Source: http://www.vigiliamoperladiscarica.it/VIGILIAMo_plus/articolo.php?subaction=showfull&id=1243154740&archive=&start_from=&ucat=5
Timestamp: 2020-02-20 17:49:50+00:00

Document:
G.Nebbia, emergenza Ugento,infrazioni comunitarie,ecomafie...
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_le_analisi_NOTIZIA.php?IDNotizia=241846&IDCategoria=2682
Rifiuti riciclati lavoro per tutti di Giorgio Nebbia
Per lo smaltimento dei rifiuti, soprattutto dei circa 40 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani prodotti ogni anno in Italia, le norme europee e italiane prescrivono, come priorità, la raccolta separata, differenziata, e il successivo riciclo al fine di recuperare materiali e produrre nuove merci con minore consumo di energia e con minore inquinamento, rispetto ai processi che partono da materie prime nuove. Tanto è vero che le materie recuperate dai rifiuti, come carta straccia, vetro usato, plastica, contenitori di alluminio e metallo, vengono chiamate «materie seconde» per uso industriale.
Purtroppo questa chiusura ecologicamente corretta del ciclo dei rifiuti procede solo lentamente. Da una parte perché fare una corretta raccolta differenziata delle varie materie che finiscono nel sacchetto della immondizia è operazione scomoda e richiede attenzione e un po’ di fatica: purtroppo i materiali misti, messi insieme, non permettono di ottenere le nuove merci riciclate che la raccolta differenziata vorrebbe incentivare.
il cammino della raccolta differenziata Proviamo a immaginare dove vanno a finire i materiali della raccolta differenziata. La prima stazione del lungo cammino è rappresentata dagli speciali consorzi preposti a ritirare i rifiuti (abbastanza) omogenei. Ce n’è uno che si occupa della carta (Comieco), uno della plastica (Corepla), uno dell’alluminio (Cial), uno dell’acciaio (Cna), uno per il riciclo degli elettrodomestici usati (Ecodom) eccetera. Questi consorzi pagano ai Comuni e agli enti che organizzano la raccolta differenziata un compenso proporzionale alla quantità di materiale raccolto e alla sua qualità merceologica. Infatti, come esiste una merceologia dei prodotti commerciali (alimenti, bevande, oggetti vari che entrano nelle nostre case) ed è la merceologia tradizionale - una disciplina scientifica che veniva insegnata negli istituti tecnici e in alcune facoltà universitarie e che è stata poi abolita - esiste anche una merceologia dei rifiuti e dei materiali da riciclare.
Infatti i rifiuti della raccolta differenziata vengono venduti ad imprese che li separano in frazioni omogenee e che a loro volta vendono le varie frazioni alle imprese di riciclo vero e proprio. Solo per fare un esempio: la «plastica» ottenuta dalla raccolta differenziata è una miscela complessa di oggetti contenenti varie materie plastiche; un osservatore attento potrà sapere di quale materia plastica è fatta una bottiglia per detersivi o per acqua o un imballaggio, leggendo le sigle che ogni oggetto riporta. Troverà così sigle come PS, polistirolo; PET, polietilen-tereftalato; HDPE e LDPE, polietilene rispettivamente ad alta e a bassa densità (di polietilene sono fatti i sacchetti per la spesa o in cui si mettono i rifiuti); PVC, cloruro di polivinile; PP, polipropilene.
Il consumatore anche ecologicamente motivato mette la sua bottiglia di plastica vuota negli appositi contenitori per i rifiuti di plastica: perché tale bottiglia possa rinascere in un nuovo oggetto della stessa materia plastica la bottiglia usata deve essere pulita, liberata dai residui di contenuto, dai tappi metallici o di altra materia plastica, dalle etichette, separata da oggetti di altre materie plastiche. Simili considerazioni valgono per il riciclo della carta e del cartone, del vetro, degli imballaggi e oggetti metallici, e così via: da un chilo di carta straccia si ottiene una quantità di carta riciclata inferiore a un chilo e la differenza è costituita da altri rifiuti come gli additivi che vengono aggiunti alla carta nel momento della prima fabbricazione.
Inevitabilmente anche dal riciclo dei rifiuti si producono altri rifiuti, sia pure in quantità inferiore e di qualità diversa, rispetto alla raccolta non differenziata, che finiscono in qualche discarica o inceneritore. Per rendere più efficiente il recupero dei materiali presenti nei rifiuti bisogna perciò essere informati su tutto il ciclo di raccolta differenziata.
sempre nuovi prodotti di cui liberarsi Lo smaltimento e il riciclo delle merci usate si fanno sempre più complicati col cambiamento continuo dei prodotti commerciali: si pensi ai problemi posti ogni anno dallo smaltimento di milioni di telefoni cellulari e computer continuamente ricambiati, si pensi alla massa di televisori che saranno buttati via con la transizione alle trasmissioni digitali, ai milioni di automobili e elettrodomestici destinati alla «rottamazione», pieni di metalli, plastica, vetro, e anche sostanze tossiche. Fortunatamente ci sono molti siti Internet, come www.metrec.it, che contengono informazioni utili per i singoli consumatori attenti all’ambiente, per i Comuni e per le imprese.
Dimenticavo: oltre alle due merceologie ricordate ce n’è una terza, quella dei materiali riciclati, che si occupa di controllare che nelle nuove merci ottenute dal riciclo dei rifiuti non finiscano sostanze tossiche che potevano essere presenti accidentalmente nei rifiuti destinati al riciclo. Vorrei concludere con una modesta proposta rivolta alle scuole: diffondere le conoscenze di come va fatta una corretta raccolta differenziata, e di come le successive fasi, fino alla resurrezione di nuove merci riciclate, creano occupazione e benessere, fa uscire dalla crisi e giova alla natura.
Si parla di nuove riforme dell’istruzione con aumento delle conoscenze tecnico-scientifiche; spero che aumentino anche gli insegnamenti di merceologia, anche di merceologia dei rifiuti, da cui dipendono i veri progressi nella produzione industriale e nella difesa dell’ambiente. 19 Maggio 2009
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2009/05/20/ugento-da-luglio-emergenza/
Ugento: dal 1° luglio sarà emergenza
La Provincia a Vendola: a fine giugno Burgesi chiude. Ma i biostabilizzatori e la discarica di servizio saranno pronti solo a gennaio
La Provincia di Lecce non vuole ritrovarsi un’altra grana per le mani nell’infinita emergenza rifiu­ti che interessa il Salento. E con un atto firmato dal presi­dente Giovanni Pellegrino e dall’assessore all’ambiente Gianni Scognamillo, fatto re­capitare di recente al com­missario Nichi Vendola, ha messo in chiaro che la disca­rica Burgesi di Ugento dovrà chiudere, come previsto, il prossimo 30 giugno. Ma una cosa è certa. Nella piattaforma ugentina, termi­nale del bacino Lecce 3, per quella data non sarà pronto nessuno degli impianti pro­gettati: né la discarica di ser­vizio- soccorso (consegna prevista ottobre 2009), né i biostabilizzatori (consegna probabile a fine agosto 2009). Insomma, le richieste di Palazzo dei Celestini e il cronoprogramma stilato dal­la società «Progetto Ambien­te Lecce 3», cui compete la costruzione delle strutture di smaltimento, non coincido­no. «E questo non certo per colpa nostra, ma a causa dei ritardi con cui ci sono stati af­fidati i lavori», tiene a preci­sare l’avvocato Luigi Quinto, legale dell’impresa che si è aggiudicato gli appalti in tut­ti e tre le Ato salentine. Oggi, intanto, «Progetto Ambiente» e Regione s’in­contrano per tentare di azze­rare le discrasie, anche se ap­pare estremamente improba­bile che i biotunnel possano essere completati e resi ope­rativi per il 30 giugno. «La biostabilizzazione ci consen­tirebbe di gestire senza pro­blemi la fase successiva alla chiusura della discarica», spiega Scognamillo. «Ma se per fine giugno gli impianti non dovessero essere pronti avremmo qualche proble­ma », ammette l’assessore provinciale.
SMALTIMENTO A TARANTO - Le vie d’uscita per evitare, in piena estate, una nuova crisi del sistema di smalti­mento transitorio, secondo l’avvocato Quinto, non sono molte e lui stesso restringe il campo a due opzioni. La pri­ma: prorogare l’uso dell’at­tuale discarica. La seconda: inviare la spazzatura in pro­vincia di Taranto, come è sta­to fatto con quella dell’Ato 2. «Non credo che nel Salento si possa uscire dalla fase emergenziale prima del gen­naio 2010, perché solo per quella data tutto il sistema sa­rà a regime e si potrà parlare di ciclo chiuso», osserva Quinto. Nel frattempo Ven­dola ha disposto che l’Ato 2 possa continuare a conferire i rifiuti nella discarica di Grottaglie fino al 27 maggio per consentire la messa a punto degli impianti di Pog­giardo.
ATO: LE TRE SITUAZIONI - Ma a che punto sono i lavo­ri per la costruzione delle strutture complesse? A Caval­lino (Ato Lecce 1) è tutto pronto: da tempo sono stati consegnati biotunnel, disca­rica di servizio-soccorso e Cdr. Nell’Ato 2 i biostabilizza­tori di Poggiardo non saran­no consegnati prima di fine anno. Stesso discorso per la di­scarica di Corigliano d’Otranto, mentre l’impian­to per la selezione di Melpi­gnano è ultimato. Infine, nel­l’Ato 3, la discarica di Ugen­to dovrebbe essere pronta ad ottobre e per fine agosto è attesa la disponibilità dei biotunnel. C’è, però, anche un altro scoglio da superare.
LA LAVORAZIONE - La lavorazione «Ho posto a tutte le auto­rità competenti il proble­ma del coordinamento dei processi di lavorazione del­le tre Ato», fa notare l’asses­sore provinciale all’Am­biente. «Si tratta di proce­dure complesse che neces­sitano di una supervisione unica», conclude ancora l’assessore provinciale al­l’ambiente Gianni Scogna­millo. ( CorriereDelMezzogiorno.it)
http://www.meetup.com/cento-masserie/it/messages/boards/thread/6930841/0/#27781811 INFRAZIONI COMUNITARIE
Fonte: Ministero delle Politiche Comunitarie (marzo 2009)
Per quel che riguarda le infrazioni relative all'ambiente i dati più aggiornati sono del aprile 2008, dedotti dal sito del Ministero dell'ambiente e delle politiche comunitarie.
http://www.europarl.e...
La Commissione deve controllare che gli obblighi legali del trattato e gli atti legislativi adottati a norma dello stesso siano rispettati dagli Stati Membri. L'articolo 226 del trattato conferisce alla Commissione la facoltà di adire vie legali contro uno Stato membro che agisce in violazione dei suoi obblighi. Se la Commissione ritiene che sia violata una disposizione comunitaria tale da richiedere l'avvio di una procedura di infrazione, essa procede alla costituzione in mora dello Stato membro interessato, ingiungendogli di presentare le sue osservazioni entro un termine specificato, generalmente di due mesi. In considerazione della risposta o in assenza della stessa da parte dello Stato membro interessato, la Commissione può decidere se emettere un parere motivato (secondo avvertimento scritto) nei confronti dello Stato membro. Tale documento illustra in modo chiaro e definitivo i motivi per cui la Commissione ritiene che si sia verificata un'infrazione delle norme comunitarie ed invita lo Stato membro ad ottemperare entro un termine specificato, generalmente di due mesi. Se lo Stato membro non accoglie le richieste del parere motivato, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia e qualora lo Stato Membro non ottemperi alla sentenza emessa dalla Corte di Giustizia, commina il pagamento di una pena pecuniaria (art. 228).
1) La Commissione ha inviato un parere motivato all'Italia per mancato recepimento della direttiva 2003/58 sui requisiti di pubblicità di taluni tipi di società in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale. Procedura 2007/0081
2) La Commissione ha messa in mora l'Italia per violazione del diritto comunitario relativamente all'errata applicazione della Direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale così come recepita dal Dlgs 152/2006 Procedura 2007/4679
La Direttiva n. 2004/35 e' la piu' importante legge europea per l'applicazione del principio chi inquina paga: un obbligo per tutti gli stati membri dell'Unione Europea di garantire che, nel caso di gravi danni ambientali, questi vengano riparati a spese non della collettivita' che li subisce ma di chi ha provocato il danno all' ambiente.
Rifiuti PRIMA PARTE
1) La Corte di Giustizia ha condannato l'Italia per non aver rispettato la scadenza del 21 aprile 2002 per il recepimento negli ordinamenti nazionali della direttiva 2000/53 CE sui veicoli fuori uso. Procedura 2003/2204, Causa C-394/05
La direttiva istituisce misure con il duplice scopo di eliminare rifiuti provenienti da veicoli a motore e componenti di veicoli giunti alla fine del loro ciclo di vita e così promuovere il riuso, il riciclaggio ed altre forme di recupero dei veicoli. Fra l'altro, la direttiva si prefigge anche di ridurre la presenza di sostanze chimiche pericolose contenute nei veicoli, le quali rendono meno sicuri il loro smaltimento e recupero, e dispone sistemi di raccolta per garantire che i veicoli fuori uso siano effettivamente smaltiti in modo tale da non recare danni all'ambiente.
2)L'Italia ha ricevuto un parere motivato per mancata esecuzione di sentenza di condanna ai sensi dell'art. 228 del Trattato, in relazione alla mancata bonifica di una discarica comunale vicino a Campolungo (Ascoli Piceno) che provoca agli abitanti della zona inconvenienti a causa dei miasmi che essa esala e rappresenta un rischio per la salute umana e per l'ambiente. Procedura 1999/4797, causa C-383/02 Il sito è allagato da un fiume che causa la dispersione dei rifiuti, inoltre la presenza di percolato è fuori controllo ed il gas della discarica non viene raccolto. Pur essendo stata chiusa alla fine degli anni ottanta, la discarica non è stata ancora bonificata.
3)La Corte ha condannato l'Italia per violazione della Direttiva 1999/31 che ha lo scopo di prevedere misure, procedure e orientamenti volti a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull'ambiente risultanti dalle discariche di rifiuti. Procedura 2003/4506, Causa c-442/06 La Commissione sostiene che, a seguito della trasposizione tardiva della direttiva 1999/31 (il 27 marzo 2003, anziché entro il 16 luglio 2001), il trattamento applicato, nell'ordinamento italiano, alle discariche autorizzate tra il 16 luglio 2001 e il 27 marzo 2003 è stato quello riservato alle discariche preesistenti e non quello, più rigoroso, previsto per le discariche nuove. Inoltre il decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, così come modificato, che stabilisce le disposizioni transitorie relative al trattamento dei rifiuti pericolosi, si applica solo alle discariche nuove e non prevede regole transitorie per i rifiuti pericolosi nelle discariche preesistenti.
4) La Corte di Giustizia ha condannato l'Italia in relazione al fatto che alcune regioni italiane non si attengono correttamente alle disposizioni della direttiva per quanto concerne i rifiuti alimentari destinati all'alimentazione animale (Veneto, Marche, Piemonte). Procedura 1999/4006, Sentenza C-195/05. La posizione di numerose regioni italiane (Veneto, Piemonte, Marche, Sardegna ed Emilia Romagna) è irregolare rispetto ai rifiuti provenienti da industrie alimentari, mense e ristoranti perché, in fase di attuazione della legislazione italiana sui rifiuti, queste regioni hanno adottato regole che ne restringono l'ambito di applicazione, stabilendo in particolare che i rifiuti alimentari destinati all'alimentazione animale ed assoggettati a norme igieniche sono esclusi dal campo di applicazione della legislazione sui rifiuti. Le autorità italiane obiettano che per la gestione dei rifiuti alimentari le norme igieniche sono sufficienti, ma secondo la Commissione in questo modo sono eluse alcune prescrizioni in materia di gestione dei rifiuti, come quelle relative a stoccaggio e recupero, previste dalla direttiva.
Rifiuti SECONDA PARTE
5)La Corte di Giustizia ha condannato l'Italia per violazione della direttiva 75/442CEE e 91/689 sui rifiuti, non avendo l'Italia provveduto all'adozione del piano di gestione di rifiuti di diverse regioni. Procedura 2002/2284, sentenza C- 82/06. La Commissione si accinge a inviare all'Italia una prima lettera di avvertimento ai sensi dell'articolo 228 del trattato in merito alla mancata adozione da parte della Regione Lazio del piano di gestione dei rifiuti. L'articolo 228 si applica quando uno Stato membro non ha dato piena esecuzione ad una sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee. L'articolo attribuisce alla Commissione il potere, dopo l'emanazione di due avvertimenti, di deferire lo Stato membro alla Corte una seconda volta e di chiedere che vengano inflitte ammende. I piani sui rifiuti sono obbligatori ai sensi della normativa comunitaria e costituiscono uno strumento fondamentale per garantire una gestione dei rifiuti sicura e rispettosa dell'ambiente. Non sono stati adottati i piani di rifiuti nelle seguenti zone per rifiuti non pericolosi Regione Lazio, Province Modena e Rimini, mentre per la gestione dei rifiuti pericolosi anche la Regione Friuli VG, Puglia, Provincia di Bolzano .
6) La Commissione ha presentato ricorso alla Corte di Giustizia, per aver interpretato in modo scorretto la definizione dei rifiuti. Deroga arbitraria sulle disposizioni sulla corretta gestione dei rifiuti secondo l'allegato I della direttiva 75/442/CEE. Procedura 2005/4051, causa C- 283/07. Le disposizioni di cui all'art. 1, commi 25 a 27 e 29 della legge n. 308, nonché gli articoli 183, primo comma, lett. s), e 229 del decreto legislativo n. 152, mediante le quali vengono sistematicamente ed a priori esclusi dalla nozione di rifiuto certi rottami destinati all'impiego in attività siderurgiche ed il combustibile da rifiuti di elevata qualità (CDR-Q), hanno l'effetto di restringere indebitamente la definizione di rifiuto prevista dalla direttiva 75/442 e di conseguenza l'ambito di applicazione di tale direttiva.
7)L'Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia per aver violato il diritto comunitario in materia di smaltimento o incenerimento di rifiuti. Procedura 2002/2213, Sentenza C-263/05 Tali esenzioni potevano essere accordate ad un quantitativo massimo di rifiuti, mentre l'Italia la ha adottata applicando quantità relative agli impianti. La legislazione italiana sta violando la normativa comunitaria e perciò la Commissione, se l'Italia non si adegua, trattandosi di ultimo sollecito, provvederà ad infliggere la sanzione pecuniaria.
8)La Commissione ha inviato all'Italia un parere motivato secondo l'art. 228 del Trattato per mancata esecuzione di sentenza di condanna, in relazione all'ex stabilimento Enichem di Manfredonia. Procedura 1998/4802, Sentenza C-447/03 Secondo le sentenza della Corte l'Italia ha violato gli articoli 4 e 8 della direttiva 75/442/CEE sulla gestione dei rifiuti, non assicurando i dovuti interventi di bonifica in discariche che erano state segnalate come fonte di pericolo per la salute umana e di inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo.
9) La Commissione ha messo in mora l'Italia secondo l'Art. 228 del Trattato, in quanto non ha ottemperato, in modo generale e persistente, agli obblighi ad essa incombenti ai sensi della direttiva 75/442, della direttiva 91/689 e della direttiva 1999/31, in materia di discariche abusive anche a seguito di sentenza di condanna della corte di Giustizia. Procedura n. 2003-2077, Causa C- 135/05.
Nonostante i precedenti richiami della Commissione, quest'ultima non ha ottenuto dalle autorità italiane alcuna informazione che consentisse di concludere che era stato posto fine agli inadempimenti addebitati né risposta al suo parere motivato. Pertanto, ha agito dinanzi alla Corte chiedendo che l'Italia sia dichiarata inadempiente a vari obblighi derivanti dalle direttive 75/442 e 91/156.Il nostro Paese contava infatti la presenza di ben 4866 discariche abusive.
10) La Corte di Giustizia ha condannato l'Italia per violazione delle disposizioni della direttiva 75/442, in materia di terre e rocce da scavo. Procedura 2002/2077, Sentenza C-194/05 La normativa italiana in materia di rifiuti (legge n. 93/2001 e legge n. 443/2001) comporta l'esclusione delle terre e delle rocce da scavo destinate a determinate operazioni di riutilizzo, dall'ambito di applicazione della normativa nazionale sui rifiuti, in violazione dunque di quanto espressamente previsto dalla direttiva 75/442.
11)La Commissione ha presentato ricorso alla Corte di Giustizia per violazione del diritto comunitario relativo agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e per i residui del carico, così come previsto dalla Direttiva 2000/59/CE. Procedura 2005/2015, Causa C-368/07 La Commissione chiede che il nostro Paese venga condannato per la mancata elaborazione e adozione, per ciascun porto italiano, dei piani di raccolta e gestione dei rifiuti come richiesto dagli articoli 5 e 16 della direttiva 2000/59/Ce.
12) La Commissione ha inviato una lettera di messa in mora all'Italia per non conformità del decreto legislativo 25.7.2005, n. 151 con le direttive comunitarie in materia di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche Direttiva 2006/12 e 2002/96). Procedura 2006/4482 Tale procedura di infrazione riguarda la previsione normativa di "prodotto usato" contenuta nel Decreto legislativo.
13) La Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia in relazione agli impianti regionali per lo smaltimento dei rifiuti della Regione Campania, che risultano in palese violazione della normativa UE sui rifiuti. (art. 4 e 5 direttiva 2006/12). Procedura 2007/2195 La Commissione ritiene inadeguati gli impianti regionali per lo smaltimento anche dal punto di vista sanitario. La Commissione chiede dunque informazioni sui provvedimenti eventualmente presi per proteggere la salute umana e l'ambiente nella regione.Parallelamente, la Commissione procede alla valutazione dei progetti del governo italiano che intende aprire quattro nuove discariche di rifiuti in Campania, allo scopo di accertare se siano compatibili con la normativa europea e assicurarsi che risolvano il problema nel lungo periodo.
14) La Commissione ha messo in mora l'Italia per violazione della Direttiva 2006/21/CE relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive. Procedura 2008/0424
1)La Commissione ha deciso di inviare al governo italiano un parere motivato complementare per il modo in cui l'Italia ha applicato la direttiva comunitaria sulla valutazione dell'impatto ambientale (VIA) Direttiva 85/337/CEE, modificata dalla direttiva 97/11/CE, rispetto alla realizzazione delle "infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici e di interesse nazionale". Procedura 2002/5170 La normativa italiana prevede una procedura di valutazione dell'impatto ambientale diversa per questo tipo di progetti, relativa al progetto preliminare, la quale, secondo la Commissione, non garantisce sufficientemente che la procedura di VIA sia aggiornata qualora un progetto sia modificato rispetto al progetto iniziale.
La direttiva VIA impone alle autorità di esaminare l'impatto ambientale di progetti di infrastruttura importanti e di consultare la popolazione prima di decidere se autorizzare la realizzazione. Essa deve essere interpretata nel senso che impone che la VIA sia aggiornata in caso di modifiche a un progetto che possano cambiarne significativamente l'impatto complessivo rispetto alla versione iniziale.
2)La Commissione ha inoltre inviato un parere motivato per violazione della Direttiva VIA in relazione alla valutazione di impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati. Procedura 2003/2049. Questa procedura si riferisce al progetto di estensione dell'aeroporto di Malpensa, per infrazione del diritto comunitario in materia di valutazione di impatto ambientale (VIA) sul cosiddetto "terzo satellite", la Commissione ha ritenuto che la Repubblica italiana sia venuta meno agli obblighi derivanti dall'articolo 4, comma 2, della direttiva 85/337/CEE del Consiglio del 27 giugno 1985 concernente la valutazione di impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati.
3) La commissione ha inviato all'Italia una lettera di costituzione in mora secondo l'art. 228 del Trattato, in quanto non è stata data piena esecuzione alla sentenza di condanna dell'ottobre 2006 relativa ad una discarica abusiva a nord della statale Appia nel comune di Massafra (Taranto). Violazione Direttiva 757442. Procedura 2000/5083, Sentenza C-486/04 La Corte Ue ha condannato l'Italia per non aver sottoposto a VIA un impianto per la produzione di energia mediante incenerimento di rifiuti. La sentenza ha rilevato due distinte violazioni: una relativa alla normativa nazionale, che esonera dalla VIA gli impianti per il recupero di rifiuti autorizzati mediante procedura semplificata, l'altra, di natura specifica, relativa all'impianto di Massafra (Taranto) il quale, essendo stato autorizzato con procedura semplificata, non era soggetto, secondo le norme italiane, a procedura di VIA.). Nel frattempo è stata avviata una valutazione dell'impatto a posteriori dell'inceneritore che, tuttavia, non garantisce un'efficace consultazione dell'opinione pubblica, come richiesto dalla direttiva.
4)La Commissione ha inviato un parere motivato per un terminale gas GNL a Brindisi. Violazione Direttiva 85/337, 97/11 e 96/82. Procedura 2005/4170. Procedura archiviata il 3 aprile 2008
5) La Commissione ha inviato un parere motivato per violazione delle norme in materia di valutazione ambientale nell'adozione del Piano regolatore del Comune di Staranzano (Gorizia), Direttiva 2001/42/CE. Procedura 2006/4820 Tale procedura di infrazione è dovuta all'inadempienza di un'amministrazione locale che non ha accertato la necessità di eseguire una valutazione strategica dell'impatto ambientale prima di approvare un nuovo piano regolatore.
6) La Commissione ha inviato una lettera di messa in mora complementare, per violazione del diritto comunitario sulla VIA, in relazione al progetto di una cava a Colle Duolfa – Macchia di Isernia (Isernia). Violazione Direttiva 92/43. Procedura 2005/2238
7) La Commissione ha inviato all'Italia un parere motivato per violazione del diritto comunitario - Direttiva VIA – in particolare riguardo ad una strada di scorrimento a 4 corsie : sezione Via Eritrea – Via Borisasca (Mi). Procedura 2002/4787
8)La Corte di Giustizia ha condannato l'Italia in quanto non ha messo in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 maggio 2003 (dlgs 152/2006). Procedura 2005/0640, causa c-69/97. Tale direttiva prevede la partecipazione del pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all'accesso alla giustizia, di taluni piani e programmi in materia ambientale
9) L'Italia è stata poi messa in mora relativamente alla legislazione della Regione Lombardia in materia di valutazione ambientale su progetti di cave. Violazione Direttive comunitarie 85/337, 97/11 e 2003/35.
Procedura 2006/2315
10) La Corte di giustizia ha condannato l'Italia in quanto non ha sottoposto, prima della concessione dell'autorizzazione alla costruzione, il progetto di una "terza linea" dell'inceneritore appartenente alla società ASM Brescia Spa alla procedura di valutazione di impatto ambientale.
La Commissione ha presentato ricorso alla Corte di Giustizia in relazione all'applicazione delle Direttiva 96/62/CEE e 2003/105 del Consiglio sul controllo dei pericoli di incidenti connessi con determinate sostanze pericolose (Seveso). Procedura 2007/2030
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2009-05-20_120380341.html
(ANSA) - L'AQUILA, 20 MAG - La Procura dell'Aquila ha avviato indagini preventive, sul problema delle infiltrazioni mafiose nella fase della ricostruzione. In particolare per l'impellente problema della gestione dei rifiuti legato in particolare alle macerie.Lo ha ribadito il procuratore capo, Alfredo Rossini,che ha parlato della diffusione dello sfruttamento anomalo di rifiuti da parte di organizzazioni criminali. Rossini aggiunge anche di aver preso contatti con i carabinieri del Noe per avviare le indagini.
http://iltempo.ilsole24ore.com/latina/2009/05/21/1026722-buste_rifiuti_appalto.shtml
Boccatonda: «eliminare il servizio»
Marco Battistini È ancora scontro sui rifiuti.
Stavolta al centro delle polemiche è finito l'appalto per l'acquisto e la distrizione dei «sacchetti». Latina Ambiente ha indetto una gara dal valore di 900.000 euro, per la distribuzione di circa 10 milioni di buste in città. Rispetto allo scorso anno per lo stesso servizio si è registrato un aumento piuttosto drastico dei costi, dal momento che la cifra per il 2008 era stata pari a 584.000 euro. La conferma del provvedimento della Latina Ambiente, è arrivata dalla responsabile del servizio Amibente del Comune, la dottoressa Grazia De Simone. Dai politici sono arrivate le prime reazioni negative. Mario Giulianelli e Gianni Chiarato hanno chiesto spiegazioni alla società. Ma la posizione più drastica l'ha espressa Sandro Boccatonda. «Sarebbero avanzati addirittura 300.000 sacchetti rispetto allo scorso anno -ha fatto presente il consigliere comunale del Pdl- io ritengo che siamo di fronte ad uno spreco inutile. Consideriamo poi il costo della singola busta, che calcoli alla mano si attesta sui 10 centesimi. Mi sembra francamente troppo. Senza dimenticare l'efficenza del servizio. Diversi cittadini mi dicono che le buste a casa neanche arrivano. Stando così le cose credo sia necessario eliminare il servizio e togliere quasi un milione di euro dal piano economico finanziario della Latina Ambiente». Nel mirino è finito anche l'assenteismo registrato nella società mista. «Sarebbe del 15-16%» ha affermato la dottoressa De Simone. La Latina Ambiente ha chiesto l'assunzione di 5 operai, in modo da frenare il fenomeno dell'assenteismo. Anche su questo punto il consigliere del Pdl, Gianni Chiarato, ha espresso il suo personale parere negativo: «assumere 5 operai ci costa 150.000 euro. Troppi».
http://lanazione.ilsole24ore.com/perugia/2009/05/21/180577-malavita_rifiuti_mattone_sanita.shtml
La malavita su rifiuti, mattone e sanità
A giugno indagini locali e nazionali
Ora le voci, le ipotesi e i sospetti sono diventati notizie. Riservate, coperte dal segreto di indagine, ma pur sempre notizie. L’Umbria, in vari strati del suo territorio, "sta subendo progressive infiltrazioni malavitose". Non solo e non tanto quelle che (droga, scippi, prostituzione) si percepiscono strada facendo, ma, piuttosto, ben più insidiose, ricche e aggressive, quelle che si muovono sotto traccia o addirittura dietro la facciata dell’apparente legalità
Perugia, 21 maggio 2009 - Ora le voci, le ipotesi e i sospetti sono diventati notizie. Riservate, coperte dal segreto di indagine, ma pur sempre notizie. L’Umbria, in vari strati del suo territorio, "sta subendo progressive infiltrazioni malavitose". Non solo e non tanto quelle che (droga, scippi, prostituzione) si percepiscono strada facendo, ma, piuttosto, ben più insidiose, ricche e aggressive, quelle che si muovono sotto traccia o addirittura dietro la facciata dell’apparente legalità.
Le organizzazioni (mafia, ndrangheta, sacra corona, camorra) hanno scoperto la strada che, sotto molteplici forme, consente di ‘lavorare’ in diversi territori del Perugino e del Ternano. Se la documentazione che si sta cumulando sui tavoli degli investigatori (nazionali e locali) consentirà di mettere al loro posto tutti i tasselli fino ad ora acquisiti, è possibile che nel giro di qualche settimana possano emergere clamorosi colpi di scena.
La speciale Commissione di inchiesta recentemente nominata dal Consiglio regionale, ha già affrontato qualche udienza con interlocutori (magistrati, operatori economici, sindacati, associazioni… ) che hanno consentito di arricchire il materiale già acquisito dalla ‘Dia’ nazionale e dalla Commissione parlamentare antimafia.
L’equipe di inquirenti regionali è presieduta da Paolo Baiardini (Pd) ed è composta da Ada Girolamini (socialista), Stefano Vinti (Rc), Enrico Sebastiani e Armando Fronduti (entrambi Pdl). Nei cassetti dei cinque commissari materiale secretato per ora. Comunque significativo e decisamente eloquente. A Giugno verranno ascoltati due referenti di straordinario significato: il procuratore antimafia Piero Grasso e l’ex ministro degli Interni Giuseppe Pisanu, oggi presidente della Commissione parlamentare.
Sia i dossier verbalizzati a Roma e altrove, sia le precisazioni fornite alla Commissione dalla magistratura umbra, confermano che ci sono procedimenti in corso in ordine a produzione e diffusione dei rifiuti (speciali e tossici), agli appalti dei servizi sanitari, alla compravendita degli immobili, agli assalti (tentati o riusciti?) ad aziende in crisi. In attività organizzazioni a delinquere dotate di fiumi di danaro sporco e capaci di ‘reti di appoggio’ che fondono disponibilità e autentica connivenza.
I rifiuti - Si sa da sempre che i rifiuti sono ‘bocconi’ appetibilissimi specie per chi agisce fuori dalle legalità. In Umbria sono 560mila tonnellate i rifiuti solidi urbani. Cioè quelli ‘regolari’. Ma gli esperti calcolano (e gli inquirenti prendono il dato per buono) che gli ‘speciali’ e i ‘pericolosi’ siano duemila tonnellate: un terzo sfornate dal Ternano. Solo in parte, grazie alle bolle di consegna, si riesce a sapere dove vadano a finire e chi (e dove) li trasporta. Il resto è… oggetto di indagine e di sospetti, a quanto pare, piuttosto avanzati.
Appalti sanitari – I multiformi servizi che ruotano all’interno e all’esterno della Sanità gestita dalla mano pubblica hanno fatto gola a parecchi ‘intrusi’. La ‘lunga mano’ della malavita, secondo riscontri in via di verifica, sarebbe arrivata anche lì. Trovando, evidentemente, orecchie disposte all’ascolto. Ha obiettivamente rilevato un giudice: "Certe cose possono maturare solo dove c’è un pubblico ufficiale disposto a farsi corrompere".
Costruzioni e immobili - Parecchi palazzi, in genere di grandi dimensioni, sono stati mercanteggiati con acquirenti che - rilevano gli investigatori - avrebbero pagato fior di milioni in denaro liquido, quindi senza traccia. E il prezzo - anche dieci volte l’effettivo valore - sarebbe stato fin troppo convincente. Osservano gli esperti che al mercato dei ‘quattrini sporchi’ un euro viene valutato dieci volte di più. Sotto osservazione - si dice - ci sono ora edifici trasformabili in alberghi, agriturismi, attività commerciali.
Nel mirino inserimenti ‘carsici’ che, in realtà, di recente avevano suscitato la curiosità di associazioni e di qualche sindaco, stupito dalla rapida cessione di immobili 'a gente venuta da fuori'. E ‘da fuori’- questo avvenne sotto gli occhi di tutti - arrivarono, negli anni della ricostruzione postsismica, anche diverse aziendine insinuatesi nei subappalti di quella vasta operazione legale che è stato il dopo-terremoto.Gianfranco Ricci
http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=19709 22/05/2009 La sorprendente Green Economy africana del presidente del Rwanda
LIVORNO. Ha suscitato l’entusiasmo di ambientalisti ed Ong l’intervento del presidente del Rwanda, Paul Kagame (Nella foto) al meeting per il finanziamento dello Sviluppo dei ministri delle finanze e dell’ambiente africani in corso a Kigali. Nessuno si aspettava che dal capo di un piccolo Paese piegato da una guerra civile trasformatasi in un genocidio e nella devastazione ambientale, venisse un messaggio così netto: «Mettere l´ambiente al centro del futuro economico dell’Africa deve essere una priorità per il Continente», ha detto Kagame, sottolineando il legame tra benessere, sviluppo e il miglioramento della gestione dei beni ambientali in Africa.
Per il presidente del Rwanda «E’ giunto il momento di scegliere la strada Green Economic perché l’Africa abbia forza in futuro. L’ambiente è la nostra linfa vitale, la vera sorpresa non è che i ministri delle finanza parlino ora con quelli dell’ambiente, ma che questo sia potuto accadere in questo luogo. L’ambiente è stato troppo lungo messo ai margini della politica africana e il processo decisionale per il finanziamento della difesa della vita è stato troppo spesso e in gran parte lasciato ai donatori stranieri. Nonostante l´importanza dell´ambiente per il nostro sostentamento, le questioni riguardanti la sua protezione hanno la tendenza ad essere relegato all’interno di piccoli gruppi di specialisti ed al supporto esterno. E’ chiaramente il tempo per l’Africa di mobilitare risorse tecniche e finanziarie e di unirsi allo sforzo globale per salvare il nostro ambiente.
Kagame ha indicato ai ministri le due questioni centrali di cui dovrebbero occuparsi: il cambiamento climatico e gli Obiettivi del millennio per lo sviluppo (Mdg). Prendendo la parola al meeting di Kigali, il direttore dell’Unep Achim Steiner ha elogiato la lungimiranza del presidente ruandese ed che ha delineato le minacce, ma anche l´opportunità, che ha di fronte chi deve affrontare il cambiamento climatico e il degrado ambientale: «Il presidente Kagame non spreca le sue parole: ha esortato i Paesi del Continente ad impegnarsi pienamente negli accordi internazionali in materia ambientale, tra i quali la Convenzione sui cambiamenti climatici, al fine di conservare economicamente importanti settori a rischio, dal turismo all´agricoltura, che occupano il 70% della forza lavoro dell´Africa. Ma è andato oltre, invitando i ministri delle finanze a lavorare insieme ai loro colleghi all’ambiente e con il settore privato al fine di massimizzare le opportunità dei carbon markets, inclusi i progetti per l’energia pulita e rinnovabile.
Il presidente Kagame ha sottolineato come il Green Economic market e gli strumenti finanziari possono portare ad una trasformazione e ad un cambiamento, non solo rispetto al climate change, ma a tutta una serie di sfide del XXI secolo. In questo modo ha forse indicato una nuova direzione per la lotta contro la povertà in Africa attraverso azioni che legano il futuro dell’economia dell’Africa, e in particolare quello dei suoi cittadini più, ad un nuovo paradigma che investe nella sostenibilità ambientale. Il Rwanda con il supporto dell’Unep e del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp), ha anche nuovi approcci pionieristici di bilancio in termini di investimenti in infrastrutture ecologiche del paese, come le foreste, il suolo e le risorse idriche».
Il piccolo Paese nel cuore nero e disperato dell’Africa ha certamente molto cammino da fare, ma non si può dire che il suo presidente non guardi al futuro, con ancora negli occhi uno spaventoso passato di morte e distruzione ed un presente di guerra e profughi, spreco e rapina di risorse naturali in tutta la regione dei Grandi Laghi africani…
http://www.olambientalista.it:80/salviamolabasilicata.htm
Appello: "Non trasformate la Basilicata in colonia energetica e pattumiera d'Italia"
Proponente: OLA|Organizzazione Lucana Ambientalista
Se siete un'Associazione, un Comitato o un Movimento inviare un messaggio alla casella di posta elettronica: adesioni@olambientalista.it indicando i dati dell'Associazione, del Comitato e del Movimento e quelli di un referente [Nome referente, Cognome referente, E-mail associazione, comitato, movimento, Cellulare referente, Nome associazione, Territorio di riferimento]. Nell'oggetto della mail scrivete: "Salviamo la Basilicata".
I singoli cittadini possono aderire cliccando qui http://firmiamo.it/salviamolabasilicata

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