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Timestamp: 2020-05-30 10:56:23+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 31871 del 10/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31871 del 10/12/2018
Cassazione civile sez. lav., 10/12/2018, (ud. 12/09/2018, dep. 10/12/2018), n.31871
sul ricorso 13303-2014 proposto da:
EUROPA 190, presso l’avvocato ROBERTA AIAZZI dell’Area Legale
dall’avvocato ELISABETTA CROCIANI, giusta delega in atti;
difeso dall’avvocato MARIATERESA GRIMALDI, giusta delega in atti;
depositata il 05/12/2013 R.G.N. 1258/2012;
12/09/2018 dal Consigliere Dott. LAURA CURCIO;
SANLORENZO Rita, che ha concluso per inammissibilità e in subordine
udito l’Avvocato URSINI ANNA MARIA per delega verbale Avvocato
ELISABETTA CROCIANI.
Con sentenza del 5.12.2013 la corte d’Appello di Firenze ha dichiarato l’inammissibilità dell’appello promosso da Poste Italiane avverso la sentenza del tribunale della stessa città del novembre 2012 che aveva accolto la domanda di C.G. diretta a far accertare il suo diritto al superiore inquadramento nel livello C – operatore di sportello senior – a partire dal marzo 2006 sul rilievo che la sentenza di primo grado, che aveva accertato la nullità del termine del contratto di assunzione e la natura a tempo indeterminato del rapporto di lavoro sin dal 26.6.1998, era passata in giudicato a seguito della sentenza di Cassazione n.23700/2010 di rigetto del ricorso di Poste Italiane Spa.
La corte fiorentina ha ritenuto l’inammissibilità dell’appello per difetto dei minimi elementi richiesti dagli artt. 342 e 434 c.p.c., avendo l’appellante ignorato la motivazione del primo giudice e ratio decidendi che sorregge la decisione, essendosi limitato soltanto a precisare che “finchè il rapporto è sub iudice il datore di lavoro non può investire nella risorsa”.
Per la cassazione della sentenza Poste italiane ha svolto due motivi, a cui ha resistito il lavoratore con controricorso, poi illustrato da memoria ex art. 378 c.p.c.
Con il primo motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 21 del CCNL 2003 e del CCNL 2007, dell’art. 20 del CCNL 2011, nonchè degli accordi collettivi 13.1.2006, 10.7.2008, 27.7.2010 e degli artt. 1362 c.c. e ss in relazione all’art. 2103 c.c. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per non avere considerato la corte di merito che il lavoratore non aveva maturato i requisiti previsti dall’art. 21, comma 6 del CCNL di settore per accedere alla qualifica di operatore di sportello senior di livello C; che inoltre gli accordi collettivi regolanti la materia dei passaggi di livello sono applicabili ai lavoratori aventi una posizione lavorativa consolidata, che non era quella del C., il quale poteva considerarsi in organico stabile presso la società datrice di lavoro solo a seguito della sentenza della Cassazione del 18.11.2010 che aveva reso irrevocabile la decisione di secondo grado, relativa all’accertamento della nullità del termine apposto al contratto stipulato in data 26.6.1998. Che con gli accordi sindacali succedutisi in tema di contenzioso sui CTD, le parti avevano affrontato anche lo specifico problema delle mansioni superiori proprio nei casi di personale che operava in virtù di un provvedimento giudiziale favorevole non ancora passato in giudicato.
Con il secondo motivo si deduce la violazione dell’art. 116 c.p.c. e dell’art. 2697 c.c., per non avere la corte d’Appello neanche ammesso le prove testimoniali richieste da Poste, nè essendo stata peraltro fornita la prova da parte del C. di aver svolto mansioni riconducibili alla superiore posizione di livello C., non essendo prevista nell’art. 21 del citato CCNL una progressione automatica dal livello D al superiore livello C.
Preliminarmente va disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dal contro ricorrente, che ha ricondotto erroneamente la decisione di inammissibilità dell’appello assunta dalla corte territoriale al provvedimento di cui all’art. 348 ter c.p.c., comma 1; ed infatti nel caso in esame la corte d’appello ha emesso una sentenza, sia pure con motivazione contestuale ai sensi dell’art. 281sexies e 352 c.p.c., e non un’ordinanza ai sensi del citato art. 348 ter c.p.c..
Tuttavia il ricorso non va comunque esente da un giudizio di inammissibilità, sia pure per diversa ragione.
Quanto al primo motivo di ricorso si è violato il principio di autosufficienza sancito dall’art. 366 c.p.c., comma 2, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 1, n. 4, atteso che pur lamentandosi una non corretta interpretazione degli artt. 20 e 21 dei CCNL, come anche degli accordi sindacali, non viene nè trascritto in ricorso il testo degli articoli o degli accordi citati, così da precludere a questa Corte l’immediato e necessario esame del testo a fronte delle doglianze espresse (Cass. 30 luglio 2010, n. 17915, con principio affermato ai sensi dell’art. 360bis c.p.c., n. 1; Cass. 31 luglio 2012, n. 13677; Cass. 3 gennaio 2014, n. 48), ma neanche viene indicato specificatamente il deposito di tali contratti ed accordi (non potendo ritenersi assolto tale onere con la generica allegazione di produzione “vds allegato 2 fascicolo di primo grado” alla pag. 17 del ricorso).
Nel secondo motivo si lamenta una violazione di legge nei termini di una mancata valutazione da parte della corte di merito della richiesta di Poste di ammissione delle prove testimoniali; tuttavia la doglianza non coglie nel segno, così dimostrandosi priva di specificità, atteso che denunciando una violazione o falsa applicazione di norme di diritto, omette di raffrontare la “ratio decidendi” della sentenza impugnata con le norme citate; ma in particolare non svolge una critica precisa al decisum della corte d’ appello, che si è concentrata sulla ritenuta mancanza di specificità del gravame che non conterrebbe alcuna precisa confutazione della motivazione della sentenza appellata. Era invero onere della società ricorrente di specificare le ragioni per cui riteneva erronea tale statuizione del giudice di appello e sufficientemente specifici per contro i motivi di gravame ad esso sottoposti, riportando nel ricorso il contenuto del proprio appello nella misura necessaria ad evidenziarne la pretesa specificità.
Il ricorso deve pertanto dichiararsi inammissibile e la società ricorrente, soccombente, va condannata alla rifusione delle spese del grado, liquidate come da dispositivo, con distrazione in favore della difesa del C. ai sensi dell’art. 93 c.p.c..
La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite del presente giudizio che liquida in Euro 200,00 per esborsi, Euro 5000,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge, spese distratte in favore dell’avv.ta Maria Teresa Grimaldi, dichiaratasi antistataria.

References: Sentenza 
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 sentenza 
 art. 378
 sentenza 
 art. 348
 art. 369
 Cass. 
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