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Timestamp: 2016-12-07 22:16:21+00:00

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⭐COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE E AL COMITATO DELLE REGIONI
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Aloisio Brescia
1 Normativa Europea COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE E AL COMITATO DELLE REGIONI - Verso un'europa senza ostacoli per i disabili INDICE COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE E AL COMITATO DELLE REGIONI Verso un'europa senza ostacoli per i disabili 1. SOMMARIO 2. INTRODUZIONE - LA DISABILITÀ: UNA QUESTIONE DI INTERESSE COMUNITARIO 2.1. Un nuovo approccio alla disabilità 2.2. Alcuni importanti progressi 2.3. Un nuovo slancio 3. PARTE I: UN ITINERARIO VERSO UN MAGGIORE VALORE AGGIUNTO COMUNITARIO 3.1. Verso una maggiore mobilità quale componente della cittadinanza Verso una maggiore accessibilità - la necessità di colmare le lacune a livello intersettoriale 3.3. Mettere la società dell'informazione al servizio di tutti - L'iniziativa eeurope e la disabilità 3.4. Tecnologie abilitanti - Verso un mercato comune più sviluppato per la tecnologia di assistenza 3.5. Proteggere i diritti e gli interessi dei consumatori disabili sul mercato 4. PARTE II: STRUMENTI POLITICI PER LA REALIZZAZIONE DI UN MAGGIORE VALORE AGGIUNTO COMUNITARIO 4.1. Interpretare le cifre e comprendere i bisogni 4.2. Concepire programmi comunitari aperti a tutti 4.3. Dare il buon esempio 4.4. Consultare i disabili 4.5. Rafforzare il coordinamento tra i servizi della Commissione 5. PARTE III: PROSPETTIVE - SENSIBILIZZAZIONE, RAFFORZAMENTO DELLA COOPERAZIONE E CREAZIONE DI UNA DINAMICA 1. SOMMARIO2 Tutti concordano sul fatto che i disabili costituiscono una delle categorie più sfavorite dalla nostra società e che notevoli ostacoli continuano a sbarrare loro l'accesso a tutti gli aspetti della vita sociale. L'approccio adottato dall'unione europea in materia di handicap parte dalla constatazione che gli ostacoli ambientali costituiscono un impedimento alla partecipazione alla vita sociale maggiore dei limiti funzionali. L'eliminazione degli ostacoli attraverso disposizioni legislative, opportuni adattamenti, regole di progettazione universale e altri strumenti è stata identificata come il fattore chiave dell'uguaglianza delle opportunità dei disabili. Se è vero che tali questioni rientrano ancora essenzialmente nell'ambito delle competenze degli Stati membri, la portata attuale della competenza comunitaria fornisce tuttavia importanti strumenti e valore aggiunto che consentono di rafforzare l'uguaglianza delle opportunità per i disabili. L'inserimento nel trattato di Amsterdam di un articolo generale di non discriminazione, comprendente tra l'altro la disabilità, ha gettato le basi di un progresso capitale nella promozione dell'uguaglianza dei diritti per i disabili a livello dell'unione europea. Sulla base dell'articolo 13 del trattato CE, la Commissione ha adottato il 26 novembre 1999 un vasto insieme di misure di lotta contro la discriminazione. Per quanto riguarda i disabili, tali misure consistono in una proposta di direttiva in materia di occupazione e di condizioni di lavoro che vieta la discriminazione basata su tutti i motivi elencati all'articolo 13, nonché in un programma d'azione comprendente un'ampia gamma di misure complementari in materia. Per completare le iniziative sopraindicate, ed inoltre per rispettare l'impegno preso durante la conferenza intergovernativa di tenere conto dei bisogni dei disabili al momento dell'elaborazione di misure a titolo dell'articolo 95 del Trattato, la presente Comunicazione è volta ad esaminare alcune politiche fondamentali dell'unione europea che possono contribuire a migliorare l'accessibilità per i disabili. Esistono azioni collegate alla disabilità nella maggior parte delle politiche comunitarie, ma la presente Comunicazione si concentra sulle politiche che rivestono una particolare importanza per il progresso verso "una società senza ostacoli" per gli europei portatori di disabilità. Pertanto essa pone specificatamente l'accento sulla realizzazione di una maggiore sinergia tra questioni collegate ai settori dell'occupazione, dell'istruzione e della formazione professionale, del trasporto, del mercato interno, della società dell'informazione, delle nuove tecnologie e della politica dei consumatori. La mobilità è cruciale per garantire la partecipazione all'attività economica e sociale; inversamente, la mancanza di mobilità costituisce un fattore che ostacola il godimento dei diritti dei disabili in materia di partecipazione, a svantaggio di tutti. Già da tempo la Commissione ha riconosciuto l'importanza di tale tema ed esamina nuove opzioni che potrebbero consentirle di tenere meglio conto delle esigenze dei disabili. Nello stesso tempo, la presente Comunicazione sottolinea che i progressi in materia di mobilità devono realizzarsi in modo coerente su tutti i fronti interessati, in modo tale che il processo dia migliori risultati. La Commissione afferma inoltre che un miglioramento dell'accessibilità ha ripercussioni positive in altri settori, come la qualità della vita professionale, la tutela del consumatore e la competitività delle imprese europee. La Commissione stabilisce pertanto collegamenti tra le politiche intersettoriali che entrano in gioco e riflette sul modo di ottenere maggiori sinergie. I recenti progressi compiuti a livello dell'unione europea nel settore delle nuove tecnologie, in particolare nell'iniziativa eeurope, contribuiranno inoltre in modo determinante a consentire ai disabili di superare i loro limiti funzionali migliorando in tal modo le loro prospettive di partecipazione. La presente Comunicazione sottolinea la frammentazione ed il sottosviluppo del mercato comunitario in questo settore e identifica alcune azioni da intraprendere al fine di creare un vero mercato comune e porre più strettamente in rapporto l'offerta e la domanda. Una base solida di conoscenza, comprendente i dati statistici sulla prevalenza delle disabilità e sulle loro conseguenze sulla piena partecipazione a tutti gli aspetti della vita sociale, e meccanismi adeguati di coordinamento e di consultazione sono considerati come strumenti essenziali della3 realizzazione della presente Comunicazione. La Commissione, inoltre, continuerà ad incoraggiare l'applicazione di buone prassi nell'ambito dei suoi servizi. L'effettiva realizzazione dell'uguaglianza delle opportunità per gli europei disabili impone di affrontare oltre agli ostacoli ambientali anche gli atteggiamenti negativi nei confronti della disabilità. In quest'ottica, la Commissione proporrà al Consiglio che l'anno 2003 sia proclamato "Anno europeo dei cittadini disabili", al fine di sensibilizzare l'opinione alle questioni collegate con la disabilità, catalizzando nuove politiche in questo settore a tutti i livelli dell'amministrazione. L'obiettivo di tale proposta è quindi di rafforzare il concetto di cittadinanza per i disabili. 2. INTRODUZIONE - LA DISABILITÀ: UNA QUESTIONE DI INTERESSE COMUNITARIO 2.1. Un nuovo approccio alla disabilità In qualunque momento, possiamo stimare che una persona su dieci nell'unione europea è colpita dall'una o dall'altra forma di disabilità, e ciò rappresenta attualmente circa 37 milioni di persone. I disabili costituiscono un gruppo eterogeneo. Le disabilità e i problemi sono vari e diversificati. Le disabilità possono essere visibili o nascoste, profonde o leggere, uniche o multiple, croniche o intermittenti. Tra i tipi di disabilità figurano i disturbi motori, i disturbi mentali/cognitivi, i disturbi dell'udito, della parola e della vista. Si concorda generalmente sul fatto che i disabili costituiscono una delle categorie più sfavorite dalla nostra società e che notevoli ostacoli continuano a sbarrare il loro accesso a tutti gli aspetti della vita sociale. Gli ostacoli sistemici, che sono spesso la principale causa di esclusione dei disabili, comprendono in particolare la mancanza di mezzi di trasporto abbordabili, limitate possibilità d'istruzione e di formazione, la mancanza di assistenza e l'esistenza di un gran numero di freni nel settore economico e sociale. Le donne disabili soffrono più degli uomini in termini di possibilità di partecipazione. Il nuovo contesto politico in materia di disabilità, così come auspicato a livello internazionale, in particolare dalla Risoluzione delle Nazioni Unite intitolata "Regole per il raggiungimento della parità delle opportunità per i disabili" (1993), parte dal principio che la facoltà di un individuo di avere una funzione nella società ed esercitare un impiego dipende anche dalla volontà della società di adattarsi agli individui e alle loro differenze, oltre che dalle limitazioni funzionali specifiche che definiscono una persona come "disabile". Gli ostacoli ambientali costituiscono un impedimento alla partecipazione alla vita sociale maggiore dei limiti funzionali. L'eliminazione degli ostacoli attraverso disposizioni legislative, opportuni adattamenti, regole di progettazione universale e altri strumenti è stata identificata come il fattore chiave dell'uguaglianza delle opportunità per i disabili. In applicazione delle suddette regole, la Commissione ha adottato una Comunicazione intitolata "La parità di opportunità per i disabili - una nuova strategia per la Comunità europea" [1]. Il Consiglio e gli Stati membri hanno politicamente fatto propria tale Comunicazione sotto forma di una Risoluzione nel dicembre 1996 [2]. [1] COM(1996) 406 definitivo [2] G.U. C 12 del La Risoluzione sottolinea che, anche se la responsabilità in questo settore incombe essenzialmente agli Stati membri, la Comunità europea può contribuire in modo significativo a promuovere la cooperazione tra gli Stati membri, nonché a incoraggiare lo scambio e lo sviluppo di migliori prassi nella Comunità e nel quadro delle politiche e delle azioni degli stessi organi e istituzioni comunitarie. Nella sua Risoluzione sulla Comunicazione della Commissione, il Parlamento europeo ha inoltre espresso la propria soddisfazione per il nuovo approccio adottato dalla Commissione e l'ha invitata ad adottare misure attive che si inseriscano nella sua strategia d'integrazione, al fine di consentire la partecipazione dei disabili all'insieme dei programmi comunitari Alcuni importanti progressi Sulla scia di queste risoluzioni, la Commissione si è impegnata attivamente, insieme al Parlamento, agli Stati membri e alle organizzazioni non governative, a rafforzare la cooperazione nelle questioni relative alla disabilità. Molte iniziative comunitarie sono state varate al fine di promuovere la parità4 delle opportunità per i disabili. Quello che segue è un elenco non esaustivo delle principali realizzazioni ottenute sino ad oggi. Dall'adozione della strategia europea per l'occupazione nel 1997, le questioni collegate alla disabilità costituiscono parte integrante degli orientamenti annuali del Consiglio. I piani d'azione nazionali per l'occupazione comprendono alcuni sforzi evidenti per il miglioramento delle prospettive professionali dei disabili, considerati come uno dei gruppi che possono beneficiare maggiormente delle azioni preventive e di misure a favore dell'occupabilità. Per sostenere questa importante rivoluzione politica, la Commissione sostiene i lavori di ricerca e le discussioni in corso con gli Stati membri, le parti sociali e le organizzazioni non governative sulle nuove tendenze, idee, politiche e prassi innovative che emergono in questo settore. Un documento di lavoro dei servizi della Commissione intitolato "Il miglioramento del livello di occupazione dei disabili - la sfida comune" [3], è apparso nel Tale documento si propone di individuare alcuni orientamenti comuni e di porre in evidenza settori nei quali potrebbero essere realizzate altre attività. Sulla base di questo documento, il Consiglio ha adottato il 17 giugno 1999 una Risoluzione [4] presentata dalla Presidenza tedesca sulla parità delle opportunità in materia di occupazione per i disabili. La Commissione ha l'intenzione di interessarsi da vicino a misure a favore dell'occupabilità dei disabili nella Relazione congiunta sull'occupazione [3] SEC(1998) 1550 [4] G.U. C 186 del Una recente comunicazione della Commissione intitolata "Strategia dell'occupazione nella società dell'informazione" (COM (2000)48) adottata il 4 febbraio 2000 che sostiene al tempo stesso la strategia europea per l'occupazione e l'iniziativa eeurope, esamina specificamente la promozione dell'occupabilità dei disabili raccomandando che le imprese della società dell'informazione adottino misure che garantiscano l'applicazione, dal 2000, di norme relative ad attrezzature conviviali. Durante il periodo di programmazione del Fondo sociale europeo, che è il principale strumento attraverso il quale l'unione apporta un sostegno finanziario ai disabili, gli Stati membri hanno destinato fondi importanti alla promozione delle prospettive di occupazione dei disabili. Il sostegno verte su un largo ventaglio di azioni comprendenti sovvenzioni salariali per l'iniziazione pratica, programmi di iniziazione alla vita professionale, posti di lavoro protetti temporanei e altre tappe intermedie, nonché l'occupazione autonoma e la creazione di cooperative per le persone che soffrono di una disabilità mentale o fisica grave. Nel corso del nuovo periodo di programmazione ( ), conformemente agli orientamenti per l'occupazione, gli Stati membri sono invitati a intraprendere varie iniziative di particolare rilevanza per i disabili, soprattutto nei settori collegati all'occupabilità e alla parità delle opportunità per tutti. È stato inoltre fornito un sostegno attraverso l'iniziativa comunitaria EMPLOYMENT per aiutare le persone che incontrano particolari difficoltà ad ottenere o a mantenere un posto di lavoro o una specifica carriera. Una delle quattro parti di tale iniziativa, HORIZON, fornisce precisamente un sostegno alle persone disabili che soffrono di varie disabilità che vanno dai disturbi fisici o mentali ai disturbi motori. In totale 1700 progetti hanno ricevuto o ricevono fondi dal FSE a titolo dell'iniziativa HORIZON, che intende individuare nuove soluzioni ai problemi posti da un mercato del lavoro in costante evoluzione, recando novità positive nelle politiche e nelle prassi in materia di formazione e di occupazione. Su invito della Commissione, le parti sociali hanno prodotto, a livello di Unione europea, un compendio di buone prassi in materia di occupazione dei disabili, che è stato inviato al Consiglio europeo di Vienna nel dicembre Esse hanno inoltre adottato, il 19 maggio 1999, una dichiarazione comune che pone in evidenza la necessità di promuovere l'occupazione dei disabili, considerata come un fattore positivo per l'impresa. Nel 1998 le istituzioni europee hanno adottato inoltre un codice di buona condotta che espone chiaramente la loro politica in materia di occupazione delle persone disabili e presenta una serie di orientamenti destinati alle Direzioni generali e ai servizi. L'iniziativa tecnologica comunitaria a favore dei disabili e delle persone anziane (TIDE) (1991-5 1994) era incentrata sulla promozione e sull'applicazione di tecnologie. Essa comportava una fase pilota e una fase d'applicazione. La Commissione europea ha concesso uno stanziamento totale di 52 milioni di ECU a quest'iniziativa per il periodo Un numero notevole di progetti incentrati sulle esigenze dei disabili hanno inoltre beneficiato di un sostegno attraverso vari programmi e iniziative comunitarie generali, quali Socrates, Leonardo da Vinci, Promozione della salute, Dafne, Prince, Phare e Tacis ecc. La cooperazione con e tra gli Stati membri è stata particolarmente rafforzata dalla creazione di un gruppo di alto livello composto di alti funzionari degli Stati membri. Tale gruppo si è rivelato un prezioso strumento per stabilire e chiarire obiettivi comuni, per identificare esempi di buone prassi, nonché per scambiare informazioni ed esperienze sulla politica dei disabili attuata dagli Stati membri. Forte dei risultati acquisiti nell'ambito del Terzo programma d'azione Comunitario a favore dei disabili - Helios II - ( ), la Commissione ha inoltre intensificato i suoi rapporti con le ONG nel settore dei disabili e concede un sostegno al Forum europeo dei disabili, con il quale mantiene contatti stretti e regolari Un nuovo slancio Pur essendo stati compiuti numerosi progressi, la Commissione è consapevole che resta ancora molta strada da percorre prima di raggiungere l'obiettivo della piena partecipazione e dell'uguaglianza di accesso dei disabili. L'inserimento nel trattato di Amsterdam di un articolo generale sulla non discriminazione, comprendente tra l'altro la disabilità, ha gettato le basi per un notevole sviluppo della promozione dell'uguaglianza dei diritti per i disabili a livello dell'unione europea. Sulla base dell'articolo 13 del trattato CE, la Commissione europea ha adottato il 26 novembre 1999 un vasto insieme di misure di lotta contro la discriminazione [5].Per quanto riguarda i disabili queste misure consistono in una proposta di direttiva in materia di occupazione e di condizioni di lavoro che vieta la discriminazione basata su tutti i motivi elencati all'articolo 13, nonché in un programma d'azione comprendente un'ampia gamma di misure complementari in materia. La discriminazione che devono affrontare i disabili sul mercato del lavoro sarà affrontata anche nel quadro della nuova iniziativa comunitaria EQUAL ( ), il cui obiettivo è la cooperazione transnazionale per promuovere nuovi strumenti di lotta contro tutte le forme di discriminazione e di disuguaglianza collegate al mercato del lavoro. [5] COM(1999) 564 definitivo Tuttavia l'adozione di strumenti di lotta contro la discriminazione costituisce solo una parte di una strategia globale volta a promuovere l'uguaglianza d'accesso per i disabili. Oltre al nuovo articolo 13, la conferenza intergovernativa di Amsterdam si è quindi sforzata di offrire una garanzia supplementare ai disabili inserendo nell'atto finale la Dichiarazione n.22, ai sensi della quale le istituzioni della Comunità devono tenere conto dei bisogni dei disabili al momento dell'adozione di misure relative al ravvicinamento delle legislazione degli Stati membri. Adottando tale dichiarazione, i capi di Stato e di Governo degli Stati membri hanno riconosciuto la necessità di adottare, a livello dell'unione europea, standards più inclusivi che incorporassero concetti generali di non discriminazione e di uguaglianza d'accesso nel processo di completamento del mercato interno. Per completare le iniziative di lotta contro la discriminazione e per rispettare l'impegno preso dalla Conferenza intergovernativa, la Commissione ha deciso di rafforzare la propria strategia sulla disabilità, basata sui diritti, definendo alcuni approcci strategici ed azioni chiave volti a migliorare la presa in considerazione di tali problemi nella politica dell'unione europea. La presente Comunicazione è quindi incentrata sulle politiche comunitarie che sono considerate indispensabili all'eliminazione degli "ostacoli all'accesso" dei disabili. Essa pone specificamente l'accento sulla realizzazione di una maggiore sinergia tra questioni collegate nei settori dell'occupazione, dell'istruzione e della formazione professionale, del trasporto, del mercato interno, della società dell'informazione, delle nuove tecnologie e della politica dei consumatori.6 La presente Comunicazione parte dalla constatazione che la responsabilità principale della politica dei disabili incombe essenzialmente agli Stati membri, considerando che allo stato attuale della ripartizione delle competenze l'azione della Comunità verte in materia solo su un numero limitato di settori. Ciò detto, la presente Comunicazione dimostra chiaramente che l'attuale portata della competenza comunitaria fornisce strumenti sostanziali per contribuire all'uguaglianza delle opportunità per i disabili. Infine, la presente Comunicazione non mira semplicemente a redigere un elenco di obiettivi e di misure specifiche, ma altresì a costituire uno strumento politico per una nuova configurazione della strategia globale della Commissione in materia di disabilità, basata sui principi di non discriminazione e di integrazione. 3. PARTE I: UN ITINERARIO VERSO UN MAGGIORE VALORE AGGIUNTO COMUNITARIO 3.1. Verso una maggiore mobilità quale componente della cittadinanza. Nella nostra società moderna, è impossibile integrarsi in modo anche minimamente utile alla vita sociale ed economica se non ci si può spostare liberamente, per ragioni lavorative o di altro tipo. La mobilità non dovrebbe esser considerata come una semplice comodità e neppure come una necessità sociale ed economica, ma come un diritto di ciascuno, con la sola riserva di ragionevoli vincoli economici e tecnici. Questo è tanto più vero per le persone a mobilità ridotta, per le quali la capacità di partecipare alla vita sociale, commerciale, economica, culturale e politica dipende, in modi che non valgono per le altre persone, dalla risoluzione di problemi di mobilità. È tuttavia ampiamente ammesso che facilitare l'utilizzazione dei trasporti da parte dei disabili contribuirebbe anche al perseguimento di obiettivi più ampi, quali il miglioramento del trasporto pubblico, la decongestione, la diminuzione dell'esclusione sociale e la conservazione, per quanto possibile, della mobilità e dell'integrazione delle persone nella collettività. L'Unione europea ha riconosciuto già da tempo l'importanza del problema. Nel 1993 la Commissione ha adottato un programma d'azione comunitaria per l'accessibilità dei trasporti [6] il cui obiettivo era di accrescere le possibilità di utilizzazione dei trasporti da parte delle persone a mobilità ridotta. Tale programma comprendeva una serie di misure comunitarie da adottare relativamente a norme tecniche applicabili ai mezzi e alle infrastrutture di trasporto, al rafforzamento della cooperazione sui programmi di informazione e al coordinamento dei programmi di ricerca. [6] COM(1993) 433 definitivo Più di recente, la Commissione ha adottato una proposta di direttiva relativa alle disposizioni speciali da applicare ai veicoli adibiti al trasporto passeggeri aventi più di otto posti a sedere oltre al sedile del conducente (autobus e pullman) [7] che dispone, tra l'altro, che i veicoli destinati ai servizi urbani devono essere accessibili per le persone a mobilità ridotta, comprese le persone su sedia a rotelle. Il progetto di direttiva stabilisce prescrizioni tecniche in materia di accessibilità dei veicoli destinati al trasporto urbano di passeggeri, riconoscendo la necessità di estendere tale accessibilità ai veicoli di trasporto interurbano. [7] COM(1997) 276 definitivo Particolare attenzione è stata inoltre dedicata alle esigenze delle persone a mobilità ridotta nel quadro di numerosi programmi di ricerca dell'unione europea. È opportuno citare in proposito una serie di progetti riguardanti gli autobus a pianale ribassato, la messa a punto di sistemi urbani che integrano le persone a mobilità ridotta, nonché i lavori di ricerca sulle interfacce viaggiatori e l'accessibilità dei sistemi ferroviari. Sulla base di tali realizzazioni, la Commissione prevede di rafforzare il contributo dell'unione europea al miglioramento della mobilità per i disabili secondo le linee seguenti: - Miglioramento del livello di servizio: per completare il progetto di direttiva sugli autobus e i pullman, la Commissione elaborerà orientamenti riguardanti migliori disposizioni a favore dei disabili nei veicoli da trasporto pubblici e in tutte le infrastrutture collegate al trasporto.7 - Accesso al trasporto ferroviario: la Commissione si impegnerà nell'attuare alcune raccomandazioni derivanti dall'azione COST 335 (accessibilità dei sistemi ferroviari pesanti per i passeggeri), in particolare l'elaborazione di specifiche tecniche di interoperabilità a titolo della legislazione comunitaria relativa all'interoperabilità delle reti ferroviarie transeuropee. - Trasporto aereo: malgrado notevoli sforzi compiuti dalle società responsabili degli aeroporti e dei trasporti aerei, incoraggiati in particolare dall'aci e dalla IATA, per conformarsi alle norme e prassi raccomandate dall'organizzazione dell'aviazione civile internazionale, nonché a quelle della Conferenza europea dell'aviazione civile, l'utilizzazione dei servizi di trasporto continua a porre problemi per i disabili, per mancanza di strutture o addirittura perché ad esse viene spesso rifiutato l'imbarco. La Commissione esaminerà le misure necessarie nel quadro della politica che intende attuare al fine di proteggere i diritti dei passeggeri del trasporto aereo, compresa la promozione di buone prassi in cooperazione con il settore e gli utenti. - Trasporto marittimo: nel giugno 1991 l'organizzazione Marittima Internazionale (OMI) ha adottato la "Raccomandazione sulla progettazione e la gestione di navi passeggeri al fine di rispondere alle necessità degli anziani e dei disabili". La Commissione applica questa Raccomandazione e traduce inoltre nei fatti i risultati del progetto Handiami (inchiesta sui problemi incontrati dai disabili in materia di accesso e di situazioni di emergenza nell'utilizzazione dei trasporti marittimi e sull'impiego dei disabili nel settore marittimo ). Ad esempio, la Direttiva 1999/35/CE del 29 aprile 1999 relativa a un sistema di visite obbligatorie per l'esercizio in condizioni di sicurezza di traghetti roll on/roll off e di unità veloci da passeggeri adibiti a servizi di linea [8] contiene un'esigenza specifica in virtù della quale "le compagnie vigilano affinché a bordo dei loro traghetti roll on/roll off e delle unità veloci da passeggeri, siano comunicate alle persone anziane o disabili che si trovano a bordo informazioni generali sui servizi e sull'assistenza a loro disposizione, nella forma più adatta per le persone ipovedenti". [8] G.U. L 138 dell' Reti transeuropee integrate: conformemente agli orientamenti comunitari per lo sviluppo della rete transeuropea (RTE) [9] di trasporto, uno degli obiettivi della rete consiste nel garantire, in uno spazio senza frontiere interne, una mobilità durevole delle persone e dei beni, nelle migliori condizioni sociali e di sicurezza possibili, ed inoltre nell'offrire ai passeggeri infrastrutture di grande qualità a condizioni economiche accettabili. Se tale obiettivo si applica anche ai disabili, nessuna condizione specifica impone tuttavia di garantire loro un accesso totale a questa rete. La decisione di realizzare progetti di infrastrutture di trasporto rientra essenzialmente nella competenza degli Stati membri. La revisione degli orientamenti relativi alla RTE di trasporto offre la possibilità di attrarre la loro attenzione sulla necessità di migliorare l'accesso delle persone a mobilità ridotta alla rete, al fine di promuovere norme di qualità supplementari nei paesi membri della rete. [9] Decisione 1692/96/CE del 23 luglio 1996 (G.U. L 228 del ) - Integrazione nei successivi lavori di ricerca: le questioni di accessibilità saranno prese in considerazione nel contesto del Quinto Programma Quadro di Ricerca, in particolare per quanto riguarda l'azione fondamentale in materia di ricerca nelle infrastrutture di trasporto e le loro interfacce con gli strumenti e i sistemi di trasporto, la mobilità durevole e l'intermodalità, nonché i sistemi e i servizi destinati al cittadino. - Promuovere le buone prassi: la Commissione ha creato il "Servizio europeo d'informazione sul trasporto locale" (ELTIS) in collaborazione con l'uitp (Associazione internazionale dei trasporti pubblici) e la rete POLIS delle autorità locali e regionali. Si tratta di una base di dati informatizzata che riprende le buone prassi in materia di trasporti locali e regionali. Essa contiene studi di casi di trasporti accessibili alle persone a mobilità ridotta e consente ai gestori e alle pubbliche autorità di presentare i propri studi. La Commissione continuerà a sostenere lo scambio di know-how e di buone prassi, nonché le tecnologie di punta in tutta l'europa. Continuerà inoltre ad integrare le esigenze delle persone a mobilità ridotta nei suoi progetti generali pertinenti. - Incoraggiare il reciproco riconoscimento: l'adozione della Raccomandazione del Consiglio del giugno 1998 sul contrassegno di parcheggio per disabili [10] ha consentito un riconoscimento8 reciproco tra gli Stati membri degli spazi di parcheggio riservati ai disabili. La Commissione studierà la possibilità di ampliare tale approccio a settori analoghi. [10] G.U. L 167 del Verso una maggiore accessibilità - la necessità di colmare le lacune a livello intersettoriale Non sarà sufficiente rendere più accessibili i mezzi di spostamento e le informazioni sui trasporti se non si procede ad una revisione completa in tutta la catena del trasporto. Un autobus o un treno accessibili non sono molto utili se le persone a mobilità ridotta non possono raggiungere la fermata dell'autobus o la stazione o se non possono utilizzare il distributore automatico di biglietti. Per colmare tali lacune, si tratta di creare un quadro che consenta di esaminare le questioni di accessibilità tenendo conto al tempo stesso dei sistemi di trasporto, degli edifici e delle altre aree pubbliche. Un tale contesto comprende evidentemente una maggiore collaborazione tra le varie politiche e i livelli di amministrazione. Tale constatazione si impone anche a livello comunitario, dove un certo numero di politiche (industria, società d'informazione, coesione sociale e sviluppo regionale, ambiente, trasporti, politica sociale, salute e sicurezza nel lavoro) influenzano le questioni di accessibilità. Alcuni aspetti della catena della mobilità sono già parzialmente disciplinati dalla legislazione comunitaria. Ad esempio, la Direttiva 89/391/CEE [11] stabilisce che spetta al datore di lavoro adeguare il luogo di lavoro al lavoratore disabile. In un altro settore, la Direttiva 95/16/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 giugno 1995 [12], enumera una serie di punti riguardanti l'accesso ai nuovi ascensori da parte dei disabili e la Raccomandazione dell'8 giugno 1995 [13] presenta varie misure per migliorare la sicurezza e l'accessibilità agli ascensori esistenti. [11] G.U. L 183 del [12] G.U. L 213 del [13] G.U. L 134 del La Commissione ritiene che l'unione europea debba promuovere l'accessibilità in modo coordinato nel quadro di più settori d'attività. Essa contribuirebbe in tal modo a migliorare la qualità della vita professionale, della tutela del consumatore e della competitività delle imprese europee. Le politiche volte a promuovere l'occupazione dei disabili saranno infatti inoperanti a meno che non siano rafforzate da misure efficaci destinate a ridurre e, se possibile, a eliminare i problemi di accessibilità. Inoltre un ambiente di lavoro di qualità e sicuro costituisce un fattore importante per la preservazione della salute e della capacità di lavoro degli individui, oltre che per la competitività dell'impresa. Allo stesso tempo, l'accessibilità è una fonte di profitto per tutto il settore commerciale delle infrastrutture destinate al pubblico: ciò è particolarmente vero nel settore del turismo, nel quale gli alberghi, i centri di vacanze e i siti interessanti accessibili ai disabili e agli anziani sono le sole opzioni possibili per un numero notevole e crescente di clienti. Inoltre, come nel caso del trasporto, l'accessibilità e la facilità di utilizzazione sono misure di prevenzione efficaci contro la fatica e gli incidenti. Infine, l'armonizzazione delle norme di costruzione a fini di accessibilità e di sicurezza può arrecare un prezioso contributo alla promozione di un mercato europeo per una vasta gamma di beni e di servizi. - In consultazione con le imprese e gli utenti, la Commissione identificherà i settori nei quali sarebbe opportuno applicare all'ambiente edificato norme comunitarie vincolanti in materia di accessibilità. - Un gran numero di progetti nel settore dei trasporti e delle infrastrutture sono previsti e realizzati in Europa con il sostegno finanziario dell'unione europea - in particolare per quanto riguarda le Reti Transeuropee e i Fondi strutturali. La durata di vita delle attrezzature e delle infrastrutture di trasporto può essere estremamente lunga ed è quindi essenziale esaminare le esigenze di accessibilità fin dall'inizio. La Commissione farà in modo che i progetti presi in considerazione per essere finanziati dall'unione europea integrino esigenze di accessibilità, conformemente a norme approvate o a buone prassi individuate nella progettazione e nella costruzione.9 - La Commissione si impegna a utilizzare il suo peso sul mercato per incoraggiare il settore commerciale della costruzione a conformarsi alle buone prassi nel settore delle norme di accessibilità e a invitare tutti i poteri pubblici europei a fare altrettanto. - La Commissione - sulla base della propria valutazione e delle relazioni che gli Stati membri sono tenuti a presentare - valuterà il recepimento dell'esigenza relativa alla disabilità contenuta nella Direttiva quadro 89/391/CEE nonché il grado di rispetto di tale regola sul luogo di lavoro e gli sforzi compiuti nella sua applicazione. - La Commissione creerà una base di dati contenenti orientamenti sulle migliori prassi e sui metodi che consentiranno di migliorare la gestione della disabilità sul luogo di lavoro. Questo risultato sarà ottenuto attraverso un sistema di informazione elettronica attualizzato cui le imprese e i loro intermediari avranno accesso presso l'agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro. - La Commissione studierà gli strumenti adeguati per promuovere, a livello comunitario, misure volte a fare in modo che gli architetti, gli ingegneri edili e gli altri soggetti che partecipano alla progettazione e alla costruzione dell'ambiente fisico abbiano accesso ad informazioni adeguate sulla politica dei disabili e sulle misure destinate a garantire l'accessibilità. - Il Quinto Programma Quadro comprenderà l'esame di nuovi modi per favorire standard universali di progettazione in materia di accessibilità, ad esempio la promozione di abitazioni che siano facilmente adeguabili per tutto il ciclo di vita e che rispondano ai vari bisogni in termini di accessibilità Mettere la società dell'informazione al servizio di tutti - L'iniziativa eeurope e la disabilità Le questioni di accessibilità sono inoltre della massima importanza nel contesto della società dell'informazione. Gli sviluppi tecnologici - in particolare lo sviluppo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione - possono offrire formidabili possibilità. È anche possibile tuttavia che le persone disabili incontrino ulteriori ostacoli. In tale contesto, l'unione europea ha già messo a punto numerose iniziative al fine di garantire che la società dell'informazione vada a vantaggio di tutti, compresi i disabili. La Comunicazione della Commissione su "La dimensione sociale e il mercato del lavoro in relazione alla società dell'informazione - priorità alla dimensione umana [14] - Le fasi successive" ne costituisce una buona illustrazione. Tale comunicazione è volta a identificare azioni specifiche destinate a ottimizzare il contributo della società dell'informazione alla promozione dell'occupazione e dell'inserimento. [14] COM(1997) 390 Tra le altre iniziative interessanti possiamo citare la Direttiva 98/10/CE sull'applicazione del regime di fornitura di una rete aperta alla telefonia vocale e sul servizio universale delle telecomunicazioni in un ambiente concorrenziale [15] che invita gli Stati membri ad adottare eventualmente misure per garantire agli utenti disabili e agli utenti che abbiano necessità sociali specifiche l'accesso a tutti i servizi telefonici pubblici fissi e il carattere abbordabile di tali servizi. Più di recente, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno inoltre adottato, il 9 marzo 1999, una Direttiva riguardante le apparecchiature radio e le apparecchiature terminali di telecomunicazione [16] che attribuisce in particolare alla Commissione il potere di decidere che le apparecchiature che rientrano in alcune categorie di attrezzatura o alcuni tipi di apparecchiature debbano essere costruiti in modo tale che alcune categorie di apparecchiature siano compatibili con una serie di caratteristiche volte ad agevolare la loro utilizzazione da parte dei disabili. [15] 98/10/CE G.U. L 101 dell' [16] 99/05/CE G.U. L 091 del Nel quadro della politica europea di normalizzazione della società dell'informazione, la Commissione ha inoltre attribuito un mandato di normalizzazione agli organismi europei competenti, vale a dire il CEN, CENELEC e ETSI, invitandoli ad identificare le esigenze specifiche di normalizzazione in vista di una migliore integrazione degli anziani e dei disabili nella società dell'informazione. (Cfr. I lavori di ricerca che si iscrivono nell'ambito del Quinto Programma Quadro di RTD [17] vertono10 in particolare sulle interfacce persona/sistema, sui sistemi di adeguamento e di assistenza volti a superare i problemi generati dagli ostacoli ambientali incontrati dalle persone colpite da disabilità fisiche e/o mentali, nonché sui sistemi e i servizi intelligenti, al fine di favorire una vita indipendente e la partecipazione alla società dell'informazione. Il Centro comune di ricerca della Commissione europea partecipa inoltre ai lavori di ricerca collegati ad un certo numero di nuove tecnologie, quali la creazione di sistemi di riconoscimento vocale destinati ai non udenti, una serie di interfacce uomo/macchina sul luogo di lavoro e l'accesso a Internet per i disabili. [17] Decisione n. 182/1999/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 dicembre 1998, G.U. L 026 dell' L'8 dicembre 1999 la Commissione europea ha lanciato un'iniziativa intitolata "eeurope - una società dell'informazione per tutti", che propone obiettivi ambiziosi per mettere alla portata di tutti gli europei i vantaggi della società dell'informazione. L'iniziativa si articola intorno a 10 settori prioritari, uno dei quali è la presa in considerazione specifica delle esigenze dei disabili. Gli obiettivi fissati dalla Comunicazione al fine di migliorare l'accesso dei disabili alla società dell'informazione sono in particolare i seguenti: - Sarà effettuato un riesame della legislazione relativa alla società dell'informazione e delle norme applicabili in materia al fine di garantire che esse siano conformi ai principi di accessibilità e di accelerare le misure di normalizzazione. - La Commissione preparerà una Comunicazione sul modo in cui occorrerà prendere in considerazione positivamente le esigenze dei disabili al momento del lancio di gare pubbliche d'appalto nel settore dei prodotti e dei servizi che utilizzano le tecnologie dell'informazione e della comunicazione. - Le istituzioni europee e gli Stati membri devono approvare gli orientamenti attuali dell'iniziativa "Accessibilità del Web (WAI)", volti a rendere la progettazione contenuta di tutti i siti Web o pubblici accessibili ai disabili (http://www.w3.org/tr/wai-webcontent). Dovranno essere incoraggiate le partnership pubbliche-private al fine di garantire un'ampia accessibilità a Internet. - La Commissione creerà una rete europea al fine di ottimizzare l'interazione tra i centri di eccellenza nazionale (materiali o virtuali) e di incoraggiare la messa a punto di cursus secondo la strategia "progettazione per tutti" per i progettisti e gli ingegneri" Tecnologie abilitanti - Verso un mercato comune più sviluppato per la tecnologia di assistenza La promozione del principio "progettazione per tutti " risulterà in tecnologie, beni e servizi adeguati a una gamma più vasta di utenti, compresi numerosi disabili. Tuttavia i prodotti e i servizi concepiti per una media ampliata della popolazione non saranno sempre adeguati a persone che hanno gravi handicap o esigenze molto specifiche. Per garantire l'accesso di tali utenti alle tecnologie, l'ideale è scegliere una seconda formula - la progettazione di prodotti e di servizi particolari o, in numerosi casi, l'adeguamento e la messa in interfaccie di prodotti e di servizi esistenti per soddisfare particolari esigenze. La tecnologia fondata su prodotti e servizi particolari per gli anziani e i disabili è spesso definita "tecnologia dell'assistenza". Attualmente il mercato per tali servizi e prodotti è importante - ma dovrebbe crescere enormemente considerando l'evoluzione demografica. Secondo le stime nel 1990 i consumatori disabili anziani hanno acquistato beni e servizi standard per un valore di 326 miliardi di euro. Il mercato dei prodotti e dei servizi specializzati è stimato attualmente a 10 miliardi di euro in Europa, con una crescita dal 10 al 20% l'anno. Tuttavia le economie di scala, che il mercato interno dovrebbe favorire, non funzionano correttamente in questo settore. L'industria della tecnologia dell'assistenza è estremamente frammentata - in particolare per quanto riguarda i prodotti e i servizi specializzati, prodotti soprattutto da piccole e medie imprese che s'interessano a clienti con particolari disabilità, con una gamma di prodotti molto limitata a livello regionale o anche locale, e spesso con limitate risorse. La frammentazione in questo settore tecnologico deriva inoltre dalle regole nazionali che tendono a variare da uno Stato membro all'altro. S'incontrano quindi spesso soluzioni incompatibili o inutili duplicazioni di sforzi con conseguente inefficacia nell'utilizzazione delle risorse finanziarie.11 La promozione di un'industria sana della tecnologia dell'assistenza e di un mercato ben sviluppato a livello dell'unione europea migliorerà la disponibilità di prodotti e di servizi con un buon rapporto costo /efficacia per l'utilizzatore finale. Inoltre il buon funzionamento del mercato frenerà probabilmente la progressione dei costi sanitari. È importante inoltre interessarsi a tali problemi per il rischio di perdere questo mercato a vantaggio della concorrenza estera, in particolare di quella degli Stati Uniti, paese nel quale numerosi testi di legge che rendono obbligatorio il principio d'accessibilità, - come "l'americans with Disabilities Act" del 1990 e la sezione 508 del "Rehabilitation Act" del hanno dato grande impulso all'industria della tecnologia dell'assistenza. Da un lato, le attività promozionali volte a sviluppare le iniziative delle PMI operanti nel settore sono già inserite nel Quinto Programma Quadro; dall'altro, l'articolo 13 del Trattato di Amsterdam influenzerà nel tempo le legislazioni nazionali degli Stati membri. - Alcuni dispositivi di assistenza destinati ai disabili rientrano già nella sfera d'applicazione della direttiva relativa ai dispositivi medici [18], il cui oggetto è stimolare un mercato europeo aperto e un'offerta trasparente sul mercato. Il comitato tecnico CEN/TC 293 (Normalizzazione degli aiuti tecnici per i disabili) ha preparato una prima serie di norme per gruppi di prodotti quali le sedie a rotelle. Altre norme sono in preparazione o in corso di elaborazione. Al fine di migliorare la competitività di questo mercato e di garantire un migliore accesso ai prodotti, la Commissione esaminerà se è possibile applicare norme di utilizzazione in questo settore. [18] 93/42 CEE, G.U. L 169 del La Commissione ha invitato gli organismi di normalizzazione, vale a dire il CEN/CENELEC/ETSI a determinare, in stretta collaborazione con le organizzazioni che rappresentano le esigenze degli anziani, dei disabili e dei consumatori interessati, una serie di requisiti in materia di normalizzazione al fine di garantire l'accesso degli anziani e dei disabili alla società dell'informazione. Tale mandato sottolinea la necessità di mettere ulteriormente in pratica l'approccio della "progettazione per tutti", nell'elaborazione di nuovi prodotti e servizi, nonché eventualmente l'approccio "tecnologia di assistenza". - La raccolta e la diffusione di informazioni costituiscono una condizione indispensabile alla disponibilità di informazioni, consulenza e orientamento per degli utenti finali e allo sviluppo del mercato. Forte dell'esperienza del progetto Handynet e di altri progetti relativi a basi di dati o raccolta di informazioni, la Commissione si sforzerà di migliorare la collaborazione e gli scambi tra gli uffici nazionali d'informazione sulla tecnologia di assistenza, prendendo in considerazione le possibilità offerte dalla crescente utilizzazione di Internet. - L'esistenza e il carattere abbordabile di adeguati dispositivi di assistenza sono indispensabili al raggiungimento della parità delle opportunità per un gran numero di persone colpite da disabilità. La messa a disposizione di aiuti e di apparecchiature rientra nella sfera di competenza degli Stati membri. Le modalità della messa a disposizione e le condizioni di ammissibilità possono variare da uno Stato membro all'altro e da una regione all'altra. Tuttavia, l'eliminazione degli ostacoli fisici, sociali e politici al fine di favorire la libera circolazione delle persone, l'accettazione transfrontaliera di servizi e la vendita senza ostacoli di prodotti costituiscono obiettivi che l'unione europea continuerà a perseguire senza posa. - La Commissione auspica la riduzione o l'eliminazione delle tasse e dei diritti doganali sugli aiuti e gli apparecchi destinati ai disabili, nella misura in cui tali provvedimenti non contrastino con altri obiettivi in materia fiscale e doganale. È opportuno ricordare che gli Stati membri possono già applicare un tasso ridotto di IVA alle attrezzature mediche, nonché agli aiuti e apparecchi destinati ai disabili [19]. Nel settore doganale un regolamento [20] del Consiglio prevede che gli articoli destinati ai disabili siano, a talune condizioni, importati in franchigia. [19] 77/388/CEE Sesta direttiva IVA del 17 maggio 1977, G.U. L 145 del [20] 918/83/CEE, G.U. L 105 del Proteggere i diritti e gli interessi dei consumatori disabili sul mercato Come indicato nel capitolo precedente, l'emergere del mercato unico e la scomparsa di mercati nazionali frammentati offrono l'occasione unica di progettare prodotti a un prezzo abbordabile per12 un segmento di mercato che precedentemente era difficile da raggiungere. In passato molte imprese, in particolare quelle i cui prodotti sono commercializzati in tutte le fasce della popolazione, avevano tendenza a considerare i clienti disabili nel migliore dei casi come una nicchia di mercato e nel peggiore come una categoria indesiderabile. Oggi le imprese ritengono sempre più che i programmi che tengono conto delle esigenze dei disabili, nella misura in cui siano ben gestiti, possono aprire nuove prospettive commerciali e generare profitti piuttosto che costi. Questa tendenza positiva si riflette anche nell'evoluzione della politica dei consumatori dell'unione europea, che intende ricomprendere i consumatori di qualunque tipo, compresi i disabili. La strategia attualmente adottata consiste nell'esaminare la possibilità di concedere un aiuto finanziario a progetti e nell'associare le organizzazioni rappresentative alle procedure di consultazione ogniqualvolta ciò risulta opportuno. Tra gli esempi di questo tipo d'azione figurano la definizione di criteri sulle esigenze specifiche degli utenti che potrebbero essere inseriti nei protocolli utilizzati per le prove comparative di prodotti di consumo e l'applicazione del principio della "progettazione per tutti", anche se quest'ultimo è stato a tutt'oggi applicato essenzialmente per la preparazione e l'introduzione dell'euro. Tali attività sono state realizzate con successo attraverso l'associazione, in tutte le fasi dell'adozione di decisioni, dei rappresentanti di persone che soffrono di disabilità specifiche, in quanto rappresentati dei consumatori. Nel contesto della tutela dei consumatori è inoltre opportuno ricordare la Direttiva 95/46/CE [21], che garantisce tra l'altro la protezione dei dati a carattere personale relativi alle disabilità. [21] G.U. L 281 del Tale evoluzione favorevole potrebbe essere rafforzata secondo le linee seguenti: - Nel quadro del suo piano d'azione per la politica dei consumatori all'alba del nuovo millennio, la Commissione dovrebbe vigilare particolarmente affinché le esigenze specifiche dei disabili siano debitamente prese in considerazione, in particolare per quanto riguarda l'accesso alla giustizia, i servizi finanziari e la sicurezza dei prodotti. - Nel quadro del mandato generale di normalizzazione nel settore della sicurezza dei consumatori, la Commissione ha dato mandato agli organismi europei di normalizzazione di elaborare un documento d'orientamento destinato ai redattori di norme sul modo di affrontare la questione della sicurezza e dell'utilizzazione nei confronti delle persone con esigenze specifiche. - La presa in considerazione delle esigenze dei consumatori disabili figurerà tra gli obiettivi fissati nel nuovo quadro regolamentare per l'infrastruttura delle comunicazioni elettroniche e i servizi correlati [22]. [22] Verso un nuovo quadro per l'infrastruttura delle comunicazioni elettroniche e i servizi correlati - esame 1999 del quadro normativo delle comunicazioni: COM (1999) 539 definitivo 4. PARTE II: STRUMENTI POLITICI PER LA REALIZZAZIONE DI UN MAGGIORE VALORE AGGIUNTO COMUNITARIO Secondo la Commissione un'imperfetta conoscenza della reale portata del problema della disabilità, l'ignoranza o i pregiudizi sulle sue caratteristiche strutturali e una limitata conoscenza delle varie iniziative che possono essere prese per migliorare l'accesso costituiscono alcuni dei principali ostacoli da superare per attuare politiche d'integrazione. Il problema è tanto più complesso per il fatto che i disabili costituiscono un gruppo molto diversificato, con condizioni di vita estremamente eterogenee, disabilità di tipo e gravità diversi e un gran numero di ostacoli da superare. Una base solida di conoscenza e adeguati meccanismi di coordinamento e di consultazione sono considerati strumenti indispensabili all'attuazione di qualunque misura Interpretare le cifre e comprendere i bisogni La Commissione e l'insieme dei responsabili politici hanno bisogno di dati statistici e demografici affidabili e di informazioni sulle persone disabili al fine di elaborare e progettare misure che consentiranno a tutti gli individui, compresi quelli con limitazioni funzionali, di vivere in modo autonomo ed efficiente nel loro domicilio, nel lavoro e nella vita sociale in senso ampio. Nel 1992/1993 Eurostat ha pubblicato un documento particolareggiato che presentava una prima serie di statistiche sulle caratteristiche e sulla situazione socioeconomica della popolazione dei13 disabili. Dal 1994, il Panel delle Famiglie della Comunità Europea (ECHP), un'inchiesta ad obiettivi multipli lanciata nel quadro del sistema statistico europeo (SSE) in quanto strumento di sorveglianza destinato a ricavare informazioni longitudinali su un certo numero di questioni sociali, ha fornito una prima serie di dati comparabili a livello comunitario sui disabili. La Commissione si sforzerà di migliorare ulteriormente la raccolta di informazioni statistiche utili sulle esigenze dei disabili secondo i seguenti orientamenti: - Verranno i raccolti dati sullo stato di salute, la protezione sociale, la salute e la sicurezza nel lavoro, l'occupazione e l'istruzione. Inoltre il regolamento (CE) 1924/1999 della Commissione, dell'8 settembre 1999 [23], prevede che un modulo ad hoc dell'inchiesta sulle forze di lavoro dedicato all'occupazione dei disabili sarà realizzato nel [23] G.U. L 238 del La cooperazione tra gli Stati membri sarà incoraggiata al fine di creare un quadro che garantisca l'utilizzazione di un nucleo coerente di definizioni e di metodi di raccolta di dati negli Stati membri e di migliorare la comparabilità dei dati statistici sulla disabilità nell'unione europea. Saranno eventualmente studiati nuovi modi per colmare le lacune statistiche. - Il programma di vigilanza sanitaria si propone di creare un contesto di indicatori e di dati comparabili sulla salute nell'unione europea. Tali indicatori consentiranno una migliore comprensione dei vari tipi e livelli di gravità delle disabilità rispetto alle attività giornaliere, alla vita sociale e capacità lavorative. - Il Quinto Programma Quadro di RST ( ) contribuirà in modo sostanziale a migliorare la base di conoscenze sulle disabilità, in particolare attraverso il suo tema "qualità della vita e gestione delle risorse viventi", attraverso la sua azione chiave "invecchiamento della popolazione e disabilità" e attraverso la linea di azione "ricerca riguardante i problemi dei disabili". Tali misure si propongono di migliorare la qualità della vita e l'indipendenza dei disabili in particolare attraverso il miglioramento del loro ambiente sociale e materiale (ad esempio tecniche di riadattamento e di assistenza) e la fornitura effettiva ed efficace delle cure sanitarie e dei servizi sociali cui hanno accesso Concepire programmi comunitari aperti a tutti A livello comunitario la Commissione intende elaborare programmi accessibili all'insieme dei cittadini europei e che, per principio, integrino i bisogni individuali e specifici dei disabili nel nucleo stesso della progettazione. Allo stesso tempo, riconosce che non è sempre possibile tenere conto dei bisogni particolari derivanti dalle disabilità in tutti i programmi generali. In tali casi, l'approccio generale della Commissione consiste nel prevedere misure complementari, concepite per integrarsi nel programma generico, al fine di garantire che nessuno si veda rifiutare la possibilità di partecipare solo per il fatto di essere disabile. - La Commissione si adopererà per garantire la partecipazione dei disabili nei programmi generali. A tal fine prevedrà eventualmente misure specifiche volte a soddisfare le esigenze specifiche dei disabili, al fine di garantire una vera parità delle opportunità. Nel calcolo dell'importo dell'assistenza finanziaria comunitaria da concedere saranno inoltre presi in considerazione, entro i limiti delle risorse di bilancio disponibili, i costi delle misure specifiche necessarie per consentire tale partecipazione Dare il buon esempio Al fine di consolidare il suo impegno per la creazione di un servizio privo di ostacoli e accessibile a tutti e di rafforzare la credibilità delle raccomandazioni rivolte agli altri soggetti, la Commissione continuerà a favorire lo sviluppo di buone prassi nell'ambito dei suoi servizi. a) Occupazione I disabili sono nettamente sottorappresentati nel luogo di lavoro, e ciò vale anche per la funzione pubblica europea. La Commissione, insieme alle altre istituzioni comunitarie, ha adottato nel 1998 un codice di buona condotta per l'impiego di disabili. È opportuno ricordare in particolare i seguenti punti: adeguamento delle procedure d'esame e di reclutamento alle esigenze dei candidati disabili; accesso dei funzionari disabili ad una formazione specifica se necessario; misure di mantenimento14 in funzione attraverso sostegni tecnici; riorganizzazione del lavoro e orario flessibile o a tempo parziale; diritto ad un ragionevole adattamento dell'ambiente di lavoro. La Commissione ritiene che sia della massima importanza rafforzare l'applicazione di questo codice e sostenere la partecipazione dei disabili nei servizi della Commissione. Tali misure contribuirebbero a mettere in evidenza il ruolo prezioso dei disabili all'interno della manodopera e a sensibilizzare il personale su questi temi. - Nel quadro della propria riforma interna la Commissione adotterà le misure necessarie per agevolare l'accesso dei disabili alla funzione pubblica europea. A tale riguardo, è opportuno in particolare tenere conto dei seguenti aspetti: organizzazione dei concorsi, sviluppo della carriera, assistenza amministrativa e messa a disposizione di uffici e di edifici correttamente configurati. Saranno inoltre identificati i posti di lavoro che possono essere occupati più facilmente dai disabili. - La Commissione incoraggerà il personale a partecipare a formazioni di sensibilizzazione alla disabilità, comprendenti informazioni sulle questioni di discriminazione dei disabili, nonché eventualmente interventi diretti di disabili. b) Accessibilità dei locali della Commissione Nel quadro del codice di buona condotta sopraindicato la Commissione si è già impegnata ad elaborare strategie volte a fare in modo che le questioni di accessibilità siano debitamente prese in considerazione in qualunque ristrutturazione di edifici esistenti e nelle scelte di nuovi impianti. Inoltre tutti i lavori di rimessa a nuovo e di valorizzazione, nonché l'installazione in nuovi edifici dovrebbero quantomeno soddisfare le norme nazionali esistenti. - La Commissione si adopererà affinché i suoi uffici e le sue infrastrutture siano accessibili ai suoi dipendenti e ai cittadini che li visitano. Essa garantirà che un elenco di luoghi di riunioni accessibili, accompagnato da informazioni sui bagni più prossimi, sulle attrezzature di assistenza ecc., sia regolarmente pubblicato nell'ambito dei suoi servizi e che le esigenze dei disabili siano prese in considerazione nella determinazione dei luoghi di riunione. c) Informazione e comunicazione I disabili hanno le stesse esigenze e gli stessi diritti all'informazione degli altri cittadini europei. Orbene, la mancanza d'informazione pubblica in formati non tradizionali li priva dell'accesso all'informazione di cui hanno bisogno. La Commissione utilizza sempre più Internet come strumento per garantire al maggior numero di persone l'accesso alle informazioni e ai servizi in modo rapido e poco costoso. L'offerta di informazioni e di servizi sotto forma elettronica attraverso il Web apre la possibilità di garantire le parità di accesso per i disabili e di fornire tale accesso in modo più ampio, più economico e più rapido di quanto consentano altre modalità. Tuttavia la presenza di un documento sul Web non garantisce in sé l'accessibilità. La lingua e la collocazione materiale dei documenti possono limitare l'accesso all'informazione e creare ostacoli alla piena partecipazione dei disabili. Affinché la comunicazione sia generalizzata e quindi efficace è opportuno tenere conto delle esigenze specifiche dei disabili, che possono incontrare maggiori difficoltà ad accedere alle informazioni in formato standard. Sono necessari formati diversi per comunicare informazioni a disabili colpiti da handicap cognitivi o sensoriali. Oltre all'impegno indicato al punto 3.3, la Commissione ha intenzione di varare le seguenti azioni:. - L'Ufficio delle Pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee favorirà l'elaborazione e l'applicazione di standard di buone prassi destinati a rendere le informazioni più accessibili ai cittadini disabili. Sosterrà inoltre la messa in comune, a livello europeo, di materiale in differenti formati attraverso il Forum degli editori dell'unione europea. - La Commissione modificherà i suoi orientamenti sull'accesso ai suoi documenti in modo che le pubblicazioni e le informazioni sulle politiche, sui programmi e sui servizi siano accessibili ai disabili in formati diversi, nella misura in cui ciò sia opportuno e realizzabile. d) Integrazione nelle scuole europee Il Consiglio e i Ministri dell'istruzione riuniti nell'ambito del Consiglio hanno già adottato numerose Raccomandazioni e Risoluzioni volte a migliorare l'integrazione dei bambini disabili15 nelle scuole [24]. Queste iniziative sono state realizzate anche nell'ambito delle scuole europee, che sono istituti di istruzione ufficiali che rientrano nella sfera di competenza dei governi degli Stati membri. Il Consiglio superiore ha in particolare deciso nel 1995 di creare il Comitato di assistenza all'apprendimento, al fine di ampliare e ridefinire il quadro per l'integrazione degli alunni disabili a tutti i livelli di istruzione delle scuole europee. [24] Vedi in particolare la Risoluzione del Consiglio e dei Ministri dell'istruzione riuniti in seno al Consiglio, del 31 maggio 1990, riguardante l'integrazione dei bambini e dei giovani minorati nel sistema scolastico normale (G.U. C 162 del ) - La Commissione continuerà ad appoggiare gli sforzi compiuti dalle scuole europee per dare adeguato sostegno agli alunni disabili, al fine di integrarli nelle classi normali e, in particolare, di fornire la migliore assistenza agli alunni che presentano disturbi specifici dell'apprendimento Consultare i disabili L'esperienza di vita fornisce ai disabili le facoltà e le capacità di percezione necessarie ad identificare rapidamente le politiche e le prassi che ostacolano o impediscono il loro accesso ai servizi e alle infrastrutture e ad immaginare eventuali soluzioni destinate ad eliminare tali ostacoli. La Commissione riconosce in particolare che la maggior parte delle idee formulate nella presente Comunicazione derivano dal suo dialogo permanente con i disabili e con gli esperti e le associazioni attivi nel settore della disabilità. -Nella realizzazione delle sue iniziative la Commissione si adopererà per instaurare meccanismi di consultazione con la comunità dei disabili e con le ONG rappresentative in questo settore. In funzione del tema affrontato, questi meccanismi varieranno per tenere conto delle condizioni specifiche (ad esempio: partecipazione ad organi consultivi, creazione di gruppi di riferimento o di gruppi di lavoro, elaborazione di documenti di consultazione o organizzazione di Forum pubblici, Internet...). - Al fine di rafforzare la capacità della comunità dei disabili a contribuire alla formulazione delle politiche e dei programmi, la Commissione incoraggerà la creazione di partnership tra le organizzazioni dei disabili, le altre ONG e le parti sociali, darà il suo appoggio a manifestazioni e meccanismi che favoriscono uno sviluppo dell'impegno e della consultazione e infine favorirà il flusso di informazioni e di conoscenze attraverso le reti e i lavori di ricerca tra organizzazioni non governative Rafforzare il coordinamento tra i servizi della Commissione Attualmente il principale meccanismo di coordinamento della politica dei disabili nell'insieme dei settori di competenza della Commissione è il gruppo interservizi sulla disabilità. Tutte le Direzioni generali interessate partecipano già attivamente alle attività del gruppo, che si è rivelato uno strumento efficace per rafforzare la sensibilizzazione e favorire una maggiore cooperazione intersettoriale in materia. - Il gruppo interservizi sulla disabilità continuerà a riunirsi regolarmente al fine di scambiare informazioni sullo stato di avanzamento delle azioni realizzate in ciascun settore ed esaminare l'avvio di azioni supplementari, in modo tale da ottimizzare le risorse esistenti e la complementarità tra i servizi. - Il gruppo interservizi si occuperà dell'elaborazione di strumenti di audit e di informazioni collegate alle questioni relative alla disabilità, destinati ai servizi della Commissione. - I servizi della Commissione si adopereranno per fornire un sostegno mirato ai disabili nella ricerca di informazioni sui programmi e sulle iniziative comunitarie che li interessano. 5. PARTE III: PROSPETTIVE - SENSIBILIZZAZIONE, RAFFORZAMENTO DELLA COOPERAZIONE E CREAZIONE DI UNA DINAMICA Gli orientamenti sopraindicati, nonché le attività in corso con gli Stati membri e le organizzazioni non governative, contribuiranno ad eliminare progressivamente gli ostacoli e a rafforzare le possibilità per i disabili di partecipare pienamente a tutti gli aspetti della vita sociale. La presente Comunicazione affronta essenzialmente la questione dell'accessibilità in quanto strumento di sensibilizzazione per i responsabili politici, le imprese e l'insieme della società in16 merito a ciò che è possibile e necessario. Sottolinea che l'accessibilità concorre anche alla realizzazione di uno scopo più ampio: essa dimostra il legame tra l'accessibilità e una cittadinanza piena e intera nella società moderna. La concretizzazione di tali obiettivi richiederà d'altro canto la partecipazione, il sostegno e la collaborazione di tutte le parti interessate, vale a dire i pubblici poteri a tutti i livelli, il settore privato, le collettività, i gruppi del settore associativo, i disabili e le loro famiglie. I poteri pubblici a tutti i livelli possono svolgere un ruolo importante garantendo la realizzazione delle varie misure e mobilitando le conoscenze e le risorse; ma ciascuno di noi deve fare la sua parte al fine di arrivare a sopprimere gli ostacoli psicologici e ad aprire prospettive per tutti gli europei. In quest'ottica la Commissione proporrà al Consiglio che l'anno 2003 sia proclamato "Anno europeo dei cittadini disabili" al fine di aumentare la presa di coscienza, di stimolare la partecipazione, di creare una dinamica per le nuove politiche, a tutti i livelli, e di rafforzare il concetto di cittadinanza europea per i disabili. La Commissione incoraggerà inoltre i paesi candidati a seguire da vicino l'evoluzione della politica comunitaria a favore dei disabili. Infine, una relazione inviata al Parlamento europeo e al Consiglio farà il punto sull'attuazione della presente Comunicazione e costituirà uno dei contributi della Commissione a questo anno europeo. Direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro gazzetta ufficiale n. L 303 del 02/12/2000 pag IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA, visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 13, vista la proposta della Commissione(1), visto il parere del Parlamento europeo(2), visto il parere del Comitato economico e sociale(3), visto il parere del Comitato delle regioni(4), considerando quanto segue: (1) Conformemente all'articolo 6 del trattato sull'unione europea, l'unione europea si fonda sui principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto, principi che sono comuni a tutti gli Stati membri e rispetta i diritti fondamentali quali sono garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e quali risultano dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri, in quanto principi generali del diritto comunitario. (2) Il principio della parità di trattamento tra uomini e donne è ormai consolidato da un consistente corpus di norme comunitarie, in particolare dalla direttiva 76/207/CEE del Consiglio, del 9 febbraio 1976, relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro(5). (3) Nell'attuazione del principio della parità di trattamento, la Comunità deve mirare, conformemente all'articolo 3, paragrafo 2, del trattato CE, ad eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità tra uomini e donne, soprattutto in quanto le donne sono spesso vittime di numerose discriminazioni. (4) Il diritto di tutti all'uguaglianza dinanzi alla legge e alla protezione contro le discriminazioni costituisce un diritto universale riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dalla convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, dai patti delle Nazioni Unite relativi rispettivamente ai diritti civili e politici e ai diritti economici, sociali e culturali e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali di cui tutti gli Stati membri sono firmatari. La Convenzione17 n. 111 dell'organizzazione internazionale del lavoro proibisce la discriminazione in materia di occupazione e condizioni di lavoro. (5) È importante rispettare tali diritti e tali libertà fondamentali. La presente direttiva lascia impregiudicata la libertà di associazione tra cui il diritto di ogni individuo di fondare sindacati insieme con altri e di aderirvi per la difesa dei propri interessi. (6) La carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori riconosce l'importanza di combattere qualsiasi forma di discriminazione, compresa la necessità di intraprendere azioni appropriate per l'integrazione sociale ed economica degli anziani e dei disabili. (7) Il trattato CE annovera tra i suoi obiettivi il coordinamento tra le politiche degli Stati membri in materia di occupazione. A tal fine nel trattato CE è stato incorporato un nuovo capitolo sull'occupazione volto a sviluppare una strategia coordinata europea a favore dell'occupazione, e in particolare a favore della promozione di una forza lavoro competente, qualificata e adattabile. (8) Gli orientamenti in materia di occupazione per il 2000, approvati dal Consiglio europeo a Helsinki il 10 e 11 dicembre 1999, ribadiscono la necessità di promuovere un mercato del lavoro che agevoli l'inserimento sociale formulando un insieme coerente di politiche volte a combattere la discriminazione nei confronti di gruppi quali i disabili. Esse rilevano la necessità di aiutare in particolar modo i lavoratori anziani, onde accrescere la loro partecipazione alla vita professionale. (9) L'occupazione e le condizioni di lavoro sono elementi chiave per garantire pari opportunità a tutti i cittadini e contribuiscono notevolmente alla piena partecipazione degli stessi alla vita economica, culturale e sociale e alla realizzazione personale. (10) Il 29 giugno 2000 il Consiglio ha adottato la direttiva 2000/43/CE(6) che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, la quale assicura una protezione contro tali discriminazioni nel settore dell'occupazione e delle condizioni di lavoro. (11) La discriminazione basata su religione o convinzioni personali, handicap, età o tendenze sessuali può pregiudicare il conseguimento degli obiettivi del trattato CE, in particolare il raggiungimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale, la solidarietà e la libera circolazione delle persone. (12) Qualsiasi discriminazione diretta o indiretta basata su religione o convinzioni personali, handicap, età o tendenze sessuali nei settori di cui alla presente direttiva dovrebbe essere pertanto proibita in tutta la Comunità. Tale divieto di discriminazione dovrebbe applicarsi anche nei confronti dei cittadini dei paesi terzi, ma non comprende le differenze di trattamento basate sulla nazionalità e lascia impregiudicate le disposizioni che disciplinano l'ammissione e il soggiorno dei cittadini dei paesi terzi e il loro accesso all'occupazione e alle condizioni di lavoro. (13) La presente direttiva non si applica ai regimi di sicurezza sociale e di protezione sociale le cui prestazioni non sono assimilate ad una retribuzione, nell'accezione data a tale termine ai fini dell'applicazione dall'artico 141 del trattato CE, e nemmeno ai pagamenti di qualsiasi genere, effettuati dallo Stato allo scopo di dare accesso al lavoro o di salvaguardare posti di lavoro. (14) La presente direttiva lascia impregiudicate le disposizioni nazionali che stabiliscono l'età pensionabile. (15) La valutazione dei fatti sulla base dei quali si può argomentare che sussiste discriminazione diretta o indiretta è una questione che spetta alle autorità giudiziarie nazionali o ad altre autorità competenti conformemente alle norme e alle prassi nazionali. Tali norme possono prevedere in particolare che la discriminazione indiretta sia stabilita con qualsiasi mezzo, compresa l'evidenza statistica. (16) La messa a punto di misure per tener conto dei bisogni dei disabili sul luogo di lavoro ha un ruolo importante nel combattere la discriminazione basata sull'handicap. (17) La presente direttiva non prescrive l'assunzione, la promozione o il mantenimento dell'occupazione né prevede la formazione di un individuo non competente, non capace o non disponibile ad effettuare le funzioni essenziali del lavoro in questione, fermo restando l'obbligo di18 prevedere una soluzione appropriata per i disabili. (18) La presente direttiva non può avere l'effetto di costringere le forze armate nonché i servizi di polizia, penitenziari o di soccorso ad assumere o mantenere nel posto di lavoro persone che non possiedano i requisiti necessari per svolgere l'insieme delle funzioni che possono essere chiamate ad esercitare, in considerazione dell'obiettivo legittimo di salvaguardare il carattere operativo di siffatti servizi. (19) Inoltre, per salvaguardare la capacità delle proprie forze armate, gli Stati membri possono decidere di escluderle in tutto o in parte dalle disposizioni della presente direttiva relative all'handicap o all'età. Gli Stati membri che operano tale scelta devono definire il campo d'applicazione della deroga in questione. (20) È opportuno prevedere misure appropriate, ossia misure efficaci e pratiche destinate a sistemare il luogo di lavoro in funzione dell'handicap, ad esempio sistemando i locali o adattando le attrezzature, i ritmi di lavoro, la ripartizione dei compiti o fornendo mezzi di formazione o di inquadramento. (21) Per determinare se le misure in questione danno luogo a oneri finanziari sproporzionati, è necessario tener conto in particolare dei costi finanziari o di altro tipo che esse comportano, delle dimensioni e delle risorse finanziarie dell'organizzazione o dell'impresa e della possibilità di ottenere fondi pubblici o altre sovvenzioni. (22) La presente direttiva lascia impregiudicate le legislazioni nazionali in materia di stato civile e le prestazioni che ne derivano. (23) In casi strettamente limitati una disparità di trattamento può essere giustificata quando una caratteristica collegata alla religione o alle convinzioni personali, a un handicap, all'età o alle tendenze sessuale costituisce un requisito essenziale e determinante per lo svolgimento dell'attività lavorativa, a condizione che la finalità sia legittima e il requisito sia proporzionato. Tali casi devono essere indicati nelle informazioni trasmesse dagli Stati membri alla Commissione. (24) L'Unione europea, nella dichiarazione n. 11 sullo status delle chiese e delle organizzazioni non confessionali allegata all'atto finale del trattato di Amsterdam, ha riconosciuto espressamente che rispetta e non pregiudica lo status previsto nelle legislazioni nazionali per le chiese e le associazioni o comunità religiose degli Stati membri e inoltre, che rispetta lo status delle organizzazioni filosofiche e non confessionali. In tale prospettiva, gli Stati membri possono mantenere o prevedere disposizioni specifiche sui requisiti professionali essenziali, legittimi e giustificati che possono essere imposti per svolgervi un'attività lavorativa. (25) Il divieto di discriminazione basata sull'età costituisce un elemento essenziale per il perseguimento degli obiettivi definiti negli orientamenti in materia di occupazione e la promozione della diversità nell'occupazione. Tuttavia in talune circostanze, delle disparità di trattamento in funzione dell'età possono essere giustificate e richiedono pertanto disposizioni specifiche che possono variare secondo la situazione degli Stati membri. È quindi essenziale distinguere tra le disparità di trattamento che sono giustificate, in particolare, da obiettivi legittimi di politica dell'occupazione, mercato del lavoro e formazione professionale, e le discriminazioni che devono essere vietate. (26) Il divieto di discriminazione non dovrebbe pregiudicare il mantenimento o l'adozione di misure volte a prevenire o compensare gli svantaggi incontrati da un gruppo di persone di religione o convinzioni personali determinate o avente determinati handicap, età o tendenze sessuali e tali misure possono autorizzare l'esistenza di organizzazioni di persone di religione o convinzioni personali determinate o aventi determinati handicap, età o tendenze sessuali se il loro principale obiettivo è la promozione di necessità specifiche delle persone stesse. (27) Nella sua raccomandazione 86/379/CEE del 24 luglio 1986 concernente l'occupazione dei disabili nella Comunità(7), il Consiglio ha definito un quadro orientativo in cui si elencano alcuni esempi di azioni positive intese a promuovere l'occupazione e la formazione di portatori di handicap, e nella sua risoluzione del 17 giugno 1999 relativa alle pari opportunità di lavoro per i disabili(8), ha affermato l'importanza di prestare un'attenzione particolare segnatamente19 all'assunzione e alla permanenza sul posto di lavoro del personale e alla formazione e all'apprendimento permanente dei disabili. (28) La presente direttiva fissa requisiti minimi, lasciando liberi gli Stati membri di introdurre o mantenere disposizioni più favorevoli. L'attuazione della presente direttiva non può servire da giustificazione per un regresso rispetto alla situazione preesistente in ciascuno Stato membro. (29) Le vittime di discriminazione a causa della religione o delle convinzioni personali, di un handicap, dell'età o delle tendenze sessuali dovrebbero disporre di mezzi adeguati di protezione legale. Al fine di assicurare un livello più efficace di protezione, anche alle associazioni o alle persone giuridiche dovrebbe essere conferito il potere di avviare una procedura, secondo le modalità stabilite dagli Stati membri, per conto o a sostegno delle vittime, fatte salve norme procedurali nazionali relative alla rappresentanza e alla difesa in giustizia. (30) L'efficace attuazione del principio di parità richiede un'adeguata protezione giuridica in difesa delle vittime. (31) Le norme in materia di onere della prova devono essere adattate quando vi sia una presunzione di discriminazione e, nel caso in cui tale situazione si verifichi, l'effettiva applicazione del principio della parità di trattamento richiede che l'onere della prova sia posto a carico del convenuto. Non incombe tuttavia al convenuto provare la religione di appartenenza, le convinzioni personali, la presenza di un handicap, l'età o l'orientamento sessuale dell'attore. (32) Gli Stati membri non sono tenuti ad applicare le norme in materia di onere della prova ai procedimenti in cui spetta al giudice o ad altro organo competente indagare sui fatti. I procedimenti in questione sono pertanto quelli in cui l'attore non deve dimostrare i fatti, sui quali spetta al giudice o ad altro organo competente indagare. (33) Gli Stati membri dovrebbero promuovere il dialogo fra le parti sociali e, nel quadro delle prassi nazionali, con le organizzazioni non governative ai fini della lotta contro varie forme di discriminazione sul lavoro. (34) La necessità di promuovere la pace e la riconciliazione tra le principali comunità dell'irlanda del Nord richiede l'inserimento di disposizioni specifiche nella presente direttiva. (35) Gli Stati membri devono prevedere sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive applicabili in caso di violazione degli obblighi risultanti dalla presente direttiva. (36) Gli Stati membri possono affidare alle parti sociali, dietro richiesta congiunta di queste, l'attuazione della presente direttiva, per quanto riguarda le disposizioni che rientrano in convenzioni collettive, a condizioni che adottino tutti i provvedimenti necessari che consentano loro di garantire, in qualsiasi momento, i risultati imposti dalla presente direttiva. (37) In base al principio di sussidiarietà enunciato all'articolo 5 del trattato CE l'obiettivo della presente direttiva, in particolare la realizzazione di una base omogenea all'interno della Comunità per quanto riguarda la parità in materia di occupazione e condizioni di lavoro, non può essere realizzato in misura sufficiente dagli Stati membri e può dunque, a causa delle dimensioni e dell'impatto dell'azione proposta, essere realizzato meglio a livello comunitario. Conformemente al principio di proporzionalità enunciato a tale articolo, la presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale scopo, HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA: CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 1 Obiettivo La presente direttiva mira a stabilire un quadro generale per la lotta alle discriminazioni fondate sulla religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali, per quanto concerne l'occupazione e le condizioni di lavoro al fine di rendere effettivo negli Stati membri il principio della parità di trattamento.20 Articolo 2 Nozione di discriminazione 1. Ai fini della presente direttiva, per "principio della parità di trattamento" si intende l'assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta basata su uno dei motivi di cui all'articolo Ai fini del paragrafo 1: a) sussiste discriminazione diretta quando, sulla base di uno qualsiasi dei motivi di cui all'articolo 1, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un'altra in una situazione analoga; b) sussiste discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri possono mettere in una posizione di particolare svantaggio le persone che professano una determinata religione o ideologia di altra natura, le persone portatrici di un particolare handicap, le persone di una particolare età o di una particolare tendenza sessuale, rispetto ad altre persone, a meno che: i) tale disposizione, tale criterio o tale prassi siano oggettivamente giustificati da una finalità legittima e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari; o che ii) nel caso di persone portatrici di un particolare handicap, il datore di lavoro o qualsiasi persona o organizzazione a cui si applica la presente direttiva sia obbligato dalla legislazione nazionale ad adottare misure adeguate, conformemente ai principi di cui all'articolo 5, per ovviare agli svantaggi provocati da tale disposizione, tale criterio o tale prassi. 3. Le molestie sono da considerarsi, ai sensi del paragrafo 1, una discriminazione in caso di comportamento indesiderato adottato per uno dei motivi di cui all'articolo 1 avente lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante od offensivo. In questo contesto, il concetto di molestia può essere definito conformemente alle leggi e prassi nazionali degli Stati membri. 4. L'ordine di discriminare persone per uno dei motivi di cui all'articolo 1, è da considerarsi discriminazione ai sensi del paragrafo La presente direttiva lascia impregiudicate le misure previste dalla legislazione nazionale che, in una società democratica, sono necessarie alla sicurezza pubblica, alla tutela dell'ordine pubblico, alla prevenzione dei reati e alla tutela della salute e dei diritti e delle libertà altrui. Articolo 3 Campo d'applicazione 1. Nei limiti dei poteri conferiti alla Comunità, la presente direttiva, si applica a tutte le persone, sia del settore pubblico che del settore privato, compresi gli organismi di diritto pubblico, per quanto attiene: a) alle condizioni di accesso all'occupazione e al lavoro, sia dipendente che autonomo, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione indipendentemente dal ramo di attività e a tutti i livelli della gerarchia professionale, nonché alla promozione; b) all'accesso a tutti i tipi e livelli di orientamento e formazione professionale, perfezionamento e riqualificazione professionale, inclusi i tirocini professionali; c) all'occupazione e alle condizioni di lavoro, comprese le condizioni di licenziamento e la retribuzione; d) all'affiliazione e all'attività in un'organizzazione di lavoratori o datori di lavoro, o in qualunque organizzazione i cui membri esercitino una particolare professione, nonché alle prestazioni erogate da tali organizzazioni. 2. La presente direttiva non riguarda le differenze di trattamento basate sulla nazionalità e non pregiudica le disposizioni e le condizioni relative all'ammissione e al soggiorno di cittadini di paesi terzi e di apolidi nel territorio degli Stati membri, né qualsiasi trattamento derivante dalla condizione giuridica dei cittadini dei paesi terzi o degli apolidi interessati. 3. La presente direttiva non si applica ai pagamenti di qualsiasi genere, effettuati dai regimi statali o da regimi assimilabili, ivi inclusi i regimi statali di sicurezza sociale o di protezione sociale. Vedere altro
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 Articolo 2
 Articolo 3
 Art. 1
 Articolo 168