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ALLUVIONE GENOVA: ECCO ALCUNI MOTIVI CHE HANNO CAUSATO I RITARDI PER L'APERTURA DEI CANTIERI
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Martedì 14 Ottobre 2014 07:30
Da tre anni i 35 mln di euro stanziati per la riduzione del rischio idrogeologico sono bloccati. Il Tar attribuisce la colpa alle regole previste da chi fa i bandi.
A distanza di tre giorni dall'alluvione che ha messo in ginocchio Genova, è iniziata la corsa all'individuazione di colpe e responsabilità.
E alle accuse, come di routine, seguono le difese delle parti in causa. Nell'occhio del mirino, le tre sentenze Tar che hanno bloccato l'appalto di 35mln che avrebbe dovuto far partire i lavori di messa in sicurezza del torrente Bisagno, fermi a causa del ricorso presentato nel luglio 2012 da dieci ditte escluse dalla gara.
La risposta del Tar non si è fatta attendere molto. “Noi facciamo ciò che la legge prevede che dobbiamo fare. Il giudice fa rispettare le regole. Regole che si dà la stessa amministrazione appaltante, con l’emanazione dei bandi di gara” ha dichiarato sulle pagine di Repubblica il giudice Giuseppe Caruso, presidente della Seconda sezione del Tar Liguria, che ha seguito il contenzioso relativo alla modifica della copertura del Bisagno. Il punto di vista del Tar è chiaro: è la macchina amministrativa e burocratica del sistema dei bandi a prevedere tutte le lungaggini che in questo caso si sono verificate, in caso di ricorso in appello. Oltre a ribadire il rispetto delle tempistiche di evasione dei provvedimenti da parte del Tar Liguria, Caruso spiega come sono andate le cose: "La decisione del Tar Liguria è di oltre un anno fa, dopo il ricorso presentato nel luglio 2012 da dieci ditte (su quindici partecipanti) escluse dalla gara. Secondo le motivazioni di chi ha fatto l’appalto, non avrebbero potuto partecipare alle varianti. Le loro offerte non potevano essere ammesse, poiché avrebbero comportato modifiche ai progetti. Abbiamo chiesto una consulenza agli esperti del Politecnico di Milano: ci hanno detto che le varianti erano necessarie. Perciò abbiamo accolto il loro ricorso."
Rimane però l'accusa che, dal momento in cui i provvedimenti non erano stati sospesi, né dal Tar né dal Consiglio di Stato, gli amministratori, se avessero voluto, avrebbero potuto iniziare i lavori ( a parere del sottoscritto, con grandissimi rischi, anche economici). Ma si è scelto di attendere il responso del Tar Liguria e Lazio e del Consiglio di Stato.? "Nel caso in questione, spiega Caruso, c’è stato un problema di competenze su una vicenda molto complessa. Prima della sentenza di primo grado del Tar Liguria nessuno aveva eccepito le competenze. Dopo il nostro provvedimento, che ha accolto il ricorso delle ditte escluse dalla gara, il Consiglio di Stato ha stabilito che la competenza non è più nostra, ma del Tar Lazio. Parliamo di un’opera realizzata in Liguria dalla Regione Liguria. La sentenza può essere discutibile, ma deve essere rispettata."
La gara del cosiddetto «secondo lotto Bisagno», per la messa in sicurezza di un tratto del torrente che ha causato le due alluvioni del 2011 e del 2014, è stata assegnata a fine marzo 2012 a un consorzio composto da Tre Colli, Vipp e Sirce spa. Gli esclusi dalla gara effettivamente hanno presentato immediato ricorso al Tar della Liguria, che lo ha esaminato ma non ha accolto la richiesta sulla sospensiva dei lavori. Anzi, Successivamente il Tar della Liguria più che dare ragione agli esclusi ha contestato la preparazione tecnica e il curriculum dei membri della commissione che aveva assegnato la gara, ma non ha mai revocato l’ordinanza.
Il secondo lotto del rifacimento della copertura del Bisagno è stato finanziato dal Ministero dell'Ambiente per € 30.730.000 e dalla Regione Liguria per € 5.000.000,00 attraverso un accordo di programma sottoscritto il 16 settembre 2010.
Il progetto definitivo complessivo dei lavori in data 17 ottobre 2011 è stato pubblicato il bando di gara per l'affidamento della progettazione esecutiva e dell'esecuzione delle opere.
La Commissione di gara ha esaminato le offerte, secondo la procedura dell'offerta economicamente più vantaggiosa, ed ha concluso i lavori in data 13 febbraio 2012, per cui l'appalto è stato aggiudicato in data 06 marzo 2012, con l'esclusione 10 imprese partecipanti su 16 per incompatibilità con il bando di gara.
L'aggiudicazione definitiva dell’appalto è avvenuta con provvedimento in data 28 marzo 2012 del Commissario straordinario al raggruppamento temporaneo di imprese risultato vincitore della gara.
A quel punto è iniziata la vicenda giudiziaria che ha preso avvio dai ricorsi al TAR Liguria proposti da 4 delle imprese escluse.
Il TAR Liguria, pur non concedendo la sospensiva, ha accolto i ricorsi, con una prima sentenza n. 351/2013 emessa il 21 febbraio 2013 (circa 1 anno dopo l'aggiudicazione), per cui il Commissario e l'ATI aggiudicataria sono ricorsi al Consiglio di Stato che il 20 gennaio 2014 (un altro anno dopo) ha dichiarato l'incompetenza del TAR Liguria. Successivamente le imprese ricorrenti si sono rivolte al TAR del Lazio- sez. 1, che con sentenza n. 10187/2014 del 3 ottobre 2014 ha giudicato inammissibili i ricorsi. La gara d'appalto ha richiesto quindi 4 mesi e mezzo, mentre il contenzioso ha ad oggi impegnato circa 30 mesi e non è ancora concluso, visto che le ricorrenti hanno già annunciato il ricorso al Consiglio di Stato. A parere del sottoscritto, una delle problematica, di grande rilievo e rilevanza, che ha ritardato l’inizio e l’esecuzione dei lavori, riguarda i componenti della Commissione giudicatrice dell’appalto, che non avevano i requisiti (come mai???, chissà perche ??? …….) previsti dalle norme vigenti, come si evince leggendo la sentenza del Tar Liguria, che si riporta uno stralcio della stessa:
STRALCIO DELLA SENTENZA DEL TAR LIGURIA –Sez. II n. 351/2013 del 21/02/2013:
“ La regola da seguire in questa materia è dettata, come accennato, dal comma 2 dell’art. 84 del codice dei contratti pubblici, giusta il quale, negli appalti da aggiudicarsi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la valutazione delle offerte è demandata a una commissione giudicatrice composta da esperti nello specifico settore cui si riferisce l’oggetto del contratto. Tale regola – che costituisce il portato dei principi di rango costituzionale dell'imparzialità e del buon andamento dell'azione amministrativa e, in quanto tale, non è suscettibile di deroga (T.A.R. Lazio, Roma, sez. III, 3 novembre 2011, n. 8414) – comporta che i componenti la commissione giudicatrice devono essere scelti fra i soggetti dotati di competenza tecnica adeguata alla peculiarità dello specifico settore interessato dall’appalto da assegnare.
La questione da dirimere nel caso in esame concerne, pertanto, la sussistenza o meno in capo ai soggetti nominati dalla stazione appaltante di un bagaglio di conoscenze, competenze ed esperienze professionali tale da poterli qualificare come “esperti del settore”. In considerazione dei margini di discrezionalità che connotano le valutazioni della stazione appaltante, il sindacato giurisdizionale in materia deve essere circoscritto ai casi di manifesta erroneità o irragionevolezza delle scelte compiute dall’amministrazione. Omissis….
Tanto preliminarmente precisato, occorre evidenziare come l’appalto di cui si controverte concerna lavori di notevole rilievo economico (oltre trenta milioni di euro) e di particolare complessità, comprendenti non solo interventi di natura idraulica (che connotano in modo prevalente l’opera), ma anche strutturale e geotecnica. Ne deriva che, per poter valutare consapevolmente le offerte dei concorrenti, i membri della Commissione dovevano possedere competenze tecniche (desumibili dagli specifici titoli di studio e dalle pregresse esperienze professionali), di tipo prettamente ingegneristico, tali da consentire l’apprezzamento della qualità delle offerte in relazione ai multiformi aspetti delle opere comprese nell’appalto.
Dall’esame dei curricula dei singoli membri della Commissione, si evince, tuttavia, l’insussistenza di tali requisiti. Sulla scorta della considerazioni che precedono, deve conclusivamente rilevarsi come nessuno dei membri della Commissione giudicatrice fosse provvisto di specifica e documentata esperienza in materia di opere idrauliche: tale carenza, unitamente alla considerazione delle limitate competenze che la Commissione nel suo complesso garantiva per la valutazione degli aspetti strutturali e geotecnici delle opere in appalto, induce a ritenere che la stessa non fosse in grado, in ragione delle professionalità che vi erano rappresentate, di apprezzare adeguatamente i contenuti tecnici delle proposte formulate dai concorrenti.
Per tali ragioni, le scelte compiute dalla stazione appaltante appaiono viziate sotto i profili dell’irrazionalità e dell’erroneità.
L’accertata violazione delle regole sulla composizione della Commissione giudicatrice non ha una valenza meramente procedimentale, poiché un organo composto di “veri” esperti nel settore interessato dall’appalto avrebbe, in ipotesi, potuto valutare diversamente le soluzioni tecniche proposte dai ricorrenti principali, così determinandone l’ammissione alla gara e un diverso esito della procedura (cfr. Cons. Stato, sez. III, 12 aprile 2012, n. 2054).
Il vizio in esame comporta, pertanto, l’illegittimità dei conseguenti atti del procedimento di gara impugnati con i ricorsi introduttivi, fino all’aggiudicazione provvisoria del’appalto.
Per le ragioni esposte, vanno dichiarati illegittimi e conseguentemente annullati gli atti del procedimento di gara impugnati con i ricorso introduttivi, dalla nomina della Commissione giudicatrice all’aggiudicazione provvisoria.
L’invalidità di tali atti comporta, in via derivata, l’illegittimità del provvedimento di aggiudicazione definitiva, impugnato da entrambe le ricorrenti con motivi aggiunti e anch’esso soggetto alla statuizione giudiziale di annullamento”.
Leggendo il dispositivo di questa sentenza , che condivido in pieno, ancora una volta, ribadisco che è urgente riformulare il sistema di gara per gli appalti pubblici, eliminando il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa a favore del sistema di gara con il massimo ribasso, però senza eccessi. Ormai le imprese non hanno grande fiducia alle gare che vengono aggiudicate con quel metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa (oev), perché temono che le commissioni hanno un enorme potere per assegnare le gare ad un impresa o ad un’altra, in considerazione dei molteplici elementi di giudizio che si prestano ad essere eccessivamente aleatori e discrezionali, con possibili indizi di corruzione. Pertanto ribadisco, ancora una volta, che il sistema di gara, a seguito di una progettazione esecutiva dettagliata e composta di elaborati completi ed esaurienti, che esclude ogni eventuale abuso è quello di seguito a dirsi:
“ l'ente appaltante, tramite il direttore dei lavori o il responsabile del procedimento, stabilisce preventivamente e indica, nel bando di gara, i limiti di minimo e massimo ribasso che le offerte non devono oltrepassare. Il limite di massimo ribasso deve superare quello di minimo di almeno il 4 / 5 per cento del prezzo posto a base di gara o percentuale diversa in riferimento ai lavori a farsi.
L'autorità che presiede la gara, dopo aver aperte e lette tutte le offerte ammesse, esclude le offerte che risultino rispettivamente inferiori o superiori a detti limiti; effettua la media delle offerte rimaste in gara e media poi il risultato ottenuto con il limite di massimo ribasso.
L'Aggiudicazione viene fatta al concorrente che ha presentato l'offerta che eguaglia o, in mancanza, che più si avvicina per difetto a tale ultima media. Quando sia stata presentata, o sia rimasta in gara una sola offerta, compresa nei limiti fissati dal direttore dei lavori o dal responsabile del procedimento e indicati nel bando di gara, l'aggiudicazione è effettuata a favore dell'unico concorrente”.
Speriamo, che il Governo non faccia solo spot, ma delibera solamente, un nuovo sistema di gara nei modi suindicati dal sottoscritto, nonché l’applicazione delle altre norme già vigenti in materia, che sono adeguate e all’avanguardia in campo europeo, con TERMINI PERENTORI per ogni fase dell’appalto, compreso gli eventuali ricorsi delle ditte escluse agli organi amministrativi e non pensare a norme che derogano al codice degli appalti o a nuove norme faraoniche.
Comiziano, lì 13/10/2014
Responsabile del 4° Servizio Tecnico del Comune di Comiziano (NA)

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