Source: http://pasuco.blogspot.com/2015/03/tabula-cortonensis.html
Timestamp: 2018-11-20 01:02:44+00:00

Document:
ParolaSuonoColore: TABULA CORTONENSIS
§ 1. La Tabula Cortonensis, rinvenuta nei pressi di Cortona nel 1992, ma resa pubblica solamente alla fine di giugno del 1999, è in bronzo (50 x 30 cm circa, con uno spessore medio di 2-3 mm) e risulta spezzata in otto frammenti, di cui purtroppo uno è andato perduto. Non è difficile intravedere le ragioni di questa sua frantumazione: terminato il periodo di utilità della Tavola, essa sarà stata spezzata per essere predisposta a un nuovo uso del prezioso materiale di cui era fatta.
Questa Tabula Cortonensis contiene una iscrizione in lingua etrusca di 40 righe, la quale risulta, fra le iscrizioni etrusche, al terzo posto per lunghezza dopo il Liber linteus della Mummia di Zagabria e dopo la Tabula Capuana o "Tegola di Capua".
§ 2. I due autori che per primi hanno studiato il nostro documento, il linguista Luciano Agostiniani e l'archeologo Francesco Nicosia, hanno mostrato e sottolineato che sul piano tecnico la Tavola risulta fabbricata e cioè preparata e fusa con grande maestria (op. cit. in Bibliografia).
Da questa considerazione - che io condivido - si può trarre già una prima importante conclusione di carattere ermeneutico: il reperto non è un unicum, ossia non mostra di essere stato fabbricato per una sola occasione o circostanza, ma al contrario mostra di essere stato preceduto da altre tavole uguali o simili, cioè di essere uscito da un tipo di fabbricazione in serie, fatto da uno o più artigiani che avevano acquisito una notevole esperienza in tale tipo di lavorazione.
In conseguenza di ciò siamo spinti a ritenere che anche il documento inscritto nella Tavola non fosse un documento redatto per una sola particolare circostanza, bensì fosse un documento fatto in serie, cioè preceduto e anche seguito da altri documenti uguali o simili. È pertanto molto improbabile che il documento indicasse o parlasse di un solo particolare atto od evento eccezionale oppure particolarmente importante. La quale considerazione si oppone in maniera radicale alla ipotesi, secondo cui la nostra Tabula conterrebbe il testo di una assegnazione di terreni, effettuata dalle "prudenti oligarchie" etrusche, a favore di altrettanti assegnatari appartenenti agli "strati subalterni". Per parte mia obietto che una operazione di questo tipo è per se stessa del tutto inverosimile, dato che in nessun tempo e in nessun luogo i beati possidentes, neppure "per prudenza", hanno regalato i loro beni ai proletari; in più essa non sarebbe stata un evento di routine o di ordinaria amministrazione, ma al contrario avrebbe avuto il carattere della straordinaria eccezionalità e della straordinaria importanza sociale, per la quale non si sarebbe di certo adoperata una semplice tavola bronzea di uso comune. Ed infine, in questa ipotesi nel documento inscritto non sarebbe mancato il riferimento ad una o più divinità a titolo di giuramento e di garanzia, mentre nella nostra Tabula Cortonensis non c'è alcun nome di divinità etrusca.
La caratteristica della fabbricazione in serie della Tavola è dimostrata anche e soprattutto dal manubrio o manico che la sormonta: questo manubrio, col suo tipo di immanicatura, è particolarmente curato e persino molto progredito e fa dunque pensare al fatto che anch'esso fosse l'effetto di una precedente lunga esperienza di fabbricazione.
Non solo, ma la capocchia con cui termina il manubrio ci dice anche qualcosa di importante circa la natura e la finalità della nostra Tavola di bronzo. Innanzi tutto questa capocchia esclude che la Tavola fosse stata preparata per essere "appesa", come è stato in precedenza detto da altri, perché in questa prospettiva il manubrio sarebbe terminato non con una capocchia, bensì molto meglio con un gancio oppure con un anello. Questa capocchia invece ci dice meglio che essa serviva per estrarre con la mano la Tavola di bronzo da una serie di altre tavole simili, inserita in qualche cassetta assieme con altre, componenti un autentico "schedario", lo schedario di uno "casellario catastale", come vedremo più avanti (riga 36). In uno schedario di questo tipo, cioè fatto di schede di bronzo, la selezione e l'estrazione di una scheda dalla serie delle altre sarebbe stata una operazione abbastanza fastidiosa senza il nostro manubrio. Non solo, ma questo stesso manubrio con la capocchia molto probabilmente serviva anche per legarvi una fettuccia di pergamena o di pelle, in cui risultava scritto il numero di inventario di un atto giudiziario e/o le generalità di individui per l'ordinamento alfabetico delle tavole-schede. Non si riesce ad immaginare alcun'altra ragionevole funzione differente per tale manubrio.
Ma molto più importante è osservare e precisare che la circostanza che la Tabula fosse la “scheda di uno schedario” è dimostrata in maniera lampante dal fatto che essa risulta scritta nelle due facce, entrambe ugualmente e facilmente leggibili. Questo fatto invece sarebbe stato pressoché inconcepibile, se la Tabula fosse stata una semplice tabella bronzea da appendere ad un monumento o ad un muro o ad un portone, perché in questo caso la sua seconda faccia non sarebbe stata vista né letta dai visitatori o dai passanti.
§ 3. Della grafia messa in atto nel nostro documento non si può fare a meno di apprezzare e sottolineare la precisione, la chiarezza e perfino l'eleganza; segno evidente che chi ha trascritto il documento sul bronzo era molto esperto nella pratica e nell'arte della scrittura. E precisamente si trattava di uno «scriba» di professione, di uno che lavorava in maniera continuativa anche al servizio del «Comune-Stato» di Cortona.
D'altra parte si intravede abbastanza chiaramente che la trascrizione dell'atto prima redatto su pergamena, è stata fatta dallo «scriba» sotto dettatura di un altro individuo, quasi sicuramente un “cancelliere”. E per questa ragione si possono spiegare alcune imprecisioni e anche alcuni errori di scrittura, che possono essere attribuiti sia al cancelliere che dettava sia allo scriba che scriveva.
Parecchie volte infatti risulta omesso il punto divisorio tra un vocabolo e l'altro, cosa che talvolta rende per noi difficile la loro distinzione e separazione . Chi abbia una certa pratica di scrittura sa per esperienza che nelle trascrizioni di testi, anche strettamente personali, intervengono di frequente gli errori, e ciò avviene a causa dell'allentamento di attenzione da parte di chi detta e di chi trascrive.
§ 4. Sempre sullo stretto piano della grafia si deve precisare che l'Agostiniani ha il merito di aver appurato in maniera sicura che essa appartiene realmente all'area linguistica di Cortona. Inoltre egli ha quasi sicuramente ragione quando, avendo osservato che spesso la lettera E compare destrorsa invece che sinistrorsa, ha concluso che questa sarebbe una particolarità ortografica e fonetica appunto dell'etrusco di Cortona, indicante la lunghezza o la brevità oppure la chiusura o l'apertura di quella vocale. Non deve infatti essere privo di significato - dico io - il fatto che nel complesso fonetico VEL la vocale E sia sempre destrorsa. Questo fatto però - tengo a precisare - non sembra che abbia alcuna valenza fonologica, non avrebbe cioè alcuna rilevanza sul piano semantico e quindi su quello della traduzione dei vocaboli interessati a questo fenomeno fonetico.
Infine io escluderei che le ultime sette righe della faccia (A) (quelle dimezzate per la scomparsa dell'ottavo frammento della Tavola) siano di un differente scriba; rispetto a queste righe al massimo concederei che sia intervenuto un breve stacco temporale nella scrittura da parte dell'unico scriba, e probabilmente anche un cambio o un'alternanza degli strumenti di incisione, cioè degli stili o punzoni adoperati. Esclusa infatti la A iniziale della riga 26, tutte le altre lettere trovano esattissimo riscontro in quelle corrispondenti dell'intero testo.
Più in generale io dico che è poco verosimile che per la trascrizione di un documento di appena 40 righe siano stati chiamati due differenti scribi.
§ 5. In via preliminare esprimo il parere che della iscrizione della Tabula Cortonesis sia possibile tentare di proporre una interpretazione e una traduzione in virtù di quattro importanti e fortunate circostanze: 1ª) Il testo dell'iscrizione è del tutto sicuro in tutte le sue parti, con la sola esclusione di qualche punto particolare a causa della frattura della Tavola. Anche la mancanza dell'ottavo frammento è di scarsa rilevanza, dato che, oltre agli antroponimi, è quasi certo che non contenesse appellativi. 2ª) L'iscrizione è relativamente lunga ed è una cosa nota agli epigrafisti che riguardo a una lingua solo parzialmente conosciuta, a parità di altre condizioni, una iscrizione più lunga è più facilmente interpretabile e traducibile di una più corta. 3ª) Una certa parte dei vocaboli che vi compaiono, una trentina, si conosceva già, ormai in maniera certa, sia come documentazione sia nel loro valore semantico o «significato»; ed il «significato» di ciascuno di questi vocaboli, già documentati e conosciuti, consente, in virtù del più ampio significato contestuale, la decifrazione o ricostruzione, più o meno sicura, del significato di quei vocaboli che essa ci presenta per la prima volta, nel numero quasi uguale di circa 30 (curiosa questa corrispondenza). 4ª) Nel testo compaiono numerosi nomi personali, i quali, dato che si susseguono a gruppi, costituiscono come una "griglia" o un "reticolo", entro le cui maglie è possibile ricostruire e interpretare ciò che ciascuno dei gruppi di individui nominati era e quale funzione svolgeva.
I vocaboli che si conoscevano già, sia come documentazione sia nel loro valore semantico, sono i seguenti:
AME «è, sono» (copula sing. e plur.); -C «e, anche» (congiunzione enclitica); CEN «questo» (in accusativo); CEŚU «deposto, depositato»; CLAN «figlio»; CLENAR «figli»; CLΘI «in questo»; CNL «questi-e» (in accusativo); CŚ «di questo»; CUSUΘUR «famiglia Cusonia o dei Cusoni»; ZAL, SAL «due»; ZIC «scritto, libro, documento scritto»; ZIXUXE «ha(nno) scritto»; ZILAΘ «console, pretore»; ZILCI «sotto il consolato o la pretura»; ΘUI «qui»; IN «esso-a»; MEXL(UM) «federazione, comunità»; PAPALŚER «nipoti (di nonno)»; PUIA «moglie»; ŚAR «dieci»; RAŚNA «Rasennio, Etrusco, statale, pubblico-a»; RAT(-M) «(e), secondo norma, secondo legge»; SA «sei» (numerale); SIANŚ «padre, antenato-a, progenitore-trice»; SPANTE «piatto, catino, bacino»; -TA «quello-a» pronome e articolo determinativo in posizione enclitica; -Θ(E), -Θ(I), -T(E), -T(I) desinenza del locativo; -TIŚ «del, della» articolo determinativo al genitivo in posizione enclitica; TIUR «mese»; infine il numerale IIII «quattro» con una C rovesciata «metà, mezzo».
Quest'altro vocabolo si conosceva già come documentazione, ma finora se ne ignorava il significato: CENU «corrispondente».
I vocaboli "nuovi", che cioè compaiono per la prima volta nella nostra iscrizione, anch’essi una trentina, sono i seguenti:
CELTINE «area, circondario, distretto»; CENU «corrispondente»; ELIUNT «olivicoltore»; EPRU «accordo»; ESI «uguale valore»; ET «questo»; VERE = lat. vere «veramente, realmente, esattamente»; VINAC «vignale, vigneto»; ZACINA «biada, foraggio»; ΘUXT(I) «nella casa, nel casellario»; INNI «gli, a lui, per lui»; MALE «decreta(no)»; MLEŚIE «misura(zione)» (?); NUΘANATUR «atori, periti» (plur.); NUΘE «nota(no), osserva(no)»; PAVA «appianamento, conguaglio, compensazione»; PES «possesso, proprietà»; PRINISERA «barili» (?); ŚAZLE «soddisfacente»; ŚRAN «atto quadrato»; RESTM «seminerio di grano»; SPANTE «bacino, lago»; SPARZA «(sud)divisione, atto di (sud)divisione»; SUΘIU «posto, steso, stilato»; SUΘIVENA «estensore, stilatore, segretario, cancelliere»; SUΘIUSVE «stesura, stilatura, trascrizione»; TARSMINAŚ «Trasimeno»; TARXIANE «Tarchiano» (località); TENΘA «tenuta, possedimento agricolo»; TENΘUR «iugero/i» (sing. o plur.?); TENUR «ottenuti»; TERSNA «terreno»; TRAULA «versamento, consegna»; FRATUCE «ha frazionato».
Per una decina di questi vocaboli io propongo il relativo significato soltanto in via largamente ipotetica; però il dubbio che esiste sul loro significato esatto non turba per nulla il significato della frase in cui compaiono e tanto meno il significato generale della iscrizione.
§ 6. La minuta ed esatta interpretazione dei numerosi antroponimi che compaiono nella Tavola non dà luogo a difficoltà di alcun genere: da un lato li conoscevamo già quasi tutti dalle numerosissime iscrizioni funerarie etrusche che conserviamo, dall'altro i loro reciproci rapporti di parentela sono chiaramente indicati da connessioni morfologiche, che sono ormai sicuramente acquisite e conosciute da parte dei linguisti.
Sugli antroponimi due soli fatti sono da osservare: 1°) Al fine di evitare le omonimie, anche conseguenti al fatto che gli Etruschi - proprio come i Romani - avevano un numero limitatissimo di prenomi (una ventina; LEGL 64), viene spesso indicato un secondo gentilizio del personaggio citato oppure il soprannome (cognomen), inoltre assieme col patronimico, anche il matronimico. 2°) Siccome alla fine del III secolo a. C. o agli inizi del II - cui il nostro documento va quasi sicuramente riportato - il già conosciuto processo di entrata del patriziato etrusco in quello romano e di reciproca fusione tra loro è ormai molto avanzato, succede che quasi tutti i gentilizi che compaiono in questo testo etrusco trovino esatto riscontro in altrettanti gentilizi latini. E in virtù di questa esatta corrispondenza antroponimica anticipo che, nella mia traduzione, citerò i gentilizi etruschi secondo quella forma latina che noi conosciamo alla perfezione per merito precipuo di Wilhelm Schulze e poi dei suoi continuatori Heikki Solin e Olli Salomies, premettendo però un asterisco a quegli antroponimi per i quali non si conosce un corrispondente latino.
Sul piano ermeneutico debbo precisare che, quando, cominciando a leggere l'iscrizione, constatai la presenza di molti antroponimi, provai in me stesso un forte rammarico per la considerazione che l'ampiezza del messaggio trasmesso dalla iscrizione stessa risultava già in partenza molto ridotta, dato che - come è noto - gli antroponimi non implicano riferimenti a cose, fatti o concetti, mentre indicano solamente singoli individui umani o famiglie. Alla fine e alla prova dei fatti, invece, ho potuto constatare - come ho già accennato - che proprio gli antroponimi, nel loro susseguirsi a gruppi, hanno costituito un ottimo fattore per la interpretazione globale dell'iscrizione. Per citare un esempio del tutto diverso ed opposto, ricordo che proprio la mancanza di antroponimi ha reso di difficilissima interpretazione e traduzione i più lunghi testi di lingua etrusca che conserviamo, il Liber linteus della Mummia di Zagabria e la Tavola di Capua.
Parlando in termini generali va dunque precisato che, ai fini della interpretazione generale della nostra iscrizione, il susseguirsi dei vari gruppi di antroponimi costituisce per l'interprete sia una guida sia un ostacolo, costituisce cioè come un "tracciato obbligato", che chiunque affronti l'iscrizione deve seguire e rispettare: io nella mia interpretazione e traduzione ritengo di aver seguito questo "tracciato obbligato" e di averlo anche rispettato, indicando la esatta funzione che ciascun gruppo di individui nominati svolgeva.
§ 7. Preciso ancora che, tra i vocaboli già conosciuti sia come documentazione sia nel loro valore semantico, la prima "chiave di ingresso" nella interpretazione del testo etrusco sono stati per me i numerali ZAL/SAL «due», SA «sei», ŚAR «dieci» e IIII «4», i quali mi hanno ovviamente spinto a pensare ad altrettanti uomini, animali od oggetti oppure a misure o a monete.
Debbo inoltre precisare che mi avevano spinto ad ipotizzare di essere di fronte ad un atto giuridico relativo a beni terrieri i primi vocaboli ELIUNT(-Ś) e VINAC, che in base a vocaboli corradicali etruschi già conosciuti, potevano significare rispettivamente «olivicoltore» e «vigneto».
Al contrario hanno costituito per me altrettante cruces in primo luogo il vocabolo SPANTE, SPANΘI, che noi conoscevamo già non soltanto in etrusco, ma anche nell'umbro delle «Tavole Igubine» (III 34, IV 2) col significato di «piatto, catino, bacino» e che ho finito con l'interpretare come «Bacino o Lago Trasimeno» (spinto a questo dal vocabolo della riga 36 TARSMINAŚ = «Trasimeno» appunto), dunque non come "appellativo", bensì come "toponimo". Poi il vocabolo TIUR «mese», del quale ho alla fine compreso che si tratta di un complemento di tempo con morfema zero, come capita in molte lingue rispetto a vocaboli che indicano tempo; dunque TIUR = «nel mese, entro il mese».
Infine punto crucialissimo per la mia interpretazione è stato il vocabolo TLTELTEI della riga 20. In primo luogo, avendo considerato che il gruppo consonantico TLT non si riscontra altre volte in documenti etruschi, ho ritenuto di procedere alla distinzione e separazione in TL TELTEI; poi, in virtù della terminazione -EI indicativa di un gentilizio al femminile, ho finito con l'interpretare TELTEI appunto come un gentilizio femminile corrispondente a quello lat. Telutia e TL come abbreviazione del prenome femm. Tullia (masch. TULE «Tullio»). In questa mia interpretazione ero confortato dal vocabolo seguente SIANŚ che significa - in tutti i testi etruschi in cui compare - «padre, antenato-a, (pro)genitore-trice».
§ 8. Circa l'effettivo contenuto della iscrizione della Tabula Cortonensis, dunque, sono convinto che essa riporti il testo, per copia conforme ma in estratto, di un atto giuridico che riporta l’arbitrato relativo ad una eredità contestata. Ed esattamente si tratta della eredità di un grosso patrimonio fondiario, che la defunta Tullia Telutia ha lasciato a suoi parenti, patrimonio che era situato nella pianura a settentrione del Lago Trasimeno e sulle pendici dell'altura di Cortona.
Quasi certamente ella aveva lasciato un testamento relativo alla eredità dei suoi numerosi e grandi beni fondiari a favore di quelli che probabilmente erano suoi nipoti di fratelli o sorelle. Senonché, alla sua morte, come capita molto spesso, sorsero delle contestazioni circa le esatte volontà della defunta, ragion per cui fu necessario promuovere un arbitrato di individui esperti ed estranei, deliberato da un collegio giudicante e alla fine ratificato con un atto giuridico, quello che per l'appunto risulta fissato nella nostra Tabula.
Che la suddivisione della eredità fra i due gruppi familiari ereditanti non sia stata pacifica, ma anzi sia stata contestata da almeno una delle due parti è chiaramente dimostrato - a mio avviso - dal grande numero di periti e dal grande numero di arbitri che sono stati fatti intervenire.
Alla stesura dell'atto arbitrale erano presenti gli eredi, cioè tre membri della famiglia Cusonia da una parte e Petrone Scevas con la moglie *Arruntilia dall'altra; poi 15 periti; il presidente del “collegio arbitrale” Lart Cucrinio discendente da Lausio, “Pretore del Comune-Stato” di Cortona, collegio composto da più di 20 arbitri. L'atto è stato effettuato nella casa della famiglia Cusonia (ΘUXTI CUSUΘURAŚ), evidentemente per deferenza nei confronti del console in carica Lart Cusonio, che è citato alla fine; ciò dimostra abbastanza chiaramente che l'atto giuridico non riguardava una “causa” promossa da una delle due parti, ma era semplicemmente un “arbitrato” fra loro.
Quasi certamente il testo originale dell'atto arbitrale fu stilato su pergamena, come dimostra il fatto che fu firmato per presa visione e per accettazione (CEN ZIC ZIXUXE, letteralmente «questo documento hanno scritto»; riga 18), e inoltre in duplice copia (SALT ZIC, letteralmente «in due scritti»; riga 21), una per la famiglia Cusonia e l'altra per Petrone Scevas. Però del documento poco dopo fu fatta anche una copia incisa nel bronzo, perché rimanesse nel casellario catastale del Comune e tale copia in bronzo è per l'appunto questa nostra Tabula Cortonensis. A questo proposito si deve ricordare che abbiamo numerose prove del fatto che gli Etruschi tenessero molto alla giustificazione giuridica delle proprietà terriere possedute dai cittadini e alla precisa fissazione e mantenimento dei loro “confini”. E appunto per questa ragione è molto probabile che ogni “Città-Stato” etrusca avesse il “casellario catastale” dei possedimenti dei cittadini.
Dunque il testo della Tabula è la copia conforme dell'atto arbitrale stilato su pergamena, però lo è solamente per estratto, come si evince da tre fatti molto importanti e significativi: 1°) A metà del testo, nelle righe 19-20, viene citato il segretario o cancelliere (SUΘIVENA) che stese l'atto, ma non risulta il suo nome. Siccome è assurdo, dal punto di vista giuridico, che nell'atto arbitrale non comparisse anche il nome del cancelliere, se ne deve dedurre che questo compariva nella parte iniziale e - dirò così - "protocollare" dell'atto stesso, quella che riportava il formulario di rito, parte che nella nostra Tavola è stata per l'appunto tralasciata. 2°) Per tutti i numerosi individui che vengono nominati nell'atto arbitrale (circa 40), col gentilizio viene citato anche il prenome, mentre manca solamente il prenome di Petrone Scevas, che pure viene nominato ben 6 volte; è dunque evidente che anche Petrone Scevas, pure col suo prenome, compariva nella parte iniziale e protocollare dell'atto. 3°) Il testo della Tavola inizia ex abrupto, cioè subito con l'indicazione della parte di eredità che spettava a Petrone Scevas e alla famiglia Cusonia: «Questo (è) per Petrone Scevas (....) e proprietà della famiglia Cusonia (è) ....».
Evidentemente la parte iniziale e protocollare dell'atto arbitrale non aveva alcuna rilevanza per il cancelliere, dato che quasi certamente tutti gli atti da lui stilati iniziavano col medesimo formulario. D'altra parte è anche verosimile che sia il Comune sia gli interessati fossero sul piano del "risparmio" rispetto al prezioso materiale costituito dal bronzo e rispetto alla sua costosa incisione.
Il non aver notato o compreso questa circostanza della omissione, nella Tavola di bronzo, della parte iniziale e protocollare dell'atto arbitrale aveva indotto in grave errore coloro che per primi avevano studiato il nostro documento, i quali da un lato non avevano afferrato che la seconda faccia della Tavola, quella col testo più breve (B), costituisce la prosecuzione della prima più lunga (A) (si fa sempre così quando si trascrive un testo che non stia dentro una sola pagina!), dall'altra avevano perfino pensato a due differenti atti giuridici, sia pure relativi al medesimo oggetto. Invece Aulo Salinio con cui inizia la faccia B non è un personaggio che presieda ad un differente atto giuridico, bensì è l'ultimo dell'elenco degli arbitri trascritti nella precedente faccia A. Tanto è vero che subito dopo la sua citazione c'è una interruzione costituita da un'andata a capo e inoltre risulta la data e il luogo in cui è stato effettuato l'atto arbitrale: «sotto il consolato di Lart Cusone di Titinia e di Laris Salinio quello di Aulo, del circondario del Trasimeno».
Per questo iniziare ex abrupto della nostra Tavola e per la spiegazione che ne ho dato, ritengo di poter premettere alla mia traduzione del documento la parola rituale «omissis».
§ 9. La famiglia di Petrone Scevas era unicellulare, perché nella Tavola viene nominato solamente lui, una sola volta assieme con la moglie *Arruntilia, quando si tratta di firmare l'atto arbitrale per presa visione e per accettazione. Invece la famiglia Cusonia era pluricellulare, dato che viene citata sempre come «famiglia Cusonia» (CUSUΘUR) appunto; soltanto per la firma di presa visione e per accettazione vengono citati singolarmente e nominativamente Uelche Cusone di Laris assieme col fratello Laris Cusone e suo figlio Larino.
A Petrone viene assegnata questa parte di eredità: il vigneto e il seminerio di grano corrispondenti a iugeri 10, più 4,50 are; e della famiglia Cusonia (è) proprietà il (possedimento del) Bacino (o Lago Trasimeno di) iugeri 6 e are 10.
Nella suddivisione effettiva della grossa eredità Petrone Scevas risulterebbe privilegiato, se, a titolo di pareggio o di compensazione del differente valore dei beni assegnati alle due parti, su di lui non cadesse l'obbligo di un versamento in foraggio a favore della famiglia Cusonia, da effettuarsi entro il mese.
§ 10. I 15 personaggi che hanno svolto la funzione di periti nella suddivisione della grossa eredità verosimilmente saranno stati scelti dalle due parti nel numero consuetudinario di 7 per ciascuna, con in più uno al fine di rompere una situazione di parità che eventualmente si fosse determinata fra i periti. Tutti risultano di non essere imparentati con gli aspiranti eredi, con l'eccezione dell'ultimo, Arrunte Petrone Rufo, il quale invece risulta quasi certamente imparentato con Petrone Scevas. Evidentemente un solo perito imparentato a fronte di 14 non imparentati non poteva dare fastidio agli aspiranti eredi della famiglia Cusonia.
Come già detto, il “collegio arbitrale” era presieduto da Lart Cucrinio discendente da Lausio, “Pretore della Città-Stato” di Cortona, ed era composto da più di 20 arbitri. È impossibile ricostruire il numero esatto di questi arbitri e anche la esatta denominazione di alcuni di loro a causa della mancanza dell'ottavo frammento della Tavola, quello andato perduto. D'altra parte si afferra abbastanza bene che la perdita di questo frammento è di scarsa rilevanza, dato che, oltre agli antroponimi, è quasi certo che non contenesse appellativi indicanti fatti relativi all'arbitrato in atto.
§ 11. L'elevato numero sia dei periti (num. 15), sia degli arbitri (oltre 20) si spiega - a mio avviso – con due differenti motivazioni: 1ª) Il valore del patrimonio spartito era veramente ragguardevole e d'altra parte la sua suddivisione non era facile né pacifica. 2ª) Per l'occasione della effettuazione dell'atto arbitrale sarà stato organizzato un grande banchetto di festa nella dimora dei Cusoni e si sarà approfittato della presenza dei numerosi parenti e amici per farli partecipare appunto come periti, arbitri e testimoni dell'atto arbitrale da effettuare e ratificare.
Infine nel nostro atto arbitrale, nella faccia B, dopo la indicazione di tempo e di luogo, alla fine compaiono quattro individui quasi certamente nella funzione di "autenticatori" o garanti della esatta corrispondenza del testo trascritto nella Tavola di bronzo rispetto a quello originale scritto sulla pergamena. Ovviamente la stesura di questa copia conforme incisa nel bronzo è di data successiva - ma soltanto di poco - a quella della stesura effettiva dell'atto arbitrale nella pergamena; tanto è vero che di questi garanti due, Uelche Cusone di Aulo e Lart Celatio di Aponia, risultavano presenti alla stesura dell'atto arbitrale, mentre gli altri due sono del tutto nuovi.
NOTA BENE: 1) Le lettere etrusche in carattere corsivo indicano incertezza di lettura. 2) Le duplici stanghette verticali || segnano il limite dello spazio della Tabula che è stato lasciato appositamente libero per la inserzione del manico. 3) Le duplici stanghette oblique \\ indicano una specie di grande zeta maiuscola, del tutto uguale a quella che nei nostri giorni usano coloro che correggono bozze di stampa per indicare una andata a capo da effettuare. 4) I vocaboli greci sono trascritti in caratteri latini.
1 ET · PETRUIŚ SCE || || VEŚ ELIUNTŚ · V
Questo (è) per Petrone Scevas l'olivicoltore: il vigneto
2 INAC · RESTMC · CEN || || U · TENΘUR ŚAR · CUS
e il seminerio di grano corrispondenti a iugeri dieci; e della famiglia
3 UΘURAŚ · LARISALISVLA · PESC · SPANTE · TENΘUR ·
Cusonia, di quella di Laris, (è) proprietà il Bacino (di) iugeri
4 SA · ŚRAN · ŚARC · CLΘII TERSNA · ΘUI · SPANΘI · ML
sei e are dieci. In questo terreno qui nel Bacino anche stai 4,50 nella
5 EŚIEΘIC · RAŚNA Σ IIIIC INNI · PES · PETRUŚ · PAV
misurazione etrusca (sono) per lui, proprietà di Petrone; e compensazione
6 AC · TRAULAC · TIUR · TENURC · TENΘA · ZACINAT · PR
e consegna nel mese e (de)gli ottenuti possedimenti e (di) barili (?) in foraggio.
7 INISERAC · ZAL \\ CŚ · ESIŚ VERE CUSUΘURŚUM · P
due.\\ Di questo uguale valore (è) esattamente la proprietà della famiglia Cusonia
e quella di Petrone Scevas. \\ Periti Lart Petronio,
9 UNI · ARNT · PINI · LART · V[I]PI · LUSCE · LARIS · SALINI · V
Arrunte Pinio, Lart Uipio Lusco, Laris Salinio
10 ETNAL · LART · VELARA · LARΘALISA · LART · VELARA
di Uetinia, Lart *Uelario quello di Lart, Lart *Uelario
11 AULESA · VEL · PUMPU · PRUCIU · AULE CELATINA · SE
quello di Aulo, Uel Pomponio Proco, Aulo Celatio di
12 TMNAL · ARNZA · FELŚNI · VELΘINAL · VEL · LUISNA
Settiminia, Arruntino Felsinio di Veltinia, Vel Loesio
13 LUSCE · VEL USLNA · NUFRESA · LARU · SLANZU · LARZ
Lusco, Uel Usulenio *Nufreso, Larone *Slanzone, Larino
14 A LARTLE VEL AVEŚ ARNT · PETRU · RAUFE \\ EPRU
*Lartillio, Uel Auio, Arrunte Petrone Rufo. \\ Di
15 Ś · AME · VELXE · CUSU LARISAL · CLENIARC · LARIS
accordo sono Uelche Cusonio di Laris e i figli, Laris
16 [C]USU · L[A]RISALISA LARIZAC · CLAN · LARISAL · PETR
Cusonio quello di Laris e Larinio figlio di Laris,
17 U · SCE[VA]Ś ARNTLEI · PETRUŚ · PUIA
Petrone Scevas, *Arruntilia moglie di Petrone;
18 CEN · ZIC · ZIXUXE · SPARZEŚTIŚ · ŚAZLEIŚ · IN
hanno firmato questo scritto della suddivisione soddisfacente.
Esso nella casa della famiglia Cusonia è steso da questo cancelliere
20 NAŚ · RATM · ΘUXT · CEŚU · TL TELTEI · SIANŚ · SPA
e secondo legge nel casellario depositato. Tullia Telutia progenitrice in questa
21 RZETE · ΘUI · SALT ZIC · FRATUCE · CUSUΘURAŚ · LA
suddivisione qui e in due scritti ha frazionato alla famiglia Cusonia,
22 RISALISVLA · PETRUŚC · SCEVAŚ · PESŚ · TARXIAN
quella di Laris, e a Petrone Scevas della (di lei) proprietà di Tarchiano. \\
23 EŚ \\ CNL · NUΘE · MALEC · LART · CUCRINA · LAUSISA ·
Queste cose «giudica(no) e decreta(no) Lart *Cucrinio quello da
24 ZILAΘ MEXL · RAŚNAL [LA]RIS · CELATINA LAU
Lausio, Pretore della Città-Stato (di Cortona), Laris Celatio Lausio
25 SA [CLA]NC · ARNT · LUSCNI [A]RNΘAL · CLANC · LARZ
e il figlio, Arrunte Luscenio di Arrunte e il figlio Lartillo,
26 A · LART · TURMNA · SALIN[AL · LARΘ CELATINA · A]
di A]ponia e i figli Uelche -------------- [e i nipo]ti
28 ŚERC · VELXE · CUSU · AULE[SA](------------------)
Uelche Cusonio quello figlio di Aulo --------------
29 ANINALC · LARIS · FULN[I](------------------)[CLENIA]
e di Aninia, Laris Folnio -------------- [e i figli],
30 RC · LART · PETCE · USLNAL (---------------)[CUCR]
Lart Peticio di Usulenia,----------------[la famiglia
31 INAΘUR · TECSINAL · VEL (------------------------)
Cu]crinia di Tecusenia, Vel ----------------------
32 UŚ · LARISC · CUSU · USLNA[L](-------------------)
e Laris Cusonio di Usulenia ----------------------
Sotto il consolato di Lart Cusonio di Titinia
35 LARISALC · SALINIŚ AULESLA · CELTINEITIS
e di Laris Salinio quello di Aulo, del circondario
36 Ś · TARSMINAŚŚ · SPARZA IN ΘUXT CEŚU
del Trasimeno. Esso (atto di) suddivisione nel casellario (è) depositato
37 RATM · SUΘIU · SUΘIUSVE · VELXEŚ · CUSUŚ A
e secondo legge steso. Verifica di Uelche
38 ULESLA · VELΘURUŚ · TITLNIŚ · VELΘURUSLA ·
Cusonio quello di Aulo, di Ueltur Titlenio quello di Ueltur
39 LARΘALC · CELATINAŚ APNAL · LARISALC CE
e di Lart Celatio di Aponia e di Laris
40 LATINAŚ · PITLNAL
1 Questo (è) per Petrone Scevas l'olivicoltore: il vigneto
2 e il seminerio di grano corrispondenti a iugeri dieci; e della famiglia
3 Cusonia, di quella di Laris, (è) proprietà il (possedimento del) Bacino (o Lago Trasimeno di)
4 iugeri sei e are dieci. In questo terreno qui nel Bacino anche 4,50 stai secondo la
5 misurazione etrusca (sono) per lui, proprietà di Petrone; e (sarà) compensazione
6 e consegna entro il mese e (de)i possedimenti ottenuti e (di) due barili (?) di foraggio.
7 \\ Di questo uguale valore (è) esattamente la proprietà della famiglia Cusonia
8 e quella di Petrone Scevas.\\ (Sono stati) periti Lart Petronio,
9 Arrunte Pinio, Lart Uipio Lusco, Laris Salinio
10 di Uetinia, Lart *Uelario quello di Lart, Lart *Uelario
11 quello di Aulo, Uel Pomponio Proco, Aulo Celatio di
12 Settiminia, Arruntino Felsinio di Ueltinia, Uel Loesio
13 Lusco, Uel Usulenio *Nufreso, Larone *Slanzone, Larino
14 *Lartillio, Uel Avio, Arrunte Petrone Rufo.\\ Di
15 accordo sono Uelche Cusonio di Laris e i figli, Laris
16 Cusonio quello di Laris e Larinio figlio di Laris,
17 Petrone Scevas, *Arruntilia moglie di Petrone;
18 (essi) hanno firmato questo scritto della suddivisione soddisfacente.
19 Esso nella casa della famiglia Cusonia è steso da questo cancelliere
20 e secondo legge nel casellario (catastale) depositato. Tullia Telutia progenitrice in questa
21 suddivisione qui e in due scritti ha frazionato alla famiglia Cusonia,
22 quella di Laris, e a Petrone Scevas della (di lei) proprietà di Tarchiano. \\
23 Queste cose «giudica(no) e decreta(no) Lart *Cucrinio quello (discendente) da
24 Lausio, Pretore del Città-Stato (di Cortona), Laris Celatio Lausio
25 e il figlio, Arrunte Luscenio di Arrunte e il figlio Lartillo,
26 Lart Terminio di Salinia, [Lart Celatio
27 di A]ponia e i figli Vulca -------------- [e i nipo]ti
28 Uelche Cusonio quello figlio di Aulo --------------
29 e di Aninia, Laris Folnio -------------- [e i figli],
30 Lart Peticio di Usulenia,----------------[la famiglia
31 Cu]crinia di Tecusenia, Uel ----------------------
32 e Laris Cusonio di Usulenia ----------------------
34 (Effettuato) sotto il consolato di Lart Cusonio di Titinia
35 e di Laris Salinio quello di Aulo, del circondario
36 del Trasimeno. Esso (atto di) suddivisione nel casellario (catastale è) depositato
37 e secondo legge steso. Verifica (della esatta trascrizione è) di Uelche
38 Cusonio quello figlio di Aulo, di Ueltur Titlenio quello figlio di Ueltur
39 e di Lart Celatio di Aponia e di Laris
40 Celatio di Petilenia».
riga 17. Siccome l'andata a capo reale che si riscontra in questa riga non si giustifica dal punto di vista concettuale, c'è da ritenere che in realtà essa corrisponda allo spazio lasciato libero nella pergamena affinché i Cusoni e Petrone con la moglie vi mettessero la loro firma di presa visione e di accettazione.
AME (riga 15, 19) «è», «sono» copula sing. e plur.
ARNTLEI (riga 17) gentilizio femminile fatto sul prenome maschile ARNT «Arrunte»; dalla attestazione effettiva di gentilizi romani molto simili siamo autorizzati a volgerlo in *Arruntilia. La presenza di quest'unica donna tra i soggetti dell'atto arbitrale è strana; probabilmente si spiega col fatto che ella fosse la effettiva parente di Tullia e cioè la nipote di fratello o di sorella, quella che col marito Petrone ottenevano la loro vistosa parte di eredità.
ARNZA ... LARZA ... (riga 12) «Arruntino» ... «Larino» ... diminutivo, già conosciuto, rispettivamente dei prenomi masch. ARNΘ e LARIS.
AULE SALINI CUSUAL (riga 33) «Aulo Salinio di Cusonia»: si noti che è il padre dello ZILC «console» Laris Salinio di Aulo citato subito dopo.
AULESA (riga 11) «quello (figlio) di Aulo», patronimico pronominale del prenome AULE (LEGL 108-109).
CELATINA (riga 11, 24, 26, 39) «Celatio», gentilizio masch. da confrontare con quelli lat. Celatius, Gelatius (RNG) e inoltre col lat. mediev. gelatina «gelatina».
CELTINEITISŚ (CELTINE-ITIS-Ś) (riga 35) «dell’area, del circondario» (in genitivo articolato), significato suggerito dal contesto e da confrontare con CELΘI(-M) «(e) in cielo» (Liber VI 18).
CEN (riga 18 e “L'Arringatore”) significato certo «questo-a», accusativo del pronome CA «questo-a». È del tutto illegittimo trasformarlo in CEHEN, dato che CEN ZIC ZIXUXE si deve tradurre «hanno firmato questo scritto», all'attivo e niente affatto al passivo. Vedi ZIXUXE.
CENU (riga 2) (Cippus 10) probabilmente significa «corrispondente», da confrontare col greco koinós «comune, equilibrato» (finora di origine incerta; DELG).
CEŚU (riga 20, 36) «posto, deposto», participio passivo frequentissimo nella iscrizioni funerarie (LEGL 125); ovviamente qui va tradotto «depositato». 36-37. Esso (atto notarile di) suddivisione nel casellario (catastale del Comune è) depositato e secondo legge steso: probabilmente si sarebbe invece dovuto dire «Esso (atto artbitrale di) suddivisione (è) secondo legge steso e nel casellario (catastale del Comune) depositato». Questa inversione sarà dipesa da una iniziale svista dello scriba o del suo dettatore, conseguente alla stessa ripetitività di tale formula giuridica.
CLANC (CLAN-C) (riga 25) significato certo «e il figlio».
CLENIARC (CLEN-IAR-C) (riga 15, 27) «(e) i figli», sono citati perché anch'essi diventavano soggetti impliciti della eredità, ma non nominalmente, perché saranno stati minorenni e neppure presenti alla stesura dell'atto arbitrale. Finora si conosceva soltanto la forma CLENAR, ma sappiamo che in etrusco la semivocale [I] era "mobile" (LEGL 47).
CLΘII (riga 4) (leggo in questo modo invece che CLΘN) = CLΘI «in questo», locativo del pronome CA «questo» (LEGL 102), con la vocale duplicata, che non è detto che sia un errore dello scriba; forse la duplicazione della vocale indicava la sua lunghezza.
[CUCR]INAΘUR (riga 31) ricostruisco in questo modo, dato che CUCRINAΘUR «la famiglia Cucrinia o dei Cucrini» di Cortona era già conosciuta dalla iscrizione CIE 461 (LEGL 89).
CŚ (riga 7) «di questo-a», genitivo del dimostrativo CA (LEGL 102). Vedi CES, CEŚ, CUS, TŚ.
CUSUΘURAŚ ... PETRUŚ(-C) (riga 21-22) «alla famiglia Cusonia... e a Petrone», sono entrambi in «genitivo di donazione» (LEGL 136).
CUSUΘURŚUM (CUSU-ΘUR-Ś-UM) (riga 7) «e della famiglia Cusonia», in genitivo e con la congiunzione enclitica -UM (LEGL 130), che risulta anticipata - come si constata altre volte in etrusco - rispetto al seguente PETRUŚTA, che invece ci saremmo aspettati come PETRUŚTAM.
ELIUNTŚ (riga 1) in base al vocabolo etrusco già conosciuto ELAIVANA , ELEIVANA «oleario» (TLE, TET 762; ET, Fa 2.3) (LEGL 185), propongo per ELIUNT(-Ś) il significato di «olivicoltore» (in genitivo concordato con l'ablativo PETRUIŚ). In etrusco il suffisso -NT, -NΘ è quello di un «participio presente sostantivato» (LEGL 124).
EPRUŚ (riga 14) vocabolo finora sconosciuto, il cui significato «di accordo» (in genitivo) è non solo suggerito, ma anche imposto dal contesto; forse da confrontare – non derivare- col lat. prosum.
ESIŚ (riga 7) probabilmente «(di) uguale valore» (in genitivo). Vedi eses (TCap 23) probabilmente ese-s «di uguale» (in genitivo), da confrontare col greco ísos, éisos «uguale» (finora di origine incerta). Il vocabolo compare anche nella lamina di Tarquina (ET, Ta 8.1), purtroppo finora non tradotta.
ET (riga 1) «questo», pronome dimostrativo già conosciuto nelle forme ETA, EΘ, EIΘ, EIT (LEGL 102, Lessico). Qui ha il valore neutro di «questa cosa», in posizione prolettica. La presenza di un punto tra le due lettere non è sicura, anche perché esso risulterebbe non allineato al centro come tutti gli altri punti e soprattutto con quello immediatamente successivo.
FRATUCE (FRATU-CE) (riga 21) significato probabile «ha frazionato, diviso» (in preterito debole), da confrontare – non derivare -col lat. frangere, fractus. L'intera frase sembra da intendersi come un riconoscimento fatto da tutti, periti testimoni ed eredi, del fatto che con l'arbitrato effettuato e ratificato erano state rispettate le effettive volontà della defunta Tullia Telutia.
IIIIC (riga 5) «4,50»: da tempo si sapeva in maniera quasi certa che la C rovesciata significa «0,50», cioè «metà, mezzo». In via largamente subordinata interpreterei IIIIC = «400».
IN (riga 36) «esso-a», «lo, la», «ciò», pronome di 3ª pers. sing. e plur.
INNI (riga 5) molto probabilmente è il dativo del pronome IN «esso», col significato dunque di «gli, a lui, per lui». MLEŚIEΘIC RAŚNA Σ IIIIC INNI «e 4,50 stai secondo la misurazione etrusca (sono) per lui», si potrebbe tradurre anche «e 4,50 stai nella misurazione etrusca (sono) suoi».
LARIZAC (riga 16) «e Larinio», gentilizio diminutivo del prenome Laris, con la congiunzione enclitica.
L[A]RISALISA (riga 16) «quello (figlio) di Laris», gentilizio pronominale in nominativo (vedi 3, 21-22). La pignolesca ripetizione del patronimico è roba da burocrati.
LARIS (riga 9) prenome maschile. LARIS SALINI VETNAL «Laris Salinio (figlio) di Uetinia»: una tale formula onomastica, che presenta in maniera così vistosa il matronimico, è comunissima nelle iscrizioni etrusche; essa dice e dimostra l'alto ruolo che la donna aveva nella civiltà etrusca, ma non dimostra affatto un sistema familiare basato sul "matriarcato". In quella formula, infatti, è anche presente il patronimico, sia pure in forma implicita, nel gentilizio SALINI «Salinio».
LARISALISVLA (riga 3, 21-22) «di quello-a (figlio-a) di Laris», gentilizio pronominale (vedi riga 16). Si tratta di una forma arcaica rispetto alla più recente LARISALISLA, la quale si ritrova anche nell'iscrizione di San Manno di Perugia: LARΘIALISVLE «di quello di Lart». Gli arcaismi sono piaciuti ai burocrati di tutti i tempi.
[LARΘ CELATINA · A]PNAL (riga 26) mia ricostruzione basata sul testo della riga 39.
LARΘALISA (riga 10) «quello (figlio) di Lart».
LARU (riga 13) «Larone», accrescitivo-vezzeggiativo del prenome Laris (LEGL 88).
LARZA (riga 12) «Larino», diminutivo del prenome masch. LARIS. Vedi ARNZA.
LAUSISA (riga 23) «quello (discendente) da Lausio» (per via materna o collaterale; LEGL 108).
LUSCE (riga 9, 13) si comprende facilmente che questo cognomen significava «cieco d'un occhio, monocolo», dato che da questo è probabilmente derivato il lat. luscus (LELN 182).
MALEC (MALE-C) (riga 23) probabilmente corradicale di MALENA «specchio» (LEGL 204), per cui il suo significato effettivo sarebbe quello di «guardare, osservare, esaminare, controllare». CNL NUΘE MALEC «queste cose esamina(no) e controlla(no)», significato dei due verbi che è quasi imposto dal contesto; però probabilmente si trattava di una formula giuridica che praticamente significava «giudica(no) e decreta(no)».
MEXL (riga 24) variante o abbreviazione di MEXLUM, MEΘLUM «lega, federazione, confederazione, comunità, stato» = lat. Res Publica . MEXL RAŚNAL «della Città-Stato» (Cortonese), letteralmente «della Comunità Rasennia» (flessione di gruppo; LEGL 83). Vedi METL.
MLEŚIEΘIC (MLEŚIE-ΘI-C) (riga 5) vocabolo finora non conosciuto (in locativo), che il contesto induce a interpretare «(e) nella misura, misurazione, sistema di misurazione (etrusco)», forse da confrontare col lat. mille, milia (finora di origine incerta; DELL, DELI).
NUFRESA (riga 13) «*Nufreso» evidentemente cognomen.
NUΘANATUR (riga 8) vocabolo finora sconosciuto, al plurale, da connettere col successivo NUΘE (vedi); il contesto induce ad interpretarlo come «osservatori, esperti, periti», oppure «collegio di periti».
NUΘE (riga 23) probabilmente «nota(no), osserva(no)» (sing. oppure plur.), da confrontare col lat. notare «notare, osservare», il quale, essendo finora di origine incerta (DELL), potrebbe derivare proprio dall’etrusco. Vedi NUΘANATUR.
[PAPAL]ŚER(-C) (riga 27-28) «(e) nipoti (di nonno)», ricostruzione dell'Agostiniani, che però ovviamente è dubbia.
PAVAC (PAVA-C) (riga 5-6) «e appianamento, conguaglio, compensazione» della differenza dei valori dei rispettivi beni ottenuti dalle due parti ereditanti, da confrontare col lat. pavire «livellare», finora di origine oscura (DELL). Si tratta della compensazione in foraggio da parte di Petrone per la differenza dei beni da lui ottenuti (14,50 iugeri) e quelli ottenuti dai Cusoni (6,10 iugeri). Però sarebbe illegittimo, nella comparazione dei beni ripartiti alle due parti, limitarsi alla sola considerazione quantitativa o aritmetica degli iugeri, dato che il valore dei terreni agricoli dipende da numerosi altri fattori qualitativi: tipo di terreno (piano o inclinato, sassoso o umido, ombroso o soleggiato), presenza dell'acqua, distanza dal centro abitato, ecc. Il significato di questo vocabolo è quasi imposto dal contesto. In questo modo si può finalmente spiegare il binomio, che compare nella scena dello specchio di Tuscania, PAVA TARXIES = «atto di appianamento di Tarconte» o anche «arbitrato di Tarconte».
PES (riga 5, 7/8), PESC (riga 3) (PES-C) probabilmente «(e) possesso, proprietà», da confrontare – non derivare – col lat. possessus (significato compatibile col contesto). Vedi PESŚ.
PETRU SCE[VA]Ś (riga 16-17) gentilizio e cognomen in nominativo. Il sade finale di SCEVAŚ è la desinenza di un originario genitivo patronimico, ma ormai fossilizzato (LEGL 78-79). PETRU SCE[VA]Ś ARNTLEI PETRUŚ PUIA «Petrone Scevas, *Arruntilia moglie di Petrone»: ci saremmo aspettati semplicemente «Petrone Scevas e la moglie *Arruntilia», ma per un cancelliere la precisione non è mai troppa!
PETRUNI (riga 8-9) «Petronio», gentilizio masch., da confrontare con quello lat. Petronius (RNG), nonché col lat. petronius canis «cane adatto alla caccia in luoghi pietrosi» (LELN 213, LISPR 173)
PETRUŚTA (PETRUŚ-TA) (riga 8) «quella di Petrone», col pronome TA in posizione enclitica (LEGL 103).
PRINISERAC (PRINIS-ERA-C) (riga 6-7) forse «(e) leccio» (al plur.), cioè «barili, botti» di leccio, da confrontare col lat. prinus, greco prĩnos «leccio» (finora di origine ignota; NPRA) (?).
PUIA (riga 17) «moglie», da confrontare col greco opýein «sposare» (finora di origine ignota; DELG).
RAŚNA (riga 5) «Rasennio», cioè «Etrusco», «pubblico, statale» (aggettivo), «popolo della città» (sostantivo), da riportare al nome Rhasénna, con cui, secondo Dionisio di Alicarnasso (I 30,3) gli Etruschi chiamavano se stessi (LEGL 216); «nella misura etrusca» implicitamente significa “nella misura etrusca differente da quella romana”, con una notazione dunque che conferma l'epoca piuttosto recente della Tabula Cortonensis.
RAŚNAL (riga 24) ZILAΘ MEXL RAŚNAL «Pretore della Città-Stato» di Cortona = lat. Praetor Rei Publicae.
RATM (riga RAT-M) (20) «(e) secondo norma, secondo legge» corrisponde al RATUM del Liber X 4, 20, il cui significato già da tempo è stato interpretato come uguale a quello del lat. ratus «ratificato, legalizzato».
RESTMC (RESTM-C) (riga 2) «(e) seminerio o terreno seminativo per grano», da confrontare col (proto)sardo reste/a, rasta «resta, barba della spiga del grano, dell’orzo e dell’avena»; toponimi Resteddí (Bottidda), Risteddío (Bolotana) (alternanza á/é, accento ossitono, suffisso e suffissoide), da confrontare – non derivare - col lat. arista (finora di origine ignota; LEW, DELL, DEI, AEI, DELI, Etim), il quale a sua volta è da confrontare con l’etr. ARISTA (appellativo o antroponimo?) (DICLE 37, LIOE 61).
SA (riga 4) significato certo «sei» (numerale: LEGL 94; DETR).
SALT (SAL-T) (riga 21) significato certo «in due» (in locativo figurato). SALT ZIC «in due scritti»; sono le due copie dell'atto stilato dal cancelliere, una per la famiglia Cusonia e l'altra per Petrone Scevas. L'alternanza SAL/ZAL «due» (vedi riga 7) si riscontra anche nel Liber linteus. Ai sensi della «flessione di gruppo» (LEGL 83-84) e dato che il numerale precede, in ZIC non è indicato né il plurale né il locativo. Invece abbiamo già visto TENΘUR ... ŚAR «iugeri ... dieci» (col morfema del plurale nel sostantivo), perché il numerale segue (però potrebbe anche essere al sing. in virtù della “flessione di gruppo”).
SCEVEŚ (riga 1) «per (Petrone) Scevas» (in genitivo concordato con l'ablativo PETRUIŚ; LEGL § 58). Questo è un soprannome (cognomen), che conosciamo anche nella forma SKAIVAS, uguale a quello lat. Scaeva, che significa «(Petrone) il Mancino»; esso serve anche a distinguerlo dal seguente PETRU RAUFE della riga 14, che invece significa «Petrone il Rosso». Probabilmente i due erano imparentati fra loro.
SETMNAL (SETMN-AL) (riga 12) «di Settiminia», è il gentilizio femm. lat. Septiminia e dimostra l'ormai avanzato processo di compenetrazione socio-politica del patriziato etrusco con quello romano.
ŚAR, ŚARC (ŚAR-C) (riga 2, 4) significato certo «(e) dieci» (LEGL 94).
ŚAZLEIŚ (riga 18) probabilmente ŚAZLE-IŚ «(di) soddisfacente», da confrontare – non derivare - col lat. satius «sazio, soddisfatto». Vedi SATIES.
ŚRAN (riga 4) vocabolo finora non documentato che però, sembrando corradicale dell'etr. SREN «ornamento, disegno, immagine, *quadro dipinto» (LEGL 220), si potrebbe interpretare e tradurre «quadrato», corrispondente al lat. actus «atto quadrato», misura agraria. Per esigenza di chiarezza e di semplicità traduco con «ara» (misura agraria ital.).
SIANŚ (riga 20) il significato di «padre, antenato-a, progenitore-trice», che è stato proposto per la prima volta da A. Torp (1903), si adatta alla perfezione a questo contesto e anche a tutti gli altri contesti etruschi in cui compare, pure nella forma di SANŚ. TL TELTEI SIANŚ «Tullia Telutia progenitrice»; non si può tradurre «nonna» né «bisnonna», perché quasi certamente i Cusoni e Petrone non erano suoi eredi diretti, cioè figli di figli; tanto è vero che il suo gentilizio non corrisponde a quelli degli eredi e nemmeno a quello dei loro parenti.
SPANTE (riga 3) vocabolo già conosciuto col significato certo di «piatto, catino, bacino», corrisponde all'umbro spanti delle Tavole Igubine (III 34, IV 2) e probabilmente deriva dal greco spondeĩon «vaso per libagioni»; qui però figura come toponimo che indica il Bacino o Lago Trasimeno (riga 36) e, in via più specifica, una tenuta adiacente al Lago. Questa interpretazione scioglie quella che si presentava come un'autentica crux della nostra Tavola. In via largamente subordinata interpreterei il vocabolo come «bacino di pesca», cioè «peschiera».
SPANΘI (riga 4) significato quasi certo «nel Bacino o Lago» (in locativo), da interpretare propriamente come *SPANTΘI.
SPARZA (riga 36) probabilmente «divisione, suddivisione, atto di (sud)divisione», da confrontare – non derivare - col lat. sparsus «sparso, diviso»; SPARZA IN «esso (atto arbitrale di) suddivisione»; si ha l'impressione che questa sia una rozzezza stilistica del testo etrusco, una di quelle in cui sono soliti cadere i burocrati per la loro esigenza e anche mania di precisione.
SPARZEŚTIŚ (SPARZEŚ-TIŚ) (riga 18) «della suddivisione» (in genitivo articolato; LEGL 104).
SPARZETE (SPARZE-TE) (riga 20-21) «nella suddivisione» (in locativo figurato).
SUΘIU (riga 19) vocabolo finora sconosciuto il cui significato di «posto, steso, stilato» è suggerito da SUΘ «pòsati!, sièditi!» e da SUΘI «sepolcro, tomba», letteralmente «posto, sito, deposito» (sost.; DETR 386) ed è assicurato dal contesto. Vedi SUΘIUSVE, SUΘIVENAŚ.
SUΘIUSVE (riga 37) probabilmente significa «posizionamento, stesura, stilatura, verifica», dato che SUΘIU significa «steso, stilato» e SUΘIVENA «estensore, stilatore, segretario, cancelliere». La dettatura dell'atto arbitrale allo scriba sarà stata effetuata quasi certamente dal cancelliere, mentre i quattro personaggi citati avranno dopo verificato e garantito la esattezza della sua trascrizione sul bronzo. Ed ovviamente quest'ultima parte della Tavola non figurava nel testo originale dell'atto arbitrale.
SUΘIVENAŚ (SUΘIVENA-Ś) (riga 19) «(del) depositante, estensore, stilatore, segretario» (in genitivo), cioè «(del) cancelliere». TAL SUΘIVENAŚ «di questo cancelliere» presente e operante. Vedi SUΘIU, SUΘIUSVE.
TAL (riga 19) «di questo», genitivo del dimostrativo TA (LEGL 102). Vedi ITAL.
TARSMINAŚŚ (TARSMINAŚ-Ś) (riga 36) «(del) Trasimeno» (lat. Trasumen(n)us, Tarsumennus, Trasimenus, Thrasymennus); si supponeva già che questo idronimo fosse di origine etrusca e questa è la prima ed esatta conferma di quella supposizione. ZILCI LARΘAL CUSUŚ TITINAL LARISALC SALINIŚ AULESLA CELTINEITISŚ TARSMINAŚŚ «sotto il consolato di Lart Cusonio (figlio) di Titinia e di Laris Salinio quello figlio di Aulo del circondario del Trasimeno». Dunque nel circondario del Trasimeno, che aveva come capoluogo la città-stato di Cortona, operavano due consoli, proprio come a Roma.
TARXIANEŚ (riga 22) «alla famiglia Cusonia (...) e a Petrone Scevas della (di lei Tullia) proprietà di Tarchiano». Tarchiano sarà stato il territorio dove si trovava il patrimonio fondiario lasciato da Tullia Telutia, ed è da confrontare, ma non identificare con l ' odierno Tarciano presso Poggibonsi (Siena; TTM 135). In via largamente subordinata interpreterei TARXIANE(-Ś) come aggettivo di TARXIE «Tarchie o Tarconte», mitico personaggio della "religione rivelata" degli Etruschi, che sarà stato richiamato anche per norme giuridiche relative a questioni di proprietà fondiarie dettate da lui.
TELTEI (riga 20) gentilizio femm. probabilmente da confrontare con quello masch. lat. Telutius (RNG).
TENΘA (riga 6) probabilmente «tenuta, possedimento»; TENURC TENΘA «e gli ottenuti possedimenti» (da tradurre al plurale per la “flessione di gruppo”). I due vocaboli sarebbero corradicali fra loro e inoltre da confrontare – non derivare - col lat. tenere (DETR).
TENΘUR (riga 2, 3) vocabolo non conosciuto in precedenza; siccome ricorre due volte seguito da un numerale in posizione enfatica (TENΘUR ŚAR ... TENΘUR SA ...), siamo indotti a ritenere che indicasse una misura agraria e precisamente corrispondesse al lat. iugerum. E poiché questo appellativo latino propriamente indicava l'area di un campo che veniva arata in un giorno da un giogo di buoi (lat. iugum), è probabile che il concetto di “giogo” fosse indicato pure nell'appellativo TENΘU- (TENΘU-R plur.; però potrebbe anche essere al sing. in virtù della “flessione di gruppo”).
TENURC (riga 6) (TENUR-C) «e gli ottenuti (possedimenti)», participio passivo al plurale. Questo vocabolo è stato erroneamente ricostruito in TENΘURC e per questo motivo esso ha costituito un grosso intralcio per tutti i traduttori.
TERSNA (riga 4) significato probabile «terreno» (aggettivo sostantivato), da confrontare col lat. terrenum, che deriva da terra, a sua volta da un originario *tersa (DELL). CLΘII TERSNA ΘUI SPANΘI «in questo terreno qui nel Bacino».
TIUR (riga 6) (anche in Pirgi II) significato certo «mese», vocabolo conosciuto da tempo; è privo di morfemi, per cui si afferra che è in complemento di tempo con morfema zero, come capita in molte lingue rispetto a vocaboli che indicano tempo; dunque TIUR = «nel mese, entro il mese».
TL (riga 20) abbreviazione del prenome femm. «Tullia»; vedi TULE «Tullio».
TRAULAC (TRAULA-C) (riga 6) significato probabile «(e) consegna». È stato L. Agostiniani (op. cit., pag. 101) ad accostare questo vocabolo con TRAU «versa!» del Liber linteus. PAVAC TRAULAC letteralmente «e versamento, e consegna».
ΘUI (riga 4, 21) significato certo «qui», da confrontare col greco tyí «qua, qui» (DETR 218). SPARZETE ΘUI «in questa suddivisione qui», cioè «nella presente suddivisione».
ΘUXT (riga 19, 20, 36) «nel casellario» (catastale) (ΘUX-T in locativo); e si tratta di un significato imposto dal contesto (DETR 220). ΘUXT CEŚU (36) significa chiaramente «depositato nel casellario catastale del Comune». Probabilmente è da confrontare – non derivare – col lat. ducere.
VELARA (riga 10) questo gentilizio risultava già documentato a Perugia. Lo svolgo in un supposto lat. *Velarius (DICLE 187).
VELXE CUSU AULE[SA] (riga 28) ricostruzione da me effettuata in base a VELXEŚ CUSUŚ AULESLA delle righe 37-38.
VERE (riga 7) probabilmente si tratta dell'avverbio lat. vere «veramente, realmente, esattamente», entrato nella lingua etrusca (DICLE).
VINAC (riga 1) significato probabile «vignale, vigneto». Si conosceva già il vocabolo VINUM «vino» dal Liber linteus (passim), per cui è molto probabile che VINAC sia un suo aggettivo sostantivato uguale all'ital. vignale (= «vigneto»). ELIUNTŚ VINAC la stretta vicinanza di questi due vocaboli costituisce una buona prova della esattezza della loro interpretazione, rispettivamente «olivicoltore» e «vigneto», come vocaboli entrambi pertinenti alla attività agricola.
ZACINAT (ZACINA-T) (riga 6) probabilmente corrisponde al lat. sagina «cibo per ingrasso, biada, foraggio», che, essendo finora di origine ignota, anche in virtù del suffisso può derivare appunto dall'etrusco (DICLE); è in locativo figurato.
ZAL «due» (riga 7); ZACINAT PRINISERAC ZAL «due barili in foraggio», i quali servivano per compensare la differenza della eredità di ciascuna delle due parti ereditanti. Vedi PAVAC.
ZILAΘ (riga 24) significato certo «pretore, console», forse da confrontare col lat. consul (con-sul) «console» (finora di origine ignota; DELL, DELI) (DETR 180). ZILAΘ MEXL RAŚNAL «Pretore della Città-Stato » di Cortona, = lat. Praetor Rei Publicae.
ZILCI (riga 34) «sotto il consolato o la pretura» (in dativo) (LEGL 80, 141, 142), si diceva anche ZILCΘI, ZILCTE. Siccome questa carica pubblica aveva quasi certamente una durata annuale come a Roma, se ne deduce che la data del presente atto arbitrale è quella dell'anno in corso.
ZIXUXE (riga 18) significato certo «scrissero, hanno segnato, scritto, prescritto», preterito debole attivo 3ª pers. plur. CEN ZIC ZIXUXE SPARZEŚTIŚ ŚAZLEIŚ (gli ereditanti) «hanno firmato questo scritto della suddivisione soddisfacente». Non può essere interpretato e tradotto al passivo, perché CEN è sicuramente un pronome all'accusativo; cfr. MI ARΘIALE ZIXUXE «mi hanno disegnato per Arrunte» (plurale impersonale) (non «io sono stato disegnato da Arrunte»).
Σ (riga 5) sigma a quattro tratti in posizione verticale; siccome è seguito da un numero, è probabile che sia la sigla di una misura di superficie, sottomultipla di TENΘUR «iugero». Per esigenza di traduzione comprensibile, adopero l'ital. staio.
DETR Pittau M., Dizionario della Lingua Etrusca, Sassari 2005 (Libreria Koinè) (ovviamente questo Dizionario va aggiornato sulle nuove acquisizioni lessicali acquisite nelle mie opere successive).
LELN Pittau M., Lessico Etrusco-Latino comparato col Nuragico, Sassari 1984 (Libreria Dessì, Sassari).
TCL Pittau M., Tabula Cortonensis - Lamine di Pirgi e altri testi etruschi tradotti e commentati, Sassari 2000 (Libreria Koinè).
TETC Pittau M., Testi Etruschi tradotti e commentati - con vocabolario, Roma 1990, Bulzoni Editore.
Pubblicato da Maurizio Feo a 12:16:00 PM
Etichette: epigrafia etrusca, Massimo Pittau, tavola di cortona

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