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Responsabilità nella gestione dei rifiuti, classificazione di pericolosità e misure specifiche per i rifiuti pericolosi : capo III della Direttiva 2008/98.
PubblicatoGiuliano Nardi
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Responsabilità nella gestione dei rifiuti, classificazione di pericolosità e misure specifiche per i rifiuti pericolosi : capo III della Direttiva 2008/98 (con una premessa sulla storia della normativa sui rifiuti in Italia) avv. Luciano Butti Professore a contratto di diritto internazionale dellambiente (Università di Padova - Facoltà di Ingegneria) B&P Avvocati Verona – Milano
I – Premessa: breve storia della normativa sui rifiuti Dal Regio Decreto del 1941 al Decreto correttivo del 2008: -Il significato della ricostruzione giuridica del passato (da quando sussiste lobbligo di conferire a soggetti autorizzati i rifiuti industriali? Da quando sussiste lobbligo di eliminare [bonificare?] i rifiuti interrati?) -La svolta fondamentale nel 1982 con il Dpr n Il decreto Ronchi del 1997 introduce la responsabilità condivisa -Il TU ambientale del 2006 apre significativi spazi di flessibilità, ma anche nuovi profili di contrasto con la disciplina comunitaria -Il decreto correttivo del 2008 ritorna al passato
I – Premessa: breve storia della normativa sui rifiuti CHE COSA E UN RIFIUTO? Il problema della definizione di rifiuto Sottoprodotti e materie prime secondarie Il cosiddetto recupero diretto In caso di abbandono incontrollato di rifiuti, il proprietario non responsabile ha degli obblighi? Alcuni rifiuti sono pericolosi: -quali? -con quali conseguenze? -pericolosità presunta e codici a specchio
I – Premessa: breve storia della normativa sui rifiuti OBBLIGHI FORMALI DEL PRODUTTORE DEI RIFIUTI: Formulari (la responsabilità è personale?) Registri M.U.D. (Approfondimento: chi risponde allinterno dellimpresa per questi obblighi e come si può organizzare ladempimento degli obblighi?)
I – Premessa: breve storia della normativa sui rifiuti OBBLIGHI SOSTANZIALI DEL PRODUTTORE DEI RIFIUTI: Affidamento a soggetti in regola (la responsabilità è personale?) Sistemi di tracciabilità (Approfondimento: chi risponde allinterno dellimpresa per questi obblighi e come si può organizzare ladempimento degli obblighi?)
I – Analisi dellarticolato (1) Art. 15: Responsabilità della gestione dei rifiuti Precedente normativa: disciplina espressa solo sui costi dello smaltimento, non sulla responsabilità (art. 15 Direttiva 2006/12/Ce). Ora ci sono due articoli sulla responsabilità e uno sui costi: –art. 8 sulla responsabilità estesa del produttore (REP); –art. 15 sulla responsabilità della gestione dei rifiuti (RGR); e –art. 14 sul principio chi inquina (produttore e detentore) paga La REP è una disciplina facoltativa e additiva rispetto alla RGR, e consiste tra laltro nella previsione di misure che obblighino il produttore ad accettare e gestire i prodotti restituiti e i rifiuti rimasti dopo lutilizzo (tracciabilità…; conto lavorazione… ) La RGR è una disciplina obbligatoria suscettibile solo di precisazioni da parte degli Stati riguardo alle possibilità di delega e condivisione della responsabilità tra i vari soggetti della catena di trattamento
I – Analisi dellarticolato (2) Art. 15: Responsabilità della gestione dei rifiuti La RGR è a carico del produttore iniziale o altro detentore e impone di –provvedere personalmente al trattamento; o –consegnare i rifiuti a un commerciante o ad un soggetto direttamente abilitato a raccoglierli e trattarli (fondamento e limiti della resp. in questo caso) La RGR richiede il completo recupero e smaltimento dei rifiuti, per cui di regola non è soddisfatta dal trasferimento degli stessi per un trattamento preliminare (certif. di avvenuto smaltimento) Gli Stati membri possono: –Consentire ipotesi di responsabilità condivisa con altri soggetti della catena di trattamento; o –Decidere per la responsabilità estesa del produttore ex art. 8, accollandogli in tutto o in parte la RGR I professionisti della raccolta e del trasporto rifiuti devono poi conferirli agli appositi impianti di trattamento, senza recare danno allambiente o alla salute umana (art. 13)
I – Analisi dellarticolato (3) Art. 16: Principi di autosufficienza e prossimità Nella precedente normativa (art. 5 Direttiva 2006/12/Ce) già si parla della necessità di unazione di concerto tra gli Stati membri al fine di creare una rete integrata e adeguata di impianti per lo smaltimento che consenta –lutilizzo dellimpianto più vicino al luogo di produzione (principio di prossimità); –il raggiungimento dellautosufficienza della comunità nel suo insieme in materia di smaltimento; e –limpiego dei metodi e delle tecnologie più idonei, anche prevedendo impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti
I – Analisi dellarticolato (4) Art. 16: Principi di autosufficienza e prossimità Nella nuova disciplina ex art. 16 si conferma quanto detto aggiungendo la precisazione secondo la quale i principi di prossimità e autosufficienza non significano che ciascuno Stato membro debba possedere l'intera gamma di impianti di recupero finale al suo interno Viene inoltre aggiunta una nuova disposizione: –la possibilità per gli Stati, anche in deroga al regolamento 1013/2006, di limitare le spedizioni sia in entrata che in uscita di rifiuti destinati ad inceneritori classificati come impianti di recupero al fine di proteggere la loro rete e la coerenza dei loro piani di gestione dei rifiuti.
I – Analisi dellarticolato (5) Art. 17: Controllo dei rifiuti pericolosi La precedente normativa sui rifiuti pericolosi era contenuta a parte nella Direttiva 91/689/Cee ora abrogata come la 2006/12/Ce La nuova disciplina ex art. 17 impone agli Stati membri di garantire –che la produzione, la raccolta, il trasporto, lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti pericolosi siano eseguiti in condizioni tali da non nuocere all'ambiente e alla salute umana, e in particolare senza creare rischi per acqua, aria, suolo, flora o fauna; senza causare inconvenienti da rumori od odori; senza danneggiare il paesaggio o i siti di particolare interesse; –La tracciabilità del rifiuto pericoloso dalla produzione alla destinazione finale attraverso la tenuta di appositi registri e lesperimento di ispezioni periodiche sui professionisti del trattamento di rifiuti pericolosi, i produttori, i trasportatori, i commercianti e gli intermediari
I – Analisi dellarticolato (6) Ancora sui rifiuti pericolosi Ma la norma più importante in materia di rifiuti pericolosi è contenuta nellart. 7.1:Lelenco è vincolante per quanto concerne la determinazione dei rifiuti da considerare pericolosi. Riflessi in merito al recupero di una ormai datata giurisprudenza della Cassazione (sentenza Aprea del 1997) e alle condizioni di utilizzabilità in questo ambito del principio di precauzione (il caso dei rifiuti in cui sono presenti idrocarburi).
I – Analisi dellarticolato (7) Art. 18: Divieto di miscelazione dei RP Non si possono mischiare (o diluire) i rifiuti pericolosi tra loro o con altri rifiuti, sostanze o materiali tranne che quando –l'operazione di miscelazione sia effettuata da un soggetto dotato di autorizzazione ex art. 23 al trattamento dei rifiuti; –l'impatto negativo della gestione dei rifiuti sulla salute umana e sull'ambiente non risulti accresciuto; e –l'operazione di miscelazione sia conforme alle migliori tecniche disponibili (Approfondimento: concetto e prova). (Approfondimento: diversi sistemi di diluizione di rifiuti liquidi pericolosi: relativa disciplina giuridica; relativi strumenti di controllo) Nel caso la miscelazione avvenga senza il rispetto di tutte queste condizioni e la protezione dellambiente e della salute umana lo rendano necessario, si procederà alla separazione, ammesso che questa sia fattibile dal punto di vista tecnico ed economico
I – Analisi dellarticolato (8) Art. 19: Etichettatura dei RP Secondo la normativa vigente i rifiuti pericolosi devono essere: –imballati ed etichettati in conformità delle norme internazionali e comunitarie in vigore nel corso della raccolta, del trasporto e del deposito temporaneo; –corredati di un documento di identificazione (anche in formato elettronico), che riporti i dati ex allegato IB del regolamento 1013/2006 in caso di trasferimento all'interno di uno Stato membro. Art. 20: Rifiuti pericolosi prodotti da nuclei domestici Eccezioni alla disciplina generale sono previste per: –i rifiuti non differenziati prodotti da nuclei domestici (no artt. 17, 18, 19 e 35); e –le frazioni separate di rifiuti pericolosi prodotti da nuclei domestici fino a che siano accettate per la raccolta, lo smaltimento o il recupero da un operatore autorizzato ex art. 23 o registrato ex art. 26 (no artt. 19 e 35)
I – Analisi dellarticolato (9a) Art. 21: Oli usati Vecchia disciplina contenuta a parte nella direttiva 75/439/Cee, ora abrogata Gli oli usati devono: –essere raccolti separatamente quando è tecnicamente possibile; –essere trattati secondo le priorità politico-normative dettate dalla gerarchia dei rifiuti (art. 4) e –in modo da non nuocere allambiente e alla salute umana (art. 13); –Non essere miscelati tra loro o con altri tipi di rifiuti o sostanze quando tale miscelazione può impedirne il trattamento e sia possibile tecnicamente ed economicamente evitarla
I – Analisi dellarticolato (9b) Art. 21: Oli usati Gli Stati membri possono: –richiedere ulteriori requisiti tecnici, estendere la responsabilità del produttore e predisporre strumenti economici o accordi volontari per garantire la raccolta separata di oli usati ed il loro trattamento adeguato; (Approfondimento: ruolo degli accordi di programma in questa materia) –prescrivere e rendere prioritario rispetto allincenerimento la rigenerazione degli oli che sia richiesta dalla loro legislazione nazionale, a patto che questa sia tecnicamente fattibile.
I – Analisi dellarticolato (10) Art. 22: Rifiuti organici Gli Stati membri devono incoraggiarne: –la raccolta separata ai fini del compostaggio e dello smaltimento; –il trattamento in modo da garantire un livello elevato di protezione ambientale; –Il riutilizzo al fine di ottenere materiali sicuri per l'ambiente. La Commissione valuterà la gestione dei rifiuti organici in vista di uneventuale futura proposta legislativa la quale potrà comprendere fra laltro: –La definizione di requisiti minimi per la loro gestione –criteri di qualità per il composto e il digestato prodotto da essi (Approfondimento: lentrata in vigore in Italia dei nuovi limiti per la accettabilità in discarica, con particolare riferimento al DOC, ed il problema delle sottocategorie e monodiscariche)
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 art. 17
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 Art. 20
 art. 23
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 Art. 21
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