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Floriana Giovannini
1 IL COMMERCIALISTA VENETO n LUGLIO / AGOSTO 2001 ASSOCIAZIONE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI DELLE TRE VENEZIE L'INSERTO ATTI DEL CONVEGNO DELL'UNIONE NAZIONALE GIOVANI DOTTORI COMMERCIALISTI Treviso 29/30 marzo 2001 DOTT.COMM Il in rete2 3 Convegno dell'unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti Treviso - 29/30 marzo 2001 L'evoluzione tecnologica e il suo impatto sulle attività brain intensive Giorgio Brunetti Università L. Bocconi - Milano 1Il profondo cambiamento che stiamo vivendo mi sembra che possa essere racchiuso nell azione di due fenomeni tra loro correlati. Da un lato, la globalizzazione ovvero il progressivo abbattimento degli ostacoli che impediscono la libera circolazione dei capitali, delle merci e delle persone e, dall altro, l incalzare del progresso tecnico e, in particolare, della ITC. In questo processo di cambiamento un ruolo propulsivo assume Internet poiché esso veicola due caratteri di grande impatto sui comportamenti degli attori sociali: la multimedialità che si riscontra nel contenuto del messaggio (testi, suoni, soft e immagini) e la interconnessione ovvero la possibilità di collegarsi con il mondo intero in tempo reale. Il ruolo di Internet è molto importante e tanto più importante lo sarà in futuro: si può parlare di una vera e propria rivoluzione digitale in atto. Questo cambiamento ha grandi implicazioni almeno in due direzioni. Nel mercato finanziario in quanto permette ai singoli investitori di interconnettersi con il mercato stesso abbattendo i costi di transazione e nel mercato dei beni reali in quanto offre la possibilità di creare un contatto diretto tra produttori e tra produttori e consumatori. Naturalmente è un processo ancora in corso il cui ulteriore sviluppo e completamento dipende sia dalla disponibilità, a prezzi contenuti, degli strumenti di comunicazione (PC, telefono, TV) sia dal perfezionamento delle infrastrutture e dalla liberalizzazione dei mercati sia, infine, dalla alfabetizzazione e dalla cultura dell informazione. Indubbiamente questo fenomeno genera un potenziale di trasformazione della società e dell economia che viene colto dai cittadini e dalle organizzazioni siano esse imprese, aziende non rivolte al profitto e aziende pubbliche. Osservando in particolare le imprese, si nota che Internet come afferma Porter, è un potente set di strumenti che possono essere usati con saggezza in quasi tutti i settori come fonte di qualsiasi strategia. Il problema sta nel catturare i benefici che esso crea. Vi possono essere quattro grandi innovazioni (alcune di prodotto e altre di processo) collegate a questo set di strumenti. Esse sono le seguenti: - lancio di prodotti sostitutivi o migliorativi dei precedenti fondati fortemente sulle tecnologie informatiche (ad esempio, Databank mette a disposizione on line le proprie banche dati sostituendo il tradizionale supporto cartaceo; così vale per il giornale on line), - aggiunta al prodotto di informazioni che rendono il sistema prodotto più appetibile per il consumatore finale (prenotazione alberghiera o teatrale), - razionalizzazione dei processi produttivi con l applicazione di tecnologie informatiche, - cambiamento radicale dei processi di approvvigionamento ( rapporto con i fornitori) e di vendita ( rapporto con i clienti) e dei rapporti competitivi. 2Consideriamo più da vicino il tema di questo intervento ovvero le attività brain intensive. Con tale espressione si intendono quelle attività che si avvalgono di risorse umane di alto livello di istruzione come le società editoriali, le redazioni giornalistiche, i centri di ricerca e di creazione pubblicitaria. Tra queste figurano anche le aziende di consulenza delle quali intendiamo ora occuparci. Possiamo individuare nel settore della consulenza aziendale cinque raggruppamenti strategici accogliendo come elementi distintivi l ampiezza dell ambito competitivo e la dimensione aziendale. I raggruppamenti sono i seguenti: - grandi società di consulenza internazionali generaliste o ad ampio spettro collegate alcune di esse con le società di revisione, - grandi società di consulenza internazionali, a spettro ristretto, come la Egon Zender, - medie e piccole società di consulenza nazionale o locale ad ampio o ristretto spettro, - dottori commercialisti e altri professionisti che svolgono attività simili, 34 L'EVOLUZIONE TECNOLOGICA 4 - consulenti free lance. In particolare, il raggruppamento dei dottori commercialisti è assai numeroso nel nostro paese. Esso è cresciuto a seguito dell aumento della domanda di servizi di assistenza tributaria e contabile soprattutto da parte di piccole e medie imprese - indotto dalle innovazioni legislative e dallo sviluppo industriale. Sebbene ancora una decina di anni fa, il Consiglio Nazionale avesse prospettato una evoluzione della professione di commercialista verso altri campi più propri di una consulenza aziendale a tutto tondo, in realtà i cambiamenti avvenuti in questi anni sono stati relativamente modesti, tanto che la categoria dei commercialisti è ancora sostanzialmente ancorata, per la grande maggioranza, alle attività di servizio tradizionale. Pochi nel complesso hanno percorso strade veramente innovative. Indubbiamente questa categoria dispone però di due punti di forza: il patrimonio di competenze giuridiche e economico aziendali certificate anche da un Albo professionale e il patrimonio di fiducia maturato nel tempo attraverso i pluriennali rapporti con il modo imprenditoriale. Tali punti di forza possono ora essere molto utili per costruire l adeguamento di questa categoria di professionisti al mondo che cambia. 3L avvento di Internet, ma non solo, ha determinato un aumento dell intensità della concorrenza nel settore della consulenza. Se prendiamo lo schema delle cinque forze di Porter notiamo che la minaccia di nuovi entrati e la concorrenza di prodotti sostitutivi, assieme alla rivalità tra operatori, costituiscono fattori che hanno aumentato l intensità della concorrenza, erodendo progressivamente posizioni di nicchia consolidate. In particolare sono entrati nel settore nuovi attori provenienti sia dall Information Technology sia dalla rete stessa come gli Internet Provider. Contando su una domanda in continuo aumento di servizi di consulenza riguardante Internet e sulla possibilità di diversificare la propria offerta rispetto alle società di consulenza tradizionale, i nuovi entrati hanno fatto leva soprattutto sulle loro competenze tecniche, sulla conoscenza dei meccanismi della rete, sulle abilità creative e sulla capacità di offrire servizi sempre più innovativi. A fronte di questi punti di forza, hanno dovuto riscontrare più di una debolezza come l impossibilità di fornire un servizio integrato, data la loro capacità di presidiare soltanto alcuni aspetti del nuovo business su Internet e le loro dimensioni ridotte tanto che su questi vi è stata la ritorsione dei big della consulenza. In molti segmenti della consulenza si sta assistendo a decisi fenomeni di concentrazione. Un settore caratterizzato quindi da dinamiche competitive complesse che, accanto alla crescita della domanda, vedono il sorgere di fenomeni quali l entrata di nuovi attori, la differenziazione dell offerta e la concentrazione aziendale mediante alleanze e sistemi dei network. Quanto alle strategie perseguite, si possono individuare alcuni modelli di comportamento. Un primo modello è quello perseguito dalle grandi società di consulenza mondiale. Si tratta dell espansione dell offerta di servizi - come si può ricavare dalla tabella allegata alla fine del testo - cercando di proporsi al mercato con una gamma completa: dai servizi non in rete, a quelli in rete ( consulenza online) e alla attività di venture o di gestione di fondi chiusi, cogliendo tutte le opportunità che la domanda offre. Ad esempio, la BCG ha addirittura cambiato la sua missione: non più solo società di consulenza, ma società di consulenza e di venture business che investe insieme ai propri clienti in progetti, in particolare, nel campo dell e-business, comprese le attività di web lab prototyping. E evidente che questo modello ha un problema di trade-off tra il mantenimento di un immagine di prestigio e l occupazione di segmenti di domanda impostati sui volumi di attività come quello al quale si rivolge la consulenza online. Questo servizio richiama evidentemente un approccio molto standardizzato con una elevata efficacia di erogazione del servizio mentre la consulenza tradizionale si fonda sul contatto personale. Alcune di queste società hanno risolto il problema creando una unità giuridica autonoma per i servizi di consulenza in rete (Ernie per E&Y). Un secondo modello che si incontra nel settore è quello che può considerarsi come una clonazione, su scala ridotta, del primo. E lo stesso modello che si sviluppa su un ambito territoriale più ridotto o con un assortimento meno vasto. In ogni caso, queste società cercano di possedere una flessibilità tecnologica accompagnata da una flessibilità strategica per cogliere gli spazi di offerta che il mutevole andamento della domanda determina. Vi sono, infine, due altre modalità che si individuano nel settore. Vi sono sia società che si specializzano in qualche servizio tanto da assumere il carattere di boutique della consulenza anche in rete, sia società che continuano a svolgere servizi a contatto personale, alcuni dei quali non verranno mai intaccati dalla rete.4dalla strategia all organizzazione il passo è breve. Non è pensabile una strategia non sorretta da un organizzazione adeguata e coerente. Le società di consulenza sono aziende che si avvalgono esclusivamente di persone: i professionisti che le compongono costituiscono la loro unica risorsa produttiva. Tanto più grandi sono le società tanto più consistenti sono pure le staff che operano accanto ai professionisti. Non va, tuttavia, dimenticato che il fulcro dei ricavi si fonda sulle persone che impiegano una parte del loro tempo ad eseguire gli incarichi dei clienti. Quindi la questione è di non appesantire troppo l azienda. Il ricorso a Internet ha influssi sul costo della struttura. Se esso si traduce in uno strumento di puro contatto con la clientela, l influsso è minimo. Se, invece, diventa uno strumento di comunicazione complementare, può5 L'EVOLUZIONE TECNOLOGICA dare addirittura un contributo positivo all organizzazione consentendo il risparmio di alcune categorie di costo. Se, infine, Internet costituisce uno strumento di diversificazione dell offerta della società, la questione organizzativa si complica e deve essere affrontata in chiave di suddivisone del lavoro di backoffice, di gestione del tempo che viene dedicato al servizio e di governo dell investimento necessario per seguire lo sviluppo tecnologico e tecnico del servizio online. In generale, in una società di consulenza come, d altra parte, in tutte le imprese ma, in particolare, in quelle brain intensive - determinante è la realizzazione di una gestione della conoscenza (knowledge management). 5Il momento attuale è caratterizzato da una grande mobilità del lavoro specie intellettuale e questo certamente crea non pochi problemi a queste aziende che proprio del lavoro intellettuale fanno la ragione della loro esistenza. Il pericolo è che la conoscenza rimanga patrimonio delle singole persone, procurando un danno, più o meno rilevante, se le persone se ne vanno dall azienda. La gestione della conoscenza è una grande sfida per le organizzazioni che cominciano ad avere una certa dimensione. Con tale espressione si comprendono tutte quelle azioni manageriali volte a presidiare il patrimonio di competenze dell azienda. Rientrano in questo ambito tutte le attività volte a esplicitare, catalogare e sviluppare le conoscenze tacite, che sono delle singole persone, per trasformarle quindi in patrimonio aziendale. Per ottenere ciò vi sono sostanzialmente due filosofie di gestione che possono essere applicate. La prima tende a mettere in atto meccanismi organizzativi atti a condividere e a socializzare queste conoscenze. Si parla di action learning, di groupware e di gruppi virtuali. La rete diventa così un potente strumento anche per questo. L altra filosofia è di tipo prevalentemente culturale. Si tratta di creare nell azienda un ambiente favorevole alle persone che vi operano. Una recente indagine Hay riporta interessanti risultati in questo senso...scegliere un lavoro è come comprare merce per un periodo temporaneo. Un posto è come un automobile che deve durare da tre-cinque anni, non tutta la vita..allora per attrarre e mantenere gli individui nelle organizzazioni bisogna mettere in atto un insieme di fattori che contribuiscano a motivare la persona nel costruire la crescita professionale e le opportunità per il futuro. Si deve naturalmente puntare sul maggiore coinvolgimento nella missione e nei successi dell organizzazione. 6In conclusione, si può osservare che il mondo della consulenza aziendale, anche a seguito del progressivo sviluppo di Internet, è in grande evoluzione. La domanda di con sulenza è in forte crescita soprattutto per il nuovo modo di fare impresa impostato sulla flessibilità e sul ricorso alle reti. La differenziazione dell offerta di servizi sta ormai imprimendo una ulteriore svolta al settore. Il problema per tutti gli operatori è più che mai quello di individuare una strategia di posizionamento che facendo leva - sulle competenze disponibili e su quelle che si possono generare - individua chiaramente il sistema di offerta di servizi e il segmento di clienti al quale rivolgersi. Specie per le realtà di piccole dimensioni si tratta di valutare bene questa scelta strategica per non rincorrere traguardi improponibili, con grave dispendio di energie e di risorse. Riferimenti bibliografici D. Boglietti, E-Services. Nuovi strumenti on line per il futuro delle società di consulenza, Università Bocconi, , tesi di laurea G. Corbetta, La consulenza di direzione, EGEA, 2000 Focus Intervista: la consulenza strategica, Economia & Management, n.2, Maggio 2000 F. Pennaiola, Economia e organizzazione delle attività terziarie, Etas, 1995 M. Porter, Strategy and The Internet, Harvard Business Review, March April, 2001 Dan Schiller, Capitalismo digitale, EGEA6 7 Convegno dell'unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti Treviso - 29/30 marzo 2001 Libera professione, pubblicità e consulenza in rete: quali regole Avv. Sergio Russo Membro Giunta Nazionale Associazione Italiana Giovani Avvocati I precedenti storici ed i principi E indubbio che l affacciarsi nell esperienza nostrana della possibilità di addivenire a forme di pubblicità per gli studi professionali costituisce, come sempre avvenuto nel dopoguerra, un ulteriore esempio della tendenza, europea in genere ed italiana in particolare, a recepire con ciclico stacco temporale le linee di tendenza provenienti dagli Stati Uniti 1. E del resto vero che, nel contesto delle varie attività professionali sia in Italia che all estero, è stata soprattutto la categoria forense a fornire, per molti versi, l autentico banco di prova di molteplici percorsi evolutivi ai quali merita qui far cenno 2. La questione della diffusione, presso il pubblico od anche presso i colleghi, del contenuto e della natura delle proprie prestazioni professionali, si pose infatti per la prima volta negli Stati Uniti, con il famoso caso Bates v. State Bar of Arizona 3, deciso con sentenza della Corte Suprema, già nel Il caso, assai noto, concerneva uno studio legale dell Arizona (la Legal Clinic of Bates & O Steen appunto) che aveva pubblicizzato sull Arizona Republic un annuncio del seguente tenore: Avete bisogno di un avvocato? Servizi legali a prezzi molto ragionevoli. (Divorzio o separazione legale $ etc ). Una sezione disciplinare del Bar competente, ritenendo tale attività pubblicitaria in violazione della Disciplinary Rule del Code of Professional Responsibility 5, comminava la sanzione della sospensione. Dopo una prima conferma da parte della Corte Suprema dell Arizona, che respingeva il ricorso dei legali, la decisione dell ente disciplinare veniva annullata dalla Corte Suprema Federale dichiarandosi che la pubblicità svolta dall esercente la professione forense era autorizzata e protetta dal 1 emendamento della Costituzione Americana e che il divieto di pubblicità era in violazione di tale precetto costituzionale. In particolare la pronuncia precisava che la pubblicità commerciale è protetta dal 1 emendamento quando serve gli interessi della società fornendo informazioni importanti riguardo a problemi significativi o quando fa conoscere al pubblico la disponibilità, la natura ed i costi di prodotti e servizi, svolgendo così un ruolo indispensabile nella distribuzione delle risorse in un sistema di libera iniziativa. Nel contempo, diceva sempre la sentenza, la norma disciplinare contribuisce ad impedire il libero flusso dell informazione commerciale e a tenere il pubblico nell ignoranza. 6 1 Merita qui forse osservare che però, nelle materie giuridico-economiche, ciò sembra essersi sempre limitato a nuove figure contrattuali (il leasing, il factoring, il franchising) e non essersi mai esteso al piano dei principi generali. In questo senso il tema della pubblicità per gli studi professionali potrebbe essere forse considerato una esperienza nuova. Ma valgano al riguardo le considerazioni che verranno svolte in conclusione. 2 Si ritiene doveroso ricordare che sicuramente la massima autorità, in materia di deontologia forense, in Italia è Remo Danovi, tra le altre cose Vice-Presidente del Consiglio Nazionale Forense. Sul tema della pubblicità, in particolare, meritano di essere ricordati i seguenti suoi scritti: La deontologia delegata (ovvero, la pubblicità dell avvocato) in Foro It., 1990, I, pag. 705 e ss.; L indipendenza dell avvocato, Milano, 1993, pagg. 43 e ss; La pubblicità dell avvocato negli Stati Uniti e nei paesi europei in Resp. Civ. e Prev., 1992, pagg. 3 e ss; La toga e l avvocato, Milano, 1993, pag. 129 e ss; L avvocatura tra pubblicità ed informazione in Foro It., 1994, IV, pagg. 26 e ss; La giustizia in parcheggio, Milano, 1996, pagg. 99 e ss; Il pendolo della professione, Milano, 1999, pagg. 19 e ss. Molte delle considerazioni svolte in questa relazione sono il frutto dei suoi insegnamenti. 3 Si veda al riguardo l esauriente scritto La pubblicità dei servizi legali negli USA di Jacinta Paroni Rumi, in Foro It., 1978, V, pagg. 273 e ss S. Ct. pag e ss. (1977). Per le opinioni dei giudici dissenzienti si vedano le pagg e ss. 5 La stessa, tra le altre cose, così recitava: A Lawyer shall not publicize himself, or his partner, or associate as a lawyer through newspaper or magazine advertisements, radio or television annoucementes. 6 A mio avviso di estrema importanza è il fatto che, nel ricorso dei legali, fosse assunta la violazione non solo del 1 emendamento alla Costituzione bensì anche la violazione dello Sherman Act (vale a dire della normativa statunitense dell epoca in materia di antitrust), già richiamata in una precedente sentenza della Corte Suprema del 1975 (Goldfarb v. Virginia State Bar, 421 U.S ) con la quale si era affermato che la pratica di fissazione, da parte degli Ordini Forensi, di un tariffario minimo per le prestazioni professionali era incompatibile con i principi antimonopolistici, sanciti appunto dallo Sherman Act. Nel caso della pubblicità la Corte Suprema Federale respinse il ricorso nella parte relativa alla asserita violazione dello Sherman Act, ma non per motivi di merito bensì per motivi di gerarchia delle fonti. Fu infatti affermato che la regolamentazione dell attività avvocatizia rientra nella potestà legislativa dello Stato dell Arizona e quindi suscettibile di esenzione dalle regole generali dello Sherman Act. Sul punto, a mio parere per certi versi allarmante, si tornerà in seguito nelle conclusioni. 78 LIBERA PROFESSIONE, PUBBLICITA', CONSULENZA IN RETE La pronuncia dette il via ad una serie di riforme in sede di disciplina deontologica negli Stati Uniti e si arrivò al Model Code of Professional Responsibility ed al Model rules of professional conduct. I due schemi, entrambi provenienti dall American Bar Association, differiscono non poco nello spirito. Infatti mentre il primo enuncia un elenco di ventidue contenuti informativi che possono essere pubblicizzati, vietando quelli non previsti, il secondo ribalta l impostazione e consente tutte le forme pubblicitarie non espressamente vietate (sono ad esempio vietate le pubblicità decettive, vale a dire quelle contenenti false rappresentazioni di fatti o leggi, quelle che creino infondate aspettative di successo, quelle raffiguranti servizi comparativi con quelli di altri). Nel contesto europeo la situazione non è uniforme ed è anzi particolarmente articolata. Sostanzialmente si può dire che nella fascia nord (Inghilterra, Norvegia, Svezia, Danimarca, Irlanda, Olanda) la pubblicità è consentita in termini ampi, nel centro (ad esempio in Francia) è permessa nei limiti in cui si traduce in una informazione necessaria per il pubblico, nel sud (in particolar modo in Italia, Grecia e Portogallo) vi sono ancora forti resistenze 7. E indubbiamente vero che, per verificare in che termini la pubblicità degli studi legali possa essere ammissibile nel nostro ordinamento, si debba partire anzitutto dai dati normativi e segnatamente dal dettato costituzionale. A questo riguardo, in sostanziale adesione a quella che è stata l esperienza statunitense, si tende per lo più a richiamare gli artt. 41 e 21 Cost. Il richiamo non è simultaneo ed è anzi antagonistico ponendo, paradossalmente, in un ottica contrapposta il principio di libera iniziativa economica e quello di libertà di espressione del pensiero e delle opinioni. Infatti si rifà all art. 41 chi, fondamentalmente, intende ricondurre anche l attività professionale all ambito imprenditoriale mentre si rifà invece all art. 21 chi propende per una conservazione dell impronta personalistica della prestazione legale, carattere questo ricorrente e dominante nella nostra concezione classica della professione ed anche oggetto (almeno fino al momento dell emanazione, il 2 febbraio 2001, del decreto legislativo delegato in materia di società tra avvocati) di espressa codificazione legislativa negli artt c.c. (in particolar modo con riferimento all art c.c.) 8. Non improprio appare il riferimento anche al principio di eguaglianza, alla luce del fatto che esiste già un esempio di regolamentazione ordinistica della manifestazione pubblicitaria di una attività professionale, quale quella dei consulenti in proprietà industriale (D.M n. 342). In ogni caso, al di là delle diversità di opinioni in merito a quanto sopra 9, è difficilmente obbiettabile l opinione di Danovi secondo la quale non sembra potersi rinvenire nessun principio costituzionale che vieti una forma pubblicitaria alle attività professionali. Ma in una ottica europea veramente decisivo è apparso il riferimento all art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell uomo secondo il quale ogni persona ha diritto alla libertà di espressione e questo diritto comprende la libertà di opinione e la libertà di ricevere o comunicare informazioni e idee senza che vi possa essere ingerenza delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiere. Ove appare evidente che, diversamente da quanto si può dire a mio avviso in ordine all art 21 Cost. e con particolare riferimento all enfatizzato aspetto transfrontaliero, il diritto di libertà di espressione è qui espressamente inteso pure nel suo aspetto speculare di diritto ad una corretta informazione del pubblico, anche semplicemente intesa come adeguato strumento teso a consentire la consapevole fruizione di determinati servizi. Su questa base normativa si sono avute alcune significative pronunce della Corte Europea dei diritti dell uomo 10, di cui la più rilevante appare essere quella del sul caso Casado Coca. Si è trattato del caso di un avvocato spagnolo, Casado Coca, esercitante in Barcellona, il quale era stato sottoposto a sanzione disciplinare dal locale Consiglio dell Ordine in quanto aveva fatto pubblicare su un giornale alcune informazioni relativamente alla propria professione, al proprio recapito, al numero di telefono e così via. La Corte, in tale occasione, ha sancito che l art. 10 della Convenzione non vale soltanto per alcuni tipi di informazione, di idee e modi di espressione, particolarmente di natura politica; esso comprende anche l espressione artistica, le informazioni di carattere commerciale o anche la musica leggera o i messaggi pubblicitari diffusi per cavo Pertanto, esso è applicato all avvocato che fa pubblicare annunci in un giornale indicando semplicemente 8 7 La suddivisione operata nel testo è frutto dell elaborazione di Danovi. In particolare in Il pendolo della professione pag Si ricordi al riguardo comunque Corte Cost. 231/85, in Riv. Dir. Ind., 1987, II, pag. 3 e ss, che ha affermato che la pubblicità commerciale non rientra tra le forme di libera manifestazione del pensiero protette dall art. 21 Cost. bensì si riconduce all art. 41 Cost. ed dallo stesso protetta e garantita, nonché simultaneamente limitata in virtù delle previsioni del secondo e del terzo comma dello stesso articolo. 9 Io personalmente propendo per ritenere che l unico vero fondamento costituzionale possa essere rinvenuto nella previsione dell art. 41 Cost., ammesso ma assolutamente non concesso che la prestazione professionale sia poi riconducibile per qualsivoglia verso all attività imprenditoriale. Non appare infatti mutuabile nel nostro ordinamento, in modo perfettamente omogeneo, il richiamo al principio di tutela della libertà di espressione operato nella sentenza Bates v. State Bar of Arizona. Non può essere dimenticato che la nostra Costituzione, al di là delle tendenze politiche, è nata, nell opinione dei suoi compilatori, in esito al disfacimento di un regime totalitario e che preoccupazione principale è stata quella di garantire la libertà di espressione politica e di stampa. Nella mentalità americana, ove il tema è sentito in modo meno sofferto (perché nemmeno lontanamente è concepita la possibilità di sopprimere la libertà di opinione), la concezione della libertà di espressione assume una valenza più sofisticata e tende a confondersi con l esigenza di una corretta e responsabile informazione del pubblico, anche su argomenti non necessariamente connessi alla politica o comunque a temi di rilevanza sociale (rispetto ai quali opera invece anche il nostro art. 21 Cost.). Detto in altre parole non sembra di poter dire che la società italiana del dopoguerra fosse, economicamente e socialmente, così complessa da poter far sorgere l esigenza di tutelare costituzionalmente una veritiera a corretta informazione del pubblico, su temi relativi alla dinamica degli scambi e suscettibili di essere avvertiti dalla massa solo in esito ad un avanzato processo di industrializzazione. Solo questo secondo profilo invece, pur con le implicazioni distorte che esso può sottointendere (si rimanda ancora al riguardo alle conclusioni), può a mio avviso attagliarsi in modo appropriato al tema della pubblicità degli studi legali. In ogni caso, sia le considerazioni espresse subito dopo nel testo sia il richiamo all art. 10 della Convenzione Europea dei diritti dell uomo, sembrano rendere del tutto sterile la dialettica sul punto. 10 Si vedano al riguardo i casi Barthold v. Repubblica Federale di Germania, Hempfing v. Repubblica Federale di Germania, Casado Coca v. Spagna, citato di seguito anche nel testo.9 LIBERA PROFESSIONE, PUBBLICITA', CONSULENZA IN RETE il suo nome, indirizzo, professione e numero telefonico, avendo uno scopo dichiaratamente pubblicitario, ma fornendo anche alle persone aventi bisogno di una assistenza giudiziaria informazioni di una certa utilità e tali da facilitare il loro accesso alla giustizia. La Corte nel contempo ha ridimensionato la portata di questo principio giustificando l adozione di provvedimenti (anche di fonte meramente ordinistica) tesi a disciplinare l accesso alla pubblicità 11 ed enfatizzando il ruolo centrale dell avvocato nella gestione della giustizia e nel rapporto tra cittadino ed istituzioni. Sulla scorta di questa esperienza europea si arriva ad oltre la metà degli anni 90 quando il Consiglio Nazionale Forense, con delibera del , approva il Codice Deontologico che segna un fondamentale passaggio evolutivo della professione in funzione della disciplina della pubblicità (art. 17), dei rapporti con la stampa (art. 18) e delle forme di acquisizione della clientela (art. 19). Centrale è ovviamente la previsione dell art. 17, in origine concepita in modo più limitato ed oggetto di accurata riforma ed estensione successivamente, che ad oggi positivamente ammette e disciplina la pubblicità degli studi legali in Italia. L impostazione è, almeno a colpo d occhio, sostanzialmente quella anglosassone: è ammesso tutto ciò che non è vietato, sia espressamente sia in via di interpretazione del contenuto dell art. 17 o delle altre norme dell ordinamento che in qualche modo possano riguardare la pubblicità degli studi legali (si fa riferimento ad es. alle norme sulla concorrenza sleale oppure, nel caso dell esercizio della professione in forma associata, al Codice di autodisciplina pubblicitaria). Nonostante l introduzione del Codice Deontologico e la vigorosa riforma dell art. 17, come indicato in precedenza, si incontrano nel nostro paese ancora forti resistenze ad una compiuta affermazione del modello pubblicitario. Ne sia riprova il fatto che la bozza di regolamento, predisposta dal Consiglio Nazionale Forense nel marzo 2000 ed inviata a tutti gli Ordini, ha suscitato senz altro più di una voce contraria. La pubblicità consentita Al di là dei contrasti e delle ritrosie culturali, è indubbio che ad oggi abbiamo un punto di riferimento regolamentare che ha consentito e consente di porre alcuni capisaldi in materia. Sostanzialmente identico punto di riferimento abbiamo per la professione commercialistica il cui recente Codice Deontologico ammette la pubblicità professionale e dedica, all art. 32, una disciplina per molti versi analoga a quella prevista per gli avvocati. Si tenga poi conto del fatto che nel progetto di riforma delle professioni, varato dal Governo il al n (il famoso progetto Mirone-Fassino), è adesso espressamente prevista, all art. 2 lett. d), la facoltà per i professionisti di farsi pubblicità. Principio essenziale è quello secondo il quale la pubblicità professionale non è un male in sé bensì lo è l uso improprio e distorto che di essa si possa fare; si è cioè vinto il tabù, secondo il quale la pubblicità è in sé una pratica degradante la professione, e si è accettata l idea che essa sia un fenomeno da combattere solo nelle sue forme espressive non rispettose del decoro e della dignità professionali 12. Ma quali sono le pratiche che non possono ritenersi assolutamente ammissibili? Si ritiene che il discorso debba essere posto su due piani distinti: i contenuti ed i mezzi. Sul piano dei contenuti è anzitutto da dirsi che, in linea di principio, l avvocato dovrebbe essere autorizzato a rendere edotti i terzi sulle sue capacità professionali senza particolari limiti ma anche nel rispetto di criteri generali ben definiti. E così che il codice deontologico impone il necessario rispetto di tre canoni essenziali: correttezza e verità; dignità e decoro della professione; segretezza e riservatezza. Non è quindi senz altro ammissibile qualificare una propria eventuale particolare competenza in termini di specializzazione professionale, mancando in Italia, sia a livello accademico sia a livello ordinistico, una qualsiasi forma ufficiale di qualificazione professionale specialistica. E però ammissibile, per espressa previsione del codice, indicare nei rapporti con i terzi propri particolari rami di attività purché, è evidente, l indicazione sia rispondente ad una capacità professionale effettiva 13, traducendosi, in caso contrario, in pubblicità contraria ai criteri di correttezza e verità. Sono invece contrarie ai criteri di riservatezza e segretezza le pratiche pubblicitarie tese ad enfatizzare e diffondere le proprie percentuali di successi professionali 14 (come il numero di assoluzioni ottenute oppure l entità dei risarcimenti conseguiti per gli assistiti) oppure tese a rendere nota la qualità e l identità dei propri clienti. Sembrano più in violazione dei principi di decoro e dignità della professione invece la diffusione del proprio fatturato oppure anche la diffusione di propri particolari tariffari (in tal caso ritengo emerga anche un profilo di non correttezza nei confronti dei colleghi). Assolutamente vietata è poi ovviamente ogni forma di pubblicità comparativa. Sul piano dei mezzi direi che le limitazioni sono maggiormente percettibili. Non è assolutamente consentito accedere ai mezzi di stampa né agli organi di informazione in genere, almeno per quelle che siano forme pubblicitarie dichiaratamente tali ed a pagamento, mentre, per espressa previsione del codice deontologico, è senz altro consentito la diffusione dei propri 11 Ciò sia in funzione della tutela del diritto del pubblico ad una informazione corretta sia in funzione della tutela del diritto degli altri colleghi ad un adeguato rispetto dei principi di leale concorrenza. 12 Si vedano al riguardo le parole di Danovi: Per conseguenza anche in Italia deve diffondersi l opinione che una informazione leale sulla funzione e sull attività dell avvocato, nei limiti fissati dal codice deontologico, non è in contraddizione con i valori tradizionali della dignità e del decoro in Il pendolo della professione pag All obiezione secondo la quale, in tal modo, il divieto del riferimento alla specializzazione sarebbe di fatto aggirato, si è risposto che in verità il problema di una millantata esperienza professionale può porsi comunque come pratica potenzialmente dannosa per il pubblico, al di là del fatto che sia pubblicizzata o meno. La questione deve essere quindi vista nell ottica del fatto che la millantata specializzazione costituisce in sé, al di là di qualsivoglia competenza approfondita, pubblicità ingannevole inducendo nel terzo la convinzione della sussistenza di un dato formale che non può esistere. 14 Merita di osservare che negli Stati Uniti questa pratica, esplicantesi in varie forme, è invece sostanzialmente tollerata. 9 Vedere altro
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