Source: http://bologna.sentenze.ilcaso.it/codice_procedura_civile/91
Timestamp: 2020-06-06 15:11:06+00:00

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Nel giudizio di revocazione, il difensore della parte può essere condannato al pagamento in proprio delle spese processuali soltanto quando abbia agito in virtù di procura inesistente e non meramente nulla, giacché, in tale ipotesi, il rapporto processuale si instaura validamente, onerando il giudice, che rilevi il vizio della procura, di ordinarne la rinnovazione sanante. (Nella specie, la S.C. ha escluso che fosse inesistente la procura costituita da un prototipo per il giudizio ordinario privo di riferimenti alla proposta impugnazione per revocazione, essendo sufficiente per la sua riferibilità all'atto la sua apposizione a margine dello stesso, a prescindere dalle espressioni utilizzate, e ha perciò cassato la pronuncia di merito che aveva invece posto le spese del giudizio a carico del difensore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 07 Maggio 2020, n. 8591. Segue...
Opposizione all'esecuzione - Sopravvenuta caducazione del titolo - Rilievo d'ufficio indipendente dai motivi di opposizione - Cessazione della materia del contendere - Conseguente accoglimento dell'opposizione e regolazione delle spese processuali secondo soccombenza - Esclusione - Ricorso al criterio della soccombenza virtuale - Necessità.
In sede di opposizione all'esecuzione, la sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo, in conformità del generale principio della domanda, non determina "ex se" la fondatezza dell'opposizione e il suo accoglimento, bensì la cessazione della materia del contendere per difetto di interesse, sicché, nel regolare le spese dell'intero giudizio, il giudice dell'opposizione non può porle senz'altro a favore dell'opponente, ma deve utilizzare il criterio della soccombenza virtuale, secondo il principio di causalità, considerando, a tal fine, l'intera vicenda processuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Gennaio 2020, n. 1005. Segue...
Processo esecutivo – Liquidazione delle spese – Soccombenza – Esclusione.
Nel processo esecutivo la liquidazione delle spese del giudice dell'esecuzione non può avere contenuto decisorio ma solo di verifica del relativo credito in funzione dell'assegnazione o distribuzione, con la conseguenza che il regime delle spese è governato non già dal principio della soccombenza ma dal principio c.d. della tara del ricavato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 09 Dicembre 2019. Segue...
In forza del principio di causazione - che, unitamente a quello di soccombenza, regola il riparto delle spese di lite - il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell'attore qualora la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alle tesi sostenute dall'attore stesso e queste siano risultate infondate, a nulla rilevando che l'attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda; il rimborso rimane, invece, a carico della parte che ha chiamato o fatto chiamare in causa il terzo qualora l'iniziativa del chiamante, rivelatasi manifestamente infondata o palesemente arbitraria, concreti un esercizio abusivo del diritto di difesa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 Dicembre 2019, n. 31889. Segue...
All'avvocato sono dovute, oltre al rimborso delle spese documentate e di quelle forfettarie generali (non strettamente inerenti alla singola pratica ma necessarie per la conduzione dello studio), altre spese che sfuggono ad una precisa elencazione ma che di fatto sono sostenute dal professionista nello svolgimento del singolo incarico (tra le quali, gli esborsi per gli spostamenti necessari per raggiungere l'Ufficio giudiziario in occasione delle udienze o degli adempimenti di cancelleria, diversi da quelli per viaggio e trasferta di cui all'art. 27 del d.m. n. 55 del 2014, i costi per fotocopie, per l'invio di email o per comunicazioni telefoniche inerenti l'incarico e sostenuti fuori dallo studio); tali spese sono liquidabili in via equitativa per l'impossibilità o la rilevante difficoltà di provare il loro preciso ammontare nonchè in considerazione della loro effettiva ricorrenza secondo l'"id quod plerumque accidit". (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 Novembre 2019, n. 31030. Segue...
Esecuzione forzata - Opposizione agli atti esecutivi - Provvedimento di chiusura della fase sommaria - Omessa fissazione del termine giudiziale per l'introduzione del giudizio di merito o per la riassunzione davanti al giudice competente - Conseguenze - Ricorso per cassazione - Inammissibilità - Fondamento - Statuizione sulle spese - Irrilevanza.
In tema di opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., è inammissibile il ricorso straordinario per cassazione avverso il provvedimento con il quale il giudice dell'esecuzione, rilevato il mancato rispetto del termine perentorio per notificare il ricorso introduttivo, abbia dichiarato chiusa la fase sommaria ed inammissibile l'opposizione senza adottare i provvedimenti indilazionabili previsti dall'articolo 618 c.p.c., né concedere il termine per instaurare il giudizio di merito, atteso che la pronuncia conclusiva della fase sommaria, benché illegittimamente emesso, è privo del carattere della definitività, la parte ben potendo proporre reclamo al collegio per ottenere le misure cautelari invocate ovvero dare inizio autonomamente al giudizio a cognizione piena, all'esito del quale conseguire una decisione sull'opposizione; non assume neppure rilievo, in senso contrario, la circostanza che si sia provveduto sulle spese, posto che nella struttura delle opposizioni, ai sensi degli artt. 615, comma 2, 617 e 619 c.p.c., emergente dalla riforma di cui alla l. n. 52 del 2006, il giudice dell'esecuzione, quando chiude la fase sommaria davanti a sé, deve pronunciarsi necessariamente sulle relative spese, potendosi, peraltro, ridiscutere tale statuizione nell'ambito del giudizio di merito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Novembre 2019, n. 30300. Segue...
Domanda di insinuazione al passivo - Spese vive inerenti la sua presentazione - Inclusione - Onorari del difensore - Esclusione - Fondamento.
In tema di ammissione allo stato passivo fallimentare, il creditore ha diritto di insinuarsi anche per le spese vive sostenute per la presentazione della relativa domanda che risultino in concreto indispensabili, restando invece escluse quelle relative ai compensi spettanti al difensore, giacché l'insinuazione può sempre essere richiesta dalla parte personalmente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 2019, n. 28962. Segue...
Esecuzione forzata - Opposizioni - Provvedimento di chiusura della fase sommaria - Statuizione sulle spese della fase - Necessità.
Nella struttura delle opposizioni, ai sensi degli artt. 615, comma 2, 617 e 619 c.p.c., emergente dalla riforma di cui alla l. n. 52 del 2006, il giudice dell'esecuzione, con il provvedimento che chiude la fase sommaria davanti a sé - sia che rigetti, sia che accolga l'istanza di sospensione o la richiesta di adozione di provvedimenti indilazionabili, fissando il termine per l'introduzione del giudizio di merito, o, quando previsto, quello per la riassunzione davanti al giudice competente -, deve provvedere sulle spese della fase sommaria, potendosi, peraltro, ridiscutere tale statuizione nell'ambito del giudizio di merito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 31 Maggio 2019, n. 15082. Segue...
Avvocato onorari - Tariffe professionali - Rimborso forfetario delle spese generali - Mancata statuizione circa la loro debenza ovvero sulla percentuale rimborsabile - Conseguenze - Debenza nella misura del quindici per cento sul compenso professionale.
Il provvedimento giudiziale di liquidazione delle spese processuali che non contenga la statuizione circa la debenza o (come nella specie) anche solo l'esplicita determinazione della percentuale delle spese forfettarie rimborsabili ai sensi dell'art. 13, comma 10, della l. n. 247 del 2012 e dell'art. 2 del d.m. n. 55 del 2014, è titolo per il riconoscimento del rimborso stesso nella misura del quindici per cento del compenso totale, quale massimo di regola spettante, potendo tale misura essere soltanto motivatamente diminuita dal giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 Aprile 2019, n. 9385. Segue...
Fallimento – Dichiarazione – Mancato superamento delle soglie di fallibilità – Impresa non tenuta al deposito dei bilanci – Condanna dell’istante alla rifusione delle spese processuali – Esclusione – Istanza presentata dal lavoratore dipendente.
Nell’ipotesi di impresa non tenuta al deposito dei bilanci, il creditore (nella specie ex lavoratore dipendente del debitore), in mancanza di altri elementi, non è in grado di conoscere l’eventuale superamento delle soglie di fallibilità di cui all’art. 1 legge fall. e non può pertanto essere condannato alla rifusione delle spese processuali sostenute dal resistente qualora, nell’ambito dell’istruttoria prefallimentare, emerga il mancato superamento di dette soglie o dell’ammontare complessivo dei debiti di cui all’art. 15, ultimo comma, legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 07 Marzo 2019. Segue...
Avvocato - Onorari - Privilegi - Spese e spettanze procuratorie - Riferimento alla parcella ed agli importi indicati nella tabella dei parametri forensi - Necessità - Onorari - Determinazione discrezionale entro i limiti dello scaglione di riferimento correttamente individuato - Fattispecie.
In tema di liquidazione delle spese di lite, essendo le spese e le spettanze procuratorie stabilite dalla tariffa in misura fissa per ciascuna voce, la relativa liquidazione non può avvenire che con riferimento alla parcella, riscontrando la ricorrenza effettiva delle prestazioni e la rispondenza di queste agli importi tariffari, cosi da non lasciare margine di discrezionalita; per gli onorari, invece, essendo la tariffa articolata in una serie di scaglioni, in rapporto alla natura e al valore della causa, con alcuni correttivi, entro tali limiti il giudice può procedere discrezionalmente alla Determinazione del compenso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Febbraio 2019, n. 5798. Segue...
Avvocato e procuratore - Onorari - Tariffe - Fase istruttoria - Compenso spettante al difensore - Attività rilevanti.
In materia di spese di giustizia, ai fini della liquidazione del compenso spettante al difensore per la fase istruttoria, rilevano non solo l'espletamento di prove orali e di ctu, ma anche le ulteriori attività difensive che l'art. 4, comma 5, lett. c), del d.m. n. 55 del 2014 include in detta fase, tra cui pure le richieste di prova e le memorie illustrative o di precisazione o integrazione delle domande già proposte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Febbraio 2019, n. 4698. Segue...
Gratuito patrocinio - Liquidazione dell'onorario e delle spese spettanti al difensore - Soccombenza di un'amministrazione statale nei confronti della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato - Decreto di pagamento del giudice del procedimento ai sensi dell'art. 82 del d.P.R. n. 115 del 2002 - Necessità - Condanna al pagamento in favore dello Stato ai sensi dell'art. 133 del d.P.R. n. 115 del 2002 - Inammissibilità.
Qualora la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato sia vittoriosa in una controversia civile proposta contro un'amministrazione statale, l'onorario e le spese spettanti al difensore vanno liquidati ai sensi dell'art. 82 del d.P.R. n. 115 del 2002, ovvero con istanza rivolta al giudice del procedimento, non potendo riferirsi a tale ipotesi l'art. 133 del medesimo d.P.R., a norma del quale la condanna alle spese della parte soccombente non ammessa al patrocinio va disposta in favore dello Stato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 29 Novembre 2018, n. 30876. Segue...
Avvocato - Onorari - Tariffe professionali - Liquidazione delle spese in favore della parte vittoriosa - Determinazione del valore della causa - Pluralità di domande proposte in un unico processo, ma in via subordinata o alternativa - Criterio - Prevalenza della domanda di maggior valore - Fattispecie.
Ai sensi dell'art. 10 c.p.c., richiamato dall'art. 5 d.m. n. 140 del 2012 "ratione temporis" applicabile, le domande proposte, in via gradata tra loro, verso la stessa parte non si sommano ai fini della determinazione del valore della causa, con riguardo alla liquidazione delle spese in favore della parte vittoriosa, dovendo esser utilizzato a tal fine l'ammontare richiesto nella domanda di valore maggiore. (Nella specie, la S.C. ha escluso il cumulo delle domande proposte dalla società attrice, in via principale, per ottenere la residua parte di un contributo concesso originariamente e, in via subordinata all'ipotesi di rigetto della pretesa svolta in via principale, per trattenere la somma già ricevuta). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 25 Settembre 2018, n. 22711. Segue...
Spese giudiziali - Rimborso delle spese a favore di amministrazione statale - Spese vive - Limitazione alle sole spese prenotate a debito.
La condanna al pagamento delle spese del giudizio in favore di un'amministrazione dello Stato deve essere limitata, riguardo alle spese vive, al rimborso delle somme prenotate a debito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 11 Settembre 2018, n. 22014. Segue...
Onorari - Valore della causa - Ricorso al giudice amministrativo per l'annullamento di un atto illegittimo della P.A. - Determinazione degli onorari di avvocato - Scaglione relativo alle cause di valore indeterminabile - Applicabilità - Effetti patrimoniali della vicenda - Irrilevanza - Fattispecie.
In tema di determinazione degli onorari di avvocato, ai sensi dell'art. 6 della tariffa forense approvata con d.m. n. 585 del 1994 (applicabile "ratione temporis"), va considerata di valore indeterminabile la controversia introdotta innanzi al giudice amministrativo per l'annullamento di un atto, poichè la "causa petendi" della domanda è l'illegittimità dell'atto stesso, mentre il "petitum" è la sua eliminazione, senza che rilevino eventuali risvolti patrimoniali della vicenda. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha escluso che incidesse sul valore della controversia l'incremento del patrimonio comunale, consistito nell'acquisizione di trenta appartamenti, indirettamente riconducibile ai provvedimenti amministrativi impugnati, in quanto i giudizi in questione erano finalizzati al semplice accertamento della legittimità dei detti provvedimenti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 11 Giugno 2018, n. 15061. Segue...
Sospensione provvedimento secondo grado gravato da ricorso per cassazione – Fumus fondatezza impugnazione – Irrilevanza
Sospensione provvedimento secondo grado gravato da ricorso per cassazione – Periculum in mora – Requisiti
Sospensione provvedimento secondo grado gravato da ricorso per cassazione – Liquidazione delle spese – Corte di Cassazione.
Ai fini della sospensione dell’esecuzione della sentenza di secondo grado non si può tener conto della fondatezza o meno del ricorso per cassazione, essendo la valutazione giudiziale limitata al solo riscontro del danno grave e irreparabile conseguenza dell’esecuzione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Ai fini della sospensione dell’esecuzione della sentenza di secondo grado la ricorrenza del danno grave e irreparabile va verificata all’esito di una valutazione che deve riguardare, sotto il profilo soggettivo, la sussistenza di un’eccezionale sproporzione tra il vantaggio che può ricavare il creditore dall’esecuzione della decisione e il pregiudizio che ne deriva all’altra parte, tale da apparire superiore a quello che di norma consegue all’esecuzione forzata, e, sotto il profilo oggettivo, la ricorrenza di una situazione di pregiudizio irreversibile e insuscettibile di restitutio in integrum nel caso che il provvedimento impugnato venga poi cassato. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
La liquidazione delle spese della fase celebrata innanzi alla Corte d’Appello per la sospensione dell’esecuzione del provvedimento di secondo grado impugnata compete alla Corte di Cassazione, attesa la natura provvisoria della pronuncia. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Appello Roma, 30 Maggio 2018. Segue...
Tariffe professionali - Rimborso forfetario delle spese generali - Natura giuridica - Spettanza automatica - Sussistenza - Fondamento.
Il rimborso c.d. forfetario delle spese generali (nella specie ai sensi dell'art. 1, comma 2, del d.m. n. 140 del 2012) costituisce una componente delle spese giudiziali, la cui misura è predeterminata dalla legge, e compete automaticamente al difensore, anche in assenza di allegazione specifica e di apposita istanza, che deve ritenersi implicita nella domanda di condanna al pagamento degli onorari giudiziali che incombe sulla parte soccombente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Maggio 2018, n. 13693. Segue...
Processo civile – Liquidazione delle spese processuali – Vincolo ai valori medi tariffari – Non sussiste – Discrezionalità del giudice – Affermazione.
Per le liquidazioni effettuate ai sensi del D.M. n.140/2012 e del successivo D.M. n.55/2014, non trova fondamento normativo un vincolo alla determinazione secondo i valori medi ivi indicati, dovendo il giudice solo quantificare il compenso tra il minimo e il massimo delle tariffe, a loro volta derogabili con apposita motivazione.
In tema di liquidazione delle spese processuali, la determinazione del dovuto costituisce esercizio di un potere discrezionale del giudice che, qualora sia contenuto tra il minimo e il massimo della tariffa, non richiede una specifica motivazione e non può formare oggetto di sindacato in sede di legittimità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 17 Maggio 2018, n. 12093. Segue...
Processo civile – Pubblico ministero – Impugnazione – Soccombenza del Pubblico ministero – Spese processuali sostenute dalla parte vittoriosa poste a carico del Ministero della Giustizia.
E' astrattamente ipotizzabile che, in caso di soccombenza del Pubblico ministero impugnante nel processo civile, le spese processuali sostenute dalla parte vittoriosa siano poste a carico del Ministero della Giustizia. Appello Bari, 23 Aprile 2018. Segue...
Tariffe professionali - Giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento - Onorari - Tariffe relative ai procedimenti contenziosi - Applicabilità - Fondamento.
Fallimento - Dichiarazione tardiva di credito - Regolamento delle spese - Opposizione allo stato passivo.
Circolazione stradale - Integrale risarcimento del danno prima del giudizio - Parte vittoriosa il danneggiante - Spese processuali.
Ove risulti, all'esito del giudizio, che il danneggiato sia stato integralmente risarcito prima dell'introduzione del giudizio, parte interamente vittoriosa, ai fini del provvedimento di condanna alle spese processuali, deve intendersi il danneggiante che, prima della proposizione della domanda giudiziale, avente ad oggetto la condanna al pagamento di una somma ulteriore, abbia adempiuto la propria obbligazione risarcitoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 11 Dicembre 2017, n. 29604. Segue...
Spese di soccombenza - Liquidazione inferiore ai minimi disposti dalla tariffa forense.
Il giudice del merito non può liquidare le spese di giudizio in misura inferiore ai minimi disposti dalla tariffa forense. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 11 Dicembre 2017, n. 29594. Segue...
Spese giudiziali civili - Ius Superveniens - Liquidazione - Liquidazione delle spese processuali successiva al d.m. n. 55 del 2014 - Vincolo ai valori medi - Esclusione - Fondamento.
In tema di liquidazione delle spese processuali successiva al d.m. n. 55 del 2014, non trova fondamento normativo un vincolo alla determinazione secondo i valori medi ivi indicati, dovendo il giudice solo quantificare il compenso tra il minimo ed il massimo delle tariffe, a loro volta derogabili con apposita motivazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Novembre 2017, n. 26608. Segue...
Regolamentazione delle spese di lite per soccombenza - Valutazione unitaria della soccombenza all’esito complessivo della lite ai fini dell’applicazione della regola della soccombenza - Liquidazione delle spese di lite relative al primo grado a cura della Corte di Cassazione.
Il criterio unitario e globale di valutazione della soccombenza deve essere applicato all’esito finale della lite, sicché nel giudizio svoltosi in più gradi, il giudice, ove correttamente investito dell’impugnazione sul capo delle spese, chiamato ad emettere la decisione finale, dovrà, in considerazione del complessivo esito della lite, individuare la parte alla fine soccombente, totalmente o anche solo parzialmente, e, per converso, la parte vincitrice, totalmente o anche solo parzialmente, in favore della quale liquidare le spese di lite in misura totale o anche solo parziale, quale residuata all’esito della ritenuta compensazione parziale.
Il giudice d’appello, solo quando riforma totalmente o parzialmente la sentenza di primo grado, dispone d’ufficio una nuova regolamentazione delle spese di lite, quale conseguenza della pronuncia di merito e in applicazione del criterio unitario e globale di valutazione ed individuazione della parte alla fine soccombente. Diversamente, quando conferma la sentenza impugnata, può modificare la regolamentazione delle spese della sentenza di primo grado, solo se investito della decisione mediante specifica impugnazione sul punto.
La Corte di Cassazione, ove non siano necessari ulteriori accertamenti e valutazioni fattuali decide nel merito il regolamento delle spese di giudizio, liquidando a carico della parte individuata all’esito del giudizio come soccombente, oltre alle spese del proprio grado, anche quelle delle fasi precedenti, ove il capo delle spese delle sentenze di merito sia stato fatto oggetto di apposita impugnazione. (Fausto Galeotti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 29 Settembre 2017, n. 22849. Segue...
Avvocato - Onorari - Tariffe professionali - Rappresentanza e difesa collettiva da parte di un unico professionista - Pluralità di cause non riunite - Aumento dell'unica parcella fino al venti per cento per ogni parte - Esclusione - Fondamento.
In tema di onorari di avvocato, l’art. 5, comma 4, del d.m. n 127 del 2004 – “ratione temporis” vigente ed abrogato dall'art. 9 del d.l. n. 1 del 2012, conv. con modif. dalla l. n. 27 del 2012 - non si applica nel caso in cui il professionista difenda la medesima parte contro più parti, ma in processi introdotti separatamente e non riuniti, ancorché aventi ad oggetto le medesime questioni di fatto e di diritto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Settembre 2017, n. 21829. Segue...
Avvocato - Onorari - Privilegi - Giudizi disciplinari - Sanzioni disciplinari - Divulgazione della corrispondenza tra difensori - Proposta transattiva su invito del giudice - Divieto - Fattispecie.
L’art. 28 del codice deontologico forense (nel testo anteriore a quello attualmente vigente approvato dal CNF nella seduta del 31 gennaio 2014) pone un divieto assoluto di esibizione in giudizio della corrispondenza intercorsa tra i professionisti e contenente proposte transattive; tale divieto comprende anche la corrispondenza avente ad oggetto l'invito del giudice a transigere, in quanto, ai fini dell’applicazione dell’art. 91, comma 1, c.p.c., la proposta conciliativa deve essere formulata in giudizio dalla parte che ne è autrice e, dunque, non rilevano le trattative tra i difensori. (Nella specie la S. C. ha ritenuto infondato il motivo di ricorso con il quale si chiedeva un'interpretazione dell'art. 28 citato, che affermasse il carattere esimente della produzione di corrispondenza intercorsa tra i difensori in caso di ipotesi transattiva formulata dal giudice, in quanto rilevante ai fini dell’applicazione dell’art. 91 c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Settembre 2017, n. 21109. Segue...
Avvocato - Onorari - Parere del Consiglio dell'Ordine - Spese sostenute per ottenere il parere del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati - Addebito al professionista - Condizioni - Fattispecie.
In una controversia avente ad oggetto il pagamento del compenso in favore di un avvocato per le prestazioni professionali rese in favore del cliente, le spese sostenute per ottenere il parere del Consiglio dell'Ordine sotteso alla propria richiesta devono restare a carico del professionista, ove la relativa pretesa sia in tutto, ovvero in parte, infondata. (Principio affermato con riferimento ad un caso di opposizione a decreto ingiuntivo adottato sulla base del parere reso dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, conclusasi con la revoca del decreto medesimo, conseguente all'accoglimento, solo parziale, della pretesa del difensore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Maggio 2017, n. 12681. Segue...
Separazione di coniugi – Allontanamento dalla residenza familiare e violazione dei doveri nascenti dal vincolo coniugale – Domanda di addebito – Fondatezza
Onere della prova in capo al coniuge che ha posto in essere la condotta – Compete
Condanna del coniuge soccombente al pagamento delle spese di lite – Sussiste.
E’ meritevole di accoglimento la domanda di addebito della separazione nei confronti del coniuge che, dopo solo qualche mese dalla data del matrimonio, abbandona la residenza coniugale per decisione unilaterale ed ingiustificata, in assenza di precedenti e diverse circostanze ostative alla protrazione dell’unità coniugale. Grava sul medesimo l’onere di dimostrare l’eventuale sussistenza di una giusta causa a sostegno della propria condotta. La pronuncia sulle spese di lite segue la soccombenza. (Luisa Dabbene) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 20 Marzo 2017. Segue...
Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di aumento dell'assegno di mantenimento del coniuge – Situazione economica delle parti identica a quella sussistente al momento della separazione – Rigetto
Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di una somma mensile quale rimborso forfettario delle spese straordinarie – Rigetto
Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di modifica delle modalità di visita al figlio minore – Mancanza di allegazione di fatti – Rigetto
Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del coniuge – Riduzione reddito del coniuge obbligato – Rigetto
Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del figlio – Rifiuto di offerte di lavoro da parte del figlio – Rigetto – Costante ed effettivo disinteresse al lavoro da parte del figlio – Necessità
Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Spese giudiziali in materia civile – Rigetto domande – Soccombenza reciproca – Compensazione parziale delle spese – Condanna alle spese .
Deve respingersi la domanda di aumento dell'assegno di mantenimento formulata dalla moglie quando la situazione economica delle parti appare la medesima di quella sussistente al momento della separazione risalente a circa un anno prima. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Deve respingersi la domanda di una somma mensile di Euro 100,00 quale rimborso forfettario delle spese straordinarie di piccola entità necessarie per il mantenimento dei figli formulata dalla moglie. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Deve respingersi la domanda di modifica delle modalità di visita al figlio minore formulata dalla moglie in quanto destituita di fondamento visto che tale domanda è sfornita di qualunque supporto in punto di allegazioni di specifici fatti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Deve respingersi la domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore dell'altro coniuge formulata dal marito, che ha visto deteriorare la propria situazione reddituale, in quanto, in concreto, tra il momento della proposizione di tale domanda e la pronuncia di separazione è intercorso solo un breve lasso temporale pari a circa un anno. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Deve respingersi la domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del figlio, non ancora ventenne, quando quest'ultimo rifiuti delle offerte di lavoro reperitegli dal padre. E' fatta salva ogni futura diversa determinazione nel momento in cui dovesse emergere il costante ed effettivo disinteresse del figlio ad ogni ipotesi occupazionale. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Nonostante vi sia la soccombenza reciproca la metà delle spese di lite devono essere poste a carico della moglie atteso il rigetto delle tre domande dalla stessa proposte contro il rigetto delle due domande proposte dal marito. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Maggio 2016. Segue...
Avvocato e procuratore - Onorari - Tariffe professionali - Redazione delle difese - Comparse conclusionali - Rilevanza - Memorie - Inclusione - Carattere autonomo e distinto onorario - Esclusione - Aumento dell'onorario medesimo - Ammissibilità.
Poiché gli onorari spettanti all'avvocato per la redazione delle difese non sono dovuti in relazione ad ogni singolo atto difensivo, non possono considerarsi scritti difensivi autonomi e distinti dalle comparse conclusionali le memorie, che costituiscono insieme la "redazione delle difese" cui si riferisce il punto 8 parte III - per le cause davanti al Tribunale - della tabella A allegata alla tariffa forense, sicché per le memorie non è dovuto un distinto onorario ma può solo stabilirsi un aumento dell'onorario corrisposto per la redazione della comparsa conclusionale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 16 Marzo 2016, n. 5209. Segue...
Avvocato e procuratore - Onorari - Valore della causa - Accoglimento della domanda risarcitoria - Appello - Contenuto - Richiesta di maggiorazione del danno liquidato - Reiezione - Spese di lite - Riferimento al "decisum" e non al "disputatum" - Necessità.
In materia di spese processuali, in caso di accoglimento parziale in primo grado di una domanda risarcitoria, con successivo rigetto dell'appello volto a conseguire una maggiorazione del danno liquidato, la previsione di cui all'art. 20 del d.m. n. 140 del 2012 - secondo cui, ai fini della liquidazione del compenso nei giudizi "per pagamento somme, anche a titolo di danno", il valore della causa si determina con riferimento "alla somma attribuita alla parte vincitrice e non alla somma domandata" - va interpretata nel senso che la condanna alle spese a carico della parte appellante deve assumere a riferimento non la somma oggetto della domanda risarcitoria dalla stessa formulata (criterio del "disputatum"), bensì quella ad essa concretamente attribuita (criterio del "decisum"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Febbraio 2016, n. 3903. Segue...
Espropriazione forzata - Opposizione all'esecuzione - Procedimento camerale - Omessa iscrizione a ruolo della causa di opposizione - Definitività del provvedimento del giudice dell'esecuzione.
Il provvedimento del giudice dell'esecuzione che accordi o neghi la sospensione, indipendentemente dalla applicabilità dell'articolo 669-septies, commi 2 e 3, c.p.c., ha attitudine a definire la vicenda davanti a sé qualora non segua l'iscrizione a ruolo contenzioso della causa di opposizione nel termine perentorio di cui all'articolo 616 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Febbraio 2016. Segue...
Procedimento di divorzio giudiziale – Incompetenza territoriale – Condanna alle spese – Compensazione delle spese.
In ragione dell'esito e della natura del presente giudizio, della contenuta durata della procedura, della probabile prosecuzione della causa e nella ritenuta sussistenza dei motivi di cui al comma II dell'art. 92 c.p.c., si dispone che le spese di lite siano interamente compensate tra le parti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 12 Gennaio 2016. Segue...
Attività stragiudiziale connessa o propedeutica a quella di assistenza in un procedimento di atp – Possibilità di ritenere adeguati i soli parametri per l’attività giudiziale – Sussistenza
Individuazione del valore della controversia ai fini della liquidazione del compenso spettante all’avvocato per l’assistenza prestata in un procedimento di atp conclusosi con una transazione – Valore della transazione – Esclusione – Valore della domanda – Correttezza
Procedimento di atp che si concluda con una transazione – Possibilità di aumentare il compenso per l’avvocato che ha prestato la propria opera in tale procedimento – Sussiste
Soggezione al periodo di sospensione feriale dei termini processuali dei termini previsti per lo svolgimento della procedura di negoziazione assistita – Esclusione
Presupposti per la condanna ai sensi dell’art. 96 c.p.c a seguito della mancata accettazione dell’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita – Ritardo nell’accettazione dell’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita – Possibilità di applicare le conseguenze sanzionatorie di cui all’art. 4. d.l. 132/2014 – Esclusione
Accettazione dell’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita da parte di difensore privo di procura speciale – Idoneità ad evitare le conseguenze di cui all’art. 4 d.l. 132/2014 – Esclusione
Silenzio della parte invitata a concludere la convenzione di negoziazione assistita – Sua sufficienza a giustificare la condanna ai sensi dell’art. 96 c.p.c. – Esclusione – Necessità che tale comportamento sia indicativo di mala fede o colpa grave – Sussistenza
Mancata formulazione di proposte conciliative da parte della parte invitata a concludere la convenzione di negoziazione assistita che abbia contestato solo il quantum della pretesa avversaria – Contegno indicativo di mala fede – Ravvisabilità.
L’attività stragiudiziale connessa o propedeutica al procedimento di atp priva di una autonoma rilevanza rispetto all’attività giudiziale (presupposto chiesto dall’art. 20 del d.m. 55/2014), è adeguatamente remunerata con il compenso da riconoscersi per la seconda. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Ai fine della liquidazione del compenso spettante all’avvocato per l’assistenza prestata in un procedimento di atp, che si sia concluso con una transazione, il valore della controversia non va determinato sulla base dell’importo oggetto della transazione raggiunta ma, ai sensi dell’art.5, comma 2, del d.m. 55/2014, avendo riguardo al valore della domanda. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Nel caso in cui il procedimento di atp si sia concluso con una transazione, il compenso per l’avvocato che abbia prestato la propria attività in esso può essere aumentato di un quarto ai sensi dell’art. 4, comma 6 del d.m. 55/2014. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Poichè la sospensione feriale dei termini processuali non si applica alla negoziazione assistita, che è una procedura stragiudiziale, il termine per accettare l’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita di cui all’art. 3, comma 2, d.l. 132/2014 non è sospeso nel periodo di sospensione dei termini processuali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Il ritardo nell’accettazione dell’invito a concludere la convenzione di negoziazione non rientra tra le ipotesi che danno luogo alle conseguenze sanzionatorie di cui all’art. 4 d.l. 132/2014. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Il messaggio di posta certificata con il quale il difensore della parte invitata a concludere la convenzione di negoziazione assistita, privo di procura speciale ad hoc, aderisca all’invito non integra accettazione di tale invito e va invece qualificato come silenzio e, come tale, può comportare le conseguenze sanzionatorie di cui all’art. 4 d.l. 132/2014. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Il silenzio tenuto dalla parte invitata a concludere la convenzione a seguito della ricezione del corrispondente invito non è di per sé sufficiente a giustificare la condanna ai sensi dell’art. 96 c.p.c., occorrendo che tale comportamento sia anche indicativo di mala fede o di colpa grave nel resistere in giudizio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Deve ritenersi sintomatico di mala fede il contegno della parte che, sebbene abbia contestato solo il quantum della pretesa di controparte, e nonostante questa, nel rilevare il ritardo nell’adesione all’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita, si fosse detta disponibile a trovare una soluzione conciliativa, a prescindere dal dato formale del mancato rispetto del termine per riscontrare l’invito, non abbia assunto nessuna iniziativa conciliativa, quale la formulazione, ai sensi dell’art. 91, primo comma, c.p.c. di una proposta di pagamento di una somma determinata sulla base dei criteri da essa proposti per la corretta determinazione del credito di controparte. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 17 Novembre 2015. Segue...
Assistenza prestata dall’avvocato nella fase di mediazione – Natura stragiudiziale della stessa ex art. 20 d.m. 55/2014
Spese processuali – Compenso per l’attività di assistenza prestata dal difensore della controparte nella fase di mediazione – Inclusione di tale voce nella condanna ai sensi dell’art. 91 c.p.c. .
L’assistenza prestata dall’avvocato nel corso della fase di mediazione obbligatoria, svoltasi nella pendenza del giudizio, va qualificata come attività stragiudiziale ai sensi dell’art. 20 del d.m. 55/2014, trattandosi di attività con autonoma rilevanza rispetto a quella di difesa svolta nel giudizio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tra le spese processuali da porre a carico della parte soccombente nel giudizio rientra anche il compenso per l’attività di assistenza prestata dal difensore della controparte nella fase di mediazione obbligatoria svoltasi nella pendenza del giudizio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 29 Ottobre 2015. Segue...
Avvocato - Onorari - Transazioni - Art. 68 del r.d.l. n. 1578 del 1933 - Condizione ostativa alla sua applicazione - Liquidazione delle spese in sede giudiziale.
In caso di transazione del giudizio, non sussiste la responsabilità solidale delle parti al pagamento degli onorari degli avvocati, prevista dall'art. 68 del r.d.l. n. 1578 del 1933, solo se la decisione contenga una statuizione del giudice sulla liquidazione delle spese senza che, invece, rilevi la ragione della definizione della causa (per cessazione della materia del contendere o per abbandono), poiché il presupposto per l'applicazione dell'art. 68 cit. è proprio l'esistenza di un accordo che sottragga al giudice anche la pronuncia sulle spese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Ottobre 2015, n. 21209. Segue...
Avvocato - Onorari - Tariffe professionali - Causa risarcitoria - Oggetto - Danni alle sole cose derivanti da "tamponamento" stradale - Cause di particolare semplicità ex art. 4, comma 2, della l. n. 794 del 1942 - Inclusione - Conseguenze - Dimidazione dei tariffari.
In tema di onorari di avvocato, la controversia avente ad oggetto il "tamponamento" stradale che abbia provocato danni soltanto a cose rientra tra le "cause di particolare semplicità" di cui all'art. 4, comma 2, della l. n. 794 del 1942 (la cui permanenza in vigore è sancita dall'art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 179 del 2009), sicché il giudice di merito, all'esito di tale controversia, ha facoltà di liquidare le spese di lite in misura ridotta fino alla metà dei minimi tariffari. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Ottobre 2015, n. 19945. Segue...
Ordinanza declinatoria di competenza – Necessità di provvedere sulle spese – Sussiste.
La statuizione sull’incompetenza, pur se resa con ordinanza dopo la modifica dell’art. 279 c.p.c. da parte della L. n. 69/2009, deve seguire un’udienza di precisazione delle conclusioni e postula comunque la statuizione sulle spese. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 05 Febbraio 2015. Segue...
Processo civile – Obbligo del deposito telematico – Difetto di funzionamento del sistema – Possibilità di depositare l’atto in formato cartaceo – Oneri probatori a carico dell’istante – Alleggerimento in caso di plurime istanze pervenute – Prova presuntiva – Sussiste
Impugnazione – Rigetto integrale – Raddoppio del contributo unificato ex art. 13, comma 1 quater, del d.p.r. n. 115 del 2002 – Dispositivo del provvedimento – Declaratoria di sussistenza dei presupposti di Legge – Sussiste – Necessità – Sussiste – “Atto Dovuto”.
In materia di spese processuali, al criterio della soccombenza può derogarsi solo quando la parte risultata vincitrice sia venuta meno ai doveri di lealtà e probità, imposti dall’articolo 88 c.p.c., rilevando tale violazione unicamente nel contesto processuale, restando estranee circostanze che, sia pur riconducibili ad un comportamento commendevole della parte, si siano esaurite esclusivamente in un contesto extraprocessuale, le quali circostanze possono, al più, giustificare una compensazione delle spese. Si aggiunga che in tema di liquidazione delle spese giudiziali, nessuna norma prevede, per il caso di soccombenza reciproca delle parti, un criterio di valutazione della prevalenza della soccombenza dell’una o dell’altra basato sul numero delle domande accolte o respinte per ciascuna di esse, dovendo essere valutato l’oggetto della lite nel suo complesso. L’obbligo del rimborso delle spese processuali, poi, si fonda sul principio di causalità, nel senso che la parte soccombente va individuata in quella che, azionando una pretesa accertata come infondata o resistendo ad una pretesa fondata, abbia dato causa al processo o alla sua protrazione e deve qualificarsi tale in relazione all’esito finale della controversia. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
In base al tenore letterale della disposizione di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla Legge 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17, il rilevamento della sussistenza o meno dei presupposti per l’applicazione dell’ulteriore contributo unificato costituisce un atto dovuto, poiché l’obbligo di tale pagamento aggiuntivo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo – ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione – del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, dell’impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell’ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell’apparato giudiziario o della vana erogazione delle, pur sempre limitate, risorse a sua disposizione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 Gennaio 2015, n. 930. Segue...
Onorario di avvocato per prestazioni giudiziali – Competenza prevista dall’art. 14 del d.lgs 150/2011 – Ambito.
L’art. 14 del d.lgs 150/2011 ha inciso solo sul rito e deve ritenersi applicabile unicamente nell’ipotesi in cui si controverta sul quantum del compenso spettante al professionista e non invece ove la vertenza riguardi anche l’an della pretesa, nel qual caso trovano applicazione le ordinarie regole del processo di cognizione che deve, pertanto, svolgersi avanti al giudice monocratico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 16 Dicembre 2014. Segue...
Spese processuali – Difese della parte vittoriosa risultate manifestamente fondate – Soccombenza cd. qualificata – Effetti.
Le spese processuali possono essere incrementate (nel caso di specie, nella misura di 1/3), ai sensi dell’art. 4, comma 8 del D.M. n. 55 del 2014, nel caso in cui le difese della parte vittoriosa siano risultate manifestamente fondate (cd. soccombenza qualificata: v. parere Consiglio di Stato del 18 gennaio 2013; in giurisprudenza, v. Tribunale di Verona, 23 maggio 2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Dicembre 2014. Segue...
Concorrenza sleale pura e competenza della sezione ordinaria – Concorrenza sleale interferente e competenza della sezione specializzata – Nozioni.
Spetta alla cognizione della sezione ordinaria la materia della cosiddetta concorrenza sleale pura, mentre spetta alla cognizione della sezione specializzata la concorrenza sleale cosiddetta interferente, che si ha in tutte le ipotesi in deve verificarsi se i comportamenti di concorrenza sleale dedotti interferiscono con un diritto di esclusiva relativo all’esercizio del diritto di proprietà industriale o del diritto di autore. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
La statuizione sull’incompetenza, pur se resa con ordinanza dopo la modifica dell’art. 279 c.p.c. da parte della L. n. 69/2009, deve seguire una udienza di precisazione delle conclusioni e postula comunque la statuizione sulle spese. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 25 Settembre 2014. Segue...
Avvocato – Liquidazione giudiziale del compenso – Regolamento di cui al DM 55/2014 – Rimborso forfettario spese generali – Variabilità tra l’1% e il 15% – Valore medio del 7,50% – Riconoscibilità – Sussiste – Ragioni.
A fronte di tali dati normativi, la precisazione, contenuta nell’art. 2, comma 2, DM 55/2014, che il riconoscimento del rimborso forfettario per spese generali debba “di regola” aver luogo nella percentuale del 15% non vale ad individuare un limite vincolante - non previsto dalla legge - per il giudice che pertanto, in difetto di istanza adeguatamente motivata per l’applicazione della percentuale massima, può riconoscere, a titolo di rimborso spese generali in favore della parte vittoriosa, il valore medio, pari allo 7,50% della somma liquidata a titolo di compenso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 23 Maggio 2014. Segue...
Giudizio di opposizione a ordinanza-ingiunzione e a verbale di accertamento di violazione del codice della strada – Limitazione alla liquidazione delle spese processuali ex art. 91 comma IV c.p.c. – Applicabilità – Esclusione
Giurisdizione equitativa del giudice di pace – Limitazione alla liquidazione delle spese processuali ex art. 91 comma IV c.p.c. – Legittimità costituzionale – Sussiste.
L’art. 91 cod. proc. civ., comma 4, introdotto dal D.L. 22 dicembre 2011, n. 212, art. 13, comma 1, convertito dalla L. 12 febbraio 2012, n. 10, a tenore del quale, nelle cause previste dall'art. 82, comma 1, le spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice non possono superare il valore della domanda, opera esclusivamente nelle controversie devolute alla giurisdizione equitativa del giudice di pace e quindi non si applica alle controversie di opposizione ad ordinanza-ingiunzione e di opposizione a verbale di accertamento di violazioni del codice della strada. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
La previsione di una limitazione alla liquidazione delle spese nel caso di giurisdizione equitativa del giudice di pace appare rispondente alla possibilità, riconosciuta alle parti dall'art. 82 cod. proc. civ., comma 1, di stare in giudizio di persona e alla presunta non complessità tecnica delle relative controversie. La esclusione della detta limitazione per i giudizi di opposizione a ordinanza- ingiunzione o a verbale di accertamento di violazione del codice della strada, pur se di competenza del giudice di pace e pur se di importo ricompreso entro i 1.100,00 Euro, trova invece giustificazione in ciò che tali controversie postulano un giudizio secondo diritto; in tali giudizi, quindi, pur se è prevista la possibilità sia dell'opponente che dell'amministrazione di stare in giudizio di persona (L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 4; D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 6, comma 9 e art. 7, comma 8), la difesa tecnica appare in ogni caso giustificata, se non indispensabile, tenuto conto della complessità delle questioni che possono essere prospettate anche da provvedimenti sanzionatori di importo inferiore a 1.100,00 Euro. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 30 Aprile 2014, n. 9556. Segue...
Giudizio di opposizione a ordinanza-ingiunzione e a verbale di accertamento di violazione del codice della strada – Limitazione alla liquidazione delle spese processuali ex art. 91 comma IV c.p.c. – Applicabilità – Esclusione.
In base al tenore del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, il rilevamento della sussistenza o meno dei presupposti per l'applicazione dell'ulteriore contributo unificato costituisce un atto dovuto, poichè l'obbligo di tale pagamento aggiuntivo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo - ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione - del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l'impugnante, dell'impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell'ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell'apparato giudiziario o della vana erogazione delle, pur sempre limitate, risorse a sua disposizione. Ne consegue che il citato obbligo di pagamento sussiste anche dove le spese di lite vengano compensate ex art. 92 c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 Aprile 2014, n. 12936. Segue...
Liquidazione dei compensi per la professione di Avvocato – D.M. 55/2014 – Abrogazione del D.M. 140/2012 – Sussiste..
Le nuove tariffe introdotte dal DM 55/2014 hanno sostituito le precedenti (di cui al DM 140/2012), che devono intendersi integralmente abrogate in quanto: 1) gli artt. 13 comma VI, I comma III, l. 247/2012 configurano un sistema biennale di regolamentazione nella materia dei compensi forensi profilando una ipotesi esplicita di successione normativa in cui i nuovi parametri sono abrogativi dei precedenti; 2) il DM 55/2014 prevede una specifica disciplina di diritto intertemporale (art. 28) e copre con il sistema dell’applicazione analogica (art. 3) i casi non espressamente regolati, così configurando un regime giuridico «chiuso» che non lascia spazio al DM 140/2012. Il DM 140/12, comunque, è da intendersi abrogato in quanto il DM 55/2014 regolamenta ex novo l’intera materia dei compensi forensi con una disciplina di nuovo conio (cd. abrogazione implicita) e, là dove non conferma disposizioni che erano presenti nel DM del 2012, mette mano ad una precisa scelta legislativa che prevale sulla precedente (abrogazione tacita). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 09 Aprile 2014. Segue...
Spese di lite - Liquidazione - Applicazione dei parametri in vigore al momento in cui l'attività difensiva è stata condotta a termine.
Le spese di lite vanno liquidate facendo applicazione dei parametri in vigore al momento in cui l'attività difensiva è stata condotta a termine. Pertanto, qualora l'attività si sia completamente esaurita sotto il vigore delle precedenti tariffe, dovrà farsi applicazione dei parametri di cui al D.M. n. 140 del 2012. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 Aprile 2014. Segue...
Procedimento civile - Cessazione della materia del contendere - Interesse delle parti alla pronuncia - Liquidazione delle spese - Principio della soccombenza virtuale.
La declaratoria di cessazione della materia del contendere non fa venir meno l’interesse delle parti alla pronuncia sulle spese processuali per cui il giudicante, valutata la fondatezza della domanda, deve provvedere alla loro liquidazione, la quale può essere effettuata in base al principio della soccombenza virtuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 01 Aprile 2014. Segue...
Procedimento civile - Condanna alle spese - Causa di valore inferiore ad euro 1.100 - Mancanza di un serio ristoro delle spese sostenute dalla parte - Questione di illegittimità costituzionale - Non manifesta infondatezza..
È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 91 c.p.c. in relazione all'articolo 82 c.p.c. per violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui, nelle cause di valore inferiore ad euro 1.100, obbliga il giudice a liquidare una somma non superiore al valore della causa e di entità talmente modesta da non rappresentare un serio ristoro delle spese che la parte ha dovuto affrontare per ottenere un provvedimento totalmente a se favorevole. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 28 Febbraio 2013. Segue...
Art. 91 c.p.c. – Legittimità costituzionale in relazione all’art. 82 c.p.c. – Manifesta infondatezza – Esclusione – Rimessione degli atti alla Corte Costituzionale..
E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 91 c.p.c., in relazione all’art. 82 c.p.c., per violazione degli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui, come modificato dalla Legge 10/2012, nelle cause di valore inferiore ad euro 1.100,00 impone di liquidare, a titolo di spese legale, una somma non superiore al valore della causa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 28 Febbraio 2013. Segue...
Soccombenza cd. virtuale – Liquidazione delle spese processuali – Principio di causalità – Sussiste..
In virtù della soccombenza cd. virtuale - che è espressione del principio di causalità (Cass. 30 marzo 2010, n. 7625) - in forza del criterio generale di cui all’art. 91 c.p.c., le spese del processo vanno poste a carico della parte che, azionando una pretesa accertata come infondata o resistendo ad una pretesa fondata, abbia dato causa al processo o alla sua protrazione e che debba qualificarsi tale in relazione all'esito finale della controversia. Causare un processo, tuttavia, significa anche costringere alla proposizione di un’iniziativa giudiziaria che poteva essere evitata grazie ad un comportamento esigibile della parte nei cui confronti la domanda è proposta. Non è, quindi, esente dall'onere delle spese la parte che, con un suo comportamento antigiuridico, dovuto alla trasgressione di norme di diritto sostanziali, abbia provocato la necessità del processo (Cass., ss uu, 9 luglio 2009, n. 16092). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme, 21 Febbraio 2013. Segue...
Spese di lite - Liquidazione giudiziale degli onorari del difensore - Applicazione dei principi espressi dalla giurisprudenza di legittimità con riferimento al tempo in cui è stata condotta a termine la prestazione professionale - Distinzione tra attività difensiva svolta nel giudizio cautelare ante causam, nella vigenza del sistema tariffario, e quella svolta nel successivo giudizio di merito nella vigenza del sistema dei parametri. .
In caso di successione di tariffe professionali nel corso del giudizio, anche nella successione tra il sistema tariffario e quello dei parametri introdotto con il d.m.140/2012, la liquidazione giudiziale degli onorari del difensore deve avvenire con riferimento alla normativa vigente nel momento in cui l'attività difensiva è stata condotta a termine con l'esaurimento o con la cessazione dell'incarico professionale e tale momento corrisponde all’ultimo atto difensivo compiuto dal difensore (Cass. sez. un. 12 ottobre 2012, nn. 17405 e 17406). Nel caso in cui una fase o un grado del giudizio si sia svolto interamente sotto la vigenza del regime tariffario e la successiva fase o grado di giudizio si sia svolto anche solo in parte sotto la vigenza del regime dei parametri l’unitarietà della prestazione va rapportata ai singoli gradi in cui si è svolto il giudizio (Cass. Sez. Lav. 5 novembre 2012 n.18920). (In applicazione di tali principi nel caso di specie, il Tribunale ha applicato la tariffa professionale abrogata per l'attività relativa al giudizio cautelare ante causam in quanto svoltasi e conclusa prima dell'entrata in vigore del DM n. 140/2012, mentre ha applicato i nuovi parametri per la liquidazione del compenso relativo al giudizio di merito successivo al procedimento cautelare in quanto conclusosi dopo l’entrata in vigore del predetto regolamento). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 17 Dicembre 2012. Segue...
Domanda risarcitoria esorbitante rispetto al decisum – Compensazione delle spese – Legittimità – Sussiste – Sindacato in Cassazione – Limiti.
Nota spese del difensore – Liquidazione in misura inferiore – Obbligo di motivazione – Sussiste..
La riduzione anche sensibile della somma richiesta con la domanda, pur non integrando gli estremi della soccombenza reciproca, ugualmente può giustificare la compensazione totale o parziale delle spese (Cass. n. 16526/05) e, parimenti, giustifica la compensazione delle spese la circostanza che parte attrice sia rimasta vittoriosa in misura più o meno significativamente inferiore rispetto all'entità del bene che voleva conseguire (Cass. n. 4690/04). Del resto, è appena il caso di sottolineare che, in materia di spese giudiziali, il sindacato di legittimità trova ingresso nella sola ipotesi in cui il giudice di merito abbia violato il principio della soccombenza ponendo le spese a carico della parte risultata totalmente vittoriosa (Cass. n. 14023/02, n. 10052/06, n. 13660/04, n. 5386/03, n. 1428/93, n. 12963/07, n. 17351/2010 tra le tante), intendendosi per tale, cioè totalmente vittoriosa, la parte nei cui confronti la domanda avversaria sia stata totalmente respinta, giacché solo la parte totalmente vittoriosa, neppure in parte, può e deve sopportare le spese di causa. In tutti gli altri casi, non si configura la violazione del precetto di cui all'art. 91 cod. proc. civ. in quanto la materia del governo delle spese processuali rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito e, pertanto, esula dal sindacato di legittimità, salva la possibilità di censurarne la motivazione basata su ragioni illogiche o contraddittorie. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
In tema di liquidazione di spese processuali, il giudice, in presenza d'una nota specifica prodotta dalla parte vittoriosa, non può limitarsi ad una globale determinazione dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato, in misura inferiore a quelli esposti, ma ha l'onere di dare adeguata motivazione dell'eliminazione e della riduzione di voci da lui operata, allo scopo di consentire, attraverso il sindacato di legittimità, l'accertamento della conformità della liquidazione a quanto risulta dagli atti ed alle tariffe, in relazione all'inderogabilità dei relativi minimi, a norma dell'art. 24 della legge 13 giugno 1942, n. 794. (Cass.n.4404/2009, n. 2748/2007, n. 6816/1999, n. 3040/2000, n.11483/2002). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 10 Dicembre 2012, n. 22388. Segue...
Processo civile – Spese di lite – Principio della soccombenza – Deroga in caso di violazione del dovere di probità e lealtà della parte vittoriosa..
Non viola il principio della soccombenza il giudice che pone a carico della parte vittoriosa le spese del giudizio, ove accerti – con apprezzamento discrezionale non sindacabile in sede di legittimità, se congruamente motivato in relazione alla logica e alla realtà processuale – che questo è stato reso necessario dal comportamento tenuto dalla parte vittoriosa in violazione del dovere di probità e lealtà. (Antonino di Somma) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 05 Dicembre 2012. Segue...
Spese di giustizia - Patrocinio a spese dello Stato - Compenso spettante al difensore della persona ammessa – Corrispondenza con la somma rifusa in favore dello Stato..
Deve essere escluso che, ove sia pronunziata condanna alle spese di giudizio a carico della controparte del soggetto ammesso al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, vi sia una iniusta locupletatio dell’Erario, atteso che, anche recentemente, la giurisprudenza di legittimità ha puntualizzato che la somma che, ai sensi dell’art. 133 d.lgs. n. 115 del 2002, va rifusa in favore dello Stato deve coincidere con quella che lo Stato liquida al difensore del soggetto non abbiente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 28 Novembre 2012, n. 270. Segue...
Nullità Spese processuali - "Onorari di difesa" da porre a carico della parte soccombente - Liquidazione da parte del giudice - Obbligo, previsto contestualmente all'abrogazione delle tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico, di far riferimento a parametri stabiliti con successivo decreto del Ministro vigilante - Omessa previsione di alcuna disciplina transitoria applicabile nel periodo compreso tra l'abrogazione delle tariffe e l'emanazione del decreto ministeriale..
La legge di conversione del decreto-legge n. 1 del 2012 ha integrato il denunciato suo articolo 9, con l’introduzione di un terzo comma, nel quale, in via transitoria, si prevede che «Le tariffe vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi, limitatamente alla liquidazione delle spese giudiziali, fino alla data di entrata in vigore dei decreti ministeriali di cui al comma 2 e, comunque, non oltre il centoventesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto». Entro il termine ivi prefissato, è stato poi adottato il decreto ministeriale 20 luglio 2012, n. 140 (Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolarmente vigilate dal Ministero della giustizia, ai sensi dell’articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27). La successiva modifica del quadro normativo, in cui si inserisce la disposizione oggetto della questione sollevata, ne rende necessaria una nuova valutazione, della rilevanza e non manifesta infondatezza, da parte del rimettente cui vanno, all’uopo, restituiti gli atti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 28 Novembre 2012, n. 269. Segue...
Liquidazione giudiziale delle spese del primo grado di giudizio conclusosi prima dell’entrata in vigore del D.L. 1/2012 e del D.M. 140/2012 – Tariffe professionali previgenti – Applicabilità..
Il giudice d’appello deve liquidare le spese del primo grado di giudizio sulla base delle tariffe vigenti all’epoca in cui lo stesso si è concluso con l’emanazione della sentenza successivamente impugnata (fattispecie concreta avente ad oggetto sentenza di primo grado emanata prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 1/2012 e del D.M. 140/2012 e sentenza di appello emanata dopo l’entrata in vigore delle norme appena citate). (Fabrizio De Francesco) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 29 Ottobre 2012. Segue...
“Atteso che il sistema delle tariffe forensi è stato abrogato dal D.L. n. 1/2012, la cui ultrattività è ormai venuta meno, e che i parametri stabiliti dal D.M. 140/2012 sono gli unici riferimenti per la liquidazione dei compensi professionali da parte di un organo giurisdizionale e debbono essere applicati ogni qual volta la liquidazione giudiziale intervenga in un momento successivo alla data di entrata in vigore del predetto decreto e si riferisca a compenso spettante al professionista che, a quella data, non abbia ancora completata la propria prestazione professionale (ancorché tale prestazione abbia avuto inizio e si sia in parte svolta in epoca precedente, quando ancora erano in vigore le tariffe professionali poi abrogate), il giudice d’appello deve liquidare le spese del giudizio di appello, conclusosi con l’emanazione della sentenza dopo l’entrata in vigore del D.M. 140/2012, in applicazione dei parametri stabiliti da tale ultima disposizione (fattispecie concreta avente ad oggetto sentenza di primo grado emanata prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 1/2012 e del D.M. 140/2012 e sentenza di appello emanata dopo l’entrata in vigore delle norme appena citate).” (Fabrizio De Francesco) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 29 Ottobre 2012. Segue...
Spese di lite - Liquidazione giudiziale degli onorari del difensore - Applicazione dei principi espressi dalla giurisprudenza di legittimità con riferimento al tempo in cui è stata condotta a termine la prestazione professionale - Distinzione dell'attività professionale tra il primo e il secondo grado di giudizio..
La liquidazione giudiziale degli onorari del difensore deve avvenire con riferimento alla normativa vigente nel momento in cui l'opera complessiva è stata condotta a termine con l'esaurimento o con la cessazione dell'incarico professionale (Cass. 19 dicembre 2008, n. 29880 e Cass. 3 agosto 2007, n. 17059); quanto ai parametri di cui al decreto ministeriale n. 140/2012, gli stessi devono essere applicati quando la liquidazione giudiziale del compenso avvenga in un momento successivo alla data di entrata in vigore di detto decreto e si riferisca al compenso spettante al professionista che, a quella data, non abbia ancora completato la propria prestazione professionale, ancorché tale prestazione abbia avuto inizio e sia in parte stata svolta in epoca precedente, quando ancora erano in vigore le tariffe professionali abrogate (Cass. sez. un. 12 ottobre 2012, nn. 17405 e 17406). (Nel caso di specie, il Tribunale ha applicato la tariffa professionale abrogata per l'attività relativa al primo grado di giudizio in quanto svolta e conclusa prima dell'entrata in vigore del DM n. 140/2012, mentre ha applicato i nuovi parametri per la liquidazione del compenso relativo al giudizio di appello ancora pendente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 16 Ottobre 2012. Segue...
Liquidazione giudiziale del compenso del professionista – Applicazione dei nuovi criteri introdotti dal DM 140/2012 – Sussiste – Prestazione del difensore iniziata sotto la vigenza delle tariffe abrogate ma completata nel vigore dei nuovi criteri..
In virtù dell’art. 41 del DM 20 luglio 2012 n. 140, che è applicazione dell’art. 9 comma II, d.l. 1/12 conv. in l. 27/12, i nuovi parametri sono da applicare ogni qual volta la liquidazione giudiziale intervenga in un momento successivo alla data di entrata in vigore del predetto decreto e si riferisca al compenso di un professionista che, a quella data, non abbia ancora completato la propria prestazione professionale, ancorché tale prestazione abbia avuto inizio e si sia in parte svolta in epoca precedente, quando ancora erano in vigore le tariffe professionali abrogate. Ne deriva che le tariffe abrogate possono trovare ancora applicazione qualora la prestazione professionale di cui si tratta si sia completamente esaurita sotto il vigore delle precedenti tariffe. Deve invece applicarsi il DM 140/2012 con riferimento a prestazioni professionali (iniziatesi prima, ma) ancora in corso quando detto decreto è entrato in vigore ed il giudice deve procedere alla liquidazione del compenso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Ottobre 2012, n. 17406. Segue...
Tariffe professionali – Successione nel tempo – Applicabilità della tariffa vigente al momento della liquidazione – Sussiste..
In caso di successione di tariffe professionali, per stabilire in base a quale di essa deve essere liquidato il compenso occorre tenere conto della natura dell'attività professionale e, se per la complessa portata dell'opera il compenso deve essere liquidato con criterio unitario, la tariffa applicabile è quella che vige alla data della liquidazione anche se l'esplicazione dell'attività ha avuto inizio quando era vigente altra tariffa (cfr. Cass. n. 3233/1955; Cass. n. 50/1957). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 28 Settembre 2012, n. 16581. Segue...
Regolamento per la liquidazione giudiziale dei compensi – D.M. 20 luglio 2012 n. 140 – Applicabilità ai processi pendenti – Sussiste..
Il nuovo Regolamento per la liquidazione giudiziale dei compensi, contenuto nel Decreto del Ministero della Giustizia 20 luglio 2012, n. 140, pubblicato nella GU n. 195 del 22 agosto 2012 ed entrato dunque in vigore il 23 agosto 2012, in virtù dell’art. 42 del D.M. medesimo, prevede, all’art. 41, che le disposizioni di nuovo conio si applichino “alle liquidazioni successive alla entrata in vigore” del DM stesso (quindi, dal 23.8.2012). Il regolamento, ai fini della applicabilità ai processi pendenti, indica, dunque, quale parametro di riferimento, non il momento in cui si è conclusa l’attività del professionista (momento statico) ma il momento in cui il giudice deve provvedere a liquidare il compenso (momento dinamico). Ciò vuol dire che è irrilevante il referente temporale che fa da sfondo all’attività compiuta e rileva, invece, la data storica vigente al momento dell’attività giudiziale-procedimentale di quantificazione del compenso spettante. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 17 Settembre 2012. Segue...
Regolamento per la liquidazione giudiziale dei compensi – D.M. 20 luglio 2012 n. 140 – Efficacia – Processi pendenti – Sussiste..
L’art. 9 del decreto–legge 24 gennaio 2012, n. 1, così come modificato dalla legge di conversione 24 marzo 2012, n. 27, si applica anche ai processi pendenti alla data della sua entra in vigore e, pertanto, la liquidazione delle spese processuali deve avvenire integralmente sulla base dei nuovi parametri introdotti dal decreto del ministro per la Giustizia 20 luglio 2012, n. 140, anche se sopravvenuto in corso di causa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Termini Imerese, 17 Settembre 2012. Segue...
Art. 9 D.L. 1/2012 conv. in L. 27/2012 – Abrogazione delle tariffe forensi – Regolamento per la liquidazione giudiziale dei compensi – D.M. 20 luglio 2012 n. 140 – Efficacia – Processi pendenti – Incostituzionalità – Manifesta infondatezza – Non sussiste – Rimessione alla Corte Costituzionale..
Va sollevata questione di legittimità costituzionale dell’art. 9 D.L. 1/2012, convertito con modificazioni dall’art. 1 della L. 27/2012, e del collegato D.M. 140/2012, nella parte in cui dispongono l’applicazione retroattiva delle nuove tariffe forensi anche ai processi in corso e all’attività già svolta ed esaurita prima della sua entrata in vigore, in relazione all’art. 3, 24 e 117 Costituzione, quest’ultimo in relazione all’art. 6 Cedu, all’art. 5 trattato Ue e all’art. 296 Trattato sul Funzionamento dell’Ue e all’art. 6 Trattato Ue e per esso ai principi dello Stato di Diritto richiamati dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Carta di Nizza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 13 Settembre 2012. Segue...
Procedimento civile – Giudizio innanzi al Giudice di pace – Spese del giudizio – Principio della sostanziale soccombenza..
In tema di giudizio dinanzi al Giudice di pace con riguardo al principio della sostanziale soccombenza in materia di spese del giudizio, il richiamo operato dal legislatore all’art. 82 c.p.c. con l’art. 13 decreto legge n. 212 del 22 dicembre 2011, convertito poi in legge 17 febbraio 2012, n. 10, fa si che le spese, competenze ed onorari pari al valore della domanda sono (soltanto) quelle da liquidarsi in favore del convenuto vittorioso che nonostante la possibilità di costituirsi personalmente abbia deciso invece di rivolgersi ad un legale. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Salerno, 02 Settembre 2012. Segue...
Tariffe forensi - Abrogazione - Conseguenze - Riferimento al compimento dell'attività professionale - Rilevanza nell'ultimo atto difensivo in cui l'attività difensiva si sia conclusa..
Se è pur vero che con DM del Ministro della Giustizia del 1° agosto 2012 sono stati approvati i nuovi parametri, vero è anche che il regime transitorio per la liquidazione delle spese giudiziali non può che far riferimento, anche per quella che in precedenza era la componente più importante delle spese giudiziali (le voci attinenti agli onorari di avvocato), alle norme vigenti alla data in cui l’attività difensiva è terminata, secondo il consueto criterio adottato dalla giurisprudenza della Suprema Corte in caso di sopravvenienza di nuove tariffe nel corso dello svolgimento della prestazione di assistenza giudiziale (Cass. 21 novembre 1998, n. 11814, secondo cui, in tema di determinazione del compenso spettante al difensore nel caso di successione di tariffe professionali nel corso del processo, mentre gli onorari di avvocato devono essere liquidati in base alla tariffa vigente al momento in cui l’opera complessiva è stata condotta a termine con l’esaurimento o la cessazione dell’incarico professionale, i diritti di procuratore, invece, vanno liquidati alla stregua delle tariffe vigenti al momento delle singole prestazioni, le quali si esauriscono nell’atto stesso in cui sono compiute). Depone per la necessità di continuare a far riferimento alle abrogate tariffe quando l’attività difensiva sia terminata prima del 23 luglio 2012 anche il carattere sostanziale della norma contenuta nel 2° co. dello stesso art. 9 d.l. 1/2012, che disciplina la determinazione del compenso del professionista nei rapporti con il cliente (in mancanza di apposita pattuizione), alla quale il 3° comma dell’art. 9 d.l. cit. si raccorda, dettando una disciplina transitoria limitatamente alla liquidazione delle spese giudiziali a seguito di soccombenza. Se dunque l’attività giudiziale dell’avvocato della parte vittoriosa sia terminata prima del 23 luglio 2012 e della caducazione definitiva delle tariffe forensi sino a tale data applicabili ai fini della liquidazione giudiziale delle spese, tale liquidazione dovrà continuare a far riferimento alle tariffe ivi previste, conformemente alla nota spese redatta e depositata in giudizio dai difensori con il loro ultimo atto difensivo. Se invece la conclusione dell’attività difensiva, con il compimento dell’opera professionale, si abbia dopo l’intervenuta abrogazione, l’entrata in vigore dei nuovi parametri ministeriali farà sì che la liquidazione giudiziale delle spese di soccombenza avvenga in base a questi e non più in base alle previgenti tariffe, ancorché alcune attività siano state svolte nel vigore di queste. Sarà insomma la data dell’ultimo atto difensivo, in cui l’opera professionale potrà dirsi conclusa, a determinare il regime normativo applicabile alla liquidazione delle spese giudiziali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 31 Luglio 2012. Segue...
Ammissione al patrocinio a spese dello Stato – Soccombenza della parte ammessa – Condanna al pagamento delle spese verso la controparte – Somme a carico dell'Erario – Esclusione. .
L’ammissione al gratuito patrocinio nel processo civile, non comporta che siano a carico dello Stato le spese che l’assistito sia condannato a pagare all’altra parte risultata vittoriosa, perché gli onorari e le spese sono solo quelli dovuti al difensore della parte ammessa al beneficio, che lo Stato, sostituendosi alla stessa parte si impegna ad anticipare, in considerazione delle sue precarie condizioni economiche e della non manifesta infondatezza delle relative pretese. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 16 Maggio 2012, n. 10053. Segue...
Compensazione delle spese di Lite – Indicazione dei motivi che la giustificano – Obbligo – Sussiste.
D.L. n. 212 del 22.12.2011 convertito in L. n. 10 del 17.2.2012 – modifiche all’art. 82 ed all’art. 91 del codice di procedura civile – Applicabilità ai giudizi di primo grado già pendenti prima del 23.12.2011 ed ai conseguenti appelli – Esclusione..
La compensazione delle spese del processo, in assenza della esplicitazione dei motivi che la giustificano, si risolve in una “sostanziale soccombenza di fatto”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Il D.L. n. 212 del 22.12.2011 convertito in L. n. 10 del 17.2.2012 ha previsto all’art. 13 modifiche all’art. 82 ed all’art. 91 del codice di procedura civile nel senso che nei giudizi dinanzi al giudice di pace è stata elevata la possibilità della difesa personale senza l’assistenza di un difensore dal valore di euro 516,46 al valore di euro 1.100 (nel decreto legge l’importo indicato è di euro 1.000, in sede di conversione l’importo è stato ulteriormente elevato ad euro 1.100) e nel contempo è stato aggiunto un comma all’art. 91 c.p.c. con il quale si prevede che “nella cause previste dall’art. 82 primo comma le spese, competenze ed onorari non possono superare il valore della domanda”. Detta limitazione legale non si applica ai giudizi di primo grado già pendenti prima del 23.12.2011 ed ai conseguenti appelli. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Aprile 2012. Segue...
D.L. n. 212 del 22.12.2011 convertito in L. n. 10 del 17.2.2012 - modifiche all’art. 82 ed all’art. 91 del codice di procedura civile - Applicabilità ai giudizi di primo grado già pendenti prima del 23.12.2011 ed ai conseguenti appelli - Esclusione..
Processo civile – Sentenza di rigetto della domanda principale – Condanna alle spese – Provvisoria esecutività – Esclusione – Fondamento della efficacia esecutiva del capo nell’art. 91 cod. proc. civ. – Provvisoria esecutività – Esclusione..
Il capo della sentenza relativo alle spese di lite è suscettibile di provvisoria esecutività ex art. 282 cod. proc. civ. solo nel caso in cui la domanda principale, della quale il capo in questione è corollario, sia suscettibile di spiegare la sua efficacia prima del passaggio in giudicato, condizione, questa, non riscontrabile nelle sentenze di rigetto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pisa, 29 Ottobre 2009. Segue...
Spese giudiziali civili – Compensazione – In genere. .
La S.C., nel dare seguito alla decisione delle Sezioni Unite n. 20598 del 2008, ha statuito che, ove l’oggetto del giudizio di secondo grado sia limitato alla riliquidazione delle spese del giudizio di primo grado e il valore del credito in discussione sia esiguo, il provvedimento di compensazione delle spese è adeguatamente motivato con il riferimento alla “natura della controversia” e all'unicità della questione devoluta. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 23 Marzo 2009, n. 6970. Segue...

References: art. 617
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 20
 Art. 68
 art. 4
 art. 13
 articolo 13
 articolo 1
 art. 91
 art. 91
 art. 13
 art. 23
 art. 6
 art. 7
 art. 91
 art. 13
 art. 1
 art. 92

Art. 91
 articolo 9
 sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 

Art. 9
 art. 9
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 282