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Timestamp: 2018-12-10 01:36:19+00:00

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Newsletter - settembre/ottobre 2015
Condominio – Delibere assembleari – Quorum deliberativo – Annullamento – Corte d’Appello de L’Aquila – sentenza 23.09.2015, n. 1073 – est. Filocamo.
1. In materia di delibere assembleari condominiali, affinché possa operare la riduzione delle maggioranze di cui all’art. 1136, comma 3, c.c., è necessario: a) che l’assemblea venga validamente convocata; b) che essa, nella prima data di convocazione, non riesca a deliberare perché non vi partecipa alcun condomino o vi partecipano condomini in numero insufficiente a raggiungere i due terzi dei partecipanti al condominio; c) che alla successiva riunione (convocata contestualmente alla prima o meno) partecipi almeno un terzo dei condomini (rappresentanti altresì almeno un terzo del valore dell’edificio). Se anche una sola di tali condizioni non ricorre, l’assemblea non può validamente deliberare con la maggioranza degli interventi che rappresenti almeno un terzo del valore dell’edificio.
2. Al fine di garantire che la convocazione dell’assemblea condominiale possa assolvere alla propria funzione, la fissazione di data, ora e luogo dell’assemblea medesima incontra un duplice limite: anzitutto, territoriale, costituito dalla necessità di scegliere una sede entro i confini della città in cui sorge l’edificio in condominio; quindi, un secondo limite costituito dalla necessità che il luogo della riunione sia idoneo, per ragioni fisiche e morali, a consentire la presenza di tutti i condomini e l’ordinato svolgimento della discussione. Di tal che, in assenza di tali requisiti, la delibera deve essere annullata.
Contratto preliminare di preliminare – Termine per la stipula del definitivo – Tribunale di Pescara – sentenza 03.05.2015, n. 1319 – est. Bortone.
1. La stipulazione di un contratto preliminare di preliminare (nella specie, relativo ad una compravendita immobiliare), ossia di un accordo in virtù del quale le parti si obblighino a concludere un successivo contratto che preveda anche solamente effetti obbligatori (e con esclusione dell’esecuzione in forma specifica in caso di inadempimento) è valido ed efficace, e dunque non è nullo per difetto di causa, ove sia configurabile un interesse delle parti, meritevole di tutela, ad una formazione progressiva del contratto, fondata su una differenziazione dei contenuti negoziali, e sia identificabile la più ristretta area del regolamento di interessi coperta dal vincolo negoziale originato dal primo preliminare. La violazione di tale accordo, in quanto contraria a buona fede, è idonea a fondare, per la mancata conclusione del contratto stipulando, una responsabilità contrattuale da inadempimento di una obbligazione specifica sorta nella fase precontrattuale [n.d.r., in seno alla giurisprudenza di legittimità, c.f.r. Cass. civ., sez. un., 06.03.2015, n. 4628].
2. Il termine fissato dalle parti per la stipula del contratto definitivo può ritenersi finale ed essenziale solo qualora le parti in tal modo lo abbiano espressamente considerato, sia pure senza l’uso di formule solenni, o se tale natura risulti dal contratto, dovendo, in contrario, ritenersi che il termine per la conclusione del contratto definitivo costituisca un ordinario termine dilatorio di adempimento delle obbligazioni negoziali e la relativa scadenza non determina di per sé la risoluzione del contratto e l’automatica caducazione del relativo vincolo.
Rito Fornero – Opposizione all’ordinanza – Tribunale di Pescara – sentenza 03.07.2015, n. 625 – est. Maffei.
L’opposizione all’ordinanza in materia di licenziamento resa nell’ambito del c.d. rito Fornero, a proporsi, a pena di decadenza, nei termine di 30 giorni, non presenta natura di impugnazione, ma costituisce il mezzo per dar corso alla fase ordinaria del giudizio di primo grado, eventualmente susseguente alla fase sommaria che si conclude con l’anzidetta ordinanza. Ne segue che all’opposizione non è applicabile la disciplina della impugnazione incidentale tardiva di cui all’art. 334 c.p.c.. [n.d.r. Alla stregua di tale principio di diritto il Tribunale, avendo il lavoratore presentato tempestiva opposizione avverso l’ordinanza che, pur dichiarando la illegittimità del licenziamento con l’ordine di reintegra nel posto di lavoro, in violazione dell’art. 112 c.p.c., non aveva pronunciato sulla pur richiesta condanna del datore di lavoro all’indennità risarcitoria, ha dichiarato inammissibile, perché proposta oltre il termine decadenziale di 30 giorni, l’opposizione incidentale proposta dal datore di lavoro per ottenere una pronuncia di accertamento della legittimità del licenziamento con il rigetto di tutte le domande del lavoratore].
Sentenza di condanna – Successione a titolo particolare nel processo – Corte d’Appello de L’Aquila – sentenza 14.05.2015, n. 598 – Est. Santini.
La sentenza di condanna emessa contro una parte, a cui ne è succeduta un’altra a titolo particolare nel corso del processo di cognizione, esplica la sua efficacia anche di titolo esecutivo nei confronti di quest’ultima, pur se in essa sentenza non è stata menzionata, in quanto la sua qualità di successore a titolo particolare nella situazione controversa lo parifica alla parte originaria a tutti gli effetti sostanziali e processuali.
Affidamento minori - Genitorialità – sostegno psicoterapeutico– Tribunale di Pescara – ordinanza istruttoria 15.07.2015 – Pres. Bozza.
In materia di affidamento dei figli minorenni, può essere dal Giudice imposto ai genitori di sottoporsi ad un programma di sostegno psicoterapeutico individuale ed alla genitorialità.
Licenziamento – Giusta causa – Sproporzione - Tribunale di Teramo – ordinanza 25.08.2015 – est. Marcheggiani.
1. La sussistenza del giustificato motivo soggettivo e della giusta causa di licenziamento vanno valutate con riferimento ad ogni circostanza del caso concerto sia di carattere soggettivo (assenza di procedimenti disciplinari e giudizi lusinghieri espressi dal datore di lavoro) sia di carattere oggettivo tenuto conto dei profili temporali e dei concreti effetti delle violazioni commesse.
2. Allorquando il Giudice, pur ritenendo la rilevanza disciplinare degli addebiti, ravvisi la sproporzione rispetto agli stessi della sanzione disciplinare del licenziamento, il lavoratore ha diritto alla tutela indennitaria di cui all’art. 18, V comma, L. 300/70 [n.d.r. Nel caso di specie, il Giudice ha disposto la condanna del datore di lavoro, previo accertamento della risoluzione del rapporto dalla data del licenziamento, al pagamento di una indennità risarcitoria omnicomprensiva, da un minimo di 12 a un massimo di 24 mensilità].
Contratto di agenzia – Recesso dalle trattative – Responsabilità precontrattuale – Tribunale di Chieti - sentenza 23.07.2015, n. 226 – est. Prozzo.
La responsabilità precontrattuale, per violazione dell’art. 1337 c.c., costituisce una forma di responsabilità extracontrattuale, con la conseguenza che la prova dell’esistenza e dell’ammontare del danno è a carico del danneggiato. Per la relativa valutazione, in considerazione delle caratteristiche tipiche di tale responsabilità, nel caso di ingiustificato recesso dalla trattativa, occorre coordinare il principio secondo il quale il vincolo negoziale ed i diritti che ne derivano sorgono soltanto con la stipula del contratto, con quello per cui dalla lesione dell’interesse giuridico al corretto svolgimento delle trattative scaturisce il diritto ad essere risarcito per la perdita dei guadagni che sarebbero conseguiti da altre occasioni contrattuali se non si fosse fatto affidamento sulla conclusione del contratto.
Pubblico impiego – Violazione delle disposizioni imperative in materia di assunzione – Risarcimento del c.d. “danno comunitario” – Indici sintomatici del rapporto di lavoro subordinato – Lavoratore socialmente utile – Lavoratore in stage – Tribunale di Teramo - sentenza 22.07.2015, n. 728 – est. Matalucci.
1. Fermo restando che la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime amministrazioni, salva l’applicazione di ogni responsabilità e sanzione, il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, comma 5, nella parte in cui prevede che “il lavoratore interessato ha diritto al risarcimento del danno derivante dalla prestazione di lavoro in violazione di disposizioni imperative”, deve essere interpretato nel senso che la nozione di danno applicabile nella specie deve essere quella di “danno comunitario”, vale a dire un risarcimento conforme ai canoni di adeguatezza, effettività, proporzionalità e dissuasività rispetto al ricorso abusivo alla stipulazione da parte della p.a. di contratti a termine.
2. Costituiscono indici probatori sintomatici propri della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato di pubblico impiego: la subordinazione gerarchica, l’esclusività e la continuità delle prestazioni, l’osservanza di un orario di lavoro, la retribuzione in misura fissa e continuativa, agganciata a quella normativamente stabilita per il personale di ruolo della p.a. appartenente al medesimo settore del pubblico impiego, e l’inserimento nella struttura organizzativa dell’Ente.
3. Il lavoratore socialmente utile, impegnato in attività presso le amministrazioni pubbliche, non può rivendicare la instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato, trattandosi di un rapporto giuridico di natura previdenziale che trova fondamento dell’art. 38 cost., perché diretto alla soddisfazione di un interesse sociale, quale quello della tutela contro la disoccupazione.
4. Il contratto di stage formativo non è inquadrabile nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, avendo finalità prevalentemente formative, quali l’addestramento professionale e l’immediata e diretta strumentalità dell’inserimento.
Giudicato cautelare – confisca - Tribunale di Pescara – Ordinanza 01.10.2015 - Pres. Zaccagnini – est. Marino.
1. Il c.d. giudicato cautelare, che preclude l’impugnazione fondata sulla eccezione di invalidità del provvedimento impositivo della misura, si forma nel caso in cui esista un provvedimento decisorio non più impugnabile e non anche nel caso di mancata attivazione degli strumenti processuali di controllo.
2. Attesa la natura di misura di sicurezza della confisca del profitto del reato, nella forma “per equivalente”, introdotta dalla L. n. 190/2012, la stessa non può applicarsi nell’ambito di procedimenti per reati commessi prima dell’entrata in vigore della legge (28.11.2012), stante il principio costituzionale della irretroattività.
Patrocinio infedele – Pendenza di un procedimento - Tribunale di Pescara – sentenza 09.02.2015 – est. D’Arcangelo.
Per la sussistenza del reato di patrocinio infedele è necessaria, quale elemento costitutivo del reato, la pendenza di un procedimento nell’ambito del quale deve realizzarsi la violazione degli obblighi assunti con il mandato, anche se la condotta non deve necessariamente estrinsecarsi nel compimento di atti o comportamenti processuali.
Gara pubblica – Aggiudicazione – Tar Abruzzo, sez. Pescara – sentenza 11.08.2015, n. 345 - Pres. Eliantonio – est. Balloriani.
Le opere eseguite e collaudate nelle more del giudizio impugnatorio determinano la improcedibilità del ricorso e il Giudice può conoscere della illegittimità dell’aggiudicazione in favore della controinteressata ai soli fini di valutare l’ingiustizia del comportamento della P.A., per decidere sulla domanda risarcitoria. Al riguardo, è da porre in evidenza che, ove si tratti – come nel caso di specie – di un sistema di affidamento, con confronto a coppie, secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, l’esclusione dell’aggiudicataria non implica necessariamente l’aggiudicazione alla seconda classificata. Ciò in quanto detto metodo impone di rivisitare i punteggi, non tenendo conto del concorrente escluso.
Si tratta di situazione ben diversa da quella di cui all’art. 38, comma 2 bis del D.Lgs. n. 163/2006, atteso che quest’ultima disposizione si riferisce solo al calcolo delle medie e delle soglie di anomalia, quindi a quegli aspetti che esulano dalla discrezionalità della Commissione, e ciò in coerenza con la ratio della disposizione che appare quella di evitare la possibilità per i concorrenti di influenzare in maniera diretta ed immediata l’esito della procedura impugnando l’esclusione o l’ammissione solo di uno o più partecipanti, a seconda di un calcolo di convenienza ex ante evidente, proprio per la mancanza di discrezionalità in capo all’Amministrazione.
Nel caso del confronto a coppie, viceversa, residua un ampio margine di discrezionalità dell’Amministrazione stessa.
Autorizzazione e concessione – Impianti pubblicitari – Tar Abruzzo, sez. Pescara - sentenza 08.07.2015, n. 288 – Pres. Eliantonio – est. Nazzaro.
E' legittimo il provvedimento con il quale un Comune, senza la previa comunicazione di avvio del procedimento ex artt. 7 e segg., l. 7 agosto 1990 n. 241 al fine di tutelare la sicurezza della circolazione stradale, intima ad una ditta operante nel settore pubblicitario l'immediata rimozione di alcuni impianti pubblicitari, motivando con riferimento al fatto che sono stati collocati nella fascia di rispetto autostradale, atteso che i motivi di sicurezza della circolazione stradale giustificano l'immediatezza della procedura con validi connotati cautelari.
Ricorso elettorale – legittimato passivo – notifica - Tar Abruzzo, sez. Pescara - sentenza 24.07.2015, n. 323 – Pres. est. Eliantonio.
1. In materia di ricorsi elettorali, l’unica parte pubblica necessaria è l’ente locale interessato alle elezioni, al quale vanno imputati i risultati elettorali ed al quale soltanto spetta la legittimazione passiva. Non sono pertanto parti necessarie del relativo contenzioso né gli uffici elettorali, né l’Amministrazione statale. Ne consegue che la parte necessaria da evocare in giudizio è solo l’Amministrazione comunale e non già l’Ufficio Elettorale, in quanto lo stesso è un organo straordinario non portatore di un interesse giuridicamente apprezzabile al mantenimento dei propri atti, in ragione della posizione di neutralità che assume nella competizione elettorale.
2. Nelle ipotesi in cui sia parte un’Amministrazione comunale, anche nelle ipotesi in cui il Sindaco agisce quale Ufficiale di Governo, la notifica della impugnazione va comunque eseguita presso la sede del Comune, anziché presso l’Avvocatura dello Stato.
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