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Timestamp: 2020-02-27 20:40:54+00:00

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Art. 252 codice di procedura civile - Identificazione dei testimoni - Brocardi.it
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Articolo 252 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 252 Codice di procedura civile
Il giudice istruttore richiede al testimone il nome, il cognome, [la paternità], l'età (1) e la professione, lo invita a dichiarare se ha rapporti di parentela, affinità, affiliazione o dipendenza con alcuna delle parti, oppure interesse nella causa (2).
Le parti possono fare osservazioni sull'attendibilità del testimone, e questi deve fornire in proposito i chiarimenti necessari (3). Delle osservazioni e dei chiarimenti si fa menzione nel processo verbale prima dell'audizione del testimone.
(1) La menzione della paternità (e della maternità) si deve ritenere omessa ai sensi della l. 31 ottobre 1955, n. 1064 (Disposizioni relative alle generalità): essa va sostituita con l'indicazione del luogo e data di nascita (di fatto, quindi, è superato anche l'obbligo di indicare l'età).
Se il testimone dichiara false generalità, egli è perseguibile penalmente ex art. 495 c.p. (reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali o di altri); invece, il rifiuto ingiustificato di rendere le proprie generalità equivalendo a rifiuto di deporre, rende impossibile la testimonianza stessa.
(2) L'inesistenza di rapporti familiari, di dipendenza o di interessi in causa del testimone, nella prassi viene espressa dichiarando a verbale che il teste è indifferente.
(3) Sulle eventuali contestazioni sorte circa la legittimazione a deporre del testimone, il giudice istruttore decide con ordinanza di natura istruttoria (art. 245 del c.p.c.). Di norma le contestazioni precedono l'espletamento della prova testimoniale, ma nulla vieta che esse siano presentate anche dopo la deposizione.
Quanto all'attendibilità o credibilità della testimonianza resa, il giudice istruttore ha il potere di operare una valutazione discrezionale, insindacabile in sede di legittimità (sempre che la sua decisione sia adeguatamente motivata).
Gli adempimento previsti dalla norma in esame assolvono a diverse funzioni: l'identificazione dei testimoni; la possibilità per il giudice di escludere i testimoni incapaci ex art. 246 c.p.c. - non già esclusi al momento dell'ammissione della prova testimoniale; l'opportunità di valutare se sussistano ragioni di parzialità del testimone che possano rendere inattendibile la sua deposizione.
“ Idonei non videntur testes, quibus imperavi potest ut testes fiant ”
Non sembrano testimoni idonei coloro ai quali si possa ordinare di testimoniare
“ In testimoniis autem dignitas, fides, mores, gravitas examinanda est: et ideo, testes qui adversus fidem suam testationis vacillant, audiendi non sunt ”
Circa i testimoni, sono da esaminare onore, affidabilità, moralità, serietà, e per questo motivo non sono da ascoltare i testimoni che non diano sicurezza sulla credibilità della loro testimonianza
“ Inimico testi credi non oportet ”
Non è opportuno credere a un testimone che sia un avversario
Massime relative all'art. 252 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 4404/1998
La parte rimasta contumace in primo grado non può godere, nel giudizio di appello, di diritti processuali più ampi di quelli spettanti alla parte ritualmente costituita in quel primo giudizio, e deve, conseguentemente, accettare il processo nello stato in cui si trova, con tutte le preclusioni e decadenze già verificatesi. (Nella specie, l'appellante, contumace in primo grado, aveva, in sede di appello, proposto eccezione di irritualità, per difetto di indicazione dei testimoni — giusto disposto dell'art. 252 c.p.c. — della prova testimoniale esperita in primo grado. La S.C., nel confermare la pronuncia del giudice di merito, ha sancito il principio di diritto di cui in massima, aggiungendo, ancora, che la prescrizione di cui al ricordato art. 252, non attenendo all'ordine pubblico, deve essere necessariamente eccepita dalla parte, che ne ha facoltà «nella prima istanza o difesa successiva all'atto o alla notizia di esso», ex art. 157 del codice di rito — disposizione, quest'ultima, all'evidenza riferita allo stesso grado del processo nel quale la nullità si sia verificata —, con conseguente sanatoria del vizio sia nei confronti del convenuto costituito, ma intempestivo nella proposizione dell'eccezione, sia, a più forte ragione, del convenuto contumace).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4404 del 4 maggio 1998)

References: Articolo 252

Articolo 252
 art. 495
 art. 246

Cass. 
 art. 252
 art. 157
 sentenza