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Timestamp: 2020-06-03 04:12:07+00:00

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Cellulare alla guida: punti, sanzioni e contestazione
Impossibile contestare il verbale del vigile, anche con i tabulati telefonici, nel corso dell’impugnazione delle multa: è necessario avviare la querela di falso.
La polizia ti ha fatto una multa per averti sorpreso con il cellulare mentre guidavi. In realtà non sei stato fermato sul momento e non hai subìto la contestazione immediata, ma hai visto chiaramente due agenti che prendevano appunti mentre guardavano la tua targa. Così sei sicuro che, di qui a breve, ti arriverà la contravvenzione a casa. Certo, i poliziotti potevano fermarti e consentirti di difenderti al momento – avresti dimostrato che, dal registro del tuo smartphone, non risultavano chiamate né in entrata, né in uscita – ma non lo hanno fatto e questo, a tuo avviso, vizia il verbale. Così inizi ad affilare le armi per il successivo giudizio di impugnazione davanti al giudice di pace. In questo articolo ti daremo alcuni importanti suggerimenti in materia di cellulare alla guida: punti, sanzioni e contestazione. Il tutto tenendo conto dell’importante chiarimento fornito questa mattina dalla Cassazione [1] con cui è stato sostanzialmente ristretto il campo dei possibili ricorsi. Ma procediamo con ordine e vediamo quali sono le conseguenze della multa con cellulare alla guida.
1 Cellulare alla guida: sanzioni
2 Cellulare alla guida: punti
3 Cellulare alla guida: contestazione immediata
4 Cellulare alla guida: la contestazione e la prova
5 Cellulare: multa anche senza telefonare
Il codice della strada [2] stabilisce che la multa per l’uso del cellulare alla guida è pari a una sanzione pecuniaria che va da 160 a 646 euro. Se, tuttavia, nei successivi due anni dall’infrazione il medesimo conducente viene nuovamente pescato con lo smartphone alla guida, gli viene applicata l’ulteriore sanzione amministrativa della sospensione della patente da uno a tre mesi.
Cellulare alla guida: punti
La multa per guida con l’uso del cellulare comporta la decurtazione di cinque punti dalla patente che verranno però restituiti se, nei due anni successivi, il conducente non commette la stessa infrazione. Nel caso in cui la decurtazione dei punti in commento comporti l’azzeramento dei punti, il conducente deve necessariamente rifare gli esami di guida nel termine di massimo 30 giorni, durante i quali gli è consentito guidare con un’apposita autorizzazione. All’esito dell’esame vengono riassegnati tutti e 20 i punti della patente. Sul punto leggi Come recuperare i punti della patente.
Cellulare alla guida: contestazione immediata
La contestazione immediata, in caso di contravvenzione per l’uso del cellulare alla guida, non è obbligatoria. Se gli agenti non erano in condizione di bloccare il veicolo senza perciò creare intralcio o pericolo alla circolazione, la multa può ben arrivare a casa dell’automobilista, spedita con raccomandata a/r. Viceversa, se la pattuglia aveva la possibilità di fermare il conducente, allora la multa può essere impugnata per mancata contestazione immediata. Sebbene la regola generale richieda infatti la contestazione immediata, è necessario decidere caso per caso, quando ciò sia possibile. Il giudizio viene ovviamente rimesso al giudice.
Cellulare alla guida: la contestazione e la prova
Se sorge una contestazione tra te e il vigile, poiché quest’ultimo ritiene di averti visto col telefono all’orecchio e tu invece sostieni il contrario, chi dei due la spunta? Non ci vuole molto per intuire che la parola del poliziotto, in quanto pubblico ufficiale, vale di più della tua. Ma non è oro colato, nel senso che ben può essere contestata. Stamattina la Cassazione ha spiegato come fare. Non basta fare ricorso contro la multa e dimostrare, nel corso del processo, che il conducente non stava parlando al telefono. Neanche la produzione dei tabulati telefonici riuscirebbe a cambiare le carte in tavola. Difatti, è necessario un procedimento apposito che si chiama «querela di falso». In buona sostanza, poiché il verbalizzante ha il potere di attribuire alla multa l’efficacia di piena prova, non è sufficiente una semplice contestazione dell’automobilista. Il codice civile infatti stabilisce [3] che «l’atto pubblico – quello cioè redatto dal pubblico ufficiale come appunto il vigile – fa “piena prova fino a querela di falso” (…) dei fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza». Tradotto in linguaggio volgare significa che il giudice, per confermare la multa, non ha bisogno di chiamare a testimoniare il poliziotto stesso che l’ha redatta, perché basta il documento in sé. Invece, chi vuole impugnare il verbale deve, oltre a far ricorso al giudice di pace nei 30 giorni successivi alla notifica, avviare il procedimento di querela di falso, volto a dimostrare – con qualsiasi mezzo di prova – che le affermazioni del verbalizzante sono false. Un compito di certo non semplice.
Cellulare: multa anche senza telefonare
Ricordiamo in ultimo che la multa per il cellulare alla guida non scatta solo se si sta conversando o se si sta chattando, ma per il semplice fatto di avere lo smartphone in una mano, al di là dell’uso che se ne fa. Difatti, ciò distoglie l’attenzione del conducente dalla strada e impedisce ad entrambe le mani il controllo pieno del volante. Ecco perché basterebbe solo tenere il cellulare in una mano, sebbene con il vivavoce, per essere ugualmente sanzionati. L’unico modo per evitare una multa è collegarlo al bluetooth dell’auto o con degli auricolari. Se non si dispone di entrambi si può lasciare il vivavoce acceso e posare il dispositivo su un sedile o su un altro appoggio.
[1] Cass. ord. n. 10870/18. [2] Art. 173 cod. strada [3] Art. 2700 cod. civ.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 19 gennaio – 7 maggio 2018, n. 10870
Presidente Giusti – Relatore Giannaccari
Con ricorso al Giudice di Pace di Genova, S.C. proponeva opposizione avverso l’ordinanza del 9.2.2009 con la quale la Prefettura di Genova aveva rigettato il ricorso avverso il verbale della Polizia Municipale di Genova, che gli aveva contestato la violazione dell’art. 273 Cds per aver utilizzato il telefono cellulare durante la guida.
Il Giudice di Pace rigettava l’opposizione.
Il Tribunale di Genova, accogliendo l’appello di S.C. , con sentenza N.1290/2014 riformava la sentenza impugnata e, per l’effetto, annullava il verbale. Il giudice d’appello fondava la sua decisione sulle dichiarazioni del verbalizzante, che manifestava incertezze in ordine alla circostanza dell’uso del cellulare da parte del S. .
Per la cassazione della sentenza propone ricorso la Prefettura di Genova sulla base di un unico motivo di ricorso, cui resiste con controricorso e propone ricorso incidentale S.C.
Con l’unico motivo di ricorso viene censurata la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione dell’art. 2699 c.c., 2700 c.c. e dell’art. 21 L. 689/81 per avere il Tribunale ammesso la prova testimoniale relativa all’uso del cellulare da parte del S. , nonostante detta circostanza risultasse dal verbale di contestazione, avente fede privilegiata ed impugnabile solo con la querela di falso.
La questione dell’efficacia probatoria dei fatti attestati nel processo verbale di accertamento delle violazioni amministrative, e dei suoi limiti, nel giudizio di opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione è stata esaminata dalle Sezioni Unite di questa Corte con sentenza N. 17355 del 24.7.2009.
Ha ritenuto questa Corte che, nel giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione relativo al pagamento di una sanzione amministrativa, è ammessa la contestazione e la prova unicamente delle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale o rispetto alle quali l’atto non è suscettibile di fede privilegiata per una sua irrisolvibile contraddittorietà oggettiva, mentre è riservata al giudizio di querela di falso la proposizione e l’esame di ogni questione concernente l’alterazione del verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali.
L’efficacia probatoria del verbale deriva dall’art. 2700 c.c., che attribuisce all’atto pubblico l’efficacia di piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti.
Tale efficacia concerne tutti gli accadimenti e le circostanze pertinenti alla violazione menzionati nell’atto indipendentemente dalle modalità statica o dinamica della loro percezione, fermo l’obbligo del pubblico ufficiale di descrivere le particolari condizioni soggettive ed oggettive dell’accertamento, giacché egli deve dare conto nell’atto pubblico non soltanto della sua presenza ai fatti attestati, ma anche delle ragioni per le quale detta presenza ne ha consentito l’attestazione.
L’approccio alla questione relativa all’ammissibilità della contestazione e della prova nel giudizio di opposizione all’ordinanza – ingiunzione non va conseguentemente condotto con riferimento alle circostanze di fatto della violazione attestate nel verbale come percepite direttamente ed immediatamente dal pubblico ufficiale ed alla possibilità o probabilità di un errore nella loro percezione, ma esclusivamente in relazione a circostanze che esulano dall’accertamento, quali l’identificazione dell’autore della violazione e la sua capacità o la sussistenza dell’elemento soggettivo o di cause di esclusione della responsabilità, ovvero rispetto alle quali l’atto non è suscettibile la fede privilegiata per una sua irrisolvibile oggettiva contraddittorietà (ad esempio, tra numero di targa e tipo di veicolo al quale questa è attribuita).
Ogni diversa contestazione, in esse comprese quelle relative alla mancata particolareggiata esposizione delle circostanze dell’accertamento od alla non idoneità di essa a conferire certezza ai fatti attestati nel verbale, va invece svolta nel procedimento di querela di falso, che consente di accertare senza preclusione di alcun mezzo di prova qualsiasi alterazione nell’atto pubblico, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali, della realtà degli accadimenti o del loro effettivo svolgersi ed il cui esercizio è imposto, oltre che dalla già menzionata tutela della certezza dell’attività amministrativa, anche dall’interesse pubblico alla verifica in sede giurisdizionale della correttezza dell’operato del pubblico ufficiale che ha redatto.
Detto principio è stato disatteso dal giudice d’appello che ha ammesso la prova testimoniale sull’uso del cellulare da parte del S. mentre era alla guida della sua autovettura, nonostante detta circostanza fosse stata percepita ed attestata dal pubblico ufficiale nel verbale, che fa piena prova fino a querela di falso. Per contestare l’efficacia probatoria del verbale, l’unico rimedio era la querela di falso, che consente di verificare la correttezza dell’operato del pubblico ufficiale ed ogni questione attinente l’alterazione del verbale del verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali.
Alla fondatezza del motivo seguono la cassazione della sentenza ed il rinvio innanzi al Tribunale di Genova, in persona di diverso magistrato anche per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione.
Rimane assorbito il ricorso incidentale con cui si deduce la compensazione delle spese di lite del doppio grado di giudizio nonostante la soccombenza della Prefettura di Genova.
Accoglie il ricorso principale, assorbito il ricorso incidentale, cassa e rinvia innanzi al Tribunale di Genova in persona di altro magistrato anche per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione.
Art. 173. Uso di lenti o di determinati apparecchi durante la guida. “Nuovo codice della strada”, decreto legisl. 30 aprile 1992 n. 285 e successive modificazioni. Attenzione: Patente a punti, consultare la tabella. TITOLO V – NORME DI COMPORTAMENTO Art. 173. Uso di lenti o di determinati apparecchi durante la guida. 1. Il titolare di patente di guida, al quale in sede di rilascio o rinnovo della patente stessa sia stato prescritto di integrare le proprie deficienze organiche e minorazioni anatomiche o funzionali per mezzo di lenti o di determinati apparecchi, ha l’obbligo di usarli durante la guida. 2. È vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all’articolo 138, comma 11, e di polizia, <nonché per i conducenti dei veicoli adibiti ai servizi delle strade, delle autostrade ed al trasporto di persone in conto terzi>. È consentito l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguate capacità uditive ad entrambe le orecchie (che non richiedono per il loro funzionamento l’uso delle mani). 3. Chiunque viola le disposizioni di cui al comma 1 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 80 a euro 323. 3-bis. Chiunque viola le disposizioni di cui al comma 2 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 160 a euro 646. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi, qualora lo stesso soggetto compia un?ulteriore violazione nel corso di un biennio.
08/05/2018 alle 11:10
Avrei qualche dubbio che però svanisce nel periodo che stiamo attraversando, caratterizzato da una serie di trappole per prelevare denari dagli automobilisti. Si pensi ai limiti di velocità, impossibili da rispettare e stabiliti in deroga immotivata al codice della strada, il quale si rammenta prevede i 50 Km/h nei centri abitati e i 110 Km/h sulle strade extraurbane. Al contrario si leggono sulle strade extraurbane (statali e provinciali, anche a 4 corsie separate e dotate pure della corsia di emergenza) i limiti di velocità stabiliti tra i 50 e 90 Km/h, ed in alcuni punti, controllati da apparecchiature elettroniche, fissati anche in misura pari a 40 Km/h. Se a ciò si aggiunge che per effetto dei “premi di produzione” (aventi la stessa natura delle percentuali sui verbali, dichiarate oltre un trentennio fa incostituzionali perché determinavano il delitto di interessi privati in atti di ufficio) non esiste la presunzione di imparzialità delle dichiarazioni del p.u., la quale dovrebbe appunto fondarsi sulla mancanza di interessi che per i premi di produzione va invece esclusa, la domanda è: Su cosa si basa la fede privilegiata del p.u., la quale dovrebbe richiedere per contrastarla – secondo la Cassazione in critica – la “querela di falso”?

References: Cass. 
 Art. 173
 Art. 2700
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Art. 173
 Art. 173