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Timestamp: 2020-01-23 02:25:27+00:00

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Ilva, cronistoria di una vessazione senza precedenti - TuttaMiaLaCittà
Staff 7 Novembre 2017	AmbienteIlvaInquinamentoTaranto
L’incredibile vessazione dello Stato italiano ai danni di Taranto è costellata di svariati interventi governativi finalizzati a favorire la produzione dell’Ilva, nonché il recupero dei crediti da parte delle banche che hanno partecipato al salvataggio del siderurgico, in danno della vita e dell’ambiente. In questo post ne ripercorriamo le tappe sottolineandone i passaggi salienti.
Il 26 luglio 2012, il gip Patrizia Todisco sequestra gli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva. La misura del tribunale si basa soprattutto su una perizia secondo la quale le emissioni causano fenomeni che portano a malattie e morte. Da allora una serie di provvedimenti normativi e legislativi volti a garantire la produzione.
Settembre 2010 – Decreto n. 1
Decreto Legislativo n. 155 del 13 agosto 2010
INNALZAMENTO LIMITE EMISSIONI
Il Ministro dell’Ambiente del Governo Berlusconi, Stefania Prestigiacomo, autorizza l’innalzamento dei limiti di emissione del benzo(a)pirene nelle città con un numero di abitanti superiore ai 150mila, spostando al 2013 il raggiungimento del valore-obiettivo per tale inquinante altamente cancerogeno. Le intercettazioni dell’inchiesta “Ambiente svenduto” sveleranno poi che in quegli stessi giorni l’allora capo della segreteria tecnica del ministro, Luigi Pelaggi, aveva chiesto e ottenuto da Fabio Riva una donazione di 5mila euro a favore della Fondazione Liberamente, costituita nel 2010 dagli ex ministri Mariastella Gelmini, Franco Frattini e dalla stessa Prestigiacomo. Non è una tangente e la Prestigiacomo non è mai stata coinvolta in alcun modo nell’inchiesta, ma l’audio della telefonata rende l’idea dei rapporti tra i padroni dell’acciaio e i controllori del ministero dell’Ambiente.
Dicembre 2012 – “Decreto” n. 2
Legge n.231 del 24 dicembre 2012
FACOLTA’ D’USO AGLI IMPIANTI SOTTO SEQUESTRO
Il nuovo Ministro dell’ambiente, Corrado Clini (Governo Monti) ferma per decreto l’azione dei magistrati varando un provvedimento che consentiva all’Ilva di produrre indisturbata per i successivi 36 mesi in attesa di adeguare gli impianti inquinanti alle disposizione della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale. Per vigilare sul rispetto degli adeguamenti ambientali Monti nomina un “garante” per l’attuazione dell’Aia, che dopo pochi mesi viene silurato. Il termine concesso ad Ilva per adeguarsi alle prescrizioni AIA è scaduto nel 2015, ma per sancire ufficialmente l’illegittimità del decreto sblocca-sequestro occorre un nuovo ricorso da parte della Procura di Taranto che, ad oggi, non vi ha ancora provveduto.
LIMITI PRESCRIZIONI NUOVA AIA
La nuova AIA prevede l’ottemperamento delle prescrizioni entro il 2015.
La Corte Costituzionale con sentenza n° 85/2013 nell’esprimersi sulla legge n° 231 del 24 dicembre del 2012 (secondo decreto salva ILVA) ne subordinava la legittimità costituzionale alla rigorosa applicazione dell’AIA, ma questa non solo ha subito proroghe su proroghe sino ad arrivare a ben 10 decreti denominati salva ILVA, ma non è stata rispettata come testimoniato dai verbali dell’ISPRA (a maggio 2017 viene certificato che non sono state ottemperate diverse ed importantissime prescrizioni AIA).
Giugno 2013 – Decreto n. 3
Decreto-legge n. 61 del 4 giugno 2013, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 89 del 3 agosto 2013
“Nuove disposizioni urgenti a tutela dell’ambiente, della salute e del lavoro nell’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale”.
COMMISSARIAMENTO ILVA e PRECLUSIONE DEI RISARCIMENTI
Viene deciso il commisariamento dell’azienda fino a un massimo di 36 mesi. Contestualmente viene previsto un comitato di tre esperti per l’ottemperamento delle prescrizioni della nuova A.I.A. e la redazione, entro 60 giorni dalla nomina, di un piano di misure per la salute dei lavoratori e della popolazione e di prevenzione del rischio di incidenti rilevanti. Entro 90 giorni è anche prevista la redazione del piano industriale che dia continuità alla produzione. Il commissario non risponde delle diseconomie d’azienda.
Gli avvocati dell’Ilva spa, ai quali si era associato il legale delle altre due società, hanno sostenuto che, poiché l’Ilva è stata ammessa all’amministrazione straordinaria, si devono seguire le regole del decreto Marzano e anche le pretese risarcitorie vanno presentate, per ‘par condicio creditorum’, al Tribunale di Milano. In questo modo le società rientranti nelle regole della cosiddetta “Legge Marzano” si sfilano dai risarcimenti, che possono a questo punto essere richiesti unicamente a danno dei singoli imputati. Considerato che i patrimoni dei Riva sono da tempo stati messi al sicuro in paradisi fiscali esteri, ciò, di fatto, preclude le pretese risarcitorie delle parti offese nel processo “Ambiente Svenduto”. Riguardo alla bancarotta di Ilva c’è un processo in corso a carico a carico di esponenti della famiglia Riva e dell’ex commissario Ferrante.
SVINCOLO SOMME SEQUESTRATE
Previsto lo svincolo delle somme sequestrate dall’autorità Giudiziaria a soggetti ed enti coinvolti nell’attività dell’azienda.
Accertamenti e sanzioni sono a carico dell’I.S.P.R.A.
Il nuovo esecutivo guidato da Enrico Letta nomina come commissario straordinario Enrico Bondi, l’uomo che pochi mesi prima era stato scelto proprio dai Riva come amministratore delegato dell’Ilva.
Agosto 2013 – Decreto n. 4
Art. 12 del Decreto Legge n. 101 del 31 agosto 2013, convertito con modificazioni nella Legge n. 125 del 30 ottobre 2013
DISCARICHE INTERNE
Ilva viene autorizzata a smaltire i rifiuti speciali della produzione, pericolosi e non, nelle discariche interne allo stabilimento. Un regalo che consente all’azienda ormai gestita dallo Stato di risparmiare milioni di euro.
Con l’arrivo di Matteo Renzi la musica non cambia. A dicembre di quello stesso anno l’inquilino di Palazzo Chigi annuncia che l’Ilva sarebbe entrata in amministrazione straordinaria, previa modifica della legge Marzano sulle grandi imprese in stato di insolvenza.
Dicembre 2013 – Decreto n. 5
Decreto Legge n. 136 del 10 dicembre 2013, emendamento a DL su terra dei fuochi, convertito con modifiche dalla Legge n. 6 del 6 febbraio 2014 (artt. 8 e 9)
SEMPLIFICAZIONE INTERVENTI (art.8)
Viene modificato il Decreto del giugno 2013 per semplificare l’avvio dei lavori. In particolare (art.8) solleva i commissari dal rispetto delle procedure previste per i Siti di Interesse Nazionale (SIN) laddove le concentrazioni soglia dei contaminanti (CSC) di suolo e sottosuolo risultino nei limiti. Il campionamento è previsto alla profondità massima di 1 mt… Il commissario straordinario ha la facoltà di escludere 20% di interventi migliorativi, a sua scelta, dal totale delle prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale da rispettare entro il 2016.
MODIFICATO IL DECRETO LEGISLATIVO SULL’AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA DELLE GRANDI IMPRESE IN STATO DI INSOLVENZA (art. 9)
In caso di ricorso nei confronti del Commissario straordinario, sono prorogati i termini per la realizzazione del Programma per la prosecuzione dell’esercizio dell’azienda redatto dal Commissario stesso al momento del suo subentro. Di norma il programma del Commissario può durare 1 anno in caso di cessione aziendale, o 2 in caso di ristrutturazione economico-finanziaria.
Marzo 2014 – Decreto n. 6
DPCM – Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 14 marzo 2014
“Approvazione del piano delle misure e delle attivita’ di tutela ambientale e sanitaria, a norma dell’articolo 1, commi 5 e 7, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89″.
RINVIO PRESCRIZIONI PRINCIPALI AD AGOSTO 2016
Viene approvato il nuovo Piano “ambientale” predisposto dai commissari con diversi aggiramenti e proroghe di svariate prescrizioni previste con la seconda AIA rilasciata nel 2012 dal Ministro Clini: la copertura del parco minerali e quella del trattamento di raccolta delle acque di prima pioggia slitta ad agosto 2016, i sistemi per il trattamento rottami (GRF) prevede la realizzazione di un impianto provvisorio entro febbraio 2015, il sistema di trattamento scorie di acciaieria (BSSF) slitta anc’esso agosto 2016, l’impianto per la riduzione delle emissioni fuggitive dei gas di cokeria entro marzo 2015.
LASCIAPASSARE SU RIFIUTI E DISCARICHE
Il DPCM prevede che con la gestione commissariale i procedimenti AIA inerenti la gestione e lo smaltimento dei rifiuti sono conclusi.
Febbraio 2015 – Decreto n. 7
Decreto Legge n. 1 del 5 gennaio 2015, convertito con modificazioni con Legge n. 20 del 4 marzo 2015
“Disposizioni urgenti per l’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e dell’area di Taranto”.
IMMUNITA’ PER I COMMISSARI
Cambia il commissario, non c’è più Enrico Bondi, fiduciario degli stessi Riva, sostituito da Gnudi, Carruba e Laghi. Viene introdotta la non responsabilità penale e amministrativa del commissario straordinario e dei soggetti da questo funzionalmente delegati, “in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell’incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro”.
ALLUNGAMENTO TEMPI AIA (80% entro luglio 2015)
“il Piano […] si intende attuato se entro il 31 luglio 2015 sono realizzate, almeno nella misura dell’80 per cento, le prescrizioni in scadenza a quella data”. Il governo, tuttavia, non è chiaro nello specificare come si calcoli l’80% in questione, se sul numero delle prescrizioni effettivamente rispettate o sul “peso” specifico di ciascuna di esse. Quanto al 20 per cento restante, l’azienda guadagna altro tempo prezioso: sarà infatti lo stesso esecutivo a determinare la scadenza “con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, è stabilito il termine ultimo per l’attuazione di tutte le altre prescrizioni”.
PREDEDUCIBILITA’ DEI CREDITI BANCARI (art. 3)
Si tratta di una misura che dà priorità alla restituzione dei prestiti ricevuti dalle banche rispetto a tutti gli altri debiti contratti da Ilva. Il 19 febbraio 2015, a seguito delle rimostranze delle ditte dell’indotto il Ministero dello Sviluppo Economico si è poi visto costretto a “chiarire” con un comunicato ad hoc che sono da considerare tali anche i crediti in capo alle ditte dell’indotto. In realtà per l’indotto si tratta di crediti chirografari, ossia non garantiti.
SOLDI PER ILVA
In un emendamento al Decreto n. 1/2015 viene introdotta la possibilità per i commissari di emettere obbligazioni per un valore di 2 miliardi, poi 400 milioni di finanziamenti con garanzia dello Stato, contando sul rientro dei soldi dei Riva sequestrati e giacenti in Svizzera. Le cose però non vanno come previsto dal Governo e così nella conversione in Legge del Decreto, si prova ad aggirare gli impedimenti avuti con i giudici svizzeri. Viene altresì predisposto un fondo presso il Ministero dell’Economia di 150 milioni a garanzia delle disposizioni previste da questa Legge.
ESAMOTAGE PER AGGIRARE DINIEGO DEI GIUDICI SVIZZERI
La Svizzera non sblocca i 1,2 mld sequestrati ai Riva, perciò arriva un emendamento al Decreto 5 che stabilisce che si autorizza “l’organo commissariale a stipulare finanziamenti per un ammontare complessivo fino a 400 milioni di euro assistiti dalla garanzia dello Stato” e istituisce appositamente “nello stato di previsione del ministero dell’Economia un fondo a copertura delle garanzie dello Stato concesse ai sensi della presente disposizione, con una dotazione iniziale di 150 milioni di euro per l’anno 2015”. Obbligazioni che possono essere sottoscritte con i 2 miliardi sequestrati ai Riva, in modo da consentire il rientro dalla Svizzera osteggiato dai magistrati di Zurigo.
Ma l’escamotage individuato per fugare le obiezioni dei giudici svizzeri sembra di dubbia fattibilità, perché non affronta la loro perplessità sulla possibilità, per quanto remota, che i Riva possano alla fine risultare vincitori delle cause penali pendenti. L’emendamento prevede infatti che i commissari dell’amministrazione straordinaria possano “richiedere che il giudice procedente disponga l’impiego delle somme sequestrate (…) per la sottoscrizione delle obbligazioni emesse dalla società in amministrazione straordinaria”. A questo punto “il sequestro penale delle somme si converte in sequestro delle obbligazioni”, che “sono nominative e devono essere intestate al Fondo unico di garanzia“, quello su cui sono depositati i poco più di 160 milioni ora a disposizione di Gnudi, Carrubba e Laghi. Le somme ottenute dalla sottoscrizione delle obbligazioni saranno poi versate “in un patrimonio” della società in amministrazione straordinaria destinato “in via esclusiva all’attuazione e alla realizzazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria dell’impresa” e “nei limiti delle disponibilità residue a interventi volti alla tutela della sicurezza e della salute, nonché di ripristino e di modifica ambientale”.
A proposito dei finanziamenti erogati dallo Stato, la Commissione Europea apre un dossier sul caso e sta tutt’ora valutando se aprire un’indagine per aiuti di Stato.
Luglio 2015 – Decreto n. 8
Decreto Legge n. 92 del 4 luglio 2015, modificato dalla Legge n. 132 del 6 agosto 2015 (artt. 1 comma 2 e 21 octies dell’allegato alla legge)
“Misure urgenti in materia di rifiuti e di autorizzazione integrata ambientale, nonché per l’esercizio dell’attività di impresa di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale”, art. 3.
CONSENTITA LA PROSECUZIONE DELL’ATTIVITA’ DELL’ALTOFORNO 2 SEQUESTRATO DALLA MAGISTRATURA A SEGUITO DELL’INCIDENTE MORTALE DEL POVERO ALESSANDRO MORRICELLA
La disposizione in questione è stata introdotta allo scopo di consentire la prosecuzione dell’attività produttiva di impianti di interesse strategico nazionale sottoposti a sequestro preventivo in relazione a reati contro la sicurezza sul lavoro, a condizione che l’azienda predisponga un non meglio precisato piano di adeguamento degli impianti alla norma vigente. Evidente la finalità del governo di “sterilizzare” gli effetti del recente sequestro cui era stata sottoposta l’ILVA di Taranto in relazione ad un incidente mortale sul lavoro, analogamente a quanto già fatto con il precedente decreto “salva ILVA” del 2012 (D.L. 3 dicembre 2012, n. 207), quest’ultimo intervenuto nell’ambito del più noto maxi-procedimento tarantino scaturito dall’inchiesta “ambiente svenduto”.
Questo decreto verrà sollevato davanti alla Corte Costituzionale dal GIP di Taranto, Rosati il quale nel proprio dispositivo riporta, fra le altre cose quanto segue: ”È oggi consentito per Legge che un’azienda, se d’interesse strategico nazionale, possa continuare a svolgere la propria attività anche quando tale esercizio sia suscettibile di aggravare o protrarre le conseguenze di un reato, se non addirittura costituisca esso stesso reato, e che ciò essa possa fare per un anno, soltanto limitandosi a predisporre e comunicare un piano di interventi ad alcuni enti pubblici, che non possono nemmeno sindacarne contenuti ed attuazione”. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 58 del 23 marzo 2018, ha accolto la tesi di incostituzionalità dell’art. 3 di questo disposto governativo e dei correlati art. 1 comma 2 e 21 octies della Legge n. 132 del 6 agosto 2015.
Nella Legge di Stabilità per il 2016 varata a ottobre 2015, al comma 837, vi sono ancora una volta delle misure in favore dell’Ilva e cioè:
PROROGA COMMISSARIAMENTO
il commissariamento del siderurgico viene prorogato “fino a un massimo di 4 anni“.
GARANZIA STATALE SU PRESTITI ALL’ILVA PER 800 MLN
Garanzia statale fino a 800 mln sui finanziamenti che l’Ilva potrà chiedere alle banche in attesa di emettere obbligazioni. Ilva sta perdendo 50 mln al giorno.
Dicembre 2015 – Decreto n. 9
Decreto Legge n. 191 del 4 dicembre 2015, convertito nella Legge n. 13 del 1 febbrario 2016, art. 1, comma 3.
PRESTITO STATALE DI 300 MLN
Dopo la prevedibile debacle con il recupero degli 1,2 miliardi sequestrati ai Riva, il governo Renzi prova a metterci una pezza e stanzia per decreto (il nono provvedimento sul caso) 300 milioni di euro per il gruppo siderurgico. Un prestito che va a sommarsi agli 800 milioni messi in campo dalla legge di Stabilità.
ALLUNGAMENTO TEMPI AIA (dal 2015 a fine 2016)
Allungati i tempi per il risanamento degli impianti dal 2015 al 31 dicembre 2016
Giugno 2016 – Decreto n. 10
Decreto Legge n. 98 del 9 giugno 2016
“Disposizioni urgenti per il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali del Gruppo Ilva”
IMMUNITA’ PENALE ANCHE PER ACQUIRENTI
Viene modificato l’art. 2 del precedente Decreto del 5 gennaio 2015, dandogli la forma seguente: “Le condotte poste in essere in attuazione del Piano di cui al periodo precedente non possono dare luogo a responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario, dell’affittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell’ incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro”.
ALLUNGAMENTO TEMPI AIA da fine 2016 a 2018
Offerta alla società che si aggiudicherà il gruppo siderurgico, di modificare il Piano delle misure di risanamento ambientale dell’Ilva predisposto dal governo Renzi nel 2014, che sarebbe dovuto scadere in questi giorni. Né si tratta del primo rinvio: l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) del 2012 (subentrata a quella del 2011, che intercettazioni telefoniche avevano dimostrato essere stata “dettata” al Ministero dell’Ambiente dagli avvocati dei Riva) prevedeva come termine ultimo il 2014. Ora viene spostata al 2018.
PIANO AMBIENTALE MODIFICABILE DAI NUOVI ACQUIRENTI
il gruppo industriale che dovesse acquistare l’Ilva, sarebbe autorizzato a modificare, il piano ambientale secondo criteri di sostenibilità economica (pur essendo tenuto a rispettare i limiti europei alle emissioni nocive).
PRESTITO STATALE RESTITUITO DAI COMMISSARI E NON PIU’ DAI NUOVI ACQUIRENTI (lo Stato che presta a se stesso!)
L’articolo 1, comma a) del ddl sposta l’onere di rimborso dei sopracitati 300 milioni di euro a carico dell’amministrazione straordinaria del Gruppo ILVA e non più dell’acquirente o affittuario
POSTICIPATO IL RIMBORSO DEL PRESTITO STATALE AL 2018
L’articolo 2, comma 1 del provvedimento posticipa al 2018 il termine previsto per il rimborso degli importi finanziati da parte dello Stato in favore del Gruppo ILVA. “A tal fine – riporta la nota stampa del senato – si autorizzano i commissari a contrarre finanziamenti statali per un ammontare complessivo fino a 800 milioni di euro (di cui fino a 600 milioni di euro nel 2016 e fino a 200 milioni di euro nel 2017) al fine esclusivo di attuare il Piano di tutela ambientale e sanitaria”.
Luglio 2016 – “Decreto” n. 11
Legge n. 151 del 1 agosto 2016 di conversione del Decreto Legge n. 98 del 9 giugno 2016
PRESTITO ALL’ILVA DALLA CASSA ENERGIA
Con questa Legge si pone a carico dello Stato il prestito di 400 mln erogato all’Ilva nel 2016. In particolare i fondi vengono prelevati dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali (Csea) per coprire gli obblighi di rimborso da restituire nel 2018. E a pagare il conto potrebbero essere come al solito famiglie e imprese, visto che la Csea è alimentata dalle bollette della luce. L’Autorità per l’energia, il gas e il sistema idrico (Aeegsi), nei giorni scorsi, ha infatti avvisato governo e Parlamento sulla possibilità di nuovi aumenti delle tariffe se il decreto dovesse prolungarsi oltre il termine stabilito dal provvedimento, ossia il 2018.
Settembre 2017 – Decreto n. 12
DPCM – Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 30 settembre 2017
NUOVA AIA e NUOVO ALLUNGAMENTO TEMPI da 2018 al 2023
Il Governo recepisce il Piano Ambientale dei nuovi acquirenti, di fatto modificando in senso peggiorativo l’Autorizzazione Integrata Ambientale del 2012. La realizzazione delle prescrizioni si allungano al 2023.
Fonti: Testi normativi ufficiali (Gazzetta Ufficiale), sito web della Corte Costituzionale, articoli de Il Fatto Quotidiano, petizione Verdi Taranto, associazione Peacelink
Il sindaco Melucci e la sua pseudo-maggioranza a guida PD, continuano imperterriti ad andare avanti…
Obbligo di risarcimento delle spese dovute alla pulizia delle strade, degli immobili e degli arredi…
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References: sentenza 

Art. 12
 art. 3
 sentenza 
 art. 1
 art. 1