Source: http://mediciambientespezia.blogspot.com/2013/06/anche-isde-e-ordine-dei-medici-alla.html
Timestamp: 2018-05-22 17:16:05+00:00

Document:
Associazione Medici per l' Ambiente ISDE La Spezia: ANCHE ISDE E ORDINE DEI MEDICI ALLA CONFERENZA DEI SERVIZI DI ROMA PER L'AIA DELL'ENEL!
ANCHE ISDE E ORDINE DEI MEDICI ALLA CONFERENZA DEI SERVIZI DI ROMA PER L'AIA DELL'ENEL!
Un prezioso documento di etica ambientale presentato da Linda Messini e le Osservazioni dei Medici per l'ambiente portate da Marco Rivieri sono state audite questa mattina alla Commissione IPPC di Roma. Nella speranza che questo contributo, insieme a quelli portati da SpeziaViadalCarbone, da GreenPeace insieme a Legambiente e WWF, possa portare ad un supplemento di istruttoria e a maggiori prescrizioni per l'azienda, presentiamo qui sotto il documento di oltre 20 pagine con riflessioni, critiche e richieste della nostra associazione ( per ora mancanti tabelle e figure)
AIMPA – Medici per l’Ambiente – ISDE Italia
Sezione Provinciale della Spezia
Ass.medici-isdesp@alice.it
Da: AIMPA – Medici per l’Ambiente – ISDE Italia
A: Commissione istruttoria per l’autorizzazione ambientale integrata – IPPC
La Spezia, 02 giugno 2013
Autorizzazione Integrata Ambientale DSA-2007-0000022 - 02/01/2007
CTE Enel Eugenio Montale – La Spezia, Via Valdilocchi
Sintesi, finalità delle osservazioni e conclusioni del documento
Il presente documento costituisce esercizio del diritto riconosciuto ex comma 4 articolo
29 quater del dlgs 152/2006 e successive modifiche, relativamente alla possibilità di
presentare osservazioni da parte del pubblico sulla documentazione istruttoria presentata
ai fini del rilascio della autorizzazione integrata ambientale alla CTE Enel della Spezia.
Il documento intende ampliare quanto già segnalato e richiesto nelle osservazioni inviate alla Commissione IPPC dal Comitato Speziaviadalcarbone in data 27 luglio 2011, soprattutto relative al punto 4 di tale documento : Aspetti sanitari del sito interessato dalla CTE Enel e dei relativi impatti dell’uso del carbone nella centrale ai fini del rilascio dell’AIA.
Le Osservazioni, sulla base delle analisi critiche svolte, si concludono con richiesta alla Commissione AIA affinchè svolga un supplemento di istruttoria volto a colmare le lacune conoscitive sugli impatti ambientali e sanitari della CTE, una stima degli stessi relativamente alle emissioni pregresse e quelle prevedibili per i possibili adeguamenti prescrivibili per quanto attiene alla sezione 3 dell’impianto, tale supplemento idoneo a consentire un adeguato Parere Sanitario del Comune capoluogo, anche a fini prescrittivi, senza il quale si ritiene non concedibile l’Autorizzazione. Un supplemento volto anche a considerare la necessaria correzione e attuazione di criteri non considerati nel Parere Istruttorio sulla valutazione degli impatti emissivi complessivi sul territorio e sulla specificità del sito, conseguentemente di valutare all’interno di scenari e di alternative tecniche, come ad esempio tra prevalente uso del metano e prevalente uso del carbone, il modello di gestione della centrale più sostenibile per il sito dove la CTE medesima è collocata.
I quesiti cui ci si prefigge di rispondere con queste osservazioni sono :
1) E’ la CTE E. Montale sicuramente responsabile di danni alla salute per la popolazione residente nel territorio provinciale?
2) E’ possibile esprimere un adeguato “parere sanitario” prima ed in occasione della concessione dell’AIA e/o di studi epidemiologici mirati a quantificare il danno prodotto dal singolo impianto?
3) Se affermative le prime due risposte è imprescindibile, dalle raccomandazioni degli organi deliberativi in materia, il ricorso al Principio di Precauzione?
Considerando e dimostrando affermative le risposte a tali quesiti e individuando l’assoluta priorità dell’aspetto preventivo del Principio di Precauzione e del proprio mandato, I “Medici per l’Ambiente” della Spezia richiedono:
La concessione di AIA che comporti un’immediata riduzione dell’esercizio della sezione 3 dell’impianto, a favore di un uso prevalente del metano, al fine di provvedere alle indagini sanitarie e alla valutazione delle alternative tecniche e gestionali in grado di garantire una sicura e quantificata riduzione degli impatti ambientali totali e sanitari insistenti sul territorio.
REPORT DELLE PROBLEMATICHE SANITARIE DEL SITO
IN RAPPORTO DIRETTO ALLA CTE ENEL
Ricordiamo gli studi che affermano una sicura partecipazione delle emissioni della E. Montale al peggioramento della salute nello “Spezzino” :
- la relazione del Prof. Kanitz del 1991 (commissionata dagli enti locali spezzini) relativa ai rischi per la salute derivanti dalla presenza della CTE Enel, evidenzia un rischio più elevato per tumore al polmone, in entrambi i sessi, nel Comune della Spezia e negli otto
comuni che lo circondano, rispetto ai restanti 23 comuni della provincia;
- Inquinamento da piombo ed Effetti Sanitari nella zona sud-orientale del Comune della Spezia 2001 (Servizio di Epidemiologia Ambientale, Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro IST, Genova; Servizio di Epidemiologia, ASL “Città di Milano”, Milano; Servizio di Igiene Pubblica, ASL 12 “Versilia”, Viareggio; Laboratorio di Biotossicologia, ARPAL, La Spezia) che indicava, tra le altre, la centrale Enel come fonte di inquinamento responsabile degli elevati livelli ematici di Piombo correlabili con gli incrementi di anemia rilevati nell’area.
- lo studio “Lung Cancer mortality in a district of la Spezia exposed to
air pollution from industrial plants” pubblicato nel 2004 aveva affermato la consistente
possibilità di correlazione tra le emissioni della CTE, negli anni ’88-’96, la distribuzione
dovuta ai venti di tramontana della morbilità lichenica da vanadio e l’aumento del tasso
di mortalità per tumore del polmone nelle donne di Porto Venere e nell’area Spezia 5.
- I risultati dello Studio S.E.N.T.I.E.R.I. ( Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e Insediamenti Esposti a Rischio di Inquinamento) 2011 che ha rilevato la presenza di rischi legati ad Amianto, centrale Elettrica, Area Portuale, Impianti Chimici e Discariche. La prima parte riguarda i tassi di mortalità standardizzata dei residenti nei 2 comuni interessati (Arcola e La spezia) dove si nota aumento di mortalità oltre che per il mesotelioma pleurico, per i tumori dello stomaco, del polmone, per asma e malattie respiratorie negli uomini. Da notare in questo studio il rilievo di evidenza dell’associazione tra inquinamento dell’aria con il tumore della trachea, dei bronchi e del polmone (S+) con l’aggravamento delle malattie respiratorie ( S+agg.) e asma ( S+agg. ) e l’attribuzione alla Centrale Elettrica, assieme all’Area Portuale e agli Impianti chimici dell’esposizione ambientale responsabile di tali eccessi. Da rilevare nel capitolo 5 di questo studio, relativo alle valutazioni globali del carico di mortalità nei SIN, ossia nell’analisi dei risultati sull’intero campione di 44 Siti, come le Centrali Elettriche si rivelino produrre eccessi di mortalità per malattie respiratorie, respiratorie acute e tumori polmonari.
Si ricorda, a proposito di studi mirati ed appropriati a documentare il rapporto tra incidenze ed eccessi di patologie e attività della centrale, l’inadempienza da parte dell’azienda rispetto a quanto specificato nella Convenzione con il Comune della Spezia del 2001 circa le modalità attuattive previste nel protocollo d’intesa del 20.07.95 e nel decreto di Autorizzazione del 29.01.97, in particolare per quanto riferibile al punto 7.7 “in particolare per le finalità dell’Osservatorio Epidemiologico Ambientale che gli enti intendono realizzare, si impegna a fornire i dati e le informazioni in suo possesso e disponibili” e al punto 7.9 “sulla possibile collaborazione con l’Università, sia per avviare studi sull’impatto sanitario della centrale, sia per avviare progetti sull’uso delle fonti rinnovabili e risparmio energetico”. Si sottolinea come non siano mai stati avviati studi di tal genere da parte dell’Azienda e dell’Amministrazione.
Report sui dati disponibili sulla salute generale della popolazione
spezzina in relazione a fattori ambientali
che i dati pubblicati nel 2007 da parte del Servizio Epidemiologico dell’ASL 5 riferiti agli anni 2000- 2001, per alcuni tassi di mortalità, e al 2002-2003 per quanto concerne i tumori ambiente correlati nonché quelli recentemente pubblicati il 29 giugno 2013 sui tumori ambiente correlabili e pediatrici nell’ASL 5 anni 2002-2005 descrivono eccessi dei tumori del sistema emolinfopoietico (leucemie) per entrambi i sessi in tutti i 3 distretti con una concentrazione maggiore in alcuni comuni della Val di Vara per gli uomini, eccessi dei Linfomi non- Hodking nelle circoscrizioni 2, 4 e 5 ( queste ultime adiacenti l’impianto CTE e le aree periportuali) nelle donne e nelle circoscrizioni 1, 4, 5 nonché nei comuni di Arcola e Lerici ( anch’essi i più prossimi all’ubicazione della CTE, rispetto agli altri della provincia ) per gli uomini, eccessi di tumori del Sistema Nervoso Centrale nel distretto 19 (Val di Magra), eccessi di incidenza dei Tumori dell’Osso e dei Tessuti molli in tutti i distretti ed in particolare quello della Spezia e Golfo.
Alcune visualizzazioni di tali dati sono presenti nelle Osservazioni alla Commissione portate dal Comitato Speziaviadalcarbone a cui si rimanda per la visione.
In occasione dell’Audizione dell’ASL 5 “Valutazione dello Stato di Salute nell0 Spezzino” effettuata dal Consiglio Comunale della Spezia nel Novembre 2011 sono stati pubblicati anche dati relativi ai Ricoveri Ospedalieri del periodo 2002-2008 ricavati dall’Istat per le Malattie Polmonari cronico-ostruttive da cui si rilevano Tassi Standardizzati nettamente superiori a quelli dell’Italia, della regione e addirittura doppi rispetto a quelli del Nord-Italia.
Per le Malattie Ischemiche Cardiache che mostrano il triste primato nelle donne dal 2003
I tassi di mortalità per le malattie ischemiche cardiache dove si rilevano ancora forti eccessi rispetto alle altre medie valutate.
In questi studi mancano i confronti con i modelli di ricaduta di inquinanti traccia per la combustione del carbone o per le altre fonti, la determinazione delle ricadute su marcatori biologici ( differenziazione lichenica), quella di co-fattori etiopatogenetici (fumo, esposizione lavorativa pregressa) in grado di rispondere adeguatamente al quesito relativo alla sicura correlazione con le attività della centrale.
Circa i danni prodotti dalla CTE sulla matrice vivente e agenti in particolare sulla differenziazione e la morte lichenica ricordiamo le campagne condotte da Giordani et al. Nel 2001-2002 e nel 2003-2004 dove appare evidente la concentrazione del danno nelle 3 aree insistite da CTE a carbone ( Ge,SV, SP), rispetto ad Imperia e l’effetto migliorativo sui valori rilevati nella seconda dovuti con probabilità alla chiusura dell’impianto per opere di riconversione dello stesso nell’anno precedente
Biomonitoraggio degli effetti dell’inquinamento atmosferico in Liguria
Campagna 2000 Giordani et al.- 2002 Environmental Pollution
campagna 2003 Giordani - 2004
Circa i criteri di scelta sulle indagini epidemiologiche che possono rilevare patologie notoriamente correlate con le emissioni da combustione del carbone mancano stime aggiornate sulla mortalità generale, ulteriori sulle malattie respiratorie cronico-ostruttive, ischemiche cardiovascolari e cerebrali, sulle riacutizzazioni e gli aggravamenti; quelle stime ben più adatte e dotate di maggior “potenza epidemiologica” (per il numero di casi reperibili) a verificare le ricadute sanitarie soprattutto relative alla dispersione di polveri sottili , di So2 e Nox.
L’unica possibilità di estrapolare il peso sanitario ed i relativi costi esterni del danno prodotto dalla combustione del carbone della sezione 3 dell’impianto in oggetto è possibile allora solamente utilizzando stime e confronti con quanto reperibile nella letteratura e nelle pubblicazioni di studi:
punto 1): Circa la relazione tra inquinamento atmosferico , in particolare il particolato aerodisperso, anche in riferimento alla misura delle quote emesse dalla CTE E. Montale, il monitoraggio sulla Qualità dell’Aria, e la possibile correlazione con quote importanti di morbilità e mortalità.
Punto 2) Le valutazioni delle ricadute sanitarie e relativi costi esterni di impianti analoghi per tipo di combustibile e potenza in confronto con alternative sia di produzione energetica che di combustibile
E’ possibile calcolare sulla base di questi studi correlazioni con i livelli di inquinanti immessi in aria e nel suolo e calcolarne la percentuale di responsabilità attribuibile alle emissioni dichiarate e a quelle prescritte per la CTE E. Montale.
INQUINAMENTO DELL’ARIA ED EMISSIONI DELLA CTE
Rimandiamo a quanto pubblicato in centinaia di pubblicazioni scientifiche internazionali l’elenco dei danni a carico della salute accertati per l’Inquinamento Atmosferico in generale, la combustione del carbone in particolare e dei singoli inquinanti emessi dalle CTE a carbone
Ricordiamo che la centrale emette, per la combustione del carbone e quote di oli pesanti :Macroinquinanti ( CO2,SO2, Nox); Polveri ( PM10; Pm2,5 e Nanopolveri)
Inquinanti metallici ( Hg, Pb, Cd, Cr,V,Be, Sb altri e più tipizzanti rispetto ad altre fonti As e Ni)
I dati locali recentemente pubblicati nella fase istruttoria sulle quote di emissione da parte dell’Industria Energetica per tali inquinanti rispetto al totale, dovuto a tutte le fonti confermano quanto già espresso negli anni passati
CONTRIBUTO PERCENTUALE
TOTALI DEI PRINCIPALI
INQUINANTI da ARPAL 2002
In azzurro le quote attribuite alla Produzione energetica
Anche per i metalli pesanti le stime su sostanze notoriamente
e sicuramente cancerogene parlano chiaro
Piano regionale qualità dell’aria 2006
In prossimità degli Impianti CTE a carbone tali percentuali aumentano ulteriormente
Piano Regionale di Risanamento e Tutela della Qualità dell’aria
Regione liguria 2006, pag 1074-1076
CENTRALE A CARBONE DI VADO QUINTILIANO ( SAVONA
elaborazione Dr. P. Franceschi- pneumologo 2007
Non possiamo certamente non attribuire a tali fonti percentuali analoghe circa i danni stimabili sulla salute per le ricadute di tali inquinanti.
Le CTE a carbone emettono poi Microinquinanti ( inorganici metallici e organici tra cui IPA, Diossine, Furani, Bifenili ), tutti comprensibili tra i cosiddetti POPs ( Inquinanti Organici persistenti) che sviluppano i loro sinergismi e potenziamenti anche dopo la deposizione al suolo ed il loro accumulo attraverso la catena alimentare.
I Microinquinanti compongono la maggior parte delle polveri sottili PM 2,5 e, ricombinati con i macroinquinanti, di Particolato Secondario, soprattutto solfati e nitriti. Tale particolato secondario ha un trasporto a lunga distanza e contribuisce in modo importante all’immissione e inquinamento da polveri sospese ( dal 40 al 60%) ( WHO, 1999, Health risk of particulate matter from long-range transboundary air pollution). Alle emissioni di ossidi di azoto si associa, in aree anche lontane dal sito primario, la formazione di Ozono, inquinante ad alto potere tossico e infiammatorio a cui sono associati effetti di anticipazione della morte, effetti sulla funzione polmonare, aggravamento di crisi asmatiche in bambini e adulti.
Mentre si dispone della rilevazione costante “a camino”, dei macroinquinanti e degli inquinanti metallici, dobbiamo innanzitutto sottolineare la pressoché totale mancanza di rilevazione delle emissioni di microinquinanti da parte dell’azienda: come riportato nel documento di collaborazione del Comune della Spezia con l’ISS, luglio 2011 “ Sempre dalla stessa documentazione, per quanto riguarda il rilevamento di microinquinanti emessi dalla Sezione 3, quali: metalli, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani (PCDD/F), risulta che siano stati effettuati rilevamenti soltanto relativamente al periodo marzo 2003 (metalli, IPA e diossine), maggio/giugno (metalli e IPA) 2004, marzo 2007 (metalli e IPA), giugno 2008 (metalli e IPA). Da tali campagne di rilevamento le emissioni in concentrazione dei diversi inquinanti rilevati risultano costantemente inferiori ai limiti normativi. Va tuttavia rilevato che dalla documentazione appare come in un solo periodo (2003) sia stato effettuato il rilevamento delle PCDD/F; per tutti gli altri inquinanti mancano i dati relativi agli anni 2005, 2006, 2009. “
Nello stesso documento sono riportati i valori medi mensili
di emissione per i vari inquinanti
166 - 258
5,4 - 14
5,8 - 14
6,9 - 20
Illustrati i limiti imposti dalla nuova Direttiva per vecchi impianti
rispetto a quelli autorizzati negli ultimi 2 anni
E rilevati i giorni di previsto superamento dei limiti
anche in recepimento della nuova direttiva
Tabella 3/4: CTE ENEL di La Spezia Sezione 3: numero di mesi e percentuale di mesi che avrebbero superato i limiti della proposta di Direttiva indicata nella Posizione UE N. 1/2010 del Consiglio.
mesi con media
Questo rende assai bene conto, insieme e qualora ottemperante ai limiti prescritti a seguito del parere istruttorio, dei limiti impiantistici della centrale costruito 50 anni fa e dell’impossibilità di ottemperare a valori di emissione compatibili con i limiti attuali consentiti per una reale riduzione dell’impatto ambientale della struttura.
IL MONITORAGGIO DELLA QUALITA’ AMBIENTALE
riportando la tabella concernente le postazioni di misura
collocate e gestite da ARPAL e i parametri monitorati
A fronte del rispetto delle normative ed anzi sottolineando l’ampio numero di rilevatori predisposti, dobbiamo rilevare le seguenti osservazioni:
- La mancanza, nelle misure di caratterizzazione ambientale, della rilevazione di indicatori di ricaduta al suolo e nelle acque, soprattutto di microinquinanti e POPs, fonte principale di pericolo per la matrice vivente, legata all’accumulo e all’ingresso nella catena alimentare.
- La mancanza di dati recenti di stima di marcatori biologici (sopravvivenza lichenica, inquinanti nel latte, determinazioni ematiche o urinarie di cataboliti tossici) anche in possibile relazione a traccianti metallici , diossine, PCB di maggior tipizzazione per provenienza da determinate fonti di emissione.
- la mancanza di studi appropriati di rilevamento georeferenziato delle “impronte chimiche” soprattutto le polveri grossolane, quelle sottili e gli inquinanti metallici emessi dalle possibili fonti ( come fatto, nell’unico esempio, sulle polveri disperse a Fossamastra nel 2012) o l’incongruenza del mancato posizionamento per importanti rilevazioni, ad esempio la presenza di postazioni fisse di rilevazione per microinquinanti As, Ni e IPA, ascrivibili anche alle emissioni industriali e da combustione del carbone, in sole 2 stazioni ( Maggiolina e Viale Amendola), siti destinati a rilevazioni di monitoraggio del traffico o la presenza di postazioni fisse di rilevazione di PM 2,5 in sole 2 stazioni ( Maggiolina e Fossamastra) senza stima di più idonee collocazioni per valutare la dispersione prodotta da Enel, in considerazione della possibile ricaduta per tali polveri sottili a distanze maggiori o diverse da quelle scelte.
- La mancata risposta all’interrogativo posto più volte circa le drastiche riduzioni dei valori rilevati dagli anni 2007-2008 al 2009 e successivi per tutti gli inquinanti ed in particola modo per le PM10
- La mancata analisi dei picchi presenti ( o assenti rispetto alle aspettative) e degli sforamenti dei limiti di legge, sulla base di parametri orari, stagionali e meteorologici indicativi per la correlazione con le fonti
Dobbiamo poi segnalare la mancata valutazione degli inquinanti secondari
nei piani di monitoraggio intrapresi da Enel ed Arpal in tutti gli anni.
Dobbiamo sottolineare inoltre il limite intrinseco di tali parametri circa la possibilità di valutazione delle ricadute sulla salute per la sicura sottostima dovuta al fatto di considerare valori soglia di allarme, rischio acuto e cronico per i singoli inquinanti trascurando gli effetti di sinergia e potenziamento reciproco ben noti tra questi.
Anche e proprio per questo limite riteniamo inconfutabile che gli unici dati in grado di valutare le ricadute sanitarie sono dati di carattere sanitario ed epidemiologico
punto 1) : Correlazione tra Inquinamento da Polveri
con Mortalità e Morbilità
a) Sono ben note le stime dell’Agenzia Europea per l’Ambiente . report n.2 del 2007 sull’attribuzione alle polveri sottili ( PM< 2,5) di 348000 morti premature, come quelle dell’OMS sulla loro possibile riduzione a 50000 nel caso si riducessero i valori limite consentiti a 10mcg/m3
b) I risultati del Cancer Prevention Study II di Pope et al del 2000 sugli incrementi di mortalità per varie cause dovute ad aumenti di polveri sottili
E quelli pubblicati dal New.Eng. J. Med, 2.2007, vol 356:447
• Per ogni aumento di esposizione di 10
microg./m3 di PM 2.5
• Aumento decessi del:
• 76% per cause cardiovascolari (infarti)
• 83% per ictus
The N. En J Med, 2.2007,vol 356:447- 458:Miller:
Che ben si correlano alla diminuzione di aspettativa di vita legata alle polveri PM<2,5 che arriva a 9-12 mesi per aree del Nord Italia compreso il levante ligure.
c) La valutazione sull’incremento percentuale nella frequenza dei fenomeni sanitari per incremento di 10mcg./m3 nella concentrazione di polveri sottili PM10 fatta da Forestiere nel 2004 . Il documento conclude :” all’inquinamento atmosferico è attribuibile una quota rilevante di morbosità acuta e cronica. La speranza di vita delle persone che vivono in aree con livelli di inquinamento elevati è diminuita. Gli effetti si verificano ai livelli attuali di inquinamento e non sembra esserci una soglia al di sotto della quale non si osservano danni. I gruppi di popolazione più colpita risultano gli anziani e quelli in condizione di salute compromessa come i malati di patologie cardiache e respiratorie”. La tabella che segue rappresenta la miglior stima disponibile degli effetti sanitari per una variazione di 10 mcg/m3 nella concentrazione di polveri sottili PM10
Avendo a disposizione dati affidabili sui fattori e i livelli di esposizione della popolazione alle polveri PM10 gli effetti dell’inquinamento ambientale possono essere stimati con attendibilità. Sulla base di tali parametri sono state effettuate stime di impatto in Tre Nazioni Europee, in 13 Città Italiane, nel quadro del rapporto APHEIS. Analogamente sarebbe possibile stimare retrospettivamente l’impatto sanitario dell’inquinamento ambientale di La Spezia se, oltre ad avere dati certi sulle concentrazioni del PM 10 e PM 2,5 per i decenni trascorsi, si avessero i modelli di dispersione degli inquinanti e si avessero dati epidemiologici più dettagliati, rispetto a quelli presentati dalla ASL5, per le malattie ed i parametri evidenziati in tabella.
Sulla modellistica di dispersione riportiamo come esempio lo studio recente “ Uso dei dati di qualità ambientale per la valutazione dei rischi per la salute” pubblicato dall’ISS il 29 maggio 2013 sulla modellistica per le dispersioni della SO2 sul territorio provinciale:
Ben note sono le azioni irritative di tale inquinante a carico delle vie aeree superiori e delle mucose, come gli effetti avversi sulle patologie croniche cardiovascolari
L’Associazione dei Medici per l’Ambiente - ISDE della Spezia ha condotto nel 2010, in collaborazione con il Servizio Farmaceutico Territoriale dell’ASL5 uno studio sui consumi di farmaci broncodilatatori per aerosol e farmaci ace-inibitori e sartani nei vari comuni della provincia (DDD, definite daily dosage per abitante, considerata la variazione per gli indici di vecchiaia dei vari comuni). Tali farmaci sono utilizzati nelle forme croniche e nelle riacutizzazioni di malattie respiratorie bronco-ostruttive i primi,nell’Ipertensione Arteriosa e in tutte le fasi di Scompenso Cardiaco i secondi.
Riportiamo nelle due successive tabelle i risultati di tale indagine:
Vezzanoo
BRONCODILATATORI TOPICI
Ace + Sartani
Da questi risultati si evidenzia il maggior consumo di tali farmaci nel comune di Follo, primo in entrambe le stime e di seguito in altri comuni come Bolano, Vezzano Ligure ( comprendente S.Venerio), collocati anch’essi nelle aree con le maggiori esposizioni orarie rilevate. Un analogo studio sull’uso di antidepressivi, indice di malessere generale della popolazione e dei modelli prescrittivi dei medici curanti, mostrava distribuzioni per i vari comuni totalmente differenti. Non è possibile attribuire a tale riscontro un rapporto di correlazione lineare con la distribuzione delle ricadute delle SO2 illustrata precedentemente, ma riteniamo possa essere un esempio di ricerca di quelle correlazioni su parametri sanitari, e sui relativi costi, che riteniamo necessario stimare onde pervenire ad un necessario parere sanitario sui rinnovi autorizzatori.
punto 2: valutazioni delle ricadute sanitarie e relativi costi esterni di impianti analoghi per tipo di combustibile e potenza in confronto con alternative sia di produzione energetica che di combustibile
E’ opportuno notare che gli effetti delle diverse scelte energetiche sono state oggetto di progetti specifici della Commissione Europea e di Enti Governativi circa l’impatto sanitario ed economico nell’impiego delle varie fonti di energia. Ne seguono alcuni esempi:
Lo studio statunitense eseguito per valutare l’ impatto sulla salute dei cittadini di 19 centrali a carbone di cui era prevista la costruzione nello stato del Texas ha calcolato che i costi annui in termini di mortalità delle centrali a carbone proposte sarebbe di 1,4 miliardi di dollari, con un costo previsto per tutto il periodo di funzionamento di 50 anni pari a circa 72 miliardi di dollari. Per una centrale di circa 660 MW si prevede una mortalità annua attribuibile di 19 casi, ed una mortalità per l’ intero ciclo di circa 959 casi.
Le principali cause di tale costi sono attribuibili a malattie cardiovascolari, respiratorie e al cancro del polmone.
Premature Mortality from Proposed New Coal-fired Power Plants in Texas
Paul R. Epstein,1 Jonathan J. Buonocore,2 Kevin Eckerle,3 Michael Hendryx,4
Benjamin M. Stout III,5 Richard Heinberg,6 Richard W. Clapp,7 Beverly May,8
Nancy L. Reinhart,8 Melissa M. Ahern,9 Samir K. Doshi,10 and Leslie Glustrom11
1Center for Health and the Global Environment, Harvard Medical School, Boston, Massachusetts. 2Environmental Science and
Risk Management Program, Department of Environmental Health,
Harvard School of Public Health, Boston, Massachusetts. 03-2011
i ricercatori di Harvard hanno voluto monetizzare il danno prodotto da 407 centrali a carbone sulla base della mortalità prematura nella popolazione connessa a queste attività ed hanno stimato che :
il danno prodotto varia da 30.000 $ a 500.000 $ per tonnellata di PM 2,5
da 6000 $ a 50000 $ per tonnellata di SO2 emessa
da 500 $ a 15000 $ per tonnellata di NOx
da 0,02 $ a 1,57 $ per kilowattora di energia generata.
Nel modello utilizzato la mortalità della popolazione aumenta del 1.2% per ogni aumento di microgrammo/m3 della media annuale di emissione del PM 2,5
Il report afferma che negli Stati Uniti
dagli impianti di produzione energetica a carbone sono attese 13200 morti premature,
9700 nuove ospedalizzazioni e 20000 attacchi cardiaci.
I casi stimati in Pennsylvania sono 1359 morti premature,
1016 accessi ospedalieri, 2298 attacchi cardiaci.
L’Ohio è al secondo posto con 1221 morti premature,
terzo lo stato di New York con 945.
Per incidenza la Virginia è al primo posto con 14.7 morti per 100.000 abitanti.
Il valore monetario di tali ricadute ammonterebbe a oltre 100 bilioni (miliardi) di dollari all’anno.
Ovviamente i più colpiti sono anziani, bambini, affetti da patologie respiratorie,
i poveri ed i residenti vicino agli impianti
Nel progetto specifico della Commissione Europea (ExsternE, http://externe.jrc-es/infosys.html) sono stati considerati gli impianti per la produzione di energia elettrica distinguendo il carbone, gli oli combustibili, il gas e forme di energia rinnovabile
Research results on socio-environmental damages
due to electricity and transport
2003 - Directorate-General for Research
La stima degli effetti sanitari può essere ben riassunta nel numero di morti e di anni di vita persi per unità di produzione di energia elettrica (TW/h, 1 miliardo di KW/h). La tabella seguente (elaborata sulla base dei dati riportati nel documento http://www.euro.who.int/document/eehc/ebakdoc08.pdf ) riassume i risultati del progetto e fornisce una rapida indicazione dell’impatto del carbone sulle altre fonti
E’ ovvio che i risultati presentati dal progetto ExternE si basano sulle emissioni relative alle centrali attualmente funzionanti nell’Unione Europea senza tener conto di possibili innovazioni tecnologiche volte alla riduzione del carico inquinante. Tali aspetti sono stati sottolineati in un documento dell’OMS presentato alla 4° Conferenza Interministeriale di Budapest nel giugno 2004 che, nell’indicare gli effetti avversi delle scelte energetiche basate sui combustibili fossili, segnala la necessità dell’impegno sulle fonti rinnovabili e nella ricerca sulla valutazione di impatto come guida per le politiche.
Tenendo conto delle emissioni totali annue dei vari inquinanti pubblicate dall’ISS e della produzione lorda di MW/h relativa al 2009, evidenziate nella seguente slide riassuntiva
È possibile stimare alcuni pesi economici annui per i danni esterni sulla salute della sezione 3 della CTE E. Montale:
Per lo Studio Di Harvard : 15, 240 – 127 milioni di dollari per le S02 ; 1,099 – 32,970 milioni di dollari per le Nox ; 60,500 – 4000 milioni di dollari per totale produzione energetica (3025,5 TWh)
Seguendo invece la stima di costo esterno per kw/h del progetto ExternE europeo ( che stima che l'Italia subisce dei costi dai 5'700 ai 12'000 euro per ogni tonnellata emessa di SO2, dai 4'600 ai 13'567 euro per tonnellata di Nox emessa, dai 5'700 ai 20'700 euro per tonnellata di particolati emessi e almeno 0,03 euro per kw/h ) risultano costi derivati di
14,478000 – 30,480000 milioni di euro per le SO2 ; 10,110800 – 29,820266 milioni di euro per le NOx ; 0,741000 – 2,691000 milioni di euro per i particolati e un totale di 90,700 milioni di euro per la produzione energetica.
SUI CRITERI APPLICATI DAL PARERE ISTRUTTORIO
RIGUARDO AI REQUISITI DI TUTELA DEGLI IMPATTI
IN OCCASIONE DI CONCESSIONE DELL’ AIA
Segnaliamo come il DLgs 152/2006 sia esplicito nell’indicare, nella disciplina che riguarda le valutazioni degli impianti soggetti ad AIA, la necessità di considerare la specificità del sito, in particolare “ si devono altresì valutare il complesso di tutte le emissioni provenienti da altre fonti e lo stato di qualità dell’aria nella zona interessata” (comma 5, art. 251).
Ricordiamo come nella disciplina dell’AIA sia prevista la considerazione sulle scelte e alternative possibili connesse alla portata dell’impianto (comma 1, art 29 ter) e i tipi di combustibile e sostanze utilizzate (lettera b, comma 1 art 29 ter).
Nel Parere Istruttorio non sono sviluppate le conoscenze
e le alternative richieste.
Circa le prescrizioni di monitoraggio ed in particolare il rinnovo della Convenzione con l’ Istituto Superiore di Sanità, che prospettano, nell’arco dei primi 3 anni dal rilascio dell’AIA, la raccolta di valutazioni ambientali certamente più corrette rispetto a quelle sviluppate sino ad oggi, ma sempre insufficienti ( valutazione della sola esposizione respiratoria) e stime epidemiologiche adeguate ma non ancora specificate, ne sottolineiamo il puro e inaccettabile criterio conoscitivo di tale presidio rispetto a quello preventivo necessario.
SULLA ACQUISIZIONE DEL PARERE SANITARIO DEL SINDACO
Citiamo solamente, a tal proposito quanto ricordato dall’ISS in occasione delle audizioni in Comune e Provincia del 2011 sul ruolo dell’Amministrazione Comunale
secondo il T.U. delle leggi sanitarie
E’ evidente anche in questo caso la funzione prioritaria di tipo sanitario e preventivo del Parere e delle prescrizioni richieste e possibili da parte dell’Amministrazione Comunale, il cui parere previsto allo stato attuale non può che essere inesprimibile o negativo.
Anche qualora vi fossero dubbi sui sicuri danni sanitari e secondari della combustione carboniosa, che rendono assolutamente necessario secondo noi un parere sanitario da esprimersi in procedura di AIA per l’impianto in oggetto, ricordiamo di seguito le normative , raccomandazioni e applicazioni del Principio di Precauzione:
Il d.lgs 16.1.2008, n° 4 ha modificato il D.Lgs 152/2006 che detta norme in materia ambientale. All’art.3-ter introduce nella legislazione italiana il principio della Precauzione previsto dal Trattato Comunitario all’art.174. e recita testualmente
“ La tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell’azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché al principio «chi inquina paga»
Dalle raccomandazioni espresse dalla Commissione delle Comunità Europee –
Bruxelles, 2.2.2000 - Comunicazione della sul principio di precauzione
-“… La scelta di fronte ad una certa situazione deriva da una decisione eminentemente politica funzione del livello del rischio “accettabile” dalla società che deve sopportarlo.
…. Un’ampia gamma di iniziative è disponibile in caso di azione: da misure giuridicamente vincolanti a progetti di ricerca o a raccomandazioni.
… Tutte le parti in causa dovrebbero essere coinvolte nel modo più completo …..nello studio delle varie opzioni di gestione del rischio… La procedura dovrebbe essere quanto più possibile trasparente…”
Nei “principi generali di applicazione”: “ …Le misure basate sul principio di precauzione non dovrebbero essere sproporzionate rispetto al livello di protezione ricercato,tentando di raggiungere un livello di rischio zero che esiste solo di rado….
Quando i dati disponibili sono inadeguati o non conclusivi una strategia prudente e di precauzione per la protezione dell’ambiente, della salute o della sicurezza potrebbe essere quella di optare per l’ipotesi più pessimista…. Quando tali ipotesi si accumulano, vi è indubbiamente un’esagerazione del rischio reale ma, correlativamente, una certa garanzia che il rischio non venga sottovalutato…”
Nella Giurisprudenza europea
troviamo sentenze come quelle della Corte europea del 5 maggio 1998, cause C-157/96 e C-180/96), la Corte ha precisato:“Orbene, si deve ammettere, quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, le istituzioni possono adottare misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi” (punto 99) ;
nell’ordinanza del 30 giugno 1999 (causa T-70/99),“le esigenze collegate alla protezione della salute pubblica devono incontestabilmente vedersi riconoscere un carattere preponderante rispetto alle considerazioni economiche”. conferma in sentenza della Corte europea: Trib. CE, Seconda Sezione ampliata, 26 novembre 2002, T-74/00 Artegodan
Il Trattato di Amsterdam, riprendendo le disposizioni già introdotte dal Trattato
di Maastricht del 1992, e più precisamente l’articolo 174, prevede quanto segue:
– “2. La politica della Comunità in materia ambientale mira a un livello elevato di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni della Comunità. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla
fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio “chi inquina paga”…
Spetta quindi alla politica (al Sindaco) stabilire il livello del rischio accettabile o non accettabile.
Riportiamo due sentenze esemplari a tal proposito:
Una sentenza del TAR Lazio - 14.09.2009, a favore del Sindaco di Pontinia, in provincia di Latina, puntualizza che il Sindaco ha la facoltà di assumere autonomamente un parere vincolante quando è in gioco la salute pubblica, in forza degli articoli 216 e 217 del TULS. Si tratta di una sentenza che respinge un ricorso da parte dei costruttori contro il parere negativo espresso dal Sindaco alla proposta di realizzazione di una centrale elettrica a biomasse e formulato in Conferenza dei Servizi in sede di Autorizzazione Integrata Ambientale. Tale autorizzazione è condizionata dal parere del Sindaco, secondo il comma 11 dell’art.5 del D. Lgs 59/2005 (sull’A.I.A.). 59/2005 (sull’A.I.A.).
Un caso opposto: il Sindaco non può rifiutarsi di operare scelte e assumere un parere in coerenza con il principio di Precauzione, anche in virtù degli artt. 50 e 54 del decreto legislativo 267/2000. vedi sentenza del TAR Puglia 07/07/2009
Anche il Consiglio di Stato può riformare sentenze che non abbiano tenuto in debito conto il P. di Precauzione- vedi sentenza Sez. V, 1 luglio 2005, (C.C. 28/01/2005), Sentenza n. 3677
Riteniamo espliciti , nelle raccomandazioni e nelle sentenze esposte, i criteri che fanno del Principio di Precauzione uno strumento preventivo rispetto a qualsiasi rischio possa essere ulteriormente perpetuato nei confronti della salute e non uno strumento di tutela sulla necessità di indagini e controlli ambientali in funzione dei potenziali rischi sulla medesima.
L’applicazione di tale principio implica quindi, ove non si disponga di già comprovate misure di nocività, la riduzione immediata di quanto è già supposto lesivo per la salute.
Per quanto sopra esposto riteniamo legittimo rispondere affermativamente ai tre quesiti esposti nella parte “sintesi e conclusioni” , ribadendo pertanto, nella considerazione dei criteri di attuazione e delle responsabilità connesse al rispetto del Principio di Precauzione, la richiesta di un A.I.A. per la CTE Eugenio Montale che preveda un’ immediata riduzione dell’esercizio della sez. 3 e dell’uso del carbone a favore di un uso prevalente del metano, in attesa di quelle integrazioni istruttorie che rendano possibile lo sviluppo di quegli studi di impatto ambientale e sanitario che possano consentire un adeguato Parere Sanitario da
Parte del Sindaco della Spezia e la valutazione di alternative tecniche e gestionali in grado di garantire una sicura e quantificata riduzione degli impatti ambientali totali e sanitari insistenti sul territorio
I Medici per l’Ambiente – ISDE Italia
sezione provinciale della Spezia ( pres. Dr. Marco Rivieri)
Pubblicato da Medici per l' Ambiente ISDE La Spezia a 15:13
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References: articolo
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 art. 251
 sentenza 
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