Source: http://vajont.info/vajontNiccolini2005.html
Timestamp: 2018-01-24 00:00:40+00:00

Document:
Dal PROCESSO VAJONT, ai giorni nostri
(RIEPILOGO, ragionato)
agosto la SADE confluisce, quale finanziaria, in Montecatini, il colosso della chimica italiana. La nuova società assume il nome di Montecatini-SADE.
9 dicembre, 1964 - a Longarone viene eletto sindaco Giampietro Protti. Uno dei primi atti della nuova giunta (Dc) è la revoca del mandato agli avvocati che si stanno battendo per gli interessi di Longarone, di questo incaricati dalla giunta Arduini, "rossa". Questa mossa improvvida quanto politica, ostacolerà non di poco l'iter naturale del faticoso processo, favorendo - di fatto, e ancora - gli imputati e responsabili della catastrofe, a detrimento dei danneggiati e sostanzialmente della legalità e delle prerogative (di parte civile) del Comune.
(Come il tempo e la «transazione» del '69 dimostreranno, non sarà la sola mossa indegna che le pressioni del partito trasversale che includeva, nutriva e copriva mandanti e esecutori faranno fare a quest'amministrazione locale e a tutte le seguenti, col culmine dell'ipocrisia sfacciata mostrata negli anni Berlusconiani)
D'altronde, la Storia stessa ci insegna che la mafia affaristica, le Mafie, sono brodo culturale di (centro)destra, dal dopoguerra a oggi in seno alla fu Dc e delle sue declinazioni e riedizioni. Le vittime, puntualmente, immancabilmente, si trovano e si contano dall'altra parte della barricata. I capri espiatorii, se e quando debbono essere sacrificati per poter continuare il business, sono puntualmente le scartine.
Questa è, io credo, la PRINCIPALE lezione del «Vajont». Aggiornare questo schema nell'attuale situazione politica italiana...
26 marzo la Montecatini-SADE viene a fondersi con Edison. Tre anni dopo assumerà la nuova denominazione di «Montedison».
29 maggio, costituzione presso il notaio Chiarelli di Belluno del «Consorzio tra i danneggiati della catastrofe del Vajont».
5 dicembre Viene firmato il protocollo ENEL che prende l'impegno a mettere 'a disposizione' dieci miliardi per "venire incontro" alle esigenze di chi firmerà la rinuncia a costituirsi Parte Civile nel processo in via di formazione. L'erogazione del denaro è vincolata alla firma di almeno l'80% degli interessati. Il trucco è evidente: chi sottoscrive, a prescindere che questo traguardo venga raggiunto o meno, si mette COMUNQUE fuori dal processo come parte civile. E dagli eventuali risarcimenti che potranno venire dal medesimo.
20 febbraio il Giudice istruttore Mario Fabbri deposita la sentenza del procedimento penale contro Alberico Biadene, Mario Pancini, Pietro Frosini, Francesco Sensidoni, Curzio Batini, Francesco Penta, Luigi Greco, Almo Violin, Dino Tonini, Roberto Marin, Augusto Ghetti.
Penta e Greco sono nel frattempo deceduti.
10 maggio la Corte di Cassazione di Venezia decide, per 'legittima suspicione'', lo spostamento del processo presso il Tribunale de L'Aquila. Dopo quasi 5 anni di vane attese e di speranze, a Longarone ed Erto scoppiano le proteste.
28 novembre alla vigilia del processo aquilano, l'imputato ing. Mario Pancini si suicida a Venezia col gas della cucina, abbandonando sola l'anziana madre, cieca e senza risorse. (Il giovane giudice istruttore bellunese Fabbri - dimostrando grande pietà umana e abnegazione - troverà il tempo di occuparsi, privatamente, delle sorti della sventurata)
29 novembre ha inizio a L'Aquila il processo di primo grado.
14 febbraio l'ENEL chiede al Tribunale di Venezia che le sia consentita la restituzione a Montedison dell'impianto del Vajont, dato che il medesimo si sarebbe rivelato "inidoneo al compito" per cui era stato progettato, prima, e nazionalizzato, poi. La Corte di Cassazione darà torto all'ENEL con sentenza del 22 febbraio 1975.
12 aprile il Comune di Longarone (dal'64 a maggioranza DC) decide di rinunciare formalmente ad essere PARTE CIVILE nella causa contro l'ENEL intentata dalla precedente amministrazione Arduini per "favorire le trattative per un risarcimento diretto da parte dell'ENEL ai privati aderenti al Consorzio dei danneggiati". Anche il Comune di Castellavazzo adotta la stessa linea. Sottoscrivendo il "Preambolo" della transazione, il Comune indurrà la maggior parte dei sinistrati - gente allo stremo - ad imitarlo, facendo così il gioco della controparte imputata (della stessa area politica). Piu' tardi, il Comune si accorgerà di essere stato bellamente truffato dall'ENEL, avendo sottoscritto la sua rinuncia a risarcimenti "anche morali". Si ingegnerà allora a rivalersi su Montedison.
Offerta ENEL: per la perdita del coniuge = 3 milioni di lire
Per la perdita di un figlio, se unico = 2 milioni
Per altri due figli, = 1,5 milioni
Per altri tre figli, = 1 milione
Al figlio minorenne, per la perdita di un genitore = 1,5 milioni
Al figlio maggiorenne, non convivente, per la perdita di un genitore = 1 milione
Per un fratello, convivente = 800mila
Per un fratello non convivente = 600mila
Per un nipote, nonno, zio, anche se convivente = 0 (zero).
[queste cifre furono stabilite dall'ENEL il 1° Febbraio 1968, cioè 14 mesi prima, previa firma dell'«accordo» del dicembre 1967]
Uno e trino, chi fa cosa, e perché: arbitro della transazione, l'avvocato Scanferla Alberto (uno dei nuovi avvocati patrocinatori del Comune di Longarone, nonchè rappresentante fiduciario formale di grande parte dei cosiddetti "sinistrati") è il "Presidente del Consorzio dei danneggiati" e contemporaneamente ... l'avvocato ufficialmente incaricato della controparte ENEL.
Conflitto d'interesse quant'altri mai, e la storia del Vajont ne è piena (cfr. gov. Berlusconi, il piu' enorme C.d.I. della Storia moderna del Paese). Così sintetizzerà questi eventi Tina Merlin, in un articolo datato 4 maggio 1980.
17 dicembre si conclude il processo di primo grado.
- L'accusa chiede 21 anni per tutti gli imputati per disastro colposo di frana e disastro colposo d'inondazione, aggravati dalla previsione dell'evento e omicidio colposo plurimo aggravato. In sostanza, l'accusa sostiene che tutti gli imputati sono responsabili e che toccherà a Montedison (ex-SADE), ENEL e allo Stato risarcire i danni provocati dai rispettivi dipendenti.
- Ma il giudice è di diverso avviso: Biadene, Batini e Violin sono riconosciuti colpevoli per omicidio colposo, per non aver avvertito e non avere messo in moto lo sgombero e per questo vengono condannati a sei anni di reclusione (di cui due condonati). Non viene riconosciuta la punibilità per i reati di frana e inondazione per l'imprevedibilità dell'evento, «prima», e per la sua inevitabilità poi, quando «diviene prevedibile». Assolti tutti gli altri.
26 luglio inizia a L'Aquila il Processo d'Appello, con lo stralcio della posizione di Batini, gravemente ammalato di esaurimento nervoso (morirà nel 1975).
3 ottobre la sentenza riconosce la totale colpevolezza di Biadene e Sensidoni: il primo viene condannato a 6 anni di reclusione (di cui 3 condonati), il secondo a 4 anni e mezzo (di cui 3 condonati); Frosini e Violin vengono assolti per insufficienza di prove, Marin e Tonini perché il fatto non costituisce reato, Ghetti per non aver commesso il fatto.
15-25 marzo processo di Cassazione a Roma: viene confermato il verdetto del processo di secondo grado.
Biadene e Sensidoni sono ritenuti colpevoli per inondazione aggravata dalla previsione dell'evento, compresa la frana e gli omicidi. Vengono ridotte le pene: il primo è condannato a cinque anni di reclusione (di cui 3 condonati), il secondo a 3 anni e 8 mesi (di cui 3 condonati). Tonini viene assolto per non aver commesso il fatto e Violin per insufficienza di prove.
Quattordici giorni dopo la sentenza, tutti i reati sarebbero caduti in prescrizione. Quanto alla ripartizione delle responsabilità civili tra ENEL e Montedison, sarà la Corte d'Appello a esprimersi con apposita sentenza.
16 giugno la Regione Friuli Venezia Giulia approva la Legge Regionale n. 22 che sancisce l'esistenza, all'interno del territorio del comune di Maniago, di una frazione del comune di Erto e Casso, con denominazione Vajont. E con effetto a partire dalla data di entrata in vigore della legge, il comune di Erto e Casso viene scisso in due comuni: uno, con vecchia denominazione Erto e Casso; l'altro, con nome di 'Vajont', nella piana del Tagliamento.
16 dicembre inizia l'iter dei processi civili. La Corte d'Appello del Tribunale de L'Aquila sentenzia che la responsabilità civile per l'attività colposa di Biadene è dell'ENEL, sollevando la SADE (poi divenuta Montedison) da ogni responsabilità per il «periodo di custodia» che va dal 16 marzo al 27 luglio del 1963.
8 novembre la Corte di Cassazione a sezioni riunite annulla la sentenza della Corte d'Appello de L'Aquila del 16 dicembre 1975 e rinvia la causa ad altra sede, che viene individuata nella Corte d'Appello di Firenze.
3 dicembre la Corte d'Appello di Firenze, ribaltando la sentenza della Corte d'Appello de L'Aquila del 16 dicembre 1975, condanna in solido l'ENEL e la Montedison al risarcimento dei danni sofferti dallo Stato e la sola Montedison per i danni subiti dal Comune di Longarone, riservandosi di quantificare in altra sede l'ammontare dei danni stessi e la loro ripartizione fra i responsabili civili.
Negli anni, a Longarone si tengono opportune cerimonie commemorative. Il lato piu' rivelatore è che le varie amministrazioni longaronesi omettono di considerare e di definire l'eccidio per quello che è, ossia una strage mafiosa e criminale, «un crimine perpetrato freddamente e pensato lungamente» come amaramente scrive uno dei protagonisti del versante legale di questa storia. Nel ventesimo anniversario, al sindaco di Longarone Venturoli che lo "invita", risponde con questa dura e chiara lettera l'avvocato roveretano Sandro Canestrini.
NOTA: Sandro Canestrini fu l'avvocato di parte civile del comune di Erto e Casso che lo nominerà Cittadino onorario in segno di perpetua riconoscenza. Negli anni, gli amministratori longaronesi - per decenni di ottimi motivi e montagne di miliardi da gestire e indirizzare - si specializzeranno in «solidarietà di facciata», con vette eccelse di piaggeria e cinismo durante l'amministrazione De Cesero. Grazie a un passo falso del quale, qualche illuminante scheletro comincia a uscire dall'armadio. Piu' si scava, e piu' guano viene fuori. Altrettanto "naturalmente", qualche denuncia di sindaco e sodali andranno a colpire alcuni Sopravvissuti e loro sostenitori per ..."rimetterli a posto".
17 dicembre la Corte Suprema di Cassazione rigetta il ricorso intentato dalla Montedison alla sentenza del 1982.
17 giugno il Tribunale di Belluno condanna l'ENEL a risarcire congiuntamente il comune di Erto e Casso e il comune di Vajont per i danni demaniali e patrimoniali, nonché per il danno subito per perdita della popolazione, delle attività e per il danno ambientale ed ecologico, per una somma complessiva pari a un miliardo e mezzo di lire.
- Il 12 marzo 1992 la Corte d'Appello di Venezia conferma la sentenza di condanna verso l'ENEL del 17 giugno 1988.
- Il 25 settembre 1995 la Corte di Cassazione conferma le sentenze precedenti, elevando la somma del risarcimento a lire 2.480.990.500, da rivalutarsi. L'ENEL contesta i criteri di calcolo della rivalutazione della cifra totale di risarcimento e blocca il risarcimento, mancando il criterio di ripartizione della cifra convenuta tra i due comuni.
9 luglio il Tribunale di Roma riconosce un risarcimento al comune di Castellavazzo pari a lire 2.250.900.000 a carico di Montedison, attribuendone però solo un terzo all'azienda e la restante parte a carico dell'ENEL e dello Stato. Il 31 ottobre 1994 la Corte d'Appello di Roma conferma la sentenza ed evidenzia l'opportunità di accertare il concorso di responsabilità tra ENEL, Montedison e Stato: le prime due come datori di lavoro di Biadene; il terzo, come datore di lavoro di Sensidoni.
15 febbraio il Tribunale Civile e Penale di Belluno condanna la Montedison a risarcire i danni subiti dal comune di Longarone per un ammontare di lire 55.645.758.500, comprensive dei danni patrimoniali, extra-patrimoniali e morali, oltre a lire 526.546.800 per spese di lite e onorari, e lire 160.325.530 per altre spese. La sentenza ha carattere immediatamente esecutivo.
- Il 25 novembre 1998 la Corte d'Appello di Venezia conferma la condanna ma riduce l'importo del risarcimento a lire 54.481.771.465, più le spese legali.
- Il 23 giugno 1999 Montedison e il comune di Longarone si accordano definitivamente per un importo omnicomprensivo di 77 miliardi di lire, da versarsi a rate entro il 31 dicembre 2000.
Eccezionale quanto inaspettato successo della trasmissione in diretta dalla diga ertana dello spettacolo/orazione civile dell'attore Marco Paolini, voluto da Marco Freccero, all'epoca direttore di Rai2.
3 milioni e mezzo di spettatori sbalorditi e incollati al video per tre ore andranno a letto certamente 'diversi' e emozionati. Questa orazione civile notifica a un Paese geneticamente smemorato che il dramma del Vajont è ancora vivo e presente, e a quelli che sopravvissero a questa esperienza, svela molti particolari sconosciuti o dolorosamente rimossi.
Incrementano da oggi le vendite dei libri connessi, le ricerche su Internet, e inizia un inedito 'boom' dei pellegrinaggi sui luoghi chiave del disastro.
La conseguenza piu' eclatante è che Paolini scuote fortemente le coscienze, del Paese e soprattutto della valle. Da questo momento, i Sopravvissuti e i loro parenti e concittadini (gli 'originali') si scuoteranno dal loro 'non-essere', ossia dal limbo ove paradossali sensi di colpa, il trauma e l'operato dello Stato li avevano confinati. Questa consapevolezza nel tempo si coagula e prenderà due distinti binari: nasce nel 2001 una «Associazione superstiti» (generica e ornamentale, gestita di fatto dal cinico sindaco corrente).
Prendendo atto dell'immobilismo mentale e umano della decorativa associazione artificiale, si dissoceranno infine circa 150 persone che daranno vita al Comitato Sopravvissuti del Vajont piu' coinvolto, passionale e attivo (e per questo motivo, in seguito, verrà avversato e ostacolato in vari modi dal giovane sindaco, eletto dalla mafia locale, di centrodestra-destra).
Il loro sito internet, che proprio come loro subirà diverse traversie e difficoltà, sarà dal 2002 www.sopravvissutivajont.org. L'assosuperstiti interinale comunale - per quanto conta ed ha da raccontare al mondo - trova invece la sua esatta dimensione in una pagina interna del sito comunale (cfr. "Associazioni"), evidenziando così che da Volpi in poi, meno si evoca la parola "Vajont" a Longarone, e meglio è per la pace della mafia del Nord-Est. La discendenza della Sade non si è mai mossa da quest'area, ed oggi ha bisogno di lavorare in silenzio, rotto semmai dalle veline plaudenti e ruffiane dell'ufficio stampa (della Fiera della Famiglia) di Longarone.
14 giugno viene eletto sindaco di Longarone il giovane De Cesero Pierluigi.
Il primo sindaco "nato dopo il Vajont", che pertanto lo conosce per 'sentito dire'. (Uno, degli innumerevoli altri).
Ottobre esce sulla stampa locale la notizia che un'impresa privata ha chiesto alla Regione Friuli Venezia Giulia di sfruttare il torrente Vajont per ricavarne energia idroelettrica. La Regione annuncia il benestare dell'Autorità di Bacino e dei vertici militari, ma anche le riserve espresse dall'ENEL, proprietaria di ciò che resta dell'invaso.
I comuni di Erto-Casso e di Longarone si oppongono alla richiesta, sostenendo che la diga deve rimanere un monumento alla memoria di quanto accaduto ed un monito per le future generazioni (come da copione). L'operazione non ha sviluppi, ma appare perfino in Internet su un giornale online brasiliano ove l'ho letta anch'io.
Nel Marzo del 2006, un assist straordinario viene in questo senso dal "capogruppo d'OPPOSIZIONE" della giunta Longaronese. Articolo, manco a dirlo, a firma del ventriloquo del sindaco. Ma non è una provocazione, come sembra. C'è da parecchio tempo il progetto già compilato. Strano, semmai, è che i lavori non siano stati già ultimati.
22 novembre l'ENEL, il comune di Erto e Casso e il comune di Vajont firmano un accordo per risolvere definitivamente e in via amichevole il contenzioso e porre fine alle dispute in corso. In base alla transazione, l'ENEL pagherà congiuntamente ai due comuni la cifra omnicomprensiva di 18 miliardi e 200 milioni di lire. La cifra sarà versata presso un istituto di credito designato d'intesa dai due comuni, in attesa dell'emanazione di una legge regionale che definisca le rispettive spettanze.
3 luglio la Regione Friuli Venezia Giulia approva la Legge Regionale n. 13 che sancisce che i rapporti patrimoniali e finanziari tra il comune di Erto e Casso e il comune di Vajont saranno regolati da apposita legge regionale, qualora non vengano definiti mediante accordo tra i comuni stessi, entro il 31 agosto 2000.
- Il 12 febbraio 2003, non essendo stato trovato un accordo fra il comune di Erto e Casso e il comune di Vajont per regolamentare i rapporti patrimoniali e finanziari tra i due comuni, la Regione Friuli Venezia Giulia approva la Legge Regionale n. 4 che definisce che il 65% del valore dei beni ancora da assegnare è attribuito al comune di Erto e Casso, il rimanente 35% al comune di Vajont. In base a questa legge i due comuni possono suddividersi i 18 miliardi e 200 milioni di lire del rimborso dell'ENEL.
18 luglio il Consiglio dei Ministri, su proposta dell'Avvocatura dello Stato, approva un accordo tra ENEL, Montedison e Stato per dividersi, in parti uguali, tutti i costi sopportati per la catastrofe del Vajont. Il 27 luglio, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, viene firmato l'accordo finale di transazione. L'accordo riguarda il Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica, l'ENEL, la Montedison, le regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, le Poste e l'ANAS. Stato, ENEL e Montedison sottoscrivono una convenzione in base alla quale assumono un terzo ciascuno i 900 miliardi di lire convenuti quali oneri e danni totali. Come conguaglio, Montedison versa alle altre parti 210 miliardi di lire.
Dopo quest'ultimo atto, e dopo la divisione del risarcimento tra il comune di Erto e Casso e il comune di Vajont, tutte le parti in causa si sono impegnate a rinunciare in via definitiva a ogni ulteriore azione e richiesta, ritenendo «definitivamente soddisfatto ogni loro reciproco diritto, credito o pretesa riguardo alle conseguenze del disastro del Vajont» (fonte: REBERSCHAK, 250).
il DOPOVAJONT nel TERZO MILLENNIO
Vajont è il titolo del film/fiction di Renzo Martinelli che viene proiettato in prima assoluta alle genti vajontine e nello stesso luogo ove Marco Paolini (9/10/1997) tenne lo storico monologo: la diga di Erto. Lo scarso successo (a posteriori, nelle sale) del film risulterà inversamente proporzionale ai costi sostenuti [L. 17 mld], mentre il contrario puo' dirsi certo per Paolini [L. 1,2 mld].
La storia del Vajont nella versione di Martinelli appare secondaria e superficiale rispetto al perno principale della sceneggiatura (Olmo & Ancilla). Come generalmente accade, le "fiction" non si chiamano "finzioni" per caso.
Nondimeno Renzo Martinelli, resosi conto in corso d'opera che il suo film non avrebbe reso giustizia ai Sopravvissuti né alla Storia, in sede di conferenza stampa subito dopo la proiezione tiene a sottolineare ai giornalisti presenti che il prodotto «è dedicato ai veri protagonisti: i Sopravvissuti». (Inoltre, da allora non manca di telefonare ad ogni anniversario).
Poi, tocca ad alcuni Sopravvissuti presenti di prendere il microfono, e i giornalisti presenti (una quarantina) trasecolano, erano qui per ben altro. Questa gente piange, si accalora, accusa. Raccontano di soprusi e infamie che vanno avanti dal giorno del disastro. Di risarcimenti mai visti, di donazioni rubate. Di amministratori e politicanti ladri. Di morti mai cercati, di silenzi e di mafie.
«Il "dopo" è stato anche peggio del disastro», dicono in parecchi... Della quarantina di giornalisti presenti, ne darà conto e tornerà qui per approfondire, e scriverne: Lucia Vastano, corrispondente di guerra free lance (scheda Vastano)
8 luglio nascono casualmente le mie prime pagine "Vajont", a causa della ignoranza (in senso ampio) da me riscontrata in alcuni interventi del pubblico sul "forum" del sito web comunale di Longarone che fa da riferimento all'interesse popolare (catalizzato principalmente dal ricordo dello spettacolo di Marco Paolini del 1997).
9 ottobre 2003, il 40esimo anniversario della strage. Il Presidente Ciampi si reca in visita ufficiale sui luoghi del disastro, auspicando che il Vajont diventi monito per le generazioni e il Cimitero divenga Monumento Nazionale.
Lo spregiudicato giovane sindaco andrà ben oltre, radendo al suolo l'anno seguente il sacrario di Fortogna e rubando i morti (e le lapidi) alle loro famiglie.
In precedenza, era stato indetto un 'concorso artistico' sul tema del 40° anniversario coll'egida della Provincia di Belluno, ove il Nostro nel capitolo "finanziamenti" fa fare la parte del leone al Comune, trovandosi in patente conflitto d'interesse (il sindaco è allo stesso tempo proponente, giudice e assegnatario). Con questi presupposti e in questo contesto, tra i pochi esclusi dal concorso, 'naturalmente', il progetto a cura del Comitato Sopravvissuti.
Viene in compenso, tra altre amenita', finanziata perfino una gita in pullman di turisti stranieri. Ogni commento, 'guasta'.
Viene denigrato anche il nuovo libro della Vastano fresco di stampa (perchè scomodo) e il burattinaio del sindaco arriva a impedirne personalmente la presenza su una bancarella nella sua Fiera di Longarone. Il libro comunque, commissionato pel 40° alla giornalista dal sindaco di Erto Luciano Pezzin, viene rapidamente esaurito negli altri luoghi ove appare.
Il dipendente pubblico e sindaco De Cesero (quello in conflitto coi Sopravvissuti, ai quali comunque si era "iscritto", n° 47) risulta l'unico ad aver negato due righe di prefazione all'opera, come fecero invece i suoi colleghi della zona e il presidente della sua Associazione superstiti da taschino, Migotti. Sintomatico, eloquente.
- 9 ottobre, tradizionale farsa a matrice democri$tiana dell'anniversario, coll'inaugurazione del "nuovo cimitero" da quest'anno «Monumentale». Nell'immagine a dx, il giudizio dei Sopravvissuti (che condividerei anche senza aver conosciuto di persona le vicende del disastro).
Cliccando la foto, apparirà il mio report fotografico fatto due settimane dopo, con qualche considerazione personale e una sconcertante coincidenza.
18 ottobre, nasce la "Fondazione Vajont 9 ottobre 1963 Onlus", empio cenacolo composto dagli eredi formali dei responsabili della strage mafiosa (Enel, Sade - oggi "Edison" - e Stato) - e dall'erede formale ma del tutto virtuale delle vittime, ossia il Sindaco stesso che la 'presiede'.
19 ottobre, il giorno dopo aver preso la presidenza formale della "Fondazione", il sindaco invia lo sfratto al locale Comitato Sopravvissuti di Longarone - di cui teoricamente farebbe parte - colla motivazione "per le nostre finalità".
Qualche settimana dopo, un senatore della Repubblica stigmatizza l'evento e presenta una interrogazione parlamentare diretta al premier Berlusconi (che di conflitti d'interesse se ne intende) definendolo un "atto indegno da parte di una indegna amministrazione". Altrettanto 'naturalmente', ad oggi mentre scrivo (2006), nessuna risposta.
Per intuibili ragioni, lo sfratto comunque non si è poi avuto il coraggio o la faccia tosta di concretizzarlo, ma rimane comunque nella Storia. Nota mia a margine: per le contraddizioni della Storia e di questo Paese, il "risarcimento" ottenuto attraverso tre gradi di un processo durato 27 anni piove nelle mani di un soggetto che ridà corpo e cittadinanza agli stessi poteri di sottogoverno che portarono il Semenza alla realizzazione del "Grande Vajont".
In altre parole, i soldi della pena per una strage politico/mafiosa (chè altro il "Vajont" non è) sono finiti in tasca ... al 'nipote politico-mafioso' dei poteri colpevoli. La mafia, fin dal tempo della SADE, non si è mai mossa da Longarone. E in 43 anni ha pervaso e infettato anche il resto del Paese, sdoganandosi, nazionalizzandolo e portando - a Longarone - questo figuro a fare così il Sindaco.
23 marzo A Longarone, alcuni sopravvissuti e alcuni semplici cittadini - fra essi il sottoscritto e la giornalista Lucia Vastano che dalla "prima" del film di Martinelli segue le vicende dei Sopravvissuti - danno avvio a una raccolta pubblica di libere firme da allegare ad una «lettera aperta» indirizzata al presidente Ciampi e ai presidenti di Enel e Edison. Lo scopo è
- di ottenere le scuse formali (a vittime, cittadinanze locali e ai cittadini italiani tutti) dai responsabili riconosciuti della strage;
- di far assegnare dallo Stato una (1) medaglia d'oro al valor civile alle 1917 vittime del Vajont (da murare nel sacrario) e far dichiarare il 9 ottobre "Giorno della Memoria del Vajont";
- di far richiedere ufficialmente ad autori ed editori di testi scolastici, dal Ministro in carica, di inserire la vera storia del disastro nei libri della scuola dell'obbligo.
"Naturalmente", il sindaco di Longarone - teoricamente uno dei destinatari ultimi di questi atti dovuti - NON è d'accordo. Quello che davvero appare incredibile è che i "presidenti" formali delle due associazioni Sopravvissuti e parenti delle vittime si dicano solidali a livello personale con un soggetto che - bontà sua - assicura via stampa che sul suo territorio nessuno raccoglierà adesioni: «Raccoglieranno anche un milione di firme: ma non qui», taglia corto il sindaco in un'interessante intervista su "L'Unità". Una specie di "zona franca" nello Stato, insomma, che viene ospitato ove scriveva un tempo Tina Merlin (i miei complimenti al giornalista Sartori!).
43 anni - un Vajont e una Merlin - sono trascorsi invano. Viva l'Italia.
A margine della commemorazione "ufficiale" (la farsa annuale) del figurante De Cesero, tocca annotare e sottolineare che l'Ospite d'Onore del Comune di Longarone in rappresentanza del governativo, era nientemeno che l'Aldo Brancher un condannato (2 anni e 8 mesi per tangenti date, NON pentito) di Tangentopoli, lo stesso che solo pochi mesi dopo verrà definito dall'amico e collega detenuto Gianpiero Fiorani come «il mio uomo di riferimento a Roma».
Non avendo coinvolto la Fininvest/Publitalia di Dell'Utri per la quale operava all'epoca dei fatti, fu "promosso" dal premier Berlusconi a "sottosegretario alle Riforme", ed in questa veste era a Longarone dai suoi sodali politici cui sponsorizza qualche progetto in cantiere.
Mentre a valle fervevano le celebrazioni con questo po' po' di personaggi a nobilitarle, in diga a Erto si stava svolgendo per la prima volta una veglia di solidarietà di semplici cittadini (Cittadini per la Memoria) dalla sera dell'8 al pomeriggio del 9 ottobre. L'iniziativa popolare e apolitica, appoggiata esternamente da Unicef e da Arci Veneto, ci ha dato modo di raccogliere tra i presenti poco piu' di 400 adesioni e di far loro conoscere l'iniziativa in corso (raccolta delle firme per chiedere al Capo dello Stato le scuse UFFICIALI) e queste pagine che stai leggendo.
novembre/dicembre in Val di Susa si sta verificando un altro confronto tra valligiani e 'Grandi Opere' che sotto diversi aspetti ricorda la SADE e la sua arroganza durante gli espropri dei terreni ertocassani. Colla differenza che l'arroganza della SADE di oggi giunge a usare i manganelli contro della gente che stava pacificamente dormendo. Ho fatto notare ai valsusini che il Vajont e la Val Susa andrebbero opportunamente "gemellate" (dai sindaci in giu'!) ANCHE per questo. Il sindaco di Erto ed alcuni liberi concittadini - manca vistosamente il nominativo di tale Mauro Corona - hanno sottoscritto e fatto avere una lettera di esplicita solidarietà ai comitati valsusini. Sarebbe umanamente bello e determinante che nella valle di Venaus i cittadini ed i sindaci sapessero di questa iniziativa e la facessero fraternamente LORO.
Nel frattempo, grazie ad un paio di ministri correnti, anche in val Susa qualcuno viene costretto a dubitare delle istituzioni e a assaggiare il sapore di una vergogna particolare: quella di essere "italiani", che nel "Vajont" è ben conosciuta. Eccolo, IL gemellaggio principale col Vajont. Quello che spinge anche in val Susa a esigere le scuse ufficiali per il pestaggio subíto.
[] Miei materiali documentali "No-Tav"
[] SITI web dedicati: www.notav.it, legambientevalsusa.it, e www.spintadalbass.org
02/12/2005 - Mauro Corona, l'oramai penoso telepredicatore e tuttologo "naif" che da qualche tempo imita malamente un disco rotto guadagna i suoi venti minuti di notorietà intervenendo telefonicamente a Radio3 Rai nella trasmissione "Farenheit" esternando concetti confusi, sballati e francamente osceni. Agli italiani in ascolto viene ringhiato che:
A) non è vero che le terre vennero loro RUBATE (come "sostiene Paolini").
[ascolta in formato .aif (suoneria!*)], [formato .mov]
B) chi difende la "No-Tav" in Valsusa è «pieno di auto, e telefonini» (quindi fanno casino e si fanno manganellare per il gusto di farlo): [ascolta in formato .aif (suoneria!*)], [formato .mov]
(*utilizzando i files come suonerie, ogni chiamata in arrivo ti ricorderà che il mondo è popolato di $tronzi...)
L'«artista», invece, si dichiara per una montagna "universale", e coi "percorsi" (cioe' strade, gallerie). Chiunque può riascoltare la trasmissione di Rai3 Farhenheit del 02/12/2005, [cliccando QUI. Sono 20 minuti circa, occorre pazienza] Qui due mie righe riassuntive sul tema "vendite dei terreni ertani" alla Sade. Ricoveràtelo.
20 dicembre il Corriere della Sera offre in edicola una versione (libro + DVD) dei lavori teatrali di Marco Paolini, iniziando da "Vajont - orazione civile". A seguire, il capitolo "I-TIGI" (Ustica) e gli "Albums" raccontati in TV a "Report".
Leggi la nuova prefazione di Gian Antonio Stella.
La prima canzone per il Vajont, donata gratuitamente al "popolo del Vajont" (famiglie, parenti, interessati) dai ragazzi che l'hanno pensata e eseguita. Potete raggiungere la pagina informativa dove poter scaricare il brano sul PC cliccando QUI. Io la trovo bella, come hanno confermato diversi Sopravvissuti. Ed il gesto, il loro pensiero, sensibile e straordinario. Tenuto conto che ci hanno pensato su ed hanno declinato in musica le loro sensazioni condivise già decidendo di farne omaggio a chi la volesse, la trovo eccezionale.
Per chi volesse contattarli: Massimo Fabbro, San Vito di Fagagna (UD) SMS: 348 1320344, mail: maxbass@email.it
Seconda notizia: il "sito" che stai leggendo ha raggiunto e ora superato il GigaByte (ossia 1007 Megabytes) come documentazione online consultabile e scaricabile.
Per un raffronto,
A) - sito Vajont.net: dopo 8 anni e tutte le risor$e comunali, gli archivi, e il tempo, e la memoria vivente a portata di mano, etc. = 2 MegaBytes online.
La nuova versione, ma opportunamente depurata della parte Forum (censurata l'unica cosa perlomeno viva e perciò pericolosa) è la medesima, a livello di scarni contenuti informativi, di quella d'origine. Uniche aggiunte recenti (che ipocriti!) le pagine - sempre le stesse da allora - in versione francese, ed un colore piu' trendy. Chiari segnali di quanto poco glie ne freghi, concretamente, del loro 'Vajont' e di quanto temano la trasparenza e gli interventi esterni non controllati. La cronologia - e i fatti concreti, gli atti ufficiali Comunali - dimostrano che l'obiettivo è minimizzare, coprire, dimenticare. A mio parere, vivono il Vajont (Memoria, verità) come un fastidio da esorcizzare, con ogni mezzo o omissione.
E i documenti che vengono occultati, dal '63 a oggi, dimostrano che ne hanno ben donde.
B) - sito Sopravvissutivajont.org: dopo 4 anni, e diverse traversìe = 42 MegaBytes.
Se solo NON dovessero dipendere forzatamente da terzi per gestire il sito (Gino e Micaela sono purtroppo incapaci di usare i PC ed i buoni consigli come sarebbe augurabile) avrebbero prodotto già dieci volte tanto. La motivazione - e le angherie - certo non mancano loro, letteralmente ...da una vita. Quello che a loro servirebbe davvero, è il SUPPORTO. Esattamente quello che da queste amministrazioni non avranno MAI, per i motivi accennati sopra.
A causa di un sito/truffa (gli è stato data una vettura a caro prezzo, ma senza le 'chiavi') ultimamente il loro "guestbook" sta andando a rotoli per via dei virus (robottini software) che su Internet che infettano SOLO i PC e le applicazioni Windows come il loro e sta accumulando, invece di messaggi solidali, quintali di porcherie. Ma non possono tecnicamente farci proprio nulla, se non eliminando del tutto il guestbook oppure cambiando mezzo sito (tecnologia). E questo ...costa. La mancanza di supporto economico anche minimo, di facciata, da parte del Comune (teoricamente preposto a Custode della Memoria) fa il resto, per i motivi accennati sopra ma in sostanza per i mafiosi che lo compongono.
C) - le pagine che stai leggendo.
Io col Mac pare che me la cavi, e soprattutto ho del tempo libero e la forte motivazione del mio ricordo. E l'amarezza delle porcate immonde di sindaco e corte dei Miracoli di Longarone. Il "server" che distribuisce queste pagine (non solo "un sito", quindi) è tutto di proprietà, e questo, come si dice, "aiuta". Di conseguenza = 1.360 MegaBytes di documenti, foto, scritti e filmati messi assieme in un taglia e cuci di oltre tre anni e mezzo.
Da ultimo, anche il regalo magnifico di questa canzone.
Terza notizia: sembra che io sia stato querelato (la verità dà fastidio. Sennò, che verità sarebbe??). Come i Teza (vedi sotto), come Gino Mazzorana (per non arrivare a scomodare la Tina Merlin).
Paradossalmente, ne sono in qualche misura felice. Seguirà - come mio costume - COMPLETA documentazione a darne conto fino alla conclusione della vicenda .
A Belluno, sono dovuti comparire davanti il Giudice di pace Vincenzo Teza e sua moglie Arzenton Carolina, denunciati per presunti «Atti vandalici» dal loro sindaco, che poi fa in nostra presenza un'acrobatica inversione a "U" (apparente) che spiazza il suo stesso avvocato ed il giudice. Nella fattispecie, quando il fatto è commesso all'interno di un cimitero, la pena per questo tipo di reato prevede da tre mesi a tre anni di carcere. Il voltagabbana "rinuncia a costituirsi" come "parte civile" (esattamente come fece un suo degno predecessore nei confronti dell'ENEL/SADE) e abbozza.
Anche tutto questo, significa il "Vajont". Una storia senza fine di vigliacchi, voltagabbana, sciacalli, porcherie, miliardi scomparsi, verso amici degli amici. Di favori fra bastardi di ogni generazione e latitudine. Gli unici al mondo per cui la Storia non è mai cambiata (se non in senso peggiorativo) sono le VITTIME. Dentro, e FUORI il cimitero di Fortogna. Quelle di OGNI "vajont".
Ho fatto in modo che tu possa scrivere un commento (contemporaneo) agli interessati ed a me per esprimere il tuo pensiero su questa sporca, infamante, grande vigliaccata.
Agosto 2006. A causa del guasto irreparabile del server originale che pubblicava queste pagine, esso viene sostituito (nella foto il nuovo Mac Mini) e opportunamente potenziato. Contestualmente, viene attivato uno spazio web dedicato e che fa uso del piu' appropriato dominio www.vajont.org acquistato qualche mese addietro. Sito autonomo che sostituisce (affiancandola) la vecchia denominazione "www.wineathomeit.com/vajont2003/eccetera", nata per altro scopo e troppo lunga da ricordare e comunicare.
www.vajont.org inoltre si dichiara esplicitamente un sito antimafia. Poiché a questo, portano carte, sentenze e testimonianze. E diverse iniziative (o omissioni) "istituzionali" locali longaronesi, a prima vista incomprensibili o apparentemente assurde, se considerate in un'ottica MAFIOSA prendono decisamente una LOGICA stringente.
7, 8 e 9 OTTOBRE 2006. A Erto, in diga, si svolge la SECONDA veglia di solidarietà alle VITTIME del Vajont.
Riappare in questi giorni una ristampa del libro esauritosi nel 2003 della Lucia Vastano, "Vajont. L'onda lunga", questa volta finanziato da fondi della Regione FVG e realizzato dal Teatro Miela di Trieste (grazie!). Spunta anche un benefattore longaronese che finanzia la stampa di un paio di migliaia di copie CD della canzone "Vajont", citata sopra. Che potrà in questo modo essere allegata in appendice al libro in distribuzione.
Giugno 2007: il 4, come previsto dalla "tabella di marcia", la « Staffetta della Memoria» dopo aver percorso circa 800 km da Udine a Erto, e i giorni seguenti da Erto (diga) a Roma (Quirinale) non-stop perlopiù sotto un tempo inclemente, raggiunge Don Ciotti davanti l'obiettivo. Nel pomeriggio Don Luigi consegna le firme raccolte da "Cittadini della Memoria" ad un funzionario dello staff del Presidente Napolitano.
Il funzionario, visibilmente ed esplicitamente "prevenuto" contro l'iniziativa accoglie una ristretta delegazione composta da Teza Carolina, da Lucia Vastano e da Gasparini Claudio. Dopo essersi reso conto della clamorosa gaffe (ambienti politici vicini al sindaco longaronese hanno allarmato il Quirinale per NON fare accogliere la "staffetta") il funzionario assicura che il Presidente verrà messo al corrente "e farà certamente - dice - il suo dovere".
Difatti.... al momento in cui leggi, QUESTA è la situazione.
(È bene sottolineare che da MESI il Quirinale aveva avuto notizia dell'appuntamento, lo aveva CONCORDATO, e che tutti noi eravamo "indagati" dalle rispettive DIGOS dal marzo 2005. Quindi ...)
Settembre, 24. Il sito documentale Vajont.org viene messo sotto sequestro "preventivo" dagli agenti della Polizia postale di Udine, a causa della querela per "diffamazione" intentata dal Presidente della "Fondazione Vajont ONLUS" Pierluigi De Cesero.
Dice l'On. Avv. Pres. MAURIZIO PANIZ (Forza Italia): «E' ora di dire basta a tutte queste INFONDATE DIFFAMAZIONI.»
FONTE: mia documentazione, esperienze personali; (avvisi di procedimento), Rete.

References: sentenza 
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