Source: http://www.cadoinpiedi.it/2012/05/31/google_non_e_un_editore.html
Timestamp: 2013-05-23 23:10:55+00:00

Document:
Google non è un editore - Cadoinpiedi
di Guido Scorza - 31 Maggio 2012
il Tribunale di Parigi ha rigettato la domanda risarcitoria multimilionaria proposta da TF1 contro Google in quanto “editore” di YouTube, per violazione dei diritti d’autore sui propri programmi. Motivo? I Giudici hanno stabilito che Google è un intermediario della comunicazione, ovvero un mero fornitore di servizi tecnologici, e non già un editore
Riporto anche qui un articolo tratto da Wired. E' una sentenza destinata a far discutere quella con la quale il Tribunale di Parigi ha rigettato la domanda risarcitoria multimilionaria proposta da TF1 - televisione francese - contro Google in quanto "editore" di YouTube, per violazione dei diritti d'autore sui propri programmi.
La conseguenza è che Google non può essere chiamato a rispondere di eventuali violazioni dei diritti d'autore di chicchessia poste in essere dai propri utenti attraverso la pubblicazione di questo o quel video.
A nulla sono valse le contestazioni sollevate dalla televisione francese secondo le quali Google - in relazione al servizio YouTube - non avrebbe dovuto essere considerato un intermediario della comunicazione in quanto procederebbe ad una verifica a priori al fine di "censurare" la pubblicazione di taluni contenuti che "ritiene contrari alla propria linea editoriale", all'organizzazione dei contenuti ed alla vendita di spazi pubblicitari.
Egualmente irrilevante secondo i Giudici francesi la circostanza che Google, attraverso le condizioni generali relative al servizio YouTube, acquisisca, in automatico, i diritti d'autore necessari allo sfruttamento dei contenuti postati dagli utenti.
In particolare, secondo i giudici francesi, la disciplina in materia di responsabilità degli intermediari non potrebbe in nessun modo essere interpretata nel senso di prevedere che l'eventuale raccolta di pubblicità connessa ai contenuti pubblicati comporterebbe la perdita dello status di intermediario e, egualmente, a tale conclusione non potrebbe condurre la circostanza che Google si riservi il diritto di utilizzare i contenuti dei propri utenti, in assenza di qualsivoglia prova di un effettivo esercizio di tale diritto al fine di conferire alla piattaforma una specifica linea editoriale.
Ma uno dei passaggi più illuminanti della decisione del Tribunale di Parigi è quello nel quale i Giudici - valutando la domanda di concorrenza sleale pure proposta dalla televisione francese contro Google - mettono nero su bianco ciò che, da tempo, in tanti dicono e scrivono, sfortunatamente inascoltati: "il modello economico sviluppato dalla società YouTube nella sua qualità di fornitore di hosting non è né vietato, né illecito e nessuno sviamento di clientela" può esserle rimproverato".
I gestori "di piattaforme di scambio di contenuti sono un nuovo vettore di comunicazione che come ogni nuovo operatore che arriva su un mercato, hanno catturato una parte degli investimenti pubblicitari come hanno fatto le società della televisione che hanno costretto la stampa, le radio ed il cinema a ripartirsi gli investimenti pubblicitari".
I giudici francesi aggiungono poi che "la visione dei video accessibili sul sito della società YouTube non dura che qualche minuto, circostanza che preclude di poter vedere un episodio di una serie TV o una trasmissione in una sola volta come, invece" è possibile attraverso un DVD o un'offerta di video on demand.
"Nessun pregiudizio reale [n.d.r. sofferto dalla televisione] è dimostrato".
Una Sentenza esemplare quella dei giudici francesi.
Una decisione che, ora, dovrà inesorabilmente rappresentare un termine di confronto a cui, auspicabilmente ispirarsi, per i giudici italiani che, nei prossimi mesi, saranno chiamati a decidere la controversia - sostanzialmente analoga - nell'ambito della quale Mediaset a chiesto la condanna di Big G al pagamento di cinquecento milioni di euro per aver consentito la pubblicazione di poco più di un migliaio di video nonché il giudizio di appello della Sentenza con la quale il Tribunale di Milano ha condannato Yahoo per i suoi servizi video, accogliendo una domanda della medesima Mediaset.
Sarebbe davvero strano se nel mercato unico europeo, una medesima condotta, fosse qualificata in maniera difforme sol che si attraversino - in un senso o nell'altro - le alpi.
La Cassazione: su Aldrovandi violenza estrema e inutile
diritto d'autore, Google, Guido Scorza, Internet, Rete, sentenza, Youtube
Riporto anche qui un articolo tratto da Wired. \n\nE' una sentenza destinata a far discutere quella con la quale il Tribunale di Parigi ha rigettato la domanda risarcitoria multimilionaria proposta da TF1 - televisione francese - contro Google in quanto \"editore\" di YouTube, per violazione dei diritti d'autore sui propri programmi.\n\nI Giudici francesi, infatti, hanno stabilito che Google è un intermediario della comunicazione ovvero un mero fornitore di servizi tecnologici e non già un editore come sostenuto dalla televisione francese.\n\nLa conseguenza è che Google non può essere chiamato a rispondere di eventuali violazioni dei diritti d'autore di chicchessia poste in essere dai propri utenti attraverso la pubblicazione di questo o quel video.\n\nA nulla sono valse le contestazioni sollevate dalla televisione francese secondo le quali Google - in relazione al servizio YouTube - non avrebbe dovuto essere considerato un intermediario della comunicazione in quanto procederebbe ad una verifica a priori al fine di \"censurare\" la pubblicazione di taluni contenuti che \"ritiene contrari alla propria linea editoriale\", all'organizzazione dei contenuti ed alla vendita di spazi pubblicitari.\n\nEgualmente irrilevante secondo i Giudici francesi la circostanza che Google, attraverso le condizioni generali relative al servizio YouTube, acquisisca, in automatico, i diritti d'autore necessari allo sfruttamento dei contenuti postati dagli utenti.\n\nNessuna di tali circostanze, infatti, farebbe venir meno la qualità di fornitore di hosting in capo a Google.\n\nIn particolare, secondo i giudici francesi, la disciplina in materia di responsabilità degli intermediari non potrebbe in nessun modo essere interpretata nel senso di prevedere che l'eventuale raccolta di pubblicità connessa ai contenuti pubblicati comporterebbe la perdita dello status di intermediario e, egualmente, a tale conclusione non potrebbe condurre la circostanza che Google si riservi il diritto di utilizzare i contenuti dei propri utenti, in assenza di qualsivoglia prova di un effettivo esercizio di tale diritto al fine di conferire alla piattaforma una specifica linea editoriale.\n\nMa uno dei passaggi più illuminanti della decisione del Tribunale di Parigi è quello nel quale i Giudici - valutando la domanda di concorrenza sleale pure proposta dalla televisione francese contro Google - mettono nero su bianco ciò che, da tempo, in tanti dicono e scrivono, sfortunatamente inascoltati: \"il modello economico sviluppato dalla società YouTube nella sua qualità di fornitore di hosting non è né vietato, né illecito e nessuno sviamento di clientela\" può esserle rimproverato\".\n\nI gestori \"di piattaforme di scambio di contenuti sono un nuovo vettore di comunicazione che come ogni nuovo operatore che arriva su un mercato, hanno catturato una parte degli investimenti pubblicitari come hanno fatto le società della televisione che hanno costretto la stampa, le radio ed il cinema a ripartirsi gli investimenti pubblicitari\".\n\nI giudici francesi aggiungono poi che \"la visione dei video accessibili sul sito della società YouTube non dura che qualche minuto, circostanza che preclude di poter vedere un episodio di una serie TV o una trasmissione in una sola volta come, invece\" è possibile attraverso un DVD o un'offerta di video on demand.\n\n\"Nessun pregiudizio reale [n.d.r. sofferto dalla televisione] è dimostrato\".\n\nUna Sentenza esemplare quella dei giudici francesi.\n\nPuntuale, articolata, senza sbavature.\n\nUna decisione che, ora, dovrà inesorabilmente rappresentare un termine di confronto a cui, auspicabilmente ispirarsi, per i giudici italiani che, nei prossimi mesi, saranno chiamati a decidere la controversia - sostanzialmente analoga - nell'ambito della quale Mediaset a chiesto la condanna di Big G al pagamento di cinquecento milioni di euro per aver consentito la pubblicazione di poco più di un migliaio di video nonché il giudizio di appello della Sentenza con la quale il Tribunale di Milano ha condannato Yahoo per i suoi servizi video, accogliendo una domanda della medesima Mediaset.\n\nSarebbe davvero strano se nel mercato unico europeo, una medesima condotta, fosse qualificata in maniera difforme sol che si attraversino - in un senso o nell'altro - le alpi.\n\n

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