Source: https://www.cibuslex.it/2019/11/15/indicazione-obbligatoria-sullorigine-degli-alimenti-israele-ed-i-territori-occupati/
Timestamp: 2020-06-05 08:09:54+00:00

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INDICAZIONE OBBLIGATORIA SULL’ORIGINE DEGLI ALIMENTI: ISRAELE ED I TERRITORI OCCUPATI. – Cibuslex
Con la sentenza della Grande Sezione, 12 novembre 2019, causa C-363/18, Organisation juive européenne e Vignoble Psagot Ltd c. Ministre de l’Économie et des Finances, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea fornisce una serie di importanti chiarimenti sull’indicazione del “Paese di origine e del “Luogo di provenienza” dei prodotti alimentari.
IL CASO SOTTOPOSTO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA
L’occasione per l’intervento chiarificatore della Corte è stata offerta da due controversie pendenti dinanzi alle Autorità giudiziarie francesi, istaurate dall’Organisation juive européenne e, rispettivamente, dalla Vignoble Psagot contro il Ministro dell’Economia e delle Finanze.
In particolare, le vertenze avevano ad oggetto l’annullamento di un parere ministeriale del 24 novembre 2016, secondo il quale, per gli alimenti prodotti nei territori occupati dal Israele (in particolare, all’interno degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e nelle alture del Golan), l’etichettatura dell’origine non può limitarsi alle diciture “prodotto delle alture del Golan” o “prodotto della Cisgiordania, dovendo aggiungere tra parentesi l’indicazione “insediamento israeliano”.
I Giudici nazionali si sono quindi rivolti alla Corte di Giustizia, per vedere chiarito se una tale normativa fosse compatibile con il regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori.
LA DISCIPLINA EUROPEA SULL’INDICAZIONE DEL PAESE DI ORIGINE E DEL LUOGO DI PROVENIENZA.
La pronuncia della CGUE ha avuto ad oggetto l’interpretazione degli articoli 9 e 26 del citato reg. (UE) n. 1169/2011.
Si ricorda che, secondo l’articolo 9, paragrafo 1, lettera i), nell’etichettatura dei prodotti alimentari l’indicazione del paese d’origine o del luogo di provenienza di un alimento è obbligatoria nei soli casi previsti dal successivo articolo 26.
A sua volta, l’articolo 26, paragrafo 2, lettera a) precisa che l’obbligo di riportare tale indicazione sussiste nel caso in cui la sua omissione possa indurre in errore il consumatore in merito al paese d’origine o al luogo di provenienza reali dell’alimento, in particolare se le informazioni che accompagnano l’alimento o contenute nell’etichetta nel loro insieme potrebbero altrimenti far pensare che l’alimento abbia un differente paese d’origine o luogo di provenienza.
Inoltre, quando l’indicazione di origine o di provenienza viene specificata, essa non deve essere ingannevole, come chiarito dal considerando n. 29 del regolamento.
Per maggiore chiarezza, è opportuno richiamare anche le definizioni di “paese di origine” e di “luogo di provenienza” richiamate dagli articoli 9 e 26.
Secondo l’articolo 2, paragrafo 3 del regolamento, il “paese d’origine” è individuato mediante rinvio alla disciplina del Codice Doganale Comunitario, al quale è subentrato il Codice Doganale dell’Unione (CDU) di cui al regolamento (UE) n. 952/2013.
Ebbene, in sintesi, ai sensi dell’articolo 60 del CDU devono essere considerate originarie di un “paese” o di un “territorio” determinati le merci che sono state interamente ottenute in tale paese o territorio, oppure che hanno subito l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale in detto paese o territorio.
Il “luogo di provenienza“, invece, ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 2, lettera g), è il luogo indicato come quello da cui proviene l’alimento, ma che non è il “paese d’origine”.
LE INDICAZIONI DELLA CORTE DI GIUSTIZIA: ORIGINE E PROVENIENZA.
La pronuncia della CGUE rileva, innanzitutto, per i chiarimenti di portata generale sull’indicazione del “paese di origine” e del “luogo di provenienza”.
I Giudici europei sanciscono infatti che nel concetto di “paese di origine“, ai fini degli obblighi di etichettatura, sono ricomprese due diverse entità territoriali:
i “Paesi” in senso stretto, ossia, gli “Stati“: “quell’entità sovrana che esercita, all’interno dei suoi confini geografici, la pienezza delle competenze riconosciute dal diritto internazionale” (punto 29);
i “territori“: entità diverse dagli “Stati”, comprendenti in particolare gli “spazi geografici che, pur trovandosi sotto la giurisdizione o sotto la responsabilità internazionale di uno Stato, dispongono tuttavia, sotto il profilo del diritto internazionale, di uno statuto proprio e distinto da quello di tale Stato” (punto 31).
Ne consegue che l’obbligo di indicare il “paese di origine” di un alimento riguarda non solo agli alimenti originari di “paesi” ma, altresì, a quelli originari di “territori”.
In altri termini, laddove un alimento sia originario di un “territorio”, sarà quest’ultimo a dover essere indicato come suo “paese di origine”, e non lo Stato che su tale territorio esercita la sua giurisdizione o responsabilità (ad esempio, quale potenza occupante).
La CGUE chiarisce, inoltre, la nozione di “luogo di provenienza“, che deve intendersi come il luogo da cui proviene l’alimento ma che non è né il “paese di origine”, né il “territorio di origine”, e che si indentifica pertanto con uno “spazio geografico determinato situato all’interno del paese o del territorio di origine di un alimento, ad esclusione dell’indirizzo del produttore” (punto 41).
L’APPLICAZIONE DI TALI PRINCIPI AI TERRITORI OCCUPATI DA ISRAELE.
Nel caso in esame, il parere ministeriale impugnato dinanzi ai Giudizi francesi riguarda gli alimenti originari della Cisgiordania e delle alture del Golan, territori “soggetti ad una giurisdizione limitata dello Stato di Israele, in quanto potenza occupante, ma dispongono ciascuno di uno statuto internazionale proprio e distinto da quello di tale Stato” (punto 34).
La Corte di Giustizia stabilisce quindi, in primo luogo, che tali prodotti non possono essere accompagnati dall’indicazione del “paese di origine” Israele, che sarebbe tale da trarre in inganno il consumatore in quanto, in realtà, gli alimenti sono originari dei “territori” Cisgiordania e alture del Golan.
Al contrario, nella fattispecie concreta è l’indicazione del “territorio di origine” (Cisgiordania o alture del Golan) a dover essere obbligatoriamente riportata nell’etichettatura dei prodotti, in ossequio all’articolo 26 del regolamento (UE) n. 1169/2011.
Il Giudice europeo considera infatti che, per gli alimenti provenienti da insediamenti israeliani situati all’interno dei “territori” Cisgiordania e alture del Golan, il termine “insediamento israeliano” – ove rinvii ad un luogo geograficamente determinato – può identificare lo specifico “luogo di provenienza” dei prodotti (ossia, lo spazio geografico determinato posto all’interno del “territorio di origine”).
Ebbene, secondo la CGUE l’indicazione di tale “luogo di provenienza” (insediamento israeliano) risulta senz’altro obbligatoria nel caso in esame.
Ciò, in ragione del fatto che l’eventuale sua omissione – con indicazione del solo “territorio di origine” – potrebbe indurre in inganno i consumatori quanto al reale “luogo di provenienza”, inducendoli a “ritenere che tale alimento provenga, nel caso della Cisgiordania, da un produttore palestinese o, nel caso delle alture del Golan, da un produttore siriano” (punto 49).
Peraltro, l’indicazione circa la provenienza dell’alimento da un insediamento israeliano è ritenuta tale da poter incidere sulle decisioni di acquisto dei consumatori e, di conseguenza, assume rilevanza ai fini del regolamento (UE) n. 1169/2011.
Al riguardo, la Corte precisa infatti che gli insediamenti installati in alcuni dei territori occupati dallo Stato di Israele sono stati dichiarati in contrasto con le norme del diritto internazionale generale umanitario, come codificate nella Convenzione per la protezione delle persone civili in tempo di guerra, firmata a Ginevra il 12 agosto 1949.
Quindi, la conoscenza di tale “luogo di provenienza” potrebbe indurre i consumatori, da un lato, a considerazioni attinenti al rispetto del diritto internazionale umanitario e, d’altro lato, a considerazioni di ordine etico, entrambe potenzialmente idonee ad influenzare le loro scelte di acquisto.
In conclusione, l’etichettatura dei prodotti alimentari in esame deve obbligatoriamente riportare, cumulativamente, sia l’indicazione del “territorio di origine” (Cisgiordania o alture del Golan), sia l’indicazione del “luogo di provenienza” (lo specifico insediamento israeliano).
Vedi la sentenza CGUE, GS, 12.11.2019, C-363/18
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