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Timestamp: 2020-02-29 13:17:57+00:00

Document:
Titolo II Patrimonio e identità territoriale
Titolo III Vincoli e tutele
Art. 18 Condizioni per l'uso delle risorse e per le trasformazioni fisiche del territorio
1. Il Piano Strutturale attribuisce priorità alla tutela dell'integrità fisica del territorio, intesa come preservazione da fenomeni di degrado e di alterazione irreversibile dei connotati materiali del sottosuolo, suolo, soprassuolo naturale, corpi idrici, atmosfera, considerati singolarmente e nel complesso, con particolare riferimento alle trasformazioni indotte dalle forme di insediamento umano.
2. Il Piano Strutturale stabilisce le condizioni per l'uso delle risorse, che derivano dall'interesse pubblico e espresso da provvedimenti legislativi e pianificatori sovraordinati, di cui al successivo articolo o su specifici componenti del territorio o da obiettivi di tutela propri della pianificazione comunale, di cui al precedente Titolo II.
Art. 19 Vincoli sovraordinati e tutele del territorio
1. La Tav. QC3 - Carta dei Vincoli, tutele e fasce di rispetto e la Tav. P01 riportano, a scopo ricognitivo, i vincoli sovraordinati e alcune tutele del territorio intese come aree di attenzione all'interno delle quali la conoscenza va approfondita per verificare l'esistenza o meno di un vincolo oppure aree in cui sono interdetti solo alcuni interventi specificati nella norma di riferimento. In particolare vengono segnalati i seguenti vincoli sovraordinati per i quali valgono le tutele previste dalla normativa sovraordinata di riferimento:
- Beni culturali (Parte II Codice dei beni culturali e del paesaggio);
- Beni paesaggistici - immobili ed aree di notevole interesse pubblico (Parte III, art. 136 del Codice dei beni culturali e del paesaggio);
- Beni paesaggistici - aree tutelate per legge - foreste e boschi (Parte III, art. 142, comma 1, lett. g del Codice dei beni culturali e del paesaggio);
- Beni paesaggistici - aree tutelate per legge - fiumi torrenti (Parte III, art. 142, comma 1, lett. c del Codice dei beni culturali e del paesaggio);
- Vincolo idrogeologico (R.D. 3267/23);
- Vincolo idrogeologico per legge - boschi (art. 37, L.R.T. 39/2000);
2. Vengono inoltre segnalate le seguenti tutele del territorio per la disciplina delle quali, se non diversamente disposto dalle presenti norme, si rinvia alla normativa sovraordinata di riferimento:
- Zona di rispetto delle acque destinate a consumo umano erogate mediante impianto di acquedotto (art. 94 D.lgs. 152/2006);
- Elettrodotti e cabine elettriche con relative fasce di rispetto (DPCM 8 luglio 2003).
3. L'apposizione di vincoli e tutele con valore conformativo successivamente all'approvazione del Piano Strutturale per mezzo di leggi, provvedimenti amministrativi o piani sovraordinati, con effetto immediato e diretto sulla pianificazione comunale, rende obbligatorio l'aggiornamento del Piano Strutturale. A tale aggiornamento si provvede con deliberazione dell'organo competente, come indicato al precedente art. 4.
Titolo IV Prevenzione dei rischi territoriali
Art. 22 Pericolosità idraulica
1. La pericolosità, nell'ambito dell'idrologia, è definita come la probabilità di occorrenza di un fenomeno di inondazione in un determinato intervallo di tempo e in una certa area.
Per i corsi d'acqua ritenuti d'interesse in relazione al loro contributo in termini di portate, a supporto del Piano Strutturale è stato condotto uno studio idraulico attraverso modellazione, al fine di determinare se vi fossero interazioni tra le nuove previsioni insediative/infrastrutturali e gli ambiti del corso d'acqua stesso.
In relazione a questo, il territorio urbanizzato potenzialmente interessato da previsioni insediative e infrastrutturali è stato caratterizzato in funzione dello stato di pericolosità in 4 classi secondo le quali oltre a delimitare un fenomeno di allagamento con il proprio potenziale, inteso come battente idraulico, se ne determina in modo esplicito il tempo di ritorno.
2. Lo studio idraulico condotto a supporto del Piano Strutturale ha individuato attraverso modellazione idraulica le aree soggette ad allagamenti per tempi di ritorno Tr ≤ 30 anni e 30 < Tr ≤ 200 anni.
Le aree soggette ad allagamenti 200 < Tr ≤ 500 sono state definite invece attraverso criteri morfologici e altimetrici, mantenendo il limite interno dell'area quello della I.3 e quello esterno della pianura alluvionale oppure dettato dall'altimetria (2,0 ml. sopra il ciglio di sponda o piede esterno dell'argine).
3. Definizione e correlazione delle classi di pericolosità in funzione della frequenza degli eventi alluvionali (Regolamento 53/R, disciplina di PGRA e L.R. 41/2018):
Regolamento 53/R
L.R. 41/2018
aree a pericolosità idraulica molto elevata (I.4) aree a pericolosità per alluvioni elevata (P3) aree a pericolosità per alluvioni frequenti
aree a pericolosità idraulica elevata (I.3) aree a pericolosità per alluvioni media (P2) aree a pericolosità per alluvioni poco frequenti
- Pericolosità idraulica molto elevata (I.4): aree interessate da allagamenti per eventi con Tr ≤ 30 anni;
- Pericolosità idraulica elevata (I.3): aree interessate da allagamenti per eventi con 30 < Tr ≤ 200 anni;
- Pericolosità idraulica media (I.2): dovrebbe rappresentare le aree interessate da allagamenti per eventi con 200 < Tr ≤ 500 anni, tuttavia in questo studio tale classe di pericolosità è stata definita attraverso criteri morfologici e altimetrici, mantenendo il limite interno dell'area quello della I.3 e quello esterno della pianura alluvionale oppure dettato dall'altimetria (2 ml. sopra il ciglio di sponda o piede esterno dell'argine);
- Pericolosità idraulica bassa (I.1): aree collinari o montane prossime ai corsi d'acqua per le quali ricorrono le seguenti condizioni:
a) non vi sono notizie storiche di inondazioni
b) sono in situazioni favorevoli di alto morfologico, di norma a quote altimetriche superiori a 2 ml. rispetto al piede esterno dell'argine o, in mancanza, al ciglio di sponda.
4. Laddove invece non si è realizzato lo studio idraulico da modellazione si sono definite le condizioni di pericolosità idraulica attraverso considerazioni di carattere morfologico, storico-inventariale secondo quanto dettato dal DPGR del 25 ottobre 2011 n. 53/R.
La definizione delle classi di pericolosità in funzione delle notizie storico inventariali e della condizione morfologica dei terreni in relazione all'alveo del corso d'acqua è come di seguito riportata:
- Pericolosità idraulica molto elevata (I.4): in tale classe rientrano le aree di fondovalle per le quali ricorrano contestualmente le seguenti condizioni:
b) sono morfologicamente in condizione sfavorevole, di norma a quote altimetriche inferiori rispetto alla quota posta a 2 ml. sopra il piede esterno dell'argine o, in mancanza, sopra il ciglio di sponda;
- Pericolosità idraulica elevata (I.3): in tale classe rientrano le aree di fondovalle per le quali ricorra almeno una delle seguenti condizioni:
- Pericolosità idraulica media (I.2): in tale classe rientrano le aree di fondovalle per le quali ricorrano le seguenti condizioni:
b) sono in situazione di alto morfologico rispetto alla piana alluvionale adiacente, di norma a quote altimetriche superiori a 2 ml. rispetto al piede esterno dell'argine o, in mancanza, sopra il ciglio di sponda.
- Pericolosità idraulica bassa (I.1): comprende le aree collinari o montane prossime ai corsi d'acqua per le quali ricorrono le seguenti condizioni:
a) non vi sono notizie storiche di precedenti inondazioni;
b) sono in situazione di alto morfologico rispetto alla piana alluvionale adiacente, di norma a quote altimetriche superiori a 2 ml. rispetto al piede esterno dell'argine o, in mancanza, al ciglio di sponda.
Art. 23 Aree allagabili
1. Per la Carta delle aree allagabili valgono le considerazioni riconosciute nelle aree a pericolosità idraulica; in tali aree le condizioni di utilizzo del territorio sono disciplinate dal Piano Operativo e dalla disciplina dei Piani Sovraordinati (Piano Gestione Rischio Alluvioni).
Art. 24 Piano stralcio Assetto Idrogeologico del Bacino del Fiume Arno - PAI Arno
1. Per quanto riguarda la parte geomorfologica il Piano Strutturale è stato adeguato al PAI attraverso l'aggiornamento del quadro conoscitivo con Decreto del Segretario Generale n. 63 del 9 novembre 2015 pertanto gli strumenti di pianificazione urbanistica risultano conformi con quelli sovraordinati.
2. Nell'attuazione del Piano Operativo la fattibilità geologica di ogni intervento di trasformazione del territorio e/o di previsione urbanistica è sempre subordinata alle norme e alla cartografia del PAI in vigore con l'emanazione del Decreto del Segretario dell'Autorità di bacino dell'Arno.
3. Periodicamente l'Amministrazione Comunale promuove l'aggiornamento del PAI attraverso l'applicazione degli artt. 27 e 32 della NTA del PAI e comunque qualora si verifichino:
- la realizzazione delle opere previste dal PAI.
Art. 25 Pericolosità geologica
1. L'individuazione delle aree a pericolosità geologica è definita secondo quanto consentito dall'art. 62 della Legge Regionale 3 gennaio 2005, n. 1 e Regolamento regionale 53/R del 25/10/2011, come di seguito riportato:
- Pericolosità geologica molto elevata (G.4) - aree in cui sono presenti fenomeni attivi e relative aree di influenza, aree interessate da soliflussi;
all'interno di questa classe di pericolosità ricadono i seguenti dissesti attivi: le aree interessate da soliflusso generalizzato, le frane di limitata estensione, i corpi di frana con movimento indeterminato, le aree interessate da franosità diffusa, le aree interessate da deformazioni superficiali, gli orli di scarpata attivi, gli alvei con tendenza all'approfondimento e le erosioni laterali di sponda;
- Pericolosità geologica elevata (G.3) - aree in cui sono presenti forme geomorfologiche areali in stato di quiescenza, cioè tutte quelle forme geomorfologiche che sono in uno stato di quiete temporanea con possibilità di riattivazione nell'attuale sistema morfoclimatico;
sono inserite in questa classe di pericolosità le seguenti forme geomorfologiche: i corpi di frana quiescenti e le rispettive corone e i soliflussi localizzati; inoltre rientrano in questa classe le aree con potenziale instabilità connessi alla giacitura, all'acclività, alla litologia, alla presenza di acque superficiali e sotterranee nonché a processi di carattere antropico, le aree caratterizzate da terreni con scadenti caratteristiche geotecniche; rientrano sempre in questa classe le aree di cava, le superfici di riporto, gli argini le aree intensamente modellate e i versanti con modifiche per interventi antropici;
all'interno della pericolosità G.3 sono inseriti anche i corpi detritici con pendenze superiori al 25% e le aree legate a forme, processi, depositi antropici e manufatti quali: argini fluviali, opere di difesa spondale, aree interessate da attività estrattiva, rilevati stradali, ferroviari, arginali e le dighe in terra;
- Pericolosità geologica media (G.2) - aree in cui sono presenti fenomeni franosi inattivi stabilizzati (naturalmente o artificialmente), aree con elementi geomorfologici, litologici e giaciturali dalla cui valutazione risulta una bassa propensione al dissesto;
rientrano in questa classe di pericolosità i corpi di frana con movimento indeterminati, le corone di frana, e gli orli di scarpata di frana;
- Pericolosità geologica bassa (G.1) - tale classe di pericolosità non risulta presente nel territorio comunale di Greve in Chianti.
Art. 26 Pericolosità sismica
1. Le aree a pericolosità sismica sono individuate secondo le disposizioni dettate dall'art. 62 della Legge Regionale 3 gennaio 2005, n. 1 e Regolamento regionale 53/R del 25/10/2011, come di seguito riportato:
- Pericolosità sismica locale molto elevata (S.4) - zone suscettibili di instabilità di versante attiva che pertanto potrebbero subire una accentuazione dovuta ad effetti dinamici quali possono verificarsi in occasione di eventi sismici;
- Pericolosità sismica locale elevata (S.3) - zone suscettibili di instabilità di versante quiescente che pertanto potrebbero subire una riattivazione dovuta ad effetti dinamici quali possono verificarsi in occasione di eventi sismici (corpi di frana quiescenti); zone stabili suscettibili di amplificazioni locali caratterizzate da un alto contrasto di impedenza sismica atteso tra copertura e substrato rigido entro alcune decine di metri;
- Pericolosità sismica locale media (S.2) - zone stabili suscettibili di amplificazioni locali non rientranti tra i criteri previsti per la Classe di Pericolosità sismica locale elevata (S.3);
- Pericolosità sismica locale bassa (S.1) - tale classe di pericolosità non risulta presente nel territorio comunale di Greve in Chianti.

References: Art. 18

Art. 19
 art. 136
 art. 142
 art. 142
 art. 4

Art. 22

Art. 23

Art. 24

Art. 25

Art. 26