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Timestamp: 2020-08-08 03:48:56+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2725 del 03/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2725 del 03/02/2011
Cassazione civile sez. trib., 04/02/2011, (ud. 10/12/2010, dep. 04/02/2011), n.2725
S.B., S.E., nella qualita’ di eredi della
Sig.ra B.D., elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEGLI
SCIPIONI 26 8/A presso lo studio dell’avvocato BOZZI GIUSEPPE, che li
avverso la sentenza n. 12/2005 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,
L’Agenzia delle Entrate in persona del Direttore pro tempore ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione Regionale della Lombardia dep. il 07/02/2005 che aveva, accogliendo l’appello di S.B. e S.E. quali eredi di B.D., riformato la sentenza della CTP di Milano che aveva rigettato il ricorso dei medesimi avverso la cartella di pagamento per Irpef per l’anno 1995.
La CTR aveva ritenuto provato in appello l’errore in cui era caduta la dante causa dei ricorrenti nella compilazione della dichiarazione dei redditi, avendo comunque in appello gli stessi provato la minore entita’ della plusvalenza.
L’Agenzia ricorrente censura la sentenza con tre motivi fondati sulla violazione di legge e vizio motivazionale.
I contribuenti hanno resistito con controricorso illustrato anche con memoria.
deduce, in particolare, che la sentenza era stata depositata il 27 agosto 2002 e l’appello proposto il 17 giugno 2004 ben oltre il termine scadente il 31/10/2003, non essendo applicabile la sospensione di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 16, comma 6 perche’ non si era in presenza di un atto condonabile.
Con il secondo motivo di ricorso, l’Agenzia deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e 342 c.p.c. per non avere la CTR dichiarato inammissibile l’appello per altro profilo e, cioe’, per non avere i ricorrenti gravato d’appello tutte le rationes decidendi e, in particolar modo, non avere impugnato la ritenuta riconoscibilita’ dell’errore.
Il motivo e’ privo di autosufficienza, non avendo la ricorrente trascritto i termini dell’appello sul punto; pur in mancanza di tali punti di riferimento alla fattispecie concreta, in astratto non potrebbe non osservarsi che la riconoscibilita’ dell’errore non e’ rilevante posto che non si tratta di dichiarazione negoziale, con la conseguenza che la decisione della questione non puo’ costituire autonoma ratio decidendi.
Con il terzo motivo di ricorso, l’Agenzia deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 9 e D.Lgs n. 546 del 1992, art. 19, comma 3 per non essere piu’ proponibile in sede di impugnazione di un atto liquidativo la questione di un errore in sede di dichiarazione e cio’ per i limiti d’impugnazione della cartella se non per vizi propri.
Ne’, infine, potrebbe ritenersi inibita la rilevazione dell’errore in sede di impugnazione della cartella, sotto il profilo che non tratterebbesi di vizio proprio della cartella (nei limiti della relativa impugnabilita’ quale prevista del D.Lgs n. 546 del 1992, art. 19, comma 3) attesocche’ non si verte in tema di vizio della cartella, ma di deduzione di un errore del contribuente, ammessa negli ampi limiti sopra indicati.
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Rigetta il ricorso e condanna l’Agenzia alle spese che liquida in Euro 5.200,00 di cui Euro 200,00 per spese vive oltre accessori di legge.

References: Sentenza 
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 art. 16
 art. 9
 art. 19
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