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Tribunale di Roma, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Ordinanza del 27 aprile 2007
Giovanni d'Ammassa 27 Aprile 2007
1. L’art. 24 del D.Lgs. 196/2003 fa salva la possibilità di utilizzazione di dati, anche senza il consenso del titolare, nel caso di utilizzazione per ragioni di tutela giurisdizionale. 2. L’art. 156 bis L.A. ha previsto il ricorso al giudice per ottenere di volta in volta l’ostensione dei dati personali di terzi laddove questi si profilino necessari alla tutela di un diritto in sede giudiziaria, affidando ciò al controllo del Giudice la stessa fondatezza della pretesa del soggetto all’ostensione ditali dati, in modo da limitare tale facoltà ai casi ritenuti in concreto rispondenti ai requisiti normativi per superare i diritti alla riservatezza dei dati.
Tribunale di Bari, Sentenza del 13 marzo 2007
Giovanni d'Ammassa 13 Marzo 2007
1. Il legittimo possesso e la disponibilità (di fatto e giuridica) dei sorgenti consente di riutilizzarli nella maniera ritenuta più opportuna, senza che in tale riutilizzo possa ravvisarsi alcuna indebita duplicazione. 2. Il diritto d'autore, in ordine ai programmi per computer non preclude a colui che carpisce l'idea posta alla base di un software, di scrivere programmi simili, variando le procedure di sviluppo dello stesso.
Tribunale di Bologna, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Sentenza del 13 marzo 2007
1. Il criterio fondante la giurisdizione va rinvenuto negli artt. 3 e. 10 della legge 218/95 che recepiscono la normativa internazionale pattizia (Convenzione di Bruxelles firmata il 27.9.1968, concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale) e in particolare nella previsione di cui all’art. 5 n. 3 della suddetta Convenzione, secondo il quale il criterio di collegamento è il luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto, individuato, nella interprelazione fornita dalla giurisprudenza comunitaria e nazionale, sia nel luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto che in quello in cui il danno si è verificato, con la precisazione che, per quest’ultimo deve aversi riguardo al solo danno iniziale e non anche ai danni conseguenti assumendo rilevanza esclusivamente il luogo in cui il fatto causale ha prodotto direttamente i suoi effetti nei confronti di colui che ne è la vittima immediata. 2. Ne consegue che, per un verso, il locus commissi delicti va individuato nel luogo di produzione, riproduzione dei supporti fonografici contenenti le esecuzioni dell’artista, e per l’altro, che lo stesso deve dirsi con riferimento al luogo in cui i primi effetti dannosi si sono verificati in danno dei ricorrenti, ciò al fine di evitare che l’attore possa operare una scelta arbitraria del foro competente, trasformando il criterio del forum actionis da eccezionale in generale (nel caso di specie il giudice ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione in base ai criteri suddetti, in quanto la prima produzione dei fonogrammi era avvenuta all’estero da parte di soggetti, dotati di personalità giuridica autonoma, stranieri).
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 2873 del 9 febbraio 2007
Giovanni d'Ammassa 9 Febbraio 2007
Il sequestro previsto e disciplinato dalla legge sul diritto d'autore, disciplinato dall'art. 161, svolge una duplice funzione: quella probatoria nel senso che può avere ad oggetto uno o anche tutti gli esemplari che si ritengono configurare la contraffazione, ai fini della qualificazione del quantum del danno, e quella cautelare in senso specifico perché può servire a staggire gli oggetti dei quali la sentenza di merito potrà ordinare la rimozione, la distruzione, l'aggiudicazione all'attore a mente degli art. 159 e 160 l. diritto d'autore.
Tribunale di Roma, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Sentenza del 2 febbraio 2007
Giovanni d'Ammassa 2 Febbraio 2007
1. Il senso e le finalità dell'art. 156 bis L.A., quale norma di derivazione comunitaria, sono di strumento necessario al soggetto leso nei diritti di proprietà intellettuale per poter ricostruire l'illecito commesso nei suoi confronti sia sul piano soggettivo degli autori della violazione, che su quello oggetto della più completa e reale portata della condotta illecita. Infatti, solo attraverso la completezza dell'accertamento e della tutela verso tale tipo di illecito è possibile interrompere gli effetti lesivi dell'illecito attraverso il perseguimento di tutti i soggetti eventualmente implicati in questo. Diversamente si ricadrebbe nella logica dell'ordinario meccanismo processuale dell'esibizione documentale prevista dall'art. 210 c.p.c., ovvero dell'ispezione ex ad. 118 c.p.c., esperibile nei confronti della controparte processuale, ossia quella ritenuta antagonista diretta rispetto al diritto azionato. 2. La locuzione "controparte" indicata dalla norma può trovare una ratio coerente col sistema di origine comunitaria solo estendendo anche a soggetti diversi dagli autori della violazione l'obbligo di comunicare i dati in loro possesso al soggetto leso nel diritto intellettuale. Sicché la "controparte" non può essere intesa come parte responsabile dell'illecito, ma come soggetti che in relazione alla particolare relazione con la cosa e i servizi oggetto di violazione siano in possesso di elementi utili all'individuazione oggettiva e soggettiva dell'intera condotta illecita lamentata dal ricorrente. In altro modo la norma verrebbe sostanzialmente svuotata di significato e sopra tutto di concreta utilità preprocessuale verso l'instaurazione del giudizio di responsabilità verso gli autori della lesione. 3. L’art. 24 del D.Lgs. 196/2003 fa salva la possibilità di utilizzazione di dati, anche senza il consenso del titolare, nel caso di utilizzazione per ragioni di tutela giurisdizionale. 4 È proprio nell'ottica di un equilibrio concreto degli opposti interessi che l'art. 156 bis L.A. ha previsto il ricorso al giudice per ottenere di volta in volta l'ostensione dei dati personali di terzi laddove questi si profilino necessari alla tutela di un diritto in sede giudiziaria, affidando ciò al controllo del Giudice la stessa fondatezza della pretesa del soggetto all'ostensione ditali dati, in modo da limitare tale facoltà ai casi ritenuti in concreto rispondenti ai requisiti normativi per superare i diritti alla riservatezza dei dati.
Consiglio di Stato, sez. VI, Sentenza n. 416 del 1 febbraio 2007
Giovanni d'Ammassa 1 Febbraio 2007
Massima in fase di inserimento
Consiglio di Stato, sez. VI, Sentenza n. 270 del 25 gennaio 2007
Giovanni d'Ammassa 25 Gennaio 2007
1. Ai rumoristi va riconosciuta la qualità di titolari di diritti connessi, quali soggetti che eseguono un’opera dell’ingegno. Il limite di tale riconoscimento è che concorrano ad un’opera dell’ingegno, e dunque ad un’opera che abbia l’indispensabile requisito del “carattere creativo”, e che l’artista esecutore abbia un ruolo importante, secondo quanto prescritto dall’art. 82 l.d.a. Sicché, non può trovare tutela la mera registrazione di suoni reali, bensì la creazione di suoni che imitano quelli reali ovvero la sapiente e creativa ricerca e assemblaggio di suoni reali in una sequenza adeguata ad assicurare una migliore fruizione delle immagini e dei dialoghi dell’opera cinematografica. 2. Quelle relative ai diritti connessi non sono funzioni secondarie e in qualche modo aggiuntive, ma funzioni istituzionali della SIAE. Le funzioni relative ai diritti connessi infatti non rientrano tra quelle che vengono dall’ente aggiuntivamente svolte, anche in regime di convenzione, ai sensi dell’art. 7, comma 3, del d. lgs. n. 419 del 1999. 3. In una situazione del genere, nella quale quelle relative ai “diritti connessi” sono anch’esse funzioni istituzionali dell’ente, non può essere considerato legittimo un assetto organizzativo che sostanzialmente esclude da ogni forma rappresentativa e partecipativa i titolari di diritti connessi.
Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 2304 del 24 gennaio 2007
Giovanni d'Ammassa 24 Gennaio 2007
In materia di diritto d'autore, la detenzione per la vendita o la distribuzione di CD contenenti videogiochi duplicati o riprodotti abusivamente configura il reato di cui all'art 171 ter lett B) della legge n. 633 del 1941, anche se commesso in epoca antecedente l'entrata in vigore delle legge n. 248 del 2000, in quanto costituiscono supporti contenenti sequenze di immagini in movimento, ai sensi della lett A) del citato art 171 ter, per i quali la semplice detenzione per la vendita risultava già sanzionata penalmente nel testo introdotto dall'art 17 del D.Lgs. 16 novembre 1994 n. 685, come modificato dal D.Lgs. 15 marzo 1996 n. 204.
Corte di Cassazione civile, Sentenza n. 745 del 15 gennaio 2007
Giovanni d'Ammassa 15 Gennaio 2007
In tema di diritto d'autore, il contratto di esecuzione non trasferisce di per sé, ovvero senza una volontà ulteriore in tal senso, il diritto dell'autore in capo all'esecutore, e non toglie all'autore i diritti che la legge connette alla creazione dell'opera. Ne deriva che, in relazione ad un'opera musicale - sulla quale possono insistere più diritti distinti, il diritto dell'autore, quello dell'esecutore e quello del produttore del supporto meccanico e fonografico che l'opera stessa riproduce - deve escludersi chela cessione o l'autorizzazione alla registrazione su supporto meccanico implichi che il cessionario del supporto ovvero il legittimo produttore del medesimo siano cessionari del diritto di sfruttare l'opera come fossero autori, dovendosi invece riconoscere in capo all'autore la possibilità di cedere il diritto sul supporto distintamente dal diritto alla radiodiffusione dell'opera.
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 581 del 12 gennaio 2007
Giovanni d'Ammassa 12 Gennaio 2007
La creatività e l’originalità sussistono anche qualora l’opera sia composta da idee e nozioni semplici, comprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia propria dell’opera stessa, purché formulate ed organizzate in modo personale ed autonomo rispetto alle precedenti; e che la consistenza in concreto di tale autonomo apporto forma oggetto di una valutazione destinata a risolversi in un giudizio di fatto, come tale sindacabile in sede di legittimità soltanto per eventuali vizi di motivazione.
Corte di Giustizia Europea, sez. VI, Sentenza n. C-175/05 del 11 gennaio 2007
Giovanni d'Ammassa 11 Gennaio 2007
(Failure of a Member State to fulfil obligations – Directive 92/100/EEC – Copyright – Rental and lending right – Exclusive public lending right – Derogation – Condition of remuneration – Exemption – Scope) By exempting all categories of public lending establishments, within the meaning of Council Directive 92/100/EEC of 19 November 1992 on rental right and lending right and on certain rights related to copyright in the field of intellectual property, from the obligation to remunerate authors for the lending carried out by them, Ireland has failed to fulfil its obligations under Articles 1 and 5 of that directive
Corte di Cassazione penale, Sentenza n. 149 del 9 gennaio 2007
Giovanni d'Ammassa 9 Gennaio 2007
Le differenti espressioni adoperate dal legislatore nella diversa formulazione degli articoli 171-bis e ter della legge 633/41 hanno esplicato la funzione di modificare la soglia di punibilità del medesimo fatto, ampliandola allorché è stata utilizzata l’espressione "a scopo di profitto" e restringendola allorché il fatto è stato previsto come reato solo se commesso a "fini di lucro". Con tale ultima espressione, infatti, deve intendersi un fine di guadagno economicamente apprezzabile o di incremento patrimoniale da parte dell’autore del fatto, che non può identificarsi con un qualsiasi vantaggio di altro genere; né l’incremento patrimoniale può identificarsi con il mero risparmio di spesa derivante dall’uso di copie non autorizzate di programmi o altre opere dell’ingegno, al di fuori dello svolgimento di un’attività economica da parte dell’autore del fatto, anche se di diversa natura, che connoti l’abuso, come nel caso esaminato dalla pronuncia citata in precedenza. Tale interpretazione, peraltro, trova riscontro nella stessa legge sul diritto d’autore che nell’articolo 174-ter, come da ultimo modificato dall’articolo 23 del D.Lgs 63/2003 non attribuisce rilevanza penale alla duplicazione, riproduzione, acquisto o noleggio di supporti non conformi alle prescrizioni della medesima legge a fini meramente personali, allorché, cioè, la riproduzione o l’acquisto non concorrano con i reati previsti dall’articolo 171 e ss. e non sia destinato all’immissione in commercio di detto materiale (nel caso in questione gli imputati, prima delle modifiche apportate dalla legge 248/00, avevano creato, gestito e curato la manutenzione di un sito ftp mediante un computer esistente presso l’associazione studentesca del Politecnico di Torino, sul quale venivano scaricati (download) programmi tutelati dalle norme sul diritto d’autore. Successivamente tali programmi potevano essere prelevati da determinati utenti che avevano accesso al server in cambio del conferimento a loro volta di materiale informatico).
Tribunale di Roma, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Sentenza del 5 gennaio 2007
Giovanni d'Ammassa 5 Gennaio 2007
L’interoperabilità fra programmi per elaboratore diversi, asseritamente effettuata al solo fine di attingere i dati contenuti di proprietà di un terzo per trasfonderli in un nuovo sistema operativo, che comporti l’utilizzazione del programma in difetto di autorizzazione del titolare, viola le disposizioni dell’art. 64-quater l. 22/4/1941, n. 633.
Corte di Giustizia Europea, sez. III, Sentenza n. C-8209;306/05 del 7 dicembre 2006
Giovanni d'Ammassa 7 Dicembre 2006
1) Anche se la mera fornitura di attrezzature fisiche non costituisce, in quanto tale, una comunicazione ai sensi della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 maggio 2001, 2001/29/CE, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, la distribuzione di un segnale mediante apparecchi televisivi da parte di un albergo ai clienti alloggiati nelle sue camere, indipendentemente dalla tecnica di trasmissione del segnale utilizzata, costituisce un atto di comunicazione al pubblico ai sensi dell’art. 3, n. 1, di tale direttiva. 2) Il carattere privato delle camere di un albergo non si oppone a che la comunicazione di un’opera ivi effettuata mediante apparecchi televisivi costituisca un atto di comunicazione al pubblico ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29.
Corte di Giustizia Europea, sez. VI, Sentenza n. C-198/05 del 26 ottobre 2006
Giovanni d'Ammassa 26 Novembre 2006
Avendo esentato dal diritto di prestito pubblico tutte le categorie di istituzioni per il prestito pubblico ai sensi della direttiva del Consiglio 19 novembre 1992, 92/100/CEE, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi degli artt. 1 e 5 di tale direttiva.
Corte di Giustizia Europea, sez. III, Sentenza n. C 36/05 del 26 ottobre 2006
Il Regno di Spagna, avendo stabilito un’esenzione dall’obbligo di remunerare gli autori per prestiti concessi per la quasi totalità, se non totalmente, dalle categorie di istituzioni che effettuano prestiti al pubblico di opere protette da diritti d’autore, è venuto meno agli obblighi che gli incombono ai sensi degli artt. 1 e 5 della direttiva del Consiglio 19 novembre 1992, 92/100/CEE, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale.
Corte di Cassazione civile, sez. tributaria, Sentenza n. 21220 del 29 settembre 2006
Giovanni d'Ammassa 29 Settembre 2006
L’estensione del regime d’imponibilità fiscale convenzionale delle royalties, sulla base di un similare sistema di protezione, a diritti che per loro natura appartengano ad una area distinta da quella del diritto d’autore, anche se ad essa contigua o collegata, non comporta una perfetta equazione delle due categorie di diritti e, quindi, un’identità di trattamento fiscale potendo l’ordinamento dello Stato della fonte (nella specie, l’Italia), nell’ambito della competenza qualificatoria attribuita allo Stato cui è conferito il potere impositivo, accordare un trattamento più favorevole ai redditi da diritto d’autore in senso stretto.
Tribunale di Roma, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Ordinanza del 22 settembre 2006
Giovanni d'Ammassa 22 Settembre 2006
1.L’art 24 del D Lgs 196/2003 consente pacificamente l’accesso ai dati personali senza il consenso dell’interessato nei casi in cui tali dati risultino essenziali alla realizzazione della tutela giurisdizionali dei diritti. 2. La tutela dei diritti economici impone l’attivazione in tempi ristretti da parte del titolare al fine di scoraggiare la reiterazione dei comportamenti illeciti da parte dei vari utenti della rete Internet, sicché l’eventuale messa a disposizione dei dati personali degli autori degli illeciti solo all’esito di un eventuale giudizio di merito verso i gestori telematici renderebbe vano o particolarmente difficile anche l’esito delle azioni dirette risarcitorie o inibitorie verso tali soggetti da parte del titolare dei diritti, con conseguente valutazione positiva dell’irreparabilità del danno in caso di conservazione di tale stato di cose che la condotta omissiva del provider realizza.
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