Source: http://francogatti.blogspot.com/2013/09/berlusconi-aveva-ordinato-di-insistere.html
Timestamp: 2018-07-21 13:28:31+00:00

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Franco Gatti - Buccinasco (MI): "Berlusconi ... aveva ordinato di insistere con tutti i mezzi, anche illeciti, nella guerra per il controllo della Mondadori
"Berlusconi ... aveva ordinato di insistere con tutti i mezzi, anche illeciti, nella guerra per il controllo della Mondadori
Tratto da ilsussidiario.net LINK
IL SICOMORO - LODO MONDADORI/ La vera "condanna" di Berlusconi non sono i 494 milioni
C’è qualcosa di angosciante, più ancora che di deprimente, nello stillicidio di cronache che
accompagnano il declino di Silvio Berlusconi come leader politico e come personaggio pubblico in Italia.
Cronache giudiziarie, naturalmente. Tanto incalzanti e come predestinate da v anificare anche quel
poco o quel tanto di dibattito politico che ancora gli esponenti più lucidi dei due opposti schieramenti
tentav ano di sv olgere, al netto dei destini penali del Cavaliere.
A scompaginare nuov amente il confronto è arriv ata ieri la sentenza (civile, questa) con cui la
Cassazione ha definitiv amente sancito che la Fininvest deve pagare 494 milioni di euro alla Cir per i
danni arrecati sottraendole illecitamente il controllo della Mondadori. L’illecito consistette nell’aver
coartato un’altra sentenza della Corte d’Appello di Roma del gennaio ‘91 attraverso la corruzione di uno
dei tre giudici del collegio, quello incaricato di stendere materialmente la sentenza, Vittorio Metta, su
iniziativ a degli avv ocati Cesare Previti, Attilio Pacifico e Giov anni Acampora, e su mandato di
Penalmente, Metta e i tre legali sono già stati condannati definitiv amente da anni per corruzione in atti
giudiziari, Berlusconi è stato “prescritto”. A chi, difendendo il Cav aliere, ha sempre affermato che la
corruzione di un giudice su tre non toglie del tutto fondatezza alla sentenza è facile replicare che
distorcere la libertà di giudizio di un giudice su tre basta a inquinare la sentenza ed è comunque di per sé
un gravissimo reato, a prescindere dal suo effetto, che comunque in quel caso fu esattamente quello che il corruttore materiale Previti e il suo mandante si aspettav ano.
È angosciante il verdetto di ieri non perché non sia limpido nella costruzione giuridica e nell’impianto
logico - basta leggere senza preconcetti quanto scriv ono i giudici e ricostruire la vicenda storica della
“guerra di Segrate” per il controllo della Mondadori per rendersene conto. È angosciante perché questo
genere di eventi strappa inevitabilmente il dibattito sul futuro politico del nostro Paese dal livello
istituzionale dove v orremmo restasse per ricondurlo alla crudele affermazione di quella celebre e odiosa
copertina dell’Economist, dove campeggiav a come titolo - sullo sfondo di una foto di Berlusconi - “unfit to
lead Italy ”, inadatto a governare l’Italia.
Un vecchio slogan del ‘68 proclamav a: “Anche il personale è politico!”. E alla fine è questo il punto: se è
vero che Berlusconi, come “dominus” indiscusso del gruppo Fininvest (e lo era, in quanto ne era stato il
geniale fondatore e ne era l’unico azionista), avev a ordinato di insistere con tutti i mezzi, anche illeciti,
nella guerra per il controllo della Mondadori, dando a Cesare Previti risorse illimitate e carta bianca per
usare, appunto, qualunque mezzo utile al fine individuato, corruzione ci fu: ed è quanto afferma una
sentenza passata in giudicato. Non solo, è anche quanto afferma la logica, se solo si scende nei dettagli e si riscontra, con un po’ di schifo non misto a pietà per la pochezza dei comportamenti umani, il paradosso di un giudice che mette agli atti di aver scritto in un giorno 1 67 pagine di sentenza… che in realtà era già stata scritta da tempo, e non nel suo ufficio e non da lui, ma nello studio di Previti e da altre mani; e ancora il paradosso di un magistrato che, dopo aver giurato fedeltà alla Costituzione, non solo si fa corrompere (e vien da aggiungere: per due lire, 400 milioni del ‘91 erano di che comprare un
bell’appartamento, nient’altro!), ma poi fa assumere la figlia e se stesso, dimettendosi quattro anni dopo
dalla magistratura, dallo studio del corruttore.
La verità è che questa vicenda è stata, in ventidue anni di storia giudiziaria, tra le più vivisezionate della storia della giustizia italiana ed è ormai chiarita in tutti i suoi gradi. L’unica area di inevitabile “presuntività” riguarda la natura del passaggio di ordini da Berlusconi a Previti, riguarda i dettagli infinitesimali di relazioni verbali interpersonali, che sono depositati nella coscienza di ciascuno, ma i fatti oggettivi sono acclarati. Potev a non sapere, Silvio Berlusconi? Chiunque abbia seguito quelle vicende mentre accadev ano, chiunque abbia lav orato in Fininvest, chiunque conosca Berlusconi sa che della questione che più gli stava cuore all’epoca, la conquista della Mondadori, si occupava personalmente, entrando in ogni dettaglio della strategia giudiziaria, interfacciando personalmente i legali - convinto di essere, come in parte, anche esperto di diritto - ed è impensabile che Previti abbia agito senza il suo consenso.
Ma in fondo la questione non sta più nel merito: la sentenza penale c’è, e da tanti anni. Oggi arriv a, com’era inevitabile, la v alutazione del danno civile arrecato alla parte lesa del reato sanzionato da quella sentenza. Chi ancora spera che Berlusconi conservi la sua “agibilità politica” come capo del centrodestra italiano non può che appellarsi al solito teorema della persecuzione giudiziaria, ma in
questo caso fa particolarmente fatica, perché i fatti precedono di tre anni la famosa “discesa in campo” e
di cinque anni la quotazione in Borsa di Mediaset, che segna l’apoteosi del potere finanziario e
imprenditoriale di Berlusconi. Mancav ano all’epoca, come dire, le “premesse” affinché ci fosse già la
persecuzione o almeno l’accanimento che successiv amente - nei toni se non nei fatti - indubbiamente
sono sembrati esserci.
E non basta. Come quando in una casa nuov a iniziano a fulminarsi una dopo l’altra tutte le lampadine -
semplicemente perché sono state acquistate insieme e insieme sono state utilizzate e quindi stanno,
sempre insieme, esaurendo la loro vita chimica - così le sentenze contro Berlusconi stanno arriv ando
tutte al pettine insieme, e altre se ne profilano che difficilmente sembrano poter avere esito positiv o:
l’appello nel processo Ruby , dopo la condanna in primo grado a sette anni per prostituzione minorile e
concussione aggrav ata (aver fatto sesso consapev olmente con una minorenne, circostanza incerta, ed
essere intervenuto con pressioni su pubblici funzionari per far derogare da una procedura di legge a
fav ore della ragazza); la sentenza per la corruzione del senatore Sergio De Gregorio, passato dall’Idv al
Pdl nella scorsa legislatura, reo confesso; le indagini sul caso Tarantini, a Bari; l’istruttoria sui testimoni
del processo Ruby . Insomma, una litania di mazzate giudiziarie in arriv o una dopo l’altra che
impediscono, francamente, di proseguire qualunque discorso politico sull’uomo-Berlusconi,
inchiodandolo a quell’odiosa copertina dell’Economist.
Tutt’altro discorso v a invece fatto sul centrodestra e sugli eredi del contenuto politico del berlusconismo,
da Angelino Alfano a Maurizio Lupi agli altri. La caduta personale di un leader, in un contesto normale e
in un Paese normale, non dovrebbe segnare la fine di un movimento capace di attrarre il consenso di un
terzo degli elettori. Ma, come ha ben detto il governatore “forzista” della Campania Stefano Caldoro,
senza Berlusconi il Pdl rischia di implodere e scomparire come accadde al Psi di Craxi dopo la fuga del
capo il Tunisia, e questo sia per il disonore della caduta del leader indiscusso, sia per la modestia dei
colonnelli, selezionati fatalmente, nel tempo, sulla base prev alente del grado di acquiescente adesione al
pensiero unico del capo e non sull’autonoma personalità politica e sulla individuale caratura elettorale.
Sarebbe un gran bene per il Paese se le parti sane - che sono tante, largamente prev alenti - del
centrodestra italiano e dello stesso berlusconismo, saltassero in tempo giù dal treno di un leader che sta
marciando verso la sconfitta definitiv a e si ritrov assero in un altro luogo politico a costituire quella forza
moderata, di centro o di centrodestra che dir si v oglia, di cui il dibattito politico nazionale ha sempre
av uto bisogno e che fino al ’94 non avev a mai av uto.
http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2013/9/18/LODO-MONDADORI-La-vera-condanna-di-Berlusconi-per-la-guerra-di-Segrate/428015/
Pubblicato da Franco Gatti a 02:18

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