Source: http://noiradiomobile.org/nel-caso-di-sinistro-stradale-causato-da-veicolo-in-possesso-di-un-certificato-assicurativo-formalmente-valido-ma-rilasciato-dopo-il-sinistro-e-fraudolentemente-retrodatato-tale-falsita-non-e-opponi/
Timestamp: 2018-10-16 02:14:30+00:00

Document:
Nel caso di sinistro stradale causato da veicolo in possesso di un certificato assicurativo formalmente valido, ma rilasciato dopo il sinistro e fraudolentemente retrodatato, tale falsità non è opponibile al terzo danneggiato quando essa provenga dall’agente per il tramite del quale è stato stipulato il contratto. – Noi Radiomobile™
Home »News»Leggi dello Stato»Nel caso di sinistro stradale causato da veicolo in possesso di un certificato assicurativo formalmente valido, ma rilasciato dopo il sinistro e fraudolentemente retrodatato, tale falsità non è opponibile al terzo danneggiato quando essa provenga dall’agente per il tramite del quale è stato stipulato il contratto.
Nel caso di sinistro stradale causato da veicolo in possesso di un certificato assicurativo formalmente valido, ma rilasciato dopo il sinistro e fraudolentemente retrodatato, tale falsità non è opponibile al terzo danneggiato quando essa provenga dall’agente per il tramite del quale è stato stipulato il contratto.
Posted on 13 ottobre 2016 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
(Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 11 aprile 2016, n. 6974)
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SGROI Carmelo, che ha concluso per il rigetto del ricorso principale, inammissibilita’ del ricorso incidentale (OMISSIS), assorbiti i ricorsi incidentali (OMISSIS) e (OMISSIS);
1. Il 19.2.1996 si ribalto’ un autobus di proprieta’ di (OMISSIS) e condotto da (OMISSIS).
A causa del sinistro mori’ (OMISSIS), ed altre persone rimasero ferite.
2. Nel 1997 i genitori e la sorella della vittima ( (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS)) convennero dinanzi al Tribunale di Rieti il conducente ed il proprietario del veicolo, nonche’ la (OMISSIS), assicuratore della r.c.a..
Quest’ultima si costitui’ e, allegando che la polizza era stata stipulata soltanto dopo il sinistro, chiamo’ in causa l’agente per il tramite del quale fu stipulata la polizza (la (OMISSIS) s.n.c.) e la societa’ (OMISSIS) s.p.a., sul presupposto che al momento del sinistro quest’ultima, e non la (OMISSIS), coprisse il mezzo contro i rischi della r.c.a..
3. Nelle more del giudizio (OMISSIS) e (OMISSIS), trasportati sul bus al momento e feriti in conseguenza del sinistro, convennero anch’essi in giudizio dinanzi al Tribunale di Rieti il proprietario, il conducente e l’assicuratore del bus. In questo giudizio intervennero altri otto trasportati, anch’essi rimasti feriti.
4. Riuniti i due giudizi, con sentenza 4.3.2002 n. 252 il Tribunale di Rieti accolse le domande dei danneggiati nei confronti dei responsabili civili e della (OMISSIS).
5. La sentenza venne appellata in via principale dalla (OMISSIS); in via incidentale dagli eredi (OMISSIS), da (OMISSIS) e dagli altri intervenuti.
6. La Corte d’appello di Roma con sentenza 4.5.2011 n. 1975 (per quanto ancora rileva):
-) ritenne inopponibile ai danneggiati tale circostanza, e condanno’ dunque la (OMISSIS) al risarcimento;
-) condanno’ la (OMISSIS) s.n.c. a tenere indenne (OMISSIS) di quanto pagato ai danneggiati.
7. La sentenza d’appello e’ stata impugnata per cassazione:
8. Con ordinanza 4.2.2015 questa Corte ha disposto il rinvio del ricorso a nuovo ruolo, al fine di consentire la rinnovazione della notifica dell’avviso d’udienza al difensore dei controricorrenti (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS).
9. Con atto denominato “di integrazione del contraddittorio”, (OMISSIS) ha notificato il proprio controricorso e ricorso incidentale anche alla (OMISSIS) s.n.c. ed ai suoi soci, nonche’ al proprietario ( (OMISSIS)) ed al conducente del bus ( (OMISSIS)).
1.1. Va preliminarmente dichiarata l’inammissibilita’ del controricorso proposto dalla (OMISSIS) per contraddire al ricorso proposto da (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS).
Il ricorso incidentale di questi ultimi, infatti, e’ stato notificato alla (OMISSIS) il 9.3.2012, mentre il controricorso di quest’ultima e’ stato consegnato all’ufficiale giudiziario per la notifica solo il 10.5.2012: oltre, quindi, il termine di cui all’articolo 370 c.p.c..
1.2. Ancora in via preliminare va rilevato come il ricorso incidentale proposto dagli eredi (OMISSIS), invocando la violazione da parte della Corte d’appello del giudicato interno, deve essere esaminato per primo, ai sensi dell’articolo 276 c.p.c., comma 2. E’ infatti ovvio che, se fosse fondato, l’esistenza d’un giudicato interno sull’obbligo assicurativo in capo alla (OMISSIS) renderebbe inammissibile il ricorso proposto da quest’ultima.
2. Il primo motivo del ricorso incidentale (OMISSIS).
2.1. Col primo motivo di ricorso incidentale (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) invocano il vizio di nullita’ processuale, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 4.
Il motivo, pur formalmente unitario, contiene in realta’ due censure:
(b) con la seconda censura si lamenta che la Corte d’appello avrebbe violato l’articolo 2909 c.c., per avere affrontato la questione dell’esistenza e validita’ del contratto stipulato dalla (OMISSIS), senza che quest’ultima nulla avesse mai tempestivamente eccepito al riguardo, e sulla quale si era pertanto formato il giudicato.
2.2. Il motivo e’ inammissibile per difetto di interesse.
Essi dunque da una ipotetica sentenza di rinvio, la quale dichiarasse valido ed efficace il contratto stipulato dalla (OMISSIS), non trarrebbero alcun vantaggio ulteriore rispetto a quello loro accordato dalla sentenza impugnata, che ha dichiarato ad essi inopponibile l’inoperativita’ della garanzia.
3. Il secondo motivo del ricorso incidentale (OMISSIS).
3.2. Il motivo e’ inammissibile per le medesime ragioni gia’ indicate al 2.2..
4. Il motivo unico del ricorso (OMISSIS).
Deduce, al riguardo, che la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere obbligata la (OMISSIS) al risarcimento del danno nei confronti del terzo danneggiato, poiche’ al momento del sinistro il responsabile non aveva stipulato alcun contratto valido con la (OMISSIS). A sostegno di questa deduzione la ricorrente articola una tesi cosi’ riassumibile:
(b) non e’ consentito stipulare un’assicurazione della responsabilita’ civile a copertura di sinistri gia’ avvenuti: essa sarebbe infatti nulla per inesistenza del rischio, ex articolo 1895 c.c.;
4.2. Gli eredi (OMISSIS) hanno eccepito l’inammissibilita’ del motivo, sul presupposto che la (OMISSIS) nei gradi di merito non avrebbe contestato l’autenticita’ del contrassegno, ne’ chiesto in via riconvenzionale l’accertamento della nullita’/inesistenza del contratto di assicurazione.
In conseguenza di cio’ si sarebbe formato, secondo i controricorrenti, il giudicato sulla questione della esistenza e validita’ del rapporto assicurativo.
4.3. L’eccezione di inammissibilita’ del ricorso principale e’ infondata.
(-) in primo grado la (OMISSIS) nego’ “di essere l’assicuratore r.c.a.” dell’autobus, e soggiunse di avere “motivo di ritenere” che la polizza fu stipulata dopo il sinistro;
(-) il giudice di primo grado dichiaro’ “non contestata” l’autenticita’ del certificato assicurativo;
(-) la (OMISSIS) impugno’ tale statuizione, sostenendo che il certificato “pur materialmente vero” costituiva un falso ideologico, perche’ rilasciato dopo il sinistro e retrodatato ad epoca anteriore;
(-) la Corte d’appello dichiaro’ falso il certificato, ma inopponibile la falsita’ ai terzi danneggiati.
Questa essendo la dinamica processuale, ne discende che l’eccezione di giudicato e’ infondata, in quanto:
(b) il Tribunale affermo’ l’esistenza della polizza, e la (OMISSIS) propose impugnazione su tale capo di sentenza.
Ne consegue che la questione della esistenza e validita’ della polizza assicurativa, contestata in primo grado, rimase sub iudice anche in grado di appello merce’ l’interposto gravame, onde nessun giudicato puo’ essersi formato.
4.4. Nel merito il ricorso proposto dalla (OMISSIS) e’ infondato, sebbene la motivazione della sentenza impugnata debba essere, sul punto, emendata.
4.4.1. La stipula di un contratto di assicurazione della responsabilita’ civile automobilistica produce due ordini di effetti.
Nei rapporti tra l’assicurato e l’assicuratore, il contratto e’ fonte delle rispettive obbligazioni. Se dunque manca, l’assicurato non ha diritto all’indennizzo.
Nei rapporti tra il danneggiato e l’assicuratore, invece, il contratto e’ mero presupposto di fatto per il sorgere dell’obbligazione diretta del secondo nei confronti del primo, la cui fonte e’ la legge. Da cio’ consegue che il diritto del danneggiato nei confronti dell’assicuratore del responsabile, non scaturendo dal contratto, non ne segue le sorti, e sussiste anche quando la polizza, purche’ esistente, sia inefficace (ad es., ex articolo 1899 c.c.) o non operante (ad es., per la presenza di clausole delimitatrici del rischio assicurato).
4.4.2. Al fine di favorire la vittima nel compito di individuare l’esistenza e le generalita’ dell’assicuratore del responsabile, la L. 24 dicembre 1969, n. 990, articolo 7, comma 2, (applicabile ratione temporis, oggi abrogato e trasfuso nell’articolo 127 cod. ass.) imponeva all’epoca dei fatti a chiunque mettesse in circolazione un veicolo soggetto all’obbligo di assicurazione:
– di avere con se’ il certificato assicurativo;
– di pubblicita’, in quanto finalizzato a dimostrare ai terzi l’avvenuta stipula del contratto;
– di incontestabilita’, in quanto una volta emesso l’assicuratore perde la possibilita’ di revocarne o contestarne il contenuto.
Sul piano dell’inquadramento giuridico, il certificato costituisce una dichiarazione di scienza a contenuto confessorio, resa dall’assicuratore verso la generalita’ dei terzi. Al pari della confessione, dunque, il contenuto del certificato non puo’ essere contestato dall’assicuratore, a meno che non provi che esso fu rilasciato per errore di fatto, ovvero estorto con violenza (articolo 2732 c.c.).
4.4.3. E’ alla luce di questi criteri che deve ora stabilirsi cosa accada nell’ipotesi di certificato assicurativo non coerente con la polizza sottostante. A tal fine occorre distinguere l’ipotesi in cui il certificato non sia in alcun modo riconducibile alla sfera volitiva dell’assicuratore o delle persone del cui operato questi debba rispondere, da quella in cui sussista tale riconducibilita’. La prima ipotesi sussiste quando al certificato non corrisponda alcun contratto sottostante; ovvero sia stato artefatto dopo il suo rilascio da persone estranee alla struttura aziendale dell’assicuratore.
In questo caso manca il presupposto legale (articolo 1173 c.c.) perche’ sorga l’obbligazione dell’assicuratore verso il danneggiato, e quest’ultimo potra’ avanzare le sue pretese soltanto nei confronti del responsabile civile e dell’impresa designata dal Fondo di garanzia vittime della strada.
(a) il certificato esponga un periodo di copertura difforme da quello risultante dalla polizza, perche’ cosi’ e’ stato emesso dalla persona a cio’ legittimata;
(b) il certificato sia coerente con la polizza, ma l’uno e l’altra siano stati retrodatati rispetto alla loro effettiva sottoscrizione, per volonta’ dei contraenti o dei loro rappresentanti legittimati.
Ricorrendo tali evenienze, nei rapporti interni tra assicurato ed assicuratore si applichera’ ovviamente la regola plus valet quod agitur, quam quod simulate concipitur, ed il contratto sara’ efficace dalle ore 24.00 del giorno in cui e’ stato pagato il premio, secondo la regola generale di cui all’articolo 1899.
Nei rapporti tra assicuratore e danneggiato, invece, il primo restera’ obbligato al risarcimento del danno, in quanto:
-) la natura confessoria del certificato assicurativo consente all’assicuratore di contestarne i contenuti solo quando quel documento sia rilasciato per errore o estorto con violenza: ma ne’ l’una, ne’ l’altra di tali ipotesi sussistono allorche’ proprio l’intermediario assicurativo, che dell’assicuratore abbia la rappresentanza (circostanza mai stata in discussione nel presente giudizio), rilasci il certificato mendace. In tal caso, infatti, gli atti dell’intermediario producono effetti direttamente nei confronti dell’assicuratore, e sono a lui imputabili.
(a) al momento della stipula del contratto il rischio era inesistente perche’ il sinistro si era gia’ verificato (articolo 1895 c.c.), e dunque il contratto era nullo e non se ne potevano invocare gli effetti;
4.5.1. Quanto alla prima deduzione della (OMISSIS), va rilevato in primo luogo che nell’assicurazione della responsabilita’ civile la circostanza che le parti abbiano fatto decorrere la copertura da un momento anteriore alla stipula non da’ luogo a nullita’ del contratto, ma solo a non indennizzabilita’ di quel sinistro.
La nullita’ del contratto per inesistenza del rischio, ex articolo 1895 c.c., sussiste infatti quando nessun rischio puo’ mai verificarsi: ad esempio, allorche’ si assicuri la responsabilita’ derivante dalla circolazione di un veicolo non piu’ esistente perche’ demolito.
Salva questa particolare ipotesi, il rischio che il proprietario d’un veicolo a motore venga chiamato a rispondere dei danni causati dalla circolazione del suo mezzo non cessa sol perche’ si sia gia’ verificato un sinistro. Il contratto stipulato dalla (OMISSIS) nel nostro caso non era dunque nullo ex articolo 1895 c.c., perche’ il rischio assicurato poteva ulteriormente verificarsi.
E, per quanto detto, mentre la nullita’ del contratto di assicurazione della r.c.a. puo’ essere opposta al terzo danneggiato, l’inefficacia non puo’ esserlo; all’epoca dei fatti, perche’ lo disponeva la L. n. 990 del 1969, articolo 19, ed oggi ex articolo 144 cod. ass..
Nei sensi che precedono questa Corte ritiene di discostarsi dal contrario precedente costituito da Sez. 3, Sentenza n. 8460 del 17/10/1994, Rv. 488110, non condivisibile sia perche’ non distinse il rapporto assicurativo da quello ex lege tra assicuratore e danneggiato; sia perche’ non considero’ che il rischio nell’assicurazione di responsabilita’ e’ un rischio con carattere di ripetitivita’, sicche’ non basta l’avverarsi d’un solo sinistro prima della stipula, per ritenere nullo l’intero contratto.
4.5.2. La (OMISSIS) ha poi dedotto (p. 12 del ricorso) che il principio dell’apparenza (in virtu’ del quale prevale, per il terzo danneggiato, la copertura assicurativa risultante dal certificato, rispetto a quella effettiva) non potrebbe essere invocato nel caso di specie, perche’ al momento del sinistro il bus condotto da (OMISSIS) non esponeva alcun contrassegno assicurativo, ne’ il conducente era in possesso di alcun certificato assicurativo.
La prima ragione e’ che il principio di apparenza (in virtu’ del quale, data una divergenza tra la situazione di diritto reale e quella di diritto apparente, prevale quest’ultima quando sia stata colposamente creata o tollerata dalla persona che non ne beneficia) puo’ venire in rilievo nei casi di falsa rappresentanza (ad es., certificato rilascio da agente privo di potere rappresentativo), ma non nel caso in cui l’intermediario a cio’ abilitato rilasci un certificato inveritiero, ma sotteso da un contratto realmente esistente.
In questo caso, per quanto gia’ detto, l’assicuratore confessa verso il terzo danneggiato il proprio obbligo risarcitorio, e tale confessione non puo’ essere revocata se non nei casi previsti dall’articolo 2932 c.c..
La seconda ragione e’ che a seguire la tesi della (OMISSIS) (secondo cui il rilascio di certificati assicurativi inveritieri non obbligherebbe l’assicuratore verso il terzo danneggiato, se essi siano esibiti dopo il sinistro) si perverrebbe a conseguenze paradossali. Se davvero cosi’ fosse, infatti nel caso di incoerenza tra l’efficacia della polizza e la decorrenza della copertura indicata nel certificato occorrerebbe distinguere due ipotesi:
(a) se il certificato mendace o inveritiero e’ rilasciato prima del sinistro (ad esempio, nel caso di emissione del certificato nonostante non sia stato pagato alcun premio), tale circostanza sarebbe inopponibile al terzo danneggiato;
(b) se il certificato mendace e’ rilasciato dopo il sinistro, e retrodatato ad epoca anteriore, tale circostanza sarebbe opponibile al terzo danneggiato. Questa conclusione tuttavia non puo’ essere condivisa.
Se infatti medesimo e’ il vizio sussistente nelle due ipotesi (inefficacia del contratto), costituisce un mero accidente, giuridicamente insignificante, la circostanza che il terzo danneggiato venga a conoscenza dell’esistenza del certificato assicurativo direttamente al momento del sinistro (perche’ custodito a bordo del veicolo), ovvero in un secondo momento (perche’ esibito all’autorita’ di polizia per evitare il sequestro del mezzo, come avvenuto nel caso di specie).
Quel che unicamente rileva, per escludere gli effetti confessori del certificato, non e’ se il certificato esistesse o meno al momento del sinistro, ma se il terzo danneggiato, con l’uso dell’ordinaria diligenza, potesse o meno avvedersi della sua falsita’ od incoerenza rispetto ai patti di polizza. Circostanza che, nel caso di specie, mai ha formato oggetto di contesa.
4.6. Il ricorso va dunque rigettato in virtu’ del seguente principio di diritto:
Nel caso di sinistro stradale causato da veicolo in possesso di un certificato assicurativo formalmente valido, ma rilasciato dopo il sinistro e fraudolentemente retrodatato, tale falsita’ non e’ opponibile al terzo danneggiato quando essa provenga dall’agente per il tramite del quale e’ stato stipulato il contratto. In tal caso l’assicuratore, adempiuta la propria obbligazione nei confronti del terzo, avra’ diritto di rivalsa nei confronti dell’intermediario infedele e di regresso nei confronti dell’assicurato.
5. Il ricorso incidentale della (OMISSIS) e soci.
5.1. Il ricorso incidentale proposto dalla (OMISSIS) e dai suoi soci ed amministratori non puo’ essere esaminato nel merito, perche’ inammissibile.
5.2. Il ricorso principale proposto dalla (OMISSIS) e’ stato infatti notificato alla (OMISSIS) il 17.11.2011, presso la Cancelleria della Corte d’appello di Roma. La (OMISSIS) (ed i soci) hanno proposto un ricorso “autonomo” notificato alla (OMISSIS) il 16.2.2012.
Or bene, e’ noto che la proposizione dell’impugnazione principale determina, nei confronti di tutti coloro ai quali l’atto venga notificato, l’onere, a pena di decadenza, di esercitare il proprio diritto di impugnazione nei modi e nei termini previsti per l’impugnazione incidentale e, quindi, nel caso di ricorso per cassazione, nel termine di quaranta giorni dalla suddetta notificazione (ex plurimis, Sez. 2, Sentenza n. 21829 del 17/10/2007, Rv. 599244).
5.3. Quanto al ricorso proposto in proprio da (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), esso e’ inammissibile – oltre che per la ragione appena indicata – anche perche’ delle due l’una:
– se hanno inteso impugnare nella veste di successori della societa’ (che affermano essere stata sciolta), essi si trovano nella stessa posizione processuale della societa’ stessa, e quindi subiscono le preclusioni per essa maturate;
– se hanno inteso agire quali coobbligati insieme alla societa’, la loro impugnazione e’ inammissibile, perche’ costituirebbe un intervento in causa, non consentito in questa sede.
6. Il ricorso incidentale di (OMISSIS).
6.1. Con l’unico motivo di ricorso incidentale (OMISSIS) lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta sia da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 3, (si lamenta, in particolare, la violazione degli articoli 115, 116 e 345 c.p.c.); sia dal un vizio di nullita’ processuale, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 4.
Deduce, al riguardo, che la Corte d’appello avrebbe errato nell’acquisire d’ufficio gli atti penali: sia perche’ cosi’ facendo ha violato l’articolo 345 c.p.c.; sia perche’ in ogni caso da quegli atti non era desumibile la prova che la polizza (OMISSIS) fosse stata rinnovata dopo il sinistro.
6.2. Il motivo e’ inammissibile per difetto di interesse ex articolo 100 c.p.c., per le medesime ragioni gia’ indicate supra, al p. 2.2..
← Previous Previous post: Il datore di lavoro può, ai fini di una più efficiente ed economica gestione aziendale, distribuire tra più lavoratori le mansioni della persona licenziata e il risultato finale fa emergere come in esubero la posizione del dipendente che le svolgeva in maniera esclusiva. Ai fini della valutazione della congruità della scelta non basta però che i compiti siano stati suddivisi tra altri lavoratori ma è necessario che tale riassetto sia all’origine del licenziamento anziché costituirne un mero effetto.
Next → Next post: Quasi flagranza, ecco quando è consentito l’arresto.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 1895
 sentenza 
 articolo 1899
 articolo 7
 articolo 1895
 articolo 1895
 articolo 19
 articolo 144
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 articolo 100