Source: http://docplayer.it/16569878-La-rete-regionale-per-la-tutela-delle-tartarughe-marine-dell-emilia-romagna-e-il-progetto-di-estensione-della-rete-ad-altre-regioni.html
Timestamp: 2019-01-21 08:25:42+00:00

Document:
La Rete regionale per la tutela delle tartarughe marine dell'emilia-romagna e il progetto di estensione della rete ad altre Regioni - PDF
Download "La Rete regionale per la tutela delle tartarughe marine dell'emilia-romagna e il progetto di estensione della rete ad altre Regioni"
1 NetCet Workshop Città e Regioni per la conservazione e gestione di cetacei e tartarughe marine 8 ottobre Arsenale Torre di Porta Nuova, Castello, Venezia La Rete regionale per la tutela delle tartarughe marine dell'emilia-romagna e il progetto di estensione della rete ad altre Regioni Attilio Rinaldi Centro Ricerche Marine Cesenatico
2 Struttura della Rete Regionale (Del. RER , proroga ) La Rete Regionale per la conservazione e la tutela delle tartarughe marine è così costituita: - Regione Emilia-Romagna coordinamento della Rete Regionale; - Assessorato Ambiente e Agricoltura della Provincia di Rimini; - Assessorato Ambiente e Agricoltura della Provincia di Ravenna; - Assessorato Ambiente e Agricoltura della Provincia di Forlì/Cesena; - Assessorato Ambiente e Agricoltura della Provincia di Ferrara; - Fondazione Cetacea di Riccione Centro di recupero, pagina 11 di 19 terapia e riabilitazione; - Il Corpo Forestale dello Stato Servizio di Emergenza Ambientale; - Guardia Costiera Porto Garibaldi - Nucleo di Pronto Intervento; - Guardia Costiera di Ravenna - Nucleo di Pronto Intervento; - Guardia Costiera di Rimini - Nucleo di Pronto Intervento; - Associazione Archè onlus Ferrara Struttura di Prima accoglienza; - Guardia Costiera Volontaria di Ravenna Struttura di Prima accoglienza ; - Università di Bologna - Dipartimento Scienze mediche e veterinarie; - Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell' Emilia Romagna; - ARPA Struttura Oceanografica Daphne - Centro Ricerche Marine di Cesenatico.
3 Obiettivi a) coordinare e gestire le strutture di soccorso dislocate sul territorio regionale e potenziarne la presenza; b) avviare attività costanti di monitoraggio sullo stato di conservazione delle popolazioni di tartarughe marine e sullo stato qualitativo dell ambiente marino e dei loro habitat; c) promuovere e condurre attività di ricerca e di conservazione delle specie; d) creare una banca dati telematica regionale in collegamento con la Banca Dati Nazionale, migliorando e perfezionando la raccolta dati e il successivo invio; e) formare personale qualificato da coinvolgere nelle diverse attività intraprese dalla Rete Regionale; f) divulgare le azioni e le attività svolte dalla Rete Regionale; g) coinvolgere e sensibilizzare tutti i soggetti che operano nell ambiente marino e costiero; h) instaurare collaborazioni a livello nazionale ed internazionale allo scopo di predisporre azioni congiunte ed efficaci volte alla tutela delle tartarughe marine; i) organizzare o partecipare a tavoli tecnici, workshop, seminari, congressi nazionali ed internazionali al fine di aggiornare e diffondere le conoscenze in materia di tutela delle tartarughe marine; j) elaborare e produrre rapporti, studi e strumenti di comunicazione destinati agli operatori in ambiente marino e costiero al fine di ridurre gli impatti antropici nei confronti delle specie in oggetto e del loro habitat; k) attivare azioni di sensibilizzazione ed educazione ambientale a livello scolastico e di tutti gli operatori coinvolti nella problematica; l) attuare le azioni prioritarie previste dal Piano di Azione nazionale per la conservazione delle tartarughe marine e per la riduzione dei fattori di rischio.
4 Azioni prioritarie e modalità di intervento 1) recupero, soccorso, affidamento e gestione ai fini della riabilitazione, manipolazione e rilascio in mare; 2) formazione ed informazione degli operatori delle strutture di soccorso e dei pescatori, diportisti e di chiunque possa rinvenire in mare e sulla costa esemplari vivi o morti; 3) ricerca scientifica ed interventi atti a ridurre i fattori di rischio di origine naturale o causati direttamente od indirettamente da attività antropiche. 4) Ricerca sanitaria e biologica sugli animali temporaneamente ospedalizzati al fine del conseguimento di una maggior conoscenza della specie e di migliori tecniche di cura.
5 Istituzione Tavolo di indirizzo e coordinamento Gli Enti sottoscrittori stabiliscono di istituire un Tavolo di indirizzo e coordinamento, coordinato dall Assessore all ambiente e alla riqualificazione urbana della Regione Emilia-Romagna, o da suo delegato, da rappresentanti degli Assessorati Regionali all economia ittica ed alle politiche per la salute, e composto da un referente individuato da ciascun Ente sottoscrittore del presente Protocollo. Le parti si impegnano a nominare il proprio rappresentante entro 30 giorni dalla sottoscrizione del presente protocollo. Compiti del Tavolo di indirizzo e coordinamento Il Tavolo di indirizzo e coordinamento redige specifiche linee guida per la gestione della salvaguardia delle tartarughe marine, nel rispetto della normativa nazionale ed internazionale, ed in particolare con la normativa CITES e con le specifiche Linee Guida redatte dal Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Sulla base del Piano Nazionale, il Tavolo predispone un Piano Operativo relativo alle attività che la Rete Regionale intende condurre, contenente in dettaglio le modalità e le tempistiche di realizzazione delle stesse e la specificazione delle competenze di ciascun Ente sottoscrittore. Il tavolo indica gli interventi da adottare con le indicazioni delle modalità, dei costi e delle relative priorità necessarie per il funzionamento della Rete.
6 Regolamento contenente azioni da intraprendere in caso di ritrovamento di Tartarughe e Mammiferi Marini Art. 1. Oggetto e Finalità Il presente Regolamento viene redatto ed approvato dalla Rete Regionale per la conservazione e la tutela delle tartarughe e dei mammiferi marini (d ora in poi Rete), istituita il giorno 31 Luglio 2012 ed operante sul territorio della Regione Emilia-Romagna. La finalità è quella di applicare la normativa vigente in materia di recupero delle tartarughe marine, nonché regolare le modalità del recupero di esemplari di tartarughe marine ritrovate, vive o morte, da parte dei soggetti che sono membri della Rete, e di divulgarle anche a tutti gli altri potenziali portatori di interessi. Le attività suesposte sono in ogni caso regolate dalla normativa vigente in materia, come specificato al successivo art. 2.
7 Art. 3. Centri Referenti di zona La Rete si avvale di tre centri di Primo Soccorso sul territorio della Regione Emilia-Romagna: l Associazione Archè onlus, con sede operativa in Lido Scacchi, c/o Camping Florenz - Ferrara; la Guardia Costiera Ausiliaria, con sede a Ravenna in via Oriani 44, operativa nel litorale ravennate e cervese; la Fondazione Cetacea onlus, con sede a Riccione in via Torino 7/a, operativa lungo il litorale cesenate e riminese. La Rete si avvale inoltre di un Centro di Recupero e Riabilitazione, identificato nell ospedale delle tartarughe della Fondazione Cetacea con sede a Riccione, con funzioni di coordinamento dei tre centri di primo soccorso. Al fine di implementare le attività della presente Rete, è istituita presso la sede della Fondazione Cetacea onlus un apposita segreteria tecnico-operativa.
8 Art. 4. Azioni da intraprendere in caso di ritrovamento di tartaruga viva Chiunque ritrovi una tartaruga marina, spiaggiata lungo il litorale marino, senza arrecare alcun disturbo o manipolare in alcun modo l animale qualora in vita, informa immediatamente l Ufficio Marittimo/Capitaneria di Porto competente per area e/o il Corpo Forestale dello Stato. L Ufficio Marittimo/Capitaneria di Porto e/o il Corpo Forestale dello Stato, allertano il Centro Referente di zona, competente per area. Nel contempo l Ufficio Marittimo/Capitaneria di Porto raccoglie le informazioni necessarie per l inserimento dell evento dello spiaggiamento nella banca dati del Ministero dell Ambiente. A tal fine si avvale delle informazioni riferite dal segnalante o di quelle rilevate direttamente in situ dal Centro Referente di zona ovvero da proprio personale. - Spiaggiamento di un esemplare ancora in vita Il Centro Referente di zona in precedenza attivato valuta lo stato dell esemplare piaggiato e, se necessario, decide il ricovero dello stesso presso il Centro di Recupero e Riabilitazione di Riccione, ovvero presso altra struttura riconosciuta idonea. - Spiaggiamento di un esemplare non in vita (carcassa) Il Centro Referente di zona informa l Ufficio Marittimo/Capitaneria di Porto e/o il Corpo Forestale dello Stato, sulla necessità di effettuare esami scientifici (ad es. necroscopie) sulla carcassa; in tal caso comunica il prelievo della carcassa ovvero, in caso contrario, la possibilità dell avvio della procedura di smaltimento da parte dell Ufficio Marittimo/Capitaneria di Porto. L Ufficio Marittimo/Capitaneria di Porto, sia nel caso di spiaggiamenti di esemplari in vita che di segnalazioni di rinvenimento di carcasse, inserisce l evento nella banca dati nazionale del Ministero dell Ambiente, informando la segreteria tecnico-operativa della Rete (Fondazione Cetacea onlus) per l estensione delle informazioni a tutti i membri della Rete.
9 Art. 5. Tecniche e metodi da adottare per assicurare il benessere psico-fisico dell animale recuperato... Art. 6. Liberazione degli esemplari.. Art. 7. Definizione delle procedure dal ritrovamento al rilascio...
10 Schema di protocollo operativo inerente il ritrovamento di esemplari tartaruga marina

References: Art. 1
 art. 2
 Art. 3
 Art. 4
 Art. 5
 Art. 6
 Art. 7