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Timestamp: 2017-08-16 13:17:23+00:00

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Lunedì, 28 Marzo 2016 16:42
Roma, storia di Alessandro e Fabrizio: i due trentenni che scommettono sulla pianta del surf
A Vermicino il laboratorio di una nuova green economy. "Così portiamo in Italia la coltivazione della Paulownia"
PER qualcuno sono i nuovi pozzi di petrolio, per altri solo delle piante dal nome esotico e ancora sconosciuto ai più. Si chiama Paulownia, viene dalla Cina, ne esistono 12 varietà e dal clone creato in vitro, senza nulla aggiungere al Dna, c'è un business pronto ad esplodere. Non ci hanno messo molto a capirlo due trentenni, l'agrario Alessandro Iannone e il project manager, Fabrizio Marangi che dalla loro base logistica a Vermicino sono riusciti a coltivare a Roma diversi ettari di terreno con l'albero del futuro.
Il progetto è partito un anno fa, ma dopo 12 mesi la start up ha chiuso in attivo. "Un successo - ragiona Marangi - anche perché non abbiamo avuto finanziamenti pubblici. Appena ho intuito le potenzialità, ho telefonato ad Alessandro, gli ho detto: "Vieni, abbiamo tra le mani il futuro della green economy". Anche lui ci ha creduto ed è iniziata l'avventura. Per molto tempo siamo andati alla ricerca di terreni incolti per proporre ai proprietari di avviare dei business alternativi. All'inizio non è stata semplice, ma ora c'è anche chi ci viene a cercare".
Si narra che fosse l'albero preferito da Alessandro Manzoni, all'ombra del quale scrisse "I promessi sposi", ispirò D'Annunzio per l'intenso profumo nel giardino della sua abitazione di Pescara. Certo è che dal legno della Paulownia sono nate le chitarre della Fender, quelle utilizzate anche da Jimi Hendrix, ma la tradizione è ancora più antica perché dalla lavorazione dei fusti sono stati creati anche gli zoccoli dei samurai. È ideale per realizzare tavole da snowboard, sci e surf: "Non a caso ci hanno contattato da Santa Marinella, paradiso per gli appassionati di sport acquatici, per avere informazioni perché vorrebbero realizzare una coltivazione per metterla a reddito, cioè per farla crescere e poi da lì ricavare la materia prima per le tavole".
È un legno leggero, due volte più di quello della quercia tanto che viene chiamata la "pianta di alluminio". È più resistente al fuoco del solito legno di faggio. Si asciuga in fretta, è un ottimo isolante e non trattiene molta umidità, qualità prediletta per la costruzione di finestre o porte. Dalle radici della Paulowniasi ricava la radica delle barche. Dei fiori, maestosi e profumati, sono ghiotte le api: il miele ricavato è leggero, trasparente e aromatico, occhieggia al più famoso di acacia. E le larghe foglie sono delle potentissime mangia CO2, ogni ettaro assorbe 1.200 tonnellate di biossido di carbonio pari a quelle emesse da un'automobile nel corso di 100mila chilometri. Per dire stop all'utilizzazione sempre più selvaggia dei boschi, creare oasi di questi alberi è il business di domani.
E nell'azienda agricola 3.0, la Paulownia rientra di diritto. Ci sono delle piantagioni in via della Muratella all'altezza di Fiumicino, altre in via di Malnome, proprio davanti alla discarica di Malagrotta. Sì perché tra le molte virtù dell'albero c'è anche quella di bonificare il suolo e di riuscire a rigenerarlo. Altre stanno nascendo a Tor Bella Monaca, mentre 10 ettari già si allungano a Tarquinia e Montalto di Castro. "Le piante - spiega Iannone - sono prodotte in Bulgaria per abbassare i costi di ricerca, arrivano in piccole zolle ma vorremmo riuscire a produrle qui". L'investimento è economico, ma il rendimento più che vantaggioso. "Un agricoltore - spiega Iannone - su un ettaro investe tra gli otto e i diecimila euro per la preparazione del terreno, poi c'è l'acquisto delle zolle (600 se ne piantano su ettaro) e la prima concimazione. Dopo un anno si effettua la prima potatura e dopo tre anni il legno è buono per essere utilizzato, ma dopo 13 anni la pianta muore. O, meglio, non è più utilizzabile per fini commerciali, ma resta un bellissimo arbusto ornamentale".
Non teme rivali, resistente come la quercia che però impiega 40 anni per raggiungere grandi dimensioni, la Paulownia ce ne mette appena tre. Sopravvive a meno 30 come a più 50 gradi, tanto che anche a Dubai hanno iniziato a capirne le potenzialità. Chissà che anche gli emiri non siano pronti alla svolta green.
Fonte: http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/03/27/news/roma_storia_di_alessandro_e_fabrizio_i_due_trentenni_che_scommettono_sulla_pianta_del_surf-136390471/
La prostiuzione è soggetta a tassazione ed è legale se si pagano le imposte. La mia proposta è di attuare un regolamento più restrittivo che comprenda oltre alle norme in fatto di tributi, delle norme sanitarie obbligatorie. In questa maniera le interessate avranno tutto il desiderio di controllarne il rispetto segnalando le inadempienti; inoltre dal momento che stabilmente sostano in determinati luoghi dovrebbero pagare il suolo pubblico. A questo punto il comune potrà stabilire quali potranno essere le zone a loro dedicate che non disturbino la decenza e la quiete pubblica.
La Corte di Cassazione con la Sentenza 1° ottobre 2010, n. 20528, ha stabilito che anche la prostituzione tra adulti deve essere soggetta a tassazione, poiché è un’attività “lecita”. Di conseguenza, a partire dalla suddetta data in Italia, il meretricio dovrebbe essere un’attività tassabile a tutti gli effetti.
Successivamente, la stessa Suprema Corte Giudicante ha riconfermato con la pronuncia 13 maggio 2011, n. 10578 che il meretricio è effettivamente da considerare come un’attività normale e con la medesima ha affermato che l’articolo 36 comma 34 bis della Legge 248/2006, facente capo alla Legge 537/1993 articolo 14 comma 4 ed all’articolo 6 comma 1 del D.P.R. 917/1986 T.U.I.R., ha implicitamente modificato la Legge 75/1958 agli articoli 7 e 3 comma primo numero 8, derogando i rispettivi dettami ai fini fiscali. In più, nella identica Sentenza viene citata la pronuncia della Corte di Giustizia Europea del Lussemburgo (Organo dell’Unione Europea) del 20 novembre 2001, causa C268/99, la quale afferma che la prostituzione può essere inquadrata in un’attività economica a libera professione. Di conseguenza, il meretricio in Italia può e deve essere assoggettato a tassazione con imposte dirette ed indirette come l’IRPEF e l’IVA.
Inoltre, la stessa Sentenza n. 10578/2011 della Cassazione ha ripreso anche quella precedente n. 20528/2010 che ha definito la relativa attività come non illecita.
Con tutto questo si può benissimo affermare che chiunque eserciti la prostituzione in Italia può e deve aprire una partita IVA, rilasciare la relativa ricevuta fiscale ai propri clienti ed avere un servizio di consulenza contabile da parte dei commercialisti, i quali, se esercitanti regolarmente la rispettiva professione, non dovrebbero incorrere nelle sanzioni penali di favoreggiamento e sfruttamento dell’altrui prostituzione, grazie proprio alla deroga applicata dall’articolo 36 comma 34 bis della Legge 248/2006 nei confronti della Legge 75/1958, ricordando oltretutto l’esistenza dell’articolo 3 della Costituzione Italiana che garantisce l’eguaglianza di tutti i cittadini, compresa il pari trattamento sociale.
Giustamente, il lavoratore sessuale con cittadinanza di uno Stato extracomunitario avrebbe diritto al permesso di soggiorno, salvo esaurimento delle quote d’ingresso relative ai medesimi lavoratori autonomi, mentre quelli Comunitari potrebbero benissimo ottenere l’Iscrizione Anagrafica nel rispettivo Comune di dimora.
Infine, voglio citare che questa operazione di tassazione del meretricio è conforme alla Convenzione ONU 1949/1951 sulla prostituzione, ratificata dall’Italia in via definitiva nel 1980, poiché il corrispondente articolo 1 punisce qualsiasi persona e non uno Stato che sfrutti la prostituzione altrui ed il relativo articolo 6 afferma che le/i meretrici non possono essere iscritti in registri speciali ed eccezionali, ma non ordinari. Su quest’ultimo punto ne consegue che il lavoratori sessuali dovranno essere sottoposti a tassazione in maniera uguale a tutti gli altri liberi professionisti, senza distinzione particolare da questi.
In più, sottolineo che ai sensi degli articoli 3 e 53 della Costituzione Italiana, i quali garantiscono il pari trattamento dei cittadini ed il relativo obbligo di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva, la stessa Legge 75/1958 “Merlin” potrebbe anche essere derogata da una sentenza della Corte Costituzionale nei suoi dettami e divieti ai soli fini fiscali.

References: Sentenza 
 articolo 14
 Sentenza 
 Sentenza 
 articolo 1
 articolo 6
 sentenza