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Timestamp: 2020-04-07 02:13:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1692 del 23/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1692 del 23/01/2017
Cassazione civile, sez. lav., 23/01/2017, (ud. 25/10/2016, dep.23/01/2017), n. 1692
sul ricorso 16793-2011 proposto da:
CALIULO, LELIO MARITATO, ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, giusta
avverso la sentenza n. 339/2011 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 21/03/2011 r.g.n. 1022/2010;
Con sentenza del 15.3 – 21.3.2011, la Corte d’appello di Torino ha rigettato l’impugnazione dell’Inps avverso la sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Alba che l’aveva condannato a restituire a G.C. la somma di Euro 4.433,74, corrispondente al 90% dei contributi previdenziali versati per gli anni 1994, 1995, 1996 e 1997.
La Corte territoriale, per quanto qui rileva, ha osservato che la normativa applicata per la restituzione dei predetti contributi attribuiva alle imprese alluvionate il diritto a ripetere il 90% dei contributi Inps e dei premi Inail versati e ciò, da un lato, perchè il D.L. n. 300 del 2006, art. 3-quater, (conv. con L. n. 17 del 2007) aveva espressamente esteso ai versamenti previdenziali ed assicurativi obbligatori i benefici già previsti dalla L. n. 289 del 2002, e, dall’altro, perchè la L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, doveva essere interpretato nel senso che la definizione della posizione contributiva poteva avvenire sia in favore di chi aveva pagato solo il 10% del dovuto, sia in favore di chi aveva già pagato attraverso il rimborso del 90% di quanto versato, pena la violazione dell’art. 3 Cost.. Inoltre, la stessa Corte ha ritenuto che la tempestività della domanda amministrativa, il cui termine era stato fissato dalla L. n. 17 del 2007 al 31/7/2007, doveva essere valutata in relazione alla spedizione dell’atto (nella specie tramite inoltro a mezzo posta con raccomandata spedita il 31.7.2007) e lo stesso termine riguardava le sole posizioni debitorie ancora pendenti e suscettibili di regolarizzazione alla predetta data e non già quelle, come nella fattispecie, aventi ad oggetto una richiesta di rimborso di quanto già versato.
Rimane solo intimata G.C..
1. Con un solo motivo l’Inps deduce la violazione e falsa applicazione del D.L. 28 dicembre 2006, art. 3 quater, comma 1 convertito nella L. 26 febbraio 2007, n. 17, in relazione alla L. 24 dicembre 2003, n. 350, art. 4, comma 90, dolendosi del mancato accoglimento dell’eccezione di decadenza per avvenuta ricezione della domanda amministrativa di rimborso dei contributi già versati oltre il termine di Legge il 31.7.2007 e del fatto che la Corte territoriale ha ritenuto che il predetto termine vigeva solo per le posizioni debitorie pendenti e non per quelle di richiesta di rimborso delle maggiori somme pagate, come nella fattispecie.
2. Va, anzitutto, escluso che – come ritenuto erroneamente dalla Corte territoriale l’imposizione del termine del 31.7.2007 sia collegata soltanto ad un’ipotesi di versamento non effettuato, per modo che l’impresa che lo abbia eseguito possa invece ripeterlo. Invero, il termine del 31.7.2007, previsto per la presentazione delle domande di regolarizzazione L. n. 350 del 2003, ex art. 4, comma 90, a seguito della proroga dell’originario termine del 31.7.2004 da parte del D.L. n. 300 del 2006, art. 3-quater, comma 1, (conv. con L. n. 17 del 2007), si applica anche alle imprese che abbiano già versato i contributi previdenziali, dovendosi ritenere irragionevole una distinzione tra coloro che non abbiano corrisposto i contributi e coloro che, invece, abbiano già effettuato il pagamento, in quanto la locuzione “regolarizzare la posizione”, di cui all’art. 4, comma 90, cit., include tanto l’ipotesi in cui la definizione della posizione previdenziale intervenga mediante il pagamento del 10% del dovuto, quanto quella in cui avvenga mediante il rimborso del 90% del versato (Cass. n. 12603 del 2016).
Tanto precisato va, però, rilevato che la censura mossa dal ricorrente è infondata in quanto erroneamente viene ricondotto l’effetto della decadenza al momento della ricezione della domanda amministrativa di rimborso del premio assicurativo.
Si è, infatti, affermato (Cass. sez. 6 – L. Ordinanza n. 10768 del 27.6.2012) che “in tema di sgravi contributivi a richiesta, per verificare l’osservanza dell’eventuale termine di decadenza (nella specie, termine fissato dal D.L. n. 300 del 2006, art. 3 quater conv. in L. n. 17 del 2007, per l’istanza di sgravio dei soggetti danneggiati dall’alluvione del Piemonte nel 1994), vale il principio secondo il quale, nell’ambito dei rapporti con la P. A., l’istanza è tempestiva qualora venga presentata all’ufficio postale per la spedizione entro il termine, non rilevando che essa sia pervenuta all’ente dopo la scadenza del termine medesimo”.
Nella fattispecie emerge dall’impugnata sentenza che la domanda amministrativa di cui trattasi fu presentata il 31 luglio 2007 e tale circostanza non è contestata dal ricorrente, il quale si duole, invece, del fatto che la domanda gli pervenne solo in data 3 agosto 2007. Ne consegue che, in base al principio sopra richiamato, non può esservi dubbio alcuno sul fatto che la società alluvionata aveva rispettato il predetto termine legale per l’inoltro della domanda, non essendole addebitabile la circostanza del suo recapito in data successiva a quella dell’avvenuta presentazione in data utile.
3. Si rileva, tuttavia, che la questione dell’eccepita decadenza non pregiudica la verifica della sussistenza o meno del diritto anche alla luce dello ius superveniens rappresentato dalla decisione della Commissione Europea n. 195/2016.
Occorre, pertanto, seguire una ricognizione della normativa interna sul tema, dei precedenti di questa Corte di legittimità al riguardo e degli effetti derivanti dalla decisione resa in subiecta materia dalla Commissione dell’Unione Europea in data 14.8.2015, n. 195/2016.
6. Nessun rilievo presentando, ai fini qui in discorso, la successiva norma di interpretazione autentica della L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90, contenuta nel D.L. n. 78 del 2010, art. 12, comma 12, trattandosi di disposizione soppressa dalla legge di conversione, mette conto invece dare atto della decisione n. 195/2016 che, in subiecta materia, ha adottato la Commissione Europea in data 14.8.2015 (notificata con il n. C (2015) 5549 e pubblicata in G.U.U.E. del 18.2.2016). Con tale decisione, infatti, la Commissione ha ritenuto che le misure legislative che istituiscono i benefici in questione nel presente giudizio fossero state adottate in violazione dell’art. 108, par. 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) e, di conseguenza, ha concluso che esse “costituiscono aiuti di Stato incompatibili con il mercato interno” (punto 133), aggiungendo, in punto di conseguenze (punti 134-136):

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 3
 art. 9
 art. 3
 art. 4
 art. 4
 art. 3
 art. 3
 sentenza 
 art. 4
 art. 12