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Attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’art. 81, sesto comma della Costituzione | Pubblicamente
Attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’art. 81, sesto comma della Costituzione
News in pillole — 22 gennaio 2013
Un approfondimento di Logos PA.
Il 15 gennaio 2013 è stata pubblicata sulla GU n.12 il testo integrale della legge n.243 del 24/12/2013, contenente le disposizioni finali per l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’articolo 81, sesto comma, della Costituzione.
Codesta novella introduce il sesto comma del nuovo testo dell’articolo 81 della Costituzione, prevedendo che “Il contenuto della legge di bilancio, le norma fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei princìpi definiti con legge costituzionale”. L’importanza di pervenire ad una puntuale attuazione del principio del pareggio di bilancio deriva dalla raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea (n.2012/ C219/14 del 10 luglio 2012) che raccomanda l’importanza dell’adozione di provvedimenti nel periodo 2012-2013 da parte dell’Italia, al fine di “garantire che il chiarimento delle caratteristiche chiave del pareggio di bilancio inserito nella Costituzione, […] sia coerente con il quadro della UE”.
Di seguito una schematizzazione degli articoli di particolare interesse per gli Enti Locali.
Le disposizioni previste dalla legge si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2014, ad eccezione del Titolo IV e dell’art. 15 che si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2016.
L’articolo 1 specifica il carattere « rinforzato » della legge prevista dall’articolo 81, sesto comma, della Costituzione e dall’articolo 5 della legge costituzionale n. 1 del 2012. Come richiesto dalla nuova formulazione dell’articolo 81 della Costituzione, la legge suddetta dovrà essere approvata a maggioranza assoluta dai componenti delle due Camere e, pertanto, deve ritenersi che ad essa si applichi la procedura normale di esame dei disegni di legge, senza possibilità di approvazione in sede legislativa, richiedendosi per la votazione finale in Assemblea il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti. Questa accresciuta forza passiva della legge, richiesta tra l’altro prima dal Patto Euro plus, poi dal Fiscal compact, comporta che – come espressamente indicato dal comma 2 dell’articolo 1 – essa potrà essere modificata solo da future leggi ordinarie approvate con la procedura prevista dall’articolo 81, sesto comma, della Costituzione, e non, in particolare, da leggi ordinarie le cui singole disposizioni siano approvate a maggioranza assoluta. Servirà, dunque, una nuova legge « rinforzata ».
L’articolo 2 reca le definizioni utilizzate nell’ambito della legge, in molti casi rinviando per la precisazione della portata dei diversi istituti a quanto previsto nell’ordinamento dell’Unione europea, con ciò consentendo alla legge di recepire, senza la necessità di modifiche, eventuali mutamenti della normativa europea. Per quanto riguarda la portata delle regole, l’ambito di efficacia è costituito dalle pubbliche amministrazioni che rientrano nello specifico elenco redatto secondo i criteri del SEC 95. A questo proposito, si segnala che le disposizioni relative alle autonomie territoriali si applicano anche alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano.
ART. 3 – Principio dell’equilibrio dei bilanci
L’articolo 3 reca la definizione dell’equilibrio dei bilanci per il complesso delle pubbliche amministrazioni, da assicurare in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea secondo la nuova formulazione dell’articolo 97 della Costituzione. L’equilibrio coincide con l’obiettivo di medio termine determinato ai sensi del Patto di stabilità e crescita, così come modificato dal complesso dei sei regolamenti in materia economico-finanziaria adottati dal Parlamento europeo nel settembre 2011 (cosiddetto Six pack). In base al medesimo Patto, tale obiettivo, calcolato in termini di saldo del conto consolidato delle pubbliche amministrazioni, corretto per tenere conto degli effetti del ciclo economico e al netto delle misure una tantum, va da un minimo del -1 per cento del prodotto interno lordo al pareggio o all’avanzo (articolo 2-bis del regolamento (CE) n. 1466/1997, come sostituito dal regolamento (UE) n. 1175/2011), mentre il cosiddetto Fiscal compact restringe il valore minimo per i Paesi più indebitati allo 0,5 per cento del prodotto interno lordo (articolo 3, paragrafo 1, lettere a) e b), del Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria). Attualmente l’obiettivo di medio termine per il nostro Paese è il pareggio di bilancio in termini strutturali. La disposizione precisa altresì che l’equilibrio si intende raggiunto se sia rispettato il percorso di avvicinamento all’obiettivo di medio termine. Deve, peraltro, considerarsi che la procedura per i disavanzi eccessivi e il Fiscal compact impongono una correzione solo in presenza di « scostamenti significativi » – che nella proposta di legge determinano l’attivazione del meccanismo di correzione di cui all’articolo 8 – e, pertanto, il comma 5 dell’articolo 3 in esame prevede che in sede di consuntivo si intenda conseguito l’equilibrio anche in presenza di scostamenti inferiori a quelli considerati significativi (fino a -0,5 per cento rispetto all’obiettivo). Il comma 4 precisa, inoltre, che nella definizione degli obiettivi programmatici –conformemente a quanto previsto dalla normativa europea (articolo 5, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1466/1997) – si tiene conto anche dei riflessi finanziari delle riforme strutturali con un impatto positivo significativo sulla sostenibilità delle finanze pubbliche.
ART. 4 – Sostenibilità del debito pubblico
L’articolo 4 reca le disposizioni attuative del nuovo primo comma dell’articolo 97 della Costituzione, ai sensi del quale le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano la sostenibilità del debito pubblico. A tale proposito, la disposizione stabilisce che i documenti di programmazione prevedano obiettivi relativi al rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo coerenti con la regola europea contenuta nel Six Pack e ribadita nel Fiscal compact relativa alla riduzione della quota del debito pubblico eccedente il 60 per cento del prodotto interno lordo ad un ritmo annuale medio, nel triennio, pari ad almeno un ventesimo della medesima eccedenza (articolo 2, comma 1-bis, del regolamento (CE) n. 1467/97, come modificato dal regolamento (UE) n. 1177/2011, e articolo 4 del Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria). Al fine di controllare il livello del debito, si vieta il ricorso all’indebitamento per realizzare operazioni sulle partite finanziarie, che non rilevano ai fini dell’indebitamento netto, salvo il caso della necessità di fare fronte ad eventi eccezionali (ad esempio emissione di titoli del debito pubblico per sostenere istituti bancari), per i quali si ricorrerà comunque alla specifica procedura di autorizzazione disciplinata dalla legge.
ART. 5 – Regole sulla spesa
L’articolo 5, in attuazione dell’articolo 5, comma 1, lettera e), della legge costituzionale n. 1 del 2012, reca una regola generale sulla spesa, stabilendo che il tasso programmato della spesa non possa eccedere il tasso di riferimento stabilito in base alla normativa europea. Al riguardo, occorre considerare che il Patto di stabilità e crescita, come modificato dal Six Pack, introduce il concetto di expenditure benchmark per valutare i progressi degli Stati membri verso l’obiettivo di medio termine. La regola europea non si applica a specifiche categorie di spesa (spese per interessi; programmi europei finanziati con fondi dell’Unione europea; variazioni delle spese non discrezionali per indennità di disoccupazione) e prevede correttivi per le spese in conto capitale. Eventuali scostamenti dal livello massimo possono trovare compensazione in misure discrezionali sul lato delle entrate, che dovrebbero comunque essere indicate in sede di programmazione. Attualmente il livello di riferimento per la spesa, definito in sede europea per il nostro Paese, è pari ad una riduzione della spesa in termini reali dello 0,8 per cento annuo in caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo di bilancio di medio termine, mentre in caso di conseguimento dell’obiettivo di medio termine l’obiettivo è pari ad una crescita in termini reali dello 0,3 per cento (tali tassi di variazione sono collegati al quadro di finanza pubblica ed alle ipotesi di crescita del PIL potenziale contenute nel DEF presentato ad aprile 2012; i medesimi tassi di variazione della spesa possono modificarsi al variare delle grandezze macroeconomiche sottostanti). Si prevede, inoltre, una specifica regola sulla spesa, idonea non solo ad assicurare il rispetto del benchmark europeo, ma a garantire il conseguimento degli obiettivi programmatici: per lo Stato si dispone che i documenti di programmazione finanziaria e di bilancio individuino un livello massimo della spesa coerente con la regola di carattere generale, poi riportato nel disegno di legge di bilancio. Per quanto riguarda gli enti territoriali, si richiede che essi predispongano i rispettivi bilanci nel rispetto di limiti annuali sulla spesa individuati su base pluriennale. L’esperienza di altri Paesi europei dimostra come la determinazione di livelli massimi di spesa consenta un controllo estremamente efficace della finanza pubblica.
ART. 6 – Eventi eccezionali e scostamenti dall’obiettivo programmatico strutturale
L’articolo 6 dà attuazione al secondo comma del nuovo articolo 81 della Costituzione, che consente il ricorso all’indebitamento strutturale al verificarsi di eventi eccezionali, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti. L’articolo 5, comma 1, lettera d), della legge costituzionale n. 1 del 2012 prevede che siano definiti quali eventi eccezionali le gravi recessioni economiche, le crisi finanziarie e le gravi calamità naturali e che il ricorso all’indebitamento avvenga sulla base di un piano di rientro. Le disposizioni della legge costituzionale recepiscono i margini di flessibilità consentiti dalla normativa europea (Six Pack e Fiscal Compact), che consentono scostamenti dagli obiettivi di medio termine o dal percorso di avvicinamento a tali obiettivi in presenza di eventi eccezionali. L’articolo 2, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1467/97, come modificato dal regolamento (UE) n. 1177/2011, stabilisce infatti che il superamento del valore di riferimento per il disavanzo pubblico è considerato eccezionale, ai sensi del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, qualora sia determinato da un evento inconsueto non soggetto al controllo dello Stato membro interessato e abbia rilevanti ripercussioni sulla situazione finanziaria della pubblica amministrazione, oppure nel caso sia determinata da una grave recessione economica. L’articolo 3, paragrafo 1, lettera c), del Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria, che contiene il Fiscal compact, prevede che le parti contraenti possono deviare temporaneamente dal loro rispettivo obiettivo di medio termine o dal percorso di avvicinamento a tale obiettivo solo in circostanze eccezionali, definendo come tali gli eventi inconsueti non soggetti al controllo della parte contraente interessata che abbiano rilevanti ripercussioni sulla situazione finanziaria della pubblica amministrazione, oppure periodi di grave recessione economica ai sensi del patto di stabilità e crescita rivisto, purché la deviazione temporanea della parte contraente interessata non comprometta la sostenibilità del bilancio a medio termine. Il testo proposto precisa innanzitutto il concetto di ricorso all’indebitamento, specificando che la disposizione costituzionale si applica in caso di scostamenti temporanei del saldo strutturale dall’obiettivo programmatico in presenza di eventi eccezionali, definiti, in conformità alla normativa europea, come periodi di grave recessione economica anche dell’area dell’euro e dell’Unione europea o eventi straordinari, al di fuori del controllo dello Stato, nonché gravi calamità naturali, che presentino rilevanti ripercussioni sulla situazione finanziaria generale del Paese. Al riguardo, si segnala che viene fatto un esplicito riferimento anche ad eventi relativi alla difesa e alla sicurezza della Repubblica. Quanto alla procedura, si prevede che lo scostamento sia autorizzato dalle Camere, a maggioranza assoluta, con una deliberazione di carattere non legislativo, su richiesta del Governo, sentita la Commissione europea. Nell’autorizzazione vengono definiti la misura e la durata dello scostamento e il contenuto del piano di rientro, che si attiva al termine dello scostamento autorizzato. Si prevede, inoltre, un tasso minimo della correzione annuale, che deve essere almeno pari allo 0,5 per cento del prodotto interno lordo. Al fine di non incentivare il ricorso ad operazioni finanziarie « sotto la linea » si precisa che le medesime procedure si applicano nel caso di operazioni finanziarie volte a fronteggiare eventi straordinari al di fuori del controllo dello Stato.
ART. 7 – Monitoraggio degli scostamenti rispetto agli obiettivi di finanza pubblica
ART. 8 – Meccanismo di correzione degli scostamenti rispetto all’obiettivo programmatico strutturale
Gli articoli 7 e 8 recano invece la disciplina delle misure volte, rispettivamente, a prevenire eventuali scostamenti dagli obiettivi programmatici e a far fronte agli scostamenti riscontrati in sede di consuntivo. Quanto alla prima fattispecie, l’articolo 7 dispone che, qualora nel corso dell’esercizio finanziario si presenti il rischio di uno scostamento, il Governo presenti una relazione alle Camere, alla stregua di quanto sostanzialmente già previsto a legislazione vigente dall’articolo 10-bis, comma 6, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (legge di contabilità e finanza pubblica). L’articolo 8 disciplina invece il meccanismo di correzione degli scostamenti rispetto agli obiettivi di finanza pubblica, previsto dall’articolo 5, comma 1, lettere c) e d), della legge costituzionale n. 1 del 2012, finalizzato a contenere i deficit di bilancio. La presenza di un meccanismo correttivo automatico è richiesta, in particolare, dall’articolo 3, paragrafo 1, lettera e), del Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria, il quale stabilisce che, qualora si constatino deviazioni significative dall’obiettivo di medio termine o dal percorso di avvicinamento a tale obiettivo, sia attivato automaticamente un meccanismo di correzione, che include l’obbligo dello Stato contraente di attuare misure per correggere le deviazioni in un periodo di tempo definito. Il successivo paragrafo 2 dell’articolo 3 prescrive, inoltre, che il meccanismo di correzione, che deve rispettare appieno le prerogative dei Parlamenti nazionali, sia istituito a livello nazionale sulla base di princìpi comuni proposti dalla Commissione europea, riguardanti in particolare la natura, la portata e il quadro temporale dell’azione correttiva da intraprendere, anche in presenza di circostanze eccezionali, e il ruolo e l’indipendenza delle istituzioni responsabili sul piano nazionale per il controllo dell’osservanza delle regole di bilancio. Nell’articolo in esame la soglia dello scostamento rilevante è definita, in conformità a quanto previsto dalla normativa europea (articolo 6, paragrafo 3, lettera a), del regolamento (CE) n. 1466/1997, come modificato dal regolamento n. 1175/2011) prevedendosi che il meccanismo di correzione si attivi in presenza di una deviazione corrispondente ad almeno lo 0,5 per cento del prodotto interno lordo riferita al risultato dell’esercizio precedente ovvero, in termini cumulati, a quelli dei due esercizi precedenti. Qualora tali scostamenti si riflettano anche sugli obiettivi per l’anno in corso e gli anni successivi compresi nel periodo di programmazione, il Governo è tenuto a evidenziarne le cause e l’entità e ad indicare le misure correttive tali da assicurare il ritorno all’obiettivo programmatico entro l’anno successivo a quello in cui si è rilevato lo scostamento. Le correzioni sono indicate nei documenti di programmazione finanziaria e di bilancio, che provvedono anche a definirne la ripartizione tra i diversi sottosettori delle pubbliche amministrazioni. In conformità a quanto previsto dai princìpi comuni elaborati dalla Commissione europea (nel numero 6 dell’allegato alla comunicazione della Commissione recante i princìpi comuni per i meccanismi nazionali di correzione di bilancio COM(2012) 342 final, si indica che in caso di applicazione di una clausola di salvaguardia, in presenza di un evento eccezionale, può applicarsi una temporanea sospensione del meccanismo di correzione), è previsto che le deliberazioni parlamentari che autorizzano il ricorso all’indebitamento possano disporre la sospensione dell’operatività del meccanismo di correzione sino all’esercizio precedente a quello a decorrere dal quale si avvia l’attuazione del piano di rientro di cui all’articolo 6.
Equilibrio dei bilanci delle Regioni e degli enti locali e concorso dei medesimi enti alla sostenibilità del debito pubblico
ART.9 – Equilibrio dei bilanci delle Regioni e degli Enti Locali
L’articolo 9, comma 1, definisce il concetto di equilibrio dei bilanci che le regioni e gli enti locali sono tenuti a rispettare. La lettera a) impone il pareggio del saldo complessivo di bilancio, sia in termini di competenza che di cassa (entrate finali-spese finali) analogamente a quanto già attualmente previsto dal testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Per controllare il debito della P.A. occorre ridurre il disavanzo che si calcola quale differenza tra le spese finali e le entrate finali, intendendosi per il termine finali le voci di bilancio definitivamente acquisite dall’ente – per quanto riguarda le entrate si riferisce a quelle non rimborsabili, tra le quali non si considera l’assunzione di indebitamento – Entrate finali: Entrate tributarie, Entrate da contributi statali, Entrate extratributarie, Entrate da alienazioni patrimoniali (al netto delle operazioni finanziarie); Spese finali: Spese correnti, Spese in conto capitale ). La lettera b) impone il pareggio del saldo di parte corrente, sia in termini di competenza finanziaria che di cassa, includendo tra le spese le quote di capitale delle rate di ammortamento dei prestiti (la quota in conto interessi è infatti già inclusa nell’ambito delle spese correnti). Tale formula implica che le entrate correnti debbano assicurare risorse sufficienti per rimborsare i prestiti assunti. La possibilità di indebitarsi nei limiti del rimborso dei prestiti in scadenza è prevista dall’articolo 10 ma solo al fine di realizzare nuove spese di investimento. Il comma 2 prevede l’obbligo di recupero dell’eventuale squilibrio riscontrato nei saldi rispetto agli obblighi indicati al comma 1, nel triennio successivo rispetto a quello in cui si è realizzato lo squilibrio, in maniera analoga a quanto già previsto dal citato testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Il comma 3 disciplina le modalità di utilizzo degli eventuali saldi positivi di bilancio, prevedendo che l’utilizzo degli stessi a fini di finanziamento delle spese di investimento possa avvenire ai sensi del successivo articolo 11. Il comma 4 fa salva la possibilità di prevedere a carico degli enti territoriali obblighi ulteriori rispetto a quelli previsti dalla presente proposta di legge in materia di concorso al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica. In tal modo, viene fatta salva la possibilità di prevedere obblighi analoghi a quelli attualmente previsti dal Patto di stabilità interno. Peraltro, l’attuazione del principio dell’equilibrio del bilancio dovrebbe progressivamente condurre ad un superamento dell’attuale impianto del Patto, che richiede, in molti casi, la realizzazione di posizioni di avanzo di amministrazione.
ART.10 – Ricorso all’indebitamento da parte delle Regioni e degli enti locali
L’articolo 10 disciplina l’accesso al debito da parte degli enti territoriali. Il comma 1 afferma che tale accesso è consentito solo per finanziare spese di investimento. Il comma 2 prevede l’obbligo di adozione di piani di ammortamento per il rimborso del debito, con evidenziazione delle obbligazioni che incidono sui singoli esercizi e sulle corrispondenti modalità di copertura. Il comma 3 prevede una procedura di intesa a livello regionale per consentire che l’accesso dei singoli enti al debito avvenga nei limiti consentiti dalla necessità di assicurare l’equilibrio complessivo a livello di comparto regionale, misurato in termini di cassa. Ai fini dell’intesa viene previsto che ciascun ente comunichi a livello regionale il saldo di cassa tra entrate finali e spese finali che prevede di conseguire e gli investimenti che intende realizzare, ivi inclusi quelli che intende finanziare attraverso i saldi del bilancio. L’ammontare degli avanzi di cassa complessivi costituirà dunque, anno per anno, l’ammontare di accesso al debito che sarà possibile ripartire tra gli enti che manifestano l’intenzione di indebitarsi. Il comma in esame non attribuisce alla regione la funzione di organo decisore ma prevede che sia raggiunta un’intesa, in assenza della quale ciascun ente potrà indebitarsi nei limiti del rimborso dei propri prestiti; la possibilità di utilizzare, a fini di investimento, i saldi di bilancio, non è prevista dal testo
costituzionale e rappresenta una misura di flessibilità aggiuntiva che tiene conto del contributo fornito dagli enti locali alla crescita economica. Il comma 4 disciplina il caso di mancato rispetto degli equilibri a livello regionale, prevedendo il recupero degli scostamenti nell’esercizio successivo, a carico degli enti che non hanno rispettato il proprio vincolo.
ART. 11 – Concorso dello Stato al finanziamento dei livelli essenziali e delle funzioni fondamentali nelle fasi avverse del ciclo o al verificarsi di eventi eccezionali
L’articolo 11 disciplina il concorso dello Stato al finanziamento dei livelli essenziali e delle funzioni fondamentali nelle fasi avverse del ciclo o al verificarsi di eventi eccezionali. Il comma 1 prevede l’istituzione di un Fondo straordinario, alimentato da quota parte delle risorse derivanti dal ricorso dello Stato all’indebitamento, consentito nelle fasi avverse del ciclo. L’entità del Fondo è determinata tenendo conto della quota di entrate proprie degli enti territoriali influenzate dall’andamento del ciclo economico. Il comma 2 prevede che ulteriori risorse siano destinate al Fondo in caso di eventi di carattere eccezionale tali da determinare scostamenti temporanei rispetto agli obiettivi programmatici. Anche in questo caso si tiene conto delle conseguenze degli eventi eccezionali sulla finanza degli enti territoriali. Il comma 3 prevede modalità per la determinazione dei criteri di riparto del Fondo.
ART. 12 – Concorso delle Regioni e degli Enti locali alla sostenibilità del debito pubblico
L’articolo 12 disciplina il concorso delle regioni e degli enti locali alla sostenibilità del debito pubblico. Il comma 1 prevede l’obbligo del concorso degli enti territoriali alla sostenibilità del debito delle pubbliche amministrazioni, secondo modalità definite con legge dello Stato in base ai princìpi stabiliti dalla presente proposta di legge. Il comma 2 dispone che, nelle fasi favorevoli del ciclo economico, sia determinata la misura del contributo del complesso dei predetti enti al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato, a valere sulle maggiori entrate locali derivanti dal ciclo. Tale contributo è incluso tra le spese finali soggette all’obbligo di pareggio rispetto alle entrate finali, ai sensi dell’articolo 9, comma 1, lettera a). Non è invece richiamata la lettera b): pertanto le spese in questione devono ritenersi escluse dal calcolo riguardante l’obbligo del pareggio di parte corrente. Il comma 3 prevede modalità di determinazione dei criteri di riparto del contributo di cui al comma 2.
ART. 20 – Funzioni di controllo della Corte dei conti sui bilanci delle amministrazioni pubbliche
L’articolo 20 (Funzioni di controllo della Corte dei conti sui bilanci delle amministrazioni pubbliche) affida alcune nuove funzioni alla Corte dei conti, disponendo, al comma 1, che la Corte medesima sia competente a svolgere il controllo sui bilanci degli enti di cui agli articoli 9 e 13. La norma precisa che tale controllo può essere effettuato anche nel corso della gestione, assumendo pertanto – è da ritenere – anche una funzione di monitoraggio. Si dispone, inoltre, che la Corte parifichi, secondo le modalità stabilite per la parificazione del rendiconto dello Stato – che, si rammenta, è una attività di natura giurisdizionale – i bilanci delle regioni a statuto ordinario. L’articolo, inoltre, al comma 2, rinvia per le disposizioni attuative del comma 1 ad apposito regolamento deliberato dalla Corte dei conti

References: ART. 3

ART. 4
 articolo 4

ART. 5

ART. 6
 articolo 81

ART. 7

ART. 8

ART.9
 articolo 11

ART.10

ART. 11

ART. 12

ART. 20