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Timestamp: 2018-05-24 19:08:41+00:00

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Pubblicato il 21 febbraio 2018 da uxs04548
L’art. 1 comma 519 l. 296/2006 riconosce alla P.A. il potere di valutare, secondo canoni di discrezionalità amministrativa, la necessità o meno di procedere alla stabilizzazione, ma, una volta che detta scelta sia stata adottata mediante l’attivazione della procedura con l’emanazione del relativo avviso pubblico, essa, al pari di un datore di lavoro privato, ha l’obbligo di adempiere l’impegno assunto. Il dipendente pubblico assunto a termine mediante procedura selettiva, in possesso del triennio di servizio e del titolo di studio per l’accesso all’esterno nelle singole qualifiche previsto dai vari sistemi di classificazione, ha il diritto di essere assunto in ruolo mediante stabilizzazione, con l’assegnazione del posto in organico corrispondente alla qualifica da assumere, risultante dalla dotazione vigente e dalla programmazione del fabbisogno. La fattispecie concreta non implicando la regolarità di procedure concorsuali, bensì la legittimità dell’applicazione dei criteri concernenti il diritto soggettivo degli interessati alla stabilizzazione, non comporta lo svolgimento di ulteriori prove selettive o una nuova valutazione discrezionale di titoli, bensì solo la verifica di requisiti temporali oggettivi dì durata del singolo rapporto di lavoro a tempo determinato non soggetta ad alcuna comparazione soggettiva propria delle procedure concorsuali prevista dall’art. 63, comma 4. d. lgs. 165/2001.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato accesso, adempiere, adottata, applicazione, art. 1 comma 519 l. 296/2006, art. 63 comma 4. d. lgs. 165/2001, assegnazione, assunto, assunzione, attivazione, avviso pubblico, canoni, classificazione, comparazione, concorsuali, criteri, datore, dipendente, diritto, diritto soggettivo alla stabilizzazione, discrezionale, discrezionalità amministrativa, dotazione, durata, ente, esterno, fabbisogno, impegno, lavoro, legittimità, necessità, non soggetta, nuova, obbligo, oggettivi, organico, P.A., possesso, posto, potere, privato, procedere, procedura, procedure, programmazione, prove, pubblica amministrazione, qualifica, qualifiche, rapporto, regolarità, requisiti, ruolo, sdanganelli, selettiva, selettive, selezione, servizio, soggettiva, stabilizzazione, stabilizzazione scelta, svolgimento, tempo determinato, temporali, termine, titoli, titolo di studio, triennio, valutare, valutazione, verifica
Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria, Sezione Prima, Catanzaro, sentenza 6 aprile 2017 n.600
Pubblicato il 7 aprile 2017 da uxs04548
Il beneficio previsto dall’art. 42 bis, d. lgs. n. 151/2001, consiste nella possibilità per il dipendente – vice commissario del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del Ministero di Giustizia, assegnato presso una Casa Circondariale molto lontana dalla residenza familiare – di chiedere l’assegnazione in una sede di servizio nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, non è un diritto incondizionato. L’assegnazione temporanea può essere concessa “subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione”, ma la predeterminazione normativa dei presupposti di fatto cui deve adeguarsi la valutazione dell’amministrazione/datrice di lavoro e il rilievo costituzionale degli interessi familiari che l’istituto mira a soddisfare delimitano notevolmente l’area di scelta. Poiché l’assenso dell’amministrazione, che presenta connotati di attenuata discrezionalità, potrà essere negato limitatamente a casi o esigenze eccezionali, il rigetto della domanda di assegnazione presso la sede di servizio contigua a quella della residenza familiare non può essere fondato su una motivazione generica, avulsa dai parametri normativi previsti dall’art. 42 bis D.Lgs. 151/2011, segno di una supeficiale valutazione della situazione di fatto concreta che avrebbe meritato, invece, un approfondimento istruttorio. Il periodo di distacco usufruito dal dipendente ai sensi dell’art. 7 del D.P.R. n.254/1999 non può essere computato nel complessivo periodo di assegnazione provvisoria ex art. 42 bis L. 151/2001, trattandosi di misura eccezionale erogabile dall’amministrazione di appartenenza “per gravissimi motivi di carattere familiare o personale adeguatamente documentati”, eventualmente “anche in sovrannumero all’organico”
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato agente di custodia, amministrazione, Amministrazioni, appartenenza, approfondimento, area, art. 42 bis d. lgs. n. 151/2001, art. 7 del D.P.R. n.254/2001, assegnazione, assegnazione provvisoria, attenuata, attività, avulsa, avvocato sdanganelli, beneficio, carattere, Casa Circondariale, casi, complessivo, computato, computo, coniuge, corrispondente, costituzionale, DAP, delimitano, destinazione, di fatto, diniego, Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, dipendente, diritto, discrezionalità, disponibile, distacco, documentati, eccezionale, eccezionali, esigenze, familiare, familiari, generica, genitore, gravissimi, interessi, istituto, istruttoria, istruttorio, lavorativa, lontana, Ministero di Giustizia, misura, motivazione, motivi, negato, non può, normativa, normativi, organico, parametri, periodo, personale, posizione, posto, predeterminazione, presupposti, previo assenso, provenienza, provincia, Regione, residenza, retributiva, rigetto, rilievo, scelta, sede, servizio, soddisfare, sovrannumero, sussistenza, temporanea, ufficiale, vacante, valutazione, vice commissario

References: art. 1
 art. 63
 sentenza 
 art. 42
 art. 42
 art. 7