Source: https://www.ambientediritto.it/giurisprudenza/tribunale-di-palermo-sez-gip-ordinanza-dell8-ottobre-2013/
Timestamp: 2020-08-13 17:12:43+00:00

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TRIBUNALE DI PALERMO Sez. GIP Ordinanza dell’8 ottobre 2013 – AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Beni culturali ed ambientali, Diritto urbanistico - edilizia, Pubblica amministrazione, Rifiuti Numero: | Data di udienza:
Sezione: G.I.P.
BENI CULTURALI E AMBIENTALI – Complesso monumentale lasciato in stato di abbandono – DIRITTO URBANISTICO – Degrado di monumenti per mancanza di manutenzione ordinaria – Responsabilità degli enti pubblici – Configurabilità – PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Omissione d’atti d’ufficio – Responsabilità del sindaco e dei dirigente – Fattispecie: violazioni in area sottoposta a specifici vincoli e Ordinanza di rigetto di istanza di archiviazione – Artt. 328, 677 e 733 c.p..
Rispondono ai sensi degli artt. 677 e 733 c.p. dei danneggiamenti strutturali e dei pericoli di crollo che siano stati immediatamente e direttamente causati dalla mancanza di manutenzione ordinaria, l’ente pubblico proprietario del complesso monumentale lasciato in stato di abbandono, al degrado e alla vandalizzazione altrui e altresì tutti coloro che erano tenuti alla conservazione ed alla vigilanza del medesimo bene culturale. Inoltre, si configura sul sindaco o sul dirigente in suo luogo delegato, la responsabilità ex art. 328 c.p. per avere omesso ogni intervento necessario a scongiurare conclamati pericoli di crollo anche attraverso l’esercizio dei poteri di ordinananza di cui all’art. 54 t.u. enti locali. Nella specie sul sito oggetto di contestazione gravavano specifici vincoli storico monumentale, paesaggistico, idrogeologico, di inedificabilità assoluta, e di altra natura, per cui gli enti preposti sono tenuti alla manutenzione e conservazione e tutela del bene, nelle persone dei rispettivi responsabili pro tempore (da individuarsi ogni volta in base alla funzione), rispondendo delle violazione di detti vincoli, sia di quelle cagionate direttamente attraverso l’omissioni della cura manutentiva del bene, sia di quelle riconducibili alle condotte arbitrarie di terzi, ma favorite significativamente dal mancato esercizio della doverosa vigilanza.
BENI CULTURALI E AMBIENTALI – Sito vincolato – Abusi edilizi – Conferimento di rifiuti – Totale omissione di vigilanza – Inerzia degli Enti preposti in concorso – Caratteri dell’acquiescenza – Art. 169 e 181 c.1 e 1 bis D.lg. n.42/2004 – Artt. 838 c.c., Artt. 328, 677 e 733 c.p. – Art. 9 Cost. – Art. 44 dpr n. 380/01.
Le condotte di violazione dei vincoli monumentale e paesaggistico i danneggiamenti strutturali, gli abusi edilizi compiuti all’interno del sito vincolato, ai sensi dell’art. 169 e dell’art. 181 comma 1 e 1 bis del Decreto legislativo n.42/2004, sono in concreto riconducibili alla responsabilità immediata e diretta degli enti pubblici proprietari o tenuti alla conservazione e alla tutela. Pertanto i medesimi enti, relativamente ai danni da mancanza di manutenzione o a violazioni di vincoli anche se compiute da terzi attraverso abusi edilizi, conferimenti incontrollati di rifiuti ecc., risponderanno a titolo di concorso laddove la loro inerzia -di fronte a simili scempi- abbia assunto in concreto i caratteri dell’acquiescenza. In conclusione, l’abbandono impietoso di un monumento, costituisce un aperto dispregio dell’obbligo giuridico (art. 9 Cost.) di natura generale di gestione del bene di interesse pubblico secondo i criteri del buon padre di famiglia.
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sull’istanza di archiviazione che il PM ha avanzato, relativamente ai reati di cui agli artt. 733 c.p., 44 lett. B DPR n. 380/01 e art. 6 DL n.172/2008;
a scioglimento della riserva di cui all’udienza del 18 giugno 2013;
E’ importante rilevare che sull’area gravano inoltre un vincolo di inedificabilità assoluta, ex l.reg.78/1976, sulla parte più vicina al mare, un vicolo paesaggistico, ex legge 431/85, ora dlg 42/2004, ed un vincolo idrogeologico, a seguito del parere del Genio Civile, con delibera commissario ad acta n.470 del 24.10.2001.
Passando alle valutazioni giuridiche a base della presente ordinanza, dalla descrizione dei luoghi sintetizzata dalla PG e da un’analisi del contesto si desumono innanzitutto :
– alcuni gravi danneggiamenti strutturali del monumento, che, fa notare il giudice, appaiono esclusivamente dovuti alla mancata manutenzione ordinaria e all’abbandono del bene da parte degli enti responsabili, e che hanno provocato la deturpazione dello stesso monumento (art. 733 c.p. le lesioni esterne dell’immobile fotografate, i distacchi di parti di esso, gli ammaloramenti da infiltrazioni d’acqua e da umido, sono dovuti esclusivamente all’abbandono ed alla omissione responsabile della conservazione e di vigilanza del monumento e nulla hanno a che fare con le vandalizzazioni di terzi, e costituiscono la causa immediata ed efficiente del deterioramento);
-pericoli di crollo che minacciano l’incolumità pubblica, dovuti a tali mancanza di manutenzione (art. 677 ultimo comma c.p.);
-una serie di deturpanti edifici abusivi a ridosso del muro di cinta del monumento, la costruzione dei quali -non essendo avvenuta nè clandestinamente nè improvvisamente, ma sotto gli di tutta la città- era nota agli enti responsabili (fin dall’inizio di ognuno degli abusi e ogni volta per tutta la loro durata), e dunque agevolata dal suo deliberato abbandono e dalla sua totale inerzia ;
-la presenza dentro il monumento e nell’area di sua pertinenza di masse di rifiuti anche pericolosi, ai quali ha inequivocabilmente concorso il medesimo abbandono da parte dell’ente proprietario e del Comune di Palermo (cfr. Cass. III 29.7.2008 31488 secondo cui, se una condotta meramente omissiva da parte del proprietario del fondo non è sufficiente ad integrare il reato di abbandono o deposito di rifiuti effettuato da terzi, la consapevolezza dei fatti può rivestire una forma di acquiescenza, che abbia agevolato la commissione del reato da parte del terzo, configurandosi, in questo caso, quale concorso alla sua commissione).
Circa la presenza nel caso di specie di una piena consapevolezza, e dell’acquiescenza agevolativa da parte degli enti responsabili della cura del monumento (sia degli abusi edilizi nel monumento, sia della sua riduzione a luogo di bivacco e discarica a cielo aperto, così come di tutti i vistosi scempi che nel tempo vi si sono consumati ininterrottamente), si consideri che lo stand Florio si trova lungo una delle vie più trafficate della città e che le varie opere abusive sono sorte proprio in corrispondenza del lato del suo muro di cinta sulla strada, viste da chiunque vi passava.
Quindi la costruzione di tali locali abusi in cemento nessuna delle volte è avvenuta clandestinamente o da un giorno all’altro, ma al contrario, si è consumata sotto gli occhi inerti degli enti obbligati alla sua conservazione e vigilanza, ed ha avuto ogni volta una certamente non breve durata. L’ente in nessuna di tali ripetute volte è intervenuto a bloccare o reprimere i lavori abusivi, né al loro inizio né il altre fasi della loro durata, né tantomeno ha provveduto alla loro demolizione ed alla rimessione in pristino del monumento.
Tale atteggiamento protrattasi per così lungo tempo e ripetutamente ha palesato alla popolazione i caratteri dell’acquiescenza deliberata (a tali abusi e deturpazioni) da parte degli enti responsabili della sorte del monumento, diffondendo nella popolazione la convinzione del loro disinteresse e inerzia e della chiara volontà dell’abbandono totale del sito, e quindi la convinzione della possibilità, per chiunque avesse voluto, di farne impunemente qualsivoglia tipo di uso (come d’altra parte ha ritenuto di agire, non curando di violare i suoi obblighi di conservazione, la stessa amministrazione).
-Va aggiunto che attraverso tali abusi, e altresì con l’abbandono dei rifiuti presso il monumento, protrattasi per così lungo tempo, sono stati violati i vincoli monumentali e paesaggistici esistenti sul sito, con altrettanta partecipazione concorsuale degli enti responsabili della sua conservazione e vigilanza.
Il PM ravvisa nella fattispecie la presenza di condotte di omissioni di lavori nell’edificio monumentale, fonte di pericolo di crollo, condotte concorrenti di danneggiamento del patrimonio artistico nazionale, punibili rispettivamente ai sensi degli artt. 677 e 733 734 c.p., abusi edilizi, condotte di abbandono di rifiuti anche pericolosi, per i quali, ad eccezione che per il primo, chiede l’archiviazione, sul presupposto che ne siano ignoti tutti i responsabili e della loro non individuabilità.
Se infatti la deturpazione del monumento è il risultato di una mescolanza incredibile d’inefficienza pubblica e di sciatteria privata, è se è vero, come sostenuto dal PM, che gli autori materiali degli abusi edilizi e dell’accumulo dei rifiuti, anche di eternit, verificatisi presso lo Stand Florio (nel lungo tempo del suo impietoso abbandono da parte del Comune di Palermo e della Agenzia del demanio), è scarsamente probabile che vengano individuati, la ricostruzioni del PM non è condivisibili nella parte in cui non ravvisa, nè nei reati di danneggiamento e pericolo di crollo del monumento, nè negli abusi edilizi e nelle violazioni concernenti i rifiuti, responsabilità a carico dell’ente proprietario e di quelli altri su cui gravavano, in forza di loro compiti istituzionali, obblighi di conservazione e vigilanza del medesimo bene (cfr. la dizione degli artt. 677 c.p. e dell’art. 838 c.c.).
Basti considerare che la manutenzione di un bene immobile, ed a maggior ragione quella di un monumento, non è mai lasciata dall’ordinamento alla discrezionalità del proprietario o di chi ne ha affidata la conservazione e la vigilanza, ma costituisce per costoro un obbligo di natura civile e penale e di natura contabile (si tornerà più avanti sul punto).
Inoltre va aggiunto i medesimi danneggiamenti e abusi edilizi e conferimenti di rifiuti costituiscono condotte di violazione dei vincoli monumentali e paesaggistici che gravano sul sito, puniti ai sensi dell’art. 169 e 181 comma 1 e 1 bis del D.lg. n.42/2004.
1-bis. La pena e’ della reclusione da uno a quattro anni qualora i lavori di cui al comma 1:
a) ricadano su immobili od aree che [ai sensi dell’articolo 136] per le loro caratteristiche paesaggistiche siano stati dichiarati di notevole interesse pubblico con apposito provvedimento emanato in epoca antecedente alla realizzazione dei lavori;
b) ricadano su immobili od aree tutelati per legge ai sensi dell’articolo 142 ed abbiano comportato un aumento dei manufatti superiore al trenta per cento della volumetria della costruzione originaria o, in alternativa, un ampliamento della medesima superiore a settecentocinquanta metri cubi, ovvero ancora abbiano comportato una nuova costruzione con una volumetria superiore ai mille metri cubi).
Ciò che più porta nella specie a ravvisare gravissime e preminenti responsabilità omissive dell’ente proprietario e di quelle altre pubbliche amministrazioni che, anche in via sostitutiva, avevano l’obbligo di pretendere, o di provvedere alla sua conservazione e vigilanza è la contestualizzazione del gravissimo stato di abbandono e deturpamento in cui versa da anni il monumento, ed una riflessione sulle cause effettive che hanno determinato tutto ciò, dovute, si ripete, in via immediata e diretta all’assenza di manutenzione ordinaria (le lesioni strutturali e i pericoli di crollo dell’edificio). Inserita questa nel più generale abbandono, deliberato dai medesimi responsabili, che ha permesso a chiunque ne avesse voglia di compiervi ogni sorta di appropriazione e di scempio e deturpazione, dalle costruzioni e occupazioni abusive e adibizioni a capannoni industriali, alle discariche di rifiuti.
Dette condotte omissive configurano nella specie, come anticipato, sia l’ipotesi del danneggiamento di un bene del patrimonio storico e artistico, di cui all’art. 733 c.p., attesa la ricorrenza della natura di monumento del bene deteriorato (e non un qualsiasi immobile), e contemporaneamente la fattispecie dell’omissione di lavori in edifici che di cui all’art. 677 c.p., essendo presenti gli ulteriori elementi della minaccia di rovina e del pericolo per le persone, incriminati da quest’ultima norma. L’ordinamento nel suo complesso appresta al patrimonio storico e artistico una accentuata tutela conto le azioni dannose, prevedendo poteri-doveri di tutela di altrettanta pregnanza, che ricevono particolari riconoscimento e copertura costituzionale (cfr. tra gli altri gli artt. 838 c.c., l’art. 733, gli artt. 169 e 181 cod. beni culturali, e innanzitutto l’art. 9 Cost.).
Va ribadito che nella specie, la puntuale descrizione che la PG operante fa del coacerbo di tipologie di danni, distruzioni e deterioramenti arrecati all’immobile (lesioni strutturali, distruzione della corte e del verde di pertinenza, presenza di accumuli di rifiuti sia nei locali interni che dell’esterno del momento, abusi edilizi cementizi sia all’interno del parco di pertinenza che a ridosso del monumento, presenza di depositi capannoni di tipo industriale) dà contezza del fatto che i danni strutturali dell’immobile, consistenti in lesioni dei muri esterni, in rotture di parti e infiltrazioni, sono dovute alla mancata manutenzione ordinaria, riconducibile direttamente a una responsabilità omissiva gravante in via principale e preminente sull’ente proprietario. In altri termini i danni strutturali, appaiono causati dalla mancata manutenzione ordinaria, e quindi determinati esclusivamente dalla volontà dei responsabili di non provvedere alla conservazione del monumento e alla vigilanza sulle sue condizioni anche statiche, (e nullaffatto da vandalizzazioni o interventi impropri di terzi), ad una volontà di abbandonarlo, fino al punto lasciarlo deteriorare e indecorosamente marcire.
Si è già esposto perché le suddette responsabilità degli enti predetti, per assenza di buona gestione e di normale manutenzione, appaiono al giudice di tutta evidenza e prive di ogni giustificazione : il fenomeno non ha riguardato periodi limitati o momenti di particolare difficoltà dell’ente (responsabile della tenuta e della gestione del monumento), ma costituisce il portato di un modo di agire sistematico di ognuno delle persone dei responsabili, che si sono succeduti. Costoro con la loro insipienza hanno messo in atto un totale impietoso abbandono del monumento, nell’aperto dispregio dell’obbligo giuridico, di natura generale, di gestione del bene di interesse pubblico secondo i criteri del buon padre di famiglia (cfr. ad esempio pure la nota già analizzata del Direttore della Agenzia del Demanio del 2013, da cui si ricava che unico comportamento del medesimo sia sempre stato quello dell’attesa di conferire il monumento in concessione a terzi -che vi organizzino le loro attività e il compimento del restauro completo a carico della Regione Siciliana, e dell’assoluta insipienza di fronte all’aggravarsi crescente del disfacimento del bene culturale e del suo sito).
Va ribadito che le enunciate condotte, consistenti appunto nella mancata manutenzione ordinaria, nell’abbandono e nella mancata vigilanza sul monumento, in quanto hanno rappresentato la cagione immediata dei cedimenti e delle lesioni strutturali dell’immobile monumentale, configurano responsabilità penali specifiche, causalmente efficienti e del tutto autonome, e per nulla concorrenti, rispetto a quelle altre poste in essere dai privati, di invasione e abbandono di rifiuti, abuso edilizio, che si sono aggiunte conferendo ulteriori deturpazioni al bene.
Stesso ordine di valutazioni porta a ravvisare altrettante responsabilità penali in capo a quegli altri organi della p.a. preposti per legge, anche in via suppletiva, ad obblighi di intervento omessi dall’ente proprietario (cfr. ad es. art. 677 c.p.). E’ indubitabile infatti che la funzione di vigilanza e di tutela di un bene immobile di notevole importanza monumentale (qual’è lo stand Florio sul lungomare di Palermo), da esercitarsi innanzitutto mediante una gestione e una manutenzione ordinaria adeguate, non afferiscono a profili di discrezionalità del proprietario o di chi sia investito ad altro titolo della sua conservazione, anche ove questi siano delle pubbliche amministrazioni, ma a ben specifici obblighi giuridici di agire, che si traggono agevolmente dalla disciplina penale (che incrimina condotte di violazione della integrità del bene culturale, cfr. artt. 733 e 677 c.p., artt.169 e 181 cod. beni culturali; anche una discarica abusiva dentro il bene monumentale può configurare altrettante violazioni), dalla disciplina civilistica (art. 838 c.c.), dalla normativa di natura amministrativa, che regolamenta l’esercizio di relativi compiti e poteri affidati a diversi organismi della p.a., e dal fondamentale principio di rango costituzionale di tutela del patrimonio storico e artistico e del paesaggio della nazione (art. 9 Cost. e cfr. Inoltre art. 117 Cost. comma 2 lett. S).
La palese violazione di tali specifici obblighi giuridici consumati, nella specie dall’ente proprietario e responsabile del monumento e di quelli su cui, anche in via temporanea e o suppletiva gravavano obblighi di conservazione e vigilanza, e il principio del comma secondo dell’art.40 c.p. (secondo cui non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo) fondano a carico dei medesimi le responsabilità relative ai reati di danneggiamento del patrimonio artistico e di omissioni di lavori in presenza di minacce di crolli con pericolo per le persone, ai sensi degli artt. 733 e 677 c.p. .
Inoltre, concorso dell’ente proprietario e del comune – che lo ha avuto in affidamento fino a tempi recentissimi – e di tutti quegli altri tenuti a particolari obblighi di vigilanza, come la Sovrintendenza BBCAA, relativamente a tutti le altre condotte di reato accertate (abusi edilizi, violazioni dei vincoli culturale, paesaggistio, idrogeologico, violazioni in materia di rifiuti – avvenute e rilevate fino al 2012- omissioni ex art. 328 c.p., di atti dovuti a fini di incolumità pubblica, ancora in atto)
Inoltre, gli elementi fin qui raccolti attraverso le indagini depongono nel senso della ricorrenza nella specie del concorso del proprietario del bene e del comune (che secondo la sopra esaminata nota del Direttore della Agenzia del Demanio, lo ha avuto in consegna fino al novembre 2010), in ordine agli abusi edilizi, al deposito dei rifiuti, rilevati e presenti fino ai sopralluoghi della PG del 2012 e del 2013, alle violazioni paesaggistiche e del vincolo culturale, per le ragioni di cui prima dettagliatamente esaminate circa l’acquiescenza piena dimostrata dai responsabili della tenuta dell’immobile (Cass: III, n. 43955 del 28/09/2004 : Il deposito incontrollato di rifiuti in area sottoposta a vincolo paesaggistico ed idrogeologico integra sia il reato di cui all’art. 51 del D.Lgs. 5 febbraio 1997 n. 22 che quello di cui all’art. 163 del D.Lgs. 29 ottobre 1999 n. 490 -ora sostituito dall’art. 181 del D.Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42-, esecuzione di lavori di qualsiasi genere su beni paesaggistici).
Ma non meno rilevate sotto il profilo penale appare allo stato delle indagini l’inerzia della pubblica amministrazione, relativamente ai rischi per l’incolumità pubblica che continuano tuttora ad aggravarsi inarrestabilmente di giorno in giorno. L’insipienza al riguardo dei sindaci pro tempore e o di altri responsabili degli uffici tecnici competenti, non appare allo stato degli atti comprensibile nè giustificata.
Il giudice non può esimersi dal rilevare e segnalare le omissioni da parte di tutti quei soggetti che avevano l’obbligo di intervenire ed ai quali la situazione di urgenza, nell’esercizio delle loro pubbliche funzioni, non consentiva di attendere, stante la prospettiva dell’aggravarsi dei pericoli.
Non si può quindi non mettere in evidenza la sussistenza di elementi in concreto indicative di responsabilità omissive ex art. 328 c.p., pure da parte degli organi amministrativi competenti -ufficio tecnico, sindaco ed eventuali altri organi con obblighi in via surrogatoria, come il Prefetto- cui è affidata per legge la preminente funzione di vigilanza sulla regolarità e sicurezza edilizia nel territorio e l’azione volta ad assicurare la sicurezza e l’incolumità pubblica, in via diretta e/o in via surrogatoria. Il sindaco, quale ufficiale del Governo, in base allo stesso art. 54 comma 4 del DL 18 agosto 2000, n. 267 (c.d. T.U. sull’ordinamento degli enti locali) è investito del potere di adottare provvedimenti anche contingibili e urgenti al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minaccino l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana, dandone previa comunicazione al Prefetto.
Inoltre il comma 7 dell’art. 54 del dl cit. esattamente recita : “Se l’ordinanza adottata ai sensi del comma 4 è rivolta a persone determinate e queste non ottemperano all’ordine impartito, il sindaco può provvedere d’ufficio a spese degli interessati, senza pregiudizio dell’azione penale per i reati in cui siano incorsi.
Il successivo comma 11 dell’art. 54 cit. prevede che in caso di inerzia del sindaco o del suo delegato nell’esercizio delle funzioni previste dal comma 10, il Prefetto può intervenire con proprio provvedimento., nelle fattispecie di cui ai commi 1, 3e 4.
Né il Comune, con riferimento al caso specifico, a fronte di tali prolungate diffuse inadempienze, potrebbe trincerarsi dietro la giustificazione delle sue difficoltà economiche, posto che la gestione di settori che afferiscono a rischi per l’incolumità e la salute pubblica, incidenti su interessi di rango costituzionale, costituiscono un’assoluta priorità, cui gli enti esponenziali devono provvedere sia a livello gestionale programmatico, sia dinnanzi ai casi contingenti di obiettiva imprevedibilità e urgenza.
La Suprema Corte di cassazione, con riferimento a casi analoghi, ha affermato che non ha alcun rilievo giuridico l’insufficienza di risorse da parte dell’ente pubblico, dovendo le stesse essere destinate in via prioritaria al soddisfacimento delle esigenze afferenti alla salute, rispetto ad altre (cfr. Cass. Sez. 3, Sentenza n. 2109 del 10/01/2000, Rv. 215527). In tema di rischio per la salute o l’incolumità pubblica e responsabilità penali del sindaco e altro organi amministrativi preposti, per omissione di esercizio dei poteri relativi, constano numerose pronunce di legittimità (cfr. tra le tante : Cass. 12.2.2009, secondo cuoi “integra il reato di rifiuto di atti d’ufficio la condotta del sindaco di un comune il quale -a fronte di una situazione potenzialmente pregiudizievole per l’igiene e la salute pubblica a causa dell’assenza dei requisiti previsti per la potabilità dell’acqua erogata per il consumo- ometta di adottare i necessari provvedimenti contingibili ed urgenti volti ad eliminare il rischio del superamento dei parametri stabiliti dalla legislazione speciale in materia; Cass. VI, 29.1.2009, secondo cui il delitto di omissione di atti d’ufficio è un reato di pericolo la cui previsione sanziona il rifiuto non già di un atto urgente, bensì di un atto dovuto che deve essere compiuto senza ritardo, ossia con tempestività, in modo da conseguire gli effetti che gli sono propri in relazione al bene oggetto di tutela -Fattispecie relativa alla mancata adozione di un’ordinanza sindacale di sgombero di una palazzina priva del certificato di abitabilità e con gravi carenze igienico-sanitarie dovute alla mancata autorizzazione del sistema di smaltimento dei reflui-; Cass. III, 22.2.1995, in tema di tutela delle acque dall’inquinamento, e di penale responsabilità del Sindaco per mancato esercizio dei poteri di direttiva, intervento sostitutivo e revoca di delega; Cass.VI, 7.1.2010 : “Il rifiuto di un atto d’ufficio si verifica non solo a fronte di una richiesta o di un ordine, ma anche quando sussista un’urgenza sostanziale, impositiva del compimento dell’atto, in modo tale che l’inerzia del pubblico ufficiale assuma, per l’appunto, la valenza del consapevole rifiuto dell’atto medesimo; CASS. V, 16.3.2000 : “in tema di ordinamento degli enti locali la legge n. 142 del 1990, al fine di responsabilizzare i dirigenti degli uffici, ha previsto che ad essi possa essere demandata l’esecuzione degli atti deliberativi assunti – in attuazione dell’indirizzo politico-amministrativo – dal Sindaco e dagli Assessori. Ne consegue che, se comunque al Sindaco compete la sorveglianza sul corretto andamento dell’amministrazione, non deriva da tale obbligo, in modo automatico, una responsabilità penale per le eventuali inadempienze degli amministratori”; Cass.VI, 8.4.1986 : “in materia di illeciti edilizi, il sindaco, quale autorità cui è conferito per legge il potere di vigilanza, ha l’obbligo giuridico di intervenire con urgenza, e tale intervento non può essere inquadrato nella attività discrezionale, bensì è imposto dalla legge come atto dovuto”; Sez. 3, Sentenza n. 2109 del 10/01/2000; Cfr. inoltre Cass. Sez. 3, Sentenza n. 2109 del 10/01/2000, Rv. 215527, secondo cui le, penalmente sanzionato, di difficoltà economiche del Comune nella gestione della discarica di rifiuti urbani non escludono il dovere richiedere l’autorizzazione regionale, non integrando causa di giustificazione e di non esigibilità. La gestione dei rifiuti costituisce infatti per i Comuni una assoluta priorità, in quanto incide su interessi di rango costituzionale, come la salute dei cittadini e la protezione delle risorse naturali, sicché non ha rilievo giuridico la insufficienza delle risorse, dovendo le stesse essere destinate in via prioritaria al soddisfacimento delle anzidette esigenze, rispetto ad altre; nella specie, la S.C., nel rigettare il ricorso proposto dal Sindaco di un Comune avverso la condanna pronunciata nei suoi confronti per il reato di cui all’art.25 del d.P.R. n.915 del 1982, ha osservato come nel caso in esame non fosse stato neppure esercitato il potere di cui all’art.12 del medesimo d.P.R. n.915 del 1982, poi disciplinato, in modo ancor più rigoroso, dall’art.13 del d.lgs. n.22 del 1997).
I fatti e le responsabilità che affiorano dagli accertamenti fin qui svolti appaiono non del tutto coincidenti da quelli descritti dal PM, poiché : in primo luogo le condotte dei reati di cui agli artt. 733 e 677 c.p., relativamente ai danni che all’evidenza nella specie sono stati causati al monumento esclusivamente dalla mancata manutenzione ordinaria (infiltrazioni d’acqua, rotture e distacchi di alcune parti dell’edificio) non sono attribuibili ad ignoti vandali o agli autori degli abusi edilizi (come, fin qui almeno, prospettato dal PM), bensì all’ente proprietario, vale a dire l’Agenzia del demanio, e al comune di Palermo che ha avuto in affidamento fino a novembre del 2010 (entrambi gli enti, nelle rispettive qualità erano tenuti per legge alla conservazione e alla custodia del bene ed alla sua valorizzazione).
Al riguardo, se risulta già individuato l’ultimo responsabile dell’Agenzia del demanio, andranno invece individuati i dirigenti dell’ufficio comunale competente, succedutisi nell’arco del periodo pari alla durata della prescrizione del reato, tra quelli individuati, punito con la pena più alta. Degli stessi reati, a titolo di concorso, per la sua altrettanto totale inerzia, risulta inoltre responsabile la Sovrintendenza ai BBCCAA, in quanto ente tenuto a garantire la vigilanza sul bene culturale (non è dato conoscere, ma non pare ce ne siano mai stati, un progetto o una previsione di risanamento e di presa in carico del caso). Accerterà il PM la responsabilità eventuale di altri organismi pubblici tenuti alla cura ed alla vigilanza ed all’intervento, anche in vai suppletiva, per la tutela del monumento.
Inoltre i medesimi reati di abuso edilizio ex art. 44 dpr n. 380/01, e quelli in materia di rifiuti (con più ampi termini di prescrizione), già accertati, risultano attribuibili a titolo di concorso, per la loro totale acquiescenza, sia all’ente proprietario, individuato nell’agenzia del demanio, sia agli altri enti, come il comune che lo ebbe affidato fino al 2011, e che erano tenuti alla conservazione ed alla vigilanza sul momento (in concorso tra loro e con i terzi ignoti autori delle condotte medesime).
– Inoltre, di fronte ai rischi documentati di crolli del monumento, ancora attuali e di gravità sempre crescente, con pericoli sempre maggiori per l’incolumità pubblica, l’inerzia del sindaco (o dei dirigenti preposti eventualmente ad agire in suo luogo), in qualità di ufficiale del governo -con i poteri e gli obblighi di cui all’art. 54 t.u. enti locali- configura gli estremi di cui all’art. 328 c.p..
Rigetta l’istanza di archiviazione per le ragioni di cui in motivazione.
– individuare il periodo in cui il monumento è stato lasciato in stato di abbandono (a quando risalgono gli ultimi interventi di manutenzione ordinaria o di ristrutturazione o manutenzione straordinaria, se il monumento e la sua area di pertinenza siano stati mai dati in affidamento a terzi privati e quando ed eventualmente per quali adibizioni e a quale titolo e da chi);
– individuare, in base alle funzioni, ed identificare i soggetti responsabili, a titolo di responsabilità esclusiva e o di concorso, delle condotte di reato enucleate in motivazione (violazioni di cui agli artt. 110, 733 e 677 c.p., art. 40 c.p., art. 44 DPR n.380/01, artt. 169 e 181 commi 1 e 1 bis DLg n.42/2004, art. 6 DL n.172/2008 e o altri reati in tema di rifiuti o in altre materie che il PM dovesse ravvisare nelle medesime situazioni di fatto oppure a seguito della ulteriori indagini), in particolare i responsabili pro tempore dell’Agenzia del Demanio regionale, i dirigenti pro tempore dell’ufficio del comune, che ha avuto in bene uso, i responsabili pro tempore della Sovrintendenza BBCCAA , i sindaci pro tempore, e o i dirigenti del comune, che in luogo del sindaco erano tenuti ad agire, anche in relativamente al reato di cui all’art. 328 c.p. per i pericoli di crollo).

References: art. 328
 Art. 169
 Art. 9
 Art. 44
 art. 6
 Cass. 
 art. 677
 art. 117
 art. 328
 art. 328
 art. 54
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 CASS. 
 Sentenza 
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 art. 44
 art. 40
 art. 44
 art. 6