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Timestamp: 2020-04-02 16:08:08+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18738 del 23/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18738 del 23/09/2016
Cassazione civile sez. III, 23/09/2016, (ud. 09/12/2015, dep. 23/09/2016), n.18738
sul ricorso 23814-2013 proposto da:
D.E., (OMISSIS), M.E.G. (OMISSIS), M.M.
(OMISSIS), quest’ultimo in proprio e nella qualità di genitore e
amministratore di sostegno della figlia MA.EL., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA G PRINA 24, presso lo studio dell’avvocato
CRISTINA MERCOGLIANO, rappresentati e difesi dall’avvocato ALBERTO
GATTUCCIO con studio in PALERMO, V. LIBERIA’ 171, giusta procura
ALLIANZ SPA, in persona dei procuratori dr. C.A. e dr.ssa
G.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PANAMA 88,
presso lo studio dell’avvocato GIORGIO SPADAFORA, che la rappresenta
FONDIARIA-SAI SPA, in persona del suo procuratore dott.
GA.Gi., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA F. SIACCI 38, presso
lo studio dell’avvocato SILVIO TONAZZI, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato GIORGIO MARIA MARANGONI giusta procura
AZIENDA OSPEDALIERA OSPEDALE SAN CARLO BORROMEO, ASSICURAZIONI
GENERALI SPA, UNIPOL ASSICURAZIONI SPA;
AZIENDA OSPEDALIERA “OSPEDALE SAN CARLO BORROMEO” e Gestione
Liquidatoria dell’ex Ospedale San Carlo, in persona del legale
rappresentante pro tempore dott. P.G., Direttore
Generale dell’Azienda Ospedaliera “Ospedale San Carlo Borromeo” e
Commissario Liquidatore della Gestione Liquidatoria dell’ex Ospedale
San Carlo, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI
267, presso lo studio dell’avvocato LUCA SAVINI ZANGRANDI, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ROCCO NOVIELLO giusta
procura speciale a margine del ricorso incidentale;
D.E. (OMISSIS), FONDIARIA SAI SPA, ALLIANZ SPA,
M.E.G. (OMISSIS), M.M. MARMRC60S14C5573, ASSICURAZIONI
avverso la sentenza n. 2512/2012 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 10/07/2012, R.G.N. 2490/2007;
09/12/2015 dal Consigliere Dott. GIACOMO TRAVAGLINO;
udito l’Avvocato ALBERTO GATTUCCIO;
udito l’Avvocato SILVIO TONAZZI;
udito l’Avvocato ROCCO NOVIELLO;
D.E., con M. ed M.E.G., rispettivamente genitori e fratello della minore El., convennero dinanzi al Tribunale di Milano l’Azienda ospedaliera S. Carlo Borromeo, chiedendone la condanna al il risarcimento dei danni patiti a seguito dell’errata assistenza sanitaria prestata all’attrice, ivi ricoverata per il parto e colpevolmente sottoposta ad un tardivo cesareo nonostante i segnali di stato ipossico del feto, poi protrattosi sino alla nascita della bimba, affetta da gravi patologie in conseguenza della patita sofferenza fetale.
Chiamate in causa dall’ospedale, si costituirono le tre compagnie assicuratrici oggi intimate.
Il giudice di primo grado, dichiarata la prescrizione dei diritti azionati iure proprio dagli attori, rigettò nel merito quella proposta dai genitori della piccola nell’esercizio della relativa potestà.
La corte di appello di Milano, investita dell’impugnazione proposta da dai congiunti di Ma.El., la rigettò.
Per la cassazione della sentenza della Corte meneghina D.E., M., E.G. ed Ma.El. hanno proposto ricorso sulla base di 5 motivi di censura.
Resistono con controricorso l’Ospedale S. Carlo e due delle tre compagnie assicurative intimate.
L’azienda ospedaliera ha inoltre proposto ricorso incidentale condizionato.
Con il primo motivo, si denuncia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa alcuni punti decisivi della controversia prospettati dalle parti e per esse dai consulenti tecnici di parte.
Il motivo – che lamenta la mancata valutazione, da parte della Corte territoriale, della rilevanza della ritardata esecuzione del parto cesareo, della mancata esecuzione di fondamentali accertamenti diagnostici pre e post parto, delle omissioni e carenze della cartella clinica – è privo di pregio.
La Corte territoriale, con ampia ed esauriente motivazione (ff. 17 ss. della sentenza oggi impugnata), dopo aver evidenziato come la decisione di disporre una seconda CTU in grado di appello fosse stata la conseguenza non di (pretesi quanto inesistenti) vizi di quella eseguita in primo grado, bensì dell’esigenze di demandare ad un collegio specialistico di esperti le necessarie e complesse valutazioni tecniche del caso, affronta ex professo (contrariamente a quanto opinato con il motivo in esame) tutte le tematiche svolte in chiave critica dagli appellanti odierni ricorrenti (ff. 19 ss., ove tutti i rilievi mosso alla sentenza ed oggi sintetizzati al folio 37 del ricorso, risultano puntualmente esaminati, valutati e argomentatamente respinti, tanto con riferimento alla valutazione del periodo intercorso tra la decisione di procedere al taglio cesareo e la sua esecuzione, deciso in via precauzionale e non in condizioni d’urgenza e in assenza di travaglio, quanto alla rilevanza dell’assenza di esami pre e – soprattutto – post parto quale l’emogasanalisi, quanto ancora all’attendibilità dell’indice AGPAR), e, con motivazione approfondita ed esauriente, che appare del tutto scevra da vizi logico-giuridici, dà conto delle ragioni per le quali ritiene di aderire alle conclusione dei periti, sì che l’infondatezza della censura in esame emerge ictu oculi attesone il patente contrasto con i principi di diritto più volte affermati da questa Corte regolatrice in subiecta materia (in argomento, funditus, Cass. 10222/2009, tra le molte conformi).
Con il secondo motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 2697, 1218 c.c..
Con il terzo motivo, si denuncia omessa motivazione su di un punto decisivo della controversia.
I motivi, con i quali si lamenta l’erronea valutazione, da parte della Corte territoriale, della questione del nesso causale tra la condotta dei sanitari, la sofferenza fetale e i danni cerebrali subiti dalla neonata alla luce della scarsa attendibilità ed attualità degli esami clinici che avevano escluso la sussistenza di cause o concause alternative idonee a determinare il predetto danno cerebrale, possono essere congiuntamente esaminati attesane la intrinseca connessione, e devono essere rigettati.
Prima ancora che infondato nel merito, avendo la Corte milanese affrontato e risolto, con dovizia di argomentazioni scevre da vizi logico-giuridici, il profilo causale della dolorosa vicenda che ha riguardato la piccola El. (così che tutte le doglianza oggi rappresentate a questa Corte si risolvono in una richiesta di rivisitazione dei fatti sul piano del merito, non più consentita a questo giudice di legittimità), l’esame dei motivi suesposti deve ritenersi precluso dalla ritenuta impredicabilità di qualsivoglia elemento di colpevolezza ravvisabile nella condotta dei sanitari, di tal che l’assenza di uno dei due elementi strutturali dell’inadempimento (così come dell’illecito) rende ultroneo ogni ulteriore accertamento in punto di causalità.
Con il quarto motivo, si denuncia violazione o falsa applicazione delle disposizioni di cui agli artt. 112 e 345 c.p.c., artt. 1218, 2043 e 2935 c.c..
Con il quinto motivo, si denuncia omessa motivazione circa il punto relativo alla dichiarata prescrizione del diritto al risarcimento del danno richiesto iure proprio dai congiunti di Ma.El..
Entrambe le doglianze – con le quali si lamenta un’erronea applicazione delle norme dettate in tema di prescrizione – risultano inammissibili, poichè da un loro eventuale accoglimento nessun giovamento potrebbe trarre parte ricorrente, essendo stato escluso nel merito qualsivoglia profilo di responsabilità dei sanitari dell’ospedale. Il ricorso è pertanto rigettato, con conseguente assorbimento dell’impugnazione incidentale condizionata proposta dall’Azienda ospedaliera.
La Corte rigetta il ricorso principale, assorbito quello incidentale condizionato, e dichiara compensate tra tutte le parti le spese del giudizio di Cassazione.

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