Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-992-del-16-01-2019
Timestamp: 2019-10-23 02:13:28+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 992 del 16/01/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 992 del 16/01/2019
Cassazione civile sez. lav., 16/01/2019, (ud. 29/11/2018, dep. 16/01/2019), n.992
sul ricorso 19643-2013 proposto da:
M.R., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA A.
MORDINI 14, presso lo studio dell’avvocato ANTONINO V.E. SPINOSO,
AZIENDA SANITARIA LOCALE AL C.F. (OMISSIS), in persona del legale
ASIAGO 8, presso lo studio dell’avvocato SILVIA VILLANI,
rappresentata e difesa dagli avvocati CARLO CASTELLOTTI, ELIO GIANNI
GARIBALDI, MARIA DANIELA COGO;
AZIENDA SANITARIA LOCALE AL C.F. (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 166/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 07/02/2013 R.G.N. 560/2012.
che la sentenza attualmente impugnata (depositata il 19 febbraio 2013), si pronuncia sull’appello principale della ASL AL e sul riunito appello incidentale di M.R. – la quale, in base a numerosissimi contratti di somministrazione a termine o di altre forme di contratti di lavoro flessibile reiterati per circa nove anni ha lavorato alle dipendenze della suddetta ASL, sempre per lo svolgimento di medesime mansioni – avverso la sentenza di primo grado del Tribunale di Alessandria. E, in parziale accoglimento dell’appello principale, respinto quello incidentale, esclude la condanna dell’Azienda Sanitaria al risarcimento del danno, per mancanza di allegazione e prova della sussistenza, in concreto, del danno stesso;
a) è da condividere l’iter argomentativo che ha portato il primo giudice a dichiarare la carenza di specificità delle ragioni poste a fondamento dei primi tre contratti di somministrazione a termine di cui si tratta, in applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 20 e 21 nonchè dell’art. 22 dello stesso D.Lgs. che, per le somministrazioni a tempo, richiama la disciplina del D.Lgs. n. 368 del 2001 “per quanto compatibile”;
che il ricorso principale è articolato in tre motivi;
che – come si evince dalla citata direttiva 2008/104/CE, la quale prevede solo i “requisiti minimi” di protezione dei “lavoratori tramite agenzia interinale (vedi art. 9, par. 2) – tale affermazione non esclude, con i dovuti adattamenti, l’applicabilità anche alla somministrazione: a) del principio più volte affermato dalla stessa Corte di giustizia in materia di contratti a termine, secondo cui, “i contratti di lavoro a tempo indeterminato rappresentano la forma comune dei rapporti di lavoro” (vedi Considerando 15 della direttiva 2008/104/CE) sicchè “il beneficio della stabilità del rapporto di lavoro è considerato un elemento assolutamente rilevante per la tutela dei lavoratori, laddove è solo in determinate circostanze che contratti di lavoro a tempo determinato possono soddisfare le esigenze sia dei datori di lavoro sia dei lavoratori” (sentenze Grande Sezione, 22 novembre 2005, Mangold, punto 64; Grande Sezione, luglio 2006, Adeneler e a., C- 212/04, punto 62; nonchè 8 marzo 2012, Huet, C-251/11, punto 35); b) dell’impegno UE per l’adozione di una politica comune, volta a coniugare occupazione e crescita e quindi, a “favorire, al tempo stesso, flessibilità e sicurezza occupazionale e a ridurre la segmentazione del mercato del lavoro, tenendo debito conto del ruolo delle parti sociali”(vedi: Considerando 8); c) del conseguente ulteriore indirizzo secondo cui l’effettiva attuazione della normativa UE in ambito nazionale deve contenere misure adeguate per prevenire e punire l’uso abusivo dei contratti di lavoro di breve durata, come specificamente prescrive l’art. 10, par. 2, della direttiva 2008/140/CE, ove si stabilisce che: “gli Stati membri determinano il regime delle sanzioni applicabili a violazioni delle disposizioni nazionali di attuazione della presente direttiva e adottano ogni misura necessaria a garantirne l’attuazione”, aggiungendo che”le sanzioni previste devono essere effettive, proporzionate e dissuasive” (vedi: Cass. 6 ottobre 2014, n. 21000; Cass. 8 ottobre 2014, n. 21235 e n. 21236);
La Corte rigetta il primo motivo del ricorso principale, accoglie il secondo motivo, assorbito il terzo motivo del medesimo ricorso. Rigetta il primo motivo del ricorso incidentale e dichiara inammissibile il secondo motivo dello stesso ricorso. Cassa la sentenza impugnata, in relazione alle censure accolte, e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Torino, in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 9
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza