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Timestamp: 2017-10-19 10:55:42+00:00

Document:
Carta Straccia: Sacco, Vanzetti e De Magistris
Sacco, Vanzetti e De Magistris
"Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra , io non augurerei a nessuna di queste ciò che io ho dovuto soffrire per cose di cui io non sono colpevole": così gridò, piangendo, Bartolomeo Vanzetti alla lettura della sentenza che condannava lui e Nicola Sacco alla pena di morte, ritenuti colpevoli di rapina e omicidio: la sedia elettrica pose fine alla loro esistenza il 23 agosto 1927. Lo stesso anno, John Dos Passos pubblicò "Facing the Chair", tradotto in italiano solo nel 2005, per i tipi delle Edizioni Spartaco, con il titolo "Davanti alla sedia elettrica. Come Sacco e Vanzetti furono americanizzati". Nella postfazione, Piero Colacicchi ricorda come, tra le cause delle numerosissime condanne a morte inflitte negli USA - agli inizi del secolo scorso - ad emigrati vi fosse, oltre al pregiudizio nei confronti dei diversi, anche - purtroppo spesso - l'inadeguatezza della difesa e la sua incompetenza, dovuta, soprattutto, alla povertà degli imputati: in soldoni, l'avvocato che li rappresentava era, come si dice a Roma, un "mozzarecchie", e non già un Principe del Foro.
Giusto ieri, la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha respinto il ricorso di Luigi De Magistris avverso la sentenza della Sezione Disciplinare del CSM che lo aveva censurato e ne aveva disposto anche il trasferimento ad altra sede e con altre funzioni.
Ero infuriata e più che curiosa di conscere le motivazioni della sentenza della Cassazione. Oggi si conoscono.
Il ricorso di De Magistris è stato respinto perché il suo legale,
un Principe del Foro, ha depositato il ricorso fuori termine!
Per tale motivo, la Corte non è entrata neppure nel merito della sentenza impugnata, non ha potuto neppure darle una scorsa, così, en passant: ha aperto il fascicolo; ha dato un'occhiata alla data del deposito; e poi magari, qualcuno, ha detto: "Scusate, ma che giorno è, oggi?". "Mercoledì pincopallino!". "Pincopallino??? Ma allora è fuori termine! OK, passiamo ad altro...". Per cui non sapremo mai se la Corte avrebbe ritenuto illegittima la censura del CSM, rendendo giustizia a De Magistris; come non sapremo mai se l'avrebbe considerata corretta, confermandola: dalla Corte è venuto il nulla.
Ora, può capitare a me e a voi che - volendo contestare una contravvenzione per divieto di sosta - si facciano trascorrere i giorni "entro e non oltre" i quali proporre il ricorso. Ma che si facciano decorrere i tempi per la presentazione di un ricorso per Cassazione in una vertenza di tale rilevanza (umana, politica, sociale...), ha dell'inconcepibile.
Sono, come qualcuno saprà, una divoratrice di legal thriller made in USA. Ebbene, quello splendido ordinamento giuridico, che dispensa la giustizia con la sua common law (a differenza della nostra c.d. civil law, fatta di codici, articoli di codice e codicilli), fondata sui precedenti giudiziari e sul comune buonsenso, dà la possibilità di rivedere un processo se si dimostra che la difesa è stata inadeguata o incompetente: perché far pagare al "cliente" lo scotto dell'ignoranza del difensore?
Sano e comune buonsenso.
Ora non ricordo, ma troverò il libro nella mia fornitissima libreria forense in cui questo principio è lo spunto giurisprudenziale dal quale prende il via il romanzo: forse, "I cinquantanove giorni", di Richard North Patterson, o "L'ultimo appello" di John Grisham...
Ma da noi, non funziona così: Luigi De Magistris si tiene la censura, sarà trasferito da Catanzaro e non farà più il Pubblico Ministero. Perché il suo avvocato ha toppato.
Non so se la norma anglosassone di revisione processuale sia applicabile solo avverso le sentenze che infliggono la pena capitale. Ma che cambia? Non è forse una sentenza di morte civile quella comminata al magistrato? Sono passati più di 80 anni dalla inadeguata difesa di Sacco e Vanzetti, ma la storia si è ripetuta: e, questa volta, non potremo prendercela contro nessun Amerikano. Con la K. È solo Kattiva Giustizia (?) made in Italy.
Suggerisco a tutti di leggere il commosso e dolente post di Felice Lima, Giudice del Tribunale di Catania, su questa scandalosa e incredibile vicenda.
Messo giù da Bastian Cuntrari alle 10:25
argomenti Cassazione, De Magistris, Sacco e Vanzetti
Nooo. Non ci posso credere.
Mi prometto spesso di non fare dietrologia ma, in questa occasione, non ci riesco: possibile che anche De Magistris non fosse al corrente dei termini?
L'errore è talmente madornale che mi "puzza" un po' ... E se ci fosse qualcosa dietro? Mah?
15 luglio 2008 12:27
@Pape Satàn, anch'io non amo fare dietrologia, però le tue condiderazioni sono state le mie, non appena letta la notizia. Ti domandi se non fosse possibile che De Magistris sapesse dei termini: sicuramente sì. Ma lo avrà saputo troppo tardi: il problema è che - fisicamente - è il difensore (o il suo studio, comunque...) che procede al deposito, e non "il cliente".
Un abbraccio amarissimo...
P.S.: ieri ho lasciato un messaggino sul tuo post sulle "Comunicazioni subliminali".
Lo hai letto, scansafatiche?
15 luglio 2008 12:37
Ancora kudos a te per un'altra brillante ricerca. Quello che ha sconfitto De Magistris per me non e' un semplice cavillo legale. Non e' possibile un errore cosi' banale. Lo dovevano far fuori a qualunque costo e ci sono in qualche maniera riusciti.
Ringrazio ogni giorno di avere avuto il coraggio, in giovane eta', di fuggire da questo paese ingrato, ingiusto, corrotto, fondamentalmente fascista e con un sistema legale bizantino. Mi rammarico molto per parenti e amici che devono vivere in una realta' cosi' deprimente e oppressiva.
@Joe, caro, faccio l'inchino per i kudos (gli applausi?) e, come già rilevato anche da Pape Satan, la faccenda "puzza"... Dici che non è possibile un errore così banale: eppure, errore c'è stato. Con il risultato che è sotto gli occhi di tutti.
Lancio una sfida dietrologica.
1 - L'errore è stato commesso in buona fede: fossi in De Magistris, al suo "Principe del Foro" farei il sedere a strisce, e gli mangerei appartamenti, ville, beni mobili e immobili, gli sequestrerei i conti correnti (in Italia e all'estero) sino alla settima generazione!
2 - L'errore è stato voluto per dar modo alla Cassazione di non sbugiardare il CSM, già troppo nell'occhio del ciclone.
3 - L'errore è stato voluto perché le solite fonti bene informate avevano informato 'qualcuno' che la Cassazione avrebbe dato torto a De Magistris: non pronunciandosi, al magistrato è stata risparmiata una bruciante sconfitta.
Un abbraccio, da questa terra "culla del diritto"...
15 luglio 2008 13:20
Si l'ho visto: messaggio e premio.
Ti ringrazio molto, non dovevi ...
@Pape Satàn, de nada, però...
15 luglio 2008 13:49
2 o 3. La prima ipotesi e' impensabile con tutti quegli avvocati di mezzo. Non sono sviste possibili quindi sento puzza di bruciato e pure noi diciamo where there's smoke, there's fire. Quando e' in ballo la politica e la corruzione nulla succede per caso.
@Joe, quoto anch'io le opzioni #2 e #3.
Per quanto riguarda la puzza di bruciato, noi diciamo invece non c'è fumo senza arrosto: ma non dovremmo essere degli ottimi cuochi?
Ottimi cuochi? Certamente. Questo lo riconosco con piacere e dall'Italia mi sono portato un'infinita' di ottime ricette e ricordi culinari. Amo cosi' tanto la buona tavola che a casa nostra il cuoco sono diventato io, visto anche il poco interesse di mia moglie......
Qualcuno direbbe che una volta scartato l'impossibile, quello che rimane, per quanto improbabile è la verità...
Bisognerebbe però riuscire ad individuare l'impossibile...
penso fosse "l'ultimo appello" ;-)
@Bleek, quel qualcuno era, se la memoria non falla, Sir Arthur Conan Doyle, e la fa dire a Sherlock Holmes, rivolto al dottor Watson.
Ma sono d'accordo con te: quale l'ipotesi impossibile?
P.S: probabile. Quest'estate me lo rileggerò per conferma...
@Joe, anche mio marito è più bravo di me a cucinare, ma purtroppo molto meno disponibile di te a mettersi ai fornelli!
Piccolo aggiornamento: tanto per testare quanto siano farragginosi, complicati, criptici e - come giustamente hai rilevato - bizantini i nostri codici, leggiti qui il passaggio chiave della sentenza: roba da non credere!
Queste disgraziate regole mi ricordano quando, per via di una eredita' (che volevo lasciare comunque a un parente) richiesi in Italia un numero di codice fiscale. Arrivato allo sportello guardarono il mio passaporto e poi si scusarono per non potermelo dare. Erano trascorsi dieci giorni dal mio ingresso in Italia invece di otto (il limite richiesto da una legge che conoscevano solo loro)! Ricordo ancora il sorriso trionfale del burocrate. Aveva vinto lui e dimostrato a questo canadese che la legge italiana non scherzava! Dovetti poi ottenere questo numero in Canada con varie difficolta'. I miei incubi, e non scherzo, sono sempre di me che cerco di uscire dall'Italia e alla frontiera me lo impediscono. Mi sveglio tutto sudato!
15 luglio 2008 19:19
Con tutto il rispetto per De Magistris e le assurde vicissitudini che ha vissuto sulla propria pelle, nel day-after scandalo sentenza Genova a far dietrologia sullo stato della giustizia in Italia c'è da sbizzarrirsi....
15 luglio 2008 20:15
@Joe, kafkiano!
Ma noi - purtroppo - ci siamo quasi abituati: è questo è l'aspetto peggiore.
@Caro Russo, come darti torto?
Una volta, i nostri "veci", dicevano "pietà l'è morta".
Anche se banale, dire che giustizia l'è morta mi sembra il commento più appropriato...
16 luglio 2008 14:55
Concordo con la teoria del complotto. Condivido con Joe l'angoscia che la burocrazia italo/borbonica genera a chi vive in un paese che non possiede cavilli antidemocratici. Confido sottovoce che circa 15 anni fa io e mio marito cercammo di vivere per qualche mese in Italia, just to give it a go prima di depennarla completamente dall'elenco dei paesi in cui si vuole essere sepolti. Il qualche mese diventò poi un anno per ragioni che non sto ad approfondire, ma il succo è: mio marito, con passaporto irlandese e regolare cittadino della comunità europea NON RIUSCI` in 12 mesi ad ottenere un permesso di residenza (che in Irlanda e UK tra l'altro non esiste ne' per stranieri ne' per cittadini locali). C'era sempre un cavillo dietro l'altro. Acquistammo una macchina che dovette essere intestata a nome mio perché lui non aveva la residenza (notare che però aveva permesso di lavoro, perché lavorava regolarmente, e codice fiscale...). Anche il contratto d'affitto (tra l'altro in nero...) era a nome mio, perché lui non esisteva in quanto irlandese.
Per arrivare al punto: non conoscevo con precisione tutti i dettagli del caso De Magistris che adesso ho letto grazie al tuo ottimo articolo, Bastian cuntrari (tra parentesi, ottimo il blog di Lima), e posso trarre solo la conclusione che ho anche tratto nel mio blog oggi, ovvero che l'Italia sta affondando più rapidamente del Titanic e che, veramente, si salvi chi può.
PS e la citazione di Dos Passos, grande autore californiano, è sempre gradita ;)
16 luglio 2008 16:22
Kafkiano si, ma questo fu un palcoscenico su cui non volevo essere l'attore principale! Questo teatrino dell'orrore era vicino alla stazione di Porta Susa a Torino.
Non posso credere che voi vi siate quasi abituati. Le hanno smontate tutte le ghigliottine dalle vostre parti? ;-)
martina: come hai ragione! Per noi ex-italiani abituati alla burocrazia anglosassone queste assurdita' legali vengono moltiplicate negativamente per cento. Noi non siamo piu' abituati a farci prendere a calci nel deretano dallo Stato, da politicanti da strapazzo, da magistrati venduti (da noi non esistono, credimi, e' inconcepibile!) e da burocrati incompetenti e arroganti.
16 luglio 2008 16:35
@Martina e Joe: dato che siamo in vena di aneddoti, ecco il mio.
Una "straniera" viene in Italia perchè è fidanzata con un ingegnere (Italiano): lascia al suo paese una più che florida agenzia pubblicitaria, ma tant'è... al cuor non si comanda.
Si reca presso la banca in cui il fidanzato già ha un congruo conto corrente per aprirne uno a proprio nome, versando 50 mila euro in contanti: chiede carta di credito e carnet d'assegni: "Eh, no signorina, dobbiamo aspettare... Sa, le informazioni... ".
Morale: carnet d'assegni e carta di credito le vengono consegnati dopo 30 giorni.
Dopo qualche tempo, la situazione si ribalta: lui vuole aprire, nel paese d'origine della giovane, un proprio conto corrente. Fatto il versamento, viene fatto accomodare nell'ufficio del direttore, gli viene servito il caffè con i pasticcini e dopo 20 minuti esce con la carta di credito, il carnet di assegni e il biglietto da visita del funzionario che lo "seguirà" per qualsiasi problema: con tanto di numero telefonico dell'ufficio, di casa e di cellulare.
Il fatto strano, miei cari, è che il paese straniero non è la civile Irlanda o il Canada, ma la retrograda e barbara Croazia...
Vi abbraccio, io, prossima migrante...
16 luglio 2008 17:46
No, bastian cuntrari, non c'è da aggiungere altro... brindiamo alla Croazia, paese che a questo punto dovrò visitare dopo tutte le tue storie ;)
@Bravissima!
Ti darè tutte le informazione che ti occorrono!

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