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Timestamp: 2018-01-21 10:27:00+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 28 novembre 2016, n.50329
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | DOMENICA 21 GENNAIO AGGIORNATO ALLE 11:27
Uccisione di un alano
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 28 novembre 2016, n.50329MASSIMA
Nel concetto di necessità che esclude la punibilità del delitto di uccisione di animali è compreso lo stato di necessità di cui all’art. 54 c.p., e ogni altra situazione che induca all’uccisione o al danneggiamento dell’animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno alla persona o ai beni ritenuto altrimenti inevitabile. (Cassata con rinvio la sentenza di condanna a carico di un uomo per il reato ex art. 544 bis c.p. atteso che il giudice di merito aveva carentemente motivato sulla integrazione dello stato di necessità nel caso di uccisione di un alano a fronte della situazione di pericolo per altro cane di proprietà dell’imputato già aggredito poco prima).
Con sentenza del 5 giugno 2014 la Corte di Appello di Firenze, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Livorno - Sezione Distaccata di Portoferraio - del 29 ottobre 2012 che aveva affermato la penale responsabilità di V.V. in ordine ai reati di cui agli artt. 699 cod. pen. (porto fuori dalla propria abitazione di un puntale in ferro) e 544 bis cod. pen. (uccisione di animali) (reati commessi entrambi in (omissis) ), condannandolo alla pena ritenuta di giustizia, nonché al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili M.F. , MA.Fr. e A.N.P.A.N.A., da liquidarsi in separata sede, revocava le statuizioni civili disposte nei confronti di MA.Fr. , confermando nel resto. Avverso la detta sentenza ha proposto ricorso, tramite il proprio difensore, V.V.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 28 novembre 2016, n.50329 - Pres. Fiale – est. Grillo
1.1 Con sentenza del 5 giugno 2014 la Corte di Appello di Firenze, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Livorno - Sezione Distaccata di Portoferraio - del 29 ottobre 2012 che aveva affermato la penale responsabilità di V.V. in ordine ai reati di cui agli artt. 699 cod. pen. (porto fuori dalla propria abitazione di un puntale in ferro) e 544 bis cod. pen. (uccisione di animali) (reati commessi entrambi in (omissis) ), condannandolo alla pena ritenuta di giustizia, nonché al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili M.F. , MA.Fr. e A.N.P.A.N.A., da liquidarsi in separata sede, revocava le statuizioni civili disposte nei confronti di MA.Fr. , confermando nel resto.
1. Il ricorso è fondato limitatamente al secondo motivo per le ragioni che seguono. Quale premessa in punto di fatto, anche ai fini della valutazione della fondatezza del primo motivo del ricorso afferente a questioni di natura processuale, va ricordato che il V. era chiamato a rispondere dei reati di cui agli artt. 699 e 544 bis cod. pen. 'per avere portato fuori dalla propria abitazione, senza giustificato motivo, un puntale in ferro (che estraeva da un bastone e per sua natura destinato all’offesa alla persona) con il quale uccideva senza valida ragione, un cane alano di proprietà di M.F. , colpendolo con un fendente sferrato al di sopra della zampa anteriore sinistra' (reati commessi in (omissis) ).
1.3 Applicando tali principi alla fattispecie in esame e vertendo la censura su questione processuale che legittima la Corte a compulsare gli atti, va rilevato - come del resto argomentato correttamente dalla Corte territoriale - che la procura speciale per la costituzione di parte civile era stata conferita dall’A.N.P.A.N.A. all’Avv. S. : nell’atto di nomina e conferimento della procura speciale riportato in calce all’atto di costituzione datato 28 giugno 2011 si legge testualmente all’ultima pagina che il legale rappresentante e presidente della A.N.P.A.N.A 'Attribuisce infine al medesimo difensore procura speciale per la dichiarazione di costituzione di parte civile nonché la facoltà di nominare sostituti processuali ed altri procuratori al fine dell’espletamento della medesima facoltà di costituzione di parte civile'.
1.4 Risulta, ancora, dall’atto di nomina di sostituto processuale del 2 dicembre 2011 a firma dell’Avv. S. che all’Avv. Francesco Magro, all’uopo designato, viene conferita 'procura speciale per la dichiarazione di costituzione di parte civile affinché, in nome e per conto dell’associazione A.N.P.A.N.A si costituisca parte civile nel proc. pen. in epigrafe indicato (proc. a carico di V.V. )' ed ancora 'ogni facoltà per l’espletamento del mandato'.
1.5 Risulta, infine, dall’esame del verbale di udienza del 5 dicembre 2011 che nessuna delle persone offese costituitesi parte civile era presente, mentre - per quanto qui rileva - era presente l’Avv. Francesco Magro nella sua qualità di sostituto processuale dell’Avv. S.M.M. , il quale - sempre in tale veste - depositava atto di costituzione di parte civile nell’interesse della predetta associazione.
2.1 Come affermato da una risalente - e condivisibile - decisione di questa Corte Suprema, il soggetto al quale il danneggiato dal reato abbia conferito procura speciale per la costituzione di parte civile, può delegare tale attività a condizione che la procura preveda espressamente una simile facoltà' (Sez. 5 8.2.2005 n. 11954, Marino, Rv. 231713). Tale soluzione si giustifica alla luce di un consolidato orientamento della giurisprudenza civile di legittimità secondo la quale quando la procura speciale 'contenga un autonomo mandato ad negotia conferente al difensore il potere di nominare altri difensori, costui, in forza della rappresentanza sostanziale attribuitagli, può validamente rilasciare in nome del dominus altre procure speciali' (Cass. civ., sez. 1, 28 giugno 2002, n. 9493, Rv. 555456; nello stesso senso Sez. 3, 8.2.2012 n. 1756, Rv. 621422).
3.1 Come è dato leggere dal testo della sentenza impugnata, in data (omissis) l’odierno ricorrente, provvisto di un cd. 'bastone animato', era intento a passeggiare in compagnia del proprio cane in una zona del centro abitato di Portoferraio adiacente alla spiaggia quando veniva avvicinato da un cane di grossa taglia (un alano) di proprietà di tale M.F. , ma in quella circostanza condotto in quella zona dal figlio del M. a nome Francesco: questi non teneva il grosso cane al guinzaglio ma lo aveva lasciato libero. L’animale, senza guinzaglio né museruola, si era avvicinato al cane di piccola taglia del V. , aggredendolo e mordendolo vicino alla coda, procurandogli due piccole ferite riscontrate successivamente dal veterinario presso il quale il cane del V. era stato condotto dopo l’episodio. Il V. a seguito dell’aggressione dell’alano, lo aveva colpito con il bastone animato la cui lama (lama della lunghezza di circa 35 cm.) era penetrata nel fianco dell’animale uccidendolo.
4.2 In ripetute occasioni questa Corte ha affermato il principio secondo il quale 'la situazione di necessità che esclude la configurabilità del delitto di danneggiamento o uccisione di animali altrui ex art. 638 cod. pen. comprende non soltanto la necessità di cui all’art. 54 cod. pen. ma anche ogni altra situazione che induca all’uccisione o al danneggiamento dell’animale per prevenire o evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno giuridicamente apprezzabile alla persona propria o altrui o ai propri beni quando tale danno l’agente ritenga altrimenti inevitabile' (Sez. 2, 11.11.2010 n. 47322, Calzoni, Rv. 248999, secondo cui è stata ritenuta integrante lo stato di necessità l’uccisione di un cane pastore tedesco a fronte della situazione di pericolo per altro cane di proprietà dell’imputato già aggredito poco prima e per la moglie dell’imputato; conforme Sez. 2, 15.2.2006, n. 8820 Saddi, Rv. 234743; idem 28.10.1997 n.1963, P.M. in proc. Ziccardi, Rv. 209928).
4.3 Va quindi ribadita la regola della configurabilità dello stato di necessità in riferimento al delitto di uccisione di animali, ipotesi che la Corte territoriale ha decisamente scartato sul presupposto che nemmeno l’imputato avrebbe sostenuto la tesi della necessità di difendere il proprio cane dall’aggressione del cane del M. (profilo del tutto errato in quanto nell’atto di appello - come emerge pacificamente dalla pag. 5 - era stato prospettato dal V. il fatto che egli aveva agito per difendere se stesso ed il proprio cagnolino dall’aggressione del cane del M. ).
5. Sotto tale aspetto la decisione della Corte territoriale è carente di motivazione oltre che manifestamente illogica anche perché, scartata la tesi dello stato di necessità, attribuisce - ma sulla base di apodittiche affermazioni - la responsabilità dell’evento al V. per la sua deliberata intenzione di intimidire l’animale prima brandendo il bastone acuminato e, dopo l’aggressione, per la sua reazione a freddo concretizzatasi nel trafiggere il fianco dell’alano con un colpo secco, senza quindi contestualizzare il momento della aggressione, della percezione del pericolo e della reazione da parte del V. a tale situazione di emergenza.

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 sentenza 
 art. 544
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 638