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Timestamp: 2020-07-07 09:32:38+00:00

Document:
Cassazione civile, sentenza 27 settembre 2016, n. 19026 – Studio Legale Avvocato Carmela Ruggeri – Vicenza
Cassazione civile, sentenza 27 settembre 2016, n. 19026
Con il primo motivo il ricorrente censura – invocando promiscuamente i numeri 3, 4 e 5 dell’articolo 360 c.p.c., con riferimento ad articoli 99, 100, 112 e 345 c.p.c. e articoli 1421 e 1418 c.c., ed il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione – l’errore in cui la sentenza gravata sarebbe incorsa ritenendo inammissibile, perche’ proposta per la prima volta in appello, e non rilevabile di ufficio l’eccezione di nullita’ (per difetto di forma scritta) del contratto preliminare in relazione alla cui conclusione la (OMISSIS) pretende la provvigione per il cui si discute.
La censura e’ duplice perche’ il ricorrente: per un verso, deduce che – contrariamente a quanto affermato nella sentenza gravata – egli aveva dedotto la nullita’ del suddetto contratto preliminare gia’ in primo grado; per altro verso deduce che – contrariamente a quanto argomentato nella sentenza gravata – la suddetta nullita’ sarebbe stata rilevabile d’ufficio.
Il motivo va dichiarato inammissibile perche’ attinge affermazioni estranee alla ratio decidendi della sentenza gravata, giacche’ questa non contiene ne’ in dispositivo, ne’ nella motivazione – alcuna espressa statuizione di inammissibilita’ della domanda di nullita’ del contratto preliminare per difetto di forma scritta e, per contro, si pronuncia espressamente sul merito di tale domanda, rigettandola per le ragioni censurate dal ricorrente con il secondo mezzo di gravame (vedi pag. 6, terzo cpv della sentenza gravata: “quanto poi e’ relativo alla censura incentrata sulla affermazione che di fatto, comunque, il contratto sarebbe priva del requisito della forma ad substantiam… occorre, a smentire tale affermazione, considerare…”). Le affermazioni censurate con il mezzo di ricorso in esame – relative, per un verso, alla fondatezza dell’ eccezione dell’appellata in ordine alla “novita’” di tale domanda in secondo grado e, per altro verso, alla non rilevabilita’ di ufficio delle nullita’ contrattuali rappresentano quindi argomentazioni ad abundatiam, che non si sono tradotte in alcun dictum di contenuto processuale e non hanno determinato la decisione; d’onde l’inammissibilita’ del primo motivo di ricorso per difetto di interesse.

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