Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-secondo/titolo-iv/capo-ii/art747.html
Timestamp: 2019-06-20 17:39:26+00:00

Document:
Art. 747 codice civile - Collazione per imputazione - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice civile > LIBRO SECONDO - Delle successioni > Titolo IV - Della divisione > Capo II - Della collazione > Articolo 747
Articolo 747 Codice civile
Dispositivo dell'art. 747 Codice civile
La collazione per imputazione [746, 750 c.c.] si fa avuto riguardo al valore dell'immobile al tempo della aperta successione (1) [456 c.c.].
(1) Il valore del bene immobile ai fini della collazione per imputazione si determina al tempo dell'apertura della successione, rimanendo irrilevanti i mutamenti dipendenti dalla diminuzione del potere di acquisto della moneta e gli altri eventi successivi.
Ciò crea una disparità di trattamento tra la collazione per imputazione e quella in natura in quanto in quest'ultimo caso il bene viene valutato al momento della collazione.
Massime relative all'art. 747 Codice civile
Cass. civ. n. 9177/2018
(Cassazione civile, Sez. VI-2, ordinanza n. 9177 del 12 aprile 2018)
Cass. civ. n. 5659/2015
Nella divisione ereditaria, una volta che il condividente donatario abbia optato per la collazione per imputazione - che si differenzia da quella in natura per il fatto che i beni già oggetto di donazione rimangono di proprietà del medesimo condividente -, la somma di denaro corrispondente al valore del bene donato, quale accertato con riferimento alla data di apertura della successione, viene sin da quel momento a far parte della massa ereditaria in sostituzione del bene donato, costituendo in tal modo "ab origine" un debito di valuta a carico del donatario, cui si applica il principio nominalistico. Ne consegue che devono essere imputati non i frutti civili dell'immobile oggetto di collazione, ma gli interessi legali sulla predetta somma, con decorrenza dal momento dell'apertura della successione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5659 del 20 marzo 2015)
Cass. civ. n. 25646/2008
Nel giudizio di divisione ereditaria, una volta che il condividente donatario abbia optato per la collazione per imputazione che si differenzia da quella in natura per il fatto che i beni già oggetto di donazione rimangono di proprietà del medesimo condividente la somma di denaro corrispondente al valore del bene donato, quale accertato con riferimento alla data di apertura della successione, viene sin da quel momento a far parte della massa ereditaria in sostituzione del bene donato, costituendo in tal modo ab origine un debito di valuta a carico del donatario cui si applica il principio nominalistico; ne consegue che anche gli interessi legali vanno rapportati a tale valore e decorrono dal medesimo momento.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 25646 del 23 ottobre 2008)
Cass. civ. n. 17878/2003
In tema di divisione ereditaria ed in ipotesi di determinazione dell'eventuale lesione della quota di legittima, la stima del valore dei beni da riunire fittiziamente va compiuta con riferimento allo stato di fatto e di diritto esistente alla data di apertura della successione e, conseguentemente, per accertarne la commerciabilità, devesi aver riguardo alla disciplina normativa vigente a tale data. Peraltro ove un bene, ancorché incommerciabile, sia suscettibile di produrre, comunque, reddito, di tale capacità devesi tener conto ai fini della stima del suo valore.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 17878 del 24 novembre 2003)
Cass. civ. n. 645/2003
In tema di divisione ereditaria ed in ipotesi di collazione di immobili per imputazione, ai fini della determinazione delle quote spettanti a ciascuno degli eredi, il valore dei beni donati dal de cuius dev'essere calcolato con riferimento alla sua consistenza al momento dell'apertura della successione e avuto riguardo a tutte le potenzialità economiche dei beni stessi. In esse va compreso per intero il contributo di ricostruzione di cui alla legge 14 maggio 1981, n. 219, se il corrispondente diritto è maturato al tempo dell'apertura della successione, trattandosi di un utile oggettivo connesso al bene, comunque sia stato erogato, per la prima casa o per altre unità abitative.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 645 del 17 gennaio 2003)
Cass. civ. n. 2163/1998
La collazione per imputazione costituisce una fictio iuris per effetto della quale il coerede, che, a seguito di donazione operata in vita dal de cuius, abbia già anticipatamente ricevuto una parte dei beni a lui altrimenti destinati solo con l'apertura della successione, ha diritto a ricevere beni ereditari in misura ridotta rispetto agli altri coeredi, tenuto conto del valore (attuale) di quanto precedentemente donatogli, senza che i beni oggetto della collazione tornino materialmente e giuridicamente a far parte della massa ereditaria, incidendo i medesimi esclusivamente nel computo aritmetico delle quote da attribuire ai singoli coeredi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2163 del 27 febbraio 1998)
Cass. civ. n. 1159/1995
In tema di divisione ereditaria e nel caso di collazione di immobile per imputazione l'equivalente pecuniario del valore del bene deve essere determinato con riferimento alla sua consistenza al tempo di apertura della successione (art. 747 c.c.), a prescindere da ogni mutamento dipendente dalla diminuzione del potere di acquisto della moneta o da altro evento intervenuto in epoca successiva.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1159 del 1 febbraio 1995)
relative all'articolo 747 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 747 Codice civile - Collazione per imputazione | Quesito Q201617879
martedì 13/12/2016 - Trentino-Alto Adige
“Al momento della successione un terreno edificabile donato risulta edificato; è possibile eseguire ancora un modesto aumento di volume. Il valore del terreno, al momento della successione ancora in zona edificabile, può essere quello relativo al modesto aumento di volume consentito?”
Consulenza legale i 17/12/2016
Il problema che con il caso in esame si è chiamati a risolvere è essenzialmente quello di stabilire quale sia il valore da attribuire ai beni donati in vita dal de cuius al fine di giungere ad una corretta determinazione del valore complessivo della massa ereditaria da dividere.
Norme di sicuro riferimento a tale riguardo sono quelle contenute nel Libro II, Titolo IV, Capo II del codice civile, dedicato alla collazione.
In particolare, con riferimento agli immobili (il bene donato nel caso di specie è un terreno), dispone l’art. 746 c.c. che “la collazione di un bene immobile si fa o col rendere il bene in natura o con l’imputarne il valore alla propria porzione, a scelta di chi conferisce”.
Sembra evidente che, avendo il donatario ricevuto per donazione un terreno edificabile ed avendo su tale terreno realizzato un fabbricato a sue spese prima della morte del de cuius, la forma di collazione che verrà scelta sarà senza dubbio quella per imputazione.
A questo punto, dunque, troverà applicazione il successivo art. 747 c.c., il quale dispone che “la collazione per imputazione si fa avuto riguardo al valore dell’immobile al tempo della aperta successione”.
La collazione per imputazione, infatti, costituisce una fictio iuris per effetto della quale il coerede che, a seguito di donazione, abbia già anticipatamente ricevuto una parte dei beni a lui altrimenti destinati solo con l’apertura della successione, ha diritto a ricevere beni ereditari in misura ridotta rispetto agli altri coeredi, tenuto conto del valore di quanto gli sia stato in precedenza donato, valore che va determinato con riferimento al momento dell’apertura della successione.
Si potrebbe in contrario obiettare che per ristabilire la proporzione delle quote ereditarie sarebbe giusto che il coerede donatario sia tenuto a conferire alla massa ereditaria solo il valore rappresentato dall’effettivo arricchimento di cui egli ha goduto a seguito della liberalità, in quanto, se così non fosse, gli eredi non donatari sarebbero favoriti, nella determinazione delle loro quote ereditarie, dall’aumento del valore del cespite.
Proprio nel caso che ci riguarda, infatti, il bene donato avrà senza alcun dubbio un valore maggiore rispetto a quello che aveva al tempo della donazione, avendo il donatario realizzato sullo stesso una costruzione.
Per tale ipotesi, tuttavia, il legislatore interviene con i successivi artt. 748 e 749 c.c., che consentono di tenere in considerazione, ai fini della collazione per imputazione, i miglioramenti apportati al bene (trattasi di norme che sono espressione, a loro volta, dei principi generali che reggono il possesso di buona fede espresso all’art. 1150 c.c. e, più in generale, di quelli in tema di indebito arricchimento).
Così sarà necessario dedurre in favore del donatario il valore dei miglioramenti apportati al fondo nei limiti del loro valore al tempo dell’aperta successione, in quanto non sarebbe ragionevole imporre al donatario di conferire un valore che non è riferito all’originaria consistenza della cosa donata, ma che dipenda da iniziative da lui assunte (nel caso di miglioramenti eseguiti a sua cura e spese) o da interventi di terzi.
In definitiva, al momento dell’apertura della successione, al fine di determinare il valore del terreno oggetto di donazione, si dovrà tener conto della destinazione urbanistica che esso ha e, in caso di sua attitudine edificatoria, della volumetria realizzabile, compresa, senz'altro, anche la volumetria già utilizzata per la costruzione ivi esistente.

References: Articolo 747

Articolo 747

Cass. 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 Articolo 747
 art. 747