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Timestamp: 2015-02-28 17:23:28+00:00

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registrati recupera password Apri 27/02/2015
CORTE COSTITUZIONALE - Ordinanza 26 febbraio 2015, n. 21
CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 25 febbraio 2015, n. 3870
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 05 gennaio 2015, n. 4
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 20 gennaio 2015, n. 848
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 20 gennaio 2015, n. 861
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 21 gennaio 2015, n. 1111
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 22 gennaio 2015, n. 1190
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 24 febbraio 2015, n. 3630
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 25 febbraio 2015, n. 3777
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 25 febbraio 2015, n. 3852
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 26 gennaio 2015, n. 1299
CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE - Sentenza 26 febbraio 2015, n. C-238/14
CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE - Sentenza 26 febbraio 2015, n.C-623/13
TRIBUNALE DI TARANTO - Sentenza 23 gennaio 2015, n. 200
MINISTERO LAVORO - Decreto ministeriale 23 gennaio 2015
MINISTERO SVILUPPO ECONOMICO - Decreto ministeriale 24 dicembre 2014
AGENZIA DELLE ENTRATE - Circolare 26 febbraio 2015, n. 7/E
INPS - Circolare 26 febbraio 2015, n. 49
INPS - Circolare 26 febbraio 2015, n. 50
INPS - Circolare 26 febbraio 2015, n. 51
INPS - Messaggio 26 febbraio 2015, n. 1445
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI - Circolare 19 febbraio 2015, n. 2
PREVINDAI - Comunicato 24 febbraio 2015
NORMA DI COMPORTAMENTO 01 febbraio 2015, n. 192
27/02/2015Fiscale
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 08 giugno 2011, n. 22816
Lavoro subordinato - Espressioni oltraggiose nei confronti del lavoratore - Reato di minaccia e ingiuria - Rifiuto di firmare la lettera di dimissioni Osserva
(...) ricorre tramite difensore avverso la sentenza del Tribunale Monocratico di Roma del 23 aprile 2009 che, in riforma di quella assolutoria pronunciata da quel giudice di pace, l'aveva ritenuto responsabile dei reati di minacce ed ingiurie in danno di (...).
Secondo l'ipotesi di accusa il (...) datore di lavoro della parte lesa, aveva ingiuriato e minacciato la predetta, prospettandole un trattamento sistematicamente vessatorio; secondo la sentenza impugnata la ragione di detto comportamento era nel rifiuto opposto dalla giovane alla richiesta del (...) di sottoscrivere una lettera di dimissioni.
Deduce in ricorrente la nullità della sentenza impugnata per vizi di motivazione in ordine alla ricostruzione del fatto ed alla valutazione delle prove.
In particolare, a suo avviso il Tribunale aveva fondato l'affermazione di responsabilità sulle dichiarazioni della (...), ritenendole riscontrate dalla produzione di un foglio spiegazzato sul quale era vergata una lettera di dimissioni non sottoscritta, e dalla testimonianza indiretta della testimone (...), elementi a suo dire assolutamente inidonei a confortare gli assunti della parte lesa, ed aveva ritenuto erroneamente che l'espressione "ti farò schiattare" potesse costituire il reato di minaccia, mentre invece il significato del verbo "schiattare" sarebbe incerto, non risultando, a suo dire, registrato su alcun dizionario della lingua italiana, né tantomeno valenza offensiva aveva l'invettiva "sei una vergognosa".
Quanto alla ricostruzione del fatto ed alla valutazione degli elementi di prova ritenuti dal Tribunale confermativi dell'ipotesi di accusa, va osservato che la censura sostanzialmente prospetta il riesame del merito, che in questa sede di legittimità è precluso se, come nel caso di specie, la sentenza impugnata abbia dato conto delle ragioni della decisione con motivazione ragionevole e condivisibile, comunque immune da vizi logici o contraddizioni, valutando come elemento di riscontro anche la testimonianza del (...).
Quanto poi alla rilevanza penale delle espressioni su menzionate, il ricorso è manifestamente infondato, atteso che contrariamente a quanto assume il ricorrente, l'espressione "ti farò schiattare" non solo è di uso comune, ma è riportata su tutti dizionari della lingua italiana con l'inequivoco significato "ti farò crepare"; l'espressione "vergognosa" poi è stata correttamente valutata nel contesto, ed aveva il chiaro ed univoco significato ingiurioso che la sentenza impugnata ha ritenuto.
Alla declaratoria di inammissibilità consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 500,00 = in favore della Cassa delle Ammende.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 500,00 = in favore della Cassa delle Ammende. Non puoi visualizzare quest’ultimissima.La data è troppo vecchia!

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