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Timestamp: 2018-05-26 06:26:09+00:00

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I limiti temporali dell'usura sopravvenuta sui conti correnti - Consulenza Finanziaria
21/08/2015 14/08/2015 ~ Redazione
La questione dell’usura sopravvenuta è complessa, essendo incerto il significato e la portata dell’istituto. Per i contratti precedenti l’entrata in vigore della disciplina sull’usura riformata nel 1996, anzitutto, la giurisprudenza riconosce con fermezza che l’usura originaria vada valutata con i vecchi criteri in vigore al momento della pattuizione.
Essendo allora difficile la prova della ricorrenza degli elementi che al tempo indicavano quando vi fosse usura: in particolare per la necessità che la pattuizione di tassi elevati si accompagni all’approfittamento dello stato di bisogno (art. 644 cp vecchia formulazione).
Difficoltà che deriva soprattutto dal fatto che la Cassazione indica che lo stato di bisogno è costituito dalla “mancanza di mezzi idonei a sopperire ad esigenze definibili come primarie, cioè relative a beni comunemente considerati come essenziali per chiunque” (Cass. pen., sez. II, 8 marzo 2000).
Per tali contratti precedenti la riforma del 1996, però, sempre la Cassazione indica che, una volta entrati in vigore i tassi soglia, gli effetti di tale contratto non ancora esauriti in quel momento (ad esempio perché le rate del finanziamento o del mutuo non sono ancora completamente saldate) risentirebbero della nuova disciplina (usura sopravvenuta). Anche se, in questo caso di usura bancaria detta appunto sopravvenuta, sorgerebbe un mero obbligo di rideterminazione degli interessi entro ilimiti della soglia di usura, con la conseguenza che non potrebbero essere richiesti al cliente i tassi contrattuali eccedenti tale limite: queste sarebbero le conseguenze che derivano dalla ricorrenza di un’usura sopravvenuta.
In questo caso, infatti, in tema di usura sopravvenuta Cass. 11 gennaio 2013, n. 602 indica che “giurisprudenza ormai consolidata (da ultimo, Cass. N. 25182 del 2010) precisa che, con riferimento a fattispecie anteriore (come – pacificamente – nel caso che ci occupa) alla L. n. 108 del 1996, in mancanza di una previsione di retroattività, la pattuizione di interessi ultralegali non è viziata da nullità, essendo consentito alle parti di determinare un tasso di interesse superiore a quello legale, purchè ciò avvenga in forma scritta; l’illiceità si ravvisa soltanto ove sussistano gli estremi del reato di usura ex art. 644 c.p.: vantaggio usurario, stato di bisogno del soggetto passivo, approfittamento di tale stato da parte dell’autore del reato. Valide dunque le predette clausole contrattuali, è esclusa l’automatica sostituzione del tasso originariamente determinato con quello legale, come invece disposto dal giudice del rinvio. Al contrario, come sembra suggerire lo stesso ricorrente principale, trattandosi di rapporti non esauriti al momento dell’entrata in vigore della L. n. 108 (con la previsione di interessi moratori fino al soddisfo), va richiamato la L. n. 108 del 1996, art. 1 che ha previsto la fissazione di tassi soglia (successivamente determinati da decreti ministeriali); al di sopra dei quali, gli interessi corrispettivi e moratori ulteriormente maturati vanno considerati usurari (al riguardo, Cass. n. 5324 del 2003) e dunque automaticamente sostituiti, anche ai sensi dell’art. 1419 c.c., comma 2 e art. 1319 c.c., circa l’inserzione automatica di clausole, in relazione ai diversi periodi, dai tassi soglia”.
Le conseguenze sono dunque differenti nelle due ipotesi di usura originaria e usura sopravvenuta: nell’usura originaria ex art. 1815 c.c. non è dovuto alcun interesse per il rapporto coinvolto dall’usura, essendo dunque da pagare il solo capitale; per l’usura sopravvenuta, invece, oltre al capitale sono da corrispondere gli interessi previsti, salvo per i periodi in cui questi superino i tassi soglia tempo per tempo vigenti (per la cui rinviamo alla specifica pagina del sito della Banca d’Italia), essendo allora da limitare il tasso a quello soglia.
Usura Bancaria Sopravvenuta e contratti conclusi prima della riforma del 1996: dubbi sulla ricorrenza dell’usura sopravvenuta.
Una soluzione non troppo dissimile, in realtà, era stata adottata dalla giurisprudenza quando era stato imposto che le fideiussioni omnibus prevedessero l’importo massimo garantito. Si era così ritenuto che quelle antecedenti, prive di tale indicazione, cessassero la loro efficacia (invalidità sopravvenuta) mantenendola solo per l’importo passivo dell’obbligazione garantita presente al momento di entrata in vigore della nuova disciplina: “nella fideiussione omnibus senza limitazione d’importo, stipulata prima dell’entrata in vigore dell’art. 10, 1º comma, l. n. 154 del 1992 ma ancora in corso dopo l’introduzione dell’obbligo di indicare l’importo massimo garantito, il diritto della banca alla garanzia deve ritenersi circoscritto al saldo passivo eventualmente maturato alla data dell’8 luglio 1992, mentre per il periodo successivo il contratto originario deve ritenersi affetto da nullità sopravvenuta per indeterminatezza dell’oggetto, se non venga stipulato un nuovo patto fideiussorio; tale requisito di validità del contratto, nella fideiussione prestata in favore del fideiussore, non può essere desunto, per relationem, dalla fissazione del tetto massimo garantito nel rapporto stipulato dal fideiussore principale con l’istituto di credito garantito, essendo necessaria una nuova ed autonoma pattuizione anche nel rapporto tra primo e secondo fideiussore” (Cass. 22 aprile 2009, n. 9627, ma così anche Cass. 9 febbraio 2007, n. 2871; Cass. 22 agosto 2007, n. 17860; Cass. 9 febbraio 2007, n. 2871).
Il principio, dunque, sembra essere quello che, pur incidendo la norma imperativa sul momento di conclusione del contratto (pattuizione di un tasso sopra soglia; impegno fideiussorio stipulato senza l’indicazione dell’importo massimo garantito) la regola, che di per sé non sarebbe applicabile al rapporto contrattuale nel suo sviluppo proprio perché si riferisce a un elemento di validità del contratto la cui ricorrenza deve essere valutata al momento della sua conclusione, trova un modo di incidere sui contratti precedenti in relazione agli effetti successivi alla riforma (invalidità sopravvenuta). Appunto, nella fideiussione omnibus facendo cessare quelle precedenti che però conservano efficacia per l’importo garantito presente in tale momento e negli interessi dei rapporti bancari (usura sopravvenuta) permettendo la loro prosecuzione ma con possibilità di richiedere per il futuro il minore tra tasso pattuito e tasso soglia, essendo proprio questa la conseguenza della ricorrenza di un’ipotesi di usura sopravvenuta.
Questa la soluzione, anche se non mancano le problematiche specie in relazione proprio all’usura sopravvenuta.
Soprattutto, anche per quello che dirò subito, mi pare che non tutti i rapporti che durano nel tempo siano analoghi: ai fini della verifica dell’incidenza dell’usura sopravvenuta, dovrebbero differenziarsi i rapporti a tempo indeterminato da quelli a tempo determinato.
Come indicato, i contratti a tempo indeterminato per loro natura possono cessare i propri effetti in ogni momento e ciò rileva per l’usura sopravvenuta: le parti, dunque, sono pronte a un tale evento, cercando una corrispettività e una modalità di remunerazione che assicuri che non vi siano perdite ove il rapporto cessi in un dato momento.
In tali fattispecie, una limitazione del tasso pattuito in certi periodi del rapporto (usura sopravvenuta) avrebbe un’incidenza sull’intero rapporto e non solo sugli effetti successivi alla modifica legislativa, perché inciderebbe sulla prestazione complessiva di una parte, che è conteggiata e calcolata frazionandola in tutto il tempo di durata del contratto (come avviene nel mutuo). L’usura sopravvenuta, in tal caso, proprio per la sua incidenza sull’intero rapporto, interverrebbe retroattivamente sul contratto, contro la regola generale fissata dall’art 11 preleggi.
Personalmente ritengo dunque che in tema di usura sopravvenuta andrebbero diversificate le due ipotesi (usura sopravvenuta per i contratti a tempo determinato come il mutuo e usura sopravvenuta per i contratti a tempo indeterminato come il conto corrente), valorizzando -in assenza di una regola che preveda l’applicazione retroattiva della norma- il principio tempus regit actum quantomeno nei casi in cui non sia possibile incidere sugli effetti futuri del rapporto senza toccare l’intero contratto.
Per i contratti stipulati dopo la riforma del 1996 la questione dell’usura sopravvenuta è più complessa.
Spesso si tende a offrire una soluzione analoga a quella sopra evidenziata che però, come espressamente indicato dalla Cassazione, si riferisce a un orientamento che ammette l’usura sopravvenuta ma solo per i contratti stipulati prima della riforma: certo l’indicazione in tema di usura sopravvenuta della Cassazione sopra trascritta astrattamente –ove corretta- è idonea a essere applicata anche ai rapporti successivi. Vale a dire che se i tassi soglia hanno la funzione di indicare i tassi massimi applicabili anche tempo per tempo è corretto ritenere che costituiscano il limite massimo richiedibile per ogni contratto e non solo per quelli conclusi prima della riforma del 1996.
Un’applicazione di tale soluzione in tema di usura sopravvenuta sembra essere contenuta nella sentenza Cass. 9 gennaio 2013, n. 350: il contratto era stato stipulato il 19.9.1996, poco dopo l’entrata in vigore della riforma, ma il tasso poi applicato era superiore a quello soglia fissato dal D.M. 27 marzo 1998. Nella sentenza non si affronta minimamente la questione dell’usura sopravvenuta, vale a dire che non si indica espressamente che tale usura sopravvenuta si applicherebbe anche ai contratti successivi alla riforma del 1996, ma ci si limita ad applicare il tasso soglia a un periodo successivo alla stipula: in definitiva si applicano le conseguenze che derivano dalla ricorrenza di un’usura sopravvenuta, senza porsi il problema della configurabilità di una tale usura sopravvenuta. Ci sembra che l’assenza di motivazione non offra molti elementi a sostegno della tesi qui in discussione per cui sarebbe appunto configurabile l’usura sopravvenuta: come detto, la Cassazione nelle precedenti sentenze espressamente applicava il principio sopra richiamato ma solo alle ipotesi di contratti precedenti la riforma.
Usura Bancaria Sopravvenuta e contratti conclusi dopo la riforma del 1996: dubbi sulla ricorrenza dell’usura sopravvenuta.
Lo stesso legislatore, con interpretazione autentica, come tale vincolante, ha indicato quando vi sia usura: il d.l. 29 dicembre 2000, n. 394, concernente interpretazione autentica della legge 7 marzo 1996, n. 108 ha espressamente previsto che “ai fini dell’applicazione dell’articolo 644 del codice penale e dell’articolo 1815, secondo comma, del codice civile, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento”. E la previsione ha superato il vaglio della Corte Costituzionale (Corte Cost., 25 febbraio 2002, n. 29).
In questo senso recentemente Cass. 27 settembre 2013, n. 22204 evidenzia proprio come, per valutare se vi sia usura, occorre riferirsi solo al momento della pattuizione non essendo dunque ipotizzabile l’usura sopravvenuta: “la natura usuraria del tasso di interesse va verificata con riguardo al momento della pattuizione e non a quello della dazione […]”. La sentenza, quindi, nega che vi possa essere un’usura successiva e sopravvenuta che derivi dalla variazione dei tassi “del resto, anche “l’argomento logico” – di per sè comunque non sufficiente – basato su una diversità di determinazione del tasso di interesse tra i contratti di mutuo e quelli di conto corrente si mostra comunque debole, considerando che in entrambi, ove il tasso di interesse sia variabile, devono essere predeterminati in contratto (anche nel vigore della normativa anteriore alla L. n. 154 del 92) i criteri di riferimento per la sua determinazione”. Nel caso concreto il consulente d’ufficio aveva peraltro verificato che in concreto nel rapporto di conto corrente in nessun trimestre vi era stato superamento del tasso soglia, non essendo dunque neppure riscontrabile tale supposta usura sopravvenuta.
La Cassazione sul punto precisa che la tale accertamento circa la ricorrenza concreta di un’usura sopravvenuta è stato perfino superfluo, occorrendo guardare al momento di conclusione del contratto: “la consulenza tecnica d’ufficio aveva comunque escluso, con calcoli in sè non contestati, la ricorrenza nella specie della denunciata ipotesi di superamento del tasso soglia, nel corso del rapporto. Considerazione che si mostra evidentemente, una volta esclusa la rilevanza nella specie di tale accertamento, del tutto ultronea, sì da rendere priva di interesse per i ricorrenti la relativa contestazione”.
Non sono solo ragioni formali, quale quella che individua quale sia il contenuto del precetto contenuto nella disciplina antiusura, a spingere per una lettura che neghi rilevanza alla configurabilità dell’usura sopravvenuta.
Se si ritiene corretta tale impostazione, la conseguenza è quella che il contratto non usurario all’origine resterà insensibile alle successive variazioni, non essendo configurabile l’usura sopravvenuta e andando quindi valutata l’usura solo al momento della pattuizione: infatti, come indicato, i tassi soglia non rappresentano il limite massimo applicabile in ogni momento del rapporto, ma nel momento dell’accordo, essendo fisiologico che poi vi possano esser variazioni. Da tale secondo profilo, dunque, tali tassi soglia non potranno sostituire ex art. 1419 comma 2 e ex art. 1319 c.c. il tasso contrattuale nel momento in cui questo superi la soglia (come avverrebbe se si riconoscesse l’usura sopravvenuta).
Usura sopravvenuta: Arbitrato Bancario Finanziario 10 gennaio 2014, collegio di coordinamento, n. 77 sull’usura sopravvenuta.
Con la recente decisione di Arbitrato Bancario Finanziario 10 gennaio 2014, collegio di coordinamento, n. 77 si è offerta una soluzione differente al caso al nostro esame relativo all’usura sopravvenuta.
In particolare la decisione indica che “È ormai riconosciuto il ruolo centrale della buona fede nella moralizzazione dei rapporti contrattuali ovvero nel dotare tali rapporti della flessibilità necessaria ad incorporare i valori etici dell’ordinamento giuridico […].
Non ci sembra dunque possa affermarsi che la banca al diminuire dei tassi abbia un maggior guadagno in relazione ai finanziamenti concessi al tasso fisso: se tale nostra indicazione è corretta, viene meno il dato di fatto su cui poggia l’applicazione del dovere di solidarietà e del principio di buona fede contrattuale per fondare l’usura sopravvenuta.
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References: Cass. 
 Cass. 
 art. 644
 art. 1
 Cass. 
 art. 1319
 art. 1815
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 1419
 art. 1319