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Timestamp: 2017-10-22 20:54:57+00:00

Document:
corte di cassazione - sezioni semplici - impugnazioni
Sentenza di non luogo a procedere – art. 425 c.p.p. – legge 103 del 2017 – entrata in vigore – impugnabilità – ricorso per cassazione.
In difetto di una specifica disciplina intertemporale, le sentenze di non luogo a procedere, pronunciate ai sensi dell’art. 425 c.p.p., emesse prima dell’entrata in vigore delle norme di cui agli artt. 38,39 e 40 della legge n. 103 del 2017, modificative dell’art. 428 c.p.p., sono impugnabili secondo le norme previgenti; le nuove disposizioni trovano applicazione solo per i provvedimenti emessi dopo l’entrata in vigore del nuovo testo normativo.
Archiviazione – particolare tenuità del fatto – ricorso per cassazione – art. 409, comma 6, c.p.p. – iscrizione nel casellario giudiziario – provvedimento non definitivo – impugnazione – mancanza di interesse.
Il provvedimento di archiviazione per particolare tenuità del fatto non è ricorribile per Cassazione, ad esclusione delle ipotesi previste dall’art. 409, comma 6, c.p.p. (casi di nullità previsti dall’art. 127, comma 5, c.p.p.) sia perché espressamente previsto dalla norma de qua, e sia perché il provvedimento di archiviazione non risulta iscrivibile nel casellario giudiziario, trattandosi di provvedimento non definitivo, e pertanto viene a mancare l’interesse ad impugnare, non risultando il provvedimento lesivo di alcun interesse dell’indagato.
Giudizio di appello – sentenza di condanna – riforma – rinnovazione istruttoria dibattimentale - testimonianza – persona offesa – prova decisiva – CEDU
L’art. 603, comma 3, c.p.p. in applicazione dell’art. 6 della CEDU, deve essere interpretato nel senso che il giudice di appello per pronunciare sentenza di assoluzione in riforma della condanna del giudice di primo grado, deve preventivamente rinnovare la prova testimoniale della persona offesa, quando, costituendo prova decisiva, intenda valutarne diversamente l’attendibilità, salvo il caso in cui tale prova risulti travisata per omissione, invenzione o falsificazione.
La Corte ribadisce, inoltre, che la motivazione rafforzata da parte del giudice di appello è doverosa, non solo nel caso di pronuncia di condanna in seguito ad assoluzione pronunciata in primo grado, ma anche nel caso di pronuncia di assoluzione a seguito di precedente sentenza di condanna.
Ne bis in idem – ricorso per cassazione – identità del fatto – accertamento
La violazione del principio del ne bis in idem da parte dell’imputato già condannato per lo stesso fatto, non può essere sollevata per la prima volta in cassazione, perché l’accertamento dell’identità del fatto comporta un esame nel merito precluso ai giudici di legittimità
Cass., sez. III, 14 luglio 2017, n. 34514
Immediata declaratoria delle cause di non punibilità - giudizio di cassazione - ammissibilità
L'obbligo di immediata declaratoria delle cause di non punibilità vale anche in sede di legittimità, tanto da escludere che il vizio di motivazione della sentenza impugnata, che dovrebbe ordinariamente condurre al suo annullamento con rinvio, possa essere rilevato dalla Corte di cassazione che, in questi casi, deve invece dichiarare l'estinzione del reato. In caso di annullamento, infatti, il giudice del rinvio si troverebbe nella medesima situazione, che gli impone l'obbligo dell'immediata declaratoria della causa di estinzione del reato. E ciò, anche in presenza di una nullità di ordine generale che, dunque, non può essere rilevata nel giudizio di legittimità, essendo l'inevitabile rinvio al giudice del merito incompatibile con il principio dell'immediata applicabilità della causa estintiva.
Cass., sez. III, 20 giugno 2017, n. 30685
Particolare tenuità del fatto – archiviazione – iscrizione nel casellario – esclusione - ricorso per cassazione – limiti
Il provvedimento di archiviazione per particolare tenuità del fatto non è ricorribile per cassazione, ad esclusione delle ipotesi previste nel comma 6 dell’art. 409 c.p.p. (casi di nullità previsti dall’art. 127, comma 5, c.p.p.) sia perché espressamente previsto dall’ar.t 409, comma 6, c.p.p., sia perché il provvedimento di archiviazione non risulta iscrivibile nel casellario giudiziale, trattandosi di provvedimento non definitivo, e pertanto viene a mancare l’interesse a impugnare, non risultando il provvedimento lesivo di alcun interesse a impugnare.
Cass., sez. II, 19 giugno 2017, n. 30627
Ricorso per cassazione – inammissibilità – motivi - manifesta infondatezza – criteri di valutazione
Il giudice di legittimità, ai fini della declaratoria di inammissibilità del ricorso, non deve operare una arbitraria delibazione sulla infondatezza (mera o manifesta) dei motivi, ma deve valutare: con riferimento ai motivi con i quali si deducono inosservanza o erronea applicazione di leggi, se gli stessi risultano caratterizzati da evidenti errori di diritto nell’interpretazione della norma posta a sostegno del ricorso; invece, con riferimento a motivi che deducono vizi di motivazione, deve essere valutato se gli stessi motivi muovano censure o critiche sostanzialmente vuote di significato in quanto contrastanti in modo manifesto con gli atti processuali.
La Corte ribadisce inoltre che il ricorso per cassazione che pone questioni oggetto di contrasti nella giurisprudenza di legittimità non può essere dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza, da ciò consegue che può essere rilevata la prescrizione del reato maturata nelle more della sua discussione.
Cass., sez. IV, 31 maggio 2017, n. 27323
Particolare tenuità del fatto – erronea affermazione di una causa ostativa (abitualità) – giudizio di cassazione – annullamento senza rinvio
Qualora si possa desumere dal tenore della motivazione che il giudice di merito abbia ritenuto che l’unica ragione ostativa alla sussumibilità del fatto nell’ipotesi prevista dall’art. 131 bis c.p. fosse l’abitualità della condotta, il venir meno di tale condizione rende superfluo il rinvio, potendo la stessa Corte di cassazione, a norma dell’art. 620, comma 1, lett. l), c.p.p. annullare la sentenza e dichiarare non punibile il fatto perché particolarmente tenue.
Cass., sez. III, 27 aprile 2017, n. 19958
Rinnovo dell’istruzione dibattimentale – appello – sentenza di assoluzione – reformatio in peius – valutazione della testimonianza
Il rinnovo dell’istruzione dibattimentale in appello per la riforma di una sentenza di assoluzione, non è necessario nel caso in cui la testimonianza è valutata in modo non difforme nei due gradi di giudizio, ma riceve una valutazione, non relativa al contenuto, ma al rapporto con le altre prove, di attendibilità più aderente alla ricostruzione del fatto da porre a fondamento della decisione.
Cass, sez. IV, 18 aprile 2017, n. 18786
Impugnazioni – appello – motivazione
La sentenza di appello che riformi totalmente la decisione di primo grado, ha l'obbligo di delineare le linee portanti del proprio alternativo ragionamento probatorio e di confutare specificamente i più rilevanti argomenti della motivazione della prima sentenza. Tale pronuncia, pertanto, deve essere corredata da una motivazione che, sovrapponendosi a quella della sentenza riformata, dia conto delle scelte operate e della maggiore considerazione accordata ad elementi di prova diversi o diversamente valutati. (Nel caso concreto il mancato assolvimento di tale obbligo di motivazione rafforzata della pronuncia di appello, recante la condanna dell'agente ex art. 187 Codice della Strada, comporta l'annullamento della stessa.)

References: Sentenza 
 art. 425
 art. 409
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 187