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Timestamp: 2019-12-12 22:25:23+00:00

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Turchia, report filo governativo attacca media turchi e internazionali. La condanna di Art. 21 con Rsf e altre 20 ong – Articolo21
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Articolo 21, OBC Transeuropa e altre 20 Organizzazioni impegnate nella difesa della libertà di espressione e dei diritti umani condannano il report di un think-tank turco filogovernativo, il quale accusa i maggiori media internazionali di faziosità nei confronti del governo, prendendo di mira i corrispondenti di quest’ultimi.
I referenti delle organizzazioni che fanno parte dell’Advocacy Turkey Group, per Articolo 21 Antonella Napoli che ha seguito come osservatore i processi ai giornalisti turchi accusati di terrorismo, hanno definito il report “una pericolosa escalation delle vessazioni nei confronti degli operatori dell’imformazione del paese”.
Lo scorso 5 luglio la Fondazione per la Ricerca Politica, Economica e Sociale (SETA), un think-tank creato da İbrahim Kalın, attuale consulente del Presidente Erdoğan, ha presentato uno studio accademico sulla copertura giornalistica dei servizi in lingua turca da parte di sette principali media internazionali, tra i quali BBC, Deutsche Welle, Voice of America, Sputnik ed Euronews.
In realtà esso consiste in un violento attacco nei confronti di tutti questi media – ad eccezione di China Radio International, l’unico non accusato di faziosità anti governativa – sulla base di un confronto della loro copertura del tentativo di colpo di stato del luglio 2016, dell’intervento militare della Turchia in Siria e di altri recenti sviluppi. Nel rapporto si fornisce anche la “versione ufficiale turca” di questi stessi eventi.
Il report nomina, inoltre, i corrispondenti di questi media, i dettagli della loro storia professionale e traccia cosa questi hanno detto e fatto sui social media, nel tentativo di stabilirne le affinità politiche, metterne in dubbio l’etica giornalistica e addirittura suggerire connessioni con organizzazioni terroristiche. La copertura dei processi ai giornalisti, come la condivisione di tweet di Reporter Senza Frontiere (RSF) e di altri media come Cumhuriyet ed Evrensel, sono indicati come prova di “posizioni antigovernative”.
Articolo 21, Osservatorio balcani e le altre organizzazioni firmatarie del documento condannano questo report che prende di mira dei giornalisti utilizzando ipotesi approssimative, con l’unico scopo di intimidirli. Tale caccia alle streghe è particolarmente pericolosa per la tensione e la polarizzazione politica che caratterizzano attualmente la società turca.
È poi difficile non interpretare il rapporto come un tentativo di screditare questi media internazionali, in un momento in cui molti di loro stanno intensificando la copertura in lingua turca per compensare la distruzione del pluralismo dei media orchestrato dalle autorità.
L’Unione dei giornalisti turchi (TGS), l’Associazione per i Media e la Giurisprudenza (MLSA) e il giornalista Fatih Polat hanno annunciato l’8 luglio che presenteranno un ricorso contro SETA per diversi motivi, tra cui l’ “incitamento all’odio e all’ostilità” e la “conservazione dei dati personali” “. In risposta a tutte le critiche, SETA ha ribadito la “scientificità” del rapporto.
Dato il costante smantellamento dello stato di diritto in Turchia, la situazione dei media è diventata critica, soprattutto dopo il tentativo di golpe del 2016. Classificata 157 ° su 180 paesi nel World Freedom Index 2019 di RSF, la Turchia detiene attualmente il record mondiale per il numero di giornalisti in carcere.
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