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Timestamp: 2016-12-05 04:33:18+00:00

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Risoluzione Agenzia Entrate n.69 del 05.08.2016 REGISTRAZIONE GRATUITA
Risoluzione Agenzia Entrate n.69 del 05.08.2016 Interpello
articolo 11, legge 27 luglio 2000, n. 212 – articolo 166-bis DPR 22 dicembre
1986, n. 917 – trasferimento della
residenza nel territorio dello Stato – operazione di fusione per
incorporazione. Con
l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione
dell’articolo 166-bis del DPR n. 917
del 1986, è stato esposto il seguente QUESITO
ALFA S.p.A. è una società
italiana che, con atto di fusione del _____2015 avente efficacia dal _____2016,
ha incorporato BETA S.A., società residente in Lussemburgo. L’operazione di fusione è stata
realizzata in continuità giuridica ai sensi del decreto legislativo 30 maggio
2008, n. 108 (che ha recepito nell’ordinamento civilistico italiano i principi
della direttiva 2005/56/CE). Come effetto dell’operazione, le attività e
passività di BETA sono confluite nel patrimonio dell’istante. In particolare, l’attivo della
società lussemburghese è costituito da una stabile organizzazione sita in
Lituania, rappresentata da un immobile concesso in locazione e da
partecipazioni in diverse società europee ed extraeuropee proprietarie di
cespiti immobiliari.
Il passivo, invece, è rappresentato da debiti verso altre
Ciò premesso, ALFA chiede se
l’operazione descritta rientri nell’ambito di applicazione dell’articolo 166-bis del Testo unico delle imposte sui
redditi (TUIR) che dispone le modalità per attribuire il valore fiscale ai beni
appartenenti ai soggetti che si trasferiscono nel territorio dello Stato. Più precisamente,
l’istante pone tre quesiti: 1) se
le società di capitali costituite in Stati membri dell’UE rientrino fra "i soggetti che esercitano imprese
commerciali” cui fa riferimento il citato articolo 166-bis del TUIR, a prescindere dal tipo di attività esercitata; 2) se
la norma in questione possa applicarsi al trasferimento in Italia di BETA, che
ha la particolarità di avvenire tramite una fusione per incorporazione; 3) se
la valorizzazione di cui all’articolo 166-bisdel TUIR assuma piena rilevanza anche per quelle attività e passività che, ad
esito della fusione, non risultino iscritte in bilancio perché, ad esempio,
sono state totalmente ammortizzate, ovvero che siano iscritte al costo per un
importo inferiore rispetto al valore normale. L’istante precisa che il dubbio
si pone in quanto la fusione oggetto di interpello è trattata in base ai
principi contabili nazionali in continuità contabile e, qualora il valore
fiscale dei beni sia pari a quello normale ai sensi dell’articolo 9 del TUIR,
si tratterà di un valore superiore a quello che risulta dalla contabilità. SOLUZIONE PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE ISTANTE
ALFA ritiene che BETA S.A.
rientri fra i soggetti che esercitano imprese commerciali cui sono destinate le
previsioni dell’articolo 166-bis del
TUIR, poiché la medesima società ha una forma giuridica ricompresa tra quelle
previste dalla c.d. direttiva madre-figlia (n. 2011/96/UE) nonché dalla c.d.
direttiva fusioni-scissioni (n. 2009/133/CE). Inoltre, l’istante evidenzia che
la disposizione in esame non deve essere intesa come destinata esclusivamente
al trasferimento di sede ma va estesa, in via analogica, alla fusione per
incorporazione, poiché si realizza il medesimo effetto, cioè la società estera
acquisisce la residenza nel territorio dello Stato. Infine, il contribuente sostiene
che debbano assumere il valore normale anche quelle attività e passività della
società incorporata che non erano iscritte in bilancio poiché, ad esempio,
totalmente ammortizzate ovvero iscritte per un valore contabile inferiore al fair value. In tale ipotesi, la
deduzione del costo correlato ai maggiori valori fiscali dovrebbe essere
svicolata dal requisito di previa imputazione a conto economico. PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
Il quesito prospettato attiene
alle modalità con cui attribuire il corretto valore fiscale di "ingresso” in
Italia alle attività e passività di una società lussemburghese che confluiscono
nel patrimonio della società istante a seguito di una fusione per
incorporazione datata ______2015, con efficacia dal ______2016. L’articolo 12 del decreto
legislativo del 14 settembre 2015, n. 147, recante misure per la crescita e
l'internazionalizzazione delle imprese, ha profondamente innovato la materia di
cui trattasi introducendo, a partire dal periodo di imposta 2015, l’articolo
166-bis del Testo Unico delle imposte
sui redditi rubricato "trasferimento
della residenza nel territorio dello Stato”. In particolare, la
disposizione in esame reca una disciplina specifica per valorizzare i beni che
accedono per la prima volta nel nostro ordinamento. In precedenza, non era previsto alcun criterio per
attribuire il valore di ingresso ai beni dei soggetti che si trasferivano in
Italia e, nel silenzio del legislatore, si applicava il principio generale
individuato dall’amministrazione finanziaria nella risoluzione del 5 agosto 2008, n. 345/E (ancora valido per le
annualità precedenti al 2015). In estrema sintesi, era riconosciuto il valore
corrente degli asset quando lo Stato
di provenienza assoggettava a tassazione in via ordinaria i maggiori valori ivi
formatesi; in caso contrario, si faceva riferimento al costo storico, posto
alla base degli ordinari principi di determinazione del reddito d'impresa. Il nuovo regime prevede
che "i soggetti che esercitano imprese
commerciali provenienti da Stati o territori inclusi nella lista di cui
all'articolo 11, comma 4, lettera c), del decreto legislativo 1° aprile 1996,
n. 239, che, trasferendosi nel territorio dello Stato, acquisiscono la
residenza ai fini delle imposte sui redditi assumono quale valore fiscale delle
attività e delle passività il valore normale delle stesse, da determinarsi ai
sensi dell'articolo 9”. Si tratta di soggetti che
provengono da Stati o territori che consentono un adeguato scambio di
informazioni con l’Italia, nei confronti dei quali viene riconosciuto il valore
normale dei beni come determinato ai sensi dell’articolo 9 del TUIR, a
prescindere dal pagamento di una exit taxnello Stato di "uscita”. Nel caso in cui il trasferimento
avvenga da Stati o territori diversi, invece, a meno di un accordo sul valore normale stipulato in base
all’articolo 31-ter del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, il legislatore ha
previsto che il valore fiscale delle
attività e passività trasferite è pari, per le attività, al minore tra il costo
di acquisto, il valore di bilancio e il valore normale, e al maggiore tra
questi per le passività. Il primo quesito posto da ALFA è
connesso all’attività esercitata dalla società lussemburghese. Nell’istanza il
contribuente specifica che BETA S.A. è una holdingche detiene partecipazioni in società immobiliari. Considerato che l’articolo 166-bis del TUIR si applica ai soggetti che
esercitano imprese commerciali, si pone il problema di stabilire se anche una
società che nello Stato di provenienza non dispone di una vera e propria
azienda funzionale all’esercizio di un’attività commerciale, ma si limita a
detenere partecipazioni in altri enti, tra l’altro immobiliari, possa rientrare
nell’ambito di applicazione della nuova disciplina. In sintesi, il dubbio
deriva dal richiamo alla "commercialità” dell’attività svolta dal soggetto che
si trasferisce. Come evidenziato in precedenza, il nuovo
articolo 166-bis del TUIR introduce
le modalità con cui sono valorizzati i beni in ingresso nel nostro ordinamento.
A tal fine, come emerge nella relazione illustrativa al provvedimento, sono
stabilite "regole diverse in base allo
Stato di provenienza”. Viene privilegiato, dunque, un criterio
territoriale: il riconoscimento del valore normale è, infatti, riservato ai
soggetti che provengono da Stati collaborativi, penalizzando, al contrario, i
soggetti che provengono da Stati diversi. In linea generale, si ritiene che
il presupposto consistente nell’esercizio di un’impresa commerciale, cui è
subordinato il regime in esame, deve intendersi riferito a tutti i soggetti
titolari di reddito d’impresa secondo l’ordinamento domestico, a prescindere
dall’attività economica concretamente svolta dai medesimi. Tale conclusione
appare coerente con la ratiodell’articolo 166-bis del TUIR, volto
a ripartire correttamente la potestà impositiva tra le giurisdizione coinvolte
nell’operazione di trasferimento ed evitare, conseguentemente, che plusvalori e
minusvalori che sono maturati fuori dal reddito d’impresa italiano possano concorrere
alla formazione dello stesso. E’ solo il caso di osservare come
la finalità sottesa alla disposizione in esame sia, dunque, sostanzialmente
diversa da quella che ha ispirato la disciplina delle participation exemption, che tutela la circolazione di aziende e
non delle strutture meramente patrimoniali, o da quella della CFC rule che ha un chiaro carattere
antilelusivo e colpisce, anticipandone la tassazione in capo al socio
residente, i redditi dei soggetti che non svolgono un’attività economica effettiva
nei c.d. paradisi fiscali. In definitiva, la scrivente è
dell’avviso che l’attività svolta da BETA non costituisca un ostacolo per
applicazione dell’articolo 166-bisdel TUIR. Il secondo
quesito di ALFA riguarda la modalità con cui le attività e le passività della
società lussemburghese fanno il loro ingresso nel sistema fiscale italiano,
cioè la fusione per incorporazione in una società residente. Sorge il dubbio che la disciplina
introdotta dal decreto legislativo n. 147 del 2015 sia destinata esclusivamente
alle società che attuano un trasferimento di sede in Italia. Si osserva che l’articolo 166-bis del TUIR fa riferimento ai soggetti
che "trasferendosi nel territorio dello
Stato acquisiscono la residenza ai fini delle imposte sui redditi”. Per risolvere
la questione sollevata dall’istante è necessario chiarire cosa si intenda per
trasferimento in Italia. Giova, al riguardo, ricordare che la
relazione illustrativa al decreto legislativo afferma che la nuova disciplina "regolamenta il trasferimento della residenza
nel territorio dello Stato” non facendo alcun riferimento alle modalità con
cui il soggetto si trasferisce nel nostro Paese. I lavori parlamentari confermano,
quindi, che la norma intende regolare gli effetti che derivano dall’acquisizione
della residenza fiscale in Italia, avendo riguardo soprattutto agli aspetti
sostanziali, più che alle concrete modalità con cui avviene il trasferimento. D’altro canto, non si può trascurare la
circostanza che anche nelle operazioni di fusione intracomunitarie, come quella
in esame, sussiste la criticità dell’attribuzione dei valori fiscali di
ingresso dei beni che confluiscono nella società incorporante residente. La
norma che disciplina, sotto il profilo fiscale, la neutralità di queste
operazioni si limita a rinviare all’articolo 172 del TUIR, disposizione rivolta
alle fusioni domestiche, senza operare l’opportuno adeguamento che tenga conto
dell’estraneità dei beni "entranti” rispetto al sistema fiscale italiano. Con
riferimento al caso di specie, si evidenzia che la fusione descritta
nell’istanza comporta la perdita della residenza fiscale in Lussemburgo di
BETA, inoltre tutti gli asset della
medesima società confluiscono nel patrimonio dell’istante. In altri termini, l’operazione si
sostanzia in un trasferimento in Italia della società lussemburghese, con le
stesse conseguenze che avrebbe un trasferimento di sede della medesima società
nel nostro Paese. Per le motivazioni sopra esposte, si
ritiene che le disposizioni contenute nell’articolo 166-bis del TUIR possano trovare applicazione nel caso prospettato
dall’istante, in cui il trasferimento nel territorio dello Stato si verifica a
seguito e per effetto dell’operazione di fusione con una società italiana. In relazione all’ultimo quesito di ALFA,
la scrivente è dell’avviso che il valore normale, determinato ai sensi
dell’articolo 9 del TUIR, possa essere riconosciuto anche ai beni della società
incorporata che non sono più presenti in bilancio in quanto completamente
ammortizzati o il cui valore contabile sia inferiore al fair value. Il conseguente riconoscimento di una maggiore quota di
ammortamento fiscale, rispetto a quella risultante in contabilità, sarà
possibile ai sensi dell’articolo 109, comma 4, lettera b) del TUIR che prevede
la deduzione dei componenti negativi che "pur
non essendo imputati al conto economico, sono deducibili per disposizioni di
legge”. Nel caso di specie, la "disposizione di
legge” cui fa riferimento il citato articolo 109 del TUIR è rinvenibile nello
stesso articolo 12 del decreto legislativo n. 147 del 2015 che, riconoscendo un
valore fiscale di ingresso in Italia in misura pari al valore normale, ne
ammette implicitamente la deducibilità in via extracontabile nell’ipotesi in
cui i valori di bilancio dovessero attenersi a valori più bassi rispetto a
quelli fiscali. Va da sé che, qualora i valori di bilancio dovessero essere più
elevati del valore normale, ai fini fiscali rileverà, comunque, quest’ultimo
valore. Si evidenzia, inoltre, che la disciplina
in esame non può prescindere dal rispetto dei principi generali sulla
determinazione del reddito d’impresa, tra cui l’inerenza e l’effettivo
sostenimento dei costi. Pertanto, potrà essere riconosciuto esclusivamente il
valore normale, e la deducibilità delle relative quote di ammortamento, dei
singoli beni che l’impresa ha acquisito sopportando un onere effettivo nel
Paese di provenienza (anche qualora tale valore normale risultasse superiore al
costo dei medesimi asset). Il presente parere esula da qualsiasi
valutazione sul valore dei beni di BETA che confluiscono nel patrimonio di ALFA
e prescinde dall’esame dei requisiti della residenza fiscale di cui
all’articolo 73 del TUIR. Infine, non si esprime alcun giudizio in relazione alla disciplina
dell'abuso del diritto o elusione fiscale di cui all’articolo 10-bis della legge del 27 luglio 2000, n.

References: articolo 11
 articolo 166
 articolo 166

articolo 166
 articolo 109
 articolo 12