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Timestamp: 2020-05-25 03:05:18+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 32666 del 17/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32666 del 17/12/2018
Cassazione civile sez. VI, 17/12/2018, (ud. 23/10/2018, dep. 17/12/2018), n.32666
sul ricorso 24974-2017 proposto da:
FALLIMENTO (OMISSIS) SRL, AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE;
sul ricorso 25017-2017 proposto da:
(OMISSIS) SRL, in persona del legale rappresentante pro-tempore
avverso le sentenze n. 628/1/2017 e n. 629/1/2017 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA REGIONALE di CATANZARO, depositate il 21/03/2017;
partecipata del 23/10/2018 dal Consigliere Dott. LUCA SOLAINI.
Con un primo ricorso per cassazione (R.G. 24974/17) affidato a tre motivi, nei cui confronti nè il Fallimento (OMISSIS) S.r.l., nè l’agente della riscossione hanno svolto difese, l’Agenzia delle Entrate impugnava la sentenza della CTR Calabria n. 628/1/2017, relativa a una cartella di pagamento avente ad oggetto Irap 2008.
L’ufficio, con un primo motivo, deduce il vizio di violazione e falsa applicazione dell’art. 53, comma 2, e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, dell’art. 156 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, e dell’art. 2699 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto, erroneamente la CTR aveva dichiarato inammissibile il gravame, per mancato deposito della ricevuta postale di spedizione dell’atto d’appello, al momento della costituzione in giudizio.
Con un terzo motivo, l’ufficio deduce il vizio di violazione di legge, in particolare, dell’art. 153, comma 2, art. 291, e art. 350 c.p.c., comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in quanto, erroneamente, i giudici d’appello non avevano voluto disporre la rinnovazione della notifica, ai sensi dell’art. 291 c.p.c., presso il difensore della società fallita, benchè il mancato perfezionamento della stessa fosse dovuta a causa non imputabile al notificante, in quanto, dal controllo dell’albo professionale l’indirizzo indicato risultava corretto. Con un secondo ricorso per cassazione (RG. 25017/17), affidato a un motivo, nei cui confronti la contribuente evocata in giudizio (OMISSIS) S.r.l. non ha svolto difese, Agenzia delle Entrate-Riscossione impugnava la sentenza della CTR della Calabria n. 629/1/2017, relativa a una cartella di pagamento avente ad oggetto il mancato pagamento dell’Irap del 2008.
L’ente deduce il vizio di violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 38, comma 3, e art. 51, comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto, erroneamente, i giudici d’appello avevano ritenuto tardivo l’appello che era stato notificato tramite ufficiale giudiziario al difensore del contribuente nello studio legale dello stesso, all’indirizzo risultante sia dall’A.T. che dal Consiglio dell’ordine degli avvocati, e successivamente, all’esito negativo di tale notifica presso altro indirizzo dove l’atto era stato ritirato.
In via preliminare, va disposta la riunione dei distinti giudizi di cui in epigrafe, trattandosi di ricorsi avverso distinte sentenze della CTR Calabria rese in giudizi d’appello che avrebbero già dovuto essere riuniti, ex art. 335 c.p.c., in quanto aventi ad oggetto la stessa sentenza di primo grado, resa dalla CTP di Cosenza e portante il n. 1895/15.
In riferimento al ricorso rubricato al n. 25017/17 di R.G., in via preliminare e dirimente lo stesso è inammissibile, sia perchè lo stesso risulta indirizzato alla società (OMISSIS) S.r.l. dichiarata fallita, laddove il primo ricorso dell’Avvocatura erariale risulta correttamente notificato al curatore del fallimento (cfr. Cass. sez. 6-5, ord. 21 novembre 2017, n. 27702), sia perchè in ogni caso la notifica non risulta andata a buon fine per irreperibilità del destinatario (Cass. sez. un. n. 14916/16, secondo cui la notifica meramente tentata ma non compiuta è una notifica in definitiva omessa, quindi, inesistente), senza che il procedimento notificatorio sia ripreso entro il termine indicato da Cass. sez. un. n. 14594/16.
In riferimento, al giudizio rubricato al n. 24974/17 di R.G., il primo motivo è fondato, con assorbimento del secondo e del terzo.
Infatti, con recentissimo insegnamento di questa Corte a sezioni unite, si è statuito che “Nel processo tributario, non costituisce motivo d’inammissibilità del ricorso o dell’appello” che sia stato notificato direttamente a mezzo del servi zio postale universale, il fatto che il ricorrente o l’appellante, al momento della costituzione entro il termine di trenta giorni dalla ricezione della raccomandata da parte del destinatario, depositi l’avviso di ricevimento del plico e non la ricevuta di spedizione, purchè nell’avviso di ricevimento medesimo la data di spedizione sia asseverata dall’ufficio postale con stampigliatura meccanografica ovvero con proprio timbro datario; solo in tal caso, l’avviso di ricevimento è idoneo ad assolvere la medesima funzione probatoria che la legge assegna alla ricevuta di spedizione, laddove, in mancanza, la non idoneità della mera scritturazione manuale o comunemente dattilografica della data di spedizione sull’avviso di ricevimento può essere superata, ai fini della tempestività della notifica del ricorso o dell’appello, unicamente se la ricezione del plico sia certificata dall’agente postale come avvenuta entro il termine di decadenza per l’impugnazione dell’atto o della sentenza” (Cass. sez. un. 13453/17).
Inoltre, va ricordato che – laddove vengano denunciati con il ricorso per cassazione errores in procedendo- la Corte è anche giudice del fatto e può accedere direttamente all’esame degli atti processuali del fascicolo di merito; il che rileva soprattutto quando, come nel caso di specie, è in gioco la ammissibilità/procedibilità dell’appello e quindi il passaggio o no in cosa giudicata della sentenza di primo grado, trattandosi di verifica che la Corte deve compiere anche d’ufficio ex actis (Sez. U. n. 6994 del 2010; conf. Cass. n. 16780 del 2015 e n. 12885 del 2002), anche ai fini dell’art. 382 c.p.c., comma 3. (Cass. n. 3004 del 2004; conf. Cass. n. 27300 e n. 19222 del 2013; v. n. 24743 del 2011). Ciò è ribadito in sedes materiae dalle precitate decisioni delle sezioni unite riguardo alla cd. “prova di resistenza” (vedasi p.5.13 e p.6 delle motivazioni). Il tutto va, poi, integrato dal vasto orientamento secondo cui la “nullità della sentenza”, ai fini della produzione di nuovi documenti consentita dall’art. 372 c.p.c., va interpretata in senso ampio, comprendendovi non solo le nullità derivanti dalla mancanza di requisiti formali della pronunzia, ma anche quelle derivanti da vizi del procedimento che si ripercuotono direttamente sulla decisione medesima (es. Cass. n. 3155 del 1982, n. 653 del 1989, n. 13139 del 1991, n. 23576 del 2004, n. 19977 del 2005, n. 13535 del 2007). In tal senso vanno valorizzate anche le certificazioni rilasciate postume dalla cancelleria o segreteria del giudice d’appello circa l’effettività di adempimenti processuali, in disparte il controllo diretto del fascicolo del giudizio di merito da parte del giudice di legittimità (Cass. n. 22246 e n. 23100 del 2017).
Nel caso di specie, il termine per proporre appello, essendo stata la sentenza di primo grado depositata l’8 aprile 2015, come riportato dalla stessa CTR, scadeva il 9.11.2015, mentre, dalla distinta di spedizione, riportata in ricorso ai fini dell’autosufficienza, ed asseverata dall’ufficio postale con timbro datario, l’appello risulta essere stato spedito il 6.11.15 e ricevuto il 9.11.15 (vedi avviso di ricevimento, anch’esso riportato in ricorso ai fini dell’autosufficienza), pertanto, l’appello era tempestivo, mentre, dall’attestazione della cancelleria della CTR riportata in ricorso ai fini dell’autosufficienza, l’ufficio risulta costituito il 2.12.15, quindi, nel termine di legge.
Il ricorso di cui al n. RG. 24917/17 va dunque accolto in relazione al primo motivo, restando assorbiti il secondo ed il terzo e la sentenza ivi impugnata cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Calabria in diversa composizione, che, uniformandosi al principio sopra esposto, esaminerà il merito della controversia.
In riferimento al giudizio rubricato al n. 25017/17 di R.G., non avendo l’intimata svolto difese, nulla va statuito per le spese, mentre, poichè l’Agenzia delle Entrate – Riscossione, soccombente, è ente pubblico economico, difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, come tale ammesso alla prenotazione a debito, non trova applicazione del D.P.R. 30 maggio 2012, n. 115, art. 13, comma 1- quater.
Dichiara inammissibile il ricorso rubricato al n. R.G. 25017/2017.
Accoglie il ricorso di cui al n. RG 24974/2017, in relazione al primo motivo, assorbiti il secondo e il terzo. Cassa la sentenza ivi impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale della Calabria, in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 22
 art. 291
 art. 350
 sentenza 
 art. 38
 art. 51
 art. 335
 sentenza 
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
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 Cass. 
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 art. 13
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