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Timestamp: 2020-05-28 19:09:52+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18479 del 26/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18479 del 26/07/2017
Cassazione civile, sez. trib., 26/07/2017, (ud. 09/05/2017, dep.26/07/2017), n. 18479
sul ricorso 21775-2013 proposto da:
GREZ E ASSOCIATI SRL, rappresentato e difeso dagli avvocati ROBERTA
RICCIARINI, STEFANO PASQUINI giusta delega a margine;
PROVINCIA PRESENTAZIONE MARIA SSMA PADRI PASSIONISTI;
PROVINCIA PRESENTAZIONE MARIA SSMA PADRI PASSIONISTI in persona del
domiciliato in ROMA VIA GIAMBATTISTA VICO 22, presso lo studio
dell’avvocato MICHELE PROCIDA, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato ALESSANDRO FRUSCIONE giusta delega in calce;
avverso la sentenza n. 33/2013 della COMM.TRIB.REG. di FIRENZE,
09/05/2017 dal Consigliere Dott. ANNA MARIA FASANO;
FUZIO Riccardo che ha concluso per l’estinzione del ricorso.
La Provincia della Presentazione di Maria SS.ma dei Padri passionisti ricorreva innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Arezzo, avverso gli avvisi di accertamento ICI, anno di imposta 2001, 2002, 2003 e 2004 per omessa dichiarazione e del versamento dell’imposta, relativa a fabbricati utilizzati come istituto di riabilitazione e di cura, assumendo di non essere tenuta al pagamento, ai sensi della L. n. 222 del 1985 e del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1, lett. I. I ricorsi proposti innanzi alla CTP venivano respinti, atteso che la Commissione riteneva che le attività svolte rivestissero natura commerciale. Contro le determinazioni del giudice di prime cure, la Provincia proponeva appello innanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Toscana. Diversa sezione della CTP di Arezzo accoglieva il ricorso della contribuente relativo all’anno di imposta 2004, con sentenza n. 01/05/2012. Avverso tale sentenza, il Comune proponeva appello. La CTR della Toscana, previa riunione dei procedimenti riferiti a tutti gli anni di imposta (2001, 2002, 2003, 2004), con pronuncia n. 33/31/13, rigettava il gravame.
Propone ricorso per la cassazione della sentenza il Comune di Arezzo, svolgendo un solo motivo. Ha resistito con controricorso la Provincia della Presentazione di Maria SS.ma dei Padri Passionisti, che ha proposto anche ricorso incidentale, illustrato con memorie.
1. Con l’unico motivo di ricorso, il Comune ricorrente censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: “Violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 7, comma 1, lett. i). Motivazione insufficiente e contraddittoria circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in merito al carattere commerciale dell’attività svolta”, atteso che la CTR avrebbe inquadrato erroneamente la vicenda in oggetto, posto che non ha tenuto in debito conto la normativa concretamente applicabile, come interpretata dalla giurisprudenza di legittimità. Si argomenta che l’esclusività della natura commerciale delle attività sanitarie sia da ricercare proprio nel fatto di non avere le caratteristiche della provvisorietà ed occasionalità proprie delle attività commerciali riconosciute agli enti non commerciali ex art. 143, ma al contrario di essere svolte in forma di impresa. Inoltre, parte ricorrente deduce che il tema del convenzionamento con il servizio sanitario nazionale delle case di cura appare indifferente quanto alla verifica della sussistenza del presupposto per l’applicazione delle ipotesi di esenzione, di cui al D.Lgs. n. 504 del 1992, ar. 7, comma 1, lett. i).
2. Parte controricorrente ha proposto ricorso incidentale denunciando in rubrica: “Violazione e falsa applicazione D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 53,56 e 57 in applicazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, atteso che la CTR della Toscana, invece di rigettare implicitamente l’eccezione sollevata dai (OMISSIS), avrebbe dovuto rilevare la nuova motivazione proposta in sede di appello da parte del comune di Arezzo dichiarando inammissibile l’appello per l’anno 2004 e comunque accogliere gli appelli proposti dall’odierno controricorrente per gli anni 2001- 2003, per acquiescenza alla tesi proposta in sede di ricorso circa l’irretroattività della L. n. 248 del 2006, art. 39, comma 1.
3. Ciò posto, deve preliminarmente rilevarsi che, in data 3 maggio 2017, le parti hanno depositato una istanza congiunta di estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Nella predetta istanza viene riferito che il Comune di Arezzo e la Provincia della Presentazione di Maria SS.ma dei (OMISSIS) hanno sottoscritto un accordo quadro transattivo con il quale hanno definito tutti i contenziosi pendenti innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Arezzo, alla Commissione Tributaria Regionale di Firenze ed innanzi alla Corte di Cassazione, tra i quali rientra il giudizio in oggetto. Concludono dichiarando di non avere più interesse alla prosecuzione del procedimento, chiedendo che sia dichiarata la cessazione della materia del contendere.
4. Orbene, l’accordo transattivo a cui fanno rinvio le parti e l’istanza presentata, sottoscritta congiuntamente dai difensori costituiti, comportano la cessazione della materia del contendere (Cass. n. 4257 del 2017), secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale, per sopraggiunto difetto di interesse (Cass. S.U. n. 2674 del 1993; Cass.S.U. n. 6626 del 1997; Cass. n. 13113 del 2003; Cass. n. 2934 del 2015), non essendo necessaria la pronuncia del giudice su quanto costituiva oggetto di controversia, poichè l’interesse ad agire e, conseguentemente, anche quello ad impugnare, deve sussistere non solo al momento in cui è proposta l’azione o l’impugnazione, ma anche al momento della decisione, perchè è in relazione a tale decisione, ed in relazione alle domande originariamente formulate, che tale interesse va valutato (Cass. n. 11609 del 2005; n. 21951 del 2013; Cass. n. 2934 del 2015).
5. Sulla base dei rilievi espressi, va dichiarata l’estinzione del giudizio, per cessazione della materia del contendere. L’esito della lite giustifica ampliamente la compensazione delle spese processuali.
La Corte dichiara cessata la materia del contendere. Compensa tra le parti le spese di lite. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto in ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 7
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7
 art. 143
 art. 39
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13
 art. 1
 art. 13