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Timestamp: 2018-08-15 20:48:59+00:00

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Novità fiscali del 24 giugno 2009: agenti di commercio: deducibile l’accantonamento dell’indennità suppletiva di clientela; accertamento dell’IVA sul prezzo/valore nelle cessioni immobiliari incompatibile con la normativa comunitaria; cinque per mille 2009: entro il 30 giugno l’invio della dichiarazione sostitutiva; tenuta dei libri del lavoro; guida al lavoro accessorio; sentenza penale non ha efficacia automatica nel processo tributario; studi di settore: nuovi indicatori di normalità economica anche per le attività professionali | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 24 giugno 2009: agenti di commercio: deducibile l’accantonamento dell’indennità suppletiva di clientela; accertamento dell’IVA sul prezzo/valore nelle cessioni immobiliari incompatibile con la normativa comunitaria; cinque per mille 2009: entro il 30 giugno l’invio della dichiarazione sostitutiva; tenuta dei libri del lavoro; guida al lavoro accessorio; sentenza penale non ha efficacia automatica nel processo tributario; studi di settore: nuovi indicatori di normalità economica anche per le attività professionali
1) Agenti di commercio: E’ deducibile l’accantonamento dell’indennità suppletiva di clientela
2) Accertamento dell’IVA sul prezzo/valore nelle cessioni immobiliari incompatibile con la normativa comunitaria
3) Cinque per mille 2009: Entro il 30 giugno l’invio della dichiarazione sostitutiva
4) Tenuta dei libri del Lavoro
5) Guida al lavoro accessorio
6) Sentenza penale non ha efficacia automatica nel processo tributario
7) Studi di settore: nuovi indicatori di normalità economica anche per le attività professionali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13506 del 11.06.2009, ha stabilito che l’imprenditore può dedurre l’accantonamento per l’indennità suppletiva di clientela prevista per gli agenti di commercio.
Secondo la Suprema Corte, l’espressione utilizzata dal legislatore nell’ex art. 16, TUIR (adesso art. 17, comma 1, lett. d, TUIR), “indennità per cessazione dei rapporti di agenzia”, ha una portata estesa, tale da non poter essere esclusa ai fini della deducibilità dal reddito.
Infatti, “nessuna norma vieta espressamente l’accantonamento della indennità suppletiva di clientela”.
In particolare, i giudici supremi hanno osservato che poiché l’art. 1751 c.c. contiene ormai l’intera disciplina dell’indennità di fine rapporto dell’agente di commercio essendo caduta la distinzione tra “indennità di scioglimento del contratto”, obbligatoria perché di origine codicistica, e “indennità suppletiva di clientela”, sorgente da contrattazione collettiva e fruibile solo a determinate condizioni, l’espressione “indennità per la cessazione di rapporti di agenzia”, ha portata estesa, senza ulteriori distinzioni, alla materia regolata dalla citata norma del codice.
Né è possibile escludere anche se la norma sia di stretta e rigorosa interpretazione ciò che il legislatore non ha inteso esplicitamente escludere.
L’esclusione della deducibilità dell’accantonamento, fondata sul carattere aleatorio dell’indennità in parola, non ha convinto: Anche i fondi dì previdenza del personale, cui si riferisce il comma 1 dell’art. 70 Tuir, e, in genere, tutti gli accantonamenti per rischi, cui si riferiscono gli articoli successivi, contemplano spese di carattere aleatorio senza che, per questo, se ne possa desumere l’indeducibilità.
Peraltro, la Corte ha tenuto conto, che il problema della deducibilità fiscale dell’accantonamento per indennità suppletiva di clientela era stato risolto dalla stessa Cassazione, con le sentenze Cass. nn. 7690/2003 e 24973/2006, che la escludono, mentre Cass. nn, 10221/2003, 9179/2003, invece, l’ammettono, sia pure, la prima, entro determinati limiti.
A questa giurisprudenza si è aggiunta, di recente, Cass. n. 17602/2008 che pur aderendo all’ipotesi negativa (indeducibilità), non ha rilevato, in motivazione, al fine di valutare la debenza delle sanzioni, che “La stessa Amministrazione con risoluzione n. 59/E del 9 aprile 2004 aveva sostenuto che il fondo ISC era fiscalmente deducibile in base al combinato disposto dell’art. 105, comma 4, e art. 17, comma 1, del Tuir, nel testo attualmente ìn vigore chiarendo che – ai fini della deduzione dell’accantonamento dall’esercizio – non contava la circostanza che talune componenti della complessiva indennità avessero natura aleatoria quale l’indennità suppletiva di clientela restando così eliminato ogni dubbio sulla deducibilità di accantonamenti per accadimenti anche solo eventuali.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 13506 del 11.06.2009)
Non é conforme alla normativa UE la facoltà (introdotta dal D.L. 223/2006) concessa all’Ufficio fiscale di procedere all’accertamento del corrispettivo da assoggettare ad IVA nelle cessioni di immobili prescindendo dal corrispettivo indicato in fattura, ma facendo esclusivo riferimento al valore normale del bene.
E’ quanto ha rilevato il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, in uno studio, n. 4/2009, curato da una propria Commissione.
La modifica dell’art. 54, comma 3, del DPR n. 633/72 ha comportato, di fatto, una notevole estensione dei poteri di rettifica esercitabili dagli Uffici finanziari ora in grado, a seguito della novella, di procedere ad accertamento in tutti casi in cui il corrispettivo dichiarato nell’atto di trasferimento di un immobile si apprezzi come (ove in maniera sensibile) diverso dal valore normale.
Nonché si è assistito alleggerimento dell’onere probatorio che ne consegue a beneficio dell’Amministrazione Finanziaria, proprio per la natura di presunzione legale, seppure relativa, attribuita allo scostamento dei predetti valori.
Alleggeriti dagli obblighi di fornire la prova dell’occultamento del corrispettivo, gli Uffici finanziari si possono così concentrare sulla ricostruzione del valore normale degli immobili trasferiti e sulla conseguente dimostrazione della non coincidenza tra questo ed il corrispettivo dichiarato.
Per l’attività ricostruttiva del valore normale gli Uffici finanziari si possono avvalere, peraltro, della disposizione introdotta dall’art. 1, comma 307, Legge n. 296/2006, ed anche di ulteriori neo disposizioni secondo cui l’ammontare del mutuo o del finanziamento eventualmente erogato per l’acquisto dell’immobile diventa una sorta di indicatore minimo di valore normale, non vincolante per l’Ufficio il quale, sussistendone i presupposti, può accertare un valore normale anche superiore all’importo del mutuo o del finanziamento erogato.
Su tale punto, la citata Commissione Studi non ha mancato di fare evidenziare il paradosso, ai limiti della legittimità, sottostante il rapporto tra il valore probatorio attribuito ex lege al valore normale dell’immobile trasferito ed i criteri di determinazione del valore normale stesso che sono demandati alla stessa Amministrazione Finanziaria.
In conclusione, detta Commissione ha ritenuto sussistente il profilo di presunto contrasto tra la normativa comunitaria e la disposizione di cui all’art. 54, comma 3, DPR n. 633/72, ultimo periodo, come introdotto dall’art. 35, comma 2, D.L. n. 223/2006.
La doglianza della presunta incompatibilità alla disciplina comunitaria dell’art. 35, comma 2, D.L. 223/2006 è stata, tra l’altro, sollevata a seguito di specifica denuncia di illegittimità (Associazione Italiana Dottori Commercialisti), che ha comportato il formale avvio della procedura di infrazione di cui all’art. 226 del trattato CE.
Tale norma è stata introdotta senza che sia stata richiesta, nonché ottenuta, specifica autorizzazione all’introduzione di misure particolari in deroga alle prescrizioni della Direttiva Comunitaria, inoltre viene ritenuta dubbia che una deroga, per quanto finalizzata a contenere o reprimere l’evasione, possa essere consentita per i conseguenti effetti di sconvolgimento che apporterebbe al sistema comune dell’IVA.
Un ulteriore elemento di criticità è dato dalla presunta violazione del principio di proporzionalità il quale impone il divieto di porre a carico del contribuente oneri il cui assolvimento si riveli particolarmente difficoltoso, nel momento in cui viene dato per certo che il diritto alla difesa sia stato astrattamente riconosciuto al contribuente ma in concreto reso oltremodo complesso.
L’Agenzia delle Entrate, con il comunicato stampa del 23.06.2009, ha rimarcato come il 30.06.2009 sia l’ultimo giorno per l’invio, da parte degli enti del volontariato iscritti nell’elenco del 5 per mille 2009, della dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante il perdurare del possesso dei requisiti che danno diritto al beneficio.
La dichiarazione sostitutiva deve essere resa dal legale rappresentante dell’ente su modello conforme a quello approvato, scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.gov.it, con allegata copia del documento di riconoscimento di colui che la sottoscrive.
Dichiarazione e documento vanno quindi trasmessi a mezzo raccomandata r.r. alla Direzione regionale delle Entrate nel cui ambito territoriale si trova la sede legale dell’ente.
Anche per le associazioni sportive è l’ora della dichiarazione sostitutiva
Inoltre, il suddetto comunicato stampa ha evidenziato che anche le associazioni sportive dilettantistiche che hanno prodotto domanda di iscrizione per il 5 per mille 2009 devono redigere analoga dichiarazione sostitutiva, redatta su apposito modello scaricabile dal sito dell’Agenzia, attestante il perdurare dei requisiti che danno diritto al beneficio.
La dichiarazione, resa dal legale rappresentante dell’ente (corredata da copia del documento di riconoscimento), va spedita con raccomandata r.r., entro il 30.06.2009, all’Ufficio territoriale del Coni nel cui ambito si trova la sede dell’associazione.
In scadenza anche il bonus famiglia
Chi non presenta la dichiarazione dei redditi (giacché esonerato dall’adempimento) ha tempo fino al 30.06.2009 per l’invio telematico della richiesta all’Agenzia del cd. bonus famiglia.
In particolare, il 30 giugno p.v. scade il termine per l’invio telematico all’agenzia delle Entrate della richiesta del bonus famiglia, in relazione ai redditi conseguiti nel 2008, da parte di chi è esonerato dalla presentazione della dichiarazione.
Il bonus è stato introdotto dall’art. 1 del cd. decreto “anticrisi” (D.L. n. 185/2008) in favore di famiglie, lavoratori, pensionati e persone non autosufficienti a basso reddito e può essere richiesto per l’anno d’imposta 2007 o 2008.
Come è noto, va da un minimo di 200 a un massimo di 1.000 euro in base al numero dei componenti del nucleo familiare, del reddito complessivo della famiglia e degli eventuali membri portatori di handicap.
Può beneficiare del citato bonus chi è residente in Italia e fa parte di una famiglia i cui componenti nel 2008 hanno percepito esclusivamente redditi da lavoro dipendente, assimilati e da pensione, fondiari non superiore a 2.500 euro soltanto se posseduti assieme a una o più delle altre tipologie di redditi ammesse, da attività commerciali e di lavoro autonomo non esercitate abitualmente.
La domanda deve essere inviata direttamente o tramite un intermediario abilitato, utilizzando l’apposito modello disponibile sul sito delle Entrate con le relative istruzioni.
4) La tenuta dei libri del Lavoro compete ai Consulenti del Lavoro
Il T.A.R. Piemonte si è pronunciato a favore dei professionisti iscritti all’albo dei Consulenti del Lavoro.
Una nota del Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro del 23.06.2009 ha rilevato che:
“In merito all’esclusiva sulla tenuta dei libri aziendali in materia di lavoro, è stata emessa un’importante sentenza del T.A.R. Piemonte a seguito di ricorso contro una delibera della C.C.I.A.A. di Torino tesa a regolamentare l’istituzione di un elenco di periti ed esperti per la tenuta e regolarizzazione dei documenti delle aziende riguardanti la materia dell’amministrazione del personale.
L’esclusiva viene ribadita per i soli iscritti all’albo dei Consulenti del Lavoro”.
5) Lavoro accessorio: Guida della Fondazione Studi dei Consulenti
La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha predisposto un nuovo e-book in materia di lavoro accessorio.
Prestazioni occasionali accessorie con il sistema dei voucher
“Dai bagnini alle colf, passando dall’agricoltura e dal sostegno al reddito, il lavoro accessorio ha trovato nuovo slancio solo grazie alle recenti modifiche legislative.
Con questo lavoro la Fondazione Studi intende fornire un supporto che consenta ai fruitori di ampliare il campo di intervento di consulenza nei confronti dei datori di lavoro assistiti, fornendo una valida alternativa per la regolarizzazione di quegli spazi d’azione che fino ad ora sono rimasti spesso al di fuori della corretta gestione.
Nella guida si trovano tutti i riferimenti, i passaggi tecnici ed i grafici che permettono di individuare rapidamente la fattibilità della prestazione richiesta ed il rispetto dei limiti imposti dalla norma.
L’utilizzo della procedura telematica prevista per l’attivazione dei voucher, il pagamento mensile degli stessi tramite F24 e la rendicontazione per l’accredito dei contributi ai lavoratori, rappresenta uno dei canali di collegamento tra il cliente ed i nostri studi professionali.
Le prestazioni occasionali di lavoro accessorio sono state integrate, ampliate e notevolmente modificate nel corso di questi anni da varie norme ma, dopo una prima operatività sperimentale e limitata alla sola provincia di Treviso da marzo a novembre 2006, il primo vero test è avvenuto nel settore agricolo lo scorso anno e, dal 1° dicembre 2008, la disciplina è praticamente operativa in ogni settore”.
La sentenza penale che assolve il contribuente per mancanza di prove non si ripercuote in maniera automatica nel processo tributario, almeno fino a quando non sia passata in giudicato.
In particolare, nel momento in cui la pronuncia non è passata in giudicato e viene emessa all’esito di un procedimento, cui l’Amministrazione finanziaria non ha preso parte, la sentenza penale non può essere opposta al Fisco ma va valutata dal giudice tributario come semplice indizio o elemento di prova critica sui fatti in essa eventualmente accertati dal giudice penale.
Se l’Amministrazione Finanziaria fornisce validi elementi di prova che fanno desumere che talune fatture siano state emesse per operazioni inesistenti, spetta al contribuente dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni qualificate come inesistenti.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 12022 del 25.05.2009)
Gli studi evoluti per il 2008 si ripercuotono sugli indicatori di normalità economica specifici che si applicano per il settore delle attività professionali.
La nuova composizione degli indicatori per le attività professionali è la seguente:
– Rendimento orario;
– Incidenza delle altre componenti negative sui compensi;
– Incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi;
– Rapporto ammortamenti sul valore storico dei beni strumentali mobili.
Per le imprese, invece, è stato introdotto un nuovo indicatore denominato “incidenza del costo del Venduto e del costo per la produzione di servizi”.
Tale indicatore, che si propone il fine di contrastare i fenomeni di manipolazione dei dati afferenti il costo delle materie prime, delle merci, del costo di produzione dei servizi, della consistenza del magazzino, si innesca quando il costo del venduto é negativo o nullo.
Indicatore “ Incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi”.
L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 29/2009, si è soffermata sull’applicazione dell’indicatore “Incidenza dei costi residuali di gestione sui Ricavi”, evidenziando le possibili anomalie, nell’applicazione di tale indicatore, derivanti dalla sussistenza di “Perdite su crediti” o “Minusvalenze” relative alla cessione di beni strumentali.
In particolare, ha rilevato che tali componenti negativi di reddito non sono direttamente correlabili ai ricavi da congruità, pertanto il contribuente può rimodulare il valore relativo alla componente “Oneri diversi di gestione” (rigo F22 ) depurandolo dei valori riferibili alle suddette voci “Perdite su Crediti” e “Minusvalenze”.
E’ opportuno anche compilare anche il quadro “note aggiuntive” di Ge.Ri.CO.
Novità in giurisprudenza per la fase di accertamento da studi di settore
Infine, sempre in merito alla disciplina degli studi di settore, si ricorda che la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13915 del 15.06.2009, ha stabilito che il contribuente congruo alle risultanze degli studi di settore non può essere suscettibile di accertamento in base a presunzioni semplici, dotate dei requisiti qualitativi di gravità, precisione e concordanza, di cui all’art. 39 del DPR 600/1973.
Detta sentenza ristabilisce quel giusto equilibrio da attribuire alle risultanze degli studi di settore nel momento in cui le stime prodotte possano essere utilizzate dagli uffici nell’azione di accertamento, qualora siano avvalorate da ulteriori elementi probatori, ma al contempo possono costituire anche un limite per l’attività di accertamento basata su altre presunzioni statistico matematiche di stima.
Tant’é che in Dottrina è stato osservato come, per effetto di tale sentenza, l’adeguamento alle risultanze degli studi di settore diventa molto premiante e da valutare caso per caso con estrema attenzione.
Infine da notare come sia stato anche proposto (in Il Sole 24 Ore del 23.06.2009, pag. 33) di elevare il regime dei minimi portando il limite a 100.000 euro (dagli attuali 30.000 euro), ed al contempo abolendo gli studi di settore.

References: sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 16
 art. 17
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 17
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