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Timestamp: 2019-02-22 23:50:00+00:00

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13 Febbraio 2019 | Autore: Valentina Azzini
La causa di lavoro si propone con ricorso. In esso devono essere indicate le ragioni di fatto e di diritto che giustificano la domanda, le prove di cui ci si intende avvalere e le conclusioni.
Sei stato licenziato, demansionato, mobbizzato, oppure l’azienda non ti ha consegnato le buste paga e non ti ha corrisposto la retribuzione: hai deciso dunque di fare causa al datore di lavoro. Forse non sai che le cause di lavoro seguono un rito speciale, più snello e veloce rispetto alle altre cause civili. Esse iniziano depositando in Tribunale un ricorso, che deve essere il più possibile completo, non potendo una volta che sia stato depositato aggiungere nulla rispetto a quanto in esso indicato: né ulteriori documenti, né ulteriori fatti o domande, né il nome di nuovi testimoni. E’ bene dunque sapere qual è la formula di un atto di ricorso e dare al proprio avvocato tutte le informazioni e i documenti in tuo possesso prima che venga depositato in Tribunale.
1 Il processo per le cause di lavoro
2 Il ricorso: parte in fatto e parte in diritto
3 Le prove e le conclusioni
4 Il contributo unificato
Il processo per le cause di lavoro
Il processo del lavoro, finalizzato a dare tutela a chi probabilmente è stato illegittimamente licenziato, oppure non viene pagato, o viene privato dei propri incarichi, è stato pensato come un rito speciale, più celere rispetto al processo ordinario, nella speranza che i lavoratori potessero ottenere giustizia più in fretta.
Per tale ragione il rito lavoro inizia con il deposito in cancelleria (oggi telematicamente) di un ricorso, che verrà assegnato ad uno dei Giudici della Sezione Lavoro del Tribunale, il quale a propria volta fisserà la data della prima udienza pronunciando un apposito decreto.
Ricorso e decreto vanno quindi notificati alla controparte, che avrà termine fino a 10 giorni prima della data dell’udienza per costituirsi depositando in cancelleria (telematicamente) una propria memoria di costituzione.
Alla prima udienza il giudice è tenuto a tentare la conciliazione della lite, se necessario formulando lui stesso una proposta. Se la conciliazione non riesce, il Giudice potrà formulare qualche domanda al lavoratore e al datore di lavoro e dunque ammetterà o meno le prove richieste dalle parti e fisserà la data della successiva udienza, generalmente finalizzata a sentire i testimoni.
Dopo tale udienza “di prove”, o in alternativa a questa (qualora ad esempio le parti abbiano solamente prodotto documenti e non abbiano richiesto prove per testimoni) il Giudice fisserà l’udienza di discussione, concedendo eventualmente un termine alle parti per il deposito di note autorizzate.
Dopo l’udienza di discussione, il Giudice pronuncerà la sentenza.
Il ricorso: parte in fatto e parte in diritto
Il ricorso è l’atto con il quale di dà avvio al processo secondo il rito del lavoro e sia con riguardo al rito lavoro “ordinario” [1], che con riferimento al Rito Fornero [2].
Esso deve contenere una prima parte (detta intestazione) nella quale vengono indicate le generalità del ricorrente, il nome, il codice fiscale e l’indirizzo pec dell’avvocato che lo difende e l’indirizzo dello studio di quest’ultimo, ove il ricorrente dichiara di domiciliarsi e di voler ricevere dunque tutte le comunicazioni relative al processo.
Oltre alle generalità del lavoratore, il ricorso deve contenere il nome, il codice fiscale (o la partita Iva) e l’indirizzo della sede legale dell’azienda contro la quale si agisce.
Infine, si deve indicare l’“oggetto” del ricorso, ossia la ragione per la quale si agisce contro il datore (ad esempio: “illegittimità del licenziamento intimato in data…”, oppure “svolgimento mansioni superiori dal giorno …. al giorno … e pagamento differenze retributive”).
All’intestazione segue quindi la parte “In Fatto”, nella quale devono essere indicati – meglio se per punti – i fatti che hanno determinato la situazione ingiusta rispetto alla quale si chiede tutela.
In altre parole, in questa parte del ricorso, bisogna raccontare dettagliatamente il comportamento tenuto dall’azienda che si reputa illegittimo, facendo riferimento anche ad eventuali documenti in possesso del lavoratore oppure a comunicazioni scritte che lo stesso abbia inviato all’azienda per rivendicare i propri diritti, o rendere le proprie giustificazioni (ad esempio: “in data …. il lavoratore riceveva comunicazione di licenziamento (doc. n. 1); con raccomandata a.r. del giorno …. Il lavoratore impugnava detto licenziamento (doc. n. 2)”).
Terminato il racconto dei fatti, si deve scrivere la parte “In Diritto”, nella quale si indicano invece le ragioni di diritto che giustificano la pretesa del lavoratore.
In questa parte del ricorso si devono dunque indicare le norme di legge, o contratto collettivo, o regolamento aziendale, che disciplinano la materia e che si ritiene l’azienda abbia violato.
Accanto alle norme è bene indicare anche eventuali sentenze favorevoli alla tesi del lavoratore.
Infine, in base alla violazione commessa, si dovranno esporre le conseguenze che da questa derivano, indicando se possibile con precisione la quantificazione economica della pretesa del lavoratore.
Ad esempio, supponiamo che il ricorrente sia un lavoratore licenziato illegittimamente, in assenza delle ragioni economiche invece indicate dal datore della lettera di licenziamento e che questo lavoratore sia stato assunto nel 2017 (dunque in piena tutela Jobs Act). Precisato nella parte in fatto che non è vero che l’azienda ha subito un calo di fatturato, che il datore poco dopo il licenziamento del ricorrente ha assunto nuovo personale con le medesime mansioni e che prima del licenziamento non ha proposto al lavoratore nessuna altra possibile sua collocazione all’interno dell’azienda; precisato nella parte in diritto che il datore ha violato determinate norme di legge e di contratto collettivo, come sostiene anche la Cassazione nelle sentenze….; si chiederà che al ricorrente venga riconosciuta la tutela prevista dal D.Lgs. dall’art. 3 del 23/2015 (Jobs Act) con la conseguenza che l’azienda sarà tenuta al pagamento in suo favore di un’indennità compresa tra 6 e 36 mensilità della retribuzione utile al TFR così calcolata … (e sulla base di quanto indicato nell’ultima busta paga dovrà ricavarsi e indicare in cifre l’importo dell’indennità).
Le prove e le conclusioni
Terminata la stesura della parte “In Diritto” è ora di indicare le prove delle quali ci si intende avvalere per dimostrare la propria tesi.
Si devono quindi indicare i documenti che si producono a sostegno delle proprie ragioni, i nomi dei testimoni che si intendono chiamare e le domande che gli si faranno.
E’ possibile chiedere che venga disposta una consulenza tecnica d’ufficio per il conteggio esatto delle pretese economiche del lavoratore, oppure – ad esempio in caso di causa per mobbing – per l’accertamento delle sue condizioni psico-fisiche.
Si può altresì domandare al giudice di ordinare all’azienda la produzione di documenti necessari per provare la tesi del ricorrente, ma ad egli altrimenti inaccessibili.
E’ indispensabile ricordare che, depositato il ricorso, non sarà più possibile aggiungere nulla, dunque non si potranno più produrre documenti, né indicare testimoni.
Infine, il ricorso deve essere completato dalle “conclusioni” e cioè dalle concrete specifiche richieste di tutela che il ricorrente chiede al giudice: ad esempio, si potrà chiedere al Giudice di accertare una certa situazione, condannare la controparte a tenere un certo comportamento e/o a pagare una certa somma di denaro.
Le conclusioni devono essere il più possibile precise, per consentire al Giudice di capire esattamente quale tutela il ricorrente vuole ottenere e consentirgli quindi di pronunciarsi correttamente su tutte le sue richieste.
Quando si inizia una causa è necessario pagare il contributo unificato e cioè una tassa, in forma di marca da bollo, che si allega all’atto cui si riferisce (ricorso o atto di citazione).
L’importo del contributo unificato varia in base al valore della causa e, nel rito lavoro, il suo importo è dimezzato rispetto alle cause civili ordinarie. Il suo costo può variare, per i giudizi di primo grado, tra un minimo di 21,50 euro ed un massimo di 843,00 euro.
Sono tuttavia esenti dal pagamento del contributo unificato coloro che hanno un reddito di tutto il nucleo famigliare, risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi, inferiore ad € 34.481,46.
Costoro dovranno però compilare e firmare un’autocertificazione della situazione reddituale che dovrà essere allegata al ricorso, unitamente a copia di un documento di identità del lavoratore.
In fondo al testo del ricorso, dunque, prima della data e della firma dell’avvocato, dovrà essere inserita la “dichiarazione di valore della causa” con indicazione dell’importo corrispondente del contributo unificato, precisando, se ricorre il caso, che il lavoratore ne è esente.
TRIBUNALE C.P. DI __________
IMPUGNATIVA DI LICENZIAMENTO EX ART. 1 COMMA 48 L. n. 92/2012
(oppure Ricorso ex art. 414 c.p.c.)
TIZIA nata a ______, il _________, (C.F.: ___________), rappresentata e difesa, giusta procura allegata al presente atto, dall’Avv. ________ del Foro di ________ (C.F. _________; fax: _______; e-mail pec: ________), con domicilio eletto presso lo studio dello stesso in _____, Via ________,
SOIETA’ ALFA, (P.I e C.F.: _____________) in persona del suo legale rappresentante pro tempore, con sede in ___________, Via ____________
– Impugnazione del licenziamento intimato in data __________ ed applicazione tutela reale ex art. 18 legge nr. 300/1970:
in via principale: art. 18, comma 4°, l. n. 300/1970, post l. n. 92/2012: difetto di giustificazione del licenziamento intimato e manifesta insussistenza del fatto posto a base del g.m.o.
In via subordinata: art. 18, comma 5° comma, L. nr. 300/1970 (post L. nr. 92/2012), c.d. “tutela risarcitoria piena” per non ricorrenza degli estremi del g.m.o.;
in via ulteriormente subordinata: art. 18, comma 6°, L. nr. 300/1970 (post L. nr. 92/2012), c.d. “tutela risarcitoria debole”, per violazione del requisito di motivazione di cui all’art. 2, comma 2, della l. 604/66;
La sig.ra Tizia ha lavorato alle dipendenze di Alfa con qualifica Operaia ed inquadramento nel livello ____ del CCNL ______ dal ______ al _____ (doc. n. 1).
Con raccomandata a mani datata __________, ricevuta dalla lavoratrice in data _________, Alfa comunicava alla ricorrente licenziamento così motivato: “sono venute meno le condizioni obiettive della nostra collaborazione” (doc. n. 2).
Con raccomandata a.r. del __________, la ricorrente, a mezzo dello scrivente patrocinio, impugnava tempestivamente il recesso datoriale, offrendo formalmente la propria prestazione lavorativa (doc. n. 3).
Al momento del licenziamento la retribuzione normale mensile della ricorrente era pari ad € ______ per 14 mensilità, come risultante dall’ultima busta paga rilasciata dall’azienda (doc. n. 4).
La sig.ra Tizia ad oggi non ha reperito altra occupazione.
Sulla base dei fatti sopra esposti si introducono i seguenti petita:
Illegittimità del licenziamento del ____________
Premesso che l’onere della prova sulla legittimità del licenziamento grava unicamente sull’ex datore di lavoro, senza con ciò volere invertire l’onere probatorio su di esso incombente, si contesta la fondatezza del licenziamento intimato alla ricorrente osservando quanto segue.
In via principale: richiesta di applicazione art. 18, comma 4°, l. n. 300/1970, post l. n. 92/2012: difetto di giustificazione del licenziamento intimato e manifesta insussistenza del fatto posto a base del g.m.o.
Il nuovo 7° comma dell’art. 18 della L. nr. 300/1970 dispone che il giudice può applicare la disciplina di cui al 4° comma della medesima legge (c.d. reintegrazione attenuata) nell’ipotesi in cui accerti la manifesta insussistenza del fatto posto alla base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La scrivente ritiene che, nel caso che ci occupa, non sussistano i presupposti ed il nesso di causalità dell’intimato licenziamento e ciò, quantomeno, per i seguenti motivi.
(indicare le ragioni di diritto che fondano la domanda, le norme di legge e la giurisprudenza favorevole)
Conseguenze, quindi, dell’illegittimità del licenziamento impugnato, per manifesta insussistenza del fatto posto a base del g.m.o., sono ai sensi dell’art. 18, comma 4°, L. nr. 300/1970 la pronuncia di annullamento del licenziamento intimato alla ricorrente con lettera del ______ e la condanna della società Alfa, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, alla reintegrazione della ricorrente nel posto di lavoro ed al pagamento di un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto della ricorrente dal giorno di efficacia del licenziamento, sino a quello dell’effettiva reintegrazione, fino alla misura massima di 12 mensilità della retribuzione globale di fatto.
retribuzione mensile: € 1.000,00
Maggiorazione mensilità supplementari: € 1.000*14/12 = € 1.166,66
Rateo TFR € 1.000/13,5 = 74,07
Retribuzione mensile globale di fatto: € 1.166,66 + € 74,07= € 1.240,73
Inoltre, l’ex datore di lavoro dovrà essere condannato al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali dal giorno del licenziamento, fino a quello della effettiva reintegrazione.
E dunque l’indennità risarcitoria, calcolata nella misura massima di 12 mensilità sarà pari ad € 14.888,76(€ 1.240,73 X 12 mensilità), osservandosi che nulla vi è da dedurre da tale risarcimento persistendo lo stato di disoccupazione involontaria della ricorrente, pur diligentemente attivatasi per il reperimento di altra occupazione.
In via subordinata: art. 18, comma 5° comma, L. nr. 300/1970 (post L. nr. 92/2012), c.d. “tutela risarcitoria piena” per non ricorrenza degli estremi del g.m.o.
Nella denegata ipotesi di mancato accoglimento della superiore domanda e nell’ipotesi in cui Controparte non assolva all’onere probatorio esclusivamente a suo carico sulla giustificatezza dell’intimato licenziamento, vorrà il Giudicante accertare che non ricorrono comunque gli estremi del giustificato motivo oggettivo, ai sensi dell’art. 18, comma 5°, L. nr. 300/1970 post L. nr. 92/2012, come richiamato dal 7° comma, L. nr. 300/1970, e per l’effetto vorrà il Giudicante dichiarare risolto il rapporto di lavoro tra le parti in causa con effetto dal _________, e condannare la società Alfa, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, al pagamento di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata da un minimo di 12 mensilità (€ _____) e fino ad un massimo di 24 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto della ricorrente (€ ___________), in relazione all’anzianità della sig.ra Tizia e tenuto conto del numero dei dipendenti occupati su tutto il territorio nazionale, delle dimensioni dell’attività economica, del comportamento e delle condizioni delle parti.
In via ulteriormente subordinata: art. 18, comma 6°, L. nr. 300/1970 (post L. nr. 92/2012), c.d. “tutela risarcitoria debole”, per violazione del requisito di motivazione di cui all’art. 2, comma 2, della l. 604/66.
Nella denegata e non creduta ipotesi in cui il Giudicante avesse a ritenere che i motivi esposti al capitolo secondo, lettera a), che precede, non costituiscano difetto di giustificazione del licenziamento intimato o vizio sostanziale della motivazione del licenziamento, tale da ritenere manifestamente insussistente il fatto posto a base del g.m.o., e che neppure integrino gli estremi dell’ingiustificatezza del licenziamento stesso, ai sensi del medesimo art. 18, 5° comma richiamato dal 7° comma, vorrà il Giudicante ritenere che i motivi precisati alla lettera a), capitolo secondo, che precede, giustificano una violazione formale in forza delle norme sopra indicate.
Il nuovo comma 2° dell’art. 2 della L. nr. 604/1966, come sostituito dall’art. 1, comma 37° della L. nr. 92/2012, prevede non solo l’obbligo della forma scritta, ma anche quello di contestuale motivazione del licenziamento.
(indicare precisamente le ragioni in fatto per cui si ritiene vi sia un difetto di motivazione nella lettera di licenziamento)
Conseguenti alla violazione del requisito di motivazione di cui all’art. 2, della L. nr. 604/1966 e della procedura di cui all’art. 7 della L. nr. 604/1966, per i motivi qui sopra esposti, sono, ai sensi dell’art. 18, comma 6°, L. nr. 300/1970 (post L. nr. 92/2012) la dichiarazione d’inefficacia del licenziamento intimato alla ricorrente con lettera del _______ e la condanna della società Alfa, in persona del legale rappresentante pro tempore, al pagamento di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata da un minimo di sei mensilità (€ ________) fino ad un massimo di dodici mensilità (€ __________) dell’ultima retribuzione globale di fatto della ricorrente, in relazione all’anzianità della sig.ra Tizia e tenuto conto dei dipendenti occupati su tutto il territorio nazionale, delle dimensioni dell’attività economica, del comportamento e delle condizioni delle parti.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto procuratore, nella veste di cui sopra,
che la Signoria Vostra voglia, previa fissazione di udienza per la comparizione delle parti:
In via principale, ai sensi dell’art. 18, comma 4° L. nr. 300/19970, annullarsi il licenziamento intimato alla ricorrente con lettera del ________ e condannarsi la società Alfa, in persona del legale pro tempore, alla reintegrazione della ricorrente nel posto di lavoro ed al pagamento di un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto della ricorrente dal giorno del licenziamento, sino a quella dell’effettiva reintegrazione, quantificata fino alla misura massima di 12 mensilità della retribuzione globale di fatto (€ _________), o nella diversa somma che risulterà dovuta a questo titolo in corso di causa, in linea capitale, oltre a rivalutazione monetaria ed interessi legali sul capitale via via rivalutato dalla data del licenziamento al saldo effettivo, nonché al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali dal ________, fino al giorno della effettiva reintegrazione;
in via subordinata, ai sensi dell’art. 18, comma 5°, L. nr. 300/1970, come richiamato dal 7° comma, L. nr. 300/1970, dichiararsi risolto il rapporto di lavoro con effetto dalla data del licenziamento, e condannare la società Alfa, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, al pagamento di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata da un minimo di dodici mensilità (€ ______) e fino ad un massimo di ventiquattro mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto del ricorrente (€ ________), o nella diversa somma che risulterà dovuta a questo titolo in corso di causa, in linea capitale, oltre a rivalutazione monetaria ed interessi legali sul capitale via via rivalutato dalla data del licenziamento al saldo effettivo;
in via di ulteriore subordine, ai sensi dell’art. 18, comma 6°, L. nr. 300/1970 (post L. nr. 92/2012), dichiararsi l’inefficacia del licenziamento intimato alla ricorrente con lettera del ________ e condannarsi la società Alfa, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, al pagamento di un’indennità onnicomprensiva determinata da un minimo di sei mensilità (€ _______) fino ad un massimo di dodici mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto del ricorrente (€ ________), o nella diversa somma che risulterà dovuta a questo titolo in corso di causa, in linea capitale, oltre a rivalutazione monetaria ed interessi legali sul capitale via via rivalutato dalla data del 26.06.2018 al saldo effettivo.
In ogni caso spese e competenze professionali di assistenza legale, interamente rifusi, oltre al rimborso del contributo unificato ed oltre a rimborso forfettario, Iva se dovuta e C.P.A. Come per legge.
Si chiede fin d’ora abilitazione alla prova contraria, nonché autorizzazione a presentare le istanze e/o memorie che dovessero rendersi necessarie.
Allo stato degli atti la causa appare documentalmente istruita.
(oppure si chiede prova per testi sulle seguenti circostanze: __________ e si indicano a testi i sigg.ri: __________)
Si chiede sia disposta CTU contabile ai fini di determinare l’esatto ammontare delle indennità previste dall’art. 18, 1. 300/1970, nelle parti sopra richiamate, eventualmente dovute.
Ai fini del pagamento del contributo unificato si dichiara che il valore della presente causa è indeterminato e che pertanto il contributo unificato è di € 259,00, ma la ricorrente ne è esente stanti le proprie condizioni di reddito, come risultanti dalla allegata certificazione.
[1] Art. 414 Cod. proc. civ.
[2] Art. 1, comma 48, L. 92/2012

References: ART. 1
 art. 414
 art. 18
 art. 18
 art. 18
 art. 18
 art. 18
 art. 18
 art. 18
 art. 18
 Art. 414
 Art. 1