Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2018/01/maggior-valore-adesione-imposta-di-registro.html
Timestamp: 2020-05-27 16:54:58+00:00

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Il maggior valore definito in adesione ai fini imposta di registro non rileva
la Cassazione ha ritenuto illegittima la determinazione della plusvalenza ai fini delle imposte dirette sulla base del valore definito dall’acquirente in accertamento con adesione ai fini dell’imposta di registro
Con la sentenza n. 27783 del 22 novembre 2017, la Cassazione ha ritenuto illegittima la determinazione della plusvalenza sulla base del valore definito dall’acquirente con accertamento con adesione. “Va, difatti, osservato, che il principio di diritto più volte affermato da questa Corte, secondo cui l’Amministrazione finanziaria è legittimata a procedere in via induttiva aII’accertamento del reddito da plusvalenza patrimoniale sulla base dell’accertamento di valore effettuato in sede di applicazione dell’imposta di registro (ex plurimis, Cass. n. 16254 del 2015), è ormai superato alla stregua dello ius superveniens di cui all’art. 5, 3° comma, d.lgs. n. 147 del 2015, norma di interpretazione autentica dotata di efficacia retroattiva, la quale esclude che l’Amministrazione finanziaria possa ancora procedere ad accertare, in via induttiva, la plusvalenza patrimoniale realizzata a seguito di cessione di immobile o di azienda solo sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro (in termini, Cass. nn. 6135 e 11543 del 2016; Cass. n. 12265 del 2017)”.
L’art. 5, comma 3, del D.Lgs. n.147 del 14 settembre 2015, in G.U. n.220 del 22 settembre 2015, norma entrata in vigore il 7 ottobre 2015, è intervenuto sulla prassi degli uffici di rettificare, per quel che qui ci interessa (la norma interessa, altresì, anche la plusvalenza dichiarata a seguito di cessione d’azienda – art. 86, del T.U. n. 917/86), ai fini reddituali, la plusvalenza dichiarata a seguito di cessione di un bene immobili (art. 67, del T.U. n. 917/86) sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro di cui al D.P.R. n.131/86.
Sulla base di tale dettato normativo, la tecnica accertativa utilizzata finora dagli uffici finanziari non potrà più essere utilizzata.
Infatti, la norma di interpretazione autentica introdotta dalll’art. 5, c. 3, del D.Lgs. n. 147/2015 impone l’acquisizione di ulteriori elementi e circostanze, anche se presuntivi.
Sul punto, la posizione della Corte di Cassazione appare netta.
La Suprema Corte, con la sentenza n.18234 del 16 settembre 2016, ha confermato che in caso di cessione di immobile o di azienda, il maggior valore definito ai fini dell’imposta di registro non è applicabile automaticamente alle imposte dirette. Né è presumibile un maggior corrispettivo soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito ai fini delle imposte di registro ovvero delle imposte ipotecaria e catastale.
La Corte prende atto che, nelle more del giudizio, è sopravvenuto l’art. 5, c. 3, del D.lgs. 147/2015, norma che ha sancito che le disposizioni in tema di imposizione diretta sulle plusvalenze da cessioni di immobili e di aziende ovvero da costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, si interpretano nel senso che, in proposito, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito a fini dell’imposta dì registro di cui al D.P.R. 131/1986 ovvero delle imposte ipotecaria e catastale di cui al D.Lgs. 347/1990.
Viene, quindi, rilevato che “questa Corte ha già…
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 86
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