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Timestamp: 2019-08-22 12:02:18+00:00

Document:
I. Profili canonistici pag. 4
II. Profili penalistici e rapporti con l’autorità civile pag. 7
Allegati pag. 9
(1) V. allegati.
1. Notizie di condotte illecite e giudizio di verosimiglianza
Quando il Vescovo abbia notizia di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori ad opera di chierici sottoposti alla sua giurisdizione, deve procedere immediatamente a un’accurata ponderazione circa la verosimiglianza di tali notizie (2). Occorre evitare di dar seguito a informazioni palesemente pretestuose ovvero diffamatorie, o comunque prive di qualsiasi riscontro probatorio plausibile, per cui ogni ulteriore investigazione appaia «assolutamente superflua» (can. 1717, § 1, del codice di diritto canonico [di seguito cic]).
Il giudizio di verosimiglianza andrà condotto quanto più rapidamente possibile, se necessario anche affidando l’incarico a persona idonea di provata prudenza ed esperienza, e curando di tutelare al meglio la riservatezza di tutte le persone coinvolte.
Qualora, sussistendo la verosimiglianza delle suddette condotte, l’indagine previa appaia «assolutamente superflua», il Vescovo potrà deferire il chierico direttamente alla Congregazione per la Dottrina della Fede (cf. can. 1717, § 1 cic; art. 17 Normae de delictis Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis seu Normae de delictis contra fidem necnon de gravioribus delictis).
Nel caso in cui invece escluda la verosimiglianza delle condotte illecite addebitate a un chierico e decida perciò di non procedere ulteriormente, il Vescovo conserverà nel suo archivio segreto una documentazione idonea a consentirgli di attestare, ove risultasse necessario, l’attività svolta e i motivi della decisione.
(3) Nella Guida alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la Dottrina della Fede riguardo alle accuse di abusi sessuali si legge: «In realtà, al Vescovo locale è sempre conferito il potere di tutelare i bambini limitando le attività di qualsiasi sacerdote nella sua diocesi. Questo rientra nella sua autorità ordinaria, che egli è sollecitato a esercitare in qualsiasi misura necessaria per garantire che i bambini non ricevano danno, e questo potere può essere esercitato a discrezione del Vescovo prima, durante e dopo qualsiasi procedimento canonico».
2. Indagine previa
Nel caso in cui non si sia potuta escludere la verosimiglianza delle notizie di reato si procederà all’indagine previa di cui al can. 1717 cic.
Durante l’indagine previa il Vescovo dovrà adottare, ove lo ritenga necessario affinché si eviti il rischio che i fatti delittuosi si ripetano, provvedimenti nei confronti del chierico accusato, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria. A tal fine, il semplice trasferimento del chierico risulta generalmente inadeguato, ove non comporti anche una sostanziale modifica del tipo di incarico.
Gli effetti dei provvedimenti eventualmente adottati cesseranno per decreto ove non più necessari e cesseranno automaticamente con la fine del processo penale (4).
Specie ove l’addebito delle condotte in oggetto non risulti ormai notorio, dovrà essere adottata ogni idonea cautela intesa a evitare che quei provvedimenti pongano in pericolo la buona fama del chierico. Dei provvedimenti assunti, in particolare, non sarà necessario rendere pubblici i motivi, salvo che ne sussistano valide ragioni.
Delle attività svolte durante l’indagine previa dovrà essere conservata una completa documentazione, ai sensi del can. 1719 cic.
Qualora sulla base dell’indagine previa l’addebito nei confronti del chierico si manifesti tale da configurare un’accusa credibile, il Vescovo renderà nota l’indagine alla Congregazione per la Dottrina della Fede in base al disposto dell’art. 16 Normae de delictis, così che la stessa Congregazione possa assumere le decisioni conseguenti.
Nel caso in cui invece non sussistano le condizioni perché possa essere formulata un’accusa credibile, il chierico sottoposto a indagine sarà prosciolto da ogni addebito e, ove necessario, si farà di tutto per riabilitare la sua buona fama.
(4) Cf. can. 1722 cic.
(5) Escludendo il pericolo di reiterazione dei fatti addebitati, simili provvedimenti possono produrre effetti favorevoli anche rispetto allo stesso chierico interessato, assumendo rilievo circa l’adozione di eventuali misure cautelari da parte dell’autorità giudiziaria statale. Si rammenti, in proposito, che per i delitti di prostituzione minorile, pornografia minorile e violenza sessuale l’art. 275, co. 4, codice di procedura penale, prevede di regola l’applicazione della custodia cautelare in carcere, «salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari».
(6) Cf. can. 1722 cic.
3. Procedura a seguito dell’indagine previa
Di norma i delicta graviora devono essere perseguiti «per via giudiziale» (art. 21, § 1, Normae de delictis).
Agli Ordinari è affidato il primo grado del processo penale, da compiere secondo le indicazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede, la quale costituisce in ogni caso il Tribunale di seconda istanza. È necessario pertanto che in ogni diocesi sia costituito il Tribunale diocesano, composto, per quanto riguarda il caso di specie, da un collegio di tre giudici (cf. can. 1425, § 1, 2° cic), dal promotore di giustizia e dal notaio. Salvo dispensa della Congregazione per la Dottrina della Fede, tutti i soggetti indicati devono essere sacerdoti provvisti di dottorato in diritto canonico.
Le pene perpetue non possono essere inflitte o dichiarate attraverso decreto extragiudiziale (can. 1342, § 2 cic). A tal fine il Vescovo dovrà comunque rivolgersi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che potrà far uso del potere di deferimento della decisione al Sommo Pontefice, secondo la previsione dell’art. 21, § 2, n. 2 delle Normae de delictis.
(7) Cf. art. 21 Normae de delictis.
(8) Cf. can. 1720 cic.
4. Autonomia del procedimento canonico
5. Cooperazione con l’autorità civile
Nell’ordinamento italiano il Vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida. L’affermazione presente nella Guida alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la Dottrina della Fede riguardo alle accuse di abusi sessuali e poi ripresa nella Lettera circolare della stessa Congregazione del 3 maggio 2011, secondo la quale «va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale», deve essere intesa in linea con quanto previsto dal diritto italiano.
6. Nel quadro normativo brevemente richiamato, ferma restando la competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede, la procedura relativa ai singoli casi è di competenza del Vescovo del luogo ove i fatti stessi sono stati commessi.
Il presente testo è stato approvato dal Consiglio Episcopale Permanente nella sessione del 23-26 gennaio 2012.
Normae de delictis Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis seu Normae de delictis contra fidem necnon de gravioribus delictis
2. I Vescovi assicurino ogni impegno nel trattare gli eventuali casi di abuso che fossero loro denunciati secondo la disciplina canonica e civile, nel rispetto dei diritti di tutte le parti.

References: § 1
 § 1
 art. 17
 § 1
 § 1
 § 2
 § 2
 art. 21