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IC27 - SETTORE DEL CALCIO PROFESSIONISTICO - PDF
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1 IC27 - SETTORE DEL CALCIO PROFESSIONISTICO PREMESSA L APPLICABILITÀ DEL DIRITTO ANTITRUST AL SETTORE DELLO SPORT LA PROPORZIONALITÀ DELLE REGOLE SPORTIVE IL CONTESTO COMUNITARIO I SOGGETTI DESTINATARI DELL INDAGINE LE ATTIVITÀ OGGETTO DI INDAGINE L ACQUISIZIONE DELLE INFORMAZIONI SEZIONE I - IL SISTEMA-CALCIO NEL CONTESTO NAZIONALE E INTERNAZIONALE L ORGANIZZAZIONE DEL SETTORE DEL CALCIO NELL AMBITO DELL ORDINAMENTO SPORTIVO I SOGGETTI DELL ORDINAMENTO SPORTIVO MONDIALE E NAZIONALE Il Comitato Internazionale Olimpico (C.I.O.) IL RAPPORTO TRA L ORDINAMENTO SPORTIVO E L ORDINAMENTO COMUNITARIO, CON PARTICOLARE RIGUARDO AL SETTORE DEL CALCIO SEZIONE II - ANALISI ECONOMICO-FINANZIARIA DEL SETTORE DEL CALCIO PROFESSIONISTICO IN ITALIA INTRODUZIONE LE PARTICOLARI DINAMICHE CONCORRENZIALI DEL SETTORE: UN MODELLO IMPERFETTO DI CONCORRENZA IL SETTORE DEL CALCIO PROFESSIONISTICO E I POSSIBILI SPAZI DI CONCORRENZA Le competizioni sportive come monopoli naturali La concorrenza tra società di calcio LA NECESSITÀ DI UN EQUILIBRIO COMPETITIVO TRA LE SOCIETÀ DI CALCIO LE ENTRATE DELLE SOCIETÀ DI CALCIO E LORO POSSIBILITÀ DI SVILUPPO Le sponsorizzazioni Il merchandising La quotazione in borsa Proprietà e gestione degli stadi Diritti televisivi L evoluzione delle modalità di vendita dei diritti televisivi I meccanismi di ripartizione delle risorse L incidenza dell attuale sistema di commercializzazione sull equilibrio competitivo tra club Il progetto di legge sulla vendita dei diritti televisivi SEZIONE III - LA REGOLAMENTAZIONE DEI RAPPORTI TRA CALCIATORI PROFESSIONISTI E SOCIETÀ DI CALCIO PREMESSA LA REGOLAMENTAZIONE FIFA LA REGOLAMENTAZIONE NAZIONALE LA DISCIPLINA CONTRATTUALE La disciplina FIFA La disciplina nazionale La posizione della FIGC e dell AIC Valutazioni LE CESSIONI DI CONTRATTO La disciplina FIFA La disciplina nazionale La posizione della FIGC e dell AIC Valutazioni LE CESSIONI TEMPORANEE DI CONTRATTO La disciplina dei prestiti e la significatività del fenomeno La posizione della FIGC e dell AIC Valutazioni LA RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE La disciplina nazionale Valutazioni CONCLUSIONI
2 SEZIONE IV - ORGANIZZAZIONE E FUNZIONI DELLA FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO E DELLA LEGA NAZIONALE PROFESSIONISTI LA COLLOCAZIONE DELLA FIGC NEL CONTESTO INTERNAZIONALE LA FIGC E LE LEGHE COME ASSOCIAZIONI DI IMPRESE IL RUOLO DELLE LEGHE IL PESO DELLE LEGHE IN AMBITO FIGC LA GOVERNANCE DEGLI ASPETTI ECONOMICI DEL CALCIO SPUNTI PER UNA POSSIBILE RIORGANIZZAZIONE DEL SETTORE SEZIONE V - L ATTIVITA DI AGENTE DI CALCIATORE LA REGOLAMENTAZIONE DEGLI AGENTI DI CALCIATORI IN AMBITO COMUNITARIO IL REGOLAMENTO FIGC PER L ESERCIZIO DELL ATTIVITÀ DI AGENTE DI CALCIATORI L INQUADRAMENTO GIURIDICO DELL ATTIVITÀ DI AGENTE DI CALCIATORI IL MERCATO DEGLI AGENTI DI CALCIATORI Premessa Gli operatori attivi nel mercato italiano degli agenti di calciatori La posizione sul mercato degli agenti facenti capo alla società Gea World S.p.A ANALISI DEL REGOLAMENTO FIGC SULL ESERCIZIO DELL ATTIVITÀ DI AGENTE DI CALCIATORI La previsione di un albo degli agenti dei calciatori Divieti di concorrenza Conflitto di interessi e incompatibilità La regolamentazione del conflitto di interessi nel vigente Regolamento Le ipotesi di incompatibilità La disciplina internazionale L analisi delle citate norme FIGC nell ambito degli incontri con gli Uffici Le modifiche proposte Valutazioni Polizza assicurativa Accesso ad informazioni sensibili Risoluzione e revoca del contratto Divieto di ricorrere al giudice ordinario L obbligo di utilizzare il modulo contrattuale predisposto dalla Commissione agenti CONCLUSIONI CONCLUSIONI GLI ELEMENTI DI FATTO Le entrate delle società di calcio professionistiche La disciplina dei rapporti tra calciatori professionisti e società La struttura organizzativa del settore Gli agenti di calciatori VALUTAZIONI L inquadramento del settore sotto il profilo antitrust Possibili interventi per migliorare la concorrenza nel settore del calcio professionistico Le fonti di ricavi segue: la vendita dei diritti televisivi Gli ingaggi dei calciatori La disciplina della risoluzione delle controversie La disciplina dell attività di agente dei calciatori Prospettive di riforma della struttura organizzativa
3 PREMESSA 1. L applicabilità del diritto antitrust al settore dello sport 1. La crescente espansione dello sport ha nel tempo evidenziato, accanto alla sua principale vocazione sociale e culturale, anche la natura di importante settore economico, i cui attori principali sono gli atleti, le società sportive e le federazioni sportive nazionali e internazionali. Benché, quindi, le attività sportive in senso stretto non siano sindacabili sotto il profilo antitrust, le attività economiche generate dallo sport o ad esso connesse ricadono invece nell ambito di applicazione delle regole dell economia di mercato, ivi incluse quelle volte a tutelare la concorrenza. 2. Gli avvenimenti sportivi sono, infatti, commercializzati su una pluralità di mercati ed è in questo senso che generano delle attività economiche. Esistono, poi, talune attività connesse ma ben distinte dall attività di produzione e organizzazione dello spettacolo sportivo in quanto tale che, pertanto, rientrano a pieno titolo nella sfera di applicabilità del diritto antitrust. In linea di principio, invece, le norme antitrust non si applicano a normative o a prassi sportive inerenti alla natura e al contesto proprio di talune competizioni. Tuttavia, tale restrizione dell ambito di applicazione del diritto della concorrenza non può esorbitare quanto necessario a garantire la ratio sottesa alla restrizione medesima (il buon funzionamento delle competizioni sportive) e, pertanto, non può essere invocata per escludere un intero settore dello sport dalla sfera d'applicazione del diritto antitrust. 3. La principale specificità del settore in esame nei suoi rapporti con le regole di concorrenza attiene alla necessarietà di un certo grado di interdipendenza e solidarietà tra concorrenti che lo caratterizza. Una squadra di calcio, ad esempio, non ha ragione d esistere se privata della possibilità di confrontarsi con altre squadre, così come il campionato non può essere portato a termine in mancanza di un numero sufficiente di squadre in grado di concludere la stagione calcistica. Ne consegue che, a differenza di quanto accade in altri settori economici, i soggetti che operano nel campo dello sport non perseguono l obiettivo di eliminare i propri concorrenti. Esiste, in altri termini, l interesse reciproco alla salvaguardia delle capacità sportive ma anche della solidità economica dei concorrenti; l esigenza di tutelare detto interesse appare, dunque, connaturato alla stessa esistenza delle competizioni sportive. 4. Un ulteriore caratteristica del settore concerne l esigenza di preservare l incertezza dei risultati: se un campionato fosse palesemente dominato da una 3
4 squadra, detta incertezza verrebbe a mancare e, in breve tempo, l interesse degli spettatori scemerebbe, con incidenze negative sul livello della domanda dello spettacolo sportivo 1. Tale elemento, da cui dipende l attrattività dello spettacolo, può nel contempo rappresentare un ostacolo in sede di gestione economica delle attività sportive. Il mantenimento dell equilibrio tra le opportunità dei concorrenti in gioco, infatti, può comportare restrizioni alla loro libertà di iniziativa economica. Ciononostante, la necessità di garantire l integrità delle competizioni sportive e l incertezza dei risultati giustifica, talora, l introduzione di regole per l organizzazione ed il funzionamento degli avvenimenti sportivi suscettibili, in principio, di contrastare con le tradizionali regole del mercato La proporzionalità delle regole sportive 5. Quanto illustrato evidenzia che, per accertare l ambito di applicabilità del diritto antitrust al settore in esame occorre individuare gli aspetti economici generati da una data attività sportiva (o ad essa connessi), per poi comprendere quali tra questi si prestano ad essere valutati sotto il profilo antitrust. La necessità di compiere un analisi siffatta emerge con chiarezza avendo riguardo alle regole sportive. 6. Sul punto, si deve, innanzitutto, precisare che la tutela del mercato non può ostare al potere degli organismi sportivi (in particolare, delle federazioni) di adottare le regole necessarie per organizzare le competizioni. In linea generale, è possibile affermare che il diritto antitrust non interferisce con le regole puramente sportive ovvero necessarie all organizzazione degli avvenimenti sportivi (regole del gioco in senso stretto, composizione della squadre, calendario delle gare, ecc.). 7. Diversamente, le regole sportive relative all esercizio di una data disciplina possono produrre effetti sull attività economica dei soggetti coinvolti nella pratica di detta disciplina e, quindi, sono suscettibili di assumere rilevanza sul piano antitrust. Esistono, tuttavia, regole sportive che, ancorché incidano su aspetti di tipo economico, si giustificano in quanto intrinsecamente funzionali all attività sportiva cui afferiscono. E il caso, ad esempio, delle regole UEFA che 1 Cfr. il par. 219 delle Conclusioni dell Avvocato Generale Lenz del 20 settembre 2005 relative alla sentenza Bosman (causa C-415/93). 2 Vedi, infra, il caso relativo alle regole UEFA che impediscono ai club detenuti o controllati da un unico soggetto di partecipare allo stesso campionato. 4
5 impediscono ai club detenuti o controllati da un unico soggetto di partecipare allo stesso campionato In ogni caso, le regole che, pur avendo come unico obiettivo quello di regolamentare lo sport, producono effetti anticompetitivi, devono essere valutate attraverso il c.d. test di proporzionalità, al fine di verificare se l eventuale restrizione della concorrenza che le stesse cagionano è necessaria al buon funzionamento di una data attività sportiva e se costituiscono il mezzo meno restrittivo della concorrenza per perseguire tale scopo. Ne consegue che laddove esista un mezzo meno restrittivo della concorrenza per garantire il buon andamento dell attività sportiva quella regola dovrebbe essere modificata. La verifica della proporzionalità di siffatte regolamentazioni è stata svolta in relazione a talune regole adottate dalla Federazione automobilistica internazionale (FIA) 4, nonché con riguardo al Regolamento della Federazione internazionale calcistica (FIFA) sui trasferimenti dei giocatori 5 o, ancora, in merito al Regolamento antidoping adottato dal Comitato olimpico internazionale (CIO) 6. 3 La Commissione europea ha, in tale occasione, constatato come questa regola fosse volta a garantire il buon funzionamento del campionato UEFA nella misura in cui consentiva il mantenimento di un certo grado di indipendenza tra i club. In particolare, la Commissione è giunta alla conclusione che, sebbene la norma UEFA in questione costituisse una decisione assunta da un'associazione di imprese, rientrante in teoria nel divieto di cui all'articolo 81 del Trattato sull'unione europea, la stessa potesse essere giustificata, in quanto lo scopo della norma non era quello di falsare la concorrenza ma di garantire l'integrità dei tornei che la UEFA organizza. In ogni caso, la Commissione ha riscontrato che la limitazione della libertà d'azione delle squadre e degli investitori che la norma comporta non va oltre quanto necessario ad assicurare il suo legittimo scopo: proteggere l'incertezza dei risultati nell'interesse del pubblico. Cfr. il Comunicato della Commissione n. IP/02/942 del 27 giugno Nel 2001, la Commissione ha chiuso alcune indagini antitrust concernenti il settore dello sport automobilistico. In tale occasione, pur riconoscendo che organizzazioni come la FIA devono disciplinare l'organizzazione del proprio sport, le sue regole e le sue gare, la Commissione, evidenziando gli aspetti economici di tale sport, ha ritenuto talune regole incompatibili con i principi di tutela della concorrenza. Tuttavia, i casi sono stati chiusi in quanto la FIA ha acconsentito a modificare le proprie regole al fine di garantire, tra l altro, che: il ruolo della FIA sarà limitato a quello di un'autorità di regolamentazione sportiva, senza conflitti di interessi di natura commerciale; le regole della FIA non verranno utilizzate per impedire od ostacolare l'introduzione di nuove gare a meno che ciò sia giustificato per assicurare uno svolgimento sicuro, corretto o ordinato dello sport automobilistico; le procedure di appello interno ed esterno contro le decisioni della FIA verranno rafforzate. Cfr. il Comunicato della Commissione n. IP/01/1523 del 30 ottobre Nel 2002, la Commissione ha concluso i propri accertamenti relativi al regolamento FIFA sui trasferimenti internazionali dei calciatori. La FIFA ha infatti adottato nuove norme che si ispirano ai principi ritenuti accettabili dalla Commissione, in quanto, ad avviso della Commissione, conciliano i principi di diritto comunitario (diritto fondamentale dei giocatori alla libertà di movimento e tutela della concorrenza) con i legittimi obiettivi di integrità dello sport e della stabilità dei campionati. Cfr. il Comunicato IP/02/824 del 5 giugno Cfr. sentenza Meca-Medina del 18 luglio 2006, causa C-519/04, con cui la Corte di giustizia ha ritenuto che la natura repressiva della regolamentazione antidoping e la gravità delle sanzioni applicabili per le violazioni della stessa siano, in principio, suscettibili di produrre effetti negativi sulla concorrenza. Pertanto, le restrizioni imposte da tale regolamentazione devono limitarsi a quanto è necessario per assicurare il corretto svolgimento della competizione sportiva. In particolare, ad avviso della Corte, una regolamentazione siffatta potrebbe rivelarsi eccessiva, sotto il profilo della determinazione della linea di demarcazione tra le situazioni che rientrano nel doping sanzionabile e quelle che non vi rientrano, nonché in relazione alla severità delle dette sanzioni. In ogni caso, nella specie, la Corte ha riscontrato che non era stata dimostrata la mancata proporzionalità della regolamentazione antidoping al suo esame ed ha, pertanto, respinto il ricorso diretto all annullamento della decisione della Commissione 1 agosto
6 9. Si registrano, infine, regole che promanano da organizzazioni sportive volte a disciplinare l attività di soggetti operanti nel mondo dello sport per i quali, tuttavia, non rilevano le peculiarità del settore e, dunque, sono pienamente soggette ai principi antitrust. E il caso delle regole afferenti l attività degli agenti dei calciatori i quali, secondo la giurisprudenza comunitaria, svolgono un attività economica di prestazione di servizi e non un attività peculiare al mondo dello sport In sintesi, si può affermare che il diritto antitrust non si applica alle regole puramente sportive allorché le stesse siano applicate in modo oggettivo, trasparente e non discriminatorio. Ciò significa che l accertamento sulla natura di regola puramente sportiva non può che essere effettuato mediante un analisi caso per caso, come del resto emerge dalla giurisprudenza della Corte di giustizia Il contesto comunitario 11. In ambito comunitario un effettiva attenzione agli aspetti economici dello sport si è andata sviluppando in tempi piuttosto recenti. Invero, il Trattato di Roma non prevede alcuna competenza specifica della Comunità in materia di sport ed è a partire dalla Dichiarazione sullo sport allegata al Trattato di Amsterdam 1997 che viene formalmente riconosciuta l importanza dello sport e dei suoi valori fondanti. Lo stesso anno, anche il Parlamento europeo ha adottato una Risoluzione, datata 13 giugno 1997, sul ruolo dell Unione europea nel settore del sport, in cui si auspica un riferimento esplicito allo sport nel Trattato CE, affinché ne sia riconosciuto il contributo sociale e culturale. Da ultimo, l art. 282 del Trattato che adotta la Costituzione europea attribuisce per la prima volta rilevanza costituzionale allo sport, affermandone le funzioni sociali ed educative, nonché le sue specificità. 12. E con il Rapporto di Helsinki sullo sport del 1999 che la Commissione, pur ribadendo dette funzioni sociali ed educative dello sport, ha altresì evidenziato come alcuni principi fondamentali dell ordinamento comunitario Si noti che tale sentenza ha, invece, annullato la pronuncia resa sul caso dal Tribunale di primo grado il quale aveva adottato una diversa impostazione. Ad avviso del Tribunale, infatti, sebbene lo sport di alto livello sia divenuto, in larga misura, un attività economica con la conseguenza che anche la lotta contro il doping può comportare ripercussioni economiche nei confronti degli atleti professionisti, tale lotta non persegue alcun obiettivo economico. Ciò in quanto, le norme antidoping mirano a salvaguardare lo spirito sportivo, oltre che la salute degli atleti. Il divieto del doping, pertanto, in quanto espressione del principio del fair play, costituirebbe, ad avviso del Tribunale, una regola puramente sportiva che, in quanto tale, non rientra nell'ambito di applicazione delle disposizioni comunitarie relative alla concorrenza (sentenza T-313/02 del 30 settembre 2004). 7 Cfr. sentenza del Tribunale di primo grado del 26 gennaio 2005, Piau, causa T-193/02. 8 In questo senso, le citate sentenze Meca-Medina e Piau. 6
7 (segnatamente, il principio di non discriminazione, la libera circolazione delle persone e le regole di concorrenza), debbano ritenersi applicabili allo sport. In particolare, la Commissione ha espressamente individuato alcune attività economiche generate dallo sport rilevanti per la tutela della concorrenza, tra cui la vendita dei biglietti di ingresso agli stadi, gli accordi di sponsoring, i trasferimenti di giocatori da una squadra all altra, le regole delle organizzazioni sportive suscettibili di ostacolare l accesso al mercato da parte di alcuni operatori in base a criteri non oggettivi. 13. Anche il Consiglio europeo di Nizza del 2000 ha adottato una Dichiarazione relativa alle caratteristiche specifiche dello sport in cui sono prese in considerazione alcune delle interdipendenze tra la regolamentazione dello sport e i principi dell ordinamento comunitario. In particolare, con riguardo al ruolo delle Federazioni sportive, la Dichiarazione, nel riconoscerne il diritto ad organizzarsi autonomamente nonché a promuovere le rispettive discipline, precisa che tale compiti devono essere realizzate dettando regole specificamente sportive In verità, sul piano giurisprudenziale, già con il caso Walrave del 1974, la Corte di giustizia aveva stabilito che il diritto comunitario si applica allo sport, allorché tale pratica sia qualificabile come attività economica rilevante ai sensi dell art. 2 del Trattato 10. Ma è, soprattutto, a seguito della sentenza Bosman del 1997 che si è assunta piena cognizione delle possibili interazioni tra disciplina sportiva e diritto comunitario 11. Benché tale pronuncia abbia riguardato, come altri numerosi interventi della giurisprudenza comunitaria, l applicabilità alle regole sportive delle disposizioni comunitarie sulla libera circolazione all interno del mercato comune, si ritiene comunemente che i principi desumibili da tale giurisprudenza siano per larga parte estensibili ai rapporti tra regolamenti sportivi e norme di concorrenza Con riguardo al contesto economico dello sport e alle esigenze di solidarietà che caratterizzano il settore, la Dichiarazione, richiamando alcune delle citate decisioni della Commissione, rileva come la proprietà o il controllo economico da parte di uno stesso operatore finanziario di varie società sportive che partecipano alle medesime competizioni in una stessa disciplina possa pregiudicare l'imparzialità della competizione e che le iniziative prese per favorire la messa in comune di una parte degli introiti provenienti vendita dei diritti di ritrasmissione televisiva, siano positive per attuare il principio della solidarietà tra tutti i livelli di pratica sportiva e tutte le discipline. Infine, il Consiglio europeo ha auspicato che il regime dei trasferimenti sia disciplinato tenendo conto delle esigenze specifiche dello sport ma nel rispetto del diritto comunitario. 10 Corte di giustizia, sentenza del 12 dicembre 1974, Walrave, causa C-36/74, punto 4. In senso analogo, sentenze Donà, del 14 luglio 1976, causa 13/76, punto 12; Bosman, del 15 dicembre 1995, causa C-415/93, punto 73; Deliège, dell 11 aprile 2000, cause riunite C-51/96 e C-191/97, punto 41; Lehtonen del 13 aprile 2000, causa C-176/96, punto Come noto tale sentenza ha stabilito che le norme che prevedono il pagamento di indennità nel caso di trasferimenti di calciatori professionisti (c.d. clausole di trasferimento) fosse contraria ai principi di libera circolazione. 12 Sul punto, nella citata sentenza Meca-Medina si afferma che la circostanza che un regolamento puramente sportivo sia estraneo all'attività economica, con la conseguenza che, secondo la Corte, esso non ricade 7
8 15. Si segnala che il Parlamento Europeo ha recentemente avviato una riflessione in merito ad alcune problematiche, di natura economica, sociale e giuridica, inerenti gli sport professionistici con particolare attenzione al calcio, rilevando che circa il 4% del prodotto interno lordo dell Unione Europea è generato proprio da attività sportive professionistiche. In proposito, la Commissione Cultura ed Educazione del Parlamento Europeo ha presentato, in data 20 settembre 2006, un documento di lavoro avente ad oggetto Il futuro del calcio professionistico in Europa. Tale documento mette ampiamente in evidenza le peculiarità concorrenziali del settore oggetto di analisi, sottolineando come le tradizionali leggi della competizione economica non trovino sempre applicazione nel settore medesimo, posto che a football club needs viable competitors of a comparable strength for having an exciting competition Anche la Commissione europea ha avviato nuove indagini e sta valutando la possibile adozione, nel 2007, di un Libro Bianco sullo sport in cui, nel considerare le peculiarità del settore, verranno individuati gli ambiti di applicabilità delle politiche comunitarie allo sport, sulla scorta delle decisioni assunte dalla Commissione e dai giudici comunitari. 4. I soggetti destinatari dell indagine 17. Anche sulla scorta degli insegnamenti comunitari, l Autorità è consapevole della necessità di tutelare la dimensione sociale ed educativa dello sport in generale e del calcio in particolare, così come del fatto che gli aspetti professionistici ed economici del calcio devono essere esaminati tenendo conto di tale esigenza. Nel contempo non può sottovalutarsi come le implicazioni economiche dello sport emergano con palese evidenza soprattutto avendo riguardo al calcio professionistico; basti pensare che numerose società di calcio costituiscono oggi imprese di dimensione internazionale, talora persino quotate in borsa. 18. La presente indagine mira, pertanto, ad individuare i profili di rilevanza economica delle attività generate dal calcio (o a questo connesse) suscettibili di essere valutate alla luce dei principi contenuti nelle disposizioni di cui agli nell'ambito di applicazione degli artt. 39 CE e 49 CE, significa, parimenti, che esso è estraneo ai rapporti economici che interessano la concorrenza, con la conseguenza che esso non ricade nemmeno nell'ambito di applicazione degli artt. 81 CE ed 82 CE. Per contro, una normativa che, sebbene adottata nell'ambito dello sport, non sia puramente sportiva, ma riguardi l'aspetto economico che l'attività sportiva può rivestire, ricade nel campo di applicazione delle disposizioni tanto degli artt. 39 CE e 49 CE che degli artt. 81 CE ed 82 CE e può, eventualmente, recare pregiudizio alle libertà garantite da tali disposizioni ed essere oggetto della procedura di applicazione degli artt. 81 CE ed 82 CE. 13 Punto 3 del Working Document. 8
9 articoli 2 e 3 della legge 287/90 e agli articoli 81 e 82 del Trattato CE e, quindi, i soggetti cui risultano applicabili dette disposizioni. 19. Come noto, secondo consolidata giurisprudenza comunitaria e nazionale, la nozione di impresa, rilevante ai fini dell applicabilità delle disposizioni antitrust, include qualsiasi entità che esercita un attività economica, a prescindere dal suo status giuridico e dalle sue modalità di finanziamento. Sulla scorta di questa ampia nozione, non v è dubbio che le società di calcio svolgono attività economica di questo tipo e, pertanto, sono qualificabili come imprese ai sensi del diritto antitrust Pacifica è altresì la natura di associazioni di imprese della FIFA, della FIGC e della Lega Nazionale Professionisti 15. La circostanza che a queste organizzazioni siano affiliati, oltre ai club professionistici, anche società dilettantistiche non è atta ad infirmare questa constatazione 16. Inoltre, tali associazioni di imprese possono essere considerate esse stesse imprese nel senso sopra indicato, nei limiti in cui svolgano direttamente attività economica Del pari, sono, con ogni evidenza, destinatari delle norme antitrust i soggetti che svolgono in maniera autonoma le attività economiche connesse al calcio, in particolare quelle svolte da gli agenti dei calciatori. Le restrizioni alla concorrenza tra agenti dei calciatori sono idonee a ripercuotersi negativamente anche sui rapporti competitivi tra società di calcio e, in generale, sul buon funzionamento del settore. 22. Più controverso appare l inquadramento giuridico dei calciatori che, ai sensi della normativa nazionale 18 e della giurisprudenza comunitaria 19, sono lavoratori subordinati che non esercitano attività economica autonoma. Nell ambito dell indagine, i calciatori non verranno presi in considerazione come soggetti destinatari delle norme antitrust ma piuttosto come bene essenziale per la realizzazione delle competizioni sportive. Rispetto a siffatto bene si sviluppano occasioni di confronto concorrenziale tra società di calcio, in particolare in sede di ingaggio dei calciatori. 14 Cfr., in ambito nazionale, il provvedimento dell Autorità n del 23 novembre 2005, Lega calcioprezzi biglietti play off e, in ambito comunitario, la sentenza del Tribunale di primo grado del 9 novembre 1994, Scottish Football Association-Commission, causa T-46/ Cfr. il citato provvedimento Lega calcio-prezzi biglietti play off. 16 Conclusioni dell Avvocato Generale Lenz, cit., punti 255 ss. 17 Ibid. L Autorità ha qualificato come impresa la Federazione italiana vela (FIV), decisione A/30 A.I.C.I. del 18 novembre In tale occasione, si è riscontrato che la FIV abusasse della propria posizione dominante per impedire o limitare, con riferimento a manifestazioni sportive di vela d altura non federali, l utilizzazione di sistemi di stazzatura diversi da quelli ufficialmente riconosciuti e da essa promossi. 18 L art. 3 della legge 91/81 stabilisce che La prestazione a titolo oneroso dell atleta costituisce oggetto di contratto di lavoro subordinato. 19 Sentenza Bosman, cit. 9
10 5. Le attività oggetto di indagine 23. Sulla base di tali premesse, l indagine, dopo aver analizzato in una prima sezione l organizzazione del sistema-calcio nel contesto nazionale e internazionale, si propone di individuare gli spazi di concorrenza esistenti nel settore, in primo luogo con riguardo ai rapporti tra società di calcio. Come già rilevato, le esigenze solidaristiche del settore giustificano, talora, limitazioni della concorrenza necessarie a garantire l equilibrio economico e tecnico dei club e la stabilità delle competizioni calcistiche. Tuttavia, tali limitazioni della concorrenza devono soddisfare i requisiti di necessarietà e proporzionalità. 24. L analisi svolta ha, peraltro, messo in rilievo che l esistenza di un certo equilibrio economico e tecnico tra società di calcio rappresenta una condizione indispensabile, non solo a tutela dello spettacolo calcistico (in termini di salvaguardia dell incertezza dei risultati), ma anche per garantire il corretto dispiegarsi delle dinamiche concorrenziali nel settore. Se una società di calcio difetta di indipendenza economica, non è evidentemente in condizioni di porsi in effettiva competizione con le altre società che partecipano al campionato; del pari, se una società non dispone di giocatori in grado di confrontarsi efficacemente con i giocatori che compongono l organico degli altri club non può costituire un attore effettivo nel contesto competitivo. 25. Muovendo da tali considerazioni, una seconda sezione dell indagine, analizza gli aspetti economici del calcio, con particolare riguardo alle fonti di reddito delle società. Ciò nell ottica di verificare se modalità di sfruttamento inadeguate di talune fonti di reddito, ovvero l eccessiva dipendenza delle società di calcio da talune entrate si presti a pregiudicare l equilibrio economico tra club e, quindi, a far venir meno uno dei presupposti necessari per il corretto confronto competitivo tra i club medesimi. 26. Dalle informazioni acquisite è emerso che le principali fonti di reddito delle società di calcio sono la vendita dei diritti televisivi, la vendita dei biglietti di accesso agli stadi, la commercializzazione di prodotti recanti il logo dei club (merchandising), i contratti pubblicitari e gli accordi con gli sponsor. E, tuttavia, altresì emersa l esistenza di importanti disuguaglianze tra società di calcio, sotto il profilo economico-finanziario, riconducibili alla circostanza che le entrate di tali società dipendono per larga parte dalla vendita dei diritti televisivi e che della maggioranza dei proventi derivanti da detta fonte di reddito beneficiano, in ragione dell attuale sistema di vendita degli stessi, un numero assai ristretto di club. 10
11 27. Al riguardo, l indagine, mira ad evidenziare, da un lato, la necessità di diversificare le entrate delle società di calcio tramite un più adeguato sfruttamento di alcune fonti di reddito diverse dalla vendita dei diritti televisivi, nonché ricorrendo a fonti di reddito alternative legate, principalmente, al possesso e alla valorizzazione degli stadi da parte delle società di calcio. Dall altro, si pone in rilievo come gli attuali sistemi di vendita dei diritti televisivi e di ripartizione dei proventi da questa derivanti si prestino ad accentuare le disparità tra società. 28. Una terza sezione analizza le distorsioni riscontrate nei principali ambiti di confronto concorrenziale tra società di calcio che non appaiono funzionali a salvaguardare l equilibrio tecnico e competitivo tra club, di cui, come visto, necessita il settore in esame. La concorrenza tra club si sviluppa principalmente nelle attività di produzione e di vendita dello spettacolo calcistico. La capacità di competere nello svolgimento di tali attività dipende fortemente dalla composizione delle singole squadre e, quindi, dalla capacità delle società di calcio di ingaggiare giocatori in grado di offrire prestazioni adeguate. In altri termini, le operazioni di ingaggio dei calciatori incidono significativamente sui rapporti di concorrenza tra società: migliori sono i giocatori, maggiore è la probabilità che un club occupi i primi posti della classifica nel campionato, con conseguente aumento della capacità della squadra di attrarre il pubblico e, quindi, di offrire un prodotto più appetibile di quello offerto dai concorrenti. 29. Tuttavia, se ai club fosse consentito di ingaggiare calciatori in qualsiasi momento del campionato, verrebbe ad essere falsato il naturale andamento della competizione, in quanto uno o più club sarebbero messi in condizione di acquisire i giocatori migliori dalle società concorrenti, eventualmente anche prima di una finale. Ciò, venendo a modificare le capacità sportive delle squadre in corso di campionato, altererebbe il necessario equilibrio tecnico tra club, così incidendo fortemente sulla struttura competitiva del settore e pregiudicando lo stesso funzionamento del campionato medesimo. E, pertanto, opinione condivisa che il mantenimento della stabilità dei rapporti tra società e calciatori in corso di stagione, in quanto elemento funzionale a salvaguardare l equilibrio tecnico tra club, costituisca il presupposto indispensabile per garantire la regolarità delle competizioni calcistiche. 30. Anche sotto il profilo antitrust, le attività di ingaggio in corso di campionato, si prestano ad alterare i rapporti di concorrenza tra le società di calcio nella misura in cui appaiono suscettibili di favorire occasioni di collaborazione tra le società medesime che eccedono il livello di solidarietà necessaria alla produzione e all organizzazione dello spettacolo sportivo. 11
12 31. In questa prospettiva, è stata analizzata la regolamentazione italiana in materia di ingaggi di calciatori, avendo altresì riguardo alle corrispondenti previsioni vigenti a livello internazionale. Tale analisi ha evidenziato come la disciplina nazionale, nel discostarsi per taluni aspetti da quella internazionale, risulti talora eccessivamente restrittiva e non necessaria al perseguimento del predetto obiettivo di salvaguardia della regolarità delle competizioni; per altri versi, poi, la regolamentazione esaminata evidenzia l esistenza di incongruenze, rispetto all obiettivo della stabilità dei rapporti tra club e calciatori, in relazione alla durata dei contratti tra calciatori e società, alle cessioni di contratto (c.d. trasferimenti) e alle cessioni temporanee di contratto (c.d. prestiti). 32. La medesima regolamentazione ha inoltre posto in rilievo che a livello nazionale molti compiti di vigilanza sulle società di calcio in materia di ingaggi di calciatori competono alle Leghe, vale a dire alle associazioni che riuniscono le stesse società di calcio. Gli organi di tali associazioni, peraltro, sono composti, per la quasi totalità, da esponenti delle singole squadre; pertanto, non è improbabile che tali soggetti possono trovarsi in situazioni di conflitto di interessi allorché chiamati ad esercitare i citati compiti di vigilanza. 33. In altri termini, l attribuzione di siffatti compiti alle Leghe si presta a facilitare scambi di informazioni tra società di calcio che non appaiono riconducili alla tutela delle esigenze solidaristiche che caratterizzano il settore. A tale riguardo, l indagine ha posto in rilievo come, al fine di scongiurare la condivisione di informazioni sensibili da parte delle società di calcio suscettibili di falsarne i rapporti di concorrenza, i compiti di vigilanza di cui trattasi dovrebbero essere attribuiti ad organismi dotati di maggiore rappresentatività. In particolare, l indagine evidenzia come le attività di controllo sulle società di calcio potrebbero essere esercitate dalla Federazione Italiana Gioco Calcio, la quale è l organismo rappresentativo di tutti i soggetti operanti nel settore, ovvero da suoi organi tecnici che, potenzialmente, si trovano nelle condizioni di poter soddisfare i requisiti di terzietà. 34. Più in generale, ma sulla scorta delle medesime considerazioni, si è posto messo in rilievo che le Leghe non dovrebbero svolgere compiti che incidono sulle attività economiche delle società che rappresentano, dovendosi piuttosto limitare ad espletare le funzioni più strettamente connesse all organizzazione del gioco del calcio. Ciò vale, in particolare, per i compiti oggi riconosciuti alle Leghe in materia di ripartizione dei proventi derivanti dai diritti televisivi. 12
13 Gli aspetti relativi ai compiti delle Leghe che eccedono quelli di organizzazione dello spettacolo calcistico sono esaminati nella quarta sezione dell indagine. 35. Infine, un ultima sezione dell indagine, concerne le disciplina adottata dalla FIGC per disciplinare l attività degli agenti di calciatori. Come detto, tali operatori svolgono attività qualificabile tout court come economica e non peculiare al mondo dello sport, suscettibile di incidere in misura significativa sul funzionamento del settore del calcio professionistico 36. Anche in materia di agenti di calciatori, la disciplina nazionale è risultata essere più restrittiva di quella di fonte internazionale. In particolare, si è accertata l esistenza di previsioni che mirano a predefinire i comportamenti che tali soggetti devono tenere nel mercato, a svantaggio della concorrenza reciproca. Siffatte previsioni, nell incidere negativamente sull attività svolta dagli agenti per procurare ingaggi ai calciatori da essi assistiti, sono, altresì, suscettibili di alterare anche la concorrenza tra società di calcio. Sul punto, peraltro, l indagine ha permesso di accertare come, a fronte di un eccesso di regolamentazione dei comportamenti economici degli agenti, le norme del Regolamento agenti che disciplinano i c.d. conflitti di interessi in capo all agente risultassero formulate in modo da consentire l esercizio dell attività di agente di calciatori anche in presenza di situazioni di conflitto di interessi. 6. L acquisizione delle informazioni 37. Ai fini della ricostruzione delle dinamiche competitive del settore del calcio professionistico e per meglio comprenderne le peculiarità, gli Uffici dell Autorità hanno indirizzato richieste di informazioni ad una pluralità di soggetti ed hanno organizzato numerosi incontri con i rappresentanti delle categorie di operatori interessati dall indagine. 38. Una prima serie di richieste di informazioni è stata rivolta alla due Leghe professionistiche (Lega Nazionale Professionisti e Lega Professionisti Serie C), in data 11 maggio 2005, con l obiettivo di delineare le caratteristiche ed il valore delle attività di ingaggio dei calciatori e dell attività di intermediazione dei calciatori professionisti. A tal fine, è stata richiesta copia dei contratti dei giocatori delle rispettive serie di appartenenza, con riferimento alle ultime cinque stagioni sportive (a partire dalla stagione 2000/2001), nonché informazioni relative ai compensi percepiti dagli agenti dei calciatori. 13
14 39. Le Leghe hanno fornito riscontro solo parziale alla richiesta, specificando di non avere la disponibilità dei dati relativi al compenso degli agenti. Tali dati sono stati pertanto richiesti alla Commissione Agenti della FIGC che li ha forniti in relazione al periodo preso in esame (stagioni 2000/ /06). 40. La Lega Nazionale Professionisti ha comunque fornito i nominativi degli agenti di tutti i calciatori di Serie A e B, a partire dalla stagione sportiva 2002/03 fino alla stagione 2005/06, specificando altresì la durata delle singole procure e il compenso lordo annuo di ciascun calciatore. Tali dati, congiuntamente a quelli forniti dalla Commissione Agenti della FIGC relativi ai compensi in percentuale degli agenti, hanno permesso di delineare l assetto del mercato degli agenti di calciatori nelle ultime quattro stagioni sportive. 41. Successivamente, gli Uffici hanno richiesto alla FIGC di fornire documentazione relativa alla vigente disciplina federale in materia di organizzazione del calcio professionistico e dilettantistico 20, nonché informazioni in merito agli esiti dell istruttoria condotta in ambito federale nei confronti della società di agenti di calciatori Gea World S.p.A. 21. In data 6 giugno 2005, la FIGC ha fornito copia della documentazione richiesta, ma non le informazioni relative alla predetta istruttoria. 42. In data 12 maggio 2005, è stata formulata una prima richiesta di informazioni alle società di calcio professionistiche (Serie A, B, C/1 e C/2), mirata, tra le altre cose, all acquisizione di informazioni e dati necessari alla comprensione e alla quantificazione del fenomeno dei prestiti dei calciatori Solo poche società hanno fornito con relativa sollecitudine le informazioni richieste. Pertanto, in data 27 dicembre 2005, gli Uffici dell Autorità hanno dovuto sollecitare numerose società professionistiche a dare riscontro alla richiesta di informazioni del 12 maggio 2005, atteso che i dati richiesti rientravano nella loro primaria disponibilità. Anche a seguito di tale sollecito, solo una parte delle società interessate ha fornito le informazioni richieste. 20 In particolare, alla FIGC è stato chiesto di fornire copia dello Statuto federale, delle Norme Organizzative Interne della FIGC, del Regolamento del Settore Tecnico, del Codice di Giustizia Sportiva, del Regolamento della Lega Nazionale Professionisti, del Regolamento della Lega Professionisti di Serie C, del Regolamento della Lega Nazionale Dilettanti, del Regolamento dell Associazione Italiana Arbitri ed infine del Regolamento Agenti dei Calciatori. 21 Istruttoria conclusa in data 5 dicembre In particolare è stato chiesto alle società di indicare i nominativi dei calciatori che le stesse società hanno concesso (o avuto) in prestito ad altre società (da altre società) nelle ultime cinque stagioni sportive, specificando la durata del prestito e se lo stesso sia avvenuto a titolo gratuito od oneroso. 14
15 44. In data 9 febbraio 2006, è stata formulata un ulteriore richiesta di informazioni alle società di calcio professionistiche di Serie A e B, finalizzata ad acquisire dati relativi alle fonti di reddito delle stesse società, nonché a comprendere, anche alla luce dell esperienza di altri paesi europei, quali fossero i margini di crescita delle singole voci di entrata. Alle medesime società è stato anche chiesto di evidenziare le eventuali problematiche connesse all attuale criterio di negoziazione individuale dei diritti televisivi c.d. criptati. Anche a quest ultima richiesta di informazioni, le società di Serie A e B hanno dato riscontro in tempi diversi. 45. Gli Uffici hanno anche organizzato numerose audizioni al fine di comprendere la ratio di alcuni aspetti della disciplina dell attività di agente di calciatori, l assetto concorrenziale del mercato degli agenti e il ruolo svolto dalla società Gea World SpA in tale mercato A tale ultimo riguardo, gli Uffici hanno anche organizzato audizioni con soggetti che avevano rilasciato dichiarazioni alla stampa su comportamenti asseritamene lesivi della concorrenza tenuti dagli agenti facenti capo alla società Gea World SpA. Tuttavia, molti dei soggetti convocati agenti, calciatori e dirigenti societari - non hanno ritenuto di partecipare alle audizioni o, comunque, non hanno fornito sufficienti informazioni. Perfino coloro che avevano lamentato a mezzo stampa di aver subito pregiudizi dall attività di tale società, in sede di audizione hanno ridimensionato le proprie affermazioni. Gli Uffici hanno, comunque, potuto acquisire importanti testimonianze importanti in diverse audizioni che hanno avuto come protagonisti agenti, direttori sportivi, esponenti della FIGC e del CONI e della stessa Gea World SpA. 47. Sulla base di tali informazioni e di quelle acquisiste dai rappresentanti della Commissione Agenti (nel corso degli incontri tenutisi in data 9 e 16 giugno 2005) e dai rappresentanti delle associazioni di categoria di tale professione (l Associazione Italiana Agenti Calciatori e Società e l International Association Sport Agents - IASA), l Autorità è giunta alla conclusione che la gran parte dei problemi di ordine concorrenziale relativi all attività di agente di calciatori fosse ascrivibile alla disciplina federale di 23 Con specifico riferimento all attività degli agenti di calciatori sono stati sentiti in audizione Franco Baldini, ex direttore sportivo della A.S. Roma SpA (in date 11 febbraio 2005 e 14 giugno 2005); Vincenzo Morabito, agente in rappresentanza della società Promosport Srl (in data 14 febbraio 2005); Stefano Antonelli, agente in rappresentanza della società Football Service Sas (in data 18 febbraio 2005); l avv. Dario Canovi, agente in rappresentanza della società Consport Group Srl (in data 24 febbraio 2005); l avv. Paolo Bordonaro, agente (in data 25 febbraio 2005); Giuseppe Oscar Damiani, agente in rappresentanza della società Sport Service Srl (in data 1 giugno 2005); Marcello Bonetto, agente in rappresentanza della società IFA Sas (in data 8 giugno 2005); Giovanni Allegri, agente (in data 15 giugno 2005); Claudio Pasqualin, agente in rappresentanza della società P.D.P. Srl (in data 20 giugno 2005); gli Uffici hanno anche incontrato i rappresentanti delle associazioni di categoria Assoagenti (in data 31 maggio 2005) e IASA (in data 6 febbraio 2006), nonché i rappresentanti della Commissione Agenti FIGC (nelle date 9 e 16 giugno 2005 e 5 maggio 2006). 15
16 tale professione. Tali conclusioni sono state deliberate anticipatamente (in data 24 maggio 2006) rispetto al resto dell indagine in ragione della situazione di criticità che ha interessato il settore in esame e sono riportate nella sezione V del presente lavoro. 48. Per effetto dello scandalo che ha interessato il calcio italiano nella primavera di quest anno, la FIGC, in data 16 maggio 2006, è stata commissariata; il successivo mese di giugno alcune importanti società di calcio sono state deferite dalla Procura Federale e il Presidente della Lega Nazionale Professionisti ha rassegnato le proprie dimissioni. 49. Tali eventi hanno ulteriormente complicato le attività di acquisizione di informazioni, tanto che solo dopo l estate è stato possibile raccogliere gli elementi necessari per concludere l esame del filone dell indagine relativo ai rapporti tra calciatori professionisti e società di calcio, in sede di ingaggi, trasferimenti e prestiti. In particolare, l 11 settembre 2006 è stata formulata alla FIGC una richiesta di informazioni in tal senso cui la Federazione ha dato riscontro in data 12 ottobre Il successivo 22 novembre sono stati sentiti in audizione sulle medesime tematiche i rappresentanti dell Associazione Italiana Calciatori. 16
17 SEZIONE I - IL SISTEMA-CALCIO NEL CONTESTO NAZIONALE E INTERNAZIONALE 1. L organizzazione del settore del calcio nell ambito dell ordinamento sportivo 50. La pratica dell attività sportiva, nel cui contesto si inserisce anche quella relativa al settore del calcio, è rinvenibile in tutte le più antiche manifestazioni della civiltà umana, ma è l introduzione del c.d. agonismo a programma illimitato e del conseguente livello professionistico nelle gare sportive che ha reso indispensabile l innalzamento della disciplina sportiva al rango di vero e proprio ordinamento giuridico settoriale. 51. Benché in passato sia stata anche sostenuta la totale agiuridicità del fenomeno sportivo e della sua struttura organizzativa, la dottrina dominante, partendo dalla teoria della pluralità degli ordinamenti giuridici 24, ha invece progressivamente individuato nella struttura sportiva e, quindi, anche nell organizzazione del calcio - quale disciplina settoriale di tale struttura-, le peculiari caratteristiche dell ordinamento giuridico, consistenti nella predeterminazione dei soggetti ad esso aderenti, in una propria produzione normativa ed in una specifica struttura organizzativa, indispensabile per la concreta realizzazione dell ordinamento stesso Con l evolversi del fenomeno sportivo in una forma di agonismo che prevede la realizzazione di un insieme di gare che costituiscono l attuazione di un programma già determinato senza limiti temporali o spaziali, le relative organizzazioni, infatti, hanno dovuto necessariamente garantire un sistema di 24 Sulla teoria della pluralità degli ordinamenti giuridici, cfr., tra gli altri, Allorio, La pluralità degli ordinamenti giuridici e l accertameto giudiziale, in Riv. dir. civ., 1955, 247; Bosco, La pluralità degli ordinamenti giuridici nell ambito del diritto delle genti, in Studi in memoria di Guido Zanobini, IV, 93; Capograssi, Note sulla molteplicità degli ordinamenti giuridici, Opere, IV, Milano, 1959, 181 ss.; Giannini, Sulla pluralità degli ordinamenti giuridici, in Atti del congresso internazionale di sociologia; Gueli, La pluralità degli ordinamenti giuridici e condizioni della loro consistenza, Milano, 1949; A. Lamberti, Gli ordinamenti giuridici: unità e pluralità, Salerno, 1980, 148 ss; F. Satta, Introduzione ad un corso di diritto amministrativo, Padova, E stato il Cesarini-Sforza, in particolare, ad aver concepito il diritto sportivo come manifestazione ordinamentale del diritto dei privati. Cfr., al riguardo, W. Cesarini Sforza, Il diritto dei privati, in Riv. It. Sc. Giur., 1929, 43. Solo successivamente, il Giannini introduce in via definitiva il concetto di ordinamento giuridico sportivo, dotato delle caratteristiche di plurisoggettività, organizzazione e normazione propria. Cfr. M.S. Giannini, Prime osservazioni sugli ordinamenti sportivi, in Riv. dir. sport., 1949, 1, 10; M.S. Giannini, Gli elementi degli ordinamenti giuridici, in Studi in onore di Emilio Crosa, Milano, 959; M.S. Giannini, Ancora sugli ordinamenti giuridici sportivi, in Riv. trim. dir. pubbl., 1996, 671. Fra gli altri autori che hanno approfondito l argomento, F. Bentivoglio, Ordinamento giuridico e sistema di diritto, in Riv. trim. dir. pubbl., 1976, H, 874; G. Ghiarelli, Il problema dei caratteri differenziali dell ordinamento giuridico, in Rass. Dir. pubbl., 1950, I, 341; F. Modugno, Ordinamento giuridico (dottrine generali), in Enc. Dir., Vol. XXX. Cfr., da ultimo, M. Sanino, Diritto sportivo, Padova, 2002, 22 ss.; E. Lubrano, L ordinamento giuridico del giuoco calcio, Roma, Istituto Editoriale Regioni Italiane S.r.l., 2004, 15 ss.; E. Lubrano, Ordinamento sportivo e giustizia statale: un rapporto ancora controverso, in Vita e problemi della p.a., 2001, p. II, 593 ss. 17
18 tipo concorrenziale, ovvero una par condicio fra gli atleti concorrenti, predisponendo un sistema ordinamentale che consentisse di porre i concorrenti medesimi su posizioni paritarie e contestualmente stabilisse norme tecniche comuni che definissero e regolamentassero le specifiche discipline sportive 26. In quest ultima ipotesi, appare evidente che, a fronte di attività agonistiche realizzate in base ad un programma prestabilito che stabilisce formalmente i diversi risultati delle gare e che utilizza metodi e mezzi tecnologicamente sempre più evoluti, diventa indispensabile fissare delle regole scritte, allo scopo di rendere confrontabili i risultati raggiunti, attivando al contempo meccanismi di controllo, di accertamento, di utilizzazione e di conservazione di tali risultati, nell ambito di un sistema di garanzie che costituisce l ordinamento sportivo. 53. Tale ordinamento, distinto da quello statuale, è rappresentato, al suo interno, da una serie di categorie diverse, costituite da un numero molto ampio di soggetti (spettatori, atleti, allenatori, arbitri, tecnici, medici, dirigenti, etc.), oltre che da una notevole struttura organizzativa e da un complesso di regole che disciplinano ogni fenomeno sportivo in tutti i suoi aspetti e che stabiliscono imperativamente il codice comportamentale degli atleti attraverso l individuazione dei loro diritti e dei loro doveri nel corso delle competizioni sportive, acquistando una vera e propria valenza giuridica. L ordinamento sportivo è pertanto dotato di un apparato normativo a tutti gli effetti, essendo caratterizzato dagli elementi fondanti di tutti gli ordinamenti giuridici, cioè la normazione, la plurisoggettività e la struttura organizzativa del settore interessato, elementi distintivi che appartengono in primis all ordinamento sportivo mondiale, in quanto ordinamento non territoriale superstatale ma diverso dall ordinamento internazionale 27, non essendo costituito da un territorio e da singoli Stati, ma esclusivamente da soggetti giuridici rappresentati da persone fisiche ed enti immateriali. 26 Il punto centrale della questione risiede proprio nel passaggio dall agonismo di tipo individuale, caratterizzato da gare fini a sé stesse e non collegate fra loro, all agonismo programmatico, che a sua volta ricomprende le due sottospecie di agonismo a programma limitato in cui le gare effettuate fra atleti sono collegate fra di loro, ma comunque entro determinati limiti di categoria o territorio, a partire dalle più piccole comunità sociali, per arrivare ad un intera nazione - ed agonismo a programma illimitato - ove le gare sono interdipendenti, senza alcun limite di spazio e di tempo e le relative graduatorie interessano gli atleti appartenenti alle comunità sportive di tutto il mondo. Sul punto, cfr. I. Marani Toro, A. Marani Toro, Gli ordinamenti sportivi, Milano, Secondo quanto sostenuto da Lubrano, in Ordinamento sportivo e giustizia statale: un rapporto ancora controverso, cit., è proprio l agonismo che, come spinge i soggetti a competere una volta tanto nell esecuzione di un determinato esercizio, così li spinge a ripetere la gara, ad entrare in competizione con altri soggetti e quindi ad interessarsi delle gare svolte da altri. In queste ulteriori estrinsecazioni dell agonismo, sono sempre i concetti di migliore e di miglioramento a dominare: proprio nella ricerca di questo fine di miglioramento si creano dei collegamenti e dei rapporti in relazione agli esercizi, non solo tra le varie gare ed i relativi risultati, ma anche tra i soggetti sportivi. Sul punto, cfr. anche M. Sanino, Diritto sportivo, Padova, 2002, pag Cfr., al riguardo, M.S. Giannini, Prime osservazioni sugli ordinamenti giuridici sportivi, in Riv. Dir. Sport, 1949,
19 54. Poiché in ogni comunità statale esistono e sono riconosciuti più gruppi sociali e, quindi, più istituzioni a cui siano riferibili le caratteristiche di normazione, plurisoggettività ed organizzazione, si può affermare che in tale ambito possono sussistere più ordinamenti giuridici, comunemente definiti anche ordinamenti settoriali 28, nel senso di istituzioni a formazione spontanea, caratterizzate da finalità specifiche e composte da individui accomunati da determinati interessi. 55. Tutti gli ordinamenti settoriali, come ad esempio quello sportivo, possiedono le caratteristiche di entità autonome, dotate di proprie regole organizzative e di proprie norme, spesso anche di tipo para-giurisdizionale, che tuttavia possono assumere rilevanza per l ordinamento statuale in tutte le ipotesi in cui l attività ad esse riconducibile non si limiti a regolamentarne la sola vita interna, ma sia suscettibile di produrre effetti giuridici anche all esterno delle stesse. La spiegazione di tale circostanza risiede nell esigenza di garantire - pur nel riconoscimento costituzionale (nell ordinamento giuridico nazionale) del diritto di associarsi - l unitarietà dell ordinamento giuridico statale, attraverso l esclusiva attribuzione della titolarità della fonte legislativa primaria allo Stato, il quale stabilisce quindi i principali vincoli a cui devono attenersi i singoli ordinamenti di carattere settoriale. 56. L autonomia riconosciuta ai singoli ordinamenti settoriali da parte dello Stato si manifesta attraverso un potere di auto-organizzazione e di autonormazione, a cui frequentemente si affianca, come nel caso della c.d. giustizia sportiva, l ulteriore potere di giurisdizione domestica, da intendersi come espletazione di un potere di gestione diretta dei propri interessi settoriali, limitato tuttavia alla risoluzione di controversie di carattere tecnico-sportivo 29. In tale ambito, l amministrazione della c.d. giustizia sportiva ha costantemente rappresentato il principale strumento giuridico attraverso il quale l ordinamento sportivo ed, in particolare, quello relativo al settore calcistico, ha tentato di affermare la propria assoluta autonomia rispetto all ordinamento giuridico statale. 28 Ad avviso di Lubrano, in op. cit., l affermazione della esistenza di ordinamenti c.d. settoriali nell ambito dello stesso ordinamento statale, discende in linea quantomai diretta dall accoglimento, ormai pacifico in dottrina, della teoria di Santi Romano sulla pluralità degli ordinamenti giuridici. Sul concetto di ordinamento settoriale, cfr., tra gli altri, W. Cesarini Sforza, Il diritto dei privati, in Il corporativismo come esperienza giuridica, Milano, 1963, S. Romano, Gli ordinamenti giuridici privati, in Riv. trim. di dir. pubbl., 1955, p. 249; A. Albanesi, Natura e finalità del diritto sportivo, in Nuova Giur. Civ. Comm., 1986, II, p. 321; A. De Silvestri, Il diritto sportivo oggi, in Riv. dir. sport., 1988, 189 ss.; R. Frascaroli, Sport, in Enc. Dir., vol. XLIII, p. 513; S. Grasselli, Profili di diritto sportivo, Roma, La predisposizione di un vero e proprio apparato di tipo giurisdizionale nell ambito del settore sportivo ha da sempre rappresentato l emblema dell autonomia di tale settore. Sull argomento, cfr., fra gli altri,; A. Vigorita, Validità della giustizia sportiva, in Riv. dir. sport., 1970, p. 3; A. De Silvestri, La giustizia sportiva nell ordinamento federale, in Riv. dir. sport., 1981, p. 3; B. Manna, La giustizia sportiva: indirizzi giurisprudenziali e proposte parlamentari, Atti del convegno di Roma su Giustizia e sport del 13 dicembre 1993; A. Manzella, La giustizia sportiva nel pluralismo delle autonomie, in Riv. dir. sport., 1993, p
20 57. Tuttavia, se è pur vero che l ordinamento sportivo ha sempre evitato ogni possibile ingerenza da parte dello Stato e dei giudici ordinari od amministrativi, imponendo ai propri tesserati l esclusivo ricorso agli organi di giustizia domestici, è altrettanto vero che i giudici statali, fino alla definitiva introduzione di una specifica normativa in materia 30, si sono sempre pronunciati su tutte le vicende che non producessero un efficacia meramente interna all ordinamento settoriale sportivo, riconoscendo il proprio difetto di giurisdizione esclusivamente per le questioni strettamente attinenti alle regole tecnico-sportive. 58. L emblema del rapporto controverso fra giustizia sportiva e giustizia statale è rappresentato dal c.d. vincolo di giustizia 31, rinvenibile in forma di clausola compromissoria nello Statuto della FIGC e, più in generale, in tutti i regolamenti delle Federazioni sportive nazionali 32. Tale prescrizione normativa, in particolare, stabilisce che, nell ipotesi di qualsiasi controversia in ambito sportivo, le società ed i soggetti tesserati si impegnino a rivolgersi solo agli organi federali all uopo costituiti - pena l applicazione di severe sanzioni disciplinari -, escludendo pertanto il ricorso all Autorità giudiziaria statale, salvo specifica autorizzazione della competente Federazione settoriale. 59. Tale rinuncia preventiva, generale e temporalmente illimitata alla tutela giurisdizionale statale è stata, tuttavia, ritenuta ammissibile, sotto il profilo giurisprudenziale, esclusivamente nelle ipotesi in cui essa si riferisca a diritti disponibili da parte del soggetto interessato, ma non nei casi in cui la rinuncia alla tutela giurisdizionale statale, oltre che al proprio diritto alla difesa in giudizio, attenga a diritti indisponibili ovvero ad interessi legittimi La sindacabilità degli atti di tipo normativo e provvedimentale si può naturalmente verificare anche nell ipotesi in cui la relativa norma settoriale si ponga in contrasto con i principi stabiliti dall ordinamento dell Unione 30 Legge 178 ottobre 2003 n. 280, conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 19 agosto 2003 n. 220, recante Disposizioni urgenti in materia di giustizia sportiva. 31 Sul vincolo di giustizia, cfr. C. Punzi, Le clausole compromissorie nell ordinamento sportivo, in Riv. dir. sport., 1987, p. 237; M. Buoncristiano, Validità e limiti della clausola compromissoria, Atti del convegno sulla giustizia nello sport, Roma, 25 gennaio 1986; V. Frattarolo, Vincolo di giustizia e provvedimenti espulsivi, Atti del convegno tenutosi in Roma del 13 dicembre 1993, cit.;; G. Vidimi, Il caso Maradona tra giustizia sportiva e giustizia statale, in Foro it., 1991, p. 338; Ruotolo, Giustizia sportiva e Costituzione, in Riv. dir. sport., 1998, p Per il settore del calcio, il c.d. vincolo di giustizia è stabilito dall art. 27 dello Statuto della Federazione Italiana Giuoco Calcio. 33 Nello specifico, occorre di volta in volta individuare, sia in merito agli atti federali di tipo normativo ovvero quelle norme regolamentari destinate al complesso della comunità sportiva - sia a quelli di tipo provvedimentale con ciò intendendosi gli atti destinati ai singoli soggetti della comunità sportiva -, quali di tali atti assumano rilevanza esclusivamente per l ordinamento sportivo e quali, invece, possano averla anche per l ordinamento giuridico statale. 20

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 282
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 Sentenza 
 art. 27