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Timestamp: 2018-02-23 20:13:35+00:00

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Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 15 luglio 2011, n. 28005. Non punibile ai sensi dell’art. 328 c.p. – rifiuto di atti d’ufficio – la guardia medica che chiama il 118 - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 15 luglio 2011, n. 28005. Non punibile ai sensi dell’art. 328 c.p. – rifiuto di atti d’ufficio – la guardia medica che chiama il 118
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Corte di Cassazione – Sezione VI penale – sentenza 15.07.2011 n. 28005. Non punibile ai sensi dell’art. 328 c.p. – rifiuto di atti d’ufficio – la guardia medica che chiama il 118
Sentenza 15 luglio 2011, n. 28005
Con la sentenza sopra indicata, il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Campobasso, ex art. 425 c.p.p., ha disposto non luogo a procedere nei confronti di G. C., imputato dei reati di cui agli artt. 328[1], 1° comma, e 593[2] c.p., per avere – come incaricato di pubblico servizio in qualità di medico incaricato della guardia medica presso l’ambulatorio di Gambatesa – omesso di prestare l’assistenza occorrente e le cure del caso (disinfettazione e sutura) a D. C., che si era presentato con ferita lacera in sede frontale, esito di caduta.
Ricorre per cassazione il pubblico ministero, il quale deduce inosservanza degli artt. 328 e 593 c.p., erronea applicazione dell’art. 425 c.p.p. e vizio di motivazione della sentenza.
Rileva innanzitutto il Collegio che l’art. 593, comma 2, c.p., delinea una fattispecie penale omissiva riferita a chiunque, «trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo», ometta di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’autorità.
La fattispecie prevista dall’art. 328 c.p. è specifica rispetto a quella generale sotto il profilo soggettivo e oggettivo e, comunque, assorbe l’ipotesi generale di cui all’art. 593 c.p., con la conseguenza che va in radice esclusa la configurabilità di tale delitto, anche in ossequio al principio del ne bis in idem sostanziale, tanto più che, nel caso in esame, al C. è stato contestato il reato di cui all’art. 593 c.p., «perché, con la condotta indicata al capo A (ossia proprie quelle relativa alla contestazione del delitto di cui all’art. 328 c.p.), ometteva di prestare l’assistenza occorrente al ferito C. D., recatosi presso la guardia medica di Gambatesa per ricevere le cure del caso».
In ordine all’art. 328, comma 1, c.p., il giudice di merito ha escluso il rifiuto e l’omissione, avendo il C., addetto al servizio di guardia medica, provveduto, dopo avere ottenuto il consenso del paziente, a chiamare il 118 e far ricoverare in paziente in ospedale, dove si provvide alla sutura della ferita.
Relatore Ippolito Presidente Milo
[2] Articolo 593 – Omissione di soccorso
Chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni dieci, o un’altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all’Autorità è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 2500 euro. (1)
(1) Il presente comma è stato così modificato dall’art. 1, L. 09.04.2003, n. 72, con decorrenza dal 30.04.2003. Si riporta di seguito il testo previgente:
” Chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni dieci, o un’altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all’Autorità è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a lire seicentomila.”
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2011-08-23T10:00:15+00:00	23 agosto 2011|Cassazione penale 2011, Diritto Penale e Procedura Penale, ResponsabilitÃƒÂ e deontologia professionale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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 art. 425
 Articolo 593