Source: https://studiolegaleramelli.it/2018/10/20/bancarotta-fraudolenta-per-distrazione-per-limprenditore-che-effettua-investimenti-contrari-alla-ragionevolezza-imprenditoriale/
Timestamp: 2020-08-05 18:53:04+00:00

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Bancarotta fraudolenta per distrazione per l’imprenditore che effettua investimenti contrari alla ragionevolezza imprenditoriale – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Bancarotta fraudolenta per distrazione per l’imprenditore che effettua investimenti contrari alla ragionevolezza imprenditoriale.
Si segnala per la peculiarità della fattispecie l’interessante sentenza n.ro 47503/2018, depositata il 18.10.2018, con la quale la Corte di Cassazione si è pronunciata su un fatto contestato e qualificato dai giudici di merito come bancarotta fraudolenta per distrazione con rilevanza penale attribuita agli investimenti “irragionevoli”, fatti rientrare nel perimetro punitivo del reato de quo.
Nel caso di specie, all’esito del giudizio di appello, veniva confermata la condanna dell’imputato, quale amministratore di una s.r.l., alla pena di giustizia per il delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione e preferenziale (dichiarato prescritto), nonché per bancarotta fraudolenta documentale, attesa la irregolare tenuta delle scritture contabili.
Nei motivi di ricorso la difesa, contestava il capo della sentenza resa dalla Corte distrettuale di Milano che aveva qualificato come atti distrattivi del patrimonio sociale alcuni investimenti che non hanno premiato le casse aziendali.
In particolare, il ricorrente, in merito al finanziamento effettuato a favore di una società di marketing politico – ritenuto antieconomico e privo di giustificazione dai giudici di merito – deduceva che l’investimento aveva registrato un esito infausto solo in ragione della riforma della legge elettorale del 2005, non ipotizzabile al momento della disposizione patrimoniale.
Veniva, altresì, censurata l’erroneità della decisione della Corte territoriale nella parte in cui aveva ritenuto l’investimento quale atto distrattivo malgrado la subita truffa per la quale il curatore fallimentare aveva sporto querela.
La Corte di Piazza Cavour ha rigettato il ricorso perché infondato.
Di seguito, per quanto di interesse per il presente commento, si riporta il significativo passaggio della motivazione della sentenza in commento.
a)sulla rilevanza della condotta materiale:
“In relazione alla condotta distrattiva consistita nell’aver finanziato ingiustificatamente la società (omissis), occorre osservare come non possa accogliersi la tesi della difesa circa le ripercussioni negative, in termini economici, delle modifiche apportate dalla riforma elettorale risalente al 2005. All’epoca del finanziamento, avvenuto tra il 2004-2005, infatti, i profili di riforma e, in particolare, l’impossibilità per gli elettori di indicare singole preferenze, seppur formalmente entrati in vigore dal dicembre 2005, erano noti e avrebbero dovuto esserlo ancor più nel settore all’interno del quale operava l’odierno ricorrente. La giustificazione addotta, pertanto, non risulta adeguata a smentire la prospettazione accusatoria, recepita dai Giudici del merito, che hanno ravvisato nel finanziamento a (omissis) un’operazione idonea ad incidere sull’integrità patrimoniale della società, essendo già in stato di crisi l’impresa del ricorrente.
b) sulla ricorrenza nel caso di specie della componente volitiva richiesta dalla norma incriminatrice:
Secondo quanto chiarito dalle SU di questa Corte ( sent 22474 del 31.3.2016 Passarelli) una volta intervenuta la sentenza dichiarativa di fallimento, i fatti distrattivi assumono rilievo in qualsiasi momento essi siano stati commessi e, quindi, anche quando l’impresa non versava in condizioni di insolvenza. Ciò a maggior ragione quando – come nel caso in esame – la sussistenza dell’elemento soggettivo (dolo generico) sia agevolmente desumibile da evidenti “indici di fraudolenza”, rinvenibili, ad esempio, nella disamina della condotta, alla luce della condizione patrimoniale e finanziaria dell’azienda, nel contesto in cui l’impresa ha operato, nella irriducibile estraneità del fatto generatore dello squilibrio tra attività e passività rispetto a canoni di ragionevolezza imprenditoriale. La verifica di tali indici è considerata necessaria a dar corpo, da un lato, alla prognosi postuma di concreta messa in pericolo dell’integrità del patrimonio dell’impresa, funzionale ad assicurare la garanzia dei creditori, e, dall’altro, all’accertamento in capo all’agente della consapevolezza e volontà della condotta in concreto pericolosa. (Sez. 5, n. 38396 del 23/06/2017 – dep. 01/08/2017, Sgaramella e altro, Rv. 27076301).
Applicando tali principi al caso di specie risulta evidente come l’operazione contestata, avuto riguardo ai dati già richiamati dell’entità dell’esborso patrimoniale, della capacità economica della società nel contesto nel quale aveva operato, abbia concretamente messo in pericolo l’integrità patrimoniale della stessa.
c) sulla natura della querela per truffa e la sua inidoneità ad escludere la configurabilità del reato di bancarotta:
(…) In relazione alla condotta distrattiva di euro 101.000, la doglianza della difesa risulta infondata. La configurazione della truffa come causa della perdita economica subita dalla società non si ritiene verosimile per come descritta dal ricorrente. L’esborso di una somma cosi elevata a titolo di prestito personale a fronte di un futuro ed incerto finanziamento risulta al di fuori da ogni canone di ragionevolezza. Per altro verso, il carattere surreale della dinamica dei fatti per come presentata dal ricorrente – e riassunta a pag 3) della sentenza – non può essere superato dalla semplice presenza della querela sporta dal curatore, che non assume di per sè carattere di prova circa l’effettiva verificazione della truffa”.
Bancarotta fraudolenta: Art.216 R.D. n. 267/1942.
Cassazione penale sez. V 27 marzo 2018 n. 27141
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 Art.216
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