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Stenografico Assemblea - Sed. n. 92 di martedì 16 gennaio 2007 - 15^ Legislatura
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Discussione del disegno di legge: Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2006 (Approvato dalla Camera e modificato dal Senato) (A.C. 1042-B).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2006, già approvato dalla Camera e modificato dal Senato (A.C. 1042-B).
(Discussione sulle linee generali - A.C. 1042-B)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato.Pag. 10
La Commissione politiche dell'Unione europea si intende autorizzata a riferire oralmente.
La relatrice, onorevole Ottone, ha facoltà di svolgere la relazione.
ROSELLA OTTONE, Relatore. Signor Presidente, la Camera inizia l'esame in seconda lettura del disegno di legge comunitaria per il 2006, approvata dal Senato il 20 dicembre scorso.
Il disegno di legge si compone di 28 articoli e di tre allegati (A, B e C) che complessivamente prevedono il recepimento di 27 direttive: una con l'allegato A, venticinque con l'allegato B e una con l'allegato C.
Non starò in questa fase a richiamare ulteriormente le osservazioni svolte nel corso dell'esame in prima lettura circa le novità introdotte, sul piano dei contenuti della legge comunitaria, dal provvedimento di riforma della legge «La Pergola», ossia la legge n. 11 del 4 febbraio 2005, recante norme generali sulla partecipazione dell'Italia al processo normativo dell'Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari. Rilevo, in via generale, che il disegno di legge approvato dal Senato modifica alcuni articoli già approvati dalla Camera, introduce nuove disposizioni, segnatamente gli articoli 27 e 28, e produce lo spostamento di una direttiva dall'allegato A all'allegato B del disegno di legge.
Il Senato ha modificato in primo luogo l'articolo 10 del disegno di legge, che conferisce delega legislativa al Governo per l'attuazione della direttiva n. 39 del 2004, del Parlamento europeo e del Consiglio, volta alla costruzione di un mercato azionario europeo integrato all'interno di un quadro regolamentare completo, stabilendo principi e criteri direttivi specifici.
Si ricorda che la delega viene inserita dal comma 1, quale nuovo articolo 9-bis nella legge n. 62 del 18 aprile del 2005, la legge comunitaria del 2004, il cui allegato B già contemplava la direttiva n. 39 del 2004, senza tuttavia prevedere appositi principi in aggiunta a quelli di carattere generale contenuti nell'articolo 2 della medesima legge. Poiché il termine per l'esercizio delle deleghe legislative conferite dalla legge n. 62 del 2005 è scaduto il 12 novembre 2006, il comma 2 dell'articolo 10 stabilisce un nuovo termine relativamente all'adozione del decreto legislativo di recepimento della suddetta direttiva, fissandola al 31 gennaio 2007. Esso è compatibile con il disposto della direttiva n. 31 del 5 aprile 2006 che ha modificato la direttiva n. 39 del 2004, differendo al 31 gennaio 2007 il termine finale per il suo recepimento da parte degli Stati membri e stabilendo che l'applicazione delle disposizioni adottate, in attuazione di essa, decorra dal 1o novembre 2007.
Più in dettaglio le modifiche apportate all'articolo 10 nell'esame al Senato sono le seguenti: al comma 1, primo capoverso, lettera c), il principio relativo alla previsione della riserva dell'esercizio dei servizi e delle attività di investimento nei confronti del pubblico, a titolo professionale, alle banche ed ai soggetti abilitati costituiti in forma di società per azioni è stato integrato con la previsione secondo la quale il servizio di consulenza in materia di investimenti, rientrante, secondo la direttiva in parola, nel novero delle attività soggette a riserva, potrà essere svolto, oltre che dai predetti soggetti, anche dalle persone fisiche in possesso dei requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza, nonché dei requisiti patrimoniali stabiliti con regolamento adottato dal ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Banca d'Italia e la CONSOB.
Con la disposizione in esame, lo Stato italiano si avvarrebbe, entro i ristretti limiti sopra illustrati, della facoltà concessa agli Stati membri dall'articolo 4, paragrafo 1, numero 1), della direttiva, che consente di includere tra le imprese di investimento anche persone fisiche aventi determinati requisiti. Rimane comunque ferma l'abilitazione degli agenti di cambio ad esercitare le attività previste dall'ordinamento Pag. 11nazionale conformemente all'esenzione contemplata dall'articolo 2, comma 1, lettera n), della direttiva medesima.
È stata altresì modificata la lettera h) del predetto capoverso dell'articolo 10, in base alla quale la CONSOB, sentita la Banca d'Italia, disciplinerà con regolamento, in conformità alla direttiva ed alle relative misure di esecuzione, alcune materie relative alla condotta dei soggetti abilitati. In particolare, al numero 2), riguardante gli obblighi di informazione nei riguardi dei clienti, è stato precisato che tali obblighi saranno determinati con particolare riferimento al grado di rischiosità «di ciascun tipo specifico» di prodotto finanziario. Quindi, il testo approvato dalla Camera, che faceva un generico riferimento al grado di rischiosità dei prodotti finanziari, viene modificato e viene introdotto, inoltre, il criterio delle gestioni individuali dei portafogli. La nuova formulazione chiarisce che l'informazione dovrà riguardare, specificamente, la rischiosità del tipo di prodotto finanziario offerto e quindi non, genericamente, quella dell'investimento in prodotti finanziari.
Il Senato ha soppresso, altresì, il capoverso 2 del medesimo comma 1, che, anche al fine di tenere conto delle misure di esecuzione adottate dalla Commissione europea, consentiva l'emanazione di disposizioni correttive ed integrative entro due anni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di recepimento della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004.
La soppressione della disposizione risponde ad esigenze di coordinamento legislativo. Infatti, per quanto riguarda l'attuazione della direttiva 2004/39/CE, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e della direttiva 2004/25/CE, concernente le offerte pubbliche di acquisto, il comma 5-bis dell'articolo 1 della legge n. 62 del 2005 (legge comunitaria 2004) conferisce al Governo la stessa facoltà, attribuendo ad esso il più ampio termine di tre anni dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi per l'emanazione delle disposizioni integrative e correttive. Si osserva, peraltro, che, diversamente da quanto previsto nel soppresso capoverso 2, la letterale formulazione del citato comma 5-bis dell'articolo 1 della legge n. 62 del 2005 sembrerebbe limitare l'esercizio di tale facoltà al solo fine di tenere conto delle eventuali disposizioni di attuazione adottate dalla Commissione europea.
Il Senato è intervenuto, inoltre, sull'articolo 12, che introduce un principio ed un criterio direttivo ulteriore rispetto a quelli di carattere generale indicati nell'articolo 2 del provvedimento in esame (che il Governo è tenuto a seguire per l'attuazione della direttiva 2005/85/CE del Consiglio, del 1o dicembre 2005, recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato).
Il Senato ha apportato due modifiche all'articolo in esame: ha soppresso uno dei due principi e criteri direttivi introdotti dalla Camera ed ha integrato l'altro.
Il principio soppresso dal Senato impegnava il Governo, nel predisporre lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva, a privilegiare le opzioni più aderenti all'articolo 10 della Costituzione tra quelle previste dalla direttiva.
L'altro principio direttivo, l'unico rimasto a seguito della soppressione di cui sopra, prevede che la domanda di asilo non possa essere dichiarata infondata solamente perché il richiedente asilo sia «cittadino di» o «provenga da» un paese sicuro, secondo l'elenco definito dal Consiglio. Bisognerà, infatti, verificare che non vi siano gravi motivi per non ritenere sicuro quel paese, in relazione a circostanze specifiche in cui si trova il richiedente. Si tratta di una disposizione contenuta nell'articolo 31 della direttiva.
Tale principio è stato integrato nel corso dell'esame del Senato con l'esplicitazione che, tra i motivi che ho appena richiamato, possano essere compresi gravi discriminazioni e repressioni di comportamenti che nel paese di provenienza risultano Pag. 12oggettivamente perseguiti, mentre nel nostro paese non costituiscono reati.
L'obiettivo della disposizione è di inserire, tra gli elementi di valutazione nella decisione di accoglimento o rifiuto delle domande di asilo, la considerazione che il richiedente, pur provenendo da un paese sicuro, può essere perseguito non necessariamente in base ad una norma penale, ma in base a disposizione o atti concludenti oggettivamente individuabili, a causa di un fatto o comportamento che nel nostro ordinamento non è perseguibile in quanto non costituisce reato.
L'Assemblea del Senato ha introdotto il nuovo articolo 27 che modifica l'articolo 181 del regio decreto 30 marzo 1942, n. 327, recante il codice della navigazione, nel senso di operare la formale abrogazione di una disposizione normativa la cui applicazione è già da tempo caduta in disuso. L'articolo 181 in materia di rilascio delle spedizioni stabilisce che la nave non possa partire senza che tali permessi siano rilasciati mediante l'apposizione del visto sulla dichiarazione integrativa di partenza da parte del comandante del porto o dell'autorità consolare.
Il terzo comma del medesimo articolo 181 elenca le condizioni in assenza delle quali le spedizioni non possono essere rilasciate e, fra di esse, il mancato pagamento da parte dell'armatore o dal comandante della nave dei diritti portuali o consolari. La modifica in esame, che sopprime le parole «o consolari» dal citato terzo comma, risponde alla necessità di rimuovere da una fonte primaria dell'ordinamento italiano una disposizione che, anche se superata nei fatti, è in contrasto con il regolamento n. 4055/86/CEE, che applica il principio della libera prestazione dei servizi ai trasporti marittimi tra Stati membri e tra Stati membri e paesi terzi.
A tal proposito, si ricorda che il 12 ottobre 2005 la Commissione europea ha inviato all'Italia una lettera di messa in mora per essere venuta meno agli obblighi imposti da tale regolamento e a quelli derivanti dai principi comunitari in materia di restituzione dell'indebito, stabiliti secondo la consolidata giurisprudenza della Corte.
Il nuovo articolo 28, introdotto dal Senato, prevede la soppressione del comma 3 dell'articolo 23 della legge 18 aprile 2005, n. 62, ossia la legge comunitaria 2004, che recava un insieme di disposizioni in materia di rinnovo dei contratti delle pubbliche amministrazioni per la fornitura di beni e servizi. Il suddetto comma 3 prevedeva la possibilità di proroga dei contratti in scadenza, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della medesima legge, aventi ad oggetto lo svolgimento di funzioni e servizi pubblici non ricadenti nell'ambito di applicazione dell'articolo 113 del testo unico degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, che disciplina i servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Si premette che l'intera materia degli appalti pubblici è, oggi, disciplinata dal codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006, il quale ha dato attuazione alla direttiva 2004/17/CE, che ha coordinato le procedure in materia di appalto degli enti erogatori di acqua ed energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi postali ed alla direttiva 2004/18/CE che ha coordinato le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, forniture e servizi.
Il codice, che ha proceduto all'unificazione di tutte le norme comunitarie in materia di appalti pubblici, ha espressamente previsto, tra gli altri, il principio generale dell'affidamento di lavori, servizi e forniture, nel rispetto dei principi di libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza e proporzionalità, nonché di pubblicità.
Ai fini dell'applicabilità della proroga, la disposizione, come si è detto, specifica che i contratti debbono avere ad oggetto funzioni e servizi pubblici non ricadenti nell'ambito dell'applicazione dell'articolo 113 del testo unico degli enti locali. Tali commi, in particolare, oltre ad esplicitare che le disposizioni successive concernono la tutela della concorrenza e sono inderogabili ed integrative delle discipline di Pag. 13settore afferenti ai servizi pubblici locali, specificano che le medesime si applicano ai servizi pubblici locali di rilevanza economica; in secondo luogo, lasciano ferme le disposizioni previste per i singoli settori; in terzo luogo, lasciano ferme le disposizioni necessarie all'attuazione di specifiche normative comunitarie in materia; in quarto luogo, non si applicano ai settori dell'energia elettrica e del gas e, infine, non si applicano al settore del trasporto pubblico locale, escluso espressamente dal regime generale dei servizi.
ROSELLA OTTONE, Relatore. Mi occorre ancora qualche minuto.
PRESIDENTE. Purtroppo, ha esaurito il tempo a disposizione.
ROSELLA OTTONE, Relatore. Chiedo allora che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia relazione.
PRESIDENTE. Onorevole Ottone, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
ROSELLA OTTONE, Relatore. Mi auguro che la discussione possa integrare la mia relazione e che la Camera si esprima con un voto favorevole.
GIAMPAOLO VITTORIO D'ANDREA, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Signor Presidente, il Governo si riserva di intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Sta bene, signor sottosegretario.
È iscritto a parlare l'onorevole Pini. Ne ha facoltà.
GIANLUCA PINI. Signor Presidente, innanzitutto mi unisco al cordoglio per le vittime dell'incidente marittimo avvenuto nello stretto di Messina. Auguro anche ai feriti una pronta guarigione da parte di tutto il gruppo della Lega Nord Padania.
Le mie saranno valutazioni non di carattere tecnico nel merito della legge comunitaria, che per la seconda volta esaminiamo alla Camera, ma di carattere politico, obbligatorie per come si è svolto l'iter parlamentare della legge comunitaria. Mi rammarico, senza nulla togliere al rappresentante del Governo, dell'assenza del ministro Bonino che, suppongo, abbia altri impegni e che mi auguro di vedere in aula per il voto finale del provvedimento, dato che è sempre stata molto attenta alla predisposizione della legge comunitaria e al relativo dibattito, se non altro durante la prima lettura.
Le mie riflessioni di carattere politico riguarderanno il modo con cui si è arrivati al testo del provvedimento in esame, che deve far riflettere sull'uso strumentale di un provvedimento che recepisce obblighi, e non tentativi strumentali, nei confronti dell'Unione europea, obblighi comunitari, e non - ripeto - tentativi strumentali di modificare normative nazionali senza passare attraverso un dibattito serio, sereno, pacato e costruttivo all'interno del Parlamento. Voi avete preso, cari signori del Governo e della maggioranza, la legge comunitaria redatta dal precedente Governo Berlusconi, che era una legge neutra, tecnica e priva di qualsiasi riferimento di natura ideologica e che cercava di adempiere agli obblighi di natura comunitaria, di recepire le direttive e limitare le procedure di infrazione (facendo, quindi, risparmiare soldi allo Stato), e l'avete snaturata. L'avete snaturata, perché serviva a tappare le falle o a ristabilire gli equilibri all'interno della vostra maggioranza. Non vi siete limitati ad adempiere agli obblighi di natura comunitaria, ma avete cercato di scardinare quelle leggi fondamentali per la sicurezza dei cittadini (vedi la Bossi-Fini), che il precedente Governo aveva messo in campo con tanta fatica e che i cittadini avevano iniziato ad Pag. 14apprezzare, dopo una entrata in vigore davvero lenta (magari determinata anche dal fatto che c'era qualche servitore dello Stato - così si autodefiniscono -, come i magistrati, che addirittura aveva promosso una sorta di sciopero contro questa legge). Nel momento in cui questa legge, entrata in vigore, stava dando risultati, così come, obiettivamente, sta facendo adesso, in termini di tutela e sicurezza dei cittadini e di contrasto all'immigrazione clandestina, ecco che voi, con una «zampata», per fare un favore alla sinistra radicale, avete cercato, prima alla Camera, poi di nuovo al Senato, di destabilizzarla. Noi l'abbiamo notato subito, anche durante la prima lettura, tant'è che proprio la Lega ha sollevato questo problema, lo stesso che ha poi determinato un iter veramente sofferto. Probabilmente, alla Camera, non si era mai assistito ad un dibattito di tal genere su una legge comunitaria, che, di regola, è una legge che si può definire quasi di natura notarile, dovendo limitarsi a recepire le direttive.
Bene, l'avete voluto fare e, di fatto, avete anche voluto sfidare il buonsenso. Ricordo, così come ricorderanno i membri della Commissione e i colleghi oggi presenti, la ferocia con la quale, almeno in prima lettura, si svolse il dibattito parlamentare sull'ex articolo 8, ora divenuto articolo 12. Si è capito subito che si trattava di un «pateracchio» legislativo che dava riferimenti di natura costituzionale, ma non dava certezza di riferimenti legislativi. Adesso si è arrivati ad un'ulteriore formulazione, sicuramente di compromesso e di comodo, che cerca, in qualche modo, di accontentare quella parte della sinistra radicale che vorrebbe, sì, eliminare i clandestini, ma con l'intenzione di regolarizzarli tutti, operando, per lo meno in ingresso, una sorta di «megasanatoria».
Si vanno poi a creare problematiche in termini di definizione di un paese sicuro. Nel momento in cui si cerca di introdurre nel nostro ordinamento un escamotage, che definisca quando un paese è sicuro, va considerato che ci possono essere tante situazioni in cui la persona viene comunque perseguitata. È evidente che è facilmente dimostrabile che una persona sia perseguitata, laddove i paesi siano considerati non sicuri, perché non sono garantiti i diritti civili o perché vi sono persecuzioni di natura razziale, politica o religiosa. Si pone, però, il problema di dover creare un precedente, quando, un paese viene, da tutti gli altri, considerato sicuro. Chi siamo noi per poter decidere di considerare un paese non sicuro unicamente per un caso singolo, per una sola persona, quando tutti gli altri lo considerano sicuro? Vi sono poi aspetti e risvolti politici non indifferenti da tenere in considerazione. Quando si può parlare di una persecuzione? Qual'è il criterio per definire una persona perseguitata? In Africa, ad esempio, ci sono paesi, che sono considerati sicuri, dove potrebbe essere perseguitato un cittadino che, magari, appartiene ad una tribù che, per linea ereditaria, non può ambire a ricoprire alcuna carica politica.
Ciò avviene tranquillamente in paesi che, comunque, sono considerati «sicuri», anche se non prevedono questo tipo di opzioni. Oppure, vi sono paesi che in qualche modo (ma non per legge) considerano determinati atteggiamenti di natura sociale altamente lesivi dell'immagine del paese stesso, e noi li consideriamo «non sicuri».
Allora, cerchiamo di fornire un riferimento legislativo chiaro, senza creare precedenti che potrebbero poi sollevare pesanti problematiche sul piano dei rapporti internazionali. Immagino un cittadino americano che, per qualche motivo, si dichiara perseguitato da Bush (sarebbe la gioia di alcuni esponenti della sinistra radicale) e chiede asilo politico: qualche genio, per motivazioni politiche, glielo potrebbe concedere solo per il fatto che è stato dichiarato perseguitato all'interno del proprio paese.
Innanzitutto, rimaniamo nell'ambito della direttiva e non cerchiamo di soddisfare paturnie ideologiche di qualche esponente della maggioranza, compiendo strafalcioni di natura giuridica all'interno di una legge comunitaria che dovrebbe essere Pag. 15ricondotta nell'alveo del semplice passaggio, quasi notarile, del recepimento delle direttive comunitarie, senza che queste ultime vengano stravolte.
La considerazione di natura politica cui si faceva riferimento in precedenza è proprio questa: rimaniamo nell'ambito degli obblighi fissati dalla cosiddetta legge Stucchi, che noi abbiamo voluto due anni fa, al fine di recepire, in maniera tecnica e non politica, le direttive dell'Unione europea cui dobbiamo sottostare, ma tutelando anche gli interessi del nostro paese.
Purtroppo, questo disegno di legge comunitaria travalica completamente lo scopo che si è indicato finora. È chiaro: non si tratta solo del famigerato articolo 12, che è diventato la causa del contendere sia alla Camera sia al Senato, e sicuramente lo sarà anche in Assemblea nei prossimi giorni. Ma vi sono anche altri piccoli aggiustamenti adottati dal Senato che sono stati oggetto di dibattito. Infatti, nella prima stesura del disegno di legge comunitaria era stato sollevato un problema sempre riferito al tema dei richiedenti asilo: non era stato fissato alcun principio giuridico chiaro riguardo al ricorso avverso il diniego della concessione dell'asilo politico. In seguito, per una strenua battaglia condotta dalla Lega al Senato queste disposizioni sono state cancellate. Ma ciò evidenzia anche come questa maggioranza stia cercando di snaturare - torno a ripeterlo e non mi stancherò mai di sottolinearlo, finché accadranno queste cose - lo scopo principale della legge comunitaria, per tentare di smontare ciò che il Governo Berlusconi e la maggioranza di centrodestra hanno fatto nella precedente legislatura.
Rimando alla fase dell'esame degli articoli, che si svolgerà nelle prossime sedute, le valutazioni tecniche sulle singole disposizioni.
In conclusione, mi preme sottolineare un aspetto. Questa maggioranza, che ha fatto dell'europeismo la propria bandiera, alla fine si dimostra essere bastonata dalla stessa Europa che tanto vuol difendere. È sufficiente considerare le dichiarazioni dei giorni scorsi, che volutamente sono state tenute sotto silenzio, rese sia dal ministro Bonino sia dal commissario Frattini, riguardo alle attribuzioni degli alti funzionari e dei dirigenti all'interno dei vari gabinetti della Commissione europea: per una norma voluta durante la Presidenza Prodi, l'Italia sta lentamente perdendo peso politico all'interno della Commissione. Quindi, non solo continuiamo a tener su, a foraggiare, anche economicamente, in maniera pesante, l'Unione europea, non solo internamente abbiamo delle problematiche legate al reperimento di fondi - i fondi strutturali, quelli più importanti, se ne stanno andando da un'altra parte a causa dell'allargamento -, ma, grazie all'attuale maggioranza, non abbiamo neanche più la possibilità di avere dei nostri referenti nei ruoli chiave di questa Commissione.
Se questo è il vostro europeismo, fate attenzione, perché è solo ed esclusivamente di facciata. Anche il tentativo di snaturare la legge comunitaria mostra tutti i vostri limiti e tutta la vostra ipocrisia nel tentare di venderci l'Europa come una soluzione, una panacea di tutti i mali, quando in realtà non lo è assolutamente.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Zacchera. Ne ha facoltà.
MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, colleghi, immaginate per un attimo se i cittadini europei potessero in qualche maniera assistere al dibattito di questa sera. Penso che resterebbero veramente trasecolati e non mi stupisco poi che in certi paesi d'Europa, nel momento in cui si è chiamati a votare la nuova Costituzione europea, per associazione di idee, si voti contro e si fermi il processo europeo, che più o meno ci può trovare tutti d'accordo.
Possiamo leggere questa normativa in due modi: con praticità e concretezza oppure in termini burocratici. Questa normativa è l'apoteosi della burocrazia nel nostro continente! È per questo che l'Europa è sempre più lontana dai propri cittadini! Stabiliamo i nomi dei bacilli che Pag. 16devono esserci nell'acqua, secondo la determinazione europea, affinché le acque possano essere utilizzate ai fini delle balneazioni nelle piscine - problema di importanza mondiale! -, ma poi ci sfuggono i motivi principali del malfunzionamento dell'Europa.
In Commissione affari esteri, in questi mesi, stiamo affrontando con serietà, attraverso lo svolgimento di audizioni interessanti - anche oggi se ne è svolta una -, le questioni legate ai motivi per cui l'Europa non funziona. Questa è l'Europa dei burocrati! In Italia, ad oggi, abbiamo adottato 2724 direttive (il 98 per cento), ma non faremo in tempo ad attuarle tutte, perché nel frattempo ne saranno approvate altre.
Il motivo principale per cui i cittadini europei non sono contenti dell'Europa risiede nel fatto che non c'è un'Europa reattiva ai problemi, ma soltanto un'Europa che corre dietro ai problemi, con soluzioni di carattere burocratico, non vitali, non strategiche, non accettate e sentite dai propri cittadini.
Nessuno qui ci viene dire quanto costa la burocrazia europea, ma chi di voi frequenta il Consiglio d'Europa o qualche volta va a Bruxelles, si rende conto del costo incredibile delle strutture europee; e sono soltanto le strutture centrali! Poi abbiamo una miriade di infrastrutture, di centri, di agenzie, di uffici in tutti i paesi dell'Unione! Questa è un'Europa che non ha esperti, ma burocrati; è un'Europa che all'estero non ha il coraggio di fare delle ambasciate comuni, perché non ha una politica estera comune: Solana dice quello che vuole e poi noi corriamo dietro ciascuno con le proprie posizioni più o meno personali o più o meno nazionali. Questa è un'Europa che non ha posizioni comuni in materia di sicurezza, ed è veramente assurdo - come giustamente diceva poco fa il collega della Lega Nord - che noi, non contenti di non recepire le richieste dei cittadini che in Europa vogliono soprattutto sicurezza o anche sicurezza, andiamo a peggiorare la situazione, prevedendo interpretazioni e specificazioni italiane che poi danneggiano anche la sicurezza di tutti i cittadini europei. È un po' l'autolesionismo che in Italia abbiamo avuto con le legge n. 626 del 1994, la legge sulla sicurezza, che è diventata talmente cavillosa che, qualsiasi cosa succeda, ogni imprenditore italiano si trova ad avere problemi perché non ha osservato qualche norma, compresi i colori dei locali o delle luci al neon. Questa è l'Europa che vogliamo portare avanti, che è rappresentata da questa normativa!
Non si può essere contrari d'emblée al recepimento di direttive europee - è evidente che se noi facciamo parte dell'Europa dobbiamo accettare le direttive - , ma è veramente specioso che i Governi italiani che si sono succeduti - questo in modo particolare - non siano stati parte attiva nella trasformazione del concetto e della burocrazia di questa Europa. È una burocrazia, tra l'altro, nella quale l'Italia, quota parte, è largamente minoritaria, perché trovare un funzionario italiano nei diversi uffici europei è veramente difficile; bisogna andare a cercarlo, perché ce ne sono molto pochi. Quindi, non possiamo essere pregiudizialmente contrari ad una normativa di questo tipo.
Abbiamo bisogno, però, che il nostro Parlamento ed il nostro Governo recepiscano il fatto che è necessario un altro modo di intendere l'Europa, ovvero che bisogna tornare a lavorare per un'Europa dei cittadini. Ad esempio, nel momento in cui il problema dell'agricoltura, secondo la normativa di quest'anno, è rappresentato dalla marchiatura delle carcasse dei bovini, problema assolutamente importante, vorrei capire cosa stia facendo invece l'Europa riguardo all'agricoltura nel Mediterraneo e perché si sia fermato il processo di Barcellona in riferimento proprio all'agricoltura mediterranea, che, come Italia, ci interessa forse di più dello specifico problema della marchiatura delle carcasse dei bovini. Di queste cose, però, nelle leggi di attuazione non se ne parla mai. Ovviamente, in campo agricolo si assiste poi a forzature veramente rilevanti.
Semplicemente, senza enfasi, cerchiamo veramente di comprendere quali siano i maggiori problemi europei e i Pag. 17problemi dei cittadini europei, specialmente di quelli italiani che vivono negli altri paesi europei, che si trovano in difficoltà all'interno dei confini europei, dove sono cittadini a tutti gli effetti, ma di fatto non hanno gli stessi diritti dei cittadini residenti (magari li hanno sulla carta, ma non li hanno nella sostanza). Vedo qui l'onorevole Tremaglia e ricordo cosa voglia dire essere cittadino italiano in certi paesi europei. Ecco perché noi chiediamo il recepimento di normative comunitarie vere, dove tante volte le autorità italiane sono assenti o non sono sufficientemente presenti. Poi, chiediamo perché in tanti campi non vi siano delle politiche veramente comuni. Pensate alla politica estera, per esempio: quando mai riusciremo ad avere finalmente l'ambasciata dell'Unione europea e non dieci ambasciate diverse, con i relativi costi e con risorse che potrebbero essere utilizzate magari per aiutare i cittadini di un paese africano o asiatico che hanno bisogno dell'Europa per tante cose?
Vi è la necessità di un coordinamento maggiore tra le strutture europee: spero in proposito che prima o poi arrivi il recepimento di qualche normativa per il coordinamento delle istituzioni europee. Ricordate quando Kissinger chiedeva quale fosse il numero di telefono dell'Europa? Questa domanda potrebbe essere fatta anche oggi! In tutti i campi abbiamo delle opinioni diverse! Voglio semplicemente portare questi fatti alla vostra riflessione, perché, alla fine, scopriamo che stiamo partecipando ad un'Europa senza anima. Siamo diventati dei soci, sempre più di minoranza, all'interno di una spa europea che avrà pure i capitali, ma non ha più un oggetto sociale credibile. Questo mi dispiace, perché stiamo assistendo ad un momento storico estremamente importante che non si verificava da almeno mille anni e che comunque ha fatto tanta strada in maniera positiva. Si critica l'Europa, ma bisogna prendere atto anche dei vantaggi che ne abbiamo ricavato, dei grandi passi in avanti compiuti in questi decenni, merito di tutti, anche pro quota dell'Italia, di qualsiasi Governo sia intervenuto nel frattempo. Abbiamo bisogno, però, di uno scatto in più; occorre che il Governo e questo Parlamento siano capaci di comprendere che non si tratta soltanto di recepire normative tecniche, ma anche di conferire un'anima a queste normative, su alcune delle quali è necessario che l'Italia torni ad essere protagonista.
In questo senso Alleanza Nazionale partecipa a questo dibattito e si augura che emerga anche qualcosa di positivo e non soltanto degli aggiustamenti di politica interna. Il Senato - tanto per fornire un'indicazione - ha aggiunto un paragrafo all'articolo 12, che disciplina la direttiva sullo status di rifugiato, per il quale, tra i gravi motivi per accordare tale status, possono essere considerate valide le discriminazioni e le repressioni di comportamenti, riferiti ai richiedenti, che risultino oggetto di perseguimento nel paese di origine o di provenienza. Quindi un gay, che in una nazione musulmana viene represso, può chiedere lo status di rifugiato politico in Europa, o perlomeno in Italia, perché nel suo paese essere omosessuale è oggetto di repressione mentre qui da noi non lo è (perché giustamente non vi è motivo di operare alcuna repressione) e ottenere l'asilo politico. Quando vogliamo scrivere queste cose nelle normative europee vogliamo fare gli zelanti più zelanti del re e alla fine ci rendiamo conto qualche volta di diventare ridicoli e qualche altra volta di inserire dei principi che possono diventare anche molto pericolosi perché possono essere recepiti in maniera stravolgente dalla normativa.
Cerchiamo invece di essere realistici per dare anche un'anima a questa Europa (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).
VITO LI CAUSI. La ringrazio, signor Presidente.
Onorevoli colleghi, signori del Governo, la legge comunitaria torna oggi in questo ramo del Parlamento dopo la sua approvazione da parte del Senato.Pag. 18
Il dibattito alla Camera ha avuto inizio il 25 luglio scorso: oggi è il 16 gennaio, mi auguro pertanto - visti i mesi trascorsi dall'inizio dell'iter parlamentare di questa legge, ovviamente fondamentale per il nostro paese -, che questo sia l'ultimo e definitivo passaggio.
Sono già intervenuto sia nell'ambito della discussione sulle linee generali sia durante le dichiarazioni di voto, pertanto mi limiterò a richiamare, da ultimo ed esclusivamente, le modifiche introdotte al Senato.
Mi vorrei soffermare in particolare sull'articolo 10, che conferisce una delega legislativa al Governo per l'attuazione della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio - relativa ai mercati degli strumenti finanziari -, che stabilisce principi e criteri direttivi specifici.
Nel corso dell'esame al Senato, il principio previsto al comma 1, capoverso 1, lettera c) - relativo alla previsione della riserva dell'esercizio, a titolo professionale, dei servizi e delle attività di investimento nei confronti del pubblico, in capo alle banche e ai soggetti abilitati costituiti in forma di società per azioni - è stato integrato con la previsione secondo cui il servizio di consulenza in materia di investimenti, che secondo la direttiva rientra nel novero delle attività soggette a riserva, potrà essere svolto oltre che dai soggetti sopra citati, anche dalle persone fisiche in possesso dei requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza, nonché dei requisiti patrimoniali stabiliti con regolamento adottato dal ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia e la Consob.
Alla lettera h) del medesimo capoverso 1 si è poi riformulato un altro importante aspetto riguardante la possibilità riconosciuta alla Consob, sentita la Banca d'Italia, di disciplinare con regolamento alcune materie relative alla condotta dei soggetti abilitati. In particolare, si è fatto riferimento agli obblighi di informazione nei riguardi dei clienti, precisando che essi saranno determinati con particolare riferimento al grado di rischiosità di ciascun tipo specifico di prodotto finanziario, nonché delle gestioni individuali di portafogli.
Questa importante precisazione ha avuto il merito di distinguere e quantificare la portata dei rischi su cui grava l'obbligo di informazione al cliente, mentre il testo approvato dalla Camera faceva riferimento solo alla rischiosità dei prodotti finanziari.
Il Senato, quindi, ci ha restituito un testo che con queste integrazioni appare completo, equilibrato e pronto ad essere definitivamente licenziato da questa Assemblea senza ulteriori indugi.
Prima di concludere il mio intervento vorrei ancora una volta unirmi a quanti auspicano una riforma dei regolamenti parlamentari per quanto concerne l'esame del provvedimento in questione. A tal fine suggerisco tempi e momenti diversi per la trattazione della legge comunitaria e della relazione annuale che, attualmente, l'accompagna. Si tratta, infatti, di due testi diversi; inoltre l'esame congiunto degli stessi ne ritarderebbe inevitabilmente l'approvazione.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Pili. Ne ha facoltà.
MAURO PILI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la terza lettura di questa legge comunitaria ci consente di avviare una riflessione più ampia, più articolata e, consentitemelo, anche strategica su questo strumento legislativo.
Non è infatti un caso né un'indicazione arbitraria la volontà che il legislatore nel 2005 ha posto alla base del provvedimento di riforma della legge comunitaria. Infatti, in quella occasione, il legislatore puntualmente, all'articolo 1, comma 1, ha voluto indicare le norme generali e le finalità alle quali questa legge doveva ispirarsi.
È una legge, come tutti sanno, nata sulla spinta di un processo riformatore portato avanti dal Governo Berlusconi che ha voluto, su questo tema, affrontare e riproporre con determinazione aspetti importanti quali la partecipazione del Parlamento e il coinvolgimento delle autonomie Pag. 19locali, e di quelle regionali in particolare, nel processo di formazione della norma comunitaria. Due erano le finalità che si intendevano perseguire con tale legge. La prima - e non è un caso che fosse proprio la prima indicata dal legislatore - è la formazione della posizione italiana sulle questioni più rilevanti e più importanti dell'Unione europea. La seconda - posta anch'essa non a caso come secondo adempimento del Parlamento - è il recepimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza del nostro paese all'Unione europea, tenuto conto dei principi di sussidiarietà, di proporzionalità, di efficienza, di trasparenza e di partecipazione democratica. Basterebbero questi richiami alle due finalità, poste a base della legge comunitaria, per renderci conto che quello al nostro esame è un provvedimento totalmente deficitario sul primo aspetto, quello più importante, vale a dire quello della formazione della posizione italiana. Ma non vi è solo questo: registro, infatti - e su ciò mi permetto di richiamare l'attenzione del Presidente della Camera - l'assenza totale del Governo. Oggi, infatti, non è presente in aula, per seguire i lavori parlamentari, un solo esponente del Governo competente sulle materie trattate nella legge comunitaria.
Desidero, inoltre, richiamare la valutazione fatta poc'anzi dal collega di Alleanza Nazionale relativamente ad un'Europa che si allontana sempre di più dalle esigenze manifestate dai cittadini italiani e, soprattutto, di altri paesi europei, che hanno fatto sentire in maniera incisiva il proprio dissenso sull'idea di un'Europa burocratica, chiedendo, invece, un'Unione europea capace di recepire e di interpretare le nuove esigenze, quali, ad esempio, quelle dirette a valorizzare le specificità del nostro paese.
Credo che il provvedimento al nostro esame, questo atteggiamento parlamentare e, ancora peggio, l'atteggiamento del Governo, risentano dello scollamento esistente tra istituzioni burocratiche e cittadini. È questo un tema che rappresenta o, meglio, dovrebbe rappresentare, il core business dell'azione legislativa e parlamentare. Se un Parlamento non tiene conto di quanto cresca questo divario tra gli obiettivi legislativi e quelli sociali, culturali ed economici dei paesi che fanno parte dell'Unione europea, si rischia uno stop repentino e pericolosissimo del processo di formazione europea.
In Italia è stata scelta la via parlamentare per la ratifica della Costituzione europea. La domanda che si pone è la seguente: siamo certi di aver seguito la strada più fulgida per costruire un consenso rispetto all'Europa stando attenti al sentimento degli italiani? Io non ne sono certo. Credo che la percezione del distacco che si registra nel paese rispetto alle istituzioni europee sia in Italia pari a quello che si registra in altre nazioni che hanno aderito all'Unione europea. Nell'immaginario collettivo questa Europa è sempre più una rappresentazione di obblighi, di limiti e di coercizioni che non crea le condizioni per valorizzare le diversità e il senso dell'Unione europea che era quello di facilitare, di accelerare e di accrescere le potenzialità e non, invece, quello di incrementare i limiti stessi di coesione.
In Italia è prevalso il senso di responsabilità: il Parlamento, le forze politiche, la classe dirigente di questo paese hanno il compito di superare le diffidenze dei nostri cittadini; è del resto giusto che la politica, talora, vada oltre il comune sentire del cittadino per essere capace di tracciare la strada delle nuove tendenze. E ciò è stato fatto.
Ora però - e mi rivolgo al presidente della mia Commissione, la XIV (Politiche dell'Unione europea) -, noi possiamo rischiare di svilire quel passaggio (che ha rivelato il senso di responsabilità di questo Parlamento), diventando sempre più succubi di una procedura che non ci vede protagonisti nella fase ascendente di formazione della normativa comunitaria. È una fase che sempre più ci vede costretti a subire qualsiasi direttiva e qualsiasi disposizione imposte dall'Europa della burocrazia.
Ritengo che dovremmo fare tesoro di quanto accaduto in paesi a noi vicini, autorevoli membri dell'Unione europea, Pag. 20segnatamente in Francia; ritengo che quel processo che in Francia democraticamente è stato seguito per vagliare la norma costituente della nuova Europa debba trovare in Italia, in questo Parlamento, i giusti accorgimenti per evitare che quel distacco, quel divario, dalle esigenze del paese possa sostanzialmente e duramente tradursi in un dissenso popolare diffuso.
MAURO PILI. Per tale motivo, la parola «attuazione» riferita ai provvedimenti comunitari, prevista dalla legge del 2005, non deve essere interpretata in chiave restrittiva, nel senso di accettazione supina del provvedimento; non deve essere intesa, da parte di un soggetto fondamentale nel processo legislativo, quale caratteristica di una legge contenitore che traspone tutto ciò che l'Unione europea ci scaraventa addosso, senza alcun tipo di analisi. Se fosse così intesa, infatti, anche laddove sia palese e fondamentale l'interesse statale e l'interesse dei nostri cittadini, pur di dire sì e di assecondare le esigenze di unità europea, dismetteremmo totalmente la necessità, invece, di difenderci, di essere protagonisti, di non assumere un ruolo di passacarte, diventando piuttosto protagonisti, attori principali del processo europeo.
Credo sia questo, colleghi, il senso della nostra riflessione in questa terza lettura, alla Camera, del disegno di legge comunitaria. Si deve proseguire nel senso dell'azione che il Governo Berlusconi - permettetemi di richiamare tale circostanza - ha posto in essere circa alcune questioni fondamentali. Si tratta di questioni relative al ruolo di un'Italia non succube di un unanimismo europeo che sostanzialmente rischiava di schiacciare la stessa potenzialità del nostro paese e di incidere sugli investimenti. Si è trattato di un'azione che ha mirato, ad esempio, a scomputare, come è avvenuto, le spese per investimenti dal calcolo del parametro deficit-PIL: è stata una convinzione forte del nostro paese, autorevole, giocata ai massimi livelli con la quale si è imposta una posizione italiana forte e chiara. Si è teso a scomputare gli investimenti dal calcolo del deficit rispetto al PIL perché all'Italia ciò serviva per rimettere in moto l'economia. Più investimenti per il processo infrastrutturale avrebbe significato mettere immediatamente in moto nuove risorse finanziarie capaci di dare respiro all'economia del paese e consentire peraltro la costruzione di quelle precondizioni per lo sviluppo, fondamentali per le potenzialità di crescita del PIL e, conseguentemente, per la riduzione del deficit stesso.
È stato un momento in cui l'Italia è stata protagonista delle scelte europee; allora, ritengo che questa, anche per la limitatezza delle modifiche sulle quali dobbiamo concentrare la nostra attenzione nell'esame del testo trasmessoci dal Senato, sia la riflessione che dovremmo fare; è una riflessione che ci consente di guardare al 2007, ed alla nuova legge comunitaria, con quella giusta attenzione, con quel giusto orientamento, che non sono invece presenti nella regola che il Governo ci ha imposto con questa legge comunitaria.
Ho ascoltato con grande interesse il ministro delle politiche europee - che stimo sul piano personale - quando ha detto che bisogna ridurre drasticamente le procedure di infrazione. Può essere una strada, come è stato indicato in Commissione qualche mese fa in sede di illustrazione delle linee programmatiche dell'attività di Governo, idonea a fornire delle risposte immediate al nostro paese.
Tuttavia, la regola non deve essere quella di puntare a cancellare tout-court le procedure di infrazione. Infatti, se vi è un contenzioso ed una procedura di infrazione, noi non possiamo eliminare la ragione del contenzioso insieme al contenzioso stesso. Se esiste un problema di contenzioso nel nostro paese, dovremmo capire se sia il caso di far venir meno l'interesse per quello specifico tema oppure di evitare l'infrazione. La regola adottata, invece, è stata quella - lo si evince da alcune disposizioni introdotte al Pag. 21Senato come ulteriori integrazioni del testo - di cancellare la norma e di non affrontare in alcun modo il problema alla base di quel tema.
Credo che il recepimento in toto delle direttive comunitarie, accettando pedissequamente le indicazioni e, in qualche caso, le intimazioni comunitarie senza alcun tipo di trattativa con la Commissione - azione che si presenta quale elemento fondamentale del rapporto tra il Governo e la Commissione europea medesima - sia pericoloso. Innanzitutto, si mette in discussione la nostra dignità nazionale e statuale, vale a dire quella di un paese in cui vi è invece l'esigenza di rappresentare - proprio in questa sede e alla luce del sole - le sue esigenze. Anche rispetto ad un'analisi del passato, concordo con chi sostiene che le procedure d'infrazione sono state troppe. Tuttavia, non si deve buttar via il bambino insieme all'acqua sporca. Al riguardo, bisognava prevedere due livelli: uno che individuasse l'assenza, la negligenza, la distrazione, la lentezza e l'insipienza della politica e un altro che, invece, rappresentasse con forza la sostanza in merito a contenziosi che valevano la difesa ad oltranza degli interessi del nostro paese e dei nostri cittadini. Ma invece di operare questa distinzione, continuiamo a focalizzare le nostre attenzioni sul numero d'infrazioni. Tuttavia, i risultati non si misurano su quest'ultimo dato, cioè sulle infrazioni che vengono eliminate. Infatti, non deve trattarsi di una valutazione meramente quantitativa; a noi interessa piuttosto una valutazione qualitativa sul numero d'infrazioni che riusciremo ad eliminare e sulle quali un'analisi del merito riuscirà a trovare una giusta soluzione.
Stamani, in Commissione, si è parlato dell'articolo 28 del provvedimento, secondo il quale si sopprime una norma che consentiva la proroga di appalti dei servizi pubblici. Quest'ultima era stata creata in Italia per dare continuità ad alcuni servizi e per consentire anche risparmi da parte di enti locali dei servizi pubblici gestiti, i quali potevano essere rinnovati per un massimo della metà del periodo contrattuale iniziale, che potevano essere moltiplicati con una percentuale di riduzione del 5 per cento del costo sostenuto per ciascun anno. Dunque, si trattava di un ribasso del costo sopportato nella gestione di quei servizi pubblici. Ebbene, colleghi, noi abbiamo accertato soltanto che esiste un'infrazione. Stamani ho chiesto al Governo i documenti, che mi sono stati puntualmente trasmessi; chiunque abbia avuto l'accortezza di guardare quel contenzioso ha percepito che non vi è stata alcuna difesa. Da una parte, abbiamo accettato in maniera succube di cancellare quella norma, dall'altra abbiamo accettato che il Senato introducesse nella legge finanziaria una proroga dei servizi pubblici, come quelli, per esempio, relativi alla continuità territoriale. Al Senato è stata prevista la proroga del servizio di concessione delle rotte marittime ad una società come la Tirrenia. Dopodiché, la Camera ha cercato di far scappare dalla porta principale il contenzioso, cancellando l'infrazione, che poi è rientrato dalla porta di servizio! Non credo che sia indice di autorevolezza di un Parlamento. Si sostiene la tesi che non possono essere esplicate azioni per accelerare i tempi di una gara d'appalto, mentre poi il Parlamento fa l'esatto contrario.
Insomma, serve autorevolezza istituzionale, colleghi. Serve fermezza internazionale, per partecipare al processo comunitario. E mi permetto di aggiungere: non da inseguitori, ma da apripista, perché solo come apripista possiamo far tornare in campo quel concetto fondamentale di elaborazione, in Parlamento, della posizione del Parlamento e dell'Italia nel processo di costruzione della norma comunitaria. Poco o niente è stato fatto in riferimento al processo di formazione della posizione italiana; sarei più propenso a dire «niente». Non c'è un solo passaggio rilevante - ma nemmeno minimale - di questa legge, che possa lasciar trasparire un minimo apporto al processo di formazione della posizione italiana. Molto, anzi troppo, è stato invece concesso sul piano dell'adempimento agli obblighi.Pag. 22
Questo è il fondamentale limite di questa legge, colleghi, che è sicuramente una legge sperimentale, in fase di attuazione; sostanziamente è la prima applicazione che ne viene fatta in questo Parlamento, ma credo che questa sia una ragione che possa indurci tutti ad una riflessione più aperta, più franca e a dire che forse l'errore commesso nell'eccedere con l'adempimento degli obblighi, piuttosto che concentrasi sulla formazione della posizione, deve essere corretto immediatamente, con una sessione parlamentare che esamini i punti fondamentali su cui fondare la futura legge comunitaria, pensando - lo ripeto - più al processo di formazione della posizione italiana, piuttosto che al mero recepimento degli obblighi comunitari.
Occorre porre rimedio a questa situazione, con una partecipazione dell'Italia alla fase ascendente del processo comunitario. Questa partecipazione che non può essere un optional, perché non è pensabile che il Governo sia totalmente assente nelle procedure che riguardano la stretta sfera dell'Esecutivo e nella fase che prevede la proposizione al Parlamento e alla stessa Commissione delle politiche dell'Unione europea di tutte quelle azioni che ci consentano di elevare la legge comunitaria a strumento propositivo e non di mero recepimento di direttive comunitarie. Più è deficitaria l'autorevolezza della Commissione delle politiche dell'Unione europea - lo dico al presidente della Commissione, che ha avuto occasione di ascoltare i richiami provenienti da tutte le parti di questo Parlamento sul ruolo della medesima Commissione, considerata un po' una Cenerentola da alcuni illustri colleghi (che ritengono che sia una Commissione deficitaria di autorevolezza) -, più è deficitario questo Parlamento e più è deficitario il ruolo dell'Italia verso l'Europa ed il ruolo che il nostro paese può e deve svolgere.
Vorrei utilizzare il tempo che mi resta a disposizione per fornire un'indicazione su quello che la partecipazione alla fase ascendente potrebbe mettere in campo: in primo luogo, il processo federalista. Ormai, tutti gli statuti regionali sono in fase di rilettura e di ridefinizione. All'interno di questo processo federalista si possono creare le condizioni per dare alle regioni più competenze e più poteri, ma anche per tenere conto di più specifiche necessità, che potrebbero così essere accolte.
Cito, ad esempio, il caso delle zone franche. Alcuni statuti di regioni a statuto speciale prevedono la possibilità di istituirle e ne definiscono i poteri. L'Unione europea, invece, non concede questa possibilità. Evidentemente, si tratta degli elementi dirimenti della posizione dell'Italia che, nella fase ascendente, propone questo tipo di processo a livello comunitario, anche in chiave federalista.
Un secondo tema è quello dell'energia. Il ministro Bersani continua a recarsi un po' troppo spesso nella ex Unione Sovietica, in Russia, e a concludere accordi con chi si candida a governare nel nostro paese il settore del gas metano per i prossimi 25 anni. Dimentica, però, di difendere a livello comunitario le direttive e le norme che, ad esempio, hanno consentito di introdurre nel nostro paese tariffe agevolate per le grandi industrie «energivore». Come sapete, è in corso una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, che concerne alcune industrie del Veneto, della Sardegna e del Molise.
Dobbiamo fare ciò che è stato proposto in questo disegno di legge comunitaria, cioè accettare di cancellare le potenzialità offerte dalla tariffa energetica agevolata? Dobbiamo rispettare la regola secondo cui dobbiamo subire? Accettarla vuol dire avere 20 mila disoccupati in più, in un colpo solo! A mio avviso, perciò, non può e non deve esserlo.
Inoltre, credo che sia necessario evitare di scaricare la responsabilità sul Governo Berlusconi, come sta cercando di fare il ministro Bersani. Dall'altra parte, infatti, c'è una responsabilità ancor più onerosa e più difficile da giustificare, quella di non aver fatto alcunché per tentare di contrastare una visione del settore dell'energia nel mercato europeo che, attraverso nuove reti energetiche transeuropee, sicuramente consentirà di eliminare i limiti alla liberalizzazione, Pag. 23ma che non può essere realizzata nei termini, così duri, che l'Unione europea sta perseguendo.
Sempre per quanto riguarda le politiche nella fase ascendente, un altro tema importante è quello degli oneri di servizio pubblico in ambiti che vanno dal trasporto aereo alla continuità territoriale nel trasporto delle merci. Riguardo a questi temi, a partire dal problema delle autostrade del mare da parte di questo Governo, non emerge alcuna proposta per la formazione di una posizione italiana nella fase ascendente.
Mi limito a questo, ma potrebbero esserci tanti altri casi sui quali richiamare l'attenzione del Parlamento.
Nel disegno di legge comunitaria al nostro esame, tuttavia, oltre al tema che ho cercato di trattare e che attiene alla scelta di essere protagonisti o succubi, vi è un secondo aspetto di rilievo. Si tratta del grande limite che voi avete imposto a questo provvedimento e che ci ha condotti a scegliere, anche se con amarezza, l'astensione, su una questione importante e di rilevanza internazionale sulla quale il Parlamento avrebbe dovuto esprimere, forse, una posizione unitaria. In altri termini, voi avete voluto - consentitemi il termine - «inquinare» un disegno di legge di portata internazionale con una contesa politica interna alla coalizione di maggioranza. Infatti, avete voluto introdurre piccole beghe di paese, o, in questo caso, di maggioranza, in uno dei punti nevralgici del provvedimento: in cui difficilmente possono trovare spazio il famigerato articolo 12.
Anche dopo la correzione introdotta dal Senato, la domanda di questa Assemblea è ancora insistente: quale è l'obiettivo da raggiungere attraverso questo disegno di legge comunitaria? La richiesta di asilo politico può diventare, davvero, un lasciapassare per aprire un corridoio, senza alcuna regola per le nuove ondate di immigrazione, magari gestite da organizzazioni criminose? Rispetto ad altre regioni del nord Europa nel nostro paese, per la sua stessa collocazione geografica, il controllo dei flussi migratori è maggiormente difficile. A noi sarebbero servite regole diverse, più rigide, che avrebbero dovuto porci nella condizione di non richiamare l'articolo 10 della Costituzione, con un riferimento pleonastico, stando a quanto sentenziato, con un emendamento bipartisan, dallo stesso Senato. Su un tema così delicato sarebbe stato necessario mettersi nelle condizioni di assumere una posizione, che ponesse in campo e in discussione il problema della sicurezza e della stessa immigrazione. Al Senato è stato introdotto il concetto di «gravi motivi» per richiedere l'asilo politico. Credo che nessun legislatore e nessun attento lettore di una norma possa trovare nella terminologia «gravi motivi» una valutazione della certezza del diritto. Il termine «gravi motivi» non costituisce una norma che dà certezza del diritto perché, da una parte, qualcuno dice che favorisce e, dall'altra, che limita. Allora, quando un'interpretazione è talmente ondivaga ed incerta, è evidente che non si tratta di una norma, ma di una soluzione «lava mani» che, certamente, non ci mette in condizione di dare un voto su questa materia.
Questa mattina Rifondazione Comunista ha affermato con molta chiarezza che la norma favorisce ed amplia la possibilità e la potenzialità di asilo politico nel nostro paese. È una valutazione di Rifondazione Comunista, ma credo sia condivisa anche da altre parti della vostra coalizione. È la dimostrazione che ognuno tirerà l'acqua al proprio mulino, pensando soltanto alla mera convenienza politica: nessun interesse generale, nessun interesse per il ruolo internazionale del nostro paese, nessuna attenzione al tema della sicurezza del paese, elementi che sono messi a dura prova dalla contesa politica tra rossi, bianchi e rose senza pugno. Viviamo in una terra che non ammette discrezionalità, che ha bisogno di rigore, di regole rigide e severe su un tema come questo, per evitare di essere succubi, ma non accettiamo quello che il paese ci sta chiedendo. Su questo tema non c'è possibilità di abdicare: nessuno sull'altare europeo può abdicare all'esigenza di sicurezza rivendicata dai cittadini di destra e di sinistra. Non Pag. 24una parte ma l'intero paese chiede sicurezza ed oggi abbiamo il compito di interpretare, senza condizionamenti di parte di estrema sinistra, un tema così importante: servono regole e certificazioni chiare e codificate. Nel campo dell'articolo 12 cercheremo con diversi emendamenti di focalizzare il tema della certificazione chiara e codificata, perché la possibilità o meno di accogliere una domanda di asilo politico non sia discrezionale e lasciata alla mercè della valutazione di chicchessia.
Inoltre, sussiste anche l'altra questione introdotta al Senato, cioè quella di ampliare il numero dei soggetti che possono gestire, anche in termini consulenziali, la partita rispetto ai prodotti finanziari. Anche in questo caso serve un richiamo forte alle peculiarità di ogni singolo paese. In Italia casi come quello della Cirio e della Parmalat ci richiamano ad una maggiore severità ed attenzione; forse, i cittadini avrebbero meritato anche su questo tema, introducendo il riferimento alle persone fisiche, un richiamo alle garanzie, ai codici di regolamentazione, rispetto a quei tanti soggetti che operano su questa materia per dare delle risposte puntuali.
MAURO PILI. Credo che i limiti che questo disegno di legge ha proposto ci consentano di mettere in discussione la stessa funzione del Parlamento. Riteniamo che, invece, questo strumento debba diventare l'occasione per dare credibilità al nostro paese, credibilità che si conquista con la proposta e il coraggio delle proprie posizioni. Questo Governo e questa maggioranza anche con il provvedimento in discussione, purtroppo, hanno dimostrato di non avere questi requisiti fondamentali (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
PRESIDENTE. Constato l'assenza della deputata Castiello iscritta a parlare: s'intende che vi abbia rinunziato.
È iscritto a parlare il deputato Barani. Ne ha facoltà.
LUCIO BARANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ovviamente anche il nostro gruppo della Democrazia Cristiana-Partito Socialista si unisce, come gli altri gruppi, al cordoglio per le vittime dei tragici fatti che sono accaduti nello stretto di Messina e, ovviamente, augura ai feriti una pronta guarigione.
In ordine alla legge comunitaria in esame, costituita da 28 articoli e tre allegati, preciso che entreremo solo nel merito delle parti modificate dal Senato.
In sede di prima lettura alla Camera abbiamo avuto modo di fornire il nostro assenso sul provvedimento in esame; in tal senso ci aveva convinto il ministro Bonino. Tuttavia, le modifiche apportate dal Senato ci hanno indotti a rivedere la nostra posizione, che non è più favorevole al testo attuale. D'altronde, non sempre le modifiche del Senato comportano variazioni condivisibili. Come è possibile leggere nelle agenzie di stampa, per il centrodestra si tratta di uno stravolgimento della legge Bossi-Fini, mentre per l'Unione si tratta di un atto di civiltà oltre che di un doveroso adeguamento alle norme europee.
Sta di fatto che, approvando la legge comunitaria per l'anno in corso, la maggioranza alla Camera ha dato una prima spallata alle norme sull'immigrazione volute dalla Casa delle libertà, che fornivano un minimo di garanzie di sicurezza in ordine alle presenze indesiderate sul patrio suolo.
Come affermava il collega Pili, tutti i cittadini - di qualsiasi estrazione sociale e cultura - hanno bisogno di sicurezza, che non sempre è garantita dalle immigrazioni che si registrano nel nostro paese.
Durante l'esame della legge comunitaria al Senato sono stati accolti due emendamenti del Governo che, come ho detto, cambiano le norme in vigore sul diritto d'asilo. La questione è semplice: oggi, per avere diritto al riconoscimento dello status di rifugiato bisogna provenire da una regione del mondo teatro di violenze e presente in un apposito elenco. Se la domanda viene respinta, si viene caricati sul primo aereo disponibile e rispediti nel paese di origine. Con le modifiche apportate, Pag. 25le regole diventano più elastiche; infatti l'asilo politico potrà essere richiesto dai cittadini di qualsivoglia paese e non solo da quelli provenienti da zone «calde». Tra le righe dell'emendamento vi è la possibilità di accordare lo status di rifugiato anche ai gay che provengono da paesi dove l'omosessualità è considerata un reato. Inoltre, nel caso di respingimento della richiesta di asilo politico, gli immigrati potranno presentare ricorso, restando in Italia fino al termine della procedura; e noi sappiamo quanto sono lunghe le nostre procedure!
Per dare il senso delle proposte presentate dalla legge comunitaria è bene dividere il problema sotto due aspetti: lo status di rifugiato (io userei il termine di rifugiato politico) e quello di persona che si dichiara gay in paesi dove l'omosessualità è punita sotto vari aspetti, anche con la morte.
A mio parere, non si possono ricomprendere sotto un'unica categoria di rifugiati coloro che vengono perseguitati per ragioni politiche e i gay. Credo che il trattamento debba essere distinto e, per quanto riguarda il rifugiato politico, che non possano venir meno i necessari controlli che la situazione internazionale richiede, anche attraverso la conoscenza del paese di provenienza, tanto più in una democrazia come quella italiana, dove esistono alcune aree di confusione e dove ci sono giudici che paragonano i terroristi a combattenti della resistenza.
In Italia abbiamo il problema della giustizia, abbiamo dei giudici; quindi, la legge Bossi-Fini deve essere certamente migliorata, ma non eliminata per quanto riguarda determinate categorie. Sul problema dei gay perseguitati in paesi ad alto tasso di intolleranza sessuale, religiosa e sociale, il discorso deve essere diverso. Purtuttavia, è proprio in quest'area etica che ci sono le maggiori contraddizioni da parte di quei partiti principalmente massimalisti e radicali che la sostengono. È indubbio che sia l'Europa sia l'Italia sono aree di democrazia conquistata nella storia dell'Occidente dopo un lungo percorso, che va dalla cultura greco-cristiana prima, all'illuminismo e alla rivoluzione francese poi; infatti, è grazie a questa storia, che ha conosciuto comunque sacrifici e sangue, che oggi viviamo in un'area geopolitica privilegiata rispetto al fondamento etico del diritto. Ci rendiamo conto che l'Europa è un gigante economico, ma anche un nano politico che non ha ancora risolto il problema della sua legge fondamentale, la Costituzione; anzi, su questa esistono numerose polemiche nel definire quali debbano essere le proprie radici e, a volte, abbiamo serie difficoltà a dirci anche cristiani.
È con queste debolezze che oggi ci accingiamo ad affrontare nuovi diritti che erano impensabili alcuni anni fa, ma questo avviene nella massima confusione e spesso senza un consenso popolare. Non sempre quello che decidiamo in quest'aula - e soprattutto quello che decide il Governo - è condiviso dai cittadini. Noi come rappresentanti del popolo dobbiamo cercare dì portare nelle nostre discussioni, nelle nostre leggi quelle che sono le volontà, le aspettative, le esigenze e le necessità dei nostri cittadini e dei nostri elettori in senso generale del termine.
Esiste, inoltre, una continua contraddizione attuata da una potente demagogica sinistra massimalista - che io non oserei più chiamare nemmeno sinistra perché non lo è - del nostro paese, che ha sempre elogiato e fatto gli auguri di buon compleanno a sanguinari regimi comunisti e che nelle piazze del nostro paese si è sempre scagliata contro gli Stati Uniti, patria delle democrazie, bruciando bandiere a stelle e strisce a favore di posizioni terzomondiste, spesso terroristiche e fondamentaliste. È quella stessa pseudo-sinistra che, tanto per ricordarlo, sta inaugurando o vuole inaugurare, anche con finanziamenti pubblici, le moschee nel nostro paese. Oggi, questa pseudo-sinistra viene a dirci che i gay in questi paesi, che essi difendono ad oltranza compresa la loro esclusività religiosa, sono in pericolo di vita e che, quindi, giustamente devono essere accolti nell'area del diritto occidentale europeo. È quella pseudo-sinistra massimalista che non accetta il crocifisso Pag. 26nelle scuole per non urtare la sensibilità di coloro che, con la massima facilità, nei loro paesi lapidano le donne adultere, perseguitano altri credi religiosi e mettono in prigione coloro che manifestano tendenze omosessuali. In questa pseudo-sinistra coabitano il massimo dell'intolleranza critica verso i valori liberali occidentali e il massimo della demagogia verso i diritti civili dirompenti nelle loro esagerazioni.
Io ritengo che il riformismo liberale abbia commesso o stia commettendo troppi errori verso i nuovi diritti che si stanno affacciando nella società, ivi compresi i diritti dei gay e delle coppie di fatto.
Credo che in tale ambito le posizioni conservatrici vetero-religiose siano dominanti, ma che non corrispondano all'idea di un nuovo riformismo liberale di cui ha necessità il paese; infatti, l'Italia ha bisogno di riconoscere con una legge la sussidiarietà tra le cosiddette coppie di fatto per patto sociale, che è cosa diversa da quello che pensa la sinistra massimalista.
Il risultato è quello di avere spostato all'interno di un'area massimalista categorie di cittadini e diritti. I primi sono costretti a convivenze politiche innaturali, ma si rendono sicuramente conto, perché sono intelligenti, del clima demagogico e della strumentalizzazione cui sono sottoposti.
Ovviamente, mi auguro che anche la discussione in atto possa far riflettere sulla necessità di una svolta riformista, di cui il paese ha veramente bisogno. Pertanto, auspico che molti degli emendamenti presentati siano accolti, in modo da migliorare il disegno di legge trasmessoci, modificato, dai colleghi del Senato. Infatti, ritengo che le modifiche apportate dal Senato non debbano e non possano essere accolte.
Colgo l'occasione per rimarcare che siamo stanchi, noi riformisti socialisti, rappresentanti dell'unica sinistra presente in questo Parlamento, di sentirci dare ragione a posteriori! È sotto gli occhi di tutti! In questi giorni, oggi e domani, si svilupperà un dibattito in occasione del settimo anniversario della «uccisione», della morte di Bettino Craxi, nostro grande statista, del quale soltanto a posteriori si riconosce - ovviamente - la grande lungimiranza. Sette anni fa, invece, questo Parlamento ed il Governo non hanno avuto pietà nemmeno di un uomo che stava morendo in terra straniera!
Insomma, le modifiche introdotte dal Senato sono un errore e non sono degne di una nazione con la nostra tradizione, la nostra storia e la nostra cultura.
Mi rimane da aggiungere, in conclusione, che, dopo Prodi, dopo Caserta, dopo le dichiarazioni di un ministro della Repubblica - un tal Di Pietro, che non riconosco e non riconoscerò mai - c'è da aspettarsi di tutto e di più, compreso quel superticket che fa inquietare tutti gli italiani (mi riferisco a quello che è stato introdotto per alcune prestazioni), segnatamente tutti coloro i quali hanno bisogno di servizi sanitari. Noi socialisti del garofano siamo con questi cittadini che protestano; vi avevamo detto, e continueremo a dirvi, che siamo con i cittadini che ci chiedono sicurezza - lo ribadiamo in questa sede e continueremo a farlo - e che non possiamo mettere a repentaglio questa sicurezza.
Noi siamo europeisti - sì - ma soprattutto mediterraneisti. Con i paesi baltici (e con i loro problemi) abbiamo poco da condividere. Ci unisce ad altri paesi un «lago» che si chiama Mediterraneo: esso è la nostra geografia, la nostra storia, la nostra cultura e la nostra tradizione. Per questo, un mese e mezzo fa, abbiamo detto al ministro Bonino, con grande responsabilità, che il disegno di legge comunitaria 2006 ci andava quasi bene e che ad esso accordavamo la nostra fiducia; adesso, invece, non ci va bene, a causa delle modifiche in senso massimalista che sono state apportate dal Senato.
Se saranno accolti gli emendamenti, potremo rivedere la nostra posizione. Grazie, signor Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Democrazia Cristiana-Partito Socialista).
PRESIDENTE. Grazie a lei.Pag. 27
Constato l'assenza del deputato D'Elia, iscritto a parlare: s'intende che vi abbia rinunziato.
È iscritta a parlare la deputata Germontani. Ne ha facoltà.
MARIA IDA GERMONTANI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, il disegno di legge comunitaria al nostro esame rappresenta sicuramente lo strumento principe per il recepimento, all'interno del nostro ordinamento giuridico, delle direttive dell'Unione europea.
Dopo l'approvazione di alcune modifiche da parte del Senato, il compito che ci apprestiamo nuovamente a svolgere, al di là delle valutazioni concernenti gli obblighi tecnico-economici, ci deve indurre ad un'ulteriore riflessione su cosa l'Europa debba essere per noi e per i paesi che la compongono.
L'Europa non può e non deve rappresentare soltanto un'unione economica (o, per meglio dire, monetaria), sia pure importantissima, ma deve diventare un'Europa politica la cui missione principale sia quella di cercare le ragioni che ci spingono a stare insieme, non quella di creare un insieme di direttive che intralciano e, troppo spesso, complicano la vita dei cittadini.
Il Governo Berlusconi, durante la scorsa legislatura, ha sottolineato chiaramente l'importanza di trasformare l'europeismo tradizionale di facciata, che manteneva l'Italia in una posizione subordinata rispetto all'asse franco-tedesco, in un europeismo concreto, a salvaguardia degli interessi del nostro paese, ma anche in un europeismo realistico, sostenendo, ad esempio, la necessità di rendere flessibile il patto di stabilità, nell'interesse dello sviluppo di tutta l'Europa.
Mi permetto di parafrasare Massimo D'Azeglio dicendo: abbiamo fatto l'Europa, adesso bisogna fare gli europei! Dobbiamo trovare le comuni radici che affondano in quelle cristiane del nostro continente, per un'unione di identici valori ed ideali, in modo da recuperare un'identità transnazionale. Infatti, l'Unione europea non può prescindere da un interesse comune di natura più alta di quella economica. Quando parliamo di principi come la dignità della persona, i sentimenti di libertà e di giustizia, lo spirito di iniziativa, il rispetto della vita, il ruolo centrale della famiglia, la solidarietà e la collaborazione di tutti per il bene comune, prima ancora di sottolineare i valori cristiani dobbiamo parlare di valori umani, che costituiscono l'essenza stessa e, quindi, le radici della comune identità europea; un'unità politica che diventa necessaria e vitale in un contesto mondiale in cui, purtroppo, si sono delineati scenari preoccupanti che minacciano la nostra sicurezza e soprattutto la nostra libertà.
Purtroppo, con la mancata ratifica del trattato costituzionale europeo, bocciata da due paesi (Francia e Germania), siamo in una fase di stallo e abbiamo registrato un disagio nel corso degli incontri avuti con i colleghi parlamentari europei in Commissione; tale disagio è stato espresso anche in occasione di un incontro con i rappresentanti della Commissione affari europei dell'Assemblea nazionale francese.
Allora, un'unicità di approccio di fronte alle grandi sfide globali che attendono l'Europa è fondamentale. La complessità di queste sfide richiede scelte delicate. A questo proposito, voglio ricordare ciò che disse Alexis de Tocqueville: «Senza la condivisione di un ideale comune, nessuna società può prosperare, forse neppure esistere; perché una società possa esistere e a maggior ragione prosperare è necessario che le coscienze di tutti i cittadini siano tenute insieme da alcune idee prevalenti e ciò non può avvenire se ciascuno di essi non trae le proprie opinioni dalla fonte comune».
Non solo i paesi, dunque, ma gli stessi cittadini di tutte le nazioni europee vanno sempre più coinvolti nell'affermazione di un'identità centrata sulla consapevolezza delle nostre radici comuni e sul valore inestimabile della democrazia pluralista e dei diritti umani. I diritti umani rientrano, senz'altro, nell'attuale dibattito, in particolare in quello relativo all'articolo 12 del disegno di legge comunitaria che stiamo discutendo.Pag. 28
La legge Bossi-Fini, che tra i suoi meriti ha sicuramente quello di aver notevolmente ridotto i tempi della procedura di determinazione dello status di rifugiato, oggi rischia di essere seriamente stravolta dall'articolo 12 del provvedimento in esame, che, dopo il passaggio in aula del Senato, rappresenta certamente un regalo per quegli immigrati clandestini, che avranno una scappatoia legale per introdursi nel nostro paese. Tale norma, alla fine lederà senz'altro, chi, invece, ha il pieno diritto di avvalersi dello status di rifugiato.
Il provvedimento in esame, a mio giudizio, rappresenta un sotterraneo tentativo della maggioranza di aggirare le norme vigenti, attraverso la legge comunitaria, così come sta avvenendo anche attraverso altre leggi all'esame delle Commissioni.
Faccio presente che, secondo il rapporto dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, nei primi mesi del 2006 si è registrato un calo delle richieste di asilo in Europa pari al 19 per cento rispetto all'anno precedente.
Sono certa che, se il provvedimento dovesse essere approvato - certamente senza il consenso del nostro gruppo -, in questo fenomeno si determinerebbe un'immediata inversione di tendenza nel nostro paese.
Altro argomento su cui vorrei soffermarmi per la rilevanza che riveste nel nostro paese, quasi interamente bagnato dal mare, è quello di cui all'allegato B del provvedimento in esame, relativo alla gestione della qualità delle acque di balneazione. Mi preme sottolineare che la normativa vigente, il decreto del Presidente della Repubblica n. 470 del 1982, non prevede il monitoraggio delle fioriture algali e tantomeno indica le procedure da adottare quando le fioriture determinino ripercussioni sulla salute. Anche la nuova direttiva europea non considera espressamente il monitoraggio delle fioriture, ma si limita a prevedere che gli Stati membri stabiliscano profili delle acque di balneazione che tengano conto anche della potenziale proliferazione di macroalghe e fitoplancton.
Considerata l'estensione geografica del fenomeno al quale sono ormai esposte tutte le coste italiane, sarebbe invece opportuno che i classici controlli routinari delle acque di balneazione, previsti dalla legge, venissero integrati da un monitoraggio diretto delle fioriture di ostreopsis ovata, comunemente conosciuta come «alga tossica», che rappresenta ormai un vero e proprio fattore di rischio sia per le risorse ittiche sia per la nostra stessa salute, con conseguente danno economico per le attività turistiche e produttive del nostro paese. L'utilizzo di metodiche condivise permetterebbe di confrontare i risultati e di comprendere meglio le dinamiche del fenomeno.
Al di là di tutto, il disegno di legge comunitaria al nostro esame rappresenta ancora una volta, in particolare mi riferisco all'articolo 12, il modo di agire della maggioranza, già ampiamente emerso durante l'approvazione della legge finanziaria; un modo apparentemente condotto da dilettanti ma che, in realtà, nasconde un inganno ben architettato.
Così, e con ciò concludo, un disegno di legge che per consuetudine dovrebbe e deve essere approvato con larghe intese, oggi trova la condivisione solo della maggioranza e dalla maggioranza sarà approvato.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Falomi. Ne ha facoltà.
ANTONELLO FALOMI. Signor Presidente, al punto in cui siamo l'esigenza che deve prevalere, sopra ogni altra considerazione, è l'approvazione definitiva del disegno di legge comunitaria per il 2006, perché consentirà di ridurre fortemente il livello del contenzioso tra l'Italia e la Comunità europea attraverso il recepimento di numerosissime direttive; ciò ha un valore politico e al tempo stesso economico, in quanto ci salva da rischi di sanzioni che possono essere molto pesanti.
Vi è una seconda ragione per cui ritengo che il provvedimento debba essere approvato il più rapidamente possibile, cioè che riguarda alcuni contenuti che Pag. 29producono importanti innovazioni, soprattutto nel rapporto tra il Parlamento italiano ed i processi di definizione delle scelte che vengono compiute a livello europeo: mi riferisco alla cosiddetta «fase ascendente». Nel testo del provvedimento in esame (al riguardo non è stata apportata alcuna modifica da parte del Senato rispetto a quanto approvato in prima lettura dalla Camera) sono contenute importanti innovazioni sotto il profilo di un miglioramento dei rapporti non solo tra Governo e Parlamento, ma anche tra le istituzioni parlamentari italiane e quelle europee.
Questo è un altro elemento importante, che ci porta a considerare la necessità di giungere alla rapida approvazione del provvedimento.
Naturalmente, dobbiamo tenere in considerazione che vi sono questioni, sollevate anche dalle modifiche introdotte dal Senato, che necessitano di ulteriore approfondimento e ritengo che la sede relativa alla predisposizione del decreto legislativo da parte del Governo sarà l'occasione importante per produrre questi chiarimenti.
Il primo elemento importante, piuttosto discusso, attiene al tema trattato dall'articolo 12, attinente al recepimento della direttiva europea relativa ai richiedenti asilo nei vari paesi dell'Unione. Il Senato della Repubblica ha ritenuto pleonastico il richiamo all'articolo 10 della Costituzione, che era stato introdotto dalla Camera. Rispettando, ovviamente, l'opinione che si è espressa, anche attraverso la modifica del testo da parte del Senato della Repubblica, è del tutto evidente il fatto che tale richiamo possa essere considerato pleonastico; che sull'argomento si possa discutere è comunque importante, visto che rimane, comunque, sul tappeto la questione di definire un decreto legislativo che, nel recepire la direttiva, sia il più coerente possibile con l'articolo 10 della Costituzione. Non ritengo quindi che ciò metta in discussione la necessità, nel momento in cui la delega sarà esercitata da parte del Governo, che ci sia un chiaro, netto e fermo riferimento all'articolo 10 della Costituzione.
Le ulteriori modifiche su questo argomento inducono a svolgere qualche riflessione. Non riesco, francamente, a capire lo scandalo che, spesso, da parte dell'opposizione, si richiama a proposito della richiesta di asilo da parte di coloro che provengono da paesi sicuri. La stessa direttiva europea prevede che, anche nel caso in cui il richiedente asilo venga da un paese cosiddetto sicuro, sulla base di criteri che sono stati definiti in sede europea e che possono essere ulteriormente definiti in sede nazionale, la richiesta di asilo politico possa essere ritenuta non infondata, perché ci possono essere situazioni specifiche relative a quella persona richiedente asilo che impongono comunque la presa in considerazione di tale richiesta. In questo senso, deve essere chiaro che la modifica introdotta dal Senato non restringe il campo di applicazione della norma, ma è semplicemente esemplificativa di un campo di applicazione più vasto. Quando nel testo si parla di gravi motivi, credo che l'indicazione che, tra questi gravi motivi, ci possano essere discriminazioni e repressione nei confronti della persona, sia una specificazione e, non semplicemente, un restringimento del testo.
Credo che, al riguardo, questa mattina, presso la sede della XIV Commissione, anche il Governo sia stato estremamente chiaro.
È del tutto evidente, quindi, che la modifica introdotta non inficia l'impianto definito dalla Camera dei deputati; semmai, introduce qualche semplificazione, che non intacca la sostanza politica di questo provvedimento.
Teniamo conto che, in realtà, siamo di fronte ad una importante opportunità per il Governo sotto questo punto di vista. Il decreto legislativo di recepimento di tale direttiva sarà un'occasione importante per affrontare il complesso dei problemi irrisolti, che si sono andati accumulando nel corso degli anni attorno al tema dei rifugiati e della richiesta di asilo politico. Da Pag. 30troppo tempo non si mette mano a questa materia. Il fatto che il Governo, attraverso un decreto legislativo, debba recepire questa direttiva europea in un arco di tempo piuttosto limitato e con il parere delle Commissioni parlamentari competenti, è un'occasione importante per ottenere effettivamente un'innovazione significativa su questo terreno.
Vi è un secondo aspetto su cui credo valga la pena soffermarsi. È necessario che il Governo, in sede di recepimento del decreto legislativo, riveda alcuni punti della normativa che possono risultare ambigui: mi riferisco all'articolo 28 del disegno di legge in discussione. Tale articolo è stato introdotto su iniziativa governativa dal Senato della Repubblica e, in sostanza, è volto a mettere il nostro paese - giustamente - al riparo da possibili sanzioni. Peraltro, la Commissione europea, già prima che si insediasse questo Governo, ha formalmente sollevato nei confronti dell'Italia la questione dei servizi pubblici locali, invitando in modo esplicito il Governo italiano a eliminare una norma - mi riferisco al comma 3 dell'articolo 23 della legge n. 62 del 2005 - relativa a proroghe di appalti per i servizi locali di rilevanza economica, che in qualche modo contrastava con i principi generali dei trattati europei e con specifiche direttive europee.
L'abrogazione di tale norma, prevista dall'articolo 28 del disegno di legge in discussione, è giustificata dall'esigenza di interrompere un procedimento di infrazione, che formalmente ha avuto inizio con un richiamo ufficiale della Commissione europea al Governo. Nel momento in cui si elimina tale norma dall'ordinamento italiano per venire incontro alle richieste della Commissione europea, dobbiamo chiarire che emergono due questioni. In primo luogo in particolare nel settore del trasporto locale l'eliminazione di questa norma non mette in discussione le legislazioni di settore e i meccanismi di affidamento del servizio attraverso procedure definite dalla legge. In secondo luogo è necessario prevedere un minimo periodo transitorio per consentire alle aziende, che a seguito della normativa del 2005 si trovassero in una determinata fase, di poterla gestire fino all'indicazione del meccanismo di affidamento del servizio.
Qui si corre effettivamente il rischio che le ipotesi di affidamento previste dalle legislazioni di settore - che contemplano, certamente, l'affidamento a società di capitali, a società miste, ma anche, come succede in molte parti di questo nostro paese, l'affidamento «in house» a società interamente pubbliche - vengano in qualche modo travolte e che si proceda a un affidamento che potrebbe mettere in discussione il carattere pubblico di molti servizi pubblici locali, a cominciare da quello del trasporto. In questo senso, credo ci debba essere chiarezza sul fatto che quella norma non cancella le procedure di affidamento previste dalla legislazione di settore.
Esiste un secondo problema - l'ho accennato prima - che riguarda la questione del periodo transitorio. Ci sono molte aziende locali di servizi pubblici a rilevanza economica che, sulla base della norma di cui oggi si propone l'abrogazione, hanno attivato contratti con soggetti affidatari di questi servizi, contratti la cui durata, secondo la vecchia norma, può arrivare sino al 31 dicembre del 2008. Questa norma viene cancellata e molte aziende di servizio pubblico locale stanno gestendo il servizio sulla base di un contratto i cui termini vengono modificati.
È del tutto evidente che qui ci vuole una norma transitoria che consenta la continuità della gestione del servizio fino all'entrata in vigore del nuovo regime, che deriverebbe dalla cancellazione di questa norma.
Ho voluto fare queste considerazioni - presenteremo anche degli ordini del giorno in questo senso - proprio per evitare che ci siano interpretazioni negative che, se fossero tali, non condivideremmo.
Presidente, concludo rinnovando l'appello rivolto a tutti i colleghi di approvare questo provvedimento in tempi rapidi.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Romagnoli. Ne ha facoltà.
MASSIMO ROMAGNOLI. Signor Presidente, prima di iniziare il mio intervento anche io desidero esprimere il mio cordoglio personale e quello degli italiani all'estero per le vittime del disastro dello stretto di Messina e augurare una pronta guarigione ai feriti.
Colleghe e colleghi, signori del Governo, mi permetto di iniziare il mio intervento osservando che il disegno di legge in esame, recante disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle comunità europee, ripropone niente meno che lo stesso provvedimento presentato qualche mese prima della fine della scorsa legislatura al Senato dal Governo Berlusconi - il cui esame non era iniziato a causa dello scioglimento del Parlamento - che ha subito nel corso del suo esame discutibili modifiche. Analizzando attentamente il testo, si evince che con il presente disegno di legge vengono recepite per la prima volta le innovazioni recate dalla legge Stucchi, fortemente voluta dal Governo Berlusconi, la quale ha definito una nuova cornice normativa relativa, da una parte, alla partecipazione del Parlamento, delle regioni e degli enti locali al processo decisionale dell'Unione europea, dall'altra alla fase di recepimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione.
Pertanto, ritengo personalmente che questa sia una scelta imposta dall'attuale Governo di sinistra, che dimostra di voler recepire le direttive comunitarie come meglio crede e di voler privilegiare la tutela degli equilibri interni della coalizione e non gli interessi e la sicurezza del nostro paese. Se prendiamo in considerazione gli articoli 11 e 12 del disegno di legge in esame recanti criteri specifici di delega, in merito all'ammissione dei cittadini extracomunitari nel nostro paese, introdotti dall'attuale maggioranza nel corso dell'esame, vediamo che la maggioranza dimostra ampie divergenze di argomentazione che si concentrano in una coalizione di Governo poco stabile e soprattutto poco credibile.
Colleghe e colleghi, le profonde modifiche apportate al testo nel corso dell'esame al Senato rappresentano una vera intromissione dell'attuale Governo su materie di competenza del legislatore europeo.
Modificare sostanzialmente una direttiva emanata dal Consiglio europeo comporta, oltre all'elevato rischio di una procedura di infrazione, una grande ed ulteriore perdita di credibilità davanti agli altri 26 membri dell'Unione europea. Sono emendamenti che simboleggiano la totale non conformità rispetto a materie importanti e particolarmente delicate nella integrazione dei cittadini europei e non. L'articolo 11, infatti, dispone, in attuazione della direttiva relativa all'ammissione di ricercatori provenienti da paesi terzi, che la domanda di ammissione possa essere accettata anche quando il cittadino straniero si trova già regolarmente sul territorio italiano. Grazie all'emendamento aggiunto dalla Lega si sono limitati i danni.
Teniamo presente che l'applicazione della tanto sbandierata riforma delle norme sull'immigrazione proposta dal Governo non è altro che la trasposizione di direttive entrate a far parte dell'ordinamento comunitario già da diversi anni. Continuo, cari colleghi, richiamando l'articolo 12 relativamente all'attuazione della direttiva in materia di riconoscimento e revoca dello status di rifugiato. Ecco, quindi, che su questa disposizione si sono appuntate le principali perplessità di Forza Italia e dell'intera coalizione di centrodestra, in quanto essa prevedeva che uno straniero che avesse fatto ricorso contro il provvedimento di rigetto della sua domanda di asilo potesse rimanere nel territorio nazionale in attesa della pronuncia del giudice. In sostanza, la scelta della permanenza o meno sul territorio italiano in attesa del giudizio viene delegata al Governo. Nonostante la direttiva in oggetto preveda una main prevision, il Governo, anche in questo caso, applica una norma troppo permissiva, così qualsiasi immigrato finisce per presentare ricorso e rischia di rimanere in territorio italiano per tanti anni quanti ne prevede la giustizia italiana.Pag. 32
La norma, inoltre, è stata radicalmente modificata dalla nostra Camera. Essa prevedeva che la domanda di asilo potesse essere respinta per il solo fatto della provenienza del richiedente da un paese terzo compreso nell'elenco dei paesi sicuri redatto dal Consiglio europeo. Con un emendamento del Governo il testo è stato modificato, adottando la medesima formulazione contenuta nell'articolo 31 della direttiva, in cui si dispone che se il richiedente asilo proviene da paese sicuro la domanda è dichiarata infondata, salvo che egli abbia invocato gravi motivi per ritenere che quel paese non sia un paese di origine sicuro nelle circostanze specifiche in cui si trova il richiedente.
Colleghe e colleghi, questo Governo, sfruttando le pieghe che la legislazione comunitaria concede a quei paesi che non hanno già normative approfondite, sta ponendo le basi per un utilizzo strumentale della domanda d'asilo da parte di qualsiasi immigrato al fine di restare, privo di sorveglianza, nel territorio nazionale e rendersi irreperibile. Ricordatevi che il lupo perde il pelo ma non il vizio, cari signori. Vi rendo noto inoltre, che la riduzione da diciotto a dodici mesi del termine per l'adozione dei decreti delegati di attuazione delle direttive, contenuti negli allegati A e B, e l'ulteriore riduzione a sei mesi per le direttive in scadenza o già scadute, rischiano di appesantire ulteriormente il già abbondante e complesso lavoro nei ministeri.
Signor Presidente, colleghe e colleghi, signori del Governo, in conclusione le modifiche apportate nella legge comunitaria oggi in discussione alla Camera non tengono conto e, cosa ancor più grave, non tutelano in alcun modo le applicazioni di norme comunitarie che riguardano diritti fondamentali e inalienabili di più di due milioni di connazionali, cittadini europei alla pari degli altri.
L'appello che il Santo Padre ha fatto durante l'Angelus di domenica scorsa era rivolto soprattutto alle istituzioni che devono garantire il moltiplicarsi degli itinerari che promuovono l'integrazione, lo scambio interculturale e che devono favorire la conoscenza reciproca, accrescendo così le occasioni di dialogo dei migranti e degli immigrati.
Da parte di Forza Italia e di tutta la coalizione di centrodestra, al governo nella scorsa legislatura, vi è stata una proficua e costante attenzione nei confronti dei fenomeni migratori, che ha rappresentato, grazie alla concessione del voto agli italiani all'estero, il primo e vero passo verso la volontà di riconoscere i diritti fondamentali e inalienabili di ogni cittadino europeo.
Questo Governo, nonostante sia stata istituita una ripartizione estera, rappresentata da diciotto parlamentari, eletti con l'espressione di una preferenza diretta da parte dell'elettorato attivo, non intende garantire alcuna applicazione di norme europee che possano di fatto escludere i nostri concittadini da gravi abusi che ledono la dignità umana e il regolare svolgimento della vita quotidiana di nostri connazionali sul territorio dell'Unione.
Tutelare, facilitare e migliorare la vita degli italiani che risiedono nell'Unione europea, come nel mondo, deve essere una prerogativa di questo Governo. Ancora oggi, le autorità di paesi membri dell'Unione europea - udite, udite! - chiedono il permesso di soggiorno per poter aprire un semplice conto corrente, per poter trasferire del denaro ai propri familiari in Italia, per poter iscrivere i propri figli a scuola, per poter accedere agli ospedali pubblici gratuitamente o per affittare una casa.
Caro Presidente e signori del Governo, nel vostro disegno di legge in esame non avete minimamente tenuto conto dei concittadini italiani residenti all'interno dei paesi dell'Unione europea, i quali, spesso e volentieri, vengono trattati come extracomunitari.
Questo Esecutivo, invece di facilitare e migliorare la vita dei cittadini italiani, si occupa, per scopi prettamente elettorali, di persone che, senza regolare permesso di soggiorno, vagabondano nel nostro paese, marciapiede per marciapiede e di strada in strada.Pag. 33
Colleghi e colleghe, cerchiamo di stimolare la fiducia dei cittadini europei, proponiamo il risparmio, un'ambasciata - come diceva il mio collega Zacchera -, un consolato europeo e una sicurezza per tutti: proponiamo un'Europa uguale per tutti e conquisteremo la fiducia di tutti.
Per i citati motivi, il mio sarà un voto di astensione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, parlare per ultimo mi ha consentito di seguire tutto il dibattito.
Il mio intervento sarà breve, perché facilitato molto dalla relazione, puntuale e precisa, svolta dalla collega Ottone - che ringrazio - ed offerta alla riflessione e all'attenzione di tutta l'Assemblea.
Prima di svolgere qualche riflessione sulle modifiche apportate al testo dai colleghi senatori vorrei salutare con soddisfazione la ripresa dei lavori in aula: è questa, infatti, la prima seduta del 2007.
Colleghi, quest'anno l'Europa si è allargata alla Romania e alla Bulgaria, quindi i paesi, i popoli aderenti sono in tutto ventisette; stavo per parlare di ventisette storie, ma ho l'impressione che ve ne sia qualcuna in più.
Anche questo è un buon traguardo che l'Europa ha raggiunto, probabilmente definendo almeno ad Oriente i propri confini. Tale traguardo, per alcuni aspetti, rappresenterà anche un cambio di marcia, di attenzione verso l'area del Mediterraneo, riservando ai paesi che ne fanno parte, compresa l'Italia, un ruolo in più, un'attenzione maggiore ed una responsabilità più convinta.
I nostri lavori, sicuramente segnati da qualche eccesso di burocrazia, si fanno interpreti di un desiderio largamente condiviso da questo Parlamento: mi riferisco alla costruzione della casa comune europea.
I giornali di questi giorni hanno manifestato allarme - esagerato secondo alcuni, anche se personalmente non sono di questo avviso - rispetto ai temi dell'inquinamento, alle stagioni che si riconoscono sempre di meno, ad una situazione ambientale che, obbiettivamente, preoccupa la comunità scientifica ed i singoli cittadini. Su queste tematiche, come su altre, è l'Europa il soggetto che deve svolgere fino in fondo il proprio ruolo di analisi, di studio, di approfondimento e di cambiamento delle politiche riguardanti lo sviluppo e la società del futuro.
Ho fatto questi riferimenti per dire quanto abbia seguito con interesse le preoccupazioni esternate da più colleghi nel dibattito odierno in tema di burocrazia, di meccanismi eccessivi e su qualche elemento obsoleto esistente nell'organizzazione europea. A tale proposito, ritengo opportuno fare di più al fine di migliorare e di qualificare tali elementi e passaggi, senza perdere di vista però che cosa rappresenta l'Europa e che cosa essa può rappresentare nello scenario internazionale per gli europei e, in particolare, per noi italiani.
Nessuno di noi ha voluto usare toni polemici, tuttavia ho riscontrato in alcuni colleghi qualche freddezza eccessiva, un certo distacco e qualche elemento di sufficienza che ritengo non sia proprio il massimo nell'approccio ai temi europei. Vi è, probabilmente, la necessità di comprendere che cosa rappresenta l'Europa, qual è il nostro apporto e che cosa l'Europa può offrire, in termini di opportunità, alla nostra comunità nazionale.
Le parole usate da alcuni colleghi, secondo i quali noi foraggiamo l'Unione europea e non abbiamo più riferimenti nostri, mi sembrano eccessivamente provinciali o provincialiste. Nel momento in cui accettiamo la sfida europea noi dovremmo inorgoglirci per il fatto che in Italia vanno restringendosi le aree che hanno ricevuto i benefici della solidarietà europea, perché ciò significa che il nostro paese è cresciuto grazie anche a tale solidarietà. Allo stesso modo, non dovremmo considerare uno scandalo se vi sono aree dell'ex Est europeo, che oggi si affacciano in Europa, che, proprio per la loro particolare situazione economico-sociale, Pag. 34partecipano più di noi alla ripartizione della solidarietà europea. Noi crediamo - lo dico a nome dell'Ulivo - nella costruzione della casa comune europea sia quando riceviamo qualcosa, sia quando siamo chiamati ad offrire qualcosa agli altri. D'altronde, l'Unione europea si basa su tanti valori, tra cui quelli della sussidiarietà e della solidarietà al fine di realizzare la coesione sociale europea. In questa direzione colgo le critiche, le preoccupazioni e la necessità che si apportino dei cambiamenti, tuttavia non bisogna assolutamente perdere di vista l'obiettivo finale.
Da ultimo, svolgo alcune brevi considerazioni sugli articoli del provvedimento ai quali sono state apportate modifiche da parte del Senato.
Velocissimamente noterò, tralasciando l'articolo 10 che riguarda i mercati finanziari, che gli articoli 27 e 28, aggiunti nel corso dell'esame al Senato, cercano di prevenire o di scongiurare una procedura di infrazione; quindi, mi sembrano apportare modifiche dovute. Quanto all'articolo 12, esso, colleghi, concerne l'asilo politico, non una forma di immigrazione più o meno surrettizia. Permettetemi di osservare che l'asilo politico rappresenta uno degli atti di solidarietà più antichi nella storia dell'umanità; nei sacri testi, siano essi cristiani o di altra religione, troviamo l'attenzione per chi è perseguitato per le proprie idee, per la propria condizione. Allora, il tema, alla fine - o lo scandalo (come mi pare risulti da qualche intervento) - riguarda chi ha un orientamento sessuale diverso dalla maggioranza? Io spero e penso di no.
Avere accolto quella formulazione non significa assolutamente essere intransigenti o radicali di sinistra; significa, dal mio punto di vista - ma penso di interpretare serenamente l'opinione dei colleghi del gruppo dell'Ulivo -, semplicemente riconoscere il valore della persona.
Voglio solo ricordare che con il loro voto favorevole in questa Assemblea le forze politiche del paese, non molti mesi fa - certamente non in questa legislatura ma in quella precedente -, hanno concorso, tutte ad eccezione della Lega, alla ratifica della cosiddetta Costituzione europea. Certo, qualcuno osserverà che non si tratta ancora della Costituzione europea perché l'iter è tuttora in corso e risente dei problemi che sono stati in questa sede richiamati; ma, se in questo Parlamento noi abbiamo ratificato quella Costituzione europea, ciò significa che siamo impegnati perché quella è la Carta nella quale ci riconosciamo. Ebbene, essa, all'articolo 81 del Titolo III «Uguaglianza» della parte seconda, recita testualmente: «È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale».
Ecco, ritengo che il periodo aggiunto dal Senato all'articolo 12 del disegno di legge comunitaria - dal seguente tenore: «Tra i gravi motivi possono essere comprese gravi discriminazioni e repressioni di comportamenti riferiti al richiedente e che risultano oggettivamente perseguiti nel paese d'origine o di provenienza e non costituenti reato per l'ordinamento italiano» - corrisponda ad una traduzione corretta di quell'articolo 81 del Titolo III della parte seconda della Costituzione europea. Titolo III che parla di eguaglianza e che insieme, in questa Assemblea, a larga maggioranza, a mio avviso in un momento esaltante nella vita di questo Parlamento, abbiamo approvato.
Ecco, allora, colleghi, se ci liberiamo di qualche ideologismo, non sarà difficile cogliere il significato di questo articolo 12, aldilà dei pregiudizi e dei piccoli interessi di bottega. Mi rivolgo in particolare al collega Zacchera il quale in sostanza, dopo aver seguito un ragionamento, concludeva: quindi, una persona gay musulmana, che vive in un paese musulmano, potrebbe addirittura ottenere l'asilo politico in Italia? Ebbene, io penso di sì. Non credo che ciò costituisca una vergogna di questo Parlamento.Pag. 35
Anzi, ritengo si tratti di un atto di civiltà del paese. Credo si tratti di un elemento che qualifichi la nostra azione politica: l'Italia è un paese che anche sul valore dell'accoglienza, anche sul valore dell'asilo politico ha una storia che rappresenta, a mio avviso, davvero un faro. Un faro che possiamo alzare con grande orgoglio e con grande sensibilità e ritengo che se, questo faro, lo alziamo insieme, ciò sarà un bene per noi, per questo Parlamento e per il popolo italiano (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, La Rosa nel Pugno e Verdi).
(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 1042-B)
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice, deputata Rosella Ottone.
ROSELLA OTTONE, Relatore. Signor Presidente, ringrazio i colleghi intervenuti e rinunzio alla replica.
LUIGI LI GOTTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Il Governo si riserva di intervenire nel prosieguo del dibattito.
In attesa di poter comunicare l'ordine del giorno della seduta di domani, sospendo brevemente la seduta.
La seduta, sospesa alle 18,55, è ripresa alle 19,20.

References: articolo 9
 articolo 27
 articolo 181
 articolo 28
 articolo 8
 articolo 12
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