Source: http://concordati.ilcaso.it/sezioni/Bancario/legittimita
Timestamp: 2020-05-31 10:13:31+00:00

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Diritto Bancario - Archivio
Verifica dell’usurarietà e decreti ministeriali conoscibili dal Giudice del merito anche se non prodotti dalle parti.
Usura – Accertamento nullità – Decreti ministeriali ex art. 2 l. 108/1996 – Potere-dovere del Giudice del merito di acquisizione.
La disciplina regolamentare in materia di superamento del tasso soglia, ai fini della valutazione dell’usura, ha carattere integrativo della normativa dettata in via generale dalla legge penale e civile e deve, pertanto, essere conosciuta dal giudice del merito, nonché applicata alla fattispecie, indipendentemente dall’attività probatoria delle parti che l’abbiano invocata.
I decreti ministeriali, necessari ai fini della verifica dell’usurarietà presunta ex artt. 2 l. 108/1996, 644 cod. pen. e 1815, secondo comma cod. civ., possono essere conosciuti dal giudice del merito o attraverso la sua personale scienza o attraverso la collaborazione delle parti o mediante richiesta di informazioni alla Pubblica Amministrazione, oppure attraverso l’acquisizione di una consulenza tecnica di carattere contabile. (Roberto Di Napoli) (Carlo Fede) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 13 May 2020, n. 8883.
Se il contratto derivato swap incide sull’entità globale dell’indebitamento l’operazione deve essere autorizzata dal Consiglio comunale.
Contratto derivato swap – Causa variabile – Non individuabilità in fattispecie di una causa chiara e definita – Nullità
Contratto derivato swap – Stipulato da Comune prima dell’entrata in vigore della legge n. 147/2013 – Validità – Condizioni
Contratto derivato swap – Stipulato da Comune prima dell’entrata in vigore della legge n. 147/2013 – Autorizzazione del Consiglio comunale – Necessità – Condizioni.
I contratti derivati swap sono negozi a causa variabile, perché suscettibili di rispondere ora a una finalità assicurativa ora di copertura di rischi sottostanti, così che la funzione, che l’affare persegue, va individuata esaminando il caso concreto. In mancanza di una adeguata caratterizzazione causale, detto affare sarà pertanto connotato da una irresolutezza di fondo, che renderà nullo il relativo contratto perché non caratterizzato da un profilo causale chiaro e definito (o definibile).
Sulla base della disciplina vigente fino al 2013 (quando la legge n. 147/2013 ha escluso la possibilità di farvi ulteriore ricorso) e della distinzione tra derivati di copertura e derivati speculativi, i contratti derivati swap potevano essere utilmente ed efficacemente dai Comuni italiani solo in presenza di una precisa misurabilità/determinazione dell’oggetto contrattuale, comprensiva sia del criterio del mark to market, sai degli scenari probabilistici, sia dei c.d. costi occulti, allo scopo di ridurre al minimo e di rendere consapevole l’ente di ogni aspetto di aleatorietà del rapporto, costituente una rilevante disarmonia nell’ambito delle regole relative alla contabilità pubblica, introduttiva di variabili non compatibili con la certezza degli impegni di spesa riportati in bilancio.
Ove il contratto derivato swap negoziato dal Comune incida sull’entità globale dell’indebitamento dell’ente (anche tenuto conto, al riguardo, dei c.d. costi occulti), l’operazione economica deve, a pena di nullità della pattuizione, essere autorizzata da Consiglio comunale. La stipulazione di un simile contratto non può infatti essere assimilato a un semplice atto di gestione dell’indebitamento dell’ente locale con funzione di riduzione di riduzione degli oneri finanziari. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 May 2020, n. 8770.
Intermediazione finanziaria e presunzione legale di sussistenza del nesso causale fra inadempimento informativo e pregiudizio.
Valori mobiliari - In genere contratti di intermediazione finanziaria - Risarcimento del danno - Nesso di causalità - Onere della prova - Violazione degli obblighi informativi da parte dell'intermediario - Rilievo probatorio presuntivo.
Dalla funzione sistematica assegnata all'obbligo informativo gravante sull'intermediario - ai sensi degli artt. 21 e 23 T.U.F. e artt. 26-28 del Reg. Consob n. 11522 del 1998 - preordinato al riequilibrio dell'asimmetria del patrimonio conoscitivo-informativo delle parti in favore dell'investitore, al fine di consentirgli una scelta realmente consapevole, scaturisce una presunzione legale di sussistenza del nesso causale fra inadempimento informativo e pregiudizio, pur suscettibile di prova contraria da parte dell'intermediario; tale prova, tuttavia, non può consistere nella dimostrazione di una generica propensione al rischio dell'investitore, desunta anche da scelte intrinsecamente rischiose pregresse, perché anche l'investitore speculativamente orientato e disponibile ad assumersi rischi deve poter valutare la sua scelta speculativa e rischiosa nell'ambito di tutte le opzioni dello stesso genere offerte dal mercato, alla luce dei fattori di rischio che gli sono stati segnalati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 April 2020, n. 7905.
Il diritto del cliente di ottenere dalla banca copia della documentazione e dei contratti relativi ai rapporti bancari può essere esercitato senza alcuna restrizione attinente alla fase di eventuale svolgimento giudiziale.
Diritto del cliente ex art. 119, comma 4, TUB – Esercizio del diritto in corso di causa – Assenza di restrizioni attinenti alla eventuale fase giudiziale
Diritto del cliente ex art. 119, comma 4, TUB – Esercizio del potere in corso di causa – (In)formalità della richiesta – Conoscibilità da parte del giudice – Limite di utilità
Ordine di esibizione – Art. 210 cod. proc. civ. – Mezzo processuale – diritto del cliente ex art. 119 TUB – Rapporto tra le due norme.
Il diritto del cliente di ottenere dalla banca copia della documentazione e dei contratti relativi ai rapporti bancari ex art. 119, co. 4, TUB, può essere esercitato senza alcuna restrizione attinente alla fase di eventuale svolgimento giudiziale dei rapporti con l’istituto di credito. Pertanto, l’esercizio di tale facoltà non può essere limitato né alla sola fase ante causam né al completo decorso del termine previsto dalla suddetta norma.
L’esercizio del potere previsto dall’art. 119, co. 4, TUB non è subordinato al rispetto di formalità espressive o di date vesti documentali, né deve rimanere necessariamente «affare riservato» delle parti del relativo contratto, potendo essere conosciuto dal giudice o transitare per lo stesso nel limite di utilità che la richiesta si mantenga entro la fase istruttoria del processo cui accede.
L’ordine di esibizione ex art. 210 cod. proc. civ. non rappresenta uno strumento alternativo rispetto a quello delineato dall’art. 119, co. 4, TUB, ma al più costituisce il mezzo processuale attraverso cui potrebbe esplicarsi il diritto conferito da quest’ultima norma, attinente al piano dei rapporti tra banca e correntista e, dunque, regolato dal diritto sostanziale. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 March 2020, n. 6975.
La presenza di decine di migliaia di situazioni di sofferenza nel complesso della clientela debitoria non esonera la banca dal dovere di controllo.
Avviso al creditore del fallito ex art. 92 legge fall. – Domanda tardiva ex art. 101 legge fall. – Onere della prova in capo al curatore fallimentare
Creditore bancario – Dovere di monitoraggio situazioni debitorie – Esonero – Oggettiva difficoltà di controllo – Indicazione del mercato di riferimento – Attività dell’Autorità di Vigilanza.
Il mancato avviso al creditore del fallito ex art. 92 legge fall. integra gli estremi della causa non imputabile del ritardo della domanda di ammissione al passivo ai sensi dell’art. 101, co. 4, legge fall., a meno che il curatore non provi che il creditore abbia avuto notizia del fallimento indipendentemente dalla recezione dell’avviso; in tal caso, infatti, è evidente che il creditore avrebbe comunque potuto presentare la propria domanda di insinuazione.
L’eventuale presenza di decine di migliaia di situazioni di sofferenza nel complesso della clientela debitoria della banca non esonera il creditore bancario dal dovere di controllo delle situazioni debitorie, salva la prova dell’effettiva difficoltà di monitoraggio, fornita mediante l’indicazione di dati concernenti l’area operativa di appartenenza del credito ovvero la sussistenza di attività ispettive dell’Autorità di Vigilanza. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 March 2020, n. 7109.
Esercizio in corso di causa del diritto alla esibizione della documentazione bancaria.
Operazioni bancarie in conto corrente - Contratto di conto corrente bancario - Omessa richiesta di ottenere documentazione ai sensi dell'art. 119 tub "ante causam" - Richiesta del cliente di esibizione degli estratti conto in corso di causa - Ammissibilità - Fondamento.
La norma dell'art. 119, comma 4, TUB - nell'ammettere il diritto del cliente di ottenere banca copia dei documenti di contratto e di esecuzione dei rapporti bancari - non contempla nessuna limitazione che risulti in un qualche modo attinente alla fase di eventuale svolgimento giudiziale dei rapporti tra cliente e istituto di credito.
Non può dunque risultare corretta una soluzione che limiti l'esercizio di questo potere alla fase anteriore all'avvio del giudizio eventualmente intentato dal correntista nei confronti della banca; nè tanto meno una soluzione che addirittura pretenda il completo decorso del termine stabilito dalla norma perchè la banca consegni la documentazione contrattuale e contabile richiesta dal cliente. Simili ricostruzioni non risultano solo in netto contrasto con il tenore del testo di legge. Tendono, in realtà, a trasformare uno strumento di protezione del cliente in uno strumento di penalizzazione del medesimo: in via indebita facendo transitare la richiesta di documentazione del cliente dalla figura della libera facoltà a quella, decisamente diversa, del vincolo dell'onere, così pure introducendo un'arbitraria limitazione dell'esercizio del diritto di azione (cfr., in specie, Cass. n. 11554/2017)...nè, tantomeno, che la formulazione della richiesta, quale atto di effettivo esercizio di tale facoltà, debba rimanere affare riservato delle parti del relativo contratto o, comunque, essere non conoscibile dal giudice o non transitabile per lo stesso.. con il limite di utilità, per il caso di esercizio in viagiudiziale della facoltà di cui all'art. 119, che la richiesta si mantenga entro i confini della fase istruttoria del processo cui accede.
Il titolare di un rapporto bancario ha sempre diritto di ottenere copia della documentazione dei rapporti bancari - e anche in sede giudiziaria -, "non potrebbe comunque ritenersi corretta una diversa soluzione sul fondamento del disposto dell'art. 210 c.p.c." (cfr., in specie, le pronunce di Cass. n. 31649/2019; Cass., n. 3875/2019; Cass. n. 27769/2019). (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 11 March 2020, n. 6975.
Verifica se il contratto di mutuo può essere utilizzato quale titolo esecutivo.
Contratto di mutuo - Idoneità fungere da titolo esecutivo - Interpretazione del contratto integrata con quanto previsto nell'atto di erogazione e quietanza o quietanza a saldo - Ammissibilità - Condizioni .
Al fine di accertare se un contratto di mutuo possa essere utilizzato quale titolo esecutivo, ai sensi dell'art. 474 c.p.c., occorre verificare, attraverso la sua interpretazione integrata con quanto previsto nell'atto di erogazione e quietanza o di quietanza a saldo ove esistente, se esso contenga pattuizioni volte a trasmettere con immediatezza la disponibilità giuridica della somma mutuata, e che entrambi gli atti, di mutuo ed erogazione, rispettino i requisiti di forma imposti dalla legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 March 2020, n. 6174.
Diritti quesiti nel fallimento. Cessione dei crediti: efficacia riguardo al debitore ceduto e pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Insinuazione allo stato passivo – Poteri del giudice – Accertamento d’ufficio della fondatezza della domanda – Onere della prova della sussistenza del proprio diritto da parte del soggetto che propone domanda
Cessione dei crediti – Efficacia riguardo al debitore ceduto – Pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale – Art. 58, comma 4, T.U.B. – Effetto sostitutivo – Produzione degli effetti previsti dall’art. 1264, co. 2, cod. civ.
Cessione dei crediti – Condizioni di applicabilità dell’art. 58, comma 2, T.U.B. – Notizia di una cessione già avvenuta – Contenuto informativo minimo.
In tema di insinuazione allo stato passivo non vi è spazio per la formazione di «diritti quesiti», sicché il soggetto che chiede l’ammissione ha l’onere di provare la piena sussistenza di tutte le condizioni richieste per poter partecipare al riparto dell’attivo e, al tempo stesso, il giudice è tenuto ad accertare anche d’ufficio il fondamento giuridico della domanda proposta.
Ai sensi dell’art. 58, co. 4, TUB, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale vale a impedire l’eventualità di pagamenti liberatori nel caso in cui il debitore ceduto, nonostante la sopravvenuta cessione, versi la propria prestazione nelle mani del cedente. Pertanto, la disposizione riveste carattere «sostitutivo» solo rispetto alla notifica della cessione al debitore ceduto o alla sua accettazione, di cui alla norma dell’art. 1264, co. 2, cod. civ.
Il testo della norma dell’art. 58, co. 2, TUB impone un «contenuto informativo minimo», stabilendo che l’iscrizione nel registro delle imprese e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale danno notizia di una cessione avvenuta, senza che tuttavia siano specificati i contorni dei crediti che ne sono oggetto né la reale validità/efficacia dell’operazione posta in essere. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 February 2020, n. 5617.
La delegazione a promettere non comporta non comporta l’assunzione di un impegno diretto nei confronti della banca.
Delegazione di pagamento - Delegazione a promettere - Assunzione di un impegno diretto nei confronti della banca - Esclusione - Mandato all'incasso a un terzo - Assunzione di un impegno diretto nei confronti del terzo mandatario - Esclusione.
Lo strumento delegatorio può essere utilizzato sia per estinguere un debito, sia per costituire un credito, sia per trasferire una somma a titolo di liberalità, come pure per qualsiasi altra ragione non vietata dall'ordinamento, considerato che il termine «pagamento» di cui all’art. 1269 cod. civ. fa riferimento alla più ampia nozione di attribuzione patrimoniale effettuata da un soggetto a favore di un altro.
In tema di delegazione a promettere, l’impegno a pagare ad un soggetto, tramite versamenti sul conto corrente a questi intestato, non comporta l’assunzione di un impegno diretto nei confronti della banca presso cui è acceso il conto corrente, in quanto il delegatario resta comunque soggetto «terzo» rispetto al rapporto obbligatorio.
Il conferimento da parte del creditore di un mandato all'incasso a un terzo (con il connesso potere di esigere la prestazione al debitore) è operazione vettorialmente opposta all’atto con cui il creditore invita il proprio debitore a impegnarsi direttamente con il terzo, sicché dalla stessa non può ricavarsi un atto del debitore di assunzione di un impegno diretto nei confronti del terzo mandatario. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 February 2020, n. 4693.
Il conferimento da parte del creditore di un mandato all'incasso a un terzo è operazione vettorialmente opposta all’atto con cui il creditore invita il proprio debitore a impegnarsi direttamente con il terzo.
Delega di pagamento - Funzione - Attribuzione patrimoniale effettuata da un soggetto a favore di un altro - Rapporto con la banca delegata - Mandato all'incasso.
Il fatto del creditore rilevante ai sensi dell'art. 1955 c.c. ai fini della liberazione del fideiussore.
Liberazione del fidejussore per fatto del creditore - Semplice inazione del creditore - Insufficienza - Comportamento determinante pregiudizio giuridico - Necessità - Determinazione di mera maggior difficoltà nella realizzazione dei diritti del fideiussore - Irrilevanza.
Il fatto del creditore, rilevante ai sensi dell'art. 1955 c.c. ai fini della liberazione del fideiussore, non può consistere nella mera inazione, ma deve costituire violazione di un dovere giuridico imposto dalla legge o nascente dal contratto e integrante un fatto quanto meno colposo, o comunque illecito, dal quale sia derivato un pregiudizio giuridico, non solo economico, che deve concretizzarsi nella perdita del diritto (di surrogazione ex art. 1949 c.c., o di regresso ex art. 1950 c.c.), e non già nella mera maggiore difficoltà di attuarlo per le diminuite capacità satisfattive del patrimonio del debitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 February 2020, n. 4175.
Nullità della Fideiussione ABI per violazione normativa Antitrust.
Fideiussione "ABI" – Violazione normativa Antitrust – Nullità rilevabile d’ufficio per la prima volta anche in Cassazione – Ammissibilità.
La nullità della fideiussione per conformità allo schema redatto secondo il modello ABI (relativamente alle clausole di sopravvivenza, reviviscenza e rinuncia ai termini di cui all'art. 1957 c.c.) giudicato dall'Autorità garante, allora preposta, come frutto di un'intesa orizzontale restrittiva della concorrenza (come da atto di accertamento della Banca d'Italia, n. 55 del 2 maggio 2005) puo’ essere rilevata d’ufficio per la prima volta anche in sede di legittimità purchè sussistano gli elementi necessari per poterla rilevare sulla base di dati fattuali già acquisiti e, nel rispetto del contraddittorio.
Detto principio, espresso di recente dalla Corte di Cassazione con la sentenza n 4175 del 19.02.2020, trova riscontro nelle sentenze gemelle dei Giudici di Piazza Cavour pronunciatisi a Sezioni Unite (sentenze n 26242 e 26243 del 2014) , con le quali si è stabilito che “ la domanda di accertamento della nullità contrattuale proposta, per la prima volta, in sede di appello è inammissibile ex art 345 comma primo cpc, salva la possibilità del Giudice investito del gravame di convertirla ed esaminarla come eccezione di nullità legittimamente formulata dall’appellante, ex art 345 comma secondo c.p.c.”.
La rilevabilità officiosa, pertanto, costituisce il proprium anche delle nullità speciali, incluse quelle denominate "di protezione virtuale". Il potere del giudice di rilevarle tout court, difatti, è essenziale al perseguimento di interessi pur sempre generali sottesi alla tutela di una data classe di contraenti (consumatori, risparmiatori, investitori), interessi che possono addirittura coincidere con valori costituzionalmente rilevanti - quali il corretto funzionamento del mercato, ex art. 41 Cost. e l'uguaglianza non solo formale tra contraenti in posizione asimmetrica -, con l'unico limite di riservare il rilievo officioso delle nullità di protezione al solo interesse del contraente debole, ovvero del soggetto legittimato a proporre l'azione di nullità, in tal modo evitando che la controparte possa, se vi abbia interesse, sollecitare i poteri officiosi del giudice per un interesse suo proprio, destinato a rimanere fuori dall'orbita della tutela. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 19 February 2020, n. 4175.
Pagamento di titoli di credito e obbligo della banca di attivarsi per impedire il protesto.
Titoli di credito - Cambiale - Banca presso cui il titolo è pagabile - Intervenuto pagamento - Omessa attivazione per impedire il protesto - Contratto di mandato - Responsabilità della banca - Configurabilità .
Gli obblighi di diligenza che gravano su una banca cui sia stato conferito mandato al pagamento di una cambiale impongono, una volta avvenuto l'atto solutorio, di attivarsi immediatamente per intervenire sul processo di levata del protesto e, ove tale meccanismo si trovi in una fase così avanzata da non poter più essere interrotto, di avvisare prontamente il mandante al fine di consentirgli di accedere tempestivamente alla procedura di cancellazione del protesto, secondo quanto previsto dall'art. 12 l. n. 349 del 1973, salvo in ogni caso l'obbligo per la banca - ove sia intervenuta comunque la levata del protesto - di restituire la provvista utilizzata per l'operazione non andata a buon fine. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 February 2020, n. 2549.
Il superamento del limite di finanziabilità ex art. 38 TUB determina la nullità del contratto.
Mutuo fondiario – Limite di finanziabilità – Violazione art. 38 TULB su valore cauzionale corrente del complesso immobiliare – Conseguenze - Nullità dell’intero contratto.
Il limite di finanziabilità ex art. 38, secondo comma, TULB è elemento essenziale del contenuto del contratto, e il suo mancato rispetto determina la nullità del contratto stesso, costituendo un limite inderogabile all'autonomia privata in ragione della natura pubblica dell'interesse tutelato, volto a regolare il quantum della prestazione creditizia al fine di favorire la mobilizzazione della proprietà immobiliare e agevolare e sostenere l'attività di impresa. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 January 2020, n. 1193.
Conto corrente: il delegato non ha un potere generale di agire in rappresentanza del delegante per il compimento di qualsiasi tipo di atto negoziale.
Contratti bancari - Operazioni bancarie in conto corrente - Convenzione tra correntista e banca per l'autorizzazione anche di altro soggetto (delegato) a compiere operazioni sul conto corrente - Natura - Portata e limiti.
L'accordo tra il cliente e la banca, in base al quale anche altro soggetto a ciò delegato è autorizzato a compiere operazioni sul conto corrente, spiega unicamente l'effetto, per le operazioni e nei limiti di importo stabiliti, di vincolare la medesima banca a considerare alla stessa stregua di quella del delegante la firma di tale delegato, ma non comporta il conferimento a quest'ultimo di un potere generale di agire in rappresentanza del detto delegante per il compimento di qualsiasi tipo di atto negoziale riferibile al conto in esame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 January 2020, n. 859.
Quando il finanziamento del socio di cooperativa edilizia in favore della società partecipata è riconducibile alla figura dei contratti con scopo di mutuo.
Socio di cooperativa edilizia - Finanziamento in favore della società - Espressa pattuizione dell'obbligo di restituzione - Necessità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze.
Il finanziamento del socio di cooperativa edilizia in favore della società partecipata è riconducibile alla figura dei contratti con scopo di mutuo, ove l'obbligo di restituzione è insito nell'operazione compiuta, senza che sia necessaria una esplicita pattuizione che lo preveda; il mutuante può infatti ricorrere al giudice per ottenere la fissazione del termine di adempimento di tale obbligo, qualora non indicato dalle parti, fermo restando che la prescrizione del corrispondente diritto comincia a decorrere dalla data di stipula del mutuo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 January 2020, n. 732.
Limiti alla concessione del credito nel caso di fideiussione relativa a un’obbligazione futura.
Fideiussione per obbligazione futura – Concessione di ulteriore credito – Condizioni patrimoniali debitore – Peggioramento – Assenza autorizzazione fideiussore – Estinzione fideiussione.
Il principio stabilito dall’art. 1956 cc, in forza del quale il fideiussore rispetto a un’obbligazione futura è liberato se il creditore, che a ciò non sia stato specificatamente autorizzato dal fideiussore, abbia fatto credito al terzo debitore pur nella consapevolezza che le condizioni patrimoniali di questi siano tanto peggiorate da rendere significativamente più difficile il soddisfacimento del credito, opera sia nel caso di instaurazione di nuovi rapporti tra creditore e terzo debitore che nel caso di nuova concessione di credito nel quadro di un rapporto preesistente, ad esempio di conto corrente.
La violazione di tale regola di buona fede comporta, nel caso di inconsapevolezza da parte del fideiussore del peggioramento delle condizioni patrimoniali del creditore, la perdita della garanzia. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 13 December 2019, n. 32774.
Responsabilità da fideiussione e obblighi di buona fede e correttezza contrattuale.
Comportamento contrario a buona fede e correttezza contrattuale - Conseguenze - Fattispecie.
In materia di responsabilità da fideiussione, gli obblighi di buona fede e correttezza contrattuale - da intendersi in senso oggettivo - impongono alla parte garantita di salvaguardare la posizione del proprio fideiussore, con la conseguenza che la loro violazione non consente l'esercizio di pretese nei confronti del garante, nella misura in cui la sua posizione sia stata aggravata dal garantito. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva escluso la violazione delle clausole di correttezza e buona fede sul mero assunto che la scelta dell'appaltante garantito di pagare all'appaltatore il saldo finale, nonostante la presenza di vizi ed a fronte dell'impegno all'eliminazione degli stessi, non fosse censurabile sotto il profilo della colpa - non essendo l'inadempimento ancora divenuto definitivo -, laddove avrebbe dovuto invece considerare - sul piano oggettivo - l'idoneità della condotta a salvaguardare l'interesse del garante ovvero ad aggravarne la posizione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 December 2019, n. 32478.
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References: art. 2
 art. 119
 art. 119
 Art. 210
 art. 119
 art. 119
 art. 210
 art. 92
 art. 101
 art. 92
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 58
 art. 1949
 art. 1950
 sentenza 
 art. 41
 art. 38
 art. 38
 art. 38
 sentenza