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Messa Alla Prova - Cassazione Penale 29/07/2016 N° 33216 - Legge semplice
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Messa Alla Prova – Cassazione Penale 29/07/2016 N° 33216
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Numero: 33216
Testo completo della Sentenza Messa alla prova – Cassazione penale 29/07/2016 n° 33216:
avverso l’ordinanza del 08/05/2015 del Tribunale di Firenze;
lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. GALLI Massimo, che ha concluso per l’annullamento dell’ordinanza impugnata, con rinvio degli atti al Tribunale di Firenze per nuovo esame.
1. All’esito dell’udienza preliminare R.M. è stato rinviato a giudizio davanti al Tribunale di Firenze per il reato di cui al D.P.R. n. 309, art. 73, comma 1; alla prima udienza del 20 febbraio 2015, tenutasi dopo una serie di rinvii, il pubblico ministero, preliminarmente all’apertura del dibattimento, ha modificato l’imputazione, riqualificando i fatti ai sensi dell’art. 73, comma 5, D.P.R. cit., ipotesi trasformata da circostanza attenuante in reato autonomo per effetto della modifica introdotta dal D.L. n. 36 del 2014, art. 1, comma 24 ter, lett. a), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 79 del 2014 ; l’imputato ha formulato richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova, depositando contestualmente l’istanza inviata all’ufficio di esecuzione penale esterna per l’elaborazione del programma di trattamento; all’udienza dell’8 maggio 2015, cui era stato rinviato il processo al fine di consentire ad altri imputati richiedenti di depositare il programma di trattamento, il Tribunale ha dichiarato inammissibile la richiesta.
4. Con decreto del 29 dicembre 2015 il Primo Presidente ha assegnato il ricorso alle Sezioni Unite, fissando per la trattazione l’odierna udienza camerale, ai sensi dell’art. 611 c.p.p.
2.1. Un primo indirizzo sostiene che l’ordinanza di rigetto dell’istanza di sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato emessa in dibattimento sia autonomamente e immediatamente impugnabile con ricorso per cassazione, in quanto il tenore letterale dell’art. 464 quater c.p.p., comma 7, include nella disciplina della ricorribilità qualsiasi provvedimento decisorio, prescindendo se di contenuto ammissivo o reiettivo, sottraendolo alla previsione generale di cui all’art. 586 c.p.p. , (Sez. 5, n. 4586 del 20/10/2015, R., Rv. 265627; Sez. 5, n. 24011 del 23/02/2015, B., Rv. 263777; Sez. 3, n. 27071 del 24/04/2015, Frasca, Rv. 263814; Sez. 2, n. 41762 del 02/07/2015, Dimitriu, Rv. 264888; Sez. 6, n. 36687 del 30/06/2015, Fagrouch, Rv. 264046; Sez. 2, n. 20602 del 06/05/2015, Corallo, Rv. 263787).
Questa conclusione viene rafforzata dalla considerazione secondo cui la sospensione del procedimento con messa alla prova presuppone lo svolgimento di un iter procedimentale “alternativo alla celebrazione del giudizio” (Sez. F, n. 35717 del 31/07/2014, Ceccaroni, Rv. 259935; Sez. F, n. 42318 del 09/09/2014, Valmaggi, Rv. 261096), sicché detta “alternatività” resta salvaguardata proprio dalla autonoma impugnabilità dell’ordinanza di rigetto (Sez. 6, n. 6483 del 09/12/2014, Gnocco).
3. Ad avviso delle Sezioni Unite vi sono ragioni per confermare, seppure con argomentazioni non del tutto coincidenti, l’orientamento secondo cui l’ordinanza del giudice del dibattimento che respinge la richiesta di messa alla prova presentata dall’imputato è impugnabile, ai sensi dell’art. 586 c.p.p. , solo con la sentenza di primo grado.
L’art. 464 quater c.p.p., regola anche la fase decisoria, prevedendo, innanzitutto, che il giudice, se non deve pronunciare sentenza di proscioglimento a norma dell’art. 129 c.p.p. , decide con ordinanza nel corso della stessa udienza, sentite le parti, ovvero in apposita udienza in camera di consiglio da fissare a tale scopo; inoltre, si precisa che possa sospendere il procedimento con messa alla prova quando, in base ai parametri di cui all’art. 133 c.p. , reputi idoneo il programma di trattamento e ritenga che l’imputato si asterrà dal commettere ulteriori reati.
5.1. Ebbene questo argomento non appare in grado di giustificare in pieno una deroga alla disciplina generale stabilita dall’art. 586 c.p.p. , comma 1.
La circostanza che l’art. 464 quater c.p.p. comma 7, menzioni l’imputato tra i soggetti legittimati a ricorrere per cassazione non è un argomento dirimente, in grado di far prevalere la tesi dell’immediata impugnabilità dell’ordinanza di rigetto, in quanto non può certo escludersi che l’imputato possa avere interesse a contestare l’ordinanza che lo ha ammesso alla prova. Ad esempio, può dedurre il mancato proscioglimento a norma dell’art. 129 c.p.p. , imposto al giudice dall’art. 464 quater c.p.p., comma 1; censurare l’ordinanza ammissiva in mancanza dell’accertamento sulla volontarietà della richiesta (art. 464 quater, comma 2); contestare l’erronea qualificazione del fatto, che potrebbe avere conseguenze sulla durata del periodo della messa alla prova; denunciare l’illegittimità del provvedimento con cui il giudice ha integrato o modificato il programma di trattamento senza acquisire il suo consenso, violando così il contraddittorio richiesto dall’art. 464 quater, comma 4.
5.2. D’altra parte, a sostegno della tesi favorevole all’impugnazione delle ordinanze di rigetto delle richieste di messa alla prova unitamente alla sentenza, ai sensi dell’art. 586 c.p.p. , viene menzionata la previsione contenuta nell’ultima parte dello stesso art. 464 quater, comma 7, secondo cui “l’impugnazione non sospende il procedimento”.
Peraltro, questa interpretazione si giustifica anche sul piano del sistema delle impugnazioni in generale, in quanto si pone come deroga all’art. 588 cod. proc. pen. , che prevede, come regola, la sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, salvo che la legge disponga altrimenti. Nel caso in esame il provvedimento impugnato è l’ordinanza di ammissione alla prova e l’art. 464 quater, comma 7, prevede, appunto, una deroga alla sospensione, consentendo che il relativo “procedimento” vada avanti nonostante l’impugnazione.
Analogo meccanismo è quello disciplinato in rapporto alla messa alla prova richiesta prima del giudizio, in cui il legislatore favorisce la riproposizione della domanda ogni qual volta venga rigettata, ponendo come limite ultimo quello della dichiarazione di apertura del dibattimento. Il recupero della richiesta attraverso la sua riproposizione porta ad escludere l’impugnabilità del provvedimento. Peraltro, l’opportunità della reiterazione dell’istanza consente all’interessato di giustificare anche nel merito la richiesta e al giudice di operare una piena rivalutazione. Solo il rigetto all’ultimo stadio, quello che avviene in apertura del dibattimento, apre la strada all’impugnazione del provvedimento negativo, ma attraverso l’appello proposto unitamente alla sentenza di primo grado, ai sensi dell’art. 586 c.p.p.
Con il ricorso per cassazione, cui si riferisce l’art. 464 quater c.p.p., comma 7, le contestazioni sono limitate ai motivi consentiti dall’art. 606 c.p.p. , relativi a violazioni di legge e a vizi di motivazione, quindi con esclusione delle questioni che attengono al merito delle scelte effettuate dal giudice.
Nel vaglio di ammissibilità della richiesta di messa alla prova al giudice è affidato una valutazione complessa, connotata da una forte discrezionalità del giudizio che riguarda l’an e il quomodo dell’istituto della messa alla prova in chiave di capacità di risocializzazione, verificando i contenuti prescrittivi e di sostegno rispetto alla personalità dell’imputato, che presuppone anche la valutazione dell’assenza del pericolo di recidiva. Il giudice non è chiamato solo ad accertare, seppure in base allo stato degli atti, la sussistenza del fatto e la corretta qualificazione giuridica, ma deve anche compiere un giudizio penetrante sulla persona dell’imputato attraverso gli atti del procedimento e le eventuali informazioni, acquisite tramite la polizia giudiziaria, i servizi sociali o altri enti pubblici, ritenute necessarie in relazione alle condizioni di vita personale, familiare, sociale ed economica dell’imputato (art. 464 bis c.p.p., comma 5), nonché attraverso le indagini svolte dall’ufficio di esecuzione penale esterna, che deve contribuire all’elaborazione del programma di trattamento; soprattutto, è chiamato a formulare un giudizio sull’idoneità del programma, quindi sui contenuti dello stesso, comprensivi sia della parte “afflittiva” sia di quella “rieducativa”, in una valutazione complessiva circa la rispondenza del trattamento alle esigenze del caso concreto, che presuppone anche una prognosi di non recidiva. La decisione del giudice sull’ammissione o meno dell’imputato alla prova trova il suo fulcro proprio nella valutazione di idoneità del programma, caratterizzata da una piena discrezionalità che attinge il merito.
Queste considerazioni dimostrano come, rispetto ad un provvedimento di rigetto della richiesta di messa alla prova, la previsione del ricorso immediato per cassazione, per i motivi di cui all’art. 606 c.p.p. , comma 1, finisca per limitare la difesa dell’imputato, non consentendogli di contestare il merito della decisione ogni qual volta si fondi su una valutazione di inidoneità del programma, con riferimento, ad esempio, ai risultati dell’indagine dell’ufficio di esecuzione penale esterna ovvero alle informazioni acquisite d’ufficio o, ancora, ai contenuti e alle prescrizioni dello stesso programma di trattamento proposto.
8.2. Peraltro, se non si accogliesse questa soluzione, favorevole a individuare meccanismi impugnatori in grado di assicurare la tutela più ampia all’imputato, l’unico rimedio riguardante il merito del provvedimento di rigetto coinciderebbe con la previsione contenuta nell’art. 464 quater c.p.p., comma 9, che consente il recupero dell’istanza di ammissione alla prova fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento; con il rischio, tuttavia, di legittimare una disparità di trattamento, in quanto, ad esempio, l’imputato nel giudizio direttissimo non avrebbe alcuna possibilità di beneficiare del rimedio, dal momento che il termine per la richiesta di applicazione della sospensione combacia con il termine previsto dall’art. 464 quater, comma 9 cit.
Infatti, l’accoglimento dell’appello contro l’ordinanza che abbia respinto la richiesta di messa alla prova, proposto, ai sensi dell’art. 586 c.p.p. , unitamente alla sentenza di condanna di primo grado, non rientra in alcuna delle ipotesi di annullamento indicate dall’art. 604, ipotesi tassative che vanno considerate eccezionali e non estensibili a evenienze diverse da quelle contemplate espressamente dalla legge; sicchè, dovendo escludersi che il processo si scinda in una fase rescindente ed in una rescissoria, il giudice d’appello, in base al principio di conservazione degli atti e di economia processuale, si sostituirà a quello di primo grado per sospendere il processo e disporre la messa alla prova dell’imputato.
10.1. Del resto, nel processo minorile, la giurisprudenza, pur ritenendo che l’istituto di cui al D.P.R. n. 448 del 1988, art. 28, debba, di norma, riguardare solo il primo grado, per assicurare la massima limitazione del contatto tra minore e giustizia penale, tuttavia ha ammesso la probation in appello nel caso di controllo della decisione del giudice di primo grado, quando, ad esempio, sia stata omessa l’indagine sulla personalità del minore e il giudice abbia ingiustificatamente respinto la richiesta di sospensione con messa alla prova (Sez. 2, n. 35937 del 21/05/2009, S.I. Rv 245592; Sez. 5, n. 21181 del 09/05/2006, Rizzi, Rv. 234206; Sez. 2, n. 7848 del 02/06/1992, Ottavi, Rv 191014; Sez. 1, n. 8472, del 28/05/1991, Suppa, Rv 188064).
Nel caso della messa alla prova per adulti l’esigenza di limitare il contatto dell’imputato con il sistema penale non si pone; quel che può venire in rilievo è, semmai, una riduzione dell’effetto deflattivo connaturato all’istituto di cui all’art. 168 bis c.p., nella misura in cui l’imputato viene ammesso alla prova in appello, quindi oltre il limite della dichiarazione di apertura del dibattimento che rappresenta, nel disegno legislativo, il limite di effettività della deflazione processuale (cfr., Corte cost. n. 240 del 2015). Ma, a ben vedere, questa esigenza deve considerarsi recessiva rispetto all’interesse dell’imputato di ottenere quegli effetti di rilievo sostanziale derivanti dal superamento favorevole della messa alla prova e che conducono all’estinzione del reato.
In questo caso, la gestione in sede di appello della messa alla prova avviene in presenza di una piena cognizione che dell’istituto valorizza il carattere specialpreventivo e la vocazione alla finalità rieducativa, a cui dovrebbero conformarsi i contenuti trattamentali alternativi alla pena edittale. Si perde l’effetto deflattivo, ma si recupera la logica della prevenzione, facilitata perchè non avvenendo in una fase processuale anticipata, in cui il giudice spesso non è neppure in grado di “conoscere” l’imputato, favorisce la predisposizione di un progetto trattamentale efficace, capace cioè di adeguarsi alla personalità del soggetto e di realizzare gli scopi di risocializzazione. D’altra parte, tra i caratteri dell’istituto vi sono quelli riconducibili ad una visione premiale, ma l’intera disciplina si ispira nettamente ad un modello trattamentale che persegue finalità specialpreventive.
“L’ordinanza di rigetto della richiesta di messa alla prova non è autonomamente impugnabile, ma è appellabile unitamente alla sentenza di primo grado, ai sensi dell’art. 586 c.p.p. , in quanto l’art. 464 quater c.p.p., comma 7, nel prevedere il ricorso per cassazione, si riferisce unicamente al provvedimento con cui il giudice, in accoglimento della richiesta dell’imputato, abbia disposto la sospensione del procedimento con la messa alla prova”.
12. In applicazione di quanto precede e del principio sopra indicato deve dichiararsi l’inammissibilità del ricorso di R., in quanto proposto contro l’ordinanza con cui il giudice del dibattimento ha rigettato la sua richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova.
Alla dichiarazione di inammissibilità consegue, ai sensi dell’art. 616 c.p.p. , la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, ma non di quelle in favore della cassa delle ammende, dovendo escludersi ogni profilo di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità in presenza di un oggettivo contrasto di giurisprudenza sulla autonoma ricorribilità dell’ordinanza oggetto di impugnazione.
sezioni-unite
sospensione-con-messa-alla-prova

References: sentenza 
 Sentenza 
 art. 73
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 art. 464
 sentenza 
 sentenza 
 art. 28
 sentenza