Source: https://renatodisa.com/2011/10/28/corte-di-cassazione-sezione-i-sentenza-del-22-agosto-2011-n-17465-va-delibata-la-sentenza-ecclesiastica-che-abbia-pronunciato-la-nullita-del-matrimonio-per-esclusione-da-parte-di-uno-dei-coniugi/
Timestamp: 2018-11-16 10:35:35+00:00

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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza del 22 agosto 2011, n. 17465. Va delibata la sentenza ecclesiastica che abbia pronunciato la nullità del matrimonio per esclusione, da parte di uno dei coniugi, dei bona matrimoni, purché tale divergenza tra volontà e dichiarazione sia stata manifestata all'altro coniuge o da questo conosciuta o comunque conoscibile con ordinaria diligenza. - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza del 22 agosto 2011, n. 17465. Va delibata la sentenza ecclesiastica che abbia pronunciato la nullità del matrimonio per esclusione, da parte di uno dei coniugi, dei bona matrimoni, purché tale divergenza tra volontà e dichiarazione sia stata manifestata all’altro coniuge o da questo conosciuta o comunque conoscibile con ordinaria diligenza.
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Va delibata la sentenza ecclesiastica che abbia pronunciato la nullità del matrimonio per esclusione, da parte di uno dei coniugi, dei bona matrimoni, purché tale divergenza tra volontà e dichiarazione sia stata manifestata all’altro coniuge o da questo conosciuta o comunque conoscibile con ordinaria diligenza.
Il giudice italiano, dovendo esprimire una valutazione, estranea all’oggetto del giudizio canonico, di garanzia dell’affidamento negoziale incolpevole da parte del coniuge, può provvedere ad un’autonoma valutazione delle prove, secondo le regole del processo civile
Sentenza del 22 agosto 2011, n. 17465
Non si ravvisa violazione alcuna dell’art. 360 bis c.p.c.: la ricorrente afferma di richiamarsi alla giurisprudenza consolidata di questa Corte, della quale propone una differrente considerazione. Nè si ravvisa mancata autosufficienza del ricorso.
La ricorrente sostiene l’ultrattività dell’art. 797 c.p.c. e la sua attuale applicabilità ai procedimenti di deliberazione delle sentenze ecclesiastiche;
Di uno va affermata l’inammissibilità: si tratta di argomentazione che richiama evidentemente una recente pronuncia di questa Corte (Cass. n. 1343 del 2011): la lunga convivenza durante il matrimonio tra i coniugi, ancorchè questo sia invalido, ne impedirebbe l’annullamento, per contrasto con l’ordine pubblico italiano, dovendosi considerare pienamente rilevante il matrimonio-rapporto, al di là del matrimonio-atto. Si tratta di argomentazione, nella specie, del tutto illegittimamente proposta, in quanto sollevata per la prima volta nel presente giudizio.
Per il resto, il giudice a quo ha fatto buon uso dei suoi poteri, applicando la giurisprudenza consolidata di questa Corte, per cui va deliberata la sentenza ecclesiastica che abbia pronunciato la nullità del matrimonio per esclusione, da parte di uno dei coniugi, dei bona matrimonii, purchè tale divergenza tra volontà e dichiarazione sia stata manifestata all’altro coniuge o da questo conosciuta o comunque conoscibile con ordinaria diligenza. Il giudice italiano, dovendo esprimire una valutazione, estranea all’oggetto del giudizio canonico, di garanzia dell’affidamento negoziale incolpevole da parte del coniuge, può provvedere ad un’autonoma valutazione delle prove, secondo le regole del processo civile (sul punto, tra le altre, Cass. n. 2467 del 2008).
Ma proprio la necessità di un’autonoma valutazione del materiale probatorio, relativo al giudizio ecclesiastico, conduce correttamente il guidice a quo a ritenere irrilevante,perchè estranea al thema decidendum del giudizio canonico, l’affermazione, contenut nella sentenza ecclesiastica, circa la mancata conoscenza da parte della ***** dell’eslusione dell’indissolubilità del vincolo, inerente al coniuge.
Nonostante l’affermazione, contenuta nella sentenza ecclesiatica, circa la non conoscenza da parte della ***** il giudice a quo, dopo una valutazione articolata ed approfondita del materiale probatorio raccolto, conclude per la conoscenza o conoscibilità, con l’ordinaria diligenza, da parte dell’odierno ricorrente ( il fidanzamento tra il ***** e la ***** interrotto da una relazione del ***** con altra donna, i tratti caratteriali di quest’ultimo sensibile al fascino di altre donne e alieno da legami stabili e duraturi: la gravidanza della ***** e lo sconcerto del ***** una riunione generale delle due famiglie per decidere il da farsi; l’introduzione al matrimonio del ***** per intervenuta gravidanza della ***** la convinzione, espressa in varie sedi, che vi sarebbe stata comunque la possinilità di divorzio. Non sembra pertanto sussistere violazione alcuna del principio dell’affidamento negoziale incolpevole.
Il motivo, nonostante presenti, come su diceva, profili di inammissibilità, va complessivamente rigettato, in quanto infondato.
La natura della causa e la posizione personale delle parti suggeriscono la compesazione delle spese del presente giudizio di legittimità
A norma dell’art. 52 D.L. 196/03, in caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e glia ltri identificati delle parti, dei minori e dei parenti in quanto imposto dalla legge.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2011-10-28T11:47:10+00:0028 ottobre 2011|Cassazione civile 2011, Delle persone e della Famiglia, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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