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Timestamp: 2016-10-26 00:27:11+00:00

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Art. 190 cod. proc. civile: Comparse conclusionali e memorie
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Le comparse conclusionali debbono essere depositate entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla rimessione della causa al collegio e le memorie di replica entro i venti giorni successivi.
Per il deposito delle comparse conclusionali il giudice istruttore, quando rimette la causa al collegio, può fissare un termine più breve, comunque non inferiore a venti giorni.
Termine per il deposito della comparsa conclusionale.
Qualora uno degli eventi idonei a determinare l’interruzione del processo (nella specie, la morte della parte) si verifichi nel corso del giudizio di primo grado, prima della chiusura della discussione (ovvero prima della scadenza dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, ai sensi del nuovo testo dell’art. 190 c.p.c.), e tale evento non venga dichiarato né notificato dal procuratore della parte cui esso si riferisce, a norma dell’art. 300 c.p.c., il giudizio di impugnazione deve essere comunque instaurato da e contro i soggetti effettivamente legittimati; ne consegue che, ove la controparte abbia avuto formale comunicazione, anche se stragiudiziale, del decesso, l’atto di appello deve essere notificato agli eredi, non potendosi ritenere valida la notifica compiuta all’originario difensore della parte defunta. Cass. 7 gennaio 2011, n. 259.
Natura del termine.
La comparsa conclusionale assolve unicamente una funzione illustrativa delle domande e delle eccezioni ritualmente introdotte nel giudizio e sulle quali si sia instaurato il contraddittorio delle parti, non potendo di regola contenere domande o eccezioni nuove. Sicché, mentre è inammissibile l’eccezione di prescrizione in essa formulata per la prima volta, è invece ammissibile detta eccezione quando essa, già tempestivamente sollevata, sia stata soltanto estesa alla parte che abbia proposto un intervento innovativo in causa all’udienza di precisazione delle conclusioni. Infatti, atteso che l’intervento innovativo (sia esso principale, sia adesivo autonomo) non incontra preclusioni assertive, ma soggiace a quelle istruttorie in ragione del tempo in cui si dispiega, il debitore ha facoltà, nel primo atto successivo, di opporre all’interveniente la medesima prescrizione già tempestivamente eccepita nei confronti dell’altra parte. Cass. 12 gennaio 2012, n. 315.
Mancata assegnazione del termine.
La mancata assegnazione alle parti del termine per lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie, o la pronunzia della sentenza prima della scadenza dei termini già assegnati, previsti dall’art. 190, c.p.c., non sono di per sé causa di nullità della sentenza stessa, essendo indispensabile, perché possa dirsi violato il principio del contraddittorio, che la irrituale conduzione del processo abbia prodotto in concreto una lesione del diritto di difesa. A tal fine, la parte deve dimostrare che là di assolvere all’onere del deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica ha impedito alla difesa di svolgere ulteriori e rilevanti aggiunte o specificazioni a sostegno delle proprie domande e/o eccezioni rispetto a quanto già indicato nelle precedenti fasi del giudizio. Cass. 23 febbraio 2006, n. 4020.
Errore nel computo dei termini per il deposito della conclusionale - conseguenze.
L’errore in merito al computo dei termini stabiliti dall’art. 190 c.p.c. per il deposito della comparsa conclusionale non comporta la nullità della sentenza, non essendo tale sanzione comminata da alcuna disposizione di legge. Cass. 20 luglio 2001, n. 9926.
Sentenza pronunziata prima della scadenza del termine.
È nulla la sentenza emessa dal giudice prima della scadenza dei termini dal medesimo fissati ai sensi dell’articolo 190 c.p.c. per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, risultando in tal modo impedito ai difensori delle parti di svolgere nella sua completezza il diritto di difesa, con conseguente violazione del principio del contraddittorio, il quale non è riferibile solo all’atto introduttivo del giudizio, ma deve realizzarsi nella sua piena effettività durante tutto lo svolgimento del processo. Cass. 24 marzo 2010, n. 7072; conforme Cass. 23 maggio 2000, n. 6737.
Deducibilità di questioni nuove.
Nel giudizio di cognizione ordinaria, introdotta una domanda di accertamento dell’avvenuto acquisto della proprietà per occupazione acquisitiva, la domanda di usucapione ordinaria, proposta nella comparsa conclusionale, in tanto potrebbe essere ammissibile, anche se tardiva, in quanto la variazione del titolo non introduca un tema d’indagine completamente nuovo, tale da alterare il regolare svolgimento del contraddittorio ed il dibattito processuale, costituendo non una variazione del fatto giuridico originariamente vantato, ma una mera specificazione o qualificazione giuridica di elementi di fatto, di argomenti e mezzi di prova già acquisiti al processo e al contraddittorio di primo grado. Cass. 28 ottobre 2011, n. 22545.
La comparsa conclusionale di cui all'art. 190 c.p.c. ha la sola funzione di illustrare le domande e le eccezioni già ritualmente proposte, sicché, ove sia prospettata per la prima volta una questione nuova con tale atto nel procedimento di appello, il giudice non può e non deve pronunciarsi al riguardo.
Cassazione civile sez. II 04 giugno 2014 n. 12577
La previsione secondo cui la querela di falso può essere sempre proposta in qualsiasi stato e grado del giudizio ( art. 221 c.p.c.) deve essere intesa nel senso che la relativa istanza, in primo o in secondo grado, deve comunque intervenire prima della rimessione della causa in decisione, quindi, al più tardi (ove anche in appello si opti per l’osservanza del sistema ordinario di decisione) entro l’udienza di precisazione delle conclusioni. Cass. 31 agosto 2011, n. 17900.
Deducibilità di eccezioni.
L’eventuale nullità derivante dalla incapacità di un teste rimane sanata qualora la relativa eccezione non venga ritualmente e tempestivamente proposta immediatamente dopo che la prova è stata assunta e ribadita in sede di precisazione delle conclusioni, ex art. 189 c.p.c., risultando pertanto tardivo il rilievo effettuato solo con la comparsa conclusionale. Ne consegue che, qualora la parte in sede di ricorso per cassazione deduca l’omessa pronuncia del giudice d’appello su detta eccezione, adducendo di averla formulata nella conclusionale di primo grado e poi proposta come motivo d’appello, la Corte di cassazione può rilevare d’ufficio che l’eventuale nullità derivante dall’incapacità del teste è rimasta sanata per l’irritualità della relativa eccezione di modo che resta irrilevante l’omissione di pronuncia. Cass. 29 marzo 2005, n. 6555.
Facoltà di svolgere contestazioni alla consulenza tecnica.
Con la comparsa conclusionale, la parte può svolgere nuove ragioni di dissenso e contestazione, avverso le valutazioni e conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, trattandosi di nuovi argomenti su fatti già acquisiti alla causa, che non ampliano l’ambito oggettivo della controversia. Cass. 10 marzo 2000, n. 2309.
Deducibilità del giuramento decisorio.
Se la dichiarazione di deferimento del giuramento decisorio è per la prima volta con atto allegato alla comparsa conclusionale, il mezzo di prova non è ammissibile, per tardività della relativa istanza, poiché gli scritti difensivi successivi alla rimessione della causa al collegio possono contenere solo le conclusioni già fissate davanti al giudice istruttore. Cass. 23 dicembre 2003, n. 19727; conforme Cass. 17 novembre 1994, n. 9742.
Deducibilità della richiesta di distrazione delle spese.
La richiesta di distrazione delle spese può essere formulata anche nelle conclusioni o nella comparsa conclusionale atteso che, per tale domanda, che è autonoma rispetto all’oggetto del giudizio, non sussiste l’esigenza dell’osservanza del principio del contradditorio, per difetto di interesse della controparte a contrastarla. Cass. 17 febbraio 2004, n. 1526.
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