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Timestamp: 2019-09-20 06:40:40+00:00

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Consoglio di Stato - Sezione VI - sentenza n. 7519/2009
Computo economico delle ore
Il sistema di determinazione del trattamento economico basato sulla indennità di perequazione è in via di superamento ed infatti il trattamento economico del personale universitario è oggi determinato in base all'art. 6 d.lgs. n. 517/1999, che prevede trattamenti aggiuntivi graduati in relazione alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico (c.d. indennità di posizione) ed in relazione ai risultati ottenuti nell'attività gestionale ed assistenziale (c.d. indennità di risultato).
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Consiglio di Stato - Quinta sezione - sentenza n. 7246/2009
Procedimenti disciplinari a carico dei medici da affidare solo ai superiori
Il procedimento disciplinare a carico di un medico può essere affidato solo ad un superiore. Infatti il funzionario istruttore e il consulente tecnico devono avere una qualifica superiore, altrimenti devono aver maturato un'anzianità di servizio maggiore.
Lo ha stabilito il Consiglio di Stato che, con la decisione n. 7246 del 19 novembre 2009, ha respinto il ricorso di una Asl che aveva nominato, in un procedimento disciplinare a carico di un primario, un altro primario meno anziano.
Infatti, si legge nelle motivazioni che, “in caso di procedimento disciplinare a carico di un funzionario pubblico, il funzionario istruttore e il consulente tecnico, eventualmente nominati, devono essere scelti fra dipendenti aventi una qualifica superiore a quella dell'inquisito. Unica deroga a tale principio si può avere nel caso in cui la scelta ricada su un impiegato con qualifica uguale a quella dell'inquisito, ma di anzianità superiore, nei casi eccezionali in cui manchino funzionari aventi qualifica superiore. Tale scelta riposa sull'esigenza di assicurare alle parti l'apporto di un soggetto munito di bagaglio professionale ed esperienze lavorative adeguate alla delicatezza degli accertamenti richiesti in sede di procedimento disciplinare”.
Consiglio di Stato - Quinta sezione - sentenza n. 6692/2009
Mancata ripresa lavorativa dopo l'aspettativa
L'amministrazione, con anticipo rispetto al termine fissato per la riassunzione in servizio, si era premurata di rammentare al dipendente la data di scadenza dell'aspettativa ed il giorno della conseguente riassunzione.
Il vano decorso di tale termine senza la ripresa del servizio costituisce presupposto sufficiente per considerare come manifesto l'intendimento del dipendente di sottrarsi ai doveri di ufficio.
Alla scadenza del termine assegnato era esclusivo onere del dipendente, al fine di scongiurare le conseguenze pregiudizievoli che si sarebbero automaticamente realizzate per il fatto oggettivo della mancata riassunzione in servizio, di attivarsi rappresentando, nelle forme di legge, l'esistenza di un giustificato motivo idoneo a precludere la riassunzione del servizio.
In assenza di tali giustificazioni, non vi era alcun onere della amministrazione di procedere ad un ulteriori accertamenti della condizioni fisiche.
Il dipendente si era limitato a dichiarare di essere debilitato ed infermo, ma non aveva documentato in alcun modo tale sua affermazione con la presentazione di un apposito certificato medico.
Consiglio di Stato - Quinta sezione - sentenza n. 6536/2009
La decisione di coprire i posti vacanti è discrezionale
Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 6536/2009 ha enunciato alcuni principi fondamentali: a) la graduatoria vigente di un concorso pubblico e il conseguente scorrimento precludono nuove forme di reclutamento e l'espletamento di pubblici concorsi in presenza di una graduatoria ancora valida di un concorso già espletato, qualora la stessa amministrazione decida appunto, esercitando la propria discrezionalità, di coprire i posti disponibili in organico; b) la graduatoria vigente e lo scorrimento prevalgono sull'applicazione dell'istituto della mobilità volontaria in quanto la disposizione che la prevede tiene conto della fase procedimentale anteriore all' attivazione della procedura concorsuale vera e propria, mentre nel caso di graduatoria vigente il concorso è da ritenersi concluso e vi è una graduatoria disponibile; c) la graduatoria vigente di un concorso pubblico e il conseguente scorrimento prevalgono sulla stabilizzazione dei precari posto che il comma 558 della legge n. 296/2006 prevede che “gli enti di cui al comma 557 possono procedere alla stabilizzazione del personale non dirigenziale in servizio a tempo determinato…”. In sostanza, sia il ricorso alla procedura di mobilità del personale, sia lo strumento della stabilizzazione non sono strumenti di assunzione a cui l'amministrazione sia obbligatoriamente tenuta sulla base della legislazione vigente, ma mere facoltà che devono esercitarsi nel rispetto dei limiti intrinseci della discrezionalità e nell'ottica dell'art. 97 Cost, e dell'art. 1 della legge n. 241 del 1990, sia con riguardo al principio di buon andamento, efficienza, economicità dell'azione amministrativa, sia della garanzia di adeguato accesso ai posti dall'esterno mediante concorso; d) in ogni caso, qualora si sia in presenza di una disposizione regolamentare secondo cui la graduatoria rimane efficace per “l'eventuale copertura oltre che dei posti messi a concorso, anche di quelli che si venissero a rendere successivamente vacanti e disponibili nello stesso profilo professionale” diviene doveroso rispettare la stessa. Una volta esercitata da parte della Giunta Comunale la discrezionalità di coprire i posti vacanti e disponibili in organico, la P.A. non può prescindere dalla graduatoria esistente, ma deve tenerne conto utilizzando in via prioritaria gli esiti del concorso pubblico già espletato.
Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 6536/2009 ha enunciato alcuni principi fondamentali:
a) la graduatoria vigente di un concorso pubblico e il conseguente scorrimento precludono nuove forme di reclutamento e l'espletamento di pubblici concorsi in presenza di una graduatoria ancora valida di un concorso già espletato, qualora la stessa amministrazione decida appunto, esercitando la propria discrezionalità, di coprire i posti disponibili in organico;
b) la graduatoria vigente e lo scorrimento prevalgono sull'applicazione dell'istituto della mobilità volontaria in quanto la disposizione che la prevede tiene conto della fase procedimentale anteriore all' attivazione della procedura concorsuale vera e propria, mentre nel caso di graduatoria vigente il concorso è da ritenersi concluso e vi è una graduatoria disponibile;
c) la graduatoria vigente di un concorso pubblico e il conseguente scorrimento prevalgono sulla stabilizzazione dei precari posto che il comma 558 della legge n. 296/2006 prevede che “gli enti di cui al comma 557 possono procedere alla stabilizzazione del personale non dirigenziale in servizio a tempo determinato…”. In sostanza, sia il ricorso alla procedura di mobilità del personale, sia lo strumento della stabilizzazione non sono strumenti di assunzione a cui l'amministrazione sia obbligatoriamente tenuta sulla base della legislazione vigente, ma mere facoltà che devono esercitarsi nel rispetto dei limiti intrinseci della discrezionalità e nell'ottica dell'art. 97 Cost, e dell'art. 1 della legge n. 241 del 1990, sia con riguardo al principio di buon andamento, efficienza, economicità dell'azione amministrativa, sia della garanzia di adeguato accesso ai posti dall'esterno mediante concorso;
d) in ogni caso, qualora si sia in presenza di una disposizione regolamentare secondo cui la graduatoria rimane efficace per “l'eventuale copertura oltre che dei posti messi a concorso, anche di quelli che si venissero a rendere successivamente vacanti e disponibili nello stesso profilo professionale” diviene doveroso rispettare la stessa. Una volta esercitata da parte della Giunta Comunale la discrezionalità di coprire i posti vacanti e disponibili in organico, la P.A. non può prescindere dalla graduatoria esistente, ma deve tenerne conto utilizzando in via prioritaria gli esiti del concorso pubblico già espletato.
Consiglio Di Sattao - Quinta sezione - sentenza n. 6332/2009
Utilizzazione delle graduatorie di concorsi pubblici
Poiché le norme sui concorsi pubblici prevedono la possibilità per la P.A. di conferire, agli idonei non vincitori, posti resisi liberi dopo la formazione della graduatoria, prevedendo, spesso, l'ultrattività di questa (ossia, la sua validità per un certo periodo di tempo), in modo tale che l'Amministrazione possa attingervi, per scorrimento, per coprire posti che si rendano liberi e che essa intende, appunto, coprire, e perché, invece, la procedura di copertura di posti disponibili mediante mobilità volontaria (che presuppone una richiesta di trasferimento ad iniziativa dell'interessato), nella sua originaria formulazione (art. 30, d.lgs. n. 165/2001), non stabilisce alcuna priorità rispetto ad altre forme alternative di copertura di posti disponibili in organico (procedure concorsuali o utilizzazione di graduatorie valide), si deve ritenere che anche la scelta di una procedura di mobilità volontaria, così come quella dello scorrimento di graduatoria, sia rimessa ad una valutazione discrezionale dell'Amministrazione. Ne consegue che la P.A. che preferisca coprire un posto di dirigente tramite l'istituto della mobilità volontaria, in presenza di una recente graduatoria con idonei della medesima qualifica, deve indicare le ragioni che la spingono a tale preferenza.
Consiglio di Stato - Sesta sezione - sentenza n. 6301/2009
Trattamento economico ed indennità
Il sistema di determinazione del trattamento economico del personale sanitario universitario basato sull'indennità "De Maria" si deve ritenere in via di superamento grazie all'art. 6 del d.lgs. n. 517/1999, il quale, determinando il trattamento economico del personale universitario, ha previsto trattamenti aggiuntivi graduati in relazione alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico (c.d. indennità di posizione) ed in relazione ai risultati ottenuti nell'attività gestionale ed assistenziale (c.d. indennità di risultato). Trattandosi di sistema sostitutivo e non aggiuntivo del precedente, si deve escludere che il trattamento aggiuntivo di cui all'art. 6, comma 1, d.lgs. n. 517/1999 possa essere percepito in aggiunta al trattamento perequativo di cui all'art. 31 D.P.R. n. 761/1979 (Conferma della sentenza del T.A.R. Lazio n. 14211/2007).
Consiglio di Stato - Sesta sezione - sentenza n. 6300/2009
Il sistema di determinazione del trattamento economico basato sull'indennità ex art. 31 del D.P.R. n. 761/1979 va considerato in via di superamento: infatti, il trattamento economico del personale universitario è ora determinato in base all'art. 6 del d.lgs. n. 517/1999, che prevede trattamenti aggiuntivi graduati in relazione alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico (c.d. indennità di posizione) ed in relazione ai risultati ottenuti nell'attività gestionale ed assistenziale (c.d. indennità di risultato). Poiché tale sistema è sostitutivo del precedente, e non aggiuntivo, deve essere escluso che il trattamento aggiuntivo di cui all'art. 6, comma 1, d.lgs. n. 517/1999 possa essere percepito in aggiunta al trattamento perequativo di cui all'art. 31 D.P.R. n. 761/1979; tuttavia, va notato come il secondo comma dell'art. 6 del d.lgs. n. 517/1999 mantenga fermo il sistema economico di equiparazione in godimento nel momento dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 517/1999 "fino all'applicazione delle disposizioni di cui al comma 1" che prevedono, appunto, il nuovo sistema (Conferma della sentenza del T.A.R. Lazio n. 14228/2007).
Consiglio di Stato - Sesta sezione - sentenza n. 6219/2009
Poiché il sistema di determinazione del trattamento economico basato sulla indennità c.d. "De Maria" è in via di superamento, essendo ora, il trattamento economico del personale universitario, determinato in base all'art. 6 del d.lgs. n. 517/1999 (che prevede trattamenti aggiuntivi graduati in relazione alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico, la c.d. indennità di posizione, ed in relazione ai risultati ottenuti nell'attività gestionale ed assistenziale, al c.d. indennità di risultato), e tale ultimo sistema si deve considerare sostitutivo del precedente, e non aggiuntivo, si deve escludere che il trattamento aggiuntivo di cui all'art. 6, comma 1, d.lgs. n. 517/1999 possa essere percepito in aggiunta al trattamento perequativo di cui all'art. 31 D.P.R. n. 761/1979 (Conferma della sentenza del T.A.R. Lazio n. 14237/2007).
Consiglio di Stato - Sesta sezione - sentenza n. 6215/2009
Si deve considerare in via di superamento il sistema di determinazione del trattamento economico basato sull'indennità c.d. "De Maria" (art. 31 del D.P.R. n. 761/1979); il trattamento economico del personale universitario è ora, infatti, determinato in base all'art. 6 del d.lgs. n. 517/1999, che prevede trattamenti aggiuntivi graduati in relazione alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico (c.d. indennità di posizione) ed in relazione ai risultati ottenuti nell'attività gestionale ed assistenziale (c.d. indennità di risultato). Essendo, tale sistema, sostitutivo e non aggiuntivo del precedente si deve escludere che il trattamento aggiuntivo di cui all'art. 6, possa percepirsi in aggiunta al trattamento perequativo ex art. 31 (Conferma della sentenza del T.A.R. Lazio n. 14231/2007).
Consiglio di Stato - sentenza n. 5270/2009
Disponibilità e riposo compensativo
La previsione del contratto collettivo nazionale di lavoro della dirigenza medica che attribuisce al dipendente il quale abbia prestato la pronta disponibilità in giorno festivo senza svolgere tuttavia attività lavorativa (c.d. reperibilità passiva), un riposo compensativo, gli ha sostanzialmente attribuito la facoltà di eseguire la propria ordinaria obbligazione lavorativa in modo da poter recuperare il mancato riposo festivo, previa apposita domanda all'amministrazione.
È questo infatti il senso che deve ragionevolmente riconoscersi all'espressione "senza riduzione del debito orario lavorativo", cui è subordinata la spettanza del riposo compensativo.
In altri termini, ferma restando l'ordinaria prestazione oraria settimanale globalmente immutata, le ricordate disposizioni consentono al lavoratore che ha prestato il turno di pronta disponibilità la fruizione di un giorno di riposo con conseguente variazione in aumento della durata dell'attività lavorativa prestata o da prestare negli altri giorni.
Consiglio di Stato - Ordinanza n. 4312/2009
Scuole mediche dimezzate
Confermata dal Consiglio di Stato la razionalizzazione delle scuole mediche. Palazzo Spada annulla tutte le ordinanze di sospensiva concessa dai tar agli atenei che avevano fatto ricorso contro le note MIUR. Il provvedimento imponeva alla facoltà di medicina e chirurgia di istituire una sola scuola per ciascuna tipologia di specializzazione e le obbligava ad avere un numero di almeno tre specializzandi iscrivibili per anno di corso. Dunque gli accorpamenti si faranno perché sotto il profilo della comparazione del danno appare prevalente quello dell'amministrazione e dei laureati già iscritti ai corsi di specializzazione, ch rischierebbero di perdere un intero anno accademico.
Consiglio di Stato - sentenza n. 4678/2009
Retribuzione del personale sanitario
Anche in presenza della generale applicabilità del principio costituzionale che sancisce la proporzionalità della retribuzione alla qualità e quantità del lavoro svolto (art. 36 cost.) e di quello codicistico di cui 2126 c.c. anche al rapporto d'impiego del personale sanitario, Il Consiglio di Stato – nonostante le pronunce interpretative di segno contrario della Corte Costituzionale – ha ritenuto che la domanda volta ad ottenere una retribuzione superiore a quella riconosciuta dalla normativa applicabile non può essere basata sull'art. 36 Cost., che afferma il principio di corrispondenza della retribuzione dei lavoratori alla qualità e quantità del lavoro prestato. Tale norma – secondo la sezione del supremo giudice amministrativo - non può trovare incondizionata applicazione nel rapporto di pubblico impiego, concorrendo in detto ambito altri principi di pari rilevanza costituzionale, quali quelli previsti dall'art. 98 Cost. e quelli previsti dall'art. 97 Cost., contrastando l'esercizio di mansioni superiori rispetto alla qualifica rivestita, con il buon andamento e l'imparzialità dell'Amministrazione, nonché con la rigida determinazione delle sfere di competenza, attribuzioni e responsabilità dei funzionari.
Consiglio di Stato - Quinta sezione - sentenza n. 4271/2009
Personale ospedaliero esposto a rischio radiologico - Congedo aggiuntivo e compenso sostitutivo
Il congedo aggiuntivo di giorni quindici per ciascun anno solare, previsto a favore del personale ospedaliero esposto in misura continuativa al rischio radiologico, attende al pari delle ferie ordinarie alla funzione di recupero delle energie psico-fisiche, con la conseguente spettanza del compenso sostitutivo qualora l'interessato non abbia potuto godere di tale congedo per ragioni non dipendenti dalla sua volontà, non sussistendo ragioni che possano indurre a differenziare, ai fini della corresponsione dell'indennità sostitutiva, il congedo aggiuntivo rispetto alle ferie ordinarie, trattandosi in ambedue i casi di riposo biologico che opera necessariamente a posteriori, onde assicurare al lavoratore il ripristino delle energie ed il recupero delle forze ulteriormente perse a causa del particolare tipo di impegno professionale.
Consiglio di Stato - Quinta sezione - sentenza n. 3060/2009
Libertà di prescrizione e rimborsabilità di farmaci essenziali: più poteri alle Regioni
È stata respinta la tesi sostenuta dall'industria farmaceutica secondo cui solo all'AIFA sarebbe attribuita la competenza a disporre in materia di rimborsabilità dei farmaci, per cui ogni intervento regionale derogatorio delle disposizioni dell'AIFA si risolverebbe in una illegittima compressione dei LEA.
Il Legislatore non ha mancato di attribuire alle singole Regioni, anche nel rispetto delle rilevanti competenze di cui esse godono nella materia concernente la tutela della salute, una sfera di competenza, esercitabile tramite "provvedimento amministrativo", in punto di esclusione della rimborsabilità del farmaco essenziale, ma terapeuticamente equipollente ad altro più economico, che consente di adeguare il regime vigente di rimborsabilità alla particolare condizione finanziaria di ciascuna Regione.
Il Consiglio di Stato ha inoltre ritenuto manifestamente infondata la censura riferita alla limitazione della libertà di prescrizione, alla stregua della clausola contenuta nel provvedimento (impugnato), recante la deroga al limite di rimborsabilità nel caso in cui il medico ravvisi la necessità di prescrivere un medicamento diverso dal farmaco equivalente.
Consiglio di Stato - Sezione V - sentenza n. 2968/2009
Svolgimento di mansioni superiori - sostituzione del primario
L'assistente radiologo che svolga le funzioni superiori di aiuto primario, ha diritto alla corresponsione delle differenze retributive per il periodo in cui sia addetto al superiore incarico, detratti i primi 60 giorni dell'anno solare, oltre gli interessi e la rivalutazione monetaria sulle medesime somme. Il diritto alla corresponsione del trattamento economico corrispondente alle diverse mansioni svolte, discende direttamente dalla previsione normativa di cui all'articolo 29 del Dpr 761/1979 in relazione all'articolo 36 della Costituzione.
Consiglio di Stato - Quinta sezione - sentenza n. 2611/2009
A seguito di una lunga verifica ispettiva sulla appropriatezza dei ricoveri effettuati da una casa di cura, mediante il riscontro della rispondenza dell'attribuzione dei codici finalizzati alla determinazione della remunerazione delle prestazioni sanitarie erogate in regime di accreditamento - rispetto alle patologie riscontrate dall'esame del contenuto delle cartelle cliniche delle persone ricoverate, l'ASL ridefiniva la remunerazione spettante alla struttura disponendo la restituzione di oltre un milione di euro.
Il riscontro delle cartelle cliniche dei pazienti doveva essere effettuato alla presenza costante dei responsabili e sanitari della clinica come era indefettibile la redazione del verbale secondo le modalità prescritte dall'ordinamento di settore.
Consiglio di Stato - Seconda sezione - sentenza n. 2474/2009
ASL deve garantire sicurezza dipendenti
La ricorrente dipendente di una USL, subiva una aggressione (per vendetta) nei locali dell'ambulatorio del distretto, riportando lesioni psico-fisiche (trauma cranico, ecchimosi varie, lesioni all'apparato visivo causate dal lancio o colpo di una bottiglia o di un bicchiere, disturbi post-traumatici da stress, attacchi di panico, somatizzazioni).
La dipendente sosteneva la responsabilità dell'amministrazione per aver omesso di adottare le cautele opportune dirette ad evitarle l'aggressione da parte di terzi, in violazione dell'obbligo di tutela delle condizioni di lavoro posto a carico del datore di lavoro dall'articolo 2087 del codice civile.
Il Consiglio di Stato, in parziale accoglimento delle istanze della lavoratrice, ha affermato la violazione del principio secondo il quale il titolare di un'organizzazione, preordinata alla gestione dei servizi, deve curare la prevenzione dai rischi di incidenti, siano o meno di origine illecita, e tali da pregiudicare o danneggiare le persone addette.
Consiglio di Stato - Sesta sezione - sentenza n. 2332/2009
Poiché è stato modificato dall'art. 6 del d.lgs. n. 517/1999, il sistema di equiparazione del trattamento spettante al personale universitario di cui all'art. 5 comma 1, al trattamento economico del personale medico ospedaliero, il nuovo sistema si basa su trattamenti aggiuntivi graduati in relazione alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico (c.d. indennità di posizione) ed in relazione ai risultati ottenuti nell'attività gestionale ed assistenziale (c.d. indennità di risultato), lo stesso va considerato sostitutivo del precedente e non aggiuntivo a questo. Ne consegue che non può riconoscersi al professore universitario svolgente, in regime di convenzionamento con il S.S.N., funzioni Il trattamento economico del personale universitario è determinato in base all'art. 6 del d.lgs. n. 517/1999, che prevede trattamenti aggiuntivi graduati in relazione alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico (c.d. indennità di posizione) ed in relazione ai risultati ottenuti nell'attività gestionale ed assistenziale (c.d. indennità di risultato). Tale sistema è sostitutivo del precedente, e non aggiuntivo, con la conseguenza che deve essere escluso che il trattamento aggiuntivo di cui all'art. 6, comma 1, d.lgs. n. 517/1999 possa essere percepito in aggiunta al trattamento perequativo di cui all'art. 31 del D.P.R. n. 761/1979.
Consiglio di Stato - Sesta sezione - sentenza n. 1420/2009
Abilitazione necessaria per la specializzazione
Il Consiglio di Stato ha ribaltato la pronuncia con cui il TAR aveva accolto il principio secondo cui i laureati in medicina e chirurgia potessero partecipare ai concorsi per l'accesso alle scuole di specializzazione dell'area medica anche senza il possesso dell'abilitazione.
La disciplina oggetto dell'impugnazione non è stata ritenuta in contrasto con il principio di proporzionalità sotto nessuno dei parametri (idoneità, necessità, adeguatezza) in cui lo stesso si articola, perché ritenuta preordinata alla realizzazione del buon andamento dell'azione amministrativa, dando rigorosa attuazione al profilo secondo cui i requisiti di partecipazione al concorso – nel caso di specie il superamento dell'esame di abilitazione – debbono essere posseduti alla data di pubblicazione del bando.
Tale principio, seppure non goda di copertura costituzionale, è, comunque, il più idoneo a soddisfare le esigenze di organizzazione dell'Amministrazione in detta materia e, pertanto, in assenza di una diversa previsione, esso deve trovare generale applicazione.
Neppure è stata ritenuta convincente la tesi diretta a far dichiarare illegittima la scelta di non differire ad un momento successivo il conseguimento del requisito oggetto della controversia.
Consiglio di Stato - Sesta sezione - sentenza n. 1343/2009
Allineamento remunerazione docenti
Per il personale delle cliniche e degli istituti universitari convenzionati, anche se gestiti direttamente dalle Università, in presenza di disparità di trattamento rispetto ad altro personale sanitario, l'art. 31 del D.P.R. 20.12.1979, n. 761 (stato giuridico del personale delle unità sanitarie locali) ha previsto, “una indennità…nella misura occorrente per equiparare il relativo trattamento economico complessivo a quello delle unità sanitarie locali di pari funzioni, mansioni e anzianità”; analoga integrazione è corrisposta sui compensi per lavoro straordinario e per le altre indennità, previste dall'accordo nazionale unico”.
Il carattere perequativo dell'indennità in questione, implica un tendenziale allineamento della posizione economica del docente universitario, operante nelle cliniche, rispetto al personale medico inquadrato nel S.S.N., ma non anche l'automatica applicazione al primo delle voci stipendiali e delle indennità del secondo.
Consiglio di Stato - Quinta sezione - sentenza n. 1313/2009
Accertamento del diritto alla retribuzione di ogni ora di plus orario svolta
Con la Decisione n. 1313/2009, il Consiglio di Stato ha affrontato il tema del compenso per plus orario.
Consiglio di Stato - Sesta sezione - sentenza n. 1109/2009
Si deve ritenere che il nuovo sistema, di cui all'art. 6, d.lgs. n. 517/1999, di equiparazione al trattamento economico del personale medico ospedaliero del trattamento spettante al personale universitario, operante presso le strutture convenzionate con il S.S.N., dovendosi considerare sostitutivo del precedente, non possa condurre alla percezione del trattamento aggiuntivo di cui al detto art. 6, in aggiunta al trattamento perequativo di cui all'art. 31, D.P.R. n. 76/1979.
Consiglio di Stato - Sesta sezione - sentenza n. 1100/2009
L'art. 6 del d.lgs. n. 517/1999 ha mutato il sistema di equiparazione al trattamento economico, del personale medico ospedaliero, del trattamento spettante al personale universitario di cui all'art. 5 comma 1, operante presso le strutture sanitarie convenzionate con il S.S.N. Poiché tale nuovo sistema, basato su trattamenti aggiuntivi graduati in relazione alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico (c.d. indennità di posizione) ed in relazione ai risultati ottenuti nell'attività gestionale ed assistenziale (c.d. indennità di risultato) si deve considerare sostitutivo del precedente, e non aggiuntivo, non si può riconoscere al professore universitario che svolge, in regime di convenzionamento con il S.S.N., funzioni assistenziali, il trattamento aggiuntivo di cui all'art. 6, comma 1, d.lgs. n. 517/1999 in aggiunta al trattamento perequativo ex art. 31 D.P.R. n. 761/1979.
Consiglio di Stato - Sesta sezione - sentenza n. 1105/2009
Ai professori universitari che svolgono, in regime di convenzionamento con il servizio sanitario nazionale, funzioni assistenziali, non può essere riconosciuto il diritto a percepire il trattamento aggiuntivo di cui all'art. 6, comma 1, d.lgs. n. 517/1999 in aggiunta al trattamento perequativo di cui all'art. 31, D.P.R. n. 761/1979.
Consiglio di Stato - Sesta sezione - sentenza n. 1101/2009
Poiché è stato modificato dall'art. 6 del d.lgs. n. 517/1999, il sistema di equiparazione del trattamento spettante al personale universitario di cui all'art. 5 comma 1, al trattamento economico del personale medico ospedaliero, il nuovo sistema si basa su trattamenti aggiuntivi graduati in relazione alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico (c.d. indennità di posizione) ed in relazione ai risultati ottenuti nell'attività gestionale ed assistenziale (c.d. indennità di risultato), lo stesso va considerato sostitutivo del precedente e non aggiuntivo a questo. Ne consegue che non può riconoscersi al professore universitario svolgente, in regime di convenzionamento con il S.S.N., funzioni assistenziali, il trattamento aggiuntivo di cui all'art. 6, comma 1, d.lgs. n. 517/1999 in aggiunta al trattamento perequativo ex art. 31 D.P.R. n. 761/1979.
Consiglio di Stato - Sesta sezione - sentenza n. 880/2009
Specializzandi 83/91: borse con sentenza definitiva
Nella questione sottoposta al Consiglio di Stato il medico, chiedendo la riforma della sentenza di primo grado, sosteneva di aver frequentato negli anni tra il 1989 al 1994, a tempo pieno, la scuola di specializzazione e che, di conseguenza gli era dovuta la borsa di studio prevista dall'art. 11 legge n. 370 del 1999 e dal D.M. 14 febbraio 2000.
Respingendo l'appello, il Consiglio di Stato ha affermato che le indicate norme attribuiscono il beneficio esclusivamente ai medici ammessi alle scuole di specializzazione in medicina presso le università dall'anno accademico 1983-1984 all'anno accademico 1990-1991, destinatari delle sentenze passate in giudicato del TAR del Lazio con esclusione degli altri.
Consiglio di Stato - Sesta sezione - sentenza n. 705/2009
Guardia medica dei docenti non è straordinario
È da escludersi che i professori e ricercatori universitari abbiano diritto al pagamento delle ore prestate durante i turni di guardia come ore di lavoro straordinario.
Per quanto attiene all'esercizio dell'attività assistenziale trovano applicazione le norme stabilite per il personale del servizio sanitario nazionale con possibilità di espletamento del servizio di guardia medica notturna.
L'università ha il divieto di assumere medici o sanitari laureati con compiti esclusivamente assistenziali, con conseguente necessità di ricorrere al personale docente, tenuto conto del prevalente interesse pubblico all'assistenza dei malati.
Le attività assistenziali svolte dai professori e dai ricercatori universitari si integrano con quelle di didattica e ricerca, con possibile sospensione dell'obbligo di svolgere detta attività assistenziale solo in caso di aspettativa o di congedo.
Consiglio di Stato - sentenza n. 633/2009
Trattamento economico del primario
Il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo l'atto con cui al medico dipendente venivano riconosciute le mansioni superiori svolte ai soli fini giuridici con esclusione dei benefici economici.
In presenza di un posto vacante, lo svolgimento delle mansioni primariali da parte di chi si trovi in posizione funzionale intermedia comporta il riconoscimento del relativo trattamento economico, indipendentemente da ogni atto organizzativo da parte dell'Amministrazione, in quanto non è configurabile l'ipotesi di una struttura sanitaria che rimanga priva dell'organo di vertice responsabile dell'attività esercitata nel suo ambito.
Consiglio di Stato - sentenza n. 465/2009
Il corso non equivale alla specializzazione
Il diploma del corso di formazione specifica in medicina generale non consiste in una “specializzazione” perché conseguito all'esito di corsi organizzati ed attivati dalle regioni o dalle province autonome (non già di scuole di specializzazione delle facoltà universitarie di medicina e chirurgia), diretti alla “formazione” (non già specializzazione) dei medici ai fini dell'esercizio dell'attività di medico chirurgo di medicina generale nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. Né può essere considerato equipollente ad una specializzazione valida per l'ammissione alla procedura diretta alla assunzione a tempo determinato di dirigenti medici. Le equipollenze sono infatti disciplinate con decreto ministeriale che, nella parte relativa alla verifica ed alla valutazione delle specializzazioni, per la “medicina e chirurgia d'accettazione e d'urgenza” prevede soltanto “scuole equipollenti” e, tra queste, quella di “medicina generale”, ma non anche la “formazione specifica in medicina generale”.
Consiglio di Stato - Quinta sezione - sentenza n. 21/2009
Riconoscimento indennità radiologica
Nei confronti del personale diverso da quello indicato nell'art. 58, I comma, del D.P.R. n. 270/1987 e dell'art. 1, III comma, della legge n. 460/1988, non spetta l'indennità ed il congedo aggiuntivo per il solo fatto che si tratti di personale “professionalmente esposto”, ossia di personale che non può esercitare la propria attività lavorativa senza esporsi al rischio di che trattasi o che opera in zona controllata, essendo all'uopo necessario che l'esposizione sia continua e sia anche di apprezzabile entità.
Peraltro l'indagine non può dirsi esaurita con la positiva verifica delle due condizioni preliminari della professionalità del rischio e della prestazione in zona controllata, trattandosi di qualificazioni formali che non rispondono affatto al modello della continuità e permanente esposizione a rischio radiologico”. Del pari non è neanche sufficiente un'esposizione permanente, se la sua intensità non raggiunge, secondo il giudizio dell'apposita Commissione, “il livello all'uopo previsto”.

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 art. 31
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