Source: https://www.mylegal.it/separazione-e-divorzio-differenze/
Timestamp: 2020-07-14 09:37:36+00:00

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Separazione e Divorzio: Quali Sono le Differenze Principali?
Con la separazione personale i coniugi non pongono fine al rapporto matrimoniale, ma ne sospendono gli effetti nell’attesa di una riconciliazione o di un provvedimento di divorzio.
Essa può essere di tipo consensuale (entrambi i coniugi decidono di separarsi e il Giudice convalida l’atto) oppure di tipo giudiziale (sarà il Giudice a emanare la sentenza nel caso in cui i coniugi non siano d’accordo).
Con la separazione vengono meno i doveri tra coniugi (come quello di fedeltà reciproca), ma rimangono validi i doveri di rispetto e assistenza reciproca.
Il divorzio determina l’effettivo scioglimento del matrimonio (rito civile) o la cessazione degli effetti civili (rito concordatario).
Esso si verifica nel caso in cui sia venuta meno la comunione morale e spirituale, se i coniugi non abitano più nella stessa casa e se la sentenza di separazione legale sia stata pronunciata da almeno 6 mesi (in caso di separazione consensuale) o 12 anni (in caso di separazione giudiziale).
Questo è un atto definitivo che cancella lo status di coniuge e stabilisce che si potrà contrarre nuovamente matrimonio solo dopo la pronuncia definitiva della sentenza.
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COS’E LA SEPARAZIONE?
Quando una coppia entra in crisi, si possono verificare tre distinte situazioni:
Denominatore comune nei tre casi è il venir meno di quel vincolo affettivo che caratterizza il matrimonio.
Il vincolo matrimoniale, pur rimanendo fermo, è modificato.
Viene meno la comunione materiale e spirituale tra i coniugi.
Nello specifico viene meno l’obbligo di convivenza e il dovere di assistenza morale e materiale.
Quanto invece al dovere di fedeltà, questo subisce una netta degradazione consistente nell’obbligo di evitare un comportamento di grave offesa al coniuge.
La separazione personale rappresenta una fase transitoria.
I coniugi, difatti, trascorso un determinato periodo potrebbero addivenire ad una riconciliazione.
Quando questo non si verifica ed il rapporto è ormai irrimediabilmente compromesso sarà possibile procedere alla richiesta di divorzio.
Solo il divorzio determina la cessazione del matrimonio e di tutti gli effetti civili connessi.
In altre parole, nella separazione di fatto i coniugi decidono di non coabitare, senza chiedere l’intervento del Giudice.
Lo loro decisione non ha quindi nessun valore legale e non è possibile proseguire con il divorzio.
La coppia in questo caso si accorda in modo autonomo, senza l’aiuto di parti esterne, anche per quanto riguarda questioni di mantenimento e affidamento.
L’accordo dei coniugi non può produrre effetti se non viene omologato dal giudice.
Quest’ultimo dovrà verificare che il contenuto dell’accordo non si presenti contrario all’interesse dei figli.
In caso di separazione consensuale con figli minorenni, la via preferibile è quella dell’affidamento condiviso.
I genitori, infatti, sono d’accordo sulle reciproche responsabilità e ruoli educativi.
I figli minorenni hanno la possibilità di trascorrere il tempo in egual misura con la madre e il padre.
Il minore avrà un unico collocamento presso uno dei genitori, in altre parole la sua residenza sarà una sola, ma potrà vedere entrambi senza limiti.
L’affidamento esclusivo a uno dei genitori avviene solo in rari casi.
Esso, infatti, non rappresenta la regola, ma l’eccezione.
L’interesse dei figli viene ritenuto determinante per poter ponderare l’assegnazione della casa familiare.
Il genitore che si prenderà maggiormente cura dei figli avrà anche la possibilità di collocarsi nella casa familiare.
È molto frequente che la relazione tra il mantenimento principale dei figli e l’occupazione della casa familiare sia confermato dal provvedimento di omologazione in Tribunale.
Quali sono i tempi della separazione consensuale
I tempi della separazione consensuale sono sicuramente molto più rapidi rispetto a quelli della separazione giudiziale.
Nella migliore delle ipotesi, è possibile che l’intero processo si chiuda entro poche settimane o al massimo in qualche mese.
I costi del processo consensuale sono più contenuti rispetto a quelli che i coniugi dovrebbero affrontare nel processo di separazione giudiziale.
Sebbene non esista una tariffa fissa, cliente ed avvocato per la separazione dovranno negoziare liberamente un compenso.
Si può comunque affermare che l’onorario di base per un legale parta dai 500 euro a coniuge, con un tetto di 3.000 euro.
La separazione giudiziale è caratterizzata dal fatto che uno dei due coniugi ricorre al Presidente del Tribunale per la pronuncia di una sentenza di separazione coniugale.
Con la sentenza saranno regolati i rapporti anche patrimoniali dei coniugi e gli stessi saranno autorizzati a vivere separatamente.
Allo stesso modo i coniugi non sono più tenuti a prestarsi assistenza reciproca secondo quanto previsto in sede di matrimonio.
Cesserà naturalmente anche l’obbligo di reciproca fedeltà.
Nel corso del processo di separazione giudiziale viene presa una decisione anche in merito all’affidamento dei figli e all’assegnazione della casa coniugale.
In assenza di figli è generalmente molto difficile che venga assegnata la casa coniugale al coniuge non proprietario.
Ciò può avvenire solo nel caso ne sia fatta esplicita richiesta e l’assegnazione serva ad equilibrare i rapporti economici fra coniugi.
Come già chiarito i tempi per il procedimento di separazione giudiziale sono assai più lunghi di quelli relativi alla separazione consensuale ed è difficile siano inferiori a due anni.
I costi della parcella dell’avvocato per la separazione giudiziale possono variare di molto, fra i 1500 – 1800 euro ad oltre i 3000 euro.
Il costo del processo varia anche in relazione ai gradi di giudizio affrontati.
In alcuni casi può essere richiesta la separazione con addebito delle spese giudiziali.
COS’E’ IL DIVORZIO
Ciascun coniuge deve essere assistito dal proprio difensore (Avvocato).
Alla prima udienza il Presidente del Tribunale tenta la conciliazione tra i coniugi e accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non possa essere mantenuta o ricostituita.
Il Presidente emana quindi un’ordinanza con provvedimenti temporanei e urgenti necessari per regolamentare gli aspetti patrimoniali e che interessano i figli durante lo svolgimento del processo.
In questo caso tutto si esaurisce in una sola udienza innanzi al Tribunale.
All’udienza il Tribunale tenta la conciliazione e accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può più essere mantenuta o ricostituita.
Quindi il Tribunale verifica la sussistenza dei presupposti richiesti per procedere col Divorzio ed emette la sentenza di scioglimento del vincolo matrimoniale (o di cessazione degli effetti civili, in caso di matrimonio concordatario).
Leggermente più lunghi sono invece i tempi nel caso in cui il divorzio segua ad un procedimento di separazione giudiziale.
In questo caso la separazione deve essersi protratta ininterrottamente da almeno dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale.
i figli minorenni vengono affidati a uno dei coniugi, con obbligo per l’altro di versare un assegno di mantenimento della prole, o a entrambi congiuntamente (cd. “affidamento condiviso”);
se la sentenza di divorzio aveva a suo tempo riconosciuto a un coniuge il diritto all’assegno di mantenimento, tale coniuge ha diritto anche alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge defunto (o a una sua quota), a condizione che nel frattempo il coniuge superstite non si sia risposato. In ogni caso, se uno dei coniugi matura il diritto al trattamento di fine rapporto (TFR) prima che sia pronunciata la sentenza di divorzio, l’altro coniuge ha diritto a una parte di tale importo.
A questo punto, se stai versando l’assegno di mantenimento è molto probabile che ti convenga divorziare al più presto; infatti, se la tua ex moglie o ex marito è già di per sé autonoma/o, col divorzio potresti evitare di versarle qualsiasi somma.
Resta il fatto che, se avete figli, per questi invece le cose restano come prima e sarai comunque costretto/a a pagare il mantenimento fino alla loro totale indipendenza economica.
Anche con il divorzio si ha diritto alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge ma solo per una quota.
Questa quota viene ad esempio divisa con l’eventuale seconda moglie o secondo marito.
La quota viene determinata sulla base di una serie di parametri come, ad esempio, la durata del matrimonio, la sussistenza di un assegno di mantenimento, le condizioni economiche.
La reversibilità all’ex coniuge divorziato/a spetta però solo ad alcune condizioni:
Qui – paradossalmente – le cose si invertono: per ottenere una quota del Tfr dell’ex coniuge bisogna essere divorziati.
I separati non hanno diritto a percepire una quota del Tfr

References: sentenza 
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