Source: http://neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=13646
Timestamp: 2017-07-21 20:55:04+00:00

Document:
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 22 dicembre 2016, n.54531
VENERDÌ 21 LUGLIO AGGIORNATO ALLE 22:55	Sezioni
CONTRAVVENZIONI CP Art. 674 Cattivi odori CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 22 dicembre 2016, n.54531MASSIMALa contravvenzione prevista dall'art. 674 cod. pen. è configurabile anche nel caso di emissioni moleste "olfattive" che superino il limite della normale tollerabilità ex art. 844 cod. civ.; non si richiede che la condotta contestata abbia cagionato un effettivo nocumento, essendo sufficiente che essa sia idonea a molestare le. Inoltre il giudizio sull'esistenza e sulla non tollerabilità delle emissioni stesse ben può basarsi sulle dichiarazioni di testi, specie se a diretta conoscenza dei fatti, quando tali dichiarazioni non si risolvano nell'espressione di valutazioni meramente soggettive o in giudizi di natura tecnica ma consistano nel riferimento a quanto oggettivamente percepito dagli stessi dichiaranti. (Fattispecie relativa ai rumori e ai cattivi odori originati dai tre cani tenuti in cattive condizioni igieniche pessime).
CASUS DECISUSCon l'ordinanza indicata in epigrafe, il Tribunale del Riesame di Trieste, in accoglimento dell'appello del P.M. avverso l'ordinanza del G.I.P. dello stesso Tribunale che aveva respinto la richiesta di sequestro preventivo dei cani di B.L., disponeva il predetto sequestro. B.L. è indagata per i reati di cui agli artt. 674 e 659 cod. pen.: secondo un esposto dei vicini di casa, i rumori e i cattivi odori presenti erano originati dai tre cani dell'indagata tenuti in cattive condizioni igieniche ormai da diversi anni. Ricorre per cassazione il difensore di L. B..TESTO DELLA SENTENZACORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 22 dicembre 2016, n.54531 - Pres. Di Nicola – est. RocchiRitenuto in fatto
1. Con l'ordinanza
indicata in epigrafe, il Tribunale del Riesame di Trieste, in accoglimento dell'appello
del P.M. avverso l'ordinanza del G.I.P. dello stesso Tribunale che aveva
respinto la richiesta di sequestro preventivo dei cani di B.L., disponeva il
predetto sequestro.
B.L. è indagata
per i reati di cui agli artt. 674 e 659 cod. pen.: secondo un esposto dei
vicini di casa, i rumori e i cattivi odori presenti erano originati dai tre
cani dell'indagata tenuti in cattive condizioni igieniche ormai da diversi anni
(tanto che la B. era già stata condannata in primo grado per gli stessi reati
commessi fino al 2012). Il G.I.P. aveva respinto due volte la richiesta di
sequestro preventivo, osservando che la condotta non era strutturalmente
collegata alla disponibilità dei cani, ma alla negligenza nella pulizia dei
cortile dove essi dimoravano e nel contenimento della loro pulsione ad
abbaiare; il Giudice aveva negato che i cani potessero essere considerati una
cosa pertinente al reato e aveva aggiunto che il loro sequestro avrebbe
costituito una sorta di sanzione preventiva; aveva, inoltre, ritenuto che le
misurazioni fonometriche eseguite dall'A.R.P.A. del Friuli Venezia Giulia non
fossero significative.
Tribunale, sussisteva il fumus commissi delicti con riferimento ad entrambe le
ipotesi di reato evocate dal P.M., come dimostravano le valutazioni espresse
dalle Autorità Sanitarie e la motivazione della condanna in primo grado
inflitta alla B.. Il fatto che, a sua volta, l'indagata potesse essere vittima
di ritorsioni non rilevava per l'attribuibilità alla stessa della condotta
contestata. Le misurazioni fonometriche erano ritenute attendibili e
riteneva i cani sottoponibili a sequestro preventivo, nonostante la loro
detenzione fosse, di per sé, legittima: essi sono 'cosa pertinente al
reato', giacché danno concreta occasione all'indagata di reiterare le
condotte di reato per cui si procede; sussisteva il pericolo che la libera
disponibilità degli animali consentisse la reiterazione dei reati.
2. Ricorre per
cassazione il difensore di L. B., denunciando violazione di legge penale.
preventivo dei cani è legittimo solo in caso di loro maltrattamento; al
contrario, gli animali di compagnia non possono essere considerati 'cose
pertinenti al reato', in quanto esseri senzienti.
contesta la presenza di fumus commissi delicti con riferimento alla
contravvenzione di cui all'art. 659 cod. pen.: di per sé, l'abbaiare dei cani è
un fatto naturale ed è frutto di istinto insopprimibile; sussiste il reato solo
se esso sia continuo ed ininterrotto e tale da impedire il riposo notturno. Il
Giudice, inoltre, aveva confuso la pluralità dei denuncianti con
l'indeterminatezza delle potenziali persone offese, poiché il reato sussiste
solo se l'abbaiare dei cani è tale da disturbare un numero indeterminato di
sostiene che le misurazioni dell'A.R.P.A. avrebbero dovuto essere eseguite nel
contraddittorio e che comunque, atteso il periodo di tempo modesto di
effettuazione, non sono significative. La stessa A.R.P.A., d'altro canto, aveva
rimarcato che i valori limite previsti dalla legge quadro sull'inquinamento
acustico non sono applicabili al caso in esame.
nemmeno i presupposti dell'art. 674 cod. proc. pen., per la mancanza di
pericolo per la salute pubblica, che costituisce la ratio dell'incriminazione;
le emissioni, comunque, non superavano la normale tollerabilità. Si trattava,
del resto, di singoli escrementi presenti nel cortile per un periodo di tempo
ignoto. Il Veterinario Comunale aveva negato che dalla mancata pulizia del cortile
emergessero problematiche di carattere igienico.
conclude per l'annullamento dell'ordinanza impugnata.
3. Il Procuratore
Generale, nella requisitoria scritta, conclude per il rigetto del ricorso.
Il ricorso è infondato
e deve essere rigettato.
1. Questa Corte ha
ripetutamente affermato che gli animali sono considerati 'cose',
assimilabili - secondo i principi civilistici - alla res, anche ai fini della
legge processuale, e, pertanto, ricorrendone i presupposti, possono costituire
oggetto di sequestro preventivo (Sez. 2, n. 18749 dei 05/02/2013 - dep.
29/04/2013, Giacomello, Rv. 255761; Sez. 5, n. 231 del 11/10/2011 - dep.
10/01/2012, Capozza, Rv. 251700).
La distinzione che
la ricorrente propone - il sequestro preventivo dell'animale sarebbe possibile
solo per tutelarlo contro i maltrattamenti e non in altri casi - non ha alcun
fondamento normativo positivo. Al contrario, proprio la previsione dell'art.
544 sexies cod. pen. costituisce una conferma normativa recente che gli animali
possono essere soggetti a confisca (nel caso contemplato dalla norma,
obbligatoria) e, quindi, a sequestro preventivo.
La ricorrente, in
realtà, pretende di desumere la non sequestrabilità degli animali da
argomentazioni che non hanno niente a che vedere con la violazione di legge
(unico motivo per cui è ammesso il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza
del Tribunale del riesame in materia di sequestri, art. 325, comma 1, cod.
proc. pen.).
I passaggi logici
esposti nel ricorso sono i seguenti: a) i cani sono esseri senzienti delle cui
esigenze in materia di benessere gli Stati dell'Unione Europea devono tenere
conto e a cui non possono essere cagionate pene, sofferenze ed angosce non
necessarie; b) l'allontanamento dei cani dal loro padrone crea sicuramente uno
stato di sofferenza nell'animale; c) la ricorrente ama teneramente i cani e non
li sottopone ad alcun maltrattamento.
A ben vedere,
riconoscere i cani come 'esseri senzienti' - qualunque portata si
voglia attribuire a tale espressione - non muta affatto, in maniera vincolante
sul legislatore nazionale e sul giudice, il loro regime giuridico, tenuto conto
che, rispetto a determinate specie animali, l'uomo ha sempre riconosciuto una
capacità, maggiore o minore, di comprendere e di relazionarsi con l'uomo
quindi, che il Trattato di Lisbona e la Convenzione di Strasburgo evocati dalla
ricorrente altro non facciano che vietare l'inflizione agli animali di
sofferenze non necessarie: divieto cui aveva già provveduto il Codice
Zanardelli e nei decenni rafforzato sotto vari aspetti (per un excursus sulla
legislazione su questo tema, cfr. Sez. 3, n. 44822 del 24/10/2007 - dep.
30/11/2007, Borgia, Rv. 23845701).
'necessità' cui parametrare la liceità della condotta violenta nei
confronti dell'animale 'senziente' è quella dell'uomo, e non quella
dell'animale; né è proponibile qualsivoglia equiparazione tra le esigenze
lecite dell'uomo e quelle dell'animale, così da giungere addirittura a ritenere
la condotta umana sproporzionata per essere l'interesse che la muove meno
importante della garanzia di benessere dell'animale: gli uomini sono superiori
agli animali, sono padroni degli animali e li utilizzano per le loro esigenze,
sia pure tentando di evitare loro sofferenze superflue perché non collegate al
soddisfacimento dell'interesse umano.
Questa Corte,
quindi, ha affermato che la situazione di 'necessità' che esclude la
configurabilità del delitto di danneggiamento o uccisione di animali altrui,
comprende non solo lo stato di necessità di cui all'art. 54 cod. pen., ma anche
ogni altra situazione che induca all'uccisione o al danneggiamento dell'animale
per prevenire od evitare un pericolo imminente o per impedire l'aggravamento di
un danno giuridicamente apprezzabile alla persona, propria o altrui, o ai
propri beni, quando tale danno l'agente ritenga altrimenti inevitabile (Sez. 2,
n. 43722 del 11/11/2010 – dep. 10/12/2010, Calzoni, Rv. 24899901; Sez. 2, n.
8820 del 15/02/2006 dep. 14/03/2006, Saddi, Rv. 23474301).
Ecco che la -
comunque non dimostrata e niente affatto 'pacifica e indiscutibile' -
sofferenza dei cani derivante dall'allontanamento dal luogo dove vengono
custoditi dalla ricorrente è priva di rilevanza rispetto alle esigenze umane
che le norme penali di cui agli artt. 674 e 659 cod. pen. tutelano.
Il sequestro, per
di più, produce la (non provata) minore sofferenza possibile per gli animali
interessati, che non vengono né uccisi, né feriti o maltrattati, ma soltanto
trasferiti in un diverso luogo di custodia. Infine, anche il sentimento che la
ricorrente prova verso i propri animali - un dato che ha una qualche rilevanza
giuridica, tenuto conto che viene evocato dal Titolo IX bis del Codice penale -
non impedisce la loro sequestrabilità: il legislatore, infatti, pur
riconoscendolo, non ha ritenuto di trarne un divieto di sequestro al fine di
evitare una sofferenza al padrone degli animali; cosicché - in un bilanciamento
questa volta possibile, trattandosi tutti di interessi umani - tale sentimento
non può che cedere rispetto a quelli tutelati dalle norme penali già
preventivo dei cani è pertanto legittimo: si tratta di cose pertinenti ai reati
contestati la cui disponibilità da parte dell'indagata può protrarre la loro
2. Le ulteriori
argomentazioni della ricorrente sono in buona parte in fatto e riguardano la
logicità della motivazione dell'ordinanza impugnata: sono quindi inammissibili
in questa sede, essendo il ricorso ammesso solo per violazione di legge.
Ciò vale, in primo
luogo, per la contestazione circa la produzione di rumore da parte degli
animali di tale entità da integrare il reato di cui all'art. 659 cod. pen.; su
questo punto si deve soltanto osservare che la norma incriminatrice impone ai
padroni degli animali di 'impedirne lo strepito', cosicché non può
essere invocato un 'istinto insopprimibile' del cane per sostenere
l'insussistenza del reato.
Questa Corte ha
già affermato, in una fattispecie identica (proprietario di cani, tenuti in un
giardino recintato, che non aveva impedito il loro continuo abbaiare, tale da
arrecare disturbo al riposo delle persone dimoranti in abitazioni contigue),
che per l'integrazione del reato previsto dall'art. 659 cod. pen. è sufficiente
l'idoneità della condotta ad arrecare disturbo ad un numero
indeterminato di
persone, non occorrendo l'effettivo disturbo alle stesse (Sez. 1, n. 7748 del
24/01/2012 - dep. 28/02/2012, Giacomasso e altro, Rv. 252075).
di legge sussiste, poi, quanto all'affermazione della sussistenza dei fumus
commissi delicti della contravvenzione di cui all'art. 674 cod. pen., atteso
che, anche in questo caso provvedendo su fattispecie identica (imputato che,
non provvedendo ad adeguata pulizia dei recinti in cui custodiva i propri cani
e dei cortile circostante, mantenendovi a lungo le deiezioni degli animali,
aveva provocato esalazioni maleodoranti in grado di arrecare molestie ai
condomini confinanti), questa Corte ha ritenuto che la contravvenzione prevista
dall'art. 674 cod. pen. sia configurabile anche nel caso di emissioni moleste
'olfattive' che superino il limite della normale tollerabilità ex
art. 844 cod. civ. (Sez. 3, n. 45230 del 03/07/2014 - dep. 03/11/2014, Benassi,
Rv. 260980); non si richiede che la condotta contestata abbia cagionato un
effettivo nocumento, essendo sufficiente che essa sia idonea a molestare le
persone (Sez. 3, n. 971 del 11/12/2014 - dep. 13/01/2015, Ventura, Rv. 261794);
inoltre il giudizio sull'esistenza e sulla non tollerabilità delle emissioni
stesse ben può basarsi sulle dichiarazioni di testi, specie se a diretta
conoscenza dei fatti, quando tali dichiarazioni non si risolvano
nell'espressione di valutazioni meramente soggettive o in giudizi di natura
tecnica ma consistano nel riferimento a quanto oggettivamente percepito dagli
stessi dichiaranti (Sez. 3, n. 12019 del 10/02/2015 - dep. 23/03/2015, Pippi,
Rv. 262711).
e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.

References: SENTENZA 
 Art. 674
 SENTENZA 
 art. 844
 SENTENZA 
 art. 325

art. 844