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Timestamp: 2013-06-20 10:03:39+00:00

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Danno parentale da morte, danno morale e danno non patrimoniale
Tribunale Monza, sentenza 23.04.2007 (Fabio Quadri) Il Giudice del Tribunale di Monza, con la sentenza del 23 aprile 2007, riconosce ai congiunti di una ragazza ventitrenne, deceduta in conseguenza di un incidente stradale, oltre al danno morale, anche �il danno non patrimoniale� specificando che �il danno subito dagli attori a causa della lesione del rapporto parentale va qualificato come danno non patrimoniale e risulta pur tuttavia risarcibile in quanto espressione di tutela minima dei diritti costituzionalmente garantiti�. Pertanto, rammentando che il danno morale deve essere sempre riconosciuto anche in caso di concorso di colpa o di responsabilit� presuntiva, poich� �la lesione dei diritti costituzionalmente protetti e meritevoli di tutela colpisce ambiti non patrimoniali, il cui pregiudizio apre la via al risarcimento ex art. 2059 c.c., senza il limite previsto dall�art. 185 c.p. in ragione della natura del valore inciso�, il Tribunale di Monza ha ritenuto doversi convogliare nell�accezione di danno non patrimoniale tutte le voci di danno sinora utilizzate: danno biologico, danno esistenziale, danno al rapporto parentale, danno edonistico, danno estetico, danno derivante da lesione dei diritti della personalit�, danno derivante da ingiusta detenzione. Relativamente alla quantificazione di tale voce di danno, cos� ha specificato il Giudice di Monza:�Il Tribunale ritiene di seguire le indicazioni espresse sul punto dall�Osservatorio sulla Giustizia civile di Milano, i cui studi sono stati oggetto di diffusione anche presso l�ordine degli Avvocati per ricevere idonea divulgazione ai fini di certezza. Tali indicazioni si concretano nel disancorare la liquidazione del danno al rapporto parentale da un ipotetico danno biologico della vittima e commisurarlo agli indici gi� richiamati, ivi compresa la particolare intensit� della relazione affettiva, indicando il danno subito di genitori per la morte del figlio da � 100.000,00 ad � 200.000,00 e dai fratelli conviventi da � 20.000,00 ad � 120.000,00�. (Altalex, 29 maggio 2007. Nota di Fabio Quadri)
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Danni da morte | Giurisprudenza Tribunale di Monza Sentenza 23 aprile 2007 Repubblica Italiana In nome del popolo italiano Tribunale di Monza - Sezione distaccata di Desio � in composizione monocratica nella persona del dott. Federico Rolfi, in funzione di Giudice Unico, ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile iscritta al numero di ruolo generale sopra riportato, promossa con attodi citazione notificato in data 17 � 21 febbraio 2006 a ministero dell�Aiutante Ufficiale Giudiziario addetto all�Ufficio Notifiche del Tribunale di Monza Sezione Distaccata di Desio DA A. B., M. S., M. S., tutte elettivamente domiciliate a Cesano Maderno, piazza Arese, n. 4, presso lo studio dell�avv. Fabiola Sclapari, che le rappresenta e difende, come da procura a margine dell�atto di citazione ATTORE CONTRO D. V. e Arca Assicurazioni S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, con sede in Verona ed elettivamente domiciliati a Monza, via Passerini, n. 13, presso lo studio dell�avv. Michele Colombo, che li rappresenta e difende, come da procura in calce alla copia notificata dell�atto di citazione CONVENUTI OGGETTO: azione risarcimento danni da illecito extracontrattuale � circolazione autoveicoli CONCLUSIONI: all�udienza di precisazione delle conclusioni in data 23 gennaio 2007 i procuratori delle parti precisavano come da fogli separati allegati al verbale d�udienza e qui riprodotti in copia fotostatica SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione regolarmente notificato alla controparte le attrici in epigrafe � rispettivamente, madre e sorelle di S. E. S. � convenivano innanzi al Tribunale di Monza Sezione Distaccata di Desio D. V. e Arca Assicurazioni S.p.A., per sentirli condannare al risarcimento dei danni tutti subiti dalle attrici in conseguenza della morte della loro stretta congiunta. Riferivano le attrici che, in data 3 aprile 2004, alle 5.50 del mattino, in Meda, S. E. S. , mentre si recava al lavoro in bicicletta ed attraversava l�incrocio semaforico tra via Indipendenza e via Fermi, era stata violentemente urtata e scaraventata a terra dalla Opel Corsa tg. BN 685 TF condotta da D. V. (ed assicurata presso la Arca Assicurazioni S.p.A.), decedendo a seguito delle lesioni riportate. Riferivano ancora le attrici che D. V., a causa dell�elevata velocit� tenuta, era entrato in collisione anche con un altro autoveicolo ed era stato sottoposto a procedimento penale, conclusosi con sentenza di applicazione della pena ex artt. 444 e 448 c.p.p. Lamentavano le attrici di avere subito, a causa dell�evento, danni patrimoniali e non patrimoniali. Si costituiva i convenuti che non contestavano n� la propria responsabilit� civile, n� la sussistenza di un fatto di reato, ma eccepivano la sussistenza di un concorso di colpa della stessa vittima, la quale aveva attraversato l�incrocio senza fermarsi. In ordine al quantum, i convenuti rammentavano, preliminarmente, che alle attrici era stata spontaneamente corrisposta una provvisionale di � 50.000,00; ponevano, ulteriormente, la questione della sussistenza o meno della erogazione di una rendita da parte dell�INAIL; contestavano, infine, alcune delle voci risarcitorie richieste dalle attrice, in primo luogo il danno esistenziale. Esaurita la trattazione ed istruzione della controversia le parti venivano invitate a precisare le conclusioni e, previa assegnazione di termine per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, la causa veniva trattenuta in decisione. MOTIVI DELLA DECISIONE Poich� i convenuti non hanno contestato la propria responsabilit� civile, n� la sussistenza di una ipotesi di reato in capo a D. V., la ricostruzione della dinamica dell�incidente si � resa necessaria unicamente per valutare la fondatezza o meno dell�eccezione relativa alla sussistenza di un concorso di colpa della danneggiata S. E. S. .L�incidente per cui � causa si � verificato alle ore 5.50 del mattino del 3 aprile 2004 in Meda, all�intersezione tra via Indipendenza e via Fermi � via Maroncelli. Dal rapporto redatto dai membri del distaccamento di Polizia Stradale di Seregno risulta che al momento i semafori per la regolazione del traffico all�intersezione erano funzionanti con luce intermittente gialla. L�asfalto era bagnato e l�illuminazione buona. L�autoveicolo di D. V. � poi risultato in stato di ebbrezza - procedendo (ad alta velocit�) lungo la via Indipendenza in direzione Seregno, ha urtato il velocipede condotto dalla S., il quale provenendo dalla via Fermi (e quindi dalla sinistra del veicolo) e procedendo (presumibilmente) verso la via Maroncelli, aveva impegnato l�intersezione e si era gi� portato sulla corsia percorsa dalla Opel. L�urto � avvenuto tra la parte frontale sinistra della Opel di D. V. (che aveva iniziato in extremis una manovra di emergenza di sterzata versi sinistra) ed il lato destro del velocipede. La S. � stata letteralmente �caricata� (sbattendo violentemente la testa sul parabrezza dell�auto), e proiettata oltre l�intersezione (verso la direzione di Seregno della Via Indipendenza), andando a finire sulla corsia di marcia opposta. Nel frattempo, la Opel Corsa, procedeva pressoch� senza controllo la propria marcia, andando a collidere con la Fiat Punto condotta da L. P., la quale procedeva lungo la via Indipendenza in direzione Meda Centro (direzione opposta a quella della Corsa). Ora, � pacifica la responsabilit� del convenuto, il quale risulta avere affrontato una intersezione non regolata (i semafori proiettavano luce gialla intermittente), procedendo ad elevata velocit� (la S. � stata proiettata per decine di metri), su fondo stradale bagnato, con condizioni di luce crepuscolare, e, per di pi� guidando in stato di ebbrezza, o comunque con un tasso alcolemico superiore alla norma, come indirettamente confermato dal fatto che, nel tentativo in extremis di porre in atto una manovra di emergenza, il convenuto ha scriteriatamente sterzato a sinistra, finendo per colpire anche pi� in pieno la bicicletta della S.. Il problema � verificare se sia ravvisabile un concorso di colpa in capo alla vittima dell�incidente, domanda cui il Tribunale ritiene di dare risposta positiva. Emerge, in primo luogo, una dato oggettivo: come rilevato anche dagli operanti intervenuti sul posto, la sig. S. ha impegnato l�intersezione nonostante avesse l�obbligo di dare la precedenza ai veicoli provenienti dalla sua destra, come quello di D. V., appunto. Veicolo che la vittima ben avrebbe potuto e dovuto vedere, atteso che dalla planimetria prodotta in allegato alla perizia di parte attrice (doc. 3) l�auto del convenuto risultava provenire da una strada rettilinea e con sede stradale ampia. Ma la negligenza della sig. S. emerge non solo da una astratta applicazione di previsioni di legge, bens� anche da elementi concreti, primo dei quali la deposizione dell�unica testimone oculare sig. P., la quale ha riferito che �(�) A.D.R. La bici ha attraversato l�incrocio senza fermarsi. Procedeva come se fosse soprappensiero e procedesse di fretta.(�) Io ho capito che sarebbe successo l�incidente. Se fossi stata 50 mt. pi� avanti la bici avrebbe urtato me (�)�. Risultano, quindi, idonei elementi per affermare che la sig. S. ha affrontato l�intersezione semaforica senza la dovuta prudenza ed attenzione (alcuni parametri valutati per D. V. � come la visibilit� non ideale ed il fondo stradale non asciutto � valevano anche per il velocipede), cui si aggiunge la circostanza ulteriore dell�assenza, sul velocipede, di catarifrangenti o altri dispositivi ottici, anche laterali, idonei a permettere di vedere il velocipede anche da lontano. Accertata la concorrente responsabilit� della sig. S., il Tribunale ritiene, tuttavia, di determinare il contributo causale nella misura del solo 30%, in considerazione della (notevolmente) preponderante negligenza del convenuto e del ben pi� significativo contributo eziologico fornito da quest�ultimo. Cos� determinata la misura della responsabilit� di D. V. (e della Arca Assicurazioni S.p.A.), occorre, ora, passare alla liquidazione del danno spettante alle attrici. Per ci� che attiene il danno patrimoniale, rileva il Tribunale come sia disponibile una prova unicamente circa il danno emergente, costituito dalle spese funerarie attestate dai documenti sub 8 fascicolo attoreo (� 10.529,32). Non risultano, invece, altri danni da lucro cessante o altri danni emergenti. Le attrici, invero, hanno genericamente invocato l�esistenza di danni �per la mancata acquisizione di beni e/o di vantaggi economici da parte del danneggiato per l�illecito subito�, ma non hanno, poi, compiuto alcuna specifica allegazione, n� hanno provato i danni medesimi, neppure in via indiziaria. E�, per contro, risultata infondata l�eccezione di parte convenuta circa l�esistenza di una possibile rendita I.N.A.I.L., atteso che � emerso che la defunta non lavorava e, semmai, proprio quel giorno, si stava recando ad un colloquio di lavoro. L�illecito commesso ha cagionato alle attrici un danno non patrimoniale. Pi� propriamente ed alla luce delle recenti elaborazioni della Giurisprudenza della Corte di Cassazione (cfr. le note sentenze Cass. 31.5.2003 n. 8827 e n. 8828; Cass. 12.5.2003 n.7283 e n. 7281) della Corte Costituzionale (cfr. sentenza n. 233 11.7.2003; sentenza n. 356 12.12.2003) il danno subito dagli attori a causa della lesione del rapporto parentale va qualificato come danno non patrimoniale e risulta pur tuttavia risarcibile in quanto espressione di tutela minima dei diritti costituzionalmente garantiti. La precisazione � doverosa, in quanto sino alle pronunce citate, la tutela dei riflessi negativi non patrimoniali sulla sfera delle vittime riflesse del danno si � mossa nel ristretto ambito della risarcibilit� del solo danno morale e/o del danno biologico iure proprio. I Giudici dei supremi collegi, come � noto, hanno affermato, riordinando cos� circa cinquant�anni di intenso dibattito dottrinale e giurisprudenziale, la teoria dicotomica o bipolare del danno, individuando l�esistenza di un danno di tipo patrimoniale soggetto alla disciplina degli artt. 1223 e ss. c.p.c., ed il danno non patrimoniale, convogliando nell�accezione tutte le voci di danno sinora utilizzate danno biologico, danno esistenziale, danno al rapporto parentale, danno edonistico, danno estetico, danno derivante da lesione dei diritti della personalit�, danno derivante da ingiusta detenzione (cfr. Caso Barill� Cass. 22.1.2004 n. 2050) etc., pure risarcibile in virt� della nuova e costituzionalmente orientata lettura dell�art. 2059 c.c. Le argomentazioni adottate dalla Consulta e dai Giudice della Corte di Cassazione insegnano a) che la lettura costituzionalmente orientata dell�art. 2059 c.c. impone di disattendere il limite della risarcibilit� del danno non patrimoniale nei soli casi previsti dalla legge, quando la lesione ha riguardo a valori della persona costituzionalmente garantiti, obbligando, anzi, nel caso di pregiudizio che abbia inciso su di essi, alla riparazione mediante indennizzo (che costituisce la forma minima di tutela riconosciuta dall�ordinamento); b) che la lesione dei diritti costituzionalmente protetti e meritevoli di tutela colpisce ambiti non patrimoniali, il cui pregiudizio apre la via al risarcimento ex art. 2059 c.c., senza il limite previsto dall�art. 185 c.p. in ragione della natura del valore inciso. Del resto il richiamo ai �soli casi determinati dalla legge� di cui all�art. 2059 c.c. non pu� non riguardare anche le norme primarie della Carta Costituzionale. Di recente, poi, la Corte di Cassazione, da un lato, ha affinato e puntualizzato la terminologia giuridica (facendo confluire nella locuzione di "danno non patrimoniale" tutte le voci afferenti la dimensione personale dell'individuo), e, dall'altro, ha precisato il concetto di danno non patrimoniale, delimitandone l'esatta espansione. In particolare il Supremo Collegio ha testualmente statuito che: "Cos� interpretando l'art. 2059 c.c. si � rimasti nella tipicit� del danno non patrimoniale, in quanto si � ritenuto che esso sia risarcibile non solo nei casi espressamente previsti dalla legge ordinaria, ma anche nel caso di lesioni di specifici valori costituzionali garantiti della persona�la salute, la famiglia, la reputazione, la libert� di pensiero�, in questo caso non vi � un generico "danno esistenziale", - locuzione che pu� mascherare elementi di atipicit� - "ma un danno da lesione di quello specifico valore di cui al referente costituzionale.." (cfr. Cass.15.7.2005 n. 15022). Il danno non patrimoniale si differenzia ontologicamente dal danno morale soggettivo, rappresentando la lesione di interessi costituzionalmente protetti, e pu� con esso concorrere. Parte della dottrina ha accolto con perplessit� i risultati sistematici raggiunti dei Giudice dei Supremi Collegi. Le critiche, pure mosse dalla difesa della convenuta, sono sintetizzabili nel timore di duplicazione delle voci di danno con conseguente illegittima duplicazione del risarcimento. Affermata la risarcibilit� del danno non patrimoniale come entit� ontologicamente distinta rispetto alle altre categorie di danno, il rilievo critico perde di consistenza, ricadendo, semmai, sui criteri di liquidazione delle diverse categorie. Le regole del nuovo assetto risarcitorio si completano con l�affermazione che il danno morale soggettivo � risarcibile anche nelle ipotesi di responsabilit� per colpa presunta e responsabilit� oggettiva (cfr. Cass. 1.6.2004 n. 10482). Tale ricostruzione sistematica della materia de qua � stata confermata dalla Giurisprudenza successiva (cfr. Cass. 7.3.2005 n. 15022; Cass. 11.11.2003 n. 1214; Cass. 19.8.2003 n. 12124; Cass. 4.11.2003; Cass. 20.2.2004 n. 3399; Cass. 7.11.2003 n. 16946; Cass. 1.6.2004 n. 10482; Cass. 1.3.2004 n. 4993; Trib. Messina 29.4.2004; Tribunale Venezia 15.3.2004). In particolare con riferimento al caso di specie � stato affermato che l�interesse fatto valere nel caso di danno da uccisione di congiunto � quello alla intangibilit� della sfera degli affetti e della reciproca solidariet� nell�ambito della famiglia, alla inviolabilit� della libera e piena esplicazione della attivit� realizzatrice della persona umana nell�ambito di quella peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia, la cui tutela � ricollegabile agli artt. 2, 29 e 30 Cost. Essa si colloca nell'area del danno non patrimoniale di cui all'art. 2059 c.c., e si distingue sia dall'interesse al bene salute art. 32 Cost., sia dall'interesse all'integrit� morale art. 2 Cost. Per completezza espositiva occorre precisare che la Giurisprudenza sopra citata ha escluso la sussistenza del �danno in re ipsa�: il danno da lesione del rapporto parentale, si afferma appartenete al genere �danni conseguenza�. Pertanto spetta al soggetto leso l�onere della prova del danno subito. La Suprema Corte ritiene che per il danno non patrimoniale quest�onere sia meno gravoso e che �la dimostrazione del disagio e del turbamento sar� dato con l�impiego di presunzioni e molto spesso soltanto di allegazioni. Il pregiudizio non � mai in re ipsa, nel senso che sarebbe coincidente con la lesione dell�interesse�. La liquidazione del danno al rapporto parentale dovr� avvenire con il criterio equitativa di cui all�art. 1226 c.c., tenendo conto del particolare legale affettivo delle attrici, madre e sorelle, con la vittima. Il Tribunale ritiene di seguire le indicazioni espresse sul punto dall�Osservatorio sulla Giustizia civile di Milano, i cui studi sono stati oggetto di diffusione anche presso l�ordine degli Avvocati per ricevere idonea divulgazione ai fini di certezza. Tali indicazioni si concretano nel disancorare la liquidazione del danno al rapporto parentale da un ipotetico danno biologico della vittima e commisurarlo agli indici gi� richiamati, ivi compresa la particolare intensit� della relazione affettiva, indicando il danno subito di genitori per la morte del figlio da � 100.000,00 ad � 200.000,00 e dai fratelli conviventi da � 20.000,00 ad � 120.000,00. Nel caso di specie, il Tribunale, peraltro, deve fronteggiarsi con allegazioni alquanto ridotte, da parte delle attrici, risultando indicato (e non contestato dai convenuti) unicamente che la defunta conviveva con le sigg. A. B. e M. S., mentre non conviveva con M. S. Altri elementi circa i rapporti familiari, la frequentazione, l�esistenza di legami esterni non sono stati forniti, sicch� l�unico elemento con cui il Tribunale si deve misurare � quello del rapporto di convivenza. Ora, tenuto conto della giovane et� della sig. S. S. (neppure ventitreenne all�epoca del suo tragico decesso) e della circostanza del suo stato di disoccupazione, � presumibile che, quantomeno nel breve periodo, la stessa avrebbe proseguito a vivere con la madre e la sorella, anche se per quest�ultima (tenuto conto della normale evoluzione esistenziale) � immaginabile che la stessa avrebbe lasciato il nucleo familiare, tenuto conto che essa era pi� grande della defunta. Tale fatto induce a liquidare il danno non patrimoniale nella misura di � 120.000,00 in favore A. B. e nella misura di � 45.000,00 in favore di M.S. A favore della sorella non convivente M. S., si rende inevitabile una stima assai pi� prudenziale, nella misura di � 15.000,00. La giurisprudenza prima citata ha altres� precisato che la voce di danno non patrimoniale al rapporto parentale si distingue concettualmente dal danno morale, che � pure dovuto, indipendentemente dalla astratta configurazione di ipotesi di reato. La valutazione di tale danno dovr� comunque tenere conto del gi� avvenuto ristoro della posizione soggettiva lesa e della natura transeunte, che lo caratterizza. Si stima equo, pertanto, liquidarlo in misura pari ad un terzo del danno per lesione al rapporto parentale e cio� in � 40.000,00 in favore A. B.; nella misura di � 15.000,00 in favore di M.S.; di � 5.000,00 in favore della sorella non convivente M. S. Il totale delle somme risarcitorie spettanti alle attrici � tenuto conto che il danno patrimoniale deve presumibilmente dividersi per un terzo ciascuno ed operato l�abbattimento del 30% per il concorso di colpa - �, quindi, di: � � 114.456,84 quanto ad A. B.; � � 44.456,84 quanto a M. S.; � � 16.456,84 quanto a M. S. Trattandosi di somme dovute per il risarcimento di un danno diverso dal mero inadempimento di un debito pecuniario liquido ed esigibile, esse questione rappresentano debito di valore, e cio� debito sul quale devono essere calcolate non solo la rivalutazione, ma anche gli interessi c.d. �compensativi� nella misura del tasso legale (cfr. Cassazione civile sez. II, 14 febbraio 2000, n. 1622; Cassazione civile sez. III, 3 dicembre 1999, n. 13470; Cassazione civile sez. III, 3 dicembre 1999, n. 13463; Cassazione civile sez. III, 19 febbraio 1998, n. 1764; Cassazione civile sez. III, 6 novembre 1998, n. 11190). Sul punto il Giudice tiene conto della sentenza della Cassazione civile sez. un., 17 febbraio 1995, n. 1712, secondo la quale il tasso degli interessi non pu� essere calcolato sulla somma integralmente rivalutata � realizzandosi in detta ipotesi una ingiustificata locupletazione - ma pu� essere computato: 1) o, previa devalutazione della somma liquidata in moneta attuale, sulla somma cos� ottenuta e progressivamente rivalutata dalla data dell�illecito sino alla data della sentenza; 2) o liquidando la somma in moneta dell�epoca dell�illecito e computando distintamente la rivalutazione ed il calcolo degli interessi sulla somma progressivamente rivalutata. Grazie a supporto informatico � e premesso che il criterio di calcolo seguito in questa sede � quello sub. 1), e cio� partendo da una liquidazione del danno effettuata in moneta attuale � � possibile stabilire che le somme devalutate alla data dell�illecito ammonta a: � � 110.584,58 quanto ad A. B.; � � 42.952,79 quanto a M.S.; � � 15.900,08 quanto a M. S., e che su di essa possono essere computati interessi compensativi al tasso legale per un ammontare di: � � 8.556,35 quanto ad A. B.; � � 3.323,42 quanto a M.S.; � � 1.230,25 quanto a M. S., per giungere ad una somma complessiva (capitale gi� rivalutato pi� interessi compensativi) di: � � 123.013,19 quanto ad A. B.; � � 47.780,26 quanto a M.S.; � � 17.687,09 quanto a M. S.. Dalle somme cos� determinate devono essere decurtati gli acconti per complessivi � 120.000,00, corrisposti dalla Arca Assicurazioni S.p.A. in corso di giudizio. Il Tribunale, peraltro, constata che nessuna delle parti ha ritenuto di operare imputazione alcuna delle somme corrisposte alle attrici, sicch� ritiene di procedere ad una imputazione pro quota, proporzionale al credito, dovendosi presumere che l�assicurazione in tal modo volesse procedere, tenuto conto della diversa gravit� del danno subito dalle attrici. Si stima, pertanto, di imputare � � 80.0000,00 quanto ad A. B.; � � 30.000,00 quanto a M.S.; � � 10.000,00 quanto a M. S. Il credito finale delle attrici, pu� quindi determinarsi in: � � 43.013,19 quanto ad A. B.; � � 17.780,26 quanto a M.S.; � � 7.687,09 quanto a M. S. Su dette somme � divenute debito di valuta per effetto della liquidazione giudiziale - dovranno essere computati gli interessi al tasso legale dalla pronuncia al saldo effettivo. Le spese seguono la preponderante soccombenza dei convenuti ex art. 91 c.p.c. e sono liquidate direttamente in dispositivo tenendo conto della natura e del valore della controversia, della qualit� e quantit� delle questioni trattate e dell'attivit� complessivamente svolta dai difensori, sulla base dei parametri contemplati dalla vigente. Tariffa, e tenendo altres� conto della necessit� di liquidare comunque, anche ex officio, le spese generali di studio che l�art. 14 della suddetta Tariffa quantifica a forfait nella misura del 12,5% (Cassazione civile, sez. III, 18 giugno 2003, n. 9700; Cassazionecivile, sez. III, 9 aprile 2003, n. 5581; Cassazione civile, sez. II, 18 marzo 2003, n.4002; Cassazione civile, sez. III, 3 agosto 2002, n. 11654). Il tutto nel rispetto del principio per cui a norma dell'art. 6 d.m. 5 ottobre 1994 n. 585 (ora art. 6 d.m. 8 aprile 2004, n. 127), nei giudizi aventi ad oggetto il pagamento di somme di denaro o di liquidazione danni, il valore della causa, ai fini della liquidazione degli onorari difensivi, dev�essere determinato a norma del codice civile, avendo riguardo alla somma attribuita alla parte vittoriosa e non a quella domandata e analogamente va individuato lo scaglione per la determinazione dei diritti di procuratore (Cassazione civile, sez. III, 23 gennaio 2002, n. 738). Valore che si identifica nelle somme riconosciute alle attrici al lordo del secondo acconto di � 70.000,00 corrisposto in corso di causa, proprio perch� tale corresponsione � avvenuta dopo la proposizione della domanda, e non pu� incidere, quindi, sulla valutazione del quantum della sua originaria fondatezza. L�applicazione di tale norma varr� a commisurare l�ammontare delle spese di lite all�esito concreto della controversia, senza ricorrere al meccanismo compensatorio invocato da parte convenuta. P.Q.M. il Tribunale di Monza, sezione di Desio, definitivamente pronunciando, ogni contraria domanda ed eccezione rigettata, cos� provvede: 1) accertata la responsabilit� solidale di D. V. e la Arca Assicurazioni S.p.A. in relazione all�incidente stradale verificatosi in data 3 aprile 2004, in Meda, accertata la concorsuale responsabilit� di S. E. S. , dato atto dell�avvenuta corresponsione da parte della Arca Assicurazioni S.p.A. di acconti per complessivi � 120.000,00, condanna D. V. e la Arca Assicurazioni S.p.A. in solido a corrispondere alle attrici, a titolo di risarcimento dei danni, le residue somme di: � � 43.013,19 quanto ad A. B.; � � 17.780,26 quanto a M.S.; � � 7.687,09 quanto a M. S.. oltre interessi al tasso legale dalla data della presente pronuncia al saldo effettivo; 2) condanna D. V. e la Arca Assicurazioni S.p.A. in solido al pagamento in favore di A. B., M.S., M. S. delle spese processuali che liquida in � 1.118,00 per anticipazioni esenti, � 125,22 per spese, � 1.886,00 per diritti e � 9.000,00 per onorari, oltre spese generali, I.V.A. e C.P.A. Sentenza per legge esecutiva. Desio, 23 aprile 2007. Il GiudiceDott. Federico Rolfi
Danni da morte (Mappa agg. al 16.03.2009)
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Avv. Simonetta Bendinelli Lo studio si occupa prevalentemente di diritto civile e penale.E' disponibile per le domiciliazioni presso il Tribunale di Livorno, Tribunale di Livorno sez. distaccata di Piombino e Tribunale di Livorno sez. distaccata di Portoferraio.
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BANDI IN SCADENZA1 posto - Assistente amministrativo - Categoria C1Universit� "La Sapienza" di Roma, scadenza 20.06.20132 posti - Istruttore Amministrativo contabile - cat. C1Comune di Irma, scadenza 21.06.20131 posto - Funzionario amministrativo - Categoria D3Comune di Reggiolo, scadenza 21.06.20131 posto - Agente di Polizia Municipale - Categoria C1Comune di Gerenzano, scadenza 22.06.20131 posto - Istruttore Amministrativo Contabile - Categoria C1Comune di Oniferi, scadenza 24.06.2013Continua >>
Ultimo post: 20.06.2013 11:35 Nuova legge condominiale e "buona uscita" amministratore di rosyb75 CHAT
abbinamento accertamento tecnico preventivo affidamento condiviso agenzia delle entrate amministratore di condominio anatocismo animali domestici antiriciclaggio appello appello incidentale arresti domiciliari assegno di mantenimento assegno divorzile assegno familiare atto di precetto atto giudiziario autorizzazione unica ambientale autovelox avvocato calunnia cartella esattoriale clausola compromissoria codice antimafia codice civile codice della strada Codice Deontologico Forense codice penale codice procedura civile cognome collegato lavoro commissario ad acta comodato compensi professionali concorso concorso in magistratura concorso notarile condominio confisca per equivalente Consiglio dei Ministri contratto tipo contributo unificato convivenza more uxorio corte costituzionale danno biologico danno erariale danno morale danno patrimoniale decreto decreto del fare decreto ingiuntivo decreto salva italia decreto sviluppo demansionamento demolizione diffamazione a mezzo stampa equitalia esame esame avvocato esame di avvocato etilometro falso ideologico fermo amministrativo figli naturali figlio maggiorenne filtro in appello fondo patrimoniale formulario furto aggravato Gazzetta Ufficiale geografia giudiziaria giudice di pace giudici di pace guida in stato di ebbrezza indennizzo diretto Inps insidia stradale lavori usuranti lavoro legge di stabilit� legge fallimentare legge Pinto liberalizzazioni lite temeraria mansioni superiori mediaconciliazione mediazione civile mediazione obbligatoria mediazione tributaria modello procura alle liti ne bis in idem oltraggio a pubblico ufficiale ordinanza-ingiunzione overruling parametri forensi parere civile parere penale peculato pensione pensioni perdita di chance precetto principio di non contestazione procedimento procedimento amministrativo processo civile professioni non regolamentate pubblico impiego querela di falso rapina impropria redditometro registro antiriciclaggio regolamento condominiale responsabilit� medica revocatoria fallimentare riassunzione ricorso per cassazione riforma Brunetta riforma del lavoro riforma forense riforma fornero Salerno sequestro conservativo sfratti silenzio assenso sinistri stradali soglia di sbarramento soluzioni proposte sospensione della patente spending review spending review bis spese legali srl a capitale ridotto stalking tabella tabelle tabelle milanesi tabelle millesimali tariffe tariffe forensi tariffe professionali tassi usurari terzo trasportato tracce di esame tribunali tribunali soppressi usucapione usura www.thepiratebay.org Altalex - Quotidiano d'informazione giuridica - n.3994 del 20.06.2013 - Direttore Alessandro Buralli

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 art. 2059
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 Cass. 
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 art. 32
 art. 2
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 art. 91
 art. 6
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