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Art. 169 cod. proc. civile: Ritiro dei fascicoli di parte
HOME Codice proc. civile Articoli Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015 Codice proc. civile Art. 169 cod. proc. civile: Ritiro dei fascicoli di parte L’AUTORE: Redazione
Ciascuna parte può ottenere dal giudice istruttore l’autorizzazione di ritirare il proprio fascicolo dalla cancelleria; ma il fascicolo deve essere di nuovo depositato ogni volta che il giudice lo disponga (1).
Ciascuna parte ha la facoltà di ritirare il fascicolo all’atto della rimessione della causa al collegio a norma dell’art. 189, ma deve restituirlo al più tardi al momento del deposito della comparsa conclusionale (2).
Parte: [v. Libro I, Titolo III]; Giudice istruttore: [v. 168bis]; Comparsa conclusionale: [v. 190].
Fascicolo di parte: il contenuto del (—) varia a seconda dei casi [v. att. 74]. Quello dell’attore dovrà contenere l’originale dell’atto di citazione, nel contesto del quale il G.I. controllerà l’esistenza e la regolarità del mandato, la sottoscrizione e l’esistenza degli elementi indispensabili per la formazione dell’atto. Se il giudizio si è incardinato mediante ricorso [v. 125], in calce a quest’ultimo deve essere steso il decreto di fissazione dell’udienza. In entrambi i casi, il G.I. dovrà controllare anche la regolarità della notifica alla controparte ed il buon esito della stessa. Il (—) del convenuto, invece, dovrà contenere la copia notificatagli dell’atto introduttivo, la procura (in calce al medesimo atto o rilasciata sul proprio atto difensivo) nonché la comparsa di risposta. Infine, nei (—) ci saranno documenti e atti sia prodotti sin dall’inizio che acquisiti al processo durante il suo svolgimento. Copie dei propri atti dovranno essere scambiate con la controparte e inserite nel fascicolo di ufficio per la completa ed esauriente conoscenza dei fatti di causa anche nel caso in cui le parti ritirino i rispettivi (—).
(1) Nel corso della fase istruttoria, ciascuna parte può chiedere al giudice l’autorizzazione per il ritiro del proprio fascicolo. Il giudice provvede con decreto, in calce al quale il cancelliere fa scrivere la dichiarazione di ritiro del fascicolo e ne annota la restituzione [v. att. 77]: nella prassi, tuttavia, sono i procuratori che a margine del verbale d’udienza scrivono di loro pugno la data e la frase «Ritirata produzione» (o altra equivalente) e la sottoscrivono; quindi il giudice istruttore appone la propria firma. Il fascicolo deve essere restituito alla cancelleria nel termine stabilito dal giudice per la riconsegna. Tuttavia non avendo tale termine natura perentoria, la restituzione del fascicolo può avvenire fino al deposito della comparsa conclusionale. Il mancato rinvenimento, al momento della decisione della causa, di documenti che la parte invoca, comporta per il giudice l’obbligo di disporre la ricerca di essi con i mezzi a sua disposizione ed eventualmente l’attività ricostruttiva del contenuto, a condizione che gli atti siano prodotti ritualmente in giudizio e che la mancanza di essi non debba essere attribuita alla condotta volontaria della parte. La violazione di quest’obbligo può configurare vizio di motivazione di un punto decisivo della controversia [v. 360 n. 5], ma la parte ha l’onere di richiamare nel ricorso il contenuto di tali documenti e di argomentare sulla possibilità, derivante dal loro esame, di una decisione diversa.
(2) La norma prevede la possibilità del ritiro del fascicolo di parte anche all’atto della rimissione della causa al collegio. La mancata restituzione del fascicolo non vale quale rinuncia alle istanze ed eccezioni proposte, né esonera il giudice dal decidere su di esse, ma certamente gli renderà più difficile la decisione dovendo egli reperire nel fascicolo della controparte o nelle copie allegate al fascicolo d’ufficio quanto doveva essere contenuto nel fascicolo di parte. Anche nel caso in cui tutte le parti non restituiscano i propri fascicoli, il giudice potrebbe e dovrebbe ugualmente decidere la controversia sulla base degli elementi offerti dal fascicolo d’ufficio.
Nel caso in cui al momento della decisione il giudice non rinvenga in atti un documento, ritualmente depositato, dal quale risulti la legittimazione ad agire di una delle parti, egli non può ritenere insussistente tale legittimazione, ma è tenuto a disporre ricerche del documento mancante, ovvero invitare la parte interessata a produrne uno analogo, ordinando le conseguenti disposizioni processuali. Cass. 16 maggio 2008, n. 12446; conforme Cass. 3 luglio 2008, n. 18237; Cass. lav., 12 dicembre 2008, n. 29262.
Ai sensi dell’art. 169 c.p.c., il termine utile per la restituzione dei fascicoli di parte ritirati all’udienza di precisazione delle conclusioni si identifica con quello stabilito dall’art. 190 c.p.c. per il deposito della comparsa conclusionale. La mancata restituzione del fascicolo di parte - in precedenza ritirato - entro i termini di cui agli art. 169 e 190 c.p.c. implica che degli atti presenti nel fascicolo stesso non può tenersi conto ai fini della decisione, e ciò deve essere rilevato d’ufficio
Tribunale Modena sez. I 30 dicembre 2013 n. 2066 Poiché il ritiro e il rideposito del fascicolo di parte devono necessariamente avvenire per il tramite del cancelliere che custodisce l’incartamento processuale, ove non risulti alcuna annotazione dell’avvenuto ritiro del fascicolo di una parte (e quindi neanche del successivo rideposito), il giudice non può rigettare una domanda, o un’eccezione per mancanza di una prova documentale inserita del fascicolo di parte, ma deve ritenere che le attività delle parti e dell’ufficio si siano svolte nel rispetto delle norme processuali e quindi che il fascicolo non sia mai stato ritirato dopo l’avvenuto deposito. Cass. lav., 12 dicembre 2008, n. 29262; conforme Cass. 9 ottobre 2003, n. 15060.
La disposizione contenuta nell’art. 169, comma 2, c.p.c., che conferisce alle parti la facoltà di ritirare liberamente i propri fascicoli dopo la rimessione della causa al collegio, consente di prescindere dall’autorizzazione del giudice stabilita, per ogni altra ipotesi di ritiro, dal comma 1 della stessa norma, ma non comporta deroga al principio, di cui all’art. 77 disp. att. c.p.c., il quale stabilisce che la restituzione del fascicolo si esegue previa dichiarazione scritta della parte che lo ritira e contemporanea annotazione nel fascicolo d’ufficio ad opera del cancelliere: ne consegue che, mancando siffatta annotazione, non può ritenersi che la parte si sia avvalsa della facoltà suddetta. Cass. 10 aprile 1979, n. 2053.
Il termine da osservare per la restituzione in cancelleria del fascicolo di parte ritirato all’atto della rimessione della causa al collegio a norma dell’art. 189 c.p.c., secondo le regole anteriori alla novella al codice di rito del 1990, è stabilito dall’art. 169, comma 2, «al più tardi al momento del deposito della comparsa conclusionale», vale a dire «quattro giorni prima dell’udienza che il giudice istruttore ha fissato per la discussione», come precisato dall’art. 111, comma 1, disp. att., nel disporre in ordine all’inserimento delle comparse nel fascicolo di parte. Ciò comporta che non trova applicazione per il deposito del fascicolo di parte e delle stesse comparse, se già comunicate, il diverso termine di dieci giorni liberi prima dell’udienza collegiale fissato dall’art. 190, comma 2, c.p.c., nel testo previgente, per lo scambio delle comparse conclusionali. Cass. 19 marzo 2003, n. 4022.
L’istanza di ricostruzione del fascicolo di parte, che non si rinvenga nel fascicolo d’ufficio, non può essere genericamente formulata ma deve contenere la rappresentazione credibile dell’involontarietà dell’omissione essendo altrimenti, il giudice tenuto a decidere sulla base degli atti e documenti rinvenuti al momento dell’assunzione della deliberazione giudiziale, dovendosi presumere volontario, in virtù del principio dispositivo, il mancato riferimento del predetto fascicolo al momento della decisione. Cass. 22 ottobre 2010, n. 21733.
In virtù del principio dispositivo delle prove, il mancato reperimento nel fascicolo di parte, al momento della decisione, di alcuni documenti ritualmente prodotti, deve presumersi espressione, in mancanza della denunzia di altri eventi di un atto volontario della parte, che è libera di ritirare il proprio fascicolo e di omettere la restituzione di esso o di alcuni dei documenti in esso contenuti; ne consegue che è onere della parte dedurre l’incolpevole mancanza (ove ciò non risulti in maniera palese anche in assenza della parte e di una sua espressa segnalazione in tal senso) e che il giudice è tenuto ad ordinare la ricerca o disporre la ricostruzione della documentazione mancante solo ove risulti l’involontarietà della mancanza, dovendo, negli altri casi, decidere sulla base delle prove e dei documenti sottoposti al suo esame al momento della decisione. Trib. Torino, 15 giugno 2007; conforme Cass. lav., 29 ottobre 1998, n. 10819; Cass. 5 dicembre 1992, n. 12947.
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References: Art. 169
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