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Timestamp: 2017-10-23 16:53:53+00:00

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STAMPAXI WALL – Idee per reinterpretare lo spazio pubblico
Postato il maggio 31, 2010 agosto 18, 2010 di sardarch
DOMENICA 6 GIUGNO ALLE ORE 12:00 IN VIA SANTA MARGHERITA, CAGLIARI
Sardarch invita tutti gli interessati e i curiosi all’installazione organizzata per esporre i risultati della raccolta di suggerimenti per il vuoto urbano di via Fara
Ultima fase del progetto di partecipazione urbana per la reinterpretazione degli spazi pubblici della città di Cagliari, ispirato dal progetto “Suggestion Book” del collettivo newyorkese Illegal Art, ripreso in Spagna e Argentina dal Colectivo Trecediecinueve.
Il luogo di azione è il grande vuoto urbano di Stampace alto, lo sterrato tra via Fara e via Santa Margherita, interessato dagli sventramenti del 1994, su cui Sardarch ha deciso di raccogliere idee e proposte dei cittadini attraverso la “scatola dei suggerimenti“, una scatola di cartone con una piccola fenditura sulla parte superiore in cui le persone possono inserire il proprio suggerimento.
Nella convinzione che la città ha senso in quanto luogo di incontro, e che i cittadini debbano riappropriarsi attivamente degli spazi della città invitiamo tutti coloro che sono interessati a collaborare per la preparazione dell’installazione ad inviare una mail con la propria disponibilità all’indirizzo
sardarchblog@gmail.com
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Cinque domande a Nieto Sobejano Arquitectos
Postato il maggio 12, 2010 agosto 23, 2010 di sardarch
Intervista a Fuensanta Nieto e Enrique Sobejano, soci fondatori di Nieto Sobejano Arquitectos, L.S.
1) L’inizio secolo passerá alla storia come quello del web 2.0, delle manifestazioni organizzate attraverso la rete, di eventi che coinvolgono attivamente le persone, sempre meno disposte ad accettare passivamente decisioni calate dall’alto. Lo sviluppo delle cittá e le modifiche del paesaggio risultano coinvolte nello stesso scenario, in cui il desiderio dell’utenza finale assume crescente importanza.
In che modo la figura dell’architetto dovrebbe porsi rispetto a queste prospettive?
I cambiamenti nel modo di comunicare, attraverso i nuovi social network, internet, tv blogs influenzano fortemente il comportamento delle persone e, necessariamente, il loro modo di relazionarsi con architettura, città e paesaggio. Questo aspetto può, per moltissimi aspetti, essere positivo ma occorre domandarsi sino a che a punto l’architettura risulta esserne condizionata.
Senza dubbio, un fattore nel lavoro dell’architetto é cambiato: il tempo dell’informazione é inusitatamente rapido, l’informazione arriva online, le immagini vengono consumate in pubblicazioni, e web, le nuove tecnologie hanno consentito l’esplorazione di geometrie spaziali complesse.
Paradossalmente però, le capacità realizzative dell’industria delle costruzioni non sono rimaste al passo delle potenzialità di sviluppo di nuove forme e strutture, generando una frattura sempre più ampia tra il disegno e la realtà che costruisce le nostre città.
D’altra parte, i tempi di realizzazione di un progetto si sono ridotti considerevolmente grazie alla disponibilità dei nuovi mezzi informatici, nonostante questo i tempi di realizzazione delle opere sono fortunatamente ancora lenti: i nostri progetti vengono sviluppati e realizzati in una media di cinque anni dall’idea iniziale alla realizzazione consentendoci di riflettere e pensare al progetto durante il suo sviluppo.
L’architettura ha bisogno di tempo, l’irruzione dei nuovi mezzi non deve portarci a perdere questo fattore indispensabile per la qualità.
In prima istanza le amministrazioni dovrebbero porre dei limiti alle nuove costruzioni, nonostante le difficoltà cui possono andare incontro date dal fatto che l’edilizia trae benefici economici immediati per la cittadinanza e problemi ambientali a medio e lungo termine.
La presa di coscienza del valore della protezione di un paesaggio come quello della Sardegna o della Spagna é un lavoro di educazione al quale tutti dobbiamo collaborare.
Purtroppo c’è sempre qualche architetto disposto a costruire ciò che un committente gli incarica, senza alcun senso critico, anche quando si mette a repentaglio il difficile equilibrio tra investimento e protezione del territorio.
3) La Sardegna ha recentemente proposto strategie che hanno posto il paesaggio al centro dell’azione di pianificazione. Qual è il vostro parere a riguardo? Quali pensate siano gli strumenti per affrontare la problematiche e le criticità del governo del territorio ?
Non siamo bene al corrente del problema della Sardegna ma conosciamo il mal costume di situazioni simili in Spagna. Secondo la nostra opinione la maggior parte dei problemi si producono per la scala inadeguata delle costruzioni nel paesaggio. Non crediamo che esista miglior strategia per gli architetti che saper gestire la scala dei propri interventi. La scala di un intervento nella costa, o in un contesto paesaggistico di valore é più dannosa di una brutta architettura.
4) “Affermiamo che l’architettura ha un valore POLITICO e crediamo che debba riscoprirne la sua dimensione ETICA” quale pensate debba essere il ruolo della politica nei confronti dell’architettura oggi.
Negli ultimi tempi la dimensione politica e etica dell’architettura é stata sostituita, ogni giorno di piú, da quella economica e speculativa. Insistiamo nel sottolineare nuovamente l’importanza dell’amministrazione pubblica nella restituzione di questi valori.
In Spagna, da un lato sono derivati gravi danni urbanistici dovuti all’iniziativa privata nelle coste e nelle città, ma dall’altro sono state realizzate opere architettoniche importanti e riconosciute negli ultimi anni. Questi risultati sono dovuti a leggi che obbligano che ogni edificio pubblico: scuole, ospedali, musei, auditori, residenza sociale, parchi ecc.. debba essere aggiudicato attraverso concorsi pubblici con una giuria composta da architetti. Solo privilegiando la qualità rispetto alla convenienza economica é possibile recuperare i valori a cui vi riferite.
5) Nel vostro modo di intendere l’architettura in quale dei concetti espressi dal nostro manifesto vi sentite più rappresentati? Perchè?
Per noi, il lavoro dell’architetto consiste essenzialmente nel creare relazioni: stabilire connessioni tra necessità, luoghi, programmi, paesaggi, tecniche e la nostra memoria e esperienza.
La sostenibilità dell’architettura, oggi tanto elogiata, non risiede in tecnologie aggiunte o nei pannelli solari, ma nell’equilibrio e la scala adeguata di qualsiasi intervento nel suo contesto.
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A drive with Winy Maas. Talking about Sardegna
Postato il aprile 2, 2010 ottobre 18, 2010 di sardarch
Sardarch intervista Winy Maas, fondatore dello studio Olandese MVRDV.
Un viaggio intervista attraverso la Sardegna, dalla Marmilla al Campidano, in cui Winy Maas espone le sue impressioni e considerazioni dopo un breve periodo passato in Sardegna e due conferenze tenute presso l’università di Architettura di Cagliari, collegate al workshop Archilab.
Winy Maas si focalizza sulle criticità del paesaggio sardo, mettendo in evidenze le problematiche legate alla costa e alla costruzione di villaggi di vacanze e seconde case.
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Postato il gennaio 19, 2010 agosto 18, 2010 di sardarch
Crediamo che la città sia un organismo dinamico in costante trasformazione. Gli architetti e la maggior parte dei professionisti che operano sulla città, devono tener conto di come il loro lavoro incida sul centro urbano. Come esperti, gli architetti hanno conoscenze che sono tenuti a mettere a disposizione liberamente nelle situazioni critiche.
E’ necessario incidere per moderare l’espansione dello spazio urbano, dando priorità ad ottimizzare, diversificare e rigenerare la città esistente, promuovendo l’uso più efficiente del patrimonio costruito, intensificando e riprogrammando il tessuto urbano.
Consideriamo qualsiasi spazio della città che può essere riattivato tramite una nuova lettura come spazi potenziali e lo sviluppo del suo potenziale come un nuovo progetto urbano. Gli architetti hanno il dovere di agire quando rilevano uno spazio critico. I cittadini, a prescindere dalla propria formazione, possono partecipare ai diversi processi che l’architetto mette in atto attraverso la terapia urbana.
Un gran numero di interventi urbani, realizzati come agopuntura, permette di risolvere rapidamente situazioni locali senza grandi costi. La somma di questi interventi rende la città più sostenibile e più gradevole per i cittadini. Il benessere delle città si misura dalla qualità e dall’uso dei suoi spazi collettivi.
Al fine di mettere in scena queste buone intenzioni, e utilizzando come base il codice di deontologia medica, offriamo questa versione del codice etico dell’architetto, sulla base dei criteri che stiamo applicando come [ecosistema urbano].
Codice di Deontologia dell’Architetto
Articolo 1. La deontologia dell’architetto è l’insieme di regole e principi etici che devono ispirare e guidare la condotta professionale dell’architetto.
Articolo 2. I doveri imposti dal presente codice vincolano tutti gli architetti nell’esercizio della loro professione, qualunque sia la modalità in cui la praticano.
Articolo 3. La professione di architetto è al servizio della città e della società. Di conseguenza rispettare la città, gli spazi costruiti e gli utenti sono i compiti primari dell’architetto.
Articolo 4. L’architetto deve prendersi cura con la stessa consapevolezza e sollecitudine di tutte le situazioni urbane, senza distinzione di localizzazione, religione, opinione o qualsiasi altra condizione o circostanza collettiva o sociale.
Articolo 5. La lealtà principale dell’architetto è quella che egli deve alla città e il benessere di questa deve avere la precedenza su ogni altra convenienza.
Articolo 6. L’architetto non pregiudicherà mai intenzionalmente la città né la servirà in maniera negligente; ed eviterà qualsiasi ritardo ingiustificato nell’assisterla.
Articolo 7. Ogni architetto, qualunque sia la sua specialità o modalità di lavoro, dovrebbe fornire aiuto alla città in caso di emergenza.
Articolo 8. L’architetto deve essere consapevole dei propri doveri professionali nei confronti della città. Egli è tenuto a garantire la maggiore efficacia del proprio lavoro e un rendimento ottimale dei mezzi che la società mette a sua disposizione.
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Postato il settembre 18, 2009 agosto 18, 2010 di sardarch
Il blog WILFING ARCHITETTURA intervista i fondatori di Sardarch all’interno di una ampia indagine tra i blog di architettura italiani che per tutta l’estate mira a costruire “un racconto blog, con il suo linguaggio e la sua profondità leggibile anche attraverso i commenti”.
Per realizzare questo lungo e interessante racconto Salvatore D’Agostino ha mandato una mail ai circa 170 blog dedicati all’architettura (l’0.13% dei 130.000 architetti in Italia, cifre che dovrebbero fare riflettere) ponendogli due domande:
* Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
* Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Domande che ricalcano la banalità delle semplici contrapposizioni critiche degl’ultimi anni. Archistar o archipop?
Alvaro Siza, Hosoya Schaefer architects, Richard Rogers e Santiago Cirugeda
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References: Articolo 1

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 4

Articolo 5

Articolo 6

Articolo 7

Articolo 8