Source: http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2018-0243_IT.html
Timestamp: 2019-07-22 04:05:19+00:00

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Ciclo del documento : A8-0243/2018
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sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2013/36/UE per quanto riguarda le entità esentate, le società di partecipazione finanziaria, le società di partecipazione finanziaria mista, la remunerazione, le misure e i poteri di vigilanza e le misure di conservazione del capitale
Relatore: Peter Simon
– vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0854),
– visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 53, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8 0474/2016),
– vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0243/2018),
che modifica la direttiva 2013/36/UE per quanto riguarda le entità esentate, le società di partecipazione finanziaria, le società di partecipazione finanziaria mista, la remunerazione, le misure e i poteri di vigilanza e le misure di conservazione del capitale
(1) La direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(5) e il regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(6) sono stati adottati in risposta alle crisi finanziarie scoppiate nel 2007-2008. Queste misure legislative hanno dato un contributo sostanziale al rafforzamento del sistema finanziario dell'Unione e hanno reso le istituzioni più resilienti ai possibili shock futuri. Pur essendo di portata estremamente vasta, queste misure non affrontavano tutte le carenze individuate a livello degli enti. Inoltre, alcune delle misure proposte inizialmente sono soggette a clausole di revisione o non sono state specificate in misura sufficiente per agevolarne l'attuazione.
(2) La presente direttiva intende affrontare le questioni sollevate in relazione alle disposizioni rivelatesi non sufficientemente chiare, e che pertanto sono state soggette a interpretazioni divergenti o sono risultate eccessivamente onerose per determinati enti. Essa contiene inoltre adeguamenti della direttiva 2013/36/UE resi necessari dall'adozione di altri atti pertinenti dell'Unione, come la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(7), o dalle modifiche proposte in parallelo per quanto riguarda il regolamento (UE) n. 575/2013. Le modifiche proposte, infine, migliorano l'allineamento del quadro normativo vigente con gli sviluppi internazionali per promuovere la coerenza e la comparabilità fra i diversi paesi.
(2 bis) Uno degli insegnamenti chiave della crisi finanziaria in Europa è stata l'inadeguatezza del suo quadro istituzionale e politico per prevenire e correggere gli squilibri all'interno dell'Unione. Alla luce degli ultimi sviluppi istituzionali nell'Unione, è necessario un riesame globale del quadro politico macroprudenziale. È importante snellire il meccanismo di coordinamento tra le autorità, semplificare l'attivazione di strumenti di politica macroprudenziale e ampliare gli strumenti macroprudenziali al fine di garantire che le autorità siano in grado di far fronte ai rischi sistemici in modo tempestivo ed efficace. Le modifiche legislative dovrebbero includere, tra l'altro, la revisione dei rispettivi poteri delle autorità macroprudenziali a livello nazionale e dell'Unione in modo da delineare meglio le responsabilità nei settori della valutazione del rischio e del processo decisionale, comprese le procedure di coordinamento e di notifica tra le autorità. Il CERS dovrebbe svolgere un ruolo chiave nel coordinamento delle misure macroprudenziali, nonché nella trasmissione delle informazioni sulle misure macroprudenziali pianificate negli Stati membri, in particolare mediante la pubblicazione sul proprio sito web delle misure macroprudenziali adottate e la condivisione delle informazioni tra le autorità a seguito delle notifiche concernenti le misure macroprudenziali pianificate.
(3) Le società di partecipazione finanziaria e le società di partecipazione finanziaria mista potrebbero essere imprese madri di gruppi bancari e l'applicazione dei requisiti prudenziali è prevista sulla base della situazione consolidata di tali società. Dato che gli enti controllati da queste società non soddisfano necessariamente i requisiti su base consolidata, è coerente con l'ambito del consolidamento che le società di partecipazione finanziaria e le società di partecipazione finanziaria mista rientrino direttamente nell'ambito di applicazione della direttiva 2013/36/UE e del regolamento (UE) n. 575/2013. Sono pertanto necessarie una procedura di autorizzazione specifica per le società di partecipazione finanziaria e le società di partecipazione finanziaria mista e una vigilanza da parte delle autorità competenti. Questo garantirebbe che i requisiti prudenziali su base consolidata siano rispettati direttamente dalla società di partecipazione, che non sarà soggetta ai requisiti prudenziali applicati a livello individuale.
(4) Le principali responsabilità per quanto riguarda la vigilanza su base consolidata sono affidate all'autorità di vigilanza su base consolidata. È opportuno quindi affidare all'autorità di vigilanza su base consolidata anche l'autorizzazione e la vigilanza prudenziali delle società di partecipazione finanziaria e delle società di partecipazione finanziaria mista. Quando esercita la vigilanza su base consolidata sulle imprese madri degli enti creditizi a norma dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera g), del regolamento (UE) n. 1024/2013 del Consiglio(8), la Banca centrale europea dovrebbe essere responsabile anche dell'autorizzazione e della vigilanza delle società di partecipazione finanziaria e delle società di partecipazione finanziaria mista.
(5) La relazione della Commissione COM(2016) 510 del 28 luglio 2016 ha evidenziato che, se applicati a enti piccoli e non complessi, alcuni principi, cioè i requisiti sul differimento e sul pagamento in strumenti di cui all'articolo 94, paragrafo 1, lettere l) e m), della direttiva 2013/36/UE, sono eccessivamente onerosi e non commisurati ai loro vantaggi prudenziali. Si è inoltre riscontrato che il costo dell'applicazione di questi requisiti supera i loro vantaggi prudenziali nel caso del personale con una bassa componente variabile della remunerazione, perché questi livelli di remunerazione variabile non incoraggiano, o incoraggiano poco, il personale a prendere rischi. Di conseguenza, mentre tutti gli enti dovrebbero avere l'obbligo generale di applicare tutti i principi a tutti i membri del loro personale le cui attività professionali hanno un impatto rilevante sul loro profilo di rischio, è opportuno inserire nella direttiva disposizioni che esentino gli enti piccoli e non complessi e il personale con una bassa componente variabile della remunerazione dai principi sul differimento e sul pagamento in strumenti.
(6 bis) Il principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore è definito all'articolo 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). Esso deve essere applicato in modo coerente dagli enti creditizi e dalle imprese di investimento, che dovrebbero quindi adottare una politica retributiva neutrale rispetto al genere.
(6) Sono necessari criteri chiari, coerenti e armonizzati per individuare gli enti piccoli e non complessi e il personale con una bassa componente variabile della remunerazione, al fine di garantire la convergenza in materia di vigilanza e promuovere condizioni di parità per gli enti e un'adeguata tutela di depositanti, investitori e consumatori in tutta l'Unione. Al tempo stesso bisogna offrire una qualche flessibilità alle autorità competenti, perché possano adottare un approccio più rigoroso quando lo reputino necessario.
(7) A norma della direttiva 2013/36/UE, una parte sostanziale, ma in ogni caso almeno il 50%, di qualsiasi remunerazione variabile, deve essere composta da un bilanciamento tra azioni o partecipazioni al capitale equivalenti, in funzione della struttura giuridica dell'ente interessato, ovvero strumenti legati alle azioni o strumenti non monetari equivalenti, se l'ente non è quotato in borsa, e, ove possibile, strumenti alternativi di classe 1 e 2 che soddisfano determinate condizioni. Questo principio limita l'uso degli strumenti legati alle azioni agli enti non quotati e impone agli enti quotati di utilizzare le azioni. La relazione della Commissione COM(2016) 510 del 28 luglio 2016 osserva che l'uso delle azioni può comportare notevoli oneri amministrativi e costi per gli enti quotati. Al tempo stesso è possibile ottenere vantaggi prudenziali equivalenti consentendo agli enti quotati di utilizzare strumenti legati alle azioni che replicano il valore delle azioni stesse. La possibilità di utilizzare strumenti legati alle azioni dovrebbe quindi essere estesa agli enti quotati.
(8) Le maggiorazioni dei fondi propri imposte dalle autorità competenti costituiscono un fattore importante per determinare il livello complessivo dei fondi propri di un ente e sono pertinenti per i partecipanti al mercato, poiché il livello dei fondi propri aggiuntivi imposto incide sulla soglia di attivazione dei limiti applicati ai pagamenti di interessi, ai bonus e ai pagamenti a titolo degli strumenti aggiuntivi di classe 1. Sarebbe opportuno definire chiaramente le condizioni cui è subordinata l'imposizione di maggiorazioni del capitale per garantire un'applicazione uniforme delle norme in tutti gli Stati membri e assicurare il buon funzionamento del mercato.
(9) Le maggiorazioni dei fondi propri imposte dalle autorità competenti dovrebbero essere stabilite in funzione della situazione specifica dell'ente ed essere debitamente giustificate. Questi requisiti ▌dovrebbero essere utilizzati per coprire i rischi incorsi da singoli enti a causa delle loro attività, inclusi quelli che rispecchiano l'impatto di taluni modelli imprenditoriali o l'evoluzione del mercato sul profilo di rischio di un singolo ente. Tuttavia, tali requisiti non dovrebbero essere in contrasto con i trattamenti specifici di cui al regolamento (UE) n. 575/2013 finalizzati a evitare effetti indesiderati sulla stabilità finanziaria, sull'offerta di credito e sull'economia reale.
(9 bis) I rischi correlati alla rilevanza sistemica di un ente dovrebbero essere presi in considerazione, oltre alla riserva di capitale, anche nel coefficiente di leva finanziaria, conformemente alla decisione del Comitato di Basilea su una riserva per le banche a rilevanza sistemica a livello globale. Sarebbe pertanto opportuno introdurre un adeguamento del coefficiente di leva finanziaria per gli enti a rilevanza sistemica a livello globale (G-SII), che dovrebbe essere fissato al 50% dei requisiti più severi ponderati per il rischio per quanto riguarda l'assorbimento delle perdite.
(9 ter) La revisione e valutazione prudenziale dovrebbero tenere conto della dimensione, della struttura e dell'organizzazione interna degli enti, nonché della natura, dell'ampiezza e della complessità delle loro attività. Ove enti diversi abbiano profili di rischio simili, per esempio perché hanno modelli imprenditoriali simili o simile localizzazione geografica delle esposizioni o sono affiliati allo stesso sistema di tutela istituzionale, le autorità competenti dovrebbero essere in grado di adattare le metodologie per il processo di revisione e valutazione al fine di riflettere le caratteristiche e i rischi comuni degli enti con lo stesso profilo di rischio. Tale adattamento non dovrebbe tuttavia né impedire alle autorità competenti di tenere in debita considerazione i rischi specifici cui è esposto ciascun ente, né modificare la natura specifica per i singoli enti delle misure imposte.
(10) Il requisito relativo al coefficiente di leva finanziaria è parallelo ai requisiti di fondi propri basati sul rischio. Di conseguenza, le eventuali maggiorazioni dei fondi propri imposte dalle autorità competenti per far fronte al rischio di leva finanziaria eccessiva dovrebbero essere aggiunte al requisito minimo relativo al coefficiente di leva finanziaria e non al requisito minimo di fondi propri basato sul rischio. Inoltre, qualsiasi capitale di classe 1 utilizzato dagli enti per rispettare i requisiti relativi alla leva finanziaria può essere utilizzato anche per rispettare i requisiti di fondi propri basati sul rischio, compresi i requisiti combinati di riserva di capitale.
(11) Le autorità competenti dovrebbero avere la possibilità di comunicare all'ente qualsiasi ulteriore rettifica dell'importo del capitale superiore ai requisiti minimi di fondi propri, ai requisiti aggiuntivi di fondi propri e ai requisiti combinati di riserva di capitale che si aspettano che l'ente detenga per far fronte a situazioni prospettiche e remote. Poiché questo orientamento costituisce un obiettivo di capitale, dovrebbe posizionarsi tra i requisiti di fondi propri e il requisito combinato di riserva di capitale, nel senso che la mancata realizzazione di questo obiettivo non attiverebbe i limiti alle distribuzioni di cui all'articolo 141 della presente direttiva e che la presente direttiva e il regolamento (UE) n. 575/2013 non dovrebbero prevedere obblighi di informativa per l'orientamento. Qualora l'ente non rispetti ripetutamente l'obiettivo di capitale, l'autorità competente dovrebbe essere autorizzata ad adottare misure di vigilanza e, se del caso, a imporre requisiti aggiuntivi di fondi propri.
(12) Le risposte all'invito a presentare contributi sul quadro normativo dell'UE in materia di servizi finanziari hanno evidenziano che gli oneri di segnalazione sono accresciuti dalle segnalazioni sistematiche imposte dalle autorità competenti in aggiunta agli obblighi previsti dal regolamento (UE) n. 575/2013. La Commissione dovrebbe elaborare una relazione per individuare questi obblighi di segnalazione sistematica e valutare se siano conformi al codice unico sulla segnalazione a fini di vigilanza.
(13) Le disposizioni della presente direttiva 2013/36/UE sul rischio di tasso di interesse derivante da attività diverse dalla negoziazione sono collegate alle disposizioni pertinenti del [regolamento XX che modifica il regolamento (UE) n. 575/2013], che prevedono un periodo di attuazione più lungo per gli enti. Al fine di allineare l'applicazione delle norme sul rischio di tasso di interesse derivante da attività diverse dalla negoziazione, le disposizioni necessarie per conformarsi alle disposizioni pertinenti della presente direttiva dovrebbero applicarsi a decorrere dalla stessa data delle disposizioni pertinenti del regolamento (UE) [XX].
(14) Al fine di armonizzare il calcolo del rischio di tasso di interesse derivante da attività diverse dalla negoziazione, quando i sistemi interni utilizzati dagli enti per misurare questo rischio non sono soddisfacenti, la Commissione dovrebbe essere autorizzata ad adottare norme tecniche di regolamentazione per definire nei dettagli un metodo standardizzato attraverso le norme tecniche di regolamentazione di cui all'articolo 84, paragrafo 4, della presente direttiva mediante atti delegati ai sensi dell'articolo 290 del TFUE e in conformità degli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.
(15) Per migliorare l'individuazione, da parte delle autorità competenti, degli enti che potrebbero essere soggetti a perdite eccessive nell'ambito delle loro attività diverse dalla negoziazione a seguito di variazioni potenziali dei tassi di interesse, la Commissione dovrebbe essere autorizzata ad adottare norme tecniche di regolamentazione per specificare i sei scenari prudenziali di shock che tutti gli enti devono applicare per calcolare le variazioni del valore economico del capitale proprio di cui all'articolo 98, paragrafo 5, cioè le ipotesi comuni, basate sulle norme internazionali, che gli enti devono applicare nei loro sistemi interni ai fini del medesimo calcolo, e per determinare l'eventuale necessità di criteri specifici per individuare gli enti per i quali possono essere giustificate misure di vigilanza in seguito a una diminuzione dei proventi da interessi netti dovuta a variazioni dei tassi di interesse mediante atti delegati ai sensi dell'articolo 290 del TFUE e in conformità degli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.
(17) In alcuni Stati membri le banche pubbliche di sviluppo e le unioni di credito sono tradizionalmente esentate dalla normativa dell'Unione sugli enti creditizi. Per garantire condizioni di parità, dovrebbe essere possibile consentire anche ad altre banche pubbliche di sviluppo e unioni di credito di essere esentate dalla normativa dell'Unione sugli enti creditizi e di essere soggette solo a garanzie regolamentari nazionali proporzionate ai rischi a cui sono esposte. Per garantire la certezza del diritto, occorre stabilire criteri chiari per la concessione di queste esenzioni supplementari e delegare alla Commissione il potere di adottare atti ai sensi dell'articolo 290 del TFUE per individuare con precisione gli enti o le categorie di enti che rispondono a questi criteri.
(17 bis) Il completamento dell'Unione bancaria costituisce un importante passo avanti nel creare mercati transfrontalieri ben funzionanti e garantire che i clienti delle banche possano beneficiare degli effetti positivi risultanti da un mercato bancario europeo armonizzato e integrato, in grado di offrire parità di condizioni per le banche europee. Nonostante gli importanti progressi compiuti per quanto riguarda il completamento dell'Unione bancaria, restano alcuni ostacoli, ad esempio in materia di opzioni e discrezionalità. L'armonizzazione delle norme resta particolarmente difficile in materia di grandi esposizioni infragruppo transfrontaliere, poiché il meccanismo di vigilanza unico non ha competenza esclusiva in questo settore. Inoltre, le attività transfrontaliere all'interno dell'Unione bancaria sono pienamente soggette alla metodologia utilizzata dal CBVB, il che rende meno attraente per una banca situata in un paese della zona euro espandere la propria attività in un altro paese della zona euro rispetto al suo mercato interno. Di conseguenza, la Commissione dovrebbe, in stretta collaborazione con la BCE, il CERS e l'ABE, riesaminare il quadro attuale, pur mantenendo un approccio equilibrato e solido sotto il profilo prudenziale verso i paesi d'origine e ospitanti e tenendo conto dei potenziali benefici e rischi per gli Stati membri e le regioni.
(17 ter) Le obbligazioni sovrane svolgono un ruolo cruciale nel fornire attività liquide di elevata qualità per gli investitori nonché fonti di finanziamento stabili per i governi. Tuttavia, in alcuni Stati membri gli enti finanziari hanno investito eccessivamente in obbligazioni emesse dai rispettivi governi e ciò comporta un'eccessiva "preferenza nazionale". Considerando che uno degli obiettivi principali dell'Unione bancaria è quello di rompere il legame tra banche e rischio sovrano e che il quadro normativo dell'Unione sul trattamento prudenziale del debito sovrano dovrebbe rimanere conforme alle norme internazionali, le banche dovrebbero proseguire i loro sforzi verso una maggiore diversificazione dei portafogli di obbligazioni sovrane.
(18) Prima dell'adozione degli atti conformemente all'articolo 290 del TFUE, è di particolare importanza che, durante i lavori preparatori, la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, e che tali consultazioni siano condotte in conformità dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale «Legiferare meglio» del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
(19) Poiché gli obiettivi della presente direttiva, vale a dire rafforzare e perfezionare la normativa UE vigente per garantire l'applicazione di requisiti prudenziali uniformi agli enti creditizi e alle imprese di investimento in tutta l'Unione, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri ma, a motivo della loro portata e dei loro effetti, possono essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.
(20) Conformemente alla dichiarazione politica comune del 28 settembre 2011 degli Stati membri e della Commissione sui documenti esplicativi, gli Stati membri si sono impegnati ad accompagnare, in casi giustificati, la notifica delle loro misure di recepimento con uno o più documenti che chiariscano il rapporto tra gli elementi costitutivi di una direttiva e le parti corrispondenti degli strumenti nazionali di recepimento. Per quanto riguarda la presente direttiva, il legislatore ritiene che la trasmissione di tali documenti sia giustificata.
(21) La direttiva 2013/36/UE dovrebbe pertanto essere modificata di conseguenza,
Articolo 1Modifiche della direttiva 2013/36/UE
La direttiva 2013/36/UE è così modificata:
(a) il paragrafo 5 è così modificato:
(1) il punto 16 è sostituito dal seguente:
"16) nei Paesi Bassi alla "Nederlandse Investeringsbank voor Ontwikkelingslanden NV", alla "NV Noordelijke Ontwikkelingsmaatschappij", alla "NV Industriebank Limburgs Instituut voor Ontwikkeling en Financiering", alla "Overijsselse Ontwikkelingsmaatschappij NV" e alle "kredietunies";";
(2) è aggiunto il seguente punto 24:
"24) in Croazia, alle "kreditne unije" e alla "Hrvatska banka za obnovu i razvitak",";
(b) sono inseriti i seguenti paragrafi 5 bis e 5 ter:
"5 bis. Fatti salvi gli enti di cui al paragrafo 5, la presente direttiva non si applica agli enti per i quali la Commissione stabilisce in un atto delegato adottato in conformità dell'articolo 148, in base alle informazioni di cui dispone, che soddisfano tutte le condizioni seguenti, fatta salva l'applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato:
(a) è un ente ▌istituito da un'amministrazione centrale, un'amministrazione regionale o un'autorità locale di uno Stato membro;
(b) le leggi e le disposizioni che disciplinano l'ente confermano che gli obiettivi includono attività di interesse pubblico quali l'erogazione di finanziamenti per scopi promozionali o di sviluppo ad attività economiche specifiche o a determinate zone geografiche dello Stato membro pertinente;
(c) l'ente è soggetto a un quadro di vigilanza che ne garantisce la stabilità finanziaria;
(d) l'amministrazione centrale, l'amministrazione regionale o l'autorità locale, a seconda dei casi, ha l'obbligo di tutelare la redditività dell'ente oppure garantisce, direttamente o indirettamente, almeno il 75% dei suoi requisiti in materia di passività o fondi propri, dei suoi requisiti di finanziamento o delle sue esposizioni;
(e) l'ente non è autorizzato ad accettare i depositi al dettaglio, ad eccezione di quelli garantiti dall'amministrazione centrale, dall'amministrazione regionale o dall'autorità locale;
(f) se l'ente è stato istituito da un'amministrazione regionale o da un'autorità locale, la maggior parte delle sue attività sono circoscritte allo Stato membro in cui è ubicata la sua sede centrale;
(g) per gli enti di cui l'amministrazione centrale, l'amministrazione regionale o l'autorità locale conformemente alla lettera d) garantisce, direttamente o indirettamente, meno del 75% dei requisiti in materia di fondi propri, dei requisiti di finanziamento o delle esposizioni, il valore complessivo delle attività è inferiore a 30 miliardi di EUR;
(h) il rapporto fra le attività complessive dell'ente e il PIL dello Stato membro interessato è inferiore al 30%;
La Commissione verifica periodicamente se l'ente soggetto ad atto delegato adottato in conformità dell'articolo 148 continua a soddisfare le condizioni di cui al primo comma.
5 ter. Fatti salvi gli enti di cui al paragrafo 5, la presente direttiva non si applica alle categorie di enti di uno Stato membro per le quali la Commissione stabilisce in un atto delegato adottato in conformità dell'articolo 148, in base alle informazioni di cui dispone, che gli enti appartenenti alla categoria in questione costituiscono unioni di credito ai sensi del diritto nazionale dello Stato membro e soddisfano tutte le condizioni seguenti:
(a) sono enti finanziari di natura cooperativa;
(b) possono farne parte solo membri con caratteristiche o interessi personali comuni predefiniti;
(c) possono fornire ai loro membri solo credito e servizi finanziari;
(d) possono accettare dai loro membri solo depositi o fondi rimborsabili ▌;
(e) possono svolgere solo le attività elencate nell'allegato I, punti da 1 a 6 e punto 15, della presente direttiva;
(f) sono soggetti a requisiti prudenziali adeguati ed effettivi, tra cui requisiti patrimoniali minimi, e a un quadro di vigilanza avente effetto analogo a quello del quadro istituito a norma del diritto dell'Unione;
(g) il valore aggregato delle attività di questa categoria di enti non supera il 3% del PIL dello Stato membro interessato ▌;
(h) le loro attività sono circoscritte allo Stato membro in cui è ubicata la loro sede centrale.
La Commissione verifica periodicamente se la categoria di enti soggetta ad atto delegato adottato in conformità dell'articolo 148 continua a soddisfare le condizioni di cui al primo comma.";
"6. Le entità di cui al paragrafo 5, punto 1 e punti da 3 a 24, e agli atti delegati adottati conformemente ai paragrafi 5 bis e 5 ter si considerano enti finanziari ai fini dell'articolo 34 e del titolo VII, capo 3.";
(c bis) è inserito il paragrafo seguente:
"6 bis. Gli Stati membri provvedono alla pubblicazione di un elenco delle entità escluse dall'applicazione della presente direttiva ai sensi dei paragrafi 5 bis e 5 ter, nonché delle informazioni concernenti la portata della garanzia dei depositi.";
(d) è aggiunto il seguente paragrafo 7:
"I criteri di cui ai paragrafi 5 bis e 5 ter, in base ai quali un ente può essere esentato mediante atto delegato conformemente all'articolo 148, non si applicano in nessun caso agli enti precedentemente esentati ai sensi dell'elenco di cui al paragrafo 5.
Entro [5 anni dall'entrata in vigore] la Commissione può riesaminare per le entità elencate conformemente ai paragrafi 5 bis e 5 ter il quadro giuridico nazionale e la vigilanza ad esse applicabili ▌, tenendo conto anche dei criteri ivi definiti ai paragrafi 5 bis e 5 ter.";
(a) al paragrafo 1 sono aggiunti i seguenti punti:
"60) "autorità di risoluzione", un'autorità di risoluzione secondo la definizione di cui all'articolo 2, paragrafo 1, punto 18, della direttiva 2014/59/UE;
61) "ente a rilevanza sistemica a livello globale (G-SII)", un G-SII secondo la definizione di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 132, del regolamento (UE) n. 575/2013;
62) "ente a rilevanza sistemica a livello globale non UE (G-SII non UE)", un G-SII non UE secondo la definizione di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 133, del regolamento (UE) n. 575/2013;
63) "gruppo", un gruppo secondo la definizione di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 137, del regolamento (UE) n. 575/2013;
64) "gruppo di paese terzo", un gruppo la cui impresa madre è stabilita in un paese terzo.";
64 bis) "politica retributiva neutrale rispetto al genere all'interno di un ente creditizio o di un'impresa di investimento", una politica retributiva basata sulla parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.
"3. Ai fini dell'applicazione dei requisiti della presente direttiva e del regolamento (UE) n. 575/2013 su base consolidata e dell'esercizio della vigilanza su base consolidata conformemente alla presente direttiva e al regolamento (UE) n. 575/2013, i termini "ente", "ente impresa madre in uno Stato membro", ente impresa madre dell'UE" e "impresa madre" si applicano anche alle società di partecipazione finanziaria e alle società di partecipazione finanziaria mista soggette ai requisiti stabiliti nella presente direttiva e nel regolamento (UE) n. 575/2013 su base consolidata e autorizzate conformemente all'articolo 21 bis.";
(3) all'articolo 4, il paragrafo 8 è sostituito dal seguente:
"8. Gli Stati membri assicurano che, qualora autorità diverse dalle autorità competenti abbiano il potere di risoluzione, tali altre autorità cooperino strettamente e si consultino con le autorità competenti riguardo alla preparazione dei piani di risoluzione e in tutti gli altri casi in cui ciò sia richiesto nella presente direttiva, nella direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(9) o nel regolamento (UE) n. 575/2013.";
(3 bis) all'articolo 8, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:
"Gli Stati membri prevedono l'obbligo per gli enti creditizi di ottenere un'autorizzazione dalle autorità competenti prima di iniziare le attività, comprese quelle figuranti nell'elenco di cui all'allegato I. Fatti salvi gli articoli da 10 a 14, gli Stati membri ne fissano le condizioni e le notificano all'ABE.";
(4) l'articolo 8, paragrafo 2, è così modificato:
"a) le informazioni da fornire alle autorità competenti nella domanda di autorizzazione degli enti creditizi, compresi il programma di attività di cui all'articolo 10 e le informazioni necessarie per soddisfare le condizioni per l'ottenimento dell'autorizzazione fissate dagli Stati membri e notificate all'ABE a norma del paragrafo 1";
"b) i requisiti applicabili agli azionisti e ai soci con partecipazione qualificata di cui all'articolo 14 o, in mancanza di partecipazioni qualificate, ai 20 maggiori azionisti o soci, e";
(5) all'articolo 9, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
"2. Il paragrafo 1 non si applica alla raccolta di depositi o altri fondi rimborsabili da parte di:
(a) uno Stato membro;
(b) autorità regionali o locali di uno Stato membro;
(c) organizzazioni pubbliche internazionali di cui facciano parte uno o più Stati membri;
(d) persone o imprese per le quali l'avvio e l'esercizio dell'attività siano espressamente previsti da atti normativi dell'Unione diversi dalla presente direttiva e dal regolamento (UE) n. 575/2013;
(e) entità di cui all'articolo 2, paragrafo 5, e all'articolo 2, paragrafi 5 bis e 5 ter, la cui attività sia soggetta al diritto nazionale.";
(6) l'articolo 10 è sostituito dal seguente:
"Articolo 10Programma di attività e struttura dell'organizzazione
Gli Stati membri prevedono che la domanda di autorizzazione debba essere corredata di un programma di attività in cui saranno indicati il tipo di operazioni previste e la struttura dell'organizzazione dell'ente creditizio, comprese le imprese madri, le società di partecipazione finanziaria e le società di partecipazione finanziaria mista appartenenti al gruppo.";
(7) all'articolo 14, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
"2. Le autorità competenti negano l'autorizzazione ad iniziare l'attività di ente creditizio se, tenendo conto della necessità di garantire una gestione sana e prudente dell'ente creditizio, esse non sono soddisfatte dell'idoneità degli azionisti o soci conformemente ai criteri stabiliti all'articolo 23, paragrafo 1. Si applicano l'articolo 23, paragrafi 2 e 3, e l'articolo 24.";
(8) all'articolo 18, la lettera d) è sostituita dalla seguente:
"d) non soddisfa più i requisiti prudenziali stabiliti alle parti tre, quattro o sei del regolamento (UE) n. 575/2013, ad eccezione dei requisiti di cui agli articoli 92 bis e 92 ter dello stesso regolamento, o imposti a norma dell'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), o dell'articolo 105 della presente direttiva o non offre più la garanzia di poter soddisfare le obbligazioni nei confronti dei creditori e, in particolare, non fornisce più garanzie per le attività ad esso affidate dai depositanti.";
(9) sono inseriti i seguenti articoli 21 bis e 21 ter:
"Articolo 21 bisAutorizzazione delle società di partecipazione finanziaria e delle società di partecipazione finanziaria mista
1. Gli Stati membri impongono alle società di partecipazione finanziaria e alle società di partecipazione finanziaria mista di ottenere l'autorizzazione dall'autorità di vigilanza su base consolidata determinata conformemente all'articolo 111.
Se l'autorità di vigilanza su base consolidata è diversa dall'autorità competente nello Stato membro in cui la società di partecipazione finanziaria o la società di partecipazione finanziaria mista è stata costituita, l'autorità di vigilanza su base consolidata consulta l'autorità competente.
2. La domanda di autorizzazione di cui al paragrafo 1 contiene informazioni riguardanti:
(a) la struttura dell'organizzazione del gruppo di cui fa parte la società di partecipazione finanziaria o la società di partecipazione finanziaria mista, indicando chiaramente le filiazioni e, ove pertinente, le imprese madri;
(b) la conformità con i requisiti relativi all'effettivo orientamento dell'attività e all'ubicazione della sede centrale di cui all'articolo 13;
(c) la conformità con i requisiti relativi agli azionisti e ai soci di cui all'articolo 14.
3. L'autorità di vigilanza su base consolidata può concedere l'autorizzazione solo se è certa che siano soddisfatte tutte le seguenti condizioni:
(a) la società di partecipazione finanziaria o la società di partecipazione finanziaria mista soggetta ai requisiti stabiliti nella presente direttiva e nel regolamento (UE) n. 575/2013 è in grado di assicurare il rispetto di questi requisiti;
(b) la società di partecipazione finanziaria o la società di partecipazione finanziaria mista non ostacola l'efficace vigilanza degli enti filiazioni o degli enti imprese madri.
4. Le autorità di vigilanza su base consolidata impongono alle società di partecipazione finanziaria e alle società di partecipazione finanziaria mista di fornire loro le informazioni di cui hanno bisogno per monitorare la struttura dell'organizzazione del gruppo e il rispetto dei requisiti per l'ottenimento dell'autorizzazione di cui al presente articolo.
5. Le autorità di vigilanza su base consolidata possono revocare l'autorizzazione concessa alla società di partecipazione finanziaria o alla società di partecipazione finanziaria mista solo se la società di partecipazione finanziaria o la società di partecipazione finanziaria mista:
(a) non si serve dell'autorizzazione entro 12 mesi, vi rinuncia espressamente o ha venduto tutte le sue filiazioni che sono enti;
(b) ha ottenuto l'autorizzazione presentando false dichiarazioni o con qualsiasi altro mezzo irregolare;
(c) non soddisfa più le condizioni cui era subordinata l'autorizzazione;
(d) è soggetta ai requisiti stabiliti nella presente direttiva e nel regolamento (UE) n. 575/2013 su base consolidata e non soddisfa più i requisiti prudenziali stabiliti alle parti tre, quattro o sei del regolamento (UE) n. 575/2013 o imposti a norma dell'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), o dell'articolo 105 della presente direttiva o non offre più la garanzia di poter soddisfare le obbligazioni nei confronti dei creditori;
(e) rientra in uno degli altri casi in cui la revoca dell'autorizzazione è prevista dal diritto nazionale o
(f) commette una delle violazioni di cui all'articolo 67, paragrafo 1.
Articolo 21 terImpresa madre nell'UE intermedia
1. ▌Due o più enti nell'Unione appartenenti allo stesso gruppo di paese terzo hanno un'unica impresa madre nell'UE intermedia stabilita nell'Unione.
1 bis. Le autorità competenti possono autorizzare gli enti di cui al paragrafo 1 ad avere due imprese madri nell'UE intermedie nel caso in cui le autorità competenti accertino che l'istituzione di un'unica impresa madre nell'UE intermedia:
(i) sarebbe in contrasto con l'obbligo relativo alla separazione delle attività conformemente alle norme del paese terzo in cui è ubicata la sede centrale dell'impresa madre capogruppo; o
(ii) renderebbe meno efficace la possibilità di risoluzione rispetto al caso di due imprese madri nell'UE intermedie in base a una valutazione effettuata dall'autorità di risoluzione competente dell'impresa madre nell'UE intermedia previa consultazione dell'autorità di risoluzione dell'impresa madre capogruppo dell'impresa madre nell'UE intermedia.
1 ter. Quando due o più enti nell'Unione appartenenti allo stesso gruppo di paese terzo, hanno due imprese madri nell'UE intermedie a norma del paragrafo 1 bis, che sono autorizzate come enti creditizi in conformità all'articolo 8, o sono approvate come società di partecipazione finanziaria o società di partecipazione finanziaria mista ai sensi dell'articolo 21 bis, la vigilanza su base consolidata è esercitata:
(i) dall'autorità competente dell'ente creditizio, o qualora vi siano diversi enti creditizi, dall'ente creditizio con il totale di bilancio più elevato;
(ii) dall'autorità competente dell'impresa d'investimento con il totale di bilancio più elevato, qualora il gruppo non includa alcun ente creditizio, nel caso in cui l'impresa madre nell'UE intermedia sia approvata come società di partecipazione finanziaria o società di partecipazione finanziaria mista ai sensi dell'articolo 21 bis.
In deroga al punto i) del presente paragrafo, qualora l'autorità competente vigili su base individuale su più di un ente creditizio del gruppo, l'autorità di vigilanza su base consolidata è l'autorità competente che vigila su base individuale su uno o più enti creditizi del gruppo, qualora la somma dei totali di bilancio degli enti creditizi sottoposti a vigilanza sia più elevata di quella degli enti creditizi sottoposti alla vigilanza su base individuale da parte di qualsiasi altra autorità competente.
In deroga al punto ii) del presente paragrafo, qualora l'autorità competente vigili su base individuale su più di un'impresa d'investimento del gruppo, l'autorità di vigilanza su base consolidata è l'autorità competente che vigila su base individuale su una o più imprese d'investimento del gruppo con il totale di bilancio aggregato più elevato.
L'autorità di vigilanza individuata conformemente al presente paragrafo è l'autorità di vigilanza su base consolidata a norma del titolo VII, capo 3.
1 quater. Qualora due imprese madri nell'UE intermedie siano autorizzate ai sensi del paragrafo 1 bis, esse sono considerate come un gruppo ai fini della designazione dell'autorità di risoluzione a livello di gruppo a norma della direttiva 2014/59/UE, e tale autorità di risoluzione a livello di gruppo dispone di tutti i poteri e le competenze nei confronti delle imprese madri nell'UE intermedie di cui disporrebbe se esse avessero costituito un gruppo con un'impresa madre nell'UE.
2. Gli Stati membri esigono che le imprese madri nell'UE intermedie stabilite nell'Unione ottengano l'autorizzazione in quanto enti ai sensi dell'articolo 8 o in quanto società di partecipazione finanziaria o società di partecipazione finanziaria mista ai sensi dell'articolo 21 bis.
3. I paragrafi 1, 1 bis e 2 non si applicano se il valore totale delle attività nell'Unione del gruppo di paese terzo è inferiore a 30 miliardi di EUR.
4. Ai fini del presente articolo, il valore totale delle attività nell'Unione del gruppo di paese terzo comprende:
(a) le attività totali nell'Unione di ciascun ente del gruppo di paese terzo risultanti dal bilancio consolidato, e
(b) le attività totali di ciascuna succursale del gruppo di paese terzo autorizzata nell'Unione conformemente all'articolo 47.
In deroga al presente paragrafo e su richiesta scritta da parte di un gruppo di paese terzo, l'autorità competente può derogare, parzialmente o integralmente, dal requisito di cui alla lettera b), caso per caso, previa consultazione dell'autorità di risoluzione competente e dell'autorità nazionale del gruppo di paese terzo e una valutazione che tenga conto delle dimensioni e della complessità delle operazioni del gruppo di paese terzo nell'Unione, dell'entità delle attività nelle succursali del gruppo di paese terzo e dell'entità del valore totale delle attività nell'Unione rispetto al valore totale delle attività del gruppo di paese terzo. Le autorità competenti degli Stati membri in cui il gruppo di paese terzo dispone di succursali registrate sono consultate e convengono di derogare al requisito di cui alla lettera b) parzialmente o integralmente.
5. Le autorità competenti notificano all'ABE ogni autorizzazione concessa a norma del paragrafo 2 e comunicano le seguenti informazioni in relazione a ciascun gruppo di paese terzo che opera nella loro giurisdizione:
(a) i nomi e l'importo delle attività totali degli enti oggetto di vigilanza appartenenti a un gruppo di paese terzo e le tipologie di attività che sono autorizzati a svolgere;
(b) i nomi e l'importo delle attività totali corrispondenti alle succursali autorizzate in detto Stato membro conformemente all'articolo 47;
(c) il nome e la forma giuridica di ogni impresa madre nell'UE intermedia istituita in detto Stato membro e il nome del gruppo di paese terzo di cui fa parte.
6. L'ABE pubblica sul proprio sito web l'elenco di tutte le imprese madri nell'UE intermedie a cui è stata concessa l'autorizzazione nell'Unione.
Le autorità competenti assicurano che vi sia ▌impresa madre nell'UE intermedia per tutti gli enti appartenenti allo stesso gruppo di paese terzo.";
6 bis. In deroga al paragrafo 1, i gruppi che operano attraverso più di un ente nell'Unione e il cui valore totale delle attività è uguale o superiore a 30 miliardi di EUR, o le filiazioni di un G-SII non UE, alla [data di entrata in vigore della presente direttiva] dispongono di un'impresa madre nell'UE intermedia o, nel caso di cui al paragrafo 1 bis, di due imprese madri nell'UE intermedie, entro [data di applicazione della direttiva + 3 anni].
6 ter. L'ABE presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio tenendo conto delle informazioni ricevute ai sensi del paragrafo 5 entro...[data di entrata in vigore della direttiva + 4 anni]. Detta relazione valuta quanto meno:
(a) se i requisiti del presente articolo sono applicabili, necessari e proporzionati e se altre misure sarebbero più adeguate;
(b) l'impatto dei requisiti in materia di separazione strutturale in altre giurisdizioni.
6 quater. Entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva, l'ABE presenta una relazione al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione sul trattamento delle succursali di paesi terzi ai sensi della legislazione nazionale pertinente degli Stati membri. Detta relazione valuta quanto meno:
(a) se, e in quale misura, le pratiche di vigilanza a norma del diritto nazionale concernenti le succursali di paesi terzi operano distinzioni tra gli Stati membri;
(b) se un diverso trattamento delle succursali di paesi terzi possa dare luogo a un arbitraggio normativo;
(c) se l'ulteriore armonizzazione dei regimi nazionali relativi alle succursali di paesi è necessaria e opportuna, in particolare per quanto riguarda le succursali di paesi terzi significative.
La Commissione presenta, se del caso, una proposta legislativa al Parlamento europeo e al Consiglio sulla base delle raccomandazioni formulate dall'ABE.
(10) all'articolo 23, paragrafo 1, la lettera b) è sostituita dalla seguente:
"b) i requisiti di onorabilità, le conoscenze, le competenze e l'esperienza, di cui all'articolo 91, paragrafo 1, di tutti i membri dell'organo di gestione che, in esito alla prevista acquisizione, determineranno l'orientamento dell'attività dell'ente creditizio;";
(11) all'articolo 47, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
"2. Le autorità competenti notificano all'ABE quanto segue:
(a) tutte le autorizzazioni per succursali concesse ad enti creditizi aventi la propria sede centrale in un paese terzo;
(b) le attività e le passività totali delle succursali autorizzate di enti creditizi aventi la propria sede centrale in un paese terzo, comunicate periodicamente.
L'ABE pubblica sul proprio sito web l'elenco di tutte le succursali di paesi terzi autorizzate a operare negli Stati membri, indicando lo Stato membro e le attività totali di ciascuna succursale.";
(11 bis) all'articolo 56 sono aggiunte le lettere f bis) e f ter):
"(f bis) le autorità competenti di cui all'articolo 48 della direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio;
(f ter) le autorità competenti o gli organismi responsabili dell'applicazione delle norme in materia di separazione strutturale all'interno di un gruppo bancario."
(11 ter) all'articolo 57, paragrafo 1, la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:
"(1) In deroga agli articoli 53, 54 e 55, gli Stati membri assicurano che abbia luogo uno scambio di informazioni tra le autorità competenti e le autorità preposte alla supervisione:"
(11 quater) all'articolo 63, paragrafo 1, è aggiunto il comma seguente:
"Gli Stati membri dispongono che le autorità competenti possano, come minimo, richiedere la sostituzione della persona di cui al primo comma se quest'ultima agisce in violazione degli obblighi di cui al primo comma."
(11 quinquies) l'articolo 74 è così modificato:
"1. Gli enti sono dotati di solidi dispositivi di governance, ivi compresa una chiara struttura dell'organizzazione con linee di responsabilità ben definite, trasparenti e coerenti, di processi efficaci per l'identificazione, la gestione, la sorveglianza e la segnalazione dei rischi ai quali sono o potrebbero essere esposti, e di adeguati meccanismi di controllo interno, ivi comprese valide procedure amministrative e contabili nonché politiche e prassi di remunerazione che riflettano e promuovano una sana ed efficace gestione del rischio. Tali politiche e prassi di remunerazione sono neutrali rispetto al genere.
2. I dispositivi, i processi e i meccanismi di cui al paragrafo 1 devono essere completi e proporzionati alla natura, all'ampiezza e alla complessità dei rischi inerenti al modello imprenditoriale e alle attività dell'ente. Si tiene conto dei criteri tecnici stabiliti negli articoli da 76 a 95.
3. L'ABE emana orientamenti in merito ai dispositivi, ai processi e ai meccanismi di cui al paragrafo 1, conformemente al paragrafo 2. Un anno dopo l'adozione della presente direttiva, l'ABE emana orientamenti sulla politica di remunerazione neutrale rispetto al genere per gli enti creditizi e le imprese di investimento. Due anni dopo la pubblicazione di questi orientamenti e sulla base delle informazioni raccolte dalle autorità nazionali competenti, l'ABE elabora una relazione sull'applicazione delle politiche di remunerazione neutrali rispetto al genere da parte degli enti creditizi e delle imprese di investimento."
(12) all'articolo 75 il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:
"1. Le autorità competenti raccolgono le informazioni pubblicate in base ai criteri di pubblicazione delle informazioni di cui all'articolo 450, paragrafo 1, lettere g), h), i) e k), del regolamento (UE) n. 575/2013, nonché le informazioni fornite dagli enti creditizi e dalle imprese di investimento sul divario retributivo di genere e usano tali informazioni per confrontare le tendenze e le prassi di remunerazione. Le autorità competenti trasmettono dette informazioni all'ABE.";
(13) l'articolo 84 è sostituito dal seguente:
"Articolo 84Rischio di tasso di interesse derivante da attività diverse dalla negoziazione
1. Le autorità competenti assicurano che gli enti applichino sistemi interni o utilizzino la metodologia standardizzata per identificare, valutare, gestire e attenuare i rischi derivanti da variazioni potenziali dei tassi di interesse che influiscano sia sul valore economico del capitale proprio che sugli interessi netti delle attività di un ente diverse dalla negoziazione.
2. Le autorità competenti assicurano che gli enti applichino sistemi per valutare e monitorare i rischi derivanti da variazioni potenziali dei differenziali creditizi che influiscano sia sul valore economico del capitale proprio che sui proventi da interessi netti delle attività dell'ente diverse dalla negoziazione e che non sono illustrati dai rischi di cui al paragrafo 1.
3. Le autorità competenti possono chiedere a un ente di utilizzare la metodologia standardizzata di cui al paragrafo 1, nel caso in cui i sistemi interni applicati dagli enti per valutare i rischi di cui al paragrafo 1 non siano soddisfacenti. In tal caso, le autorità competenti illustrano le loro motivazioni all'ente interessato.
4. L'ABE elabora norme tecniche di regolamentazione per specificare, ai fini del presente articolo, i principi della metodologia standardizzata che gli enti possono utilizzare per valutare i rischi di cui al paragrafo 1, compresa una metodologia standardizzata semplificata alternativa calibrata in modo prudente per gli enti con attività complessive inferiori a 5 miliardi di EUR.
L'ABE presenta il progetto di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro [un anno dall'entrata in vigore].
5. L'ABE emana orientamenti per specificare:
(a) i criteri per la valutazione, da parte del sistema interno dell'ente, dei rischi di cui al paragrafo 1;
(b) i criteri per l'identificazione, la gestione e l'attenuazione, da parte degli enti, dei rischi di cui al paragrafo 1;
(c) i criteri per la valutazione e il monitoraggio, da parte degli enti, dei rischi di cui al paragrafo 2;
(d) i criteri per stabilire se i sistemi interni applicati dagli enti ai fini del paragrafo 1 non siano soddisfacenti, come indicato al paragrafo 3;
l'ABE emana i suddetti orientamenti entro [un anno dall'entrata in vigore].";
(14) all'articolo 85, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:
"1. Le autorità competenti assicurano che gli enti attuino politiche e processi intesi a valutare e a gestire l'esposizione al rischio operativo, nel quale sono compresi il rischio di modello e i rischi derivanti dall'esternalizzazione, e a coprire gli eventi di particolare gravità e di scarsa frequenza. Gli enti stabiliscono dettagliatamente in che cosa consista il rischio operativo ai fini di tali politiche e procedure.";
(14 bis) all'articolo 88, paragrafo 1, è aggiunto il comma seguente:
"Gli Stati membri assicurano almeno che gli organi di gestione di un ente monitorino i prestiti alle parti correlate su base continuativa e comunichino tali prestiti all'autorità competente se possono dare adito a eventuali conflitti di interesse. Le autorità competenti hanno la facoltà di vietare o limitare tali prestiti."
(14 ter) all'articolo 89 è aggiunto il seguente paragrafo:
"5 bis. Entro il 1º gennaio 2020, la Commissione, dopo aver consultato l'ABE, l'EIOPA e l'ESMA, verifica se le informazioni di cui alle lettere da a) a f) del paragrafo 1 sono ancora adeguate, tenendo conto nel contempo delle precedenti valutazioni d'impatto, degli accordi internazionali e degli sviluppi legislativi nell'Unione, e se al paragrafo 1 possono essere aggiunte ulteriori informazioni pertinenti.
Entro il 30 giugno 2020 la Commissione, sulla base della consultazione con l'ABE, l'EIOPA e l'ESMA, riferisce al Parlamento europeo e al Consiglio in merito alla valutazione di cui al paragrafo 5 bis e, ove opportuno, presenta una proposta legislativa al Parlamento europeo e al Consiglio."
(14 quater) l'articolo 91 è così modificato:
"1. Gli enti, comprese le società di partecipazione finanziaria e le società di partecipazione finanziaria mista hanno la responsabilità primaria di garantire che i membri dell'organo di gestione soddisfino sempre i requisiti di onorabilità e possiedano le conoscenze, le competenze e l'esperienza necessarie per l'esercizio delle loro funzioni. ▌I membri dell'organo di gestione soddisfano, in particolare, i requisiti di cui ai paragrafi da 2 a 8."
(b) i paragrafi 7 e 8 sono sostituiti dai seguenti:
"7. L'organo di gestione possiede collettivamente conoscenze, competenze e esperienze adeguate per essere in grado di comprendere le attività dell'ente, inclusi i principali rischi. La composizione generale dell'organo di gestione riflette una gamma adeguatamente ampia di esperienze."
"8. Ciascun membro dell'organo di gestione agisce con onestà, integrità e indipendenza di spirito che gli consentano di valutare e contestare efficacemente le decisioni dell'alta dirigenza se necessario e di controllare e monitorare efficacemente le decisioni della dirigenza. Tale requisito non conduce all'interdizione dei membri delle società affiliate o degli enti affiliati dall'organo di gestione nella sua funzione di vigilanza."
(c) è aggiunto il paragrafo seguente:
"13 bis. Fatto salvo l'articolo 13, paragrafo 1, le autorità competenti possono valutare, a loro discrezione, la conformità degli enti ai requisiti a norma dell'articolo 91, paragrafi da 1 a 8, per quanto concerne l'organo di gestione nella sua funzione di vigilanza prima o dopo la nomina di uno dei suoi membri."
(15) l'articolo 92 è così modificato:
(a) il paragrafo 1 è soppresso;
(b) al paragrafo 2, la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:
"Le autorità competenti assicurano che gli enti, nell'elaborare e applicare le politiche di remunerazione complessive, che comprendono stipendi e benefici pensionistici discrezionali, per le categorie di personale le cui attività professionali hanno un impatto rilevante sul loro profilo di rischio, tra cui l'alta dirigenza, i soggetti che assumono il rischio ("risk taker"), il personale che svolge funzioni di controllo e qualsiasi dipendente che riceva una remunerazione complessiva che lo collochi nella stessa fascia di remunerazione dell'alta dirigenza▐, rispettino i seguenti principi, secondo modalità appropriate alle loro dimensioni, alla loro organizzazione interna e alla natura, ampiezza e complessità delle loro attività:"
(b bis) al paragrafo 2, è inserita la seguente lettera:
"(a bis) la politica di remunerazione è neutrale dal punto di vista del genere: lavoratrici e lavoratori riceveranno la medesima remunerazione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore."
(b ter) è inserito il seguente paragrafo:
"2 bis. Il paragrafo 2 del presente articolo e gli articoli 94 e 95 non pregiudicano il pieno esercizio dei diritti fondamentali garantiti all'articolo 153, paragrafo 5, TFUE, i principi generali del diritto nazionale dei contratti e del lavoro, il diritto dell'Unione e la normativa nazionale in materia di diritti e partecipazione degli azionisti e le responsabilità generali degli organi di gestione dell'ente interessato, nonché, ove applicabile, il diritto delle parti sociali di concludere e applicare contratti collettivi, in conformità delle leggi e delle tradizioni nazionali."
(16) l'articolo 94 è così modificato:
(a) al paragrafo 1, lettera l), il punto i) è sostituito dal seguente:
"i) azioni o, in funzione della struttura giuridica dell'ente interessato, partecipazioni al capitale equivalenti, ovvero strumenti legati alle azioni o, in funzione della struttura giuridica dell'ente interessato, strumenti non monetari equivalenti;";
(a bis) al paragrafo 1, la lettera m) è così modificata:
"(m) una parte sostanziale, ma in ogni caso almeno il 40 %, della componente variabile della remunerazione è differita su un periodo non inferiore a cinque ▌anni ed è correttamente allineata al tipo d'impresa, ai suoi rischi e alle attività del membro del personale in questione.
La remunerazione corrisposta secondo meccanismi di differimento è attribuita non più velocemente che pro rata. Qualora la componente variabile della remunerazione rappresenti un importo particolarmente elevato, almeno il 60 % di tale importo è differito. La durata del periodo di differimento è stabilita conformemente al ciclo d'attività, al tipo d'impresa, ai suoi rischi e alle attività del membro del personale in questione;"
(b) sono aggiunti i seguenti paragrafi:
"3. In deroga al paragrafo 1, i principi di cui alle lettere l) e m) e alla lettera o), secondo comma, non si applicano a:
(a) un ente su base individuale, che potrebbe anche essere soggetto al consolidamento prudenziale o far parte di un gruppo bancario, il cui valore delle attività sia in media pari o inferiore a 8 miliardi di EUR nel quadriennio immediatamente precedente l'esercizio finanziario corrente;
(b) un membro del personale la cui remunerazione variabile annua non superi 50 000 EUR e non rappresenti più di un quarto della sua remunerazione totale.
In deroga alla lettera a), l'autorità competente può decidere che agli enti, su base individuale, che potrebbero anche essere soggetti al consolidamento prudenziale o far parte di un gruppo bancario, il cui valore totale delle attività sia inferiore alla soglia di cui alla lettera a) non si applichi la deroga, in ragione della natura e dell'ampiezza delle loro attività, dell'organizzazione interna o, se pertinente, delle caratteristiche del gruppo a cui appartengono.
In deroga alla lettera b), l'autorità competente può decidere che ai membri del personale la cui remunerazione variabile annua sia inferiore alla soglia e alla quota di cui alla lettera b), non si applichi la deroga, a causa delle specificità del mercato nazionale in termini di pratiche di remunerazione o della natura delle responsabilità e del profilo professionale di questi membri del personale.
4. Entro [quattro anni dall'entrata in vigore della presente direttiva], la Commissione procede, in stretta collaborazione con l'ABE, al riesame dell'applicazione del paragrafo 3 e ne riferisce in una relazione che presenta al Parlamento europeo e al Consiglio, corredata, se opportuno, di una proposta legislativa.
5. L'ABE adotta orientamenti per facilitare l'attuazione del paragrafo 3 e garantirne l'applicazione uniforme.";
(17) l'articolo 97 è così modificato:
(a) all'articolo 97, paragrafo 1, la lettera b) è soppressa;
(b) è inserito il seguente nuovo paragrafo:
"4 bis. Le autorità competenti possono adattare le metodologie di applicazione del processo di revisione e valutazione di cui al paragrafo 1 per tener conto degli enti con profili di rischio simili, tra cui modelli imprenditoriali simili o simile ubicazione geografica delle esposizioni. Tali metodologie adattate possono includere parametri di riferimento basati sul rischio e indicatori quantitativi e non pregiudicano la specificità a livello di singolo ente delle misure imposte a norma dell'articolo 104.
Qualora le autorità competenti utilizzino metodologie adattate ai sensi del presente paragrafo, ne informano l'ABE. L'ABE monitora le prassi di vigilanza ed emana orientamenti per specificare in che modo i profili di rischio simili sono valutati ai fini del presente paragrafo e per garantire un'applicazione coerente e proporzionata delle metodologie simili adattate agli enti all'interno dell'Unione. Tali orientamenti sono adottati in conformità dell'articolo 16 del regolamento (UE) n. 1093/2010."
(18) l'articolo 98 è così modificato:
(a) al paragrafo 1, la lettera j) è soppressa;
(a bis) sono inseriti i seguenti paragrafi 3 bis) e 3 ter):
"3 bis. Tenendo conto dell'esperienza acquisita nell'applicazione degli orientamenti di cui all'articolo 395, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 575/2013, l'ABE elabora entro...[due anni dopo l'entrata in vigore della presente direttiva] progetti di norme tecniche di regolamentazione per sviluppare uno standard metodologico per le autorità competenti che specifichi un limite aggregato adeguato per le esposizioni verso gli enti bancari ombra che svolgono attività bancarie al di fuori di un quadro regolamentato, nonché i limiti individuali per le esposizioni verso tali enti.
Ai fini del presente paragrafo, l'ABE elabora criteri adeguati per definire il termine "sistema bancario ombra" quale un'impresa che svolge almeno una o più attività di intermediazione del credito.
L'ABE presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro [data].
Alla Commissione è delegato il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione di cui alla primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.
3 ter. Entro il 1° dicembre 2021, le autorità competenti monitorano le operazioni finanziarie strutturate complesse, come indicato all'articolo 449 ter del regolamento (UE) n. 575/2013, al fine di individuare le operazioni strutturate suscettibili di produrre vantaggi fiscali significativi.
Esse comunicano alla Commissione qualsiasi operazione che presenta un rischio in termini di vantaggi fiscali significativi."
"5. La revisione e la valutazione da parte delle autorità competenti includono l'esposizione degli enti al rischio di tasso di interesse derivante da attività diverse dalla negoziazione. È richiesta l'adozione di misure di vigilanza almeno nel caso di enti il cui valore economico del capitale proprio di cui all'articolo 84, paragrafo 1, si riduca di più del 15% del loro capitale di classe 1 a seguito di una variazione improvvisa e imprevista dei tassi di interesse conformemente a uno dei sei scenari prudenziali di shock applicati ai tassi di interesse oppure qualora l'ente subisca una forte diminuzione del reddito da interessi netti a seguito di una variazione improvvisa e imprevista dei tassi di interesse nell'ambito di qualsiasi scenario prudenziale di shock applicato ai tassi di interesse. Le misure di vigilanza non devono essere attuate se le autorità competenti, sulla base del riesame e della valutazione del rischio di tasso di interesse, concludono che l'ente non è eccessivamente esposto al rischio di tasso di interesse derivante da attività diverse dalla negoziazione e che la gestione da parte dell'ente del rischio di tasso di interesse derivante da attività diverse dalla negoziazione sia adeguata.
Ai fini del presente articolo, per misura di vigilanza si intende una delle seguenti misure:
(a) le misure di cui all'articolo 104, paragrafo 1 e all'articolo 104 bis;
(b) le ipotesi di modellizzazione e parametriche comuni, diverse da quelle individuate al paragrafo 5 bis, lettera b), riprodotte dagli enti nel loro calcolo del valore economico del capitale proprio ai sensi dell'articolo 84, paragrafo 1."
(c) è inserito il seguente paragrafo 5 bis:
"5 bis. L'ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare, ai fini del paragrafo 5:
(a) sei scenari prudenziali di shock da applicare ai tassi di interesse per ciascuna valuta;
(b) ipotesi di modellizzazione e parametriche comuni riprodotte dagli enti nel loro calcolo del valore economico del capitale proprio ai sensi del paragrafo 5;
(c) ipotesi di modellizzazione e parametriche comuni riprodotte dagli enti nei loro calcoli dei proventi da interessi netti e che cosa si intende per forte diminuzione.
Alla Commissione è delegato il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.";
(c bis) Sono inseriti i seguenti paragrafi 7 bis), 7 ter) e 7 quater):
"7 bis. Ai fini dell'applicazione proporzionata delle disposizioni della presente direttiva e del regolamento (UE) n. 575/2013, le autorità competenti, nel quadro del processo di revisione e valutazione prudenziale, illustrano nel dettaglio in che modo tengono conto delle dimensioni e dell'entità delle attività di un ente e della complessità dei rischi derivanti dal modello imprenditoriale di tale ente.
7 ter. Ai fini del paragrafo 3 bis del presente articolo, entro il 1° giugno 2021 l'ABE emana orientamenti conformemente all'articolo 16 del regolamento (UE) n. 1093/2010 onde specificare i criteri e le metriche qualitativi e quantitativi per individuare le operazioni strutturate per produrre potenziali vantaggi fiscali significativi.
7 quater. L'ABE indaga sull'introduzione di criteri tecnici per il processo di revisione e valutazione prudenziale dei rischi connessi alle esposizioni relative ad attività che sono sostanzialmente associate ad obiettivi ambientali, sociali e di governance al fine di valutare, tra l'altro, le fonti e gli effetti possibili di tali rischi sugli enti, tenendo conto delle segnalazioni in materia di sostenibilità effettuate da parte degli enti nonché dei lavori sulla relazione di cui all'articolo 501 quinquies bis del regolamento (UE) n. 575/2013.
Ai fini del primo comma la relazione dell'ABE comprende almeno:
(a) la definizione dei rischi connessi ai fattori ambientali, sociali e di governance, dei rischi fisici e dei rischi di transizione, compresi i rischi collegati al deprezzamento degli attivi dovuto a modifiche normative, nonché i criteri e le metriche qualitativi e quantitativi pertinenti per la valutazione di tali rischi, una metodologia per valutare se detti rischi possano insorgere a breve, medio o lungo termine e avere un impatto finanziario materiale sull'ente;
(b) un'indicazione della possibilità che concentrazioni significative di esposizioni creditizie incrementino i rischi connessi ai fattori ambientali, sociali e di governance, i rischi fisici e di transizione per l'ente;
(c) una descrizione dei processi di cui l'ente si avvale per identificare, valutare e gestire i rischi connessi ai fattori ambientali, sociali e di governance, i rischi fisici e di transizione;
(d) i parametri e la metrica che le autorità di vigilanza e gli enti possono utilizzare per valutare gli effetti dei rischi connessi ai fattori ambientali, sociali e di governance, dei rischi fisici e di transizione di breve, medio e lungo termine sulla concessione di crediti e sull'attività di intermediazione finanziaria;
(e) un'indicazione di quanto sia opportuno sviluppare criteri specifici per le prove di stress e le analisi prospettiche degli scenari climatici sui portafogli degli enti regolamentati al fine di valutarne i rischi ambientali, i rischi fisici e i rischi di transizione, compresi i rischi connessi al deprezzamento degli attivi dovuto a modifiche normative e all'allineamento climatico dei portafogli di prestiti a livello dell'Unione.
L'ABE presenta una relazione sulle sue conclusioni al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione entro [due anni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento].
Sulla base di detta relazione l'ABE può, se del caso, adottare orientamenti per introdurre criteri relativi ai rischi connessi ai fattori ambientali, sociali e di governance, ai fini del processo di revisione e valutazione prudenziale, che tengano conto dei risultati della relazione dell'ABE di cui al presente paragrafo."
(19) all'articolo 99, paragrafo 2, la lettera b) è soppressa;
(20) L'articolo 103 è soppresso.
(21) L'articolo 104 è così modificato:
(a) i paragrafi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:
"1. Ai fini dell'articolo 97, dell'articolo 98, paragrafi 4 e 5, dell'articolo 101, paragrafo 4, e dell'articolo 102, e in applicazione del regolamento (UE) n. 575/2013, le autorità competenti hanno almeno i seguenti poteri:
(a) esigere che gli enti detengano fondi propri aggiuntivi superiori ai requisiti stabiliti nel regolamento (UE) n. 575/2013, alle condizioni di cui all'articolo 104 bis;
(b) chiedere il rafforzamento dei dispositivi, processi, meccanismi e strategie messi in atto conformemente agli articoli 73 e 74;
(c) esigere che gli enti presentino un piano mirante a ripristinare la conformità ai requisiti in materia di vigilanza a norma della presente direttiva e del regolamento (UE) n. 575/2013 e fissino un termine per la sua attuazione, compresi miglioramenti di tale piano per quanto riguarda l'ambito di applicazione e il termine;
(d) esigere che gli enti applichino una politica di accantonamenti specifica o che riservino alle voci dell'attivo un trattamento specifico con riferimento ai requisiti in materia di fondi propri;
(e) restringere o limitare le attività, le operazioni o la rete degli enti o esigere la cessione di attività che presentano rischi eccessivi per la solidità dell'ente;
(f) esigere la riduzione del rischio connesso alle attività, ai prodotti e ai sistemi degli enti, comprese le attività esternalizzate;
(g) esigere che gli enti limitino la componente variabile della remunerazione espressa in percentuale dei ricavi netti, quando questa è incompatibile con il mantenimento di una solida base patrimoniale;
(h) esigere che gli enti utilizzino l'utile netto per rafforzare i fondi propri;
(i) limitare o vietare le distribuzioni o il pagamento di interessi da parte dell'ente agli azionisti, ai soci o ai detentori di strumenti di capitale aggiuntivo di classe 1 se il divieto non costituisce un caso di default da parte dell'ente;
(j) imporre obblighi di segnalazione supplementari o più frequenti, anche sul capitale e sulle posizioni di liquidità;
(k) imporre requisiti specifici in materia di liquidità, comprese restrizioni ai disallineamenti di durata tra le attività e le passività;
(l) richiedere la pubblicazione di informazioni aggiuntive solo su base ad hoc.
2. Ai fini del paragrafo 1, lettera j), le autorità competenti possono imporre agli enti obblighi di segnalazione supplementari o più frequenti solo se le informazioni da comunicare non costituiscano una duplicazione ed è rispettata una delle seguenti condizioni:
(a) è soddisfatta una delle condizioni di cui all'articolo 102, paragrafo 1, lettere a) e b);
(b) l'autorità competente ritiene che sia ragionevole imporre questi obblighi per raccogliere le prove di cui all'articolo 102, paragrafo 1, lettera b):
(c) le informazioni aggiuntive sono richieste per la durata del programma di revisione prudenziale dell'ente ai sensi dell'articolo 99.
Le informazioni che possono essere richieste agli enti sono considerate una duplicazione ai sensi del primo comma se informazioni identiche o sostanzialmente identiche sono già a disposizione dell'autorità competente, possono essere prodotte dall'autorità competente o possono essere ottenute con mezzi diversi dall'obbligo di comunicarle imposto all'ente. Se le informazioni sono a disposizione dell'autorità competente in un formato o con un grado di dettaglio diversi da quelli delle informazioni aggiuntive da comunicare, l'autorità competente non richiede le informazioni aggiuntive, purché la differenza in termini di formato o di grado di dettaglio non le impedisca di produrre informazioni sostanzialmente simili.";
(b) il paragrafo 3 è soppresso.
(22) Sono inseriti i seguenti articoli 104 bis, 104 ter e 104 quater:
"Article 104aRequisito aggiuntivo di fondi propri
1. Le autorità competenti impongono il requisito aggiuntivo di fondi propri di cui all'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), ▌se, in base ai riesami svolti a norma degli articoli 97 e 101, accertano una delle seguenti situazioni per un singolo ente:
(a) l'ente è esposto a rischi o a elementi di rischio che non sono coperti, o non in misura sufficiente, dai requisiti in materia di fondi propri stabiliti nelle parti tre, quattro, cinque e sette del regolamento (UE) n. 575/2013, come specificato al paragrafo 2;
(b) l'ente non soddisfa i requisiti stabiliti agli articoli 73 e 74 della presente direttiva o all'articolo 393 del regolamento (UE) n. 575/2013 e la sola applicazione delle altre misure amministrative o delle misure di vigilanza potrebbe non bastare a migliorare sufficientemente i dispositivi, i processi, i meccanismi e le strategie entro un periodo di tempo adeguato;
(c) le rettifiche di cui all'articolo 98, paragrafo 4, sono considerate insufficienti per consentire all'ente di vendere o coprire le proprie posizioni entro un periodo breve senza subire perdite significative in condizioni di mercato normali;
(d) dalla valutazione eseguita a norma dell'articolo 101, paragrafo 4, risulta che l'inosservanza dei requisiti di applicazione del metodo autorizzato condurrà probabilmente all'inadeguatezza dei requisiti in materia di fondi propri;
(e) l'ente omette a più riprese di costituire o mantenere un livello adeguato di fondi propri aggiuntivi ai sensi dell'articolo 104 ter, paragrafo 1;
(e bis) altre situazioni specifiche per ente che secondo l'autorità competente destano preoccupazioni concrete in materia di vigilanza.
Le autorità competenti ▌impongono il requisito aggiuntivo di fondi propri di cui all'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), per coprire i rischi incorsi da singoli enti a causa delle loro attività, inclusi quelli che rispecchiano l'impatto di taluni modelli imprenditoriali o l'evoluzione del mercato sul profilo di rischio di un singolo ente.
2. Ai fini del paragrafo 1, lettera a), si considera che i rischi o gli elementi di rischio non siano coperti o non siano sufficientemente coperti dai requisiti in materia di fondi propri stabiliti nelle parti tre, quattro, cinque e sette del regolamento (UE) n. 575/2013, se gli importi, la composizione e la distribuzione del capitale ritenuto adeguato dall'autorità competente, tenendo conto della revisione prudenziale della valutazione eseguita dagli enti a norma dell'articolo 73, primo comma, sono superiori ai requisiti in materia di fondi propri dell'ente stabiliti nelle parti tre, quattro, cinque e sette del regolamento (UE) n. 575/2013.
Ai fini del primo comma, il capitale ritenuto adeguato copre tutti i rischi rilevanti o gli elementi di tali rischi coperti o non adeguatamente coperti dal requisito in materia di fondi propri. Questo può comprendere rischi o elementi di rischio esplicitamente esclusi dai requisiti di fondi propri stabiliti nelle parti tre, quattro, cinque e sette del regolamento (UE) n. 575/2013. Possono essere inclusi gli elementi indicati di seguito:
(a) i rischi o gli elementi di rischio specifici dell'ente esplicitamente esclusi dai requisiti di fondi propri stabiliti nelle parti tre, quattro, cinque e sette del regolamento (UE) n. 575/2013;
(b) i rischi o gli elementi di rischio specifici dell'ente suscettibili di essere sottovalutati nonostante l'osservanza dei requisiti applicabili stabiliti nelle parti tre, quattro, cinque e sette del regolamento (UE) n. 575/2013.
Le autorità competenti valutano i rischi cui l'ente è esposto, tenendo conto del profilo di rischio specifico di ogni singolo ente. I rischi o gli elementi di rischio di cui al paragrafo 1 bis non comprendono i rischi per i quali la presente direttiva o il regolamento (UE) n. 575/2013 prevedono un trattamento transitorio o i rischi soggetti a clausole grandfathering.
Il rischio di tasso di interesse derivante da posizioni diverse dalla negoziazione può essere considerato rilevante laddove si verifichi uno dei casi previsti dall'articolo 98, paragrafo 5, salvo il caso in cui l'autorità competente, nel quadro della revisione e della valutazione prudenziale, giunga alla conclusione che l'ente non è eccessivamente esposto al rischio di tasso di interesse derivante da posizioni diverse dalla negoziazione e che la gestione da parte dell'ente del rischio di tasso di interesse derivante da attività diverse dalla negoziazione sia adeguata.
3. Le autorità competenti stabiliscono il livello dei fondi propri aggiuntivi richiesti a norma dell'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), come differenza tra il capitale ritenuto inadeguato a norma del paragrafo 2 e i requisiti in materia di fondi propri stabiliti nelle parti tre, quattro, cinque e sette del regolamento (UE) n. 575/2013.
4. Le autorità competenti impongono agli enti di rispettare il requisito aggiuntivo di fondi propri di cui all'articolo 104, paragrafo 1, lettera a) ▌subordinatamente alle condizioni seguenti:
(a) ▌ tre quarti del requisito aggiuntivo di fondi propri sono rispettati mediante capitale di classe 1;
(b) ▌ tre quarti del capitale di classe 1 sono costituiti da capitale di base di classe 1.
In deroga al primo comma, l'autorità competente può chiedere all'ente di soddisfare il requisito aggiuntivo di fondi propri con una quota maggiore di capitale di classe 1 o di capitale primario di classe 1, laddove necessario e tenuto conto delle circostanze specifiche dell'ente.
I fondi propri utilizzati per rispettare il requisito aggiuntivo di fondi propri di cui all'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), non sono utilizzati per rispettare i requisiti in materia di fondi propri di cui all'articolo 92, paragrafo 1, lettere a), b) e c), del regolamento (UE) n. 575/2013, o il requisito combinato di riserva di capitale definito all'articolo 128, paragrafo 6, della presente direttiva o gli orientamenti sui fondi propri aggiuntivi di cui all'articolo 104 ter.
In deroga al terzo comma, i fondi propri utilizzati per rispettare il requisito aggiuntivo di fondi propri di cui all'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), imposto dalle autorità competenti per far fronte a rischi o elementi di rischio non sufficientemente coperti dall'articolo 92, paragrafo 1, lettera d), del regolamento (UE) n. 575/2013 possono essere utilizzati per rispettare il requisito combinato di riserva di capitale definito all'articolo 128, paragrafo 6, della presente direttiva.
5. L'autorità competente fornisce ▌per iscritto a ogni ente la giustificazione della decisione di imporre un requisito aggiuntivo di fondi propri di cui all'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), includendo almeno un resoconto chiaro della valutazione completa degli elementi di cui ai paragrafi da 1 a 4. Nel caso di cui al paragrafo 1, lettera d), sono specificamente indicati i motivi per i quali l'imposizione di orientamenti sul capitale non è più considerata sufficiente.
Articolo 104 terOrientamenti sui fondi propri aggiuntivi
1. Conformemente alle strategie e ai processi di cui all'articolo 73 e previa consultazione dell'autorità competente, gli enti fissano un livello adeguato di fondi propri che l'autorità competente ritenga soddisfacente e superi in misura sufficiente i requisiti in materia di fondi propri stabiliti nelle parti tre, quattro, cinque e sette del regolamento (UE) n. 575/2013 e nella presente direttiva, compresi i requisiti aggiuntivi in materia di fondi propri imposti dalle autorità competenti a norma dell'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), in modo che i fondi propri dell'ente possano assorbire eventuali perdite individuate mediante le prove di stress prudenziali di cui all'articolo 100, senza violare:
(a) un livello minimo stabilito di fondi propri indicato dalle autorità competenti, con cui queste ultime possano tenere conto delle azioni credibili di gestione e degli aggiustamenti dinamici al bilancio che potrebbero avvenire nell'orizzonte di proiezione. o
(b) ▌ i requisiti in materia di fondi propri stabiliti nelle parti tre, quattro, cinque e sette del regolamento (UE) n. 575/2013 e i requisiti aggiuntivi in materia di fondi propri imposti dalle autorità competenti a norma dell'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), con cui le autorità competenti tengono conto delle azioni credibili di gestione e degli aggiustamenti dinamici al bilancio che potrebbero avvenire nell'orizzonte di proiezione.
2. Le autorità competenti riesaminano periodicamente il livello di fondi propri fissato da ciascun ente a norma del paragrafo 1 tenendo conto del risultato dei riesami e delle valutazioni eseguiti a norma degli articoli 97 e 101, compreso il risultato delle prove di stress di cui all'articolo 100.
3. Le autorità competenti comunicano agli enti il risultato del riesame di cui al paragrafo 2, nonché gli orientamenti di vigilanza sui fondi propri fissati a norma del paragrafo 1.
4 bis. I fondi propri utilizzati per rispettare il livello di fondi propri aggiuntivi di cui al paragrafo 1 del presente articolo non sono utilizzati per rispettare i requisiti di fondi propri di cui all'articolo 92, paragrafo 1, lettere a), b), c), del regolamento (UE) n. 575//2013, il requisito di cui all'articolo 104 bis della presente direttiva o il requisito combinato di riserva di capitale definito all'articolo 128, paragrafo 6, della presente direttiva.
5. L'ente che non risponde alle aspettative di cui al paragrafo 3 non è soggetto ai limiti di cui all'articolo 141.
5 bis. L'ABE procede ad un riesame e presenta una relazione alla Commissione in merito all'applicazione del presente articolo, incluso il paragrafo 1, lettere a) e b), entro tre anni dall'entrata in vigore della presente direttiva. Sulla base di tale relazione la Commissione presenta, se del caso, una proposta legislativa al Parlamento europeo e al Consiglio.
Articolo 104 quaterCollaborazione con le autorità di risoluzione
1. Le autorità competenti consultano le autorità di risoluzione prima di stabilire qualsiasi requisito aggiuntivo di fondi propri a norma dell'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), e prima di comunicare agli enti eventuali aspettative di rettifica del livello di fondi propri ai sensi dell'articolo 104 ter. A tal fine, le autorità competenti forniscono alle autorità di risoluzione tutte le informazioni disponibili.
2. Le autorità competenti informano le autorità di risoluzione pertinenti in merito al requisito aggiuntivo di fondi propri imposto agli enti a norma dell'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), e a eventuali aspettative di rettifica del livello di fondi propri comunicate agli enti ai sensi dell'articolo 104 ter.";
(23) all'articolo 105 la lettera d) è soppressa;
(24) all'articolo 108, il paragrafo 3 è soppresso;
(25) all'articolo 109, i paragrafi 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:
"2. Le autorità competenti impongono alle imprese madri e alle filiazioni rientranti nell'ambito di applicazione della presente direttiva di assolvere agli obblighi stabiliti al presente capo, sezione II, su base consolidata o subconsolidata, in modo da assicurare la coerenza e la corretta integrazione dei dispositivi, dei processi e dei meccanismi richiesti dal presente capo, sezione II, e in modo da consentire la produzione di tutti i dati e tutte le informazioni pertinenti ai fini dell'attività di vigilanza. In particolare, esse assicurano che le imprese madri e le filiazioni rientranti nell'ambito di applicazione della presente direttiva mettano in atto tali dispositivi, processi e meccanismi nelle loro filiazioni non rientranti nell'ambito di applicazione della presente direttiva, comprese quelle stabilite nei centri finanziari offshore. Tali dispositivi, processi e meccanismi sono anche coerenti e ben integrati e tali filiazioni sono anche in grado di produrre tutti i dati e tutte le informazioni pertinenti ai fini dell'attività di vigilanza. Le filiazioni, non soggette esse stesse alla presente direttiva, rispettano i requisiti settoriali loro pertinenti a livello individuale.
3. Gli obblighi derivanti dal presente capo, sezione II, riguardanti filiazioni non soggette esse stesse alla presente direttiva non si applicano se l'ente impresa madre nell'UE può dimostrare alle autorità competenti che l'applicazione della sezione II è illegale ai sensi della normativa del paese terzo in cui è stabilita la filiazione."
3 bis. Ai fini del paragrafo 2 l'ABE, in consultazione con l'ESMA, elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione relativi agli aspetti pratici dell'applicazione delle norme in materia di retribuzione ai sensi della presente direttiva alle filiazioni non soggette alla stessa.
Tenendo conto delle dimensioni dell'ente, della sua organizzazione interna e della natura, della portata e della complessità delle sue attività, nonché del fatto che la legislazione settoriale specifica prevale laddove i requisiti specifici della presente direttiva possano entrare in conflitto con i requisiti settoriali, detti progetti di norme tecniche di regolamentazione specificano i criteri qualitativi e quantitativi adeguati per individuare le categorie di soggetti che assumono il rischio a livello di gruppo nonché le categorie di strumenti che riflettono il profilo di rischio del gruppo.
In tale contesto l'ABE, in consultazione con l'ESMA, verifica e, laddove necessario modifica, le norme tecniche di regolamentazione vigenti in merito ai criteri per identificare le categorie di personale le cui attività professionali hanno un impatto sostanziale sul profilo di rischio dell'ente a norma dell'articolo 92, paragrafo 2, della presente direttiva.
Alla Commissione è delegato il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione di cui al presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010."
(26) l'articolo 113 è sostituito dal seguente:
"Articolo 113Decisioni congiunte sui requisiti prudenziali specifici dell'ente
1. L'autorità di vigilanza su base consolidata e le autorità competenti di uno Stato membro responsabili della vigilanza sulle filiazioni di un ente impresa madre nell'UE o di una società di partecipazione finanziaria madre nell'UE o di una società di partecipazione finanziaria mista madre nell'UE fanno tutto quanto in loro potere per pervenire ad una decisione congiunta:
(a) sull'applicazione degli articoli 73 e 97 per determinare l'adeguatezza del livello dei fondi propri su base consolidata detenuti dal gruppo di enti in rapporto alla sua situazione finanziaria e al suo profilo di rischio e al livello di fondi propri richiesto in applicazione dell'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), a ciascuna entità del gruppo di enti e su base consolidata;
(b) sulle misure per fronteggiare aspetti significativi e risultanze rilevanti concernenti la vigilanza sulla liquidità, incluse l'adeguatezza dell'organizzazione e del trattamento dei rischi secondo quanto disposto dall'articolo 86 e la necessità di requisiti in materia di liquidità specifici per l'ente conformemente all'articolo 105 della presente direttiva;
1 bis. L'autorità di vigilanza su base consolidata informa le autorità competenti di uno Stato membro responsabili della vigilanza sulle filiazioni di un ente impresa madre nell'UE, di una società di partecipazione finanziaria madre nell'UE o di una società di partecipazione finanziaria mista madre nell'UE circa le eventuali aspettative di rettifica del livello dei fondi propri su base consolidata ai sensi dell'articolo 104 ter, paragrafo 3.
2. Le decisioni congiunte di cui al paragrafo 1 sono prese:
(a) ai fini del paragrafo 1, lettera a), entro quattro mesi dalla trasmissione da parte dell'autorità di vigilanza su base consolidata alle altre autorità competenti interessate di una relazione contenente la valutazione del rischio del gruppo di enti conformemente all'articolo 104 bis;
(b) ai fini del paragrafo 1, lettera b), entro quattro mesi dalla trasmissione da parte dell'autorità di vigilanza su base consolidata di una relazione contenente la valutazione del profilo di rischio di liquidità del gruppo di enti conformemente agli articoli 86 e 105;
(c) ai fini del paragrafo 1, lettera c), entro quattro mesi dalla trasmissione da parte dell'autorità di vigilanza su base consolidata di una relazione contenente la valutazione del rischio del gruppo di enti conformemente all'articolo 104 ter.
Le decisioni congiunte tengono inoltre debitamente conto della valutazione del rischio delle filiazioni effettuata dalle autorità competenti interessate conformemente agli articoli 73, 97, 104 bis e 104 ter.
Le decisioni congiunte di cui al paragrafo 1, lettere a) e b), sono contenute in un documento e pienamente motivate e sono trasmesse dall'autorità di vigilanza su base consolidata all'ente impresa madre nell'UE. In caso di disaccordo, l'autorità di vigilanza su base consolidata consulta l'ABE su richiesta di una qualsiasi delle altre autorità competenti. L'autorità di vigilanza su base consolidata può consultare l'ABE di propria iniziativa.
3. Qualora le autorità competenti non pervengano ad una decisione congiunta entro i termini di cui al paragrafo 2, l'autorità di vigilanza su base consolidata adotta una decisione su base consolidata sull'applicazione degli articoli 73, 86 e 97, dell'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), dell'articolo 104 ter e dell'articolo 105 dopo aver debitamente considerato la valutazione dei rischi delle filiazioni effettuata dalle autorità competenti interessate. Se, alla scadenza dei termini di cui al paragrafo 2, una qualsiasi delle autorità competenti interessate ha rinviato il caso all'ABE conformemente all'articolo 19 del regolamento (UE) n. 1093/2010, l'autorità di vigilanza su base consolidata rinvia la sua decisione e attende la decisione che l'ABE può adottare ai sensi dell'articolo 19, paragrafo 3, dello stesso regolamento, e adotta una decisione conformemente alla decisione dell'ABE. Si ritiene che i termini di cui al paragrafo 2 equivalgano ai periodi di conciliazione di cui al regolamento (UE) n. 1093/2010. L'ABE adotta una decisione entro un mese. Il caso non è rinviato all'ABE dopo il periodo di quattro mesi o se è stata adottata una decisione congiunta.
La decisione sull'applicazione degli articoli 73, 86 e 97, dell'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), dell'articolo 104 ter e dell'articolo 105 è adottata dalle rispettive autorità competenti responsabili della vigilanza sulle filiazioni dell'ente creditizio impresa madre nell'UE, della società di partecipazione finanziaria madre nell'UE o della società di partecipazione finanziaria mista madre nell'UE su base individuale o subconsolidata, dopo aver debitamente preso in considerazione i pareri e le riserve formulati dall'autorità di vigilanza su base consolidata. Se, alla scadenza di uno dei termini di cui al paragrafo 2, una qualsiasi delle autorità competenti interessate ha rinviato il caso all'ABE conformemente all'articolo 19 del regolamento (UE) n. 1093/2010, le autorità competenti rinviano la loro decisione e attendono la decisione che l'ABE adotta conformemente all'articolo 19, paragrafo 3, di tale regolamento e adottano la propria decisione conformemente alla decisione dell'ABE. Si ritiene che i termini di cui al paragrafo 2 equivalgano ai periodi di conciliazione di cui al predetto regolamento. L'ABE adotta una decisione entro un mese. Il caso non può essere rinviato all'ABE una volta scaduto il periodo di quattro mesi o se è stata adottata una decisione congiunta.
Le decisioni sono contenute in un documento e pienamente motivate e tengono conto della valutazione del rischio, dei pareri e delle riserve formulati dalle altre autorità competenti nei termini di cui al paragrafo 2. Il documento contenente la decisione è trasmesso dall'autorità di vigilanza su base consolidata a tutte le autorità competenti interessate e all'ente impresa madre nell'UE.
Qualora l'ABE sia stata consultata, tutte le autorità competenti tengono conto del suo parere e motivano ogni eventuale scostamento significativo da esso.
4. Le decisioni congiunte di cui al paragrafo 1 e le decisioni adottate dalle autorità competenti in assenza di una decisione congiunta di cui al paragrafo 3 sono riconosciute come determinanti e applicate dalle autorità competenti negli Stati membri interessati.
Le decisioni congiunte di cui al paragrafo 1 e ogni decisione adottata in assenza di una decisione congiunta conformemente al paragrafo 3 sono aggiornate su base annuale o, in circostanze eccezionali, quando l'autorità competente responsabile della vigilanza sulle filiazioni dell'ente impresa madre nell'UE, della società di partecipazione finanziaria madre nell'UE o della società di partecipazione finanziaria mista madre nell'UE presenta all'autorità di vigilanza su base consolidata una richiesta scritta pienamente motivata di aggiornamento della decisione sull'applicazione dell'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), dell'articolo 104 ter e dell'articolo 105. In quest'ultimo caso, l'aggiornamento può essere trattato bilateralmente dall'autorità di vigilanza su base consolidata e dall'autorità competente che ha presentato la richiesta.
5. L'ABE elabora progetti di norme tecniche di attuazione per assicurare condizioni uniformi per l'applicazione della procedura di adozione della decisione congiunta di cui al presente articolo per quanto riguarda l'applicazione degli articoli 73, 86, 97, dell'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), dell'articolo 104 ter e dell'articolo 105 al fine di facilitare l'adozione delle decisioni congiunte.
L'ABE presenta i progetti di norme tecniche di attuazione alla Commissione entro il 1° luglio 2014.
Alla Commissione è conferito il potere di adottare le norme tecniche di attuazione di cui al primo comma conformemente all'articolo 15 del regolamento (UE) n. 1093/2010.";
(27) all'articolo 116, primo comma, è aggiunta la frase seguente:
"Vengono istituiti collegi delle autorità di vigilanza anche quando tutte le filiazioni di un ente impresa madre nell'UE, di una società di partecipazione finanziaria madre nell'UE o di una società di partecipazione finanziaria mista madre nell'UE sono ubicate in un paese terzo.";
(27 bis) all'articolo 117, è aggiunto il seguente paragrafo:
"4 bis. Le autorità competenti, le Unità di informazione finanziaria e le autorità investite della funzione pubblica di vigilanza sui soggetti obbligati di cui all'articolo 2, paragrafo 1, punti 1 e 2, della direttiva (UE) 2015/849 per quanto riguarda il rispetto della presente direttiva cooperano strettamente tra loro nell'ambito delle rispettive competenze e si comunicano reciprocamente le informazioni pertinenti a norma della presente direttiva, del regolamento (UE) n. 575/2013 e della direttiva (UE) 2015/849."
(28) all'articolo 119, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:
"1. Fatto salvo l'articolo 21 bis, gli Stati membri adottano i provvedimenti necessari per includere le società di partecipazione finanziaria e le società di partecipazione finanziaria mista nella vigilanza su base consolidata.";
(29) all'articolo 120, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
"2. Se una società di partecipazione finanziaria mista è soggetta a disposizioni equivalenti a titolo della presente direttiva e della direttiva 2009/138/CE, in particolare in termini di vigilanza basata sul rischio, l'autorità di vigilanza su base consolidata può, in accordo con l'autorità di vigilanza del gruppo nel settore delle assicurazioni, applicare a tale società di partecipazione finanziaria mista soltanto le disposizioni della direttiva relative al settore finanziario più importante, di cui alla definizione dell'articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 2002/87/CE.";
(29 bis) all'articolo 125 è inserito il seguente paragrafo:
"1 bis. Qualora a norma dell'articolo 111 l'autorità di vigilanza su base consolidata di un gruppo con un ente di partecipazione finanziaria mista madre sia diversa dal coordinatore stabilito a norma dell'articolo 10 della direttiva 2002/87/CE, le due autorità collaborano ai fini dell'applicazione della presente direttiva e del regolamento (UE) n. 575/2013 su base consolidata. Al fine di agevolare e di rendere efficace la cooperazione, l'autorità di vigilanza su base consolidata e il coordinatore concludono accordi scritti di coordinamento e di cooperazione."
(29 ter) l'articolo 129 è così modificato:
(a) al paragrafo 2, il terzo comma è sostituito dal seguente:
Gli Stati membri che decidono di applicare tale esenzione lo notificano al CERS. Il CERS trasmette le notifiche entro un termine stabilito alla Commissione, all'ABE e alle autorità competenti e designate degli Stati membri interessati.";
"5. Gli enti non utilizzano il capitale primario di classe 1 detenuto per rispettare l'obbligo di cui al paragrafo 1 del presente articolo per soddisfare i requisiti imposti a norma degli articoli 104, 104 bis o gli orientamenti di cui all'articolo 104 ter.";
(29 quater) l'articolo 130 è così modificato:
"Gli Stati membri che decidono di applicare tale esenzione lo notificano al CERS. Il CERS trasmette le notifiche entro un termine stabilito alla Commissione, all'ABE e alle autorità competenti e designate degli Stati membri interessati.";
"Gli enti rispettano l'obbligo di cui al paragrafo 1 con capitale primario di classe 1 che va ad aggiungersi all'altro capitale primario di classe 1 detenuto per soddisfare i requisiti in materia di fondi propri imposti dall'articolo 92, paragrafo 1, lettere da a) a c), del regolamento (UE) n. 575/2013, l'obbligo di detenere una riserva di conservazione del capitale imposto dall'articolo 129 della presente direttiva e ogni altro requisito di cui agli articoli 104 bis e 104 ter della presente direttiva.";
(30) ▌l'articolo 131 è così modificato:
"1. Gli Stati membri designano l'autorità incaricata di individuare, su base consolidata, gli enti a rilevanza sistemica a livello globale (G-SII) e, su base individuale, subconsolidata o consolidata, a seconda dei casi, altri enti a rilevanza sistemica (O-SII), che sono stati autorizzati nei rispettivi paesi. Tale autorità è l'autorità competente o l'autorità designata. Gli Stati membri possono designare più di una autorità.
I G-SII possono essere:
(a) un gruppo guidato da un ente impresa madre nell'UE, da una società di partecipazione finanziaria madre nell'UE o da una società di partecipazione finanziaria mista madre nell'UE oppure
(b) un ente che non è una filiazione di un ente impresa madre nell'UE, di una società di partecipazione finanziaria madre nell'UE o di una società di partecipazione finanziaria mista madre nell'UE.
Gli O-SII possono essere un gruppo guidato da un ente impresa madre nell'UE, da una società di partecipazione finanziaria madre nell'UE, da una società di partecipazione finanziaria mista madre nell'UE o da un ente.";
(b) al paragrafo 3, il secondo comma è sostituito dal seguente:
"▌ L'ABE, previa consultazione del CERS, elabora norme tecniche di regolamentazione sui criteri per stabilire le condizioni di applicazione del presente paragrafo in relazione alla valutazione degli O-SII e la metodologia per la progettazione e la calibrazione dei coefficienti. Tali norme tecniche di regolamentazione tengono conto delle discipline internazionali per gli enti a rilevanza sistemica a livello nazionale e delle specificità dell'Unione e nazionali.
L'ABE presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 30 giugno 2020.
Alla Commissione è delegato il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione di cui al secondo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.";
"5. L'autorità competente o l'autorità designata può richiedere a ciascuna O-SII, su base consolidata, subconsolidata o individuale, a seconda dei casi, di mantenere una riserva per gli O-SII fino al 3 % dell'importo complessivo dell'esposizione al rischio calcolato, la quale è composta di capitale primario di classe 1 e si aggiunge a quest'ultimo; in tale contesto, sono tenuti in considerazione i criteri per l'individuazione dell'O-SII.";
(d) è inserito il seguente paragrafo 5 bis:
"5 bis. L'autorità competente o l'autorità designata può richiedere una riserva per gli O-SII superiore al 3% dell'importo complessivo dell'esposizione al rischio calcolato previa approvazione della Commissione.
Entro due mesi dalla notifica di cui al paragrafo 7, il CERS fornisce alla Commissione un parere relativo all'adeguatezza della riserva di capitale dell'O-SII. L'ABE può altresì fornire alla Commissione il proprio parere in merito alla riserva conformemente all'articolo 34, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1093/2010.
Entro due mesi dalla notifica, la Commissione, tenendo conto della valutazione del CERS e dell'ABE, se del caso, e se è certa che la riserva di capitale dell'O-SII non comporta effetti negativi sproporzionati sull'intero sistema finanziario di altri Stati membri o su parti di esso o dell'Unione nel suo complesso che creino un ostacolo al corretto funzionamento del mercato interno, adotta un atto di esecuzione che autorizza l'autorità competente o l'autorità designata ad adottare la misura proposta.";
(e) al paragrafo 7, la parte introduttiva è sostituita dalla seguente:
"7. Prima della fissazione o della modifica di una riserva per gli O-SII, l'autorità competente o l'autorità designata comunica la decisione al CERS, un mese prima della pubblicazione della decisione di cui al paragrafo 5. Il CERS trasmette le notifiche alla Commissione, all'ABE e alle autorità competenti e designate degli Stati membri interessati entro un termine stabilito. Tale notifica precisa in modo dettagliato:"
(f) il paragrafo 8 è sostituito dal seguente:
"8. Fatti salvi l'articolo 133 e il paragrafo 5 del presente articolo, qualora un O-SII sia una filiazione di un G-SII o di un O-SII che è un ente impresa madre nell'UE soggetto a una riserva per un O-SII su base consolidata, la riserva che si applica a livello individuale o subconsolidato per l'O-SII non supera l'importo più basso tra:
(a) la somma del coefficiente più elevato della riserva per i G-SII o gli O-SII applicabile al gruppo a livello consolidato e l'1% dell'importo complessivo dell'esposizione al rischio calcolato conformemente all'articolo 92, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 575/2013; e
(b) il 3 % dell'importo complessivo dell'esposizione al rischio calcolato conformemente all'articolo 92, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 575/2013, o il coefficiente che la Commissione ha autorizzato ad applicare al gruppo a livello consolidato.";
(g) il paragrafo 9 è sostituito dal seguente:
"9. I G-SII sono suddivisi in ▌cinque sottocategorie. Il limite più basso e i limiti tra le diverse sottocategorie sono determinati mediante i punteggi ricavati dalla metodologia di individuazione. I punteggi soglia tra sottocategorie adiacenti sono definiti in maniera chiara e rispondono al principio secondo il quale vi è un aumento lineare costante della rilevanza sistemica tra ciascuna sottocategoria, da cui deriva un aumento lineare dell'obbligo di capitale primario di classe 1 aggiuntivo, con l'eccezione della sottocategoria più elevata. Ai fini del presente paragrafo, per rilevanza sistemica si intende l'impatto previsto esercitato da una situazione di difficoltà del G-SII sul mercato finanziario globale. Alla sottocategoria più bassa è assegnata una riserva per i G-SII pari all'1 % dell'importo complessivo dell'esposizione al rischio calcolato conformemente all'articolo 92, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 575/2013 e la riserva assegnata a ciascuna sottocategoria aumenta secondo intervalli dello 0,5 % dell'importo complessivo dell'esposizione al rischio calcolato conformemente all'articolo 92, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 575/2013 fino alla quarta sottocategoria compresa. La sottocategoria più elevata della riserva per i G-SII è soggetta a una riserva pari al 3,5 % dell'importo complessivo dell'esposizione al rischio calcolato conformemente all'articolo 92, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 575/2013.
Se un ente viene collocato nella sottocategoria più elevata della riserva per i G-SII, da quel momento viene aggiunta una nuova sottocategoria. La riserva assegnata a ciascuna sottocategoria aumenta secondo intervalli dell'1 % dell'importo complessivo dell'esposizione al rischio calcolato conformemente all'articolo 92, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 575/2013.";
(h) il paragrafo 12 è sostituito dal seguente:
"12. L'autorità competente o l'autorità designata comunicano al CERS le denominazioni dei G-SII e degli O-SII e la rispettiva sottocategoria cui ciascun G-SII è assegnato. Il CERS trasmette le notifiche alla Commissione e all'ABE entro un termine stabilito e pubblica le loro denominazioni. Le autorità competenti o designate pubblicano la sottocategoria cui ciascun G-SII è assegnato.
L'autorità competente o l'autorità designata riesamina una volta l'anno l'individuazione dei G-SII e degli O-SII e l'assegnazione dei G-SII alle rispettive sottocategorie e comunica i risultati all'ente a rilevanza sistemica interessato al CERS che trasmette i risultati alla Commissione e all'ABE entro un termine stabilito. L'autorità competente o l'autorità designata pubblica l'elenco aggiornato degli enti a rilevanza sistemica individuati e la sottocategoria cui ciascun G-SII individuato è assegnato.";
(i) il paragrafo 13 è sostituito dal seguente:
13. "Gli enti a rilevanza sistemica non utilizzano il capitale primario di classe 1 detenuto per rispettare gli obblighi di cui ai paragrafi 4 e 5, lettera a), per soddisfare i requisiti imposti a norma dell'articolo 92, lettere a), b) e c), del regolamento (UE) n. 575/2013 nonché degli articoli 129 e 130 della presente direttiva e ogni altro requisito imposto a norma degli articoli 102 e 104 della presente direttiva.";
(j) il paragrafo 14 è sostituito dal seguente:
"14. Qualora un gruppo sia soggetto, su base consolidata, a una riserva per i G-SII e una riserva per gli O-SII, si applica la riserva più elevata.
Qualora un ente sia soggetto, su base individuale o subconsolidata, a una riserva per gli O-SII e a una riserva di capitale a fronte del rischio sistemico conformemente all'articolo 133, si applica la somma delle due.
Qualora un gruppo sia soggetto, su base consolidata, a una riserva per i G-SII, una riserva per gli O-SII e a una riserva di capitale a fronte del rischio sistemico conformemente all'articolo 133, si applica la somma delle seguenti:
(a) la più elevata tra la riserva per i G-SII e la riserva per gli O-SII;
(b) la riserva di capitale a fronte del rischio sistemico a norma dell'articolo 133.";
(30 bis) l'articolo 133 è così modificato:
"1. Ogni Stato membro può fissare una riserva di capitale a fronte del rischio sistemico del capitale primario di classe 1 per il settore finanziario o per uno o più sottoinsiemi di tale settore su tutte le esposizioni o su un sottoinsieme di esposizioni, al fine di prevenire e attenuare il rischio sistemico o macroprudenziale ▌ non previsto dal regolamento (UE) n. 575/2013 e dall'articolo 131 della presente direttiva, nel senso di un rischio di perturbazione del sistema finanziario che può avere gravi conseguenze negative per il sistema finanziario e l'economia reale di un determinato Stato membro.";
(b) i paragrafi 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:
"3. Ai fini del paragrafo 1 del presente articolo, gli enti possono essere obbligati a detenere, in aggiunta al capitale primario di classe 1 detenuto per soddisfare i requisiti in materia di fondi propri imposti dall'articolo 92 del regolamento (UE) n. 575/2013, una riserva di capitale a fronte del rischio sistemico costituita da capitale primario di classe 1 sulla base delle esposizioni alle quali si applica la riserva di capitale a fronte del rischio sistemico conformemente al paragrafo 8 del presente articolo, su base individuale, consolidata o subconsolidata, secondo quanto applicabile conformemente alla parte uno, titolo II, dello stesso regolamento.
Il coefficiente della riserva complessiva di capitale a fronte del rischio sistemico di un ente è calcolato come somma degli importi di cui alle lettere a) e b) divisa per l'importo di cui alla lettera c), espresso in percentuale:
(a) qualsiasi riserva di capitale a fronte del rischio sistemico applicata a tutte le esposizioni per tutti gli enti, oppure, se pertinente, a tutte le esposizioni per i sottoinsiemi di enti;
(b) qualsiasi riserva di capitale a fronte del rischio sistemico applicata alle esposizioni in singoli settori o sottosettori; e
(c) l'importo complessivo dell'esposizione al rischio calcolato conformemente all'articolo 92, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 575/2013.
L'autorità competente o designata pertinente può esigere che gli enti detengano la riserva di capitale a fronte del rischio sistemico a livello individuale, consolidato o subconsolidato. La riserva di capitale a fronte del rischio sistemico è applicata ai rischi non coperti dalla riserva per i G-SII o dalla riserva per gli O-SII a norma dell'articolo 131.
4. Gli enti non utilizzano il capitale primario di classe 1 detenuto per rispettare l'obbligo di cui al paragrafo 3 per soddisfare i requisiti imposti a norma dell'articolo 92 del regolamento (UE) n. 575/2013 nonché degli articoli 129, 130 e 131 della presente direttiva e ogni altro requisito imposto a norma degli articoli 102, 104, 104 bis e gli orientamenti di cui all'articolo 104 ter della presente direttiva.";
"6. Ove ▌un ente faccia parte di un gruppo o di un sottogruppo cui appartengono un G-SII o un O-SII, ciò non comporta mai che tale ente sia soggetto, su base individuale, a un requisito combinato di riserva inferiore alla somma della riserva di conservazione del capitale, della riserva di capitale anticiclica e della somma tra la riserva per gli O-SII e la riserva di capitale a fronte del rischio sistemico applicabile a esso su base individuale."
(d) il paragrafo 9 è sostituito dal seguente:
"9. La riserva di capitale a fronte del rischio sistemico si applica a tutti gli enti o a uno o più sottoinsiemi di detti enti rientranti, a norma della presente direttiva, nelle competenze delle autorità dello Stato membro interessato ed è fissato secondo intervalli di adeguamento singoli o multipli ▌. Per i diversi insiemi di enti di un settore, per le esposizioni settoriali oppure, ove pertinente, per i sottoinsiemi di esposizione settoriale, possono essere introdotti obblighi differenti. La riserva di capitale a fronte del rischio sistemico non riguarda rischi coperti dal quadro di cui all'articolo 131.";
(e) il paragrafo 1 è così modificato:
"11. Prima della fissazione o della modifica di un coefficiente della riserva di capitale a fronte del rischio sistemico fino al 3 %, l'autorità competente o l'autorità designata comunica la decisione ▌ al CERS ▌ un mese prima della pubblicazione della decisione di cui al paragrafo 16. Il CERS trasmette le notifiche alla Commissione, all'ABE e alle autorità competenti e designate degli Stati membri interessati entro un termine stabilito. Se la riserva di capitale si applica con riferimento alle esposizioni situate in paesi terzi, l'autorità competente o l'autorità designata informa anche il CERS. Il CERS trasmette la notifica alle autorità competenti di vigilanza di tali paesi terzi Tale notifica precisa in modo dettagliato:";
(ii) la lettera e) è soppressa.
(f) il paragrafo 12 è così modificato:
"12. Prima della fissazione o della modifica di un coefficiente di una riserva di capitale a fronte del rischio sistemico superiore al 3 %, l'autorità competente o l'autorità designata informa il CERS. Il CERS trasmette le notifiche alla Commissione, all'ABE e alle autorità competenti e designate degli Stati membri interessati entro un termine stabilito. Se la riserva di capitale si applica con riferimento alle esposizioni situate in paesi terzi, l'autorità competente o l'autorità designata informa anche il CERS. Il CERS trasmette la notifica alle autorità competenti di vigilanza di tali paesi terzi Tale notifica precisa in modo dettagliato:";
(ii) la lettera e) è soppressa;
(g) il paragrafo 14 è sostituito dal seguente:
"14. ▌Se un sottoinsieme del settore finanziario costituisce una filiazione di un'impresa madre stabilita in un altro Stato membro, l'autorità competente o l'autorità designata lo notifica alle autorità di tale Stato membro, alla Commissione e al CERS. Entro 30 giorni lavorativi dalla notifica la Commissione e il CERS emettono una raccomandazione sulle misure adottate in conformità del presente paragrafo. Se le autorità sono in disaccordo e in caso di raccomandazione negativa della Commissione e del CERS, l'autorità competente o l'autorità designata possono deferire la questione all'ABE e richiedere la sua assistenza conformemente all'articolo 19 del regolamento (UE) n. 1093/2010. La decisione di fissare la riserva con riferimento a tali esposizioni è sospesa fino alla decisione dell'ABE.";
(h) al paragrafo 15, il primo comma è sostituito dal seguente:
"15. Entro 30 giorni lavorativi dalla notifica di cui al paragrafo 12, il CERS fornisce alla Commissione un parere relativo all'adeguatezza della riserva di capitale a fronte del rischio sistemico. L'ABE può altresì fornire alla Commissione il proprio parere in merito alla riserva conformemente all'articolo 34, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1093/2010."
(i) al paragrafo 16, il primo comma è così modificato:
(i) la lettera a) è sostituita dalla seguente:
"il coefficiente o i coefficienti della riserva di capitale a fronte del rischio sistemico;"
(ii) è inserita la lettera seguente:
"(b bis) le esposizioni alle quali si applica il coefficiente della riserva di capitale a fronte del rischio sistemico;";
(30 ter) all'articolo 134, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
"2. Se gli Stati membri riconoscono il coefficiente della riserva di capitale a fronte del rischio sistemico per gli enti autorizzati a livello nazionale, essi informano il CERS. Il CERS trasmette le notifiche alla Commissione, all'ABE e allo Stato membro che fissa tale coefficiente entro un termine stabilito.";
(30 quater) l'articolo 136 è così modificato:
(a) al paragrafo 3, la parte introduttiva è sostituita dalla seguente:
"3. Le autorità designate valutano trimestralmente l'intensità dei rischi ciclici, macroprudenziali o sistemici e, in caso di variazioni, fissano o rettificano il coefficiente anticiclico appropriato per il proprio Stato membro, e nel farlo ciascuna autorità designata tiene conto:";
"7. Ogni autorità designata comunica il coefficiente anticiclico trimestrale applicabile mediante pubblicazione sul suo sito web. La comunicazione include almeno le seguenti informazioni:
(a) il coefficiente anticiclico applicabile;
(b) il rapporto credito/PIL rilevante e la sua deviazione dalla tendenza di lungo periodo;
(c) l'indicatore di riferimento calcolato conformemente al paragrafo 2;
(d) la motivazione del coefficiente;
(e) in caso di aumento del coefficiente, la data a decorrere dalla quale gli enti devono applicare tale coefficiente superiore per il calcolo del coefficiente anticiclico specifico dell'ente;
(f) se la data di cui alla lettera e) cade a meno di dodici mesi dalla data della comunicazione ai sensi del presente paragrafo, il riferimento alle circostanze eccezionali che giustificano il termine più breve per l'applicazione;
(g) in caso di diminuzione del coefficiente, il periodo indicativo durante il quale non sono previsti aumenti del coefficiente, unitamente alla motivazione della durata del periodo.
Le autorità designate notificano trimestralmente al CERS il coefficiente anticiclico applicabile e le informazioni di cui alle lettere da a) a g). Il CERS pubblica sul suo sito web tutti i coefficienti notificati, nonché le relative informazioni.
Le autorità designate degli Stati membri partecipanti, quali definite dal regolamento (UE) n. 1024/2013 del Consiglio, notificano altresì alla BCE trimestralmente il coefficiente anticiclico applicabile e le informazioni di cui alle lettere da a) a g).";
(31) all'articolo 141, i paragrafi da 1 a 6 sono sostituiti dai seguenti:
"1. Fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 104 della presente direttiva e ai capi II e III della direttiva 2014/59/UE, le autorità competenti vietano a qualsiasi ente che soddisfa il requisito combinato di riserva di capitale di effettuare una distribuzione in relazione al capitale primario di classe 1 o di effettuare pagamenti dovuti a titolo degli strumenti aggiuntivi di classe 1 tali da diminuire il capitale primario di classe 1 ad un livello che non consenta più di soddisfare il requisito combinato di riserva di capitale.
2. Fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 104 della presente direttiva e ai capi II e III della direttiva 2014/59/UE, le autorità designate impongono agli enti che non soddisfano il requisito combinato di riserva di capitale di calcolare l'ammontare massimo distribuibile conformemente al paragrafo 4 e ne informa l'autorità competente.
Nei casi in cui si applica il primo comma, le autorità competenti vietano a tali enti di effettuare le seguenti azioni prima di aver calcolato ammontare massimo distribuibile:
(a) effettuare una distribuzione in relazione al capitale primario di classe 1;
(b) assumere obblighi di pagamento di una remunerazione variabile o di benefici pensionistici discrezionali o corrispondere una remunerazione variabile se l'obbligazione di pagamento è stata creata in un momento in cui l'ente non soddisfaceva il requisito combinato di riserva;
(c) effettuare pagamenti su strumenti di capitale aggiuntivo di classe 1.
3. Le autorità competenti proibiscono all'ente che non soddisfa il requisito combinato di riserva di capitale cui è soggetto o lo supera, di distribuire, mediante una delle azioni di cui al paragrafo 2, secondo comma, lettere a), b) e c), più dell'ammontare massimo distribuibile calcolato conformemente al paragrafo 4. ▌
4. Le autorità competenti impongono agli enti di calcolare l'ammontare massimo distribuibile moltiplicando l'importo calcolato conformemente al paragrafo 5 per il fattore determinato conformemente al paragrafo 6. L'ammontare massimo distribuibile è ridotto da ciascuna delle azioni di cui al paragrafo 2, secondo comma, lettere a), b) o c).
(a) dagli utili intermedi non inclusi nel capitale primario di classe 1 ai sensi dell'articolo 26, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 575/2013, al netto di qualsiasi importo pagato dopo una delle azioni di cui al paragrafo 2, secondo comma, lettere a), b) o c);
(b) dagli utili intermedi non inclusi nel capitale primario di classe 1 ai sensi dell'articolo 26, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 575/2013, al netto di qualsiasi importo pagato dopo una delle azioni di cui al paragrafo 2, secondo comma, lettere a), b) o c);
(c) dagli utili non distribuiti, dagli utili intermedi e dagli utili di esercizio già inclusi nel capitale primario di classe 1 nella misura in cui sono generati su base ricorrente e a condizione che:
(i) le distribuzioni siano limitate a un importo tale da impedire all'ente di ridurre il proprio capitale primario di classe 1 ad un quartile inferiore del requisito combinato di riserva di capitale;
(ii) l'ente dimostri, in modo giudicato sufficiente dall'autorità competente, di essere in grado di generare detti utili nel 12 mesi successivi alla violazione e
(iii) l'autorità competente approvi il piano di conservazione del capitale di cui all'articolo 142;
(d) gli importi da pagare a titolo d'imposta se gli elementi di cui alle lettere a) e b) non fossero distribuiti.
6. Il fattore è determinato come segue:
(a) quando il capitale primario di classe 1 detenuto dall'ente e non utilizzato per rispettare uno qualsiasi dei requisiti in materia di fondi propri di cui all'articolo 92 bis e all'articolo 92, paragrafo 1, lettere a), b) e c), del regolamento (UE) n. 575/2013, agli articoli 45 quater e 45 quinquies della direttiva 2014/59/UE e all'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), della presente direttiva, espresso come percentuale dell'esposizione al rischio complessiva calcolata conformemente all'articolo 92, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 575/2013, rientra nel primo (ossia il più basso) quartile del requisito combinato di riserva di capitale, il fattore è pari a 0;
(b) quando il capitale primario di classe 1 detenuto dall'ente e non utilizzato per rispettare uno qualsiasi dei requisiti in materia di fondi propri di cui all'articolo 92 bis e all'articolo 92, paragrafo 1, lettere a), b) e c), del regolamento (UE) n. 575/2013, agli articoli 45 quater e 45 quinquies della direttiva 2014/59/UE e all'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), della presente direttiva, espresso come percentuale dell'esposizione al rischio complessiva calcolata conformemente all'articolo 92, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 575/2013, rientra nel secondo quartile del requisito combinato di riserva di capitale, il fattore è pari a 0,2;
(c) quando il capitale primario di classe 1 detenuto dall'ente e non utilizzato per rispettare i requisiti in materia di fondi propri di cui all'articolo 92 bis e all'articolo 92, paragrafo 1, lettere a), b) e c), del regolamento (UE) n. 575/2013, agli articoli 45 quater e 45 quinquies della direttiva 2014/59/UE e all'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), della presente direttiva, espresso come percentuale dell'esposizione al rischio complessiva calcolata conformemente all'articolo 92, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 575/2013, rientra nel terzo quartile del requisito combinato di riserva di capitale, il fattore è pari a 0,4;
(d) quando il capitale primario di classe 1 detenuto dall'ente e non utilizzato per rispettare i requisiti in materia di fondi propri di cui all'articolo 92 bis e all'articolo 92, paragrafo 1, lettere a), b) e c), del regolamento (UE) n. 575/2013, agli articoli 45 quater e 45 quinquies della direttiva 2014/59/UE e all'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), della presente direttiva, espresso come percentuale dell'esposizione al rischio complessiva calcolata conformemente all'articolo 92, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 575/2013, rientra nel quarto (ossia il più elevato) quartile del requisito combinato di riserva di capitale, il fattore è pari a 0,6.
"Qn" indica il numero del rispettivo quartile.";
(32) è inserito il seguente articolo 141 bis:
"Articolo 141 bisMancato rispetto del requisito combinato di riserva di capitale
1. Si considera che l'ente non rispetti il requisito combinato di riserva di capitale ai fini dell'articolo 141 se non dispone di fondi propri e passività ammissibili sufficienti, in termini quantitativi e qualitativi, per rispettare al tempo stesso il requisito definito all'articolo 128, paragrafo 6, e ciascuno dei seguenti requisiti di cui:
(a) all'articolo 92, paragrafo 1, lettera a) del regolamento (UE) n. 575/2013 e il requisito di cui all'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), della presente direttiva;
(b) all'articolo 92, paragrafo 1, lettera b) del regolamento (UE) n. 575/2013 e il requisito di cui all'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), della presente direttiva;
(c) all'articolo 92, paragrafo 1, lettera c) del regolamento (UE) n. 575/2013 e il requisito di cui all'articolo 104, paragrafo 1, lettera a), della presente direttiva;
(c bis) all'articolo 92, paragrafo 1, lettere d) e d bis), del regolamento (UE) n. 575/2013, se applicabili, e all'articolo 104 bis della presente direttiva;
(d) all'articolo 92 bis del regolamento (UE) n. 575/2013 e agli articoli 45 quater e 45 quinquies della direttiva 2014/59/UE.
I fondi propri detenuti per soddisfare il requisito di cui all'articolo 128, paragrafo 6, non sono utilizzati ai fini dei requisiti di cui agli articoli 45 quater, 45 quinquies e 45 sexies della direttiva 2014/59/UE.
2. In deroga al paragrafo 1, non si considera che l'ente non rispetti il requisito combinato di riserva di capitale ai fini dell'articolo 141 se sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:
(a) l'ente rispetta il requisito combinato di riserva di capitale definito all'articolo 128, paragrafo 6, quando è considerato in aggiunta a ciascuno dei requisiti di cui al paragrafo 1, lettere a), b) e c);
(b) il mancato rispetto del requisito definito all'articolo 128, paragrafo 6, quando è considerato in aggiunta al requisito di cui al paragrafo 1, lettera d), è dovuto esclusivamente all'impossibilità per l'ente di emettere o sostituire passività che non sono o non sono più conformi ai criteri di ammissibilità o maturità stabiliti agli articoli 72 ter e 72 quater del regolamento (UE) n. 575/2013;
(c) il mancato rispetto dei requisiti di cui al paragrafo 1, lettera d), non dura più di 6 mesi;
(c bis) l'ente cui si fa riferimento non è un G-SII.";
(32 bis) l'articolo 142 è così modificato:
"Nel caso in cui non soddisfi:
(a) il requisito combinato di riserva di capitale o
(b) il requisito combinato di adeguamento del coefficiente di leva finanziaria derivante da un adeguamento anticiclico del coefficiente di leva finanziaria specifico dell'ente e da un adeguamento del coefficiente di leva finanziaria per gli O-SII;
un ente elabora un piano di conservazione del capitale e lo trasmette all'autorità competente entro cinque giorni lavorativi dalla data in cui ha accertato il mancato rispetto del requisito, a meno che l'autorità competente non autorizzi un termine più lungo fino a dieci giorni.
Le autorità competenti concedono tali autorizzazioni solo sulla base della situazione individuale di un ente creditizio, tenendo conto delle dimensioni e della complessità delle attività dell'ente in questione.";
"c) un piano e un calendario per aumentare i fondi propri finalizzato a soddisfare pienamente i requisiti cui l'ente non ha ottemperato a norma del paragrafo 1.";
"L'autorità competente valuta il piano di conservazione del capitale e lo approva solo se ritiene che se applicato esso potrà ragionevolmente consentire di conservare o di raccogliere capitale sufficiente per permettere all'ente di soddisfare il requisito a cui non ha ottemperato a norma del paragrafo 1 entro un periodo di tempo che l'autorità competente considera adeguato.";
(33) all'articolo 145 sono aggiunte le seguenti lettere j) e k):
"j) integrazione dell'articolo 2, paragrafi 5 bis e 5 ter, stabilendo, in base alle informazioni di cui dispone,
(i) se gli enti o le categorie di enti rispettino le condizioni definite nei suddetti articoli o
(ii) se gli enti o le categorie di enti abbiano cessato di rispettare le condizioni ivi definite;
(k) modifiche dell'elenco di cui all'articolo 2, paragrafo 5:
(i) cancellando enti o categorie di enti, qualora l'ente o la categoria di enti interessati non esistano più;
(ii) apportando le necessarie modifiche, qualora il nome dell'ente o della categoria di enti interessati sia cambiato.";
(34) all'articolo 146, la lettera a) è soppressa;
(35) all'articolo 161, è aggiunto il seguente paragrafo 10:
"10. Entro il 31 dicembre 2023 la Commissione procede ad un riesame e riferisce in merito all'uso e all'applicazione dei poteri di vigilanza di cui all'articolo 104, paragrafo 1, lettere j) e l), e presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio.".
1. Gli Stati membri adottano e pubblicano, entro [un anno dall'entrata in vigore della presente direttiva], le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
Essi applicano tali disposizioni a decorrere da [un anno + 1 giorno dall'entrata in vigore della presente direttiva]. Tuttavia, le disposizioni necessarie per conformarsi alle modifiche di cui all'articolo 1, punti 13 e 18, contenenti modifiche degli articoli 84 e 98 della direttiva 2013/36/UE si applicano a decorrere da [due anni dall'entrata in vigore della presente direttiva].
Articolo 3Entrata in vigore
Articolo 4Destinatari
GU C 34 del 31.1.2018, pag. 5.
Entità esentate, società di partecipazione finanziaria, società di partecipazione finanziaria mista, remunerazione, misure e poteri di vigilanza e misure di conservazione del capitale

References: Articolo 1

Articolo 21

Articolo 104

Articolo 104
 articolo 141

Articolo 3

Articolo 4