Source: https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/ucm?id=fi4uqcs5e4wfwawlazf6jdrdra
Timestamp: 2019-02-19 12:29:04+00:00

Document:
N. 10229/2008 REG.RIC.
N. 04752/2012REG.PROV.COLL.
sul ricorso numero di registro generale 10229 del 2008, proposto da:
Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in persona del Ministro pro tempore; Sovrintendenza per i beni architettonici e il paesaggio, per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico di Salerno e di Avellino, in persona del Sovrintendente pro tempore, entrambi rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Pintacuda Petrilli Antonietta Fiamma, non costituita;
della sentenza del T.A.R. CAMPANIA - SEZ. STACCATA DI SALERNO: SEZIONE II n. 1100/2008, resa tra le parti;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 17 luglio 2012 il Cons. Claudio Boccia e udito l’avvocato dello Stato De Bonis;
1. La signora Antonietta Fiamma Pintacuda Petrilli rivolgeva domanda all’Amministrazione comunale di San Giovanni a Piro al fine di ottenere la necessaria autorizzazione prevista dall’art. 159 del decreto legislativo n. 42 del 2004, relativamente ai lavori che aveva effettuato per il recupero di un immobile fatiscente sito nelle campagne pedemontane, in esito ai quali, pur lasciando inalterati gli elementi originari, aveva incrementato la volumetria di 30 mc, per adeguamenti igienico-sanitari.
Con il provvedimento n. 196 del 13 luglio 2004 l’amministrazione comunale procedeva al rilascio della richiesta autorizzazione, rimettendo la relativa documentazione alla Soprintendenza, la quale procedeva agli accertamenti del caso e decretava in data 27 settembre 2004 l’annullamento del provvedimento citato, in quanto illegittimo.
2. Con il ricorso n. 3272 del 2004 la signora Pintacuda Petrilli si rivolgeva al Tribunale amministrativo regionale per la Campania, sezione staccata di Salerno, chiedendo l’annullamento del decreto soprintendentizio e deducendo, tra gli altri motivi di gravame, la tardività di detto provvedimento, essendo stato adottato il sessantunesimo giorno dal ricevimento della documentazione da parte dell’amministrazione comunale, in violazione dell’art. 159 del decreto legislativo n. 42 del 2004.
3. Con la sentenza n. 1100 del 2008 il Tribunale di primo grado accoglieva il ricorso, riconoscendo la tardività dell’impugnato provvedimento nonostante l’Avvocatura distrettuale dello Stato di Salerno ne avesse sostenuto la tempestività, essendo il termine del sessantesimo giorno scaduto di domenica ed invocando, al riguardo, l’applicazione del principio generale per cui se il termine scade in un giorno festivo viene prorogato di diritto al giorno seguente non festivo.
Tale prospettazione non veniva condivisa dal Tribunale di primo grado che si richiamava ad un orientamento giurisprudenziale secondo cui la “proroga della scadenza di un termine ricadente in un giorno festivo costituisce una eccezione alla regola generale contraria, secondo cui i termini si calcolano secondo il calendario comune, non computando il giorno iniziale ma quello finale; sicché le norme che prevedono tale spostamento (es. art. 155, comma 1, c.p.c.; art. 2963, comma 2, c.c.) devono considerarsi eccezionali, come tali insuscettibili di interpretazione analogica (Consiglio di Stato, sez. V, n. 5374/2002; Cassazione Penale 11 marzo 1980; Tribunale Napoli 31 gennaio 1980).”
4. Avverso detta sentenza il Ministero per i Beni e le Attività culturali e la Soprintendenza per i Beni architettonici e per il paesaggio di Salerno hanno proposto appello (ricorso n. 10229 del 2008), deducendo che lo spostamento della scadenza al giorno successivo non festivo non costituisce espressione di un principio eccezionale ma, al contrario, di una regola generale, come discende dal combinato disposto di norme di carattere processuale e sostanziale e che la giurisprudenza richiamata dalla sentenza di primo grado non è confacente alla fattispecie de qua in quanto la citata pronuncia del Consiglio di Stato si riferiva alla possibilità di effettuare una notifica a mezzo ufficio postale, mentre quella della Cassazione Civile aveva ad oggetto un adempimento della polizia di Stato, i cui uffici restano aperti anche nei giorni festivi.
Con una memoria depositata il 16 giugno 2012, le parti appellanti, per il tramite dell’Avvocatura generale dello Stato, hanno fatto inoltre presente che, non essendosi costituita la parte appellata, devono ritenersi non riproposte - e quindi precluso il loro esame da parte del giudice d’appello - tutte le censure che il giudice di primo grado nell’accogliere il primo motivo di ricorso aveva dichiarato assorbite.
5. Preliminarmente il Collegio rileva la fondatezza dell’eccezione presentata dall’Avvocatura generale dello Stato con la memoria del 16 giugno 2012.
In base ad un consolidato orientamento giurisprudenziale, infatti, la mancata costituzione in appello della parte ricorrente di primo grado ed il conseguente difetto di riproposizione dei motivi presentati in quella sede e dichiarati assorbiti dalla sentenza appellata implicano l’impossibilità per il giudice di appello di occuparsi di questi ultimi, essendo mancata qualsivoglia sollecitazione processuale da parte della parte interessata (Consiglio di Stato, Sez. IV, 23 novembre 2000, n. 6226), come ora prescritto dall’art. 101, comma 2, del c.p.a., essendo precluso al giudice di appello la conoscenza, di propria iniziativa, dei motivi di ricorso di primo grado dichiarati assorbiti e non riproposti, pena il vizio di ultrapetizione della pronunzia (Cons. di Stato, Sez. VI, 8 ottobre 2010, n. 7366).
6. Nel merito il Collegio osserva che, contrariamente a quanto sostenuto dal giudice di primo grado, la proroga della scadenza di un termine che cade in un giorno festivo al successivo giorno non festivo rappresenta un principio di carattere generale, disciplinato dalla vigente legislazione.
Infatti, la previsione, d’ordine generale, della suesposta proroga è contenuta nel secondo e terzo comma dell’art. 2963 del codice civile che stabilisce, con riferimento alle modalità di computo del termine di prescrizione, che: “non si computa il giorno nel corso del quale cade il momento iniziale del termine e la prescrizione si verifica con lo spirare dell’ultimo istante del giorno finale. Se il termine scade in un giorno festivo, è prorogato di diritto al giorno seguente non festivo”.
Il principio della posticipazione ipso iure al primo giorno seguente non festivo è, altresì, evidenziato dall’art. 1187 del codice civile, in tema di obbligazioni, che sancisce, al secondo comma, che “la disposizione relativa alla proroga del termine che scade in giorno festivo si osserva se non vi sono usi diversi” e dall’art. 155, commi terzo e quarto, del c.p.c. secondo cui “i giorni festivi si computano nel termine. Se il giorno di scadenza è festivo, la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo”.
La vigente normativa, infine, disciplina anche le eccezioni al suddetto principio: l’articolo 2964 del codice civile, infatti, stabilisce i casi in cui la regola generale sopra riportata non si applica e cioè i casi di norme aventi ad oggetto l’interruzione e la sospensione della prescrizione.
Quanto sopra risulta anche confermato da consolidati orientamenti giurisprudenziali secondo cui “il principio fissato dall’art. 2963, terzo comma, del codice civile, secondo il quale se il termine scade in un giorno festivo, è prorogato di diritto al giorno seguente non festivo, configura un principio generale, applicabile, in assenza di diversa previsione anche in materia di decadenza, atteso che l’art. 2964 dichiara inapplicabili alla decadenza soltanto le norme relative alla interruzione e alla sospensione della prescrizione”. (Cassazione Civile, Sez. V, sent. n. 15832 del 13 agosto 2004).
In conclusione, in relazione a quanto sin qui detto non sembra esservi dubbio che il principio della posticipazione ipso iure al primo giorno non festivo del termine che cade in un giorno festivo sia applicabile anche alla fattispecie de qua, atteso che il disposto dell’art. 155, comma 4, del c.p.c. e dell’art. 2963 del c.c. trovano applicazione anche nel procedimento di controllo, essendo espressione di un principio di carattere generale (Cons. di Stato, Sez. VI, 18 marzo 2011, n. 1661; Cass. Civ., Sez. II, 1 dicembre 2010, n. 24375) e che l’esercizio del potere di controllo di legittimità sulle autorizzazioni paesaggistiche attribuito all’Amministrazione statale, ai sensi dell’art. 159 del D.Lgs. n. 42 del 2004, è sottoposto al termine decadenziale di sessanta giorni decorrente dalla ricezione della documentazione completa.
7. Per quanto sin qui esposto l’appello è da ritenersi fondato e va, pertanto, accolto e, per l’effetto, in riforma della sentenza di primo grado va respinto il ricorso di primo grado.
8. In relazione ai profili giuridici della causa le spese del doppio grado di giudizio possono essere compensate fra le parti.
Claudio Boccia,	Consigliere, Estensore

References: sentenza 
 provvedimento n. 
 sentenza 
 art. 155
 art. 2963
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza