Source: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2016-0244_IT.html
Timestamp: 2020-07-13 17:55:42+00:00

Document:
RELAZIONE sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri ai fini della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale, e che modifica la direttiva 2013/32/UE
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sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri ai fini della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale, e che modifica la direttiva 2013/32/UE
Relatore: Sylvie Guillaume
– vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0452),
– visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 78, paragrafo 2, lettera d), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0270/2015),
– visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per lo sviluppo (A8-0244/2016),
(2) La direttiva 2013/32/UE stabilisce criteri comuni per la designazione, da parte degli Stati membri, dei paesi terzi di origine sicuri. Tuttavia, solo alcuni Stati membri hanno provveduto a designare paesi di origine sicuri nella loro normativa nazionale e di conseguenza non tutti gli Stati membri attualmente possono avvalersi delle agevolazioni procedurali connesse previste dalla direttiva 2013/32/UE. Inoltre, a causa delle divergenze esistenti tra i diversi elenchi nazionali di paesi di origine sicuri adottati dagli Stati membri, che potrebbero derivare da diverse valutazioni della sicurezza di taluni paesi terzi o dalla diversa natura dei flussi di cittadini di paesi terzi verso ciascuno Stato membro, il concetto di paese di origine sicuro quale definito nella direttiva 2013/32/UE attualmente non è sempre applicato dagli Stati membri nei confronti dei medesimi paesi terzi.
(2) La direttiva 2013/32/UE stabilisce criteri comuni per la designazione, da parte degli Stati membri, dei paesi terzi di origine sicuri. Tuttavia, solo alcuni Stati membri hanno provveduto a designare paesi di origine sicuri nella loro normativa nazionale e di conseguenza non tutti gli Stati membri attualmente possono avvalersi delle modalità procedurali connesse previste dalla direttiva 2013/32/UE. Inoltre, a causa delle divergenze esistenti tra i diversi elenchi nazionali di paesi di origine sicuri adottati dagli Stati membri, che potrebbero derivare da diverse valutazioni della sicurezza di taluni paesi terzi o dalla diversa natura dei flussi di cittadini di paesi terzi verso ciascuno Stato membro, il concetto di paese di origine sicuro quale definito nella direttiva 2013/32/UE attualmente non è sempre applicato dagli Stati membri nei confronti dei medesimi paesi terzi.
(3) Alla luce del forte aumento del numero di domande di protezione internazionale presentate nell'Unione, verificatosi a partire dal 2014, e delle conseguenti pressioni senza precedenti esercitate sui sistemi di asilo degli Stati membri, l'Unione ha riconosciuto la necessità di rafforzare l'applicazione delle disposizioni sui paesi di origine sicuri di cui alla direttiva 2013/32/UE in quanto strumento essenziale a sostegno del rapido trattamento di domande probabilmente infondate. In particolare, nelle conclusioni del 25 e 26 giugno 2015 il Consiglio europeo ha fatto riferimento, riguardo alla necessità di accelerare il trattamento delle domande di asilo, all'intenzione della Commissione di rafforzare queste disposizioni, compresa la possibile istituzione di un elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, come esplicitato nella comunicazione sull'agenda europea sulla migrazione8. Inoltre, nelle conclusioni del 20 luglio 2015 sui paesi di origine sicuri il Consiglio “Giustizia e affari interni” ha accolto con favore l'intenzione della Commissione di rafforzare le disposizioni sui paesi di origine sicuri della direttiva 2013/32/UE, compresa la possibile istituzione di un elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri.
(3) Alla luce del forte aumento del numero di domande di protezione internazionale presentate nell'Unione, verificatosi a partire dal 2014, e delle conseguenti pressioni senza precedenti esercitate sui sistemi di asilo degli Stati membri, l'Unione ha riconosciuto la necessità di rafforzare l'applicazione delle disposizioni sui paesi di origine sicuri di cui alla direttiva 2013/32/UE in quanto strumento essenziale a sostegno del rapido trattamento di domande probabilmente infondate. In particolare, nelle conclusioni del 25 e 26 giugno 2015 il Consiglio europeo ha fatto riferimento, riguardo alla necessità di accelerare il trattamento delle domande di asilo, all'intenzione della Commissione di rafforzare queste disposizioni, compresa la possibile istituzione di un elenco comune dell'Unione di paesi di origine sicuri, come esplicitato nella comunicazione del 13 maggio 2015 dal titolo "Agenda europea sulla migrazione".
8 COM(2015) 240 final del 13.5.2015.
(4) È opportuno istituire un elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, sulla base dei criteri comuni stabiliti nella direttiva 2013/32/UE, in quanto faciliterà l'utilizzo da parte di tutti gli Stati membri delle procedure connesse all'applicazione del concetto di paese di origine sicuro, in modo da migliorare l'efficienza complessiva dei loro sistemi di asilo per quanto riguarda le domande di protezione internazionale che hanno maggiore probabilità di essere infondate. L'istituzione di un elenco comune dell'UE consentirà anche di superare alcune divergenze esistenti tra gli elenchi nazionali di paesi di origine sicuri istituiti dagli Stati membri, le quali fanno sì che i richiedenti protezione internazionale provenienti da un medesimo paese terzo non siano sempre soggetti alle stesse procedure negli Stati membri. Sebbene sia opportuno che gli Stati membri conservino la facoltà di applicare o introdurre norme legislative che consentano di designare a livello nazionale paesi terzi diversi da quelli che figurano nell'elenco comune dell'UE quali paesi di origine sicuri, l'istituzione di un elenco comune garantirà l'applicazione uniforme, da parte di tutti gli Stati membri, del concetto di paese di origine sicuro ai richiedenti originari di paesi inclusi in tale elenco. In tal modo si favorirà la convergenza nell'applicazione delle procedure, contribuendo altresì a scoraggiare i movimenti secondari dei richiedenti protezione internazionale. In tale contesto, è opportuno prevedere la possibilità di considerare in futuro, trascorso un periodo di tre anni dall'entrata in vigore del presente regolamento e sulla base di una relazione presentata dalla Commissione, l'adozione di ulteriori misure di armonizzazione che potrebbero eliminare l'esigenza di elenchi nazionali di paesi di origine sicuri.
(4) È opportuno istituire un elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, sulla base dei criteri comuni stabiliti nella direttiva 2013/32/UE, in quanto faciliterebbe l'utilizzo da parte di tutti gli Stati membri delle procedure connesse all'applicazione del concetto di paese di origine sicuro, in modo da migliorare l'efficienza complessiva dei loro sistemi di asilo per quanto riguarda le domande di protezione internazionale che hanno maggiore probabilità di essere infondate. Il trattamento accelerato delle domande d'asilo di cittadini provenienti da paesi d'origine sicuri consentirebbe agli Stati membri di concentrarsi con maggiore rapidità sulla concessione di protezione internazionale a coloro che ne hanno più bisogno. L'istituzione di un elenco comune dell'UE è intesa anche a superare alcune divergenze esistenti tra gli elenchi nazionali di paesi di origine sicuri istituiti dagli Stati membri, le quali fanno sì che i richiedenti protezione internazionale provenienti da un medesimo paese terzo non siano sempre soggetti alle stesse procedure negli Stati membri. Tali divergenze sono in contrasto con l'obiettivo di un sistema comune d'asilo dell'Unione e possono comportare movimenti secondari dei richiedenti asilo. Sebbene sia opportuno che gli Stati membri conservino temporaneamente la facoltà di applicare o introdurre norme legislative che consentano di designare a livello nazionale paesi terzi diversi da quelli che figurano nell'elenco comune dell'UE quali paesi di origine sicuri, l'istituzione di un elenco comune garantirebbe l'applicazione uniforme, da parte di tutti gli Stati membri, del concetto di paese di origine sicuro ai richiedenti originari di paesi inclusi in tale elenco. In tal modo si favorirebbe la convergenza nell'applicazione delle procedure, contribuendo altresì a scoraggiare i movimenti secondari dei richiedenti protezione internazionale. In tale contesto, per quanto concerne l'adozione di ulteriori misure di armonizzazione, gli elenchi nazionali di paesi di origine sicuri dovrebbero cessare di esistere, trascorso un periodo di tre anni dall'entrata in vigore del presente regolamento. La Commissione dovrebbe presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'applicazione del presente regolamento negli Stati membri.
(4 bis) L'istituzione di un elenco comune dell'Unione di paesi d'origine sicuri e la soppressione degli elenchi nazionali di paesi d'origine sicuri produrranno un effetto ottimale sulla convergenza delle procedure di asilo nell'Unione solamente se tali misure sono accompagnate da un'armonizzazione delle fasi e delle scadenze procedurali, in particolare nel caso della procedura accelerata. È opportuno prevedere la possibilità di adottare in futuro ulteriori misure di armonizzazione in relazione alla direttiva 2013/32/UE.
(4 ter) Gli Stati membri dovrebbero assicurare la coerenza tra gli elenchi nazionali di paesi di origine sicuri e l'elenco comune dell'UE. Un paese sospeso o rimosso dall'elenco comune dell'UE non dovrebbe essere considerato paese di origine sicuro a livello nazionale.
(4 quater) La Commissione dovrebbe riesaminare regolarmente la situazione nei paesi terzi e l'opportunità di proporre il loro inserimento nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, sulla base di una serie di fonti di informazioni a sua disposizione, segnatamente le relazioni del SEAE e le informazioni fornite dagli Stati membri, dall'EASO, dall'UNHCR, dal Consiglio d'Europa e da altre organizzazioni internazionali pertinenti, nonché da organizzazioni non governative nazionali o internazionali. Se del caso, la Commissione dovrebbe elaborare una proposta volta ad ampliare l'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri.
(4 quinquies) Ai fini dell'armonizzazione degli elenchi nazionali di paesi di origine sicuri, durante il periodo transitorio di tre anni dall'entrata in vigore del presente regolamento, gli Stati membri dovrebbero poter presentare alla Commissione proposte di paesi da aggiungere all'elenco comune di paesi d'origine sicuri. La Commissione dovrebbe esaminare tali proposte entro un termine di sei mesi, sulla base di una serie di fonti di informazioni a sua disposizione, segnatamente le relazioni del SEAE e le informazioni fornite dagli Stati membri, dall'EASO, dall'UNHCR, dal Consiglio d'Europa e da altre organizzazioni internazionali pertinenti, nonché da organizzazioni non governative nazionali o internazionali. La Commissione, dopo aver verificato l'opportunità di aggiungere un paese terzo all'elenco, elabora una proposta volta ad ampliare l'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri.
(4 sexies) La Commissione dovrebbe garantire che la presenza di un paese terzo nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri sia accompagnata da un'efficace politica europea di rimpatrio, che preveda accordi di riammissione il cui pieno rispetto determini l'erogazione degli aiuti europei ai paesi in questione.
(5) Le disposizioni della direttiva 2013/32/UE relative all'applicazione del concetto di paese di origine sicuro dovrebbero applicarsi nei confronti dei paesi terzi che figurano nell'elenco comune dell'UE istituito dal presente regolamento. Ne deriva in particolare che l'inclusione di un paese terzo nell'elenco comune dell'UE di paesi d'origine sicuri non costituisce una garanzia assoluta di sicurezza per i cittadini di tale paese e pertanto non elimina la necessità di esaminare adeguatamente le singole domande di protezione internazionale. È anche opportuno ricordare che, quando un richiedente dimostra che vi sono gravi motivi per non ritenere sicuro tale paese per la sua situazione particolare, la designazione del paese come sicuro non può più applicarsi al suo caso.
(5) Le disposizioni della direttiva 2013/32/UE relative all'applicazione del concetto di paese di origine sicuro dovrebbero applicarsi nei confronti dei paesi terzi che figurano nell'elenco comune dell'UE istituito dal presente regolamento. Ne deriva in particolare che l'inclusione di un paese terzo nell'elenco comune dell'UE di paesi d'origine sicuri non costituisce una garanzia assoluta di sicurezza per i cittadini di tale paese e pertanto non elimina la necessità di esaminare adeguatamente le singole domande di protezione internazionale, in conformità delle garanzie procedurali previste dalla direttiva 2013/32/UE. Ciò include la possibilità di un colloquio personale così come l'accesso all'assistenza e alla rappresentanza legali e a un ricorso effettivo. È anche opportuno ricordare che, quando un richiedente dimostra che vi sono gravi motivi per non ritenere sicuro tale paese per la sua situazione particolare, la designazione del paese come sicuro non può più applicarsi al suo caso. Gli Stati membri non dovrebbero applicare il concetto di paese di origine sicuro nei confronti dei richiedenti appartenenti a una minoranza o a un gruppo di persone che continua a essere a rischio alla luce della situazione nel paese di origine interessato, sulla base delle fonti di informazioni di cui all'articolo 2, paragrafo 2. Ai sensi dell'articolo 46 della direttiva 2013/32/UE, gli Stati membri dovrebbero garantire a tutti i richiedenti il diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice in caso di decisione negativa concernente la loro domanda di protezione internazionale. Tale diritto di ricorso dovrebbe essere accompagnato dal diritto a rimanere nel territorio fino alla scadenza del termine previsto per l'esercizio del loro diritto a un ricorso effettivo e, se tale diritto è stato esercitato entro il termine previsto, in attesa dell'esito del ricorso.
(5 bis) L'elenco comune dell'Unione di paesi di origine sicuri non dovrebbe avere come obiettivo quello di ridurre il numero dei richiedenti asilo originari di paesi che presentano la duplice caratteristica di ricevere un numero significativo di domande e avere un basso tasso di riconoscimento. La designazione di un paese terzo quale paese d'origine sicuro dovrebbe dipendere unicamente dall'esame della conformità della situazione di tale paese rispetto ai criteri comuni stabiliti nella direttiva 2013/32/UE per la designazione dei paesi d'origine sicuri.
(5 ter) In conformità della Convenzione delle Nazioni Unite del 1989 sui diritti del fanciullo, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, gli Stati membri dovrebbero attribuire fondamentale importanza all'interesse superiore del minore e al rispetto della vita familiare nell'applicare il presente regolamento. È inoltre opportuno prestare particolare attenzione alle persone vulnerabili ai sensi dell'articolo 20, paragrafo 3, della direttiva 2011/95/UE, nonché alle persone appartenenti a minoranze etniche e alle persone LGBT.
(5 quater) Le disposizioni della direttiva 2013/33/UE recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale dovrebbero essere applicabili in relazione ai cittadini di paesi terzi provenienti dai paesi inclusi nell'elenco comune dell'UE istituito dal presente regolamento nel periodo in cui la loro domanda di asilo è pendente.
(6) La Commissione dovrebbe riesaminare periodicamente la situazione nei paesi terzi che figurano nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri. In caso di repentino deterioramento della situazione di un paese terzo incluso nell'elenco comune dell'UE, dovrebbe essere conferito alla Commissione il potere di adottare un atto delegato a norma dell'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea per sospendere, per un periodo di un anno, l'inclusione di detto paese terzo nell'elenco comune dell'UE qualora ritenga, sulla base di una valutazione circostanziata, che non siano più soddisfatte le condizioni stabilite dalla direttiva 2013/32/UE per considerare tale paese terzo un paese di origine sicuro. Ai fini di detta valutazione circostanziata, la Commissione dovrebbe prendere in considerazione una gamma di fonti di informazione a sua disposizione, tra cui, in particolare, le sue relazioni annuali di avanzamento relative ai paesi terzi designati dal Consiglio europeo quali paesi candidati, le relazioni periodiche del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e le informazioni trasmesse dagli Stati membri, dall'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO), dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dal Consiglio d'Europa e da altre organizzazioni internazionali pertinenti. La Commissione, qualora abbia proposto una modifica del presente regolamento al fine di depennare tale paese terzo dall'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, dovrebbe avere la facoltà di prorogare la sospensione di un paese terzo dall'elenco comune dell'UE per un periodo non superiore a un anno. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti. Nella preparazione e nell'elaborazione degli atti delegati la Commissione dovrebbe provvedere alla contestuale, tempestiva e appropriata trasmissione dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio.
(6) La Commissione dovrebbe riesaminare continuamente la situazione nei paesi terzi che figurano nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri. In caso di repentino deterioramento della situazione di un paese terzo incluso nell'elenco comune dell'UE che possa comportare il mancato rispetto delle condizioni per la designazione di un paese quale paese di origine sicuro di cui alla direttiva 2013/32/UE, dovrebbe essere conferito alla Commissione il potere di adottare un atto delegato a norma dell'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea per sospendere, per un periodo di un anno, l'inclusione di detto paese terzo nell'elenco comune dell'UE qualora ritenga, sulla base di una valutazione circostanziata, che non siano più soddisfatte le condizioni stabilite dalla direttiva 2013/32/UE per considerare tale paese terzo un paese di origine sicuro. Ai fini di detta valutazione circostanziata, la Commissione dovrebbe prendere in considerazione una gamma di fonti di informazione a sua disposizione, tra cui, in particolare, le sue relazioni annuali di avanzamento relative ai paesi terzi designati dal Consiglio europeo quali paesi candidati, le relazioni periodiche del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e le informazioni trasmesse dagli Stati membri, dall'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO), dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dal Consiglio d'Europa e da altre organizzazioni internazionali pertinenti, nonché da organizzazioni non governative nazionali o internazionali. Le delegazioni dell'UE in questi paesi dovrebbero essere incaricate di monitorare i casi di respingimento e di segnalarli immediatamente. Non appena possibile dopo essere giunta a conoscenza del cambiamento della situazione e, in ogni caso, prima di adottare la decisione di sospendere l'inclusione del paese terzo in questione dall'elenco comune dell'UE, la Commissione dovrebbe informarne gli Stati membri e raccomandare loro di non applicare il concetto di paese di origine sicuro nei confronti di quel paese terzo a livello nazionale. Qualora, nel corso di tale periodo di sospensione, risulti che, sulla base delle fonti di informazione disponibili, la situazione nel paese terzo in questione soddisfa nuovamente le condizioni di cui all'allegato I della direttiva 2013/32/UE, la Commissione, non prima di sei mesi dall'adozione della decisione di sospensione, adotta a norma dell'articolo 290 TFUE una decisione di revoca della sospensione di tale paese dall'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri. La Commissione, qualora abbia proposto una modifica del presente regolamento al fine di depennare tale paese terzo dall'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, dovrebbe avere la facoltà di prorogare la sospensione di un paese terzo dall'elenco comune dell'UE per un periodo non superiore a un anno. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti. Nella preparazione e nell'elaborazione degli atti delegati la Commissione dovrebbe provvedere alla contestuale, tempestiva e appropriata trasmissione dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio.
(6 bis) La Commissione dovrebbe essere in grado di consultare un'ampia gamma di fonti di informazioni e di avvalersi del parere di esperti. A tal fine, la Commissione dovrebbe poter chiedere assistenza per il riesame dell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, in particolare all'EASO in ragione della sua esperienza. La Commissione dovrebbe inoltre poter consultare le organizzazioni internazionali, in particolare l'UNHCR, le pertinenti organizzazioni della società civile e singoli individui con comprovata esperienza attinente al settore dei diritti umani e specifica per paese.
(7) In seguito alle conclusioni del Consiglio "Giustizia e affari interni" del 20 luglio 2015 sui paesi di origine sicuri, in cui gli Stati membri si sono trovati concordi per dare la priorità alla valutazione, da parte di tutti gli Stati membri, della sicurezza dei Balcani occidentali, il 2 settembre 2015 l'EASO ha organizzato una riunione di esperti con gli Stati membri, in cui si è raggiunto un ampio consenso per considerare l'Albania, la Bosnia-Erzegovina, il Kosovo* 9 , l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, il Montenegro e la Serbia paesi d'origine sicuri ai sensi della direttiva 2013/32/UE.
9 * Tale designazione non pregiudica le posizioni riguardo allo status ed è in linea con la risoluzione 1244 (1999) dell'UNSC e con il parere della CIG sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo.
(9) Sulla base di una gamma di fonti di informazioni, comprese in particolare le relazioni del SEAE e le informazioni trasmesse dagli Stati membri, dall'EASO, dall'UNHCR, dal Consiglio d'Europa e da altre organizzazioni internazionali pertinenti, un certo numero di paesi terzi soddisfano le condizioni per essere considerati paesi di origine sicuri.
(9) Sulla base di una gamma di fonti di informazioni, comprese in particolare le relazioni del SEAE e le informazioni trasmesse dagli Stati membri, dall'EASO, dall'UNHCR, dal Consiglio d'Europa e da altre organizzazioni internazionali pertinenti, nonché da organizzazioni non governative nazionali o internazionali, un certo numero di paesi terzi soddisfano le condizioni per essere considerati paesi di origine sicuri.
(10) Per quanto riguarda l'Albania, la base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l'adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha riconosciuto violazioni in quattro casi su 150. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato il 7,8 % (1.040) delle domande di asilo presentate da cittadini albanesi. Almeno otto Stati membri hanno designato l'Albania come paese di origine sicuro. Il Consiglio europeo ha designato l'Albania quale paese candidato. All'epoca, si è valutato che l'Albania soddisfaceva i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993 relativi alla stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e al rispetto e alla tutela delle minoranze; l'Albania dovrà continuare a soddisfare detti criteri per diventare membro, in linea con le raccomandazioni formulate nella relazione annuale sullo stato di avanzamento.
(11) Per quanto riguarda la Bosnia-Erzegovina, la Costituzione dello Stato è la base su cui si fonda la ripartizione dei poteri tra i popoli costitutivi del paese. La base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l'adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha riconosciuto violazioni in cinque casi su 1.196. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato il 4,6 % (330) delle domande di asilo presentate da cittadini bosniaci-erzegovini. Almeno nove Stati membri hanno designato la Bosnia-Erzegovina come paese di origine sicuro.
(12) Per quanto riguarda l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, la base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l'adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha riconosciuto violazioni in sei casi su 502. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato lo 0,9 % (70) delle domande di asilo presentate da cittadini dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia. Almeno sette Stati membri hanno designato l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia come paese di origine sicuro. Il Consiglio europeo ha designato l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia quale paese candidato. All'epoca, si è valutato che l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia soddisfaceva i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993 relativi alla stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e al rispetto e alla tutela delle minoranze; l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia dovrà continuare a soddisfare detti criteri per diventare membro, in linea con le raccomandazioni formulate nella relazione annuale sullo stato di avanzamento.
(13) Per quanto riguarda il Kosovo*, la base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale. La non adesione del Kosovo* ai pertinenti strumenti internazionali in materia di diritti umani, quali la Corte europea dei diritti dell'uomo, deriva dalla mancanza di un consenso internazionale sulla sua condizione di Stato sovrano. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato il 6,3% (830) delle domande di asilo presentate da cittadini del Kosovo*. Almeno sei Stati membri hanno designato il Kosovo* come paese di origine sicuro.
(14) Per quanto riguarda il Montenegro, la base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l'adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha riconosciuto violazioni in un caso su 447. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato il 3,0% (40) delle domande di asilo presentate da cittadini montenegrini. Almeno nove Stati membri hanno designato il Montenegro come paese di origine sicuro. Il Consiglio europeo ha designato il Montenegro quale paese candidato e sono stati avviati i negoziati. All'epoca, si è valutato che il Montenegro soddisfaceva i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993 relativi alla stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e al rispetto e alla tutela delle minoranze; il Montenegro dovrà continuare a soddisfare detti criteri per diventare membro, in linea con le raccomandazioni formulate nella relazione annuale sullo stato di avanzamento.
(15) Per quanto riguarda la Serbia, la Costituzione è la base su cui si fonda l'autonomia delle minoranze nei settori dell'istruzione, dell'utilizzo della lingua, dell'informazione e della cultura. La base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l'adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha riconosciuto violazioni in sedici casi su 11 490. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato l'1,8 % (400) delle domande di asilo presentate da cittadini serbi. Almeno nove Stati membri hanno designato la Serbia come paese di origine sicuro. Il Consiglio europeo ha designato la Serbia quale paese candidato e sono stati avviati i negoziati. All'epoca, si è valutato che la Serbia soddisfaceva i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993 relativi alla stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e al rispetto e alla tutela delle minoranze; la Serbia dovrà continuare a soddisfare detti criteri per diventare membro, in linea con le raccomandazioni formulate nella relazione annuale sullo stato di avanzamento.
(16) Per quanto riguarda la Turchia, la base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l'adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha riconosciuto violazioni in 94 casi su 2899. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato il 23,1% (310) delle domande di asilo presentate da cittadini turchi. Uno Stato membro ha designato la Turchia come paese di origine sicuro. Il Consiglio europeo ha designato la Turchia quale paese candidato e sono stati avviati i negoziati. All'epoca, si è valutato che la Turchia soddisfaceva i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993 relativi alla stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e al rispetto e alla tutela delle minoranze; la Turchia dovrà continuare a soddisfare detti criteri per diventare membro, in linea con le raccomandazioni formulate nella relazione annuale sullo stato di avanzamento.
(18) Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti dalla Carta.
(18) Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti dalla Carta, ivi compreso il diritto di asilo e di protezione contro il respingimento di cui agli articoli 18 e 19 della Carta.
1. Il presente regolamento istituisce un elenco comune dell'UE di paesi terzi considerati paesi di origine sicuri ai sensi della direttiva 2013/32/UE.
1. Il presente regolamento istituisce un elenco comune dell'UE di paesi terzi considerati paesi di origine sicuri ai sensi della direttiva 2013/32/UE. I cittadini dei paesi terzi che figurano nell'elenco comune dell'UE di paesi sicuri istituito dal presente regolamento hanno accesso alle procedure connesse alla protezione internazionale e beneficiano di tutte le pertinenti garanzie e salvaguardie procedurali previste dalla direttiva 2013/32/UE.
1. I paesi terzi elencati nell'allegato I sono paesi di origine sicuri.
1. I paesi terzi elencati nell'allegato I sono designati paesi di origine sicuri.
2. La Commissione riesamina periodicamente la situazione nei paesi terzi che figurano nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, sulla base di una gamma di fonti di informazioni fra cui, in particolare, le relazioni periodiche del SEAE e le informazioni trasmesse dagli Stati membri, dall'EASO, dall'UNHCR, dal Consiglio d'Europa e da altre pertinenti organizzazioni internazionali.
2. La Commissione riesamina continuamente la situazione nei paesi terzi che figurano nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri o che sono sospesi da tale elenco a norma dell'articolo 3. Inoltre, essa riesamina continuamente il rispetto da parte di tali paesi delle condizioni per la designazione di un paese quale paese sicuro di cui all'allegato I della direttiva 2013/32/UE, sulla base di una gamma di fonti di informazioni fra cui, in particolare, le relazioni periodiche del SEAE e delle delegazioni dell'Unione in tali paesi, così come le informazioni trasmesse dagli Stati membri, dall'EASO, dall'UNHCR, dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), dal Consiglio d'Europa e da altre pertinenti organizzazioni internazionali, nonché da organizzazioni non governative nazionali o internazionali. Tiene il Parlamento europeo adeguatamente informato, in modo tempestivo.
3. Le modifiche all'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri sono adottate secondo la procedura legislativa ordinaria.
3. Le modifiche all'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri sono adottate secondo la procedura legislativa ordinaria. A tal fine:
a) la Commissione riesamina periodicamente la situazione nei paesi terzi e l'opportunità di proporre il loro inserimento nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri.
Se del caso, la Commissione elabora una proposta volta a estendere l'elenco comune di paesi di origine sicuri, previa valutazione circostanziata del rispetto da parte dei paesi da aggiungere all'elenco dei criteri di cui all'allegato I della direttiva 2013/32/UE.
Le valutazioni volte ad accertare che un paese è un paese di origine sicuro a norma del presente articolo si basano su una gamma di fonti di informazioni, comprese in particolare le relazioni periodiche presentate dal SEAE e le informazioni fornite dagli Stati membri, dall'EASO, dall'UNHCR, dal Consiglio d'Europa e da altre organizzazioni internazionali competenti, nonché da organizzazioni non governative nazionali o internazionali;
b) ai fini dell'armonizzazione degli elenchi nazionali di paesi di origine sicuri, durante il periodo transitorio di tre anni dall'entrata in vigore del presente regolamento, gli Stati membri possono proporre l'aggiunta di paesi terzi all'elenco comune dell'UE di paesi d'origine sicuri. La Commissione esamina tali proposte entro un termine di sei mesi, sulla base della gamma di fonti di informazioni a sua disposizione, segnatamente le relazioni del SEAE e le informazioni fornite dagli Stati membri, dall'EASO, dall'UNHCR, dal Consiglio d'Europa e da altre organizzazioni internazionali pertinenti, nonché da organizzazioni non governative nazionali o internazionali. La Commissione, dopo aver verificato l'opportunità di aggiungere un paese terzo all'elenco, elabora una proposta volta ad ampliare l'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri.
Articolo 2 – paragrafo 4 bis (nuovo)
4 bis. In caso di cambiamento repentino della situazione di un paese terzo che figura nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri e qualora motivi imperativi d'urgenza lo richiedano, la procedura di cui all'articolo 3 bis si applica agli atti delegati adottati ai sensi del presente articolo.
Depennamento di un paese terzo dall'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri in caso di cambiamento repentino della situazione
Sospensione e depennamento di un paese terzo dall'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri in caso di cambiamento repentino della situazione
2. In caso di cambiamento repentino della situazione di un paese terzo che figura nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, la Commissione esegue una valutazione circostanziata del rispetto da parte di quel paese delle condizioni di cui all'allegato I della direttiva 2013/32/UE e, se tali condizioni non sono più soddisfatte, adotta, a norma dell'articolo 290 del TFUE, una decisione che sospende tale paese terzo dall'elenco comune dell'UE per un periodo di un anno.
2. In caso di cambiamento repentino della situazione di un paese terzo che figura nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri che possa comportare il mancato rispetto delle condizioni per la designazione di un paese quale paese di origine sicuro di cui all'allegato I della direttiva 2013/32/UE, la Commissione esegue immediatamente e rapidamente una valutazione circostanziata del rispetto da parte di quel paese di dette condizioni e, se esse non sono più soddisfatte, adotta quanto prima, a norma dell'articolo 290 del TFUE, una decisione che sospende tale paese terzo dall'elenco comune dell'UE per un periodo di un anno.
Non appena possibile dopo essere giunta a conoscenza del cambiamento della situazione e, in ogni caso, prima di adottare la decisione di sospendere l'inclusione del paese terzo in questione dall'elenco comune dell'UE, la Commissione ne informa gli Stati membri e raccomanda loro di non applicare il concetto di paese di origine sicuro nei confronti di quel paese terzo a livello nazionale.
2 bis. Qualora, nel corso di tale periodo di sospensione, risulti che, sulla base delle fonti di informazione disponibili, il paese terzo in questione soddisfa nuovamente le condizioni di cui all'allegato I della direttiva 2013/32/UE, la Commissione, non prima di sei mesi dall'adozione della decisione di cui al paragrafo 2 del presente articolo, adotta una decisione di revoca della sospensione di tale paese dall'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri a norma dell'articolo 290 TFUE.
2. Il Parlamento europeo o il Consiglio possono sollevare obiezioni a un atto delegato secondo la procedura di cui all'articolo 3, paragrafo 5. In tal caso, la Commissione abroga l'atto immediatamente a seguito della notifica della decisione con la quale il Parlamento europeo o il Consiglio hanno sollevato obiezioni.
1. In sede di riesame periodico della situazione dei paesi terzi che figurano nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, inclusi i paesi che sono stati sospesi, la Commissione consulta l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo ("l'Agenzia"). La Commissione può chiedere all'Agenzia di effettuare un riesame della situazione di tali paesi terzi al fine di accertare se i criteri di cui all'allegato I della direttiva 2013/32/UE siano stati rispettati.
2. In sede di riesame dell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, la Commissione consulta le organizzazioni internazionali, in particolare l'UNHCR, e le pertinenti organizzazioni della società civile o singoli individui con comprovata esperienza attinente al settore dei diritti umani e specifica per paese.
3. L'UNHCR, le organizzazioni non governative e i singoli esperti con comprovata e pertinente esperienza attinente al settore dei diritti umani e specifica per paese possono chiedere alla Commissione di sospendere o rimuovere un paese dall'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri. Tale richiesta contiene una descrizione dettagliata e aggiornata della situazione relativa ai diritti umani e delle gravi e continue violazioni dei diritti umani commesse nel paese interessato. Essa deve inoltre precisare il mancato rispetto dei criteri di cui all'allegato I della direttiva 2013/32/UE che giustifica la sospensione o il depennamento di tale paese dall'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri. La Commissione, tranne laddove ritenga che le richieste siano inammissibili, infondate o ripetitive, valuta le informazioni contenute nelle richieste.
Articolo 4 – punto -1 (nuovo)
Articolo 25 – paragrafo 6 – lettera a – punto i
(-1) L'articolo 25, paragrafo 6, lettera a, punto i, è così modificato:
i) il richiedente viene da un paese che soddisfa i criteri per essere considerato un paese d'origine sicuro ai sensi della presente direttiva; o
"i) il richiedente viene da un paese che soddisfa i criteri per essere considerato un paese d'origine sicuro ai sensi della presente direttiva ed è possibile fornire un adeguato sostegno in conformità dell'articolo 24, paragrafo 3, nel quadro di tale procedura; o"
Articolo 24 – punto -1 bis (nuovo)
Articolo 25 – paragrafo 6 – lettera b – punto i
(-1 bis) L'articolo 25, paragrafo 6, lettera b, punto i, è così modificato:
Articolo 4 – punto 1
Articolo 36 – paragrafo 1 – parte introduttiva
1. Un paese terzo designato paese di origine sicuro a norma della presente direttiva dal diritto nazionale o compreso nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri istituito dal regolamento (UE) XXXX/2015 del Parlamento europeo e del Consiglio* [il presente regolamento] può essere considerato paese di origine sicuro per un determinato richiedente, previo esame individuale della domanda, solo se questi:
1. Un paese terzo designato paese di origine sicuro a norma della presente direttiva dal diritto nazionale o compreso nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri istituito dal regolamento (UE) XXXX/2015 del Parlamento europeo e del Consiglio* [il presente regolamento] può essere considerato paese di origine sicuro per un determinato richiedente, previo esame individuale della domanda, compresi un colloquio personale e l'assistenza legale di cui agli articoli 14 e 22, solo se questi:
Articolo 36 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis. Gli Stati membri non applicano il concetto di paese di origine sicuro nel caso di richiedenti appartenenti a una minoranza o a un gruppo di persone che continua a essere a rischio alla luce della situazione nel paese di origine interessato, sulla base delle fonti di informazioni di cui all'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. XXXX/2015.
Articolo 36 – paragrafo 1 – comma 1 ter (nuovo)
1 ter. A decorrere da... [tre anni dall'entrata in vigore del presente regolamento] soltanto un paese che figura nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri istituito dal regolamento (UE) XXXX/2015 del Parlamento europeo e del Consiglio* può essere considerato paese di origine sicuro ai sensi della presente direttiva.
Articolo 36 bis (nuovo)
1 bis. è inserito l'articolo seguente:
Designazione dei paesi di origine sicuri ai fini dell'articolo 36 e dell'articolo 37, paragrafo 1
Un paese è considerato paese di origine sicuro se, sulla base della situazione giuridica, dell'applicazione della legge all'interno di un sistema democratico e della situazione politica generale, si può dimostrare che non si verificano persecuzioni generalizzate e persistenti ai sensi dell'articolo 9 della direttiva 2011/95/UE, né tortura o altre forme di pena o trattamento inumano o degradante, né pericolo a causa di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale.
Per effettuare tale valutazione si tiene conto, tra l'altro, della misura in cui viene offerta protezione contro le persecuzioni e i maltrattamenti mediante:
a) le pertinenti disposizioni legislative e regolamentari del paese e il modo in cui sono applicate;
b) le modalità del rispetto dei diritti e delle libertà stabiliti nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e/o nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e/o nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, in particolare i diritti ai quali non si può derogare a norma dell'articolo 15, paragrafo 2, di detta Convenzione europea;
c) le modalità del rispetto del principio di non respingimento conformemente alla convenzione di Ginevra;
d) un sistema di ricorsi effettivi contro le violazioni di tali diritti e libertà."
1. Gli Stati membri possono mantenere in vigore o introdurre una normativa che consenta, a norma dell'allegato I, di designare a livello nazionale paesi di origine sicuri diversi da quelli che figurano nell'elenco comune dell'UE dei paesi di origine sicuri istituito dal regolamento (UE) XXXX/2015 [il presente regolamento], ai fini dell'esame delle domande di protezione internazionale.
1. Entro... [tre anni dopo l'entrata in vigore del regolamento (UE) n. XXXX/2015], gli Stati membri possono mantenere in vigore o introdurre una normativa che consenta, a norma dell'allegato I, di designare a livello nazionale paesi di origine sicuri diversi da quelli che figurano nell'elenco comune dell'UE dei paesi di origine sicuri istituito dal regolamento (UE) XXXX/2015 [il presente regolamento], ai fini dell'esame delle domande di protezione internazionale.
Durante tale periodo, compete loro assicurare la coerenza tra gli elenchi nazionali di paesi di origine sicuri e l'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri. Ciò comporta quanto segue:
a) gli Stati membri notificano alla Commissione ogni modifica del rispettivo elenco;
b) gli Stati membri possono presentare alla Commissione europea proposte volte a inserire paesi nell'elenco comune dell'UE di paesi d'origine sicuri. La Commissione esamina tali proposte entro un termine di sei mesi, sulla base della gamma di fonti di informazioni a sua disposizione, segnatamente le relazioni del SEAE e le informazioni fornite dagli Stati membri, dall'EASO, dall'UNHCR, dal Consiglio d'Europa e da altre organizzazioni internazionali pertinenti, nonché da organizzazioni non governative nazionali o internazionali. La Commissione, dopo aver verificato l'opportunità di aggiungere un paese terzo all'elenco, elabora una proposta volta ad ampliare l'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri;
c) se un paese terzo è stato sospeso dall'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri a norma dell'articolo 3, paragrafo 2, del succitato regolamento, gli Stati membri non designano, a livello nazionale, tale paese quale paese di origine sicuro;
d) se un paese terzo è stato depennato dall'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, uno Stato membro può informare la Commissione qualora ritenga che, a seguito di un cambiamento della situazione di quel paese terzo, esso soddisfi nuovamente le condizioni di cui all'allegato I della presente direttiva ai fini della sua inclusione nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri.
La Commissione esamina le informazioni di questo tipo ricevute dagli Stati membri e, se del caso, presenta una proposta al Parlamento europeo e al Consiglio volta a modificare di conseguenza l'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri.
Qualora la Commissione decida di non presentare tale proposta, gli Stati membri si astengono dal designare, a livello nazionale, il paese in questione quale paese sicuro.
Articolo 4 – punto 2 bis (nuovo)
Articolo 46 – paragrafo 6 – lettera a
2 bis. L'articolo 46, paragrafo 6, lettera a) è sostituito dal seguente:
a) di ritenere una domanda manifestamente infondata conformemente all'articolo 32, paragrafo 2, o infondata dopo l'esame conformemente all'articolo 31, paragrafo 8, a eccezione dei casi in cui tali decisioni si basano sulle circostanze di cui all'articolo 31, paragrafo 8, lettera h);
"a) di ritenere una domanda manifestamente infondata conformemente all'articolo 32, paragrafo 2, o infondata dopo l'esame conformemente all'articolo 31, paragrafo 8, a eccezione dei casi in cui tali decisioni si basano sulle circostanze di cui all'articolo 31, paragrafo 8, lettere b) e h);"
Entro... [due anni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento], la Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione del presente regolamento e, se del caso, propone le necessarie modifiche. Entro... [18 mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento], gli Stati membri trasmettono alla Commissione tutte le informazioni opportune per l'elaborazione della suddetta relazione. Dopo aver presentato la relazione, la Commissione riferisce al Parlamento europeo e al Consiglio sull'applicazione del presente regolamento.
Come parte integrante della relazione, la Commissione indica la metodologia impiegata per valutare la situazione nei paesi terzi che figurano nell'elenco comune dell'UE o la potenziale inclusione o sospensione di tali paesi dall'elenco. Riferisce altresì in merito all'attuazione delle garanzie procedurali nei confronti dei richiedenti asilo originari di un paese che figura nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri.
Elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri di cui all'articolo 2
Elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri di cui all'articolo 2.
Kosovo*11
11 *Tale designazione non pregiudica le posizioni riguardo allo status ed è in linea con la risoluzione 1244 (1999) dell'UNSC e con il parere della CIG sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo.
Proposta della Commissione: principi e obiettivi
Il 13 maggio 2015 la Commissione europea ha presentato l'agenda europea sulla migrazione, un documento che espone oltre alle misure immediate, ulteriori iniziative da intraprendere per giungere a soluzioni strutturali che permettano di gestire meglio la migrazione. Nell'ambito delle iniziative strutturali prese in considerazione, la Commissione ha sottolineato in particolare la necessità di rafforzare il sistema europeo comune di asilo e di affrontare gli abusi in modo più efficace. È in questo contesto che il 9 settembre la Commissione ha proposto di rafforzare le disposizioni sui paesi di origine sicuri (in appresso POS) di cui alla direttiva 2013/32/UE recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale (in appresso "la direttiva sulle procedure d'asilo").
Oltre a confermare il principio di un elenco comune di POS, la proposta include, in questa fase, nell'elenco un certo numero di paesi (Albania, Bosnia-Erzegovina, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Kosovo, Montenegro, Serbia e Turchia). La Commissione afferma di voler perseguire un triplice obiettivo: 1) aumentare l'efficienza globale dei sistemi di asilo; 2) dissuadere da tentativi di abuso del sistema europeo comune d'asilo e assicurare, al contrario, che gli Stati membri dedichino maggiori risorse alle persone che necessitano di protezione; 3) ridurre le divergenze tra gli elenchi nazionali di POS redatti dagli Stati membri e, in tal modo, facilitare la convergenza delle procedure.
Osservazioni generali sulla nozione stessa di POS e sulla sua applicazione
In primo luogo, il relatore intende chiarire una serie di idee confuse o errate a proposito della nozione stessa di POS.
Innanzitutto, se un richiedente è originario di un paese designato come POS, non significa che la sua domanda non sarà esaminata o che egli sarà immediatamente respinto. Ciò non costituisce alcuna garanzia di sicurezza assoluta per il richiedente e non dispensa, quindi, dall'obbligo di condurre un esame individuale appropriato della sua domanda, conformemente alle disposizioni della direttiva sulle procedure d'asilo e alle garanzie procedurali pertinenti.
Inoltre, il concetto di "paese di origine sicuro" non deve essere confuso con quello di "paese terzo sicuro". Le due nozioni si applicano a gruppi distinti (nel primo caso ai cittadini di paesi designati come POS, mentre nel secondo caso ai cittadini di paesi diversi da quelli designati come paesi terzi sicuri conformemente alle condizioni stabilite all'articolo 38 della direttiva sulle procedure di asilo) e seguono norme e garanzie procedurali differenti.
Infine, se un elenco europeo può facilitare l'applicazione del concetto di POS per tutti gli Stati membri, la direttiva sulle procedure d'asilo consente già a questi ultimi di ricorrere a tale strumento procedurale. Gli Stati membri possono, infatti, già gestire le domande dei cittadini di POS in modo accelerato o esaminare le domande nel merito alla frontiera. Inoltre, senza negare l'importanza di detto strumento ai fini della ricerca di soluzioni comuni, non bisogna sopravalutare il potenziale di tale proposta nel contesto della crisi migratoria attuale. Il valore aggiunto di un elenco europeo di POS deve essere considerato nella prospettiva di una gestione globale ed efficace dei sistemi di asilo dell'UE e di un'attuazione completa e integrale delle disposizioni del sistema europeo comune d'asilo.
Interrogativi e riserve sulla proposta della Commissione
Allo scopo di raggiungere un sistema europeo comune d'asilo, l'intento di armonizzazione della Commissione va accolto con favore. Tuttavia, il relatore espone alcuni interrogativi e riserve sulle questioni seguenti:
1) l'effetto della proposta in termini di armonizzazione
L'adozione di un elenco comune di POS non risulterà necessariamente in una maggiore armonizzazione, poiché consente la coesistenza di tale elenco europeo con gli elenchi nazionali degli Stati membri. Se la Commissione prevede la possibilità di considerare in futuro l'adozione di ulteriori misure di armonizzazione che potrebbero eliminare l'esigenza di elenchi nazionali, ciò non si riflette chiaramente nella proposta. La Commissione non definisce chiaramente nemmeno il rapporto tra gli elenchi nazionali e l'elenco comune. Infine, non propone alcuna misura di adeguamento per porre rimedio alle divergenze esistenti tra gli elenchi nazionali.
2) la metodologia utilizzata per designare i paesi di origine sicuri
La questione della metodologia è di fondamentale importanza. Innanzitutto, come richiede la Corte di giustizia europea, spetta ai colegislatori europei dimostrare di aver condotto una ponderazione equilibrata tra, da un lato, gli obiettivi del regolamento in questione e, dall'altro, i diritti fondamentali sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE. Inoltre, come indicato nella proposta, detto elenco di sette paesi costituisce solamente una prima tappa, giacché la Commissione propone di includere nell'elenco altri paesi terzi in una fase successiva. La proposta non sembra indicare una metodologia chiara e rigorosa per la valutazione della situazione dei paesi terzi, né per quanto riguarda il processo di adozione dell'elenco né per quello di revisione dello stesso. La proposta non fornisce nemmeno una valutazione circostanziata della situazione dei sette paesi interessati che giustifichi la loro inclusione nell'elenco comune.
3) il processo di adozione e di revisione
La proposta non precisa formalmente come le modifiche all'elenco europeo possano influenzare le procedure nazionali, né con riferimento al processo di sospensione né a quello di depennamento dell'elenco. A tale mancanza di certezza giuridica si aggiunge la mancanza di flessibilità della procedura di sospensione di cui all'articolo 3.
Raccolta di informazioni sui paesi inclusi nell'elenco e miglioramento della struttura dell'elenco
Sulla base delle osservazioni sopra esposte, il relatore propone un approccio che consenta di raccogliere le informazioni indispensabili sui paesi dell'elenco e di rafforzare la struttura dell'elenco stesso.
1) Un lavoro di informazione e di indagine indispensabile
Al fine di condurre una valutazione adeguata dei paesi inclusi nell'allegato, il Parlamento e il Consiglio hanno chiesto ufficialmente all'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO) di fornire informazioni supplementari e aggiornate sulla situazione dei paesi dei Balcani occidentali e della Turchia. Il Parlamento intende completare tale raccolta di informazioni consultando anche l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), affinché essa metta in luce le ripercussioni della proposta nell'ambito dei diritti fondamentali.
2) Una posizione parziale, escludendo temporaneamente i paesi dell'elenco
In attesa del contributo dell'EASO, i colegislatori non sono in grado di esprimere la loro posizione a proposito delle parti legate in modo specifico ai sette paesi terzi inclusi nella proposta della Commissione quali POS. Per questo motivo, il relatore, in questa fase, non ha espresso osservazioni sull'allegato e sui considerando corrispondenti; lo stesso approccio è stato seguito anche dal Consiglio. Questo metodo di lavoro in due tempi consentirà ai colegislatori di avviare i negoziati interistituzionali sulle altre parti del testo e, una volta ricevuti i contributi dell'EASO, di completare la loro posizione parziale.
3) Un rafforzamento della struttura della lista
Le modifiche del relatore suggeriscono logicamente di rispondere alle osservazioni precedentemente esposte, con i seguenti obiettivi principali:
a) precisare il rapporto tra elenco europeo e elenchi nazionali
Al fine di ottimizzare l'impatto di armonizzazione, il relatore suggerisce, tra le altre cose, di eliminare gli elenchi nazionali entro tre anni e in tale intervallo di stabilire chiaramente le procedure da seguire in caso di sospensione o depennamento di un paese dall'elenco comune.
b) rafforzare la metodologia di valutazione dei paesi terzi nel quadro del processo di adozione e di revisione
Come prevede la giurisprudenza, le fonti menzionate nella proposta di regolamento devono essere completate tramite relazioni e informazioni pratiche fornite da organizzazioni non governative. Inoltre, la metodologia deve essere rafforzata al fine di stabilire chiaramente una procedura da seguire in caso di modifica della lista: è importante motivare e giustificare ogni modifica alla lista, tenendo conto delle informazioni fornite dai differenti attori pertinenti. In tale contesto, si prevede in particolare la creazione di un organo consultivo d'informazione sui POS. Tale organo comprende sia membri permanenti, tra cui l'EASO e l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, sia membri non permanenti selezionati sulla base delle loro conoscenze comprovate in merito ai paesi terzi interessati e/o ai diritti umani. I compiti dell'organo saranno definiti in ogni tappa del processo di designazione o di revisione dei paesi inclusi nell'elenco. Tale organo consultivo permetterà altresì di migliorare la valutazione dell'applicabilità del concetto di POS a un dato paese terzo.
c) assicurare un meccanismo di revisione dell'elenco più rapido e flessibile
Il relatore intende assicurare in particolare una maggiore flessibilità del processo di revisione dell'elenco "in caso di cambiamento repentino della situazione" ed evitare tempi di reazione eccessivamente lunghi o l'inclusione inappropriata di un paese nell'elenco dei paesi di origine sicuri.
d) riaffermare il quadro procedurale applicabile previsto dalla direttiva 2013/32/UE
La creazione di un elenco comune richiede non solamente una valutazione della situazione dei paesi terzi interessati basata su motivazioni e informazioni appropriate, ma anche un'applicazione completa e integrale delle disposizioni della direttiva sulle procedure di asilo in particolare delle garanzie procedurali afferenti. Il relatore propone, quindi, di riaffermare il quadro procedurale applicabile e la necessità della sua attuazione da parte di tutti gli Stati membri. Entro due anni dall'entrata in vigore del regolamento, la Commissione dovrà predisporre una relazione di monitoraggio e di valutazione sull'applicazione delle garanzie procedurali previste dalla direttiva sulle procedure d'asilo a proposito dei richiedenti provenienti da POS inclusi nell'elenco comune. Per quanto concerne il concetto stesso di POS, è opportuno ricordare che l'inclusione di un paese nell'elenco comune si deve basare sulla sola verifica della conformità della situazione di un paese rispetto ai criteri stabiliti nella direttiva sulle procedure di asilo.
PARERE della commissione per gli affari esteri (15.6.2016)
Relatore per parere: Jozo Radoš
La Commissione ha presentato al Parlamento e al Consiglio una proposta che mira a istituire un elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri sulla base di criteri comuni stabiliti nella direttiva 2013/32/UE. In base alle informazioni del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), degli Stati membri, dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO), del Consiglio d'Europa, dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e di altre pertinenti organizzazioni internazionali, si propone in questa fase che l'elenco sia costituito da 6 paesi dei Balcani occidentali e dalla Turchia.
Il relatore accoglie con favore la presente proposta che dovrebbe contribuire al rapido trattamento delle domande di asilo delle persone provenienti da tali paesi e alla riduzione delle divergenze tra gli elenchi nazionali esistenti. La proposta contiene disposizioni sul riesame periodico della situazione nei paesi che figurano nell'elenco comune e sul depennamento di un paese dall'elenco in caso di cambiamento repentino della situazione.
È importante sottolineare che l'inclusione di un paese nell'elenco non costituisce una garanzia assoluta di sicurezza per i cittadini di tale paese e pertanto non elimina la necessità di esaminare adeguatamente le singole domande di protezione internazionale.
Il relatore constata che nel caso della Turchia è relativamente elevato il tasso delle domande di asilo esaminate dagli Stati membri dell'UE e ritenute fondate, il che significa che vi si verificano ancora discriminazioni e violazioni dei diritti umani ai danni di persone appartenenti a gruppi vulnerabili. Sebbene il relatore concordi con le conclusioni della Commissione secondo cui la Turchia è un paese di origine sicuro secondo la definizione di cui alla direttiva 2013/32/UE, ritiene comunque particolarmente importante far sì che sia pienamente rispettato il dovere di esaminare singolarmente le domande di asilo.
(5 bis) In conformità della Convenzione delle Nazioni Unite del 1989 sui diritti del fanciullo, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, gli Stati membri dovrebbero attribuire fondamentale importanza all'interesse superiore del minore e al rispetto della vita familiare nell'applicare il presente regolamento. È inoltre opportuno prestare particolare attenzione alle persone vulnerabili ai sensi dell'articolo 20, paragrafo 3, della direttiva 2011/95/UE, nonché alle persone appartenenti a minoranze etniche e alle persone LGBT.
(6) La Commissione dovrebbe riesaminare periodicamente la situazione nei paesi terzi che figurano nell’elenco comune dell’UE di paesi di origine sicuri. In caso di repentino deterioramento della situazione di un paese terzo incluso nell’elenco comune dell’UE, dovrebbe essere conferito alla Commissione il potere di adottare un atto delegato a norma dell’articolo 290 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea per sospendere, per un periodo di un anno, l’inclusione di detto paese terzo nell’elenco comune dell’UE qualora ritenga, sulla base di una valutazione circostanziata, che non siano più soddisfatte le condizioni stabilite dalla direttiva 2013/32/UE per considerare tale paese terzo un paese di origine sicuro. Ai fini di detta valutazione circostanziata, la Commissione dovrebbe prendere in considerazione una gamma di fonti di informazione a sua disposizione, tra cui, in particolare, le sue relazioni annuali di avanzamento relative ai paesi terzi designati dal Consiglio europeo quali paesi candidati, le relazioni periodiche del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) e le informazioni trasmesse dagli Stati membri, dall’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO), dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dal Consiglio d’Europa e da altre organizzazioni internazionali pertinenti. La Commissione, qualora abbia proposto una modifica del presente regolamento al fine di depennare tale paese terzo dall’elenco comune dell’UE di paesi di origine sicuri, dovrebbe avere la facoltà di prorogare la sospensione di un paese terzo dall’elenco comune dell’UE per un periodo non superiore a un anno. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti. Nella preparazione e nell’elaborazione degli atti delegati la Commissione dovrebbe provvedere alla contestuale, tempestiva e appropriata trasmissione dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio.
(6) La Commissione dovrebbe costantemente monitorare la situazione nei paesi terzi che figurano nell’elenco comune dell’UE dei paesi di origine sicuri e riesaminare la situazione a tale riguardo almeno ogni sei mesi. In caso di repentino deterioramento della situazione di un paese terzo incluso nell'elenco comune dell'UE, dovrebbe essere conferito alla Commissione il potere di adottare un atto delegato a norma dell'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea per sospendere, per un periodo di un anno, l'inclusione di detto paese terzo nell'elenco comune dell'UE qualora ritenga, sulla base di una valutazione circostanziata, che non siano più soddisfatte le condizioni stabilite dalla direttiva 2013/32/UE per considerare tale paese terzo un paese di origine sicuro. Ai fini di detta valutazione circostanziata, la Commissione dovrebbe prendere in considerazione una gamma di fonti di informazione a sua disposizione, tra cui, in particolare, le sue relazioni annuali di avanzamento relative ai paesi terzi designati dal Consiglio europeo quali paesi candidati, le relazioni periodiche del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e le informazioni trasmesse dagli Stati membri, dall'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO), dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dal Consiglio d'Europa e da altre organizzazioni internazionali pertinenti. Le delegazioni dell'UE in questi paesi dovrebbero essere incaricate di monitorare i casi di respingimento e di segnalarli immediatamente. La Commissione, qualora abbia proposto una modifica del presente regolamento al fine di depennare tale paese terzo dall’elenco comune dell’UE di paesi di origine sicuri, dovrebbe avere la facoltà di prorogare la sospensione di un paese terzo dall’elenco comune dell’UE per un periodo non superiore a un anno. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti. Nella preparazione e nell’elaborazione degli atti delegati la Commissione dovrebbe provvedere alla contestuale, tempestiva e appropriata trasmissione dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio.
(10) Per quanto riguarda l’Albania, la base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l’adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto violazioni in quattro casi su 150. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato il 7,8% (1040) delle domande di asilo presentate da cittadini albanesi. Almeno otto Stati membri hanno designato l’Albania come paese di origine sicuro. Il Consiglio europeo ha designato l’Albania quale paese candidato. All’epoca, si è valutato che l’Albania soddisfaceva i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993 relativi alla stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e al rispetto e alla tutela delle minoranze; l’Albania dovrà continuare a soddisfare detti criteri per diventare membro, in linea con le raccomandazioni formulate nella relazione annuale sullo stato di avanzamento.
(10) Per quanto riguarda l’Albania, la base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l’adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto violazioni in quattro casi. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato il 7,8% (1040) delle domande di asilo presentate da cittadini albanesi. Almeno otto Stati membri hanno designato l’Albania come paese di origine sicuro. Il Consiglio europeo ha designato l’Albania quale paese candidato. All’epoca, si è valutato che l’Albania soddisfaceva i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993 relativi alla stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e al rispetto e alla tutela delle minoranze; l’Albania dovrà continuare a soddisfare detti criteri per diventare membro, in linea con le raccomandazioni formulate nella relazione annuale sullo stato di avanzamento.
Il fatto che la proporzione di sentenze che riconoscono violazioni sia relativamente ridotta rispetto al numero totale delle domande in un determinato anno non costituisce un indicatore rilevante e può essere fuorviante visto che la maggior parte delle domande non verranno esaminate nel merito, parte di esse si conclude con una conciliazione e parte di esse resterà in sospeso.
(11) Per quanto riguarda la Bosnia-Erzegovina, la Costituzione dello Stato è la base su cui si fonda la ripartizione dei poteri tra i popoli costitutivi del paese. La base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l’adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto violazioni in cinque casi su 1196. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato il 4,6% (330) delle domande di asilo presentate da cittadini bosniaci-erzegovini. Almeno nove Stati membri hanno designato la Bosnia-Erzegovina come paese di origine sicuro.
(11) Per quanto riguarda la Bosnia-Erzegovina, la Costituzione dello Stato è la base su cui si fonda la ripartizione dei poteri tra i popoli costitutivi del paese. La base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l’adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto violazioni in cinque casi. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato il 4,6% (330) delle domande di asilo presentate da cittadini bosniaci-erzegovini. Almeno nove Stati membri hanno designato la Bosnia-Erzegovina come paese di origine sicuro.
(12) Per quanto riguarda l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, la base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l’adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto violazioni in sei casi su 502. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato lo 0,9% (70) delle domande di asilo presentate da cittadini dell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia. Almeno sette Stati membri hanno designato l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia come paese di origine sicuro. Il Consiglio europeo ha designato l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia quale paese candidato. All’epoca, si è valutato che l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia soddisfaceva i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993 relativi alla stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e al rispetto e alla tutela delle minoranze; l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia dovrà continuare a soddisfare detti criteri per diventare membro, in linea con le raccomandazioni formulate nella relazione annuale sullo stato di avanzamento.
(12) Per quanto riguarda l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, la base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l’adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto violazioni in sei casi. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato lo 0,9% (70) delle domande di asilo presentate da cittadini dell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia. Almeno sette Stati membri hanno designato l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia come paese di origine sicuro. Il Consiglio europeo ha designato l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia quale paese candidato. All’epoca, si è valutato che l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia soddisfaceva i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993 relativi alla stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e al rispetto e alla tutela delle minoranze; l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia dovrà continuare a soddisfare detti criteri per diventare membro, in linea con le raccomandazioni formulate nella relazione annuale sullo stato di avanzamento.
(14) Per quanto riguarda il Montenegro, la base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l’adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto violazioni in un caso su 447. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato il 3,0% (40) delle domande di asilo presentate da cittadini montenegrini. Almeno nove Stati membri hanno designato il Montenegro come paese di origine sicuro. Il Consiglio europeo ha designato il Montenegro quale paese candidato e sono stati avviati i negoziati. All’epoca, si è valutato che il Montenegro soddisfaceva i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993 relativi alla stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e al rispetto e alla tutela delle minoranze; il Montenegro dovrà continuare a soddisfare detti criteri per diventare membro, in linea con le raccomandazioni formulate nella relazione annuale sullo stato di avanzamento.
(14) Per quanto riguarda il Montenegro, la base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l’adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto violazioni in un caso. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato il 3,0% (40) delle domande di asilo presentate da cittadini montenegrini. Almeno nove Stati membri hanno designato il Montenegro come paese di origine sicuro. Il Consiglio europeo ha designato il Montenegro quale paese candidato e sono stati avviati i negoziati. All’epoca, si è valutato che il Montenegro soddisfaceva i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993 relativi alla stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e al rispetto e alla tutela delle minoranze; il Montenegro dovrà continuare a soddisfare detti criteri per diventare membro, in linea con le raccomandazioni formulate nella relazione annuale sullo stato di avanzamento.
(15) Per quanto riguarda la Serbia, la Costituzione è la base su cui si fonda l’autonomia delle minoranze nei settori dell’istruzione, dell’utilizzo della lingua, dell’informazione e della cultura. La base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l’adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto violazioni in sedici casi su 11 490. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato l’1,8% (400) delle domande di asilo presentate da cittadini serbi. Almeno nove Stati membri hanno designato la Serbia come paese di origine sicuro. Il Consiglio europeo ha designato la Serbia quale paese candidato e sono stati avviati i negoziati. All’epoca, si è valutato che la Serbia soddisfaceva i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993 relativi alla stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e al rispetto e alla tutela delle minoranze; la Serbia dovrà continuare a soddisfare detti criteri per diventare membro, in linea con le raccomandazioni formulate nella relazione annuale sullo stato di avanzamento.
(15) Per quanto riguarda la Serbia, la Costituzione è la base su cui si fonda l’autonomia delle minoranze nei settori dell’istruzione, dell’utilizzo della lingua, dell’informazione e della cultura. La base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l’adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto violazioni in sedici casi. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato l’1,8% (400) delle domande di asilo presentate da cittadini serbi. Almeno nove Stati membri hanno designato la Serbia come paese di origine sicuro. Il Consiglio europeo ha designato la Serbia quale paese candidato e sono stati avviati i negoziati. All’epoca, si è valutato che la Serbia soddisfaceva i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993 relativi alla stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e al rispetto e alla tutela delle minoranze; la Serbia dovrà continuare a soddisfare detti criteri per diventare membro, in linea con le raccomandazioni formulate nella relazione annuale sullo stato di avanzamento.
(16) Per quanto riguarda il Montenegro, la base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l’adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto violazioni in 94 casi su 2899. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato il 23,1 % (310) delle domande di asilo presentate da cittadini turchi. Uno Stato membro ha designato la Turchia come paese di origine sicuro. Il Consiglio europeo ha designato la Turchia quale paese candidato e sono stati avviati i negoziati. All’epoca, si è valutato che la Turchia soddisfaceva i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993 relativi alla stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e al rispetto e alla tutela delle minoranze; la Turchia dovrà continuare a soddisfare detti criteri per diventare membro, in linea con le raccomandazioni formulate nella relazione annuale sullo stato di avanzamento.
(16) Per quanto riguarda il Montenegro, la base giuridica per la protezione contro la persecuzione e i maltrattamenti riposa su una normativa sui diritti umani e contro le discriminazioni adeguata sotto il profilo sia sostanziale sia procedurale, compresa l’adesione a tutti i principali trattati internazionali in materia di diritti umani. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto violazioni in novantaquattro casi. Non vi sono indicazioni di episodi di respingimento dei propri cittadini. Tuttavia, nel 2014 gli Stati membri hanno ritenuto fondato il 23,1 % (310) delle domande di asilo presentate da cittadini turchi. Solo uno Stato membro ha designato la Turchia come paese di origine sicuro. Il Consiglio europeo ha designato la Turchia quale paese candidato e sono stati avviati i negoziati. All’epoca, si è valutato che la Turchia soddisfaceva i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993 relativi alla stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e al rispetto e alla tutela delle minoranze; la Turchia dovrà continuare a soddisfare detti criteri per diventare membro, in linea con le raccomandazioni formulate nella relazione annuale sullo stato di avanzamento. In considerazione delle numerose violazioni della libertà di espressione denunciate e del persistente conflitto armato con la minoranza curda nelle regioni della Turchia orientale e sud-orientale, sarebbe opportuno condurre con cautela la valutazione dell'attuale conformità della Turchia con i criteri stabiliti dalla direttiva 2013/32/EU. La decisione di designare la Turchia quale paese di origine sicuro andrebbe attuata prestando la dovuta attenzione alle disposizioni di tale direttiva per quanto concerne la necessità di effettuare un esame individuale appropriato di ogni domanda di protezione internazionale, e rispettando appieno gli obblighi stabiliti nella direttiva in ordine allo svolgimento di colloqui personali.
2. La Commissione riesamina periodicamente la situazione nei paesi terzi che figurano nell’elenco comune dell’UE di paesi di origine sicuri, sulla base di una gamma di fonti di informazioni fra cui, in particolare, le relazioni periodiche del SEAE e le informazioni trasmesse dagli Stati membri, dall’EASO, dall’UNHCR, dal Consiglio d’Europa e da altre pertinenti organizzazioni internazionali.
2. La Commissione riesamina due volte l'anno la situazione nei paesi terzi che figurano nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, sulla base di una gamma di fonti di informazioni fra cui, in particolare, le relazioni periodiche del SEAE e delle delegazioni dell'Unione in tali paesi, così come le informazioni trasmesse dagli Stati membri, dall'EASO, dall'UNHCR, dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), dal Consiglio d'Europa e da altre pertinenti organizzazioni internazionali. Tiene il Parlamento europeo adeguatamente informato, in modo tempestivo.
E' opportuno tenere conto di tutte le fonti utili di informazione e il Parlamento europeo, nella sua qualità di colegislatore, deve essere tenuto al corrente, in modo adeguato e tempestivo.
4. Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo 3 per sospendere un paese terzo dall’elenco comune dell’UE di paesi di origine sicuri.
4. Alla Commissione è conferito il potere di adottare senza indugio atti delegati conformemente all'articolo 3 per sospendere un paese terzo dall'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri. Entro tre mesi dalla sospensione, la Commissione presenta una proposta legislativa volta a modificare il regolamento al fine di rimuovere il paese terzo dall'elenco comune dell'UE. La reintroduzione del paese in questione prevede l'adozione di una modifica, in linea con la procedura legislativa ordinaria.
La procedura di sospensione e reintroduzione di un paese nell'elenco comune dell'UE deve essere precisata ulteriormente. L'atto delegato serve ad agire senza indugi per quanto riguarda la sospensione, ma non dovrebbe compromettere i diritti di colegislatore del Parlamento e la sua capacità di determinare o influenzare la decisione finale.
4 bis. Il Parlamento europeo e/o il Consiglio possono invitare la Commissione a presentare una proposta volta a includere o a escludere un paese dall'elenco comune dell'UE dei paesi di origine sicuri.
Fatto salvo il ruolo primario della Commissione europea nell'iniziativa legislativa, il Parlamento europeo dovrebbe poter proporre alla Commissione di esercitare questo ruolo, in linea con l'articolo 225 del TFUE.
2. In caso di cambiamento repentino della situazione di un paese terzo che figura nell’elenco comune dell’UE di paesi di origine sicuri, la Commissione esegue una valutazione circostanziata del rispetto da parte di quel paese delle condizioni di cui all’allegato I della direttiva 2013/32/UE e, se tali condizioni non sono più soddisfatte, adotta, a norma dell’articolo 290 del TFUE, una decisione che sospende tale paese terzo dall’elenco comune dell’UE per un periodo di un anno.
2. In caso di cambiamento repentino della situazione di un paese terzo che figura nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, la Commissione esegue una valutazione circostanziata del rispetto da parte di quel paese delle condizioni di cui all'allegato I della direttiva 2013/32/UE. Se tali condizioni non sono più soddisfatte, adotta entro un ragionevole lasso di tempo, coerente con l'urgenza della situazione sul territorio, a norma dell’articolo 290 del TFUE, una decisione che sospende tale paese terzo dall’elenco comune dell’UE per un periodo di un anno.
Il margine di tempo per lo svolgimento della valutazione circostanziata della Commissione dovrebbe essere proporzionato all'urgenza della situazione.
Istituzione di un elenco comune dell’UE di paesi di origine sicuri ai fini delle procedure comuni per il riconoscimento e la revoca della protezione internazionale
PARERE della commissione per lo sviluppo (22.4.2016)
La Commissione ha presentato al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta che mira a istituire un elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri sulla base dei criteri comuni stabiliti nella direttiva 2013/32/UE. In base alle informazioni del Servizio europeo per l'azione esterna, degli Stati membri, dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO), del Consiglio d'Europa, dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e di altre pertinenti organizzazioni internazionali, si propone in questa fase che l'elenco comprenda sei paesi dei Balcani occidentali (quattro paesi candidati, ossia Albania, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Montenegro e Serbia, e due paesi potenziali candidati, cioè Bosnia-Erzegovina e Kosovo) e la Turchia (paese candidato).
Il relatore manifesta inquietudine in relazione alla proposta, in particolare per quanto riguarda la valutazione effettuata dalla Commissione per includere i suddetti paesi nell'elenco e la metodologia utilizzata. La proposta genera inoltre preoccupazioni in merito al possibile impatto armonizzante della stessa e alle modalità in cui l'elenco deve essere adottato e rivisto.
Il relatore ritiene che in questo momento sarebbe preferibile un mandato parziale da parte del Parlamento che escluda una posizione sull'elenco proposto di paesi di origine sicuri. La commissione LIBE, competente per il merito, ha chiesto formalmente un parere tecnico rispettivamente all'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali e all'EASO, e sarebbe opportuno che il Parlamento attendesse l'esito di tali pareri.
Il relatore osserva che la proposta lascia spazio all'inclusione di altri paesi terzi nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri che essa mira a istituire e, a tale riguardo, nota con preoccupazione che essa individua già alcuni paesi in via di sviluppo quali paesi che potrebbero essere inclusi in una delle eventuali revisioni dell'elenco. Il relatore manifesta la sua profonda inquietudine in relazione all'affermazione contenuta nella relazione della Commissione, secondo cui "[s]arà data priorità ai paesi terzi di origine di un numero significativo di richiedenti protezione internazionale nell'UE, quali il Bangladesh, il Pakistan e il Senegal"; egli deplora il fatto che tale eventuale inclusione nell'elenco potrebbe servire unicamente scopi concernenti la migrazione interna dell'UE e recare danno alla politica di sviluppo dell'Unione in relazione ai paesi interessati nonché al principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo nell'operato complessivo dell'Unione.
Benché il relatore sia favorevole a un trattamento efficiente delle domande di asilo, la Commissione deve essere consapevole dell'eventualità che la designazione di un paese di origine sicuro potrebbe influire in maniera sproporzionata sui gruppi più vulnerabili. Potrebbero esservi ragioni di temere per l'eventuale violazione del principio di non respingimento nei confronti delle minoranze, in quanto il regolamento potrebbe porre in capo agli individui l'onere di dimostrare la propria appartenenza a una minoranza prima di procedere a un esame più approfondito delle singole domande di asilo. Il relatore ricorda che le espulsioni collettive sono vietate e sottolinea che questi due diritti assoluti della persona – il non respingimento e il divieto delle espulsioni collettive –, non suscettibili di alcuna restrizione, potrebbero rivelarsi particolarmente adeguati in relazione alla situazione dei bambini che necessitano di protezione internazionale e che sono fuggiti da paesi in via di sviluppo colpiti da conflitti nonché alla situazione delle persone LGBTI che sostengono di fuggire dalle persecuzioni in atto in alcuni paesi in via di sviluppo.
La Commissione deve impegnarsi a mantenere un contatto regolare con i gruppi della società civile nel quadro del suo processo di valutazione, nell'ottica di prendere in esame l'applicazione pratica delle disposizioni giuridiche e le reali possibilità di accesso al ricorso contro le violazioni dei diritti e delle libertà, quali definite dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici.
(3) Alla luce del forte aumento del numero di domande di protezione internazionale presentate nell'Unione, verificatosi a partire dal 2014, e delle conseguenti pressioni senza precedenti esercitate sui sistemi di asilo degli Stati membri, l'Unione ha riconosciuto la necessità di rafforzare l'applicazione delle disposizioni sui paesi di origine sicuri di cui alla direttiva 2013/32/UE in quanto strumento essenziale a sostegno del rapido trattamento di domande probabilmente infondate. In particolare, nelle conclusioni del 25 e 26 giugno 2015 il Consiglio europeo ha fatto riferimento, riguardo alla necessità di accelerare il trattamento delle domande di asilo, all'intenzione della Commissione di rafforzare queste disposizioni, compresa la possibile istituzione di un elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, come esplicitato nella comunicazione sull'agenda europea sulla migrazione8. Inoltre, nelle conclusioni del 20 luglio 2015 sui paesi di origine sicuri il Consiglio "Giustizia e affari interni" ha accolto con favore l'intenzione della Commissione di rafforzare le disposizioni sui paesi di origine sicuri della direttiva 2013/32/UE, compresa la possibile istituzione di un elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri.
(3) Alla luce del forte aumento del numero di domande di protezione internazionale presentate nell'Unione, verificatosi a partire dal 2014, e delle conseguenti pressioni senza precedenti esercitate sui sistemi di asilo degli Stati membri, l'Unione ha riconosciuto la necessità di rafforzare l'applicazione delle disposizioni sui paesi di origine sicuri di cui alla direttiva 2013/32/UE in quanto strumento essenziale a sostegno del rapido trattamento di domande possibilmente infondate. In particolare, nelle conclusioni del 25 e 26 giugno 2015 il Consiglio europeo ha fatto riferimento, riguardo alla necessità di accelerare il trattamento di alcune domande di asilo, all'intenzione della Commissione di rafforzare queste disposizioni, compresa la possibile istituzione di un elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, come esplicitato nella comunicazione sull'agenda europea sulla migrazione8. Inoltre, nelle conclusioni del 20 luglio 2015 sui paesi di origine sicuri il Consiglio "Giustizia e affari interni" ha accolto con favore l'intenzione della Commissione di rafforzare le disposizioni sui paesi di origine sicuri della direttiva 2013/32/UE, compresa la possibile istituzione di un elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri.
È importante riconoscere che i paesi inclusi nell'eventuale elenco potrebbero ancora presentare problemi irrisolti in merito alla situazione dei diritti umani delle minoranze. Una motivazione comune per la presentazione delle domande di asilo è la fuga dalla persecuzione, pertanto le domande di asilo non sono tutte "probabilmente" infondate; tale espressione implica un certo grado di pregiudizio in merito all'esito delle domande stesse.
(5) Le disposizioni della direttiva 2013/32/UE relative all'applicazione del concetto di paese di origine sicuro dovrebbero applicarsi nei confronti dei paesi terzi che figurano nell'elenco comune dell'UE istituito dal presente regolamento. Ne deriva in particolare che l'inclusione di un paese terzo nell'elenco comune dell'UE di paesi d'origine sicuri non costituisce un criterio esclusivo né una garanzia sistematica e assoluta di sicurezza per i cittadini di tale paese e pertanto non dovrebbe significare che le autorità nazionali possono esimersi dal loro obbligo di esaminare in maniera adeguata e accurata le singole domande di protezione internazionale. È anche opportuno ricordare che, quando la situazione individuale del richiedente mette in luce la presenza di gravi motivi per non ritenere sicuro tale paese per la sua situazione particolare, la designazione del paese come sicuro non può più applicarsi al suo caso. Gli Stati membri dovrebbero essere consapevoli del fatto che, per quanto riguarda alcuni gruppi minoritari, quali lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), la rivendicazione di appartenenza a tale minoranza nel quadro della procedura di asilo può di per sé essere sufficiente a mettere in pericolo tali individui nel loro paese di origine. È pertanto opportuno che non incomba ai richiedenti alcun onere di fornire dimostrazione o prova della propria appartenenza a un gruppo vulnerabile o minoritario, segnatamente qualora tale onere sia lesivo della dignità della persona. È auspicabile garantire il diritto dei richiedenti a un ricorso effettivo in caso di decisione negativa.
(6) La Commissione dovrebbe riesaminare periodicamente la situazione nei paesi terzi che figurano nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri. In caso di repentino deterioramento della situazione di un paese terzo incluso nell'elenco comune dell'UE, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea per sospendere, per un periodo di un anno, l'inclusione di detto paese terzo nell'elenco comune dell'UE qualora ritenga, sulla base di una valutazione circostanziata, che non siano più soddisfatte le condizioni stabilite dalla direttiva 2013/32/UE per considerare tale paese terzo un paese di origine sicuro. Ai fini di detta valutazione circostanziata, la Commissione dovrebbe prendere in considerazione una gamma di fonti di informazione a sua disposizione, tra cui, in particolare, le sue relazioni annuali di avanzamento relative ai paesi terzi designati dal Consiglio europeo quali paesi candidati, le relazioni periodiche del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e le informazioni trasmesse dagli Stati membri, dall'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO), dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dal Consiglio d'Europa, dai gruppi della società civile e da altre organizzazioni internazionali pertinenti. La Commissione, qualora abbia proposto una modifica del presente regolamento al fine di depennare tale paese terzo dall'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, dovrebbe avere la facoltà di prorogare la sospensione di un paese terzo dall'elenco comune dell'UE per un periodo non superiore a un anno. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti. Nella preparazione e nell'elaborazione degli atti delegati la Commissione dovrebbe provvedere alla contestuale, tempestiva e appropriata trasmissione dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio. La Commissione deve essere in grado di rispondere in maniera tempestiva ed efficace alle crisi umanitarie, rispettando gli impegni assunti dall'Unione nei confronti dei paesi terzi e dei rifugiati.
È necessario che non vi sia discrepanza tra il momento in cui si verifica una crisi umanitaria su ampia scala in un paese terzo e l'accesso a una procedura completa per la presentazione delle domande di asilo da parte dei popoli interessati, nel rispetto della Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati.
(8) Ai sensi della direttiva 2013/32/UE un paese è considerato paese di origine sicuro se, sulla base dello status giuridico, dell'applicazione della legge all'interno di un sistema democratico e della situazione politica generale, si può dimostrare che non vi sono generalmente e costantemente persecuzioni quali definite nell'articolo 9 della direttiva 2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio10, né tortura o altre forme di pena o trattamento disumano o degradante, né pericolo a causa di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale.
(8) Ai sensi della direttiva 2013/32/UE un paese è considerato paese di origine sicuro se, sulla base dello status giuridico, dell'effettiva applicazione della legge e facilità di accesso alla giustizia all'interno di un sistema democratico e della situazione politica generale, si può dimostrare che non vi sono generalmente e costantemente persecuzioni, quali definite nell'articolo 9 della direttiva 2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio10, nei confronti della popolazione in generale, delle persone vulnerabili, delle minoranze etniche, delle persone che si identificano come LGBTI o degli appartenenti a qualsiasi gruppo minoritario, né tortura o altre forme di pena o trattamento disumano o degradante, né pericolo a causa di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale.
10 Direttiva 2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, recante norme sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (GU L 337 del 20.12.2011, pag. 9).
In fase di valutazione della sicurezza di un paese terzo, è opportuno prendere in esame non solo quanto previsto dalle disposizioni giuridiche e dalle consuetudini, ma anche il modo in cui queste vengono applicate. La Commissione stessa ha riconosciuto che per ciascuno dei paesi menzionati sussistono problemi irrisolti in relazione a determinate minoranze. La proposta dovrebbe prendere in considerazione l'esistenza di consuetudini legate alla persecuzione sistematica di talune minoranze e collaborare con la società civile per valutare le effettive possibilità di accesso al ricorso giuridico a disposizione dei cittadini nei paesi in questione. I gruppi della società civile che operano in tali paesi terzi o che collaborano strettamente con essi si trovano spesso nella posizione migliore per fornire un resoconto dei reali effetti delle consuetudini sulle minoranze – i cosiddetti dati "qualitativi" che potrebbero sfuggire ad altre valutazioni empiriche.
1. I paesi terzi elencati nell'allegato I sono paesi di origine sicuri in funzione delle circostanze individuali del richiedente.
È opportuno che il regolamento rispetti i principi della coerenza delle politiche per lo sviluppo e garantisca che il suo potenziale impatto sia stato adeguatamente valutato, segnatamente per quanto riguarda l'aggiunta di paesi all'elenco.
2. La Commissione riesamina sistematicamente l'impatto del regolamento sulla politica dell'UE per lo sviluppo, tenendo conto del principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo. La Commissione, inoltre, riesamina periodicamente la situazione nei paesi terzi che figurano nell'elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri, sulla base di una gamma di fonti di informazioni fra cui, in particolare, le relazioni periodiche del SEAE e le informazioni trasmesse dagli Stati membri, dall'EASO, dall'UNHCR, dal Consiglio d'Europa, dai gruppi della società civile e da altre pertinenti organizzazioni internazionali.

References: Articolo 2

Articolo 4

Articolo 25

Articolo 24

Articolo 25

Articolo 4

Articolo 36

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Articolo 4

Articolo 46