Source: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2014/01/19/i-terreni-del-demanio-civico-ricadenti-in-parchi-naturali-non-possono-essere-privatizzati-anche-a-farnese/?replytocom=226931
Timestamp: 2020-06-02 18:32:44+00:00

Document:
I terreni del demanio civico ricadenti in parchi naturali non possono essere privatizzati. Anche a Farnese. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
Home > biodiversità, demani civici e diritti di uso civico, difesa del territorio, giustizia, Italia, paesaggio, parchi naturali, pianificazione, sostenibilità ambientale	> I terreni del demanio civico ricadenti in parchi naturali non possono essere privatizzati. Anche a Farnese.
gennaio 19, 2014 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
Il T.A.R. Lazio ha recentemente ribadito un importante principio in materia di tutela dei diritti di uso civico.
La sentenza T.A.R. Lazio, RM, sez. I ter, 18 novembre 2013, n. 9846 ha confermato la legittimità della determinazione dirigenziale (determinazione n. A08934 del 7 settembre 2012) della Regione Lazio con la quale è stata respinta la privatizzazione di terreni del demanio civico di Farnese (VT) rientrante nella Riserva naturale regionale Selva del Lamone.
Di antichissima origine, deriva dalla fruizione collettiva delle terre del feudo di Farnese, di cui erano titolari prima i Farnese (con certezza dal XII secolo) e successivamente i Chigi (XVII sec.) e i Torlonia (XIX sec.). I residenti traevano il loro sostentamento per i bisogni fondamentali della vita dalle terre feudali che coltivavano o dove conducevano il bestiame, sempre per conto dei feudatari.
Oltre al rilevante valore economico-sociale del demanio civico sul piano agricolo, c’è quello ambientale: infatti, interessa la Riserva naturale regionale Selva del Lamone.
Tuttavia, la gestione corretta delle terre demaniali civiche finora purtroppo non c’è stata.
Ricordiamo alcuni fondamentali passaggi.
L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – su segnalazione di residenti – ha inoltrato (21 giugno 2012) una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti riguardo una serie di conciliazioni amministrative adottate (marzo – settembre 2011)[1] dalla Giunta comunale di Farnese per l’attribuzione di terre in proprietà privata a occupatori senza titolo di porzioni di demanio civico, nonostante l’espresso avviso contrario della Direzione Agricoltura – Area diritti collettivi della Regione Lazio (nota n. 387796 del 28 luglio 2011).
Interessati Il Commissariato per gli usi civici per Lazio, Toscana e Umbria, la Direzione del Dipartimento economico e occupazionale della Regione Lazio, la Direzione regionale dell’Agricoltura della Regione Lazio, il Comune di Farnese, la Riserva naturale regionale “Selva del Lamone” e, per gli eventuali aspetti di competenza, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Viterbo e la Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio.
Fra le richieste ecologiste (ora indicate dalla Regione Lazio), particolarmente rilevante il recupero dei terreni illecitamente occupati al demanio civico di Farnese: addirittura la Giunta comunale di Farnese, con deliberazione n. 10 del 20 gennaio 2012, ha ritenuto, “quale Ente esponenziale dei titolari dei diritti civici ed in nome e per conto della collettività che rappresenta, di manifestare e di riconoscere tra gli interessi prioritari di quella stessa comunità un pubblico interesse, economico-produttivo, alla privatizzazione dei terreni di uso civico”, facendone partecipe la competente struttura della Regione Lazio, pur non avendo l’Organo esecutivo comunale alcuna competenza in proposito.
Il Comune di Farnese da tempo cerca di regolarizzare la situazione del demanio civico, ma in modo poco lineare, tantomeno legittimo.
Nel 1984 – su incarico della Regione Lazio (decreto 17 marzo 1981) – veniva prodotto da perito demaniale (per. agr. Luigi Ranucci) una proposta di legittimazione (art. 9 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.) per n. 375 “quote” di terreni demaniali civici detenute da occupatori sine titulo. Nel 1988 ne venne disposta la pubblicazione (artt. 15 e 30 del regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.) all’albo pretorio del Comune di Farnese. In seguito giunsero numerosi atti di opposizione basati sulla carenza dei requisiti per l’ottenimento della legittimazione (es. mancate migliorìe, mancato possesso effettivo dei terreni, ecc.), supportati da perizia giurata di libero professionista (per. agr. Alessandro Alebardi) abilitato incaricato dal Comune di Farnese. La fondatezza di gran parte dei rilievi diede luogo alla legittimazione di solo n. 18 “quote” (superficie complessiva Ha 20.07.60) con determinazione Direttore Dipartimento economico e occupazionale Regione Lazio n. C698 del 14 giugno 2008.
In seguito, con determinazione Direttore Dipartimento economico e occupazionale Regione Lazio n. C0412 del 26 febbraio 2009 era stata definitivamente respinta la suddetta proposta di legittimazione (art. 9 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.) per le restanti “quote” di terreni demaniali civici detenute da occupatori senza titolo, in quanto priva dei requisiti di legge, prevedendo in ogni caso il non accoglimento nel futuro delle “quote” “ricadenti all’interno del perimetro della Riserva Naturale Selva del Lamone, per esigenze pubbliche, come rappresentate dal Comune stesso”, e il “procedimento di reintegra demaniale” per i terreni non ammessi alla legittimazione.
Ora si deve procedere alla reintegra del demanio civico di Farnese.
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 13 gennaio 2014
TAR Lazio (RM), Sez. I-Ter, n. 9846, del 18 novembre 2013
Beni Ambientali. E’ vietata la privatizzazione dei terreni ad uso civico ricadenti in aree naturali protette.
Ai sensi dell’art. 1 della L.R. n. 11 del 18/2/2005 la Regione Lazio ha vietato la privatizzazione dei terreni di proprietà collettiva di uso civico ricadenti in aree sottoposte a vincoli, a tutela dei parchi e delle aree protette. Inoltre, secondo la giurisprudenza formatasi in materia, il provvedimento di legittimazione pur in presenza delle condizioni fissate dalla legge, tra cui la esecuzione di “migliorie sostanziali e permanenti”, che in ogni caso debbono consistere in opere preordinate alla coltivazione o comunque allo sfruttamento agricolo o zootecnico del suolo ed alla soddisfazione dell’interesse agrario della collettività, rimane pur sempre un atto a carattere eccezionale, cui è possibile pervenire solo attraverso un adeguato apprezzamento, rimesso al potere discrezionale del Commissario, di tutti gli interessi pubblici eventualmente ostativi alla legittimazione. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese).
N. 09846/2013 REG.PROV.COLL.
N. 02864/2009 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 2864 del 2009, proposto da:
Lieti Antonio, rappresentato e difeso dall’avv. Pietro Carlo Pucci, con domicilio eletto presso Pietro Carlo Pucci in Roma, via Riccardo Grazioli Lante, 9;
Regione Lazio, rappresentato e difeso dall’avv. Rosa Maria Privitera, con domicilio eletto presso Rosa Maria Privitera in Roma, via Marcantonio Colonna, 27; Comune di Farnese, rappresentato e difeso dall’avv. Maria Luisa Acciari, con domicilio eletto presso Studio Cerulli Irelli Lorizio in Roma, via Dora, 1;
della determinazione del Direttore del Dipartimento Economico ed Occupazionale della Regione Lazio n. C0184 del 12/2/09, avente ad oggetto la “Reintegra di terreni di demanio collettivo a favore del Comune illegittimamente occupati dalle ditte Lieti Antonio ed Alfonsi Nicolino”.
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Regione Lazio e del Comune di Farnese;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 17 ottobre 2013 il dott. Stefania Santoleri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con determinazione n. C0184 del 12 febbraio 2009, la Regione Lazio ha disposto la reintegra del Comune di Farnese nel possesso dei terreni ricadenti all’interno delle particelle n. 51 del foglio n. 3 del Comune di Farnese, per una superficie complessiva di Ha 8.97.00, e delle particelle n. 89 e 45 del foglio 13 del Comune di Isola di Castro, ai sensi del combinato disposto dell’art. 9 della L. 16/6/27 n. 1766 e dell’art. 29 del R.D. 26/2/1928 n. 332.
Tali terreni furono assegnati con Decreto Commissariale di quotizzazione del 29 settembre 1956, con il quale era stata autorizzata la concessione in enfiteusi di 69 quote site nel terreno di Farnese ed in parte in quello di Isola di Castro.
In particolare, i terreni siti nella località “I Raggi” distinti in C.T. al foglio 3 del Comune di Farnese, particella n. 51, sono stati individuati con le quote n. 51, 52, 57, 58, 59, 60, 61, 62 e 63, mentre il terreno in località “Panetto” distinto in C.T. al foglio 13 del Comune di Isola di Castro, part. n. 89 e 45, è individuato con la quota 10.
I terreni risultano occupati quasi tutti dal ricorrente il quale dapprima si è opposto alla proposta di reintegra, e poi ha impugnato il provvedimento in epigrafe, con il quale la Regione Lazio non ha accolto la sua opposizione ed ha disposto la reintegra del bene demaniale.
A sostegno della propria impugnazione ha dedotto i seguenti motivi di gravame:
__1. Incompetenza e carenza di potere (violazione dell’art. 29 della L. 1766/29).
Ha dedotto il ricorrente che la competenza spetterebbe al Commissario Regionale per la liquidazione degli usi civici e non all’autorità amministrativa, e che pertanto il provvedimento regionale sarebbe illegittimo.
__2. Incompetenza (violazione dell’art. 29 della L. 1766/29) ed eccesso di potere per difetto di motivazione.
Non avendo provato il perito demaniale la natura demaniale dei beni, non potrebbe disporsi la reintegra senza aver prima accertato detta natura in sede giurisdizionale.
__3. Violazione di legge (violazione dell’art. 29 della L. 1766/29).
Ha dedotto il ricorrente che la Regione non avrebbe potuto disporre la verifica demaniale con riferimento a specifici beni (9 quote su 56).
__4. Violazione di legge (violazione dell’art. 8 della L. 241/90).
Lamenta la mancata comunicazione dell’avvio del procedimento all’esito del quale è stata disposta la reintegra, con conseguente impossibilità di essere presente agli accessi svolti dal perito demaniale e di intervenire nella fase di verifica.
__5. Violazione di legge (violazione dell’art. 10 della L. 241/90 e dell’art. 30 comma 1 del R.D. n. 332 del 1928).
Lamenta, inoltre, di non aver potuto visionare la documentazione a corredo dell’istanza di reintegra e la relazione della competente struttura regionale in materia di usi civici.
__6. Violazione di legge (violazione degli artt. 7 e 8 della L. 241/90).
Deduce poi la violazione delle norme sulla partecipazione al procedimento.
__7. Violazione di legge (violazione dell’art. 33 della L. 1766/27).
Sostiene il ricorrente che la Regione non potrebbe demandare al Comando della Polizia Municipale del Comune di Farnese la riconsegna del terreno e l’allontanamento degli occupanti abusivi, in quanto il ricorso alla forza pubblica sarebbe riservata ai soli Commissari regionali in quanto organi giurisdizionali.
__8. Eccesso di potere per difetto di motivazione; violazione di legge (art. 10, lett. b) L. 241/90.
Sostiene che nel respingere la sua opposizione alla proposta di reintegra, la Regione non avrebbe indicato le ragioni per le quali avrebbe ritenuto di non poter accogliere la sua richiesta.
__9. Eccesso di potere per difetto di motivazione.
Lamenta il ricorrente il difetto di motivazione sull’interesse pubblico alla riappropriazione dei fondi, in quanto in precedenza il Comune di Farnese aveva stipulato con altri occupanti abusivi “atti di concessione in via conciliativa” definendo con un accordo il contenzioso con costoro.
__10. Eccesso di potere per difetto di motivazione.
Mancherebbe la motivazione in merito all’interesse pubblico alla reintegra, in quanto con deliberazione di G.M. n. 155 del 2003, il Comune di Farnese ha stabilito di procedere al recupero dei frutti indebitamente percetti per 10 anni come corrispettivo per l’occupazione abusiva dei terreni del demanio civico: non vi sarebbe quindi alcun interesse a riappropriarsi dei terreni occupati.
__11. Eccesso di potere per difetto di motivazione.
L’affitto della quota non costituirebbe violazione del divieto di cui all’art 21 comma 3 della L. 1766/27, né violazione delle condizioni alle quali sono state concesse le quote con provvedimento commissariale del 1956.
__12. Eccesso di potere per difetto di motivazione.
Sostiene il ricorrente di disporre dei requisiti previsti per la legittimazione, contrariamente a quanto ritenuto dalla Regione in adesione alla relazione redatta dal perito demaniale, in quanto egli sarebbe occupante abusivo, non vi sarebbe prova dell’interruzione della continuità del demanio civico, ed inoltre egli avrebbe apportato migliorie al fondo.
__13. Eccesso di potere per difetto di motivazione.
Sostiene di essere occupatore abusivo e dunque di poter ottenere la legittimazione.
Si è costituita in giudizio la Regione Lazio che ha chiesto il rigetto del ricorso per infondatezza.
Si è costituito in giudizio anche il Comune di Farnese che ha chiesto anch’esso il rigetto del ricorso infondatezza.
In prossimità dell’udienza di discussione la parte ricorrente ha depositato una memoria nella quale ha meglio precisato le proprie tesi difensive.
All’udienza pubblica del 17 ottobre 2013 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Con il primo motivo di ricorso il ricorrente ha dedotto il vizio di incompetenza, sostenendo che il potere di reintegra rientrerebbe tra le attribuzioni dei Commissari Regionali per la liquidazione degli usi civici in sede giurisdizionale, e non spetterebbe quindi all’autorità amministrativa.
Pertanto, secondo il costante orientamento della giurisprudenza “L’azione di reintegra al demanio di uso civico delle terre abusivamente detenute da privati, delle quali sia già accertata, o comunque incontestata, la qualità demaniale costituisce, a differenza dell’azione di rivendica – che tende invece al recupero del bene attraverso l’invocato riconoscimento della sua appartenenza al demanio di uso civico ed è attribuita alla giurisdizione del commissario regionale per la liquidazione degli usi civici dagli art. 29 e 32, l. 16 giugno 1927, n. 1766 e dall’art. 3, l. 10 luglio 1930, n. 1078 – esplicazione del potere di autotutela della p. a., rispetto al quale la posizione dell’occupante è di interesse legittimo, con riguardo all’eventuale beneficio dell’istituto della legittimazione; pertanto, salvo che l’opposizione importi contestazione della qualitas soli, l’azione di reintegra, che già apparteneva alla competenza del commissario regionale (ai sensi dell’art. 9, l. 16 giugno 1927, n. 1766, nonché degli art. 25, 29, 30, 31, r. d. 26 febbraio 1928, n. 332) quale organo della p. a., non rientra più nelle attribuzioni dello stesso, essendo state trasferite alle regioni, mediante l’art. 66, d. p. r. 24 luglio 1977, n. 616, tutte le funzioni amministrative attinenti alla liquidazione degli usi civici, allo scioglimento delle promiscuità, alla verifica delle occupazioni ed alla destinazione delle terre di uso civico”. (cfr., tra le tante, Cass. civ. Sez. Unite, 24-04-1992, n. 4963; T.A.R. Sicilia Palermo Sez. II, 18-04-2002, n. 997; Cass. civ. Sez. Unite, 02-04-1998, n. 3385).
Altrettanto infondato è il secondo motivo, con il quale il ricorrente contesta la natura demaniale del bene oggetto di reintegra, in quanto i terreni in questione sono stati quotizzati con decreto commissariale del 29/9/56, approvato con D.P.R. del 23/4/57 registrato alla Corte di Conti il 24/5/57 a norma dell’art. 13 della L. 16/6/27 n. 1766.
Dalla relazione redatta dal tecnico Geom. Guerrino Randolfi in servizio presso l’Ufficio Usi Civici e Diritti Collettivi della Direzione Regionale Agricoltura della Regione Lazio del 18/12/08, depositata dalla Regione Lazio, si evince in modo incontestabile la natura demaniale dei terreni in questione; del resto lo stesso ricorrente ha reso in passato dichiarazioni sostitutive nelle quali ha riconosciuto la natura demaniale di detti beni (cfr. doc. n. 16, 17, 18 fascicolo documenti del Comune di Farnese), e proprio per l’incontestata natura demaniale dei terreni, il Commissario Usi Civici, con sentenza del 12/7/97 n. 127, ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione nella controversia proposta nei confronti del Comune di Farnese, relativa ancora una volta ai medesimi beni.
Altrettanto infondato è il terzo motivo di gravame, in quanto il perito demaniale può procedere all’espletamento delle operazioni demaniali secondo le necessità del caso, non essendo affatto vincolato ad effettuare la verifica demaniale contestualmente su tutti i terreni.
Con il quarto, quinto e sesto motivo di ricorso lamenta il ricorrente la violazione delle norme sul procedimento amministrativo.
Innanzitutto si applica al procedimento in questione la normativa speciale propria della materia: il provvedimento impugnato è stato preceduto da una regolare verifica demaniale, ai sensi degli artt. 15 e 16 del R.D. n. 332/28.
Il perito demaniale ha visionato i fondi occupati alla presenza del ricorrente, del rappresentante del Comune e degli originari assegnatari delle quote (cfr. verbali di sopralluogo depositati dal Comune di Farnese); ha formulato la proposta di reintegra dopo aver rilevato che i fondi non erano occupati dai legittimi assegnatari, bensì dal ricorrente, e che detti fondi non presentavano migliorie.
La relazione demaniale è stata regolarmente pubblicata all’Albo Pretorio del Comune ed è stata comunicata al ricorrente che ha proposto opposizione ex art. 30 comma 2 R.D. n. 332/28, alla quale ha fatto seguito un sopralluogo da parte del tecnico regionale dopo la convocazione delle parti interessate.
Il provvedimento di reintegra è stato quindi emesso nel rispetto delle norme previste dalla speciale procedura.
Nessuna lesione del contraddittorio può dunque sussistere, e comunque tenuto conto della natura del provvedimento, una volta accertato il possesso sine titulo del bene, la mancata partecipazione al procedimento non avrebbe potuto comunque sovvertire il suo esito (Cons. Stato Sez. V 3/2/09 n. 595).
Il settimo motivo è inammissibile, in quanto dal suo eventuale accoglimento non deriverebbe al ricorrente alcuna utilità, non potendo conseguire il ricorrente l’annullamento del provvedimento di reintegra.
Con i successivi motivi il ricorrente censura il provvedimento di reintegra rilevando:
— che la Regione non avrebbe spiegato le ragioni per i quali avrebbe ritenuto di non poter accogliere la sua opposizione;
— che il provvedimento sarebbe carente nella motivazione con riferimento all’interesse pubblico alla sua adozione.
— che, contrariamente a quanto ritenuto dalla Regione, egli disporrebbe dei requisiti per poter ottenere la legittimazione.
In seguito all’opposizione, la Regione ha incaricato un proprio tecnico di verificare la regolarità del procedimento, e la possibilità di disporre la legittimazione anziché la reintegra.
Il tecnico regionale Geom. Guerrino Randolfi, nella relazione del 18/12/08, ha accertato la regolarità del procedimento, la demanialità dei beni, l’inesistenza dei presupposti per disporre la legittimazione esaminando puntualmente tutti i motivi di opposizione.
La Regione ha emesso il provvedimento sulla base della relazione del proprio tecnico, nella quale è stato confermato che i fondi non erano gestiti dal concessionario, ma che erano stati addirittura affittati abusivamente ad un terzo (l’attuale ricorrente), e che, in ogni caso, non erano stati migliorati; ha quindi dichiarato – conformemente a quanto sostenuto dal proprio tecnico – che non sussistevano i presupposti per la legittimazione.
Date queste premesse, l’interesse pubblico alla reintegrazione è in re ipsa e non necessita di un particolare sforzo motivazionale, configurandosi il provvedimento di reintegra come atto vincolato, dovendo l’Amministrazione riappropriarsi dei fondi per una più corretta e funzionale gestione degli stessi, come correttamente indicato dalla Regione nel provvedimento impugnato.
Né può ritenersi – come pretenderebbe il ricorrente – che l’interesse alla reintegrazione potesse venir meno per effetto di particolari pregressi accordi con soggetti terzi (come quelli indicati nel ricorso) in merito al pagamento dei frutti (peraltro mai effettuato dal ricorrente, secondo quanto dedotto dal Comune di Farnese), ovvero in considerazione di altri accordi per la concessione dei terreni agli occupanti abusivi (che comunque presupponevano la previa reintegra dei terreni del demanio pubblico abusivamente occupati).
Infine, non può accogliersi neppure la censura diretta a sostenere che ricorrevano i presupposti per la legittimazione in quanto – come ha correttamente rilevato la Regione Lazio – il ricorrente non solo non l’ha mai richiesta, ma neppure ha dimostrato di aver migliorato i fondi, elemento indispensabile per poterla ottenere, senza considerare che i terreni in questione si trovano all’interno della Riserva Naturale “Selva del Lamone” e che dunque la legittimazione avrebbe interrotto la continuità del demanio civico.
A questo proposito il Comune di Farnese ha inoltre rilevato che ai sensi dell’art. 1 della L.R. n. 11 del 18/2/05 la Regione Lazio ha vietato la privatizzazione dei terreni di proprietà collettiva di uso civico ricadenti in aree sottoposte a vincoli, a tutela dei parchi e delle aree protette.
Sussiste dunque questo ulteriore impedimento alla legalizzazione.
In ogni caso, non risulta provato che il ricorrente avesse effettuato migliorie sui fondi, secondo la definizione datane dalla giurisprudenza.
Secondo la giurisprudenza, infatti, le “migliorie” di cui all’art. 9 del R.D. 1766/27 debbono consistere in opere preordinate alla coltivazione o comunque allo sfruttamento agricolo o zootecnico del suolo ed alla soddisfazione dell’interesse agrario della collettività (così, tra le altre, Cons. St. VI, 14 ottobre 1998, n. 1379; e 5 maggio 1997, n. 291).
Ed anzi, la stessa giurisprudenza è giunta ad affermare che non è sufficiente, cioè, una generica opera di miglioramento – che sarebbe sempre ricorrente, trattandosi in genere di occupazione di terreni in stato di abbandono .-, ma occorre invece che l’occupante abbia posto in essere una specifica attività di trasformazione fondiaria (“sostanziale” e “permanente”), in grado così elevato da far apparire contrario all’interesse pubblico il ricorso alla reintegrazione.
Si deve in ogni caso aggiungere che, secondo la giurisprudenza formatasi in materia, il provvedimento di legittimazione pur in presenza delle condizioni fissate dalla legge – tra cui la esecuzione di “migliorie sostanziali e permanenti” – rimane pur sempre un atto a carattere eccezionale, cui è possibile pervenire solo attraverso un adeguato apprezzamento, rimesso al potere discrezionale del Commissario, di tutti gli interessi pubblici eventualmente ostativi alla legittimazione (cfr. Cons. St. VI 9 marzo 1996, n. 404; 27 aprile 1999, n. 524; Cons. Stato Sez. VI 13/5/02 n. 2557; T.A.R. Abruzzo, Sez. Pescara 30/6/06 n. 368).
Il ricorrente, a confutazione di quanto emerso in sede di relazione tecnica, ha depositato soltanto vecchie domande di concessioni di contributi da parte dell’AGEA che non soddisfano i requisiti previsti dalla legge, e che non possono superare quanto è stato accertato in sede di sopralluogo dal perito regionale (i terreni sono interamente destinati ad erbaio, senza alcun miglioramento agrario e fondiario) e che è comunque evincibile anche dalla documentazione fotografica allegata alla relazione tecnica del 18/12/08 versata in atti dalla Regione Lazio.
Ne consegue l’infondatezza del ricorso e la sua conseguente reiezione.
Quanto alle spese di lite, tenuto conto della peculiarità della fattispecie, sussistono comunque giusti motivi per disporne la compensazione tra le parti.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 17 ottobre 2013 con l’intervento dei magistrati:
[1] Detti atti deliberativi appaiono adottati in forza della deliberazioni Consiglio comunale di Farnese nn. 36 e 37 del 10 novembre 2010, con le quali è “stato ritenuto opportuno e necessario addivenire a delle soluzioni transattive” di contenziosi ormai ventennali nei confronti di occupatori sine titulo di terreni appartenenti al demanio civico.
Categorie:biodiversità, demani civici e diritti di uso civico, difesa del territorio, giustizia, Italia, paesaggio, parchi naturali, pianificazione, sostenibilità ambientale Tag:ambiente, demanio civico, difesa del territorio, diritti di uso civico, Farnese, giustizia, Gruppo d'Intervento Giuridico, legittimazione, paesaggio, parchi naturali, pianificazione, Regione Lazio, riserva naturale Selva del Lamone, sostenibilità ambientale, T.A.R. Lazio, usi civici
gennaio 30, 2020 alle 2:46 pm
da L’Unione Sarda, 30 gennaio 2020
Prima udienza. Atti persecutori, tre pastori sardi a processo nel Viterbese.
Antonio Pira e i suoi figli avrebbero messo nel mirino l’ex sindaco di Farnese “reo” di voler togliere loro i pascoli. Un esperto per tradurre dalla limba: https://www.unionesarda.it/articolo/news/italia/2020/01/30/atti-persecutori-tre-pastori-sardi-a-processo-nel-viterbese-137-981224.html
Viterbo, la banda dei sardi e il terrore a Farnese: “Lupara per uccidere ex sindaco”. (Andrea Palladino): https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/11/viterbo-la-banda-dei-sardi-e-il-terrore-a-farnese-lupara-per-uccidere-ex-sindaco/1948380/
da Il Corriere di Viterbo, 9 aprile 2019
Farnese. Demolizione per l’ovile del pastore che terrorizzava Farnese: https://corrierediviterbo.corr.it/news/cronaca/777043/demolizione-per-l-ovile-del-pastore-che-terrorizzava-farnese.html
Ancora un consueto “incidente” di caccia in Sardegna. Il difensore civico…della sua poltrona.
3.650.242 hits

References: sentenza 
 art. 29
 art. 25
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 30
e contrario