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Timestamp: 2020-07-14 13:58:48+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 3941 del 14/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3941 del 14/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 14/02/2017, (ud. 30/11/2016, dep.14/02/2017), n. 3941
TOP CLASS ARREDAMENTI SRL, in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA A. FUSCO 104, presso
lo studio dell’avvocato FEDERICO ANTIGNANI, rappresentata e difesa
dall’avvocato LUCA COSTANTINI giusta procura a margine del ricorso;
COMUNE SORA, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA DI TOR VERGATA 12, presso lo studio
dell’avvocato MASSIMO DI CENSO, rappresentato e difeso dall’avvocato
MARGHERITA QUADRINI giusta procura a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE
SEZIONE DISTACCATA di LATINA del 10/12/2014, depositata il
12/03/2015;
30/11/2016 dal Consigliere Dott. LUCIO NAPOLITANO;
udito l’Avvocato MARGHERITA QUADRINI, difensore del controricorrente,
Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e/o falsa applicazione del D.L. n. 44 del 2005, art. 3 bis convertito, con modificazioni, nella L. n. 38 del 2005, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, quanto al mancato rilievo, da parte dell’impugnata pronuncia, del difetto di rappresentanza processuale dell’ente impositore, essendo stato il ricorso in appello sottoscritto da un funzionario e da un dirigente del Comune, ciò che avrebbe dovuto comportare l’inammissibilità dell’appello proposto avverso la sentenza resa dalla CTP di Frosinone.
Il motivo è manifestamente infondato, avendo questa Corte (cfr. Cass. sez. 5, 28 gennaio 2010, n. 1855), osservato che “in tema di contenzioso tributario relativo alla TAR SU, la circostanza che l’atto di appello del Comune sia stato sottoscritto da un funzionario e da un dirigente del Comune non è causa di nullità dell’atto, in quanto il D.Lgs. n. 507 del 1997, art. 74 concede specificamente al Comune la facoltà, in detta materia, di designare un funzionario cui attribuire la funzione ed i poteri per l’esercizio di ogni attività organizzativa e gestionale, precisando che a questi spetta anche di sottoscrivere le richieste, gli avvisi, i provvedimenti relativi e di disporre i rimborsi; pertanto, attesa l’ampiezza dei poteri dispositivi di natura sostanziale, deve ritenersi che tra le competenze del funzionario responsabile sia compresa anche la gestione dell’eventuale contenzioso, rappresentando essa non già un’attività diversa ed ulteriore, ma soltanto l’attività successiva necessaria al fine di difendere in giudizio la pretesa tributaria dell’ente come già in precedenza affermata negli atti impositivi”. Nè parte ricorrente ha dato conto del suddetto orientamento, prospettando considerazioni idonee a sollecitarne una revisione.
Con il secondo motivo la società lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., artt. 115 e 116 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, assumendo che erroneamente la decisione impugnata avrebbe finito col porre a carico della contribuente l’onere di dimostrare di non occupare la superficie in oggetto, per la quale era stato emesso l’atto impositivo per le annualità in contestazione, superficie che sarebbe stata destinata ad attività industriale e magazzino, appartenendo l’immobile a terzi.
Il motivo è inammissibile, atteso che nella fattispecie in esame la decisione impugnata non ha astrattamente statuito in punto di spettanza dell’onere probatorio della sussistenza del presupposto impositivo, ma, in punto di accertamento di fatto, ha ritenuto la produzione documentale versata in atti dal Comune in grado dì appello (segnatamente la visura camerale attestante che i locali in oggetto sono a disposizione della società sin dal 4 aprile 1987 con destinazione “sala esposizione, magazzino, deposito) idonea a comprovare, da parte dell’ente impositore, l’occupazione dei locali medesimi da parte della società e quindi la sussistenza della soggettività passiva d’imposta in capo alla medesima. A ciò consegue che in realtà, sotto la specie del vizio di violazione di legge, la ricorrente ha inteso sollecitare alla Corte una diversa valutazione delle risultanze istruttorie, ciò che è precluso in questa sede (cfr., tra le molte, Cass. sez. 6-5, ord. 7 gennaio 2014, n. 91; Cass. sez. 6-5, ord. 28 marzo 2012, n. 5024).
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione in favore del Comune di Sora delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed in Euro 4500,00 per compenso, oltre rimborso spese forfettarie ed accessori, se dovuti.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 sentenza 
 Cass. sez. 
 art. 74
 Cass. sez. 
 Cass. sez.