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Timestamp: 2019-12-12 04:34:41+00:00

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La responsabilità del notaio - WikiJus
di Daniele Minussi 09/10/2019 Libera
La responsabilità del notaio per l'esercizio delle sue funzioni si situa nell'area della responsabilità contrattuale nota1. Si pensi, ad esempio, alla preparazione ed alla stesura di un atto pubblico di trasferimento immobiliare, attività di tipica competenza notarile. In questo senso, quale professionista incaricato dal cliente di svolgere un determinato incarico professionale (inquadrabile nel contratto di mandato), il notaio risponde, ai sensi dell'art. 1228 cod.civ., anche dell'operato dei propri ausiliari (siano essi dipendenti o collaboratori dello studio ovvero altri colleghi: cfr. Cass. Civ. Sez. III, 20825/09).
Ma di cosa risponde il notaio? Anzitutto va detto che il notaio deve leggere l'atto alle parti le quali, a sua richiesta, gli comunicano se lo stesso sia o meno conforme alla loro volontà. Cosa dire dell'eventualità in cui le parti si rendano conto, magari anche una volta trascorso non poco tempo rispetto alla stipula dell'atto, che lo stesso non rispecchia del tutto gli intenti delle stesse? Al riguardo è stato deciso che non sia possibile validamente contestare le risultanze dell'atto pubblico che sia stato debitamente letto alle parti che lo abbiano sottoscritto (Cass. Civ., Sez. III, 5535/12).
Varie sono inoltre le situazioni che devono essere vagliate dal notaio. Spicca ovviamente il controllo relativo all' identità personale delle parti (Cass. Civ., Sez. III, 11767/2017). La preventiva verifica dell'esistenza dei poteri rappresentativi (Cass. Civ. Sez. I, 24939/07), della capacità delle parti (che non devono essere incapaci di agire, dichiarate fallite, etc. (cfr.Cass. Civ., Sez. III, 26908/2014) della libertà e disponibilità del bene, del controllo delle provenienze e, più in generale, delle risultanze dei registri immobiliari attraverso la loro visura (e non soltanto: si pensi all'esistenza di usi civici: cfr.Tribunale di Avezzano, 30 aprile 2015, di vincoli come quello archeologico: cfr. Cass. Civ., Sez. III, 25113/2017), nonché l'informativa al cliente sul suo esito e, nell'ipotesi di constatazione di presenza di vincoli, di trascrizioni (anche in relazione a domande divisionali: Cass. Civ., Sez. III, 2525/2019), di iscrizioni pregiudizievoli, la dissuasione del cliente dalla stipula dell'atto, costituiscono, salva l'espressa dispensa degli interessati dalla suddetta verifica, obblighi derivanti dall'incarico conferitogli dal cliente (cfr. Appello di Roma, 19 febbraio 2013, si veda tuttavia Cass. Civ., Sez. III, 25111/2017 sui vincoli già noti e conosciuti ai contraenti). Specialmente importante è il riferito controllo delle provenienze e, inversamente, la sua omissione quando non addirittura la mancanza della menzione delle stesse (cfr. il caso, invero clamoroso, della mancata evidenza dell'acquisizione di un immobile per usucapione, peraltro neppure giudizialmente accertata, in sede di vendita del bene: si veda Cass. Civ., Sez. II, 32147/2018). L'esecuzione della formalità pubblicitaria conseguente alla stipula dell'atto deve inoltre essere diligentemente eseguita: diversamente il notaio non potrebbe non rispondere del danno (come ad esempio nel caso di errore nella compilazione della nota di trascrizione che consenta l'iscrizione di una susseguente ipoteca giudiziale: cfr.: Cass. Civ., Sez. III, 4726/2019).
I citati controlli quindi fanno parte dell'oggetto della prestazione d'opera professionale. Neppure è possibile, ai fini di far venir meno la responsabilità, l'arretrato da parte dei pubblici uffici nell'esecuzione delle formalità pubblicitarie, quando esistano comunque strumenti atti a superare tali ritardi (si pensi alla consultazione del c.d. "modello 60" ai tempi in cui la Conservatoria dei RRII non era completamente informatizzata: Cass. Civ., Sez. III, 22398/11). Il risarcimento rinviene comunque un limite in un ragionamento ipotetico: ci si deve infatti domandare quale sarebbe stata la situazione economica del cliente qualora il professionista avesse tenuto una condotta scrupolosamente adempiente (Cass. Civ., Sez. III, 18244/2014).
Invero, pur essendo il notaio tenuto, quale professionista, ad una prestazione qualificabile come di mezzi e non di risultato, l'opera di cui è richiesto non si riduce al mero compito di accertamento della volontà delle parti e di direzione della compilazione dell'atto, ma si estende a quelle attività preparatorie e successive, necessarie perché sia assicurata la serietà e certezza dell'atto giuridico da rogarsi ed in particolare la sua attitudine ad assicurare il conseguimento dello scopo tipico di esso e del risultato pratico voluto dalle parti dell'atto. Ne consegue che l'inosservanza di detti obblighi (si pensi al dovere di avvisare il cliente del rischio connesso alla mancata esecuzione delle visure per il tramite delle risultanze del registro generale: cfr. Cass. Civ. Sez. II, 1330/04, oppure addirittura all'omissione dei detti accertamenti quando sia stato conferito espresso formale incarico in tal senso: cfr. Cass. Civ. Sez. III, 7996/05 ) dà luogo a responsabilità contrattuale per inadempimento del contratto di prestazione d'opera professionale, a nulla rilevando che la legge professionale non faccia riferimento a tale responsabilità, posto che essa si fonda sul contratto di prestazione d'opera professionale e sulle norme che disciplinano tale rapporto privatistico nota2. Per converso è stato negato rientrare nell'ambito della detta prestazione l'accertamento della solvibilità del compratore nel caso di pagamento dilazionato ovvero il fatto di dover consigliare alla parte l'effettuazione di specifici accertamenti (quali ad esempio l'inesistenza di vizi, etc.): si veda Cass. Civ. Sez. II, 7707/07 oppure della valenza delle dichiarazioni di una delle parti (es.: di aver provveduto ad estinguere il debito ipotecariamente garantito: cfr. Cass. Civ., Sez. III, 21792/2015). Neppure sarebbe responsabile il notaio per il sol fatto di aver omesso la riconsegna della procura al mandatario in rem propriam sulla base dell'affermazione di costui di aver subito un danno per la semplice mancata alienazione di un immobile, occorrendo la prova della successiva devalutazione del bene (Cass. Civ. Sez. III, 24682/09). Il notaio ovviamente risponde anche in relazione alla mancata esecuzione delle formalità pubblicitarie intese a conferire opponibilità ai contratti ed alle pattuizioni perfezionate per il tramite del suo ministero (cfr., in tema di costituzione di fondo patrimoniale, Cass. Civ., Sez. III, 20995/12). Si veda tuttavia, in tema di trascrizione del testamento contenente institutio ex re certa relativamente a beni immobili, Cass. Civ., Sez. II, 4485/2014, secondo la quale la parte richiedente può esonerare il notaio dall'esecuzione della formalità senza che quest'ultimo incomba in addebiti disciplinari.
Particolarmente delicato è il profilo di responsabilità che incombe sul notaio in relazione alla stipula di atti che vengano a realizzare o a concorrere alla realizzazione del reato di lottizzazione abusiva di terreni di cui al I comma dell'art. 30 del T.U. (nonché dall'abrogato art. 20 lett. c) della Legge 47/85) .
E' stata reputata la responsabilità disciplinare del professionista ai sensi dell'art. 28 l.n. quand'anche l'ordinanza del sindaco che, sulla scorta della abusività della lottizzazione, aveva sospeso l'esecuzione delle opere edilizie in corso, sia stata successivamente dichiarata illegittima. Infatti la valutazione del professionista deve basarsi sulla situazione ex ante, essendo preciso obbligo di costui di evitare situazioni pregiudizievoli per le parti (Cass. Civ., Sez.II, 9486/2015). Non può invece essere considerato responsabile il notaio in relazione all'eventuale difetto di abitabilità dell'immobile, qualità soggetta ad accertamenti di natura tecnica riservato ad ingegneri o comunque ad altri professionisti specializzati (Cass. Civ., Sez. III, 14618/2017).
Ancora il notaio risponde delle conseguenze relative alla mancata cancellazione delle formalità pregiudizievoli, quali l'ipoteca insistente sull'immobile (anche se non va automaticamente risarcito anche il danno conseguente al lucro cessante connesso alla impossibilità di realizzare un guadagno rivendendo l'immobile: cfr. Cass. Civ., Sez. III, 19493/13). Non basta neppure aver garantito l'estinzione del pignoramento, se l'ipoteca giudiziale che lo precedeva non viene cancellata e ciò da origine ad una nuova procedura esecutiva: cfr. Appello di Roma, Sez. III, 1673/2017.
Peggio ancora sarebbe se il notaio non facesse avvertenza o addirittura favorisse l'iscrizione di un'ipoteca in capo a chi, volendo vendere un immobile, si fosse prestato a fiungere da garante, terzo datore di ipoteca, nell'ipotesi in cui non avesse poi luogo la vendita progettata (Cass. Civ., Sez. III, 5481/2015). Particolarmente importante è curare le formalità di cancellazione del pignoramento, dal momento che non risulta sufficiente assicurarsi che il credito azionato sia stato integralmente rimborsato, essendovi sempre la possibilità che un creditore rimasto occulto intervenga nella procedura prima dell'intervenuta integrale estinzione della stessa (cfr. Cass. Civ., Sez. III, 6451/2015).
Il notaio è parimenti responsabile del controllo di legalità delle singole clausole che compongono lo statuto, dovendo controllare che ciascuna di esse risponda alla legge (cfr. Cass. Civ., Sez. III, 15892/11 in tema di clausola compromissoria). L'ambito del diritto successorio è specialmente delicato. Si pensi alla complessità di procedimenti come quello di accettazione d'eredità con beneficio d'inventario. Il mancato rispetto dei rigorosi termini previsti dalla legge per ciascuna fase può ben comportare danni anche notevoli (si pensi al chiamato che per cautela abbia inteso proteggersi da passività ereditarie che poi finiscano per colpirlo a causa del mancato rispetto delle regole proprie della procedura). Ovviamente occorre che anche il cliente, per così dire, "faccia la sua parte": così se costui abbia omesso di produrre documenti necessari a dare impulso al procedimento pur essendo stato più volte sollecitato dal notaio, costui non è responsabile degli eventuali pregiudizi che ne siano scaturiti (Cass. Civ., Sez.II, 3137/13). Ovviamente il notaio risponde, come d'altronde qualsiasi altro professionista, anche della corretta compilazione della denunzia di successione che sia stato incaricato di predisporre, come anche delle pratiche accessorie (si pensi alla istanza di attribuzione di rendita catastale per le unità che ne fossero prive: cfr. Cass. Civ., Sez. III, 3768/2017).
Per quanto attiene alla autenticazione di scritture private deve anzitutto chiarirsi come il notaio non possa certo esaurire la propria funzione nell'accertamento dell'identità personale di chi sottoscrive. Il suo compito si spinge non soltanto alla verifica della legalità del contenuto delle stesse, ma anche della rispondenza delle pattuizioni contenute alla volontà delle parti (Cass. Civ., Sez. II, 19350/2014) e del fatto che le stesse siano poste sull'avviso in relazione a specifici effetti peculiari dell'atto (es.: la perdita dell'effetto prenotativo una volta trascorsi tre anni dalla trascrizione del preliminare, cfr. Cass. Civ., Sez. III, 12482/2017). Sul tema dello svolgimento delle ispezioni preliminari intese ad accertare la libertà del bene da pesi e vincoli, si veda Cass.Civ. Sez.II, 23934/04 nonchè Cass.Civ. Sez.II, 19673/05 imperniate sull'aspetto della necessità, ai fini della responsabilità per omessa esecuzione delle visure, del conferimento di un esplicito incarico in tal senso. Questo orientamento è stato tuttavia successivamente ribaltato. Al riguardo si veda Cass.Civ. Sez.III, 13015/06 che è parsa porre il principio della naturale ricomprensione degli accertamenti ipocatastali nell'incarico di predisporre l'atto di vendita, ancorchè per scrittura privata meramente autenticata nelle sottoscrizioni. Tale principio è stato ribadito da Cass. Civ., Sez. III, 2071/13.
Ciò non toglie che le parti possano concordemente (cfr. Cass. Civ., Sez. III, 14865/13 in tema di eventuale richiesta di danni da parte di chi non avesse preso parte all'accordo di esonero) rinunciare al compimento di tale attività preliminare, espressamente esonerando il notaio dal darvi esecuzione (ad esempio per l'urgenza: cfr. Cass. Civ. Sez. II, 5868/06; cfr. anche Cass. Civ. Sez. III, 25270/09 con la quale si è precisato che tale esonero, concorde, potrebbe essere formulato dalle parti anche verbalmente). Il profilo disciplinare di una siffatta condotta prescinde comunque dal fatto che le parti abbiano esentato il notaio dal compimento delle visure (cfr. Cass. Civ., Sez. II, 12797/2014).
E' stato inoltre deciso che, pur in presenza dell'esonero predetto, il notaio comunque è responsabile quando anche avesse avuto il semplice sospetto dell'esistenza di formalità pregiudizievoli (Cass. Civ., Sez. III, 15726/10). Il detto orientamento è stato ulteriormente rettificato. Fermo infatti rimanendo che l'obbligazione di effettuare le visure ipotecarie e catastali incombe comunque sul notaio a prescindere se il trasferimento immobiliare procede per scrittura privata o per atto pubblico, essa viene fatta derivare non già da una specifica diligenza professionale, bensì dal canone generale di cui all'art.1175 cod.civ.. Per di più si è messo a fuoco come anche un espresso esonero delle parti debba soddisfare precisi requisiti (Cass. Civ., Sez. III, 16990/2015).
A volte però l'accertamento della condotta negligente non basta. Se infatti si potesse concludere che, anche nell'ipotesi in cui ci si fosse comportati con adeguato scrupolo professionale, comunque l'esito sarebbe stato negativo, il danno non potrà essere considerato risarcibile (Cass. Civ., Sez. III, 16905/10).
Una volta accertata la sussistenza della responsabilità in parola, il professionista può addirittura essere condannato al risarcimento del danno in forma specifica. E' stato così statuito che il notaio debba, sia pure a determinate condizioni, procurare la cancellazione della formalità pregiudizievole che colpisca il bene, formalità non rilevata nel corso delle visure ipocatastali non diligentemente eseguite (Cass. Civ. Sez. II, 14813/06).
In relazione alle suddette inosservanze il notaio non può invocare la imitazione di responsabilità prevista per il professionista dall'art. 2236 cod. civ. con riferimento al caso di prestazione implicante la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, in quanto tale inosservanza non è riconducibile ad imperizia, cui trova applicazione quella limitazione, ma a negligenza o imprudenza, cioè alla violazione del dovere della normale diligenza professionale media esigibile ai sensi del II comma dell'art. 1176 cod. civ., rispetto alla quale rileva anche la colpa lieve, essendo inapplicabile l'art. 2236 cod. civ. (cfr. Cass. Civ. Sez. III, 5946/99).
La professione notarile, in definitiva, è ritenuta tale da implicare l'impiego di una seria diligenza Cass.Civ., 5158/01 e Cass. Civ. Sez. II, 1228/03 (si veda anche Cass. Civ. Sez. III, 14934/02 relativamente alla legittimazione attiva a far valere la responsabilità del professionista).
Inoltre, come statuito dal Supremo Collegio, la funzione del notaio non si esaurisce nella mera registrazione delle dichiarazioni delle parti, ma si estende all'attività di consulenza (ad esempio circa le modalità di perfezionamento di una cessione di credito derivante da un appalto pubblico: Cass. Civ. Sez. III, 14450/06), anche fiscale, nei limiti delle conoscenze che devono far parte del normale bagaglio di un professionista che svolge la sua attività principale nel campo della contrattazione immobiliare. Rientra, dunque, negli obblighi del notaio, ai sensi dell'art. 1176 cod. civ. , prestare alle parti adeguata assistenza fiscale, informandole dell'esistenza in loro favore di eventuali esenzioni fiscali. In assenza di tale informazione, il notaio risponde nei confronti del cliente per il danno da quest'ultimo subito in conseguenza della mancata fruizione dei benefici fiscali, sempre che non sia possibile per il contribuente ottenere la restituzione dell'imposta pagata in eccedenza (cfr. Cass. Civ. Sez. II, 309/03). Si pensi anche alle conseguenze afferenti alla richiesta di applicazione, effettuata in un atto di compravendita, dell'imposta di registro in base alla richiesta ex art. art.12 D.l. 70/88 di attribuzione della rendita catastale non ancora attribuita all'unità immobiliare oggetto della negoziazione: è stato deciso al riguardo come il notaio debba occuparsi della relativa istanza o quantomeno rendere edotte le parti della rilevanza del relativo procedimento (Cass. Civ. Sez. II, 7857/08). Addirittura ci si è spinti fino a ritenere responsabile il notaio per non aver avvisato il cliente delle conseguenze relative all'indicazione di dati non veritieri o non plausibili in riferimento al computo dell'INVIM, imposta ormai non più in vigore (Cass. Civ., Sez. II, 26369/2014). Ancora è stato ritenuto responsabile (Cass. Civ., Sez. III, 13592/2019) il notaio per l'indicazione dei valori (superiore a quella catastale) dei beni immobili di cui ad una denuncia di successione, pur essendo i clienti a propria volta professionisti (architetto e avvocato).
Ancora il notaio è stato reputato responsabile per aver omesso di eseguire l'annotazione dell'atto di costituzione di fondo patrimoniale a margine dell'atto di matrimonio (Cass. Civ. Sez. II, 16187/03) nonchè per avere errato nell'indicazione del nome nel redigere un verbale di protesto (Cass. Civ. Sez. III, 7495/08).
Al notaio sono inoltre demandati ulteriori compiti aventi rilevanza pubblicistica, che si sostanziano nell'erezione di inventari, nell'attività di protestare titoli di credito. Ne segue che egli sia responsabile per la condotta negligente nella esplicazione di tali compiti (cfr. Cass. Civ., Sez. III, 15861/2015 in tema di ritardo nel protesto di assegno bancario). Non è tuttavia sufficiente, ai fini del risarcibilità del danno, la mera illegittimità del protesto: occorre anche che essa si sia sostanziata in un pregiudizio concreto (Cass. Civ., Sez. III, 10904/2017).
Diversa rispetto alla responsabilità di cui si è fatto cenno è quella relativa alla solidarietà passiva che vede il notaio tenuto, quale responsabile di imposta (pur rimanendo le parti obbligate quali destinatarie sostanziali degli effetti dell'atto: Cass. Civ., Sez. VI-V, sent. n. 5016/2015), a corrispondere all'Erario le somme dovute a fronte della registrazione dell'atto perfezionato per il suo tramite (cfr. l'art.57 T.U. sull'imposta di registro di cui al D.P.R.. 131/86). L'eventuale pagamento effettuato dal pubblico ufficiale definisce il rapporto tributario anche rispetto all'obbligato principale (il quale tuttavia rimane tale: cfr. CTR Campobasso, Sez. II, 619/2016), che più non potrebbe pertanto domandare all'Amministrazione finanziaria il rimborso di quanto corrisposto (Cass. Civ. Sez. V, 4047/07). Così il notaio risponde in via solidale delle imposte dovute a fronte del conferimento in natura effettuato nel corso di un'operazione di aumento del capitale sociale (Cass. Civ., Sez.V,6606/11). Ciò tuttavia non implica l'automatica estensione alla parte della portata della pronunzia favorevole al notaio (Cass. Civ., Sez. V, 20533/2016). Egli non risponde neppure dell'imposta complementare: dunque non è possibile emettere nei confronti del notaio il relativo avviso di accertamento (Cass. Civ., Sez. V, 2403/2017). Possiede natura di imposta complementare anche quella irrogata a fronte del mancato riconoscimento della qualifica di soggetto IVA in capo al cedente, ciò che comporta l'obbligo di pagare l'imposta di registro (Cass. Civ., Sez. V, 12257/2017).
Dalla condotta generatrice di responsabilità professionale di cui sopra si differenziano quei comportamenti del notaio atti ad integrare gli estremi dell' illecito disciplinare. Il relativo procedimento è regolato dalla legge notarile (cfr. l'art. 158 e ss. della Legge 89/13) la quale possiede carattere di specialità (cfr. Cass. Civ., Sez.II, 29664/2018 in relazione all'art. 155 e della Legge 89/13, escludendosi che il notaio debba essere avvisato dell'inizio del procedimento disciplinare prima della relativa richiesta alla Coredi). L'illecito disciplinare (cfr. Cass. Civ., Sez. II, 1170/2014 relativamente all'omissione del versamento delle imposte per carenza di provvista sul conto corrente) può ovviamente convivere con altre, talvolta più gravi, violazioni. Si pensi alla mancata registrazione e trascrizione degli atti ed al conseguente incameramento delle somme percepite dal cliente, ciò che può configurare, come già detto più sopra, gli estremi del reato di peculato. Giova peraltro rilevare come possa essere considerata circostanza attenuante, sotto il profilo disciplinare (cfr. l'art. 144 della Legge 89/13), l'essersi successivamente attivato provvedendo, seppur tardivamente, all'effettuazione delle formalità (Cass. Civ., Sez. II, 3203/2014).
Le controversie in materia di impugnazione dei provvedimenti disciplinari e delle misure cautelari sono regolate, ai sensi dell'art. 26 del D. Lgs. 150/11, dal rito sommario di cognizione. Di tale norma deve essere peraltro data una lettura costituzionalmente orientata: ne segue come sia possibile il ricorso per Cassazione anche in riferimento ai vizi di procedura ai sensi del n.4 del I comma dell'art. 360 c.p.c. (Cass. Civ., Sez. Unite, 1415/2019).
In materia occorre fare riferimento ai precetti imposti non già dalle norme di cui al codice civile, bensì a quelle che si ritraggono dal c.d. codice deontologico (approvato dal CNN con deliberazione 2/56 del 5 aprile 2008 pubbl. su G.U. 30 luglio 2008), che viene a disciplinare gli specifici aspetti della professione notarile. La violazione di tali precetti espone il notaio alle sanzioni disciplinari di cui alla legge notarile, sanzioni che possono assumere una pregnanza notevole, giungendo fino alla sospensione dalla professione o alla destituzione nei casi più gravi. Per tale via risulta possibile sanzionare comportamenti che, altrimenti, non potrebbero rinvenire una reazione adeguata per effetto della tutela, comunque concorrente, offerta dall'apparato codicistico. E' stata, ad esempio, reputata come contraria al decoro della classe notarile la condotta del notaio che trattenga senza giustificazione denaro o documenti di terzi (Cass. Civ., Sez. VI, 11791/11). Ancora non è conforme alla normativa deontologica far assumere parte come procuratrici nell'atto stipulando le impiegate dello studio (Cass. Civ., Sez. II, 29456/2018). Va peraltro rammentato che l'eliminazione delle tariffe minime come elemento vincolante operata dalla c.d. "legge Bersani" (l.248/2006) non rende passibile di sanzione disciplinare il notaio che pratichi sistematicamente onorari inferiori rispetto a quelli indicati dal Consiglio notarile di appartenenza (Cass. Civ., Sez. II, 3715/13). Il problema, caso mai, è quello della qualità della prestazione notarile, dal momento che la prassi di indiscriminati ribassi della parcella può ben essere l'indice di una frettolosità e superficialità della condotta professionale contraria agli obblighi minimi di diligenza (Cass. Civ., Sez. II, 9793/13, si veda anche Cass. Civ., Sez. II, 10008/2015).
Alpa, Aspetti attuali della responsabilità del notaio, in Riv. not., 1984, fasc.5-6, p. 989; Amitrano, Accertamento, da parte del notaio, dell'identità delle parti e responsabilità professionale del medesimo (nota a sent. Appello di Cagliari, 15 maggio 1995), in Riv. giur. Sarda, 1996, vol. I, fasc.1, p. 384. Cfr. anche la più recente Cass. Civ. Sez. III, 9757/05 nonchè Appello di Roma, 8 gennaio 2013. Da ultimo è stato deciso che il notaio non è responsabile dei danni che taluno subisca in relazione alla discordanza tra identità effettiva ed identità attestata del comparente ogniqualvolta l'identificazione sia avvenuta sulla scorta di una pluralità di elementi, quali l'esibizione di un documento di identità, la dichiarazione delle parti relativamente alla pregressa conoscenza, l'esibizione ad opera della parte di documentazione afferente alla stipulando negoziazione (Cass. Civ. Sez. III, 15424/04). Andretta, Scrittura privata autenticata e responsabilità del notaio (nota a sent. Tribunale di Monza, 20 gennaio 1993), in Riv. notar., 1994, vol. I, p. 1092; Andrini, Responsabilità del notaio e atto annullabile. Aspetti notarili e nuovo orientamento della Cassazione sull'art. 28, in Vita not., 1998, vol. II, p. 701; Angeloni, La responsabilità civile del notaio: il punto sull'evoluzione normativa e giurisprudenziale anche con riferimento al recepimento della direttiva Cee 93/13 sulle clausole abusive, in Contratto e impresa, 1999, vol. II, p. 619; Angeloni, Responsabilità del notaio e clausole abusive, Milano, 1999; Antinozzi, La responsabilità del notaio per attestazione d'identità personale non rispondente al vero (nota a sent. Cass. Civ. Sez. I, 3274/86), in Dir. e prat. assicur., 1987, p. 343.
Addirittura è stato deciso nel senso che il notaio risponda del danno morale conseguente alle sofferenze ed ai patemi d'animo che l'acquirente abbia riportato in seguito alla scoperta di formalità pregiudizievoli sul bene acquistato e venduto come libero. Ciò sia pure indipendentemente dal danno biologico riportato, danno che non è stato ritenuto causalmente riconducibile all'operato negligente del professionista in riferimento al principio della regolarità causale (Tribunale di Pescara, 27 giugno 2005). Per quanto attiene invece al profilo risarcitorio, è stato deciso che il risarcimento del danno conseguente alla negligente esecuzione delle visure possa intervenire anche in forma specifica, procurando la cancellazione dell'ipoteca erroneamente non rilevata (Cass. Civ., Sez. III, 903/13; Cass. Civ., Sez. III, 15305/13). Nè si potrebbe dire escluso il profilo risarcitorio per mancata esecuzione delle visure quando le parti avessero già concluso contratto preliminare tra loro (Cass. Civ., Sez. III, 3657/13) e neppure quando fosse intervenuto l'esonero dal compierle (cfr. la citata Cass. Civ., Sez. III, 15305/13).
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Notariato. Ricorso per Cassazione contro i provvedimenti disciplinari ammesso anche per violazione delle regole processuali. (Cass. Civ., Sez. Unite, sent. n. 1415 del 18 gennaio 2019)
Cass. Civ., Sez. III, n. 25270/2009. L'esonero verbale al compimento delle visure catastali e ipotecarie esclude la responsabilità professionale del notaio.
Cass. Civ., sez. III, n. 20825/2009. Responsabilità del notaio per le attività da parte di suoi sostituti e ausiliari.
Cass. Civ., Sez. III, n. 9757/2005. Accertamento dell'identità personale delle parti e responsaiblità del notaio.
Cass. Civ., Sez. III, n. 13015/2006. Responsabilità del notaio per omissione delle visure ed autenticazione di scrittura privata .
Cass. Civ., sez. II, n. 19673/2005. Risarcimento danni a titolo di responsabilità professionale da parte del notaio
Cass. Civ., sez. II, n. 23934/2004. Responsabilità del notaio incaricato della redazione di una scrittura privata.
Tribunale di Pescara, sentenza del 27/06/2005. Responsabilità del notaio per omessa verifica delle visure catastali.
Cass. Civ., sez. III, n. 7996 /2005. Omissione degli accertamenti catastali da parte del notaio e diritto all'integrale ristoro.
Cass. Civ., sez. III, n. 15424/2004. Acquisizione da parte del notaio della certezza dell'identità del sottoscrittore nel momento della attestazione.
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