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Timestamp: 2020-04-02 07:25:56+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12222 del 16/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12222 del 16/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 16/05/2017, (ud. 07/04/2017, dep.16/05/2017), n. 12222
Dott. LOMBARDO L. Giovanni – Consigliere –
sul ricorso 11389-2016 proposto da:
M.J., rappresentato e difeso dall’Avvocato EDORE CAMPAGNOLI;
Ritenuto che il Giudice del Tribunale di Bologna, con decreto in data 12 marzo 2014, a fronte di una notula delle spese per complessivi Euro 976,00 liquidava in favore dell’Avv. M.J., quale difensore d’ufficio dell’imputato irreperibile C.I., l’importo di Euro 340,00 a titolo di compenso professionale, oltre IVA e CAP, in adozione dei parametri minimi di cui al D.M. n. 140 del 2012, ivi compresa la decurtazione di 1/3 prevista dall’art. 106 bis T.U. spese giustizia;
che l’Avv. M.J. proponeva opposizione al D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 170 e all’art. 702 bis c.p.c.;
che il Tribunale di Bologna, con ordinanza in data 13 ottobre 2015, in accoglimento dell’opposizione, ha disposto la liquidazione a carico dello Stato dell’importo complessivo di Euro 500,00 a titolo di compenso professionale, oltre 12,50% per spese generali, IVA e CPA, nonchè del 50% delle spese del giudizio di opposizione, liquidate in complessivi Euro 18,50 per spese e 315,00 per compenso professionale (ossia la metà dell’importo di Euro 630,00), oltre il 15% per spese generali, IVA e CPA;
che – per quanto qui ancora rileva – il Tribunale ha giustificato la compensazione del 50% in ragione della mancanza di difese da parte del Ministero e della riduzione comunque attuata sull’importo richiesto;
Considerato che con l’unico mezzo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., comma 1, art. 92 c.p.c., comma 2, dolendosi della disposta parziale compensazione;
che il motivo è manifestamente infondato, essendosi di fronte ad una ipotesi di accoglimento parziale dell’opposizione, avendo il giudice accolto la domanda di liquidazione in misura inferiore all’ammontare preteso di Euro 976,00 (tale essendo l’importo indicato nella notula spese presentata);
che pertanto, la disposta compensazione parziale era giustificata ai sensi dell’art. 92 c.p.c., comma 2;
che difatti, questa Corte ha già statuito che la regolazione delle spese di lite può avvenire in base alla soccombenza integrale, che determina la condanna dell’unica parte soccombente al pagamento integrale di tali spese (art. 91 c.p.c.), ovvero in base alla reciproca parziale soccombenza, che si fonda sul principio di causalità degli oneri processuali e comporta la possibile compensazione totale o parziale di essi (art. 92 c.p.c., comma 2); a tale fine, la reciproca soccombenza va ravvisata sia in ipotesi di pluralità di domande contrapposte formulate nel medesimo processo fra le stesse parti, sia in ipotesi di accoglimento parziale dell’unica domanda proposta, tanto allorchè quest’ultima sia stata articolati in più capi, dei quali siano stati accolti solo alcuni, quanto nel caso in cui sia stata articolata in un unico capo e la parzialità abbia, come nella specie, riguardato la misura meramente quantitativa del suo accoglimento (Cass., Sez. 3, 22 febbraio 2016, n. 3438);
che la sentenza della 2 Sezione civile 31 marzo 2017, n. 8483, ha infatti ribadito: che l’accoglimento parziale della domanda (che può aversi anche quando la parzialità abbia riguardato la misura meramente quantitativa del suo accoglimento), implica soccombenza reciproca; che questa è tra i motivi di compensazione previsti dall’art. 92 c.p.c.;
che l’apprezzamento che il giudice del merito compie a tal fine non è sindacabile in sede di legittimità neppure sotto il profilo delle proporzioni della soccombenza reciproca;
che ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, (inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17), applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis;
che il presente ricorso, infatti, non è esente dal pagamento del contributo, perchè l’invocato art. 32 disp. att. c.p.c., esente dal pagamento di bolli, imposte e spese le procedure per il recupero dei crediti professionali vantati dai difensori d’ufficio nei confronti degli indagati, degli imputati e dei condannati inadempienti, laddove nella specie si è di fronte alla diversa ipotesi della liquidazione richiesta nei confronti dello Stato dal difensore d’ufficio che ha inutilmente esperito le procedure per il recupero del credito professionale, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 116.
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali sostenute dal Ministero, che liquida in Euro 500,00 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sest5a Civile – 2, il 7 aprile 2017.

References: Sentenza 
 art. 170
 art. 92
 sentenza 
 art. 13
 art. 1
 art. 13
 art. 32
 art. 116