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Timestamp: 2019-06-17 21:35:56+00:00

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Home Focus regionali 2019 Veneto: Padova, 12 aprile 2019
L’Italia, complessivamente, invecchia e il Veneto non rappresenta un’eccezione. Questa la fotografia, scattata dai principali istituti statistici (Istat, Eurostat e Ufficio di Statistica del Veneto, ndr), è stata recentemente elaborata dallo Spi Cgil del Veneto che in un’attenta analisi ha poi riportato alcune interessanti osservazioni. Entriamo nel merito partendo dal quadro di insieme: quasi un quarto dei residenti ha più di 65 anni, mentre il 6,5% della popolazione è ultraottantenne. Analizzando il trend degli ultimi dieci anni, il numero di anziani è poi risultato cresciuto di circa il 20% e, proiezioni alla mano, è destinato ad aumentare ancora. Sono numeri emblematici quelli che emergono dall’indagine che lo Spi Cgil del Veneto ma non devono far preoccupare “perché – concludono dal sindacato – gli ultra sessantacinquenni, considerati una fascia debole, possono invece rappresentare una grande risorsa, se accompagnati da politiche adeguate”. Ma vediamo qualche numero. Dall’indagine dello Spi emerge che in Veneto gli ultra sessantacinquenni – i quali sono soggetti a politiche specifiche soprattutto nel campo del Welfare e della Sanità – sono più di un milione (esattamente 1.081.371) e rappresentano il 22,8% della popolazione totale. Rispetto al 2006 si registra un aumento del 19%. Poco meno del 60% degli over 65 è donna. L’indice di invecchiamento – che è definito dal rapporto fra anziani (over 65) e giovanissimi (under 14) – conferma il trend. Nel 2006 ogni 100 giovanissimi c’erano 138 anziani, ora questo rapporto è di 100 under 14 ogni 159 ultra sessantacinquenni. Altro dato interessante riguarda le molte persone anziane che vivono sono sole, perché vedove, celibi o nubili, o divorziate. In questa categoria rientrano 420 mila persone, per lo più vedove, soprattutto donne. Calcolatrice alla mano, ogni cinque ultra sessantacinquenni veneti, due sono presumibilmente soli, perché celibi/ nubili (82.783 anziani nel 2016), vedovi (314.156) o divorziati (23.283). Il numero di anziani soli è in crescita del 6% rispetto a dieci anni fa con un balzo all’insù dovuto soprattutto al boom di divorzi registrato in Italia a partire dal nuovo secolo. Per quanto riguarda gli ultraottantenni – per i quali entra in campo tutto l’importantissimo tema della non autosufficienza – in dieci anni il loro numero è cresciuto di un terzo (+33,7%), passano dai 240.655 del 2006 ai 321.856 del 2016. In questa categoria, troviamo per il 65% donne, che hanno una aspettativa di vita più alta rispetto agli uomini. L’indagine dello Spi Cgil ha preso in esame anche altri dati che completano il quadro dell’invecchiamento nella regione. Anzitutto, in dieci anni è più che triplicato il numero di anziani stranieri: dai 4.207 del 2006 ai 13.990 del 2016 l’incremento è del 232,5%. Netta la predominanza delle donne: 9.109, contro 4.881 maschi. Gli ultracentenari registrati a fine 2016 sono pochi: 1.569, ma sono raddoppiati rispetto ai 751 di dieci anni prima. In questo dato rientrano quasi esclusivamente le donne: 1.377 contro 192 maschi. Per quanto riguarda le aspettative di vita e il volontariato in Veneto, lo Spi Cgil ha inquadrato alcuni dati che descrivono il quadro della situazione: nel 2060 il numero di anziani aumenterà del 50% mentre l’aspettativa di vita è di 80 anni per gli uomini e di 85 per le donne. Sul fronte del volontariato, il 15% dei veneti con una età compresa fra i 55 e i 64 anni è impegnato in una attività utile per a comunità. La quota scende al 13% fra gli anziani della fascia 65-74 anni e al 6% fra gli over 65. Ma quali sono le iniziative messe in campo dalla regione a favore della popolazione anziana? Eccone una panoramica esaustiva.
Impegnativa di cura domiciliare (ICD) È un contributo erogato per l’assistenza al proprio domicilio delle persone non autosufficienti. Sono previste 5 tipologie di ICD, una delle quali costituisce una novità in quanto destinata a persone con grave necessità assistenziale nelle 24 ore della giornata. La tempistica di pagamento delle ICD è: • mensile per le ICDa (alto bisogno assistenziale) e le ICDf (grave disabilità fisico-motoria); • trimestrale per le ICDm (medio bisogno assistenziale) e ICDp (grave disabilità psichica e intellettiva); • semestrale per le ICDb (basso bisogno assistenziale), con possibilità di articolare una diversa frequenza per le ICDp e ICDf in ragione delle progettualità individuali per le persone con disabilità a cui tali ICD si riferiscono. Il mandato di pagamento (nei confronti dei diretti beneficiari o dei comuni laddove non è stata definita la delega per la gestione dell’ICD) deve essere effettuato entro il secondo mese successivo a quello del periodo cui si riferisce (quindi ad agosto per il primo semestre o per il secondo trimestre, ecc…). L’ISEE deve essere prodotto e consegnato entro il primo pagamento effettuato nel corso dell’esercizio solare, con la seguente tempistica: • per le ICD con pagamento mensile: entro il 31 marzo; • per le ICD con pagamento trimestrale: entro il 31 marzo; • per le ICD con pagamento semestrale: entro il 30 giugno. L’ISEE da produrre è l’ISEE “socio-sanitario”, qualora sia più favorevole all’ISEE ordinario. In caso contrario o di equivalenza è sufficiente l’ISEE ordinario. La soglia ISEE è di 16.700,00 euro per le ICDb e ICDm e di 60.000,00 euro per la ICDa e ICDf. Non è prevista soglia per le ICDp. La tempistica per il rinnovo della valutazione multidimensionale (che vale 3 anni) è comunicata agli utenti dagli operatori. La domanda di ICD, disponibile anche nel sito internet della propria Azienda ULSS, può essere presentata dai diretti interessati, dai familiari o persone che ne hanno la rappresentanza. Si possono ottenere informazioni presso gli sportelli dei Servizi Sociali dei Comuni o degli Sportelli del Distretto Socio Sanitario.
Interventi di sollievo Cos’è e quali sono i benefici? Sono interventi volti a sostenere i costi che le famiglie affrontano nell’assistere la persona disabile o non autosufficiente a domicilio; due le tipologie di intervento: 1. l’accesso temporaneo ai Centri diurni o residenziali del territorio che si caratterizzano in interventi di: • pronta accoglienza: al verificarsi di una situazione di emergenza non gestibile dai familiari con possibilità di accoglienza entro 24 ore in una struttura residenziale; • accoglienza programmata nei servizi residenziali per uno o più periodi temporanei in una struttura residenziale; 2. il riconoscimento di benefici economici alle famiglie che assistono direttamente persone disabili o anziane con elevati carichi assistenziali; due i tipi di aiuto: • assegno di sollievo: affidamento temporaneo del disabile a persone terze beneficiando di aiuti economici; • buono servizio: contributi economici per l’accoglienza temporanea diurna e/o residenziale presso Enti del territorio.
A chi è rivolto? Alle famiglie con persone disabili per: • l’accesso ai servizi residenziali di pronta accoglienza; • o di accoglienza temporanea programmata; • o di sostituzione temporanea familiare attivate dalla famiglia stessa; • o di esperienze di preparazione all’autonomia e alla vita indipendente del disabile; • o programmi di utilizzo dei servizi diurni, in orari e giorni distinti dall’attività ordinaria del servizio; • o di esperienze di ricorso a forme di affido familiare temporaneo. Alle famiglie con persone adulte e anziane non autosufficienti per: • assistenza periodica integrativa, attivata in famiglia, in situazioni di particolare emergenza; • o forme di “sostituzione temporanea familiare” attivate dalla famiglia stessa; • o accoglienza temporanea in strutture residenziali; • o assistenza continuativa a domicilio di malati terminali, con il coinvolgimento della rete parentale estesa, delle associazioni di volontariato e delle reti informali (auto-aiuto, vicinato, ecc.).
Come attivare il servizio ovvero qual è l’iter per la presentazione della domanda? La richiesta va presentata allo Sportello Integrato dei Servizi socio-sanitari dell’Azienda ULSS e del Distretto Socio-Sanitario di residenza, quando il cittadino si trovi in situazioni di emergenza e per la durata delle stesse. Normativa di riferimento • Deliberazione della Giunta Regionale n. 39 del 17 gannaio 2006 [BUR n. 21 del 28.02.2006]. “Il sistema della domiciliarità. Disposizioni applicative”. • Deliberazione della Giunta Regionale n. 3982 del 20/12/2005 [BUR n. 11 del 31.01.2006]. “Interventi per il “sollievo” a favore delle famiglie che assistono in casa persone in condizione di non autosufficienza”. • Deliberazione della Giunta Regionale n. 3960 del 31 dicembre 2001 [file PDF, 145 Kb]. “Interventi sperimentali per il sollievo a favore delle famiglie che assistono persone con disabilità o anziani non autosufficienti”.
Servizi residenziali e semi-residenziali: Le impegnative di residenzialità e la libera scelta del cittadino Per impegnativa di residenzialità si intende il titolo che viene rilasciato al cittadino per l’accesso alle prestazioni rese presso servizi residenziali e diurni autorizzati all’esercizio e accreditati ai sensi della L.R. n. 22/02 e relativo provvedimento attuativo, DGR n. 84 del 16/01/07. L’emissione dell’impegnativa di residenzialità comporta il riconoscimento della quota di rilevo socio-sanitario regionale così come determinata con apposito provvedimento annuale della Giunta Regionale. Nell’ambito della residenzialità la libera scelta si concretizza nella facoltà del cittadino di scegliere, in quanto titolare dell’impegnativa di residenzialità, il Centro di Servizi per persone anziane non autosufficienti accreditato maggiormente rispondente alle proprie esigenze assistenziali, alle proprie aspettative e alle disponibilità economiche, anche superando i confini territoriali dell’Azienda ULSS di residenza. Il cittadino può scegliere di utilizzare l’impegnativa di residenzialità presso: • centro di Servizi accreditato del territorio dell’Azienda ULSS di residenza; • centro di Servizi accreditato al di fuori dell’ambito territoriale dell’Azienda ULSS di residenza; • centro di Servizio accreditato al di fuori dell’ambito regionale attraverso le modalità previste da apposito regolamento. L’Azienda ULSS, sulla base della graduatoria unica della residenzialità, provvede a rilasciare l’impegnativa di residenzialità nel limite del numero massimo di impegnative annuo equivalente stabilito dalla programmazione regionale ed in concomitanza con la disponibilità del posto presso il Centro di Servizi scelto dalla persona.
Normativa di riferimento • Deliberazioni della Giunta Regionale n. 394 del 20 febbraio 2007 [BUR n. 28 del 20.03.2007]. “Indirizzi ed interventi per l’assistenza alle persone non autosufficienti. Art. 34, comma 1, LR 1 del 30 gennaio 2004 e art. 4 della LR 2/06”. • Deliberazione della Giunta n. 456 del 27 febbraio 2007 [BUR n. 30 del 27.03.2007]. “Criteri di accesso ai servizi residenziali per persone anziane non autosufficienti – DGR 394/07 Integrazioni allo schema tipo di regolamento di cui alla DGR 38/2006”. • Deliberazione della Giunta n. 457 del 27 febbraio 2007 [BUR n. 30 del 27.03.2007] “Disposizioni alle Aziende ULSS per l’assistenza di persone non autosufficienti nei Centri di Servizio residenziali e per la predisposizione del Piano Locale della Non – Autosufficienza. – DGR 464/06 e DGR 394 del 20 febbraio 2007”.
Sezioni ad Alta Protezione Alzheimer (S.A.P.A.) La Regione del Veneto ha ritenuto di completare l’offerta di servizi residenziali prevedendo l’attivazione di posti letto con caratteristiche di “residenzialità ad alta protezione”. Le “Sezioni ad Alta Protezione Alzheimer” (S.A.P.A.) sono destinate ad accogliere persone affette da demenza di grado moderato- severo che per il livello del deficit cognitivo e per la presenza di significative alterazioni comportamentali non trovino una risposta adeguata con l’assistenza domiciliare o in altre forme di residenzialità con assistenza e/o requisiti ambientali non adeguati alle necessità del malato di Alzheimer o affetto da grave demenza. Le sezioni ad alta protezione per pazienti con demenza sono una risposta limitata nel tempo per coloro che necessitano di un particolare approccio clinico-assistenziale durante una o più fasi della loro malattia.
Come si accede al servizio A tali strutture si accede previa valutazione da parte della U.V.M.D., su proposta del medico dimettente ospedaliero o del medico di medicina generale, sentito il responsabile della struttura di accoglienza. La permanenza sarà limitata al periodo necessario ad effettuare il programma assistenziale e clinico, con predisposizione ed individuazione della successiva risposta che potrà essere il rientro a domicilio, eventualmente con assistenza domiciliare integrata o l’accoglimento in residenza protetta.
Centro diurno per persone anziane non autosufficienti Ruolo importante e strategico nell’ambito dell’integrazione delle politiche territoriali a favore degli anziani è svolto dal centro diurno per persone anziane non autosufficienti. È un servizio complesso a carattere diurno che fornisce interventi socio-sanitari alle persone anziane non autosufficienti. La struttura ha come finalità quella di: • ritardare l’istituzionalizzazione e il decadimento psico-fisico dell’anziano e fornire sostegno e sollievo alle persone anziane non autosufficienti e/o alle loro famiglie; • concorrere al mantenimento della persona anziana, anche in condizione di rilevante gravità soggettiva, nel proprio ambiente familiare e sociale; • dare conveniente risposta ai bisogni di cura delle persone anziane dimesse dall’ospedale, riducendo così, le giornate di ricovero e alleviando l’onere assistenziale delle famiglie. Il Centro diurno può ospitare fino 30 a persone, è una struttura flessibile, capace di adattarsi alle necessità degli utenti, che promuove e fornisce servizi differenziati. Attività tipiche del Centro diurno sono: • attività sanitarie: prevenzione, terapia e riabilitazione; • attività assistenziali: cura della persona, autonomia personale; • attività sociali: animazione, terapia occupazionale, socializzazione.
A chi è rivolto Ospita persone anziane non autosufficienti, così definiti sulla base dei diversi profili di autonomia, residenti presso il proprio domicilio.
Come si accede al servizio La domanda di ingresso può essere presentata da un familiare della persona anziana, ovvero dal tutore/amministratore di sostegno, rivolgendosi al Distretto Socio- Sanitario della A.ULSS di appartenenza della persona anziana. L’accesso al servizio richiede una valutazione multidimensionale delle condizioni della persona, che viene effettuata da una équipe multiprofessionale, l’Unità di Valutazione Multidimensionale Distrettuale (U.V.M.D.) attraverso la compilazione della Scheda di Valutazione Multidimensionale dell’Anziano (S.Va.M.A.) per l’individuazione del profilo di non autosufficienza ed il successivo inserimento della persona richiedente nel registro della residenzialità. L’accoglienza in struttura viene successivamente autorizzata a seconda del punteggio di gravità, del profilo individuato e della scelta del Centro di Servizi. Le modalità di ingresso nel servizio infine vengono concordate dalla U.V.M.D., con la persona, la sua famiglia e il centro diurno ospitante. Ogni informazione relativa all’accesso al Centro di Servizi per persone anziane non autosufficienti e al ritiro e compilazione della scheda S.Va.M.A. deve essere richiesta ai punti di accesso della rete dei servizi: • Servizi Sociali del Comune; • Sportello Integrato in ciascuna sede di distretto dell’Azienda ULSS.
Normativa di riferimento • Deliberazione della Giunta Regionale n. 84 del 16 gennaio 2007 – L.R. 16 agosto 2002, n. 22. “Autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie, socio sanitarie e sociali” – Approvazione dei requisiti e degli standard, degli indicatori di attività e di risultato, degli oneri per l’accreditamento e della tempistica di applicazione, per le strutture sociosanitarie e sociali. • Deliberazione della Giunta n. 464 del 28 febbraio 2006 [BUR n. 30 del 28.03.2006]. “L’assistenza alle persone non autosufficienti. Art. 34, comma 1, LR 1 del 30 gennaio 2004”. • Deliberazioni della Giunta Regionale n. 394 del 20 febbraio 2007 [BUR n. 28 del 20.03.2007]. “Indirizzi ed interventi per l’assistenza alle persone non autosufficienti. Art. 34, comma 1, LR 1 del 30 gennaio 2004 e art. 4 della LR 2/06”.
Centro di servizio per persone anziane non autosufficienti È un servizio residenziale socio-sanitario, che offre a persone non autosufficienti, di norma anziani, un livello di assistenza medica, infermieristica, riabilitativa, tutelare e alberghiera organizzate in base alla specifica unità di offerta (U.d.O.). All’interno dei Centri di Servizio l’assistenza socio-sanitaria può essere organizzata in due Unità di Offerta ben distinte in base all’intensità del carico assistenziale di cui gli ospiti necessitano, ma che hanno la medesima finalità di garantire alle persone non assistibili a domicilio un adeguato livello di assistenza medica, infermieristica, riabilitativa, tutelare e alberghiera: • la prima è definita Unità di offerta per persone anziane non autosufficienti con ridotto-minimo bisogno assistenziale, in base allo specifico profilo assistenziale individuato dalla Unità di Valutazione Multidimensionale Distrettuale (U.V.M.D.). La capacità ricettiva è di massimo 120 posti letto, organizzati in nuclei di massimo 30 ospiti; • la seconda è definita Unità di offerta per persone anziane non autosufficienti con maggior bisogno assistenziale, in base allo specifico profilo assistenziale individuato dalla Unità di Valutazione Multidimensionale Distrettuale (U.V.M.D.); vi fanno riferimento anche gli ospiti affetti da patologia Alzheimer. La capacità ricettiva è fino ad un massimo di 30 ospiti per nucleo.
A chi è rivolto Ospita persone di norma anziane in condizione di non autosufficienza secondo lo specifico bisogno assistenziale.
Normativa di riferimento • Deliberazione della Giunta Regionale n. 84 del 16 gennaio 2007 – L.R. 16 agosto 2002, n. 22. “Autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie, socio sanitarie e sociali” – Approvazione dei requisiti e degli standard, degli indicatori di attività e di risultato, degli oneri per l’accreditamento e della tempistica di applicazione, per le strutture sociosanitarie e sociali. • Deliberazione della Giunta n. 464 del 28 febbraio 2006 [BUR n. 30 del 28.03.2006]. “L’assistenza alle persone non autosufficienti. Art. 34, comma 1, LR 1 del 30 gennaio 2004.” • Deliberazioni della Giunta Regionale n. 394 del 20 febbraio 2007 [BUR n. 28 del 20.03.2007]. “Indirizzi ed interventi per l’assistenza alle persone non autosufficienti. Art. 34, comma 1, LR 1 del 30 gennaio 2004 e art. 4 della LR 2/06”. • Deliberazione della Giunta n. 456 del 27 febbraio 2007 [BUR n. 30 del 27.03.2007]. “Criteri di accesso ai servizi residenziali per persone anziane non autosufficienti – DGR 394/07 Integrazioni allo schema tipo di regolamento di cui alla DGR 38/2006”. • Deliberazione della Giunta n. 457 del 27 febbraio 2007 [BUR n. 30 del 27.03.2007]. “Disposizioni alle Aziende ULSS per l’assistenza di persone non autosufficienti nei Centri di Servizio residenziali e per la predisposizione del Piano Locale della Non – Autosufficienza. – DGR 464/06 e DGR 394 del 20 febbraio 2007”.
Sezioni per gli stati vegetativi permanenti (S.V.P.) All’interno dell’offerta di residenzialità extraospedaliera la Regione ha ritenuto necessario dare una risposta anche a quelle persone che si trovano in condizione di “stato vegetativo” in seguito a gravi lesioni cerebrali. Sono state realizzate specifiche strutture di ricovero e assistenza per questo tipo di pazienti che possano garantire un elevato livello di assistenza sanitaria e infermieristica senza gravare le famiglie e le altre maglie della rete assistenziale.
Come si accede al servizio La valutazione per l’ammissione alle sezioni per i pazienti in stato vegetativo è svolta dalla U.V.M.D., su proposta del medico dimettente ospedaliero o del medico di generale in accordo con il responsabile della struttura accogliente.
Normativa di riferimento • Deliberazione della Giunta Regionale n. 702 del 23 marzo 2001 [file PDF, 459 Kb]. “Linee guida regionali per la definizione e la standardizzazione degli approcci assistenziali ai pazienti in Stato Vegetativo (SV)”.
Servizio di Assistenza Domiciliare (S.A.D.) e Assistenza Domiciliare Integrata (A.D.I.) L’assistenza domiciliare permette a coloro che si trovano in condizioni di dipendenza fisica o sociale o socio-sanitaria di ricevere le cure e l’assistenza necessarie nel proprio domicilio. Sono previste due tipologie di assistenza: • Servizio di assistenza domiciliare (S.A.D.): ha l’obiettivo di aiutare la persona nel disbrigo delle attività quotidiane; • Assistenza domiciliare integrata (A.D.I.): si tratta di prestazioni domiciliari da parte di figure professionali sanitarie e sociali. Per attivare i servizi di assistenza ci si può rivolgere ai Servizi Sociali del Comune o al Distretto Socio-Sanitario dell’Azienda ULSS di residenza.
Cos’è e quali sono i benefici? L’assistenza domiciliare si distingue in: • Servizio di assistenza domiciliare (S.A.D.), ha l’obiettivo di aiutare la persona nel disbrigo delle attività quotidiane sollevando in parte la famiglia dal carico assistenziale (es. igiene degli ambienti, servizio di lavanderia, preparazione dei pasti, igiene della persona, disbrigo di commissioni, trasporto, ecc.); • Assistenza domiciliare integrata (A.D.I.), vengono erogate prestazioni domiciliari da parte di figure professionali sanitarie e sociali integrate fra loro (medico di medicina generale, infermiere, fisioterapista, assistente sociale, medico specialista ecc.), secondo un intervento personalizzato definito dall’Unità di Valutazione Multidimensionale Distrettuale (U.V.M.D.) competente per territorio (es. servizio di riabilitazione, servizio infermieristico, servizio medico, visite programmate, ecc…). L’assistenza domiciliare permette al cittadino di rimanere nel proprio domicilio e nel proprio contesto familiare per ricevere le cure e l’assistenza necessarie, senza dover essere ricoverato in strutture ospedaliere o residenziali.
A chi è rivolto? Alle persone di tutte le età che si trovano in condizioni di dipendenza fisica o sociale o socio-sanitaria.
Come attivare il servizio ovvero qual è l’iter per la presentazione della domanda? Il servizio può essere attivato in qualsiasi momento dell’anno. Per l’attivazione del S.A.D. il cittadino può rivolgersi ai servizi sociali del Comune di residenza o dell’A.ULSS delegata, dove l’assistente sociale valuta il caso e attiva l’intervento domiciliare previa definizione di un progetto individualizzato e personalizzato concordato con l’affidatario del servizio e che viene rivalutato almeno annualmente. Il Comune può richiedere una compartecipazione economica al servizio domiciliare sulla base dei criteri e modalità stabiliti dal regolamento S.A.D. comunale. Per l’attivazione dell’A.D.I. il cittadino può rivolgersi al Distretto Socio-sanitario dell’A. ULSS di residenza, la sua condizione viene valutata da una équipe multi professionale, l’Unità di Valutazione Multidimensionale Distrettuale (U.V.M.D.), a cui partecipano tutte le figure professionali interessate al caso specifico. L’U.V.M.D. attraverso la Scheda di Valutazione Multidimensionale dell’Anziano (S.V.A.M.A.) definisce il profilo di gravità del cittadino per la stesura di un piano di intervento individualizzato, che viene verificato e ridefinito attraverso riunioni periodiche della U.V.M.D. Le prestazioni sanitarie sono gratuite. Per la documentazione specifica da presentare è necessario chiedere informazioni allo Sportello Integrato del Comune o del Distretto Socio-Sanitario della A.ULSS di residenza.
Normativa di riferimento • Deliberazione della Giunta Regionale n. 5273 del 29 dicembre 1998. “Linee guida regionali sull’attivazione delle varie forme di A.D.I.”. • Deliberazione della Giunta Regionale n. 39 del 17 gennaio 2006 [BUR n. 21 del 28.02.2006]. “Il sistema della domiciliarità. Disposizioni applicative”.
Contributo assistenziale regionale “telesoccorso-telecontrollo” Cos’è e quali sono i benefici? È un sistema attivato dalla Regione del Veneto (LR 26 del 4.06.1987), in accordo con i Comuni e le A.ULSS. Il servizio funziona a mezzo telefono mediante Centro Operativo funzionante 24 ore su 24. Con il telecontrollo, il Centro si mette in contatto con l’utente, anche più volte alla settimana, per conoscere le sue condizioni e per accertare che l’apparecchio sia funzionante. A sua volta ogni utente può mettersi in contatto con il Centro per qualsiasi necessità. Ad ogni chiamata, previo controllo, il Centro provvede, con immediatezza, a interessare la competente struttura, sia che si tratti di necessità mediche, infermieristiche, domestiche o sociali. Con il telesoccorso ogni utente è dotato di un mini-apparecchio provvisto di un pulsante che, se premuto, fa scattare un segnale d’allarme al Centro Operativo. Il Centro, in questo caso, è in grado di agire immediatamente e attivare tempestivamente un intervento urgente.
A chi è rivolto? • Agli anziani che vivono da soli o in coppia; • agli anziani bisognosi di cure e controlli sanitari; • a coloro che, pur non avendo compiuto 65 anni d’età, si trovino in situazioni di rischio sociali e/o sanitario, debitamente documentato.
Come ottenere l’agevolazione ovvero qual è l’iter per la presentazione della domanda? Per attivare il servizio il cittadino può rivolgersi ai Servizi Sociali del Comune di residenza, ai quali successivamente andrà presentata: a. la richiesta di servizio di telesoccorso-telecontrollo debitamente compilata; b. certificato del medico di base attestante la necessità dell’attivazione del servizio; c. attestazione ISEE o dichiarazione sostitutiva unico; d. trascorsi i sei mesi di gratuità il Comune, a seconda del regolamento applicato in ogni Azienda ULSS e dell’ISEE del richiedente, può richiedere la compartecipazione economica al servizio. La domanda può essere presentata in qualsiasi momento dell’anno e resta valida per gli anni successivi.
Normativa • Legge Regionale n. 26 del 4 giugno 1987. “Provvidenze straordinarie a favore delle persone anziane”. • Deliberazione della Giunta Regionale n. 3655 del 19 ottobre 1999. “L.R. 26/87.Servizio di Telesoccorso e Telecontrollo domiciliare. Integrazioni alla Circolare n. 14 del 21/07/1997”. • Deliberazione della Giunta Regionale n. 39 del 17 gennaio 2006 [BUR n. 21 del 28/02/2006]. “Il sistema della domiciliarità. Disposizioni applicative”.

References: Art. 34
 art. 4
 Art. 34
 Art. 34
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 Art. 34
 Art. 34
 art. 4