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Timestamp: 2017-01-24 03:09:33+00:00

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Equitalia, pignoramento a sorpresa: come difendersi
Lo sai che? Pubblicato il 17 ottobre 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Equitalia, pignoramento a sorpresa: come difendersi? L’AUTORE: Redazione
Se Equitalia ti pignora lo stipendio, il conto o la pensione o iscrive il fermo sull’auto o l’ipoteca sulla casa è perché ritiene di averti notificato la cartella, ma non è detto sia vero.
Non si può procedere a un pignoramento, a un fermo auto o a un’ipoteca se prima il contribuente non è stato informato dell’esistenza del debito e non ha ricevuto la cartella di pagamento o un avviso di accertamento esecutivo. Il che significa che se Equitalia agisce a sorpresa le ipotesi possono essere solo due:
la notifica, che ai computer di Equitalia risulta essere avvenuta correttamente, in realtà non è mai avvenuta o non ha incontrato il debitore, sicché questi non è stato messo in condizione di sanare la propria morosità;
la notifica è avvenuta correttamente, magari quando il debitore non era presente in casa, e la cartella è stata ritirata per conto suo da qualcun altro o è stata depositata alla Casa comunale con conseguente compiuta giacenza.
Come ci si deve difendere in questi casi? La soluzione la ricorda una ordinanza della Cassazione di qualche giorno fa [1]. Ecco, quindi, i suggerimenti del caso.
La prima cosa che devi fare è accertarti se davvero la notifica non è mai avvenuta o è avvenuta in modo non conforme alla legge oppure è stata eseguita correttamente ma sei stato tu a disinteressartene o a perderne le tracce. Per appurarti di ciò devi chiedere a Equitalia quello che comunemente si chiama estratto di ruolo (qualcuno impropriamente lo chiama anche estratto conto). Si tratta di una stampa – che si può domandare anche tramite internet, mediante autenticazione al sito dell’Agente della riscossione – dove, in modo piuttosto schematico, al pari di una tabella, vengono elencate: le cartelle notificate al contribuente, il numero della cartella, la causale della cartella, l’importo iscritto a ruolo, la data di notifica e altre informazioni utili.
Da questo documento puoi iniziare a farti un’idea di ciò che è avvenuto e confrontarlo con l’atto di pignoramento che dovrebbe indicare la causa originaria della morosità. Se, ad esempio, risultano iscritti a ruolo dei debiti per cartelle che non ricordi di aver mai ricevuto, puoi chiedere, con un’istanza di accesso agli atti, di visionare il procedimento di notifica per controllare che, sulla cartolina della raccomandata ar ci sia la tua firma o che esista la relazione di notifica redatta dal messo comunale.
Puoi anche verificare se, in tua assenza, la cartella è stata consegnata a un parente convivente o depositata alla Casa comunale dandotene notizia.
Il consiglio è di far visionare tutta questa documentazione a un legale o a un commercialista di fiducia, perché controlli – con la malizia del tecnico – che tutto sia formalmente e sostanzialmente corretto. Ma che succede se c’è qualche irregolarità e, nonostante il pignoramento, il fermo o l’ipoteca, dovesse risultare che nessuna cartella ti è mai stata notificata?
La soluzione è presto detta: il contribuente può impugnare la cartella di pagamento della quale – a causa dell’invalidità della relativa notifica – sia venuto a conoscenza solo attraverso un estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta da Equitalia.
Secondo la Cassazione – nel caso in cui la cartella sia nulla per notifica irregolare – il contribuente può impugnare l’estratto del ruolo, documento attraverso cui è venuto a conoscenza della pretesa tributaria. L’estratto di ruolo è un atto autonomamente impugnabile. Infatti, quando il contribuente sia venuto a conoscenza della pretesa tributaria solo grazie all’estratto di ruolo, gli deve essere concesso di impugnarlo anche se la norma sembrerebbe escluderlo.
Se la cartella di pagamento non è stata correttamente notificata al contribuente, questi può quindi adire le vie giudiziali nel momento in cui ha contezza della pretesa (ad esempio quando riceve l’estratto di ruolo da Equitalia o quando subisce un pignoramento, un fermo o un’ipoteca).
Per la Cassazione, quindi, è ammissibile l’impugnazione del ruolo nonché della cartella che non siano stati validamente notificati e dei quali il contribuente è venuto a conoscenza esclusivamente attraverso l’estratto di ruolo, rilasciato da Equitalia.
Benché la presa visione dell’estratto di ruolo non sia configurabile come una notifica, la circostanza che si tratti di un «documento» del quale il contribuente «sia comunque legittimamente venuto a conoscenza» induce a ritenere che il termine per l’impugnazione decorra dalla data di stampa del medesimo. In ogni caso, resta inteso che la mancata presentazione del ricorso da parte del contribuente contro l’estratto di ruolo non pregiudica la possibilità di presentare ricorso successivamente contro gli specifici atti successivi (pignoramento, fermo o ipoteca).
[1] Cass. ord. n. n. 20611/16.
Sentenza Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, ordinanza 21 luglio – 12 ottobre 2016, n. 20661
(…) ricorre, con cinque motivi, nei confronti di (…) (…) s.p.a., che resiste con controricorso, per la cassazione della sentenza, indicata in epigrafe, con la quale la C.T.R. della Campania, in riforma della decisione di primo grado, aveva dichiarato inammissibili i ricorsi proposti dal contribuente avverso gli estratti di ruolo “relativi alle cartelle esattoriali rientranti nella giurisdizione della Commissione tributaria”.
Con il primo motivo – rubricato: violazione degli art. 19 d.lgs 546/1992 e 100 c.p.c. impugnabilità del ruolo – il ricorrente censura la Commissione Regionale campana per avere dichiarato inammissibile l’impugnazione del ruolo perché atto interno all’Amministrazione.
Con il secondo motivo si deduce la violazione dell’art. 360 n.5 c.p.c. per insufficiente motivazione rispetto ad un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
Con il terzo morivo si denunzia la sentenza impugnata ex art. 360 n.4 c.p.c. per omessa motivazione.
Con il quarto motivo si deduce la violazione dell’art. 360 n.3 c.p.c. per violazione degli artt. 57 e 58 d.lgs. n. 546/92, 115 c.p.c., 112 c.p.c. per avere la C.T.R. ritenuta ammissibile la produzione in secondo grado di documenti.
Infine, con il quinto motivo si deduce la nullità della sentenza, ex art. 360 n. 4 c.p.c. per omessa motivazione e violazione dell’art. 112 c.p.c.
Rilevata da subito l’infondatezza di tale ultimo motivo in quanto la C.T.R., pronunciandosi sull’ammissibilità della produzione documentale da parte di (…) in secondo grado, ha implicitamente pronunciato, essendone necessario presupposto, (rigettandola) sull’eccezione svolta dal contribuente di violazione dell’art. 115 c.p.c., anche il quarto motivo appare infondato laddove per costante giurisprudenza di Corte (di recente, tra le tante, Cass. n. 22776 del 06/11/2015) in materia di contenzioso tributario, l’art. 58 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, consente la produzione nel giudizio di appello di qualsiasi documento, pur se già disponibile in precedenza, a nulla ostando che la parte non fosse costituita in primo grado.
Sulla res controversa sono, infatti, intervenute, di recente, le Sezioni Unite di questa Corte le quali hanno statuito il seguente principio: “il contribuente può impugnare la cartella di pagamento della quale – a causa dell’invalidità della relativa notifica – sia venuto a conoscenza solo attraverso un estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dal concessionario della riscossione; a ciò non osta l’ultima parte del comma 3 dell’art. 19 del d.lgs. n. 546 del 1992, in quanto una lettura costituzionalmente orientata impone di ritenere che l’impugnabilità dell’atto precedente non notificato unitamente all’atto successivo notificato – impugnabilità prevista da tale norma – non costituisca l’unica possibilità di far valere l’invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque venuto legittimamente a conoscenza e quindi non escluda la possibilità di far valere l’invalidità stessa anche prima, giacché l’esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale non può essere compresso, ritardato, reso più difficile o gravoso, ove non ricorra la stringente necessità di garantire diritti o interessi di pari rilievo, rispetto ai quali si ponga un concreto problema di reciproca limitazione” (v. Cass. SS.UU. n. 19704/2015).
Nella specie, il Giudice di appello non si è attenuto a detto principio ed erroneamente ha ritenuto assorbiti gli ulteriori motivi di appello relativi alla invalidità o meno della notificazione delle cartelle in esame, presupposto indefertibile per l’impugnazione del ruolo.
In accoglimento del solo primo motivo, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese processuali, alla Commissione Tributaria Regionale della Campania, in diversa composizione.
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References: Cass. 

Sentenza 
 art. 19
 sentenza 
 art. 360
 art. 360
 Cass. 
 Cass. 
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