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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 24/11/2015 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: stefiaria in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 24 novembre 2015
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Nenad Kovačević c. Croazia 38415/13 3 Nel caso in esame, il ricorrente, Nenad Kovačević, in possesso di cittadinanza serba e croata, attualmente in stato di custodia cautelare denuncia l'illegittimità della detenzione cautelare da lui subita. Il signor Kovacevic era stato arrestato nel 1997 in quanto sospettato in un caso di omicidio e rilasciato dopo pochi mesi; due anni dopo fu condannato in contumacia per detto omicidio. Arrestato solo 12 anni dopo, nel 2011, in Bosnia Erzegovina ed estradato in Croazia, aveva richiesto che il procedimento penale conclusosi in sua assenza venisse riaperto. La corte ha tuttavia ritenuto di far perdurare la detenzione del soggetto in quanto sussistente il pericolo di fuga. Il signor Kovacic aveva successivamente proposto ricorso alla Corte Suprema sostenendo che l'atto di accusa non era stato notificato e che aveva dovuto lasciare la Croazia per motivi personali; la Corte respinge tale appello nel 2013 confermando la condanna irrogata. Ricorrendo in particolare l'articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, il sig Kovačević lamenta che la sua detenzione, nei sei mesi successivi alla riapertura del procedimento penale contro di lui, era avvenuta secondo la presunzione, priva di fondamento, che egli volesse fuggire. Articolo 5 Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-3 - Lunghezza di custodia cautelare)
Noreikienė e Noreika c. Lituania 17285/08 3 I ricorrenti Daina Noreikienė e Algirdas Noreika sono cittadini lituani. Il caso riguarda le doglianze dei ricorrenti che sono stati privati dei loro beni senza un adeguato compenso. Ai ricorrenti erano stati concessi dalle autorità locali degli appezzamenti di terra contro un prezzo simbolico da loro versato. Successivamente un soggetto terzo aveva iniziato una causa civile sostenendo di essere il possessore di tali terreni e che questi erano dunque stati venduti in violazione di legge in quanto le autorità locali non ne erano proprietari. I ricorrenti, condannati alla restituzione del bene, ed essendo stato respinto il loro ricorso in cassazione, invocando l'articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della proprietà), lamentano che sono stati privati dei loro beni da decisioni dei tribunali nazionali e che non hanno ricevuto un adeguato indennizzo. Articolo 1 protocollo n. 1 Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Protezione della proprietà (Art. 1 comma 1 del Protocollo n ° 1 - Privazione della proprietà)
Tunaitis c. Lituania 42927/08 3 Vytautas Tunaitis è un cittadino lituano e il suo caso (come il precedente) riguarda la privazione di un terreno, concessogli dalle autorità lituane ad un prezzo simbolico, per via della rivendicazione di un terzo che sosteneva che la vendita fosse avvenuta in violazione del suo diritto di legittimo proprietario. Il ricorrente, condannato alla restituzione del bene invoca l'articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della proprietà) della convenzione, lamentando la privazione del bene e l’assenza di un indennizzo adeguato.
Articolo 1 protocollo n. 1 Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Protezione della proprietà (Art. 1 comma 1 del Protocollo n ° 1 - Privazione della proprietà)
Paliutis c. Lituania 34085/09 3 Il ricorrente, Antanas Paliutis, è un cittadino lituano, residente a Vilnius. La controversia verte sull'omissione da parte delle corti nazionali di esaminare la sua richiesta relativamente alla riclassificazione di un terreno di sua proprietà. Egli aveva infatti fatto domanda per la modifica di detto appezzamento di terra alle autorità locali, che tuttavia avevano rifiutato di approvare il piano per motivi di forma. In seguito a ciò il ricorrente propose appello alle autorità regionali che in seguito sottolinearono come il provvedimento contrario emanato dalle autorità locali fosse in realtà privo di motivazione e dunque infondato. Nel gennaio 2007 il signor Paliutis ha presentato un reclamo al tribunale amministrativo regionale chiedendo che l'amministrazione provinciale fosse condannata ad approvare il piano. Di fronte alla decisione negativa del tribunale il signor Paliutis invoca l'articolo 6 (diritto ad un processo equo) della convenzione EDU lamentando il rifiuto di esaminare il suo caso da parte dei tribunali nazionali.
Paukštis c. Lituania 17467/07 3 La controversia vede attore dinnanzi alla Corte, Vytautas Alfonsas Paukštis, cittadino lituano, residente a Vilnius. Il caso riguarda il suo reclamo al ripristino dei terreni precedentemente appartenenti a suo padre entro la sua sfera giuridica. Tali terreni erano stati nazionalizzati nel 1940 e nel 1991; in seguito alla sua richiesta gli era stata conferita di una porzione di detto appezzamento in virtù delle vigenti leggi che limitavano il terreno massimo restituibile. Dieci anni dopo la normativa relativa al massimo di terreno restituibile venne ampliata sensibilmente e in conseguenza di ciò il signor Paukstis chiese un adeguamento della quota di terreno a lui dovuta. Di fronte al rifiuto da parte dello Stato di procedere in tal senso e di versare un risarcimento, il signor Paukstis invoca l'articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della proprietà) della convenzione, lamentando che le autorità non hanno proceduto alla restituzione di quanto dovutogli e della durata del procedimento.
Articolo 1 protocollo n. 1 Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Protezione della proprietà (articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 -. Rispetto dei beni)
Sinistaj e altri c. Montenegro 1451/10
7382/10 3 Le ricorrenti nella presente causa sono Anton Sinistaj e Viktor Sinistaj, cittadini albanesi, Pjetar Dedvukaj, Djon Dedvuković, e Nikola Ljekočević, cittadini montenegrini, e Kola Dedvukaj e Rok Dedvukaj, cittadini statunitensi di origine albanese. Il caso riguarda le denunce di torture e maltrattamenti dei ricorrenti da parte della polizia e la mancanza di un'indagine efficace relativamente a tali denunce. Arrestati durante un blitz anti-terroristico, i ricorrenti hanno denunciato di aver subito maltrattamenti da parte della polizia,volti ad estorcere loro dichiarazioni. In particolare, essi sostengono che sono stati picchiati, privati di cibo, verbalmente offesi e minacciati da agenti di polizia. Il giudice aveva riscontrato la possibile veridicità di tali affermazioni durante l'interrogatorio, rilevando inoltre un certo numero di lesioni su alcuni dei ricorrenti, tra cui tagli, graffi e lividi. Le denunce presentate dai soggetti contro le forze di polizia e contro il giudice istruttore non hanno tuttavia avuto seguito. Condannati per attività terroristiche in base alle dichiarazioni rese durante il periodo di detenzione ed avendo inutilmente sollevato il caso di fronte ala magistratura nazionale, invocano l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti), lamentando di essere stati torturati e maltrattati da agenti di polizia e che le indagini su tali maltrattamenti era stata inefficace; in particolare il signor K. Dedvukaj lamenta sempre ai sensi dell'articolo 3, la mancanza di cure mediche adeguate durante la detenzione. Appellandosi inoltre all'articolo 6 (diritto ad un equo processo) e all'articolo 3, il signor K. Dedvukaj e il signor R. Dedvukaj lamentano di essere stati condannati sulla base di prove estorte al signor A. Sinistaj con la tortura. Articolo 3 Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante
Alexandrescu e altri c. Romania 56842/08 3 I ricorrenti, Carmen Doroteia Alexandrescu, Ion Băroiu, Iosif Balas-Salcoci, Ştefan Boran, Vladimir Ciobanu, Marin Dincă, Cristian Paţurcă, e Laura Veronica Stoica, sono cittadini rumeni residenti a Bucarest. Questi casi riguardano procedimenti penali relativi alle violente repressioni delle autorità militari durante manifestazioni a Bucarest. I ricorrenti lamentano le violente repressioni verificatesi durante manifestazioni avverse al regime comunista, e successivamente, a similari azioni condotte nel corso di manifestazioni tenutesi un anno dopo, avverse invece al nuovo governo creatosi. Durante tali eventi erano stati registrati centinaia di morti ed un cospicuo numero di feriti. Il procedimento penale apertosi successivamente, nel quale i soggetti si erano costituiti come parte civili, non è approdato a risultato alcuno. I ricorrenti lamentano dunque la violazione dell'articolo 6 (diritto ad un equo processo) e dell'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti) della convenzione, lamentando in particolare la mancanza di un effettivo controllo da parte delle autorità sui fatti verificatisi. Articolo 6 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale
Verdes c. Romania 6215/14 3 Nel caso in questione, Daniel Alin Verdes, cittadino rumeno attualmente detenuto nel carcere di Timisoara (Romania), lamenta le condizioni della sua detenzione e il suo accesso alle cure mediche. Egli lamenta di essere stato detenuto in carceri sovraffollate, prive di aria e luce insufficiente e che pur essendo lui non fumatore, era stato costretto in celle in cui erano presenti anche fumatori. Lamenta inoltre di non aver ricevuto cure mediche adeguate ed in particolare la mancanza di un farmaco necessario per la sua HIV. Basandosi essenzialmente sull'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti) della convenzione, il Signor Verdes lamenta le condizioni della sua detenzione e la mancanza di cure mediche appropriate.
Articolo 3 Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradanti) (aspetto sostanziale)
Croazia Lituania Montenegro omania Tutte le sentenze	2015-11-24
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 Articolo 3
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