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ELENCO DEI REATI PRESUPPOSTO - PDF
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1 ELENCO DEI REATI PRESUPPOSTO (ALLEGATO DEL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO ADOTTATO DAL FONDO FOR.TE. AI SENSI DEL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, n. 231)2 INDICE 1. PREMESSA REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DI CUI AGLI ARTICOLI 24 E 25 DEL D.LGS. 231/ DELITTI INFORMATICI E TRATTAMENTO ILLECITO DEI DATI DI CUI ALL ARTICOLO 24- BIS DEL D.LGS. 231/ DELITTI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA DI CUI ALL ARTICOLO 24-TER DEL D.LGS. 231/ FALSITÀ IN MONETE, IN CARTE DI PUBBLICO CREDITO, IN VALORI IN BOLLO E IN STRUMENTI O SEGNI DI RICONOSCIMENTO DI CUI ALL ARTICOLO 25-BIS DEL D.LGS. 231/ DELITTI CONTRO L INDUSTRIA E IL COMMERCIO DI CUI ALL ARTICOLO 25-BIS.1 DEL D.LGS. 231/ REATI SOCIETARI DI CUI ALL ARTICOLO 25-TER DEL D.LGS. 231/ DELITTI CON FINALITÀ DI TERRORISMO O DI EVERSIONE DELL ORDINE DEMOCRATICO DI CUI ALL ARTICOLO 25-QUATER DEL D.LGS. 231/ PRATICHE DI MUTILAZIONE DEGLI ORGANI GENITALI FEMMINILI DI CUI ALL ARTICOLO 25-QUATER.1 DEL D.LGS. 231/ DELITTI CONTRO LA PERSONALITÀ INDIVIDUALE DI CUI ALL ARTICOLO 25-QUINQUIES DEL D.LGS. 231/ ABUSI DI MERCATO DI CUI ALL ARTICOLO 25-SEXIES DEL D.LGS. 231/ OMICIDIO COLPOSO O LESIONI GRAVI O GRAVISSIME, COMMESSE CON VIOLAZIONE DELLE NORME SULLA TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA SUL LAVORO DI CUI ALL ARTICOLO 25-SEPTIES DEL D.LGS. 231/ RICETTAZIONE, RICICLAGGIO E IMPIEGO DI DENARO, BENI O UTILITÀ DI PROVENIENZA ILLECITA DI CUI ALL ARTICOLO 25-OCTIES DEL D.LGS. 231/ DELITTI IN MATERIA DI VIOLAZIONE DEL DIRITTO D AUTORE DI CUI ALL ARTICOLO 25- NOVIES DEL D.LGS. 231/ INDUZIONE A NON RENDERE DICHIARAZIONI O A RENDERE DICHIARAZIONI MENDACI ALL AUTORITÀ GIUDIZIARIA DI CUI ALL ARTICOLO 25-DECIES DEL D.LGS. 231/ REATI AMBIENTALI DI CUI ALL ARTICOLO 25-UNDECIES DEL D.LGS. 231/ IMPIEGO DI CITTADINI DI PAESI TERZI IL CUI SOGGIORNO È IRREGOLARE DI CUI ALL ARTICOLO 25-DUODECIES DEL D.LGS. 231/ REATI TRANSNAZIONALI INTRODOTTI DALLA LEGGE 16 MARZO 2006, N. 146, LEGGE DI RATIFICA ED ESECUZIONE DELLA CONVENZIONE E DEI PROTOCOLLI DELLE NAZIONI UNITE CONTRO IL CRIMINE ORGANIZZATO TRANSNAZIONALE3 1. PREMESSA Il presente allegato del Modello elenca i reati previsti dal D.Lgs. 231/01, ovvero i c.d. reati presupposto per la responsabilità amministrativa degli Enti. Inoltre, per le famiglie di reato previste dal D.Lgs. 231/01 che, alla luce della specifica operatività del Fondo, sono state considerate maggiormente rilevanti per lo stesso, le disposizioni legislative richiamate dal Decreto sono corredate da note esplicative. 2. REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DI CUI AGLI ARTICOLI 24 E 25 DEL D.LGS. 231/01 Le fattispecie di reato suscettibili di configurare la responsabilità amministrativa dell ente sono soltanto quelle espressamente richiamate da determinati articoli del Decreto. In particolare, gli articoli 24 e 25 del D.Lgs. 231/01 (di seguito, in breve anche Decreto ) prevedono le fattispecie di reato di seguito elencate. MALVERSAZIONE A DANNO DELLO STATO (ART. 316-BIS C.P.) Chiunque, estraneo alla pubblica amministrazione, avendo ottenuto dallo Stato o da altro ente pubblico o dalle Comunità europee contributi, sovvenzioni o finanziamenti destinati a favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere od allo svolgimento di attività di pubblico interesse, non li destina alle predette finalità, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. La disposizione è finalizzata alla repressione dei fenomeni di distrazione, anche parziale, di somme ottenute, ad esempio, a titolo di sovvenzione, con riferimento ad ipotesi di illecita utilizzazione di risorse pubbliche. La figura mira a punire tutti quei casi di abusi, successivi all erogazione di sovvenzioni, consistenti nell impiego distorto rispetto agli scopi di legge di finanziamenti ottenuti da parte dello Stato, di altri Enti Pubblici o da parte delle Comunità Europee. Soggetto attivo è chiunque sia estraneo alla Pubblica Amministrazione. Casistica: l Ente è diretto beneficiario delle sovvenzioni che, tuttavia, anziché essere utilizzate per soddisfare le finalità di interesse pubblico a cui sono destinate per legge, vengono invece distratte per altro scopo (si pensi, ad esempio, alle sovvenzioni da parte delle Comunità Europee o di altro Ente Pubblico da destinare all attività di formazione o alla riconversione professionale del personale, ovvero al finanziamento pubblico dei progetti per le pari opportunità). 34 INDEBITA PERCEZIONE DI EROGAZIONI A DANNO DELLO STATO (ART. 316-TER C.P.) Salvo che il fatto costituisca il reato previsto dall'articolo 640 bis, chiunque mediante l'utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l'omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a 3.999,96 euro si applica soltanto la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da euro a euro. Tale sanzione non può comunque superare il triplo del beneficio conseguito. Tale disposizione è stata introdotta al fine di punire particolari modalità di realizzazione della truffa in erogazioni pubbliche. Il fatto consiste nel conseguimento dell erogazione pubblica attraverso il deposito o l esibizione di documentazione falsa ovvero per l omissione di informazioni dovute. Ai fini della consumazione è sufficiente il semplice utilizzo o la presentazione di documentazione falsa ovvero la comunicazione di un dato rilevante. Tale ipotesi di reato assume natura residuale rispetto alla più grave fattispecie di truffa in danno dello Stato (ex art. 640, comma 2, n. 1, c.p.), per la cui sussistenza è necessaria, invece, l induzione in errore mediante artifici o raggiri. Casistica: anche questo reato, al pari del precedente, può essere commesso in relazione a sovvenzioni pubbliche - nel caso specifico concesse mediante utilizzo o presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi attestanti fatti o circostanze non rispondenti al vero ovvero mediante l omissione di informazioni dovute - che abbiano quale diretto beneficiario l Ente. TRUFFA IN DANNO DELLO STATO O DI ALTRO ENTE PUBBLICO (ART. 640, COMMA 2, N.1., C.P.) (omissis) La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da 309 euro a euro: 1) se il fatto 1 è commesso a danno dello Stato o di un altro Ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare; (omissis). La fattispecie prevede un reato comune, che può essere commesso da chiunque. Il fatto consiste nel procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno (in questa fattispecie il danno deve 1 Truffa in danno dello Stato o di altro Ente Pubblico (art. 640, comma 1, c.p.): Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro ( ). 45 essere subito dello Stato o da altro Ente Pubblico), inducendo, mediante artifici o raggiri, taluno in errore. Per artificio o raggiro si intende la simulazione o dissimulazione della realtà, atta ad indurre in errore una persona per effetto della percezione di una falsa apparenza. Il silenzio può integrare la condotta della truffa se attuata in presenza di un obbligo giuridico di comunicazione, anche di carattere extrapenale. L atto di disposizione del soggetto indotto in errore può comprendere ogni comportamento dotato di una efficacia in fatto; tale può essere considerata anche la semplice inerzia. Il profitto si ravvisa anche nella mancata diminuzione del patrimonio, per effetto, ad esempio, del godimento di un bene e, quindi, anche in assenza di un aumento effettivo di ricchezza; può anche non essere di natura patrimoniale, potendo consistere nel soddisfacimento di un interesse di natura morale. La casistica collegata a tale ipotesi di reato può ritenersi assai ampia. Il comportamento del dirigente dell Ente può integrare in vario modo la fattispecie: truffe perpetrate ai danni di Enti Previdenziali ovvero di amministrazioni locali attraverso dichiarazioni mendaci ovvero altre condotte fraudolente, cioè mediante condotte che forniscano una rappresentazione della situazione reale in maniera difforme, idonee quindi a indurre in errore ingenerando una falsa rappresentazione della situazione effettiva (di fatto o di diritto). È il caso delle false dichiarazioni in sede di partecipazione a gare pubbliche per l aggiudicazione di un servizio o per conseguire particolari benefici di legge (ad esempio: sgravi contributivi per l assunzione di nuovo personale con contratti formazione lavoro o altre agevolazioni connesse all assunzione obbligatoria dei disabili ai sensi della L.68/1999) ovvero ancora alterazioni commesse nello svolgimento del servizio di erogazione del trattamento previdenziale per conto dell INPS al fine di conseguire un illecito arricchimento. TRUFFA AGGRAVATA PER IL CONSEGUIMENTO DI EROGAZIONI PUBBLICHE (ART. 640 BIS C.P.) La pena è della reclusione da uno a sei anni e si procede d'ufficio se il fatto di cui all'articolo 640 riguarda contributi, finanziamenti, mutui agevolati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità Europee. Occorre notare che il reato di cui all art. 640-bis assume carattere generale, rispetto a quello previsto e punito dall art. 316 ter, che assume invece carattere sussidiario. Inoltre il reato in questione può facilmente concorrere con quello di cui all art. 316-bis, in quanto può concretizzare condotte prodromiche all erogazione del contributo distratto dalla destinazione prevista. Casistica: l Ente può, mediante artifizi o raggiri, indurre lo Stato o altro Ente Pubblico o la Comunità Europea a liquidare o approvare indebite erogazioni pubbliche. 56 Resta da segnalare che la struttura del presente delitto è in tutto analoga a quella indicata in riferimento all art. 640 co. 2, n. 1 c.p. L elemento qualificante rispetto al reato di cui all art. 640, co. 2, n. 1 c.p. è costituito dall oggetto materiale della frode, in quanto per erogazione pubblica si intende ogni attribuzione economica agevolata, erogata da parte dello Stato, di Enti Pubblici o delle Comunità europee. FRODE INFORMATICA (ART. 640 TER C.P.) Chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinenti, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 51 euro a euro. La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da 309 euro a euro se ricorre una delle circostanze previste dal numero 1) del secondo comma dell'articolo 640, ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema. Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze di cui al secondo comma o un'altra circostanza aggravante. La fattispecie in esame è diretta a reprimere le ipotesi di illecito arricchimento conseguito alterando in qualunque modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico, condotta integrata quando si attui una interferenza con il regolare svolgimento di un processo di elaborazione dati al fine di ottenere uno spostamento patrimoniale ingiustificato. Altra modalità di realizzazione del reato consiste nell intervento abusivo su dati, programmi o informazioni contenuti in un sistema informatico o telematico, intervento attraverso il quale l Ente procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con danno altrui. L alterazione fraudolenta del sistema può essere la conseguenza di un intervento rivolto sia alla componente meccanica dell elaboratore, sia al software. Sono considerate pertinenti ad un sistema informatico, e quindi, rilevanti ai sensi della norma in questione, le informazioni contenute su supporti materiali, nonché i dati ed i programmi contenuti su supporti esterni all elaboratore (come dischi e nastri magnetici o ottici), che siano destinati ad essere utilizzati in un sistema informatico. Da notare che la fattispecie in esame viene presa in considerazione dal Decreto soltanto nell ipotesi in cui il fatto sia commesso in danno dello Stato o di altro Ente Pubblico. La casistica è di difficile individuazione considerata la condizione necessaria voluta dal Decreto secondo il quale il reato deve comunque essere commesso a vantaggio o nell interesse dell Ente. Tuttavia è possibile configurare l ipotesi di una alterazione di un sistema informatico (ad esempio un programma) per il calcolo ed il versamento di imposte o tasse, che determini un vantaggio per l Ente, con corrispondente danno per l Erario. 67 CORRUZIONE PER L'ESERCIZIO DELLA FUNZIONE (ART. 318 C.P.) Il pubblico ufficiale che, per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Il reato si configura allorquando un Pubblico Ufficiale, per l esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, riceve indebitamente, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa. La disposizione prevede la punibilità di qualsiasi comportamento, attivo od omissivo anche non espressamente in contrasto con specifiche norme giuridiche o con istruzioni di servizio, che si concretizzi - o si sia concretizzato - nella violazione dei doveri di fedeltà, imparzialità ed onestà alla cui osservanza è chiamato il Pubblico Ufficiale. Ai fini della configurabilità di tale reato, è necessario che il Pubblico Ufficiale percepisca, o accetti la promessa, per sé o per altri, di un indebito compenso senza che a tal fine debba sussistere un rapporto di proporzione tra la prestazione del soggetto attivo e quanto dato o promesso. CORRUZIONE PER UN ATTO CONTRARIO AI DOVERI D'UFFICIO (ART. 319 C.P.) Il pubblico ufficiale, che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da due a cinque anni. Il reato si configura allorquando un Pubblico Ufficiale o un Incaricato Pubblico Servizio ricevano per sé o per altri, in denaro o altra utilità, una retribuzione non dovuta per compiere, o per aver compiuto, un atto contrario ai doveri d ufficio, ovvero per omettere o ritardare (o per avere omesso o ritardato) un atto del proprio ufficio. È necessario che la promessa di denaro o di altra utilità siano accettate dal Pubblico Ufficiale, poiché, in caso contrario, deve ritenersi integrata la diversa fattispecie di istigazione alla corruzione, prevista dall art. 322 c.p. CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI (ART. 319 TER C.P.) Se i fatti indicati negli articoli 318 e 319 sono commessi per favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo, si applica la pena della reclusione da quattro a dieci anni. Se dal fatto deriva l'ingiusta condanna di taluno alla reclusione non superiore a cinque anni, la pena è della reclusione da quattro a dodici anni; se deriva l'ingiusta condanna alla reclusione superiore a cinque anni o all'ergastolo, la pena è della reclusione da sei a venti anni. Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui i fatti indicati negli artt. 318 e 319 c.p. sono commessi per favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo. 78 Il reato di corruzione in atti giudiziari potrebbe essere commesso nei confronti di Giudici o membri del Collegio Arbitrale competenti a giudicare sul contenzioso/arbitrato di interesse dell Ente (compresi gli ausiliari, i periti d ufficio, i cancellieri od altro funzionario) e/o di rappresentanti della Pubblica Amministrazione, quando questa sia controparte del contenzioso, al fine di ottenere illecitamente decisioni giudiziali e/o stragiudiziali favorevoli. Risponderà, ad esempio, del reato in esame l istituto di credito che, coinvolto in un processo il cui esito negativo potrebbe recargli un danno, anche non patrimoniale, decida di corrompere il giudice incaricato del processo al fine di conseguire un risultato utile. Analoga situazione potrà verificarsi, ancora, nel caso in cui la corruzione venga posta in essere, anche tramite interposta persona (ad esempio, il proprio difensore), al fine di preservare l immagine dell Ente, per ottenere il proscioglimento nell ambito di un processo penale di propri amministratori o indagati. INDUZIONE INDEBITA A DARE O PROMETTERE UTILITÀ (ART. 319-QUATER C.P.) Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da tre a otto anni. Nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità è punito con la reclusione fino a tre anni. Il reato si configura allorquando il Pubblico Ufficiale o l Incaricato di Pubblico Servizio, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità. La norma di cui al secondo comma sanziona, inoltre, chi dà o promette denaro o altra utilità, con la conseguenza che il privato viene ad essere punito come correo del pubblico funzionario. Tale fattispecie di reato si differenzia della concussione, in quanto, soggetto attivo può essere sia il Pubblico Ufficiale che l Incaricato di un Pubblico Servizio; tuttavia, nel caso di induzione indebita a dare o promettere utilità, si prevede una clausola di riserva che consente la perseguibilità del fatto solo qualora non integri un più grave reato. CORRUZIONE DI PERSONE INCARICATE DI UN PUBBLICO SERVIZIO (ART. 320 C.P.) Le disposizioni dell'articolo 319 si applicano anche all'incaricato di un pubblico servizio; quelle di cui all'articolo 318 si applicano anche alla persona incaricata di un pubblico servizio, qualora rivesta la qualità di pubblico impiegato. In ogni caso, le pene sono ridotte in misura non superiore ad un terzo. Le disposizioni previste per il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio e per il reato di corruzione per l esercizio della funzione, si applicano non solo al Pubblico Ufficiale bensì anche all Incaricato di Pubblico Servizio. 89 La norma in esame, equipara, pertanto, sotto ogni profilo il Pubblico Ufficiale all Incaricato di Pubblico Servizio, estendendo in capo a quest ultimo la punibilità per i reati di cui agli artt. 318 e 319 c.p. Per quanto concerne le ipotetiche modalità di attuazione del reato, quindi, si rimanda ai punti che hanno preceduto. I reati di corruzione (artt. 318, 319, 319 ter, 319 quater, 320 c.p.) possono essere realizzati mediante l erogazione di denaro o la promessa di erogazione di denaro al Pubblico Ufficiale/Incaricato di Pubblico Servizio, la cui provvista derivi: dalla creazione di fondi extracontabili tramite l emissione di fatture relative ad operazioni inesistenti; da rimborsi spese fittizi o per ammontare diverso da quello delle spese effettivamente sostenute. Le modalità, attraverso le quali potrebbe essere integrato l estremo del reato rappresentato dalla dazione di denaro o altra utilità, ovvero dalla loro promessa potrebbero ad esempio consistere nella: costituzione di fondi extracontabili (sia in Italia sia all estero) destinabili al dipendente della Pubblica Amministrazione; selezione e assunzione di persone vicine ai dipendenti della Pubblica Amministrazione dei quali si intende ottenere il favore; omaggi a dipendenti della Pubblica Amministrazione; spese di rappresentanza sostenute a beneficio di dipendenti della Pubblica Amministrazione; incarichi di consulenza assegnati o in modo non trasparente (ad esempio, creando fondi a mezzo di servizi contrattualizzati a prezzi superiori a quelli di mercato) o a persone o società gradite ai dipendenti della Pubblica Amministrazione, dei quali si intende ottenere il favore; raggiungimento di accordi/sottoscrizione di lettere di incarico in favore di persone segnalate dal Pubblico Ufficiale o dall'incaricato di Pubblico Servizio a condizioni ingiustamente vantaggiose; sponsorizzazioni anomale a beneficio di dipendenti della Pubblica Amministrazione; dazione/conferimento di beni a condizioni più favorevoli rispetto a quelle di mercato; gestione del processo di acquisizione di beni e servizi non trasparente (ad esempio, creando fondi a mezzo di contratti stipulati a prezzi superiori a quelli di mercato o assegnando contratti a persone o società gradite ai dipendenti della Pubblica Amministrazione); ricorso a soggetti che, operando in rappresentanza dell Ente, trasferiscano una retribuzione o una qualsiasi altra utilità a dipendenti della Pubblica Amministrazione; conclusione di falsi accordi transattivi per la predisposizione di mezzi finanziari utili per assicurare la provvista da destinarsi a dipendenti della Pubblica Amministrazione; cancellazione immotivata (totale o parziale) di un debito residuo dell'ente presso cui il Pubblico Ufficiale/Incaricato di Pubblico Servizio presta il suo servizio o di cui è rappresentante nei confronti della società, ecc. 910 PENE PER IL CORRUTTORE ( ART. 321 C.P.) Le pene stabilite nel primo comma dell'articolo 318, nell'articolo 319, nell'articolo 319-bis, nell'art. 319-ter, e nell'articolo 320 in relazione alle suddette ipotesi degli articoli 318 e 319, si applicano anche a chi dà o promette al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio il denaro od altra utilità. ISTIGAZIONE ALLA CORRUZIONE (ART. 322 C.P.) Chiunque offre o promette denaro od altra utilità non dovuti ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio che riveste la qualità di pubblico impiegato, per indurlo a compiere un atto del suo ufficio, soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell'articolo 318, ridotta di un terzo. Se l'offerta o la promessa è fatta per indurre un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio ad omettere o a ritardare un atto del suo ufficio, ovvero a fare un atto contrario ai suoi doveri, il colpevole soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nell'articolo 319, ridotta di un terzo. La pena di cui al primo comma si applica al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio che riveste la qualità di pubblico impiegato che sollecita una promessa o dazione di denaro od altra utilità per l esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri. La pena di cui al secondo comma si applica al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio che sollecita una promessa o dazione di denaro od altra utilità da parte di un privato per le finalità indicate dall'articolo 319. Il reato si configura nel caso in cui, nei confronti di un Pubblico Ufficiale o di un Incaricato di Pubblico Servizio, sia formulata la promessa o l offerta di una somma di denaro o di un altra utilità, qualora la promessa o l offerta non siano accettate e riguardino, in via alternativa: l esercizio delle funzioni o dei poteri; l omissione o il ritardo di un atto d ufficio; il compimento di un atto contrario ai doveri d ufficio. È, inoltre, penalmente sanzionata anche la condotta del Pubblico Ufficiale (o Incaricato di Pubblico Servizio) che sollecita una promessa o dazione di denaro o altra utilità da parte di un privato per le medesime finalità. È necessario, altresì, che la promessa di denaro o di altra utilità non sia accettata dal Pubblico Ufficiale, poiché, in caso contrario, deve ritenersi integrata una delle fattispecie di corruzione previste dagli artt. 318 e 319 c.p. Quanto alle possibili modalità di commissione del reato, si rinvia alle ipotesi previste, a titolo esemplificativo, per i reati di corruzione, fermo restando che, ai fini della configurabilità della fattispecie in esame, è necessario che l offerta o la promessa non siano accettate. 1011 CONCUSSIONE (ART. 317 C.P.) Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro od altra utilità, è punito con la reclusione da sei a dodici anni. Il reato si configura allorquando un Pubblico Ufficiale, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a sé o a un terzo, denaro o altra utilità. Ai fini della ricorrenza di tale reato è necessario che il Pubblico Ufficiale abusi della sua qualità o dei suoi poteri per costringere un altro soggetto a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità. Il reato di concussione si differenzia da quello di corruzione, in quanto il pubblico ufficiale o l incaricato di un pubblico servizio, abusando della sua qualità o del suo potere, costringe qualcuno a dare o promettere una qualche utilità, mentre il reato di corruzione prevede che il soggetto privato sia d accordo con il pubblico ufficiale, nel dargli o promettergli denaro o altra utilità, affinché quest ultimo compia un atto relativo all esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri ovvero un atto contrario ai doveri d ufficio. PECULATO, CONCUSSIONE, CORRUZIONE E ISTIGAZIONE ALLA CORRUZIONE DI MEMBRI DEGLI ORGANI DELLE COMUNITÀ EUROPEE E DI FUNZIONARI DELLE COMUNITÀ EUROPEE E DI STATI ESTERI (ART. 322 BIS C.P.) Le disposizioni degli articoli 314, 316, da 317 a 320 e 322, terzo e quarto comma, si applicano anche: 1) ai membri della Commissione delle Comunità europee, del Parlamento europeo, della Corte di Giustizia e della Corte dei conti delle Comunità europee; 2) ai funzionari e agli agenti assunti per contratto a norma dello statuto dei funzionari delle Comunità europee o del regime applicabile agli agenti delle Comunità europee; 3) alle persone comandate dagli Stati membri o da qualsiasi ente pubblico o privato presso le Comunità europee, che esercitino funzioni corrispondenti a quelle dei funzionari o agenti delle Comunità europee; 4) ai membri e agli addetti a enti costituiti sulla base dei Trattati che istituiscono le Comunità europee; 5) a coloro che, nell'ambito di altri Stati membri dell'unione europea, svolgono funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio. Le disposizioni degli articoli 321 e 322, primo e secondo comma, si applicano anche se il denaro o altra utilità è dato, offerto o promesso: 1) alle persone indicate nel primo comma del presente articolo; 2) a persone che esercitano funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio nell'ambito di altri Stati esteri o organizzazioni 1112 pubbliche internazionali, qualora il fatto sia commesso per procurare a sé o ad altri un indebito vantaggio in operazioni economiche internazionali ovvero al fine di ottenere o di mantenere un'attività economica o finanziaria. Le persone indicate nel primo comma sono assimilate ai pubblici ufficiali, qualora esercitino funzioni corrispondenti, e agli incaricati di un pubblico servizio negli altri casi. Il reato si configura allorquando la medesima condotta prevista per alcuno dei reati indicati in rubrica venga compiuta da, o nei confronti di, membri degli Organi delle Comunità europee o di Stati esteri. Tali soggetti sono assimilati ai Pubblici Ufficiali qualora esercitino funzioni corrispondenti, e agli Incaricati di Pubblico Servizio negli altri casi. Quanto alle possibili modalità di commissione del reato, si rinvia alle ipotesi previste, a titolo esemplificativo, per i reati di corruzione e concussione, fermo restando che, ai fini della configurabilità della fattispecie di istigazione, è necessario che l offerta o la promessa non siano accettate. 1213 3. DELITTI INFORMATICI E TRATTAMENTO ILLECITO DEI DATI DI CUI ALL ARTICOLO 24-BIS DEL D.LGS. 231/01 Le fattispecie di reato suscettibili di configurare la responsabilità amministrativa dell ente sono soltanto quelle espressamente richiamate da determinati articoli del Decreto. In particolare, l articolo 24-bis del Decreto prevede le fattispecie di reato di seguito elencate. ACCESSO ABUSIVO AD UN SISTEMA INFORMATICO O TELEMATICO (ART. 615-TER C.P.) Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni. La pena è della reclusione da uno a cinque anni: 1) se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato, o con abuso della qualità di operatore del sistema; 2) se il colpevole per commettere il fatto usa violenza sulle cose o alle persone, ovvero se è palesemente armato; 3) se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema o l'interruzione totale o parziale del suo funzionamento, ovvero la distruzione o il danneggiamento dei dati, delle informazioni o dei programmi in esso contenuti. Qualora i fatti di cui ai commi primo e secondo riguardino sistemi informatici o telematici di interesse militare o relativi all'ordine pubblico o alla sicurezza pubblica o alla sanità o alla protezione civile o comunque di interesse pubblico, la pena è, rispettivamente, della reclusione da uno a cinque anni e da tre a otto anni. Nel caso previsto dal primo comma il delitto è punibile a querela della persona offesa; negli altri casi si procede d'ufficio. La fattispecie di reato ricorre a seguito dell introduzione abusiva in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza; essa presuppone, dunque, l esistenza di protezioni poste dal proprietario del sistema informatico o telematico volte a limitare o regolamentare l accesso al medesimo. Casistica: accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico di una banca o di una Pubblica Amministrazione allo scopo di modificare i dati relativi all Ente; ovvero accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico facente capo: ad un concorrente per acquisire informazioni a scopo di spionaggio industriale; a concorrenti, enti detentori di informazioni di interesse ovvero potenziali clienti allo scopo di implementare la propria offerta commerciale o le proprie strategie di marketing; 1314 all Ente medesimo, allo scopo, ad esempio, di manipolare i dati destinati a confluire nel bilancio; ad un cliente per modificare i dati relativi ad una commessa effettuata o in corso di effettuazione da parte dell Ente (ad esempio, sistemi di fatturazione od ordinativi). INTERCETTAZIONE, IMPEDIMENTO O INTERRUZIONE ILLECITA DI COMUNICAZIONI INFORMATICHE O TELEMATICHE (ART. 617 QUATER C.P.) Chiunque fraudolentemente intercetta comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico o intercorrenti tra più sistemi, ovvero le impedisce o le interrompe, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la stessa pena si applica a chiunque rivela, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, in tutto o in parte, il contenuto delle comunicazioni di cui al primo comma. I delitti di cui ai commi primo e secondo sono punibili a querela della persona offesa. Tuttavia si procede d'ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso: 1) in danno di un sistema informatico o telematico utilizzato dallo Stato o da altro ente pubblico o da impresa esercente servizi pubblici o di pubblica necessità; 2) da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, ovvero con abuso della qualità di operatore del sistema; 3) da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato. La fattispecie di reato ricorre a seguito dell intercettazione fraudolenta di comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico o intercorrenti fra più sistemi, ovvero dell impedimento o dell interruzione delle stesse. Il reato è aggravato, tra l altro, nel caso in cui la condotta rechi danno ad un sistema informatico o telematico utilizzato dallo Stato o da altro Ente Pubblico o da impresa esercente servizi pubblici o di pubblica utilità. Casistica: intercettazione fraudolenta di comunicazioni: tra i dipendenti al fine di conoscere preventivamente eventuali strategie in sede sindacale o di verificarne la produttività; di enti concorrenti nel contesto di una partecipazione ad una gara di appalto o di fornitura svolta su base elettronica al fine di falsarne o conoscerne preventivamente l esito. 1415 INSTALLAZIONE DI APPARECCHIATURE ATTE AD INTERCETTARE, IMPEDIRE O INTERROMPERE COMUNICAZIONI INFORMATICHE O TELEMATICHE (ART. 617 QUINQUIES C.P.) Chiunque, fuori dai casi consentiti dalla legge, installa apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico ovvero intercorrenti tra più sistemi, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. La pena è della reclusione da uno a cinque anni nei casi previsti dal quarto comma dell'art. 617 quater. Il reato sussiste nel caso di chi - fuori dai casi consentiti dalla legge - installa apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico ovvero intercorrenti tra più sistemi. Casistica: impedimento / interruzione di una comunicazione al fine di ostacolare un concorrente nell invio della documentazione relativa ad una gara ovvero di materiale destinato alla clientela in modo da determinarne l inadempimento. DANNEGGIAMENTO DI INFORMAZIONI, DATI E PROGRAMMI INFORMATICI (ART. 635 BIS C.P.) Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque distrugge, deteriora, cancella, altera o sopprime informazioni, dati o programmi informatici altrui è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a tre anni. Se ricorre la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell articolo ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è della reclusione da uno a quattro anni e si procede d ufficio. DANNEGGIAMENTO DI INFORMAZIONI, DATI E PROGRAMMI INFORMATICI UTILIZZATI DALLO STATO O DA ALTRO ENTE PUBBLICO O COMUNQUE DI PUBBLICA UTILITÀ (ART. 635 TER C.P.) Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette un fatto diretto a distruggere, deteriorare, cancellare, alterare o sopprimere informazioni, dati o programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o ad essi pertinenti, o comunque di pubblica utilità, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. Se dal fatto deriva la distruzione, il deterioramento, la cancellazione, l alterazione o la soppressione delle informazioni, dei dati o dei programmi informatici, la pena è della reclusione da tre a otto anni. 2 Danneggiamento (art. 635, comma 2, n. 1), c.p.): ( ) La pena è della reclusione da sei mesi a tre anni e si procede d'ufficio, se il fatto è commesso: 1) con violenza alla persona o con minaccia; ( ). 1516 Se ricorre la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell articolo ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata. DANNEGGIAMENTO DI SISTEMI INFORMATICI O TELEMATICI (ART. 635 QUATER C.P.) Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, mediante le condotte di cui all articolo 635 bis, ovvero attraverso l introduzione o la trasmissione di dati, informazioni o programmi, distrugge, danneggia, rende, in tutto o in parte, inservibili sistemi informatici o telematici altrui o ne ostacola gravemente il funzionamento è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Se ricorre la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell articolo ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata. DANNEGGIAMENTO DI SISTEMI INFORMATICI O TELEMATICI DI PUBBLICA UTILITÀ (ART. 635 QUINQUIES C.P.) Se il fatto di cui all articolo 635 quater è diretto a distruggere, danneggiare, rendere, in tutto o in parte, inservibili sistemi informatici o telematici di pubblica utilità o ad ostacolarne gravemente il funzionamento, la pena è della reclusione da uno a quattro anni. Se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema informatico o telematico di pubblica utilità ovvero se questo è reso, in tutto o in parte, inservibile, la pena è della reclusione da tre a otto anni. Se ricorre la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell articolo ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata. I reati in esame (artt. 635 bis, art. 635 ter, art. 635 quater e art. 635 quinquies c.p.) sono caratterizzati dall elemento comune della condotta di distruzione, deterioramento, cancellazione, alterazione o soppressione e si differenziano in relazione all oggetto materiale (informazioni, dati, programmi informatici ovvero sistemi informatici o telematici), aventi o meno rilievo pubblicistico in quanto utilizzati dallo Stato o da altro Ente Pubblico o comunque di pubblica utilità. Casistica: danneggiamento, distruzione o manomissione di documenti informatici aventi efficacia probatoria presenti negli archivi di Pubbliche Amministrazioni nell interesse dell Ente; ovvero danneggiamento dei sistemi informatici / telematici facenti capo: ad un concorrente al fine di impedirne l attività o comprometterne l immagine; ad una controparte commerciale al fine di poter procedere alla fornitura di nuovi prodotti o di dimostrare l inaffidabilità di quelli in precedenza forniti da un concorrente. 3 Cfr. nota n. 2 4 Cfr. nota n. 2 5 Cfr. nota n. 2 1617 DETENZIONE E DIFFUSIONE ABUSIVA DI CODICI DI ACCESSO A SISTEMI INFORMATICI O TELEMATICI (ART. 615 QUATER C.P.) Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto o di arrecare ad altri un danno, abusivamente si procura, riproduce, diffonde, comunica o consegna codici, parole chiave o altri mezzi idonei all'accesso ad un sistema informatico o telematico, protetto da misure di sicurezza, o comunque fornisce indicazioni o istruzioni idonee al predetto scopo, è punito con la reclusione sino ad un anno e con la multa sino a euro La pena è della reclusione da uno a due anni e della multa da euro a euro se ricorre taluna delle circostanze di cui ai numeri 1) e 2) del quarto comma dell'art. 617 quater. Il reato sanziona chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto o di arrecare ad altri un danno, abusivamente si procura, riproduce, diffonde, comunica o consegna codici, parole chiave o altri mezzi idonei all accesso ad un sistema informatico o telematico, protetto da misure di sicurezza o comunque fornisce indicazioni o istruzioni idonee al predetto scopo. DIFFUSIONE DI APPARECCHIATURE, DISPOSITIVI O PROGRAMMI INFORMATICI DIRETTI A DANNEGGIARE O INTERROMPERE UN SISTEMA INFORMATICO O TELEMATICO (ART. 615 QUINQUIES C.P.) Chiunque, allo scopo di danneggiare illecitamente un sistema informatico o telematico, le informazioni, i dati o i programmi in esso contenuti o ad esso pertinenti ovvero di favorire l interruzione, totale o parziale, o l alterazione del suo funzionamento, si procura, produce, riproduce, importa, diffonde, comunica, consegna o, comunque, mette a disposizione di altri apparecchiature, dispositivi o programmi informatici, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa sino a euro Il reato sanziona il fatto di chi si procura, produce, riproduce, importa, diffonde, comunica, consegna o comunque mette a disposizione di altri apparecchiature, dispositivi o programmi informatici, allo scopo di danneggiare illecitamente un sistema informatico o telematico, le informazioni, i dati o i programmi in esso contenuti o ad esso pertinenti ovvero di favorire l interruzione, totale o parziale, o l alterazione del suo funzionamento. DOCUMENTI INFORMATICI (ART. 491 BIS C.P.) Se alcuna delle falsità previste dal presente capo 6 riguarda un documento informatico pubblico o privato avente efficacia probatoria, si applicano le disposizioni del capo stesso concernenti rispettivamente gli atti pubblici e le scritture private. 6 Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art. 476 c.p.): Il pubblico ufficiale, che, nell'esercizio delle sue funzioni, forma, in tutto o in parte, un atto falso o altera un atto vero, è punito con la reclusione da uno a sei anni. Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso, la reclusione è da tre a dieci anni. 1718 La disposizione in esame estende la disciplina posta dal codice penale in materia di falsità documentali anche al documento informatico pubblico o privato avente efficacia probatoria. In virtù di tale estensione, dunque, la falsificazione di un documento informatico potrà dar luogo, tra l altro, ai reati di falso materiale ed ideologico in atto pubblico, certificati, autorizzazioni amministrative, copie autentiche di atti pubblici o privati, attestati del contenuto di atti (artt c.p.), falsità materiale del privato (art. 482 c.p.), falsità ideologica del privato in atto pubblico (art. 483 c.p.), falsità in registri e notificazioni (art. 484 c.p.), falsità in scrittura privata (art. 485 c.p.), uso di atto falso (art. 489 c.p.). FRODE INFORMATICA DEL SOGGETTO CHE PRESTA SERVIZI DI CERTIFICAZIONE DI FIRMA ELETTRONICA (ART. 640 QUINQUIES C.P.) Il soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica, il quale, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto ovvero di arrecare ad altri danno, viola gli obblighi previsti dalla Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in certificati o autorizzazioni amministrative (art. 477 c.p.): Il pubblico ufficiale, che, nell'esercizio delle sue funzioni, contraffà o altera certificati o autorizzazioni amministrative, ovvero, mediante contraffazione o alterazione, fa apparire adempiute le condizioni richieste per la loro validità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti (art. 478 c.p.): Il pubblico ufficiale, che, nell'esercizio delle sue funzioni, supponendo esistente un atto pubblico o privato, ne simula una copia e la rilascia in forma legale, ovvero rilascia una copia di un atto pubblico o privato diversa dall'originale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso, la reclusione è da tre a otto anni. Se la falsità è commessa dal pubblico ufficiale in un attestato sul contenuto di atti, pubblici o privati, la pena è della reclusione da uno a tre anni. Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art. 479 c.p.): Il pubblico ufficiale che, ricevendo o formando un atto nell'esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente che un fatto è stato da lui compiuto o è avvenuto alla sua presenza, o attesta come da lui ricevute dichiarazioni a lui non rese, ovvero omette o altera dichiarazioni da lui ricevute, o comunque attesta falsamente fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, soggiace alle pene stabilite nell'articolo 476. Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative (art. 480 c.p.): Il pubblico ufficiale, che, nell'esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente, in certificati o autorizzazioni amministrative, fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione da tre mesi a due anni. Falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità (art. 481 c.p.): Chiunque, nell'esercizio di una professione sanitaria o forense, o di un altro servizio di pubblica necessità, attesta falsamente, in un certificato, fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 51 a euro 516. Tali pene si applicano congiuntamente se il fatto è commesso a scopo di lucro. Falsità materiale commessa dal privato (art. 482 c.p.): Se alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 476, 477 e 478 è commesso da un privato, ovvero da un pubblico ufficiale fuori dell'esercizio delle sue funzioni, si applicano rispettivamente le pene stabilite nei detti articoli, ridotte di un terzo. Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.): Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni. Se si tratta di false attestazioni in atti dello stato civile, la reclusione non può essere inferiore a tre mesi. Falsità in registri e notificazioni (art. 484 c.p.): Chiunque, essendo per legge obbligato a fare registrazioni soggette all'ispezione all'autorità di pubblica sicurezza, o a fare notificazioni all'autorità stessa circa le proprie operazioni industriali, commerciali o professionali, scrive o lascia scrivere false indicazioni è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 309. Falsità in scrittura privata (art. 485 c.p.): Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, forma, in tutto o in parte, una scrittura privata falsa, o altera una scrittura privata vera, è punito, qualora ne faccia uso o lasci che altri ne faccia uso, con la reclusione da sei mesi a tre anni. Si considerano alterazioni anche le aggiunte falsamente apposte a una scrittura vera, dopo che questa fu definitivamente formata. Falsità in foglio firmato in bianco. Atto privato (art. 486 c.p.): Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, abusando di un foglio firmato in bianco, del quale abbia il possesso per un titolo che importi l'obbligo o la facoltà di riempirlo, vi scrive o fa scrivere un atto privato produttivo di effetti giuridici, diverso da quello a cui era obbligato o autorizzato, è punito, se del foglio faccia uso o lasci che altri ne faccia uso, con la reclusione da sei mesi a tre anni. Si considera firmato in bianco il foglio in cui il sottoscrittore abbia lasciato bianco un qualsiasi spazio destinato ad essere riempito. Falsità in foglio firmato in bianco. Atto pubblico (art. 487 c.p.): Il pubblico ufficiale, che, abusando di un foglio firmato in bianco, del quale abbia il possesso per ragione del suo ufficio e per un titolo che importa l'obbligo o la facoltà di riempirlo, vi scrive o vi fa scrivere un atto pubblico diverso da quello a cui era obbligato o autorizzato, soggiace alle pene rispettivamente stabilite negli articoli 479 e 480. Altre falsità in foglio firmato in bianco. Applicabilità delle disposizioni sulle falsità materiali (art. 488 c.p.): Ai casi di falsità su un foglio firmato in bianco diversi da quelli preveduti dai due articoli precedenti, si applicano le disposizioni sulle falsità materiali in atti pubblici o in scritture private. Uso di atto falso (art. 489 c.p.): Chiunque, senza essere concorso nella falsità, fa uso di un atto falso soggiace alle pene stabilite negli articoli precedenti, ridotte di un terzo. Qualora si tratti di scritture private chi commette il fatto è punibile soltanto se ha agito al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno. Soppressione, distruzione e occultamento di atti veri (art. 490 c.p.): Chiunque, in tutto o in parte, distrugge, sopprime od occulta un atto pubblico o una scrittura privata veri soggiace rispettivamente alle pene stabilite negli artt. 476, 477, 482 e 485, secondo le distinzioni in essi contenute. Si applica la disposizione del capoverso dell'articolo precedente. Documenti equiparati agli atti pubblici agli effetti della pena (art. 491 c.p.): Se alcuna delle falsità previste dagli articoli precedenti riguarda un testamento olografo, ovvero una cambiale o un altro titolo di credito trasmissibile per girata o al portatore, in luogo della pena stabilita per la falsità in scrittura privata nell'articolo 485, si applicano le pene rispettivamente stabilite nella prima parte dell'articolo 476 e nell'articolo 482. Nel caso di contraffazione o alterazione di alcuno degli atti suddetti, chi ne fa uso, senza essere concorso nella falsità, soggiace alla pena stabilita nell'articolo 489 per l'uso di atto pubblico falso. 1819 legge per il rilascio di un certificato qualificato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da 51 a euro. Il reato sanziona il soggetto che, prestando servizi di certificazione di firma elettronica, viola gli obblighi posti dalla legge per il rilascio di un certificato qualificato, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto ovvero di recare ad altri danno. 1920 4. DELITTI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA DI CUI ALL ARTICOLO 24-TER DEL D.LGS. 231/01 Le fattispecie di reato suscettibili di configurare la responsabilità amministrativa dell ente sono soltanto quelle espressamente richiamate da determinati articoli del Decreto. In particolare, l articolo 24-ter del Decreto prevede le fattispecie di reato di seguito elencate. ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE (ART. 416 C.P.) Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti, coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni. Per il solo fatto di partecipare all associazione, la pena è della reclusione da uno a cinque anni. I capi soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori. Se gli associati scorrono in armi le campagne o le pubbliche vie, si applica la reclusione da cinque a quindici anni. La pena è aumentata se il numero degli associati è di dieci o più. Se l'associazione è diretta a commettere taluno dei delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602 7, nonché all'articolo 12, comma 3-bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n , si applica la reclusione da cinque a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da quattro a nove anni nei casi previsti dal secondo comma. Se l'associazione è diretta a commettere taluno dei delitti previsti dagli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 600-quinquies, 609-bis, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, e 609-undecies 9, si applica la reclusione da quattro a otto anni 7 Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.): Chiunque esercita su una persona poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà ovvero chiunque riduce o mantiene una persona in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all'accattonaggio o comunque a prestazioni che ne comportino lo sfruttamento, è punito con la reclusione da otto a venti anni. La riduzione o il mantenimento nello stato di soggezione ha luogo quando la condotta è attuata mediante violenza, minaccia, inganno, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di inferiorità fisica o psichica o di una situazione di necessità, o mediante la promessa o la dazione di somme di denaro o di altri vantaggi a chi ha autorità sulla persona. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in danno di minore degli anni diciotto o sono diretti allo sfruttamento della prostituzione o al fine di sottoporre la persona offesa al prelievo di organi. Tratta di persone (art. 601 c.p.): Chiunque commette tratta di persona che si trova nelle condizioni di cui all'articolo 600 ovvero, al fine di commettere i delitti di cui al primo comma del medesimo articolo, la induce mediante inganno o la costringe mediante violenza, minaccia, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di inferiorità fisica o psichica o di una situazione di necessità, o mediante promessa o dazione di somme di denaro o di altri vantaggi alla persona che su di essa ha autorità, a fare ingresso o a soggiornare o a uscire dal territorio dello Stato o a trasferirsi al suo interno, è punito con la reclusione da otto a venti anni. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i delitti di cui al presente articolo sono commessi in danno di minore degli anni diciotto o sono diretti allo sfruttamento della prostituzione o al fine di sottoporre la persona offesa al prelievo di organi. Acquisto e alienazione di schiavi (art. 602 c.p.): Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo 601, acquista o aliena o cede una persona che si trova in una delle condizioni di cui all'articolo 600 è punito con la reclusione da otto a venti anni. La pena è aumentata da un terzo alla metà se la persona offesa è minore degli anni diciotto ovvero se i fatti di cui al primo comma sono diretti allo sfruttamento della prostituzione o al fine di sottoporre la persona offesa al prelievo di organi. 8 Art. 12, comma 3-bis, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286: ( ) Se i fatti di cui al comma 3 sono commessi ricorrendo due o più delle ipotesi di cui alle lettere a), b), c), d) ed e) del medesimo comma, la pena ivi prevista è aumentata.( ) 9 Prostituzione minorile (art.600-bis c.p.): É punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro a euro chiunque:1) recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto; 2) favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto. Salvo che il fatto costituisca più 20 Vedere altro
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