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Timestamp: 2020-05-29 04:43:47+00:00

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Home Sanità e servizi sociali Servizi socio-assistenziali
Venerdì 10 Giugno 2016 15:33	Giuditta Riggi
Ultimo aggiornamento Lunedì 13 Giugno 2016 11:10
Lunedì 12 Settembre 2011 08:41	Melita Manola
Effetti della bocciatura europea del reato di clandestinità: la sentenza della Corte di Giustizia vale anche per il passato?
Martedì 14 Giugno 2011 16:03	Alberto Ingrao
N. 475/2011 Reg. Prov. Coll.
N. 472 Reg. Ric.
sul ricorso numero di registro generale 472 del 2011, proposto da:
I. B., rappresentato e difeso dall'avv. Filomena Sonia Bortolaso, con domicilio eletto presso E. P. in Torino, via ...omissis...;
Ministero dell'Interno, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Dello Stato, domiciliata per legge in Torino, corso Stati Uniti, 45;
del decreto di rigetto dell'istanza di emersione dal lavoro irregolare prot. n. P-NO/L/N/2009/100863 emesso dallo Sportello Unico per l'Immigrazione di Novara e notificato il 26.01.2011, nonchè di ogni atto presupposto, consequenziale e comunque connesso.
Relatore nella camera di consiglio del giorno 4 maggio 2011 il dott. Vincenzo Salamone e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con il ricorso si chiede l'annullamento del decreto di rigetto dell'istanza di emersione dal lavoro irregolare prot. n. P-NO/L/N/2009/100863 emesso dallo Sportello Unico per l'Immigrazione di Novara e notificato il 26.01.2011, nonchè di ogni atto presupposto, consequenziale e comunque connesso.
L'Amministrazione resistente, costituendosi in giudizio, ha chiesto il rigetto del ricorso ed alla camera di consiglio del 4 maggio 2011 fissata per la trattazione della domanda cautelare la causa è stata trattenuta per la decisione sussistendone i presupposti processuali.
Ritenuto che il ricorso merita accoglimento in quanto la condanna penale in ordine alla fattispecie delittuosa disciplinata dall'art. 14 co. 5-ter del D.Lgs. n. 286/98, anche quando fosse riconducibile al novero delle condanne ostative all'emersione dal lavoro irregolare, ai sensi dell'art. 1-ter co. 13 lett. c) del D.L. n. 78/09, convertito con modificazioni in legge n. 102/09, non può essere posta a fondamento di un atto di diniego del permesso di soggiorno;
Considerato, infatti, che con riguardo al delitto di cui al citato art. 14 co. 5-ter, con la sentenza della Corte di giustizia CE del 28 aprile 2011, nel procedimento C-61/11 PPU, si è ritenuto che "La direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 dicembre 2008, 2008/115/CE, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, in particolare i suoi artt. 15 e 16, deve essere interpretata nel senso che essa osta ad una normativa di uno Stato membro, come quella in discussione nel procedimento principale, che preveda l'irrogazione della pena della reclusione al cittadino di un paese terzo il cui soggiorno sia irregolare per la sola ragione che questi, in violazione di un ordine di lasciare entro un determinato termine il territorio di tale Stato, permane in detto territorio senza giustificato motivo";
Considerato che per garantire in modo effettivo l'applicazione delle norme comunitarie i giudici nazionali sono tenuti a disapplicare la norma interna che sancisce l'autorità di cosa giudicata, anche se con solo riguardo al giudicato esterno (Corte giustizia CE, sez. II, 03 settembre 2009, n. 2) e che l'interpretazione del diritto comunitario affermata dalla Corte di Giustizia Ce, nell'esercizio della competenza attribuitale dall'art. 234 Ce, chiarisce e precisa il significato e la portata che la disciplina avrebbe dovuto assumere sin dal momento della sua entrata in vigore. Una sentenza su questione pregiudiziale ha perciò valore non costitutivo bensì dichiarativo, con la conseguenza che i suoi effetti risalgono alla data di entrata in vigore della norma interpretata (Corte giustizia CE, grande sezione, 12 febbraio 2008, n. 2);
Ritenuto che gli effetti delle pronunce a titolo pregiudiziale retroagiscono alla data di entrata in vigore della norma interpretata, conseguentemente un organo amministrativo nazionale deve applicare la norma comunitaria nell'interpretazione datane in una sentenza della Corte di giustizia anche a rapporti giuridici sorti prima del momento in cui tale sentenza è stata resa. Il principio della certezza del diritto comporta, tuttavia, che un organo amministrativo non è, in linea di principio, obbligato a riesaminare una decisione amministrativa che ha acquisito carattere definitivo (Corte giustizia CE, grande sezione, 12 febbraio 2008, n. 2);
Ritenuto che l'interpretazione del diritto comunitario affermata dalla Corte di Giustizia Ce, nell'esercizio della competenza attribuitale dall'art. 234 Ce, chiarisce e precisa il significato e la portata che la disciplina avrebbe dovuto assumere sin dal momento della sua entrata in vigore; una sentenza su questione pregiudiziale ha perciò valore non costitutivo bensì dichiarativo, con la conseguenza che i suoi effetti risalgono alla data di entrata in vigore della norma interpretata (Corte giustizia CE, grande sezione, 12 febbraio 2008, n. 2) e poiché gli effetti delle pronunce a titolo pregiudiziale retroagiscono alla data di entrata in vigore della norma interpretata, un organo amministrativo nazionale deve applicare la norma comunitaria nell'interpretazione datane in una sentenza della Corte di giustizia anche a rapporti giuridici sorti prima del momento in cui tale sentenza è stata resa. Il principio della certezza del diritto comporta, tuttavia, che un organo amministrativo non è, in linea di principio, obbligato a riesaminare una decisione amministrativa che ha acquisito carattere definitivo (Corte giustizia CE, grande sezione, 12 febbraio 2008, n. 2);
Ritenuto che l'art. 2 del Codice Penale (Successione di leggi penali) nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali;
Ritenuto che l'atto impugnato è stato adottato illegittimamente sul presupposto della condanna irrogata per reato previsto da norma nazionale ritenuta incompatibile con il diritto comunitario, il ricorso va accolto e l'atto impugnato va conseguentemente annullato;
In considerazione della novità delle questioni oggetto del giudizio sussistono i presupposti per disporre l'integrale compensazione tra le parti di spese ed onorari del giudizio.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l'effetto annulla l'atto impugnato.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 4 maggio 2011 con l'intervento dei magistrati:
Depositata in Segreteria il 9 maggio 2011
Rifugiati politici: la Grecia non è un Paese sicuro
Giovedì 21 Aprile 2011 10:09	Alberto Ingrao
N. 2115/2011 Reg. Prov. Coll.
N. 11563 Reg. Ric.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) ha pronunciato la presente
sul ricorso numero di registro generale 11563 del 2010, proposto da:
H. T., rappresentato e difeso dall'avv. Armando Conti, con domicilio eletto presso Armando Conti in Roma, via A. Doria, 64 Sc. G;
Ministero dell'Interno, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
del provvedimento prot. 116162 del 13.7.2010 con il quale si dispone il trasferimento del ricorrente in Grecia, quale stato competente a decidere sulla richiesta di protezione internazionale
Relatore nella camera di consiglio del giorno 10 febbraio 2011 il dott. Maria Laura Maddalena e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Il ricorrente, cittadino eritreo, si duole del provvedimento adottato sulla sua domanda diretta al riconoscimento dello status di rifugiato.
L'Unità Dublino - ufficio preposto all'espletamento delle procedure dirette a determinare lo stato membro competente per l'esame di una domanda di asilo ai sensi del Reg. n. 343/2003 - dopo aver verificato attraverso il sistema EURODAC (riscontro delle impronte digitali a livello europeo) che l'interessato aveva già varcato illegalmente la frontiera della Grecia; ha inviato a quest'ultima la richiesta di ripresa in carico ai sensi dell'art. 10.1 del Reg. n. 343/3003 (Regolamento Dublino II).
Rilevata l'accettazione implicita della Grecia, in base all'art. 18.7 del Reg. CE 343/2003, l'Unità Dublino ha comunicato la competenza greca ai sensi dell'art. 20 punto 1 del ripetuto Regolamento alla Questura, la quale con il provvedimento impugnato ha disposto il trasferimento dell'interessato per la disamina della domanda di protezione in Grecia, ritenuto un paese terzo sicuro e non ravvisandosi motivi che avrebbero potuto indurre l'Italia ad assumere la competenza ai sensi dell'art. 3.2 del citato Regolamento.
Secondo il costante orientamento della Sezione - mutuato da quello reso in sede cautelare dal giudice di appello (Sez. VI ord. n. 666/09; 667/09; 668/09; 3293 del 26/6/09 n. 3428 del 14/7/09) - il provvedimento impugnato è viziato per difetto di istruttoria e di motivazione.
L'Amministrazione, infatti, si è limitata ad affermare che la Grecia è un Paese terzo sicuro e che non si ravvisano particolari motivi che potrebbero indurre l'Italia ad assumere la competenza ai sensi dell'art. 3 c. 2 del Regolamento CE 343/2003, non tenendo conto della notoria situazione in cui versano i richiedenti protezione internazionale in tale Paese.
Al contrario la richiamata giurisprudenza della sezione ha evidenziato il documento dell'UNCHR di raccomandazioni del 15 aprile 2008 e quello precedente del 9 luglio 2007 (Rinvio in Grecia di richiedenti asilo con domande di riconoscimento dello status di rifugiato "interrotte") e del novembre 2007 ("Studio UNHCR sulla trasposizione della Direttiva Qualifiche").
L'UNHCR - nel documento di raccomandazioni del 15 aprile 2008 - ha espresso la propria preoccupazione per le difficoltà che i richiedenti asilo incontrano nell'accesso e nel godimento di una protezione effettiva, in linea con gli standard internazionali ed europei ed ha raccomandato espressamente i Governi di non rinviare in Grecia i richiedenti asilo in applicazione del regolamento Dublino fino ad ulteriore avviso. Ha raccomandato, invece, ai Governi, "l'applicazione dell'art. 3 punto 2 del Regolamento Dublino, che permette agli Stati di esaminare una richiesta di asilo anche quando questo esame non sarebbe di propria competenza secondo i criteri stabiliti dal regolamento stesso".
La difficile situazione nella quale versano i richiedenti asilo in Grecia, più volte denunciata da organismi internazionali, è stata oggetto di disamina da parte della stessa Corte europea dei diritti dell'Uomo che con decisione dell'11 giugno 2009 (ric. N. 53541/07 S.D.c/ Grecia), ha ritenuto la Grecia responsabile della violazione dei diritti di un cittadino turco che aveva chiesto asilo nel 2007. Secondo la Corte europea, la Grecia, date le condizioni in cui l'uomo è stato detenuto, ha violato l'art. 3 della Convenzione europea sui diritti umani relativo al divieto di tortura e trattamenti inumani o degradanti, e l'articolo 5 della Convenzione che sancisce il diritto alla libertà e quello di contestare la legittimità della detenzione.
La stessa Corte Europea dei Diritti dell'Uomo con provvedimento del 18/11/08 ha ordinato allo Stato Italiano di non trasferire in Grecia un cittadino afgano richiedente asilo.
Ritiene dunque il Collegio che detti elementi avrebbero dovuto indurre, quanto meno, l'amministrazione ad effettuare una più approfondita valutazione della particolare situazione nella quale si sarebbe potuto trovare il ricorrente, in quanto richiedente asilo, chiarendo, proprio con riferimento alla situazione dello stesso, per quale ragione, nonostante le contrarie raccomandazioni internazionali, il suo trasferimento verso detto Stato dovesse ritenersi obbligatorio o comunque preferibile rispetto alla possibilità di far applicazione, nel caso in esame, dell'art. 3, c. 2 del regolamento CE 343/2003, (considerazioni queste condivise da TAR Puglia-Lecce, 24 giugno 2008, n. 1870, ed assunte a motivazione di ordinanze, in sede cautelare, da Cons. Stato Sez. VI ord. n. 666/09; 667/09; 668/09; 3293 del 26/6/09).
Il ricorso pertanto deve essere accolto, con annullamento del provvedimento impugnato.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l'effetto annulla il provvedimento impugnato.
Condanna l'amministrazione resistente al pagamento delle spese processuali in favore di parte ricorrente che liquida in euro 500, oltre IVA e CPA.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio dei giorni 10 e 24 febbraio 2011 con l'intervento dei magistrati:
Depositata in Segreteria l'8 marzo 2011
Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Giugno 2011 18:47
Martedì 05 Aprile 2011 16:51	Alberto Ingrao
N. 2723/2011 Reg. Prov. Coll.
N. 12080 Reg. Ric.
sul ricorso numero di registro generale 12080 del 2010, proposto da:
A. C., rappresentato e difeso dall'avv. Giorgia Rulli, con domicilio eletto presso Giorgia Rulli in Roma, via Fulcieri Paulucci Dè Calboli 1;
Ministero dell'Interno, rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12; Questura di Roma;
del silenzio rifiuto formatosi sulla domanda di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato presentata dal ricorrente il 9/3/2010;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 24 febbraio 2011 la dott. Stefania Santoleri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con ricorso notificato in data 16 dicembre 2010, e depositato in data 29 dicembre 2010, l'odierno ricorrente deduce l'illegittimità del silenzio serbato dall'Amministrazione sull'istanza presentata in data 9 marzo 2010, e volta ad ottenere il rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, non avendo la Questura di Roma concluso il procedimento amministrativo.
La qualificazione legale tipica del comportamento omissivo della Questura costituisce il presupposto per l'immediata tutela avanti al giudice amministrativo, onde ottenere la declaratoria dell'obbligo di pronunciarsi espressamente in ordine alla predetta richiesta di permesso di soggiorno.
La posizione differenziata di interesse legittimo alla conclusione, con un'esplicita determinazione, del procedimento di rilascio del permesso di soggiorno è avvalorata dalla disciplina dettata dall'art. 5, comma 9 D.Lgs. n. 286/1998 e dall'art. 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, di cui il ricorrente deduce, fondatamente, la violazione.
L'art. 5, comma 9 D.Lgs. n. 286/1998, in particolare, dispone che "Il permesso di soggiorno è rilasciato, rinnovato o convertito entro venti giorni dalla data in cui è stata presentata la domanda, se sussistono i requisiti e le condizioni previsti dal presente testo unico e dal regolamento di attuazione per il permesso di soggiorno richiesto ovvero, in mancanza di questo, per altro tipo di permesso da rilasciare in applicazione del presente testo unico" mentre l'art. 2 L. n. 241/1990 statuisce che sia nell'ipotesi di procedimento iniziato d'ufficio che in quello attivato su istanza di parte "la pubblica amministrazione ha il dovere di concluderlo con un provvedimento espresso".
Ciò comporta, sul piano processuale, la possibilità del privato di tutelare l'interesse all'adozione dell'atto conclusivo del procedimento, al fine di ottenere una pronuncia che accerti la violazione di tale dovere e che ponga a carico all'Amministrazione l'obbligo specifico di pronunciarsi.
Alla stregua delle considerazioni di cui sopra risulta, pertanto, fondata la dedotta censura di violazione dell'art. 5, comma 9, D.Lgs. n. 286/1998 e dell'art. 2 della legge n. 241 del 1990, essendo decorso il periodo di tempo entro il quale l'Amministrazione avrebbe dovuto rispondere all'istanza del ricorrente.
Per quanto sopra argomentato il ricorso deve essere accolto e deve essere quindi dichiarata l'illegittimità del silenzio rifiuto e, per l'effetto, deve essere dichiarato l'obbligo della intimata Questura di concludere, con un provvedimento espresso, il procedimento attivato con l'istanza avanzata dal ricorrente in data 9 marzo 2010, entro il termine di 30 (trenta) giorni dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, ovvero dalla sua notificazione, se anteriore e va, conseguentemente, ordinato alla medesima di adempiere a tale obbligo.
Non può essere invece accolta la domanda del ricorrente diretta all'accertamento della fondatezza della pretesa in quanto - secondo il costante orientamento della giurisprudenza - ciò è possibile solo in caso di attività vincolata (T.A.R. Lazio, Sez. Latina 27/10/06 n. 1379; T.A.R. Catanzaro I - 21.7.2005 n. 1356; T.AR. Campania, Napoli I - 13.6.2005 n. 3044; ecc.) e nel caso di specie, invece, si è in presenza di un'attività discrezionale.
Quanto, poi, alla domanda risarcitoria avanzata dal ricorrente, la stessa deve essere - allo stato - respinta.
Il danno da ritardo presuppone, infatti, la spettanza del bene della vita (cfr. T.A.R. Lazio sez. I 22 settembre 2010 n. 32382) e nel caso di specie - non essendo ancora concluso il procedimento - non vi è alcuna certezza sul suo esito, tenuto anche conto delle vicende penali che interessano il ricorrente.
Occorre infatti considerare che il permesso di soggiorno - contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente - non può essere negato soltanto in presenza delle condanne penali di cui all'art. 4 comma 3 del D.Lgs. 286/98, ma anche per fatti privi di accertamento penale, purchè l'Amministrazione fornisca un maggiore onere motivazionale per supportare il giudizio di pericolosità sociale (cfr., in tal senso, tra le più recenti, Cons. St, Sez. VI 15.3.2010 n. 1480; 24.4.2009, n. 2546).
a) accoglie il ricorso e, per l'effetto, dichiara illegittimo l'impugnato silenzio rifiuto - con conseguente obbligo della Questura di Roma di provvedere sulla istanza avanzata dal ricorrente in data 9 marzo 2010, entro e non oltre 30 (trenta) giorni dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, ovvero dalla sua notificazione se anteriore - e ordina alla predetta Amministrazione di adempiere a tale obbligo;
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 24 febbraio 2011 con l'intervento dei magistrati:
Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Giugno 2011 18:42

References: sentenza 
 art. 14
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