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Timestamp: 2020-08-13 06:48:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8888 del 06/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8888 del 06/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/04/2017, (ud. 07/03/2017, dep.06/04/2017), n. 8888
sul ricorso 15490-2014 proposto da:
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI BARI ALDO MORO, in persona del Magnifico
Rettore in carica pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,
dall’avvocato MARCELLA LOIZZI;
avverso la sentenza n. 4057/2013 della CORTE D’APPELLO di BARI,
depositata il 5/12/2013;
partecipata del 7/03/2017 dal Consigliere Dott. CATERINA MAROTTA.
– con l’indicata sentenza, la Corte di appello di Bari respingeva l’impugnazione proposta dall’Università degli Studi di Bari nei confronti di P.V. e confermava la pronuncia del Tribunale della stessa sede che aveva dichiarato il diritto del ricorrente, appartenente al personale universitario non medico ed inquadrato nella ex 7^ qualifica funzionale in qualità di collaboratore tecnico, all’indennità di equiparazione di cui alla L. n. 200 del 1974, art. 1, comma 1 commisurata alla retribuzione complessiva della corrispondente ex 9^ qualifica funzionale del c.c.n.l. Comparto sanità;
– la Corte territoriale perveniva alla decisione richiamando i principi espressi da questa Corte nella decisione n. 12908/2013 nonchè nella precedente pronuncia resa a sezioni unite n. 8521/2012 e in particolare riteneva fondato il diritto dei ricorrenti a fronte del dato fattuale della equivalenza delle mansioni e delle posizioni funzionali coinvolte, a prescindere dall’elemento formale del titolo di studio;
– avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione l’Università di Bari affidato a due motivi;
– P.V. è rimasto solo intimato;
– con il primo motivo l’Università denuncia violazione ed errata applicazione del D.P.R. n. 761 del 1979, art. 31, della L. n. 200 del 1974, art. 1 del D.L. 9 novembre 1982 e allegato D, del D.M. 31 luglio 1997, art. 6, del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 40 nonchè omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio in relazione alla mancata allegazione di parte istante dell’effettiva parità di mansioni e funzioni quale presupposto indefettibile dell’invocata parità retributiva, anche con riguardo al disposto di cui all’art. 36 Cost.; rileva che l’equivalenza delle mansioni non può ritenersi sussistente e provata per il solo fatto dell’automatismo classificatorio di profili funzioni (universitario e ospedaliero) ed evidenzia che le corrispondenze previste nel D.I. 9 novembre 1982 e nell’allegata tabella D hanno carattere provvisorio e sono del tutto superate dall’evolversi dei sistemi di inquadramento e di classificazione del personale;
– con il secondo motivo l’Università denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 53 del c.c.n.l. Comparto sanità 1994/1997, dell’art. 51 c.c.n.l. Comparto sanità 1998/2001 rilevando che tali disposizioni pattizie avallano la propria tesi difensiva circa la natura provvisoria della tabella D, acclarando la piena legittimità dei provvedimenti di ordine generale assunti dalle Università nelle more della definizione della tabella di corrispondenza;
– i motivi sono infondati alla luce dei plurimi precedenti di questa Corte (v. Cass., Sez. Un., 19 aprile 2012, un. 6104 e 6105; Cass., Sez. Un., n. 17928 del 24 luglio 2013; Cass. n. 12908 del 24 maggio 2013; Cass. n. 5325 del 7 marzo 2014; Cass. n. 1078 del 21 gennaio 2015; Cass. n. 10629 del 22 maggio 2015; Cass. 4 agosto 2015, n. 16350; Cass., Sez. Un., 14799 del 19 luglio 2016);
– il D.P.R. n. 761 del 1979, art. 31 ha continuato a trovare applicazione, nelle more dell’approvazione di una tabella nazionale per la ridefinizione delle corrispondenze economiche tra il trattamento del personale addetto a strutture sanitarie convenzionate e quello del personale del S.S.N., e sono state “conservate le indennità di perequazione in godimento e le collocazioni in essere” (sul punto v. Cass., Sez. Un., 19 aprile 2012, nn. 6104 e 6105).
– lo svolgimento di mansioni in concreto correlate alla qualifica presso la struttura ospedaliera che opera come termine di comparazione per l’indennità di equiparazione è rilevante solo in quelle controversie nelle quali si discute in specifico della spettanza anche dell’indennità di posizione minima (cosiddetta indennità di dirigenza) in relazione alla quale è stato posto il diverso problema dello svolgimento di fatto delle mansioni dirigenziali alla luce dell’art. 40 del c.c.n.l. 1998-2001 che connette tale specifica indennità allo svolgimento dell’incarico conferito; così in caso di equiparazione tra la 7^ o l’8^ qualifica funzionale di cui alla L. n. 312 del 1980 (dipendenti dell’Università) e il 9^ o 10^ livello sanitario (dipendenti ospedalieri), poi confluiti nell’unico ruolo dirigenziale, l’indennità di equiparazione deve essere determinata senza includere automaticamente nel criterio di computo la retribuzione di posizione dei dirigenti del comparto sanità, la quale può essere riconosciuta solo se collegata all’effettivo conferimento di un incarico direttivo (v. Cass., Sez. Un. n. 14799/2016 cit.; Cass., Sez. Un., 9 maggio 2016, n. 9279). Tuttavia tale questione non risulta essere stata mai prospettata (cfr. sentenza impugnata);
– nulla va disposto per le spese non avendo l’intimato svolto attività difensiva;
– va dato atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 in quanto l’obbligo del previsto pagamento aggiuntivo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, del ricorso (così Cass. Sez. un. n. 22035/2014).

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 art. 31
 art. 1
 art. 6
 art. 40
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 31
 sentenza 
 art. 13
 art. 1
 Cass. Sez.