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Timestamp: 2018-07-21 15:17:23+00:00

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Corte di Cassazione, sezioni unite civile, sentenza 16 novembre 2016, n. 23304 – Studio legale Tuni Valent
Le associazioni dei consumatori possono intervenire ad adiuvandum nei giudizi promossi da singoli privati anche prima che venisse introdotta la class action
(OMISSIS) S.P.A. – (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS), per delega a margine del ricorso;
ASSOCIAZIONE DENOMINATA ” (OMISSIS)”, COMITATO DENOMINATO ” (OMISSIS)”, in persona dei rispettivi Presidenti pro tempore, (OMISSIS), (E ALTRI OMISSIS)
avverso la sentenza n. 1049/2008 della CORTE D’APPELLO di GENOVA, depositata il 21/08/2008;
udito il P.M. in persona dell’Avvocato Generale Dott. IACOVIELLO Francesco Mauro, che ha concluso per l’inammissibilita’ dell’ultimo motivo, rimessione alla Sezione semplice per il resto.
1.- Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Genova ha confermato la condanna della s.p.a. (OMISSIS) al risarcimento del danno in favore dei venticinque risparmiatori indicati in epigrafe in relazione alla negoziazione di prodotti finanziari aventi ad oggetto le obbligazioni Eur Parm 6,25% – 00/05, confermando il difetto di legittimazione attiva dell’associazione ” (OMISSIS)” e del Comitato denominato ” (OMISSIS)”, che avevano agito unitamente ai risparmiatori.
A sostegno della decisione assunta la corte territoriale ha affermato, per quel che ancora interessa, che nella fattispecie le associazioni, alle quali andava attribuita la qualificazione giuridica di enti esponenziali d’interessi diffusi, avevano proposto la domanda in nome proprio e nell’interesse altrui, cosi’ realizzando un’inammissibile forma di sostituzione processuale in contrasto con l’articolo 81 cod. proc. civ. Peraltro la loro partecipazione al giudizio non poteva neanche essere qualificata come intervento volontario dal momento che esse non facevano valere un diritto proprio, ne’ poteva adombrarsi una forma d’intervento ad adiuvandum non risultando dotate di un proprio interesse a sostenere una delle ragioni delle parti.
Nel merito, la violazione degli obblighi informativi nella specie non aveva ad oggetto la validita’ ed efficacia del contratto quadro ma la responsabilita’ precontrattuale dell’intermediario nei singoli contratti esecutivi del predetto. L’articolo 1337 c.c., doveva essere integrato dalle disposizioni del t.u.f. e del correlato regolamento Consob a tutela del diritto all’informazione e ad una contrattazione consapevole da parte del risparmiatore. La culpa in contraendo si sostanziava pertanto nell’interesse negativo a non essere coinvolti in una stipulazione pregiudizievole. Tale specifica domanda, di natura risarcitoria, era stata autonomamente formulata con l’atto introduttivo del giudizio di primo grado. Il tribunale non l’aveva affrontata e gli appellanti ne avevano fatto oggetto d’impugnazione incidentale. L’accoglimento di tale domanda risarcitoria non spostava tuttavia l’ammontare del risarcimento liquidato dal Tribunale correttamente determinato nell’importo investito al netto del reddito dagli investitori ricavato attraverso le cedole riscosse. Nella specie, l’interesse negativo consisteva proprio nel pregiudizio derivante dall’investimento eseguito soltanto in virtu’ della carenza informativa ascritta all’intermediario, sul quale gravava l’onere ai sensi dell’articolo 23 t.u.f. della prova contraria.
Hanno resistito con controricorso le associazioni ed i risparmiatori formulando anche ricorso incidentale affidato a un solo motivo e hanno eccepito l’inammissibilita’ del ricorso per inadeguatezza dei quesiti.
Nel termine di cui all’articolo 378 c.p.c., le associazioni controricorrenti hanno depositato memoria.
2.- Ritenuto pregiudiziale l’esame della censura relativa alla legittimazione ad intervenire ad adiuvandum della associazione ” (OMISSIS)” e del “Comitato San Giorgio”, la Prima Sezione civile, con ordinanza n. 3323 del 19 febbraio 2015, ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale rimessione della causa alle Sezioni unite.
L’ordinanza di rimessione ha evidenziato che la non univocita’ degli orientamenti giurisprudenziali (anche della giurisprudenza di merito) in ordine alla natura dell’interesse che legittima all’intervento adesivo oltre che il rilievo socio economico della questione inducono a ritenere come questione di massima di particolare importanza quella formante oggetto dell’unico motivo di ricorso incidentale, relativa all’ammissibilita’ dell’intervento ad adiuvandum delle associazioni resistenti nel presente giudizio (” (OMISSIS)” e “Comitato San Giorgio”) in quanto enti esponenziali dei diritti e degli interessi dei consumatori risparmiatori.
3.- Osserva preliminarmente la Corte che l’eccezione di inammissibilita’ del ricorso principale sollevata dai controricorrenti e’ fondata essendo, nella concreta fattispecie, applicabile ratione temporis l’articolo 366 bis c.p.c.. Infatti, nel primo motivo, viene dedotta la violazione dell’articolo 112 c.p.c., nel terzo motivo viene dedotta la violazione dell’articolo 1337 c.c., nel quarto motivo si contesta la statuizione relativa alla compensazione delle spese di lite con le Associazioni, nel quinto vengono censurate le espressioni offensive di controparte denunciandosi la violazione dell’articolo 89 c.p.c.; ma nessuno dei quesiti di diritto formulati e’ conforme all’articolo 366 bis c.p.c., risolvendosi essi in generiche istanze di decisione sull’esistenza delle violazioni di legge denunziate o nella trascrizione della norma (cfr. Sez. U, n. 21672 del 2013, Rv. 627412). Infine, la sintesi del fatto controverso di cui all’articolo 366 bis cod. proc. civ. in relazione al vizio di motivazione denunciato si risolve nell’elenco di fatti contrari a quelli ritenuti dal giudice del merito.
4.- Il ricorso incidentale non e’ tardivo, talche’ puo’ essere esaminato nonostante l’inammissibilita’ del ricorso principale.
Nell’unico motivo viene contestata sia sotto il profilo della violazione di legge che del vizio di motivazione la ribadita insussistenza della legittimazione ad agire delle due associazioni costituitesi.
Le controricorrenti deducono: a) lo statuto dello ” (OMISSIS)” reca espressamente nella definizione dell’oggetto sociale la promozione della tutela individuale e collettiva dei consumatori da realizzarsi sia mediante assistenza sul piano tecnico e giuridico sia esercitando attivita’ di rappresentanza anche attraverso la richiesta di legittimazione attiva e passiva nei giudizi civili e penali e nelle controversie arbitrali. b) lo statuto del “Comitato San Giorgio” ha nel suo oggetto la tutela degli interessi e diritti a qualunque titolo vantati dai soci nei confronti degli istituti di credito in ogni sede ivi compresa quella giudiziaria.
La semplice lettura degli statuti avrebbe dovuto indurre la Corte d’Appello a riconoscere che le associazioni presentavano lo scopo statutario diffuso della difesa dei diritti economici dei risparmiatori e degli utenti bancari e la conseguente legittimazione ad agire.
Le associazioni non hanno agito come sostituti processuali ma hanno richiesto che fosse riconosciuta la loro qualita’ di interventori quanto meno “ad adiuvandum” ritenendo che l’esito del giudizio avrebbe avuto un effetto riflesso positivo o negativo giuridicamente apprezzabile nella loro sfera giuridica.
Nell’intervento ad adiuvandum non si richiede la titolarita’ di un diritto nei confronti delle parti originarie ma soltanto la presenza di un interesse giuridicamente rilevante ad un esito favorevole della controversia.
Tale interesse poteva cogliersi in ordine ai seguenti profili: l’interesse a veder riconosciuto il ruolo di capofila delle associazioni in questione; l’interesse a veder riconosciuto il ruolo statutario diffuso di difensori dei diritti economici dei risparmiatori ed utenti bancari; l’interesse ad una soluzione positiva spendibile in altre analoghe controversie; l’interesse al rimborso delle spese sostenute per la gestione collettiva della lite e delle spese processuali.
Infine, si sostiene l’esistenza di un mandato rilasciato dai risparmiatori sia per la fase stragiudiziale che per quella giudiziale. La Corte di merito – lamentano le ricorrenti incidentali – avrebbe trascurato di accertare tale circostanza risultante dai documenti prodotti.
5.- Le azioni risarcitorie promosse dagli investitori nel presente giudizio hanno natura individuale ancorche’ siano state proposte, ai sensi dell’articolo 33 c.p.c., davanti al giudice del luogo di residenza o domicilio di una delle parti (o come puo’ ritenersi nella specie di tutte) per essere decise nello stesso processo. Ne consegue che la questione da affrontare riguarda la legittimazione ad intervenire ad adiuvandum di un’associazione che si propone, come indicato nel proprio statuto, la cura, la promozione e la tutela dei diritti dei consumatori in un giudizio individuale, promosso da una pluralita’ di singoli risparmiatori, i quali denuncino specificamente la lesione di diritti loro riconosciuti dalla legge in virtu’ dell’asimmetria informativa che caratterizza il rapporto tra risparmiatore/investitore ed intermediario.
Da un lato, dunque, l’ordinanza di rimessione segnala l’esigenza di uniformazione giurisprudenziale in ordine alla portata dell’articolo 105 c.p.c., comma 2, e, dall’altro, evidenzia la questione di massima importanza concernente la posizione specifica – in relazione a quella norma – delle associazioni dei consumatori, una volta che la legge (il codice del consumo), se prevede l’intervento del singolo consumatore nel giudizio iniziato dalle associazioni per converso, non disciplina espressamente l’intervento di queste nelle azioni individuali dei consumatori.
Cio’ nel presupposto – condiviso dalle Sezioni unite, per la chiarezza del dato normativo richiamato dall’ordinanza – che i risparmiatori/investitori persone fisiche possono essere qualificati consumatori e, conseguentemente, ad essi deve essere applicata, salvo deroghe specifiche, la disciplina normativa a tutela dei consumatori applicabile ratione temporis (articolo 1469 bis c.c. e ss., e L. n. 281 del 1998), attualmente sostituita dal Codice del Consumo (Decreto Legislativo n. 205 del 2006, articolo 33, comma 4, e articolo 67 ter).
6.- In ordine alla natura dell’interesse legittimante l’intervento adesivo ai sensi del secondo comma dell’articolo 105 c.p.c., e’ sopravvenuta – rispetto all’ordinanza di rimessione – la pronuncia di queste Sezioni unite, 26 luglio 2016 n. 15422, la quale ha enunciato il principio per il quale l’intervento adesivo dipendente del terzo e’ consentito ove l’interveniente sia titolare di un rapporto giuridico connesso con quello dedotto in lite da una delle parti o da esso dipendente e non di mero fatto, attesa la necessita’ che la soccombenza della parte determini un pregiudizio totale o parziale al diritto vantato dal terzo quale effetto riflesso del giudicato. Invero l’interesse richiesto per la legittimazione all’intervento adesivo dipendente nel processo in corso fra altri soggetti (articolo 105 c.p.c., comma 2), deve essere non di mero fatto, ma giuridico, nel senso che tra adiuvante e adiuvato deve sussistere un vero e proprio rapporto giuridico sostanziale, tale che la posizione soggettiva del primo in questo rapporto possa essere – anche solo in via indiretta o riflessa – pregiudicata dal disconoscimento delle ragioni che il secondo sostiene contro il suo avversario in causa”.
7.- Tanto premesso, osserva la Corte che il presente giudizio e’ stato introdotto nel 2004. Dunque, in epoca precedente all’introduzione del codice del consumo e nel vigore della L. n. 281 del 1998.
Prima dell’introduzione di tale ultima norma, le Sezioni unite hanno avuto modo di evidenziare, in passato, che gli interessi diffusi sono “adespoti” e possono essere tutelati in sede giudiziale solo in quanto il legislatore attribuisca ad un ente esponenziale la tutela degli interessi dei singoli componenti una collettivita’, che cosi’ appunto assurgono al rango di interessi “collettivi”. Per altro verso, l’esclusione dell’accesso dei singoli alla tutela giudiziale appare giustificata dall’esigenza di evitare che una pluralita’ indefinita di interessi identici sia richiesta con un numero indeterminato di iniziative individuali seriali miranti agli stessi effetti, con inutile aggravio del sistema giudiziario e conseguente dispersione di una risorsa pubblica; e con frustrazione, inoltre, dell’effetto di incentivazione dell’aggregazione spontanea di piu’ individui in un gruppo esponenziale, il che, soprattutto in sistemi cui e’ ignota la tutela dei diritti individuali omogenei da parte di singoli (invece tipica delle class actions, nelle quali il costo del processo non e’ pero’ sopportato in proprio dall’attore), vale anche ad equilibrare l’entita’ delle risorse che ciascuna parte ha interesse ad investire nella controversia (Cass. SU, n. 7036 del 2006).
La L. 30 luglio 1998, n. 281 (Disciplina dei diritti dei consumatori e degli utenti), nelle parti rilevanti nel giudizio, dispone: “Art. 1. Finalita’ ed oggetto della legge.
1. Le associazioni dei consumatori e degli utenti inserite nell’elenco di cui all’articolo 5, sono legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi, richiedendo al giudice competente:
c) di ordinare la pubblicazione del provvedimento su uno o piu’ quotidiani a diffusione nazionale oppure locale nei casi in cui la pubblicita’ del provvedimento puo’ contribuire a correggere o eliminare gli effetti delle violazioni accertate”.
Ebbene, nel vigore della L. n. 281 del 1998, la legittimazione ad agire discende dalla qualita’ di ente esponenziale ope legis, attribuita in base al sistema previsto dall’articolo 3 della legge stessa e con un sistema di iscrizione in elenco “avente carattere costitutivo della legittimazione”, in base ad accertamento disciplinato in sequenza procedimentale ex articolo 5, comma 2, L. cit.. Se, dunque, l’iscrizione nell’elenco ha carattere costitutivo della legittimazione, essa, se non immediatamente provata (in presenza di “non contestazione”), deve, quanto meno, essere allegata da chi agisce. E, nella concreta fattispecie, dalla sentenza impugnata la circostanza predetta non risulta neppure allegata, mentre dalla memoria depositata ai sensi dell’articolo 378 c.p.c., si evince una implicita ammissione dell’inesistenza dell’iscrizione.
Si tratta di rilievo dirimente perche’, se in forza dell’articolo 3, L. cit., le associazioni iscritte possono agire per la tutela collettiva degli stessi diritti (dichiarati fondamentali) riconosciuti ai consumatori, a maggior ragione possono intervenire nel giudizio promosso dal singolo consumatore.
Si e’, invero, evidenziato che, nonostante una certa “evanescenza” di alcune delle situazioni soggettive previste dalla L. n. 281 del 1998, la circostanza che esse non presuppongano alcun collegamento esclusivo tra bene e individuo fa si’ che l’azionabilita’ di esse non possa essere negata, stante il disposto dell’articolo 24 Cost..
Se quelle situazioni giuridiche appartengono anche al singolo (talche’ se ne deve ammettere la tutelabilita’ in via individuale), dev’essere possibile, stante l’atipicita’ dell’azione inibitoria, ammettere che consumatori e utenti possano accedere individualmente anche alla tutela giurisdizionale a carattere preventivo, pur non essendo tale tutela espressamente prevista nell’articolo 3.
Si verifica, pertanto, una tale connessione tra situazioni giuridiche che, addirittura, l’associazione iscritta potrebbe intervenire nel giudizio promosso dal consumatore per sostenere le ragioni connesse alle situazioni tutelabili ex articolo 3, lettera a) e b) (inibire gli atti e i comportamenti lesivi degli interessi dei consumatori e degli utenti e adottare le misure idonee a correggere o eliminare gli effetti dannosi delle violazioni accertate).
In ogni caso dovrebbe trattarsi di associazioni iscritte – circostanza insussistente nella concreta fattispecie – e l’intervento ricadrebbe nella disciplina di cui all’articolo 105 c.p.c., comma 1.
Da ultimo, il richiamo al mandato conferito dai risparmiatori nonche’ alla qualita’ di soci delle controricorrenti rivestita dai medesimi attori (situazioni contemplate dal vigente articolo 140 bis cod. cons., nel testo modificato dal Decreto Legge 24 gennaio 2012, n. 1, articolo 6, comma 1, lettera a), convertito, con modificazioni, dalla L. 24 marzo 2012, n. 27), non applicabile ratione temporis, non puo’ condurre ad una soluzione diversa.
Cio’ sia perche’ si afferma che per la fase giudiziale sarebbe stata conferita “procura alle liti” al medesimo difensore, circostanza che esclude la necessita’ di esaminare il rapporto alla luce dell’articolo 77 cod. proc. civ., nel quale parte della giurisprudenza inquadra il mandato menzionato dall’articolo 140 bis, sia perche’ nella sintesi del fatto controverso ex articolo 366 bis c.p.c., si fa nuovamente riferimento (come nei quesiti di diritto formulati) alla legittimazione ad agire “in forza dell’interesse diffuso”.
Talche’ va ribadita la mancata allegazione dell’iscrizione ai sensi della L. n. 281 del 1998, che sola avrebbe potuto attribuire tale legittimazione.
La reciproca soccombenza comporta la compensazione delle spese processuali del giudizio di legittimita’.
Gli interessi ultralegali non sono dovuti se non c’è la pattuizione scritta.
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