Source: http://www.avvmarcoborriello.com/blog/page/2/
Timestamp: 2020-08-14 16:50:54+00:00

Document:
Articoli - Pagina 2 di 2 - Avv. Marco Borriello
Regalo o donazione con bonifico: quale causale?
Quale causale bisogna scrivere perché il beneficiario di un bonifico non abbia problemi a seguito della donazione
Non sempre ciò che facciamo è legato ad un corrispettivo. Molto spesso le nostre azioni sono eseguite per mero spirito di liberalità e per il generoso desiderio di compiacere qualcuno: si pensi ai regali compiuti in occasione delle festività comandate oppure per celebrare il compleanno di un proprio caro.
In alcuni casi, la donazione ha per oggetto una somma di denaro abbastanza rilevante ed avviene tramite bonifico bancario. Possiamo ipotizzare la madre che, sfruttando i suoi risparmi, regala una cifra consistente al figlio per comprarsi un’auto nuova; oppure il padre che bonifica un certo importo alla figlia, prossima sposa, per l’acquisto dei mobili che arrederanno la nuova abitazione. In tali circostanze, però come è meglio procedere? Per un regalo o una donazione con bonifico, quale causale bisogna scrivere?
La domanda appena posta assale tutti coloro che, pur essendo in regola con il fisco, temono che un’operazione come quella appena descritta possa attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate provocando un accertamento tributario, con tanto di sanzione, a carico del beneficiario. In fondo si tratta di un timore, abbastanza, comprensibile, ma che, nel concreto, bisogna valutare attentamente. Pertanto, per sciogliere i tuoi dubbi sull’argomento, in quest’articolo rispondo alle seguenti domande: donare una somma di denaro con bonifico è legale? La donazione con bonifico a un figlio è valida? Se regalo un certo importo a mia figlia con bonifico, il fisco può intervenire con un accertamento?
Donare denaro con bonifico: è legale?
Per legge è possibile effettuare una donazione di denaro a qualcuno. Non è necessario che sia un parente lontano, piuttosto che un figlio o, semplicemente, un amico: la donazione, infatti, sarebbe legittima anche se compiuta a favore di un estraneo, persino se questo fosse un perfetto sconosciuto. Insomma, donare una somma di denaro è consentito dalla legge e nel momento in cui il destinatario del regalo l’accetta, essa si perfeziona senza altro elemento.
A questo punto, però, bisogna fare una precisazione molto importante: donare del denaro è consentito ed è legale, ma non sempre l’operazione compiuta è valida. Vediamo insieme perché.
Donare soldi con bonifico: la donazione è valida?
Quando parliamo di una donazione, non devi mai dimenticare che, tecnicamente, si tratta di un contratto; in pratica c’è da un lato il donante, ad esempio il padre, e dall’altro il donatario, per ipotesi il figlio. Questi pattuiscono che un certo importo vada dal primo al secondo per spirito di liberalità. Essi possono concretizzare quest’operazione mediante, ad esempio, un bonifico bancario.
Devi sapere, però, che a proposito delle donazioni, la legge prevede che debbano realizzarsi, obbligatoriamente, in forma scritta e davanti al notaio (per atto pubblico) [1]. Ciò comporta che la donazione compiuta con un mezzo diverso non è valida.
Hai regalato 30.000 euro a tua figlia, inviandole un bonifico. C’è un altro figlio che vorrebbe impugnare questo contratto, stipulato in tale forma, poiché non è d’accordo col favoritismo realizzato a favore della sorella.
Nell’esempio appena riportato, la donazione non è valida poiché il contratto non è stato realizzato con le modalità previste dalla legge. Ciò non toglie che se nessun controinteressato ha voglia o desiderio di impugnarla, essa non sarà intaccata in alcun modo e la figlia in questione potrà utilizzare il denaro, ricevuto col bonifico, senza alcun problema
Donare pochi soldi con bonifico: la donazione è valida?
In questo caso, sto parlando delle donazioni di modico valore. In pratica sarebbero quei regali d’importo non elevato.
Il bonifico, di pochi euro, eseguito per il compleanno del fratello che vive all’estero oppure il contributo donato, tramite banca, alla figlia per favorire la vacanza della medesima e dei propri nipoti.
In questi casi, la donazione è perfettamente legale e valida poiché, quando si tratta di somme contenute, la legge [2] non pretende di andare dal notaio.
Regalo o donazione con bonifico: quale causale per il fisco?
Oramai avrai compreso che donare del denaro, tramite bonifico, è assolutamente legale e consentito; tutt’al più, in ragione della consistenza della cifra, potrebbero nascere delle opposizioni, visto che non hai fatto ricorso al notaio; tuttavia, se non c’è in famiglia chi potrebbe contestare l’operazione, non devi temere conseguenze, nemmeno da un punto di vista civilistico.
Ebbene, devi arrivare ad un’identica conclusione anche da un punto di vista fiscale. Infatti, devi sapere che la causale del bonifico, nella quale specifichi che il denaro è donato a tuo figlio o al destinatario da te prescelto, è sufficiente ad escludere che la somma sia di natura reddituale [3]. Per questa ragione, il fisco non può dar corso ad alcun valido accertamento a carico del beneficiario del bonifico; non lo può fare nemmeno se, in ragione della misura della somma, si dovesse trattare di una donazione invalida. È stato, infatti, chiarito che le vicende, di natura civilistica, che riguardano questo tipo di operazione, non possono, certo, attribuire al denaro la caratteristica di reddito non dichiarato.
Pertanto, procedi serenamente al bonifico in questione, specificando in causale che si tratta di un regalo o di una donazione, poiché, con questa motivazione, il beneficiario non potrà avere alcun problema con il fisco.
[1] Art. 782 cod. civ.
[2] Art. 783 cod. civ.
[3] Cass. civ. sent. n. 7258/2017
Permessi 104: posso usarli per un week end?
I permessi della legge 104 possono essere sfruttati per andare in vacanza o un week end? Ecco le regole sul come comportarsi durante i permessi.
Non è infrequente il caso in cui il proprio genitore abbia bisogno della nostra assistenza. Se sei una di quelle persone che deve assolvere a questo compito, purtroppo sai bene sulla tua pelle che si tratta di un impegno gravoso e che richiede molta disponibilità. Sai anche che per assistere tua madre invalida, devi togliere tempo a te stesso, alla tua famiglia ed anche, volendo e potendo al tuo lavoro. Per questa ragione, usufruisci dei famosi benefici previsti dalla legge 104 [1] che ti consentono, quale lavoratore dipendente, di avere dei permessi retribuiti per assistere il tuo genitore bisognoso. Però, nonostante ciò, il tempo a tua disposizione non è mai sufficiente: infatti come spesso accade, il lavoro ti assorbe quasi totalmente e nel tempo libero vorresti avere la possibilità di fare altro e non di dedicarti principalmente a tua madre. Vorresti, quindi, sapere se ad esempio potresti usufruire dei permessi della legge citata per andare in vacanza, magari anche per un solo giorno, senza con ciò abbandonare il proprio genitore, ma soltanto per sfruttare un congedo lavorativo per uno scopo personale più che legittimo: ebbene puoi farlo? In particolare, la domanda specifica che ti stai ponendo è la seguente: utilizzando i permessi previsti dalla legge 104 posso usarli per un week end?
Permessi 104: come e quando dare assistenza
I permessi previsti e concessi ai sensi della legge 104 non sono ovviamente un premio e tanto meno un’agevolazione indiscriminata. Il lavoratore che ne usufruisce li ottiene perché, ad esempio, deve dare assistenza alla sorella o al genitore disabile. Per questa ragione, può anche non andare a lavorare nei giorni del permesso, pur continuando a percepire la regolare retribuzione. Ebbene, nonostante il meritevole scopo che giustifica la descritta eccezione, il lavoratore non è tenuto ad assistere il proprio parente per l’intera giornata (come si suol dire, H24) e tanto meno proprio nelle ore in cui, diversamente, sarebbe stato impegnato sul lavoro. La cosa importante, infatti, è quella di un’assistenza continuativa ed esclusiva a favore della persona bisognosa di cure, circostanza questa che può tranquillamente realizzarsi anche compatibilmente con le esigenze personali del lavoratore in permesso. Questa conclusione è ormai pacificamente sostenuta dalla giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione [2], secondo la quale il lavoratore predetto:
durante i giorni di permesso può anche ritagliarsi uno spazio per soddisfare delle proprie esigenze personali;
durante i giorni di permesso, al pari di quanto avviene durante quelli lavorativi, deve prestare l’assistenza dovuta con la necessaria flessibilità. Non è importante, pertanto, quali e quante ore occorrano per assistere il genitore in difficoltà (ad esempio, non è obbligatorio assisterlo proprio nelle ore in cui normalmente lavori), ma è sufficiente che questi riceva aiuto con continuità.
Ed allora, ritornando al quesito posto inizialmente, se per esigenze personali vuoi farti una piccola vacanza, magari sfruttando proprio il giorno di permesso, ben sapendo che la cosa non creerà alcun disagio o difficoltà al genitore da assistere, puoi partire serenamente sapendo di non rischiare il licenziamento o la denuncia per truffa?
Permessi: posso andare in vacanza?
In questo caso, anche se si parla di esigenze personali e nel concreto la tua assenza per un giorno non ha determinato alcuna grave conseguenza o mancanza al parente assistito, se sfrutti i permessi della legge per andare in vacanza, stai violando la legge stessa. Anche in questo caso, è la Cassazione [3] a chiarire il perché di questa conclusione. Nel caso in esame, infatti, appare evidente che se hai utilizzato il giorno di permesso per andare in vacanza, hai disatteso completamente l’assistenza per la quale ti era stato concesso il permesso. Se eri altrove (ad esempio a Ischia oppure a Parigi) e sei tornato il giorno dopo, evidentemente il tuo parente non ha avuto alcun aiuto. Non si tratta, quindi, di semplice flessibilità interpretata con rigore e severità, ma della mancanza totale del presupposto su cui si basa l’agevolazione concessa dalla legge 104. Pertanto, se durante il giorno di permesso, magari dopo essere stati da tua madre, vai a fare la spesa o ad accompagnare tuo figlio alla partita del campionato giovanile a cui partecipa, non è certo reato. Se invece te ne parti per andare a prendere il sole, attento a quel che hai fatto: potresti rischiare anche il licenziamento [4].
[1] Art. 33 Legge 104/92 ed Art. 42 D.lgs 151/2001
[2] Cass. pen. sent. n. 4106/2016
[3] Cass. pen. sent. n. 54712/2016
[4] Cass. civ. sent. n. 18293/2016
Pubblicato il Aprile 7, 2017 Aprile 7, 2017
Se la casa è vuota pago i rifiuti?
La tassa sui rifiuti: perché si può pagare anche per gli immobili disabitati.
Imu, tasi, tari e tares, fatte salve le previste esenzioni, sono le tasse che il proprietario possessore è chiamato a versare per un immobile.
Ebbene, la tassa sui rifiuti è sicuramente una delle più conosciute dal cittadino ed è tra le più onerose. Essa si deve versare, anno per anno e si basa sulla produzione dei rifiuti che avviene nelle comuni abitazioni.
In particolare, tra gli elementi che determinano l’ammontare della tassa, bisogna considerare il numero dei residenti, e nello specifico il nucleo familiare che abita nell’immobile da tassare, ma anche la superficie abitativa della casa. Seguendo le prescrizioni dei regolamenti comunali e combinando gli elementi appena citati, otterremo l’importo dovuto per la tassa sui rifiuti.
E se la casa è disabitata? Il cittadino proprietario deve pagare la tassa sui rifiuti anche se l’immobile è vuoto e senza residente alcuno?
La Legge di stabilità del 2014 [1], ha istituito e disciplinato la Tari, affermando che il presupposto di questa tassa è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani.
Tuttavia, la legge in questione ha previsto, la possibilità, per i comuni, di stabilire esenzioni o riduzioni tariffarie della Tari, in alcune ipotesi particolari [2], quando ad esempio la casa è abitata da un unico occupante oppure in tutti gli altri casi individuati all’interno del regolamento comunale approvato dallo stesso comune [3].
Devo pagare rifiuti se la casa è disabitata?
Se osserviamo l’orientamento giurisprudenziale, si deve concludere che la tassa sui rifiuti, deve essere pagata in tutti i casi ed indipendentemente dall’occupazione o meno dell’immobile tassato.
In particolare nel 2013, la Cassazione ha legittimato la pretesa del Comune di Bologna di applicare la tassa in esame, a carico del proprietario di un appartamento inutilizzato [4]. La stessa conclusione è stata riscontrata in altre decisioni giurisprudenziali [5], rispetto alle quali, quelle contrarie, rappresentano una vera e propria eccezione.
A tal proposito, nel settembre del 2014, l’Istituto per la finanza e l’economia locale (IFEL), organo che fa riferimento all’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI), nel riportarsi alla normativa di riferimento, ha precisato che la tassa sui rifiuti è applicabile e dovuta sugli immobili, che sono suscettibili di produrre dei rifiuti, indipendentemente dall’occupazione o meno degli stessi.
Tuttavia, non bisogna dimenticare ed è opportuno ricordare, che il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2013, ha raccomandato ai comuni italiani di non applicare la tassa sui rifiuti agli immobili vuoti e privi degli allacciamenti alle varie forniture (acqua, luce gas).
Detto ciò, nella realtà, i comuni, anche frequentemente, esentano dalla tassa sui rifiuti, almeno parzialmente, i proprietari degli immobili disabitati e privi dei necessari allacciamenti (la cui assenza rende di fatto inabitabile la casa e quindi non suscettibile di produrre rifiuti)
Tuttavia per essere sicuri di non dover nulla o almeno in parte, per un immobile vuoto, sarà necessario ed opportuno consultare quanto prevede in merito, il regolamento del comune di ubicazione dello stesso. Potrete farlo esaminando il sito dell’ente o, in mancanza e per avere migliori chiarimenti, recandovi presso la sede del comune.
[1] Art. 1, comma 639 e 641 Legge 147/2013
[2] Art. 1, comma 659 Legge 147/2013
[3] Art. 1, comma 660 Legge 147/2013
[4] Cass. ord n. 18022/2013
[5] Cass. sent. n. 16785/2002 – 9920/2003 – 22770/2009 – 1850/2010
Pubblicato il Marzo 6, 2017 Marzo 10, 2017

References: Art. 782
 Art. 783
 Cass. 
 Art. 33
 Art. 42
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 1
 Art. 1
 Art. 1
 Cass. 
 Cass.