Source: http://neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=14615
Timestamp: 2018-03-18 15:03:43+00:00

Document:
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 4 maggio 2017, n.21627
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | DOMENICA 18 MARZO AGGIORNATO ALLE 16:3
Connivenza nella detenzione di stupefacenti
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 4 maggio 2017, n.21627MASSIMA
Affermata in primo e secondo grado la penale responsabilità di una donna per concorso nel reato di illecita detenzione per finalità di vendita di sostanze stupefacenti del tipo marijuana. In particolare, la donna veniva accusata di aver tentato, in coincidenza con una perquisizione domiciliare, dopo essere stata avvisata dal fidanzato per citofono, di occultare le predette sostanze. La condannata ricorreva per cassazione.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 4 maggio 2017, n.21627 - Pres. Conti – est. Paoloni
1. Con sentenza resa il 23 novembre 2012 nelle forme del rito abbreviato il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino ha ritenuto S.R. colpevole di concorso nel reato di illecita detenzione per finalità di vendita di sostanze stupefacenti del tipo marijuana (191 dosi, suddivise in 71 involucri) e cocaina (25 dosi), essendosi adoperata per occultare, su indicazione del convivente correo A.A. (separatamente giudicato ex art. 444 cod. proc. pen.), le predette sostanze e due bilancini di precisione in coincidenza con la perquisizione domiciliare che i carabinieri operanti si accingevano ad effettuare nell’abitazione della donna e dell’A. . Questi, scortato dai militari presso l’abitazione, informava attraverso il citofono dello stabile la convivente sull’imminente accesso domiciliare degli operanti (sentenza, p. 2: 'A. , dopo aver suonato il citofono, aveva ad alta voce informato la convivente, frattanto affacciatasi sul pianerottolo, di essere scortato dai carabinieri e delle intenzioni dalle quali questi ultimi erano mossi (...) a ciò la donna aveva reagito, facendo precipitosamente rientro all’interno della dimora; lì era stata raggiunta dagli operanti e notata mentre tentava di occultare un borsello in stoffa dietro alcuni utensili collocati nel balcone della cucina'). Per l’effetto, riconosciutale la (allora) attenuante del fatto lieve ex art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90, la S. è stata condannata alla pena, condizionalmente sospesa, di un anno e otto mesi di reclusione ed Euro tremila di multa.
2. Giudicando sull’impugnazione della S. , la Corte di appello di Torino con l’indicata sentenza ha confermato in punto di responsabilità la decisione di primo grado ed ha rideterminato - alla luce delle novelle normative (legge 79/2014) in tema di disciplina penale delle sostanze stupefacenti successive alla nota sentenza della Corte costituzionale n. 32/2014 - la pena inflitta all’imputata (fattispecie di cui all’art. 73, comma 5, L.S. divenuta autonoma ipotesi di reato) in misura di otto mesi di reclusione ed Euro 1.600 di multa, con la già concessa sospensione condizionale e con l’ulteriore beneficio della non menzione della condanna.
3. Il difensore dell’imputata ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione di appello, deducendo i vizi di legittimità appresso sintetizzati.
In assenza di appaganti elementi dimostrativi della consapevolezza da parte della S. dell’illecita attività del convivente e di una sua cosciente agevolazione di siffatta attività, il contegno della donna è maturato in un contesto familiare nel quale è stato l’A. a 'coinvolgere' nella sua complessiva condotta la S. . L’imputata ha unicamente cercato di disfarsi dello stupefacente 'al momento della perquisizione e dunque nell’immediatezza e sotto diretta spinta del marito' e al di fuori di un previo accordo con il coimputato, che (a tutto concedere) ha solo tentato di 'aiutare a sottrarsi alla sua responsabilità penale'.
4. Il ricorso deve essere rigettato per infondatezza delle delineate ragioni di censura, che lambiscono profili di inammissibilità nella parte in cui si traducono in sostanziale replica dei motivi di appello, pur adeguatamente considerati dai giudici di secondo grado.
A prescindere dalla susseguente eventuale non punibilità dell’ipotesi di favoreggiamento (valevole per il solo favoreggiamento personale, giacché la causa di non punibilità prevista dall’art. 384, comma 1, cod. pen. è riferibile al solo reato di cui all’art. 378 cod. pen. e non anche a quello di cui all’art. 379 cod. pen.), il ragionamento sviluppato dall’impugnata sentenza di appello è in linea con l’orientamento della giurisprudenza di questa Corte regolatrice. Come statuito dalle Sezioni Unite, infatti, 'il reato di favoreggiamento non è configurabile, con riferimento alla illecita detenzione di sostanze stupefacenti, in costanza di detta detenzione, perché, nei reati permanenti, qualunque agevolazione del colpevole, posta in essere prima che la condotta di questi sia cessata, si risolve, salvo che non sia diversamente previsto, in un concorso nel reato, quanto meno a carattere morale' (Sez. U, n. 36258 del 24/05/2012, Biondi, Rv. 253151).

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 SENTENZA 
 sentenza 
 art. 444
 art. 73
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza