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Sintesi Pronunce Giudice del Lavoro - Anni 2011/2012/2013
Creato Giovedì, 18 Febbraio 2016 14:03
Pubblicato Giovedì, 18 Febbraio 2016 14:03
Disposta dal Presidente del Tribunale di Agrigento - con provvedimento del 22 maggio 2013 - la pubblicazione dell’estratto del ricorso n. 1284/2013
Decreto del Presidente del Tribunale di Agrigento (.pdf)
Giurisdizione e competenza - Cessazione dal servizio e trattamento di quiescenza – Accertamento dei requisiti per diritto a pensione - Giurisdizione del giudice ordinario – Non sussiste. (Tribunale di Agrigento, ordinanza del 4 ottobre 2012)
Nella controversia avente ad oggetto l’accertamento dei requisiti per diritto a pensione, non è dato riscontrare alcun riflesso diretto e/o indiretto sul rapporto di lavoro, la cui cognizione è a fondamento della giurisdizione del giudice ordinario.
Ed infatti, come evidenziato dalla copiosa giurisprudenza in materia, spettano in via esclusiva alla competenza giurisdizionale della Corte dei conti, a norma degli att. 13 e 62 R.D. 12 luglio 1934, n. 1214, tutte le controversie concernenti la sussistenza del diritto, la misura e la decorrenza della pensione dei pubblici dipendenti, cioè tutte le controversie in cui il rapporto pensionistico costituisce l’elemento identificativo del petitum sostanziale.
(Dopo un primo pronunciamento del TAR del Lazio, che aveva dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, in favore del giudice ordinario (sentenza n.4080 del 6 luglio 2012), la questione dei “pensionandi” della scuola è approdata nelle aule dei tribunali civili, al vaglio dei giudici del lavoro.
L’ordinanza qui commentata si colloca, infatti, nel filone del contenzioso originato dalla riforma del sistema pensionistico (c.d. “riforma Fornero”) per la specificità dei lavoratori del comparto scuola, che normalmente cessano dal servizio il 1° settembre di ogni anno scolastico.
Nella fattispecie, alcuni ricorrenti (docenti di vari ordini di scuola e personale amministrativo) chiedevano al Giudice del lavoro del Tribunale di Agrigento di accertare e dichiarare il loro diritto a pensione, perché avevano maturato i prescritti requisiti anagrafici e/o contributivi nel periodo dal 1° gennaio al 31 agosto 2012.
Ritenevano, infatti, che al personale della scuola non fosse applicabile il discrimen temporale del 31 dicembre 2011 (art. 24, terzo comma, D.L. n. 201/2011, convertito in L. n.214/2011), data ultima prevista per l’accesso al trattamento di quiescenza con i requisiti anagrafici e contributivi del precedente regime pensionistico; ciò in quanto, di norma, il personale del comparto scuola cessa dal servizio al termine dell’ anno scolastico (art. 1 del D.P.R. n.351/1998).
Secondo la prospettazione dei ricorrenti, il citato art. 1 è norma di salvaguardia dei diritti acquisiti nel corso di tutto l’anno scolastico 2011/2012, anche dopo il 31 dicembre 2011 e fino al 31 agosto 2012).
Contrariamente alla sentenza del TAR del Lazio, il giudice del lavoro del Tribunale di Agrigento ha declinato la propria giurisdizione, ravvisando nella controversia materia di esclusiva giurisdizione della Corte dei conti. Nello stesso senso, e quasi unanimemente, si sono pronunciati altri giudici del lavoro investiti della stessa questione.
Per completezza di riferimenti giurisprudenziali, va anche segnalata l’ordinanza 21 agosto 2012 del Tribunale di Siena che, dichiarando la propria giurisdizione in materia, non si è pronunciato nel merito ma ha rimesso alla Corte costituzionale la questione di legittimità dell’art. 24 legge n. 214/2011, di conversione del d.l. n. 201/2011, “per contrasto con gli artt. 2 e 38; 3, 97; 11 e 117 Cost. ( con riferimento all’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la Salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali, nella parte in cui non appresta per il lavoratore pubblico una gradualità di uscita, al pari del lavoratore privato; in ogni caso nella parte in cui (comma 3) non differenzia, con particolare riguardo al settore scolastico, rispetto alla data del 31/12/2011, il dies ad quem della maturazione dei requisiti pensionistici secondo la normativa previgente).”
Nota a cura di Carmelo Rollini
artt. 13 e 62 R.D. n.1214/1934 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento della Corte dei conti); D.P.R. n.351/1998 (regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti in materia di cessazione dal servizio e di trattamento di quiescenza del personale della scuola); art. 24, terzo comma, D.L. n.201/2011 conv. L. n.214/2011.
Cessazione dal servizio e trattamento di quiescenza - Licenziamento (risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro per anzianità massima contributiva). Facoltà discrezionale dell’Amministrazione. Procedimento cautelare – art. 700 c.p.c. - presupposti - periculum in mora. (Tribunale di Agrigento, ordinanza del 4 ottobre 2012)
L’art. 72, comma 11, del decreto legge n.112/2008, convertito in legge n.133/2008, attribuisce all’Amministrazione la facoltà discrezionale di risolvere il rapporto di lavoro dei propri dipendenti, alle sole condizioni che sia osservato il termine di preavviso di sei mesi e che il dipendente abbia raggiunto la massima anzianità contributiva (40 anni). Oltre a ciò la legge, dal chiaro ed univoco tenore testuale, non stabilisce alcun criterio o limite per le amministrazioni che intendono avvalersi di tale facoltà, né rimanda per la sua applicazione a fonti normative secondarie di attuazione.
Il pregiudizio imminente ed irreparabile, requisito del ricorso ex art. 700 c.p.c., va accertato anche in caso di licenziamento del lavoratore, sul quale incombe l’onere di allegazioni concrete e puntuali da cui emerga che l’allontanamento dall’attività lavorativa e/o la perdita della retribuzione siano causa di pregiudizio irreparabile.
Non può configurarsi periculum in mora nel caso in cui il ricorrente continui a percepire un adeguato reddito, seppure a titolo di trattamento pensionistico.
Il presupposto indefettibile, affinché il licenziamento possa produrre un pregiudizio irreparabile sotto il profilo del danno alla professionalità, è concordemente ravvisato, in dottrina e giurisprudenza, nella circostanza che le mansioni svolte dal lavoratore abbiano un contenuto di abilità e competenze particolarmente soggette a mutamenti repentini e obsolescenza tecnico-produttiva.
(Sull’argomento si segnalano, oltre alle massime giurisprudenziali pubblicate su questo sito, le seguenti disposizioni di legge, recanti modifiche ed integrazioni al citato art. 72.
Art. 16, comma 11, del D.L. n.98/2011, convertito con modificazioni in legge n. 111/2011: “In tema di risoluzione del rapporto di lavoro l’esercizio della facoltà…… prevista dal comma 11 dell’art. 72…..non necessita di ulteriore motivazione, qualora l’amministrazione interessata abbia preventivamente determinato in via generale appositi criteri applicativi con atto generale di organizzazione interna, sottoposto al visto dei competenti organi di controllo”.
Art. 1, comma 16, del D.L. n.138/2011, convertito con modificazioni in legge n.148/2011: “Le disposizioni di cui all’art. 72, comma 11,….si applicano anche negli anni 2012, 2013 e 2014.”).
art. 72 decreto legge n.122/2008, convertito con modificazioni in legge n.133/2008; art. 6, comma 3 legge n.15/2009; art. 17, comma 35 novies decreto legge n.78/2009, convertito con modificazioni in legge n.102/2009; circolare della Presidenza del Consiglio dei ministri n.10/2008; direttiva del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n.94/2009.
Procedimento cautelare – Rinnovazione prova concorsuale dirigenti scolastici – Rigetto di richiesta di svolgimento differito della prova scritta - Giurisdizione Giudice del Lavoro - Insussistenza. Procedimento cautelare – Mancata partecipazione a rinnovazione prova concorsuale – Restituzione al ruolo di provenienza - Legittimità.
(Tribunale di Agrigento, ordinanza 30 novembre 2011)*
Difetta la giurisdizione del Giudice del Lavoro in favore di quello amministrativo, avendo parte ricorrente impugnato un atto (il rigetto di richiesta di svolgimento differito della prova scritta ) che si inserisce nella procedura concorsuale per la quale sussiste la giurisdizione del Giudice Amministrativo ai sensi dell’art. 63, comma quarto, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165.
Il provvedimento di restituzione al ruolo di docente è legittimo in quanto, già a seguito dell’annullamento dell’originaria procedura concorsuale, parte ricorrente non solo aveva sostanzialmente riacquistato l’inquadramento di docente ma anche non poteva vantare alcun diritto soggettivo alla qualifica di dirigente scolastico, da considerarsi semmai quale mansione superiore – avendone conservato esclusivamente le funzioni ed il trattamento economico per effetto della disposizione di legge transitoria n. 190/2009, fino alla rinnovazione della procedura.
(Elvira De Felice)
*La controversia si inserisce nella complessa vicenda dell’annullamento del concorso per dirigente scolastico con la conseguente emanazione della legge transitoria n.190/2009, fino alla rinnovazione della procedura concorsuale.
Personale docente – Congedi parentali – Riposo giornaliero – Coniuge casalinga – Non spetta.
(Tribunale di Agrigento, sentenza n. 876/2011)
Al docente, padre di un bambino e coniugato con una casalinga, non spetta il riposo giornaliero in quanto la moglie, proprio perché casalinga, è in grado di garantire la presenza per la prole. Sul punto è intervenuto il Consiglio di Stato con il parere n. 2732 del 22.10.2009 stabilendo il principio di alternatività di uno dei genitori nell’assistenza della prole e in particolare che “In tema di permessi parentali, le quattro ipotesi contemplate dall’art. 40, per il riconoscimento del diritto del padre al riposo ordinario, presuppongono che la madre non possa o non voglia, per ragioni giuridiche, fisiche o per scelta, provvedere, usufruendo dei riposi giornalieri nel primo anno di vita, alla cura del minore e che, pertanto, la ratio del combinato disposto degli artt. 39 e 40 sia quella di garantire la presenza, alternativamente, di uno dei due genitori (con la sola comprensibile eccezione del parto plurimo, disciplinata dall’art. 41, in cui le ore aggiuntive a quelle ordinarie possono essere utilizzate da entrambi).
Art. 40, Dlvo n.151/2001; Art. 39, Dlvo n.151/2001.
Parere CdS,sez. I, n. 2732/2009 *
* Il suddetto parere smentisce una precedente sentenza, di opposto orientamento, dello stesso Consiglio di Stato (sentenza n. 4293/2008,sez. VI)
Personale docente – Nomina a tempo determinato - Assunzione dei disabili – Determinazione delle riserve – Calcolo sull’organico di diritto. Personale docente – Nomina a tempo determinato - Assunzione dei disabili – Determinazione delle riserve – Unico posto - Non opera la riserva.
Il numero di posti disponibili per i riservisti va determinato in base a quanto previsto dall’art. 7 della legge n.68/1999 e dalla circolare ministeriale n. 248 del 7 novembre 2000 al paragrafo “calcolo a livello provinciale” . Applicando tale normativa va calcolata la dotazione organica al 1° settembre (organico di diritto; cfr. CdS n. 870 del 9.2.2011).
Se la dotazione organica al 1° settembre prevede un solo posto, essendo tale unico posto non frazionabile, non può operare sullo stesso la riserva del 50%.
art.7, legge n.68/1990; circolare ministeriale n. 248 del 7 novembre 2000.
CdS,sez. VI, n. 870/2011
Giurisdizione ordinaria e amministrativa – Controversie relative all’organizzazione del servizio scolastico – Integrazione scolastica e attività di sostegno per alunni disabili – Giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo –Sussiste.
(Tribunale civile di Palermo, ordinanza su reclamo ex artt. 669 terdecies c.p.c. del 2 settembre 2011)
Come anche affermato dalle Sezioni unite della suprema Corte, l’art. 33 del d.lgs. n.80/1998 deve essere letto nel senso che le controversie in materia di pubblici servizi rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, qualora si discuta di provvedimenti adottati dalla pubblica Amministrazione nell’esercizio dei suoi poteri autoritativi. Per quanto riguarda più in particolare l’insegnamento di sostegno, la determinazione delle ore da assegnare all’alunno diversamente abile costituisce il frutto di una prerogativa pubblicistica dell’Amministrazione, che nel fissarle si pone in posizione di supremazia rispetto agli utenti del servizio. Il consolidarsi dell’orientamento interpretativo che sottolinea la posizione di supremazia dell’Amministrazione rispetto all’utente, induce a dichiarare il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nelle controversie attinenti al momento organizzativo e lato sensu gestionale del servizio scolastico.
Riferimenti Normativi e Giurisprudenziali:
artt.3,12 e 13 legge n.104/1992; art. 2, comma 14, legge n.244/2007; art.9, comma 15, del decreto legge n.78/2010, convertito in legge n.122/2010; art. 133 d.lgs. n.104/2010; art. 19, comma 11, D.L. n.98/2011, convertito in legge n.111/2011; Corte cost., sentenza n.80 del 22.2.2010; Cassazione civ. SS.UU., sentenza n.2656/2008; Cassazione civ. SS.UU., ordinanza n.7103/2009.
Trasferimenti – Attribuzione precedenze ex art. 33 legge n.104/1992 – Termine fissato per documentare la sussistenza dei requisiti – Perentorietà – Certificazione provvisoria della condizione di grave disabilità – Presupposti.
(Tribunale di Agrigento, ordinanza del 23 agosto 2011)
L’art. 7 del contratto collettivo nazionale integrativo 22.2.2011 (che costituisce applicazione nel settore scolastico del disposto dell’art.33 legge n.104/1992), attribuisce il diritto di precedenza al figlio di genitore disabile in situazione di gravità, a condizione che sia l’unico familiare in grado di prestare l’assistenza, trovandosi il coniuge e gli altri figli del disabile nell’oggettiva impossibilità di provvedervi. In considerazione della natura concorsuale della procedura di mobilità e della conseguente esigenza di garantire la par condicio degli aspiranti in ordine a tempi e modalità di presentazione dei titoli, per beneficiare della precedenza gli interessati devono presentare apposita certificazione con le modalità e nei termini previsti dal medesimo contratto collettivo. Non vale, a tal fine, l’allegazione di un certificato provvisorio di inabilità, rilasciato da specialista della struttura sanitaria pubblica, ove non si attesti anche l’esistenza dei presupposti legittimanti il ricorso alla procedura di certificazione provvisoria (mancata emissione dell’accertamento definitivo per inerzia della competente commissione medica).
(Nella fattispecie, è stata rigettata la domanda cautelare, ex art. 700 c.p.c., con cui si rivendicava il diritto alla precedenza nelle operazioni di mobilità, in base a certificazione provvisoria dello stato di inabilità del genitore non conforme a quanto prescritto dall’art. 9 del C.C.N.I. 22 febbraio 2011 e dall’art.2 del decreto legge n.324/1993, convertito in legge n.423/1993. Il giudice, ovviamente, ha affermato il principio della perentorietà dei termini previsti in procedure concorsuali (come quella sulla mobilità), a garanzia della par condicio degli aspiranti. Riguardo alla certificazione provvisoria, ha inoltre affermato che non può ritenersi valido un mero certificato medico – pur rilasciato da specialista dell’Azienda sanitaria pubblica – non contenente l’attestazione dei presupposti che legittimano il ricorso alla procedura di certificazione provvisoria, cioè la mancata emissione dell’accertamento definitivo dello stato di grave disabilità entro i novanta giorni dalla domanda di visita medica. Infatti, l’Amministrazione deve essere in grado di stabilire se l’istante era effettivamente nell’impossibilità di produrre la certificazione richiesta o se abbia arbitrariamente allegato diversa documentazione, magari in presenza di un provvedimento della Commissione medica già esistente ma negativo. Carmelo Rollini)
artt. 4 e 33 legge 104; artt. 7 e 9 contratto collettivo nazionale integrativo 22.2.2011, concernente la mobilità del personale docente, educativo ed ATA per l’anno scolastico 2011/2012; art. 2 D.L. n.324/1993, convertito in legge n. 423/1993.
Cessazione dal servizio e trattamento di quiescenza – Licenziamento (risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro per anzianità massima contributiva) – Violazione di principi costituzionali e del diritto dell’Unione europea – Non sussiste.
(Tribunale di Sciacca, ordinanza del 18 agosto 2011)
L’art. 72 del decreto legge n.112/2008 e successive modifiche attribuisce all’amministrazione la facoltà di recesso unilaterale dal rapporto lavorativo del personale docente, educativo ed ATA, alla duplice condizione del raggiungimento dell’anzianità contributiva massima di quaranta anni e del rispetto dell’obbligo del preavviso semestrale.
Pur non essendo prospettabili questioni di legittimità costituzionale in sede cautelare, si rileva che la norma non viola il principio di uguaglianza (art. 3 Cost.). Infatti, essendo stato previsto, quale criterio di differenziazione dei dipendenti della pubblica amministrazione, il raggiungimento dell’anzianità massima contributiva, appare giustificata la scelta di “penalizzare”chi è protetto da adeguata copertura previdenziale e non anche i dipendenti sprovvisti di tale anzianità e con prospettive di continuità lavorativa, verso cui indirizzare gli interventi di formazione e riqualificazione professionale.
Né è ravvisabile una violazione dei principi comunitari, in particolare della direttiva U.E. 2000/78 relativa alla parità di trattamento di lavoro in ragione dell’età. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha infatti precisato che il principio di non discriminazione in ragione dell’età debba cedere di fronte a situazioni oggettivamente e ragionevolmente giustificate, nell’ambito del diritto nazionale degli Stati membri, da finalità di politica dell’occupazione, di mercato del lavoro e di formazione professionale.
Art. 1, comma 16, del D.L. n.138/2011, convertito con modificazioni in legge n.14872011: “Le disposizioni di cui all’art. 72, comma 11,….si applicano anche negli anni 2012, 2013 e 2014.” Carmelo Rollini)
Giurisdizione ordinaria e amministrativa – Controversie relative all’organizzazione del servizio scolastico – Integrazione scolastica e attività di sostegno per alunni disabili – Giurisdizione ordinaria –Sussiste.
(Tribunale civile di Palermo, ordinanza ex artt. 669 bis e 700 c.p.c. del 12 agosto 2011)
Il diritto all’istruzione dei disabili è oggetto di specifica tutela anche da parte dell’ordinamento internazionale, nell’ambito del quale viene in rilievo la Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni unite il 13 dicembre 2006. Il diritto del disabile all’istruzione si configura come un diritto fondamentale, la cui fruizione è assicurata, in particolare, attraverso misure di integrazione e sostegno idonee a garantire ai portatori di handicaps la frequenza degli istituti d’istruzione, tra le quali viene in rilievo quella del personale docente specializzato.
Dall’inviolabilità del diritto in questione, come tale insuscettibile di degradazione, discende che la sua tutela rientra nella giurisdizione del giudice ordinario e non del giudice amministrativo.
(Il Tribunale ordinario di Palermo aveva affermato la propria giurisdizione sulla domanda cautelare proposta dai genitori di un’alunna per ottenere l’assegnazione dell’insegnante di sostegno alla figlia disabile.
Il ricorso, analogamente a quelli frequentemente promossi per ottenere un aumento delle ore di sostegno in favore di alunni disabili, riguardava le modalità di gestione di un pubblico servizio (nella specie, il servizio scolastico). Rientrava, pertanto, fra le materie di giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ai sensi dell’art. 133, comma 1, lett.c) del d.lgs. n104/2010 (codice del processo amministrativo) e dell’ art. 33 decreto legislativo n.80 del 31 marzo 1998, norma abrogata ma pur richiamata dal Tribunale di Palermo (v. ordinanza su reclamo).
Il Tribunale ha accolto il ricorso, anziché dichiarare il difetto di giurisdizione, perché ha configurato nell’inerzia dell’Amministrazione un comportamento illecito ex art. 2043 cod. civ. e ha ritenuto non degradabile ad “interesse legittimo” il diritto dell’alunna all’integrazione scolastica. In sede di reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c., la domanda cautelare è stata rigettata, così affermandosi l’orientamento giurisprudenziale prevalente, che pone in rilievo l’esercizio di poteri autoritativi nell’organizzazione del servizi scolastico (si veda l’ordinanza del 2 settembre 2011, pubblicata su questa pagina).
A ciò si aggiunga che anche i diritti fondamentali e costituzionalmente protetti rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, qualora le lesione di tali diritti sia dedotta come effetto di comportamenti espressione del potere dell’Amministrazione in ordine all’organizzazione ed alle modalità di prestazione del servizio scolastico (cfr. Cass. SS. UU., sentenza n.2656/2008: fattispecie in cui un genitore contestava, chiedendo il risarcimento del danno, che alla scuola primaria frequentata dal figlio si impartissero lezioni di educazione sessuale).
Sulla competenza territoriale del Tribunale di Palermo, per il principio del “foro erariale” ex art.25 c.p.c, cfr. ordinanze 22 gennaio 2004 e 3 luglio 2006, rispettivamente del Tribunale di Sciacca e del Tribunale di Agrigento, pubblicate su questo sito.
Pur non trattandosi di controversia di lavoro, le due pronunce in materia di giurisdizione sulle modalità di prestazione del servizio scolastico in favore degli alunni disabili sono qui pubblicate perché di particolare interesse. Carmelo Rollini)
Incarichi dirigenziali – Reggenza di istituzioni scolastiche – Procedura concorsuale – Litisconsorzio con gli aspiranti al medesimo incarico – Sussiste.
(Tribunale di Agrigento, ordinanza su reclamo del 27 luglio 2011)
Per consolidato orientamento della giurisprudenza, in presenza di selezioni concorsuali e di contestazioni sulla legittimità del procedimento da parte di un soggetto che domandi l’accertamento giudiziale del suo diritto ad essere inserito nel novero dei prescelti per il conseguimento di una determinata utilità (nella fattispecie, incarico aggiuntivo di reggenza di istituzione scolastica), il giudizio deve svolgersi in contraddittorio degli altri partecipanti al concorso coinvolti dai necessari raffronti. Pertanto il giudice, ove riscontri la non integrità del contraddittorio, deve ordinarne l’integrazione nei confronti di tutti i controinteressati.
(La controversia riguardava l’impugnativa di un incarico di reggenza di istituzione scolastica, attribuito dal Direttore regionale in base a criteri predeterminati con circolare dell’11 agosto 2010. Parte ricorrente aveva citato in giudizio solo l’Ufficio scolastico regionale ma non anche il destinatario dell’atto di incarico impugnato. Il Tribunale ha disposto l’integrazione del contraddittorio sulla scorta di un consolidato orientamento giurisprudenziale per cui, se è oggetto di controversia il riconoscimento del diritto all’assegnazione del posto messo a concorso (nella specie, l’incarico di reggenza) sono contraddittori necessari i partecipanti alla selezione nei cui confronti la pronuncia del giudice ha effetti diretti, perché beneficiari dell’esito della procedura concorsuale contestata. L’integrazione del contraddittorio non è necessaria, invece, quando l'attore non chieda la dichiarazione di inefficacia della selezione e la riformulazione della graduatoria, ma si limiti a domandare il risarcimento del danno, o comunque faccia valere pretese compatibili con i risultati della selezione, dei quali non deve attuarsi la rimozione. Cfr. Cass., sez. lav., 25 agosto 2005, n. 17324 ; 5 giugno 2008, n.14914; 7 luglio 2009, n.15912. Carmelo Rollini)
art. 19 d. lgs. 30.3.2001, n.165; art. 19 C.C.N.L. dell’Area V della dirigenza scolastica; art. 102 cod. proc. civ;
(Tribunale di Agrigento, ordinanza del 28 maggio 2011)
L’art. 72 del decreto legge n.112/2008 e successive modifiche, nel prevedere la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro per anzianità massima contributiva, risponde ad esigenze di stabilizzazione della finanza pubblica ed in particolare di contenimento della spesa per il pubblico impiego; pertanto, non viola il principio di cui all’art. 97 Cost. Né viola la direttiva comunitaria n.2000/78, sul principio di non discriminazione del lavoratore in base all’età. Infatti, una disparità di trattamento in base all’età non costituisce discriminazione laddove essa sia oggettivamente e ragionevolmente giustificata, nell’ambito del diritto nazionale, da obiettivi di politica e mercato del lavoro. Nel caso di specie, l’art. 72 del D.L. 112/2008 prevede la facoltà di licenziamento del lavoratore non già in base al mero criterio dell’età anagrafica, ma a quello più specifico dell’anzianità contributiva, sicché la scelta del legislatore appare ispirata a quegli stessi obiettivi ritenuti giustificabili nell’ottica europea.
(Sempre in tema di risoluzione del rapporto di lavoro per anzianità massima contributiva v. altre ordinanze pubblicate su questo sito, anche nella pagina di giurisprudenza relativa all’anno 2010. Carmelo Rollini)
Giurisdizione e competenza – Controversia in materia di procedura concorsuale per il conferimento degli incarichi di presidenza – Giurisdizione del giudice ordinario. Corso concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici – Ammissione con riserva – Finalità.
(Tribunale di Agrigento, sentenza n.995 del 16 maggio 2011)
La domanda di un docente, relativa al conferimento dell’incarico annuale di presidenza presso un’istituzione scolastica, non è diretta alla costituzione di un nuovo rapporto di lavoro, né all’attribuzione di una qualifica superiore appartenente ad area diversa da quella di provenienza, ma ha ad oggetto solo l’assegnazione di un incarico temporaneo, esaurito il quale il docente è destinato ad essere restituito alle mansioni di origine, sicché la relativa controversia rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. Il provvedimento cautelare del giudice amministrativo, che dispone l’ammissione con riserva al corso concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici, ha rilevanza solo ai fini della partecipazione alla relativa selezione, ma non anche in sede di emanazione del provvedimento di nomina o in altre fasi successive, come quelle relative al conferimento degli incarichi annuali di presidenza, che presuppongono necessariamente il favorevole scioglimento della riserva con la sentenza di merito.
(Nella specie, la ricorrente, ammessa con riserva al corso concorso ed avendo anche superato le relative prove, aveva rivendicato il diritto al conferimento dell’incarico annuale di preside, con priorità rispetto agli altri aspiranti non inclusi in graduatorie di merito dei concorsi a posti di dirigente scolastico. Sulla finalità e gli effetti dei provvedimenti cautelari di ammissione con riserva al corso concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici cfr. anche, su questo sito, la pagina di giurisprudenza anno 2005. In tema di giurisdizione sulle controversie relative alla procedura concorsuale di conferimento degli incarichi annuali di presidenza, il Giudice ha recepito l’orientamento espresso dalla Corte di cassazione, SS.UU. n.561/2009; in senso contrario, cfr. Cass. SS.UU. n.12221/2006 , su questo sito, in nota all’ordinanza del Tribunale di Agrigento dell’11 dicembre 2006. Carmelo Rollini)
art.477 D.Lgs. n.297 del 16.4.1994; art.63 d.lgs.165/2001; O.M. n.40/2005, art.3;
Personale assunto a tempo determinato – Congedo di maternità e astensione obbligatoria oltre il periodo di durata della nomina – Annullamento del contratto di lavoro – Non rileva ai fini del diritto all’indennità di maternità.
(Tribunale di Agrigento, sentenza n.916 del 5 maggio 2011)
In tema di rapporto di lavoro alle dipendenze di una pubblica amministrazione, ove si verifichi l'annullamento, anche in sede di autotutela, della procedura concorsuale sul presupposto della quale è stato stipulato il contratto di lavoro, l'esecuzione della prestazione in base al contratto rende operante in favore del lavoratore la disposizione di cui all'art. 2126, primo comma, cod. civ., in base al quale “la nullità o l’annullamento del contratto di lavoro non produce effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione……..”. Ne consegue che, qualora nel periodo in cui il contratto è stato eseguito, si siano verificate le condizioni per il collocamento della lavoratrice in astensione obbligatoria dal lavoro ai sensi degli artt. 16 e 17 del D. Lgs. 26 marzo 2001 n. 151, il diritto all’indennità di maternità, sorto quale effetto, sul piano previdenziale, della eseguita prestazione, resta insensibile alle successive vicende del rapporto correlate all'annullamento del provvedimento amministrativo.
(Nella fattispecie, una docente assunta per un breve periodo di supplenza aveva ottenuto, dopo tre giorni lavorativi, l’interdizione per gravi complicanze della gravidanza (art.17 D.Lgs. 151/2001), seguita ininterrottamente dal periodo di astensione obbligatoria (art.16). Successivamente, la nomina veniva annullata dal dirigente scolastico perché conferita per errore nell’individuazione dell’avente diritto. Secondo il Giudice, ai fini del diritto all’indennità di maternità prevista dall’art. 22 D.Lgs.151/2001, è irrilevante l’annullamento del contratto, poiché trova applicazione l’art. 2126 cod. civ. Sul punto la giurisprudenza non è univoca: conforme, Cass., Sez. Lav., n.23420/2004; contra, Cons. Stato, VI, n.5955/2004. Carmelo Rollini)
art.2126 cod.civ.; artt. 16,17,22,24 e 57 decreto legislativo n.151/2001; artt. 12 e 19 C.C.N.L. del comparto Scuola 29.11.2007.
Cessazione dal servizio e trattamento di quiescenza – Licenziamento (risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro per anzianità massima contributiva) – Procedimento cautelare – Ricorso prodotto dopo non breve lasso di tempo - Periculum in mora – Non sussiste. Cessazione dal servizio e trattamento di quiescenza – Licenziamento – (risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro per anzianità massima contributiva) – Impugnativa – Decadenza – Applicabilità termine decadenziale art. 6 legge 604/1966.
(Tribunale di Agrigento, ordinanza del 15 aprile 2011)
Non può ritenersi sussistente il requisito del periculum in mora richiesto per la proposizione del procedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. quando, per l’inattività del ricorrente, sia decorso un periodo di tempo eccessivo dalla comunicazione del licenziamento al momento della introduzione del giudizio cautelare (nella specie, oltre un anno).
Né potrebbe sostenersi, per ritenere diversamente, che la parte ricorrente abbia acquisito coscienza dell’asserita illegittimità del recesso solo a seguito del diffondersi di un indirizzo giurisprudenziale a lei favorevole. Infatti, ogni giudizio presenta ordinariamente aspetti sempre peculiari, sicché non può farsi affidamento su una decisione di un caso similare per proporre un ricorso in via d’urgenza, e vige il principio generale per il quale nessuno può invocare a propria scusa l’ignoranza della legge.
Poiché l’art. 72, comma 11, del decreto legge n.112/2008, e successive modifiche, individua una fattispecie di risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro, ossia un’ipotesi di licenziamento, deve ritenersi applicabile anche a tale fattispecie la norma generale di cui all’art. 6 legge 604/1966 (norme sui licenziamenti individuali) che disponeva, nel testo ratione temporis applicabile, che “il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione….”.
Infatti, seppure altre disposizioni della legge 604/1966 (in ispecie quelle relative alla necessaria giustificazione del licenziamento) non appaiono compatibili con la speciale fattispecie di recesso all’esame (che prescinde dalla sussistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo, essendo condizionato al solo rispetto dei canoni di correttezza e buona fede ex artt. 1375 e 1175 c.c. ed imparzialità ex art. 97 Cost.), deve tuttavia reputarsi applicabile la previsione decadenziale di cui all’art. 6 della medesima legge, considerata la sua valenza generale.
Una siffatta opzione interpretativa appare oggi avvalorata alla luce del recente intervento legislativo (c.d. “collegato lavoro” legge 183/2010) che ha esteso la portata dela disposizione sulla decadenza ad una molteplicità di altre ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro, anche diverse dal licenziamento, denotando la valenza di principio generale in materia lavoristica.
(Sulla risoluzione del rapporto di lavoro per anzianità massima contributiva v. anche ordinanza del 14 luglio 2010, pubblicata in questo sito – giurisprudenza anno 2010 (Carmelo Rollini).
art. 6 legge n.604/1966; art. 72 decreto legge n.122/2008, convertito con modificazioni in legge n.133/2008;art. 6, comma 3 legge n.15/2009; art. 17, comma 35 novies decreto legge n.78/2009, convertito con modificazioni in legge n.102/2009; circolare della Presidenza del Consiglio dei ministri n.10/2008; direttiva del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n.94/2009.
Cessazione dal servizio e trattamento di quiescenza – Licenziamento (risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro per anzianità massima contributiva) – Procedimento cautelare – Ricorso prodotto dopo non breve lasso di tempo - Periculum in mora – Non sussiste. Cessazione dal servizio e trattamento di quiescenza – Licenziamento – (risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro per anzianità massima contributiva) – Procedimento cautelare – Danno alla professionalità – Non sussiste.
(Tribunale di Agrigento,ordinanza del 11 Aprile 2011)
Il periculum in mora, richiesto per la concessione della tutela cautelare, consiste nel fondato timore che, durante il tempo necessario per far valere il diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente ed irreparabile. La gravità del danno può ritenersi esclusa qualora parte ricorrente rimanga inattiva per lungo lasso di tempo, anziché promuovere immediatamente il ricorso.
La risoluzione del rapporto di lavoro in applicazione dell’art. 72, comma 11, del decreto legge 112/2008 è determinata unicamente da ragioni oggettive (raggiungimento del tetto massimo contributivo) e da ragioni organizzative e di contenimento della spesa pubblica, non anche da motivi soggettivi correlati ad una valutazione negativa della professionalità del dipendente. Non sussiste, pertanto, il lamentato danno alla professionalità che giustifichi, quale periculum in mora, il procedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c.
Infortunio sul lavoro – Causa di servizio ed equo indennizzo – Riconoscibilità – Presupposti.
(Tribunale di Sciacca, sentenza n.144 dell’8 aprile 2011)
Il riconoscimento dell’infermità dipendente da causa di servizio sussiste anche nell’ipotesi di rischio improprio, non intrinsecamente connesso allo svolgimento delle mansioni tipiche del lavoro svolto dal dipendente, ma insito in un’attività prodromica e strumentale allo svolgimento delle suddette mansioni e comunque ricollegabile al soddisfacimento di esigenze lavorative. E’ ostativo al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio e all’equo indennizzo il cosiddetto “rischio elettivo”, ossia la configurabilità di una condotta personalissima del lavoratore, avulsa dall’esercizio della prestazione lavorativa, esercitata volontariamente in base a ragioni e a motivazioni del tutto personali, al di fuori dell’attività lavorativa e prescindendo da essa.
(Nella fattispecie, si trattava di incidente occorso ad un insegnante mentre scendeva le scale all’interno del plesso scolastico, dopo aver illustrato agli alunni, in luogo diverso da quello normalmente destinato allo svolgimento delle lezioni, il contenuto di una videocassetta inerente un programmato viaggio di istruzione. Il giudice ha ritenuto la condotta del docente comunque connessa all’attività di insegnamento e ha riconosciuto la causa di servizio, non ravvisando il c.d. rischio elettivo che invece esclude il nesso di causalità fra il servizio e l’infermità. Carmelo Rollini)
D.P.R. 29 ottobre 2001, n.461.
Personale docente - Insegnanti scuola carceraria – Indennità di rischio penitenziario – Non spetta..
(Tribunale di Agrigento, sentenza n. 400/2011. In senso conforme Tribunale di Agrigento sentenza n. 399/2011)
L’indennità di rischio penitenziario deve essere riconosciuta solo in favore del personale civile e militare degli Istituti di Prevenzione e Pena e non spetta agli insegnanti che prestano servizio nelle scuole carcerarie per effetto dell’abrogazione del comma secondo dell’art. 1 legge n. 83/1965, ad opera della legge 27 ottobre 1987 n. 436 , art.4.
Invero le prestazioni rese dagli insegnanti carcerari risultano diverse da quelle del personale penitenziario sia per quanto concerne l’orario di lavoro che le mansioni svolte.
Ed ancora le misura dell’indennità de quo non può essere riconosciuta nella diversa misura di cui all’art. 2 della legge n. 83/1965, in ragione del divieto di cumulo tra detta indennità e quella erogata dal 1° luglio 1999, ai sensi dell’art. 42 CCNL scuola sottoscritto in data 26 maggio 2006, divieto sancito dall’art. 63, comma terzo, della legge 24 dicembre 1993 n. 537.
Legge n. 83/1965; Legge n. 436/1987; CCNL scuola sottoscritto in data 26 maggio 2006; Legge n. 537/1993.
CdS n. 4976/2005.

References: art. 1
 sentenza 
 art. 24
 art. 700
 art. 700
 art. 72

Art. 16

Art. 1

art. 72
 art. 6
 art. 17
 sentenza 

Art. 40
 Art. 39

art.7
 art. 2
 art.9
 art. 133
 art. 19
 sentenza 
 sentenza 
 art. 33
 art. 700
 art. 2

Art. 1
 art. 33
 art. 2043
 art. 669
 Cass. 
 sentenza 
 art.25

art. 19
 art. 19
 art. 102
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 

art.477
 art.63
 art.3
 sentenza 

art.2126
 art. 6
 art. 700
 art. 97

art. 6
 art. 72
 art. 17
 art. 700
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art.4