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Timestamp: 2017-02-27 08:56:00+00:00

Document:
Barcellona e L'Antimafia
post pubblicato in diario, il 31 marzo 2010
Fabio Repici permalink | inviato da Valeria Bonanno il 31/3/2010 alle 12:13 | commenti (0) | Chiedi scusa, Papi!
Ricordo ancora il suo vergognoso gesto mimico nei confronti di una giornalista russa, all'indomani della morte di Anna Politkovskaja; ricordo le parole di scherno
utilizzate nei confronti di una ragazza vittima del precariato e tante
altre... per elencarle ci vorrebbe veramente troppo tempo!
So che non chiederà scusa, sono consapevole del fatto che questi
suoi atteggiamenti sono voluti e che ritiene di rendersi simpatico, ma
ugualmente devo reagire alla provocazione!
Qui il testo della lettera aperta inviata a Repubblica con cui la scrittrice e giornalista albanese, Elvira Dones,
replica alla battuta di Berlusconi. Inutile dirvi che la condivido
totalmente, lettera per lettera, sottoscrivendo anche le virgole.Sonia Alfano
permalink | inviato da Valeria Bonanno il 17/2/2010 alle 15:13 | commenti (0) | 17° Anniversario - Commemorazione Beppe Alfano post pubblicato in diario, il 6 gennaio 2010
Quando: Venerdì, 8 Gennaio, 2010 - 15:30 Dove: Barcellona Pozzo di Gotto Commemorazione di Beppe Alfano, il cronista che, conscio del sistema
criminoso messinese, denunciò gravi anomalie subendo per questo gravi
minacce finchè non venne ucciso dalla mafia l' 8 gennaio del 1993 a
Il programma della commemorazione, per il 17° anniversario
dall'uccisione di Beppe Alfano, prevede il raduno alle ore 15.30 in Via
Marconi dove si trova la targa commemorativa. Succesivamente i
partecipanti marceranno da via Marconi verso i locali della vecchia
stazione ferroviaria, in via Medaglia d'oro Stefano Cattafi,dove si
svolgerà un incontro pubblico al quale parteciperanno, con Sonia,
l'Avv. Fabio Repici, Antonio Di Pietro, Salvatore Borsellino,
Gioacchino Genchi e Beppe Lumia. permalink | inviato da Valeria Bonanno il 6/1/2010 alle 4:44 | commenti (0) | L'alba di una nuova resistenza
permalink | inviato da Valeria Bonanno il 7/12/2009 alle 21:35 | commenti (1) | Lettera aperta di Fabio Repici
28/11/2009Cari amici e care amiche,
oggi la corte d'assise d'appello di Messina ha emesso la sentenza di
secondo grado nel maxiprocesso denominato Mare nostrum, riguardante le
associazioni mafiose operanti sulla costa tirrenica della provincia di
Messina, decine di omicidi e tanti altri delitti verificatisi in quel
territorio negli anni Ottanta e Novanta. Qualcuno di voi avrà già
saputo delle numerose assoluzioni piovute, spesso in riforma di
condanne pronunciate in primo grado. La sentenza di oggi, però, è solo
l'ultimo atto di un grado di giudizio che aveva fatto registrare
accadimenti inediti nella storia giudiziaria italiana. Ve ne accenno
sommariamente alcuni. Il clima del processo ebbe un mutamento allorché la corte, adeguandosi
ad una nuova perizia (dopo ben nove di segno contrario espletate da
esperti di ogni parte d'Italia) che, con argomentazioni a dir poco
stravaganti, aveva fornito parere favorevole sulla capacità di rendere
esame del collaboratore di giustizia barcellonese Maurizio Bonaceto
(che nel 1997, tornato a Barcellona Pozzo di Gotto presso i suoi
familiari dopo aver interrotto la propria collaborazione processuale,
aveva tentato il suicidio lanciandosi dal terrazzo della propria
abitazione, rimanendo gravemente menomato nel fisico e nella mente),
aveva deciso di estromettere dal fascicolo i verbali delle
dichiarazioni rese a suo tempo da Bonaceto e di disporne l'esame. Davanti alla corte comparve allora una larva d'uomo che, palesemente
incapace di orientarsi, dietro consiglio del suo nuovo legale affermò
con qualche difficoltà di non voler rispondere. A quel punto i pubblici
ministeri chiesero alla corte di acquisire comunque i vecchi verbali di
Bonaceto (ai sensi dell'art. 500 comma 4 c.p.p.), asserendo che il suo
comportamento attuale era da ricondurre alle minacce rivolte a Bonaceto
da esponenti della mafia barcellonese, secondo quanto si ricavava da un
suo verbale d'interrogatorio del 24 maggio 1993. E' stato solo quando
io, intervenendo in udienza, ho segnalato che tuttora, come nel 1993,
il fratello di Bonaceto fa il ragioniere nella grande impresa di
autodemolizioni controllata dal boss barcellonese Salvatore Ofria
(seppure intestata alla madre Carmela Bellinvia) che i pubblici
ministeri, come avevo sollecitato, produssero una relazione del R.o.s.
che attestava quanto da me detto. A quel punto la corte acquisì i
verbali delle dichiarazioni rese da Bonaceto, perché sussistenti gli
elementi concreti circa le pressioni subite dal collaboratore di
giustizia per evitare di deporre. Tornate nel fascicolo della corte le dichiarazioni di Bonaceto, alcuni
difensori (ed in particolare i difensori del boss Giuseppe Gullotti,
mandante dell'omicidio del giornalista Beppe Alfano) si adoperarono con
strumenti inconsueti per cercare di minarne la credibilità. Infatti, il
9 marzo 2009, uno dei due difensori di Gullotti, l'avvocato
barcellonese Franco Bertolone (che non aveva preso parte al processo
fino alla sentenza di primo grado, per essere stato raggiunto dalle
accuse del collaboratore di giustizia Giuseppe Chiofalo, che lo aveva
indicato come "consigliori" della famiglia mafiosa barcellonese grazie
ai suoi stretti rapporti con un magistrato, il dr. Cassata; ma la
quarantena non veniva più ritenuta evidentemente necessaria per il
giudizio d'appello, non si sa se perché il grande amico dell'avv.
Bertolone, il dr. Franco Cassata, era stato nelle more nominato
Procuratore generale di Messina dall'ineffabile Csm) lesse un
inconsulto documento anonimo (che avanzava dubbi sull'attendibilità di
Bonaceto, ma si risolveva anche in un attacco personale, fra gli altri,
soprattutto contro la mia persona e quella di Piero Campagna, fratello
della povera Graziella, assassinata nel 1985 a diciassette anni) il cui
autore veniva identificato da quel legale nel dr. Olindo Canali,
sostituto procuratore della Repubblica a Barcellona Pozzo di Gotto, che
nel processo di primo grado aveva svolto le funzioni di pubblico
ministero. Di questo documento veniva letta soltanto una parte, nella quale, in
sintesi, si affermava che Bonaceto aveva probabilmente mentito
sull'omicidio Alfano, che il boss Gullotti e il killer Antonino
Merlino, pur definitivamente condannati, erano in realtà innocenti
rispetto all'omicidio Alfano, che io avevo ben contezza della loro
innocenza per avermela confidata Piero Campagna, che io però mai avrei
riferito all'autorità giudiziaria ciò che sapevo, per non scagionare i
due mafiosi condannati. Tutto questo veniva letto davanti a numerosi
imputati ed innanzi allo stesso boss Gullotti, che ascoltava
attentamente in videoconferenza dal 41 bis e che qualche udienza dopo
intervenne per approvare al riguardo l'operato dei suoi difensori. Il documento letto dall'avv. Bertolone conteneva tante altre
affermazioni, che però non venivano lette. Fra di esse, quella secondo
cui "Franco Bertolone è il Franco Cassata degli avvocati" barcellonesi,
frase che, a ben vedere, poteva essere considerata perfino un riscontro
alle vecchie accuse del pentito Chiofalo. Sulla scorta di quel
documento i difensori di Gullotti, cui si associavano numerosi altri,
chiedevano la citazione come testimone del dr. Canali, perché questi
riferisse sui sospetti relativi alle dichiarazioni di Bonaceto
sull'omicidio Alfano. Vale osservare che l'omicidio Alfano non
compariva fra le imputazioni del processo Mare nostrum e che, tuttavia,
i difensori di Gullotti sostenevano il loro interesse ad approfondire
anche quell'argomento alla ricerca di elementi per proporre istanza di
revisione della sentenza definitiva di condanna. La corte, però, si
trovava costretta a rigettare l'istanza non per l'irrilevanza rispetto
alle imputazioni, ma perché formalmente sconosciuto l'autore del
documento, da qualificarsi quindi come anonimo. A quel punto io, che ero stato oggetto di spiacevoli apprezzamenti da
parte di alcuni difensori, oltre che del documento anonimo, senza che
la corte battesse ciglio, rinunciavo al mandato difensivo
rappresentando alla corte la mia ovvia disponibilità a testimoniare.
Qualche giorno dopo il rigetto della corte sulla sua testimonianza era
direttamente il dr. Canali ad inviare un fax alla Procura generale con
il riconoscimento della riconducibilità a lui del documento letto
dall'avv. Bertolone. Con questa nuova evenienza, la corte disponeva la
testimonianza del dr. Canali, che pure era stato pubblico ministero in
primo grado e che, quindi, si trovava nella situazione di
incompatibilità con l'ufficio di testimone prevista dall'art. 197 lett.
d) del codice di procedura penale. Il dr. Canali testimoniò in due
successive udienze, facendo affermazioni plasticamente false. Per
questo egli è oggi indagato dalla Procura di Reggio Calabria per falsa
testimonianza e per favoreggiamento del boss Gullotti. Inutile, però, è
tacere che ciò è avvenuto solo per effetto della mia denuncia, nel
silenzio di tanti, pur consapevoli della falsità di certe affermazioni.
La Procura di Reggio Calabria nel frattempo aveva riaperto l'indagine
derivante dall'informativa Tsunami, redatta nel 2005 dalla Compagnia
dei carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, che aveva documentato
comportamenti illeciti del dr. Antonio Franco Cassata e le intime
frequentazioni fra il dr. Canali ed il cognato del boss Gullotti. A far
riemergere dai cassetti l'informativa Tsunami era stata la tragica
morte di Adolfo Parmaliana. La sua ultima lettera, con le accuse al
"clan" della "giustizia messinese/barcellonese", aveva indotto la
Procura di Patti a trasmettere il fascicolo sul suicidio di Adolfo alla
Procura di Reggio Calabria. In effetti, posso affermare che è stato il
suicidio di Adolfo a terremotare la situazione giudiziaria messinese.
Da quel triste giorno, 2 ottobre 2008, gran parte della magistratura
messinese associata si è chiusa a riccio in difesa delle sorti del
Procuratore generale Cassata e del dr. Canali. Molti ricorderanno come
la settimana dopo il suicidio di Adolfo i muri del palazzo di giustizia
di Messina vennero tappezzati con manifesti dell'Anm che mi additavano
nominativamente come un nemico pubblico.
La situazione è oggi ancora in fibrillazione. Perché se il dr. Canali è
stato costretto a lasciare il distretto giudiziario messinese e le
funzioni di pubblico ministero, il dr. Cassata, seppure considerato,
anche in atti ufficiali, il più alto referente istituzionale della
famiglia mafiosa barcellonese, è ancora incredibilmente il Procuratore
generale di Messina. Però, avendo di recente il dr. De Feis riferito
alla Procura di Reggio Calabria la verità sulle intimidazioni subite ad
opera del dr. Cassata nel 2005, come riportate nell'informativa
Tsunami, il dr. Cassata ha ragione di temere che la Procura di Reggio
Calabria possa determinarsi a procedere nei suoi confronti e che il Csm
si senta costretto ad aprire un procedimento disciplinare o
paradisciplinare nei suoi confronti. In questa situazione di limbo e di attesa, la criminalità barcellonese
sta raccogliendo incredibili fortune giudiziarie. E' solo di una decina
di giorni fa la sentenza della corte di appello di Messina nel processo
Mare nostrum-droga, che ha visto l'assoluzione generalizzata di tutti
gli imputati. Come se a Barcellona Pozzo di Gotto non sia esistito
traffico di droga e con la conseguenza che, fra gli assolti, c'è pure
un amico di famiglia del dr. Cassata, naturalmente difeso dall'avv.
Bertolone. Oggi, poi, c'è stata l'assoluzione di numerosi ed importanti
mafiosi barcellonesi dall'imputazione di associazione mafiosa e dalle
imputazioni relative ad alcuni omicidi. In particolar modo, risalta
l'assoluzione del boss Gullotti, già beneficiato dalla falsa
testimonianza del dr. Canali, per il duplice omicidio
Iannello-Benvenga, per il quale in primo grado aveva ricevuto
l'ergastolo. Il boss Gullotti può cominciare, quindi, da stasera a
pensare ad un non troppo lontano ritorno in libertà, se si tiene conto
del fatto che la condanna per l'omicidio Alfano, a causa dell'omessa
contestazione dell'aggravante della premeditazione (omissione di cui è
responsabile il dr. Canali), fu alla pena di trent'anni e non
all'ergastolo. In definitiva, in queste settimane molti mafiosi e narcotrafficanti
barcellonesi tornano lindi in società con un marchio di onestà
riconosciuto loro dagli organi giudiziari messinesi. Dopo sedici anni,
si torna alla Barcellona in cui la mafia non esiste, come se
l'uccisione di Beppe Alfano e la morte di Adolfo Parmaliana non siano
servite a nulla. La famiglia mafiosa più potente della provincia di
Messina e più impunita d'Italia può riprendere serenamente il comando
del territorio, nella società criminale e naturalmente pure nella
società legale. Del resto, ormai, la barcellonesizzazione di Messina,
come ripeto da tempo, è cosa fatta: il Procuratore generale di Messina
è il barcellonese Franco Cassata, il politico più in vista della
provincia è il barcellonese Domenico Nania, il sindaco di Messina è il
barcellonese Giuseppe Buzzanca. Tutt'e tre sono soci del circolo
culturale paramassonico barcellonese Corda Fratres, di cui era riverito
socio anche il boss Giuseppe Gullotti.
Nulla sembra, invece, poter fermare le follie del "rito peloritano",
della giustizia alla messinese. Nessun segnale, invece, viene di
attenzione da parte degli organi dello Stato per la provincia di
Messina, per questa Corleone del terzo millennio che è Barcellona Pozzo
di Gotto, per i miasmi della giustizia messinese. Rimarranno i soliti
sparuti illusi a invocare verità e giustizia, ad indicare al paese le
nefandezze degli apparati del potere, le meschinità delle deviazioni
istituzionali, gli intrallazzi di manutengoli della politica,
dell'economia, della magistratura, dei servizi segreti,
dell'informazione. Verranno ulteriormente aggrediti come invasati
persecutori di uomini onesti e infangatori di istituzioni specchiate.
Fino a che nel resto della nazione non ci si decida ad accendere un
riflettore sui misfatti di quella provincia, il buio, materiale e
morale, continuerà a sommergerla.
Fabio Repici permalink | inviato da Valeria Bonanno il 7/12/2009 alle 19:31 | commenti (0) | LA TRATTATIVA (O LA RESA) DELLO STATO CON COSA NOSTRA
di Sonia AlfanoOrmai è certo che a partire dalla prima metà del 1992 (e sicuramente
prima della strage di via D’Amelio) rappresentanti dello Stato
trattarono con Cosa Nostra. Per molti anni, però, la trattativa fu
seppellita dal silenzio omertoso dei protagonisti, mentre Cosa Nostra
spargeva il sangue di vittime innocenti in Sicilia e poi nel resto
d’Italia. A rompere il silenzio fu un mafioso, Giovanni Brusca. Solo
dopo le sue rivelazioni, Mario Mori e Giuseppe Di Donno, ufficiali del
R.o.s., ammisero davanti alla Corte d’assise di Firenze (nel processo
per le stragi del 1993) di aver trattato con Vito Ciancimino, emissario
di Cosa Nostra. Con la sentenza che inflisse molti ergastoli ai mafiosi
responsabili delle stragi di Firenze, Milano e Roma, la Corte d’assise
di Firenze spiegò che la trattativa fra il R.o.s. e Cosa Nostra aveva
rafforzato la scelta stragista della mafia, come non si stanca di
ricordare a tutti Giovanna Maggiani Chelli, presidente del comitato dei
familiari delle vittime di via dei Georgofili.
Gli ufficiali del R.o.s., però, furono reticenti sugli obiettivi di
quella trattativa e su chi fosse a conoscenza della loro scellerata
attività. L’unico nome fatto al riguardo da Mario Mori è quello del
generale Antonio Subranni, allora capo del R.o.s.. Si tratta dello
stesso alto ufficiale che è ancora indagato per favoreggiamento di
Bernardo Provenzano (per la mancata cattura del boss corleonese a
Mezzojuso nel 1995) e che, secondo la vedova di Paolo Borsellino, era
sospettato di contiguità mafiose dal magistrato ucciso il 19 luglio
1992. Purtroppo è anche il padre della portavoce ufficiale del Ministro
della Giustizia Angelino Alfano, il quale ancora si ostina a fingere
distrazione, come se sia impossibilitato a farsi rappresentare da
persona diversa dalla figlia di un possibile favoreggiatore di Bernardo
Provenzano.continua su... Sonia Alfano.it mafia
permalink | inviato da Valeria Bonanno il 23/10/2009 alle 14:21 | commenti (0) | SINDACO LEGHISTA TOGLIE DEDICA BIBLIOTECA A IMPASTATO. GLI HO SCRITTO.
post pubblicato in diario, il 11 settembre 2009
(AGI) - Bergamo, 10 set. - Il sindaco leghista toglie dalla
biblioteca la targa che la intitolava a Peppino Impastato, e i
suoi compagni di Giunta del Pdl si dissociano. Anche gli
alleati sono contro la decisione del primo cittadino di
Ponteranica di cambiare l'intestazione alla biblioteca,
togliendo addirittura la targa sette mesi prima che si possa
mettere quella della nuova dedicazione a un sacerdote locale. "Il Popolo della Liberta' - ha dichiarato oggi il capogruppo in
Consiglio Comunale Luca Oriani, membro della maggioranza che
sostiene Aldegani - non condivide la scelta e i metodi usati
dall'Amministrazione leghista di Ponteranica nel togliere
l'intitolazione della Biblioteca comunale a Peppino Impastato. Riteniamo un errore porre in contrapposizione la figura di
Impastato a quella di Padre Baggi. La scelta della precedente
amministrazione non era stata dettata da ragioni ideologiche e
aveva seguito un percorso educativo all'interno delle scuole di
Ponteranica, come abbiamo avuto modo di ricordare durante gli
ultimi Consigli Comunali. Padre Baggi merita di essere
ricordato non in relazione a questa vicenda polemica ma grazie
al suo operato nella Comunita' di Ponteranica. Auspichiamo che
in futuro la Lega di Ponteranica si dedichi a questioni piu'
utili e necessarie."QUESTO E' CIO' CHE GLI HO SCRITTO:"Al Sig. Sindaco Cristiano Aldegani e p.c. a tutto il Consiglio Comunale di Ponteranica.
Ill.mo sig. sindaco Aldegani,
sono una ragazza di 26 anni e scrivo dalla provincia di Messina,
precisamente da Villafranca T., luogo tristemente noto per l’uccisione
mafiosa, nel 1985, di una ragazza di 17 anni.
Io non so cosa La spinga ad essere intollerante nei confronti di un
giovane ucciso dalla mafia perché coraggioso, libero e onesto, ma La
invito a rivedere le Sue posizioni in quanto la figura che fa fare ai
suoi concittadini di fronte all’intero Paese è veramente deprimente…
anche se, mi rendo conto che loro stessi, eleggendo un sindaco
leghista, non è che si vogliano un gran bene. Il fatto che Lei abbia
provato ad utilizzare la procedura d’urgenza per rimuovere una targa
dedicata a Peppino Impastato mi fa molto riflettere. O Lei non conosce
la storia della sua gloriosa Nazione (che oggi, purtroppo, non è basata
sul lavoro bensì sul sangue versato da centinaia di innocenti) o la
nega vivendo in chissà quali strambe fantasie.
O forse, semplicemente, non ha alcun rispetto per i NOSTRI morti.
Io, ad ogni modo, ci tengo a sottolineare il mio SDEGNO per un atto razzista e privo di logica.
Lo so, la mia parola di povera siciliana stupida, bigotta e analfabeta
non vale nulla per Lei… immagino che anzi dopo aver letto questo
messaggio si andrà a far disinfettare.
Mi creda, non vorrei essere costretta a dirlo, ma io La compatisco. Peppino Impastato, come tutte le altre vittime innocenti morte per mano
mafiosa, merita ben altri “palcoscenici” che non un luogo dove le
targhe commemorative vengono affisse e rimosse con cotanta tracotanza.
Per questo motivo La ringrazio di aver risparmiato a Peppino ulteriori
Distinti saluti o, per meglio dire, d’istinti saluti.
-- Valeria Bonanno"
permalink | inviato da Valeria Bonanno il 11/9/2009 alle 10:51 | commenti (9) | A-a-bb(ronda)tissimi!
Da domani i sindaci di tutta Italia portanno "avvalersi" del prezioso aiuto di volontari che gireranno per le nostre strade. Partono le ronde.Le prime reazioni sono quelle delle donne << Sto meglio, non ho più paura da quando mio marito ha deciso di andare a fare le ronde, avrà infatti meno tempo per picchiarmi! >>. Soddisfatti anche molti appartenenti alle forze dell'ordine: << Finalmente qualcuno che può intervenire al posto nostro, dato che il governo non ci fornisce la benzina necessaria per svolgere il nostro compito! >>.Che dire poi dei lefevbriani? Ce li vedo a collaborare per la pace dei popoli. L'avvio delle ronde, poi, influenza pure il mercato. Da ieri, infatti, si è registrato un drastico calo di acquisti di abbronzante e latte solare.Aumenta invece, insieme al prezzo, anche l'acquisto della benzina.Gli economisti stanno studiando il fenomeno....P.s.: Pare che Obama abbia dichiarato di non voler venire in Italia per un po'. Non se ne capisce il motivo. ronde
permalink | inviato da Valeria Bonanno il 7/8/2009 alle 16:27 | commenti (0) | Adesso ci state rompendo i.... polmoni!
I provvedimenti scattati
questa mattina a seguito delle indagini condotte dal Nucleo operativo
ecologioco di Roma. Il materiale proveniente dal centro tirrenico e da
altre parti d'Italia veniva inviato nella discarica di Pomezia in forma
friabile altamente cancerogena
carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma, nelle prime ore
della mattina, hanno eseguito nove misure cautelari personali
(un'ordinanza in carcere, cinque ai domiciliari e tre agli obblighi di
dimora nel comune di residenza), per traffico illecito di rifiuti
speciali pericolosi. In particolare si tratta di rifiuti contenenti
amianto in forma friabile, altamente cancerogeno, provenienti
principalmente dal sito di bonifica di interesse nazionale di Milazzo e
da altre parti d'Italia e inviati presso la discarica di Pomezia,
idonea a ricevere esclusivamente amianto compatto. La condotta illecita
di produttori, intermediari e smaltitori di tali rifiuti, secondo i
militari dell'Arma, è stata agevolata attraverso azioni di corruzione e
di concussione da parte dei titolari della discarica e di funzionari
pubblici.______________________________________________________________________________Mazzarà Sant’Andrea: ieri mattina stop allo scarico dei rifiuti, sito riaperto alle 17
notizia è stata diffusa dal sindaco di Sant’Angelo di Brolo, che ha
scritto al Prefetto Alecci per la convocazione di un tavolo urgente
riaperto alle 17 di ieri pomeriggio la discarica di Mazzarrà
Sant’Andrea, che era stata chiusa, non consentendo che i mezzi carichi
di rifiuti scaricassero nella stessa. La notizia è stata resa nota dal
sindaco di Sant’Angelo di Brolo, Basilio Caruso, che ha scritto
urgentemente al Prefetto di Messina, all’Arra di Palermo e all’Ato 2 di
Barcellona Pozzo di Gotto. “Pur non essendo note le ragioni di tale
diniego - ha scritto il primo cittadino del centro tirrenico -, appare
particolarmente pericoloso ed assolutamente inopportuno che, nel pieno
della stagione estiva, si possa addivenire ad una tale decisione. Non
sfuggiranno gli effetti che la chiusura del sito deputato a ricevere i
rifiuti potrà procurare, sia sotto il profilo igienico sanitario, che
per quanto riguarda l’aspetto economico”.
Al fine di scongiurare che possano verificarsi situazioni di disagio e
pericoli per la salute pubblica, lo stesso Basilio Caruso, ha chiesto
al Prefetto Fratesco Alecci di convocare, con estrema urgenza, un
tavolo che veda la partecipazione degli attori interessati, primi tra
tutti la Provincia regionale, i comuni, l’Arra e l’Ato Me2.
La situazione per il momento è tornata alla normalità, ma domani il
problema potrebbe riproporsi. Il caso potrebbe anticipare l'emergenza
prevista dal sindaco Giuseppe Buzzanca, all'interno della lettera
inviata al Presidente del Consiglio.
tratti da: tempostretto.it rifiuti
permalink | inviato da Valeria Bonanno il 7/8/2009 alle 11:18 | commenti (0) | Respira a pieni pol..... Tumori!
PACE DEL MELA (Messina) - La gente impietosa lo chiama «il quartiere delle signore con la parrucca». Ovvero le donne che stanno curando i loro tumori con la chemioterapia. Il vero nome è «rione Passo Vela» a Pace del Mela, poco più di seimila anime in provincia di Messina. Situato in un'area inserita tra quelle ad alto rischio ambientale, Pace del Mela è sfiorata dai cavi dell'alta tensione di Terna. Quell'azienda che qua tutti si ostinano ancora a chiamare «l'Enel».Pietro Petrella, assessore all'Ambiente della provincia di Messina casca dalle nuvole: «Non
so, non credo che i fili passino sopra le case. E comunque ci sono i
controlli degli enti preposti». «Ma dall'Arpa non ci è giunta nessuna
segnalazione», rispondono da Terna. Ma «il palo», come lo chiama la signora Maria Conti, è vicino, troppo vicino.Dunque, «attaccato» alle abitazioni, si erge per 60 metri un elettrodotto da 380 kW. Mal di testa, leucemie, tumori e un inspiegabile aumento della natalità: questi sono i sintomi che si registrano in queste vie. Cosa li provoca? Il «palo». Mistero. L'Associazione Tat (Associazione Tutela e Ambiente) raccoglie le proteste degli abitanti e censisce i malati: «Finora - afferma Guido Cavallaro, responsabile della Tat di Pace del Mela - abbiamo contato 15 casi di tumore negli ultimi 5 anni su circa 300 abitanti del quartiere».
E lo dice uno che è stato sindaco del paese, uno che conosce di ciascun
paesano vita e miracoli. E purtroppo anche il tipo di morte.Secondo Terna l'elettrodotto è stato
realizzato nel 1989 ed è stato autorizzato dal ministero dei Lavori
Pubblici quindi rispetta a pieno la legge. Inoltre, per Terna, il cavo del conduttore dista 50 metri dalle case e il traliccio è situato a 200 metri dalle abitazioni. L'unico intervento che si è reso necessario - dicono da Terna - nel
novembre del 2007 per attutire il forte rumore, dopo richiesta di un
isolato cittadino. La relativa sostituzione degli isolatori ha messo
tutto a posto. «Ma quannu mai», ci dice il signor Federico: «Non si rinesci a vidiru mancu a televisioni. C'è frusciu». La
rassicurazioni di Terna non bastano. Anzi sono in preallarme anche i
cittadini di altri 15 comuni della provincia di Messina interessati dal
progetto di raddoppio della linea elettrica Sorgenti-Rizziconi
(dal nome delle due stazioni poste rispettivamente in Sicilia e in
Calabria). C'è infatti, secondo i sindaci dell'area, il rischio di un
grave danno ambientale e sociale. Rischio vissuto da una regione, la
Sicilia, che da sola rappresenta un enorme pannello solare non
sfruttato per produrre energie rinnovabili. Comunque, in progetto c'è
l'installazione di un cavo lungo 105 km, sia terrestre che marino, che
aumenterà l'efficienza ed eviterà l'attuale congestione della rete
elettrica. Dopo la realizzazione di quest'opera, in accordo con la
provincia di Messina, Terna prevede opere di compensazione. «Ma compensazione di che?», si domanda un cittadino del rione Passo Vela. Nel progetto di raddoppio della linea, Terna prevede che saranno eliminati 170 km di cavi di cui ben 12 a Pace del Mela. «Ottima notizia - risponde Guido Cavallaro -. A
questo punto sarà uno scherzo per Terna spostare più in là
l'elettrodotto. Lo chiediamo per favore, con educazione ma con forza». Ma esiste davvero un nesso tra la presenza della campata e le malattie che si sono sviluppate? In realtà, il paese sorge nella «disgraziata» Valle del Mela.
Una volta profumava di fiori d'arancio, di gelsomino e ginestre che
garantivano una cospicua produzione di miele di alta qualità. I
numerosi alveari spontanei oggi sono scomparsi a causa del danno
chimico nell'aria. Infatti, dicono gli abitanti «ora c'è puzza e malattie». La valle del Mela è un'area composta da 7 comuni messinesi, inserita tra quelle ad «alto rischio ambientale». In totale 56.000 abitanti che devono già fare i conti con: 1) i fumi della raffineria petrolchimica di Milazzo; 2) con la centrale di cogenerazione della Raffineria; 3) con la centrale elettrica alimentata ad olio combustibile a San Filippo del Mela; 4) con l'Esi di Giammoro che si occupa di trattamento e recupero di batterie fuori uso e rottami di piombo; 5) con le innumerevoli aziende dell'area di sviluppo industriale. L'ultima novità è il progetto di costruzione di una centrale di pompaggio di metano della Snam a Monforte San Giorgio. Risultato? I
morti a causa di tumori, secondo la Tat, sul totale dei decessi, in
quel di Pace del Mela raggiunge la sbalorditiva cifra dell'80%.
Secondo le ultime statistiche, in tutta la valle del Mela,
l'inquinamento atmosferico fa due morti al giorno. Numeri da brividi.
Le cause? Tumori al colon, al polmone, al seno, al cervello.
A Milazzo quasi il 40% dei deceduti ha un'età media inferiore alla
media dell'aspettativa di vita nazionale. Secondo L'Inail e per
l'Associazione Internazionale Ricerca Cancro, le industrie della zona
produrrebbero più di 150 inquinanti: 14 sicuramente cancerogeni, 44
probabilmente cancerogeni e 32 possibili cancerogeni. E chi respira
quest'aria si chiede: «Ma come si può continuare a vivere in un posto così?»tratto da: Fonte ArticoloQualche video che faccia capire qual'è la situazione nella Valle del Mela:Milazzo muoreUn palazzo di ammalati di tumore. 10 famiglie, 6 tumori.Un po' di spazzatura...STANNO DISTRUGGENDO UNO DEI POSTI PIU' BELLI DEL MONDO!!! ambiente
permalink | inviato da Valeria Bonanno il 6/8/2009 alle 11:17 | commenti (0) | Sfoglia febbraio
17° Anniversario - Commemorazione Beppe Alfano il cannocchiale il cannocchiale
fabio repici antimafia gazzetta del sud censura
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