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Timestamp: 2019-02-22 21:46:23+00:00

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20 Novembre 2018 | Autore: Antonio Ciotola
Cos’è e quando si configura il reato di falsa testimonianza: criteri di valutazione e verità soggettiva.
Per comprendere a pieno la gravità del reato di falsa testimonianza conviene fare un vero e proprio “tuffo nel passato” all’epoca dei cavalieri. Si proprio quei prodi guerrieri protagonisti di molte storie fantastiche della nostra infanzia. Ti chiederai il perché. Bene: il cavaliere seguiva un codice d’onore i cui canoni principali erano la giustizia e la lealtà. Proprio il mancato rispetto di questi ideali/norme sociali costituisce lo scheletro di quello che, oggi, è un vero e proprio reato: la falsa testimonianza.
Quali sono gli estremi per la commissione del reato di falsa testimonianza? cosa comporta una denuncia per falsa testimonianza? chi è il falso testimone?
1 Quando si integra il reato di falsa testimonianza
2 Chi può commettere il reato di falsa testimonianza
3 Quando si configura il reato di falsa testimonianza?
4 Chi è il soggetto tutelato dalla norma penale e chi è il soggetto che subisce la condotta del falso testimone
5 La ritrattazione come causa di non punibilità
6 Profili di procedibilità
Quando si integra il reato di falsa testimonianza
“Giuri di dire la verità? lo giuro”, questa è la dichiarazione d’impegno generica che un soggetto, convocato avanti al giudice civile o penale, prende in qualità di testimone di fatti potenzialmente rilevanti per l’esito di un giudizio di cui non è parte [1]. La falsa testimonianza è un delitto inserito nel codice penale tra i reati contro l’amministrazione della giustizia. La sua funzione è quella di garantire il corretto funzionamento dell’amministrazione della giustizia sanzionando, pesantemente, la condotta del falso testimone.
Cosa comporta una denuncia per falsa testimonianza? Comporta la reclusione in carcere da due a sei anni. Purtroppo però, nonostante questa minaccia, c’è ancora chi mente e/o omette di riferire cose delle quali è a conoscenza e per cui è interrogato. L’articolo 372 codice penale prevede la medesima pena tanto per il bugiardo quanto per colui che, pur sapendo tace [2]. La falsa testimonianza, infatti, viene integrata con tre diverse manifestazioni di comportamento:
affermazione del falso
negazione del vero
Chi può commettere il reato di falsa testimonianza
Reo può essere soltanto chi depone come testimone dinanzi al giudice civile o penale. Testimone è un soggetto terzo, rispetto alle parti contendenti di un giudizio, che rende una dichiarazione orale di scienza su fatti potenzialmente rilevanti ai fini dell’esito della causa atti a formare e/o influenzare la valutazione finale del giudice. Prima di rendere qualsiasi dichiarazione il testimone viene ammonito dal giudice sul suo obbligo morale ma soprattutto giuridico di dire la verità nonchè sulle conseguenze sanzionatorie derivanti da dichiarazioni false o dal comportamento reticente. Egli, dunque, è conscio di cosa potrebbe comportare una denuncia per falsa testimonianza ed è consapevole sin da subito che dalla sua condotta mendace e/o omissiva potrebbe derivare la commissione di un reato punibile penalmente.
Quando si configura il reato di falsa testimonianza?
Cominciamo con il dire che si tratta di un reato “proprio”. I reati propri sono quelli che possono essere commessi solo da chi si trovi a rivestire un particolare ruolo o una specifica funzione. Nel caso di specie la falsa testimonianza può essere commessa solo da chi rivesta il ruolo di testimone innanzi alla autorità giudiziaria (civile o penale non fa alcuna differenza) o innanzi alla corte penale internazionale.
È, inoltre, un reato di pericolo. Sotto questo aspetto i reati si distinguono, infatti, tra reati di danno e reati di pericolo.
Cerchiamo di capire di cosa si tratta e cosa in pratica questo significa.
Ciascuna ipotesi di reato tende a salvaguardare uno specifico interesse ritenuto dalla legge meritevole di tutela. Pensiamo, ad esempio, al reato di furto il cui interesse tutelato è, evidentemente, il patrimonio e/o il possesso di beni da parte del suo legittimo proprietario o possessore evitando (cercando di evitare) che altri se ne impossessino illecitamente.
Da questo angolo visuale possiamo dire che il reato di danno è quel reato che viene commesso (giuridicamente si dice consumato) nel momento in cui si produce, il concreto danno al bene giuridico tutelato dalla norma incriminatrice (nell’esempio fatto del reato di furto quando il ladro si impossessa della cosa sottratta).
Nei reati di pericolo, invece, c’è una sorta di anticipazione delle condotte penalmente rilevanti e non è necessario il concreto danno al bene giuridico protetto essendo sufficiente, come la stessa denominazione e classificazione lascia intendere, la semplice “messa in pericolo” del bene protetto, a prescindere dalle conseguenze effettive della condotta del colpevole.
Diciamo, preliminarmente, che il reato di falsa testimonianza si può commettere sia “affermando il falso o negando il vero” sia “tacendo in tutto o in parte” sui fatti di cui si è a conoscenza.
La persona chiamata a testimoniare (il testimone) prima di iniziare a rispondere alle domande che gli vengono fatte, deve prestare giuramento secondo una formula rituale [3].
Contrariamente a quanto spesso si pensa, la testimonianza non è un atto, per così dire, a forma libera nel senso che, il testimone è chiamato a rispondere, solo su fatti e circostanze specifiche di cui è a conoscenza e non può esprimere sue valutazioni personali (non può, ad esempio, dire “secondo me il furto lo ha commesso Tizio perché è fisicamente corrispondente alla descrizione”, ma deve limitarsi a dire, “ho visto una persona somigliante nella descrizione a Tizio”).
Come si diceva il reato di falsa testimonianza può essere commesso sia in modo commissivo sia in modo omissivo. È commissiva la condotta di chi, interrogato su una circostanza, afferma il falso o nega il vero. Si commette, in altri termini, con una precisa azione volontaria e consapevole del testimone.
Viceversa, anche tacendo (omettendo di dire) su circostanze di cui si è conoscenza, il testimone commette il reato di falsa testimonianza.
È importante, però, sottolineare che quella che viene in rilievo non è la verità oggettiva del fatto storico ma la cd verità soggettiva del testimone. Mi spiego meglio con un esempio.
Il testimone potrebbe, ad esempio, aver assistito ad un incidente stradale nel quale è rimasta ferita una persona. L’autovettura investitrice, fugge dal luogo dell’incidente omettendo di prestare soccorso. Il testimone ha visto (ritiene di aver visto) una vettura di colore scuro individuandola quale veicolo di una specifica marca e modello (es. una fiat panda di colore blu scuro). Le successive indagini accerteranno che, in realtà, la vettura in questione non era una fiat panda di colore blu scuro ma un’altra autovettura simile, per tipo e dimensioni, a quella che il testimone ritiene (riteneva) di aver visto. In questo caso, il testimone, pur avendo riportato false dichiarazioni (false perché non corrispondenti al fatto storico) non potrà essere sanzionato per la falsa testimonianza poiché, dal suo punto di vista, le circostanze che ha riportato corrispondevano al vero, erano cioè la verità dal suo punto di vista soggettivo.
Com’è evidente, manca in capo al testimone (che pur riporta circostanze non veritiere che hanno potuto, di fatto, influire negativamente sull’accertamento dei fatti, indirizzando gli inquirenti alla ricerca di una vettura al posto di un altra) la volontà (il dolo) di commettere il reato avendo, invece, testimoniato su quello che, dal suo punto di vista (la verità soggettiva) era la reale dinamica e circostanze del fatto cui ha assistito.
Poco sopra si accennava al fatto che, essendo quello in esame un reato di pericolo non è necessario il danno al bene tutelato essendo sufficiente solo la sua messa in pericolo. Cosa significa in pratica?
In pratica significa che per potersi configurare il reato di falsa testimonianza non è necessario, ad esempio, che sulla base di quanto falsamente dichiarato dal testimone sia emessa una sentenza sbagliata (es. condannando un innocente) essendo sufficiente che, la condotta del falso testimone sia concretamente idonea a produrre questo effetto e questa conseguenza, anche se, di fatto non si verifica (perché, ad esempio, il giudice non la considera una testimonianza attendibile.
Chi è il soggetto tutelato dalla norma penale e chi è il soggetto che subisce la condotta del falso testimone
Il reato di falsa testimonianza rientra nella categoria dei reati contro l’amministrazione della giustizia ed in particolare dei reati contro l’attività giudiziaria.
Ad essere tutelato dalla norma è dunque lo Stato/collettività che ha l’interesse a che l’attività giurisdizionale sia posta in essere correttamente nei confronti di un soggetto privato.
In definitiva, però, è proprio quest’ultimo che potrebbe essere direttamente danneggiato dalle dichiarazioni menzognere o dal silenzio del testimone. Dico potrebbe perché non è detto che la falsa testimonianza o la non menzione di determinati fatti possa essere considerata rilevante dal giudice ai fini della decisione. Indipendentemente da questo, però, si può essere accusati di falsa testimonianza a prescindere dall’esito del processo o dal fatto che la decisione del giudice sia o meno erronea.
A configurare la fattispecie di reato basta, infatti, il comportamento del testimone che abbia voluto mentire o omettere di dire ciò che sapeva.
Il soggetto legislativamente tutelato quindi è la collettività, e il privato danneggiato dalla condotta del falso testimone?
Egli riveste sicuramente la posizione di persona offesa e potrà costituirsi parte civile chiedendo il risarcimento per i danni subiti patrimoniali e non patrimoniali nell’eventuale procedimento instaurato a seguito della denuncia per falsa testimonianza.
La ritrattazione come causa di non punibilità
La ritrattazione [4] è da considerarsi una delle ipotesi di non punibilità del reato di falsa testimonianza. Essa consiste nella manifestazione della verità da parte del testimone che, resosi conto di cosa comporta una denuncia per falsa testimonianza, smentisce quanto fino a quel momento dichiarato. La ritrattazione è valida purchè avvenga nello stesso procedimento:
nel processo civile non oltre la pronuncia della sentenza definitiva;
nel processo penale non oltre la chiusura del dibattimento.
Profili di procedibilità
Stante la gravità del reato e poichè lo stesso è volto a tutelare il bene comune della giustizia, la procedibilità normalmente è d’ufficio. Con ciò si intende che non è necessaria la querela o la denuncia della parte lesa. Il colpevole viene immediatamente perseguito non appena l’autorità giudiziaria acquisisce la notizia di reato, indipendentemente dal fatto che quella condotta abbia causato o meno una lesione diritti del terzo e dall’eventuale facoltà dello stesso di agire a propria tutela. La procedibilità d’ufficio presuppone un’azione irrevocabile al contrario della querela che può sempre essere rimessa. Ciò non toglie che il soggetto danneggiato dalla condotta mendace possa denunciare personalmente il fatto agendo per dare avvio ad un procedimento penale a carico del falso testimone.
[1] Art. 497 cod. pen. «Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza».
[2] Art. 372 cod.pen. “Chiunque, deponendo come testimone innanzi all’Autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni”.
[3] Art. 376 cod. pen. [omissis] “il colpevole non è punibile se, nel procedimento penale in cui ha prestato il suo ufficio o reso le sue dichiarazioni, ritratta il falso e manifesta il vero non oltre la chiusura del dibattimento”.
[4] Art. 497 cod.pen. «Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza».
que.vincenzo@gmail.com ha detto:
21/11/2018 @ 21:27
Avvolte i Giudici non sempre sono all’altezza di scoprire il o i personaggi che mentono (falsa testimonianza), a questo punto quando non si scopre il falso, a pagare le conseguenze è l’accusato (innocente) che poi sarà condannato in tre gradi di G…questa situazione è orribile. provo ingiusto la condanna che gli viene assegnato al soggetto che poi si chiamerà imputato,, ma per condannare una persona ci dovrebbero essere delle prove materiali e Oggettive, o mi sbaglio ?? si può condannare anche con il blà-blà dei falsi testimoni— cioè senza alcuna prova ?? ne materiale ne Oggettive.. questa situazione fa un po pensare !!!!
29/01/2019 @ 16:05
Spesso alcuni Giudici difronte ad una evidente falsa testimonianza fanno finta di non aver capito bene, ma continuano la escussione senza prestare attenzione al seguito : se c’è un filo conduttore evidenzia chiaramente che si tratta falsa testimonianza.
Credo che volendo qualsiasi persona è in grado di stabilire quando una versione non è genuina!
Se un giudice non si rende conto che una situazione di ingiustizia avallata da un processo basato su false testimonianze possa portare il soccombente a farsi giustizia da se con tutte le conseguenze connesse.
Spesso si apprende dai media che alcuni giudici si fanno corrompere da poteri forti o da qualche interesse.
Questo è devastante per chi si affida alla giustizia!

References: sentenza 
 sentenza 
 Art. 497
 Art. 372
 Art. 376
 Art. 497