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Timestamp: 2019-02-20 23:32:54+00:00

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Guida al Mutuo: tutte le informazioni | Diritti al Diritto | Notizie giuridiche, Informazioni e Guide Legali
In base all’art. 1813 c.c., il mutuo è il contratto con il quale una parte consegna all’altra una determinata quantità di danaro (mutuante) o di altre cose fungibili e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità (mutuatario).
La ratio dell’istituto è rappresentata dalla soddisfazione dell’interesse del mutuatario a fruire di un bene fungibile o della somma di denaro e quello del mutuante di ricevere una somma quale corrispettivo del prestito, trattandosi di contratto che di regola è titolo oneroso. È un contratto reale e può essere sia oneroso che a titolo gratuito e, trattandosi di un contratto di durata, deve essere stabilito un termine per la restituzione in base a quanto stabilito dall’art. 1816 c.c.
“Il termine per la restituzione si presume stipulato a favore di entrambe le parti e, se il mutuo è a titolo gratuito, a favore del mutuatario”, precisa l’art. 1816 c.c. Se il mutuo è oneroso, il termine si presume a favore di entrambe le parti in quanto entrambe ne traggono vantaggio. Se, invece, non è oneroso si presume che esso sia stato contratto nell’intento di agevolare il mutuatario: pertanto, anche il termine è a suo favore.
È utilizzato, di solito, in modo specifico per acquistare beni immobili e dagli imprenditori per i loro investimenti aziendali.
Mutuo: gli obblighi delle parti
L’obbligazione principale del mutuatario consiste nella restituzione del tantundem o del valore delle cose fungibili che sono state ricevute in caso d’impossibilità o difficoltà di restituzione in natura.
L’obbligazione accessoria che ne deriva consiste nel pagamento degli interessi, nel caso in cui questi non siano stati espressamente o tacitamente esclusi.
Per quanto riguarda il mutuante egli ha l’obbligo, eventualmente, di risarcire i danni cagionati al mutuatario per i vizi delle cose date a prestito (se non provi di avere ignorato detti vizi senza sua colpa se, trattandosi di mutuo gratuito, non ne abbia avvertito il mutuata rio nel caso in cui ne fosse a conoscenza.
La dottrina discute circa la natura di questo contratto ossia se si tratti di contratto reale o consensuale: la maggior parte della dottrina è concorde nel ritenere che si tratti i contratto reale. Ci sarebbe però l’ipotesi residuale di cui all’art. 1822 c.c. In questo caso la dottrina ritiene che si tratti di fattispecie consensuale.
La dottrina discute inoltre sul momento di perfezionamento del contratto: si discute se cioè sia necessaria la vera e propria consegna del bene o se sia sufficiente che esso venga messo a disposizione di chi prende in prestito il denaro.
Per quanto riguarda alcune tipologie di mutui con specifici scopi (mutuo di scopo) lo scopo stesso del mutuo entra all’interno della causa del contratto e nel caso in cui la somma venga usata per un fine diverso, l’altra parte può chiedere la risoluzione per inadempimento in base a quanto prevede l’art. 1453 c.c. o, in caso di mutuo a titolo gratuito, si ritiene sussista una condizione risolutiva ai sensi dell’art. 1360, comma 2 c.c.
Una tra le figure più diffuse nella prassi è il mutuo immobiliare, concesso per soddisfare esigenze di denaro collegate all’acquisto di un bene immobile per compravendita.
Oltre al mutuo per l’acquisto di un immobile o della prima casa, potremo avere, il mutuo edilizio, concesso per finanziare la costruzione di un immobile, il mutuo per ristrutturazione, concesso per finanziare importanti opere di riordino di beni immobiliari, il mutuo per liquidità, concesso per particolari esigenze di disposizione di ingenti somme di denaro, il mutuo chirografario o chirografico, un prestito non vincolato a particolari garanzie, equivale ad un prestito personale se erogato ad un privato, o ad un mutuo a medio termine (pochi anni) se erogato ad una azienda.
In base a quanto prevede l’art. 1815 il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante. Per la determinazione degli interessi si osservano le disposizioni dell’articolo 1284.
Se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi. Ai sensi dell’art. 1 del D.L. 29 dicembre 2000, n. 394, convertito, con modifiche, nella l. 28 febbraio 2001, n. 24, “si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento de loro pagamento“.
Gli interessi dovuti sono quelli legali quando per iscritto interessi sia stato convenuto un tasso superiore (art. 1284 del c.c.). Se però gli interessi sono usurari, il loro importo viene ridotto alla misura legale senza che sia necessario indagare, come dovrebbe farsi in base all’art. 1419 del c.c., se il mutuante si sarebbe ugualmente determinato a stipulare il contratto ove la controparte, a sua volta, fosse stata disposta a corrispondere solo l’interesse legale.
In base all’art. 1819, Se è stata convenuta la restituzione rateale delle cose mutuate e il mutuatario non adempie l’obbligo del pagamento anche di una sola rata, il mutuante può chiedere, secondo le circostanze, l’immediata restituzione dell’intero.
È discusso se la norma disciplini un’ipotesi di risoluzione del contratto (1453 c.c.) ovvero un’ipotesi di recesso da un contratto di durata (1373 c.c.). L’articolo 1820 c.c. stabilisce che se il mutuatario non adempie l’obbligo del pagamento degli interessi, il mutuante può chiedere la risoluzione del contratto.
A differenza di quanto disposto in via generale per il contratto (1455 c.c.) e, nello specifico, per il mancato pagamento di una sola rata (1819 c.c.), in tal caso la risoluzione prescinde dall’importanza dell’inadempimento.
Giurisprudenza sul Mutuo
Il mutuo è contratto di natura reale che si perfeziona con la consegna della cosa mutuata ovvero con il conseguimento della disponibilità giuridica della cosa; ne consegue che la “tradito rei” può essere realizzata attraverso la consegna dell’assegno (nella specie, circolare interno, intestato alla parte e con clausola di intrasferibilità) alla parte mutuataria, che abbia dichiarato di accettarlo “come denaro contante”, rilasciandone quietanza a saldo. (Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 14 del 3 gennaio 2011)
Il contratto di mutuo si perfeziona mettendo la cosa a disposizione del mutuatario, ancorché — in forza di accordi tra quest’ultimo e il mutuante — essa sia consegnata ad altra persona di cui, eventualmente, il mutuatario sia debitore e nei confronti del quale egli intenda adempiere all’obbligazione. (Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 17211 del 28 agosto 2004)
La natura reale del contratto di mutuo non richiede in via tassativa che la cosa mutuata sia materialmente consegnata dal mutuante al mutuatario, l’esigenza del requisito della traditio potendo ritenersi soddisfatta in determinati casi, allorquando il risultato pratico completamente raggiunto si identifichi con quello che si sarebbe realizzato con la consegna materiale del bene mutuato. (Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9074 del 5 luglio 2001)
Il perfezionamento del contratto di mutuo, con la consequenziale nascita dell’obbligo di restituzione a carico del mutuatario, si verifica nel momento in cui la somma mutuata, ancorché non consegnata materialmente, sia posta nella disponibilità del mutuatario medesimo, non rilevando, a detto fine, che il contratto abbia le caratteristiche del mutuo c.d. di scopo, nel quale sia previsto l’obbligo di utilizzare quella somma ad estinzione di altra posizione debitoria verso il mutuante. (Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1945 del 8 marzo 1999)
Il mutuo è contratto di natura reale che si perfeziona con la consegna di una determinata quantità di danaro (o di altra cosa fungibile) ovvero con il conseguimento della giuridica disponibilità di questa da parte del mutuatario, la quale può ritenersi sussistente, come equipollente della traditio, nel caso in cui il mutuante crei un autonomo titolo di disponibilità in favore del mutuatario, in modo tale da determinare l’uscita della somma dal proprio patrimonio e l’acquisizione della medesima al patrimonio di quest’ultimo. Nel predetto paradigma contrattuale rientra pertanto anche il caso in cui la somma mutuata sia depositata su di un libretto fruttifero di risparmio al portatore, contestualmente costituito in pegno a favore del mutuante a garanzia di una fideiussione da quest’ultimo prestata a beneficio del mutuatario per l’erogazione di un finanziamento in valuta estera da parte della banca estera, poiché detta somma, pur non essendo mai entrata nella disponibilità materiale del mutuatario, è comunque uscita dalla disponibilità del mutuante ed entrata nel patrimonio del mutuatario. (Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6686 del 15 luglio 1994)
Il mutuo è contratto di natura reale che si perfeziona con la consegna di una determinata quantità di danaro (o di altre cose fungibili) ovvero con il conseguimento della giuridica disponibilità di questa da parte del mutuatario, la quale può ritenersi sussistente, come equipollente della traditio, solo nel caso in cui il mutuante crei un autonomo titolo di disponibilità in favore del mutuatario, in guisa tale da determinare l’uscita della somma dal proprio patrimonio e l’acquisizione della medesima al patrimonio di quest’ultimo, ovvero quando, nello stesso contratto di mutuo, le parti abbiano inserito specifiche pattuizioni, consistenti nell’incarico che il mutuatario dà al mutuante di impiegare la somma mutuata per soddisfare un interesse del primo; mentre non possono considerarsi indicative di detta disponibilità, né istruzioni che il mutuatario dia unilateralmente circa la destinazione della somma, né l’autorizzazione al mutuante a trattenere la somma stessa presso di sé, che è un modo indiretto per procrastinare il perfezionamento del contratto. (Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11116 del 12 ottobre 1992)
Nel mutuo la traditio rei può essere realizzata attraverso l’accreditamento in conto corrente della somma mutuata a favore del mutuatario ed in genere ponendo la somma mutuata nella disponibilità giuridica del mutuatario stesso e, una volta avvenuta la traditio, la realità del mutuo non può retroattivamente venir meno in ragione della maggiore o minore durata del tempo in cui permane la disponibilità del numerano, o del titolo rappresentativo di esso, nelle mani del mutuatario, prima che alla somma sia dato l’impiego dal mutuatario medesimo (o anche dal predetto d’accordo con il mutuante) divisato. (Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12123 del 21 dicembre 1990)
Cass. civ. n. 3046/1975
È strumento frequentissimo nel commercio degli immobili urbani a proprietà originariamente divisa per piani o porzioni di piano, o destinati a divenire tali, i quali siano edificati col sussidio di un mutuo ipotecario, la determinazione provvisoria della quota di mutuo a carico di ciascun assegnatario o acquirente di unità immobiliari, salvo conguaglio a scadenza stabilita, al fine di assicurare l’anticipato ammortamento e il versamento degli interessi, mediante la prefissione di scadenze alle quali i ratei, o le singole quote di essi, sono esigibili. Ne consegue che il diritto al riparto definitivo (frazionamento del mutuo) non esclude l’esigibilità dei ratei provvisori alle scadenze stabilite. (Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3046 del 13 settembre 1975)
Cass. civ. n. 1153/1969
La dichiarazione, con cui il mutuatario manifesta la volontà di valersi della clausola che gli consente il pagamento prescindendo dalle scadenze rateali, costituisce un atto unilaterale ricettizio, i cui effetti divengono vincolanti per entrambe le parti nel momento in cui la dichiarazione perviene al destinatario. (Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1153 del 10 aprile 1969)
Fonti sul mutuo
Francesco Gazzoni, Manuale di diritto civile, Edizioni scientifiche italiane
Author: ploomia on 10 Ottobre 2018
Usura bancaria «» Il nuovo Arbitro Bancario Finanziario

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Cass. 
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