Source: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2016-0239_IT.html
Timestamp: 2020-06-01 20:45:50+00:00

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RELAZIONE sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul quadro giuridico dell'Unione relativo alle infrazioni e alle sanzioni doganali
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sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul quadro giuridico dell'Unione relativo alle infrazioni e alle sanzioni doganali
Relatore: Kaja Kallas
– vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0884),
– visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 33 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0033/2014),
– visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e il parere della commissione per il commercio internazionale (A8-0239/2016),
– visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 33,
– visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 33 e 114,
Occorre aggiungere alla base giuridica della direttiva l'articolo 114 relativo all'istituzione e al funzionamento del mercato interno nonché parte della base giuridica del codice doganale dell'Unione.
(1 bis) La presente direttiva dovrebbe essere conforme al regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio1.
1 Regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 ottobre 2013, che istituisce il codice doganale dell'Unione (GU L 269 del 10.10.2013, pag. 1).
L'emendamento ribadisce l'importanza che la presente direttiva sia conforme alle disposizioni del codice doganale dell'Unione.
(2) Di conseguenza, le infrazioni doganali e le relative sanzioni seguono 28 regimi giuridici diversi. Ne consegue che una violazione della normativa doganale dell'Unione non è trattata nello stesso modo in tutta l'Unione e le sanzioni che possono essere irrogate in ciascun caso differiscono in natura e severità a seconda dello Stato membro che irroga la sanzione.
(2) Le infrazioni doganali e le relative sanzioni seguono 28 regimi giuridici diversi. Ne consegue che una violazione della normativa doganale dell'Unione non è trattata nello stesso modo in tutta l'Unione e le sanzioni che possono essere irrogate in ciascun caso differiscono in natura e severità a seconda dello Stato membro che irroga la sanzione, il che comporta possibili perdite erariali per gli Stati membri e distorsioni dei flussi commerciali.
(3) Tale disparità tra gli ordinamenti giuridici degli Stati membri non solo incide sulla gestione ottimale dell'unione doganale, ma impedisce anche la realizzazione di condizioni di concorrenza eque per gli operatori economici nell'unione doganale in quanto si ripercuote sul loro accesso alle semplificazioni e alle agevolazioni doganali.
(3) Tale disparità tra gli ordinamenti giuridici degli Stati membri non solo incide sulla gestione ottimale dell'unione doganale e sulla trasparenza necessaria a garantire il corretto funzionamento del mercato interno per quanto riguarda il modo in cui le diverse autorità doganali trattano le infrazioni, ma impedisce anche la realizzazione di condizioni di concorrenza eque per gli operatori economici nell'unione doganale, che già sono sottoposti a regolamentazioni diverse in tutta l'Unione, in quanto si ripercuote sul loro accesso alle semplificazioni e alle agevolazioni doganali.
La disparità tra gli ordinamenti giuridici degli Stati membri determina una mancanza di trasparenza riguardo al modo in cui si sanzionano o meno le infrazioni, compromettendo così il funzionamento del mercato interno.
(6) È opportuno stilare un elenco dei comportamenti che devono essere considerati infrazioni della normativa doganale dell'Unione e dare origine a sanzioni. Tali infrazioni doganali devono essere pienamente basate sugli obblighi derivanti dalla normativa doganale con riferimenti diretti al codice. La presente direttiva non determina se è opportuno che gli Stati membri applichino sanzioni amministrative o penali in relazione a tali infrazioni doganali.
(6) È opportuno stilare un elenco dei comportamenti che devono essere considerati infrazioni della normativa doganale dell'Unione e dare origine a sanzioni attraverso la presente direttiva. Tali infrazioni doganali devono essere pienamente basate sugli obblighi derivanti dalla normativa doganale con riferimenti diretti al codice. La presente direttiva prevede che gli Stati membri applichino sanzioni non penali in relazione a tali infrazioni doganali. Gli Stati membri dovrebbero inoltre poter prevedere l'imposizione di sanzioni penali, conformemente alla legislazione nazionale e dell'Unione, anziché sanzioni non penali, qualora la natura e la gravità dell'infrazione in questione lo richiedano affinché la sanzione irrogata sia dissuasiva, efficace e proporzionata.
(7) La prima categoria di comportamento deve comprendere le infrazioni doganali basate sulla responsabilità oggettiva, che non prevede alcun elemento di colpa, considerando il carattere oggettivo degli obblighi in questione e il fatto che le persone che sono tenute a rispettarli non possono ignorare la loro esistenza e il loro carattere vincolante.
(8) La seconda e la terza categoria di comportamento devono comprendere le infrazioni doganali commesse, rispettivamente, per negligenza o intenzionalmente, qualora tale elemento soggettivo debba essere stabilito perché sussista la responsabilità.
(10) Per garantire la certezza del diritto è opportuno stabilire che qualsiasi atto o omissione risultante da un errore delle autorità doganali non deve essere considerato un'infrazione doganale.
(10) Per garantire la certezza del diritto è opportuno stabilire che qualsiasi atto o omissione risultante da un errore delle autorità doganali, come previsto dal codice, non deve essere considerato un'infrazione doganale.
L'articolo 119 del codice doganale dell'Unione definisce ciò che costituisce un errore da parte delle autorità doganali.
(12) Al fine di ravvicinare i sistemi nazionali di sanzionamento degli Stati membri occorre stabilire scale di sanzioni che corrispondano alle diverse categorie di infrazioni doganali e alla loro gravità. Allo scopo di imporre sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, gli Stati membri devono inoltre provvedere affinché le autorità competenti, nel decidere il tipo e il livello di sanzioni da irrogare, prendano in considerazione le specifiche circostanze aggravanti o attenuanti.
(12) Al fine di ravvicinare i sistemi nazionali di sanzionamento degli Stati membri occorre stabilire scale di sanzioni che corrispondano alla gravità delle infrazioni doganali. Allo scopo di imporre sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, gli Stati membri devono inoltre provvedere affinché le autorità competenti, nel decidere il tipo e il livello di sanzioni da irrogare, prendano in considerazione le specifiche circostanze aggravanti o attenuanti.
(12 bis) Soltanto nei casi in cui le infrazioni gravi non sono connesse ai dazi evasi bensì al valore delle merci in questione, ad esempio nel caso di infrazioni relative ai diritti di proprietà intellettuale o a merci oggetto di divieti o restrizioni, le autorità doganali dovrebbero basare la sanzione imposta sul valore delle merci.
(13) Il termine di prescrizione dei procedimenti concernenti un'infrazione doganale deve essere fissato a quattro anni dal giorno in cui l'infrazione è stata commessa o, in caso di infrazioni continuate o ripetute, dal momento in cui cessa il comportamento che costituisce infrazione. Gli Stati membri devono provvedere affinché il termine di prescrizione sia interrotto da un atto relativo alle indagini o ai procedimenti giudiziari riguardanti l'infrazione doganale. Gli Stati membri possono stabilire i casi in cui tale periodo è sospeso. L'avvio o la continuazione del procedimento devono essere preclusi alla scadenza di un periodo di otto anni, mentre il termine di prescrizione per l'applicazione di una sanzione deve essere di tre anni.
(13) Il termine di prescrizione dei procedimenti concernenti un'infrazione doganale deve essere fissato a quattro anni dal giorno in cui l'infrazione è stata commessa o, in caso di infrazioni continuate o ripetute, dal momento in cui cessa il comportamento che costituisce infrazione. Gli Stati membri devono provvedere affinché il termine di prescrizione sia interrotto da un atto relativo alle indagini o ai procedimenti giudiziari riguardanti la stessa infrazione doganale o da un atto della persona responsabile dell'infrazione. Gli Stati membri dovrebbero poter stabilire i casi in cui tale periodo è sospeso. Qualsiasi procedimento dovrebbe essere prescritto, indipendentemente da un'eventuale interruzione del termine di prescrizione, alla scadenza di un periodo di otto anni, mentre il termine di prescrizione per l'applicazione di una sanzione deve essere di tre anni.
(14) Occorre prevedere una sospensione dei procedimenti amministrativi relativi a infrazioni doganali qualora siano state avviate azioni penali nei confronti della stessa persona per gli stessi fatti. La prosecuzione del procedimento amministrativo dopo la conclusione del procedimento penale deve essere possibile solo nel pieno rispetto del principio ne bis in idem.
(14) Occorre prevedere una sospensione dei procedimenti amministrativi relativi a infrazioni doganali qualora siano state avviate azioni penali nei confronti della stessa persona per gli stessi fatti. La prosecuzione del procedimento amministrativo dopo la conclusione del procedimento penale deve essere possibile solo nel pieno rispetto del principio ne bis in idem, che significa che lo stesso reato non può essere punito due volte.
L'emendamento rafforza il riferimento alla dottrina giuridica secondo la quale nessuno dovrebbe essere punito due volte per lo stesso reato.
(15 bis) L'obiettivo generale della presente direttiva è assicurare l'efficace attuazione della legislazione doganale dell'Unione. Tuttavia, il quadro giuridico previsto dalla direttiva non permette un approccio integrato in materia di attuazione, in particolare per quanto riguarda la supervisione, il controllo e lo svolgimento di indagini. La Commissione dovrebbe pertanto presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione su tali aspetti, compresa l'attuazione del quadro comune di gestione dei rischi, al fine di valutare l'opportunità di adottare ulteriori disposizioni legislative.
Per adottare un approccio integrato in materia di attuazione, la Commissione dovrebbe valutare tutti gli elementi necessari per conseguire l'obiettivo dell'applicazione uniforme della legislazione doganale e, in particolare, la convergenza riguardo al modo in cui si effettuano i controlli in tutta l'Unione.
(18 bis) La presente direttiva mira a rafforzare la cooperazione doganale ravvicinando le normative nazionali sulle sanzioni doganali. Poiché attualmente le tradizioni giuridiche degli Stati membri differiscono in maniera sensibile, la totale armonizzazione in questo ambito è impossibile.
Il considerando riafferma gli obiettivi presentati nelle basi giuridiche che sottendono alla proposta di direttiva.
1. La presente direttiva istituisce un quadro relativo alle infrazioni della normativa doganale dell'Unione e prevede sanzioni per tali infrazioni.
1. La presente direttiva mira a contribuire al corretto funzionamento del mercato interno e a definire il quadro relativo alle infrazioni della normativa doganale dell'Unione e prevede l'imposizione di sanzioni non penali per tali infrazioni ravvicinando le disposizioni stabilite per legge, regolamentazione o misura amministrativa negli Stati membri.
Poiché l'articolo 114 è stato aggiunto alla base giuridica, la formulazione dell'articolo 1 deve essere modificata nel modo suesposto.
2 bis. La presente direttiva riguarda gli obblighi degli Stati membri nei confronti dei partner commerciali dell'Unione europea nonché dell'Organizzazione mondiale del commercio e l'Organizzazione mondiale delle dogane, per istituire un mercato interno omogeneo ed efficace che nel contempo faciliti gli scambi e garantisca la certezza.
Infrazioni e sanzioni doganali
Gli Stati membri stabiliscono norme relative alle sanzioni per le infrazioni doganali di cui agli articoli da 3 a 6.
1. Gli Stati membri stabiliscono norme relative alle sanzioni per le infrazioni doganali di cui agli articoli 3 e 6 nel rigoroso rispetto del principio ne bis in idem.
Gli Stati membri provvedono affinché gli atti o le omissioni di cui agli articoli 3 e 6 costituiscano un'infrazione qualora siano commessi per negligenza o intenzionalmente.
Gli Stati membri possono prevedere l'imposizione di sanzioni penali, conformemente alla legislazione nazionale e dell'Unione, anziché sanzioni non penali, qualora la natura e la gravità dell'infrazione in questione lo richiedano affinché la sanzione irrogata sia dissuasiva, efficace e proporzionata.
a) le autorità doganali determinano se l'infrazione è stata commessa per negligenza, vale a dire che la persona responsabile non ha dato prova di ragionevole diligenza nel controllo delle proprie operazioni o ha adottato misure palesemente insufficienti per evitare il verificarsi delle circostanze che hanno dato origine all'infrazione, quando il rischio che esse si verifichino è ragionevolmente prevedibile;
b) le autorità doganali determinano se l'infrazione è stata commessa intenzionalmente, vale a dire che l'atto od omissione è stato compiuto dalla persona responsabile nella consapevolezza che tale atto od omissione costituiva un'infrazione, o con l'intenzione premeditata e deliberata di violare la normativa doganale;
c) gli errori o i vizi materiali non costituiscono un'infrazione doganale a meno che non sia chiaro da tutte le circostanze che sono stati commessi per negligenza o intenzionalmente.
Per rispettare gli obblighi dell'Unione emananti dall'accordo di agevolazione degli scambi dell'OMC, gli Stati membri si coordinano per istituire un sistema di cooperazione che comprenda tutti gli Stati membri. Il sistema è finalizzato a coordinare gli indicatori chiave di prestazione delle sanzioni doganali (analisi del numero di ricorsi, tasso di recidiva, ecc.), diffondere le migliori pratiche tra i servizi doganali (efficienza dei controlli e delle sanzioni, riduzione dei costi amministrativi, ecc.), trasmettere le esperienze degli operatori economici e creare un legame tra di essi, monitorare l'efficacia delle attività dei servizi doganali ed effettuare un lavoro statistico sulle infrazioni commesse da imprese provenienti da paesi terzi. All'interno del sistema di cooperazione, tutti gli Stati membri sono informati tempestivamente delle indagini sulle infrazioni doganali e le infrazioni accertate in modo tale da agevolare gli scambi commerciali, evitare l'immissione di beni illeciti sul mercato interno e migliorare l'efficienza dei controlli.
Infrazioni doganali con responsabilità oggettiva
Gli Stati membri provvedono affinché i seguenti atti od omissioni costituiscano infrazioni doganali indipendentemente da qualsiasi elemento di colpa:
Gli Stati membri provvedono affinché i seguenti atti od omissioni costituiscano infrazioni doganali:
a) mancato rispetto, da parte della persona che presenta una dichiarazione in dogana, una dichiarazione per la custodia temporanea, una dichiarazione sommaria di entrata, una dichiarazione sommaria di uscita, una dichiarazione di riesportazione o una notifica di riesportazione, dell'obbligo di garantire l'accuratezza e la completezza delle informazioni riportate nella dichiarazione, notifica o domanda conformemente all'articolo 15, paragrafo 2, lettera a), del codice;
b) mancato rispetto, da parte della persona che presenta una dichiarazione in dogana, una dichiarazione per la custodia temporanea, una dichiarazione sommaria di entrata, una dichiarazione sommaria di uscita, una dichiarazione di riesportazione o una notifica di riesportazione, dell'obbligo di garantire l'autenticità, l'accuratezza e la validità dei documenti di sostegno conformemente all'articolo 15, paragrafo 2, lettera b), del codice;
c) mancato rispetto dell'obbligo di presentare una dichiarazione sommaria di entrata a norma dell'articolo 127 del codice, una notifica dell'arrivo di una nave marittima o di un aeromobile conformemente all'articolo 133 del codice, una dichiarazione di custodia temporanea conformemente all'articolo 145 del codice, una dichiarazione in dogana conformemente all'articolo 158 del codice, una notifica di attività nelle zone franche conformemente all'articolo 244, paragrafo 2, del codice, una dichiarazione pre-partenza conformemente all'articolo 263 del codice, una dichiarazione di riesportazione conformemente all'articolo 270 del codice, una dichiarazione sommaria di uscita conformemente all'articolo 271 del codice o una notifica di riesportazione conformemente all'articolo 274 del codice;
d) mancato rispetto, da parte di un operatore economico, dell'obbligo di conservare i documenti e le informazioni relativi all'espletamento delle formalità doganali su qualsiasi supporto accessibile per il periodo di tempo prescritto dalla normativa doganale conformemente all'articolo 51 del codice;
e) sottrazione alla vigilanza doganale delle merci introdotte nel territorio doganale dell'Unione senza l'autorizzazione delle autorità doganali, in contrasto con l'articolo 134, paragrafo 1, primo e secondo comma, del codice;
f) sottrazione di merci alla vigilanza doganale, in contrasto con l'articolo 134, paragrafo 1, quarto comma, con l'articolo 158, paragrafo 3, e l'articolo 242 del codice;
g) mancato rispetto, da parte di una persona che introduce le merci nel territorio doganale dell'Unione, dell'obbligo di trasportare le merci fino al luogo appropriato conformemente all'articolo 135, paragrafo 1, del codice, o dell'obbligo di informare le autorità doganali qualora gli obblighi non possano essere rispettati conformemente all'articolo 137, paragrafi 1 e 2, del codice;
g) mancato rispetto, da parte di una persona che introduce le merci nel territorio doganale dell'Unione, dell'obbligo di trasportare le merci fino al luogo appropriato conformemente all'articolo 135, paragrafo 1, del codice, o dell'obbligo di informare senza indugio le autorità doganali qualora gli obblighi non possano essere rispettati conformemente all'articolo 137, paragrafi 1 e 2, del codice e in merito all'ubicazione delle merci;
h) mancato rispetto, da parte di una persona che introduce le merci in una zona franca, quando la zona franca è contigua alla frontiera terrestre tra uno Stato membro e un paese terzo, dell'obbligo di introdurre dette merci direttamente in tale zona franca senza attraversamento di un'altra parte del territorio doganale dell'Unione europea, conformemente all'articolo 135, paragrafo 2, del codice;
i) mancato rispetto, da parte del dichiarante di una custodia temporanea o di un regime doganale, dell'obbligo di fornire i documenti alle autorità doganali se la normativa dell'Unione lo richiede o se sono necessari per controlli doganali conformemente all'articolo 145, paragrafo 2, e all'articolo 163, paragrafo 2, del codice;
j) mancato rispetto, da parte dell'operatore economico responsabile di merci non unionali in custodia temporanea, dell'obbligo di vincolare tali merci a un regime doganale o di riesportarle entro il termine fissato conformemente all'articolo 149 del codice;
j) mancato rispetto, da parte del dichiarante di una custodia temporanea o della persona che custodisce le merci in altri luoghi designati o autorizzati dalle autorità doganali, responsabile di merci non unionali in custodia temporanea, dell'obbligo di vincolare tali merci a un regime doganale o di riesportarle entro il termine fissato conformemente all'articolo 149 del codice;
k) mancato rispetto, da parte del dichiarante di un regime doganale, dell'obbligo di avere in suo possesso e di mettere a disposizione delle autorità doganali, nel momento in cui viene presentata la dichiarazione in dogana o una dichiarazione complementare, i documenti di accompagnamento richiesti per l'applicazione del regime in questione conformemente all'articolo 163, paragrafo 1, e all'articolo 167, paragrafo 1, secondo comma, del codice;
l) mancato rispetto, da parte del dichiarante di un regime doganale, in caso di dichiarazione semplificata a norma dell'articolo 166 del codice o di un'iscrizione nelle scritture del dichiarante a norma dell'articolo 182 del codice, dell'obbligo di presentare una dichiarazione complementare presso l'ufficio doganale competente entro un termine specifico conformemente all'articolo 167, paragrafo 1, del codice;
m) rimozione o distruzione dei contrassegni d'identificazione apposti dalle autorità doganali sulle merci, sull'imballaggio o sui mezzi di trasporto senza l'autorizzazione preventiva delle autorità doganali conformemente all'articolo 192, paragrafo 2, del codice;
n) mancato rispetto, da parte del titolare del regime di perfezionamento attivo, dell'obbligo di appurare un regime doganale entro il termine specificato conformemente all'articolo 257 del codice;
o) mancato rispetto, da parte del titolare del regime di perfezionamento passivo, dell'obbligo di esportare le merci difettose entro il termine specificato conformemente all'articolo 262 del codice;
p) costruzione di un immobile in una zona franca senza l'approvazione delle autorità doganali conformemente all'articolo 244, paragrafo 1, del codice;
p) costruzione di un immobile in una zona franca senza l'approvazione preventiva delle autorità doganali conformemente all'articolo 244, paragrafo 1, del codice;
q) mancato pagamento dei dazi all'importazione o all'esportazione da parte del debitore entro il termine prescritto conformemente all'articolo 108 del codice.
q) mancato pagamento dei dazi all'importazione o all'esportazione da parte del debitore entro il termine prescritto conformemente all'articolo 108 del codice;
q bis) mancato rispetto, da parte di un operatore economico, dell'obbligo di fornire, in risposta a una richiesta delle autorità doganali, i documenti e le informazioni richiesti, in una forma appropriata ed entro un periodo di tempo ragionevole, nonché tutta l'assistenza necessaria all'espletamento delle formalità o dei controlli doganali conformemente all'articolo 15, paragrafo 1, del codice;
q ter) mancato rispetto, da parte del destinatario di una decisione relativa all'applicazione della normativa doganale, degli obblighi derivanti da tale decisione conformemente all'articolo 23, paragrafo 1, del codice;
q quater) mancato rispetto, da parte del destinatario di una decisione relativa all'applicazione della normativa doganale, dell'obbligo di informare senza indugio le autorità doganali in merito a eventuali fattori, emersi dopo l'adozione della decisione da parte delle suddette autorità, che incidono sul mantenimento o sul contenuto della stessa conformemente all'articolo 23, paragrafo 2, del codice;
q quinquies) mancato rispetto, da parte del titolare del regime di transito unionale, dell'obbligo di presentare le merci intatte all'ufficio doganale di destinazione nel termine prescritto conformemente all'articolo 233, paragrafo 1, lettera a), del codice;
q sexies) scarico o trasbordo di merci dal mezzo di trasporto sul quale si trovano senza l'autorizzazione delle autorità doganali o in luoghi non designati o autorizzati dalle medesime, conformemente all'articolo 140 del codice;
q septies) magazzinaggio delle merci in strutture di deposito per la custodia temporanea o in depositi doganali senza l'autorizzazione concessa dalle autorità doganali conformemente agli articoli 147 e 148 del codice;
q octies) mancato rispetto, da parte del titolare dell'autorizzazione o del titolare del regime, degli obblighi risultanti dal magazzinaggio delle merci che si trovano in regime di deposito doganale conformemente all'articolo 242, paragrafo 1, lettere a) e b), del codice;
q nonies) fornitura alle autorità doganali di informazioni o documentazione false a seguito di una richiesta di tali autorità a norma degli articoli 15 o 163 del codice;
q decies) ricorso, da parte di un operatore economico, a informazioni inaccurate o incomplete o a documenti non autentici, inaccurati o non validi al fine di ottenere un'autorizzazione dalle autorità doganali:
i) per diventare un operatore economico autorizzato conformemente all'articolo 38 del codice,
ii) per utilizzare una dichiarazione semplificata conformemente all'articolo 166 del codice,
iii) per avvalersi di altre semplificazioni doganali conformemente agli articoli 177, 179, 182 e 185 del codice, o
iv) per vincolare le merci a regimi speciali conformemente all'articolo 211 del codice;
q undecies) introduzione delle merci nel territorio doganale dell'Unione o uscita delle merci dallo stesso senza che siano state presentate alle autorità doganali conformemente agli articoli 139 e 245 o all'articolo 267, paragrafo 2, del codice;
q duodecies) trasformazione di merci in deposito doganale senza l'autorizzazione concessa dalle autorità doganali conformemente all'articolo 241 del codice;
q terdecies) acquisto o detenzione di merci oggetto di una delle infrazioni doganali di cui alle lettere q quinquies) e q undecies) del presente articolo.
Infrazioni doganali commesse per negligenza
Gli Stati membri provvedono affinché i seguenti atti od omissioni costituiscano infrazioni doganali se commessi per negligenza:
a) mancato rispetto, da parte dell'operatore economico responsabile di merci non unionali in custodia temporanea, dell'obbligo di vincolare tali merci a un regime doganale o di riesportarle entro il termine fissato conformemente all'articolo 149 del codice;
b) mancato rispetto, da parte dell'operatore economico, dell'obbligo di fornire alle autorità doganali tutta l'assistenza necessaria all'espletamento delle formalità o dei controlli doganali conformemente all'articolo 15, paragrafo 1, del codice;
c) mancato rispetto, da parte del destinatario di una decisione relativa all'applicazione della normativa doganale, degli obblighi derivanti da tale decisione conformemente all'articolo 23, paragrafo 1, del codice;
d) mancato rispetto, da parte del destinatario di una decisione relativa all'applicazione della normativa doganale, dell'obbligo di informare senza indugio le autorità doganali in merito a eventuali fattori, emersi dopo l'adozione della decisione da parte delle suddette autorità, che incidono sul mantenimento o sul contenuto della stessa conformemente all'articolo 23, paragrafo 2, del codice;
e) mancato rispetto, da parte dell'operatore economico, dell'obbligo di presentare alle autorità doganali le merci introdotte nel territorio doganale dell'Unione conformemente all'articolo 139 del codice;
f) mancato rispetto, da parte del titolare del regime di transito unionale, dell'obbligo di presentare le merci intatte all'ufficio doganale di destinazione nel termine prescritto conformemente all'articolo 233, paragrafo 1, lettera a), del codice;
g) mancato rispetto, da parte dell'operatore economico, dell'obbligo di presentare in dogana le merci introdotte in una zona franca conformemente all'articolo 245 del codice;
h) mancato rispetto, da parte dell'operatore economico, dell'obbligo di presentare in dogana le merci che devono uscire dal territorio doganale dell'Unione conformemente all'articolo 267, paragrafo 2, del codice;
i) scarico o trasbordo di merci dal mezzo di trasporto sul quale si trovano senza l'autorizzazione delle autorità doganali o in luoghi non designati o autorizzati dalle medesime, conformemente all'articolo 140 del codice;
j) magazzinaggio delle merci in strutture di deposito per la custodia temporanea o in depositi doganali senza l'autorizzazione concessa dalle autorità doganali conformemente agli articoli 147 e 148;
k) mancato rispetto, da parte del titolare dell'autorizzazione o del titolare del regime, degli obblighi risultanti dal magazzinaggio delle merci che si trovano in regime di deposito doganale conformemente all'articolo 242, paragrafo 1, lettere a) e b), del codice.
Tutte le infrazioni possono essere commesse per negligenza o intenzionalmente. Di conseguenza, l'articolo è soppresso e le infrazioni che vi figuravano precedentemente sono classificate in funzione del loro grado di gravità.
Infrazioni doganali commesse intenzionalmente
Gli Stati membri provvedono affinché i seguenti atti od omissioni costituiscano infrazioni doganali se commessi intenzionalmente:
a) fornitura alle autorità doganali di informazioni o documentazione false a seguito di una richiesta di tali autorità a norma degli articoli 15 o 163 del codice;
iii) per avvalersi di altre semplificazioni doganali conformemente agli articoli 177, 179, 182 e 185 del codice,
c) introduzione delle merci nel territorio doganale dell'Unione o uscita delle merci dallo stesso senza che siano state presentate alle autorità doganali conformemente agli articoli 139 e 245 o all'articolo 267, paragrafo 2, del codice;
d) mancato rispetto, da parte del destinatario di una decisione relativa all'applicazione della normativa doganale, degli obblighi derivanti da tale decisione conformemente all'articolo 23, paragrafo 1, del codice;
e) mancato rispetto, da parte del destinatario di una decisione relativa all'applicazione della normativa doganale, dell'obbligo di informare senza indugio le autorità doganali in merito a eventuali fattori, emersi dopo l'adozione della decisione da parte delle suddette autorità, che incidono sul mantenimento o sul contenuto della stessa conformemente all'articolo 23, paragrafo 2, del codice;
f) trasformazione di merci in deposito doganale senza l'autorizzazione concessa dalle autorità doganali conformemente all'articolo 241 del codice;
g) acquisto o detenzione di merci oggetto di una delle infrazioni doganali di cui all'articolo 4, lettera f), e alla lettera c) del presente articolo.
1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie al fine di garantire che l'istigazione, il favoreggiamento e il concorso a un atto o un'omissione di cui all'articolo 5 costituiscano un'infrazione doganale.
1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie al fine di garantire che l'istigazione, il favoreggiamento e il concorso a un atto o un'omissione di cui all'articolo 8 ter, paragrafo 2, costituiscano un'infrazione doganale.
2. Gli Stati membri adottano le misure necessarie al fine di garantire che il tentativo di commettere un atto o un'omissione di cui all'articolo 5, lettere b) o c), costituisca un'infrazione doganale.
2. Gli Stati membri adottano le misure necessarie al fine di garantire che il tentativo di commettere un atto o un'omissione di cui all'articolo 3, lettere q decies) o q undecies), costituisca un'infrazione doganale.
Errore delle autorità doganali
Gli atti o le omissioni di cui agli articoli da 3 a 6 non costituiscono infrazioni doganali se si verificano a seguito di un errore delle autorità doganali.
Gli atti o le omissioni di cui agli articoli 3 e 6 non costituiscono infrazioni doganali se si verificano a seguito di un errore delle autorità doganali, conformemente all'articolo 119 del codice, e le autorità doganali sono responsabili nel caso in cui gli errori provochino danni.
1. Gli Stati membri provvedono affinché le persone giuridiche siano dichiarate responsabili delle infrazioni doganali commesse per loro conto da chiunque agisca a titolo individuale o in quanto membro di un organo della persona giuridica e che eserciti un potere direttivo al suo interno del seguente tipo:
1. Gli Stati membri provvedono affinché le persone giuridiche siano dichiarate responsabili delle infrazioni doganali di cui agli articoli 3 e 6 commesse per loro conto da chiunque agisca a titolo individuale o in quanto membro di un organo della persona giuridica e che eserciti un potere direttivo al suo interno del seguente tipo:
2. Gli Stati membri provvedono inoltre affinché le persone giuridiche siano dichiarate responsabili quando la carenza di sorveglianza o controllo da parte di una persona di cui al paragrafo 1 abbia reso possibile la commissione di un'infrazione doganale per conto di tale persona giuridica da parte di una persona soggetta alla sua autorità.
3 bis. Ai fini della presente direttiva, per "persona giuridica" si intende qualsiasi entità dotata di personalità giuridica in forza del diritto applicabile, ad eccezione degli Stati o degli enti pubblici nell'esercizio dei pubblici poteri e delle organizzazioni internazionali pubbliche.
Fattori di cui tenere conto nel valutare se un'infrazione è di lieve entità
1. Nel determinare se un'infrazione di cui all'articolo 3 è di lieve entità, gli Stati membri garantiscono fin dall'inizio del processo, ossia nel momento in cui si stabilisce se è stata commessa un'infrazione doganale, che le autorità competenti tengano conto di tutte le circostanze pertinenti applicabili, incluse le seguenti:
a) il fatto che l'infrazione sia stata commessa per negligenza;
b) il fatto che le merci in questione non siano oggetto dei divieti o delle restrizioni di cui all'articolo 134, paragrafo 1, seconda frase, del codice e all'articolo 267, paragrafo 3, lettera e), del codice;
c) il fatto che l'infrazione non incida, o incida solo lievemente, sull'importo dei dazi doganali da pagare;
d) l'effettiva collaborazione della persona responsabile dell'infrazione con le autorità competenti durante il procedimento;
e) la divulgazione volontaria dell'infrazione da parte della persona responsabile, a condizione che l'infrazione non sia ancora oggetto di attività di indagine di cui la persona responsabile dell'infrazione è a conoscenza;
f) la capacità della persona responsabile dell'infrazione di dimostrare di compiere sforzi significativi per allinearsi alla legislazione doganale dell'Unione, dando prova di un elevato livello di controllo delle proprie operazioni, ad esempio attraverso un sistema di conformità;
g) il fatto che la persona responsabile dell'infrazione sia una piccola o media impresa senza alcuna precedente esperienza in questioni inerenti alle dogane.
2. Le autorità competenti ritengono che un'infrazione sia di lieve entità solo qualora in relazione alla medesima non vi siano fattori aggravanti di cui all'articolo 8 ter.
Fattori di cui tenere conto nel valutare se un'infrazione è grave
1. Nel determinare se un'infrazione di cui all'articolo 3 o 6 è grave, gli Stati membri garantiscono fin dall'inizio del processo, ossia nel momento in cui si stabilisce se è stata commessa un'infrazione doganale, che le autorità competenti tengano conto di tutte le seguenti circostanze pertinenti applicabili:
a) il fatto che l'infrazione sia stata commessa intenzionalmente;
b) il fatto che l'infrazione persista per un lungo periodo di tempo, il che riflette l'intenzione di perpetuarla;
c) il fatto che un'infrazione simile o correlata alla stessa persista o venga ripetuta, vale a dire che sia commessa più volte;
d) il fatto che l'infrazione abbia un impatto significativo sull'importo dei dazi all'importazione o all'esportazione evasi;
e) il fatto che le merci in questione siano oggetto dei divieti o delle restrizioni di cui all'articolo 134, paragrafo 1, seconda frase, del codice e all'articolo 267, paragrafo 3, lettera e), del codice;
f) il fatto che la persona responsabile dell'infrazione rifiuti di collaborare o di collaborare pienamente con l'autorità competente;
g) il fatto che la persona responsabile dell'infrazione abbia commesso infrazioni in precedenza.
2. Le violazioni di cui all'articolo 3, lettere f), g), p), q decies) e q undecies), costituiscono, per loro natura, violazioni gravi.
Sanzioni applicabili alle infrazioni doganali di cui all'articolo 3
Sanzioni non penali applicabili alle infrazioni doganali di lieve entità
Gli Stati membri provvedono affinché sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive siano applicate alle infrazioni doganali di cui all'articolo 3 entro i seguenti limiti:
1. Gli Stati membri provvedono affinché sanzioni efficaci, proporzionate, dissuasive e non penali siano applicate alle infrazioni doganali di cui all'articolo 3 ritenute di lieve entità in conformità con l'articolo 8 bis, in aggiunta al recupero dei dazi evasi, entro i seguenti limiti:
a) quando l'infrazione riguarda merci specifiche, una pena pecuniaria di importo compreso fra l'1% e il 5% del valore delle merci;
a) quando l'infrazione è connessa ai dazi evasi, una pena pecuniaria di un importo massimo pari al 70 % dei dazi evasi;
b) quando l'infrazione non riguarda merci specifiche, una pena pecuniaria di importo compreso fra 150 e 7 500 EUR.
b) quando l'infrazione non è connessa ai dazi evasi, una pena pecuniaria di un importo massimo di 7 500 EUR.
2. Nel determinare il livello delle sanzioni da imporre entro i limiti di cui al paragrafo 1 del presente articolo, gli Stati membri garantiscono che si tenga conto di tutte le circostanze pertinenti di cui all'articolo 8 bis.
Sanzioni applicabili alle infrazioni doganali di cui all'articolo 4
Gli Stati membri provvedono affinché sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive siano applicate alle infrazioni doganali di cui all'articolo 4 entro i seguenti limiti:
a) quando l'infrazione riguarda merci specifiche, una pena pecuniaria di un importo massimo pari al 15 % del valore delle merci;
b) quando l'infrazione non riguarda merci specifiche, una pena pecuniaria di un importo massimo di 22 500 EUR.
L'articolo è soppresso per essere in linea con la soppressione dell'articolo 4.
Sanzioni applicabili alle infrazioni doganali di cui agli articoli 5 e 6
Sanzioni non penali applicabili alle infrazioni doganali gravi
Gli Stati membri provvedono affinché sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive siano applicate alle infrazioni doganali di cui agli articoli 5 e 6 entro i seguenti limiti:
1. Gli Stati membri provvedono affinché sanzioni efficaci, proporzionate, dissuasive e non penali siano applicate alle infrazioni doganali di cui agli articoli 3 e 6 ritenute gravi in conformità con l'articolo 8 ter, in aggiunta al recupero dei dazi evasi, entro i seguenti limiti:
a) quando l'infrazione riguarda merci specifiche, una pena pecuniaria di un importo massimo pari al 30 % del valore delle merci;
a) quando l'infrazione è connessa ai dazi evasi, una pena pecuniaria di importo compreso tra il 70 % e il 140 % dei dazi evasi;
a bis) quando l'infrazione non è connessa ai dazi evasi bensì al valore delle merci, una pena pecuniaria di importo compreso tra il 15 % e il 30 % del valore delle merci;
b) quando l'infrazione non riguarda merci specifiche, una pena pecuniaria di un importo massimo di 45 000 EUR.
b) quando l'infrazione non è connessa ai dazi evasi né al valore delle merci, una pena pecuniaria di importo compreso tra 7 500 EUR e 45 000 EUR.
2. Nel determinare il livello delle sanzioni da imporre entro i limiti di cui al paragrafo 1 del presente articolo, gli Stati membri garantiscono che si tenga conto di tutte le circostanze pertinenti di cui all'articolo 8 bis e all'articolo 8 ter, paragrafo 1.
Altre sanzioni non penali applicabili alle infrazioni gravi
1. Oltre alle sanzioni di cui all'articolo 11, e in conformità con il codice, gli Stati membri possono imporre le seguenti sanzioni non pecuniarie nei casi in cui sia stata commessa un'infrazione grave:
a) confisca permanente o temporanea delle merci;
b) sospensione di un'autorizzazione concessa.
2. Conformemente al codice, gli Stati membri provvedono affinché le decisioni relative alla concessione dello status di operatore economico autorizzato vengano revocate nel caso di un'infrazione grave o ripetuta della legislazione doganale.
1. L'importo delle sanzioni pecuniarie applicabili a norma degli articoli 9 e 11 è oggetto di riesame da parte della Commissione, assieme alle autorità competenti degli Stati membri, cinque anni dopo ... [la data di entrata in vigore della presente direttiva]. Scopo della procedura di riesame è di garantire che l'importo delle sanzioni pecuniarie applicate nell'ambito dell'Unione doganale sia più convergente al fine di armonizzarne il funzionamento.
2. La Commissione pubblica annualmente le sanzioni applicate dagli Stati membri alle infrazioni doganali di cui agli articoli 3 e 6.
3. Gli Stati membri garantiscono il rispetto della legislazione doganale ai sensi dell'articolo 5, punto 2, del regolamento (UE) n. 952/2013 nonché del regolamento (UE) n. 978/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio1.
1Regolamento (UE) n. 978/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate e che abroga il regolamento (CE) n. 732/2008 del Consiglio (GU L 303 del 31.10.2012, pag. 1).
Articolo 11 quater (nuovo)
Gli Stati membri garantiscono la possibilità di una transazione, vale a dire di una procedura che permetta alle autorità competenti di stipulare un accordo con la persona responsabile dell'infrazione per risolvere un caso di infrazione doganale in alternativa all'avvio o alla conclusione di un procedimento giudiziario, in cambio dell'accettazione di una sanzione immediatamente esecutiva da parte di tale persona.
Tuttavia, una volta avviato il procedimento giudiziario, le autorità competenti possono raggiungere un accordo transattivo solo con il consenso dell'autorità giudiziaria.
La Commissione fornisce orientamenti sulle procedure di transazione per garantire che la persona responsabile di un'infrazione possa usufruire della transazione nel rispetto del principio della parità di trattamento e in maniera trasparente, e che qualsiasi transazione conclusa includa la pubblicazione dell'esito della procedura.
Applicazione effettiva delle sanzioni ed esercizio dei poteri sanzionatori da parte delle autorità competenti
Gli Stati membri provvedono affinché, nello stabilire il tipo e il livello di sanzioni per le infrazioni doganali di cui agli articoli da 3 a 6, le autorità competenti tengano conto di tutte le circostanze pertinenti, tra cui, se del caso:
a) la gravità e la durata dell'infrazione;
il fatto che la persona responsabile dell'infrazione sia un operatore economico autorizzato;
l'importo del dazio all'importazione o all'esportazione evaso;
il fatto che le merci in questione siano oggetto dei divieti o delle restrizioni di cui all'articolo 134, paragrafo 1, seconda frase, del codice e all'articolo 267, paragrafo 3, lettera e), del codice o che rappresentino un rischio per la sicurezza pubblica;
il livello di collaborazione della persona responsabile dell'infrazione con le autorità competenti;
precedenti infrazioni commesse dalla persona responsabile dell'infrazione.
Gli Stati membri garantiscono che gli orientamenti e le pubblicazioni sulla conformità e il mantenimento della conformità con la legislazione doganale dell'Unione siano messi a disposizione delle parti interessate in un formato facilmente accessibile, comprensibile e aggiornato.
L'emendamento indica in modo generale il formato degli orientamenti e delle pubblicazioni. Specifica altresì che tali orientamenti e pubblicazioni dovrebbero essere messi a disposizione delle parti interessate.
1. Gli Stati membri provvedono affinché il termine di prescrizione del procedimento riguardante un'infrazione doganale di cui agli articoli da 3 a 6 sia di quattro anni e inizi a decorrere dal giorno in cui l'infrazione è stata commessa.
1. Gli Stati membri provvedono affinché il termine di prescrizione per l'avvio del procedimento riguardante un'infrazione doganale di cui agli articoli 3 e 6 sia di quattro anni e inizi a decorrere dal giorno in cui l'infrazione è stata commessa.
2. Gli Stati membri provvedono affinché, in caso di infrazioni doganali continuate o ripetute, il termine di prescrizione inizi a decorrere dal giorno in cui cessano l'atto o l'omissione che costituiscono l'infrazione doganale.
3. Gli Stati membri provvedono affinché il termine di prescrizione sia interrotto per effetto di qualsiasi atto dell'autorità competente, notificato alla persona interessata, relativo a un'indagine o a un procedimento giudiziario riguardante la stessa infrazione. Il termine di prescrizione inizia a decorrere dal giorno dell'interruzione.
3. Gli Stati membri provvedono affinché il termine di prescrizione sia interrotto per effetto di qualsiasi atto dell'autorità competente, notificato alla persona interessata, relativo a un'indagine o a un procedimento giudiziario riguardante la stessa infrazione o per effetto di un atto da parte della persona responsabile dell'infrazione. Il termine di prescrizione continua a decorrere il giorno in cui l'interruzione viene a termine.
4. Gli Stati membri provvedono affinché sia preclusa la possibilità di avviare o proseguire un procedimento riguardante un'infrazione doganale di cui agli articoli da 3 a 6 una volta scaduto un periodo di otto anni a decorrere dal giorno di cui al paragrafo 1 o 2.
4. Fatto salvo l'articolo 14, paragrafo 2, gli Stati membri provvedono affinché sia prescritto qualsiasi procedimento riguardante un'infrazione doganale di cui all'articolo 3 o 6, indipendentemente da un'eventuale interruzione del termine di prescrizione di cui al paragrafo 3 del presente articolo, una volta scaduto un periodo di otto anni a decorrere dal giorno di cui al paragrafo 1 o 2 del presente articolo.
5. Gli Stati membri provvedono affinché il termine di prescrizione per l'esecuzione della decisione sanzionatoria sia di tre anni. Tale termine inizia a decorrere dal giorno in cui la decisione diventa definitiva.
6. Gli Stati membri stabiliscono i casi in cui i termini di prescrizione di cui ai paragrafi 1, 4 e 5 sono sospesi.
Gli Stati membri cooperano e scambiano tutte le informazioni necessarie per il procedimento riguardante un atto o un'omissione che costituisce un'infrazione doganale di cui agli articoli da 3 a 6, in particolare qualora più Stati membri abbiano avviato procedimenti nei confronti della stessa persona per gli stessi fatti.
Gli Stati membri cooperano e scambiano tutte le informazioni necessarie per il procedimento riguardante un atto o un'omissione che costituisce un'infrazione doganale di cui agli articoli 3 e 6, in particolare qualora più Stati membri abbiano avviato procedimenti nei confronti della stessa persona per gli stessi fatti. L'obiettivo della cooperazione tra Stati membri è di accrescere l'efficacia dei controlli doganali sulle merci e armonizzare le procedure all'interno dell'Unione.
Articolo 16 – comma 1 bis (nuovo)
La Commissione vigila sulla cooperazione fra gli Stati membri per creare indicatori chiave di prestazione applicabili ai controlli e alle sanzioni doganali, sulla diffusione delle migliori pratiche e sul coordinamento della formazione dei funzionari doganali.
Gli Stati membri provvedono affinché le autorità competenti abbiano la possibilità di sequestrare temporaneamente merci, mezzi di trasporto e qualsiasi altro strumento utilizzato per commettere le infrazioni doganali di cui agli articoli da 3 a 6.
Gli Stati membri provvedono affinché le autorità competenti abbiano la possibilità di sequestrare temporaneamente merci, mezzi di trasporto o altri strumenti utilizzati per commettere le infrazioni doganali di cui agli articoli 3 e 6. Qualora, in seguito all'imposizione di una sanzione, lo Stato membro confischi tali merci in via permanente, può decidere di distruggerle, riutilizzarle o riciclarle, se del caso.
Articolo 18 – comma 1 bis (nuovo)
Entro il 31 dicembre 2017, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sugli altri elementi dell'applicazione della legislazione doganale dell'Unione, come la supervisione, il controllo e l'indagine, corredata, se del caso, da una proposta legislativa per integrare la presente direttiva.
L'emendamento precisa che l'applicazione della legislazione doganale comprende anche elementi diversi dalle sanzioni, come i controlli, la supervisione e l'indagine, che dovrebbero anche essere armonizzati in modo migliore per soddisfare l'obiettivo generale di un'applicazione uniforme della legislazione doganale dell'Unione.
Gli Stati membri trasmettono alla Commissione dati statistici riguardanti le infrazioni e le sanzioni imposte a seguito di tali infrazioni, al fine di permettere alla Commissione di valutare l'applicazione della presente direttiva. Tali informazioni sono fornite annualmente dopo l'entrata in vigore della presente direttiva. La Commissione può avvalersi di tali dati in fase di revisione della presente direttiva al fine di ottenere un migliore ravvicinamento dei sistemi sanzionatori nazionali.
La Commissione europea ha pubblicato il 13 dicembre 2013 una proposta di direttiva sul quadro giuridico dell'Unione relativo alle infrazioni e alle sanzioni doganali.
Sebbene l'unione doganale sia considerata uno dei fondamenti dell'Unione europea nonché il pilastro del mercato unico, non esiste ancora un approccio integrato in materia di applicazione della normativa doganale, comprese le sanzioni. Ciò significa che le norme sono le stesse ma che, in caso di violazione, le sanzioni applicate differirebbero in modo significativo.
L'unione doganale e la politica commerciale sono di competenza esclusiva dell'Unione europea, ragion per cui soltanto l'UE può mettere a punto un approccio comune che garantisca l'applicazione della normativa doganale. Gli Stati membri si sono impegnati a perseguire due obiettivi, segnatamente: assicurare che le amministrazioni doganali interagiscano e svolgano i propri compiti con la stessa efficacia con cui li svolgerebbero se fossero un'unica amministrazione, garantendo nel contempo controlli con risultati equivalenti e sostenendo le attività commerciali legittime, nonché prevedere la necessaria tutela degli interessi finanziari dell'Unione. Tuttavia, è abbastanza evidente che senza un approccio integrato per quanto concerne l'applicazione delle norme, ivi comprese le sanzioni, non è possibile che le amministrazioni doganali degli Stati membri agiscano come un'unica amministrazione, soprattutto alla luce delle notevoli differenze tra i sistemi sanzionatori degli Stati membri messe in luce dalla relazione 2010 del gruppo di progetto sulle sanzioni doganali.
Predette differenze creano una mancanza di fiducia reciproca tra le amministrazioni, mentre la fiducia e la cooperazione tra le autorità doganali sono essenziali per la buona gestione dell'unione doganale e la tutela degli interessi finanziari dell'UE. Esse pregiudicano inoltre le condizioni di parità per gli operatori economici nell'Unione europea. Le differenze tra le sanzioni doganali sono da considerarsi, secondo la Corte di giustizia dell'Unione europea, misure di effetto equivalente a restrizioni quantitative. I rischi di distorsione del mercato e di assenza di condizioni di parità possono aumentare con le nuove disposizioni sulla qualifica di operatore economico autorizzato (AEO), in virtù delle quali infrazioni gravi e ripetute della normativa possono portare alla perdita dello status (articolo 39 del codice doganale dell'Unione) e quindi collegare una misura di agevolazione del commercio a una comprovata osservanza della normativa doganale dell'UE.
In caso di permanenza delle differenze tra i sistemi sanzionatori degli Stati membri, un'impresa potrebbe perdere da ultimo la qualifica di AEO in un paese mentre, per la medesima infrazione, un'altra società operante in un altro Stato membro non la perderebbe. Predette questioni risultano sempre più pertinenti in considerazione della crescita del commercio elettronico, soprattutto ad opera delle microimprese e delle singole persone, e, pertanto, occorre una maggiore certezza del diritto per quanto riguarda i sistemi di conformità nonché una maggiore trasparenza circa il modo in cui le varie autorità doganali trattano le infrazioni.
Da ultimo, ma non meno importante, la convergenza tra i sistemi sanzionatori è necessaria per consentire all'UE di rispettare gli obblighi esterni ad essa incombenti in virtù dell'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT).
L'articolo X, paragrafo 3, lettera a), del GATT 1994 afferma che:
Ogni parte contraente applicherà in maniera uniforme, imparziale e ragionevole tutte le leggi, regolamenti, decisioni e disposizioni di cui al paragrafo 1 del presente articolo.
Requisiti del codice doganale dell'Unione
Il codice doganale dell'Unione prevede che gli Stati membri siano dotati di sistemi per sanzioni doganali effettivi, proporzionati e dissuasivi. Pertanto, la direttiva in esame dovrebbe puntare a migliorare la convergenza degli approcci degli Stati membri in fatto di applicazione della normativa doganale dell'UE, sulla base dell'articolo 114 TFUE relativo all'istituzione e al funzionamento del mercato interno e dell'articolo 33 TFUE relativo alla cooperazione doganale, nonché in linea con l'attuazione del codice doganale aggiornato e l'informatizzazione delle dogane.
Agevolare il commercio e migliorare la conformità
La direttiva in esame dovrebbe riconoscere che la maggior parte degli operatori economici coinvolti nel settore doganale sono imprese legittime che mirano a conformarsi alla normativa doganale. Le attività attinenti al settore doganale impongono di considerare gli operatori economici dei partner, il che giustifica la necessità di utilizzare principalmente sanzioni non penali in caso di violazioni, al fine di garantire la conformità, anziché sanzioni penali.
La presente relazione chiarisce il campo di applicazione della direttiva nell'ottica di garantire che solo le infrazioni commesse per negligenza o intenzionalmente siano considerate infrazioni doganali, eliminando in questo modo la questione della responsabilità oggettiva che non prevede alcun elemento di colpa. La definizione di comportamento negligente è essenziale nella direttiva in esame, che armonizza le sanzioni non penali, dal momento che la negligenza non dovrebbe essere sanzionata in quanto reato, nemmeno in presenza di circostanze obiettive come, ad esempio, gravi conseguenze finanziarie. Se è dimostrato che una persona non è stata negligente, non era a conoscenza dei fatti e non avrebbe potuto prevedere l'accaduto, nemmeno esercitando la dovuta diligenza, essa non andrebbe sanzionata. Inoltre, un errore non dovrebbe essere sanzionato a meno che non sia parte di un modello di comportamento negligente o intenzionale. Le infrazioni commesse intenzionalmente possono essere sanzionate penalmente al di sopra di una soglia specifica onde consentire agli Stati membri di adottare misure che risultino sufficientemente dissuasive per punire i comportamenti fraudolenti.
Al fine di garantire che le sanzioni siano efficaci, proporzionate e dissuasive, è importante lasciare alle autorità doganali un margine sufficiente per valutare le circostanze del caso e, su tale base, decidere la sanzione più appropriata, in quanto ciò si è rivelato uno strumento efficace per ridurre i casi di non conformità. La direttiva in esame dovrebbe tuttavia definire un quadro che assicuri una comprensione comune tra gli Stati membri su cosa sono le circostanze attenuanti e aggravanti, a partire dalla comunicazione volontaria, nel primo caso, fino al rifiuto di collaborare, nel secondo. Le disposizioni in materia di responsabilità oggettiva sono in contrasto con tale approccio e mettono altresì in discussione alcuni principi giuridici fondamentali quali la presunzione d'innocenza, poiché non prevedono alcun elemento di colpa per comminare sanzioni. Le disposizioni sulla responsabilità oggettiva potrebbero compromettere la crescita e il commercio legittimo e, con ogni probabilità, non risulteranno efficaci né miglioreranno la conformità.
Vi dovrebbe tuttavia essere una classificazione delle infrazioni che operi una divisione fra infrazioni lievi e infrazioni gravi, in particolare alla luce della possibilità che un AEO perda la sua qualifica in caso di infrazioni gravi o ripetute nonché dell'assenza di una definizione di infrazione grave nel codice doganale dell'Unione. La logica iniziale della classificazione delle infrazioni stabilita dalla Commissione europea è stata mantenuta prevedendo diverse categorie e si è tenuto conto dell'elenco di ciò che gli Stati membri considerano infrazioni di lieve entità, come ad esempio il mancato rispetto dei termini.
Al fine di garantire un sistema di sanzioni proporzionato, l'importo dell'ammenda non può basarsi sul valore delle merci. La sanzione dovrebbe basarsi sull'importo dei dazi doganali evasi in quanto dovrebbe essere collegata alle conseguenze finanziarie dell'infrazione. Una sanzione basata sul valore delle merci potrebbe portare a un sistema sproporzionato in base al quale un'infrazione di lieve entità commessa in relazione a una merce di grande valore potrebbe provocare conseguenze disastrose per l'impresa. Al fine di prevedere una certa flessibilità nei casi in cui la merce non è soggetta a un'aliquota del dazio doganale o l'infrazione non è connessa a una merce specifica, è opportuno stabilire un importo fisso. Sebbene occorra definire un quadro armonizzato, risulta altresì opportuno fissare limiti superiori onde garantire alle autorità doganali un margine discrezionale per adeguare l'ammenda in funzione delle circostanze aggravanti o attenuanti. Andrebbero inoltre autorizzate altre sanzioni diverse dalla pena pecuniaria, ad esempio la perdita della qualifica di AEO, come stabilito dal codice doganale dell'Unione, e la confisca delle merci.
Le autorità doganali dovrebbero inoltre tenere conto delle spese del contenzioso, in particolare per le piccole imprese e, di conseguenza, prevedere la possibilità di una procedura di transazione, che dovrebbe essere definita in modo da garantire la coerenza in tutta l'UE.
Tracciare la sottile linea di demarcazione tra sanzioni penali e sanzioni non penali
È opportuno che la direttiva in esame miri ad armonizzare le sanzioni non penali in caso di violazione della normativa doganale, in quanto ciò permette di creare il quadro più idoneo per migliorare il rispetto della normativa e ridurre il numero di infrazioni. In caso di infrazioni commesse con l'intenzione di commettere frodi, gli Stati membri possono adottare sanzioni penali al di sopra di una certa soglia, conformemente alla direttiva relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale (direttiva PIF), la quale offre agli Stati membri la possibilità di ricorrere a sanzioni non penali al di sotto della medesima soglia. L'interconnessione tra le due direttive è in linea con le pratiche in uso nella maggior parte degli Stati membri che dispongono di un insieme di sanzioni penali e non penali per garantire il rispetto della normativa doganale. La direttiva PIF non è tuttavia sufficiente in quanto non vi è alcuna normativa europea che sanzioni le infrazioni commesse per negligenza, che però rappresentano la maggior parte delle violazioni della normativa doganale.
Alcune disposizioni, come ad esempio istigazione, favoreggiamento, concorso e tentativo, sono concetti di diritto penale in alcuni Stati membri, ma sono altresì punibili in sette paesi membri ai sensi del diritto non penale. Occorre chiarire che tali azioni sono commesse intenzionalmente e, pertanto, possono dare luogo a sanzioni non penali che rientrano nel campo di applicazione della direttiva in esame o a sanzioni penali al di fuori del campo di applicazione della stessa.
Un passo necessario: dalla conformità ex post alla conformità ex ante
Gli Stati membri dovrebbero garantire che le persone che si occupano di questioni doganali e commerciali siano attivamente informate sulle modalità per conformarsi alla normativa doganale e garantirne il rispetto. I sistemi sanzionatori amministrativi degli Stati membri dovrebbero quindi essere uno strumento di ultima istanza per sanzionare un comportamento negligente alla luce di ciò che l'autore dell'infrazione avrebbe dovuto sapere e fare onde prevenire tale infrazione. La questione relativa all'eventuale negligenza della persona in questione dovrebbe diventare un elemento fondamentale in sede di applicazione dei sistemi sanzionatori.
Il ricorso a strumenti TIC dovrebbe consentire la possibilità di monitorare in tempo reale l'osservanza delle norme, il che richiede una stretta collaborazione con gli operatori per garantire la piena conformità nonché l'attuazione, da parte degli Stati membri, delle disposizioni sui sistemi elettronici contenute nel codice doganale dell'Unione. Inoltre, gli Stati membri si sono impegnati, anche conformemente ai requisiti fissati dal codice doganale dell'Unione, a prendere parte a un sistema comune di gestione dei rischi che la Commissione europea dovrebbe sviluppare ulteriormente. Si tratta di uno dei pilastri di un approccio comune in materia di applicazione che integra la creazione di un sistema sanzionatorio comune.
On. Vicky Ford
Commissione per il mercato internoe la protezione dei consumatori
Oggetto: Parere sulla base giuridica della proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul quadro giuridico dell'Unione relativo alle infrazioni e alle sanzioni doganali (COM(2013)0884 – C8-0033/2014 – 2013/0432(COD))
con lettera del 29 febbraio 2016 Lei ha consultato la commissione giuridica, a norma dell'articolo 39, paragrafo 2, del regolamento, sull'opportunità della base giuridica della proposta della Commissione in oggetto.
La commissione giuridica ha esaminato la questione nella riunione del 21 aprile 2016.
Con lettera del 29 febbraio 2016 la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO) ha consultato la commissione giuridica, a norma dell'articolo 39, paragrafo 2, del regolamento, sull'opportunità della base giuridica della proposta della Commissione in oggetto.
La proposta della Commissione è fondata sull'articolo 33 TFUE, che riguarda la cooperazione doganale e che conferisce all'Unione la competenza ad agire in questo settore sulla base della procedura legislativa ordinaria.
Il relatore della commissione IMCO sulla proposta ha ritenuto che l'articolo 114 TFUE, che concerne il ravvicinamento delle legislazioni ai fini dell'instaurazione e del funzionamento del mercato interno, rispecchiasse meglio gli obiettivi della proposta, la quale andrebbe allineata al codice doganale dell'Unione(1), anch'esso basato sull'articolo 114 TFUE.
II - La proposta
Sebbene la legislazione doganale sia armonizzata e rientri nella sfera di competenza dell'UE, gli Stati membri conservano la possibilità di adottare atti legislativi riguardanti le infrazioni e le sanzioni doganali.
Nel quadro del programma Dogana 2013, la Commissione ha proceduto a una valutazione dei regimi nazionali dei 24 Stati membri applicabili alle infrazioni e alle sanzioni doganali(2). La Commissione ha constatato un considerevole numero di differenze tra i regimi, evidenziandone le implicazioni negative. Le conseguenze sono evidenti non solo sul piano internazionale, ma anche all'interno dello spazio europeo, dal momento che la mancanza di uniformità nell'applicazione della legislazione doganale può rendere più difficile gestire efficacemente l'unione doganale. Inoltre, la diversità delle norme si ripercuoterebbe anche sugli operatori economici e sulle condizioni di concorrenza eque, che dovrebbero essere intrinseche al mercato interno. Dette divergenze sono considerate dalla Commissione come altrettante motivazioni a sostegno della necessità dell'atto legislativo in esame, come risulta dal punto 1.1. della "Relazione" e dal considerando 3 della proposta.
Nella sezione della "Relazione" riguardante la scelta della base giuridica (3.1), la Commissione sottolinea che "(...) Analogamente, l'introduzione di determinate agevolazioni e semplificazioni nella normativa doganale dell'Unione e l'accesso degli [operatori economici autorizzati] alle stesse costituisce una forte motivazione per rafforzare ulteriormente la cooperazione tra gli Stati membri."
La proposta contiene un elenco comune di atti e omissioni che dovrebbero essere considerate infrazioni del codice doganale dell'Unione e di altra normativa in materia di dogane e definisce casi di responsabilità oggettiva e infrazioni commesse intenzionalmente o per negligenza (articoli da 1 a 5). L'articolo 6 riguarda l'istigazione, il favoreggiamento e il concorso agli atti precedentemente considerati come infrazioni, nonché il tentativo di commetterli. L'articolo 7 concerne gli errori commessi dalle autorità doganali, mentre l'articolo 8 tratta della responsabilità delle persone giuridiche. Gli articoli da 9 a 12 stabiliscono i limiti sostanziali delle sanzioni e i principi che dovrebbero disciplinare l'applicazione di queste ultime. Gli articoli 13 e 14 contengono disposizioni procedurali e riguardano i termini di prescrizione e la sospensione del procedimento amministrativo. L'articolo 15 disciplina l'esercizio della giurisdizione. L'articolo 16 fa riferimento alla cooperazione tra Stati membri, che obbliga questi ultimi allo scambio di informazioni e all'applicazione del principio ne bis in idem, che garantisce che non siano avviati procedimenti nei confronti della stessa persona per gli stessi fatti in più di uno Stato membro. L'articolo 17 obbliga gli Stati membri a provvedere affinché sia possibile sequestrare gli strumenti che sono stati utilizzati per commettere le infrazioni doganali. Infine, la proposta contiene disposizioni sulla relazione della Commissione e la valutazione del rispetto e del recepimento della direttiva (articoli da 18 a 21).
La base giuridica scelta per la proposta all'esame è l'articolo 33 TFUE, che recita:
Nel quadro del campo di applicazione dei trattati, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, adottano misure per rafforzare la cooperazione doganale tra gli Stati membri e tra questi ultimi e la Commissione.
Si propone di includere nella base giuridica l'articolo 114 TFUE, qui di seguito riportato (sottolineatura aggiunta):
1. Salvo che i trattati non dispongano diversamente, si applicano le disposizioni seguenti per la realizzazione degli obiettivi dell'articolo 26. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e previa consultazione del Comitato economico e sociale, adottano le misure relative al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che hanno per oggetto l'instaurazione ed il funzionamento del mercato interno. (...)
IV - Giurisprudenza
Secondo una giurisprudenza costante della Corte di giustizia, "la scelta del fondamento giuridico di un atto comunitario deve basarsi su elementi oggettivi, suscettibili di sindacato giurisdizionale, tra i quali figurano, in particolare, lo scopo e il contenuto dell'atto"(3). La scelta di una base giuridica non corretta può quindi giustificare l'annullamento dell'atto in questione.
In linea di principio, un atto deve fondarsi su un'unica base giuridica. Un atto può essere fondato su una doppia base giuridica soltanto se persegue contemporaneamente più obiettivi o ha più componenti tra loro inscindibili, senza che uno di essi assuma importanza secondaria e indiretta rispetto all'altro(4), a condizione che le procedure previste relativamente all'una e all'altra base giuridica non siano incompatibili(5).
V - Analisi
L'articolo 33 TFUE è stato incluso nella base giuridica di altri atti legislativi adottati nel settore della cooperazione doganale, ad esempio il codice doganale dell'Unione e il regolamento Dogana 2020(6). Non esistono definizioni esplicite del concetto di cooperazione doganale, ma dal momento che esso rientra nel titolo II "Libera circolazione delle merci", capo 2 "Cooperazione doganale", del TFUE, è stato ampiamente utilizzato in relazione all'unione doganale, ad esempio per quanto concerne i dazi, la prevenzione delle frodi e i controlli sulle merci che entrano nel territorio doganale dell'UE(7). L'articolo 33 TFUE costituisce quindi la corretta base giuridica quando si tratta di un quadro di cooperazione tra le autorità doganali.
L'articolo 114 TFUE è la base giuridica utilizzata per l'adozione delle misure di armonizzazione concernenti il mercato interno. Le misure di armonizzazione di cui a tale articolo richiedono come presupposto che tra le legislazioni degli Stati membri si registrino divergenze suscettibili di perturbare gli scambi commerciali in seno al mercato interno. L'articolo 114 potrebbe essere utilizzato quando è probabile che si verifichino divergenze di questo tipo fra le legislazioni nazionali, probabilità che però non può essere puramente ipotetica. La Corte di giustizia ha più volte utilizzato questa formulazione nella sua giurisprudenza, ma senza in realtà definire il concetto di "probabilità". Cionondimeno, la Corte non ha mai accettato l'articolo 114 TFUE come base giuridica per la legislazione nei casi in cui riteneva che tra le legislazioni nazionali non esistessero – e non sarebbero probabilmente esistite – divergenze.
In base alla giurisprudenza della Corte, le misure di cui all'articolo 114 TFUE sono destinate a migliorare le condizioni di instaurazione e di funzionamento del mercato interno e devono avere effettivamente tale obiettivo, contribuendo all'eliminazione di ostacoli alla libera circolazione delle merci o alla libera prestazione di servizi, o ancora all'eliminazione di distorsioni della concorrenza(8).
La proposta della Commissione è intesa a risolvere i problemi risultanti dalle differenze tra i regimi che disciplinano le infrazioni doganali e le relative sanzioni nell'ambito del mercato europeo. Come precisato nel preambolo della proposta e nella "Relazione", tali differenze possono essere constatate a tre livelli: in primo luogo, sul piano internazionale, dove l'UE deve garantire il rispetto degli obblighi internazionali che ha assunto; in secondo luogo, a livello dell'unione doganale, in vista di una gestione più efficiente di quest'ultima; in terzo luogo, a livello del mercato interno, in relazione al quale la Commissione riconosce che lo status quo non garantisce condizioni di concorrenza eque, qualora agli operatori economici non si applichino le stesse norme e condizioni. La proposta, quindi, non mira solo a rafforzare la cooperazione doganale, ma anche a correggere le distorsioni del mercato interno per il tramite di una serie di norme uniformi da applicare in tutti e 28 gli Stati membri.
La maggior parte delle disposizioni contenute nella proposta mira a fornire un elenco uniforme di sanzioni amministrative applicabili alle infrazioni nonché un elenco dei comportamenti e delle omissioni che dovrebbero in realtà essere considerati infrazioni. Sebbene alcune disposizioni riguardino strettamente questioni di cooperazione (articolo 15, paragrafo 2, e articolo 16), ad esempio lo scambio di informazioni, la maggior parte di esse è intesa a ravvicinare le normative nazionali.
Come riconosciuto dalla Corte, è possibile avere una doppia base giuridica quando entrambe le disposizioni giuridiche sono intrinsecamente legate all'atto legislativo. Nel caso di specie, considerati lo scopo e il contenuto della direttiva proposta, gli obiettivi che consistono nel pervenire a una gestione più efficace dell'unione doganale e nel garantire, al tempo stesso, che agli operatori economici si applichino le stesse norme, senza vantaggi negli Stati membri più indulgenti, non possono essere distinti.
La proposta all'esame non si limita al rafforzamento della cooperazione doganale fra Stati membri, ma cerca attivamente di correggere una distorsione del mercato interno creata dalla diversità dei regimi nazionali. L'articolo 114 TFUE dovrebbe pertanto essere aggiunto all'articolo 33 TFUE. Le due disposizioni sono strettamente legate, e nessuna delle due è accessoria rispetto all'altra.
Si osservi che, in conformità della procedura di cui all'articolo 114 TFUE, la consultazione del Comitato economico e sociale europeo è obbligatoria.
Gli articoli 33 e 114 TFUE costituiscono una corretta base giuridica per la proposta.
Nella riunione del 21 aprile 2016 la commissione giuridica ha pertanto deciso, con 17 voti favorevoli, 3 contrari e 0 astensioni(9), di raccomandare gli articoli 33 e 114 TFUE come fondamento giuridico appropriato per la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul quadro giuridico dell'Unione relativo alle infrazioni e alle sanzioni doganali.
Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ungheria.
Causa C-45/86, Commissione/Consiglio (Preferenze tariffarie generalizzate) [1987] ECR 1439, punto 5; causa C-440/05, Commissione/Consiglio [2007] ECR I-9097; causa C-411/06, Commissione/Parlamento e Consiglio [2009] ECR I-7585.
Causa C-411/06, Commissione/Parlamento europeo e Consiglio [2009] ECR I-07585, punto 47.
Causa C-300/89, Commissione/Consiglio ("Biossido di titanio") [1991] ECR I-2867, punti 17-25.
Regolamento (UE) n. 1294/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce un programma d'azione doganale nell'Unione europea per il periodo 2014-2020 e abroga la decisione n. 624/2007/CE (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 209).
Consiglio dell'Unione europea, Conclusioni sui progressi nell'ambito della strategia per l'evoluzione dell'unione doganale, Bruxelles, 10 e 11 dicembre 2012, disponibile all'indirizzo http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/intm/134129.pdf.
Causa C-491/01, British American Tobacco (Investments) Ltd e Imperial Tobacco Ltd, ECR [2002] I-11453, punto 60.
Erano presenti al momento della votazione finale: Jean-Marie Cavada, Mady Delvaux, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Axel Voss (vicepresidenti), Max Andersson, Joëlle Bergeron, Marie-Christine Boutonnet, Kostas Chrysogonos, Therese Comodini Cachia, Angel Dzhambazki, Rosa Estaràs Ferragut, Enrico Gasbarra, Heidi Hautala, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Gilles Lebreton, Dietmar Köster, Emil Radev, József Szájer, Cecilia Wikström e Josef Weidenholzer (a norma dell'articolo 200, paragrafo 2, del regolamento).
PARERE della commissione per il commercio internazionale (25.5.2016)
Relatore per parere: Franck Proust
Il codice doganale dell'Unione europea ha consentito un'armonizzazione la cui applicazione deve garantire il rispetto delle norme doganali e la legittima imposizione di sanzioni pur rientrando nell'ambito del diritto nazionale degli Stati membri.
Di conseguenza, la lotta alle infrazioni della normativa doganale segue 28 regimi giuridici diversi e tradizioni amministrative o giuridiche differenti. Ne consegue una grande variazione delle definizioni e della severità di tali sanzioni a seconda dello Stato membro.
Una sintesi della situazione concernente le infrazioni doganali e i sistemi di sanzioni degli Stati membri è stata effettuata da un gruppo di progetto istituito dalla Commissione, su base volontaria, con 24 Stati membri nell'ambito del programma Dogana 2013.
L'approccio del relatore riguarda tre aspetti: il quadro, il contenuto e la forma della presente proposta di direttiva.
1) La presente direttiva rappresenta un reale ostacolo. Se si considera solo il titolo, alcuni termini (reati, sanzioni) si riferiscono al principio di sussidiarietà.
Affinché il parere della commissione INTA sia rispettato e preso pienamente in considerazione, il relatore ha preferito mettere il suo approccio nel quadro del commercio internazionale.
2) I risultati del programma "Dogana 2013" mostrano delle differenze nelle soglie di reati o di termini simili, tali da mettere la credibilità e il corretto funzionamento dell'Unione doganale in una posizione difficile nei confronti dei nostri partner commerciali.
Vi è quindi il bisogno di una trasparenza e di una leggibilità che porti anche delle economie. I nostri obblighi internazionali nel quadro dell'OMC devono essere rispettati per salvaguardare il mercato nel suo insieme. Gli Stati Uniti hanno già sottolineato l'incoerenza del mercato interno europeo dinanzi all'OMC.
In particolare, il relatore desidera inserire la proposta di direttiva nel contesto dell'accordo sull'agevolazione degli scambi. Un'agenzia o organo consentirebbe di esercitare le funzioni di analisi e coordinamento senza interferire con la sussidiarietà. Gli scambi di informazioni dai controlli fino all'applicazione delle sanzioni sono necessari per l'economia dell'Unione europea e dei paesi terzi.
La capacità di semplificare il sistema delle sanzioni e delle infrazioni deve comportare la coerenza, donde la necessità, per gli Stati membri, di ravvicinare in modo coerente le sanzioni, non più sotto forma di soglie, ma di fasce di sanzioni. Non è accettabile che operatori economici possano sfuggire a qualsiasi sanzione in seno al mercato interno o che possano sussistere ancora enormi disparità.
Infine, il relatore propone di privilegiare la territorialità dell'infrazione come criteri principali per la scelta della giurisdizione onde lottare contro la corsa alla giurisdizione ("forum shopping") nonché il rafforzamento della registrazione delle merci da parte delle autorità doganali in caso di inchiesta antidumping sì da evitare la costituzione di scorte ingenti ("stockpiling") per sanzioni sotto forma di tasse.
3) Sulla forma, il relatore auspica che la proposta di direttiva rispetti un formato efficace e chiaro che consenta di presentare proposte ambiziose alla commissione competente per il merito dimostrando l'urgenza della situazione dinanzi al mancato rispetto dei nostri obblighi internazionali e alle esigenze dei nostri operatori economici.
La commissione per il commercio internazionale invita la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, competente per il merito, a prendere in considerazione i seguenti emendamenti:
(2) Di conseguenza, le infrazioni doganali e le relative sanzioni seguono 28 regimi giuridici diversi. Ne consegue che una violazione della normativa doganale dell'Unione non è trattata nello stesso modo in tutta l'Unione e le sanzioni che possono essere irrogate in ciascun caso differiscono in natura e severità a seconda dello Stato membro che irroga la sanzione, il che comporta possibili perdite erariali per gli Stati membri e distorsioni dei flussi commerciali.
(3) Tale disparità tra gli ordinamenti giuridici degli Stati membri non solo incide sulla gestione ottimale dell'unione doganale, ma impedisce anche la realizzazione di condizioni di concorrenza eque per gli operatori economici nell'unione doganale, che già sono sottoposti a regolamentazioni diverse in tutta l'Unione, in quanto si ripercuote sul loro accesso alle semplificazioni e alle agevolazioni doganali.
(17) Al fine di agevolare le indagini sulle infrazioni doganali, le autorità competenti devono avere la facoltà di sequestrare temporaneamente qualsiasi tipo di merce o mezzo di trasporto o qualsiasi altro strumento utilizzato per commettere l'infrazione.
(17) Al fine di agevolare le indagini sulle infrazioni doganali, le autorità competenti devono avere la facoltà di sequestrare temporaneamente qualsiasi tipo di merce o mezzo di trasporto o qualsiasi altro strumento utilizzato per commettere l'infrazione e comunicare tale infrazione alle autorità competenti degli altri Stati membri utilizzando un sistema di allerta rapida.
1. La presente direttiva istituisce un quadro relativo alle infrazioni della normativa doganale dell'Unione e prevede fasce di sanzioni per tali infrazioni.
Per rispettare gli obblighi dell'Unione emananti dall'accordo di agevolazione degli scambi dell'OMC, gli Stati membri si coordinano per istituire un sistema di cooperazione che comprenda tutti gli Stati membri. Il sistema è finalizzato a coordinare gli indicatori chiave di prestazione delle sanzioni doganali (analisi del numero di ricorsi, tasso di recidiva, ecc.); diffondere le migliori pratiche tra i servizi doganali (efficienza dei controlli e delle sanzioni, riduzione dei costi amministrativi, ecc.); trasmettere le esperienze dei soggetti economici e creare un legame tra di essi; monitorare l'efficacia delle attività dei servizi doganali; effettuare un lavoro statistico sulle infrazioni commesse da imprese provenienti da paesi terzi. All'interno del sistema di cooperazione, tutti gli Stati membri sono informati tempestivamente delle indagini sulle infrazioni doganali e le infrazioni accertate in modo tale da agevolare gli scambi commerciali, evitare l'immissione di beni illeciti sul mercato interno e migliorare l'efficienza dei controlli.
Registro delle importazioni degli Stati membri
Gli Stati membri provvedono a che le loro autorità doganali prendano gli opportuni provvedimenti per registrare le importazioni, senza attendere la richiesta della Commissione, di modo che le misure connesse al rispetto del regolamento (CE)1225/20091bis possano dare adito alla successiva applicazione di misure a decorrere dalla data della registrazione. Le importazioni possono essere sottoposte a registrazione su domanda dell'industria dell'Unione europea che contenga elementi di prova sufficienti a tal fine.
1bis Regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (GU L 343 del 22.12.2009, pag. 51).
Articolo 10 – lettera a
a) quando l'infrazione riguarda merci specifiche, una pena pecuniaria di un importo massimo dal 5% al 15 % del valore delle merci o dei dazi evasi;
Nel caso di merci di elevato valore (ad esempio petrolio o beni), le sanzioni pecuniarie basate sul valore delle merci possono essere particolarmente ingenti. Occorre pertanto dare agli Stati membri l'opzione di irrogare sanzioni basate sul valore delle merci in questione o sull'importo dei dazi doganali che avrebbero dovuto percepire.
b) quando l'infrazione non riguarda merci specifiche, una pena pecuniaria di importo compreso fra 7 500 e 22 500 EUR.
Articolo 11 – lettera a
a) quando l'infrazione riguarda merci specifiche, una pena pecuniaria di un importo massimo dal 10% al 30 % del valore delle merci o dei dazi evasi;
Articolo 11 – lettera b
b) quando l'infrazione non riguarda merci specifiche, una pena pecuniaria di importo compreso fra 15 000 EUR e 45 000 EUR.
1. L'importo delle sanzioni pecuniarie è oggetto di riesame da parte della Commissione, assieme alle autorità competenti degli Stati membri, cinque anni dopo l'entrata in vigore della presente direttiva. Scopo della procedura di riesame è quello di garantire che l'importo delle sanzioni pecuniarie applicate nell'ambito dell'Unione doganale sia più convergente al fine di armonizzarne il funzionamento.
2. La Commissione pubblica annualmente le sanzioni applicate dai 28 Stati membri alle infrazioni doganali di cui agli articoli da 3 a 6 della presente direttiva.
3. Gli Stati membri garantiscono il rispetto della legislazione doganale ai sensi dell'articolo 5, punto 2, del regolamento (UE) n. 952/2013 nonché del regolamento n. 978/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio1bis.
1bisRegolamento (UE) n. 978/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate e che abroga il regolamento (CE) n. 732/2008 del Consiglio (GU L 303 del 31.10.2012, pag. 1).
È considerato un'aggravante il fatto che le merci in questione siano oggetto dei divieti o delle restrizioni quantitative o delle misure di vigilanza giustificati, in particolare, da motivi di moralità pubblica, di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di tutela della salute e della vita delle persone di cui all'articolo 24, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 2015/478 del Parlamento europeo e del Consiglio1bis.
1bisRegolamento (UE) n. 2015/478 del Parlamento europeo e del Consiglio, del mercoledì 11 marzo 2015, che istituisce il codice doganale dell'Unione (GU L 83 del 10.10.2013, pag. 16).
1. Gli Stati membri provvedono a esercitare giurisdizione sulle infrazioni doganali di cui agli articoli da 3 a 6 secondo uno dei seguenti criteri:
1. Gli Stati membri provvedono a esercitare giurisdizione sulle infrazioni doganali di cui agli articoli da 3 a 6 secondo l'ordine di priorità dei seguenti criteri:
a) l'infrazione è stata commessa in tutto o in parte sul territorio di tale Stato membro;
b) la persona che ha commesso l'infrazione è un cittadino di tale Stato membro;
b) le merci interessate dall'infrazione si trovano sul territorio di tale Stato membro.
c) le merci interessate dall'infrazione si trovano sul territorio di tale Stato membro.
c) la persona che ha commesso l'infrazione è un cittadino di tale Stato membro;
(Inversione delle lettere b) e c))
2. Gli Stati membri provvedono affinché, qualora più di uno Stato membro rivendichi giurisdizione per la stessa infrazione doganale, lo Stato membro in cui è pendente l'azione penale nei confronti della stessa persona per gli stessi fatti eserciti la giurisdizione. Qualora la giurisdizione non possa essere determinata a norma del paragrafo 1, gli Stati membri provvedono affinché eserciti giurisdizione lo Stato membro la cui autorità competente avvia per prima il procedimento relativo all'infrazione doganale nei confronti della stessa persona per gli stessi fatti.
2. Gli Stati membri provvedono affinché, qualora più di uno Stato membro rivendichi giurisdizione per la stessa infrazione doganale, lo Stato membro in cui è pendente l'azione penale nei confronti della stessa persona per gli stessi fatti eserciti la giurisdizione.
Gli Stati membri cooperano e scambiano tutte le informazioni necessarie per il procedimento riguardante un atto o un'omissione che costituisce un'infrazione doganale di cui agli articoli da 3 a 6, in particolare qualora più Stati membri abbiano avviato procedimenti nei confronti della stessa persona per gli stessi fatti. L'obiettivo della cooperazione tra Stati membri è di accrescere l'efficacia dei controlli doganali sulle merci e armonizzare le procedure all'interno dell'Unione.
Entro il [1° maggio 2019] la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'applicazione della presente direttiva in cui valuta in quale misura gli Stati membri abbiano adottato le misure necessarie per conformarsi alla presente direttiva.
Entro il [1° maggio 2019] la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'applicazione della presente direttiva in cui valuta in quale misura gli Stati membri abbiano adottato le misure necessarie per conformarsi alla presente direttiva. La relazione integra criteri di rendimento atti a dimostrare i progressi compiuti per quanto concerne il rafforzamento dell'Unione doganale e la convergenza delle procedure.
Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul quadro giuridico dell'Unione relativo alle infrazioni e alle sanzioni doganali

References: Articolo 11

Articolo 16

Articolo 18
 articolo 16

Articolo 10

Articolo 11

Articolo 11