Source: http://societcivileecostituzione.blogspot.it/2011/01/
Timestamp: 2018-03-17 16:05:07+00:00

Document:
Società Civile e Costituzione: gennaio 2011
Corte di Cassazione, sentenza 01830: condanna il cristiano "onora il padre e la madre" e impone ai genitori "responsabilità rispetto ai figli".
Ancora una volta la Corte di Cassazione, con la sentenza N. 01830 del 2010, contro le decisioni di magistrati periferici più legati all’ideologia cattolica che non all’ideologia democratica della Costituzione della Repubblica, condanna per immoralità l’ideologia di quel Gesù criminale che per migliaia di anni ha danneggiato la vita degli Esseri Umani.
La sottomissione dei figli, come degli oggetti posseduti, ordinata dal Gesù di Nazareth in quell’onora il padre e la madre che fece di ogni autorità un padre una madre cui obbedire e che ha finito per distruggere la vita dei figli, viene delegittimata, ancora una volta, dalla Corte di Cassazione.
La Corte di Cassazione sta tentando di ripristinare la legalità democratica anche nei comportamenti degli individui.
Se gli individui, anziché usare l’istituto dell’aborto vogliono che i loro figli nascano, devono sapere che sono responsabili per i figli e sono responsabili nel dovere di garantire il futuro ai loro figli.
Il dovere dei genitori nei confronti dei figli è un dovere sancito dalla Costituzione.
Mentre il cristianesimo sacrificava il divenire dei figli all’arroganza di genitori che si facevano padroni dei figli, la nostra Costituzione, interpretata correttamente dalla Corte di Cassazione, sancisce il principio secondo cui sono i genitori che devono onorare i figli.
Figlia ventenne, sposata e senza lavoroTocca ai genitori mantenerla
La Cassazione: l’obbligo non cessa con la maggiore età ma perdura fino all’avviamento a una professione
«I figli son sempre figli». Almeno per la corte di Cassazione che ribadisce che i genitori devono provvedere al loro sostegno economico anche in età adulta se non sono in grado di mantenersi da soli. Il caso esaminato dalla Corte riguarda il mantenimento di una ragazza maggiorenne, laureata e anche sposata. I Supremi giudici hanno stabilito che questa figlia poco più che ventenne e disoccupata, nonostante il matrimonio, deve essere mantenuta anche perchè il marito, ancora studente, non è in grado di farlo. La questione posta ai Supremi Giudici, riguarda un assegno di mantenimento a seguito di un divorzio di una coppia della provincia di Bologna. Il Tribunale di Ferrara, nel 2006, «aveva modificato le condizioni di separazione personale tra marito e moglie esonerando quest’ultimo dal mantenimento della figlia, ormai maggiorenne perchè autosufficiente». Decreto confermato anche dalla corte d’Appello di Bologna secondo la quale «la figlia aveva conseguito un titolo di laurea spendibile nel mondo del lavoro e soprattutto aveva contratto matrimonio dimostrando perciò di aver raggiunto piena indipendenza economica». La ex moglie ha fatto ricorso in Cassazione e la Prima Sezione Civile, sentenza n.01830, lo ha accolto. Più volte, infatti, la Cassazione ha ribadito come l’obbligo di mantenere i figli «non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età ma perdura, indipendentemente dall’età di costoro» fino al «completamento degli studi» e «all’avviamento degli stessi ad una professione» a meno che non si dimostri che il figlio per «inescusabile trascuratezza o per libera ma discutibile scelta, o per propria colpa non sia stato in grado di raggiungere l’indipendenza economica». In questo caso la figlia, non aveva creato una nuova famiglia, ma era tornata a studiare, per ottenere una seconda laurea, ed era rimasta a vivere dalla madre con tanto di giovane marito, sposato a Santo Domingo, prima, e poi in Italia.
http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2011/26-gennaio-2011/figlia-ventenne-sposata-senza-lavoro-tocca-genitori-mantenerla-181336377721.shtml
Sancire il diritto Costituzionale contro il cristianesimo è quanto di più complesso ci sia in questo paese.
da un lato le leggi e le norme stabiliscono le regole, dall’altro lato l’educazione dei cittadini non avviene nelle regole della Costituzione, ma nella dottrina cristiana che li priva della consapevolezza delle regole e delle norme Costituzionali.
Così troppi magistrati periferici sono più legati al terrore del crocifisso che non al rispetto delle norme Costituzionali. Per questo i cittadini sono costretti alla sofferenza vedendo i loro diritti non solo disattesi, ma spesso derisi da magistrati che si ritengono onnipotenti nel loro diritto di interpretazione delle norme e delle leggi.
Pubblicato da Claudio Simeoni a 20:35 Nessun commento:
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Corte Costituzionale: setenza N. 23/2011. Legittimo impedimento a processare Toto Reina se fosse Primo ministro
Il così detto Legittimo Impedimento si articola sul principio berlusconiano (che si trova sia nel fascismo di Mussolini che nel cristianesimo di Gesù) sulla legittimità del “io faccio quello che voglio”. In quel “faccio quello che voglio” appare un’unità perfetta fra il puttaniere Silvio Berlusconi e il capo dei pedofili e pederasti Ratzinger (Wojtyla prima di lui). Un’unità d’intenti in cui la vittima è la Costituzione della Repubblica.
In sostanza Silvio Berlusconi, e i Parlamentari che lo hanno votato, hanno asserito che il Primo Ministro, quand’anche fosse Toto Reina, poteva fare quello che voleva e quando voleva alla faccia dei magistrati.
Come il Lodo Schifani prima e il Lodo Alfano poi, il Legittimo Impedimento aveva lo scopo di sottrarre il primo ministro a quell’uguaglianza Costituzionale e da quell’equilibrio dei poteri dello Stato che lo avrebbe preservato e garantito da qualunque delitto avesse commesso: compreso l’omicidio per motivi abbietti!
La Corte Costituzionale ha cercato un punto d’incontro. Un punto che non mi ha assolutamente soddisfatto in quanto ha lasciato, comunque, il criminale sotto processo nella libertà di delinquere e nella libertà di manipolare sia le prove della sua colpevolezza che l’opinione pubblica.
In ogni caso, la Corte Costituzionale ha cercato un punto di equilibrio nella speranza che gli italiani non eleggano, quanto meno, un criminale alla presidenza del consiglio dei ministri.
Se è vero che esiste il principio di presunzione di innocenza, questo vale solo davanti alla legge. Non vale davanti all’opinione pubblica quando il criminale è un individuo che occupa ruoli Istituzionali. Costui è COLPEVOLE fino a prova contraria a meno che non si dimetta o non agisca coerentemente per dimostrare la sua innocenza: e non è il caso di Silvio Berlusconi che, come possiamo constatare, scappa ad ogni confronto, salvo insultare e denigrare le persone nascondendosi dietro ad una cornetta telefonica.
E’ vergognoso che l’Italia abbia un primo ministro, Silvio Berlusconi, con delle forti carenze di lettura tali da dimostrare un forte analfabetismo di ritorno o, quanto meno, una forte incapacità di comprendere il significato dei testi che legge.
Questa è la sentenza della Corte Costituzionale.
Giudici : Paolo MADDALENA,
Alfio FINOCCHIARO,
Pubblicato da Claudio Simeoni a 09:18 Nessun commento:
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