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Timestamp: 2016-12-06 12:22:20+00:00

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Legislazione dimpresa La concorrenza fra imprese. - ppt scaricare
PubblicatoBonifacio Mariotti
Presentazione sul tema: "Legislazione dimpresa La concorrenza fra imprese."— Transcript della presentazione:
Legislazione dimpresa La concorrenza fra imprese 2
Avv. Carlo Di Brino Concorrenza È la competizione tra più imprenditori e libertà di concorrenza è libertà di competizione La legittimità della competizione è espressamente riconosciuta dalla legge Sono legittimi i risultati della competizione, anche se questi si traducono in un danno per taluno di coloro che alla competizione partecipano Bisogna tuttavia rispettare le regole del gioco Il comportamento dei singoli competitori deve essere ispirato ai principi della lealtà e della correttezza 3
Avv. Carlo Di Brino Art. 41 Cost. 1. Liniziativa economica privata è libera 2. Non può svolgersi in contrasto con lutilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà alla dignità umana 3. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché lattività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali 4
Avv. Carlo Di Brino Principi Generali (art. 41 Cost.) Libertà delliniziativa economica (comma I) Limiti derivanti dai diritti soggettivi pubblici (libertà, sicurezza, dignità) nonché dalle esigenze che si ricollegano allutilità sociale (comma II) Sottoposizione dellattività economica a programmi e controlli, aventi fonte normativa primaria: la legge determina… (comma III) 5
Avv. Carlo Di Brino Libertà di iniziativa economica Lart. 41 della Cost. garantisce la libertà di iniziativa economica: corollario di tale principio è la libertà di concorrenza fra le imprese, salva lesistenza di particolari limitazioni Lattività economica deve essere indirizzata e coordinata a fini sociali 6
Avv. Carlo Di Brino Effetti della libera concorrenza La libera concorrenza tutela il consumatore perché assicura una effettiva corrispondenza tra qualità e prezzo del prodotto ed obbliga quindi limprenditore ad una continua opera di miglioramento qualitativo e di contenimento dei costi 7
Avv. Carlo Di Brino Limiti alla libera concorrenza Limiti allesercizio di determinate attività a carico di taluni soggetti possono essere stabiliti: 1. In via relativa: o mediante apposite norme di legge in dipendenza della natura di taluni rapporti (limiti legali) o attraverso lo strumento contrattuale (limiti negoziali) 2. In via assoluta: esclusivamente a tutela di interessi pubblici (c.d. monopoli di diritto) Non è consentito costituire per legge monopoli a favore di privati 8
Avv. Carlo Di Brino LIMITI LEGALI trovano la loro fonte nella legge 9
Avv. Carlo Di Brino LIMITI CONTRATTUALI trovano la loro fonte nellesercizio dellautonomia privata; necessitano della forma scritta ad probationem; sono validi solo se circoscritti 1. ad una determinata zona, 2. ad una determinata attività, 3. non possono durare più di 5 anni 10
Avv. Carlo Di Brino LIMITI LEGALI Lobbligo di svolgere la concorrenza in modo da non ledere gli interessi delleconomia nazionale (art.2595 c.c.) Il divieto di concorrenza imposto a chi aliena lazienda (art.2557 c.c.) Il divieto imposto al lavoratore di trattare affari in concorrenza con limprenditore (art.2105 c.c.) I divieti di concorrenza in materia societaria (artt. 2301, 2318, 2390 c.c.) 11
Avv. Carlo Di Brino Limiti legali alla concorrenza (art c.c.) La concorrenza deve svolgersi in modo da non ledere gli interessi delleconomia nazionale e nei limiti stabiliti dalla legge I limiti cui si riferisce la norma in commento si individuano in due categorie: le norme di diritto pubblico dirette a proteggere gli interessi generali dei consociati; quelle di diritto privato, che tutelano in via esclusiva i diritti soggettivi di ciascun individuo 12
Avv. Carlo Di Brino Divieto di concorrenza (art c.c.) Chi aliena lazienda deve astenersi, per il periodo di 5 anni dal trasferimento, dalliniziare una nuova impresa che per loggetto, lubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dellazienda ceduta…. Il divieto è: - relativo in quanto si riferisce allesercizio di una nuova impresa da parte dellalienante dopo il trasferimento dellazienda e pertanto non sussiste per le attività preesistenti al trasferimento - derogabile in quanto le parti possono anche ampliarne la portata comprendendo attività non direttamente concorrenziali 13
Avv. Carlo Di Brino Obbligo di fedeltà (art.2105 c.c.) Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con limprenditore, né divulgare notizie attinenti allorganizzazione e ai metodi di produzione dellimpresa o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio Tale obbligo, la cui violazione può rilevare come giusta causa di licenziamento si sostanzia nellobbligo di un leale comportamento del lavoratore nei confronti del datore di lavoro e va collegato con le regole di correttezza e buona fede 14
Avv. Carlo Di Brino Divieto di concorrenza (art.2301 c.c.) Il socio non può, senza il consenso degli altri soci, esercitare per conto proprio o altrui unattività concorrente con quella della società, né partecipare come socio illimitatamente responsabile ad altra società concorrente Il divieto di concorrenza si giustifica con lesigenza di evitare che il socio, sfruttando le conoscenze acquisite nella società, cagioni ad essa dei danni mediante lesercizio di unattività concorrente, ed è inoltre espressione diretta dellobbligo di collaborazione che grava sul socio stesso 15
Avv. Carlo Di Brino Soci accomandatari (art c.c.) I soci accomandatari hanno i diritti e gli obblighi dei soci della società in nome collettivo Lamministrazione della società può essere conferita soltanto a soci accomandatari 16
Avv. Carlo Di Brino Divieto di concorrenza (art.2390 c.c.) Gli amministratori non possono assumere la qualità di soci illimitatamente responsabili in società concorrenti, né esercitare unattività concorrente per conto proprio o di terzi,salvo autorizzazione dellassemblea. Il divieto imposto agli amministratori di assumere la qualità di soci illimitatamente responsabili in società concorrenti sussiste anche nelle ipotesi in cui tale qualità preesista alla loro nomina 17
Avv. Carlo Di Brino Altri divieti in materia societaria A carico degli amministratori: Art.2464 c.c. Art.2487 c.c. Art.2516 c.c. Art.2547 c.c. 18
Avv. Carlo Di Brino LIMITI CONTRATTUALI Clausole di esclusiva Patti di preferenza Patti di non concorrenza Cartelli 19
Avv. Carlo Di Brino Clausola di esclusiva Clausola che può essere inserita in vari contratti con la quale una delle parti (nel caso di esclusiva unilaterale) o entrambe le parti (nel caso di esclusiva bilaterale) si impegnano a compiere una determinata prestazione solo nei confronti dellaltra 20
Avv. Carlo Di Brino Fattispecie Esclusiva a favore del somministrante (art c.c.) …laltra parte non può ricevere da terzi prestazioni della stessa natura…. Esclusiva a favore dellavente diritto alla somministrazione (art c.c.) …il somministratore non può compiere…. Prestazioni della stessa natura di quelle che formano oggetto di contratto Diritto di esclusiva nel contratto di agenzia (art c.c.): il preponente non può valersi contemporaneamente di più agenti nella stessa zona e per lo stesso ramo di attività, né lagente può assumere lincarico di trattare nella stessa zona.. 21
Avv. Carlo Di Brino Vendita con esclusiva Si parla di vendita con esclusiva, ma in senso improprio: Più esattamente si tratta di una concessione di vendita con esclusiva, cioè di un contratto in cui il concedente si impegna a vendere i suoi prodotti al solo concessionario (normalmente con riferimento a una determinata zona), mentre il concessionario si impegna ad acquistarli dal solo concedente e a promuoverne la vendita secondo le direttive impartite dal concedente stesso (distribuzione integrata) 22
Avv. Carlo Di Brino Patti di preferenza (art c.c.) Il patto con cui lavente diritto alla somministrazione si obbliga a dare la preferenza al somministrante nella stipulazione di un successivo contratto per lo stesso oggetto 23
Avv. Carlo Di Brino Patti di non concorrenza (art c.c.) Intese tra imprenditori volte a costituire obblighi di astensione a carattere assoluto o relativo a seconda che la non concorrenza riguardi lintera produzione del concorrente ovvero uno specifico settore Esempio: rinuncia a produrre televisori ovvero rinuncia a produrre solo televisori di certe dimensioni 24
Avv. Carlo Di Brino Cartelli Accordi con i quali i singoli imprenditori si obbligano: a non vendere i loro prodotti nelle zone riservate a taluni concorrenti (cartelli di zona), a non vendere se non ad un dato prezzo (cartelli di prezzi) a non vendere a condizioni diverse da quelle daccordo stabilite (cartelli di condizioni contrattuali) 25
Avv. Carlo Di Brino Concorrenza sleale Lart.2598 c.c. individua 3 categorie di atti di concorrenza sleale: 1. ATTI CONFUSORI 2. ATTI DENIGRATORI 3. ATTI NON CONFORMI ALLA CORRETTEZZA PROFESSIONALE 26
Avv. Carlo Di Brino Atti di concorrenza sleale (art.2598 c.c.) … compie atti di concorrenza sleale chiunque: 1. Usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o con i segni distintivi legittimamente usati da altri, o imita servilmente i prodotti di un concorrente, o compie con qualsiasi mezzo atti idonei a creare confusione con i prodotti e con lattività concorrente; 27
Avv. Carlo Di Brino Segue: art.2598, c.2 c.c.) … compie atti di concorrenza sleale chiunque: 2. Diffonde notizie ed apprezzamenti sui prodotti e sullattività di un concorrente, idonei a determinare il discredito, o si appropria di pregi su prodotti o dellimpresa di un concorrente; 28
Avv. Carlo Di Brino Segue: art.2598, c.3 c.c. … compie atti di concorrenza sleale chiunque: 3. Si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare limpresa altrui 29
Avv. Carlo Di Brino Oggetto della tutela La disciplina è prevista a tutela degli imprenditori Tale disciplina può essere invocata unicamente dallimprenditore nei confronti di un altro imprenditore anche se non esercente la stessa attività economica, purché entrambe le attività abbiano come termine di riferimento finale la stessa categoria di consumatori 30
Avv. Carlo Di Brino ATTI CONFUSORI: limprenditore usa nomi o segni distintivi confondibili con quelli di un concorrente (concorrenza per confusione) o imita servilmente (imitazione servile) i prodotti altrui sfruttando così lavviamento non proprio 31
Avv. Carlo Di Brino Imitazione servile dei prodotti È la riproduzione pedissequa dei prodotti altrui nei loro elementi e caratteri sostanziali formali non necessari 32
Avv. Carlo Di Brino Concorrenza sleale per confusione È condotta volta a confondere la propria attività (e non i prodotti) con quella di un altro concorrente (imprese di servizi) 33
Avv. Carlo Di Brino ATTI DENIGRATORI Consistono nella diffusione di notizie negative sullattività di un concorrente Sono atti di concorrenza sleale: la diffusione di notizie e apprezzamenti sui prodotti e sullattività di un concorrente idonei a determinarne il discredito (denigrazione); diretti alla generalità di persone e non ad un singolo individuo lappropriazione dei pregi dei prodotti o dellimpresa di un concorrente (sottrazione) 34
Avv. Carlo Di Brino Concorrenza sleale per sottrazione Réclame menzognera Réclame per riferimento 35
Avv. Carlo Di Brino Réclame menzognera Deve contenere indicazioni inesatte in ordine alla provenienza, ai componenti ecc. 36
Avv. Carlo Di Brino Réclame per riferimento È quella che si attua attraverso luso della formula tipo: panettone tipo Motta, calze tipo nylon Si potrebbe rilevare che non vi è una appropriazione dei pregi altrui, perché espressamente si enuncia che si tratta di una imitazione del prodotto altrui Tuttavia il riferimento al prodotto altrui nella mente dellimprenditore ha il solo scopo di attribuire al proprio prodotto quelli che sono o pregi di un prodotto già affermatosi 37
Avv. Carlo Di Brino La nuova legge sulla pubblicità comparativa Il Dlgs. N.67/2000 ha dato attuazione alla Direttiva 97/55/CE che modifica la Direttiva 84/450/CE in materia di pubblicità ingannevole Il nuovo decreto enumera le condizioni che la pubblicità comparativa, in precedenza non consentita, deve soddisfare per essere considerata legittima. 38
Avv. Carlo Di Brino Caratteri della pubblicità comparativa La pubblicità non deve essere ingannevole deve confrontare beni e servizi che soddisfino gli stessi bisogni paragonare in modo oggettivo caratteristiche essenziali pertinenti e verificabili (questultimo requisito è soddisfatto quando i dati offerti sono dimostrabili) 39
Avv. Carlo Di Brino Divieti Per quanto riguarda i marchi o i segni distintivi in genere, il Dlgs. 67/2000 pone i seguenti divieti alla pubblicità comparativa: 1. Divieto di infondere confusione 2. Divieto di screditare o denigrare 3. Divieto di trarre vantaggi indebiti 40
Avv. Carlo Di Brino Divieto di infondere confusione Il divieto di infondere confusione incorre tra i concorrenti, o tra i marchi o altri segni distintivi di chi effettuala pubblicità e quelli del concorrente con cui viene fatta la comparazione 41
Avv. Carlo Di Brino Divieto di screditare o denigrare La pubblicità non deve screditare o denigrare i marchi di altro concorrente, e non deve presentare un bene o un servizio come imitazione o contraffazione di beni e servizi protetti da una denominazione sociale o da un marchio di un concorrente 42
Avv. Carlo Di Brino Divieto di trarre vantaggi indebiti La pubblicità non deve trarre un vantaggio indebito dalla notorietà connessa al marchio o alla denominazione di altro concorrente 43
Avv. Carlo Di Brino Concorrenza parassitaria Si verifica quando, indipendentemente da una confusione di attività e di prodotti, si ha una imitazione continua e immediata di ogni scelta compiuta dal concorrente 44
Avv. Carlo Di Brino ATTI NON CONFORMI ALLA CORRETTEZZA PROFESSIONALE Sono tali tutte quelle azioni considerate scorrette in base a principi o usi consolidati nel commercio 45
Avv. Carlo Di Brino Ambito Latto di concorrenza sleale per essere tale è un atto di concorrenza. La slealtà deve pertanto inserirsi nei rapporti con gli altri imprenditori. Occorre un rapporto di concorrenza effettiva (c.d. concorrenza prossima) È scorretto ogni mezzo utilizzato in un rapporto di competizione che abbia per effetto di alterare le basi della competizione 46
Avv. Carlo Di Brino Segue: Da ciò deriva una triplice conseguenza: 1. Esulano dallambito di concorrenza sleale gli atti inerenti allorganizzazione interna dellimpresa 2. Un atto illecito compiuto nellesercizio dellattività imprenditoriale non è per questo solo un atto di concorrenza sleale, così come non è escluso che un atto in sé pienamente lecito possa, in quanto professionalmente scorretto, essere qualificato come tale 3. Soggetto attivo può essere solo un imprenditore. Nulla esclude invece che limprenditore si avvalga dellattività materiale di altri per il compimento dellatto (ad es. per la diffusione di notizie e apprezzamenti ecc.) 47
Avv. Carlo Di Brino Fattispecie Vi rientrano: Violazione di norme di diritto pubblico poste a tutela della libertà del mercato (non di norme fiscali, amministrative o penali) Affermazione falsa della novità assoluta del proprio prodotto nonché lattribuzione di qualità inesistenti al prodotto Boicottaggio Storno di dipendenti Sviamento di clientela Appropriazione dei segreti di fabbrica 48
Avv. Carlo Di Brino Case Study: I galletti Amburghesi Una casa produttrice di polli nella pubblicità attribuiva al prodotto unorigine geografica inesistente: galletti amburghesi. Tale condotta integra unipotesi di concorrenza sleale? 49
Avv. Carlo Di Brino Case Study: distrazione di clientela Un commerciante di scarpe al minuto al quale viene richiesta una determinata merce specificamente individuata da un marchio che la contraddistingue, reiteratamente consegna o tenta di consegnare una merce di provenienza diversa assicurandone la corrispondenza con quella domandata. Tale condotta rappresenta atto di concorrenza sleale? 50
Avv. Carlo Di Brino Azioni legali Limprenditore colpito da concorrenza sleale può esperire azioni: Accertamento Rimozione Inibizione (art.2599 c.c.) Risarcimento (art.2043 c.c.) 51
Avv. Carlo Di Brino Disciplina delle azioni di concorrenza sleale Indicano nel loro complesso le azioni contro gli atti di concorrenza sleale: mirano complessivamente, ad inibire atti di concorrenza sleale e ad eliminarne le conseguenze Il presupposto è la semplice prova dellatto di concorrenza sleale abbia cagionato 52
Avv. Carlo Di Brino Segue Non occorre la prova del danno, essendo sufficiente la mera idoneità dellatto a cagionare danno Tali azioni spettano inoltre, per il caso di atti che pregiudicano gli interessi di una categoria professionale, alle associazioni professionali ed agli enti che rappresentano la categoria (inibitoria e risarcimento) Non spetta alle associazioni di consumatori 53
Avv. Carlo Di Brino Azione di accertamento Rivolta ad accertare leventuale illecita concorrenza sleale altrui 54
Avv. Carlo Di Brino Azione di inibizione Rivolta ad inibire la continuazione o ripetizione di atti di concorrenza sleale Spetta allimprenditore nei confronti del concorrente sleale 55
Avv. Carlo Di Brino Azione di rimozione È lazione spettante al titolare del diritto di marchio nei confronti del contraffattore, al fine di ottenere la distruzione delle prove o delle figure con le quali la contraffazione è stata commessa e, se necessario per sopprimere il marchio contraffatto, degli stessi prodotti sui quali è apposto (es: rimozione di cartelloni pubblicitari) Si accompagna necessariamente ad unazione inibitoria, diretta ad impedire la continuazione da parte dei contraffattori, delluso del marchio Prescrizione decennale dal compimento del fatto 56
Avv. Carlo Di Brino Azione di risarcimento Quando la concorrenza sleale abbia già prodotto un danno 57
Avv. Carlo Di Brino I codici di lealtà Determinate associazioni rappresentative di operatori economici di particolari settori, al fine di moralizzare il comportamento dei singoli aderenti, hanno elaborato dei codici deontologici Sono richiamati nei contratti, in modo da consentirne lapplicazione come clausole contrattuali la cui violazione costituisce inadempimento 58
Avv. Carlo Di Brino Gli incoterms Sono raccolte di regole ed usi uniformi, da parte di organismi internazionali, che si rivolgono agli operatori senza alcun rapporto di associazione specifica Hanno carattere interpretativo (non deontologico) e per il loro costante, progressivo e generale affermarsi sono applicabili anche senza richiamo delle parti 59
Avv. Carlo Di Brino Trust Termine che nel linguaggio comune designa una forma di concentrazione industriale che comporta lintegrazione di diverse imprese sotto ununica direzione strategica Si distingue dal cartello in quanto questa forma di accordo riguarda i prezzi o le quote di mercato ma non comporta né integrazione né unità di direzione 60
Avv. Carlo Di Brino Disciplina Antitrust La normativa comunitaria La normativa statale 61
Avv. Carlo Di Brino La normativa comunitaria (Trattato di Roma del 1957, istitutivo della CEE, e Trattato i Parigi del 1951, istitutivo della CECA) Divieto di intese fra gli Stati membri che possano limitare o restringere la libera concorrenza Divieto per le imprese di abusare della loro posizione dominante nel mercato Regolamentazione degli interventi statali nelleconomia, al fine di evitare limitazioni al libero esplicarsi della concorrenza 62
Avv. Carlo Di Brino La normativa statale (L.287/1990) Si ispira agli stessi principi della normativa comunitaria È applicabile solo ove non vi siano interessi di altri Stati essendovi in tal caso la competenza comunitaria Sancisce la nullità di intese fra imprese, finalizzate a falsare la libera concorrenza Ha istituito lAutorità Garante per la Concorrenza, con poteri consuntivi e di vigilanza sul rispetto della normativa antitrust 63
Avv. Carlo Di Brino Intese restrittive della libertà di concorrenza Lart.2 L.287/1990 fissa il divieto – e la conseguente nullità a ogni effetto – di intese tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza allinterno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante Il divieto si applica allorquando esse abbiano per oggetto o per effetto una limitazione della concorrenza 64
Avv. Carlo Di Brino Le categorie di intese vietate Si tratta delle intese consistenti: 1. Fissare direttamente o indirettamente i prezzi di acquisto o di vendita, ovvero altre condizioni contrattuali 2. Impedire o limitare la produzione, gli sbocchi o gli accessi al mercato, gli investimenti, lo sviluppo tecnico o il progresso tecnologico 65
Avv. Carlo Di Brino Segue 3. Ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento (c.d. cartelli di territorio) 4. Applicare, nei rapporti commerciali con gli altri contraenti, condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti, così da determinare per essi ingiustificati svantaggi nella concorrenza 66
Avv. Carlo Di Brino Segue 5. Subordinare la conclusione di contratti allaccettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari che, per loro natura o secondo gli usi commerciali, non abbiano alcun rapporto con loggetto dei contratti stessi 67
Avv. Carlo Di Brino La collaborazione fra imprese Lassociazione in partecipazione Il consorzio fra imprese Associazione temporanea di imprese G.E.I.E. 68
Avv. Carlo Di Brino Lassociazione in partecipazione (art.2549 c.c.) È il contratto consensuale non formale con cui una parte (associante) attribuisce ad unaltra (associato) una partecipazione agli utili della sua impresa, o di uno o più affari, verso il corrispettivo di un determinato apporto Lassociato non diviene socio dellassociante ma resta un suo creditore: il rapporto tra loro, infatti, rimane puramente interno Non si crea un rapporto di lavoro subordinato tra associante e associato Non si costituisce un ente collettivo distinto dalle persone dei contraenti 69
Avv. Carlo Di Brino Ambito Il fenomeno non si esaurisce nellambito dellimpresa ma si estende altresì a rapporti che, senza riferirsi allesercizio dellimpresa, si limitano alla partecipazione ad un singolo affare o a più affari isolati Anche le società – e non soltanto le persone fisiche – possono assumere la figura di associante e di associato 70
Avv. Carlo Di Brino Elementi Lapporto da parte dellassociato Lattribuzione di una partecipazione agli utili 71
Avv. Carlo Di Brino Lapporto da parte dellassociato Lapporto consiste, di regola, in una somma di denaro ma può consistere anche nel conferimento di determinati beni ovvero nel semplice godimento di essi, nella prestazione di servizi, nonché in prestazioni di attività lavorativa (sotto la direzione dellassociante) 72
Avv. Carlo Di Brino Lattribuzione di una partecipazione agli utili A norma dellart c.c, lassociato – salvo patto contrario – partecipa alle perdite nella stessa misura in cui partecipa agli utili; sullo stesso, però, non possono gravare perdite in misura superiore al suo apporto La giurisprudenza considera la partecipazione alle perdite come un elemento meramente eventuale ma non necessario 73
Avv. Carlo Di Brino Differenza tra associazione in partecipazione e società Nellassociazione in partecipazione: Non si ha formazione di un fondo comune (assoluta mancanza di patrimonio sociale) Limpresa resta impresa personale dellassociante; pertanto le cose apportate dallassociato entrano nel patrimonio dellassociante, il quale solo acquista diritti e contrae obblighi nei confronti dei terzi Lassociato rimane un creditore dellassociante e, come tale, è soggetto al concorso degli altri creditori di lui Allo scioglimento del contratto non consegue uno stadio di liquidazione 74
Avv. Carlo Di Brino Disciplina Liniziativa economica è rimessa alla determinazione dellassociante Lassociante è il solo responsabile verso i terzi (art.2551 c.c.) La gestione dellimpresa o dellaffare spetta allassociante Lassociato dovrà prestare la sua opera sotto la direzione dellassociante Lassociato ha diritto al rendiconto dellaffare o della gestione dellimpresa (art.2552 c.c.) 75
Avv. Carlo Di Brino Segue La partecipazione dellassociato agli utili ed alle perdite è disciplinata dal contratto, in ogni caso non superiori al suo apporto (art.2553 c.c.) Lo scioglimento del contratto attribuisce allassociato il diritto alla liquidazione della sua quota sulla base della situazione esistente in quel momento 76
Avv. Carlo Di Brino Il consorzio fra imprese Generalità Il consorzio volontario Il consorzio obbligatorio Il consorzio coattivo 77
Avv. Carlo Di Brino Generalità Nozione: È un gruppo di imprese, dotato di unorganizzazione comune, in grado di soddisfare le esigenze di coordinamento della produzione e dello scambio Fonti dellorganizzazione: 1. La volontà dei singoli (CONSORZIO VOLONTARIO) 2. Un atto di Pubblica Autorità (CONSORZI OBBLIGATORI) 3. La legge (CONSORZI COATTIVI) 78
Avv. Carlo Di Brino Il consorzio volontario Trova il suo fondamento nel contratto consortile, attraverso il quale più imprenditori istituiscono una organizzazione comune per la disciplina e lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese (art.2062 c.c.) 79
Avv. Carlo Di Brino Caratteri Contratto, formale, di natura associativa plurilaterale Organizzazione comune Autonomia delle imprese consorziate 80
Avv. Carlo Di Brino Tipi di consorzio volontario Consorzio con attività interna Consorzio con attività esterna 81
Avv. Carlo Di Brino Consorzio con attività interna Disciplina solo i rapporti fra i consorziati Chi opera per il consorzio è responsabile verso i membri dello stesso, secondo le norme sul mandato (art c.c.) 82
Avv. Carlo Di Brino Consorzio con attività esterna Lorganizzazione consortile esplica i suoi effetti anche verso i terzi, nasce una vera e propria persona giuridica (società consortili art ter c.c.) in tal caso il contratto: deve prevedere listituzione di un ufficio destinato a svolgere attività con i terzi Un estratto del contratto deve essere depositato per liscrizione nel Registro delle imprese Si costituisce, attraverso i contributi dei consorziati, un fondo consortile, che rappresenta lautonomo patrimonio del consorzio 83
Avv. Carlo Di Brino Il consorzio obbligatorio È costituito dallautorità governativa con un proprio provvedimento quando la costituzione di esso: Risponde alle esigenze dellorganizzazione della produzione Serve per la gestione collettiva di prodotti agricoli per i quali sia prescritto lammasso 84
Avv. Carlo Di Brino Il consorzio coattivo È costituito con procedimento legislativo. Tipi: Ufficio per la vendita dello zolfo italiano Ente nazionale per la cellulosa e la carta 85
Avv. Carlo Di Brino Associazione temporanea di imprese Forma di cooperazione temporanea ed occasionale fra più imprese finalizzata allesecuzione di una determinata opera. Le imprese (senza perdere la loro autonomia) conferiscono mandato ad una di esse (capogruppo) per la loro rappresentanza 86
Avv. Carlo Di Brino Differenze con il consorzio Lassociazione temporanea è un contratto atipico Ha ad oggetto lesecuzione di una determinata opera e di uno specifico affare Produce meri effetti inter partes Non è mai imprenditore 87
Avv. Carlo Di Brino Gruppo Europeo di Interesse Economico (G.E.I.E.) È un organismo associativo comunitario finalizzato a consentire a soggetti europei lo svolgimento di iniziative economiche comuni, nonché la realizzazione di rapporti di cooperazione internazionale 88
Avv. Carlo Di Brino Caratteri Scopo mutualistico Carenza di personalità giuridica Necessaria partecipazione di almeno due membri appartenenti a stati diversi dalla CE Responsabilità personale solidale ed illimitata di ciascuno dei membri per le obbligazioni del Gruppo Possibile soggezione al fallimento (senza estensione ai singoli membri, art. 151 L.F.) 89
Avv. Carlo Di Brino Soggetti partecipanti Società ed enti giuridici di diritto pubblico o privato Persone fisiche che esercitino attività industriali, artigianali, commerciali, agricole Liberi professionisti e coloro che prestino altri servizi nella comunità 90
Avv. Carlo Di Brino Se un imprenditore pubblicizza il proprio prodotto attribuendogli qualità non rispondenti al vero larbitrio può essere perseguito non già da un qualsivoglia consumatore (che è il destinatario del prodotto stesso) ma solo da un imprenditore concorrente il quale da una pubblicità non veritiera, può ricevere un danno in termine di perdita o di mancata acquisizione di una parte del mercato 91
Avv. Carlo Di Brino È concorrente limpresa che interponendosi tra produzione e consumo compie atti diretti a distrarre la clientela che si sarebbe altrimenti rivolta al prodotto originario. Se lattività considerata sleale dallart.2598 c.c. è posta in essere da un terzo non imprenditore non troverà applicazione la disciplina della concorrenza sleale, ma semmai quella comune dellillecito extracontrattuale ex art.2043 ravvisandosi il diritto soggettivo leso nel diritto alla libertà di iniziativa economica garantito dallart. 41 Cost. Scaricare ppt "Legislazione dimpresa La concorrenza fra imprese."
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References: Art. 41
 Art.2464
 Art.2487
 Art.2516
 Art.2547
 art.2598
 art.2598
 art. 151
 art.2043