Source: http://www.intrastat.biz/nuovi-chiarmenti-iva/
Timestamp: 2017-09-23 14:36:42+00:00

Document:
Chiarimenti IVA Luglio 2011 | INTRASTAT .BIZ
« Estensioni Obbligo Black List
Triangolazioni Esportazioni »
Agenzia delle Entrate: Nuovi Chiarmenti IVA Luglio 2011
SCARICA IL PDF - [245.23KB]
Chiarmenti IVA Luglio 2011
Ultimo Aggiornamento: 05/07/2011 - Numero Download: 685
AGENZIA DELLE ENTRATE: NUOVI CHIARIMENTI IVA
Con due recenti documenti di prassi l’Agenzia delle Entrate è intervenuta su alcune tematiche di stretta attualità in materia di IVA e operazioni con l’estero.
Esaminiamo di seguito le risposte fornite dall’Amministrazione finanziaria in occasione degli incontri organizzati da professionisti e stampa specializzata, riepilogate nelle CM nn. 28/E/2011 e 29/E/2011.
SERVIZI FINANZIARI PRESTATI A SOGGETTI EXTRACOMUNITARI
Le operazioni di natura finanziaria rese da società residenti nei confronti di soggetti privati stabiliti al di fuori del territorio comunitario, sono escluse dal campo di applicazione dell’IVA ai sensi dell’art. 7-septies, c. 1, lett. d), DPR 633/1972.
L’imposta assolta sulle relative spese risulta detraibile per la società italiana in forza dell’art. 19, c. 3, lett. a-bis), DPR 633/1972, che prevede la non operatività del principio di indetraibilità “per destinazione” nell’ipotesi di prestazioni esenti effettuate verso soggetti extracomunitari.
L’art. 19, c. 2, DPR 633/1972, stabilisce, infatti, l’indetraibilità dell’IVA relativa all’acquisto o all’importazione di beni e servizi afferenti operazioni esenti o comunque non soggette all’imposta (c.d. indetraibilità “per destinazione”).
Su tali operazioni il diritto al rimborso dell’imposta può essere esercitato ai sensi dell’art. 30, c. 3, lett. d), DPR 633/1972, che prevede la facoltà di dar corso alla richiesta di rimborso IVA ai soggetti che effettuano prevalentemente operazioni non soggette a IVA per effetto degli articoli da 7 a 7-septies, DPR 633/1972.
REVERSE CHARGE PER LE PRESTAZIONI DI TRASPORTO RESE DA NON RESIDENTI
L’Agenzia affronta il caso di un soggetto passivo nazionale che acquista un biglietto aereo per un trasporto interno da una compagnia aerea non residente, identificata ai fini IVA in Italia, ricevendo una fattura gravata da IVA.
Trattandosi di una prestazione di trasporto effettuata nel territorio nazionale, la stessa risulta territorialmente rilevante ai fini IVA ai sensi dell’art. 7-quater, c. 1, lett. b), DPR 633/1972, tuttavia, a partire dal 2010, il novellato art. 17, c. 2, DPR 633/1972, stabilisce che gli obblighi relativi:
alle cessioni di beni,
alle prestazioni di servizi,
effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti (pur se identificati ai fini IVA in Italia) nei confronti di soggetti IVA stabiliti in Italia, sono adempiuti dai cessionari o committenti con il meccanismo del reverse charge (con emissione di autofattura o, se la controparte è un soggetto IVA UE, con integrazione della fattura ricevuta).
Sino al 2009 invece, gli obblighi IVA delle operazioni effettuate nel territorio nazionale da soggetti non residenti potevano essere esercitati dagli stessi, se identificati direttamente, oppure attraverso un rappresentante fiscale.
Di conseguenza, per non incorrere nella sanzione prevista dall’art. 6, c. 9-bis, D.Lgs. 471/1997, pari al 3% dell’imposta irregolarmente assolta (con un minimo di € 258), l’acquirente del biglietto aereo deve assoggettare a IVA la prestazione con emissione di autofattura.
La fattura emessa dalla compagnia aerea non residente non è, infatti, rilevante ai fini dell’imposta in quanto gli obblighi IVA ricadono comunque in capo al committente nazionale.
Tale documento, tra l’altro, non deve essere annotato nel registro IVA acquisti e la relativa imposta (erroneamente addebitata in fattura) non può essere portata in detrazione.
La compagnia aerea può rettificare la fattura irregolare, procedendo all’emissione di una nota di variazione ex art. 26, c. 3, DPR 633/1972 (e, quindi, entro un anno dall’effettuazione dell’operazione).
LA TERRITORIALITà DELLE PRESTAZIONI DI DEPOSITO MERCI
L’Agenzia interviene sul regime IVA applicabile alle prestazioni di deposito merci in ambito comunitario.
Nel caso di specie una ditta olandese ha emesso una fattura ad un soggetto IVA italiano per prestazioni di deposito di merci custodite in Olanda, applicando l’IVA olandese in quanto prestazioni di servizi relative a beni immobili (e, quindi, rilevanti nel Paese in cui è ubicato l’immobile).
A parere dell’Agenzia le prestazioni di deposito merci non sono riconducibili alla categoria delle prestazioni di servizi relativi ai beni immobili ma, piuttosto, alle prestazioni “generiche” ex art. 7-ter, DPR 633/1972).
In particolare, l’Agenzia delle Entrate osserva che in base all’art. 1766, Codice Civile: “il deposito è il contratto col quale una parte riceve dall’altra una cosa mobile con l’obbligo di custodirla e di restituirla in natura.”
L’operazione è quindi rilevante in Italia (luogo di stabilimento del committente soggetto passivo) e, pertanto, l’operatore nazionale è tenuto ad assoggettare a imposta l’operazione con emissione di autofattura, a nulla rilevando la circostanza che abbia ricevuto dal fornitore una fattura gravata da imposta olandese.
In mancanza risulta applicabile la sanzione amministrativa prevista dall’art. 6, c. 9-bis, D.Lgs. 471/1997, pari al 3% dell’imposta irregolarmente assolta (con un minimo di € 258).
Al fine di recuperare l’imposta “indebitamente” assolta, l’operatore nazionale può chiedere la restituzione dell’IVA al fornitore olandese (adducendo una diversa interpretazione della territorialità IVA dell’operazione) oppure, in alternativa, inoltrare istanza di rimborso dell’IVA secondo la nuova procedura ex art. 38-bis1, DPR 633/1972 (si veda la CF n. 33/2010).
Dunque, secondo i tecnici dell’Amministrazione finanziaria, l’applicazione delle regole territoriali in materia di IVA comunitaria deve avvenire nel rispetto della disciplina vigente in ciascuno Stato.
A fronte di tale singolare tesi, pare opportuno ricordare che con l’emanazione del Regolamento UE n. 282/2011, in vigore dallo scorso 1° luglio (si veda la CF n. 34/2011), il Legislatore comunitario intende superare le difformità interpretative riscontrate nella prassi dei Paesi aderenti alla UE, con l’obbiettivo di uniformare l’interpretazione del dettato normativo comunitario.
fatturazione spese di deposito a soggetto stabilito in altro paese ue
Le spese di deposito addebitate da un operatore nazionale ad un soggetto passivo IVA stabilito in un altro Paese UE devono essere fatturate fuori campo IVA ai sensi dell’art. 7-ter, DPR 633/1972 (sono, infatti, territorialmente rilevanti nello Stato UE del committente).
All’atto dell’estrazione dei beni dal deposito, il rappresentante fiscale del soggetto estero non deve includere nella base imponibile da assoggettare a IVA le suddette prestazioni di deposito in quanto le stesse sono rilevanti nel Paese di stabilimento di tale soggetto.
In buona sostanza, a parere dell’Agenzia, le regole di territorialità IVA risultano prioritarie rispetto alla disciplina fiscale applicabile alla singola operazione (nel caso l’art. 50-bis, c. 6, DL 331/1993).
L’AUTORIZZAZIONE PER LE PRESTAZIONI DI SERVIZI INTRACOMUNITARI
Nell’ambito delle azioni di contrasto alle frodi IVA in ambito comunitario, l’art. 27, DL 78/2010, ha modificato l’art. 35, DPR 633/1972, prevedendo, in capo ai soggetti che intendono effettuare operazioni intracomunitarie, l’obbligo di ottenere una specifica autorizzazione dall’Agenzia delle Entrate (si vedano la CA n. 4/2011 e la CF n. 8/2011).
L’Agenzia delle Entrate ribadisce nuovamente che gli operatori che effettuano o che intendono effettuare esclusivamente prestazioni di servizi intracomunitarie devono, al pari di qualsiasi altro soggetto IVA, manifestare espressamente tale volontà ai competenti Uffici dell’Agenzia delle Entrate, in quanto la disposizione comunitaria non distingue tra soggetti che effettuano forniture intracomunitarie di beni o prestazioni intracomunitarie di servizi.
AUTOFATTURA MENSILE CUMULATIVA
L’art. 17, c. 2, DPR 633/1972, stabilisce che le prestazioni di servizi territorialmente rilevanti in Italia, ricevute da soggetti non residenti, devono essere assoggettate a imposta ad opera del committente nazionale (soggetto passivo IVA) con emissione di autofattura.
La CM n. 36/E/2010 (si veda la CF n. 50/2010) ha precisato che l’autofattura deve obbligatoriamente essere emessa al momento del pagamento del corrispettivo (ossia, nel momento di effettuazione dell’operazione ex art. 6, c. 3, DPR 633/1972).
Fanno eccezione le prestazioni di servizi “generici” a carattere continuativo e di durata ultrannuale rese da prestatori esteri che, se non prevedono pagamenti nel corso dell’anno, si considerano effettuate al 31.12 di ciascun anno.
L’autofattura va poi registrata:
nel registro IVA vendite (entro 15 giorni dall’emissione);
nel registro IVA acquisti (entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui è sorto il diritto alla detrazione).
A parere dell’Agenzia delle Entrate in caso di più servizi forniti dallo stesso prestatore non residente nell’arco temporale di un mese, il committente nazionale può emettere un’unica autofattura cumulativa a condizione che il documento:
sia emesso prima del pagamento del corrispettivo (e, quindi, anticipatamente al realizzarsi del momento di effettuazione dell’operazione ex art. 6, c. 3, DPR 633/1972);
riporti il totale delle prestazioni ricevute nel mese di riferimento, distinto per singola prestazione.
Non sembra, invece, possibile emettere un’unica autofattura “anticipata” per le prestazioni relative a più mesi.
MODALITÀ DI REGISTRAZIONE DELLE AUTOFATTURE
Relativamente alle modalità di registrazione delle autofatture ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972, l’Agenzia delle Entrate conferma la possibilità di utilizzare:
degli appositi registri sezionali,
oppure gli ordinari registri IVA (utilizzati per la registrazione delle operazioni “interne”).
In tale ipotesi, tuttavia, occorre utilizzare distinte progressioni numeriche nel rispetto dell’ordine progressivo sequenziale di ciascuna seriazione.
Inoltre, la prima pagina del registro IVA vendite deve contenere l’indicazione delle serie numeriche adottate ed i settori cui le stesse si riferiscono.
In buona sostanza, se per motivi di praticità si decide di registrare le autofatture nei medesimi registri utilizzati per le operazioni nazionali, le stesse devono recare una numerazione distinta rispetto alle normali fatture di vendita, con numerazione progressiva a partire da 1 (ad esempio, 10001, 10002, e così via).
Nella prima pagina del registro IVA vendite devono essere annotate anche le due distinte numerazioni utilizzate (ad esempio, a) serie da 1 a 350, b) serie da 10001 a 10050).
I COSTI DI PROGETTAZIONE DELL’IMMOBILE ALL’ESTERO
Infine, in risposta ad un quesito inerente la territorialità IVA delle prestazioni di progettazione di un complesso immobiliare in un Paese extra UE, l’Agenzia delle Entrate riepiloga le prestazioni che possono essere ricomprese tra quelle relative a beni immobili, la cui territorialità, si ricorda, è ancorata al luogo ove insiste l’immobile a prescindere dallo status e dal Paese del committente.
In deroga alla regola “generale” ex art. 7-ter, DPR 633/1972, che localizza le prestazioni di servizi generici nel Paese del committente o in quello del prestatore a seconda dello status assunto da tali soggetti (soggetti IVA o privati consumatori), l’art. 7-ter, c. 1, lett. a), DPR 633/1972, stabilisce che le prestazioni relative a beni immobili, comprese le perizie, le prestazioni di agenzia, la fornitura di alloggio nel settore alberghiero o in settori con funzioni analoghe, ivi inclusa quella di alloggi in campi di vacanza o in terreni attrezzati per il campeggio, la concessione di diritti di utilizzazione di beni immobili e le prestazioni inerenti alla preparazione e al coordinamento dell’esecuzione di lavori immobiliari, si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando l’immobile è ivi situato.
A parere dell’Agenzia, rientrano nella previsione derogatoria di cui all’art. 7-quater, DPR 633/1972, sia le perizie relative a beni immobili, sia le prestazioni inerenti alla preparazione e al coordinamento dell’esecuzione dei lavori immobiliari, tra le quali, in particolare, le prestazioni rese da ingegneri, architetti o altri professionisti abilitati relative alla progettazione e alla direzione di lavori immobiliari di uno specifico immobile, nonché quelle relative alla progettazione degli interni e degli arredamenti.
Restano, invece, escluse dall’applicazione dell’art. 7-quater, c. 1, lett. a), DPR 633/1972, le prestazioni di progettazione non riferite ad immobili specificamente individuati, come pure i servizi di consulenza e assistenza tecnica o legale che non afferiscono direttamente alla preparazione e al coordinamento dei lavori immobiliari, ancorché riferiti a un dato immobile.
luglio 5th, 2011 | Tags: 28/E/2011, 29/E/2011, 36/E/2010, agenzia, autofattura, cessione beni, chiarimenti, deposito merci, DPR 633/1972, entarte, immobile, intracomuntari, iva intracomunitaria, prestazione servizi, reverse charge, servizi, territorialità | Category: Intrastat
1 comment to Chiarimenti IVA Luglio 2011
rossesilva
luglio 28th, 2011 at 21:21
“Ho ricevuto e registrato una fattura ricevuta da un Paese CEE (Francia) relativa al costo di alloggio hotel ristorante. La fattura deve essere dichiarata nei modelli intrastat? Con quale codice?”
Ai fini della territorialità dell’imposta, le forniture di alloggio nel settore alberghiero sono disciplinate dall’art. 7-quater, c. 1, lett. a), DPR 633/1972.
Pertanto, al pari delle prestazioni di servizi relative a beni immobili, le prestazioni alberghiere si considerano effettuate nel Paese ove insiste l’immobile (l’albergo).
Il criterio territoriale dei servizi di ristorazione è, invece, contenuto nell’art. 7-quater, c. 1, lett. c), DPR 633/1972.
In questo caso la territorialità IVA va individuata in funzione dello Stato in cui i servizi sono materialmente eseguiti.
Dunque, entrambe le fattispecie risultano territorialmente rilevanti ai fini IVA in Francia.
La fattura ricevuta deve pertanto riportare l’addebito dell’imposta ivi applicata
La stessa non va annotata nei registri IVA ma deve essere unicamente registrata in contabilità generale (per l’intero ammontare) ai fini della determinazione del reddito.
La fattura non deve essere neppure dichiarata nei modelli INTRA in quanto, per espressa previsione legislativa, le prestazioni ex art. 7-quater (come pure ex art. 7-quinquies) sono escluse dall’obbligo (vanno indicate le sole prestazioni generiche ex art. 7-ter).

References: art. 17
 art. 26
 art. 7
 art. 38
 art. 6
 art. 6
 art. 17
 art. 7
 art. 7
 art. 7
 art. 7