Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-29905-del-20-11-2018
Timestamp: 2020-08-05 08:52:29+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 29905 del 20/11/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29905 del 20/11/2018
Cassazione civile sez. II, 20/11/2018, (ud. 18/07/2018, dep. 20/11/2018), n.29905
L.R., (o R.), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
RIMINI n.14/B, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI CARUSO, che
presso lo studio dell’avvocato SALVATORE SCALI, rappresentato e
difeso dall’avvocato FRANCESCO BILLE’;
l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di MESSINA depositata il
Con atto di citazione notificato il 4.11.2008 il condominio dell'(OMISSIS) evocava in giudizio innanzi il Tribunale di Messina L.R., proprietaria di un appartamento sito all’interno dello stabile in condominio, per sentirla condannare alla rimozione della chiusura in metallo e vetro realizzata sul balcone prospiciente la via pubblica, nonchè al risarcimento del danno derivante dalla lesione del decoro architettonico dell’edificio.
Interponeva appello la L. e la Corte di Appello di Messina, con l’ordinanza impugnata, riteneva inammissibile l’impugnazione ai sensi degli artt. 348 bis e ter c.p.c..
In argomento, va ribadito il principio secondo cui “L’ordinanza di inammissibilità dell’appello resa ex art. 348 ter c.p.c., è ricorribile per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 7, limitatamente ai vizi suoi propri costituenti violazioni della legge processuale (quali, per mero esempio, l’inosservanza delle specifiche previsioni di cui all’art. 348 bis c.p.c., comma 2, e art. 348 ter c.p.c., comma 1, primo periodo, e comma 2, primo periodo), purchè compatibili con la logica e la struttura del giudizio ad essa sotteso” (Cass. Sez. U, Sentenza n.1914 del 02/02/2016, Rv.638368; conf. Cass. Sez. 6-1, Ordinanza n.14312 del 05/06/2018, Rv.649145).
Ne deriva, come detto, l’inammissibilità del ricorso nella parte in cui esso è rivolto contro l’ordinanza ex art. 348 ter c.p.c., resa dalla Corte territoriale.
Passando all’esame del ricorso avverso la sentenza di prime cure, con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 1130 e 1131 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, dolendosi del rigetto della domanda riconvenzionale, sul presupposto che essa avrebbe dovuto essere diretta nei confronti dei singoli condomini autori delle violazioni del decoro della facciata, e non invece nei confronti del condominio. Ad avviso della ricorrente, poichè la facciata costituisce bene comune l’amministratore avrebbe dovuto attivarsi per tutelarne il decoro nei confronti di tutti i condomini, e quindi la domanda riconvenzionale sarebbe stata legittimamente proposta nei suoi riguardi, in quanto egli non avrebbe assolto agli obblighi posti a suo carico dalla legge.
Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta la nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione dell’art. 164 c.p.c., n. 4, e art. 163 c.p.c., n. 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, in quanto il Tribunale avrebbe illegittimamente disatteso la domanda di accertamento delle violazioni del decoro del fabbricato commesse dagli altri condomini, proposta dalla ricorrente, ritenendola indeterminata. Ad avviso della ricorrente, la domanda era specifica, posto che erano stati indicati, per tipologia e numero, i manufatti asseritamente lesivi del decoro della facciata.
La censura – che sarebbe comunque assorbita dal rigetto del primo motivo – è da ritenere in ogni caso inammissibile in quanto la decisione sull’ammissione delle istanze istruttorie riguarda la valutazione del fatto, che appartiene al giudice di merito ed il cui riesame è precluso in questa sede. In argomento, va ribadito il principio secondo cui “L’esame dei documenti esibiti e delle deposizioni dei testimoni, nonchè la valutazione dei documenti e delle risultanze della prova testimoniale, il giudizio sull’attendibilità dei testi e sulla credibilità di alcuni invece che di altri, come la scelta, tra le varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, il quale, nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i rilievi e circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logicamente incompatibili con la decisione adottata” (Cass. Sez. 3, Sentenza n.12362 del 24/05/2006, Rv.589595: conf. Cass. Sez. 1, Sentenza n.11511 del 23/05/2014, Rv.631448; Cass. Sez. L, Sentenza n.13485 del 13/06/2014, Rv.631330; Cass. Sez. L, Sentenza n.11933 del 07/08/2003, Rv. 565755; Cass. Sez. L, Sentenza n.322 del 13/01/2003, Rv. 559636).
Poichè il ricorso per cassazione è stato proposto dopo il 30 gennaio 2013 ed è rigettato, si ravvisano le condizioni per dare atto, ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto l’art. 13, comma 1 quater, del Testo Unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dell’art. 1 bis, dello stesso art. 13.

References: Sentenza 
 art. 348
 art. 348
 Sentenza 
 Cass. Sez. 
 art. 348
 sentenza 
 sentenza 
 art. 163
 Sentenza 
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 art. 1
 art. 13
 art. 1
 art. 13