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Timestamp: 2020-08-05 08:47:49+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22094 del 04/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22094 del 04/09/2019
Cassazione civile sez. II, 04/09/2019, (ud. 21/05/2019, dep. 04/09/2019), n.22094
sul ricorso 23824/2016 proposto da:
R.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DELLA
LIBERTA’ n. 20, presso lo studio dell’avvocato MAURO VAGLIO, che lo
avverso la sentenza n. 9649/2015 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il
21/10/2015;
Si costituiva Roma Capitale resistendo all’opposizione e depositando copia della relazione di notificazione del verbale presupposto e del relativo avviso di ricezione con timbro “per compiuta giacenza”. Detti documenti venivano contestati dal R. perchè carenti dell’attestazione della loro conformità all’originale.
Con sentenza n. 28129/2010 il Giudice di Pace rigettava l’opposizione ritenendo che il verbale presupposto alla cartella impugnata fosse stato ritualmente notificato al R..
Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione dell’art. 281-sexies c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, perchè il Tribunale, dopo aver rinviato la causa per la decisione nelle forme di cui al richiamato art. 281-sexies c.p.c., avrebbe poi pronunciato il dispositivo omettendo la stesura della contestuale motivazione. Secondo il ricorrente, una volta scelto il procedimento decisorio previsto dalla norma sopra richiamata, il giudice di appello avrebbe dovuto seguirlo per intero e quindi avrebbe dovuto pronunciare la sentenza, immediatamente alla fine dell’udienza di discussione, completa di ambedue i suoi elementi essenziali – motivazione e dispositivo. La mancanza della motivazione, peraltro, non sarebbe sanata dal suo successivo deposito, posto che la potestà decisoria si sarebbe consumata con il deposito di una sentenza incompleta, appunto perchè mancante dell’elemento della motivazione.
La censura è infondata. Risulta infatti dai verbali del giudizio di appello, consultabili dal Collegio poichè si discute di un vizio processuale, che il Tribunale, alla prima udienza del 14.5.2013, rinviò la causa al 14.3.2014 “per art. 281-sexies c.p.c., con termine per note conclusive fino a 10 gg. prima”; la successiva udienza si tenne tuttavia (evidentemente a seguito di un rinvio di ufficio) il 2.2.2015 e in quell’occasione il giudizio fu rinviato ancora all’udienza del 5.5.2015 “per discussione e lettura del dispositivo”. Se ne ricava che il procedimento decisorio previsto dall’art. 281-sexies c.p.c., inizialmente individuato dal giudice di appello come il più opportuno per la decisione della causa, è stato in seguito abbandonato con l’opzione per il procedimento ordinario. Trattasi di scelta discrezionale del giudice di merito, non censurabile in questa sede, dalla quale non deriva alcun profilo di nullità posto che, nel momento in cui il Tribunale ha optato per il procedimento decisorio ordinario, quello speciale di cui all’art. 281-sexies c.p.c., non aveva ancora avuto inizio: la relativa udienza non si è infatti tenuta e la discussione della causa, nelle particolari forme previste dalla norma da ultimo richiamata, non ha mai avuto inizio.
Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, artt. 22 e 23, artt. 615 e 156 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, perchè il Tribunale avrebbe erroneamente affermato che le censure relative alla cartella di pagamento, posta la natura recuperatoria dell’opposizione proposta dal R., avrebbero dovuto essere proposte nelle forme di cui all’art. 615 c.p.c., senza considerare che, proprio in funzione della dedotta natura recuperatoria ed alla stregua del principio di economia degli strumenti processuali, quelle doglianze avrebbero dovuto comunque essere esaminate, a prescindere dalla qualificazione formale della natura dell’opposizione.
Con il quarto motivo il ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione dell’art. 140 c.p.c. e art. 48 disp. att. c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, perchè il giudice di appello avrebbe dovuto ravvisare l’irregolarità del procedimento di notificazione della cartella di pagamento.
Va tuttavia osservato che quella decisione, a chiarimento delle articolate questioni poste dall’ordinanza di rimessione della sezione semplice, ha fornito anche ulteriori precisazioni. In particolare, le S.U. hanno affermato (cfr. il punto 8 della decisione sopra richiamata, pagg. 24 e ss.) che la tutela dei diritti del destinatario della cartella di pagamento è assicurata da un lato mediante il cd. rimedio “recuperatorio” dell’opposizione al verbale mai notificatogli, da esperire nelle forme e nei termini di cui alla L. n. 689 del 1981 (oggi, del D.Lgs. n. 150 del 2011) e dall’altro lato mediante i rimedi oppositivi ordinari degli artt. 615 e 617 c.p.c.. “Così, col primo, come detto, potranno essere dedotti tutti i fatti estintivi sopravvenuti alla definitività del verbale di accertamento, tra cui evidentemente la prescrizione ai sensi dell’art. 209 C.d.S. e della L. n. 689 del 1981, art. 28 (quando la cartella di pagamento sia stata notificata oltre i cinque anni dalla violazione). In tale eventualità, la deduzione dell’omessa od invalida notificazione del verbale di accertamento non è fatta come motivo di opposizione a sè stante (riferito cioè al fatto estintivo contemplato dall’art. 201, comma 5, che va fatto valere nel termine di trenta giorni secondo quanto sopra), ma riguarda l’idoneità dell’atto notificato ad interrompere la prescrizione. Evidente è allora la deducibilità della mancanza di questo (e di altri) atti interruttivi, senza limiti di tempo, in applicazione appunto dell’art. 615 c.p.c.. Parimenti, saranno contestabili con quest’ultimo rimedio tutte le pretese di pagamento dell’amministrazione e dell’agente della riscossione che trovino ragione in fatti precedenti l’iscrizione a ruolo ma successivi all’emissione del verbale di accertamento successivo. Tuttavia, nel sistema delle opposizioni esecutive secondo il regime ordinario, l’irregolarità della sequenza procedimentale dà luogo ad un vizio deducibile ai sensi dell’art. 617 c.p.c., quindi nel termine di venti giorni decorrente dal primo atto del quale l’interessato abbia avuto conoscenza legale” (punto 8.2 della sentenza delle S.U. n. 22080/2017).
Con il terzo motivo il ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 23, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, perchè il Tribunale avrebbe dovuto rilevare la mancata produzione in giudizio della copia autentica del verbale di contestazione dell’infrazione al Codice della Strada.
Con il sesto motivo il ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., art. 209 C.d.S., L. n. 689 del 1981, art. 28,artt. 2943 e 1219 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, perchè il Tribunale avrebbe errato nel rigettare l’eccezione di prescrizione, considerando interrotto il relativo termine quinquennale per effetto della notificazione del verbale di contestazione dell’infrazione, che tuttavia non sarebbe mai stato in concreto depositato da Roma Capitale nel corso del giudizio di merito.
Per quel che invece attiene al mancato deposito dell’originale del verbale di contestazione dell’infrazione o di copia autentica, l’omissione avrebbe potuto in concreto rilevare a condizione che il rimedio recuperatorio proposto dal R. avesse avuto ingresso, cosa che nella specie non è accaduto. Il relativo vizio, pertanto, è del tutto ininfluente ai fini della decisione della causa e quindi anche in relazione ad esso può confermarsi il verdetto reiettivo del Tribunale, sia pure con motivazione differente da quella in concreto fornita da detto giudice (che aveva ritenuto irrilevante il mancato deposito della copia del verbale in vista della natura dell’azione proposta dal R.: cfr. pag. 3 della sentenza impugnata).
Infine, con il settimo motivo il ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione degli artt. 206,203 e 194 C.d.S. e L. n. 689 del 1981, art. 27, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, perchè il giudice di appello avrebbe dovuto rilevare che la maggiorazione prevista dal richiamato art. 27 a titolo di penale è prevista soltanto in relazione alle sanzioni amministrative inflitte mediante ordinanza-ingiunzione e non invece in riferimento alle diverse sanzioni in materia di violazione di prescrizioni del Codice della Strada.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 281
 sentenza 
 art. 281
 art. 48
 art. 28
 sentenza 
 art. 23
 art. 209
 art. 28
 sentenza 
 art. 27
 art. 27