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Timestamp: 2017-07-22 04:46:09+00:00

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Francia: Il caso Gas Dubois non presenta elementi di discriminazioneDiritti Europa
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Posted by: Fabio Franceschetti in Categorie Violazioni CEDU, I diritti in Europa, In evidenza, Libertà d'espressione, coscienza e religione, Sistema CEDU
21 marzo 2012	Presunta discriminazione – Sentenza Gas and Dubois v. France, 15 marzo 2012
Riguardo al caso Gas and Dubois v. France, già trattato nella relativa anticipazione, (reperibile qui: Anticipazione Gas and Dubois v. France) la Grande Camera della Corte EDU, presieduta dal giudice Spielmann, si è pronunciata il 15/03/2012. Sei giudici su sette, hanno ritenuto che non ci fosse stata alcuna violazione da parte della Francia, dell’art 14 della Convenzione (divieto di discriminazione) in combinato disposto con l’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare).
La Corte EDU ha ribadito che la discriminazione esiste solo nel caso in cui la legge di uno stato disponga in modo che alcune persone o categorie di persone ricevano un trattamento svantaggioso rispetto ad altre che si trovino in situazioni analoghe, senza ragionevoli motivi.
IL CASO – Ma l’affair Gas and Dubois v. France, non rientra – a detta della corte – in quelli di cui sopra, in quanto l’adozione semplice, istituto al quale Valérie Gas ha cercato di accedere per ottenere la potestà genitoriale su A, figlia delle sua compagna e con vivente Nathalie Dubois, è consentito in Francia soltanto alle coppie sposate, non a quelle conviventi, eterosessuali od omosessuali che siano.
CORTE EDU – La sentenza della corte francese che ha negato alla sign.ra Gas di poter accedere all’istituto, non è dunque stata giudicata dalla CEDU discriminatoria nei confronti della sign.ra Gas in quanto omosessuale. Vero è, che se alle coppie francesi eterosessuali è possibile accedere all’istituto dell’adozione semplice sposandosi, così non per le coppie omosessuali, alle quali l’ordinamento francese non riconosce la possibilità dell’unione matrimoniale.
Dal canto suo, La CEDU ha ricordato che la Convenzione europea dei diritti dell’uomo non richiede ai governi degli Stati membri di aprire al matrimonio per le coppie omosessuali e che quand’anche i singoli stati decidano di offrire a tali coppie un qualche riconoscimento legale, essi mantengono un certo potere discrezionale per quanto riguarda la situazione conferita a tali unioni.
Ora, se dal punto di vista tecnico tale sentenza della Grande Camera poteva dirsi quasi scontata, non sussistendo gli estremi per dichiarare discriminatorio l’ordinamento francese in materia, ben altro e più approfondito discorso meriterebbe la questione delle adozioni. La scelta dell’ordinamento francese, di concedere l’adozione semplice solo a persone che, attraverso il matrimonio, abbiano fatto una precisa ed impegnativa scelta di vita nei confronti del genitore biologico del minore, e quindi del minore stesso pare sorretto da fortissimi argomenti.
Il fulcro del dibattito deve spostarsi a questo punto sull’ammissibilità del matrimonio tra persone dello stesso sesso, che potrebbe aprire all’adozione di minori da parte di coppie omosessuali. La questione non è da poco e richiede una lucida riflessione: le posizioni ideologiche sono immediatamente da rifiutare, in quanto dannose ed inutili a difendere il miglior interesse dei minori coinvolti.
Una posizione molto netta, ma anche lucida ed argomentata a questo riguardo è stata espressa da Eugenio Borgna, Primario emerito di Psichiatria dell’Ospedale Maggiore di Novara, in sede di commento alla recente sentenza con la quale la Corte di Cassazione italiana, pur dovendo ribadire l’inammissibilità del matrimonio tra persone omosessuali, ha auspicato un’apertura dell’ordinamento statale in questo senso.
Intervistato da Avvenire (intervista pubblicata in data 17/03/2012 e reperibile qui), alla domanda del giornalista: “Posto che, come recita la sentenza, ‘le coppie gay hanno diritto a vivere liberamente una condizione di coppia’, è concepibile anche un matrimonio?” Borgna ha risposto: “Il matrimonio nasce dall’unione di due psicologie diverse, quella femminile e quella maschile, con i loro problemi e dissonanze, ma anche con le armonie e l’amalgamazione di due diversi orizzonti di senso, da cui nascono la ricchezza delle relazioni, il confronto, la creatività. Legami che prescindono da questa integrazione maschile/femminile, si muovono su di un campo diverso dal matrimonio e dall’istituto della famiglia, senza con questo discriminare nessuno: sono realtà profondamente differenti.”
In un altro passo dell’intervista, Borgna tocca direttamente il tema dell’adozione: “Tanto più se ci sono dei figli, che senza ombra di dubbio hanno bisogno di un padre e di una madre, di due polarità ben precise, sessualmente definite, secondo natura.”
Il testo integrale della sentenza è reperibile qui: Sentenza Gas and Dubois v. France del 15 marzo 2012
Per approfondire: Gas e Dubois c. Francia	Art 14 CEDU Art 8 CEDU Dean Spielmann Francia Grand Chamber	2012-03-21
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