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Timestamp: 2016-08-24 02:34:17+00:00

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Art. 507 codice di procedura penale - Ammissione di nuove prove - Brocardi.it
Articolo 507Codice di Procedura Penale
Dispositivo dell'art. 507 Codice di Procedura Penale
1. Terminata l'acquisizione delle prove (1), il giudice, se risulta assolutamente necessario, può disporre anche di ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prove [190 2, 509] (2).
1 bis. Il giudice può disporre a norma del comma 1 anche l'assunzione di mezzi di prova relativi agli atti acquisiti al fascicolo per il dibattimento a norma degli articoli 431, comma 2, e 493, comma 3 (3).
(1) Il giudice può procedere in tal senso solo a conclusione dell'istruzione dibattimentale, ovvero dopo che le parti hanno esaurito le loro richieste probatorie.
(2) Secondo quanto stabilito dall'art. 151 disp. att. del presente codice, il giudice dispone l'assunzione dei nuovi mezzi di prova secondo l'ordine previsto dall'articolo 496, se le prove sono state richieste dalle parti. Quando è stato disposto di ufficio l'esame di una persona, il presidente vi provvede direttamente stabilendo, all'esito, la parte che deve condurre l'esame diretto.
(3) Tale comma è stato introdotto dall'art. 42, della l. 16 dicembre 1999, n. 479.
Tale potere di iniziativa probatoria si spiega alla luce dell'esigenza di garantire il fine ultimo dell'accertamento della verità.
Cass. n. 39718/2009
Alla luce del principio gi� affermato dalla Corte costituzionale (sent. 111/1993) con riferimento ai poteri di integrazione probatoria riconosciuti al giudice dall'art. 507 c.p.p., secondo cui, anche in un sistema di tipo accusatorio, �fine primario e ineludibile del processo penale non pu� che rimanere quello della ricerca della verit��, deve ritenersi manifestamente infondata la questione di legittimit� costituzionale dell'art. 441, comma 5, c.p.p.,che, nell'ambito del giudizio abbreviato, assolve ad una finalit� del tutto analoga a quella del citato art. 507.
Cass. n. 230/2007
Il giudice di appello, ove sia richiesta la riassunzione di una prova gi� acquisita o l'assunzione di una prova nuova, perch� nota alle parti nel giudizio di primo grado ma non acquisita, d� luogo alla rinnovazione solo se ritiene di non essere in grado di decidere allo stato degli atti ed in tale giudizio deve apprezzare la necessit� dell'integrazione anche in relazione alle prospettive di riforma della sentenza impugnata ed alla idoneit� della stessa a giustificare un ragionevole dubbio sulla colpevolezza; ove invece sia richiesta l'assunzione di una prova nuova sopravvenuta o scoperta dopo il giudizio di primo grado, ne valuta la mera utilit�, fuori dei casi di prova dichiarativa nei procedimenti per taluno dei delitti di cui all'art. 51 comma 3 bis c.p.p., non essendo indispensabile per l'assunzione della prova che essa si prospetti come decisiva. (Mass. redaz.).
Il potere del giudice di disporre d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova, ai sensi dell'articolo 507 c.p.p., pu� essere esercitato pur quando non vi sia stata precedente acquisizione di prove, e anche con riferimento a prove che le parti avrebbero potuto chiedere e non hanno chiesto, ma sempre che l'iniziativa probatoria sia assolutamente necessaria e miri, pertanto, all'assunzione di una prova decisiva nell'ambito delle prospettazioni delle parti, non essendo consentito, invece, che il giudice possa coltivare un'ipotesi atonoma e alternativa, pena la violazione del basilare principio di terziet� della giurisdizione.
Cass. sez. un. n. 41263/2005
L'indebita manifestazione del convincimento da parte del giudice espressa con la delibazione incidentale di una questione procedurale, anche nell'ambito di un diverso procedimento, rileva come causa di ricusazione solo se il giudice abbia anticipato la valutazione sul merito della res iudicanda, ovvero sulla colpevolezza dell'imputato, senza che tale valutazione sia imposta o giustificata dalle sequenze procedimentali, nonch� quando essa anticipi in tutto o in parte gli esiti della decisione di merito, senza che vi sia necessit� e nesso funzionale con il provvedimento incidentale adottato. (La S.C. ha confermato la decisione della Corte d'appello che aveva respinto l'istanza di ricusazione, in una fattispecie in cui il richiedente deduceva che il giudice avesse espresso valutazioni sul merito del processo, negando l'ammissione d'ufficio di nuove prove per superfluit� delle medesime).
Cass. n. 45998/2003
Anche in relazione al processo innanzi al giudice di pace, la mancata assunzione di una prova decisiva � quale motivo di impugnazione per cassazione � pu� essere dedotta solo in relazione ai mezzi di prova dei quali sia stata chiesta formalmente l'ammissione, e non nel caso in cui il mezzo di prova sia stato sollecitato dalla parte mediante l'invito al giudice del merito ad avvalersi dei poteri discrezionali di integrazione probatoria di cui all'art. 32 del D.L.vo 274/2000 (che richiama implicitamente la disciplina dell'art. 507 c.p.p.) e questi abbia ritenuto tale mezzo di prova non necessario ai fini della decisione.
Cass. n. 30286/2002
Nel caso in cui l'imputato, che abbia gi� rifiutato di sottoporsi all'esame e abbia poi rilasciato dichiarazioni spontanee, e le cui precedenti dichiarazioni rese in sede di indagini preliminari siano state acquisite ai sensi dell'art. 513 c.p.p., chieda poi nuovamente di essere interrogato, il giudice non ne pu� disporre d'ufficio l'esame ai sensi dell'art. 507 c.p.p., atteso che difettano i requisiti della novit� e della assoluta necessit� per l'espletamento di tale mezzo istruttorio.
Cass. n. 18362/2002
Al fine dell'assolvimento dell'onere di trasmissione al Gip, con la richiesta di rinvio a giudizio, della documentazione relativa alle indagini espletate, il P.M. ha il potere di individuare e allegare gli atti che attengono strettamente ai soggetti e alle imputazioni per cui viene esercitata l'azione penale e, nell'esercizio di esso, ben pu� stralciare, mediante degli omissis, parti di dichiarazioni rese da persone informate sui fatti o da coimputati in un unico contesto e nell'ambito del medesimo atto processuale. (Nell'affermare tale principio, la Corte ha precisato che gli atti non inseriti tra quelli trasmessi sono inutilizzabili, ma, se ipoteticamente favorevoli all'indagato, sono suscettibili di acquisizione ad opera del giudice su iniziativa della difesa o, in dibattimento, anche di ufficio, a norma dell'art. 507 c.p.p., fermo restando il potere del P.M. di rifiutare, per ragioni connesse al corretto svolgimento delle indagini, l'esibizione di atti contenenti elementi che devono rimanere coperti dal segreto, nei limiti e con le formalit� previsti dall'art. 329 dello stesso codice).
Cass. n. 31085/2001
Il provvedimento con il quale il giudice respinge la richiesta della parte alla autorizzazione alla citazione dei testi per genericit� dei capitoli di prova, in quanto formulati per relationem al capo di imputazione, � illegittimo, ma non abnorme, atteso che detto provvedimento non si pone fuori dal sistema processuale (essendo specificamente previsto dall'art. 468 cpv. c.p.p.), e non determina la stasi del procedimento, in quanto, da un lato, la parte, conosciuta la ragione del diniego, ben pu� provvedere alle opportune specificazioni ed integrazioni, reiterando la richiesta, cos� come pu� presentare direttamente in dibattimento i testimoni indicati nelle liste; dall'altro, pu� sollecitare l'esercizio da parte del giudice del potere di assunzione delle prove, ritenute assolutamente necessarie, ai sensi dell'art. 507 c.p.p. (vedasi sentenza Corte costituzionale n. 111 del 1993).
Cass. n. 23436/2001
Il potere del giudice di disporre anche d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova, previsto dall'art. 507 c.p.p., deve essere esercitato, a pena di nullit� della sentenza, anche con riferimento ai testimoni del pubblico ministero, preventivamente ammessi ma non citati per l'inerzia della parte, atteso che, tale potere-dovere non ha carattere eccezionale ma � ampio ed ha natura suppletiva. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato per violazione di legge la sentenza di assoluzione pronunciata ex art. 129 c.p.p. dal giudice di primo grado il quale, preso atto della mancata citazione dei testi, gi� ammessi, indicati dal pubblico ministero, aveva ritenuto essergli precluso l'esercizio del potere di integrazione probatoria di cui all'art. 507 c.p.p.).
Cass. n. 12081/2000
Qualora il giudice disponga, ai sensi dell'art. 507 c.p.p., l'assunzione di un nuovo mezzo di prova ? ivi compresa la perizia ? senza attendere che sia �terminata l'acquisizione delle prove� (intendendosi con tale espressione soltanto l'esaurimento della fase dell'istruzione dibattimentale in cui pu� aver luogo l'ammissione di nuove prove), non pu� farsi da ci� derivare alcuna nullit�, trattandosi solo di una semplice irregolarit� sfornita di qualsivoglia sanzione processuale.
Cass. n. 6229/2000
L'inammissibilit� della costituzione di parte civile, non fa venir meno la facolt� da parte del giudice di utilizzare, a norma dell'articolo 507 c.p.p., i testi contenuti nella lista della parte civile esclusa. Ed invero, il giudice pu� assumere anche prove che le parti avrebbero potuto chiedere e non hanno chiesto, quando risultino dagli atti e la loro assunzione appaia decisa in virt� del principio generale ispirato dalla ricerca della verit� al fine di pervenire ad una giusta decisione.
Alla ammissione di una prova nuova ai sensi dell'art. 507 c.p.p., il giudice non pu� non far seguire l'ammissione anche delle eventuali prove contrarie. Pertanto, l'istanza di ammissione di queste ultime, che non pu� essere avanzata se non dopo la decisione di disporre d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova una volta esaurita l'attivit� probatoria gi� autorizzata, integra a tutti gli effetti esercizio del diritto alla prova e concreta, quindi, rituale richiesta a norma dell'art. 495, secondo comma, c.p.p.
Cass. n. 1759/1999
L'ordinanza del giudice che interrompa la discussione ex art. 507 e 523, comma 6, c.p.p. e disponga l'acquisizione dei verbali di constatazione del reato (nella specie utilizzazione di fatture emesse per operazioni inesistenti) al fine di accertare, trattandosi di reato permanente, la cessazione della permanenza e il termine iniziale del periodo prescrizionale, si inscrive perfettamente nell'ambito previsionale dell'art. 523, comma 6, c.p.p., a tenore del quale, il giudice pu� interrompere la discussione quando ricorra l'assoluta necessit� di assumere nuove prove e, in tal caso, disporre anche d'ufficio l'assunzione dei nuovi mezzi di prova, intendendo per prova nuova, secondo l'insegnamento consolidato di questa Corte, non solo la prova sopravvenuta o successivamente scoperta, ma anche, e pi� semplicemente, la prova che non sia stata precedentemente disposta senza che, al riguardo, abbia alcun rilievo la distinzione tra prove �di merito� e prove �di rito�, trattandosi di norme preordinate all'accertamento di elementi essenziali per il giudizio, siano essi di natura sostanziale o processuale.
Cass. n. 9104/1998
Il potere del giudice di disporre d'ufficio nuove prove a norma dell'art. 507 c.p.p. non incontra limitazioni di sorta derivanti dal comportamento delle parti: in ordine all'esercizio di tale potere discrezionale, diretto allo scopo fondamentale del processo consistente nell'accertamento della verit�, il giudicante deve fornire adeguata motivazione solo se, richiesto circa l'assunzione di determinate prove, ritenga le indagini non necessarie, mentre non ricorre alcun obbligo di motivazione quando i mezzi di prova siano disposti e abbiano influenza sulla decisione.
Cass. n. 8936/1998
Il potere del giudice di disporre anche d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova previsto dall'art. 507 c.p.p. rientra nel compito del giudice di accertare la verit� ed ha la funzione di supplire all'inerzia delle parti o carenze probatorie, quando le stesse incidono in maniera determinante sulla formazione del convincimento e sul risultato del giudizio, sicch� la correttezza del suo uso �, in caso di esercizio, agevolmente riscontrabile sulla base dell'utilizzazione dei risultati, mentre una adeguata motivazione deve essere svolta nel caso di omesso esercizio in seguito ad istanza di parte.
Cass. n. 5806/1998
In materia di assunzione di nuove prove, per quanto l'assunzione della nuova prova, legata alla sussistenza dell'assoluta necessit�, sia attribuita al giudice come �potere� e non come obbligo, tale potere non deve essere inteso nel senso della mera discrezionalit�, postulandosi per l'esercizio di esso un'adeguata motivazione, pur se limitata alla valutazione circa la sussistenza o non dell'assoluta necessit� del nuovo mezzo di prova. Tale potere � sindacabile in sede di legittimit� ai sensi dell'art. 606 lett. e) c.p.p.
Cass. n. 5770/1998
La inammissibilit� della lista proposta dalla parte civile non esclude che il giudice, avvalendosi della facolt� conferita dall'art. 507 c.p.p., possa ritenere �assolutamente necessario� sentire un teste compreso in quella lista comunque acquisita agli atti. La ratio ispiratrice dell'art. 507 c.p.p. � da cercarsi nel fine primario ed ineludibile del processo penale, che rimane la ricerca della verit� al fine di pervenire ad una giusta decisione conferendo al giudice il potere di supplire anche a carenze probatorie o a decadenze delle parti.
Cass. n. 10109/1997
In tema di istruzione dibattimentale, all'ammissione di una prova nuova, ai sensi dell'art. 507 c.p.p., il giudice non pu� non fare seguire l'ammissione anche delle eventuali prove contrarie, sicch� la istanza di ammissione delle eventuali prove contrarie ? che non pu� che essere formulata dopo la decisione di disporre ex officio l'assunzione di nuovi mezzi di prova una volta esaurita l'attivit� probatoria gi� autorizzata ? integra a tutti gli effetti esercizio del diritto alla prova e concreta, perci�, rituale richiesta a norma dell'art. 495, secondo comma, c.p.p.
Cass. n. 10015/1997
Il potere di ammissione di ufficio di nuove prove, ex art. 507 c.p.p., deve essere esercitato quando risulti assolutamente necessario integrare la prova in relazione alle esigenze di ricerca della verit�, ed il carattere della novit�, secondo l'espressione ampia usata e la ratio della norma, comprende tutti i mezzi di prova nuovi rispetto a quelli (documentali e/o orali) acquisiti ad iniziativa delle parti, sicch� ben pu� costituire ?nuova prova? l'audizione di un teste che sia stato presente al dibattimento, non essendo prevista, al riguardo, nullit� alcuna.
Cass. n. 8259/1997
Il ricorso all'integrazione probatoria di ufficio, effettuato prima che sia terminata l'acquisizione delle prove, costituisce una mera irregolarit� procedimentale che, in mancanza di una specifica previsione normativa, non determina alcuna nullit� o inutilizzabilit�. (Nella fattispecie la Suprema Corte ha rigettato il ricorso con il quale era stata dedotta, tra l'altro, violazione di legge perch� si assumeva che il giudice di merito aveva fatto ricorso all'integrazione probatoria di ufficio, rinnovando l'incarico peritale quando l'acquisizione delle prove non era neppure iniziata).
Cass. n. 5747/1997
Il giudice ha l'obbligo di ricorrere al potere che l'art. 507 c.p.p. gli conferisce in ordine all'acquisizione anche d'ufficio di mezzi di prova quando ci� sia indispensabile per decidere non essendo rimessa alla sua mera discrezionalit� la scelta tra disporre i necessari accertamenti e prosciogliere l'imputato. Inoltre il giudice ha un obbligo specifico di motivazione in ordine al mancato esercizio di tale potere-dovere e perci� la mancanza di una adeguata giustificazione della propria condotta determina un vizio di motivazione lesivo della legge dal quale discende la nullit� della sentenza e la necessit� del rinvio al giudice di merito per un nuovo giudizio. (Nell'affermare il principio di cui in massima la Corte ha annullato con rinvio la sentenza con la quale il pretore aveva prosciolto l'imputato invece di ricorrere al potere di integrazione per verificare, ai fini della valutazione dell'utilizzabilit� della prova, se erano stati rispettati i diritti di difesa, avendo il pubblico ministero omesso di produrre di propria iniziativa la prova dell'avvenuto avviso).
Cass. n. 2542/1997
Nel nostro sistema processuale, pur avendo l'organo decidente carattere di terziet�, ha un residuale potere officioso di integrazione probatoria al fine di colmare le lacune lasciate dalle emergenze acquisite su impulso delle parti. Invero il giudice, ex art. 507 c.p.p., pu� disporre nuove prove, avendo come criterio direttivo e discretivo l'assoluta necessit� di completamento delle acquisizioni emerse nell'istruzione dibattimentale: in tal modo il giudice supera l'inerzia delle parti o pu� far propria un'iniziativa delle stesse formalmente scorretta. Pertanto, il mancato adempimento dell'onere di formulare la richiesta dei mezzi di prova nei modi e nei termini di legge non comporta l'impossibilit� assoluta della loro assunzione, ma fa s� che la parte sia esposta alla decisione discrezionale del giudice. (Nella specie, relativa a rigetto di motivo di ricorso avverso l'ordinanza con la quale il pretore, attivando i suoi poteri di ufficio ex art. 507 c.p.p., aveva acquisito esclusivamente prove a sostegno dell'accusa e non quelle di segno opposto richieste dalla difesa, la S.C. ha altres� osservato che �Differente situazione si determina quando la parte ha fatto richiesta di una prova decisiva ai sensi dell'art. 495 comma secondo c.p.p.; in tale ipotesi, il diritto della prova, inopinatamente non ammessa, si sostanzia in un error in procedendo che consente il ricorso in Cassazione (art. 606 comma primo sub d c.p.p.)�.
Cass. n. 5102/1996
Legittimamente va disposta dal giudice, ai sensi dell'art. 507 c.p.p., l'acquisizione al processo, con conseguente utilizzabilit�, del provvedimento prefettizio di sospensione della patente di guida adottato nei confronti di soggetto imputato del reato di cui all'art. 218, comma 6, D.L.vo 30 aprile 1992 n. 285, il quale si trovava inserito nel fascicolo del P.M., in difetto di divieti normativi ed essendo il documento rilevante sul piano probatorio per una giusta decisione.
Cass. n. 363/1996
Il potere del giudice di disporre d'ufficio nuove prove di cui all'art. 507 c.p.p. � stato previsto in funzione di riequilibrio per supplire alle carenze probatorie delle parti, quando tali carenze possano incidere in modo determinante sulla formazione del convincimento e sul risultato del giudizio. Perci� il giudice ha la possibilit� di esercitare il potere suppletivo conferitogli anche quando vi sia stata una assoluta inerzia da parte della pubblica accusa ed a maggior ragione quando, come nel caso di specie, il giudice ha ritenuto di dover escludere dagli atti del fascicolo del dibattimento, in quanto non atti irripetibili, la nota del genio civile e il rapporto dei vigili urbani sulla base dei quali l'accusa aveva ritenuto di poter documentalmente provare, senza bisogno di indicare ulteriori fonti di prova, gli illeciti urbanistici contestati all'imputato.
Cass. n. 9707/1995
Per nuovi mezzi di prova, che, ai sensi dell'art. 507 c.p.p., il giudice pu� disporre anche d'ufficio, si devono intendere quelli non introdotti in dibattimento ovvero provenienti da fonti probatorie esaminate in detta fase su circostanze diverse da quelle che si reputa necessario acquisire ai fini del completamento del quadro probatorio utile alla decisione. Nulla, pertanto, vieta che un teste gi� escusso nella fase dibattimentale possa essere risentito allorch� se ne prospetti la necessit�, tenuto pure conto che l'art. 506, comma 2, c.p.p., consente al presidente di rivolgere domande ai testimoni gi� esaminati.
L'assunzione di una testimonianza ai sensi dell'art. 507 c.p.p. in un momento diverso da quello indicato dalla norma (�terminata l'acquisizione delle prove�) costituisce mera irregolarit� e non � sanzionata n� sotto il profilo della nullit�, n� sotto quello dell'inutilizzabilit�; in particolare non pu� ravvisarsi, in tale ipotesi, alcuna nullit� di ordine generale ricollegabile all'art. 178, lett. c), c.p.p., in quanto l'escussione di un teste �anticipata� rispetto al termine dell'acquisizione delle prove, non pu� incidere sull'assistenza, sulla rappresentanza o sull'intervento dell'imputato.
Cass. n. 6683/1995
Alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 111 del 1993 va esclusa la sussistenza di qualsiasi limite all'esercizio del potere discrezionale del giudice del dibattimento di assumere nuove prove di ufficio ai sensi dell'art. 507 c.p.p.: ci� in forza del principio secondo cui �fine primario ed ineludibile del processo penale non pu� che rimanere quello della ricerca della verit� e tenuto conto che �ad un ordinamento improntato al principio di legalit� non sono consone norme di metodologia processuale che ostacolino in modo irragionevole il processo di accertamento del fatto storico necessario per pervenire ad una giusta decisione�.
Cass. n. 6196/1995
In materia probatoria, il potere suppletivo del giudice non trova preclusioni nel comportamento delle parti (quali la carenza di attivit� probatoria, le decadenze in cui queste siano incorse e lo stesso accordo sul rito) ma solo nella non necessariet� dell'esercizio dello stesso al fine del decidere. Ci� comporta che nei riti in cui il giudice pu� esercitare detto potere suppletivo, il rifiuto di detto esercizio dovr� essere motivato solo in relazione alla non necessariet� dell'accertamento richiesto ai fini del decidere.
Cass. n. 3646/1995
In materia di ricorso a mezzi di prova, nel dibattimento, i poteri del giudice sono soltanto residuali: l'art. 507 c.p.p. prevede una istruttoria gi� svolta ed una facolt�, non un obbligo del giudice di disporre nuovi mezzi di prova quando ci� sia assolutamente necessario. Quando manchi completamente l'iniziativa della parte processuale, la norma non attribuisce al giudice alcun ruolo di supplenza. Quando l'iniziativa di parte sia monca, il giudice pu� disporre il nuovo mezzo di prova, per esempio una testimonianza, se � in grado di individuare il possibile teste. Tuttavia, trattandosi di facolt� riservata al giudice di merito, non � ravvisabile nel mancato esercizio di essa la violazione di alcuna norma processuale; n� in alcun modo � ravvisabile vizio di motivazione, in assenza di una istanza rigettata tendente a sollecitare al giudice l'esercizio della predetta facolt�.
Cass. n. 3428/1995
La norma di cui all'art. 507 c.p.p. costituisce lo strumento di controllo da parte del giudice rispetto all'inerzia, agli errori o alla rinuncia del pubblico ministero. In proposito la legge delega 16 febbraio 1987, n. 81, al punto 73, ultima parte, prevede per la fase dibattimentale �il potere del giudice di disporre l'assunzione di mezzi di prova� senza alcuna aggettivazione o limitazione, ad illustrazione della volont� del legislatore delegante di consentire al giudice del dibattimento, esaurita l'iniziativa delle parti (sia perch� non esercitata, sia perch� non idonea a fornire certezze probatorie sufficienti per una qualsiasi decisione), di potere autonomamente acquisire tutte quelle prove necessarie per l'adozione della decisione di merito con la quale deve necessariamente chiudersi il processo. (Nella specie, relativa ad annullamento con rinvio di sentenza di assoluzione nel merito, la Suprema Corte ha osservato che, una volta accertata e dichiarata la nullit� delle analisi per vizio procedimentale, la richiesta di perizia avanzata dal dibattimento del P.M. costituiva corretta sollecitazione del potere-dovere di integrazione probatoria demandato al giudice dall'art. 507 c.p.p.).
Cass. n. 2853/1995
Non si ha insufficiente indicazione dell'enunciazione del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare l'applicazione di misure di sicurezza, qualora si abbia l'individuazione dei tratti essenziali del fatto di reato attribuito dotata di adeguata specificit� sicch� l'imputato possa apprestare la sua difesa. Infatti, in considerazione della centralit� del dibattimento, dei poteri conferiti al giudice sia in materia di integrazione del materiale probatorio insufficiente o mancante ex art. 507 c.p.p. sia in tema di ammissione di prove, e della possibilit� di procedere a contestazione suppletiva ed a modificazione dell'imputazione ex art. 516 c.p.p., sicch� l'imputazione appare magnetica e suscettibile sempre di precisazioni, non sembra necessaria una dettagliata imputazione in aderenza con le novit� del nuovo sistema processuale, disancorato da visioni formalistiche e da valori epistemologici delle radici letterali e teso a considerare l'imputazione nel suo complesso ed il fondamentale principio iura novit curia. (Fattispecie relativa all'esecuzione di un intervento di ristrutturazione di un immobile con modificazione di destinazione di uso in zona soggetta a vincolo, per il quale � necessaria la concessione edilizia, effettuata tramite il rilascio di una semplice autorizzazione, inquadrata dal P.M. nello schema dell'autorizzazione illegittima e ritenuta dal giudice del dibattimento non sufficientemente precisata).
Cass. n. 2361/1995
Per quanto l'assunzione della nuova prova, legata alla sussistenza dell'assoluta necessit�, sia attribuita al giudice come �potere� e non come obbligo (arg. ex art. 507 c.p.p.), tale potere non deve essere inteso nel senso della mera discrezionalit�, postulandosi per l'esercizio o per il mancato esercizio di esso un'adeguata motivazione, pur se limitata alla valutazione circa la sussistenza o non dell'assoluta necessit� del nuovo mezzo di prova. La carenza di siffatta risposta motivata si traduce in una violazione di legge. (Nella specie la Suprema Corte ha ritenuto che non si sottrae a censura il rigetto, con l'ordinanza dibattimentale, della richiesta del P.M. di assunzione di nuovi mezzi di prova: stante il carattere di assoluta necessit� di tale prova (solo attraverso l'audizione di un funzionario del competente ufficio delle imposte o l'acquisizione di idonea documentazione era possibile accertare se la denuncia fiscale fosse stata o non presentata), l'organo giudicante era chiamato ad esercitare il potere espressamente previsto dall'art. 507 c.p.p. in ordine all'assunzione, anche di ufficio, di tale nuovo mezzo di prova).
Cass. n. 10762/1994
Il decorso del termine segnato dall'art. 495 c.p.p. non pu� avere efficacia preclusiva dell'ammissione, indipendentemente dalla disciplina dettata dall'art. 507 c.p.p., di nuove prove che non siano manifestamente infondate o superflue, intendendosi per �nuove� quelle prove i cui elementi siano venuti ad esistenza o siano stati conosciuti dalle parti successivamente al termine anzidetto.
Cass. n. 9909/1994
In tema di istruzione dibattimentale, il potere del giudice di disporre anche di ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova, ove risulti assolutamente necessario, ai sensi dell'art. 507 c.p.p., non pu� essere limitato dal principio della cosiddetta discovery: ed invero trattasi di principio che opera esclusivamente nei rapporti fra le parti. (Nella fattispecie, il tribunale aveva disposto l'acquisizione al dibattimento di filmati e fotografie, e la Suprema Corte � affermando che non si era trattato di prove fornite o richieste dal P.M. bens� di prove ritenute necessarie dal tribunale � ha ritenuto infondata la censura del ricorrente che al riguardo aveva denunciato la violazione del principio della discovery)
Cass. n. 7477/1994
La �novit� della prova � quale requisito del potere di supplenza in materia di assunzione di prova spettante al giudice ai sensi dell'art. 507 c.p.p. � deve rapportarsi agli elementi probatori gi� esistenti in atti e non essere �nuova� in assoluto, sicch� a nulla rileva che la medesima, seppur conosciuta, non sia stata tempestivamente dedotta dalle parti ovvero in precedenza dichiarata inammissibile, ininfluente o sovrabbondante. Invero, semprech� ne ricorra la necessit� ai fini dell'accertamento della verit� � ovviamente processuale e non assoluta � nulla vieta che il giudice possa fare propria un'iniziativa mancante ovvero rivedere un proprio giudizio precedentemente espresso e in un momento successivo superato dall'evoluzione dell'istruttoria dibattimentale.
Cass. n. 4702/1994
L'assoluta necessit� di assunzione di nuovi mezzi di prova, di cui all'art. 507 c.p.p., lungi dal postulare il dovere di assumerli, non esclude � ma al contrario introduce ed esige � l'apprezzamento del giudice, come indica la stessa dizione dell'articolo citato laddove evidenzia che �il giudice pu� disporre anche d'ufficio l'assunzione�, senza dire n� �deve�, n� puramente e semplicemente �dispone�. Trattasi di un apprezzamento rimesso unicamente al giudice e fondato su tutte le risultanze probatorie adeguatamente dallo stesso valutate.
Cass. n. 4616/1994
Nell'esercizio del potere di ammissione di nuove prove, conferitogli dall'art. 507 c.p.p. il giudice ? tenuto a non trascurare che �fine primario ed ineludibile del processo penale non pu� che rimanere quello della ricerca della verit� e che ad un ordinamento improntato al principio di legalit�, nonch� al connesso principio di obbligatoriet� dell'azione penale non sono consone norme di metodologia processuale che ostacolino in modo irragionevole il processo di accertamento del fatto storico necessario per pervenire ad una giusta decisione ? � stato munito dal legislatore, al fine di evitare assoluzioni o condanne immeritate, di un potere riequilibrante atto a supplire alle carenze probatorie delle parti, quando le stesse incidano in modo determinante sulla formazione del convincimento e sul risultato del giudizio. La correttezza dell'uso del detto potere �, poi, agevolmente riscontrabile sulla base dell'utilizzazione dei risultati delle nuove prove sia nella formazione del convincimento sia nella motivazione della decisione.
Cass. n. 724/1994
In tema di ammissione di nuove prove (art. 507 c.p.p.), non sussiste l'obbligo del giudice di disporre d'ufficio tutte le prove astrattamente pertinenti e rilevanti, bens� il potere-dovere di disporre nuovi mezzi di prova quando risulti �assolutamente necessario�. Le nuove prove, rispetto a quelle inizialmente richieste dalle parti, sono soggette ad una pi� penetrante e approfondita valutazione della loro pertinenza e rilevanza che � correlativa alla pi� ampia conoscenza dei fatti di causa gi� acquisita. L'esercizio di tale potere-dovere, correlato alla difficolt� che il giudice ritiene sussistente di procedere ad un compiuto accertamento dei fatti sulla base delle risultanze gi� acquisite, pu� essere sindacato in sede di legittimit�, ma in limiti pi� ristretti del potere di ammissione delle prove a richiesta di parte, disciplinato dall'art. 190 c.p.p., richiedendosi una manifesta assoluta necessit� della trascurata assunzione probatoria, emergente dal testo della sentenza impugnata.
Cass. n. 10819/1993
Il potere del giudice di disporre d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova, previsto dall'art. 507 c.p.p., pu� essere esercitato anche a conclusione del dibattimento, terminata la discussione, dal momento che non sussiste alcuna preclusione in relazione alla possibilit� di riaprire il dibattimento per assumere nuove prove, se queste sono decisive (art. 523, comma settimo c.p.p.). (Fattispecie nella quale l'integrazione della prova, intesa ad ottenere l'escussione di un testimone e l'acquisizione degli atti relativi al procedimento per l'applicazione di una misura di prevenzione, � stata disposta quando si era conclusa l'acquisizione delle prove richieste dal pubblico ministero e dalla difesa dell'imputato).
Cass. n. 9483/1993
Dall'ammissione di una �prova nuova� ai sensi dell'art. 507 c.p.p. discende che ad essa possa seguire anche quella di eventuali prove contrarie.
Il potere di supplenza in materia di assunzione di prove spettante al giudice ai sensi dell'art. 507 c.p.p. pu� essere esercitato, giusto il disposto di tale norma, solo se risulti �assolutamente necessario�; detto potere � dunque ben delimitato, nel senso che l'assoluta necessit� che la norma esige in tanto pu� ritenersi sussistere in quanto il mezzo di prova appaia dagli atti del giudizio e la sua assunzione si riveli determinante.
Cass. n. 3431/1993
L'assoluta necessit� di assunzione di nuovi mezzi di prova, di cui all'art. 507 c.p.p. (ammissione di nuove prove), lungi dal postulare il dovere di assumerli, non esclude, ma al contrario introduce ed esige, l'apprezzamento del giudice, come indica la stessa dizione dell'articolo citato laddove evidenzia che �il giudice pu� disporre anche di ufficio l'assunzione�, senza dire n� �deve�, n� puramente e semplicemente �dispone�. Trattandosi di un apprezzamento, il giudice deve darne conto con ordinanza, come tale, adeguatamente motivata.
Cass. sez. un. n. 11227/1992
Il potere del giudice di disporre anche d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova previsto dall'art. 507 c.p.p. pu� esser esercitato anche con riferimento a quelle prove che le parti avrebbero potuto richiedere e non hanno richiesto. (La Cassazione ha precisato che ai fini di cui all'art. 507 c.p.p. per prova �nuova� deve intendersi la prova non disposta precedentemente e non invece la prova sopravvenuta o scoperta, ed ha altres� sostenuto che all'ammissione di una prova �nuova� ai sensi del suddetto articolo il giudice non potrebbe non far seguire l'ammissione anche delle eventuali prove contrarie).
Il potere del giudice di disporre anche di ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova ai sensi dell'art. 507 c.p.p. sussiste anche nel caso in cui non vi sia stata in precedenza alcuna �acquisizione delle prove�. (Nell'affermare il principio di cui in massima la Cassazione ha evidenziato che le parole �terminata l'acquisizione delle prove�, con le quali esordisce l'art. 507 c.p.p., indicano il momento dell'istruzione dibattimentale in cui pu� avvenire l'ammissione delle nuove prove e non invece il presupposto per l'esercizio del potere del giudice).

References: Articolo 507

Cass. 
 art. 507

Cass. 
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Cass. sez. 

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 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 art. 129

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 art. 507

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 art. 507

Cass. 

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 sentenza 
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Cass. 
 art. 507
 art. 507

Cass. 

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Cass. 
 sentenza 

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 sentenza 

Cass. 
 art. 507
 art. 516

Cass. 
 art. 507

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 sentenza 

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Cass. sez.