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Timestamp: 2016-12-09 11:42:21+00:00

Document:
Circolare Agenzia Entrate n. 13 del 26.02.2008
Regime fiscale semplificato per i contribuenti
minimi - Articolo 1, commi da 96 a 117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244,
finanziaria per l'anno 2008 - Profili interpretativi emersi nel corso della
videoconferenza del 21 febbraio 2008
1.1 Contributi a fondo perduto per l'acquisto di beni
1.2 Partecipazione ad un raggruppamento temporaneo di
1.3 Rilevanza dei ricavi relativi ad attività cessata nel
1.4 Effetti della mancata revoca del regime agevolato ex
articolo 13 della legge n. 388 del 2000
1.7 Individuazione del triennio di riferimento per il limite
relativo ai beni strumentali acquistati
1.9 Rilevanza delle prestazioni occasionali nel calcolo del
limite dei ricavi o compensi
1.10 Involuzione di una società di persone in ditta individuale
1.11 Attività soggette ad aggio o ricavo fisso
1.12 Rilevanza delle operazioni prive del requisito della territorialità
ai fini IVA 2 rettifica della detrazione
2.1 Beni ammortizzabili di costo unitario inferiore ad euro
516,46 o con coefficiente di ammortamento superiore al 25 per cento
2.3 Deducibilità dell'imposta rettificata ai fini delle
3.2 Componenti di reddito riferiti ad esercizi precedenti a
quello di ingresso nel regime: plusvalenza realizzata nel 2007
3.3 Determinazione delle plusvalenze derivanti dalla cessione
3.4 Somma algebrica di componenti di reddito di esercizi
precedenti all'ingresso nel regime che esprime un valore negativo
3.5 Trattamento delle quote ammortamento residue dei beni
strumentali acquistati prima dell'ingresso nel regime
3.6 Registrazione delle fatture ricevute da un contribuente
3.7 Modalità di determinazione dell'acconto per le imprese
3.8 Applicazione delle ritenute di acconto nei confronti dei
3.9 Deducibilità componenti negativi per i contribuenti
3.12 Contributi integrativi dovuti da contribuenti minimi iscritti
alle Casse di previdenza private
3.14 Produttori agricoli che scelgono di non avvalersi dei regimi
speciale IVA agricoltura
3.15 Attività agricole connesse
4.1 Regolarizzazione degli adempimenti IVA nel caso di uscita
dal regime con effetto dal periodo di imposta in corso
Di seguito si riportano, raggruppate
per argomento, le risposte ai quesiti formulati, in occasione della
videoconferenza del 21 febbraio 2008, dalle Direzioni Regionali, dagli Uffici
periferici e dai Centri di assistenza multicanale dell'Agenzia in merito alla
applicazione della disciplina dei contribuenti minimi.
D. Un'impresa ha beneficiato di un contributo pubblico a fondo perduto in
c/impianti di 8.000 euro.
Si chiede di conoscere se l'importo del suddetto contributo in conto impianti
possa essere computato, ai fini del parametro d'ingresso di 15.000 euro, a
decurtazione del corrispettivo di acquisto di un bene strumentale.
R. Ai sensi dell'articolo 1, comma 96, lettera b), della legge
finanziaria 2008, una delle condizioni da soddisfare per l'applicabilità del
regime dei contribuenti minimi è che nel triennio solare precedente non siano
stati effettuati acquisti di beni strumentali per un ammontare complessivo
superiore a 15.000 euro, rilevando, per il raggiungimento di detto limite, anche
gli acquisti effettuati mediante contratti di appalto e di locazione, pure
finanziaria. Dal tenore letterale del citato comma 96 che, ai fini della
misurazione del parametro dei 15.000 euro, attribuisce rilievo al corrispettivo
sostenuto ai sensi dell'articolo 6 del DPR n. 633 del 1972, emerge che, nel caso
di specie, anche se l'effettivo onere dell'acquisto non è ricaduto per intero
sul contribuente, debba essere preso in considerazione il corrispettivo
complessivo del bene strumentale acquisito, a prescindere, quindi, dalle
modalità con le quali l'acquisto medesimo è stato finanziato. D'altra parte,
la soluzione contraria determinerebbe un'ingiustificata disparità di
trattamento tra due identiche imprese che hanno acquistato il medesimo bene
strumentale, facendo rientrare nel regime dei minimi l'impresa che ha goduto
dell'agevolazione finanziaria per l'investimento ed escludendo, invece, quella
che ha sostenuto per intero l'effettivo onere dell'operazione di cui trattasi.
D. Si chiede se l'accesso al regime dei minimi è precluso nel caso di un
professionista che abbia costituito nel 2007 un raggruppamento temporaneo di
professionisti ai sensi dell'art. 90, comma 1, lett. g), del D.lgs. 12 aprile
2006, n. 163 (ex articolo 17, comma 1, lettera g, della legge 11 febbraio 1994,
n. 109.)
R. Il comma 99
della legge finanziaria per il 2008 prevede che non sono considerati
contribuenti minimi "gli esercenti attività d'impresa o arti e professioni
in forma individuale che contestualmente partecipano a società di persone o
associazioni di cui all'articolo 5
del citato testo unico di cui al decreto del presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, ovvero a società a responsabilità limitata di cui
all'articolo 116 del medesimo
Testo unico".
I raggruppamenti temporanei di cui all'articolo 90 del d.lgs. n. 163 del 2006,
codice dei contratti relativi a lavori, servizi e forniture pubblici, sono
costituiti tra professionisti per l'espletamento delle prestazioni relative alla
progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva di lavori, nonché alla
direzione dei lavori e ad altri incarichi di supporto tecnico-amministrativo.
Nella specie, è rilevante distinguere l'ipotesi in cui le attività affidate al
raggruppamento temporaneo siano svolte dai singoli professionisti in modo
autonomo e separato, dall'ipotesi in cui le attività non siano separabili o
comunque siano svolte in modo unitario, avvalendosi di un'unica organizzazione
Nel primo caso, si ritiene che il raggruppamento temporaneo non costituisca un
soggetto autonomo che assume rilevanza ai fini dell'applicazione del comma 99
Diversamente, nella seconda ipotesi, il raggruppamento temporaneo si configura
come società o associazione di fatto, assimilata sotto il profilo fiscale alla
società in nome collettivo, ai sensi dell'articolo 5 del Tuir, che impedisce
l'accesso del professionista che vi partecipa al regime dei contribuenti minimi.
1.3 Rilevanza dei ricavi relativi ad attività cessata nel 2007
D. Con la circolare n. 73 del
2007 è stato precisato che, ai fini della verifica del limite di 30.000 euro di
ricavi o compensi percepiti nell'anno solare precedente, è necessario
effettuare il ragguaglio ad anno nel caso di inizio attività nel corso del
2007. Al fine di valutare il soddisfacimento della condizione di cui sopra, si
chiede di sapere se la medesima procedura debba essere applicata anche in caso
di cessazione di attività nel corso del 2007 ed inizio di una nuova attività
nel 2008, diversa da quella precedente, per la quale si intende usufruire del
R. L'articolo 1, comma 96, della legge finanziaria per il 2008 prevede che, ai fini
dell'applicazione del regime dei contribuenti minimi, si considerano
contribuenti minimi "le persone fisiche esercenti attività di impresa,
arti o professioni che ... nell'anno solare precedente ... hanno conseguito
ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a
30.000 euro".
La norma citata fa riferimento ai ricavi o compensi complessivamente conseguiti
dall'imprenditore o professionista, prescindendo dalla attività cui si
riferiscono. In altri termini, la condizione di acceso al regime in esame
riguarda la posizione del contribuente considerata nel suo insieme e non la
specifica attività svolta.
Nel caso prospettato, quindi, si ritiene che i ricavi o compensi conseguiti
nell'anno precedente in relazione all'attività cessata rilevino per la verifica
del limite dei 30.000 euro e che, inoltre, sia necessario effettuare il
ragguaglio ad anno del relativo importo.
1.4 Effetti della mancata revoca del regime agevolato ex articolo 13 della
D. Un contribuente, che nel corso dell'anno 2007 rientrava nel regime
agevolato ex articolo 13 della
legge n. 388 del 2000, intende ora avvalersi del regime dei contribuenti minimi.
Tuttavia, per dimenticanza, non ha effettuato la revoca del regime di cui
all'articolo 13. Si chiede se può comunque, adottando il relativo comportamento
concludente, rientrare nel regime dei contribuenti minimi.
R. La sussistenza dei requisiti normativi e il comportamento concludente
costituiscono il presupposto per accedere al regime dei contribuenti minimi.
Come precisato nella circolare n. 7 del 28
gennaio 2008, al punto 3.6, il provvedimento del direttore dell'Agenzia delle
entrate del 22 marzo 2001 (punto 2.2) prevede, a carico del contribuente che ha
aderito al regime agevolato di cui all'art. 13 della legge 23 dicembre 2000, n.
388, l'onere di comunicare all'Amministrazione finanziaria la revoca
dell'opzione da tale regime.
Il contribuente già in regime agevolato ex art. 13 della legge n. 388 del 2000 che
ha optato per il regime dei minimi attraverso il comportamento concludente, può
sicuramente continuare ad adottare il nuovo regime, ma permane l'obbligo di
comunicare, con la massima tempestività, la revoca del regime agevolato in
precedenza applicato per consentire all'Amministrazione di qualificare
inequivocabilmente la scelta operata.
D. A febbraio 2007 un contribuente ha corrisposto il TFR a un dipendente
cessato nel 2006. Detto contribuente può accedere al regime dei minimi
considerando che non ha sostenuto spese per lavoratori dipendenti o
collaboratori di cui all'art. 50,
comma 1, lettere c) e c-bis) del TUIR, bensì spese di cui all'art. 17, comma 1, lettera a) del TUIR?
R. Il comma 96, numero 3), della legge finanziaria per il 2008, stabilisce che ai
fini dell'applicazione del regime dei contribuenti minimi occorre, tra l'altro,
che i contribuenti interessati non abbiamo "sostenuto spese per lavoratori
dipendenti o collaboratori di cui all'articolo 50, comma 1, lettere c) e c-bis),
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917...".
Tra le spese per lavoratori dipendenti rientrano sia quelle sostenute per gli
emolumenti correnti corrisposti al dipendente sia quelle sostenute per il
trattamento di fine rapporto, di cui all'articolo 17 del TUIR.
Con riferimento al caso ipotizzato nel quesito, occorre considerare che la norma
fa riferimento alle spese "sostenute", da valutare, quindi, secondo le
ordinarie regole del TUIR. In particolare, le spese relative al TFR si
considerano sostenute, tanto per gli imprenditori, quanto per i professionisti,
nel periodo di imposta in cui le stesse maturano.
Nel caso in esame, quindi, la spesa per il TFR, corrisposto nel 2007 ad un
dipendente il cui rapporto di lavoro è cessato nel 2006, si deve considerare
sostenuta in tale ultimo periodo di imposta, con la conseguenza che al
contribuente in questione non è precluso l'accesso al regime dei minimi.
D. L'articolo 1, comma 96, lettera b), della legge finanziaria per il 2008, con riferimento alle
condizioni per l'accesso al regime dei contribuenti minimi, richiede che nel
triennio solare precedente non siano stati effettuati acquisti di beni
strumentali, anche mediante contratti di appalto e di locazione, pure
finanziaria, per un ammontare complessivo superiore a 15.000 euro. Non è,
tuttavia, specificato se per beni strumentali si debbano intendere solo i
"beni mobili strumentali" o anche gli "immobili
strumentali". In particolare, vanno computati nel limite di euro 15.000
anche gli importi corrisposti per la locazione dell'immobile in cui è svolta
l'attività?
R. Ai fini dell'individuazione degli acquisti di beni strumentali, il cui
acquisto ai fini dell'accesso al regime non deve superare nel triennio solare
precedente l'importo di euro 15.000, vanno considerati i beni strumentali sia
mobili che immobili. Il legislatore, infatti, fa generico riferimento ai beni
strumentali, tra i quali rientrano sicuramente anche quelli immobili. Poiché al
raggiungimento del limite in commento rilevano gli "acquisti di beni
strumentali anche mediante contratti di appalto e di locazione, pure
finanziaria", dovranno essere considerati anche gli importi corrisposti per
la locazione dell'immobile in cui è svolta l'attività economica.
1.7 Individuazione del triennio di riferimento per il limite relativo ai beni
strumentali acquistati
D. Il triennio di attività entro cui computare il limite di acquisto dei
beni strumentali di euro 15.000 deve essere inteso come triennio di operatività
effettiva o come triennio dalla richiesta di apertura della partita IVA? Ad
esempio, un'impresa che ha richiesto la partita IVA il primo settembre 2005, ma
ha iniziato l'attività il primo gennaio 2006, deve computare nel limite di euro
15.000 anche i beni strumentali acquistati da settembre a dicembre 2005, periodo
in cui il soggetto è stato inattivo?
R. Nell'individuazione degli acquisti di beni strumentali rilevanti per
il raggiungimento del limite di euro 15.000, deve farsi riferimento al
"triennio solare precedente", a prescindere dall'effettiva
operatività del soggetto. Nel caso di specie, in particolare, rileveranno tutti
gli acquisti di beni strumentali effettuati nei tre anni solari precedenti al
2008, ossia nel 2005, nel 2006 e nel 2007.
D. Il costo sostenuto per l'acquisto di beni strumentali ai fini
dell'ingresso e della permanenza nel regime dei minimi deve essere considerato
al netto o al lordo dell'IVA?
R. Ai fini dell'applicazione del regime dei minimi i contribuenti nel
triennio solare precedente non devono aver effettuato acquisti di beni
finanziaria, per un ammontare complessivo superiore a 15.000 euro (articolo 1,
comma 96, lettera b) della legge finanziaria 2008).
Nell'ammontare degli acquisti, ai sensi dell'articolo 2, comma 4, del D.M. 2 gennaio 2008, si assumono i
corrispettivi relativi alle operazioni effettuate ai sensi dell'art. 6 del D.P.R. n. 633 del 1972.
Occorre fare riferimento, dunque, all'ammontare dei corrispettivi degli acquisti
che rilevano secondo le ordinarie regole dell'imposta sul valore aggiunto,
laddove, nel sistema dell'IVA, i corrispettivi delle cessioni di beni e delle
prestazioni di servizi costituiscono la base imponibile cui è commisurata
In definitiva, sia in fase di accesso al regime che durante la sua applicazione,
il rispetto del limite degli acquisti di beni strumentali di cui alla lettera b)
del comma 96, deve essere verificato con riferimento al costo sostenuto al netto
dell'imposta sul valore aggiunto, anche se non è stato esercitato il diritto di
detrazione (cfr. circolare n. 7/E del 2008,
quesito 2.8, lett. b).
1.9 Rilevanza delle prestazioni occasionali nel calcolo del limite dei ricavi
D. Il contribuente apre una partita IVA nel 2008 con un certo codice
attività (commercio al dettaglio), prevede contestualmente di effettuare delle
prestazioni occasionali (altra attività di consulenza) per le quali non chiede
l'apertura della partita IVA. I compensi eventualmente percepiti per queste
collaborazioni rientrano nei ricavi dei minimi, ovvero si cumulano ai fini del
limite di 30.000 euro? Oppure rimangono fuori dal regime?
R. Il limite dei 30.000 euro per l'accesso o la permanenza nel regime dei
minimi è riferito ai ricavi o compensi percepiti nell'esercizio di imprese arti
o professioni. Nel caso prospettato, di imprenditore che percepisce anche
compensi occasionali per prestazioni di consulenza, detti compensi, nel
presupposto che costituiscano effettivamente compensi di lavoro autonomo
occasionale non rilevanti ai fini dell'applicazione dell'IVA, qualificabili,
pertanto, come redditi diversi ai sensi dell'articolo 67 del TUIR, non rilevano per la
verifica del superamento del limite dei 30.000 di ricavi o compensi.
L'articolo 1, comma 96, della legge finanziaria 2008, infatti, fa riferimento solo ai ricavi
o compensi percepiti da persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o
D. Nel corso del 2007, essendo venuta meno la pluralità dei soci in una
società in nome collettivo, si è verificata un'involuzione di detta società
in un'impresa individuale. Ai fini della verifica delle condizioni di accesso al
regime dei minimi da parte della ditta individuale occorre fare riferimento alla
situazione della società ante modificazione?
R. Indipendentemente dalla qualificazione "civilistica"
dell'operazione in commento, la continuità oggettiva dell'attività d'impresa -
pur in presenza di una discontinuità soggettiva tra l'ente societario e la
persona fisica che prosegue l'attività - determina la sostanziale
"neutralità fiscale" dell'operazione di "trasformazione",
analogamente a quanto avviene in caso di donazione d'azienda con prosecuzione
dell'attività (vedasi la circolare n. 7 del
2008, quesito 2.7).
Pertanto, ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti per l'accesso
al regime dei minimi da parte dell'impresa individuale, essendovi continuazione
dei valori fiscali dei beni, saranno rilevanti i valori della società ante
modificazione. Con riferimento, ad esempio, al limite di euro 15.000 relativo ai
beni strumentali si dovrà far riferimento anche agli acquisti effettuati dalla
società nel triennio precedente.
D. Con riguardo ai contribuenti che svolgono attività soggette ad aggio (ad
esempio venditori di generi di monopolio) o a ricavo fisso (ad esempio
distributori di carburante), ai fini della verifica del limite dei ricavi di
30.000 euro assume rilievo l'intero corrispettivo della rivendita?
R. L'articolo 18, comma 8,
del DPR 29 settembre 1973, n. 600, prevede che "Per i rivenditori in base a
contratti estimatori di giornali, di libri e di periodici, anche su supporti
audiovideomagnetici, e per i distributori di carburante, ai fini del calcolo dei
limiti di ammissione ai regimi semplificati di contabilità, i ricavi si
assumono al netto del prezzo corrisposto al fornitore dei predetti beni. Per le
valori similari, si considerano ricavi gli aggi spettanti ai rivenditori".
Benché la richiamata norma attribuisca rilievo al ricavo fisso o all'aggio
fisso ai fini del limite distintivo del regime di contabilità, è da ritenere
che la stessa possa utilmente essere invocata anche ai fini della misurazione
del parametro dei ricavi rilevanti ai fini dell'accesso al regime dei minimi.
Nei confronti dei predetti soggetti che svolgono attività di rivendita di
generi soggetti ad aggio o a ricavo fisso, ai fini della verifica del limite dei
ricavi di 30.000 euro, in generale, assume rilievo, pertanto, l'aggio o il
ricavo fisso.
Si rammenta, tuttavia, che ai sensi dell'articolo 1, comma 99,
della legge finanziaria 2008 non possono applicare il regime dei contribuenti
minimi coloro che si avvalgono dei regimi speciali ai fini dell'imposta sul
valore aggiunto; tra tali regimi - elencati nel paragrafo 2.2 della circolare n.
73/E del 2007 - figura quello
applicabile ai venditori di generi di monopolio (esempio: vendita sali e
tabacchi (articolo 74, primo c. del
DPR n. 633/72); commercio dei fiammiferi (articolo 74, primo c. del DPR n. 633/72) che
svolgono attività soggette ad aggio. In tali casi, indipendentemente
dall'ammontare dei ricavi conseguiti nell'anno precedente, il regime dei minimi
è comunque precluso.
1.12 Rilevanza delle operazioni prive del requisito della territorialità ai
D. Un contribuente residente in Italia svolge prestazioni di lavoro autonomo
all'estero (traduzioni simultanee in Spagna) soggette ai fini IVA al regime di
cui all'articolo 7 del D.P.R. n. 633
del 1972. Si chiede se, fatti salvi gli altri i requisiti richiesti dalla norma,
il contribuente possa utilizzare il regime dei minimi.
R. L'effettuazione di prestazioni per le quali non sussiste ai fini
dell'IVA il requisito della territorialità non precludono al contribuente
l'accesso al regime dei minimi.
La disposizione dell'articolo 1, comma 96, della legge finanziaria per il 2008, infatti, preclude l'accesso al
regime ai soggetti che abbiano effettuato cessioni all'esportazione, ovvero,
secondo quanto precisato dal D.M. del 2 gennaio 2008, le operazioni di cui agli
articoli 8, 8-bis, 9, 71 e 72 del D.P.R. n. 633 del 1972.
Nulla dispone la predetta norma in relazione alle operazioni di cui all'articolo
7 del medesimo decreto.
Resta inteso che i compensi derivanti dalle operazioni in questione rilevano ai
fini della verifica del limite dei 30.000 euro di ricavi, superato il quale è
precluso l'accesso al regime dei minimi.
2.1 Beni ammortizzabili di costo unitario inferiore ad euro 516,46 o con
coefficiente di ammortamento superiore al 25 per cento
D. Si chiede di conoscere se la rettifica della detrazione debba effettuarsi
anche per i "beni ammortizzabili" di costo unitario inferiore ad euro
516,46 o con coefficiente di ammortamento superiore al 25 per cento.
R. Ai sensi del comma 5 dell'articolo 19-bis2 del d.P.R. n. 633 del 1972, i
beni di costo unitario non superiore a 516,46 euro e quelli il cui coefficiente
di ammortamento stabilito ai fini delle imposte sul reddito è superiore al 25
per cento non sono considerati beni ammortizzabili ai fini della rettifica della
In relazione a detti beni si applica, quindi, la disposizione del comma 3 del
citato articolo 19-bis2, secondo
cui se mutamenti nel regime fiscale dell'attività comportano la detrazione
dell'imposta sugli acquisiti in misura diversa da quella già operata, la
rettifica è eseguita limitatamente ai beni e servizi non ancora ceduti o non
ancora utilizzati.
Pertanto, in relazione ai beni in questione, in fase di accesso al regime dei
contribuenti minimi, è necessario effettuare la rettifica della detrazione solo
se gli stessi non sono stati ancora utilizzati o ceduti, diversamente non
occorrerà effettuare detta rettifica.
D. In sede di accesso al regime dei minimi, ai fini della rettifica prevista
dall'articolo 19-bis2 del DPR n.
633 del 1972 occorre tener presente anche i canoni di leasing pagati
anticipatamente e l'eventuale maxicanone iniziale?
R. La rettifica della detrazione di cui all'articolo 19-bis2 del DPR n. 633 del 1972 deve
essere effettuata anche per i servizi non ancora utilizzati, e, ai sensi
dell'articolo 16, ultimo comma, del
citato DPR n. 633 del 1972 ai fini dell'imposta sul valore aggiunto il leasing
è considerato in ogni caso una prestazione di servizi.
Pertanto, in sede di accesso al regime dei minimi occorrerà effettuare le
apposite rettifiche dell'imposta detratta relativa al canone corrisposto
anticipatamente ed maxicanone iniziale.
Per procedere alla rettifica i contribuenti minimi dovranno verificare l'imposta
complessivamente detratta e versare la frazione di imposta corrispondente al
periodo di residua durata del contratto o della rata. Esempio: contribuente che accede al regime dei minimi il 1 gennaio 2008.
Rata semestre 1 settembre 2007/29 febbraio 2008: 1.800 euro di cui 300 di IVA
(interamente detratta). Imposta da versare euro 100 (300/6(mesi di riferimento
rata) x 2 (mesi relativi al periodo in cui si applica il regime dei minimi).
Maxicanone corrisposto in data 1 settembre 2006 euro 7.200, di cui 1.200 di IVA
(interamente detratta); durata del contratto di leasing anni 5.
Imposta da versare a seguito della rettifica euro 880 (1.200/60 -mesi di durata
del contratto) x 44 (mesi residui di durata del contratto al momento di ingresso
nel regime).
2.3 Deducibilità dell'imposta rettificata ai fini delle imposte dirette
D. L'imposta sul valore aggiunto versata a seguito della rettifica della
detrazione operata ai sensi del comma 101 della legge finanziaria
2008 costituisce costo deducibile per i contribuenti minimi?
R. Ai sensi del citato comma 101, l'applicazione del
regime dei contribuenti minimi comporta la rettifica della detrazione ai sensi
dell'articolo 19-bis2 del D.P.R. n.
633 del 1972. La relativa imposta deve essere versata in unica soluzione o in
cinque rate annuali di pari importo, nel termine per il versamento a saldo
L'imposta versata, in unica soluzione o in cinque rate, costituisce costo
deducibile per il contribuente minimo.
Detta imposta, infatti, può essere assimilata, quanto al suo trattamento ai
fini delle imposte dirette, all'imposta assolta dal contribuente minimo sugli
acquisti che, in quanto non detraibile in costanza di regime, rappresenta un
costo deducibile (cfr. anche risposta n. 3.9).
L'articolo 1, comma 101,
della legge finanziaria 2008 e l'articolo 7, comma 1, lettera e) del D.M. 2 gennaio 2008, prevedono,
inoltre, che "la rettifica della detrazione deve essere effettuata pure in
caso di passaggio, anche per opzione, al regime ordinario nella dichiarazione
annuale relativa all'anno dal quale trova applicazione tale regime, tenendone
conto nel versamento a saldo dell'imposta relativa a tale anno". In tal
caso, la rettifica - in aumento - dell'imposta detraibile determina una
sopravvenienza che rileverà ai fini delle imposte dirette secondo le regole
D. Si chiede di conoscere se tra le cessioni all'esportazione che precludono
l'accesso al regime dei contribuenti minimi rientrano anche le cessioni interne
a seguito di dichiarazione di intento di cui all'art. 8, lettera c), del D.P.R. 633/1972.
Inoltre, si chiede quale debba essere il comportamento del contribuente che
applica il regime dei minimi e riceve una lettera di intento, ovvero la
richiesta di non applicazione dell'iva da parte di un esportatore abituale.
R. L'articolo 1, comma 96, lettera a) numero 2), della legge finanziaria 2008 prevede
espressamente che si considerano contribuenti minimi le persone fisiche
precedente "non hanno effettuato cessioni all'esportazione". In
proposito l'articolo 2, comma 2, del D.M. 2 gennaio 2008 stabilisce che
"... costituiscono cessioni all'esportazione quelle di cui agli articoli 8, 8-bis, 9,
71 e 72 del decreto" Iva.
Ciò posto, si evidenzia che l'eventuale emissione - durante l'anno solare
precedente - di fatture senza addebito dell'imposta ai sensi dell'articolo 8, lettera c), del D.P.R. n. 633 del
1972, a seguito di dichiarazione d'intento ricevuta dal cessionario o
committente, preclude l'accesso al regime dei contribuenti dei minimi.
Si precisa, inoltre, che l'eventuale dichiarazione d'intento ricevuta dal
contribuente che - avendone i requisiti - applica il regime dei minimi dovrà
essere restituita al cessionario o committente, precisando che, in ogni caso,
l'operazione avverrà senza addebito d'imposta si sensi dell'articolo 1, comma 100, della legge finanziaria
3.2 Componenti di reddito riferiti ad esercizi precedenti a quello di
ingresso nel regime: plusvalenza realizzata nel 2007
D. Un contribuente realizza una plusvalenza nel 2007. Si chiede conferma che
tale, possedendo i requisiti per essere rateizzata, possa concorrere alla
determinazione del reddito relativo al periodo d'imposta 2007 non solo per la
prima rata ma anche per le residue, in ogni caso applicando le disposizioni
dell'articolo 1, comma 106,
della legge finanziaria per il 2008.
R. L'articolo 1, comma 106,
della legge finanziaria per il 2008 prevede che i componenti positivi e negativi
di reddito riferiti ad esercizi precedenti a quello da cui ha effetto il regime
dei contribuenti minimi, la cui tassazione o deduzione è stata rinviata in
conformità alle disposizioni del TUIR "...partecipano per le quote residue
alla formazione del reddito dell'esercizio precedente a quello di efficacia del
predetto regime solo per l'importo della somma algebrica delle predette quote
eccedente l'ammontare di 5000 euro. (...) In caso di importo negativo della
somma algebrica, lo stesso concorre integralmente alla formazione del predetto
reddito." Si conferma, pertanto, che nella fattispecie prospettata nel
quesito torna applicabile la disposizione di cui al citato comma 106 della legge finanziaria
per il 2008.
3.3 Determinazione delle plusvalenze derivanti dalla cessione di beni
D. Come viene calcolata la plusvalenza determinata dalla cessione di un bene
strumentale venduto dal contribuente minimo durante il periodo di applicazione
del regime speciale ovvero venduto dopo l'uscita dal regime dei minimi?
R. Il costo del bene strumentale acquistato durante l'applicazione del
regime dei minimi è deducibile nell'esercizio in cui è sostenuto per l'intero
importo, ai sensi dell'articolo 1, comma 104, della legge finanziaria
per il 2008. Quando lo stesso bene viene venduto, sia durante la permanenza nel
regime speciale che successivamente all'uscita dal regime medesimo, la relativa
plusvalenza è costituita dall'intero ammontare del corrispettivo percepito. Per
converso, qualora il bene strumentale sia stato acquistato nel corso di un
periodo d'imposta anteriore rispetto a quello di applicazione del regime dei
minimi, la relativa plusvalenza, sia essa realizzata o meno in un periodo
interessato dal regime dei minimi, è costituita, ai sensi dell'articolo 4,
comma 2 del decreto ministeriale 2 gennaio 2008, dalla
differenza fra il corrispettivo, al netto degli oneri accessori di diretta
imputazione, e il costo non ammortizzato, calcolato cioè al netto degli
ammortamenti dedotti.
3.4 Somma algebrica di componenti di reddito di esercizi precedenti
all'ingresso nel regime che esprime un valore negativo
D. Si chiede di precisare il trattamento fiscale dei componenti positivi e
negativi riferibili ad esercizi precedenti a quello di applicazione del regime
dei contribuenti minimi, la cui tassazione o deduzione sia rinviata a periodi
d'imposta successivi, nell'ipotesi in cui la loro somma algebrica esprime un
valore negativo superiore a 5.000 euro.
reddito".
Ciò posto, riguardo alla fattispecie prospettata con il quesito, ad ulteriore
integrazione di quanto precisato con la circolare n. 73/E del 21 dicembre 2007, paragrafo
4.2, si precisa che qualora il risultato della somma algebrica tra l'importo
complessivo delle quote residue delle componenti attive e l'importo complessivo
delle quote residue delle componenti negative esprima un valore negativo
superiore a 5000 euro (ad esempio - 7000 euro) lo stesso può essere dedotto
Ciò è coerente, del resto, con le istruzioni al modello Unico persone fisiche
2008, fascicolo terzo, quadro RG, rigo RG 20, secondo cui in caso di importo
negativo, l'intero ammontare risultante dalla somma algebrica deve essere
indicato tra i componenti negativi.
3.5 Trattamento delle quote ammortamento residue dei beni strumentali
acquistati prima dell'ingresso nel regime
D. Entrando nel regime dei minimi, come vengono trattate le quote di
ammortamento residue dei beni strumentali acquistati prima dell'ingresso nel
R. In deroga alle disposizioni previste dal Testo unico delle Imposte sui
redditi, il regime dei contribuenti minimi prevede che il reddito d'impresa o di
lavoro autonomo dei soggetti che rientrano nel regime è costituito dalla
differenza tra l'ammontare dei ricavi o compensi percepiti nel periodo d'imposta
e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell'esercizio dell'attività
d'impresa o dell'arte o della professione.
Ciò posto, durante l'applicazione del regime il contribuente non può dedurre
le quote di ammortamento relative ai beni strumentali acquistati anteriormente
all'acceso al regime.
Le eventuali quote residue di ammortamento rileveranno, invece, dopo l'uscita
dal regime, ovviamente a condizione che il bene non sia stato nel frattempo
dismesso. In altri termini, durante l'applicazione del regime dei minimi gli
ammortamenti non sono deducibili ed il residuo costo fiscale dei beni
strumentali resta sospeso.
D. Un contribuente in contabilità ordinaria riceve una fattura emessa da un
soggetto che si avvale del regime semplificato per i contribuenti minimi. Come
deve annotare tale fattura nei propri registri IVA ("non imponibile",
"fuori campo IVA" o con l'annotazione che trattasi di "operazione
effettuata ai sensi dell'articolo 1, comma 100, della legge finanziaria
per il 2008")?
R. Si ritiene corretto, in tal caso, che il soggetto in contabilità
ordinaria indichi, nei propri registri IVA, che l'acquisto è stato effettuato
da un contribuente minimo, registrando la corrispondente fattura con
l'annotazione che trattasi di "operazione effettuata ai sensi dell'articolo
1, comma 100, della legge
finanziaria per il 2008". Il medesimo soggetto è tenuto ad includere
nell'elenco fornitori i dati dell'operazione.
3.7 Modalità di determinazione dell'acconto per le imprese familiari
D. Nella circolare n. 73 del
2007, paragrafo 5, sono state precisate le modalità con cui vanno effettuati i
versamenti del saldo e degli acconti delle imposte sui redditi.
In particolare è riportato l'esempio di un soggetto che, avvalendosi del regime
dei contribuenti minimi a decorrere dal periodo d'imposta 2008, deve calcolare
gli acconti da versare nel corso dello stesso anno 2008 avendo riguardo
all'imposta dovuta evidenziata nella dichiarazione dei redditi relativa all'anno
Risulta, in altri termini, che l'unica modalità di determinazione dell'acconto
è il metodo storico, con esclusione di quello previsionale.
Nello stesso paragrafo, inoltre, è stato chiarito che "nel caso di imprese
familiari, l'acconto è dovuto, anche per conto dei collaboratori familiari, dal
titolare dell'impresa".
In relazione a quest'ultima affermazione si chiede con quali modalità devono
essere determinati gli acconti dovuti nel primo anno di adesione al regime dal
titolare dell'impresa familiare e dai collaboratori.
R. L'articolo 1, comma 117,
della legge finanziaria per il 2008 stabilisce che "ai fini del calcolo
dell'acconto dell'imposta sul reddito delle persone fisiche dovuto per l'anno in
cui avviene il passaggio dal regime ordinario di tassazione a quello previsto
per i contribuenti minimi, non si tiene conto delle disposizioni di cui ai commi
da 96 a 116", ovvero le disposizioni relative a regime in commento.
Ne consegue che, come affermato nel quesito, per i soggetti che accedono al
regime dei minimi l'unica modalità di determinazione dell'acconto dovuto per
l'anno di accesso è il metodo storico, con esclusione di quello previsionale.
In caso di imprese familiari, il medesimo comma 117 precisa che
"l'acconto è dovuto dal titolare anche per la quota imputabile ai
collaboratori dell'impresa familiare."
Nel caso di imprese familiari, infatti, ai sensi del comma 105, l'imposta sostitutiva
da versare sul reddito d'impresa è calcolata sul reddito al lordo delle quote
assegnate al coniuge e ai collaboratori familiari ed è dovuta solo
dall'imprenditore.
Con la circolare n. 7 del 2008, quesito n. 6.11,
è stato sottolineato che, per evitare una doppia tassazione, i collaboratori
familiari sono esonerati dagli obblighi dichiarativi e di versamento,
limitatamente al reddito dell'impresa familiare. Tale esonero riguarda anche il
versamento degli acconti d'imposta per la parte riferibile al reddito derivante
dalla partecipazione all'impresa familiare.
Ciò premesso, per la determinazione degli acconti dovuti per l'anno di accesso
al regime dei minimi si ritiene corretto operare nel modo seguente:
- l'imprenditore, titolare dell'impresa familiare, deve sommare al proprio
acconto determinato con il metodo storico, pari al 98 per cento dell'imposta
risultante dalla dichiarazione dei redditi relativa all'anno precedente
all'accesso al regime, anche il 98 per cento dell'imposta risultante dalla
dichiarazione dei propri collaboratori, per la quota parte riferibile al reddito
di partecipazione all'impresa familiare. Tale quota dell'imposta deve essere
determinata in proporzione all'incidenza del reddito di partecipazione sul
reddito complessivo del collaboratore;
- i collaboratori, invece, potranno versare il proprio acconto sia utilizzando
il metodo storico, ossia commisurando l'acconto al 98 per cento della quota di
imposta risultante dalla dichiarazione dei redditi dell'anno precedente
riferibile ai redditi diversi da quello di partecipazione all'impresa familiare
(determinato come sopra), sia utilizzando il metodo previsionale, sempre con
riguardo all'imposta relativa ad eventuali altri redditi posseduti, diversi da
quello di partecipazione all'impresa familiare.
3.8 Applicazione delle ritenute di acconto nei confronti dei contribuenti
D. Si chiede di conoscere se ai compensi percepiti dai contribuenti minimi
si applicano le ritenute d'acconto ed in particolare la ritenuta d'acconto
prevista dal comma 43 della
legge 27 dicembre 2006 296 (legge finanziaria 2007) che ha introdotto l'obbligo
per il condominio di applicare una ritenuta d'acconto sul reddito del 4%, sui
corrispettivi dovuti per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o
servizi, effettuate nell'esercizio d'impresa.
R. L'articolo 1, comma 105
della legge finanziaria per il 2008 stabilisce che i contribuenti minimi devono
applicare sul reddito di impresa o di lavoro autonomo un'imposta sostitutiva
dell'imposta sui redditi, nonché delle addizionali comunali e regionali, pari
al 20 per cento.
L'articolo 6 del D.M. del 2
gennaio 2008 ha precisato che le ritenute devono considerarsi a titolo
d'acconto della predetta imposta sostitutiva e che l'eccedenza è utilizzabile
in compensazione ai sensi dell'art. 17
del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Dal tenore di queste due norme si
desume che i contribuenti minimi subiscono le ritenute di cui al Titolo III del
d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ivi comprese quelle previste sui corrispettivi
dovute dal condominio all'appaltatore previste dall'articolo 25-ter, introdotto dall'articolo 1,
comma 43 della legge 27
dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007).
3.9 Deducibilità componenti negativi per i contribuenti minimi
D. Il nuovo regime dei contribuenti minimi non prevede l'applicazione della
rivalsa e nemmeno della detrazione. Si chiede se l'Iva pagata sugli acquisti
rappresenta per l'operatore un costo deducibile?
R. Si conferma che l'imposta sul valore aggiunto addebitata a titolo di
rivalsa ai contribuenti minimi rappresenta per questi ultimi un costo
D. I contribuenti minimi sono tenuti all'invio telematico dei corrispettivi
previsto dai commi da 33 a 37-ter dell'art. 37 del d.l. n. 223/06?
R. La disciplina dei contribuenti minimi recata dalla legge finanziaria
2008 non prevede alcuno specifico obbligo di trasmissione telematica dei
corrispettivi, a differenza di quanto aveva previsto l'art. 32-bis del d.P.R. n. 633/72 per i
contribuenti che adottavano il regime dei c.d. minimi in franchigia (regime
espressamente abrogato proprio dall'articolo 1, comma 116, della legge finanziaria
La stessa disciplina, inoltre, non esplicita una esclusione dei contribuenti
minimi dall'obbligo di invio telematico dei corrispettivi previsto dai commi da
33 a 37-ter dell'art. 37
del d.l. n. 223 del 2006.
Queste ultime disposizioni, comunque, non hanno ancora trovato attuazione (non
essendo stati emanati il Regolamento di cui al comma 37-ter ed i provvedimenti
di cui al comma 34), per cui, al momento, l'obbligo in questione non sussiste.
D. A pagina 2 delle istruzioni al Modello di comunicazione dati IVA 2008 è
scritto che i contribuenti minimi sono esonerati dalla predetta comunicazione.
Considerato che tali contribuenti per l'anno 2007 applicano l'IVA nei modi
ordinari, si chiede conferma di detto esonero.
R. Il modello da utilizzare per la presentazione della comunicazione dati
Iva, in considerazione dell'esiguità e della semplicità dei dati richiesti,
non è aggiornato annualmente, ma viene revisionato solo quando intervengono
modifiche normative che lo richiedono.
Quest'anno, infatti, il modello è stato aggiornato sostanzialmente al fine di
recepire la nuova classificazione delle attività economiche ATECO 2007.
Nell'ambito delle istruzioni, è stato integrato l'elenco dei soggetti esonerati
dalla presentazione della comunicazione dati Iva introducendo il riferimento ai
contribuenti minimi che hanno aderito al regime previsto dalla legge finanziaria
2008. Tale ipotesi di esonero, in ogni caso, si rende applicabile a partire
dalla comunicazione dati relativa all'anno d'imposta 2008, primo anno di
operatività del nuovo regime, da presentare entro febbraio 2009.
Occorre comunque tenere presente che l'articolo 8-bis del decreto del Presidente
della Repubblica del 22 luglio 1998 n. 322
del 1998, che disciplina l'adempimento della comunicazione dati Iva, prevede una
specifica ipotesi di esonero per i contribuenti Iva persone fisiche che
nell'anno oggetto della comunicazione hanno conseguito un volume d'affari fino
25.822,84 euro. Ne consegue che la maggior parte dei contribuenti che hanno
aderito al regime dei minimi, effettuati i dovuti confronti tra i ricavi e il
volume d'affari conseguiti, saranno di fatto esonerati dall'obbligo di
presentare la comunicazione dati relativa all'anno d'imposta 2007.
3.12 Contributi integrativi dovuti da contribuenti minimi iscritti alle Casse
di previdenza private
D. Si chiede di specificare la corretta collocazione del regime dei minimi
nel sistema dell'IVA e, in particolare, di chiarire se i contribuenti minimi
iscritti ad enti previdenziali privati sono obbligati ad addebitare in fattura
ed a versare il contributo integrativo dovuto ai sensi dell'articolo 8 del D.Lgs.
10 febbraio 1996, n. 103 e delle disposizioni di legge, statutarie e
regolamentari che disciplinano il singolo ente di appartenenza.
R. Il regime dei contribuenti minimi costituisce un particolare regime
fiscale, destinato a determinati contribuenti di ridotte dimensioni, che
comporta importanti semplificazioni ed agevolazioni sotto il profilo
esclusivamente tributario.
Detto regime non incide in alcun modo sugli obblighi previsti dalla normativa
vigente in materia previdenziale ed assistenziale, né sui conseguenti obblighi
Per quanto attiene specificamente l'obbligo di versamento all'ente di previdenza
del c.d. contributo integrativo di cui all'articolo 8 del D.Lgs. 10 febbraio
1996, n. 103 ed alle altre disposizioni di legge, statutarie e regolamentari che
disciplinano il singolo ente previdenziale, si conferma che i contribuenti
minimi devono continuare ad addebitare in fattura detto contributo
commisurandolo al corrispettivo lordo dell'operazione e procedere al versamento
La circostanza che i contribuenti minimi non sono tenuti ad addebitare in
fattura l'imposta sul valore aggiunto, infatti, non comporta alcuna conseguenza
rispetto all'obbligo contributivo in questione.
Al riguardo si precisa che i contribuenti minimi, in relazione all'attività
svolta, sono comunque soggetti passivi dell'imposta sul valore aggiunto, anche
se non hanno l'obbligo di addebitare l'imposta in fattura, e sono tenuti a
richiedere l'attribuzione del numero di partita IVA all'inizio dell'attività ed
al rispetto di determinati obblighi formali, seppure limitati alla
certificazione dei corrispettivi ed alla conservazione dei documenti di spesa.
Si osserva, inoltre, che il citato articolo 8 del D.Lgs. n. 103 del 1996
commisura il contributo integrativo al "fatturato lordo", senza dare
quindi rilievo al regime IVA dell'operazione.
Infine, è appena il caso di osservare che le discipline dei singoli enti di
previdenza, nella maggior parte dei casi, commisurano il contributo integrativo
al volume d'affari realizzato dall'iscritto ai fini dell'IVA.
Al riguardo, si ricorda che l'articolo 20
del DPR 26 ottobre 1972, n. 633 definisce volume d'affari "l'ammontare
complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi dallo stesso
effettuate, registrate o soggette a registrazione con riferimento a un anno
solare ...", compreso, quindi, anche l'ammontare delle operazioni poste in
essere dai contribuenti minimi.
D. I soggetti obbligati alla presentazione degli elenchi clienti e fornitori
di cui all'articolo 8-bis, comma 4-bis, del DPR 31 luglio 1998, n. 322, devono includere nei predetti elenchi
i dati relativi ai contribuenti minimi nei confronti dei quali sono state emesse
fatture (elenco clienti) o sono stati effettuati acquisti (elenco fornitori)?
R. Come è noto, sono obbligati alla trasmissione dell'elenco clienti e
fornitori tutti i soggetti passivi Iva che hanno emesso o ricevuto fatture
relative ad operazioni attive o passive rilevanti ai fini Iva.
Si osserva al riguardo che i contribuenti minimi, ancorché non possano
esercitare il diritto di rivalsa nè possano detrarre l'Iva assolta sugli
acquisti, sono, comunque, titolari di ordinaria partita IVA. Ciò induce a
ritenere che gli stessi non siano estranei al regime IVA e che, pertanto, le
operazioni effettuate da (o nei confronti dei) medesimi, debbano essere incluse
negli elenchi clienti e fornitori predisposti dai soggetti obbligati alla loro
3.14 Produttori agricoli che scelgono di non avvalersi dei regimi speciale
D. Con la circolare n. 7/E del 2008 è stato
affermato che se i produttori agricoli scelgono di non avvalersi del regime
speciale IVA previsto dagli articoli 34
e 34-bis del DPR n. 633 del 1972 devono applicare il regime dei contribuenti
minimi, se ne ricorrono i presupposti, sia per la parte di attività agricola
che supera i limiti dell'articolo 32
del TUIR, produttiva di reddito d'impresa, sia per le altre attività di impresa
eventualmente esercitate.
In proposito si chiede di sapere se, in presenza dei requisiti per essere
considerato contribuente minimo, l'agricoltore possa, comunque, applicare le
previsioni dell'articolo 56,
comma 5, e 56-bis del TUIR che
prevedono modalità forfetarie di determinazione del reddito d'impresa. In caso
di risposta positiva si chiede, altresì, di sapere come debbano essere trattate
le ulteriori attività di impresa, arte o professione eventualmente esercitate.
R. La circolare n. 7/E del 2008 ha
chiarito che le limitazioni conseguenti all'applicazione del regime speciale IVA
non operano nell'eventualità che l'attività agricola venga trattata, ai fini
IVA, secondo le disposizioni proprie del regime ordinario e non ai sensi degli
articoli 34 e 34-bis. In tal caso il contribuente in presenza dei requisiti
dovrà applicare (salvo opzione) il regime dei contribuenti minimi per le altre
attività di impresa eventualmente esercitate e per la restante attività
agricola che ai fini dell'imposta sul reddito esprima reddito d'impresa compresa
quella alla quale si applicano le disposizioni dell'articolo 56 bis del TUIR.
Pertanto, qualora il contribuente decida di non applicare il regime speciale IVA
di cui agli articoli 34 e 34-bis
del DPR n. 633 del 1972, il regime naturale a cui assoggettare il reddito
d'impresa prodotto tramite l'attività agricola e le ulteriori attività
d'impresa esercitate è quello dei contribuenti minimi, sempre che ne ricorrano
Tuttavia il contribuente può scegliere di non applicare il regime dei minimi e,
quindi, di determinare il reddito seguendo le disposizioni del TUIR ed in
particolare di applicare le specifiche regole dettate dall'articolo 56, comma 5, e
56-bis. In tal caso, la scelta
per l'applicazione delle regole del testo unico, con la conseguente esclusione
dal regime dei minimi, varrà anche per le ulteriori attività di impresa, arte
o professione esercitate.
D. Un contribuente che applica il regime di cui all'articolo 34-bis del d.P.R. n. 633 del 1972 può
avvalersi del nuovo regime dei contribuenti minimi? In caso di risposta positiva
come andranno trattate le eventi ulteriori attività di impresa, arte o
professione esercitate?
R. Le attività esercitate dall'imprenditore agricolo dirette alla
produzione di beni ed alla fornitura di servizi di cui al terzo comma
dell'articolo 2135 del codice civile, sono assoggettate, ai fini dell'imposta
sul valore aggiunto, al regime speciale per le attività agricole connesse
previsto dall'articolo 34-bis del
d.P.R. n. 633 del 1972, salva l'opzione per il regime ordinario.
Tali attività, ai fini delle imposte sul reddito sono produttive di reddito
d'impresa, da determinarsi secondo regole peculiari dettate dall'articolo 56-bis, comma 3, del TUIR.
Qualora il contribuente, ai fini IVA, decida di applicare il regime di cui al
citato articolo 34-bis non potrà avvalersi del regime dei contribuenti minimi
né per l'attività agricola connessa né per le ulteriori attività di impresa,
arte o professione eventualmente esercitate.
Ad integrazione di quanto chiarito con la circolare n. 7/E del 2008 si precisa che, qualora il contribuente
decida di non applicare il regime IVA speciale per le attività agricole
connesse, il suo regime naturale, sempre che ne riscorrano i presupposti, sarà
quello dei contribuenti minimi sia per tali attività che per le ulteriori
attività d'impresa arte o professione eventualmente esercitate.
Nell'ipotesi da ultimo descritta sarà, comunque, facoltà del contribuente
scegliere, tramite opzione di non applicare il regime dei minimi e di
determinare il redito imponibile ai fini IRPEF secondo le specifiche regole
dettate dall'articolo 56-bis
del TUIR. In tal caso, la scelta per l'applicazione delle regole del testo
unico, con la conseguente esclusione dal regime dei minimi, varrà anche per le
ulteriori attività di impresa, arte o professione esercitate.
4.1 Regolarizzazione degli adempimenti IVA nel caso di uscita dal regime con
effetto dal periodo di imposta in corso
D. Un contribuente che applica il regime dei minimi nel corso dell'anno
solare consegue ricavi o compensi per un importo che il limite dei 30.000 euro
di oltre il 50 per cento (cioè realizza ricavi o compensi per un importo
superiore a 45.000 euro).
Nella circolare n. 7/E del 2008, si afferma che
il soggetto deve scorporare l'IVA dai corrispettivi e adempiere ai versamenti
dovuti, detraendo l'IVA sugli acquisti effettuati.
Si chiede se tale soggetto sia tenuto ad effettuare, sia pure in ritardo, i
versamenti periodici dell'IVA, eventualmente usufruendo del ravvedimento operoso
per quelli i cui termini sono già scaduti, oppure se deve versare l'IVA dovuta
solo a saldo, senza alcun ravvedimento.
R. L'articolo 1, comma 111,
della legge finanziaria per il 2008, nel caso di cessazione dal regime dei
minimi con effetto immediato per effetto del superamento del limite dei ricavi o
compensi di oltre il 50 per cento, dispone che "sarà dovuta l'imposta sul
valore aggiunto relativa ai corrispettivi delle operazioni imponibili effettuate
nell'intero anno solare, determinata mediante scorporo ai sensi dell'ultimo
comma dell'articolo 27 del decreto
del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 per la frazione d'anno
antecedente il superamento del predetto limite o la corresponsione dei suddetti
compensi, salvo il diritto alla detrazione dell'imposta sugli acquisiti relativi
al medesimo periodo."
Per i ricavi o compensi conseguiti dopo il superamento di oltre il 50 per cento
del predetto limite, quindi, il contribuente dovrà sicuramente addebitare
l'imposta in fattura al cessionario o committente.
Per i ricavi o compensi in relazione ai quali, in applicazione delle
disposizioni sul regime dei contribuenti minimi, non ha addebitato l'imposta in
fattura, il contribuente dovrà determinare la stessa mediate scorporo dal
corrispettivo indicato nella fattura medesima.
L'articolo 8 del D.M. 2 gennaio
2008 disciplina in dettaglio gli obblighi che conseguono nella fattispecie.
Per quanto concerne l'imposta sul valore aggiunto, detta disposizione prevede
che il contribuente:
1) deve istituire i registri IVA entro il termine per l'effettuazione della
liquidazione periodica relativa al mese o trimestre in cui è stato superato il
predetto limite;
2) per le operazioni che determinano il superamento del predetto limite e per
quelle effettuate successivamente, deve adempiere agli obblighi ordinariamente
Pertanto, il contribuente deve effettuare la liquidazione periodica dell'imposta
relativa al periodo (mese o trimestre) ancora in corso al momento del
superamento del limite dei ricavi e quelle dei periodi successivi, versando la
relativa imposta nei termini ordinari;
3) deve presentare la comunicazione dati e la dichiarazione annuale relative
all'anno in cui è stato superato il predetto limite entro i termini
ordinariamente previsti, versando l'imposta a saldo entro il termine
ordinariamente previsto;
4) deve annotare nei registri IVA i corrispettivi delle cessioni di beni e delle
prestazioni di servizi e l'ammontare degli acquisti effettuati anteriormente al
superamento del predetto limite entro il termine per la presentazione della
dichiarazione annuale. I dati relativi alle predette operazioni, attive e
passive, devono essere riepilogati sia nella comunicazione dati che nella
dichiarazione annuale ai fini dell'IVA.
L'imposta relativa a tali cessioni e prestazioni, determinata mediate scorporo
dal corrispettivo indicato in fattura, al netto della detrazione dell'imposta
relativa agli acquisti, deve essere computata ai fini della determinazione
dell'imposta da versare a saldo, nei termini ordinari.
Il contribuente, quindi, non è tenuto ad effettuare le liquidazioni dei periodi
(mesi o trimestri) precedenti a quello nel corso del quale ha superato il limite
di ricavi previsto dalla norma, ma deve tenere conto dell'imposta, a debito o a
credito, derivante dalle operazioni assoggettate al regime dei minimi solo in
sede di determinazione dell'imposta a saldo risultante dalla dichiarazione
annuale, senza applicazione di sanzioni o interessi.
D. Nel caso di uscita dal regime dei minimi nel 2 anno, si ipotizzi la
seguente fattispecie:
- rimanenze al 01/01/2008 Euro 35.000, sulle quali è stata operata la rettifica
della detrazione;
- corrispettivi del 1 anno Euro 20.000;
- costi sostenuti Euro 5.000.
Alla fine dell'anno 2008 le rimanenze residue sono pari a 15.000 (35.000 meno
20.000), mentre il periodo d'imposta chiude con una perdita pari a 5.000, ossia
all'ammontare dei costi sostenuti.
Tenendo conto che sulle rimanenze è stata effettuata la rettifica della
detrazione IVA all'entrata nel regime, si chiede di conoscere la sorte delle
rimanenze residue di 15.000 all'uscita dal regime.
R. Nell'esempio descritto (ingresso nel regime e fuoriuscita dopo un solo
anno) ai fini delle imposte dirette le rimanenze finali risultanti a seguito
dell'applicazione del regime dei contribuenti minimi rileveranno, come esistenze
iniziali del periodo successivo soggetto al regime ordinario, per la parte che
eccede l'ammontare dei componenti positivi prodotti in tale periodo (nel caso
prospettato euro 15.000).
Ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, in caso di passaggio dal regime dei
contribuenti minimi a quello ordinario occorrerà procedere nuovamente alla
rettifica della detrazione - in aumento - ai sensi dell'articolo 19-bis2 del d.P.R. n. 633 del 1972 (cfr.
articolo 1, comma 101,
della legge finanziaria 2008).
Poiché le merci residue saranno cedute con addebito dell'IVA occorre
ripristinare il diritto alla detrazione dell'imposta assolta a monte.
Per effettuare tale rettifica dovrà predisporsi un'apposita documentazione
nella quale vanno indicate, per categorie omogenee, le quantità e i valori dei
beni merce.
D. In caso di liquidazione dell'impresa individuale che si protrae per i tre
esercizi successivi, compreso quello in cui la liquidazione stessa ha avuto
inizio, il contribuente minimo, che nel corso del triennio è uscito dal regime
speciale, come determinerà il reddito d'impresa relativo al periodo compreso
tra l'inizio e la chiusura della liquidazione ai sensi dell'articolo 182, comma 2, del TUIR?
R. Si ritiene che i periodi d'imposta interessati dalla liquidazione
dell'impresa individuale (formalità non obbligatoria ai fini della cessazione
dell'attività) non possano essere trattati secondo le disposizioni proprie del
Tale conclusione discende dalla sostanziale incompatibilità delle norme fiscali
in tema di liquidazione delle imprese di cui all'articolo 182 del TUIR con quelle che
disciplinano il regime dei minimi.
Invero, nell'esempio prospettato non sembra conciliabile la determinazione
unitaria e necessariamente omogenea del reddito relativo al maxi-periodo di
liquidazione con una ipotizzata disciplina diversificata (in parte dettata dal
regime ordinario e in parte da quello dei minimi) degli anni compresi nel
maxi-periodo.
Le Direzioni Regionali vigileranno affinché
i principi enunciati nella presente circolare vengano applicati con uniformità
- Roma, 1 ora e 19 minuti fa	Rottamazione cartelle: la Lettera del Professionista alla clientela
- Borgo San Dalmazzo , 1 ora e 57 minuti fa	Accordo per la riduzione del canone di locazione
- Borgo San Dalmazzo , 1 ora e 57 minuti fa	Contratto di comodato abitativo
- Borgo San Dalmazzo , 1 ora e 57 minuti fa	Contratto di locazione ad uso abitativo a canone libero
- Borgo San Dalmazzo , 1 ora e 57 minuti fa	Contratto di locazione ad uso abitativo a canone concordato (e cedolare secca)
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- Borgo San Dalmazzo , 1 ora e 57 minuti fa	Verbale riconsegna immobili al conduttore
- Borgo San Dalmazzo , 1 ora e 57 minuti fa	Rottamazione cartelle: la Lettera del Professionista alla clientela
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References: Articolo 1

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 articolo 19
 articolo 8
 articolo 34

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