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Timestamp: 2017-10-19 03:52:23+00:00

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Gli azionisti, che hanno perso una possibilità di guadagno per violazione dell'obbligo di offerta pubblica di acquisto, hanno diritto al risarcimento del danno.
Decisione: Sentenza n. 2665/2016 Cassazione Civile - Sezione I
I soci di minoranza di una compagnia assicurativa si sono visti rigettare la richiesta di risarcimento avanzata nei confronti dei soci scalatori che non avevano proceduto a lanciare l'OPA (Offerta pubblica di Acquisto) totalitaria.
I giudici del merito avevano ritenuto che dovesse escludersi un diritto soggettivo degli altri azionisti a ricevere un'offerta di acquisto della proprie azioni, la cui lesione sia risarcibile.
Nel caso deciso, l'ISVAP aveva negato l'autorizzazione alla scalata da parte di un altra compagnia rendendo, secondo i soci scalatori, impossibile l'acquisizione oltre la soglia del 30% che fa scattare l'obbligo di OPA.
La Cassazione accoglie, invece, il ricorso degli azionisti di minoranza e richiama una precedente decisione nella quale aveva già affermato il diritto al risarcimento dalla violazione a OPA obbligatoria: «la violazione dell'obbligo, rilevante ex art. 1173 c.c., di offerta pubblica di acquisto della totalità delle azioni di una società quotata in un mercato regolamentato da parte di chi, in conseguenza di acquisti azionari, sia venuto a detenere un partecipazione superiore al trenta per cento del capitale sociale, fa sorgere in capo agli azionisti, ai quali l'offerta avrebbe dovuto essere rivolta, il diritto al risarcimento del danno patrimoniale, ex art. 1218 c.c., ove essi dimostrino di aver perso una possibilità di guadagno a causa della mancata promozione dell'offerta (Cass., sez. I, 13 ottobre 2015, n. 20560, m. 637345)».
La Suprema corte chiarisce che le sanzioni restitutorie (cioè la sterilizzazione del diritto di voto e l'obbligo di rivendita entro l'anno delle azioni eccedenti la soglia) non escludono il danno subito dagli azionisti di minoranza: «dall'obbligo di offerta pubblica deriva per gli azionisti di minoranza la possibilità di scegliere se conservare la partecipazione nella società, nonostante il suo mutato assetto, o conseguire il vantaggio della vendita a un prezzo incrementato per l'inclusione del cosiddetto premio di maggioranza (Cass., sez. I, 26 settembre 2013, n. 22099)».
La Cassazione precisa anche che non rileva l'effettivo conseguimento del controllo societario: «Né rileva se il controllo perseguito dagli scalatori della società sia effettivamente ottenuto; rileva che, se fosse stato adempiuto l'obbligo di offerta pubblica, gli altri soci avrebbero avuto una vantaggiosa occasione di disinvestimento».
Relativamente al fatto che l'ISVAP aveva negato l'autorizzazione, tale aspetto è ininfluente: l'obbligo di avviare la procedura per il lancio dell'offerta pubblica sorge contestualmente alla richiesta dell'autorizzazione all'ISVAP, e prescinde dal rilascio effettivo della stessa.
La decisione della Cassazione riconosce il diritto al risarcimento ai soci di minoranza che, a seguito della violazione dell'obbligo di OPA, non abbiano potuto conseguire una vantaggiosa possibilità di disinvestimento qualora scelgano di non conservare la partecipazione nella società a seguito del nuovo assetto.
2) il prezzo più elevato pagato dall'offerente o dalle persone che agiscono di concerto con il medesimo nel periodo di cui al comma 2 sia il prezzo di operazioni di compravendita sui titoli oggetto dell'offerta effettuate a condizioni di mercato e nell'ambito della gestione ordinaria della propria attività caratteristica ovvero sia il prezzo di operazioni di compravendita che avrebbero beneficiato di una delle esenzioni di cui al comma 5; (25)
Art. 108 - Obbligo di acquisto (...)
Art. 109 - Acquisto di concerto).
Art. 110 - Inadempimento degli Obblighi (...)

References: Sentenza 
 art. 1173
 art. 1218

Art. 108

Art. 109

Art. 110