Source: http://marcolilli.blogspot.it/2012/
Timestamp: 2018-03-22 11:25:32+00:00

Document:
Giustizia, Politica, Società: 2012
Oramai, nella società occidentale cosiddetta avanzata, è in atto da diversi anni un radicale mutamento della famiglia nel suo insieme, legato anche a fenomeni di crisi che si manifestano sempre più di frequente in seno alla stessa. Questo stato di cose ha di fatto reso più complicato l’uso del concetto di famiglia, almeno così come si conosceva. Tanto è vero che a essa non sembra più corrispondere quel modello di una precisa struttura sociale, dominante e facilmente rintracciabile all’interno della nostra tradizione culturale. Ne deriva quindi, secondo alcuni teorici, che in assenza di tali referenti empirici univoci non ha più senso parlare di famiglia e nemmeno del concetto stesso (cfr. Marzi, 2009). Se questo è vero, come ragionevolmente sembra esserlo, allora c’è da interrogarsi seriamente su come ricostruire quella famiglia intesa quale insostituibile - a mio modo di vedere s’intende - agenzia di socializzazione primaria.
Sette e finalità dei gruppi settari
Secondo la definizione comune, per setta si intende un’associazione di persone che seguono e difendono una particolare dottrina filosofica, religiosa o politica, che spesso si oppone proprio ad altra più diffusa o già affermata (cfr. TRECCANI). Prendendo in esame in questa breve riflessione le sette a sfondo religioso, aderisco al parere espresso da alcuni studiosi secondo i quali una setta giacché tale si caratterizzerebbe soprattutto per la manipolazione mentale degli adepti, ovverosia che pone in essere il cosiddetto brain-washing (lavaggio del cervello). Già da sola tale condotta sembra sufficiente a configurare un illecito di rilevanza penale, tuttavia ciò non solo non è sempre detto, ma spesso è difficilmente dimostrabile. Di certo è che in casi simili è ragionevole affermare che ci troviamo di fronte ad un comportamento deviante da valutare con attenzione. Il secolo scorso il teologo e sociologo Ernst Troeltsch (1865-1923) definì tipo-mistico quel gruppo religioso che s'interessa scarsamente della società circostante, preferendo concentrare l’attenzione sull'auto-perfezionamento dei suoi membri (cfr. CESNUR). Ebbene, a mio modo di vedere tale fare di questi gruppi altro non può che trovare consenso se non attraverso il brain-washing, proprio perché finalizzato all’auto-considerazione esasperata con conseguente convinzione di superiorità assoluta nei riguardi di tutti quelli che non appartengono allo stesso gruppo.
La strage di Umbertide
Un’orribile vicenda che vede come protagonista un padre che sopprime i suoi figli poiché, così riporta la stampa, in procinto di separazione dalla moglie la quale si era già trasferita con la prole a casa della sorella. Il motivo? Sembra che il marito non accettasse i cambiamenti della donna che aveva sposato e che per questo non riconosceva più. Di quali cambiamenti si parla? Entrambi musulmani, la donna si era integrata nel nostro Paese, trovato lavoro e si rifiutava di indossare il velo. Tutto questo avrebbe condotto l’uomo a premeditare il crimine per poi togliersi a sua volta la vita (gesto non riuscito), così dimostrerebbe una lettera trovata dai carabinieri in casa sua. Fin qui la cronaca, per il resto, la giustizia terrena farà il suo corso. Ebbene, quello che invece vorrei evidenziare è che gesta del genere non hanno nulla a che fare con il credo religioso come invece qualche “sommo giudice” della morale propala. Ora non è intenzione di quest’umile peccatore (cattolico cristiano) e studioso dei fenomeni islamici tenere una lezione sull’Islam, tuttavia voglio di seguito brevemente riassumere solo alcuni passaggi del Testo Sacro (Corano): Sura IV, An-Nisâ' (Le Donne). V. 29. “O voi che credete […], non uccidetevi da voi stessi […]”. V. 92. “Il credente non deve uccidere il credente, se non per errore […]”. V. 93. “Chi uccide intenzionalmente un credente, avrà il compenso dell'Inferno, dove rimarrà in perpetuo. Su di lui la collera e la maledizione di Allah e gli sarà preparato atroce castigo” (cfr. H. R. Piccardo, 2010). In questi versi emergono almeno due elementi: l’Islam vieta sia il suicidio sia l’omicidio. Ne deriva pertanto che l’omicida in esame null’atro è che un criminale, al di là dell’appartenenza religiosa.
La Febbre del sabato Sera, titolo del celebre film con John Travolta uscito negli Stati Uniti nel 1977 e l’anno dopo in Italia, la cui colonna sonora balzò subito al primo posto delle classifiche, torna dal 18 ottobre fino a gennaio, versione musical in italiano, al Teatro Nazionale di Milano. Ecco quindi che torna Tony Manero, il giovanotto di origini italiane che vive in modo a dir poco discutibile in un sobborgo di New York. Un film la cui trama originale lascia intravedere la manifesta voglia di evadere da parte di una generazione segnata da un pessimismo che fa seguito agli eventi socio-politici degenerativi di quegli anni. È un tema attuale su cui oggi riflettere molto attentamente, ma anche una sorta di lume sul futuro, a mio avviso.
L’universo carcerario
Una vicenda, anzi più di una a come sembra, che lasciano sgomenti, ciò aldilà se i fatti saranno o no acclarati in sede di accertamento giudiziario. Proprio così, perché solo il fatto che due donne, in circostanze e momenti distinti possano arrivare a denunciare (almeno in un caso) di stupro un agente di polizia penitenziaria (vicecomandante di reparto) in servizio dove si trovavano detenute, significa almeno due cose. La prima è che l’accusato almeno una volta si è trovato a rimanere da solo con le denunzianti; la seconda è che non esiste o è elusa in seno al carcere la ragionevole misura precauzionale secondo la quale ciò non dovrebbe essere possibile, ovverosia consentito. Premesso ciò e scontato che l’organizzazione carceraria è ispirata al principio dell’umanizzazione della pena detentiva, non lo è a quanto sembra emergere dal caso in esame che in tali organizzazioni, dette complesse, debbano realmente trovare applicazione norme e ruoli che stabiliscano i vari compiti, non da ultimi quelli di controllo. Diversamente da quest'ultimo principio, a mio modo di vedere, è l’intero sistema ad essere messo in discussione e non già il comportamento del singolo individuo che eventualmente ne risponderà secondo legge.
I ministri degli Esteri dei cinquantasette Paesi dell'Organizzazione della Cooperazione Islamica, condannando unanimemente il film (prodotto in America) definito blasfemo sul Profeta Maometto, hanno allo stesso tempo sollecitato leggi che puniscano l'incitamento all'odio religioso. Nel comunicato finale della riunione svoltasi a margine dell'Assemblea generale dell'Onu, i Paesi musulmani hanno avvertito che la libertà di espressione deve essere usata con responsabilità e per questo i governi nel mondo devono assumere tutte le misure necessarie (incluse la legislazione) contro atti che portano all'incitamento all'odio, alla discriminazione e alla violenza su base religiosa. Nulla da eccepire dal punto di vista formale, sempreché nella sostanza tali auspici si concretino anche in tutti quei Paesi da cui proviene il condivisibile sollecito e che, in ogni caso, nessuna blasfemia può mai giustificare rappresaglie violente di alcun genere. Solo a quel punto, a mio avviso, avrebbe un senso tale appello.
Potere e Stato di diritto
Due vicende di cronaca giudiziaria (italiana) che in qualche misura, da più parti, hanno fatto porre degli interrogativi sul senso ed efficacia dello “Stato di diritto”. La prima riguarda la decisione della Corte di Cassazione in merito alla vicenda dell’ex Imam di Milano (noto come Abu Omar), secondo l’accusa sequestrato, torturato e deportato in Egitto nel 2003. Annullando con rinvio la sentenza della Corte territoriale la quale - in base al principio del segreto di Stato - aveva dichiarato il non doversi procedere nei confronti di alti funzionari dello Stato. Principio, appunto, non condiviso dai giudici di Piazza Cavour. La seconda vicenda riguarda il caso di Federico Aldrovandi, il giovane morto nel 2005 a Ferrara in cui rimasero coinvolti alcuni agenti di polizia in servizio. In questo caso, la Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne per omicidio (colposo) a carico di quegli stessi poliziotti. Rilevando che gli agenti “posero in essere un’azione repressiva estrema e inutile nei confronti di un ragazzo che si trovava da solo, in stato di visibile alterazione psicofisica, errando gravemente nella valutazione dei limiti fattuali”. Pongo l’accento su questi due fatti di cronaca per una palese analogia che in qualche modo li accomuna e che ha sollevato nel tempo non poche polemiche. Cioè da una parte abbiamo lo Stato con i suoi rappresentanti, in un’unica parola il Potere; dall’altra il cittadino comune. Ed è questo il punto, nel senso che non è sufficiente per un Paese darsi uno Stato di diritto - condizione che fonda la sua legittimità non sul potere arbitrario del sovrano, ma su una costituzione che tutela i diritti fondamentali del cittadino - ma è anche necessario che taluni principi costituzionali trovino poi riscontro nella realtà di tutti i giorni. La questione qui presa in esame da una parte sembra dimostrare l’imparzialità verso chi esercita il potere e chi, viceversa, lo subisce; dall’altra, a mio avviso, lascia in sospeso ancora molti dubbi.
Crimine e scienza
Brevi riflessioni di criminologia, vittimologia, criminalistica. È di questi giorni la notizia diramata dai media secondo cui è stato tipizzato il Dna del padre del presunto assassino di Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate Sopra - sequestrata e uccisa - ritrovata il 26 febbraio 2011 a tre mesi dalla scomparsa. Oltre un anno e mezzo di indagini senza esiti sostanziali, almeno fino ad ora. Polemiche e scontri di opinioni tra chi rivendica la genuinità delle investigazioni fin qui eseguite e chi, viceversa, ne manifesta forti perplessità. Il Dna analizzato ha dei punti di contatto con quello trovato sugli indumenti della vittima, ma appartiene a un uomo morto oltre un decennio fa. Questo dato, secondo taluni, dimostra che la persona deceduta può essere il padre dell'assassino e che il caso è prossimo alla soluzione. Mentre, secondo altri il dato acquisito rimane tale in assenza di ulteriori riscontri oggettivi. Ed è proprio questo il punto, di cui si è avuta esperienza già in passato in altri casi giudiziari di altrettanta efferatezza e gravità (ad esempio: delitto Cesaroni, Roma 1990 – delitto Poggi, Garlasco 2007). Nel senso che individuare il Dna di qualcuno sulla scena del crimine o sulla vittima, sui vestiti eccetera, non potrà mai portare a sostenere con ragionevole certezza che è stato individuato un assassino, perché va valutato se colui al quale appartiene il Dna aveva contatti abituali con la vittima o se il contatto è stato occasionale piuttosto che accidentale; e che in tutte le ipotesi ci si troverebbe di fronte unicamente a un forte indizio di reità che però difficilmente - da solo - potrà reggere in sede dibattimentale. Non è in discussione, pertanto, l’importante risultato ottenuto per mezzo dell’evoluzione scientifica cui siamo giunti, ma per attribuire la responsabilità di un evento delittuoso - al di la di ogni ragionevole dubbio, così come da disposizione di legge - ci vuole anche altro.
Era l’11 settembre 2001, data drammaticamente storica, quando negli Stati Uniti avvennero gli attentati che costarono la vita a circa tremila persone. A undici anni dagli attentati l'America, con una cerimonia all'insegna della sobrietà, ricorda la più grave strage che abbia mai colpito gli Stati Uniti. A Ground Zero, New York, lì dove sorgevano le Torri Gemelle, si tiene la straziante lettura dei nomi delle quasi tremila vittime di quella indimenticabile giornata. Non solo quelle provocate dai due aerei abbattutisi contro il World Trade Center di Manhattan, ma anche quelle provocate dall'aereo schiantatosi sul Pentagono, nonché i passeggeri a bordo del quarto aereo precipitato in Pennsylvania prima che potesse centrare la sede del Congresso americano, o la Casa Bianca, a Washington. “L'America oggi è più forte, più sicura e più rispettata”, ha affermato il Presidente Obama ricordando l'11 settembre di undici anni fa nel suo discorso settimanale alle famiglie americane. “E oggi - ha aggiunto - una nuova torre si eleva nell'orizzonte di New York”. Ha parlato anche il ministro della difesa Panetta che ha invitato gli americani a non dimenticare i soldati che combattono e muoiono in Afghanistan.
L’ANM contro Ingroia
Non ci sono dubbi, secondo il Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, l'invito partito dall'inquirente palermitano Antonio Ingroia a cambiare la classe dirigente del Paese appanna in qualche misura l'imparzialità della magistratura poiché ha fatto un’affermazione puramente politica. Lo stesso, dicasi per il collega Nino Di Matteo, i quali entrambi avrebbero dovuto dissociarsi dal plateale dissenso manifestato dai presenti alla Festa del Fatto Quotidiano nei confronti del capo dello Stato, tenutasi pochi giorni fa a Marina di Pietrasanta. Il Presidente ANM Rodolfo Sabelli, in sostanza rileva che tutti i magistrati, soprattutto quelli che svolgono indagini particolarmente delicate, devono astenersi da comportamenti che possono offuscare la loro immagine d’imparzialità, vale a dire da comportamenti politici. Con il suo invito a cambiare la classe dirigente del Paese Ingroia si è spinto a fare un’affermazione che ha oggettivamente un contenuto politico, con il rischio così di appannare la sua immagine d’imparzialità. Ancora peggio, prosegue Sabelli, hanno sbagliato i due PM ad assistere in silenzio alla plateale manifestazione di dissenso nei confronti del Capo dello Stato, infatti, in una tale situazione, un magistrato deve dissociarsi e allontanarsi, al fine di evitare sovraesposizioni e a non mostrarsi sensibile al consenso di piazza. Difficile dare torto al richiamo del Presidente Sabelli, tuttavia, lo status quo è assai confusionario e ricco di legittime motivazioni da pretendere il totale rinnovamento della classe dirigente del nostro Paese, che rimane altrettanto difficile non condividere e supportare il coraggio di esporsi che hanno avuto i due magistrati palermitani.
Inchiesta del Corriere Nazionale - pubblicata mercoledì 29 agosto 2012 - su come la crisi economica ha modificato le strategie dei supermercati. All’interno anche un mio commento, intervistato dalla giornalista Ramona Premoto che ha curato l'inchiesta. Piccole dosi a poco prezzo, oppure più confezioni al costo di una sola? Barcamenarsi nella giungla delle offerte oggi non è facile. La crisi economica infatti continua a far sentire i suoi effetti e cambia non solo le “tasche” dei consumatori, ma anche gli scaffali e le offerte dei supermarket d’Italia che traboccano di offerte speciali. Spuntano così i 3x1, i ritocchi al ribasso dei grandi marchi e le confezioni monodose. Promozioni letteralmente prese d’assalto dai consumatori […] Nella giungla delle offerte Occhio a prezzi e quantità […] Pubblicità e offerte possono condizionare gli acquisti.
Quel pasticciaccio istituzionale
In questo caso definirlo pasticcio è a dir poco un eufemismo, del resto, solo per rigoroso rispetto delle istituzioni coinvolte, meglio evitare un termine verosimilmente più pesante ma ragionevolmente più appropriato. Oramai da settimane i mass-media non parlano d’altro, ossia del conflitto di attribuzioni sollevato dal Capo dello Stato contro la Procura della Repubblica di Palermo, riguardo alle intercettazioni nelle indagini sulla trattativa Stato-mafia. Intercettazioni che in qualche maniera hanno coinvolto il Presidente della Repubblica giacché intercettato - seppur indirettamente - durante una o più comunicazioni telefoniche intrattenute con l’ex Presidente del Senato, ex vicepresidente del Csm ed ex Ministro dell’Interno Nicola Mancino, oggi indagato per il reato di falsa testimonianza perché - secondo l’accusa - insediatosi al Viminale il primo luglio 1992 era a conoscenza della trattativa. Circostanza dallo stesso negata in sede di escussione testimoniale. Tuttavia, non è questo il punto su cui volevo porre l’attenzione, bensì sul fatto che due istituzioni come quelle appena citate siano giunte per così dire ai ferri corti su un argomento tanto serio quanto grave come quello che riguarda la suddetta trattativa - reale o presunta - tra Stato e mafia. Una sorta di guerra - nemmeno poi tanto fredda - che disorienta a prescindere il cittadino comune - cioè i più - specie in un momento critico come quello che si sta attraversando, ovverosia stretti tra le ganasce di quella morsa economica, finanziaria e d’incertezza più in generale che sta stritolando non solo la realtà quotidiana di ognuno, ma anche la mera speranza di un futuro migliore. Premesso ciò, se da un lato “Le incertezze di tipo sociale e psicologico che si addensano in particolari momenti del ciclo di vita dei singoli individui e delle stesse società provocano l’esigenza soggettiva di una rassicurazione che implica spesso un rapporto col potere problematico e squilibrato” (Segatori, 1999, p. 152), dall’altro c’è da chiedersi, oggi, a quale figura istituzionale bisogna fare appello per beare di tale rassicurazione. Si badi bene “La folla è un gregge che non può fare a meno di un padrone” (Le Bon, ed. 2011, p. 152); così come secondo Michels “il bisogno di essere guidati […] è illimitato nelle masse […]" (cit. in Segatori, 1999, p. 153); e che per questo motivo ogni giorno in più trascorso in talune torbide acque, equivale ad un motivo in più di preoccupazione per la solidità della democrazia.
Alcuni reati sono in aumento
Inchiesta del Corriere Nazionale - pubblicata martedì 21 agosto 2012 - su borseggi, scippi e rapine. All’interno anche un mio commento, intervistato dalla giornalista Elisa Venturi che ha curato l'inchiesta. Chiamarli “reati minori” non aiuta. Perché furti, rapine e scippi, restano illeciti puniti dalla legge. Oltre che intromissioni nella vita degli altri. Nel 2011, afferma il Sole24Ore sulla base degli ultimi dati dell’Interno, sono cresciuti ancora i reati commessi. Dopo tre anni di flessioni, c’è stata un’inversione di tendenza e un incremento del 5,4% rispetto al 2010. I furti nelle case sono aumentati del 21%, arrivando a quota 205mila, mentre le rapine sono cresciute del 20,1%, superando la soglia di 40mila, di più nei negozi, un po’ meno in banca. I borseggi (134mila) e gli scippi (quasi 18mila) sono aumentati del 16% e del 24%. Unica tipologia in calo è quella dei furti d’auto, scesa dello 0,7%. Soldi, lo scopo dei crimini, che fanno pensare a una conseguenza (Corriere Nazionale).
Loro ritornano sempre!
L’articolo pubblicato qualche giorno fa su un noto periodico nazionale, se da un lato ha dell’interessante, dall’altro invece non svela nulla di nuovo. Infatti, sembra che in vista delle prossime consultazioni elettorali, probabilmente nella primavera del 2013, tanti ex parlamentari in qualche maniera “silurati” alle ultime elezioni scalpitano per ritrovare una solida poltrona nei palazzi del potere. Ora, se da un lato credo sia corretto e per certi versi doveroso pubblicare notizie di interesse sociale come quella cui faccio riferimento, dall’altro, analizzando fino in fondo la questione, all’opinione pubblica non si racconta niente più che la rituale corsa al potere dei soliti noti. È una corsa senza soste, sfrenata e forse anche senza un minimo di pudore da parte dei podisti. Tuttavia la sicumera di taluni personaggi ha una ragion d’essere, ossia poggia le sue fondamenta sulla giustificata e comprensibile consapevolezza che gran parte del popolo italiano dimentica spesso e presto il proprio passato, in questo caso politico.
La Seconda Repubblica. Quale?
Nel corso del programma condotto su YouTube da Klaus Davi, Antonio Ingroia, noto magistrato antimafia palermitano, ha dichiarato di essere convinto che "la Seconda Repubblica si fonda su pilastri eretti sul sangue di magistrati e persone innocenti; si fonda su queste vittime che sono state assassinate”. Per questo - aggiunge - “non potrà mai diventare una democrazia adulta e matura, almeno fino a quando non si riuscirà a sapere la verità su quella stagione. Perché ci si può vaccinare da un peccato d’origine, però confessandolo. Se non lo si confessa, si rimane con questo peccato d’origine e quindi non si riesce a mondarsi. Di conseguenza quindi la nostra democrazia non potrà crescere mai se non verrà fuori tutta la verità sulle sue origini”. Tali affermazioni (forti) di Ingroia mi trovano d’accordo su tutto tranne che sia mai esistita una reale Seconda Repubblica nel nostro Paese, nel senso che - a mio avviso - dopo i fatti dei primi anni ’90 chi man mano si è succeduto al potere, ha semplicemente un pò più affinato le “armi”, perché mi pare proprio che nulla è cambiato in meglio rispetto al passato; in peggio, viceversa, senza dubbio alcuno.
La difesa dell’ex maggiordomo
Terminate le indagini, l'ex maggiordomo del Papa è stato rinviato a giudizio per furto aggravato, mentre un altro impiegato della Segreteria di Stato per favoreggiamento. Forse in autunno inizia il processo. Vediamo però come l’ex fedelissimo ha tentato di spiegare ai suoi accusatori il proprio comportamento. In una delle confessioni rese dinanzi al giudice istruttore, ha riferito di essere stato guidato dallo Spirito Santo, pronto a combattere per portare la verità nella Chiesa e che per questo serviva uno choc mediatico. In particolare: “Preciso che vedendo male e corruzione dappertutto nella Chiesa, sono arrivato negli ultimi tempi, quelli della degenerazione, ad un punto di non ritorno. Ero sicuro che uno shock, anche mediatico, avrebbe potuto essere salutare per riportare la Chiesa nel suo giusto binario”. Il contatto con l’esterno avviene con il giornalista Gianluigi Nuzzi - poi autore del libro “Sua Santità” – cui non chiede soldi, ma rilascia un’intervista anonima. Prosegue: “Insieme siamo andati all’appartamento che lui aveva a disposizione a Viale Angelico. Abbiamo quindi avuto una serie di incontri dapprima a distanza di circa una settimana e poi di due settimane. Questo nei mesi di novembre, dicembre 2011 e gennaio 2012” (cfr. Il Messaggero). Una giustificazione, o difesa, quella appena richiamata, che in qualche misura, a mio modo di vedere, ha una seria ragion d’essere, perché quando si fa parte a vario titolo di certi ambienti, e per questo si è a conoscenza di fatti particolarmente rilevanti, delle due l’una: o si ha il coraggio di denunciarli pubblicamente mettendoci la faccia e rischiando di pagarla cara; oppure si tenta ugualmente di divulgarli in maniera subdola sperando di non essere scoperti. Tuttavia, in entrambi i casi, alla base c’è quel principio cui fa riferimento l’ex maggiordomo, ossia la necessità di dare uno scossone al sistema. E forse c’è anche riuscito.
Sono state ritenute colpevoli di teppismo e incitamento all’odio religioso, e perciò condannate a due anni di carcere senza condizionale. Questo il verdetto del tribunale di Mosca nei riguardi delle tre giovani cantanti punk del gruppo “Pussy Riot”, ormai simbolo del dissenso contro il presidente Vladimir Putin. Il fatto loro contestato è quello di aver infranto la legge cantando una “preghiera” contro il presidente russo dentro la cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca lo scorso 21 febbraio. Tale canzone/preghiera eseguita in un luogo sacro è stata giudicata blasfema e insultante, commettendo, peraltro, una grave violazione dell’ordine pubblico disturbando la quiete dei cittadini e insultando profondamente le convinzioni dei fedeli ortodossi. Per la corte il testo esprimeva chiaramente l'odio basato su affiliazione religiosa e l'obiettivo delle ragazze, mosse da odio religioso, era quello di raggiungere un più vasto numero possibile di fedeli, dando pubblicità appunto al proprio gesto. Le proteste a questa discutibile sentenza non si sono fatte attendere, ed è il minimo che si possa fare, credo.
Ciò che tanti stentano a capire
Prendo spunto da un recente fatto di cronaca avvenuto a Terni nei giorni scorsi riguardo all’arresto per atti persecutori (Stalking) di un cittadino ternano da parte della Squadra Volante della locale Questura, reo, secondo l’accusa, di aver perseguitato per alcuni mesi l’ex convivente. L’avrebbe perseguitata in tutti i modi proprio da quando la loro relazione è giunta al termine, dalle telefonate incessanti alle minacce lasciate in segreteria telefonica, nonché aggressioni verbali, pedinamenti, appostamenti e altrettante minacce a colleghi e datori di lavoro della donna con tanto di tentativo di estorsione ai loro danni. Tutto questo fino all’intervento ci si auspica definitivo della Polizia di Stato (cfr. Comunicato Stampa Questura di Terni). E qui casca l’asino (come spesso si dice), già perché ad arresto avvenuto gli agenti sono andati a casa dell’incriminato per ritirargli le numerose armi di cui era legalmente possessore come cacciatore, trovando, tra l’altro, anche un fucile non denunciato né registrato nella banca dati delle forze dell’ordine. Il risultato è che il soggetto - su disposizione del Magistrato di turno - è stato tradotto in carcere e dovrà rispondere di tutta una serie di reati che ragionevolmente nemmeno lui stesso avrebbe mai immaginato. Ecco, quello che in genere non comprendono molti titolari di licenza di caccia, ergo legittimamente possessori di armi, è che taluni “comportamenti” - mi riferisco soprattutto allo Stalking, ma è sufficiente la mera minaccia - pregiudicano sensibilmente sulla permanenza di quei requisiti soggettivi che il cacciatore deve necessariamente possedere e mantenere intatti nel tempo affinché possa detenere - o continuare a farlo - armi e munizioni. Non c’è nulla da fare, tanti non lo comprendono fino a che non ci rimangono invischiati.
Natività: Patrimonio dell’Unesco
La decisione dell’Unesco di dichiarare la Chiesa della Natività, a Betlemme, patrimonio mondiale dell'umanità in pericolo non avrebbe reso tutti contenti. Del resto trattasi del primo sito in territorio palestinese ad ottenere la protezione dell’Unesco, e come per tutte le questioni che riguardano il Medio Oriente, anche questa, evidentemente, ha i suoi risvolti non del tutto positivi, almeno secondo il punto di vista di alcuni. Di fatto alcune nazioni hanno criticato tale decisione giudicandola una pericolosa combinazione di cultura e politica. Tuttavia, le motivazioni con cui la Palestina ha avanzato la candidatura riconducono al fatto che il sito, di valore universale eccezionale, ha urgente bisogno di attenzione per la mancanza di un regolare restauro della chiesa a causa della situazione politica in tutta l’area che vige dal 1967, cioè da quando Israele occupò i territori. Viceversa, a mio modesto parere, ritengo che tale occasione potrebbe invece essere una sorta di seppur esile filo conduttore di pacificazione di quell’area, sempre ammesso che ciò si desideri.
Ancora caos in Egitto
Il Cairo. Un numero imprecisato di manifestanti sta in queste ore affollando piazza Tahrir, proseguendo, di fatto, il sit-in di protesta contro la giunta militare che va avanti ormai da qualche tempo. I manifestanti favorevoli al candidato alla presidenza dei Fratelli Musulmani, Mohammed Morsi, rimangono in attesa dei risultati elettorali, previsti inizialmente per giovedì scorso e ora attesi entro domani. Tuttavia, secondo alcune fonti attendibili, sarebbero in corso delle trattative, ad alto livello, proprio tra il movimento Fratelli Musulmani e la giunta militare per raggiungere un accordo politico in cui rientrerebbe anche la nomina alla presidenza di Morsi, il quale ha bollato come semplici voci quelle secondo cui la sicurezza e la stabilità del paese sono minacciate dai Fratelli musulmani. Fonte: Il Messaggero. È ufficiale, Mohammed Morsi, candidato dei Fratelli Musulmani, è stato dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali in Egitto dalla commissione elettorale. Aggiornato al 24 giugno 2012 (TgCom24).
Don Ciotti si racconta
Fondatore del Gruppo Abele si è dedicato sin da subito al problema della tossicodipendenza, all’abuso di sostanze alcoliche, allo sfruttamento della prostituzione e alla tratta di esseri umani; per poi accogliere anche persone rimaste vittime da dipendenza dal gioco d'azzardo piuttosto che da internet. Come dice lui, il passaggio dal contrasto alle droghe a quello al narcotraffico è stato naturale, quindi la successiva dura lotta alla mafia altri non è stata che una logica conseguenza. Fonte: intervista pubblicata su “La Stampa” del 21 giugno 2012, reperita sul sito di Libera "Associazioni, nomi e numeri contro le mafie".
Quando diversi anni fa iniziai a seguire il fenomeno, è vero che lo conoscevo abbastanza, ma solo attraverso la cosiddetta carta stampata e più in generale per mezzo dei media nazionali (telegiornali, approfondimenti, documentari, eccetera). Insomma (così come mi ha definito un amico Musulmano profondo conoscitore dell’Islam) dapprima un appassionato della materia, in seguito un cultore esperto della stessa. Detto da lui mi lusinga. Quando la svolta? Sicuramente non appena incominciai a studiare taluni testi specifici (Corano in testa) scritti da autorevoli autori di indiscussa fama internazionale: europei, americani e arabi; ma anche attraverso tutta una serie di testimonianze da me raccolte da donne e uomini di religione musulmana di varie etnie che ho avuto la fortuna di conoscere nel tempo. Una fortuna non per tutti, ma che auguro a tanti di vivere, perché solo attraverso la conoscenza è possibile realmente di cogliere ciò che c’è di positivo nelle persone profondamente diverse da noi stesse per religione, razza, cultura ed esperienze di vita. Da questi punti di partenza l’idea di intraprendere un ambizioso progetto, quello concernente lo studio dei fenomeni politico-sociali del Medioriente soprattutto connessi all’appartenenza religiosa, nonché alla variante integralista della stessa, cioè al concetto di Guerra Santa (Jihad) così come erroneamente concepito da taluni fanatici religiosi e soprattutto se è possibile per i prossimi anni a venire una pacifica convivenza tra popoli professanti religioni per certi versi diametralmente opposte.
Crisi e corruzione
Da più parti si sostiene che in Italia l'economia non cresce a causa dei troppi ladri e furbetti, attivi sia nella politica, sia nelle imprese, sia nella pubblica amministrazione. Del resto sono ancora una volta i dati a confermare questo deplorevole andazzo delle cose. Segnalo in proposito un interessante articolo pubblicato oggi dall’Espresso. Tuttavia, come ho già avuto modo di accennare brevemente nel post precedente dal titolo “Corruzione, appalti pubblici e non solo”, la questione non riguarda unicamente politici e amministratori pubblici, ma anche imprese e professionisti privati senza scrupoli che in qualche modo con il loro comportamento agevolano il funzionamento di questa macchina criminale, tale sia sotto il profilo di rilevanza penale, ma anche per ciò che riguarda la famigerata questione etica, morale o sociale più in generale. Diciamo pure che se nel privato non ci fosse chi scende a compromessi e/o chi ha paura di denunciare il lestofante di turno, evidentemente le cose andrebbero in una direzione diversa, verosimilmente opposta. Chi tra tutti questi soggetti (amministratori pubblici, politici o privati), beninteso quelli disonesti, pensano che basti organizzare, piuttosto che promuovere, piuttosto che partecipare, piuttosto che finanziare, manifestazioni culturali o iniziative del genere per lavarsi la coscienza o per mascherare la propria reale identità, bene, allora non hanno capito nulla, perché potranno ingannare molti, ma non tutti.
Corruzione e appalti pubblici
Corruzione, appalti pubblici e non solo. Un fenomeno tutt’altro che irrilevante. Questo in linea di massima il tema del lavoro che sto portando avanti da qualche tempo e che presto vedrà la luce attraverso la pubblicazione di un saggio. Non solo, quindi, amministratori pubblici e politici conniventi con organizzazioni mafiose, bensì anche amministratori e politici che curano il “proprio orticello” attraverso il metodo consolidato ma illecito dei favoritismi personali, amicali e parentali; senza alcuna organizzazione criminale alle spalle o di supporto, tanto per intenderci. Si va dalla concessione di licenze edilizie o fantomatiche gare/appalti pubblici, i cui intestatari o aggiudicatari sono strettamente apparentati con coloro i quali deliberano in tal senso, ergo firmano gli atti; alle licenze commerciali concesse in base ad almeno due criteri. Nel primo caso qualora non vadano a creare un rischio concorrenza nei confronti degli stessi amministratori o prossimi congiunti, arrivando di solito a minacciare l’aspirante commerciante, artigiano, eccetera. Nel secondo caso qualora gli interessati siano disposti a versare una congrua “tangente”.
Leggi e Costituzione
Con la Sentenza n. 147 del 4 giugno 2012, depositata il 7 giugno 2012, la Corte Costituzionale ha bocciato una parte del Decreto Legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito con modificazioni dalla Legge 15 luglio 2011, n. 111. La parte interessata riguarda quella che fissava l'obbligo di accorpamento in istituti comprensivi delle scuole dell'infanzia, elementari e medie che per acquisire l'autonomia devono essere costituiti con almeno mille alunni, ridotti a cinquecento per le istituzioni situate nelle piccole isole, nei comuni montani e nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche. Ovverosia l’art. 19 comma 4 del Decreto Legge n. 98/2011, è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo per violazione dell’art. 117, comma 3 della Costituzione essendo una norma di dettaglio dettata in un ambito di competenza concorrente. Ancora una volta i giudici delle leggi sono chiamati ad intervenire su alcune iniziative politiche che, di fatto, appaiono già dalla loro origine assai discutibili proprio sotto il profilo costituzionale.
Tra il vero e l’inverosimile
Il collaboratore di giustizia che ha permesso alla Procura di Caltanissetta di aprire un nuovo filone di indagini sulla strage di via D'Amelio, costata la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta, conferma di aver procurato la Fiat 126 usata come autobomba, ma non sapendo in realtà a cosa sarebbe servita. Lo capì e collegò i fatti quella tragica domenica del 19 luglio del 1992 quando apprese dai telegiornali dell’attentato. La ricostruzione è stata fornita dal pentito nel corso dell’incidente probatorio davanti al Gip di Caltanissetta, nell’aula di Rebibbia a Roma. Questo è quanto lui riferisce, francamente mi sento di poter dire che come strategia difensiva diretta a tentare di attenuare la propria posizione processuale sta pure in piedi, viceversa, relativamente ad altro, ho qualche dubbio.
L’attentatore di Brindisi
Svolta nelle indagini sull'attentato del 19 maggio scorso alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi in cui ha perso la vita la sedicenne Melissa Bassi. L'autore del folle gesto sarebbe un imprenditore. È giusto esultare per la sua cattura, tuttavia, quello che mi pare fuori luogo è vantarsi di averlo fatto. Si dice che la preziosa sinergia tra le forze dell’ordine ha portato a risultati abbastanza tempestivi. Bene, allora diciamo pure che di tempestivo c’è ben poco, perché a mio modesto parere se non era per le telecamere di videosorveglianza situate nei pressi della scuola, grazie evidentemente alla inverosimile propensione criminale dell’artefice, che tutto ha fatto tranne che evitarle, delle due l’una: o l’attentato rimaneva uno dei tanti fatti di sangue irrisolti; oppure finiva in galera qualche innocente. A dire il vero all’inizio dell’indagine un soggetto che non c’entrava nulla era stato sbattuto in prima pagina quale mostro! Comunque sia, al sospettato reo confesso è contestato il concorso in reato di strage aggravato dalla finalità di terrorismo perché, di fatto, l'effetto terroristico è stato oggettivamente realizzato, mentre il concorso, spiegano gli inquirenti, è contestato per coprire ogni eventualità in termini di possibili altre persone coinvolte.
A pagare sono sempre gli altri
La Corte di giustizia europea ha condannato l'Italia per non aver concesso, per circa un decennio, le frequenze all'emittente televisiva Europa 7. La Corte ha riconosciuto un risarcimento di 10 milioni di euro per danni materiali e morali - contro una richiesta di due miliardi di euro - nonché 100 mila euro per le spese legali sostenute per presentare il ricorso a Strasburgo. Secondo la suprema Corte, nel non assegnare tali frequenze, le autorità italiane non hanno rispettato l'obbligo prescritto dalla Convenzione europea dei diritti umani di mettere in atto un quadro legislativo e amministrativo per garantire l'effettivo pluralismo dell’informazione (Il Messaggero). Quello che a mio modesto modo di vedere fa rabbia, è continuare ad assistere al fatto che a pagare è sempre il cittadino comune, mai i reali responsabili.
Normandia, 6 giugno 1944
All’alba del 6 giugno 1944 le truppe americane, inglesi, canadesi, australiane, francesi, polacche e di altre nazionalità, davano inizio all’operazione “Overlord”, ossia l’apertura del secondo fronte in Europa Occidentale che avrebbe di lì a poco decretato la fase iniziale della fine del Terzo Reich, l’impero voluto e creato da Adolf Hitler, il Führer del popolo germanico del tempo. Di fatto, l’operazione “Overlord”, meglio nota come “D-Day”, ovvero “Decision Day”, relativa al clamoroso sbarco degli alleati sulle spiagge della Normandia (materializzatosi a dispetto delle analisi dei presunti strateghi gerarchi nazisti) rimane la più grande operazione di invasione anfibia mai realizzata nella storia di tutti i conflitti. Oltre tre milioni di uomini presero parte al macroscopico progetto, il cui studio iniziò dalla proposta avanzata da Churchill e Roosevelt fin dai tempi della Conferenza di Casablanca nel gennaio 1942.
Mafia e caffè!
Mafia e commercio di caffè, un legame scoperto dalla Guardia di Finanza di Palermo che ha sequestrato, nell’ambito dell’operazione Coffee Break, cinque società del capoluogo siciliano, di cui due operanti nel settore del commercio all’ingrosso di caffè, due bar, e una palestra. Tutte le attività sono riconducibili a un 48enne palermitano pluripregiudicato ritenuto, in passato, uomo di fiducia di Totò Riina e per questo già condannato per associazione mafiosa. Si continua a indagare per verificare se vi sono altri bar, ristoranti ed esercizi commerciali che hanno dovuto loro malgrado acquistare il caffè dalle aziende incriminate (Narcomafie).
Gli aerei contesi
Se non fossimo in un periodo di profonda crisi economica e finanziaria, perlopiù in recessione, forse ci si potrebbe ridere sopra. Invece c’è poco da ridere perché mentre decine di persone quotidianamente si tolgono la vita per i motivi anzidetti, tra qualche ben pensante stipendiato pubblico sembra essere cominciato una sorta di “D-Day” per decidere chi deve rinunciare a una parte dei nuovi super-caccia F35. Poiché il governo ha ridotto l’acquisto a solo novanta aerei - di cui solo trenta velivoli nella versione a decollo verticale, cioè che permette l'impiego senza aeroporti - i vertici della Marina e dell'Aeronautica militare ora se li contendono proprio come fanno i bambini capricciosi che giocano alla guerra. Tutto questo è normale? Da noi, in Italia, è quantomeno verosimile.
A distanza di tutto questo tempo, non si ricorda solo la tragedia che cambiò il volto politico del Paese, ma si deve tristemente osservare che le indagini sono ancora aperte perché su quegli episodi, e su ciò che accadde tutto intorno alla vicenda, sappiamo molto ma non ancora tutto. È il 23 maggio 1992, quando il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e la scorta saltano in aria per mano di Cosa nostra. Il 19 luglio dello stesso anno è la volta del collega Paolo Borsellino e della sua scorta. Sono passati vent'anni, appunto, e molte cose sono state scoperte, ma altri misteri restano ancora terribilmente irrisolti, forse in attesa che su di essi sia fatta doverosamente piena luce, forse!
L’inviato di Repubblica Attilio Bolzoni racconta le stragi palermitane a distanza di trenta anni dai fatti. Torna a Palermo e ripercorre le strade nelle quali trovò la morte Pio La Torre, assassinato il 30 aprile 1982; Carlo Alberto dalla Chiesa, ammazzato il 3 settembre 1982; Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, saltati in aria rispettivamente il 23 maggio 1992 e il 19 luglio dello stesso anno. Nel 1982 Palermo era considerata e raccontata dai giornali peggio di Beirut, ossia una città tormentata dalle bombe, dai funerali di Stato e dai cadaveri illustri. Facili bersagli perché lasciati soli, isolati a combattere una mafia spietata che in pochi ne ammettevano addirittura l’esistenza. Il giornalista ha racchiuso queste storie in un libro e in un film di Paolo Santolini dal titolo “Uomini soli”, in edicola da oggi, mercoledì 16 maggio 2012.
Il Veneto e il suo tessuto imprenditoriale sono assediati dalle mafie, camorra in testa. La regione sta vivendo una profonda infiltrazione cui concorre crisi di liquidità, complicità dei colletti bianchi e sottovalutazione del fenomeno da parte di molti. Da anni si registrano inchieste su riciclaggio, traffico di rifiuti e armi, appalti e usura. In particolare il reato di usura è tra i più diffusi e permette di fare ingenti affari sporchi con imprenditori locali i quali a volte ne sono complici, altre vittime. Nel reportage pubblicato dalla rivista Narcomafie, un viaggio tra mafie e soggetti criminali che dal lago di Garda porta fino alla laguna di Venezia.
Una strage che la ricostruzione giornalistica dell’Espresso fa risalire l’inizio al 26 novembre 2011, quando un imprenditore edile del padovano, poco più che cinquantenne, si è impiccato a una gru della sua azienda. L’origine del gesto è stata scritta su un biglietto dallo stesso imprenditore, ossia la grave situazione di crisi economica e la preoccupazione di non poter garantire un futuro alla propria famiglia. Una strage silenziosa è definita, quella di imprenditori e professionisti che non riescono a riscuotere i propri crediti e per questo sommersi dai debiti. Continua. Nel Veneto hanno pensato di porre rimedio aprendo il primo centro di ascolto per evitare che artigiani e piccoli imprenditori strangolati dalla recessione giungano a gesti estremi. Nel centro è presente un team di esperti i quali cercheranno di seguirli e aiutarli per gestire al meglio la situazione.
Indagini ministeriali
Il Ministro della Giustizia Paola Severino, d’accordo con il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Michele Vietti, ha chiesto di ricevere, tramite gli uffici competenti, tutti gli elementi utili a valutare quanto emerso nel corso della seduta del plenum del Csm conclusasi con la nomina del nuovo Procuratore capo della Repubblica di Napoli. Il Guardasigilli, nell’esprimere assoluto apprezzamento per il metodo utilizzato dal Consiglio, intende così acquisire notizie per verificare i contenuti delle intercettazioni riguardanti la candidatura di Paolo Mancuso. L'accertamento si sarebbe reso necessario a seguito di alcuni dubbi emersi proprio in merito alla candidatura di Mancuso.
Con la Sentenza n. 1399 del 14 dicembre 2011, depositata il 17 gennaio 2012, la Terza Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione ha affermato che la richiesta, effettuata ai sensi dell’art. 391 bis, comma 11 [1] del Codice di procedura penale, diretta a che il Gip proceda con incidente probatorio all'assunzione della testimonianza o all’esame della persona che abbia esercitato la facoltà di non rispondere o di non rendere la dichiarazione, non presuppone alcun automatismo, implicando una valutazione positiva del giudice circa la rilevanza ai fini investigativi delle circostanze in relazione alle quali si intende che la persona sia ascoltata (Massimario Corte Suprema di Cassazione). Ora, nonostante i molti anni trascorsi ad occuparmi di indagini difensive, nutro sempre un certo disagio quando mi accingo a commentare decisioni giurisprudenziali di questo tipo. Infatti, da una parte sono tentato a denunciare l’ennesima disattesa verso l’art. 111 della Costituzione [2]; mentre dall’altra non posso celare, almeno per quella che è la mia esperienza sul campo, una certa leggerezza - o forse anche peggio - di alcune difese relativamente l’utilizzo di questo strumento (le investigazioni difensive) per la ricerca della prova, quale contributo per l’accertamento della verità. Il risultato di questa seconda riflessione è rappresentato dal costante e implacabile svilimento dell'istituto giuridico sopra richiamato.
[1] Art. 391-bis C.p.p. Colloquio, ricezione di dichiarazioni e assunzione di informazioni da parte del difensore. Comma 11. Il difensore, in alternativa all'audizione di cui al comma 10, può chiedere che si proceda con incidente probatorio all'assunzione della testimonianza o all'esame della persona che abbia esercitato la facoltà di cui alla lettera d) del comma 3, anche al di fuori delle ipotesi previste dall'articolo 392, comma 1.
[2] Art. 111 Cost. La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale […] Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato […] abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore […] Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova […].
Usura, estorsioni e crisi
Pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2012 la Legge 27 gennaio 2012, n. 3; recante “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento”. Uno strumento necessario per porre rimedio, si spera, alle situazioni di sovraindebitamento in cui possono venirsi a trovare consumatori, piccole e medie imprese.
L’utopia della semplificazione
Dal Primo gennaio 2012, la Pubblica Amministrazione non può più richiedere, ovvero accettare certificati dai propri utenti, fatta eccezione per il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva). Tale documento, infatti, non è autocertificabile. Questo, in breve, il contenuto della nota emanata dalla Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, datata 16 gennaio 2012. Ora, se è pur vero che la puntualizzazione si è resa necessaria in seguito all’inesatta interpretazione del D.P.R. n. 445/2000, riformato dalla Legge n. 183/2011 in tema stabilità, mi pare altresì ragionevole ritenere che il legislatore, anche in fase di elaborazione del cosiddetto Milleproroghe, potesse fare un ragionamento diverso proprio per quanto riguarda il DURC. Di fatto, quando si affrontano certi temi, bisognerebbe anche tener conto del momento storico sociale in cui si vive. Il DURC, interessante strumento per la lotta al lavoro nero, si è trasformato per le imprese serie in un cappio al collo degli imprenditori per bene. Ciò per il semplice motivo che la Pubblica Amministrazione, non essendo in grado di pagare i creditori in tempi ragionevoli, mette questi ultimi in condizioni d’inadempienza contributiva. Il risultato? È sotto gli occhi di tutti. DURC negato equivale non solo a non poter riscuotere dalla stessa Pubblica Amministrazione, ma significa anche non poter nemmeno presentare domanda di pagamento. Ossia paralisi generale del sistema economico. Trovare quindi un'altra forma di contrasto al fenomeno della mano d’opera sommersa, sarebbe, specie in un momento di crisi come quello attuale, il minimo che un legislatore attento possa fare.
Ulteriore nota INAIL e INPS del 26 gennaio 2012, n. 573
A partire dal 1° gennaio 2012 la Pubblica Amministrazione non può più richiedere (né accettare) certificati dai propri utenti, eccezion fatta per il DURC. Questo documento non è autocertificabile, almeno per quanto riguarda i lavori edili privati e quelli pubblici con valore superiore ai 20mila euro. Pagina aggiornata al 31 gennaio 2012
Secondo quanto riportato da “il Messaggero” online - Martedì 17 gennaio 2012, ultimo aggiornamento ore 20:29 [Fonte] - la Uil beni culturali avrebbe ritirato l’esposto presentato nei giorni scorsi alla magistratura ordinaria e alla Corte dei Conti, relativamente al contratto di sponsorizzazione del Colosseo firmato dal ministero dei Beni culturali con il patron della Tod’s Diego Della Valle. Similmente, il Codacons ha notificato al Tribunale Amministrativo Regionale un atto di motivi aggiunti con annessa istanza di convocazione delle parti per un tentativo di conciliazione. Fin qui la cronaca. Ora, senza entrare nella vicenda in termini di analisi sulla reale o meno ipotesi di reato - non è questo il punto - pongo l’attenzione su alcuni aspetti a mio modo di vedere interessanti. Come primo punto, vorrei ricordare o fare osservare come alcuni reati - tipo quelli rubricati tra i delitti contro la Pubblica Amministrazione, disciplinati dal Libro II - Titolo II - Capo I del Codice penale - sono perseguibili d’ufficio, ovverosia l’Autorità Giudiziaria procede al mero ricevimento della notitia criminis. Ne deriva, pertanto, che a nulla valgono eventuali remissioni o quant’altro. Come secondo punto, invece, pongo l’accento sulle parole pronunciate dal sindaco capitolino, secondo cui ringrazierebbe i rappresentanti delle suindicate associazioni per aver ritirato l’esposto. Riconoscendo quindi loro senso di responsabilità e buona volontà quale punto di riferimento importante.
A fronte di tutto ciò, mi sembra pertanto ragionevole fare alcune seguenti riflessioni.
1) Chi ha presentato l’esposto, che tipo di preventive valutazioni ha fatto in termini giuridici? Nel senso, esiste o no una reale e forte ipotesi di reato nell’agire degli attori interessati alla vicenda?
2) Allo stesso modo, che tipo di preventive valutazioni sono state fatte in termini sociologici? Sottolineo sociologici. Perché laddove un privato si fa carico di recuperare un patrimonio pubblico, mondiale oserei aggiungere, di ingente valore non solo economico, una rilevanza in termini di impatto sociale l’avrà pure tale azione e conseguenza della stessa!
3) Detto questo, alla luce di ciò, perché fare un passo indietro? Incoerenza? Pressioni? Scarsa valutazione preventiva del fenomeno con conseguente agire d’impeto? Non lo sappiamo.
4) Infine, esiste in questa vicenda una questione etica?
Ecco, tutto questo mi sembra un ottimo spunto di riflessione.
I crimini agroalimentari
Intendo dare risalto ad un fenomeno poco conosciuto dai più, ma che, nella realtà, inconsapevolmente, tutti o quasi tutti i cittadini ne sono in qualche maniera coinvolti. Infatti, è stato presentato da Eurispes e Coldiretti il Primo Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia. Lo stesso si occupa del fenomeno della criminalità organizzata che agisce nel comparto agroalimentare, il quale crea un vero e proprio business parallelo e finisce, come intuibile, per arrivare sulle tavole degli italiani aumentando i prezzi e riducendo la qualità dei prodotti acquistati dai consumatori, danneggiando inoltre anche le imprese legali. Secondo il Rapporto Eurispes-Coldiretti, il volume d'affari complessivo dell'agromafia è quantificabile in 12,5 miliardi di euro (5,6% del totale), di cui: 3,7 miliardi di euro da reinvestimenti in attività lecite (30% del totale) e 8,8 miliardi di euro da attività illecite (70% del totale). Dati che fanno riflettere! Come evidente, le organizzazioni criminali di stampo mafioso tendono a potenziare la loro azione penetrativa nel mondo imprenditoriale e nell’economia legale, dimostrando al tempo stesso, quindi, una particolare capacità di modernizzazione e di visione dello sviluppo tecnologico e delle trasformazioni economico-finanziarie (Eurispes).
Le folle elettorali, ovverosia la collettività chiamata a eleggere i propri rappresentanti, siano essi in ambito politico, associazionistico o di altra natura, sono, di fatto, delle folle eterogenee, le quali caratteristiche principali che le contraddistinguono da altre sono l’incapacità al ragionamento, l’assenza di spirito critico, l’irritabilità, la credulità e il semplicismo. Questo, in modo più ampio, lo scrisse Gustave Le Bon nell’opera Psicologia delle Folle, pubblicata per la prima volta a Parigi nel lontano 1895. Sembra ragionevolmente impossibile smentire la circostanza secondo la quale oggi, molti anni dopo, nulla è cambiato. Almeno secondo il mio punto di vista.

References: sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Art. 391
 Art. 111