Source: https://www.previti.it/archives/date/2019/01
Timestamp: 2020-08-06 06:31:17+00:00

Document:
Gennaio 2019 - Studio Previti
In materia di esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare, spetta al giudice dell’esecuzione accertare la portata sostanziale della sentenza di cognizione e determinare le modalità di esecuzione dell’obbligazione idonee a ricondurre la situazione di fatto alla regolamentazione del rapporto ivi stabilita, nonché verificare la corrispondenza a tale regolamentazione del risultato indicato dalla parte istante nel precetto, e, se del caso, disporre le opere necessarie a realizzarlo.
Il relativo provvedimento è impugnabile con l’atto di appello laddove il giudice dell’esecuzione si discosti da quanto stabilito nel titolo da eseguire, non costituendo più manifestazione dei poteri del giudice dell’esecuzione e conseguentemente non essendo impugnabile nelle forme proprie degli atti esecutivi.
Lo ha stabilito, con ordinanza n. 32196 del 12.12.2018 la Corte di Cassazione.
Secondo la Suprema Corte, la sentenza che decide sull’appello in ordine a tale questione è a sua volta ricorribile per cassazione per motivi concernenti l’interpretazione fornita dal giudice del merito circa l’accertamento compiuto e l’ordine impartito dal giudice della cognizione nella sentenza della cui esecuzione si tratta, la cui disamina non attribuisce tuttavia alla S.C. il potere di valutarne direttamente il contenuto, bensì solamente quello di stabilire se l’interpretazione della sentenza è conforme ai principi che regolano tale giudizio, nonché funzionale alla concreta attuazione del comando in essa contenuto.
L’interpretazione del titolo esecutivo, consistente in una sentenza passata in giudicato, compiuta dal giudice dell’opposizione a precetto o all’esecuzione, si risolve nell’apprezzamento di un “fatto”, come tale incensurabile in sede di legittimità (fatto salvo il caso di omessa pronuncia) o giuridici, senza che possa diversamente opinarsi alla luce dei poteri di rilievo officioso e di diretta interpretazione del giudicato esterno da parte del giudice di legittimità, atteso che, in sede di esecuzione, la sentenza passata in giudicato, pur ponendosi come “giudicato esterno” (in quanto decisione assunta fuori dal processo esecutivo), non opera come decisione della lite, bensì come titolo esecutivo e, pertanto, al pari degli altri titoli esecutivi, non va intesa come momento terminale della funzione cognitiva del giudice, bensì come presupposto fattuale dell’esecuzione, ossia come condizione necessaria e sufficiente per procedere ad essa.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2019-01-23 16:52:522019-01-23 16:52:52Obblighi di fare e di non fare. Poteri del giudice dell’esecuzione
Avv. Danele Franzini
In tema di operazioni in strumenti derivati e in “warrant”, l’obbligo dell’intermediario di segnalazione delle perdite che abbia subìto l’investitore nella misura non inferiore al 50% del capitale di riferimento, scatta, ai sensi dell’art. 28 del Regolamento Consob n. 11522/ 1998, in rapporto al valore dei mezzi costituiti a titolo di provvista e garanzia per l’esecuzione delle operazioni.
Tale valore, pur essendo originariamente determinato per contratto, subisce variazioni sia in occasione della comunicazione all’investitore di una precedente perdita e sia in caso di versamenti o prelievi immediati, perché disposti dall’investitore ovvero mediati, perché frutto delle operazioni ordinate all’intermediario.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con sentenza n. 31896 del 10.12.2018.
In particolare, con tale arresto, la Suprema Corte ha statuito che il citato art. 28 determina in capo all’intermediario un obbligo informativo ampio e mobile, concretizzandosi con riferimento non solo al capitale iniziale, ma anche con riguardo alle perdite effettive o potenziali, già subite, e con riferimento a quelle calcolate in rapporto ai versamenti o prelievi dell’investitore.
In sostanza la misura delle giacenze sul conto -le quali subiscano incrementi o decrementi in ragione di “versamenti o prelievi”, non solo quelli immediati ad opera del correntista (il quale prelevi o versi somme di denaro), ma anche quelli mediati da operazioni di intermediazione le quali fruttino vantaggi o perdite – comporta, per espressa previsione, una rideterminazione dei “mezzi costituiti a titolo di provvista e garanzia per l’esecuzione delle operazioni” intermediate.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2019-01-23 16:42:142019-01-23 16:44:57Perdite del valore dell’investimento superiore al 50%. Obbligo di segnalazione
Un lavoratore che prestava attività lavorativa in favore di un istituto di credito sulla base di un contratto di agenzia, adiva il Tribunale di Milano al fine di vedere accertare la natura subordinata della prestazione e l’illegittimità della risoluzione del contratto comunicatagli dalla banca a fronte del mancato raggiungimento degli obiettivi.
Il Tribunale, nell’accogliere parzialmente la domanda del lavoratore, dichiarava la natura subordinata del rapporto e, dichiarata l’illegittimità del licenziamento, condannava l’istituto di credito al pagamento dell’indennizzo. La Corte di Appello di Milano nel confermare la decisione di primo grado, riteneva insufficiente il mancato raggiungimento degli obiettivi al fine di ritenere dimostrata la negligenza della prestazione e, confermata l’intervenuta risoluzione del rapporto di lavoro, ribadiva la condanna dell’istituto di credito al pagamento di un indennizzo.
La Corte di Cassazione con sentenza n. 31487 del 5 dicembre 2018 ha respinto il ricorso dell’istituto bancario affermando che il mancato raggiungimento degli obiettivi può costituire segno o indice di non esatta esecuzione della prestazione sulla scorta di una valutazione complessiva dell’attività resa per un apprezzabile periodo tempo, precisando inoltre che, ai fini del licenziamento, deve essere provata una evidente violazione, in concreto esclusa dalla corte territoriale, della diligente collaborazione dovuta dal dipendente in conseguenza della enorme sproporzione tra gli obiettivi fissati dai programmi di produzione del lavoratore e quanto realizzato dagli altri lavoratori ed indipendentemente dal raggiungimento di una soglia minima di produzione. La Suprema Corte ha altresì respinto il ricorso incidentale del lavoratore che censurava la decisione della Corte di Appello per non avere disposto la reintegra nel posto di lavoro per insussistenza del fatto addebitato. I Giudici di legittimità hanno respinto il ricorso del lavoratore sul rilievo che in presenza di una prova dell’inadempimento derivante dal mancato raggiungimento degli obiettivi la corte territoriale aveva ritenuto che il lavoratore non aveva dimostrato che lo scostamento era imputabile a fattori esterni o a condotte della stessa banca. L’annullamento del licenziamento sulla base di una valutazione di sproporzionalità della condotta escludeva quindi di potere ritenere l’insussistenza del fatto contestato.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2019-01-23 16:12:112019-01-23 16:12:11Il mancato raggiungimento degli obiettivi non costituisce prova di rilevante scarso rendimento

References: sentenza 
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 art. 28
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