Source: http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2017-0043_IT.html
Timestamp: 2019-11-18 15:58:12+00:00

Document:
RELAZIONE sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura
sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura
Relatore: Agnieszka Kozłowska-Rajewicz
– vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Un'agenda europea per l'economia collaborativa" (COM(2016) 356 final),
– viste la proposta della Commissione per una direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale (COM(2008)0426) e la posizione del Parlamento al riguardo,
– vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sui fattori esterni che rappresentano ostacoli all'imprenditoria femminile europea(6),
B. considerando che la direttiva 2004/113/CE (in appresso "la direttiva") estende il principio della parità di trattamento tra uomini e donne oltre l'ambito dell'occupazione e del mercato del lavoro e nel settore dell'accesso a beni e servizi e della loro fornitura;
I. considerando che le disparità di genere si sono aggravate e che questa realtà non può essere scollegata dalle politiche di austerità, impoverimento, basse retribuzioni e precarizzazione e deregolamentazione del lavoro;
J. considerando che le discriminazioni che colpiscono le donne nell'accesso a beni e servizi stanno aumentando al livello fondamentale della capacità di acquisizione e di scelta, come risultato delle differenziazioni nell'accesso a un'occupazione di qualità e a retribuzioni e pensioni dignitose;
K. considerando che nel vietare la discriminazione è importante rispettare altri diritti e libertà fondamentali, tra cui la tutela della vita privata e delle transazioni effettuate in questo ambito, nonché la libertà di religione;
L. considerando che la direttiva sulla parità di trattamento proposta nel 2008 estenderebbe la protezione dalle discriminazioni per motivi religiosi o di fede, età, disabilità e orientamento sessuale oltre il mercato del lavoro, includendo la protezione sociale, tra cui la sicurezza sociale e l'assistenza sanitaria, i benefici sociali, l'istruzione, l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura; che il Consiglio non ha finora preso posizione rispetto a tale proposta di direttiva;
M. considerando che, sebbene la recente comunicazione della Commissione dal titolo "Un'agenda europea per l'economia collaborativa" rappresenti un buon punto di partenza per una promozione e una regolamentazione efficaci di tale settore, è necessario includere la prospettiva della parità di genere e tener conto delle disposizioni della direttiva nelle future analisi e raccomandazioni in tale settore;
N. considerando che la realizzazione del pieno potenziale della direttiva dipende da un'integrazione di genere efficiente e coerente in tutti i settori pertinenti a cui si applica tale direttiva;
O. considerando che il lavoro della rete europea di enti nazionali per le pari opportunità è cruciale per migliorare l'attuazione della normativa sulla parità di trattamento e coordinare la collaborazione e la condivisione delle migliori pratiche fra enti nazionali per le pari opportunità in tutta l'UE;
2. osserva che la Commissione ha presentato la sua relazione sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE con un ritardo considerevole rispetto alla sua prima relazione del 2009;
10. ribadisce che il diritto di non essere discriminati per motivi fondati sul sesso può includere le discriminazioni che hanno origine nel mutamento di sesso di una persona(7) e invita la Commissione a garantire che donne e uomini siano tutelati dalle discriminazioni fondate su tali motivi; sottolinea che la direttiva offre protezione in tal senso e che possono essere inserite eventuali specificazioni aggiuntive nel diritto nazionale degli Stati membri; segnala, a tale riguardo, che 13 Stati membri non hanno ancora adottato le disposizioni legali dirette in materia di tutela delle persone transgender, le quali continuano a essere discriminate nell'accesso a beni e servizi e nella loro fornitura, e osserva che l'inclusione di tali disposizioni potrebbe contribuire a diffondere maggiore consapevolezza sul principio di non discriminazione; invita la Commissione a monitorare i casi di discriminazione fondata su tali motivi nelle sue future relazioni sull'attuazione della direttiva;
30. sottolinea che, nonostante l'ambiguità riguardante l'applicazione dell'articolo 4, paragrafo 5, tale deroga mira principalmente a creare opportunità per aumentare ulteriormente la parità tra uomini e donne nella fornitura di beni e servizi;
GU C 11 del 13.1.2012, pag. 1.
PE 593.787.
Dichiarazione comune del Consiglio e della Commissione, Addendum ai risultati dei lavori sulla proposta di direttiva del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento tra donne e uomini per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura.
Testi approvati, P8_TA(2016)0007.
Il principale obiettivo della direttiva 2004/113/CE(1) era quello di estendere il principio della parità di trattamento tra uomini e donne, quale sancito dal trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e da altre direttive(2), oltre l'ambito dell'occupazione e del mercato del lavoro, applicandolo anche all'accesso ai beni e ai servizi e alla loro fornitura nei settori sia pubblico sia privato(3), nonché quello di consolidare il principio dell'integrazione della dimensione di genere in tali ambiti. La direttiva vieta la discriminazione diretta (articolo 2) e indiretta (articolo 3) nell'ambito dei settori pertinenti della fornitura di beni e servizi, come ad esempio i settori dei trasporti e assicurativo, ivi compreso un trattamento meno favorevole riservato alle donne a motivo della gravidanza e della maternità (articolo 5, paragrafo 3). Inoltre, anche le molestie e le molestie sessuali, nonché l'ordine di discriminare, sono proibiti ai sensi della direttiva (articolo 4).
La direttiva non definisce i concetti di beni e servizi, rimandando, invece, all'articolo 57 TFUE, il quale stabilisce che i servizi sono "le prestazioni fornite normalmente dietro retribuzione, in quanto non siano regolate dalle disposizioni relative alla libera circolazione delle merci, dei capitali e delle persone". Nella giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia dell'Unione europea, i beni (o le merci) sono definiti come "prodotti pecuniariamente valutabili e come tali atti a costituire oggetto di negozi commerciali"(4). Inoltre, la Commissione ha specificato nella sua relazione di applicazione che un servizio non deve essere necessariamente pagato da coloro che ne fruiscono. Gli unici casi in cui la direttiva prevede un trattamento differenziato sono quelli in cui può essere individuata una finalità giustificata e legittima, come le strutture di accoglienza per sole donne vittime di violenza di genere (articolo 4, paragrafo 5). La direttiva non si applica ai mezzi di comunicazione, alla pubblicità e all'istruzione, nonché alle questioni riguardanti l'impiego e l'occupazione disciplinate da altri atti legislativi. L'articolo 4, paragrafo 3, esclude anche quei servizi che sono prestati nella sfera privata, all'interno di un circolo più ristretto di persone.
Alla luce delle consultazioni con gli Stati membri, gli organismi nazionali di parità e la relativa rete europea (Equinet) e con altre organizzazioni della società civile, la Commissione ha concluso, nella sua relazione sull'applicazione della direttiva(5), che questa è stata recepita negli ordinamenti giuridici nazionali di tutti gli Stati membri. Seppure l'applicazione della sentenza Test-Achats, ritenuta dalla Commissione la sfida principale per gli Stati membri, sia stata ormai ultimata, persistono tuttavia alcuni problemi nell'attuazione efficace della direttiva. Tra i più comuni figurano un'interpretazione eccessivamente restrittiva della nozione di beni e servizi, giustificazioni generiche e talvolta poco chiare di trattamenti non paritari in base all'articolo 4, paragrafo 5, e la protezione inadeguata delle donne durante la gravidanza e la maternità.
Il relatore ha inoltre individuato le lacune e le difficoltà principali in ognuno dei settori pertinenti e ha proposto raccomandazioni specifiche per l'integrazione di genere. Sebbene la direttiva offra strumenti efficaci per la tutela del principio di parità tra uomini e donne, l'attuazione del pieno potenziale della direttiva dipende dalla sensibilizzazione sia dei prestatori di servizi sia degli utenti, nonché da un'integrazione di genere coerente in tutti i settori pertinenti a cui si applica la direttiva.
Il relatore si compiace del fatto che la sentenza Test-Achats del 2011(6), che ha imposto agli Stati membri di rendere obbligatori i premi e le prestazioni unisex, sia stata attuata nella legislazione della maggior parte degli Stati membri e che, in tutti i casi, la legislazione nazionale sia stata modificata in modo giuridicamente vincolante. Tuttavia, in alcuni ambiti persistono lacune nell'attuazione, come ad esempio nel caso dei regimi di assicurazione malattia e infortuni, ed è pertanto necessario effettuare un'ulteriore analisi sulla mancanza di conformità della legislazione nazionale con la sentenza. Inoltre, sebbene la direttiva stabilisca che, in ogni caso, i costi inerenti alla gravidanza e alla maternità non determinano differenze nei premi e nelle prestazioni individuali, si verificano tuttora casi di trattamento differenziato a motivo della gravidanza. Secondo il relatore, è essenziale garantire un'attuazione adeguata e completa della sentenza in tutti gli Stati membri e gli ambiti pertinenti. Per tale ragione, ritiene altresì che sarebbe necessario monitorare la conformità con la sentenza in tutti gli Stati membri attraverso relazioni periodiche della Commissione e che sia data priorità all'eliminazione delle lacune.
La questione principale che si pone nei trasporti pubblici è quella delle molestie e, in particolare, delle molestie sessuali, vietate ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 3. Le molestie subite dalle donne durante i trasporti rappresentano un problema diffuso in tutti gli Stati membri, tanto che, stando alle indagini condotte, una donna su sei(7) è stata vittima di comportamenti sessuali indesiderati durante viaggi in treno. Come messo in rilievo anche dalla relazione della Commissione, una delle difficoltà è la questione della responsabilità del prestatore di servizi nei casi di molestie e nella prevenzione di queste ultime. Secondo il relatore, le misure volte a prevenire la violenza nei confronti delle donne, incluse le campagne sociali, dovrebbero rispettare il principio più ampio di parità di genere, come raccomandato, ad esempio, nella convenzione di Istanbul. Il relatore sottolinea che le misure che limitano le libertà delle donne, quali le carrozze ferroviarie riservate alle sole donne, non sono efficaci in una prospettiva a lungo termine, poiché non sono in linea con il principio di parità tra uomini e donne.
Nonostante i progressi compiuti nell'accessibilità globale nel settore dei trasporti e negli spazi pubblici, persistono ancora barriere fisiche che pregiudicano un accesso paritario ai genitori e alle persone che si prendono cura di bambini in tenera età. Inoltre, l'insufficiente presenza di fasciatoi, soprattutto nel caso degli spazi riservati agli uomini, rappresenta ancora un luogo comune sia sui mezzi di trasporto pertinenti, come i treni, sia nelle strutture dei prestatori di servizi. È necessario profondere un maggiore impegno a livello di Stati membri anche in termini di parità di accesso ai servizi per le donne che allattano, alle quali continuano a essere riservati trattamenti non paritari. Il relatore ritiene che un miglioramento della parità dei diritti per entrambi i genitori nell'accesso ai servizi abbinato a una maggiore sensibilizzazione sia fondamentale per il rafforzamento del principio di parità tra uomini e donne nella vita di tutti i giorni.
La rapida digitalizzazione nei diversi settori e la proliferazione di forme collaborative di fornitura di servizi rappresentano nuovi contesti di applicazione della direttiva. Il relatore estende le sue raccomandazioni oltre i servizi tradizionali considerati al momento della stesura della direttiva ed evidenzia nuovi ambiti di applicazione, in particolare con riferimento all'economia collaborativa. Sebbene l'ambito di applicazione della direttiva in materia di servizi nell'ambito dell'economia collaborativa non sia specificato, il relatore ritiene che i servizi pubblicizzati pubblicamente e offerti a scopo di lucro dovrebbero rispettare il principio di parità di trattamento tra uomini e donne. Il relatore osserva che, sebbene l'economia collaborativa offra importanti vantaggi sia ai prestatori di servizi sia agli utenti, per assicurare una completa protezione da eventuali casi di molestie fondate sul genere e la prevenzione di queste ultime, occorre individuare alcune difficoltà e alcune buone prassi. Secondo il relatore, nel corso delle future fasi di redazione della comunicazione "Un'agenda europea per l'economia collaborativa", proposta dalla Commissione europea, sarebbe opportuno includere il principio dell'integrazione di genere e tener conto delle disposizioni della direttiva al fine di garantire la parità di trattamento tra uomini e donne e prevenire in modo efficace le molestie nei servizi offerti nell'ambito dell'economia collaborativa.
La maggior parte dei casi trattati e delle denunce ricevute dagli organismi per la parità negli Stati membri riguarda il trattamento differenziato riservato soprattutto nel settore del tempo libero e dell'intrattenimento. Si tratta in particolare della giustificazione di un trattamento non paritario sulla base della deroga di cui all'articolo 4, paragrafo 5, che porta, per esempio, ad applicare prezzi diversi, a negare la prestazione di un determinato servizio e ad applicare condizioni differenti per l'accesso di donne e uomini. Come rileva la stessa Commissione, le deroghe di cui all'articolo 4, paragrafo 5, della direttiva sono state causa di ambiguità e la giurisprudenza non indica una direzione uniforme per l'interpretazione di tali disposizioni. Per tale ragione, il relatore ritiene che i casi di trattamento differenziato dovrebbero essere valutati caso per caso al fine di stabilire se siano giustificati da una finalità legittima. Il relatore sottolinea che, nonostante l'ambiguità riguardante l'applicazione, tale deroga punta principalmente a creare opportunità volte ad aumentare ulteriormente la parità tra uomini e donne nella fornitura di beni e servizi. Il relatore sottolinea la necessità di promuovere ulteriormente le forme di azione positiva basate su una finalità legittima, che prevedano un collegamento diretto tra il trattamento preferenziale da una parte e gli svantaggi che devono essere prevenuti o eliminati dall'altra.
Miglioramento dell'applicazione della direttiva
Il relatore sottolinea che gli organismi per la parità svolgono un ruolo fondamentale nel monitorare e garantire il completo esercizio a livello nazionale dei diritti sanciti dalla direttiva. Sebbene la relazione della Commissione concluda che tutti gli Stati membri hanno istituito tali organismi, l'efficacia di questi ultimi nel conseguire gli obiettivi fissati tende a variare. Per esempio, alcuni organismi per la parità non sono in grado di rappresentare i cittadini con contenziosi, nonostante ciò rappresenti una condizione necessaria per una protezione adeguata delle vittime(8). Il relatore chiede agli Stati membri di garantire agli organismi per la parità competenze sufficienti in materia e chiede altresì alla Commissione di rafforzare la cooperazione con gli organismi per la parità e di sostenere gli Stati membri nell'individuazione sistematica delle principali difficoltà e nella condivisione delle migliori prassi.
Se è vero che sono stati conseguiti progressi significativi nella parità di trattamento tra uomini e donne nel
settore dei beni e dei servizi, occorre comunque colmare le lacune che ancora permangono nell'applicazione pratica. Il relatore ritiene che la sensibilizzazione di tutte le parti interessate, ivi compresi i prestatori di servizi e gli utenti, e le raccomandazioni specifiche per settore per l'integrazione di genere siano fondamentali per l'applicazione pratica del principio della parità di trattamento tra uomini e donne nelle esperienze quotidiane nell'ambito dell'accesso ai beni e ai servizi e della loro fornitura.
Direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso
a beni e servizi e la loro fornitura.
Per esempio, la direttiva 2000/78/CE (direttiva sulla parità in materia di occupazione) o la direttiva 2006/54/CE (parità di retribuzione e di trattamento).
Servizio Ricerca del Parlamento europeo (2016). E. Caracciolo di Torella e B. McLellan, Research paper on the implementation across the Member States of the Directive 2004/113/EC on the principle of equal treatment between men and women in the access to and supply of goods and services (Documento di ricerca sull'attuazione negli Stati membri della direttiva 2004/114/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura).
Causa 7/78, sentenza della Corte del 23 novembre 1978, Mezzi di pagamento e movimenti di capitali.
Commissione (2015). Relazione sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura.
Causa C-236/09, sentenza della Corte di giustizia del 1° marzo 2011, Test-Achats,.
The Telegraph (2015). Disponibile all'indirizzo:
http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/france/11545643/100-per-cent-of-Frenchwomen-victimsof-sexual-harassment-on-public-transport.html, Project Guardian, consultabile al seguente indirizzo:
Equinet (2014). Implementation of Directive 2004/113/EC, Gender equality in the access to goods and services: the role of equality bodies (Applicazione della direttiva 2004/113/CE. Parità di genere nell'accesso a beni e servizi: il ruolo degli organismi per la parità).
PARERE della commissione per i trasporti e il turismo (14.11.2016)
sulla relazione sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura
La commissione per i trasporti e il turismo invita la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:
1. visti l'articolo 10 e l'articolo 19, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE);
2. osserva che la Commissione ha presentato la sua relazione sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE con un ritardo considerevole dopo il suo primo esame del 2009;
3. ricorda che vi sono sempre state importanti differenze tra gli uomini e le donne per quanto riguarda la politica dei trasporti, compresi i modelli di spostamento, l'accesso ai mezzi di trasporto e la scelta di questi ultimi, la sicurezza e lo squilibrio di genere nell'occupazione nel settore dei trasporti; incoraggia quindi la Commissione a prendere in considerazione tutte le limitazioni e tutti gli ostacoli incontrati dalle viaggiatrici, in conformità delle conclusioni della Quinta conferenza sulle questioni femminili nel settore dei trasporti, svoltasi a Parigi nel 2014;
4. sottolinea che, sebbene la strategia Orizzonte 2020 per il periodo 2014-2020 sia strutturata per rispondere alle sfide sociali che necessitano di soluzioni innovative e sebbene molte delle questioni attinenti alla mobilità di genere e ai modelli di spostamento siano state ampiamente studiate negli ultimi anni, alla definizione di politiche, programmi e mandati specifici al genere si è prestata, tuttavia, un'attenzione limitata;
5. invita la Commissione e le compagnie di assicurazione a non fare discriminazioni di genere nel calcolo dei premi assicurativi auto, ma piuttosto a includere nelle loro valutazioni le prestazioni dei singoli individui;
6. si rammarica che il trattamento differenziale tra uomini e donne nelle assicurazioni di viaggio prevalga ancora e che ciò ostacoli la parità di accesso nel settore del turismo, soprattutto per le gestanti;
7. invita la Commissione a chiarire se le attività dell'economia collaborativa in rapida crescita nei settori dei trasporti e del turismo costituiscano beni e servizi che rientrano nel campo di applicazione della direttiva e se i fornitori di servizi e le piattaforme online associate siano responsabili sulla base della stessa;
8. incoraggia concetti innovativi quali la "mobilità delle cure" e "l'analisi della pianificazione dei percorsi", che sostengono la progettazione e la realizzazione di servizi di trasporto pubblico più equi e reattivi, e una pianificazione urbana più efficace; insiste sul fatto che valutazioni regolari e sistematiche dell'impatto di genere sono essenziali per la progettazione e la realizzazione di trasporti neutri sotto il profilo del genere in tutti gli Stati membri;
9. invita nuovamente la Commissione a creare una banca dati accessibile al pubblico dedicata alla normativa e alle sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea in materia di lotta alla discriminazione di genere;
10. mette in evidenza il ruolo essenziale che gli organismi per le pari opportunità svolgono nel garantire il rispetto della parità di genere per tutte le persone che vivono nell'UE e invita la Commissione a contribuire alla salvaguardia dell'indipendenza e dell'efficacia di detti organismi in tutti gli Stati membri;
11. incoraggia gli Stati membri, anche a livello regionale e locale, a dotare i rispettivi organismi nazionali per le pari opportunità di risorse sufficienti a fornire informazioni sulle procedure di ricorso e sui vari servizi di consulenza disponibili per favorire l'osservanza della direttiva a livello nazionale;
12. sottolinea il ruolo svolto in questo settore dalle istituzioni locali e regionali – in quanto fornitori di servizi, regolatori e responsabili dei controlli – per quanto concerne gli aspetti fondamentali dei trasporti e del turismo;
13. si rammarica che la direttiva sia poco conosciuta negli Stati membri e incoraggia le autorità competenti, a tutti i livelli, a sensibilizzare riguardo ai diritti e agli obblighi da essa previsti;
14. invita la Commissione a raccogliere esempi delle migliori pratiche al fine di garantire una migliore applicazione della direttiva e a continuare ad adoperarsi per uniformare le definizioni e i concetti relativi a questa tematica; mette in evidenza il ruolo svolto dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) e la sua competenza nel raggiungimento di questo obiettivo;
15. ricorda che le donne rappresentano solo il 22 % della forza lavoro nel settore dei trasporti dell'UE, il che rispecchia il fatto che il numero delle donne che occupano posti di lavoro tecnici e operativi è particolarmente basso (meno del 10 %); sollecita pertanto misure ambiziose e continue da adottare al fine di migliorare l'attrattività del settore dei trasporti per potenziali dipendenti di sesso femminile;
16. ricorda che la promozione della parità di accesso per le donne a beni e servizi pubblici e privati deve essere basata sul riconoscimento delle scelte, delle esigenze e delle esperienze distinte delle donne e delle ragazze, ed essere garantita senza pregiudicare i loro diritti fondamentali;
17. chiede alla Commissione di applicare alla politica dei trasporti e ai fondi gestiti dalla DG MOVE una strategia globale a favore dell'uguaglianza tra uomini e donne, simile a quella che vige attualmente nell'esecuzione del programma Orizzonte 2020;
18. evidenzia che, sebbene le statistiche ufficiali indichino che le esigenze di mobilità e i modelli di spostamento delle donne e degli uomini differiscono ampiamente, sia nelle proposte legislative della Commissione che nelle politiche in materia di trasporti pubblici della maggior parte degli Stati membri si è prestata pochissima attenzione a questo aspetto;
19. ricorda che le donne sono i principali utilizzatori dei servizi di trasporto pubblico in tutta l'UE; invita le autorità locali, regionali e nazionali a tenere conto in modo specifico delle esigenze di mobilità delle donne nella progettazione e nello sviluppo dei servizi di trasporto pubblico; invita la Commissione a integrare correttamente la dimensione di genere nel suo approccio principale alla legislazione in materia di trasporti nell'UE;
20. ritiene che, al fine di offrire servizi di trasporto e servizi turistici esenti da discriminazioni di genere, sia essenziale che i fornitori di servizi interessati mettano in atto strategie globali che garantiscano la parità di trattamento dei clienti e dei fornitori nonché dei consumatori;
21. sottolinea che l'allattamento al seno in pubblico rientra nell'ambito della direttiva e non deve essere oggetto di restrizioni da parte dei fornitori di servizi; accoglie con favore la legislazione nazionale a favore del diritto delle donne di allattare in pubblico e ribadisce l'importanza di questo diritto per il settore turistico; incoraggia vivamente gli Stati membri ad adottare e attuare pienamente una legislazione volta a prevenire la discriminazione nei confronti dell'allattamento al seno in pubblico;
22. ritiene che la messa a disposizione gratuita dell'occorrente per il cambio dei neonati in tutti i servizi igienici pubblici contribuirebbe a promuovere un settore dei trasporti e un settore del turismo aperti a tutti; ritiene inoltre che tale messa a disposizione non dovrebbe essere riservata a un genere in particolare;
23. si rammarica delle condizioni deplorevoli dei servizi igienici e delle docce pubblici; invita la Commissione a prendere iniziative concrete per ovviare a questo problema, che persiste in molti Stati membri e ostacola il turismo e i trasporti inclusivi;
24. evidenzia che le aree di sosta e di ristoro devono essere accessibili e sicure per tutti, indipendentemente dall'espressione di genere, in quanto ciò promuoverebbe un turismo inclusivo e potrebbe favorire un maggiore equilibrio di genere nel settore dei trasporti;
25. rileva che le persone – generalmente le donne – che sono responsabili della cura di altri membri della famiglia, devono spesso pianificare e intraprendere spostamenti complessi con esigenze specifiche in termini di tempo, trasporti e accessibilità;
26. evidenzia la necessità di migliorare l'accessibilità delle infrastrutture di trasporto pubblico e di rimuovere le barriere architettoniche nei mezzi di trasporto, al fine di agevolarne l'utilizzo ai genitori con bambini; chiede, in particolare, misure che garantiscano un'accessibilità adeguata per i passeggini nei trasporti pubblici;
27. invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che i veicoli e le infrastrutture dei trasporti pubblici siano accessibili e adattati tanto alle donne quanto agli uomini, non solo quali utenti finali e passeggeri, ma anche come professionisti che operano nel settore;
28. invita la Commissione a tenere conto, quando propone o impone nuovi requisiti di progettazione per veicoli, servizi o infrastrutture di trasporto, delle esigenze diverse di uomini e donne, nonché di quelle delle persone con mobilità ridotta (vale a dire servizi igienici adattati per entrambi i generi, veicoli accessibili per le gestanti, attrezzature per il cambio dei neonati, spazio per le carrozzine, ecc.);
29. invita la Commissione a esaminare le regole delle compagnie aeree sull'ammissione a bordo delle gestanti e la loro assistenza durante il volo, e a prendere misure volte a far sì che le compagnie aeree garantiscano un approccio uniforme in merito;
30. invita il Consiglio ad adottare la posizione del Parlamento sul regolamento relativo ai diritti dei passeggeri per quanto riguarda l'obbligo per i gestori aeroportuali di restituire ai passeggeri le carrozzine subito dopo lo sbarco, oppure di fornire loro mezzi di trasporto alternativi per evitare che debbano portare in braccio i bambini all'interno dell'aeroporto fino al luogo di consegna dei bagagli;
31. esprime profonda preoccupazione quanto al verificarsi di casi di violenza verbale e fisica, compresi casi di molestie sessuali, sia nei trasporti pubblici che nei trasporti "su richiesta", anche nel contesto dell'economia collaborativa;
32 sottolinea, in particolare, che l'articolo 4, paragrafo 3, della direttiva 2004/113/CE relativo alle molestie sessuali, che è della massima importanza per il settore dei trasporti pubblici, non ha ricevuto un'interpretazione chiara per quanto attiene alla responsabilità dei fornitori di beni e servizi nei casi che coinvolgono molestatori terzi diversi dai fornitori stessi;
33. invita quindi gli Stati membri e la Commissione ad affrontare con urgenza le questioni che attengono alla responsabilità nei contesti soprammenzionati, nonché a fornire una migliore interpretazione della direttiva 2004/113/CE sia per le vittime delle molestie che per i fornitori di servizi;
34. ricorda che promuovere spazi pubblici e di transito pubblico sicuri per tutti – sia di giorno che di notte, in particolare per le persone vulnerabili e nelle situazioni e nei luoghi più isolati – è responsabilità di tutti gli attori a tutti i livelli;
35. sottolinea che gli aspetti relativi alla sicurezza dovrebbero avere un ruolo importante nella pianificazione urbana, garantendo, ad esempio, un'illuminazione notturna adeguata alle fermate di autobus e tram, nonché sulle relative vie di accesso;
36. ritiene che prevedere vagoni separati per le donne non sia il miglior modo per affrontare il problema delle molestie sessuali nei trasporti pubblici; invita gli Stati membri a lottare contro le molestie sessuali nei trasporti e nei servizi turistici mediante politiche globali che prevedano vagoni e sistemi di allarme adeguati, più personale di sorveglianza, misure educative e l'applicazione della legge;
37. invita i fornitori di servizi di trasporto e di servizi turistici a condannare esplicitamente e a citare in giudizio chi commette reati sessuali;
38. chiede di approfondire il dibattito giuridico sulla responsabilità dei fornitori di servizi Internet nella prevenzione e nella repressione delle molestie poste in atto per il tramite di piattaforme virtuali, e sul ruolo che essi possono svolgere per migliorare detta prevenzione e repressione;
39. condanna qualsiasi restrizione dell'accesso ai servizi di trasporto per i passeggeri che viaggiano con bambini;
40. incoraggia gli Stati membri ad adottare un approccio flessibile nella regolamentazione dei requisiti di sicurezza per i passeggeri dei servizi di taxi, segnatamente al fine di evitare la discriminazione delle donne e dei passeggeri che viaggiano con bambini.
PARERE della commissione giuridica (30.11.2016)
sulla relazione relativa all'applicazione della direttiva 2004/113/CE del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura
La commissione giuridica invita la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:
A. considerando che la parità fra donne e uomini è un principio fondamentale dell'Unione europea e che sia i trattati dell'UE sia la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea vietano tutte le discriminazioni basate sul sesso e impongono che sia garantita la parità tra donne e uomini in tutti i campi, giacché questo è uno dei compiti essenziali dell'Unione(1);
B. considerando che la direttiva 2004/113/CE (di seguito "la direttiva") estende la protezione contro la discriminazione di genere e mira a una migliore integrazione del principio della parità di genere, al di là dell'ambito tradizionale del mercato del lavoro, verso i settori dell'accesso a beni e servizi e della loro fornitura ma esclude in modo esplicito i mezzi di comunicazione, la pubblicità e l'istruzione pubblica e privata;
C. considerando che tutti gli Stati membri hanno adottato misure per recepire la direttiva nei rispettivi ordinamenti giuridici e istituito le procedure e gli organismi necessari per la sua applicazione; che la Commissione, nella sua relazione sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE(2) ha concluso che, sebbene tutti gli Stati membri abbiano recepito la direttiva nel diritto nazionale, sussistono ancora problemi per quanto riguarda l'effettiva attuazione della stessa;
D. considerando che l'efficacia delle organizzazioni responsabili della promozione della parità nel conseguimento dei rispettivi obiettivi varia da uno Stato membro all'altro;
E. considerando che con la sentenza Test-Achats della Corte di giustizia dell'Unione europea del 1° marzo 2011 nella causa C-236/09(3) (di seguito "la sentenza") la Corte ha invalidato l'articolo 5, paragrafo 2, della direttiva, che consentiva di utilizzare in modo differenziato nei contratti assicurativi privati rientranti nel campo di applicazione della direttiva fattori attuariali fondati sul genere;
1. sottolinea che per quanto riguarda l'effettiva e uniforme attuazione della direttiva permangono alcune sfide e problemi, e che tra le questioni più comuni figurano un'interpretazione eccessivamente restrittiva del concetto di "beni e servizi", giustificazioni generiche e talvolta poco chiare dei trattamenti non paritari in base all'articolo 4, paragrafo 5, nonché l'inadeguata tutela delle donne durante la gravidanza, l'allattamento e la maternità;
2. si rammarica che il campo di applicazione della direttiva sia piuttosto limitato e non includa i mezzi di comunicazione, la pubblicità o l'istruzione pubblica o privata, ma comprenda i servizi sanitari(4);
3. ritiene che vi sia una mancanza di consapevolezza da parte del grande pubblico in relazione al contenuto e alle implicazioni della direttiva, come pure da parte delle persone tutelate e dei fornitori di beni e servizi per quanto riguarda i loro diritti e i loro obblighi, dovuta all'assenza sia di informazioni sia di una giurisprudenza; invita pertanto la Commissione, gli Stati membri e gli enti per le pari opportunità a sensibilizzare maggiormente in merito al contenuto e alle implicazioni della direttiva;
4. accoglie favorevolmente il fatto che tutti gli Stati membri abbiano attuato la sentenza o lo stiano facendo, e segnala che alcuni di essi hanno deciso di andare oltre il campo di applicazione della sentenza estendendo la norma unisex ad altri tipi di assicurazioni e pensioni;
5. accoglie favorevolmente tale iniziativa e sottolinea la necessità di esortare gli Stati membri ad assicurare che le organizzazioni responsabili della promozione della parità dispongano di un sufficiente grado di indipendenza e dei poteri adeguati; evidenzia, in tale contesto, la necessità di consolidare la cooperazione tra la Commissione e detti enti, individuando in modo sistematico i temi fondamentali e sviluppando lo scambio delle migliori prassi, in modo da ottenere un grado uniforme di efficacia nel conseguimento dei loro obiettivi;
6. invita gli Stati membri e la Commissione a sensibilizzare tutti i soggetti interessati in merito al contenuto e alle implicazioni della direttiva;
7. esorta la Commissione ad avviare uno studio e un esercizio di raccolta dati approfonditi e dettagliati sull'attuazione della direttiva, a migliorare la propria funzione di controllo e ad assistere gli Stati membri per realizzare appieno il potenziale della direttiva;
8. sottolinea che sebbene la digitalizzazione di alcuni servizi e settori e la proliferazione di forme collaborative di fornitura di servizi abbiano modificato l'accesso a beni e servizi e la fornitura degli stessi, la direttiva resta applicabile alla sfera digitale; invita la Commissione a valutare l'impatto della digitalizzazione e dell'economia collaborativa sull'accesso a beni e servizi e sulla loro fornitura secondo una prospettiva di parità di genere;
9. sottolinea la necessità di chiarire le disposizioni in materia di responsabilità per i fornitori di beni e servizi e di collegare le piattaforme online sulla base della direttiva; invita pertanto gli Stati membri e la Commissione ad affrontare con urgenza la questione che attiene alla responsabilità in tale contesto.
Ai sensi dell'articolo 8 TFUE (ex articolo 3, paragrafo 2, del TCE) "Nelle sue azioni l'Unione mira ad eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità, tra uomini e donne".
Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo – "Relazione sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura" (COM(2015)0190 final), http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A52015DC0190
Sentenza del 1° marzo 2011, C-236/09, ECLI:EU:C:2011:100.
Sentenza della Corte di giustizia del 12 luglio 2001 nella causa C-157/99 (Geraets-Smits e Peerbooms), ECLI:EU:C:2001:404.

References: sentenza 
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 articolo 3

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