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Studi di settore e nuovi parametri forensi. - Legali.com
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martedì 8 aprile 2014, di Idalisa Lamorgese, Maurizio Villani
Il decreto 10 marzo 2014, n. 55 del Ministero della Giustizia ( â€œRegolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forenseâ€ ) Ã¨ stato, infatti, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 77 del 2 aprile 2014 con decorrenza praticamente immediata.
Il nuovo â€œdecreto parametriâ€ sostituisce il D.M. n. 140/2012 che si occupava, piÃ¹ in generale, dei compensi dei professionisti.
In sintesi il decreto si compone di una parte normativa e di una parte parametrica, formata da 26 tabelle che coprono i vari tipi giudizio e di una tabella per lâ€™attivitÃ stragiudiziale.
Ciascuna tabella Ã¨ divisa poi nelle fasi principali di ciascun procedimento.
Gli scaglioni di valore, diversamente dal D.M. n. 140/2012, sono corrispondenti a quelli previsti dal Ministero della Giustizia per la determinazione del contributo unificato, con una semplificazione evidente per gli operatori. Ciascuna tabella parametrica Ã¨ poi divisa per fasi (da quella di studio a quella decisionale). Allâ€™interno i parametri sono indicati con una somma fissa che il giudice potrÃ innalzare fino allâ€™ 80% o ridurre fino al 50% motivando lo scostamento.
Orbene, occorre sottolineare che, se da un lato il nuovo decreto introduce un sistema caratterizzato da trasparenza, libertÃ , semplicitÃ , chiarezza ponendosi nella direzione auspicata da tutti, di favorire la ripresa del Paese, dallâ€™altro lato, proprio alla luce di tali nuovi parametri forensi, ed oltretutto in un contesto di attuale crisi economica, sarebbe opportuno che gli studi di settore per gli avvocati venissero revisionati â€œal ribassoâ€ , in quanto quelli che oggi si vogliono applicare fanno riferimento alle vecchie tariffe.
Gli studi di settore sono uno strumento di ausilio per lâ€™Amministrazione Finanziaria con il quale, mediante lâ€™utilizzo di funzioni e strumenti statistici e di un apposito software, Ge.Ri.Co. (Gestione dei Ricavi e dei Compensi), vengono ricostruiti induttivamente i ricavi ed i compensi ritenuti â€œnormaliâ€ degli esercenti attivitÃ dâ€™impresa e degli esercenti arti o professioni.
La elaborazione degli studi di settore rispondeva alla emergente esigenza da parte dellâ€™Amministrazione Finanziaria di fronteggiare una sempre maggiore complessitÃ del sistema economico e, quindi, di far fronte alla difficoltÃ crescente di svolgimento in modo puntuale della propria attivitÃ di controllo.
Per questo motivo Ã¨ stato creato lo strumento degli studi di settore, che altro non Ã¨ se non una elaborazione di funzioni matematiche e statistiche mediante le quali, utilizzando le informazioni riguardanti un determinato contribuente - derivanti dalle proprie dichiarazioni o da informazioni giÃ in possesso dellâ€™Amministrazione Finanziaria - si riesce a calcolare la potenzialitÃ di ricavi o compensi della particolare attivitÃ svolta e, quindi, il ricavo o il compenso c.d. â€œnormaleâ€ .
Allâ€™esigenza di introdurre uno strumento matematico-statistico per contrastare lâ€™evasione, soprattutto nei confronti dei lavoratori autonomi e delle piccole-medie imprese, palesemente emersa molto tempo prima rispetto agli studi di settore, si era giÃ fatto fronte mediante i coefficienti presuntivi di reddito, i parametri presuntivi di ricavi e compensi. Tali strumenti, ritenuti gli antenati degli studi di settore, non riuscivano a fornire tuttavia dei risultati che fossero sufficientemente attendibili.
Lâ€™articolo 62-bis, in particolare, ha previsto lâ€™elaborazione degli studi di settore in relazione ai vari settori economici di esercizio delle attivitÃ imprenditoriali e professionali â€œal fine di rendere piÃ¹ efficace lâ€™azione accertatriceâ€ . Ai sensi dellâ€™articolo in esame, gli studi sono strumenti elaborati dallâ€™Amministrazione finanziaria, sentite le associazioni professionali e di categoria, secondo una procedura cosÃ¬ articolata:
identificazione di â€œcampioni significativi di contribuenti appartenenti ai medesimi settoriâ€ , che presentano, cioÃ¨, caratteristiche aziendali simili;
controllo di questi campioni â€œallo scopo di individuare elementi caratterizzanti lâ€™attivitÃ esercitataâ€ .
Lâ€™ultimo periodo dellâ€™art. 62-bis stabilisce, infine: â€œGli studi di settore sono approvati con decreti del Ministro delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale entro il 31 dicembre 1995, possono essere soggetti a revisione ed hanno validitÃ ai fini dell’accertamento a decorrere dal periodo di imposta 1995â€ .
Lâ€™art. 62-sexies, comma 3, dello stesso decreto, che rappresenta la norma di riferimento in tema di accertamento da studi di settore, stabilisce, invece, che gli accertamenti (analitici -induttivi) di cui agli artt. 39, co. 1, lett. d), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (in tema di imposte dirette) e 54 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (in tema di IVA) â€œpossono essere fondati anche sull’esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli fondatamente desumibili dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio della specifica attivitÃ svolta, ovvero dagli studi di settoreâ€ .
â€œ1. Gli uffici del Dipartimento delle entrate del Ministero delle Finanze, sentite le associazioni professionali e di categoria, elaborano, entro il 31 dicembre 1995, in relazione ai vari settori economici, appositi studi di settore al fine di rendere piÃ¹ efficace l’azione accertatrice e di consentire una piÃ¹ articolata determinazione dei coefficienti presuntivi di cui all’art. 11 del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 aprile 1989, n. 154 e successive modificazioni. A tal fine gli stessi uffici identificano campioni significativi di contribuenti appartenenti ai medesimi settori da sottoporre a controllo allo scopo di individuare elementi caratterizzanti l’attivitÃ esercitata. Gli studi di settore sono approvati con decreti del Ministro delle Finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale entro il 31 dicembre 1995, possono essere soggetti a revisione ed hanno validitÃ ai fini dell’accertamento a decorrere dal periodo di imposta 1995â€ .
Art. 62-sexies, comma 3 (AttivitÃ di accertamento nei riguardi dei contribuenti obbligati alla tenuta delle scritture contabili)
3.â€œGli accertamenti di cui agli articoli 39, primo comma, lettera d ), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e successive modificazioni, e 54 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 e successive modificazioni, possono essere fondati anche sull’esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli fondatamente desumibili dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio della specifica attivitÃ svolta, ovvero dagli studi di settore elaborati ai sensi dell’art. 62- bis del presente decretoâ€ .
Dunque, lâ€™introduzione degli studi di settore Ã¨ avvenuta con lâ€™art. 62-bis del D.L. 30 agosto 1993, n. 331, mentre le modalitÃ di attuazione sono state definite solo nel 1998, con lâ€™art. 10 della Legge 8 maggio 1998, n. 146. Essi sono soggetti a revisione al massimo ogni tre anni dalla data di entrata in vigore dello studio di settore ovvero da quella dellâ€™ultima revisione.
Di fatto, detti studi sono continuamente arricchiti al fine di ricomprendere sempre nuove aree allâ€™interno dei classici settori di attivitÃ (servizi, commercio, manifatture, professionisti) ed affinati nella loro struttura compositiva mediante lâ€™utilizzo di elementi sia contabili sia extracontabili. Dovrebbero tener conto anche della situazione contabile economica generale.
Gli studi di settore trovano applicazione nei confronti dei contribuenti che svolgono in maniera prevalente una delle attivitÃ economiche (d’impresa o di arti e professioni) per le quali risulta approvato il relativo studio di settore, indipendentemente dal regime di contabilitÃ adottato.
L’applicazione dello studio di settore Ã¨ effettuata tramite il softwareÂ GE.RI.CO. (Gestione Ricavi e Compensi) il quale, oltre a predisporre il fileÂ telematico da allegare al modello UNICO, indica il posizionamento del contribuente rispetto allo studio di settore applicato. In particolare, il softwareÂ , sulla base dei dati inseriti, evidenzia, tra l’altro, il risultato:
â€¢ dell’analisi di coerenza. Gli indici di coerenza confrontano una serie di dati forniti dal contribuente con quelli statisticamente ritenuti corretti a seconda della categoria di appartenenza del contribuente. Generalmente Ã¨ previsto un minimo e un massimo. Lâ€™eventuale anomalia puÃ² essere utilizzata per la selezione dei contribuenti da sottoporre a controllo;
â€¢ dell’analisi di normalitÃ economica. Gli indicatori di normalitÃ economica sono atti ad individuare sia quando il contribuente sta conducendo la propria attivitÃ in condizioni statisticamente ritenute non normali, sia errori commessi nella fase di compilazione dello studio. Anche in questo caso esistono dei minimi e dei massimi. Lâ€™elemento che si colloca al di sotto e/o al di sopra di questi Ã¨ considerato â€œnon normaleâ€ ;
â€¢ dell’analisi di congruitÃ . Lâ€™indice di congruitÃ tende a stimare i ricavi presunti indicando quello â€œpuntualeâ€ ossia lo stimato piÃ¹ probabile ed il â€œminimoâ€ . Il contribuente Ã¨ congruo quando i ricavi dichiarati sono uguali o superiori al â€œpuntualeâ€ .
quando i ricavi della gestione propria delle societÃ e degli enti commerciali residenti o i compensi di lavoro autonomo risultino superiori ai limiti massimi fissati per ciascuno studio;
quando lâ€™attivitÃ sia iniziata o cessata nel corso del periodo dâ€™imposta;
quando il contribuente si trovi in un periodo di non normale svolgimento della propria attivitÃ .
In particolare, la Suprema Corte, con la suddetta sentenza, dichiara il seguente principio di diritto: â€œLa procedura di accertamento standardizzato mediante lâ€™applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravitÃ , precisione e concordanza non Ã¨ ex lege determinata in relazione ai soli standard in sÃ© considerati, ma nasce procedimentalmente in esito ai contraddittori da attivare obbligatoriamente con il contribuente, pena la nullitÃ dellâ€™accertamentoâ€ .
Il contribuente â€œnon puÃ², tuttavia, restare inerte assumendo le conseguenze, sul piano della valutazione, di questo suo atteggiamentoâ€ .
Lâ€™esito del contraddittorio, â€œessendo alla fine di un percorso di adeguamento della elaborazione statistica degli standard alla concreta realtÃ economica del contribuente, deve far parte (e condiziona la congruitÃ ) della motivazione dellâ€™accertamento, nella quale vanno esposte le ragioni per le quali i rilievi del destinatario dellâ€™attivitÃ accertativa siano state disattese. Il contribuente ha, nel giudizio relativo allâ€™impugnazione dellâ€™atto di accertamento, la piÃ¹ ampia facoltÃ di prova, anche a mezzo di presunzioni semplici, ed il giudice puÃ² liberamente valutare tanto lâ€™applicabilitÃ degli standard al caso concreto, che deve essere dimostrata dallâ€™ente impositore, quanto la controprova sul punto offerta dal contribuenteâ€ .
In questo quadro, la natura giuridica degli studi di settore assume il carattere di â€œcatalogo di presunzioni semplici, da armonizzare con tutti gli altri elementi a disposizione per la ricostruzione della situazione economica del contribuenteâ€ .
Il principio innanzi enunciato risulta costante nellâ€™orientamento della Suprema Corte di Cassazione, la quale, giÃ con sentenze rispettivamente adottate in data 28 luglio 2006 n. 17229 e 24 luglio 2009 n. 244, aveva non solo valorizzato la necessitÃ di adeguare lâ€™accertamento alla realtÃ del singolo caso e lâ€™idoneitÃ allo scopo del contraddittorio, ma aveva anche colto nel contraddittorio stesso la dimensione di attuazione dellâ€™interesse del privato.
Eâ€™ stato affermato, infatti, che la omissione del contraddittorio amministrativo determina la illegittimitÃ stessa dellâ€™accertamento, per evidente contrasto con i principi di imparzialitÃ e di buon andamento della Pubblica Amministrazione, nonchÃ© con il diritto di difesa del contribuente.
In conclusione, fermo restando che la normativa degli studi di settore Ã¨ chiara, nel senso che trattasi di presunzioni semplici con obbligo di motivazione a carico soltanto degli uffici e senza alcuna inversione dellâ€™onere della prova a danno del contribuente, Ã¨ utile rimarcare che, alla luce di tali nuovi parametri forensi, ed oltretutto in un contesto di attuale crisi economica, sarebbe opportuno che gli studi di settore per gli avvocati venissero revisionati â€œal ribassoâ€ , in quanto quelli che oggi si vogliono applicare fanno riferimento alle vecchie tariffe e non riescono a fotografare a pieno la realtÃ di oggi.
Sarebbe, inoltre, appropriato considerare lo strumento degli studi di settore non come predeterminazione presuntiva del reddito, ma come semplice imput o ausilio per la selezione di controlli e verifiche, senza alcuna influenza, neppure come presunzione semplice, in tema di accertamento. Il reddito, infatti, non puÃ² mai essere predeterminato, essendo molteplici le variabili personali, economiche e territoriali, ma puÃ² e deve essere provato con gli strumenti invasivi giÃ oggi esistenti (come per esempio le indagini bancarie e finanziarie).
Di seguito il testo del Decreto del Ministero della Giustizia del 10 marzo 2014, n. 55 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.77 del 2 Aprile 2014 recante il â€œRegolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense, ai sensi dell’articolo 13, comma 6, L. 247/2012".
Vista la nota del 10 marzo 2014, con la quale lo schema di regolamento Ã¨ stato comunicato al Presidente del Consiglio dei ministri;
1. Il presente regolamento disciplina per le prestazioni professionali i parametri dei compensi all’avvocato quando all’atto dell’incarico o successivamente il compenso non sia stato determinato in forma scritta, in ogni caso di mancata determinazione consensuale degli stessi, comprese le ipotesi di liquidazione nonchÃ© di prestazione nell’interesse di terzi o prestazioni officiose previste dalla legge, ferma restando - anche in caso di determinazione contrattuale del compenso - la disciplina del rimborso spese di cui al successivo articolo 2.
1. Il compenso dell’avvocato Ã¨ proporzionato all’importanza dell’opera.
2. Oltre al compenso e al rimborso delle spese documentate in relazione alle singole prestazioni, all’avvocato Ã¨ dovuta - in ogni caso ed anche in caso di determinazione contrattuale - una somma per rimborso spese forfettarie di regola nella misura del 15 per cento del compenso totale per la prestazione, fermo restando quanto previsto dai successivi articoli 5, 11 e 27 in materia di rimborso spese per trasferta.
Disposizioni concernenti l’attivitÃ giudiziale
1. Ai fini della liquidazione del compenso si tiene conto delle caratteristiche, dell’urgenza e del pregio dell’attivitÃ prestata, dell’importanza, della natura, della difficoltÃ e del valore dell’affare, delle condizioni soggettive del cliente, dei risultati conseguiti, del numero e della complessitÃ delle questioni giuridiche e di fatto trattate. In ordine alla difficoltÃ dell’affare si tiene particolare conto dei contrasti giurisprudenziali, e della quantitÃ e del contenuto della corrispondenza che risulta essere stato necessario intrattenere con il cliente e con altri soggetti. Il giudice tiene conto dei valori medi di cui alle tabelle allegate, che, in applicazione dei parametri generali, possono essere aumentati, di regola, fino all’80 per cento, o diminuiti fino al 50 per cento. Per la fase istruttoria l’aumento Ã¨ di regola fino al 100 per cento e la diminuzione di regola fino al 70 per cento.
2. Quando in una causa l’avvocato assiste piÃ¹ soggetti aventi la stessa posizione processuale, il compenso unico puÃ² di regola essere aumentato per ogni soggetto oltre il primo nella misura del 20 per cento, fino a un massimo di dieci soggetti, e del 5 per cento per ogni soggetto oltre i primi dieci, fino a un massimo di venti. La disposizione di cui al periodo precedente si applica quando piÃ¹ cause vengono riunite, dal momento dell’avvenuta riunione e nel caso in cui l’avvocato assiste un solo soggetto contro piÃ¹ soggetti.
3. Quando l’avvocato assiste ambedue i coniugi nel procedimento per separazione consensuale e nel divorzio a istanza congiunta, il compenso Ã¨ liquidato di regola con una maggiorazione del 20 per cento su quello altrimenti liquidabile per l’assistenza di un solo soggetto.
4. Nell’ipotesi in cui, ferma l’identitÃ di posizione processuale dei vari soggetti, la prestazione professionale nei confronti di questi non comporta l’esame di specifiche e distinte questioni di fatto e di diritto, il compenso altrimenti liquidabile per l’assistenza di un solo soggetto Ã¨ di regola ridotto del 30 per cento.
5. Il compenso Ã¨ liquidato per fasi. Con riferimento alle diverse fasi del giudizio si intende esemplificativamente:
c) per fase istruttoria: le richieste di prova, le memorie illustrative o di precisazione o integrazione delle domande o dei motivi d’impugnazione, eccezioni e conclusioni, l’esame degli scritti o documenti delle altre parti o dei provvedimenti giudiziali pronunciati nel corso e in funzione dell’istruzione, gli adempimenti o le prestazioni connesse ai suddetti provvedimenti giudiziali, le partecipazioni e assistenze relative ad attivitÃ istruttorie, gli atti necessari per la formazione della prova o del mezzo istruttorio anche quando disposto d’ufficio, la designazione di consulenti di parte, l’esame delle corrispondenti attivitÃ e designazioni delle altre parti, l’esame delle deduzioni dei consulenti d’ufficio o delle altre parti, la notificazione delle domande nuove o di altri atti nel corso del giudizio compresi quelli al contumace, le relative richieste di copie al cancelliere, le istanze al giudice in qualsiasi forma, le dichiarazioni rese nei casi previsti dalla legge, le deduzioni a verbale, le intimazioni dei testimoni, comprese le notificazioni e l’esame delle relative relate, i procedimenti comunque incidentali comprese le querele di falso e quelli inerenti alla verificazione delle scritture private.
Al fine di valutare il grado di complessitÃ della fase rilevano, in particolare, le plurime memorie per parte, necessarie o autorizzate dal giudice, comunque denominate ma non meramente illustrative, ovvero le plurime richieste istruttorie ammesse per ciascuna parte e le plurime prove assunte per ciascuna parte. La fase rileva ai fini della liquidazione del compenso quando effettivamente svolta;
d) per fase decisionale: le precisazioni delle conclusioni e l’esame di quelle delle altre parti, le memorie, illustrative o conclusionali anche in replica, compreso il loro deposito ed esame, la discussione orale, sia in camera di consiglio che in udienza pubblica, le note illustrative accessorie a quest’ultima, la redazione e il deposito delle note spese, l’esame e la registrazione o pubblicazione del provvedimento conclusivo del giudizio, comprese le richieste di copie al cancelliere, il ritiro del fascicolo, l’iscrizione di ipoteca giudiziale del provvedimento conclusivo stesso; il giudice, nella liquidazione della fase, tiene conto, in ogni caso, di tutte le attivitÃ successive alla decisione e che non rientrano, in particolare, nella fase di cui alla lettera e);
f) per fase istruttoria e di trattazione del procedimento esecutivo: ogni attivitÃ del procedimento stesso non compresa nella lettera e), quali le assistenze all’udienza o agli atti esecutivi di qualsiasi tipo.
6. Nell’ipotesi di conciliazione giudiziale o transazione della controversia, la liquidazione del compenso Ã¨ di regola aumentato fino a un quarto rispetto a quello altrimenti liquidabile per la fase decisionale fermo quanto maturato per l’attivitÃ precedentemente svolta.
8. Il compenso da liquidare giudizialmente a carico del soccombente costituito puÃ² essere aumentato fino a un terzo rispetto a quello altrimenti liquidabile quando le difese della parte vittoriosa sono risultate manifestamente fondate.
9. Nel caso di responsabilitÃ processuale ai sensi dell’articolo 96 del codice di procedura civile, ovvero, comunque, nei casi d’inammissibilitÃ o improponibilitÃ o improcedibilitÃ della domanda, il compenso dovuto all’avvocato del soccombente Ã¨ ridotto, ove concorrano gravi ed eccezionali ragioni esplicitamente indicate nella motivazione, del 50 per cento rispetto a quello altrimenti liquidabile.
10. Nel caso di controversie a norma dell’articolo 140-bis del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, il compenso puÃ² essere aumentato fino al triplo rispetto a quello altrimenti liquidabile.
1. Nella liquidazione dei compensi a carico del soccombente, il valore della causa - salvo quanto diversamente disposto dal presente comma - Ã¨ determinato a norma del codice di procedura civile. Nei giudizi per azioni surrogatorie e revocatorie, si ha riguardo all’entitÃ economica della ragione di credito alla cui tutela l’azione Ã¨ diretta, nei giudizi di divisione alla quota o ai supplementi di quota o all’entitÃ dei conguagli in contestazione. Quando nei giudizi di divisione la controversia interessa anche la massa da dividere, si ha riguardo a quest’ultima. Nei giudizi per pagamento di somme o liquidazione di danni, si ha riguardo di norma alla somma attribuita alla parte vincitrice piuttosto che a quella domandata. In ogni caso si ha riguardo al valore effettivo della controversia, anche in relazione agli interessi perseguiti dalle parti, quando risulta manifestamente diverso da quello presunto a norma del codice di procedura civile o alla legislazione speciale.
2. Nella liquidazione dei compensi a carico del cliente si ha riguardo al valore corrispondente all’entitÃ della domanda. Si ha riguardo al valore effettivo della controversia quando risulta manifestamente diverso da quello presunto anche in relazione agli interessi perseguiti dalle parti.
3. Nelle cause davanti agli organi di giustizia, nella liquidazione a carico del cliente si ha riguardo all’entitÃ economica dell’interesse sostanziale che il cliente intende perseguire; nella liquidazione a carico del soccombente si ha riguardo all’entitÃ economica dell’interesse sostanziale che riceve tutela attraverso la decisione. In relazione alle controversie in materia di pubblici contratti, l’interesse sostanziale perseguito dal cliente privato Ã¨ rapportato all’utile effettivo o ai profitti attesi dal soggetto aggiudicatario o dal soggetto escluso.
4. Nelle cause davanti agli organi di giustizia tributaria il valore della controversia Ã¨ determinato in conformitÃ all’importo delle imposte, tasse, contributi e relativi accessori oggetto di contestazione, con il limite di un quinquennio in caso di oneri poliennali.
5. Qualora il valore effettivo della controversia non risulti determinabile mediante l’applicazione dei criteri sopra enunciati, la stessa si considererÃ di valore indeterminabile.
6. Le cause di valore indeterminabile si considerano di regola e a questi fini di valore non inferiore a euro 26.000,00 e non superiore a euro 260.000,00, tenuto conto dell’oggetto e della complessitÃ della controversia. Qualora la causa di valore indeterminabile risulti di particolare importanza per lo specifico oggetto, il numero e la complessitÃ delle questioni giuridiche trattate, e la rilevanza degli effetti ovvero dei risultati utili, anche di carattere non patrimoniale, il suo valore si considera di regola e a questi fini entro lo scaglione fino a euro 520.000,00.
per le controversie da euro 520.000,00 ad euro 1.000.000,00 fino al 30 per cento in piÃ¹ dei parametri numerici previsti per le controversie di valore fino a euro 520.000,00;
per le controversie da euro 1.000.000,01 ad euro 2.000.000,00 fino al 30 per cento in piÃ¹ dei parametri numerici previsti per le controversie di valore sino ad euro 1.000.000,00;
per le controversie da euro 2.000.000,01 ad euro 4.000.000,00 fino al 30 per cento in piÃ¹ dei parametri numerici previsti per le controversie di valore sino ad euro 2.000.000,00;
per le controversie da euro 4.000.000,01 ad euro 8.000.000,00 fino al 30 per cento in piÃ¹ dei parametri numerici previsti per le controversie di valore sino ad euro 4.000.000,00;
per le controversie di valore superiore ad euro 8.000.000,00 fino al 30 per cento in piÃ¹ dei parametri numerici previsti per le cause di valore sino ad euro 8.000.000,00;
tale ultimo criterio puÃ² essere utilizzato per ogni successivo raddoppio del valore della controversia.
1. Per l’attivitÃ prestata dall’avvocato nei giudizi iniziati ma non compiuti, si liquidano i compensi maturati per l’opera svolta fino alla cessazione, per qualsiasi causa, del rapporto professionale.
Art. 8 PluralitÃ di difensori e societÃ professionali
1. Quando incaricati della difesa sono piÃ¹ avvocati, ciascuno di essi ha diritto nei confronti del cliente ai compensi per l’opera prestata, ma nella liquidazione a carico del soccombente sono computati i compensi per un solo avvocato.
3. Se l’incarico professionale Ã¨ conferito a una societÃ di avvocati si applica il compenso spettante a un solo professionista, anche se la prestazione Ã¨ svolta da piÃ¹ soci.
1. Per gli affari e le cause fuori dal luogo ove svolge la professione in modo prevalente, all’avvocato incaricato della difesa Ã¨ di regola liquidata l’indennitÃ di trasferta e il rimborso delle spese a norma dell’articolo 27 della materia stragiudiziale.
Disposizioni concernenti l’attivitÃ penale
1. Ai fini della liquidazione del compenso spettante per l’attivitÃ penale si tiene conto delle caratteristiche, dell’urgenza e del pregio dell’attivitÃ prestata, dell’importanza, della natura, della complessitÃ del procedimento, della gravitÃ e del numero delle imputazioni, del numero e della complessitÃ delle questioni giuridiche e di fatto trattate, dei contrasti giurisprudenziali, dell’autoritÃ giudiziaria dinanzi cui si svolge la prestazione, della rilevanza patrimoniale, del numero dei documenti da esaminare, della continuitÃ dell’impegno anche in relazione alla frequenza di trasferimenti fuori dal luogo ove svolge la professione in modo prevalente, nonchÃ© dell’esito ottenuto avuto anche riguardo alle conseguenze civili e alle condizioni finanziarie del cliente. Si tiene altresÃ¬ conto del numero di udienze, pubbliche o camerali, diverse da quelle di mero rinvio, e del tempo necessario all’espletamento delle attivitÃ medesime. Il giudice tiene conto dei valori medi di cui alle tabelle allegate, che, in applicazione dei parametri generali, possono, di regola, essere aumentati fino all’80 per cento, o diminuiti fino al 50 per cento.
2. Quando l’avvocato assiste piÃ¹ soggetti aventi la stessa posizione processuale, il compenso unico puÃ² di regola essere aumentato per ogni soggetto oltre il primo nella misura del 20 per cento, fino a un massimo di dieci soggetti, e del 5 per cento per ogni soggetto oltre i primi dieci, fino a un massimo di venti. La disposizione del periodo precedente si applica anche quando il numero delle parti ovvero delle imputazioni Ã¨ incrementato per effetto di riunione di piÃ¹ procedimenti, dal momento della disposta riunione, e anche quando il professionista difende una parte contro piÃ¹ parti, sempre che la prestazione non comporti l’esame di medesime situazioni di fatto o di diritto. Quando, ferma l’identitÃ di posizione processuale, la prestazione professionale non comporta l’esame di specifiche e distinte situazioni di fatto o di diritto in relazione ai diversi imputati e in rapporto Ã¨ di regola ridotto del 30 per cento. Per le liquidazioni delle prestazioni svolte in favore di soggetti ammessi al patrocinio a spese dello Stato a norma del testo unico delle spese di giustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, si tiene specifico conto della concreta incidenza degli atti assunti rispetto alla posizione processuale della persona difesa.
a) per fase di studio, ivi compresa l’attivitÃ investigativa: l’esame e studio degli atti, le ispezioni dei luoghi, la iniziale ricerca di documenti, le consultazioni con il cliente, i colleghi o i consulenti, le relazioni o i pareri, scritti o orali, che esauriscano l’attivitÃ ’ e sono resi in momento antecedente alla fase introduttiva;
c) per fase istruttoria o dibattimentale: le richieste, gli scritti, le partecipazioni o assistenze relative ad atti ed attivitÃ istruttorie procedimentali o processuali anche preliminari, rese anche in udienze pubbliche o in camera di consiglio, che sono funzionali alla ricerca di mezzi di prova, alla formazione della prova, comprese liste, citazioni e le relative notificazioni, l’esame dei consulenti, testimoni, indagati o imputati di reato connesso o collegato;
Art. 14 Incarico conferito a societÃ di avvocati
1. Se l’incarico professionale Ã¨ conferito a una societÃ di avvocati si applica il compenso spettante a un solo professionista, anche se la prestazione Ã¨ svolta da piÃ¹ soci.
1. Per gli affari e le cause fuori dal luogo ove svolge la professione in modo prevalente, all’avvocato Ã¨ liquidata un’indennitÃ di trasferta e un rimborso delle spese, a norma dell’articolo 27 della materia stragiudiziale.
1. Ai praticanti avvocati abilitati al patrocinio Ã¨ liquidata di regola la metÃ dei compensi spettanti all’avvocato.
Disposizioni concernenti l’attivitÃ stragiudiziale
Art. 18 Compensi per attivitÃ stragiudiziale
1. I compensi liquidati per prestazioni stragiudiziali sono onnicomprensivi in relazione ad ogni attivitÃ inerente l’affare.
1. Ai fini della liquidazione del compenso si tiene conto delle caratteristiche, dell’urgenza, del pregio dell’attivitÃ prestata, dell’importanza dell’opera, della natura, della difficoltÃ e del valore dell’affare, della quantitÃ e qualitÃ delle attivitÃ compiute, delle condizioni soggettive del cliente, dei risultati conseguiti, del numero e della complessitÃ delle questioni giuridiche e in fatto trattate. In ordine alla difficoltÃ dell’affare si tiene particolare conto di contrasti giurisprudenziali rilevanti, della quantitÃ e del contenuto della corrispondenza che risulta essere stato necessario intrattenere con il cliente e con altri soggetti. Il giudice tiene conto dei valori medi di cui alla tabella allegata, che, in applicazione dei parametri generali, possono, di regola, essere aumentati fino all’80 per cento, o diminuiti fino al 50 per cento.
Art. 20 Prestazioni stragiudiziali svolte precedentemente o in concomitanza con attivitÃ giudiziali
1. L’attivitÃ stragiudiziale svolta prima o in concomitanza con l’attivitÃ giudiziale, che riveste una autonoma rilevanza rispetto a quest’ultima, Ã¨ di regola liquidata in base ai parametri numerici di cui alla allegata tabella.
1. Nella liquidazione dei compensi il valore dell’affare Ã¨ determinato - salvo quanto diversamente disposto dal presente comma - a norma del codice di procedura civile. In ogni caso si ha riguardo al valore effettivo dell’affare, anche in relazione agli interessi perseguiti dalla parte, quando risulta manifestamente diverso da quello presunto a norma del codice di procedura civile o della legislazione speciale.
2. Per l’assistenza in procedure concorsuali giudiziali e stragiudiziali si ha riguardo al valore del credito del cliente creditore o all’entitÃ del passivo del cliente debitore.
7. Gli affari di valore indeterminabile si considerano di regola e a questi fini di valore non inferiore a euro 26.000,00 e non superiore a euro 260.000,00, tenuto conto dell’oggetto e della complessitÃ dell’affare stesso. Qualora il valore effettivo dell’affare risulti di particolare importanza per l’oggetto, per il numero e la complessitÃ delle questioni giuridiche trattate, per la rilevanza degli effetti e dei risultati utili di qualsiasi natura, anche non patrimoniale, il suo valore si considera di regola e a questi fini entro lo scaglione fino a euro 520.000,00.
tale ultimo criterio puÃ² essere utilizzato per ogni successivo raddoppio del valore dell’affare.
Art. 23 PluralitÃ di difensori e societÃ professionali
1. Se piÃ¹ avvocati sono stati incaricati di prestare la loro opera nel medesimo affare, a ciascuno di essi si liquidano i compensi per l’opera prestata.
2. Se l’incarico professionale Ã¨ conferito a una societÃ di avvocati si liquida il compenso spettante a un solo professionista, anche se la prestazione sarÃ svolta da piÃ¹ soci.
1. Per l’attivitÃ prestata dall’avvocato negli incarichi iniziati ma non compiuti, si liquidano i compensi maturati per l’opera svolta fino alla cessazione, per qualsiasi causa, del rapporto professionale.
1. Per le prestazioni in adempimento di un incarico di gestione amministrativa, giudiziaria o convenzionale, il compenso Ã¨ di regola liquidato sulla base di una percentuale, fino a un massimo del 5 per cento, computata sul valore dei beni amministrati, tenendo altresÃ¬ conto della durata dell’incarico, della sua complessitÃ e dell’impegno profuso.
1. All’avvocato, che per l’esecuzione dell’incarico deve trasferirsi fuori dal luogo ove svolge la professione in modo prevalente, Ã¨ liquidato il rimborso delle spese sostenute e un’indennitÃ di trasferta. Si tiene conto del costo del soggiorno documentato dal professionista, con il limite di un albergo quattro stelle, unitamente, di regola, a una maggiorazione del 10 per cento quale rimborso delle spese accessorie; per le spese di viaggio, in caso di utilizzo di autoveicolo proprio, Ã¨ riconosciuta un’indennitÃ chilometrica pari di regola a un quinto del costo del carburante al litro, oltre alle spese documentate di pedaggio autostradale e parcheggio.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarÃ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana.

References: Art. 62
 articolo 2

Art. 8

Art. 14

Art. 18

Art. 20

Art. 23