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Timestamp: 2019-01-17 11:45:51+00:00

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Corte di Cassazione, sezione II civile, sentenza 3 giugno 2016, n. 11487 - Renato D'Isa
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Esplicitava inoltre, limitatamente alla reintegrazione che l’appellante aveva invocato in via principale, che comunque la relativa domanda “non poteva essere accolta perche’ il detentore qualificato, per esercitare l’azione di spoglio, ha l’onere di provare il titolo (…), che non poteva ritenersi provato presuntivamente per il solo fatto di una prolungata dimora nel luogo (…), potendo astrattamente anch’essa avvenire per ospitalita'” (cosi’ sentenza d’appello, pag. 11).
Adduce inoltre che, “pur nella difficolta’ di parcheggio dovuto alla ristrettezza dell’apertura e del posto auto, e’ comunque sempre riuscito a parcheggiare la propria vettura, fino all’apposizione dei paletti, che gli hanno tolto questa possibilita'” (cosi’ ricorso, pag. 24). Adduce ancora che ha errato la corte allorche’ ha disconosciuto che “l’occupazione di tutta l’estensione della striscia divisoria da parte dei paletti costituisse un’autonoma figura di spoglio” (cosi’ ricorso, pag. 25); che, del resto, la figura della “fascia di rispetto”, ritenuta dalla corte veneziana, “sembra inesistente nel nostro ordinamento” (cosi’ ricorso, pag. 27). Con il secondo motivo il ricorrente deduce “motivo di cassazione ex articolo 360 c.p.c., n. 5: omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione sul punto decisivo della controversia inerente la qualificazione come molestia nel possesso dei fatti allegati in giudizio dal ricorrente piuttosto che come spoglio del possesso” (cosi’ ricorso, pag. 28).
Ossia l’insegnamento secondo cui, in tema di azioni a difesa del possesso, la distinzione tra spoglio e molestia va posta non gia’ sul piano della quantita’, bensi’ su quello della natura dell’aggressione all’altrui possesso, nel senso che lo spoglio incide direttamente sulla “cosa” che ne costituisce oggetto, sottraendola in tutto o in parte alla disponibilita’ del possessore, mentre la molestia si rivolge contro l'”attivita'” di godimento del possessore, disturbandone il pacifico esercizio ovvero rendendolo disagevole o scomodo (cfr. Cass. 2.2.1980, n. 738; Cass. 6.12.1984, n. 6415).
In ogni caso, che e’ da condividere la qualificazione operata dai giudici del merito: nel segno delle indicazioni giurisprudenziali dapprima menzionate (il riferimento e’ a Cass. n. 738/1980 ed a Cass. n. 6415/1984) l’apposizione lungo la linea bianca a destra del “posto – auto” “riservato” al (OMISSIS) di quattro paletti metallici dell’altezza, ciascuno, di circa 1 m., non appare idonea ad incidere materialmente sulla “res”, sullo spazio di cui il ricorrente beneficia, quanto, piuttosto, sull’ “attivita'”, sulla fruizione che lo stesso ricorrente ne trae, rendendola, al piu’, maggiormente disagevole e meno comoda.
Adduce che in ogni caso dovevasi disconoscere che la sua detenzione fosse da ricondurre a ragioni di servizio o di ospitalita’; che difatti egli ricorrente attende al pagamento degli oneri condominiali, riceve la corrispondenza dell’amministratore, prende parte all’assemblee condominiali ed e’ intestatario di “tutte le utenze relative all’uso dell’immobile” (cosi’ ricorso, pag. 61); che, percio’, la sua veste e’ propriamente quella di un comodatario, sicche’ del tutto incongrua e’ l’affermazione della corte veneziana secondo cui “la prolungata permanenza (…) puo’ astrattamente anch’essa avvenire per ospitalita'” (cosi’ ricorso, pag. 61).

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 360
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
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