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Timestamp: 2017-07-26 21:26:27+00:00

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I DETERMINANTI AMBIENTALI. capitolo RIFIUTI. dida dida dida dida dida dida dida dida dida CRM dida Meano dida dida Trento dida - PDF
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1 capitolo 3 I DETERMINANTI AMBIENTALI RIFIUTI dida dida dida dida dida dida dida dida dida CRM dida Meano dida dida Trento dida2 3. rifiuti rifiuti Produzione di rifiuti urbani e speciali Produzione totale e pro capite di rifiuti urbani Produzione di rifiuti urbani per unità di PIL Produzione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi Gestione dei rifiuti urbani e speciali assimilati Raccolta differenziata Frazioni merceologiche Sistema di raccolta e smaltimento...49 a cura di: Patrizia Famà Settore informazione e qualità dell ambiente APPA Agenda 21 Consulting S.r.l. Lorenza Longo Servizio politiche di gestione dei rifi uti PAT con la collaborazione di: Claudio Zatelli Servizio politiche di gestione dei rifi uti PAT Luca Sighel Settore tecnico APPA Jacopo Mantoan Settore informazione e qualità dell ambiente APPA (redazione) La versione integrale del presente capitolo è consultabile sul sito dell Agenzia provinciale per la protezione dell ambiente: 403 Si stima che in Europa ogni anno vengano prodotti circa due miliardi di tonnellate di rifi uti e questa cifra è in continuo aumento. Il quadro attuale evidenzia come l incremento della produzione di rifi uti sia correlato allo sviluppo economico della società che, con l aumento della ricchezza e quindi dei consumi, si serve di prodotti con cicli di vita sempre più brevi. Sulle coordinate del Sesto Programma Comunitario di Azione per l Ambiente 2001 si è sviluppato il Terzo Aggiornamento del Piano Provinciale di smaltimento dei rifi uti 2006 che individua nei principi di sostenibilità i propri presupposti strategici generali, contenimento della produzione e raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata; all interno della fi losofi a che ispira le scelte e le decisioni dell amministrazione pubblica in questo settore: non più il cittadino visto come semplice utente che si disfa di qualsiasi cosa, ma un cittadino che diventa protagonista responsabile del servizio attivando concretamente il recupero della materia, dalla carta all organico, dal vetro alla plastica, dalle lattine al legno. I determinanti ambientali 3.1 Produzione di rifiuti urbani e speciali I dati sulla produzione provinciale di rifi uti solidi urbani sono ripresi dall Osservatorio Provinciale sui rifi uti ed elaborati dal Servizio politiche di gestione dei rifi uti della PAT. In Trentino, il tasso della produzione di rifi uti urbani è da correlare oltre che allo sviluppo economico, anche alla fl uttuazione demografi ca come insieme della popolazione residente e della presenza turistica (per un maggiore dettaglio riguardante la produzione di rifi uti nel settore turistico, si rimanda al capitolo Turismo del presente Rapporto) La base dati utilizzata per la stima della produzione dei rifi uti speciali è rappresentata dalle dichiarazioni M.U.D., ai sensi dell art. 189 del d. lgs. 152/2006, che prevedono tra l altro l esonero dall obbligo della dichiarazione tutti i produttori di rifi uti non pericolosi con trasporto in conto proprio Produzione totale e pro capite di rifiuti urbani La produzione di RSU totali nell anno 2007 è stata pari a t, con un decremento del 7% rispetto al 2001 ( t), anno in cui si è verifi cata un inversione di tendenza rispetto al costante aumento del quantitativo prodotto nel decennio Il decremento si registra nonostante l aumento della popolazione equivalente dell 6% ( nel 2001, nel 2007). Nel grafi co in fi gura 3.1 sono riportati i quantitativi di RSU a partire dal4 rifiuti 3 T/Anno Figura 3.1: evoluzione della produzione di rifi uti solidi urbani ( ) (Fonte: elaborazione su dati del Servizio politiche di gestione dei rifi uti della PAT) La produzione pro-capite di rifi uti solidi urbani da parte della popolazione equivalente (residenti + turisti) decresce nel 2007 a 1,24 Kg/ab giorno, come si riporta nel grafi co in fi gura ,43 1,21 1,24 1,03 Kg/Ab/Giorno Figura 3.2: evoluzione della produzione pro capite giornaliera di rifi uti solidi urbani ( ) (Fonte: elaborazione su dati del Servizio politiche di gestione dei rifi uti della PAT) Indicatore Tematica Tipol. Disponib. Situazione Trend 1. Produzione di rifiuti urbani Rifiuti P D P5 3.1.2 Produzione di rifiuti urbani per unità di PIL Il confronto tra produzione di rifi uti urbani e prodotto interno lordo (PIL), permette di fare una prima valutazione del grado di disaggregazione tra produzione di rifi uti e crescita economica trentina, obiettivo espresso in sede europea e accolto in ambito nazionale e provinciale. Negli anni si registra un tasso di crescita del PIL del 3% a fronte di una variazione nella produzione di rifi uti solidi urbani del - 8%. Il quadro di riferimento, come si evince dal grafi co in fi gura 3.3, evidenzia come in Trentino lo sviluppo economico è reso possibile pur contenendo il consumo di risorse e la produzione di rifi uti. I determinanti ambientali RSU (t) PIL pro capite ( ) Tabella 3.1: valori annuali del quantitativo totale di rifi uti urbani e del prodotto interno lordo pro-capite in Trentino [Fonte: elaborazione su dati del Servizio politiche di gestione dei rifi uti della PAT e Servizio statistica della Provincia autonoma di Trento su dati ISTAT] 106 T RSU PIL Figura 3.3: andamento della produzione di rifi uti solidi urbani e del prodotto interno lordo ( ) (Fonte: elaborazione su dati del Servizio politiche di gestione dei rifi uti della PAT) *valore delle grandezze relative all anno 2001 posto pari a 100 Indicatore Tematica Tipol. Disponib. Situazione Trend 2. Produzione di rifiuti urbani per unità di PIL Rifiuti P D P6 3.1.3 Produzione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi rifiuti 3 Le maggiori fonti di rifi uti pericolosi sono l industria, il settore minerario e gli interventi di bonifi ca dei siti contaminati, così come prodotti di uso quotidiano, le batterie al nichelcadmio, molti solventi organici utilizzati per la pulizia, le vernici e gli oli lubrifi canti per i motori. La Comunità Europea ha defi nito precisi obiettivi in tema di riduzione dei rifi uti pericolosi rispetto alla produzione del 2000: - 20% del volume prodotto nel 2010, -50% del volume prodotto nel L aggiornamento dei dati sulla produzione di rifi uti pericolosi in Trentino si arresta al 2005, anno in cui il quantitativo è pari a tonnellate, con un aumento del 28% rispetto al quantitativo registrato nel I valori maggiori di produzione si rilevano nel triennio , con un picco massimo di tonnellate nel Se si confrontano questi dati rispetto agli obiettivi comunitari defi niti per il 2010, emerge la necessità per la provincia di Trento di ridurre il tasso dei rifi uti speciali pericolosi a tonnellate; il 43% in meno di quanto dichiarato nel 2005 in provincia di Trento. L analisi dei dati di produzione di rifi uti speciali non pericolosi esclude la categoria di rifi uti inerti da costruzione e demolizione (C&D, codice CER 17). Per i rifi uti non pericolosi, si assiste rispetto al 2000 ad un incremento del 20%. In modo analogo all evoluzione della produzione dei rifi uti speciali pericolosi, il maggior quantitativo prodotto di rifi uti speciali non pericolosi si rileva nel triennio , come evidenziato dal grafi co in fi gura 3.4. T/Anno Figura 3.4: produzione dichiarata di rifi uti speciali pericolosi e non pericolosi ( ) (Fonte: elaborazione su dati Rapporto Nazionale Rifi uti ) Produzione di rifiuti speciali pericolosi Produzione di rifiuti speciali non pericolosi esclusi C&D Indicatore Tematica Tipol. Disponib. Situazione Trend 3. Produzione di rifiuti speciali Rifiuti P D P7 Rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi per Codice CER 01 Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali Tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi prodotte nel 2005 Tonnellate di rifiuti speciali pericolosi prodotte nel n.d. I determinanti ambientali 02 Rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti 03 Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone Rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce e dell industria tessile n.d Rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone Rifiuti dei processi chimici inorganici Rifiuti dei processi chimici organici Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti, adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa Rifiuti dell industria fotografica Rifiuti provenienti da processi termici Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa 12 Rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica 13 Rifiuti Oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili, 05 e 12) 14 Solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto (tranne le voci 07 e 08) 15 Rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) n.d n.d Rifiuti non specificati altrimenti nell elenco Rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) 18 Rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate Rifiuti da impianti di tratt. dei rifiuti, trattamento delle acque reflue, nonché dalla potabilizzazione dell acqua e dalla sua prep. per uso industriale 20 Rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni) inclusi i rifiuti della raccolta differenziata n.d. Tabella 3.2: produzione di rifi uti speciali pericolosi e non pericolosi per codice CER in provincia di Trento (2005) (Fonte: Rapporto Nazionale Rifi uti 2006) 458 3.2 Gestione dei rifiuti urbani e speciali assimilati rifiuti 3 L obiettivo posto dalla Provincia autonoma di Trento di fermare la crescita della produzione di rifi uto indifferenziato, per giungere ad una quantità di rifi uto fi sso residuo di t/ anno, impone una riduzione della produzione pari all incremento demografi co. Sesto programma europeo di azione ambientale Entro il 2010 riduzione del 20% di rifiuti avviati allo smaltimento finale rispetto ai valori del 2000 e del 50% entro il D. lgs. n. 36/2003 D. lgs. n. 152/06 L. n. 296/2006 (legge finanziaria 2007) Terzo Aggiornamento del Piano Provinciale di smaltimento dei rifiuti 2006 Divieto dal 1 gennaio 2007 di conferire in discarica rifiuti valorizzabili in termini di materia ed energia né ulteriormente trattabili, nonché rifiuti avente potere calorifico inferiore (PCI) maggiore a KJ/kg. Riduzione progressiva del rifiuto urbano biodegradabile da collocare in discarica stabilendo delle soglie massime di 173 kg/abitante/anno entro il 2008, 115 kg/abitante/anno entro il 2011, 81 kg/abitante/anno entro il % di raccolta differenziata entro il % di raccolta differenziata entro il % di raccolta differenziata entro il % di raccolta differenziata entro il % di raccolta differenziata entro il % di raccolta differenziata entro il Documento d indirizzo che fissa il quantitativo massimo del rifiuto da avviare a termovalorizzazione pari a t/ anno dal 2009 ed al 65% di raccolta differenziata. Tabella 3.3: obiettivi e tempistiche delle indicazioni e normative europee, nazionali e provinciali in materia di riduzione del rifi uto Raccolta differenziata Il quantitativo pro-capite di rifi uto avviato a smaltimento si attesta nel 2007 al valore di 199 kg/abitante equivalente, con un decremento del 55% rispetto al Tale diminuzione è determinata principalmente dai notevoli progressi compiuti nel campo della raccolta differenziata, con conseguente allungamento della vita tecnica residua delle discariche. ANNO RD RESIDENTI Kg/ab/anno RU RESIDENTI Kg/ab/anno RD EQUIVALENTI Kg/ab/anno RU EQUIVALENTI Kg/ab/anno Tabella 3.4: ripartizione pro-capite della raccolta differenziata (RD) e indifferenziata (RU) (Fonte: Servizio politiche di gestione dei rifi uti della PAT) 469 Ad oggi gli obiettivi nazionali di conseguimento del 35% di RD nel 2006 e 45% di RD nel 2008 sono stati ampiamente superati a livello provinciale con una raccolta differenziata nel 2007 pari al 56%. Per giungere al contenimento della produzione di rifi uto nel rispetto degli obblighi provinciali previsti dal Terzo Aggiornamento al Piano Provinciale di smaltimento rifi uti, il Comune di Trento ha dato il via alla sperimentazione del sistema di raccolta cosiddetto porta a porta nei quartieri di Gardolo e Meano dal Il nuovo progetto prevede un estesa domiciliarizzazione dei circuiti di raccolta delle principali frazioni recuperabili, nello specifi co di quella umida, della raccolta di carta e cartoni, del vetro monomateriale in bidoni nonché della raccolta congiunta in sacchi degli imballaggi in plastica, in alluminio e in banda stagnata e dei poliaccoppiati a base cellulosica (es. confezioni in tetrapak), e contestualmente si prevede la domiciliarizzazione della raccolta della frazione residua e la raccolta differenziata con bidoni di volumetria diversa su richiesta dell utente. I rendimenti della raccolta differenziata, nell esperienza reale, dipendono essenzialmente dalle consuetudini, dagli stili di vita e dal grado di partecipazione dei cittadini oltre che dalle modalità organizzative del servizio di raccolta. Per raggiungere l obiettivo del 65% di RD al 2012 (D. lgs. 152/2006, vd. grafi co in fi gura 3.6), si ritiene necessario individuare gli elementi fondamentali del sistema: le utenze, materiali da raccogliere in modo differenziato e priorità del sistema; le modalità di raccolta più opportune per ciascun materiale e ciascun fl usso di provenienza; il dimensionamento dei servizi per ciascuna tipologia di raccolta; gli strumenti anche fi nanziari e le strategie di formazione/informazione degli utenti. I determinanti ambientali Figura 3.5: percentuali di raccolta differenziata raggiunta negli 11 Comprensori della provincia di Trento (2007) (Fonte: elaborazione grafi ca Agenzia provinciale per la protezione dell ambiente) 4710 rifiuti 3 %RD 16,2 20,7 26,6 35,9 45,0 51, ,3* Figura 3.6: andamento annuale della percentuale di raccolta differenziata in rapporto ai valori obiettivo del D. lgs. 152/2006 (Fonte: elaborazione su dati Servizio politiche di gestione dei rifi uti della PAT) %RD D. Lgs. 152/2006 *Nel calcolo della percentuale di RD è incluso lo spazzamento stradale Indicatore Tematica Tipol. Disponib. Situazione Trend 4. Raccolta differenziata Rifiuti R D P Frazioni merceologiche La composizione del rifi uto residuo va monitorata sistematicamente attraverso periodiche analisi merceologiche trimestrali utili per intercettare le frazioni che possono essere ulteriormente valorizzate attraverso la raccolta differenziata. Il trend della raccolta per le singole frazioni merceologiche sottolinea un incremento dal 2001 al 2007 dell organico (+ 2610%), della plastica (+ 705%), seguiti da legno (+ 654%), sfalci (432%) e vetro (+ 339%). I rifi uti urbani pericolosi, rappresentati maggiormente da medicinali scaduti e pile, si affermano al + 205%. L unico valore negativo concerne la raccolta di materiale ingombrante (-64%), quantitativo che insieme a quello dello spazzamento stradale e al rifi uto indifferenziato viene avviato a smaltimento. I dati sulle rese per ogni singola frazione mostrano un quantitativo consistente di carta e cartone (16%) e organico (14%), valori percentuali minori si rilevano per la maggior parte delle altre frazioni merceologiche indicate nel grafi co in fi gura11 RU indifferenziato 36% Organico 14% Verde 5% I determinanti ambientali Carta e cartone 16% Multimateriale 7% Spazzamento 4% Vetro 3% Metalli 2% Ingombranti 5% Altro 1% R.U.P. 0% Legno 3% Tessili 0% RAEE 1% Plastica 3% Figura 3.7: percentuali delle frazioni merceologiche raccolte nel 2007 [Fonte: elaborazione su dati Servizio politiche di gestione dei rifi uti della PAT] Indicatore Tematica Tipol. Disponib. Situazione Trend 5. Percentuale frazioni merceologiche avviate a recupero Rifiuti R D P Sistema di raccolta e smaltimento Il sistema integrato di gestione dei rifi uti costituisce il modello adottato dalla Provincia di Trento per la propria panifi cazione degli interventi. Esso presuppone una pluralità di impianti di trattamento e di smaltimento che intervengono all interno del ciclo dei rifi uti in modo sinergico, contribuendo, ciascuno per la propria quota, e a realizzare la piena autosuffi cienza. Il sistema impiantistico trentino si articola in impiantistica per la raccolta differenziata e impiantistica per lo smaltimento. In attuazione alle disposizioni di legge (D. lgs. n.36/2003 e DPP 14-44/Leg. del 9 giugno 2005) il sistema di smaltimento trentino si compone di piattaforme di smaltimento dotate di macchinari appositi per il pretrattamento dei rifi u- ti, processo necessario a diminuire la pericolosità del rifi uto e a stabilizzare la sostanza organica contenuta in esso. Tale confi gurazione garantisce l autosuffi cienza del sistema fi no al 2013 data in cui dovrà essere operativo l impianto di termodistruzione e la relativa discarica di supporto. Vi sono attualmente 7 discariche attive in provincia di Trento, con un volume residuo di m 3 calcolato al 1 gennaio Per fronteggiare eventuali slittamenti nell entrata in funzione dell impianto di termodistruzione sono stati pianifi cati ampliamenti delle discariche atti a garantire un ulteriore volume residuo pari a m 3. 4912 A supporto della raccolta differenziata è attiva al 2007 una rete di piattaforme distinte in 117 centri di raccolta materiale (CRM) e 10 centri di raccolta zonale (CRZ). rifiuti 3 Discarica Ischia Podetti comune di Trento Conferimento Medio Giornaliero T/G Volume Autorizzato M 3 Volume Residuo al 1 gen 2008 M 3 Impianto attualmente chiuso per opere di bonifica che si concluderanno nel 2009 Volume relativo ad opere di ampliamento M Salezzoni comune di Imer Sulizano comune di Scurelle Iscle comune di Taio Ex Cave di Ghiaia comune di Monclassico Bersaglio comune di Zuclo Maza comune di Arco Lavini di Marco comune di Rovereto Totale Tabella 3.5: impianti di smaltimento dei rifi uti attivi in provincia di Trento, potenzialità massime giornaliere e volumi autorizzati e residui (2008) (Fonte: Servizio politiche di gestione dei rifi uti della PAT) Indicatore Tematica Tipol. Disponib. Situazione Trend 6. Volumetria discariche Rifiuti P D? P 2008 Numero impianti Tipologia impianto Stato CRM fisso CRM mobile CRZ Stazione di trasferimento Totale da definire in costruzione in esercizio in fase di bonifica 1 1 finanziato 1 1 Totale complessivo Tabella 3.6: situazione dei centri di raccolta materiali e zonali, in stato di defi nizione, in costruzione, in esercizio e in fase di bonifi ca (primo semestre 2008) (Fonte: Servizio politiche di gestione dei rifi uti della PAT) 5013 Indicatore Tematica Tipol. Disponib. Situazione Trend 7. Centri di raccolta materiali Rifiuti R D? P 2008 I DETERMINANTI AMBIENTALI I dati relativi al quantitativo di rifi uti speciali smaltiti in discarica nel 2005 emergono dalle dichiarazioni M.U.D tenute dai gestori degli impianti a livello nazionale. Nel 2005, t di rifi uti speciali non pericolosi ( t prodotte nel 2005) sono state smaltite in discariche adibite precisamente allo smaltimento di rifi uti inerti fuori provincia; nello stesso anno una seppur minima quantità è stata destinata allo smaltimento in discariche per rifi uti urbani ( t). La percentuale di rifi uti speciali recuperati risulta del 23%, come si evince dal grafi co in fi gura % RS recuperati RS smaltiti in discarica % Figura 3.8: rapporto in peso e percentuale tra rifi uti speciali non pericolosi smaltiti in discarica e recuperati (2005) (Fonte: Osservatorio Nazionale sui Rifi uti) Indicatore Tematica Tipol. Disponib. Situazione Trend 8. Percentuale di rifiuti speciali recuperati Rifiuti R D? P14 Documenti analoghi
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 art. 198
 Art. 1
 Art. 1