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Timestamp: 2016-10-27 16:57:20+00:00

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1 Contributi Retribuzione imponibile Mance offerte ai croupiers Assoggettabilità a contribuzione previdenziale. Tribunale di Como , n. 335/00 Dott. Fargnoli Casinò Municipale di Campione d Italia (Avv.ti Luciani, Persiani, Scognamiglio, Stanchi, Trifirò) INPS (Avv.ti Fonzo, Mogavero, Mostacchi). Ai sensi del Decreto Legislativo n. 314/97, modificativo dell art. 12 legge n. 153/69, in tema di individuazione della retribuzione imponibile, devono essere ricomprese in questa le mance offerte ai croupiers dai clienti delle case da gioco. FATTO. - Con ricorso presentato in data , il Casinò Municipale di Campione d'italia lamentava che l INPS esigesse il pagamento dei contributi previdenziali sulle mance offerte dai clienti vincenti ai "croupiers". Evidenziava come la mance non avevano natura retributiva e, pertanto, l INPS non poteva esigere i contributi previdenziali su quegli emolumenti. Affermava che il DPR 314 del 1997, in base al quale l'ente aveva disposto la contribuzione, era inapplicabile. Infatti, il Governo aveva ecceduto dalla delega avuta dal Parlamento ex legge n. 662 del Inoltre, l'art.3 dei DPR era incostituzionale, là dove qualificava come reddito da lavoro dipendente anche le erogazioni liberali. Affermava, dunque, l'incostituzionalità della norma, chiedendo la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale. In ogni caso, sosteneva la illegittimità della pretesa INPS al versamento contributivo sulle mance ex D. Lgs. 314/97. In subordine, sosteneva l'applicabilità del DPR 1420/71, che sanciva un contributo figurativo all ENPALS. Si costituiva l INPS e contestava le domande. L'evoluzione legislativa aveva disancorato il concetto di retribuzione da quello di sinallagma della locatio operarum". Il decreto legislativo n. 314/97 aveva considerato come, retribuzione anche le mance, le quali conseguentemente erano oggetto di trattenuta fiscale e di contributi previdenziali obbligatori. L'Ente applicava legittimamente il D.Lgs. n. 314/97, il quale si ben inquadrava nei limiti della delega concessa dal Parlamento al Governo. In ogni caso, le mance corrisposte dai giocatori vincenti ai "croupiers" avevano tutte le caratteristiche della retribuzione: continuità del flusso, omogeneità degli importi annuali ( 16 miliardi annui), partecipazione del casinò alla percezione delle mance, previsione contrattuale collettiva, calcolo delle mance nella quantificazione della paga dei "croupiers". Si opponeva alla eccezione di illegittimità costituzionale, in quanto nessuna delle disposizioni invocate (artt. 3, 36, 38 Cost.) era violata dal D.Lgs. n. 314/97. All'udienza del , espletata l'istruttoria dibattimentale i difensori concludevano come da verbale in atti. DIRITTO. - 1) Quadro giuridico. La mancia è una somma di danaro, che il lavoratore riceve da un cliente del proprio datore di lavoro. L'ammontare della mancia, di solito,2 costituisce una frazione della cifra, pagata dal cliente al datore. Nel nastro Paese, essa è assolutamente libera sotto l'aspetto del diritto. Ciò significa che la mancata corresponsione della mancia non costituisce un inadempimento contrattuale. In diritto, la mancia costituisce una donazione modale affidata alla generosità del fruitore delle prestazioni, offerte dal lavoratore, ma pagate all'imprenditore, il quale, a sua volta, provvede a retribuire il dipendente. Il rapporto giuridico avente come oggetto la mancia è bilaterale. Concerne il cliente e il lavoratore. Il datore ne rimane estraneo. In altri Paesi, per esempio negli USA, la mancia è obbligatoria e viene richiesta insieme ai conto, il cui oggetto appartiene all'imprenditore. Spesso la prassi sociale esige la dazione della mancia, determinandone anche l'ammontare. Ma l'omesso versamento della mancia, là dove ne esiste l'uso, è biasimato solo sotto l'aspetto consuetudinario e psicologico. L'uso è diffuso soprattutto nel settore dei servizi. A differenza di tutti gli emolumenti connessi con la locatio operarum", la mancia non è sborsata da chi ha assunto il dipendente, ma da una terza persona, estranea al rapporto di lavoro subordinato. Essa è perciò esterna al sinallagma del contratto, sebbene venga corrisposta in occasione di prestazioni, relative ai rapporto. A causa della volontarietà, eventualità estraneità al rapporto di lavoro, secondo la Cassazione, gli introiti delle mance, solo quando costituiscono un uso consolidato, possono acquisire carattere di retribuzione ( Cass n. 7512; Cass n. 260). Il contratto collettivo aziendale del Casinò di Campione d'italia prevede addirittura la spartizione tra personale e azienda delle mance, offerte dai giocatori vincenti al tavolo verde. Inoltre, ivi, in caso dì spostamento dal settore giochi a quello amministrativo, norme specifiche assicurano ai dipendenti una voce retributiva, sostituita dalle mance, non più incassabili con l'abbandono delle prestazioni ai tavoli verdi. Diverse decisioni, concernenti il casinò di S. Remo e di Venezia Lido, hanno considerato le mance quale una forma di retribuzione. Hanno infatti motivato che in quell'azienda è possibile far conto su un "tronco mance" abituale (Cass n. 4266; App. Genova , Riv. giur. lav. 196; App. Venezia Giust. Civ. 1965, I, 2148). La natura normalmente non retributiva delle mance determina che la prescrizione relativa non è quella quinquennale. La quale si attaglia ai crediti retributivi da lavoro subordinato ex art n. 4 c.c.. La Suprema Corte (Cass n. 9702) ha affermato che il lavoratore, invalido temporaneamente per fatto illecito altrui, può chiedere il risarcimento del lucro cessante non solo per mancata remunerazione, ma anche per le somme presumibilmente percepite a titolo di mancia. In ciò, la Cassazione ha ritenuto la natura retributiva delle mance, quando siano continuative e predeterminate. 2) Natura delle mance. Delineata la natura ambivalente delle mance, sembrerebbe che tale emolumento tutto sommato, abbia carattere diverso della retribuzione. Infatti, proviene da un soggetto esterno al concetto eventuale nell attribuzione ed è incerta nel suo ammontare. In tal senso, la mancia non può "stricio sensu" concettualmente essere connessa al sinallagma contrattuale al rapporto di lavoro subordinato.3 Per contro, il profilo teoretico della mancia non può far dimenticare una situazione storico fenomenica concreta. I giocatori vincenti nei casinò lasciano abitualmente una mancia ai "croupiers". Tale abitudine, sia che la si consideri come consuetudine (opinio iuris seu necessitatis), sia che la si ritenga una prassi (mera ripetitività materiale di atti) determina una situazione fattuale incontrovertibile. Gli introiti dei casinò comprendono un flusso di mance continuo nei decenni e analogo nell'ammontare annuale. Il problema delle mance è simile in tutte le Case da gioco. Per quello che concerne il nostro paese, i quattro casinò, Venezia Lido, San Remo, Saint Vincent e Casinò Municipale di Campione d'italia, si pongono da tempo il problema gestionale delle mance. Ed è proprio nei loro confronti che le sentenze della Cassazione citate nel precedente paragrafo hanno affermato lo natura retributiva delle mance costanti nel tempo e predeterminate nel loro ammontare. Il ricorrente delinea la sua difesa osservando che ciò che retribuzione non è, non può essere trattato come retribuzione. A parere del decidente, le due esigenze, qui contrastanti, non necessariamente debbano risolversi con una modifica ontologica di uno dei due istituti. Le istanze confliggenti sono le seguenti. Da una parte, emerge la natura prevalentemente non retributiva delle mance, in quanto provengono da un terzo esterno al rapporto e sono incerte sia nell "an" che nel "quantum". Trattasi di una esigenza giuridico - negoziale. L'altra istanza, di natura giuridico finanziaria, risiede in ciò. E' profondamente ingiusto che un flusso di denaro pari a 16 miliardi annui vada esente dalle abituali percussioni statuali. Tutti i redditi sono gravati dalle trattenute fiscali e contributive. E' dunque equo che anche questo congruo afflusso monetario sia colpito dalle medesime trattenute. L'evoluzione legislativa a riguardo sembra dare ragione proprio a tale argomentazione. Infatti, l'art. 12 oggi modificato in art. 6 della L. 153/69 recitava: "Per; la determinazione della base imponibile per il calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sociale, si considera retribuzione tutto ciò che il lavoratore riceve dal datore di lavoro in denaro o in natura, al lordo di qualsiasi ritenuta, indipendenza del rapporto di lavoro. Come si vede la norma faceva soprattutto riferimento al sinallagma della "locatio operarum" ed evidenziava la provenienza dei compenso da parte del datore. La disposizione, art. 6 citato, che ha sostituito (l'art. 3 DPR n. 314 del 97, ora stabilisce: "Il reddito da lavoro dipendente è costituito da tutte le somme ed i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro". Inoltre, l'art. 3 L n. 388, modificativo dell'art. 48 del TU n. 917 recita: "Le mance di cui all'art. 47, comma 1, lettera 1), costituiscono reddito imponibile nella misura del 75% dell'ammontare percepito nel periodo di imposta". E' evidente l'allargamento del concetto di reddito percuotibile dalla contribuzione INPS.4 Sul punto, il ricorrente ha eccepito il debordamento da parte del Governo del limiti della legge delega, emessa dal Parlamento. L'obiezione non é fondata. Il titolo della legge - quadro del n. 682 recita: "Misure di razionalizzazione della finanza pubblica". In tale cornice, si inserisce perfettamente la valutazione attuata dai Governo col decreto delegato. Spetta, infatti, ai Governo individuare i mezzi con cui conseguire le finalità di razionalizzazione, fissate dalla legge - delega. Questi strumenti sono stati trovati dal DPR nel gravare contributivamente anche le mance. 3) Eccezione di incostituzionalità. Tuttavia, il casinò replica che la norma che percuote contributivamente le mance è iniqua perché il datore di lavoro (casinò) deve versare i contributi previdenziali per somme di denaro date da terzi. La scelta legislativa, però, non collide con alcun principio costituzionale. Invero, nessuna norma vieta al legislatore di applicare un regime proprio alla retribuzione (trattenute fiscali e contributive) alle mance, che retribuzione non sono. Rientra nella scelta politica del Parlamento e del Governo di trattare somme corrisposte "benevolentiae cause", come remunerazione. La Costituzione non lo vieta. L'incostituzionalità prospettata concernerebbe l'infrazione dell'art. 3 della Costituzione (principio di uguaglianza); art. 36 Cost. (equa retribuzione); art. 38 Cost. (diritto all assistenza sociale). Pare al decidente che l'art. 3 cit. in nessun caso violi i tre principi costituzionali invocati. Invero, nessun di quelle tre regole fondamentali vieta allo Stato di percuotere con contributi somme date a titolo gratuito. "A contraris", si può dire che nessuna regola costituzionale assicura i percettori di donazioni pecuniarie modali l'esenzione dai contributi obbligatori. Anzi, il proprio principio di eguaglianza dell'art. 3 Cost. invocato, suggerisce che tutti gli introiti, compresi quelli a titolo gratuito, purché di fatto analoghi alla retribuzione, siano percossi da gravami a giovamento di tutta la collettività. Il principio dell'equa retribuzione avrebbe potuto essere sollevato caso mai dai lavoratori, non già dal datore. La regola dell'assistenza sociale, poi, appare estranea alla fattispecie. L'assicurazione sociale dei lavoratori è una finalità che sta a cuore alle maestranze, le quali saranno ben contente che la loro posizione assicurativa migliori grazie alle mance che essi ricevono, oltre che grazie alla paga mensile. L'assenza dal giudizio dei lavoratori comprova la loro carenza di interesse a riguardo. L'art. 38 Cost. è onorato, e non certamente leso della percezione contributiva dell INPS. 4) "Cuius commoda eius incommoda". L argomentazione logica che mostra maggiormente la fallacia delle istanze attrici risiede nella valutazione del comportamento del casinò di Campione. Il casinò si duole che l INPS gli chieda i contributi sulle mance date ai suoi dipendenti. Però é lo stesso casinò che intasca la metà di quelle mance. Insomma, la Casa da gioco fruisce delle mance in misura pari alle persone cui quelle somme sono state date.5 In altri termini, il giocatore vincente dà la mancia al "croupier e di questa somma metà se la prende il casinò. Altrove ciò non avviene. Il ristoratore, l'albergatore, il barista, non si appropriano di certo della metà delle mance date, rispettivamente, al cameriere, al concierge al barman. Questa discrasia socio - economica evidenzia il vantaggio del casinò per l'introito delle mance date ai "croupiers", rispetto agli altri fornitori di servizi. Ma vi è di più, il casinò di Campione ha cristallizzato da decenni questa partizione delle mance. L'art. 36 del vigente contratto aziendale recita; " - Mance - Il personale di giuoco avrà diritto di partecipare al monte mance nella misura massima del 50% quale compenso proveniente direttamente dai clienti del casinò e per i seguenti titoli: 43,00 % quale compenso diretto ed immediato; 3,50% a titolo di gratifica natalizia; 3,50% a titolo di indennità di quiescenza. Gli importi corrispondenti alla gratifica natalizia ed alla indennità di anzianità:(3,50% più 3,50% di cui sopra) potranno essere corrisposti in via anticipata se richiesti e considerati a titolo di acconto sulle spettanze dei due cennati Istituti". Orbene, è evidente che il casinò di Campione aumenta il proprio introito grazie alle mance date dai clienti ai "croupiers. Ed è tale la considerazione retributiva che il casinò annette alle mance, che esso remunera di meno i "croupiers" e di più gli impiegati amministrativi (deposizione del capo del personale del casinò, dott. Desio (pag. 5-7 v.u.). Il casinò paga di meno i "croupiers" proprio sperando nelle mance. Trattasi di speranza nulle vesti di certezza, come dimostra il flusso costante di 16 miliardi di mance annue. L'omogeneità dei flussi è tale che l'aumento annuale corrisponde più o meno al tasso d'inflazione. Il brocardo che cade qui acconcio è "cuius commoda eius incommoda". Il casinò non può, costantemente, lucrare dalle mance pagando meno i propri "croupiers" e poi dolersi che la collettività esiga che quelle somme contribuiscano all'assicurazione sociale dei lavoratori, grazie ai quali arrivano le mance. Si osserva, poi, che le donazioni modali dei giocatori vincenti sono elargite grazie all'opera prestata dai lavoratori del casinò. Le mance non sono corrisposte dal datore, ma sono determinate dall'occasione di lavoro dei croupiers. 5) Conclusioni. In definitiva, é giusto che l INPS esiga i contributi obbligatori dal casinò per molteplici e concorrenti motivi. Il casinò lucra ampiamente sulle mance date ai "croupiers". È quindi equo che ne paghi a beneficio della comunità tutte le imposte e i contributi. In secondo luogo, secondo l'indirizzo consolidato dei Supremo Collegio la natura non retributiva delle mance qui è dubbia perché ricorrono i seguenti elementi; 1) il casinò calcola sul contratto aziendale quanto proverrà dalle mance; 2) intasca la metà di quegli introiti; 3) paga di meno una categoria di impiegati sapendo che il plafond sarà raggiunto con le mance. Le mance in questione, insomma, posseggono tutte quelle caratteristiche riportate al paragrafo 1. Si tratta di quei profili fattuali per cui il Supremo Collegio attribuisce alle mance natura retributiva: continuità6 di percezione, coinvolgimento del datore, omogeneità del flusso, guadagno del datore. Infine, nessuno dei principi costituzionali invocati é leso dall'art. 3 DPR 314 del La Costituzione non proibisce la pretesa contributiva sulle mance. Per contro la disamina logico giuridica fin qui esposta fornisce un validissimo principio di equità giuridica e sociale alla stregua del quale le mance, a buon diritto, sono gravate dei contributi obbligatori. L'accolta decisione esime dal valutare le questioni proposte dall'attore relative ad altri Enti. In conclusione, la domanda principale deve essere rigettata e l'eccezione di incostituzionalità appare manifestamente infondata. (Omissis) Documenti analoghi
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 Articolo 12
 Articolo 12
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