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Timestamp: 2019-02-22 04:40:20+00:00

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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 1 agosto 2013, n. 18423. La caparra confirmatoria non determina il quantum del danno che va integralmente provato - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 1 agosto 2013, n. 18423. La caparra confirmatoria non determina il quantum del danno che va integralmente provato
sentenza 1 agosto 2013, n. 18423
La Corte romana, secondo la ricorrente non avrebbe tenuto conto che la sig.ra S. con l’atto di appello aveva chiesto contestualmente all’annullamento e/o alla riforma della sentenza di primo grado l’accoglimento di tutte le domande proposte in primo grado che venivano a tal fine integralmente ed espressamente richiamate; pertanto, sia pure in torma gradata e alternativa, la sig.ra S. aveva ritualmente proposto sia la domanda di recesso ex art. 1385 secondo comma cc. (con conseguente ritenzione della caparra) sia in via subordinata la risoluzione del contratto per grave ed incolpevole inadempimento della D.R. con richiesta di risarcimento danni commisurato e riferito o alla perdita della caparra confirmatoria, già versata, ovvero alla somma che sarebbe stata accertata in corso di causa o in separato giudizio. Se, dunque questa era la realtà degli atti di causa, specifica la ricorrente, assume rilievo determinante proprio in rapporto alla decisione emessa dalla Corte Suprema di rinvio che la liquidazione del danno fosse stata espressamente ancorata dall’attuale ricorrente alla misura della caparra versata all’atto del preliminare.
Come affermato dalla Corte di Cassazione, specifica ancora la ricorrente, non sarebbe precluso nemmeno alla parte che si sia avvalsa della risoluzione stragiudiziale ex art. 1454 cc, richiedere giudizialmente il risarcimento, utilizzando la caparra nella sua funzione di preventiva liquidazione del danno, atteso che il diritto alla caparra può essere fatto valere, anche, nell’ambito della domanda di risoluzione quale entità del danno da risarcire. Insomma, ritiene la ricorrente, qualora la parte non inadempiente chiede la risoluzione del contratto ex art. 1453 cc, la stessa, conserva il diritto di ritenere la caparra ricevuta con questa conseguenza: a) che se il danno accertato è superiore all’importo della caparra a questo importo deve essere aggiunta la differenza fra lo stesso danno e l’importo della caparra: b) se il danno accertato è inferiore all’importo della caparra, il danno da risarcire viene a corrispondere non al minore importo accertato nel giudizio, ma all’importo della caparra, che costituisce, perciò, la misura minima del danno risarcibile derivante dall’inadempimento. Pertanto, conclude la ricorrente, sulla base delle considerazioni svolte apparirebbe del tutto illegittimo sostenere che la domanda di riconoscimento del diritto alla ritenzione definitiva della caparra, a titolo di risarcimento, risulterebbe preclusa dalla statuizione sul punto della Corte di Appello nella sentenza n. 2396 del 1998. Piuttosto, tale domanda non incontrava alcun tipo di preclusione nel giudicato formatosi, viceversa, esclusivamente in relazione alla domanda di recesso ex art. 1385 cc.
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 23 agosto 2013 n. 19493....

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

sentenza 
 sentenza 
 art. 1385
 art. 1454
 art. 1453
 sentenza 
 art. 1385
 sentenza