Source: http://www.dirittosuweb.com/aree/rubriche/record.asp?idrecord=1046&cat=9
Timestamp: 2019-02-17 15:49:44+00:00

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Quindi, se il giudizio di previsione riguarda la produzione del danno come conseguenza probabile dell’inadempimento, avuto riguardo alla comune esperienza e in relazione alle concrete circostanze del rapporto, l’oggetto della prevedibilità è costituito da fatti che in concreto abbiano comportato un determinato sviluppo nella serie causale originata dall’inadempimento[7], mentre il momento genetico dell’obbligazione ai fini dell’individuazione del tempo della prevedibilità del danno si fa risalire alla data in cui sorgono come attuali gli obblighi delle singole prestazioni, coincidente solitamente con quello in cui al debitore si pone la scelta tra esatto adempimento ed inadempimento. La norma di cui all’art. 1225 c.c. si riferisce non tanto all’obbligazione risarcitoria nascente con l’inadempimento, allora il riferimento alla “prevedibilità” (di un danno potenziale e futuro) perderebbe di significato a fronte della già avvenuta “previsione” (del danno che si è realizzato a seguito dell’avvenuto inadempimento). Se, quindi, il tempo cui riferire la prevedibilità del danno è quello del sorgere dell’obbligazione poi rimasta inadempiuta, trovando la norma applicazione nell’ambito delle obbligazioni derivanti da contratto, può conseguentemente affermarsi che tale momento sia la conclusione del contratto.
Inoltre, il danno, in quanto perdita subita dall’avente diritto al risarcimento, comprende non solo la diminuzione patrimoniale consistente nel valore della prestazione non eseguita, ma anche il lucro cessante, ossia il mancato guadagno sulla base di un giudizio ipotetico imperniato sulla differenza tra situazione dannosa e situazione quale sarebbe stata se il fatto dannoso non si fosse verificato. Il lucro cessante deve essere risarcito quando sia provato che il danno si produrrà nel futuro secondo una fondata e ragionevole previsione, e non solo in caso di assoluta certezza[8]. Ciò al fine di ristabilire l’equilibrio economico turbato.
[4] Cass. 19.04.97, n. 3395
[5] Basta leggere a riguardo Cass. dell’11.03.1992, n. 2910 che sottolinea come la prevedibilità non sia quella del singolo contraente ma quella astratta relativa ad una determinata categoria di rapporti, secondo le ordinarie regole di comportamento dei soggetti economici. Inoltre, l’inadempimento contrattuale, consapevole ed intenzionale, se provato, determina l’obbligo di risarcire anche i danni imprevedibili al momento in cui è sorta l’obbligazione.
[6] A riguardo Cass. 25.03.1987, n. 2899
[7] Cass. 17.3.2000, n. 3102
[8] Cass. 14.04.1983, n. 2602 e Cass. 24.01.1985, n. 318
[9] Cass. 17.07.97, n. 6586

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