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Timestamp: 2020-08-15 00:02:29+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26860 del 22/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26860 del 22/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 22/12/2016, (ud. 21/10/2016, dep.22/12/2016), n. 26860
sul ricorso iscritto al n. 19234 – 2015 R.G. proposto da:
N.R. – c.f. (OMISSIS);
O.G. – c.f. (OMISSIS);
S.R. – c.f. (OMISSIS);
C.A. – c.f. (OMISSIS) – (quale erede di
Ci.Ge.);
CI.IM. – c.f. (OMISSIS) – (quale erede di
CI.MI. – c.f. (OMISSIS) – (quale erede di Ci.Ge.);
CI.RA. – c.f. (OMISSIS) – (quale erede di Ci.Ge.);
CI.AN. – c.f. (OMISSIS) – (quale erede di Ci.Ge.);
G.G. – c.f. (OMISSIS) – (quale erede di
V.V.);
D.L.A. – c.f. (OMISSIS) – (quale erede di D.L.C.);
D.L.G. – c.f. (OMISSIS) – (quale erede di
D.L.C.);
D.L.P. – c.f. (OMISSIS) – (quale erede di
D.L.C. – c.f. (OMISSIS) – (quale erede di
D.L.N. – c.f. (OMISSIS) – (quale erede di
D.L.R. – c.f. (OMISSIS) – (quale erede di
D.L.C.), elettivamente domiciliati in Napoli, al corso A. Lucci, n.
137, presso lo studio dell’avvocato Vincenzo Riccardi, che li
MINISTERO dell’ ECONOMIA e delle FINANZE, in persona del Ministro pro
Avverso il decreto dei 14.7.2014/26.1.2015 della corte d’appello di
Roma, assunto nei procedimenti riuniti iscritti ai nn. 59303/2010,
59304/2010, 59305/2010, 59365/2010, 59375/2010, 59413/2010,
59422/2010,
Con ricorso al tribunale amministrativo regionale della Campania depositato il 30.7.1991 – unitamente al quale era depositata istanza di fissazione di udienza – N.R., O.G., S.R., Ci.Ge., V.V. e D.L.C. instavano per la declaratoria del silenzio serbato dal comune di Napoli in ordine alla corresponsione di adeguamenti ed arretrati stipendiali.
Depositate in data 9.1.2009 istanze di prelievo ed ulteriori solleciti ai fini della risoluzione del giudizio, l’adito tribunale amministrativo definiva la lite con sentenza n. 21910 depositata il 21.10.2010.
Con separati ricorsi alla corte d’appello di Roma N.R., + ALTRI OMESSI
Resisteva il Ministero dell’ Economia e delle Finanze.
Con Decreto dei 14.7.2014/26.1.2015 la corte d’appello di Roma rigettava la domanda e compensava le spese.
Dava atto la corte che nel giudizio “presupposto”, pendente al 16.9.2010, dì di entrata in vigore del codice del processo amministrativo, erano state presentate due istanze di prelievo, in data 2.1.2009 ed in data 12.1.2009.
Indi esplicitava che, in virtù dell’ultimo inciso del D.Lgs. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, convertito nella L. n. 133 del 2008 e come modificato dall'”allegato 4″ del D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 3, comma 23, la domanda di equa riparazione doveva reputarsi improponibile limitatamente al periodo antecedente alla presentazione dell’istanza di prelievo.
Esplicitava ulteriormente che a decorrere dal 2.1.2009, dì dell’antecedente istanza di prelievo, al 5.10.2010, dì del deposito della domanda di equa riparazione, non era trascorso il periodo – pari a tre anni – di ragionevole durata.
Esplicitava infine che nessun rilievo assumeva la circostanza che nel giudizio “presupposto” fossero state depositate istanze di fissazione d’udienza.
Avverso tale decreto hanno proposto ricorso sulla scorta di sette motivi C.A., Im., Mi., Ra. ed Ci.An., quali eredi di Ci.Ge., G.G., quale erede di V.V., A., G., P., C., N. e D.L.R., quali eredi di D.L.C., R. N., O.G. e S.R.; hanno chiesto che questa Corte ne disponga la cassazione con ogni susseguente statuizione in ordine alle spese di lite, da attribuirsi al difensore anticipatario.
Si rappresenta che nel caso di specie il giudizio “presupposto” era pendente alla data del 16.9.2010 – dì a decorrere dal quale è divenuto operativo il D.Lgs. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2, convertito nella L. 6 agosto 2008, n. 133, siccome modificato dal D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, art. 3, comma 23, dell’allegato 4, – atteso che la sentenza che lo ha definito, è sopraggiunta in data 21.10.2010.
Nondimeno questa Corte spiega che, in tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo amministrativo, l’istanza di prelievo, anche quando condiziona “ratione temporis” la proponibilità della domanda di indennizzo, non incide sul computo della durata del processo, che va riferita all’intero svolgimento processuale e non alla sola fase seguente detta istanza (cfr. Cass. 1.7.2016, n. 13554).
Su tale scorta si rileva che nella fattispecie, siccome la stessa corte di merito ha dato atto, i ricorrenti hanno provveduto alla presentazione dell’istanza di prelievo.
Di conseguenza il computo della durata del giudizio “presupposto” ed il riscontro della sua eventuale irragionevole protrazione non erano da operare a decorrere dal dì di deposito dell’istanza di prelievo, ma dal dì di deposito dell’iniziale ricorso con il quale era stato adito il tribunale amministrativo regionale.
In accoglimento del ricorso il decreto dei 14.7.2014/26.1.2015 della corte d’appello di Roma va cassato con rinvio alla medesima corte in diversa composizione.
All’enunciazione – in ossequio alla previsione dell’art. 384 c.p.c., comma 1, – del principio di diritto – al quale ci si dovrà uniformare in sede di rinvio – può farsi luogo per relationem, negli stessi termini espressi dalla massima desunta dall’insegnamento di questa Corte n. 13554 dell’1.7.2016 dapprima citato.
La Corte accoglie il ricorso; cassa il decreto dei 14.7.2014/26.1.2015 della corte d’appello di Roma; rinvia alla stessa corte d’appello di Roma in diversa composizione anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 54
 art. 3
 art. 54
 art. 3
 sentenza 
 Cass.