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Timestamp: 2018-06-19 12:39:42+00:00

Document:
Il nesso causale nella responsabilità civile
Importante pronuncia delle Sezioni Unite in tema di nesso causale in ambito civile.
La fattispecie esaminata riguardava la responsabilità del Ministero da omessa vigilanza nella circolazione degli emoderivati e toccava diversi aspetti tra i quali, appunto, il nesso eziologico ed i suoi criteri di accertamento.
A mò di premessa il Giudice Nomofilattico conferma la struttura bifasica della causalità civile: a) causalità materiale come “nesso che deve sussistere tra comportamento ed evento perché possa configurarsi, a monte, una responsabilità “strutturale” (Haftungsberùndende Klausalitàt)”; b) causalità giuridica ex art. 1223 c.c. come “nesso che, collegando l'evento al danno, consente l'individuazione delle singole conseguenze dannose, con la precipua funzione di delimitare, a valle, i confini di una (già accertata) responsabilità risarcitoria (Haftungsausfullende Kausalitàt)”.
Il Supremo Consesso chiarisce, successivamente, l'actio finium regundorum tra causalità civile e causalità penale nonché i caratteri precipui della prima.
Sono note a tutti le discussioni dottrinarie e giurisprudenziali volte ad individuare le caratteristiche del nesso causale in ambito civile al fine di ricercarne i criteri di accertamento. Tale discussione si è acutizzata in seguito alla celebre sentenza “Franzese” delle Sezioni Unite penali che hanno, come noto, affermato l'insufficienza della probabilità meramente statistica al fine della ascrizione di un fatto di reato al suo autore.
Come già sottolineato in diverse pronunce di legittimità le Sezioni Unite sostengono “l'insufficienza del tradizionale recepimento in sede civile della elaborazione penalistica in tema di nesso causale”. Tuttavia vengono respinte le motivazioni addotte recentemente tanto in dottrina quanto in giurisprudenza per evidenziare questa diversità.
a) il fatto che la responsabilità civile orbiti intorno alla figura del danneggiato piuttosto che a quella dell'autore del reato non è decisiva in quanto “un responsabile è pur sempre necessario se non si vuole trasformare la responsabilità civile in un'assicurazione contro i danni, peraltro in assenza di premio”;
b) la atipicità dell'illecito civile, contrapposta alla tipicità di quello penale, non rileva perché “→l'atipicità dell'illecito attiene all'evento dannoso, ma non al rapporto eziologico tra lo stesso e l'elemento che se ne assume generatore, individuato sulla base del criterio di imputazione”;
c) la considerazione secondo la quale il criterio di imputazione della responsabilità civile non è sempre una condotta colpevole “da una parte non elimina la necessità del nesso di causalità di fatto e dall'altra non modifica le regole logico-giuridiche che presiedono all'esistenza del rapporto eziologico”.
In realtà ciò che muta tra processo penale e quello civile “è la regola probatoria in quanto nel primo vige la regola della prova “oltre ragionevole dubbio, mentre nel secondo vige la regola della preponderanza dell'evidenza o “del più probabile che non”, stante la diversità dei valori in gioco nel processo penale tra accusa e difesa, e dell'equivalenza di quelli in gioco nel processo civile tra le due parti contendenti”.
La regola aristotelica del “più probabile che non” non può ancorarsi “esclusivamente alla determinazione quantitativa-statistica delle frequenze di classi di eventi (cd. probabilità quantitativa o pascaliana), che potrebbe anche mancare o essere inconferente, ma va verificato riconducendone il grado di fondatezza nell'ambito degli elementi di conferma (e nel contempo di esclusione di altri possibili alternativi) disponibili in relazione al caso concreto (cd. probabilità logica o baconiana). Nello schema generale della probabilità come relazione logica va determinata l'attendibilità dell'ipotesi sulla base dei relativi elementi di conferma (cd. evidence and inference nei sistemi anglosassoni)”.
Si riporta lo stralcio dell'importante decisione.
Cassazione Sezioni Unite Civili Sentenza n. 581 dell’11 gennaio 2008
(Presidente V. Carbone, Relatore A. Segreto)
Il rigore del principio dell’equivalenza delle cause , posto dall’art. 41 c.p, in base al quale, se la produzione di un evento dannoso è riferibile a più azioni od omissioni, deve riconoscersi ad ognuna di esse efficienza causale, trova il suo temperamento nel principio di causalità efficiente, desumibile dal secondo comma dell’art. 41 c.p., in base al quale l’evento dannoso deve essere attribuito esclusivamente all’autore della condotta sopravvenuta, solo se questa condotta risulti tale da rendere irrilevanti le altre cause preesistenti, ponendosi al di fuori delle normali linee di sviluppo della serie causale già in atto (Cass. 19.12.2006, n. 27168; Cass. 8.9.2006, n. 19297; Cass.10.3.2006, n. 5254; Cass. 15.1.1996, n. 268).
8.4. Quindi, per la teoria della regolarità causale, ampiamente utilizzata anche negli ordinamenti di common law, ciascuno è responsabile soltanto delle conseguenze della sua condotta, attiva o omissiva, che appaiono sufficientemente prevedibili al momento nel quale ha agito, escludendosi in tal modo la responsabilità per tutte le conseguenze assolutamente atipiche o imprevedibili. Sulle modalità con le quali si deve compiere il giudizio di adeguatezza, se cioè con valutazione ex ante, al momento della condotta, o ex post, al momento del verificarsi delle conseguenze dannose, si è interrogata la dottrina tedesca ben più di quella italiana, giungendo alle prevalenti conclusioni secondo le quali la valutazione della prevedibilità obiettiva deve compiersi ex ante, nel momento in cui la condotta è stata posta in essere, operandosi una “prognosi postuma”, nel senso che si deve accertare se, al momento in cui è avvenuta l’azione, era del tutto imprevedibile che ne sarebbe potuta discendere una data conseguenza. La teoria della regolarità causale, pur essendo la più seguita dalla giurisprudenza, sia civile che penale, non è andata esente da critiche da parte della dottrina italiana, che non ha mancato di sottolineare che il giudizio di causalità adeguata, ove venisse compiuto con valutazione ex ante verrebbe a coincidere con il giudizio di accertamento della sussistenza dell’elemento soggettivo. Ma la censura non pare condivisibile, in quanto tale prevedibilità obbiettiva va esaminata in astratto e non in concreto ed il metro di valutazione da adottare non è quello della conoscenza dell’uomo medio ma delle migliori conoscenze scientifiche del momento (poiché non si tratta di accertare l’elemento soggettivo, ma il nesso causale).
8.9. Sennonchè detto ciò, ai fini dell’individuazione del soggetto chiamato alla responsabilità dal criterio di imputazione, un nesso causale è pur sempre necessario tra l’evento dannoso e, di volta in volta, la condotta del soggetto responsabile (in ipotesi di responsabilità per colpa) o la condotta di altri (ad es. art. 2049 c.c.) o i fatti di altra natura considerati dalla specifica norma (ad es. artt. 2051, 2052, 2054, c. 4, c.c.), posti all’inizio della serie causale.

References: art. 1223
 sentenza 
 Sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 2049