Source: https://www.laleggepertutti.it/116552_evadere-lirap-non-e-reato
Timestamp: 2018-09-20 03:52:52+00:00

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Evasione fiscale: l’Irap non è un’imposta sui redditi in senso stretto e, pertanto, sull’importo evaso non può scattare neanche il sequestro delle somme del contribuente.
Chi evade l’Irap non commette reato: a dirlo è stata più volte la Cassazione, da ultimo con una sentenza pubblicata ieri [1]. Questo perché l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive (appunto l’Irap), non è un’imposta sui redditi in senso stretto, mentre le uniche dichiarazioni che fanno scattare il reato di “omessa dichiarazione” [2] sono solamente le dichiarazioni dei redditi e le dichiarazioni annuali IVA. La conseguenza è peraltro che l’ammontare del tributo non pagato non rientra nel profitto dell’illecito sequestrabile.
A prescindere dall’ammontare dell’importo evaso allo Stato – che pertanto può essere anche pari a diverse centinaia di migliaia di euro – chi evade l’Irap non può né essere soggetto a procedimento penale, né a sequestro o confisca. Secondo la Corte, infatti, trattandosi di un’imposta che ha «natura reale» e non incidente sul reddito, non è possibile ricondurre il suo mancato pagamento nelle fattispecie incriminatrici previste dalla legge sui reati tributari (articoli da 2 a 5 del dlgs n. 74/2000). Pertanto, l’importo dell’Irap omessa non può essere ricompreso nemmeno nel calcolo dei profitti confiscabili.
Chi evade l’Irap non commette reato di “omessa dichiarazione”
Esultano professionisti e imprenditori: per la quantificazione del profitto del reato [2] l’Agenzia delle Entrate non può tenere conto del mancato pagamento dell’Irap e ciò perché la legge non conferisce rilevanza penale all’eventuale evasione dell’imposta regionale sulle attività produttive (non trattandosi di un’imposta sui redditi in senso tecnico). Difatti, le uniche dichiarazioni costituenti l’oggetto del reato di “omessa dichiarazione” [2] sono solamente le dichiarazioni dei redditi e le dichiarazioni annuali Iva.
Non è quindi reato né l’omessa dichiarazione Irap né l’omesso versamento. Del resto la legge parla chiaro: la condotta punibile penalmente per l’evasione fiscale richiede la specifica volontà del contribuente «di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto». Il reato, pertanto, può configurarsi soltanto laddove a essere sottratti al fisco siano Irpef/Ires o Iva, «con la conseguenza che fuoriescono dall’ambito oggettivo delle fattispecie le imposte non sussumibili nelle predette categorie, o diverse da quelle tipizzate, come ad esempio l’imposta di registro o l’Irap».
A confermare tale tesi è stata anche una circolare del Ministero delle Finanze del 2000 [3], secondo cui le dichiarazioni costituenti l’oggetto materiale dei reati tributari sono solamente le dichiarazioni dei redditi e le dichiarazioni annuali Irap. Il documento ministeriale motiva l’esclusione della dichiarazione Irap con la natura reale di tale imposta, ed in quanto tale non incidente sul reddito. Invece, il reato di omessa dichiarazione previsto dalla legge del 2000 è collegato alla mancata percezione d’imposta sui redditi e dell’Iva; ed è proprio dall’omessa presentazione di “una delle dichiarazioni relative a dette imposte” che deve farsi riferimento per l’individuazione del “profitto” del reato, quando sia stata superata la soglia di punibilità prevista dalla fattispecie incriminatrice.
[1] Cass. sent. n. 39678/18; cfr. anche Cass. sent. n. 12810 del 30.03.2016, nn. 11147/2011 e 12810/2016.
[2] Ex art. 5 d.lgs. n. 74/2000.
[3] Ministero Finanze circolare n. 154/E del 4.08.2000.
1. M.M. ricorre per cassazione impugnando l’ordinanza in epigrafe con la quale il tribunale del riesame di Pescara ha respinto l’istanza proposta avverso il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip in relazione al reato previsto dall’articolo 5 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 perché, quale legale rappresentante della M. sistemi ambientali Srl, ometteva di presentare le dichiarazioni ai fini IRES e Irap per i redditi ed i movimenti di affari negli anni di imposta 2010 (base imponibile euro 667.437), 2011 (base imponibile euro 667.106) e 2012 (base imponibile euro 446.294), così evadendo le imposte: nell’anno 2010 per euro 121.450 di IRES, 21.287 di Irap e euro 88.327 di Iva; nell’anno 2011 per euro 100.523,50 di IRES, 17.619,03 di Irap e euro 70.056 di Iva; nell’anno 2012 per euro 122.730,85 di IRES, 21.511,37 di Irap e 78.874 di Iva. In Pescara nel giugno 2013.
Nel caso in esame, il Tribunale, per la quantificazione del profitto del reato ex art. 5 d.p.r. n. 74 del 2000, ha tenuto erroneamente conto anche dell’asserito mancato pagamento dell’IRAP sui redditi relativi agli anni 2010, 2011 e 2012, laddove la legge non conferisce rilevanza penale all’eventuale evasione dell’imposta regionale sulle attività produttive (non trattandosi di un’imposta sui redditi in senso tecnico) e le dichiarazioni costituenti l’oggetto materiale del reato di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 5, sono solamente le dichiarazioni dei redditi e le dichiarazioni annuali IVA. Una conferma in tal senso si trae anche dalla circolare del Ministero dette finanze n. 154/E del 4 agosto 2000, che motiva l’esclusione della dichiarazione IRAP con la natura reale di siffatta imposta, che perciò considera non incidente sul reddito. L’ipotizzato reato di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 5 tutela il bene giuridico patrimoniale della percezione del tributo ed è alla mancata percezione d’imposta (sui redditi e dell’IVA), derivante dall’omessa presentazione di “una delle dichiarazioni relative a dette imposte” che deve farsi riferimento per l’individuazione del “profitto” del reato, quando sia stata superata la soglia di punibilità prevista dalla fattispecie incriminatrice.
Ne consegue che, nel sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente (art. 1, comma 143, legge 24 dicembre 2007, n. 244, ratione temporis vigente, ora art. 12-bis d.lgs. n. 74 del 2000), ai fini della quantificazione del profitto del reato è irrilevante l’evasione dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), che non è un’imposta sui redditi in senso tecnico (Sez. 3, n. 11147 del 15/11/2011, dep. 2012, Prati, Rv. 252359).
3. Alla stregua delle precedenti considerazioni l’ordinanza impugnata va annullata senza rinvio, potendo la Corte di cassazione prendere direttamente i provvedimenti necessari (ex art. 620, comma 1, lett. l), cod. proc. pen.), che consistono nella determinazione del profitto confiscabile depurato, in relazione agli anni di riferimento, dell’imposta Irap e che deve essere quantificato in euro 581.961,35 a titolo di Ires ed Iva, che si ottiene sottraendo, al profitto di euro 642.378,75 quantificato nell’ordinanza impugnata, la somma di euro 60.417,4 calcolata in relazione all’Irap.
Non emergendo dagli atti se siano stati sequestrati beni per un valore superiore al profitto confiscabile (di Euro 581.961,35), alcun altro provvedimento deve essere adottato, competendo al giudice del merito disporre, anche d’ufficio, la restituzione di quanto sequestrato, qualora il valore dei beni vincolati sia superiore al rideterminato profitto.

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 5
 art. 5
 art. 5
 art. 5
 art. 12
 art. 620