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Timestamp: 2017-10-21 14:50:29+00:00

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Obbligo di Diagnosi energetica: chi sono le Imprese Energivore? Regolamento REACH: approfondimento ministeriale sugli utilizzatori a valle - PDF
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1 AMBIENTE Legge 125/2015: Modifiche in materia di Rifiuti e AIA Obbligo di Diagnosi energetica: chi sono le Imprese Energivore? La nuova classificazione dei Rifiuti Radioattivi Regolamento REACH: approfondimento ministeriale sugli utilizzatori a valle SICUREZZA Sicurezza nelle scuole, il punto dell INAIL SORVEGLIANZA SANITARIA Lavoro notturno: rischi ed effetti sulla salute dei dipendenti FORMAZIONE Contributi per la formazione professionale nel Settore Autotrasporti SISTEMI GESTIONALI Pubblicata la nuova ISO 14001:2015 per la gestione ambientale Gestione Qualità: pubblicata la nuova ISO 9001:2015
2 AMBIENTE Legge 125/2015: modifiche in materia di Rifiuti e AIA Il mese di agosto ha portato con sé diverse modifiche alle disposizioni in materia ambientale, con particolare riferimento ai Rifiuti e all AIA. Nella fattispecie, nell edizione della Gazzetta Ufficiale n. 188 (14 agosto 2015) è stata pubblicata la legge n. 125 del 6 agosto 2015, che converte il cosiddetto DL Enti territoriali, n.78 di giugno 2015.Tra le disposizioni introdotte dal Testo, vanno segnalate: L individuazione, all art. 7 comma 9-ter, dei criteri per l attribuzione ai rifiuti della caratteristica di pericolo HP14 Ecotossico. In particolare la legge 125/2015 chiarisce che dal 15 agosto, fino all adozione di specifici criteri a livello europeo, la caratteristica di pericolosità HP 14 Ecotossico va attribuita secondo le modalità stabilite dall ADR per la classe 9 M6 e M7 La modificazione, all articolo 11 comma 16-bis, di quanto stabilito nell art. 183 del D.Lgs. 152/2006 relativamente alle definizioni di Produttore di rifiuti, Raccolta e Deposito temporaneo. Secondo le nuove disposizioni, nella nozione di produttore di rifiuti viene incluso anche il soggetto al quale sia giuridicamente riferibile la produzione dei rifiuti. Con riferimento alla raccolta di rifiuti viene precisato che il deposito è solo quello preliminare alla raccolta. Per ciò che riguarda infine il deposito temporaneo, esso ora comprende anche il deposito preliminare alla raccolta ai fini del trasporto di detti rifiuti in un impianto di trattamento. Riguardo all AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), la nuova Legge n.125 ha introdotto la seguente modifica alle precedenti disposizioni, nell art. 11 comma 16-ter: In riferimento ai procedimenti di AIA avviati in esito alle istanze di cui all art. 29, comma 2 del D.Lgs. 46/2014, viene stabilito che le imprese che già operano nel rispetto di AIA già rilasciate possono proseguire l attività anche dopo il 7 luglio 2015 nelle more dell aggiornamento delle autorizzazioni. La necessità di tale disposizione sta nel fatto che il D.Lgs. 46 prevedeva che, nelle more della conclusione dell istruttoria delle istanze di AIA, gli impianti potessero continuare l esercizio in base alle autorizzazioni previgenti ma non oltre il 7 luglio 2015, dopodiché scattava lo stop all attività. L intervento legislativo consente inoltre alle imprese che già operano nel pieno rispetto dei requisiti richiesti dalla direttiva 2010/75/UE sulle emissioni industriali (recepita con il già citato D.lgs. 46/2014) di continuare l esercizio dell attivitàin base alle autorizzazioni previgenti anche oltre il 7 luglio 2015 a patto che le Autorità competenti provvedano all opportuno aggiornamento delle autorizzazioni e che venga data piena attuazione agli adeguamenti proposti nelle istanze di adeguamento. Per ulteriori informazioni: /
3 Obbligo di Diagnosi energetica: chi sono le Imprese Energivore? In una precedente edizione di SGI News, abbiamo affrontato l introduzione dell obbligo di diagnosi energetica per le cosiddette imprese Energivore e le Grandi Imprese. Oggi vogliamo tornare brevemente sull argomento, visto anche l approssimarsi della scadenza improrogabile del 5 dicembre 2015, ricordando quali sono i requisiti che fanno di un azienda una Grande Impresa o un Impresa Energivora secondo il D.Lgs. 102/2014. Nel testo del Decreto, vengono delineati i tratti che caratterizzano le imprese assoggettate ai nuovi adempimenti: Per Grande Impresa viene intesa quella che, nel biennio 2013/2014 ha o occupato più di 250 persone o o superato i 50 milioni di Euro di fatturato annuo o o superato i 43 milioni di Euro di bilancio annuo Per Impresa Energivora, invece, viene considerata l impresa che, nell annualità di riferimento e a prescindere dalla propria dimensione, abbiano riscontrato entrambe le seguenti condizioni: o utilizzo per lo svolgimento della propria attività di almeno kwh di energia elettrica. o un rapporto tra la spesa standard per l acquisto dell energia elettrica utilizzata per lo svolgimento della propria attività e il valore del fatturato, come indicato nella dichiarazione IVA 2014, non inferiore al 2%.
4 La nuova classificazione dei rifiuti radioattivi Sull edizione della Gazzetta Ufficiale n. 191 (19 agosto) è stato pubblicato, tra gli altri, anche il Decreto del Ministero dell Ambiente 7 agosto 2015 relativo alla classificazione dei rifiuti radioattivi. Il provvedimento, adottato ai sensi dell articolo 5 del D.Lgs. 4 marzo 2014, n. 45 ed in vigore dal 20 agosto, introduce una nuova classificazione dei rifiuti radioattivi, basata sull individuazione di 5 categorie: 1. Rifiuti radioattivi a vita media molto breve; 2. Rifiuti radioattivi di attività molto bassa; 3. Rifiuti radioattivi di bassa attività; 4. Rifiuti radioattivi di media attività; 5. Rifiuti radioattivi di alta attività. A ciascuna categoria vengono associati specifici requisiti in relazione alle diverse fasi di gestione dei rifiuti stessi. La classificazione si riferisce ai rifiuti radioattivi solidi condizionati e sostituisce quella precedentemente definita dalla Guida tecnica n. 26 del Le modalità e i requisiti di gestione di ciascuna categoria dei rifiuti radioattivi saranno oggetto di apposite guide tecniche; nel frattempo, per i casi non contemplati nella Guida tecnica n. 26 del 1987, le specifiche modalità e i requisiti di gestione di ciascuna categoria di rifiuti radioattivi sono stabiliti dall ISIN (Ispettorato nazionale sicurezza nucleare). Dal 20 agosto i soggetti che producono o che gestiscono i rifiuti radioattivi adottano la nuova classificazione ai fini della loro registrazione, della tenuta della contabilità e dell etichettatura dei contenitori dei suddetti rifiuti. I soggetti che producono e gestiscono rifiuti già classificati secondo la Guida tecnica n. 26 del 1987 aggiornano le registrazioni e la tenuta della contabilità entro il 20 febbraio 2016; tali soggetti, inoltre, aggiornano l etichettatura attualmente presente sui contenitori dei rifiuti radioattivi sulla base di un apposito programma. Per ulteriori informazioni: /
5 Regolamento REACH: approfondimento Ministeriale sugli utilizzatori a valle Il Ministero dell Ambiente ha messo a disposizione sul proprio sito l ultimo numero del bollettino di informazione Sostanze chimiche ambiente e salute, il cui focus è posto sul Regolamento REACH ed in particolare sulla figura degli utilizzatori a valle. Nel bollettino vengono analiticamente analizzati punti critici quali Cosa si intende con la definizione di utilizzatore a valle Le diverse categorie di utilizzatore a valle (formulatore, importatore, utilizzatore finale, etc.) Ruoli e responsabilità degli utilizzatori a valle (in approfondimento agli art del Regolamento REACH) Gli obblighi previsti per gli utilizzatori a valle durante tutte le fasi di processo (acquisto, utilizzo, vendita, etc.) La comunicazione lungo l intera catena di approvvigionamento Per chi volesse leggere il documento ministeriale, il testo in formato elettronico è disponibile direttamente sul sito del MITT Per ulteriori informazioni: /
6 SICUREZZA Sicurezza nelle scuole, il punto dell INAIL In previsione del ritorno fra i banchi di scuola degli alunni per l anno scolastico 2015/2016, l INAIL ha pubblico nel suo periodico statistico alcune considerazioni riguardanti gli infortuni denunciati per gli studenti delle strutture pubbliche durante il La statistica che salta subito all occhio è sicuramente il numero totale degli infortuni, , in calo di circa il 7% rispetto al Questo calo di denunce, a livello geografico, risulta essere più marcato al Sud, al Centro (dove sfiora in entrambi i casi il 10%) e nelle Isole (8,4%) rispetto che al Nord-Est e Nord-Ovest, dove si attesta di poco sopra al 5%. Va comunque fatto notare che in queste ultime due aree si riscontra il 60% delle denunce totali (47.659). Altro dato interessante riguarda la suddivisione per genere, con la prevalenza degli infortunati (56,7%) di sesso maschile. Le lesioni più frequentemente denunciate riguardano soprattutto gli arti inferiori (50%) e quelli superiori (37,3%): la tipologia più frequente sono le lussazioni o distorsioni (53,9%), seguite da ferite (19,6%), contusioni (18%) e fratture (8,3%). Ulteriori spunti di riflessioni sono arrivati anche dalle indagini ambientali condotte dai professionisti della Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione (CONTARP) in alcune scuole secondarie di II grado: da tali indagini, oltre ai problemi già noti relativi alle strutture e agli impianti, sono emersi aspetti meno conosciuti e meritevoli di approfondimento, come ad esempio la scarsa qualità acustica e dell aria all interno delle aule e l inadeguatezza degli arredi, che paiono non tener conto del cambiamento delle caratteristiche antropometriche degli studenti. Lo studio completo è disponibile sul sito INAIL
7 SORVEGLIANZA SANITARIA Lavoro notturno: rischi ed effetti sulla salute dei lavoratori Molto spesso, quando si parla di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro si tende a sottovalutare l impatto che il lavoro notturno può avere sulla salute dei lavoratori. In questo approfondimento, cercheremo di affrontare brevemente quali sono gli eventuali rischi correlati a questa tipologia di impiego e gli obblighi di valutazione degli stessi imposti dalla normativa vigente. Innanzitutto, può essere utile partire dall individuazione di cosa sia, nella pratica, l oggetto del contendere: per impiego notturno, infatti, si può intendere un attività che occupi il lavoratore per almeno 7 ore consecutive, comprendenti l orario tra la mezzanotte e le 5 del mattino. Il lavoratore, per poter essere considerato come lavoratore notturno, deve svolgere tale tipologia di attività per un minimo di 80 giornate lavorative all anno. Lavorare per lungo tempo durante la notte può avere impatto su diversi ambiti della vita di un individuo, non solo su quello lavorativo ma anche su quello biologico. Dal punto di vista lavorativo, questa tipologia di attività presenta rischi a livello di concentrazione e reattività, inevitabilmente abbassate dalla mancanza di sonno. A questi due fattori possono corrispondere anche un abbassamento delle prestazioni produttive (in particolar modo nel caso di attività che necessitino di alto grado di attenzione e/o meticolosità, come ad esempio nei trasporti) ed un aumento del rischio di incidenti. A queste problematiche vanno sommate tutte quelle afferenti invece alla biologia umana, ed in particolare all alterazione del ritmo sonno-veglia e delle fasi luce-buio, che comportano una desincronizzazione dei normali cicli biologici: la modifica di questi ritmi per un lungo periodo può portare ad una sindrome, chiamata da fatica generica e che può manifestarsi con alti livelli di svogliatezza, apatia e sbalzi d umore, oltre che con problematiche gravi quali ipertensione arteriosa, disturbi al sistema gastroenterico/digestivo, eventi ansiosi/psicotici e, nei casi più gravi, ad un esposizione maggiore ai tumori rispetto agli altri lavoratori. Dal punto di vista normativo, in Italia il lavoro notturno non può essere effettuato da donne incinte (e comunque fino al compimento di 1 anno di età del figlio), dagli apprendisti e dai lavoratori minorenni (per quest ultima categoria sono previste deroghe solo in casi di forza maggiore, per un tempo limitato e in ogni caso per maggiori di 16 anni). Tra i soggetti invece non obbligati a prestare servizio notturno si trovano la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore ai tre anni (oppure il padre, purché convivente), la lavoratrice o il lavoratore che risulti essere unico genitore affidatario di un figlio di età inferiore ai dodici anni e la lavoratrice o il lavoratore che abbiano a proprio carico un soggetto disabile.
8 Infine, la normativa impone che il datore di lavoro sottoponga i propri lavoratori notturni a programmi di sorveglianza sanitaria, oltre che a controlli preventivi e periodici che ne accertino lo stato di salute e l idoneità a tale tipologia di lavoro. Per ulteriori informazioni:
9 FORMAZIONE Contributi per la Formazione professionale nel Settore Autrotrasporti Con il Decreto Legislativo 31 luglio 2015, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 211 del 11 settembre 2015, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha illustrato le modalità di erogazione dei contributi a favore delle iniziative di formazione professionale specifica e generale nel settore autotrasporti. Nella fattispecie, sono stati stanziati complessivamente 10 milioni di euro per il finanziamento di corsi di formazione o aggiornamento destinati all acquisizione di competenze adeguate alla gestione d impresa ed alle nuove tecnologie; allo sviluppo della competitività; all innalzamento del livello di sicurezza stradale e di sicurezza del lavoro. Restano esclusi i corsi finalizzati all accesso alla professione di autotrasportatore e all acquisizione o rinnovo di titoli richiesti obbligatoriamente per l esercizio di una determinata attività di trasporto, oltre che i corsi di formazione obbligatoria previsti dal D.Lgs. 81/08. A partire dal 28 settembre e fino al 30 ottobre 2015, sarà possibile presentare in via telematica le domande di accesso ai contributi, seguendo le modalità disponibili sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sezione Autotrasporto Contributi ed Incentivi. L attività formativa vera e propria dovrà invece essere erogata tra il 1 dicembre 2015 ed il 31 maggio A livello economico, il bando prevede che il contributo massimo erogabile sia di euro per impresa, con i seguenti massimali: ore di formazione: 50 per ogni partecipante; compenso della docenza in aula: 120 euro all ora; compenso dei tutor: 30 euro all ora; non più del 20% dei costi ammissibili destinati a servizi di consulenza a qualsiasi titolo prestati; non più del 20% del totale di ore di formazione potrà essere erogato in forma e- learning. Per ogni ulteriore informazione, per assistenza alla presentazione delle domande e per la pianificazione di progetti formativi ad hoc, il personale del settore Formazione SGI resta a disposizione all indirizzo
10 SISTEMI GESTIONALI Pubblicata la nuova ISO 14001:2015 per la Gestione ambientale Qualche giorno fa, dopo essere stata approvata dalla maggioranza dei componenti del Comitato di valutazione, è stata pubblicata la nuova versione della certificazione ISO relativa al Sistema di Gestione Ambientale. Il nuovo standard ISO, che va a sostituire la precedente ISO 14001:2004, presenta diverse novità, che possono essere riassunte in 5 punti: 1. Maggior coinvolgimento delle direzioni aziendali nell indirizzo della gestione ambientale; 2. Maggior allineamento tra requisiti della certificazione e business strategies delle diverse realtà; 3. Maggior protezione per l ambiente con un focus posto su iniziative proattive e sul miglioramento della performance ambientale complessiva; 4. Orientamento al ciclo di vita aziendale, con la considerazione di ogni stadio, dallo sviluppo iniziale al fine vita; 5. Maggiore efficacia comunicativa, grazie all implementazione di strategie di comunicazione ben precise. Le aziende già certificate ISO 14001:2004 avranno a disposizione un lasso di 3 anni per adeguare il proprio Sistema di Gestione al nuovo Standard. Per ulteriori informazioni in merito alle novità della nuova Norma, potete contattare il nostro Staff all indirizzo
11 Gestione Qualità: pubblicata la nuova ISO 9001:2015 Dopo aver parlato della pubblicazione della nuova certificazione ISO 14001, è notizia di poche ore fa l avvenuta pubblicazione della nuova edizione di un altro celebre Standard, ovvero la ISO 9001 relativa al Sistema di Gestione della Qualità. Questa pubblicazione arriva a coronamento di un lavoro di revisione durato tre anni e portato avanti da esperti provenienti da 95 Paesi e presenta diverse novità rispetto alla precedente edizione targata L ISO 9001, il cui scopo è permettere alle aziende certificate di dimostrare a clienti e non solo la capacità di offrire beni e servizi di una costante alta qualità e di delineare i propri processi in maniera efficiente, ha subito, con questo processo di revisione, un evoluzione piuttosto che una rivoluzione. Infatti, la nuova ISO 9001:2015 risulta più strettamente collegata alle nuove necessità del 21 secolo, con un focus maggiormente rivolto alle performance rispetto che alle prescrizioni ed una sempre maggiore integrazione con gli altri sistemi di Gestione. Il nuovo standard, come accennato, presenta diverse novità rispetto ai precedenti. Di seguito cercheremo di sintetizzare questi elementi per una iniziale comprensione: Cambiamento della struttura: la vecchia ISO 9001 presentava una struttura ad 8 paragrafi, mentre la nuova è composta da 10 paragrafi, in linea con la nuova norma 14001:2015; Un maggiore orientamento al Risk-based thinking: nel nuovo standard, grande attenzione è data alla prevenzione dei rischi che i prodotti o servizi possono causare ai clienti e/o ad altri soggetti; Utilizzo di nuovi termini per identificare al meglio elementi che nei precedenti standard potevano essere considerati ambigui; Nella nuova edizione 2015 viene specificato, a differenza di quanto avveniva nel 2008, che lo standard è relativo a prodotti E servizi e non solo a prodotti; Viene data esplicitamente istruzione di conservare alcuni documenti per un lasso di tempo stabilito: tra la documentazione da conservare vanno sottolineate, ad esempio, da un lato la Documentazione dello scopo del sistema qualità e dall altro la Documentazione relativa alle attività dei singoli processi;
12 Come per tutti gli altri Standard, anche per l ISO 9001 è previsto un periodo di transizione dalla vecchia alla nuova edizione: infatti, se per i nuovi clienti la norma utilizzata per la certificazione sarà già quella appena pubblicata, le aziende già certificate con un edizione passata avranno a disposizione tre anni per l adeguamento del proprio Sistema ai nuovi dettami. Per ulteriori informazioni circa le novità introdotte dalla versione 2015 e delucidazioni sul percorso di certificazione/adeguamento al nuovo standard, il nostro personale di esperti in Sistemi di Gestione è a disposizione all indirizzo

References: art. 7
 articolo 11
 art. 183
 art. 11
 art. 29
 articolo 5