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agente della riscossione condannato per abuso di diritto (Cartelle di pagamento) - 101Professionisti.it
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Pubblicata il 23/03/2011
Con la sentenza in oggetto Il Tribunale di Roma, Sezione Distaccata di Ostia ha dichiarato illegittimo il comportamento della società di riscossione atteso che la stessa ha iscritto ipoteca sull'immobile del contribuente in presenza sia di sospensione della cartella di pagamento sia di un debito inferiore ad ? 8.000,00. Conseguentemente il tribunale ha ritenuto il comportamento della società di riscossione rientrante nella fattispecie dell' abuso di diritto, sanzionabile ai sensi dell'art.96 cpc., ed ha, quindi, condannato la Spa Equitalia Gerit, in persona del suo legale rappresentante pro tempore al pagamento, in favore del contribuente, ai sensi dell'art. 96 III° comma cpc, della somma di ?.25.000,00 oltre interessi legali dalla data della sentenza al saldo.
Tribunale di Roma sezione distaccata di Ostia sentenza N. Rg. 1986-2009
SENTENZA N. RG. 1986-2009
letti gli atti e le istanze delle parti,osserva:le domande di a T. B. sono del tutto fondate. In relazione a cartella esattoriale n..... ammontante ad €.1.900,00 la spa Gerit Equitalia comunicava a T. B. di aver iscritto in data 4.11.2009 (provv.n.....) ipoteca sugli immobili della medesima.
1. In primo luogo il titolo esecutivo (vale a dire la cartella esattoriale n.....sottesa alla iscr izione ipotecaria) era stato sospeso dal Giudice di Pace di Ostia in data 18.7.2008 in contraddittorio con la stessa spa Gerit Equitalia.
Si legge nella sentenza Nrg 1262/07 - sentenza del 30/04/09 (voce esecuzione forzata): L’ipoteca è stata iscritta illegittimamente.Ed invero l’importo totale dei crediti è di €.5.300, pari al doppio dell’importo iscritto a ruolo di €.2.973. L’art.77 del DPR 602/1973 prevede che decorso inutilmente il termine di cui all'articolo 50, comma 1, il ruolo costituisce titolo per iscrivere ipoteca sugli immobili del debitore e dei coobbligati per un importo pari al doppio dell'importo complessivo del credito per cui si procede. In base a tale norma la spa Gerit ritiene di avere agito correttamente affermando che non esiste, come invece sostiene la deducente, alcun importo minimo per iscrivere ipoteca.L’affermazione, solo apparentemente esatta, non è condivisa dal Giudice, derivata com’è da una lettura errata e non consapevole delle norme. L’art.77 va letto infatti nel contesto unitario della legge, nella quale esiste anche una diversa e significativa previsione. L’art.76 infatti dispone, fra l’altro, che il concessionario può procedere all'espropriazione immobiliare se l'importo complessivo del credito per cui si procede supera complessivamente ottomila euro. Dal suo canto l’art.2808 cc dispone che l'ipoteca attribuisce al creditore il diritto di espropriare, anche in confronto del terzo acquirente, i beni vincolati a garanzia del suo credito e di essere soddisfatto con preferenza sul prezzo ricavato dall'espropriazione Le norme del DPR 602/1973 citato, frutto di disordinati e torrentizi rimaneggiamenti dell’originario testo, non sono coordinate e vanno interpretate in modo che abbiano un significato logico e giuridico accettabile e conforme ai principi dell’ordinamento.Non è possibile ritenere che si sia inteso modificare implicitamente la struttura del diritto reale di garanzia che risponde al nome di ipoteca. Anche un legislatore non troppo esperto quale l’attuale non lo avrebbe potuto fare così disinvoltamente.
Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.La spa Gerit Equitalia va inoltre condannata ai sensi del terzo comma dell’arto.96 cpc. che prevede che:Se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza dell'altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni, che liquida, anche di ufficio, nella sentenza.
Il giudice che accerta l'inesistenza del diritto per cui è stato eseguito un provvedimento cautelare, o trascritta domanda giudiziaria, o iscritta ipoteca giudiziale, oppure iniziata o compiuta l'esecuzione forzata, su istanza della parte danneggiata condanna al risarcimento dei danni l'attore o il creditore procedente, che ha agito senza la normale prudenza. La liquidazione dei danni è fatta a norma del comma precedente.In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 96, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata La norma del terzo comma introdotta dalla l.18.6.2009 n.69 (GU 95 L 19.6.2009) ed entrata in vigore dal 4.7.2009 ha cambiato completamente il quadro previgente con alcune importanti novità:
in primoØ luogo non è più necessario allegare e dimostrare l’esistenza di un danno che abbia tutti i connotati giuridici per essere ammesso a risarcimento essendo semplicemente previsto che il giudice condanna la parte soccombente al pagamento di un somma di denaro ;
non si tratta di un risarcimentoØ ma di un indennizzo (se si pensa alla parte a cui favore viene concesso) o una punizione (per aver appesantito inutilmente il corso della giustizia, se si ha riguardo allo Stato) di cui viene gravata la parte che ha agito con imprudenza, colpa o dolo;
Ø l’ammontare della somma è lasciata alla discrezionalità del giudice che ha come unico parametro di legge l’equità per il che non si potrà che avere riguardo, da parte del Giudice, a tutte le circostanze del caso per tarare in modo adeguato la somma attribuita alla parte vittoriosa;
a differenza delle ipotesiØ classiche (primo e secondo comma) il Giudice provvede ad applicare quella che si presenta né più né meno che come una sanzione d’ufficio a carico della parte soccombente e non (necessariamente) su richiesta di parte;
infine, la possibilità diØ attivazione della norma non è necessariamente correlata alla sussistenza delle fattispecie del primo e secondo comma.Come rivela in modo inequivoco la locuzione in ogni caso la condanna di cui al terzo comma può essere emessa sia nelle situazioni di cui ai primi due commi dell’art. 96 e sia in ogni altro caso. E quindi in tutti i casi in cui tale condanna, anche al di fuori dei primi due commi, appaia ragionevole.
Il GiudiceDott. Cons. Massimo Moriconi

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