Source: https://scuolainsoffitta.wordpress.com/2013/06/11/la-scuola-educa-o-istruisce/
Timestamp: 2017-02-24 10:24:24+00:00

Document:
17 Repliche	A fine anno, guardando cosa resta in sospeso del programma, il dubbio viene: la scuola educa o istruisce? Durante le vacanze scolastiche vengono delegate ai genitori le materie non trattate durante l’anno. Siete caduti dalla sedia? Riprendetevi perché è così, ma c’è dell’altro. Avviso sul diario: “Fare a casa durante l’estate le pagine del libro riguardanti informatica in quanto non è stato possibile svolgere il programma durante l’anno“. Vediamo il lato positivo: non sono insegnanti che si fanno prendere dall’ansia di arrivare alla fine. Così è stato al termine della prima, delegando a casa l’insegnamento del corsivo con la stessa motivazione, così è stato alla fine della seconda, lasciando ai genitori l’insegnamento delle tabelline dopo il 7, così è quest’anno con l’informatica.
Questo articolo è stato pubblicato in Homeschooling e scuola e taggato come opinione critica, scuola, voglia di studiare il 11 giugno 2013 da Daniela	Navigazione articolo
← Tappo contro tappo – gioco di riciclo tappi (temibili tappi!)
Tabelline? niente schede: giochiamo con una app! →
17 pensieri su “La scuola educa o istruisce?”	claudia 11 giugno 2013 alle 11:40	oh Daniela, ma quanto mi leggi nel pensiero tu?? Buona estate, mamma.
erminia 11 giugno 2013 alle 11:45	Chiedo scusa,ma da mamma le rispondo: a scuola tutti ci siamo andati non per questo dobbiamo arroagraci il diritto di riferire cosa devono o non devono fare i docenti. LA scuola pè stata massacrata e nonostante tutto i docenti si fanno il “mazzo” soli con tanti problemi con familgie che spesso non collaborano per niente… L’acquisizione delle tabelline deve essere fatto a casa e così lo studio, la scuola non può seguire singolarmente ogni bimbo per farlo studiare. Chiedo venia, ma io ci credo nella scuola e credo nel lavoro dei docenti, io sono un medico, ma questa è un’altra storia…
Daniela Autore articolo11 giugno 2013 alle 11:51	Erminia, immagino che lei come medico non lasci i pazienti con le ferite aperte perché non è chirurgo e nemmeno con le garze penzoloni perché è finita la sua ora lavorativa. In tutto c’è un’etica, anche solo l’impegno sarebbe un grande valore da insegnare. Io a scuola ci sono andata e il corsivo me lo ha insegnato la maestra. So bene che la scuola ha dei problemi, ma senza impegno non li risolveremo mai.
Daniela Autore articolo11 giugno 2013 alle 11:54	Claudia, l’estate da mamma di bambini grandi è proprio un altro paio di maniche (da rimboccare!)
Murasaki 11 giugno 2013 alle 12:26	Noi abbiamo appena finito la prima elementare. Sono d’accordissimo sull’educazione fisica che, purtroppo, non si fa praticamente più… da noi si rimedia con dei progetti finanziati dal comune, ma un giorno non si fa perché c’è un’altra attività, un’altro perché la piscina è in manutenzione… alla fine mio figlio avrà fatto si e no 10 lezioni di nuoto in tutto!!
Daniela Autore articolo11 giugno 2013 alle 12:33	Murasaki, grazie del tuo contributo. Ginnastica sembra la materia più facilmente relegata nell’angolino. Se pensiamo quanto si può insegnare anche andando oltre gli esercizi più tradizionali, mi dispiace e non poco. Ci sono culture del rapporto con il movimento ne hanno fatto un emblema di benessere, faccio un esempio: lo yoga. Non pretendo che si insegni yoga a scuola, ma non venga dimenticato che questi bambini hanno una schiena, stanno seduti, scrivono spesso inclinando le spalle, ecc. ecc.
giovanna 11 giugno 2013 alle 13:58	Io credo molto nella scuola nonostante le insegnanti di mia figlia ci mettano tutto l’impegno per farmi ricredere! E penso che una delle cose che più faccia male alla Scuola e non poter dire che alcuni insegnanti non dovrebbero fare questo lavoro. Si parla tanto di disturbi dell’apprendimento, dei problemi dei bambini, del fatto che la famiglia non collabora. Ma appena si parla di disturbi dell’insegnamento, di insegnanti che delegano alla famiglia l’insegnamento del corsivo, sembra quasi che si voglia attaccare tutta la Scuola. Non è così! Ci sono insegnanti (nella classe di mia figlia su 4 solo 1 è così!) che credono nel loro lavoro, che seguono i bambini, che si tengono aggiornati, che conoscono i bambini, che non importa se l’ora è finita il loro lavoro prosegue anche dopo, insomma che fanno gli insegnanti. E ci sono insegnanti che se 23 bambini su 24 non sanno risolvere un problema sono dei somari e dei deficienti, che se capita un episodio in classi con cui per cui si deve chiamare la famiglia si deve precisare “la chiamo con mil mio cellulare, fuori dall’orario di lavoro”. Queste persone dell’insegnante non hanno nulla e non vedo perchè non si possa criticarle per paura di attaccare la Scuola. Queste persone con la Scuola non c’entrano nulla!
Daniela Autore articolo11 giugno 2013 alle 14:04	Giovanna, sono d’accordo alcune persone con la scuola non hanno molto a che fare. Sybille 11 giugno 2013 alle 14:43	È allucinante!!! Non ne sapevo nulla di questo metodo di delegare ai genitori, nelle vacanze… (Mi manca l’esperienza di scuola elementare e media, e alle superiori ovviamente i ragazzi stessi non accetterebbero una cosa del genere, perció sono proprio fuori da questo argomento.)
Daniela Autore articolo11 giugno 2013 alle 14:50	Grazie, Sybille. E’ verissimo quello che dici: hanno bisogno di vacanze, di metabolizzare quello che hanno imparato giocando da soli o guardando per aria. Troveremo il modo di far passare tutto per un gioco. Ciao
Mina 11 giugno 2013 alle 15:43	Ciao Daniela,
Maurizio Parodi 11 giugno 2013 alle 16:13	I “compiti per le vacanze” sono una contraddizione in termini, un assurdo logico, ancor prima che pedagogico, giacché le vacanze sono tali, o dovrebbero esserlo, proprio perché liberano dagli affanni feriali: vacanza, in latino vacantia, da vacare, ossia essere vacuo, sgombro, vuoto, senza occupazioni.
patrizia 11 giugno 2013 alle 20:36	ciao Daniela
Daniela Autore articolo12 giugno 2013 alle 09:57	Dottor Parodi, devo fare maggiore pubblicità al Suo libro “Basta compiti” che ho letto l’anno scorso e recensito sul blog.
Daniela Autore articolo12 giugno 2013 alle 10:10	Patrizia, penso che la tua situazione sia molto imbarazzante: vedere direttamente come lavora una collega non piacerebbe a nessuna insegnante mamma.
Daniela Autore articolo12 giugno 2013 alle 10:16	Mina, ho letto il tuo commento ieri sera dal cellulare e ti giuro che ci ho pensato tutta notte. E’ un quesito che mi pongo spesso anch’io: le life skills dove sono? In questo post non ne ho parlato perché ero talmente amareggiata dall’idea di svolgere io il programma non fatto a scuola che ho centrato il discorso sulle nozioni. Ho un bambino dell’età del tuo (il secondo è più piccolo) e ti chiedo, se hai qualche lettura da suggerirmi in merito alle life skills, scrivimelo perché sono in alto mare a riguardo. Trovo molti ottimi saggi teorici, che vanno bene per la formazione di un opinionista ma non per una mamma. Se anche valutassimo solo le abilità di studio, la scuola in questo non c’è, o almeno queste due maestre sono il classico esempio che insegnano ma non insegnano ad imparare: quella di scienze ha fatto sottolineare tutto il libro (tutto, non scherzo; è un pugno in occhio, forse lo si leggeva meglio prima), quella di italiano spiega senza lasciare né uno schema né un appunto. Mi metto alla ricerca di qualcosa di interessante sulle like skills. Grazie. Ciao
monica 13 giugno 2013 alle 23:15	Ciao Daniela, per questo noi abbiamo fatto la scelta dell’homeschooling. Ma ti faccio i miei complimenti per riuscire a coniugare questi due mondi per me ormai troppo distanti.

References: articolo11
 articolo11
 articolo11
 articolo11
 articolo11
 articolo12
 articolo12
 articolo12