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Timestamp: 2020-05-26 18:06:29+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23630 del 09/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23630 del 09/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 09/10/2017, (ud. 08/06/2017, dep.09/10/2017), n. 23630
sul ricorso 7903-2016 proposto da:
G.E., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA ADRIANA,
11, presso lo studio dell’avvocato LUIGI PICCAROZZI, che lo
avverso la sentenza n. 617/31/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di VENEZIA-MESTRE, depositata il 31/03/2015;
vista la memoria ex art. 380-bis c.p.c. prodotta dalla
partecipata dell’08/06/2017 dal Consigliere Dott. PAOLA VELLA.
1. con la sentenza impugnata la C.T.R. del Veneto, in sede di rinvio disposto con sentenza di questa Corte n. 14077 del 18/04/2013, ha accolto il ricorso in riassunzione del contribuente G.E. (ex dirigente ENEL) – per il rimborso delle maggiori ritenute IRPEF operate sul trattamento di previdenza integrativa aziendale (fondo PIA, poi FONDENEL) con l’aliquota prevista per l’indennità di fine rapporto (tassazione separata), piuttosto che con l’aliquota del 12,50% prevista per i redditi di capitale (rendimento di polizza assicurativa) – sulla scorta di un “prospetto dimostrativo rilasciato dall’Enel, ritenuto idoneo in quanto “il principio della diversa tassazione sugli emolumenti corrisposti è applicabile non solo quando i contributi versati e gli accantonamenti eseguiti siano stati autonomamente gestiti sul mercato dal Fondo previdenziale per ogni singola posizione… ma anche nell’ipotesi, come quella in contenzioso, in cui i contributi sono stati gestiti nell’ambito ed all’interno del proprio patrimonio senza operare alcuna separazione di bilancio, alla stregua di una compagnia di assicurazioni, operando la determinazione del cosiddetto rendimento di polizza mediante l’utilizzo del sistema della riserva matematica”;
2. con due motivi di ricorso l’amministrazione deduce: 1) “violazione dell’art. 384 c.p.c., comma 2, per mancata attuazione del principio di diritto sancito nella sentenza di cassazione con rinvio”; 2) “violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 124 del 1993, art. 13, del D.L. n. 669 del 1996, art. 1, del D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 16,17 e 42 (ora 45), della L. n. 483 del 1985, art. 6 e dell’art. 2697 c.c.”;
3. all’esito della camera di consiglio il Collegio ha disposto l’adozione della motivazione semplificata.
4. i due motivi, che in quanto connessi possono essere esaminati congiuntamente, resistono alla censura di inammissibilità sollevata a pag. 7 del controricorso (in quanto integranti sostanzialmente una censura di falsa applicazione delle disposizioni normative applicate e del principio di diritto formulato) e nel merito sono fondate;
5. la decisione impugnata risulta infatti in contrasto con il consolidato orientamento per cui “le prestazioni erogate in forma capitale a soggetto iscritto, da epoca antecedente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 124 del 1993, a fondo di previdenza complementare aziendale (quale Fondenel, in precedenza P.i.a.) sono assoggettate a duplice trattamento tributario: a) agli importi maturati a decorrere dall’1 gennaio 2001, si applica interamente il regime di tassazione separata di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 16, comma 1, lett. a) e art. 17 T.U.I.R.; b) agli importi maturati fino al 31 dicembre 2000, la prestazione è assoggettata al regime di tassazione separata di cui all’art. 16, comma 1, lett. a e art. 17 per quanto riguarda la sorte capitale corrispondente all’attribuzione patrimoniale conseguente alla cessazione del rapporto di lavoro; mentre, alle somme rivenienti dalla liquidazione del cd. rendimento – per tale esplicitamente intendendosi il rendimento netto imputabile alla gestione sul mercato del capitale accantonato – si applica la ritenuta del 12,50% prevista dalla L. n. 482 del 1985, art. 6. Secondo il vincolante principio di diritto imposto dalla decisione di rinvio, per gli importi maturati fino al 31 dicembre 2000, il discrimine tra l’applicazione dell’aliquota del 12,50% e la sottoposizione a tassazione separata va, dunque, riferito alla ricorrenza o meno di concreta gestione sul mercato del capitale accantonato” (cfr., ex multis, tra le più recenti, Cass. Sez. 5, nn. 11831-11837/17, 11625/17, 10285/17, 720/17; 583-588/17; ma già in precedenza v. Cass. nn. 23472/16, 19489/16, 18220-18225/16, 2600/16, 10604/15, 5614/15, 1977/15, 17365/14, 8310/14, 6380/14, 3130-3136/14, 3132/14, 22950/13, 22492/13, 12491-12496/13, 7724-7728/13, 23520/12, 14498/12, 8320/12, 5376/12, 280/12, 29583/11);
6. questa Corte ha inoltre ripetutamente chiarito che il principio di diritto affermato da Cass. S.U. n. 13642/11 implica la necessità di una “ricostruzione delle somme sul mercato finanziario”, con apposita verifica se vi sia stato “l’impiego da parte del Fondo sul mercato del capitale accantonato” e quale sia stato “il rendimento di gestione conseguito in relazione a tale impiego, giustificandosi solo rispetto a quest’ultimo rendimento l’affermata tassazione al 12,50%”; di conseguenza, gravando sul contribuente che impugni il rigetto di una istanza di rimborso – quale attore in senso sostanziale – l’onere di provare il fondamento della sua pretesa, questi è tenuto a dimostrare quale sia la parte dell’indennità ricevuta ascrivibile a rendimenti frutto d’investimento sui mercati di riferimento, non senza che detto onere probatorio possa ritenersi sufficientemente assolto tramite il mero rinvio “al conteggio proveniente dall’Enel, prodotto dal contribuente, non contenente alcuna specificazione sui criteri utilizzati per la quantificazione della voce rendimento, così da chiarire se si trattasse effettivamente di incremento della quota individuale del Fondo attribuita al dipendente in forza di investimenti effettuati dal gestore sul mercato” (in termini, ex aliis, Cass. sez. 5, n. 720/17; conf. da ultimo, Cass. sez. 5, ord. nn. 13278-13281/17);
7. in conclusione, s’intende dare seguito ai numerosissimi arresti (solo in parte sopra citati, e di gran lunga prevalenti rispetto a quelli di segno diverso) in base ai quali il più favorevole criterio impositivo di cui si è detto può trovare applicazione limitatamente alle somme rivenienti dall’effettivo investimento da parte del fondo, sul mercato finanziario, del capitale accantonato, e che ne costituiscono il rendimento;
8. la sentenza impugnata va quindi cassata con rinvio al giudice di appello, affinchè questi, attenendosi ai principii sopra richiamati, “ai fini della definizione dell’ammontare dell’eventuale credito restitutorio del contribuente accerti se (ed eventualmente quale) parte delle somme complessivamente erogate al contribuente corrisponda al rendimento netto derivante dalla gestione sul mercato del capitale accantonato e calcolando, quindi, le imposte dovute dal contribuente, con applicazione solo alla parte suddetta delle somme erogate dell’aliquota del 12,50% secondo la disciplina dettata dalla L. n. 482 del 1985, art. 6,fermo restando, per il residuo, il regime di tassazione separata di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 16, comma 1, lett. a, e art. 17” (in questi termini, da ultimo, Cass. sez. 5, sent. n. 12267/17).
9. il giudice del rinvio provvederà anche in ordine alle spese della presente fase del giudizio.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 380
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 1
 art. 6
 art. 16
 art. 17
 art. 17
 art. 6
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 sentenza 
 art. 6
 art. 16
 art. 17
 Cass. sez.