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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell'uomo del 04/06/2015 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Marco Petrachi in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 4 giugno 2015
Di seguito la rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data Martedì 2 giugno 2015, di cui, per ciascuna, si ripropongono:
J.K. e altri c. Svezia 59166/12 2 I ricorrenti sono una famiglia irachena richiedente asilo in Svezia perchè a rischio di persecuzione da parte di al-Qaeda a causa degli affari svolti dal capofamiglia con clienti americani. La famiglia è stata oggetto di una serie di attacchi dal 2004 e il Consiglio per l'immigrazione, una volta analizzate le vicende ha ritenuto la loro storia credibile riconoscendo di esser stati vittime di gravi violenze e torture. Nel 2008 la famiglia ha soggiornato a Baghdad senza subire alcuna intimidazione e sulla base di ciò il Consiglio per l'immigrazione nel 2012 ha rifiutato la richiesta di riesame del loro caso. La deportazione della famiglia è stata sospesa grazie ad un provvedimento cautelare della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sulla base dell'articolo 39 del regolamento della Corte. Invocando l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) la famiglia ricorrente sostiene di essere a rischio di persecuzione e maltrattamenti da parte di al-Qaeda se dovesse tornare in Iraq. Articolo 3
Nessuna violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - Espulsione) (Condizionale) (Iraq)
Chitos c. Grecia 51637/12 2 Georgeos Chitos è un cittadino greco di Salonicco e il suo caso riguarda la tassa che ha dovuto pagare per poter dimettersi da ufficiale dell'esercito prima del termine del suo mandato di servizio. Nel 1986 il signor Chitos è stato ammesso all'Accademia Militare (sezione medica) dove si è laureato nel 1992; secondo la legge era obbligato a servire nelle forze armate per un periodo pari al doppio della durata dei suoi studi. Nel 1996 ha intrapreso la formazione per medico specialista, che durò circa cinque anni. Nel 2006 il ricorrente si dimise dalle forze armate ma pochi mesi dopo venne informato di dover servire ancora per nove anni, oppure versare allo stato una tassa pari a 106.960 mila euro. La Corte dei Conti nel 2013 ha dichiarato che i cinque anni di formazione specialistica dovevano essere considerati come parte della durata complessiva del servizio obbligatorio e di conseguenza la tassa da pagare allo stato ammontava a 49,978.33 euro. Ricevuto il rimborso il signor Chitos invoca l'articolo 4 (proibizione della schiavitù e del lavoro forzato) e l'articolo 14 (divieto di discriminazione) lamentando che solo i medici ufficiali dell'esercito sono tenuti ad intraprendere una formazione specialistica e quindi ad impegnarsi per altri 5 anni di servizio. Articolo 4
Violazione dell'articolo 4 - Proibizione della schiavitù e del lavoro forzato (articolo 4-2 - lavoro obbligatorio
Lavoro forzato)
Danno patrimoniale - reclamo respinto (Articolo 41 - Equa soddisfazione)
Danno non patrimoniale - risarcimento (articolo 41 - Equa soddisfazione)
Ruslan Yakovenko c. Ucraina 5425/11 2 Ruslan Yakovenko è un cittadino ucraino che è stato condannato per aver procurato lesioni personali gravi il 12 luglio del 2010; il suo caso riguarda l'eccessiva durata della custodia in carcere che si è protratta oltre la pena detentiva a causa della procedura di impugnazione di un procedimento penale previsto dalla legge ucraina. Il 29 luglio 2010 il signor Yakovenko è stato rilasciato e davanti la corte invoca l'articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza) lamentando l'illegalità della sua detenzione nel periodo da 15 al 29 luglio; inoltre invoca l'articolo 2 del Protocollo n ° 7 (diritto di ricorso in materia penale) sostenendo di esser stato privato del diritto di contestare in appello la sentenza di condanna a causa del ritardo che avrebbe avuto la sua liberazione. Articolo 5
Articolo 2 Protocollo n. 7 Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - arrestato o detenuto
Violazione dell'articolo 2 del Protocollo n ° 7 - Diritto di ricorso in materia penale (articolo 2 del Protocollo n ° 7 - Recensioni di condanna
Revisione della sentenza)
Moreno Diaz Peña e altri c. Portogallo 44262/10 3 I ricorrenti sono sei cittadini spagnoli eredi legittimi dei loro genitori e il loro ricorso riguarda l'espropriazione di un terreno situato nel comune di Oeiras. Nel 1980 il Segretario di Stato per i Lavori Pubblici ha ordinato l'esproprio di emergenza del territorio per motivi di interesse pubblico, nonostante nel 1962 fosse stato concluso un contratto avente per oggetto il terreno e riguardante lo sviluppo della zona in questione. Nel 1982 un collegio arbitrale ha stabilito l'importo di 4863 euro a titolo di risarcimento per l'esproprio. Dopo una serie di ricorsi in tribunale l'importo effettivamente pagato, di 2.700.741 euro, è ritenuto esiguo rispetto al valore del fondo in questione. Basandosi sugli articoli 6 (diritto ad un equo processo) e 13 (diritto ad un ricorso effettivo) i ricorrenti lamentano l'eccessiva durata dei procedimenti e l'inefficacia delle azioni giudiziali intraprese; inoltre invocano l'articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della proprietà), sostenendo che il l'ingiustizia del procedimento e che il risarcimento a loro assegnato era insufficiente. Articolo 6
Articolo 1 Protocollo n. 1 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile
Abramyan e altri c. Russia 38951/13
59611/13 I ricorrenti, Robert Abramyan, Sergey e Alexey Yakubovskiye sono cittadini russi che vivono a Sochi. Il loro caso riguarda la demolizione ordinata dal tribunale di alcuni depositi per barche che erano stati costruiti lungo la costa del Mar Nero nel 1991; anche se il comune di Sochi rilasciò le necessarie autorizzazioni, nel 2012 viene citato in giudizio sostenendo che prima del 2010 il Comune non era il vero proprietario del terreno e di conseguenza le costruzioni dei ricorrenti dovevano essere dichiarate non autorizzate e demolite. Nonostante dei successivi ricorsi, i depositi sono stati demoliti nel 2013. Invocando l'articolo 6 (diritto ad un equo processo) l'articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della proprietà), i ricorrenti lamentano che l'annullamento della sentenza vincolante pronunciata nel luglio 2012 a loro favore ha violato il principio della certezza del diritto.
Articolo 1 protocollo n 1 Non ancora pubblicata
Ljubljanska banka d.d. c. Croazia 29003/07 La ricorrente è una banca slovena con sede a Lubiana e il caso riguarda la sospensione del procedimento di esecuzione proposto contro una fabbrica di zucchero per il recupero di un credito. Tra il 1992 e il 1994 sono stati emessi dal tribunale due mandati di esecuzione che ordinavano allo zuccherificio di pagare le somme dovute alla banca; tuttavia nel 1994 a seguito dei danni che la fabbrica aveva riportato durante la guerra di indipendenza croata, viene concessa una sospensiva del pagamento. Nel 2003 dopo la ripresa economica dello zuccherificio la banca ricorrente ha nuovamente chiesto l'applicazione dei due atti esecutivi ma a causa del disaccordo della filiale di Zagabria questi non vengono portati a termine. Nel dicembre 2006 la banca sostiene di dover ricevere una somma pari a 422,041,634.40 kune croate ed afferma che la decisione di sospendere il procedimento era stata influenzata da un ex vice Ministro della Croazia; lamenta inoltre di essere stata discriminata perchè società slovena. La banca ricorrente invoca in particolare l'articolo 6 § 1 (diritto ad un equo processo), l'articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della proprietà) e l'articolo 14 (divieto di discriminazione).
Articolo 1 Protocollo n 1
Articolo 14 Non ancora pubblicata
Croazia Grecia Portogallo Russia Svezia Ucraina	2015-06-04
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References: Articolo 3
 Articolo 4
 sentenza 
 Articolo 5

Articolo 2
 Articolo 6

Articolo 1
 sentenza 

Articolo 1
 § 1

Articolo 1

Articolo 14