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Timestamp: 2020-06-01 10:09:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12537 del 17/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12537 del 17/06/2016
Cassazione civile sez. III, 17/06/2016, (ud. 25/05/2016, dep. 17/06/2016), n.12537
sul ricorso iscritto al n. 5227 del ruolo generale dell’anno 2013,
P.A.M., (C.F.: (OMISSIS)) PA.
A. (C.F.: (OMISSIS)) eredi di P.F.
e P.G. rappresentati e difesi, giusta procura a margine
del ricorso, dall’avvocato Giuseppa Piazza (C.F.: PZZ GPP 51P62
H205Y);
B.R., (C.F.: (OMISSIS)) rappresentato e
difeso, giusta procura a margine del controricorso, dall’avvocato
Fausto Muscuso (C.F.: MSC FTS 52B01 C351D);
per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Catania n.
597/2012, pronunziata in data 2 aprile 2012 e depositata in data 29
giugno 2012;
l’avvocato Salvatore Vitale, per delega dell’avvocato Giuseppa
Piazza, per i ricorrenti;
l’avvocato Carmelo Russo, per delega dell’avvocato Fausto
Muscuso, per il controricorrente;
B.R., conduttore di un immobile (per uso abitativo) sito in (OMISSIS), agì in giudizio nei confronti dei locatori P. F. e Pa.Gi. (deceduti nelle more del giudizio, che è stato proseguito dagli eredi A.M. e P. A.) per ottenere la determinazione del canone legale e la restituzione delle somme versate in eccesso.
La domanda fu rigettata dal Tribunale di Catania.
La Corte di Appello di Catania, in riforma della decisione di primo grado, ha condannato gli eredi dei locatori a corrispondere al conduttore l’importo di Euro 2.354,00, oltre le spese del doppio grado di giudizio.
Ricorrono A.M. e Pa.An., sulla base di un unico motivo.
In via pregiudiziale va dato atto che all’udienza di discussione i procuratori delle parti hanno entrambi dichiarato che le stesse hanno raggiunto un’intesa stragiudiziale in ordine alla presente controversia, ed hanno pertanto chiesto concordemente la dichiarazione di cessazione della materia del contendere, con integrale compensazione delle spese del giudizio.
Il ricorso va quindi dichiarato inammissibile per cessazione della materia del contendere, essendo venuto meno l’interesse alla definizione del giudizio e quindi ad una pronuncia nel merito, con compensazione delle spese del presente giudizio, come da concorde richiesta delle parti.
Non si deve invece far luogo alla dichiarazione di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013).
Secondo il prevalente orientamento di questa Corte la ratio della suddetta norma – orientata a scoraggiare le impugnazioni dilatorie o pretestuose – induce ad escludere che il meccanismo sanzionatorio ivi previsto sia applicabile in ipotesi di inammissibilità del ricorso non originaria ma, come nella specie, sopravvenuta (Cass., sez. 6 –
3, n. 2226 del 31 gennaio 2014; Sez. 6 – 5, n. 19464 del 15 settembre 2014; Sez. 6 – 2, n. 13636 del 2 luglio 2015).
Inoltre, la sanzione in esame appare collegata all’esito oggettivo dell’impugnazione, e cioè agli effetti concreti del provvedimento che la definisce, nel senso che essa è applicabile solo laddove il procedimento di impugnazione si concluda con la integrale conferma, senza alcuna modifica, della statuizione impugnata (sia per motivi di merito che di mero rito, mentre non ha alcun rilievo, ai fini che qui interessano, l’accessoria decisione sulle spese di lite, che segue diverse logiche).
Poichè la inammissibilità per cessazione della materia del contendere determina “la caducazione di tutte le pronunce emanate nei precedenti gradi di giudizio e non passate in cosa giudicata” (così, espressamente, Cass. SS.UU., Sentenza n. 1048 del 28 settembre 2000), essa, sul piano oggettivo, non può certamente essere equiparata al rigetto integrale o alla “ordinaria” dichiarazione di inammissibilità del ricorso per cassazione, pronunzie che, al contrario, determinano il passaggio in giudicato – sia formale che sostanziale – del provvedimento impugnato.
D’altra parte, anche la valutazione di virtuale fondatezza, infondatezza o inammissibilità del ricorso che può essere operata dopo la dichiarazione di cessazione della materia del contendere ha esclusivo rilievo ai fini della regolazione delle spese del giudizio di legittimità, e quindi non può ripercuotersi sulla diversa questione dell’eventuale sussistenza dei presupposti per l’operatività della sanzione del versamento del doppio contributo unificato (Cass., Sez. 3, Sentenza n. 3711 del 25/02/2016).
– dichiara inammissibile il ricorso, per cessazione della materia del contendere;

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 1
 Cass. 
 Sentenza 
 Sentenza