Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2010&numero=331
Timestamp: 2020-02-21 11:22:02+00:00

Document:
Sentenza 331/2010 (ECLI:IT:COST:2010:331)
Norme impugnate: Art. 1, c. 2°, della legge della Regione Puglia 04/12/2009, n. 30. Art. 8 della legge della Regione Basilicata 19/01/2010, n. 1. Art. 1, c. 2°, della legge della Regione Campania 21/01/2010, n. 2
Massime: 35054 35055 35056 35057 35058 35059 35060 35061
Atti decisi: ric. 19, 50, 51/2010
Massima n. 35054 Massima successiva
Ricorso del Governo - Impugnazione di numerose disposizioni della legge della Regione Basilicata 19 gennaio 2010, n. 1 e della legge della Regione Campania 21 gennaio 2010, n. 2 - Trattazione delle sole questioni riguardanti gli artt. 8 della legge della Regione Basilicata n. 1 del 2010 e 1, comma 2, della legge della Regione Campania n. 2 del 2010 - Decisione sulle altre questioni di costituzionalità riservata a separate pronunce.
legge della Regione Basilicata 19/01/2010 n. 1 art. 8
legge della Regione Campania 21/01/2010 n. 2 art. 1 co. 2
decreto legge 25/06/2008 n. false art. 7
legge 23/07/2009 n. false art. 25
Massima n. 35055 Massima successiva Massima precedente
Energia - Norme della Regione Puglia in materia di energia nucleare - Ricorso del Governo - Impugnazione di disposizione regionale non indicata nella delibera del Consiglio dei ministri - Inammissibilità della questione.
È inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1 e 3, della legge della Regione Puglia 4 dicembre 2009, n. 30 ("Disposizioni in materia di energia nucleare"), promossa con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento agli artt. 41, 117, commi secondo, lett. d), e), h) ed s), e terzo, 118 e 120 Cost. ed ai principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione tra Stato e Regioni, poiché manca nella delibera del Consiglio dei ministri l'indicazione di tale disposizione e, dunque, manca l'autorizzazione da parte dell'organo politico deputato in via esclusiva ad individuare l'oggetto della questione di costituzionalità.
Sul punto, v., ex multis, la citata sentenza n. 533/2002.
legge della Regione Puglia 04/12/2009 n. 30 art. 1 co. 1
legge della Regione Puglia 04/12/2009 n. 30 art. 1 co. 3
Massima n. 35056 Massima successiva Massima precedente
Energia - Norme della Regione Campania - Energia nucleare - Ricorso del Governo - Costituzione in giudizio della Regione Campania deliberata dal coordinatore dell'Avvocatura regionale, anziché dalla Giunta regionale - Inammissibilità.
È inammissibile la costituzione della Regione Campania nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge della Regione Campania 21 gennaio 2010, n. 2 ("Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della regione Campania - Legge finanziaria anno 2010"), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento agli artt. 41, 117, commi secondo, lett. d), e), h) ed s), e terzo, 118 e 120 Cost. ed ai principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione tra Stato e Regioni, poiché detta costituzione non è stata deliberata dalla Giunta regionale, secondo quanto previsto dall'art. 32, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, ma dal coordinatore dell'Avvocatura regionale.
In proposito, v. la citata ordinanza letta all'udienza del 25 maggio 2010 nel giudizio definito con la sentenza n. 225/2010.
Massima n. 35057 Massima successiva Massima precedente
Energia - Norme della Regione Campania - Energia nucleare - Ricorso del Governo - Deduzioni di intervenienti privati riferite a disposizioni normative non costituenti oggetto del giudizio di costituzionalità - Valutazione, anche preliminare di ammissibilità, riservata a separate pronunce da rendere sulle disposizioni e sulle censure cui si riferiscono gli interventi.
Nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge della Regione Campania 21 gennaio 2010, n. 2 ("Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della regione Campania - Legge finanziaria anno 2010"), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento agli artt. 41, 117, commi secondo, lett. d), e), h) ed s), e terzo, 118 e 120 Cost. ed ai principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione tra Stato e Regioni, le deduzioni di tre soggetti privati intervenienti riguardano esclusivamente disposizioni normative non costituenti oggetto dell'odierno scrutinio. Sicché, tali interventi saranno valutati, anche sotto il profilo preliminare dell'ammissibilità, quando la Corte sarà chiamata a valutare le censure cui essi si riferiscono.
Massima n. 35058 Massima successiva Massima precedente
Energia - Norme della Regione Puglia in materia di energia nucleare - Ricorso del Governo - Eccezioni di inammissibilità della questione per omessa indicazione dei principi fondamentali della materia dell'energia asseritamente violati e per il carattere prematuro del ricorso - Reiezione.
Nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge della Regione Puglia 4 dicembre 2009, n. 30 ("Disposizioni in materia di energia nucleare"), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento agli artt. 41, 117, commi secondo, lett. d), e), h) ed s), e terzo, 118 e 120 Cost. ed ai principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione tra Stato e Regioni, devono essere respinte le eccezioni di inammissibilità delle questioni proposte dalla Regione Puglia e basate sul duplice rilievo per cui lo Stato non avrebbe indicato i principi fondamentali della materia dell'energia che la Regione avrebbe violato, e avrebbe comunque prematuramente agito in giudizio, senza provvedere a consacrare tali principi tramite apposite disposizioni di legge. Invero, il ricorrente ha adeguatamente denunciato il carattere di principio della normativa regionale impugnata, con riferimento al divieto di installare impianti nucleari in assenza di intesa, asserendo che tale disciplina eccede i confini della normativa di dettaglio e frustra le finalità perseguite dalla legge n. 99 del 2009; tutto ciò è sufficiente ai fini dell'ammissibilità della censura.
legge della Regione Puglia 04/12/2009 n. 30 art. 1 co. 2
Massima n. 35059 Massima successiva Massima precedente
Energia - Norme della Regione Puglia in materia di energia nucleare - Preclusione, in assenza di intese con lo Stato in merito alla localizzazione, all'installazione nel territorio regionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché di depositi di materiali e rifiuti radioattivi - Violazione della competenza legislativa esclusiva dello Stato nella materia «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema» e della competenza legislativa concorrente dello Stato nella materia «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia» - Illegittimità costituzionale - Assorbimento di ogni altra residua censura.
È costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'art. 117, commi secondo, lett. s), e terzo, Cost., l'art. 1, comma 2, della legge della Regione Puglia 4 dicembre 2009, n. 30, che preclude, in assenza di intese con lo Stato in merito alla localizzazione, l'installazione nel territorio regionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché di depositi di materiali e rifiuti radioattivi. La disciplina di localizzazione degli impianti e dei depositi é distribuita tra Stato e Regioni, essendo le disposizioni concernenti il settore dell'energia nucleare riconducibili alla materia di competenza esclusiva statale "tutela dell'ambiente e dell'ecosistema" (art. 117, secondo comma, lett. s, Cost.) e alla materia di riparto concorrente "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia" (art. 117, terzo comma, Cost.) a seconda che esse riguardino, rispettivamente, i rifiuti radioattivi e gli impianti di produzione. Sono comunque necessarie, nell'esercizio delle funzioni amministrative, forme di collaborazione (rinvenute, per il grado più elevato, nell'intesa tra Stato e Regione interessata) la cui regolamentazione spetta al legislatore statale titolare della competenza in materia, sia laddove questi sia chiamato a dettare una disciplina esaustiva con riferimento alla tutela dell'ambiente, sia laddove la legge nazionale si debba limitare ai principi fondamentali, con riferimento all'energia. Anche in tale ultima ipotesi, infatti, determinare forme e modi della collaborazione, nonché le vie per superare l'eventuale dissenso tra le parti, caratterizza, quale principio fondamentale, l'assetto normativo vigente e le opportunità di conseguimento degli obiettivi prioritari affidati al legislatore statale. Il carattere costituzionalmente dovuto dell'intesa non rende tuttavia irrilevante il fatto che essa sia stata prevista espressamente dalla legge regionale, anziché da quella nazionale, non dovendosi confondere due questioni diverse, quali i vincoli costituzionali imposti al legislatore e la competenza legislativa a disciplinare una fattispecie in accordo con detti vincoli. Se, con riguardo al primo profilo, sussiste la necessità di garantire adeguate forme di coinvolgimento della Regione interessata, con riguardo al secondo, è evidente che a tale compito dovrà attendere il legislatore statale cui spetta la relativa competenza in base all'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost. Le scelte compiute potranno essere sottoposte al vaglio di legittimità costituzionale, ove ritenute non rispettose dell'autonomia regionale, ma in nessun caso la Regione potrà utilizzare la potestà legislativa per rendere inapplicabile nel proprio territorio una legge dello Stato che ritenga incostituzionale, se non addirittura dannosa o inopportuna, anziché adire la Corte ai sensi dell'art. 127 Cost. Peraltro, successivamente alla disposizione censurata, il legislatore statale ha operato nel senso sopra indicato con il d.lgs. n. 31 del 2010, nel quale andrà rinvenuta, in rapporto con la legge delega n. 99 del 2009, la vigente disciplina di realizzazione degli impianti e dei depositi, eventualmente assoggettabile al controllo di costituzionalità. Del resto, non è immaginabile che ciascuna Regione, a fronte di determinazioni a carattere ultraregionale assunte per un efficace sviluppo della produzione di energia elettrica nucleare, possa sottrarsi unilateralmente al sacrificio che da esse possa derivare, in evidente violazione dei doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale. Pertanto, la disposizione impugnata contrasta con l'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost., nella parte in cui disciplina i depositi di materiali e rifiuti radioattivi, e con l'art. 117, terzo comma, Cost., nella parte relativa agli impianti di produzione, fabbricazione, stoccaggio dell'energia nucleare e del combustibile. (Resta assorbita ogni altra residua censura).
Sulla riconducibilità delle disposizioni concernenti il settore dell'energia nucleare alle materie "tutela dell'ambiente e dell'ecosistema" e "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia", con conseguente concorso di competenze statali e regionali, v. le citate sentenze n. 278/2010, n. 247/2006 e n. 62/2005.
Sulla necessità di garantire, nella materia dell'energia, adeguate forme di coinvolgimento della Regione interessata, v. la citata sentenza n. 278/2010.
Per l'affermazione che la Regione non può utilizzare «la potestà legislativa allo scopo di rendere inapplicabile nel proprio territorio una legge dello Stato che ritenga costituzionalmente illegittima, se non addirittura dannosa o inopportuna, anziché agire in giudizio dinnanzi a questa Corte, ai sensi dell'art. 127 Cost.», v. la citata sentenza n. 198/2004.
Massima n. 35060 Massima successiva Massima precedente
Energia - Norme della Regione Basilicata - Energia nucleare - Divieto di installare nel territorio lucano, in mancanza di intesa tra lo Stato e la Regione, impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione di combustibile nucleare, di stoccaggio di combustibile irraggiato e di rifiuti radioattivi, nonché depositi di materiali e rifiuti radioattivi - Violazione della competenza legislativa esclusiva dello Stato nella materia «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema» e della competenza legislativa concorrente dello Stato nella materia «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia» - Illegittimità costituzionale - Assorbimento di ogni altra residua censura.
È costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'art. 117, commi secondo, lett. s), e terzo, Cost., l'art. 8 della legge della Regione Basilicata 19 gennaio 2010, n. 1, che vieta, in mancanza di intesa tra lo Stato e la Regione, l'installazione nel territorio lucano di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione di combustibile nucleare, di stoccaggio di combustibile irraggiato e di rifiuti radioattivi, nonché di depositi di materiali e rifiuti radioattivi. La disciplina di localizzazione degli impianti e dei depositi é distribuita tra Stato e Regioni, essendo le disposizioni concernenti il settore dell'energia nucleare riconducibili alla materia di competenza esclusiva statale "tutela dell'ambiente e dell'ecosistema" (art. 117, secondo comma, lett. s, Cost.) e alla materia di riparto concorrente "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia" (art. 117, terzo comma, Cost.) a seconda che esse riguardino, rispettivamente, i rifiuti radioattivi e gli impianti di produzione. Sono comunque necessarie, nell'esercizio delle funzioni amministrative, forme di collaborazione (rinvenute, per il grado più elevato, nell'intesa tra Stato e Regione interessata) la cui regolamentazione spetta al legislatore statale titolare della competenza in materia, sia laddove questi sia chiamato a dettare una disciplina esaustiva con riferimento alla tutela dell'ambiente, sia laddove la legge nazionale si debba limitare ai principi fondamentali, con riferimento all'energia. Anche in tale ultima ipotesi, infatti, determinare forme e modi della collaborazione, nonché le vie per superare l'eventuale dissenso tra le parti, caratterizza, quale principio fondamentale, l'assetto normativo vigente e le opportunità di conseguimento degli obiettivi prioritari affidati al legislatore statale. Il carattere costituzionalmente dovuto dell'intesa non rende tuttavia irrilevante il fatto che essa sia stata prevista espressamente dalla legge regionale, anziché da quella nazionale, non dovendosi confondere due questioni diverse, quali i vincoli costituzionali imposti al legislatore e la competenza legislativa a disciplinare una fattispecie in accordo con detti vincoli. Se, con riguardo al primo profilo, sussiste la necessità di garantire adeguate forme di coinvolgimento della Regione interessata, con riguardo al secondo, è evidente che a tale compito dovrà attendere il legislatore statale cui spetta la relativa competenza in base all'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost. Le scelte compiute potranno essere sottoposte al vaglio di legittimità costituzionale, ove ritenute non rispettose dell'autonomia regionale, ma in nessun caso la Regione potrà utilizzare la potestà legislativa per rendere inapplicabile nel proprio territorio una legge dello Stato che ritenga incostituzionale, se non addirittura dannosa o inopportuna, anziché adire la Corte ai sensi dell'art. 127 Cost. Peraltro, successivamente alla disposizione censurata, il legislatore statale ha operato nel senso sopra indicato con il d.lgs. n. 31 del 2010, nel quale andrà rinvenuta, in rapporto con la legge delega n. 99 del 2009, la vigente disciplina di realizzazione degli impianti e dei depositi, eventualmente assoggettabile al controllo di costituzionalità. Del resto, non è immaginabile che ciascuna Regione, a fronte di determinazioni a carattere ultraregionale assunte per un efficace sviluppo della produzione di energia elettrica nucleare, possa sottrarsi unilateralmente al sacrificio che da esse possa derivare, in evidente violazione dei doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale. Pertanto, la disposizione impugnata contrasta con l'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost., nella parte in cui disciplina i depositi di materiali e rifiuti radioattivi, e con l'art. 117, terzo comma, Cost., nella parte relativa agli impianti di produzione, fabbricazione, stoccaggio dell'energia nucleare e del combustibile. (Resta assorbita ogni altra residua censura).
Massima n. 35061 Massima precedente
Energia - Norme della Regione Campania - Energia nucleare - Preclusione, in assenza di intese con lo Stato in merito alla localizzazione, all'installazione nel territorio regionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione e di stoccaggio del combustibile nucleare nonché di depositi di materiali radioattivi - Violazione della competenza legislativa esclusiva dello Stato nella materia «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema» e della competenza legislativa concorrente dello Stato nella materia «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia» - Illegittimità costituzionale - Assorbimento di ogni altra residua censura.
È costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'art. 117, commi secondo, lett. s), e terzo, Cost., l'art. 1, comma 2, della legge della Regione Campania 21 gennaio 2010, n. 2, che preclude, in assenza di intese con lo Stato in merito alla localizzazione, l'installazione nel territorio regionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione e di stoccaggio del combustibile nucleare nonché di depositi di materiali radioattivi. La disciplina di localizzazione degli impianti e dei depositi é distribuita tra Stato e Regioni, essendo le disposizioni concernenti il settore dell'energia nucleare riconducibili alla materia di competenza esclusiva statale "tutela dell'ambiente e dell'ecosistema" (art. 117, secondo comma, lett. s, Cost.) e alla materia di riparto concorrente "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia" (art. 117, terzo comma, Cost.) a seconda che esse riguardino, rispettivamente, i rifiuti radioattivi e gli impianti di produzione. Sono comunque necessarie, nell'esercizio delle funzioni amministrative, forme di collaborazione (rinvenute, per il grado più elevato, nell'intesa tra Stato e Regione interessata) la cui regolamentazione spetta al legislatore statale titolare della competenza in materia, sia laddove questi sia chiamato a dettare una disciplina esaustiva con riferimento alla tutela dell'ambiente, sia laddove la legge nazionale si debba limitare ai principi fondamentali, con riferimento all'energia. Anche in tale ultima ipotesi, infatti, determinare forme e modi della collaborazione, nonché le vie per superare l'eventuale dissenso tra le parti, caratterizza, quale principio fondamentale, l'assetto normativo vigente e le opportunità di conseguimento degli obiettivi prioritari affidati al legislatore statale. Il carattere costituzionalmente dovuto dell'intesa non rende tuttavia irrilevante il fatto che essa sia stata prevista espressamente dalla legge regionale, anziché da quella nazionale, non dovendosi confondere due questioni diverse, quali i vincoli costituzionali imposti al legislatore e la competenza legislativa a disciplinare una fattispecie in accordo con detti vincoli. Se, con riguardo al primo profilo, sussiste la necessità di garantire adeguate forme di coinvolgimento della Regione interessata, con riguardo al secondo, è evidente che a tale compito dovrà attendere il legislatore statale cui spetta la relativa competenza in base all'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost. Le scelte compiute potranno essere sottoposte al vaglio di legittimità costituzionale, ove ritenute non rispettose dell'autonomia regionale, ma in nessun caso la Regione potrà utilizzare la potestà legislativa per rendere inapplicabile nel proprio territorio una legge dello Stato che ritenga incostituzionale, se non addirittura dannosa o inopportuna, anziché adire la Corte ai sensi dell'art. 127 Cost. Peraltro, successivamente alla disposizione censurata, il legislatore statale ha operato nel senso sopra indicato con il d.lgs. n. 31 del 2010, nel quale andrà rinvenuta, in rapporto con la legge delega n. 99 del 2009, la vigente disciplina di realizzazione degli impianti e dei depositi, eventualmente assoggettabile al controllo di costituzionalità. Del resto, non è immaginabile che ciascuna Regione, a fronte di determinazioni a carattere ultraregionale assunte per un efficace sviluppo della produzione di energia elettrica nucleare, possa sottrarsi unilateralmente al sacrificio che da esse possa derivare, in evidente violazione dei doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale. Pertanto, la disposizione impugnata contrasta con l'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost., nella parte in cui disciplina i depositi di materiali e rifiuti radioattivi, e con l'art. 117, terzo comma, Cost., nella parte relativa agli impianti di produzione, fabbricazione, stoccaggio dell'energia nucleare e del combustibile. (Resta assorbita ogni altra residua censura).
Il ricorrente premette che la legge impugnata, “ed in particolare l’art. 1, comma 2”, stabilisce che “nel pieno rispetto dei principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione e in assenza di intese con lo Stato in merito alla loro localizzazione, il territorio della Regione Puglia è precluso all’installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché di depositi di materiali e rifiuti radioattivi”.
Per quanto attiene all’installazione di impianti di produzione di energia nucleare e di stoccaggio del combustibile e dei rifiuti radioattivi, l’Avvocatura osserva che tali oggetti rientrano nell’ambito della strategia energetica nazionale affidata dall’art. 7 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133, al Governo, e che con l’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99 (Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia), si è provveduto ad avviare il processo normativo di “ritorno al nucleare”.
A tale scopo, prosegue il ricorrente, assumono rilievo tre profili: “il cambiamento climatico, la sicurezza dell’approvvigionamento e la competitività del sistema produttivo”, che, a propria volta, chiamerebbero in causa, con carattere prevalente, le competenze legislative esclusive dello Stato in materia di ordine pubblico e sicurezza, di sicurezza dello Stato, di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, di tutela della concorrenza.
Nell’ipotesi che le norme impugnate fossero attribuite alla materia della produzione, trasporto e distribuzionale nazionale dell’energia e del governo del territorio, l’Avvocatura denuncia la violazione dell’art. 117, terzo comma, Cost., poiché la previsione dell’intesa “riguardando una scelta di carattere generale, in ipotesi applicabile a tutte le Regioni, atterrebbe comunque alla potestà legislativa concorrente di determinare i principi fondamentali della materia”.
Per la medesima ragione, sarebbe leso anche l’art. 120 Cost., posto che la legge impugnata “inibirebbe” l’esercizio del potere sostitutivo, in caso mancato raggiungimento dell’intesa.
La difesa regionale osserva che la legge impugnata appare “rispettosa del principio di sussidiarietà di cui all’art. 118 Cost., che postula il necessario raggiungimento di un’intesa tra Stato e Regioni”.
Il ricorrente premette che l’art. 8 impugnato stabilisce che “in ossequio ai principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione, in mancanza di intesa tra lo Stato e la Regione Basilicata, nel territorio lucano non possono essere installati impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione di combustibile nucleare, di stoccaggio di combustibile irraggiato e di rifiuti radioattivi, né depositi di materiali e rifiuti radioattivi”.
La Regione ritiene che la norma impugnata costituisca disciplina di dettaglio, relativa alla materia concorrente dell’energia, pur “esplicando i propri effetti” anche con riguardo alle materie “governo del territorio, urbanistica, protezione civile e tutela della natura”.
Né sarebbe richiamabile la giurisprudenza di questa Corte in tema di normative regionali recanti divieto di transito sul proprio territorio di materiale radioattivo, poiché, nel caso di specie, “non si discute di movimentazione di rifiuti, ma dell’allocazione nel territorio regionale di impianti”. Parimenti, “il divieto non riguarda la circolazione di persone e cose”, sicché non sarebbe conferente neppure l’art. 120 Cost., mentre l’art. 117, secondo comma, lettera h), Cost. concernerebbe la sola attività di prevenzione dei reati.
La norma impugnata, invece, costituirebbe un’applicazione del principio elaborato dalla stessa giurisprudenza costituzionale, in ordine alla necessità dell’intesa tra Stato e Regione interessata, ai fini della localizzazione degli impianti: tale intesa “ha come parti lo Stato e la Regione Basilicata, e, quindi, non coinvolge altre Regioni”.
Il ricorrente premette che la disposizione impugnata stabilisce che “nel rispetto dei principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione e in assenza di intese con lo Stato in merito alla loro localizzazione, il territorio della regione Campania è precluso all’installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione e di stoccaggio del combustibile nucleare nonché di depositi di materiali radioattivi”.
La Regione afferma che la norma impugnata rientra nella propria competenza in materia di energia, governo del territorio e tutela della salute, poiché con essa si è voluto “confermare la necessità che l’attuazione di tali incisive scelte strategiche venga effettuata nel rispetto dei principi di leale cooperazione”.
Sia la legge delega n. 99 del 2009, sia il d.lgs. n. 31 del 2010 garantirebbero, in tal senso, la partecipazione regionale, con previsioni di cui la norma impugnata non sarebbe che “la conferma”.
Questa Corte, con la sentenza n. 278 del 2010, ha già chiarito a quali titoli di competenza vadano ascritte disposizioni normative concernenti il settore dell’energia nucleare e dei rifiuti radioattivi. Quanto a questi ultimi, in particolare, si è ribadito, in conformità alla precedente giurisprudenza (sentenze n. 247 del 2006 e n. 62 del 2005), che si verte nella materia, di competenza esclusiva statale, “tutela dell’ambiente e dell’ecosistema” (art. 117, secondo comma, lettera s, Cost.), mentre, con riguardo agli impianti di produzione, un giudizio di prevalenza ha condotto ad indicare come prioritaria la materia, a riparto concorrente, della “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia”, di cui all’art. 117, terzo comma, Cost. (sentenza n. 278 del 2010, punto 12 del Considerato in diritto).

References: Art. 1
 Art. 8
 Art. 1
 art. 8
 art. 1
 art. 7
 art. 25
 sentenza 
 art. 1
 art. 1
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 art. 1
 sentenza 
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