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Timestamp: 2018-09-20 14:38:00+00:00

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La responsabilità per i difetti dell’immobile si es...
Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 11 gennaio – 9 novembre 2017, n. 26552
Contro tale decisione la F. ricorre articolando un’unica censura. Equitalia Sud s.p.a. resiste con controricorso. Entrambe hanno depositato memorie difensive. Roma Capitale, invece, non ha svolto attività difensiva.
La sentenza impugnata, per giustificare l’ammissibilità della produzione documentale tardiva, richiama "l’oramai consolidato orientamento della Corte di cassazione secondo il quale la preclusione alla produzione nel grado d’appello di nuovi documenti è temperata dalla facoltà del giudice di ritenerli necessari allo scopo di dissipare lo stato di incertezza sui fatti controversi".
Il tribunale ha quindi inteso riferirsi all’arresto delle Sezioni Unite (Sez. U, Sentenza n. 10790 del 04/05/2017, Rv. 643939) secondo cui, "nel giudizio di appello, costituisce prova nuova indispensabile, ai sensi dell’art. 345, terzo comma, cod. proc. civ., nel testo previgente rispetto alla novella di cui al d.l. n. 83 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 134 del 2012, quella di per sé idonea ad eliminare ogni possibile incertezza circa la ricostruzione fattuale accolta dalla pronuncia gravata, smentendola o confermandola senza lasciare margini di dubbio oppure provando quel che era rimasto indimostrato o non sufficientemente provato, a prescindere dal rilievo che la parte interessata sia incorsa, per propria negligenza o per altra causa, nelle preclusioni istruttorie del primo grado" (massima ufficiale).
In particolare, per effetto della citata novella, il testo dell’art. 345, terzo comma, cod. proc. civ. è stato modificato sopprimendo le parole "(...salvo) che il collegio non li ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa ovvero...". In sostanza, è venuta meno l’ipotesi della indispensabilità della prova e l’unico caso in cui la produzione documentale in appello è tuttora ammissibile è costituito da una "causa non imputabile" alla parte, ossia dal caso fortuito o dalla forza maggiore.
Non porta a diverse conclusioni neppure la constatazione contenuta nella sentenza impugnata secondo cui la produzione della prova della notificazione degli avvisi di accertamento in grado di appello non sarebbe lesiva del diritto di difesa dell’opponente, in quanto i fatti dimostrati dovevano essere certamente a sua conoscenza. Tale parametro, infatti, non è assunto dalla legge come criterio di ammissibilità della nuova produzione documentale in appello.
Infine, l’interpretazione testuale della nuova formulazione dell’art. 345 cod. proc. civ. non può essere superata neppure dalla considerazione, d’ordine sistematico, che l’irrigidimento del divieto di prove nuove in appello determinerebbe un’intollerabile scollatura fra la verità materiale e quella processuale. Infatti, la naturale propensione del processo all’accertamento della verità dei fatti va coniugata con il regime delle preclusioni, che numerose operano nel rito civile. Sicché, la soppressione dell’ipotesi della "prova indispensabile", quale eccezione al divieto dei nova in appello, si traduce semplicemente nell’accentuazione dell’onere, già certamente immanente, di tempestiva attivazione del convenuto, in attuazione di un principio di lealtà processuale che impone di dedurre immediatamente tutte le possibili difese.
"Nel giudizio di appello, la nuova formulazione dell’art. 345, terzo comma, cod. proc. civ. - quale risulta dalla novella di cui al d.l. n. 83 del 2012, convertito con modificazioni con la legge n. 134 del 2012, applicabile nel caso in cui la sentenza conclusiva del giudizio di primo grado sia stata pubblicata dal giorno 11 settembre 2012 in poi - pone il divieto assoluto di ammissione di nuovi mezzi di prova e di produzione di nuovi documenti, a prescindere dalla circostanza che abbiano o meno quel carattere di indispensabilità che, invece, costituiva criterio selettivo nella versione precedente della medesima norma, fatto comunque salvo che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile".
accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie l’opposizione proposta da F.G. avverso la cartella di pagamento n. (omissis) . Compensa tra le parti le spese dei gradi di merito e quelle del presente giudizio di cassazione.

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