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Timestamp: 2016-12-10 09:01:30+00:00

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⭐3. Indicazioni per incentivare la fruizione turistico-naturalistica, la divulgazione e l'educazione ambientale nel parco: 143
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1 2 PARCO NATURALE DELLE PREALPI GIULIE - L.R. 42/96 Piano pluriennale per la fruizione turistico naturalistica, la divulgazione e l'educazione ambientale PARTE PRIMA Introduzione 4 1. Il turismo nelle aree protette Il turismo verde: tipologie di fruitori Turismo ricreativo Turismo escursionistico Turismo scolastico Turismo scientifico Le azioni da intraprendere per incentivare il turismo verde La promozione dell'offerta turistica Le fasi dello sviluppo del turismo verde Conciliare la valorizzazione turistica con la tutela dell'area protetta Progettare percorsi di fruizione Adeguare la ricettività al turismo verde Offrire servizi informativi e didattici Il Parco delle Prealpi Giulie Il territorio del Parco Geologia Flora e vegetazione Fauna I comuni del Parco Situazione socio-demografica Situazione economico-produttiva e occupazionale Le cooperative e il Parco I collegamenti Le risorse turistiche del Parco Risorse naturali: I fenomeni geomorfologici Risorse naturali: la flora Risorse naturali: la fauna Risorse naturali: i problemi della conservazione e valorizzazione 74 13 2.3.5 Risorse architettoniche Risorse culturali Sintesi I servizi turistici disponibili nella zona del Parco Ricettività Sport Informazione La domanda turistica nel Parco Statistiche della domanda turistica nelle strutture ricettive La domanda turistica per visite e escursioni Sintesi Indicazioni per incentivare la fruizione turistico-naturalistica, la divulgazione e l'educazione ambientale nel parco: Organizzazione, commercializzazione e promozione del prodotto turistico La qualificazione dell'offerta turistica Il comprensorio delle prealpi giulie Il prodotto turistico La promozione L'informazione Le risorse umane Gli strumenti Interventi per l'adeguamento della ricettività Ricettività alberghiera Ricettività in abitazioni o stanze in affitto Ricettività sociale Ricettività in agriturismi Ricettività in campeggi e camper Ricettività in alta quota Interventi per l'adeguamento delle strutture,servizi di animazione e informazione Centri visita Punti informativi Giardini botanici Ecomuseo in Val Resia Interventi per l'adeguamento di percorsi, tracciati e servizi per lo sport Trekking Mountain bike Equitazione Arrampicata sportiva Lo sci 212 24 3.4.6 Canoa, kayak e rafting Volo libero Interventi per l'adeguamento dei servizi di didattica ed educazione ambientale Articolazione dell'offerta per tipo di esperienza didattica Articolazione dell'offerta per tipo di contenuti Gli spazi e le strutture Il sistema di valutazione Interventi per l'adeguamento della pubblicistica e della promozione turistica Editoria didattica Editoria scientifica e naturalistica Editoria promozionale Qualificazione e valorizzazione delle risorse umane L'animazione La formazione Animazione e ricerca intervento nel Parco delle Prealpi Giulie 250 35 Introduzione Il turismo verde è una forma di fruizione del territorio che si basa sulle specificità ambientali sia di tipo naturalistico che storico-culturale. E' un'attività sostenibile, poiché non intacca le risorse di cui il territorio dispone, consistendo soprattutto nel godimento dei suoi beni immateriali, ed anzi può rappresentare un valido incentivo alla tutela dell'ambiente. Al centro di tutto vi è il patrimonio locale, costituito da ecosistemi naturali e dalla cultura materiale espressa dalle comunità che operano su quel territorio, e che si esplicita nell'articolazione del paesaggio agrario, nelle forme del costruito, nell'artigianato, nella gastronomia. Spesso tale patrimonio non è immediatamente percepibile, di conseguenza la sua fruizione non è né facile né immediata. In generale, affinché un'area di notevole valenza ambientale e culturale (è il caso dei parchi) sia anche attrattiva, è necessario che venga garantita un'offerta di servizi ricca ed articolata. Compito di chi promuove l'offerta turistica è di costruire programmi di fruizione anche complessi e comunicarli in modo semplice ai potenziali utenti. Il turismo verde nei parchi, per dimostrarsi efficace e remunerativo, deve articolarsi in percorsi, ovvero in programmi di fruizione che collegano luoghi e servizi in un insieme armonico. La realizzazione di questi percorsi comporta la partecipazione di diversi attori, i quali svolgono le rispettive funzioni in modo coordinato. Numerosi sono i programmi di fruizione realizzabili in un'area protetta: dipendono dal patrimonio locale esistente, dalla presenza e professionalità degli operatori nonché dai servizi disponibili sul posto. L'articolazione del Piano che viene presentato nelle pagine seguenti rispecchia questa logica. Il primo capitolo è dedicato all'analisi delle caratteristiche e delle potenzialità del turismo nelle aree protette. Vengono descritte le tipologie dei potenziali fruitori ed il tipo di prodotto turistico che può rispondere alle loro esigenze. Viene inoltre presentata una tipologia di percorsi di fruizione adeguati alle diverse esigenze ed aspettative dei turisti "verdi", con particolare attenzione ai servizi di supporto che devono essere attivati in relazione ai percorsi stessi. Il secondo capitolo è dedicato alla ricognizione della situazione attuale del Parco delle Prealpi Giulie e del territorio che lo ospita, nonché all'analisi delle risorse presenti e valorizzabili a fini turistici. Si analizzano quindi le caratteristiche ambientali del territorio e la situazione socio-demografica dei comuni interessati dal Parco. Vengono poi descritte le risorse disponibili per il turismo, distinguendo tra risorse naturali, architettoniche e culturali. 46 L'analisi prosegue prendendo in esame la disponibilità attuale di servizi per il turismo, in particolare dei servizi ricettivi, dei servizi per lo sport e dei servizi informativi. Infine viene presentata un'analisi della domanda turistica attuale nei comuni del Parco, basata in parte su dati statistici ed in parte su dati forniti dalle diverse associazioni culturali e pro loco dell'area, oltre che dallo stesso Ente Parco. Nel terzo capitolo, infine, basandosi sui risultati delle analisi territoriali descritte nel secondo capitolo, vengono presentate una serie di indicazioni operative per incentivare il turismo nel Parco. Le indicazioni coprono tutti i campi coinvolti nella programmazione turistica: la ricettività; i servizi di animazione, i servizi per lo sport e l'escursionismo; i servizi di didattica ed educazione; la pubblicistica e la promozione turistica; la qualificazione delle risorse umane. Dalle indicazioni operative vengono ricavate le schede-progetto (parte seconda), vere e proprie proposte progettuali di immediata spendibilità. Tali schede sono state elaborate tenendo conto dei seguenti criteri: 1. distribuire la progettualità su un arco temporale di 7 anni (dal 2001 al 2007) in analogia, e sfalsato di un anno, alla programmazione comunitaria ( ); 2. determinare le poste annuali tenendo conto delle disponibilità dell'ente collegate al trasferimento ordinario della Regione; 3. indicare la provenienza delle fonti di finanziamento extra trasferimento ordinario; 4. selezionare i programmi effettivamente da svolgere all'interno del perimetro del Parco o direttamente e funzionalmente connessi all'attività dell'ente; 5. inserire gli altri progetti al fine di proporre la loro realizzazione, anche in accordo con l'ente Parco, a tutti i soggetti di sviluppo presenti nell'area in relazione alle loro competenze. Nelle schede progettuali relative alle azioni che verranno realizzate direttamente dall'ente Parco viene indicato il preventivo di spesa dettagliato per singola annualità. In ogni settore di intervento a queste schede principali fanno seguito altre schede riferite ai progetti di cui l'ente riconosce l'importanza ed auspica la realizzazione anche da parte di altri soggetti coinvolgibili ciascuno sulla base delle proprie competenze. I progetti finanziati direttamente dall'ente Parco e quelli di cui è auspicata la realizzazione sono stati scorporati nel capitolo 4.3 in cui viene riportato il quadro complessivo delle spese previste dal Piano. 57 1. Il turismo nelle aree protette 1.1 Il turismo verde: tipologie di fruitori Con la definizione di "turismo verde" si indica una realtà che non è affatto omogenea e indifferenziata. Il mercato turistico "verde", oltre ad espandersi, tende infatti anche a differenziarsi al proprio interno. Per l'analisi delle potenzialità turistiche del Parco delle Prealpi Giulie si è utilizzata la distinzione fra quattro segmenti del mercato turistico verde: "ricreativo", "escursionistico", "scolastico", "scientifico" Turismo ricreativo Il turismo ricreativo rappresenta il segmento di turismo più ampio fra quelli che interessano i parchi. E' costituito da persone che ricercano soprattutto lo svago ed il riposo e che dimostrano un interesse generico nei confronti dell'ambiente naturale e del patrimonio storico-architettonico locale. Il rappresentante-tipo di questa categoria proviene da località relativamente vicine (in un raggio di 100 km, quali Udine e Trieste nel caso del Parco delle Prealpi Giulie); può essere un visitatore giornaliero (soprattutto domenicale) oppure il tradizionale villeggiante estivo o in vacanza durante le festività natalizie. Non troppo esigente e poco propenso al movimento, attratto dai monumenti e dalle risorse naturali più facilmente accessibili, si limita a richiedere i servizi turistici essenziali o a fare uso delle strutture attrezzate presenti in luoghi che possono essere raggiunti in auto o con brevi passeggiate. Si tratta di un turismo senza eccessive pretese, che comunque va "coltivato" e gestito con particolare attenzione, in quanto può garantire buone opportunità di sviluppo: promuovendolo si valorizza il territorio e si favorisce la conoscenza ed il rispetto dell'ambiente Turismo escursionistico L'escursionista è un turista dinamico, cerca il contatto diretto con la natura, è particolarmente sensibile e disponibile ad approfondire le conoscenze sulla cultura e le 68 tradizioni locali. Si muove a piedi, in bicicletta o a cavallo, non disdegnando percorsi difficili e impegnativi. Utilizza in modo sistematico i rifugi ed i bivacchi posti lungo i sentieri. Gran parte degli escursionisti che visitano un parco sono di provenienza locale. Appartengono alla categoria dei turisti giornalieri o di fine settimana e di solito si muovono in piccoli gruppi. E' questo un tipo di turismo assai esigente che punta alla qualità dei luoghi e dei servizi: ricerca infatti l'autenticità e la tipicità. Richiede a volte il servizio di guide e ha bisogno di strutture ed infrastrutture adeguate (sentieri percorribili, punti informativi efficienti, strutture ricettive accoglienti). Il turismo culturale, più settoriale, votato alle visite dei centri d'arte e dei monumenti, può essere inserito nella categoria. Nell'ambito di un'area protetta, il visitatore che ne fa parte viene stimolato ad allargare il proprio orizzonte di conoscenze all'ambiente naturale, accessibile nelle sue manifestazioni più dirette Turismo scolastico Il turismo scolastico si struttura nelle tradizionali gite e nei soggiorni che coinvolgono le scuole, organizzati questi ultimi nella forma di settimane o mini-settimane verdi e concentrati nel periodo primaverile o autunnale. Le classi provengono da scuole esterne all'area del parco, quasi esclusivamente della regione. E' un turismo che utilizza percorsi di fruizione ben definiti ed organizzati, volti a far conoscere ed apprezzare l'ambiente e la cultura locale. Risponde alle esigenze di formazione e alla domanda di educazione ambientale provenienti dagli istituti scolastici, soprattutto cittadini, di ogni ordine e grado. Il turismo scolastico si configura come una vera e propria attività economica, promossa da soggetti imprenditoriali quali le agenzie turistiche (raramente dall'ente parco) che definiscono e commercializzano il pacchetto ottemperando alle specifiche normative del settore Turismo scientifico Le risorse ambientali presenti in un parco e l'ampia documentazione scientifica che di norma è già disponibile sugli aspetti naturalistici dell'area costituiscono un indiscutibile elemento di attrazione per studiosi e ricercatori. Si tratta in primo luogo di persone che per motivi professionali (ricercatori, docenti universitari, dottorandi) dedicano parte del proprio lavoro alla ricerca sul campo, ma anche di studiosi dilettanti che amano trascorrere parte delle 79 vacanze in luoghi nei quali possono approfondire le proprie conoscenze naturalistiche. Una terza categoria di utenti è rappresentata da studenti universitari che frequentano corsi per i quali è previsto un periodo di attività sul campo: in questo caso la partecipazione avviene per gruppi di studenti accompagnati da uno o più docenti e/o assistenti e la permanenza varia in genere da pochi giorni fino a una settimana. Il turismo scientifico, oltre a risultare estremamente qualificante per il parco, può contribuire in maniera netta allo sviluppo del territorio, portando a conoscenza di un target strategico per la diffusione delle informazioni le peculiarità dell'area. Inoltre consente di avviare proficui contatti con le istituzioni universitarie italiane e straniere, anche al fine di stabilire forme di collaborazione per le attività di ricerca scientifica da condurre localmente. 1.2 Le azioni da intraprendere per incentivare il turismo verde La promozione dell'offerta turistica Alcuni elementi si dimostrano decisivi nella fruizione turistica di un'area protetta, per la quale, all'atto dell'istituzione, è già stata certificata l'elevata qualità e la notevole diversità delle risorse naturali e culturali che vi sono contenute e che necessitano di una gestione unitaria: 1. La conoscenza, ovvero l'acquisizione da parte del visitatore di informazioni sulle caratteristiche del territorio e sulle relative opportunità di fruizione, considerando l'articolazione e la molteplicità delle risorse disponibili, ma anche il contatto diretto con l'ambiente locale da cui possono scaturire le forme di apprendimento più immediate e consapevoli. Si tratta, a ben rifletterci, di una delle finalità istituzionali per cui il Parco è stato istituito e che muove il turismo verde catalizzando interessi ed attenzione. Ovviamente l'ente gestore e gli operatori turistici dovranno fare in modo di rendere efficace e coinvolgente questo trasferimento di conoscenza, facendo uso di tutti gli strumenti possibili ed adottando le più opportune strategie. Ciò può avvenire in modo diretto mediante strutture permanenti (centri visita, punti informativi, musei ed altri allestimenti) o attraverso l'organizzazione di manifestazioni che valorizzino aspetti e tradizioni locali; altrimenti fornendo al turista servizi e infrastrutture (sentieri, guide, noleggio biciclette, ma anche locali in cui sia possibile consumare piatti tipici) che gli consentano di muoversi sul territorio e di conoscerlo in modo 810 diretto. 2. La dinamicità, in quanto il Parco è esteso e le varie risorse vi si distribuiscono in modo diffuso. Se il desiderio di conoscenza e la volontà di fare esperienze costituiscono una sorta di cinghia di trasmissione per indurre il turista a far visita al Parco e a soggiornarvi, tali disposizioni si potranno manifestare solo attraverso frequenti spostamenti che in taluni casi si prospetteranno come necessità intrinsiche al tipo di fruizione prescelta. Vari saranno i mezzi utilizzati, conformi alla tipologia e agli interessi del visitatore, ma sempre si tratterà di percorsi di fruizione che collegheranno luoghi e servizi. Compito dell'operatore locale è di predisporre tali programmi, individuando il tema della visita e definendo di conseguenza l'itinerario fisico, con le strutture, le infrastrutture ed i servizi di cui si intende fare uso. Nel sistema di servizi che costituiscono l'ossatura dell'offerta turistica operano due soggetti: uno pubblico, rappresentato dall'ente gestore, ed una serie di operatori privati che svolgono varie attività e che rappresentano interessi diversi. Determinante è la presenza pubblica, il cui ruolo, qualunque sia il livello di coinvolgimento ed il grado di attivazione dei privati, è comunque quello di favorire lo sviluppo del turismo nei comuni interessati dal Parco. Infatti la sola offerta di servizi turistici privati normalmente non è sufficiente a rispondere alle esigenze della domanda, anche in considerazione del tipo di turismo da "coltivare", particolarmente esigente, e dell'elevato impegno richiesto nel soddisfare il visitatore. L'impegno che l'ente Parco deve assumersi varia in relazione al livello di sviluppo del turismo. Si possono individuare tre livelli di intervento, partendo da una situazione di sostanziale inerzia operativa quale è quella del Parco delle Prealpi Giulie: 1. Indirizzo dell'offerta locale. Si pone alla base di qualsivoglia processo di sviluppo nel settore turistico. Consiste nella definizione delle strategie da adottare individuando delle linee-guida che devono essere seguite per caratterizzare l'area sotto il profilo dell'offerta. Le azioni di promozione che ne derivano puntano ad orientare i servizi turistici verso determinate forme di fruizione del territorio. Nell'ambito del turismo verde, si deve valutare se va privilegiato il turismo ricreativo rispetto a quello escursionistico, quale ruolo deve assumere il turismo scolastico, ecc. Le stesse iniziative finalizzate a promuovere nuove imprenditorialità o ad attivare strumenti per la formazione professionale risentono ovviamente dell'indirizzo che si è deciso di assumere. 911 2. Offerta diretta di servizi turistici. In una prima fase, di fronte all'inadeguatezza e all'inesperienza dell'operatore privato che spesso non dispone neppure delle risorse necessarie ad intraprendere specifiche attività, l'ente locale (Ente Parco, Comune) procede in proprio all'attivazione di determinati servizi turistici, facendosi carico della loro gestione e mettendoli a disposizione nell'ambito dei programmi di fruizione del territorio, che a loro volta sono assoggettati alle norme del settore. L'iniziativa è necessaria da un lato per garantire comunque visibilità ad un'area che altrimenti non disporrebbe di servizi e di opportunità di richiamo (se si escludono, ovviamente, la natura e la cultura che ne costituiscono il fondamento), dall'altro può esercitare una funzione di stimolo alla nascita di nuove imprese che successivamente, una volta dimostrata la redditività del servizio, potrebbero rilevarlo sgravando l'operatore pubblico di un'attività dispendiosa e poco attinente ai fini istituzionali. Va aggiunto che alcune infrastrutture, come la sentieristica, non possono che essere di competenza pubblica. Altri servizi, invece, una volta realizzati e "testati", possono essere dati in gestione a cooperative locali o ad altri soggetti privati che, percepite le opportunità di sviluppo, si mettono sul mercato qualificando ulteriormente l'offerta. 3. Promozione e commercializzazione dell'offerta turistica. In una fase avanzata di sviluppo, con la presenza di servizi ed attività turistiche di buon livello, sufficientemente articolate e distribuite sul territorio, l'ente gestore può concentrare gli sforzi nella promozione turistica dell'area in generale e non più dei singoli servizi, puntando alla costruzione di un'immagine del Parco che sappia esprimere il livello raggiunto nel campo dell'offerta e procedendo nel contempo alla diffusione del relativo messaggio sul mercato. Anche in questa fase di maturazione acquisita l'ente deve continuare a svolgere un ruolo di raccordo tra gli interventi pubblici e quelli privati e di coordinamento: gli interventi a sostegno del sistema turistico vanno sempre orientati e resi omogenei, al fine di garantire la qualità dei servizi e la loro copertura sul territorio Le fasi dello sviluppo del turismo verde Di fronte ad una domanda turistica già esistente (gli attuali, limitati, flussi turistici dipendono dal richiamo che comunque il Parco già esercita e dalla presenza di città d'arte e di monumenti di grande rilievo localizzati all'esterno all'area protetta), è necessario avviare da subito un numero anche se limitato di servizi, che dovrebbero successivamente consolidarsi 1012 ed affermarsi. Contestualmente gli operatori locali dovranno acquisire una ben maggiore consapevolezza del valore e delle opportunità di sviluppo legate al turismo verde. Il processo di sviluppo potrà verificarsi attraverso tre fasi: 1. La fase iniziale, propedeutica, prende avvio con la presenza sul territorio delle prime esperienze di offerta turistica. Si tratta di servizi pubblici (punti informativi qualificati distribuiti sul territorio, sentieri attrezzati, servizi di tipo museale) facilmente realizzabili ed attivabili in tempi brevi e limitati al solo territorio comunale. Ad essi devono collegarsi altri servizi turistici di natura privata di tipo tradizionale, come il servizio di guide naturalistiche, il noleggio di biciclette o il ristorante con piatti tipici. Ovviamente l'offerta non potrà che essere parziale e limitata, ma comunque dovrà costituire un segnale inequivocabile a dimostrazione della volontà dell'ente Parco di avviare un processo di sviluppo. Dovrà costituire inoltre un'iniezione di fiducia negli operatori locali affinché intervengano direttamente ed investano. 2. La seconda fase coincide con la presenza diffusa nei comuni del Parco di servizi utili alla conoscenza e alla fruizione dell'area protetta. Al potenziamento e all'evoluzione delle esperienze collaudate si aggiungerà l'apertura di altre strutture di cui l'ente Parco ha già previsto la realizzazione. Ma la qualificazione dell'offerta turistica dipenderà soprattutto dalla possibilità di poter disporre di percorsi articolati a livello di sistema territoriale, ovvero di programmi che non si limitino ad una sola località o ad un unico argomento di visita, ma che coinvolgano più settori del Parco e più operatori, attraverso la piena collaborazione dell'ente gestore e di altri soggetti pubblici con gli operatori privati. 3. La terza fase può decollare quando l'offerta è matura, ben distribuita ed articolata sull'intero territorio del Parco. L'ulteriore e definitivo salto di qualità dovrebbe riguardare l'estensione dell'offerta turistica all'esterno dei comuni dell'area protetta tramite l'inserimento in un circuito più allargato di proposte ricercando interlocutori di maggiore affidabilità (Aziende di Promozione Turistica, Direzione Regionale del Turismo, Consorzi Servizi Turistici), e questo per qualificare ulteriormente l'offerta affinché il Parco Naturale delle Prealpi Giulie possa meglio competere con altre strutture simili. A tal fine si può prospettare la realizzazione di percorsi di tipo provinciale e regionale, rivolti ad esempio al turismo scolastico. E' inoltre auspicabile la collaborazione con gli organismi di gestione di altre aree protette regionali (Parco Naturale delle Dolomiti Friulane) o di oltre confine (Parco del Triglav) per una promozione esterna più efficace e ad ampio raggio. In tale ambito potrebbe essere prospettata una campagna promozionale 1113 attraverso l'individuazione di un marchio comune per differenziare e promuovere la qualità di prodotti e servizi offerti in un ambito territoriale più allargato. Decisivo, per la riuscita di tale processo di sviluppo, è il fattore umano, ovvero la capacità della comunità locale di credere nell'iniziativa. Per garantire una partecipazione efficace al progetto si dimostra fondamentale l'avvio da parte dell'ente gestore di una strategia finalizzata alla qualificazione e alla valorizzazione delle risorse umane attraverso attività di animazione e di formazione professionale. 1.3 Conciliare valorizzazione turistica e tutela dell'area protetta Ognuno dei diversi segmenti del turismo verde ha un approccio differente alle risorse naturali e storico-culturali dell'area protetta. Il turista ricreativo privilegia i beni naturalistici o architettonici più noti e più facilmente accessibili, preferibilmente se dotati di servizi come bar, ristoranti, punti di ristoro, ecc. In questo caso l'afflusso turistico, che tende a concentrarsi nei weekend e nella stagione estiva, rischia spesso di creare una pressione eccessiva sulla zona interessata, così da mettere a rischio le stesse attrattive che hanno motivato la visita. Per ridistribuire i flussi turistici nel territorio del Parco, in modo da "alleggerire" le aree sottoposte a particolare pressione e valorizzare altre zone meno conosciute, è necessario intervenire soprattutto sul turismo ricreativo. Per allargare il raggio di azione del turista ricreativo sono necessari interventi coordinati che riguardano sia l'informazione e la promozione, per far conoscere le zone meno note del Parco, sia i servizi, per venire incontro alle esigenze di un segmento turistico che è composto in buona parte da famiglie ed anziani. Il turista escursionista tende invece ad esplorare anche le aree più impervie e remote del Parco ed apprezza le risorse naturali meno accessibili. Si muove nell'area protetta a piedi o con mezzi di trasporto a basso impatto ambientale, come la bici o il cavallo. Questo non toglie che una totale mancanza di controllo su questo tipo di turismo possa creare problemi anche seri negli habitat più fragili e vulnerabili. Il turismo scolastico e quello scientifico rischiano ugualmente di avere impatti negativi in quelle zone del Parco che, proprio per il loro valore didattico o scientifico, sono particolarmente frequentate. 1214 1.3.1 Progettare percorsi di fruizione Un importante strumento per valorizzare e tutelare al tempo stesso le risorse di un'area protetta è la creazione di percorsi. Il percorso infatti è un itinerario in grado di offrire un collegamento sia fisico che ideale tra una serie di località dotate di specifiche attrattive. Il filo conduttore è un tema, che unisce elementi di diverso tipo (naturalistico, storico, architettonico, culturale), aventi diversi livelli di interesse. Il percorso offre quindi al fruitore una chiave di lettura del territorio che va al di là della semplice visita ad alcune attrattive, perché gli permette di legare le singole emergenze ad un contesto d insieme. Risponde quindi ad una delle caratteristiche fondamentali del turismo verde (e del turismo sostenibile in generale), cioè la volontà di conoscere ed immergersi nel territorio visitato e nella sua cultura e non solamente di attraversarlo. E per questo che la presenza di un percorso può rendere turisticamente attraente anche un area che non dispone di risorse naturali o storico-culturali in grado, singolarmente prese, di giustificare un viaggio. Inoltre, suggerendo al turista l'itinerario da seguire e le modalità con cui percorrerlo, può anche costituire uno strumento di regolamentazione dei flussi turistici e quindi di tutela delle zone più vulnerabili dell'area protetta. La progettazione del percorso si basa in genere sulla rete stradale o sentieristica esistente e deve tenere conto del mezzo di trasporto da utilizzare per gli spostamenti. A questo riguardo va sottolineato che anche l'utilizzo di mezzi di trasporto a basso impatto ambientale può, se non regolamentato, minacciare l'integrità degli ambienti attraversati. Nelle pagine che seguono tratteremo della creazione di tre tipi di percorsi: escursionisticisportivi, storico-culturali e accessibili, cioè dedicati a categorie particolari di utenti quali gli anziani o i portatori di handicap. Nel descrivere le tre diverse tipologie individuate si presterà particolare attenzione ai possibili impatti ambientali di queste forme di fruizione, affinché la loro attivazione non produca effetti negativi rispetto alle finalità di conservazione dell'area protetta. Percorsi escursionistici e sportivi L'escursionismo è un'attività sportiva e culturale insieme e come tale induce a camminare facendo dimenticare i mezzi di trasporto, aumentando a dismisura le possibilità di vedere, di osservare, cioè di conoscere i molteplici aspetti di un ambiente, di un territorio, di un 1315 paesaggio. E' uno strumento validissimo per l'educazione ambientale dei giovani, e non solo, non a tavolino ma concreto; è un momento qualificato di conoscenza, perché basato sull'esperienza. Escursionismo è anche vivere insieme, è un momento di socializzazione e di apertura a modi diversi di vita; è scoperta in un giusto spirito d'avventura, è conquista della meta prefissa, è consapevolezza di riuscire a percorrere a piedi distanze prima impensabili, di riuscire a vivere del poco, del solo necessario, senza le esigenze imposte dalla società del "benessere": è libertà vera nella conquista dei valori semplici ed essenziali offerti dalla natura. Camminando si impara ad osservare le mille meraviglie che si presentano, non solo quelle macroscopiche di grandi panorami o splendidi tramonti, ma anche quelle più piccole e nascoste in cui la vita si esprime e si rigenera attorno, dal silenzio del bosco al canto di un uccello, dal filo d'erba che sbuca dalla roccia al bocciolo del fiore, dai mille colori della vegetazione di un prato o di un bosco alle infinite relazioni e interrelazioni della vita degli animali con le piante. Quanto appreso dall'esperienza non si dimentica più, inoltre durante le uscite e le visite all'aperto si trovano spunti e motivazioni per approfondire innumerevoli argomenti con spirito di vera ricerca, è un modo per riuscire a superare la divisione tra studio teorico e vita concreta. L'escursionismo è uno strumento che porta a conoscere ricchezze di cui nessuno parla e che molte volte nessun libro ha trattato, porta a conoscere valori antichi, opere della fatica di secoli, testimonianze dell'uomo che ha reso le povere terre di montagna vivibili con il suo intelligente lavoro quotidiano, con una tenacia ed una capacità di adattamento che hanno generato un equilibrio che ora, dove l'uomo se ne è andato, è in crescente modificazione e destinato a scomparire se non si provvede prontamente al suo recupero. L'escursionismo è quindi un mezzo efficace di valorizzazione di molti territori che possono trarre da questa nuova forma di turismo, che non ha bisogno di grandi strutture ed è rispettosa dell'ambiente, rilevanti benefici. Può rappresentare un sostegno ad un'economia fragile ed un'occasione per l'occupazione, giovanile in particolare, creando posti di lavoro, assai importanti per la microeconomia di montagna (recupero ambientale, salvaguardia del bosco, ripristino di vecchi sentieri ed antiche vie di comunicazione con ristrutturazione di edifici per punti tappa, attività di guide, ecc.) e per la valorizzazione di tradizioni locali, artigianato, gastronomia, agriturismo. L'escursionismo si lega spesso alla pratica sportiva, dando origine a una vasta gamma di forme di fruizione, che necessitano di percorsi specificamente progettati. 1416 Trekking In montagna il trekking viene praticato su strade e piste forestali di collegamento con gli alpeggi, su sentieri e tracciati escursionistici. L'attività ha termine con le prime forti nevicate. Sulle Alpi ci sono km di vie escursionistiche che collegano tra loro circa 2000 punti di appoggio. Nel complesso l'escursionismo a piedi ha visto una crescita enorme difficilmente documentabile: è di gran lunga l'attività sportiva più praticata sulle Alpi (non sono disponibili dati precisi sul numero dei praticanti, tuttavia dovrebbero essere tra i 5 e 10 milioni le persone che effettuano almeno un'escursione all'anno nel comprensorio alpino). Impatto ambientale Camminare in montagna, se si osservano alcune regole comportamentali corrette, non crea impatti negativi sull'ambiente. In alcuni casi si possono però innescare processi di degrado provocati dall'eccessiva concentrazione di persone in un breve arco di tempo. Il calpestio continuo, aggiunto alla pessima abitudine di alcuni escursionisti di prendere scorciatoie o di uscire dal tracciato, con il rischio che si formino più "piste" parallele, può danneggiare la copertura vegetale, determinando un aumento dell'erosione. Ad alte quote, in presenza di condizioni climatiche particolari, questi danni possono essere recuperati solo gradualmente. Ulteriori aspetti negativi derivano dall'apertura di nuovi percorsi in aree sensibili o dall'abbandono sistematico di piste e sentieri nel corso delle escursioni. Grida e schiamazzi ma soprattutto la presenza di cani non tenuti al guinzaglio provocano disturbo agli animali selvatici e ai loro ritmi di vita, in particolare durante l'alimentazione e l'allevamento dei piccoli. Altro comportamento scorretto è dato dall'abbandono dei rifiuti, che crea non solo degrado ma può costringere a dispendiose azioni di recupero. La raccolta di piante e fiori, anche se dissuasa da leggi che prevedono pene pecuniarie, rappresenta un fenomeno ancora diffuso. Va aggiunto l'impatto prodotto dalle ferrate, ovvero dai percorsi su roccia dotati di attrezzature fisse, quali funi, scale o chiodi, che assicurano ai frequentatori una protezione pressoché totale in corrispondenza dei tratti esposti. In tali sentieri si assiste spesso ad un danneggiamento della flora rupestre. Le ferrate si trovano di solito in luoghi non facilmente accessibili, di conseguenza c'è il rischio che molti animali (stambecchi, camosci, rapaci e altri uccelli nidificanti in ambienti rupestri) vengano disturbati o scacciati dalle loro aree di rifugio. L'impatto maggiore dell'escursionismo sull'ambiente, accanto ai problemi legati all'approvvigionamento e all'eliminazione dei rifiuti dai rifugi e dai bivacchi, e all'apertura di 1517 nuovi tracciati, è dato dal comportamento scorretto degli escursionisti. Adottare provvedimenti, diretti ed indiretti, per prevenire eventuali danni, può essere utile al fine di garantire la compatibilità tra l'utilizzo del territorio e la sua conservazione. Nelle regioni alpine, in Italia e all'estero, l'attività escursionistica ricade sotto le disposizioni del diritto di libera fruizione dell'ambiente e di conseguenza è regolamentata in misura minima, anche se la tendenza a prevedere precise norme comportamentali lungo i sentieri e ad interdire determinati tracciati che attraversano aree sensibili è comune a tutte le aree protette. La sensibilizzazione resta la strategia più praticabile per promuovere un comportamento degli escursionisti maggiormente rispettoso nei confronti dell'ambiente. La predisposizione di strumenti informativi sotto forma di pieghevoli o tabelle collocate all'inizio dei sentieri, l'organizzazione di campagne formative ed educative (costituite da corsi, incontri di approfondimento, giornate ecologiche), ma anche l'orientamento dei flussi di visitatori verso aree in grado di sostenere carichi notevoli o la chiusura temporanea di alcuni tracciati per proteggere la fauna e la flora, sono solo alcune delle iniziative possibili che consentono di fronteggiare meglio la situazione e di regolamentare in parte l'attività escursionistica. Mountain biking La bicicletta può essere impiegata in diversi modi: può essere un mezzo di locomozione, uno strumento di ricreazione e di divertimento, oppure di agonismo. Chi utilizza la bicicletta, per pratica sportiva o per semplice hobby, dispone normalmente di un mezzo di sua proprietà e si sposta in automobile da casa sino al punto di inizio dell escursione; altri ancora praticano questo sport, sempre in modo non agonistico, organizzandosi in gruppi ristretti (in particolare nuclei familiari) per gite piacevoli e rilassanti. Vi sono infine coloro che utilizzano la bici per gareggiare in manifestazioni organizzate: con l espansione del mercato della mountain bike negli ultimi vent anni la pratica agonistica di questo sport è cresciuta parimenti al fenomeno turistico; infatti l organizzazione di queste manifestazioni consente agli operatori commerciali di percepire un immediato guadagno, poiché vi partecipano centinaia di persone, e nel contempo contribuire a promuovere da un punto di vista turistico la zona o la località interessata. L utilizzo della bici all interno di un parco naturale può riguardare tutte le tipologie descritte (sportiva, agonistica, occasionale): la rete viaria normalmente si snoda, oltre che su strade ottimamente asfaltate e quindi ideali per le passeggiate con la bici da strada, su piste 1618 forestali e carrarecce che permettono al ciclista-escursionista di cimentarsi nella pratica del mountain biking. Impatto ambientale Il mountain biking è di per sé uno sport compatibile con l ambiente se praticato in modo ragionevole e rispettoso, utilizzando in primo luogo le strade, le piste forestali e i sentieri montani ciclabili adatti a questo utilizzo. Viaggiare al di fuori delle piste o dei tracciati consentiti (off-road), percorrere sentieri non del tutto ciclabili e provocare rumore, reca senza dubbio disturbo all ambiente e agli altri visitatori del Parco. La pratica non corretta di questo sport può determinare: disturbo alla fauna che vive in zone molto frequentate dai ciclisti (come conseguenza si possono verificare forti concentrazioni di animali in altre aree non percorse dagli escursionisti); danni diretti agli uccelli, particolarmente sensibili durante il periodo della cova, così come l uccisione diretta di piccoli animali, tipiche vittime del traffico, quali molluschi e anfibi. L utilizzo della bicicletta in montagna può arrecare danni anche alla vegetazione, ad esempio: danni alla superficie del suolo, in particolare a causa delle frenate durante le discese al di fuori di piste forestali o tracciati segnati (particolarmente gravi risultano i danni provocati nelle aree umide), con il possibile innesto di fenomeni erosivi o il danneggiamento di giovani specie arboree provocato dal passaggio delle biciclette sopra rami e radici; compattamento del terreno dovuto all elevata frequentazione e conseguente formazione di piste. In generale, i danni causati alla vegetazione sui sentieri di montagna dipendono principalmente dal numero dei transiti, dal fenomeno dell'off-road e dalla capacità di rigenerazione dell ambiente (tale processo risulta particolarmente difficile nelle aree di alta montagna, dove le condizioni climatiche e la breve stagione vegetativa non permettono un pieno recupero dei danni prodotti dal passaggio del ciclista). La nuova pratica sportiva della bicicletta ha causato in montagna anche il sorgere di conflitti con altri soggetti che spesso non gradiscono o tollerano a malapena il cicloturista: conflitti con gli escursionisti a piedi, dovuti in genere all elevato rischio di incidenti sui sentieri più stretti; conflitti con i proprietari dei terreni e dei fondi percorsi dai ciclisti; 1719 conflitti con i cacciatori a causa dell allontanamento della fauna selvatica da parte dei ciclisti; conflitti con gli operatori turistici, che si orientano prevalentemente verso il visitatore tradizionale. La problematica dell impatto ambientale del mountain biking e i conflitti che ne derivano devono necessariamente essere risolti mediante l utilizzo di strumenti appropriati, in primo luogo la regolamentazione di queste attività da parte di chi amministra e gestisce il territorio. Equitazione Andare a cavallo costituisce un approccio alla natura tra i più corretti, trattandosi di un'attività che non danneggia l'ambiente e non produce rumori molesti. Al di là di queste ragioni, il turismo equestre è anche uno sport di grande fascino che permette a chi lo pratica di raggiungere luoghi lontani dai centri abitati dove le auto non possono arrivare. Il continuo aumento degli ippoturisti, del resto, è la prova tangibile di un interesse e di un'attenzione sempre crescenti. I soggiorni in strutture attrezzate e i viaggi a cavallo sono le due principali opportunità offerte da questa nuova forma di turismo naturalistico. Centri di turismo equestre, collegati all'ante (Associazione Nazionale per il Turismo Equestre e per l'equitazione di Campagna) e quindi "raccomandati" o "riconosciuti" da questa associazione, sono sorti in tutta Italia ed anche in Friuli; essi dispongono di una attrezzatura ricettiva che va dal tipo alberghiero alle sistemazioni più spartane, come il camping o l'azienda agrituristica, e in più trasmettono, con gli interventi di guide ed istruttori, le prime nozioni o le tecniche migliori per andare a cavallo. Gli ospiti vengono anche coinvolti nelle attività della scuderia, provvedendo direttamente all'abbeveraggio e alla distribuzione delle razioni, oltre che alla cura, alla pulizia e alla sellatura del cavallo che sarà montato. Le giornate trascorrono all'insegna delle uscite in campagna e delle visite a luoghi di interesse naturalistico e paesaggistico. I viaggi a cavallo non sono di facile realizzazione e comportano un'organizzazione complessa: è necessario infatti tracciare gli itinerari e in alcuni casi farsi concedere i diritti di passo, suddividere il tragitto da coprire in tappe e predisporre gli alloggi per uomini ed animali. Per ogni giornata di cammino si deve raccogliere una serie di informazioni minuziose riguardanti le aree da attraversare, la localizzazione dei punti di appoggio, la presenza di scuderie nella zona. Non si potranno trascurare nemmeno gli indirizzi dei veterinari, dei 1820 maniscalchi, dei sellai, dei fornitori di foraggio, dei pronto soccorso locali, dei campeggi e degli agriturismi attrezzati. Un contributo rilevante sotto il profilo organizzativo ed informativo può essere fornito dall'ante, che promuove numerose iniziative nel settore. Sotto l'egida del Ministero del Turismo e di quello delle Politiche Agricole, protegge e valorizza il mondo e il patrimonio rurale, con particolare attenzione al mantenimento dei sentieri e alla preparazione di itinerari inediti. Costituita nel 1968, l'associazione, senza scopo di lucro, sovrintende ad oltre duecento maneggi e raggruppa circa 5000 soci per i quali svolge importanti servizi: redige carte topografiche con i tracciati percorribili e fornisce indicazioni sui posti tappa, mantiene contatti con le principali organizzazioni europee ed internazionali e concede brevetti di cavaliere, accompagnatore e guida. Impatto ambientale L'escursionismo equestre è un'attività sportiva del tutto compatibile con l'ambiente se praticata in modo corretto e rispettoso. Effetti negativi si possono verificare in caso di abbandono di piste e tracciati predisposti per il trekking a cavallo, soprattutto se si tratta di itinerari che attraversano aree sensibili. Il rischio è che si inneschino processi erosivi e che vengano arrecati danni alla vegetazione e alla superficie del suolo. L'entità dei danneggiamenti dipende generalmente dalla frequenza dei transiti e dalla capacità di rigenerazione dell'ambiente, che a sua volta è influenzata dalle caratteristiche del terreno, dal tipo e dalle condizioni della vegetazione. Analogamente comportamenti scorretti e inopportuni possono provocare disturbo agli animali soprattutto durante l'alimentazione e l'allevamento dei piccoli. E' inoltre preferibile non concentrare l'attività nelle zone già frequentate da altri fruitori, quali escursionisti o cicloturisti. Non bisogna dimenticare che l'utilizzo del cavallo consente allo sportivo di ampliare notevolmente il proprio raggio di azione, aumentando così il potenziale di disturbo rispetto a un frequentatore abituale. Eventuali conflitti possono sorgere con i proprietari di terreni, a causa dell'attraversamento dei fondi al di fuori dei tracciati e del conseguente danneggiamento che si può verificare. Alla crescente richiesta di turismo equestre va data una risposta in termini di aree idonee e compatibili. Un parco naturale risponde perfettamente a questa esigenza. Offre garanzie da un punto di vista pedologico, presentando tracciati in terra battuta, sentieri, zone incolte, sottobosco, e dà la possibilità di percorrere itinerari ben indicati da paline e tabelle. Talvolta 19 Vedere altro
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 Art. 1
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