Source: https://www.laleggepertutti.it/48034_come-provare-un-post-offensivo-su-facebook-se-lautore-ha-cancellato-il-testo
Timestamp: 2018-09-21 04:58:35+00:00

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Come provare un post offensivo su Facebook se l'autore ha cancellato il testo
Come provare un post offensivo su Facebook se l’autore ha cancellato il testo
Se il testo con la diffamazione non compare più sul social network è possibile procurarsi prove alternative come la testimonianza o una riproduzione meccanica.
Con l’uso massiccio dei social network e la scarsa conoscenza delle regole del diritto da parte di molti dei suoi utenti, non capita di rado di leggere, sui profili personali, post che presentino connotazioni di carattere penale. Ci riferiamo, in particolar modo, agli scritti offensivi e ingiuriosi, visibili a chiunque, da cui potrebbero ben scaturire querele e azioni giudiziarie di risarcimento del danno.
Per quanto poco avveduta possa essere la scelta di pubblicare un post dai toni diffamatori, in pochi sono anche così sciocchi da lasciare lo scritto a tempo indeterminato sulla pagina di Facebook di un gruppo o sulla propria bacheca.
A questo punto, tuttavia, la vittima dello scritto potrebbe porsi il problema di dimostrare, davanti alle autorità giudiziarie, il fatto illecito perché una volta eliminato il contenuto, la “prova principe” (l’evidenza del reato) viene anche meno.
Come ci si difende, dunque, in questi casi?
Se il post incriminato viene cancellato – cosa che può fare unicamente il proprio autore o, eventualmente, lo stesso Facebook dietro segnalazione della vittima e dopo attenta valutazione – non tutto è perduto e la possibilità di far valere i propri diritti in tribunale può trovare strade alternative.
Possiamo distinguere due ipotesi. La prima è quella in cui il destinatario del post non sia stato tanto avveduto dal fare, prima della cancellazione, una stampa, uno screenshot o una fotografia della pagina in cui era visibile il suddetto testo.
In questo caso, l’unico modo per ricostruire la realtà storica è quella di valersi di uno o – meglio – più testimoni. Questi ultimi, citati davanti al giudice, potranno dichiarare quanto hanno visto, specificando il contenuto del testo e il suo autore. Ovviamente, per rendere la propria deposizione credibile e utilizzabile ai fini della sentenza, essi dovranno essere il più precisi possibile, specificando anche – per quanto nelle loro possibilità – la data in cui il computer ha visualizzato il post, il tempo in cui lo stesso è rimasto visibile a tutti, ed, eventualmente, i commenti ad esso collegati.
A riguardo, bisogna precisare che la prova testimoniale non obbliga il magistrato a decidere secondo quanto dichiarato dal teste. Il giudice valuta la deposizione secondo il proprio “prudente apprezzamento”: il che vuol dire, in termini molto spiccioli, che il magistrato è libero di dare alle affermazioni del testimone (per usare una metafora) un peso da “zero” a “dieci”, a seconda di quanto ritenga quest’ultimo affidabile.
Un secondo modo per poter “incastrare” il responsabile del post offensivo è – come si diceva in precedenza – quello di creare immediatamente una “riproduzione meccanica” del testo prima che lo stesso venga cancellato dal suo autore. Il che potrebbe avvenire facendo una “stampa” della pagina Facebook, magari conservando della stessa un file in .jpeg o in .pdf con uno “screenshot” (archiviato in una pennetta usb), o ancora facendo una fotografia della pagina visualizzata dal proprio computer o, in ultimo, un video anche con il proprio smartphone.
In questi casi, la vittima avrà una prova ulteriore da utilizzare in processo, a cui, comunque, è sempre consigliabile affiancare il/i testimone/i. E ciò perché le riproduzioni meccaniche hanno – per come ora si spiegherà – una valenza di prova piuttosto traballante.
La legge considera riproduzioni meccaniche le riproduzioni fotografiche, cinematografiche, le videoregistrazioni. Vi rientrano anche secondo la giurisprudenza i documenti informatici privi di firma digitale.
Le riproduzioni e le registrazioni possono essere formate su qualsiasi supporto materiale come, ad esempio, fogli di carta, cd, dvd, o altri supporti come penne usb e sono rilevanti ai fini del processo soltanto quando sono relative a comportamenti utili alla risoluzione della controversia.
Può accadere che alcuni documenti particolari comportino difficoltà nell’acquisizione (come nel caso di un filmato video). In tali casi il giudice potrebbe disporre, su istanza di parte, specifiche modalità di esame, come, ad esempio, la proiezione di un video su un computer, in contraddittorio tra le parti.
Secondo un pacifico principio giurisprudenziale, le riproduzioni meccaniche, proprio per via delle modalità della loro formazione al di fuori del processo e, quindi, senza le garanzie dello stesso, fanno piena prova delle cose e dei fatti in esse rappresentati solo a condizione che la parte contro la quale sono prodotte non disconosca la loro conformità ai fatti o alle cose medesime [1]. In pratica, la controparte autrice del testo potrebbe contestare, ad esempio, che le conversazioni o le dichiarazioni contenute in una registrazione audio siano realmente avvenute o, magari, che l’immagine riprodotta in stampa sia il frutto di un fotomontaggio, o che il post sia rimasto pubblicato solo per poche frazioni di secondo.
In ogni caso, tale disconoscimento, effettuato dal reo, non può essere semplicemente pretestuoso ed eccepito tanto per una tattica difensiva. Al contrario deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito, con allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta. In pratica chi contesta la riproduzione meccanica deve anche dare delle valide motivazioni per cui effettua tale disconoscimento.
Il disconoscimento o la contestazione fa perdere alle registrazioni prodotte la loro qualità di prova. Il giudice può tuttavia fare accertamenti relativi a tali registrazioni anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni [2]. Ecco perché, si diceva, è sempre opportuno accompagnare tale prova anche con la richiesta di escussione di testimoni.
Un’ultima precisazione merita il tipo di tutela che si può far valere nel caso di contenuti offensivi. Indubbio che si possa procedere a una querela, con conseguente giudizio penale nei confronti del colpevole. Ma tale causa avrà come unico effetto quello di portare alla comminazione di una sanzione nei confronti del reo. Se, invece, la vittima vuole conseguire il risultato di un risarcimento del danno per l’illecito subìto dovrà anche costituirsi parte civile nel processo penale oppure avviare un autonomo giudizio in via civile.
[1] Cass. sent. n. 24814/05, Cass. sent. n. 12206/93, Cass. n. 1862/93.
[2] Cass. sent. n. 12715/98, Cass. sent. n. 8219/96, Cass. n. 12206/93.
10/03/2014 alle 18:07
La seconda ipotesi è del tutto contestabile
Infatti se io volessi creare di sana pianta una prova di offesa potrei fare uno screenshot e poi modificarlo con Adobe Photoshop, riscrivendo ciò che voglio e quindi creando una prova di offesa mai avvenuta.
Stessa cosa dicasi per l’eventuale foto.
Per quanto riguarda il video mi basterebbe modificare lo stesso, caricarlo sul mio dominio e riprendere come se scorresse su Facebook
10/03/2014 alle 19:58
Appunto per questo foto e fotocopie rientrano nel regime delle riproduzione meccaniche, sottoposte a possibilità di contestazione. E’ quanto scritto nell’articolo. Ovviamente la contestazione deve essere circostanziata.
Veronica Cantavenera ha detto:
02/09/2018 alle 15:10
In seguito ad una querela di diffamazione, i post incriminanti, devono essere autenticati, se, il diffamante ha cancellato il post, si può fare un’autocertificazione che se risulta mendace, si va incontro a condanne penali. Quindi, non conviene dichiarare il falso o modificare un post originale.
25/03/2014 alle 12:27
Ciao ragazzi sono Silvia dalla provincia di Bn io da un pò di tempo sulla mia pagina posto racconti e storie relative a gossip e cronaca rosa del mio posto..(ne è pieno).. Si è scatenato l ‘inferno, premetto che non scrivo nomi, cognomi ma al massimo scrivo due letterine per identificare i vari soggetti dei miei racconti.. ..Esempio (GC e DF fanno l’amore i giorni dispari, ma i pari DF si apparta con la figlia di GC) .. Il tutto è molto divertente e simpatico, ma qualcuno si è impersonificato nelle varie letterine che scrivo e ha smosso questo mondo e quell’altro… Vedete qualche forma di reato in simili scritte??
FALCONi SILVIO ha detto:
28/10/2015 alle 10:47
Scusate ma se un individuo con mente contorta e malata con manie di persecuzioni mi denuncia perchè è convinto che io parlo di lui ma in realtà le frasi sono allusive ad un altra persona e non alla persona che mi ha fatto la denuncia cosa succede ? Cioè il giudice che deve decidere non convoca il sottoscritto ? se i testimoni ricattati dal questa persona vengono chiamati a deporre di aver letto i messaggi e dichiarare che seondo loro riguardano quest apersona mentr eripeto non riguardano nessuna situazione vicina a questa persona io vengo condannato ugualmente ? a me sembra assurdo .
10/01/2018 alle 14:28
Buongiorno, a causa di screzi sciocchi con un conoscente, pubblicai su fb un post insolente riguardo l’accaduto, senza fare nomi. Dopo un giorno circa pentito rimuovo il tutto. Il conoscente arrabbiato mi ha detto che mi avrebbe denunciato perchè ha fatto screenshoot e ha testimoni familiari. Dopo aver discusso ci siamo riappacificati, almeno cosi sembra. Quanto rischio realmente?

References: Cass. 
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