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Timestamp: 2020-08-11 01:28:01+00:00

Document:
Seduta n. 54 di Giovedì 12 dicembre 2019
Squillace Greco Ettore , Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno ... 3
Squillace Greco Ettore , Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno ... 4
Nugnes Paola ... 4
Lorefice Pietro ... 7
Squillace Greco Ettore , Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno ... 7
Squillace Greco Ettore , Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno ... 8
Nugnes Paola ... 8
Potenti Manfredi (LEGA) ... 9
Squillace Greco Ettore , Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno ... 9
Squillace Greco Ettore , Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno ... 11
(La seduta, sospesa alle 15.25, è ripresa alle 15.35) ... 11
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno, Ettore Squillace Greco, che ringrazio per la presenza.
L'audizione odierna rientra nell'ambito dell'approfondimento che la Commissione sta svolgendo sulla gestione dei rifiuti tessili e degli indumenti usati.
Invito il nostro ospite a svolgere una relazione circa le indagini che ha condotto in passato e a fare una ricostruzione della sua esperienza.
ETTORE SQUILLACE GRECO, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno. Grazie, Presidente. La conoscenza che ho acquisito di questo fenomeno nel corso della mia attività presso la Direzione distrettuale antimafia di Firenze è essenzialmente basata su un'indagine che è stata definita dalla polizia giudiziaria «Eurot». L'indagine ha riguardato l'attività di iniziale smaltimento e successiva commercializzazione di abiti usati che aveva come base operativa un'impresa pratese che si chiamava Eurotess.
Questa indagine hanno avuto buon esito grazie ad una felice interazione, collaborazione tra la Procura ordinaria e la Direzione distrettuale antimafia. Ho parlato di buon esito perché ci sono, in particolare per il titolare di questa impresa ma anche per altri, delle sentenze definitive passate in giudicato. Come saprete infatti il buon esito di un'indagine ottiene quando vi è una sentenza passata in giudicato e quando si arriva alla pronuncia di una sentenza irrevocabile, altrimenti vi è solo prospettiva ma non sostanza.
Dico questo perché nel corso del tempo ho maturato l'idea che in materia di rifiuti in generale e di normativa sui rifiuti bisognerebbe forse riconsiderare le competenze concorrenti tra Procura distrettuale e Procura ordinaria.
Ricollegandomi alla domanda del Presidente faccio presente che vi erano state da parte della polizia giudiziaria segnalazioni, raccolte per il tramite di telecamere, circa un incontro presso questa azienda Pag. 4pratese che aveva visto protagonista un soggetto, a sua volta legato ad un certo Ascione, personaggio legato alla camorra e, in particolare, al clan Birra Iacomino di Ercolano.
Ci sono imprese sparse sul territorio italiano, Toscana compresa, che gestiscono rifiuti con sistemi di sicurezza costituiti da muri alti quattro o cinque metri; personalmente, mi sono sempre chiesto perché un'impresa che gestisce immondizia costruisce dei muri alti cinque metri e piazza delle telecamere come se fossimo a Fort Knox, in modo tale da impedire alla polizia giudiziaria di vedere quello che è necessario vedere. Questi elementi li ho sempre trovati delle spie significative. Lungi da me comunque l'idea di arrivare alla affrettatissima e, verosimilmente, infondata conclusione che chi mette dei sistemi di sicurezza sia per questo uno che commette reati: si tratterebbe di un'assimilazione troppo semplicistica. Ritornando alla ditta in questione, attraverso l'opera della polizia giudiziaria, si è arrivati all'evidenza costituita da una gestione anomala degli indumenti usati che venivano apparentemente – questo lo abbiamo scoperto in seguito – selezionati e igienizzati presso quella ditta e poi avviati verso il mercato, molto fiorente, di Ercolano. In questa zona da sempre esiste, nell'ambito del filone costituito dagli abiti usati, una sorta, se non di monopolio, di influenza significativa della camorra e, in particolare, di questo clan Birra Iacomino, che da tempo si opponeva a un altro clan dell'Ercolanese (clan Ascione).
PRESIDENTE. Scusi se la interrompo, per chiarire. All'inizio avevo anch'io un po’ di confusione, ma l'Ascione che si è incontrato non fa parte del clan Ascione, ma fa parte del clan Birra.
ETTORE SQUILLACE GRECO, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno. L'Ascione che si è incontrato è Vincenzo ed era ritenuto e indicato dalla polizia giudiziaria come legato al clan Birra Iacomino. È una questione di omonimia che ho notato, anche leggendo qualche cosa navigando su Internet, ha creato qualche equivoco.
Facendo un passo indietro, le indagini si sono avvalse di un meccanismo abbastanza semplice: si trattava di simulare dei controlli occasionali sui camion che partivano dall'area del centro-nord (Emilia-Romagna e bassa Lombardia), dove vi erano dei centri di raccolta di indumenti usati, i cosiddetti cassonetti gialli, per usare un'espressione più nota. Si trattava, secondo la legge n. 166 del 2016, di indumenti che venivano regalati e donati a soggetti pubblici oppure a soggetti autorizzati, ma che non possono essere considerate rifiuti, così come invece tutti gli altri abiti usati.
PAOLA NUGNES. L'epoca delle indagini?
ETTORE SQUILLACE GRECO, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno. Si parte, se non ricordo male, nel 2009-2010. I processi sono terminati tre, quattro anni fa. Devo dire che, per quello che è a mia conoscenza, non vi sono state dal punto di vista investigativo e di indagine delle grosse novità rispetto a queste vicende.
Tornando all'esposizione, fermammo, simulando dei controlli occasionali, i primi camion che partivano da questi centri di raccolta e che, secondo i dati documentali, dovevano andare presso l’Eurotess di Prato, ditta regolarmente autorizzata. Generalmente gli illeciti più significativi in materia ambientale, in un modo o nell'altro, riguardano sempre una ditta autorizzata. Presso questa ditta avrebbero dovuto essere, come previsto dalla legge, selezionati e igienizzati, perché ovviamente si tratta di indumenti che vengono raccolti nelle campane dove c'è di tutto, c'è sporcizia, ci sono cariche microbiche sicuramente superiori ai limiti previsti dalla legge che si ricollegano a disposizioni normative di livello europeo.
Questi camion andavano direttamente ad Ercolano e non passavano dalla Eurotess. Scoprimmo, attraverso le intercettazioni, che colui che gestiva il commercio verso la Campania era Emanuele Bagnati: il genero di Stefano Zeno, il reggente – così indicato dalla DDA e dalla polizia giudiziaria Pag. 5 di quel territorio – del clan Birra Iacomino di Ercolano.
Fermando i camion ci siamo accorti che i documenti che accompagnavano il carico erano dei DDT (Documenti di trasporto), delle bolle di consegna; in realtà, i rifiuti non circolano attraverso DDT, ma attraverso il FIR (Formulario di identificazione rifiuti). Vi sono una serie di dati significativi che devono essere indicati come, ad esempio, quantità e peso, e sono formati in genere da quattro copie. La prima copia rimane al soggetto cedente il rifiuto, le altre copie le prende il trasportatore, due di queste copie vengono consegnate dal trasportatore al soggetto che riceve il rifiuto, il quale soggetto trattiene una copia e manda un'altra copia al soggetto cedente per dimostrare che il rifiuto è arrivato a destinazione. Il sistema sembrerebbe assolutamente funzionante, se non che cosa succedeva in questo caso? Credo che la dinamica sia tale da poter far sì che questo caso sia considerato emblematico di un sistema generale, il cosiddetto «girobolla» che sappiamo tutti essere tipico di questo tipo di reati. Il conducente dell'autocarro saliva sul camion, partiva e metteva da parte il FIR e tirava fuori una bolla, un documento di trasporto il cui numero gli veniva dato dalla segretaria della ditta autorizzata. Da allora abbiamo cominciato a cercare di decodificare quale fosse il meccanismo, e ci siamo accorti che sistematicamente questi camion finivano ad Ercolano.
Qual era l'interesse dell'imprenditore? Perché un imprenditore toscano che non aveva legami risalenti con soggetti coinvolti in clan camorristici finisce in questa storia? Non lo so. Ovviamente le indagini non possono accertare quel che passa nella testa di una persona. C'è però un'espressione usata da un soggetto coinvolto in queste vicende, che viene riportata in una sentenza della Corte d'assise d'appello di Firenze (sentenza sull'omicidio Cozzolino), che è illuminante. Il soggetto che parla si rivolge ad un suo interlocutore – non voglio usare il termine «sodale» – e dice «Guardate che questa è droga, ma droga pulita! Con questa non si va a prendere vent'anni di carcere». Questa intercettazione non è di ieri, è del 2003. È illuminante per capire quale straordinario profitto si possa ottenere con questi commerci e attività illecite sui rifiuti. D'altra parte abbiamo cercato anche di fare un conto, all'esito di questa indagine, per cercare di capire. La Eurotess pagava 0,10 euro al chilo, ovviamente non devo spiegare che per ogni viaggio si trattava di tonnellate di rifiuti, e spendeva per il trasporto tra i 2 e i 3 centesimi di euro al chilo. Rivendeva a 40 centesimi di euro al chilo. Se pensate che ogni viaggio erano tonnellate di rifiuti, facendo un po’ i conti con lor signori ci si rende conto di come annualmente si trattasse di un giro che produceva milioni di euro. Senza tema di passare per esagerato.
Come e perché lo aveva fatto? Qui meglio di me potrebbe parlare qualche collega della DDA di Napoli, perché a Ercolano rifornire i commercianti di abiti usati e avere il monopolio in quel settore era un'attività, da un lato, estremamente proficua e, dall'altro, dimostrava il potere del clan. Come sappiamo, ogni gruppo mafioso si preoccupa di coltivare il potere sul territorio dal quale trae il consenso viziato della comunità nella quale opera e nella quale è insediato, e questo succedeva anche ad Ercolano. Per cui vi era l'interesse specifico del clan Birra Iacomino a rifornire soggetti che, in un modo o nell'altro, nel corso delle indagini abbiamo trovato essere o legati da rapporti di parentela o legati da rapporti amicali. Ovviamente in questa indagine sono finite anche persone e aziende che nulla avevano a che fare con la camorra. Abbiamo individuato due ambiti di traffico: uno riguardava la Toscana, dove vi erano imprese che non avevano legami con la camorra, mentre l'altro riguardava la Campania dove sono stati riscontrati questi dati che vi ho appena riferito. L'interesse dell'imprenditore quindi qual era? Quello di guadagnare. Il rappresentante del clan Birra Iacomino gli assicurava un commercio tranquillo; l'impresa già lavorava con Ercolano, ma avere come rappresentante il genero di Stefano Zeno assicurava, secondo me, una certa tranquillità di attività. Proprio per questo ricordo che nella mia richiesta di misura cautelare dissi – l'espressione fu Pag. 6poi utilizzata anche in altri documenti ufficiali – che alla fine noi c'eravamo ritrovati in Toscana un primo, concreto esempio di impresa a partecipazione mafiosa o, meglio, di impresa a partecipazione camorrista. Si fa tanto parlare negli ultimi anni dei meccanismi di infiltrazione delle nostre mafie storiche nei settori economici e di queste figure caratterizzate da un'impresa a partecipazione mafiosa. Ripeto, personalmente affermai di essermi trovato di fronte ad un'impresa a partecipazione camorrista, perché in realtà il settore del traffico verso la Campania era gestito dal genero di Stefano Zeno. In alcune intercettazioni vi erano dei commercianti o anche dei fornitori di abiti usati che telefonavano al titolare dell'impresa per chiedere notizie dei vari carichi. Se si trattava di carichi destinati a Ercolano, lui rispondeva «di questo dovete parlare con Emanuele Bagnati». A seguito della sottoposizione del Bagnati agli arresti domiciliari, credo con l'accusa di intestazione fittizia di beni a favore di un clan di camorra, ci fu una riunione in Toscana alla quale partecipò un altro soggetto campano legato a quel clan, che venne proprio per stabilire come doveva essere gestito quel settore di traffico.
Aggiungo, se può essere utile per comprendere lo scenario complessivo, che il soggetto costituente una sorta di collegamento tra il Bagnati e il titolare della Eurotess era Vincenzo Ascione, persona da anni stabilitasi sul territorio pratese, in particolare a Montemurlo. Il mercato cosiddetto «degli stracci» in quella zona della Toscana è un mercato che per anni è stato, ed è tuttora, ambito economico che vede come protagonisti soggetti di origine campana. Ambito territoriale che nei primi anni Duemila vide una serie di vicende significative, una serie di incendi a imprese che lavoravano gli stracci. Dopo questa fibrillazione dei primi anni Duemila la situazione si è calmata. Ascione è sempre presente, opera con un'altra sua ditta che, se non ricordo male, si chiama Eurotrading ed è formalmente gestita dal figlio. Scopriamo, sempre in questa indagine, che vi erano dei rapporti tra Ascione e soggetti che operavano all'estero, in particolare un altro soggetto campano che aveva – credo ce l'abbia tuttora – un'azienda in Tunisia. Se non ricordo male, si chiama Stocaef. Il nome di questo soggetto è Pignalosa Ciro. Non dico nulla di nuovo, si tratta di elementi emersi nel corso del processo e delle indagini. Era soprannominato «Ciro ’u gommone». Non l'ho mai visto, non so perché venisse chiamato così, ma posso immaginarlo. Un altro soggetto che lavorava in Africa riceveva, anche lui, una certa quantità di indumenti, di abiti usati dalla Eurotrading di Ascione. Questo della destinazione verso l'Africa degli abiti usati e degli indumenti usati è un canale di attività, chiamiamolo così, che ritroviamo anche in indagini più recenti.
Dal punto di vista dell'indagine l'elemento che ci è sembrato significativo, che più ci ha fatto lavorare e che siamo riusciti a comprendere è rappresentato dal meccanismo della doppia documentazione: la bolla di consegna e il FIR. La classica perquisizione con controllo non solo non basta, ma molto spesso è controproducente. Bisogna avere la possibilità di articolare le indagini in maniera tale da poter effettuare la perquisizione, l'intervento presso la sede operativa del traffico, quando si possono cogliere dei dati che confermano. Il che significa – senza fare troppi giri di parole – che bisogna essere in grado di fare delle intercettazioni. Bisogna avere la possibilità di fare indagini più penetranti.
Qui concludo e torno all'inizio di queste mie brevi considerazioni, sulla necessità di riflettere sulla differente competenza tra Procura circondariale e Procura distrettuale per alcuni reati. Per esempio, i reati relativi agli articoli 256 e 259 del Codice dell'ambiente, contemplati dal decreto legislativo n. 152 del 2006, sono delle contravvenzioni di competenza della Procura circondariale. Se vedo un camion e mi accorgo che qualcosa non va, lo fermo: il fatto isolato costituisce reato sì, ma è una contravvenzione. Se immagino e ho sentore che un singolo viaggio, un singolo episodio è in realtà espressione di qualcosa di più significativo, cioè di un traffico organizzato, quindi del reato che è di competenza distrettuale, non posso fare niente: devo Pag. 7trasmettere il tutto alla DDA nella speranza che il collega condivida la mia idea, in caso contrario tutto si blocca. Non dico che questi reati debbano ritornare alla competenza circondariale, non ho né gelosie né ambizioni di competenze esclusive, mi pongo solamente il problema, e lo consegno a voi soprattutto, perché a chi se non a lor signori?
PIETRO LOREFICE. Grazie, Presidente. Io vorrei sapere se nel corso delle indagini sono emerse delle interazioni tra le cosiddette mafie storiche. Se, ad esempio, il referente mafioso unico nazionale della camorra aveva una correlazione territoriale con ’ndrangheta, Sacra Corona Unita o Cosa Nostra per la Sicilia. Se è emerso un quadro ancora più ampio a livello nazionale e organizzato, anche con suddivisioni regionali o subregionali.
ETTORE SQUILLACE GRECO, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno. Ho parlato di ambito nazionale e forse non sono stato sufficientemente chiaro; se è così, mi scuso e cerco di precisare.
Sicuramente in questa indagine abbiamo rilevato solamente la presenza di una delle nostre mafie storiche: la camorra.
Cerco sempre di essere molto cauto nel mio dire e di attenermi a dati oggettivi. Se posso trasferire un mio ricordo, ho lavorato una quindicina d'anni in DDA, diviso tra Reggio Calabria e Firenze: per quel che io ricordi, non mi pare vi sia stato un significativo interesse delle altre nostre mafie storiche (Cosa Nostra e ’ndrangheta soprattutto) per questo tipo di mercato. Per cui mi pare di poter affermare che, allo stato dell'arte, trattasi di un ambito a prevalente appannaggio della camorra. Non ho trovato in questa indagine la presenza di mafie o di organizzazioni criminali straniere e non ho neanche difficoltà ad immaginare che se ci mettessimo ad investigare certe situazioni, potremmo trovare quelle che mi sento di definire «bande cinesi». Sulla criminalità cinese bisognerebbe aprire una discussione a parte. Parlo di bande perché, che a me risulti, allo stato in Italia abbiamo una sola sentenza per 416-bis c.p. che riguarda la mafia cinese, una sentenza anch'essa toscana che nasce da un'indagine su Prato. Siamo poi in attesa dell'esito di un'altra indagine che mi è capitato di portare avanti e che riguarda proprio gruppi cinesi, ai quali ho contestato l'articolo 416-bis c.p., ma non con riferimento all'attività illecita in materia di abiti usati.
Quindi alla sua domanda, per sintesi, la risposta è no per quanto riguarda le mafie straniere relativamente a queste indagini. Sì invece per quanto riguarda talune delle nostre mafie storiche, in particolare la camorra.
PAOLA NUGNES. Lei ha detto molte cose interessanti. Una di queste è il rapporto tra le Procure ordinarie e le Procure distrettuali, perché in questi anni sull'articolo 259 del Codice dell'ambiente è stato detto più volte da più parti dove si sarebbe dovuto spostare questo reato.
ETTORE SQUILLACE GRECO, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno. Quindi non sono il solo.
PAOLA NUGNES. No. Però non sempre il suggerimento, l'osservazione che è venuta andava nella stessa direzione.
Quello che lei giustamente ci fa notare è che non è neanche il caso di tenere da una parte o da un'altra lo svolgimento di queste indagini, ma di creare una collaborazione che talvolta si verifica e talaltra no, quindi un protocollo probabilmente da mettere in campo. Le chiedo se ha anche un suggerimento da dare ai legislatori nello specifico di questo reato, anche perché la legge 22 maggio 2015, n. 68 su questo non ha modificato nulla e che uno dei nostri intenti è quello di strutturarla meglio.
L'altra domanda che le vorrei porre riguarda quello che lei ha indicato come interesse della mafia, della camorra in questa Pag. 8 materia, che non è tanto – ritengo di aver capito – economico, ma è dato dal consenso deviato di cui lei ci ha parlato. Io mi chiedo: questo ricavo economico dai 0,10 centesimi di euro di acquisto fino ai 40 centesimi di euro di vendita, nel momento in cui si dovesse passare da un trattamento del rifiuto, della merce, quanto aggraverebbe il ricavo? Credo che effettivamente – come lei dice – il saltare questa fase riguarda più l'imporre una metodologia per imporre un potere. Me lo conferma?
ETTORE SQUILLACE GRECO, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno. Mi creda, non è piaggeria, la sua domanda è interessantissima, ma io quante ore ho per rispondere?
PAOLA NUGNES. Lo può fare anche per iscritto.
ETTORE SQUILLACE GRECO, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno. Cerco di chiarire il mio pensiero. Io sono portatore di un'esperienza positiva, ma generalmente tra Procure circondariali – e non lo dico perché sono un magistrato, credo di non avere particolari pecche di corporativismo – e Procure distrettuali vi sono delle collaborazioni proficue, quindi non c'è un punto critico su questo. Io parlo in generale. Vi è comunque un momento nel quale, a prescindere dalla capacità di lettura e dalla buona volontà, si possono perdere delle occasioni significative per individuare dei meccanismi illeciti. Che fare? Non lo so. Lei è il legislatore, io faccio il magistrato.
A parte la battuta, io credo che in questo Paese bisognerebbe anche cominciare a depenalizzare seriamente. Io proverei a depenalizzare alcune cose, a rendere effettive le sanzioni, perché, se le sanzioni sono effettive, non c'è bisogno poi di minacciare grandi pene, che poi non riusciamo ad applicare o ad eseguire. Quindi creerei delle fattispecie, da un lato, realmente lesive dell'interesse protetto e, dall'altro, veramente significative di fatti più rilevanti dal punto di vista penale. Fatto questo, deciderei se assegnare le indagini (tutte) relative a questo settore alla Procura circondariale o alla Procura distrettuale.
Io rimango ancorato ad una idea della Procura distrettuale che si occupi di fatti di mafia e di terrorismo, perché mi preoccupa l'idea che si debbano creare delle maxi Procure o dei maxi uffici. È vero che gli uffici distrettuali hanno maggiori risorse, ma io – premetto che mi rendo conto della situazione in cui siamo, e vale per tutti – preferirei, nel mio mondo ideale, avere delle Procure circondariali dotate di mezzi e di risorse per lavorare, e delle Procure distrettuali che più e meglio si occupino di mafia. Se continuiamo su questa strada ad affermare che bisogna creare questi maxi uffici e queste maxi Procure, che ne sarà del principio costituzionale della giurisdizione diffusa? Il principio costituzionale della giurisdizione diffusa vuole una vicinanza dei giudici e del magistrato all'ambito territoriale nel quale si trovano. È quello che vollero i nostri costituenti. Perché allora l'idea di creare questi maxi uffici?
Certo, mi rendo conto, sono scelte politiche che non è facile fare per nessuno, ma io, nel mio mondo ideale, vorrei avere le risorse per far funzionare bene Procure circondariali e Procure distrettuali e, in questo mondo ideale, deciderei chi deve occuparsi dei fatti ambientali. Si capisce che penserei più alle Procure circondariali. A meno che non ci si trovi in casi, come quello di cui vi ho appena parlato, in cui uno dei protagonisti è un mafioso e allora la competenza diventa distrettuale, come è normale. Ma mi spiegate per quale motivo le Procure distrettuali sono competenti per l'articolo 615-ter c.p., per l'interferenza illecita nella vita privata? Me lo spiegate per quale motivo? Per quale motivo un sostituto procuratore deve partire da Firenze e andare a Pisa a fare un processo basato sulla violazione dell'articolo 615-ter c.p.? Molte volte non ce la fa, perché non si hanno nemmeno i soldi per mettere la benzina nelle macchine, quindi alla fine se ne occupa un sostituto dalla Procura circondariale, con la conseguenza che il sostituto, che non ha fatto le indagini, che non ha seguito il processo, di quel processo Pag. 9non sa niente! E questo perché? Io comincerei a pormi il problema di questa competenza forse troppo estesa. Vorrei delle Procure distrettuali più incisive in materia di mafia.
MANFREDI POTENTI. Procuratore, vorrei chiederle, visto che proviene da una città nella quale insiste un porto e che ci ha parlato dell'altra circostanza relativa allo sviluppo anche nel continente nostro dirimpettaio marittimo, che è l'Africa, di fenomeni di ricezione di materiali come quelli di cui stiamo parlando, se dal suo punto di vista operativo, quindi di una procura che insiste su una città portuale, abbia avuto notizia o conoscenza di possibili traffici o reati spia o anche contravvenzioni che riguardino questo settore per l'invio e l'inoltro dei materiali in questione.
ETTORE SQUILLACE GRECO, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno. Sì, onorevole, ne ho conoscenza. Il porto di Livorno è uno dei più importanti a livello italiano ed europeo, come tale vi sono tutta una serie di reati e di attività illecite che vengono svolte attraverso il porto. Lascio da parte la droga dove sequestriamo quintali di cocaina, ma mi risulta. Mi risultano spedizioni di rifiuti spacciati per beni comuni, in particolare per esempio gomme. C'è un traffico molto fiorente delle gomme usate che vanno verso l'Africa e verso i Paesi stranieri. La polizia giudiziaria ha effettuato alcuni controlli, noi abbiamo ricevuto l'informativa e siamo intervenuti; in qualche caso ci siamo accorti che in realtà il mittente era lo stesso soggetto che aveva spedito in altri porti italiani verso la stessa destinazione. Lei, onorevole, parlava di spie: questa ci è sembrata una spia significativa. Lo dico perché non credo che abbia avuto un esito positivo, ma vedremo.
PRESIDENTE. Ritornando a bomba, quando poi da Ercolano si fa faceva la selezione tra il pregiato da vendere e gli scarti, ci sono stati indagini riguardanti la fine che facevano questi scarti?
Relativamente al ruolo di smistatore rivestito da Emanuele Bagnanti, perché è stata scelta l'azienda di Fioravanti?
Visto che Ascione è latitante in Tunisia, l’Eurotrading opera ancora? È gestita ancora dal figlio? Ci sono state indagini a riguardo? Ascione dal nord Africa continua ancora a dirigere e ad avere influenza? Se sì, attraverso cosa? In generale, secondo lei, questa filiera quanto è permeabile alla criminalità organizzata? Dove arriva la criminalità lungo tutta questa complessa filiera? Ha partecipato, ha svolto indagini sulla Tesmapri Spa.
Sempre in generale, noi stiamo approfondendo dal punto di vista territoriale queste realtà che abbiamo nominato (Firenze, Prato); che lei sappia, la geografia italiana di questo fenomeno è rimasta immutata o no?
ETTORE SQUILLACE GRECO, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno. Cerco di rispondere sinteticamente, signor Presidente. La ditta pratese era una ditta autorizzata, il titolare già da tempo lavorava e commerciava in Campania.
PRESIDENTE. Titolare, parliamo di Fioravanti.
ETTORE SQUILLACE GRECO, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno. Fioravanti già commerciava in Campania e quindi era l'ideale, perché questo gruppo di soggetti legato alla camorra era da tempo insediato nell'area di Montemurlo, il collegamento era abbastanza semplice.
Bagnati è il genero di Stefano Zeno e, come sappiamo, per regola di mafia basta semplicemente presentarsi per quello che si è. Non c'è bisogno di minacciare.
L’Eurotrading è stata indagata e l'azione penale è stata esercitata dalla DDA di Firenze per un'altra vicenda successiva, ma che era diretta emanazione di questa mia prima indagine – credo se ne siano occupati sempre i Carabinieri del NOE – che riguardava gli illeciti in materia ambientale della Eurotrading. Per quanto riguarda gli Pag. 10eventuali legami, veri o presunti, di Ascione con la camorra abbiamo mandato gli atti a Napoli.
Dove finisce la filiera illecita. Non credo si possa dare una risposta di carattere generale che valga per tutto l'ambito territoriale nazionale, dipende dalle dinamiche. In questo caso ho ritenuto fosse responsabile anche il soggetto raccoglitore degli indumenti. Ho esercitato quindi un'azione penale nei suoi confronti, ma ho avuto torto, perché è stato assolto con sentenza definitiva e quindi evidentemente mi sbagliavo. Questo è il dato. Era un imprenditore emiliano, una persona che aveva detto di non sapere nulla, non sapeva che fine facessero. Ci sono delle cooperative che raccolgono gli indumenti usati, poi c'era questo imprenditore che li consegnava alla ditta, al trasportatore (l'apparente trasportatore della ditta Eurotess che in realtà era un campano che andava direttamente ad Ercolano); il soggetto di questa ditta si è dichiarato estraneo ai fatti. Lui consegnava gli indumenti usati, consegnava il FIR e del resto non era a conoscenza. Da una serie di conversazioni intercettate ritenevo fosse dimostrata la sua consapevolezza, invece mi sbagliavo, perché è stato assolto. Quindi, se è stato assolto, era innocente, in caso contrario vengono meno le regole più elementari. Ovviamente dipende da caso a caso. Non me la sentirei di dare delle indicazioni di carattere generale. Non c'è una questione di filiera. Noi i delinquenti li possiamo trovare ovunque, alla partenza o all'arrivo.
Sicuramente anche il traffico degli abiti usati è un affare più redditizio di quel che potrebbe sembrare, e qualche conto che abbiamo fatto ce lo dimostra. Dico un'ovvietà, passatemela: laddove c'è da guadagnare e c'è da fare soldi, le nostre mafie storiche si fanno sempre trovare pronte.
Devo ancora forse una risposta al signor Presidente riguardo alla Tesmapri Spa. In questa vicenda dalle intercettazioni venne fuori anche un coinvolgimento della Tesmapri Spa; non ho contestato l'aggravante dell'agevolazione mafiosa, perché non avevo elementi tali che me lo facessero ritenere, non avevo proprio evidenze di contatti; vi erano però gli illeciti che abbiamo contestato anche alla Eurotess, purtroppo non sono in condizioni di dare risposte definitive sull'esito del processo, perché io sono stato applicato alla DDA di Firenze dopo che mi è stato dato l'incarico di procuratore della Repubblica di Livorno fino a dicembre 2017. Ho mantenuto una serie di indagini, ho fatto una serie di processi, ma questo processo non c'era. Mi posso informare e dare delle indicazioni al Presidente nei prossimi giorni. Ricordo però di aver esercitato l'azione penale nei confronti della Tesmapri Spa per lo stesso tipo di illeciti della Eurotess.
Riguardo all'altra domanda del Presidente se si tratti o meno di un traffico limitato alla Toscana: assolutamente no. È un traffico che spazia e coinvolge sia ambiti territoriali del centro-nord sia ambiti territoriali del sud. Non farei delle differenziazioni territoriali, anche perché ormai gli illeciti non hanno regionalizzazione. Le attività organizzate per commettere illeciti vanno oltre l'ambito regionale e, come tutti gli illeciti, anche questo tipo di attività. Spero di essere stato esaustivo.
PAOLA NUGNES. Per quanto riguarda il FIR il soggetto cedente era in possesso della quarta copia di ritorno o no?
ETTORE SQUILLACE GRECO, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno. In alcuni casi no, ma non in tutti, perché non aveva fatto in tempo a mandarla. È chiaro. L'operazione è così. La quarta copia doveva tornare al soggetto cedente. Quando abbiamo fatto la perquisizione presso la ditta, se non ricordo male, i Carabinieri mi hanno detto di aver trovato alcune doppie copie di firma. Vado a memoria, per cui posso anche sbagliare.
PRESIDENTE. Visto che lei adesso sta a Livorno, com'è la situazione? Ci sono altre indagini?
ETTORE SQUILLACE GRECO, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno. Parliamo di indumenti usati o di inquinamento in generale?
PRESIDENTE. Indumenti usati.
ETTORE SQUILLACE GRECO, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno. Di indumenti usati a Livorno non ho alcuna evidenza. Il massimo che abbiamo a Livorno è il mercatino americano. Non credo sia una realtà economicamente significativa e comunque sinceramente, da quando sono a Livorno, non ho indicazioni in questo senso. Non ho ricevuto alcuna notizia di reato che riguardi questo.
PRESIDENTE. Invece per gli scarti tessili non ricordo se mi ha risposto: che fine fanno?
ETTORE SQUILLACE GRECO, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno. Non posso dare delle risposte precise sulla base di ciò che è emerso dalle indagini. È ragionevole ritenere che in questo caso vi fosse effettivamente un'ulteriore, estremamente pericolosa attività di smaltimento illecito.
PRESIDENTE. La ringrazio per la presenza, per l'attività svolta e per avercela raccontata.
ETTORE SQUILLACE GRECO, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno. Grazie, Presidente. Le ho lasciato questo schema riepilogativo che può sintetizzare il meccanismo illecito che abbiamo accertato nelle indagini, e quest'altro appunto che riguarda la suddivisione in percentuale del rifiuto tra abbigliamento usato e quello ottenuto dalla micro raccolta. È un piccolo promemoria. Grazie a tutti.
PRESIDENTE. La ringrazio e dichiaro chiusa l'audizione.
PRESIDENTE. Comunico che l'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione appena svoltasi, ha convenuto che una delegazione della Commissione svolga una missione in Sicilia, che avrà luogo dal 28 al 31 gennaio 2020. Ha convenuto altresì che la Commissione si avvalga della collaborazione a tempo parziale e a titolo gratuito del tenente colonnello dell'Arma dei Carabinieri Paolo Palazzo, in servizio presso la sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica presso il tribunale di Torino. Ricordo che la presidenza avvierà le procedure previste per assicurare l'avvio della collaborazione sopraindicata, previa autorizzazione dall'ente di appartenenza.

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