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Timestamp: 2019-06-25 18:38:29+00:00

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Consideriamo in secondo luogo il grande amore, che Gesu-Cristo in tal dono ci ha dimostrato. Il SS. Sagramento è un dono fatto solamente dall'amore. Fu necessario già per salvarci, secondo il decreto divino che il Redentore morisse, e col sagrificio della sua vita soddisfacesse la divina giustizia per li nostri peccati; ma che necessità vi era che Gesu-Cristo dopo esser morto si lasciasse a noi in cibo? Ma così volle l'amore. Non per altro, dice S. Lorenzo Giustiniani,1 Egli istituì
l'Eucaristia, se non «ob suae eximiae caritatis indicium», se non per farci intendere l'immenso amor2 che ci porta. E questo è appunto quel che scrisse S. Giovanni: «Sciens Iesus, quia venit hora eius, ut transeat ex hoc mundo ad Patrem, cum dilexisset suos, in finem dilexit eos» (Io. 13. 1). Sapendo Gesù esser giunto già il tempo di partirsi da questa terra, volle lasciarci il segno più grande del suo amore, che fu questo dono del SS. Sagramento; ciò appunto significano quelle parole, «in finem dilexit eos», cioè «extremo amore, summe dilexit eos», così3 spiega Teofilatto4 col Grisostomo.
E si noti quel che notò l'Apostolo che il tempo in cui volle Gesu-Cristo lasciarci questo dono, fu il tempo della sua morte. «In qua nocte tradebatur, accepit panem, et gratias agens fregit, et dixit: Accipite et manducate, hoc est Corpus meum» (1. Cor. 11).5 Allorché gli uomini gli apparecchiavano flagelli, spine e croce per farlo morire, allora voll'Egli l'amante Salvatore lasciarci quest'ultimo segno del suo affetto. E perché in morte, e non prima istituì questo Sagramento? Dice S. Bernardino6 che ciò lo fece, perché i segni d'amore che dimostransi dagli amici in morte, più facilmente restano a memoria, e si conservano più caramente: «Quae in fine in signum amicitiae celebrantur, firmius memoriae imprimuntur, et cariora tenentur».7 Gesu-Cristo, dice il santo, già prima in molti modi s'era a noi donato: s'era dato per compagno, per maestro, per padre, per luce, per esempio e per vittima; restava l'ultimo grado d'amore, ch'era il darsi a noi in cibo, per unirsi tutto con noi, come si unisce il cibo con chi lo prende;
e questo fec'egli dandosi a noi nel SS. Sagramento: «Ultimus gradus amoris est, cum se dedit nobis in cibum, quia dedit se nobis ad omnimodam unionem, sicut cibus et cibans invicem uniuntur». Sicché non fu contento il nostro Redentore di unirsi solamente alla nostra natura umana, volle con questo Sagramento trovare il modo d'unirsi anche ad ognuno di noi in particolare.
Dicea S. Francesco di Sales:8 «In niun'altra azione può considerarsi il Salvatore né più tenero, né più amoroso, che in questa, nella quale si annichila, per così dire, e si riduce in cibo per penetrare l'anime nostre, ed unirsi al cuore de' suoi fedeli». Sicché, dice S. Gio. Grisostomo,9 a quel Signore, a cui non ardiscono gli Angeli di fissare gli occhi, «Huic nos unimur, et facti sumus unum corpus, et una caro». Qual pastore mai (soggiunge il santo) pasce le sue pecorelle col proprio sangue? anche le madri danno i loro figli alle nutrici ad alimentarli, ma Gesù nel Sagramento ci alimenta col suo medesimo sangue e a Sé ci unisce: «Quis pastor oves proprio pascit cruore? Et quid dico pastor? Matres multae sunt, quae filios aliis tradunt nutricibus; hoc autem ipse non est passus, sed ipse nos proprio sanguine pascit» (Hom. 60). E perché farsi nostro cibo? perché (dice il santo) ardentemente ci amò, e così volle tutto unirsi e farsi una stessa cosa con noi: «Semetipsum nobis immiscuit, ut unum quid simus; ardenter enim amantium hoc est» (Hom. 61).10 Quindi Gesu-Cristo ha voluto fare il più grande di tutti i miracoli: «Memoriam fecit mirabilium suorum,
escam dedit timentibus se» (Psal. 110),11 affin di soddisfare il desiderio che avea di star con noi e di unire in uno il nostro col suo SS. Cuore. «O mirabilis dilectio tua (esclama S. Lorenzo Giustiniani),12 Domine Iesu, qui tuo corpori taliter nos incorporari voluisti, ut tecum unum cor, et animam unam haberemus inseparabiliter colligatam!»
Quel gran servo di Dio, il P. della Colombière,13 dicea così: Se qualche cosa potesse smuovere la mia fede sul mistero dell'Eucaristia, io non dubiterei della potenza, ma dell'amore più presto che Dio ci dimostra in questo Sagramento. Come il pane diventi Corpo di Gesù, come Gesù si ritrovi in più luoghi, dico che Dio può tutto. Ma se mi chiedete14 come Dio ami a tal segno l'uomo, che voglia farsi cibo suo? altro non so rispondere che non l'intendo, e che l'amore di Gesù non può comprendersi. Ma, Signore, un tale eccesso d'affetto di ridurvi in cibo, par che non convenisse alla vostra maestà. Ma risponde S. Bernardo15 che l'amore fa scordare l'amante della propria dignità: «Amor dignitatis nescius». Risponde parimente il Grisostomo16 che l'amore non va cercando ragion di convenienza, quando tratta di farsi conoscere all'amato; egli non va dove conviene, ma dov'è condotto dal suo desiderio: «Amor ratione caret, et vadit quo ducitur, non quo debeat»
(Serm. 147). Avea ragione dunque S. Tommaso l'Angelico17 di chiamar questo Sagramento, Sagramento d'amore, e pegno d'amore: «Sacramentum caritatis, caritatis pignus» (Opusc. 58). E S. Bernardo18 di chiamarlo, «Amor amorum». E S. M. Maddalena de' Pazzi19 di chiamare il giorno di Giovedì santo, in cui fu istituito questo Sagramento, «il giorno dell'amore».
O amore infinito di Gesù, degno d'infinito amore! Deh quando, Gesù mio, io vi amerò, come Voi avete amato me? Voi non avete più che fare, per farvi da me amare; ed io ho avuto l'animo di lasciare Voi bene infinito, per rivolgermi a' beni vili e miserabili! Deh illuminatemi, o mio Dio, scopritemi sempre più le grandezze della vostra bontà, acciocché io20 tutto m'innamori di Voi e mi affatichi a darvi gusto. Io v'amo, Gesù mio, mio amore, mio tutto, e voglio spesso unirmi con Voi in questo Sagramento, per distaccarmi da tutto, ed amare Voi solo, mia vita. Soccorretemi Voi, o mio Redentore, per li meriti della vostra passione.
Aiutatemi ancora Voi, o Madre di Gesù e madre mia; pregatelo che m'infiammi tutto del suo santo amore.
1 [27.] S. LAUR. IUSTIN., De Christi corpore sermo; Opera, Venetiis 1721, 390: «Misericors utique Dominus in se, et nostri miserator, corporis sui sacramentaliter escam praebens suorum, quae praecesserant, mirabilium specialem nobis voluit exhibere memoriam. Nonne mirabile caritatis indicium exstitit».
2 [2.] amor) amore BR2.
3 [9.] così) come VR.
4 [9.] THEOPHILACTUS, Enarratio in Evang. Ioannis, in c. XIII, I: PG 124, 446: «Hos igitur suos... in finem dilexit, hoc est perfectam erga illos charitatem declaravit». CHRYSOST., In Ioan. hom. 70, n. 1; PG 59, 382: «In finem dilexit eos, hoc significat: nihil praetermisit eorum quae ardenter amantem oportet facere... Maiora in extremo facit, ut eorum caritatem augeat».
5 [13.] I Cor., 11, 23, 24.
6 [17.] S. BERNARDINUS SEN., Quadr. de Evang. aeterno, sermo 54, a. I, c. I; Opera, II, Venetiis 1745, 329: «Quae in fine mutuorum recessuum inter amicos, in signum perpetuae amicitiae ac memoriae celebrantur, fortius ac firmius memoria imprimuntur, et cariora tenentur atque servantur». Cfr. Op. omnia, V, Ad Claras Aquas 1956, 7.
7 [20.] S. BERNARDINUS SEN., ibid., 335: «Ultimus gradus amoris est, cum Christus se dedit nobis in cibum, qui dedit se nobis ad omnimodam unionem et transformationem… Nam datur nobis ut homo fiat deiformis. Nam, sicut cibus et cibans invicem uniuntur, sic digne illum suscipiens in ipsum per ardentissimum amorem totaliter transformantur et deiformis efficitur». Op. omnia, V, Ad Claras Aquas 1956, 28-29.
8 [7.] S. FRANCESCO DI SALES, Introduzione alla vita divota, p. II, c. 21; Roma 1740, 146: «Il Salvatore non può essere considerato in alcuna azione né più amoroso, né più tenero che in questa, nella quale s'annichila, per così dire, e si riduce in cibo, per penetrare le anime nostre, ed unirsi al cuore ed al corpo de' suoi fedeli». Cfr. Oeuvres, III, Annecy 1893, 121.
9 [10.] Il testo proviene ad litteram dall'antica ufficiatura liturgica della Dominic. infra oct. SS. Corporis Christi, II noct., lect. VI con la citazione (Hom. 60 ad pop. Antioch.). Cf. CHRYSOST., In Matthaeum, hom. 82, n. 5; PG 58, 743-744: «Quod angeli tremunt videntes, nec sine metu respicere ob fulgorem inde manantem, eo nos alimur, huic commiscemur, factique sumus Christi unum corpus et una caro… Quis pastor oves proprio pascit cruore? Et quid dico pastor? Matres multae sunt quae, post partus dolores, filios aliis radunt nutricibus: hoc autem ipse non est passus, sed ipse nos proprio sanguine pascit, et per omnia nos sibi coaugmentat».
10 [22.] Dal Sabb. infra oct. Corp. Christi, II noct., lect. IV (Hom. 61 ad Pop. Antioch.). Cfr. CHRYSOST., In Ioannem, hom. 46, nn. 2-3; PG 59, 260: «Semetipsum nobis immiscuit suumque corpus in nos contemperavit, ut unum quid simus, sicut corpus coniunctum. Ardenter enim amantium indicium hoc est».
11 [1.] Ps., 110, 4-5: «Memoriam fecit mirabilium suorum, misericors et miserator Dominus. Escam dedit timentibus se».
12 [3.] S. LAUR. IUSTIN., De incendio divini amoris, c. V; Opera, Venetiis 1721, 621: «O quam mirabilis est dilectio tua, Domine Iesu, qui antequam ascenderes in caelum... ut te qui velit, habeat in altari, et tuo corpori aliter nos incorporari voluisti, et sanguine potare pretioso, ut sic tuo inebriati amore, tecum unum cor, et unam animam haberemus inseparabiliter colligatam».
13 [6.] LA COLOMBIÈRE Cl., Sermoni sacri, serm. 20 per il giorno del Corpus Domini; I, Venezia 1710, 192: «Se alcuna cosa potesse smovere la mia fede intorno a questo mistero, ciò non sarebbe altrimente ch'io dubitassi di quella infinita potenza che Dio vi dimostra, ma più tosto l'amor estremo che in esso ci ha voluto manifestare. Come possa essere che quello che è pane diventi carne senza lasciar di parer pane: come il corpo d'un uomo si trovi allo stesso tempo in più luoghi. Come possa star racchiuso dentro uno spazio poco men che invisibile: a tutto questo basta ch'io risponda che Dio può tutto. Ma se mi si dimanda come possa Dio amare una creatura così debole, così imperfetta, tanto miserabile com'è l'uomo, che l'ami con passione, con trasporto, che per quest'ultimo abbia quelle premure, che un uomo non avrebbe per un altro uomo: confesso il vero che a questo non ho risposta, e ch'è una verità questa che non so capire».
14 [10.] Ma se mi chiedete) om. erronea in NS7.
15 [14.] S. BERNARDUS, In Cantica, sermo 64, n. 10; PL 183, 1088.
16 [16.] CHRYSOL., Sermo 147; PL 52, 595: «Amor ignorat iudicium, ratione caret, modum nescit... Amor nisi ad desiderata pervaserit, necat amantem; et ideo vadit quo ducitur, non quo debeat». È evidente lo scambio del «Crisologo» nel «Crisostomo».
17 [1.] BAGNATI SIMONE, Finezze eucaristiche, sermoni panegirico-morali dell'augustissimo Sagramento dell'Eucarisita, serm. XV; Napoli 1724, 184: «È una lega tutta fior d'amore, d'un Dio amante del genere umano, chiamato per antonomasia dal Dottore Angelico: Sacramentum charitatis: summae Christi charitatis pignus est. Opusc. 58, c. 25». Cfr. Opera S. Thomae, XVII (Opusc. 58 de Sacramento altaris, c. 25), Romae 1570, f. 56, col. 3: «Nominatur enim quandoque verus panis, quandoque sacramentum altaris, quandoque sacramentum caritatis». Ibid., c. 5, f. 45, col. I: «Et oves quas redemerat carnis suae alimento satiaret, et in hoc est expressio summae largitatis et praecipui amoris». La critica moderna rigetta senz'altro come spurio quest'opuscolo: cfr. Opuscula theologica S. Thomae, I, Taurini 1954, XV. Non manca tuttavia il concetto nell'Angelico: S. THOMAS, Summa theol., III pars, q. 75, a. I, c.: «Maximae caritatis signum, et nostrae spei sublevamentum».
18 [3.] Ps. BERNARDUS, Sermo de excellentia SS. Sacramenti, n. 10; PL 184, 987: «Potestne aestimare quale vel quantum est hoc sanctum sanctorum, et sacramentum sacramentorum, amor amorum, dulcedo omnium dulcedinum?» Questo scritto fu attribuito un tempo a s. BERNARDO, ma è di Autore incerto (cfr. Glorieux, 72).
19 [4.] PUCCINI V., op. cit., c. 92; Venezia 1642, 170: «Parlava di questo SS. Sagramento con gran tenerezza d'amore; il giovedì, che fu quel giorno, in cui fu da Gesù istituito, lo chiamava il dì dell'amore; e avea particolare desiderio, che in questo giorno le sorelle si comunicassero».
20 [13.] acciocché io) acciocch'io VR.

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