Source: http://www.movimentoconsumatori.it/p/556/i-danni-risarcibili.html
Timestamp: 2018-01-23 07:46:46+00:00

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Rappresenta il pregiudizio materiale ed economico subito dal danneggiato in seguito al sinistro. Provoca direttamente o di riflesso una diminuzione del patrimonio del soggetto leso e quindi un suo impoverimento. Ve ne possono essere di due tipi: i danni arrecati all’autoveicolo e agli altri beni di proprietà del danneggiato e le spese sopportate a causa delle lesioni (danno emergente) ed il pregiudizio che incide sulle aspettative di guadagno del soggetto leso, diminuendole (lucro cessante).
E’ interessante, sul punto, sapere che:
il fermo tecnico/noleggio è parte del danno materiale ed in quanto tale va risarcito (fra le ultime: Tribunale di Torino, Sez. III, 21 novembre 2013 n. 7029);
è cedibile e va risarcito il danno da fermo tecnico, consistente nel ristoro del mancato godimento dell’autovettura incidentata per il tempo occorrente alla riparazione, commisurato al costo del noleggio del veicolo sostitutivo (Cass. Civ., Sez. III, 10 gennaio 2012 n. 51);
il danno da fermo tecnico può essere risarcito equitativamente(Cass. Civ., Sez. III, 8 maggio 2012 n. 6907): con riferimento a tale danno subito dal proprietario dell’autovettura danneggiata a causa della impossibilità di utilizzarla durante il tempo necessario alla sua riparazione, è stato affermato che è possibile la liquidazione equitativa del danno stesso anche in assenza di prova specifica, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’uso effettivo a cui esso era destinato. L’autoveicolo è, difatti, anche durante la sosta forzata, fonte di spesa (tassa di circolazione, premio di assicurazione) comunque sopportata dal proprietario, ed è altresì soggetto a un naturale deprezzamento di valore (Cass. 9 novembre 2006, n. 23916; Cass., 27 gennaio 2010, n. 1688);
il danno risarcibile comprende l’IVA anche se il mezzo non viene riparato: poiché il risarcimento del danno patrimoniale si estende agli oneri accessori e consequenziali, se esso è liquidato in base alle spese da affrontare per riparare un veicolo, il risarcimento comprende anche l’IVA, pur se la riparazione non è ancora avvenuta ‐ e a meno che il danneggiato, per l’attività svolta, abbia diritto al rimborso o alla detrazione dell’IVA versata ‐ perché l’autoriparatore è tenuto per legge ad addebitarla, a titolo di rivalsa, al committente (Cass. Civ., Sez. III, 10 aprile – 20 giugno 2013 n. 14535).
In tema di danno patrimoniale, si ricordi, ancora, quanto stabilito dall’art. 137 del Codice delle Assicurazioni, in forza del quale “nel caso di danno alla persona, quando agli effetti del risarcimento si debba considerare l’incidenza dell’inabilità temporanea o dell’invalidità permanente su un reddito di lavoro comunque qualificabile, tale reddito si determina, per il lavoro dipendente, sulla base del reddito di lavoro, maggiorato dei redditi esenti e al lordo delle detrazioni e delle ritenute di legge, che risulta il più elevato tra quelli degli ultimi tre anni e, per il lavoro autonomo, sulla base del reddito netto che risulta il più elevato tra quelli dichiarati dal danneggiato ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche negli ultimi tre anni ovvero, nei casi previsti dalla legge, dall’apposita certificazione rilasciata dal datore di lavoro ai sensi delle norme di legge. È in ogni caso ammessa la prova contraria, ma, quando dalla stessa risulti che il reddito sia superiore di oltre un quinto rispetto a quello risultante dagli atti indicati nel comma 1, il giudice ne fa segnalazione al competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate. In tutti gli altri casi il reddito che occorre considerare ai fini del risarcimento non può essere inferiore a tre volte l’ammontare annuo della pensione sociale”.
L’uomo in quanto persona deve essere sempre tutelato dall’ordinamento giuridico a prescindere dal reddito o dal lucro che possa trarre dall’impiego delle sue energie fisiche o intellettive. Il danno biologico è da intendersi quale lesione all’integrità psicofisica della persona, suscettibile di accertamento medico-legale, e costituisce quindi un danno che deve essere giuridicamente riparato, allorquando sia la conseguenza di un comportamento doloso o colposo imputabile ad altri. Il diritto di ogni persona alla salute, intesa in senso ampio come integrità fisiopsichica, è riconosciuto e protetto in tutti gli ordinamenti giuridici.
Secondo la Corte di Cassazione “il danno biologico consiste nelle ripercussioni negative, di carattere non patrimoniale e diverse dalla mera sofferenza psichica, della lesione psicofisica. In particolare, la liquidazione del danno biologico può essere effettuata dal giudice, con ricorso al metodo equitativo, anche attraverso l’applicazione di criteri predeterminati e standardizzati, quali le cosiddette “tabelle” (elaborate da alcuni uffici giudiziari), ancorché non rientrino nelle nozioni di fatto di comune esperienza, né risultano recepite in norme di diritto, come tali appartenenti alla scienza ufficiale del giudice” (sentenza 12 maggio 2006, n. 11039).
Si ricorda che la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15385/2010, confermando un precedente orientamento, si è pronunciata per l’esclusione della liquidazione della inabilità temporanea a seguito di un sinistro, se nel frattempo il danneggiato ha regolarmente percepito le retribuzioni: “come questa Corte Suprema ha affermato, nulla compete a titolo di risarcimento del danno da invalidità totale temporanea al lavoratore che – rimasto infortunato per fatto illecito del terzo – abbia continuato a percepire durante il periodo di invalidità l’intera retribuzione dal proprio datore di lavoro, dato che, sotto questo specifico profilo, nessuna diminuzione si è prodotta nella sfera patrimoniale dell’infortunato, salva restando la prova, a carico del lavoratore, di avere subito altri pregiudizi economici (Cass. Civ., sentenze 11 ottobre 1995, n. 10597, 15 aprile 1993, n. 4475, 10 ottobre 1988, n. 5465 ed altre)”.
Il danno morale è da intendersi quale sofferenza subita dal soggetto che abbia subito una lesione (nel caso che ci interessa, a seguito di un sinistro stradale). Esso ha natura meramente emotiva ed interiore.
Il danno esistenziale è da intendersi, invece, quale pregiudizio (di natura oggettivamente accertabile) che alteri le abitudini e gli assetti relazionali propri del soggetto leso, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all’espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno.
È interessante, al riguardo, constatare che tanto la giurisprudenza di merito (Tribunale di Torino, Sez. III Civile, sentenza del 23 febbraio 2013 n. 1717; Tribunale di Torino, Sez. III Civile, sentenza 8 febbraio 2013 n. 1371; Giudice di Pace di Torino, sentenza del 24 ottobre 2013 n. 6019; Giudice di Pace di Roma, sentenza del 24 luglio 2013 n. 27630) quanto quella di legittimità (Cass. Civ., Sez. III, 28 febbraio 2013, n. 22585) hanno recentemente più volte ribadito l’autonomia risarcitoria del danno morale, esistenziale e biologico.
In particolare, la Corte di Cassazione, con la importantissima sentenza n. 22585 del 3 ottobre 2013, corregge il tiro rispetto alle note “sentenze gemelle” dell’11/11/2008, che, almeno apparentemente, avevano ricondotto la risarcibilità del danno alla persona ad un’unica voce, quella di danno non patrimoniale, con la sussunzione, sotto tale indistinta categoria ontologica, del danno biologico, del danno morale e del danno esistenziale, creando così non pochi problemi in sede di liquidazione del danno.
Con la presente sentenza la Suprema Corte restituisce autonomia alle tre voci di danno: biologico, inteso come compromissione della salute psico-fisica dell’individuo, medicalmente accertabile, morale soggettivo, inteso come sofferenza interiore, e c.d. “esistenziale”, inteso come possibile danno dinamico – relazionale, ossia come “compromissione delle normali potenzialità di esplicazione e realizzazione della personalità del danneggiato, tanto in ambito familiare (ivi compreso il diritto all’esplicazione della sessualità irrimediabilmente compromesso) quanto in ambito professionale e di relazione con soggetti terzi”.
Del resto, precisa la Corte, il principio di diritto dell’autonomia del danno morale subbiettivo era già stato sancito in epoca successiva alle sentenze del 2008, dai DPR 37 e 191 del 2009, che all’art. 5 (del primo DPR) aveva in maniera inequivoca distinto tra la voce di danno biologico, da un lato, e la voce di danno morale, dall’altro, stabilendo che “la determinazione della percentuale di danno morale deve essere effettuata, caso per caso, tenendo conto dell’entità della sofferenza….in misura fino ad un massimo di due terzi del valore percentuale del danno biologico”.
Per quanto attiene, poi, alla risarcibilità del danno c.d. esistenziale, la Cassazione evidenzia che le “sentenze gemelle” avevano comunque affermato, sia pure implicitamente, “la risarcibilità di tutte quelle situazioni soggettive costituzionalmente tutelate e inviolabili, diverse dal diritto alla salute, comunque lese dalla condotta del danneggiante oltre quella soglia di tollerabilità indotta dalle più elementari regole di civile convivenza”.
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