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Timestamp: 2018-08-18 20:14:08+00:00

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Cass. Pen. Sez. III 06/10/2017 n. 45943 - Livellamento e frantumazione di detriti: è gestione non autorizzata? - Tuttoambiente.it
Bonifiche (95)
Rifiuti (1555)
Livellamento e frantumazione di detriti: è gestione non autorizzata?
n. 45943
In tema di rifiuti da demolizione, non può trattarsi di deposito temporaneo nel caso in cui essi sono stati livellati e frantumati con attività irrazionali per un loro successivo smaltimento, che avrebbe richiesto, piuttosto, di tenere i materiali ben separati (ai sensi dell’art. 183, lett. bb) del D. L.vo 152/2006). L’operazione di livellamento e frantumazione dei detriti risultanti dalla demolizione risulta, infatti, incompatibile con la necessità di recuperarli successivamente per smaltirli legittimamente, configurando, invece, un’attività non autorizzata di smaltimento (nella specie si trattava di macerie prodotte sul suolo da un’attività di ristrutturazione e costruzione).
1 - Il Tribunale di Udine con sentenza del 25.05.2015, per quanto qui rileva, condannava l'odierna imputata alla pena di euro 2.000 di ammenda, oltre al pagamento delle spese processuali, per il reato, di cui all'art. 256 del D. Lgs 152/2006, per avere, in qualità di proprietaria di un immobile, sito nel comune di Torreano, effettuato attività non autorizzata di smaltimento rifiuti, frantumando inerti da demolizione e provvedendo al loro spianamento e livellamento al suolo (in Torreano 06.05.2013).
2.2. Con il secondo motivo di ricorso ha lamentato la violazione o falsa applicazione dell'art. 256 del d.lgs. 152/2006 nel quale non sono contemplate fattispecie analoghe a quella contestata all'imputata. In particolare, la condotta contestata non integrerebbe una attività di smaltimento giacchè la condotta di "spianamento" delle macerie presenti in loco, in attesa del conferimento in discarica, non rientrerebbe, ad avviso della difesa, nella elencazione di condotte di cui all'allegato B, alla parte IV del d.lgs. 152/2006.
2.3. Con il terzo motivo di ricorso ha dedotto la violazione e/o falsa applicazione dell'art. 192, comma 2, c.p.p., per avere il Giudice di prime cure affermato l'esistenza dell'attività di smaltimento rifiuti sulla base della non necessità di frantumare gli inerti e di livellarli; della non credibilità dell'assunto in base al quale il livellamento e la frantumazione trovasse la sua giustificazione nella necessità di avere spazio per la manovra di mezzi agricoli ricoverati nell'edificio; dell'intenzionalità dell'imputata di utilizzare gli inerti per completare il ritombamento, pervenendo così all'affermazione della responsabilità sulla base di elementi indiziari che, tuttavia, nella prospettazione difensiva non sarebbero gravi in quanto non attendibili e convincenti, né precisi e concordanti, ma superabili con le argomentazioni della difesa (in particolare non emergendo la dispersione dei materiali dalla circostanza che il maresciallo L. immediatamente li individuò all'atto dell'intervento sui luoghi, che il materiale fu frantumato all'atto del livellamento per fare spazio di manovra e non prima come presunto dal giudice, dal fatto che non vi fosse prova che il materiale fosse destinato all'utilizzo per riempire la depressione lungo il confine con la particella 321 dove si stava realizzando il muro a scogliera).
2.5. Con il quinto motivo di ricorso ha dedotto la mancanza di motivazione o illogicità della motivazione nella parte in cui il Tribunale ha condannato l'imputata senza considerare le deposizioni dei testi dalle quali emergerebbe l'autonomia della scelta degli stessi di livellare il materiale, senza alcun coinvolgimento della F., la quale non ne era a conoscenza.
2.6.- Con il sesto ed ultimo motivo la difesa deduce la violazione dell'art. 131 bis c.p. e la manifesta illogicità della motivazione per non avere la sentenza impugnata qualificato il fatto come di tenue entità nonostante la specifica richiesta della difesa Il giudicante, infatti, si sarebbe limitato semplicemente ad asserire l'impossibilità di applicare la norma de quo ai casi in cui si proceda per fatti che violino norme dettate in materia di salvaguardia dell'ambiente, con motivazione non conforme all'art. 133 c.p
3.1. Dalla lettura dei motivi di ricorso emerge come la ricorrente, pur se formalmente rilevando vizi di motivazione e di violazione di legge (ossia allegando, tra l'altro, che materiali fossero depositati sullo spiazzo temporaneamente, che il loro deposito non integrasse la condotta penalmente rilevante di cui all'allegato B, parte IV del decreto 152/2006 in esame, che la versione dei fatti fornita di tesi della difesa dovesse essere ritenuta attendibile, che la ricorrente fosse ignara delle opere attribuibili all'iniziativa degli operai in via autonoma etc) abbia sostanzialmente e inammissibilmente proposto una diversa valutazione dei fatti rispetto quella motivatamente e logicamente ritenuta dal giudice della sentenza impugnata.
Come è noto il controllo sulla motivazione demandato al giudice di legittimità resta circoscritto, in ragione della espressa previsione normativa dell'art. 606, primo comma, lettera e), cod. proc. pen., al solo accertamento sulla congruità e coerenza dell'apparato argomentativo, con riferimento a tutti gli elementi acquisiti nel corso del processo, e non può risolversi in una diversa lettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione o dell'autonoma scelta di nuovi e diversi criteri di giudizio in ordine alla ricostruzione e valutazione dei fatti (ex plurimis, tra le pronunce successive alle modifiche apportate all'art. 606 cod. proc. pen. dalla legge 20 febbraio 2006, n. 46: sez. 6, 29 marzo 2006, n. 10951; sez. 6, 20 aprile 2006, n. 14054; sez. 3, 19 marzo 2009, n. 12110; sez. 1, 24 novembre 2010, n. 45578; sez. 3, 9 febbraio 2011, n. 8096; sez. 3, 13 febbraio 2013, n. 28116).
3.1. In particolare, quanto al primo motivo di ricorso certamente deve escludersi, sulla base delle logiche argomentazioni della sentenza impugnata, che non possono che essere in questa sede confermate, che alle modalità di deposito dei materiali in oggett si debba attribuire la natura di deposito temporaneo in relazione alla norma invocata di cui all'articolo 183 lettera bb), dal momento che essi, come correttamente evidenziato in motivazione, furono livellati e frantumati, con attività certamente irrazionali per un loro successivo smaltimento (che avrebbe richiesto di tenere tali materiali ben separati, al fine suddetto).
3.3. Con il terzo e con il quarto motivo l'imputata propone una diversa valutazione dei fatti inammissibile, per i motivi esposti ampiamente sub 3, in questa sede non risultandone irragionevole nè illogica manifestamente la motivazione della sentenza che anzi con argomenti condivisibili evidenzia che l'operazione di livellamento frantumazione dei detriti risulti incompatibile con la affermata necessità di recuperarli successivamente per smaltirli legittimamente.
3.4. Analogamente inammissibile è la censura relativa all'omessa qualificazione del fatto ai sensi dell'articolo 131 bis cod. pen., avendo la sentenza impugnata argomentato sul punto in ordine alla salvaguardia dell'ambiente ed in quanto con esso ci si limita a prospettare la non particolare gravità del fatto - elementi già presi in considerazione nella motivazione della sentenza impugnata ai fini della determinazione del trattamento sanzionatorio – senza sostanzialmente dedurre profili di contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione rilevabili in sede di legittimità.

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