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Lombardo elenca i business negati I grandi affari “saltati”: immobiliare, sanità, rifiuti…
Lombardo elenca i business negati
I grandi affari “saltati”: immobiliare, sanità, rifiuti…
19 luglio 2012 – 10:44 – Politica
È passato inosservato un momento cruciale della conferenza stampa di Raffaele Lombardo, la polemica con Pierfedinando Casini, che ha accusato il governatore di servirsi dell’autonomismo per mantenere privilegi e di avere trasformato il suo governo in un “nominificio”.
Lombardo ha invitato il leader dell’Udc ad un confronto pubblico, “Palermo o Bologna, indifferentemente”. Un appuntamento all’Ok Coral, come nei film western o qualcosa di più terragno e vicino alla realtà?
La seconda ipotesi è sicuramente la migliore, perché nell’invitare Casini al confronto pubblico, Lombardo ha ricordato che il suo governo è succeduto “al regno incontrastato” dell’Udc, ben sette anni su dieci. “Nel confronto”, ha detto il governatore, “potrei andare nel dettaglio di tutto ciò che ho trovato”.
Di che si tratta l’ha subito dopo accennato. Accanto alle notissime vicende dei termovalorizzatori – un affare da cinque miliardi iniziali, venti nel giro di pochi anni – il governatore ha riferito di questioni sensibili, come il piano rifiuti, la sanità, la formazione, la società immobiliare, Sicilacque, rigassificatori ed eolico.
Ognuno di questi argomenti, pareva di capire, avrebbe meritato grande attenzione. Mezze parole, avvertimenti? Non proprio, perché sul piano rifiuti della Regione siciliana, approvato dal governo Monti (ma in stand by durante il governo Berlusconi, favorevole ai termovalorizzatori), Raffaele Lombardo, gli assessori Pier Carmelo Russo e Marino (ex prefetto), hanno consegnato un delicato dossier alla Procura della Repubblica di Palermo un anno fa circa, attualmente al vaglio degli organi inquirenti.
Il nuovo piano rifiuti privilegia gli impianti di compostaggio, “a danno dei termovalorizzatori e delle discariche”, che fanno intascare un sacco di quattrini a molta gente, ha sottolineato Lombardo.
Interessi lobbistici, protesta il governatore, avrebbero ispirato campagne mediatiche che l’avrebbero “condannato a morte”, politicamente, da un anno e mezzo a questa parte, impedendogli di governare nel pieno delle prerogative la Regione.
La formazione, secondo Lombardo, assomigliava ad un rubinetto aperto, che consumava risorse senza limiti, affidandosi ai rendiconti di fine d’anno, sprovvisti di un calcolo preventivo dei servizi e della spesa. Avere cancellato questa consuetudine, ha detto Lombardo, è stato come mettere le mani in tasca di molti privilegiati.
Poi c’è la sanità, dove – a detta di Lombardo – le convenzioni sono state riproposte con un taglio del cinquanta per cento della spesa. Anche in questo caso, facendo arrabbiare coloro che potevano contare su spropositate risorse pubbliche.
Società immobiliare, Sicilacque, rigassificatori ed eoliche, hanno meritato solo un cenno, ma dal tono e dalle parole scelte da Lombardo nel citarne la rilevanza, si tratta di temi sensibili che potrebbero essere affrontati dal presidente della Regione.
Di essi non siamo in grado di dare ragguagli. La società immobiliare della Regione, questo possiamo segnalarlo, avrebbe dovuto gestire immobili trasferiti alla proprietà pubblico-privata ed affittati poi alla stessa Regione, dopo la vendita. Un affarone, sulla carta. Si è arenato, e se ne sa poco o niente.
Quanto a rigassificatori ed eolico, Lombardo li ha richiamati, per ricordare le poche circostanze in cui l’attuale vice presidente di Confindustria, Ivan Lo Bello, avrebbe proposto o segnalato questioni di rilievo. Sui rigassificatori il governatore ha ricordato la necessità di verifiche di sicurezza, sull’eolico, la necessità di vederci chiaro perché il settore sarebbe infestato da malandrini, oltre che da imprenditori per bene e efficienti.
http://www.siciliainformazioni.com/sicilia-informazioni/16700/i-grandi-affari-saltati-immobiliare-formazione-sanita-rifiuti
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ISOLA DELLE FEMMINE Munnezza progetto sperimentale gestione rifiuti a Isola dellle Femmine INCENERITORI
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Fumane (Vr). Il Consiglio di Stato respinge l’appello presentato dalla Cementirossi sia per quanto riguarda l’ammodernamento e ampliamento dello stabilimento in via dei Progni, a Fumane, che per l’uso dei rifiuti da mescolare all’impasto del cemento. I giudici hanno quindi accolto la linea delle associazioni ambientaliste, che avevano presentato ricorso al progetto della cementeria, ritenendolo molto impattante soprattutto per la presenza di una torre di un centinaio di metri di altezza e per la possibilità di usare 122 mila tonnellate di rifiuti da mescolare all’impasto. Il Tar del Veneto, il 1 marzo dell’anno scorso, aveva accolto il ricorso dei cittadini e dei comitati di Fumane, bocciando sia il progetto che l’impiego dei rifiuti. A questa sentenza la Cementirossi ha risposto facendo ricorso in appello al Consiglio di Stato, che proprio in questi giorni ha confermato la posizione del Tribunale amministrativo regionale e le motivazioni del ricorso, presentato congiuntamente da Legambiente, associazione Valpolicella 2000, comitato Fumane Futura e da un gruppo di cittadini.
QUI IL TESTO DELLA SENTENZA:
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CEMENTIFICI, CROMO ESAVALENTE, INQUINAMENTO, Isola delle Femmine, Italcementi, rifiuti, sempre necessario valutare “opzione zero”, SENTENZE TAR, TAR Veneto: impatto ambientale di un progetto, TAR VENEZIA
In merito al ricorso proposto dal “Comitato Popolare Lasciateci Respirare“, dal Comitato “e Noi?” e da un gruppo di residenti, contro il progetto di “revamping” di Italcementi Monselice, nella sentenza n 803 del 2011 emessa da TAR del Veneto, riteniamo utile porre in evidenza il punto 4 che riportiamo. In questo passaggio si motiva la legittimità dei Comitati ad agire in giudizio, in quanto portatori di interessi diffusi. Una sentenza che riconferma altri pronunciamenti della magistratura e rafforza il ruolo che i Comitati possono avere anche in sede di ricorso, avverso i provvedimenti che autorizzano progetti che hanno impatto ambientale.
Si riporta integralmente il punto d’interesse. A questo link invece si può leggere l’intera sentenza
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4. Il Parco Regionale dei Colli Euganei, il Ministero dei Beni e Attività Culturali, Italcementi S.p.A. eccepiscono in via preliminare il difetto di legittimazione ed interesse in capo ai privati cittadini e in capo ai Comitati ricorrenti.
Il collegio ritiene di dover precisare le norme ed i principi che devono essere applicati per valutare la legittimazione di parte ricorrente.
Il dodicesimo comma dell’art. 146 del D. Lgs. n° 42 del 2004 stabilisce che l’autorizzazione paesaggistica e’ impugnabile, con ricorso al tribunale amministrativo regionale o con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, dalle associazioni portatrici di interessi diffusi individuate ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di ambiente e danno ambientale, e da qualsiasi altro soggetto pubblico o privato che ne abbia interesse.
L’art. 18 della legge n° 349 del 1986 stabilisce che le associazioni di protezione ambientale a carattere nazionale e quelle presenti in almeno cinque regioni, individuate con decreto del Ministro dell’ambiente possono ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi.
L’art. 9 della legge n° 241 del 1990 stabilisce che qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento.
Il collegio osserva che il riconoscimento delle associazioni di protezione ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente non preclude che siano legittimate a proporre ricorso anche associazioni non riconosciute dal Ministero previa verifica, da effettuarsi in sede giurisdizionale caso per caso, della titolarità dell’interesse alla protezione ambientale sulla base degli indici di rappresentatività posseduti in concreto (così Consiglio di Stato VI n° 6554 del 2010).
Una diversa opinione non sarebbe conforme a Costituzione (artt. 24, 103 e 113), se si intendesse attribuire in via esclusiva all’Amministrazione il potere di selezionare i soggetti legittimati ad agire in giudizio, così impedendo l’accesso alla tutela giurisdizionale ad enti esponenziali di posizioni soggettive differenziate e qualificate, definibili quali interessi legittimi.
La legittimazione a ricorrere spetta anche ai meri comitati spontanei che si costituiscono al precipuo scopo di proteggere l’ambiente, la salute e/o la qualità della vita delle popolazioni residenti su un territorio circoscritto. Altrimenti opinando le località e le relative popolazioni, interessate da minacce alla salute pubblica o all’ambiente in un ambito locale circoscritto, non avrebbero autonoma protezione in caso di inerzia delle associazioni ambientaliste riconosciute dal Ministero dell’Ambiente (così Consiglio di Stato VI n° 6554 del 2010).
D’altro canto dalla previsione di cui all’art. 9 della legge n° 241 del 1990 consegue la legittimazione alla proposizione del ricorso da parte non solo di associazioni, ma anche di comitati che abbiano partecipato al procedimento che si sia concluso con provvedimenti che si siano discostati dal contenuto del consenso prestato (così Consiglio di Stato IV n° 2174 del 2009).
Infatti l’orientamento giurisprudenziale che non ammette la legittimazione al ricorso da parte di coloro che siano intervenuti al procedimento si riferisce al caso in cui l’intervento abbia finalità collaborative (ad esempio nel caso di presentazione di osservazioni rispetto all’adozione degli strumenti urbanistici comunali).
Spetta invece la legittimazione a ricorrere quando l’intervento endoprocedimentale sia avvenuto in chiave difensiva degli interessi perseguiti dall’interventore per prevenire eventuali possibili lesioni che potrebbero essere arrecate per effetto dell’adozione dei provvedimenti amministrativi.
Tale quadro normativo è anche coerente con la direttiva europea 27 Giugno 1985 85/337/CEE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, che riconosce alle associazioni ambientali la legittimazione a ricorrere avverso i provvedimenti che autorizzano progetti che hanno impatto ambientale.
Tale direttiva non consente infatti che il legislatore nazionale possa limitare l’accesso al ricorso giurisdizionale ad associazioni con un numero minimo di componenti, tale da comprimere indebitamente la legittimazione al ricorso e così impedendo di fatto che gli interessi collettivi possano essere azionati in giudizio (così Corte di Giustizia CE II 15 Ottobre 2009).
La verifica positiva in concreto, da parte del collegio, della legittimazione dei comitati ricorrenti, giunge a conclusioni analoghe a quelle cui il collegio era pervenuto rispetto all’analogo ricorso deciso con sentenza n° 360 del 2011 e riguardante la compatibilità ambientale della cementeria di Fumane (Verona).
Il presente ricorso è stato proposto dai comitati “Lasciateci respirare” e “E noi?”, oltre che da cittadini.
Entrambi i comitati hanno partecipato, opponendosi, al procedimento relativo al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica e al procedimento relativo alla valutazione d’impatto ambientale.
Tale circostanza, evidenziata da parte ricorrente, non è stata smentita dalle Parti resistenti e controinteressate.
Il comitato “Lasciateci respirare”, sorto nel 2002, conta circa 300 adesioni, per lo più di residenti nei Comuni di Monselice, Este, Baone, Arquà Petrarca.
L’atto costitutivo, depositato in giudizio, del comitato “Lasciateci Respirare” prevede tra gli scopi:
– promuovere e sostenere tutte le iniziative, attività ed interventi che sono finalizzati al miglioramento di vita e di salute dei cittadini del territorio comunale e provinciale (di Padova) connessi in modo specifico ai problemi di salvaguardia e di tutela ambientale;
– sostenere quanti si propongano sul piano civile, sociale e scientifico di contribuire alla salvaguardia e alla tutela ambientale, sanitaria e sociale.
Tale Comitato ha organizzato incontri e dibattiti sull’impatto delle emissioni dei cementifici nell’ambiente circostante.
Il Comitato “E noi?” è sorto nel Giugno 2010 e conta una settantina di adesioni.
Lo statuto, depositato in giudizio, del comitato “E noi?” prevede tra gli scopi la promozione e la partecipazione dei propri associati alla vita della comunità locale, con particolare riferimento allo studio e alla diffusione di tematiche connesse alla tutela ed al rispetto dell’ambiente, alla salvaguardia della salute pubblica e del territorio nonché alla valorizzazione e conservazione di beni di valore paesaggistico, storico, artistico e architettonico e allo sviluppo socio-economico.
Il collegio ritiene che i comitati di cui sopra abbiano sufficientemente dimostrato il loro radicamento nel territorio, l’attività svolta per la tutela dei valori paesaggistici ed ambientali, le finalità perseguite nel territorio in relazione a tali valori.
Ne consegue che i comitati ricorrenti, anche tenuto conto che hanno partecipato, opponendosi, ai procedimenti che hanno condotto all’adozione dei provvedimenti impugnati, sono titolari della legittimazione al ricorso.
La contestazione, contenuta nella memoria del Parco Regionale dei Colli Euganei, rispetto alla carenza di potere dei firmatari dei ricorsi a rappresentare in sede giudiziale i due comitati non è motivata e dunque non merita considerazione.
Il ricorso è stato infatti sottoscritto dal Presidente del comitato “Lasciateci respirare” Stefano Rando e dal Presidente del comitato “E noi?” Silvia Mazzetto.
Il collegio osserva inoltre che la legittimazione dei comitati a ricorrere è riferita all’impugnazione dei provvedimenti amministrativi lesivi dei valori ambientali o paesaggistici.
Pertanto tale legittimazione comporta la possibilità di censurare tali provvedimenti anche sotto profili in sé non attinenti alla tutela dei valori paesaggistici od ambientali.
Infatti il risultato preso di mira è comunque la caducazione dei provvedimenti amministrativi lesivi dei valori ambientali o paesaggistici.
Quanto alla legittimazione delle persone fisiche ricorrenti, questa deve essere riconosciuta alle persone fisiche che possono lamentare in concreto un danno per effetto dei provvedimenti impugnati.
Bisogna considerare che il progetto approvato comporta una modificazione del paesaggio circostante in considerazione dei nuovi manufatti di cui è prevista la costruzione.
In particolare è prevista la costruzione di una nuova torre alta circa 90 metri.
Parte ricorrente ha inoltre depositato in giudizio documentazione da cui si desume che le emissioni nell’aria che saranno prodotte dall’impianto interessano il territorio dei Comuni di Monselice, Arquà Petrarca e Baone.
Va inoltre tenuto presente che l’impianto attualmente in funzione è destinato ad essere dismesso, come ammette la stessa Italcementi S.P.A. a pagina 7 della memoria difensiva in data 28 Marzo 2011.
Pertanto non sarebbe possibile in linea teorica sostenere l’assenza di peggioramento della qualità di vita, perché attualmente comunque l’impianto produce emissioni. L’autorizzazione impugnata si riferisce infatti ad un nuovo impianto (se si preferisce usare la terminologia progettuale impianto rinnovato, ma la sostanza di impianto nuovo non cambia) che apre un nuovo ciclo produttivo destinato a durare 28 anni e che sostituisce un impianto in fase di dismissione.
Le emissioni prodotte dal nuovo impianto, al fine della valutazione dell’incidenza sulla qualità della vita, non vanno quindi comparate con le emissioni prodotte dall’impianto obsoleto attualmente in funzione, ma vanno invece comparate con la situazione di assenza di impianto.
Ne consegue che i cittadini, che risiedono nell’area dalla quale saranno visibili i nuovi manufatti o nella quale vengono prodotte le emissioni in atmosfera per effetto degli impianti progettati, hanno interesse a contrastare tale progetto, comportando tali manufatti effetti deteriori nella propria condizione di vita, in relazione alla qualità del paesaggio e/o alla qualità della salubrità dell’aria.
Tale interesse alla qualità delle condizioni di vita, è meritevole di tutela secondo l’ordinamento giuridico, usando la formula di cui al secondo comma dell’art. 1322 del cod. civ., (per tale riconoscimento Cass. Sez. Un. n° 26973 del 2008).
Tale interesse assume la consistenza di interesse legittimo per effetto delle norme che, disciplinando il potere della Pubblica Amministrazione, impongono che la stessa Pubblica Amministrazione valuti in modo specifico gli effetti che le opere da autorizzare, sotto il profilo paesaggistico od ambientale, determinano nei confronti dei soggetti che vivono stabilmente nella zona nella quale le opere vengono istallate.
In relazione a quanto sopra deve essere ammessa la legittimazione a ricorrere a favore delle persone fisiche che hanno proposto ricorso e che risiedono (come da tavola n° 2 del secondo fascicolo documenti prodotto da parte ricorrente) in prossimità delle opere autorizzate.
Invece deve essere esclusa la legittimazione a ricorrere in capo a quei soggetti che non hanno la residenza in zona, ma hanno semplicemente la proprietà di un fondo agricolo, il domicilio, lo studio.
Così devono essere estromessi dal giudizio i soggetti che, non hanno la residenza nella zona considerata ovverosia Bozza Luciano, Mazzetto Silvia, Lionello Vanna.
Gli altri ricorrenti sono invece legittimati a proporre ricorso, avendo la residenza nella zona considerata.
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http://www.eco-magazine.info/sportello-giuridico-ambientale/1037/una-sentenza-del-tar-veneto-che-riconosce-la-legittimita-dei-comitati.html
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TAR Veneto: impatto ambientale di un progetto, sempre necessario valutare “opzione zero”
Ricorsi al TAR » TAR Veneto: impatto ambientale di un progetto, sempre necessario valutare “opzione zero”
Importante sentenza del TAR del Veneto in merito alla procedura di valutazione di impatto ambientale (Via) di un progetto l’articolo 21, Dlgs 152/2006 esige di identificare e valutare tutte le opzioni alternativeal progetto stesso compresa la sua non realizzazione (“opzione zero”).
Lo ha ricordato il Tar Veneto nella sentenza 8 marzo 2012, n. 333. I Giudici hanno accolto il ricorso contro una valutazione di impatto ambientale positiva su un sistema di ricopertura di una discarica di categoria 2 (rifiuti speciali) nella fase di gestione del sito “post mortem”. (progetto presentato dalla soc. Integra S.r.l., per la messa in sicurezza di una ex discarica di categoria 2B, sita in località Prati, nel Comune di Spinea, e per il contestuale adeguamento del sistema di copertura finale mediante ricarica superficiale di rifiuti inerti) La Via era stata rilasciata senza accurata valutazione delle alternative al progetto proposto.
Infatti, ai sensi dell’articolo 21, comma 2, lettera b), Dlgs 152/2006 la procedura di Via prescrive di identificare e valutare le alternative al progetto, compresa la sua non realizzazione, indicando le ragioni della scelta effettuata, per renderla trasparente ed evitare interventi che causino sacrifici ambientali superiori a quelli necessari a soddisfare l’interesse sotteso all’iniziativa.
Sentenza Tar Veneto 8 marzo 2012, n. 333 Valutazione impatto ambientale – Progetto di copertura di discarica -Valutazione del progetto – Esame alternative possibili – “Opzione zero” (non realizzabilità) – Necessità
TarVeneto-sentenza 8 marzo 2012, n. 333
La storia di questa battaglia e vittoria delle associazioni e delle amministrazioni di Mira e di Spinea, che fin dal 2010 hanno dato vita al movimento di opposizione alla riapertura della discarica di Fornase dal sito del Comitato di Difesa Ambiente e Territorio di Spinea
http://www.eco-magazine.info/sportello-giuridico-ambientale/1671/tar-veneto-impatto-ambientale-di-un-progetto-sempre-necessario-valutare-opzione-zero.html
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La legittimazione dei Comitati e delle Associazioni che si propongono di tutelare l’ambiente a impugnare con ricorso al Giudice Amministrativo provvedimenti lesivi di interessi ambientali
Un contributo dell’avv. Davide Furlan, del Foro di Padova, che ricostruisce l’evoluzione storico-giuridica della legittimazione ad agire innanzi al Giudice Amministrativo dei Comitati e delle Associazioni che si propongono la tutela degli interessi ambientali.
Sembra ormai in via di consolidamento un indirizzo giurisprudenziale favorevole alla legittimazione processuale delle Associazioni non riconosciute dal Ministero dell’Ambiente, sempreché non si tratti di aggregazioni estemporanee o poco rappresentative e che i beni che esse intendono tutelare abbiano una effettiva valenza ambientale. A questo riconoscimento pare affiancarsi una progressiva estensione dell’oggetto della tutela, attraverso la frequente adozione di un concetto ampio di ambiente, tale da includere negli interessi ambientali la tutela del territorio e del patrimonio anche culturale, storico e artistico del Paese.
In allegato l’ intervento giuridico a cura dell’Avv. Davide Furlan
INTERVENTO AVV. FURLAN
http://www.eco-magazine.info/wp-content/uploads/INTERVENTO-AVV.-FURLAN-.pdf
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CEMENTIFICI, RIFIUTI E UN SINDACO IN STATO CONFUSIONALE
La questione dei rifiuti nelle cementerie è tornata di stretta attualità a seguito della richiesta della Cementeria di Monselice spa di utilizzare ceneri e gessi nel processo produttivo con l’obiettivo di smaltire 200.000 t/a di ceneri ed un quantitativo non specificato di Gessi chimici. I cementifici hanno da sempre un duplice obiettivo: cambiare tipo di combustibile e sostituire la materia prima con i rifiuti. Il loro progetto è di utilizzare rifiuti urbani come combustibile e smaltire rifiuti mescolandoli nell’impasto del cemento.
Per capire come funziona la produzione del cemento, possiamo utilizzare come esempio il forno di cucina. Per fare una torta, si prepara l’impasto e lo si versa nella teglia. Il fuoco sotto provvede alla sua cottura. Chi entra in cucina potrà sentire i piacevoli profumi rilasciati dagli ingredienti. Per fare il cemento si usano il calcare e l’argilla, si butta nella “teglia” e si scalda utilizzando vari tipi di combustibile.
Lo capisce anche un profano che se al posto di calcare e/o argilla si inseriscono fanghi industriali, ceneri, scarti di lavorazione, rifiuti industriali etc… il “profumo” che si libererà nell’aria sarà ben diverso e fortemente caratterizzato da inquinanti di vario tipo. Nel 2005 a seguito del fenomeno degli “odori acri”, sulla base delle analisi ARPAV, la Provincia di Padova sospese le autorizzazioni all’uso dei rifiuti nel processo produttivo, proprio alla Cementeria di Monselice.
Queste cose il Sindaco di Monselice Francesco Lunghi le dovrebbe conoscere, o almeno gliele abbiamo spiegate decine di volte, ma continua imperterrito nella “strategia della confusione”. Del resto basta scorrere i giornali o i resoconti dei suoi interventi dentro e fuori al Consiglio per capire che le sue dichiarazioni non possono avere nessuna affidabilità.
Nel 2005 in Consiglio Comunale votava una mozione con la quale si chiedeva anche a Italcementi di sospendere l’uso dei rifiuti nel processo produttivo. Nel 2007 affermava: «Se i cementifici bruciano rifiuti li faremo chiudere senza indugi». Nel 2008 sosteneva che la necessita una riconversione dei cementifici. Nel 2009 in campagna elettorale dichiarava: “ se sarò sindaco, parlerò con le cementerie e dirò loro: “Bruciate CDR” (combustibile da rifiuti)”, oppure: “A settembre convocherò un convegno sui combustibili alternativi. Per valutare la possibilità di farvi ricorso”. Tra i primi atti da Sindaco, sempre nel 2009, l’avvio degli accordi segreti per il “revamping” di Italcementi dove si esclude l’uso del CDR. Poi per farla breve, in questi giorni dichiara che il suo obiettivo è di “stoppare l’uso dei rifiuti come combustibile nei cementifici”, riconoscendo che inquinano ed hanno limiti più altri degli inceneritori. Ma subito dopo apre alla richiesta di Zillo all’uso dei rifiuti nel processo produttivo.
L’unica cosa certa è che i cittadini non possono fidarsi degli atti e delle dichiarazioni di questo Sindaco e devono prestare enorme attenzione a quanto sta accadendo. Di fronte al calo della produzione di cemento una multinazionale vorrebbe costruire un nuovo cementificio, l’altra chiede intanto di usare rifiuti nel processo produttivo. Sullo sfondo l’annunciato “decreto Clini”, teso a favorire l’uso dei rifiuti come combustibile nei cementifici. Il futuro che Lunghi e i cementieri vorrebbero segnare per il nostro territorio è questo! Tutto il resto sono chiacchiere e “strategia della confusione”.
Francesco Miazzi – Consigliere Comunale “nuova Monselice”
http://www.eco-magazine.info/eco-news/2286/cementifici-rifiuti-e-un-sindaco-in-stato-confusionale.html
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CIVILE NEL PROCEDIMENTO PENALE LA LEGITTIMAZIONE DEI COMITATI ALLA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE NEL PROCEDIMENTO PENALE
Un articolo sulla legittimazione dei comitati popolari a costituirsi parte civile in procedimenti penali, mentre sta per essere aperto il dibattimento nel processo penale riguardante l’ascensore nella Rocca di Monselice (PD), con prossima udienza 17 luglio 2012; il Giudice per l’Udienza Preliminare ha ammesso il Comitato Popolare “Lasciateci Respirare” quale parte civile accanto ad Italia Nostra Onlus, ora la parola al Giudice Monocratico nell’udienza di smistamento, ove verranno sollevate eventuali eccezioni sulla costituzione.
LA LEGITTIMAZIONE DEI COMITATI ALLA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE NEL PROCEDIMENTO PENALE
con particolare riferimento ai reati ambientali.
Le associazioni ambientaliste – anche se non riconosciute – sono ormai da tempo legittimate a intervenire nei procedimenti penali che siano attinenti ai profili di tutela che siano previsti nei propri scopi statutari; la legittimazione è stata riconosciuta alle associazioni in quanto soggetti esponenziali di interessi diffusi.
Va sottolineato, quindi, come la presenza, nel nostro ordinamento, di una forma di riconoscimento per le associazioni di protezione ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente non impedisce che siano legittimate a diventare parte di un processo anche associazioni non riconosciute dal Ministero stesso: anche in questi casi c’è un filtro per decidere sulla legittimazione o meno delle associazioni ed è rappresentato dalla verifica, che opererà il Giudice caso per caso, tra la titolarità dell’interesse statutario stabilito, per così dire, sulla carta e in astratto, e la rappresentatività della associazione stessa in concreto, quale può essere l’attività concreta svolta nell’ambito di un territorio.
Il riconoscimento di questa legittimazione è conforme al principi costituzionale previsto dall’art. 24 Cost., in base al quale “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi”; a voler sostenere che le associazioni non riconosciute non possono costituirsi parte civile, quindi, si darebbe una lettura non costituzionalmente orientata del relativo istituto processuale.
Da questo ragionamento, deriva che, a maggior ragione la legittimazione a costituirsi parte civile spetta anche ai meri comitati spontanei che, come spesso accade in questo periodo storico di profondi e repentini mutamenti degli equilibri sociali, sorgono frequentemente da una libera associazione di cittadini deputata principalmente a proteggere la qualità della vita delle popolazioni residenti in un territorio circoscritto.
Il ruolo di questi comitati spontanei è importantissimo per garantire la tutela degli interessi diffusi degli abitanti fasce di territorio – il più delle volte – limitate in estensione, con una funzione suppletiva o integrativa di quelle associazioni riconosciute dal Ministero dell’Ambiente, in caso di loro inerzia o azione limitata.
Il Comitato, infatti, risulta provvisto di legittimazione propria e distinta rispetto ai singoli consociati, in quanto portatore di un interesse superindividuale, quale può essere l’interesse alla tutela della qualità della vita e del paesaggio.
Il problema che si pone in relazione a questi interessi è quello della loro protezione, atteso che l’ordinamento prevede forme di tutela chiaramente modellate su situazioni soggettive individuali.
La soluzione consiste, pertanto, nel ricondurre l’interesse superdindividuale all’alveo dell’interesse legittimo, ai fini della sua tutelabilità.
Sotto il primo profilo, si valorizza il disposto dell’art. 2 Cost., estendendo, per tale via, la nozione di interesse legittimo anche alle formazioni sociali ove si svolge la personalità dell’uomo, così affrancando l’interesse legittimo da un’accezione puramente personalistica; sotto il secondo profilo, si subordina la tutelabilità degli interessi superindividuali alla individuazione di enti esponenziali che si rendano portavoce delle relative istanze.
Il Comitato Popolare è posto quindi alla tutela dell’interesse superindividuale che passa, dunque, attraverso un «processo si soggettivizzazione o corporativizzazione», determinandone la trasformazione in interesse collettivo, interesse che può quindi essere oggetto di azione di risarcimento civile in sede penale. Il Comitato medesimo, d’altra parte, risulta essere in possesso di tutti i requisiti di rappresentatività tali da legittimare la costituzione di parte civile. La teoria formalistica sul punto, infatti, è stata ormai da tempo abbandonata in favore di una visione sostanzialistica, che fa dipendere la legittimazione alla tutela dalla rappresentatività degli enti esponenziali, di cui sono individuati i seguenti indici:
a) il fine istituzionale;
b) la possibilità concreta dell’ente, per organizzazione e struttura, di perseguire lo scopo;
c) la c.d. vicinitas.
In primo luogo, la protezione del bene a fruizione collettiva deve corrispondere a un fine statutariamente previsto dall’ente in questione; esso deve, inoltre, essere dotato di una struttura idonea ad assicurare detta finalità. Infine, l’interesse di cui l’ente è portatore deve essere localizzato, dovendo, in altri termini, sussistere uno stabile collegamento territoriale tra l’area di afferenza dell’attività dell’ente e la zona in cui è situato il bene che si assume leso. Tali requisiti, per i motivi sopra esposti, risultano essere perfettamente in possesso del Comitato, il quale è protagonista di un coinvolgimento che va oltre il generico interesse che collega simili associazioni a tutto il territorio indistintamente. Facendo proprie le conclusioni della dottrina e della giurisprudenza amministrativa, la giurisprudenza penale ammette ormai pacificamente la costituzione di parte civile degli enti esponenziali di interessi collettivi. In proposito l’orientamento della giurisprudenza di legittimità non è stato sempre univoco, distinguendosi – come puntualmente schematizzato dalla Cassazione penale con riferimento all’ambiente – quattro filoni interpretativi: secondo il primo, le associazioni (ambientaliste) avrebbero solo una facoltà di intervenire nel giudizio penale ai sensi degli artt. 91 ss. c.p.p., subordinata perciò al consenso della persona offesa dal reato; altre pronunce configurano in capo alle associazioni medesime un’azione civile atipica, avente a oggetto non il risarcimento del danno, bensì unicamente la rifusione delle spese processuali; un terzo orientamento ritiene che le associazioni ambientaliste individuate dal Ministero per l’Ambiente ai sensi dell’art. 13 della legge n. 349/1986 possano, a norma dell’art. 4, comma 3, legge 3 agosto 1999, n. 265 (disposizioni in materia di autonomia e ordinamento degli enti locali) poi trasfuso nell’art. 9, comma 3, D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico sull’ordinamento degli enti locali), proporre le azioni risarcitorie per danno ambientale spettanti al Comune e alla Provincia, ma l’eventuale risarcimento sarebbe liquidato in favore dell’ente sostituito, mentre le spese processuali verrebbero liquidate nei confronti delle associazioni.
Infine, un quarto indirizzo sostiene che «le associazioni ambientaliste, anche se non riconosciute ai sensi del citato art. 13, legge n. 349/1986, sono legittimate all’azione risarcitoria vera e propria, anche in sede penale mediante la costituzione di parte civile, solo nella misura in cui sono portatrici non di interessi diffusi e astratti, ma di interessi ambientali concretamente individualizzati.
Secondo quest’ultima tesi le associazioni ambientaliste in quanto tali hanno diritto al risarcimento del danno ambientale quando questo offende un diritto patrimoniale oppure un diritto morale del sodalizio, identificato quest’ultimo in un interesse ambientale storicamente e geograficamente circostanziato che il sodalizio ha assunto come proprio scopo statutario».
Siffatta impostazione, sposata dalla giurisprudenza più attuale, si rifà al paradigma dell’azione aquiliana di cui all’art. 2043 cc., configurando in capo alle associazioni ambientaliste, in quanto tali, un interesse legittimo alla tutela dell’ambiente, così come della qualità della vita e del paesaggio, idoneo a essere leso.
Discende da quanto precede la possibilità che gli enti esponenziali di interessi collettivi vengano danneggiati da attività lesive degli interessi di cui sono portatori, e la conseguente legittimazione degli stessi, in via autonoma e principale, all’azione di risarcimento per danno, quando siano statutariamente portatori di interessi territorialmente determinati, concretamente lesi da un’attività illecita.
Così, in tema di legitimatio ad causam delle associazioni non riconosciute, quali i comitati spontanei, varie sono le pronunce che si sono espresse favorevolmente.
“Sussistono due differenti istituti che consentono l’accesso al giudizio penale di formazioni sociali ambientaliste portatrici di interessi superindividual.i Tali sodalizi, quando sussistano i presupposti di legge, possono costituirsi parti civili oppure possono intervenire nel processo a sensi dell’art. 91 c.p.p, con poteri identici a quelli della persona offesa al cui consenso è subordinato l’esercizio dello intervento stesso”. (Cassazione pen., Sez. III, 15 gennaio 2007, n. 554)
“Le associazioni ambientaliste in quanto tali hanno diritto al risarcimento del danno ambientale quando questo offende un diritto patrimoniale oppure un diritto morale del sodalizio, identificato quest’ultimo in un interesse ambientale storicamente e geograficamente circostanziato che il sodalizio ha assunto come proprio scopo statutario”. (Cassazione pen., Sez. III, ud. prel. 3 ottobre 2007).
Alla luce di tutti questi elementi appare comprovato che l’interesse dei Comitati Popolari spesso non consiste, ad esempio, in un mero interesse diffuso alla tutela ambientale e del paesaggio, ma sia connotato da quei requisiti di territorialità ed esponenzialità della comunità locale che la giurisprudenza richiede ai fini della tutela risarcitoria degli interessi legittimi.
Avv. Eva Vigato
http://www.eco-magazine.info/sportello-giuridico-ambientale/2283/la-legittimazione-dei-comitati-alla-costituzione-di-parte-civile-nel-procedimento-penale.html
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 Cass. Sez. 
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 art. 13