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Fondazione Sardinia » TUTELA DELLE LINGUE REGIONALI O MINORITARIE E PROMOZIONE DEL LORO UTILIZZO … DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa del senatore GIANNI MARILOTTI » Print
Posted By cubeddu On 3 gennaio 2019 @ 07:31 In Blog,Cultura e Scuola,Istituzioni sarde,Letteratura sarda,Limba sarda,Literadura sarda,Storia della Sardegna | Comments Disabled
Per tutelare le lingue regionali o minoritarie e promuovere il loro utilizzo al fine di salvaguardare l’eredità e le tradizioni culturali europee, nonché il rispetto della volontà dei singoli di poter usare tali lingue nell’ambito delle attività pubbliche o private.
Nel programma della Fondazione Sardinia, di invito alla discussione sulla “questione linguistica e questione sarda”, risulta attuale la proposta di legge che il senatore Gianni Marilotti (nella foto) ha presentato in Senato due mesi fa e che è in attesa di essere calendarizzata. Qui di seguito pubblichiamo la relazione illustrativa, gli 8 articoli della legge e, molto importante, l’Allegato A che si può capire solo alla luce della Carta Europea sulle Lingue Regionali e minoritarie (nota Carta di Strasburgo) che riportiamo al termine del dossier.
d’iniziativa del senatore MARILOTTI
Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge si rende necessario per autorizzare la ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, aperta alla firma a Strasburgo il 5 novembre 1992 e firmata dall’Italia il 27 giugno 2000. Tale Carta si pone l’obiettivo di tutelare le lingue regionali o minoritarie e promuovere il loro utilizzo al fine di salvaguardare l’eredità e le tradizioni culturali europee, nonché il rispetto della volontà dei singoli di poter usare tali lingue nell’ambito delle attività pubbliche o private.
Il 16 luglio 2018 l’Alto commissario sulle minoranze nazionali dell’Organizzazione sulla sicurezza e cooperazione in Europa (OSCE), Lamberto Zannier, a margine della conferenza internazionale sul tema dei rapporti tra Stati in materia di minoranze, ha ribadito la necessità di “fare dei passi concreti per proteggere il diritto delle minoranze a mantenere viva la loro cultura” e a tal fine ha invitato il Parlamento italiano ad avviare urgentemente l’iter per la ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie di Strasburgo.
Il “rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze” è, come specificato dal Trattato di Lisbona, uno dei principi su cui si fonda l’Unione Europea. Il rispetto, la tutela e la promozione delle lingue minoritarie e delle comunità che le parlano, figurano inoltre non solo tra i principi della Costituzione della Repubblica italiana (articoli 3 e 6), ma anche tra quelli di diversi Statuti di autonomia regionale e sono all’origine di leggi statali e regionali, a cui si è aggiunta recentemente la Legge regionale per disciplinare l’uso della lingua sarda e degli altri idiomi parlati in Sardegna (catalano, gallurese, sassarese e tabarchino). Tale legge varata il 27 giugno 2018 dal Consiglio regionale sardo si pone l’obiettivo di garantire uno status ufficiale all’idioma dell’Isola e riattivare la trasmissione delle competenze linguistiche tra le diverse generazioni.
La firma della Carta di Strasburgo da parte italiana è stata preceduta nel 1999 dalla predisposizione di un’apposita legge in materia, in modo da poter già disporre di una normativa coerente con le prescrizioni della Carta. La legge 15 dicembre 1999, n. 482, recante «Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche», infatti, sebbene non costituisca formale recepimento della Carta nell’ordinamento italiano, fornisce il quadro di riferimento normativo interno in materia di lingue regionali o minoritarie.
Inoltre la Corte costituzionale, con le sentenze n. 159 del 2009 e n. 170 del 2010, ha espressamente affermato come la legge n. 482 del 1999 costituisca, nell’ordinamento interno, il quadro di riferimento normativo per la disciplina e la tutela delle minoranze linguistiche; tale legge può pertanto essere ricondotta ai princìpi sanciti dalla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie.
Nel corso della XVII Legislatura è stato incardinato al Senato il DDL per la ratifica della Carta di Strasburgo (AS 560 e 1433) e sono state audite associazioni ed esperti di settore.
Nella memoria, presentata da ARLEF (Agenzia Regionale per la Lingua Friulana) in Commissione Affari Costituzionali, veniva proposto di includere nel testo “la possibilità di insegnare le lingue di minoranza nelle Università: possibilità già prevista dalla legge statale 482/99 e qui invece assente”. ARLEF suggeriva inoltre “l’inserimento del punto e(ii) dell’art. 8, paragrafo 1, dell’allegato, almeno per le minoranze linguistiche sul cui territorio sono presenti una o più sedi universitarie come friulani, sardi e sloveni”, proposta che è stata accolta nella formulazione del presente disegno di legge.
Nella memoria di ARLEF veniva inoltre evidenziato che, di fronte alle preoccupazioni espresse da alcuni rappresentanti politici sull’aumento dei costi per l’erario statale derivanti dalla ratifica della Carta: “Ci preme sottolineare che tutti i livelli di tutela previsti dai testi in discussione, anche con le modifiche appena esposte, rappresentano semplicemente la conferma di misure già previste dalle leggi in vigore. Risulta dunque evidente che non sarebbe certamente la ratifica della Carta a determinare costi aggiuntivi”.
Elementi questi ultimi che erano già emersi nella XVI Legislatura dove nell’AC 5118 si affermava che dall’attuazione del presente provvedimento non discendono nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, avuto riguardo alla circostanza che le attività ivi previste non presentano carattere innovativo dell’ordinamento in quanto già sostanzialmente svolte da parte delle competenti amministrazioni dello Stato e delle regioni ai sensi della legge n. 482 del 1999 e conseguentemente coperte dalle risorse autorizzate dalla medesima legge. Anche per quanto concerne le attività derivanti dall’applicazione della disposizione di cui all’articolo 4 del disegno di legge (AC 5118), non sarebbero derivati nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, atteso che la diffusione di programmi radiotelevisivi sarebbe avvenuta nell’ambito delle lingue regionali o minoritarie, individuate nella legge n. 482 del 1999 e comunque tale aspetto sarebbe stato disciplinato nel contratto di servizio tra il Ministero dello sviluppo economico e la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo nell’ambito delle risorse a tale scopo preordinate. Nel presente disegno di legge all’art. 6, si conferma la volontà di assicurare la diffusione di programmi radiotelevisivi, anche prevedendo adeguato sostegno alla comunicazione via web nelle lingue regionali o minoritarie.
Sono trascorsi ormai circa vent’anni dalla legge 15 dicembre 1999, n. 482, che intendeva promuovere e valorizzare il ricco mosaico di lingue che caratterizza il territorio nazionale, ma non molto tempo ci separa dal trentesimo anniversario della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, che, redatta in seno al Consiglio d’Europa e aperta alla firma il 5 novembre 1992 a Strasburgo, risulta a oggi firmata da 33 Stati membri del Consiglio d’Europa, per tutelare l’insieme delle lingue storiche regionali o minoritarie del «vecchio Continente» che rischiano purtroppo di scomparire. Il recepimento della Carta è una delle condizioni richieste dalle istituzioni europee, in particolare dal Consiglio d’Europa, per l’adesione di nuovi Paesi al contesto europeo; si ritiene pertanto non più derogabile che un Paese fondatore del Consiglio d’Europa, qual è l’Italia, provveda sollecitamente all’esecuzione di questo importante strumento internazionale.
Il diritto a poter usufruire di una lingua regionale o minoritaria nella vita sociale, culturale ed economica rappresenta un diritto inalienabile dell’uomo, ed è stato sancito nel Patto internazionale sui diritti civili e politici adottato e aperto alla firma a New York il 19 dicembre 1966 e reso esecutivo ai sensi della legge 25 ottobre 1977, n. 881, e conforme altresì alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e resa esecutiva dalla legge 4 agosto 1955, n. 848.
Atteso che le minoranze nomadi presenti nel nostro Paese non sono state riconosciute dalla citata legge n. 482 del 1999 proprio perché si tratta di gruppi non ancorati a un territorio, occorre che, in sede di ratifica della Carta, venga formulata la riserva disposta all’articolo 21 della medesima Carta, relativamente al paragrafo 5 dell’articolo 7 della stessa, nel quale è prevista la tutela delle «lingue non territoriali».
Il presente provvedimento è sostanzialmente analogo per portata e per contenuto, sebbene non identico, alle proposte di legge già presentate nella XVI e XVII legislatura.
Il presente disegno di legge consta di otto articoli e un allegato che specifica le modalità di applicazione delle disposizioni della Carta.
Considerata l’importanza del presente disegno di legge, si auspica una rapida e definitiva conclusione del suo iter parlamentare.
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992, di seguito denominata: «Carta».
1. Piena ed intera esecuzione è data alla Carta, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo 19 della Carta stessa.
1. Ai fini di quanto previsto dall’articolo 2, paragrafo 2, e dall’articolo 3, paragrafo 1, della Carta, le disposizioni ivi contenute si applicano, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, alle lingue regionali o minoritarie di cui all’articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, secondo quanto contenuto nell’allegato A annesso alla presente legge.
(Effettività dell’offerta formativa)
1. Ai fini di quanto previsto dall’articolo 7 lettera f) e dall’articolo 8 della Carta, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca, nell’ottica di una reale contestualizzazione dell’apprendimento, garantisce l’effettivo studio e insegnamento delle lingue regionali o minoritarie secondo quanto contenuto nell’allegato A annesso alla presente legge e conformemente a quanto previsto agli articoli 4, 5 e 6 della legge 15 dicembre 1999, n. 482.
2. Nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica, ai docenti o agli esperti che contribuiscono all’offerta formativa con l’insegnamento della lingua regionale o minoritaria, ovvero cui viene affidata la realizzazione di progetti che usufruiscano della stessa, è fatto obbligo di presentare all’Istituzione scolastica presso cui svolgono servizio l’eventuale certificazione linguistica di cui sono in possesso in base alle specifiche normative regionali in materia.
3. Le istituzioni scolastiche monitorano le competenze linguistiche dei docenti/esperti di cui al comma 2, riconoscendo loro adeguati punteggi nelle graduatorie d’istituto sulla base di tabelle predisposte dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca.
(Giustizia e amministrazione)
1. Ai fini di quanto previsto dall’articolo 9 e dall’articolo 10 della Carta, i Ministeri competenti garantiscono al cittadino l’uso della lingua regionale o minoritaria nell’amministrazione della Giustizia e nei rapporti con la pubblica amministrazione, in conformità a quanto previsto agli articoli 7, 8 e 9 della legge 15 dicembre 1999, n. 482.
(Programmazione radiotelevisiva)
1. In applicazione dell’articolo 11, paragrafo 1, lettera a), della Carta, nel contratto di servizio tra il Ministero dello sviluppo economico e la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo sono introdotte misure dirette ad assicurare la diffusione di programmi radiotelevisivi, anche prevedendo adeguato sostegno alla comunicazione via web nelle lingue regionali o minoritarie di cui all’articolo 3 della presente legge, in conformità a quanto disposto dell’articolo 12 della legge 15 dicembre 1999, n. 482.
1. Ai fini di quanto previsto dall’articolo 4 della Carta, sono comunque fatte salve eventuali disposizioni nazionali vigenti più favorevoli.
DISPOSIZIONI DELLA CARTA EUROPEA
Articolo 8, paragrafo 1:
a(i): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
b(i): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate, Rom e Sinti, e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
c(i): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige/Südtirol e slovene;
c(ii): lingua delle popolazioni parlanti il francese;
c(iii): lingua delle popolazioni parlanti il ladino, friulano e sardo;
c(iv): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche (con esclusione di quelle dell’Alto Adige/Südtirol), greche, croate e di quelle parlanti il franco-provenzale e l’occitano;
d(i): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige/Südtirol e slovene;
d(ii): lingua delle popolazioni parlanti il francese;
d(iii): lingua delle popolazioni parlanti il ladino;
d(iv): il sardo;
e(ii): lingue delle popolazioni, germaniche, slovene e di quelle parlanti il francese, il friulano e il sardo;
f(iii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
g: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
h: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
i: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 9, paragrafo 1:
a(i): lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige/Südtirol;
a(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
a(iii): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige/Südtirol e slovene;
a(iv): lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, il sardo;
b(i): lingue delle popolazioni germaniche e ladine dell’Alto Adige/Südtirol;
b(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
b(iii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
c(i): lingue delle popolazioni germaniche e ladine dell’Alto Adige/Südtirol;
c(ii): lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige/Südtirol;
c(iii): lingue delle popolazioni germaniche e ladine dell’Alto Adige/Südtirol;
d: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
Articolo 9, paragrafo 2:
c: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 9, paragrafo 3:
lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 10, paragrafo 1:
a(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
b: lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, slovene e di quelle parlanti il francese, il friulano, il ladino e il sardo.
Articolo 10, paragrafo 2:
a: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
b: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
c: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
d: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
e: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
f: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
g: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 10, paragrafo. 3:
a: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 10, paragrafo 4:
b: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 10, paragrafo 5:
Articolo 11, paragrafo 1:
a(i): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
b(i): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
d: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino e il sardo.
e(i): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
f(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 12, paragrafo 1:
g: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
h: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 12, paragrafo 3:
Articolo 13, paragrafo 2:
a: lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige/Südtirol e ladino;
b: lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige/Südtirol e ladino;
d: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche dell’Alto Adige/Südtirol, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
e: lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige/Südtirol e ladino.
In materia di insegnamento, le Parti si impegnano, per quanto concerne il territorio sul quale queste lingue sono usate, secondo la realtà di ciascuna lingua e senza pregiudicare l’insegnamento della(e) lingua(e) ufficiale(i) dello Stato:
a) a garantire l’educazione prescolastica nelle lingue regionali o minoritarie in questione; oppure ia garantire una parte notevole dell’educazione prescolastica nelle lingue regionali o minoritarie in questione; oppure iiiad applicare una delle misure di cui ai capoversi i e ii succitati almeno agli allievi le cui famiglie lo desiderano e il cui numero è ritenuto sufficiente; oppure se i poteri pubblici non sono direttamente competenti nell’ambito dell’educazione prescolastica, a favorire e/o promuovere l’applicazione delle misure di cui ai capoversi i–iii succitati;
b) a garantire l’insegnamento primario nelle lingue regionali o minoritarie in questione; oppure a garantire una parte notevole dell’insegnamento primario nelle lingue regionali o minoritarie in questione; oppure a prevedere, nell’ambito dell’educazione primaria, che l’insegnamento delle lingue regionali o minoritarie in questione sia parte integrante del curriculum; oppure ad applicare una delle misure di cui ai capoversi i–iii succitati almeno agli allievi le cui famiglie lo desiderano e il cui numero è ritenuto sufficiente;
c) a garantire l’insegnamento secondario nelle lingue regionali o minoritarie in questione; oppure a garantire una parte notevole dell’insegnamento secondario nelle lingue regionali o minoritarie; oppure a prevedere, nell’ambito dell’educazione secondaria, l’insegnamento delle lingue regionali o minoritarie quale parte integrante del curriculum; oppure ad applicare una delle misure di cui ai capoversi succitati almeno agli allievi che lo desiderano – o, se del caso, le cui famiglie lo auspicano – in numero ritenuto sufficiente;
d) a garantire l’insegnamento tecnico e professionale nelle lingue regionali o minoritarie in questione; oppure a garantire una parte notevole dell’insegnamento tecnico e professionale nelle lingue regionali o minoritarie in questione; oppure a prevedere, nell’ambito dell’educazione tecnica e professionale, l’insegnamento delle lingue regionali o minoritarie in questione quale parte integrante del curriculum; oppure ad applicare una delle misure di cui ai capoversi succitati almeno agli allievi che lo desiderano – o, se del caso, le cui famiglie lo auspicano – in numero ritenuto sufficiente;
e) a prevedere l’insegnamento universitario e altre forme di insegnamento superiore nelle lingue regionali o minoritarie; oppure a prevedere lo studio di tali lingue quali discipline dell’insegnamento universitario e superiore; oppure iqualora i capoversi I) e II) non possano essere applicati, dato il ruolo dello Stato nei confronti degli istituti di insegnamento superiore, a promuovere e/o autorizzare l’istituzione di un insegnamento universitario o di altre forme di insegnamento superiore nelle lingue regionali o minoritarie oppure di mezzi che consentano di studiare tali lingue all’università o in altri istituti di insegnamento superiore;
f) ad adottare disposizioni affinché i corsi di educazione per gli adulti o i corsi di educazione permanente siano impartiti interamente o parzialmente nelle lingue regionali o minoritarie; oppure iia proporre tali lingue quali discipline dell’educazione per gli adulti e dell’educazione permanente; oppure iiise i poteri pubblici non sono direttamente competenti nell’ambito dell’educazione degli adulti, a favorire e/o promuovere l’insegnamento di tali lingue nell’ambito dell’educazione degli adulti e dell’educazione permanente;
In materia di insegnamento e per quanto concerne i territori diversi da quelli in cui le lingue regionali o minoritarie sono tradizionalmente usate, le Parti si impegnano ad autorizzare, promuovere o istituire, qualora il numero dei parlanti di una lingua regionale o minoritaria lo giustifichi, l’insegnamento nella o della lingua regionale o minoritaria agli stadi appropriati dell’insegnamento.
I) a prevedere che le giurisdizioni, su domanda di una delle Parti, svolgano la procedura nelle lingue regionali o minoritarie; e/o
III) iiia prevedere che le richieste e le prove, scritte o orali, non siano considerate improponibili solo perché formulate in una lingua regionale o minoritaria; e/o
iv) a stabilire nelle lingue regionali o minoritarie, su domanda, gli atti relativi a una procedura giudiziaria,
a permettere la produzione di documenti e di prove nelle lingue regionali o minoritarie, se necessario, ricorrendo a interpreti e traduttori;
II) a permettere, qualora una Parte in una vertenza debba comparire personalmente dinanzi a un tribunale, che essa si esprima nella sua lingua regionale o minoritaria senza tuttavia incorrere in spese aggiuntive; e/o
III) a permettere la produzione di documenti e di prove nelle lingue regionali o minoritarie,
2 Le Parti si impegnano:
a a non rifiutare la validità degli atti giuridici stabiliti nello Stato solo perché redatti in una lingua regionale o minoritaria; oppure
b a non rifiutare la validità, fra le Parti, degli atti giuridici stabiliti nello Stato solo perché redatti in una lingua regionale o minoritaria e a prevedere che siano opponibili ai terzi interessati che non parlano tali lingue, a condizione che siano informati del contenuto dell’atto da colui che lo fa valere; oppure
c a non rifiutare la validità, fra le Parti, degli atti giuridici stabiliti nello Stato solo perché redatti in una lingua regionale o minoritaria.
3 Le Parti si impegnano a rendere accessibili, nelle lingue regionali o minoritarie, i testi legislativi nazionali più importanti e quelli che concernono in particolare gli utenti di tali lingue, a meno che tali testi non siano già disponibili altrimenti.
1) Nelle circoscrizioni delle autorità amministrative dello Stato, nelle quali risiede un numero di parlanti delle lingue regionali o minoritarie tale da giustificare le misure menzionate qui di seguito e secondo la realtà di ogni lingua, le Parti si impegnano, entro limiti ragionevoli e possibili:
a) a vegliare affinché tali autorità amministrative usino le lingue regionali o minoritarie; oppure a vegliare affinché gli agenti in contatto con il pubblico usino le lingue regionali o minoritarie nelle loro relazioni con le persone che si rivolgono a loro in tali lingue; oppure a vegliare affinché i parlanti delle lingue regionali o minoritarie possano presentare domande orali o scritte e ricevere una risposta in tali lingue; oppure a vegliare affinché i parlanti delle lingue regionali o minoritarie possano presentare domande orali o scritte in tali lingue;
a l’uso delle lingue regionali o minoritarie nell’ambito dell’amministrazione regionale o locale;
b la possibilità per i parlanti delle lingue regionali o minoritarie di presentare domande orali o scritte in tali lingue;
c la pubblicazione da parte delle collettività regionali dei loro testi ufficiali anche nelle lingue regionali e minoritarie;
d la pubblicazione da parte delle collettività locali dei loro testi ufficiali anche nelle lingue regionali e minoritarie;
e l’uso da parte delle collettività regionali di lingue regionali o minoritarie nei dibattiti delle loro assemblee, senza escludere tuttavia l’uso della(e) lingua(e) ufficiale(i) dello Stato;
f l’uso da parte delle collettività locali di lingue regionali o minoritarie nei dibattiti delle loro assemblee, senza escludere tuttavia l’uso della(e) lingua(e) ufficiale(i) dello Stato;
g l’uso o l’adozione, se del caso congiuntamente con l’adozione della denominazione nella(e) lingua(e) ufficiale(i), di forme tradizionali e corrette della toponomastica nelle lingue regionali o minoritarie.
a a vegliare affinché le lingue regionali o minoritarie siano usate in occasione della prestazione di servizio; oppure
b a permettere ai parlanti delle lingue regionali o minoritarie di presentare una domanda e di ricevere una risposta in tali lingue; oppure
c a permettere ai parlanti delle lingue regionali o minoritarie di presentare una domanda in tali lingue.
4) Ai fini dell’applicazione delle disposizioni dei paragrafi 1, 2 e 3 accettate dalle Parti, esse si impegnano ad adottare una o più misure seguenti:
a la traduzione o l’interpretazione eventualmente richieste;
b il reclutamento e, se del caso, la formazione dei funzionari e degli altri agenti pubblici in numero sufficiente;
c la soddisfazione, per quanto possibile, delle domande degli agenti pubblici che conoscono una lingua regionale o minoritaria e che desiderano essere assegnati al territorio sul quale tale lingua è usata.
5) Le Parti si impegnano a permettere, su richiesta degli interessati, l’uso o l’adozione di patronimici nelle lingue regionali o minoritarie.
1 Le Parti si impegnano, per i parlanti delle lingue regionali o minoritarie, sui territori in cui sono usate tali lingue, a seconda della realtà di ogni lingua e nella misura in cui le autorità pubbliche, direttamente o indirettamente, siano competenti, abbiano poteri o una funzione in questo campo, rispettando i principi d’indipendenza e di autonomia dei media:
a nella misura in cui la radio e la televisione abbiano una missione di servizio pubblico:
a) garantire l’istituzione di almeno una stazione radiofonica e di una rete televisiva nelle lingue regionali o minoritarie; oppure ia promuovere e/o facilitare l’istituzione di almeno una stazione radiofonica e di una rete televisiva nelle lingue regionali o minoritarie; oppure iiad adottare disposizioni adeguate affinché le emittenti diffondano programmi nelle lingue regionali o minoritarie;
b) a promuovere e/o facilitare l’istituzione di almeno una stazione radiofonica nelle lingue regionali o minoritarie; oppure a promuovere e/o facilitare l’emissione, in maniera regolare, di programmi radiofonici nelle lingue regionali o minoritarie;
c) a promuovere e/o facilitare l’istituzione di almeno una rete televisiva nelle lingue regionali e minoritarie; oppure ia promuovere e/o facilitare l’emissione, in maniera regolare, di programmi televisivi nelle lingue regionali o minoritarie;
e) ia promuovere e/o facilitare l’istituzione e/o il mantenimento di almeno un organo di stampa nelle lingue regionali o minoritarie; oppure a promuovere e/o facilitare la pubblicazione, in maniera regolare, di articoli di stampa nelle lingue regionali o minoritarie;
i) ia estendere le misure esistenti di assistenza finanziaria alle emissioni audiovisive in lingue regionali e minoritarie;
2 Le Parti si impegnano a garantire la libertà di ricezione diretta delle emissioni radiofoniche e televisive dei Paesi vicini in una lingua usata in una forma identica o simile a una lingua regionale o minoritaria e a non ostacolare la ridiffusione in una tale lingua di emissioni radiofoniche e televisive dei Paesi vicini. Esse si impegnano inoltre a vegliare affinché non sia imposta alla stampa scritta alcuna restrizione alla libertà di espressione e alla libera circolazione dell’informazione in una lingua usata in una forma identica o simile a una lingua regionale o minoritaria. L’esercizio delle libertà summenzionate, che comportano doveri e responsabilità, può essere soggetto ad alcune formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni previste dalla legge, che costituiscono le misure necessarie, in una società democratica, a garantire la sicurezza nazionale, l’integrità territoriale o la sicurezza pubblica, la difesa dell’ordine e la prevenzione del crimine, la protezione della salute o della morale, la protezione della reputazione o dei diritti altrui, a impedire la divulgazione di informazioni confidenziali o ad assicurare l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario.
3 Le Parti si impegnano a vegliare affinché gli interessi dei parlanti di lingue regionali o minoritarie siano rappresentati o considerati nell’ambito delle strutture eventualmente create in conformità con la legge per garantire la libertà e la pluralità dei mezzi di comunicazione di massa.
1 Le Parti presentano periodicamente al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, in una forma che deve essere determinata dal Comitato dei Ministri, un rapporto sulla politica perseguita, conformemente alla parte II della presente Carta, e sulle misure adottate in applicazione delle disposizioni della parte III da esse accettate. Il primo rapporto deve essere presentato nell’anno successivo all’entrata in vigore della Carta nei confronti della Parte in questione, gli altri rapporti a intervalli di tre anni dopo il primo rapporto.
2 Le Parti rendono pubblici i loro rapporti.
1) Il comitato di esperti è composto di un membro per ogni Parte, designato dal Comitato dei Ministri su un elenco di persone contraddistinte da un’alta integrità morale e competenti nelle materie trattate dalla Carta, che sono proposte dalla Parte interessata.
2) I membri del comitato sono nominati per un periodo di sei anni e il loro mandato è rinnovabile. Se un membro non può adempiere il suo mandato, è sostituito conformemente alla procedura prevista al paragrafo 1 e il membro nominato in sostituzione termina il mandato del suo predecessore.
3) Il comitato di esperti adotta il proprio regolamento interno. La sua segreteria sarà assicurata dal Segretario Generale del Consiglio d’Europa.
1, Dopo l’entrata in vigore della presente Carta, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa potrà invitare ogni Stato non membro del Consiglio d’Europa ad aderire alla Carta.
1, Ogni Parte può denunciare, in ogni tempo, la presente Carta mediante notifica indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d’Europa.
2, La denuncia avrà effetto il primo giorno del mese successivo allo scadere di un periodo di sei mesi a decorrere dalla data di ricezione della notifica da parte del Segretario Generale.
) altro atto, notifica o comunicazione relativa alla presente Carta.
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References: Articolo 8

Articolo 9

Articolo 9

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Articolo 10

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Articolo 11

Articolo 12

Articolo 12

Articolo 13