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Timestamp: 2016-02-11 17:01:00+00:00

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PARTE TERZA NORME IN MATERIA DI DIFESA DEL SUOLO E LOTTA ALLA DESERTIFICAZIONE, DI
TUTELA DELLE ACQUE DALL'INQUINAMENTO E DI GESTIONE DELLE RISORSE IDRICHE SEZIONE I NORME IN MATERIA DI DIFESA DEL SUOLO E LOTTA ALLA DESERTIFICAZIONE TITOLO I PRINCIPI GENERALI E COMPETENZE CAPO I PRINCIPI GENERALI ART. 53
(finalit�) 1. Le disposizioni di cui alla presente sezione sono volte ad assicurare la tutela ed
il risanamento del suolo e del sottosuolo, il risanamento idrogeologico del territorio
tramite la prevenzione dei fenomeni di dissesto, la messa in sicurezza delle situazioni a
rischio e la lotta alla desertificazione. 2. Per il conseguimento delle finalit� di cui al comma 1, la pubblica amministrazione
svolge ogni opportuna azione di carattere conoscitivo, di programmazione e pianificazione
degli interventi, nonche' preordinata alla loro esecuzione, in conformit� alle
disposizioni che seguono. 3. Alla realizzazione delle attivit� previste al comma 1 concorrono, secondo le
rispettive competenze, lo Stato, le regioni a statuto speciale ed ordinario, le province
autonome di Trento e di Bolzano, le province, i comuni e le comunit� montane e i consorzi
di bonifica e di irrigazione. ART. 54 (definizioni) 1. Ai fini della presente sezione si intende per: a) suolo: il territorio, il suolo, il sottosuolo, gli abitati e le opere
b) acque: le acque meteoriche e le acque superficiali e sotterranee come di seguito
c) acque superficiali: le acque interne, ad eccezione delle sole acque sotterranee, le
acque di transizione e le acque costiere, tranne per quanto riguarda lo stato chimico, in
relazione al quale sono incluse anche le acque territoriali;
d) acque sotterranee: tutte le acque che si trovano sotto la superficie del suolo nella
zona di saturazione e a contatto diretto con il suolo o il sottosuolo;
e) acque interne: tutte le acque superficiali correnti o stagnanti e tutte le acque
sotterranee all'interno della linea di base che serve da riferimento per definire il
f) fiume: un corpo idrico interno che scorre prevalentemente in superficie, ma che pu�
essere parzialmente sotterraneo;
h) acque di transizione: i corpi idrici superficiali in prossimit� della foce di un
fiume, che sono parzialmente di natura salina a causa della loro vicinanza alle acque
costiere, ma sostanzialmente influenzati dai flussi di acqua dolce;
i) acque costiere: le acque superficiali situate all'interno rispetto a una retta
immaginaria distante, in ogni suo punto, un miglio nautico sul lato esterno dal punto pi�
vicino della linea di base che serve da riferimento per definire il limite delle acque
territoriali, e che si estendono eventualmente fino al limite esterno delle acque di
l) corpo idrico superficiale: un elemento distinto e significativo di acque
superficiali, quale un lago, un bacino artificiale, un torrente, un fiume o canale, parte
di un torrente, fiume o canale, nonche' di acque di transizione o un tratto di acque
m) corpo idrico artificiale: un corpo idrico superficiale creato da un'attivit� umana;
n) corpo idrico fortemente modificato: un corpo idrico superficiale la cui natura, a
seguito di alterazioni fisiche dovute a un'attivit� umana, e' sostanzialmente modificata;
o) corpo idrico sotterraneo: un volume distinto di acque sotterranee contenute da una o
pi� falde acquifere;
p) falda acquifera: uno o pi� strati sotterranei di roccia o altri strati geologici di
porosit� e permeabilit� sufficiente da consentire un flusso significativo di acque
sotterranee o l'estrazione di quantit� significative di acque sotterranee;
q) reticolo idrografico: l'insieme degli elementi che costituiscono il sistema drenante
alveato del bacino idrografico;
r) bacino idrografico: il territorio nel quale scorrono tutte le acque superficiali
attraverso una serie di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare al mare in
un'unica foce, a estuario o delta;
s) sottobacino o sub-bacino: il territorio nel quale scorrono tutte le acque
superficiali attraverso una serie di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare
in un punto specifico di un corso d'acqua, di solito un lago o la confluenza di un fiume;
t) distretto idrografico: area di terra e di mare, costituita da uno o pi� bacini
idrografici limitrofi e dalle rispettive acque sotterranee e costiere che costituisce la
principale unit� per la gestione dei bacini idrografici;
u) difesa del suolo: il complesso delle azioni ed attivit� riferibili alla tutela e
salvaguardia del territorio, dei fiumi, dei canali e collettori, degli specchi lacuali,
delle lagune, della fascia costiera, delle acque sotterranee, nonche' del territorio a
questi connessi, aventi le finalit� di ridurre il rischio idraulico, stabilizzare i
fenomeni di dissesto geologico, ottimizzare l'uso e la gestione del patrimonio idrico,
valorizzare le caratteristiche ambientali e paesaggistiche collegate;
v) dissesto idrogeologico: la condizione che caratterizza aree ove processi naturali o
antropici, relativi alla dinamica dei corpi idrici, del suolo o dei versanti, determinano
condizioni di rischio sul territorio;
z) opera idraulica: l'insieme degli elementi che costituiscono il sistema drenante
alveato del bacino idrografico. ART. 55 (attivit� conoscitiva) 1. Nell'attivit� conoscitiva, svolta per le finalit� di cui all'articolo 53 e
riferita all'intero territorio nazionale, si intendono comprese le azioni di: a) raccolta, elaborazione, archiviazione e diffusione dei dati;
b) accertamento, sperimentazione, ricerca e studio degli elementi dell'ambiente fisico
e delle condizioni generali di rischio;
d) valutazione e studio degli effetti conseguenti alla esecuzione dei piani, dei
programmi e dei progetti di opere previsti dalla presente sezione;
e) attuazione di ogni iniziativa a carattere conoscitivo ritenuta necessaria per il
conseguimento delle finalit� di cui all'articolo 53. 2. L'attivit� conoscitiva di cui al presente articolo e' svolta, sulla base delle
deliberazioni di cui all'articolo 57, comma 1, secondo criteri, metodi e standard di
raccolta, elaborazione e consultazione, nonche' modalit� di coordinamento e di
collaborazione tra i soggetti pubblici comunque operanti nel settore, che garantiscano la
possibilit� di omogenea elaborazione ed analisi e la costituzione e gestione, ad opera
del Servizio geologico d'Italia - Dipartimento difesa del suolo dell'Agenzia per la
protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) di cui all'articolo 38 del decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300, di un unico sistema informativo, cui vanno raccordati
i sistemi informativi regionali e quelli delle province autonome. 3. E' fatto obbligo alle Amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo,
nonche' alle istituzioni ed agli enti pubblici, anche economici, che comunque raccolgano
dati nel settore della difesa del suolo, di trasmetterli alla regione territorialmente
interessata ed al Servizio geologico d'Italia - Dipartimento difesa del suolo dell'Agenzia
per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT), secondo le modalit�
definite ai sensi del comma 2 del presente articolo. 4. L'Associazione nazionale Comuni italiani (ANCI) contribuisce allo svolgimento
dell'attivit� conoscitiva di cui al presente articolo, in particolare ai fini
dell'attuazione delle iniziative di cui al comma 1, lettera e), nonche' ai fini della
diffusione dell'informazione ambientale di cui agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo
19 agosto 2005, n. 195, di recepimento della direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio del 28 gennaio 2003, e in attuazione di quanto previsto dall'articolo 1
della legge 17 maggio 1999, n. 144, e altres� con riguardo a: a) inquinamento dell'aria;
h) parchi e aree protette. 5. L'ANCI provvede all'esercizio delle attivit� di cui al comma 4 attraverso la
raccolta e l'elaborazione dei dati necessari al monitoraggio della spesa ambientale sul
territorio nazionale in regime di convenzione con il Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio sono definiti i criteri e le modalit� di esercizio delle suddette attivit�.
Per lo svolgimento di queste ultime viene destinata, nei limiti delle previsioni di spesa
di cui alla convenzione in essere, una somma non inferiore all'uno e cinquanta per cento
dell'ammontare della massa spendibile annualmente delle spese d'investimento previste per
il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio. Per l'esercizio finanziario
2006, all'onere di cui sopra si provvede a valere sul fondo da ripartire per la difesa del
suolo e la tutela ambientale. ART. 56 (attivit� di pianificazione, di programmazione e di attuazione) 1. Le attivit� di programmazione, di pianificazione e di attuazione degli interventi
destinati a realizzare le finalit� di cui all'articolo 53 riguardano, ferme restando le
competenze e le attivit� istituzionali proprie del Servizio nazionale di protezione
civile, in particolare: a) la sistemazione, la conservazione ed il recupero del suolo nei bacini idrografici,
con interventi idrogeologici, idraulici, idraulico-forestali, idraulico-agrari,
silvo-pastorali, di forestazione e di bonifica, anche attraverso processi di recupero
b) la difesa, la sistemazione e la regolazione dei corsi d'acqua, dei rami terminali
dei fiumi e delle loro foci nel mare, nonche' delle zone umide;
c) la moderazione delle piene, anche mediante serbatoi di invaso, vasche di
laminazione, casse di espansione, scaricatori, scolmatori, diversivi o altro, per la
difesa dalle inondazioni e dagli allagamenti;
d) la disciplina delle attivit� estrattive nei corsi d'acqua, nei laghi, nelle lagune
ed in mare, al fine di prevenire il dissesto del territorio, inclusi erosione ed
abbassamento degli alvei e delle coste; e) la difesa e il consolidamento dei versanti e
delle aree instabili, nonche' la difesa degli abitati e delle infrastrutture contro i
movimenti franosi, le valanghe e altri fenomeni di dissesto;
f) il contenimento dei fenomeni di subsidenza dei suoli e di risalita delle acque
marine lungo i fiumi e nelle falde idriche, anche mediante operazioni di ristabilimento
delle preesistenti condizioni di equilibrio e delle falde sotterranee;
g) la protezione delle coste e degli abitati dall'invasione e dall'erosione delle acque
marine ed il ripascimento degli arenili, anche mediante opere di ricostituzione dei
cordoni dunosi;
h) la razionale utilizzazione delle risorse idriche superficiali e profonde, con una
efficiente rete idraulica, irrigua ed idrica, garantendo, comunque, che l'insieme delle
derivazioni non pregiudichi il minimo deflusso vitale negli alvei sottesi nonche' la
i) lo svolgimento funzionale dei servizi di polizia idraulica, di navigazione interna,
nonche' della gestione dei relativi impianti;
l) la manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere e degli impianti nel settore e
m) la regolamentazione dei territori interessati dagli interventi di cui alle lettere
precedenti ai fini della loro tutela ambientale, anche mediante la determinazione di
criteri per la salvaguardia e la conservazione delle aree demaniali e la costituzione di
n) il riordino del vincolo idrogeologico. 2. Le attivit� di cui al comma 1 sono svolte secondo criteri, metodi e standard,
nonche' modalit� di coordinamento e di collaborazione tra i soggetti pubblici comunque
competenti, preordinati, tra l'altro, a garantire omogeneit� di: a) condizioni di salvaguardia della vita umana e del territorio, ivi compresi gli
abitati ed i beni;
b) modalit� di utilizzazione delle risorse e dei beni, e di gestione dei servizi
connessi. CAPO II COMPETENZE ART. 57 (Presidente del Consiglio dei Ministri, Comitato dei Ministri per gli interventi nel
settore della difesa del suolo) 1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei
Ministri, approva con proprio decreto: a) su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio: 1) le deliberazioni concernenti i metodi ed i criteri, anche
tecnici, per lo svolgimento delle attivit� di cui agli articoli 55 e 56, nonche' per la
verifica ed il controllo dei piani di bacino e dei programmi di intervento;
3) gli atti volti a provvedere in via sostitutiva, previa diffida,
in caso di persistente inattivit� dei soggetti ai quali sono demandate le funzioni
previste dalla presente sezione;
4) ogni altro atto di indirizzo e coordinamento nel settore
disciplinato dalla presente sezione; b) su proposta del Comitato dei Ministri di cui al comma 2, il programma nazionale di
intervento. 2. Il Comitato dei Ministri per gli interventi nel settore della difesa del suolo opera
presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Comitato presieduto dal Presidente del
Consiglio dei Ministri o, su sua delega, dal Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio, e' composto da quest'ultimo e dai Ministri delle infrastrutture e dei
trasporti, delle attivit� produttive, delle politiche agricole e forestali, per gli
affari regionali e per i beni e le attivit� culturali, nonche' dal delegato del
Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di protezione civile. 3. Il Comitato dei Ministri ha funzioni di alta vigilanza ed adotta gli atti di
indirizzo e di coordinamento delle attivit�. Propone al Presidente del Consiglio dei
Ministri lo schema di programma nazionale di intervento, che coordina con quelli delle
regioni e degli altri enti pubblici a carattere nazionale, verificandone l'attuazione. 4. Al fine di assicurare il necessario coordinamento tra le diverse amministrazioni
interessate, il Comitato dei Ministri propone gli indirizzi delle politiche settoriali
direttamente o indirettamente connesse con gli obiettivi e i contenuti della
pianificazione di distretto e ne verifica la coerenza nella fase di approvazione dei
relativi atti. 5. Per lo svolgimento delle funzioni di segreteria tecnica, il Comitato dei Ministri si
avvale delle strutture delle Amministrazioni statali competenti. 6. I principi degli atti di indirizzo e coordinamento di cui al presente articolo sono
definiti sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano. ART. 58 (competenze del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio) 1. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio esercita le funzioni e i
compiti spettanti allo Stato nelle materie disciplinate dalla presente sezione, ferme
restando le competenze istituzionali del Servizio nazionale di protezione civile. 2. In particolare, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio: a) formula proposte, sentita la Conferenza Stato-regioni, ai fini dell'adozione, ai
sensi dell'articolo 57, degli indirizzi e dei criteri per lo svolgimento del servizio di
polizia idraulica, di navigazione interna e per la realizzazione, gestione e manutenzione
delle opere e degli impianti e la conservazione dei beni;
b) predispone la relazione sull'uso del suolo e sulle condizioni dell'assetto
idrogeologico, da allegare alla relazione sullo stato dell'ambiente di cui all'articolo 1,
comma 6, della legge 8 luglio 1986, n. 349, nonche' la relazione sullo stato di attuazione
dei programmi triennali di intervento per la difesa del suolo, di cui all'articolo 69, da
allegare alla relazione previsionale e programmatica. La relazione sull'uso del suolo e
sulle condizioni dell'assetto idrogeologico e la relazione sullo stato dell'ambiente sono
redatte avvalendosi del Servizio geologico d'Italia - Dipartimento difesa del suolo
dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT);
c) opera, ai sensi dell'articolo 2, commi 5 e 6, della legge 8 luglio 1986, n. 349, per
assicurare il coordinamento, ad ogni livello di pianificazione, delle funzioni di difesa
del suolo con gli interventi per la tutela e l'utilizzazione delle acque e per la tutela
dell'ambiente. 3. Ai fini di cui al comma 2, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio
svolge le seguenti funzioni: a) programmazione, finanziamento e controllo degli interventi in materia di difesa del
b) previsione, prevenzione e difesa del suolo da frane, alluvioni e altri fenomeni di
dissesto idrogeologico, nel medio e nel lungo termine al fine di garantire condizioni
ambientali permanenti ed omogenee, ferme restando le competenze del Dipartimento della
protezione civile in merito agli interventi di somma urgenza;
c) indirizzo e coordinamento dell'attivit� dei rappresentanti del Ministero in seno
alle Autorit� di bacino distrettuale di cui all'articolo 63;
d) identificazione delle linee fondamentali dell'assetto del territorio nazionale con
riferimento ai valori naturali e ambientali e alla difesa del suolo, nonche' con riguardo
all'impatto ambientale dell'articolazione territoriale delle reti infrastrutturali, delle
opere di competenza statale e delle trasformazioni territoriali;
e) determinazione di criteri, metodi e standard di raccolta, elaborazione, da parte del
Servizio geologico d'Italia - Dipartimento difesa del suolo dell'Agenzia per la protezione
dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT), e di consultazione dei dati, definizione di
modalit� di coordinamento e di collaborazione tra i soggetti pubblici operanti nel
settore, nonche' definizione degli indirizzi per l'accertamento e lo studio degli elementi
dell'ambiente fisico e delle condizioni generali di rischio;
f) valutazione degli effetti conseguenti all'esecuzione dei piani, dei programmi e dei
progetti su scala nazionale di opere nel settore della difesa del suolo;
g) coordinamento dei sistemi cartografici. ART. 59 (competenze della Conferenza Stato-regioni) 1. La Conferenza Stato-regioni formula pareri, proposte ed osservazioni, anche ai fini
dell'esercizio delle funzioni di indirizzo e coordinamento di cui all'articolo 57, in
ordine alle attivit� ed alle finalit� di cui alla presente sezione, ed ogni qualvolta ne
e' richiesta dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. In particolare: a) formula proposte per l'adozione degli indirizzi, dei metodi e dei criteri di cui al
predetto articolo 57;
b) formula proposte per il costante adeguamento scientifico ed organizzativo del
dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) e per il suo coordinamento con i servizi, gli
istituti, gli uffici e gli enti pubblici e privati che svolgono attivit� di rilevazione,
studio e ricerca in materie riguardanti, direttamente o indirettamente, il settore della
c) formula osservazioni sui piani di bacino, ai fini della loro conformit� agli
indirizzi e ai criteri di cui all'articolo 57;
d) esprime pareri sulla ripartizione degli stanziamenti autorizzati da ciascun
programma triennale tra i soggetti preposti all'attuazione delle opere e degli interventi
individuati dai piani di bacino;
e) esprime pareri sui programmi di intervento di competenza statale. ART. 60 (competenze dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici - APAT) 1. Ferme restando le competenze e le attivit� istituzionali proprie del Servizio
nazionale di protezione civile, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi
tecnici (APAT) esercita, mediante il Servizio geologico d'Italia Dipartimento difesa del
suolo, le seguenti funzioni: a) svolgere l'attivit� conoscitiva, qual e' definita all'articolo 55;
b) realizzare il sistema informativo unico e la rete nazionale integrati di rilevamento
e sorveglianza;
c) fornire, a chiunque ne formuli richiesta, dati, pareri e consulenze, secondo un
tariffario fissato ogni biennio con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze. Le tariffe sono stabilite in base al principio
della partecipazione al costo delle prestazioni da parte di chi ne usufruisca. ART. 61 (competenze delle regioni) 1. Le regioni, ferme restando le attivit� da queste svolte nell'ambito delle
competenze del Servizio nazionale di protezione civile, ove occorra d'intesa tra loro,
esercitano le funzioni e i compiti ad esse spettanti nel quadro delle competenze
costituzionalmente determinate e nel rispetto delle attribuzioni statali, ed in
particolare: a) collaborano nel rilevamento e nell'elaborazione dei piani di bacino dei distretti
idrografici secondo le direttive assunte dalla Conferenza istituzionale permanente di cui
all'articolo 63, comma 4, ed adottano gli atti di competenza;
b) formulano proposte per la formazione dei programmi e per la redazione di studi e di
progetti relativi ai distretti idrografici;
c) provvedono alla elaborazione, adozione, approvazione ed attuazione dei piani di
tutela di cui all'articolo 121;
d) per la parte di propria competenza, dispongono la redazione e provvedono
all'approvazione e all'esecuzione dei progetti, degli interventi e delle opere da
realizzare nei distretti idrografici, istituendo, ove occorra, gestioni comuni;
e) provvedono, per la parte di propria competenza, all'organizzazione e al
funzionamento del servizio di polizia idraulica ed a quelli per la gestione e la
manutenzione delle opere e degli impianti e la conservazione dei beni;
f) provvedono all'organizzazione e al funzionamento della navigazione interna, ferme
restando le residue competenze spettanti al Ministero delle infrastrutture e dei
g) predispongono annualmente la relazione sull'uso del suolo e sulle condizioni
dell'assetto idrogeologico del territorio di competenza e sullo stato di attuazione del
programma triennale in corso e la trasmettono al Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio entro il mese di dicembre;
h) assumono ogni altra iniziativa ritenuta necessaria in materia di conservazione e
difesa del territorio, del suolo e del sottosuolo e di tutela ed uso delle acque nei
bacini idrografici di competenza ed esercitano ogni altra funzione prevista dalla presente
sezione. 2. Il Registro italiano dighe (RID) provvede in via esclusiva, anche nelle zone
sismiche, alla identificazione e al controllo dei progetti delle opere di sbarramento,
delle dighe di ritenuta o traverse che superano 15 metri di altezza o che determinano un
volume di invaso superiore a 1.000.000 di metri cubi. Restano di competenza del Ministero
delle attivit� produttive tutte le opere di sbarramento che determinano invasi adibiti
esclusivamente a deposito o decantazione o lavaggio di residui industriali. 3. Rientrano nella competenza delle regioni e delle province autonome di Trento e di
Bolzano le attribuzioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1� novembre
1959, n. 1363, per gli sbarramenti che non superano i 15 metri di altezza e che
determinano un invaso non superiore a 1.000.000 di metri cubi. Per tali sbarramenti, ove
posti al servizio di grandi derivazioni di acqua di competenza statale, restano ferme le
attribuzioni del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Il Registro italiano
dighe (RID) fornisce alle regioni il supporto tecnico richiesto. 4. Resta di competenza statale la normativa tecnica relativa alla progettazione e
costruzione delle dighe di sbarramento di qualsiasi altezza e capacit� di invaso. 5. Le funzioni relative al vincolo idrogeologico di cui al regio decreto-legge 30
dicembre 1923, n. 3267, sono interamente esercitate dalle regioni. 6. Restano ferme tutte le altre funzioni amministrative gi� trasferite o delegate alle
regioni. ART. 62 (competenze degli enti locali e di altri soggetti) 1. I comuni, le province, i loro consorzi o associazioni, le comunit� montane, i
consorzi di bonifica e di irrigazione, i consorzi di bacino imbrifero montano e gli altri
enti pubblici e di diritto pubblico con sede nel distretto idrografico partecipano
all'esercizio delle funzioni regionali in materia di difesa del suolo nei modi e nelle
forme stabilite dalle regioni singolarmente o d'intesa tra loro, nell'ambito delle
competenze del sistema delle autonomie locali. 2. Gli enti di cui al comma 1 possono avvalersi, sulla base di apposite convenzioni,
protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) e sono tenuti a collaborare con la
stessa. ART. 63 (Autorit� di bacino distrettuale) 1. In ciascun distretto idrografico di cui all'articolo 64 e' istituita l'Autorit� di
bacino distrettuale, di seguito Autorit� di bacino, ente pubblico non economico che opera
in conformit� agli obiettivi della presente sezione ed uniforma la propria attivit� a
criteri di efficienza, efficacia, economicit� e pubblicit�. 2. Sono organi dell'Autorit� di bacino: la Conferenza istituzionale permanente, il
Segretario generale, la Segreteria tecnico-operativa e la Conferenza operativa di servizi.
dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con il Ministro dell'economia e
delle finanze e con il Ministro per la funzione pubblica, da emanarsi sentita la
Conferenza permanente Stato - regioni entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore
della parte terza del presente decreto, sono definiti i criteri e le modalit� per
l'attribuzione o il trasferimento del personale e delle risorse patrimoniali e
finanziarie, salvaguardando i livelli occupazionali, definiti alla data del 31 dicembre
2005, e previa consultazione dei sindacati. 3. Le autorit� di bacino previste dalla legge 18 maggio 1989, n. 183, sono soppresse a
far data dal 30 aprile 2006 e le relative funzioni sono esercitate dalle Autorit� di
bacino distrettuale di cui alla parte terza del presente decreto. Il decreto di cui al
comma 2 disciplina il trasferimento di funzioni e regolamenta il periodo transitorio. 4. Gli atti di indirizzo, coordinamento e pianificazione delle Autorit� di bacino
vengono adottati in sede di Conferenza istituzionale permanente presieduta e convocata,
anche su proposta delle amministrazioni partecipanti, dal Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio su richiesta del Segretario generale, che vi partecipa senza diritto
di voto. Alla Conferenza istituzionale permanente partecipano i Ministri dell'ambiente e
della tutela del territorio, delle infrastrutture e dei trasporti, delle attivit�
produttive, delle politiche agricole e forestali, per la funzione pubblica, per i beni e
le attivit� culturali o i Sottosegretari dai medesimi delegati, nonche' i Presidenti
delle regioni e delle province autonome il cui territorio e' interessato dal distretto
idrografico o gli Assessori dai medesimi delegati, oltre al delegato del Dipartimento
della protezione civile. Alle conferenze istituzionali permanenti del distretto
idrografico della Sardegna e del distretto idrografico della Sicilia partecipa no, oltre
ai Presidenti delle rispettive regioni, altri due rappresentanti per ciascuna delle
predette regioni, nominati dai Presidenti regionali. La conferenza istituzionale
permanente delibera a maggioranza. Gli atti di pianificazione tengono conto delle risorse
finanziarie previste a legislazione vigente. 5. La conferenza istituzionale permanente di cui al comma 4: a) adotta criteri e metodi per la elaborazione del Piano di bacino in conformit� agli
indirizzi ed ai criteri di cui all'articolo 57;
b) individua tempi e modalit� per l'adozione del Piano di bacino, che potr�
eventualmente articolarsi in piani riferiti a sub-bacini;
c) determina quali componenti del piano costituiscono interesse esclusivo delle singole
regioni e quali costituiscono interessi comuni a pi� regioni;
d) adotta i provvedimenti necessari per garantire comunque l'elaborazione del Piano di
f) controlla l'attuazione degli schemi previsionali e programmatici del Piano di bacino
e dei programmi triennali e, in caso di grave ritardo nell'esecuzione di interventi non di
competenza statale rispetto ai tempi fissati nel programma, diffida l'amministrazione
inadempiente, fissando il termine massimo per l'inizio dei lavori. Decorso
infruttuosamente tale termine, all'adozione delle misure necessarie ad assicurare l'avvio
dei lavori provvede, in via sostitutiva, il Presidente della Giunta regionale interessata
che, a tal fine, pu� avvalersi degli organi decentrati e periferici del Ministero delle
g) nomina il Segretario generale. 6. La Conferenza operativa di servizi e' composta dai rappresentanti dei Ministeri di
cui al comma 4, delle regioni e delle province autonome interessate, nonche' da un
rappresentante del Dipartimento della protezione civile; e' convocata dal Segretario
Generale, che la presiede, e provvede all'attuazione ed esecuzione di quanto disposto ai
sensi del comma 5, nonche' al compimento degli atti gestionali. La conferenza operativa di
servizi delibera a maggioranza. 7. Le Autorit� di bacino provvedono, tenuto conto delle risorse finanziarie previste a
legislazione vigente: a) all'elaborazione del Piano di bacino distrettuale di cui all'articolo 65;
b) ad esprimere parere sulla coerenza con gli obiettivi del Piano di bacino dei piani e
programmi comunitari, nazionali, regionali e locali relativi alla difesa del suolo, alla
lotta alla desertificazione, alla tutela delle acque e alla gestione delle risorse
c) all'elaborazione, secondo le specifiche tecniche che figurano negli allegati alla
parte terza del presente decreto, di un'analisi delle caratteristiche del distretto, di un
esame sull'impatto delle attivit� umane sullo stato delle acque superficiali e sulle
acque sotterranee, nonche' di un'analisi economica dell'utilizzo idrico. 8. Fatte salve le discipline adottate dalle regioni ai sensi dell'articolo 62, le
Autorit� di bacino coordinano e sovraintendono le attivit� e le funzioni di titolarit�
dei consorzi di bonifica integrale di cui al regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215,
nonche' del consorzio del Ticino - Ente autonomo per la costruzione, manutenzione ed
esercizio dell'opera regolatrice del lago Maggiore, del consorzio dell'Oglio - Ente
autonomo per la costruzione, manutenzione ed esercizio dell'opera regolatrice del lago
d'Iseo e del consorzio dell'Adda - Ente autonomo per la costruzione, manutenzione ed
esercizio dell'opera regolatrice del lago di Como, con particolare riguardo
all'esecuzione, manutenzione ed esercizio delle opere idrauliche e di bonifica, alla
realizzazione di azioni di salvaguardia ambientale e di risanamento delle acque, anche al
fine della loro utilizzazione irrigua, alla rinaturalizzazione dei corsi d'acqua ed alla
fitodepurazione. TITOLO II I DISTRETTI IDROGRAFICI, GLI STRUMENTI, GLI INTERVENTI CAPO I I DISTRETTI IDROGRAFICI ART. 64 (distretti idrografici) 1. L'intero territorio nazionale, ivi comprese le isole minori, e' ripartito nei
seguenti distretti idrografici: a) distretto idrografico delle Alpi orientali, con superficie di circa 39.385 Kmq,
comprendente i seguenti bacini idrografici: 1) Adige, gi� bacino nazionale ai sensi della legge 18 maggio 1989,
2) Alto Adriatico, gi� bacino nazionale ai sensi della legge n. 183
del 1989;
3) Lemene, Fissaro Tartaro Canalbianco, gi� bacini interregionali
ai sensi della legge n. 183 del 1989;
4) bacini del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto, gi� bacini
regionali ai sensi della legge n. 183 del 1989; b) distretto idrografico Padano, con superficie di circa 74.115Kmq, comprendente il
bacino del Po, gi� bacino nazionale ai sensi della legge n. 183 del 1989;
c) distretto idrografico dell'Appennino settentrionale, con superficie di circa 39.000
Kmq, comprendente i seguenti bacini idrografici: 1) Arno, gi� bacino nazionale ai sensi della legge n. 183 del 1989;
2) Magra, gi� bacino interregionale ai sensi della legge n. 183 del
3) Fiora, gi� bacino interregionale ai sensi della legge n. 183 del
4) Conca Marecchia, gi� bacino interregionale ai sensi della legge
n. 183 del 1989;
5) Reno, gi� bacino interregionale ai sensi della legge n. 183 del
6) bacini della Liguria, gi� bacini regionali ai sensi della legge
7) bacini della Toscana, gi� bacini regionali ai sensi della legge
8) fiumi Uniti, Montone, Ronco, Savio, Rubicone e Uso, gi� bacini
regionali ai sensi della legge n. 183 del 1989;
9) Foglia, Arzilla, Metauro, Cesano, Misa, Esino, Musone e altri
bacini minori, gi� bacini regionali ai sensi della legge n. 183 del 1989;
10) Lamone, gi� bacino regionale ai sensi della legge n. 183 del
11) bacini minori afferenti alla costa Romagnola, gi� bacini
regionali ai sensi della legge n. 183 del 1989; d) distretto idrografico pilota del Serchio, con superficie di circa 1.600 Kmq,
comprendente il bacino idrografico del Serchio;
e) distretto idrografico dell'Appennino centrale, con superficie di circa 35.800 Kmq,
comprendente i seguenti bacini idrografici: 1) Tevere, gi� bacino nazionale ai sensi della legge n. 183 del
2) Tronto, gi� bacino interregionale ai sensi della legge n. 183
3) Sangro, gi� bacino interregionale ai sensi della legge n. 183
4) bacini dell'Abruzzo, gi� bacini regionali ai sensi della legge
5) bacini del Lazio, gi� bacini regionali ai sensi della legge n.
183 del 1989;
6) Potenza, Chienti, Tenna, Ete, Aso, Menocchia, Tesino e bacini
minori delle Marche, gi� bacini regionali ai sensi della legge n. 183 del 1989; f) distretto idrografico dell'Appennino meridionale, con superficie di circa 68.200
Kmq, comprendente i seguenti bacini idrografici: 1) Liri-Garigliano, gi� bacino nazionale ai sensi della legge n.
2) Volturno, gi� bacino nazionale ai sensi della legge n. 183 del
3) Sele, gi� bacino interregionale ai sensi della legge n. 183 del
4) Sinni e Noce, gi� bacini interregionali ai sensi della legge n.
5) Bradano, gi� bacino interregionale ai sensi della legge n. 183
6) Saccione, Fortore e Biferno, gi� bacini interregionali ai sensi
della legge n. 183 del 1989;
7) Ofanto, gi� bacino interregionale ai sensi della legge n. 183
8) Lao, gi� bacino interregionale ai sensi della legge n. 183 del
9) Trigno, gi� bacino interregionale ai sensi della legge n. 183
10) bacini della Campania, gi� bacini regionali ai sensi della
legge n. 183 del 1989;
11) bacini della Puglia, gi� bacini regionali ai sensi della legge
12) bacini della Basilicata, gi� bacini regionali ai sensi della
13) bacini della Calabria, gi� bacini regionali ai sensi della
14) bacini del Molise, gi� bacini regionali ai sensi della legge n.
183 del 1989; g) distretto idrografico della Sardegna, con superficie di circa 24.000 Kmq,
comprendente i bacini della Sardegna, gi� bacini regionali ai sensi della legge n. 183
h) distretto idrografico della Sicilia, con superficie di circa 26.000 Kmq,
comprendente i bacini della Sicilia, gi� bacini regionali ai sensi della legge n. 183 del
1989. CAPO II GLI STRUMENTI ART. 65 (valore, finalit� e contenuti del piano di bacino distrettuale) 1. Il Piano di bacino distrettuale, di seguito Piano di bacino, ha valore di piano
territoriale di settore ed e' lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo
mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d'uso finalizzate
alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo ed alla corretta
utilizzazione della acque, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del
territorio interessato. 2. Il Piano di bacino e' redatto dall'Autorit� di bacino in base agli indirizzi,
metodi e criteri fissati ai sensi del comma 3. Studi ed interventi sono condotti con
particolare riferimento ai bacini montani, ai torrenti di alta valle ed ai corsi d'acqua
di fondo-valle. 3. Il Piano di bacino, in conformit� agli indirizzi, ai metodi e ai criteri stabiliti
dalla Conferenza istituzionale permanente di cui all'articolo 63, comma 4, realizza le
finalit� indicate all'articolo 56 e, in particolare, contiene, unitamente agli elementi
di cui all'Allegato 4 alla parte terza del presente decreto: a) il quadro conoscitivo organizzato ed aggiornato del sistema fisico, delle
utilizzazioni del territorio previste dagli strumenti urbanistici comunali ed
intercomunali, nonche' dei vincoli, relativi al distretto, di cui al decreto legislativo
22 gennaio 2004, n. 42;
b) la individuazione e la quantificazione delle situazioni, in atto e potenziali, di
degrado del sistema fisico, nonche' delle relative cause;
c) le direttive alle quali devono uniformarsi la difesa del suolo, la sistemazione
idrogeologica ed idraulica e l'utilizzazione delle acque e dei suoli;
d) l'indicazione delle opere necessarie distinte in funzione: 1) dei pericoli di inondazione e della gravit� ed estensione del
2) dei pericoli di siccit�;
4) del perseguimento degli obiettivi di sviluppo sociale ed
economico o di riequilibrio territoriale nonche' del tempo necessario per assicurare
l'efficacia degli interventi; e) la programmazione e l'utilizzazione delle risorse idriche, agrarie, forestali ed
f) la individuazione delle prescrizioni, dei vincoli e delle opere idrauliche,
idraulico-agrarie, idraulico-forestali, di forestazione, di bonifica idraulica, di
stabilizzazione e consolidamento dei terreni e di ogni altra azione o norma d'uso o
vincolo finalizzati alla conservazione del suolo ed alla tutela dell'ambiente;
g) il proseguimento ed il completamento delle opere indicate alla lettera f), qualora
siano gi� state intraprese con stanziamenti disposti da leggi speciali, da leggi
ordinarie, oppure a seguito dell'approvazione dei relativi atti di programmazione;
h) le opere di protezione, consolidamento e sistemazione dei litorali marini che
sottendono il distretto idrografico;
i) i meccanismi premiali a favore dei proprietari delle zone agricole e boschive che
attuano interventi idonei a prevenire fenomeni di dissesto idrogeologico;
l) la valutazione preventiva, anche al fine di scegliere tra ipotesi di governo e
gestione tra loro diverse, del rapporto costi-benefici, dell'impatto ambientale e delle
risorse finanziarie per i principali interventi previsti;
m) la normativa e gli interventi rivolti a regolare l'estrazione dei materiali litoidi
dal demanio fluviale, lacuale e marittimo e le relative fasce di rispetto,
specificatamente individuate in funzione del buon regime delle acque e della tutela
dell'equilibrio geostatico e geomorfologico dei terreni e dei litorali;
n) l'indicazione delle zone da assoggettare a speciali vincoli e prescrizioni in
rapporto alle specifiche condizioni idrogeologiche, ai fini della conservazione del suolo,
della tutela dell'ambiente e della prevenzione contro presumibili effetti dannosi di
interventi antropici;
o) le misure per contrastare i fenomeni di subsidenza e di desertificazione, anche
mediante programmi ed interventi utili a garantire maggiore disponibilit� della risorsa
idrica ed il riuso della stessa;
p) il rilievo conoscitivo delle derivazioni in atto con specificazione degli scopi
energetici, idropotabili, irrigui od altri e delle portate;
r) il piano delle possibili utilizzazioni future sia per le derivazioni che per altri
scopi, distinte per tipologie d'impiego e secondo le quantit�;
s) le priorit� degli interventi ed il loro organico sviluppo nel tempo, in relazione
alla gravit� del dissesto;
t) l'indicazione delle risorse finanziarie previste a legislazione vigente. 4. Le disposizioni del Piano di bacino approvato hanno carattere immediatamente
vincolante per le amministrazioni ed enti pubblici, nonche' per i soggetti privati, ove
trattasi di prescrizioni dichiarate di tale efficacia dallo stesso Piano di bacino. In
particolare, i piani e programmi di sviluppo socio-economico e di assetto ed uso del
territorio devono essere coordinati, o comunque non in contrasto, con il Piano di bacino
approvato. 5. Ai fini di cui al comma 4, entro dodici mesi dall'approvazione del Piano di bacino
le autorit� competenti provvedono ad adeguare i rispettivi piani territoriali e programmi
regionali quali, in particolare, quelli relativi alle attivit� agricole, zootecniche ed
agroforestali, alla tutela della qualit� delle acque, alla gestione dei rifiuti, alla
tutela dei beni ambientali ed alla bonifica. 6. Fermo il disposto del comma 4, le regioni, entro novanta giorni dalla data di
pubblicazione del Piano di bacino sui rispettivi Bollettini Ufficiali regionali, emanano
ove necessario le disposizioni concernenti l'attuazione del piano stesso nel settore
urbanistico. Decorso tale termine, gli enti territorialmente interessati dal Piano di
bacino sono comunque tenuti a rispettarne le prescrizioni nel settore urbanistico. Qualora
gli enti predetti non provvedano ad adottare i necessari adempimenti relativi ai propri
strumenti urbanistici entro sei mesi dalla data di comunicazione delle predette
disposizioni, e comunque entro nove mesi dalla pubblicazione dell'approvazione del Piano
di bacino, all'adeguamento provvedono d'ufficio le regioni. 7. In attesa dell'approvazione del Piano di bacino, le Autorit� di bacino adottano
misure di salvaguardia con particolare riferimento ai bacini montani, ai torrenti di alta
valle ed ai corsi d'acqua di fondo valle ed ai contenuti di cui alle lettere b), e), f),
m) ed n) del comma 3. Le misure di salvaguardia sono immediatamente vincolanti e restano
in vigore sino all'approvazione del Piano di bacino e comunque per un periodo non
superiore a tre anni. In caso di mancata attuazione o di inosservanza, da parte delle
regioni, delle province e dei comuni, delle misure di salvaguardia, e qualora da ci�
possa derivare un grave danno al territorio, il Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio, previa diffida ad adempiere entro congruo termine da indicarsi nella diffida
medesima, adotta con ordinanza cautelare le necessarie misure provvisorie di salvaguardia,
anche con efficacia inibitoria di opere, di lavori o di attivit� antropiche, dandone
comunicazione preventiva alle amministrazioni competenti. Se la m ancata attuazione o
l'inosservanza di cui al presente comma riguarda un ufficio periferico dello Stato, il
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio informa senza indugio il Ministro
competente da cui l'ufficio dipende, il quale assume le misure necessarie per assicurare
l'adempimento. Se permane la necessit� di un intervento cautelare per evitare un grave
danno al territorio, il Ministro competente, di concerto con il Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio, adotta l'ordinanza cautelare di cui al presente comma. 8. I piani di bacino possono essere redatti ed approvati anche per sottobacini o per
stralci relativi a settori funzionali, che, in ogni caso, devono costituire fasi
sequenziali e interrelate rispetto ai contenuti di cui al comma 3. Deve comunque essere
garantita la considerazione sistemica del territorio e devono essere disposte, ai sensi
del comma 7, le opportune misure inibitorie e cautelari in relazione agli aspetti non
ancora compiutamente disciplinati. 9. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per
la finanza pubblica. ART. 66 (adozione ed approvazione dei piani di bacino) 1. I piani di bacino, prima della loro approvazione, sono sottoposti a valutazione
ambientale strategica (VAS) in sede statale, secondo la procedura prevista dalla parte
seconda del presente decreto. 2. Il Piano di bacino, corredato dal relativo rapporto ambientale ai fini di cui al
comma 1, e' adottato a maggioranza dalla Conferenza istituzionale permanente di cui
all'articolo 63, comma 4 che, con propria deliberazione, contestualmente stabilisce: a) i termini per l'adozione da parte delle regioni dei provvedimenti conseguenti;
b) quali componenti del piano costituiscono interesse esclusivo delle singole regioni e
quali costituiscono interessi comuni a due o pi� regioni. 3. Il Piano di bacino, corredato dal relativo rapporto ambientale di cui al comma 2, e'
inviato ai componenti della Conferenza istituzionale permanente almeno venti giorni prima
della data fissata per la conferenza; in caso di decisione a maggioranza, la delibera di
adozione deve fornire una adeguata ed analitica motivazione rispetto alle opinioni
dissenzienti espresse nel corso della conferenza. 4. In caso di inerzia in ordine agli adempimenti regionali, il Presidente del Consiglio
dei Ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, previa
diffida ad adempiere entro un congruo termine e sentita la regione interessata, assume i
provvedimenti necessari, ivi compresa la nomina di un commissario "ad acta", per
garantire comunque lo svolgimento delle procedure e l'adozione degli atti necessari per la
formazione del piano. 5. Dell'adozione del piano e' data notizia secondo le forme e con le modalit� previste
dalla parte seconda del presente decreto ai fini dell'esperimento della procedura di
valutazione ambientale strategica (VAS) in sede statale. 6. Conclusa la procedura di valutazione ambientale strategica (VAS), sulla base del
giudizio di compatibilit� ambientale espresso dall'autorit� competente, i piani di
bacino sono approvati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, con le
modalit� di cui all'articolo 57, comma 1, lettera a), numero 2), e sono poi pubblicati
nella Gazzetta Ufficiale e nei Bollettini Ufficiali delle regioni
territorialmente competenti. 7. Le Autorit� di bacino promuovono la partecipazione attiva di tutte le parti
interessate all'elaborazione, al riesame e all'aggiornamento dei piani di bacino,
provvedendo affinche', per ciascun distretto idrografico, siano pubblicati e resi
disponibili per eventuali osservazioni del pubblico, inclusi gli utenti, concedendo un
periodo minimo di sei mesi per la presentazione di osservazioni scritte, i seguenti
documenti: a) il calendario e il programma di lavoro per la presentazione del piano, inclusa una
b) una valutazione globale provvisoria dei principali problemi di gestione delle acque,
identificati nel bacino idrografico almeno due anni prima dell'inizio del periodo cui si
riferisce il piano;
c) copie del progetto del piano di bacino, almeno un anno prima dell'inizio del periodo
cui il piano si riferisce. ART. 67 (i piani stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico e le misure di prevenzione per
le aree a rischio) 1. Nelle more dell'approvazione dei piani di bacino, le Autorit� di bacino adottano,
ai sensi dell'articolo 65, comma 8, piani stralcio di distretto per l'assetto
idrogeologico (PAI), che contengano in particolare l'individuazione delle aree a rischio
idrogeologico, la perimetrazione delle aree da sottoporre a misure di salvaguardia e la
determinazione delle misure medesime. 2. Le Autorit� di bacino, anche in deroga alle procedure di cui all'articolo 66,
approvano altres� piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a pi� elevato
rischio idrogeologico, redatti anche sulla base delle proposte delle regioni e degli enti
locali. I piani straordinari devono ricomprendere prioritariamente le aree a rischio
idrogeologico per le quali e' stato dichiarato lo stato di emergenza, ai sensi
dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225. I piani straordinari contengono in
particolare l'individuazione e la perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico molto
elevato per l'incolumit� delle persone e per la sicurezza delle infrastrutture e del
patrimonio ambientale e culturale. Per tali aree sono adottate le misure di salvaguardia
ai sensi dell'articolo 65, comma 7, anche con riferimento ai contenuti di cui al comma 3,
lettera d), del medesimo articolo 65. In caso di inerzia da parte delle Autorit� di
bacino, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Comitato dei Ministri,
di cui all'articolo 57, comma 2, adotta gli atti relativi all'individuazione, alla
perimetrazione e alla salvaguardia delle predette aree. Qualora le misure di salvaguardia
siano adottate in assenza dei piani stralcio di cui al comma 1, esse rimangono in vigore
sino all'approvazione di detti piani. I piani straordinari approvati possono essere
integrati e modificati con le stesse modalit� di cui al presente comma, in particolare
con riferimento agli interventi realizzati ai fini della messa in sicurezza delle aree
interessate. 3. Il Comitato dei Ministri di cui all'articolo 57, comma 2, tenendo conto dei
programmi gi� adottati da parte delle Autorit� di bacino e dei piani straordinari di cui
al comma 2 del presente articolo, definisce, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni,
programmi di interventi urgenti, anche attraverso azioni di manutenzione dei distretti
idrografici, per la riduzione del rischio idrogeologico nelle zone in cui la maggiore
vulnerabilit� del territorio e' connessa con pi� elevati pericoli per le persone, le
cose ed il patrimonio ambientale, con priorit� per le aree ove e' stato dichiarato lo
stato di emergenza, ai sensi dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225. Per la
realizzazione degli interventi possono essere adottate, su proposta del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti, e d'intesa con le regioni interessate, le ordinanze di cui all'articolo 5,
comma 2, della legge 24 febbraio 1992, n. 225. 4. Per l'attivit� istruttoria relativa agli adempimenti di cui ai commi 1, 2 e 3, i
Ministri competenti si avvalgono, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica,
del Dipartimento della protezione civile, nonche' della collaborazione del Corpo forestale
dello Stato, delle regioni, delle Autorit� di bacino, del Gruppo nazionale per la difesa
dalle catastrofi idrogeologiche del Consiglio nazionale delle ricerche e, per gli aspetti
ambientali, del Servizio geologico d'Italia - Dipartimento difesa del suolo dell'Agenzia
per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT), per quanto di rispettiva
competenza. 5. Entro sei mesi dall'adozione dei provvedimenti di cui ai commi 1, 2, 3 e 4, gli
organi di protezione civile provvedono a predisporre, per le aree a rischio idrogeologico,
con priorit� assegnata a quelle in cui la maggiore vulnerabilit� del territorio e'
connessa con pi� elevati pericoli per le persone, le cose e il patrimonio ambientale,
piani urgenti di emergenza contenenti le misure per la salvaguardia dell'incolumit� delle
popolazioni interessate, compreso il preallertamento, l'allarme e la messa in salvo
preventiva. 6. Nei piani stralcio di cui al comma 1 sono individuati le infrastrutture e i
manufatti che determinano il rischio idrogeologico. Sulla base di tali individuazioni, le
regioni stabiliscono le misure di incentivazione a cui i soggetti proprietari possono
accedere al fine di adeguare le infrastrutture e di rilocalizzare fuori dall'area a
rischio le attivit� produttive e le abitazioni private. A tale fine le regioni, acquisito
il parere degli enti locali interessati, predispongono, con criteri di priorit� connessi
al livello di rischio, un piano per l'adeguamento delle infrastrutture, determinandone
altres� un congruo termine, e per la concessione di incentivi finanziari per la
rilocalizzazione delle attivit� produttive e delle abitazioni private realizzate in
conformit� alla normativa urbanistica edilizia o condonate. Gli incentivi sono attivati
nei limiti della quota dei fondi introitati ai sensi dell'articolo 86, comma 2, del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e riguardano anche gli oneri per la demo
lizione dei manufatti; il terreno di risulta viene acquisito al patrimonio indisponibile
dei comuni. All'abbattimento dei manufatti si provvede con le modalit� previste dalla
normativa vigente. Ove i soggetti interessati non si avvalgano della facolt� di usufruire
delle predette incentivazioni, essi decadono da eventuali benefici connessi ai danni
derivanti agli insediamenti di loro propriet� in conseguenza del verificarsi di calamit�
naturali. 7. Gli atti di cui ai commi 1, 2 e 3 del presente articolo devono contenere
l'indicazione dei mezzi per la loro realizzazione e della relativa copertura finanziaria. ART. 68 (procedura per l'adozione dei progetti di piani stralcio) 1. I progetti di piano stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico, di cui al
comma 1 del articolo 67, non sono sottoposti a valutazione ambientale strategica (VAS) e
sono adottati con le modalit� di cui all'articolo 66. 2. L'adozione dei piani stralcio per l'assetto idrogeologico deve avvenire, sulla base
degli atti e dei pareri disponibili, entro e non oltre sei mesi dalla data di adozione del
relativo progetto di piano. 3. Ai fini dell'adozione ed attuazione dei piani stralcio e della necessaria coerenza
tra pianificazione di distretto e pianificazione territoriale, le regioni convocano una
conferenza programmatica, articolata per sezioni provinciali, o per altro ambito
territoriale deliberato dalle regioni stesse, alla quale partecipano le province ed i
comuni interessati, unitamente alla regione e ad un rappresentante dell'Autorit� di
bacino. 4. La conferenza di cui al comma 3 esprime un parere sul progetto di piano con
particolare riferimento alla integrazione su scala provinciale e comunale dei contenuti
del piano, prevedendo le necessarie prescrizioni idrogeologiche ed urbanistiche. CAPO III GLI INTERVENTI ART. 69 (programmi di intervento) 1. I piani di bacino sono attuati attraverso programmi triennali di intervento che sono
redatti tenendo conto degli indirizzi e delle finalit� dei piani medesimi e contengono
l'indicazione dei mezzi per farvi fronte e della relativa copertura finanziaria. 2. I programmi triennali debbono destinare una quota non inferiore al quindici per
cento degli stanziamenti complessivamente a: a) interventi di manutenzione ordinaria delle opere, degli impianti e dei beni,
compresi mezzi, attrezzature e materiali dei cantieri-officina e dei magazzini idraulici;
b) svolgimento del servizio di polizia idraulica, di navigazione interna, di piena e di
c) compilazione ed aggiornamento dei piani di bacino, svolgimento di studi, rilevazioni
o altro nelle materie riguardanti la difesa del suolo, redazione dei progetti generali,
degli studi di fattibilit�, dei progetti di opere e degli studi di valutazione
dell'impatto ambientale delle opere principali. 3. Le regioni, conseguito il parere favorevole della Conferenza istituzionale
permanente di cui all'articolo 63, comma 4, possono provvedere con propri stanziamenti
alla realizzazione di opere e di interventi previsti dai piani di bacino, sotto il
controllo della predetta conferenza. 4. Le province, i comuni, le comunit� montane e gli altri enti pubblici, previa
autorizzazione della Conferenza istituzionale permanente di cui all'articolo 63, comma 4,
possono concorrere con propri stanziamenti alla realizzazione di opere e interventi
previsti dai piani di bacino. ART. 70 (adozione dei programmi) 1. I programmi di intervento sono adottati dalla Conferenza istituzionale permanente di
cui all'articolo 63, comma 4; tali programmi sono inviati ai componenti della conferenza
stessa almeno venti giorni prima della data fissata per la conferenza; in caso di
decisione a maggioranza, la delibera di adozione deve fornire una adeguata ed analitica
motivazione rispetto alle opinioni dissenzienti espresse in seno alla conferenza. 2. La scadenza di ogni programma triennale e' stabilita al 31 dicembre dell'ultimo anno
del triennio e le somme autorizzate per l'attuazione del programma per la parte
eventualmente non ancora impegnata alla predetta data sono destinate ad incrementare il
fondo del programma triennale successivo per l'attuazione degli interventi previsti dal
programma triennale in corso o dalla sua revisione. 3. Entro il 31 dicembre del penultimo anno del programma triennale in corso, i nuovi
programmi di intervento relativi al triennio successivo, adottati secondo le modalit� di
cui al comma 1, sono trasmessi al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio,
affinche', entro il successivo 3 giugno, sulla base delle previsioni contenute nei
programmi e sentita la Conferenza Stato-regioni, trasmetta al Ministro dell'economia e
delle finanze l'indicazione del fabbisogno finanziario per il successivo triennio, ai fini
della predisposizione del disegno di legge finanziaria. 4. Gli interventi previsti dai programmi triennali sono di norma attuati in forma
integrata e coordinata dai soggetti competenti, in base ad accordi di programma ai sensi
dell'articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. ART. 71 (attuazione degli interventi) 1. Le funzioni di studio e di progettazione e tecnico-organizzative attribuite alle
Autorit� di bacino possono essere esercitate anche mediante affidamento di incarichi ad
istituzioni universitarie, liberi professionisti o organizzazioni tecnico-professionali
specializzate, in conformit� ad apposite direttive impartite dalla Conferenza
istituzionale permanente di cui all'articolo 63, comma 4. 2. L'esecuzione di opere di pronto intervento pu� avere carattere definitivo quando
l'urgenza del caso lo richiede. 3. Tutti gli atti di concessione per l'attuazione di interventi ai sensi della presente
sezione sono soggetti a registrazione a tassa fissa. ART. 72 (finanziamento) 1. Ferme restando le entrate connesse alle attivit� di manutenzione ed esercizio delle
opere idrauliche, di bonifica e di miglioria fondiaria, gli interventi previsti dalla
presente sezione sono a totale carico dello Stato e si attuano mediante i programmi
triennali di cui all'articolo 69. 2. Per le finalit� di cui al comma 1, si provvede ai sensi dell'articolo 11, comma 3,
lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 468. I predetti stanziamenti sono iscritti nello
stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze fino all'espletamento
della procedura di ripartizione di cui ai commi 3 e 4 del presente articolo sulla cui base
il Ministro dell'economia e delle finanze apporta, con proprio decreto, le occorrenti
variazioni di bilancio. 3. Il Comitato dei Ministri di cui all'articolo 57, sentita la Conferenza
Stato-regioni, predispone lo schema di programma nazionale di intervento per il triennio e
la ripartizione degli stanziamenti tra le Amministrazioni dello Stato e le regioni,
tenendo conto delle priorit� indicate nei singoli programmi ed assicurando, ove
necessario, il coordinamento degli interventi. A valere sullo stanziamento complessivo
autorizzato, lo stesso Comitato dei Ministri propone l'ammontare di una quota di riserva
da destinare al finanziamento dei programmi per l'adeguamento ed il potenziamento
funzionale, tecnico e scientifico dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i
servizi tecnici (APAT). 4. Il programma nazionale di intervento e la ripartizione degli stanziamenti, ivi
inclusa la quota di riserva a favore dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i
servizi tecnici (APAT), sono approvati dal Presidente del Consiglio dei Ministri, ai sensi
dell'articolo 57. 5. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, entro trenta giorni
dall'approvazione del programma triennale nazionale, su proposta della Conferenza
Stato-regioni, individua con proprio decreto le opere di competenza regionale, che
rivestono grande rilevanza tecnico-idraulica per la modifica del reticolo idrografico
principale e del demanio idrico, i cui progetti devono essere sottoposti al parere del
Consiglio superiore dei lavori pubblici, da esprimere entro novanta giorni dalla
richiesta. SEZIONE II TUTELA DELLE ACQUE DALL'INQUINAMENTO TITOLO I PRINCIPI GENERALI E COMPETENZE ART. 73 (finalit�) 1. Le disposizioni di cui alla presente sezione definiscono la disciplina generale per
la tutela delle acque superficiali, marine e sotterranee perseguendo i seguenti obiettivi:
a) prevenire e ridurre l'inquinamento e attuare il risanamento dei corpi idrici
b) conseguire il miglioramento dello stato delle acque ed adeguate protezioni di quelle
destinate a particolari usi;
c) perseguire usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche, con priorit� per
quelle potabili;
d) mantenere la capacit� naturale di autodepurazione dei corpi idrici, nonche' la
capacit� di sostenere comunit� animali e vegetali ampie e ben diversificate;
e) mitigare gli effetti delle inondazioni e della siccit� contribuendo quindi a: 1) garantire una fornitura sufficiente di acque superficiali e
sotterranee di buona qualit� per un utilizzo idrico sostenibile, equilibrato ed equo;
2) ridurre in modo significativo l'inquinamento delle acque
3) proteggere le acque territoriali e marine e realizzare gli
obiettivi degliaccordi internazionali in materia, compresi quelli miranti a impedire ed
eliminare l'inquinamento dell'ambiente marino, allo scopo di arrestare o eliminare
gradualmente gli scarichi, le emissioni e le perdite di sostanze pericolose prioritarie al
fine ultimo di pervenire a concentrazioni, nell'ambiente marino, vicine ai valori del
fondo naturale per le sostanze presenti in natura e vicine allo zero per le sostanze
sintetiche antropogeniche; f) impedire un ulteriore deterioramento, proteggere e migliorare lo stato degli
ecosistemi acquatici, degli ecosistemi terrestri e delle zone umide direttamente
dipendenti dagli ecosistemi acquatici sotto il profilo del fabbisogno idrico. 2. Il raggiungimento degli obiettivi indicati al comma 1 si realizza attraverso i
seguenti strumenti: a) l'individuazione di obiettivi di qualit� ambientale e per specifica destinazione
dei corpi idrici;
b) la tutela integrata degli aspetti qualitativi e quantitativi nell'ambito di ciascun
distretto idrografico ed un adeguato sistema di controlli e di sanzioni;
c) il rispetto dei valori limite agli scarichi fissati dallo Stato, nonche' la
definizione di valori limite in relazione agli obiettivi di qualit� del corpo recettore;
d) l'adeguamento dei sistemi di fognatura, collettamento e depurazione degli scarichi
idrici, nell'ambito del servizio idrico integrato;
e) l'individuazione di misure per la prevenzione e la riduzione dell'inquinamento nelle
zone vulnerabili e nelle aree sensibili;
f) l'individuazione di misure tese alla conservazione, al risparmio, al riutilizzo ed
al riciclo delle risorse idriche;
g) l'adozione di misure per la graduale riduzione degli scarichi, delle emissioni e di
ogni altra fonte di inquinamento diffuso contenente sostanze pericolose o per la graduale
eliminazione degli stessi allorche' contenenti sostanze pericolose prioritarie,
contribuendo a raggiungere nell'ambiente marino concentrazioni vicine ai valori del fondo
naturale per le sostanze presenti in natura e vicine allo zero per le sostanze sintetiche
antropogeniche;
h) l'adozione delle misure volte al controllo degli scarichi e delle emissioni nelle
acque superficiali secondo un approccio combinato. 3. Il perseguimento delle finalit� e l'utilizzo degli strumenti di cui ai commi 1 e 2,
nell'ambito delle risorse finanziarie previste dalla legislazione vigente, contribuiscono
a proteggere le acque territoriali e marine e a realizzare gli obiettivi degli accordi
internazionali in materia. ART. 74 (definizioni) 1. Ai fini della presente sezione si intende per: a) abitante equivalente: il carico organico biodegradabile avente una richiesta
biochimica di ossigeno a 5 giorni (BOD5) pari a 60 grammi di ossigeno al giorno;
b) acque ciprinicole: le acque in cui vivono o possono vivere pesci appartenenti ai
ciprinidi (Cyprinidae) o a specie come i lucci, i pesci persici e le anguille;
c) acque costiere: le acque superficiali situate all'interno rispetto a una retta
territoriali e che si estendono eventualmente fino al limite esterno delle acque di
d) acque salmonicole: le acque in cui vivono o possono vivere pesci appartenenti a
specie come le trote, i temoli e i coregoni;
e) estuario: l'area di transizione tra le acque dolci e le acque costiere alla foce di
un fiume, i cui limiti esterni verso il mare sono definiti con decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio; in via transitoria tali limiti sono fissati a
cinquecento metri dalla linea di costa;
f) acque dolci: le acque che si presentano in natura con una concentrazione di sali
tale da essere considerate appropriate per l'estrazione e il trattamento al fine di
g) acque reflue domestiche: acque reflue provenienti da insediamenti di tipo
residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attivit�
h) acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque reflue provenienti da edifici od
installazioni in cui si svolgono attivit� commerciali o di produzione di beni, differenti
qualitativamente dalle acque reflue domestiche e da quelle meteoriche di dilavamento,
intendendosi per tali anche quelle venute in contatto con sostanze o materiali, anche
inquinanti, non connessi con le attivit� esercitate nello stabilimento;
i) acque reflue urbane: il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue
industriali, e/o di quelle meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche
separate, e provenienti da agglomerato;
l) acque sotterranee: tutte le acque che si trovano al di sotto della superficie del
suolo, nella zona di saturazione e in diretto contatto con il suolo e il sottosuolo;
m) acque termali: le acque minerali naturali di cui all'articolo 2, comma 1, lettera
a), della legge 24 ottobre 2000, n. 323, utilizzate per le finalit� consentite dalla
n) agglomerato: l'area in cui la popolazione, ovvero le attivit� produttive, sono
concentrate in misura tale da rendere ammissibile, sia tecnicamente che economicamente in
rapporto anche ai benefici ambientali conseguibili, la raccolta e il convogliamento in una
fognatura dinamica delle acque reflue urbane verso un sistema di trattamento o verso un
punto di recapito finale;
o) applicazione al terreno: l'apporto di materiale al terreno mediante spandimento e/o
mescolamento con gli strati superficiali, iniezione, interramento;
p) utilizzazione agronomica: la gestione di effluenti di allevamento, acque di
vegetazione residuate dalla lavorazione delle olive, acque reflue provenienti da aziende
agricole e piccole aziende agro-alimentari, dalla loro produzione fino all'applicazione al
terreno ovvero al loro utilizzo irriguo o fertirriguo, finalizzati all'utilizzo delle
sostanze nutritive e ammendanti nei medesimi contenute;
q) autorit� d'ambito: la forma di cooperazione tra comuni e province per
l'organizzazione del servizio idrico integrato;
r) gestore del servizio idrico integrato: il soggetto che gestisce il servizio idrico
integrato in un ambito territoriale ottimale ovvero il gestore esistente del servizio
pubblico soltanto fino alla piena operativit� del servizio idrico integrato;
t) composto azotato: qualsiasi sostanza contenente azoto, escluso quello allo stato
molecolare gassoso;
v) effluente di allevamento: le deiezioni del bestiame o una miscela di lettiera e di
deiezione di bestiame, anche sotto forma di prodotto trasformato, ivi compresi i reflui
provenienti da attivit� di piscicoltura;
z) eutrofizzazione: arricchimento delle acque di nutrienti, in particolare modo di
composti dell'azoto e/o del fosforo, che provoca una abnorme proliferazione di alghe e/o
di forme superiori di vita vegetale, producendo la perturbazione dell'equilibrio degli
organismi presenti nell'acqua e della qualit� delle acque interessate;
aa) fertilizzante: fermo restando quanto disposto dalla legge 19 ottobre 1984, n. 748,
le sostanze contenenti uno o pi� composti azotati, compresi gli effluenti di allevamento,
i residui degli allevamenti ittici e i fanghi, sparse sul terreno per stimolare la
crescita della vegetazione;
bb) fanghi: i fanghi residui, trattati o non trattati, provenienti dagli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane;
cc) inquinamento: l'introduzione diretta o indiretta, a seguito di attivit� umana, di
sostanze o di calore nell'aria, nell'acqua o nel terreno che possono nuocere alla salute
umana o alla qualit� degli ecosistemi acquatici o degli ecosistemi terrestri che
dipendono direttamente da ecosistemi acquatici, perturbando, deturpando o deteriorando i
valori ricreativi o altri legittimi usi dell'ambiente;
dd) rete fognaria: il sistema di canalizzazioni, generalmente sotterranee, per la
raccolta e il convogliamento delle acque reflue domestiche, industriali ed urbane fino al
ee) fognatura separata: la rete fognaria costituita da due canalizzazioni, la prima
delle quali adibita alla raccolta ed al convogliamento delle sole acque meteoriche di
dilavamento, e dotata o meno di dispositivi per la raccolta e la separazione delle acque
di prima pioggia, e la seconda adibita alla raccolta ed al convogliamento delle acque
reflue urbane unitamente alle eventuali acque di prima pioggia;
ff) scarico: qualsiasi immissione di acque reflue in acque superficiali, sul suolo, nel
sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche
sottoposte a preventivo trattamento di depurazione. Sono esclusi i rilasci di acque
previsti all'articolo 114;
hh) scarichi esistenti: gli scarichi di acque reflue urbane che alla data del 13 giugno
1999 erano in esercizio e conformi al regime autorizzativo previgente e gli scarichi di
impianti di trattamento di acque reflue urbane per i quali alla stessa data erano gi�
state completate tutte le procedure relative alle gare di appalto e all'affidamento dei
lavori, nonche' gli scarichi di acque reflue domestiche che alla data del 13 giugno 1999
erano in esercizio e conformi al previgente regime autorizzativo e gli scarichi di acque
reflue industriali che alla data del 13 giugno 1999 erano in esercizio e gi� autorizzati;
ii) trattamento appropriato: il trattamento delle acque reflue urbane mediante un
processo ovvero un sistema di smaltimento che, dopo lo scarico, garantisca la conformit�
dei corpi idrici recettori ai relativi obiettivi di qualit� ovvero sia conforme alle
disposizioni della parte terza del presente decreto;
ll) trattamento primario: il trattamento delle acque reflue che comporti la
sedimentazione dei solidi sospesi mediante processi fisici e/o chimico-fisici e/o altri, a
seguito dei quali prima dello scarico il BOD5 delle acque in trattamento sia ridotto
almeno del 20 per cento ed i solidi sospesi totali almeno del 50 per cento;
mm) trattamento secondario: il trattamento delle acque reflue mediante un processo che
in genere comporta il trattamento biologico con sedimentazione secondaria, o mediante
altro processo in cui vengano comunque rispettati i requisiti di cui alla tabella 1
dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto;
nn) stabilimento industriale, stabilimento: tutta l'area sottoposta al controllo di un
unico gestore, nella quale si svolgono attivit� commerciali o industriali che comportano
la produzione, la trasformazione e/o l'utilizzazione delle sostanze di cui all'Allegato 8
alla parte terza del presente decreto, ovvero qualsiasi altro processo produttivo che
comporti la presenza di tali sostanze nello scarico;
oo) valore limite di emissione: limite di accettabilit� di una sostanza inquinante
contenuta in uno scarico, misurata in concentrazione, oppure in massa per unit� di
prodotto o di materia prima lavorata, o in massa per unit� di tempo;
pp) zone vulnerabili: zone di territorio che scaricano direttamente o indirettamente
composti azotati di origine agricola o zootecnica in acque gi� inquinate o che potrebbero
esserlo in conseguenza di tali tipi di scarichi. 2. Ai fini della presente sezione si intende inoltre per: a) acque superficiali: le acque interne ad eccezione di quelle sotterranee, le acque di
transizione e le acque costiere, tranne per quanto riguarda lo stato chimico, in relazione
al quale sono incluse anche le acque territoriali;
b) acque interne: tutte le acque superficiali correnti o stagnanti, e tutte le acque
c) fiume: un corpo idrico interno che scorre prevalentemente in superficie ma che pu�
e) acque di transizione: i corpi idrici superficiali in prossimit� della foce di un
costiere, ma sostanzialmente influenzate dai flussi di acqua dolce;
f) corpo idrico artificiale: un corpo idrico superficiale creato da un'attivit� umana;
g) corpo idrico fortemente modificato: un corpo idrico superficiale la cui natura, a
seguito di alterazioni fisiche dovute a un'attivit� umana, e' sostanzialmente modificata,
come risulta dalla designazione fattane dall'autorit� competente in base alle
disposizioni degli articoli 118 e 120;
h) corpo idrico superficiale: un elemento distinto e significativo di acque
superficiali, quale un lago, un bacino artificiale, un torrente, fiume o canale, parte di
un torrente, fiume o canale, acque di transizione o un tratto di acque costiere;
i) falda acquifera: uno o pi� strati sotterranei di roccia o altri strati geologici di
l) corpo idrico sotterraneo: un volume distinto di acque sotterranee contenute da una o
m) bacino idrografico: il territorio nel quale scorrono tutte le acque superficiali
n) sotto-bacino idrografico: il territorio nel quale scorrono tutte le acque
superficiali attraverso una serie di torrenti, fiumi e laghi per sfociare in un punto
specifico di un corso d'acqua, di solito un lago o la confluenza di un fiume;
o) distretto idrografico: l'area di terra e di mare, costituita da uno o pi� bacini
p) stato delle acque superficiali: l'espressione complessiva dello stato di un corpo
idrico superficiale, determinato dal valore pi� basso del suo stato ecologico e chimico;
q) buono stato delle acque superficiali: lo stato raggiunto da un corpo idrico
superficiale qualora il suo stato, tanto sotto il profilo ecologico quanto sotto quello
r) stato delle acque sotterranee: l'espressione complessiva dello stato di un corpo
idrico sotterraneo, determinato dal valore pi� basso del suo stato quantitativo e
s) buono stato delle acque sotterranee: lo stato raggiunto da un corpo idrico
sotterraneo qualora il suo stato, tanto sotto il profilo quantitativo quanto sotto quello
t) stato ecologico: l'espressione della qualit� della struttura e del funzionamento
degli ecosistemi acquatici associati alle acque superficiali, classificato a norma
u) buono stato ecologico: lo stato di un corpo idrico superficiale classificato in base
all'Allegato 1 alla parte terza del presente decreto;
v) buon potenziale ecologico: lo stato di un corpo idrico artificiale o fortemente
modificato, cos� classificato in base alle disposizioni pertinenti dell'Allegato 1 alla
z) buono stato chimico delle acque superficiali: lo stato chimico richiesto per
conseguire gli obiettivi ambientali per le acque superficiali fissati dal presento, ossia
lo stato raggiunto da un corpo idrico superficiale nel quale la concentrazione degli
inquinanti noti supera gli standard di qualit� ambientali fissati dall'Allegato 1 alla
parte terza del presente decreto, Tabella 1/A ed ai sensi della parte terza del presente
aa) buono stato chimico delle acque sotterranee: lo stato chimico di un corpo idrico
sotterraneo che risponde a tutte le condizioni di cui alla tabella B.3.2 dell'Allegato 1
bb) stato quantitativo: l'espressione del grado in cui un corpo idrico sotterraneo e'
modificato da estrazioni dirette e indirette;
cc) risorse idriche sotterranee disponibili: il risultato della velocit� annua media
di ravvenamento globale a lungo termine del corpo idrico sotterraneo meno la velocit�
annua media a lungo termine del flusso necessario per raggiungere gli obiettivi di
qualit� ecologica per le acque superficiali connesse, di cui all'articolo 76, al fine di
evitare un impoverimento significativo dello stato ecologico di tali acque, nonche' danni
rilevanti agli ecosistemi terrestri connessi;
dd) buono stato quantitativo: stato definito nella tabella B.1.2 dell'Allegato 1 alla
ee) sostanze pericolose: le sostanze o gruppi di sostanze tossiche, persistenti e
bio-accumulabili e altre sostanze o gruppi di sostanze che danno adito a preoccupazioni
ff) sostanze prioritarie e sostanze pericolose prioritarie: le sostanze individuate con
disposizioni comunitarie ai sensi dell'articolo 16 della direttiva 2000/60/CE;
gg) inquinante: qualsiasi sostanza che possa inquinare, in particolare quelle elencate
nell'Allegato 8 alla parte terza del presente decreto;
hh) immissione diretta nelle acque sotterranee: l'immissione di inquinanti nelle acque
sotterranee senza infiltrazione attraverso il suolo o il sottosuolo;
ii) obiettivi ambientali: gli obiettivi fissati dal titolo II della parte terza del
ll) standard di qualit� ambientale: la concentrazione di un particolare inquinante o
gruppo di inquinanti nelle acque, nei sedimenti e nel biota che non deve essere superata
per tutelare la salute umana e l'ambiente;
mm) approccio combinato: l'insieme dei controlli, da istituire o realizzare, salvo
diversa indicazione delle normative di seguito citate, entro il 22 dicembre 2012,
riguardanti tutti gli scarichi nelle acque superficiali, comprendenti i controlli sulle
emissioni basati sulle migliori tecniche disponibili, quelli sui pertinenti valori limite
di emissione e, in caso di impatti diffusi, e quelli comprendenti, eventualmente, le
migliori prassi ambientali; tali controlli sono quelli stabiliti:
1) nel decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, sulla
prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento;
2) nella parte terza del presente decreto in materia di acque reflue
urbane, nitrati provenienti da fonti agricole, sostanze che presentano rischi
significativi per l'ambiente acquatico o attraverso l'ambiente acquatico, inclusi i rischi
per le acque destinate alla produzione di acqua potabile e di scarichi di Hg, Cd, HCH,
DDT, PCP, aldrin, dieldrin, endrin, HCB, HCBD, cloroformio, tetracloruro di carbonio, EDC,
tricloroetilene, TCB e percloroetilene; nn) acque destinate al consumo umano: le acque disciplinate dal decreto legislativo 2
oo) servizi idrici: tutti i servizi che forniscono alle famiglie, agli enti pubblici o
a qualsiasi attivit� economica: 1) estrazione, arginamento, stoccaggio, trattamento e distribuzione,
di acque superficiali o sotterranee,
2) strutture per la raccolta e il trattamento delle acque reflue,
che successivamente scaricano nelle acque superficiali; pp) utilizzo delle acque: i servizi idrici unitamente agli altri usi risultanti
dall'attivit� conoscitiva di cui all'articolo 118 che incidono in modo significativo
sullo stato delle acque. Tale nozione si applica ai fini dell'analisi economica di cui
all'Allegato 10 alla parte terza del presente decreto;
qq) valori limite di emissione: la massa espressa in rapporto a determinati parametri
specifici, la concentrazione e/o il livello di un'emissione che non devono essere superati
in uno o pi� periodi di tempo. I valori limite di emissione possono essere fissati anche
per determinati gruppi, famiglie o categorie di sostanze. I valori limite di emissione
delle sostanze si applicano di norma nel punto di fuoriuscita delle emissioni
dall'impianto, senza tener conto dell'eventuale diluizione; per gli scarichi indiretti
nell'acqua, l'effetto di una stazione di depurazione di acque reflue pu� essere preso in
considerazione nella determinazione dei valori limite di emissione dell'impianto, a
condizione di garantire un livello equivalente di protezione dell'ambiente nel suo insieme
e di non portare a carichi inquinanti maggiori nell'ambiente;
rr) controlli delle emissioni: i controlli che comportano una limitazione specifica
delle emissioni, ad esempio un valore limite delle emissioni, oppure che definiscono
altrimenti limiti o condizioni in merito agli effetti, alla natura o ad altre
caratteristiche di un'emissione o condizioni operative che influiscono sulle emissioni;
ss) costi ambientali: i costi legati ai danni che l'utilizzo stesso delle risorse
idriche causa all'ambiente, agli ecosistemi e a coloro che usano l'ambiente;
tt) costi della risorsa: i costi delle mancate opportunit� imposte ad altri utenti in
conseguenza dello sfruttamento intensivo delle risorse al di l� del loro livello di
ripristino e ricambio naturale;
uu) impianto: l'unit� tecnica permanente in cui sono svolte una o pi� attivit� di
cui all'Allegato I del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, e qualsiasi altra
attivit� accessoria, che siano tecnicamente connesse con le attivit� svolte in uno
stabilimento e possano influire sulle emissioni e sull'inquinamento; nel caso di attivit�
non rientranti nel campo di applicazione del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59,
l'impianto si identifica nello stabilimento. Nel caso di attivit� di cui all'Allegato I
del predetto decreto, l'impianto si identifica con il complesso assoggettato alla
disciplina della prevenzione e controllo integrati dell'inquinamento. ART. 75 (competenze) 1 Nelle materie disciplinate dalle disposizioni della presente sezione: a) lo Stato esercita le competenze ad esso spettanti per la tutela dell'ambiente e
dell'ecosistema attraverso il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, fatte
salve le competenze in materia igienico-sanitaria spettanti al Ministro della salute;
b) le regioni e gli enti locali esercitano le funzioni e i compiti ad essi spettanti
nel quadro delle competenze costituzionalmente determinate e nel rispetto delle
attribuzioni statali. 2. Con riferimento alle funzioni e ai compiti spettanti alle regioni e agli enti
locali, in caso di accertata inattivit� che comporti inadempimento agli obblighi
derivanti dall'appartenenza all'Unione europea, pericolo di grave pregiudizio alla salute
o all'ambiente oppure inottemperanza ad obblighi di informazione, il Presidente del
Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio per materia, assegna all'ente inadempiente un congruo termine per provvedere,
decorso inutilmente il quale il Consiglio dei Ministri, sentito il soggetto inadempiente,
nomina un commissario che provvede in via sostitutiva. Gli oneri economici connessi
all'attivit� di sostituzione sono a carico dell'ente inadempiente. Restano fermi i poteri
di ordinanza previsti dall'ordinamento in caso di urgente necessit� e le disposizioni in
materia di poteri sostitutivi previste dalla legislazione vigente, nonche' quanto disposto
dall'articolo 132. 3. Le prescrizioni tecniche necessarie all'attuazione della parte terza del presente
decreto sono stabilite negli Allegati al decreto stesso e con uno o pi� regolamenti
adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su
proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio previa intesa con la
Conferenza Stato-regioni; attraverso i medesimi regolamenti possono altres� essere
modificati gli Allegati alla parte terza del presente decreto per adeguarli a sopravvenute
esigenze o a nuove acquisizioni scientifiche o tecnologiche. 4. Con decreto dei Ministri competenti per materia si provvede alla modifica degli
Allegati alla parte terza del presente decreto per dare attuazione alle direttive che
saranno emanate dall'Unione europea, per le parti in cui queste modifichino modalit�
esecutive e caratteristiche di ordine tecnico delle direttive dell'Unione europea recepite
dalla parte terza del presente decreto, secondo quanto previsto dall'articolo 13 della
legge 4 febbraio 2005, n. 11. 5. Le regioni assicurano la pi� ampia divulgazione delle informazioni sullo stato di
qualit� delle acque e trasmettono al Dipartimento tutela delle acque interne e marine
dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) i dati
conoscitivi e le informazioni relative all'attuazione della parte terza del presente
decreto, nonche' quelli prescritti dalla disciplina comunitaria, secondo le modalit�
indicate con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto
con i Ministri competenti, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Il Dipartimento tutela
delle acque interne e marine dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi
tecnici (APAT) elabora a livello nazionale, nell'ambito del Sistema informativo nazionale
dell'ambiente (SINA), le informazioni ricevute e le trasmette ai Ministeri interessati e
al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio anche per l'invio alla
Commissione europea. Con lo stesso decreto sono individuati e disciplinati i casi in cui
le regioni sono tenute a trasmettere al Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio i provvedimenti adottati ai fini delle comunicazioni all'Unione europea o in
ragione degli obblighi internazionali assunti. 6. Le regioni favoriscono l'attiva partecipazione di tutte le parti interessate
all'attuazione della parte terza del presente decreto in particolare in sede di
elaborazione, revisione e aggiornamento dei piani di tutela di cui all'articolo 121. 7. Le regioni provvedono affinche' gli obiettivi di qualit� di cui agli articoli 76 e
77 ed i relativi programmi di misure siano perseguiti nei corpi idrici ricadenti nei
bacini idrografici internazionali in attuazione di accordi tra gli stati membri
interessati, avvalendosi a tal fine di strutture esistenti risultanti da accordi
internazionali. 8. Qualora il distretto idrografico superi i confini della Comunit� europea, lo Stato
e le regioni esercitano le proprie competenze adoperandosi per instaurare un coordinamento
adeguato con gli Stati terzi coinvolti, al fine realizzare gli obiettivi di cui alla parte
terza del presente decreto in tutto il distretto idrografico. 9. I consorzi di bonifica e di irrigazione, anche attraverso appositi accordi di
programma con le competenti autorit�, concorrono alla realizzazione di azioni di
salvaguardia ambientale e di risanamento delle acque anche al fine della loro
utilizzazione irrigua, della rinaturalizzazione dei corsi d'acqua e della filodepurazione.
TITOLO II OBIETTIVI DI QUALITA'
CAPO I OBIETTIVO DI QUALITA' AMBIENTALE E OBIETTIVO DI QUALITA' PER SPECIFICA
DESTINAZIONE ART. 76 (disposizioni generali) 1. Al fine della tutela e del risanamento delle acque superficiali e sotterranee, la
parte terza del presente decreto individua gli obiettivi minimi di qualit� ambientale per
i corpi idrici significativi e gli obiettivi di qualit� per specifica destinazione per i
corpi idrici di cui all'articolo 78, da garantirsi su tutto il territorio nazionale. 2. L'obiettivo di qualit� ambientale e' definito in funzione della capacit� dei corpi
idrici di mantenere i processi naturali di autodepurazione e di supportare comunit�
animali e vegetali ampie e ben diversificate. 3. L'obiettivo di qualit� per specifica destinazione individua lo stato dei corpi
idrici idoneo ad una particolare utilizzazione da parte dell'uomo, alla vita dei pesci e
dei molluschi. 4. In attuazione della parte terza del presente decreto sono adottate, mediante il
Piano di tutela delle acque di cui all'articolo 121, misure atte a conseguire gli
obiettivi seguenti entro il 22 dicembre 2015; a) sia mantenuto o raggiunto per i corpi idrici significativi superficiali e
sotterranei l'obiettivo di qualit� ambientale corrispondente allo stato di
"buono";
b) sia mantenuto, ove gi� esistente, lo stato di qualit� ambientale
"elevato" come definito nell'Allegato 1 alla parte terza del presente decreto;
c) siano mantenuti o raggiunti altres� per i corpi idrici a specifica destinazione di
cui all'articolo 79 gli obiettivi di qualit� per specifica destinazione di cui
all'Allegato 2 alla parte terza del presente decreto, salvi i termini di adempimento
previsti dalla normativa previgente. 5. Qualora per un corpo idrico siano designati obiettivi di qualit� ambientale e per
specifica destinazione che prevedono per gli stessi parametri valori limite diversi,
devono essere rispettati quelli pi� cautelativi quando essi si riferiscono al
conseguimento dell'obiettivo di qualit� ambientale; l'obbligo di rispetto di tali valori
limite decorre dal 22 dicembre 2015. 6. Il Piano di tutela provvede al coordinamento degli obiettivi di qualit� ambientale
con i diversi obiettivi di qualit� per specifica destinazione. 7. Le regioni possono definire obiettivi di qualit� ambientale pi� elevati, nonche'
individuare ulteriori destinazioni dei corpi idrici e relativi obiettivi di qualit�. ART. 77 (individuazione e perseguimento dell'obiettivo di qualit� ambientale) 1. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente
decreto, sulla base dei dati gi� acquisiti e dei risultati del primo rilevamento
effettuato ai sensi degli articoli 118 e 120, le regioni che non vi abbiano provveduto
identificano per ciascun corpo idrico significativo, o parte di esso, la classe di
qualit� corrispondente ad una di quelle indicate nell'Allegato 1 alla parte terza del
presente decreto. 2. In relazione alla classificazione di cui al comma 1, le regioni stabiliscono e
adottano le misure necessarie al raggiungimento o al mantenimento degli obiettivi di
qualit� ambientale di cui all'articolo 76, comma 4, lettere a) e b), tenendo conto del
carico massimo ammissibile, ove fissato sulla base delle indicazioni delle Autorit� di
bacino, e assicurando in ogni caso per tutti i corpi idrici l'adozione di misure atte ad
impedire un ulteriore degrado. 3. Al fine di assicurare entro il 22 dicembre 2015 il raggiungimento dell'obiettivo di
qualit� ambientale corrispondente allo stato di "buono", entro il 31 dicembre
2008 ogni corpo idrico superficiale classificato o tratto di esso deve conseguire almeno i
requisiti dello stato di "sufficiente" di cui all'Allegato 1 alla parte terza
del presente decreto. 4. Le acque ricadenti nelle aree protette devono essere conformi agli obiettivi e agli
standard di qualit� fissati nell'Allegato 1 alla parte terza del presente decreto,
secondo le scadenze temporali ivi stabilite, salvo diversa disposizione della normativa di
settore a norma della quale le singole aree sono state istituite. 5. La designazione di un corpo idrico artificiale o fortemente modificato e la relativa
motivazione sono esplicitamente menzionate nei piani di bacino e sono riesaminate ogni sei
anni. Le regioni possono definire un corpo idrico artificiale o fortemente modificato
quando: a) le modifiche delle caratteristiche idromorfologiche di tale corpo, necessarie al
raggiungimento di un buono stato ecologico, abbiano conseguenze negative rilevanti:
2) sulla navigazione, comprese le infrastrutture portuali, o sul
3) sulle attivit� per le quali l'acqua e' accumulata, quali la
fornitura di acqua potabile, la produzione di energia o l'irrigazione;
4) sulla regolazione delle acque, la protezione dalle inondazioni o
5) su altre attivit� sostenibili di sviluppo umano ugualmente
importanti; b) i vantaggi cui sono finalizzate le caratteristiche artificiali o modificate del
corpo idrico non possano, per motivi di fattibilit� tecnica o a causa dei costi
sproporzionati, essere raggiunti con altri mezzi che rappresentino un'opzione
significativamente migliore sul piano ambientale. 6. Le regioni possono motivatamente stabilire termini diversi per i corpi idrici che
presentano condizioni tali da non consentire il raggiungimento dello stato di
"buono" entro il 22 dicembre 2015, nel rispetto di quanto stabilito al comma 9 e
purche' sussista almeno uno dei seguenti motivi: a) la portata dei miglioramenti necessari pu� essere attuata, per motivi di
realizzabilit� tecnica, solo in fasi che superano il periodo stabilito;
b) il completamento dei miglioramenti entro i termini fissati sarebbe
sproporzionatamente costoso;
c) le condizioni naturali non consentono miglioramenti dello stato del corpo idrico nei
tempi richiesti. 7. Le regioni possono motivatamente stabilire obiettivi di qualit� ambientale meno
rigorosi per taluni corpi idrici, qualora ricorra almeno una delle condizioni seguenti: a) il corpo idrico ha subito, in conseguenza dell'attivit� umana, gravi ripercussioni
che rendono manifestamente impossibile o economicamente insostenibile un significativo
b) il raggiungimento dell'obiettivo di qualit� previsto non e' perseguibile a causa
della natura litologica ovvero geomorfologica del bacino di appartenenza. 8. Quando ricorrono le condizioni di cui al comma 7, la definizione di obiettivi meno
rigorosi e' consentita purche' essi non comportino l'ulteriore deterioramento dello stato
del corpo idrico e, fatto salvo il caso di cui alla lettera b) del medesimo comma 7,
purche' non sia pregiudicato il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla parte terza
del presente decreto in altri corpi idrici compresi nello stesso bacino idrografico. 9. Nei casi previsti dai commi 6 e 7, i Piani di tutela devono comprendere le misure
volte alla tutela del corpo idrico, ivi compresi i provvedimenti integrativi o restrittivi
della disciplina degli scarichi ovvero degli usi delle acque. I tempi e gli obiettivi,
nonche' le relative misure, sono rivisti almeno ogni sei anni ed ogni eventuale modifica
deve essere inserita come aggiornamento del piano. 10. Il deterioramento temporaneo dello stato del corpo idrico dovuto a circostanze
naturali o di forza maggiore eccezionali e ragionevolmente imprevedibili, come alluvioni
violente e siccit� prolungate, o conseguente a incidenti ragionevolmente imprevedibili,
non d� luogo una violazione delle prescrizioni della parte terza del presente decreto,
purche' ricorrano tutte le seguenti condizioni: a) che siano adottate tutte le misure volte ad impedire l'ulteriore deterioramento
dello stato di qualit� dei corpi idrici e la compromissione del raggiungimento degli
obiettivi di cui all'articolo 76 ed al presente articolo in altri corpi idrici non
interessati alla circostanza;
b) che il Piano di tutela preveda espressamente le situazioni in cui detti eventi
possano essere dichiarati ragionevolmente imprevedibili o eccezionali, anche adottando gli
indicatori appropriati;
c) che siano previste ed adottate misure idonee a non compromettere il ripristino della
qualit� del corpo idrico una volta conclusisi gli eventi in questione;
d) che gli effetti degli eventi eccezionali o imprevedibili siano sottoposti a un
riesame annuale e, con riserva dei motivi di cui all'articolo 76, comma 4, lettera a),
venga fatto tutto il possibile per ripristinare nel corpo idrico, non appena ci� sia
e) che una sintesi degli effetti degli eventi e delle misure adottate o da adottare sia
inserita nel successivo aggiornamento del Piano di tutela. ART. 78 (standard di qualit� per l'ambiente acquatico) 1. Ai fini della tutela delle acque superficiali dall'inquinamento provocato dalle
sostanze pericolose, i corpi idrici significativi di cui all'articolo 76 devono essere
conformi entro il 31 dicembre 2008 agli standard di qualit� riportati alla Tabella 1/A
dell'Allegato 1 alla parte terza del presente decreto, la cui disciplina sostituisce ad
ogni effetto quella di cui al decreto ministeriale 6 novembre 2003, n. 367. 2. I Piani di tutela delle acque di cui all'articolo 121 contengono gli strumenti per
il conseguimento degli standard di cui al comma 1, anche ai fini della gestione dei fanghi
derivanti dagli impianti di depurazione e dalla disciplina degli scarichi. 3. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio viene data
attuazione al disposto dell'articolo 16 della direttiva 2000/60/CE entro il 31 dicembre
2015. Entro gli stessi termini le acque a specifica destinazione di cui all'articolo 79
devono essere conformi agli standard dettati dal medesimo decreto. ART. 79 (obiettivo di qualit� per specifica destinazione) 1. Sono acque a specifica destinazione funzionale: a) le acque dolci superficiali destinate alla produzione di acqua potabile;
c) le acque dolci che richiedono protezione e miglioramento per essere idonee alla vita
d) le acque destinate alla vita dei molluschi. 2. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 76, commi 4 e 5, per le acque indicate
al comma 1, e' perseguito, per ciascun uso, l'obiettivo di qualit� per specifica
destinazione stabilito nell'Allegato 2 alla parte terza del presente decreto, fatta
eccezione per le acque di balneazione. 3. Le regioni, al fine di un costante miglioramento dell'ambiente idrico, stabiliscono
programmi, che vengono recepiti nel Piano di tutela, per mantenere o adeguare la qualit�
delle acque di cui al comma 1 all'obiettivo di qualit� per specifica destinazione. Le
regioni predispongono apposito elenco aggiornato periodicamente delle acque di cui al
comma 1. CAPO II ACQUE A SPECIFICA DESTINAZIONE ART. 80 (acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile) 1. Le acque dolci superficiali, per essere utilizzate o destinate alla produzione di
acqua potabile, sono classificate dalle regioni nelle categorie Al, A2 e A3, secondo le
caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche di cui alla Tabella 1/A dell'Allegato
2 alla parte terza del presente decreto. 2. A seconda della categoria di appartenenza, le acque dolci superficiali di cui al
comma 1 sono sottoposte ai trattamenti seguenti: a) Categoria Al: trattamento fisico semplice e disinfezione;
c) Categoria A3: trattamento fisico e chimico spinto, affinamento e disinfezione. 3. Le regioni inviano i dati relativi al monitoraggio e alla classificazione delle
acque di cui ai commi 1 e 2 al Ministero della salute, che provvede al successivo inoltro
alla Commissione europea. 4. Le acque dolci superficiali che presentano caratteristiche fisiche, chimiche e
microbiologiche qualitativamente inferiori ai valori limite imperativi della categoria A3
possono essere utilizzate, in via eccezionale, solo qualora non sia possibile ricorrere ad
altre fonti di approvvigionamento e a condizione che le acque siano sottoposte ad
opportuno trattamento che consenta di rispettare le norme di qualit� delle acque
destinate al consumo umano. ART. 81 (deroghe) 1. Per le acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile, le regioni
possono derogare ai valori dei parametri di cui alla Tabella 1/A dell'Allegato 2 alla
parte terza del presente decreto: a) in caso di inondazioni o di catastrofi naturali;
b) limitatamente ai parametri contraddistinti nell'Allegato 2 alla parte terza del
presente decreto Tabella 1/A dal simbolo (o), qualora ricorrano circostanze meteorologiche
eccezionali o condizioni geografiche particolari;
c) quando le acque superficiali si arricchiscono naturalmente di talune sostanze con
superamento dei valori fissati per le categorie Al, A2 e A3;
d) nel caso di laghi che abbiano una profondit� non superiore ai 20 metri, che per
rinnovare le loro acque impieghino pi� di un anno e nel cui specchio non defluiscano
acque di scarico, limitatamente ai parametri contraddistinti nell'Allegato 2 alla parte
terza del presente decreto, Tabella 1/A da un asterisco (*). 2. Le deroghe di cui al comma 1 non sono ammesse se ne derivi concreto pericolo per la
salute pubblica. ART. 82 (acque utilizzate per l'estrazione di acqua potabile) 1. Fatte salve le disposizioni per le acque dolci superficiali destinate alla
produzione di acqua potabile, le regioni, all'interno del distretto idrografico di
appartenenza, individuano: a) tutti i corpi idrici superficiali e sotterranei che forniscono in media oltre 10 m3
al giorno o servono pi� di 50 persone, e
b) i corpi idrici destinati a tale uso futuro. 2. L'autorit� competente provvede al monitoraggio, a norma dell'Allegato 1 alla parte
terza del presente decreto, dei corpi idrici che forniscono in media oltre 100 m3 al
giorno. 3. Per i corpi idrici di cui al comma 1 deve essere conseguito l'obiettivo ambientale
di cui agli articoli 76 e seguenti. ART. 83 (acque di balneazione) 1. Le acque destinate alla balneazione devono soddisfare i requisiti di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n. 470. 2. Per le acque che risultano ancora non idonee alla balneazione ai sensi del decreto
di cui al comma 1, le regioni comunicano al Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio, entro l'inizio della stagione balneare successiva alla data di entrata in
vigore della parte terza del presente decreto e, successivamente, con periodicit� annuale
prima dell'inizio della stagione balneare, tutte le informazioni relative alle cause della
non balneabilit� ed alle misure che intendono adottare, secondo le modalit� indicate dal
decreto di cui all'articolo 75, comma 6. ART. 84 (acque dolci idonee alla vita dei pesci) 1. Le regioni effettuano la designazione delle acque dolci che richiedono protezione o
miglioramento per esser idonee alla vita dei pesci. Ai fini di tale designazione sono
privilegiati: a) i corsi d'acqua che attraversano il territorio di parchi nazionali e riserve
naturali dello Stato nonche' di parchi e riserve naturali regionali;
b) i laghi naturali ed artificiali, gli stagni ed altri corpi idrici, situati nei
predetti ambiti territoriali;
c) le acque dolci superficiali comprese nelle zone umide dichiarate "di importanza
internazionale" ai sensi della convenzione di Ramsar del 2 febbraio 1971, resa
esecutiva con il decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n. 448, sulla
protezione delle zone umide, nonche' quelle comprese nelle "oasi di protezione della
fauna", istituite dalle regioni e province autonome ai sensi della legge 11 febbraio
d) le acque dolci superficiali che, ancorche' non comprese nelle precedenti categorie,
presentino un rilevante interesse scientifico, naturalistico, ambientale e produttivo in
quanto costituenti habitat di specie animali o vegetali rare o in via di estinzione,
oppure in quanto sede di complessi ecosistemi acquatici meritevoli di conservazione o,
altres�, sede di antiche e tradizionali forme di produzione ittica che presentino un
elevato grado di sostenibilit� ecologica ed economica. 2. Le regioni, entro quindici mesi dalla designazione, classificano le acque dolci
superficiali che presentino valori dei parametri di qualit� conformi con quelli
imperativi previsti dalla Tabella 1/B dell'Allegato 2 alla parte terza del presente
decreto come acque dolci "salmonicole" o "ciprinicole". 3. La designazione e la classificazione di cui ai commi 1 e 2 devono essere
gradualmente estese sino a coprire l'intero corpo idrico, ferma restando la possibilit�
di designare e classificare, nell'ambito del medesimo, alcuni tratti come "acqua
salmonicola" e alcuni tratti come "acqua ciprinicola". La designazione e la
classificazione sono sottoposte a revisione in relazione ad elementi imprevisti o
sopravvenuti. 4. Qualora sia richiesto da eccezionali ed urgenti necessit� di tutela della qualit�
delle acque dolci idonee alla vita dei pesci, il Presidente della Giunta regionale o il
Presidente della Giunta provinciale, nell'ambito delle rispettive competenze, adottano
provvedimenti specifici e motivati, integrativi o restrittivi degli scarichi ovvero degli
usi delle acque. 5. Sono escluse dall'applicazione del presente articolo e degli articoli 85 e 86 le
acque dolci superficiali dei bacini naturali o artificiali utilizzati per l'allevamento
intensivo delle specie ittiche nonche' i canali artificiali adibiti a uso plurimo, di
scolo o irriguo, e quelli appositamente costruiti per l'allontanamento dei liquami e di
acque reflue industriali. ART. 85 (accertamento della qualit� delle acque idonee alla vita dei pesci) 1. Le acque designate e classificate ai sensi dell'articolo 84 si considerano idonee
alla vita dei pesci se rispondono ai requisiti riportati nella Tabella 1/B dell'Allegato 2
alla parte terza del presente decreto. 2. Se dai campionamenti risulta che non sono rispettati uno o pi� valori dei parametri
riportati nella Tabella 1/B dell'Allegato 2 alla parte terza del presente decreto, le
autorit� competenti al controllo accertano se l'inosservanza sia dovuta a fenomeni
naturali, a causa fortuita, ad apporti inquinanti o a eccessivi prelievi, e propongono
all'autorit� competente le misure appropriate. 3. Ai fini di una pi� completa valutazione delle qualit� delle acque, le regioni
promuovono la realizzazione di idonei programmi di analisi biologica delle acque designate
e classificate. ART. 86 (deroghe) 1. Per le acque dolci superficiali designate o classificate per essere idonee alla vita
dei pesci, le regioni possono derogare al rispetto dei parametri indicati nella Tabella
1/B dell'Allegato 2 alla parte terza del presente decreto con il simbolo (o) in caso di
circostanze meteorologiche eccezionali o speciali condizioni geografiche e, quanto al
rispetto dei parametri riportati nella medesima Tabella, in caso di arricchimento naturale
del corpo idrico da sostanze provenienti dal suolo senza intervento diretto dell'uomo. ART. 87 (acque destinate alla vita dei molluschi) 1. Le regioni, d'intesa con il Ministero della politiche agricole e forestali,
designano, nell'ambito delle acque marine costiere e salmastre che sono sede di banchi e
di popolazioni naturali di molluschi bivalvi e gasteropodi, quelle richiedenti protezione
e miglioramento per consentire la vita e lo sviluppo degli stessi e per contribuire alla
buona qualit� dei prodotti della molluschicoltura direttamente commestibili per l'uomo. 2. Le regioni possono procedere a designazioni complementari, oppure alla revisione
delle designazioni gi� effettuate, in funzione dell'esistenza di elementi imprevisti al
momento della designazione. 3. Qualora sia richiesto da eccezionali ed urgenti necessit� di tutela della qualit�
delle acque destinate alla vita dei molluschi, il Presidente della Giunta regionale, il
Presidente della Giunta provinciale e il Sindaco, nell'ambito delle rispettive competenze,
adottano provvedimenti specifici e motivati, integrativi o restrittivi degli scarichi
ovvero degli usi delle acque. ART. 88 (accertamento della qualit� delle acque destinate alla vita dei molluschi) 1. Le acque designate ai sensi dell'articolo 87 devono rispondere ai requisiti di
qualit� di cui alla Tabella 1/C dell'Allegato 2 alla parte terza del presente decreto. In
caso contrario, le regioni stabiliscono programmi per ridurne l'inquinamento. 2. Se da un campionamento risulta che uno o pi� valori dei parametri di cui alla
Tabella 1/C dell'Allegato 2 alla parte terza del presente decreto non sono rispettati, le
naturali, a causa fortuita o ad altri fattori di inquinamento e le regioni adottano misure
appropriate. ART. 89 (deroghe) 1. Per le acque destinate alla vita dei molluschi, le regioni possono derogare ai
requisiti di cui alla Tabella 1/C dell'Allegato 2 alla parte terza del presente decreto in
caso di condizioni meteorologiche o geomorfologiche eccezionali. ART. 90 (norme sanitarie) 1. Le attivit� di cui agli articoli 87, 88 e 89 lasciano impregiudicata l'attuazione
delle norme sanitarie relative alla classificzione delle zone di produzione e di
stabulazione dei molluschi bivalvi vivi, effettuata ai sensi del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 530. TITOLO III TUTELA DEI CORPI IDRICI E DISCIPLINA DEGLI SCARICHI CAPO I AREE RICHIEDENTI SPECIFICHE MISURE DI PREVENZIONE DALL'INQUINAMENTO E DI
RISANAMENTO ART. 91 (aree sensibili) 1. Le aree sensibili sono individuate secondo i criteri dell'Allegato 6 alla parte
terza del presente decreto. Sono comunque aree sensibili: a) i laghi di cui all'Allegato 6 alla parte terza del presente decreto, nonche' i corsi
d'acqua a esse afferenti per un tratto di 10 chilometri dalla linea di costa;
b) le aree lagunari di Orbetello, Ravenna e Piallassa-Baiona, le Valli di Comacchio, i
laghi salmastri e il delta del Po;
c) le zone umide individuate ai sensi della convenzione di Ramsar del 2 febbraio 1971,
resa esecutiva con decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n. 448;
d) le aree costiere dell'Adriatico-Nord Occidentale dalla foce dell'Adige al confine
meridionale del comune di Pesaro e i corsi d'acqua ad essi afferenti per un tratto di 10
chilometri dalla linea di costa;
i) le acque costiere dell'Adriatico settentrionale. 2. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, sentita la Conferenza
Stato-regioni, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte terza
del presente decreto individua con proprio decreto ulteriori aree sensibili identificate
secondo i criteri di cui all'Allegato 6 alla parte terza del presente decreto. 3. Resta fermo quanto disposto dalla legislazione vigente relativamente alla tutela di
Venezia. 4. Le regioni, sulla base dei criteri di cui al comma 1 e sentita l'Autorit� di
bacino, entro un anno dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente
decreto, e successivamente ogni due anni, possono designare ulteriori aree sensibili
ovvero individuare all'interno delle aree indicate nel comma 2 i corpi idrici che non
costituiscono aree sensibili. 5. Le regioni, sulla base dei criteri di cui al comma 1 e sentita l'Autorit� di
bacino, delimitano i bacini drenanti nelle aree sensibili che contribuiscono
all'inquinamento di tali aree. 6. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio provvede con proprio
decreto, da emanare ogni quattro anni dalla data di entrata in vigore della parte terza
del presente decreto, sentita la Conferenza Stato-regioni, alla reidentificazione delle
aree sensibili e dei rispettivi bacini drenanti che contribuiscono all'inquinamento delle
aree sensibili. 7. Le nuove aree sensibili identificate ai sensi dei commi 2, 4, e 6 devono soddisfare
i requisiti dell'articolo 106 entro sette anni dall'identificazione. 8. Gli scarichi recapitanti nei bacini drenanti afferenti alle aree sensibili di cui ai
commi 2 e 6 sono assoggettate alle disposizioni di cui all'articolo 106. ART. 92 (zone vulnerabili da nitrati di origine agricola) 1. Le zone vulnerabili sono individuate secondo i criteri di cui all'Allegato 7/A-I
alla parte terza del presente decreto. 2. Ai fini della prima individuazione sono designate zone vulnerabili le aree elencate
nell'Allegato 7/A-III alla parte terza del presente decreto. 3. Per tener conto di cambiamenti e/o di fattori imprevisti alla data di entrata in
vigore della parte terza del presente decreto, dopo quattro anni da tale data il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio con proprio decreto, sentita la Conferenza
Stato-regioni, pu� modificare i criteri di cui al comma 1. 4. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte terza del
presente decreto, sulla base dei dati disponibili e tenendo conto delle indicazioni
stabilite nell'Allegato 7/A-I alla parte terza del presente decreto, le regioni, sentite
le Autorit� di bacino, possono individuare ulteriori zone vulnerabili oppure, all'interno
delle zone indicate nell'Allegato 7/A-III alla parte terza del presente decreto, le parti
che non costituiscono zone vulnerabili. 5. Per tener conto di cambiamenti e/o di fattori imprevisti al momento della precedente
designazione, almeno ogni quattro anni le regioni, sentite le Autorit� di bacino, possono
rivedere o completare le designazioni delle zone vulnerabili. A tal fine le regioni
predispongono e attuano, ogni quattro anni, un programma di controllo per verificare le
concentrazioni dei nitrati nelle acque dolci per il periodo di un anno, secondo le
prescrizioni di cui all'Allegato 7/A-I alla parte terza del presente decreto, nonche'
riesaminano lo stato eutrofico causato da azoto delle acque dolci superficiali, delle
acque di transizione e delle acque marine costiere. 6. Nelle zone individuate ai sensi dei commi 2, 4 e 5 devono essere attuati i programmi
di azione di cui al comma 7, nonche' le prescrizioni contenute nel codice di buona pratica
agricola di cui al decreto del Ministro per le politiche agricole e forestali 19 aprile
1999, pubblicato nel Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 102 del 4
maggio 1999. 7. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto
per le zone designate ai sensi dei commi 2 e 4, ed entro un anno dalla data di
designazione per le ulteriori zone di cui al comma 5, le regioni, sulla base delle
indicazioni e delle misure di cui all'Allegato 7/A-IV alla parte terza del presente
decreto, definiscono, o rivedono se gi� posti in essere, i programmi d'azione obbligatori
per la tutela e il risanamento delle acque dall'inquinamento causato da nitrati di origine
agricola, e provvedono alla loro attuazione nell'anno successivo per le zone vulnerabili
di cui ai commi 2 e 4 e nei successivi quattro anni per le zone di cui al comma 5. 8. Le regioni provvedono, inoltre, a: a) integrare, se del caso, in relazione alle esigenze locali, il codice di buona
pratica agricola, stabilendone le modalit� di applicazione;
b) predisporre ed attuare interventi di formazione e di informazione degli agricoltori
sul programma di azione e sul codice di buona pratica agricola;
c) elaborare ed applicare, entro quattro anni a decorrere dalla definizione o revisione
dei programmi di cui al comma 7, i necessari strumenti di controllo e verifica
dell'efficacia dei programmi stessi sulla base dei risultati ottenuti; ove necessario,
modificare o integrare tali programmi individuando, tra le ulteriori misure possibili,
quelle maggiormente efficaci, tenuto conto dei costi di attuazione delle misure stesse. 9. Le variazioni apportate alle designazioni, i programmi di azione, i risultati delle
verifiche dell'efficacia degli stessi e le revisioni effettuate sono comunicati al
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, secondo le modalit� indicate nel
decreto di cui all'articolo 75, comma 6. Al Ministero per le politiche agricole e
forestali e' data tempestiva notizia delle integrazioni apportate al codice di buona
pratica agricola di cui al comma 8, lettera a), nonche' degli interventi di formazione e
informazione. 10. Al fine di garantire un generale livello di protezione delle acque e' raccomandata
l'applicazione del codice di buona pratica agricola anche al di fuori delle zone
vulnerabili. ART. 93 (zone vulnerabili da prodotti fitosanitari e zone vulnerabili alla desertificazione) 1. Con le modalit� previste dall'articolo 92, e sulla base delle indicazioni contenute
nell'Allegato 7/B alla parte terza del presente decreto, le regioni identificano le aree
vulnerabili da prodotti fitosanitari secondo i criteri di cui all'articolo 5, comma 21,
del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194, allo scopo di proteggere le risorse idriche
o altri comparti ambientali dall'inquinamento derivante dall'uso di prodotti fitosanitari.
2. Le regioni e le Autorit� di bacino verificano la presenza nel territorio di
competenza di aree soggette o minacciate da fenomeni di siccit�, degrado del suolo e
processi di desertificazione e le designano quali aree vulnerabili alla desertificazione. 3. Per le aree di cui al comma 2, nell'ambito della pianificazione di distretto e della
sua attuazione, sono adottate specifiche misure di tutela, secondo i criteri previsti nel
Piano d'azione nazionale di cui alla delibera CIPE del 22 dicembre 1998, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 39 del 17 febbraio 1999. ART. 94 (disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al
consumo umano) 1. Su proposta delle Autorit� d'ambito, le regioni, per mantenere e migliorare le
caratteristiche qualitative delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo
umano, erogate a terzi mediante impianto di acquedotto che riveste carattere di pubblico
interesse, nonche' per la tutela dello stato delle risorse, individuano le aree di
salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto, nonche', all'interno
dei bacini imbriferi e delle aree di ricarica della falda, le zone di protezione. 2. Per gli approvvigionamenti diversi da quelli di cui al comma 1, le Autorit�
competenti impartiscono, caso per caso, le prescrizioni necessarie per la conservazione e
la tutela della risorsa e per il controllo delle caratteristiche qualitative delle acque
destinate al consumo umano. 3. La zona di tutela assoluta e' costituita dall'area immediatamente circostante le
captazioni o derivazioni: essa, in caso di acque sotterranee e, ove possibile, per le
acque superficiali, deve avere un'estensione di almeno dieci metri di raggio dal punto di
captazione, deve essere adeguatamente protetta e dev'essere adibita esclusivamente a opere
di captazione o presa e ad infrastrutture di servizio. 4. La zona di rispetto e' costituita dalla porzione di territorio circostante la zona
di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d'uso tali da tutelare
qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata e pu� essere suddivisa in
zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata, in relazione alla tipologia
dell'opera di presa o captazione e alla situazione locale di vulnerabilit� e rischio
della risorsa. In particolare, nella zona di rispetto sono vietati l'insediamento dei
seguenti centri di pericolo e lo svolgimento delle seguenti attivit�: a) dispersione di fanghi e acque reflue, anche se depurati;
c) spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, salvo che l'impiego di
tali sostanze sia effettuato sulla base delle indicazioni di uno specifico piano di
utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle
tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilit� delle risorse idriche;
g) apertura di pozzi ad eccezione di quelli che estraggono acque destinate al consumo
umano e di quelli finalizzati alla variazione dell'estrazione ed alla protezione delle
caratteristiche quali-quantitative della risorsa idrica;
n) pascolo e stabulazione di bestiame che ecceda i 170 chilogrammi per ettaro di azoto
presente negli effluenti, al netto delle perdite di stoccaggio e distribuzione. E'
comunque vietata la stabulazione di bestiame nella zona di rispetto ristretta. 5. Per gli insediamenti o le attivit� di cui al comma 4, preesistenti, ove possibile,
e comunque ad eccezione delle aree cimiteriali, sono adottate le misure per il loro
allontanamento; in ogni caso deve essere garantita la loro messa in sicurezza. Entro
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto
le regioni e le province autonome disciplinano, all'interno delle zone di rispetto, le
seguenti strutture o attivit�: a) fognature;
d) pratiche agronomiche e contenuti dei piani di utilizzazione di cui alla lettera c)
del comma 4. 6. In assenza dell'individuazione da parte delle regioni o delle province autonome
della zona di rispetto ai sensi del comma 1, la medesima ha un'estensione di 200 metri di
raggio rispetto al punto di captazione o di derivazione. 7. Le zone di protezione devono essere delimitate secondo le indicazioni delle regioni
o delle province autonome per assicurare la protezione del patrimonio idrico. In esse si
possono adottare misure relative alla destinazione del territorio interessato, limitazioni
e prescrizioni per gli insediamenti civili, produttivi, turistici, agro-forestali e
zootecnici da inserirsi negli strumenti urbanistici comunali, provinciali, regionali, sia
generali sia di settore. 8. Ai fini della protezione delle acque sotterranee, anche di quelle non ancora
utilizzate per l'uso umano, le regioni e le province autonome individuano e disciplinano,
all'interno delle zone di protezione, le seguenti aree: a) aree di ricarica della falda;
c) zone di riserva. CAPO II TUTELA QUANTITATIVA DELLA RISORSA E RISPARMIO IDRICO ART. 95 (pianificazione del bilancio idrico) 1. La tutela quantitativa della risorsa concorre al raggiungimento degli obiettivi di
qualit� attraverso una pianificazione delle utilizzazioni delle acque volta ad evitare
ripercussioni sulla qualit� delle stesse e a consentire un consumo idrico sostenibile. 2. Nei piani di tutela sono adottate le misure volte ad assicurare l'equilibrio del
bilancio idrico come definito dalle Autorit� di bacino, nel rispetto delle priorit�
stabilite dalla normativa vigente e tenendo conto dei fabbisogni, delle disponibilit�,
del minimo deflusso vitale, della capacit� di ravvenamento della falda e delle
destinazioni d'uso della risorsa compatibili con le relative caratteristiche qualitative e
quantitative. 3. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte terza del
presente decreto, le regioni definiscono, sulla base delle linee guida adottate dal
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio con proprio decreto, previa intesa
con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, nonche' sulla base dei criteri gi� adottati dalle
Autorit� di bacino, gli obblighi di installazione e manutenzione in regolare stato di
funzionamento di idonei dispositivi per la misurazione delle portate e dei volumi d'acqua
pubblica derivati, in corrispondenza dei punti di prelievo e, ove presente, di
restituzione, nonche' gli obblighi e le modalit� di trasmissione dei risultati delle
misurazioni dell'Autorit� concedente per il loro successivo inoltro alla regione ed alle
Autorit� di bacino competenti. Le Autorit� di bacino provvedono a trasmettere i dati in
proprio possesso al Servizio geologico d'Italia - Dipartimento difesa del suolo dell'Agen
zia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) secondo le modalit� di
cui all'articolo 75, comma 6. 4. Salvo quanto previsto al comma 5, tutte le derivazioni di acqua comunque in atto
alla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto sono regolate
dall'Autorit� concedente mediante la previsione di rilasci volti a garantire il minimo
deflusso vitale nei corpi idrici, come definito secondo i criteri adottati dal Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio con apposito decreto, previa intesa con la
Conferenza Stato-regioni, senza che ci� possa dar luogo alla corresponsione di indennizzi
da parte della pubblica amministrazione, fatta salva la relativa riduzione del canone
demaniale di concessione. 5. Per le finalit� di cui ai commi 1 e 2, le Autorit� concedenti effettuano il
censimento di tutte le utilizzazioni in atto nel medesimo corpo idrico sulla base dei
criteri adottati dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio con proprio
decreto, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano; le medesime Autorit� provvedono
successivamente, ove necessario, alla revisione di tale censimento, disponendo
prescrizioni o limitazioni temporali o quantitative, senza che ci� possa dar luogo alla
corresponsione di indennizzi da parte della pubblica amministrazione, fatta salva la
relativa riduzione del canone demaniale di concessione. 6. Nel provvedimento di concessione preferenziale, rilasciato ai sensi dell'articolo 4
del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, sono contenute le prescrizioni relative ai
rilasci volti a garantire il minimo deflusso vitale nei corpi idrici nonche' le
prescrizioni necessarie ad assicurare l'equilibrio del bilancio idrico. ART. 96 (modifiche al regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775) 1. Il secondo comma dell'articolo 7 del testo unico delle disposizioni sulle acque e
impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e' sostituito
dal seguente: "Le domande di cui al primo comma relative sia alle grandi sia alle piccole
derivazioni sono altres� trasmesse alle Autorit� di bacino territorialmente competenti
che, entro il termine perentorio di quaranta giorni dalla data di ricezione ove si tratti
di domande relative a piccole derivazioni, comunicano il proprio parere vincolante al
competente Ufficio Istruttore in ordine alla compatibilit� della utilizzazione con le
previsioni del Piano di tutela, ai fini del controllo sull'equilibrio del bilancio idrico
o idrologico, anche in attesa di approvazione del Piano anzidetto. Qualora le domande
siano relative a grandi derivazioni, il termine per la comunicazione del suddetto parere
e' elevato a novanta giorni dalla data di ricezione delle domande medesime. Decorsi i
predetti termini senza che sia intervenuta alcuna pronuncia, il Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio nomina un Commissario "ad acta" che provvede entro i
medesimi termini decorrenti dalla data della nomina.". 2. I commi 1 e 1-bis. dell'articolo 9 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, sono
sostituiti dai seguenti: "1. Tra pi� domande concorrenti, completata l'istruttoria
di cui agli articoli 7 e 8, e' preferita quella che da sola, o in connessione con altre
utenze concesse o richieste, presenta la pi� razionale utilizzazione delle risorse
idriche in relazione ai seguenti criteri: a) l'attuale livello di soddisfacimento delle esigenze essenziali dei concorrenti anche
da parte dei servizi pubblici di acquedotto o di irrigazione e la prioritaria destinazione
delle risorse qualificate all'uso potabile;
d) la quantit� e la qualit� dell'acqua restituita rispetto a quella prelevata. 1-bis. E' preferita la domanda che, per lo stesso tipo di uso, garantisce la maggior
restituzione d'acqua in rapporto agli obiettivi di qualit� dei corpi idrici. In caso di
pi� domande concorrenti per usi produttivi e' altres� preferita quella del richiedente
che aderisce al sistema ISO 14001 ovvero al sistema di cui al regolamento (CEE) n.
761/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001, sull'adesione
volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS). 1-ter. Per lo stesso tipo di uso e' preferita la domanda che garantisce che i minori
prelievi richiesti siano integrati dai volumi idrici derivati da attivit� di recupero e
di riciclo.". 3. L'articolo 12-bis del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e' sostituito dal
seguente: "Articolo 12-bis. 1. Il provvedimento di concessione e' rilasciato se: a) non pregiudica il mantenimento o il raggiungimento degli obiettivi di qualit�
definiti per il corso d'acqua interessato;
c) non sussistono possibilit� di riutilizzo di acque reflue depurate o provenienti
dalla raccolta di acque piovane ovvero, pur sussistendo tali possibilit�, il riutilizzo
non risulta sostenibile sotto il profilo economico. 2. I volumi di acqua concessi sono altres� commisurati alle possibilit� di risparmio,
riutilizzo o riciclo delle risorse. Il disciplinare di concessione deve fissare, ove
tecnicamente possibile, la quantit� e le caratteristiche qualitative dell'acqua
restituita. Analogamente, nei casi di prelievo da falda deve essere garantito l'equilibrio
tra il prelievo e la capacit� di ricarica dell'acquifero, anche al fine di evitare
pericoli di intrusione di acque salate o inquinate, e quant'altro sia utile in funzione
del controllo del miglior regime delle acque. 3. L'utilizzo di risorse prelevate da sorgenti o falde, o comunque riservate al consumo
umano, pu� essere assentito per usi diversi da quello potabile se: a) viene garantita la condizione di equilibrio del bilancio idrico per ogni singolo
b) non sussistono possibilit� di riutilizzo di acque reflue depurate o provenienti
dalla raccolta di acque piovane, oppure, dove sussistano tali possibilit�, il riutilizzo
non risulta sostenibile sotto il profilo economico;
c) sussiste adeguata disponibilit� delle risorse predette e vi e' una accertata
carenza qualitativa e quantitativa di fonti alternative di approvvigionamento. 4. Nei casi di cui al comma 3, il canone di utenza per uso diverso da quello potabile
e' triplicato. Sono escluse le concessioni ad uso idroelettrico i cui impianti sono posti
in serie con gli impianti di acquedotto.". 4. L'articolo 17 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e' sostituito dal
seguente: "Articolo 17. 1. Salvo quanto previsto dall'articolo 93 e dal comma 2, e' vietato derivare o
utilizzare acqua pubblica senza un provvedimento autorizzativo o concessorio
dell'autorit� competente. 2. La raccolta di acque piovane in invasi e cisterne al servizio di fondi agricoli o di
singoli edifici e' libera e non richiede licenza o concessione di derivazione di acqua; la
realizzazione dei relativi manufatti e' regolata dalle leggi in materia di edilizia, di
costruzioni nelle zone sismiche, di dighe e sbarramenti e dalle altre leggi speciali. 3. Nel caso di violazione delle norme di cui al comma 1, l'Amministrazione competente
dispone la cessazione dell'utenza abusiva ed il contravventore, fatti salvi ogni altro
adempimento o comminatoria previsti dalle leggi vigenti, e' tenuto al pagamento di una
sanzione amministrativa pecuniaria da 3.000 euro a 30.000 euro. Nei casi di particolare
tenuit� si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 300 euro a 1.500 euro. Alla
sanzione prevista dal presente articolo non si applica il pagamento in misura ridotta di
cui all'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689. E' in ogni caso dovuta una somma
pari ai canoni non corrisposti. L'autorit� competente, con espresso provvedimento nel
quale sono stabilite le necessarie cautele, pu� eccezionalmente consentire la
continuazione provvisoria del prelievo in presenza di particolari ragioni di interesse
pubblico generale, purche' l'utilizzazione non risulti in palese contrasto con i diritti
di terzi e con il buon regime delle acque.". 5. Il secondo comma dell'articolo 54 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, gi�
abrogato dall'articolo 23 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, resta abrogato. 6. Fatto salvo quanto previsto dal comma 7, per le derivazioni o utilizzazioni di acqua
pubblica in tutto o in parte abusivamente in atto e' ammessa la presentazione di domanda
di concessione in sanatoria entro il 30 giugno 2006 previo pagamento della sanzione di cui
all'articolo 17 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, aumentata di un quinto.
Successivamente a tale data, alle derivazioni o utilizzazioni di acqua pubblica in tutto o
in parte abusivamente in atto si applica l'articolo 17, comma 3, del regio decreto 11
dicembre 1933 n. 1775. La concessione in sanatoria e' rilasciata nel rispetto della
legislazione vigente e delle utenze regolarmente assentite. In pendenza del procedimento
istruttorio della concessione in sanatoria, l'utilizzazione pu� proseguire fermo restando
l'obbligo del pagamento del canone per l'uso effettuato e il potere dell'autorit�
concedente di sospendere in qualsiasi momento l'utilizzazione qualora in contrasto con i
diritti di terzi o con il raggiungimento o il mantenimento deg li obiettivi di qualit� e
dell'equilibrio del bilancio idrico. Restano comunque ferme le disposizioni di cui
all'articolo 95, comma 5. 7. I termini entro i quali far valere, a pena di decadenza, ai sensi degli articoli 3 e
4 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, il diritto al riconoscimento o alla
concessione di acque che hanno assunto natura pubblica a norma dell'articolo 1, comma 1
della legge 5 gennaio 1994, n. 36, nonche' per la presentazione delle denunce dei pozzi a
norma dell'articolo 10 del decreto legislativo 12 luglio 1993, n. 275, sono prorogati al
30 giugno 2006. In tali casi i canoni demaniali decorrono dal 10 agosto 1999. Nel
provvedimento di concessione preferenziale sono contenute le prescrizioni relative ai
rilasci volti a garantire il minimo deflusso vitale nei corpi idrici e quelle prescrizioni
necessarie ad assicurare l'equilibrio del bilancio idrico. 8. Il primo comma dell'articolo 21 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e'
sostituito dal seguente: "Tutte le concessioni di derivazione sono temporanee. La durata delle concessioni,
fatto salvo quanto disposto dal secondo comma, non pu� eccedere i trenta anni ovvero i
quaranta per uso irriguo e per la piscicoltura, ad eccezione di quelle di grande
derivazione idroelettrica, per le quali resta ferma la disciplina di cui all'articolo 12,
commi 6, 7 e 8 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79.". 9. Dopo il terzo comma dell'articolo 21 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 e'
inserito il seguente: "Le concessioni di derivazioni per uso irriguo devono tener conto delle tipologie
delle colture in funzione della disponibilit� della risorsa idrica, della quantit�
minima necessaria alla coltura stessa, prevedendo se necessario specifiche modalit� di
irrigazione; le stesse sono assentite o rinnovate solo qualora non risulti possibile
soddisfare la domanda d'acqua attraverso le strutture consortili gi� operanti sul
territorio.". 10. Fatta salva l'efficacia delle norme pi� restrittive, tutto il territorio nazionale
e' assoggettato a tutela ai sensi dell'articolo 94 del regio decreto 11 dicembre 1933, n.
1775. 11. Le regioni disciplinano i procedimenti di rilascio delle concessioni di derivazione
di acque pubbliche nel rispetto delle direttive sulla gestione del demanio idrico nelle
quali sono indicate anche le possibilit� di libero utilizzo di acque superficiali
scolanti su suoli o in fossi di canali di propriet� privata. Le regioni, sentite le
Autorit� di bacino, disciplinano forme di regolazione dei prelievi delle acque
sotterranee per gli usi domestici, come definiti dall'articolo 93 del regio decreto 11
dicembre 1933, n. 1775, laddove sia necessario garantire l'equilibrio del bilancio idrico.
ART. 97 (acque minerali naturali e di sorgenti) 1. Le concessioni di utilizzazione delle acque minerali naturali e delle acque di
sorgente sono rilasciate tenuto conto delle esigenze di approvvigionamento e distribuzione
delle acque potabili e delle previsioni del Piano di tutela di cui all'articolo 121. ART. 98 (risparmio idrico) 1. Coloro che gestiscono o utilizzano la risorsa idrica adottano le misure necessarie
all'eliminazione degli sprechi ed alla riduzione dei consumi e ad incrementare il riciclo
ed il riutilizzo, anche mediante l'utilizzazione delle migliori tecniche disponibili. 2. Le regioni, sentite le Autorit� di bacino, approvano specifiche norme sul risparmio
idrico in agricoltura, basato sulla pianificazione degli usi, sulla corretta
individuazione dei fabbisogni nel settore, e sui controlli degli effettivi emungimenti. ART. 99 (riutilizzo dell'acqua) 1. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio con proprio decreto, sentiti
i Ministri delle politiche agricole e forestali, della salute e delle attivit�
produttive, detta le norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue. 2. Le regioni, nel rispetto dei principi della legislazione statale, e sentita
l'Autorit� di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti, adottano norme e misure
volte a favorire il riciclo dell'acqua e il riutilizzo delle acque reflue depurate. CAPO III TUTELA QUALITATIVA DELLA RISORSA: DISCIPLINA DEGLI SCARICHI ART. 100 (reti fognarie) 1. Gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti superiore a 2.000 devono
essere provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane. 2. La progettazione, la costruzione e la manutenzione delle reti fognarie si effettuano
adottando le migliori tecniche disponibili e che comportino costi economicamente
ammissibili, tenendo conto, in particolare: a) della portata media, del volume annuo e delle caratteristiche delle acque reflue
b) della prevenzione di eventuali fenomeni di rigurgito che comportino la fuoriuscita
delle acque reflue dalle sezioni fognarie;
c) della limitazione dell'inquinamento dei ricettori, causato da tracimazioni originate
da particolari eventi meteorici. 3. Per insediamenti, installazioni o edifici isolati che producono acque reflue
domestiche, le regioni individuano sistemi individuali o altri sistemi pubblici o privati
adeguati che raggiungano lo stesso livello di protezione ambientale, indicando i tempi di
adeguamento degli scarichi a detti sistemi. ART. 101 (criteri generali della disciplina degli scarichi) 1. Tutti gli scarichi sono disciplinati in funzione del rispetto degli obiettivi di
qualit� dei corpi idrici e devono comunque rispettare i valori limite previsti
nell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto. L'autorizzazione pu� in ogni caso
stabilire specifiche deroghe ai suddetti limiti e idonee prescrizioni per i periodi di
avviamento e di arresto e per l'eventualit� di guasti nonche' per gli ulteriori periodi
transitori necessari per il ritorno alle condizioni di regime. 2. Ai fini di cui al comma 1, le regioni, nell'esercizio della loro autonomia, tenendo
conto dei carichi massimi ammissibili e delle migliori tecniche disponibili, definiscono i
valori-limite di emissione, diversi da quelli di cui all'Allegato 5 alla parte terza del
presente decreto, sia in concentrazione massima ammissibile sia in quantit� massima per
unit� di tempo in ordine ad ogni sostanza inquinante e per gruppi o famiglie di sostanze
affini. Le regioni non possono stabilire valori limite meno restrittivi di quelli fissati
nell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto: a) nella Tabella 1, relativamente allo scarico di acque reflue urbane in corpi idrici
b) nella Tabella 2, relativamente allo scarico di acque reflue urbane in corpi idrici
superficiali ricadenti in aree sensibili;
d) nelle Tabelle 3 e 4, per quelle sostanze indicate nella Tabella 5 del medesimo
Allegato. 3. Tutti gli scarichi, ad eccezione di quelli domestici e di quelli ad essi assimilati
ai sensi del comma 7, lettera e), devono essere resi accessibili per il campionamento da
parte dell'autorit� competente per il controllo nel punto assunto a riferimento per il
campionamento, che, salvo quanto previsto dall'articolo 108, comma 4, va effettuato
immediatamente a monte della immissione nel recapito in tutti gli impluvi naturali, le
acque superficiali e sotterranee, interne e marine, le fognature, sul suolo e nel
sottosuolo. 4. L'autorit� competente per il controllo e' autorizzata ad effettuare tutte le
ispezioni che ritenga necessarie per l'accertamento delle condizioni che danno luogo alla
formazione degli scarichi. Essa pu� richiedere che scarichi parziali contenenti le
sostanze di cui ai numeri 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 15, 16, 17 e 18 della tabella
5 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto subiscano un trattamento
particolare prima della loro confluenza nello scarico generale. 5. I valori limite di emissione non possono in alcun caso essere conseguiti mediante
diluizione con acque prelevate esclusivamente allo scopo. Non e' comunque consentito
diluire con acque di raffreddamento, di lavaggio o prelevate esclusivamente allo scopo gli
scarichi parziali di cui al comma 4, prima del trattamento degli stessi per adeguarli ai
limiti previsti dalla parte terza dal presente decreto. L'autorit� competente, in sede di
autorizzazione, pu� prescrivere che lo scarico delle acque di raffreddamento, di
lavaggio, ovvero impiegate per la produzione di energia sia separato dallo scarico
terminale di ciascuno stabilimento. 6. Qualora le acque prelevate da un corpo idrico superficiale presentino parametri con
valori superiori ai valori-limite di emissione, la disciplina dello scarico e' fissata in
base alla natura delle alterazioni e agli obiettivi di qualit� del corpo idrico
ricettore. In ogni caso le acque devono essere restituite con caratteristiche qualitative
non peggiori di quelle prelevate e senza maggiorazioni di portata allo stesso corpo idrico
dal quale sono state prelevate. 7. Salvo quanto previsto dall'articolo 112, ai fini della disciplina degli scarichi e
delle autorizzazioni, sono assimilate alle acque reflue domestiche le acque reflue: a) provenienti da imprese dedite esclusivamente alla coltivazione del terreno e/o alla
b) provenienti da imprese dedite ad allevamento di bestiame che, per quanto riguarda
gli effluenti di allevamento, praticano l'utilizzazione agronomica in conformit� alla
disciplina regionale stabilita sulla base dei criteri e delle norme tecniche generali di
cui all'articolo 112, comma 2, e che dispongono di almeno un ettaro di terreno agricolo
per ognuna delle quantit� indicate nella Tabella 6 dell'Allegato 5 alla parte terza del
c) provenienti da imprese dedite alle attivit� di cui alle lettere a) e b) che
esercitano anche attivit� di trasformazione o di valorizzazione della produzione
agricola, inserita con carattere di normalit� e complementariet� funzionale nel ciclo
produttivo aziendale e con materia prima lavorata proveniente in misura prevalente
dall'attivit� di coltivazione dei terreni di cui si abbia a qualunque titolo la
d) provenienti da impianti di acquacoltura e di piscicoltura che diano luogo a scarico
e che si caratterizzino per una densit� di allevamento pari o inferiore a 1 Kg per metro
quadrato di specchio d'acqua o in cui venga utilizzata una portata d'acqua pari o
e) aventi caratteristiche qualitative equivalenti a quelle domestiche e indicate dalla
normativa regionale;
f) provenienti da attivit� termali, fatte salve le discipline regionali di settore. 8. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente
decreto, e successivamente ogni due anni, le regioni trasmettono al Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio, al Servizio geologico d'Italia - Dipartimento
difesa del suolo dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici
(APAT) e all'Autorit� di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti le informazioni
relative alla funzionalit� dei depuratori, nonche' allo smaltimento dei relativi fanghi,
secondo le modalit� di cui all'articolo 75, comma 5. 9. Al fine di assicurare la pi� ampia divulgazione delle informazioni sullo stato
dell'ambiente le regioni pubblicano ogni due anni, sui propri Bollettini Ufficiali e siti
internet istituzionali, una relazione sulle attivit� di smaltimento delle acque reflue
urbane nelle aree di loro competenza, secondo le modalit� indicate nel decreto di cui
all'articolo 75, comma 5. 10. Le Autorit� competenti possono promuovere e stipulare accordi e contratti di
programma con soggetti economici interessati, al fine di favorire il risparmio idrico, il
riutilizzo delle acque di scarico e il recupero come materia prima dei fanghi di
depurazione, con la possibilit� di ricorrere a strumenti economici, di stabilire
agevolazioni in materia di adempimenti amministrativi e di fissare, per le sostanze
ritenute utili, limiti agli scarichi in deroga alla disciplina generale, nel rispetto
comunque delle norme comunitarie e delle misure necessarie al conseguimento degli
obiettivi di qualit�. ART. 102 (scarichi di acque termali) 1. Per le acque termali che presentano all'origine parametri chimici con valori
superiori a quelli limite di emissione, e' ammessa la deroga ai valori stessi a condizione
che le acque siano restituite con caratteristiche qualitative non superiori rispetto a
quelle prelevate ovvero che le stesse, nell'ambito massimo del 10 per cento, rispettino i
parametri batteriologici e non siano presenti le sostanze pericolose di cui alle Tabelle
3/A e 5 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto. 2. Gli scarichi termali sono ammessi, fatta salva la disciplina delle autorizzazioni
adottata dalle regioni ai sensi dell'articolo 124, comma 5: a) in corpi idrici superficiali, purche' la loro immissione nel corpo ricettore non
comprometta gli usi delle risorse idriche e non causi danni alla salute ed all'ambiente;
b) sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo, previa verifica delle
situazioni geologiche;
c) in reti fognarie, purche' vengano osservati i regolamenti emanati dal gestore del
servizio idrico integrato e vengano autorizzati dalle Autorit� di ambito;
d) in reti fognarie di tipo separato previste per le acque meteoriche. ART. 103 (scarichi sul suolo) 1. E' vietato lo scarico sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo, fatta
eccezione: a) per i casi previsti dall'articolo 100, comma 3;
c) per gli scarichi di acque reflue urbane e industriali per i quali sia accertata
l'impossibilit� tecnica o l'eccessiva onerosit�, a fronte dei benefici ambientali
conseguibili, a recapitare in corpi idrici superficiali, purche' gli stessi siano conformi
ai criteri ed ai valori-limite di emissione fissati a tal fine dalle regioni ai sensi
dell'articolo 101, comma 2. Sino all'emanazione di nuove norme regionali si applicano i
valori limite di emissione della Tabella 4 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente
d) per gli scarichi di acque provenienti dalla lavorazione di rocce naturali nonche'
dagli impianti di lavaggio delle sostanze minerali, purche' i relativi fanghi siano
costituiti esclusivamente da acqua e inerti naturali e non comportino danneggiamento delle
falde acquifere o instabilit� dei suoli;
f) per le acque derivanti dallo sfioro dei serbatoi idrici, dalle operazioni di
manutenzione delle reti idropotabili e dalla manutenzione dei pozzi di acquedotto. 2. Al di fuori delle ipotesi previste al comma 1, gli scarichi sul suolo esistenti
devono essere convogliati in corpi idrici superficiali, in reti fognarie ovvero destinati
al riutilizzo in conformit� alle prescrizioni fissate con il decreto di cui all'articolo
99, comma 1. In caso di mancata ottemperanza agli obblighi indicati, l'autorizzazione allo
scarico si considera a tutti gli effetti revocata. 3. Gli scarichi di cui alla lettera c) del comma 1 devono essere conformi ai limiti
della Tabella 4 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto. Resta comunque
fermo il divieto di scarico sul suolo delle sostanze indicate al punto 2.1 dell'Allegato 5
alla parte terza del presente decreto. ART. 104 (scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee) 1. E' vietato lo scarico diretto nelle acque sotterranee e nel sottosuolo. 2. In deroga a quanto previsto al comma 1, l'autorit� competente, dopo indagine
preventiva, pu� autorizzare gli scarichi nella stessa falda delle acque utilizzate per
scopi geotermici, delle acque di infiltrazione di miniere o cave o delle acque pompate nel
corso di determinati lavori di ingegneria civile, ivi comprese quelle degli impianti di
scambio termico. 3. In deroga a quanto previsto dal comma 1, il Ministro dell'ambiente e della tutela
del territorio, d'intesa con il Ministro delle attivit� produttive per i giacimenti a
mare ed anche con le regioni per i giacimenti a terra, pu� altres� autorizzare lo
scarico di acque risultanti dall'estrazione di idrocarburi nelle unit� geologiche
profonde da cui gli stessi idrocarburi sono stati estratti, oppure in unit� dotate delle
stesse caratteristiche, che contengano o abbiano contenuto idrocarburi, indicando le
modalit� dello scarico. Lo scarico non deve contenere altre acque di scarico o altre
sostanze pericolose diverse, per qualit� e quantit�, da quelle derivanti dalla
separazione degli idrocarburi. Le relative autorizzazioni sono rilasciate con la
prescrizione delle precauzioni tecniche necessarie a garantire che le acque di scarico non
possano raggiungere altri sistemi idrici o nuocere ad altri ecosistemi. 4. In deroga a quanto previsto al comma 1, l'autorit� competente, dopo indagine
preventiva anche finalizzata alla verifica dell'assenza di sostanze estranee, pu�
autorizzare gli scarichi nella stessa falda delle acque utilizzate per il lavaggio e la
lavorazione degli inerti, purche' i relativi fanghi siano costituiti esclusivamente da
acqua ed inerti naturali ed il loro scarico non comporti danneggiamento alla falda
acquifera. A tal fine, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPA)
competente per territorio, a spese del soggetto richiedente l'autorizzazione, accerta le
caratteristiche quantitative e qualitative dei fanghi e l'assenza di possibili danni per
la falda, esprimendosi con parere vincolante sulla richiesta di autorizzazione allo
scarico. 5. Per le attivit� di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi o
gassosi in mare, lo scarico delle acque diretto in mare avviene secondo le modalit�
previste dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio con proprio decreto,
purche' la concentrazione di olii minerali sia inferiore a 40 mg/l. Lo scarico diretto a
mare e' progressivamente sostituito dalla iniezione o reiniezione in unit� geologiche
profonde, non appena disponibili pozzi non pi� produttivi ed idonei all'iniezione o
reiniezione, e deve avvenire comunque nel rispetto di quanto previsto dai commi 2 e 3. 6. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, in sede di autorizzazione
allo scarico in unit� geologiche profonde di cui al comma 3, autorizza anche lo scarico
diretto a mare, secondo le modalit� previste dai commi 5 e 7, per i seguenti casi: a) per la frazione di acqua eccedente, qualora la capacit� del pozzo iniettore o
reiniettore non sia sufficiente a garantire la ricezione di tutta l'acqua risultante
dall'estrazione di idrocarburi;
b) per il tempo necessario allo svolgimento della manutenzione, ordinaria e
straordinaria, volta a garantire la corretta funzionalit� e sicurezza del sistema
costituito dal pozzo e dall'impianto di iniezione o di reiniezione. 7. Lo scarico diretto in mare delle acque di cui ai commi 5 e 6 e' autorizzato previa
presentazione di un piano di monitoraggio volto a verificare l'assenza di pericoli per le
acque e per gli ecosistemi acquatici. 8. Al di fuori delle ipotesi previste dai commi 2, 3, 5 e 7, gli scarichi nel
sottosuolo e nelle acque sotterranee, esistenti e debitamente autorizzati, devono essere
convogliati in corpi idrici superficiali ovvero destinati, ove possibile, al riciclo, al
riutilizzo o all'utilizzazione agronomica. In caso di mancata ottemperanza agli obblighi
indicati, l'autorizzazione allo scarico e' revocata. ART. 105 (scarichi in acque superficiali) 1. Gli scarichi di acque reflue industriali in acque superficiali devono rispettare i
valori-limite di emissione fissati ai sensi dell'articolo 101, commi 1 e 2, in funzione
del perseguimento degli obiettivi di qualit�. 2. Gli scarichi di acque reflue urbane che confluiscono nelle reti fognarie,
provenienti da agglomerati con meno di 2.000 abitanti equivalenti e recapitanti in acque
dolci ed in acque di transizione, e gli scarichi provenienti da agglomerati con meno di
10.000 abitanti equivalenti, recapitanti in acque marino-costiere, sono sottoposti ad un
trattamento appropriato, in conformit� con le indicazioni dell'Allegato 5 alla parte
terza del presente decreto. 3. Le acque reflue urbane devono essere sottoposte, prima dello scarico, ad un
trattamento secondario o ad un trattamento equivalente in conformit� con le indicazioni
dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto. 4. Gli scarichi previsti al comma 3 devono rispettare, altres�, i valori-limite di
emissione fissati ai sensi dell'articolo 101, commi 1 e 2. 5. Le regioni dettano specifica disciplina per gli scarichi di reti fognarie
provenienti da agglomerati a forte fluttuazione stagionale degli abitanti, tenuto conto di
quanto disposto ai commi 2 e 3 e fermo restando il conseguimento degli obiettivi di
qualit�. 6. Gli scarichi di acque reflue urbane in acque situate in zone d'alta montagna, ossia
al di sopra dei 1500 metri sul livello del mare, dove, a causa delle basse temperature, e'
difficile effettuare un trattamento biologico efficace, possono essere sottoposti ad un
trattamento meno spinto di quello previsto al comma 3, purche' appositi studi comprovino
che i suddetti scarichi non avranno ripercussioni negative sull'ambiente. ART. 106 (scarichi di acque reflue urbane in corpi idrici ricadenti in aree sensibili) 1. Ferme restando le disposizioni dell'articolo 101, commi 1 e 2, le acque reflue
urbane provenienti da agglomerati con oltre 10.000 abitanti equivalenti, che scaricano in
acque recipienti individuate quali aree sensibili, devono essere sottoposte ad un
trattamento pi� spinto di quello previsto dall'articolo 105, comma 3, secondo i requisiti
specifici indicati nell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto. 2. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano nelle aree sensibili in cui pu�
essere dimostrato che la percentuale minima di riduzione del carico complessivo in
ingresso a tutti gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane e' pari almeno al
settantacinque per cento per il fosforo totale oppure per almeno il settantacinque per
cento per l'azoto totale. 3. Le regioni individuano, tra gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento
delle acque reflue urbane situati all'interno dei bacini drenanti afferenti alle aree
sensibili, quelli che, contribuendo all'inquinamento di tali aree, sono da assoggettare al
trattamento di cui ai commi 1 e 2 in funzione del raggiungimento dell'obiettivo di
qualit� dei corpi idrici ricettori. ART. 107 (scarichi in reti fognarie) 1. Ferma restando l'inderogabilit� dei valori-limite di emissione di cui alla tabella
3/A dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto e, limitatamente ai parametri di
cui alla nota 2 della Tabella 5 del medesimo Allegato 5, alla Tabella 3, gli scarichi di
acque reflue industriali che recapitano in reti fognarie sono sottoposti alle norme
tecniche, alle prescrizioni regolamentari e ai valori-limite adottati dall'Autorit�
d'ambito competente in base alle caratteristiche dell'impianto, e in modo che sia
assicurata la tutela del corpo idrico ricettore nonche' il rispetto della disciplina degli
scarichi di acque reflue urbane definita ai sensi dell'articolo 101, commi 1 e 2. 2. Gli scarichi di acque reflue domestiche che recapitano in reti fognarie sono sempre
ammessi purche' osservino i regolamenti emanati dal soggetto gestore del servizio idrico
integrato ed approvati dall'Autorit� d'ambito competente. 3. Non e' ammesso lo smaltimento dei rifiuti, anche se triturati, in fognatura, ad
eccezione di quelli organici provenienti dagli scarti dell'alimentazione, misti ad acque
provenienti da usi civili, trattati mediante l'installazione, preventivamente comunicata
all'ente gestore del servizio idrico integrato, di apparecchi dissipatori di rifiuti
alimentari che ne riducano la massa in particelle sottili, previa verifica tecnica degli
impianti e delle reti da parte del gestore del servizio idrico integrato che e'
responsabile del corretto funzionamento del sistema. 4. Le regioni, sentite le province, possono stabilire norme integrative per il
controllo degli scarichi degli insediamenti civili e produttivi allacciati alle pubbliche
fognature, per la funzionalit� degli impianti di pretrattamento e per il rispetto dei
limiti e delle prescrizioni previsti dalle relative autorizzazioni. ART. 108 (scarichi di sostanze pericolose) 1. Le disposizioni relative agli scarichi di sostanze pericolose si applicano agli
stabilimenti nei quali si svolgono attivit� che comportano la produzione, la
trasformazione o l'utilizzazione delle sostanze di cui alle Tabelle 3/A e 5 dell'Allegato
5 alla parte terza del presente decreto, e nei cui scarichi sia accertata la presenza di
tali sostanze in quantit� o concentrazioni superiori ai limiti di rilevabilit�
consentiti dalle metodiche di rilevamento in essere alla data di entrata in vigore della
parte terza del presente decreto, o, successivamente, superiori ai limiti di rilevabilit�
consentiti dagli aggiornamenti a tali metodiche messi a punto ai sensi del punto 4
dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto. 2. Tenendo conto della tossicit�, della persistenza e della bioaccumulazione della
sostanza considerata nell'ambiente in cui e' effettuato lo scarico, l'autorit� competente
in sede di rilascio dell'autorizzazione pu� fissare, nei casi in cui risulti accertato
che i valori limite definiti ai sensi dell'articolo 101, commi 1 e 2, impediscano o
pregiudichino il conseguimento degli obiettivi di qualit� previsti nel Piano di tutela di
cui all'articolo 121, anche per la compre senza di altri scarichi di sostanze pericolose,
valori-limite di emissione pi� restrittivi di quelli fissati ai sensi dell'articolo 101,
commi 1 e 2. 3. Ai fini dell'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 dell'articolo 107 e del
comma 2 del presente articolo, entro il 30 ottobre 2007 devono essere attuate le
prescrizioni concernenti gli scarichi delle imprese assoggettate alle disposizioni del
decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59. Dette prescrizioni, concernenti valori limite
di emissione, parametri e misure tecniche, si basano sulle migliori tecniche disponibili,
senza obbligo di utilizzare una tecnica o una tecnologia specifica, tenendo conto delle
caratteristiche tecniche dell'impianto in questione, della sua ubicazione geografica e
delle condizioni locali dell'ambiente. 4. Per le sostanze di cui alla Tabella 3/A dell'Allegato 5 alla parte terza del
presente decreto, derivanti dai cicli produttivi indicati nella medesima tabella, le
autorizzazioni stabiliscono altres� la quantit� massima della sostanza espressa in
unit� di peso per unit� di elemento caratteristico dell'attivit� inquinante e cioe' per
materia prima o per unit� di prodotto, in conformit� con quanto indicato nella stessa
Tabella. Gli scarichi contenenti le sostanze pericolose di cui al comma 1 sono
assoggettati alle prescrizioni di cui al punto 1.2.3. dell'Allegato 5 alla parte terza del
presente decreto. 5. Per le acque reflue industriali contenenti le sostanze della Tabella 5 dell'Allegato
5 alla parte terza del presente decreto, il punto di misurazione dello scarico e' fissato
secondo quanto previsto dall'autorizzazione integrata ambientale di cui al decreto
legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, e, nel caso di attivit� non rientranti nel campo di
applicazione del suddetto decreto, subito dopo l'uscita dallo stabilimento o dall'impianto
di trattamento che serve lo stabilimento medesimo. L'autorit� competente pu� richiedere
che gli scarichi parziali contenenti le sostanze della tabella 5 del medesimo Allegato 5
siano tenuti separati dallo scarico generale e disciplinati come rifiuti. Qualora
l'impianto di trattamento di acque reflue industriali che tratta le sostanze pericolose,
di cui alla tabella 5 del medesimo Allegato 5, riceva acque reflue contenenti sostanze
pericolose non sensibili al tipo di trattamento adottato, in sede di autorizzazione
l'autorit� competente ridurr� opportunamente i valori limite di e missione indicati
nella tabella 3 del medesimo Allegato 5 per ciascuna delle predette sostanze pericolose
indicate in Tabella 5, tenendo conto della diluizione operata dalla miscelazione delle
diverse acque reflue. 6. L'autorit� competente al rilascio dell'autorizzazione per le sostanze di cui alla
Tabella 3/A dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, derivanti dai cicli
produttivi indicati nella tabella medesima, redige un elenco delle autorizzazioni
rilasciate, degli scarichi esistenti e dei controlli effettuati, ai fini del successivo
inoltro alla Commissione europea. Articoli precedenti

References: ART. 53
 ART. 54
 ART. 55
 ART. 56
 ART. 57
 ART. 58
 ART. 59
 articolo 57
 ART. 60
 ART. 61
 ART. 62
 ART. 63
 ART. 64
 ART. 65
 ART. 66
 ART. 67
 articolo 65
 ART. 68
 articolo 67
 ART. 69
 ART. 70
 ART. 71
 ART. 72
 ART. 73
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