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Timestamp: 2020-05-29 03:58:55+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 6392 del 21/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6392 del 21/03/2011
Cassazione civile sez. II, 21/03/2011, (ud. 25/11/2010, dep. 21/03/2011), n.6392
sul ricorso 9815-2009 proposto da:
ASSICURAZIONI GENERALI SPA in persona del legale rappresentante, D.
R.R., C.M. in proprio e quale legale rappresentante
della CERESA SRL, C.M.F., DAMIRE SPA in persona del
legale rappresentante (già D.D.S.), tutti elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA OSLAVIA 30, presso lo studio dell’avvocato
PETRAROJA PAOLO, rappresentati e difesi dall’avvocato BRESCACIN
VALERIO, giusta mandato a margine del ricorso;
TITTA SRL (OMISSIS) in persona dell’Amministratore Unico,
dell’avvocato GRIECO ANTONIO, che la rappresenta e difende unitamente
all’avvocato MOGNON ADRIANO, giusta mandato a margine del
B.C., V.G., B.E., F.
S., V.M.;
avverso la sentenza n. 265/2008 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA del
13.11.07, depositata il 25/02/2008;
25/11/2010 dal Consigliere Relatore Dott. CARLO DE CHIARA;
udito per la controricorrente l’Avvocato Antonio Grieco che si
“1. – Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Venezia, rigettando L’appello principale di Assicurazioni Generali s.p.a., C.M., Ceresa s.r.l., C.M.F., D.R. R. e D.D.S., condomini del condominio (OMISSIS), ed accogliendo l’appello incidentale di Titta s.r.l., ha confermato la sentenza di primo grado nella parte in cui escludeva il carattere condominiale dell’ex alloggio del custode dello stabile in questione ed ha integrato la medesima sentenza dichiarando la proprietà esclusiva dell’alloggio predetto in capo alla appellante incidentale.
La Corte ha ritenuto decisiva, per il superamento della presunzione di condominialità di cui all’art. 1117 c.c., n. 2, la circostanza che, nel primo atto di vendita di una porzione dell’immobile originariamente appartenente ad un unico soggetto – e dunque di formazione di un condominio – era contenuta l’analitica elencazione delle parti comuni dell’edificio, tra le quali non era compreso l’alloggio di cui trattasi.
i Le parti già appellanti principali hanno quindi proposto ricorso per cassazione per due motivi, cui l’intimata Titta s.r.l. ha resistito con controricorso.
2. Il primo motivo di ricorso, dedotto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 non contiene la formulazione del quesito di diritto di cui all’art. 366 bis c.p.c., comma 1, ed è dunque inammissibile.
3. – Con il secondo motivo di ricorso, denunciando nullità della sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 si deduce il difetto assoluto di motivazione per non essersi la Corte di appello data carico di una serie di emergenze processuali.
3.1. – Il motivo è manifestamente infondato ove inteso (come a rigore dovrebbe essere) quale denunzia di difetto assoluto della motivazione (ai sensi dell’art. 132 c.p.c., n. 4), dato che la sentenza di appello è motivata in termini tali – come sopra si è visto – che la ratio della decisione è ben chiaramente comprensibile.
Ove, poi, le parti ricorrenti abbiano inteso dedurre difetti di motivazione ai sensi dell’art. 360 cit., n. 5 non porrebbe non osservarsi che il motivo è privo della “chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione (art. 366 bis c.p.c., comma 2) e si sostanzia, in realtà, nella deduzione di pure e semplici censure di merito”.
che il P.M. non ha presentato conclusioni, mentre il solo avvocato della controricorrente ha presentato memoria;
che il Collegio condivide le considerazioni di cui alla predetta relazione, inteso il secondo motivo come denuncia di nullità per difetto assoluto di motivazione;
La Corte rigetta il ricorso e condanna le parti ricorrenti alle spese processuali sostenute dalla controricorrente, liquidate in Euro 3.700,00, di cui 3.500,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.

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