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LA SICUREZZA SUL LAVORO NEL SETTORE DELLA PESCA CONVEGNO 20 MAGGIO PDF
LA SICUREZZA SUL LAVORO NEL SETTORE DELLA PESCA CONVEGNO 20 MAGGIO 2008
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Isabella Evelina Di Gregorio
1 LA SICUREZZA SUL LAVORO NEL SETTORE DELLA PESCA CONVEGNO 20 MAGGIO 20082 CONVEGNO FLAI CGIL3 INDICE PRESENTAZIONE 5 Apertura lavori Salvatore Arnesano Dipartimento Pesca - FLAI CGIL Nazionale 7 Relazione introduttiva Giovanni Mininni Dipartimento Pesca - FLAI CGIL Nazionale 8 > COMUNICAZIONI Fulvio Perini Consigliere del CNEL 17 Antonella De Marco Dipartimento Mercato del Lavoro Sicurezza sociale alimentare ambientale - FLAI CGIL Nazionale 20 Pasquale Valente Comitato Scientifico Osservatorio Nazionale della Pesca 26 Claudio Mercuri Direzione Centrale Prevenzione - INAIL 32 Federica Cipolloni Consulenza Statistico Attuariale - INAIL 35 Palmira Petrocelli Direttore Generale IPSEMA 40 Com.te Giovanni Greco Comando Generale delle Capitanerie di Porto 49 3 > INTERVENTI Tommaso Macaddino Segreterio Nazionale UILA Pesca 57 Stefano Faiotto Segreterio Nazionale FAI CISL 58 Antonio Angotti Vicepresidente Lega Pesca 61 Giampaolo Buonfiglio Presidente AGCI Agrital 64 Corrado Peroni Vicedirettore Federpesca 67 Gilberto Ferrari Direttore Federcoopesca 70 Conclusioni Francesco Chiriaco Segretario Generale FLAI CGIL Nazionale 73 > OSPITI 794 PRESENTAZIONE Questa pubblicazione raccoglie le relazioni e gli interventi tenuti durante il convegno nazionale dal titolo La sicurezza sul lavoro nel settore della pesca svoltosi a Roma il 20 maggio 2008 presso la sede del CNEL. L evento è stato organizzato dalla FLAI - CGIL nazionale nell ambito delle iniziative previste dal Progetto Pesca Diritti e Occupazione nella Pesca e nell Acquacoltura. Scopo del convegno è stato quello di lanciare una campagna di attenzione, denuncia e informazione per la sicurezza sul lavoro nel settore della pesca marittima. Nei prossimi mesi, infatti, la FLAI - CGIL sarà impegnata a portare nei territori, nelle singole marinerie, la propria iniziativa con assemblee di informazione utili a discutere e approfondire con i lavoratori tutte le problematiche e i potenziali rischi che si possono verificare durante l attività lavorativa del pescatore. La pesca marittima è tra le attività lavorative più pericolose al mondo perché contiene un ampio spettro di attività a rischio potenziale e il luogo di lavoro è un imbarcazione spesso isolata in mezzo al mare dove il verificarsi di un infortunio comporta certamente un pericolo maggiore di altre attività lavorative. Inoltre i lavoratori imbarcati svolgono spesso la loro attività in luoghi angusti ed esposti a tutti gli agenti atmosferici e ciò comporta un ulteriore elemento di gravità. L impegno che la nostra Organizzazione Sindacale svilupperà nei prossimi mesi sarà quindi su diversi livelli. Vedrà impegnati i nostri dirigenti e quadri di tutti i livelli nella contrattazione, nella presenza attiva nelle Commissioni e organismi istituzionali, nelle assemblee dei lavoratori e nella denuncia agli enti preposti di situazioni fuori dalla norma. Contestualmente a ciò, la FLAI - CGIL, sarà impegnata in un giro delle più importanti marinerie d Italia chiamando a partecipare i lavoratori, le istituzioni e le controparti locali e, perché no, anche le scuole navali, durante il quale metterà al centro della discussione il tema della sicurezza sul lavoro. Con una provocazione. In quei momenti territoriali verranno distribuiti ai lavoratori della pesca dei Dispositivi di Protezione Individuale che, oltre a rappresentare un elemento di denuncia per il fatto che spesso non vengono forniti dall armatore, possono risultare utili proprio nell attività lavorativa là dove previsti dal documento di valutazione dei rischi. Si tratta di stivali di protezione, con punta d acciaio e antiscivolo, certificati come D.P.I. secondo le norme europee. Insieme agli stivali sarà distribuita la Guida europea alla prevenzione degli incidenti in mare e alla sicurezza dei pescatori un utile opuscolo redatto a Bruxelles dalle parti sociali del settore della pesca e cofinanziato dall Unione Europea nel quale sono illustrate le principali situazioni di pericolo nelle quali ci si può trovare a bordo delle imbarcazioni e i relativi dispositivi di sicurezza da utilizzare e le misure precauzionali da mettere in atto per contrastare gli incidenti sul lavoro. In considerazione del fatto che sono presenti nelle nostre marinerie numerosi lavoratori immigrati la guida sarà disponibile in diverse lingue. Si tratta di un segno concreto che la FLAI - CGIL vuole dare a sostegno delle proprie iniziative sindacali. Un impegno di energie e di risorse che riteniamo utile per contribuire a rompere quell insopportabile muro di indifferenza e arrendevolezza che c è attorno agli incidenti sul lavoro e alle morti bianche. 5 FLAI CGIL Nazionale5 > APERTURA LAVORI Salvatore Arnesano Dipartimento Pesca - FLAI CGIL Nazionale Buongiorno e benvenuti a tutti. Prima di dare inizio ai lavori di questo Convegno rivolgo un saluto ai nostri graditissimi ospiti, iniziando dal dottor Plinio Conte della Direzione Generale della Pesca del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, alla dottoressa Palmira Petrocelli, Direttore generale IPSEMA, al dottor Claudio Mercuri della Direzione Centrale Sicurezza dell'inail, insieme alla dottoressa Federica Cipollini del CSA- INAIL; al Comandante Giovanni Greco della Capitaneria di Porto; al dottor Tommaso Macaddino della Segreteria della UIL Nazionale; al dottor Stefano Faiotto della Segreteria Nazionale della FAI CISL; al dottor Antonio Angotti, Vicepresidente Lega Pesca; al dottor Giampaolo Buonfiglio, Presidente della AGCI Agrital; al dottor Gilberto Ferrari, Direttore Federcoopesca; al dottor Corrado Perroni, Vicepresidente Federpesca. Un saluto, inoltre, al dottor Giovanni Mininni del Dipartimento Pesca, alla dottoressa Antonella De Marco del Dipartimento Sicurezza FLAI-CGIL e al dottor Pasquale Valente del Comitato Scientifico Osservatorio Nazionale delle Pesca. Infine, un saluto al Segretario Generale della FLAI-CGIL Nazionale, Franco Chiriaco che terrà le conclusioni di questo nostro Convegno. Nell'ambito del Progetto Pesca, Diritti e Occupazione nella Pesca e nell'acquacoltura della FLAI-CGIL, abbiamo ritenuto opportuno organizzare questo Convegno per porre al centro della nostra attività politico-sindacale la sicurezza sul lavoro nel settore della pesca. In questi mesi il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro è stato un argomento sicuramente molto sentito e molto discusso; i noti e spesso tragici fatti di cronaca lo hanno reso di scottante attualità, sicché è apparsa quanto mai opportuna la recente promulgazione del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, che noi condividiamo e che per quanto ci riguarda non deve essere modificato. Della sicurezza sul lavoro, però, è necessario occuparsi tutti i giorni e dovunque, non solo allorquando gravi incidenti, spesso mortali, occupano le colonne dei giornali ed i titoli dei notiziari; la frontiera della battaglia per la salvaguardia dell'incolumità dei lavoratori, quotidiana e spesso lontana dagli onori della cronaca, passa soprattutto per l'organizzazione, la prevenzione e,ove occorra, anche l'attività sanzionatoria che, mai come in questo campo, deve essere puntuale e scrupolosa. Tuttavia, a mio avviso, più delle norme, più dei controlli, più degli adempimenti tecnici ed amministrativi, l'arma fondamentale per sconfiggere o, quanto meno, limitare il più possibile i rischi per la sicurezza, è culturale; quando l'imprenditore, ma anche l'uomo della strada, percepiranno con convinzione che gli adempimenti, le attività e le spese per la prevenzione non sono dei costi e dei balzelli, ma degli investimenti sulla qualità della vita e sul livello civile della nostra società, quando tutti si convinceranno che la sicurezza non è un optional, ma rappresenta l'imprescindibile fondamento del lavoro umano, allora tutto il resto verrà di conseguenza. Del resto, se è vero che, come si legge nella carta costituzionale, il lavoro è uno dei modi (forse il principale) in cui si esplica la personalità umana, è altrettanto vero che la ricerca della sicurezza sul lavoro è un impegno di civiltà, una forma di moderno umanesimo sociale, e non certamente una mera attività tecnico-pratica. Sulla scorta di tali principi, ritengo necessario ed opportuno che a questa iniziativa nazionale altre ne seguano a livello territoriale, così come, sempre nell'ambito del Progetto Pesca, saranno presto programmate iniziative a tutela dei lavoratori dipendenti del settore della pesca. 76 > RELAZIONE INTRODUTTIVA Giovanni Mininni Dipartimento Pesca - FLAI CGIL Nazionale Buongiorno a tutti e benvenuti. 8 Oggi è la giornata europea dei mari che l Unione Europea ha deciso di istituire per evidenziare il ruolo cruciale dei mari e degli oceani nella vita quotidiana, non solo delle comunità costiere ma di tutti i cittadini della UE, e la loro importanza per la crescita sostenibile e l occupazione nel nostro continente. In molti Paesi, a partire da Bruxelles, si terranno oggi diverse iniziative che discutono l importanza del mare nella civiltà dell uomo. Per questo motivo abbiamo ritenuto che in questa giornata sarebbe stato opportuno, anche per noi, promuovere un iniziativa sul settore della pesca contribuendo, dal nostro punto di vista, alla sua valorizzazione anche in considerazione dell importanza che la pesca ha avuto nella storia dell uomo e nella nostra civiltà alimentare ancora oggi tanto legata al mare. Abbiamo inteso mettere al centro della nostra discussione un problema che riteniamo essere prioritario nell iniziativa sindacale e cioè la sicurezza sul lavoro, collegandoci idealmente anche alle diverse iniziative che sulla sicurezza il movimento sindacale unitariamente, e in particolare la CGIL, sta sviluppando nel nostro Paese. Ancora venerdì e sabato prossimi poi, in occasione della 68 Fiera Internazionale della Pesca che si svolgerà ad Ancona, Europeche e ETF terranno una manifestazione (alla quale siamo invitati) dal titolo pescatore europeo, pescatore responsabile nella quale sarà presentata la Guida europea per la prevenzione degli incidenti in mare e la sicurezza dei pescatori. Questo dimostra quanto sia alta l attenzione al problema anche in ambito europeo e, dal nostro punto di vista, il rilancio della pesca anche in Italia non può che passare necessariamente attraverso la valorizzazione del lavoro, il riconoscimento e il rispetto della sua dignità e il rispetto per i diritti dei lavoratori che significa anche massima attenzione alla sicurezza sul lavoro. Secondo le stime dell International Labour Office (ILO) la pesca è collocata tra le attività più pericolose in assoluto, visto che il pescatore svolge il suo lavoro esposto agli eventi atmosferici (pioggia, sole, vento), in luoghi spesso angusti e rumorosi, in presenza di organi in movimento e lontano dalla terra ferma. L agenzia europea per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro afferma che l attività economica più pericolosa è la pesca, che precede perfino l edilizia. In Italia, nonostante gli indici di infortunio non ci rappresentino una situazione così allarmante, che ci mette cioè al primo posto in classifica, si verifica una situazione per la quale la pesca registra una gravità di infortuni, anche invalidanti, di gran lunga superiore a molte altre attività lavorative e purtroppo, nel settore marittimo, essa ha il triste primato anche per le morti. Questo dato, perciò, ci induce a voler approfondire le specificità del settore, a stare in guardia e, proprio per non consentire che un così alto potenziale di rischio vada ad aumentare ancora di più gli eventi mortali, a sviluppare maggior impegno e iniziative per far crescere la sensibilizzazione e l attenzione verso la sicurezza sul lavoro. La questione è stata già evidenziata nel Primo Rapporto sulla Pesca redatto da IPSEMA, INAIL e ISPESL7 LA SICUREZZA SUL LAVORO NEL SETTORE DELLA PESCA del Un rapporto molto approfondito e dettagliato che osserva il lavoro del pescatore mettendone in evidenza tutti i rischi e ne analizza anche alcune possibili cause. Un lavoro ben fatto, che verrà poi approfondito nell intervento di Antonella De Marco, ma che è rimasto unico nel settore. Ci sono stati altri lavori ma non così approfonditi. Da tutti comunque emerge che prima di tutto esiste un grave deficit nella denuncia degli infortuni. Questa situazione emerge anche nell indagine svolta dalla Flai lo scorso anno e di cui diremo meglio dopo. Probabilmente esistono limiti nella normativa che scoraggiano la denuncia anche del più piccolo infortunio, visto che il lavoratore che si infortuna viene sbarcato, ma certamente il problema è più complesso e denuncia una situazione generale del settore per la quale si potrebbe parlare di una mancanza di cultura della sicurezza nella pesca italiana. Il problema viene spesso amplificato anche a causa dell esistenza in diverse zone di manodopera straniera che trova nella lingua e nelle consuetudini una grossa barriera. Tale situazione è spesso aggravata dal fatto che esistono zone d ombra dove il rapporto di lavoro è ancora a nero. C è bisogno, quindi, di un impegno straordinario che sappia contrastare questa situazione, promuovendo azioni serie e importanti che si adoperino ad intervenire sulle norme vigenti per migliorarle ma anche per incrementare l informazione e la formazione dei lavoratori pescatori e degli armatori. Infatti non è pensabile un attenzione maggiore alla questione della sicurezza che sia solo esigenza dei lavoratori. Sulla barca, luogo dove spesso si condividono piccoli spazi e manovre di lavoro, l armatore è chiamato all adozione e alla pratica delle corrette norme allo stesso modo del resto dell equipaggio visto che spesso è imbarcato. Sarebbe un buon segnale se, a partire proprio da questa constatazione come OOSS dei lavoratori, delle imprese, delle centrali cooperative, unitamente agli enti e istituzioni del settore, fossimo in grado di promuovere azioni condivise che possano anche arrivare a corsi di formazione e informazione anche congiunta per i lavoratori e gli armatori. Pure così si dà un contributo affinché la cultura della sicurezza diventi patrimonio del mondo della pesca. Abbiamo pensato a questo convegno non come ad un fatto episodico. Esso è propedeutico al lancio di una campagna di sensibilizzazione e informazione che durerà anche nei prossimi mesi e che troverà articolazioni nei vari territori. Ma prima di entrare nel merito è utile provare ad inquadrare sinteticamente il settore della pesca in Italia, aiutandoci con i dati che ci fornisce il Mipaaf. La flotta da pesca iscritta nell Archivio licenze di Pesca aggiornato a dicembre 2006 è costituita da natanti per complessivi GT e KW. L attività di pesca della flotta nazionale è stata pari, nel corso del 2006, a giorni; in media ogni battello ha registrato un attività pari a 138 giorni. Si è verificato in quest anno un inversione di tendenza rispetto al quinquennio precedente e molto hanno pesato le condizioni meteo marine favorevoli. In seguito all aumento delle catture complessive, i ricavi, anche grazie al buon andamento del prezzo, hanno rilevato un espansione rilevante; considerato che le spese del settore sono aumentate di una percentuale poco consistente, il valore aggiunto del comparto ha superato i 90 milioni di euro mostrando un aumento dell 11%. 98 10 Vi è stata però una flessione dell occupazione da del 2004 a del Naturalmente sono esclusi l indotto e gli occupati in acquacoltura con una parte dei quali si arriva a circa addetti. Nel 2006, la produzione ittica complessiva ha presentato un inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti con un aumento della produzione (+5%), del fatturato (+7%) e una stabilità dei prezzi alla produzione. Il positivo andamento dei quantitativi prodotti è da attribuire sia al comparto della pesca in mare sia all acquacoltura; i livelli produttivi registrati per le attività di allevamento, stabili nel 2003 e 2004, sono cresciuti, nel 2006, del 3%. Anche per quanto riguarda la pesca nel Mediterraneo si registra una ripresa della produzione dopo un periodo caratterizzato da una sensibile contrazione produttiva. Un andamento positivo è stato registrato per le esportazioni che sono tornate a crescere sia in volume che in valore. Ma anche le importazioni sono cresciute, facendo così chiudere in sofferenza la bilancia commerciale del comparto. Da questi sintetici dati emerge un settore che, anche se non è paragonabile ad altri grandi, ha degli indicatori economici e occupazionali di tutto rispetto. Infatti non bisogna pensare alla pesca come ad un settore improduttivo o povero e sarebbe interessante approfondire alcuni altri aspetti ma ciò ci porterebbe fuori argomento e perciò non può essere questa la sede. Negli ultimi anni è ormai sempre più sentito il peso dei costi variabili, in particolare quello commerciale e il gasolio che ricade, quest ultimo, oltre che sull armatore anche sul lavoratore, vista la paga alla parte. Ad esempio, sempre nel 2006, un peschereccio ha speso mediamente il 51% del suo bilancio per spese di carburante. Questa tendenza è aumentata negli ultimi anni e il caro-gasolio diventa sempre più un problema importante nel settore, fortemente sentito sia dagli armatori che dai dipendenti. Si pone quindi la necessità di trovare soluzioni serie e concrete alla questione, anche impegnando la ricerca per lo studio di nuovi profili delle imbarcazioni che creino meno attrito e siano contemporaneamente più sicure, di fonti di energia alternative e di tutto ciò che possa essere utile a sfuggire dalla dipendenza del gasolio come unica energia utilizzabile. E chiaro che una discussione del genere non può non coinvolgere il Governo che si deve assumere importanti responsabilità e indicare le linee di sviluppo alternative. Ma non può sfuggire una riflessione sulle implicazioni che si possono determinare tra la sicurezza e la tipologia di contratto. Infatti, l aspetto contrattuale può certamente avere un influenza anche sul livello di sicurezza, poiché il tipo di contratto alla parte spinge l intero equipaggio, molto spesso, a chiedere il massimo dal proprio lavoro e dai mezzi di produzione in modo da elevare il reddito personale. Si può verificare a volte che taluni equipaggi valutino di spingersi in zone da pesca dove vi sono condizioni meteomarine difficili, se non addirittura avverse, con il fatto che il mare più agitato sia più pescoso, o di lasciare la banchina anche se il bollettino meteo non lo consente, sfidando così le più elementari regole di sicurezza. Va qui ricordato che proprio per motivi legati alla sicurezza dell equipaggio negli anni scorsi abbiamo più volte chiesto l estensione a questo settore della Cassa Integrazione alla stessa stregua dell agricoltura e dell edilizia. Più volte il Ministro De Castro si era impegnato, anche in riunioni ufficiali. Molte più volte siamo rimasti delusi dalle sue promesse.9 LA SICUREZZA SUL LAVORO NEL SETTORE DELLA PESCA Questa sarà certamente una battaglia che riprenderemo col nuovo Governo. Ritornando allo stato del settore, e analizzando un altro aspetto che ha un implicazione con la sicurezza, va ricordato che l Italia ha una delle flotte più vetuste d Europa. Siamo quasi fanalino di coda, con il grosso delle imbarcazioni della flotta italiana che ha un età compresa tra i 20 e i 25 anni. Naturalmente anche questo è un fattore che può incidere fortemente sugli incidenti e gli infortuni. Sicuramente un imbarcazione vecchia presenta spazi dedicati al lavoro e al riposo costruiti con una concezione di molti anni fa e che pertanto non rispondevano ad esigenze e prescrizioni di legge che sono poi venute col passare del tempo. Anche la ristrutturazione di queste imbarcazioni spesso presenta delle difficoltà legate ai limiti strutturali che esse ormai presentano e perciò spesso diventa difficile migliorare le condizioni di vita a bordo. Per questo il settore ha urgente bisogno di essere rilanciato valorizzando il lavoro, e grande attenzione meritano la tutela della salute e della sicurezza in un impresa che produce ricchezza spesso sfidando il mare. Il FEP, lo strumento finanziario a sostegno della PCP, può rappresentare una occasione straordinaria di rafforzamento del settore se sarà usato bene e soprattutto se a livello regionale non si perderà tra i mille rivoli di interventi a pioggia erogati senza una logica di sviluppo. Il faticoso lavoro che si sta facendo in questi giorni nel Comitato di Sorveglianza speriamo proprio che porti a questo. Nei criteri di selezione per la concessione degli aiuti, vi sono diverse misure che prevedono l esplicito richiamo al miglioramento della sicurezza a bordo e la formazione in materia di sicurezza. E ciò vale anche per la pesca nelle acque interne dove, nei grandi laghi e fiumi operano piccole flotte di pescherecci. Perciò il nostro impegno sarà quello che, a partire dai territori, solleciteremo sempre maggiori investimenti a bordo finalizzati al miglioramento della sicurezza e della qualità della vita, conquistandoci spazi nella contrattazione anche per cominciare a discutere di organizzazione del lavoro. Per fare ciò è necessario un presidio costante delle marinerie. Non voglio sfuggire al fatto che la situazione attuale denuncia una condizione davvero difficile da questo punto di vista. I delegati per la sicurezza non esistono praticamente da nessuna parte. La legge 271 del 99 ne prevedeva l elezione in tutte le imbarcazioni che superavano il numero di 6 imbarcati e superiori a 24 metri. Al di sotto si eleggeva un delegato a terra. Dalle informazioni in nostro possesso, nulla di tutto ciò è stato fatto. Ora con il Testo Unico si apre la possibilità di eleggere un Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza a livello territoriale (RLST) che applicato a questo settore potrebbe significare avere il delegato per la sicurezza in ogni marineria. Seguiremo con attenzione il varo dei decreti attuativi del Testo Unico e valuteremo attentamente le ricadute sulla pesca ma il senso di questo Convegno di stamattina è quello che bisogna già partire da subito e perciò avanziamo, sia ai colleghi di Fai e Uilapesca che a Federcoopesca, Lega pesca e AGCI Agrital, la proposta di partire già da subito con accordi di marineria tra le parti per l elezione dell RLST, anche individuando le necessarie agibilità, visto che in questo senso il Testo Unico potrebbe esserci di aiuto. Penso infatti all art. 52 che istituisce il fondo presso l INAIL per le piccole e medie imprese. Non sottovaluto il fatto che siamo in apertura di un negoziato per la definizione di un CCNL probabilmente di filiera. E pur vero che i negoziati fanno passi in avanti se si sciolgono i nodi importanti che sono sul 1110 12 tavolo. E uno di questi è certamente quello della sicurezza che abbiamo rappresentato nell ultimo incontro. Purtroppo la sicurezza sul lavoro ci ha visto su posizioni contrapposte all inizio di quest anno quando è passato, nel decreto Milleproroghe, l ennesimo rinvio dell applicazione della legge 218/02 in materia di apparati radio elettrici di sicurezza. Auspichiamo che questa ennesima proroga sia l ultima perché è inconcepibile che le imbarcazioni della piccola pesca non si dotino di opportuni apparati utili proprio a lanciare SOS in caso di difficoltà. Queste azioni non aiutano certo la creazione di una cultura della sicurezza nella pesca. A Federpesca chiediamo invece un serio impegno affinché si dia applicazione alla norma, contenuta nel CCNL della pesca marittima, che prevede la sperimentazione, in tre marinerie da individuare, del delegato di bacino. Il confronto negoziale è in una fase di stallo. Vanno superate le difficoltà e attuata la norma. Ma non si parte proprio da zero. Il settore ha un importante accordo sulla sicurezza firmato nel lontano 26 luglio 2000 da tutte le Organizzazioni sindacali dei lavoratori, delle imprese e della cooperazione. Si tratta di dare concretezza a quanto in esso contenuto anche sapendolo adeguare alle normative che sono intervenute successivamente. Un altro aspetto della legge 271/99 che andrebbe verificato con attenzione è quello che riguarda le Commissioni Territoriali per la prevenzione degli infortuni, igiene e sicurezza del lavoro a bordo. Dai vari Comandi territoriali delle Capitanerie di Porto ci giungono a volte richieste di nomina dei membri per le commissioni. Riteniamo siano un utile strumento di discussione, conoscenza e confronto ma ci risulta che esse non siano attive in tutto il territorio nazionale o per meglio dire, anche se sono nominate, in alcuni posti non si riuniscono con la necessaria frequenza. Conoscendo la sensibilità del Corpo delle Capitanerie di Porto sulla questione della sicurezza e, avendo il piacere di avere un autorevole rappresentante qui con noi, ci è davvero utile conoscere il punto di vista di chi svolge anche il delicato compito del controllo. Infine, ma non per ultimi, riconosciamo che una sfida così ardua non si vince se non si ha come alleati gli Enti previdenziali della pesca. E mi riferisco all IPSEMA e all INAIL. Infatti, il settore della pesca è interamente protetto contro i rischi da lavoro, ma esso è suddiviso in due aree nettamente separate: la pesca in acque interne (fiumi e lagni), nonché la piccola pesca marittima e le attività di vallicultura e miticoltura è assicurata obbligatoriamente con l INAIL, mentre i dipendenti della pesca in mare aperto, mediterranea oceanica e della piccola pesca, sono assicurati con l IPSEMA. Sempre in tema delle novità introdotte dal Testo Unico sia l INAIL che l IPSEMA hanno rafforzato la loro autonomia di iniziativa nel campo della sicurezza. Gli è stato riconosciuto l importante ruolo che svolgono e gli è stato affidato un ruolo di promotori di azioni informative e formative sulla sicurezza. In particolare l IPSEMA è già partita con iniziative territoriali di informazione sulla sicurezza che vedono coinvolte alcune marinerie e che stanno dando buoni risultati. Sarebbe molto interessante se si riuscisse a sviluppare una costruttiva collaborazione con le organizzazioni sindacali su un tema che ci vede entrambi così sensibili. Avanziamo una proposta, in particolare11 LA SICUREZZA SUL LAVORO NEL SETTORE DELLA PESCA all IPSEMA perché ha già cominciato, di poter sviluppare delle sinergie tese ad azioni di informazione e formazione, mettendo a disposizione i nostri mezzi, l organizzazione e anche la nostra Fondazione Metes. Dicevo all inizio della mia relazione che questo convegno di oggi lancia una campagna che si svilupperà nei prossimi mesi con azioni di sensibilizzazione anche sul territorio. Troverete in cartellina un CD con tutte le norme di riferimento sulla sicurezza nella pesca. Come dipartimento abbiamo pensato che potesse essere un utile strumento per chi lavora sul territorio e nei Centri di Servizio. Partirà poi a breve un altra iniziativa. Come Flai abbiamo deciso che nell ambito del Progetto Pesca distribuiremo ai lavoratori un Dispositivo di Protezione Individuale prescritto per le normali operazioni di lavoro. Siamo ben consapevoli che ciò, per legge e per contratto, spetterebbe all armatore anche se non sempre avviene. Ma l azione, rivolta verso i lavoratori, ha lo scopo di suscitare l attenzione verso la sicurezza sul lavoro. Il DPI sarà accompagnato da un opuscolo che fornirà consigli e raccomandazioni minime per la sicurezza e la salute dei pescatori che lavorano a bordo delle navi da pesca. E uno sforzo importante che ci apprestiamo a fare ed è un modo diverso di investire le risorse del Progetto Pesca direttamente per i lavoratori, oltre alle azioni che già produciamo. I segnali che arrivano non sono però positivi e non confermano le risorse messe a disposizione negli anni precedenti. Chiederemo a questo nuovo governo di correggere queste distorsioni lasciateci in eredità dal ministro Padoa Schioppa. A tutti voi ancora il ringraziamento per aver accettato il nostro invito, ai graditi ospiti rinnovo il cordiale benvenuto e buon lavoro a tutti. Grazie. 1312 COMUNICAZIONI13 > Fulvio Perini Consigliere del CNEL LA SICUREZZA SUL LAVORO NEL SETTORE DELLA PESCA E un dovere, innanzitutto, di ospitalità. Il CNEL apprezza molto la scelta che un Convegno impegnativo sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori venga svolto presso una sede che ha visto, in questi anni, un confronto assai utile tra le parti sociali, ai fini del miglioramento della prevenzione nel nostro Paese. Per questo vi rivolgo ovviamente un saluto in nome del CNEL ed in nome del suo Presidente, il professor Marzano, ed un augurio di lavoro. Il CNEL ha lavorato in questi anni ed ha elaborato delle proposte, condivise dalle parti sociali, per le politiche di prevenzione. Una parte significativa di queste proposte è contenuta nel nuovo Decreto legislativo di riordino delle norme in materia di prevenzione, a questo punto le scadenze e gli impegni sono particolarmente importanti. Un contributo vorrei anche darlo per la mia esperienza e per evidenziare alcuni aspetti, anche in relazione al Testo Unico. Il primo aspetto sicuramente concerne il settore della pesca: gli indici di gravità degli infortuni sono particolarmente elevati, la pericolosità è riconosciuta; gli indici di frequenza sono incerti. Io, per la seconda attività da me svolta, ossia quella di insegnare presso il Centro di Formazione dell Organizzazione Internazionale del Lavoro, ho terminato nei giorni scorsi un corso, diretto alle organizzazioni sindacali ed ai lavoratori, sulla pesca dei Paesi dell America Latina e dell America centrale. Gli indici di frequenza di questi paesi sono in modo impressionante diversi, questo deriva sicuramente dalla pericolosità diversa. Infatti, pescare nell Atlantico o nel Pacifico non è la stessa cosa; ma forse deriva anche dal fatto che la dimensione e la composizione della flotta non è irrilevante ai fini della segnalazione della frequenza degli infortuni. Questo non è tipico solo del settore della pesca. Nel settore delle costruzioni, tra la media del settore ed i luoghi dei grandi cantieri delle opere pubbliche, c è un rapporto sugli indici di frequenza che vede questi ultimi, nei grandi cantieri, due volte e mezzo superiori a quelli della media. Nonostante questi dati, c è una sottosegnalazione degli infortuni, questo è il dato vero! Quindi c è l esigenza, data la gravità e la complessità del problema, di intervenire. Vorrei qui ricordare, proprio per le mie esperienze di formazione, che le norme internazionali fanno molto riferimento a quella che deve essere un imbarcazione ottimale. Sia la Convenzione 188 dell Organizzazione Internazionale del Lavoro sia la Direttiva comunitaria, fanno riferimento a come devono essere progettate e costruite le nuove imbarcazioni. L allegato, per quanto riguarda le norme che si possono applicare sulle imbarcazioni esistenti, è assai sintetico, per non dire che è assai povero. Le ragioni sono note, per cui l esigenza di giungere ad un innovazione e ad un ammodernamento rappresenta, indiscutibilmente, un obiettivo importante. Se noi avessimo in questo settore imbarcazioni diverse, più moderne; se avessimo nel settore dell agricoltura un aumento del parco dei trattori; se avessimo in tutte le imprese manifatturiere dei carrelli, come quelli delle ultime generazioni, ridurremmo, ogni anno, di molte decine gli infortuni mortali. Purtroppo non siamo riusciti a convincere neppure il Ministero dell Economia a destinare, nell elaborazione del Testo Unico, delle risorse in questa direzione, se non in misure irrisorie. 1714 18 L innovazione, dunque, rappresenta un punto chiave per la sicurezza. Il secondo aspetto importantissimo è la formazione. Nel nuovo Testo Unico la formazione è generalizzata, non interessa solo i datori di lavoro che tendono a svolgere l attività di responsabile del servizio di prevenzione e protezione, ma è obbligatoria per i dirigenti e per i preposti. Finalmente una norma che ci avvicina alla realtà europea, dove questo avveniva da molti anni. Avere dei responsabili dell attività adeguatamente formati, è un punto essenziale per la sicurezza. L altro aspetto è per i lavoratori. La sicurezza deve essere in rapporto alla pericolosità. Ci sono tre gradazioni nel Testo che vanno sottolineate e che partono dalla formazione fino all addestramento: quella generale è di adibire i lavoratori secondo le proprie capacità al lavoro; quella specifica è di esaminare quali sono le lavorazioni più pericolose per improntare una formazione mirata; la terza è l obbligo di un addestramento particolare per tutte quelle figure professionali che non hanno un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Siamo di fronte, quindi, ad un impegno sulla formazione che rappresenterà un obiettivo chiave del futuro della prevenzione. Ci sono, poi, delle innovazioni importanti: il Fondo Sociale Europeo prevede, come uno degli obiettivi a cui destinare il finanziamento, quello della formazione ai fini della sicurezza e ai fini dell innovazione organizzativa per realizzare la sicurezza. Questo è un mutamento molto significativo, intervenuto a metà del 2006, rappresenta un punto importantissimo e, entro un anno, la Conferenza permanente Stato-Regioni dovrebbe decidere sui modelli e sulle metodologie, i tempi sono strettissimi. Infine, le questioni della partecipazione. L ultima innovazione sulla quale, credo, si è discusso e si discuterà molto, è quella relativa all estensione della bilateralità e della rappresentanza, punto che anche come CNEL avevamo posto. La maggioranza delle imprese italiane era al di fuori di qualsiasi sistema associato, organizzato di prevenzione. Milioni d imprese, di piccole e piccolissime imprese si affidavano esclusivamente e si affidano ancora oggi al fai da te per la realizzazione di quello che si può nella prevenzione. Il Fondo istituito presso l INAIL prevede due modalità molto precise d intervento. La prima consiste nel dare una rappresentanza a tutti i lavoratori italiani, così finalmente si risponde ad una norma europea. Va ricordato anche un aspetto che non è irrilevante: l art.18 del D.lgs 626/1994 è cambiato, nella fattispecie il rappresentante per la sicurezza dei lavoratori, non è esclusivamente una figura elettiva e sindacale, ma è una figura esattamente come chiedeva la Direttiva comunitaria di rappresentanza dei lavoratori per fare in modo che essi partecipino alla realizzazione del miglior sistema possibile di prevenzione. Tutte le imprese che non parteciperanno al sistema collettivo, dovranno aderire, tramite l INAIL, ad un sistema istituzionale di partecipazione. Il secondo aspetto concerne il fatto che questo sistema supporterà i rappresentanti territoriali o di area. Le proposte che al riguardo venivano avanzate erano di comparto dei lavoratori. Verrà, inoltre, destinata una parte analoga di risorse al supporto della piccola impresa, per il miglioramento e la sicurezza della salute. Mi pare che ci siano degli ambiti molto impegnativi, quindi, su cui operare con tempi ravvicinati, per giungere a nuovi risultati e fare in modo che ci sia un diverso trattamento dei lavoratori. Sono rimasto molto stupito della situazione, ma credo che dipenda anche dalle caratteristiche dell organizzazione della flotta e dell organizzazione produttiva della realtà cilena. Un pescatore cileno guadagna dai15 LA SICUREZZA SUL LAVORO NEL SETTORE DELLA PESCA ai euro, reddito profondamente diverso da quello di altri lavoratori, anche in quel continente, e la pensione si matura a 55 anni, perché dopo alcuni anni di studio si è dimostrato che, quando si arriva ad una certa età, la schiena di un pescatore non funziona più come dovrebbe! Siamo abissalmente distanti da alcune realtà di un altro mondo, però sono questioni del tutto presenti anche in altri Paesi. Io ho voluto evidenziare questi aspetti perché rappresentano un mio impegno futuro, infatti, per i prossimi due anni, sono impegnato a realizzare un sistema informativo di tutta la normativa del settore della pesca dell America Latina e dell America centrale, attraverso l Organizzazione Internazionale del Lavoro, quindi le possibilità di comparazione anche di mondi profondamente diversi debbono superare il genericismo. La flottiglia di pescherecci del Cile è molto buona, vi assicuro, è quanto è emerso dalle descrizioni e dal lavoro di analisi che abbiamo fatto; per cui si tratta, anche qui, di affrontare questi problemi conoscendo la situazione produttiva, delle tecnologie, del lavoro, della formazione e del sistema di sicurezza sociale. In un mondo che si globalizza ed in cui, sicuramente, il settore della pesca è totalmente attraversato dai processi di globalizzazione dei mercati del lavoro e delle tecnologie, può essere un contributo importante. Anche l inchiesta, il lavoro precedente, con la Conferenza di oggi, io ritengo siano molto utili. Ancora un augurio di buon lavoro, personale e da parte del CNEL. 1916 20 IL SETTORE > Antonella De Marco Dipartimento Mercato del Lavoro - Sicurezza sociale alimentare ambientale FLAI CGIL Nazionale Circa la possibilità di leggere e studiare dati del settore si rileva la prima, importante criticità. Se si esclude il Primo Rapporto Pesca prodotto congiuntamente da INAIL, IPSEMA ed ISPESL, pubblicato nel luglio 2005 ed i cui dati più recenti si riferiscono al 2003, non esistono altre fonti cui far riferimento per ottenere un quadro esaustivo e completo del settore. Il Rapporto curato dai tre istituti di previdenza è certamente un contributo valido, la cui stesura ci auguriamo prosegua nel tempo al fine di garantire un monitoraggio costante ed una possibilità di conoscenza sempre più esaustiva. Secondo gli ultimi dati pubblicati sul sito del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali aggiornati a gennaio 2008 le navi iscritte nell archivio delle licenze di pesca ammontano complessivamente a natanti. La Commissione europea, nell ultimo rapporto relativo alla Politica Comune della Pesca (edizione 2006) indica che la flotta italiana rappresenta il 16,2% sul totale della flotta dell Unione Europea, percentuale che colloca il nostro Paese al secondo posto per numero di imbarcazioni, dopo la Grecia e prima della Spagna. Stante ai dati del Primo Rapporto Pesca curato da INAIL, IPSEMA, ISPESL relativi al 2003, l attività prevalente in Italia è la piccola pesca e polivalenti con addetti, cui segue la pesca cosiddetta a strascico con addetti; a queste cifre vanno sommate quelle degli addetti ad altra tipologia di pesca, per un totale di lavoratori nel settore. Sempre secondo il Primo Rapporto Pesca la flotta nazionale risulta composta per oltre il 60% da piccoli battelli con una stazza non superiore alle 6 tonnellate. La flotta più rappresentativa è quella della Sicilia, con imbarcazioni, seguita dalla Puglia con imbarcazioni. Uno degli elementi di criticità cui il Rapporto accenna riguarda l obsolescenza della struttura produttiva italiana: oltre il 50% delle imbarcazioni ha infatti un età superiore a 26 anni, percentuale che aumenta al 79% se si considerano i natanti con più di 15 anni, con conseguenti difficoltà di mantenimento di livelli di sicurezza adeguati a bordo. LE FONTI DEI DATI SUI DANNI DA LAVORO I dati relativi agli infortuni sul lavoro provengono quasi esclusivamente dagli istituti assicuratori. I lavoratori della cosiddetta piccola pesca, esercitata con natanti fino a 10 tonnellate, sono assicurati obbligatoriamente presso l INAIL, mentre la copertura assicurativa dei natanti di stazza superiore alle 10 tonnellate è affidata all IPSEMA. L assicurazione riguarda tutti i componenti dell equipaggio indicati sul ruolo di equipaggio o sulla licenza di navigazione, oltre a tutti coloro che sono iscritti sul libro paga e sui libri matricola. C è da rilevare una inesattezza di fondo relativamente al numero degli assicurati, una inesattezza per così dire strutturale perché frutto della modalità stessa di tipologia di assicurazione applicata dai due istituti preposti. Gli addetti assicurati presso INAIL, infatti, non rappresentano teste assicurate, bensì lavoratori-anno cioè persone teoriche attive per la durata annuale contrattuale del lavoro. Ciascun lavoratore-17 LA SICUREZZA SUL LAVORO NEL SETTORE DELLA PESCA anno corrisponde mediamente a 1,1/1,2 lavoratori reali. Ne consegue che la stima del numero degli assicurati INAIL, intendendo con assicurati le persone fisiche, è superiore rispetto al dato numerico fornito dall Istituto. Un meccanismo analogo si ripete per i dati degli assicurati presso IPSEMA. Il parametro utilizzato qui è quello dei posti di lavoro. Ovviamente uno stesso posto di lavoro può essere ricoperto da più persone fisiche, per cui il numero degli addetti assicurati è senz altro maggiore rispetto al dato. Il rapporto fra l uno e gli altri è di 1,3/1,4. Considerato tutto ciò, per il 2003 i lavoratori del settore vengono stimati in unità circa, dato superiore rispetto a quello inizialmente proposto nel Rapporto. L aerea assicurata presso INAIL, inoltre, a partire dal 1 gennaio 2000 è concentrata nella sola tariffa Industria e compresa nel gruppo 1200 insieme alle attività di mattazione e macellazione di animali. Questa, forse, non è stata una buona scelta poiché, probabilmente, comporta un ulteriore difficoltà nel reperire le cifre riguardanti il settore. A riprova di ciò, gli ultimi dati presentati da INAIL il 30 aprile 2008, riguardanti l andamento infortunistico nel nostro Paese nell anno 2007, non presentano una specificazione relativa al settore Pesca, che probabilmente rientra nel dato generico dell Industria. Complessivamente, per stessa ammissione degli enti assicuratori, risulta estremamente difficile avere un quadro del numero degli assicurati cui far riferimento per valutare la casistica dei danni da lavoro. 21 I DANNI DA LAVORO I dati presentati dagli istituti congiuntamente nel Primo Rapporto Pesca presentano un quadro all apparenza confortante. Si rileva infatti una progressiva diminuzione del fenomeno infortunistico, nel periodo , sia nella piccola pesca sia in quella in mare aperto. Il trend viene confermato analizzando i dati infortunistici dell INAIL, dove è possibile rilevare, nel periodo , la diminuzione del numero complessivo degli infortuni denunciati dalle aziende a livello nazionale (tabella 1). Come si nota, il dato nazionale dei casi di denuncia passa da 497 nel 2002 a 401 nel Analizzando però il livello regionale è possibile effettuare alcune considerazioni. La Puglia è l unica regione che presenta una dato in ascesa: dai 118 casi denunciati nel 2002 si passa ai 126 denunciati nel Un lieve aumento che, tuttavia, indica una sostanziale omogeneità dei casi denunciati nel periodo preso in esame, segno che l infortunio non ha subito significativi ridimensionamenti nella regione. Immediatamente dopo si colloca il Veneto, la regione in cui vengono denunciati ben 101 infortuni nel 2006 e dove, più in generale, il trend infortunistico regionale vede un consistente numero di casi denunciati nel periodo Di contro leggiamo i 21 casi della Sicilia, i 30 della Sardegna ed i 9 della Calabria per l anno 2006, ed in generale un numero molto ridotto di infortuni denunciati in queste regioni nel periodo preso in esame.18 22 TABELLA 1. Infortuni sul lavoro denunciati dalle aziende per regione ed anno evento. Settore Pesca, piscicoltura e servizi connessi * Regione Piemonte Lombardia Liguria Trentino Alto Adige Veneto Friuli V. Giulia Emilia Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Italia *Fonte: Banca Dati I.N.A.I.L. L andamento positivo del fenomeno infortunistico nel settore trova riscontro anche nelle cifre dell ISPESL (tabella 2). Esaminati complessivamente i dati relativi ad infortuni temporanei, permanenti e mortali nel periodo compreso fra il 2000 ed il 2006, si riscontra una consistente diminuzione del fenomeno infortunistico complessivo, soprattutto nelle regioni meridionali. TABELLA 2. Eventi temporanei, permanenti e mortali per territorio ed anno evento. Attività economica classificazione ATECO 2002-Pesca, piscicoltura e servizi connessi* Zona Nord-ovest Nord-est Centro Sud Isole *Fonte : Data Warehouse infortuni I.S.P.E.S.L.19 LA SICUREZZA SUL LAVORO NEL SETTORE DELLA PESCA Anche in questo caso è possibile fare alcune considerazioni. Anzitutto rileviamo un ridimensionamento del fenomeno infortunistico assai disomogeneo: per il Sud si parla quasi di un dimezzamento, mentre nel Nord-est, pur trovando conferma della diminuzione, leggiamo uno scarto numerico di molto inferiore fra i dati del 2000 e quelli del Se si prende il dato tout court, verrebbe spontaneo sottolineare lo sforzo attuato da alcune regioni nella tutela e nella prevenzione degli infortuni, che renderebbe ragione della forte diminuzione degli stessi nel lasso di tempo cui ci stiamo riferendo. Di contro, sempre procedendo ad un analisi puramente numerica, sembrerebbe che in alcune realtà regionali non venga attuata una medesima politica di tutela dei lavoratori, o che questi ultimi siano maggiormente esposti ai danni da lavoro. In realtà, sia nel caso dei dati INAIL sia per le stime ISPESL, è assai probabile che ci troviamo di fronte ad un largo fenomeno di sottodenuncia, in particolare per le realtà produttive del Mezzogiorno. Tale fenomeno, così come indicato nel rapporto congiunto INAIL, IPSEMA, ISPESL si rafforza grazie alla consistente fetta di lavoratori non regolari utilizzati nel settore. Il Primo Rapporto Pesca stima, infatti, in / unità la manodopera irregolare, un popolo di lavoratori ombra. Ciò spiegherebbe anche perché, nelle regioni meridionali a più forte vocazione peschiera, gli infortuni denunciati siano in misura così esigua: sono queste, infatti, le regioni in cui c è un maggiore impiego di lavoro nero, anche grazie alla presenza di numerosi immigrati. Il dato trova conferma anche nell indagine conoscitiva pubblicata alla fine dello scorso anno promossa dalla Flai e dal Progetto Pesca, in quattro dei principali Centri marittimi italiani (Chioggia, Mazara del Vallo, Molfetta, Rimini)e nelle Marinerie ad essi afferenti e pubblicata alla fine dello scorso anno. Su un campione di quasi 400 intervistati, si rileva la fortissima presenza di lavoratori extracomunitari, soprattutto algerini, particolarmente nella Marineria di Mazara del Vallo. Le statistiche indicano poi un maggior numero di incidenti nei primi giorni di lavoro. In realtà, nel momento in cui l incidente si verifica, il datore di lavoro si affretta ad assicurare il lavoratore confidando nel periodo di tempo lasciato per inviare la denuncia di infortunio. 23 IL QUADRO NORMATIVO (riferimento al cd) Le norme legislative di riferimento in materia di salute e sicurezza dei lavoratori marittimi constano nelle disposizioni contenute nel Decreto Legislativo 271/99, nelle specifiche del Decreto Legislativo 272/99 riguardante la manutenzione in banchina, in quelle del Decreto Legislativo 298/99 e nel Decreto Legislativo 626/94 qualora non previste nei precedenti decreti. I decreti legislativi citati hanno rappresentato un assoluta novità poiché, per la prima volta, il settore veniva dotato di un unico quadro di riferimento normativo che teneva conto delle peculiarità dello stesso. Possiamo ricordare poi il D.P.R. 246/2006 riguardante i requisiti minimi di formazione per la gente di mare, che sostituisce ed integra il D.P.R. 324/2001, ed il Decreto 5 agosto 2002 n. 218 concernente il regolamento di sicurezza per le navi adibite alla pesca costiera. La normativa si completa con la Convenzione ILO (International Labour Office) n. 188, che raccoglie, aggiorna ed integra tutte le precedenti convenzioni in materia di salute e sicurezza del lavoro a bordo di pescherec-20 24 ci, e la relativa Raccomandazione n. 199, che rafforza i principi contenuti nella raccomandazione suddetta. Inoltre è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 aprile 2008 il Decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, attuativo dell articolo 1 della Legge 3 agosto 2007 n. 123, meglio nota come Testo Unico sulla sicurezza. Si tratta di un testo assai complesso, in cui tra l altro viene espressamente indicata la necessità di un secondo momento legislativo riguardo il settore della Pesca. E previsto, infatti, un tempo di 12 mesi affinché i Ministeri competenti dettino disposizioni necessarie a consentire il coordinamento con la precedente normativa vigente nel settore. Trascorso tale periodo, se non verrà dato luogo a specifiche disposizioni, la Legge verrà applicata in ogni sua parte così come previsto. Dunque la normativa del settore potrebbe subire ulteriori modificazioni o specificazione, come rimanere invariata. Certamente sarebbe auspicabile la prima ipotesi, data la particolarità di un attività produttiva come quella della Pesca, storicamente oggetto di deroghe legislative e solo da pochi anni regolamentata da una normativa complessiva ed omogenea. Circa il Decreto 81, senza entrare nel merito della normativa specifica di cui fra breve il dottor Valente traccerà un quadro, vorremmo sottolineare tre elementi di novità nel capitolo della rappresentanza sindacale. In primo luogo l istituzione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale. Si tratta di un importante opportunità per il settore della Pesca, organizzato in larga parte in unità produttive di dimensioni assai ridotte e dove, dunque, risulta spesso difficile individuare un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza in ogni singola unità produttiva. Una figura di raccordo, a livello territoriale, fra i lavoratori occupati nelle micro aziende appartenenti ad uno specifico territorio consente così una sicura possibilità di rappresentanza, che altrimenti non sarebbe possibile, oltre a costituire un monitoraggio puntuale della situazione di salute e sicurezza relativa all attività produttiva propria di quel territorio. Viene inoltre specificato che l RLST ha diritto ad una formazione particolare in materia di salute e sicurezza concernente i rischi specifici esistenti negli ambiti in cui esercita tale ruolo, in modo da acquisire adeguate competenze sulle principali tecniche di controllo e prevenzione. Altro elemento introdotto dal Decreto 81 è il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di sito produttivo, la cui elezione è prevista nei porti sedi di autorità marittima e/o portuale. Tale figura viene eletta dai lavoratori fra i Rappresentanti della sicurezza delle aziende operanti nel sito produttivo stesso, svolge un ruolo di coordinamento fra di essi ed esercita tutte le funzioni dell RLS nelle aziende in cui questa figura non è presente. Infine vorremmo segnalare l istituzione, presso l INAIL, del Fondo di sostegno alla piccola e media impresa, ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriale ed alla pariteticità. Il Fondo è preposto ad operare, a livello territoriale, nei confronti di quelle realtà per le quali la contrattazione nazionale o quella di secondo livello non preveda o costituisca sistemi di rappresentanza dei lavoratori e di pariteticità migliorativi. Esso si occupa di sostenere e finanziare, in misura non inferiore del 50% delle disponibilità del Fondo, le attività delle rappresentanze per la sicurezza territoriale, anche con riferimenti alla formazione, nonché a finanziare la formazione dei datori di lavoro delle piccole e medie imprese, dei lavoratori stagionali e di quelli autonomi. Vengono così delineati due nuovi strumenti in grado di supportare un potenziamento dell attività di formazione ed informazione, particolarmente importante per realtà produttive come la Pesca. Vedere altro
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 Art. 25
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