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Timestamp: 2017-06-23 05:34:40+00:00

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1 TOP NEWS FINANZA LOCALE TOP NEWS FINANZA LOCALE 18/11/2009 Corriere della Sera - NAZIONALE Acqua ai privati, scontro sulla fiducia 18/11/2009 Corriere della Sera - MILANO Maroni e la Moratti divisi dalla moschea 18/11/2009 Il Sole 24 Ore «Reverse» d'obbligo per chi acquista da non residenti 18/11/2009 Il Sole 24 Ore Incentivi e rogiti senza tetti di spesa 18/11/2009 Il Sole 24 Ore Nuovo stop alla tassa sul lusso 18/11/2009 Il Sole 24 Ore Fischi a Fillon, il congresso dei sindaci boccia le riforme 18/11/2009 Il Sole 24 Ore Salvate solo leggi approvate prima del /11/2009 Il Sole 24 Ore Voto di fiducia sui servizi locali 18/11/2009 Il Sole 24 Ore Vertice a Roma. Firmato un patto per contrastare il traffico di droga 18/11/2009 La Repubblica - Nazionale Battaglia sull'acqua ai privati il governo chiede la fiducia 18/11/2009 La Repubblica - Milano Moschea, Maroni si chiama fuori 18/11/2009 Il Giornale - Genova Forum con Vinai I Comuni chiedono un altro patto di stabilità 18/11/2009 Il Giornale - Nazionale Il ministro Maroni lancia l'allarme: «I volantini dei Nat segnali pericolosi» 18/11/2009 Avvenire - Nazionale Finanziaria, ecco il pacchetto welfare2 18/11/2009 Avvenire - Nazionale Hu-Obama nel segno del realismo: «Cooperiamo» 18/11/2009 Avvenire - Nazionale Ma la Lega insiste e fa i conti del federalismo 18/11/2009 ItaliaOggi Fabbricati ex rurali, trasferimenti ai comuni 18/11/2009 ItaliaOggi Lo scudo aiuti i comuni 18/11/2009 Brescia Oggi Ecco il Comune amico... degli agenti del Fisco 18/11/2009 Corriere del Veneto - PADOVA Zanonato: «Caro Maroni, i Comuni sono senza soldi» 18/11/2009 Corriere delle Alpi - Nazionale Scelto il nuovo direttivo Anci Il vicepresidente va alla Lega con la thienese Maria Busetti 18/11/2009 Giornale di Brescia «Evasione, decisivi i Comuni» 18/11/2009 Il Mattino di Padova - Nazionale Zanonato e Maroni sono d'accordo 18/11/2009 La Padania La riforma indispensabile e urgente 18/11/2009 La Padania Garantisce autonomia e responsabilità 18/11/2009 La Padania Caparini: «Finalmente avremo uno Stato più equo» 18/11/2009 La Padania Così cambierà il Paese Risparmi per 20 miliardi 18/11/2009 La Padania Fontana: gli Enti locali del Nord sono pronti a fare la loro parte 18/11/2009 La Padania AI COMUNI IL DENARO DELLO SCUDO FISCALE 18/11/2009 Unione Sarda «Risorse per gli enti locali»3 18/11/2009 Il Sole 24 Ore - CentroNord Sui comuni la mina dei rifiuti 18/11/2009 Il Sole 24 Ore - NordOvest Zone franche, la Vallée ci riprova 18/11/2009 Il Sole 24 Ore - NordOvest Piemonte fermo per elezioni: una Finanziaria senza scelte 18/11/2009 Il Sole 24 Ore - Sud Possibile studiare solo una limatura 18/11/2009 La Cronaca Di Piacenza Reggi da Berlusconi «Gli chiederò di rimborsarci l'ici» 18/11/2009 Il Sole 24 Ore - Lombardia Famiglie, imprese e sociale: oggi la banca è sempre più del territorio 18/11/2009 Il Sole 24 Ore - Lombardia Skilift e seggiovie travolti dall'ici 18/11/2009 Il Sole 24 Ore - Roma Ancora lontano il taglio dell'irap 18/11/2009 Il Sole 24 Ore - Roma «Margini ristretti per giunta e aula» 18/11/2009 Il Sole 24 Ore - Roma Bilancio «tecnico» per il Lazio ma confermati i fondi anticrisi 18/11/2009 Il Sole 24 Ore - Lombardia «A rischio i servizi e il federalismo» 18/11/2009 Il Sole 24 Ore - Lombardia Patto impossibile per i sindaci4 TOP NEWS FINANZA LOCALE 42 articoli5 18/11/2009 Corriere della Sera Pag. 15 ED. NAZIONALE Servizi pubblici Alla Camera il governo blinda il decreto Ronchi che liberalizza il settore dal 2011 Acqua ai privati, scontro sulla fiducia L'opposizione: è un golpe a danno dei cittadini. I dubbi della Lega Il Carroccio Il leghista Reguzzoni: «Avremmo voluto far corrispondere il testo alla nostra posizione storica a favore dell'acqua pubblica» I Democratici La pd Sereni: «Pochi grandi gruppi faranno affari d'oro a discapito degli utenti che subiranno l'aumento delle tariffe» Roberto Bagnoli ROMA - Il governo ha deciso di chiedere alla Camera la fiducia sul decreto Ronchi, già approvato al Senato, che prevede una risoluzione delle infrazioni comunitarie e la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, acqua compresa. Il ricorso alla fiducia, la numero 26 dell'attuale legislatura, è stata annunciata dal ministro per i Rapporti con il parlamento Elio Vito (si voterà oggi pomeriggio per finire domani) e motivata dall'agenda che prevede la decadenza del decreto se non convertito in legge entro il 24 novembre. «Pongo la questione di fiducia - ha detto Vito - sul testo approvato dalla Commissione che è identico a quello varato dal Senato». L'urgenza, in realtà, visto che manca ancora una settimana sarebbe giustificata dal pericolo di un ennesimo assalto alla diligenza da parte delle lobbies locali: a metà mattinata erano arrivati a 180 gli emendamenti per modificare il testo già profondamente rimaneggiato nel passaggio a Palazzo Madama. C'è anche chi ipotizza, in questo clima di forte tensione all'interno del Pdl e nei rapporti con la Lega, una forzatura del governo per mettere alla prova la tenuta della maggioranza. L'opposizione ha gridato al golpe su un tema così delicato come la gestione dell'acqua. Ma anche la Lega ha storto la bocca. Per Marco Reguzzoni, vicepresidente del Carroccio alla Camera, «avremmo voluto migliorare ancora di più il testo per farlo corrispondere alla propria posizione storica a favore dell'acqua pubblica». Perplessità anche da parte dell'onorevole finiano Fabio Granata sull'utilizzo della fiducia su un argomento così delicato come la privatizzazione dell'acqua. Se il Pd ha stigmatizzato con forza il proprio dissenso - «Pochi grandi gruppi faranno affari d'oro e discapito dei cittadini», ha detto il vicepresidente pd Marina Sereni - l'italia dei valori e i Verdi hanno annunciato una raccolta di firme per indire un referendum contro gli effetti del decreto. Il portavoce dell'idv Leoluca Orlando ha definito la scelta della fiducia «spregiudicata e assurda mentre invece servirebbero misure ancora più democratiche». La riforma dei servizi pubblici, attesa da anni e fortemente voluta da Confindustria che ha sempre denunciato gli effetti distorsivi sul mercato della situazione attuale, con l'incredibile proliferazione delle spa locali arrivate a superare quota 4 mila, ha già subito un ridimensionamento rispetto alle richieste iniziale dei «liberisti». Dal raggio di azione del decreto Ronchi sono infatti stati esclusi la distribuzione del gas e dell'energia elettrica, il trasporto ferroviario regionale e le farmacie comunali oltre a una generica difesa del monopolista pubblico con l'esclusione del parere preventivo dell'antitrust sulle deroghe alle gare. Pur mutilata, la riforma è importante e prevede che entro il 2011 decadano tutte le aziende pubbliche che non abbiano ceduto almeno il 30% del capitale a soggetti privati e che la gestione sia affidata a privati tramite gara. Dovrebbero bloccarsi anche le gestioni in house (cioè controllate direttamente dagli enti pubblici locali) a meno che non cedano a privati una quota non inferiore al 40%. Il ruolo del privato è stato comunque ridimensionato durante l'iter del Senato: i suoi compiti operativi saranno «specifici» e non globali come nella versione originale. Molte le «ambiguità» alla fine rimaste nel testo frutto della lunga mediazione dentro la maggioranza. Come la norma che consente alle società degli autobus urbani ed extraurbani di mantenere in vita i contratti esistenti anche oltre le scadenze imposte dalla stessa riforma. TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/2009 56 18/11/2009 Corriere della Sera Pag. 15 ED. NAZIONALE Così per quanto riguarda l'acqua, grazie a un emendamento proposto dal Pd, la gestione dovrà essere privata ma la proprietà dovrà restare pubblica. La portata della riforma dipenderà molto dall'interpretazione che di queste norme farà il regolamento attuativo che dovrà essere varato entro la fine dell'anno su proposta del ministro delle Regioni Raffaele Fitto. RIPRODUZIONE RISERVATA La scheda Il governo La fiducia chiesta dal governo alla Camera sul decreto Ronchi è la 26ª della legislatura I voti precedenti Il 25 giugno 2008 sul decreto fiscale; il 15 luglio sul decreto sicurezza; il 21 luglio e l'1 e il 5 agosto sempre sulla manovra; il 7 ottobre sul decreto scuola; il 22 ottobre sul decreto Alitalia; il 2 dicembre sul decreto sanità. Nel 2009: il 7 gennaio sul decreto per l'università; il 14 e 27 gennaio (Camera e Senato) sul decreto anticrisi; due volte sul decreto mille proroghe (11 e 19 febbraio); il 2 e 8 aprile sullo stesso decreto incentivi; il 13 maggio (tre votazioni) su ddl sicurezza; il 10 giugno sul maxi emendamento al ddl intercettazioni. Il 2 luglio, poi, tre fiducie sul ddl sicurezza al Senato. Sul decreto anticrisi, fiducia alla Camera il 24 luglio e al Senato l'1 agosto. L'ultima fiducia il 30 settembre sul decreto anticrisi, che contiene le norme sullo scudo fiscale Il confronto Nello stesso periodo, nella scorsa legislatura, il governo Prodi aveva chiesto la fiducia su singoli provvedimenti 18 volte TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/2009 67 18/11/2009 Corriere della Sera Pag. 3 MILANO Maroni e la Moratti divisi dalla moschea «Luoghi di culto per gli islamici? Decida il sindaco». De Corato: ci aveva fatto promesse, non le ha mantenute Roberto Maroni L'apertura o meno di una moschea non riguarda il ministro dell'interno. Io mi occupo di sicurezza Letizia Moratti Quando ci sono aspetti che riguardano l'ordine pubblico preferiamo lavorare con la Prefettura Andrea Senesi «Decida il Comune», dice il ministro da una parte. «Ci sono questioni di sicurezza che vanno affrontate col prefetto e quindi col governo», ribatte il sindaco dall'altra. La moschea, ovvero la decisione che nessuno vuol prendere. Il gioco al rimpallo va in scena alle Stelline, al convegno organizzato dall'anci su Comuni e federalismo fiscale. Ospite d'onore proprio Roberto Maroni. Neanche il tempo di sfilarsi il cappotto e la patata bollente è scaricata: «L'apertura o meno di una moschea non è una questione che riguarda il ministro dell'interno. Io mi occupo di sicurezza. La moschea è una decisione che spetta al Comune». Certo, concede Maroni, «ci sono poi delle implicazioni collegate alla sicurezza e sono lieto di discuterne. Lo abbiamo già fatto e continueremo a farlo». Al convegno si parla di ordinanze, patti di stabilità e vincoli finanziari imposti agli enti locali. Terminati i lavori, i due, ministro e sindaco, si ritagliano mezz'ora di faccia a faccia. Alla fine, il ministro scappa via con la bocca cucita. Il sindaco qualcosa invece concede: «Quando ci sono aspetti che riguardano l'ordine pubblico preferiamo lavorare con la Prefettura. E il ministro ha condiviso quest'approccio». La tensione rimane alta anche nel pomeriggio. Attacca il vicesindaco Riccardo De Corato: «La questione non riguarda competenze in materia urbanistica, ma di sicurezza. Ed è quindi il ministro che ci deve dire se ci siano standard sufficienti in città, visto l'allarme sul terrorismo "in franchising". Ed è lo stesso ministro che ci ha chiesto collaborazione, dopo aver annunciato una normativa ad hoc sui luoghi di culto. Normativa che stiamo ancora aspettando». La replica è affidata al capogruppo lumbard in Consiglio, Matteo Salvini: «A Milano non c'è né spazio né bisogno di una moschea e ci aspettiamo che anche il sindaco rompa gli indugi e lo dica con chiarezza. In ogni caso le parole del ministro dimostrano una cosa sola: la Lega sul tema ha un'unica opinione». Di moschee si torna a parlare anche in Triennale, dove l'assessore all'urbanistica Carlo Masseroli presenta il suo piano di governo del territorio a imprenditori e professionisti. La domanda è quasi inevitabile. L'assessore non si sottrae: «Ho sempre detto che a Milano non c'è lo spazio per una grande moschea. Viceversa il Pgt prevede la possibilità per chiunque di comprare piccole aree da destinare a luoghi di culto». Di più. Poiché i «servizi» non «consumano» volumetrie, l'eventuale acquirente islamico potrà successivamente rivendere i diritti edificatori maturati. RIPRODUZIONE RISERVATA TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/2009 78 18/11/2009 Il Sole 24 Ore Pag. 37 Iva. Non rilevante la stabile organizzazione in Italia «Reverse» d'obbligo per chi acquista da non residenti Più oneri contabili con vantaggi economici Renato Portale Giuseppe Romano Un operatore italiano che acquista beni e servizi da un soggetto non residente, dal 1 gennaio, dovrà sempre attivare l'inversione contabile, anche se il fornitore estero è identificato o ha nominato un rappresentante fiscale in Italia. I poteri e gli obblighi del rappresentante fiscale in ordine alla fatturazione delle operazioni attive saranno, così, ridotti. Per contro gli acquirenti italiani sopporteranno un obbligo contabile maggiore dovuto alla autofatturazione degli acquisti, ma avranno un consistente vantaggio economico non dovendo pagare l'iva al fornitore identificato o con rappresentante fiscale in Italia. Con le modifiche apportate all'articolo 17 del Dpr n.633/72 dallo schema di decreto legislativo approvato dal consiglio dei ministri il 12 novembre (si veda «Il Sole 24 Ore» del 13, 14 e 15 novembre), il meccanismo del reverse charge sarà applicato a tutti gli acquisti di beni o servizi che gli operatori stabiliti in Italia effettueranno da un soggetto non residente nello Stato. Pertanto il metodo dell'inversione contabile, che è obbligatorio fino al 31 dicembre 2009 solo per i servizi previsti nell'articolo 7, quarto comma, lettera d) del decreto Iva, dal 2010 diviene regola generale anche per gli acquisti di beni e per tutte le prestazioni di servizi fornite in Italia da soggetti non residenti nei confronti di soggetti passivi d'imposta stabiliti nel territorio dello Stato. Il legislatore ha voluto così ampliare l'obbligo contenuto nel nuovo articolo 196 della direttiva di rifusione 2006/112, utilizzando la facoltà consentita dal precedente articolo 194 che già tanti paesi Ue (Belgio in prima linea) adottano da diversi anni. La regola obbligatoria dell'inversione contabile non opera se il soggetto non residente fornisce beni o servizi a un soggetto nazionale, facendo intervenire attivamente e fattivamente la sua stabile organizzazione in Italia. Il fatto che i soggetti esteri identificati o con rappresentante fiscale in Italia non potranno più emettere fattura con Iva ai loro clienti italiani impedirà loro di compensare l'eventuale imposta a credito sugli acquisti effettuati in Italia. Sicché gli stessi si vedranno costretti a chiedere il rimborso dell'iva pagata a monte e sopportare i cronici ritardi italiani, con gli ulteriori costi amministrativi della fideiussione. I soggetti non residenti potranno, però, valutare se è più conveniente per loro chiedere l'identificazione diretta o revocare la nomina del rappresentante fiscale per attivare il rimborso dell'iva pagata sugli acquisti o sulle importazioni effettuate in Italia a Pescara, attraverso la procedura di rimborso prevista dal futuro articolo 38-bis 2 che sostituirà dal 1 gennaio l'ottava direttiva. La nuova disciplina dell'inversione contabile non si applica nell'ipotesi in cui il fornitore è un soggetto non residente in Italia mentre il cessionario o committente è un soggetto stabilito fuori del territorio dello Stato. Infatti, qualora sia il cedente o il prestatore che il cessionario o il committente siano soggetti esteri deve essere il fornitore ad identificarsi direttamente o nominare il rappresentante fiscale, rimanendo egli il debitore dell'imposta secondo la disposizione generale di cui al primo comma dell'articolo 17 secondo il quale l'iva è dovuta dal soggetto passivo che effettua la cessione di beni o la prestazione di servizi. Infine, va osservato che qualora l'acquirente italiano riceva una fattura con Iva dal fornitore non residente che utilizza il numero della identificazione diretta o del rappresentante fiscale ed, erroneamente, detrae l'imposta addebitata in fattura, torna applicabile il regime più favorevole previsto dall'articolo 9-bis del decreto legislativo 471/97, introdotto dalla legge finanziaria 2008, che prevede una sanzione ridotta del 3%, riconoscendo legittima da detrazione dell'iva se l'imposta è versata dal fornitore. La fattispecie, infatti, è identica all'errata applicazione dell'inversione contabile prevista in caso di obbligo interno di autofatturazione (cessione di oro industriale, subappalti, cessioni di immobili strumentali e cessione di rottami eccetera). TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/2009 89 18/11/2009 Il Sole 24 Ore Pag. 37 RIPRODUZIONE RISERVATA TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/2009 910 18/11/2009 Il Sole 24 Ore Pag. 37 Enti locali. Via libera da Corte conti Incentivi e rogiti senza tetti di spesa Tutto da rifare per gli enti locali che avevano seguito l'interpretazione più rigida delle «spese di personale» che dal 2007 le leggi finanziarie impongono di ridurre. La sezione delle Autonomie della Corte dei conti ha dato il via libera (con la delibera 16/2009 diffusa ieri) a una versione "leggera" delle spese da ridurre, escludendo dal calcolo gli incentivi ai progettisti interni, i diritti di rogito che spettano ai segretari comunali e gli incentivi per il recupero dell'ici. Per i comuni è una buona notizia. La novità è rilevante perché ridefinisce, in modo più favorevole per le amministrazioni locali, il cardine della disciplina del personale nella Pa territoriale. Dal 2007, con la legge 296/2006, gli enti soggetti al patto di stabilità devono garantire una riduzione tendenziale delle «spese di personale», mentre i comuni piccoli, esclusi dal patto, hanno il divieto di superare le uscite registrate nel Una definizione chiara delle «spese di personale» da tenere sotto questo controllo rigido, però, non è mai arrivata, e nel silenzio della norma si sono sviluppate le interpretazioni più diverse. L'interpretazione della Corte alleggerisce il conto degli enti, permettendo di escludere dal calcolo tre voci che possono raggiungere somme importanti. Il primo dato a uscire dalle verifiche è rappresentato dagli incentivi ai progettisti interni, che ottengono un bonus pari allo 0,5% del valore dell'opera (era il 2% fino al 2008) come "premio" per i risparmi ottenuti dall'ente sugli incarichi esterni. Questi incentivi, sottolinea la Corte, sono senza dubbio spese di investimento, sono iscritte al titolo II delle uscite e rientrano nei fondi per le opere pubbliche. Anche i diritti di rogito sono «pagati con fondi che si autoalimentano con i frutti dell'attività dei dipendenti», e quindi nella lettura dei magistrati non comportano un aumento «effettivo» di spesa. Riflessioni simili riguardano gli incentivi al recupero dell'evasione Ici: sono spese che in ultima analisi servono per aumentare le entrate tributarie dell'ente, con un conseguente «miglioramento del saldo complessivo», e come tali possono sfuggire alla disciplina dei controlli nati per tenere a freno gli stipendi. G. Tr. RIPRODUZIONE RISERVATA Le voci escluse Incentivi ai progettisti È il bonus riconosciuto ai progettisti interni per i risparmi che con la loro attività consentono di ottenere sugli incarichi di progettazione. La Corte dei conti sottolinea che si tratta di «spese di investimento», finanziate con i fondi per le opere pubbliche Diritti di rogito Sono i diritti spettanti ai segretari comunali per le attività di rogito. Per la corte si tratta di «fondi che si autoalimentano», quindi non comportano oneri aggiuntivi per gli enti Incentivi recupero Ici Sono i bonus per l'attività di lotta all'evasione tributaria. L'esito di questa attività è un miglioramento dei saldi, che quindi compensa le uscite TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/11 18/11/2009 Il Sole 24 Ore Pag. 33 Corte di giustizia. La Sardegna ha violato la concorrenza Nuovo stop alla tassa sul lusso Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato Aveva suscitato molte polemiche la cosiddetta «tassa sul lusso», quando tre anni fa era stata introdotta in Sardegna. La Corte di Giustizia europea ieri l'ha bocciata senza appello, ritenendola contraria al principio della libera prestazione dei servizi nell'unione e in aperto contrasto con il regime di concorrenza europeo. In breve, la legge regionale che dal 2006 ha assoggettato a imposta tutti i turisti che attraccano nei porti dell'isola o atterrano nei suoi aeroporti con velivoli privati, viola il diritto comunitario. Con la legge 4/2006 la Regione allora guidata da Renato Soru decide di applicare a tutte le persone fisiche e giuridiche con domicilio fiscale fuori dalla Sardegna una tassa sullo scalo turistico nell'isola, con la motivazione che gli introiti avrebbero finanziato la politica di tutela dell'ambiente. Nel mirino le imbarcazioni da diporto di lunghezza superiore ai 14 metri e gli aerei privati. Investita da due ricorsi presentati dal Governo, la Corte Costituzionale italiana dubita della legittimità del provvedimento rispetto alla normativa europea. E per questo passa la palla ai giudici di Lussemburgo. Che ieri hanno reso una sentenza che smonta letteralmente la decisione sarda. Il principio di libera prestazione dei servizi risulta infatti violato dalla cosiddetta tassa sul lusso, perchè quelli sui quali grava il tributo «possono rivestire un carattere transfrontaliero, visto che l'imposta incide sui servizi offerti da imprese stabilite in Sardegna a cittadini o imprese di un altro Stato membro». Complice la tassa, questi servizi diventano più onerosi di quelli forniti dagli esercenti locali. Con il risultato che «il costo supplementare per le operazioni di scalo a carico degli operatori con domicilio fiscale fuori dal territorio regionale e stabiliti in altri Stati membri crea un vantaggio a favore delle imprese con sede in Sardegna». Secondo la Corte, la disparità di trattamento tra residenti e non residenti restringe la libera circolazione, in quanto «non vi è nessuna obiettiva diversità di situazione che giustifichi questa disparità tra le varie categorie di contribuenti». È poi irrilevante il fatto che le entrate che ne derivano serva a finanziare l'azione della Regione a tutela dell'ambiente, poichè l'imposta sullo scalo non ha la stessa natura nè gli stessi obiettivi delle altre imposte a carico dei contribuenti sardi. È vero che barche e aerei inquinano ma lo fanno indipendentemente dal loro domicilio fiscale e allo stesso modo di quelli dei residenti. La tassa si configura poi come un aiuto pubblico illecito e quindi distorsivo della concorrenza europea per quattro ragioni: riguarda gli scambi tra Stati membri perchè incide sui servizi forniti in occasione dello scalo. Falsa la concorrenza perchè attribuisce un vantaggio economico agli operatori stabiliti in Sardegna. In quanto prevede che alcune imprese non vi siano assoggettate, la legge regionale rinuncia poi a un gettito potenziale. Infine, offre un vantaggio fiscale di natura selettiva esclusivamente alle imprese stabilite sul territorio regionale rispetto a quelle che non vi hanno domicilio fiscale. RIPRODUZIONE RISERVATA TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/12 18/11/2009 Il Sole 24 Ore Pag. 13 Francia. Timori per il mancato gettito della taxe professionelle Fischi a Fillon, il congresso dei sindaci boccia le riforme MALCONTENTO BIPARTISAN Anche 23 senatori di maggioranza chiedono di cambiare il progetto di legge Oggi Sarkozy riceverà 700 primi cittadini Attilio Geroni.c PARIGI. Dal nostro corrispondente Come l'anno scorso, il primo ministro François Fillon è andato a prendersi fischi e urla di riprovazione dai sindaci di Francia riuniti in congresso a Parigi. Nicolas Sarkozy è stato alla larga da un appuntamento che aveva invece onorato nei due anni precedenti perché per lui tira davvero una brutta aria. I politici locali, e non soltanto quelli dell'opposizione di sinistra, non amano due importanti riforme in corso di approvazione: l'abolizione della taxe professionnelle, equivalente della nostra Irap, e la ridefinizione delle competenze territoriali di comuni, regioni e dipartimenti. «Dov'è Sarkò? Dov'è Sarkò?», ha urlato la platea al palazzo dei congressi della Porta di Versailles ancor prima che il capo di governo prendesse la parola. E giù fischi, con gli imbarazzati sindaci della maggioranza gollista a fare da pompieri: «Rispetto, colleghi, rispetto! Riserviamo un'accoglienza repubblicana al nostro premier». Ma anche quando Fillon ha cominciato il suo discorso, promettendo di coprire «fino all'ultimo euro» il mancato gettito per gli enti locali causato dalla soppressione della taxe professionnelle, quasi 12 miliardi di euro, le cose non sono migliorate granché. In decine si sono alzati abbandonando la sala. Il presidente francese riceverà 700 sindaci domani all'eliseo e non è esattamente la stessa cosa, anche se per evitare di scendere nella fossa dei leoni ha avuto il pretesto di una visita di stato di due giorni in Arabia Saudita. Il malcontento è bipartisan, con molti notabili Ump favorevoli apesanti emendamenti sul progetto di legge dell'irap francese. Jean-Pierre Raffarin, ex primo ministro e capofila di una fronda di 23 senatori della maggioranza che non vede di buon occhio il modo in cui queste due riforme toccano nel vivo gli interessi degli enti locali, ha chiesto ieri al governo nuove concessioni sulla taxe professionnelle. Il provvedimento passerà da domani all'esame del Senato e più volte è stato già emendato in sede di commissione finanze. L'anno prossimo sarà lo stato centrale a farsi carico del mancato gettito, mentre dal 2011 entreranno in vigore due imposte sostitutive, una riservata alle imprese di rete (ferrovie, telecom, elettricità) e un'altra, detta contributo sul valore aggiunto, alle altre aziende. I rappresentanti degli enti locali non vedono ancora chiaro sul dispositivo e su come il nuovo gettito sarà ripartito tra comuni, dipartimenti e regioni. E chiedono comunque un'imposta minima sul valore aggiunto a prescindere dalla taglia dell'impresa (ne sarebbero completamente esonerate le Pmi con unfatturato inferiore a500milaeuro). TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/13 18/11/2009 Il Sole 24 Ore Pag. 7 Salvate solo leggi approvate prima del 1970 Di tutte le norme anteriori al 1 ªgennaio 1970 ne resteranno in vigore al massimo A prevederlo e il terzo "taglialeggi" targatorobertocalderoli. Ildecretolegislativoelaborato dal ministro della Semplificazione ieri ha avuto l ok del pre-consiglio dei ministri e domanidovrebbeesseresultavolo di Palazzo Chigi per il varo definitivo. Ilprovvedimentosivaadaggiungere ai due decreti legge emanatineimesiscorsi(rispettivamente il 112 e il 200 del 2008) che hanno permesso di abrogare, in una prima tranche, 7mila norme e, in una seconda, altre 29mila (anche se in quest ultimo caso il "disboscamento" sara operativo solo dal 16 dicembre). A differenza deidueinterventi precedenti il dlgs in arrivo non indica quali disposizioni eliminare, bensi quali salvare tra tutte quelle emanate tra il 17 marzo 1861 e il 31dicembre1969. Il testo, che attua la delega contenutanella legge246/2005 partorita dall allora ministro della Funzione pubblica Mario Baccini, si compone di due soli articoli. E altrettante tabelle con gli elenchi delle norme dispensate dal taglio. Il primo indicaqualidisposizioneanteriori al 1 ª gennaio 70 resteranno in vigore (circa 2.400). Ne fanno parte innanzitutto i provvedimenti appartenenti aisettorisottrattialla"ghigliottina" gia in virtu della legge delega del Si va dai codici ai testi unici, dalle disposizioni di adempimentodegliobblighiinternazionaliaquelleriguardanti organi costituzionali e magistratura oppure in materia tributarie, previdenzialiodibilancio. Difattononvengonotoccategranpartedelleleggidicompetenza dei ministeri dell Economiae del Lavoro. Il secondo elenco, invece, contienelecorrezionialleabrogazioni erroneamente disposte dal decreto 200 del 2008, ripristinando circa 850 norme (di cui un centinaio aventi forza di legge) in precedenza eliminate. Tracuidiversedisposizioni. avolteancheultracentenarie che istituivano alcuni comuniitaliani. Passando dalle norme confermateaquellecassatelamannaia della Semplificazione si è abbattuta (o meglio si abbatterà visto che l'abrogazione sarà operativaunannodopolapubblicazione in Gazzetta del decreto legislativo) soprattutto su alcune categorie di norme: dichiarate incostituzionali, relative a enti soppressi di cui è terminata la liquidazione, riguardantiilpersonalediamministrazioninonpiùinvitaoppure enti appartenenti al regime fascista e successivamente disciolti. Laddovesaràpiùselettivol'interventosuidecretivisto che resteranno in vita sia i dl chele leggi di conversione. Allo stato attuale è difficile quantificarel'entitàdell'operazione di "disboscamento" avviata da Calderoli. Proprio in queste ore i tecnici della Semplificazione stanno limando l'elenco delle leggi salvate dal dlgs. E, altempostesso, aggiornando il conteggio di quelle abrogate. Dal ministero non trapela alcuna cifra. Volendo avventurarsiinunastimaallafine la "tagliola" potrebbe interessarepiùdi70milaprovvedimenti. Aquestonumerosi arriva sottraendo al monte complessivo di 185mila atti pubblicati in Gazzetta ufficiale e numerati innanzitutto i circa 70mila tra regolamenti e altri provvedimentidirangosecondario. E poi le oltre 36mila normecheidueprecedenti" taglialeggi" hanno soppresso o stanno per sopprimere. Senza contarei2.500ante- 1970cherimarrebbero in vita per effetto del dlgs in esame. IPRIMIDUE«TAGLI» 7mila Primo taglio SonolenormetagliateconilDl 112convertitonellalegge133 il6agosto2008:diqueste 3.370sonostateabrogate espressamente,mentrele altresonostateabrogatein modoimplicito Secondo taglio Sonolenormecheverranno abrogateadicembreper effettodellaleggen.9del18 febbraio2009.dopoquesta seconda"abrogazione espressa"restanoinvigore circa2.500leggiapprovate primadel1970 TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/14 18/11/2009 Il Sole 24 Ore Pag. 7 Voto di fiducia sui servizi locali Il governo blinda la liberalizzazione, scontro con l'opposizione sull'acqua Il governo blinda con il suoventiseiesimovotodi fiducia il decreto legge sulle infrazioni comunitarie, ormai noto come "decreto Ronchi". Un passaggio obbligato,hadichiarato ieri alla Camera il ministro per i rapporti con il parlamento, Elio Vito, visti i tempi di scadenza ritenuti ormai troppostretti (il dldecademartedì prossimo 24 novembre). Maperl'opposizionenonsono tanto i tempi a preoccupare l'esecutivo. Quanto, come sottolineato in aula a Montecitorio dal vice presidente del Pd Marina Sereni, l'esigenza di vincolare la maggioranza al via liberasenzaalcunconfronto sui servizi pubblici locali e in particolare su quella che è stata definita la privatizzazione dell'acqua. Il "decreto Ronchi", quindi uscirà dallacamera nella stessa veste licenziata dal Senato il 4 novembre scorso. Quel testo, all'articolo 15, contiene la riforma dei servizi pubblici locali. Lanormaprevede, in particolare, quale ulterioremodalità ordinaria di affidamento della gestione dei servizi pubblici locali, l'affidamento a società miste,purché il socio privato sia selezionato con gara pubblica e una partecipazione noninferiore al 40 per cento. Restanocomunque esclusi dalla nuova disciplina la distribuzione di energia elettrica, il trasporto ferroviario regionale e la gestione delle farmacie comunali. Qualchedistinguosullariformadeiserviziècomunquegiunto anche dalla maggioranza: «Il testo arrivato dal Senato - dice ilvicecapogruppodellalegaalla Camera, Marco Reguzzoni - è migliorativo rispetto a quello originario, però la Lega avrebbe voluto migliorarlo per farlo corrispondere con la sua posizione storica a favore dell'acqua pubblica». Perplessità che saranno comunque trasformate inunordine del giorno. Ma nessun dubbio, sottolinea il ministro degli Affari regionali Raffale Fitto, esiste sul fatto che l'acqua resti un bene pubblico.comespiegatodalgoverno, è la gestione dei servizi idrici che potrà essere affidata aunsistemaprivatoeindustriale, ingradodiapportaremiglioramenti in favore degli utenti. Non solo. La nuova disciplina non vieta alle società pubbliche di concorrere con i privati nelle nuove gare di affidamento dei servizi pubblici,compresi quelli idrici. L'approvazione della fiducia al "decreto Ronchi" prevista per oggi metterà l'esecutivo al riparo anche da una lunga serie dipossibiliinfrazionicomunitarie, come quelle in materia Iva sui soggetti non residenti con stabile organizzazione in Italia, o quella sul regime fiscale delle società di investimento immobiliare quotate (Siiq) o ancora sullatassazionedeglioli lubrificanti rigenerati. Novità in arrivo anche sulla tutela del made in Italy, perché ildlveicolalasoluzionetamponeaiproblemipostidall'etichettaobbligatoriainseritanellalegge 99 del 2009 entrata in vigore a Ferragosto. La conversione del dl Ronchi renderà definitiva, ad esempio, l'eliminazione del reato di apposizione di etichetta su merce prodotta in tutto in parte all'estero ma, al tempo stesso, introdurrà la possibilità di definire cos'è un prodotto interamente italiano. Inoltre vengono introdotte nuove norme sull'uso fallace di marchi italiani. Tutte previsioni che dovranno tuttavia essere meglio definiteperché le linee attuative già diramate dal ministero dello Sviluppo economico hanno lasciato l'amaro in bocca alle imprese. Lacircolare diffusanonscioglie il dubbio basilare sui marchi che evocano l'italianità, né chiarisce la differenza tra prodottifabbricatiineuropaoppureall'estero. Alpuntodainvocare nuovi chiarimenti da parte delle Dogane e del ministero dello Sviluppoeconomico. Il decreto Ronchi Servizi pubblici locali Laliberalizzazionedeiservizi pubblicilocalièsolounodei capitolichecompongonoil decretoronchisalva-infrazioni Ue.Legareadevidenzapubblica diventanolaregolaper l'affidamentodeiservizidaparte delleamministrazioni Federalismo fiscale Slittaal30giugno2010ladata entrolaqualeilgovernodeve presentarelarelazioneconicosti diattuazionedelfederalismo fiscale Expo2015 AlprefettodiMilanopoteri anti-mafiapergliappaltidell'expo 2015 Autostrade regionali SocietàmisteAnas-Regioneper larealizzazionediautostradedi interesseregionale Tirrenia Inattesadelcompletamento dellaprivatizzazione,leattuali societàdelgrupposaranno operativefinoalsettembre2010 MISUREANTI-INFRAZIONIUE TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/15 18/11/2009 Il Sole 24 Ore Pag. 3 Maroni: buoni rapporti con Berna Vertice a Roma. Firmato un patto per contrastare il traffico di droga LA RICHIESTA Il ministro dell'interno: utilizzare parte delle risorse della sanatoria peri comuni Marco Ludovico Gianni Trovati I rapportiitalia-svizzera sono buoni, anzi migliorano: le polemiche sullo scudo fiscale tra Roma e Berna sembrano dissolversi al Viminale dove ieri il ministro dell'interno, Roberto Maroni, ha siglato un accordo in materia di immigrazione, lotta alla criminalità organizzata e contrasto al traffico di stupefacenti, con il capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia della Svizzera, Evelyne Widmer Schlumpf. Dopo la firma, il ministro dell'interno così ha risposto, in conferenza stampa, a chi gli ha chiesto se nella riunione fosse stato affrontato il tema dello scudo fiscale, che ha sollevato contrasti e tensioni tra i due Stati: «Tutto ciò che viene fatto per contrastare l'evasione fiscale è ben fatto, ma tutto deve essere fatto - ha sottolineato - nella salvaguardia dei rapporti di buon vicinato e collaborazione che ci sono con la Svizzera». E Maroni ha rimarcato che l'intesa firmata ieri ha «aumentato il clima di collaborazione e di scambio» tra l'italia e la confederazione elvetica. Nel merito, sullo scudo fiscale, ha spiegato Maroni, «ci sono trattative in corso tra i due paesi: Italia e Svizzera sono legati da rapporti di vicinanza e la collaborazione è eccellente». E Widmer Schlumpf ha detto di «rispettare la posizione dell'italia sullo scudo fiscale. Non ci sono attriti, la Svizzera rispetta le regole e si attiene alla normativa». Il segnale di Maroni è chiaro e il titolare del Viminale non è voluto andare oltre. A chi gli ha chiesto se non ci fosse il rischio che capitali illeciti della mafia, oggi depositati in banche svizzere, possano rientrare impunemente in Italia grazie allo scudo, il ministro dell'interno ha detto che la questione «non è di mia competenza». Sempre ieri, Maroni ha fatto ufficialmente entrare nell'elenco dei "pretendenti" al gettito dello scudo anche gli amministratorilocali, che oggipomeriggio incontreranno a Palazzo Chigi il governo per tornare a trattare sul patto di stabilità «È indispensabile - ha scandito il ministro, intervenuto a Milano di fronte a una platea di sindaci lombardi - che una quota del gettito dello scudo vada ai comuni, di cui conosco bene iproblemi. Il Viminale ha anticipato tutti i trasferimenti di sua competenza, mala soluzione del problema tocca al ministero dell'economia». Maroni ha anche ricordato di aver chiesto fino a un miliardo di euro per la sicurezza integrata, e ha invitato i sindaci «a far sentire la loro voce» per dare più chance di successo a questa battaglia. All'invito gli amministratori localihanno risposto confreddezza, per bocca del sindaco dibolognaflavio Delbono: «Ringraziamo Maroni - ha spiegato Delbono, che è anche delegato Anci per la finanza locale - ma è paradossale che sia un autorevolissimo esponente del governo a sollecitarci a protestare». TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/16 18/11/2009 La Repubblica Pag. 1 ED. NAZIONALE Battaglia sull'acqua ai privati il governo chiede la fiducia PAOLO RUMIZ DUNQUE oggi alla Camera si va alla fiducia sull'acqua. Che bisogno aveva il governo di questo mezzo estremo per trasformare in legge un decreto, avendo i numeri di una larga maggioranza? Che fretta c'è su un tema di simile portata? È abbastanza intuibile. Se si affronta un iter normale, le cose vanno per le lunghe visto che il Pd è intenzionato a dar battaglia con l'italia dei valori. Entrambi i partiti hanno annunciato un fuoco di sbarramento a suon di emendamenti. Ma se accade, la storia comincia a far rumore; e se fa rumore c'è il rischio che gli italiani mangino la foglia. Cadrebbe la cortina di silenzio che negli ultimi anni ha avvolto il business legato alla distribuzione del più universale e strategico dei beni nazionali. Il nodo è semplice. Lo Stato è in bolletta, da vent'anni non investe più come si deve sulla rete e oggi meno che mai ha soldi per un'azione di ammodernamento che costerebbe come otto ponti sullo stretto di Messina. Meglio dunque lasciare la patata calda ai privati, che con meno remore politiche potrebbero scaricare sulle tariffe il costo di un'operazione indilazionabile, e che per la mano pubblica è una delle ultime ghiotte occasioni di far cassa. Da qui un decreto che, caso unico in Europa, obbliga a mettere in gara tutti i servizi legati all'acqua e accelerarne la trasformazione in Spa, dimenticando che, quasi ovunque le grandi società sono entrate nel gioco, le tariffe sono aumentate in assenza di investimenti sulla rete. Ovvio che meno se ne parla, meglio è. Se in Parlamento scatta la bagarre, c'è il rischio chei Comuni virtuosi (inclusi quelli con i colori della maggioranza), che hanno tenuto duro nel non cedere i loro servizi alle società di Milano, Genova, Bologna e Roma, creino un'alleanza per proteggere "l'acqua del sindaco", cioè il loro ultimo territorio di autogoverno e autonomia dopo la perdita dell'ici. Se se ne parla, può succedere che gli utenti apprendano che, laddove le grandi società sono entrate in campo, le perdite della rete sono rimaste le stesse, i controlli di qualità sono spesso diminuiti e magari le tariffe sono aumentate. Magari si capisce che vi sono servizi che non possono essere privatizzati oltre un certo limite, perché allora l'acqua passa al mercato finanziario, diventa quotazione in borsa,e il cittadino non ha più un sindaco con cui protestare dei disservizi, ma solo un sordo "call center" piazzato magari a Sydney, Pechino o New York. No, non si deve sapere che siamo di fronte a un passaggio epocale, di quelli che cambiano tutto, come la recinzione dei pascoli liberi nell'inghilterra del Settecento. Non è un caso che si sia tentato di buttare una riforma simile nel pentolone di un decreto omnibus riguardante tutti i pubblici servizi, e non è un caso che - durante la discussione - si sia scorporato dal decreto medesimo il discorso il gas, i trasporti e il nodo delle farmacie. Gas, trasporti e farmacie erano la foglia di fico. Se oggi nel decreto su cui si pone la fiducia rimane solo l'acqua con i rifiuti, significa che l'acqua e i rifiuti sono il grande affare indilazionabile, l'accoppiata perfetta su cui si reggono i profitti delle multi-utility, e parallelamente le ingordigie della criminalità organizzata. Non è un caso che si parli tanto di "oro blu". La storia dell'umanità lo dice chiaro. Chi governa l'acqua, comanda. Le prime forme di compartecipazione democratica dal basso sono nate in Italia attorno all'uso delle sorgenti, quando i paesi e le frazioni hanno pensato ad affrancarsi grazie all'acqua. Lo scontro non è tra pubblico e privato, ma tra controllo delle risorse dal basso e delega totale dei servizi, con conseguente, lucroso monopolio di alcuni. Oggi potremmo dover rinunciarea un pezzo della nostra sovranità. TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/17 18/11/2009 La Repubblica Pag. 4 MILANO Moschea, Maroni si chiama fuori "Il problema non è mio", e lascia Moratti a vedersela con la Lega Dopo mezz'ora di incontro, posizioni opposte. E Letizia si precipita da Bossi in via Bellerio RODOLFO SALA SULLA moschea alta tensione tra Pdl e Lega. Il sindaco passa la patata bollente al ministro dell'interno, che però replica secco: «Non sono io a dovermene occupare». E in serata Letizia Moratti si precipita in via Bellerio, per parlare con Umberto Bossi dell'ultima lite scoppiata nel centrodestra. Ma le posizioni restano distanti. La prima scintilla l'accende in mattinata Roberto Maroni: alle Stelline per un'assemblea dell'anci, il responsabile del Viminale non aspetta neppure che arrivi il sindaco per una precisazione puntuta sull'eventuale apertura di una moscheaa Milano dopo il divieto di preghiera del venerdì in viale Jenner: «Decisione che spetta al Comune, il problema non è mio, io mi occupo di sicurezza». Per il resto, Maroni si dice «pronto a discutere di tutto», anche dei «fenomeni legati all'insediamento di viale Jenner, perché collegati a problemi di sicurezza». Ma il via libera a una nuova moschea non deve darlo il Viminale, come invece chiede il sindaco. Poi la Moratti si chiude per mezz'ora con Maroni in una saletta delle Stelline, e all'uscita dice che sì, la decisione spetta al Comune, «ma quando ci sono aspetti che riguardano l'ordine pubblico preferiamo lavorare con la Prefettura». Urge un chiarimento nella maggioranza e il sindaco dice che sul tema bollente della moschea ci sarà presto un incontro tra Pdl e Lega. Il ministro, invece, si infila subito in macchina, scuro in voltoe senza fare dichiarazioni. Passa un paio d'ore e comincia la guerra dei comunicati tra gli esponenti milanesi dei due partiti. Comincia Davide Boni, capodelegazione della Lega nella giunta regionale: «Le parole di Maroni hanno chiarito definitivamente una questione che da troppo tempo qualcuno a Palazzo Marino era solito scaricare sul ministero dell'interno: l'apertura di nuovi luoghi di culto spetta al Comune, che nel suo Piano di governo del territorio deve individuare le aree destinate allo scopo». Fa niente se Maroni aveva annunciato una legge che vieta la costruzione di nuove moschee: la legge non c'è, quindi devono decidere sindaco e assessori, anche se le elezioni incombono ed è meglio, come dice Boni, «scaricare il problema» sul Viminale. Il resto lo dice il capogruppo in Comune Matteo Salvini: «A Milano non c'è spazio né bisogno di una moschea e ci aspettiamo che lo dica anche il sindaco». Il vicesindaco Riccardo De Corato non ci sta: «La questione moschea non riguarda competenze urbanistiche, ma di sicurezza, è pertanto il ministro che ci deve dire se ci siano standard sufficienti in città»,e poi è lo stesso Maroni «ad aver annunciato una normativa sui luoghi di culto; la stiamo ancora aspettando». Infine Carlo Fidanza e Marco Osnago, sempre Pdl: «È il ministro ad aver dato prova di un preoccupante scarico di responsabilità, le sue parole stonano: ci ripensi». IL FORUM Dite la vostra sul sito Internet milano. repubblica.it La collaborazione Lavoriamo con il prefetto in perfetta intesa, è stata spostata la preghiera del venerdì. Il ministro non ha mai sollevato problemi 18 MAGGIO 2009 Incontro in prefettura Il governo Quello della moschea è un problema da affrontare con il governo. Servono interlocutori che diano garanzie 17 SETTEMBRE 2009 Bruzzano, Festa della Lega foto="rep/mi/images/mi04foto0.jpg" xy="" croprect="" La sicurezza Dobbiamo garantire la libertà di culto ma anche l'ordine pubblico, per questo affronteremo il problema con Maroni 5 OTTOBRE 2009 Casa Moratti, vertice del Pdl Il progetto Con il ministro abbiamo stabilito di aprire un tavolo di lavoro, con l'obiettivo di arrivare alla definizione di regole 19 OTTOBRE 2009 Comitato in prefettura PER SAPERNE DI PIÙ milano.repubblica.it TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/18 18/11/2009 Il Giornale Pag. 42 GENOVA Forum con Vinai I Comuni chiedono un altro patto di stabilità Sarà affrontata domani in un forum organizzatodaanciligurialaquestione del Patto di Stabilità che preoccupa la grande maggioranza dei Comuni. Le civiche amministrazioni - come spiega in particolare il segretario generale di Anci Liguria, Pierluigi Vinai - si dicono pronte a un'azione di contrasto alle attuali regole del Patto,chiedendol'abolizione delle sanzioni per chi non lo rispetta e avanzando proposte per un nuovo Patto più adeguato. Con le regole attuali, infatti, i Comuni sitrovano anonpoterrispettaregliimpegnipresicon leimpreseeicittadini, mentre un nuovo Patto consentirebbe investimenti pubblici restituendo ossigeno all' economia. Il forum si terrà, a partire dalle 9 e 30, a Palazzo Tursi. Previstiinterventidelsindaco Marta Vincenzi, e di Franco Floris, Silvia Scozzese e rappresentanti dei Comuni. TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/19 18/11/2009 Il Giornale Pag. 9 ED. NAZIONALE TERRORISMO Il ministro Maroni lancia l'allarme: «I volantini dei Nat segnali pericolosi» Sabrina Cottone Milano Analogie con le Brigate rosse e possibili collegamenti con il terrorismo islamico. A lanciare l'allarme sui volantini dei Nat è il ministro dell'interno, Roberto Maroni, che concentra gli sguardi sul Nord Italia e sulla Madonnina. «L'area di Milano e della Lombardia è il luogo in cui si sono radicati questi fenomeni. A Milano c'è stato il primo caso di kamikaze in Italia. Purtroppo si concentrano tutti qui e per questo l'attenzione è massima», spiega il responsabile del Viminale, a margine di un convegno organizzato dall'anci. L'allarme è più serio che altrove sia perché in città è radicata una cellula dei Nat, sia perché l'area antagonista è forte, ma soprattutto a causa dei fermenti all'interno del mondo islamico. Così, dopo la Procura di Bologna, si muove anche quella di Milano. La Digos ha trasmesso un rapporto che attiverà i lavori del pool antiterrorismo coordinato dal procuratore aggiunto Armando Spataro. Secondo Maroni, i Nuclei di azione territoriale, che hanno inviato volantini alle redazioni di alcuni giornali con proclami di invito alla lotta armata, non devono essere sottovalutati perché le analogie con le vecchie Brigate Rosse sono molto evidenti. «Il volantino - spiega il ministro dell'interno ha forti analogie con le Br ma anche differenze importanti, che ci fanno però ritenere non sia frutto della mente di un matto». I Nat mettono nel mirino Confindustria, i partiti politici dal Pd al Pdl, giornali e giornalisti «servi del regime», che «hanno dimostrato di saper intendere come unico linguaggio quello delle armi». Maroni rassicura: «Per le persone alle quali si fa riferimento, l'attenzione sarà aumentata. Più in generale, stiamo seguendo questo fenomeno anche in collegamento con altri che abbiamo già seguito, soprattutto nell'area antagonista». Il ministro intravede connessioni con il terrorismo di matrice islamica soprattutto dopo l'attentato alla caserma Santa Barbara di Milano, dove un kamikaze ha fatto esplodere un ordigno rimanendo gravemente ferito: «Stiamo valutando i possibili rapporti, anche quello eventuale con il radicalismo islamico». Del rischio terrorismo Maroni ha parlato oggi al Viminale con la sua collega svizzera, Evelyne Widmer Schlumpf: «Proprio per questi movimenti di rinascita dell'attività del terrorismo politico e del fondamentalismo islamico segnalati in prossimità del confine svizzero, ho chiesto un rafforzamento dello scambio di informazioni tra i due Paesi». TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/20 18/11/2009 Avvenire Pag. 9 ED. NAZIONALE Finanziaria, ecco il pacchetto welfare ROMA. Il mondo del lavoro è in primo piano, in attesa del debutto della Finanziaria alla Camera (dove sarà in aula dal 10 dicembre).a Montecitorio si va definendo infatti un '"pacchetto Welfare", che va dallo stanziamento di 40 milioni per facilitare il reimpiego dei lavoratori disoccupati a nuove regole per i collaboratori a progetto. Il governo è inoltre al lavoro sugli ecoincentivi per auto ed elettrodomestici, ma non è escluso che le misure slittino a un provvedimento successivo. Il ministero di Maurizio Sacconi sta lavorando su 4 misure: la prima riguarda le agenzie per l'intermediazione, alle quali sarebbe dato un premio (da a 800 euro a testa) se ricollocano disoccupati o lavoratori in mobilità. Previsto poi un ritocco alle indennità per i Co.co.pro: l'ipotesi è di elevare a 20mila euro il tetto richiesto per avere accesso all'una tantum, che salirebbe dall'attuale 20 al 30% del reddito percepito l'anno prima. Uno sconto del 40% sulle sanzioni e la proroga degli sgravi sui premi aziendali chiudono infine il pacchetto. TOP NEWS FINANZA LOCALE - Rassegna Stampa 18/11/ /11/ Vedere altro
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 Art. 1

Articolo 22
 ARTICOLO
166
 ARTICOLO 10
 art. 15
 art. 7
 art. 8
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