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Timestamp: 2019-12-14 06:03:29+00:00

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Art. 1525 codice civile - Inadempimento del compratore - Brocardi.it
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Articolo 1525 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1525 Codice civile
Nonostante patto contrario (1), il mancato pagamento di una sola rata, che non superi l'ottava parte del prezzo, non dà luogo alla risoluzione del contratto, e il compratore conserva il beneficio del termine relativamente alle rate successive [1523; 176 disp. att.] (2).
(1) Qualsiasi patto contrario è inefficace.
(2) Se, però, la singola rata supera l'ottava parte del prezzo, si ha risoluzione (1453, 1526 c.c.). Se, invece, non viene corrisposta più di una rata ma ciò, comunque, non comporta inadempimento di più di un ottavo del prezzo, è discutibile se si configuri o meno inadempimento: questo è da escludersi sulla base di un'interpretazione più aderente al dettato della norma; è da ammettersi, invece, se si considera che il protrarsi dell'inadempimento mina la fiducia del creditore nella possibilità di ottenere l'intero prezzo.
Il legislatore intende tutelare il compratore da eventuali clausole vessatorie (1341 c.c.; 33 ss. cod. cons.) con le quali si faccia conseguire ad un minimo inadempimento la risoluzione del contratto (1453 c.c.).
Spiegazione dell'art. 1525 Codice civile
Inadempimento di scarsa entità
Se il compratore ha pagato i sette ottavi del prezzo non può subire risoluzione del contratto: ha ancora diritto al beneficio del termine, ad un nuovo termine cioè (da fissarsi dall'autorità giudiziaria) scaduto il quale potrà subire la risoluzione.
La regola è un'applicazione del principio sancito nell'art. 1455 per il quale il contratto non si può risolvere se l'inadempimento di una parte ha scarsa importanza avuto riguardo all'interesse dell'altra. Altra applicazione è contenuta nell'art. 1564 in tema di contratto di somministrazione.
Il fallimento del compratore non gli toglie incondizionatamente il diritto di valersi del beneficio del termine. Il curatore può perciò farsi autorizzare dal giudice delegato a subentrare nel contratto, ma il venditore può chiedere cauzione (applicazione del principio generale della decadenza del debitore insolvente dal beneficio del termine: art. 1186 cod. civ.) a meno che il curatore paghi immediatamente il prezzo con lo sconto dell'interesse; mentre (com'è ovvio) nella vendita a rate con riserva della proprietà il fallimento del venditore non è causa di scioglimento del contratto.
Massime relative all'art. 1525 Codice civile
Cass. civ. n. 11718/1993
In tema di vendita con riserva della proprietà, le disposizioni degli artt. 1525 e 1526 c.c., concernenti l'inadempimento del compratore e la risoluzione del contratto, hanno la funzione di limitare l'autonomia privata fin guisa da escludere la legittimità di una clausola risolutiva espressa, per i casi in cui il compratore non sia inadempiente per il mancato pagamento di una sola rata che non superi l'ottava parte del prezzo, e da impedire al venditore o al suo cessionario di potere chiedere la risoluzione oltre i limiti della rilevanza legale, a tal fine, dell'inadempimento, senza esclusione, nel medesimo caso, dell'esperibilità dell'azione contrattuale di adempimento e della spettanza al creditore dell'opzione per l'azione esecutiva sui beni del compratore o sulla stessa cosa oggetto del riservato dominio.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 11718 del 26 novembre 1993)
Cass. civ. n. 3925/1988
La norma di cui all'art. 1525 c.c. secondo la quale, salvo patto contrario, il mancato pagamento di una sola rata che non superi l'ottava parte del prezzo non dà luogo alla risoluzione del contratto di compravendita riguarda esclusivamente la vendita con riserva di proprietà ed è strettamente aderente ai peculiari caratteri di questa particolare fattispecie negoziale, inquadrandosi nell'ambito delle cautele predisposte a favore del compratore rateale, sicché non è suscettibile di applicazione analogica al di fuori del detto schema negoziale, come per la valutazione della importanza dell'inadempimento ai fini della risoluzione in una ordinaria vendita immobiliare.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3925 del 9 giugno 1988)
relative all'articolo 1525 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1525 Codice civile - Inadempimento del compratore | Quesito Q201411333
Giovanni D.P. chiede
martedì 30/09/2014 - Abruzzo
“debbo stipulare un atto con riservato dominio. Il mancato pagamento per la risoluzione si riferisce alla somma delle rate per raggiungere l'ottavo della somma totale? Esempio importo totale euro 96.000.1/8 =12000 euro,rate 25*500=euro12500, potrei richiedere la risoluzione. rate 20*500= 10.000 euro non potrei richiedere la risoluzione”
Consulenza legale i 30/09/2014
Ai sensi dell'art. 1525 del c.c., il mancato pagamento di una sola rata, che non superi l'ottava parte del prezzo, non dà luogo alla risoluzione del contratto, e il compratore conserva il beneficio del termine relativamente alle rate successive.
Di contro, l'omesso versamento di una rata il cui ammontare superi l'ottava parte del prezzo, dà diritto al venditore di chiedere la risoluzione della vendita.
Il "prezzo" su cui calcolare l'ottavo va calcolato tenendo conto anche delle somme dovute per prestazioni integrative e per i costi inerenti all'operazione di vendita e alla dilatazione del pagamento (es. gli interessi convenzionali).
La norma contenuta nell'art. 1525 è stata dettata per tutelare il compratore nel caso in cui ometta il pagamento di una sola rata: ed infatti la dottrina ritiene che questo articolo non sia applicabile laddove il mancato pagamento riguardi più rate, a prescindere che si tratti di rate contigue o meno tra loro.
In altre parole, per venire al caso proposto, se viene omessa una rata di 500 euro, poiché 500 euro sono inferiori ad un ottavo del prezzo totale, il venditore non può chiedere la risoluzione: se, invece, il compratore omette di pagare anche un'altra rata, la tutela prevista dall'art. 1525 viene meno, e il venditore potrà chiedere la risoluzione secondo le norme generali.
Per "risoluzione secondo le regole generali" si intende la risoluzione del contratto che ciascun venditore, ai sensi dell'art. 1455 del c.c., pretendere affermando che l'inadempimento del compratore sia di non scarsa importanza, avuto riguardo ai suoi interessi (di venditore).
Di regola, nei contratti con pagamenti scadenzati ad esecuzione periodica (si pensi ad esempio al contratto di locazione) o rateali, nel documento contrattuale si inserisce una clausola che identifica la "soglia di tolleranza" dell'inadempimento (tecnicamente, si parla di clausola risolutiva espressa, art. 1456 del c.c.): ad esempio, le parti possono convenire che se due rate non vengono pagate, il venditore può chiedere la risoluzione del contratto. Se, invece, il contratto non dice nulla, per giungere alla risoluzione del contratto, il venditore dovrà provare la gravità dell'adempimento che, com'è intuibile, varia di caso in caso (sarà il giudice adito a stabilire se l'inadempimento è grave o meno).
E' bene ricordare che, oltre al dato numerico (ad es. il mancato pagamento di 20.000 euro si può presumere di notevole importanza su una cifra totale di 96.000 euro), rileva anche il dato della fiducia: infatti, non è escluso che il giudice possa dichiarare risolto il contratto laddove, assieme al mancato pagamento anche di pochissime rate, si sia palesato il rischio che il compratore non possa più onorare il proprio debito e il venditore non abbia quindi più fiducia nel futuro corretto comportamento della controparte.

References: Articolo 1525

Articolo 1525
 art. 1186

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 Articolo 1525
 art. 1456