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Timestamp: 2020-01-19 10:05:02+00:00

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Contrassegno di assicurazione solo apparentemente valido e premio non pagato – Sentenza n. 24089 del 17 novembre 2011 – Confederazione Giudici di Pace
Procedimento: Sentenza n. 24089 del 17 novembre 2011
Contrassegno di assicurazione solo apparentemente valido e premio non pagato
In forza del combinato disposto dell’art. 7 della legge 24 dicembre 1969, n. 990 (attuale art. 127 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209) e dell’art. 1901 c.c. il rilascio del contrassegno assicurativo da parte dell’assicuratore della r.c.a. vincola quest’ultimo a risarcire i danni causati dalla circolazione del veicolo, quand’anche il premio assicurativo non sia stato pagato, ovvero il contratto di assicurazione non sia efficace, poiché, nei confronti del danneggiato, quel che rileva, ai fini della promovibilità dell’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del responsabile è l’autenticità del contrassegno, non la validità del rapporto assicurativo.
Le norme citate dispongono, rispettivamente, che l’adempimento dell’obbligo di assicurazione dei veicoli a motore è comprovato da apposito certificato rilasciato dall’impresa di assicurazione che è obbligata nei confronti dei terzi danneggiati per il periodo di tempo indicato nel certificato.
Il contratto è risolto di diritto se l’assicuratore, nel termine di sei mesi dal giorno in cui il premio o la rata sono scaduti, non agisce per la riscossione, con giudizio instaurato per la riscossione del proprio credito, mediante notifica dell’atto di citazione o del decreto ingiuntivo all’assicurato.
Tuttavia, in virtù del fatto che la disciplina del citato art. 7 miri alla tutela dell’affidamento del danneggiato e copra, pertanto, anche l’ipotesi dell’apparenza del diritto, al fine di escludere la responsabilità dell’assicuratore, in ipotesi di contrassegno contraffatto o falsificato, occorre che questi provi l’insussistenza di un proprio comportamento colposo, tale da ingenerare l’affidamento erroneo del danneggiato stesso.
Così si è espressa la Cassazione con la Sentenza n. 24089/2011 nella fattispecie in cui il danneggiato da sinistro stradale aveva richiesto il risarcimento dei danni e l’assicurazione aveva eccepito la carenza di legittimazione passiva sostenendo che non era stata data prova del rapporto assicurativo inter partes. Tale eccezione veniva poi ribadita in sede di appello rilevando che il contrassegno assicurativo era stato falsificato. Ma, la Corte di Appello condannava il danneggiante in solido con l’assicurazione al risarcimento del danno.
L’assicurazione promuoveva così ricorso in cassazione poiché ad avvisto della medesima spetterebbe al danneggiato, che vuole far valere direttamente contro la compagnia assicuratrice il proprio diritto al risarcimento del danno, l’onere di provare l’esistenza del contratto di assicurazione che la compagnia contesta.
Gli Ermellini tuttavia con la sentenza qui in commento hanno ribadito i principi di cui sopra, osservando che, nel caso di specie, il giudice di appello aveva accertato che dal rapporto dei Vigili Urbani risultava l’esistenza di un contrassegno apparentemente valido sull’autovettura in quanto i dati del rapporto assicurativo erano dettagliatamente indicati. Non risultava invece che la società assicuratrice avesse informato l’assicurato di non avere alcuna copertura assicurativa.
In conclusione, a giudizio della Suprema Corte, in presenza di un contrassegno formalmente valido l’assicurazione deve risarcire chi ha riportato danni dall’incidente anche se il premio non è stato versato.
In forza del combinato disposto della L. 24 dicembre 1969, n. 990, art. 7 (attuale del D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, art. 127) e dell’art. 1901 c.c., il rilascio del contrassegno assicurativo da parte dell’assicuratore della r.c.a. vincola quest’ultimo a risarcire i danni causati dalla circolazione del veicolo, quand’anche il premio assicurativo non sia stato pagato, ovvero il contratto di assicurazione non sia efficace, giacché, nei confronti del danneggiato, quel che rileva, ai fini della promovibilità dell’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del responsabile è l’autenticità del contrassegno, non la validità del rapporto assicurativo.
Tuttavia, posto che la disciplina del citato art. 7 mira alla tutela dell’affidamento del danneggiato e copre, pertanto, anche l’ipotesi dell’apparenza del diritto, per escludere la responsabilità dell’assicuratore, in ipotesi di contrassegno contraffatto o falsificato, occorre che questi provi l’insussistenza di un proprio comportamento colposo, tale da ingenerare l’affidamento erroneo del danneggiato stesso (Cass., 13 dicembre 2010, n. 25130).
La deduzione di un vizio di motivazione della sentenza impugnata con ricorso per cassazione conferisce infatti al giudice di legittimità non il potere di riesaminare il merito della intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio, bensì la sola facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico formale, delle argomentazioni svolte dal giudice del merito, al quale spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, dando, così, liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge. Ne consegue che il preteso vizio di motivazione, sotto il profilo della omissione, insufficienza o contraddittorietà della medesima, può legittimamente dirsi sussistente solo quando, nel ragionamento del giudice di merito, sia rinvenibile traccia evidente del mancato (o insufficiente) esame di punti decisivi della controversia, prospettato dalle parti o rilevabile di ufficio, ovvero quando esista insanabile contrasto tra le argomentazioni complessivamente adottate, tale da non consentire l’identificazione del procedimento logico – giuridico posto a base della decisione (Cass., 9 agosto 2007, n. 17477).

References: Sentenza 
 Sentenza 
 art. 127
 art. 7
 Sentenza 
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 art. 7
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