Source: http://demetra.regione.emilia-romagna.it/al/articolo?urn=er:assemblealegislativa:resoconto:20181220;A
Timestamp: 2019-03-24 16:09:37+00:00

Document:
SEDUTA DI GIOVEDÌ 20 DICEMBRE 2018
OGGETTO 6863
Delibera: «Disciplina del contributo di costruzione ai sensi del titolo III della legge regionale 30 luglio 2013, n. 15 in attuazione degli articoli 16 e 19 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”.» (Proposta della Giunta regionale in data 16 luglio 2018, n. 1136) (186)
(Ordine del giorno 6863/1 oggetto 7718 - Presentazione, discussione e approvazione I e II parte)
(Ordine del giorno 6863/2 oggetto 7719 - Presentazione, discussione e reiezione)
PRUCCOLI (PD)
OGGETTO 6957
Delibera: «Strategia di mitigazione e adattamento per i cambiamenti climatici della Regione Emilia-Romagna». (Proposta della Giunta regionale in data 30 luglio 2018, n. 1256) (187)
OGGETTO 7592
Delibera: «Parere di conformità, ai sensi dell’art. 28, comma 4, lettera n) dello Statuto sullo schema di Regolamento regionale per il funzionamento del Registro Tumori della Regione Emilia-Romagna, istituito dall’art. 6 "Registri di rilevante interesse regionale" della Legge regionale 1 giugno 2017, n. 9.» (Delibera Giunta regionale n. 2023 del 26 novembre 2018) (188)
OGGETTO 7586
Delibera: «Proroga del documento di programmazione triennale 2016-2018 del servizio civile.» (Proposta della Giunta regionale in data 26 novembre 2018 n. 2012) (189)
GUALMINI, vicepresidente della Giunta
OGGETTO 7603
Delibera: «Programmazione triennale in materia di offerta di percorsi di istruzione e formazione professionale AA.SS. 2019/20 2020/21 e 2021/22.» (Proposta della Giunta regionale in data 26 novembre 2018, n. 2016) (190)
OGGETTO 7594
Richiesta di istituzione, proposta dal consigliere Galli, ai sensi dell’art. 60, comma 1 del Regolamento interno dell’Assemblea legislativa e dell’art. 40, comma 1 dello Statuto della Regione, di una Commissione assembleare d’inchiesta circa l’attività delle cooperative che si occupano dell’accoglienza degli immigrati, con particolare riferimento all’utilizzazione delle relative risorse ed alla situazione esistente a Modena.
Votazioni elettroniche oggetto 6863 - 7719
Emendamenti oggetto 6863
La seduta ha inizio alle ore 9,47
PRESIDENTE (Rainieri): Dichiaro aperta la duecentoventitreesima seduta della X legislatura dell’Assemblea legislativa.
Ha comunicato di non partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, comma 2 del Regolamento interno, il presidente della Giunta Bonaccini. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Bianchi, Corsini, Costi, Petitti, Venturi e la consigliera Zappaterra.
PRESIDENTE (Rainieri): Iniziamo i nostri lavori con la trattazione degli atti amministrativi.
Partiamo dall’oggetto 6863, delibera: «Disciplina del contributo di costruzione ai sensi del titolo III della legge regionale 30 luglio 2013, n. 15 e ss. mm. ii. in attuazione degli articoli 16 e 19 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e modifiche alla deliberazione della Giunta regionale 28 giugno 2017, n. 922».
La Commissione Territorio, Ambiente, Mobilità ha espresso parere favorevole nella seduta del 25 ottobre, con la seguente votazione: 25 voti a favore, 3 contrari e 8 astenuti apportando anche modifiche al testo.
È iniziato il dibattito generale nella tornata assembleare del 27 e 28 novembre. Su questo documento insistono ventuno proposte di emendamento, di cui due ritirate e due ordini del giorno. Cinque emendamenti a firma dei consiglieri Pruccoli e Rontini, uno a firma dei consiglieri Piccinini, Taruffi, Prodi e Torri, due a firma della consigliera Piccinini, tre a firma della consigliera Pruccoli, di cui due risultano ritirati, uno a firma del consigliere Facci, cinque subemendamenti all’emendamento 10, a firma del consigliere Bertani, un subemendamento all’emendamento 10 a firma del consigliere Pruccoli, tre a firma del consigliere Tagliaferri. Inoltre, due ordini del giorno: il 6863/1, a firma dei consiglieri Pruccoli, Rontini, Iotti; il 6863/2, a firma dei consiglieri Piccinini, Taruffi, Prodi e Torri.
Sono intervenuti nel dibattito generale nell’ordine i consiglieri: Gibertoni dieci minuti, Rontini cinque minuti, Tagliaferri dieci minuti, Iotti dieci minuti, Daniele Marchetti cinque minuti, Rancan dieci minuti, Piccinini dieci minuti, Pompignoli cinque minuti, Taruffi dieci minuti, Facci dieci minuti, Bertani cinque minuti, Pruccoli sette minuti, Galli sei minuti, Bargi quattro minuti.
Siamo ancora in discussione generale sul provvedimento. Se non ci sono interventi, chiudo la discussione generale e do la parola all’assessore Donini.
DONINI, assessore: Grazie, presidente. Io ho ascoltato dall’inizio alla fine questa discussione sia in commissione e sia nelle due o tre occasioni in cui ci siamo confrontati pubblicamente, fra l’altro anche in quest’Aula legislativa, e vi assicuro che ho piena consapevolezza di quanto sia ostica questa materia anche dal punto di vista tecnico e a tale complessità io riconduco alcune affermazioni che ho ascoltato in quest’Aula che non corrispondono alla verità e io quindi, senza alcun intento polemico e al solo scopo di ancorarmi ai dati oggettivi, vorrei intervenire per farvi riflettere su alcune considerazioni che ho sentito e che ritengo profondamente sbagliate.
Innanzitutto voglio rassicurare sul fatto che anche questa delibera ha seguito un importante percorso partecipato non solo nelle sedi istituzionali (commissioni, udienze conoscitive) e do atto alla presidente Rontini anche questa volta di essere stata molto disponibile nel portare il procedimento in modo partecipato in Aula, ma soprattutto è stato fatto un confronto con tutte le espressioni delle imprese, dei sindacati, dei Comuni e degli ordini professionali e non ho paura di essere smentito se affermo che ci troviamo in Aula con una proposta di provvedimento che è largamente condivisa dai rappresentanti delle imprese, dei sindacati, dei Comuni e degli ordini professionali. Sarebbe quindi per me anche motivo di curiosità personale e amministrativa, professionale sapere quali siano, non quante, le organizzazioni di imprese o economiche che contestano questo provvedimento. Io ne conosco una che, pur partecipando all’udienza conoscitiva, si è sistematicamente sottratta al confronto con il sottoscritto per ben due volte e quindi mi piacerebbe conoscere quali siano queste associazioni perché vorrei offrire loro un ulteriore momento di confronto e di discussione, anche perché sappiamo che questa è una delibera che verrà applicata dai Comuni entro il settembre 2019. Potrebbero applicarla già domattina, ma diciamo entro settembre 2019. E che necessita da parte della Regione nei confronti dei Comuni una fase anche di spiegazione, di divulgazione, di informazione molto puntuale. Quindi mi piacerebbe confrontarmi con quelle che sono state annunciate come associazioni di impresa contrarie a questo provvedimento, anche perché ergersi a rappresentanti di questi mondi bisogna stare molto attenti, intanto perché si disattende un principio fondamentale, cioè che la politica è autonoma e poi perché a volte per esserci un rapporto di rappresentanza ci deve essere innanzitutto il rappresentato, e qui mi risulta che di rappresentati non si debba assolutamente parlare.
Torno al merito. Potevamo non adeguare gli oneri di urbanizzazione? Prima domanda secca. No. Dal 1998 questa Amministrazione non li adegua, ciò ha provocato anche un attenzionamento da parte della Corte dei Conti che ovviamente non possiamo ignorare. Se avessimo scelto il criterio di adeguamento ISTAT, ci sarebbe stato un aumento indiscriminato di circa l’80 per cento degli oneri, un colpo mortale per il settore edilizio e delle costruzioni. Attenzione perché anche chi contesta, ovviamente noi potremmo dire ci siamo insediati nel 2015, nel 2016 eravamo già in odore di discussione di nuova legge urbanistica, nel 2017 abbiamo approvato la legge urbanistica e oggi facciamo la delibera, quindi quest’Aula non ha alcuna responsabilità del fatto che in questi tre anni non si siano adeguati gli oneri di urbanizzazione, ma voglio anche dire che in passato ci sono stati dieci anni di crisi profondissima del settore delle costruzioni e del settore edilizio, quindi probabilmente risiede anche in quel contesto il fatto che non si siano adeguati gli oneri e che comunque dalla legge n. 20 in poi la negoziazione pubblico/privato, che ha riguardato i Comuni e le imprese, ha portato anche molti extra oneri, quindi non è una discussione che si può fare a tavolino tirando una riga: va collocata in un contesto. Detto questo, io parlo a questa Assemblea legislativa e questa Assemblea legislativa oggi non potrebbe disattendere questo adeguamento.
Abbiamo scelto il criterio OMI. Gli uffici legislativi della Regione Emilia-Romagna non sono uffici di parte, sono uffici della Regione che tra l’altro godono di una credibilità e di una professionalità riconosciuta a livello nazionale per quello che riguarda le materie di diritto amministrativo e per gli uffici della Regione non sussiste alcun dubbio di legittimità. È stato posto questo dubbio, se avessimo condiviso ovviamente, non avremmo adottato questo criterio; non condividiamo questo dubbio perché gli uffici legislativi della Regione ci hanno ampiamente rassicurato sul piano tecnico legislativo e non abbiamo nulla da temere. Ma di più, il criterio OMI è quello usato dall’Agenzia delle entrate, è quello che si applica al valore dell’immobile a seguito dell’intervento di trasformazione al valore reale dell’immobile, è quello che tiene conto della non uniformità del valore delle costruzioni che è diverso da una costruzione situata nel centro storico di Bologna o di Piacenza o di Rimini, ad una costruzione che è collocata in un piccolo comune di montagna. Quindi anche un criterio che dovrebbe risuonare favorevole a chi, dall’insediamento del Governo nazionale, si ispira a manovre del popolo o comunque a provvedimenti che tengano conto dei ceti popolari. Altro criterio era quello del costo massimo di costruzione dell’edilizia agevolata. Era possibile adottare anche questo criterio, ne abbiamo scelto un altro. È stato previsto, pensato questo criterio del massimo di costruzione dell’edilizia agevolata per un piano decennale di edilizia di edilizia pubblica che non esiste praticamente più. Quindi dal punto di vista della legittimità noi non abbiamo nulla di cui dubitare.
Cosa cambia con questa delibera. Per gli interventi di rigenerazione urbana (quelli che avvengono all’interno di un territorio già urbanizzato) si risparmia il 22 per cento di costi. Rispetto a quanto pagano oggi pagano meno, ed è coerente con la legge urbanistica, perché noi tutti qui dentro eravamo d’accordo sul fatto che bisogna disincentivare il consumo di suolo e bisogna premiare la rigenerazione urbana. Questa delibera è coerente, perché per chi rigenera territorio urbanizzato c’è un meno 22 per cento. Per chi costruisce in espansione, quindi disincentivante, per quello che ci riguarda, aumentano del 100 per cento e nel territorio urbanizzato le aree permeabili oggetto di trasformazione sono equiparate a quelle di espansione, quindi abbiamo proprio voluto, come linea di principio, come valore di principio esprimere una forte incentivazione alla rigenerazione e una dissuasione all’espansione. Ma attenzione perché nelle pieghe della delibera c’è un provvedimento molto importante, che di fatto calmiera moltissimo questo aumento, perché è fatto obbligo ai Comuni di scomputare le urbanizzazioni O1 e O2, quindi primarie e secondarie, che vanno a sterilizzare l’aumento in espansione. Per cui abbiamo applicato un principio sano, giuridico, di igiene giuridica, perché queste cose venivano fatte molto spesso in maniera sporadica e raffazzonata, noi abbiamo istituito un obbligo di considerare che, se un attuatore si fa carico delle urbanizzazioni primarie e secondarie, queste devono essere scomputate dal pagamento degli oneri. Quindi per molti casi questo aumento non c’è.
Cosa possono fare i Comuni? Più o meno il 15 per cento. Attenzione, abbiamo anche un accordo con l’Associazione nazionale dei Comuni, perché i Comuni vogliono la loro autonomia. La Regione non può peccare di dirigismo e nessuno può pensare che la Regione, una volta individuata la cornice del provvedimento, poi entri con la matita rossa a correggere i compiti dei Comuni. I Comuni possono aumentare o diminuire del 15 per cento gli oneri, possono diminuire del 30 per cento addirittura alcune aree del territorio urbano, perché magari su alcune aree hanno interesse che si facciano delle ristrutturazioni, degli interventi di rigenerazione, possono fare un salto in avanti o indietro della classe, possono azzerare il costo di costruzione per interventi di rigenerazione urbana e possono azzerare anche gli interventi ERS di edilizia convenzionata, che peraltro sarebbero gli unici ammessi come espansione nella legge urbanistica. Quindi, dati alla mano, il costo di costruzione diminuisce per l’80 per cento dei Comuni e aumenta per il 20 per cento dei Comuni, ma anche laddove aumenta i Comuni possono in parte sterilizzare questo aumento fino ad una decurtazione dello stesso aumento del 35 per cento. Ovviamente sono fuori dal sistema i Comuni che sono soggetti al sisma. Quindi noi stiamo applicando un principio, a mio giudizio, giusto dal punto di vista sostanziale: diamo ai Comuni la possibilità di regolare laddove intendano promuovere il settore delle ristrutturazioni.
Ho sentito anche una bella, stimolante sollecitazione di confronto soprattutto per le realtà produttive: “attenzione perché, se noi appesantiamo molto il carico degli oneri di urbanizzazione, poi le imprese non vengono ad investire da noi, ma vanno in Lombardia” e ci si riferiva in particolare alla zona di Piacenza. Vorrei farvi un caso, ne abbiamo una cinquantina di queste simulazioni, mi limito a farne una, tra Piacenza e Lodi che sono vicine e andiamo a vedere questa intervista doppia tra Piacenza e Lodi sugli oneri di urbanizzazione di O1 e O2. L’espansione residenziale, quello che noi vogliamo disincentivare che la legge urbanistica stabilisce soltanto per l’ERS: per Piacenza è 195, però con scomputo totale obbligatorio di O1 e O2, quindi alla fine si azzera, e 156 euro a metro quadro per l’edilizia residenziale, che è l’unica ammissibile in espansione. Lodi è 142, e sono fermi dal 2008. Quindi immagino che avranno lo stesso problema nostro fra qualche anno per l’attuazione. Se io voglio fare “villettopoli”, una sorta di espansione residenziale in espansione, è chiaro che costa un po’ di più a Piacenza che non a Lodi, a meno che il sindaco di Piacenza non intenda, con lo scomputo delle O1 e O2, sterilizzare l’aumento. Quindi non è neanche vero questo. Ma in ogni caso questi sono i dati. L’espansione produttiva si diceva le imprese: a Piacenza l’espansione produttiva 31 euro a metro quadro, a Lodi 50 euro a metro quadro. Se sono un imprenditore e voglio costruire un nuovo capannone, mi conviene costruirlo a Piacenza e non a Lodi.
La rigenerazione urbana, ossia interventi interni al territorio urbanizzato, nuovi interventi, ristrutturazioni complete: a Piacenza 69 euro a metro quadro e il Comune può anche azzerarlo, a Lodi 91 euro a metro quadro e non è previsto l’azzeramento. Quindi è molto più conveniente rigenerare a Piacenza che non a Lodi. La rigenerazione urbana produttiva: Piacenza 12 euro metro a quadro, Lodi 50 euro a metro quadro, quindi è molto più conveniente rigenerare un capannone dentro a Piacenza che non a Lodi. Addirittura costa meno espandersi a Piacenza che rigenerare a Lodi, dal punto di vista produttivo. Quindi non vorrei che i nostri colleghi lombardi, che sono bravi, copiassero questa delibera e si rimettessero in pari nell’ambito della competitività territoriale. Torniamo al residenziale. Il residenziale dentro il territorio urbanizzato, cioè un intervento di rigenerazione dentro il territorio urbanizzato a Piacenza costa 12 euro a metro quadro, a Lodi 33. La rigenerazione dentro al territorio urbanizzato per il produttivo a Piacenza costa 6 euro a metro quadro, a Lodi 16. Il costo di costruzione a Lodi è fermo a 40, a Piacenza man mano che ci si allontana dal centro storico arriva anche a 37 euro al metro quadro. Se poi ci piacesse vincere facile, faremmo una comparazione tra Bologna e Milano e stiamo parlando di cifre che vanno quasi dieci volte tanto.
Concludo. Alcuni ci accusano, il Movimento 5 Stelle in particolare, di fare un favore alle imprese, di non essere coraggiosi nel definire oneri di urbanizzazione salati o indicizzati per alleggerire la pressione sulle imprese; altri, alleati del Movimento 5 Stelle a livello nazionale, qui dentro ci accusano del contrario. Questo fa emergere intanto una contraddizione evidente, perché o uno o l’altro, ma in realtà fa emergere una cosa molto semplice: che, confrontandoci con imprese, sindacati, Comuni, abbiamo elaborato una delibera che istituisce un principio sacrosanto, cioè che un appartamento in centro a Bologna o a Piacenza non può valere come un appartamento in centro a Monzuno o in altri comuni della montagna e poi abbiamo condiviso che è possibile da parte dei Comuni incidere per azzerare il carico degli oneri di urbanizzazione nel caso della rigenerazione urbana, in coerenza con la legge urbanistica che abbiamo adottato.
Ho tentato di offrire alcune valutazioni di merito. È chiaro che la delibera entrerà in vigore o da subito o comunque entro settembre 2019, ci impegneremo a far conoscere la delibera ai Comuni con anche corsi di formazione, perché vanno fatti e penso che quella sarà la sede per fugare anche qualche ulteriore dubbio che sia venuto a quelle associazioni che nell’udienza conoscitiva si sono presentati, ma poi al sottoscritto non sono mai venute per un confronto diretto sui numeri e sul testo della delibera.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Donini.
Passiamo alla discussione generale sugli emendamenti.
La parola al consigliere Tagliaferri.
TAGLIAFERRI: Grazie, presidente. Inizialmente pensavo di non presentare emendamenti a questo atto in quanto lo considero inemendabile perché illegittimo ab origine e temevo che qualcuno potesse male interpretare il fatto di presentare emendamenti come un ripensamento, ovvero come un riconoscimento implicito della sua legittimità. Poi l’intervento del relatore mi ha spinto a riconsiderare questa posizione, non tanto perché abbia fugato i miei dubbi sulla legittimità dell’atto, questione sulla quale tornerò a breve, ma perché ritengo che attraverso la proposizione di pochi emendamenti sarà ancora più facile dimostrare, anche ad un osservatore poco attento, quanto non siano rispondenti a verità asserzioni fatte dalla maggioranza nel corso dell’ultima seduta d’Aula e ora dall’assessore, al quale voglio ricordare che al tavolo da lui convocato in Assessorato, quando il provvedimento era ancora in bozza, solo taluni sono stati invitati, non tutti. Inutile invitare poi, quando il provvedimento era già al voto in commissione. Vorrei poi ricordare anche all’assessore che è da settembre che chiediamo dati di raffronto con le altre regioni limitrofe e che i suoi uffici ci rispondono che non è possibile fare raffronti.
Veniamo quindi agli emendamenti che si concentrano attorno al punto 5.2, inerente le riduzioni di valore A per interventi di edilizia residenziale. Ho scelto questo punto perché è quello che meglio dà l’idea di quello che ci aspetta. Diceva il relatore in sede di discussione generale che questo punto prevede una sorta di regime di scontistica nei primi cinque anni di applicazione della nuova delibera per evitare rincari eccessivi. In primo luogo, chi ha letto l’atto si sarà sicuramente accorto che detta scontistica non subentra in automatico, ma è facoltà del Consiglio comunale deliberarla. Ma in che caso il Consiglio può deliberare questa riduzione? La può deliberare soltanto se il valore A, ovvero il nuovo parametro stabilito su base OMI, moltiplicato per il coefficiente di 0,475, supera di almeno il 50 per cento l’attuale costo di costruzione, ovvero quello stabilito sulla base della deliberazione di Consiglio regionale n. 1108/99. Poi però, grazie ad un emendamento inserito in sede di commissione, è specificato che tale valore è da intendersi di 1.050 euro. La DCR n. 1108/99 stabilisce che il contributo di costruzione è di 900 mila lire. Come si arriva ai 1.050 euro? La rivalutazione ISTAT porta al massimo il costo attorno ai 700 euro, quindi per raggiungere la fatidica soglia già si considera l’aumento massimo del 50 per cento che la legge nazionale consente per diversificare le diverse tipologie di intervento. Quindi qui c’è il primo punto: in Emilia-Romagna si è deciso di porre come soglia minimale ciò che in tutto il resto della nazione è soglia massima. Il successivo punto 5.2.3 poi chiarisce definitivamente per chi avesse ancora dubbi nel merito della natura vessatoria di questo atto, che la scontistica precedente non si applica nelle zone OMI il cui valore A risulti inferiore a 1.050 euro. Tutto ciò a confermare quanto da noi fin da subito denunciato in ordine all’aumento folle del costo di costruzione.
Non soltanto l’atto contiene previsioni destinate a calmierare eventuali aumenti solo nei primi cinque anni di applicazione, ma poi, perché questo possa avvenire, viene fissata una soglia per la quale si può (non si deve) intervenire, se l’aumento arriva a superare del 50 per cento il costo massimo applicabile. Infine, perché tutto ciò possa avere luogo, il nuovo costo di costruzione deve essere superiore a 1.050 euro, se no niente. Anche il fatidico abbattimento del 35 per cento per gli interventi all’interno degli abitati esistenti in questa logica sono più cari almeno del 15 per cento rispetto all’attuale. Fortuna che ci avevate raccontato che questo nuovo metodo di calcolo è più conveniente per il cittadino. Ma state scherzando? Se fosse sfavorevole, di quanto lo vorreste aumentare: di dieci volte? A tal fine ricordo sempre che in Piemonte il costo di costruzione base è di 396 euro e in Lombardia è di 404, quindi di circa 600 euro i suoi massimali. Il primo emendamento si propone quindi di modificare la fatidica parentesi eliminando il surreale dato dei 1.050 euro per inserire quello corretto, ovvero il valore base del costo di costruzione previsto dalla DCR n. 1108/99, rivalutato su base ISTAT. Il secondo emendamento si propone di andare ad abrogare il tetto minimo dei 1.050 euro per l’applicazione delle possibili riduzioni da parte del Consiglio comunale. Il terzo emendamento si propone di abrogare la tabella 4 che fissa le scontistiche percentuali che i Comuni possono applicare a fronte della quantificazione del valore A del nuovo costo di costruzione.
Sono intervenuto su questa tabella per far semplicemente notare a tutti voi che la percentuale massima di sconto, che il Consiglio comunale potrà adottare, troverà applicazione soltanto nel caso in cui il nuovo valore del costo di costruzione arrivi a superare i 2.100 euro. Vi rendete conto dei costi che state ipotizzando? Come già premesso, questi emendamenti sono pure e semplici provocazioni, quindi non mi aspetto certamente che possano essere approvati, ma il semplice fatto di presentarli, mi ha consentito di mettere in risalto gli elementi che ho appena evidenziato.
In discussione generale il collega Iotti ci diceva che, se neppure l’Agenzia delle entrate dà delle certezze, allora chi li può dare? Evito di rispondere con parole mie, perché sicuramente non voglio dare lezioni ad alcuno, quindi mi limito a citare ben più autorevoli fonti. La Corte di cassazione, pronunciandosi ancora una volta sui valori OMI con la recente sentenza n. 3197 del 9 febbraio 2018, ha evidenziato come – cito – «Secondo la giurisprudenza di questa Corte le quotazioni OMI costituiscono strumento di ausilio e di indirizzo per l’esercizio della potestà di valutazione estimativa. Sono idonei solamente a condurre ad indicazioni di valori di larga massima (Cassazione n. 25707/2015)». Si tratta di un tema sul quale la Suprema corte si è già espressa più volte, ad esempio la sentenza n. 21569/2016 asseriva che le stime dell’OMI sono meri valori presuntivi. Ritengo di potermi fermare qui, senza bisogno di continuare a snocciolare un folto elenco di sentenze e ordinanze. Sullo stesso ordinamento giurisprudenziale della Cassazione sono anche le tante sentenze di Commissione tributaria regionale e provinciali che hanno consolidato in questi ultimi anni il principio secondo cui le valutazioni OMI sono mere elaborazioni statistiche. Tra tutte la sentenza n. 2549/2016 della Commissione tributaria provinciale di Milano secondo cui le quotazioni OMI rappresentano solo il dato iniziale ai fini dell’individuazione del valore venale.
Nel settembre 2016 anche la Banca d’Italia, aggiornando le circolari n. 285/2013 e n. 288/2015 per l’attuazione della valutazione di beni immobili secondo quanto disposto dal cosiddetto “decreto mutui” di recepimento della direttiva 2014/17/UE, ha di fatto bocciato le quotazioni OMI per la valutazione dei beni immobili, escludendo che gli immobili possano essere stimati facendo riferimento alle quotazioni OMI. La stessa Agenzia delle entrate, con la circolare n. 16 del 28 aprile 2018, ha precisato che le quotazioni OMI rappresentano solo un dato iniziale ai fini dell’individuazione del valore venale in comune commercio. Riassumendo, caro collega, come ha potuto ben vedere, non è soltanto Tagliaferri a mettere in dubbio i valori OMI.
Tornando alla questione di legittimità, il tempo trascorso dall’ultima seduta d’Aula ci ha consentito di ricevere la risposta ad un’interrogazione parlamentare presentata proprio su questa materia al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti e al Ministero per gli Affari regionali e autonomie, che speriamo possa favorire qualche ripensamento. Nell’interrogazione proposta l’onorevole Tommaso Foti chiedeva al Governo, come potrete quindi immaginare in maniera molto puntuale, quale metodo di calcolo debbano seguire le Regioni per quantificare correttamente l’onere del costo di costruzione alla luce proprio di questa stravagante proposta di deliberazione assunta dalla Giunta della Regione Emilia-Romagna. Nella giornata del 28 novembre 2018 il Governo, nella persona del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Toninelli, ha risposto che le modalità di determinazione dei costi sia dell’edilizia agevolata che dell’edilizia sovvenzionata sono stati fissati dal decreto ministeriale 5 agosto 1994, recante «Determinazione dei limiti massimi di costo per gli interventi di edilizia residenziale sovvenzionata e di edilizia residenziale agevolata».
In particolare, ai sensi dell’articolo 9 del suddetto decreto, l’aggiornamento dei costi definiti dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano può essere effettuato annualmente sulla base della variazione percentuale registrata dell’indice ISTAT generale nazionale del costo di costruzione di un fabbricato residenziale fra il mese di giugno 1994 e il mese di giugno di ciascun anno successivo. Pertanto, ai sensi del decreto ministeriale citato, questo Ministero, acquisita la variazione percentuale comunicata dall’ISTAT, informa dell’intervenuta variazione annuale gli assessori regionali per l’edilizia residenziale pubblica delle Regioni e delle Province autonome. Ecco sfatato d’un sol colpo tutto il castello di carte che avete messo in piedi!
L’unico metodo di calcolo è quello previsto dal testo unico dell’edilizia. Il valore da prendere a riferimento è quello fissato dal decreto ministeriale 5 agosto 1994, quindi quello legato ai costi di costruzione dell’edilizia agevolata, che è cosa ben diversa dei prezzi dell’Osservatorio del mercato immobiliare, seppure diminuiti ricorrendo a fantasiosi moltiplicatori. Il costo dell’edilizia agevolata da prendere a riferimento non è quello dell’edilizia agevolata di oggi, ma è quello fissato dal decreto ministeriale 5 agosto 1994, poi rivalutato ogni anno sulla base di un parametro ISTAT che lo stesso Ministero invia annualmente alle Regioni. Su questo vorrei essere particolarmente chiaro. I 1.500 euro che avete utilizzato in tutti i prospetti forniti in commissione, e probabilmente anche negli incontri avuti con i diversi portatori di interessi, come termine di paragone per dimostrare la convenienza del nuovo metodo di calcolo parametrato agli OMI sono frutto di pura fantasia. Non esistono e non sono mai esistiti, non sono io a dirlo, ma è il ministro Toninelli; è per bocca sua e di quei funzionari che questa norma l’hanno scritta, aggiornata ed interpretata a vantaggio di tutta Italia, ad eccezione della terra dei balocchi del presidente Bonaccini (l’Emilia-Romagna).
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Tagliaferri.
La parola al consigliere Iotti.
IOTTI: Grazie, presidente. Sessanta secondi per dire, collega Tagliaferri, lei legge e dice cose e, quando le dice, non si rende conto che si contraddice, perché i valori OMI presuntivi sono presuntivi anche qua: sono una base di partenza dalla quale con alcuni parametri si arriva a determinare quello che è il costo. Possiamo prendere qualsiasi valutazione fatta da chiunque, in ogni caso è una base di partenza sulla quale, attraverso dei moltiplicatori, si arriva al risultato. Non sono la base di nulla. Quello che è stato detto è che l’Agenzia delle entrate, poi lei non avrà fiducia nell’Agenzia delle entrate, forse avrà avuto a che fare, non lo so…
TAGLIAFERRI: No, mai avuto! Grazie.
IOTTI: Fortuna sua.
(interruzioni del consigliere Tagliaferri)
PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Tagliaferri, non credo che in questo momento il consigliere Iotti abbia usato termini forti, per cui le chiedo di ascoltare l’intervento e poi, se ritiene di essere stato offeso in qualche modo, chieda alla Presidenza se può intervenire o meno.
IOTTI: Grazie, presidente. Solo per dire che l’Agenzia delle entrate è un organo dello Stato, è un elemento credo riconosciuto. Si può non riconoscerne l’operato, ma è un parametro oggettivo dal quale, lo ripeto, solo per valori che sono in realtà presuntivi, ma che chi conosce i valori sul territorio sa che sono i più affidabili in assoluto, questi non sono presi tali e quali. Ripeto, c’è un moltiplicatore che è stato detto anche a parole che di fatto li mette in una griglia applicativa e ci sono almeno altre quattro tabelle che determinano il risultato finale. È una base di partenza. Se lei ha un elemento aggiornato ad oggi oggettivamente e non fatto da un’associazione privata, basta farla, ma la proposta è quali altri valori? Questo è quanto. Dopodiché la legittimità di questa determinazione, delibera o atto amministrativo che stiamo prendendo credo che ci sia tutta. Se lei ritiene che non sia così, faccia ricorso. Io credo che gli uffici abbiano operato in maniera assolutamente corretta e lo ripeto, ma l’abbiamo detto in mille modi e in mille forme, non ci sono aumenti. La coerenza di questo provvedimento, e in quest’Aula eravamo tutti d’accordo, in sede di approvazione della legge urbanistica l’obiettivo condiviso era quello di penalizzare gli interventi di espansione e invece favorire gli interventi di rigenerazione. Questa delibera sta in questa logica. Dopo di che, se lei non è d’accordo, benissimo, il voto è libero per tutti, però dire cose inesatte non è così.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Iotti.
Se non ci sono altri iscritti in dibattito generale sugli emendamenti, passiamo alle dichiarazioni di voto.
GIBERTONI: Grazie, presidente. Ho già annunciato la volta precedente il voto contrario del Movimento 5 Stelle che ribadisco oggi, perché in Italia, a differenza di molti altri Paesi d’Europa, le trasformazioni urbanistiche sono state una fonte di importante arricchimento per i privati, quindi mentre in tanti altri Stati europei le amministrazioni pubbliche riescono a fare leva su progetti di trasformazioni urbanistiche per incassare risorse da destinare alla realizzazione di opere pubbliche e alla manutenzione dell’esistente, in Italia, malgrado ci si lamenti della sempre più evidente carenza di risorse pubbliche, questo avviene con numeri molto inferiori rispetto agli altri Paesi.
L’Istituto nazionale di urbanistica nel 2013, nell’ambito di uno studio sulla rendita fondiaria immobiliare a Roma aveva fatto il punto sull’andamento economico delle operazioni di riqualificazione urbana che avvengono in Italia e così concludeva: «Le trasformazioni urbane, grandi operazioni di riqualificazione della città di cui dovrebbe essere innanzitutto il cittadino comune a beneficiare, in Italia si traducono sempre in vera e propria manna per il privato e nel nostro Paese sono state possibili operazioni immobiliari da cui i costruttori hanno avuto un ritorno economico dell’ordine del 50 per cento, con un plusvalore, quindi, che è sconosciuto semplicemente a qualsiasi altro settore industriale». Che ci sia stato un canale di supporto esasperato rispetto al privato, addirittura manna per il privato, l’avessi detto io, mi sarebbe stato immediatamente rimproverato dall’assessore, lo dice l’Istituto nazionale di urbanistica.
Volendo sforzarsi di vedere il bicchiere mezzo pieno, bene che si sia messa mano alla materia, però ci sono cose positive come l’aver distinto tra territorio urbanizzato e aree esterne al territorio urbanizzato. Così il fatto di aver tenuto presente che ci sono delle aree permeabili ricomprese all’interno del territorio urbanizzato che non sono dotate di infrastrutture per l’urbanizzazione. Questo è giusto dirlo. Però, visto che tutti qui siamo a parole per la riduzione del consumo di suolo, se non per il contrasto e l’inversione di tendenza rispetto al consumo di suolo che è alla deriva in questa regione, nei fatti non sempre si trova invece questa convergenza di intenzioni, se si fosse voluto stroncare realmente e definitivamente il consumo di suolo, sarebbe stato necessario mostrare un altro coraggio. Anche in considerazione del fatto che abbiamo aspettato vent’anni, come l’assessore ricordava, e che verosimilmente non ci saranno altre circostanze per agire proprio su questa fattispecie. Ecco perché io giudico questo atto un’occasione persa, non certo perché si mette mano all’aggiornamento degli oneri del contributo di costruzione, ci mancherebbe! Erano vent’anni, c’è stata l’attenzione della Corte dei Conti, che altro si doveva fare? Però a quel punto, con vent’anni di mancanze, si doveva intervenire con un altro coraggio, con un coraggio maggiore. Guardando nel dettaglio quindi i valori economici, perché di questo abbiamo trattato e stiamo trattando, non mi sembra un risultato che sia all’altezza delle aspettative, perché siamo passati da valori di situazioni molto inferiori rispetto ai territori confinanti e limitrofi a situazioni leggermente sotto la media dei territori confinanti e limitrofi.
L’intero provvedimento è percorso da un filo rosso teso a dimostrare che non si vuole in alcun modo colpire i costruttori. Basti citare a questo proposito la quota sul costo di costruzione più basso praticamente per la quasi totalità dei comuni anche di 1,5 volte il valore attuale e più alto soltanto in un comune su venti. Senza entrare troppo nel merito anche del contenuto delle proposte di legge, che stanno andando avanti in discussione anche in Parlamento, spero che da lì si possa riprendere la questione del consumo di suolo con proposte di legge che finalmente, nel momento in cui le Regioni non sono all’altezza delle parole che utilizzano quando dicono di volerlo contrastare, possa essere il Parlamento con proposte di legge all’altezza per fermare il consumo di suolo ad indirizzare anche l’attività delle Regioni prima che sia troppo tardi e finché di suolo ne abbiamo ancora da salvare.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni.
La parola al consigliere Rancan.
RANCAN: Grazie, presidente. La nostra posizione sul tema è nota da tempo, l’aumento dei costi di costruzione è stato un argomento dibattuto tantissimo in commissione, fuori dalla commissione, sui territori e in quest’Aula per varie sedute. Ovviamente noi speravamo in un cambio di marcia, in un cambio di passo, concretamente in una modifica di quello che secondo noi è un atto completamente sbagliato, completamente da riscrivere.
L’assessore lo sa bene, il consigliere Iotti un po’ meno, perché chiedeva cosa potevamo utilizzare se non i dati OMI: si potevano tranquillamente utilizzare i costi massimi ammissibili per l’edilizia agevolata, cosa che secondo noi poteva essere più congrua e sicuramente più vantaggiosa per i nostri territori, per tutto quello che gravita attorno al mondo dell’edilizia che credo sia un punto fondamentale, perché altrimenti si potrebbe andare concretamente ad affossare un settore che già è stato in difficoltà, è in difficoltà, non vorremmo che continuasse ad essere in difficoltà. Quindi non vorremmo che l’edilizia continuasse ad essere un settore in difficoltà, cerchiamo di rilanciarlo perché crediamo e pensiamo che possa essere sicuramente un settore importante per il futuro della nostra Regione e per il futuro del nostro Paese. Quindi dichiaro per la Lega il voto fermamente contrario, perché pensiamo che questo sia un atto da bocciare in toto perché non vi è stata la volontà di volerlo modificare.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Rancan.
GALLI: Grazie, presidente. Il voto non potrà che essere negativo, anche se l’intervento dell’assessore Donini ha cercato di spiegare le motivazioni in modo che può essere sembrata un’arrampicata sugli specchi. Teniamo presente che la valutazione su un settore in difficoltà credo che non si possa fare su un settore più in difficoltà dell’edilizia. Sono ormai quindici anni che l’edilizia versa in condizioni difficili, anzi il dire, come ha detto l’assessore, che stiamo uscendo da quelle difficoltà che ha riscontrato per troppo tempo è assolutamente inesatto. Credo che andare in giro per la nostra città trovando una gru in funzione sia più difficile che trovare una gru vera nelle valli di Comacchio. Questa complicazione nel settore dell’edilizia si riverbera su tutti i settori collegati all’edilizia. Per molti decenni l’edilizia è stato un settore trainante e ha prodotto ricchezza, occupazione e benessere.
Non posso che trovarmi in disaccordo con la collega Gibertoni che, come molta parte del suo movimento, ritiene che produrre occupazione e ricchezza sia una colpa e che vada in qualche maniera limitata o tarpata. L’edilizia va riportata in condizioni di essere un volano efficiente per l’economia e questo provvedimento va esattamente nella posizione opposta, che già nel titolo (Aumento degli oneri di urbanizzazione) spiega qual è lo scopo. Che poi si cerchi di razionalizzare e spiegare che questo aumento va diviso, va scontato a seconda della volontà dei singoli Comuni di ridurre questo aumento è sempre un cerotto messo dove non dovrebbe essere messo. Dovrebbe essere aiutato un settore, non messi dei cerotti, lasciati alla buona volontà dei singoli Comuni.
Molte inesattezze sono state dette. Il collega Iotti quando dice che è stato scelto il criterio di ricorrere ai criteri OMI, non si rivolge ad un criterio oggettivo: è un criterio basato per avere un’idea, è una specie di sondaggio sui valori immobiliari, ben diverso sarebbe stato se si fosse qui ricorso ai requisiti massimi ammissibili per l’edilizia agevolata, che sono quelli previsti dal decreto ministeriale del 5 agosto 1994. Non si può non pensare, come ha riconosciuto lo stesso assessore, che quel criterio è uno di quelli che si potevano scegliere, non c’è mai un criterio certo e assoluto in questo sistema emiliano-romagnolo. Si sceglie quello che è più consono a portare acqua al disegno della maggioranza.
Noi non solo voteremo contro, ma speriamo che qualcuna delle associazioni che voi non avete ascoltato, perché avete fatto un confronto parziale con coloro che rappresentavano gli stakeholder, che rappresentavano dei mondi economici, si oppongano ad un’impostazione che riteniamo vessatoria e inutilmente penalizzante.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Galli.
La parola al consigliere Pruccoli.
PRUCCOLI: Grazie, presidente. Devo dire che in questa due giorni, perché oggi torniamo in Aula con questo provvedimento dopo averlo trattato nell’ultima Aula, si è assistito ad un dibattito anche piuttosto lungo e corposo, ma stringendo-stringendo direi che quello che abbiamo ascoltato dai banchi della maggioranza provenire dalla minoranza è stato da una parte una accusa di troppa benevolenza nei confronti delle imprese e, dall’altra parte, l’esatto opposto: chi ci ha detto “così ucciderete le imprese”. È abbastanza singolare e curioso che peraltro questi due concetti qua vengano espressi con tanta risolutezza e tanta distanza dalle forze che in questo momento stanno governando insieme questo Paese. Però diciamo che ormai siamo abituati, sono più di sei mesi che abbiamo capito che a Bologna c’è un registro e a Roma ce n’è tutto un altro. Però la cosa tragica è che altro non si è sentito. Stringi-stringi, l’estratto finale di quel che si è sentito qui dentro, in un dibattito anche piuttosto lungo, è stato semplicemente questo. Invece ritengo che la maggioranza abbia provato a dimostrare che questo è un provvedimento notevolmente equilibrato, che non uccide le imprese e non è troppo benevolo, esattamente come si richiede ad un provvedimento di questo tipo, che era irrimandabile, irrinunciabile, così come ha ben chiarito l’assessore, ma come era stato chiarito bene anche da altri colleghi nella scorsa tornata. Ricordo in particolare l’intervento del collega Iotti.
Questo provvedimento amministrativo fa il paio con la legge n. 24, che chiude quel percorso e che, può piacere o no, ma continua ad affermarne e rafforzarne i capisaldi. Da una parte c’è una onerosità davanti al consumo di suolo, e su questo invece c’è un sentire comune un po’ più largo tra maggioranza e minoranza, almeno tra una parte della minoranza, quindi c’è una giusta e corretta onerosità rispetto al consumo di suolo che è uno degli obiettivi che la legge n. 24 prova a perseguire che è quello di arrestarlo e, dall’altra parte, invece c’è una spinta e non voglio dire una premialità, ma comunque un favorire la spinta verso la rigenerazione urbana. C’è perfetta coerenza rispetto a quei due capisaldi, ed è stato trasposto tutto quanto in atti concreti nel momento in cui si è messa mano alla disciplina degli oneri di urbanizzazione.
Quando si parla, io l’ho detto diverse volte in questi anni non solo sulla legge n. 12 e non solo sulla legge n. 24, ma anche quando abbiamo votato delle risoluzioni sul tema, quando parliamo di rilancio dell’edilizia dobbiamo stare molto attenti a non confondere sempre e comunque che è stata poi la confusione che ha determinato l’esplosione della bolla speculativa immobiliare che si è trascinata dietro il mondo produttivo dell’edilizia, dobbiamo ben distinguere tra il settore edilizio e il settore dell’immobiliarismo. Sono due cose completamente diverse. Quello che può fare la Regione Emilia-Romagna è favorire il rilancio dell’edilizia, che è sacrosanto, perché è un settore trainante dell’economia di questa regione da sempre. Ma un conto è rilanciare l’edilizia e un altro è pensare che si rilanci l’edilizia attraverso il favorire un rilancio del settore immobiliare, che invece quello sì, avendo avuto anche dei connotati di natura speculativa, ha consumato troppo suolo e troppo territorio negli anni. Quindi rilanciare l’edilizia si rilancia con la rigenerazione urbana, e questo provvedimento è perfettamente coerente con i canoni della legge n. 24: si spinge sulla rigenerazione urbana e si cerca di non favorire il consumo di suolo, e quindi si mette una onerosità in capo al consumo di suolo stesso.
Ha ben spiegato l’assessore, era stato spiegato bene anche da altri consiglieri la volta scorsa, qual è tutto il meccanismo. C’è stato un percorso partecipato, ed è da ricordare. Per esempio, ne sono testimone anche per il fatto che credo di essere stato tra i primi consiglieri ad essere stato contattato da associazioni, operatori, persone che avevano a che fare con questa modifica della disciplina e che avevano riscontrato delle perplessità. Io sul territorio sono stato contattato da diversi punti, perché era chiaro che tutto nasceva da una mala comprensione. Nel momento in cui queste persone hanno avuto modo di confrontarsi ed è stato spiegato loro il meccanismo, devo dire che, tranne un singolo che non si rassegna perché evidentemente ha un intervento imminente, al quale probabilmente salta qualche parametro di fattibilità, tutti gli altri rappresentanti delle varie sigle e delle varie categorie hanno compreso e si sono dichiarati rassicurati e convinti da questa modifica della disciplina. Questa è la mia testimonianza.
Devo dire che per quello che riguarda il parere dell’ex collega Foti, io l’ho letto da una nota stampa, non ho visto né che cosa lui ha chiesto nello specifico, né che cosa gli sia stato risposto dal ministro Toninelli nello specifico, ma dalla nota stampa che ho letto, leggo che sostanzialmente il ministro Toninelli dice a Foti che utilizzare il parametro dell’edilizia pubblica, il costo massimo dell’edilizia pubblica era ancora un qualcosa di legittimo. Va bene. Sarà legittimo quello, ma questo non toglie illegittimità al percorso che ha portato avanti la Regione Emilia-Romagna. Anzi, siccome la legge n. 24 è innovativa e ci stiamo abituando anche all’abolizione della schedina, credo che tutti quanti dobbiamo fare lo sforzo di non rimanere nostalgicamente aggrappati al passato, ma proviamo a guardare avanti, e i valori OMI da questo punto di vista rappresentano qualcosa di adeguato.
Credo che dalle parole dell’assessore Donini sia stata smontata anche quella che l’altra volta si è provato a mettere in piedi, ovvero la favola del paradiso lombardo. Io qualche settimana fa ho inadeguatamente sostituito l’assessore Donini a Milano ad un convegno sulla rigenerazione urbana e, in maniera forse ardimentosa, non solo ho illustrato la legge n. 24 di cui sono stato relatore, ma ho parlato anche di questa riforma degli oneri che noi avremmo voluto introdurre, e devo dire che alla fine mi rassicura il fatto che l’assessore all’Urbanistica del Comune di Milano, dopo aver ascoltato sia la sua Regione che la nostra, ha affermato che il Comune di Milano è pronto per l’annessione alla Regione Emilia-Romagna.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Pruccoli.
TAGLIAFERRI: Grazie, presidente. Non ho compreso la sorpresa manifestata dalla maggioranza in occasione della nostra pregiudiziale, che mi auguro ricorderete, e lo scompiglio che aveva generato, quasi si trattasse di un’imboscata alla quale nessuno era preparato.
Come ben sapete, il Regolamento interno prevede che una pregiudiziale possa essere posta soltanto prima dell’inizio della trattazione del punto e averla posta soltanto in Aula è stata la migliore dimostrazione di come ci siamo approcciati alla materia: con alcune perplessità, ma senza pregiudizi. Se alla posizione attuale siamo arrivati, è stato soltanto a seguito degli approfondimenti compiuti in commissione. Era comunque nostro dovere sottoporre la questione all’Aula perché, e non vorrei essere facile profeta, ma contro questa delibera assembleare ricorrerà sicuramente al TAR chi si sentirà ingiustamente penalizzato, ed al TAR non resterà che rimettere la questione alla Corte costituzionale circa il possibile conflitto di competenze di cui all’articolo 117, comma 3, della Costituzione. E se questo si verificherà, proprio alla luce della risposta all’interrogazione formulata dall’onorevole Foti, che prima ho letto a beneficio di tutti voi, nel caso la massima Corte dia ragione alla nostra tesi che, come avete udito, è anche l’interpretazione data dal Governo, qualcuno sarà chiamato a rispondere di danno erariale e di certo quelli non saremo noi.
Nel corso dei lavori abbiamo approfittato del tempo a nostra disposizione per smontare punto a punto questo provvedimento, dimostrando in primo luogo come nessuna ragione vi fosse di adottare tale provvedimento, ovvero come non esista alcun atto sovraordinato che impone di modificare il calcolo del costo di costruzione. In secondo luogo, abbiamo dimostrato, in coerenza con il pronunciamento del Governo, come la legge dello Stato preveda che il costo di costruzione sia determinato sulla base del testo unico in materia di edilizia, tenendo in considerazione, ai fini della definizione dell’ammontare del metodo di rivalutazione, il dettato del DM 5 agosto 1994. Infine, abbiamo ampiamente dimostrato come il costo di costruzione così rideterminato non potrà che tradursi in un notevole aggravio di spesa per chi è interessato ad investire nel mercato immobiliare o semplicemente per chi decide di comprare casa, con rincari di questo balzello che rischiano di superare del 50 per cento il massimale attuale.
Nel corso della scorsa seduta il collega Iotti giustamente ci diceva che i nostri dati relativi alla base di calcolo non sono paragonabili a quelli di altre Regioni come Piemonte e Lombardia, ma non lo sono appunto perché loro applicano ciò che la legge dello Stato prevede e noi no, perché noi, anziché fare ciò che il legislatore nazionale ci imporrebbe, con questo atto vi inventate e vi votate qualcos’altro, frutto di pura fantasia creativa. Evidentemente in questa maggioranza c’è ancora qualche nostalgico della “fantasia al potere” degli anni Settanta. Abbiamo visto come è andata a finire e questo dovrebbe servirvi di lezione. Sul provvedimento in oggetto, a nome del gruppo di Fratelli d’Italia, per tutte le ragioni precedentemente illustrate, sono quindi a formulare un voto fermamente e convintamente contrario.
Concludendo, noi sicuramente abbiamo una visione molto diversa, sia dalla vostra che da quella dei Cinquestelle, e questo è emerso chiaramente in sede di discussione su questo provvedimento, ma in questo specifico caso non si tratta di avere differenti visioni, si tratta di applicare o disattendere una legge dello Stato. Fino a ieri governavate voi, avreste potuto cambiare questa norma, come avete fatto con tante altre ben più importanti, ma non l’avete fatto. Le leggi possono piacere o meno, quello che è certo è che le istituzioni non le possono disattendere, altrimenti è tutto il sistema che entra in crisi.
Ben lungi dal voler dare lezioni di democrazia a qualcuno, devo però riconoscere che in quest’Aula, oggi forse troppo democristiana, è ormai sparita quella sensibilità istituzionale che bisogna riconoscere al vecchio PCI e che mai avrebbe permesso di trasgredire in maniera creativa una legge dello Stato. Oggi invece, al tempo della politica annunciata, tutto è lecito. Non si ragiona più a legge vigente, ma a desiderata. Visto che nella maggiore autonomia richiesta ai sensi del 116 della Costituzione rientra anche questa materia, qualcuno pensa di avere la libertà di inventare di sana pianta ciò che vuole. Attenzione però, una cosa sono le richieste (i desiderata), un’altra è la realtà. Nella realtà le materie oggetto di trattativa sono ancora soltanto oggetto di trattativa, grave sarebbe se non ci aveste informati della conclusione della stessa, e la maggiore autonomia richiesta non è ancora stata concessa, perché l’unico soggetto deputato a farlo è il Parlamento della Repubblica, così come la Costituzione italiana prevede. Far finta di nulla, altrettanto come considerare già chiusi i giochi, sono mosse pericolose, perché portano sempre di più a delegittimare il sistema democratico.
Da ultimo rimarco che sono qui da poco tempo, ma sono già molto stufo di ricevere offese e provocazioni, soprattutto se le ritengo gratuite. Ieri sono stato attaccato perché ho detto che oggi saremmo stati più freschi e riposati, io intendevo, e voglio specificarlo ulteriormente, più attenti, come vedo oggi, per ascoltare ciò che oggi sto cercando di dirvi con chiarezza. Oggi la frase di Iotti sull’Agenzia delle entrate, insinuando che io abbia avuto a che fare, sinceramente non ho mai avuto a che fare, ma a parte questo dettaglio, io considererei anche di fare delle scuse per quanto tu hai tentato di insinuare, perché non si parla in questo modo insinuando cose. O sei a conoscenza di cose che io non conosco? Io questo vorrei sapere, e qui concludo.
La parola al consigliere Facci.
FACCI: Grazie, presidente. Credo che su questa materia e su questo argomento non potesse mancare la dichiarazione di voto del Movimento nazionale per la sovranità, che ripercorrerà il mio intervento in discussione generale, richiamando però un principio giuridico che qua sembra che in qualche modo ci si voglia attaccare a tutti i costi a dei principi astratti, ma, quando sento dire dal collega Pruccoli che questa nuova disposizione è un po’ da interpretare, come le modifiche normative riguardanti per esempio l’eliminazione del Totocalcio o la fatturazione elettronica, come per dire questo è il progresso che avanza e quindi dobbiamo essere aggiornati, dobbiamo accettare queste nuove realtà, io vorrei fare un sommesso richiamo al fatto che si sta parlando della Costituzione italiana, quella che credo anche e soprattutto dai vostri banchi negli ultimi tempi è stata ricordata come una delle più belle Costituzioni del mondo. Io non mi metto certamente qui a fare disquisizioni di ordine elevato rispetto a quello che la Costituzione deve rappresentare e rappresenta, va da sé che una legge regionale non può certamente superare, per il noto principio della gerarchia delle fonti, una norma di rango costituzionale, con buona pace di chi si trova a doverne fare i conti. Io questo richiamo alla Costituzione lo faccio esclusivamente perché vorrei evitare che quest’Aula, che ha un alto valore istituzionale, ha un’alta funzione, non si debba trovare fra qualche mese a dover rimediare a un errore procedurale o comunque a una forzatura procedurale che da questi banchi è stata ampiamente sottolineata e ampiamente annunciata. Se non altro per rispetto del nostro lavoro, che non deve essere inutile e deve essere votato, oltre che alla imparzialità e trasparenza, ma anche a un minimo di efficacia. Quindi il voler forzare un ancoraggio ad un criterio che comunque è fondamentalmente sconfessato laddove viene interpretato e nei contesti in cui può essere interpretato, perché non possiamo essere noi a dare un’interpretazione autentica di quella che è la Costituzione che impone alle Regioni di fare riferimento ad un determinato criterio. Non possiamo essere noi a dire che l’altro criterio è suppletivo o in qualche modo è equivalente, quindi può essere ampiamente preso in considerazione. Quindi questo contesto di cornice di legittimità che può apparire pesante, può apparire forse anche ridondante, lo si fa per richiamare quest’Aula ad una correttezza e il fatto che lei, assessore, dica “mi hanno ampiamente rassicurato i miei uffici”, certamente la mette in qualche modo al riparo da una responsabilità tecnica contabile, ma ovviamente non è sufficiente, dal mio modesto punto di vista, per non recepire fondamentalmente le sue personali convinzioni e rassicurazioni. Il problema rimane, perché è un problema che è stato già visto. E la stessa risposta ad una interrogazione parlamentare, che è stata portata come contributo ulteriore: è un atto che avreste dovuto recepire come ulteriore segnale di allarme, e anche questo invece è stato banalizzato, minimizzato dal collega che è intervenuto dicendo “in fin dei conti dice che non è escluso e quindi la possiamo fare”. Un continuare a voler forzare proceduralmente una questione che da più parti vi è stata indicata come degna della massima attenzione.
Nel richiamare il mio voto fortemente contrario, chiudo dicendo che questo provvedimento non aiuta il mercato in crisi, perché è una componente di una dinamica, di una serie di dinamiche che attengono al mercato dell’edilizia. Visto che questo è uno dei mercati che va peggio, che ha un andamento negativo da diversi anni, con una piccola ripresa, ma certamente parte da una situazione di sofferenza, io credo che questo rischi di dare la definitiva o contribuire, insieme ad altri ingredienti che potrebbero nel contesto essere presenti, a dare un ulteriore blocco ad un mercato che in sofferenza cercava di riprendersi e sperava che dalle istituzioni arrivasse un segnale differente. Quindi voto contrario da parte del Movimento sovranista. Vi invito con un ultimo appello ad un ripensamento su questa questione procedurale che, come abbiamo ricordato, è pregiudiziale e che sicuramente, se non rimossa, porterà, come ha detto il collega Tagliaferri, a verosimili contenziosi giudiziari che non credo servano a nulla. Anzi alimenterebbero ulteriormente la sfiducia nelle istituzioni.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Facci.
Consigliera Tarasconi, lei non potrebbe intervenire, se non sull’ordine dei lavori, perché è già intervenuto il suo collega Pruccoli.
RANCAN: Grazie, presidente. Chiedo il voto elettronico sul dispositivo.
Nomino scrutatori i consiglieri Montalti, Molinari e Gibertoni.
La parola al consigliere Caliandro.
CALIANDRO: Grazie, presidente. Chiedo di far squillare il campanello per richiamare l’attenzione dei consiglieri.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Caliandro.
L’emendamento 9, a firma del consigliere Pruccoli, è ritirato.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 1, a firma dei consiglieri Pruccoli e Rontini.
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 1 è approvato.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 7, a firma della consigliera Piccinini.
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 7 è respinto.
Emendamento 17, a firma del consigliere Facci.
PICCININI: Grazie, presidente. Chiedo il voto elettronico sui miei emendamenti e su quelli del collega Bertani.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Piccinini.
Se nessun altro consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 17, a firma del consigliere Facci.
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 17 è respinto.
Si proceda alla votazione dell’emendamento 8, a firma della consigliera Piccinini, con l’uso del dispositivo elettronico.
(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese,
PRESIDENTE (Rainieri): Comunico l’esito della votazione:
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 8 è respinto.
Passiamo ora alla votazione dei subemendamenti all’emendamento 10.
Si proceda alla votazione del subemendamento 12, a firma del consigliere Bertani, con l’uso del dispositivo elettronico.
PRESIDENTE (Rainieri): Il subemendamento 12 è respinto.
Si proceda alla votazione del subemendamento 13, a firma del consigliere Bertani, con l’uso del dispositivo elettronico.
PRESIDENTE (Rainieri): Il subemendamento 13 è respinto.
Si proceda alla votazione del subemendamento 14, a firma del consigliere Bertani, con l’uso del dispositivo elettronico.
PRESIDENTE (Rainieri): Il subemendamento 14 è respinto.
Metto in votazione, per alzata di mano, il subemendamento 18, a firma del consigliere Pruccoli.
PRESIDENTE (Rainieri): Il subemendamento 18 è approvato.
Si proceda alla votazione del subemendamento 15, a firma del consigliere Bertani, con l’uso del dispositivo elettronico.
PRESIDENTE (Rainieri): Il subemendamento 15 è respinto.
Si proceda alla votazione del subemendamento 16, a firma del consigliere Bertani, con l’uso del dispositivo elettronico.
PRESIDENTE (Rainieri): Il subemendamento 16 è respinto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 10, a firma del consigliere Pruccoli.
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 10 è approvato.
L’emendamento 6, a firma dei consiglieri Bertani e altri, è precluso dalla votazione dell’emendamento precedente, il 10.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 2, a firma dei consiglieri Pruccoli e Rontini.
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 2 è approvato.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 20, a firma del consigliere Tagliaferri.
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 20 è respinto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 21, a firma del consigliere Tagliaferri.
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 21 è respinto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 19, a firma del consigliere Tagliaferri.
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 19 è respinto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 3, a firma dei consiglieri Pruccoli e Rontini.
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 3 è approvato.
L’emendamento 11, a firma del consigliere Pruccoli, è ritirato.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 4, a firma dei consiglieri Pruccoli e Rontini.
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 4 è approvato.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 5, a firma dei consiglieri Pruccoli e Rontini.
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 5 è approvato.
Passiamo ora alla votazione degli ordini del giorno. Il 6863/1, a firma dei consiglieri Rontini e Pruccoli.
La parola alla consigliera Prodi.
PRODI: Grazie, presidente. Chiedo la votazione per parti. Il dispositivo sino alla fine del ritenuto e poi impegna la Giunta.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Prodi.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, la prima parte dell’ordine del giorno 6863/1, a firma dei consiglieri Rontini e Pruccoli, fino alle parole “operatori del settore”.
PRESIDENTE (Rainieri): La prima parte dell’ordine del giorno 6863/1, oggetto 7718, è approvata.
Metto in votazione, per alzata di mano, la seconda parte dell’ordine del giorno 6863/1, a firma dei consiglieri Rontini e Pruccoli, da “impegna la Giunta” alla fine.
PRESIDENTE (Rainieri): La seconda parte dell’ordine del giorno 6863/1, oggetto 7718, è approvata.
Ordine del giorno 6863/2, a firma dei consiglieri Piccinini, Prodi e Torri.
La consigliere Piccinini chiede il voto elettronico.
Si proceda alla votazione dell’ordine del giorno 6863/2, a firma della consigliera Piccinini, con l’uso del dispositivo elettronico.
PRESIDENTE (Rainieri): L’ordine del giorno 6863/2, oggetto 7719, è respinto.
Si proceda alla votazione del partito di deliberazione, oggetto 6863, con l’uso del dispositivo elettronico.
PRESIDENTE (Rainieri): La delibera oggetto 6863 è approvata.
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 6957, delibera: «Strategia di mitigazione e adattamento per i cambiamenti climatici della Regione Emilia-Romagna».
La Commissione Territorio, Ambiente Mobilità ha espresso parere favorevole nella seduta del 29 novembre con la votazione: 32 a favore, nessun contrario e nessun astenuto, segnalando due errori materiali.
IOTTI: Grazie, presidente. L’argomento è stato affrontato e discusso in commissione, dove abbiamo avuto una relazione direi piuttosto dettagliata, quindi non ci voglio ritornare. L’importanza di questo atto che è una strategia, non parliamo di un piano, quindi parliamo di un documento intersettoriale che mette assieme tutta una serie di elementi che sono stati definiti anche da altri ambiti quali ad esempio quelli dell’energia, dell’acqua e dei trasporti, vedremo; questa strategia serve a prendere atto di un elemento fondamentale: oggi i cambiamenti climatici non sono più un’istanza ambientalista, anche giusta, ma hanno una ricaduta assolutamente significativa per quello che riguarda anche le nostre attività economiche e la vita quotidiana. Non ci voglio tornare, ma è estremamente significativo come nella documentazione a disposizione noi abbiamo visto che i dati a disposizione, per esempio in termini di precipitazioni ci dicono, e non è un caso, che nelle zone in cui ci sono stati effetti alluvionali con picchi di ricadute piovose storici, dei picchi storici, le stesse zone poi sono state l’anno successivo oggetto di società. Questi elementi portano a dire come non stiamo parlando di un effetto temporaneo, ma che ha una ricaduta importante.
I settori acqua, aria, energia e mobilità sono quelli più interessati, è evidente, ma non mi voglio dilungare, che per quello che riguarda energia e mobilità la fase di transizione alle energie rinnovabili è la fase in cui stiamo vivendo e per la quale bisogna occupare più azioni, credo che da questo punto di vista avremo una strategia importante che si va a costruire attraverso le direttive dell’Unione Europea di adattamento ai cambiamenti climatici nella strategia nazionale, ed è uno strumento che ci permetterà, individuando delle azioni specifiche in base ai rischi che sono contenuti nella strategia, di avere tutti gli elementi operativi per cercare non solo le risorse necessarie per metterla in atto, ma per avere un quadro coordinato assolutamente utile, strategico e importante.
Dicevo le aziende. Negli ultimi casi, ricordo l’alluvione che ha interessato l’abitato di Lentigione, un’azienda che produce caldaie ha avuto un danno gravissimo, molto importante. Da questo punto di vista credo che il passo in avanti nella valutazione di questi effetti portano sempre di più a valutare la gestione delle continuità aziendali come un’operazione strategica che porta tutti non solo a pensare come fatto casuale, e forse inevitabile, quello che è un elemento calamitoso, ma quanto un elemento da prevenire e quindi una resilienza che è effettivamente il quadro dei rischi e dei contesti, ma per cercare di essere pronti e di intervenire con la massima rapidità.
Io mi fermo qua. Se poi c’è dibattito, mi riservo di dire qualcos’altro.
GIBERTONI: Grazie, presidente. Quando è stato presentato questo documento in commissione, il mio voto è stato a favore e anche oggi il voto è a favore, però rispetto alla qualità dell’essere pronti che è stato ricordato adesso da chi ha parlato prima di me io ho sollevato delle domande, che non mi sono sembrate di poco conto e la risposta è stata un po’ evasiva secondo me. Il lato positivo del fatto che oggi discutiamo di cambiamenti climatici ufficialmente segnala, seppur con un ritardo molto grave, il fatto che la Regione Emilia-Romagna ci dice che ne prende atto. Prende atto ufficialmente che esistono e questo per noi è un passo importantissimo, sia perché era ora, ma anche perché questo impedirà nel corso di future discussioni che spaziano dall’urbanistica alla Protezione civile, al consumo di suolo financo alla sanità, perché ricordiamoci che, quando abbiamo parlato del virus West Nile da parte dell’Assessorato è stato detto “ci sono i cambiamenti climatici, noi non potevamo sapere, non potevamo prevedere”. Da oggi in poi non potremo più dire o non lo potrà dire la Giunta che, quando si parla di emergenze, quindi dico financo sanitarie, non si poteva prevedere e non si sapeva, perché stiamo discutendo di una strategia che ci deve trovare, esorto la Giunta e l’Assemblea non a cercare di essere pronti ma a essere pronti.
Mi piacerebbe che si cominciasse a parlare di un peso vincolante rispetto al fattore di rischio derivante dal cambiamento climatico, di cui oggi noi prendiamo atto ufficialmente in questo contesto che esistono e che hanno un impatto non solo sulle attività economiche, anzi ce l’hanno primariamente sulle attività economiche e sulla vita di tutti i cittadini emiliano-romagnoli e ce l’hanno anche sull’esborso di denaro pubblico e sul rischio di non riuscire poi anche a volte addirittura a salvare delle vite, perché correndo dietro alle emergenze in continuazione per forza di cose non c’è una programmazione che consenta effettivamente di prevenire. Una complessità che non è facile da gestire, su questo concordo, ma una programmazione che possa effettivamente arrivare a scongiurare la corsa continua verso l’emergenza è a questo punto l’autentica e l’unica direzione che si possa intraprendere prioritariamente, quasi come fosse una delle direttrici che ci diamo da oggi prioritaria rispetto all’agire della stessa Giunta. La questione di cambiamenti climatici è così ampia e copre una serie di fattori che riguardano lo sviluppo economico, lo sviluppo industriale, la vita quotidiana, la salute, l’ambiente che giustamente è stato detto che non è più un’istanza da ambientalisti. E meno male! Quindi i cambiamenti climatici esistono, ce lo dicono tante pregiate istituzioni europee che ci fanno convegni, studi e conferenze internazionali: fa piacere – ed ecco perché anche per questo il voto sarà doverosamente positivo – che oggi ufficializziamo il fatto di essere anche noi in balia di questo. Ma non mi è stata data in commissione una sufficiente garanzia dell’essere questo un tema prioritario ai primissimi livelli dell’agenda della Giunta e che si è reso anche un vincolo nel momento in cui si affrontano ad esempio i grandi piani di programmazione.
Il PRIT che entrerà tra poco nel suo iter di discussione, io spero anche di condivisione con i territori prima della condivisione assembleare, è uno di quelli per cui io ancora oggi mi trovo a dire che abbiamo il rischio di avere ufficializzato un fatto sulla carta, ma di non farlo poi passare nella realtà delle cose e della vita di chi invece dovremo difendere di più. Se noi, nel momento in cui cominceremo ad esempio a discutere di PRIT, non accetteremo di condividere dei rischi rispetto a progetti passati che rispondevano a periodi, a stagioni in cui non si era neppure ufficializzato questo rischio, magari si diceva che erano istanze di ambientalisti, sminuendole, squalificandole in modo irresponsabile, in modo deprecabile. Vedremo, partendo da questo e poi da altre discussioni che sicuramente nasceranno, perché non stiamo parlando soltanto di questioni che riguardano il meteo, ma di questioni che cambiano completamente il modo in cui guardiamo all’agenda politica e alla vita quotidiana. Sia chiaro che stiamo parlando di questo. Questa è una delle discussioni più importanti di questa mattinata. Vediamo se a partire dal piano dei trasporti ci sarà la coscienza di rimettere in discussione quello che si era progettato, che si voleva e si desiderava cantierare magari dieci o vent’anni fa, quando non si conoscevano e, se si conoscevano, non se ne aveva una consapevolezza scientifica, non si pensava di prevenire, vediamo se adesso, al di là della carta che noi oggi approviamo votando a favore, dalla carta si potrà passare urgentemente ai fatti.
SASSI: Grazie, presidente. Una strategia in quanto tale è fondamentale, se non altro a porre un tema che finora non abbiamo mai realmente identificato e riconosciuto, come quello dei cambiamenti climatici. Una strategia deve porre in essere azioni che portano a degli obiettivi, altrimenti di per sé diventa molto teorica, molto accademica e poco concreta. A questo scopo auspico, e mi dispiace che questo tema venga discusso ora, sarebbe stato bello a inizio mandato, prima di cominciare a fare tutte le pianificazioni che abbiamo già evaso, quindi rifiuti, piano aria, piano forestale e altro, perché questo tipo di strategia è trasversale e tocca molti aspetti che notoriamente hanno una loro autonomia, dal punto di vista dei temi che trattano. Ambiente piuttosto che mobilità, piuttosto che energia, piuttosto che salute, ma ci potrei legare anche il turismo perché ha tutta una serie di aspetti che sono legati alla mobilità, eccetera.
Certamente tutto questo discusso oggi è importante, perché introduce un tema che viene effettivamente riconosciuto; non è sdoganato come un tema prettamente ambientalista ma di buonsenso, cosa che trovo corretto fare, anche perché io non sono mai stato ambientalista, però applicando il buonsenso, la logica del buonsenso certi temi li affronti perché sono critici e oggi definiamo che i cambiamenti climatici esistono, vanno affrontati e vanno strategicamente attenuati. In questo potrei dire che c’è un problema legato al piano energetico, perché comunque, quando si parla delle rinnovabili che certamente è un tema importante per arrivare a contribuire al contrasto ai cambiamenti climatici, ma prima di arrivare a produrre energia è bene non sprecarla, quindi il piano energetico teoricamente, io lo dissi a suo tempo, dovrebbe essere così forte da poter dire “io comincio a risparmiare tutto quello che posso risparmiare e poi produco ciò che serve”. Posso farlo contestualmente, però diciamo che forse il piano regionale non ha questa forza dal punto di vista delle competenze anche della Regione, spero nel piano nazionale che io, per quanto riguarda quello che era nei desideri del Movimento 5 Stelle, ho letto, ho visto, è molto sfidante, spero che venga introdotto attraverso il contratto di governo attualmente in essere.
Tutto questo è giusto discuterlo, è giusto porre il tema, è giusto poter dire dobbiamo affrontare questa situazione con una strategia, temo però che siamo arrivati un pochino tardi proprio in funzione della pianificazione passata. Anch’io auspico che almeno sul PRIT questa sensibilità di sostegno verso la strategia di contrasto ai cambiamenti climatici venga resa concreta. Io alcune proposte le ho già fatte per rendere concreta la parte di pianificazione della mobilità, spero che nella discussione che verrà ci sarà modo di serenamente poterne parlare, anche di poter sollevare questo tipo di argomento. Ad oggi sono un pochino dubbioso sul fatto che la Regione sia nelle condizioni di poter fare un reale contrasto, vista la pianificazione già evasa. Magari la prossima legislatura riuscirà a fare di più da questo punto di vista, se si metterà ad aggiornare la pianificazione già redatta.
Questo sicuramente è un tema che vede una pianificazione e una strategia di lungo periodo, che va ben oltre le singole legislature e quindi sarebbe bene che venisse incardinata e costruita in modo che le prossime legislature possano prenderla in eredità e portarla avanti. È fondamentale, perché altrimenti facciamo poche cose di sostanza e di efficacia.
PRODI: Grazie, presidente. Solo per annunciare il voto favorevole e anche rendere conto della profondità dello studio condotto nel documento che andiamo oggi ad approvare e della capillarità con cui viene analizzato il tema, anche in modo interdisciplinare. Questo dovrebbe poi portare a una strategia altrettanto integrata, quando si andranno a monitorare i piani sulle effettive conseguenze stratificate degli effetti dei cambiamenti climatici. Mi riferisco in particolare per esempio all’aumento di temperatura legata al consumo di suolo in certe aree, che potrebbe anche arrivare a modificare determinate scelte in funzione delle conseguenze effettive che si vengono a delineare anche in microambienti. Quindi secondo me è un documento che è anche un utile strumento, in un certo senso didattico per tutti noi, ma dovrà anche essere tenuto in considerazione nelle fasi ulteriori di monitoraggio degli strumenti di cui ci siamo dotati e che andremo ad approvare anche in futuro.
IOTTI: Grazie, presidente. Credo che sia assolutamente importante e significativa la convergenza sull’opportunità di avere questo strumento. Non so se arriviamo tardi, io ho cercato prima di arrivare qua in Aula altri strumenti approvati da altre Regioni e non ne ho trovati. Quindi si arriva tardi, ma tutti sono in ritardo. Credo che il tema non sia nuovo, è un tema che gli stessi Stati nazionali stanno affrontando, non richiamo le varie riunioni a livello globale sul tema. Quindi è una situazione aperta.
È una strategia. Quindi alla collega Gibertoni dico non è che con la strategia immediatamente dopo bisogna avere la risposta di tutto; la strategia ti permette di avere il taglio sulle azioni da intraprendere ed è l’atteggiamento che ci serve anche, e convergo, sul fatto che la pianificazione poi di settore debba andare nella stessa direzione. Poi ci sono le valutazioni da fare. Come detto, siamo in una transizione, quindi tutti gli elementi che convergono nella strategia possono essere anche visti in termini di tempi e di attuazione.
Sui temi energetici mi permetto di dire che abbiamo un piano che non so se è il primo, se è l’ultimo, se è tardi o presto. Noi abbiamo un piano che ha messo delle risorse, sta andando avanti e, per quello che posso dire io, se in questo momento c’è una sensibilità tra i cittadini che li porta anche ad investire culturalmente su un tema, è quello energetico, perché in questi anni, se c’è qualcuno che ha davvero cercato di migliorare per esempio le prestazioni energetiche della propria abitazione nel settore edilizio, questo si sta facendo. Si può fare di più. Tutto si può fare.
Questa secondo me è una strategia che ci permette anche di dire, lo dico senza mezzi termini, ben venga che il Governo nazionale metta risorse, metta proposte, interventi: noi siamo pronti con questa strategia ad accoglierli, e credo che questo sia uno strumento assolutamente utile. Cosa significherà poi a livello di ricadute sui vari piani non ci voglio entrare. Sicuramente quella del piano trasporti che dovremo discutere a breve è una tematica, sicuramente la strategia che stiamo valutando avrà una valutazione anche in quei termini. Mi permetto solo di dire che per quello che riguarda il tema del consumo di suolo abbiamo approvato una legge urbanistica, non ci sono altre Regioni che stanno producendo quello che sta accadendo in Emilia-Romagna, perché in maniera reale molti Comuni stanno eliminando aree che erano previste nella pianificazione. Questo è un dato di fatto che sta accadendo. La legge poteva essere migliore? Non lo so. Di fatto gli intendimenti stanno andando avanti. Questo credo sia un elemento che ci permette di dire che una strategia c’è, in Emilia-Romagna esiste e quindi cerchiamo di portarla avanti. Poi la condivisione va ricercata tema per tema.
Quello che credo dobbiamo tutti metterci con attenzione, e questo credo che gli interventi lo abbiano confermato, la convergenza sull’importanza di valutare i cambiamenti climatici, e lo dico alla collega Gibertoni non come polemica, noi l’abbiamo sempre riconosciuto. Anzi, quando ci sono stati anche eventi climatici, meteorologici in questa regione abbiamo sempre detto c’è qualcosa che sta cambiando, mentre qualcuno diceva non è vero che ci sono effetti storici particolari, non mi riferisco al gruppo Cinquestelle naturalmente. Credo che da questo punto di vista non partiamo certamente da zero, è una strategia che certamente potrà essere implementata, cambiata, però intanto mettiamo avanti uno strumento che è davvero intersettoriale e che dovrà misurare tutta la strategia nei prossimi anni. Poi lascio nel dettaglio alla replica dell’assessore Gazzolo, però credo che sia importante uscire oggi con un voto più largamente condiviso possibile.
BERTANI: Grazie, presidente. Sicuramente è un atto importante che però non deve rimanere sulla carta, perché l’atto fa un’analisi, una fotografia dell’esistente e del futuro preoccupante che ci aspetta e poi prevede delle azioni di mitigazione, che essenzialmente sono le azioni di prevenzione e delle azioni di adattamento che vuol dire siccome ci sta per arrivare addosso un cambiamento che deve cambiare le nostre abitudini, deve farci imparare a prevenire, perché, se arriva una pioggia più intensa di quella che c’è di solito, se arrivano eventi atmosferici più forti di quelli che ci sono di solito, se l’aria diventa più velenosa di quello che è, velenosa non è un termine usato a caso, ma sappiamo che l’aria nella Pianura Padana purtroppo uccide, anche se lentamente, quindi non ce ne accorgiamo immediatamente, perché la costa purtroppo subirà delle modificazioni radicali, nonostante quello che si cerca di fare ogni anno con il ripascimento, dobbiamo fare delle azioni.
Il problema è che queste azioni non rimangano sulla carta, perché, se noi parliamo ad esempio di mitigazione per quanto riguarda l’aria, stiamo pensando ancora alle infrastrutture che aumentano il traffico piuttosto che a soluzioni alternative che modifichino la logistica e modifichino le abitudini nel trasporto delle persone, quindi su questo bisogna agire e farlo in fretta, perché il cambiamento climatico purtroppo non aspetta. Il discorso di un grado e mezzo, due gradi, il discorso che, se superiamo una certa soglia, probabilmente non si riesce a tornare indietro, perché il sistema climatico, il sistema ambientale è complesso e probabilmente, superate certe soglie, tornare indietro sarà veramente problematico. Quindi queste azioni devono diventare vere e non rimanere sulla carta. Io penso solo qui, guardando alle azioni di adattamento e di mitigazione per quanto riguarda l’aria, ad esempio si parla di fasce boscate, alberature anche per la prevenzione, ma anche per la mitigazione, quando c’è l’innalzamento di calore in estate oppure per il trattenimento del particolato. Oppure si dice bisogna ridurre il particolato diffuso: in questi giorni sono stato ad un’assemblea a Comacchio dove si propone di installare un’azienda, che riverserà tonnellate di polveri. Pertanto, io penso che, quando noi pensiamo anche al rilascio delle VIA, delle AUA dobbiamo pensare anche ai fattori cumulativi: quante sono le aziende che rilasciano particolato in regione, quante sono le aziende che fanno certi tipi di attività che hanno un impatto, perché dobbiamo pensare anche agli impatti cumulativi, che secondo me sono sempre purtroppo poco attenzionati in regione.
L’altro aspetto, e torno sui boschi urbani, a me pare che stiamo facendo veramente poco sui boschi urbani. Io conosco i volontari che vanno alla domenica a piantare gli alberi, poi magari per sbaglio glieli tagliano, come è successo a Reggio, però ho visto un bando del PSR che è andato deserto sui boschi urbani. Quindi secondo me dobbiamo ripensarle queste cose. Fra l’altro ho depositato un’interrogazione e una risoluzione, ci arriveremo, perché secondo me quei bandi vanno rilanciati.
L’altro aspetto è quello della costa. Non possiamo pensare solo ai ripascimenti, perché c’è un bellissimo ma drammatico studio del CNR che ci fa vedere che la costa, soprattutto ferrarese e ravennate, se il riscaldamento globale continua su questa linea nel giro di cinquant’anni, avverrà un arretramento della linea di costa di una decina di chilometri. Quindi avremo i migranti climatici anche noi nella regione Emilia-Romagna, se non pensiamo ad un adattamento. L’altro giorno parlavamo di finanziamenti sulla costa, va bene, allora bisogna pensare che anche quei finanziamenti devono essere indirizzati a prevenire, perché dobbiamo avere una visione anche di qui a cinquant’anni. Se di qui a cinquant’anni c’è un arretramento della linea di costa che non riusciamo ad attenuare, perché, se il riscaldamento globale continua così, c’è un innalzamento delle acque, dobbiamo prevenire in tutti i modi. Il ripascimento non basta, quindi bisogna pensare all’arretramento della linea di costa dal punto di vista urbanistico e anche ad esempio alle dune, rimboschimenti, eccetera, altrimenti ci troviamo in situazioni drammatiche. Questo documento lo scrive per la prima volta, adesso da questo documento bisogna essere conseguenti, altrimenti rimangono delle belle frasi scritte lì senza effetti.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bertani.
TARUFFI: Grazie, presidente. Noi oggi, dopo l’esame in commissione, dopo il confronto che abbiamo avuto nelle settimane precedenti ci apprestiamo a votare questo documento, ad assumere questo documento che, come recita il titolo, quest’Aula riconosce che i cambiamenti climatici sono una realtà, sono qualcosa a cui bisogna dare risposta, modificando le proprie strategie, adattandole ai cambiamenti che sono un dato di fatto. Mi fa piacere perché da altre latitudini, anche molto più importanti delle nostre, i cambiamenti climatici sono ancora elemento di discussione, addirittura qualcuno li nega, basti pensare al presidente degli Stati Uniti Trump. Quindi mi fa piacere che almeno in quest’Aula ci sia una valutazione unanime e diversa che prende atto della realtà, rispetto al buonsenso quantomeno.
Nel merito diciamo che, oltre alla strategia, che pure è importante, è un documento corposo che contiene anche molti elementi di interesse generale, io penso sia opportuno poi calare questa strategia all’interno dei documenti di programmazione che la Regione più propriamente può mettere in campo, a partire dal piano dei trasporti, discussione che dovremmo fare nel corso del 2019, ma che ovviamente il piano dei trasporti che ha alle spalle già tante scelte che sono state già assunte, a partire dall’intesa generale quadro tra la nostra Regione e lo Stato per il finanziamento delle opere che abbiamo ritenuto strategiche per questa Regione, ma c’è il piano aria sul quale pure abbiamo avuto una valutazione unanime per una certa parte e poi però, come ben ricorderete rispetto alla discussione relativa al blocco per gli Euro4, abbiamo visto la discussione che si è prodotta e anche i risultati; il piano dei rifiuti su cui pure abbiamo discusso molto in commissione e in Aula e che anche oggi è oggetto di attenzione della stampa per alcuni elementi che riguardano i rifiuti speciali; la legge sul consumo di suolo su cui pure ci siamo a lungo confrontati in quest’Aula, in commissione anche in quel caso producendo, almeno da parte nostra, una valutazione differente rispetto alla Giunta, rispetto ad altri gruppi di quest’Aula, e al piano energetico regionale.
Mettendo insieme questi cinque strumenti, complessivamente si danno gambe e concretezza a quella che credo sia la strategia complessiva di adattamento ai cambiamenti climatici, perché ovviamente noi possiamo adottare tutte le strategie le più avanzate, ma, se queste strategie poi non trovano la dovuta collocazione o adeguata collocazione all’interno dei piani operativi di programmazione, di cui ci dobbiamo e ci possiamo dotare, ecco che c’è un problema. Lo dico perché siamo in una regione che è una delle più esposte all’inquinamento atmosferico, insieme al resto del bacino padano, a livello europeo e quindi ogni elemento, ogni strumento e ogni momento di discussione credo debba essere fatto partendo da questa considerazione. Sappiamo, come ha detto ieri il presidente durante la discussione sul bilancio, che sul tema della qualità dell’aria, sulla lotta all’inquinamento atmosferico dobbiamo e possiamo fare ancora molto. Ci tenevo a ricordarlo, perché spesso di ambiente si parla poco e male, specie anche nel dibattito nazionale e io credo che ogni occasione che abbiamo per invece riportare l’attenzione e la centralità di questo tema nel nostro agire, nell’agenda della politica regionale sia un momento importante e opportuno da sottolineare.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Taruffi.
TAGLIAFERRI: Grazie, presidente. I cambiamenti climatici degli ultimi decenni appaiono visibili a tutti. In modo particolare nella nostra regione, che è in gran parte collocata in un catino naturale, abbiamo assistito a modifiche climatiche nell’ambito delle varie stagioni dell’anno sempre più evidenti. Inverni sempre più miti e corti ci hanno fatto quasi dimenticare le grandi nevicate e gelate che ci sono state sino agli anni Ottanta, anche le fittissime nebbie che in passato caratterizzavano la nostra pianura sembrano svanite a fronte di foschie e nebbie certamente meno intense e di più breve durata. A creare nuovi problemi piuttosto i nubifragi primaverili ed estivi concentrati in brevi periodi, con sconcertanti fortunali più caratteristici delle zone tropicali, con intensissimi rovesci che i nostri vetusti sistemi fognari non riescono a smaltire e che creano pericolosi rischi esondazione dei corsi d’acqua, oltre alle frane e slavine in montagna. Ciò unitamente a periodi più prolungati di siccità estivi, che procurano altri tipi di problemi all’agricoltura. Questi fattori stanno determinando cambiamenti anche a livello di flora e fauna in un Paese come il nostro in cui la biodiversità non ha eguali al mondo.
Negli ultimi anni, proprio per i cambiamenti climatici, abbiamo riscontrato la sopravvivenza di specie ittiche ed insetti mai viste prima alle nostre latitudini, che potrebbero portare modifiche ai nostri ecosistemi. Fattori peraltro che provocheranno rischi anche per le produzioni agricole e per l’indotto turistico balneare. Per la nostra regione i rischi maggiori verranno proprio dall’acqua in termini di precipitazioni torrenziali, prolungati periodi di siccità e dal fenomeno dell’erosione della costa con l’innalzamento del mare, l’ingresso di acqua salata alle foci e il fenomeno della subsidenza, oltre alle emissioni di gas serra dove le emissioni di anidride carbonica sono imputabili per il 60 per cento ai processi di combustione. A tal proposito non si comprende come non tanti anni fa siano stati promossi impianti a biomassa per intervenire ora nel PAIR 2020 anche sui camini di casa. È evidente che occorrono interventi duraturi nel tempo da parametrare a distanza di decenni. Le Regioni sono chiamate dunque a fare la loro parte in termini di riduzione delle emissioni, di limitazione della chimica in agricoltura in campo ambientale, nello smaltimento rifiuti e in materia energetica, ma è chiaro che la sfida ai cambiamenti climatici non può che essere una sfida di livello internazionale globale, perché, se la fascia protettiva di ozono si indebolisce, non si può certo risanarla con i provvedimenti locali. Anche le misure adottate a livello regionale non possono prescindere dal coordinarsi con quelle delle Regioni limitrofe per un’efficacia almeno di bacino geografico, poiché altrimenti si tratterebbe di azioni fini a se stesse, e magari si tradurrebbe solo nel sacrificio di pochi ancor più penalizzati in termini economici rispetto a chi quei sacrifici non li fa.
Al di là di queste considerazioni, resta ovvio che ognuno debba fare la propria parte, seguendo una strategia di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici secondo l’ultimo accordo di Parigi e contribuendo nel nostro ambito a contrastare gli effetti più pericolosi dei cambiamenti climatici soprattutto nella tutela ambientale, comune patrimonio dell’umanità.
Non ci sono altri interventi, quindi passo la parola all’assessore Gazzolo.
GAZZOLO, assessore: Grazie, presidente. Poche parole innanzitutto per ringraziare i consiglieri intervenuti. Credo che sia stato importante sia il dibattito di commissione e, a maggior ragione, anche il confronto e gli interventi che sono avvenuti in quest’Aula. Il primo passo della strategia unitaria è guardare all’unitarietà degli intenti e a una unitarietà di azione, visto che la strategia parte proprio da prendere atto dei dati che ormai assumono valore di tendenza del clima, che sono stati qui ben ripetuti: il rischio di aumento di temperatura di circa 1,5 gradi nel periodo 2021-2050, l’aumento delle temperature estreme, la diminuzione della quantità di precipitazione durante l’estate, si stima un meno 20 per cento nella fase estiva e un incremento autunnale invece di precipitazioni, pure oggi misurando un quantitativo d’acqua che rimane inalterato nel corso dell’anno in termini di volume, ma che sicuramente vede in autunno un potenziale aumento del 20 per cento. Così come l’aumento dei fenomeni e degli eventi di piogge intense, improvvisi temporali che nell’arco di poche ore scaricano sul territorio quanto prima precipitava nell’arco di due o tre mesi.
Da una parte è evidente che la strategia porta a sintesi un percorso che abbiamo avviato con la delibera di Giunta regionale del dicembre 2015, percorso articolato che ha visto sviluppare diverse fasi, di cui abbiamo discusso in commissione per arrivare a definire una scelta, che poi è la scelta che viene apprezzata io credo dall’Aula, ovvero che non possiamo solo focalizzarci sull’idea di mitigazione e adattamento pensando sicuramente ai settori che più saranno coinvolti e più sono coinvolti dagli effetti del cambiamento, in particolare l’acqua (il documento lo riporta il tema dell’acqua che prima abbiamo richiamato) e anche il tema dell’erosione costiera (questo è uno dei dati che emerge con maggiore attenzione), ma è evidente che la scelta è stata invece quella di dire, di fronte all’obiettivo di costruire una terra più resiliente, dobbiamo agire con un approccio integrato, intersettoriale, multilivello che sappia quindi rafforzare rispetto al percorso che già sin qui abbiamo fatto, ma che rafforzi anche le azioni, le misure e gli strumenti di cui ci dotiamo con la strategia.
Se penso per esempio ad alcune delle azioni che abbiamo provato ad inserire, la strategia le mappa, mappa ciò che abbiamo fatto sino ad oggi e mappa ciò che potenzialmente potremo e dovremo continuare a delineare, aggiornando anche i piani e i programmi e ovviamente già intervenendo nella loro fase di revisione, soprattutto intervenendo sulle nuove pianificazione. Però, se per esempio penso rispetto a quanto è stato citato, ad alcune delle attività che abbiamo fatto, per me per esempio prendere atto del cambiamento climatico e quindi farne, a seguito anche degli eventi disastrosi che abbiamo avuto anche sul nostro territorio, per esempio ha voluto significare scegliere la prima misura di adattamento al cambiamento climatico attraverso il nuovo progetto “Allerte”. La necessità anche qui, sul versante della Protezione civile, consapevoli che la georeferenziazione per esempio di queste cadute di pioggia avviene solo in corso di evento e non è possibile prevederle all’interno della modellistica climatica previsionale, è evidente che abbiamo scelto di cambiare il sistema di intervento, con cui diamo corso sia alla velocità dell’attivazione delle allerte, ma anche più complessivamente ad una capacità di intervento dell’intero sistema di protezione civile, di cui credo si sia preso atto. Così come per esempio aver scelto di dimezzare i tempi di lettura di tutta la nostra rete sensoristica, perché, se dobbiamo andare più veloci, la procedura che ci porta a definire anche le allerte stesse deve essere velocizzata attraverso anche un approccio fondato sempre su un approccio altamente scientifico.
In questo momento citavo questo, come cito il piano di gestione del rischio alluvioni, come potrei citare e riprendere, come bene avete fatto, alcune pianificazioni importanti che caratterizzano già oggi una risposta e che dovranno continuare a caratterizzarlo poi nell’aggiornamento dei piani stessi: penso al piano dell’aria, di strategica importanza perché interveniamo non solo sulle emissioni climalteranti, ma rispondiamo anche alle conseguenze delle emissioni inquinanti dell’aria e che hanno tanta parte dell’origine dagli stessi fattori.
L’intervento era per dire che partiamo con una strategia che ha degli strumenti, già rende cogenti e vincolanti alcune delle sue misure, indubbiamente costruire una strategia che diventi azione non solo multisettoriale ma multilivello, quindi anche su scala territoriale, necessita di una grande determinazione e una grande volontà e una grande applicazione che deve venire da tutti gli stakeholder, perché è evidente che costruire da una parte cultura del rischio e risposte di mitigazione e adattamento è un fattore che deve accompagnare e continuare ad accompagnare il confronto anche con l’intera comunità. Non a caso la strategia individua fra gli strumenti il presidio clima, individua l’osservatorio, ma individua anche un forum regionale che sarà anche un ulteriore, importante strumento che insieme potremmo rivolgere all’intera comunità.
Io penso che stiamo provando dall’inizio del mandato ad intervenire su più livelli: 1. sul livello mondiale, perché il contrasto al cambiamento climatico passa necessariamente da una strategia che deve vedere un’alleanza planetaria muoversi in questa direzione e recentemente abbiamo visto anche la discussione della COP24 che ha ragionato, forse timidamente alcuni dicono, degli obiettivi al contrasto dei cambiamenti climatici. Noi per parte regionale abbiamo sottoscritto nel 2015 l’Under2MOU, lo ha sottoscritto il presidente, questa piattaforma di obiettivi planetari promossa dalla California che vede l’Emilia-Romagna condividere questi obiettivi di contrasto al cambiamento climatico con oltre duecento Paesi, Regioni e Stati in tutto il mondo. Siamo entrati recentemente anche nel gruppo di coordinamento della piattaforma e condividiamo quindi con grande orgoglio, ma il senso di responsabilità che porta con sé il lavoro comune all’interno di questo coordinamento che guida i lavori stessi della piattaforma.
Ora io credo che dobbiamo agire e continuare a farlo su scala globale, dobbiamo agire su scala europea e dobbiamo agire su scala regionale, cercando di far permeare con le azioni che oggi abbiamo individuato, che fra l’altro già obbligano l’introduzione degli scenari, credo che lo stesso PRIT già oggi introduca gli scenari di cambiamento climatico nel documento che è stato consegnato all’Aula, ma che comunque ci faranno in ogni caso creare le condizioni perché non solo nei piani regionali si applichino le misure e le azioni che noi andremo a discutere insieme di miglioramento rispetto a quelle già attualmente appartamenti alle scelte già delle pianificazioni attuali, con il raggiungimento e la valutazione anche dei risultati conseguiti, ma credo che anche nelle azioni, così come avete e abbiamo discusso in commissione, vedete che tanta parte delle azioni guarda anche a farli diventare elementi e azioni su scala locale e non solo quindi regionale, ma anche su scala delle nostre Amministrazioni. Quindi con il voto dell’Aula rafforziamo un percorso in fieri e in azione ormai dal 21/12/2015, ma a maggior ragione diventa un elemento io credo cogente e che dà conto di come la Regione Emilia-Romagna vuole davvero su questo fare sul serio su scala Paese nazionale, su scala europea e vedremo come anche verrà ripresa anche questa discussione a livello nazionale.
Credo che davvero dalle parole dei consiglieri intendo che questa diventerà una delle priorità, e non posso che compiacermene.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Gazzolo.
GIBERTONI: Grazie, presidente. Ritengo che tra i rischi principali che sono stati presentati il giorno della commissione mi sentirei di ripeterne qualcuno, come elencato dai tecnici, perché è importante che noi capiamo l’importanza di quello che ci stiamo dicendo e anche della coerenza che poi dovremmo avere, perché, quando si parla di incendi boschivi, dissesto idrogeologico sono tra i rischi del sottostimare i cambiamenti climatici o del non riuscire a prevenirli, quindi: incendi boschivi, dissesto, degrado del suolo, innesco di desertificazione, perdita di produzione agricola, minore disponibilità idrica, minore qualità idrica, arretramento della linea di costa, intrusione salina, effetti negativi sulla salute, aumento di consumi energetici, perdita di biodiversità, effetti negativi sulle attività economiche. Queste cose qui sicuramente escono dalla carta. Non ci sono dubbi. Le abbiamo viste sulla carta, temo che ci sarà il rischio di vederle fuori da questa presentazione. Vogliamo che la stessa cosa si possa dire anche dell’attività di prevenzione e di mitigazione.
Detto questo, assessore, se l’Emilia-Romagna vuole fare sul serio anche a livello che va oltre il proprio territorio, quando si confronta con gli altri territori e con il Governo e vuole diventare su questo anche un esempio di azione politica a livello nazionale, ha la mia totale approvazione e stima nel momento in cui si passa effettivamente ai fatti. Adesso abbiamo una serie di criticità in essere, su cui secondo me la Regione, e resta fermo il voto positivo sulle intenzioni di oggi che verranno poi verificate nella pratica senza aspettare troppo tempo, abbiamo una serie di criticità in essere che però sono indiscutibili. Vedremo con il PRIT come si continuerà a parlare di grandi opere. Le trivellazioni, al di là del rimpallo che c’è stato, sono un tema di criticità importante. La rigenerazione urbana potremo misurare tra poco se effettivamente è adeguata alle possibilità, a quello che ci possiamo permettere qui sul territorio dell’Emilia-Romagna.
Aggiungo un punto, assessore, molto importante: che diventi l’informazione, rispetto ai rischi che i cambiamenti climatici fanno correre al nostro territorio, che certamente non sono limitati al territorio dell’Emilia-Romagna, ma che corriamo come cittadini che diventino di dominio il più pubblico possibile, che in questo i cittadini siano prontamente informati, che ci siano delle campagne giuste, che possano essere al corrente prima di trovarsi spiazzati, non pronti o di sentire che le istituzioni non sono al loro fianco in questo, che ci sia l’informazione giusta su quello che questo clima eccentrico in modo negativo influisce e come influirà sulla loro vita quotidiana, se non si pongono attività preventive anche da parte del cittadino stesso, che però deve essere messo in grado di farlo con l’aiuto dell’istituzione e con l’aiuto della conoscenza e dell’informazione. Su questo non si transiga. Questa cosa non è allarmismo, ma è aiuto, è supporto al cittadino che probabilmente potrebbe in alcuni strati della popolazione o in alcuni territori essere non informato o addirittura scettico. Noi non lo siamo, aiutiamo chi magari non ha un’informazione completa. Dopo di che su questa crisi del clima come lo conoscevamo è importante e su questo possiamo davvero progredire e fare passi che ci rendono anche un esempio che va oltre questo territorio, proprio se c’è una congiuntura importante tra cittadinanza e istituzioni.
Due suggerimenti. Quando si parla di manutenzione delle infrastrutture questa è tra le cose che passano come prioritarie, quindi privilegiare la manutenzione dell’esistente che possa diventare resiliente, resistente ai cambiamenti climatici rispetto alla proiezione, alla costruzione di opere grandi che però non corrispondono a quello che adesso l’Emilia-Romagna può sostenere, è secondo me la nuova direttrice da imprimere all’azione politica della Regione. Poi anche controllare gli organici. Si ricorda, assessore, quando purtroppo abbiamo dovuto parlare di questioni alluvionali e ci siamo chiesti come si poteva migliorare l’azione dell’AIPO, che molto spesso ci veniva rimproverato, ci veniva segnalata dai cittadini una percezione che io credo abbia un fondamento corretto ossia che ci sono agenzie preposte alla sicurezza quotidiana dei cittadini, che però non prevedono sufficiente personale sugli argini, ma tanti strateghi da ufficio. Guardare se anche queste agenzie sono adeguate alla consapevolezza che noi oggi stiamo prendendo e che ci impegniamo a diffondere fuori dall’istituzione, perché, se abbiamo tanti strateghi da ufficio e non abbiamo il personale sugli argini, faccio l’esempio dell’AIPO, ma ne potrei fare altri, anche da lì partiamo per adeguarci tutti quanti. Ognuno dovrà fare la sua parte, avendo sempre presente che la cogenza, il vincolo siano il prossimo passo da fare, oltre alle buone intenzioni.
Diciamo che oggi si è costruito uno sfondo, se però noi davanti a quello sfondo continuiamo a comportarci come se non ci fosse nulla, come se non avessimo costruito un quadro d’insieme che condividiamo, sarà tutto vano e tutto sprecato e sarà tutto molto più rischioso. Quindi il prossimo passo: riorganizzare le strutture secondo le nostre urgenze, far diventare di dominio pubblico la questione del cambiamento climatico come purtroppo una congiuntura che è qui per restare per molto tempo e non agitare gli ecosistemi inutilmente, perché dobbiamo tenere sempre presente che gli ecosistemi sono vasi comunicanti e quindi non agitiamoli inutilmente, perché mettiamo a rischio la tenuta non soltanto della buona istituzione della Regione Emilia-Romagna, come istituzione che sa prevenire e proteggere i propri cittadini, ma davvero della loro vita quotidiana.
PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Gibertoni.
SASSI: Grazie, presidente. Come detto nel precedente intervento il tema è senz’altro fondamentale e importante e auspico che ci sia qui, come lo stesso assessore diceva poc’anzi, una reale collaborazione e una unione di intenti con il Governo nazionale su questo tema, che è multidisciplinare giocoforza, perché concorrono molti aspetti a questa problematica e quindi la strategia deve prevedere una multidisciplinarità e un coordinamento, una collaborazione fattiva su azioni concrete.
Detto ciò ovviamente sulle buone intenzioni non do voto favorevole, per un semplice motivo: che ho memoria del passato e delle dichiarazioni del passato e della pianificazione fatta che, a discapito di quanto dice il collega Iotti, che si è sempre avuta contezza dei cambiamenti climatici durante anche questo mandato, durante le pianificazioni, non credo affatto che sia così. E lo dico con la convinzione che le pianificazioni fatte non hanno mai tenuto realmente conto dell’impatto ambientale forte che avevano. Ultimo, ma non ultimo in ordine di importanza, l’impianto a biogas di Gavassa non è ambientalmente molto tranquillo, non lo è perché fa girare camion in tutta la regione, perché l’ambito rifiuti è regionale e lì politicamente non c’è un’espressione in merito che possa dare contrarietà a questo tipo di impianti; c’è una responsabilità nazionale perché ci sono gli incentivi? Bene, il nazionale tolga gli incentivi. Io sono convinto che si possa fare tutto, se c’è coordinamento e farlo nel concreto non solo declinando buone intenzioni.
Altra cosa. Io non sono mai stato tipicamente ambientalista, non mi avete mai visto fare le barricate in favore dell’albero che abbattono, ma certamente ho cercato di contribuire, e l’ho fatto penso in un modo costruttivo, al piano forestale che è sostanzialmente finito in un cassetto, perché all’atto pratico, se non ci sono iniziative di volontari privati che fanno piantumazioni, io ho continue segnalazioni di disboscamenti, ma di nuove piantumazioni anche di boschi di pianura che dovrebbero essere mitigazione al traffico e all’inquinamento del traffico, non ne ho notizia. Tutto questo per dire che io auspico che questo argomento trovi strada, trovi forza e collaborazione da parte di tutti, ma lo valuterò a consuntivo: quando da casa guarderò i lavori della Regione della prossima legislatura e vedrò che cosa hanno ottenuto. Per il momento il mio sarà un voto di astensione.
La parola al consigliere Pettazzoni.
PETTAZZONI: Grazie, presidente. Anche da parte nostra ci sono grosse aspettative rispetto a questo documento che è importante, complesso, molto articolato, che tratta davvero una quantità enorme di ambiti e di aspetti. Un po’ sull’abbrivio di quello che diceva poco fa il consigliere Sassi, ci piacerebbe vedere qualche cosa trasformarsi da carta, quindi da parole, nel concreto nel più breve tempo possibile. Questo lo dico perché qualche cosa che è scritto lì sopra avrebbe già dovuto vedere attuazione, attivazione ed essere messo in pratica. Faccio un esempio che ripeto oramai e probabilmente avrò già annoiato questa Assemblea: qualche tempo fa, un paio di anni fa assieme alla collega Montalti portammo un documento per mettere a posto dal punto di vista ambientale questo fabbricato, quindi si parlava di termostati, di contenimento delle emissioni, dei consumi e tanto altro, cosa che è contenuta all’interno di questo grande piano, ma che di fatto non è ancora stato portato nemmeno ad un inizio questo procedimento. Quindi penso che sia un documento che sicuramente predica bene, ma in certe sue parti, piccola, minimale come quella che ho citato poc’anzi, non ha ancora iniziato a razzolare bene. Quindi a fronte di un documento che riteniamo completo, compiuto e ben fatto, sicuramente si fa fatica a dire che siamo contrari. Di fatto, per quello che abbiamo visto finora e per le aspettative che ci sono, non siamo particolarmente convinti di quella che sarà la sua attuazione futura. In medio stat virtus, una astensione, benevola sicuramente, a fronte di un documento ben fatto, che però riteniamo non essere tutto vero quello che c’è scritto, pur augurandoci che venga attuato quanto di più di quello che c’è scritto in queste oltre trecento pagine.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Pettazzoni.
Se nessun altro consigliere intende intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, la delibera oggetto 6957.
PRESIDENTE (Rainieri): La delibera oggetto 6957 è approvata.
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7592, delibera: «Parere di conformità, ai sensi dell’articolo 28, comma 4, lettera n), dello Statuto sullo schema di Regolamento regionale per il funzionamento del Registro Tumori della Regione Emilia-Romagna, istituito dall’art. 6 (Registri di rilevante interesse regionale) della legge regionale 1 giugno 2017, n. 9».
La Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali ha espresso parere favorevole nella seduta del 4 dicembre 2018 con la seguente votazione: 34 a favore, nessun contrario e nessun astenuto.
ZOFFOLI: Grazie, presidente. È con soddisfazione che noi oggi votiamo il parere di conformità del Registro regionale dei tumori. È un registro che è attivo già su molti territori da molto tempo, che sta dando ottimi risultati. Con questa votazione prendiamo atto che parte anche Bologna e quindi tutto il territorio sarà coperto da questo importante documento che verrà affidata all’IRST di Meldola che già adesso gestisce i Registri tumori della ASL della Romagna, della ASL di Imola e di Ferrara e che ha un’esperienza importante per cercare di mettere a sistema un po’ tutti i dati che il Registro ha e che è molto utile per la ricerca, per la programmazione, la gestione, il controllo e la valutazione dell’assistenza sanitaria. Questo Registro tiene conto di tutti i vincoli che la legge sulla privacy mette in campo e quindi è conforme alle norme e permetterà di essere uno strumento importante per la cura dei tumori e per la ricerca che viene sviluppata e che permetterà di mettere sempre più a sistema le informazioni per mettere a disposizione della sanità il meglio che c’è. Quindi credo che ci siano poche discussioni da fare, se non esprimere soddisfazione per l’arrivo oggi in Aula di questo regolamento che attiva questo percorso.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Zoffoli.
La parola al consigliere Daniele Marchetti.
MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente. L’approvazione di questo atto rappresenta un momento importante per sì tutta la regione, ma soprattutto per il territorio bolognese, perché – lo ricordo – fino ad oggi solo il territorio della ASL di Bologna non era coperto dal Registro tumori. Strumento che, monitorando e avviando degli screening sulla diffusione, sulle cause, le dinamiche di sviluppo della malattia risulta molto utile ai fini della precauzione. I Registri tumori sono strutture impegnate nella raccolta di informazioni sui malati di cancro residenti in un determinato territorio e sono necessari perché in nessuna struttura ospedaliera del nostro Paese, pubblica o privata che sia, c’è l’obbligo di archiviare i dati relativi alla diagnosi e alla cura dei tumori. Quindi oggi accogliamo, l’abbiamo già detto anche in commissione, con grande soddisfazione l’istituzione del Registro regionale tumori che garantirà finalmente, come dicevo prima, una copertura totale per tutto il nostro territorio regionale, Bologna compresa. Lo dico con soddisfazione perché ricordo all’Aula che proprio l’anno scorso è stata votata una risoluzione che avevamo presentato come Lega per impegnare la Giunta a colmare questo vuoto, quel vuoto che riguardava il territorio bolognese.
Non voglio prendermi l’esclusiva, perché comunque è stata una battaglia portata avanti da diverse forze politiche, però anche noi come Lega abbiamo cercato di dare il nostro contributo e in quell’occasione tutta l’Aula votò la nostra risoluzione. La direzione presa, quindi, ci soddisfa pienamente e sottolineo che avrà ancora più peso, se consideriamo che con la recente approvazione della legge sulla prevenzione verrà data un’importanza notevole a questi strumenti proprio ai fini della prevenzione. Poi, è chiaro, dopo dovremo valutare, monitorare in un secondo momento se tutto questo sistema che abbiamo messo in piedi funzionerà correttamente, però questa è una partita che verrà esaminata successivamente. Oggi non possiamo che ritenerci soddisfatti di questo atto che approda qui in Assemblea e confermo, come abbiamo già fatto in commissione, il nostro voto favorevole.
PICCININI: Grazie, presidente. Dirò poche cose, anche perché per il nostro movimento a parlare sono le interrogazioni, tutte le sollecitazioni, le risoluzioni, gli incontri con i tecnici per chiedere che su questa questione si avanzasse con rapidità rispetto ad uno strumento fondamentale che è in grado di mettere in correlazione per la prima volta l’incidenza tumorale, la mortalità e fattori ambientali. Una battaglia che abbiamo portato avanti senza sosta in questi quattro anni, di fondamentale importanza se si pensa che Bologna in questi anni non ha mai avuto una mappatura. Quindi per noi è veramente una grande soddisfazione che questo Registro tumori venga finalmente approvato, fermo restando che il nostro impegno non si limita alla regione Emilia-Romagna, ma va oltre, è anche a livello nazionale perché si sta lavorando affinché venga istituita una rete nazionale del Registro tumori con criteri omogenei su tutto il nostro territorio. Quindi noi voteremo convintamente questo strumento che oggi andiamo a istituire.
ZOFFOLI: Grazie, presidente. Cercherò, insieme ai miei vicepresidenti, di calendarizzare fra qualche mese un incontro in commissione per cercare di illustrare l’organizzazione, le prospettive, come viene attivato in modo da conoscere anche nel dettaglio come viene gestito a livello regionale questo Registro, che riteniamo essere di particolare importanza soprattutto legato alla prevenzione e alla cura dei tumori.
Non ho altri iscritti in discussione generale, chiedo alla Giunta se vuole intervenire. Non mi sembra.
Se nessun consigliere intende intervenire, metto in votazione, per alzata di mano la delibera oggetto 7592.
PRESIDENTE (Rainieri): La delibera oggetto 7592 è approvata.
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7586, delibera: «Proroga del documento di programmazione triennale 2016-2018 del servizio civile».
La Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali ha espresso parere favorevole nella seduta dell’11 dicembre 2018 con la votazione: 24 voti a favore, nessun contrario e 9 astenuti.
ZOFFOLI: Grazie, presidente. Anche questo è un oggetto abbastanza facile da presentare. Viene chiesta una proroga, in relazione al fatto che ci sono delle incertezze sui tempi e sui contenuti in merito all’attuazione della riforma del servizio civile visto che mancano diversi provvedimenti normativi disciplinari. Questo perché i progetti presentati nel 2018 saranno attivati nel 2019, quindi non c’è neanche il problema della gestione nel 2019 del servizio civile, in quanto i progetti sono già attivati per tutto l’anno. Credo quindi che sia una scelta intelligente prorogare il documento di programmazione triennale 2016-2018 del servizio civile, in attesa di avere delle disposizioni che ci permettano poi di fare un regolamento conforme a quelle che saranno le disposizioni nazionali.
PRESIDENTE (Rainieri): Quindi chiede il rinvio?
ZOFFOLI: No, è il documento che chiede la proroga.
PRESIDENTE (Rainieri): Benissimo!
Grazie, consigliere Zoffoli.
La parola alla vicepresidente Gualmini.
GUALMINI, vicepresidente della Giunta: Grazie, presidente. Confermo quanto anticipato dal presidente della commissione, consigliere Zoffoli: chiediamo la proroga del piano triennale da un lato, anche perché ci sembra opportuno non rivedere tutto nell’ultimo anno di mandato, quindi è anche corretto che chi ci sarà dopo di noi, se saremo sempre noi o altri, possa rimettere le mani. In più, essendoci una riforma nazionale in atto, legata al nuovo codice del terzo settore e al servizio unico universale, a livello nazionale ci sono ancora delle norme transitorie, quindi sarebbe stato davvero del tutto inutile rivedere il piano triennale.
Confermiamo la validità della nostra legge regionale, una legge del 2003 che ha delle specificità rispetto alle altre Regioni, perché consente il servizio civile lungo tutto l’arco della vita, quindi sia alle persone di minore età che anche ai senior sino agli anziani. Confermiamo anche l’efficacia dei bandi e dei posti che sono stati messi a disposizione sia del canale nazionale che di quello regionale per l’esperienza del servizio civile: sono sempre più le domande rispetto ai posti disponibili con un impegno forte nel settore ambientale, nel settore dell’assistenza sociale, nel settore culturale, quindi ci sembra che sia davvero razionale a questo punto prorogare il piano.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, vicepresidente Gualmini.
MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente. C’eravamo astenuti la volta scorsa, quando abbiamo approvato l’atto che oggi verrà prorogato, quindi coerentemente ci asterremo anche oggi.
Se nessun altro consigliere intende intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, la delibera oggetto 7586.
PRESIDENTE (Rainieri): La delibera oggetto 7586 è approvata.
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7603, delibera: «Programmazione triennale in materia di offerta di percorsi di istruzione e formazione professionale aa.ss. 2019/20 2020/21 e 2021/22».
La Commissione Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità ha espresso parere favorevole nella seduta del 13 dicembre con la seguente votazione: 24 voti a favore, nessun contrario, 11 astenuti, apportando rettifiche di errori materiali al testo.
Passiamo alla discussione generale.
La parola al consigliere Paruolo.
PARUOLO: Grazie, presidente. Come prima cosa voglio scusare l’assenza dell’assessore Bianchi, è una cosa di cui abbiamo già detto ieri sera in coda di seduta che lui era disponibile fino a ieri, ma oggi purtroppo non poteva esserci. In sua vece illustro rapidamente, do alcuni elementi su questo piano triennale. Stiamo parlando di un’offerta formativa che ha numeri importanti da poter vantare alle spalle, infatti dall’avvio dell’anno scolastico 2011/12 sono stati già trentasettemila i giovani che hanno potuto assolvere il diritto/dovere all’istruzione e alla formazione attraverso un percorso di istruzione e formazione professionale, conseguendo quindi una qualifica professionale e sono già quasi mille i giovani che, a seguito dell’avvio sperimentale nell’anno scolastico 2016/17 del quarto anno, hanno potuto conseguire un diploma professionale.
Chi eroga questo servizio. Sono stati circa settanta gli istituti professionali, quarantuno gli enti di formazione professionale che in oltre centosessanta sedi hanno erogato questo servizio con complessivamente 1.310 percorsi a qualifica e 113 percorsi a diploma attivati dagli enti di formazione professionale accreditati.
Non cito tutto, però credo sia importante sottolineare il dato della riduzione della dispersione scolastica, che dal 2011 al 2017 è passata in regione dal 13,6 per cento al 9,9 per cento. È un numero ancora importante su cui dobbiamo ancora lavorare, però possiamo sicuramente vedere questa riduzione come un esito del lavoro positivo, del lavoro che si è svolto anche attraverso l’offerta della formazione professionale e dell’istruzione.
Fra gli obiettivi che sono stati attuati nell’ultimo triennio voglio citare in particolare che si è rafforzata la modalità di collaborazione con il mondo del lavoro o con le imprese, sperimentando e qualificando ulteriormente modalità di apprendimento flessibili e si lavorerà in questo piano che adesso andiamo a discutere su diversi obiettivi, in particolare voglio citare la personalizzazione educativa, il consolidamento e l’ampliamento dell’offerta dei percorsi del quarto anno, quello che consente oggi di conseguire un diploma professionale; si vuole consolidare e ampliare ulteriormente la filiera di istruzione e formazione tecnica professionale e quindi si vuole, in un segno di continuità evolutiva di un sistema che ha dimostrato già di saper dare degli ottimi risultati dei buoni risultati, si vuole cercare di fare qualche gradino ulteriore, tenendo conto che oggi disponiamo di quarantatré figure professionali di operatore di tecnico di riferimento nazionale, a cui si aggiungono altre venticinque qualifiche professionali di tipo regionale che rispondono ad una contestualizzazione all’interno del territorio di questo quadro più ampio.
Credo davvero che si tratti di un percorso positivo che la Regione può giustamente vantare come uno dei settori che ha saputo dare risposte positive ai bisogni, per cui era stato creato e, al tempo stesso, continua ad avere su questo settore un’attenzione al miglioramento e all’evoluzione per cercare di stare al passo con le sfide che ci vengono poste dai tempi che evolvono e anche questo, secondo me, è riscontrabile in questo piano triennale che in questa seduta ci accingiamo ad approvare.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Paruolo.
BOSCHINI: Grazie, presidente. Solo per aggiungere due considerazioni a quello che ha già fatto il collega Paruolo, ma per sottolineare l’importanza del passaggio che stiamo per approvare, perché parliamo spesso di giovani, parliamo spesso della difficoltà che hanno nel passaggio al mondo del lavoro; probabilmente non parliamo a sufficienza del forte fenomeno di dispersione scolastica che caratterizza il nostro Paese, e le cose di cui stiamo parlando in questo momento sono esattamente delle risposte a questo tema.
Io parto proprio della dispersione scolastica, perché penso che sia uno di quei temi su cui davvero tutti dovremmo indignarci, nel senso che non è pensabile in un Paese come il nostro che fra l’altro ha nei giovani una risorsa preziosa, proprio perché particolarmente scarsa, accettare che a livello nazionale ci siano dei livelli di dispersione in doppia cifra, al di là degli obiettivi che ci vengono poste dall’Unione europea. Fortunatamente in regione siamo riusciti a scendere dalla doppia cifra alla cifra singola, però naturalmente questo non elimina la presenza di un problema che si genera in gran parte nei primi anni delle scuole superiori, soprattutto degli istituti professionali e tecnici e di Stato o parificati. Credo che oggi l’offerta regionale di istruzione e formazione professionale prevista dalla legge del 2011 sia innanzitutto una risposta a questo, ma naturalmente non è soltanto un argine alla dispersione, è anche un’opportunità positiva che si dà per l’accesso al mondo del lavoro in modo qualificato. Ormai ne abbiamo già discusso diverse volte, io aggiungo alcuni elementi. Da qualche settimana è stato siglato fra la Regione e le parti sociali il patto del lavoro dei giovani e quindi questa offerta di IFP entra ulteriormente a far parte del patto del lavoro per i giovani. Credo che sia una cosa su cui, come forze politiche, dovremmo sentirci un pochino tutti più impegnati. Davvero mettere al centro il lavoro dei giovani anche nella nostra regione e credo che sia invece un tema di cui discutiamo tutti troppo poco.
L’altro elemento fondamentale dell’offerta rimane quello dell’integrazione fra l’offerta regionale fatta dai centri di formazione accreditati, pubblici e privati accreditati, è comunque un’offerta di valore pubblico, lo dice chiaramente la legge regionale, e l’integrazione con i soggetti invece dell’istruzione, quindi gli istituti tecnici, gli studi professionali quinquennali che siamo abituati a conoscere in quanto parte del sistema scolastico nazionale. Parlare di integrazione è sempre bello, se ne parla sempre a tutti i livelli, a livello sanitario, sociale, eccetera; in questo caso davvero abbiamo un’offerta in cui vige un doppio canale che è però fortemente armonizzato e credo che anche questo sia un elemento importante, perché la Regione non si limita a fare le sue cose, ma cerca anche davvero di trovare lo spazio perché sia migliorata in maniera integrata l’offerta all’interno dei percorsi scolastici offerti dall’istruzione nazionale. Questo è molto importante, perché è lì che si genera gran parte della dispersione ed è quindi lì importante dare quel contributo di personalizzazione e di maggiore professionalizzazione che dà proprio l’offerta di IFP.
Per il resto il programma triennale conferma una serie di elementi che già conosciamo: si accede alla IFP attraverso una forma di accreditamento che ricordo sempre, fra le varie cose, prevede anche il conseguimento di determinati livelli di sbocco occupazionale e di successo formativo, quindi sono fenomeni di cui spesso parliamo, ma sono già oggetto di un attento vaglio attraverso l’accreditamento dei soggetti. Mentre per quanto riguarda gli istituti professionali di Stato entrano attraverso una richiesta nell’ambito di un accordo che, come in ogni occasione, viene fatto con l’Ufficio scolastico regionale e sapete quasi tutti che sono pochissimi i casi in cui gli istituti professionali decidono di non avvalersi di questa opportunità che dà la Regione, a riprova che stiamo parlando di una cosa credo davvero importante. Il piano prevede anche un più ampio margine di offerta per i quarti anni che in particolare da questo momento in avanti, grazie al nuovo accordo con l’USR potranno essere fatti anche all’interno dell’istruzione professionale.
Per chiudere, visto che vogliamo tutti essere brevi mi pare, mi sembra che davvero la programmazione 2019/20/21 che questo piano ci offre meriterebbe qualcosa di più che non la discussione un po’ di sfuggita che stiamo facendo, perché credo davvero confermi il fatto che in Regione cerchiamo di mettere il lavoro dei giovani, in particolare di quelli che sono maggiormente a rischio di marginalizzazione scolastica, al centro della nostra riflessione. Non tutte le Regioni lo fanno, altre delegano quasi completamente questa offerta al sistema scolastico e io penso che questo sia un elemento di valore della nostra Regione, quindi è con soddisfazione che accogliamo il fatto che per un altro triennio verranno investite risorse ingenti, parliamo di circa 50 milioni annui, ma sono davvero credo 50 milioni, in gran parte di fondo sociale europeo, ben spesi perché fra l’altro, se li incrociamo con i numeri che ricordava adesso il collega Paruolo, significa che tutto sommato con un costo unitario inferiore a quello della scuola pubblica si realizzano percorsi che hanno però efficacia da un punto di vista occupazionale e formativo molto importante. Quindi una politica che credo vada portata avanti. Spero che saremo tutti d’accordo in quest’Aula sulla sua importanza e sulla necessità di dare sostegno con il nostro voto.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Boschini.
Non ci sono altri interventi in discussione generale, la parola alla vicepresidente Gualmini.
GUALMINI, vicepresidente della Giunta: Grazie, presidente. Mi fa piacere sottolineare alcune cose a complemento di quanto detto dai consiglieri Paruolo e Boschini, in questo caso sapendo di parlare anche a nome del collega Bianchi. Avete sentito le cifre, qui parliamo di un programma triennale molto robusto, perché 180 milioni che ci proiettano verso l’anno scolastico 2021/22 sono comunque una cifra estremamente significativa. Sottolineo solo, al di là dei numeri, l’elemento forse più innovativo di questa programmazione del fondo sociale che è l’accento sulle competenze, in particolar modo digitali, e sul rafforzamento della vicinanza teoria/pratica, quindi si prevede di promuovere molto l’attività nei laboratori, l’attività dentro alle imprese e quindi tutto ciò che poi consente al circuito IFP di avvicinarsi sempre di più al mercato del lavoro. È importante anche sapere che ci sono stati nella scorsa programmazione 37 mila giovani che hanno frequentato questo percorso di istruzione e formazione professionale, ma è importante sapere che molti di loro, comunque un migliaio di fatto decide di continuare e poi di prendere il diploma e quindi in qualche modo di proseguire con l’approfondimento del percorso dell’istruzione.
Ultima cosa. Questo piano si inserisce in una strategia un po’ più larga della Giunta regionale, quella di costruire delle politiche quanto più possibile integrate a favore dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani, quindi non solo il piano “Lavoro più” è stato recentemente firmato dalla Giunta e da numerosi soggetti e parti sociali, ma anche il piano per l’adolescenza che abbiamo approvato in novembre, anch’esso di natura triennale, che tra l’altro prevede il rafforzamento delle misure per il contrasto alla dispersione scolastica dentro alle scuole. Quindi una strategia composita, e questo piano triennale di fatto ne costituisce un ulteriore tassello.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, la delibera oggetto 7603.
PRESIDENTE (Rainieri): La delibera oggetto 7603 è approvata.
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo ora alla richiesta di commissione d’inchiesta, oggetto 7594, Richiesta di istituzione, proposta dal consigliere Galli, ai sensi dell’art. 60, comma 1 del Regolamento interno dell’Assemblea legislativa e dell’articolo 40, comma 1 dello Statuto della Regione, di una Commissione assembleare d’inchiesta circa l’attività delle cooperative che si occupano dell’accoglienza degli immigrati, con particolare riferimento all’utilizzazione delle relative risorse e alla situazione esistente a Modena.
Istituzione di Commissione assembleare d’inchiesta, articolo 40, comma 1 dello Statuto e articolo 60, comma 1 e seguenti, del Regolamento interno: «La richiesta di istituzione della Commissione d’inchiesta può essere formulata da ciascun consigliere regionale, è presentata all’Ufficio di Presidenza ed è inserita all’ordine del giorno della prima seduta utile dell’Assemblea; l’Assemblea con deliberazione a maggioranza assoluta dei suoi componenti, istituisce Commissioni d’inchiesta per lo svolgimento delle funzioni di cui all’articolo 40, comma 1, dello Statuto, determinando la durata e il potere della commissione in modo da assicurare l’efficacia dei suoi lavori, l’oggetto e i limiti dell’inchiesta, nonché il numero dei componenti e la partecipazione numerica di ciascun gruppo assembleare».
La parola al consigliere Galli per la presentazione.
GALLI: Grazie, presidente. Nella presentazione delle modalità per cui si può costituire una Commissione d’inchiesta manca la motivazione principale, la motivazione politica: perché si fa la Commissione d’inchiesta. È un termine che noi siamo abituati a sentire per cose importanti e magari per cose a livello nazionale con aspetti di rilievo sul territorio, questa è proprio una di quelle caratteristiche.
Sappiamo che da molto tempo siamo stati oggetto, tutta l’Europa, ma segnatamente l’Italia, di una forte ondata migratoria che è stata affrontata non sempre con misure corrette, come succede sempre nelle emergenze. In questa emergenza ci sono stati soggetti, privati e pubblici, che si sono comportati correttamente e altri soggetti che di questa correttezza non hanno avuto neppure l’ombra.
Si parla di un’accoglienza che, segnatamente per la provincia di Modena, nel 2018 ha riguardato quasi 1.800 persone, oggi questa affluenza è in forte calo, si parla anche dell’80 per cento, ma negli anni scorsi questo arrivo indiscriminato ha prodotto alcune storture. Cosa sono queste storture? Intanto le modalità stesse dell’accoglienza che hanno messo a dura prova la rete delle prefetture a livello nazionale che si sono dovute trovare a reperire alloggi e modalità di accoglienza a volte in maniera rocambolesca. Tenete presente che solo nella provincia di Modena quaranta Comuni sono stati coinvolti in questa accoglienza per 220 strutture. Tra queste strutture che si sono distinte ce n’è una, a Modena ha avuto molto risalto, ma posso spiegarla con poche parole anche a voi colleghi qui in Aula, la vicenda del palazzo delle Costellazioni, fatto oggetto di un affitto che ha cambiato modalità negli anni, perché prima era solo una locazione immobiliare, poi ha riguardato anche la fornitura di alcuni servizi, compreso il vitto, che ha portato uno di questi soggetti di questa cooperativa che, per fare il nome, è la cooperativa Caleidos, ad accumulare una forte somma di insolvenza nei confronti del soggetto locatore. Potrebbe essere una questione fra privati, potreste rispondermi: così non è, perché quel soggetto che ha affittato questo immobile ha percepito nel corso degli anni somme rilevantissime da parte dello Stato, attraverso la prefettura di Modena.
Perché io chiedo una Commissione d’inchiesta? Non tanto sulla cooperativa Caleidos e sul perché non ha pagato 600 mila euro in un anno, ma perché questa cooperativa, ed è solo un esempio, dallo Stato ha ricevuto parecchi milioni di euro nello stesso periodo. Per darvi un dato, vi segnalo che l’alloggio che veniva pagato teoricamente alla Caleidos era di 9,50 euro, per un periodo comprendeva anche vitto e arrivava a 14,50 euro e per lo stesso periodo, per lo stesso importo riceveva dallo Stato 35 euro. Voi capirete che da 14,50 euro a 35 la forbice è molto ampia. Si parla di un’accoglienza in quell’immobile di duecento profughi al giorno, moltiplicate per duecento profughi per i giorni del mese per l’anno, moltiplicate le altre strutture che erano impegnate sul territorio dell’intera provincia e si capisce che le somme sono importanti. Io chiedo la formazione di una Commissione d’inchiesta per esaminare non solo come si è comportata questa cooperativa, non ci interessa, vorremmo che venisse valutata la formazione della domanda e dell’offerta sulla strada dell’accoglienza dei profughi in questi anni nel nostro territorio. Credo che sia un compito che la Regione Emilia-Romagna non si possa rifiutare di fare. Non abbiamo una richiesta più seria di questa, perché credo che rientri in quello studio delle cooperative, ad esempio la Commissione d’inchiesta che abbiamo già formato, sono disponibile a parlare anche di questo, perché la commissione che si occupa delle cooperative spurie potrebbe allargarsi, casomai voi non voleste formare un’apposita Commissione d’inchiesta, anche ad esaminare questi aspetti.
GIBERTONI: Grazie, presidente. A me sembra questo un tema interessante anche dal punto di vista della possibile raccolta o bilancio che possiamo fare all’interno dell’Assemblea di dati rispetto al funzionamento, alla distribuzione dei fondi, all’accoglienza, vera o presunta, ai destinatari dell’accoglienza. Faccio riferimento, sempre per quanto riguarda la provincia di Modena, ad un caso che non riguarda dei profughi, ma che è stato purtroppo agli onori delle cronache per lungo tempo e ancora mi pare costituisca una criticità, che riguarda delle case, anche lì gestite da cooperative mi risulta di accoglienza di quelli che dovrebbero essere minori orfani, che poi si sono rivelati in parte non essere tali, ma avere i genitori rimasti nel Paese di provenienza, Albania o altri Paesi, che di fatto questi minori vengono però accolti come orfani e quindi poi formati, in teoria integrati, in pratica non integrati per nulla, perché hanno costituito per un periodo che ha destato grave preoccupazione nella cittadinanza di questo paese - Medolla - della Bassa modenese, rispetto alla sicurezza perché non erano gestiti, non erano indirizzati, non erano sorvegliati nel modo che avrebbe potuto prevenire episodi anche di microcriminalità. E ho l’impressione che in questi casi, che destano preoccupazioni anche più grandi quanto più piccole sono le comunità e quanto più indifese sono queste comunità, si trovino da sole ad affrontare gli stessi sindaci, l’impressione che ho io è che gli stessi sindaci, presidio a difesa della propria comunità, anche quando di stesso colore della Giunta che governa la Regione, che facciano fatica a giustificare davanti ai propri cittadini gestioni che sono perlomeno non trasparenti come dovrebbero essere. Quindi il tema secondo me è meritevole, è un tema che meriterebbe un bilancio, una relazione, una raccolta di dati che consenta di esercitare da parte dell’Assemblea legislativa un giudizio informato e fondato che possa effettivamente anche distinguere quello che funziona e quello che è abuso.
Non si vuole puntare il dito in generale contro anche la cooperazione virtuosa che fa giusta accoglienza di veri profughi, ma tutti questi aggettivi che io sono costretta a mettere sono lì a suggerire che non sempre è così, che bisogna sempre distinguere tra cooperazione che fa il suo lavoro e che fa cooperazione allo sviluppo e quello che invece è lo sviluppo della cooperazione. Noi vogliamo la cooperazione allo sviluppo, non lo sviluppo della cooperazione, soprattutto quando si rivela perdita di denaro pubblico, trattamento non egualitario e anzi trattamento preferenziale verso chi magari non lo meriterebbe a scapito di chi magari invece è stato davvero lasciato indietro.
BOSCHINI: Grazie, presidente. Noi oggi siamo di fronte ad una richiesta di istituzione di una Commissione d’inchiesta, a norma dell’articolo 40 dello Statuto, e io credo che dobbiamo partire dall’andare a leggere questo articolo 40, visto che forse non l’abbiamo fatto con attenzione, perché altrimenti stiamo usando una Ferrari per andare a fare la spesa o stiamo usando un bazooka per togliere un topolino dalla cantina. Cosa prevede il nostro Statuto come Regione per quanto riguarda l’istituzione delle Commissioni d’inchiesta? Prevede che debbano essere attivate in riferimento all’attività amministrativa della Regione, degli enti o delle aziende da essa dipendenti e siamo credo tutti d’accordo che, nel caso che ci pone il collega Galli, non stiamo parlando di attività amministrative della Regione o di aziende o enti da essa dipendenti, perché ci parla di cooperative che fra l’altro operano in contratto con il Ministero degli interni attraverso le prefetture. In secondo luogo, il nostro Statuto prevede che queste commissioni possono essere previste per questioni di interesse regionale e quindi dobbiamo valutare se questa sia una questione di interesse regionale o meno. Io leggo la richiesta del collega Galli e vi ritrovo soltanto la descrizione di un mero, singolo, unico caso, che fra l’altro lui esplicita, fra la cooperativa Caleidos e questa IMA srl, proprietaria dell’immobile, per un caso di eventuale – io non ho motivi di giudicare – inadempienza contrattuale della cooperativa Caleidos di Modena verso il proprietario dell’immobile IMA.
Visto che questo è il caso che ci viene posto all’attenzione, ho qualche dubbio che stiamo parlando di una questione di interesse regionale, perché stiamo parlando di un mero contenzioso fra privati, dove una cooperativa è legata ad un contratto con una società immobiliare e c’è una pendenza aperta fra questi due soggetti. Pendenza fra l’altro che è già di fronte ad un giudice, quindi c’è già un giudice a Berlino e c’è chi può giudicare credo molto meglio di noi, se questa pendenza dà luogo a qualche cosa di problematico, di sospetto da parte della cooperativa sociale o meno. Prendo atto che, siccome questo tema è già uscito sui giornali modenesi nei giorni scorsi, perché il collega Galli ha con ampio anticipo annunciato la sua intenzione di porci questo tema che oggi discutiamo, prendo atto che fra l’altro sono intervenute delle precisazioni pubbliche, poi io non ho motivo di ritenere di sapere se siano corrette o meno da parte della cooperativa, che dicono che non c’è per esempio alcun contratto di locazione attivo con questo soggetto, che esisteva un comodato oneroso e che c’erano degli impegni reciproci in questo comodato che non sono stati, secondo la cooperativa, rispettati per quanto riguarda manutenzioni e temi del genere.
Siamo proprio di fronte al classico caso di un contrasto fra un detentore di un bene e il proprietario, quindi di una delle tante forme di contratto d’uso disponibili nella nostra normativa nazionale. Mi pare difficile sostenere che un problema del genere, tipicamente civilistico, poi il collega Galli è maestro diritto ed è insigne maestro in questi temi e quindi non mi avventuro, ma mi sembra del tutto evidente che è un classico tema civilistico fra due privati, già oggetto di querele reciproche e già all’oggetto di una valutazione da parte del giudice, sia piuttosto difficile sostenere che sia una questione di interesse regionale a norma dello Statuto. A meno che non mi si voglia dire un’altra cosa: che il tema è politico. In maniera ampia politico. Però, caro consigliere, lei avrebbe dovuto scrivere un’altra richiesta: non avrebbe dovuto parlarmi nel caso di Caleidos e di IMA, avrebbe dovuto illustrarmi il fatto che in regione Emilia-Romagna avvengono diffusi casi di malversazioni nella gestione dei processi di accoglienza; doveva documentarmi che ci sono motivi di preoccupazione che possono riguardare queste questioni e farne, anche se la Regione non ha competenza su questo argomento, una questione di interesse regionale. Ma così non è. E così non è, perché credo che non sia facilissimo trovare materia per sostenere questa tesi. Vorrei che sia quindi chiara una cosa, non voglio in eventuali repliche sentirmelo dire, quindi lo dico chiaro proprio come se fosse scritto fantozzianamente nel cielo: non sto facendo nessuna difesa d’ufficio di qualsivoglia soggetto, sia il proprietario dell’immobile o sia la cooperativa sociale che l’ha utilizzato per fare accoglienza.
Non sto facendo nessuna difesa d’ufficio per il semplice fatto che in questa questione meramente privatistica non ho motivo di schierarmi né con il proprietario, né con il locatario. Non ha nessun senso per me schierarmi.
Ancora, non ci sto all’identificazione che c’è purtroppo implicita in questa formulazione o che possa emergere nel dibattito, che in qualche modo sia sempre scontato che le cooperative sono un problema, a maggior ragione quando fanno accoglienza. Il PD non ha alcun motivo statutario per stare dalla parte di una forma societaria cooperativa piuttosto che di una srl. Quindi anche questo lo sgombriamo e non voglio sentirmelo dire. Se me lo sento dire, mi incavolo, perché non è vero, non c’è scritto da nessuna parte. Però mi dovete spiegare voi piuttosto perché facciamo una Commissione d’inchiesta sulle cooperative, quando sappiamo che per la normativa italiana le prefetture, a cui fra l’altro credo con il Ministero degli interni compete il controllo, visto che sono loro a firmare i contratti e a fare i bandi con queste società, più che le Regioni, per cui questa cosa semmai andava indirizzata alla prefettura di Modena o al Ministero degli interni detenuto da Salvini in questo momento, ma vorrei sapere perché parliamo di cooperative. Perché non parliamo di fondazioni, di associazioni, di srl, visto che i CAS (i centri di accoglienza straordinaria), di cui stiamo parlando in questo caso, possono essere tranquillamente e sono nella concretezza gestiti da forme associative e da altre realtà che non sono cooperative? Tantissime non sono cooperative. Quindi le cooperative le dobbiamo indagare, le associazioni private o le srl no. Anche questa sinceramente rende a mio avviso questa richiesta chiaramente irricevibile e si rivela per quello che è questa richiesta: una Ferrari usata per andare a fare la spesa o, peggio, un bazooka per stanare un topolino dalla cantina.
Siccome Galli non è uno sprovveduto, sa benissimo che non si usa una Commissione d’inchiesta per risolvere una questione civilistica fra due privati e quindi è un altro l’obiettivo, e lo ha detto anche lui, è un obiettivo politico. Se uso il bazooka per stanare un topolino, non voglio stanare il topolino, voglio distruggere la casa. Allora sarebbe stato più onesto non porre un tema così en passant fra due soggetti, ma sarebbe stato giusto per fare una richiesta così dire: noi riteniamo che l’accoglienza in regione Emilia-Romagna sia uno schifo, parliamone. Però così non è stato scritto, evidentemente perché o non c’è il coraggio di scriverlo oppure non lo si è voluto per qualche motivo scrivere.
Già che ho la parola ne approfitto per dire che lunedì parlavamo dell’accoglienza che qualcuno ha l’interesse a trasformare in un campo di battaglia perché, se funziona normalmente, non fa notizia e anzi magari toglie anche quelle paure che sono portatrici di voti. Questo è proprio uno di quei casi, in cui andiamo ad attaccare realtà che a mio avviso poi possono avere sbagliato, torno a dire, non faccio difese d’ufficio, hanno comunque gestito bene o male in maniera attenta la fase di accoglienza, perché l’obiettivo è quello di colpire e di mettere in strada il più alto numero possibile di persone accolte. Non lo dico io, lo dicono i giornali di questi giorni che fanno il conteggio sul nuovo decreto Sicurezza che dice che 140 mila richiedenti asilo, perdendo la protezione umanitaria, saranno per strada nelle prossime settimane; l’occasione mi è gradita per richiamare il caso Emmanuel Kohaku che è stato sui giornali di Modena nei giorni scorsi, che è proprio uno di questi casi di richiedenti protezione umanitaria, nel suo caso perché fa parte della minoranza cristiana della Costa d’Avorio ed è perseguitato da un gruppo musulmano, ma questo non fa parte normalmente nelle forme di protezione internazionale, faceva parte di quelle forme di protezione umanitaria che voi dite solo l’Italia dà, e che è una gran ciofeca come cosa, che invece per me in questo caso si dimostra essere interessante: un cristiano perseguitato da un musulmano, un tema su cui credo la Lega sarebbe o dovrebbe essere molto sensibile.
Questa persona è stata a Modena, è stata in quel palazzo, è stata accolta da Caleidos e torna a casa pur essendo al lavoro in un ristorante della Bassa modenese e pur essendo un collaboratore della Protezione civile di Bastiglia. Quindi questi sono gli obiettivi con cui voi state usando il bazooka. Quindi questa Commissione d’inchiesta per me assolutamente irricevibile, perché non ha materia, non è statutariamente corretta ed è una strumentalizzazione politica, volta a fare come sempre un campo di battaglia di un argomento che invece andrebbe gestito razionalmente attraverso le cooperative e le altre forme di cui sappiamo.
Se non ci sono altri interventi in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto.
GALLI: Credo di non avere mai sentito un intervento peggiore, in malafede, scorretto, falso e mistificatore come quello del collega Boschini…
PRESIDENTE (Rainieri): Finiamo in bellezza, prego.
GALLI: Credo di non avere mai sentito tante bugie messe insieme per nascondere un dato di fatto. Cominciamo semplicemente dal ricordare l’ultima frase. Per questo chiedo la sollecita apertura di una commissione assembleare di inchiesta su questa e su altre cooperative che, come per le cosiddette cooperative spurie, in questi anni hanno goduto di una legislazione troppo fiduciosa sul meccanismo cooperativo di cui forse si è abusato.
È evidente che l’esempio della cooperativa Kaleidos è un esempio, siamo partiti da lì per dire su questo meccanismo cooperativo sono state dissipate decine, decine, per non dire centinaia, di milioni di euro, confondendo, come ha fatto neanche troppo abilmente il collega Boschini, di tutte le erbe un fascio, mischiando, e qui è la colpa, chi si è comportato bene e chi si è comportato male, chi ha lavorato bene e chi ha lavorato male, chi ha diritto all’assistenza e chi non ha diritto.
In questa confusione hanno prosperato solamente i malfattori, a cui Boschini, nei fatti, dà copertura politica.
Ogni parola che ha detto Boschini in questo intervento è una menzogna. Ogni parola. Quando dice “non rientra nelle nostre competenze” è la prima menzogna. Certo che rientra nelle nostre competenze!
Abbiamo infognato le nostre città di una serie di problemi, abbiamo creato un meccanismo che ha portato alla rovina interi quartieri delle nostre città, rovinando le città e chi, purtroppo, aveva diritto all’accoglienza. Oggi siamo costretti, forse il collega Boschini conosce la differenza dei vari tipi di protezione, di rifugiato, di protezione umanitaria, sussidiaria, forse le conosce, forse no, dal suo intervento mi sembra che non lo sappia.
La Nigeria ha 190 milioni di abitanti, è un paese il più grosso come ricchezza, come prodotto interno lordo, dell’Africa, è un paese che sta espandendosi dal punto di vista demografico ed economico, accettare dei nigeriani per motivi religiosi in fuga da quel territorio è certamente un problema perché il 40 per cento di quei nigeriani sono cristiani, sono perseguitati, come loro in certe circostanze perseguono i musulmani, perché questo va detto. Non è che perché uno è di religione cristiana si comporta sempre bene, e l’esempio del collega Boschini può essere oggi di esempio in piccolo, ma noi abbiamo rovinato un meccanismo che togliendo non solo risorse alle nostre comunità, ma togliendo il diritto all’accoglienza a chi ne aveva diritto. L’esempio che lui porta scorrettamente, ma io capisco la sua scorrettezza, non sapeva che cappello mettersi, non sapeva che pesci pigliare, perché l’opinione pubblica ha capito cosa sono queste cooperative: sono un meccanismo per derubare di denaro la nostra collettività. Ho fatto un conto facile mentre ero qua che ascoltavo quello che lei diceva: se io pago 14,50 euro al giorno per avere vitto e alloggio e solo in quel palazzo ho duecento ospiti spendo 2.900 euro, moltiplicato trenta (i giorni del mese) fa 8.700, moltiplicato dodici fa 104.000. Parliamo di 35 euro moltiplicati per gli stessi giorni, per gli stessi mesi e per lo stesso periodo: 2.520.000. Sono importi enormi, esagerati.
Quando questa cooperativa piangeva miseria perché lo Stato era in ritardo nei pagamenti, accampava un ritardo su una cifra solo per lei e solo in quel periodo di 5 milioni di euro. Non sbaglio, credo, a dire che di questi 5 milioni di euro probabilmente la metà era guadagno puro e solo per quel palazzo, solo per quel palazzo.
Quel palazzo, caro collega Boschini, occupava solo duecento persone della cooperativa Kaleidos, che lei difende e so anche i motivi perché la difende, ha avuto anche 1.200…
Lo dirò, lo dirò. Ha avuto anche 1.200 ospiti da tradurre.
Sto facendo degli accertamenti in giro, sto guardando di recuperare un po’ di denaro, ma se la misura valesse gli stessi importi si parla di milioni di euro di guadagno puro per una sola cooperativa e merita dire che non abbiamo diritto di chiedere una commissione d’inchiesta? Ma dite la verità: non volete farlo perché queste cooperative sono di vostri amici e amiche…
Amiche, caro collega Boschini. Su questa vicenda vi siete ingrassati e avete rovinato le nostre città! Se voi foste venuti sabato scorso…
PRESIDENTE (Rainieri): Allora, consigliere Galli, mi è stata fatta richiesta di…
No, sto parlando io. Consigliere, ma non mi interessa se non l’ha capito lei, interrompo l’Aula perché, come da accordi…
(interruzioni del consigliere Bessi)
Consigliere Bessi, per favore.
GALLI: Se non ha capito bene…
PRESIDENTE (Rainieri): Allora, la interrompo perché lei ha finito il tempo e mi si è fatto notare che lei ha finito il tempo. Sarò molto preciso e anche severo con gli altri interventi, a questo punto, visto che vogliamo giocare su questa questione.
Interrompo i lavori che riprenderanno alle ore 14.
La seduta ha termine alle ore 13,06
Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Paolo ZOFFOLI.
gli assessori: Raffaele DONINI, Paola GAZZOLO, Elisabetta GUALMINI, Massimo MEZZETTI.
Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta ai sensi dell’articolo 65, comma 2 del Regolamento interno, il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Patrizio BIANCHI, Andrea CORSINI, Palma COSTI, Emma PETITTI, Sergio VENTURI e la consigliera Marcella ZAPPATERRA.
OGGETTO 6863 “Delibera: «Disciplina del contributo di costruzione ai sensi del titolo III della legge regionale 30 luglio 2013, n. 15 in attuazione degli articoli 16 e 19 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”.» (Proposta della Giunta regionale in data 16 luglio 2018, n. 1136)” (186)
Votazione emendamento 8, a firma della consigliera Piccinini
Favorevoli: 8
Andrea BERTANI, Giulia GIBERTONI, Silvia PICCININI, Silvia PRODI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI.
Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Katia TARASCONI, Paolo ZOFFOLI.
Stefano BARGI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Andrea LIVERANI, Matteo RANCAN, Giancarlo TAGLIAFERRI.
Piergiovanni ALLEVA, Stefano BONACCINI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Daniele MARCHETTI, Roberta MORI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Marcella ZAPPATERRA.
Votazione emendamento 12, a firma del consigliere Bertani
Andrea BERTANI, Giulia GIBERTONI, Silvia PRODI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI.
Stefano BARGI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Matteo RANCAN.
Piergiovanni ALLEVA, Stefano BONACCINI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Roberta MORI, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Massimiliano POMPIGNOLI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Giancarlo TAGLIAFERRI, Marcella ZAPPATERRA.
Votazione emendamento 13, a firma del consigliere Bertani
Contrari: 25
Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Katia TARASCONI, Paolo ZOFFOLI.
Stefano BARGI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Matteo RANCAN, Giancarlo TAGLIAFERRI.
Piergiovanni ALLEVA, Stefano BONACCINI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Roberta MORI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Simonetta SALIERA, Marcella ZAPPATERRA.
Votazione emendamento 14, a firma del consigliere Bertani
Votazione emendamento 15, a firma del consigliere Bertani
Votazione emendamento 16, a firma del consigliere Bertani
Votazione delibera oggetto 6863
Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Silvia PICCININI, Matteo RANCAN, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Giancarlo TAGLIAFERRI.
Silvia PRODI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI.
OGGETTO 7719 “Ordine del giorno n. 2 collegato all’oggetto 6863 Proposta recante: “Disciplina del contributo di costruzione ai sensi del titolo III della Legge regionale 30 luglio 2013, n. 15 e ss. mm. ii. in attuazione degli articoli 16 e 19 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e modifiche alla deliberazione della Giunta regionale 28 giugno 2017, n. 922”. A firma dei Consiglieri: Piccinini, Taruffi, Prodi, Torri”
Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Giulia GIBERTONI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Silvia PICCININI, Silvia PRODI, Matteo RANCAN, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI.
Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Katia TARASCONI, Paolo ZOFFOLI.
Michele FACCI.
Piergiovanni ALLEVA, Stefano BONACCINI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Andrea GALLI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Simonetta SALIERA, Giancarlo TAGLIAFERRI, Marcella ZAPPATERRA.
Emendamento 1, a firma dei consiglieri Pruccoli e Rontini:
«Alla pagina 12 della deliberazione, il primo alinea è così sostituito:
“ - di dare atto che i Comuni sono tenuti al recepimento del presente provvedimento entro il 30 settembre 2019 e che, trascorso tale termine, la nuova disciplina opera direttamente;”»
Emendamento 2, a firma dei consiglieri Pruccoli e Rontini:
«Al punto “5 - Quota del costo di costruzione (QCC)” dell’Allegato A, prima del sotto paragrafo 5.1., è inserito il seguente periodo:
“La quota del costo di costruzione (QCC) è dovuta per i seguenti interventi edilizi: nuova costruzione; ristrutturazione edilizia ed urbanistica; restauro scientifico e restauro e risanamento conservativo, limitatamente ai casi di mutamento della destinazione d’uso comportante incremento di carico urbanistico (5.3.7.); mutamento di destinazione d’uso senza opere comportante incremento di carico urbanistico (5.3.5.).
La quota QCC è dovuta per le seguenti destinazioni: residenziale, commerciale, turistico-ricettiva, direzionale o fornitrici di servizi, di carattere non artigianale; la QCC non è dovuta per le funzioni produttiva e rurale.”»
Emendamento 3, a firma dei consiglieri Pruccoli e Rontini:
«Nel punto 6.3.1 dell’Allegato A, le parole “90 giorni dalla data di pubblicazione sul BURERT del presente atto” sono sostituite con le parole “il 30 settembre 2019”.»
Emendamento 4, a firma dei consiglieri Pruccoli e Rontini:
«Nel punto 6.3.5 dell’Allegato A, le parole “90 giorni successivi alla data di entrata in vigore del presente atto” sono sostituite con le parole “il 30 settembre 2019”.»
Emendamento 5, a firma dei consiglieri Pruccoli e Rontini:
«Nel punto 6.3.6 dell’Allegato A, le parole “dal novantunesimo giorno dall’entrata in vigore del presente atto” sono sostituite con le parole “dall’1 ottobre 2019”.»
Emendamento 6, a firma dei consiglieri Bertani, Piccinini, Taruffi, Torri e Prodi:
«Al paragrafo 1.6 sono apportate le seguenti modifiche:
a) la rubrica (compreso il richiamo nell’indice dell’atto) è sostituita secondo la seguente formulazione:
“1.6. Quota destinabile agli Enti esponenziali delle confessioni religiose:
b) nel punto 1.6.1. le parole:
“Una quota pari al 7 per cento dei proventi degli U2 è destinata dai Comuni agli Enti esponenziali della Chiesa cattolica e delle altre confessioni religiose”
“Una quota pari al 7 per cento dei proventi degli U2 può essere destinata dai Comuni agli Enti esponenziali delle confessioni religiose”
c) nel punto 1.6.2. sono cancellate le parole “ovvero purché svolte da soggetti senza fini di lucro”;
d) nel punto 1.6.3. la parola “aumentare” è sostituita da “annullare” e, conseguentemente, nel paragrafo 6.3.3 la parola “variazione” è sostituita da “riduzione o annullamento”;
e) dopo il punto 1.6.3 è inserito il seguente:
“1.6.4. L’assegnazione e l’utilizzo delle risorse del presente paragrafo è subordinata all’impegno da parte dei beneficiari:
a) al vincolo di destinazione alle finalità proprie del culto nonché a quelle del punto 1.6.2, per un periodo non inferiore a venti (20) anni, degli edifici e delle pertinenze di cui al punto 1.6.1. oggetto dei rimborsi di spesa tramite quota dei proventi di U2 per gli interventi di riuso e rigenerazione urbana;
b) alla libera fruizione per usi collettivi e senza discriminazioni di alcun genere degli spazi e delle attrezzature sui quali vengono realizzati degli interventi di riuso e rigenerazione urbana oggetto dei rimborsi di spesa tramite quota dei proventi di U2.”.»
(Precluso)
Emendamento 7, a firma della consigliera Piccinini:
«All’Allegato A sono apportate le seguenti modifiche:
Nel paragrafo 1.2 il testo seguente:
“- le attrezzature e gli spazi collettivi, di seguito “U2” (equivalenti alle precedenti opere di urbanizzazione secondaria), ovvero impianti, opere e spazi attrezzati pubblici destinati a servizi di interesse collettivo, necessari per favorire il migliore sviluppo della comunità e per elevare la qualità della vita individuale e collettiva. Esse riguardano in particolare:
- l’istruzione;
- l’assistenza e i servizi sociali e igienico sanitari;
- la pubblica amministrazione, la pubblica sicurezza e la protezione civile;
- le attività culturali, associative e politiche;
- il culto;
- gli spazi aperti attrezzati a verde per il gioco, la ricreazione, il tempo libero e le attività sportive;
- gli altri spazi di libera fruizione per usi pubblici collettivi;
- i parcheggi pubblici e i sistemi di trasporto diversi da quelli al diretto servizio dell’insediamento
è sostituito con questa formulazione:
- le attività culturali, associative e politiche, nonché religiose e spirituali*;
(* Ai fini delle presenti disposizioni per attrezzature e spazi collettivi ovvero impianti, opere e spazi attrezzati pubblici destinati alle attività religiose e spirituali si intendono esclusivamente gli edifici direttamente adibiti ad esse)”.»
Emendamento 8, a firma della consigliera Piccinini:
Il paragrafo 1.6 è sostituito dal seguente:
“1.6. Quota destinata alle periferie ed alle aree a più ridotta presenza di attrezzature e spazi collettivi (“U2”)
1.6.1. Una quota non inferiore al 7 percento dei proventi degli U2 è destinata dai Comuni ad interventi relativi alle periferie ed alle aree a più ridotta presenza di attrezzature e spazi collettivi, per le finalità di cui al punto 1.2.”
e, conseguentemente, la relativa voce nell’indice dell’allegato è sostituita con:
ed è eliminato il quinto punto elenco nel paragrafo 6.3.3.”.»
Emendamento 9, a firma del consigliere Pruccoli:
«Alla pagina 8 della delibera, punto “10) Contributo di costruzione e autonomia comunale”, è soppresso il seguente alinea:
“- eventuale variazione della quota percentuale da destinare agli Enti esponenziali della Chiesa cattolica e delle altre confessioni religiose;”»
Emendamento 10, a firma del consigliere Pruccoli:
«Il punto “1.6. Quota destinata agli enti esponenziali delle confessioni religiose” dell’Allegato A, è sostituito con il seguente:
“1.6. Quota destinata agli enti esponenziali delle confessioni religiose
1.6.1. Una quota pari al 7 per cento dei proventi degli U2 è destinata dai Comuni agli Enti esponenziali delle confessioni religiose, individuate in considerazione della consistenza ed incidenza sociale delle stesse, mediante rimborso delle spese documentate relative ad interventi di riuso e rigenerazione urbana (art. 7, comma 4, lettere a), b) e c), della L.R. n. 24/2017) che interessino edifici di culto e le relative pertinenze, con particolare riferimento agli edifici tutelati ai sensi del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137) e agli edifici di particolare interesse storico-architettonico o culturale e testimoniale.
1.6.2. Nella nozione di pertinenze di edifici di culto sono compresi anche le opere parrocchiali, gli istituti religiosi educativi ed assistenziali per bambini e anziani, le attrezzature per attività culturali, ricreative e sportive, purché le attività cui sono destinate non siano qualificate come aventi rilevanza economica ovvero siano gestite da soggetti senza fini di lucro.
1.6.3. L’assegnazione delle risorse è subordinata all’impegno, assunto dai beneficiari con atto unilaterale d’obbligo, al mantenimento per un periodo non inferiore a dieci anni della destinazione d’uso degli immobili interessati a edifici di culto o a pertinenza degli stessi.”»
Emendamento 11, a firma del consigliere Pruccoli:
«Nel punto 6.3.3 dell’Allegato A, è soppresso il seguente alinea:
“- eventuale variazione della quota percentuale da destinare agli Enti esponenziali della Chiesa cattolica e delle altre confessioni religiose (punto 1.6.3.);”»
Emendamento 12, a firma del consigliere Bertani:
«Emendamento 10 - nel punto 1.6.1 la parola “pari” è sostituita da “non superiore”.»
Emendamento 13, a firma del consigliere Bertani:
«Emendamento 10 - nel punto 1.6.1 la parola “è” è sostituita dalle parole “può essere”.»
Emendamento 14, a firma del consigliere Bertani:
«Emendamento 10 - nel punto 1.6.2 cancellare “ovvero…lucro”.»
Emendamento 15, a firma del consigliere Bertani:
«Emendamento 10 - nel punto 1.6.3 sostituire “10” con “20”.»
Emendamento 16, a firma del consigliere Bertani:
«Emendamento 10 - aggiungere il seguente punto:
“1.6.4. I Comuni, nell’ambito della delibera consiliare di recepimento del presente atto, possono diminuire fino ad annullare la percentuale di cui al punto 1.6.1.”.»
Emendamento 17, a firma del consigliere Facci:
«All’Allegato A, articolo 1 “Oneri di urbanizzazione”, paragrafo 1.2 “Parametrazione ed incidenza di U1 e U2”, articolo 1.2.3. al comma 2 (“I Comuni nati da processi di fusione…”) sostituire il periodo “dalla data di avvio del nuovo Comune” con il periodo “dall’entrata in vigore delle presenti nuove disposizioni”.»
Emendamento 18, a firma del consigliere Pruccoli:
«Emendamento 10. Dopo il paragrafo 1.6.2. è inserito il seguente:
“1.6.2. bis I Comuni, nell’ambito della delibera consiliare di recepimento del presente atto, possono aumentare o ridurre la percentuale di cui al punto 1.6.1.”.»
Emendamento 19, a firma del consigliere Tagliaferri:
«A pagina 33, la “Tabella 4” è abrogata.»
Emendamento 20, a firma del consigliere Tagliaferri:
«A pagina 32, nel punto 5.2.1. le parole “nell’anno 2018 (corrispondente al valore arrotondato di 1.050,00 euro)” sono così modificate “aggiornato ai sensi dell’articolo 9 del Decreto ministeriale 5 agosto 1994”.»
Emendamento 21, a firma del consigliere Tagliaferri:
«A pagina 33, il punto 5.2.3. recante “La disciplina di riduzione di cui ai punti 5.2.1. e 5.2.2. non trova applicazione nelle diverse zone OMI luogo dell’intervento in cui il valore “A” risulti inferiore a 1.050,00 euro” è abrogato.»
Rainieri - Soncini

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
e contrario
e contrario
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 articolo 40
 articolo 60
 articolo 40
 articolo 1
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