Source: http://www.tcnotiziario.it/Articolo/Index?idArticolo=422419&tipo&cat=ULTLAV&fonte=Teleconsul.it+-+Ultimissime+Lavoro
Timestamp: 2019-09-23 09:09:11+00:00

Document:
Giurisprudenza - CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 19 marzo 2019, n. 7641
Tc - Ultimissime - Lavoro mercoledì 20 marzo 2019
Licenziamento per giusta causa - Assenza per infortunio - Indagine investigativa - Svolgimento attività lavorativa tale da compromettere o ritardare la guarigione
1. Con sentenza n. 1350/2017, pubblicata il 28 giugno 2017, la Corte di appello di Napoli ha confermato la decisione di primo grado, con la quale il Tribunale della stessa sede, in accoglimento del ricorso proposto da U.I.M. S.r.l., aveva dichiarato la legittimità del licenziamento per giusta causa intimato ad A.R., con lettera del 3/3/2010, per avere svolto, in periodo di assenza per infortunio, attività lavorativa consistita nella guida di automezzi e in operazioni di carico/scarico di cerchi in lega per autovetture, tale da compromettere o ritardare la guarigione.
2. La Corte ha rilevato a sostegno della propria decisione che i fatti contestati, giunti a conoscenza della società attraverso un 'indagine investigativa, avevano trovato conferma nelle dichiarazioni degli investigatori e che la consulenza d'ufficio disposta in primo grado aveva consentito di accertare la potenzialità dannosa del comportamento addebitato, il quale, pertanto, integrando un inadempimento degli obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà e la violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede, era da ritenersi di gravità tale da giustificare il recesso datoriale, anche in difetto di previsione del contratto collettivo o del codice disciplinare.
1. Con il primo motivo, deducendo ex art. 360 n. 3 cod. proc. civ. la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 cod. proc. civ., 2697 cod. civ. e 5 I. n. 604/1966, nonché dell'art. 24 Cost., il ricorrente censura la sentenza impugnata per avere ritenuto accertati i fatti descritti nella relazione investigativa prodotta in giudizio dalla società, sebbene tali fatti fossero stati puramente confermati "in blocco" dai testimoni escussi e la relazione, in quanto documento di parte, non avesse ex se efficacia probatoria.
5. Come più volte precisato da questa Corte (cfr. da ultimo Cass. n. 13395/2018), "la violazione del precetto di cui all'art. 2697 cod. civ., censurabile per cassazione ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., è configurabile soltanto nell'ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l'onere della prova ad una parte diversa da quella che ne era onerata secondo le regole di scomposizione della fattispecie basate sulla differenza tra fatti costitutivi ed eccezioni e non invece laddove" - come con il motivo ora in esame - "oggetto di censura sia la valutazione che il giudice abbia svolto delle prove proposte dalle parti (sindacabile, quest'ultima, in sede di legittimità, entro i ristretti limiti del "nuovo" art. 360 n. 5 cod. proc. civ.)".
10. Il terzo motivo è inammissibile, in forza della preclusione (c.d. "doppia conforme") di cui all'art. 348 ter, ultimo comma, cod. proc. civ., a fronte di giudizio di appello introdotto con ricorso depositato il 14 dicembre 2015 e, pertanto, in epoca successiva all'entrata in vigore della novella (11 settembre 2012).
Rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate in euro 200,00 per esborsi e in euro 4.500,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% e accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 Cass. 
 art. 360