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Document:
Pubblicato in BURT, n. 19 del 07/03/2005
Testo originale in vigore dal 22/03/2005
Testo vigente al 06/12/2007 modificato da legge regione.toscana n.57/2007
Testo vigente al 11/12/2007 modificato da legge regione.toscana n.59/2007
Testo vigente al 18/01/2008 modificato da legge regione.toscana n.69/2007
Testo vigente al 15/01/2010 modificato da legge regione.toscana n.83/2009
Testo vigente al 07/07/2011 modificato da legge regione.toscana n.23/2011
Testo vigente al 07/07/2012 modificato da legge regione.toscana n.29/2012
Testo vigente al 19/08/2014 modificato da legge regione.toscana n.45/2014
Testo vigente al 07/03/2015 modificato da legge regione.toscana n.22/2015
Testo vigente al 14/04/2015 modificato da legge regione.toscana n.33/2015
Testo vigente al 15/04/2017 modificato da legge regione.toscana n.11/2017
Testo vigente al 14/12/2017 modificato da legge regione.toscana n.70/2017
urn:nir:regione.toscana:legge:2005-02-24;41
ARTICOLO 1 - (Oggetto e finalità)
ARTICOLO 2 - (Il sistema integrato di interventi e servizi sociali)
ARTICOLO 3 - (Principi del sistema integrato)
ARTICOLO 4 - (Livelli essenziali delle prestazioni sociali)
CAPO II - Diritti di cittadinanza sociale
ARTICOLO 5 - (Diritto agli interventi e ai servizi del sistema integrato)
ARTICOLO 6 - (Soggetti istituzionali tenuti alla erogazione delle prestazioni)
ARTICOLO 7 - (Modalità per l'accesso al sistema integrato)
ARTICOLO 8 - (Diritto all'informazione e principi di comunicazione sociale)
ARTICOLO 9 - (Carta dei servizi sociali)
ARTICOLO 10 - (Pubblica tutela)
TITOLO II - Il sistema integrato
CAPO I - Soggetti istituzionali
ARTICOLO 11 - (Il comune)
ARTICOLO 12 - (La comunità montana)
ARTICOLO 13 - (La provincia)
ARTICOLO 14 - (La Regione)
CAPO II - Soggetti sociali
ARTICOLO 15 - (Le famiglie)
ARTICOLO 16 - (Le associazioni familiari)
ARTICOLO 17 - (Il terzo settore)
ARTICOLO 18 - (Relazioni sindacali)
ARTICOLO 19 - (Affidamento dei servizi)
CAPO III - Strutture residenziali e semiresidenziali
ARTICOLO 20 - (Strutture residenziali e semiresidenziali)
ARTICOLO 21 - (Strutture soggette ad autorizzazione)
ARTICOLO 22 - (Strutture soggette ad obbligo di comunicazione di avvio di attività)
ARTICOLO 23 - (Vigilanza sulle strutture autorizzate)
ARTICOLO 24 - (Sanzioni amministrative)
ARTICOLO 25 - (Accreditamento)
TITOLO III - Programmazione e organizzazione delle funzioni
ARTICOLO 26 - (Principi generali)
ARTICOLO 27 - (Programmazione regionale)
ARTICOLO 28 - (Commissione regionale per le politiche sociali)
ARTICOLO 29 - (Programmazione zonale)
ARTICOLO 29 - (Piano di inclusione zonale)
ARTICOLO 30 - (Procedimento per l'approvazione del piano di zona)
ARTICOLO 31 - (Carta dei diritti di cittadinanza sociale)
ARTICOLO 32 - (Patti per la costruzione di reti di solidarietà sociale)
CAPO II - Organizzazione territoriale e funzioni gestionali
ARTICOLO 33 - (Ambiti territoriali per la gestione associata del sistema locale di interventi e servizi sociali)
ARTICOLO 33 - (Ambiti territoriali per la gestione del sistema locale di interventi e servizi sociali)
ARTICOLO 34 - (Gestione associata dei servizi e degli interventi)
ARTICOLO 34 - (Conferenza zonale dei sindaci)
ARTICOLO 35 - (Aziende unità sanitarie locali)
ARTICOLO 35 - (Compiti della conferenza zonale dei sindaci)
ARTICOLO 36 - (Forme innovative di gestione unitaria ed integrata dei servizi tra comuni e aziende unità sanitarie locali - Società della salute)
ARTICOLO 36-BIS - (Esercizio associato delle funzioni)
ARTICOLO 37 - (Responsabile del coordinamento sociale)
Art. 37 - Coordinatore sociale
ARTICOLO 37 - (Coordinatore sociale)
ARTICOLO 38 - (Segreteria tecnica)
Art. 38 - Segreteria amministrativa
ARTICOLO 39 - (Formazione degli operatori dei servizi sociali)
CAPO III - Valutazione e monitoraggio del sistema integrato
ARTICOLO 40 - (Osservatorio sociale)
ARTICOLO 41 - (Sistema informativo sociale regionale)
ARTICOLO 42 - (Relazione sociale regionale)
ARTICOLO 43 - (Relazione consuntiva di zona-distretto)
ARTICOLO 43 - (Relazione sullo stato di salute)
CAPO IV - Finanziamento
ARTICOLO 44 - (Finanziamento del sistema integrato)
ARTICOLO 45 - (Fondo sociale regionale)
ARTICOLO 46 - (Fondo sociale regionale di solidarietà interistituzionale)
ARTICOLO 47 - (Compartecipazione degli utenti al costo delle prestazioni)
TITOLO IV - Integrazione socio-sanitaria
CAPO I - Integrazione socio-sanitaria
ARTICOLO 48 - (Integrazione socio-sanitaria)
ARTICOLO 49 - (Criteri per la gestione delle attività di integrazione socio-sanitaria)
ARTICOLO 49-BIS - (Politiche per la tutela della salute mentale)
ARTICOLO 49-TER - (Politiche per la prevenzione e il trattamento delle dipendenze)
ARTICOLO 50 - (Consultori familiari)
ARTICOLO 51 - (Ufficio di coordinamento distrettuale)
ARTICOLO 51 - (Ufficio di direzione zonale)
TITOLO V - Politiche sociali integrate
CAPO I - Politiche sociali integrate
ARTICOLO 52 - (Politiche per le famiglie)
ARTICOLO 53 - (Politiche per i minori)
ARTICOLO 54 - (Politiche per gli anziani)
ARTICOLO 55 - (Politiche per le persone disabili)
ARTICOLO 55-BIS - (Scuola nazionale cani guida per ciechi e Stamperia Braille)
ARTICOLO 56 - (Politiche per gli immigrati)
ARTICOLO 57 - (Politiche per i nomadi)
ARTICOLO 58 - (Politiche per le persone a rischio di esclusione sociale)
ARTICOLO 59 - (Politiche per il contrasto della violenza contro le donne, i minori e in ambito familiare)
ARTICOLO 60 - (Politiche per la tutela della salute mentale)
ARTICOLO 61 - (Politiche per la prevenzione e il trattamento delle dipendenze)
TITOLO VI - Disposizioni finali e transitorie
ARTICOLO 62 - (Regolamento)
ARTICOLO 63 - (Norme transitorie)
ARTICOLO 64 - (Modifiche all' articolo 35 della l.r. 43/2004 )
ARTICOLO 65 - (Abrogazioni)
Il Consiglio Regionale ha approvato il 16.02.2005
1. La Regione Toscana, con la presente legge, disciplina il sistema integrato di interventi e servizi sociali, di seguito denominato sistema integrato, volto a promuovere e garantire i diritti di cittadinanza sociale, la qualità della vita, l'autonomia individuale, le pari opportunità, la non discriminazione, la coesione sociale, l'eliminazione e la riduzione delle condizioni di disagio e di esclusione.
2. Per interventi e servizi sociali si intendono tutte le attività relative alla predisposizione ed alla erogazione di servizi, gratuiti e parzialmente o completamente a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona incontra nel corso della vita, escluse quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché le funzioni assicurate in sede di amministrazione della giustizia.
(Il sistema integrato di interventi e servizi sociali)
1. Il sistema integrato:
a) ha carattere di universalità;
b) promuove l'attuazione dei diritti di cittadinanza sociale e delle responsabilità dei soggetti istituzionali e sociali per la costruzione di una comunità solidale;
c) promuove l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà sociale, favorendo l'autonoma iniziativa dei cittadini singoli o associati;
d) valorizza l'autonomia delle comunità locali, tutelando i comuni minori, i territori montani ed insulari.
2. La programmazione e l'organizzazione del sistema integrato, in conformità con i livelli essenziali delle prestazioni sociali definiti dallo Stato, compete alla Regione ed agli enti locali.
3. La Regione e gli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze, riconoscono e agevolano il ruolo che il volontariato, gli organismi della cooperazione sociale, le associazioni e gli altri soggetti privati senza scopo di lucro, operanti nel settore, svolgono nella organizzazione e nella gestione del sistema integrato.
4. Al perseguimento delle finalità del sistema integrato concorrono anche altri soggetti pubblici o privati.
(Principi del sistema integrato)
1. Il sistema integrato si realizza secondo i seguenti principi:
a) rispetto della libertà e dignità della persona;
b) garanzia dell'uguaglianza, delle pari opportunità rispetto a condizioni sociali e stati di bisogno differenti, valorizzazione della differenza di genere;
c) valorizzazione delle capacità e delle risorse della persona;
d) perseguimento della possibilità di scelta tra le prestazioni erogabili;
e) adeguatezza, appropriatezza e personalizzazione degli interventi;
f) prevenzione e rimozione delle condizioni di disagio sociale;
g) sostegno all'autonomia delle persone disabili e non autosufficienti;
h) valorizzazione e sostegno del ruolo peculiare delle famiglie quali luoghi privilegiati per la crescita, lo sviluppo e la cura della persona;
i) partecipazione attiva dei cittadini singoli o associati, nell'ambito dei principi di solidarietà e di auto-organizzazione
anche mediante processi partecipativi ai sensi della legge regionale 27 dicembre 2007, n. 69 (Norme sulla promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali) [1]
j) sviluppo e qualificazione degli interventi e dei servizi e valorizzazione delle professioni sociali.
2. Il sistema integrato si realizza attraverso i seguenti metodi:
a) coordinamento ed integrazione tra i servizi sociali ed i servizi sanitari al fine di assicurare una risposta unitaria alle esigenze di salute della persona, indipendentemente dal soggetto gestore;
b) integrazione con le politiche abitative, dei trasporti, dell'educazione, dell'istruzione, della formazione professionale e del lavoro, culturali, ambientali ed urbanistiche, dello sport e del tempo libero, della ricerca, nonché con tutti gli altri interventi finalizzati al benessere della persona ed alla prevenzione delle condizioni di disagio sociale;
c) cooperazione tra i diversi livelli istituzionali ed i soggetti pubblici e privati, inclusi quelli del terzo settore di cui all' articolo 17 ;
d) concertazione tra i diversi livelli istituzionali, tra questi e le organizzazioni sindacali, le categorie economiche, le associazioni degli utenti e dei consumatori.
3. La Regione e gli enti locali attivano specifiche procedure di concertazione finalizzate alla ricerca di convergenze per la individuazione e la determinazione degli obiettivi e dei contenuti degli atti attuativi previsti dalla presente legge.
1. Il sistema integrato assicura l'erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali previsti dallo Stato ai sensi dell' articolo 117, comma secondo, lettera m) della Costituzione , così come definiti dall' articolo 22 della legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali).
[piano integrato sociale regionale] [2]
piano sanitario e sociale integrato regionale[3]
di cui all' articolo 27 definisce, sulla base del fabbisogno rilevato:
a) le caratteristiche quantitative e qualitative dei servizi e degli interventi che costituiscono i livelli essenziali delle prestazioni sociali definiti dallo Stato, nell'ambito delle risorse trasferite, di cui all' articolo 45, comma 1 ;
b) le eventuali prestazioni aggiuntive da assicurare in modo omogeneo sul territorio toscano, nell'ambito delle risorse regionali.
3. L'attuazione in ambito zonale del
[piano integrato sociale regionale] [4]
piano sanitario e sociale integrato regionale[5]
avviene sulla base delle caratteristiche sociali, economiche, epidemiologiche e morfologiche del territorio, nel rispetto dei criteri di equità, efficacia ed appropriatezza, tenuto conto delle risorse finanziarie messe a disposizione dallo Stato, dalla Regione e dagli enti locali, nonché della compartecipazione degli utenti al costo delle prestazioni, ed è definita negli atti di programmazione locale di cui all' articolo 29 .
Diritti di cittadinanza sociale
(Diritto agli interventi e ai servizi del sistema integrato)
1. Hanno diritto ad accedere agli interventi e ai servizi del sistema integrato tutte le persone residenti in Toscana.
2. Gli interventi e i servizi di cui al comma 1 sono estesi anche alle seguenti persone, comunque presenti nel territorio della Regione Toscana:
a) donne straniere in stato di gravidanza e nei sei mesi successivi al parto;
[b) stranieri con permesso umanitario di cui all' articolo 18 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) e stranieri con permesso di soggiorno di cui all' articolo 41 dello stesso decreto legislativo ; ] [6]
b) stranieri con permesso di soggiorno per protezione sussidiaria; per i motivi di cui all' Sito esternoarticolo 32, comma 3, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25 (Attuazione della direttiva 2005/85/CE recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato); per cure mediche nonché con i permessi di soggiorno di cui agli articoli 18, 18 bis, 19, 20 bis, 22, comma 12 quater, 41 e 42 bis Sito esternodel decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) e con permesso di soggiorno rilasciato nelle ipotesi di cui all' Sito esternoarticolo 10 della legge 7 aprile 2017, n. 47 (Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati) . [7]
c) richiedenti asilo e rifugiati, di cui al decreto legge 30 dicembre 1989, n. 416 (Norme urgenti in materia di asilo politico, di ingresso e soggiorno dei cittadini extracomunitari e di regolarizzazione dei cittadini extracomunitari ed apolidi già presenti nel territorio dello Stato), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39 , da ultimo modificato dalla legge 30 luglio 2002, n. 189 .
3. I minori di qualsiasi nazionalità e comunque presenti nel territorio della Regione Toscana hanno diritto agli interventi e ai servizi del sistema integrato.
[4. Tutte le persone dimoranti nel territorio della Regione Toscana hanno diritto agli interventi di prima assistenza alle condizioni e con i limiti previsti dalle normative vigenti e secondo le procedure definite dalla programmazione regionale e locale.] [8]
4. Tutte le persone dimoranti nel territorio della Regione hanno diritto all'effettivo godimento dei diritti fondamentali della persona umana previsti dalla Costituzione e dalle norme internazionali.[9]
4-bis. A tutte le persone di cui al comma 4 è garantito l'accesso alle prestazioni sanitarie e assistenziali essenziali previste dal piano sanitario e sociale integrato regionale e gli strumenti informativi relativi alle prestazioni stesse.[10]
(Soggetti istituzionali tenuti alla erogazione delle prestazioni)
1. Per i soggetti di cui all' articolo 5, comma 1 il comune di residenza assicura la definizione del percorso assistenziale personalizzato di cui all' articolo 7, comma 2 , l'erogazione delle prestazioni e sostiene gli oneri per l'assistenza prestata.
2. Per i soggetti per i quali si renda necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali di cui all' articolo 20 , il comune nel quale essi hanno la residenza prima del ricovero assume gli oneri per le prestazioni erogate.
3. Per i minori è competente il comune nel quale risiede il minore. Se il minore non è residente in Toscana, è competente il comune nel cui territorio si è manifestata la necessità d'intervento.
4. Per le prestazioni e i servizi rivolti ai soggetti di cui all' articolo 5, commi 2 e 4 , è competente il comune nel cui territorio si è manifestata la necessità d'intervento.
5. Restano ferme le disposizioni di cui all' articolo 47 sulla compartecipazione degli utenti al costo delle prestazioni.
(Modalità per l'accesso al sistema integrato)
1. I comuni, singoli o associati, in raccordo con i servizi territoriali della zona-distretto, di cui all' articolo 64 della legge regionale 24 febbraio 2005, n. 40 (Disciplina del servizio sanitario regionale), attuano forme di accesso unitarie ai servizi del sistema integrato, al fine di assicurare:
a) la presa in carico delle persone;
b) la proposta di progetti integrati di intervento;
c) l'erogazione delle prestazioni.
2. I soggetti di cui all' articolo 5 accedono alle prestazioni e ai servizi sociali sulla base della valutazione professionale del bisogno e della conseguente definizione di un percorso assistenziale personalizzato.
3. Per percorso assistenziale personalizzato si intende il complesso degli adempimenti finalizzati ad assicurare, in forma coordinata, integrata e programmata, l'accesso informato e la fruizione appropriata e condivisa delle prestazioni e dei servizi, in relazione ai bisogni accertati.
4. L'assistente sociale, individuato quale responsabile del caso:
a) effettua la valutazione professionale del bisogno;
b) definisce il percorso assistenziale personalizzato e ne cura l'attuazione in termini di appropriatezza ed efficacia;
c) assicura la gestione ed il controllo delle prestazioni erogate in relazione agli obiettivi.
5. In caso di bisogni, per la cui soddisfazione sia richiesto l'apporto di più competenze professionali, la valutazione degli stessi e la definizione del percorso assistenziale personalizzato sono effettuate con il concorso di tutte le professionalità interessate.
6. Accedono prioritariamente agli interventi e ai servizi erogati dal sistema integrato i soggetti:
a) in condizione di povertà o con reddito limitato o situazione economica disagiata;
b) con incapacità fisica o psichica, totale o parziale, di provvedere alle proprie esigenze;
c) con difficoltà di inserimento nella vita sociale attiva e nel mercato del lavoro;
d) sottoposti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria che rendano necessari interventi assistenziali.
7. La programmazione zonale di cui all' articolo 29 indica i criteri con i quali i comuni disciplinano le condizioni per l'accesso agli interventi e servizi, anche con riferimento ai soggetti di cui al comma 6 .
(Diritto all'informazione e principi di comunicazione sociale)
1. I destinatari degli interventi e dei servizi del sistema integrato sono informati sui diritti di cittadinanza sociale, sulla disponibilità delle prestazioni sociali e socio-sanitarie, sui requisiti per accedervi e sulle relative procedure, sulle modalità di erogazione delle prestazioni nonché sulle possibilità di scelta tra le prestazioni stesse.
2. In particolare, i destinatari degli interventi del sistema integrato hanno diritto:
a) ad essere informati sui propri diritti in rapporto ai servizi di assistenza sociale;
b) ad esprimere il consenso sul tipo di prestazione, salvo i casi previsti dalla legge;
c) a partecipare alla scelta delle prestazioni, compatibilmente con le disponibilità esistenti nell'ambito territoriale determinato per ciascun servizio sociale;
d) ad essere garantiti nella riservatezza e nella facoltà di presentare osservazioni ed opposizioni nei confronti dei responsabili dei servizi e dei procedimenti nonché ad ottenere le debite risposte motivate.
3. Per i soggetti che presentino deficit psico-fisici e sensoriali, culturali, sociali, tali da ostacolare l'acquisizione di informazione sui diritti di cui ai commi 1 e 2 , nonché sulle modalità di accesso al sistema integrato, sono previste forme specifiche di informazione, orientamento ed accompagnamento, finalizzate a rimuovere gli ostacoli alla normale fruizione dei servizi e degli interventi sociali ed a garantirne la piena accessibilità.
4. La Regione promuove l'attivazione di punti informativi unitari da parte dei comuni singoli o associati in raccordo con i servizi territoriali della zona-distretto, aventi la finalità di fornire informazioni e orientamento ai cittadini sui diritti e le opportunità sociali, sui percorsi assistenziali, sui servizi e gli interventi del sistema integrato. Tali punti informativi svolgono la loro attività in raccordo con le strutture di accesso unitario ai servizi di cui all' articolo 7, comma 1 .
1. I soggetti pubblici e privati, che erogano prestazioni sociali e socio-sanitarie adottano la carta dei servizi sociali, al fine di tutelare gli utenti e garantire la trasparenza nell'erogazione dei servizi.
2. La carta dei servizi sociali, esposta nei luoghi in cui avviene l'erogazione delle prestazioni in modo da consentirne la visione da parte degli utenti, contiene almeno i seguenti elementi:
a) caratteristiche delle prestazioni, modalità di accesso, orari e tempi di erogazione;
b) tariffe delle prestazioni;
c) assetto organizzativo interno;
d) procedure amministrative per la presa in carico e la diffusione delle informazioni;
e) modalità e procedure per la presentazione di reclami da parte degli utenti nei confronti dei responsabili dei servizi;
f) riferimento alle clausole contrattuali e al rispetto della normativa di cui all' articolo19, comma 2 .
3. Entro duecentosettanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale adotta uno schema generale di riferimento per la redazione e l'aggiornamento della carta dei servizi sociali.
(Pubblica tutela)
1. La Regione sostiene
[i comuni e le province] [11]
i comuni, singoli o associati,[12]
che mediante accordi, convenzioni o altri atti di collaborazione istituzionale, attivano servizi e interventi di supporto in favore delle persone prive in tutto o in parte di autonomia nell'espletamento delle funzioni della vita quotidiana, di cui al libro I, titolo XII del codice civile , nonché dei soggetti ai quali sono conferite dall'autorità giudiziaria le funzioni di tutore, curatore o di amministratore di sostegno, anche in raccordo con altri enti e autorità interessate alla pubblica tutela.
2. I servizi e gli interventi di cui al comma 1 attengono:
a) alla realizzazione di azioni specifiche di prevenzione e sensibilizzazione sui temi dell'assistenza alle persone incapaci e alla promozione dell'assunzione di responsabilità tutoriali;
b) alla verifica della appropriatezza e qualità delle prestazioni erogate alle persone incapaci;
c) al supporto alle attività dei tutori, dei curatori e degli amministratori di sostegno, anche mediante lo svolgimento di specifiche attività formative.
[ Nel piano integrato sociale regionale, di cui all' articolo 27 ] [13]
Nel piano sanitario e sociale integrato regionale di cui agli articoli 18 e 19 della l.r. 40/2005 [14]
, sono definiti gli indirizzi per la realizzazione dei servizi e degli interventi relativi alla pubblica tutela, al fine di garantirne l'omogeneità sul territorio regionale, e sono individuate le forme di sostegno della Regione a tali servizi e interventi. È data priorità alle iniziative che consentono la diffusione dei servizi e degli interventi sull'intero territorio della provincia.
[ARTICOLO 11
[1. I comuni esercitano le funzioni di programmazione locale del sistema integrato attraverso l'approvazione dei piani di ambito zonale di cui all' articolo 29 da parte dell'articolazione zonale della conferenza dei sindaci, di cui all' articolo 12, comma 4 della l.r. 40/2005 e concorrono alla programmazione regionale secondo le modalità previste dall' articolo 26 . ] [16]
1. I comuni esercitano le funzioni di programmazione locale del sistema integrato attraverso l'approvazione dei piani integrati di salute di cui all' articolo 21 della l.r. 40/2005 e concorrono alla programmazione regionale secondo le modalità previste dall' articolo 26 . [17]
2. I comuni sono titolari di tutte le funzioni amministrative concernenti la realizzazione della rete locale degli interventi e servizi sociali, nonché della gestione e dell'erogazione dei medesimi. Sono fatte salve le funzioni diversamente attribuite dalla normativa vigente.
3. In particolare i comuni sono competenti per:
a) il rilascio dell'autorizzazione e la vigilanza sulle strutture residenziali e semiresidenziali;
b) la definizione delle condizioni per l'accesso alle prestazioni erogate dal sistema integrato;
c) la determinazione eventuale di livelli di assistenza ulteriori ed integrativi rispetto a quelli determinati dallo Stato e dalla Regione.
2. I comuni tenuti all’esercizio associato obbligatorio della funzione fondamentale ai sensi dell’Sito esternoarticolo 14, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dalla Sito esternolegge 30 luglio 2010, n. 122 , assolvono a detto obbligo mediante l’esercizio associato delle seguenti funzioni, servizi e attività:
f) determinazione degli obiettivi di servizio di cui all’Sito esternoarticolo 2 del decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216 (Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Città metropolitane e Province) ed eventuale determinazione dei livelli delle prestazioni ulteriori e integrativi rispetto a quelli determinati dallo Stato e dalla Regione.
[ARTICOLO 12
[1. La comunità montana approva il piano di zona di cui all' articolo 29 nel caso in cui coesistano le seguenti condizioni:
a) vi sia totale coincidenza tra l'ambito territoriale della comunità montana e quello della zona-distretto;
b) vi sia delega alla comunità montana da parte dei comuni delle funzioni amministrative di cui sono titolari.
1. Ove non costituita la società della salute, la comunità montana approva il piano integrato di salute di cui all' articolo 21 della l.r. 40/2005 nel caso in cui coesistano le seguenti condizioni:
2. Al di fuori dei casi previsti dal comma 1 , la comunità montana è sentita
[dall'articolazione zonale della conferenza dei sindaci] [22]
dalla conferenza zonale dei sindaci[23]
prima della adozione del
[piano di zona] [24]
piano integrato di salute[25]
[3. La Regione favorisce il coordinamento tra il piano integrato sociale regionale di cui all' articolo 27 e il piano di indirizzo per le montagne toscane approvato ai sensi della legge regionale 19 dicembre 1996, n. 95 (Disciplina degli interventi per lo sviluppo della montagna), da ultimo modificata dalla legge regionale 28 dicembre 2000, n. 82 , e promuove intese ed accordi di ambito interregionale per le zone di confine. ] [26]
3. La Regione favorisce il coordinamento tra il piano sanitario e sociale integrato regionale di cui all' articolo 27 e quanto previsto dagli strumenti di programmazione delle politiche regionali per le montagne toscane e promuove intese ed accordi in ambito interregionale per le zone di confine. [27]
[1. Le province concorrono alla programmazione regionale e alla
[programmazione di ambito zonale] [29]
programmazione zonale[30]
e curano il coordinamento con le politiche settoriali di cui all' articolo 3, comma 2, lettera b) e con i programmi locali di sviluppo di cui all' articolo 12 della legge regionale 11 agosto 1999, n. 49 (Norme in materia di programmazione regionale), modificata dalla legge regionale 15 novembre 2004, n. 61 . ] [28]
[5. Le province partecipano
[all'articolazione zonale della conferenza dei sindaci] [32]
alla conferenza zonale dei sindaci[33]
per le finalità di cui al presente articolo e per garantire l'integrazione con la programmazione zonale anche mediante la presentazione di progetti nel settore sociale per problematiche interzonali. ] [31]
5. Le disposizioni dei commi 3 e 4 si applicano fino al riordino delle funzioni delle province.[34]
a) approvazione del
[piano integrato sociale regionale] [35]
piano sanitario e sociale integrato regionale;[36]
c) definizione delle politiche di integrazione tra gli interventi e i servizi sociali e quelli di cui all' articolo 3, comma 2, lettere a) e b) ;
3. Nell'esercizio delle proprie funzioni, la Regione adotta strumenti di concertazione e confronto, anche permanenti, con gli enti locali e con le parti sociali, nonché forme di consultazione con le associazioni degli utenti e consumatori e con i soggetti di cui all' articolo 17 .
4. La Regione può attivare sperimentazioni per l'erogazione di trattamenti economici finalizzati alla rimozione delle limitazioni personali, familiari e sociali di soggetti disabili, non autosufficienti e quale misura di contrasto della povertà, ivi compreso il reddito di cittadinanza sociale di cui all' articolo 58, comma 3 .
5. La Regione col
[piano integrato sociale regionale] [37]
piano sanitario e sociale integrato regionale[38]
può prevedere sperimentazioni relative a tipologie di strutture residenziali e semiresidenziali di cui al capo III , comprese quelle di ambito delle comunità di tipo familiare, definendone i requisiti necessari al funzionamento ulteriori a quelli previsti dall' articolo 62 .
1. In attuazione dei principi e delle finalità di cui agli articoli 3 e 4 della Statuto della Regione , il sistema integrato, attraverso le politiche, gli interventi e i servizi di cui all' articolo 52 :
(Le associazioni familiari)
1. Le finalità di cui all' articolo 15 sono perseguite anche tramite il riconoscimento ed il sostegno ad associazioni familiari, comunque denominate, nelle quali i nuclei familiari realizzano attività di cura e di assistenza alla persona loro affidata,
e alle persone che accedono prioritariamente agli interventi e ai servizi erogati dal sistema sociale integrato,[39]
(Il terzo settore)
2. I soggetti, di cui al comma 1 , assicurano la concertazione anche con le organizzazioni sindacali in merito agli atti di natura programmatoria e regolamentare derivanti dalla presente legge.
1. La realizzazione di strutture residenziali e semiresidenziali, pubbliche e private, che erogano interventi e servizi sociali e ad integrazione socio-sanitaria, non disciplinate dalla
[ legge regionale 23 febbraio 1999, n. 8 (Norme in materia di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi delle strutture sanitarie: autorizzazione e procedura di accreditamento), da ultimo modificata dalla legge regionale 8 luglio 2003, n. 34 ] [40]
legge regionale 5 agosto 2009, n. 51 (Norme in materia di qualità e sicurezza delle strutture sanitarie: procedure e requisiti autorizzativi di esercizio e sistemi di accreditamento) [41]
[3. Per l'esercizio della funzione di autorizzazione di cui al comma 2 , il comune si avvale di apposita commissione multidisciplinare, costituita dall'azienda unità sanitaria locale in ambito zonale, composta da operatori con professionalità sanitarie, sociali e tecniche. ] [42]
3. Per l'esercizio della funzione di autorizzazione di cui al comma 2 , il comune si avvale di apposita commissione multidisciplinare, costituita dall’azienda unità sanitaria locale, composta da operatori con professionalità sanitarie, sociali e tecniche. [43]
(Strutture soggette ad autorizzazione)
d) strutture che erogano servizi di accoglienza
[e di trattamento] [44]
i) strutture semiresidenziali, sociali e socio-sanitarie, caratterizzate da diverso grado di intensità assistenziale in relazione ai bisogni dell'utenza ospitata, anche collocate o in collegamento con una delle tipologie di cui alle lettere a), b), c) e d) e delle comunità a dimensione familiare di cui alla lettera g) .
1-bis. Per esigenze derivanti da flussi straordinari e di eccezionale intensità che riguardino minori stranieri non accompagnati, definite da intese tra i livelli di governo nazionale, regionale e locale ovvero da atti di protezione civile, la Giunta regionale può disporre, in via temporanea, ed esclusivamente per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, l’aumento fino al 25 per cento della capacità ricettiva massima delle strutture di cui al comma 1, lettere da e) ad h), nonché delle strutture oggetto della risoluzione del Consiglio regionale 20 marzo 1990, n. 89 (In merito ai requisiti di idoneità delle comunità per minori di cui all' art. 1 della l.r. 28/80 ). [45]
3. Costituisce requisito per i soggetti responsabili delle strutture il non aver riportato condanna definitiva per i delitti non colposi di cui al libro II, titoli II , IX , XI , XII e XIII del codice penale , per la quale non sia intervenuta la riabilitazione.
(Strutture soggette ad obbligo di comunicazione di avvio di attività)
b) qualora il
[piano integrato sociale regionale] [46]
piano sanitario e sociale integrato regionale[47]
3. Le strutture devono possedere i requisiti strutturali previsti per gli alloggi destinati a civile abitazione. Il regolamento regionale, di cui all' articolo 62 , definisce gli ulteriori requisiti relativi alle varie tipologie di strutture nonché le modalità di integrazione delle persone ospitate all'interno delle strutture e nella rete dei servizi sociali e sanitari.
4. La comunicazione di avvio di attività è finalizzata all'esercizio della vigilanza da parte dei comuni sulla sussistenza dei requisiti di cui al comma 3 .
(Vigilanza sulle strutture autorizzate)
1. Il comune esercita la vigilanza sulle strutture autorizzate avvalendosi della commissione di cui all' articolo 20, comma 3 .
2. Il comune dichiara altresì la decadenza dell'autorizzazione, disponendo la chiusura dell'attività, nel caso in cui siano state commesse gravi o reiterate inadempienze comportanti anche situazioni di pericolo per la salute degli ospiti, ovvero nel caso di perdita dei requisiti di cui all' articolo 21, comma 1 , ovvero dei requisiti previsti dal regolamento regionale di cui all' articolo 62 , a pena di decadenza dall'autorizzazione. In tutti i casi si applica anche la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000,00 a euro 15.000,00.
3. Qualora il comune riscontri la mancata adozione della carta dei servizi sociali, la perdita di altri requisiti, diversi da quelli di cui al comma 2 , previsti dal regolamento regionale, ovvero non sia stata data comunicazione dell'avvio dell'attività ai sensi dell' articolo 22 , si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 3.000,00 a euro 10.000,00. Il comune assegna altresì un congruo termine per la regolarizzazione delle inadempienze e delle irregolarità riscontrate.
4. In caso di mancato adeguamento entro il termine previsto al comma 3 , gli importi della sanzione applicata sono aumentati della metà e il comune può disporre la sospensione delle attività della struttura.
Programmazione e organizzazione delle funzioni
1. Per la realizzazione del sistema integrato è adottato il metodo della programmazione degli interventi e delle risorse, sulla base della rilevazione dei bisogni negli ambiti territoriali, della verifica sistematica dei risultati in termini di qualità e di efficacia
[, in coerenza con quanto previsto dalla l.r. 49/1999] [48]
2. La programmazione regionale e zonale del sistema integrato è attuata secondo i principi dell'integrazione con gli atti di programmazione sanitaria e del coordinamento con quelli delle altre materie di cui all' articolo 3, comma 2, lettera b) .
3. I comuni concorrono alla definizione ed alla valutazione delle politiche regionali in materia sociale e socio-sanitaria attraverso la
[conferenza permanente per la programmazione socio-sanitaria] [49]
conferenza regionale delle società della salute[50]
di cui all' articolo 11 della l.r. 40/2005 .
[ARTICOLO 27
1. Il Consiglio regionale approva il piano integrato sociale regionale, in raccordo con il piano sanitario regionale, di cui all' articolo 18 della l.r. 40/2005 , promuovendo la realizzazione di una programmazione regionale integrata in ambito socio- sanitario.
2. Sulla proposta di piano integrato sociale regionale la Giunta regionale acquisisce il parere della conferenza permanente per la programmazione socio-sanitaria di cui all' articolo 11 della l.r. 40/2005 .
3. La Giunta regionale, attuate le procedure di concertazione previste ai sensi della l.r. 49/1999 , adotta il piano integrato sociale regionale che è presentato al Consiglio regionale per la sua approvazione, entro sei mesi dalla approvazione del programma regionale di sviluppo.
4. Il piano integrato sociale regionale ha durata corrispondente a quella del programma regionale di sviluppo, è approvato nell'anno di inizio del quinquennio al quale si riferisce la programmazione, ed è aggiornato annualmente in coerenza con gli atti regionali di indirizzo economico e finanziario, anche con proiezione pluriennale.
5. Il piano integrato sociale regionale definisce:
a) gli obiettivi di benessere sociale da perseguire, con riferimento alle politiche sociali integrate di cui al titolo V ed i fattori di rischio sociale da contrastare;
b) le caratteristiche quantitative e qualitative dei servizi e degli interventi e le eventuali prestazioni aggiuntive atte ad assicurare i livelli essenziali delle prestazioni di cui all' articolo 4 , ivi compreso il servizio sociale professionale, il segretariato sociale per informazione e consulenza e il servizio di pronto intervento sociale per le situazioni di emergenza;
c) le priorità di intervento relative ai soggetti di cui all' articolo 7, comma 6 , nonché le sperimentazioni e gli interventi di cui all' articolo 14 ;
d) gli indirizzi generali da utilizzare per determinare il concorso degli utenti al costo delle prestazioni anche al fine di favorire l'adozione di criteri comuni di accesso alle prestazioni sociali;
e) le modalità di ripartizione agli enti locali, anche in ambito zonale, delle risorse destinate dal bilancio regionale al finanziamento della rete locale dei servizi, sulla base di parametri oggettivi rilevati in relazione ai seguenti elementi:
4) situazione demografica e territoriale delle diverse zone;
f) le misure e le azioni prioritarie da prevedere in favore dei comuni in maggiore situazione di disagio, ai sensi dell' articolo 3 della legge regionale 27 luglio 2004, n. 39 (Norme a favore dei comuni montani e dei piccoli comuni in situazione di disagio. Modifiche alla legge regionale 7 maggio 1985, n. 57 "Finanziamenti per la redazione e l'attuazione di piani di recupero del patrimonio edilizio esistente". Modifiche alla legge regionale 2 novembre 1999, n. 58 "Norme sulla tutela dell'artigianato artistico e tradizionale toscano e disposizioni in materia di oneri contributivi per gli apprendisti artigiani");
g) i criteri di accesso al fondo sociale regionale di solidarietà interistituzionale di cui all' articolo 46 ;
h) gli indicatori per la verifica di efficacia e di efficienza degli interventi;
i) gli interventi innovativi, di ricerca e di sperimentazione, di interesse regionale, nonché l'ambito territoriale di attuazione ritenuto appropriato;
j) le iniziative di comunicazione sociale e di sensibilizzazione finalizzate alla prevenzione del disagio e della esclusione sociale;
k) i benefici aggiuntivi, per tutto il territorio regionale, a favore degli invalidi civili, di cui all' articolo 130, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della L. 15 marzo 1997, n. 59 ).
6. Il piano integrato sociale regionale contiene elementi di valutazione della programmazione costituiti da:
a) la valutazione di impatto, comprensiva dell'analisi del fabbisogno sociale del territorio, delle risorse disponibili, dello studio di fattibilità degli interventi e della individuazione di indicatori;
b) il monitoraggio "in itinere" dello stato di attuazione dei piani di zona, sulla base di indicatori e parametri;
c) la valutazione consuntiva di periodo, relativa agli obiettivi perseguiti, alla qualità degli interventi e alla sostenibilità economica degli stessi, sulla base di indicatori prestabiliti come previsto dal comma 5, lettera h) .
1. La programmazione regionale degli interventi e servizi sociali è definita dal piano sanitario e sociale integrato regionale di cui agli articoli 18 e 19 della l.r. 40/2005 .
1. È costituita presso la Giunta regionale la commissione regionale per le politiche sociali, composta da rappresentanti delle organizzazioni sindacali, delle categorie economiche, delle associazioni di rappresentanza e tutela degli utenti, delle organizzazioni del terzo settore, degli iscritti agli ordini e alle associazioni professionali.
2. La commissione regionale per le politiche sociali svolge funzioni consultive e propositive per la Regione nelle materie di cui alla presente legge e promuove iniziative di conoscenza dei fenomeni sociali di interesse regionale.
3. La commissione regionale per le politiche sociali è presieduta dall'assessore regionale competente in materia sociale o suo delegato.
4. La composizione e la procedura per la nomina della commissione regionale per le politiche sociali sono definite con regolamento regionale di cui all' articolo 62 .
5. La commissione regionale per le politiche sociali dura in carica per il periodo della legislatura regionale.
6. Alle sedute della commissione regionale per le politiche sociali partecipano i componenti della Giunta regionale competenti per le materie in discussione. Possono essere invitati a partecipare, in relazione agli argomenti trattati, il difensore civico regionale, i rappresentanti del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e componenti della magistratura.
7. Le modalità di funzionamento della commissione regionale per le politiche sociali, ivi inclusa la possibilità di articolazione in sottocommissioni, sono disciplinate con regolamento interno, approvato dalla commissione stessa.
8. Ai componenti della commissione regionale per le politiche sociali è corrisposto il rimborso delle spese sostenute, secondo le modalità stabilite con deliberazione della Giunta regionale.
[ARTICOLO 29
(Programmazione zonale)
1. Il piano di zona è lo strumento della programmazione locale del sistema integrato ed è elaborato tenendo conto delle indicazioni e degli obiettivi contenuti nel piano integrato sociale regionale.
2. Nel piano di zona sono indicati:
a) la rete dei servizi e degli interventi attivati e promossi dai comuni nel territorio
, con indicazione delle capacità di intervento in termini sia di strutture che di servizi,[54]
e le modalità di coordinamento e integrazione di tali servizi e interventi;
b) gli obiettivi di politica sociale da perseguire
anche con riferimento al fabbisogno di strutture residenziali e semiresidenziali[55]
c) i servizi e gli interventi volti a garantire i livelli essenziali di assistenza definiti dallo Stato e le prestazioni aggiuntive di cui all' articolo 4 ;
d) la determinazione eventuale di livelli di assistenza ulteriori ed integrativi e le risorse messe a disposizione a tale scopo dagli enti locali;
e) la previsione delle risorse necessarie alla realizzazione, in ambito zonale, degli interventi e servizi integrati e di progetti innovativi;
f) l'individuazione degli enti titolari dei servizi e degli interventi per i quali è disposto il finanziamento regionale del piano di zona;
g) l'entità delle risorse regionali destinate a progetti innovativi proposti dai soggetti del terzo settore;
h) la valutazione di impatto della programmazione, effettuata a livello zonale;
i) gli strumenti per il monitoraggio "in itinere" del piano stesso;
j) la valutazione consuntiva di periodo, effettuata a livello zonale.
3. Il piano integrato di salute, di cui all' articolo 21 della l.r. 40/2005 , è lo strumento con il quale sono integrate le politiche sociali di ambito zonale con le politiche sanitarie a livello di zona-distretto.
4. Nel caso di sperimentazione delle Società della salute, di cui all' articolo 65 della l.r. 40/2005 , ovvero in caso di intesa tra l'articolazione zonale della conferenza dei sindaci e l'azienda unità sanitaria locale di riferimento, il piano integrato di salute costituisce lo strumento unico di programmazione locale della zona-distretto.
5. Il piano di zona costituisce atto rilevante per la programmazione ai sensi dell' articolo 14, comma 2, lettera e) della l.r. 49/1999 .
1. La programmazione zonale degli interventi e servizi sociali a livello di zona distretto è definita dal piano integrato di salute di cui all' articolo 21 della l.r. 40/2005 .
] [56]
(Piano di inclusione zonale)
2-bis. Il PIZ, in maniera coordinata ed integrata con il PIS, promuove la valorizzazione e la tutela delle identità territoriali per una migliore attenzione e vicinanza al cittadino sulla base del principio di sussidiarietà, anche attraverso le articolazioni territoriali istituite ai sensi dell’ articolo 22, comma 2 della legge regionale 23 marzo 2017, n. 11 (Disposizioni in merito alla revisione degli ambiti territoriali delle zone-distretto. Modifiche alla l.r. 40/2005 ed alla l.r. 41/2005 ), volte a garantire una più ampia partecipazione delle istituzioni locali ai livelli di programmazione. [58]
5. Il PIZ ha durata analoga al ciclo di programmazione sociale e sanitaria integrata regionale. La parte attuativa del PIZ viene aggiornata annualmente ed è condizione per l’attivazione delle risorse ricomprese nel fondo sociale regionale
[, nonché delle risorse previste dalla l.r. 66/2008] [59]
[ARTICOLO 30
(Procedimento per l'approvazione del piano di zona)
1. La proposta di piano di zona è oggetto di una conferenza istruttoria pubblica, indetta dall'articolazione zonale della conferenza dei sindaci.
2. Alla conferenza istruttoria sono invitati a partecipare le aziende sanitarie, le aziende di servizi alla persona di cui alla l.r. 43/2004 , gli altri soggetti pubblici interessati, i soggetti del terzo settore, le organizzazioni sindacali e le parti sociali, nonché le associazioni di tutela degli utenti e dei consumatori presenti sul territorio.
3. L'articolazione zonale della conferenza dei sindaci, sulla base delle risultanze della conferenza istruttoria, approva il piano di zona.
4. I soggetti del terzo settore possono presentare progetti innovativi per la gestione degli interventi, ai sensi dell' articolo 29, comma 2, lettera g) , che sono oggetto di selezione da parte dei soggetti competenti.
] [60]
(Carta dei diritti di cittadinanza sociale)
[L'articolazione zonale della conferenza dei sindaci] [61]
La conferenza zonale dei sindaci[62]
adotta la carta di cittadinanza sociale, con il coinvolgimento dei soggetti del terzo settore, delle organizzazioni sindacali e delle parti sociali, delle associazioni degli utenti e consumatori, dei soggetti pubblici e privati gestori dei servizi.
2. La carta contiene:
a) la mappa dei percorsi e la tipologia dei servizi e degli interventi sociali, le opportunità sociali presenti nel territorio;
b) i riferimenti ai livelli essenziali delle prestazioni disciplinati nella programmazione zonale;
c) gli obiettivi ed i programmi di miglioramento della qualità della vita;
d) lo sviluppo di forme di tutela e di partecipazione attiva dei cittadini per il miglioramento dei servizi alla persona.
(Patti per la costruzione di reti di solidarietà sociale)
1. Gli enti locali promuovono e valorizzano attività organizzate da singoli o gruppi e dai soggetti di cui al titolo II, capo II , anche mediante la definizione, con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, di patti per la costruzione di reti di solidarietà sociale, anche attraverso l'attivazione di procedure di contrattazione negoziata.
2. Gli enti locali, con il concorso dei soggetti del terzo settore, delle organizzazioni sindacali, delle categorie economiche e di altri soggetti pubblici, promuovono patti che hanno ad oggetto lo sviluppo locale e la coesione sociale mediante l'impiego di risorse umane, tecnologiche, finanziarie e patrimoniali.
Organizzazione territoriale e funzioni gestionali
[ARTICOLO 33
(Ambiti territoriali per la gestione associata del sistema locale di interventi e servizi sociali)
1. Le zone-distretto,
[ come individuate nell' allegato A alla l.r. 40/2005 ] [64]
individuate secondo la procedura di cui all' articolo 64, comma 1, della l.r. 40/2005 [65]
, costituiscono l'ambito territoriale di riferimento per la gestione associata delle funzioni, dei servizi e degli interventi di competenza dei comuni.
2. I comuni possono altresì gestire in forma associata le funzioni, i servizi e gli interventi nei livelli ottimali individuati ai sensi della legge regionale 16 agosto 2001, n. 40 (Disposizioni in materia di riordino territoriale e di incentivazione delle forme associative di comuni),
[ da ultimo modificata dalla legge regionale 22 dicembre 2003, n. 60 , ] [66]
a condizione che tale gestione sia svolta in coerenza con la programmazione di ambito zonale.
3. Per le attività che hanno rilevanza per due o più zone-distretto e per le azioni innovative d'interesse regionale, la Regione individua, di concerto con gli enti locali coinvolti, gli ambiti territoriali più appropriati per la loro efficace attuazione.
(Ambiti territoriali per la gestione del sistema locale di interventi e servizi sociali)
1. Le zone-distretto, di cui all'articolo 64, comma 1, della l.r. 40/2005 , costituiscono gli ambiti territoriali per l’integrazione socio sanitaria, per l’esercizio coordinato della funzione fondamentale in ambito sociale, nonché gli ambiti territoriali di dimensione adeguata per l’assolvimento dell’obbligo di esercizio associato della medesima funzione fondamentale da parte dei comuni a ciò tenuti ai sensi della legislazione statale.
[ARTICOLO 34
(Gestione associata dei servizi e degli interventi)
1. La gestione associata delle funzioni, dei servizi e degli interventi di competenza dei comuni avviene nelle forme previste dalla legislazione vigente.
2. La Regione incentiva le gestioni associate volontarie della zona-distretto, attivate in coerenza con la l.r. 40/2001 e con i provvedimenti attuativi, ovvero attivate nei livelli ottimali di cui all' articolo 33, comma 2 .
3. Le forme associative prescelte dai comuni sono indicate nel piano di zona o nel piano integrato di salute.
[piano integrato sociale regionale] [69]
piano sanitario e sociale integrato regionale[70]
può prevedere l'obbligo di gestire in forma associata gli interventi a carattere innovativo e sperimentale di interesse regionale.
5. L'ente cui è attribuita la responsabilità della gestione associata esercita le funzioni su tutto il territorio dei comuni partecipanti, salvo quanto previsto dall'atto associativo in caso di costituzione di ufficio comune. L'atto associativo può stabilire il regolamento unitario per lo svolgimento delle funzioni associate.
[piano integrato sociale regionale] [71]
piano sanitario e sociale integrato regionale[72]
determina una quota di risorse del fondo sociale regionale da riservare alle incentivazioni delle forme di gestione associata, di cui al comma 2 ; il piano determina altresì una quota da riservare allo svolgimento dei compiti di supporto all'attività di programmazione.
(Conferenza zonale dei sindaci)
[1. In ciascuna delle zone-distretto è istituita la conferenza zonale dei sindaci, cui partecipano tutti i sindaci dell’ambito territoriale o i presidenti delle unioni dei comuni che esercitino la funzione fondamentale sociale di cui all’articolo 11, comma 1, ovvero chi, ai sensi della normativa nazionale, ricopre temporaneamente la carica di sindaco.] [74]
1. In ciascuna delle zone-distretto è istituita la conferenza zonale dei sindaci, cui partecipano tutti i sindaci dell’ambito, ovvero chi, ai sensi della normativa nazionale, ricopre temporaneamente la carica di sindaco.[75]
3. La conferenza elegge, con la maggioranza prevista per le deliberazioni, il proprio presidente tra i sindaci che la compongono. Il regolamento di funzionamento stabilisce la durata della carica di presidente, alla scadenza della quale il presidente cessa a tutti gli effetti.
3-bis. Il presidente della conferenza coincide con il presidente della conferenza zonale integrata di cui all' articolo 12 bis della l.r. 40/2005 .[76]
9-bis. Per le zone-distretto nelle quali sono costituite le società della salute, le funzioni della conferenza zonale dei sindaci sono svolte dall’assemblea dei soci della società della salute, fermo restando quanto previsto dall’ articolo 71 quater, comma 5 bis, della l.r. 40/2005 . [77]
[ARTICOLO 35
(Aziende unità sanitarie locali)
[1. Il comune può delegare la gestione di interventi o servizi sociali all'azienda unità sanitaria locale, in coerenza con quanto previsto dall' articolo 32, comma 2, lettera c) della l.r. 40/2005 . ] [79]
1. Il comune può delegare la gestione di interventi o servizi sociali all'azienda unità sanitaria locale.[80]
2. Per la gestione degli interventi e dei servizi sociali delegati, l'azienda unità sanitaria locale ed il comune stipulano apposita convenzione nella quale sono definiti:
a) la struttura organizzativa locale cui compete la gestione dei compiti e degli interventi connessi alle attività ed ai servizi delegati;
d) la periodicità ed i contenuti delle informazioni da fornire ai comuni, con particolare riguardo alle attività svolte, alle prestazioni erogate ed alle risorse utilizzate.
3. Il direttore dei servizi sociali dell'azienda unità sanitaria locale coadiuva il direttore generale dell'azienda stessa nella direzione degli interventi e dei servizi sociali delegati.
(Compiti della conferenza zonale dei sindaci)
1. La conferenza zonale dei sindaci coordina l’esercizio delle funzioni di competenza dei comuni di cui all’ articolo 11, svolge le attività di programmazione locale e le altre funzioni previste dalla normativa regionale
[, approva la convenzione per l'esercizio delle funzioni di integrazione socio-sanitaria di cui all'articolo 70 bis della l.r. 40/2005] [82]
2. La conferenza zonale adotta con propria deliberazione il PIZ e lo trasmette alla conferenza aziendale dei sindaci di cui all' articolo 12 della l.r. 40/2005 .
3. Per l’elaborazione degli atti della programmazione locale, la conferenza può avvalersi delle strutture dei comuni oppure dell’ufficio di piano di cui all’ articolo 64, comma 8, della l.r. 40/2005 , nell'ambito della convenzione per l'esercizio delle funzioni di integrazione socio-sanitaria di cui all' articolo 70 bis della l.r. 40/2005 .
[ARTICOLO 36
(Forme innovative di gestione unitaria ed integrata dei servizi tra comuni e aziende unità sanitarie locali - Società della salute)
1. La Regione sostiene ed incentiva forme innovative di gestione unitaria dei servizi sociali e sanitari denominate, ai sensi dell' articolo 65 della l.r. 40/2005 , Società della salute, basate su modalità organizzative e di governo integrate tra comuni e aziende unità sanitarie locali, promuovendo la partecipazione attiva dei comuni e delle aziende unità sanitarie locali per quanto riguarda la conoscenza dei bisogni, la messa a disposizione delle risorse e l'assolvimento degli impegni. La Regione e i comuni valutano i risultati conseguiti dalle Società della salute.
2. Nella zona-distretto in cui è costituita la Società della salute l'organo di governo della stessa assume, con l'esclusione della rappresentanza aziendale, le funzioni e le competenze attribuite dalla presente legge all'articolazione zonale della conferenza dei sindaci.
3. I comuni possono conferire alla Società della salute funzioni e compiti di coordinamento, direzione, organizzazione di servizi e interventi sociali ed, eventualmente, di gestione, in relazione allo sviluppo del processo di integrazione.
4. Le Società della salute organizzano le funzioni proprie del livello di zona-distretto sulla base degli indirizzi dettati dagli atti di programmazione regionale. Le disposizioni di cui agli articoli 35 , 37 , 38 , 43, comma 2 , 49 e 51 , non vincolano le Società della salute.
] [83]
ARTICOLO 36-BIS
(Esercizio associato delle funzioni)
2. Le funzioni di integrazione socio-sanitaria di cui all’articolo 11, comma 3, sono esercitate con le modalità previste dall' articolo 70 bis della l.r. 40/2005 , oppure attraverso le società della salute con le modalità di cui all' articolo 71 novies decies della l.r. 40/2005 .
5. Fino alla stipulazione della convenzione di cui all’ articolo 70 bis della l.r. 40/2005 , le risorse del fondo per la non autosufficienza di cui alla l.r. 66/2008 sono assegnate alle aziende unità sanitarie locali, che le gestiscono direttamente secondo le indicazioni della conferenza zonale dei sindaci.
7. Il piano sanitario e sociale integrato regionale può determinare una quota da riservare allo svolgimento dei compiti di supporto all’attività di programmazione locale di cui all’articolo 35, comma 1.
[ARTICOLO 37
(Responsabile del coordinamento sociale)
1. L'articolazione zonale della conferenza dei sindaci, d'intesa con l'azienda unità sanitaria locale, individua un coordinatore sociale di zona-distretto per lo svolgimento dei compiti di cui all' articolo 7, commi 1 e 4 , tenendo conto delle gestioni associate eventualmente attivate. Il coordinatore sociale:
a) è responsabile dell'attuazione e della verifica delle prestazioni sociali previste negli atti di programmazione zonale;
c) partecipa alle attività dell'ufficio di coordinamento, di cui all' articolo 64, comma 5 della l.r. 40/2005 .
] [85]
1. Ove non costituita la società della salute, la conferenza zonale dei sindaci, di intesa con l'azienda unità sanitaria locale, individua un coordinatore sociale di zona-distretto per lo svolgimento dei compiti di cui all' articolo 7 , commi 1 e 4.
c) fa parte dell'ufficio di direzione di cui all' articolo 64, comma 6, della l.r. 40/2005 .
3. Ove è costituita la società della salute, il coordinatore sociale è individuato ai sensi dell' articolo 64, commi 7 e 8 , della l.r. 40/2005 .
] [86]
(Coordinatore sociale)
c) fa parte dell’ufficio di direzione di cui all’ articolo 64, comma 6, della l.r. 40/2005 .
4. Negli ambiti di zona-distretto in cui non sono costituite le società della salute, sono garantite la coerenza della programmazione unitaria per la salute, la governance istituzionale, l’integrazione sociosanitaria, il coordinamento interprofessionale, la costruzione del servizio sociale unico di livello zonale, attraverso il rapporto diretto con la conferenza dei sindaci, ovvero con le unioni comunali, le convenzioni comunali, nonché con la convenzione per l'esercizio delle funzioni di integrazione socio-sanitaria di cui all' articolo 70 bis della l.r. 40/2005 .
[ARTICOLO 38
1. La segreteria tecnica dell'articolazione zonale della conferenza dei sindaci, costituita ai sensi dell' articolo 12, comma 10 della l.r. 40/2005 , svolge le seguenti funzioni:
a) supporta tecnicamente l'organo di governo della zona-distretto;
b) collabora alla predisposizione degli atti di programmazione locale;
c) sostiene la partecipazione in ambito zonale dei soggetti del terzo settore;
d) sviluppa ed applica gli strumenti propositivi, progettuali, valutativi e di monitoraggio in ogni fase operativa della programmazione zonale;
e) predispone la relazione consuntiva di zona-distretto, di cui all' articolo 43 , e collabora alla raccolta dei dati e delle informazioni necessarie al sistema informativo sociale regionale di cui all' articolo 41 .
2. La segreteria tecnica può essere costituita quale ufficio comune tra tutte le amministrazioni locali e la azienda unità sanitaria locale della zona-distretto, così come indicate all' articolo 12, comma 10 della l.r. 40/2005 , con le modalità e per gli effetti di cui all' articolo 30, commi 2 e 4 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), anche per lo svolgimento di attività di coordinamento, connesse alla realizzazione del piano di zona. In tale ipotesi la segreteria tecnica compie gli atti attuativi della programmazione relativi ai progetti innovativi presentati dai soggetti del terzo settore, nei casi individuati dal piano di zona.
[Art. 38
1. Ove non costituita la società della salute, la conferenza zonale dei sindaci è assistita dalla segreteria amministrativa, di cui all' articolo 12, comma 8, della l.r. 40/2005 .
2. Le funzioni della segreteria amministrativa sono individuate dalla conferenza zonale dei sindaci.
3. La segreteria amministrativa può essere costituita quale ufficio comune tra tutte le amministrazioni locali e l'azienda unità sanitaria locale della zona-distretto, così come indicate all' articolo 12, comma 8, della l.r. 40/2005 , con le modalità e per gli effetti di cui all' articolo 30, commi 2 e 4 , del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali).
] [89]
(Formazione degli operatori dei servizi sociali)
1. Il regolamento regionale, di cui all' articolo 62 , individua i livelli di formazione scolastica e professionale per gli operatori sociali del sistema integrato, tenuto conto delle funzioni e delle competenze necessarie a garantire l'adeguatezza e l'appropriatezza delle prestazioni.
2. La Regione e gli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze e delle procedure previste dalla normativa regionale:
a) valorizzano lo sviluppo della formazione e sostengono le professionalità degli operatori sociali degli enti locali;
b) promuovono la partecipazione degli operatori sociali ai processi organizzativi per il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla presente legge;
c) sostengono la formazione continua degli operatori sociali;
d) coordinano e indirizzano le attività di aggiornamento, tenendo conto dei criteri di integrazione socio-sanitaria ed educativa, favorendo la multidisciplinarità fra i soggetti e le istituzioni che concorrono alla realizzazione degli interventi e dei servizi;
e) assicurano le iniziative a sostegno della qualificazione e della formazione dei soggetti del terzo settore e di quelli senza scopo di lucro.
3. I soggetti pubblici e privati, erogatori degli interventi e dei servizi sociali, promuovono ed agevolano la partecipazione degli operatori sociali alle iniziative di formazione, qualificazione, aggiornamento e supervisione professionale.
Valutazione e monitoraggio del sistema integrato
(Osservatorio sociale)
1. Le funzioni regionali finalizzate alla realizzazione di un sistema di osservazione, monitoraggio, analisi e previsione dei fenomeni sociali del sistema integrato, nonché di diffusione delle conoscenze, sono realizzate tramite una struttura organizzativa denominata osservatorio sociale regionale.
2. L'osservatorio sociale regionale svolge i propri compiti anche in collaborazione con istituti pubblici e privati al fine di realizzare studi ed analisi mirate dei fenomeni sociali su base regionale.
2-bis. Alla realizzazione delle funzioni di cui al comma 1 concorrono i comuni, tramite uno specifico accordo tra la Regione e il soggetto rappresentativo ed associativo della generalità dei comuni in ambito regionale, supportando le funzioni dell’osservatorio sociale in ambito territoriale.[90]
2-ter. Per l'attuazione delle funzioni di cui al presente articolo i comuni, tramite l’accordo di cui al comma 2 bis, possono dotarsi di strumenti e competenze anche mediante l'attivazione di collaborazioni con agenzie regionali, istituti di ricerca, università.[91]
[3. Alle funzioni di cui al presente articolo concorrono anche le province, con le modalità di cui all' articolo 13, comma 4 , assicurando il funzionamento di strutture di osservatorio in ambito provinciale. Per l'attuazione di tali funzioni le province possono dotarsi di strumenti e competenze anche mediante l'attivazione di collaborazioni con agenzie regionali, istituti di ricerca, università. ] [92]
3. Alle funzioni di cui al presente articolo concorrono anche le province, per lo scambio e la condivisione dei dati e delle conoscenze relative alle funzioni fondamentali di competenza.[93]
[4. Per l'esercizio delle funzioni di cui al presente articolo la Regione e le province favoriscono il raccordo con i comuni, le aziende unità sanitarie locali e gli altri soggetti pubblici e promuovono la partecipazione, anche tramite la costituzione di apposito comitato, delle organizzazioni sindacali, delle parti sociali e dei soggetti del terzo settore, per lo scambio e la condivisione dei dati e delle conoscenze utili per la valutazione e la programmazione zonale e regionale.] [94]
4-bis. Presso l'osservatorio è istituita una apposita sezione denominata osservatorio regionale sulla violenza di genere.[95]
4-ter. L'osservatorio regionale sulla violenza di genere realizza il monitoraggio sulla violenza attraverso la raccolta, l'elaborazione e l'analisi dei dati forniti dai centri antiviolenza, dai servizi territoriali e dai soggetti aderenti alla rete territoriale; analizza i dati al fine di realizzare una sinergia tra i soggetti coinvolti per sviluppare la conoscenza delle problematiche relative alla violenza di genere e per armonizzare le varie metodologie di intervento adottate nel territorio.[96]
[4-quater. L'osservatorio regionale sulla violenza di genere si avvale degli osservatori provinciali di cui al comma 3 . ] [97]
4-quinquies. Presso l’osservatorio è istituita una apposita sezione denominata osservatorio regionale sui sistemi territoriali integrati.[98]
4-sexies. L’osservatorio regionale sui sistemi territoriali integrati realizza il monitoraggio dei processi di integrazione tra servizi o processi di cura attraverso la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati forniti dai comuni, dalle unioni comunali, dalle società della salute, dalle aziende unità sanitarie locali e da ogni altro soggetto pubblico e privato che contribuisce alle attività in ambito sociale integrato, per sviluppare la conoscenza delle caratteristiche regionali e locali dei sistemi territoriali integrati con particolare attenzione agli assetti organizzativi e alle modalità di produzione e di finanziamento adottate, al fine di supportarne i processi di programmazione.[99]
4-septies. L’osservatorio regionale sui sistemi territoriali integrati opera sulla base dell’accordo di cui al comma 2 bis.[100]
[4-octies. Entro novanta giorni dall’approvazione della legge regionale 45/2014 , la Giunta regionale definisce con deliberazione il percorso di transizione dagli assetti organizzativi degli osservatori sociali in ambito provinciale all’assetto previsto dai commi 2 bis, 2 ter e 4 septies del presente articolo.] [101]
[ARTICOLO 41
(Sistema informativo sociale regionale)
1. La Regione, le province ed i comuni contribuiscono, in relazione alle rispettive competenze, alla realizzazione ed alla gestione del sistema informativo sociale regionale per assicurare tempestivamente la conoscenza dei dati e delle informazioni necessarie alla programmazione, alla gestione e alla valutazione delle politiche sociali.
2. I soggetti gestori di strutture e erogatori di servizi sono tenuti a fornire annualmente le informazioni richieste affinché confluiscano e siano organizzate nel sistema informativo sociale regionale.
] [102]
[La Regione, le province ed i comuni] [104]
La Regione, le province, i comuni e le società della salute, ove costituite[105]
contribuiscono, in relazione alle rispettive competenze, alla realizzazione ed alla gestione del sistema informativo sociale regionale, secondo i principi, le modalità organizzative e attraverso le infrastrutture tecnologiche di cui alla legge regionale 26 gennaio 2004, n. 1 (Promozione dell'amministrazione elettronica e della società dell'informazione e della conoscenza nel sistema regionale. Disciplina della "Rete telematica regionale toscana"), per assicurare tempestivamente la conoscenza dei dati e delle informazioni necessarie alla programmazione, alla gestione e alla valutazione delle politiche sociali.
2. I soggetti gestori di strutture e erogatori di servizi sono tenuti a fornire, attraverso le infrastrutture, le procedure e le regole della Regione, finalizzate alla interoperabilità, le informazioni richieste affinché confluiscano e siano organizzate nel sistema informativo sociale regionale.
(Relazione sociale regionale)
1. La Giunta regionale presenta al Consiglio regionale, almeno ogni tre anni, la relazione sociale al fine di valutare i risultati raggiunti in rapporto agli obiettivi definiti nel
[piano integrato sociale regionale] [106]
piano sanitario e sociale integrato regionale[107]
, conoscere l'evoluzione dei fenomeni sociali e lo stato dei servizi, nonché disporre di elementi per la programmazione di settore.
[ARTICOLO 43
(Relazione consuntiva di zona-distretto)
1. In ambito zonale la relazione consuntiva di zona-distretto è lo strumento annuale di verifica dei risultati raggiunti in rapporto agli obiettivi definiti dal piano di zona.
2. La relazione consuntiva di zona-distretto è predisposta a cura della segreteria tecnica di cui all' articolo 38 in collaborazione con gli osservatori provinciali territorialmente competenti, ed è adottata dall'articolazione zonale della conferenza dei sindaci contestualmente all'approvazione del piano di zona. Nei quindici giorni successivi alla sua approvazione, la relazione è trasmessa alla Giunta regionale.
] [108]
(Relazione sullo stato di salute)
1. La relazione sullo stato di salute di cui all' articolo 20, comma 1, lettera e), della l.r. 40/2005 è predisposta in collaborazione con gli osservatori provinciali territorialmente competenti ed è trasmessa alla Giunta regionale nei quindici giorni successivi alla sua approvazione.
1. Il sistema integrato è finanziato con le risorse stanziate dagli enti locali, dalla Regione, dagli altri enti pubblici, dallo Stato e dall'Unione Europea, nonché da risorse private.
(Fondo sociale regionale)
1. Fino all'attuazione dell' articolo 119 della Costituzione , nel fondo sociale regionale confluiscono le risorse regionali determinate annualmente con legge di bilancio, nonché le risorse, trasferite dallo Stato o provenienti dall'Unione europea, in qualsiasi modo destinate alla realizzazione di interventi e servizi sociali.
2. L'intervento finanziario della Regione ha carattere contributivo e perequativo rispetto all'impegno finanziario dei comuni e degli altri enti locali, ed è finalizzato a sostenere lo sviluppo omogeneo in ambito regionale del sistema integrato e dell'erogazione delle prestazioni aggiuntive di cui all' articolo 4, comma 2, lettera b) .
3. Il fondo sociale regionale è destinato:
a) alla Regione per una quota individuata
[in sede di aggiornamento annuale del] [110]
[piano integrato sociale regionale] [111]
[piano sanitario e sociale integrato regionale] [113]
con le deliberazioni di cui all’articolo 18, comma 3, della l.r. 40/2005[114]
e riservata al finanziamento delle seguenti attività:
1) promozione e realizzazione di progetti o programmi innovativi e sperimentali di interesse regionale;
2) adesione a progetti in relazione ai quali è previsto il cofinanziamento;
3) realizzazione delle attività dell'osservatorio sociale e implementazione del sistema informativo dei servizi sociali;
4) promozione di campagne di comunicazione sociale di rilievo regionale;
b) agli enti locali per:
1) il sostegno delle funzioni loro attribuite dalla presente legge;
2) il sostegno per gli interventi, servizi e progetti innovativi determinati in sede di programmazione zonale;
3) la promozione della solidarietà interistituzionale ai sensi dell' articolo 46 ;
4) il sostegno delle gestioni associate di cui all' articolo 34, comma 2 , come incentivo cumulabile alle risorse stanziate ai sensi della l.r. 40/2001 e della l.r. 39/2004 .
(Fondo sociale regionale di solidarietà interistituzionale)
[piano integrato sociale regionale] [115]
piano sanitario e sociale integrato regionale[116]
determina la quota di fondo regionale destinata alle spese per le prestazioni sociali sostenute in ambito zonale per interventi relativi alle prestazioni per i soggetti di cui all' articolo 5, commi 2 , 3 e 4 nonché la quota destinata al sostegno di :
a) interventi non quantificabili preventivamente in sede programmatoria in quanto derivanti da eventi eccezionali o da fenomeni nuovi per il territorio;
b) interventi il cui costo sia suscettibile di creare gravi squilibri nelle finanze degli enti locali tenuti all'erogazione delle prestazioni.
[piano integrato sociale regionale] [117]
piano sanitario e sociale integrato regionale[118]
sono specificate le modalità di accesso al fondo secondo le quote determinate ai fini del comma 1 , le procedure di richiesta, l'assegnazione e liquidazione dei contributi, nonché i criteri di priorità per il finanziamento.
[ARTICOLO 47
(Compartecipazione degli utenti al costo delle prestazioni)
1. Il concorso degli utenti ai costi del sistema integrato è stabilito a seguito della valutazione della situazione economica del richiedente, effettuata con lo strumento dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), disciplinato dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109 (Definizioni di criteri unificati di valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate, a norma dell' articolo 59, comma 51 della L. 27 dicembre 1997, n. 449 ), da ultimo modificato dal decreto legislativo 3 maggio 2000, n. 130 .
[piano integrato sociale regionale] [120]
piano sanitario e sociale integrato regionale[121]
individua ulteriori criteri rispetto a quelli previsti dalla disciplina dell'ISEE con particolare riferimento alle situazioni di disabilità grave riconosciute ai sensi dell' articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n.104 (Legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale ed i diritti delle persone handicappate).
[2-bis. Gli enti locali, le aziende unità sanitarie locali e gli organismi consortili da essi costituiti ai sensi dell' articolo 65 della legge regionale 24 febbraio 2005, n. 40 (Disciplina del servizio sanitario regionale), adeguano i regolamenti che disciplinano l'accesso alle prestazioni del sistema integrato prevedendo come criterio prioritario, in relazione alle modalità di compartecipazione degli utenti ai costi, la valutazione della situazione economica del richiedente effettuata attraverso il calcolo dell'ISEE. ] [122]
2-bis. Gli enti locali, le aziende unità sanitarie locali e le società della salute, ove costituite, adeguano i regolamenti che disciplinano l'accesso alle prestazioni del sistema integrato prevedendo come criterio prioritario, in relazione alle modalità di compartecipazione degli utenti ai costi, la valutazione della situazione economica del richiedente effettuata attraverso il calcolo dell'ISEE.[123]
2-ter. L'adeguamento dei regolamenti di cui al comma 2 bis avviene in modo coerente con gli atti della programmazione regionale e zonale.[124]
3. I comuni, con riferimento alla programmazione regionale e zonale, definiscono l'entità della compartecipazione ai costi da parte degli utenti, articolata per prestazioni, tenuto conto delle risorse finanziarie disponibili.
] [119]
1. Il concorso degli utenti ai costi del sistema integrato è stabilito a seguito della valutazione della situazione economica del richiedente, effettuata con lo strumento dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), disciplinato dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109 (Definizioni di criteri unificati di valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedo no prestazioni sociali agevolate, a norma dell' articolo 59, comma 51 della l. 27 dicembre 1997, n. 449 ).
2. Ulteriori criteri rispetto a quelli previsti dalla disciplina ISEE sono definiti con apposito atto di indirizzo, adottato con deliberazione del Consiglio regionale al fine di assicurare uniformità ed omogeneità agli interventi sul territorio regionale. L'atto di indirizzo tiene conto, in particolare, dei seguenti elementi:
c) applicazione, sulle tariffe dei servizi e degli interventi sociali, di riduzioni parametrate sulla base della composizione e delle caratteristiche del nucleo familiare, con specifico riguardo a situazioni di disabilità grave riconosciute ai sensi dell' articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale ed i diritti delle persone handicappate).
3. Le persone portatrici di disabilità grave, riconosciute ai sensi dell' articolo 3, comma 3, della l. 104/1992 , sono esentate dalla presentazione della dichiarazione ISEE per l'accesso agli interventi finalizzati a compensare la condizione di disabilità.
4. Le aziende unità sanitarie locali sono tenute all'applicazione dell'atto di indirizzo entro i termini definiti dall'atto stesso.
5. Gli enti locali e le società della salute:
a) definiscono l'entità della compartecipazione ai costi da parte degli utenti in coerenza con la programmazione regionale e zonale, tenuto conto delle risorse finanziarie disponibili;
b) adeguano i regolamenti che disciplinano l'accesso alle prestazioni del sistema integrato, definendo le modalità di compartecipazione degli utenti ai costi nel rispetto dei criteri indicati ai commi 1 e 2.
6. L'avvenuto adeguamento da parte degli enti di cui al comma 5, costituisce elemento di priorità nell'attribuzione di contributi finanziari regionali finalizzati al sostegno del sistema dei servizi per i quali è prevista compartecipazione dell'utenza, secondo quanto definito dall'atto di indirizzo.
2. Secondo quanto disposto dall' articolo 3-septies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell' articolo 1 della L. 23 ottobre 1992, n. 421 ), e dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 febbraio 2001 (Atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie), le prestazioni socio- sanitarie sono assicurate, mediante il concorso delle aziende unità sanitarie locali e dei comuni, dall'erogazione integrata delle prestazioni sanitarie e sociali necessarie a garantire una risposta unitaria e globale ai bisogni di salute, che richiedono interventi sanitari e azioni di protezione sociale.
3. Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, sentita la
[conferenza permanente per la programmazione socio- sanitaria] [126]
conferenza regionale delle società della salute[127]
di cui all' articolo 11 della l.r. 40/2005 , individua i servizi inerenti alle aree di integrazione socio-sanitaria, di cui al comma 2 , e definisce i criteri per il concorso delle risorse sanitarie e sociali in attuazione del d.p.c.m 14 febbraio 2001 .
4. L'autorizzazione all'esercizio delle strutture residenziali e semiresidenziali, non disciplinata dalla l.r. 8/1999 , che erogano prestazioni inerenti alle aree di integrazione socio-sanitaria, è disciplinata dal regolamento di cui all' articolo 62 .
(Criteri per la gestione delle attività di integrazione socio-sanitaria)
1. I comuni e le aziende unità sanitarie locali, in base alle determinazioni di cui all' articolo 48, comma 3 , individuano modalità organizzative di raccordo per la gestione dei servizi, fondate sull'integrazione professionale delle rispettive competenze, e disciplinano i relativi rapporti finanziari, mediante accordi o convenzioni ai sensi della normativa vigente.
2. Il coordinamento e l'integrazione degli interventi socio-sanitari si attua, ai fini dell'appropriatezza e dell'efficacia delle prestazioni, in coerenza con le indicazioni di cui all' articolo 7 , sulla base della valutazione multiprofessionale del bisogno, della definizione del percorso assistenziale personalizzato e della verifica periodica degli esiti.
3. Gli accordi e le convenzioni di cui al comma 1 definiscono le modalità di coordinamento fra le attività di integrazione socio-sanitaria ed il complesso degli interventi sanitari.
4. La Giunta regionale adotta uno schema generale di riferimento per gli accordi e le convenzioni di cui al comma 1 .
ARTICOLO 49-BIS
(Politiche per la tutela della salute mentale)
2. Alle politiche della salute mentale concorrono le attività ad integrazione socio-sanitaria di cui agli articoli 48 e 49.
2. Alle politiche per la prevenzione ed il trattamento delle dipendenze, ivi incluse quelle di cui alla legge regionale 18 ottobre 2013, n. 57 (Disposizioni per il gioco consapevole e per la prevenzione della ludopatia), concorrono le attività ad integrazione socio-sanitaria di cui agli articoli 48 e 49.
(Consultori familiari)
1. I consultori familiari, nell'ambito delle funzioni previste dalla normativa vigente statale e regionale nonché dagli atti di programmazione sanitaria e sociale, svolgono funzioni di prevenzione, educazione e promozione del benessere psico-fisico- relazionale del singolo, della coppia e della famiglia.
2. Nei consultori familiari, organizzati in ambito della zona-distretto di cui all' articolo 64 della l.r. 40/2005 , è assicurata l'integrazione delle attività socio-sanitarie con quelle sociali gestite dai comuni, singoli o associati, al fine di sostenere e valorizzare:
a) il principio della maternità e paternità, basato su scelte consapevoli e responsabili, anche tramite azioni di informazione sulle problematiche incidenti sulla vita sessuale;
b) la corresponsabilità dei genitori nei confronti dei figli, nel rispetto dell'ordinamento vigente;
c) la tutela della donna in gravidanza e gli interventi a sostegno della maternità.
3. La Regione assicura anche tramite i consultori familiari, nel rispetto del principio di sussidiarietà, il riconoscimento del ruolo che le organizzazioni del volontariato e l'associazionismo di settore, comprese le esperienze di autorganizzazione e di mutuo aiuto, hanno nella attuazione degli interventi.
4. La Regione assicura, attraverso l'azione dei consultori familiari, l'informazione su:
a) i diritti delle donne in gravidanza compresa la facoltà di partorire in anonimato;
b) i servizi presenti sul territorio per la tutela della gravidanza e della maternità e le modalità del loro utilizzo;
c) le associazioni e le organizzazioni che operano in ambito socio sanitario.
5. La Regione valorizza con azioni mirate, indicate nel
[piano integrato sociale regionale] [130]
piano sanitario e sociale integrato regionale[131]
, l'apporto multiprofessionale degli operatori dei consultori familiari.
[ARTICOLO 51
(Ufficio di coordinamento distrettuale)
1. L'articolazione zonale della conferenza dei sindaci individua i responsabili delle attività ad integrazione socio-sanitaria gestite dai comuni in forma singola o associata. Tali responsabili integrano l'ufficio di coordinamento della zona-distretto di cui agli articoli 64, commi 5 e 6 , e 66 comma 4 della l.r. 40/2005 .
(Ufficio di direzione zonale)
1. La conferenza zonale dei sindaci individua i responsabili delle attività ad integrazione socio-sanitaria gestite dai comuni in forma singola o associata. Tali responsabili integrano il comitato di coordinamento della zona-distretto di cui agli articoli 64, comma 6 ,e 66, comma 4 , della l.r. 40/2005 .
(Politiche per le famiglie)
1. Le politiche per le famiglie consistono nell'insieme degli interventi e dei servizi volti a favorire l'assolvimento delle responsabilità familiari, a sostenere la genitorialità, la maternità e la nascita, ad individuare precocemente ed affrontare le situazioni di disagio sociale ed economico dei nuclei familiari, a creare reti di solidarietà locali.
2. In particolare, oltre alle prestazioni erogate ai sensi dell' articolo 117, comma secondo, lettera m) della Costituzione , sono compresi tra gli interventi e i servizi per le famiglie:
a) i contributi economici, di carattere continuativo, straordinario o urgente, compresa l'erogazione di agevolazioni per l'affitto a persone o nuclei familiari in stato di bisogno e l'erogazione di contributi per interventi di adeguamento delle abitazioni, finalizzati a sostenere la permanenza nel domicilio familiare di soggetti non autosufficienti;
[b) gli interventi di carattere abitativo di emergenza, anche a beneficio delle giovani coppie o di famiglie monoparentali;] [134]
c) gli interventi di sollievo, aiuto e sostegno alle famiglie impegnate in attività di cura e assistenza di persone disabili, di persone con problemi di salute mentale, di anziani e di minori in affidamento;
d) i servizi e le attività di sostegno alla genitorialità ed alla nascita, di consulenza e di mediazione familiare, di sostegno alle persone nei casi di abuso e di maltrattamento;
e) le iniziative dirette a consentire la conciliazione delle responsabilità lavorative e di quelle familiari, anche nel quadro dell'armonizzazione dei tempi e spazi delle città.
3. I comuni, in alternativa a contributi assistenziali in denaro, possono concedere prestiti sull'onore, consistenti in finanziamenti a tasso zero o agevolato secondo piani di restituzione concordati con il destinatario del prestito, per sostenere le responsabilità individuali e familiari e agevolare l'autonomia finanziaria di nuclei monoparentali, di coppie giovani con figli, di gestanti in difficoltà, di famiglie con a carico soggetti non autosufficienti e con problemi di grave e temporanea difficoltà economica, di famiglie di recente immigrazione con gravi difficoltà di inserimento sociale.
(Politiche per i minori)
1. Le politiche per i minori consistono nell'insieme degli interventi e dei servizi volti a garantire al minore la protezione e le cure necessarie per il suo benessere, e a promuoverne il pieno e armonico sviluppo psicofisico, l'educazione e la crescita in un idoneo ambiente familiare e sociale.
2. In particolare, oltre alle prestazioni erogate ai sensi dell' articolo 117, comma secondo, lettera m) della Costituzione , sono compresi tra gli interventi e i servizi per i minori:
a) l'ascolto, l'accompagnamento ed il sostegno per promuovere l'esercizio dei diritti di cittadinanza sociale e prevenire forme di esclusione e di devianza, privilegiando la crescita del minore nel proprio ambiente familiare;
b) il pronto intervento, l'accoglienza, la protezione, l'assistenza e il supporto ai minori italiani e stranieri che si trovano in stato di abbandono o privi di assistenza familiare o che risultano non accompagnati ai sensi dell' articolo 33 del d.lgs. 286/1998 ;
c) la tempestiva segnalazione da parte dei servizi di assistenza, quando a conoscenza dello stato di abbandono di un minore, all'autorità giudiziaria competente al fine dell'adozione dei provvedimenti previsti dal titolo X del codice civile ;
d) le azioni conseguenti ai provvedimenti dell'autorità giudiziaria e gli interventi di collaborazione con l'autorità giudiziaria e con i servizi minorili del Ministero della Giustizia in attuazione del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1998, n. 448 (Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni), da ultimo modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313 ;
e) l'affidamento temporaneo a famiglia, a servizi residenziali socio-educativi e le altre tipologie di affidamento, secondo gli indirizzi della Giunta regionale da emanarsi entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge;
f) le attività necessarie ed i compiti correlati all'adozione nazionale ed internazionale.
3. In tutti gli atti relativi agli interventi e ai servizi rivolti ai minori l'interesse del minore è considerato superiore.
(Politiche per gli anziani)
1. Le politiche per gli anziani consistono nell'insieme degli interventi e dei servizi volti a:
a) promuovere la partecipazione degli anziani alla comunità locale in un'ottica di solidarietà fra generazioni;
b) prevenire i processi invalidanti fisici e psicologici, nonché i fenomeni di esclusione sociale, salvaguardando l'autosufficienza e l'autonomia dell'anziano e favorendo la sua permanenza nel contesto familiare di origine ed il mantenimento di una vita di relazione attiva;
c) prevenire e limitare l'ospedalizzazione e l'inserimento in strutture residenziali;
d) verificare il raggiungimento degli obiettivi e delle finalità previste dalla programmazione regionale e zonale.
2. In particolare, oltre alle prestazioni erogate ai sensi dell' articolo 117, comma secondo, lettera m) della Costituzione , sono compresi tra gli interventi e i servizi per gli anziani:
a) la creazione di una rete locale di servizi ricreativi e luoghi aggregativi, in cui promuovere forme di associazionismo e di inserimento sociale, anche di diretta iniziativa della popolazione anziana, con il coinvolgimento della comunità locale e dei soggetti del terzo settore presenti sul territorio;
b) le forme di agevolazione per l'accesso a trasporti, servizi culturali, ricreativi e sportivi, in relazione a situazioni di reddito inadeguate;
c) i servizi di assistenza domiciliare integrata per anziani non autosufficienti e affetti da patologie degenerative;
d) le strutture semiresidenziali e residenziali per anziani non autosufficienti;
e) servizi di sostegno e sollievo per i familiari conviventi di persone anziane non autosufficienti;
f) i servizi di telesoccorso e pronto intervento per persone anziane a rischio sociosanitario che vivono in condizioni di solitudine o con altri familiari a loro volta inabili o anziani.
3. La condizione di persona anziana non autosufficiente è accertata, relativamente ai soggetti ultrasessantacinquenni, mediante valutazione che tiene conto dell'analisi globale della persona con riferimento a:
a) stato di salute funzionale organico;
b) condizioni cognitive e comportamentali;
c) situazione socio-ambientale e familiare.
4. Gli atti regionali di programmazione promuovono la realizzazione di sistemi di valutazione contestuale e globale della persona anziana portatrice di minorazioni, al fine dell'accertamento delle diverse condizioni ai sensi della normativa vigente.
5. I servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari rivolti agli anziani non autosufficienti si ispirano ad una logica organizzativa di tipo modulare, basata su percorsi di graduale intensità assistenziale.
(Politiche per le persone disabili)
1. Le politiche per le persone disabili consistono nell'insieme degli interventi e dei servizi volti a promuoverne l'integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società.
2. In particolare, oltre alle prestazioni erogate ai sensi dell' articolo 117, comma secondo, lettera m) della Costituzione , sono compresi tra gli interventi e i servizi per le persone disabili:
a) il potenziamento dei servizi domiciliari, da attivare in forma diretta o indiretta, secondo progetti individualizzati di intervento finalizzati all'assistenza, al sostegno e allo sviluppo di forme di autonomia, nonché al recupero delle diverse abilità;
b) il potenziamento e l'adeguamento di servizi diurni e semiresidenziali esistenti sul territorio;
c) la realizzazione di progetti innovativi e servizi finalizzati alla realizzazione di modalità di vita indipendente, di soluzioni abitative autonome e parafamiliari, di comunità alloggio protette per le persone disabili gravi privi di sostegno familiare;
d) i servizi di informazione, sollievo e sostegno ai familiari delle persone disabili;
e) le forme di coordinamento stabile con soggetti istituzionali e soggetti del terzo settore coinvolti nelle attività di istruzione scolastica, formazione professionale, inserimento lavorativo delle persone disabili;
f) le forme di agevolazione per l'accesso a trasporti, servizi culturali, ricreativi e sportivi;
g) le forme di agevolazione per la diffusione di strumenti tecnologici atti a facilitare la vita indipendente, l'inserimento sociale e professionale;
h) il sostegno per il superamento delle barriere e favorire l'accessibilità.
h-bis) la tutela ed il sostegno a favore della disabilità visiva, nonché la realizzazione di progetti innovativi, volti al recupero dell’autonomia personale ed al sostegno delle persone disabili, anche tramite animali da compagnia ovvero attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie.[135]
3. L'accertamento della condizione di disabilità e della situazione di gravità avviene con le modalità previste dagli articoli 3 e 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate).
4. Nell'ambito della programmazione regionale e zonale sono individuati gli elementi atti a prevenire forme di esclusione sociale.
(Scuola nazionale cani guida per ciechi e Stamperia Braille)
1. Le politiche individuate all’articolo 55, comma 2, lettera h bis), sono realizzate dalla Regione in particolare attraverso la Scuola nazionale cani guida per ciechi e la Stamperia Braille.
2. In attuazione di quanto previsto al comma 1, la Giunta regionale provvede, con appositi regolamenti, a disciplinare in particolare:
a) le modalità di assegnazione dei cani guida, nonché l’organizzazione e gestione dei corsi di orientamento, mobilità ed autonomia personale, per quanto riguarda la Scuola nazionale cani guida per ciechi;
b) l’attività di trascrizione dei testi scolastici per studenti, nonché di ristampa di opere appartenenti al relativo catalogo, per quanto riguarda la Stamperia Braille.
(Politiche per gli immigrati)
1. Le politiche per gli immigrati consistono nell'insieme degli interventi e dei servizi volti a favorirne l'accoglienza, prevenire e contrastare fenomeni di esclusione sociale e di emarginazione.
2. In particolare, oltre alle prestazioni erogate ai sensi dell' articolo 117, comma secondo, lettera m) della Costituzione , sono compresi tra gli interventi e i servizi per gli immigrati:
a) l'attivazione di percorsi integrati di inserimento sociale, scolastico e lavorativo, favorendo la comunicazione interculturale e l'associazionismo;
b) la promozione della partecipazione degli immigrati alle attività culturali, educative e ricreative della comunità locale;
c) l'accesso ai servizi territoriali, mediante l'attivazione di specifiche campagne di informazione e interventi di mediazione culturale;
d) la predisposizione di progetti mirati a favore di cittadini stranieri in situazioni di particolare fragilità, quali profughi, rifugiati, richiedenti asilo, vittime di tratta;
[e) la gestione di interventi di sostegno abitativo.] [137]
(Politiche per i nomadi)
[piano integrato sociale regionale] [138]
piano sanitario e sociale integrato regionale[139]
individua le politiche e le priorità di intervento a favore dei nomadi, anche in attuazione della legge regionale 12 gennaio 2000, n. 2 (Interventi per i popoli Rom e Sinti) e determina gli indirizzi per la programmazione zonale.
(Politiche per le persone a rischio di esclusione sociale)
1. Le politiche per le persone a rischio di esclusione sociale consistono nell'insieme degli interventi e dei servizi volti a prevenire e ridurre tutte le forme di emarginazione, comprese le forme di povertà estrema.
2. In particolare, oltre alle prestazioni erogate ai sensi dell' articolo 117, comma secondo, lettera m) della Costituzione , sono compresi tra gli interventi e i servizi per le persone a rischio di esclusione sociale:
a) gli interventi di promozione delle reti di solidarietà sociale, i servizi di informazione, accoglienza ed orientamento;
b) gli interventi di sostegno, anche economico, finalizzati alla realizzazione di progetti individuali di inserimento sociale, lavorativo e formativo;
c) i servizi di pronto intervento e di prima assistenza per far fronte alle esigenze primarie di accoglienza, cura e assistenza;
d) i progetti innovativi di prevenzione delle nuove povertà e di contrasto dei fenomeni emergenti di esclusione sociale.
3. Nell'ambito delle politiche del presente articolo, sono promosse le sperimentazioni di cui all' articolo 14, comma 4 , in armonia con le politiche di inclusione e coesione sociale promosse dalla Unione europea.
(Politiche per il contrasto della violenza contro le donne, i minori e in ambito familiare)
1. La Regione favorisce la realizzazione di interventi di rete per offrire le risposte necessarie, in termini di adeguatezza ed appropriatezza, alle varie tipologie di violenza, allo scopo di limitare i danni e di superare gli effetti da questa procurati alla singola donna o minore.
2. In particolare, oltre alle prestazioni erogate ai sensi dell' articolo 117, comma secondo, lettera m) della Costituzione , sono compresi tra gli interventi e i servizi per il contrasto della violenza contro le donne, i minori ed in ambito familiare:
a) interventi multidisciplinari integrati di tutela e di cura, azioni di contrasto contro lo sfruttamento, la violenza e il maltrattamento dei minori e delle donne;
b) il sostegno materiale, psicologico, legale ed abitativo di emergenza, nonché l'organizzazione di case e centri antiviolenza, da realizzarsi attraverso la programmazione locale dei servizi a favore delle vittime e delle funzioni genitoriali;
c) il sostegno a percorsi di uscita dal disagio e dalla violenza quanto più personalizzati, basati sull'analisi delle specifiche situazioni di violenza e tendenti a rafforzare la fiducia della donna nelle proprie capacità e risorse ed a favorire nuovi progetti di vita e di autonomia;
d) le attività formative nella scuola e per chi opera nel settore socio-sanitario, dell'ordine pubblico e giudiziario al fine di potenziarne le capacità di rilevazione, accertamento, protezione e cura e per contrastare l'impiego di lavoro minorile;
e) la valorizzazione delle reti territoriali di servizi e di modelli di intervento caratterizzati da un lavoro di èquipe nella presa in carico dei casi;
f) l'organizzazione di campagne di prevenzione e di informazione sull'entità del fenomeno e sul danno che ne deriva nonché iniziative di censimento ed informazione circa le risorse di protezione, aiuto e sostegno disponibili sul territorio per un percorso di uscita dalla violenza.
3. Il piano sanitario e sociale integrato regionale individua le priorità di intervento per il contrasto della violenza contro le donne, i minori e in ambito familiare, anche in attuazione della legge regionale 16 novembre 2007, n. 59 (Norme contro la violenza di genere) e determina gli indirizzi per la programmazione locale definita dal PIZ e dal piano integrato di salute, anche con riferimento alle modalità di presa in carico delle vittime di maltrattamenti, molestie e violenze, nonché alla definizione dei percorsi assistenziali. [140]
[ARTICOLO 60
2. Alle politiche della salute mentale concorrono le attività ad integrazione socio-sanitaria come richiamate agli articoli 48 e seguenti del capo I del titolo IV .
] [141]
[ARTICOLO 61
2. Alle politiche per la prevenzione ed il trattamento delle dipendenze concorrono le attività ad integrazione socio-sanitaria come richiamate agli articoli 48 e seguenti del capo I del titolo IV .
] [142]
2) le figure professionali
[di profilo sociale] [143]
[4) i termini per l'adeguamento delle strutture, autorizzate alla data di entrata in vigore del regolamento regionale, ai requisiti di cui ai numeri 1) , 2) e 3) ; ] [144]
5) i criteri per la composizione ed il funzionamento della commissione multidisciplinare, di cui all' articolo 20, comma 3 ;
6) i requisiti previsti a pena di decadenza dell'autorizzazione, ai sensi dell' articolo 24, comma 2 ;
1. I procedimenti per l'autorizzazione di strutture residenziali e semiresidenziali in corso alla data di entrata in vigore del regolamento, di cui all' articolo 62 , sono conclusi sulla base delle leggi regionali abrogate dalla presente legge
entro il termine massimo di un anno dalla data di entrata in vigore del medesimo regolamento.[145]
3-bis. Entro novanta giorni dal suo insediamento la conferenza zonale dei sindaci adotta il regolamento per il proprio funzionamento.[146]
(Modifiche all' articolo 35 della l.r. 43/2004 )
Il comma 1 dell'articolo 35 della legge regionale 3 agosto 2004, n. 43 (Riordino e trasformazione delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza "IPAB ". Norme sulle aziende pubbliche di servizi alla persona. Disposizioni particolari per la IPAB "Istituto degli Innocenti di Firenze") è abrogato.
legge regionale 27 marzo 1980, n. 20 (Interventi a favore delle persone non autosufficienti);
legge regionale 16 aprile 1980, n. 28 (Idoneità delle strutture di ospitalità e dei nuclei affidatari o ospitanti);
legge regionale 3 ottobre 1997, n. 72 (Organizzazione e promozione di un sistema di diritti di cittadinanza e di pari opportunità: riordino dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari integrati), ad esclusione dell' articolo 21 , le cui disposizioni continuano ad applicarsi nei confronti di ciascuna IPAB fino alla conclusione del relativo procedimento di trasformazione previsto dalla legge regionale 3 agosto 2004, n. 43 (Riordino e trasformazione delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza "IPAB". Norme sulle aziende pubbliche di servizi alla persona. Disposizioni particolari per la IPAB "Istituto degli Innocenti di Firenze");
articolo 13 della legge regionale 12 gennaio 2000, n. 2 (Interventi per i popoli Rom e Sinti).
Firenze, 24 febbraio 2005
(designato con D.P.G.R. n. 132 del 22.5.2000)
La presente legge è stata approvata dal Consiglio Regionale nella seduta del 16.02.2005
[1] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 23, comma 1 della legge Regione Toscana 27 dicembre 2007, n. 69. In vigore dal 18/01/2008
[2] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 1, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[3] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 1, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[4] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 1, comma 2 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[5] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 1, comma 2 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[6] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo2, comma1, legge Regione Toscana 17 luglio 2019, n. 45. In vigore dal 22/03/2005 al 07/08/2019
[7] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo2, comma1, legge Regione Toscana 17 luglio 2019, n. 45. In vigore dal 08/08/2019
[8] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo2, comma2, legge Regione Toscana 17 luglio 2019, n. 45. In vigore dal 22/03/2005 al 07/08/2019
[9] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo2, comma2, legge Regione Toscana 17 luglio 2019, n. 45. In vigore dal 08/08/2019
[10] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo2, comma3, legge Regione Toscana 17 luglio 2019, n. 45. In vigore dal 08/08/2019
[11] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo1, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 22/03/2005 al 18/08/2014
[12] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo1, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[13] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 2, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[14] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 2, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[15] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo2, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 22/03/2005 al 18/08/2014
[16] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 3, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[17] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 3, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[18] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo2, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[19] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo3, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 22/03/2005 al 18/08/2014
[20] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 4, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[21] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 4, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[22] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 4, comma 2 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[23] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 4, comma 2 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[24] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 4, comma 3 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[25] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 4, comma 3 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[26] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 4, comma 4 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[27] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 4, comma 4 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[28] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo4, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 22/03/2005 al 18/08/2014
[29] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 5, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[30] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 5, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[31] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo4, comma2, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 22/03/2005 al 18/08/2014
[32] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 5, comma 2 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[33] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 5, comma 2 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[34] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo4, comma2, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[35] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 6, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[36] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 6, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[37] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 6, comma 2 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[38] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 6, comma 2 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[39] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 1, comma 1 della legge Regione Toscana 12 novembre 2007, n. 57. In vigore dal 06/12/2007
[40] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo101, comma1, legge Regione Toscana 18 giugno 2012, n. 29. In vigore dal 22/03/2005 al 06/07/2012
[41] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo101, comma1, legge Regione Toscana 18 giugno 2012, n. 29. In vigore dal 07/07/2012
[42] - Sostituzione (testo eliminato) da: legge Regione Toscana 14 giugno 2011, n. 23. In vigore dal 22/03/2005 al 06/07/2011
[43] - Sostituzione (testo inserito) da: legge Regione Toscana 14 giugno 2011, n. 23. In vigore dal 07/07/2011
[44] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo102, comma1, legge Regione Toscana 18 giugno 2012, n. 29. In vigore dal 22/03/2005 al 06/07/2012
[45] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo1, comma1, legge Regione Toscana 24 marzo 2015, n. 33. In vigore dal 14/04/2015
[46] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 7, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[47] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 7, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[48] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo13, comma1, legge Regione Toscana 7 gennaio 2015, n. 2. In vigore dal 22/03/2005 al 28/01/2015
[49] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 8, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[50] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 8, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[51] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 9, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[52] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 9, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[53] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 10, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[54] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 2, comma 1 della legge Regione Toscana 12 novembre 2007, n. 57. In vigore dal 06/12/2007
[55] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 2, comma 2 della legge Regione Toscana 12 novembre 2007, n. 57. In vigore dal 06/12/2007
[56] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 10, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo5, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 15/01/2010 al 18/08/2014
[57] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo5, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[58] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo18, comma1, legge Regione Toscana 23 marzo 2017, n. 11. In vigore dal 15/04/2017
[59] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo18, comma2, legge Regione Toscana 23 marzo 2017, n. 11. In vigore dal 22/03/2005 al 14/04/2017
[60] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 11, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[61] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 12, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[62] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 12, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[63] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo6, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 22/03/2005 al 18/08/2014
[64] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 13, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[65] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 13, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[66] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 13, comma 2 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[67] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo6, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[68] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo7, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 22/03/2005 al 18/08/2014
[69] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 14, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[70] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 14, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[71] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 14, comma 2 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[72] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 14, comma 2 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[73] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo7, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[74] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo58, comma1, legge Regione Toscana 12 dicembre 2017, n. 70. In vigore dal 22/03/2005 al 13/12/2017
[75] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo58, comma1, legge Regione Toscana 12 dicembre 2017, n. 70. In vigore dal 14/12/2017
[76] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo19, comma1, legge Regione Toscana 23 marzo 2017, n. 11. In vigore dal 15/04/2017
[77] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo19, comma2, legge Regione Toscana 23 marzo 2017, n. 11. In vigore dal 15/04/2017
[78] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo8, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 22/03/2005 al 18/08/2014
[79] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 15, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[80] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 15, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[81] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo8, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[82] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo20, legge Regione Toscana 23 marzo 2017, n. 11. In vigore dal 22/03/2005 al 14/04/2017
[83] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 16, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[84] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo9, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[85] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 17, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[86] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 17, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo10, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 15/01/2010 al 18/08/2014
[87] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo10, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[88] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 18, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[89] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 18, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo11, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 15/01/2010 al 18/08/2014
[90] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo12, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[91] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo12, comma2, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[92] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo12, comma3, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 22/03/2005 al 18/08/2014
[93] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo12, comma3, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[94] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo12, comma4, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 22/03/2005 al 18/08/2014
[95] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 10, comma 1 della legge Regione Toscana 16 novembre 2007, n. 59. In vigore dal 11/12/2007
[96] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 10, comma 1 della legge Regione Toscana 16 novembre 2007, n. 59. In vigore dal 11/12/2007
[97] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 10, comma 1 della legge Regione Toscana 16 novembre 2007, n. 59. - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo12, comma5, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 11/12/2007 al 18/08/2014
[98] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo12, comma6, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[99] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo12, comma7, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[100] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo12, comma8, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[101] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo12, comma9, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. - Sostituzione (testo eliminato) da: legge Regione Toscana 3 marzo 2015, n. 22. In vigore dal 19/08/2014 al 06/03/2015
[102] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 3, comma 1 della legge Regione Toscana 12 novembre 2007, n. 57. In vigore dal 22/03/2005 al 05/12/2007
[103] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 3, comma 1 della legge Regione Toscana 12 novembre 2007, n. 57. In vigore dal 06/12/2007
[104] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 19, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 06/12/2007 al 14/01/2010
[105] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 19, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[106] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 20, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[107] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 20, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[108] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 21, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[109] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 21, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[110] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo14, comma1, legge Regione Toscana 7 gennaio 2015, n. 2. In vigore dal 22/03/2005 al 28/01/2015
[111] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 22, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[112] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 22, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[113] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo14, comma1, legge Regione Toscana 7 gennaio 2015, n. 2. In vigore dal 15/01/2010 al 28/01/2015
[114] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo14, comma1, legge Regione Toscana 7 gennaio 2015, n. 2. In vigore dal 29/01/2015
[115] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 23, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[116] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 23, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[117] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 23, comma 2 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[118] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 23, comma 2 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[119] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 117, comma 1 della legge Regione Toscana 29 dicembre 2010, n. 65. In vigore dal 22/03/2005 al 31/12/2010
[120] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 24, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[121] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 24, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[122] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 4, comma 1 della legge Regione Toscana 12 novembre 2007, n. 57. - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 24, comma 2 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 06/12/2007 al 14/01/2010
[123] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 24, comma 2 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[124] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 4, comma 2 della legge Regione Toscana 12 novembre 2007, n. 57. In vigore dal 06/12/2007
[125] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 117, comma 1 della legge Regione Toscana 29 dicembre 2010, n. 65. In vigore dal 01/01/2011
[126] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 25, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[127] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 25, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[128] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo13, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[129] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo14, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[130] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 26, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[131] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 26, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[132] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 27, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[133] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 27, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[134] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo23, comma1, legge Regione Toscana 31 marzo 2017, n. 15. In vigore dal 22/03/2005 al 02/04/2017
[135] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo2, legge Regione Toscana 14 giugno 2011, n. 23. In vigore dal 07/07/2011
[136] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo3, legge Regione Toscana 14 giugno 2011, n. 23. In vigore dal 07/07/2011
[137] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo24, comma1, legge Regione Toscana 31 marzo 2017, n. 15. In vigore dal 22/03/2005 al 02/04/2017
[138] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 28, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 22/03/2005 al 14/01/2010
[139] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 28, comma 1 della legge Regione Toscana 28 dicembre 2009, n. 83. In vigore dal 15/01/2010
[140] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo15, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014
[141] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo16, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 22/03/2005 al 18/08/2014
[142] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo17, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 22/03/2005 al 18/08/2014
[143] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 5, comma 1 della legge Regione Toscana 12 novembre 2007, n. 57. In vigore dal 22/03/2005 al 05/12/2007
[144] - Sostituzione (testo eliminato) da: articolo 5, comma 2 della legge Regione Toscana 12 novembre 2007, n. 57. In vigore dal 22/03/2005 al 05/12/2007
[145] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo 6, comma 1 della legge Regione Toscana 12 novembre 2007, n. 57. In vigore dal 06/12/2007
[146] - Sostituzione (testo inserito) da: articolo18, comma1, legge Regione Toscana 30 luglio 2014, n. 45. In vigore dal 19/08/2014

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