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Timestamp: 2020-04-08 02:59:25+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19843 del 05/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19843 del 05/10/2016
Cassazione civile sez. trib., 05/10/2016, (ud. 26/05/2016, dep. 05/10/2016), n.19843
sul ricorso 21488-2010 proposto da:
avverso la sentenza n. 43/2010 della COMM. TRIB. REG. DELLA SICILIA,
T.G. ha presentato regolarmente la dichiarazione dei redditi per gli anni (OMISSIS), ma non ha poi provveduto al versamento delle imposte in esse liquidate il 31 maggio 2004 ha depositato istanza di condono L. n. 289 del 2002, ex art. 9 bis, chiedendo il pagamento rateale dell’importo, versando però soltanto Euro 133.327.00 dei dovuti 165.469,00. L’Agenzia delle Entrate, constatato il mancato perfezionamento del condono, ha però trattenuto parte dell’ammontare versato, ossia 93 mila Euro dei 133 che in vista del condono erano stati pagati, a compensazione delle imposte dovute per gli anni (OMISSIS).
Il contribuente non ha impugnato il provvedimento con cui si dichiarava non perfezionato il condono, ma ha chiesto la restituzione della differenza (circa 40 mila curo) tra il versato (133 mila) e quanto dal Fisco trattenuto per gli anni (OMISSIS) (93 mila), somma di cui però l’Agenzia ha negato la restituzione, portandola a compensazione delle imposte dovute per il (OMISSIS).
Il contribuente ha impugnato il diniego di rimborso ottenendo rigetto dapprima dalla Commissione provinciale di Palermo, con sentenza (OMISSIS) e poi dalla Commissione Regionale della Sicilia, con decisione n. 43 del 2010.
Propone ora ricorso per cassazione con quattro motivi. Si è costituita tardivamente l’Agenzia, che non deposita controricorso.
Di conseguenza, il contribuente ha chiesto il rimborso della differenza tra quanto versato a titolo di condono non perfezionatosi (133 mila) e quanto trattenuto dall’Agenzia a titolo di imposte e sanzioni per gli anni (OMISSIS) (93 mila). Il Fisco ha tuttavia opposto diniego trattenendo quella differenza a pagamento delle imposte dovute per altra e diversa annata, quella del (OMISSIS).
1. – Con il primo motivo denuncia omessa o insufficiente motivazione della sentenza impugnata. Secondo il ricorrente, i giudici di appello avrebbero motivato per relationem alla decisione di primo grado senza farla propria, o con argomenti tanto succinti da non consentire di capire l’iter logico che ha portato alla decisione.
Il contribuente denuncia sia l’omessa che, in alternativa, l’insufficiente motivazione. Da un lato l’omessa motivazione è la mancanza dei motivi sotto l’aspetto materiale e grafico, e nel caso presente invece, la decisione impugnata illustra le ragioni del rigetto, a volte ripetendo quelle già adottate in primo grado (Sez. U. n 8053 del 2014). Per altro verso il ricorrente sembra censurare l’insufficienza della motivazione in termini di sua contraddittorietà, ed infatti assume che non sarebbe comprensibile, dal testo della motivazione, se i giudici di appello abbiano ritenuto compensate oppure semplicemente imputate con priorità le somme corrisposte dal contribuente. Ed invero si legge nella decisione impugnata che “in presenza di un debito certo, liquido ed esigibile…. Le somme successivamente versate dal contribuente, debbono essere trattenute a copertura del debito riconosciuto”, e dunque con evidente riferimento alla compensazione, come del resto si deduce dall’intero corpo della motivazione di secondo grado.
2. – Con il secondo motivo il contribuente fa valere violazione di legge, per erronea interpretazione dell’art. 1243 c.c. e D.L. n. 106 del 2005, art. 1, comma 5 bis, lett. c) convertito in L. n. 156 del 2005.
Questa censura il ricorrente aveva già svolto nei gradi merito.
La regola invocata dal ricorrente, infatti, presuppone un accertamento eseguito ai sensi dell’art. 36 bis, a seguito di controllo formale della dichiarazione. Nella fattispecie, invece, il Fisco non fa valere il suo potere di accertamento, il cui esercizio è soggetto ai termini di decadenza denunciati dal ricorrente, ma oppone un silenzio rifiuto alla istanza di rimborso. In tal caso è starti affermato dalla Sezioni Unite di questa Corte che: “In tema di rimborso d’imposte, l’Amministrazione finanziaria può contestare il credito esposto dal contribuente nella dichiarazione dei redditi anche qualora siano scaduti i termini per l’esercizio del suo potere di accertamento, senza che abbia adottato alcun provvedimento, atteso che tali termini decadenziali operano limitatamente al riscontro dei suoi crediti e non dei suoi debiti, in applicazione del principio “quae temporalia ad agendum, perpetua ad excepiendum” (Sez. U. n. 5069 del 2016).
Va comunque osservato che, a prescindere da e io. il termine non era affatto scaduto come suppone il contribuente. Infatti, il D.L. n. 223 del 2006, art. 37, comma 44, ha previsto che la notifica delle cartelle di pagamento relative alle dichiarazioni di cui al D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, art. 36, comma 2, lett. a) e b) (che prevede il termine del 31 dicembre del quarto o del quinto anno successivo) nei confronti di contribuenti che abbiano presentato dichiarazioni o effettuato versamenti ai sensi dalla L. n. 289 del 2002, art. 9 bis è prorogata al 31 dicembre 2008.
3. – Con il quarto motivo, il ricorrente lamenta violazione dell’art. 1193 c.c., deducendo che, avendo il contribuente indicato a quale debito fiscale andavano imputati i suoi versamenti, non poteva l’amministrazione dare, al contrario di quanto ritenuto dalla CTR, una imputazione diversa ed a sua discrezione.
Il motivo tuttavia non coglie la ratio della decisione (e del resto, viene formulato nell’ipotesi che la decisione impugnata si intenda in un certo modo), in quanto la CTR ha ritenuto che l’Agenzia, conformemente a quanto da quest’ultima dichiarato, non ha imputato correttamente il pagamento, ma correttamente lo ha compensato. Cosi che la ratio della decisione non sta nella valutazione del criterio di imputazione del pagamento, bensì nella legittimità della compensazione effettuata.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 9
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 37
 art. 36
 art. 9