Source: http://fqts.org/it/17_24/-.htm
Timestamp: 2017-12-13 00:01:45+00:00

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Formazione Quadri Terzo Settore - Archivio newsletter
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A Milano dal 26 al 28 settembre il Seminario interregionale di FQTS. Un appuntamento focalizzato sulla partecipazione, in vista di una nuova partenza. Intervista a Mauro Giannelli
Il percorso dell’annualità 2014 di FQTS continua con il Seminario interregionale che si svolgerà a Milano dal 26 al 28 settembre, affiancandosi all’anniversario di Fondazione con il sud. Questo appuntamento sarà una nuova occasione di incontro e di scambio per tutti i partecipanti alla formazione promossa dal Forum nazionale del terzo settore, insieme alla Consulta del volontariato presso il Forum, il Csvnet e Convol, e finanziata da Fondazione con il Sud.
In questa occasione l’organizzazione di FQTS introdurrà nuove modalità di partecipazione dei presenti che aiutino a sviluppare le politiche e le strategie del futuro del terzo settore.
“Intendiamo percorrere una nuova strada che permetta maggiore partecipazione, confronto ed elaborazione dei contenuti da parte dei partecipanti alla formazione – spiega Mauro Giannelli, coordinatore nazionale di progetto - Questa volta non proporremo un semplice passaggio di competenze e conoscenze dall’esterno o dal mondo accademico, ma la costruzione di una proposta comune. Il percorso FQTS è ad un punto intermedio, ha già svolto un lungo cammino all’interno dei comitati regionali e ha quindi metabolizzato e costruito un bagaglio di conoscenze utili per la progettazione e l’elaborazione di strategie politiche future, che il terzo settore potrebbe mettere in campo. Ora puntiamo al protagonismo assoluto dei partecipanti”.
“La seconda motivazione per cui premiamo sulla partecipazione è legata al tema di quest’anno, che è la Carta costituzionale e la redistribuzione. L’unica vera base su cui si può realizzare una redistribuzione legata allo spirito della Carta è quella della partecipazione: se i cittadini non partecipano alla costruzione di politiche e dinamiche di relazione tra i soggetti rilevanti, nello Stato e nelle realtà territoriali, non può avvenire alcuna redistribuzione. Quella che noi intendiamo non è una redistribuzione strettamente economica o finanziaria ma ha come oggetto la circolazione dei saperi, delle conoscenze, dell’informazione, elementi che sono la ricchezza dei nostri giorni e che è indispensabile condividere se vogliamo rendere i cittadini uguali come previsto dalla Costituzione”.
La partecipazione verrà promossa attraverso l’utilizzo di una nuova metodologia, che va oltre il gruppo di lavoro classicamente inteso.
“L’incontro di Milano si propone come una novità assoluta all’interno del percorso FQTS, per la centralità acquisita dai partecipanti e le nuove modalità di partecipazione, che mirano alla costruzione di politiche, idee e ipotesi di lavoro. La nuova strada intrapresa ci dà molta fiducia, anche se da una parte ci preoccupa, perchè la nostra proposta dell’host come modalità d’incontro va oltre i gruppi di lavoro classici, quindi va sperimentata e verificata per capire se il messaggio sarà compreso e i risultati quelli che ci attendiamo. Mettere insieme persone che provengono da regioni, esperienze, età diverse, anche se quest’anno ci sono molti giovani, potrebbe essere una difficoltà. A Milano però vorremmo chiudere il percorso FQTS classico, come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi: potrebbe, infatti, diventare un percorso che si apre alle altre regioni italiane. Da questo seminario aspettiamo la verifica delle nostre idee, che potrebbero essere utilizzate per la costruzione della nuova dimensione formativa del progetto, dal 2015 per il triennio successivo”.
Redistribuzione e sussidiariet�. Partecipare alla politica, all'economia, all'organizzazione sociale del paese. Milano 26_28 settembre 2014
Il seminario interregionale FQTS, che si terrà a Milano dal 26 al 28 settembre, presso l’Atahotel Quark, Via Lampedusa, 11/3, si aprirà con una sessione plenaria, condotta da Mauro Giannelli, coordinatoreFQTS, a cui seguirà una sessione, dal titolo “Equità, ambiente, diritti umani. Prospettive e sostenibilità”, in cui interverranno gli economisti Jeffrey Sachs, in diretta da New York, e Leonardo Becchetti.
Successivamente prenderanno il via nove gruppi di approfondimento e confronto con testimoni del terzo settore, che alla fine della giornata avranno elaborato sei domande tese ad indagare il miglioramento e la modellizzazione dell'esperienza redistributiva.
I nove gruppi approfondiranno delle parole chiave legate ad articoli della Costituzione italiana:
Lavoro, Art. 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”
Beni Culturali, Art. 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”
Pace e cooperazione tra popoli, Art. 11: L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Giustizia e funzione educativa della pena, Art. 27: La responsabilità penale è personale. L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Salute e benessere, Art. 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”
Partecipazione alla formazione lungo tutto l'arco della vita, Art. 34: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”
Rapporto profit/non profit, Art.41: L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
Beni comuni, Art. 42: “La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.”
Funzione sociale della terra, Art. 44, “Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.”
Nella mattinata di sabato 27 settembre FQTS prenderà parte all'evento della Fondazione con il Sud, mentre nel pomeriggio ci sarà l’incontro in plenaria, dal titolo “Innovazione, creatività, possibili modelli di redistribuzione”, in cui verrà presentato il metodo di lavoro e gli obiettivi degli host, che si svolgeranno a seguire. Gli host elaboreranno proposte sulla base delle domande emerse nel pomeriggio precedente, relativamente alle seguenti dimensioni strategiche: politiche, cultura e stili di vita e attività e pratiche organizzative del terzo settore. Il mandato di ogni Host è produrre un elenco di proposte creative e innovative orientate alla redistribuzione ed alla rimozione degli ostacoli che si frappongono all'uguaglianza come proposta dagli articoli citati della Costituzione.
Domenica 28 settembre l’evento si conluderà con una plenaria finale in cui verranno presentati i lavori di gruppo
Perch� il BES pu� diventare la lingua ufficiale dell?economia dal basso
A cura di Lorenzo Semplici
Laureato in Economia Internazionale e dello Sviluppo presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Ha collaborato con il Forum Nazionale del Terzo Settore nell’ambito di un progetto sul BES contribuendo alla stesura del Quaderno di Lavoro “Il benessere equo e sostenibile dal punto di vista delle persone”, e con il CEIS di Tor Vergata
L’inizio della crisi economica ancora in essere, e che ha travolto milioni di cittadini del mondo, ha trovato impreparati i Governi nazionali e la Comunità internazionale. Tuttavia sostenere che quanto sta succedendo era un evento imprevedibile è quantomeno fuorviante ed è indice di un’incallita caparbietà nel difendere lo status quo. L’allarme di disfunzionalità del sistema economico era stato lanciato tanto sul piano dell’insostenibilità finanziaria quanto sul piano dell’insostenibilità sociale. Erano anche state avanzate proposte per un cambio di rotta tanto che numerosi studiosi ed istituti di statistica, avevano provato a scardinare l’ottusità di un sistema che fa coincidere la produzione di beni e servizi con il benessere complessivo delle persone.
Una luce oltre il tunnel della crisi
Questa distorsione e questa esasperazione sono alla radice dell’attuale lacerante conflitto fra le diverse sfere, le differenti dimensioni della vita dell’uomo. Occorre dunque trovare una strada per ricomporre i conflitti, tanto a livello micro degli individui, quanto a livello macro di istituzioni e parti sociali. È a partire da questa consapevolezza che ha preso forma, nello scenario italiano, il partenariato fra Istat e CNEL che ha portato due anni fa alla creazione e presentazione del BES, indicatore di benessere equo e sostenibile composto da dodici domini (macroaree di riferimento), in cui sono distribuiti 134 indicatori. Il BES rappresenta ad oggi il più autorevole tentativo di fornire uno strumento completo e articolato per la misurazione del benessere degli italiani, offrendo una mappatura complessiva dello stato dell’arte di tutte le sue componenti.
Al suo interno trovano spazio gli indicatori che catturano la situazione della salute, dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale, della sicurezza, della politica e delle istituzioni, del benessere soggettivo, delle relazioni sociali, dell’equilibrio fra tempo libero e lavoro, della qualità dei servizi, dell’istruzione, della ricerca e innovazione e naturalmente del benessere economico. È importante evidenziare come le dinamiche economiche siano solo una delle dodici voci del BES e non l’unica. La strada che il BES ha aperto è una strada di cambiamento radicale del modo di interpretare lo sviluppo dell’uomo, nella direzione di una condanna del riduzionismo economicista che vede come protagonista l’idealtipo dell’homo oeconomicus in favore dell’economia della relazione il cui protagonista è invece l’uomo relazionale, un uomo che comprende il valore di ogni aspetto del suo agire e l’impatto che tali azioni hanno nella sua vita e nella vita altrui, attraverso una razionalità lungimirante capace di guardare al futuro in maniera attiva, ricomponendo i conflitti intrapersonali tipici dell’economia incentrata sull’incremento del PIL.
Un uomo, dunque, capace di vedere se stesso contemporaneamente come consumatore, come lavoratore e come animale sociale, coordinando le aspirazioni e i bisogni di queste figure, sintetizzandole e razionalizzandole all’interno dell’involucro dinamico dell’esperienza. Il BES, in questa prospettiva volta al recupero della centralità dell’uomo, assume la funzione di schema di sintesi per aiutare i cittadini a tenere sempre presenti i diversi ambiti della loro vita. Uno dei meriti più importanti e innovativi di questa proposta è rintracciabile nel processo che ha portato alla sua elaborazione, un processo che non è stato dettato dall’alto, ma che è partito del basso con il coinvolgimento di diversi soggetti della società civile, rappresentanti le diverse categorie e parti sociali. Ed è proprio grazie a questo approccio dal basso che il BES può assumere il ruolo di imprescindibile strumento di guida per le politiche e le scelte dei diversi settori del sistema sociale ed economico.
Le opportunità per il domani
In un tempo e in uno spazio di crisi diffusa,c’è urgente bisogno di un nuovo modo di leggere la realtà, per avere la capacità di analizzarla, di comprenderla, di giudicarla e infine di cambiarla. Il BES è la nuova lente con la quale accostarsi alla lettura delle dinamiche socioeconomiche. Oggi, ma soprattutto in prospettiva, il BES diventa lo strumento con il quale è possibile ricomporre la frattura tra il settore pubblico, il settore privato e il terzo settore, offrendo una solida base nella quale convogliare i differenti sforzi e a partire dalla quale coordinare in maniera armoniosa le rispettive azioni di intervento orientate alla costruzione di un nuovo sistema economico, diametralmente opposto a quello attuale.
La peculiarità di ciascun settore è una risorsa unica, che tuttavia risulta incompleta senza la capacità di inserirsi con efficacia e rispetto nel tessuto degli altri. Ciò di cui c’è bisogno è una chiara e forte volontà di cambiare da parte di tutti e tre i settori. Il settore pubblico, in particolare, dovrebbe avere la capacità di orientare la propria azione “politica” calcolando (e traendone le dovute conseguenze) i trade-off dei suoi interventi, cioè gli impatti che determinate politiche hanno nelle diverse dimensioni del benessere.
Ogni politica pubblica dovrebbe essere capace di migliorare il benessere complessivo e non quello parziale, in una sorta di rivisitazione dell’ottimo paretiano, secondo cui è necessario raggiungere un punto nel quale si migliora la posizione di un ambito senza peggiorare quella dell’altro. Naturalmente è una dinamica complessa, trattandosi non solo di due dimensioni, ma di dodici, tutte strettamente interconnesse fra di loro. È dunque necessario individuare delle priorità. È in questo spazio di libera scelta che sarebbe auspicabile l’intervento del settore privato, cioè il settore dei cittadini e delle imprese, gli unici attori in grado di conoscere i reali bisogni e i propri sogni.
Le azioni degli individui sono l’indicatore più importante per la definizione delle politiche pubbliche, in quanto forniscono la direzione verso la quale questa si dovrebbe muovere. È necessario immaginare una dinamica di voto permanente, che non abbia la sua validità ogni cinque anni, come quello politico, ma che sia possibile esprimere quotidianamente.
È questo il ruolo di quello che viene ormai comunemente definito “voto con il portafoglio”. I cittadini devono imparare a compiere le proprie scelte cercando di raggiungere il più alto livello di benessere possibile con la razionalità dell’uomo relazionale. Il BES fornisce le linee guida lungo le quali questo voto diventa efficace, perché permette di tenere in considerazione i diversi ambiti nei quali una nostra scelta può avere un impatto positivo o negativo. Per raggiungere questo obiettivo di maturità del cittadino e dell’impresa, che conduce ad una effettiva libertà, è necessario un processo di educazione mirato a formare persone consapevoli e responsabili del proprio fondamentale ruolo di attore del cambiamento del sistema socioeconomico, in grado di individuare le priorità e di metterle in relazione fra di loro, avendo una visione sistemica delle dinamiche di azione-reazione che si genera da ogni scelta di consumo, produzione, investimento e risparmio (variabili da intendersi sia in termini strettamente economici, sia in termini sociali e relazionali).
Chi può tentare con successo di farsi promotore di un simile processo educativo? Chi in questi anni è stato soggetto di frontiera tra le pieghe della società, chi si è alimentato del contributo dei cittadini per agire nella direzione valoriale condivisa che si esprime nelle forme dell’associazionismo e del cooperativismo. È questa, quella dell’educazione al benessere multidimensionale, la sfida del terzo settore e di tutte le realtà che ad esso si rivolgono e si ispirano. In altri termini: la caratteristica peculiare del terzo settore, cioè quella di essere rete attiva, è l’elemento chiave per avviare il processo educativo di cui c’è bisogno. La sfida è stata raccolta con grande interesse e ha portato all’elaborazione di un’attività di ricerca sul BES volta ad individuare le priorità degli italiani, tanto fra i differenti domini, quanto fra i singoli indicatori. Questa attività ha visto la sua conclusione – nell’ambito della Formazione Quadri del Terzo Settore (FQTS) promossa dal Forum nazionale del terzo settore – nella pubblicazione di un Quaderno di Laboratorio, dal titolo “Il benessere equo e sostenibile dal punto di vista delle persone”. Questo risultato è un punto di partenza e non di arrivo, dal quale cominciare a costruire un’azione mirata e capillare di intervento formativo per rendere concreta la possibilità di cambiamento.
Il BES risulta dunque essere un’esperienza di frontiera tramite cui si possono combinare gli elementi dell’economia dal basso, identificativa di un nuovo modus operandi: approccio non riduzionista, partecipazione e razionalità lungimirante. In particolare dal BES possono essere costruiti due binari sui quali far correre il treno dell’economia dal basso: – Il BES come contenuto del bene comune, in quanto rappresenta la direzione (condivisa ed organizzata tramite i domini) verso la quale orientare il proprio voto con il portafoglio. In particolare i risultati sulle priorità ci permettono di identificare il bene comune degli italiani. Inoltre tramite il BES anche la finanza etica può avere grandi prospettive di sviluppo. – Il BES come progetto di strategia delle imprese, in quanto dalle analisi emerge una mappa delle priorità che può orientare, sulla base della razionalità del cittadino attivo (che riconosce l’esistenza di diverse nature del proprio agire ricomponendole in un’unica identità), la produzione delle aziende seguendo due canali: l’evoluzione dei prodotti in senso socialmente responsabile per mezzo delle pratiche di CSR; la possibilità di aprire nuovi settori produttivi creati come risposta alle priorità costituenti la domanda dei cittadini: si superano le critiche alla CSR di sostenibilità finanziaria.
In conclusione possiamo ritenere che il BES abbia contribuito in misura determinante alla creazione di un unico linguaggio comunicativo, tramite cui le imprese ed i cittadini possono incontrarsi nell’impostazione tradizionale delle dinamiche di scambio operate per mezzo della domanda e dell’offerta. Un linguaggio tramite cui i tre settori della società possono incontrarsi ed agire ognuno con le proprie specificità in una direzione condivisa. Il BES può dunque diventare la lingua ufficiale dell’economia dal basso, che rappresenta la sintesi attiva di un nuovo sistema economico. Guardando al futuro e riordinando quanto detto si aprono due sfide di interesse e di importanza assoluta: – Sarebbe auspicabile e necessario un processo che porti a un progetto di educazione all’economia dal basso ed alle implicazioni del BES; – Sarebbe necessario ed auspicabile inserire il BES come fondamentale schema di criteri valutativi nelle scelte legislative. Dunque occorre porre in essere delle azioni che in primo luogo contribuiscano alla maturazione di una consapevolezza della necessità e delle potenzialità di un sistema economico ancorato alla cultura dello sviluppo umano 3.0, che consiste nell’accrescere la libertà di tutte le persone di condurre una vita lunga, sana e creativa, lavorando alla realizzazione del proprio progetto di vita, tramite il perseguimento di obiettivi liberamente scelti, tenendo conto della necessaria convivenza delle reciproche libertà, delle generazioni presenti e future.
Tale obiettivo è perseguibile tramite un parternariato fondato sulla cooperazione accentrata a livello globale e su quella decentrata a livello locale e personale. Presupposto per lo sviluppo umano 3.0 è la partecipazione attiva e l’educazione alla stessa che si concretizza nelle pratiche dell’economia dal basso. In secondo luogo risulta fondamentale indurre, con la propria partecipazione, le scelte politiche a guardare al BES e ad utilizzarlo come bussola per l’azione di governo, dal livello comunale a quello nazionale.
Diritto a Restare: due storie dalla Sicilia
Dal seminario siciliano di FQTS, “Lavoro e redistribuzione: diritti costituzionali ed esperienze sul territorio”, svoltosi a Palermo il 20 e 21 giugno, sono emerse due storie che hanno un minimo comune denominatore proprio nella volontà di formulare e contemporaneamente promuovere un nuovo diritto da affiancare a quelli fissati dalla Carta costituzionale: il diritto a restare.
Un restare che può declinarsi su diversi fronti: il diritto fisico/spaziale per i giovani di non emigrare per cercare fortuna (o più semplicemente un posto di lavoro) lontani dal sud, il diritto politico/morale per gli imprenditori di resistere al potere dell’illegalità e della rete che a metà tra burocrazia e malaffare strozza il lavoro giusto fuori dalla mafia, il diritto umanitario per i migranti che hanno scelto il sud di continuare a viverci sfruttando le proprie competenze e vocazioni con un lavoro che restituisca loro la dignità che il lasciare il proprio paese gli ha spesso tolto.
La Calcestruzzi Ericina Libera Società Cooperativa è riuscita ad esercitare il diritto a restare, restare lì nella sua provincia di Trapani, nonostante le continue minacce, vessazioni e ingerenze da parte della mafia e del suo indotto. Una criminalità organizzata capace di rallentare o addirittura cancellare tutte le commesse, fondamentali per sostenere la struttura già segnata da un passato complesso di bene confiscato alla stessa mafia e restituito allo Stato. Il diritto a restare se lo sono conquistati anche i giovani palermitani e i giovani migranti che dopo diversi anni di impegno nel terzo settore siciliano sono riusciti a mettere in piedi il proprio sogno pienamente imprenditoriale: il coworking e ristorante interculturale Moltivolti nella variegata realtà del quartiere/mercato multietnico di Ballarò.
Della Calcestruzzi Ericina risulta notevole il lavoro di continuo scambio partecipativo con diverse realtà del terzo settore dell’isola da Libera alla Legacoop Sicilia: singolare, se pure particolarmente importante da entrambe le parti, quello con Legambiente che è riuscita a sostenere il lavoro antimafioso della Cooperativa promuovendo tra l’altro pratiche di riciclo di materiale edile normalmente scartato nel processo produttivo più diffuso delle costruzioni. Della Moltivolti invece emerge l’energia che mescola idee e modalità insieme profit e non profit all’interno della formula giuridica puramente aziendale della SAS: da una parte gli introiti della ristorazione, dall’altra “gli investimenti” nel lavoro dei giovani all’interno del coworking e le sperimentazioni inter-culinarie delle sette diverse nazionalità dei soci presenti all’interno dell’impresa.
Fondamentale l’intervento conclusivo di Renato Briganti, costituzionalista ed in veste di formatore nazionale del laboratorio di partecipazione FQTS: “Le norme sono state fissate dai padri della Costituzione per garantire al popolo dei diritti imprescindibili a cui poter fare riferimento in qualsiasi situazione storico/politica, in questo senso occorre mantenere dritto il timone su quei diritti fondanti e ricordare sempre che il lavoro e la dignità sociale, citati nel primo e nel terzo articolo della Costituzione, contengono già quel diritto a restare a cui Moltivolti e la Calcestrutti Ericina Libera hanno fatto direttamente e/o indirettamente riferimento”.
Quel diritto esiste e lo si deve mettere in pratica anche come un dovere da parte delle forze politiche e di tutti i cittadini che si professano attivi: è l’occasione perché nuovamente si possa far tornare a coincidere lo Stato-apparato con lo Stato-comunità.
Sardegna: dall?interpretazione del linguaggio burocratico di Bruxelles ai fondi a gestione diretta
a cura di Maria Giovanna Dessì
Per la seconda volta la cittadina di Cabras, ha ospitato seminari e laboratori del progetto FQTS. I lavori si sono tenuti nell'aula magna dell'istituto comprensivo diretto da Pino Tilocca, figlio di Bonifacio, ucciso dalla mafia durante i festeggiamenti nel carnevale del 2004.
Gli striscioni che addobbano la scuola, i murales e i cartelloni ci raccontano un istituto fortemente impegnato nella sensibilizzazione degli studenti alla legalità e alla lotta contro le mafie.
AP, PO, PON, POR, FESR, FSE, PSR sono solo alcuni degli acronimi che Daniele Ferrocino ha spiegato ai circa cinquanta partecipanti presenti dopo l'apertura dei lavori da parte di Adonella Mellino del Gruppo di pilotaggio di FQTS Sardegna.
Districarsi nella giungla del gergo burocratico di Bruxelles non è impresa facile ed il merito di Ferrocino è stato quello di saper dare una forma chiara a contenuti tecnici che sarebbero altrimenti potuti risultare stucchevoli oltre che incomprensibili.
L'attenzione costante, la continua richiesta di approfondimenti e i tanti block notes riempiti di appunti da parte dei partecipanti hanno senz'altro dimostrato l'efficacia della sua comunicazione.
Stefania Aru ha completato il quadro introdotto da Ferrocino con una presentazione sui fondi a gestione diretta, ovvero quelli che vengono erogati direttamente ai cittadini o a loro organizzazioni (senza dunque passare da istituzioni intermedie, statali o regionali) e che vengono comunemente chiamati “progetti europei”, accessibili tramite bandi pubblici. Anche in questo caso va reso l'onore ad una esperta capace di rendere accessibili contenuti tecnici di alto valore.
Ha chiuso i lavori della mattina Giampiero Farru, del gruppo di pilotaggio, che ha ricordato ai presenti gli appuntamenti dei campi di volontariato nei terreni confiscati alla mafia promossi da Libera in collaborazione con l'Associazione La Strada e con il CSV Sardegna Solidale previsti a Gergei e nell'Isola dell'Asinara. Farru ha inoltre informato i presenti del recente insediamento del l'Osservatorio regionale del volontariato, organismo di consultazione politica che accompagna e supporta il rapporto tra il mondo del volontariato e la giunta regionale. Il pomeriggio è stato dedicato come d'abitudine ai laboratori di Comunicazione, Ricerca e Partecipazione, che oltre alla produzione dei singoli prodotti di laboratorio si stanno dedicando all'organizzazione del prodotto finale inter-laboratoriale sul tema della redistribuzione.
Ciak in terra di Basilicata, andando oltre le montagne!
A cura di di Lorenza Tosi
Il Laboratorio di comunicazione sociale della Basilicata ha dato il via alle riprese video per la costruzione del documentario, quale lavoro finale dell’annualità FQTS 2014. La partenza mattutina non ha scoraggiato i partecipanti che, accompagnati dalla formatrice, hanno viaggiato tutti insieme verso il mare. Se si percorre la Basilicata, attraversando le due province, il suo paesaggio si presenta variegato, infatti, andando oltre Potenza, il territorio, i colori e il calore risultano decisamente diversi: oltre la montagna, siamo giunti al mare!
Il gruppo, approdato a Policoro, comune in provincia di Matera, ha fatto una prima tappa all’ostello “Oasi d’Oriente”: accolti da Salvatore Lorusso, vicepresidente della cooperativa sociale Fratello Sole, i partecipanti sono entrati in contatto con questa realtà esplorando gli ambienti e gli spazi dell’ostello e conoscendo le persone che vi lavorano. Seconda tappa, a pochi chilometri dall’ostello è stato il lido “Il Veliero”, set principale del video-documentario FQTS. Interessante è stato il lavoro delle interviste svolte nello stabilimento balneare: sulla base di una griglia di domande, preparate durante lo scorso laboratorio, i ragazzi hanno ascoltato le storie degli utenti e hanno intervistato anche alcuni clienti del Lido. Lo scopo era quello di far emergere l’elemento culturale, il pregiudizio e la componente morale del comportamento delle persone di fronte a questioni legate all’inserimento lavorativo di categorie svantaggiate.
Perché è stata scelta la cooperativa Fratello Sole?
La cooperativa Fratello Sole è stata scelta come caso da raccontare, dopo aver discusso, all’interno del percorso di laboratorio, di inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati e, soprattutto dopo essersi soffermati sulla parola “dignità”: la dignità del lavoro è prima di tutto dignità della persona che vive all’interno di una comunità.
La cooperativa, infatti, ha lo scopo di consolidare la propria presenza sul territorio, perseguendo le esigenze degli utenti e attivando azioni di sviluppo imprenditoriale al fine di creare nuove opportunità di lavoro per soggetti con problemi di tipo psichiatrico.
La cooperativa, dal 2010 gestisce a Policoro, il Lido “Il Veliero”, inserendo giovani in ruoli di assistenza bagnanti e manutenzione dello stabilimento. Presso il Lido sono stati attivati due inserimenti lavorativi, oltre a dare occupazione stagionale a tre giovani ragazzi per ruoli di bagnino e barista. Dal gennaio 2014, inoltre, la cooperativa ha rilevato, dalla Diocesi Tursi-Lagonegro, la gestione di un ostello “Oasi d’Oriente” a pochi kilometri dal mare e, quindi, dal Lido “Il Veliero”. Qui la struttura, con 100 posti letto e circa tre ettari di spazio verde, compresa la pineta, ha inserito per questa stagione quattro utenti.
I ruoli che gli utenti sono chiamati a svolgere nell’ostello, sono pulizie, cura del verde, assistenza alla reception. Il vice presidente della cooperativa, Salvatore Lorusso ha affermato che, in futuro, ci sarà l’attivazione di percorsi di formazione per ruoli più impegnativi e in cui vengono richieste maggiori responsabilità. Questi percorsi saranno rivolti a quegli utenti che hanno superato il momento della riabilitazione e possono rientrare in percorsi di concreto inserimento sociale.
I motivi che hanno portato a scegliere come caso da raccontare, il lido “Il Veliero”, sono diversi: è l’unico caso in Basilicata di inserimento lavorativo in attività stagionali come un lido balneare; è uno dei pochi casi, se non il solo, nel meridione d’Italia; è una delle poche cooperative in Basilicata che si impegna a portare avanti l’inserimento lavorativo e sociale dei disabili psichici e delle persone con “doppia diagnosi”; è l’unica struttura in Basilicata che svolge attività riabilitative per casi con “doppia diagnosi”.
L’obiettivo principale che si vuole perseguire in questo lavoro di comunicazione, è quello di far emergere in che modo un’organizzazione di terzo settore riesca a creare un inserimento lavorativo basato sullo sviluppo di capacità dell’individuo, inteso come soggetto che può trovare, in attività lavorative mirate, quella dignità che valorizzi la propria persona in un contesto globale.
Laboratori FQTS Calabria
06 settembre 2014 - 06 settembre - 9/17
P.zza Lamezia, 1, 88046 - Lamezia Terme (CZ)
Laboratori FQTS 2014 Calabria - Partecipazione - Comunicazione sociale - Ricerca-azione sociale
Seminario interregionale FQTS
26 settembre-28 settembre
Via Lampedusa, 11/3 - MIlano
Agorà FQTS 2014 Calabria
11 ottobre 2014 - 11 settembre - 9/13
FQTS 2014 Calabria - Incontro con le reti
11 ottobre 2014 - 11 ottobre - 14/17
Incontro con le organizzazioni che hanno partecipato a FQTS 2014
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