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Timestamp: 2020-06-04 15:37:44+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 321 del 10/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 321 del 10/01/2011
Cassazione civile sez. lav., 10/01/2011, (ud. 02/12/2010, dep. 10/01/2011), n.321
presso lo studio dell’avvocato RIZZO ROBERTO, che lo rappresenta, e
avverso la sentenza n. 4016/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 30/03/2006 r.g.n. 5089/004;
FEDELI Massimo, che ha concluso per dichiarazione d’inammissibilita’.
Con sentenza n. 13601/2003 il Giudice del lavoro del Tribunale di Roma rigettava la domanda proposta da M.A. nei confronti della s.p.a. Poste Italiane, diretta ad ottenere la declaratoria di nullita’ dei termini apposti ai contratti di lavoro intercorsi tra le parti, con le pronunce consequenziali.
La societa’ appellata si costituiva resistendo al gravame.
La Corte d’appello di Roma, con sentenza depositata il 30-3-2006, dichiarava la nullita’ del termine apposto al contratto relativo al periodo 12-7-1997 – 30-9-1997 e per l’effetto dichiarava che si era instaurato tra le parti un rapporto a tempo indeterminato dal 12/7/1997, ancora in atto, e condannava la societa’ al risarcimento del danno nella misura di tutte le mensilita’ di retribuzioni globali di fatto dal 25-2-2002, con rivalutazione ed interessi, nonche’ al pagamento delle spese.
Per la cassazione di tale sentenza la societa’ ha proposto ricorso con quattro motivi.
La ricorrente con il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’ari. 1372 c.c., comma 1, con il secondo e terzo motivo denuncia, sotto diversi profili, violazione e falsa applicazione della L. n. 230 del 1962, della L. n. 56 del 1987, art. 23 e dell’art. 1362 c.c. e segg., e con il quarto motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli 1217 e 1233 c.c..
L’art. 366 bis c.p.c., infatti, “nel prescrivere le modalita’ di formulazione dei motivi di ricorso in cassazione, comporta, ai fini della declaratoria di inammissibilita’ del ricorso medesimo, una diversa valutazione da parte del giudice di legittimita’ a seconda che si sia in presenza dei motivi previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1, 2, 3 e 4, ovvero del motivo previsto dal n. 5 della stessa disposizione. Nel primo caso ciascuna censura deve, all’esito della sua illustrazione, tradursi in un quesito di diritto, la cui enunciazione (e formalita’ espressiva) va funzionalizzata, come attestato dall’art. 384 cod. proc. civ., all’enunciazione del principio di diritto ovvero a “dicta” giurisprudenziali su questioni di diritto di particolare importanza, mentre, ove venga in rilievo il motivo di cui all’art. 360 cod. proc. civ., n. 5 (il cui oggetto riguarda il solo “iter” argomentativo della decisione impugnata), e’ richiesta una illustrazione che pur libera da rigidita’ formali, si deve concretizzare in una esposizione chiara e sintetica del fatto controverso – in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria – ovvero delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza rende inidonea la motivazione a giustificare la decisione” (v. Cass. 25-2-2009 n. 4556).
LA CORTE dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente a pagare al M. le spese, liquidate in Euro 29,00 oltre Euro 2.000,00 per onorari, oltre spese generali, IVA e CPA. Così deciso in Roma, il 2 dicembre 2010.

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 sentenza 
 sentenza 
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 art. 23
 Cass.