Source: https://avvemilianomancino.blogspot.com/2019/04/
Timestamp: 2020-04-01 12:05:15+00:00

Document:
Studio Legale Mancino: aprile 2019
By Studio Legale Mancino a aprile 27, 2019
Un vettore aereo è tenuto a versare una compensazione pecuniaria ai passeggeri per un ritardo di durata pari o superiore a tre ore in caso di danneggiamento di uno pneumatico dell'aeromobile dovuto alla presenza di una vite sulla pista di decollo o di atterraggio soltanto qualora non si sia avvalso di tutti i mezzi di cui dispone per limitare il ritardo del volo. Lo ha precisato la Cgue con la sentenza 4 aprile 2019 causa C-501/17.
Il caso – La controversia vede contrapposti un passeggero e il vettore aereo Germanwings in merito a una richiesta di compensazione pecuniaria per il ritardo subìto in occasione di un volo operato da quest'ultimo.
Un signore ha prenotato, con Germanwings, un volo con partenza da Dublino (Irlanda) e destinazione Düsseldorf (Germania). Detto volo è stato effettuato con un ritardo all'arrivo di tre ore e ventotto minuti.
Germanwings ha respinto la richiesta di compensazione pecuniaria con la motivazione che il ritardo del volo in questione era dovuto al danneggiamento di uno pneumatico dell'aeromobile causato dalla presenza di una vite sulla pista di decollo o di atterraggio, circostanza questa che doveva essere qualificata come eccezionale ai sensi del regolamento dell'Unione sui diritti dei passeggeri e che la esonerava dal suo obbligo di compensazione pecuniaria previsto dal medesimo regolamento.
Il Landgericht Köln (Tribunale del Land, Colonia, Germania), investito della controversia, ha deciso di sottoporre alla Corte di giustizia una questione pregiudiziale al fine di stabilire se il danneggiamento di uno pneumatico dell'aeromobile dovuto alla presenza di una vite sulla pista di decollo o di atterraggio (danno causato da un corpo estraneo) costituisca effettivamente una circostanza eccezionale.
La decisione - La Corte dichiara che il vettore aereo non è obbligato a pagare una compensazione pecuniaria ai passeggeri se può dimostrare che la cancellazione o il ritardo del volo di durata pari o superiore a tre ore all'arrivo sono dovuti a circostanze eccezionali che non si sarebbero comunque potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso e, qualora si verifichi una circostanza del genere, se può dimostrare di aver adottato le misure adeguate alla situazione avvalendosi di tutti i mezzi di cui disponeva, in termini di personale, di materiale e di risorse finanziarie, al fine di evitare che detta situazione comportasse la cancellazione o il ritardo prolungato del volo in questione, senza che si possa pretendere tuttavia che questi acconsenta a sacrifici insopportabili alla luce delle capacità della sua impresa nel momento preso in considerazione.
Così, ricorda la Corte, possono essere qualificati come circostanze eccezionali, ai sensi del regolamento sui diritti dei passeggeri aerei, gli eventi che, per la loro natura o per la loro origine, non siano inerenti al normale esercizio dell'attività del vettore aereo in questione e sfuggano all'effettivo controllo di quest'ultimo.
La Corte ritiene che, sebbene i vettori aerei si trovino spesso a far fronte al danneggiamento degli pneumatici dei loro aeromobili, il guasto di uno pneumatico causato esclusivamente dalla collisione con un oggetto estraneo presente sulla pista dell'aeroporto non possa essere considerato come inerente, per la sua natura o per la sua origine, al normale esercizio dell'attività del vettore aereo interessato. Inoltre, detta circostanza sfugge al suo effettivo controllo. Essa costituisce, dunque, una circostanza eccezionale ai sensi del regolamento sui diritti dei passeggeri aerei.
Tuttavia, per essere esonerato dal suo obbligo di compensazione ai sensi del regolamento sui diritti dei passeggeri, il vettore aereo ha altresì l'onere di dimostrare di essersi avvalso di tutti i mezzi di cui disponeva, in termini di personale, di materiale e di risorse finanziarie, al fine di evitare che la sostituzione dello pneumatico danneggiato da un oggetto estraneo presente sulla pista di un aeroporto comportasse il ritardo prolungato del volo in questione. A questo proposito e, più in particolare, riguardo al danneggiamento degli pneumatici, la Corte osserva che i vettori aerei, in tutti gli aeroporti da essi serviti, possono disporre di contratti per la sostituzione di pneumatici che garantiscono loro un trattamento prioritario.
By Studio Legale Mancino a aprile 12, 2019
Rottamazione delle liti pendenti, la circolare dell'Entrate scioglie le questioni dubbie
Con la Circolare n. 6 pubblicata lo scorso 1° aprile l'Agenzia delle Entrare ha fatto luce sui principali dubbi interpretativi relativi alla definizione agevolata delle liti tributarie evidenziati dagli addetti ai lavori all'indomani della conversione del Dl n. 119/2018. Alle preziose risposte fornite fanno da contraltare, tuttavia, questioni ancora irrisolte.
Normativa di riferimento - L'articolo 6 del Dl n. 119/2018 consente la rottamazione delle controversie tributarie pendenti alla data del 24 ottobre 2018 con il pagamento, anche rateale, di un importo compreso tra valore integrale della lite ed il 5% dello stesso. In particolare, in funzione del grado e dell'esito intermedio del giudizio alla predetta data, la norma dispone la riduzione quantum da versare (tributo al netto di sanzioni e interessi) al: a) 90%, nel caso in cui il ricorso risulti iscritto a ruolo ma la Commissione tributaria provinciale non abbia emesso alcuna pronuncia; b) 40%, qualora la Commissione tributaria provinciale abbia depositato una sentenza favorevole al ricorrente; c) 15%, nel caso in cui la sentenza favorevole al contribuente sia stata depositata dalla Commissione tributaria regionale. Disciplina ad hoc è stata, poi, predisposta per la definizione delle liti relative, esclusivamente, a sanzioni non collegate al tributo, definibili dal contribuente con il pagamento del 40% del valore della lite (corrispondente all'importo delle sanzioni) ovvero, in ipotesi di soccombenza dell'Amministrazione nell'ultima o unica pronuncia giurisdizionale, del 15%. Il Legislatore ha completato la regolamentazione della procedura con l'introduzione, in sede di conversione, dei commi 2-bise 2-ter con i quali, da un lato, ha delineato la disciplina applicabile ai casi di soccombenza ripartita e, dall'altro, ha previsto la rottamazione dei giudizi pendenti in Cassazione alla data del 19 dicembre 2018, in caso in ipotesi di soccombenza dell'Amministrazione finanziaria in entrambi i gradi di merito, con pagamento del solo 5 per cento del valore di lite.
La Circolare n. 6/2019 - Nonostante le indicazioni rese da Telefisco 2019, i dubbi rimasti irrisolti avevano spinto gli addetti ai lavori a temporeggiare prima di dare avvio alla procedura, in attesa dei chiarimenti ufficiali dell'Agenzia delle Entrate. Con la pubblicazione, lo scorso 1° aprile, della Circolare n. 6, le auspicate indicazioni operative sono arrivate, ponendo fine a tutti o quasi i dubbi interpretativi.
Pendenza della lite - Riprendendo il dettato normativo l'Agenzia delle Entrate ha confermato che si considerano pendenti alla data di entrata in vigore del decreto i giudizi instaurati con ricorso notificato entro il 24 ottobre 2018, precisando che l'avvenuto deposito dello stesso, alla predetta data, rileva esclusivamente ai fini della riduzione al 90% del quantum da versare. L'Agenzia delle Entrate, inoltre, ha inoltre espressamente ammesso alla definizione anche liti instaurate mediante ricorsi affetti da vizi di inammissibilità. Da ultimo, è stato confermato che per l'accesso alla procedura è essenziale che alla data di presentazione della relativa istanza non sia intervenuta una sentenza definitiva.
Atti oggetto delle liti definibili - Dopo aver precisato che la procedura riguarda, esclusivamente, le liti "aventi ad oggetto atti impositivi", il documento di prassi si è soffermato sui procedimenti esclusi. Ferma restando l'esclusione delle liti relative a provvedimenti di dinieghi espresso o tacito (di rimborsi, agevolazioni o relativi a precedenti definizioni), a tasse automobilistiche, a contributi previdenziali ed a sanzioni per omesso o tardivo pagamento, in relazione alle controversie aventi ad oggetto ruoli derivanti da controlli formali e avvisi di liquidazione la Circolare ha chiarito che occorre avere riguardo alla natura sostanziale dell'atto, a prescindere dal "nomen iuris". Conseguentemente, assodata l'esclusione delle liti su atti e ruoli aventi contenuto meramente liquidatorio, le stesse rientrano nella procedura qualora dal controllo formale siano derivate riduzioni o esclusioni di deduzioni o detrazioni non spettanti ovvero qualora con l'avviso di liquidazione dell'imposta di registro sia stata fatta valere, per la prima volta, una pretesa fiscale maggiore di quella applicata in sede di registrazione. Analogamente, con riferimento alle cartelle di pagamento, se da un lato devono escludersi dal perimetro della definizione le liti relative a cartelle precedute da avvisi di accertamento regolarmente notificati, dall'altro sono certamente definibili sia quelle concernenti cartelle non precedute da atti impositivi presupposti, sia quelle nelle quali sia stata rilevata l'illegittimità della notifica del prodromico atto impositivo. Escluse, inoltre, le liti relative a controversie concernenti, anche solo in parte, risorse proprie tradizionali dell'Unione europea, IVA riscossa all'importazione e aiuti di Stato.
Soccombenza reciproca - La Circolare ha, altresì, reso chiarimenti sulla disciplina applicabile in caso di soccombenza reciproca. Considerato che il comma 2-bis dell'articolo 6 si limita a prevedere il pagamento ridotto sulla parte della lite favorevole al contribuente ed il pagamento integrale sul residuo, era sorto più di un dubbio su come comportarsi qualora, alla data 24 ottobre 2018, alcune statuizioni della Commissione tributaria fossero già passate in giudicato. Il caso è quello in cui, alla data del 24 ottobre, il contribuente abbia proposto appello ma risultino spirati i termini per l'interposizione di appello incidentale da parte dell'Ufficio avverso la parte della sentenza favorevole al contribuente. Sul punto la Circolare ha confermato «ai fini della determinazione dell'effettivo valore della controversia, vanno esclusi gli importi di cui all'atto impugnato che eventualmente non formano oggetto della materia del contendere, come avviene, in caso di contestazione parziale dell'atto impugnato, di formazione di un giudicato interno, di conciliazione o mediazione perfezionate che non abbiano definito per intero la lite ovvero in caso di parziale annullamento dell'atto a seguito di esercizio del potere di autotutela».
Questioni irrisolte - Secondo quanto chiarito dalla circolare restano esclusi dalla definizione i soli rapporti definiti da sentenza definitiva alla data del 24 ottobre 2018 in quanto, in relazione a quelli pendenti alla medesima data, per evitare il deposito di una sentenza di cassazione senza rinvio prima della presentazione della domanda di definizione, il contribuente potrebbe chiedere la sospensione del giudizio alla Corte di Cassazione, ai sensi del comma 10 dell'articolo 6. Sul punto, non si può fare a meno di evidenziare che tale ultima possibilità resta preclusa in tutti i casi in cui la sentenza senza rinvio sia stata depositata a fronte di udienze tenutesi precedentemente al 24 di ottobre. Si pensi, per esempio, al deposito di una sentenza di cassazione senza rinvio intervenuto il 10 dicembre a fronte di una discussione del 1° ottobre. In tale scenario, la norma presta il fianco a potenziali profili di illegittimità costituzionale – per contrasto con gli articoli 3 e 111 della Costituzione - considerando che il contribuente interessato, da un lato, non avrebbe potuto chiedere la sospensione del processo e, dall'altro, in mancanza del Modello di definizione (approvato solo il 18 febbraio), pur avendone diritto, non avrebbe potuto dare avvio alla procedura in questione.
Non lineare, inoltre, appare l'assunto con cui l'Agenzia delle Entrate, dopo avere espressamente ammesso alla definizione anche liti instaurate mediante ricorsi affetti da vizi di inammissibilità in quanto proposti oltre i termini prescritti dalla legge, ha richiamato, in nota, un orientamento della Corte di Cassazione con cui la stessa era stata esclusa in ipotesi di evidente "abuso del processo" (sentenza 22 gennaio 2014, n. 1271).
By Studio Legale Mancino a aprile 11, 2019
By Studio Legale Mancino a aprile 06, 2019
Cassazione: è lecito fermarsi in corsia d’emergenza per i bisogni fisiologici
By Studio Legale Mancino a aprile 04, 2019
Licenziamento è valido se gravidanza inizia durante preavviso
Il licenziamento per recesso del datore di lavoro è legittimo nei confronti della donna che inizi il proprio stato di gravidanza durante il periodo di preavviso. Ma si sospende la decorrenza del preavviso, come nei casi di malattia o infortunio. Cioè il licenziamento è inefficace, ma non nullo. Infatti, la Corte di cassazione con l'ordinanza n. 9268 depositata ieri ha confermato la decisione di merito che, in riforma di quella di primo grado, ha respinto la domanda della lavoratrice mirata all'annullamento del licenziamento e al pieno reintegro nel posto di lavoro. La lavoratrice ha infatti insistito in giudizio per la nullità del recesso datoriale a fronte del suo stato di gravidanza. E lo ha fatto puntando sull'applicazione della presunzione legale secondo cui l'inizio della gravidanza è fissato in 300 giorni precedenti la data presunta del parto. Ma superata dalle prove processuali tale presunzione (prevista dall'articolo 4 del Dpr 1026/1975) e acclarato che la donna fosse rimasta incinta durante il preavviso non restava altro che far valere la norma del Codice civile, che sospende la decorrenza del periodo di preavviso in caso di gravidanza, al pari della malattia o dell'infortunio del dipendente.
La lavoratrice appuntandosi sull'obiettivo di far ricadere la propria condizione di donna incinta in un'epoca precedente al ricevimento della lettera di recesso (momento in cui si perfeziona il licenziamento intimato per motivo oggettivo) mirava di fatto all'applicazione del divieto di licenziamento, che opera dall'inizio della gravidanza al decorso del periodo d'interdizione dal lavoro e fino al compimento del primo anno di età del bambino. Il divieto è previsto dall'articolo 54 del testo unico della maternità e paternità (Dlgs 151/2001) e la sua violazione determina la nullità del recesso datoriale. Ma proprio a causa di tale linea difensiva la ricorrente ha mancato di invocare la giusta tutela per il suo caso, cioè l'operatività dell'articolo 2110 del Codice civile che, invece, sospende la decorrenza del preavviso per tutto il periodo di legittima astensione dal lavoro per gravidanza, puerperio e maternità, determinando come conseguenza un diverso e successivo avverarsi dell'effetto risolutivo del rapporto d i lavoro. Il divieto del testo unico opera, al contrario, "cancellando" gli effetti del licenziamento con preavviso tenendo conto del momento in cui viene intimato e si è perfezionato. Rileva perciò come causa di nullità la gravidanza sussistente al momento del licenziamento anche se non comunicata o se il datore ne sia comunque inconsapevole. La Cassazione affermando l'assoluta unicità della vicenda, giunta fino al giudizio di legittimità, ha compensato le spese tra le parti.
Congedi di paternità: il papà avrà diritto ad almeno 10 giorni di congedo retribuito
Congedo di paternità più lungo per i cittadini europei. Il padre o il secondo genitore equivalente, se riconosciuto dalla legislazione nazionale, avrà diritto ad almeno 10 giorni lavorativi di congedo di paternità retribuito nei giorni vicini alla nascita o al parto del feto morto. Questo congedo dovrà essere pagato ad un livello non inferiore all'indennità di malattia. È la principale novità introdotta dalla direttiva sulle nuove misure per facilitare la conciliazione tra lavoro e vita di famiglia, approvata oggi, con 490 voti a favore, 82 contrari e 48 astensioni, dal Parlamento europeo, che regolamenta anche congedi parentali e di assistenza. Attualmente in Italia la durata del congedo obbligatorio per il padre è di 5 giorni, più un giorno facoltativo previo accordo con la madre e in sua sostituzione. Gli eurodeputati hanno aggiunto due mesi di congedo parentale non trasferibile e retribuito. Questo congedo sarà un diritto individuale, in modo da creare le condizioni adeguate per una distribuzione più equilibrata delle responsabilità. Gli Stati membri, che hanno tre anni di tempo per recepire la direttiva nei propri ordinamenti, si legge in una nota, "fisseranno un livello adeguato di retribuzione, o indennità, per il periodo minimo non trasferibile di congedo parentale, tenendo conto del fatto che questo spesso comporta una perdita di reddito per la famiglia e che invece anche il familiare più retribuito (spesso un uomo) dovrebbe potersi avvalere di tale diritto. Gli Stati membri devono offrire 5 giorni all'anno di congedo per i lavoratori che prestano assistenza personale a un parente o a una persona che vive nella stessa famiglia a causa di un grave motivo medico o infermità connesse all'età. I genitori e i prestatori di assistenza che lavorano potranno richiedere modalità di lavoro adattabili, ove possibile, ricorrendo al lavoro a distanza o a orari flessibili per poter svolgere le loro mansioni. Nell'esaminare tali richieste, i datori di lavoro potranno tener conto non solo delle proprie risorse, ma anche delle esigenze specifiche di un genitore di figli con disabilità, o una malattia di lunga durata, e dei genitori soli".

References: Cgue 
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