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⭐Edizione di mercoledì 18 febbraio Per l induttivo possono utilizzarsi anche le fatture oggetto di sequestro di Maurizio Tozzi
Edizione di mercoledì 18 febbraio Per l induttivo possono utilizzarsi anche le fatture oggetto di sequestro di Maurizio Tozzi
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1 Edizione di mercoledì 18 febbraio 2015 ACCERTAMENTO Per l induttivo possono utilizzarsi anche le fatture oggetto di sequestro di Maurizio Tozzi RISCOSSIONE Il fermo amministrativo: e chi l ha visto mai? di Massimo Conigliaro DICHIARAZIONI Le novità 2015 sulle detrazioni del 50% e del 65% di Luca Mambrin CONTROLLO La significatività nel lavoro di revisione legale di Andrea Soprani PATRIMONIO E TRUST Il trust interno e il ruolo della Convenzione de L Aja di Sergio Pellegrino BACHECA Corso di alta specializzazione: Come gestire e superare la Crisi d impresa a cura di Euroconference Centro Studi Tributari2 ACCERTAMENTO Per l induttivo possono utilizzarsi anche le fatture oggetto di sequestro di Maurizio Tozzi La Corte di Cassazione con la sentenza n depositata il 4 febbraio 2015 torna ad esprimersi sul delicato tema dell accertamento induttivo puro, sottolineando come al ricorrere del presupposti normativi l Amministrazione finanziaria sia autorizzata ad espletare tale tipologia di accertamento, fondandosi su qualsiasi informazione comunque ottenuta come, nel caso analizzato, il ricorso a delle fatture emesse oggetto di sequestro penale. La morale è sempre la stessa: quando il contribuente è del tutto inattendibile la strada delle ricostruzione induttiva è spianata. Dalla motivazione della sentenza n in commento è possibile derivare quante violazioni siano state commesse, dalla mancata presentazione delle dichiarazioni dei redditi alla mancata regolare tenuta delle scritture contabili, concretizzandosi l impossibilità di acquisire qualsiasi tipologia di documentazione di natura contabile e/o amministrativa in grado di consentire l analisi della posizione del contribuente. In ciò peraltro trova compiuta definizione la distinzione tra l accertamento induttivo puro e l accertamento c.d. analitico induttivo. Mentre nella prima ipotesi i dati risultanti dalle scritture contabili sono completamente inattendibili, nel secondo caso si è in presenza di lacune parziali, tanto che a parere della Suprema Corte ( ) la incompletezza, falsità o inesattezza degli elementi indicati non è tale da consentire di prescindere dalle scritture contabili, le cui lacune possono essere colmate dall ufficio accertatore utilizzando anche presunzioni semplici. rispondenti ai requisiti previsti dall articolo 2729 del codice civile, per dimostrare l esistenza di componenti positivi di reddito non dichiarati, ovvero l inesistenza di componenti negativi dichiarati. Tale comportamento invece non può essere assunto nelle casistiche che conducono all accertamento induttivo puro, posto che le omissioni e le false indicazioni sono talmente gravi, numerose e ripetute da inficiare radicalmente l attendibilità e, di conseguenza, l utilizzabilità dei dati contabili, magari anche in apparenza regolari. Secondo i giudici di piazza Cavour in tale ipotesi l Amministrazione finanziaria ( ) può prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e delle scritture contabili in quanto esistenti ed è legittimata a determinare l imponibile in base ad elementi meramente indiziari ( ). Ne consegue la conferma della legittimità dell accertamento induttivo puro e l utilizzabilità ai fini della determinazione di maggiori ricavi di qualsiasi informazione, dato o notizia comunque raccolti o venuti a conoscenza, compresi il volume d affari dichiarato dal contribuente (nel caso de quo, desumibile dalle fatture emesse oggetto di sequestro penale), oppure, ipotesi classica, la redditività media del settore specifico in cui opera l impresa sottoposta ad accertamento.3 Sul tema è fondamentale poi una riflessione: la sentenza n. 1951/2015, seppur tra le righe, esplicita che l accertamento induttivo è utilizzabile anche quando la contabilità è apparentemente corretta, ma l inattendibilità del contribuente è comunque palese. La casistica frequente in tale direzione è rappresentata dal comportamento antieconomico assunto nella conduzione dell azienda, in contrasto con i canoni classici dell attività imprenditoriale. In tale direzione appare utile richiamare la sentenza n depositata in cancelleria il , con cui la suprema Corte ha accolto il ricorso dell Amministrazione finanziaria, ritenendo valido l accertamento induttivo effettuato, fondato principalmente sul riscontro dell antieconomicità dei risultati aziendali raggiunti, manifestati da un ricarico praticamente irrisorio nell attività di riferimento, pari al 9,78% (settore della vendita a dettaglio dell abbigliamento). La Corte di Cassazione, nell accogliere il ricorso dell Amministrazione finanziaria, in tal modo, tra l altro, motiva la sua decisione: Questa Corte ha più volte affermato ( ) che una volta contestata l antieconomicità ( ) poiché assolutamente contraria ai canoni dell economia aziendale, incombe su quest ultimo (ossia il contribuente), l onere di fornire al riguardo le necessarie spiegazioni. In difetto, sarà pienamente legittimo il ricorso all accertamento induttivo ( ). Ed ancora: E neppure tale potere di accertamento potrebbe considerarsi impedito dalla regolarità della contabilità ( ) che non può costituire, a fronte di una condotta antieconomica ( ) neppure una valida prova contraria ( ). Al che è ritenuto corretto l accertamento operato, che ha determinato ( ) in assenza di elementi di segno contrario forniti ( ) un ricarico nella misura del 40%, secondo la media aritmetica semplice. Dal che l ovvia conclusione: non sono soltanto le palesi anomalie contabili o addirittura le omesse dichiarazioni a consentire il ricorso all accertamento induttivo, ma è la complessiva posizione del contribuente che deve essere sempre attendibile nelle sue scelte e nei comportamenti e risultati raggiunti, non potendo rappresentare un baluardo efficace la mera regolarità delle scritture contabili. Per approfondire le problematiche relative all accertamento ti raccomandiamo questo master di specializzazione4 RISCOSSIONE Il fermo amministrativo: e chi l ha visto mai? di Massimo Conigliaro L art. 19 del D.Lgs. n. 546/1992 sul contenzioso è chiaro: il fermo di beni mobili registrati costituisce atto impugnabile. E numerosi sono in giudizi innanzi le commissioni tributarie che riguardano tali provvedimenti. Con una particolarità: che il documento che certifica il fermo amministrativo dell autoveicolo non lo ha mai visto nessuno! Quanto meno al momento dell iscrizione. E noto infatti che l Amministrazione finanziaria in uno slancio di compliance aveva istituito un atto non previsto, all epoca, da alcuna norma di legge, ovvero sia il preavviso di fermo. Tale atto è stato poi codificato dall art. 86 del D.P.R. n. 602/1973 con la novella introdotta nel Con questa comunicazione da notificarsi al debitore - Equitalia informa che vi sono delle somme iscritte a ruolo che non risultano pagate, che sono state richieste con una determinata cartella di pagamento, ed avvisa che nel caso di mancato pagamento nel termine di trenta giorni procederà ad iscrivere il fermo su un bene mobile registrato di nostra proprietà (auto, moto, ecc.) del quale indica anche tipo e targa. E fin qui, nulla di strano. L art. 86 precisa altresì che non è prevista alcuna ulteriore comunicazione, con ciò modificando la precedente norma che stabiliva il successivo obbligo di informazione al debitore. Accade nella prassi che il contribuente, che ritenga di non dover pagare la somma e che non riesca ad ottenere l annullamento in autotutela della pretesa, si attrezzi per proporre ricorso in Commissione Tributaria. Ma quale atto impugna? Nei fatti, il più delle volte, il preavviso ; ciò nella consapevolezza che in caso di mancato pagamento nel termine concesso - come riportato nell atto sarà effettivamente iscritto il fermo sul bene mobile. In realtà, non è detto che l iscrizione avvenga nel termine intimato: molto spesso passano anche alcuni mesi prima che il fermo venga annotato nei pubblici registri automobilistici. Ed in questo modo si impugna un provvedimento amministrativo in divenire, ancora in fieri! Qualcuno in passato ha ipotizzato che il fermo di cui si viene a conoscenza con la comunicazione denominata preavviso possa essere impugnato dopo venti giorni (oggi divenuti trenta), così da avere una certezza (che in effetti è mera probabilità) che l atto, nelle more, si sia trasformato in fermo vero e proprio. La questione, però, così non regge. Nell ottica della tutela giurisdizionale, sembra evidente che, se la norma parla di fermo amministrativo, l atto impugnabile sia quello relativo al provvedimento iscritto nei registri mobiliari e non certo il preavviso, che potrebbe non trasformarsi mai in fermo. Si potrebbe ipotizzare, allora, che sulla scorta della comunicazione inviata dall Agente per la Riscossione, il fermo si perfezioni ai sensi dell art. 86 del D.P.R. n. 602/1973, una volta trascorsi trenta giorni dalla data di ricezione dell atto e, per l effetto, il ricorso possa essere presentato entro i successivi sessanta giorni, arrivando così ad un irrituale termine per impugnare di novanta giorni dalla data di ricezione del preavviso. Ciò5 per aggirare l eventuale contestazione che l immediata impugnazione del preavviso (entro trenta giorni dalla notifica) porti ad eccezioni di improcedibilità del ricorso. Soluzione che pare condivisibile. Qualche Commissione Tributaria in passato, attenendosi con rigore alla lettera della norma, ha ritenuto il preavviso di fermo atto non impugnabile in quanto non previsto dall art. 19 del D. Lgs. n. 546/1992 e, comunque, perché seguito poi dal fermo vero e proprio: soluzione probabilmente corretta in diritto, ma che in pratica non risolve il problema per il contribuente, al quale non viene successivamente fatta alcuna comunicazione, con ciò frustrandone le possibilità di tutela. Una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Roma (Sezione LIX, n. 192 del ), prendendo spunto da una nota dell Agenzia delle entrate (n del ), ha qualificato il preavviso di fermo amministrativo quale provvedimento a formazione progressiva con efficacia differita non ritenendo necessaria una "consolidazione" dell'atto di preavviso al trascorrere dei venti giorni (poi divenuti trenta) concessi per l'eventuale pagamento ai fini della sua impugnabilità dinanzi al Giudice tributario senza poi trascurare che la iscrizione al P.R.A. non ha efficacia costitutiva, ma la mera finalità di rendere pubblico il provvedimento di fermo. L Agenzia delle entrate con la Risoluzione n. 181/E/2005 ha precisato che il preavviso assume, in caso di inadempimento del debitore, il valore di comunicazione di iscrizione del fermo, a decorrere dal ventesimo giorno successivo alla data della stessa. In conclusione, per ragioni di praticità e di esigenze immediate di tutela giurisdizionale, il contribuente oggi impugna un atto, il preavviso, qualificandolo il più delle volte come fermo, identificandolo con un numero (quello del preavviso) che non è quello dell atto amministrativo di cui si chiede l annullamento (il fermo). Il tutto senza avere mai visto né a questo punto prodotto in giudizio l atto impugnato! E magari alla fine, in caso di vittoria, ne ottiene pure l annullamento Con buona pace della certezza del diritto e delle più elementari regole giuridiche. Per approfondire le problematiche relative all accertamento ti raccomandiamo questo master di specializzazione6 DICHIARAZIONI Le novità 2015 sulle detrazioni del 50% e del 65% di Luca Mambrin La Legge di Stabilità 2015 ha prorogato anche per l anno 2015, mantenendo le aliquote potenziate del 50% e del 65%, le detrazioni per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica. Inoltre ha disposto: l aumento, dal 1 gennaio 2015, della ritenuta operata sui pagamenti effettuati con bonifico dal 4% all 8%; l allungamento da 6 a 18 mesi il periodo entro il quale l impresa costruttrice può cedere o assegnare l unità immobiliare facente parte di un edificio ristrutturato, al fine di far godere all acquirente della detrazione Irpef del 50% nel limite massimo di spesa di euro Detrazione per interventi di recupero del patrimonio edilizio Come detto, il comma 47 dell art. 1 della Legge n. 190/2014, modificando l art. 16 del D.L. n. 63/2013, ha prorogato la detrazione Irpef nella misura del 50% con un tetto massimo di spesa fino a euro per le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio. Dall anno 2016 la detrazione tornerà a regime (aliquota al 36% fino ad un tetto massimo di spesa di euro). Detrazioni per acquisto di mobili ed altri elettrodomestici La Legge di Stabilità 2014 (Legge n. 147/2013) prima e la Legge di Stabilità 2015 dopo, modificando l art. 16, comma 2 del D.L. 63/2013 hanno rispettivamente prorogato per gli anni 2014 e 2015 la detrazione del 50% per le spese sostenute per l acquisto di mobili finalizzati all arredo di un immobile oggetto di ristrutturazione nonché di grandi elettrodomestici rientranti nella categoria A+ (A per i forni). La detrazione spetta su un importo massimo non superiore a euro ed è riconosciuta ai soggetti che usufruiscono della detrazione per interventi di recupero del patrimonio edilizio. Le spese in esame sono computate, ai fini della fruizione della detrazione d'imposta, indipendentemente dall'importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione che fruiscono della detrazione del 50%. Misure antisismiche E stata ulteriormente prorogata al 31 dicembre 2015 anche la possibilità di usufruire della detrazione dall imposta lorda del 65% fino ad un ammontare complessivo di spesa non superiore ad euro per unità immobiliare per le spese relative ad interventi finalizzati7 all adozione di misure antisismiche ex art. 16-bis, comma 1 lett. i) del Tuir, le cui procedure autorizzatorie sono state attivate dopo l entrata in vigore della legge di conversione al D.L. n. 63/2013 (quindi dal 5 agosto 2013) su edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità definite tali dall Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n del e riferite a costruzioni adibite ad abitazione principale o ad attività produttive. Si tratta delle spese sostenute per la messa in sicurezza statica sulle parti strutturali degli edifici, per la redazione della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica del patrimonio edilizio e per la realizzazione degli interventi necessari al rilascio della suddetta documentazione. Dall anno 2016 la detrazione tornerà a regime (aliquota al 36% fino ad un tetto massimo di spesa di euro). Acquisto di immobili ristrutturati L art. 16-bis, comma 3 del Tuir prevede la detrazione d imposta sulle spese sostenute per l acquisto o l assegnazione di unità immobiliari facenti parte di un edificio interamente sottoposto ad interventi di restauro e risanamento conservativo eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione o da cooperative edilizie a condizione che le stesse provvedano alla successiva alienazione o assegnazione dell immobile in uno specifico termine. Il comma 48 dell art. 1 della Legge di Stabilità 2015 ha allungato tale termine da 6 mesi a 18 mesi dalla fine dei lavori, termine entro il quale l impresa costruttrice o la cooperativa edilizia può provvedere alla cessione o all assegnazione dell immobile ristrutturato. Per le spese per l acquisto dell immobile sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2015 spetta la detrazione nella misura del 50%; l acquirente o l assegnatario dell immobile dovrà calcolare la detrazione indipendentemente dal valore degli interventi eseguiti su un importo forfetario pari al 25% del prezzo di vendita o di assegnazione entro l importo massimo di euro Dall anno 2016 questa detrazione ritornerà a regime (aliquota al 36% fino ad un tetto massimo di spesa di euro). Si riepilogano le detrazioni previste e l ammontare massimo di spesa nella seguente tabella: Dal % Detraz Limite spesa % Detraz. Limite di spesa Recupero patrimonio edilizio 50% % Acquisto mobili ed elettrodomestici 50%8 Misure antisismiche 65% % (spese dal ) Assegnazione di immobili ristrutturati 50% % (25% prezzo d acquisto) Interventi di riqualificazione energetica Infine, la Legge di Stabilità 2015, ha ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2015 la detrazione Irpef/Ires nella misura del 65% prevista per gli interventi di riqualificazione energetica. Inoltre la detrazione del 65% spetta anche alle spese sostenute per l acquisto e la posa in opera di: schermature solari di cui all Allegato M del D.Lgs n. 311/2006, sostenute nel periodo , nel limite di detrazione massima di euro ; climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, sostenute nel periodo nel limite di detrazione massima di euro Inoltre, per gli interventi su parti comuni condominiali la detrazione per le spese di riqualificazione energetica spetta nella misura del 65% se sostenute nel periodo ; rispetto alle precedenti disposizioni è stato uniformato il periodo agevolato per tali interventi a quelli eseguiti su singole unità immobiliari. Un ulteriore novità è stata introdotta dall art. 12 del D.Lgs n. 175/2014, che ha eliminato l obbligo di inviare la comunicazione all Agenzia delle Entrate per i lavori che proseguono per più periodi d imposta. NORMA TIPOLOGIA DI INTERVENTO DETRAZIONE MASSIMA LIMITE DI SPESA Detrazione 55% fino al LIMITE DI SPESA Detrazione 65% dal al c. 344 interventi di riqualificazione globale energetica c. 345 interventi sull involucro degli edifici per la riduzione della trasmittanza termica , , , ,699 c. 346 installazione di pannelli solari c. 347 sostituzione di impianti di climatizzazione invernale , , , ,85 Per l anno 2015: TIPOLOGIA DI INTERVENTO DETRAZIONE MASSIMA LIMITE DI SPESA Fino al LIMITE DI SPESA 2015 Detrazione 65% Acquisto e posa in opera di schermature solari ,69 Acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili ,85 Dall anno 2016 anche questa detrazione ritornerà a regime, con aliquota al 36%. Per approfondire le problematiche delle detrazioni per ristrutturazioni ed efficienza energetica ti raccomandiamo questo seminario di specializzazione:10 CONTROLLO La significatività nel lavoro di revisione legale di Andrea Soprani La significatività rappresenta un aspetto fondamentale del processo di revisione. Il concetto di significatività (anche materialità nel linguaggio tecnico) vuole indicare che, per gli utilizzatori del bilancio, alcuni aspetti, siano essi considerati singolarmente o in forma aggregata tra loro, rappresentano fattori importanti per decidere se e come relazionarsi con l impresa che lo ha redatto come, ad esempio, decidere se avere dei rapporti economici con essa, o giudicare se investire nella stessa, o anche considerare se finanziare la sua attività. Si capisce quindi che il revisore deve avere informazioni sugli attuali o potenziali utilizzatori del bilancio e usare il suo giudizio professionale per individuare quali fenomeni (qualitativamente) possono influenzare le loro decisioni e, anche, quale sia la soglia quantitativa di errore che li indurrebbe a cambiare il loro atteggiamento nei confronti dell impresa. La premessa sulla complessità dei ragionamenti sottesi alla determinazione della significatività era doverosa poiché spesso, nella pratica professionale, il calcolo della significatività viene ridotto ad una semplice applicazione di percentuali a valori di bilancio. La significatività, essendo prima di tutto espressione di aspetti qualitativi rilevanti per gli utilizzatori del bilancio, non deve mai essere intesa, dal punto di vista quantitativo, come un valore assoluto. Si tratta piuttosto di un area che comprende l intervallo tra i fenomeni che non sono significativi e quelli che, invece, lo sono sicuramente. Va inoltre ricordato che il lavoro di revisione non è un insieme di attività sequenziali e che, quindi, anche l aspetto della significatività andrà determinato preliminarmente in sede di definizione della strategia generale di revisione e del relativo programma di dettaglio delle verifiche, ma andrà riesaminato nel corso del lavoro sulla base delle risultanze che le verifiche stesse faranno emergere. Tuttavia la determinazione della significatività, seppur preliminare, deve avvenire nella fase di pianificazione del lavoro, in quanto la sua quantificazione influenzerà sia l approccio al rischio che il revisore determinerà per l incarico, sia la natura e ampiezza delle verifiche. Veniamo ora agli aspetti operativi. Sia nella definizione teorica, che nella applicazione pratica, la significatività viene determinata a più livelli che normalmente coincidono con: - significatività complessiva; - significatività operativa; - significatività per la rendicontazione degli aggiustamenti riscontrati nelle verifiche.11 Relativamente alla significatività complessiva, ossia a quella che viene determinata con riferimento al bilancio nel suo complesso, l ISA Italia 320 non fornisce delle indicazioni pratiche quantitative poiché, come detto, secondo i principi professionali, il calcolo della significatività implica l esercizio del giudizio professionale. Tuttavia il principio di revisione sottolinea che, spesso, nella best practice dei revisori, il punto di partenza per la sua quantificazione si basa su percentuali applicate a determinati valori di bilancio. Infatti, nella prassi professionale sia nazionale che internazionale, si sono ragionevolmente consolidati i seguenti parametri di massima per la determinazione della significatività complessiva di bilancio: Valore di riferimento Prassi nazionale Prassi internazionale % min % max % min % max Ricavi 0, Risultato operativo n/d n/d 3 7 Utile ante imposte 5 10 n/d n/d Totale attivo 0, Patrimonio netto Si noti innanzitutto che alcuni dati che vengono utilizzati normalmente nella prassi italiana (es: utile ante imposte) non vengono invece considerati in quella internazionale e viceversa, come pure il range di percentuali appare variabile a parità di voce di bilancio (es: il valore massimo di % sui ricavi nella prassi nazionale è invece il valore minimo nella prassi internazionale). Questo ad ulteriore conferma di quanto detto sopra, relativamente alla necessità di utilizzare il giudizio professionale sulla singola società più che affidarsi asetticamente a parametri numerici. Altra domanda lecita potrebbe essere, quale di questi parametri va scelto nelle singole fattispecie? In linea di massima l applicazione pratica tende a privilegiare parametri basati sul risultato per le aziende orientate al profitto e quelli basati sui ricavi e/o sull attivo per quelle non orientate al profitto, mentre il valore del patrimonio netto viene utilizzato in entrambe le situazioni. Tuttavia, sempre nella pratica, si assiste anche all applicazione, ad esempio, di percentuali basate sui ricavi e/o sull attivo, anche quando l azienda orientata al profitto versa in stato di crisi e quindi chiude il bilancio con risultati negativi o quando la remunerazione dell amministratore/padrone e socio sia tale da rendere il risultato di bilancio un sostanziale pareggio. Al di là del fondamento teorico, non è inoltre raro assistere all applicazione di più percentuali, su più di un valore di bilancio, con la scelta di un valore medio sui risultati ottenuti (processo quantomeno discutibile, in quanto, come detto, la determinazione della significatività è un giudizio professionale e non un calcolo matematico). Tuttavia, qualunque sia il metodo scelto, anche quindi una decisione del revisore di un ammontare senza12 l applicazione di nessuna percentuale, l aspetto più importante della scelta è quello di rendere esplicita la motivazione che ha condotto alla scelta di tale valore di significatività che, come ogni altro documento redatto del revisore, dovrà essere conservato nelle carte di lavoro e darà conto del processo logico che il revisore ha compiuto per cercare di determinare la soglia quantitativa che potrebbe influenzare, come detto, le decisione del terzo fruitore del bilancio. Determinata la materialità complessiva sarà inoltre necessario calcolare quella operativa. Qual è la finalità di questo ulteriore ammontare? Risiede nella necessità di considerare che gli errori in bilancio possono sì derivare da un singolo fenomeno che ha un importo superiore alla materialità complessiva, ma anche da una serie di errori che, singolarmente considerati, sono di ammontare inferiore alla significatività fissata per l intero bilancio, ma, visti nel loro insieme, la superano e pertanto possono condurre lo stesso ad una rappresentazione non veritiera del bilancio oggetto di esame. Per questo il revisore avrà cura di determinare la significatività operativa ad un livello più basso di quella complessiva, in modo da ridurre la probabilità che l insieme degli errori su singoli fenomeni di ammontare inferiore alla significatività, superi la significatività complessiva fissata per il bilancio e faccia pertanto incorrere il revisore nel rischio di emettere un giudizio sul bilancio non adeguato. Nella prassi professionale la significatività operativa viene di solito fissata ad una soglia che va dal 60% all 85% della materialità complessiva, ovviamente basandosi, per la scelta di dove collocarsi all interno del range, sulla esperienza che il revisore ha maturato su questo o su altri incarichi similari. Anche di questa decisione va lasciata traccia delle motivazioni della scelta nelle carte di lavoro. Da ultimo vi è anche la soglia per giudicare se un errore sia di ammontare trascurabile e quindi non richieda nemmeno la sua evidenziazione nella tabella che il revisore utilizza per rendicontare gli aggiustamenti riscontrati nel lavoro (nella prassi professionale si usano acronimi di origine anglosassone come SUD summary of unadjusted differences, SUM summary of unajusted mistakes - score sheet etc) e che utilizza per discutere con la società le rettifiche riscontrate con il fine di procedere all aggiustamento del bilancio o alla ricezione delle motivazioni che non conducono al suo aggiustamento. Si tratta quindi di importi che, a giudizio del revisore, neanche cumulati, avranno mai un effetto significativo sul bilancio e dei quali non si tiene memoria nelle carte conclusive della attività di revisione, in quanto non influenti ai fini dell espressione del giudizio. Sempre nella prassi, tale soglia viene normalmente fissata su valori che vanno dal 5% al 15% della materialità operativa. Resta da indicare quale sia la correlazione tra significatività e contenuto della relazione del revisore. Ipotizziamo quindi che il revisore abbia individuato un errore che eccede la significatività o una serie di errori che, considerati congiuntamente, superino la materialità. Innanzitutto va ricordato che il revisore ha l obbligo di discutere le differenze riscontrate con la direzione aziendale, con la finalità di far apportare degli aggiustamenti al bilancio e/o di recepire le motivazioni che inducono la direzione a non modificare il bilancio. Se la società accetta i rilievi,13 ovviamente il revisore non avrà nessun problema ad emettere un giudizio positivo sul bilancio. In caso di mancata accettazione, se il rilievo, o i rilievi, superano la materialità, il revisore dovrà emettere un giudizio con un rilievo (o più rilievi), sempreché l ammontare delle differenze riscontrate non siano così significative da minare l attendibilità complessiva del bilancio poiché, in questo caso, egli dovrà emettere un giudizio negativo. Per approfondire le problematiche della revisione dei conti ti raccomandiamo questo master di specializzazione:14 PATRIMONIO E TRUST Il trust interno e il ruolo della Convenzione de L Aja di Sergio Pellegrino Nel numero precedente della nostra rubrica settimanale dedicata al trust ci siamo concentrati sull inquadramento di che cosa sia un trust, evidenziando come l istituto non sia contemplato dal nostro ordinamento. Oggi cerchiamo di capire su che base normativa possiamo istituire i trust che definiamo interni. Il trust è un istituto giuridico di origine anglosassone, che non è contemplato dal nostro codice civile: come vedremo in successivi contributi vi è quindi una normativa fiscale sul trust, che ne regolamenta il funzionamento dal punto di vista tributario, ma non una disciplina civilistica. Non essendo quindi il trust un istituto tipico del nostro ordinamento, ci dobbiamo chiedere a questo punto su quale base normativa possiamo istituire un trust in Italia. I trust possono essere istituiti nel nostro Paese sulla base della convenzione de L Aja del 1 luglio 1985 sulla legge applicabile ai trust e loro riconoscimento, che è stata ratificata dall Italia nel 1989: siamo stati, tra l altro, i secondi a procedere in tal senso dopo il Regno Unito. Il fatto che gli inglesi abbiano ratificato per primi la convenzione dimostra come l obiettivo primario della stessa non fosse certo quello di favorire lo sviluppo dei trust che definiamo interni in paesi che come il nostro che sono non-trust, ossia privi di una legislazione in materia o di una prassi consuetudinaria come appunto quella inglese. L obiettivo prioritario era invece quello di ottenere il riconoscimento dei trust in ordinamenti diversi da quelli dalla cui legge sono retti: per risolvere, ad esempio, le problematiche cui poteva andare incontro un cittadino inglese munito di trust, che si fosse stabilito in Italia o in Francia. L esigenza derivava dal fatto che i diritti sui beni mobili ed immobili disposti in trust dipendono dalla legge del paese in cui questi si trovano e allora si poneva il problema di come dovesse interagire con il diritto locale, nel nostro caso quello italiano, il trust. Che il problema fosse effettivamente presente, lo dimostrano i precedenti giurisprudenziali in materia di trust nel nostro Paese, alcuni dei quali davvero risalenti: ci sono infatti pronunce in materia come quelle del tribunale di Oristano del 1956 o di Casale Monferrato del 1984, o addirittura una Cassazione di fine 800. La convenzione ha determinato però come risultato più evidente quello dell istituzione dei trust interni. Come possiamo definire il trust interno? Ricorrendo ad una approssimazione, possiamo definire tale quel trust istituito in Italia, e cioè in un paese non-trust, sulla base della legge di un paese trust.15 La convenzione legittima infatti il ricorso ad una legge straniera per istituire il trust nei paesi che l hanno recepita: quindi il trust non è regolato dalla convenzione, ma dalla legge straniera scelta nell atto istitutivo dal disponente, nella lettura mediata dalla convenzione stessa. L art. 2 stabilisce cosa costituisca trust ai fini della convenzione: Ai fini della presente Convenzione, per trust si intendono i rapporti giuridici istituiti da una persona, il disponente, con atto tra vivi o mortis causa, qualora dei beni siano stati posti sotto il controllo di un trustee nell interesse di un beneficiario o per un fine determinato. Quindi l obiettivo della convenzione non è definire che cosa si intenda per trust, ma semplicemente quali sono gli istituti giuridici ai quali si applicano le disposizioni della convenzione stessa. L art. 6 della convenzione attribuisce poi al disponente la scelta della legge applicabile. Nell istituzione del nostro trust diventa quindi fondamentale la scelta della legge straniera. La maggior parte dei trust interni nel nostro Paese segue la legge di Jersey, che beneficia di una giurisprudenza consolidata ed è una delle legislazioni più avanzate (qualcuno dice anche troppo, attese le frequenti modifiche che ha conosciuto negli anni recenti per rendere Jersey una legislazione sempre più appetibile per attrarre i trust). Le leggi cui possiamo fare riferimento sono in realtà moltissime e la scelta dipenderà anche dalle finalità del trust, atteso che diverse sono, naturalmente, le possibilità riconosciute da ciascuna di esse: possono essere prese in considerazione quali valide alternative, ad esempio, la legge di San Marino del 2010, che ha l evidente vantaggio di essere scritta in italiano, o quella di Malta del 2004, che ha invece il pregio di essere riconducibile ad uno Stato membro dell Unione Europea. Ma sul tema della scelta della legge straniera torneremo in futuro con appositi contributi nella nostra rubrica. Per approfondire le problematiche del trust ti raccomandiamo questo master di specializzazione:16 BACHECA Corso di alta specializzazione: Come gestire e superare la Crisi d impresa a cura di Euroconference Centro Studi Tributari Il Corso di alta specializzazione realizzato dall Ordine dei Dottori Commercialisti di Catania in partnership scientifica con Euroconference è un percorso formativo strutturato a moduli per una durata di sei incontri, con la formula 3 week end (venerdì + sabato mattina) svolti con una metodologia didattica fortemente orientata all approfondimento analitico delle tematiche trattate e finalizzati a sviluppare e consolidare le conoscenze specifiche richieste al commercialista nello svolgimento della sua attività professionale. Il percorso si pone l obiettivo di fornire al commercialista gli strumenti giuridici utili per affiancare e assistere le imprese proprie clienti durante le delicate fasi di crisi aziendale, anche alla luce delle interpretazioni applicative dei Tribunali e degli orientamenti ormai consolidati degli istituti di credito. Particolare attenzione verrà dedicata allo strumento del concordato preventivo ed alle criticità del concordato preventivo in bianco, oggi strumento molto diffuso per la possibilità data alle aziende in crisi di ricevere un ombrello protettivo dalle azioni esecutive. Un focus specifico verrà dedicato alla figura del professionista nella veste di attestatore di piani di risanamento e concordatari. La giornata finale del percorso sarà incentrata sullo sviluppo di una simulazione pratica di utilizzo degli strumenti concorsuali. RELATORI Fabio Battaglia - Dottore Commercialista - Revisore Contabile Massimo Buongiorno - Docente di Finanza Aziendale Università Bocconi Milano Marco Capra - Dottore Commercialista - Theseus Dottori Commercialisti Associati Claudio Ceradini - Pubblicista - Dottore Commercialista - Docente a contratto Università di Verona DURATA E SEDE Il Corso si sviluppa nell arco di 36 ore d aula, suddivise in 6 giornate di studio, dal 14 al 29 marzo Gli incontri si terranno il venerdì mattina e pomeriggio ed il sabato mattina secondo il seguente orario: venerdì: dalle 9.00 alle e dalle alle sabato: dalle 9.00 alle Le attività si terranno presso la sede dell Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Catania - Via Grotte Bianche, 150 Catania.17 PROGRAMMA DEGLI INCONTRI 1 incontro DALLE ESIGENZE DELL IMPRESA ALLA SCELTA DELLO STRUMENTO - La verifica delle esigenze dell impresa - La scelta dello strumento giuridico più idoneo IL PIANO ATTESTATO DI RISANAMENTO - Il piano attestato di risanamento ex art. 67, comma 3, lett. d, L.F. 2 incontro PRENOTAZIONE DEGLI ISTITUTI NEGOZIALI E CONCORDATO IN BIANCO - La prenotazione degli strumenti negoziali per il superamento della crisi - Verifiche preventive ed errori da evitare prima di iniziare una procedura concordataria - La domanda di concordato in bianco - Il ruolo e i poteri del Commissario Giudiziale e del Tribunale 3 incontro CONCORDATO PREVENTIVO LIQUIDATORIO E IN CONTINUITÀ - L utilizzo del concordato preventivo: linee guida dei Tribunali e aspetti problematici - Il ruolo del Commissario Giudiziale e del Tribunale - Il concordato con continuità aziendale ai sensi dell art. 186 bis, L.F. - Gli effetti del Concordato Preventivo sui contratti di leasing risolti e pendenti - Gli aspetti penalistici e gli esimenti dai reati fallimentari - Prassi e limiti nell utilizzo del pre concordato e del concordato in ipotesi di perdita del capitale sociale IL PESO DELLE BANCHE NELLA SCELTA DELLO STRUMENTO IDONEO ALLA COMPOSIZIONE DELLA CRISI - La negoziazione del risanamento con il ceto bancario 4 incontro GLI ACCORDI DI RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO - Gli accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis, L.F. GESTIONE DEL DEBITO ERARIALE E FISCALITÀ DELLA CRISI D IMPRESA - Gli adempimenti fiscali e contabili18 5 incontro L ATTESTAZIONE DEI PIANI PER IL SUPERAMENTO DELLA CRISI - Ruolo e compiti del professionista attestatore e orientamenti giurisprudenziali - La struttura della relazione attestativa: casistica e fac-simile - Responsabilità del professionista attestatore 6 incontro LABORATORIO PRATICA PROFESSIONALE: LA GESTIONE DEL CONCORDATO PREVENTIVO IL CONFEZIONATORE - Il ricorso con la proposta e il piano - Concordato liquidatorio e concordato in continuità - Il piano L ATTESTATORE NELLE VARIE FATTISPECIE PREVISTE NEL CONCORDATO IL COMMISSARIO GIUDIZIALE I PROTAGONISTI DENTRO AL PROCEDIMENTO L ESECUZIONE DEL CONCORDATO E IL LIQUIDATORE GIUDIZIALE FOCUS SU QUESTIONI DI ATTUALITA E CONTROVERSE QUOTA DI PARTECIPAZIONE Il corso è destinato ad un numero di partecipanti non superiore a 40 ed il costo è di euro 450,00, oltre IVA. MODALITÀ DI ISCRIZIONE È possibile iscriversi dall apposita area del sito dell Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Catania cliccando su Iscriviti online entro e non oltre il 02/03/2014. Vedere altro
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 articolo 2729
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 art. 2
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 art. 67
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 art. 1
 Art. 1
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 Sentenza 
 Cass. 
 Art. 1
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