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Timestamp: 2020-06-04 03:50:35+00:00

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Art. 1394 codice civile - Conflitto d'interessi - Brocardi.it
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Articolo 1394 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1394 Codice civile
Il contratto concluso dal rappresentante(1) in conflitto d'interessi col rappresentato può essere annullato su domanda del rappresentato, se il conflitto era conosciuto o riconoscibile dal terzo(2).
(1) Normalmente il rappresentante agisce solo nell'interesse del rappresentato ma si ammette la possibilità che egli agisca anche nell'interesse proprio o di terzi nel qual caso si parla di mandato in rem propriam (v. 1723, 1396 c.c.).
(2) Poichè l'annullabilità è posta nell'interesse del rappresentato, essa non opera se questi era consapevole del conflitto ed ha comunque autorizzato il compimento del negozio (v. 1395 c.c.).
L'annullabilità si spiega considerando che, in caso di conflitto d'interessi, il legislatore presume che il rappresentante agisca non nell'interesse del rappresentato ma nel proprio o in quello di un terzo. In base al principio della tutela del terzo in buona fede, è necessario, però, che il conflitto fosse a questi noto o dovesse da lui essere conosciuto secondo la diligenza ordinaria (1176 c.c.).
Spiegazione dell'art. 1394 Codice civile
La nozione del conflitto di interessi
Nelle abrogate norme del codice civile il conflitto d'interesse tra rappresentante e rappresentato non trovava un esplicito regolamento generale, come quello racchiuso in questo articolo: singole norme si limitavano a vietare speciali atti a determinate persone, tra cui anche, e soprattutto, i rappresentanti, quando fosse a sospettarsi il pericolo di sfruttamento della loro posizione, a danno di quegli interessi di altri, che le stesse avrebbero dovuto tutelare (ad es., nei casi di cui agli articoli #300#, #1457# .cod. civ. del 1865). Ma una parte della dottrina, malgrado la mancanza di una norma generale, opinava che l'opposizione o conflitto d'interessi tra rappresentante e rappresentato rendesse impossibile il potere di rappresentanza ed inconciliabile il raggiungimento della finalità stessa di questo istituto. Altri autorevoli scrittori sostenevano, invece, che non fosse ammissibile aggiungere alle condizioni della rappresentanza altresì il requisito negativo della mancanza di opposizione d'interesse e che, pertanto, il negozio compiuto dal rappresentante anche in contrasto con l'interesse del rappresentato dovesse valere, siccome pienamente efficace, nei rapporti col terzo, salvo il caso di collusione; mentre unica sanzione, in siffatta ipotesi, non potesse essere che un obbligo di risarcimento a carico del rappresentante ed in favore del rappresentato.
L'art. 1394 risolve legislativamente la controversia: esso sancisce, nel caso di conflitto d'interessi tra rappresentante e rappresentato, un'azione di annullamento a favore di quest'ultimo, ma ha riguardo, nel contempo, all'interesse del terzo che contratto col rappresentante, stabilendo che quell'azione sia concessa soltanto nel caso di colpa o di mala fede del terzo (come nel caso di conflitto conosciuto o riconoscibile da costui). Né è a ritenere che siffatta azione di annullamento escluda la responsabilità ex delicto del rappresentante, quante volte ne ricorrano gli estremi (art. 2043 cod. civ.).
259 Nuovo è l'art, 278 che disciplina le conseguenze del conflitto di interessi e dell'abuso da parte del rappresentante.
Non si è regolata l'ipotesi dell'eccesso perché, avendosi in tali casi una mancanza di poteri, e dovendosi quindi applicare l'art. 282, il contratto non può vincolare il rappresentato. Nella nozione di eccesso ho considerate compreso anche il caso di ampliamento dei poteri conferiti; ed infatti il concetto di abuso di poteri, che limita quello di eccesso, importa solo uno sviamento dei poteri esistenti, per l'uso diverso che doveva farsene.
La sanzione dell'abuso dei poteri e del conflitto di interessi è l'annullamento del contratto; ma questo annullamento non deve pregiudicare il contraente che ignorava il vizio dell'attività del procuratore e perciò si è previsto che esso può essere chiesto solamente di fronte alla parte di mala fede.
636 Quando il rappresentante agisce anche nell'interesse proprio, la sua volontà non sempre si forma ispirandosi, come dovrebbe fare, esclusivamente agli interessi del rappresentato; se ciò accade si sanziona l'annullamento dell'atto posto in essere dal rappresentante. L'ipotesi configura conflitto od opposizione di interessi, una situazione cioè che, a differenza dell'eccesso obbiettivo di potere (art. 1308 del c.c.), dà luogo ad una anormalità non apparente; conseguenza deve essere che la sanzione dell'annullamento opera in confronto dei terzi soltanto se si provi che questi conoscevano o dovevano conoscere l'esistenza del conflitto (art. 1394 del c.c.). L'atto che lede solo un interesse del rappresentato è annullabile e non nullo, in armonia con le disposizioni degli articoli 322, 323, secondo comma, e 378, terzo comma. Se l'atto compiuto in situazione di conflitto offende invece, anche soltanto virtualmente, un interesse pubblico, allora la sanzione è quella della nullità (art. 1471 del c.c., n. 1 e 2).
Massime relative all'art. 1394 Codice civile
Cass. civ. n. 2529/2017
Il conflitto d'interessi idoneo, ex art. 1394 c.c., a produrre l'annullabilità del contratto, richiede l'accertamento dell'esistenza di un rapporto d'incompatibilità tra gli interessi del rappresentato e quelli del rappresentante, da dimostrare non in modo astratto od ipotetico ma con riferimento al singolo atto o negozio che, per le sue intrinseche caratteristiche, consenta la creazione dell'utile di un soggetto mediante il sacrificio dell'altro. Tale situazione, riferendosi ad un vizio della volontà negoziale, deve essere riscontrabile al momento perfezionativo del contratto, restando irrilevanti evenienze successive eventualmente modificative della iniziale convergenza d'interessi.
In tema di conflitto di interessi, la predeterminazione del contenuto del contratto e la specifica autorizzazione del rappresentato sono elementi richiesti unicamente dall’art. 1395 c.c. per la validità del contratto che il rappresentante conclude con sé stesso, quali cautele previste in via alternativa dal legislatore per superare la presunzione legale circa l'esistenza connaturale, in tal caso, del conflitto medesimo, attesa l’identità tra la persona del rappresentante e dell'altro contraente, mentre non rilevano ai fini dell’annullabilità del contratto concluso dal rappresentante in conflitto di interessi con il rappresentato, ex art. 1394 c.c..
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2529 del 31 gennaio 2017)
Cass. civ. n. 24547/2016
Quando tutti i soci di una società, sia essa di persone o di capitali, siano anche soci di una società di capitali con partecipazione complessivamente tale da garantirne il controllo e le due società perseguano progetti imprenditoriali di tipo unitario o quantomeno coordinato, la fideiussione rilasciata dalla prima società per assicurare il finanziamento dell'altra, amministrata dallo stesso soggetto, non può ritenersi stipulata in conflitto di interessi, atteso che il buon andamento della società garantita si riverbera necessariamente a vantaggio della garante.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 24547 del 1 dicembre 2016)
Cass. civ. n. 23089/2013
Nella fattispecie prevista dall'art. 1394 cod. civ., il conflitto di interessi si manifesta al momento dell'esercizio del potere rappresentativo, mentre nel caso previsto dagli artt. 2373 e 2391 cod. civ. il conflitto di interessi (rispettivamente, in sede di assemblea e di consiglio di amministrazione) si manifesta al momento dell'esercizio del potere deliberativo. Ne consegue che, ove l'eccezione di invalidità della fideiussione stipulata dall'amministratore di una società a responsabilità limitata sia formulata senza riferimento alla deliberazione dell'organo collegiale, la riconduzione del conflitto di interessi dedotto, specie se relativo ad un contratto stipulato dall'amministratore unico, alla disciplina dettata dall'art. 1394 cod. civ., anziché alle norme - invocate dalla parte - degli artt. 2373 e 2391 cod. civ., non solo è l'unica possibile, ma, non implicando né una modifica o integrazione del fatto dedotto, né un mutamento delle conseguenze che la parte ne vuole trarre, rappresenta il legittimo esercizio del potere spettante al giudice di diversa qualificazione del fatto posto a fondamento dell'eccezione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 23089 del 10 ottobre 2013)
Cass. civ. n. 3501/2013
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3501 del 13 febbraio 2013)
Cass. civ. n. 20597/2010
È annullabile, in quanto conclusa in conflitto d'interessi, la fideiussione prestata in favore di una banca da una società di capitali, per un importo superiore al capitale sociale che sia stata sottoscritta dall'amministratore per garantire il debito contratto da altra società del medesimo gruppo ed amministrata dalla stessa persona, che al momento della stipula si trovava già in stato di insolvenza, a nulla rilevando che l'atto sia stato autorizzato dall'assemblea totalitaria dei soci.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 20597 del 4 ottobre 2010)
Cass. civ. n. 25361/2008
Nel caso in cui una società abbia prestato fideiussione in favore di un'altra società il cui amministratore sia contemporaneamente amministratore della prima, l'esistenza di un conflitto d'interessi tra la società garante ed il suo amministratore, ai sensi dell'art. 1394 c.c. ed ai fini dell'annullabilità del contratto, non può essere fatta discendere da un'aprioristica considerazione della soggettiva coincidenza dei ruoli di amministratore delle due società, ma dev'essere accertata in concreto, sulla base di una comprovata relazione antagonistica d'incompatibilità degli interessi di cui siano portatori, rispettivamente, la società che ha prestato la garanzia ed il suo amministratore, e della riconoscibilità della stessa da parte dell'altro contraente. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, la quale aveva escluso la sussistenza del conflitto d'interessi, rilevando, in particolare, che l'amministratore della società garante era titolare di una cospicua quota del capitale di quest'ultima, mentre non partecipava in alcun modo al capitale della debitrice principale).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 25361 del 17 ottobre 2008)
Cass. civ. n. 15981/2007
Il conflitto di interessi tra rappresentante e rappresentato che, se conosciuto o conoscibile dal terzo, rende annullabile il contratto concluso dal rappresentante, ai sensi dell'art. 1394 c.c. (applicabile anche ai casi di rappresentanza organica di una persona giuridica), ricorre allorquando il primo sia portatore di interessi incompatibili con quelli del secondo, cosicché la salvaguardia dei detti interessi gli impedisce di tutelare adeguatamente l'interesse del dominus con la conseguenza che non ha rilevanza, di per sé, che l'atto compiuto sia vantaggioso o svantaggioso per il rappresentato e che non è necessario provare di aver subito un concreto pregiudizio, perché il rappresentato possa domandare o eccepire l'annullabilità del negozio. A tal fine, i vincoli di solidarietà e la comunanza d'interessi fra rappresentante e terzo sono indizi che consentono al giudice del merito di ritenere, secondo l'id quod plerumque accidit ed in concorso con altri elementi (come l'inesistenza di qualsiasi interesse al contratto ovvero la sussistenza di un pregiudizio non correlato al alcun vantaggio), sia il proposito del rappresentante di favorire il terzo, sia la conoscenza effettiva o quanto meno la conoscibilità di tale situazione da parte del terzo.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 15981 del 18 luglio 2007)
Cass. civ. n. 15879/2007
In tema di conflitto d'interessi quanto all'atto concluso dal rappresentante della società fidejubente che sia rappresentante anche della società garantita, l'incompatibilità tra le esigenze dei due enti integra una causa di annullabilità ai sensi dell'art. 1394 c.c. per vizio della volontà negoziale, conosciuto o conoscibile dal terzo anche in ragione dell'estraneità della fidejussione agli scopi sociali della garante.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15879 del 17 luglio 2007)
In materia di contratti di compravendita di valori mobiliari, la violazione da parte della società di intermediazione mobiliare del divieto di effettuare operazioni con o per conto del cliente nel caso in cui abbia, direttamente o indirettamente, un interesse conflittuale nell'operazione, a meno che non abbia comunicato per iscritto la natura e l'estensione del suo interesse nell'operazione ed il cliente abbia preventivamente ed espressamente acconsentito per iscritto all'operazione (art. 6, comma 1, lett. g), applicabile nella specie ratione temporis), non determina la nullità del contratto di compravendita successivamente stipulato, ma può dare luogo al suo annullamento ai sensi degli artt. 1394 o 1395 c.c.
Cass. civ. n. 3385/2004
Il conflitto di interessi di cui all'art. 1394 c.c. postula un rapporto d'incompatibilità fra le esigenze del rappresentato e quelle personali del rappresentante o di un terzo che egli a sua volta rappresenti, rapporto che va riscontrato non in termini astratti ed ipotetici, ma con riferimento al singolo atto, di modo che è ravvisabile esclusivamente rispetto al contratto le cui intrinseche caratteristiche consentano l'utile di un soggetto solo passando attraverso il sacrificio dell'altro. Detta situazione, peraltro, integrando una ragione di annullabilità per vizio di volontà negoziale, è da apprezzarsi con riferimento al tempo del perfezionamento del contratto, restando irrilevanti le vicende successive: l'atto idoneo al conseguimento degli obiettivi del rappresentato, pure se convergenti con quelli del rappresentante, non è invalidabile a posteriori per eventi sopraggiunti che possano contrapporre interessi prima paralleli. (Nella fattispecie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso la sussistenza del conflitto in ordine alla concessione di ipoteca, da parte di una società di capitali, a garanzia di un debito di altra società di capitali atteso che le due società, nonostante avessero il medesimo amministratore unico, che aveva stipulato l'atto di concessione dell'ipoteca, avevano, altresì, identica base sociale e un comune ed unitario, oltre che coordinato, progetto imprenditoriale, nell'ambito del quale si inseriva la concessione della garanzia).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3385 del 20 febbraio 2004)
Cass. civ. n. 6755/2003
Ai fini dell'annullabilità del contratto concluso dal rappresentante in conflitto d'interessi con il rappresentato, a norma dell'art. 1394 c.c. la comunanza d'interessi fra rappresentante ed il terzo e la convivenza tra loro, specialmente quando questa sia determinata da rapporti di parentela o di coniugio, sono indizi che consentono al giudice del merito di ritenere secondo lo id quod plerumque accidit ed in concorso con altri elementi, sia il proposito del rappresentante di favorire il terzo, sia la conoscenza effettiva o quanto meno la conoscibilità di tale situazione da parte del terzo. In tal caso, la decisione del giudice di merito, risolvendosi in un apprezzamento di fatto, se immune da vizi logici, è incensurabile in sede di legittimità.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6755 del 5 maggio 2003)
Cass. civ. n. 13708/1999
Per ottenere l'annullamento di un contratto di vendita concluso dal rappresentante in conflitto di interessi con il rappresentato, è necessario non solo che quegli persegua interessi, propri o di un terzo, inconciliabili con il rappresentato, ma altresì che a quest'ultimo ne sia derivato, o ne possa derivare, un danno, il che è ad esempio da escludere se le condizioni pattuite dal rappresentante siano più convenienti di quelle che — come accertato dal giudice del merito — il rappresentato avrebbe potuto direttamente conseguire.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 13708 del 7 dicembre 1999)
Quando tutti i soci di una società di persone siano anche soci di una società di capitali con partecipazione complessivamente tale da garantirne il controllo e le due società perseguano progetti imprenditoriali di tipo unitario o quantomeno coordinato, la fideiussione che la società di persone rilasci per assicurare il finanziamento della società di capitali amministrata dallo stesso soggetto non può ritenersi stipulata in conflitto di interessi e, quindi, con gli effetti di cui all'art. 1394 c.c., atteso che il buon andamento della società di capitali si riverbera necessariamente a vantaggio della società di persone. Infatti il conflitto di interessi di cui alla norma su citata postula un rapporto di incompatibilità fra le esigenze del rappresentato e quelle personali del rappresentante o di un terzo che egli a sua volta rappresenti, rapporto che va riscontrato non in termini astratti ed ipotetici, ma con riferimento specifico al singolo atto, di modo che è ravvisabile esclusivamente rispetto al contratto le cui intrinseche caratteristiche consentano l'utile di un soggetto solo passando attraverso il sacrificio dell'altro. Detta situazione, peraltro, integrando una ragione d'annullabilità per vizio della volontà negoziale, è da apprezzarsi con riferimento al tempo del perfezionamento del contratto, restando irrilevanti le vicende successive; l'atto idoneo al conseguimento degli obiettivi del rappresentato, pure se convergenti con quelli del rappresentante, non è invalidabile a posteriori per eventi sopraggiunti che possano contrapporre interessi prima paralleli.
Cass. civ. n. 7698/1996
Ai fini dell'annullabilità del contratto stipulato dal rappresentante in conflitto di interessi con il rappresentato, il giudice di merito può argomentare l'esistenza di un tale conflitto e la sua conoscenza o conoscibilità da parte del terzo da elementi indiziari, quali il divario fra il valore di mercato del bene venduto dal rappresentante e il prezzo pagato dall'acquirente e la comunanza di interessi fra rappresentante e terzo, fondata su rapporti di filiazione. Né l'autorizzazione data dal rappresentato al rappresentante può ritenersi idonea ad escludere il conflitto di interessi e quindi, l'annullamento del contratto, se non sia accompagnata da una sufficiente determinazione degli elementi negoziali.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7698 del 21 agosto 1996)
Cass. civ. n. 1498/1994
Perché sussista un conflitto di interessi fra rappresentante e rappresentato che possa essere influente quale causa di annullamento del contratto concluso dal primo, è necessario che il rappresentante persegua interessi propri sui personali od anche di terzi inconciliabili con quelli del rappresentato, in modo che all'utilità conseguita o conseguibile dal rappresentante per sé medesimo o per il terzo, segua o possa seguire il danno del rappresentato. Non costituiscono, pertanto, causa di annullamento per conflitto di interessi né la mera convergenza di interessi tra rappresentante e rappresentato, né l'uso malaccorto che il rappresentante faccia del potere, concludendo negozi di nulla o scarsa utilità. (Nella specie, si è escluso il suddetto conflitto di interessi nella vendita di un appartamento conclusa dal rappresentante del venditore a prezzo incongruo).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1498 del 16 febbraio 1994)
Cass. civ. n. 1853/1993
Gli amministratori ed i rappresentanti delle anstalten, essendo queste dotate di autonoma personalità giuridica, non possono agire in conflitto di interessi con la persona giuridica che rappresentano neppure quando l'atto sia vantaggioso per la persona fisica del fondatore di questa o di colui che, comunque, ne detiene il capitale.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1853 del 15 febbraio 1993)
Cass. civ. n. 1852/1970
Il rapporto organico esistente tra società di capitali ed amministratore sociale non esclude l'esistenza di un rapporto rappresentativo tra la prima ed il secondo: gli artt. 1394 e 1395 c.c. sono pertanto applicabili ai rapporti tra la società di capitali ed i suoi amministratori in difetto di una espressa separazione tra potere deliberativo e potere rappresentativo contenuta nell'atto costitutivo della società ed in atti modificativi successivi.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1852 del 8 ottobre 1970)
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References: Articolo 1394

Articolo 1394

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