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UNIVERSITA DEGLI STUDI DI TRENTO Servizio Prevenzione e Protezione RISCHI COLLEGATI ALL ESPOSIZIONE A POLVERI DI LEGNO: PRINCIPALI INFORMAZIONI - PDF
UNIVERSITA DEGLI STUDI DI TRENTO Servizio Prevenzione e Protezione RISCHI COLLEGATI ALL ESPOSIZIONE A POLVERI DI LEGNO: PRINCIPALI INFORMAZIONI
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1 RISCHI COLLEGATI ALL ESPOSIZIONE A POLVERI DI LEGNO: PRINCIPALI INFORMAZIONI A CURA di dott. Barbara Chemotti Trento, dicembre 20022 SOMMARIO: PROBLEMATICHE CORRELATE ALL ESPOSIZIONE A POLVERI DI LEGNO...4 L ESPOSIZIONE PROFESSIONALE...5 LA PREVENZIONE E LA PROTEZIONE...6 ELENCO DELLE SPECIE LEGNOSE CLASSIFICATE DALLO IARC...8 DECRETO LEGISLATIVO 25 FEBBRAIO 2000, N PRINCIPALE BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO: Rischi nelle lavorazioni del legno. Atti del convegno, Trento, gennaio 2002 a cura dell Istituto Superiore Prevenzione e Sicurezza Lavoro e Ente bilaterale Artigianato Trentino. Polveri di legno- guida per la prevenzione delle esposizioni professionali Federazione Industria Friuli Venezia Giulia Federlegno Arredo ed Sicurezza nelle aziende del comparto legno Istituto Superiore Prevenzione Sicurezza sul Lavoro (ISPESL) 2001 Linee guida sull applicazione del titolo VII del D.Lgs. 626/94 relative alle lavorazioni che espongono a polveri di legno duro Coordinamento Tecnico per la Sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province Autonome. Monographs on the evaluation of carcinogenic risk to humans. Wood dust and formaldehyde IARC 62/95 pag. 23 Premessa Il Decreto Legislativo 66/2000 introduce delle modifiche al Decreto Legislativo 626/1994 in materia di sostanze cancerogene: nello specifico inserisce le polveri di legno duro all interno delle sostanze, dei preparati e dei processi che espongono ad agenti cancerogeni. E importante precisare che quando si parla di legno duro non si fa riferimento alla resistenza o durezza alla lavorazione meccanica, ma è la traduzione letterale del termine inglese Hardwood che significa Latifoglie, mentre legno tenero è la traduzione del termine Softwood che significa Conifere (ad es. il legno del pioppo, pur essendo un legno tenero in termini di lavorabilità, è compreso tra i legni duri). E pertanto importante controllare l elenco stilato dello IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) e allegato alla normativa per capire quali sono i legnami a cui si applicano le disposizioni del Decreto Legislativo 66/2000. La maggior parte dei casi di cancerogenicità risulta riferibile all esposizione a polveri di Latifoglie, anche se anche le polveri di Conifere risultano cancerogene, anche se in forma minore. La maggior pericolosità delle polveri di Latifoglia è da attribuirsi soprattutto alla minore dimensione delle fibre. I materiali stratificati sono spesso fatti da legni duri, così come i materiali compositi (compensati). Il tipo di legno che compone pannelli, per esempio truciolare, fibra di cartone, MDF, non è sempre noto, ma in genere si tratta in gran parte di legno tenero. pag. 34 Problematiche correlate all esposizione a polveri di legno Secondo la ricerca condotta dallo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) esistono sufficienti dati e informazioni per definire le polveri da legno cancerogene per l uomo (testualmente: there is sufficient evidece in humans for the carcinogencity of wood dust); questa conclusione è basata sull osservazione di un aumento dell occorrenza di tumori dei seni nasali e paranasali nei lavoratori esposti a polveri di legno duro (l evidenza di cancerogenicità è solo epidemiologica). E importante ricordare che l esposizioni a polveri di legno non provoca solo neoplasia dei seni paranasali, ma è responsabile anche di altre patologie non tumorali. Altri effetti patologici riportati in letteratura sono: - alveolite allergica (per la possibile presenza di antigeni fungini nel legno manipolato - organic dust toxic sindrome (sindrome simil-influenzale) - asma bronchiale di tipo allergico (associata alla lavorazione di legni tropicali, ma anche di quercia, cedro del Libano, abete californiano e cedro rosso). - bronchite cronica (aggravata dall abitudine al fumo) - irritazione oculare (bruciore, arrossamento, lacrimazione) e nasale (secchezza, bruciore, rinorrea, raffreddori frequenti) - dermatite irritativi da contatto, cefalea, patologie di tipo allergico come dermatite allergica, orticaria da contatto, congiuntivite allergica). pag. 45 L esposizione professionale A seconda del tipo di lavorazione varia l esposizione al potenziale rischio: generalmente l incidenza è maggiore nei lavori di finitura dei manufatti in cui la polvere è fine. Ogni tipo di legno, inoltre, avendo delle proprie caratteristiche chimiche può determinare nell uomo l insorgenza di alterazioni diverse: ad oggi secondo gli studi condotti non è possibile definire una classifica di rischio per le varie specie legnose; la maggior parte dei casi di evento canceroso è tuttavia riferibile all esposizione alle polveri di latifoglie soprattutto a causa della minore superficie delle fibre prodotte. Alcune lavorazioni possono infine riguardare legname ricoperto da sostanze chimiche, tipo vernici, lacche, coloranti; altri possono contenere formaldeide: tutte queste sostanze determinano un aumento del rischio e vanno considerate a parte. L attività che maggiormente comporta l esposizione a polveri fini è senza dubbio quella relativa alla fabbricazione di mobili, classificata già nel 1987 come cancerogena. Le polveri possono essere immesse nell ambiente durante diversi tipi di lavorazione: ad esempio lavori di segaggio a mano o a macchina, levigatura e tornitura del legno, lavorazione con il pantografo, pulizia a secco di pavimenti impolverati, uso dell aria compressa per pulire la polvere. Il Decreto Legislativo 66/2000 prescrive un limite di esposizione professionale: la frazione inalabile in riferimento a un periodo di otto ore che non può essere superata è pari a 5 mg/m 3 (milligrammi per metrocubo di aria). Oltre tale limite, anche se sono state messe in atto tutte le misure di prevenzione, non è ammessa l esposizione lavorativa. E pertanto necessario effettuare una specifica valutazione del rischio, facendo riferimento alle lavorazioni che comportano esposizione a polveri di legno duro, ai quantitativi e ai tipi di legname lavorato, il numero di lavoratori esposti e potenzialmente esposti e il livello di esposizione nonché le misure preventive e protettive adottate e i dispositivi di protezione individuale adottati. pag. 56 La prevenzione e la protezione In relazione al rischio cancerogeno, la potenziale inalazione di polveri di legno comporta la realizzazione di una serie di azioni preventive e protettive da attuarsi in tutte le lavorazioni/mansioni che espongono alle polveri. Innanzitutto è necessario evitare o ridurre l utilizzazione dell agente cancerogeno e limitare, per quanto possibile, il numero dei lavoratori esposti. In ogni caso, è necessario evitare il contatto tra l agente patogeno (le polveri) e l uomo, segregando, per quanto possibile, le lavorazioni a rischio e limitando la diffusione delle polveri. Il miglior metodo per il contenimento delle polveri è dato dall utilizzo di macchine e attrezzature che siano dotate di impianti di aspirazione adeguati: l aspirazione deve essere localizzata il più possibile vicino alla fonte della polvere di legno e deve essere attivata prima che si produca polvere durante la lavorazione. L efficienza dell impianto deve essere verificata nel tempo attraverso opportuni monitoraggi e indagini ambientali. Deve inoltre essere assicurata la regolare e sistematica pulizia dei locali, delle attrezzature e degli impianti, privilegiando, ove possibile, sistemi di aspirazione. Gli indumenti di lavoro utilizzati durante le lavorazioni che espongono a polveri di legno devono essere conservati separatamente dagli abiti civili; il depolveramento deve essere effettauto con attrezzi aspiranti. Il lavoratore esposto a possibile inalazioni di polvere di legno deve proteggersi utilizzando idonei dispositivi di protezione individuale per la protezione delle vie respiratorie, come maschere facciali e, nei casi estremi, respiratori isolanti. Lavorazioni AVPR FPO Uso di macchine utensili che producono particelle di grosse dimensioni FFP1 4 Lavori di montaggio ed installazione Carteggiatura Levigatura Pulizia delle macchine e dei locali Manutenzione sui sistemi di captazione/filtrazione Svuotamento di contenitori e silos Lavori di cantieristica AVPR = Apparecchi di Protezione delle Vie Respiratorie FPO = Fattore di Protezione Operativo FFP2 10 pag. 67 Poiché oltre all azione carcinogena a carico delle prime vie respiratorie le polveri di legno esercitano anche un azione irritante della cute, delle mucose e della congiuntiva oculare, è bene utilizzare anche dispositivi per la protezione degli occhi (in presenza di concentrazioni elevate di polveri ed in tutte le lavorazioni che causano proiezioni di frammenti e trucioli) ed indumenti per la protezione del corpo. I dispositivi di protezione devono essere custoditi in luoghi idonei e puliti, provvedendo alla sostituzione di quelli difettosi, se riutilizzabili, prima di ogni nuova utilizzazione. Ogni lavoratore deve essere informato e formato sui rischi per la salute connessi all inalazione di polveri di legno, sulle procedure di lavoro adeguate a ridurre l esposizione, sulle misure igieniche da osservare e sui dispositivi di protezione necessari. E inoltre prescritto l obbligo di sorveglianza sanitaria preventiva e periodica mirata al rischio specifico per i lavoratori che risultano esposti. pag. 78 ELENCO DELLE SPECIE LEGNOSE CLASSIFICATE DALLO IARC (non esaustivo) Softwood (Essenze legni dolci) LEGNI TENERI Genere e Specie Nome Comune Inglese Nome Comune Italiano Abies Fir Abete Chamaecyparis Cedar Cipresso-Cedro Cupressus Cypress Cipresso Larix Larch Larice Picea Spruce Peccio-Abete Pinus Pine Pino Pseudotsuga menziesii Douglas fir Abete di Douglas Sequoia sempervirens Redwood Sequoia gigante Thuja Thuja, arbor fitae Tuia-Cipresacea Tsuga Hemlock Tsuga-Pinacea Hardwood (Essenze dure forti) cosiddetti LEGNI DURI Genere e Specie Nome Comune Inglese Nome Comune Italiano Acer Maple Acero Alnus Alder Olmo Betula Birch Betulla Carya Hickory Noce americano o Noce Hickory Carpinus Hornbeam, white beech Carpino o Faggio bianco Castanea Chestnut Castagno Fagus Beech Faggio Fraxinus Ash Frassino Jaglans Walnut Noce Platanus Sycamore Platano americano Populus Aspen, poplar Pioppo Prunus Cherry Ciliegio Salix Willow Salice Quercus Oak Quecia Tilia Lime, basswood Tiglio Ulmus Elm Olmo pag. 89 Tropical Hardwwod (Essenze legni duri tropicali) cosiddetti LEGNI DURI Genere e Specie Nome Comune Inglese Nome Comune Italiano Agathis australis Kauri pine Pino kauri Chlorophora excelsa Iroko Iroko Dacrydium cupressinum Rimu, red pine Pino rosso Dalbergia Palisander Palissandro Dalbergia nigra Brazialian rosewood Palissandro brasiliano Diospyros Ebony Ebano Khaya African mahogany Mogano Africano Mansonia Mansonia, bete Mansonia Ochroma Balsa Balsa Palaquium hexandrum Nyatoh Nyatoh Pericopsis elata Afrormosia Afrormosia Shorea Meranti Meranti Tectona grandis Teak Teak Terminalia superba Limba, afara Limba Triplochiton scleroxylon Obeche pag. 910 DECRETO LEGISLATIVO 25 febbraio 2000, n.66 Attuazione delle direttive 97/42/CE e 1999/38/CE, che modificano la direttiva 90/394/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro. IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti articoli 76 e 87 della Costituzione; Vista a legge 5 febbraio 1999, n. 25; Vista legge 21 dicembre 1999, n. 526; Vista la direttiva 97/42/CE del Consiglio del 27 giugno 1997 che modifica per la prima volta la direttiva 90/394/CEE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni durante il lavoro (sesta direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE); Vista la direttiva 1999/38/CE del Consiglio del 29 aprile 1999 che modifica per la seconda volta la direttiva 90/394/CEE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni durante il lavoro, estendendola agli agenti mutageni; Visto il decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni e integrazioni; Sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 25 febbraio 2000; Sulla proposta dei Ministri per le politiche comunitarie, del lavoro e della previdenza sociale e della sanita', di concerto con i Ministri degli affari esteri, dell'interno, della giustizia, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della funzione pubblica; E m a n a il seguente decreto legislativo: Art. 1. Disposizioni generali 1. Il titolo del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e' sostituito dal seguente: "Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, 93/88/CEE, 97/42/CE e 1999/38/CE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro.". 2. La rubrica del titolo VII del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e' sostituita dalla seguente: "Protezione da agenti cancerogeni mutageni". 3. Nelle disposizioni del titolo VII del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, fatta eccezione per gli articoli 61 e 71, dopo le parole: "cancerogeno" o: "cancerogeni" sono aggiunte, rispettivamente, le seguenti: "o mutageno" e "o mutageni". Art. 2. Campo di applicazione 1. L'articolo 60, comma 2, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e' sostituito dal seguente: "2. Le norme del presente titolo non si applicano alle attivita' disciplinate dal decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277, capo III.". Art. 3. Definizioni 1. L'articolo 61 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e' sostituito dal seguente: "Art. 61 (Definizioni) Agli effetti del presente decreto si intende per: a) agente cancerogeno: 1) una sostanza che risponde ai criteri relativi alla classificazione quali categorie cancerogene 1 o 2, stabiliti ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1997, n. 52, e successive modificazioni; 2) un preparato contenente una o piu' sostanze di cui al punto 1), quando la concentrazione di una o piu' delle singole sostanze risponde ai requisiti relativi ai limiti di concentrazione per la classificazione di un preparato nelle categorie cancerogene 1 o 2 in base ai criteri stabiliti dai decreti legislativi 3 febbraio 1997, n. 52, e 16 luglio 1998, n. 285; pag. 1011 3) una sostanza, un preparato o un processo di cui all'allegato VIII, nonche' una sostanza od un preparato emessi durante un processo previsto dall'allegato VIII; b) agente mutageno: 1) una sostanza che risponde ai criteri relativi alla classificazione nelle categorie mutagene 1 o 2, stabiliti dal decreto legislativo 3 febbraio 1997, n. 52, e successive modificazioni; 2) un preparato contenente una o piu' sostanze di cui al punto 1), quando la concentrazione di una o piu' delle singole sostanze risponde ai requisiti relativi ai limiti di concentrazione per la classificazione di un preparato nelle categorie mutagene 1 o 2 in base ai criteri stabiliti dai decreti legislativi 3 febbraio 1997, n. 52, e 16 luglio 1998, n. 285; c) valore limite: se non altrimenti specificato, il limite della concentrazione media, ponderata in funzione del tempo, di un agente canc erogeno o mutageno nell'aria, rilevabile entro la zona di respirazione di un lavoratore, in relazione ad un periodo di riferimento determinato stabilito nell'allegato VIII-bis.". Art. 4. Valore limite di esposizione 1. All'articolo 62, comma 3, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e' aggiunto il seguente periodo: "L'esposizione non deve comunque superare il valore limite dell'agente stabilito nell'allegato VIIIbis". Art. 5. Valutazione del rischio 1. All'articolo 63, comma 2, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e' aggiunto il seguente periodo: "La valutazione deve tener conto di tutti i possibili modi di esposizione, compreso quello in cui vi e' assorbimento cutaneo.". Art. 6 Registro di esposizione e cartelle sanitarie 1. L'articolo 70 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e' sostituito dal seguente: "Art. 70 (Registro di esposizione e cartele sanitarie) I lavoratori di cui all'articolo 69 sono iscritti in un registro nel quale e' riportata, per ciascuno di essi, l'attivita' svolta, l'agente cangerogeno o mutageno utilizzato e, ove noto, il valore dell'esposizione a tale agente. Detto registro e' istituito ed aggiornato dal datore di lavoro che ne cura la tenuta per il tramite del medico competente. Il responsabile del servizio di prevenzione ed i rappresentanti per la sicurezza hanno accesso a detto registro. 2. Il medico competente, per ciascuno dei lavoratori di cui all'articolo 69, provvede ad istituire e aggiornare una cartella sanitaria e di rischio, custodita presso l'azienda o l'unita' produttiva sotto la responsabilita' del datore di lavoro. 3. Il datore di lavoro comunica ai lavoratori interessati, su richiesta, le relative annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1 e, tramite il medico competente, i dati della cartella sanitaria e di rischio. 4. In caso di cessazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro invia all'istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro - ISPESL la cartella sanitaria e di rischio del lavoratore interessato unitamente alle annotazioni individuali contenute nel registro e ne consegna copia al lavoratore stesso. 5. In caso di cessazione di attivita' dell'azienda, il datore di lavoro consegna il registro di cui al comma 1 e le cartelle sanitarie e di rischio all'ispesl. 6. Le annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1 e le cartelle sanitarie e di rischio sono conservate dal datore di lavoro almeno fino a risoluzione del rapporto di lavoro e dall'ispesl fino a quarant'anni dalla cessazione di ogni attivita' che espone ad agenti cangerogeni o mutageni. 7. I registri di esposizione, le annotazioni individuali e le cartelle sanitarie e di rischio sono custoditi e trasmessi con salvaguardia del segreto professionale e del trattamento dei dati personali. 8. Il datore di lavoro, in caso di esposizione del lavoratore ad agenti cancerogeni, oltre a quanto previsto ai commi da 1 a 7: a) consegna copia del registro di cui al comma 1 all'ispesl ed all'organo di vigilanza competente per territorio, e comunica loro ogni tre anni, e comunque ogni qualvolta i medesimi ne facciano richiesta, le variazioni intervenute; b) consegna, a richiesta, all'istituto superiore di sanita' copia del registro di cui al comma 1; c) in caso di cessazione di attivita' dell'azienda, consegna copia del registro di cui al comma 1 all'organo di vigilanza competente per territorio; d) in caso di assunzione di lavoratori che hanno in precedenza esercitato attivita' con esposizione ad agenti cancerogeni, il datore di lavoro chiede all'ispesl copia delle annotazioni individuali contenute nel pag. 1112 registro di cui al comma 1, nonche' copia della cartella sanitaria e di rischio, qualora il lavoratore non ne sia in possesso ai sensi del comma I modelli e le modalita' di tenuta del registro e delle cartelle sanitarie e di rischio sono determinati con decreto del Ministro della sanita', di concerto con i Ministri per la funzione pubblica e del lavoro e della previdenza sociale, sentita la commissione consultiva permanente. 10. L'ISPESL trasmette annualmente al Ministero della sanita' dati di sintesi relativi al contenuto dei registri di cui al comma 1 ed a richiesta li rende disponibili alle regioni.". Art. 7. Monitoraggio dei tumori 1. L'artic olo 71, comma 2, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e' sostituito dal seguente: "2. L'ISPESL realizza, nei limiti delle ordinarie risorse di bilancio, sistemi di monitoraggio dei rischi cancerogeni di origine professionale utilizzando i flussi informativi di cui al comma 1, le informazioni raccolte dai sistemi di registrazione delle patologie attivi sul territorio regionale, nonche' i dati di carattere occupazionale, anche a livello nominativo, rilevati nell'ambito delle rispettive attivita' istituzionali dall'istituto nazionale della previ denza sociale - INPS, dall'istituto nazionale di statistica - ISTAT, dall'istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro - INAIL e da altre istituzioni pubbliche. L'ISPESL rende disponibile al Ministero della sanita' ed alle regioni i risultati del monitoraggio con periodicita' annuale.". Art. 8. Adeguamenti normativi 1. L'articolo 72 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e' sostituito dal seguente: "Art. 72 (Adeguamenti normativi) La Commissione consultiva tossicologica nazionale individua periodicamente le sostanze cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione che, pur non essendo classificate ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1997, n. 52, rispondono ai criteri di classificazione ivi stabiliti e fornisce consulenza ai Ministeri del lavoro e della previdenza sociale e della sanita', su richiesta, in tema di classificazione di agenti chimici pericolosi. 2. Con decreto dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della sanita', sentita la commissione consultiva permanente e la Commissione consultiva tossicologica nazionale: a) sono aggiornati gli allegati VIII e VIII-bis in funzione del progresso tecnico, dell'evoluzione di normative e specifiche comunitarie o internazionali e delle conoscenze nel settore degli agenti cancerogeni o mutageni; b) e' pubblicato l'elenco delle sostanze in funzione dell'individuazione effettuata ai sensi del comma 1.". Art. 9. Sostanze, preparati e processi che espongono ad agenti cancerogeni 1. L'allegato VIII del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e' sostituito dal seguente: Allegato VIII art. 61, comma 1, lettera a), numero 3), e art. 72, comma 2, lettera a) ELENCO DI SOSTANZE, PREPARATI E PROCESSI 1. Produzione di auramina col metodo Michler. 2. I lavori che espongono agli idrocarburi policiclici aromatici presenti nella fuliggine, nel catrame o nella pece di carbone. 3. Lavori che espongono alle polveri, fumi e nebbie prodotti durante il raffinamento del nichel a temperature elevate. 4. Processo agli acidi forti nella fabbricazione di alcool isopropilico. 5. Il lavoro comportante l'esposizione a polvere di legno duro (1). (1) Un elenco di tipi di legno duro figura nel volume 62 delle monografie sulla valutazione dei rischi cancerogeni per la salute umana "Wood Dust and Formaldehyde pubblicato dal Centro internazionale di ricerca sul cancro, Lione 1995.". Art. 10. Elenco dei valori limite di esposizione professionale 1. Al decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e' aggiunto il seguente allegato VIII-bis: Allegato VIII-bis (art. 61, comma 2; art. 62, comma 3 e art. 72, comma 2, lettera a) pag. 1213 VALORI LIMITE DI ESPOSIZIONE PROFESSIONALE Nome agente EINECS(1) CAS(2) Valore limite di esposizione professionale Osservazioni Misure transitorie Mg/m3(3) ppm(4) Benzene ,25(5) 1(5) Pelle(6) Sino al 31 Dicembre 2001 il valore limite è di 3 ppm (=9,75 mg/m3) Cloruro di vinile monomero ,77(5) 3(5) Polveri di legno ,00(5)(7) (1) EINECS: Inventario europeo delle sostanze chimiche esistenti (European Inventory of Existing Chemical Susbstances). (2) CAS: Numero Chemical Abstract Service. (3) mg/m3 = milligrammi per metro cubo d'aria a 20o e 101,3 Kpa (corrispondenti a 760 mm di mercurio). (4) ppm = parti per milione nell'aria (in volume: ml/m3). (5) Valori misurati o calcolati in relazione ad un periodo di riferimento di otto ore. (6) Sostanziale contributo al carico corporeo totale attraverso la possibile esposizione cutanea. (7) Frazione inalabile; se le polveri di legno duro sono mescolate con altre polveri di legno, il valore limite si applica a tutte le polveri di legno presenti nella miscela in questione". Art. 11. S a n z i o n i 1. All'articolo 89, comma 3, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, le parole: "70, commi 2 e 3;" sono sostituite dalle seguenti: "70, commi 3, 4, 5, 6, e 8;". 2. All'articolo 92, comma 1, lettera b), del decret o legislativo 19 settembre 1994, n. 626, sono aggiunte le seguenti parole: ", e 70, comma 2.". Art. 12. Norme transitorie 1. I datori di lavoro che gia' svolgono, alla data di entrata in vigore del presente decreto, attivita' comportanti esposizione dei lavoratori a polveri di legno duro si adeguano alle disposizioni di cui agli articoli 62 e 70 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, come modificati dal presente decreto, entro il 31 dicembre Art. 13. Abrogazione 1. Il decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 962, e' abrogato. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addi' 25 febbraio 2000 CIAMPI pag. 13 Documenti analoghi
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