Source: http://giustiziaquotidiana.it/dblog/storico.asp?s=Politica&m=&pagina=2&ordinamento=desc
Timestamp: 2019-08-19 09:46:22+00:00

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Di Loredana Morandi (del 10/11/2011 @ 09:28:13, in Politica, linkato 1480 volte)
Di Loredana Morandi (del 07/11/2011 @ 09:26:19, in Politica, linkato 1236 volte)
Di Loredana Morandi (del 06/11/2011 @ 07:52:52, in Politica, linkato 1696 volte)
Di Loredana Morandi (del 21/10/2011 @ 08:44:41, in Politica, linkato 1970 volte)
Prescrizione breve, stop in commissione Senato
Di Loredana Morandi (del 19/10/2011 @ 19:17:24, in Politica, linkato 1181 volte)
ROMA (Reuters) - Il presidente della commissione Giustizia del Senato ha detto oggi di aveva accantonato il disegno di legge sulla prescrizione breve a causa dell'ostruzionismo dell'opposizione, lasciando ai leader della maggioranza la scelta se portarlo comunque in aula per il voto finale.
"Ho accantonato il ddl sulla prescrizione breve, ora se ne occupi la conferenza dei capigruppo", ha detto Filippo Berselli ai giornalisti.
"E' una situazione insostenibile e non intendo procedere oltre con questo provvedimento paralizzato dall'ostruzionismo, visto che anche oggi abbiamo esaminato un solo emendamento dei 150 presentati dalle opposizioni", ha aggiunto.
Il centrosinistra avversa il ddl, che accorcia i tempi di prescrizione dei reati per gli incensurati, perché impedirebbe al processo Mills a Silvio Berlusconi di arrivare a sentenza di primo grado.
"A questo punto la maggioranza in sede di capigruppo dovrebbe chiederne la calendarizzazione per l'aula senza il mandato al relatore", ha concluso Berselli.
Il processo Mills di primo grado, dove il premier è imputato di corruzione in atti giudiziari, riprenderà lunedì a Milano ed è molto probabile che la sentenza giunga prima del gennaio-febbraio 2012, quando scatterà la prescrizione, secondo la legge attuale.
Il ddl avrebbe invece l'effetto di rendere già prescritto il reato per il premier.
Ministeri al Nord, Il Giudice: Condotta Antisindacale
Di Loredana Morandi (del 19/10/2011 @ 19:04:22, in Politica, linkato 1219 volte)
Giudice cancella sedi ministeri al Nord
Calderoli: non chiuderanno
Tribunale: condotta antisindacale. Zingaretti: bloccato attacco Lega-Pdl a Roma. Alemanno: confermato ruolo Capitale
ROMA - Il Tribunale di Roma ha annullato gli effetti dei decreti che istituivano le sedi periferiche dei ministeri nella Villa Reale di Monza, a conclusione di una battaglia portata avanti dalla Lega Nord. Il colpo di spugna del giudice Anna Baroncini, della III sezione Lavoro, arriva per condotta antisindacale. Ne danno notizia i sindacati autonomi Snaprecom e Sipre che avevano fatto ricorso, secondo i quali «la Presidenza del Consiglio dovrà chiudere le sedi periferiche delle strutture affidate ai ministri Bossi e Calderoli». Il ricorso era stato proposto per mancato coinvolgimento dei sindacati nella decisione.
«Grazie al ricorso per condotta antinsindacale (art. 28 dello Statuto dei lavoratori) promosso dalle organizzazioni sindacali autonome difese dall'avvocato Dorangela Di Stefano - si legge in un comunicato congiunto delle due organizzazioni - la presidenza del consiglio dei ministri dovrà chiudere le sedi periferiche delle strutture della pcm (presidenza del Consiglio dei ministri) affidati ai ministri Bossi e Calderoli (rispettivamente, un dipartimento ed una struttura di missione); nella specie dovrà essere chiusa l'unica sede distaccata finora istituita presso la città di Monza».
«Il decreto del giudice del lavoro del 14 ottobre 2011 dichiara l'antisindacalità della condotta della presidenza del consiglio dei ministri che avrebbe dovuto coinvolgere le organizzazioni sindacali operanti nel relativo comparto, attivando le prescritte forme di partecipazione sindacale (informazione preventiva e concertazione), prima di procedere all'istituzione delle anzidette sedi».
«Come è noto, invece, i ministri Bossi e Calderoli hanno provveduto con proprio decreto alla istituzione di dette sedi - prosegue il comunicato - e con enorme risalto sui mezzi di informazione suscitando, tra l'altro, le legittime perplessità del Quirinale anche rispetto alla procedura adottata. Il Tribunale di Roma ha, quindi, ristabilito il rispetto del principio di legalità, ordinando la rimozione degli effetti della condotta lesiva delle prerogative sindacali, il che comporta l'immediata chiusura delle sedi in questione, pena in difetto l'applicazione delle sanzioni penali previste dall'art. 650 c.p. Le associazioni sindacali esprimono viva soddisfazione per il risultato ottenuto in un periodo in cui tutto il pubblico impiego è fatto oggetto di provvedimenti legislativi discriminatori e di svariati attacchi denigratori anche da parte di autorevoli membri del governo».
I sindacati avevano appreso «dell'istituzione delle sedi a Monza - spiega il presidente del Sipre (Sindacato indipendente della Presidenza del Consiglio dei ministri) Alfredo Macrì - dai giornali e dai tg. La decisione era stata adottata e portata avanti senza coinvolgere le organizzazioni sindacali o attivando, come previsto dalla legge, informazione preventiva e concertazione prima di procedere» al taglio del nastro, trasformatosi l'estate scorsa in una vera e propria festa leghista. Il decreto condanna per di più la presidenza del Consiglio al pagamento di un terzo delle spese legali.
La sentenza si limita ad annullare gli effetti dei provvedimenti. «Di fatto - precisa Macrì - le sedi periferiche cessano di essere strutture della presidenza del Consiglio. Noi ci eravamo spinti più in là, chiedendo l'annullamento dei decreti istitutivi. Ma questo tipo di decisione è stato rinviato al giudice amministrativo. Tuttavia, la sentenza depositata oggi ci dà ragione e rende inagibili le sedi di Monza».
«Se decideranno di ignorare questa pronuncia e continueranno ad avvalersene - avverte Macrì - siamo pronti a ricorrere anche al giudice amministrativo. Siamo stufi di regole che vengono puntualmente disattese, non ne possiamo più».
«No, non chiudono», risponde il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, a chi chiede se saranno chiuse le sedi a Monza dopo la sentenza del tribunale. «Ci consulteremo con la Presidenza del Consiglio ma per me quel che deve essere affrontato e rimosso sono gli eventuali problemi sindacali».
Zingaretti: «La decisione del Tribunale di Roma è una nuova, l'ennesima, sconfitta per il governo Bossi-Berlusconi. Il ricorso promosso dai sindacati è riuscito a sventare uno dei tanti attacchi che il governo Pdl-Lega ha lanciato in questi anni alla Capitale. Lo spostamento dei ministeri a Nord non era solo una folle idea, ma si è trasformata ben presto in un atto governativo inutile e antieconomico grazie alla caparbietà e alla cecità della Lega, decisa a portare avanti il progetto per indebolire la Capitale e per racimolare qualche consenso in più. Ringraziamo i sindacati che hanno promosso il ricorso e che hanno ottenuto l'annullamento di un provvedimento iniquo e insensato, specchio di un governo paralizzato e incapace di portare fuori il Paese dalla crisi».
Alemanno: «La decisione del Tribunale di Roma non può non essere salutata con grande soddisfazione da tutti coloro che hanno a cuore Roma Capitale e la nostra unità nazionale. Non era necessaria una sentenza del Tribunale per capire come l'apertura di sedi a Monza fosse incongrua e illegittima. Anche questo risultato dimostra che è sbagliato e perdente tentare di mettere in discussione il ruolo di Roma Capitale che in ogni caso noi difenderemo fino in fondo».
«Ho letto la notizia con dispiacere, anzitutto voglio capire che cosa vuol dire comportamento antisindacale: mi sembra comunque una cosa molto ad effetto più che una decisione concreta - dice il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, il leghista Davide Boni - Avere i ministeri a portata di mano sul territorio è utile e interessante per tutti. Serve per interloquire con il territorio, molti altri paesi lo hanno fatto con successo. Qui ci sono saltati addosso subito». Quanto al comportamento antisindacale, Boni sostiene che «con questa logica allora anche una sede territoriale della Regione» potrebbe essere a rischio.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=166999&sez=HOME_INITALIA
Calabria, indagato il governatore Scopelliti Falso in atto pubblico nei bilanci comunali
Di Loredana Morandi (del 19/10/2011 @ 18:59:30, in Politica, linkato 1140 volte)
Calabria, indagato il governatore Scopelliti
Falso in atto pubblico nei bilanci comunali
I fatti si riferiscono a quando era in carica come sindaco di Reggio Calabria nell'ambito delle indagini sul "caso Fallara", la dirigente comunale del settore bilancio suicidatasi nei mesi scorsi. Una recente ispezione del ministero delle FInanze ha rilevato un buco da 170 milioni nelle casse del comune. "Chiarirò la mia estraneità" dice il presidente
REGGIO CALABRIA - Falso in bilancio. E' questa l'accusa che la Procura della Repubblica di Reggio contesta al governatore Giuseppe Scopelliti. Il Presidente della Regione Calabria nella tarda serata di ieri ha infatti ricevuto un invito a comparire per essere interrogato dal pool di magistrati che indaga sul "caso Fallara", la maxi inchiesta che sta tentando di far luce sul buco nelle finanze del Comune, quantificato proprio nelle scorse ore in 170 milioni di euro. La notizia è stata diffusa dallo stesso Scopelliti, finito nel vortice giudiziario nella qualità di sindaco, ruolo che ha ricoperto in riva allo Stretto dal 2002 fino alle regionali del 2010.
L'inchiesta partì a novembre dello scorso anno dopo la denuncia di due esponenti del Pd (Demetrio Naccari e Sebi Romeo) che documentarono come la dirigente del settore Finanze, Orsola Fallara, negli anni precedenti si era indebitamente liquidata parcelle per centinaia di migliaia di euro, quale componente (per conto del Comune) della Commissione Tributaria. Una denuncia che ebbe un epilogo tragico. La Fallara infatti un mese dopo si tolse la vita ingerendo dell'acido muriatico. Dal lavoro successivo affiorarono le responsabilità dell'allora sindaco, che nella scorsa primavera venne iscritto una prima volta (e interrogato) con l'accusa di abuso d'ufficio in concorso con la dirigente comunale. Successivamente i magistrati (il pool è guidato dal Procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza e dai sostituti Sara Ombra e Francesco Tripodi) incaricarono tre periti
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di verificare eventuali altre anomalie relative alla gestione delle casse comunali. Perizia a cui seguì un'ispezione del governo, il cui esito è stato reso pubblico lunedì scorso. Gli ispettori del ministero delle Finanze hanno concluso con una relazione in cui si segnalano 22 irregolarità ed un disavanzo di almeno 170 milioni. Una voragine, si legge nella relazione "approssimata per difetto".
"Per ciò che riguarda la situazione contabile dell'ente - scrivono gli ispettori ministeriali - sono state rilevate pesanti irregolarità, consistenti nella mancata imputazione di oneri agli esercizi di competenza e nella conservazione tra i residui attivi di crediti non supportati da titolo giuridico". Per giustificare il tutto "sono stati adottati artifici contabili al fine di occultare la reale situazione finanziaria dell'ente". Non solo, quindi, un cattivo Bilancio, ma anche un Bilancio falsificato.
In sostanza quando il Comune approntava la propria contabilità di previsione la riempiva di crediti. Scriveva cioè che avrebbe incassato somme che in realtà "o non gli erano dovute o erano inesigibili". Tanto per fare alcuni esempi nel 2007 Palazzo San Giorgio affermava che sarebbero stati incassati 358 milioni e 537 mila euro. In realtà ne arrivarono 278 e 170 (ossia il 22% in meno). L'anno successivo in Bilancio c'erano entrate per 589 milioni e 400 mila euro. Ne arrivarono solo 402 milioni (il 31% in meno). L'anno terribile è però il 2010, l'amministrazione approva un Bilancio nel quale dovevano arrivare 736 e 712 mila euro, ma ne incassa solo 297 milioni (la metà). Una differenza sostanziale. Dichiarare che si incassava molto, significava stare dentro il Patto di Stabilità, condizione necessaria per poter spendere, assumere, contrarre mutui, pagare consulenze e progettazioni. Quando poi i conti non tornavano più, l'amministrazione comunale cancellava i debiti con un colpo di penna. Sparivano i debiti (con fornitori, altri enti e società miste) e i conti tornavano in equilibrio.
Ora di questi falsi l'ex sindaco sarà chiamato a rispondere. E secondo quanto afferma lo stesso Scopelliti "mi viene contestato, unitamente ai revisori contabili all'epoca nominati dal consiglio comunale, il reato di falso in atto pubblico a causa di irregolarità contabili presenti nei bilanci comunali approvati negli anni 2008-2010. Tengo a precisare - continua il governatore - come le responsabilità che mi vengono addebitate riguardino, esclusivamente, aspetti tecnico-amministrativi, che esulano dalle mie competenze politiche, e per i quali vengo coinvolto a cagione del mio ruolo di sindaco del Comune di Reggio Calabria all'epoca dei fatti oggetto di indagine. Sono fermamente convinto che, nel corso dell'esame richiesto dai pubblici ministeri, potrò chiarire la mia totale estraneità ai fatti che oggi mi vengono contestati". (19 ottobre 2011)
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/10/19/news/scopelliti_indagato-23484221/
Di Loredana Morandi (del 19/10/2011 @ 18:24:15, in Politica, linkato 1194 volte)
19/08/2019 @ 11.46.21

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