Source: http://www.marinacastellaneta.it/blog/2011/06
Timestamp: 2017-08-23 19:14:14+00:00

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2011 giugno - Marina Castellaneta
Immunità degli Stati limitata nelle controversie di lavoro
La Corte europea dei diritti dell’uomo torna sulla questione dell’immunità degli Stati dalla giurisdizione e il diritto di accesso alla giustizia garantito dall’articolo 6 della C0nvenzione dei diritti dell’uomo. E lo fa condannando la Francia per aver respinto il ricorso di un cittadino francese che lavorava per l’ambasciata del Kuwait a Parigi. Licenziato, aveva chiamato in giudizio il Kuwait. In primo grado aveva avuto ragione, ma in appello i giudici francesi avevano escluso la giurisdizione riconoscendo l’immunità al Kuwait. Una conclusione non condivisa dalla Corte europea che, con la sentenza depositata il 29 giugno e resa dalla Grande Camera (ricorso n. 34869, Sabeh El Leli contro Francia, http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=1&portal=hbkm&action=html&highlight=Sabeh&sessionid=72879837&skin=hudoc-en) ha colto l’occasione per delineare il perimetro dell’immunità degli Stati dalla giurisdizione nelle controversie di lavoro, con l’obiettivo di assicurare a ogni individuo il diritto di accesso alla giustizia. Per la Corte, i giudici francesi hanno sbagliato nel concedere l’immunità al Kuwait sia perché l’attività del contabile dell’ambasciata, tra l’altro cittadino francese, non comportava l’esercizio di poteri sovrani dello Stato e sia perché la Convenzione Onu sull’immunità giurisdizionale degli Stati e dei loro beni del 2 dicembre 2004 che ha, per la Corte, rango consuetudinario ed è vincolante anche per la Francia che non l’ha ratificata, esclude l’immunità di uno Stato dinanzi ai tribunali di un altro Paese per i contratti di lavoro. Tra l’altro, precisa la Corte, nessuna delle eccezioni a questo principio elencate dall’articolo 11 risulta applicabile alla vicenda sulla quale Strasburgo è stata chiamata a pronunciarsi.
Scritto in: CEDU, immunità Stati esteri | in data: 30 giugno 2011 |
Parole Chiave: // controversie di lavoro
E’ contraria all’ordine pubblico una sentenza ecclesiastica che, disponendo la nullità di un matrimonio, non tutela la buona fede della controparte e il principio dell’affidamento incolpevole. Di conseguenza, la pronuncia non può essere delibata dalla Corte di appello competente. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, prima sezione civile, con la sentenza n. 13240/11 del 16 giugno 2011 (delibazione), con la quale la Suprema Corte pone un freno all’esecuzione di sentenze ecclesiastiche che pronunciano la nullità del matrimonio. Nel caso all’attenzione della Cassazione un cittadino aveva chiesto alla Corte di appello di Palermo la delibazione di una sentenza ecclesiastica che i giudici avevano respinto ritenendo la pronuncia contraria all’ordine pubblico. Di qui il ricorso in Cassazione che però ha dato ragione ai giudici di appello ritenendo che il limite dell’ordine pubblico include la tutela della buona fede e il principio dell’affidamento incolpevole.
Scritto in: riconoscimento sentenze straniere | in data: 29 giugno 2011 |
Parole Chiave: // pronunce ecclesiastiche
La legge sulla fecondazione assistita sotto i riflettori di Strasburgo
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha comunicato al Governo italiano di aver ricevuto un ricorso presentato da una coppia di cittadini italiani che non può accedere, a causa della legislazione interna, allo screening di embrioni malgrado il rischio di una grave malattia genetica per il feto (ricorso n. 54270/10, http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?action=html&documentId=887121&portal=hbkm&source=externalbydocnumber&table=F69A27FD8FB86142BF01C1166DEA398649). Il ricorso contro l’Italia per violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea, che garantisce il diritto al rispetto delle vita privata e familiare, nonché dell’articolo 14 sul divieto di discriminazioni, è dovuto alla circostanza che, in base alla legge n. 40 del 19 febbraio 2004 la coppia non può ricorrere alla fecondazione in vitro e quindi allo screening degli embrioni: la fecondazione in vitro, infatti, è ammessa solo nei casi di sterilità e lo screening è permesso solo se il partner di sesso maschile abbia una malattia sessualmente trasmissibile come l’Aids (decreto del ministero della salute n. 31639 dell’11 aprile 2008). La coppia aveva avuto un figlio che era risultato malato di fibrosi cistica e dopo aver dovuto ricorrere all’aborto durante una seconda gravidanza avendo accertato la malattia del feto, voleva essere certa, con la diagnosi pre-impianto, di non trasmettere la malattia a un altro figlio. Di qui la volontà di ricorrere alla fecondazione in vitro, non consentita in Italia in quanto i coniugi non erano affetti da sterilità. Il 13 ottobre 2010 la coppia ha presentato il ricorso alla Corte europea che lo ha comunicato al Governo. Dopo le osservazioni dell’Italia, la Corte si dovrà pronunciare prima sulla ricevibilità del ricorso e poi eventualmente sull’eventuale sussistenza della violazione.
Scritto in: CEDU | in data: 27 giugno 2011 |
Parole Chiave: // fecondazione assistita
La Pre-Trial Chamber, con decisione del 27 giugno (ICC-01/11, doc1099314) ha accolto l’istanza del Procuratore Moreno Ocampo e ha stabilito che vi sono indizi ragionevoli per processare Gheddafi, suo figlio Saif e il capo dei servizi segreti Al-Senussi per crimini contro l’umanità. In particolare, i crimini sarebbero stati commessi tra il 15 e il 21 febbraio 2011, all’interno di un sistema repressivo organizzato anche attraverso il totale controllo dei media. Per la Corte, i crimini come omicidio e persecuzioni su vasta scala sono stati perpetrati nell’ambito di attacchi ampi e sistematici contro la popolazione civile.
La Camera ha chiesto agli Stati di procedere all’arresto e alla consegna di Gheddafi, secondo capo di Stato, dopo il sudanese al-Bashir (ancora libero), ad essere colpito da un provedimento di arresto.
si veda il post del 1° marzo e l’articolo sulla newsletter di giugno.
Scritto in: Corte penale internazionale, crimini contro l'umanità | in data: 27 giugno 2011 |
Parole Chiave: // Gheddafi
Conciliare diritti umani e business.
Per la prima volta, il Consiglio dei diritti umani dell’Onu ha approvato, il 16 giugno 2011, le linee guida sull’obbligo delle imprese multinazionali di rispettare i diritti umani, che puntano a individuare gli strumenti per evitare impatti negativi dovuti alla crescita economica indiscriminata. I principi sono stati elaborati dal rappresentante speciale per i diritti umani e le imprese multinazionali John Ruggie dopo una consultazione che ha coinvolto soggetti da tutto il mondo. Principio base del rapporto finale del 21 marzo (http://www.ohchr.org/documents/issues/business/A.HRC.17.31.pdf), l’obbligo degli Stati che ospitano imprese multinazionali e industrie di proteggere i diritti umani e non sacrificarli alla crescita economica. In caso di violazioni dei diritti umani, le autorità nazionali hanno l’obbligo di intervenire e sanzionare gli abusi, garantendo un’adeguata riparazione e favorendo l’accesso alla giustizia. Alle imprese multinazionali è chiesta una dichiarazione nella quale i vertici dell’azienda s’impegnano a rispettare le linee guida.
Scritto in: diritti umani | in data: 26 giugno 2011 |
Parole Chiave: // multinazionali
In vigore, dal 24 giugno, le nuove regole sul rimpatrio dei cittadini extracomunitari. Con il decreto legge n. 89 del 23 giugno 2011 recante “Disposizioni urgenti per il completamento dell’attuazione della direttiva 2004/38/Ce sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e per il recepimento della direttiva 2008/115/Ce sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi irregolari”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 144 del 23 giugno (http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2011;89), l’Italia prova ad adeguarsi alle regole Ue e recepisce in ritardo la direttiva rimpatri il cui termine di attuazione è scaduto il 24 dicembre 2010. Su tale questione la Corte Ue aveva già chiarito, con la sentenza del 28 aprile 2011 (causa C-61/11, El Dridi), che la detenzione prevista nella legislazione italiana nei confronti di cittadini extracomunitari che non rispettano un provvedimento di espulsione è incompatibile con la direttiva 2008/115.
Il decreto legge prova a rispettare, con risultati tutti da verificare, il dettato della normativa Ue e la sentenza della Corte di giustizia, limitando il trattenimento. Tuttavia, il decreto legge stabilisce un allungamento dei termini di trattenimento nei Cie fino a 180 giorni e, soprattutto, in mancanza di cooperazione del cittadino al rimpatrio, consente un prolungamento di ulteriori 12 mesi. Garantita, in base all’art. 3, lett. c), n. 6, la partenza volontaria ed eliminato il carcere per il mancato rispetto dell’allontanamento, punito con una sanzione pecuniaria.
Il decreto legge introduce poi l’espulsione coattiva per i cittadini comunitari, misura non prevista, però, nella direttiva 2004/38 e definisce – come precisato dalla circolare del Ministero dell’interno n. 17102/124 (http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/21/0537_Circolare_su_dl_23_6_2011.pdf) – i motivi di ordine pubblico che possono giustificare l’allontanamento la cui competenza spetta al Prefetto.
Scritto in: immigrazione, libera circolazione | in data: 26 giugno 2011 |
Parole Chiave: // Espulsioni // trattenimento
Stop agli ostacoli al riconoscimento delle qualifiche professionali
A soli 5 anni dall’adozione della direttiva 2005/36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali (recepita in Italia con Dlgs 206/2007) la Commissione europea punta a un restyling del sistema. Il 22 giugno l’esecutivo ha adottato un libro verde (COM (2011) 367, COM267_en) e ha tracciato il perimetro dell’attuale sistema di riconoscimento tra luci e ombre. Malgrado la mobilità professionale sia un elemento centrale nella crescita del mercato e il settore del servizi costituisca il 70% dell’economia Ue ancora troppi gli ostacoli a un’effettiva libera circolazione. Sia il rapporto sulla cittadinanza 2010, sia quello SOLVIT hanno messo in luce gli ostacoli frapposti dagli Stati nell’assicurare la libera circolazione delle qualifiche e quindi l’accesso alle attività professionali. Di qui la necessità di voltare pagina, anche utilizzando le nuove tecnologie e puntando all’adozione di una carta professionale europea che possa consentire maggiore libertà di circolazione nello spazio Ue. Centrale una maggiore applicazione del sistema delle piattaforme comuni che dovrebbe arginare l’ampio utilizzo di misure compensative, non sempre giustificate. Senza dimenticare – ha precisato Bruxelles – che le sentenze della Corte Ue vanno applicate con rigore. A partire dalla pronuncia Morgenbesser del 13 novembre 2001 (C-313/01). In questa direzione Bruxelles mira a un sistema semplificato anche nel riconoscimento della pratica remunerata nei vari Stati e dei periodi di formazione.
La consultazione pubblica è aperta fino al 20 settembre 2011. Le risposte possono essere inviata anche via mail (MARKT-PQ-EVALUATION@ec.europa.eu).
Scritto in: libera circolazione, riconoscimento qualifiche professionali | in data: 24 giugno 2011 |
Parole Chiave: // consultazione pubblica
Tempi più rapidi alla Corte Ue con le notificazioni elettroniche
La Corte di giustizia Ue rafforza il sistema di notifica e di deposito di atti processuali per via elettronica, eliminando la necessità di inviare tali atti anche per posta ordinaria. E lo fa con le modifiche approvate nei giorni scorsi al regolamento di procedura della Corte, pubblicato sulla GUUE di oggi (L 162, http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:162:0017:0017:IT:PDF) con le novità apportate all’articolo 73, con l’aggiunta di un nuovo comma. La Corte, infatti, grazie a questa modifica «può stabilire, mediante decisione, le condizioni nel rispetto delle quali un atto processuale può essere notificato per via elettronica. Questa decisione è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea».
Non solo. Se il precedente comma 2 dell’articolo 79 escludeva le notifiche con mezzi tecnici di sentenze e ordinanze, oggi la Corte rimuove questo limite e dà il via libera alla notificazione anche di questi atti per telecopia e con ogni altro mezzo di comunicazione.
Analoghe modifiche sono state apportate al regolamento di procedura del Tribunale e a quello del Tribunale per la funzione pubblica.
Scritto in: Corte di giustizia Ue | in data: 22 giugno 2011 |
Parole Chiave: // regolamento di procedura
Designata l’Autorità centrale per il regolamento Ue sulle obbligazioni alimentari
Il Ministero della giustizia ha comunicato che dal 18 giugno 2011 il Dipartimento per la giustizia minorile è l’Autorità centrale per l’Italia incaricata di adempiere agli obblighi previsti dal regolamento n. 4/2009 del 18 dicembre 2008 relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni e alla cooperazione in materia di obbligazioni alimentari (in GUUE L 7 del 10 gennaio 2009, p. 1 ss.) che, oltre ad occuparsi dell’individuazione del giudice competente, dell’armonizzazione delle norme di conflitto e del riconoscimento dei provvedimenti punta a favorire la cooperazione amministrativa tra le autorità nazionali. Al Dipartimento indicato come Autorità centrale dovranno essere inviate le istanze provenienti dai Paesi Ue (esclusa la Danimarca), mentre per le obbligazioni alimentari derivanti da pronunce di Paesi extra Ue che aderiscono alla Convenzione di New York del 20 giugno 1956 la competenza è affidata al ministero dell’Interno e, in particolare, al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione.
Sull’entrata in vigore del regolamento (18 giugno 2011) si veda il N. 1 della newsletter del blog.
Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 21 giugno 2011 |
Parole Chiave: // obbligazioni alimentari
Prima Convenzione internazionale sul lavoro domestico
Orari di lavoro ragionevoli, riposo settimanale obbligatorio, diritto alla contrattazione collettiva. Sono questi alcuni diritti riconosciuti, per la prima volta in un atto internazionale, ai lavoratori domestici. Il 16 giugno nell’ambito dell’Organizzazione internazionale del lavoro è stata, infatti, adottata la Convenzione sulle lavoratrici e sui lavoratori domestici (189), intesi come coloro che svolgono questo lavoro in o per una famiglia o più famiglie (alla Convenzione è annessa una raccomandazione esplicativa). Un testo che, stando alle statistiche dell’Organizzazione, dovrebbe riguardare circa 53 milioni di lavoratori in tutto il mondo (in realtà circa il doppio considerando l’alto numero di lavoratori in nero in questo settore). La Convenzione è destinata a entrare in vigore in tempi rapidi perché è richiesta la ratifica di soli due Stati. Che si dovranno impegnare a eliminare il lavoro minorile nel settore e a riconoscere un salario non inferiore a quello minimo, senza alcuna discriminazione di genere. Sono fatte salve le disposizioni più favorevoli contenute in altri accordi.
Scritto in: diritti dei lavoratori | in data: 17 giugno 2011 |
Parole Chiave: // organizzazione internazionale del lavoro

References: sentenza 
 sentenza 
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