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Timestamp: 2020-04-04 19:00:31+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11607 del 11/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11607 del 11/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 11/05/2017, (ud. 06/07/2016, dep.11/05/2017), n. 11607
sul ricorso 28907/2011 proposto da:
RESIDENZA CIMINA SRL;
RESIDENZA CIMINA SRL in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA IPPONIO 8, presso lo
studio dell’avvocato ROBERTO FERRI, che lo rappresenta e difende
avverso la sentenza n. 243/2010 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
PESCARA, depositata il 09/11/2010;
06/07/2016 dal Consigliere Dott. PASQUALE D’ASCOLA;
l’accoglimento del ricorso principale, rigetto o inammissibilità
udito per il controricorrente l’Avvocato FERRI che ha chiesto il
rigetto del ricorso principale;
principale, rigetto ricorso incidentale.
1) Si apprende dagli atti introduttivi di questo giudizio che con provvedimento del 3 settembre 2007 il Centro Operativo di (OMISSIS) dell’Amministrazione Finanziaria revocava il beneficio dell’ulteriore credito di imposta in relazione all’assunzione di nuovi lavoratori da parte della società resistente.
La società ricorreva alla locale CTP, che accoglieva il ricorso.
La CTR dell’Abruzzo, sez. stacc. di Pescara, con la sentenza n. 243 del 9/11/2010, confermando la sentenza di primo grado, affermava che le agevolazioni previste dalla L. n. 289 del 2002, art. 63, non costituivano aiuti di Stato alle imprese, perchè sprovvisti del requisito della selettività. Di qui l’esclusione della regola del c.d. “de minimis” nel riconoscimento del credito di imposta. Avverso detta sentenza, l’Agenzia delle Entrate, difesa dall’avvocatura dello Stato, ha proposto ricorso affidato a due motivi.
La contribuente ha resistito con controricorso e ha svolto ricorso incidentale.
2) Con il primo motivo, l’Agenzia lamenta violazione e falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 63, della L. n. 388 del 2000, art. 7, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 e alla L. n. 289 del 2002, art. 62, comma 1.
Con il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 388 del 2000, art. 7, L. n. 289 del 2002, art. 63, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.
Censura la statuizione della sentenza della CTR che ha riconosciuto l’ulteriore credito della contribuente, escludendo l’applicabilità al caso di specie della regola c.d. de minimis, che pone agli aiuti di stato in favore delle imprese il limite di Euro 100.000,00 per un triennio.
Parte ricorrente afferma che erroneamente la CTR ha negato che si applichino le disposizioni in materia di aiuti di stato. Deduce, con diffusa illustrazione, che la normativa che essa invoca non è derogata per effetto del sopravvenuto Regolamento UE n. 2204/2002 sugli aiuti di Stato a favore dell’occupazione.
Secondo il consolidato indirizzo interpretativo di questa Corte (Cass. n. 21797/2011; Cass. 16178/2014), cui intende senz’altro darsi continuità, non ravvisandosi ragioni per discostarsene, la L. n. 289 del 2002, art. 63, comma 1, nel rinnovare il regime di incentivi alle assunzioni, ha mantenuto esplicitamente ferme, per quanto non diversamente regolato, le disposizioni di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 7.
Tale disposizione, avuto riguardo all’ulteriore credito d’imposta per assunzione di lavoratori disoccupati in aree svantaggiate, testualmente dispone: “All’ulteriore credito d’imposta di cui al presente comma si applica la regola “de minimis”, di cui alla comunicazione della Commissione delle Comunità Europee 96/C68/06, pubblicata nella G.U. delle Comunità Europee C68 del 6 marzo 1996 e ad esso sono cumulabili altri benefici eventualmente concessi ai sensi della predetta comunicazione, purchè non venga superato il limite massimo di Lire 180.000.000 nel triennio”.
Dal quadro normativo suesposto discende che il legislatore nazionale ha inteso riconoscere il beneficio dell'”ulteriore” credito d’imposta in rassegna in misura limitata e non anche in rapporto al numero dei lavoratori effettivamente assunti (Cass. 21797/11).
Nel rinnovare il regime di incentivi alle assunzioni già disposto con la L. n. 388 del 2000, con la L. n. 289 del 2002, art. 63, il legislatore nazionale ha dunque mantenuto ferma la soglia massima posta dalla L. n. 388 del 2000, mediante rinvio al criterio comunitario c.d. “de minimis”, che, nell’ambito dell’ordinamento sopranazionale, fissa nell’importo di Euro 100.000,00 nel triennio, il limite quantitativo al di sotto del quale gli “aiuti di Stato” non incorrono nel divieto di cui all’art. 92 (poi art. 87) par 1. Trattato C.E..
Tale delimitazione dell’agevolazione rientra nel legittimo esercizio delle facoltà discrezionali del legislatore, essendo certamente consentito limitare la concessione di benefici fiscali entro soglie determinate mediante rinvio a norme di altro ordinamento (segnatamente di quello comunitario).
Esso costituisce dunque un limite “interno”, che deve ritenersi legittimamente adottato dal legislatore nazionale nell’ambito dei propri poteri discrezionali e che non contrasta con la normativa comunitaria. Se infatti la normativa comunitaria pone agli stati membri il divieto di concedere “aiuti di stato” in misura eccedente i limiti posti con la regola “de mininis”, non impedisce certo loro di circoscrivere benefici fiscali entro soglie bene definite (Cass. 20245/13 e Cass. 16178/2014).
Non è dunque ravvisabile in detta materia alcuna incidenza della normativa comunitaria (Regolamento 12.1.2001 n. 69 della Commissione) relativa all’applicazione degli artt. 87 e 88 Trattato CE, sugli aiuti di Stato in favore dell’occupazione, nè del Regolamento n. 2204/2002, atteso che il criterio comunitario c.d. de minimis è stato adottato dal legislatore nazionale, in via di rinvio alla relativa fonte comunitaria, nel legittimo esercizio dei suoi poteri di scelta, quale tetto massimo dell’ “ulteriore” credito d’imposta attribuito ai datori di lavoro (Cass. 7361/2012).
Nessun rilievo ha dunque in detta materia il Regolamento CE 2204/2002, invocato sotto vari profili dalla controricorrente, atteso che l’esclusione dal cumulo riguarda solo gli “aiuti di Stato” che le norme nazionali abbiano concesso in misura superiore alla regola comunitaria del de minimis, non anche l’ulteriore credito d’imposta che è qui in discussione, legittimamente determinato dal legislatore nazionale, quanto ai suoi limiti, in misura corrispondente a quella regola (Cass. 7361/2012).
In realtà, come questa Corte ha già avuto modo di affermare, in alcun modo la disciplina del sopravvenuto regolamento CE n. 2204 del 2002 può ritenersi avere inciso, modificandola, sulla disciplina del credito d’imposta per incremento occupazionale nelle aree svantaggiate di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 7, richiamato dalla L. n. 289 del 2000, art. 63, sottraendola all’applicazione della regola “de minimis”, come in dettaglio dimostra il confronto tra la richiamata normativa interna e le disposizioni del “considerando” n. 27, dell’art. 4 par. 2, dello stesso art. 4 par. 4, lett. a), del medesimo art. 4, par. 4 lett. c), dell’art. 5 par. 2 e dell’art. 7 par. 2 del citato regolamento CE n. 2204 del 2002 (Cass. Sez. 5, n. 16735 del 2015; Cass. 23994/16).
Non appaiono dunque sussistenti i presupposti per disporre il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia, ai sensi dell’art. 234, comma 2 e art. 177 ai fini dell’esatta interpretazione del Regolamento CE 2204/2002 e della sua corretta applicazione al caso in esame.
Nel caso di specie la CTR non ha esaminato, sulla base degli atti prodotti, l’eventuale superamento del tetto massimo previsto, mentre non ha alcuna incidenza l’esclusione dal cumulo, prevista dal D.L. 15 febbraio 2007, n. 10, art. 1, comma 8, convertito in L. 6 aprile 2007, n. 46, che riguarda solo gli aiuti concessi in misura superiore al suddetto limite e non l’ulteriore credito d’imposta legislativamente determinato in misura ad esso corrispondente.
Nessun rilievo ha sulle norme sovraesposte il D.L. 15 febbraio 2007, n. 10, art. 1, comma 8, convertito in L. 6 aprile 2007, n. 46, secondo cui “sono esclusi dal cumulo per il computo dell’importo massimo fissato per l’applicazione della regola de minimis gli aiuti autorizzati dalla Commissione europea o rientranti in un regolamento di esenzione per categoria anche se riferiti allo stesso presupposto, qualora la rispettiva normativa non preveda diversamente” atteso che l’esclusione dal “cumulo” riguarda solo gli “aiuti” che le norme nazionali abbiano concesso in misura superiore a detta “regola” comunitaria, non l'”ulteriore credito di imposta” qui in discussione, legislativamente determinato in misura corrispondente a quella “regola” (Cass. Sez. 6-5, Ordinanza n. 16178 del 15/07/2014; Cass. n. 7361 del 2012; e, in precisi termini, Cass. 21605/15).
I giudici di appello, nella sentenza impugnata, hanno disapplicato la richiamata normativa interna in tema di benefici fiscali per incrementi occupazionali, siccome in contrasto con la legislazione comunitaria di rango superiore, rilevando che le misure di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 63, non fossero aiuti di Stato, così escludendo la rilevanza della questione concernente l’eventuale superamento del tetto massimo previsto.
E’ accolto il secondo motivo, che denuncia violazione delle stesse norme indicate nella rubrica del primo, in relazione al Reg. CE 69/01, e al Reg U.E. n. 2204/02, sotto il profilo che il beneficio non configurerebbe – come ritenuto dalla Commissione tributaria – un aiuto ai lavoratori ma un aiuto di stato, profili sopraesaminati.
E’ invece respinto il profilo del ricorso incidentale relativo alla insoddisfacente motivazione dell’atto di revoca del beneficio, che risulta invece congruamente motivato, così da rendere comprensibile l’iter logico-giuridico seguito.
Restano assorbiti i profili di ricorso incidentale – o riproposizione di questioni relativi alla pretesa nullità della sentenza d’appello per violazione dell’art. 112 c.p.c.(controricorso pagg. 8 e 9), che attengono alla mancata considerazione della posizione della dipendente M. e alla misura dei crediti controversi: entrambe le questioni dovranno essere oggetto della verifica fattuale rimessa al giudice del prosieguo.
Va, conseguentemente accolto il ricorso principale; l’impugnata sentenza deve essere cassata, con rinvio alla Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo sezione di Pescara, in diversa composizione, che si pronuncerà anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.
Respinge l’incidentale, nei termini di cui in motivazione, assorbiti gli altri profili.
Cassa l’impugnata sentenza con rinvio ad altra sezione della Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo sezione di Pescara, in diversa composizione, che si pronuncerà anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria, il 6 luglio 2016.

References: Sentenza 
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 art. 63
 art. 63
 art. 7
 art. 62
 art. 7
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 Cass. 
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 art. 7
 art. 63
 art. 87
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 art. 7
 art. 63
 art. 4
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 Cass. 
 art. 177
 art. 1
 art. 1
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