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Timestamp: 2019-06-16 14:49:07+00:00

Document:
Pena & Territorio n. 1 (2011)
Accordo operativo per un sistema integrato di interventi tra UEPE e USSM di Trento
Parma - “Laboratorio Gioco” per accogliere i figli dei detenuti in visita
Viterbo - Corso di formazione per detenuti con la Scuola Alberghiera
Roma - Protocollo d'intesa
Protocollo d'intesa tra PRAP e Confimea
Verbania - Raccolta fondi per il biscottificio del carcere
Cuneo - I primi fiori, coltivati in serra dai detenuti, donati alla Presidente della Provincia
Iglesias – Poesie in libertà
Palermo: Centro per ex detenuti con disagio psichico
Perugia - progetti di inclusione sociale per detenuti
Venezia – Progetto Icam, un istituto per madri detenute ed i loro figli
“Giustizia riparativa”- L’UEPE di Venezia sottoscrive altre due convenzioni
Sarajevo – “Rafforzamento della Giustizia minorile in Bosnia Erzegovina”
Rinnovo Protocollo d’intesa - Dipartimento Giustizia Minorile e l’Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani (ANPE)
Protocollo d’intesa - Dipartimento Giustizia Minorile e la Fondazione “Roberta Lanzino”
Protocollo d’intesa - Dipartimento Giustizia Minorile e Learn To Be Free Onlus
Roma - Premiazione letteraria“VOLETE SAPERE CHI SONO IO?” RACCONTI DAL CARCERE
Bolzano - La mostra d’arte “Essere e tempo – Riflessioni su un tempo in-sospeso”
Napoli - “Umanizzare le carceri. Il contributo della comunità cristiana”
Civitavecchia - Giornata di Studio:"l'arrestato tossicodipendente,dalla strada alla misura alternativa"
Roma - BIOAGRICOLTURA per il reinserimento sociale dei detenuti, il punto sui progetti di Aiab
“Liberi Dentro; Istentales, un tour nelle carceri” di Luciano Piras
ACCORDO OPERATIVO PER UN SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI TRA U.E.P.E. E U.S.S.M. DI TRENTO
Il 5 gennaio 2011 a Trento l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna e l’Ufficio di Servizio Sociale per Minorenni hanno sottoscritto una convenzione finalizzata ad elaborare ed attuare progetti individualizzati a favore di giovani adulti in esecuzione penale.
Sono infatti in costante crescita i casi di giovani adulti sottoposti contemporaneamente a procedimenti penali e/o a misure la cui competenza appartiene ai due Servizi.
L’accordo, in attuazione del protocollo di intesa elaborato il 9 maggio 2008 tra il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria ed il Centro per la Giustizia Minorile per il Triveneto, mira ad assicurare continuità e coerenza di trattamento ai giovani maggiorenni nel delicato passaggio dal circuito penale minorile a quello per adulti attraverso percorsi articolati che presuppongono un sistema integrato di interventi tra UEPE e USSM, in ossequio alle Linee Guida in materia di inclusione sociale a favore delle persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria.
Di seguito si riporta il testo dell’accordo:
Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Trento
Ufficio Servizio Sociale per Minorenni di Trento
Il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria e il Centro per la Giustizia Minorile per il Triveneto hanno elaborato in data 9 maggio 2008 un protocollo di intesa al fine di assicurare continuità e carenza di trattamento ai giovani maggiorenni nel passaggio dal circuito penale minorile a quello adulto, attraverso la definizione di Linee Guida e di percorsi quadro che richiedono di essere articolati e declinati in accordi operativi, contestualizzati nelle diverse realtà dei Servizi, nel rispetto alle stesse Linee Guida;
gli ambiti di competenza, le finalità e le modalità di intervento dei due sistemi di Servizi:
l'ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni di Trento (di seguito indicato come USSM) fa riferimento all'Autorità Giudiziaria Minorile di Trento, in particolare al Tribunale per i Minorenni di Trento, anche in funzione di Sorveglianza, alla Corte di Appello - sezione minori - e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Trento;
l'ufficio Esecuzione Penale Esterna (di seguito indicato come UEPE) risponde prevalentemente alle richieste del Tribunale di Sorveglianza e del Magistrato di Sorveglianza, al Tribunale per i minorenni in funzione di Sorveglianza nei casi di competenza ed agli Istituti Penitenziari del Territorio di competenza (Trento e Rovereto) per gli interventi previsti dell’O.P. L. 354/75 e successive modifiche.
I'USSM, accompagna ed assiste il minore in ogni stato e grado del procedimento penale fin dal suo avvio, intervenendo con piena autonomia tecnico-professionale nell’ambito della competenza penale del Tribunale per i minorenni concorrendo alle decisioni dell’Autorità giudiziaria minorile e alla loro attuazione nonché alla promozione e tutela dei diritti dei minorenni. Opera per la prevenzione ed il recupero della devianza minorile con un'attenzione alle esigenze educative dei soggetti minorenni e all’'unitarietà e personalizzazione del progetto socio-educativo, nei diversi istituti giuridici;
1'UEPE effettua i propri interventi prevalentemente nei confronti di soggetti gravati da una condanna definitiva. L'Ordinamento Penitenziario prevede anche interventi a favore di soggetti imputati, i quali rappresentino agli operatori la necessità di azioni a favore della propria famiglia e di collegamento con i servizi socio-sanitari del territorio. Possono essere inoltre attuati interventi post penitenziari di accompagnamento sul territorio.
Negli interventi dell'UEPE viene data maggiore rilevanza alla responsabilità personale dell'autore del reato proprio in quanto persona adulta;
L'intervento dell'USSM utilizza un approccio interdisciplinare e modulato sulle esigenze un approccio interdisciplinarcorenni di Trento inerenti la specifica fase processuale, attraverso l'elaborazione e l'attuazione di proposte e progetti che rispettino i principi di:
non interruzione dei processi educativi in atto
minima offensività del processo;
rapida uscita dal circuito penale.
Nell'intervento è posta particolare attenzione alla fase dell'accoglienza, mentre la fase della costruzione della relazione socio-educativa e del progetto personalizzato rappresenta il nucleo centrale del lavoro socio-educativo.
L'USSM opera cercando di costruire un’interazione costruttiva con la famiglia del minore, per promuovere abilità e competenze genitoriali, per riassegnare le titolarità educative.
Altrettanto significativa è la fase della chiusura dell'intervento, che rappresenta un momento esplicito e consapevole di restituzione della propria storia.
Gli interventi dell'UEPE, articolati in un processo unitario e personalizzato, sono diretti a progettare un percorso, concordato con l'interessato, finalizzato a superare le difficoltà e gli ostacoli che possono aver portato alla commissione del reato.
Nello svolgimento della misura alternativa alla detenzione, sono attuati interventi di sostegno e controllo, diretti ad aiutare le persone ad adempiere responsabilmente gli impegni che derivano dalla misura alternativa di cui beneficiano e tendono a costruire un reinserimento sociale compiuto e duraturo, con ricadute sul comportamento e sulla non recidiva
L'UEPE opera anche con il coinvolgimento della famiglia, tuttavia tale intervento è subordinato al consenso della persona condannata o imputata.
che rilevanti ed in costante crescita sono le situazioni di giovani adulti sottoposti contemporaneamente a procedimenti penali ed a misure che rientrano nella competenza dei due sistemi di Servizi.
Si definiscono gli obiettivi del presente accordo
Sviluppare un rapporto di collaborazione tra I'UEPE e I'USSM di Trento, che operano nella stessa realtà sociale, finalizzata ad elaborare ed attuare progetti individualizzati in favore di giovani adulti in esecuzione penale.
Avvalersi delle risorse già attivate e delle informazioni acquisite dai singoli Servizi.
Rendere visibile la collaborazione anche in relazione ai rapporti con l'Autorità Giudiziaria, con i Servizi del territorio e con il Privato sociale.
Si concordano criteri e prassi operative nelle diverse fasi della collaborazione
Gli operatori sociali dell'USSM e dell'UEPE di Trento attivano contatti ed operano in collaborazione senza alcuna formalità di procedura.
L'operatore incaricato, nella fase preliminare della presa in carico, valuta la posizione giuridica del soggetto, al fine di verificare l'esistenza di una possibile collaborazione tra Servizi.
L’attivazione della collaborazione
La collaborazione tra i due sistemi di Servizi attivata in relazione all’intrecciarsi delle titolarità degli interventi con i giovani adulti.
La centralità della relazione professionale con il giovane adulto definisce l’orientamento della collaborazione. I Servizi adottano quale criterio guida la ricerca di conciliabilità tra la messa in comune di informazioni -elementi della collaborazione - e la tutela del giovane da processi di etichettamento e di cronicizzazione che le stesse informazioni potrebbero rischiare di produrre.
Metodologia individuata
Contatto telefonico con la segreteria tecnica o con l'assistente sociale di segretariato presso l’UEPE, l'archivio minori presso I’USSM, al fine di verificare se il caso è noto, chi è l’operatore incaricato o chi lo ha seguito in passato.
Il grado della collaborazione
Nel definire il grado di collaborazione si terrà conto:
dell'età della persona,
della distanza cronologica dalla commissione dei reati da minorenne,
dei carichi pendenti,
della complessità della situazione giuridica,
della consapevolezza critica del soggetto e della sua fase evolutiva.
Ciò permetterà di calibrare nella relazione professionale fra i Servizi, quello che manterrà un riferimento privilegiato con il soggetto.
La progettualità congiunta
i soggetti maggiorenni sino al 2lesimo anno di età con doppia posizione giuridica;
i soggetti maggiorenni sino ai ventuno anni ed oltre, sottoposti contemporaneamente a sospensione del processo e messa alla prova - di esclusiva competenza dell'USSM - ed a misura alternativa alla detenzione;
i soggetti in esecuzione penale esterna in riferimento ad Ordinanza del Tribunale di Sorveglianza del Tribunale per i Minorenni che termina di eseguire la pena oltre il 2l esimo anno;
i soggetti detenuti che stiano espiando la pena per reati commessi da minorenne presso le Case Circondariali;
i soggetti minorenni in carico all'USSM, con genitori o altri familiari in carico all’UEPE.
Contatto tra gli operatori dei due Servizi per un primo momento di incontro;
Processo congiunto di costruzione, coinvolgimento e condivisione con la persona interessata nella strutturazione di un progetto comune, attraverso un confronto strutturato finalizzato a:
acquisire ulteriori informazioni,
fare le prime valutazioni,
condividere gli obiettivi,
suddividere i compiti.
Incontri periodici di valutazione e verifica sull’andamento del progetto trattamentale, in relazione al tipo di misura alternativa concessa ed al Tribunale di Sorveglianza di riferimento.
Nel definire il grado di collaborazione si considerano:
i soggetti contestualmente in esecuzione di misura alternativa alla detenzione e di messa alla prova per i quali la collaborazione tra UEPE ed USSM è da prevedere in forma continuativa;
i soggetti in esecuzione di misure alternative già definite per procedimenti nella minore età e in prossimità dei ventunesimo anno dove la collaborazione è finalizzata all'accompagnamento nel cambio della presa in carico attraverso:
la segnalazione scritta dell'USSM all'UEPE, - incontri preliminari, anche alla presenza del soggetto,
messa in comune della documentazione significativa,
incontri di definizione della continuità del progetto;
i soggetti detenuti per i quali la collaborazione si allarga alle Case Circondariali con la partecipazione dei due Servizi all’èquipe di osservazione;
Ogni fase della collaborazione è partecipata al soggetto interessato. Il trattamento dei dati che lo riguardano e l'eventuale trasmissione tra Servizi sarà subordinato all’acquisizione del suo consenso, anche nel rapporto con gli altri Servizi socio sanitari eventualmente coinvolti.
Gli indicatori di verifica quantitativa e qualitativa della collaborazione sia in relazione ai singoli casi trattati sia in relazione all'accordo attivato.
La scheda di verifica sul caso verrà inserita nel fascicolo dell'utente sia presso I'USSM sia presso I'UEPE, e sarà parte integrante della documentazione e, per quanto possibile, sarà compilata in tempo reale dall’operatore al quale il caso è assegnato e comunque alla chiusura degli interventi.
La scheda di valutazione della collaborazione farà parte integrante della fase di verifica dell’accordo e sarà elaborata attraverso le risultanze delle schede di verifica sul caso.
Il presente Accordo ha validità di due anni, si configura a carattere sperimentale e prevede verifiche almeno annuali.
Trento, 5 gennaio 2011
Dr.ssa A. Tuscano Monorchio
Il Direttore dell’USSM
Dr.ssa Rita Pattelli
L’Agenzia per la Famiglia del Comune di Parma si propone di valorizzare il ruolo di questa fondamentale formazione sociale attraverso il sostegno di progetti condivisi e partecipati da più attori sociali. In quest’ottica ha ritenuto pertanto di finanziare il progetto sperimentale “Laboratorio Gioco” che, partendo dalla tutela del minore, intende contribuire in maniera significativa a migliorare le relazioni all’interno delle famiglie che vivono il dramma della detenzione di un proprio membro.
All’iniziativa, tenutasi presso la Casa di Reclusione di Parma, hanno collaborato l’associazione di volontariato “Per ricominciare”, le Acli di Parma ed il Forum Solidarietà, la Consulta comunale delle Associazioni familiari ed il Forum delle Associazioni familiari.
Il Ministero per le Pari Opportunità ha patrocinato il progetto che ha come obiettivo la promozione delle relazioni familiari e della genitorialità in carcere, garantendo condizioni di pari dignità ai genitori detenuti ed affiancando le loro famiglie, specie in presenza di minori, durante lo svolgimento dei colloqui. Si tratta della prima esperienza del genere in Italia all’interno di un carcere maschile e sebbene già attiva dal mese di agosto 2010, è stata presentata alla cittadinanza in occasione della Festa del Papà.
Il “Laboratorio Gioco” rientra nell’ambito del progetto “Laboratorio”, che ha dato vita nel contesto cittadino parmense anche a tre “Laboratori Famiglia” (al Portico, in Oltretorrente e San Martino) e ad otto “Laboratori Compiti” in diversi quartieri cittadini. La novità dell’iniziativa sta nella modalità di “pensare e fare insieme” per promuovere politiche familiari innovative e far crescere una rete di solidarietà oltre ad un welfare sussidiario intorno alla famiglia.
La direzione degli Istituti penitenziari di Parma ha individuato degli spazi idonei dove potere organizzare momenti di animazione e ricreazione (differenziati a seconda dell’età) per i bambini che entrano in carcere in visita ai familiari detenuti.
I bambini ed i preadolescenti possono così condividere piacevoli momenti di gioco, leggere, partecipare a laboratori creativi e socializzare. Le attività si svolgono alla presenza di educatori professionali, in collaborazione con gli operatori della Polizia penitenziaria e con l’apporto di giovani volontari.
Il progetto “Laboratorio Gioco” affianca altri progetti promossi dall’associazione di volontariato “Per ricominciare” che fa parte della Consulta comunale delle Associazioni familiari.
Dal 2004 tale organismo opera a supporto dei familiari dei detenuti del carcere di Parma con progetti sostenuti dal Comune come la struttura “Il Focolare”, che offre un servizio di accoglienza temporanea per familiari non residenti ed in condizioni di indigenza, e la struttura “Il Samaritano” che accoglie detenuti che fruiscono di licenze e permessi premio, da soli o con i congiunti.
Anche il “Laboratorio Gioco”, come i “Laboratori Famiglia” e i “Laboratori Compiti!, ha il sostegno degli “Amici del Laboratorio”, della Parmalat s.p.a. e del Colser Servizi di Parma.
La giunta provinciale di Viterbo ha finanziato un progetto di formazione professionale (corsi di cucina e di pasticceria) per i detenuti ristretti presso il carcere di Mammagialla.
Le lezioni saranno tenute dai docenti del Centro Provinciale per la Formazione Professionale scuola alberghiera di Viterbo in collaborazione con l’Istituto comprensivo statale Pietro Vanni.
E’ una grande opportunità per i detenuti che, attraverso una qualificazione professionale vedranno agevolato il loro reinserimento nel mondo lavorativo.
La Provincia avrà un ruolo attivo nell’iniziativa e collaborerà anche alle attività di ricerca e analisi del sistema informativo e scolastico.
Il 2 novembre 2010 è stato sottoscritto un Protocollo d’intesa tra la Regione Lazio, il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria del Lazio, Roma Capitale, l’AMA S.p.A. ed il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio per la realizzazione di un progetto di inclusione sociale delle persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria od ex detenuti da attuarsi mediante lo svolgimento di attività di manutenzione e pulizia delle strade del territorio di Roma Capitale.
Se ne riporta il testo integrale.
PER LA REALIZZAZIONE DI UN INTERVENTO DI REINSERlMENTO SOCIALE DEI DETENUTI, DELLE PERSONE IN ESECUZIONE PENALE ESTERNA DEL LAZIO, E/O DEGLI EX DETENUTI,
ATTUATO AI SENSI DELLA LR. 8 GIUGNO 2007. N. 7
Nell'ambito delle politiche volte a garantire la sicurezza sociale nonché a ridurre il rischio di recidiva, il presente protocollo d'intesa è finalizzato alla definizione di un intervento volto al reinserimento sociale dei detenuti, delle persone in esecuzione penale esterna negli uffici di esecuzione penale esterna del Lazio, e/o degli ex detenuti, da attuarsi mediante l'inclusione lavorativa.
L'intervento consiste nello svolgimento di una attività di manutenzione e pulizia delle strade del territorio di Roma Capitale per un costo complessivo di € 100.000,00 (centomila/OO euro).
Il protocollo d'intesa è sottoscritto tra:
il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria - Provveditorato Regionale del Lazio;
l'AMA S.p.A.;
il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio.
Visti gli articoli 13,15,17,21,47,47 bis, 47 ter, 48, della legge n.354 del 26 luglio 1975 “Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà”.
La legge regionale 8 giugno 2007, n. 7: “Interventi a sostegno dei diritti dei detenuti, del Lazio” enuncia all'art. 1 i principi generali ed in particolare che la Regione Lazio, in attuazione dell'articolo 27 della Costituzione e in riferimento alle Regole Penitenziarie Europee approvate nel gennaio 2006 e alle altre norme di diritto internazionale:
detta norma per rendere effettivo il godimento dei diritti umani dei cittadini in stato di detenzione, nel rispetto della legge 26 luglio 1975 n. 354 (Norme sull’Ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà) e successive modifiche;
adotta, in collaborazione con l'amministrazione penitenziaria, misure di carattere sanitario, sociale e istituzionale idonee a garantire i diritti delle persone in esecuzione penale prevedendo, in armonia con la legge 8 novembre 2000 n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) e successive modifiche, conformemente ai provvedimenti adottati dallo Stato in attuazione dell'articolo 117, comma 2, lettera m) della Costituzione, un sistema integrato di interventi in cui enti territoriali, istituzioni dello Stato, aziende sanitarie, organismi del terzo settore e del volontariato concorrono al perseguimento degli obiettivi comuni;
la Regione Lazio, nell'ambito delle politiche per la sicurezza penitenziaria intende promuovere un intervento per rendere effettivo il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti e delle persone in esecuzione penale esterna del Lazio, attraverso lo svolgimento di una attività di manutenzione e pulizia delle strade di Roma capitale;
il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria - Provveditorato Regionale del Lazio - aderisce all’iniziativa e procederà ad individuare, tra i detenuti ristretti negli Istituti Penitenziari del Lazio e/o tra le persone sottoposte ad esecuzione penale esterna negli Uffici di Esecuzione Penale Esterna del Lazio, i soggetti partecipanti all’iniziativa;
Roma Capitale aderisce all'iniziativa manifestando la propria disponibilità ad attuarla nel proprio ambito territoriale;
l'AMA S.p.A. aderisce all'iniziativa manifestando la propria disponibilità a curarne l'aspetto tecnico-organizzativo -logistico;
il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio aderisce all'iniziativa in quanto ritenuta idonea ad assicurare il rispetto dei diritti umani.
Il presente protocollo ha per oggetto la realizzazione di un intervento volto al reinserimento sociale dei detenuti, delle persone in esecuzione penale esterna del Lazio, e/o degli ex detenuti, da attuarsi mediante lo svolgimento di una attività di manutenzione e pulizia delle strade del territorio di Roma Capitale.
Il progetto si propone di favorire il reinserimento nel mondo del lavoro dei soggetti indicati all'art.1), per realizzare pienamente il rispetto dei diritti fondamentali della persona umana riconosciuti dalla normativa internazionale, nazionale e regionale in materia. Quale valore aggiunto, il progetto si propone, inoltre, di migliorare la qualità dello spazio urbano al fine di contribuire a garantire adeguate condizioni di vivibilità e di sicurezza nel territorio.
La Regione Lazio si impegna a stanziare l'importo complessivo di euro 100.000,00, a valere sul cap. R45522 dell'esercizio finanziario 2010. Il finanziamento verrà corrisposto ad una cooperativa sociale, iscritta all'Albo delle cooperative di tipo B, di cui facciano parte detenuti e/o ex detenuti, che il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio individuerà successivamente.
Il Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria - Provveditorato Regionale del Lazio, per il tramite dell'Ufficio dell'Esecuzione Penale Esterna e di quello dei detenuti e del trattamento, provvederà a:
individuare, tra i detenuti ristretti negli Istituti Penitenziari del Lazio e/o tra le persone sottoposte a misura alternativa alla detenzione seguiti dagli Uffici di Esecuzione Penale Esterna del Lazio, i soggetti partecipanti all'iniziativa;
verificare e sostenere per il tramite degli Uffici locali di Esecuzione Penale Esterna l'andamento dei singoli progetti d'inserimento lavorativo.
Roma Capitale assicura:
l'attuabilità dell'iniziativa nel proprio ambito territoriale;
il monitoraggio degli interventi attuati segnalando all'Amministrazione Regionale, all'Amministrazione Penitenziaria ed all'A.M.A. S.p.A. eventuali disservizi.
AMA S.p.A. si impegna a:
definire un programma analitico delle attività da attuare nell'ambito territoriale del Comune di Roma, da concordare con l'Amministrazione regionale, con l'Amministrazione Penitenziaria e con Roma Capitale, contenente i luoghi d'afferenza i tempi e le modalità di realizzazione. Il programma dovrà essere compatibile con le risorse economiche rese disponibili dalla Regione Lazio, pari ad un importo omnicomprensivo di € 100.000,00, e coprire un arco temporale di un anno, prevedendo l'impiego dei soggetti di cui all'Art. 1) per complessive 18 ore settimanali;
curare la formazione dei soggetti impiegati nel progetto;
fornire le attrezzature necessarie per lo svolgimento delle attività;
assicurare il coordinamento delle attività;
curare lo smaltimento finale.
Il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio si impegna a:
verificare che vengano garantiti i diritti dei soggetti impegnati nelle attività progettuali;
individuare la cooperativa sociale, tra quelle iscritte all’Albo regionale delle cooperative di tipo B, della quale facciano parte detenuti e/o ex detenuti sulla base dei seguenti parametri:
il possesso degli standards funzionali previsti dalle normative nazionali e regionali di settore;
il rispetto delle norme in materia di lavoro;
l'esperienza pluriennale nel settore.
In tale contesto dovrà, inoltre, essere valutato l'impegno della Cooperativa ad inserire in via definitiva i soggetti coinvolti.
Art 4 - Decorrenza e durata dell'intervento
L'intervento avrà la durata dì un anno a decorrere dalla data di avvio delle attività.
Art.5 - Attuazione del protocollo d'intesa
Il Direttore della Direzione Regionale Enti Locali e Sicurezza provvederà a dare attuazione al presente protocollo d'intesa predisponendo gli atti conseguenti e provvedendo all'approvazione di apposita convenzione con la cooperativa sociale che il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio avrà individuato.
Letto, confermato e sottoscritto Roma, 2 novembre 2010
“Opportunità lavorative per le persone detenute”: Protocollo d’intesa tra PRAP e Confimea
Il 25 ottobre 2010, presso la Sala Convegno “Di Cataldo” della Casa Circondariale di Milano-San Vittore, è stato siglato l’accordo tra il Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria della Lombardia e la Confimea (Confederazione Italiana dell’Impresa).
L’accordo si pone l’obiettivo di favorire concrete occasioni di impiego lavorativo per le persone ristrette nelle carceri lombarde, sia presso gli istituti penitenziari che all’esterno, attraverso le proposte avanzate dalle aziende confederate.
Peraltro, già dal 2009 il Provveditorato della Lombardia ha istituito “ArticoloVentisette”, l’Agenzia Regionale per la Promozione del Lavoro Penitenziario che ha favorito l’inserimento, in regime di lavoro esterno, di ben 53 detenuti e gettato le basi per futuri progetti, compresa la partecipazione all’Expo 2015 dove si prevede di poter impegnarne altri 200.
Risultati più che incoraggianti per gli obiettivi che la stessa Confimea si prefigge attraverso le sue 450.000 PMI (Piccole Medie Imprese) sparse sul territorio nazionale e i 4.300.000 addetti impegnati in vari settori produttivi come l’agricoltura, l’industria, l’artigianato, l’edilizia, il turismo, le cooperative ed i servizi.
Si riporta il testo integrale del documento sottoscritto:
Ministero della Giustizia - Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria - Agenzia Regionale “Articolo Ventisette” per la Promozione Lavoro Penitenziario c/o il Provveditorato Regionale dell'Amm.ne Penitenziaria nella persona del Provveditore, dott. Luigi Pagano, Dirigente Generale (di seguito “A.P.”)
Confimea - Confederazione Italiana dell’lmpresa, codice fiscale e partita IVA 97480640156, con sede legale in Milano (Mi), Via Settala, 61 nella persona del Presidente, Roberto Nardella (di seguito “Confimea singolarmente indicate anche come“Parte” o, congiuntamente, “Parti”).
che Confimea, attraverso il proprio Centro Studi, è punto di riferimento per i rapporti e le collaborazioni con le istituzioni accademiche italiane e internazionali e per la realizzazione delle attività di orientamento, ricerca, selezione e formazione del personale da inserire nelle PMI a lei associate e residenti nella regione Lombardia;
che l'A.P. è interessata ai programmi di formazione finalizzati alla qualificazione professionale dei detenuti nella prospettiva dell'inserimento nel mondo del lavoro in coerenza con quanto previsto dall'art. 15 della legge n. 354 del 1975 (Ordinamento Penitenziario);
che l'A.P. è in particolare interessata a fornire ai detenuti che presentino adeguate condizioni oggettive e soggettive la possibilità di consentire il conseguimento di standard professionali coerenti con i requisiti minimi, indicati dal Centro studi Confimea, necessari per svolgere lavori a contenuto operativo in siti industriali in piena coerenza con la previsione di cui all'ultimo comma dell'art. 21 della citata legge n. 354 del 1975;
che Confimea è interessata ad alimentare un bacino di risorse potenzialmente candidabili all'inserimento nelle strutture produttive delle PMI associate e che a tal proposito vengano adeguatamente formate;
che le Parti intendono collaborare con un'iniziativa specifica sia alla formazione delle risorse di cui ai precedenti punti che all'inserimento delle stesse nell'ambito delle imprese che ne faranno richiesta;
che, in considerazione di quanto premesso, Confimea e l'A.P. con la stipula della presente Convenzione intendono disciplinare i termini e le condizioni per la realizzazione di iniziative che facilitino il processo di immissione dei detenuti nel mondo del lavoro, così come previsto dall'art. 20, comma 13, e 21 della legge n. 354 del 1975 e successive modificazioni ed integrazioni.
Le premesse e l'Allegato costituiscono parte integrante e sostanziale della presente Convenzione.
Confimea attiverà presso il proprio centro studi a decorrere dal 2° semestre 2010 un'iniziativa di indagine di mercato sui distretti produttivi interessati. Indagine orientata a fornire elementi di conoscenza e finalizzata a individuare figure professionali da inserire potenzialmente nelle attività di manutenzione polifunzionale.
Le figure dovranno conseguire i seguenti obiettivi didattici generali:
conoscenza delle attività di manutenzione meccanica ed elettrostrumentale in ambito industriale;
conoscenza della componentistica d'impianto;
trasferimento delle conoscenze necessarie a coadiuvare il personale esperto nell'esecuzione di operazioni di manutenzione;
capacità di eseguire operazioni elementari di manutenzione.
La presente Convenzione finalizzata sia alla preparazione delle figure con una adeguata formazione che alla qualificazione professionale nella prospettiva dell'inserimento nel mondo del lavoro sarà valida ed efficace a partire dalla sua sottoscrizione ad opera delle Parti con validità fino al 31/12/2011.
E' esclusa ogni forma di tacito rinnovo.
4.1 L’A.P., attraverso le proprie strutture e servizi territoriali, espressamente riconosce e accetta:
• di essere e restare l'unica ed esclusiva responsabile della partecipazione dei detenuti dalla stessa scelti, verificata la sussistenza delle condizioni per il reinserimento sociale richiesti dalla legge e della conformità con le prescrizioni dettate dall'Autorità Competente;
• che il sostegno dei detenuti nel corso sia delle attività formative che in itinere nell'integrazione in impresa è sotto la responsabilità dell’A.P. stessa che si avvarrà all'uopo del proprio personale, mallevando in ogni caso Confimea da qualsiasi responsabilità in proposito nonché da qualsiasi pretesa o danno dovesse derivare dalla condotta del detenuto partecipante alla formazione;
• che ciascun detenuto partecipante sarà in ogni caso tenuto al rispetto delle normative aziendali e di sicurezza in vigore presso il centro di formazione.
5.1 L'A.P. comunicherà a Confimea le generalità dei detenuti selezionati secondo i criteri descritti dal Centro Studi di Confimea e le modalità per l'accesso degli stessi all'integrazione nelle imprese richiedenti. Tali dati saranno trattati da Confimea al solo fine di adempiere agli obblighi previsti dalla presente Convenzione, in particolare quello di permettere e gestire l'intero progetto., impegnandosi a garantire la tutela della riservatezza dei dati comunicati.
5.2 L’A.P. dichiara e garantisce di avere l’esclusivo diritto di comunicare a Confimea i dati personali dei detenuti, nel pieno rispetto della normativa vigente in materia di protezione dei dati personali, ivi incluso il D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003, e malleva la stessa da ogni pretesa e contestazione da chiunque proveniente circa tale comunicazione.
La presente Convenzione, redatta in due esemplari in bollo, verrà registrata in caso d'uso.
Per l'Agenzia Articolo Ventisette
Per Confimea
Ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 1341 e 1342 C.C., le Parti con la seguente sottoscrizione dichiarano di approvare espressamente gli articoli 5 e 6.2 (responsabilità e malleva).
Programma del percorso formativo per “MANUTENTORE POLIFUNZIONALE”
L'obiettivo del corso è quello di consentire ai partecipanti di svolgere operazioni di supporto a personale esperto, nella manutenzione meccanica ed elettrostrumentale in ambito industriale.
L'iter formativo si propone quindi di fornire ai partecipanti le conoscenze necessarie a comprendere le problematiche proprie della manutenzione e della componentistica d'impianto, consentendo loro, dopo un opportuno periodo di affiancamento on the job, di operare in sicurezza.
Persone in possesso di Licenza di Scuola Media Inferiore con poche o nulle esperienze di lavoro o con esperienze eterogenee e non adeguate all'attività specifica;
Compendi di Matematica e Geometria
Compendi di Fisica
Sicurezza - Leggi e norme
Modulo Elettro-Strumentale
Contenuti di massima - Elettrotecnica
Circuiti in c.a.
Schemi elettrici -Simbologia
Impianti e Macchine elettriche - Trasformatori/Motori/Generatori
Apparecchiature di manovra e comando
Apparecchiature e sistemi di protezione
Quadri elettrici - Distribuzione dell'energia elettrica
Tipi e caratteristiche dei processi
Strumenti di misura delle variabili
Strumentazione pneumatica e oleodinamica di regolazione e controllo
Strumentazione elettronica di regolazione e controllo
Sistemi di allarme e blocco
Modulo meccanico - Contenuti di massima
Tecnologia d'officina
Raccorderia/Assemblaggi
Elementi di saldatura ossiacetilenica ed elettrica
Disegno/Tracciatura - Compendi di meccanica
Organi di regolazione
Componenti Pneumo -Idraulici
Pompe Alternative e centrifughe
Trasmissioni/Allineamenti
In data 10 marzo 2011, la Direzione della Scuola di Formazione del Personale dell’Amministrazione Penitenziaria di Verbania ha organizzato una cena per raccogliere i fondi necessari all’acquisto di un nuovo forno per il laboratorio “Banda Biscotti”, che si trova all’interno dell’Istituto penitenziario cittadino e dove alcuni detenuti lavorano alla produzione di biscotti artigianali.
“Banda Biscotti racconta” – Con le mani in pasta, cena tematica e contrappunti di esperienze recluse – è il titolo della serata svoltasi con il sostegno della Fondazione Comunitaria del VCO.
Il marchio “Banda Biscotti” è nato nel settembre 2009 dal patrimonio di esperienze maturate nel campo della formazione professionale dalla Fondazione Casa di Carità Onlus (ex C.F.P.P. Casa di Carità Onlus) e dalla Cooperativa sociale Divieto di Sosta.
L’intento è stato quello di creare golosità artigianali tra le sbarre, impiegando materie prime di primissima scelta e non aggiungendo altro se non la passione per il lavoro e la voglia
di contribuire concretamente a dare un senso alla esperienza detentiva.
Attualmente i laboratori della Banda Biscotti presenti in Piemonte sono tre: uno all’interno della Casa circondariale di Verbania, dove lavorano due detenuti, uno all’interno della Scuola di formazione di Verbania dove operano altre due persone in art.21 O.P. e uno all’interno della Casa di reclusione di Saluzzo (Cn), con altre due unità impiegate.
Ironizzando sugli stereotipi linguistici che caratterizzano la descrizione dell’universo carcerario, i detenuti della Banda Biscotti si definiscono “condannati a creare dolcezze”, fabbricando gustosi prodotti di pasticceria “secca” quali Lingue di gatta, Damotti, Margherite, Polentine, Baci di dama e Apucce.
Il 29 marzo 2011 i detenuti della Casa circondariale di Cuneo hanno consegnato i primi fiori coltivati in serra al Presidente della Provincia Gianna Gancia ed all'assessore all'Istruzione Licia Viscusi.
La Provincia ha infatti finanziato un progetto formativo nato dalla collaborazione tra la Casa Circondariale e l’Istituto per periti agrari “Virginio” di Cuneo. L'attività ha avuto inizio lo scorso novembre, coinvolge due insegnanti del “Virginio” e vede tuttora impegnati dodici detenuti che coltivano fiori nella nuova serra realizzata nell'area verde all’interno del carcere.
L'Istituto Agrario “Virginio” ha fornito consulenza tecnica per il completamento degli impianti della serra e per la progettazione e la realizzazione del corso tecnico pratico il cui obiettivo non è solo quello di fornire competenze ed abilità ai detenuti ma anche di dare loro modo di impiegare proficuamente il tempo in carcere, acquisendo una formazione specifica spendibile all’esterno, creando un ponte invisibile tra carcere e territorio attraverso la commercializzazione delle piante prodotte.
Il progetto potrebbe in futuro estendersi anche nei territori comunali limitrofi. Al momento sono sei le Amministrazioni che hanno dato la disponibilità in tal senso e presto sarà sottoscritta una convenzione per regolamentare tale forma di collaborazione.
La poesia per scandagliare l’animo e farlo volare anche attraverso le sbarre.
Presso l’istituto penitenziario di Iglesias è stato organizzato un laboratorio di narrativa in collaborazione con la Società Operaia di Mutuo Soccorso, alcuni volontari della Caritas Diocesana e l’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “Enrico Fermi” di Iglesias.
Quest’ultimo ha patrocinato la pubblicazione di un volumetto che raccoglie 76 componimenti in versi ,scritti da detenuti, dai quali emerge una particolare sensibilità degli autori, segno che anche in un contesto detentivo è possibile dare spazio alla creatività, raccontare storie di vita e fare emergere emozioni e sogni nascosti.
L’iniziativa testimonia anche l’importanza della solidarietà e della partecipazione di chi vive fuori dal carcere, oltre che del ruolo degli operatori penitenziari nel percorso di risocializzazione.
Il Pon Sicurezza, Programma gestito dal Ministero dell’Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza -e cofinanziato dall’Unione Europea, ha sostenuto i costi di ristrutturazione dell’edificio appartenuto al boss Giuseppe Rancadore e situato in contrada Sant’Onofrio a Palermo, che presto diventerà una comunità terapeutica assistita destinata ad ex detenuti con disagio psichico.
Il progetto, presentato dal Comune di Trabia (in provincia di Palermo) ha ottenuto un finanziamento di 1.999.988,70 euro.
La struttura potrà ospitare a rotazione un massimo di 20 utenti di sesso maschile e di età compresa fra i 18 e i 65 anni, affetti da disturbi psicotici e della personalità.
In provincia di Palermo vi sono 10 Comunità terapeutiche assistite, di cui 7 pubbliche e 3 convenzionate per un totale di 220 posti letto; manca invece una struttura che possa accogliere ex detenuti provenienti dagli ospedali psichiatrici giudiziari.
Si tratta di una importante iniziativa tesa a venire incontro a quelle famiglie che non possono spesso assicurare una idonea assistenza domiciliare.
La Comunità terapeutica assistita non ha finalità esclusivamente assistenziali, ma anche riabilitative e risocializzanti.
Pertanto, molteplici saranno le attività nelle quali i pazienti verranno coinvolti: dalle piccole attività domestiche (fare la spesa, cucinare, lavare e stirare la propria biancheria) alla partecipazione a corsi esterni di formazione professionale, dai laboratori di disegno, pittura e fotografia a quelli di danza.
E ancora attività motorie e ricreative, visite culturali, gruppi di discussione e di informazione sull’uso dei farmaci.
A disposizione degli utenti vi saranno medici psichiatri, pedagogisti, assistenti sociali, animatori e psicologi. La gestione del centro verrà affidata alla coop. “Nuova Generazione”.
Nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 22 marzo 2011, la Provincia di Perugia ha presentato una serie di azioni integrate di orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro per detenuti, finanziate attraverso il Fondo sociale europeo, destinate ai ristretti della Casa Circondariale di Perugia, della Casa di Reclusione di Spoleto ed alle persone in carico agli Uffici di Esecuzione Penale Esterna della provincia di Perugia.
Si tratta di circa 200 soggetti ai quali si offre l’occasione di acquisire competenze professionali per entrare in futuro sul mercato del lavoro e migliorare, nel frattempo, la propria condizione di detenzione.
Sono quattro diversi progetti, a valere sul Por Umbria Fse 2007-2013 (Obiettivo “Competitività regionale e occupazione”), che possono contare su un finanziamento di euro 582.000,00.
Iniziate nell’autunno scorso e dunque in corso di realizzazione, le azioni consistono, fra l’altro, nell’informazione, orientamento, accompagnamento in forma individuale e di gruppo; acquisizione di competenze anche per il conseguimento di qualifiche; tirocini formativi in azienda con borsa lavoro mensile; attività laboratoriali all’interno degli istituti penitenziari con indennità oraria di frequenza; attività di sensibilizzazione del contesto economico locale.
Il soggetto promotore dell’iniziativa è stato il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria dell’Umbria.
I progetti in corso di realizzazione presso gli istituti penitenziari di Perugia, Spoleto e i due UEPE, sono quattro. Il primo, denominato “RI Usc.Ire” (riqualificarsi per riuscire in un inserimento regolare) è attuato da “Frontiera Lavoro” ed è volto a formare addetti alle colture vegetali e arboree e addetti qualificati alla cucina. Il secondo, “Dai paesi di domani”, è affidato a Enaip, Arci e Cesvol, e si propone di trasmettere competenze nei campi della rammagliatura, cucina, verde, grafica e informatica, mentre il terzo denominato “In Forma Lavoro”, è attuato da Ecipa Umbria-Forris Ricerca e Formazione e ha lo scopo di formare nei settori delle realizzazioni grafiche e tipografiche, dei manufatti tessili, del mobile, dell’edilizia, dell’idraulica e della muratura. Infine il quarto progetto, “Un posto al sole”, è affidato a Cidis e Cirps ed è destinato a formare installatori e manutentori di impianti solari termici e fotovoltaici.
Il Comune di Venezia si è impegnato ad istituire, in un appartamento adiacente al carcere femminile della Giudecca, un Icam, ovvero un istituto a custodia attenuata per le madri detenute con figli dai zero a tre anni.
Per la ristrutturazione dell’abitazione, che sarà disponibile dai primi mesi del 2012, il Ministero della Giustizia ha stanziato due milioni e mezzo di euro.
L’organizzazione della vita quotidiana all’interno dell’appartamento sarà affidata alle madri detenute, assistite da agenti di polizia penitenziaria in borghese, educatori, puericultrici che interagiscono col volontariato, associazioni, cooperative.
Il progetto pedagogico si prefigge di supportare le madri all'interno di una struttura con connotazioni di tipo familiare-comunitario, dando loro la possibilità di seguire percorsi di crescita e di reinserimento nel tessuto sociale, avvalendosi di tutte le risorse presenti sul territorio. In tal modo si intende valorizzare il rapporto madre-figlio per rafforzare e costruire una relazione sana che fornisca gli strumenti idonei ad affrontare i primi anni di vita del bambino e dia autorevolezza alla figura materna, riavvicinando, laddove presente, quella paterna.
Compiuti i tre anni di età, nel caso in cui la madre non possa accedere a misure alternative e in attesa della definitiva espiazione della pena, si provvederà a collocare il bambino nella migliore situazione possibile per il suo benessere.
Attraverso la collaborazione del Tribunale dei Minori e dei servizi territoriali preposti si procederà ad affidi temporanei all'interno del nucleo familiare di provenienza o extra familiare, o in comunità.
Il progetto, si inserisce non solo in un contesto di umanizzazione della pena, ma riconosce e restituisce a bambini, donne e uomini i loro diritti costituzionali.
Si tratta di un’opportunità sociale e politica tesa a dimostrare che l’applicazione di forme alternative alla detenzione è possibile e praticabile con benefici sociali positivi per la collettività.
L’UEPE di Venezia, in ottemperanza al dettato normativo di cui la legge 328/2000 “legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” nonché alle finalità istituzionali demandate dalla Legge 354/75 e successive modifiche, e dal D.P.R. 230/2000, ha sottoscritto tre convenzioni, in materia di “Giustizia riparativa”, rispettivamente il 22 novembre 2010 con l’Istituto Provinciale per l’infanzia Santa Maria della Pietà di Venezia, il 21 gennaio 2011 con l’Associazione di promozione sociale ONLUS “Il Portico” di Dolo (VE) ed il 30 marzo 2011 con il Comune di Campagna Lupia (VE).
Dette Convenzioni si propongono di:
promuovere azioni sinergiche e concordate di sensibilizzazione della comunità locale per favorire il sostegno ed il reinserimento delle persone in esecuzione penale;
favorire e promuovere la conoscenza e lo sviluppo di attività riparative a favore della collettività;
sviluppare con il territorio la costituzione di una rete di risorse finalizzate all’accoglienza e all’inserimento di soggetti in esecuzione di pena ( art. 21 O.P. o semilibertà) che hanno aderito ad un progetto riparativo.
Si è svolto a Sarajevo, nei giorni 14/15 marzo 2011, l’evento conclusivo del progetto "Rafforzamento della Giustizia minorile in Bosnia Erzegovina", rifinanziato nel 2010 dalla Cooperazione internazionale nell'ambito della Giustizia nelle iniziative programmatiche previste dal progetto di cooperazione. Tra i diversi steps, vi è stato il consolidamento dei risultati raggiunti nella prima fase - annualità 2009 -, l'ampliamento degli ambiti di intervento ed, in particolare, la realizzazione di nuovi scambi di buone prassi consolidata con una Study Visit in Italia di una Delegazione di Alti funzionari ministeriali delle due entità (Federazione BiH e Repubblica Srpska), Giudici, Procuratori, Ispettori e Direttori di Centri per i Servizi Sociali, svoltasi a Roma.
Tra le iniziative avviate dal progetto pilota sono da segnalare i seminari tematici tenuti da docenti e magistrati minorili finalizzati alla formazione e sensibilizzazione degli operatori di giustizia minorile del territorio bosniaco. Particolare apprezzamento ha ricevuto il contributo italiano da parte delle Istituzioni Bosniache per le attività formative finora svolte, per l'organizzazione del modello italiano di giustizia minorile e per !'impegno profuso dal Dipartimento Giustizia Minorile nel supportare le istituzioni bosniache in tale delicato settore.
E’ stato rinnovato il Protocollo d’Intesa tra il Dipartimento Giustizia Minorile e l’Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani (ANPE). Tale strumento ha rappresentato, nel corso degli anni, un importante mezzo di collaborazione nella realizzazione di iniziative utili per minori a rischio e/o sottoposti a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria. Tale accordo si prefigge di definire percorsi operativi-socio-educativi-riabilitativi per i minori entrati nel circuito penale, con l’obiettivo di facilitare la loro responsabilizzazione e partecipazione sociale, sperimentando modelli organizzativi, nonché modalità di intervento educativo-innovativo, improntati prioritariamente all’educazione alla legalità e all’intercultura.
Se ne riporta di seguito il testo :
PROTOCOLLO DI INTESA TRA MINISTERO DELLA GIUSTIZIA – DIPARTIMENTO GIUSTIZIA MINORILE
che l’ANPE, organizzata in una sede nazionale e sedi regionali non autonome, promuove il ruolo e la professionalità del pedagogista come specialista dell’educazione e della formazione nell’ambito delle Amministrazioni pubbliche e private;
la realizzazione di progetti di inserimento lavorativo, di educazione alla legalità e all’intercultura di minori e giovani adulti che fanno ingresso nell’area penale interna ed esterna;
la compartecipazione in azioni di contrasto al bullismo, al lavoro minorile, all’abuso sessuale, eventualmente messe in campo a favore dei minorenni in area penale interna ed esterna;
dei Pedagogisti Italiani (ANPE)
Presidente Dr. Gianfranco De Lorenzo
E’ stato sottoscritto un Protocollo tra il Dipartimento Giustizia Minorile e la Fondazione “Roberta Lanzino” onlus, fortemente voluto dai due organismi e volto alla realizzazione, sul territorio nazionale, di attività di sensibilizzazione ed aggiornamento in materia di maltrattamenti e abusi nei confronti di minorenni e/o commessi da minorenni.
Se ne riporta di seguito il testo:
TRA MINISTERO DELLA GIUSTIZIA - DIPARTIMENTO GIUSTIZIA MINORILE
Via Damiano Chiesa, 24 - 00186 Roma
FONDAZIONE “Roberta Lanzino” onlus
che il Dipartimento Giustizia Minorile è un’articolazione organizzativa del Ministero della Giustizia deputato alla tutela e alla protezione giuridica dei minori nonché al trattamento dei giovani che commettono un reato fra i 14 e i 18 anni;
che la Direzione Generale per l’Attuazione dei Provvedimenti Giudiziari è competente rispetto alla materia penale, sia per l’organizzazione tecnica e la gestione operativa sia per la programmazione e i progetti e il rispetto alla tutela e protezione giuridica dei minori. Pertanto, attua, assicura e verifica l’esecuzione dei provvedimenti dell’Autorità giudiziaria minorile attraverso i Centri per la Giustizia Minorile (CGM) che sono organi del decentramento amministrativo, i quali hanno competenza sul territorio di una o più regioni. I CGM esercitano funzioni di programmazione tecnica ed economica, controllo e verifica nei confronti dei Servizi minorili da essi dipendenti quali gli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni, gli Istituti penali per i minorenni, i Centri di Prima Accoglienza, le Comunità;
che la Direzione Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari, provvede ad assicurare, attraverso l’operatività dei servizi minorili decentrati, l’assistenza ai minorenni vittime di reati sessuali (ex L. 66/96);
che la Fondazione “Roberta Lanzino” onlus (d’ora in poi Fondazione), con sede a Rende (CS), opera dal 1989 ed ha come ambito operativo di specifico interesse la lotta contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne, dei minori e dei soggetti deboli in genere;
che la Fondazione, fra le sue finalità, opera nelle specifiche aree dell’informazione, dell’accoglienza, del sostegno e della formazione.
che l’art. 27 della Costituzione afferma il principio che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”;
che la Riforma del Titolo V, parte II, della Costituzione ha attribuito un ruolo centrale alle Regioni ed alle Amministrazioni Locali le quali, in collaborazione integrata, sono tenute a garantire livelli essenziali di assistenza per tutti i cittadini;
che la Riforma dell’Amministrazione Pubblica impone la costruzione di reti tecnico-operative costituite da più soggetti istituzionali e locali, per promuovere una qualità d’intervento efficace ed efficiente, ove i risultati attesi siano conseguiti in economicità ed attraverso progettualità integrate e finalizzate ad obiettivi comuni e condivisi;
che la L. 328/2000 (Legge-quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) riconosce il valore sociale e la funzione del Terzo Settore nelle sue varie forme come espressione di partecipazione, solidarietà, pluralismo della comunità;
che è compito dell’Amministrazione della Giustizia attuare modelli operativi rispondenti alla normativa vigente (ed in particolare L. 66/1996, L. 269/1997, L. 354/75 e successive modifiche, nonché il D.P.R. 230/00, L. 165/98, norme riguardanti l’ordinamento penitenziario, il D.P.R. 448/88, disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni e il D.Lgs. 272/89 norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del D.P.R. 448/88; D.P.R. 616/77 e il D.Lgs. 112/98 e L. 328/00 “legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”) che mirino, nel rispetto delle diverse competenze e della normativa nazionale di riferimento, alla realizzazione di progettazioni innovative in collaborazione con il terzo settore per il raggiungimento dei diritti del minorenne in ogni settore della giustizia;
che nel Dipartimento per la Giustizia Minorile operano i Centri per la Giustizia Minorile dai quali dipendono gli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni che in attuazione dell’art. 11 della L. 66 del 15 febbraio 1996 recante “Norme contro la violenza sessuale”, svolgono attività di assistenza del minore vittima di abuso sessuale durante l’iter giudiziario;
che i Servizi della Giustizia Minorile, durante l’attività di assistenza del minore nell'iter giudiziario, mettono a disposizione del minore vittima e della sua famiglia le figure professionali che operano nel settore, ciascuna con le proprie competenze professionali;
che il DGM effettua un monitoraggio finalizzato alla raccolta di dati relativi ai minori e all’approfondimento del fenomeno dell'abuso e della violenza sessuale nelle singole situazioni territoriali. Tali dati evidenziano l’importanza:
della circolarità delle informazioni e della costruzione di un'azione unitaria che va dalla segnalazione alla presa in carico dei minori vittime ed autori di reati sessuali, interessando gli ambiti sociali, sanitari e giudiziari;
della formazione integrata tra diverse professionalità e diversi Servizi, per la creazione di canali di comunicazione tra operatori di vari livelli di prevenzione e recupero;
del lavoro di rete che riesca a tenere insieme la complessità del fenomeno e contestualmente i diversi livelli di competenze e responsabilità;
Art. 1 - Sensibilizzazione, collaborazioni
La Fondazione s’impegna:
• ad elaborare percorsi di sensibilizzazione e aggiornamento, in materia di maltrattamenti, violenze e abusi, rivolti anche ad operatori della Giustizia Minorile, al fine di promuovere lo sviluppo di una cultura di prevenzione e protezione in tale ambito al fine di addivenire ad una specializzazione comune che consenta interventi integrati;
• a collaborare con gli organismi scolastici, attraverso reti operative composte da studenti, docenti, formatori, fondazioni, al fine di predisporre buone pratiche. Farne crescere la sensibilità sociale nei media, nella scuola e nelle varie strutture di assistenza sociale, fra le quali i consultori familiari, tramite un'adeguata diffusione della conoscenza reale del minore e dei suoi bisogni.
n merito all’area dell’informazione, a pubblicare sul proprio periodico bimestrale “Oltre il disagio”, contributi scientifici ed esperienze di giustizia minorile legate al fenomeno dei minorenni vittime ed autori di reati sessuali;
a predisporre ed organizzare incontri seminariali di studio, workshop, laboratori multidisciplinari e integrati, rivolti ad una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica relativamente ad una precoce identificazione dei casi di abuso;
ad attivarsi presso gli Enti preposti affinché vengano predisposti adeguati percorsi di presa in carico dei minorenni vittime ed autori di reati sessuali;
a creare occasioni di scambio esperienziale, ospitando presso la propria sede tirocinanti e operatori professionali per avviare in materia un approfondimento culturale ed un impegno di indagine finalizzati alla conoscenza, al confronto e alla progettazione condivisa;
a diffondere la cultura della mediazione familiare, sociale e scolastica finalizzata alla realizzazione di un sistema integrato tra Istituzioni, Enti Pubblici e Privati.
Art. 3 - Sostegno
a collaborare con l’Amministrazione della Giustizia Minorile, sia a livello centrale che periferico, garantendo azioni di supporto complementari alla professionalità degli operatori della Giustizia Minorile;
a fornire assistenza legale gratuita, promuovendo una cultura della tutela giuridica dei minori vittime di reati sessuali e della non violenza nel tessuto sociale, mettendo a disposizione le proprie risorse professionali in favore dei minori e delle donne che subiscono qualunque genere di violenza, offrendo loro adeguato sostegno psicologico, in collaborazione con i Servizi Minorili;
attraverso la propria équipe pluridisciplinare specializzata nei casi di minori vittime ed autori di reati sessuali, a sperimentare percorsi di eventuale mediazione penale e/o di “messa alla prova” per i minori autori di reati sessuali, in collaborazione con i Servizi Minorili;
relativamente all’accoglienza, attraverso il Progetto “La Casa Roberto Lanzino” (in corso di realizzazione), ad ospitare vittime di violenza intrafamiliare e coloro che presentano forme di disagio dovute soprattutto ad abuso e maltrattamenti.
sulla necessità di promuovere e sostenere raccordi di tipo reticolare che possano essere condivisi con le strutture territoriali competenti in ambito sanitario, sociale e di sicurezza, tali da riuscire ad individuare i diversi livelli di competenza e delimitare lo spazio d’intervento;
sulla necessità di favorire iniziative locali, nazionali ed europee volte al reperimento di risorse per il rafforzamento delle attività a favore dei minori dell’Area Penale promuovendo congiuntamente, a tale proposito, rapporti con altri ministeri ed istituzioni locali, nazionali ed internazionali;
di candidare al finanziamento di Enti locali organismi nazionali o europei, degli Enti pubblici o del privato sociale progetti (ex L. 328/00, L. 285/97, L. 383/00, L. 266/91), esperienze, programmi, attività e percorsi di educazione alla legalità e di inserimento dei minori nei circuiti educativi del privato sociale e non;
sull’importante finalità di diffondere, migliorare e promuovere qualitativamente una cultura in favore degli adolescenti, soprattutto nelle situazioni di emergenza, che richiedono interventi rispettosi delle peculiari esigenze psicofisiche proprie dell’età evolutiva e che, a tal fine, le parti si propongono di svolgere un’attività finalizzata ad un potenziamento qualitativo e quantitativo dell’azione pubblica per la protezione e la tutela dei minori, attraverso interventi integrati volti a migliorarne l’efficacia, congiuntamente a quella degli altri attori istituzionali coinvolti nella problematica;
che il DGM, che annualmente svolge azione di monitoraggio finalizzato alla raccolta dati al fine di analizzare ed approfondire il fenomeno dell’abuso e della violenza sessuale di e sui minori, metta a disposizione della Fondazione detti dati;
sulla necessità di promuovere ed organizzare percorsi di sensibilizzazione congiunta che coinvolga anche altre istituzioni che operano in favore dei minori, all’interno di progettualità nazionali ed internazionali destinate allo specifico tema dei minorenni vittime ed autori di reati sessuali;
sulla necessità di informarsi reciprocamente sulle iniziative condotte che rientrano nei punti trattati nel presente Protocollo.
Il presente accordo non ha carattere oneroso tra le parti, poiché le attività svolte da ciascun firmatario sono riconosciute equivalenti e non potranno dar luogo a corrispettivi ed indennizzo a qualunque titolo. Ha carattere sperimentale ed avrà la durata di anni due a partire dalla data di sottoscrizione. Lo stesso potrà essere rinnovato previa verifica congiunta delle parti interessate.
Ministero della Giustizia -Dipartimento per la Giustizia Minorile
Il Direttore Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari Serenella PESARIN
Fondazione “Roberta LANZO”
Il Presidente Franco LANZINO
Il 21 febbraio 2011, è stato sottoscritto un Protocollo d’Intesa tra il Capo del Dipartimento Pres. Bruno Brattoli ed il Presidente del Learn To Be Free Onlus (L.T.B.F.), Pres. Irene Pivetti. L’obiettivo è di programmare e attivare, in accordo con la Direzione Generale per l’Attuazione dei Provvedimenti Giudiziari, percorsi formativi per i minori e/o giovani ristretti. Saranno realizzati laboratori professionali all’interno degli Istituti, che tengano conto dell’offerta lavorativa del territorio, anche organizzando incontri con imprenditori locali, per creare opportunità di inserimento lavorativo per i ragazzi reclusi. Sarà programmato un piano di comunicazione volto ad informare e sensibilizzare l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori sulle attività e gli eventi che si svolgono all’interno delle strutture del Dipartimento.
il Ministero della Giustizia, Dipartimento Giustizia Minorile, con sede in via Damiano Chiesa n. 24 - Roma, rappresentato nella persona di Bruno Brattoli, Capo del Dipartimento,
la Fondazione LTBF - Learn To Be Free Onlus -, con sede in via del Governo Vecchio, 3 -Roma - c.f. 97527860585, registrata in data 03/02/2009 art. 4, comma 2, nella persona di Irene Pivetti, nata a Milano il 04/04/1963, nella sua qualità di Presidente
VISTA l’iniziativa 2010: “Una società europea dell’informazione per lo sviluppo e l’occupazione”adottata dalla Commissione Europea nel giugno 2005;
che la Fondazione Learn To Be Free Onlus (di seguito indicata come LTBF Onlus):
è una Fondazione con finalità sociale impegnata nell’individuazione, nella creazione e nel sostegno di nuove opportunità lavorative, e può rappresentare uno strumento di inclusione sociale. In modo particolare l’attenzione è rivolta alle categorie in difficoltà economica, sociale e culturale ;
LTBF, al fine di attuare il proprio programma, si fa carico di sostenere e supportare i progetti di aziende e imprese partner, mantenendo centrale l’attenzione all’integrazione tra territorio e istituzioni.
• il diritto al lavoro è un diritto riconosciuto a tutti i cittadini e la promozione delle azioni atte a garantire tale diritto vengono garantite, così come sancito nell’art. 4 de La Costituzione della Repubblica Italiana;
• che la Legge 354/75 e il DPR 230/2000, recante “Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà” e successive modifiche, nonché il DPR 448/88 “Disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni” e il D.Lgs. 272/89, norme di attuazione di coordinamento e transitorie del DPR 448/88, riconoscono quale elemento fondamentale del trattamento l’offerta di interventi ed attività volte a sostenere gli interessi umani, culturali e professionali dei soggetti del circuito penale;
programmare congiuntamente percorsi di orientamento professionale che tengano conto delle propensioni dei ristretti e dell’offerta lavorativa del territorio;
programmare e patrocinare occasioni di incontro e di scambio tra gli IPM e gli imprenditori, quali occasioni di programmazione per opportunità d inserimento lavorativo per i ragazzi reclusi;
programmare congiuntamente un piano di comunicazione volto a informare e sensibilizzare l’opinione pubblica, quanto gli addetti ai lavori, alle attività e agli eventi che si svolgono all’interno delle strutture di competenza del Dipartimento Giustizia Minorile o per competenza dello stesso;
promuovere servizi e strumenti per la condivisione e comunicazione di iniziative ed eventi comuni realizzati in accordo con il presente protocollo;
Art. 1 - (Modalità di collaborazione)
Le parti, ai fini della collaborazione comune, promuovono l’attivazione di una rete di collaborazioni con soggetti, provenienti dal mondo istituzionale e imprenditoriale, per attingere a competenze allocate presso altri soggetti che verranno così volte al medesimo scopo di inclusione sociale;
Art. 2 - (Interventi specifici)
Il Dipartimento Giustizia Minorile, attraverso la Direzione Generale per l’Attuazione dei Provvedimenti Giudiziari si impegna ad individuare, elaborare e fornire quanto segue:
programmazione, valutazione, consulenza e supporto tecnico-operativo sia a livello centrale che periferico per la definizione di progettualità integrate e organizzazione degli interventi per i minori e/o giovani ristretti negli IPM;
concedere il patrocinio, al livello nazionale, regionale e locale, per le attività promosse in attuazione del presente protocollo;
la programmazione e l’attivazione di percorsi formativi per i minori e/o giovani ristretti nonché di stage formativi, in vista di una loro collocazione contrattuale;
la promozione e diffusione, attraverso specifiche iniziative di comunicazione delle azioni comuni come da presente protocollo;
la promozione e realizzazione delle attività e dei progetti che saranno realizzati attraverso il presente protocollo, la cui diffusione sarà realizzata congiuntamente ad LTBF Onlus;
Art. 3 . (Sito web)
Le parti potranno, altresì, utilizzare la web tv di LTBF, Webtobefree (WTBF), per la promozione e la valorizzazione del canale interattivo di diffusione;
Art. 4 - (Monitoraggio)
Al fine di perseguire e monitorare quanto convenuto e di definirne le modalità d'attuazione del presente Protocollo, verrà costituita dai rispettivi rappresentanti delle parti che sottoscrivono l'accordo, una Cabina di Regia che avrà il compito di programmare e coordinare le attività del succitato Protocollo, coordinata dalla Dr.ssa Serenella Pesarin, Direttore Generale per l’Attuazione dei Provvedimenti Giudiziari e dal Presidente della Fondazione Learn To Be Free Onlus, Irene Pivetti.
Art. 5 - (Validità)
“Volete sapere chi sono io?” è un volume edito da Mondadori che raccoglie i venti migliori racconti scritti dai detenuti ristretti negli istituti penitenziari italiani finalisti al Premio letterario “Racconti dal carcere”, intitolato alla scrittrice ed attrice siciliana Goliarda Sapienza.
Il Premio letterario è stato ideato dalla giornalista Antonella Bolelli Ferrera nel 2010 e il 16 marzo 2011 si è chiusa la prima edizione con la premiazione svoltasi a Roma presso la Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso. Madrina della manifestazione è stata la scrittrice Dacia Maraini che ha conosciuto Goliarda Sapienza.
Ai detenuti autori dei racconti sono stati affiancati come tutors, per dare una maggiore impronta letteraria alle composizioni finaliste, importanti scrittori, giornalisti ed artisti italiani: Barbara Alberti, Edoardo Albinati, Massimo Carlotto, Vincenzo Consolo, Franco Cordelli, Maurizio Costanzo, Giancarlo De Cataldo, Erri De Luca, Massimiliano Griner, Giordano Bruno Guerri, Nicola Lagioia, Franca Leosini, Massimo Lugli, Liliana Madeo, Federico Moccia, Sandra Petrignani, Lidia Ravera, Susanna Tamaro, Marcello Veneziani e Renato Zero.
Il Premio letterario, con il patrocinio della SIAE, del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e di Pubblicità Progresso, ha avuto diversi sostenitori, tra cui Lucio Dalla che ha proposto come accompagnamento simbolico del premio la sua canzone Una casa in riva al mare incentrata sul tema della detenzione.
Dei racconti in concorso, solo nove sono stati dichiarati vincitori, selezionati per le categorie “migliore storia”, “più intenso processo di riflessione interiore” e “migliore descrizione della vita dentro il carcere”.
La giuria del Premio era presieduta dal poeta e scrittore Elio Pecora, e composta da Roberto Cotroneo, Daria Galateria, Adriana Pannitteri, Andrea Purgatori, Marino Sinibaldi e Cinzia Tani.
Nata a Catania nel 1924, Goliarda Sapienza cresce in un clima di assoluta libertà e senza vincoli sociali. Addirittura non frequenta regolarmente la scuola perchè il padre non vuole che la figlia sia soggetta ad imposizioni fasciste.
A sedici anni si iscrive all’Accademia nazionale d’arte drammatica di Roma e per un periodo segue la carriera teatrale, distinguendosi nei ruoli delle protagoniste pirandelliane. Lavora anche per il cinema, inizialmente spinta da Alessandro Blasetti, poi si limita a piccole apparizioni. Negli anni abbandona il palcoscenico per dedicarsi alla narrativa.
Il suo capolavoro è “L’arte della gioia”, un romanzo autobiografico dove la scrittrice fa un ritratto di se stessa e della società del tempo, trattando con una visione femminile, argomenti scomodi per quel periodo come la libertà sessuale, la politica, la famiglia. Per questo il libro non fu mai pubblicato se non postumo nel 2000, riscuotendo, dopo una iniziale indifferenza, grande successo di critica.
E’ a causa del romanzo “L’arte della gioia” cui dedica tutte le sue energie che Goliarda si riduce in povertà ed è costretta a rubare a casa della amiche. Un furto per disperazione che la conduce in carcere ove continua a coltivare la passione per la scrittura.
Negli ultimi della sua vita insegna recitazione presso il Centro sperimentale di cinematografia di Roma.
Muore a Gaeta nel 1996.
Fra le sue opere ricordiamo “Lettera aperta”, “Il filo di mezzogiorno”, “Università di Rebibbia”, “Le certezze del dubbio” e “Destino coatto”.
>Bolzano - La mostra d’arte “Essere e tempo – Riflessioni su un tempo in-sospeso”
>Il 23 marzo 2011 è stata allestita fino al 9 aprile presso il teatro Cristallo di Bolzano la mostra “Essere e tempo- Riflessioni su un tempo in-sospeso”, finalizzata all’esposizione delle opere realizzate dagli ospiti di Progetto Odós, la struttura di accoglienza e reinserimento sociale per persone detenute ed ex-detenute che la Caritas Diocesiana gestisce a Bolzano. La mostra è stata pensata come esposizione itinerante ed ora è la volta del Teatro Cristallo, a vocazione fortemente sociale. La storia del Cristallo è legata sin dalle origini alle dinamiche di crescita e sviluppo del quartiere Europa-Novacella, il più piccolo e densamente popolato di Bolzano, che negli anni ha trovato nello stesso un punto di riferimento culturale e di aggregazione importante.
La mostra è strutturata come un “percorso di pensiero” suddiviso in sette parti, e raccoglie opere realizzata dagli ospiti di Odòs nel laboratorio interno alla casa: unisce orologi, quadri e riflessioni sulla vita in carcere in un ideale percorso dal buio dell’ingresso in cella, alla luce della fine del periodo di detenzione.
I primi orologi esposti sono fermi, proprio per rappresentare come in carcere il senso dello scorrere del tempo si fermi. La Caritas Diocesana ha colto l’importanza di far conoscere all’esterno il mondo sconosciuto delle persone in difficoltà e far comprendere che dietro ai loro problemi esiste sempre un’umanità da scoprire.
Il 12 e 13 marzo 2011 si è svolto presso il teatro Mercadante di Napoli il Convegno “Umanizzare le carceri. Il contributo della comunità cristiana” organizzato dalla Diocesi di Napoli, su iniziativa dell’Ufficio di pastorale carceraria. La pastorale carceraria tende a coinvolgere la comunità cristiana in un percorso di sensibilizzazione alla realtà del carcere, nello stesso tempo, mira a far sentire il detenuto pienamente inserito nella famiglia della chiesa locale attraverso iniziative e cammini di fede. Una pastorale carceraria se vuole essere veramente incisiva non può prescindere dal binomio carcere e territorio ed i progetti o le iniziative devono tener conto del passato, del presente e del futuro del detenuto, se vogliono porsi come obiettivo la vera promozione umana e cristiana.
Alla manifestazione ha preso parte il Cardinale Crescenzio Sepe.
Dopo la conclusione dei lavori si è svolto il musical “la vera libertà” ad opera di un gruppo di detenuti del carcere di Poggioreale.
Civitavecchia (Roma) - Giornata di studio:"L'Arrestato tossicodipendente, dalla strada alla misura alternativa"
Si è svolto il 1 aprile 2011 a Civitavecchia, presso la sala convegni dell’Autorità Portuale la giornata di studio “ L’arrestato tossicodipendente: dalla strada alla misura alternativa. A tre anni dalla riforma”
L’iniziativa, promossa dall’associazione Co.N.O.S.C.I., Coordinamento Nazionale degli Operatori per la salute nelle Carceri Italiane (O.N.L.U.S.), in collaborazione con la Camera Penale di Civitavecchia, è stato un momento di approfondimento e di valutazione sullo stato delle cose a tre anni dall’emanazione del D.P.C.M. del 1 aprile 2008 che ha sancito il passaggio della Medicina penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale. Ma soprattutto ha posto una particolare attenzione all’efficacia delle diverse forme di collaborazione interistituzionale finalizzate ad interventi mirati sulla tossicodipendenza e sull’adeguatezza dei provvedimenti giudiziari adottati.
In tale ottica, infatti, di particolare rilievo sono risultati i numerosi interventi programmati rivolti specificatamente a medici¸ psicologi¸ assistenti sociali¸ infermieri¸ educatori¸ operatori del volontariato e cultori della materia.
La problematica oggetto della giornata di studio è stata contestualizzata e circoscritta alla Regione Lazio, alle strutture penitenziarie sul territorio e alla popolazione detenuta, evidenziando che nelle 15 strutture penitenziarie del Lazio i tossicodipendenti rappresentano il gruppo più numeroso con una presenza media valutabile intorno al 40-50% della popolazione detenuta.
Inoltre, nella Regione, sono presenti due asili nido penitenziari (Rebibbia e Civitavecchia) con bambini al di sotto dei tre anni di età.
Si è riscontrato che in un contesto di istituzionalizzazione totale, come il carcere, tra i vari interventi che si esplicano nei confronti dei tossicodipendenti la problematica emergente e peculiare è rappresentata dalla garanzia della diagnosi, della cura e della riabilitazione psicosociale della persona affetta da una patologia determinante da dipendenza (alcool, tossicodipendenza) e da patologie cliniche correlate alla tossicodipendenza come l’AIDS e la sieropositività, le epatopatie e l’assistenza alla gravidanza a rischio.
In tale ottica, riveste un ruolo di rilevante importanza l’avvio della relazione di aiuto finalizzata a costruire un programma terapeutico personalizzato, risultato di un percorso di riflessione sul proprio stato e sul percorso terapeutico.
Ne scaturisce che un programma terapeutico socio-riabilitativo personalizzato ed integrato, rappresenta l’asse portante di tutte le attività degli operatori dei Servizi per le Tossicodipendenze che integrano il loro intervento di aiuto sociale, psicologico e sanitario d’intesa ed in collaborazione con le Direzioni degli istituti penitenziari e gli altri Servizi Sanitari aziendali e del territorio. E’ soltanto attraverso l’integrazione interprofessionale e multidisciplinare, la cd “rete”, che può svilupparsi e concretizzarsi un efficace intervento socio riabilitativo.
Roma – “Bioagricoltura per il reinserimento sociale dei detenuti: il punto sui progetti di Aiab”
Si è svolto a Roma il 31 marzo 2011. il Convegno nazionale “L’agricoltura biologica per una ”pena utile” cui hanno partecipato esperti dei Ministeri della Giustizia e della Politiche Sociali e rappresentanti di aziende biologiche che utilizzano manodopera detenuta. L’iniziativa ha inteso fare il punto sul progetto finanziato dal Ministero delle politiche Agricole Alimentari e Forestali e dalla Cassa delle Ammende del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
Il progetto proposto dall’AIAB (associazione italiana agricoltura biologica) in collaborazione con l’Associazione “amici di Areté , si propone di sperimentare un modello di impresa sociale in agricoltura biologica, finalizzata al reinserimento lavorativo e sociale dei soggetti svantaggiati in carico alle Istituzioni e ai Servizi sociosanitari locali, in particolare detenuti ed ex detenuti.
Nel corso dell’incontro è stata data comunicazione dell’assegnazione delle prime quattro borse lavoro per nove detenuti della Casa circondariale di Bergamo, che hanno partecipato al corso di formazione in agricoltura biologica con il progetto di Aiab e Associazione Amici di Areté.
Si è inoltre fatto il punto anche su altre iniziative finalizzate alla formazione ed all’inserimento lavorativo di detenuti alle quali Aiab partecipa; tra queste un particolare rilievo ha assunto il progetto C.O.L.O.N.I.A. promosso dal Provveditorato Regionale della Sardegna, per la conversione al bio delle attività delle colonie agricole delle Case di Reclusione di Is Arenas, Isili e Mamone.
Il progetto, di durata triennale, ha l’obiettivo di favorire l’integrazione attraverso la qualificazione produttiva, utilizzando metodologie innovative.
Secondo la convenzione stipulata con Aiab Sardegna, le colonie agricole entreranno nel sistema di certificazione del biologico, grazie anche ad un processo continuato di assistenza e formazione. I prodotti delle colonie sarde (formaggio, miele, mirto, polline, conserve, piante officinali) saranno in seguito immessi sul mercato. E’ in fase di avvio il primo corso di formazione del Progetto COLONIA che partirà dalla Casa di reclusione di Isili.
Al convegno sono state illustrate anche le esperienze realizzate e in corso di svolgimento con il Centro per la Giustizia Minorile del Lazio e in Lombardia. In particolare è stato presentato il progetto “Coltiviamo Valori” segnalato per la sua forte valenza educativa.
Grazie a questa iniziativa il terrazzo, finora spoglio, del Centro di Prima accoglienza di Roma del Dipartimento per la Giustizia minorile, si è trasformato in uno spazio verde bio: una parte coltivato con piante ornamentali, l’altra ad orto pensile. “Coltiviamo Valori” è stato realizzato dall’ AIAB in collaborazione con il Centro per la giustizia minorile (Cgm) del Lazio, in seguito ad un protocollo d’intesa sottoscritto con l’intento di promuovere iniziative di carattere educativo per i minori sottoposti a misure penali.
“Liberi dentro. Istentales: un tour nelle carceri” di Luciano Piras
Il 29 gennaio 2011, presso la sala consiliare del palazzo municipale di Lodè (NU) si è svolta la presentazione del libro“Liberi dentro . Istentales: un tour nelle carceri” (Edizioni Solinas, Nuoro 2010) di Luciano Piras.
Si tratta di un insolito reportage realizzato percorrendo le tappe di un tour musicale svolto dal gruppo musicale degli Istentales nei principali istituti penitenziari sardi, nonché in quelli di Spoleto e Volterra .
Pagine di vita vissuta, dei detenuti, prima di tutto, che scontano la pena e saldano il proprio debito con la società; ma anche di chi nelle carceri lavora quotidianamente, tra mille difficoltà.
Luciano Piras, giornalista della Nuova Sardegna, comincia il viaggio nelle carceri in compagnia degli Istentales in un momento di grave difficoltà dettata dal sovraffollamento delle strutture, spesso fatiscenti e dalla carenza di personale penitenziario.
Piras intende trasmettere al lettore una maggiore consapevolezza sulla quotidianità di chi vive queste realtà lasciate sempre ai margini dalla società e dalle istituzioni.
Il libro viene articolato nelle varie tappe del tour partito dal carcere di Badu e Carros a Nuoro nel dicembre del 2004. Per gli Istentales è un successo senza precedenti, un sogno che si realizza. Non a caso il tour va avanti e fa tappa nella Colonia penale di Mamone, nel carcere cagliaritano di Buoncammino, in quello sassarese di San Sebastiano e in quello minorile di Quartucciu. Mentre i detenuti di Macomer vengono persino alla ribalta con una canzone scritta da loro stessi, Belli dentro, cantata proprio con gli Istentales e pubblicata in un cd.
Particolarmente importanti le tappe presso gli istituti penitenziari di Spoleto e Volterra. Qui si coglie una diversa realtà espressa e vissuta dai detenuti sardi rispetto ai compaesani ristretti nelle carceri isolane.
Gli Istentales hanno messo a disposizione per questo libro le lettere ricevute dai detenuti nei diversi penitenziari dell'isola e della penisola. Non mancano i testi delle canzoni, testi forti e dirompenti che danno voce tuttavia a chi voce altrimenti non ne avrebbe mai e che testimoniano, comunque, il miracolo della musica.

References: Art.5
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