni»11. E l’apostolo: «[Egli è] senza inizio di giorni né fine di vita»12. Egli è quindi il vero Dio eterno, l’Onnipotente, che noi invochiamo, adoriamo e serviamo.
1Giovanni 1:18; Giovanni 1:49.
2Giovanni 1:14; Colossesi 1:15.
3Giovanni 10:30; Filippesi 2:6.
4Giovanni 1:2; Giovanni 17:5; Apocalisse 1:8.
5Ebrei 1:3.
6Filippesi 2:6.
7Giovanni 8:23; Giovanni 8:58; Giovanni 9:35-37; Atti 8:37; Romani 9:5.
8Genesi 1:1.
9Colossesi 1:16.
10Colossesi 1:16.
11Michea 5:2.
12Ebrei 7:3.
Articolo 11 – La persona e l’terna divinità dello Spirito Santo
Crediamo e confessiamo pure che lo Spirito Santo procede eternamente dal Padre1 e dal Figlio2, non essendo né fatto, né creato, e neppure generato, ma semplicemente procedente da entrambi. Egli è la terza persona della Trinità nell’ordine, di una stessa essenza e maestà e gloria con il Padre ed il Figlio, essendo vero ed eterno Dio, come ci insegnano le Sacre Scritture3.
1Salmi 33:6; Salmi 33:17; Giovanni 14:16.
2Galati 4:6; Romani 8:9; Giovanni 15:26.
3Genesi 1:2; Isaia 48:16; Isaia 61:1; Atti 5:3-4; Atti 28:25; 1 Corinzi 3:16; I Corinzi 6:19; Salmi 139:7.
Articolo 12 – La creazione del mondo e degli angeli
Crediamo che il Padre ha creato dal nulla il cielo e la terra, e tutte le creature, quando gli è parso bene, per mezzo della sua Parola, cioè per mezzo del Figlio suo1, donando a ogni creatura il suo essere, forma e figura, e diversi compiti per servire il suo Creatore, e anche ora egli le sostiene e governa tutte con la sua eterna provvidenza e la sua infinita virtù2 per servire l’uomo,3 affinché l’uomo serva il suo Dio4. Egli ha pure creato gli angeli buoni5 per essere suoi messaggeri6 e servire i suoi eletti7; alcuni di essi sono decaduti dall’eccellenza nella quale Dio li aveva creati nella perdizione eterna8; gli altri, per la grazia di Dio9, hanno perseverato e sono rimasti nel loro primo stato. I demoni e gli spiriti maligni sono talmente corrotti da essere nemici di Dio e di ogni bene, da spiare la chiesa come briganti, con tutto il loro potere10, e anche ogni suo membro, al fine di distruggere e rovinare tutto con le loro menzogne11. Così, per la loro propria malvagità, sono condannati a perpetua dannazione, attendendo di giorno in giorno i loro tormenti12. Perciò, detestiamo l’errore dei Sadducei che negano l’esistenza degli spiriti e degli angeli13, e anche l’errore dei Manichei i quali dicono che i demoni hanno la loro origine in se stessi, essendo malvagi per loro stessa natura, senza essere stati corrotti.
2Ebrei 1:3; Salmi 104:10; Atti 17:25.
31 Timoteo 4:3-4; Genesi 1:29-30; Genesi 9:2-3; Salmi 104:14-15.
6Salmi 103:20; Salmi 34:8; Salmi 148:2.
7Ebrei 1:14; Salmi 34:8.
Articolo 13 – La provvidenza di Dio
Crediamo che questo buon Dio, dopo aver creato tutte le cose, non le ha né abbandonate né al caso né alla fortuna, ma le dirige e governa, secondo la sua santa volontà1, in modo tale che nulla avviene in questo mondo senza suo ordine2, benché tuttavia Dio non sia affatto autore né colpevole del male che avviene; infatti, la sua potenza e bontà è talmente grande e incomprensibile che egli ordina e compie benissimo e giustamente la sua opera, anche quando il diavolo e i malvagi compiono cose ingiuste3. E su ciò che egli fa e oltrepassa la comprensione umana non vogliamo investigare curiosamente al di là di quanto la nostra capacità consente, ma, in tutta umiltà e riverenza, adoriamo i giusti giudizi di Dio che ci sono nascosti4, accontentandoci di essere discepoli di Cristo, per apprendere solo ciò che egli ci mostra per mezzo della sua parola, senza oltrepassare questi limiti. Questa dottrina ci procura una consolazione indicibile, poiché ci insegna che nulla può accaderci per caso, ma per disposizione del nostro buon Padre celeste, il quale veglia su di noi con la sua paterna cura, tenendo a sé soggette tutte le creature5, al punto che non uno dei capelli del nostro capo (che sono tutti contati) né un piccolo uccello possono cadere a terra senza la volontà del Padre nostro6. In questo troviamo il nostro riposo, sapendo che egli tiene a freno il demonio e tutti i nostri nemici, che non possono nuocerci senza il suo permesso e la sua buona volontà. Al riguardo, rigettiamo l’errore dannabile degli Epicurei, i quali dicono che Dio non si cura di nulla e lascia che tutte le cose avvengano a caso.
1Giovanni 5:17; Ebrei 1:3; Proverbi 16:4; Salmi 104:9;Salmi 139:2.
2Giacomo 4:15; Giobbe 1:21; 1 Re 22:20; Atti 4:28; 1 Samuele 2:25; Salmi 45:7; Amos 3:6; Deuteronomio 19:5; Proverbi 21:1; Salmi 105:25; Isaia 10:5-7; 2 Tessalonicesi 2:11; Ezechiele 14:9; Romani 1:28; Genesi 45:8; Genesi 1:20; 2 Samuele 16:10; Genesi 27:20; Salmi 75:7-8; Isaia 45:7; Proverbi 16:4; Lamentazioni 3:37-38; 1 Re 22:34; 1 Re 22:38; Esodo 21:13.
3Matteo 8:31-32; Giovanni 3:8.
4Romani 11:33-34.
5Matteo 8:31; Giobbe 1:12; Giobbe 2:6.
6Matteo 10:29-30.
Articolo 14 – Creazione, caduta e corruzione dell’uomo
Crediamo che Dio ha creato l’uomo dalla polvere della terra e lo ha fatto e formato a sua immagine e somiglianza1, buono, giusto e santo, in grado di accordarsi in tutto, con la sua volontà, alla volontà di Dio2, ma quando è stato in onore non ne ha saputo nulla e non ha riconosciuto la sua eccellenza3, ma si è volontariamente sottomesso al peccato e, di conseguenza, alla morte e alla maledizione, prestando orecchio alla parola del diavolo4. Infatti, egli ha trasgredito il comandamento della vita che aveva ricevuto5 e con il suo peccato si è separato da Dio6 che era la sua vera vita, avendo corrotto l’intera sua natura7, per cui si è reso colpevole della morte fisica e spirituale8 e divenuto malvagio, perverso, corrotto in tutte le sue vie, ha perduto tutti i doni eccellenti che aveva ricevuto da Dio9, non essendone rimaste in lui che piccole tracce10, le quali sono tuttavia sufficienti per rendere l’uomo inescusabile11, dato che tutto ciò che è luce in noi è convertito in tenebre12, come ci insegna la Scrittura, dicendo: «La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno compresa»13, dove Giovanni chiama gli uomini tenebre. Per questo rigettiamo tutto ciò che si insegna riguardo al libero arbitrio dell’uomo, perché esso è schiavo del peccato14 e non può alcuna cosa se non gli è donata dal cielo15. Chi si vanterà infatti di poter fare qualche bene da se stesso, dal momento che Cristo dice: «Nessuno può venire a me se il Padre che mi ha mandato non lo attira»16? Chi si glorierà della propria volontà sentendo che i desideri della carne sono inimicizia contro Dio17? Chi parlerà della sua conoscenza, vedendo che l’uomo naturale non comprende le cose che sono dello Spirito di Dio18? In breve, chi farà valere un solo pensiero, dal momento che si rende conto che non siamo in grado di pensare qualsiasi cosa come da noi stessi, ma che la nostra capacità viene da Dio19? Pertanto, ciò che afferma l’apostolo deve essere giustamente mantenuto fermo e ben saldo, cioè che Dio opera in noi il volere e l’agire secondo il suo beneplacito20. Non vi è infatti conoscenza o volontà conforme a quella di Dio che non sia prodotta da Cristo, cosa che egli ci insegna dicendo: «Senza di me non potete fare nulla»21.
1Genesi 1:26; Ecclesiaste 7:29; Efesini 4:24.2Genesi 1:31; Efesini 4:24.
3Salmi 49:20; Isaia 59:2.
4Genesi 3:6; Genesi 3:17.
5Genesi 1:3; Genesi 1:7.
6Isaia 59:2.
7Efesini 4:18.
8Romani 5:12; Genesi 2:17; Genesi 3:19.
9Romani 3:10.
10Atti 14:16-17; Atti 17:27.
11Romani 1:20-21; Atti 17:27.
12Efesini 5:8; Matteo 6:23.
13Giovanni 1:5.
14Isaia 26:12; Salmi 94:11; Giovanni 8:34; Romani 6:17; Romani 7:5; Romani 7:17.
15Giovanni 3:27; Isaia 26:12.
16Giovanni 3:27; Giovanni 6:44; Giovanni 6:65.
17Romani 8:7.
181 Corinzi 2:14; Salmi 94:11;
192 Corinzi 3:5.
20Filippesi 2:13.
21Giovanni 15:5.
Articolo 15 – Il peccato originale
Crediamo che, per la disobbedienza di Adamo, il peccato originale si è esteso a tutto il genere umano1; esso è una corruzione dell’intera natura e un vizio ereditario, di cui sono inficiati anche i bambini nel grembo della loro madre2 e che produce nell’uomo ogni sorta di peccato, servendogli di radice3. Per cui, è così spregevole ed enorme davanti a Dio che è sufficiente per condannare il genere umano4, e non viene abolito neppure per mezzo del battesimo, o sradicato interamente, visto che ne escono sempre gli zampilli come da una deprecabile sorgente; sebbene non sia imputato a condanna ai figli di Dio, ma perdonato per la sua grazia e misericordia, non perché essi si addormentino, ma affinché il sentimento di questa corruzione faccia sovente gemere i fedeli e desiderare di essere liberati dal corpo di questa morte5. Perciò rigettiamo l’errore dei Pelagiani, i quali dicono che questo peccato non è altro che un’imitazione.
1Romani 5:12-13; Salmi 51:7; Romani 3:10; Genesi 6:3; Giovanni 3.6; Giobbe 14:4.
2Isaia 48:8; Romani 5:14.
3Galati 5:19; Romani 7:8; Romani 7:10; Romani 7:13; Romani 7:17-18; Romani 7:20; Romani 7:23.
4Efesini 2:3; Efesini 2:5.
5Romani 7:18; Romani 7:24.
Articolo 16 – La predestinazione divina
Crediamo che, essendo tutta la stirpe di Adamo precipitata in tal modo nella perdizione e nella rovina per il peccato del primo uomo, Dio si è dimostrato quale egli veramente è, cioè misericordioso e giusto1: misericordioso, nel ritirare e salvare da questa perdizione coloro che nel suo consiglio eterno e immutabile ha eletto e scelto per sua pura bontà in Gesù Cristo nostro Signore, senza alcun riguardo per le loro opere2; giusto, nel lasciare gli altri nella rovina e perdizione in cui si sono precipitati3.
1Romani 9:18; Romani 9:22-23; Romani 3:12.
2Romani 9:15-16; Romani 11:32; Efesini 2:8-10; Salmi 100:3; 1 Giovanni 4:10; Deuteronomio 32:8; 1 Samuele 12:22;. Salmi 115:5; Malachia 1:2;. 2 Timoteo 1:9; Romani 8:29; Romani 9:11; Romani 9:21; Romani 11:5-6; Efesini 1:4; Tito 3:4-5; Atti 2:47; Atti 13:48; 2 Timoteo 2:19-20; 1 Pietro 1:2; Giovanni 6:27; Giovanni 15:16; Giovanni 17:9.
3Romani 9:17-18; 2 Timoteo 2:20.
Articolo 17 – La restaurazione del genere umano mediante il Figlio di Dio
Crediamo che il nostro buon Dio, nella sua meravigliosa sapienza e bontà, vedendo che l’uomo si era così precipitato nella morte, sia fisica che spirituale, rendendosi interamente miserabile, si è messo lui stesso a cercarlo, allorché l’uomo fuggiva da lui tutto tremante1, e lo ha consolato promettendo di donargli il suo Figlio, fatto da donna, per schiacciare la testa del serpente e renderlo felice2.
1Genesi 3:8-9; Genesi 3:19; Isaia 65:1-2.
2Ebrei 2:14; Genesi 22:18; Isaia 7:14; Giovanni 7:42; 2 Timoteo 2:8; Ebrei 7:14; Genesi 3:15.
Articolo 18 – L’incarnazione del Figlio di Dio
Confessiamo dunque che Dio ha adempiuto la promessa che aveva fatto agli antichi padri per bocca dei santi profeti1, inviando nel mondo, nel tempo da lui stabilito, il suo proprio Figlio unigenito ed eterno, il quale ha preso la forma di servo, fatto a somiglianza degli uomini2, assumendo realmente una vera natura umana con tutte le sue infermità (eccetto il peccato)3, essendo concepito nel grembo della beata vergine Maria per la virtù dello Spirito Santo, senza intervento d’uomo4, e non solo ha assunto la natura umana per quanto riguarda il corpo, ma anche una vera anima umana5affinché fosse vero uomo; infatti, poiché anche l’anima era perduta al pari del corpo, era necessario che egli le assumesse entrambe per salvarle insieme. Pertanto, confessiamo, contro l’eresia degli Anabattisti, i quali negano che Cristo abbia assunto carne umana da sua madre, che Cristo ha partecipato alla stessa carne dei figli6, che egli è frutto dei lombi di Davide secondo la carne7, fatto dalla discendenza di Davide secondo la carne8, frutto del ventre della vergine Maria9, fatto da una donna10, seme di Davide11, rampollo della radice d’lsai12, uscito da Giuda13, disceso dagli Ebrei secondo la carne14, della stirpe di Abramo15, perché ha preso il seme di Abramo, ed è stato reso simile ai suoi fratelli, eccetto il peccato16, così che è in tal modo nostro Emmanuele, cioè Dio con noi17.________________________
1Isaia 11:1; Luca 1:55; Genesi 26:4; 2 Samuele 7:12; Salmi 132:11; Atti 13:23.21 Timoteo 2:5; 1 Timoteo 3:16; Filippesi 2:7.
3Ebrei 2:14-15; Ebrei 4:15.
4Luca 1:31; Luca 1 34-35.
5Matteo 26:38; Giovanni 12:27.
6Ebrei 2:14.
7Atti 2:30.
8Salmi 132:11; Romani 1:3.
9Luca 1:42.
10Galati 4:4.
11Geremia 33:15.
12Isaia 11:1.
13Ebrei 7:14.
14Romani 9:5.
15Genesi 22:18; 2 Samuele 7:12; Matteo 1:1; Galati 3:16.
16Ebrei 2:15-17.
17Isaia 7:14; Matteo 1:23.
Articolo 19 – L’unione ipostatica (personale) delle due nature in Cristo
Crediamo che, mediante questa concezione, la persona del Figlio è stata unita e congiunta inseparabilmente con la natura umana, in modo tale che non vi sono due Figli di Dio né due persone, ma due nature unite in una sola persona, conservando ciascuna delle due nature le sue proprietà specifiche. Come la natura divina è sempre rimasta increata, senza inizio di giorni né fine di vita1, tale da riempire il cielo e la terra, così la natura umana non ha perso le sue proprietà, ma è rimasta creatura, avendo inizio di giorni, essendo d’una natura finita e conservando tutto ciò che si addice a un vero corpo2. E benché attraverso la sua risurrezione egli le abbia conferito l’immortalità, nondimeno non ha cambiato la verità della sua natura umana, dato che la nostra salvezza e risurrezione dipendono dalla verità del suo corpo3. Ma queste due nature sono a tal punto unite insieme in una persona, che non sono state separate neppure dalla sua morte. Ciò che egli, morendo, ha raccomandato al Padre suo era un vero spirito umano, che uscì fuori dal suo corpo4; tuttavia, la natura divina rimase sempre unita a quella umana, anche quando giaceva nella tomba, e la divinità non cessava di essere in lui, come essa era in lui quando era un fanciullo, anche se per un po’ di tempo essa non si dimostrasse tale. Ecco perché confessiamo che egli è vero Dio e vero uomo: vero Dio per vincere la morte per mezzo della sua potenza, e vero uomo perché potesse morire per noi secondo l’infermità della sua carne.
1Ebrei 7:3.
21 Corinzi 15:13; 1 Corinzi 15:21; Filippesi 3:21; Matteo 26:11; Atti 1:2; Atti 1:11; Atti 3:21; Luca 24:39; Giovanni 20:25; Giovanni 20:27.
3Luca 23:46; Matteo 27:50.
4Cfr. nota 3.
Articolo 20 – La redenzione per la manifestazione della giustizia e misericordia di Dio in Cristo
Crediamo che Dio, essendo perfettamente misericordioso e anche perfettamente giusto, ha mandato il Figlio suo ad assumere la natura nella quale era stata commessa la disobbedienza, per portare, in essa, la punizione del peccato attraverso la sua severissima morte e passione1. Dio ha dunque manifestato la sua giustizia contro suo Figlio, lo ha caricato dei nostri peccati2 e ha riversato la sua bontà e misericordia su di noi, colpevoli e degni di dannazione, consegnando per noi suo Figlio alla morte, a motivo di un perfettissimo amore, e risuscitandolo per la nostra giustificazione3, affinché per mezzo di lui avessimo immortalità e vita eterna.
1Ebrei 2:14; Romani 8:3; Romani 8:32-33.
2Isaia 53:6; Giovanni 1:29; 1 Giovanni 4:9.
3Romani 4:25.
Articolo 21 – La soddisfazione di Cristo per i nostri peccati
Crediamo che Gesù Cristo è sommo sacerdote in eterno, con giuramento, secondo l’ordine di Melchisedec1, e che si è presentato a nome nostro davanti al Padre suo per placare la sua ira con piena soddisfazione2, offrendo se stesso sull’altare della croce e spargendo il suo prezioso sangue per la purificazione dei nostri peccati, come avevano predetto i profeti; è scritto infatti che il castigo della nostra pace è stato posto sul Figlio di Dio e che noi siamo guariti per le sue piaghe, che egli è stato condotto alla morte come un agnello, annoverato tra i peccatori3, condannato come malfattore da Ponzio Pilato, nonostante questi lo avesse dichiarato innocente4. Egli ha dunque pagato ciò che non aveva rubato5 e ha sofferto, lui giusto per gli ingiusti6, sia nel suo corpo che nella sua anima, in modo tale che sentendo l’orribile punizione dovuta ai nostri peccati il suo sudore divenne come gocce di sangue che colavano a terra7. Ha gridato: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»8, e ha sofferto tutto questo per la remissione dei nostri peccati. Perciò diciamo giustamente con Paolo che non conosciamo nient’altro se non Gesù Cristo e lui crocifisso9; stimiamo ogni cosa come spazzatura a paragone con l’eccellenza della conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo10; troviamo ogni consolazione nelle sue piaghe e non abbiamo bisogno di cercare né inventare alcun altro mezzo per riconciliarci con Dio al di fuori di questo solo e unico sacrificio, offerto una volta per tutte, il quale rende i fedeli perfetti per sempre11. È questa anche la ragione per cui egli è stato chiamato dall’angelo di Dio “Gesù”, cioè Salvatore, poiché egli doveva salvare il suo popolo dai suoi peccati12.
1Salmi 110:4; Ebrei 5:10.
2Colossesi 1:14; Romani 5:8-9; Colossesi 2:14; Ebrei 2:17; Ebrei 9:14; Romani 3:24; Romani 8:2; Giovanni 15:3; Atti 2:24; Atti 13:28; Giovanni 3:16; 1 Timoteo 2:6.
3Isaia 53:5; Isaia 53:7; Isaia 53:12.
4Luca 23:22; Luca 23:24; Atti 13:28; Salmi 22:16; Giovanni 18:38; Salmi 69:5; Pietro 3:18.
5Salmi 69:5.
61 Pietro 3:18.
7Luca 22:44.
8Salmi 22:2; Matteo 27:46.
91 Corinzi 2:2.
10Filippesi 3:8.
11Ebrei 9:25-26; Ebrei 10:14.
12Matteo 1:21; Atti 4:12.
Articolo 22 – La fede che giustifica e la giustificazione della fede
Crediamo che per ottenere la vera conoscenza di questo grande mistero, lo Spirito Santo accende nei nostri cuori una vera fede che abbraccia Gesù Cristo con tutti i suoi meriti, lo fa suo1 e non cerca null’altro oltre a lui2. Infatti, occorre necessariamente che tutto ciò che è richiesto per la nostra salvezza non sia in Gesù Cristo, oppure, se tutto è in lui, che colui che ha Gesù Cristo per fede abbia l’intera sua salvezza3. Quindi, dire che Cristo non è sufficiente, ma che occorre qualcos’altro oltre a lui, è una bestemmia troppo enorme contro Dio; ne conseguirebbe infatti che Gesù Cristo non sarebbe che un mezzo Salvatore. Per questo, diciamo giustamente con Paolo che siamo giustificati per la sola fede, o per la fede senza le opere4. Tuttavia, più precisamente, non intendiamo affermare che sia la fede stessa a giustificarci, poiché essa non è che lo strumento con cui abbracciamo Cristo nostra giustizia5; ma Gesù Cristo, imputandoci tutti i suoi meriti e tante buone opere che egli ha fatto per noi e a nome nostro, è nostra giustizia, e la fede è lo strumento che ci tiene con lui nella comunione di tutti i suoi beni, i quali, essendo fatti nostri, ci sono più che sufficienti per assolverci dai nostri peccati.
1Efesini 3:16-17; Salmi 51:13; Efesini 1:17-18; 1 Corinzi 2:12.
21 Corinzi 2:2; Atti 4:12; Galati 2:21; Geremia 23:6; 1 Corinzi 1:30; Geremia 31:10.
3Matteo 1:21; Romani 3:27; Romani 8:1; Romani 8:33.
4Romani 3:27; Galati 2:6; 1 Pietro 1:4-5; Romani 10:4.
5Geremia 23:6; 1 Corinzi 1:30; 2 Timoteo 1:2; Luca 1:77; Romani 3:24-25; Romani 4:5; Salmi 32:1-2; Filippesi 3:9; Tito 3:5; 2 Timoteo 1:9.
Articolo 23 – La nostra giustizia con la quale stiamo al cospetto di Dio
Crediamo che la nostra beatitudine stia nella remissione dei nostri peccati a motivo di Gesù Cristo, e che in questo è contenuta la nostra giustizia davanti a Dio, come Davide e Paolo ci insegnano, dichiarando la beatitudine dell’uomo al quale Dio imputa la giustizia senza le opere1; e lo stesso apostolo dice che siamo giustificati gratuitamente o per grazia, mediante la redenzione che è in Gesù Cristo2. Pertanto, teniamo sempre fermo questo fondamento, dando tutta la gloria a Dio3, umiliandoci e riconoscendoci per quello che siamo, senza nulla presumere di noi stessi e dei nostri meriti4, fondandoci e riposando nella sola obbedienza di Cristo crocifisso5, che diventa nostra quando crediamo in lui6. Essa basta per coprire tutte le nostre iniquità e renderci sicuri, allontanando dalla nostra coscienza la paura, l’orrore e lo spavento, per avvicinarci a Dio7 senza fare come il nostro primo padre Adamo, il quale, tremante, si voleva coprire con delle foglie di fico8. Se infatti dovessimo comparire davanti a Dio confidando anche solo un pochino in noi stessi o in qualche altra creatura, ahimè! saremmo divorati9. Per questo, ognuno deve dire con Davide: «O Signore, non chiamare in giudizio il tuo servo, perché nessun vivente sarà trovato giusto davanti a te»10.
1Luca 1:77; Colossesi 1:14; Salmi 32:1-2; Romani 4:6-7.
2Romani 3:23-24; Atti 4:12.
3Salmi 115:1; 1 Corinzi 4:7; Romani 4:2.
41 Corinzi 4:7; Romani 4:2; 1 Corinzi 1:29; 1 Corinzi 1:31.
5Romani 5:19.
6Ebrei 11:6-7; Efesini 2:8; 2 Corinzi 5:19; 1 Timoteo 2:6.
7Romani 5:1; Efesini 3:12; 1 Giovanni 2:1.
8Genesi 3:7.
9Isaia 33:14; Deuteronomio 27:26; Giacomo 2:10.
10Salmi 130:3; Matteo 18:23-26; Salmi 143:2; Luca 16:15.
Articolo 24 – La santificazione e le buone opere
Crediamo che questa vera fede, essendo generata nell’uomo per mezzo dell’ascolto della parola di Dio e dell’opera dello Spirito Santo1, lo rigenera e ne fa un uomo nuovo, facendolo vivere di una nuova vita2 e liberandolo dalla servitù del peccato3. Dunque, è così falso che questa fede giustificante raffreddi gli uomini nel vivere bene e santamente4 che, al contrario, senza di essa non farebbero mai nulla per amore di Dio, ma solo per amore di se stessi, temendo di essere condannati. È perciò impossibile che questa santa fede sia oziosa nell’uomo, dato che non stiamo parlando della fede vana5, ma di quella che la Scrittura chiama fede operante per mezzo dell’amore6, la quale induce l’uomo ad esercitarsi nelle opere che Dio ha comandato nella sua parola, le quali, procedendo dalla buona radice della fede, sono buone e gradite davanti a Dio essendo tutte santificate dalla sua grazia. Tuttavia, esse non ci giustificano7, poiché è per la fede in Cristo che siamo giustificati addirittura prima di fare delle buone opere8, altrimenti esse non potrebbero essere buone, così come il frutto di un albero non può essere buono se anzitutto l’albero non è buono9. Compiamo quindi le buone opere, ma non per meritare (perché che cosa meriteremmo?); piuttosto, siamo debitori a Dio per le opere buone che facciamo, e non lui nei nostri confronti10, poiché è lui che mette in noi il volere e l’agire secondo il suo beneplacito11, secondo quanto è scritto: «Quando avrete fatto tutto ciò che vi è comandato, dite: “Noi siamo servi inutili; abbiamo fatto quello che eravamo in obbligo di fare»12. Non vogliamo comunque negare che Dio ricompensi le buone opere, ma è per sua grazia che egli corona i suoi doni13. Del resto, sebbene facciamo delle buone opere, non vi fondiamo la nostra salvezza14, poiché non possiamo fare alcuna opera che non sia macchiata dalla nostra carne e quindi degna di punizione15; e anche se potessimo mostrarne una, la memoria di un solo peccato è sufficiente perché Dio la rifiuti. In questa maniera saremmo sempre nel dubbio e sballottati qua e là senza alcuna certezza, e le nostre povere coscienze sarebbero sempre tormentate se non si riposassero sul merito della morte e della passione del nostro Salvatore16.
Articolo 25 – L’abrogazione della legge cerimoniale e la concordanza tra Antico e Nuovo Testamento
Crediamo che le cerimonie e le figure della legge sono cessate alla venuta di Cristo1 e che tutte le ombre sono terminate, così che il loro uso deve essere abolito fra i cristiani2; tuttavia, la loro verità e sostanza sono con noi in Gesù Cristo, nel quale hanno il loro compimento. Pertanto, usiamo ancora le testimonianze prese dalla legge e dai profeti per confermarci nel Vangelo3, e anche per regolare la nostra vita in tutta onestà, alla gloria di Dio, secondo la sua volontà.
1Romani 10:4.
2Galati 5:2-4; Galati 3:1; Galati 4:10-11; Colossesi 2:16-17.32 Pietro 1:19.
Articolo 26 – L’intercessione di Cristo
Crediamo che non abbiamo alcun accesso a Dio se non attraverso l’unico mediatore e avvocato Gesù Cristo, il giusto1, che a questo fine è stato fatto uomo, unendo insieme la natura divina e umana affinché noi uomini avessimo accesso alla Maestà divina; altrimenti non vi avremmo nessun accesso. Questo mediatore, che il Padre ci ha donato fra lui e noi, non deve spaventarci con la sua grandezza e farcene cercare un altro di nostra invenzione2; non vi è infatti nessuna persona, né in cielo né sulla terra, fra le creature, che ci ami più di Gesù Cristo3, il quale, pur essendo in forma di Dio, ha abbassato se stesso prendendo forma di uomo e di servo per noi, e si è fatto in tutto simile ai suoi fratelli. Se dunque dovessimo trovare un altro intercessore con dell’affetto per noi4, chi troveremmo che ci amasse maggiormente di colui che ha dato la sua vita per noi, sebbene fossimo suoi nemici5? E se bisogna trovarne uno che abbia credito e potere, chi è che ne ha quanto colui che è seduto alla destra del Padre e che ha ogni potere in cielo e sulla terra6? E chi sarà più esaudito dello stesso diletto Figlio di Dio?
Solo la diffidenza dunque ha introdotto questo costume di disonorare i santi piuttosto che onorarli, facendo ciò che mai essi hanno fatto né domandato, ma che hanno costantemente rifiutato, e secondo il loro dovere, come appare dai loro scritti7. Non bisogna qui aggiungere come pretesto che non siamo degni, perché non si tratta di presentare le nostre preghiere in base alla nostra dignità, ma solo all’eccellenza e dignità di Gesù Cristo8, la cui giustizia è nostra per mezzo della fede. Pertanto, l’apostolo, volendoci togliere questo sciocco timore, o meglio sfiducia, ci dice giustamente che Gesù Cristo è stato fatto in tutto simile ai suoi fratelli, affinché fosse sommo sacerdote, misericordioso e fedele per purificare i peccati del popolo. Infatti, proprio perché ha sofferto essendo tentato, può anche soccorrere coloro che sono tentati9; e poi, per darci maggior coraggio per avvicinarci a lui, egli dice: «Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezza, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno»10. Lo stesso apostolo dice che abbiamo libertà di entrare nel luogo santo per il sangue di Gesù; perciò accostiamoci – egli dice – nella certezza della fede, ecc.11. E ancora: Cristo ha un sacerdozio perpetuo, perciò egli può salvare appieno quelli che si accostano a Dio per mezzo di lui, vivendo sempre per intercedere per loro12. Che cosa occorre di più, dal momento che Cristo stesso afferma: «Io sono la via, la verità, e la vita: nessuno viene al Padre mio se non per mezzo di me»13? A che fine cercheremmo un altro avvocato14, dal momento che è piaciuto a Dio donarci il suo proprio Figlio come nostro avvocato15? Non abbandoniamolo per prenderne un altro o, piuttosto, per cercare senza mai trovare, poiché quando Dio ce lo ha donato sapeva bene che noi eravamo peccatori. Per questo, secondo il comandamento di Cristo, invochiamo il Padre celeste per mezzo di Cristo nostro solo mediatore, come ci ha insegnato nel “Padre Nostro”16, essendo certi che qualunque cosa domanderemo al Padre nel suo nome la otterremo17.
11 Timoteo 2:5; 1 Giovanni 2:1; Romani 8:33.
2Osea 13:9; Geremia 2:13; Geremia 2:23.
3Giovanni 10:11; 1 Giovanni 4:10; Romani 5:8; Efesini 3:19; Giovanni 15:13:.
4Filippesi 2:7.
5Romani 5:8.
6Marco 16:19; Colossesi 3:1; Romani 8:33; Matteo 11:27; Matteo 28:18.
7Atti 10:26; Atti 14:15.
8Daniele 9:17-18; Giovanni 16:23; Efesini 3:12; Atti 4:12; 1 Corinzi 1:31; Efesini 2:18.
9Ebrei 2:17-18.
10Ebrei 4:14-16.
11Ebrei 10:19; Ebrei 10:22.
12Ebrei 7:24-25.
13Giovanni 14:6.
14Salmi 44:21.
151 Timoteo 2:5; 1 Giovanni 2:1; Romani 8:33.
16Luca 11:2.
17Giovanni 4:17; Giovanni 16:23; Giovanni 14:13.
Articolo 27 – La chiesa cattolica
Crediamo e confessiamo una sola chiesa cattolica, cioè universale1, che è una santa congregazione e assemblea dei veri fedeli cristiani che si aspettano tutta la loro salvezza in Gesù Cristo, essendo lavati mediante il suo sangue, e santificati e sigillati mediante lo Spirito Santo. Questa chiesa è esistita fin dall’inizio del mondo ed esisterà anche fino alla fine2, come è evidente dal fatto che Cristo è re eterno e non può essere tale senza sudditi3. E questa santa chiesa è conservata da Dio contro la rabbia del mondo intero4, sebbene per qualche tempo sia molto piccola agli occhi degli uomini e quasi come estinta5, come avvenne durante il tempo così pericoloso di Achab, quando il Signore si è riservato settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal6. Inoltre, questa santa chiesa non è situata, legata, o limitata in un certo luogo o a certe persone, ma è diffusa e dispersa per tutto il mondo, essendo tuttavia collegata e unita di cuore e di volontà7 in un medesimo spirito, per la virtù della fede8.
1Isaia 2:2; Salmi 46:5; Salmi 102:14; Geremia 31:36.
2Matteo 28:20; 2 Samuele 7:16.
3Luca 1:32-33; Salmi 89:37-38; Salmi 110:2-4.
4Matteo 16:18; Giovanni 16:33; Genesi 22:17; 2 Timoteo 2:19.
5Luca 12:32; Isaia 1:9; Apocalisse 12:6; Apocalisse 12:14; 17:21; Matteo 16:18.
6Romani 12:14; Romani 11:2; Romani 11:4; 1 Re 19:18; Isaia 1:9; Romani 9:29.
7Atti 4:32.
8Efesini 4:3-4.
Articolo 28 – La comunione dei santi con la vera chiesa
Crediamo che, poiché questa santa assemblea e congregazione è l’assemblea dei salvati e che non vi è salvezza al di fuori di essa1, che nessuno, di qualsiasi stato e qualità sia, debba ritirarsi in disparte per accontentarsi della sua persona2, ma che tutti insieme debbano raggiungerla e unirsi ad essa, mantenendo l’unità della chiesa3, sottomettendosi alla sua istruzione e disciplina piegando il collo sotto il giogo di Gesù Cristo4, e servendo all’edificazione dei fratelli secondo i doni che Dio ha posto in loro, come membra comuni di un medesimo corpo5. E perché ciò possa essere meglio salvaguardato, è dovere di tutti i fedeli, secondo la parola di Dio, di separarsi da coloro che non appartengono alla chiesa6 per raggiungere questa assemblea ovunque Dio l’abbia posta7, anche nel caso in cui i magistrati e gli editti dei principi fossero contrari e ne dipendesse la morte e la punizione corporale8. Infatti, tutti coloro che si separano da essa o non si uniscono a essa, agiscono contro il comandamento di Dio.
11 Pietro 3:20; Gioele 2:32.
2Atti 2:40; Isaia 52:11.
3Salmi 22:23; Efesini 4:3; Efesini 4:12; Ebrei 2:12.
4Salmi 2:10-12; Matteo 11:29.
5Efesini 4:12; Efesini 4:16; 1 Corinzi 12:12.
6Atti 2:40; Isaia 52:11; 2 Corinzi 6:17; Apocalisse 18:4.
7Matteo 12:30; Matteo 24:28; Isaia 49:22; Apocalisse 17:14.
8Daniele 3:17-18; Daniele 6:8-10; Apocalisse; Atti 4:17; Atti 4:19; Atti 17:7; Atti 18:3.
Articolo 29 – I segni della vera chiesa
Crediamo che bisogna discernere diligentemente e con grande prudenza, mediante la parola di Dio, quale sia la vera chiesa, dal momento che tutte le sètte che sono oggi nel mondo si fregiano del nome di chiesa. Non parliamo qui della compagnia degli ipocriti che sono frammisti ai buoni nella chiesa senza tuttavia esserne parte, sebbene vi siano presenti in quanto al corpo1, ma diciamo di distinguere il corpo e la comunione della vera chiesa da tutte le altre sètte che affermano di essere la chiesa. I segni per conoscere la vera chiesa sono questi: se la chiesa pratica la pura predicazione del Vangelo2, se essa pratica la pura amministrazione dei sacramenti, come Cristo li ha ordinati3, se pratica la disciplina ecclesiastica per correggere i vizi4. In breve, se ci si regola secondo la pura parola di Dio rigettando tutte le cose contrarie ad essa5, avendo Gesù Cristo come il solo capo6. In base a questo si può essere sicuri di conoscere la vera chiesa, ed è dovere di ognuno di non esserne separato. E quanto a coloro che sono della chiesa, li si può conoscere attraverso le caratteristiche dei cristiani, cioè la fede7, quando, avendo ricevuto un solo salvatore Gesù Cristo8, essi fuggono il peccato e seguono la giustizia9amando il vero Dio e il loro prossimo, senza rivolgersi né a destra o a sinistra, crocifiggendo la loro carne con le sue opere10. Non che non vi sia una grande infermità in loro, ma essi combattono contro di essa per lo Spirito tutti i giorni della loro vita11, ricorrendo continuamente al sangue, alla morte, passione e obbedienza del Signore Gesù, mediante il quale essi hanno remissione dei loro peccati nella fede in lui12. Quanto alla falsa chiesa, essa attribuisce a se stessa e ai suoi ordinamenti più autorità che non alla parola di Dio13. Essa non vuole assoggettarsi al giogo di Cristo14. Essa non amministra i sacramenti secondo quanto Cristo ha ordinato per mezzo della sua parola, ma vi aggiunge e toglie a suo piacimento. Essa si fonda più sugli uomini che su Gesù Cristo; perseguita coloro che vivono santamente secondo la parola di Dio15 e la riprendono per i suoi vizi, per le sue avarizie, per le sue idolatrie16. Queste due chiese sono facilmente riconoscibili e distinguibili l’una dall’altra.
14Salmi 2:3.
15Apocalisse 12:4; Giovanni 16:2.16Apocalisse 17:3-4; Apocalisse 17:6.
Articolo 30 – Il governo della chiesa
Crediamo che questa vera chiesa debba essere condotta secondo il governo spirituale che nostro Signore ci ha insegnato con la sua parola: cioè, che vi siano dei ministri o pastori per predicare la parola di Dio e amministrare i sacramenti1; che vi siano anche dei sorveglianti e dei diaconi, per essere con i pastori come il senato della chiesa2 e con questo mezzo conservare la vera religione, e far sì che la vera dottrina abbia il suo corso, così che gli uomini viziosi siano corretti spiritualmente e tenuti a freno3, affinché in questo modo i poveri e tutti gli afflitti siano soccorsi e consolati, secondo il loro bisogno. In questo modo, ogni sarà ben fatta e con ordine nella chiesa, quando queste persone saranno scelte fedeli e secondo la regola data da Paolo a Timoteo4.
1Efesini 4:11; 1 Corinzi 4:1-2; 2 Corinzi 5:20; Giovanni 20:23; Atti 26:17-18; Luca 10:16.
2Atti 6:3; Atti 14:23.
3Matteo 18:17; 1 Corinzi 5:4-5.
41 Timoteo 3:1; Tito 1:5.
Articolo 31 – La vocazione dei ministri della chiesa
Crediamo che i ministri della parola di Dio,1 gli anziani e i diaconi2 devono essere eletti nei loro uffici mediante elezione legittima della chiesa, con l’invocazione del nome di Dio, con ordine, come la parola di Dio insegna. Ciascuno dunque deve fare ben attenzione a non intrufolarsi con mezzi illeciti, ma deve attendere il tempo in cui sia chiamato da Dio3, affinché abbia la testimonianza della sua vocazione, per essere certo e assicurato che essa è dal Signore. Quanto ai ministri della parola, in qualsiasi luogo essi siano, hanno medesimo potere e autorità, essendo tutti ministri di Gesù Cristo4, solo vescovo universale e solo capo della chiesa5. Inoltre, affinché la santa ordinanza di Dio non sia violata o disprezzata, diciamo che ciascuno deve tenere i ministri della parola e gli anziani della chiesa in una singolare stima, per l’opera che compiono, ed essere, per quanto è possibile, in pace con loro, senza mormorii, dibattiti, o contese6.
11 Timoteo 5:2.
2Atti 6:3.
3Geremia 23:21; Ebrei 5:4; Atti 1:23; Atti 13:2.
41 Corinzi 4:1; 1 Corinzi 3:9; 2 Corinzi 5:20; Atti 26:16-17.
51 Pietro 2:25; 1 Pietro 5:4; Isaia 61:1; Efesini 1:22; Colossesi 1:18.61 Tessalonicesi 5:12-13; 1 Timoteo 5:17; Ebrei 13:17.
Articolo 32 – L’autorità della chiesa nell’istituire ordinamenti e nell’amministrare la disciplina
Crediamo quindi che, sebbene sia utile e buono che i conduttori della chiesa stabiliscano e dispongano un certo ordine fra di loro per la conservazione del corpo della chiesa, devono fare ben attenzione a non discostarsi da ciò che Cristo, il nostro unico maestro, ci ha ordinato1. Perciò rigettiamo tutte le invenzioni umane e tutte le leggi che si vorrebbero introdurre per servire Dio, e con esse legare e costringere le coscienze in un qualsiasi modo2. Riceviamo dunque solamente ciò che è serve a preservare e alimentare concordia e unione, e a conservare tutto nell’obbedienza di Dio. A questo scopo è richiesta la scomunica fatta secondo la parola di Dio, con tutto ciò che ne dipende3.
1Colossesi 2:6-7.
21 Corinzi 7:23; Matteo 15:9; Isaia 29:13; Galati 5:1; Romani 16:17-18.
3Matteo 18:17; 1 Corinzi 5:5; 1 Timoteo 1:20.
Articolo 33 – I sacramenti
Crediamo che il nostro buon Dio, avendo riguardo alla nostra durezza ed infermità, ci ha ordinato dei sacramenti per suggellare in noi le sue promesse1, perché fossero pegni della buona volontà e grazia di Dio verso di noi, e anche per nutrire e sostenere la nostra fede. Egli li ha aggiunti alla parola del Vangelo, per meglio rappresentare ai nostri sensi esteriori sia quello che egli ci dà ad intendere per mezzo della sua parola, sia ciò che opera interiormente nei nostri cuori, nel ratificare in noi la salvezza che ci comunica. Infatti, questi sono segni e sigilli visibili della realtà interiore e invisibile, mediante i quali Dio opera in noi per la virtù dello Spirito Santo. I segni non sono quindi vani e vuoti, per ingannarci e deluderci, perché essi hanno Gesù Cristo per loro verità, senza il quale non sarebbero nulla2. Inoltre, ci accontentiamo del numero dei sacramenti che Cristo nostro maestro ci ha ordinato: essi sono due soltanto, cioè il sacramento del battesimo e della santa cena di Gesù Cristo3.
1Romani 4:11; Genesi 9:13; Genesi 17:11.
2Colossesi 2:11; Colossesi 2:17; 1 Corinzi 5:7.
3Matteo 26:36; Matteo 28:19.
Articolo 34 – Il battesimo
Crediamo e confessiamo che Gesù Cristo, che è il fine della legge1, mediante lo spargimento del suo sangue ha posto fine a tutti gli altri spargimenti di sangue che si potrebbero o vorrebbero fare come propiziazione o soddisfazione dei peccati e, avendo abolito la circoncisione che si faceva con il sangue, ha ordinato al suo posto il sacramento del battesimo2, mediante il quale siamo ricevuti nella chiesa di Dio e separati da tutti gli altri popoli e da tutte le altre religioni, per essere interamente consacrati a lui portando il suo distintivo e la sua insegna, e ci serve di testimonianza che egli sarà il nostro Dio per sempre, essendo per noi Padre propizio. Egli ha perciò comandato di battezzare tutti coloro che sono suoi nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, con acqua pura3, mostrandoci con questo che come l’acqua lava la sporcizia del corpo quando viene versata su noi – acqua che si vede anche sul corpo del battezzato e che lo bagna – così fa il sangue di Cristo, mediante lo Spirito Santo, interiormente nell’anima, bagnandola e nettandola dai suoi peccati e rigenerandoci da figli d’ira in figli di Dio4. Non che l’acqua materiale faccia questo, ma è l’aspersione del prezioso sangue del Figlio di Dio5, che è il nostro Mar Rosso, attraverso il quale ci fa passare per sfuggire alla tirannia di Faraone, che è il diavolo, ed entrare nella terra spirituale di Canaan. Così i ministri ci danno, da parte loro, il sacramento e ciò che è visibile6, ma nostro Signore ci dà ciò che è significato dal sacramento, cioè i doni e le grazie invisibili, lavando, purificando e nettando le nostre anime da ogni sporcizia e iniquità7, rinnovando i nostri cuori e riempiendoli di ogni consolazione, donandoci vera assicurazione della sua bontà paterna, rivestendoci del nuovo uomo e spogliandoci del vecchio uomo con tutte le sue opere8. Per questo crediamo che chiunque desidera fermamente di pervenire alla vita eterna deve essere una volta battezzato di un solo battesimo, senza mai ripeterlo9; infatti, non possiamo nascere due volte. Questo battesimo non giova solo quando l’acqua viene versata su di noi e noi la riceviamo, ma giova tutto il tempo della nostra vita10. Al riguardo, detestiamo l’errore degli Anabattisti, che non si accontentano di un solo battesimo che hanno una volta ricevuto e condannano, inoltre, il battesimo dei bambini dei fedeli, che noi crediamo debbano essere battezzati e sigillati col segno del patto11, come un tempo i bambini erano circoncisi in Israele12, in base alle stesse promesse che sono fatte ai nostri figli. E in realtà Cristo ha sparso il suo sangue non meno per lavare i piccoli bambini dei fedeli che per gli adulti13, questo è il motivo per cui essi devono ricevere il segno e il sacramento di ciò che Cristo ha fatto per loro, come nella legge il Signore comandava che si comunicasse loro il sacramento della morte e passione di Cristo offrendo per loro, poco dopo la loro nascita, un agnello che era il sacramento di Gesù Cristo14. Inoltre, ciò che faceva la circoncisione per il popolo ebraico, il battesimo lo fa nei riguardi dei nostri bambini, e questa è la ragione per cui Paolo chiama il battesimo “circoncisione di Cristo”15.________________________
2Colossesi 2:11; 1 Pietro 3:21; 1 Corinzi 10:2.
41 Corinzi 6:11; Tito 3:5; Ebrei 9:14; 1 Giovanni 1:7; Apocalisse 1:6.
5Giovanni 19:34.
6Matteo 3:11; 1 Corinzi 3:5.
7Efesini 5:26; Atti 22:16; 1 Pietro 3:21.
8Galati 3:27; 1 Corinzi 12:13; Efesini 4:22-24.
9Marco 16:16; Matteo 28:19; Efesini 4:5; Ebrei 6:2.
10Atti 2:38; Atti 8:16.
11Matteo 19:14; 1 Corinzi 7:14.
12Genesi 17:11.
13Colossesi 2:11-12.14Giovanni 1:29; Levitico 12:6.15Colossesi 2:11.
Articolo 35 – La cena del Signore
Crediamo e confessiamo che il nostro Signore Gesù Cristo ha ordinato e istituito il sacramento della santa cena1, per nutrire e sostentare coloro che egli ha già rigenerato e incorporato nella sua famiglia, che è la sua chiesa. Ora, coloro che sono rigenerati hanno in loro due vite2: l’una corporale e temporale, che hanno avuto dalla loro prima nascita ed è comune a tutti; l’altra spirituale e celeste3, che è loro donata nella seconda nascita, operata per la parola del Vangelo4, nella comunione del corpo di Cristo, e questa vita non è comune che agli eletti di Dio5. Così, Dio ci ha donato per il sostentamento della vita corporale e terrena un pane terreno e materiale, adatto a questo scopo, che è comune a tutti, come pure la vita; ma per sostentare la vita spirituale e celeste che si trova nei fedeli, egli ha inviato loro un pane vivente che è disceso dal cielo, cioè Gesù Cristo6, che nutre e sostenta la vita spirituale dei fedeli, essendo mangiato, cioè applicato e ricevuto per la fede nello spirito7. Per rappresentarci questo pane spirituale e celeste, Cristo ha ordinato un pane terreno e visibile che è sacramento del suo corpo, e il vino per sacramento del suo sangue8, per assicurarci che con la stessa certezza con cui prendiamo e teniamo il sacramento nelle nostre mani, e lo mangiamo e beviamo nelle nostre bocche, dal quale la nostra vita è poco dopo alimentata, noi riceviamo per fede (che è mano e bocca della nostra anima) il vero corpo e il vero sangue di Cristo, nostro solo Salvatore, nelle nostre anime, per la nostra vita spirituale9. Questa è una cosa sicura: che Gesù Cristo non ci ha raccomandato i suoi sacramenti invano. Pertanto, egli opera in noi tutto ciò che ci rappresenta mediante questi segni sacri, sebbene la maniera oltrepassi il nostro intendimento e ci sia incomprensibile, come segreta e incomprensibile è l’opera dello Spirito Santo. Quindi, non ci inganniamo nel dire che ciò che è mangiato è il corpo proprio e naturale di Cristo e che è il suo proprio sangue ciò che beviamo10, ma la maniera in cui lo mangiamo non è la bocca ma lo spirito mediante la fede. Così, Gesù Cristo resta sempre seduto alla destra di Dio suo Padre nel cielo11, ma non per questo cessa dal comunicarsi a noi mediante la fede. Questo banchetto è una tavola spirituale nella quale Cristo si comunica a noi con tutti i suoi benefici e ci fa gioire in essa, tanto di lui stesso che del merito della sua morte e passione12, nutrendo, fortificando e consolando la nostra povera anima desolata, mediante la manducazione della sua carne, e sollevandola e ricreandola mediante la bevanda del suo sangue13. Inoltre, benché i sacramenti siano congiunti alla realtà significata, essi non sono tuttavia ricevuti da tutti con queste due cose: il malvagio riceve sì il sacramento a sua condanna14, ma non riceve la verità del sacramento, come Giuda e Simon Mago ricevono sì entrambi il sacramento, ma non Cristo che è da esso significato, cosa questa che viene comunicata solo ai fedeli. Infine, riceviamo questo santo sacramento nell’assemblea del popolo di Dio con umiltà e riverenza15, facendo fra noi una santa memoria della morte di Cristo nostro Salvatore con azione di grazie, e facendovi confessione della nostra fede e religione cristiana. Nessuno deve quindi presentarsi se non dopo aver bene esaminato se stesso, per timore che nel mangiare di questo pane e bevendo di questo calice egli non mangi e beva il suo giudizio16. In breve, attraverso l’uso di questo santo sacramento siamo spinti a un ardente amore verso Dio e verso il nostro prossimo. Rigettiamo dunque tutte le zizzanie e le deprecabili invenzioni che gli uomini hanno aggiunto e mescolato ai sacramenti, come loro profanazioni, e diciamo che ci si deve accontentare dell’ordinamento che Cristo e i suoi apostoli ci hanno insegnato e parlare come essi hanno parlato.
1Matteo 26:26; Marco 14:22; Luca 22:19; 1 Corinzi 11:23-24.
2Giovanni 3:6.
3Giovanni 3:5.
4Giovanni 5:23; Giovanni 5:25.
51 Giovanni 5:12; Giovanni 10:28.
6Giovanni 6:22-23; Giovanni 6:51.
7Giovanni 6:63.
8Marco 6:26.
91 Corinzi 10:16-17; Efesini 3:17; Giovanni 6:35.
10Giovanni 6:55-56; 1 Corinzi 10:16.
11Atti 3:21; Marco 16:19; Matteo 26:11.
12Matteo 26:26 (e a seguire); Luca 22:19-20; 1 Corinzi 10:2-4.
13Isaia 55:2; Romani 8:22-23.
141 Corinzi 11:29; 2 Corinzi 6:14-15; 1 Corinzi 2:14.
15Atti 2:42; Atti 20:7.
161 Corinzi 11:27-28.
Articolo 36 – Il magistrato
Crediamo che il nostro buon Dio, a causa della depravazione del genere umano, ha ordinato re, principi e magistrati1, volendo che il mondo sia governato per mezzo di leggi e ordinamenti così che gli eccessi degli uomini siano repressi e tutto si faccia con buon ordine tra gli uomini. A tal fine egli ha posto la spada nelle mani del magistrato per punire i malvagi e preservare le persone dabbene. Il loro ufficio non è solo quello di fare attenzione e vigilare per il bene dello stato civile, ma anche quello di preservare il sacro ministero, affinché sia promosso così il regno di Cristo. Perciò devono far predicare la parola del Vangelo dappertutto, affinché Dio sia onorato e servito da ciascuno, come egli richiede mediante la sua parola. Inoltre, ognuno, di qualsiasi qualità, condizione, o stato appartenga, deve essere sottomesso ai magistrati3 e pagare i tributi4, onorarli e rispettarli e obbedire loro in tutto ciò che non è contrario alla parola di Dio5, pregando per loro nelle loro orazioni perché il Signore voglia dirigerli in tutte le loro vie e noi possiamo condurre una vita pacifica e tranquilla in tutta pietà e onestà6. Al riguardo, detestiamo l’errore degli Anabattisti e degli altri rivoltosi, e in generale di tutti coloro che vogliono rifiutare le autorità e i magistrati e sovvertire la giustizia7, stabilendo la comunione di beni e confondendo l’onestà che Dio ha posto tra gli uomini8.
1Esodo 18:20 (e a seguire); Romani 13:1; Proverbi 8:15; Geremia 21:12; Geremia 22:2-3; Salmi 82:1; Salmi 82:6; Salmi 101:2; Deuteronomio 1:15-16; Deuteronomio 16:18; Deuteronomio 17:15; Daniele 2:21; Daniele 2:37; Daniele 5:18.
Articolo 37 – Il giudizio finale, la risurrezione della carne e la vita eterna
Infine, crediamo, secondo la parola di Dio, che quando sarà giunto il tempo stabilito dal Signore (il quale è sconosciuto a tutte le creature)1 e il numero degli eletti sarà completo, nostro Signore Gesù Cristo verrà dal cielo corporalmente e visibilmente, così come vi è asceso2, con grande gloria e maestà, per dichiararsi giudice dei vivi e dei morti3, mettendo a fuoco e fiamme questo vecchio mondo per purificarlo4. E allora compariranno personalmente davanti a questo grande giudice tutte le creature umane, uomini, donne e bambini, che saranno esistiti dall’inizio del mondo fino alla fine5, essendovi convocati dalla voce dell’arcangelo e dal suono della tromba divina6; infatti, tutti coloro che saranno morti prima di quel momento risorgeranno dalla terra, lo spirito essendo congiunto ed unito col proprio corpo nel quale era vissuto7. E quanto a coloro che vivranno allora, essi non moriranno come gli altri, ma saranno cambiati in un batter d’occhio, dalla corruttibilità all’incorruttibilità8. Allora i libri saranno aperti (ossia le coscienze) e i morti saranno giudicati secondo le cose che avranno fatto in questo mondo, sia bene sia male9; sì, gli uomini renderanno conto di tutte le parole oziose che avranno pronunciato, che il mondo non stima che giochi e passatempi10 e allora le azioni e i pensieri segreti e le ipocrisie degli uomini saranno svelati pubblicamente davanti a tutti11. E quindi a ragione il pensiero di questo giudizio è orribile e spaventoso per i cattivi e i malvagi12 e assai desiderabile e di grande consolazione per i buoni e gli eletti, poiché allora sarà compiuta la loro piena redenzione e riceveranno i frutti delle fatiche e dei travagli che avranno sostenuto13; la loro innocenza sarà apertamente conosciuta da tutti, ed essi vedranno la terribile vendetta che Dio farà dei malvagi14 che li avranno tiranneggiati, afflitti e tormentati in questo mondo15, i quali saranno convinti per la testimonianza delle loro stesse coscienze16 e saranno resi immortali in modo tale da poter essere tormentati nel fuoco eterno17, che è preparato per il diavolo e per i suoi angeli18. Al contrario, i fedeli ed eletti saranno coronati di gloria e d’onore19, il Figlio di Dio confesserà il loro nome davanti a Dio suo Padre e ai suoi santi angeli eletti20, ogni lacrima sarà asciugata dai loro occhi21, la loro causa, al presente condannata da parecchi giudici e magistrati come eretica e malvagia, sarà riconosciuta come la causa del Figlio di Dio22 e come ricompensa gratuita il Signore farà possedere loro una gloria tale che nessun cuore d’uomo potrebbe immaginare23. Perciò attendiamo questo grande giorno con desiderio, per gioire appieno delle promesse di Dio in Cristo Gesù nostro Signore24. Amen. Sì, vieni Signore Gesù25!
9Apocalisse 20:12-13; 1 Corinzi 4:5; Romani 14:11-12; Giobbe 34:11; Giovanni 5:24; Daniele 12:2; Salmi 62:12; Matteo 11:22; Matteo 23:33; Giovanni 5:29; Romani 2:5-6; 2 Corinzi 5:10; Ebrei 6:2.
13Luca 21:28; 1 Giovanni 3:2; 1 Giovanni 4:17; Apocalisse 14:7; 2 Tessalonicesi 1:5-7; Luca 14:14.14Daniele 7:26.

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