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Timestamp: 2019-05-25 21:17:22+00:00

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Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive - Antonio Arseni - 04/06/2018
L’obbligo della fedeltà rappresenta uno se non il principale dovere che scaturisce dal matrimonio e ne rappresenta l’essenza stessa basandosi sul principio della esclusività tra uomo e donna.
Il tradimento attenta alla dignità, al rispetto ed alla fiducia dell’altro coniuge e può essere motivo per l’addebito della separazione a meno che non sia determinato da una crisi in atto ovvero sia la conseguenza di un fallimento del rapporto coniugale, come emerge da uno stratificato orientamento giurisprudenziale (v. ex multis Cass. 16172/2014, Cass.8713/2015, Cass. 16859/2015).
Alla pronuncia di addebito conseguono effetti economici di una certa gravità per il coniuge nei confronti del quale è stata adottata, escludendo il diritto di questi a percepire il mantenimento da parte dell’altro coniuge salvo gli alimenti e comportando la perdita dei diritti successori che la legge prevede per il coniuge.
In tale contesto, a fronte di una richiesta di addebito, il Giudice dovrà procedere ad una valutazione comparativa del comportamento delle parti ancorché la violazione dell’obbligo della fedeltà normalmente è circostanza di regola sufficiente a determinare la pronuncia di addebito.
Ed, infatti, il tradimento viene considerato comunemente sintomo della crisi della coppia, non un mero incidente, considerato che esso è incompatibile con l’amore coniugale in quanto quest’ultimo è incapace di per sé a provocarlo ed a porre un argine in sua difesa, quando esso risulti indebolito e affievolito.
Di qui, il tradizionale principio suricordato secondo cui l’intrattenimento di una relazione extraconiugale deve presumersi come causa efficiente del formarsi o del consolidarsi di una situazione definitiva di intollerabilità della convivenza, giustificando normalmente l’addebito in quanto rappresenta significativamente una grave violazione ai doveri coniugali, salvo che non si constati la mancanza di nesso causale con la crisi coniugale mediante un’accurata e rigorosa verifica.
In tale contesto, è importante sottolineare il tema dell’onere probatorio a carico delle parti, laddove è richiesto al coniuge tradito, il quale solleciti la pronuncia di addebito, dimostrare il fatto della infedeltà idoneo a rendere intollerabile la convivenza, mentre il coniuge infedele dovrà dimostrare la sussistenza di una pregressa crisi coniugale che abbia avuto come conseguenza la relazione extraconiugale dell'altro (v. ex multis Cass. 11516/2014, Cass. 10823/2016).
Detto questo, va affrontato il tema della esatta identificazione dei comportamenti idonei ad integrare la violazione dell’obbligo della fedeltà.
Orbene, a parte il caso classico del coniuge fedifrago colto nel momento del rapporto carnale con altro uomo o donna, va ricordato come i mutati costumi sociali ed il progresso tecnologico, con l’avvento soprattutto di internet, hanno modificato il quadro di riferimento di tutte quelle circostanze a cui sono ricollegabili le ipotesi di condotta contraria ai doveri nascenti dal matrimonio, soprattutto quelli attinenti la fedeltà.
In tale contesto l’assenza di una prova di “incontri sessuali” con il terzo non sarebbe sufficiente ad escludere l’addebito laddove venga provata l’esistenza di un legame connotato da reciproco coinvolgimento sentimentale tra uno dei coniugi ed una terza persona, con condivisione e ricambio della eventuale infatuazione dell’uno nei confronti dell’altro, capace di ferire, per la conoscenza all’esterno della relazione, la dignità della persona dell’altro coniuge tanto da minare, nelle sue fondamenta, l’impegno alla dedizione fisica e spirituale, espressione di quella fusione morale che si realizza con il matrimonio.
In questo senso, un coinvolgimento sentimentale così percepito e percepibile nell’ambiente in cui è coltivato e, quindi, capace di arrecare offesa all’onore ed al decoro del partner, è idoneo a provocare la richiesta di addebito della separazione (v. Cass. 8929/2013); non lo è quando si risolve in quello che viene definito “amore platonico”, purché mantenga un profilo di non pubblico dominio.
L’attuale giurisprudenza ritiene che non sia sufficiente a sostanziare la infedeltà la mera frequentazione di un uomo con una donna.
Ma attenzione, poiché una relazione amorosa può essere causa di addebito anche se priva di alcun incontro personale e di congressi carnali, come, ad esempio (molto ricorrente ai nostri giorni), allorché essa venga coltivata via internet ed accompagnata da messaggi particolarmente espliciti e chiaramente allusivi, corredati da materiale video o fotografico.
A tal riguardo vedasi una recente sentenza del Tribunale di Roma 12/01/2016 n° 456, che ha “inchiodato”, in un caso concreto, un uomo il quale (ingenuamente e probabilmente per vanto) aveva postato su Facebook dichiarazioni e foto divulgando, quindi, la esistenza di una relazione extraconiugale che è “costata cara” al medesimo stante la pronuncia di addebito della separazione dalla moglie, lesa nell’onore e reputazione attraverso la particolare modalità con cui era stata veicolata all’esterno la notizia delle infedeltà del marito.
Ma la Corte Regolatrice sembra andare oltre con la recente sentenza in commento (Cass. 16/04/2018 n° 9384) sanzionando il c.d. flirt digitale, espressione che allude alla infedeltà attraverso il web, sempre più frequente per la consistente diffusione dello strumento telematico. Trattasi di un tradimento virtuale anche detto omeopatico per essere, per così dire, più leggero o meno invasivo rispetto a quello reale.
Secondo gli Ermellini è sufficiente per sostanziare la violazione dell’obbligo della fedeltà la ricerca di relazioni extraconiugali tramite internet da considerarsi “circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi ed a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale all’origine della separazione”.
La importante decisione della S.C. – che, in pratica, eliminerebbe ogni distinzione tra infedeltà reale e virtuale compromettendo entrambe la fiducia tra i coniugi, in modo tale da condurre alla dissoluzione del matrimonio – aveva riguardato la vicenda di un ex marito che voleva addebitare la causa della separazione alla moglie per aver violato l’obbligo della coabitazione dopo essere andata via di casa non appena scoperto che lui cercava altri incontri nel web con compagnie femminili.
Ebbene, la Corte Regolatrice, nel rigettare il ricorso dell’ex marito – il quale voleva addebitare alla moglie la separazione per il fatto di averlo lasciato solo andandosene da casa sostanziando, quindi, tale scelta, la violazione dell’obbligo della coabitazione – sottolinea (severamente) come le sue ricerche on-line, finalizzate alla concretizzazione di relazioni extraconiugali, giustificando l’abbandono del tetto coniugale da parte dell’ex moglie, avevano compromesso la fiducia tra i coniugi così da rendere inevitabile la crisi matrimoniale e, quindi, la loro separazione.
In conclusione, attenzione a flirtare navigando sui siti di dating perché una simile condotta per sé stessa può essere equiparata al tradimento con tutte le conseguenze di cui sopra si è detto.

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 Cass. 
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 sentenza 
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