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Timestamp: 2018-10-17 15:10:44+00:00

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Apprendistato: nessun obbligo di assunzione a carico del datore di lavoro
9 gennaio 2016 | Autore: Temistocle Marasco
> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 gennaio 2016
Ho un con contratto di apprendistato di tre anni, in una azienda con 8 dipendenti (di cui 3 apprendisti); il datore di lavoro è tenuto ad assumere almeno una parte del personale che termina l’apprendistato?
La normativa in materia di apprendistato non prevede alcun obbligo generale, per il datore di lavoro, di assumere gli apprendisti al termine del periodo formativo. Un obbligo è previsto esclusivamente per le aziende con almeno 50 dipendenti nel caso in cui il datore di lavoro intenda stipulare nuovi contratti di apprendistato professionalizzante: in tal caso, le nuove assunzioni sono possibili solo se venga assunto a tempo indeterminato almeno il 20% degli apprendisti entrati in azienda nei 36 mesi precedenti. Sono esclusi dal computo i rapporti cessati per recesso durante il periodo di prova, dimissioni o licenziamento per giusta causa [1]. Pertanto, con riferimento al caso di specie – in assenza delle circostanze citate – si esclude un obbligo di assunzione in capo al datore di lavoro.
1 Cos’è l’apprendistato?
2 Tipologie di apprendistato
3 Altri casi di conversione dell’apprendistato
4 Versamenti per gli ammortizzatori
L’apprendistato è un contratto di lavoro subordinato a contenuto formativo in cui, a fronte della prestazione lavorativa, il datore si obbliga a corrispondere all’apprendista non solo una retribuzione, ma anche gli insegnamenti necessari per il conseguimento di una qualifica professionale o di un diploma di istruzione secondaria superiore e di titoli di studio universitari e dell’alta formazione, a seconda della tipologia di apprendistato prescelta.
Le tipologie di contratto di apprendistato sono [2]:
– apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore;
– apprendistato di alta formazione e ricerca.
Altri casi di conversione dell’apprendistato
Il contratto di apprendistato necessita di forma scritta e deve contenere, in forma sintetica, il piano formativo cui saranno sottoposti gli apprendisti [3]. Se l’azienda dimentica di approntare il progetto formativo in capo al lavoratore, il rapporto viene convertito in lavoro subordinato. Lo ha precisato la Corte di Cassazione in una recente sentenza [4]. Secondo la Suprema Corte, in questa tipologia di contratto, la produzione del piano formativo, ossia dell’insegnamento pratico finalizzato all’acquisizione da parte del lavoratore della professionalità necessaria per l’entrata nel mondo del lavoro, è indispensabile. Tale piano è una parte integrante del contratto con l’azienda. Le mansioni assegnate al lavoratore, infatti, non possono riguardare solo l’esercizio delle mansioni tipiche di uno specifico profilo professionale.
Il contratto di apprendistato ha una durata minima non inferiore a sei mesi. Al termine del periodo di apprendistato, le parti possono recedere dal contratto [5], dandone preavviso. Se nessuna delle parti recede, il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
Versamenti per gli ammortizzatori
Con un recente messaggio [6] l’Inps ricorda che scatta dal periodo di paga settembre 2015 l’obbligo di versare i contributi per gli apprendisti professionalizzanti, destinati a finanziare le integrazioni salariali. L’aliquota per la cassa integrazione ordinaria varia dall’1,70 al 4,70%, in relazione alle dimensioni dell’impresa e al settore di attività. Per la Cigs l’aliquota è dello 0,90 per cento.
Per quanto riguarda il calcolo dimensionale valido per il 2016, e quindi basato sul numero medio di dipendenti del 2015, viene precisato che per i mesi da gennaio ad agosto inclusi non si deve tener conto degli apprendisti, che invece rientrano nel conteggio per il periodo settembre-dicembre. Per il 2015, le aziende già in attività prima dell’entrata in vigore del Dlgs 148/2015 devono far riferimento alla media del 2014. Per quelle nate dopo il Dlgs 148 vale invece il numero di dipendenti alla fine del primo mese di attività, compresi lavoratori a domicilio e apprendisti di qualsiasi tipologia.
[1] Art. 42 del d.lgs. n. 81/2015.
[2] Art. 41 del d.lgs. n. 81/2015.
[3] Art. 42 del d.lgs. n. 81/2015.
[4] Cass. sent. n. 13823 del 6.07.2015.
[5] Art. 2118 cod. civ.
[6] Inps, messaggio 24/2016

References: sentenza 
 Art. 42
 Art. 41
 Art. 42
 Cass. 
 Art. 2118