Source: http://earthriot.altervista.org/blog/2951-2/
Timestamp: 2017-12-17 06:18:49+00:00

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Argentina: i movimenti sociali si ribellano contro Monsanto | Earth Riot (Convivenza Pacifica)Earth Riot (Convivenza Pacifica)
Quanto segue è lo “storico” della lotta che il popolo argentino conduce da quattro anni contro il colosso statunitense Monsanto e il suo progetto per l’avviamento dell’ennesimo stabilimento nella zona.
Ricordiamo che l’Argentina è uno dei paesi ad aver maggiormente subito quell’opera di land grabbing che ha visto la conversione dei terreni agricoli in monocolture di soia geneticamente modificata, che ora coprono quasi il 70% del territorio.
Un territorio avvelenato dalle sostanze chimiche utilizzate sulle colture geneticamente modificate, sempre di produzione Monsanto, i cui effetti devastanti sono stati denunciati di recente nel report girato da Pablo Ernesto Piovano Il Costo Umano dei Pesticidi.
Il presidio permanente costituitosi oltre tre anni fa a Malvinas per impedire la realizzazione del nuovo impianto Monsanto continua a resistere contro le minacce di sgombero e le intimidazioni elargite dalla multinazionale, puntualmente sostenuta dalle forze dell’ordine.
Ma Malvinas resiste, come prosegue la lotta sociale contro una multinazionale che specula sull’integrità ambientale e sulla salute delle persone per mere ragioni di guadagno, allo scopo di ottenere il controllo delle terre, dei semi e quindi dell’alimentazione mondiale.
La lotta del popolo argentino riguarda tutt*, a livello di solidarietà sociale e come esempio al fine di fermare le operazioni condotte da Monsanto in tutto il mondo.
Un popolo che il prossimo 25 febbraio tornerà a manifestare, per affermare ancora una volta la volontà di scacciare Monsanto dall’Argentina, dall’America Latina e dalla Terra.
Il gigante della biotecnologia prosegue nell’intento di sviluppare i suoi semi OGM in Argentina, nonostante i tre anni dell’incrollabile opposizione popolare.
La più grande multinazionale mondiale di OGM non si sarebbe mai immaginata che avrebbe incontrato uno dei maggiori ostacoli ai propri lavori in una piccola città rurale dell’ Argentina centrale.
L’opposizione popolare, le irregolarità nella perizia proposta dalla compagnia riguardo l’impatto ambientale dei lavori, il blocco di protesta all’ingresso del cantiere, e una sentenza della corte provinciale rallentarono tre anni fa i lavori di installazione dei semi.
L’offensiva più recente contro la multinazionale si è tradotta nel tentativo di forzare l’ingresso del cantiere nel comune di Malavinas Argentinas, in provincia di Cordoba.
I protestanti hanno ricevuto una notifica di sfratto, ma i gruppi locali socio-ambientalisti si sono mobilizzati per rinforzare il blocco, e un procuratore ha dovuto sospendere l’ordinanza.
Lo scorso 8 gennaio, 8 manifestazioni simultanee si sono tenute in differenti città dell’ Argentina.
La richiesta era una sola e la medesima: “Monsanto, vattene dall’ America Latina!”
La sentenza della corte è stata chiara: i protestanti avevano 24 ore per liberare l’ingresso del cantiere e permettere agli addetti ai lavori e alle macchine di accedere ai 30 ettari di terreno di proprietà Monsanto.
Il procuratore Victor Hugo Chiappero ha dichiarato: ”Nel giro di 24 ore dalla presente notifica, dovranno essere consentiti agli addetti ai lavori e ai macchinari il libero movimento e l’accesso al cantiere della compagnia Monsanto; dovranno essere rimossi tutti gli ostacoli, pena le sanzioni previste dalla legislazione.
Il mancato rispetto dell’ avviso entro suddetto periodo di tempo porterà allo sgombero del blocco da parte delle forze dell’ordine.”
Era l’ultimo giorno lavorativo del Mese (30 Dicembre), e l’inizio di quel periodo di ferie di gennaio (durante il quale sarebbe stato presente in comune solo il personale di servizio, mentre non sarebbe stata possibile alcuna gestione degli eventuali appelli).
Il provvedimento lo ha richiesto Ignacio Soria, l’avvocato di Monsanto. La reazione è stata immediata.
I social networks, le stazioni radio e altri media alternativi hanno sparso la notizia, mentre le organizzazioni sociali hanno organizzato un incontro presso l’accampamento – che resiste da tre anni – a lato della Route 88, esattamente all’ingresso dei cancelli del cantiere della multinazionale.
Il primo comunicato dell’assemblea è stato rilasciato il giorno stesso. Tre i punti principali rimarcati.
Primo, la decisione emanata l’ 8 Gennaio 2014 dalla corte provinciale, che dichiara incostituzionale l’ordinanza che ha permesso l’installazione della pianta di Monsanto.
Secondo, il Segretariato dell’ Ambiente ha respinto la perizia della compagnia riguardo l’impatto ambientale, a causa di severe incongruenze.
Terzo, l’Articolo 20 della Legislazione Provinciale, che promuove la “coesistenza ambientale”, è ancora in atto (Legge numero 10208) e afferma che nessuna compagnia, il cui studio sull’impatto ambientale è stato respinto da una commissione, può sottoporlo nuovamente alla corte.
Nel loro comunicato, l’Asamblea de Autoconvocados del Bloqueo, (i partecipanti del blocco auto-organizzato) e l’ Asamblea Malvinas Lucha por la Vida-Línea Fundadora (Lotte di Malvinas per la Vita – Capitolo fondatore) hanno dichiarato: “Ci sono abbastanza ragioni per ritenere illegale l’installazione della pianta di Monsanto. Essa avrebbe dovuto lasciare questa città più di un anno fa.”
Le assemblee hanno notato inoltre che l’ordine di sfratto del procuratore era “una chiara mossa politica,” e hanno ritenuto responsabili di ciò il nuovo presidente di destra Mauricio Macri, il Governatore Juan Schiaretti, e il Sindaco Silvina Gonzàlez.
Il 31 Dicembre l’avvocato dei protestanti, Darío Ávila, ha inviato una richiesta di annullamento dell’ordinanza del Procuratore, Ávila ha chiarito, “Esiste una immensa contraddizione in quello che il Procuratore ha fatto.
Una sentenza è ancora in vigore, emessa dalla corte provinciale del lavoro, la quale dichiara che il Comune non può autorizzare alcuna realizzazione dei lavori finché Monsanto non stilerà una nuova perizia sull’impatto ambientale.”
Il giudice Roberto Cornejo ha rigettato l’obiezione e ha invece dato il via libera alla richiesta di sfratto del blocco.
Lucas Vaca, dell’Assemblea dei Cittadini di Malvinas Argentina, ha affermato così che il blocco si è trovato in una condizione di “massima all’erta”, aspettandosi l’intervento della polizia da un momento a l’altro.
“Loro non comprendono che noi non vogliamo denaro, noi vogliamo solamente Monsanto fuori dalla nostra terra. Queste compagnie ci avvelenano e ci uccidono. Le vogliamo fuori da qui,” affermava Vaca.
Eduardo Quispe, cittadino e attivista, ha raccontato che la guardia a difesa del blocco è stata rinforzata e che molti vicini e molte organizzazioni da Cordoba e altre provincie sono state richiamate per dare supporto.
Vanina Barboza Vaca, una delle fondatrici dell’ Assemblea, ha ammesso il sentimento misto di paura, rabbia e indignazione che lei e gli altri attivisti hanno provato in quel momento.
Era ben consapevole che i tentativi di Monsanto di installarsi nelle loro terre non rappresentavano soltanto una questione di semplice caso, ma che avrebbero dovuto essere considerati in relazione al clima politico.
“Questo governo rappresenta un enorme passo indietro, sarà veramente complicato gestire la cosa ma noi siamo ancora in lotta,” ha aggiunto Barboza Vaca.
Il 4 Gennaio, le assemblee hanno bloccato parzialmente la strada, mentre diffondevano le informazioni riguardo la situazione ai vicini e agli automobilisti.
Hanno dichiarato uno stato di “allerta permanente” a fronte di una potenziale repressione, e hanno indetto un corteo l’ 8 Gennaio nel capoluogo di provincia.
Nel 2012, i cittadini di Malvinas Argentinas scoprirono dalla televisione che la più grande multinazionale mondiale dell’agro-business aveva deciso di installare i suoi semi di mais OGM nella loro città (a 14 km dal capoluogo di provincia).
L’annuncio fu elargito dall’allora Presidente Cristina Fernández de Kirchner, la quale constatò che si sarebbe trattato di 30 ettari di terreno con 240 silos enormi.
Una mobilitazione senza precedenti ebbe inizio a quell’epoca: imponenti assemblee, cortei, richieste di spiegazioni. Vi furono due grandi rivendicazioni: di avere il diritto di accedere alla perizia sull’impatto ambientale, e di essere in grado di andare al voto in modo tale che la popolazione potesse decidere.
La multinazionale e il governo risposero: mezza dozzina di repressioni.
Tra il 2012 e il 2013, le università nazionali (di Cordoba, Rio Cuarto e l’Università Cattolica) contestarono l’installazione della pianta.
Denunciarono che i permessi per la realizzazione dei lavori furono concessi senza una perizia ambientale a priori, contrariamente a quello che veniva richiesto dalla Legislazione Generale sull’Ambiente (numero 25675), e che non furono state organizzate delle votazioni pubbliche.
Le tre università fecero esplicitamente riferimento alla validità del “principio di precauzione” (quando un’ attività minaccia la salute umana e dell’ambiente, dovrebbero essere prese delle misure di precauzione.)
Questo fu un significativo passo in avanti per la causa dato che le università avevano sino ad allora sempre supportato l’industria dell’agro-business.
Il 19 settembre 2013 venne organizzato il festival “Primavera senza Monsanto”.
Presentato come un evento con musica, incontri e dibattiti, fu anche scelto dall’Assemblea per bloccare indeterminatamente l’accesso ai cancelli del cantiere. Seguirono numerose manovre repressive – con più di 20 attivisti feriti – portate avanti dalla polizia provinciale, da vari agenti politici e gruppi del locale sindacato dei lavoratori edili.
L’8 gennaio 2014, la corte provinciale del lavoro sospese i lavori di installazione della pianta come richiesto dall’ Assemblea.
La sentenza della corte dichiarò che le ordinanze emanate dal Comune e i permessi della Provincia concessi alla multinazionale erano arbitrari ed incostituzionali.
Il primo febbraio 2014, il Segretariato provinciale dell’Ambiente rigettò la perizia di impatto ambientale della corporazione a causa di importanti carenze tecniche.
Fra queste, lo studio non spiegava come la compagnia avrebbe gestito le tonnellate di rifiuti e l’ingente consumo d’acqua.
Il dibattito intorno a Monsanto fece proliferare le criticità riguardo al massiccio utilizzo di prodotti chimici, deforestazione, siccità e speculazione immobiliare.
Nella vicina città di Rio Cuarto (dove Monsanto pianificava di installare una pianta sperimentale), le azioni delle organizzazioni sociali e l’università provinciale cominciarono a farsi delle domande riguardo alla presenza della compagnia. Il sindaco, Juan Jure, emanò così un decreto che bandiva l’installazione della pianta nella città.
Altra conseguenza: la multinazionale Syngenta ammise nel 2015 di avere eliminato i propri semi OGM presso le terre di Villa Maria (una città di Cordoba), “per prevenire una nuova fonte di conflitto.”
Così la compagnia collegò la decisione agli eventi di Malvinas Argentinas. Per le assemblee socio-ambientaliste questo rappresentò una vittoria.
Monsanto non ha rilasciato alcuna dichiarazione riguardo gli eventi accaduti due settimane fa. Ma ha chiamato i cittadini “violenti” in diverse occasioni, ha rimosso il proprio quartier generale in Argentina e ha reso pubblico il suo intento di rimandare l’installazione della
pianta nel 2016.
Il procuratore in servizio Adriana Abad ha sospeso l’ordine di sfratto il 6 gennaio 2016, annullando la sentenza del collega Victor Chiappero (attualmente in ferie). Abad ha dichiarato che non vi erano ragioni per permettere lo sfratto, sebbene Chiappero possa
ratificare il provvedimento una volta ritornato a lavoro in febbraio.
L’8 gennaio 2016 è stato il secondo anniversario della sentenza della corte che sospese l’installazione di Monsanto in Argentina. Fu il giorno deciso dalle assemblee, le organizzazioni sociali e le fazioni di sinistra per manifestare contemporaneamente in tre delle più grandi città del paese – Cordoba, Buenos Aires e Rosario.
Nora Cortiñas, personalità della lotta per i diritti umani e membro di Madri di Plaza de Mayo – Founding Chapter, guidò la manifestazione a Buenos Aires.
Un lungo striscione esigeva “Monsanto out!,” mentre lo striscione di Nora era una chiamata all’azione: “Sì alla vita, no agli agro-tossici.”
Argentine: Campement face  lssembl contre l’instalation de l’usine de Monsanto dans la localit de Malvinas Argentinas  Cordoba
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