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Timestamp: 2019-05-26 07:46:33+00:00

Document:
Località Cimitero di Conselice, Conselice, Ravenna, Emilia-Romagna
È da tempo che la frazione di Giovecca è «soggetta a continue incursioni dei brigatisti neri del presidio di Lavezzola». Questi, spesso, si uniscono a soldati tedeschi per compiere azioni di vario genere dimostrando una stretta collaborazione e capacità di coordinamento reciproche. Il 21 luglio è condotto in quella zona il rastrellamento di tutte le persone dai 18 ai 50 anni per il lavoro obbligatorio. Accanto a queste operazioni di grande dimensione se ne sono già ripetute e se ne ripeteranno altre, minori, ma pressoché quotidiane, agevolate dalla conoscenza dei luoghi e delle persone maturata dai brigatisti.
L’11 luglio Vittorio Venieri, brigatista di Lavezzola, indica ai camerati che sono con lui Sebastiano Camanzi, mentre transita per la via. Venieri sa che il fratello Giacomo si è «dato alla montagna» e dà di Sebastiano un’immagine poco rassicurante definendolo un «elemento a loro pericoloso».
Il 15 luglio, Sebastiano, nel rincasare, viene arrestato da due militi, uno italiano, l’altro tedesco.
Nei giorni successivi la sorella Barbarina si reca più volte a Lavezzola ad informarsi. L’ultima, incontra Venieri che le risponde bruscamente di cessare la ricerca perché ad istigare l’arresto di Sebastiano è stato proprio lui. Aggiunge che dove essere giustiziato e che sarà condotto a Conselice.
Il 22 luglio, al comando provinciale di Ravenna della GNR, viene stilato un rapporto dall’ufficio politico investigativo in cui si dichiara:
«È stato fermato in Conselice dalla GNR il sovversivo Camanzi Sebastiano di Antonio e Baldassari Angela, 1909 gi Giovecca di Lugo, muratore. Sottoposto a interrogatorio ha dichiarato: di aver ricevuto in consegna da certo Tozzi Mario, sovversivo latitante, da Giovecca una pistola beretta e da Pasi, sovversivo latitante da Giovecca, un moschetto da tenere nascosti sotto i tetti della sua abitazione; di aver ricevuto in consegna da certo Tozzi Mario, fratelli e Pasi manifestini di propaganda e di averli distribuiti in tre o quattro riprese; di avere nella primavera scorsa insieme a costoro tagliato i fili del telefono di Giovecca; di aver effettuato sabotaggi, agguati e impiegato le armi avute in consegna. Il comando germanico della piazza di Conselice, immediatamente informato della cosa, ha disposto che il Camanzi sia fucilato e che la di lui abitazione sia bruciata, giusti ordini in proposito del Maresciallo Kesserling, comandante supremo delle forze armate tedesche in Italia. Ha ordinato infine, a fucilazione avvenuta, di affiggere manifesti murali spiegando al popolo il reato commesso dal Camanzi e i provvedimenti presi nei di lui confronti».
Lo stesso giorno, di mattina, Sebastiano viene fucilato nei pressi del cimitero di Conselice. La sorella vi incontrerà i brigatisti Natale Camanzi, Fernando Garotti e Bruno Bolognesi in compagnia di tedeschi di guardia al corpo del fratello.
Estremi e note penali: Venieri Vittorio, accusato del reato di collaborazionismo con l'invasore per aver partecipato alla cattura di Camanzi Sebastiano, successivamente ucciso. Con sentenza del 29/01/47 la corte lo giudica colpevole del reato di collaborazionismo politico giusto il capo d’imputazione e lo condanna alla reclusione per anni 20 ed alle conseguenze di legge ivi compreso il pagamento delle spese processuali. Approva le cancellature. Con declaratoria di questo tribunale in data 12.1.54 è stata interamente condonata la pena a carico di Venieri Vittorio, condannato per il reato di cui alla suestesa sentenza.
Garotti Dino, accusato del reato di collaborazionismo con l'invasore per aver [oltretutto] partecipato alla cattura e all’uccisione del patriota Camanzi Sebastiano. Con sentenza del 28/05/46 la corte lo giudica colpevole del reato attribuitogli nei limiti della sentenza e lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena. Ordina la pubblicazione della sentenza per una volta e per estratto ne “Il Giornale dell’Emilia” di Bologna e ne “La Voce di Romagna” di qui e la confisca dei beni del condannato, l’interdizione giuridica penale (…) Sent. 24.10.1946 della Suprema Corte di Cassazione annulla la suestesa sentenza e rinvia il giudizio alla Corte d’Assise sez speciale di Bologna.
Alpi Natale, accusato del reato di collaborazionismo con l'invasore per aver [oltretutto] partecipato alla composizione di un plotone di esecuzione per l’uccisione di Camanzi Sebastiano. Con sentenza del 15/10/46 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli in concorso delle attenuanti di cui l’art. 62 bis CP e lo condanna ad anni 24 di reclusione, alle spese processuali, alle altre conseguenze di legge. Dichiara condonato un terzo della pena detentiva a sensi del DL 22.6.46 n.4. Ordina la confisca di un terzo dei beni del condannato.
Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-03-30 21:39:41
Camanzi Sebastiano (Cianna), di 35 anni, nato il 20/07/1909 a Giovecca, muratore.
Camanzi Sebastiano
Note responsabile Garotti Dino, imputato di procedimento
Note procedimento Garotti Dino, accusato del reato di collaborazionismo con l\'invasore per aver [oltretutto] partecipato alla cattura e all’uccisione del patriota Camanzi Sebastiano. Con sentenza del 28/05/46 la corte lo giudica colpevole del reato attribuitogli nei limiti della sentenza e lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena. Ordina la pubblicazione della sentenza per una volta e per estratto ne “Il Giornale dell’Emilia” di Bologna e ne “La Voce di Romagna” di qui e la confisca dei beni del condannato, l’interdizione giuridica penale (…) Sent. 24.10.1946 della Suprema Corte di Cassazione annulla la suestesa sentenza e rinvia il giudizio alla Corte d’Assise sez speciale di Bologna.
Natale Alpi
Cognome Alpi
Note responsabile Alpi Natale, imputato di procedimento
Note procedimento Alpi Natale, accusato del reato di collaborazionismo con l\'invasore per aver [oltretutto] partecipato alla composizione di un plotone di esecuzione per l’uccisione di Camanzi Sebastiano. Con sentenza del 15/10/46 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli in concorso delle attenuanti di cui l’art. 62 bis CP e lo condanna ad anni 24 di reclusione, alle spese processuali, alle altre conseguenze di legge. Dichiara condonato un terzo della pena detentiva a sensi del DL 22.6.46 n.4. Ordina la confisca di un terzo dei beni del condannato.
Note responsabile Venieri Vittorio, imputato di procedimento
Note procedimento Venieri Vittorio, accusato del reato di collaborazionismo con l\'invasore per aver partecipato alla cattura di Camanzi Sebastiano, successivamente ucciso. Con sentenza del 29/01/47 la corte lo giudica colpevole del reato di collaborazionismo politico giusto il capo d’imputazione e lo condanna alla reclusione per anni 20 ed alle conseguenze di legge ivi compreso il pagamento delle spese processuali. Approva le cancellature. Con declaratoria di questo tribunale in data 12.1.54 è stata interamente condonata la pena a carico di Venieri Vittorio, condannato per il reato di cui alla suestesa sentenza.
Descrizione: Cippo posto a Conselice vicino alle mura del cimitero.
P. Scalini, La notte più buia é prima dell’alba (Ravenna 1944-1945), Galeati, Imola, 1975, p. 117.
A. F. Babini, Giovecca, anche qui è nata la Resistenza, Comitato Antifascista Giovecca, Bologna, aprile 1980, pp. 299-302.
G. Casadio La memoria della Resistenza nelle iscrizioni dei cippi, lapidi e monumenti della provincia di Ravenna, Longo Editore, Ravenna, 1995, vol. 2, p. 120.
E. Cavina, Crimini di guerra e violenza nazifascista nella provincia di Ravenna tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, tesi di dottorato di ricerca in Storia e Informatica - XVI Ciclo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, a.a. 2003-2004, seconda parte p. 97.
S. Carnoli, E. Andreini, Camicie nere di Ravenna e Romagna, tra oblio e castigo, ebook, consultabile online su Google libri, p. 264-265.
ATRA, Sentenza Csa e Ca Sez. Speciale 1945-1947, sent. 29/01/47 n. 193 a carico di Vittorio Venieri; sent. 28/05/46 n. 94 a carico di Dino Garotti; sent. 15/10/46 n. 149 a carico di Natale Alpi.
ACS, AF, RSI, GNR, AG, b. 40, fasc. 7 Categoria B9, 81ª legione Ravenna, rapporto del 22 luglio dell’UPI del comando provinciale di Ravenna della GNR.
ASRA, GQ, Categoria A1, b. 10, fasc. Caroli Ferdinando, verbale di interrogatorio del 9 marzo 1946 di Enea Costa; dichiarazione del 22 ottobre 1944 di Antonio Laghi; verbale di interrogatorio del 12 aprile 1946 di Giacomo Camanzi.

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