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Timestamp: 2020-01-27 17:48:50+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11554 del 11/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11554 del 11/05/2017
Cassazione civile, sez. I, 11/05/2017, (ud. 24/02/2017, dep.11/05/2017), n. 11554
Hesperia Hospital Modena S.p.a., in persona del legale rappresentante
Mazzini n. 113, presso l’avvocato Pagnotta Nicola rappresentata e
difesa dall’avvocato Ariani Marco, giusta procura in calce al
rappresenta e difende unitamente all’avvocato Giusti Giorgio, giusta
procura per Notaio dott. M.L. di Roma – Rep. n. (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 1123/2012 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
udito, per la ricorrente, l’Avvocato N. PAGNOTTA che ha chiesto
udito, per la controricorrente, l’Avvocato C. MENDICINO, con delega,
IMMACOLATA Zeno, che ha concluso per il rigetto del ricorso.
In particolare, la Corte ha ritenuto che nella specie non risultava provato il “quantum debeatur” della pretesa restitutoria; e che la richiesta di esibizione della documentazione di conto, che era stata presentata dalla società Hesperia e che era stata ammessa in sede istruttoria, non poteva in realtà trovare accoglimento perchè la documentazione, di cui veniva chiesta l’esibizione, rientrava nella disponibilità della parte che la relativa istanza aveva formulato.
Entrambe le parti hanno anche presentato memorie ex art. 378 c.p.c..
Il primo motivo denunzia, in specie, “violazione, erronea e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., e artt. 61 e 191 c.p.c., e art. 345 c.p.c., comma 2 – omesso esame circa un fatto decisivo della controversia”. Nei fatti, questo motivo fa sostanziale riferimento alla circostanza che, disposto e poi revocato in primo grado l’espletamento di una consulenza tecnico-contabile, nel giudizio di secondo grado una consulenza di questo genere è stata purtuttavia tenuta; a tale circostanza il motivo venendo a ruotare attorno.
Il secondo motivo censura, a sua volta, “violazione erronea e falsa applicazione degli artt. 198, 210 e 212 c.p.c., ed art. 2711 c.c., comma 2, nonchè art. 119 T.U.B. con riferimento agli artt. 1374 e 1375 c.c., ed art. 116 c.p.c., comma 2”. Questo motivo si richiama, nella sostanza, al fatto che, negli svolti gradi del giudizio di merito, l’attuale ricorrente ha formulato istanze di esibizione della documentazione di conto bancario e al significato che alle medesime va riconnesso.
Il che significa, tra l’altro, che la censura svolta in realtà intende indirizzarsi – al di là dei riferimenti normativi in cui la stessa è stata nel concreto rubricata (art. 2697 c.c.; artt. 61 e 191 c.p.c., e art. 345 c.p.c., comma 2), con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3 – al principio espresso dalle norme degli artt. 115 e 116 c.p.c..
Secondo l’orientamento espresso da questa Corte, peraltro, la violazione e falsa applicazione dei detti artt. 115 e 116, in tema di valutazione delle risultanze probatorie in base al principio del libero convincimento del giudice, è apprezzabile – in sede di ricorso per cassazione – nei soli limiti del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, (cfr., da ultimo, la sentenza di Cass., 30 novembre 2016, n. 24434).
D’altra parte, è pure principio acquisito quello per cui una “questione di violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., non può porsi per una erronea valutazione del materiale istruttorio compiuta dal giudice di merito, ma solo allorchè si alleghi che quest’ultimo abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti, ovvero disposte d’ufficio al di fuori dei limiti legali, o abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova soggetti invece a valutazione” (così l’ordinanza resa ora da Cass., 27 dicembre 2016, 27000). Nessuna di queste ipotesi di vizio della sentenza, però, risulta sia stato in qualche modo allegato, ovvero evocato, dal ricorrente.
Il centro fondante di questo motivo risulta identificabile – al di là delle tortuosità e dispersioni, che ne connotano lo svolgimento nell’affermazione del ricorrente, secondo cui “per ciò che attiene l’art. 119 T.U.B., se è vero che il correntista può richiedere alla banca ai sensi della citata norma i documenti, in qualunque momento, peraltro, magari anche in corso di causa con missiva stragiudiziale, è altrettanto vero che tale richiesta è implicita in una domanda giudiziale in cui il correntista (Hesperia) richiede giudizialmente tali documenti, se del caso anche con richiesta rivolta al giudice che a tanto provveda coattivamente ai sensi degli artt. 210 e 212 c.p.c., ove la banca convenuta non vi ottemperi volontariamente”.
Più in particolare, la Corte territoriale ha rilevato che “ai fini della prova delle proprie spettanze la Hesperia Hospital si è limitata, sia in prime cure che in questa sede, a richiedere che venisse ordinato a B.N.L., ai sensi dell’art. 210 c.p.c., l’esibizione degli estratti conto relativi ai suoi rapporti bancari di c/c e di conto anticipi”; e inoltre che, “se Hesperia Hospital si fosse realmente trovata nell’oggettiva difficoltà di reperire tutti gli estratti conto in questione…, essi erano comunque nella sua disponibilità, stante il suo diritto a richiederne copia alla Banca ai sensi dell’art. 119 T.U.B…., diritto che l’appellante non risulta avere inutilmente esercitato prima della proposizione del giudizio”.
In definitiva, il motivo in esame risulta prospettare un duplice ordine di violazioni e false applicazioni della norma dell’art. 119, del testo unico bancario, come poste in essere dalla Corte territoriale. Quest’ultima ha assunto, da un lato, che la facoltà di richiesta di produzione documentale – che la norma dell’art. 119, assegna al correntista – può essere utilmente esercitata da questi solo prima che il giudizio, interessato dalla documentazione bancaria relativa, venga promosso e instaurato; dall’altro, e comunque, che una richiesta giudiziale di esibizione documentale, seppur proveniente dal correntista, non viene a integrare gli estremi di una richiesta di documentazione promossa ex art. 119 TUB.
Da rimarcare, più ancora, è che la richiamata disposizione dell’art. 119, viene a porsi tra i più importanti strumenti di tutela che la normativa di trasparenza – quale attualmente stabilita nel testo unico bancario vigente (“trasparenza delle condizioni contrattuali e dei rapporti con i clienti”, secondo la formale intitolazione del titolo VI di tale legge) – riconosca ai soggetti che si trovino a intrattenere rapporti con gli intermediari bancari.
Posta questa serie di rilievi, appare chiaro come non possa risultare corretta una soluzione – qual è quella adottata dalla Corte bolognese – che limiti l’esercizio di questo potere alla fase anteriore all’avvio del giudizio eventualmente intentato dal correntista nei confronti della banca presso la quale è stato intrattenuto il conto. Chè una simile ricostruzione non risulta solo in netto contrasto con il tenore del testo di legge, che peraltro si manifesta inequivoco.
D’altra parte, neppure è da ritenere che l’esercizio del potere in questione sia in qualche modo subordinato al rispetto di determinare formalità espressive o di date vesti documentali; nè, tantomeno, che la formulazione della richiesta, quale atto di effettivo esercizio di tale facoltà, debba rimanere affare riservato delle parti del relativo contratto o, comunque, essere non conoscibile dal giudice o non transitabile per lo stesso. Chè simili eventualità si tradurrebbero, in ogni caso, in appesantimenti dell’esercizio del potere del cliente: appesantimenti e intralci non previsti dalla legge e frontalmente contrari, altresì, alla funzione propria dell’istituto.
Nel decidere la controversia la Corte di Appello, così investita, si atterrà ai principi e indicazioni di cui in motivazione e, in particolare, al principio di diritto per cui “il potere del correntista di chiedere alla banca di fornire la documentazione relativa al rapporto di conto corrente tra gli stessi intervenuto può essere esercitato, ai sensi dell’art. 119, comma 4, del vigente testo unico bancario, anche in corso di causa e a mezzo di qualunque modo si mostri idoneo allo scopo”.
La Corte rigetta il primo motivo di ricorso. Accoglie il secondo motivo di ricorso e cassa la sentenza della Corte di Appello di Bologna del 29 maggio 2012, n. 1123, con rinvio della causa ad altra sezione della Corte di Appello di Bologna, che deciderà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 378
 art. 345
 art. 2711
 art. 119
 art. 116
 art. 345
 sentenza 
 art. 119
 sentenza