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Timestamp: 2020-07-06 00:20:33+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2712 del 04/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2712 del 04/02/2011
Cassazione civile sez. trib., 04/02/2011, (ud. 09/11/2010, dep. 04/02/2011), n.2712
sul ricorso 5865-2007 proposto da:
B.S., elettivamente domiciliato in ROMA VIALE PARIOLI
43, presso lo studio dell’avvocato D’AYALA VALVA FRANCESCO, che lo
BONINI FRANCESCO in RONCO SCRIVIA, rep. n. 48056 del 19/10/2006;
avverso la sentenza n. 45/2006 della COMM. TRIB. REG. di GENOVA,
Con atto di accertamento relativo al 1997, l’Agenzia delle Entrate di Genova recuperava a tassazione a fini IRPEF ed ILOR nei confronti del B. gli importi accreditati come rendimento del capitale investito.
Avverso l’avviso proponeva ricorso il contribuente, sostenendo che i tabulati e la documentazione rinvenuti presso il M. erano inattendibili, ed in ogni caso le somme indicate come interessi non erano mai state percepite, e pertanto non potevano essere sottoposte a tassazione. La Commissione accoglieva il ricorso.
Interponeva appello l’Ufficio e la Commissione Tributaria Regionale della Liguria con sentenza n. 45 in data 3 marzo – 30 giugno 2006, lo accoglieva, dichiarando la assoggettabilità ad imposta delle somme che risultavano accreditate.
Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione il contribuente, con quattro motivi.
Con il primo motivo, il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 42, commi 2 e 3, in rapporto di specialità con gli artt. 2727 e 2728 ex., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. Sostiene che la CTR ha errato ritenendo esistente una presunzione di fruttuosità del capitale investito, in quanto pur ammettendo che non vi era prova che dimostrasse il tipo di contratto intercorrente tra le parti, aveva applicato le disposizioni riservate dall’art. 42 cit. ai soli casi di mutuo e conto corrente, in cui tale presunzione è prevista, laddove in ogni altra ipotesi, e quindi anche in quella considerata, la prova della esistenza di un reddito di capitale è a carico dell’Ufficio.
Con il secondo motivo deducono violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 42, commi 1, 2 e 3 in relazione agli artt. 2697 e 2729 c.c., (art. 360 c.p.c., n. 3).
Sostiene che la CTR ha valutato i “tabulati” del M., nonchè gli accrediti di somme mediante assegno per gli anni 1995 e 1997 come prova dell’avvenuto investimento della somme percepite, e quindi della esistenza di frutti od interessi, senza che fosse provato il titolo della consegna o dell’accredito delle somme ricorrendo quindi ad una doppia presunzione.
Con il terzo motivo deduce violazione e falsa applicazione del combinato disposto di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 42, comma 1, e art. 41, lett. H in relazione agli artt. 820, 821 e 2033 c.c. ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.
Sostiene che poichè il capitale consegnato al M. era entrato nella piena disponibilità di quest’ultimo, il quale non aveva restituito nè capitale nè interessi, costui si era appropriato di entrambi, sicchè da un lato non vi era la prova di un impiego fruttuoso per il tradens in quanto i frutti di cui all’art. 820 c.c. erano in capo al medesimo M., dall’altro ogni versamento di somma da costui al “tradens” doveva considerarsi restituzione di indebito ai sensi dell’art. 2033 c.c..
Deduce inoltre contraddittorietà ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 tra la ammissione che capitale ed interessi non erano stati restituiti al “tradens” e la ritenuta maturazione di interessi tassabili in capo al medesimo.
Sostiene che la CTR ha errato nell’affermare che i presunti interessi siano tassabili a prescindere dalla dimostrazione che gli stessi fossero stati effettivamente percepiti ovvero ricapitalizzati, in quanto, in mancanza di presunzione legale di fruttuosità, possono essere tassati esclusivamente gli interessi effettivamente percepiti.
Deducono infine insufficiente motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, in quanto la sentenza aveva ritenuto la fruttuosità del capitale in assenza di prova del titolo che legittimasse la presunzione legale; non aveva distinto tra effettiva dazione dell’interesse e ricapitalizzazione , in quanto solo la prima ipotesi doveva essere ritenuta tassabile; aveva violato il principio dell’onere della prova, spettante all’Ufficio, circa la dimostrazione di un avvenuto impiego di capitali, per cui la documentazione in atti non era probante; che la mancata restituzione di capitale ed interessi modificava la natura delle somme effettivamente percepite dal tradens in ripetizione di indebito.
La CTR, infatti, ha ritenuto in fatto che i contribuenti avessero affidato al M., intermediatore finanziario professionista, capitali con di investirli in impieghi redditizi corrispondendone loro i frutti. Tale accertamento, non specificamente contestato e soprattutto non contestato mediante l’affermazione della sussistenza di un contratto diverso da quello accertato dal giudice di secondo grado, non è sindacabile in cassazione, in quanto sorretto da elementi di convincimento più che ragionevoli. Non risultano essere stati contestati dai contribuenti gli importi che dalla scheda contabile del B. risultavano quali capitali da lui versati nè risultano essere state contestate in modo adeguatamente specifico gli importi che Risultano dalla scheda essere stati a lui accreditate come frutti o dividendi. La contestazione riguarda sostanzialmente solo la percezione effettiva di tali frutti, mentre per il resto non risulta essere uscita dal dall’ambiguità. Infine non risultano contestate le somme che la sentenza impugnata afferma essere state versate mediante assegni. Il contribuente – osserva la sentenza impugnata – non aveva fornito la propria versione circa la natura ed il contenuto del contratto nè aveva fornito alcuna documentazione al riguardo. La Commissione tributaria regionale ha anche ritenuto che i frutti, anche se non materialmente versati si intendevano come corrisposti (e quindi sottoposti ad imposizione) in quanto contabilmente accreditati e riportati a capitale. La fattispecie in esame appare dover essere giuridicamente qualificata quale mandato ad investire. Tale qualificazione può peraltro essere riferita a due ipotesi fattuali ben distinte: a) la prima è rappresentata dal mandato ad acquistare titoli o beni; b) la seconda è data dal mandato ad effettuare operazioni di investimento che determinino frutti pecuniari che il mandatario si impegna a riversare al mandante. E’ chiaro che nella specie la prima ipotesi non ricorreva dato che non vi è traccia, nelle deduzioni delle parti e nella sentenza impugnata, di beni o titoli acquisti per conto del mandante e a lui riversati o che dovessero essere a lui riversati: ciò impone di escludere che si trattasse di un mandato ad acquistare. Il mandato a procurarsi frutti pecuniari mediante investimenti e un mandato produttivo di redditi da capitale tassabili ex art. 42 lettera h) ed in realtà altro non è che un mutuo a scopo di investimento eventualmente con frutti regolati quanto all’ammontare in corrispondenza dell’andamento degli investimenti effettuati. Nel caso di specie, sulla base degli elementi incontroversi in causa deve presumersi che l’incarico comportasse la discrezionalità del mandatario nella scelta degli investimenti, con la realizzazione di una “gestione patrimoniale” analoga a quella prevista dal D.Lgs. n. 415 del 1996 (v. Cass. n. 12479 del 2007).
Non assume quindi rilievo il problema se alla fattispecie sia o meno applicabile la presunzione legale di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 42, comma 2. Alla fattispecie è comunque applicabile una valida e forte presunzione semplice, circa lo scopo reddituale dell’affidamento del capitale, posto che secondo l’id quod plerumque accidit nessuno affida i propri capitali ad un intermediatore finanziario senza la promessa di un corrispettivo, sia pure aleatorio; mentre la percezione, le date e l’ammontare dei frutti è stato nella specie accertato dalla sentenza impugnata sulla base dei tabulati e tale accertamento appare ragionevole e non inficiato da illogicità o lacune.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 42
 art. 42
 art. 42
 art. 41
 sentenza 
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 art. 42
 Cass. 
 art. 42
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