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Timestamp: 2020-07-05 10:31:22+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3744 del 13/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3744 del 13/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 13/02/2017, n. 3744
5159/2016 proposto da:
C.D., CA.MA., elettivamente domiciliati in ROMA,
rappresentati e difesi dall’avvocato ANNA LAURA POSA giusta procura
prodotta in atti;
BANCA POPOLARE DI ANCONA S.P.A.;
sulle conclusioni scritte del P.G. in persona del Dott. Sergio Del
Core che così si esprime: “va dichiarato inammissibile o comunque
rigettato il ricorso”;
avverso la sentenza n. 25/2016 del TRIBUNALE di MACERATA, emessa
V11/01/2016 e depositata il 12/01/2016;
ANTONIO GENOVESE;
Macerata del 12 gennaio 2016;
20 gennaio 2017 dal Consigliere relatore Dott. Francesco Antonio
Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL CORE Sergio.
che avverso tale ordinanza hanno proposto ricorso per regolamento necessario di competenza i risparmiatori, deducendo che il Tribunale avrebbe deciso erroneamente, non avvedendosi che ai risparmiatori, qualificabili consumatori ai sensi dell’art. 3 cod. consumo di cui al D.Lgs. n. 206 del 2005, doveva applicarsi l’art. 33, dello stesso codice che consentirebbe di derogare alla competenza dell’AG solo dando la prova (altrimenti da intendersi raggiunta come contraria) di una specifica trattativa ed opportuna informazione tra le parti, pena la sua natura vessatoria e la conseguente nullità della clausola;
che nelle conclusioni scritte ai sensi dell’art. 380 ter c.p.c., il pubblico ministero ha concluso per la l’inammissibilità o il rigetto del ricorso;
Considerato che il regolamento è ammissibile, perchè proposto nei confronti di una sentenza affermativa della competenza arbitrale in ragione dell’esistenza di una clausola compromissoria contenuta nel contratto quadro stipulato tra i risparmiatori e la Banca (all’art. 13);
che, attraverso il suo esame, la clausola in questione devrebbe essere dichiarata nulla alla luce del risalente (ma ancora attuale) principio di diritto secondo cui “l’efficacia della clausola compromissoria, in quanto clausola vessatoria, è subordinata alla specifica approvazione per iscritto nei soli casi in cui detta clausola sia inserita in contratti con condizioni generali predisposte da uno solo dei contraenti (art. 1341 c.c., comma 1) ovvero conclusi mediante sottoscrizione di moduli o formulari (art. 1342 c.c., comma 1)” (Sez. 1, Sentenza n. 4351 del 1993; Sez. 1, Sentenza n. 8407 del 1996);
che, a tale risultato si perviene, a fortiori, sulla base della successiva (e qui applicabile) disciplina della materia impressa dall’entrata in vigore del D.Lgs. n. 206 del 2005, (codice del consumo), dovendosi attribuire “la qualifica di consumatore di cui al D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, art. 3, – rilevante ai fini della identificazione del soggetto legittimato ad avvalersi della tutela di cui all’art. 33 del citato D.Lgs. – (..) alle sole persone fisiche allorchè concludano un contratto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente esercitata” (Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 5705 del 2014);
che, infatti, in relazione a tali tipi di rapporti, va ricordato che “il foro del consumatore, sebbene esclusivo, è di natura derogabile, in forza di quanto previsto dal D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, art. 33, comma 2, lett. u)”, ma tale deroga è possibile “sempre che si dimostri l’esistenza di una specifica trattativa tra le parti, sicchè la prova di tale circostanza costituisce onere preliminare a carico del professionista che intenda avvalersi della clausola di deroga, ponendosi l’esistenza della trattativa come un prius logico rispetto alla dimostrazione della natura non vessatoria di siffatta clausola” (Cass. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 17083 del 2013);
che, nella specie, non si tratta neppure di una deroga del foro del consumatore ma di una limitazione ancor più gravosa, ossia della “deroga alla competenza dell’autorità giudiziaria”, di cui al D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, art. 33, comma 2, lett. t), per essere competenti gli arbitri;
che, al pari della deroga della competenza del foro del consumatore, anche per tale ipotesi (la “deroga alla competenza dell’autorità giudiziaria” tout court) la prova di tale circostanza “costituisce onere preliminare a carico del professionista che intenda avvalersi della clausola”, ponendosi l’esistenza della trattativa come un prius logico rispetto alla dimostrazione della natura non vessatoria di siffatta clausola; che, pertanto, mancando una prova siffatta (la questione non è stata neppure sfiorata dal giudice a quo) deve concludersi per la natura vessatoria della clausola e conseguentemente per la sua nullità, sicchè la sentenza impugnata è errata nella parte in cui ha affermato la legittimità di essa e, conseguentemente, in base ad essa, ha declinato la propria competenza per quella del collegio arbitrale;
“In tema di arbitrato tra banca e consumatore, la deroga alla competenza dell’autorità giudiziaria in favore degli arbitri, in forza di quanto previsto dal D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, art. 33, comma 2, lett. t), è possibile alla condizione che si dimostri l’esistenza di una specifica trattativa tra le parti, e la prova di tale circostanza costituisce onere preliminare a carico del professionista che intenda avvalersi della clausola arbitrale di deroga, ponendosi l’esistenza della trattativa come un prius logico rispetto alla dimostrazione della natura non vessatoria di siffatta clausola”;
La validità della clausola compromissoria in tema di arbitrato tra banca e consumatore (nella specie: contenuta nel cd. contratto quadro) è subordinata alla specifica negoziazione ed approvazione per iscritto, onde nei casi in cui essa sia inserita in contratti contenenti condizioni generali predisposte da uno solo dei contraenti (il professionista), la stessa deve essere dichiarata nulla perchè, in forza di quanto previsto dal D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, art. 33, comma 2, lett. t), la deroga alla competenza dell’autorità giudiziaria al di fuori di tali condizioni è da considerarsi vessatoria e contraria alla disciplina di protezione del consumatore”;
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta – 1 Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 20 gennaio 2017.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 3
 art. 33
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