Source: http://inchiestauranio.blogspot.com/2009/12/
Timestamp: 2018-12-13 04:54:38+00:00

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Le denunce di nuovi casi di militari morti e malati per probabile contaminazione da uranio impoverito. Il bilancio sul numero delle vittime, molto più preoccupante di quello fornito dall'allora ministro della Difesa Parisi in Commissione di inchiesta. Un dossier sul poligono salentino di Torre Veneri. Le testimonianze di alcune vittime pugliesi, tra cui quella del salentino Carlo Calcagni, Capitano dell'Esercito reduce dalla Bosnia, in procinto di affrontare l'ennesimo intervento, questa volta in Inghilterra, senza il sostegno di nessuno, e della madre di un altro ex militare ora malato di cancro.
Sono gli argomenti della conferenza stampa che l'Associazione Vittime Uranio terrà a Lecce, lunedì 4 Gennaio 2010. Appuntamento alle ore 12.00 presso la sala delle conferenze di Palazzo Adorno, sede della presidenza della Provincia, in via Umberto I. Con la partecipazione dei rappresentanti e dei legali dell'associazione, dei familiari delle vittime, dei militari malati, del Presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, del leader del movimento "Salento Libero Regione" Mario De Cristofaro, dei parlamentari Teresa Bellanova (Pd), e Maurizio Turco (Radicali - PDM, partito per la tutela dei diritti dei militari e delle forze di polizia), primo firmatario di una recente proposta di legge per l'istituzione di una nuova commissione parlamentare di inchiesta sull'uranio.
Una commissione parlamentare di inchiesta sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato alle dipendenze dei ministeri della Difesa e dell'Interno, che ha svolto il proprio servizio presso gli enti e i reparti delle Forze armate e delle Forze di polizia a partire dal 1980, con particolare attenzione agli effetti dell'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito e della dispersione nell'ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico. A proporne l'istituzione il drappello di radicali presenti a Montecitorio ed iscritti al gruppo del Pd.
In base alla proposta, la commissione dovrà occuparsi anche degli effetti e delle conseguenze derivanti dalle pratiche vaccinali e di profilassi a carico del personale civile e militare delle amministrazioni pubbliche e di quelli derivanti dall'impiego dei sistemi d'arma e dei materiali in dotazione alle Forze armate e alle Forze di polizia. Secondo i promotori la commissione potrà "proseguire proficuamente il lavoro, talvolta frettoloso, degli organi inquirenti e delle autorità militari, al fine di svelare i fatti e di accertare le responsabilità di queste tragiche morti". I genitori e i familiari di questi ragazzi - spiegano i parlamentari - "attendono ancora con fiducia che si faccia chiarezza sulle cause di morte che li hanno privati per sempre dei loro figli e dei loro affetti o che li hanno resi vittime inconsapevoli di gravi patologie invalidanti". L'atto, che vede come primo firmatario Maurizio Turco, è stato assegnato il 15 dicembre all'esame delle commissioni riunite Affari Costituzionali e Difesa.
Era il 2007 quando compilammo il "Libro Nero", cercando, in assenza di dati ufficiali, di dare un quadro della dimensione del fenomeno. Allora, insieme al presidente dell'Anavafaf Falco Accame, contammo 50 morti e presentammo le loro storie in una conferenza stampa il 19 giugno alla Casa del Cinema a Roma. Da quel giorno sono stati 25 i nuovi casi di morte segnalati.
Buongiorno, sono la moglie di un ragazzo di 29 anni della provincia di Bari morto a settembre 2004, per colpa di una malattia maledetta "Leucemia Fulminante". E' successo tutto in tre giorni, senza neanche capire cosa stesse accadendo. Nel 1992 ha svolto il servizio militare nella Folgore come paracadutista, circa 2 anni dopo e' andato in missione in Somalia, sempre come paracadutista.
La mia triste e brutta storia inizia nel settembre del 2004, in vacanza. Da premettere che la mia attuale figlia era nata da 40 giorni. Mio marito si svegliò una mattina dicendo che aveva la febbre, andò dal dottore che gli diede un antibiotico generico. Verso sera la febbre calò, la mattina seguente si svegliò dicendomi che urinava sangue e così di corsa andammo all’ospedale di Andria (Puglia). Qui lo tennero in pronto soccorso fino alle 11.30, una infermiera mi disse che non era niente, anzi mi accennò solo che erano delle vene che erano "impazzite". Mi disse anche che bisognava trasportarlo in un altro ospedale, quello di Trani. Ci fecero andare in macchina, perchè lui poteva guidare. Quando arrivammo all'ospedale di Trani c'era già ad aspettarci il primario, il quale, avendo saputo che non avevamo preso l'ambulanza, si arrabbiò, perchè in quel contesto mio marito non poteva assolutamente guidare, visto la gravità della situazione di cui noi però non sapevamo ancora nulla.
Lo ricoverarono subito e fecero svariati esami, compresa l'aspirazione del midollo dallo sterno, dopo ore lo rividi e lui mi disse che gli faceva molto male, ma io non capii ancora la gravità della cosa, nessuno mi diceva niente. Nessun dottore parlava, ero assorta solo dalle parole di mio marito il quale con voce pacata e quasi di rassegnazione mi raccomandava di dare il latte ad Angelica e mi consolava LUI, dicendomi di non piangere. Mio marito aveva una grande forza d'animo, queste furono le sue ultime parole, perchè poi ebbe un’emorragia e entrò in coma.
Sabato 10 settembre alle 14.30 ci chiamarono per dirci che lui non c'era più. Io mi porto ancora oggi una rabbia alla quale non riesco a dare sfogo e tregua perchè mi chiedo sempre: “perchè a me?”, “perchè a lui? alla nostra famiglia, alla nostra figlia appena nata?”
Il ricordo di mio marito è sempre vivo in me e negli occhi di mia figlia, lui vive non solo dentro i nostri cuori ma è presente con le sue immagini ovunque, in casa, a lavoro. Questo per non scordare mai l'uomo che ho amato e che sempre amerò e per ricordare anche a mia figlia l'amore che quest'uomo ha donato, se pur per breve tempo, a tutti noi. So che ci sono tante altre storie come la mia, chiedo se e' possibile far qualcosa per evitare che giovani e meno giovani paghino per gli errori degli altri.
"In capo al ministero della Difesa si configura una responsabilità ex articolo 2043 Cc ("fatto illecito") per non aver tutelato abbastanza i suoi dipendenti.Si configura un nesso eziologico fra la missione in Kosovo e il linfoma di Hodgkin diagnosticato al militare, da mettere in relazione all'uranio impoverito contenuto nelle munizioni utilizzate sul teatro delle operazioni".
È quanto emerge dalla sentenza 10413/09, emessa dal Tribunale civile di Roma, depositata lo scorso 1 Dicembre. La sentenza ha condannato la Difesa al risarcimento con 1,4 milioni di euro ai familiari di un militare della Provincia di Lecce, scomparso nel 2005, a soli 26 anni, dopo diverse missioni in Kosovo, teatro dal quale era rientrato nel 2003.
"Un nuovo precedente - ha commentato il legale barese Bruno Ciarmoli - che ci sarà utile per le citazioni in giudizio che ci stiamo apprestando a presentare, così come la sentenza del tribunale di Firenze di appena un anno fa, che condannò lo stesso ministero al risarcimento di 545 mila euro di un militare ammalatosi dopo una missione in Somalia".
Per il ctu medico-legale il caporal maggiore contrae la patologia durante la missione nell'ex Yugoslavia. Né la commissione medica del Ministero esclude la dipendenza della malattia da causa di servizio. Dopo i bombardamenti, spiegano gli scienziati, l'uranio impoverito contagia l'ambiente e di qui passa all'uomo. Le analisi ai raggi X condotte dall'Università di Reggio Emilia e Modena sul militare rivelano "corpi estranei", che non essendo "biodegrabili né biocompatibili", possono avere determinato "manifestazioni patologiche": si tratta, in particolare, di "particelle di forma sferica che sono tipiche di una formazione ad alta temperatura.
"È evidente", scrive il giudice Corrado Cartoni, il nesso eziologico fra la missione e la malattia. Il militare, pur volontario, non era stato messo al corrente dei rischi connessi alle operazioni nelle zone in cui sarebbe stata presente la sostanza "incriminata". Il Tribunale decide perciò risarcimenti ai congiunti per una somma complessiva di 1,4 milioni circa. Circa 254 mila euro alla vedova del caporal maggiore, quasi 229 mila ciascuno ai genitori, 127 mila alla sorella. Il danno patrimoniale è liquidato alla moglie, purtroppo ormai rimasta da sola, in 450 mila euro.
Salve, sono un maresciallo dei Carabinieri, nel 2003 ho partecipato ad una missione in Kossovo durata 8 mesi. Al mio arrivo ricordo di aver notato dei carri armati abbandonati, cimeli della guerra da poco finita. Incoscientemente feci delle foto vicino quei carri armati che sembravano intatti ad accezione della torretta che appariva separata dal carro.
Solo dopo mi spiegarono dei commilitoni che quei carri erano stati bombardati con proiettili all'uranio impoverito e per quello apparivano intatti ma con la torretta staccata, infatti i proiettili penetravano in un foro piccolissimo e facevano esplodere il carro staccando la torretta ma lasciando intatto lo scafo. Premesso cio', nel 2005 mi diagnosticarono un Gozzo Tiroideo che ho monitorato fino ad oggi. Considerato che è cresciuto fino a quasi 7 centimetri, pochi giorni fa ho subito un intervento di tiroidectomia totale.
Preciso che dal 2005 al 2008 sono stato monitorato col protocollo MANDELLI a cui avevo aderito al rientro in Patria, ma non mi sono mai stati riscontrate alterazioni nei valori tiroidei, per questo nulla è stato fatto a livello medico dalla mia amministrazione.
E' di questo giorni la notizia che, come me, tanti militari rientrati dai Balcani, hanno subito l'asportazione preventiva della tiroide (si parla del 70% dei casi esaminati). Vorrei sapere se tali notizie trovano fondamento.
Sono stato sconsigliato di intentare un riconoscimento di causa di servizio in quanto avendo i valori tiroidei nella norma (prima dell'intervento) non ci sono indicazioni cliniche circa la correlazione tra il gozzo quale causa di servizio o comunque legato a inquinamento da radiazioni nel caso specifico "sindrome dei Balcani". Vorrei avere da voi un parere o delle indicazioni sulle strade da percorrere. Sono comunque in attesa di avere l'esame istologico del gozzo asportato, unitamente ad altro nodulo piu' piccolo presente anch'esso nell'altra ala della tiroide.
Mi ritengo al momento fortunato per non aver contratto malattie piu' gravi come quelle che hanno visto anche il decesso di alcuni militari reduci da tali missioni. Ma rimango comunque convinto che la mia, anche se pur minima, menomazione sia da attribuire alla "sindrome di Balcani" che a causa di mancanza di informazione, e di idonei strumenti di protezione, ha fatto così tante vittime. Molti pensano ai risarcimenti che comunque non restituiscono la vita o la buona condotta di essa, ma per quei quattro soldi che danno nelle missioni non mi sembra che possiamo essere considerati "carne da macello".
Ancora un caso di morte per presunta contaminazione da uranio impoverito. A rivolgersi a Vittimeuranio.com è stata la figlia di un un ex sottufficiale dell'Esercito, della provincia di Cagliari, che ha prestato servizio presso il poligono di Teulada, in Sardegna.
"Mio padre - ha detto la donna - ha sofferto per una mielodisplasia linfatica degenerata in seguito, nonostante lunghe cure, in leucemia mieloide acuta, causa tre mesi fa del suo decesso". Secondo un bilancio del Goi (Gruppo Operativo Interforze della Sanità Militare) in Italia, sarebbero 158 i morti e 1991 i malati per possibile contaminazione da uranio impoverito.
(ANSA) - ROMA, 6 DIC - ''Perche' la magistratura deve intervenire quando esistono leggi da applicare?''. E' la domanda avanzata da Falco Accame, presidente dell'Anavafaf - un'associazione che assiste i familiari delle vittime arruolate nelle forze armate - dopo la sentenza del tribunale di Roma che ha condannato la Difesa ad un risarcimento di 1,4 milioni ai parenti di un militare morto anni fa per presunta contaminazione da uranio.
''La notizia del risarcimento concesso per uno degli ormai numerosi casi di morte che possono essere causati da uranio impoverito - dice Accame - pone il problema di fondo del perche' e' necessario che intervenga la magistratura per avere il riconoscimento di cio' a cui l'amministrazione dovrebbe provvedere applicando le leggi esistenti''. Senza contare che ''le vittime debbono sobbarcarsi le spese degli atti giudiziari per ottenere cio' che dovrebbe essere loro dovuto'' e dunque ''c'e' da chiedersi come puo' ottenere giustizia chi non dispone di sufficiente denaro per ricorrere a un legale''.
A meno di un anno dalla storica sentenza di Firenze un altro tribunale, quello civile di Roma, condanna il Ministero della Difesa a risarcire i familiari di un militare vittima da possibile contaminazione da uranio impoverito.
>>> Le motivazioni della sentenza

References: articolo 2043
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