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La responsabilità da ecoreato degli enti
il criterio dell’imputazione oggettiva
1. Lo strumento più idoneo deputato a reprimere gli illeciti che promano
dalle attività d’impresa è offerto dal Decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231
che prevede un modello di responsabilità per contrastare fenomeni criminali
Infatti, la punizione degli enti origina dal dato che nella realtà corporativa,
l’integrazione di un reato travalica sia la sfera materiale, sia quella psichica
della persona fisica che agisce . Ciò in quanto in un simile contesto, la specifi-
Il d.lgs. 231 del 2001 ha dato attuazione alle linee normative già indicate nell’art. 11 della legge delega
29 settembre 2000, n. 300 in risposta alle pressanti istanze di modernizzazione degli strumenti di rea-
zione alla criminalità d’impresa, esercitate a livello transnazionale. In argomento v. PIERGALLINI, in Dir.
pen. proc., 2001, 11, 1355. La questione si era già posta all’attenzione della dottrina penalistica italiana,
da almeno quarant’anni. Si veda il prezioso saggio di BRICOLA, Il costo del principio “societas delinque-
re non potest” nell’attuale dimensione del fenomeno societario, 1970, in Scritti di diritto penale, II,
1997, 2975 ss. Sul piano della politica legislativa nazionale, tale problematica era stata affrontata nel
Progetto penale di riforma del codice penale licenziato dalla Commissione Grosso nel 2001, consultabi-
le sul sito internet www.giustizia.it.
L’esigenza di punire un ente collettivo era già avvertita nel XII secolo (universitas delinquere et puniri
potest). È ricca la fenomenologia dei delitti individuabili nella Costituzione siciliana federiciana e negli
statuti comunali italiani: trattasi di delitti rurali; ribellione alla soggezione dell’imperatore e del pontefi-
ce; reati di eresia o di violazione della libertà ecclesiastica; delitti politici contro la città dominante (i cd.
crimina lesae maiestatis); usurpazione della giurisdizione cittadina; violazione delle regole di elezioni
locali; disobbedienza e ribellione alla città dominante; imposizione di dazi, licenze, collette senza auto-
rizzazione. L’epoca in cui in Italia la responsabilità penale diviene solo individuale è probabilmente
legata al tramonto dell’indipendenza dei comuni verso i principati e alla fine delle corporazioni (XVIII
secolo), MARINUCCI, La responsabilità penale delle persone giuridiche. Uno schizzo storico-dogmatico,
in Riv. trim. dir. pen. econ., 2007, 447 ss. Nel XVIII secolo si affermò l’opposta impostazione
dell’incapacità giuridica di commettere i reati (societas delinquere non potest), la quale, dapprima, ven-
ne superata negli ordinamenti di Common law con l’avvento della prima rivoluzione industriale. L’ente,
venne inizialmente sanzionato solo per responsabilità oggettiva nei casi di public nuisance di carattere
omissivo (la decisione guida fu pronunciata dal Queen’s Bench nel caso Reg. v. The Birmingham and
Gloucester Railway Company del 1842). I giudici inglesi ritennero presto perseguibili anche i reati
commissivi. Successivamente, con l’avvento della teoria della immedesimazione, la responsabilità ogget-
tiva lasciò il passo ad una responsabilità avvinta dalla colpevolezza: la societas veniva ad essere identifi-
cata con gli stessi soggetti che nell’esplicazione delle funzioni sociali avevano commesso i reati. Tale
costruzione venne trasfusa nell’Interpretation Act del 1889, nella quale si stabiliva che
«nell’interpretazione di tutti i testi legislativi relativi a un crimine […] l’espressione person dovrà include-
re le corporazioni, a meno che non risulti un’intenzione contraria», ALESSANDRI, Il criterio di imputa-
zione all’ente nei reati colposi, in Responsabilità individuale e responsabilità degli enti negli infortuni sul
lavoro, a cura di Compagna, Napoli, 2012, 251 ss. Di recente si segnalano a livello legislativo due im-
portanti novità: il Corporate Manslaughter and Corporate Homicide Act del 2007 che ha introdotto la
fattispecie di «omicidio colposo della persona giuridica», (v. TORRE, Riflessioni sul diritto britannico in
tema di responsabilità penale degli enti: il corporate killing, in Riv. trim. dir. pen. econ., 2009, 253 ss.)
ca condotta del singolo individuo risulta strumentale all’utile collettivo: le stra-
tegie d’impresa, le perpetrate carenze nella valutazione, nella prevenzione,
nella gestione dei rischi assumono un rilievo preponderante nella commissio-
ne dei crimini .
Ma vi è di più. Le offese ‘industriali’ non si fermano ai cancelli d’ingresso del-
la fabbrica, ma si proiettano all’esterno generando una vittimizzazione di mas-
sa. Da qui la necessità di garantire effettività alla tutela “penalistica” dei beni
giuridici individuali, collettivi, istituzionali, a fronte degli attacchi generati dalle
patologie del sistema economico .
La presa di coscienza dell’importanza dello strumento in esame è emersa nel-
la politica del legislatore, il quale ha progressivamente ampliato l’applicazione
della disciplina “penale” dell’ente, estendendola, tra l’altro, alla tutela
2. Il d.lgs. 231 del 2001 ha riconosciuto la capacità «delle persone giuridiche,
delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica» di risul-
ed il Bribery Act del 2010 che sanziona penalmente per omessa prevenzione della corruzione persone
giuridiche che non hanno adottato adeguate procedure volte a prevenire le condotte corruttive (v. FAG-
GIANO, La responsabilità delle imprese nel UK Bribery Act: prime riflessioni su strategie di compliance
e implicazioni per le società italiane, in Resp. amm. soc. ed enti, 2011, 1, 21 ss.). Solo a partire dalla
fine del XX secolo gli ordinamenti continentali ripresero in considerazione l’opportunità di sanzionare
penalmente soggetti collettivi , per la prima volta in Francia, con il Code pènal del 1994, DE SIMONE, Il
nuovo codice francese e la responsabilità penale delle personnes morales, in Riv. it. dir. proc. pen.,
1995, 189 ss. La gran parte dei paesi di Civil law, sotto la spinta di un impulso regolativo internazionale,
predispose la responsabilità diretta (penale) degli enti, autonoma rispetto a quella (eventuale) delle
persone fisiche che agiscono per la società, cambiando il volto normativo dell’Europa continentale che
non conosce più paradisi di impunità per la criminalità delle imprese (anche se la normativa è etichetta-
ta come responsabilità amministrativa, ad esempio in Italia, Germania, Spagna), MARINUCCI, La re-
sponsabilità, cit. 447.
Per un quadro esaustivo sulle posizioni emerse in merito alla opportunità di “punire le persone giuri-
diche” v. TIEDEMANN, La responsabilità penale delle persone giuridiche nel diritto comparato, in Riv.
it. dir. proc. pen., 1995, 615 ss.
La punizione degli enti collettivi, nel quadro evolutivo del diritto penale classico, parrebbe rappresen-
tare «una rottura dirompente con gli schemi del recente passato, ossia con la tradizione penalistica mo-
derna che origina con l’Illuminismo», tuttavia si può «cogliere in questa innovazione l’ultima fase di uno
sviluppo teorico unitario, che va nella direzione del progressivo allontanamento dalla concezione natu-
ralistica del reato. Le tappe di questa evoluzione sono note: senza pretesa di completezza, si pensi al
passaggio della tutela dei beni giuridici individuali a quella dei beni superindividuali, all’emersione –
accanto ai reati di azione – di quelli omissivi per definizione privi di una condotta naturalistica e imper-
niati su valutazioni ipotetiche di causalità, al superamento del primato dell’imputazione dolosa in setto-
ri, sempre più vasti, dove trionfa il normativismo della colpa e ancora al passaggio dal giudizio di colpe-
volezza morale al rimprovero fondato sull’evitabilità del fatto», GIUNTA, La punizione degli enti colletti-
vi:una novità attesa, in La responsabilità degli enti: un modello di giustizia “punitiva”, a cura di De
Francesco, Torino, 2004, p. 37.
co. 1. cit. 15. 2002. 12. e giust. 8 Il contenuto della colpevolezza ricalca quello dei compliance programs statunitensi inaugurati dalle Federal Sentencing Guidelines for Organizations. trim. La personalità è l’elemento che viene valorizzato dall’importanza che il legi- slatore riserva all’organizzazione (rectius: alla colpa di organizzazione – artt. ancor più ineludibili. L’autonomia è facilmente desumibile dal tenore dell’art. Il “fatto di connessione” tra responsabi- lità individuale e responsabilità corporativa. almeno in parte. cit. p. econ. trim.lgs. n. pen..che muta di fisionomia a seconda della posizione che l’autore assume 8 nell’organigramma aziendale ) e ai criteri di ascrizione del reato (art. Si ispira al modello legale per imputazione. n. 304. 20. Sembrerebbe indiretta. autonoma ed even- tualmente concorrente con quella dall’autore del reato presupposto. di importazione . o a suo vantaggio. 6. prevede una responsabilità personale che è diretta. secondo il quale «la responsa- bilità dell’ente sussiste anche quando: a) l’autore del reato non è stato identificato o non è imputabile. Ebbene. 8 giugno 2001. composta dal reato e dai criteri d’imputazione dello stesso. La cd. tuttavia è da ritenersi diretta per- 9 ché non è sussidiaria.lgs. 6 della legge generale di depena- lizzazione. dir. 6. 2001. ed è confermata nella Relazione al d. né alternativa a quella della persona fisica . in Dir. 8 d. DE SIMONE. 3 . 2. esso rientra proprio nel novero delle ipotesi in relazione alle quali più forte si avvertiva l’esigenza di sancire la responsabilità degli enti».. In argomento v. calibrato sul «tentativo di contemperare le ragioni dell’efficacia preventiva con quelle. In realtà indica l’intera fattispecie a struttura complessa. se l’eventualità di un reato commesso da un soggetto non imputabile “ha un sapore più teorico che pratico”. n. Relazione al d. n... 231. dir. 2002. 7 Infatti. 10 Essa «risulta ad un tempo eventualmente concorrente con quella della persona fisica e ad un tempo subordinata al reato realizzato dalla persona fisica e autonoma dalla responsabilità di quest’ultima» GIUNTA. dunque. p.lgs. quella del fatto di reato commes- so da una persona fisica non identificata «rappresenta un fenomeno tipico della criminalità d’impresa: anzi. pen. 7 Relazione al d. econ. ARCHIVIO PENALE 2013. L’ente risponde per fatti di reato commessi dai soggetti qualificati (apici o su- bordinati) nel suo interesse e. 8 giugno 2001. 9 Si definisce diretta per distinguerla dalla responsabilità solidale ex art. b) il reato si estingue per una causa diversa dall’amnistia». 102. accede a quella della persona fisica per il fatto di connessione. in Riv. 5). p. La responsabilità dell’ente. 501. 2004. 20.8) . 231. 7 .lgs. 1 e 55. 20. DE MAGLIE. della massi- ma garanzia ». Milano. MANNA. o il reato è estinto per una causa diversa 10 dall’amnistia (art. Ma tale espressione non deve fuorviare l’interprete facendo intendere che l’illecito amministrativo sia un qualcosa di diverso dall’illecito penale. in Responsabilità individuale e responsabilità degli enti.. responsabilità amministrativa delle persone giuridiche: un primo sguardo d’insieme.. 6 Il decreto 231 edifica un modello. Il “fatto di connessione”.. Attività bancaria e responsabilità ex crimine degli enti collettivi. 689 del 1981. 302 ss. cit. L’etica e il mercato. 45. co. 5 La capacità dell’ente di commettere l’illecito amministrativo si evince dalla lettera della legge agli artt. 231. in Riv. 6 DE SIMONE. 3 5 tare responsabili di fatti costituenti reato . co. ed è anche autonoma perché sussiste anche quando l’autore del reato non è stato identi- ficato o non è imputabile.
n. appare dirimente analiz- zare la natura giuridica della responsabilità degli enti. in Riv. 25-septies e delle contravvenzioni in materia ambientale di cui all’art. n 231 del 2001. tra gli altri AMARELLI. Le sanzioni a carico degli enti nel d.. Pagliaro. continue estensioni. lungi dal costituire un mero esercizio di esegesi dogmatica. determina importanti ripercussioni sia sotto il profilo del vaglio di costituzionalità della disciplina che sotto quello dell’etero- integrazione delle lacune della stessa. dir. che rappre- sentano parte del nucleo esistenziale e funzionale del sistema. un terzo orientamento. Padovani. 2006. dir. MARINUCCI. La risoluzione della questione. it. Le criticità riscontrate investono principalmente la tenuta dei criteri d’imputazione oggettiva dell’interesse e del vantaggio. La responsabilità. in Grosso. agganciata alla progressione di gravità degli illeciti da cui deriva la responsabilità ». Profili pratici della questione sulla natura giuridica della responsabilità degli enti. DE VERO. it. la cui soluzione si river- bera sulla conformità costituzionale della soluzione interpretativa adottata. 167. La natura giuridica della responsabilità da reato degli enti è assai contro- versa. proc. il ‘codice di responsabilità degli enti’ è costantemente sottoposto ad un continuo lavorio interpretativo.. Fondamentalmente sono tre le opzioni praticate in dottrina. Parte 4 . cit. 67. La responsabilità delle persone giuridiche. ROMANO. 400. pen. determinato dalla tecnica di fondazione diacronica tra la parte generale e la parte speciale dello stesso: i «Principi ge- nerali e criteri di attribuzioni della responsabilità amministrativa» sono inte- ressati quotidianamente dal vaglio di compatibilità con la struttura degli illeciti progressivamente inseriti. in Riv. altri (è questa l’impostazione maggioritaria) ritengono che sia 13 una responsabilità sostanzialmente penalistica . Le principali difficoltà esegetiche si sono di recente palesate con l’introduzione di delitti colposi di evento in materia di sicurezza sul lavoro di cui all’art. La responsabilità ammi- nistrativa degli enti. in La responsabilità degli enti. 2002. Ancor prima. nel corso del tempo. ARCHIVIO PENALE 2013.lgs. proc. a tal riguardo risulta utile un’indagine sulla valenza attribuita agli stes- si dalla dottrina e dalla giurisprudenza. in Riv. DE VERO. 3. “Societas puniri potest”: uno sguardo sui fenomeni e sulle discipline contemporanee. 1201 ss. La disciplina sanzionatoria si distingue per una «sapiente miscela tra sanzioni pecuniarie ed interdittive. 3 I fatti di reato imputabili all’ente sono espressamente previsti dal legislatore all’interno di un ‘catalogo’ che ha conosciuto. 13 Per la tesi penalistica. Ebbene.. Trattato di diritto penale. 25-undecies. deli- 11 GUERRINI. 2002. soc. 12 Per la tesi amministrativistica. 11 Orbene. società o associazioni: profili generali. Taluni sostengono che la responsabilità degli enti abbia natura puramente 12 amministrativa . pen.
18 febbraio 2010. 322. 2009. 19 In argomento. 3 neato nella stessa Relazione al decreto.187-quinquies. 2010. Sez. 1876. n. nel caso della responsabilità “amministra- tiva”.. 2002. dove 15 nonostante la tesi maggioritaria propenda per la natura amministrativa . Bologna. V. e per di più. uomo sulla natura giuridica delle sanzioni: per qualificare come penale una disciplina non si deve adottare un’impostazione formale (nominalistica). Nel senso di responsabilità.. Gli indici sintomatici sono le finalità. J. 5101 ss. Mussoni. Diritto penale. p. Bari.lgs. pur aderendo all’impostazione del tertium genus. 1103. 18 L’assunto è criticabile: la concreta articolazione della disciplina non può essere offuscata da un’etichetta. VI. Responsabilità da reato negli enti collettivi. Sez. MANNA. 14 Difficoltà di qualificazione giuridica emergono anche in giurisprudenza. pen. econ. in base al quale il diritto penale è fatto solo per l’uomo: la persona giuridica sarebbe incapace di azione perché sprovvista di un sostrato antropologico - naturalistico che le consenta di agire. 433 ss. bensì sostanziale che guardi agli effetti prodotti. 3127 ss. Principi generali e struttura del reato. 20 Il legislatore costituzionale ha inteso riferire con l’aggettivo «personale» la responsabilità penale alla persona umana. Brill Rover. 231. cit. Un. Sez. 16. cit. 30 settembre 2009. In materia cfr. 2011. Nel caso di specie hanno ritenuto legittimo il cu- mulo tra la responsabilità amministrativa prevista per gli abusi di mercato (art. 20936 in Foro it.. «il significato primordiale del principio di personalità della re- sponsabilità penale è rappresentato dal vincolo della responsabilità per fatto proprio (autore del fatto e destinatario delle conseguenze debbono coincidere) […] Ora. in La responsabilità degli enti. è in discussione proprio il significato originario e 5 . non mancano pronunce che mostrano di aderire all’approccio del tertium genus16 17 e a quello penalistico . MANNA. DE FELICE. responsabilità. 20 dicembre 2005. 165. 23 gennaio 2011.lgs n.. p. 105 ss.. 20. in ossequio al principio di umanità. Milano.. cit. in ivi.. 15 Cass. 1 e 3. 16 Cass. II.p. 8 giugno 2001. 2006. n. civ. ad un soggetto che per sua natura sia incol- generale.. Ritengono inconcepibile una responsabilità penale che non sia riferita 20 alla persona fisica . Parte generale. in Cass.. ricostruiscono la responsabilità degli enti sulla falsa riga di una responsabilità penale. p. PADOVANI. a cura di Cassese. Cass. ARCHIVIO PENALE 2013. 2012... Milano. 2008. dir. p. 17 Cass. 9 luglio 2009.. responsabilità amministrativa delle persone giuridiche: il punto di vista del penalista. in cui viene affermato che nono- stante l’etichetta. in Riv. A livello costituzionale contestano la compatibilità con l’art. 27 co.. Un. 1938 ss. l’afflittività.. 58 del 1998) e la responsabilità “sostanzialmente penale” di cui al d.. dir. Societas delinquere et puniri non potest: la fine tardiva di un dogma. 2. Milano..lgs. PIERGALLINI. MUSCO. All’uopo rilevano le indicazioni fornite dalla Corte eur. La convenzione europea dei diritti dell’uomo nel diritto penale italiano. enun- ciano la necessità di ancorare il decreto 231 al rispetto dei principi costituzionali che presiedono alla materia penale. 2002. Le pronunce. 2007. 2011. ZAGREBELSKY. Inoltre. almeno para-penale. I sostenitori della tesi amministrativa fanno anzitutto leva sul nomen iuris18: è lo stesso legislatore a qualificare come amministrativa la responsabilità 19 dell’ente . 14 Relazione al d. pen. n. Lezioni di diritto penale. Pen. 2003. Deloitte e Touche s. in Dizionario di diritto pubblico. Sez. trim. le modalità di esecuzione e di comminazione della sanzione oltre che la qualificazione giu- ridica scelta dall’ordinamento. MANES. La cd. VI.a. Id.. FIANDACA. pen. 74 ss. 6ͣ ed. in Cass. 182.. Il nome dei principi e il principio dei nomi: la responsa- bilità “amministrativa” delle persone giuridiche. d. la considera un tertium genus «che coniuga i tratti essenziali del sistema penale e di quello amministrativo» . in Cass. la responsabilità amministrativa degli enti dissimula la sua natura sostanzialmente pe- nale. forse per non aprire ai delicati con i parametri costituzionali dell’imputazione criminale. FIORELLA. 598. M. 2010. ma in realtà penale delle persone giuridiche. Sez. 25-sexies). pen. IV. La cd.. 231 (art. in Cass.
consente di stabilire quale condotta di un essere umano sia rilevante per stabilire se. co. Profili. le conseguenze (positive o negative) di natura non penale rifluiscono sull’ente secondo i criteri dell’imputazione organica. ed ancora. si autorizzerebbe la scissione tra soggetto dell’obbligo e destinatario delle conseguenze. 1 Cost. Cost. Quel che per l’appunto l’art. trasformazione possano rap- presentare. Sotto il profilo costituzionale si afferma la piena riconducibilità del decreto ai principi che governano la materia penale. 22). 21 L’art. «agevoli modalità di elusione della responsabi- lità». 320. p. invece. e cioè degli effetti della inosservanza: diversamente. adempimento. 24 La locuzione «la responsabilità penale è personale». anche il soggetto della responsabilità. (Branca. Sull’altro piano. 1991. 1995. Contra.. Richiamano poi altri aspetti della disciplina che sembrano cozzare con la qua- lificazione in termini penalistici della responsabilità: su tutti. la cui ratio di stampo 23 civilistico stride col principio di personalità della responsabilità . il regime della 22 prescrizione (art. inosservanza. tanto da evidenziare la natura penalistica della disciplina. si può rilevare osservanza. Societas... ma le conseguenze di natura penale si arrestano allo stadio dell’individuazione del soggetto tenuto all’osservanza. i sostenitori della tesi sostanzialmente penalistica denunciano una classica ‘frode delle etichette’.. proc. V. ALESSANDRI. La responsabilità. Commento all’art. 22 MARINUCCI.1202. prevedendo una disciplina severa del regime di prescrizione. p. 3 pevole (rectius: incapace di esprimere un atteggiamento colpevole) e inedu- 21 cabile . Ma l’ente è incapace di colpevolezza: è impossibile rin- venire una volontà psicologica in capo all’ente.). p. richiamando una pluralità di aspetti che riecheggiano moduli e cadenze tipicamente penalistici. 1. cit. del termine «personale» autorizza ad una interpretazione aderente con la formula 6 . quanto la responsabilità della persona giuridica. A fortiori. Contra. cit. in pratica la responsabilità per fatto altrui. p. che si rifà a quello della legge sugli illeciti civili e la di- sciplina delle vicende modificative dell’ente (art. Torino. 364 del 88). comprende tanto la re- sponsabilità della persona fisica. Societas delinquere non potest. n. ad essa. La responsabilità penale personale e colpevole di cui all’art. DE VERO. 27. rispetto ad una norma brachilogicamente diretta all’ente. it. ma per colpa di organizzazione . 1036. 1202. cit. sot- tende l’interesse del legislatore a rendere effettiva la risposta punitiva verso gli enti. 27 co. ROMANO. cit. p. secondo la lettura della Corte costituzionale (sent. n. di cui all’art. La persona può essere sanzionata penalmente solo se. Il nome dei principi. ritiene che sia un «espedien- te giuridico necessario» per evitare che le operazioni di fusione. in Rapporti civili. ina- dempimento e così via […] Com’è ovvio. co. che è al contempo. così come affermato nella Relazione al d. 170.. (Nel ricordo di Franco Bricola). è impossibile muovergli un rimprovero in ragione della sua insensibilità etica.. ARCHIVIO PENALE 2013.. e cioè .. 1 si ritiene configurabile anche nei confronti 24 25 di una persona giuridica . Qualora il costituente avesse voluto limitare il campo alla persona fisica avrebbe dovuto utilizzare termini più specifici. cit. dir. 28 ss. p. pen. vieta». 27 Cost. Societas. E la sanzione che primordiale del principio di personalità […] La normativa di organizzazione legalmente propria del tipo di ente di cui si tratta […] individuando precise persone fisiche legittimate e tenute ad agire per l’ente. scissione. PADOVANI. 27. sia impu- tabile il fatto di reato almeno a titolo di colpa. in Riv.lgs. AMARELLI. Comm. 22. 1 Cost. consacra il principio della responsabilità colpevole. la pena non può esperire alcuna funzione rieducativa nei confronti dell’ente. «L’utilizzo. 150. e non può non essere. Pizzorusso). 27 co. ribalta l’argomento sostenendo che l’art. una volta determinato se una certa norma sia stata o meno osserva tata.. 17. 23 MARINUCCI.
27 «La responsabilità delle persone giuridiche. 26. Genera così un’aspettativa sociale: si pretende che l’ente. le misure pecuniarie e interdittive affliggono beni essenziali dell’ente. lo sbarramento della pretesa incapacità di azione da parte della persona giuridica è superabile «in una prospettiva di individuazione di criteri di iscrizione normativa. inteso nella sua accezione minima (come responsabilità per fatto altrui)». p. p. La punizione degli enti.. manca «un corpo da straziare e un animo da umiliare». Ciò che si imputa al soggetto collettivo è di non essere stato all’altezza delle aspet- tative sociali di comportamento: in questo modo la colpevolezza si orienta alla tutela dei beni giuridici e non si esaurisce nella retribuzione di una colpevolezza morale ancorata sulla possibilità di agire altri- menti». 5. com- prensivo anche della persona giuridica». MANNA. e la viola- zione di tali obblighi. La sanzione nei confronti della persona giuridica può. cit. riceve il nome di «persona». p. in La responsabilità degli enti. In questa ipotesi la colpa dell’ente è costruita sul modello della c. sia se si tiene conto delle condotte legate al c. La cd. GIUNTA. è parimenti vero che quello della volontà storica è un canone erme- neutico poco indicato per l’interpretazione dei principi costituzionali. quindi. alla teoria organici- sta. Inoltre. a prevenire il rischio reato e.. sia a svolgere la funzione rieducativa . ovvero la chiusura dello stabilimento. nel formulare l’art. se non par dubbio che. colpa di organizzazione. 27.d.lgs n.. co. comma 1. mediante meccanismi di controllo interno ponga in essere idonee ed efficaci ‘controspinte’ alla realizzazione di reati. nell’ambito della responsabilità degli enti. 25 Non bisogna sopravvalutare i contenuti etici del giudizio di colpevolezza.. co. l’art 3 d..d. La 7 . responsabilità.. «La colpevolezza giuridica (prima di quella morale) si pone in relazione con gli obblighi di un soggetto verso la società. Infatti. legislativa in grado di abbracciare nel suo raggio d’azione. destinati a supplire alla carente capacità naturalistica di azione dell’ente e tuttavia compatibili con il principio di personalità della responsabilità […] la persona giuridica è normativamente capace di azione. Si pensi per tutte. cit. Cost. cit. nell’impianto sanzionatorio 231. stabili- sce che l’ente risponde per i reati che sono stati commessi nell’interesse o a suo vantaggio. 27. infatti. che nel linguaggio dell’ordinamento. cit. tramite il ricorso a nessi di collegamento che permettano di riferirle il fatto. appare basata soprattutto sui c. La cd. MARINUCCI. compliance programs. PALIERO. la responsabilità di ogni soggetto titolare di diritti e destinatario di doveri. 1. 1201. PALIERO. n. reintegrative e di adozione successiva dei complian- ce programs. 1110. La responsabilità penale della persona giuridi- ca: profili strutturali e sistematici. individuando così il parametro oggettivo di ascrizione della responsabilità. 27. cit. Il visibile aggancio alla teoria dell’identificazione ovvero dell’immedesimazione organica permette di affermare la piena compatibilità tra la responsabilità dell’ente e il principio sancito nell’art. Ad esempio. p. secondo la quale le azioni dei soggetti che agiscono in qualità di organi dell’ente sono da ritenere azioni dell’ente. an- che nei confronti dell’ente collettivo. 1109. «In secondo luogo. ovverosia su quei meccanismi che tendono proprio. responsabilità am- ministrativa. MANNA. 22. La responsabilità penale. in quanto idonee sia ad esprimere il giudizio di disvalore eti- 27 co sociale. p. 26 Contra. i costituenti non intendevano riferirsi che alla responsabilità della persona fisica. 507 del 1999 prevede la sospensione o la revoca della licen- za o dell’autorizzazione. perché. nel decreto in esame. 3 da essa origina può perseguire finalità rieducative ex art. cioè risarcitorie. Societas. cit. Cost. autorizza la formulazione di un giudizio di disvalore. che all’art.d. in quanto intrisi di contenuti me- tagiuridici destinati al superamento della dimensione positivistica del diritto». si afferma che un analoga intensità afflittiva è riscontrabile in numerose disposizione di diritto amministrativo. 3. a tenere un comportamento secundum ius.. quali il 26 patrimonio e la libertà di azione : sono in grado di svolgere le funzioni pro- prie delle pene. anche se posti in essere da un soggetto collettivo. ambire al raggiungimento di obiettivi irraggiungibili con le pene detentive. 38. p. che fanno intendere come una delle funzioni della responsabilità dell’ente e delle relative sanzioni sia senz’altro la prevenzione speciale […]. Questa è stata la strada imboccata dal decreto legislativo in esame. post factum. ARCHIVIO PENALE 2013. all’interno dell’azienda. Il sistema 231 valorizza il rispetto di adeguate regole di diligenza auto-imposte da parte della società e finalizzate a prevenire la commissione di reati.
32 AMARELLI. cit.d.. ma allo stesso tempo.. nel senso che la devoluzione al giudice penale sottrae la cognizione alla competenza del giudice o dell’autorità ‘natura- li’. della punibilità dell’ente anche nelle ipotesi tentate (art 26) . e dove il giudice penale competente per il reato presupposto conosce anche della responsabilità da reato dell’ente. 322. cit. ARCHIVIO PENALE 2013. 33 AMARELLI. p. DE VERO. cit. 314. La responsabilità. La persona giuridica risponde per un fatto qualificato come illecito pena- le dal legislatore. e ad applicare le relative sanzioni […] Ma si tratta di situazioni in qualche modo ‘eccezionali’. la responsabilità dell’ente viene accertata all’interno di un procedimento penale. responsabilità. simultaneus processus ed irroga anche all’ente la relativa san- 29 zione con un provvedimento giurisdizionale (art. e in qualche caso anche amministrativa).. Del diritto penale della persona fisica condivide i principi e le garanzie fondamentali.4). 171. per diuturna tradizione. si ritiene incline ad un approccio penalistico la disciplina della successione delle leggi 30 nel tempo (art. che è tale a seguito di un giudizio di meritevolezza della pe- 33 na compiuto avendo riguardo al rango del bene tutelato : sarebbe contraddit- torio qualificare come amministrativo un illecito «il cuore della cui fattispecie è costituito da un reato» e ciò solo per la natura del soggetto che ha com- 34 messo la violazione. cit. 35 peculiare in quanto modellato sui soggetti collettivi . p. 36) . il sistema 231 sembra delineare un “nuovo diritto penale”. cit. 31 Tale formula non trova alcun riscontro nel settore del diritto amministrativo sanzionatorio. 1111. 30 DE VERO. AMAREL- LI.. nel senso che il giudice penale è il giudice naturale precostituito per legge all’accertamento e alla definizione della relativa responsabilità». pp. 179. 14. L’ambientazione processuale è l’altro elemen- to utilizzato per sostenere la natura penale della responsabilità e della correla- 28 ta sanzione . 313. n. sono irrogate all’esito di un procedimento che ricalca «quasi pe- dissequamente» quello penale. p. Nei confronti della persona giuridica. Nel caso della responsabilità amministrativa degli enti l’attribuzione al giudice penale è viceversa istituzionale. dove il pubblico ministero svolge le indagini prelimina- ri ed esercita l’azione penale. Profili.. 1112. p. 8 . Infatti. cit. La responsabilità. MANNA. La cd. La responsabilità. 28 «Si può replicare che il giudice penale è spesso chiamato ad accertare anche forme di responsabilità diverse da quella penale (civile.. Un ulteriore elemento viene altresì ravvisato nella natura dell’interesse viola- 32 to . reimpostandone la condotta di vita». 3 Le sanzioni. dallo stesso differisce perché assume come destinatario una persona sanzione all’impresa può permettersi un’invadenza e una violenza che un diritto penale moderno e rispettoso della dignità umana non può permettersi. 171. 3) .. La responsabilità. PADOVANI.. il diritto pe- nale può permettersi di operare una riformulazione completa della sua struttura e della sua personalità. 34 DE VERO. p. secondo la regola del c. della rilevanza extraterritoriale dell’illecito dell’ente 31 (art. Ed ancora. 231. 35 La responsabilità degli enti rappresenterebbe il terzo binario del diritto penale che si aggiunge a quelli previsti per la persona fisica. Profili. p. cit.. 29 DE VERO. Profili. Il nome dei principi. Verosimilmente. cit. p. p. cit.
ARCHIVIO PENALE 2013. Ed ancora v. viceversa il vantaggio (che assume con- notati marcatamente oggettivi.. Gip. Tuttavia. cit. responsabilità penale e principi costituzionali. 37 Cfr. 5. dove sempre in ragione della natura amministrativa della responsabi- lità è stato escluso che l’art. 112 Cost.. 2. nega che possano porsi questioni di legittimità della normativa con riferimento ai parametri costituzionali che 37 governano il diritto penale . in considerazione della natura amministrativa della responsabilità degli enti è stata dichiarata la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale involgenti la “presunzione di colpevo- lezza” emergente dagli artt. 231. 25 co. 111. Il tenore letterale della disposizione sembra conferire un distinto significato ai due requisiti. La differenza intercorrente tra l’interesse e il vantaggio starebbe nel fatto che il primo «caratterizza in senso marcatamente soggettivo la con- dotta delittuosa della persona fisica e che (sotto il profilo dell’accertamento) “si accontenta” di una verifica ex ante. n.penalecontemporaneo. co. potesse operare come parametro di costituzionalità del de- creto.it. 8 marzo 2012. 3615. 2. Espenhahn). 231 del 2001. mira a coniugare l’efficacia preventiva della sanzione con il rispetto del divieto di responsabilità 38 per fatto altrui . 16. 160. aderendo alla soluzione amministrativistica. disponibile sul sito www. 28 febbraio 2013. n.it. La punizione degli enti. Trib. Uff. il decreto 231 si espone al giudizio di compatibilità con i principi 36 costituzionali di stampo penalistico . 25. Persone giuridiche. 39 Relazione al decreto legislativo 8 giugno 2001. 2010. n. la giurisprudenza maggioritaria. 3 collettiva. Sez. AMARELLI. 1 d.lgs. Sulle potenziali ipotesi di illegittimità costituzione v. 27. 9 . Trib. pp. L’impostazione è stata confermata dal giudice dell’appello (Corte app. Espenhahn. Cost. 39 I due termini esprimerebbero «concetti giuridicamente diversi.lgs. diventerebbero «giustiziabili da parte della Corte costituzionale al fine di vagliare la legittimità (…) delle singole disposizioni normative che compongono il d. 7. 231». 7 e l’indeterminatezza in riferimento ai modelli organizzativi disciplina- ti dagli artt. 40 36 I principi sanciti agli artt. n. 30 gennaio 2006. tanto) che può essere tratto dall’ente anche quando la persona fisica non abbia agito nel suo interesse. cit. 5 co. Torino. 17. 40 Cass. 1 e 2. co 1.. cit. DE SIMONE. 3.. Milano. 38 GIUNTA. Ciò in quanto la formula legislativa traduce in termini norma- tivi il rapporto di immedesimazione organica tra autore del fatto ed ente. Pertanto. pur se di fatto eventualmente non realizzata – in conseguenza dell’illecito rispetto ad un vantaggio obbiettivamente conseguito all’esito del reato perfino se non espressamente divisato ex ante dall’agente ». potendosi di- stinguere un interesse “a monte” della società ad una locupletazione – prefi- gurata. 4. 40. Torino. II. consultabile sul sito www.penalecontempo-raneo. richiede sempre una verifica ex post ». L’art. 6. p. Profili. 6. 15 aprile 2011. ord. cit. in Crimi- nalia. dove.. 626 ss. collegando la responsabilità degli enti ai «reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio».
proc. n. p. il fatto commesso. 23 giugno 2006. 89. 2007. 16. 27 Cost. pen. proc. ovvero di politica d’impresa. 42 DE VERO. disponendo che l’ente non risponde se l’agente abbia commesso il fatto nell’interesse esclusivo proprio o di terzi. 32627. 231: l’art. non po- trebbe essere ritenuto un suo fatto proprio. co. 425. Ulteriori conferme sarebbero fornite dal combinato disposto di cui agli artt. dir. 2006. 42 Il dato viene rinvenuto nella lettura sistematica dell’art. Pertanto il solo criterio dell’interesse risulterebbe idoneo a tratteg- 41 PULITANÒ. pur apportando un vantaggio all’ente. 231. n. n. pp. 44 Cass.. 5. cit.. 3 Tuttavia. Sez. dir. 1131. 2001. 43 Relazione al decreto legislativo 8 giugno 2001. it.. 82 ss. n. pen.: affinché si possa muovere un rimprovero all’ente è necessario tener conto della sua realtà in termini di difetto di organizzazione. pen. 12 riduce della metà la sanzione pecuniaria se l’autore del reato ha commesso il fatto nel prevalente interesse proprio o di terzi e l’ente non ne ha tratto vantaggio o ne ha tratto un vantag- 45 gio minimo . VI. pur essendo concettualmente ed empiricamente distinto dal primo.. scioglie il rapporto di immedesima- zione organica tra l’autore e lo stesso ente. Sulla scorta di tali argomentazioni. La Fiorita. Se ne deduce che la responsabilità sussisterebbe a fronte di un minimo interesse dell’ente anche in mancanza di un suo vantaggio. 2. Struttura e natura giuridica dell’illecito di ente collettivo dipendente da reato.lgs. la valenza attribuita al criteri in esame è assai discussa. 46 L’interesse rappresenterebbe «il canale di collegamento realmente indefettibile tra il reato commesso e la persona giuridica. La responsabilità «da reato» degli enti: i criteri di imputazione. In tale evenienza. La responsabilità. ex art. di per sè estraneo alla 43 44 ‘volontà’ dell’ente . ove riscontrabile. 5. d. viene escluso che il criterio del vantaggio possa rivestire un ruolo autonomo nell’imputazione del fatto di reato 46 all’ente . co. 5. e comunque non realmente alternativo». d. in Riv. L’interesse dell’ente collettivo quale criterio di iscrizione della responsabilità da reato. in Riv. 10 . 1 lett. in Cass. a).lgs.. Luci ed om- bre nell’attuazione della delega legislativa. ARCHIVIO PENALE 2013. 231 : il co. 158. it. n.. giuoca un ruolo sostanzialmente comprimario. DE VERO. 2002. cit. dato che si tratterebbe di un vantaggio fortuito. Di talché. 1 ed 12. mentre il vantaggio. Taluni ritengono che quello dell’interesse sembra essere l’unico criterio rilevante ovvero che l’interesse e il vantaggio costituiscono nella struttura della 41 norma un’endiadi . 45 SELVAGGI. Napoli.. La tesi è stata fortificata da chi ha relegato il vantaggio a mero indice probato- rio della sussistenza dell’interesse e da chi ha ritenuto che il vantaggio non possa da solo garantire il rispetto del principio di personalità. «il giudice non dovrà neanche verificare se la persona morale abbia per caso tratto un vantag- gio» .
pp. 2007. cit. 425. 1114. in Riv. si consentirebbe ad una interpretatio abrogans dell’art. n. La responsabilità degli enti. come proiezione della condotta idonea a produrre un benefit per l’ente . it. Leggi complementari. La responsabilità. come criterio di connessione con l’atteggiamento psicologico della persona fisica. La prima ipotesi implica un’indagine nella sfera psicologica dell’autore del reato volta a ricercare la finalità o anche la consapevolezza di agire in vista di una possibile utilità dell’ente. La responsabilità. 56 c. Chiarita la pretesa rilevanza del criterio d’imputazione dell’interesse. si perviene ad un risultato contra legem qualora si consideri l’interesse l’unico 53 criterio operante.p.) . p. resta da comprendere se lo stesso debba assumere rilevanza in senso subiettivo. in Responsabilità individuale e responsabilità degli enti. p. L’interesse dell’ente quale criterio di iscrizione della responsabilità da reato colposo. p. p. Si 51 ritiene che ai fini del suo accertamento possano trovare utile applicazione i requisiti oggettivi del tentativo (art. Tuttavia. ravvisare la responsabilità 50 dell’ente nel caso in cui rimanga ignota l’identità del reo . Più convincente è quindi la tesi che ricostruisce l’interesse in chiave oggettiva. cit. La responsabilità da reato degli enti nel sistema sanzionatorio italiano: alcuni aspetti pro- blematici.. Manuale di diritto penale. PULITANÒ. GIUNTA. 50 PELISSERO. 1114. La cd. Attività bancaria. 425. 3 giare l’atteggiamento complessivo dell’ente e a fondare la responsabilità dello 47 stesso . ovvero in senso obiettivo. in Antolisei. cit.. ARCHIVIO PENALE 2013. MANNA. “Interesse o vantaggio” dell’ente e reati (colposi) in materia di sicurezza sul lavoro. con la conseguenza.. 48 MANNA. p.l’idoneità e la non equivocità . di radicare la responsabilità dell’ente sulla singola rappresentazione.. 2004.355 ss. cit. 672. p.. dell’agente . 395. 11 . PELISSERO. p. a cura di Grosso. 13ͣ ed.in 52 rapporto all’intenzione di conseguire un vantaggio .. responsabilità. 2011. volgendo lo sguardo alla compatibilità dell’interesse con la struttura dei reati colposi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro di cui all’art.. 53 RIVERDITI. 49 PULITANÒ. e di conseguenza. Milano. Tale tesi si espone però a critiche non facilmen- te superabili. Ed ancora contraddice l’autonomia del sistema 231: sarebbe impossibile. La responsabilità. in que- sta Rivista. sia in chiave soggettiva che oggettiva . La responsabilità. La cd. 865. p. 51 DE SIMONE. 52 DE SIMONE. 7. vol I. econ. cit. cit.. 8. 671. In primis apre la struttura della responsabilità da reato ad un inopportuno 48 ingresso dell’atteggiamento psicologico . cit. 865. cit. responsabilità. irragionevole. eventual- 49 mente erronea. 25-septies.. 2. in quanto oggettivatosi nel fatto di reato. in ottica soggettiva. in argomento v. pen. Aderendo alla tesi 47 SELVAGGI. dir.. Si sostiene che la rilettura dell’interesse in senso oggettivo sia più coerente con l’intero sistema della responsabilità degli enti.
lgs. 231 del 2001. in Riv. Osservazioni in tema di attribuzione all’ente collettivo dei reati previsti dall’art. it. dato che il criterio oggettivo d’imputazione non rappresenta l’unica moda- lità di connessione tra il reato e la societas. In dottrina si evidenzia che l’argomento utilizzato dalla tesi monistica. 55 EPIDENDIO. Se così non fosse. colpa di organizzazione (artt. in D. ARCHIVIO PENALE 2013. 5. si distingue a seconda che il fatto venga commesso con colpa cosciente o incosciente. 2008.. incen- trato sul rapporto tra i diversi commi dell’art. 54 comportando un evidente vulnus di tutela. 25-septies sarebbe inapplicabile. 231) che svolge un 54 DOVERE. n. Opera. 56 SELVAGGI.lgs. dir. cit. L’interesse collettivo. il criterio sog- gettivo della cd. Tuttavia. econ. in ogni caso. 327.231/2001: dieci anni di esperienze nella legislazione e nella prassi. 2011. tale da incardinare la responsabilità dell’ente per tutti i reati presupposto che avvantaggino (anche fortuitamente) l’ente. 28. ed essendo compiuto nell’ambito dell’attività d’impresa. l’ente sarebbe chiamato a rispondere per un fatto altrui. Tale considerazione sembrerebbe avvalorare la natura dualistica della formula accolta sia dalla Relazione al decreto. è mal posto. sia 56 sotto un profilo patrimoniale e che non patrimoniale . p. PIFFER. mai potrebbe agire nell’interesse dell’ente . il secon- do comma prende in considerazione un caso eccezionale: la persona fisica – che nell’ambito di un’impresa opera nell’interesse e a vantaggio dell’ente in virtù del rapporto di immedesimazione organica – commette il reato nel pro- prio esclusivo interesse o di un terzo. Di converso. 12 . n. n. Si obietta che non potrebbero essere tollerate ipotesi di responsabilità oggetti- va. 7 d. 6. in Gli Speciali de Le società. ignorando (e similmente di- menticandosi) di agire in violazione di regole cautelari. La responsabilità degli enti per reati colposi. si afferma che il vantaggio rappresenterebbe un criterio di notevole estensione della responsabilità. che dalla giurisprudenza di le- gittimità.. 6. 40. In tali casi l’art. Invero.lgs. Poiché l’illecito si caratterizza per la non volontarietà della condotta (e maggior ragione delle sue conseguenze) si esclude la possibi- lità di far rispondere l’ente per un illecito commesso con colpa incosciente (e analogamente per culpa in vigilando): l’autore. È un’ipotesi estrema che porta il legisla- tore a derogare la disciplina del primo comma e a consentire che l’ente non risponda anche se abbia tratto un obiettivo vantaggio. 25-septies del d. verrebbe considerato sempre commesso 55 indirettamente nell’interesse dell’ente . pen. l’opposta imposta- zione consentirebbe di radicare sempre ed in ogni caso la responsabilità dell’ente (anche nelle ipotesi di colpa incosciente): l’illecito colposo non po- trebbe mai essere realizzato nell’interesse dell’autore. 3 soggettivizzante.
. anche se. 61 Così DE SIMONE. Il vantaggio. che un ruolo signifi- cativo lo possa svolgere anche nel campo dei reati dolosi. il criterio del vantaggio si ritiene possa svolgere una funzione selettiva. in quanto aderente al dettato 59 normativo.: l’idoneità. 60 Si rinvia al § 5.p. Il legislatore italiano ha apparentemente avvertito l’esigenza di presidiare 57 AMARELLI.. 231 del 2001. soprattutto se si volge lo sguardo alla rilevanza dei beni giuridici in gioco. p. Il vantaggio può svolgere un ruolo selettivo ed autonomo. n. non si evincono nel testo del decreto aggettivi di specifica- zione (come ad es. I criteri oggettivi di iscrizione del reato all’ente collettivo ed i reati in materia di sicurezza sul lavoro. rappresenta il suo referente 61 naturale . pertanto. 59 AMARELLI. nel senso che dovrebbe comportare una presunzione juris tantum circa la sussistenza di un interesse della persona giuridica.la realtà imprenditoriale. Ma dal conteso in cui opera il decreto 231 . soprattutto nello 60 specifico settore degli illeciti colposi . p. o l’intenzione di conseguire lo stesso. il dover dimostrare che l’autore ha commesso il reato-presupposto nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.lgs.. 62 7. 280. p. non sarebbero “punibili” gli enti quando la violazione delle regole cautelari dipenda una culpa in vigilando e ciò non si traduca in un effettivo profitto o risparmio di spesa per l’ente. 10. alla quale spetterà. p. cit.2. 38. dato che rischia di tenere fuori dalla tutela “penale” situazioni altrettanto meritevoli. una lettura meramente economica del vantaggio . Inoltre. altresì. il quale sottolinea che «l’unica chiave di lettura che consenta di attribuire a questo criterio un’autonoma rilevanza – perlomeno in relazione ai fatti dolosi – sia quella processualistica: l’accertato conseguimento di un vantaggio per la persona fisica dovrebbe determinare un’inversione dell’onere della prova. La Responsabilità. ARCHIVIO PENALE 2013. 56 c. 62 AMARELLI. cit. difettava dei reati ambientali. DE VERO.si ritiene possibile. 27 Cost. La responsabilità. in Dir.. domina- 58 ta da una logica economica . I criteri oggettivi. 7. sulla base di tale assunto. 38. La versione originaria del d. “patrimoniale”) idonei a perimetrare il raggio di azione del concetto.1. pen. cont. cit. 2013. così da rompere il nesso di immedesimazione organica che altrimenti lo avrebbe legato alla socie- tas». cit. I criteri oggettivi. nonostante le esplicite indi- cazioni della legge delega. 58 La rilettura in chiave economica del vantaggio è assai criticata. Si sostiene. dove l’interesse svolge un ruolo assorbente ai fini dell’ascrizione della responsabilità all’ente. è un termine di relazio- ne che deve essere posto in collegamento con un altro referente concettuale. Ciò si desume dal tipo di accertamento che i sostenitori della tesi monistica (dell’assorbenza dell’interesse) ritengono si debba seguire col rinvio ai criteri di cui all’art. Ad esempio. 13 . Senza il referente del vantaggio sarebbe assai difficile anche giudi- care ex ante la sussistenza dell’interesse . 3 57 importante ruolo selettivo dei fatti penalmente rilevanti imputabili all’ente e consente di mantenere inviolato il principio di colpevolezza di cui all’art.. al pari dell’univocità. in effetti.
lgs. non può essere privato della protezione penalistica sia individuale che collettiva . p. ecocentrica. e uno degli argomenti di maggiore fri- zione con la normativa comunitaria. Parte generale. p. Profili dommatici e politico-criminali. in quanto. secondo le associazioni di catego- ria. Innanzitutto. 154. e di avvelenamento di acque destinate all’alimentazione di cui agli artt. 7 luglio 2011. immateriale e diffusa. che nell’applicazione pratica. c. così MANZIONE. 2ª. 2004. proprio di quei reati – tra gli altri quelli previsti in materia di infortunistica sul lavoro – che dovevano costituire il presupposto di maggiore signi- ficato della novella legislativa. 231 è risultato amputato. rispetto alla delega conferita.p. 8. 2012. 439 e 452 c. avrebbe potuto rappresentare la spada di Damocle per l’economia italia- 64 na . Mi- lano.p. Danno da prodotto e responsabilità penale. 3 l’ambiente per mezzo dell’impianto sanzionatorio 231 soltanto con il d. Infine. ancora oggi. n. era stata collaudata solo per reati di natura dolosa. ricollegabili alla scadenza elettorale. ARCHIVIO PENALE 2013.. appare lontana la pacifica convivenza tra l’ambiente. In una visione opposta. Padova. 66 Il bene ambiente viene letto e tutelato anzitutto in chiave antropocentrica. mediante l’introduzione dell’art. In secondo luogo. 280. 64 Il d. cioè.d. l’integrità fisica (e la vita) e l’esercizio dell’attività lavorativa. dal contenuto metaindividuale. quello dell’insufficienza della tutela: suscita stupore l’esclusione di fattispecie di causazione di un disastro ambientale riconducibili agli artt. 98. Un bene poliedrico quale è l’ambiente. il bene ambiente è ritenu- 14 . La pronta applicazione del d. e forse anche istituzionale (sotto il profilo della gestione pubblica delle risorse ambientali) è costantemente messo in pericolo dallo 65 smisurato potenziale offensivo del settore industriale. 231. la cui consistenza indeterminata. può ben comprendersi come i costi per mettere in sicu- rezza gli opifici fossero considerati tali da non poter essere sostenuti dalle PMI. L’intervento normativo richiamato presentano criticità che investono un tri- plice piano. 25-undecies. 66 63 MANNA. Corso di diritto penale. cit. La responsabilità amministrativa delle persone giuridiche: una soluzione opportuna o solo “di comodo”?. 121. 282. che rappresentano un baluar- do nella tutela penale dell’ambiente. nt. n..lgs. in La responsabilità degli enti. 434 e 449 c.lgs. di fruire dello stesso e di sviluppa- re nello stesso la propria personalità. le sopramenzionate insidie che la previsione di fattispecie colpose ha comportato in termini di coordinamento con la disciplina di parte generale del decreto. quello della tempistica: il ritardo della previsione normativa è addebitabile alle pressioni che il mondo dell’impresa ha originariamente 63 esercitato sull’esecutivo : in un Paese in cui. diritto dell’uomo e delle generazioni future. secondo scelte che è difficile non ricondurre a valutazioni di opportunità contingenti. 65 PIERGALLINI.
Struttura e funzione dell’illecito penale. diviene un’entità «immutata ed immutabile. rientrava nelle politiche comunitarie (primo pilastro) e necessitava. la responsabilità delle persone giuridiche. in quanto dotato di autonomia concettuale e dom- matica a prescindere dal rapporto di fruizione che lo rende oggetto di sviluppo per la personalità uma- na. ARCHIVIO PENALE 2013. nello specifico in tema di dolo e colpa grave. da settecentocinquantamila ad un milione di euro). tuttavia il carico sanzionatorio. ritenuto bene incoercibile poiché a titolarità non solo metaindividuale. 761 ss. ma altresì metagenerazionale: l’uomo ha l’obbligo giuridico di consegnare ai posteri un ambiente intatto. di un atto legislativo. da uno a cinque anni. 2)traffico illecito di rifiuti. Tale concezione muove da un indiscutibile principio di responsabilità assoluta dell’uomo nei con- fronti dell’ambiente. il 13 settembre 2005. il perfezionamento) di normative finalizzate a tutelare l’ambiente. 80/2003 GAI avente ad ogget- to la protezione dell’ambiente mediante il diritto penale. rileva la direttiva in commento. se non addirittura migliorato nelle possibilità di fruizione e.. nonché. MANNA. da mantenere integra e scevra da ogni interven- to perturbativo». 2163 ss. 15 . L’ambiente. n. nella concezione testé richiamata. 2004. da cinquecen- tomila a settecentocinquantamila euro. enuclea le condotte che gli Stati membri devono assumere alla base di fattispecie di reato modellate sul pericolo concreto e sul danno: 1) fatti di inquinamento. come ad esempio il significativo deterioramento di un habitat all’interno di un sito protetto. Le caratteristiche della normativa sovranaziona- le. un carico sanzionatorio. inoltre. 7) per le ipotesi di realizza- zione (ed anche di favoreggiamento e di istigazione) dei reati ambientali di cui 68 agli artt. o sul potere di esercizio to meritevole e bisognoso in sé del presidio penale. 4) illeciti relativi a specie animali o vegetali. MANNA. 5) illeciti in materia di specifiche componenti ambientali. 3 e 4 della stessa direttiva. commessi a loro vantaggio da parte di qualsiasi soggetto che agisca individualmente o in qualità di organo dell’ente (dotato. Tale proposta richiamava la decisione-quadro. come quelle riguardanti il deposito o l’utilizzazione di sostanze o preparazioni pericolose. Sulla base di tali indicazioni il Parlamento europeo ed il Consiglio elaborarono l’attuale direttiva 2008/99/CE. Essa prevedeva ipotesi di reati ambientali di pericolo concreto e/o di danno perseguibili sia se commessi intenzionalmente che per negligenza (gra- ve). nonché di responsabilità degli enti. a seconda dei casi. a partire da quella pecuniaria. strumento di conservazione e prevenzione. 3. quindi. da cinque a dieci anni). l’ambiente. anch’esso diviso in tre distinte cornici edittali (da trecentomila a cinquecentomila euro. im- perniata «sul potere di rappresentanza della persona giuridica o sul potere di prendere decisioni per conto della persona giuridica. La Corte di Giustizia della Comunità Europee annullò. mer. al fine di evitare fenomeni di rigetto da parte degli Stati membri. Tuttavia. La “nuova” legislazione penale in tema di tutela dell’ambiente tra illegittimità comunitaria e illegittimità costituzionale. n. Prescriveva. ma se ne discostava sotto il profilo sanzionatorio: prevedeva per le persone fisiche tre diverse cornici edittali di pena reclusiva (da uno a tre anni. Ne è seguita una proposta di direttiva [COM (2007) 51 def. per le persone giuridiche. 67 Il legislatore comunitario è intervenuto più volte indirizzando gli Stati membri verso l’introduzione (ovvero. di conseguenza. 3. perché la materia disciplinata. 68 La direttiva. 3 67 È questo il messaggio politico che la direttiva 2008/99/CE rivolge agli Stati membri. vincolandoli ad adottare sanzioni «efficaci. cioè . In subjecta materia. la quale è stata preceduta da un complesso iter. all’art. in chiave ecocentrica. il diritto penale diviene vincolo sociale. – 2007/0022 (COD)]. in quanto costruito in ottica dell’anticipazione della tutela. in questa Rivista. 3) illeciti relativi alla gestione di attività particolari. selvatiche protette. 2011. Il punto normativo di riferimento è la decisione-quadro della UE. la Corte di Giustizia delle Comunità Europee annullò la decisione-quadro menzionata. di eliminare gli effetti perturbatori degli interventi peggiorativi. in Giur. Relativa- mente alla materia penale. proporzionate e dissuasi- ve» (anche) in capo alle persone giuridiche (art. di una posizione preminente nell’organigramma sociale. Tale impostazione determina l’assolutizzazione del bene giuridico in esame escludendo la possibilità di bilanciamento con valori per lo stesso conflittuali.
(Distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto). (Uccisioni. 70 La delega al Governo promana dall’art. 4 giugno 2010. ipotesi di responsabilità collettiva per difetto di sorveglianza o control- lo da parte dei soggetti qualificati dalla suindicata posizione di preminenza.. 727-bis c. cat- tura. scarichi idrici. Il d. enti. 70 9. ecologici: l’art. MANNA. Dall’altro (ed è questa la grande novità della novella) ha esteso la responsabilità degli enti ad alcuni reati ambientali. 3 del controllo in seno a tale persona giuridica»).p. utilizzando non già il modello del reato di pericolo astratto e. Si sostiene che la recezione approssimativa degli scopi e della finalità della direttiva comunitaria da parte del d. gestione di rifiuti. anche se non esclusivamente. sverzamento di idro- carburi e altre sostanze da parte delle navi. emissioni in atmosfera. che non abbiano impedito la commissione dei suddetti reati a vantaggio 69 dell’ente da parte di una persona sottoposta al loro controllo . E non ha previsto un più generale coinvolgimento delle persone giu- ridiche nel sistema di repressione. 96 (legge comunitaria 2009): la legge delega ha imposto il recepimento delle direttive 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente e 2009/123/CE sull’inquinamento provocato dalle navi. 121 del 2011 ponga problemi di 69 Il legislatore comunitario. riduzione e cessazione dell’impiego delle sostanze lesive per l’ozono.lgs n. Responsabilità degli enti e modelli organizzativi ambientali: il recepimento della direttiva 2008/99/CE. nonché i nuovi reati di cui agli artt 727-bis e 733-bis c. Da un lato. 19 della l.lgs. queste ulti- 71 me. 72 SCARCELLA. 231 del 2001 sono stati ricompresi reati tratti in prevalenza. 9. distruzione di habitat all’interno di un sito protetto. 733-bis c. Amm. n. Orbene. l’art. ha messo in mora l’Italia per l’inadempimento degli obblighi comunitari. mediante il loro inserimento sistematico all’interno del codice penale e la previsione di delitti aventi ad oggetto le più gravi forme di aggres- 72 sione . 2163 ss. altresì. La stessa direttiva ha previsto. 25-undecies del d. cit. 16 . n. ARCHIVIO PENALE 2013.lgs. Va segnalato che l’attuazione della suddetta delega è intervenuta oltre il termine di recepimento delle direttive. bensì quello legato al pericolo concreto e al danno. soc. detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette). prelievo. 60 ss. 2011. In argomento v. mostra di seguire il medesimo idealtipo prefigurato nel 1997 dalla proposta di inserimento dei delitti ambientali nel codice penale italiano ad opera della “Commissione Manna”. prevedendo nello specifico. n. 152 del 2006) con previsioni di sanzioni pecuniari e interdittive. p. ha previsto due nuove fattispecie di reati c. 231 del 2001 agli illeciti ambientali dalle stesse contemplati. tanto che la Commissione UE.lgs. dal testo unico sull’ambiente (d. ha ampliato la tutela penale dell’ambiente. 121 del 2011 . recependo (in parte) gli scopi della direttiva. 4. Struttura e funzione dell’illecito penale.p. o presunto. l’applicazione del d. solo in riferimento a talune fattispecie .lgs.p. distruzioni. il decreto in esame non ha rinnovato il sistema dei reati contro l’ambiente.d. il 26 gennaio 2011. 71 Sono stai ricompresi i reati in tema di specie animali e vegetali protette. bonifica dei siti inquinati. All’art. in Resp.
l. 258. Il legislatore italiano ha previsto l’utilizzo della sanzione pecuniaria come regola. 150 del 1992 (assenza o falsificazione per l’importazione di animali). 1. L’entità della sanzione pecuniaria è parametrata alla gravità degli illeciti ambientali.lgs. nello specifi- co. della mancata previsione all’interno del catalogo introdotto dal d. ma anche di quelli commessi per «grave negligenza». 117. Limitandoci alla disciplina concernente la responsabilità degli enti. co. Tuttavia. 231 del 2001 di reati contro l’incolumità integra- 73 bili attraverso condotte pericolose e dannose per l’ambiente . Sotto un diverso profilo si evidenzia che il legislatore comunitario pretenda la criminalizzazione di comportamenti non solo dolosi. cit. alla fauna e alla flora ovvero col concreto peri- colo di verificazione di tali eventi. co. disegnate secondo lo schema del pericolo astrat- 74 to. Ebbene. 3-bis. 10 d. cit.. e solo in via eccezionale. dell’aria e delle acque. 74 SCARCELLA. Cost. 17 . con l’assetto sanzionatorio. l’ammontare della sanzione appare poco rigoroso. 231 73 MANNA. p.. 1. 65. l’elencazione di cui all’art. Responsabilità degli enti. si segnala la mancata previsione di reati-presupposto di pericolo concreto e di danno (tranne che per due richiamate ipotesi contravvenzionali di nuovo conio). 3 legittimità costituzionale ex art. p. Infatti. e solo in via mediata dell’ambiente. dato che sembra contravve- nire a precisi obblighi assunti a livello comunitario. Si pensi agli illeciti previsti agli artt. 117 Cost. tuttavia le incriminazioni in questione non sembrano appartenere al novero di quelle imposte dalla direttiva. La direttiva intende garantire un livello mi- nimo e comune di protezione penale dell’ambiente facendo leva. ARCHIVIO PENALE 2013. quello della san- zione interdittiva.. co. n. oscillando in media tra le centocinquanta e le duecentocinquanta quote. Infatti sono fattispecie poste a tutela di funzioni. e implica – a se- guito della determinazione del valore della singola quota ex art. Quanto ai più comuni reati ambientali contenuti nel catalogo. 766. si contesta che alcuni reati siano previsti soltanto nella forma dolosa. 3 della direttiva contempla principalmente (anche se non esclusivamente) fattispecie caratterizzate da un evento di danno o di pericolo concreto: la rilevanza penale sussiste con la causazione della morte o di lesioni gravi alle persone ovvero di danni rilevanti alla qualità del suolo. quindi. Potrebbe ritenersi ulteriormente violata la normativa comunitaria. n. 4 e 260-bis del codice dell’ambiente (falsità legate al certificato di analisi di rifiuti e al trasporto di rifiuti pericolosi) ovvero a quello di cui all’art.lgs. sul- le conseguenze dannose o pericolose per gli essere umani a criterio di sele- zione dei fatti da punire su base individuale e collettiva: ciò palesa l’incostituzionalità ex art. si registra un ulteriore punto di attrito con la direttiva. La “nuova” legislazione penale. e non concreto come richiesto dalla disciplina comunitaria .
stride fortemente con i caratteri dell’efficacia.. 260 t. la funzione rieducatrice della pena. Mentre la misura dell’interdizione temporanea – per una durata fissata dalla normativa non su- periore a sei mesi – è stata riservata solo ad altre limitate ipotesi: art. co. 24 e seg.. 1 e 2. 18 . in via cautelare e anticipata.u.a. 8 co. appare lontano dalla realtà che si possano esaurire entro il succitato termine i tre gradi di giudizio.. data la sua inidoneità ad operare una riformulazione completa della struttura e della personalità dell’ente.u. il carico sanzionatorio. dinanzi a reati.a. A maggior ragione si consideri che la sanzione dell’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività (art.lgs. nono- 75 «Poiché gli artt. 202 del 2007. altresì. ARCHIVIO PENALE 2013.u.lgs. Tali osserva- zioni diventano inattaccabili se si pensa che il legislatore italiano ha costruito la tutela penale dell’ambiente servendosi del modello contravvenzionale. quali sono quelli in materia ambientale. 202 del 2007(sversamento in mare doloso di materie inquinanti). nelle contravvenzioni il termine prescrizionale è assai ridotto rispetto ai delitti (ammonta a tre anni più un anno e mezzo nel caso in cui sopravvengano atti interruttivi). dir. perciò l’irrogabilità. co. art. Orbene. nel massimo. Com’è noto. 8 co. d. di una sanzione di 1. 2008. d.239. art. 3 t. 137. D’Alessio. è da escludere l'adozione. II. (associazione finalizzata al traffico illecito di rifiuti) e art.a. L’assunto è pertinente tanto nell’affermazione della responsabilità individuale. Si distingue per maggiore severità la sanzione con- nessa alle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art.) la cui cornice edittale va da quattrocento a ottocento quote. 256.u. Ne consegue che soltanto a tali fattispecie sarà possibile applicare all’ente le medesime sanzioni in via cautelare ai sensi degli artt. che possono risultare di indagine estremamente com- plessa in sede processuale. d. 45 e ss. 2 a seconda del tipo di reato cui si ricollega la responsabilità "amministrativa" dell'ente. che collettiva.250 euro. Cass. 260. di sanzioni interdittive che non potranno essere applicate in via definitiva all'esito del giudizio di merito». tenuto conto della gravità e del business sot- teso ai fenomeni di reità ambientale. art. della proporzione e della dissuasione prescritti per tali sanzioni in sede comunitaria. 11 t. Sez. art. Infatti. 16 d. pen. ec. con nota di Arbusci. 9 co.a.200 euro. co. 3 del 2001 – l’addebito di sanzioni che nel massimo edittale variano tra i 232. 26 febbraio 2007. 1 e 2.u. 725 ss. 9. Ebbene.250 e i 387. Alla luce di quanto emerso. 2. 260 t. l’impianto sanzionatorio delineato dalla novella del 2011 non garantisce un livello minimo essenziale di protezione per i beni giuridici ambientali e vanifica.lgs 231 del 75 2001 . non prevedono l'applicazione di sanzioni interdittive per tutti gli illeciti dell'ente ovvero prevedono l'applicazione solo di alcune delle misure interdittive previste dall'art.lgs. 231 del 2001) è stata prevista limitatamente a due ipotesi: art. co... n. trim. t. 1 e 5 secondo periodo. reimpostandone la condotta di vita..a. 1. in Riv. compor- tando.
p. Il reato presupposto. dalla colpa).. cit. A rigor di logica apparirebbe una contraddizione in termini pensare che un soggetto possa. cit. cit. dell’oggettivo interesse dell’ente. nell’ambito della responsabilità degli enti. possono essere realizzate con condotte sia dolose che colpose. Infatti. sussiste solo se 77 il dolo dell’autore rappresenta il perseguimento. 4. Per esemplificare. nei reati dolosi. 42.. con le criticità sopra riportate. commettere un fatto (illecito) nell’interesse di 79 qualcun altro . 256. 10. 117 Cost. accen- tuando. La responsabilità dell’ente viene quivi neutralizzata sul fronte procedurale. Tale strumentalità. che ricomprende nel catalogo dei reati presupposto illeciti contravvenzionali. La “nuova” legislazione penale. Basti pensare agli obblighi derivanti dal risarci- mento danni. 256. 19 . 79 ALESSANDRI. Il criterio d’imputazione. sotto il profilo soggettivo. p. i profili di (il-)legittimità costituzionale di cui all’art. cit. 3. almeno in parte. non è concepibile che l’ente tragga un interesse. a norma dell’art. commessi per violazione del- le norme sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. n. 589 e 590. 78 DOVERE. 22 del d. co. con specifico riferimento alla materia della salute e della sicurezza sul lavoro sicurezza sul lavoro (ma tali osservazioni sono plastica- mente estensibili alle contravvenzioni caratterizzate. infatti. Le contravvenzioni.lgs. co. 25-septies conduce a ritenere ascrivibile oggettivamente all’ente solo l’omicidio colposo e la lesione aggravata che siano state realizzate nel suo interesse o a suo van- taggio.. essendo sorta in occasione dell’inclusione nel catalo- go dei reati di cui agli artt. La problematica è nota. non volendolo. ARCHIVIO PENALE 2013. Il criterio d’imputazione.. 25-undecies. 325. è consi- derato lo strumento che la persona fisica utilizza per l’ottenimento di una uti- lità economica d’impresa . 60 che non può procedersi alla contestazione dell’illecito amministrativo all’ente qualora 76 il reato presupposto da cui dipende l’illecito sia estinto per prescrizione . nè tanto meno un vantaggio da un infortunio.p. c. 5 con l’art. alla flessione dei livelli di produt- 76 MANNA. 768. va segnalato che lo stesso decreto prescrive all’art. ai danni d’immagine per l’azienda. ai costi della sostituzione del lavoratore e per la formazione del sostituto. Osservazioni. p. p. 231 del 2001 sia quinquennale. c. Il problema si pone in ordine 78 all’applicabilità dell’art. La configurazione di una tale strumentalità nei reati colposi è assai problematica .p. 77 ALESSANDRI. la lettura in combinato disposto dell’art. 3 stante il regime di prescrizione previsto dall’art.
in aperto contrasto col principio di legalità (art. pen. sempre in aperto contrasto col principio di legalità. 81 EPIDENDIO. 3. · disapplicazione degli illeciti colposi. comporterebbe l’abrogazione giudiziale degli illeciti colposi conte- stabili all’ente. trim. perché intensifiche- rebbe le garanzie costituzionali di cui all’art. 2 Cost. inoltre. 18. l’unica perseguibile. a determinate condizioni. 20 . 12. del- le potenzialità di tutela insite nella disciplina sulla responsabilità “penale” del- le persone giuridiche. in Riv. nei confronti de- gli enti rispetto alle persone fisiche. 5 per le fattispecie colpose. econ. in violazione dell’art. Criteri d’imputazione del reato all’ente: nuove prospettive interpretati-ve. La seconda interpreta le fattispecie di reato a base colposa in maniera estre- mamente garantista. non ritenendolo mai sussistente per mancanza del nesso oggettivo d’imputazione. 2010. nonché le ragioni di prevenzione generale e speciale e di effettività di tutela che hanno portato il legislatore ad estendere la responsabilità da reato degli enti alle compromissioni (colpose) delle matrici ambientali. Invero. 11. 5 e i reati colposi appare. ARCHIVIO PENALE 2013. il tenore della legge delega che ha 81 inserito il criterio in esame tra i vincoli imposti al legislatore delegato . n. dato che valorizza il principio di legalità.) perché comporterebbe un trattamento sanzionatorio deteriore rispetto alle ipotesi di reati presupposto dolosi.. co. Ma sarebbe anche irragionevole. La prima ipotesi non è condivisibile. Cost. 3 tività derivanti dalle esigenze investigative. e priverebbe l’ordinamento. La soluzione che opta per la compatibilità tra il criterio d’imputazione. in La responsabilità amministrativa delle società e degli enti. 27. SELVAGGI. 2008. Le soluzioni più appaganti sono sostanzialmente tre: · sussistenza del solo criterio del vantaggio. Tra «rottura» e «conservazione». PIFFER. Di talché. tra l’altro.. 2 Cost. Infortuni sul lavoro e interesse dell’ente. dir. Sareb- be. · oggettivizzazione del criterio dell’interesse e correlata sussistenza a fronte di 80 Per una panoramica delle soluzioni dottrinali cfr. 5. co. la dottrina ha maturato diverse opzioni per consentire la compatibilità tra i criteri oggettivi dell’interesse o del vantaggio ed i reati colposi. di conservazione dei beni giuridici. ex art. 25. viziata da irragionevolezza (art. Si è tentato di risolvere l’impasse interpretativo mediante interpretazioni 80 alquanto discutibili : · inapplicabilità dell’art. l’unità del sistema di responsabilità dell’ente alla prova dei reati colpo- si.) così smentendo. 1. 510. Una tale soluzione condurrebbe ad una tacita abrogazione dell’art. 3 Cost.
colpa di organizzazione (artt. 83 AMARELLI.lgs. se in con- creto. cit. n. non si sarebbe in grado di accertare che esso sia stato commesso da un soggetto qua- 84 lificato destinatario di regole cautelari . 3 una violazione cautelare commessa nell’ambito di un’attività dell’ente. · ricostruzione del requisito dell’interesse in chiave ‘mista’ soggettiva e oggetti- va. 2 e 12. n. Sotto un profilo soggettivo. La prima impostazione ritiene che il criterio dell’interesse sia ontologicamen- te inoperante: il collegamento oggettivo ente-reato può essere affidato al solo 82 vantaggio . p. si ritiene che dall’omissione dei comportamenti doverosi imposti dalle norme cautelari può derivare solo un vantaggio sotto forma di risparmio di spesa ovvero di aumento della produttività e del profitto. I. Un argomento posto a sostegno di tale soluzione è il sopramenzionato riferi- mento alle disposizioni di cui agli artt. confermi implicitamente la rilevan- za (autonoma) del vantaggio. d. in La responsabilità amministrativa della società e degli enti. Inoltre.sia esso inteso in chiave soggettiva che oggettiva . 84 21 . anche. 37. d. 2008.. p. manca l’interesse a commettere il reato. Ciò perché in tali tipologie delittuose non si riscontrerebbe mai un esclusivo interesse. I criteri oggettivi. uno preva- lente della persona fisica alla commissione dei fatti. AMARELLI. 161. SANTORIELLO.non sarebbe ascrivibile all’ente il fatto in caso di mancata identificazione del reo. Violazione delle norme antinfortunistiche e reati commessi nell’interesse o a vantaggio 82 della società. Se ai fini dell’imputazione sarebbe rilevante il solo criterio dell’interesse . Orbene. e di conseguenza sulla tensione finalistica del comportamento dell’autore del rea- to. La dero- ga prevista dalle due norme opererebbe solo per i reati dolosi e non anche per quelli colposi proprio in quanto proiettata sul criterio dell’interesse. 6. ma opera di concerto con quello soggettivo della cd. si ritiene che l’art. I criteri oggettivi. che si ritengo- no inefficaci rispetto ai reati colposi. dal momento che per de- 83 finizione. Sotto quello oggettivo. perché non essendo identificato l’autore materiale del fatto.lgs. 36.. ARCHIVIO PENALE 2013. 231. 7). 8. 5 co. 231. perché non si potrebbe provare se il fatto sia stato com- messo nell’interesse esclusivo o prevalente della persona fisica. nè tanto meno. La critica principale mossa a tale ricostruzione muove dall’incapacità selettiva del criterio del vantaggio e dal correlato rischio di consentire un’imputazione automatica dell’ente in ogni ipotesi di illecito colposo. cit. Si replica che l’imputazione all’ente del reato non poggia sui soli criteri oggettivi. la stessa persona fisica commettere il reato senza volerlo . dato che disegna un modello autonomo di re- sponsabilità.
non è l’infortunio sul lavoro (omicidio/lesioni) a rilevare in prima battuta per l’impresa. cit. SELVAGGI. e considera rilevante il criterio d’interesse. p. 3 Tuttavia. si considera necessario non cedere alla tentazione di considerare 85 l’ente rimproverabile solo per inadeguatezza organizzativa . Il criterio d’imputazione. 171.. La responsabilità.. L’interesse dell’ente. fermo rimanendo che esula dall’intenzione dell’agente qualsiasi volontà di cagionare danni ai terzi. p. Il criterio d’imputazione. cit. n. cit. 265. 87 Quindi. «Il singo- lo viene accusato di aver tenuto una determinata condotta pericolosa per l’altrui incolumità per violazione della normativa cautelare che prescriva le precauzioni da assumere prima di adottare quel determinato comportamento. in quest’ottica. Violazione delle norme antinfortunistiche. 360. giacché è proprio tale ultimo elemento – ovvero la non volontarietà delle conseguenze negative subite da altri soggetti in conse- guenza della condotta negligente ed imprudente – a differenziare la condotta colposa da quella dolosa» . Ciò in quanto nelle condotte colpose non è rintracciabile alcun atteggiamento finali- stico da parte del soggetto agente alla realizzazione dell’evento. si afferma che l’ente non avrebbe interesse alla violazione della regola cautelare così come non avrebbe interesse alla lesione o alla morte del lavorato- re. può e deve svolgere una funzione selettiva. 87 SANTORIELLO. il reato che consegue non potrà essere ascritto all’ente se non ne deriva un utile.. La formula normativa dovrebbe essere intesa come interesse della compagine organizzata a non evitare il reato. solo per i fatti che trovano realiz- zazione a causa di una deficitaria o assente organizzazione prevenzionistica. cit. ARCHIVIO PENALE 2013. Nonostante ciò la tesi si espone ad una un difetto insanabile: nei casi in cui il soggetto “significativo” ometta le cautele doverose in virtù di atti che riflettono una certa cultura imprenditoriale oppure per mera dimenticanza. La seconda impostazione valorizza la teoria della immedesimazione organica. 426. ma previa una sua ricostruzione in chiave oggettiva. specie se rivalutato in termini eco- nomici.. p. bensì una condotta inosservante delle 85 Sulla teorica che valorizza la rimproverabilità dell’ente proprio in ragione delle caratteristiche organiz- zative dello stesso si rimanda ad ALESSANDRI. bensì normativo.. 88 PULITANÒ. cit. ed in particolare. il criterio d’imputazione può riferirsi a tutto l’illecito colposo. Infatti. Contra. nello specifico campo degli illeciti colposi. e non solo alla violazione della regola cautelare. La condotta viene assunta come termine di paragone dell’interesse. 86 ALESSANDRI. 22 . p. Così inteso. si afferma. p. la col- pa non è un coefficiente psicologico. se la «condotta che la persona fisica abbia tenuto nello svolgimento della sua attività per l’ente» è il riferimento obbligato per l’accertamento 88 dell’interesse. a 86 fronte di un qualsiasi vantaggio che ne abbia tratto : il vantaggio. 266. in cui il finalismo della condotta può bene armonizzarsi con la non volontarietà dell’evento.
) come quelli contemplati all’art.. p.. PIFFER. inoltre. esulano dall’indagine sia le finalità che il soggetto agente intendeva perseguire. 3 norme inerenti la tutela della sicurezza sul lavoro. la cui condotta tipica è indifferentemente sorretta dal dolo e dalla colpa rappresen- tano indici sintomatici della volontà legislativa di interpretare il concetto di interesse in senso oggettivo e di agganciare quest’ultimo alla condotta tenuta 91 dall’agente qualificato nell’ambito dell’attività svolta . infatti. ma che non costituisce illecito penale. 19. ARCHIVIO PENALE 2013. Osservazioni. In tale otti- ca.. quella di cui all’art. cit. È opportuno segnalare che i reati di cui all’art. 66. n. 91 SCARCELLA. Criteri d’imputazione. quindi. a dover essere associato all’ente: in materia di sicurezza sul lavoro si è affermato che «se la violazione cautelare non integra di per sé reato l’ente viene chiamato a rispondere per una con- dotta che gli appartiene. 90 che su tale violazione si fonda. Responsabilità degli enti. l’ente è chiamato a risponde- re in realtà per un reato diverso da quelli previsti dall’art. 334. 90 EPIDENDIO. 25-septies. sia i vantaggi che 89 l’ente avrebbe in concreto tratto . 25-undecies sono principal- mente di pura condotta e non di evento (salvo talune fattispecie. la posizione rivestita dall’agente nell’ambito dell’organizzazione: la mera circostanza che il fatto (anche colpo- so) sia commesso da una persona fisica qualificata. inserirsi nella relazione diretta tra l’attività d’impresa e la regola violata. cit. A tal 92 proposito si osserva come l’epicentro dell’art. 257 t.u. La tesi si espone però ad una duplice censura. 25 septies sia proprio costituito dalla violazione di norme antinfortunistiche e. ad es. il cui rispetto è con- dizione per il lecito agire dell’ente: solo se la norma cautelare violata dal sog- getto qualificato (la cui posizione di garanzia è inserita nell’organizzazione imprenditoriale) sia diretta all’ente. è condizione necessaria e suffi- ciente ai fini dell’operatività del criterio dell’interesse. 280. Si contesta che una simile let- tura condurrebbe ad una modifica surrettizia delle fattispecie presupposto con la conseguente compressione del principio di legalità: nei reati colposi di evento è lo stesso evento. Ai fini dell’’imputazione rileva. 23 .a. La responsabilità. 92 DOVERE. e non la condotta. se a quella vio- lazione consegue un’autonoma sanzione penale.. la scelta legislativa di non rimodulare i parametri dell’imputazione oggetti- va e la circostanza che i reati presupposto inseriti siano contravvenzioni. può presumersi che il reato presupposto. sia stato commesso nell’interesse dell’ente . 25-septies» . La condotta deve. cit. p. p. nello svolgimento delle attività istituzionali dell’ente di appartenenza. cit. p. delle pertinenti regole cautelari e che «è nella fisiologia di ogni meccanismo d’imputazione la circo- stanza che non tutte le note di una fattispecie rilevino allo stesso modo 89 DE VERO.
evitando presunzioni di destina- 98 zione e favorendo l’accertamento dell’interesse concreto . della fabbrica fordista. Sotto 97 quello oggettivo. cit. dato che il criterio di imputazio- ne potrebbe riferirsi a tutto l’illecito colposo se inteso come interesse della societas a non evitare il reato .. p. p. ARCHIVIO PENALE 2013. n. cit. p.. 255. 94 In secondo luogo si stigmatizza la soluzione di riferire l’interesse all’attività nella quale l’illecito s’inserisce.. ALESSANDRI. p. in quanto contraddirebbe la coerenza del cri- 95 terio d’imputazione con il canone costituzionale di personalità . L’impostazione che va per la maggiore e affermatasi sul versante della sicu- rezza sul lavoro. Soprattutto si mette in dubbio l’opportunità di 93 riferire il criterio dell’interesse alla condotta. 96 Si critica il frequente ricorso a concettualizzazioni vaghe e approssimative come quelle di cultura d’impresa. cit. p. 95 SELVAGGI. cit. afferma che tanto l’interesse quanto il vantaggio devono esse- re interpretati in senso alternativo e oggettivo e vanno accertati in sede giudi- ziale con riferimento alla condotta colposa che ha generato l’evento infortuni- 93 SELVAGGI. Infortuni. 94 «Ad emergere saranno semmai prospettive puntuali. Sotto un profilo soggettivo il criterio dell’interesse pretende che il reato promani da una «ragione collettiva»: la persona fisica commette il reato ‘immedesimandosi’ nella «cultura imprenditoriale» ovvero nel «modus ope- 96 randi» della persona morale al fine di perseguire un interesse collettivo. 24 . L’interesse dell’ente. 98 SELVAGGI. In secondo luogo perchè una tale visione è capace di descrivere un quadro antico.. di regola collegate alla organizzazione e/o all’andamento della produzione – ad esempio un risparmio mediante il taglio dei costi alla sicurezza o un maggior livello produttivo – delle quali si può dire che manifestano un dato unitario . è pervenuta ad epiloghi interpretativi differenti a seconda che abbia valo- rizzato le istanze general-preventive. 13.. 362. 5 e i reati colposi. che era possibile tracciare rispetto all’impresa tradizionale. La giurisprudenza di merito non ha ravvisato alcuna antinomia tra la formula legislativa di cui all’art. Anzitutto perchè esse mirano a fornire una sorta di identità reale all’ente: sottendono un’impostazione antropomorfica. Ciò consenti- rebbe di evitare che vengano ascritte all’ente situazioni di associazione impro- babile tra un reato e i reali interessi dell’ente.su cui pro- priamente si accentrano le valutazioni dell’ordinamento – cioè l’interesse della compagine organizzata a non evitare il reato». ma è anacronistica ed inefficace dinanzi alla disarticolazione della moderna realtà aziendale. 3 nell’ottica dell’ascrizione» . che cerca di offrire un surrogato avvicinabile alla figura e all’attività della persona fisica. Infortuni. di politica d’impresa. ma nell’applicazione prati- ca. SELVAGGI. ovvero quelle liberal-garantiste. cit. 514. L’interesse dell’ente. Il criterio. 97 SELVAGGI.. 524. 513 ss. l’interesse collettivo deve essere realizzabile . In questa prospettiva la terza tesi valorizza l’operatività del concetto d’interesse solo se ricostruito in modo da combinare un aspetto soggettivo e oggettivo. Infortuni. 361. cit. p.
un certo disorientamento riguardo all’individuazione e alla portata del criterio da utilizzare in concreto. non mancano decisioni che 99 non lo intendano in senso oggettivo. 23 gennaio 2012. 102 Trib. 169. cit.. anche se a volte ci si è ‘accontentati’ di una presunzione. pp. fissando il principio di au- tonomia della responsabilità dell’ente. infatti.s. Trani. si è affermato che l’interesse vada accertato ex ante. Qualora. 28 febbraio 2013. Giud. Reynaud. con nota di Gentile. Tolmezzo. la quale se posta in essere nell’interesse dell’ente (rectius: se è confa- cente alla politica d’impresa di quest’ultimo).a. della riduzione dei costi. Espenhahn. Inoltre.penalecontemporaneo. Giud. Merito. La prima decisione in materia ha avallato una lettura dell’interesse in chiave oggettiva. Torino.. Pinerolo. Trib. la finalizzazione della condotta in tale direzione escluderebbe la natura colposa del reato» Nelle pronunce successive sono emerse impostazioni divergenti. laddove il fatto non corrisponda ad un obiettivo riconducibile alla politica d’impresa. comunque. non richiederebbe un’indagine sull’elemento psicologico dell’agente. Sez. facendolo dipendere dalla verifica che l’autore non abbia agito nell’interesse esclusivo 101 proprio o di terzi . il quale. Sussiste. 23 settembre 2010. Saras S. 100 Trib. comporta l’integrazione della responsabilità di quest’ultimo. L’interesse deve essere concreto e non va ag- ganciato alle mere intenzioni dell’autore del reato» . sul significato da attribuire all’interesse. Espenhahn.it. Ha ritenuto il dato giu- 102 stificato dal tenore dell’art. la condotta deve possedere un contenuto economico: le viola- zioni della normativa antinfortunistica devono essere “interessate” al perse- guimento della finalità del profitto o. ARCHIVIO PENALE 2013. Infatti.p. con nota di Gatta. sull’assunto che «l’art. n. in Corr.. in punto di accertamento. ancora.. 101 Trib. Merito. 4 luglio 2011. 8 del decreto. sotto il profilo della rile- vanza. in www. «la morte o le lesioni subite dal lavoratore potessero corrispondere all'interesse della società o provocare alla medesima un vantaggio.. dist. 99 Trib. 2010. cit. 408 ss. in particolare.a. e Corte app. Truck Center S. 25 . Cagliari. 3 stico. ma soggettivo . Molfetta. se alcune pronunce danno prevalenza al criterio dell’interesse ai fini dell’imputazione. in www. 15 aprile 2011. 5 individua una responsabilità per reati commessi nell’interesse dell’ente e non semplicemente commessi ritenendo di perseguire un suo interesse. pp. 2012. Massarelli. Torino.penalecontemporaneo. con la conseguenza che non sarebbe addebitabile all’ente un fatto commesso con l’intento di perseguire un interes- se dell’ente.it. Il parametro di riferimento dell’interesse concreto viene rinvenuto nella con- dotta. in Corr. 26 ottobre 2009. altre lo danno al vantaggio (in una circostanza si è perfino 100 ritenuto intercambiabile il requisito dell’interesse con quello del vantaggio ).
La soluzione interpretativa da preferire deve rifuggire dal rischio di oscil- lare tra i due approcci radicali: la necessitata e imprescindibile responsabilità dell’ente o l’esclusione dal qualsiasi forma di responsabilità. 107 26 . produttive di un «abbattimento di costi e spese per l’adozione ed at- 107 tuazione dei presidi antinfortunistici. 103 GIUNTELLI. Interesse e. cit. si è valorizzata una lettura purista del concetto d’interesse inteso in chiave oggettiva: è stato imputato il fatto all’ente perché commesso dal per- sona fisica inserita nell’organigramma aziendale. «Si deve trattare anzitutto di un’azione 104 od omissione consapevole o volontaria. 105 Trib. che incosciente. Pezzone. 2012. la volontarietà della condotta non deve derivare da una semplice sottovalutazione dei rischi o da una cattiva considerazione delle misure di prevenzione» . Novara. si è affermato che l’interesse deve essere avvinto da una ten- sione finalistica verso un “risparmio di spesa”. anche se ha riconosciuto nel vantaggio il criterio più ido- 106 neo di collegamento tra il reato e l’ente . in www.lgs 103 231 sia nei casi di colpa cosciente. L’impostazione mediana è l’unica strada percorribile. Reynaud. non sufficientemente attento) alla tutela delle condizioni di lavoro dei propri dipendenti» .u. 91 ss.it. ma a condizione di una compiuta valorizzazione della nozione di interesse in Trib. ARCHIVIO PENALE 2013. In un altro caso. 1.p. cit. 4 luglio 2011. la condotta rilevante è quella che si “immedesima” in una politi- ca d’impresa finalizzata alla svalutazione della gestione della sicurezza e pro- duttiva di vantaggi consistenti in risparmi d’impresa. rilevanti ex art. Cagliari. Una tale ricostruzione consente una piena operatività del d. nonché ottimizzazione dei profitti» . 14.o vantaggio dell’ente: nuovi percorsi giurisprudenziali (in particolare nei reati 104 colposi). 23 settembre 2010. In altri termini. L’ambito delle condotte col- 105 pose. Infatti. comunque. 106 Trib. Pezzone. 26 ottobre 2010. 26 ottobre 2010. È ascrivibile all’ente la condotta del soggetto qualificato che agisce per conto dello stesso con sistematiche violazioni cautelari in materia di sicurezza sul lavoro. Pinerolo. in Riv. Giud. ad esempio. è stato così limitato ai soli casi di colpa co- sciente. in violazione della normativa antinfortunistica incombente sull’ente.u.a. Deve riconoscersi ai criteri dell’interesse e del vantaggio una chiara autonomia concettuale ed una piena indipendenza funzionale ai fini dell’imputazione oggettiva del reato. G. G. indipendentemente dal fatto che si sia raggiunto un tale risultato . 3 In un caso. cit. tutte le ipotesi di imperizia […] In secondo luogo.p.rivista231. Saras S. ciò che esclude. Un'altra pronuncia. Trib. Novara. è pervenuta al medesimo risultato.p. il Tribunale ha ritenuto respon- sabile l’ente perché il datore di lavoro «è apparso indifferente (o. n. 231. 25-septies.
402 ss. se la condotta abbia rilevanza causale nei confronti dell’evento. perché in genere costituisce il “movente” reale dell’atteggiamento antidoveroso dell’ente e. la po- sizione di garanzia a testimoniare la «connaturalità» tra la regola violata e l’attività dell’ente. 108 In altre parole. non solo. infatti. perché. valorizzato il criterio del vantaggio. quindi. 3 termini oggettivi: la condotta oggetto di rimprovero deve essere «posta in es- sere dal suo autore (persona fisica) nell’ambito del perseguimento di compiti “istituzionalmente” affidatigli dall’ente» . a nostro avviso. consistente in una violazione di una regola cautelare (il cui rispetto connota l’agire lecito dell’ente). non appare sufficiente. ma soprattutto se la stessa si inseri- sca nel contesto dell’attività istituzionale dell’ente. è. RIVERDITI. va. La condotta riferibile all’ente sarà quella riconducibile ad una posizione di garanzia. Tanto basterebbe su piano obiettivo per ritenere la responsabilità della per- sona morale aderente al significato primordiale del principio di personalità della responsabilità penale: la societas risponderebbe per fatto proprio perché il soggetto. soprattutto in rapporto alle spese per evitare le compromissioni delle matrici ambientali. p. “Interesse o vantaggio” dell’ente cit. 108 In argomento v. legittima l’ascrizione a quest’ultimo anche dei reati colposi previsti dall’art. Pertanto. 25-undecies. in ma- teria di reati colposi. tuttavia. 27 . Ciò.. sarà considerato perpetrato nell’interesse dell’ente il reato realizzato da un soggetto qualificato (rectius: garante) che ha posto in essere un comportamento difforme da quello normativamente im- posto. ARCHIVIO PENALE 2013. in qualità di organo immedesimato nell’ente. l’accertamento dell’interesse dovrà saggiare le finalità della condotta dell’agente significativo verso la realizzazione di un compito istitu- zionale dell’ente: il giudice dovrà verificare. n. perseguirebbe (illeci- tamente) compiti sociali.
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References: Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.

 Cass. 
 Cass. 
 § 5
 art. 3
 Cass. 
 art. 25