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Timestamp: 2018-10-22 23:59:48+00:00

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Ipoteca estinta? Il pignoramento continua e il creditore espropria la casa
Anche se nel corso del processo esecutivo la garanzia ipotecaria si estingue per il decorso del termine dei 20 anni, il precetto e il pignoramento restano validi e l’esecuzione forzata sulla casa può proseguire ugualmente.
Una ipoteca non dura in eterno: dopo 20 anni dall’iscrizione decade e muore da sola, a meno che il creditore, prima di tale scadenza, la rinnovi (di questo meccanismo abbiamo già parlato nell’articolo: “Quanto dura l’ipoteca?”).
Ciò non vuol dire che l’eventuale pignoramento e la vendita all’asta della casa non possano più avere luogo. Essi, al contrario, continuano ugualmente il loro corso, nonostante la cancellazione dell’ipoteca.
A chiarire questo aspetto è stata, questa mattina, la Corte di Cassazione [1].
L’ipoteca non è una condizione per procedere a pignoramento. Essa garantisce solo, al creditore procedente, di soddisfarsi in via privilegiata rispetto agli altri creditori del soggetto esecutato.
se Tizio è debitore di Caio e di Sempronio e solo quest’ultimo iscrive ipoteca sulla casa di Tizio, il ricavato dall’asta andrà prima a soddisfare integralmente il credito di Sempronio e poi, nei limiti del residuo, quello di Tizio.
Questa – e nessun’altra – è la funzione dell’ipoteca.
Pertanto, anche se decorsi i 20 anni senza che il creditore abbia rinnovato l’ipoteca, quest’ultimo può comunque iniziare l’esecuzione forzata o continuare il pignoramento già avviato. L’unica differenza sarà che il creditore non si soddisferà più in via privilegiata sul ricavato dalla vendita, ma sarà considerato come tutti gli altri creditori ordinari (cosiddetti creditori “chirografari”).
Rimanendo nell’esempio di poc’anzi, se Sempronio non ha rinnovato l’ipoteca, egli potrà comunque mettere all’asta la casa di Tizio, tuttavia il ricavato andrà a soddisfare in parti uguali (al 50%) tanto Caio quanto Sempronio.
Concludendo: restano validi sia il precetto che il pignoramento a carico del debitore proprietario del bene ipotecato. L’inefficacia dell’ipoteca non travolge l’esecuzione perché il creditore procedente non perde il suo diritto, ma soltanto la causa di prelazione, risultando così relegato al rango di normale chirografario.
La ragione di tutto ciò è molto semplice. L’ipoteca e il titolo esecutivo (la sentenza o il decreto ingiuntivo, con l’eventuale precetto) restano due cose distinte e separate; pertanto, le vicende che estinguono l’una non si ripercuotono sull’altra.
L’estinzione dell’ipoteca non solo non priva il creditore del titolo ad agire in esecuzione forzata, ma non gli impedisce neanche, in futuro, di iscrivere una nuova ipoteca. In tal caso, però, se nel frattempo un altro creditore ha iscritto ipoteca sullo stesso bene, il primo iscriverà un’ipoteca di secondo grado e non più di primo. Con la conseguenza che l’ulteriore ipoteca sarà “postergata” alle altre ipoteche iscritte nel frattempo.
Nel solito esempio fatto all’inizio, se Sempronio non ha rinnovato l’ipoteca sulla casa di Tizio e nel frattempo l’ha iscritta Caio, e poi successivamente ai 20 anni, Sempronio ha iscritto una nuova ipoteca, dal ricavato della vendita all’asta si soddisferà prima Caio, quindi Sempronio e poi gli eventuali altri creditori chirografari.
Con l’estinzione dell’ipoteca dopo i 20 anni, senza che la stessa sia stata rinnovata, il creditore procedente perde solo la prelazione – divenendo chirografario – ma non anche il diritto di agire in via esecutiva contro il debitore. Il pignoramento resta quindi pienamente valido e la casa può essere venduta all’asta.
[1] Cass. sent. n. 2610/14 del 5.02.2014.
Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 26 novembre 2013 – 5 febbraio 2014, n. 2610
Presidente Massera – Relatore Rossetti
1. La “Società Gestione Crediti” s.r.l. (d’ora innanzi, per brevità, “SGC”) si rese cessionaria d’un credito cedutole da una banca, avente ad oggetto la restituzione d’una somma data a mutuo.
Nel 2006 la società cessionaria iniziò quindi l’esecuzione nei confronti del debitore, la società Imont s.r.l..
Nel 2007 la società Imont propose opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., allegando che le obbligazioni scaturenti dal mutuo erano state adempiute, e che comunque l’ipoteca iscritta a garanzia del debito era estinta per mancata rinnovazione. La società opponente chiese altresì la condanna della SGC al risarcimento del danno per c.d. responsabilità aggravata, ai sensi dell’art. 96, comma 2, c.p.c..
(b) nondimeno, ritenuta estinta per decorso del ventennio l’ipoteca iscritta garanzia del debito, dichiarò la nullità del precetto e del pignoramento;
(c) rigettò, per difetto di prova del danno, la domanda di risarcimento ex art. 96 c.p.c..
3. Questa sentenza viene ora impugnata con ricorso principale dalla Imont, e con ricorso incidentale dalla SGC, ciascuna sulla base di due motivi.
1.1. Col primo motivo di ricorso la Imont lamenta la violazione di legge (art. 360, n. 3, c.p.c., con riferimento all’art. 96 c.p.c. Deduce che erroneamente il tribunale avrebbe rigettato per difetto di prova la domanda di risarcimento del danno da esecuzione iniziata con mala fede o colpa grave, giacché tale danno potrebbe essere liquidato dal giudice anche d’ufficio.
1.2. Col secondo motivo la Imont lamenta la violazione di lege (art. 360, n. 3, c.p.c.) con riferimento all’art. 91 c.p.c. Deduce che erroneamente il Tribunale avrebbe compensato le spese di lite, poiché non vi sarebbe stata soccombenza reciproca.
2.1. Col primo motivo del ricorso incidentale la SGC lamenta la violazione di legge (art. 360, n. 3, c.p.c.), con riferimento agli artt. 474 c.p.c, 2847, 2848 e 2878 cc.
2.2. Col secondo motivo di ricorso la SGC lamenta la violazione di legge (art. 360, n. 3, c.p.c.), con riferimento agli artt. 213 c.p.c., 2697, 2847 e 2878 cc.
Espone che erroneamente il Tribunale avrebbe ritenuto estinta l’ipoteca per mancata rinnovazione nel termine ventennale: sia perché era onere dell’esecutato dimostrare che l’ipoteca non fosse stata rinnovata; sia perché il giudice, nel dubbio, avrebbe potuto comunque chiedere informazioni al riguardo, ex 213 c.p.c., alla conservatoria dei registri immobiliari.
3.1. Va esaminato per primo, ai sensi dell’art. 276, comma 2, c.p.c., il V primo motivo del ricorso incidentale: l’accoglimento di esso, infatti, caducando la statuizione di accoglimento dell’opposizione all’esecuzione, renderebbe superfluo l’esame degli altri motivi tanto del ricorso principale, quanto di quello incidentale.
3.2. Secondo il Tribunale di Ancona, l’inefficacia sopravvenuta dell’ipoteca, per decorso del termine ventennale di cui all’art. 2847 cc, travolgerebbe l’efficacia del precetto e del pignoramento notificati dal creditore ipotecario al debitore, che sia anche proprietario del bene ipotecato.
È una tesi priva del benché minimo fondamento, che confonde i concetti di credito, titolo esecutivo e causa di prelazione.
Il credito, che è l’oggetto dell’obbligazione, è tutelato dall’ordinamento in vario modo: accordando al creditore la facoltà di ottenerne in giudizio l’accertamento (art. 24 cost.); accordando al creditore il diritto di soddisfarsi sui beni del debitore in caso di inadempimento (art. 2909 c.c.); accordando al creditore la facoltà di essere preferito agli altri creditori dell’obbligato, se titolare di una causa legittima di prelazione (art. 2808 c.c.).
Così, ad esempio, il creditore può agire in executivis senza passare per l’accertamento giudiziale del credito, se dispone d’un titolo esecutivo stragiudiziale; d’altro canto, per agire esecutivamente sui beni del debitore non è necessario munirsi d’un titolo ipotecario, né il creditore ipotecario è per ciò solo legittimato ad agire esecutivamente, se non dispone d’un titolo esecutivo.
3.3. Anche quando il credito abbia dato vita ad un titolo esecutivo, e questo – come accaduto nel caso di specie – costituisca nello stesso tempo il c.d. “titolo ipotecario” (cioè l’atto da cui nasce il diritto alla costituzione della garanzia ipotecaria), nondimeno titolo esecutivo e titolo ipotecario restano concettualmente distinti, nel senso che le vicende modificative od estintive dell’uno non sempre si ripercuotono sull’altro.
In particolare, per quanto attiene ai rapporti tra efficacia dell’ipoteca e processo di esecuzione iniziato nei confronti di debitore che sia anche ^ proprietario del bene ipotecato, questa Corte ha già in passato più volte affermato che il termine ventennale di efficacia dell’ipoteca, di cui all’art. 2847 c.c., disciplina soltanto gli effetti dell’opponibilità erga omnes dell’ipoteca, ma non riguarda né il diritto di credito in sé, né la garanzia ipotecaria intesa come diritto nascente dal titolo ipotecario, né il diritto all’iscrizione ipotecaria, in sé, quale elemento costitutivo dell’ipoteca (da ultimo, ma ex multis, Sez. 3, Sentenza n. 7498 del 14/05/2012).
L’estinzione dell’efficacia dell’ipoteca ex art. 2847 c.c. pertanto non priva il creditore del proprio diritto di credito; non lo priva della possibilità di avvalersi in futuro del diritto di prelazione; e non lo priva del diritto ad iscrivere l’ipoteca (art. 2848, comma 1, c.c.)- Unica conseguenza della nuova iscrizione sarà la postergazione dell’ipoteca alle altre ipoteche iscritte medio tempore, così come la sua inopponibilità ai terzi che abbiano trascritto il proprio titolo prima della reiscrizione dell’ipoteca perenta (art. 2848, comma 2, c.c.).
Dall’indipendenza ed autonomia tra ipoteca in quanto tale e titolo ipotecario discende che le vicende della prima non toccano il secondo: e se il titolo ipotecario costituisce altresì titolo esecutivo, l’inefficacia sopravvenuta dell’ipoteca ai sensi dell’art. 2847 c.c. non ne travolge gli effetti, ma ha l’unico effetto di privare il creditore procedente del proprio titolo di prelazione, e relegarlo al rango di normale chirografario.
3.4. La sentenza impugnata, dichiarando la nullità sia del precetto che del pignoramento per effetto della ritenuta sopravvenuta inefficacia dell’ipoteca per decorso del termine ventennale ex art. 2847 c.c., non si è attenuta a questi precetti, e va pertanto cassata con rinvio ad altra sezione del Tribunale di Ancona, il quale deciderà l’opposizione proposta dalla Imont attenendosi al seguente principio di diritto:
L’inefficacia dell’ipoteca per decorso del termine ventennale, ai sensi dell’art. 2847 c.c., sopravvenuta nel corso del processo esecutivo iniziato dal creditore ipotecario nei confronti del debitore che sia anche proprietario del bene ipotecato, non comporta la nullità né del precetto, né del pignoramento, ma ha l’unico effetto di privare il creditore procedente della legittima causa di prelazione.
Le spese del giudizio di legittimità saranno liquidate dal giudice del rinvio.
-) rimette al giudice del rinvio la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

References: sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 615
 art. 96
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 2847
 sentenza 
 art. 2847