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Timestamp: 2020-04-05 03:43:39+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2508 del 31/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2508 del 31/01/2017
Cassazione civile, sez. lav., 31/01/2017, (ud. 08/11/2016, dep.31/01/2017), n. 2508
sul ricorso 28784-2010 proposto da:
l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentate e difeso dagli
S.A.M., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,
avverso la sentenza n. 1227/2009 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 30/11/2009 R.G.N. 7165/2006;
1 – La Corte di Appello di Roma, adita dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, soccombente in primo grado, ha confermato la sentenza del locale Tribunale che aveva accolto la domanda proposta da S.A.M. e condannato l’istituto al pagamento della complessiva somma di Euro 113.849,64, a titolo di differenze retributive maturate nel periodo marzo 2002/novembre 2005, durante il quale la S., in possesso della qualifica di ispettore generale L. n. 88 del 1989, ex art. 15 era stata assegnata in via continuativa a dirigere l’Area di Vigilanza della sede INPS di (OMISSIS).
2 – La Corte territoriale ha evidenziato che il CCNI 2001, nel regolamentare l’attività di vigilanza, prevede che la direzione dell’area debba essere assegnata, anche nelle sedi provinciali o sub provinciali, ad un dirigente o essere assunta ad interim dal Direttore. Lo stesso contratto aggiunge, poi, che “la programmazione e la gestione dell’attività nonchè la verifica dei comportamenti è di esclusiva competenza della funzione dirigenziale, che si avvarrà della collaborazione del personale ispettivo C4”.
3 – Con la nota del 30 aprile 2001 erano state assegnate alla S. proprio dette attività di programmazione e gestione, ben diverse da quelle di consulenza riservate al personale ispettivo, sicchè non poteva essere messo in dubbio il diritto dell’appellata a percepire il trattamento retributivo corrispondente alle mansioni dirigenziali svolte.
4 – Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso l’INPS sulla base di due motivi. S.A.M. ha resistito con tempestivo controricorso, illustrato da memoria ex art. 378 c.p.c..
1.1 – Con il primo motivo l’INPS denuncia, ex art. 360 c.p.c., n. 3, “violazione o falsa applicazione degli artt. 1362 e 1363 c.c. in relazione al C.C.N.I. Inps per l’anno 2001, sottoscritto il 25/7/2001; violazione o falsa applicazione degli artt. 1362 e 1363 e seguenti c.c. con riferimento alla circolare INPS n. 131/2001; violazione o falsa applicazione della L. n. 88 del 1989, art. 15, comma 1 e del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 3; violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 2 e 27”. Il ricorrente, dopo aver trascritto nel motivo gli articoli del CCNI 2001 rilevanti ai fini di causa, addebita alla Corte territoriale di non avere esaminato l’intera disciplina dettata per l’attività di vigilanza e, quindi, di non avere colto le differenze fra i compiti svolti dalla Direzione Regionale e quelli assegnati alle Direzioni Provinciali e sub provinciali. Precisa che solo alla prima competono il governo complessivo, la responsabilità dell’attività ed il coordinamento a livello regionale, mentre alle altre è assegnata l’attuazione delle linee di pianificazione e la realizzazione del piano operativo. Detta distinzione incide, poi, sulla qualificazione degli uffici perchè, mentre l’area di vigilanza regionale deve essere necessariamente assegnata ad un dirigente, quella provinciale o sub provinciale può essere affidata anche ad un funzionario in possesso della qualifica di Ispettore Generale o di Direttore di Divisione.
Aggiunge che nelle direzioni provinciali la attività di consulenza è riservata al personale ispettivo C4, che non va confuso con quello in possesso delle qualifiche ad esaurimento di ispettore generale e di direttore di divisione, al quale la funzione direttiva può essere attribuita, sia per l’espressa previsione contenuta nel CCNI, sia perchè il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 3 consente di assegnare ai dipendenti in possesso di dette qualifiche “funzioni di direzione di uffici di particolare rilevanza non riservati al dirigente”.
1.2 – Il secondo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, denuncia la omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione circa un punto controverso e decisivo per il giudizio. L’Istituto richiama la Delib. di riorganizzazione funzionale n. 799 del 1998 nonchè la circolare n. 17 del 2 febbraio 1999 per evidenziare che nelle sedi provinciali e sub provinciali solitamente opera un unico dirigente che, di regola, è il Direttore. Solo nelle sedi di maggiore estensione è prevista la presenza di un numero massimo di tre dirigenti che vengono preposti rispettivamente: alla gestione ed al coordinamento, ai processi ed alle risorse, alla contabilità e finanza. Non esiste, pertanto, una figura dirigenziale che nelle sedi provinciali o sub provinciali si occupi esclusivamente dell’area di vigilanza e per questa ragione il CCNI e la circolare n. 131 del 2001 hanno previsto che la funzione possa essere affidata anche ad un funzionario apicale.
2 – Entrambi i motivi di ricorso, da trattarsi unitariamente perchè connessi, sono fondati.
Occorre premettere che i contratti collettivi integrativi, disciplinati dal D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 40 e 40 bis, nelle diverse versioni succedutesi nel tempo, se pure di rilievo nazionale in ragione della organizzazione dell’amministrazione interessata, hanno carattere decentrato rispetto al comparto e per essi non è previsto, a differenza dei contratti collettivi nazionali, il particolare regime di pubblicità di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 47, comma 8.
In sede di legittimità, pertanto, non è consentita la interpretazione diretta di detti contratti, potendo essere unicamente denunciata la violazione, da parte del giudice del merito, dei criteri di ermeneutica contrattuale di cui agli artt. 1362 c.c. e ss. (in tal senso fra le più recenti Cass. 17.2.2014 n. 3681).
2.1. – Nel caso di specie l’Istituto ricorrente ha correttamente formulato la censura, poichè ha indicato i canoni esegetici violati dalla Corte territoriale, alla quale ha sostanzialmente addebitato di non avere considerato nella loro interezza le clausole contrattuali dedicate alla attività di vigilanza e di non avere valutato, al fine di individuare la volontà delle parti collettive, il quadro normativo di riferimento e gli atti organizzativi adottati dall’INPS nell’esercizio del potere conferitogli dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 27.
Entrambi detti rilievi sono fondati, poichè nella interpretazione del contratto collettivo è necessario procedere al coordinamento delle varie clausole, in quanto l’espressione “senso letterale delle parole” va riferita all’intera dichiarazione negoziale e non soltanto ad una parte della stessa (Cass. 19.9.2014 n. 19779). E’, altresì, centrale il canone di coerenza fra contenuti normativi legali e contenuti normativi contrattuali (cfr. Cass. 7.4.2004 n. 8741) che assume particolare rilievo nell’impiego pubblico contrattualizzato, alla luce del disposto del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 2.
2.2 – Ciò premesso va rilevato che il CCNI 25.7.2001, nel disciplinare le competenze, l’organizzazione e le funzioni della attività di vigilanza, stabilisce che compete alla Direzione Regionale “il governo complessivo della responsabilità dell’attività di vigilanza ed il relativo coordinamento a livello regionale” che comportano la determinazione delle linee di indirizzo, la formulazione del piano annuale delle attività, la verifica dei risultati della attività ispettiva, la distribuzione delle risorse sul territorio, finalizzata anche ad assicurare l’uniformità dell’azione ispettiva. Quanto alla dotazione organica il contratto prevede che “presso ogni Direzione Regionale è costituita un’area vigilanza da attribuire ad un dirigente in forza alla direzione stessa, senza che ciò comporti la ridefinizione della relativa pianta organica. Tale dirigente potrà essere coadiuvato da un art. 15 o, in subordine, da un funzionario apicale (C4/C5) di profilo amministrativo con compiti di organizzazione coordinamento”.
Alle direzioni provinciali e sub provinciali è, invece, attribuita “l’attuazione delle linee di pianificazione regionale attraverso la realizzazione del piano operativo assegnato dalla direzione regionale”, alla quale resta riservata la funzione di “regia”. Il contratto stabilisce che “presso ciascuna direzione l’area di vigilanza è affidata ad un dirigente, senza che ciò comporti la ridefinizione della relativa pianta organica o, in carenza, è assunta ad interim dal direttore. La funzione, pur in presenza di un dirigente, può essere attribuita anche ad un funzionario con la qualifica di ispettore generale/direttore di divisione….. resta inteso che la programmazione, la gestione dell’attività nonchè la verifica dei comportamenti è di esclusiva competenza della funzione dirigenziale che si avvarrà, come illustrato in sede di descrizione dei profili, della collaborazione del personale ispettivo con profilo C/4”.
La Corte territoriale, nell’interpretare le disposizioni contrattuali sopra richiamate, ne ha valorizzato solo una parte e ha erroneamente sovrapposto la qualifica di ispettore generale/direttore di divisione, con quella di funzionario della categoria C4, senza verificare la compatibilità del risultato esegetico raggiunto con la possibilità, espressamente prevista dalle parti collettive, di attribuire la “funzione”, anche in presenza di un dirigente, “ad un funzionario con qualifica di ispettore generale/direttore di divisione”.
2.3 – Quanto ai compiti affidabili al personale del ruolo ad esaurimento nell’ambito della attività di vigilanza, ha omesso di comparare la organizzazione prevista per le direzioni regionali con quella dettata per le sedi provinciali e sub provinciali.
Infine il giudice di appello non ha considerato che le parti collettive hanno fatto chiaro riferimento alla pianta organica, sicchè, al fine di valutare se la funzione attribuita alla S. potesse avere valenza dirigenziale, occorreva esaminare il regolamento di organizzazione dell’ente, adottato con la Delib. n. 799 del 1998, e la circolare INPS n. 17/1999, con i quali sono stati previsti il numero e le competenze dei dirigenti da assegnare alle sedi provinciali e sub provinciali.
2.4 – Va osservato al riguardo che ai fini dell’applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 52 sono necessarie l’allegazione e la prova della pienezza delle mansioni assegnate, sotto il profilo qualitativo e quantitativo, in relazione alle concrete attività svolte e alle responsabilità attribuite (Cass. 19.4.2007 n. 9328), sicchè ove la funzione dirigenziale comporti una pluralità di competenze diverse, seppure interagenti fra loro, non è sufficiente che il potere di direzione sia stato esercitato in relazione ad una parte di detti compiti.
2.5 – Si deve poi aggiungere che la sentenza impugnata, nel sottolineare che il contratto integrativo riserva ai funzionari ispettivi la mera attività di consulenza del dirigente, non ha considerato che la S. all’epoca dei fatti rivestiva la qualifica di ispettore generale L. n. 88 del 1989, ex art. 15.
Giudicando in fattispecie analoga, questa Corte ha osservato che ai funzionari apicali delle qualifiche ad esaurimento poteva essere attribuita, per espressa previsione di legge, la funzione di direzione di uffici di particolare rilevanza, e da ciò ha desunto che la assegnazione dell’area di vigilanza delle direzioni provinciali o sub provinciali non potesse legittimare la pretesa di differenze retributive, rilevando che “era previsto che il trattamento economico di questi particolari dipendenti pubblici (sostanzialmente quadri, destinati poi a confluire nella qualifica di dirigenti a seguito di procedure selettive) era demandato alla contrattazione collettiva integrativa. Ed è proprio ciò che si è verificato nella specie perchè sulla base della contrattazione collettiva integrativa a questi dipendenti, con qualifica apicale non dirigenziale, cui era assegnata la direzione di uffici di particolare rilevanza, non riservati al dirigente, oppure la reggenza di uffici la cui direzione era riservata a dirigenti in attesa dell’espletamento della procedura selettiva per la copertura del posto, era attribuito un trattamento economico aggiuntivo che non necessariamente doveva coincidere con il trattamento economico da dirigenti” (Cass. 7 luglio 2015 n. 14038).
3 – La sentenza impugnata va, pertanto, cassata con rinvio alla Corte di Appello di Roma, in diversa composizione, che procederà ad un nuovo esame nel rispetto dei criteri di ermeneutica contrattuale e dei principi di diritto sopra richiamati, provvedendo anche sulle spese del giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 15
 sentenza 
 art. 378
 art. 360
 art. 15
 art. 69
 art. 69
 art. 47
 Cass. 
 art. 27
 Cass. 
 art. 2
 art. 15
 art. 52
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 art. 15
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