Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/codice_civile/315-bis
Timestamp: 2018-10-21 02:34:17+00:00

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I. Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacita', delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni.
III. Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di eta' inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.
IV. Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacita', alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finche' convive con essa.
(1) Articolo inserito dall'art. 1 della legge 10 dicembre 2012, n. 219 con effetto dal 1 gennaio 2013.
Giudizio di separazione personale tra coniugi – Audizione del minore – Obbligo di motivare con rigore la decisione di disattendere la volontà del minore – Necessità di preservare la conservazione del rapporto tra fratelli e sorelle.
La tutela del diritto fondamentale di sorellanza e fratellanza impone la necessità di preservare nelle separazioni tra coniugi la conservazione del rapporto tra fratelli e sorelle e di non adottare provvedimenti di affidamento che comportino la loro separazione se non per ragioni ineludibili e, comunque, sulla base di una motivazione rigorosa che evidenzi il contrario interesse del minore alla convivenza. (Annamaria Varini) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Maggio 2018, n. 12957. Segue...
Audizione del minore – Necessità – Sussiste.
L’audizione dei minori, già prevista nell'art. 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20.11.1989, è divenuta un adempimento necessario nelle procedure giudiziarie che li riguardino, ai sensi dell'art. 6 della Convenzione di Strasburgo del 25.1.1996, ratificata con la legge n. 77 del 2003, nonché degli artt. 315 bis (introdotto dalla legge n. 219 del 2012), 336 bis e 337 octies c.c. (inseriti dal d.lgs. n. 154 del 2013, che ha altresì abrogato l'art. 155-sexies c.c.). Ne consegue che - anche in tema di dichiarazione dello stato di adottabilità - l'ascolto del minore di almeno dodici anni, e anche di età minore ove capace di discernimento, costituisce una modalità, tra le più rilevanti, di riconoscimento del suo diritto fondamentale ad essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano, nonché elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse (cfr. ex plurimis, Cass. 11687/2013; 19202/2014; 6129/2015). Con la conseguenza che, una volta disposta tale audizione anche in grado di appello, il giudice del gravame non può prescindere dal tenere conto delle relative risultanze (Cass. 19202/2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Giugno 2015, n. 11890. Segue...
Atto di nascita formato all’estero (nel caso di specie: Spagna) – Minore nato da coppia omosessuale (in seguito alla fecondazione medicalmente assistita eterologa con l'impianto di gameti da una donna all'altra) – Trascrizione dell’atto di nascita in Italia – Ammissibilità – Sussiste – Interesse preminente del minore.
Ai fini del riconoscimento o meno dei provvedimenti giurisdizionali stranieri, deve aversi prioritario riguardo all'interesse superiore del minore (art.3 L. 27.5.1991 n 176 di ratifica della Convenzione sui diritti del fanciullo, di New York 20.11.1989) ribadito in ambito comunitario con particolare riferimento al riconoscimento delle sentenze straniere in materia di rapporti tra genitori e figli, dall'art. 23 del Reg CE n 22012003 il quale stabilisce espressamente che la valutazione della non contrarietà all'ordine pubblico debba essere effettuata tenendo conto dell'interesse superiore del figlio. Nel caso di minore nato all’estero, da coppia omosessuale, in seguito alla fecondazione medicalmente assistita eterologa con l'impianto di gameti da una donna all'altra, l’atto di nascita del fanciullo può essere trascritto in Italia poiché, nel caso in questione, non si tratta di introdurre ex novo una situazione giuridica inesistente ma di garantire la copertura giuridica ad una situazione di fatto in essere da diverso tempo, nell'esclusivo interesse di un bambino che è stato cresciuto da due donne che la legge riconosce entrambe come madri. Assume rilievo determinante la circostanza che la famiglia esista non tanto sul piano dei partners ma con riferimento alla posizione, allo status e alla tutela del figlio. Nel valutare il best interest per il minore non devono essere legati fra loro, il piano del legame fra i genitori e quello fra genitore-figli: l'interesse del minore pone, in primis, un vincolo al disconoscimento di un rapporto di fatto, nella specie validamente costituito fra la co-madre e un figlio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Torino, 29 Ottobre 2014. Segue...
Ascolto del minore – Obbligo dell’audizione – Sussiste – Omissione – Conseguenze.
Il giudice non ha l’obbligo di motivare specificamente le ragioni della disposta audizione del minore; per converso, nelle ipotesi in cui ravvisa di escludere l'ascolto, vale a dire solo quando esso sia manifestamente in contrasto con gli interessi superiori del fanciullo stesso, è tenuto a fornire adeguata giustificazione. L'imprescindibilità dell'audizione non solo consente di realizzare la presenza nel giudizio dei figli, in quanto parti "sostanziali" del procedimento, ma impone certamente che degli esiti di tale ascolto si tenga conto. Naturalmente le valutazioni del giudice, in quanto doverosamente orientate a realizzare l'interesse del minore, che può non coincidere con le opinioni dallo stesso manifestate, potranno in tal caso essere difformi (v. anche Cedu 9 agosto 2006, in ric. n. 18249/02): al riguardo si ritiene sussistente un onere di motivazione direttamente proporzionale al grado di discernimento attribuito al minore (Cass., 17 maggio 2012, n. 7773). Il mancato ascolto del minore costituisce violazione del principio del contraddittorio e dei principi del giusto processo in quanto lo stesso è portatore d'interessi contrapposti e diversi da quelli del genitore, e, per tale profilo, è qualificabile come parte in senso sostanziale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 2014. Segue...
Audizione del minore – Procedimento avente ad oggetto solo questioni economiche – Obbligo dell’audizione – Esclusione..
L’audizione del minore è manifestamente superflua se il processo ha ad oggetto solo questioni economiche. Questa scelta è adottata dal Legislatore con le modifiche introdotte dal d.lgs. 154/2013. La delega, infatti, tra le norme modificate, ritocca l’art. 371 c.c. che riguarda il minore sotto tutela. Nella norma in esame, è previsto che il giudice assume, d’intesa con il tutore, i provvedimenti circa l'educazione del minore e l'amministrazione del suo patrimonio. Ebbene, pur potendo introdurre, in generale, l’obbligo di audizione del fanciullo, in questo caso, il legislatore sceglie di inserire espressamente l’adempimento dell’ascolto solo nel n. 1) dell’art. 371 c.c., relativo alle questioni «di vita» del bambino (dove vuole vivere, che studi vuole fare, che mestiere/arte imparare) escludendolo, invece, nei numeri 2 e 3 che riguardano il mantenimento, l’amministrazione del patrimonio e le eventuali imprese/società. Ciò rivela l’intentio legis del Legislatore nel senso di ritenere contraria all’interesse del minore (336-bis c.c.) l’audizione del minore in processi che abbiano ad oggetto solo questioni economiche e patrimoniali. L’audizione, insomma, è necessaria per le questioni relative alla cura personae e non per quelle relative alla cura patrimonii. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 20 Marzo 2014. Segue...
Audizione del minore – Interesse prevalente del minore – Audizione cd. indiretta, a mezzo di ausiliario o CTU – Ammissibilità – D.lgs. 154/2013 – Sussiste..
Pur dopo il d.lgs. 154/2013 (v. art. 336-bis cod. civ. dove è prevista l'audizione cd. diretta) resta ferma la facoltà per il giudice di provvedere alla audizione in forma indiretta del fanciullo, posto che è l'interesse preminente del minore a plasmare le forme processuali e ciò contrasta con una modalità di audizione rigida imposta ex lege (v. Linee Guida europee per una Giustizia a Misura dei bambini). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Febbraio 2014. Segue...
Volontà espressa dal minore – Valutazione del giudice per la decisione in ordine all’affidamento – Vincolante per il giudice – Esclusione..
L’interesse del minore, criterio guida nell’adozione dei provvedimenti che lo riguardano, non coincide necessariamente con la volontà da lui espressa. La volontà del minore in età di discernimento, che deve considerarsi presuntivamente raggiunta dai dodici anni in poi, come si evince dal tenore dell’art. 315 bis c.c., è senza dubbio importante, ma non vincolante per il giudice, il quale, in tema di affidamento, deve valutare quale è l’assetto di vita che meglio realizza il diritto del minore a vivere in un ambiente armonioso ed a sviluppare adeguatamente la propria personalità. Al fine di ben inquadrare il concetto di best interest del minore (CEDU 6 luglio 2010 Neulinger c. Svizzera) può farsi riferimento dall’art. 2 della Dichiarazione dei diritti del fanciullo del 1959, nonché dall’art. 3 della Convenzione di New York del 1989: al fanciullo devono essere assicurate le condizioni perché egli possa svilupparsi in modo sano e normale fisicamente, intellettualmente, moralmente, spiritualmente e socialmente, in condizioni di libertà e dignità e, in ogni decisione che lo riguarda il suo interesse deve essere considerato preminente. Il diritto a mantenere rapporti continuativi con entrambi i genitori, non è di per sé una indicazione assoluta, così come non lo è la regola dell’affidamento condiviso, alla quale può e deve derogarsi quando esso risulti pregiudizievole per il minore. L’affidamento esclusivo, pertanto, può essere disposto quando risulti la non idoneità educativa, ovvero manifeste e rilevanti carenze dell'altro genitore. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 26 Febbraio 2014. Segue...
Processo di separazione – Testimonianza del minore – Esclusione..
Il minore non può essere sentito come testimone nel processo di separazione. L’audizione del minore, infatti, non è un atto istruttorio: il minore non viene sentito quale testimone, ma come portatore di un proprio interesse e, in quanto tale, ammesso ad esercitare in prima persona il diritto di esprimersi, nella misura in cui la sua età ed il suo grado di maturità lo consentono. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 12 Dicembre 2013. Segue...
Procedimento in cui il minore è parte sostanziale – Conflitto genitoriale – Testimonianza del minore – Inammissibilità – Sussiste – Mezzo tipico per l’assunzione delle dichiarazioni del minore – Audizione – Sussiste..
Gli artt.155-sexies e 315-bis c.c., nel caso di processo che abbia ad oggetto diritti del minore, prevedono che lo stesso debba essere “ascoltato” e non “interrogato”. In altri termini, il fanciullo deve essere sentito nel procedimento senza assumere la veste di testimone. Che il minore debba essere sentito e non interrogato – quando il processo ha ad oggetto suoi diritti – discende, invero, dalla nuova lettura interpretativa che la giurisprudenza ha offerto, in tempi recenti, del ruolo del fanciullo nel processo conteso che, ormai, è qualificato come «parte sostanziale». Se il minore è, ormai, soggetto di Diritti e non più oggetto di diritto e se soprattutto è ormai parte sostanziale del processo, ne consegue che questi non può assumere la veste di teste nel procedimento che, come nel caso di specie, avendo ad oggetto il suo mantenimento, lo riguarda direttamente. In queste procedure, il minore potrà essere ascoltato ma non interrogato. Alla luce delle considerazioni espresse, nel procedimento in cui i minori siano parti in senso sostanziale, le norme di cui agli artt. 155-sexies e 315-bis c.c. si pongono in rapporto di deroga e specialità rispetto alle previsioni di cui agli artt. 244 e ss c.p.c. e, dunque, il fanciullo può essere ascoltato come parte ma non interrogato come testimone. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Dicembre 2013. Segue...
Audizione del minore – Art. 315-bis c.c. – Legge 219/2012 – Rapporti con l’art. 155-sexies c.c. – Audizione – Obbligatorietà – Esclusione..
La Legge 10 dicembre 2012, n. 219 ha inserito, nel codice civile, il nuovo art. 315-bis in cui si prevede, al comma II, che “il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano”. L’art. 155-sexies c.c. tratteggia il «dovere» del giudice di ascoltare il minore; l’art. 315-bis c.c. delinea il «diritto» del minore ad essere ascoltato dal giudice, così guardando al fanciullo non come semplice oggetto di protezione ma come vero e proprio soggetto di diritto, a cui va data voce nel momento conflittuale della crisi familiare. Diritto del minore all’audizione e Dovere del giudice di dargli voce non sono, tuttavia, enunciati assoluti su cui non possa innestarsi una valutazione del giudicante: e, infatti, in linea di principio, certamente l’audizione va esclusa dove essa non sia utile risultando superflua (es. separazioni consensuali) oppure dove l’incombente rischi di pregiudicare l’equilibrio psico-fisico del fanciullo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 30 Aprile 2013. Segue...
Legge 10 dicembre 2012 n. 219 – Audizione del minore – Art. 315-bis c.c. – Art. 155-sexies c.c. – Differenze..
La legge 10 dicembre 2012, n. 219 ha inserito, nel codice civile, il nuovo art. 315-bis in cui si prevede, al comma II, che “il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano”. L’art. 155-sexies c.c. tratteggia il «dovere» del giudice di ascoltare il minore; l’art. 315-bis c.c. delinea il «diritto» del minore ad essere ascoltato dal giudice, così guardando al fanciullo non come semplice oggetto di protezione ma come vero e proprio soggetto di diritto, a cui va data voce nel momento conflittuale della crisi familiare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 24 Gennaio 2013. Segue...
Separazione consensuale – Affidamento dei figli – Affido condiviso – Negoziabilità da parte dei genitori – Esclusione – Diritto del minore all’affidamento condiviso – Sussiste – Conferma: Legge 10 dicembre 2012 n. 219 – Art. 315-bis cod. civ...
La regola dell’affidamento condiviso non è negoziabile dai genitori e, soprattutto, non è ammissibile una rinuncia all’affido bigenitoriale da parte di uno dei partners, in quanto trattasi di un Diritto del Fanciullo e non dei genitori: quanto è oggi reso evidente e palese dall’art. 315-bis c.c., come introdotto dalla Legge 10 dicembre 2012, n. 219, il quale predica che “il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni”. Ne consegue che, dove i genitori intendano stabilire l’affido esclusivo, in sede di separazione consensuale, questi hanno l’onere di specificare quali circostanze concrete, dettagliate e specifiche lo rendano di pregiudizio per il minore o per lo stesso inadeguato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 21 Gennaio 2013. Segue...

References: Cass. 
 art. 336
 Art. 315
 art. 315
 Art. 315
 Art. 155
 art. 315
 Art. 315