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Timestamp: 2018-04-22 14:34:50+00:00

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Cassazione: in attesa di contributi dalla Camera di Commercio... bhe sappi che sono pignorabili...
La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 1113 del 2014, ha affermato che i contributi della Camera di Commercio sono pignorabili.
Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 4 luglio 2013 – 21 gennaio 2014, n. 1113 - Presidente Russo – Relatore Travaglino
Il tribunale di Enna, decidendo sull'opposizione agli atti esecutivi proposta da G.P. con riferimento ad un pignoramento esattoriale presso terzi promosso ex art. 72 bis del DPR 602/1073 dalla Serit Sicilia, dichiaratane in limine la ammissibilità e la tempestività, la accolse.
Ritenne, in particolare, il giudice di merito che il complesso procedimento di cui alla citata norma (introdotta, come è noto, dall'art. 3 comma 40 del D.L. n. 203 del 2005, convertito con modificazioni nella legge 248/2005), funzionale ad una riscossione assai semplificata del credito esattoriale dal carattere alternativo rispetto alle modalità espropriative tipizzate nel codice di rito civile, potesse essere legittimamente azionato, quanto all'ente pubblico. soltanto quando lo stesso dovesse procedere, nei confronti del privato, ad un "pagamento". La procedura (anche alla luce di una circolare dell'assessorato al bilancio del settembre 2008) poteva, pertanto, essere attivata soltanto nel caso in cui l'ente fosse stato chiamato all'adempimento di un obbligo di natura privatistica nei confronti del privato, dovendosi conseguentemente escludere la legittimità del ricorso al fermo amministrativo (ex art. 48 bis) ed al conseguente pignoramento semplificato (ex art. 72) bis in caso di trasferimento di somme a titoli diversi.
Non trattandosi, nella specie, di pagamenti stricto sensu privatistici (il procedimento era stato instaurato dalla Camera di Commercio di Enna con riferimento alla corresponsione, in favore della ditta G., di somme a titolo contributivo ex art. 27 della legge regionale 3/196 per l'assunzione di lavoratori apprendisti), essi non potevano essere sottoposti né al fermo de quo - che andava, secondo quanto opinato dal tribunale, "annullato poiché adottato in carenza di potere" - né al pignoramento, che andava a sua volta annullato.
Con il secondo motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 2140 c.c. in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c..
E' fondata, difatti, la doglianza relativa alla qualificazione giuridica dell'opposizione, che, per aver mosso all'atto di pignoramento censure fondate soltanto sull'asserita impossibilità, per la Serit, di procedere ad esecuzione nelle forme analiticamente indicate ed esaminate nel provvedimento oggi impugnato - e cioè per aver contestato l'esistenza stessa del diritto a procedere ad esecuzione da parte del creditore attesa l'asserita impignorabilità dei crediti fondata sull'interpretazione fornita da una circolare dell'assessorato - integrava gli estremi dell'opposizione all'esecuzione, non essendovi mai stata contestazione formale delle cartelle di pagamento rappresentative del titolo in base al quale la Serit aveva agito in executiviis.
E' altrettanto fondata la correlata censura secondo la quale, nell'ambito dell'opposizione di specie, le uniche contestazioni legittimamente proponibili avevano riguardo alla pignorabilità dei beni, esclusa ex lege (art. 72 bis del più volte ricordato DPR 602/1973) soltanto quanto ai crediti pensionistici ed a quelli di cui al quarto, quinto e sesto comma dell'art. 545 c.p.c..
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7 lug 2013 0 833

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 72
 art. 48
 art. 72
 art. 27
 sentenza