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Timestamp: 2019-01-22 10:47:46+00:00

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INNOVAZIONI E CONDOMINIO
14 ottobre 2017 | Autore: Massimo Grisanti
SICUREZZA STATICA DEGLI EDIFICI
CONDOMINIO E DIRITTO DI COSTRUIRE
(Nota a Cassazione, Sez. II civile, ordinanza n. 20288/2017)
Con l’ordinanza in commento, la Suprema Corte di Cassazione, Sez. II civile (Pres. Bruno Bianchini, Rel. Antonio Scarpa) è tornata sull’argomento del diritto di sopraelevazione in fabbricati condominiali.
I Giudici hanno ribadito che è imprescrittibile l’azione di accertamento negativo tendente a far valere l’inesistenza del diritto a sopraelevare quando le condizioni statiche dell’edificio non consentono l’addizione. Ciò perché l’inidoneità della struttura esistente a sopportare carichi aggiuntivi fa mancare il presupposto del diritto a sopraelevare.
Il caso portato all’esame degli Ermellini riguarda un’addizione edilizia che ha inciso sui carichi permanenti e sui sovraccarichi accidentali del fabbricato, con conseguente pregiudizio statico.
I Giudici hanno statuito che “… le condizioni statiche dell’edificio rappresentano un limite all’esistenza stessa del diritto di sopraelevazione, e non già l’oggetto di verificazione e di consolidamento per il futuro esercizio dello stesso, limite che si sostanzia nel potenziale pericolo per la stabilità del fabbricato derivante dalla sopraelevazione …”.
Con la mente agli eventi sismici e ad altri crolli che, talvolta ipocritamente, vengono chiamati accidentali, appare evidente che colui che ha concausato un danno non può invocare risarcimenti se fosse consapevole o comunque abbia quanto meno colpevolmente ignorato che la propria iniziativa era contra legem. Conseguentemente, o si deve escludere qualsiasi valore all’art. 1120, secondo comma, del codice civile o si deve negare che finanche l’affidamento riposto su progetti meramente depositati all’Ufficio del Genio Civile, ovverosia non autorizzati dal dirigente regionale a seguito di positivo accertamento dell’inesistenza di pregiudizi alla staticità dei fabbricati oggetto d’intervento, sia meritevole di tutela risarcitoria.
In un Paese ove secondo le ultime statistiche sono sicure solamente il 2% delle costruzioni, la sentenza in commento non può non aprire la questione della colpevole negligenza dei funzionari e tecnici istruttori comunali i quali, a vario titolo, consentono l’inizio di lavori di sconosciuta pericolosità per la sicurezza delle persone e delle cose rispetto ai fattori di rischio connessi all’utilizzazione e alla modificazione dei fabbricati.
Ricordando, ancora una volta, che la Corte costituzionale, nella sentenza n. 182/2006, prima ha equiparato il deposito progetto ex art. 93 d.P.R. 380/2001 alla denuncia di inizio attività, poi ha statuito che all’indomani delle modifiche apportate dal D.L. 35/2005, convertito con la L. 80/2005, non è più possibile operare con forme semplificate in zone sismiche, necessitando sempre la preventiva autorizzazione ex art. 94 T.U.E., si ritiene che ai Pubblici Ministeri e ai Giudici penali – se davvero sono soggetti solo alla legge – l’ordinamento imponga di contestare l’abuso edilizio in tutti i casi in cui, in qualunque zona sismica, vengono eseguiti lavori senza la preventiva speciale autorizzazione rilasciata dal dirigente dell’Ufficio del Genio Civile.
Autorizzazione sismica che, secondo l’insegnamento della Suprema Corte ribadito nella sentenza in commento, ha effetto costitutivo del diritto ad edificare in testa a ciascun condomino sia in caso di sopraelevazione, sia in caso di interventi incidenti sulla statica del fabbricato (i quali non sono solamente quelli che interessano le strutture propriamente portanti, ma anche qualsiasi intervento eccedente la manutenzione ordinaria e finanche i mutamenti di destinazione d’uso senza opere per effetto dei quali con l’uso dei locali vengono aggiunti sovraccarichi accidentali sulle strutture).
Inoltre, ad avviso dello scrivente deve essere rimeditato l’orientamento giurisprudenziale che attribuisce al titolo abilitativo sismico la natura di elemento integrativo dell’efficacia di quello urbanistico-edilizio, atteso che il diritto ad edificare non esiste in capo al richiedente se non viene accertato che l’intervento progettato non arreca pregiudizio alla statica dell’immobile. Pertanto, l’istanza di permesso di costruire non è procedibile, e la SCIA è inaccettabile, in assenza dell’autorizzazione sismica perché non risponde al vero, in quanto non accertato dalla P.A., che l’interessato è titolare dello ius aedificandi (non essendo bastevole rivestire la qualifica di proprietario dell’immobile).
Infine, lo scrivente ritiene inaccettabile – e contrario all’interesse pubblico – che possa essere un libero professionista (ingegnere o architetto), in luogo del dirigente dell’Ufficio del Genio Civile, a dare al cittadino – a mezzo del mero progetto depositato ex art. 93 T.U.E. – quell’idonea garanzia sull’effettiva rispondenza a legge di lavori che, nel caso in cui arrecassero pregiudizio alla statica dei fabbricati, sono potenzialmente causativi di risarcimenti statali in caso di sisma (per non dire delle ingentissime spese di protezione civile, sanitarie e quant’altro che vengono ad insorgenza dopo i terremoti nel nostro fragile, ipocrito e irresponsabile Paese).

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 93
 art. 94
 sentenza 
e contrario
 art. 93