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Timestamp: 2019-01-23 20:22:24+00:00

Document:
Legge 366/98
Regolamento recante norme per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili.
(G.U. n. 225 del 26 settembre 2000)
Visto l'articolo 7 della legge 19 ottobre 1998, n. 366, "Norme per il finanziamento della mobilità ciclistica",
che prevede l'adozione con decreto ministeriale di un regolamento per la definizione delle caratteristiche
tecniche delle piste ciclabili;
dell'11 ottobre 1999;
Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, a norma dell'articolo 17, comma 3, della
predetta legge 23 agosto 1988, n. 400 (nota n. 2816 del 27 ottobre 1999);
Capo I - Linee guida per la progettazione degli itinerari ciclabili
1. Nella presente sezione sono individuati le linee guida per la progettazione degli itinerari ciclabili e gli
elementi di qualità delle diverse parti degli itinerari medesimi. Gli itinerari ciclabili si identificano con i
percorsi stradali utilizzabili dai ciclisti, sia in sede riservata (pista ciclabile in sede propria o su corsia
riservata), sia in sede ad uso promiscuo con pedoni (percorso pedonale e ciclabile) o con veicoli a motore
(su carreggiata stradale). Dette linee guida sono finalizzate al raggiungimento degli obiettivi fondamentali
di sicurezza e di sostenibilità ambientale della mobilità: obiettivi che devono essere perseguiti in maniera
organica, valutando di volta in volta le strategie e le proposte che meglio rispondono agli stessi.
Art. 2. Finalità e criteri di progettazione
1. Le finalità ed i criteri da considerare a livello generale di pianificazione e dettagliato di progettazione,
nella definizione di un itinerario ciclabile sono:
a) favorire e promuovere un elevato grado di mobilità ciclistica e pedonale, alternativa all'uso dei
veicoli a motore nelle aree urbane e nei collegamenti con il territorio contermine, che si ritiene
possa raggiungersi delle località interessate, con preminente riferimento alla mobilità lavorativa,
scolastica e turistica;
b) puntare all'attrattività, alla continuità ed alla riconoscibilità dell'itinerario ciclabile, privilegiando i
percorsi più brevi, diretti e sicuri secondo i risultati di indagini sull'origine e la destinazione
dell'utenza ciclistica;
c) valutare la redditività dell'investimento con riferimento all'utenza reale e potenziale ed in
relazione all'obiettivo di ridurre il rischio d'incidentalità ed i livelli di inquinamento atmosferico ed
d) verificare l'oggettiva fattibilità ed il reale utilizzo degli itinerari ciclabili da parte dell'utenza,
secondo le diverse fasce d'età e le diverse esigenze, per le quali e' necessario siano verificate ed
ottenute favorevoli condizioni anche plano-altimetriche dei percorsi.
1. Al fine di predisporre interventi coerenti con le finalità ed i criteri anzidetti gli enti locali si dotano dei
seguenti strumenti di pianificazione e di progettazione:
a) un piano della rete degli itinerari ciclabili, nel quale siano previsti gli interventi da realizzare,
comprensivo dei dati sui flussi ciclistici, delle lunghezze dei tracciati, della stima economica di
spesa e di una motivata scala di priorità e di tempi di realizzazione. Il livello di indagini preliminari
e di dettaglio degli elaborati di piano deve essere adeguato alla estensione dimensionale della
rete ciclabile ed alla complessità del modello di organizzazione della circolazione delle altre
componenti di traffico.
Nell'ambito di tale piano è ammessa la possibilità di considerare itinerari isolati che rispettino
comunque le finalità ed i criteri di progettazione indicati all'articolo 2. Per i comuni che sono tenuti
alla predisposizione del Piano urbano del traffico (PUT), ai sensi dell'articolo 36 del decreto
legislativo 30 aprile 1992, n. 285, il piano della rete ciclabile deve essere inserito in maniera
organica, quale piano di settore, all'interno del PUT, secondo le indicazioni delle direttive
ministeriali pubblicate nel supplemento ordinario n. 77 alla Gazzetta Ufficiale del 24 giugno 1995.
Per i comuni non tenuti alla predisposizione del PUT occorre comunque procedere ad una
verifica di compatibilità, soprattutto ai fini della sicurezza, con le altre modalità di trasporto;
b) i progetti degli itinerari ciclabili, previsti dal piano di cui al punto a), che prevedano anche, ove
necessario, la riqualificazione dello spazio stradale circostante; in particolare, i progetti devono
considerare e prevedere adeguate soluzioni per favorire la sicurezza della mobilità ciclistica nei
punti di maggior conflitto con i pedoni e i veicoli a motore (intersezioni, accessi a nodi attrattivi,
Art. 4. Ulteriori elementi per la progettazione
1. Gli itinerari ciclabili, posti all'interno del centro abitato o di collegamento con i centri abitati limitrofi,
possono comprendere le seguenti tipologie riportate in ordine decrescente rispetto alla sicurezza che le
stesse offrono per l'utenza ciclistica:
a) piste ciclabili in sede propria;
b) piste ciclabili su corsia riservata;
c) percorsi promiscui pedonali e ciclabili;
d) percorsi promiscui ciclabili e veicolari.
2. Gli itinerari ciclabili possono essere utilizzati per esigenze prevalentemente legate alla mobilità
lavorativa e scolastica quale sistema alternativo di trasporto per la risoluzione - anche se parziale - dei
maggiori problemi di congestione del traffico urbano o per esigenze prevalentemente turistiche e
3. Per la progettazione degli itinerari ciclabili devono essere tenuti inoltre presenti, in particolare, i
a) nelle opere di piattaforma stradale: la regolarità delle superfici ciclabili, gli apprestamenti per le
intersezioni a raso e gli eventuali sottopassi o sovrappassi compresi i loro raccordi, le
sistemazioni a verde, le opere di raccolta delle acque meteoriche anche con eventuali griglie,
purché quest'ultime non determinino difficoltà di transito per i ciclisti, ecc.;
b) nella segnaletica stradale: oltre ai tradizionali cartelli (segnaletica verticale), le strisce
(segnaletica orizzontale) e gli impianti semaforici, le indicazioni degli attraversamenti ciclabili, le
colonnine luminose alle testate degli elementi spartitraffico fisicamente invalicabili, i delineatori di
corsia, ecc.;
c) nell'illuminazione stradale: gli impianti speciali per la visualizzazione notturna degli
attraversamenti a raso, che devono tener conto delle alberature esistenti in modo da evitare zone
d'ombra, ecc.;
d) nelle attrezzature: le rastrelliere per la sosta dei velocipedi e, specialmente sulle piste ad
utilizzazione turistica, panchine e zone d'ombra preferibilmente arboree, fontanelle di acqua
potabile ogni 5 km di pista, punti telefonici od in alternativa indicazione dei punti più vicini, ecc.
4. Nel capo II del presente regolamento sono definite le norme da rispettare per la progettazione e la
realizzazione delle piste ciclabili, mentre per i percorsi promiscui, le cui caratteristiche tecniche esulano
dalla disciplina delle presenti norme, vengono fornite unicamente le indicazioni riportate ai commi 5 e 6.
5. I percorsi promiscui pedonali e ciclabili, identificabili con la figura II 92/b del decreto del Presidente
della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, sono realizzati, di norma, all'interno di parchi o di zone a
traffico prevalentemente pedonale, nel caso in cui l'ampiezza della carreggiata o la ridotta entità del
traffico ciclistico non richiedano la realizzazione di specifiche piste ciclabili. I percorsi promiscui pedonali e
ciclabili possono essere altresì realizzati, previa apposizione della suddetta segnaletica, su parti della
strada esterne alla carreggiata, rialzate o altrimenti delimitate e protette, usualmente destinate ai pedoni,
qualora le stesse parti della strada non abbiano dimensioni sufficienti per la realizzazione di una pista
ciclabile e di un contiguo percorso pedonale e gli stessi percorsi si rendano necessari per dare continuità
alla rete di itinerari ciclabili programmati. In tali casi, si ritiene opportuno che la parte della strada che si
intende utilizzare quale percorso promiscuo pedonale e ciclabile abbia:
a) larghezza adeguatamente incrementata rispetto ai minimi fissati per le piste ciclabili all'articolo
b) traffico pedonale ridotto ed assenza di attività attrattrici di traffico pedonale quali itinerari
commerciali, insediamenti ad alta densità abitativa, ecc.
6. I percorsi ciclabili su carreggiata stradale, in promiscuo con i veicoli a motore, rappresentano la
tipologia di itinerari a maggiore rischio per l'utenza ciclistica e pertanto gli stessi sono ammessi per dare
continuità alla rete di itinerari prevista dal piano della rete ciclabile, nelle situazioni in cui non sia possibile,
per motivazioni economiche o di insufficienza degli spazi stradali, realizzare piste ciclabili. Per i suddetti
percorsi è necessario intervenire con idonei provvedimenti (interventi sulla sede stradale, attraversamenti
pedonali rialzati, istituzione delle isole ambientali previste dalle direttive ministeriali 24 giugno 1995,
rallentatori di velocità - in particolare del tipo ad effetto ottico e con esclusione dei dossi - ecc.) che
comunque puntino alla riduzione dell'elemento di maggiore pericolosità rappresentato dal differenziale di
velocità tra le due componenti di traffico, costituite dai velocipedi e dai veicoli a motore.
7. Al fine di garantire nel tempo l'accessibilità degli itinerari e la sicurezza della circolazione, le piste ed i
percorsi promiscui devono essere costantemente oggetto di interventi di manutenzione.
Art. 5. Fattibilità tecnico-economica
1. E' opportuno, specialmente per finanziamenti e contributi esterni concessi all'ente proprietario
dell'itinerario ciclabile, che il relativo progetto sia corredato da analisi di fattibilità tecnico-economica. A
tale analisi concorrono, oltre che il rispetto dei criteri e degli standards progettuali indicati negli articoli
successivi, con particolare riguardo a quanto prescritto all'articolo 6, comma 6, anche i risultati di
specifiche valutazioni della redditività degli interventi previsti.
2. In mancanza di metodi di analisi più approfonditi, si può assumere quale indicatore della redditività
dell'investimento il rapporto "lire investite / ciclisti / km", riferito almeno ai primi due anni di entrata in
esercizio dell'itinerario.
3. Nel computo delle "lire investite" rientrano tutte le spese per la realizzazione e l'arredo delle piste o dei
percorsi in progetto, comprese quelle relative agli eventuali rifacimenti di pavimentazioni stradali ed
adeguamenti dell'illuminazione pubblica, del verde stradale e del sistema di convogliamento delle acque
piovane nella rete fognaria esistente, nonché le spese relative al soddisfacimento della domanda di sosta
per i velocipedi. In tale computo sono, inoltre, da includere le spese di esercizio per le opere, attrezzature
ed arredi previsti, da riferire alla media annuale dei primi dieci anni di esercizio.
4. Nel computo dei "ciclisti / km" può farsi riferimento alla percorrenza annua complessiva nei primi due
anni di esercizio dell'itinerario in esame, a partire dalla intensità di traffico ciclistico prevista per l'ora ed il
giorno di punta nei periodi lavorativi e scolastici sui vari tronchi in progetto.
L'anzidetta previsione di traffico va documentata con l'esposizione dei flussi ciclistici e veicolari, individuali
e collettivi, già in atto sugli attuali percorsi in promiscuo ricadenti nella fascia di influenza dell'itinerario in
progetto, in modo tale da evidenziare - in particolare - la quota di traffico ciclistico in atto e quella prevista
come trasferimento dagli altri modi di trasporto.
Capo II - Principali standards progettuali per le piste ciclabili
Art. 6. Definizioni, tipologia e localizzazione
1. Pista ciclabile: parte longitudinale della strada, opportunamente delimitata, riservata alla circolazione
dei velocipedi.
a) in sede propria, ad unico o doppio senso di marcia, qualora la sua sede sia fisicamente
separata da quella relativa ai veicoli a motore ed ai pedoni, attraverso idonei spartitraffico
longitudinali fisicamente invalicabili;
b) su corsia riservata, ricavata dalla carreggiata stradale, ad unico senso di marcia, concorde a
quello della contigua corsia destinata ai veicoli a motore ed ubicata di norma in destra rispetto a
quest'ultima corsia, qualora l'elemento di separazione sia costituito essenzialmente da striscia di
delimitazione longitudinale o da delimitatori di corsia;
c) su corsia riservata, ricavata dal marciapiede, ad unico o doppio senso di marcia, qualora
l'ampiezza ne consenta la realizzazione senza pregiudizio per la circolazione dei pedoni e sia
ubicata sul lato adiacente alla carreggiata stradale.
a) sulle strade pedonali, qualora l'intensità del traffico ciclistico in rapporto a quello pedonale ne
richieda la realizzazione; in tale caso si tratta di corsie di opposto senso di marcia ubicate in
genere al centro della strada;
b) sulla carreggiata stradale, qualora l'intensità del traffico ciclistico ne richieda la realizzazione;
in tale caso si tratta di corsie ciclabili nello stesso senso di marcia ubicate sempre in destra
rispetto alla contigua corsia destinata ai veicoli a motore.
Tale soluzione è obbligatoria quando sussistono condizioni di particolare intensità del traffico ciclistico ed
il suo flusso risulti superiore a 1.200 unità/ora, per almeno due periodi di punta non inferiori a quindici
minuti nell'arco delle ventiquattro ore.
4. Salvo casi particolari, per i quali occorre fornire specifica dimostrazione di validità tecnica della loro
adozione ai fini della sicurezza stradale, specialmente con riferimento alla conflittualità su aree di
intersezione, non è consentita la realizzazione di piste ciclabili a doppio senso di marcia con corsie
ubicate entrambe sullo stesso lato della piattaforma stradale.
5. In area urbana la circolazione ciclistica va indirizzata prevalentemente su strade locali e, laddove sia
pre-visto che si svolga con una consistente intensità su strade della rete principale, la stessa va
adeguatamente protetta attraverso la realizzazione di piste ciclabili.
6. In generale e con riferimento specifico alla tipologia delle strade indicata nel decreto legislativo 30
aprile 1992, n. 285, è da osservare che:
a) sulle autostrade, extraurbane ed urbane, e sulle strade extraurbane principali, la circolazione
ciclistica è vietata, ai sensi dell'articolo 175 del suddetto decreto legislativo, e da indirizzare sulle
relative strade di servizio;
b) sulle strade extraurbane secondarie e sulle strade urbane di scorrimento le piste ciclabili - ove
occorrano - devono essere realizzate in sede propria, salvo i casi nei quali i relativi percorsi
protetti siano attuati sui marciapiedi;
c) sulle strade urbane di quartiere e sulle strade locali extraurbane, le piste ciclabili possono
essere realizzate oltre che in sede propria, anche su corsie riservate;
d) sulle strade locali urbane, le piste ciclabili - ove occorrano - devono essere sempre realizzate su corsie
Art. 7. Larghezza delle corsie e degli spartitraffico
1. Tenuto conto degli ingombri dei ciclisti e dei velocipedi, nonché dello spazio per l'equilibrio e di un
opportuno franco laterale libero da ostacoli, la larghezza minima della corsia ciclabile, comprese le strisce
di margine, è pari ad 1,50 m; tale larghezza è riducibile ad 1,25 m nel caso in cui si tratti di due corsie
contigue, dello stesso od opposto senso di marcia, per una larghezza complessiva minima pari a 2,50 m.
2. Per le piste ciclabili in sede propria e per quelle su corsie riservate, la larghezza della corsia ciclabile
può essere eccezionalmente ridotta fino ad 1,00 m, sempreché questo valore venga protratto per una
limitata lunghezza dell'itinerario ciclabile e tale circostanza sia opportunamente segnalata.
3. Le larghezze di cui ai commi precedenti rappresentano i minimi inderogabili per le piste sulle quali è
prevista la circolazione solo di velocipedi a due ruote. Per le piste sulle quali è ammessa la circolazione di
velocipedi a tre o più ruote, le suddette dimensioni devono essere opportunamente adeguate tenendo
conto dei limiti dimensionali dei velocipedi fissati dall'articolo 50 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n.
4. La larghezza dello spartitraffico fisicamente invalicabile che separa la pista ciclabile in sede propria
dalla carreggiata destinata ai veicoli a motore, non deve essere inferiore a 0,50 m.
Art. 8. Velocità di progetto e caratteristiche plano-altimetriche
1. La velocità di progetto, a cui correlare in particolare le distanze di arresto e quindi le lunghezze di
visuale libera, deve essere definita per ciascun tronco delle piste ciclabili, tenuto conto che i ciclisti in
pianura procedono in genere ad una velocità di 20-25 km/h e che in discesa con pendenza del 5%
possono raggiungere velocità anche superiori a 40 km/h.
2. Nella valutazione delle distanze di arresto si deve tenere conto di un tempo di percezione e decisione
variabile tra un minimo, pari ad un secondo, per le situazioni urbane, ed un massimo di 2,5 secondi per le
situazioni extraurbane, nonché di un coefficiente di aderenza longitudinale da relazionare al tipo di
pavimentazione adottata e, comunque, non superiore a 0,35.
3. Nel caso di realizzazione di piste ciclabili in sede propria, indipendenti dalle sedi viarie destinate ad altri
tipi di utenza stradale, la pendenza longitudinale delle singole livellette non può generalmente superare il
5%, fatta eccezione per le rampe degli attraversamenti ciclabili a livelli sfalsati, per i quali può adottarsi
una pendenza massima fino al 10%. Ai fini dell'ampia fruibilità delle piste ciclabili da parte della relativa
utenza, la pendenza longitudinale media delle piste medesime, valutata su basi chilometriche, non deve
superare il 2% salvo deroghe documentate da parte del progettista e purché sia in ogni caso garantita la
piena fruibilità da parte dell'utenza prevista.
4. I valori di pendenza longitudinale massima (media e puntuale) esposti al comma 3 devono essere
utilizzati anche come riferimento sostanziale per l'individuazione dei percorsi di piste ciclabili da realizzare
su strade destinate prevalentemente al traffico veicolare o in adiacenza alle stesse, in concomitanza ai
criteri progettuali esposti all'articolo 6, comma 6.
5. I raggi di curvatura orizzontale lungo il tracciato delle piste ciclabili devono essere commisurati alla
velocità di progetto prevista e, in genere, devono risultare superiori a 5,00 m (misurati dal ciglio interno
della pista); eccezionalmente, in aree di intersezione ed in punti particolarmente vincolati, detti raggi di
curvatura possono essere ridotti a 3,00 m, purché venga rispettata la distanza di visuale libera e la curva
venga opportunamente segnalata, specialmente nel caso e nel senso di marcia rispetto al quale essa
risulti preceduta da una livelletta in discesa.
6. Il sovralzo in curva deve essere commisurato alla velocità di progetto ed al raggio di curvatura
adottato, tenuto conto sia di un adeguato coefficiente di aderenza trasversale, sia del fatto che per il
corretto drenaggio delle acque superficiali è sufficiente una pendenza trasversale pari al 2%, con
riferimento a pavimentazioni stradali con strato di usura in conglomerato bituminoso.
7. Ferme restando le limitazioni valide per tutti i veicoli, comprese quelle inerenti a particolari zone di aree
urbane (ad esempio zone con limite di velocità di 30 km/h), specifiche limitazioni di velocità, per singoli
tronchi di piste ciclabili, dovranno essere adottate in tutti quei casi in cui le caratteristiche planoaltimetriche
del tracciato possono indurre situazioni di pericolo per i ciclisti, specialmente se sia risultato
impossibile rispettare i criteri e gli standards progettuali precedentemente indicati (per strettoie, curve a
raggio minimo precedute da livellette in discesa, ecc.).
Art. 9. Attraversamenti ciclabili
1. Gli attraversamenti delle carreggiate stradali effettuati con piste ciclabili devono essere realizzati con le
stesse modalità degli attraversamenti pedonali, tenendo conto di comportamenti dell'utenza analoghi a
quelli dei pedoni, e con i dovuti adattamenti richiesti dall'utenza ciclistica (ad esempio per la larghezza
delle eventuali isole rompitratta per attraversamenti da effettuare in più tempi).
2. Per gli attraversamenti a raso, in aree di intersezione ad uso promiscuo con i veicoli a motore ed i
pedoni, le piste ciclabili su corsia riservata devono in genere affiancarsi al lato interno degli
attraversamenti pedonali, in modo tale da istituire per i ciclisti la circolazione a rotatoria con senso unico
antiorario sull'intersezione medesima.
3. Per gli attraversamenti a livelli sfalsati riservati ai ciclisti (piste ciclabili in sede propria) va in genere
preferita la soluzione in sottopasso, rispetto a quella in sovrappasso, assicurando che la pendenza
longitudinale massima delle rampe non superi il 10% e vengano realizzate, nel caso di sovrappasso,
barriere protettive laterali di altezza non inferiore ad 1,50 m.
Art. 10. Segnaletica stradale
1. Ferma restando l'applicazione delle disposizioni relative alla segnaletica stradale previste dal decreto
legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e dal decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n.
495, e successive modificazioni, le piste ciclabili devono essere provviste della specifica segnaletica
verticale di cui ai commi 9 e 10 dell'articolo 122 del suddetto decreto del Presidente della Repubblica
all'inizio ed alla fine del loro percorso, dopo ogni interruzione e dopo ogni intersezione.
2. Le piste ciclabili devono essere provviste di appositi simboli e scritte orizzontali che ne distinguano
l'uso specialistico, anche se la pavimentazione delle stesse è contraddistinta nel colore da quella delle
contigue parti di sede stradale destinate ai veicoli a motore ed ai pedoni. Analogamente deve essere
segnalato, con apposite frecce direzionali sulla pavimentazione, ogni cambio di direzione della pista.
Art. 11. Aree di parcheggio
1. Ogni progetto di pista ciclabile deve essere corredato dall'individuazione dei luoghi e delle opere ed
attrezzature necessarie a soddisfare la domanda di sosta per i velocipedi ed eventuali altre esigenze
legate allo sviluppo della mobilità ciclistica, senza che si abbiano intralci alla circolazione stradale,
specialmente dei pedoni. L'individuazione in questione si riferisce, in particolare, sia ai poli attrattori di
traffico sia ai nodi di interscambio modale.
2. Nei nuovi parcheggi per autovetture ubicati in contiguità alle piste ciclabili, debbono essere previste
superfici adeguate da destinare alla sosta dei velocipedi.
Art. 12. Superfici ciclabili
1. Sulle piste ciclabili deve essere curata al massimo la regolarità delle superfici per garantire condizioni
di agevole transito ai ciclisti, specialmente con riferimento alle pavimentazioni realizzate con elementi
2. Sulle piste ciclabili non è consentita la presenza di griglie di raccolta delle acque con elementi principali
paralleli all'asse delle piste stesse, né con elementi trasversali tali da determinare difficoltà di transito ai
Art. 13. Ambito di applicazione
1. Le norme di cui al presente regolamento non si applicano per le opere il cui progetto definitivo sia
approvato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
http://www.bosettiegatti.com/info/nor
me/statali/1999_0557.htm - inizio
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References: Art. 2

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13