Source: http://www.lavoropostmercato.org/stampa.php?art=1647&arg=4
Timestamp: 2019-10-17 03:28:13+00:00

Document:
Definizione agevolata delle irregolarità formali - Articolo 9 del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 - Chiarimenti. (Seconda parte).
Rivista n. 303
Segue: dalla Rivista n. 302.
Diversamente, nell’ipotesi in cui non vi siano componenti positivi di reddito direttamente afferenti a componenti negativi relativi a operazioni inesistenti, ovvero nel caso in cui questi ultimi siano di ammontare superiore ai correlati componenti positivi, l’indeducibilità dei suddetti componenti negativi o della quota di questi ultimi eccedente i correlati componenti positivi, determina invece l’applicazione delle ordinarie sanzioni per infedele dichiarazione (cfr. circolare n. 32/E, del 3 agosto 2012, paragrafo 3.1). Le due fattispecie, seppur punite con sanzioni di diversa misura - perché nella prima ipotesi l’utilizzo di fatture false è privo di effetti sull’imposta dovuta dal contribuente - costituiscono entrambe violazioni sostanziali, atteso il nocumento che recano all’erario e l’elevato disvalore giuridico che le accomuna, e in quanto tali non sono definibili ai sensi dell’articolo 9;
&#61623; le irregolarità consistenti nella mancata emissione di fatture, ricevute e scontrini fiscali, quando hanno inciso sulla corretta determinazione e liquidazione del tributo;
&#61623; l’omesso esercizio delle opzioni che devono essere comunicate con la dichiarazione dei redditi da presentare nel corso del primo periodo di applicazione del regime opzionale, sanabile mediante l’istituto della remissione in bonis di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44 (cfr. articolo 7-quater del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, inserito dalla legge di conversione 1° dicembre 2016, n. 225, ad esempio l’opzione per il consolidato nazionale ovvero l’opzione per la cedolare secca);
&#61623; l’omessa o irregolare presentazione delle liquidazioni periodiche IVA quando la violazione ha avuto riflessi sul debito d’imposta.
Infine, sono escluse dalla regolarizzazione di cui all’articolo 9 le seguenti violazioni, considerate le ricadute sostanziali in capo ai contribuenti cui si riferisce la dichiarazione:
• l’omessa trasmissione delle certificazioni uniche da parte dei sostituti (sanzionata in misura fissa - 100 euro a certificazione - con un massimo di 50.000 euro);
• l’omessa trasmissione della dichiarazione da parte degli intermediari abilitati, di cui all’articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322;
• gli errori collegati al visto di conformità – (visto omesso o irregolare, visto apposto da un soggetto diverso da colui che ha presentato la dichiarazione annuale).
Va considerato, infatti, che l’utilizzo in compensazione dei crediti in violazione dell'obbligo di apposizione del visto di conformità o della sottoscrizione da parte dei soggetti a ciò autorizzati, comporta il recupero dell'ammontare dei crediti utilizzati e dei relativi interessi, nonché l'irrogazione delle sanzioni di cui all’articolo 13, comma 4 del d.lgs. n. 471 del 1997 (cfr. l’articolo 1, comma 574, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, come modificato dall’articolo 3, comma 1, lett. a) e b), del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito dalla legge 21 giugno 2017, n. 96).
4. Adempimenti dei contribuenti
La regolarizzazione di cui all’articolo 9 è subordinata all’osservanza, da parte degli interessati, dei seguenti adempimenti:
a) versamento delle somme dovute;
b) rimozione, laddove possibile, delle irregolarità od omissioni.
4.1. Versamento delle somme dovute
Ai fini del perfezionamento della regolarizzazione, il contribuente è tenuto al versamento dell’importo di 200 euro per ciascun periodo d’imposta, suddiviso in due rate di pari importo, scadenti il 31 maggio 2019 e il 2 marzo 2020 ovvero - come precisato dal provvedimento - in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2019.
Il versamento deve essere eseguito con il modello di pagamento F24 indicando il periodo d’imposta cui il versamento è riferito e il codice tributo (PF99), secondo le modalità riportate nella risoluzione n. 37/E del 21 marzo 2019.
Non si applica la compensazione di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
Nel caso in cui il versamento si riferisca a violazioni poste in essere da società incorporate o fuse, nel modello di pagamento unificato è necessario riportare i dati identificativi della società incorporata o fusa, mentre la partita IVA e il codice fiscale sono quelli della società incorporante o risultante dalla fusione (codice 74 - soggetto risultante dall’operazione straordinaria).
4.2. Periodi d’imposta
Come già detto, possono essere oggetto di definizione le irregolarità, infrazioni o inosservanze, commesse in annualità per le quali non è ancora decorso il termine di decadenza alla data del 24 ottobre 2018, ovvero contenute in atti o procedimenti pendenti alla data del 19 dicembre 2018 e non ancora divenuti definitivi alla data del versamento della prima rata della somma dovuta per la regolarizzazione.
Nel modello F24 il contribuente deve indicare il/i periodo/i d’imposta che intende definire, avendo presente che può scegliere quali e quanti periodi regolarizzare. In particolare, con riferimento alle violazioni commesse in sede di dichiarazione annuale occorre fare riferimento al periodo d’imposta cui la dichiarazione si riferisce e non anche all’anno di presentazione della stessa.
Così, ad esempio, nel caso di errore commesso in sede di presentazione della dichiarazione annuale ai fini delle imposte dirette 2017, relativa al periodo d’imposta 2016, nel modello F24 va indicato il periodo d’imposta 2016.
Quando, invece, l’irregolarità o l’omissione non è riferibile ad alcun periodo d’imposta, occorre fare riferimento all’anno solare in cui la stessa è stata commessa. Ciò accade con specifico riferimento alle violazioni commesse dai
sostituti, intermediari o altri soggetti tenuti all’invio di comunicazioni o dichiarazioni per conto di altri soggetti.
Così, ad esempio, l’errato invio dei dati all’anagrafe tributaria da parte delle banche, di Poste italiane Spa o degli intermediari finanziari, ai sensi dell’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, può essere regolarizzato indicando nel modello F24 l’anno solare in cui sono stati trasmessi i dati errati.
Quando, poi, il contribuente ha un periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, la regolarizzazione produce effetti - ai fini delle imposte dirette, delle relative addizionali e dell’IRAP - unicamente per le violazioni che si riferiscono al periodo d’imposta che ha termine nell’anno solare indicato nel modello F24.
A titolo esemplificativo, il contribuente che intende definire le violazioni commesse nel corso del periodo d’imposta che va dal 1° luglio 2015 al 30 giugno 2016 deve indicare nel modello F24 il 2016. Tale versamento ha effetto anche per tutte le altre violazioni commesse nell’anno 2016, diverse da quelle concernenti le imposte dirette, le relative addizionali e l’IRAP.
Quando nello stesso anno solare si chiudono due o più periodi d’imposta e il contribuente intende definire le violazioni commesse in tutti i predetti periodi, è necessario versare i 200 euro per ciascuno periodo.
4.3. La rimozione delle irregolarità od omissioni
Il comma 3 dell’articolo 9 prevede che la regolarizzazione si perfeziona con il versamento delle somme dovute e la “rimozione delle irregolarità od omissioni”. La rimozione va effettuata, al più tardi, entro il 2 marzo 2020.
Ne deriva, in generale, l’obbligo di rimuovere - per ciascun periodo d’imposta - tutte le irregolarità, infrazioni o inosservanze compiute, al più tardi, entro il termine di versamento della seconda rata.
Tuttavia, il provvedimento, nel caso in cui il contribuente non abbia rimosso tutte le irregolarità commesse, consente, in presenza di un giustificato motivo, di provvedervi entro trenta giorni dalla ricezione di invito da parte dell’Agenzia delle entrate (ad esempio, mediante una lettera di compliance). Tale circostanza potrebbe verificarsi, ad esempio, quando il contribuente, pur applicando la diligenza del buon padre di famiglia, non riesca ad individuare tutte le violazioni formali commesse, le quali, in tutto o in parte, potrebbero non essere di immediata percezione, anche in ragione della mancanza di effetti sostanziali sui tributi cui si riferiscono. In tale evenienza, affinché la definizione possa ritenersi perfezionata occorre necessariamente rimuovere la violazione entro il 2 marzo 2020, ovvero entro 30 giorni dall’invito dell’ufficio.
Così, ad esempio, se il contribuente riceve una lettera di compliance il 5 luglio 2019 con la segnalazione di una violazione formale relativa al periodo d’imposta 2017, la stessa può essere rimossa al più tardi entro il 2 marzo 2020, purché entro il 31 maggio 2019 abbia già provveduto al versamento della prima o unica rata per il medesimo periodo d’imposta. Se, invece, la medesima lettera viene ricevuta il 28 febbraio 2020, il contribuente ha a disposizione 30 giorni per rimuovere la violazione purché il versamento dei 200 euro per il 2017 sia stato effettuato in tutto o in parte nel termine sopra richiamato.
Ovviamente tale incertezza non può verificarsi quando le irregolarità od omissioni sono già state constatate o contestate dall’ufficio.
Il provvedimento ha, tuttavia, disposto che la mancata rimozione - spontanea o su invito - di tutte le irregolarità, non pregiudica il perfezionamento della definizione in riferimento alle altre violazioni correttamente regolarizzate all’interno del medesimo periodo d’imposta.
Il provvedimento ha contemplato, altresì, l’ipotesi in cui la rimozione delle irregolarità o delle omissioni non sia necessaria. Trattasi dei casi in cui è la stessa norma sanzionatoria a disporre la sola applicazione della sanzione.
Rientra nell’ipotesi in parola, ad esempio:
- la violazione del principio di competenza che non ha prodotto effetti sull’imposta complessivamente dovuta per i due periodi d’imposta di riferimento;
- a partire dal 1° gennaio 2018, l’addebito al cessionario o al committente di un’imposta sul valore aggiunto in misura superiore a quella effettiva, purché l’imposta stessa sia stata assolta; in tale ipotesi il cessionario che ha detratto l’imposta riportata in fattura è punibile con una sanzione in misura fissa, ai sensi dell’articolo 6, comma 6, secondo periodo, del d.lgs. n. 471 del 1997 e conserva il diritto a detrazione. Pertanto la violazione può essere rimossa con il versamento dei 200 euro senza necessità di rimuovere anche l’errore;
- le violazioni in materia di inversione contabile, sanzionate ai commi 9-bis.1 e 9-bis.2 del citato articolo 6, sempre che la violazione non sia stata determinata da un intento di evasione o di frode e l’imposta sia stata effettivamente assolta;
- l’omessa presentazione della liquidazione periodica ex articolo 21-bis del d.l. n. 78 del 2010, purché i dati siano confluiti nella dichiarazione IVA annuale.
Non possono, invece, essere ricondotte nelle fattispecie sopra richiamate (irregolarità od omissioni per le quali non è più possibile o necessaria la rimozione) alcune violazioni formali la cui rimozione è comunque necessaria, quali, a titolo esemplificativo, ma non esaustivo:
- l’omissione o irregolarità delle dichiarazioni di cui agli articoli 35, 35-ter e 74-quinquies del decreto IVA;
Le informazioni rese con tali dichiarazioni sono, infatti, utili al corretto esercizio dell’attività di controllo e alla notifica degli atti tributari. Va da sé che la rimozione della violazione per mezzo della definizione in parola non produce alcun effetto ai fini della regolarità della notifica degli atti eseguita nelle more della correzione;
- l’omessa restituzione dei questionari inviati dall’Agenzia o da altri soggetti autorizzati, ovvero la restituzione dei questionari con risposte incomplete o non veritiere;
- l’irregolare tenuta e conservazione delle scritture contabili.
A tal riguardo, si osserva che, nel caso in cui nello stesso processo verbale siano state constatate, per lo stesso periodo d’imposta, sia violazioni sostanziali sia violazioni formali non collegate al tributo (ad esempio l’irregolare tenuta della contabilità od errori formali nella compilazione delle dichiarazioni dei redditi), il contribuente ha facoltà di avvalersi della definizione agevolata di cui all’articolo 9 per le violazioni formali in autonomia rispetto alla definizione delle violazioni sostanziali ai sensi dell’articolo 1 del d.l. n. 119 del 2018. Ovviamente, nel caso in cui le violazioni, seppur formali, siano correlate al tributo oggetto del PVC, le stesse restano assorbite dalla definizione di cui all’articolo 1 del d.l. n. 119 del 2018, non dovendo essere definite autonomamente;
- l’omessa, irregolare o incompleta presentazione degli elenchi Intrastat;
- l’omessa o irregolare presentazione delle comunicazioni di cui all’ articolo21 del d.l. n. 78 del 2010;
- l’omessa comunicazione riguardante la proroga dei contratti di locazione per i quali si è optato per la cedolare secca.
Il contribuente che ha omesso la presentazione della comunicazione di proroga del contratto di locazione, prevista dall’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, per fruire dell’imposta sostitutiva sui canoni di locazione a titolo di “cedolare secca” è tenuto a sanare l’omissione;
- l’omessa iscrizione al VIES.
Sebbene la Corte di Giustizia UE con sentenza relativa alla causa C-21/16, depositata il 9 febbraio 2017, abbia confermato un orientamento ormai costante secondo cui la mancata iscrizione al VIES da parte del soggetto acquirente non preclude la possibilità di applicare il regime di esenzione IVA previsto per le cessioni intracomunitarie, non costituendo una condizione essenziale per poter beneficiare del regime di non imponibilità, né dalla direttiva IVA, né secondo la giurisprudenza della Corte UE, l’omissione va
comunque sanata per consentire alle controparti commerciali di poter effettuare le opportune verifiche.
5. Perfezionamento della regolarizzazione
La regolarizzazione permette al contribuente di sanare tutte le inosservanze e le irregolarità commesse nello stesso periodo d’imposta, sia nell’ipotesi in cui la violazione non sia stata ancora rilevata, sia nell’ipotesi in cui essa sia stata rilevata in un processo verbale di constatazione o sanzionata in un atto di contestazione o di irrogazione sanzioni, sempre che il rapporto non si sia già esaurito.
Il provvedimento (paragrafo 2.9) prevede che nei casi di mancato perfezionamento della regolarizzazione - ipotesi che ricorre, ad esempio, nei casi di parziale pagamento delle somme dovute per definire ciascun periodo d’imposta - il contribuente non ha diritto al rimborso delle somme versate. Il successivo paragrafo 2.10 dispone, altresì, che il perfezionamento della definizione non dà luogo alla restituzione di quanto versato ad altro titolo per violazioni formali, salvo che la restituzione avvenga in esecuzione di una pronuncia giurisdizionale o di un provvedimento di autotutela relativi all’atto di irrogazione della sanzione definito.
6. La regolarizzazione delle violazioni formali in presenza di processi verbali di constatazione e nell’ipotesi di controversia tributaria pendente
La formulazione dell’articolo 9 consente di definire le irregolarità, infrazioni o inosservanze anche se già constatate o sanzionate, purché la sanzione non sia già divenuta definitiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione. In particolare, come chiarito al punto 1.3.3 del provvedimento, la definizione delle violazioni è consentita purché le stesse non siano già state definite con altre forme di definizione agevolata antecedentemente al versamento della prima rata di quanto dovuto ai sensi dell’articolo 9.
L’articolo 9 consente, quindi, di definire le irregolarità, infrazioni o inosservanze di natura formale anche se oggetto di controversia tributaria pendente e, quindi, definibili, in alternativa, ai sensi dell’articolo 6 del d.l. n. 119 del 2018.
Va da sé che nelle ipotesi di controversie aventi ad oggetto atti che contestano violazioni commesse ai sensi dell’articolo 7-bis del d.lgs. n. 241 del 1997, sia per tardiva trasmissione delle dichiarazioni (violazioni formali) sia per omessa trasmissione (violazioni sostanziali), la sanatoria di cui all’articolo 9 è consentita solo per le violazioni formali, dovendosi ricorrere alla definizione di cui all’articolo 6 per sanare le violazioni sostanziali.
Nel caso di adesione alla definizione di cui all’articolo 9 in pendenza di causa, il contribuente dovrà comunicare la rinuncia al giudizio a seguito del perfezionamento della definizione.
7. Proroga dei termini di decadenza
In deroga all’articolo 3 dello Statuto dei diritti del contribuente (legge 27 luglio 2000, n. 212), il comma 6 dell’articolo 9 del decreto stabilisce, con riferimento alle violazioni commesse fino al 31 dicembre 2015, oggetto dei processi verbali di constatazione, che i termini di decadenza per la notifica dell’atto di contestazione ovvero dell’atto di irrogazione sanzione, di cui all’articolo 20, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, sono prorogati di due anni.
Il legislatore ha, quindi, inteso introdurre la proroga di due anni dei termini di decadenza dell’attività sanzionatoria con riferimento alle violazioni formali constatate in un processo verbale, commesse fino al 31 dicembre 2015. Ciò significa che presupposto di operatività della proroga è la semplice presenza di violazioni formali constatate in un processo verbale rientrante nell’ambito di applicazione dell’articolo 9, prescindendo dalla circostanza che il contribuente destinatario dell’attività di verifica si sia avvalso della definizione agevolata del verbale e indipendentemente dal perfezionamento o meno della stessa.

References: Articolo 9
 articolo 7
 articolo 6
 articolo 21
 articolo21
 sentenza