Source: https://anzianiinformazionionline.blogspot.it/2015/01/
Timestamp: 2017-07-23 18:47:58+00:00

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Anziani morti in casa, l’autopsia conferma il decesso per cause naturali Anziani morti in casa, l’autopsia conferma il decesso per cause naturali L’autopsia eseguita oggi degli anziani coniugi trovati morti in casa mercoledì sera a Pisa confermerebbe i decessi per cause naturali anche se in giorni differenti. Prima è morto il marito, di 85 anni, insegnante in pensione, e poi, almeno un giorno dopo, la moglie, 78 anni. I medici legali Luigi Papi e David Forni dovranno effettuare ulteriori analisi e accertamenti clinici per determinare con certezze le cause di morte, ma i primi riscontri tenderebbero a escludere evidenze diverse da quelle naturali. I due anziani vivevano in condizioni di estremo disagio in un piccolo terra-tetto non distante dal centro di Pisa. Quando i vigili del fuoco, allertati da una delle loro tre figlie che non aveva notizie dei genitori da giorni, hanno aperto la porta dell’appartamento si sono trovati davanti una situazione di evidente degrado: la casa era priva di riscaldamento e la corrente elettrica erogata al minimo, disordine e sporcizia un po’ ovunque. I cadaveri erano in due diversi ambienti dell’abitazione: quello dell’uomo al piano superiore, mentre la moglie era al piano di sotto.Fonte: ANSA
Anziano soli
La ministra della P.A. Marianna Madia ha firmato la circolare n. 6 del 4 dicembre 2014 che vieta di affidare ai pensionati incarichi dirigenziali o direttivi, di studio o di consulenza, e cariche di governo nella Pubblica Amministrazione, come stabilito dall’art. 6 del D.L. n. 90/2014. Ma attenzione: lo stop non vale per tutti. E non impedisce a chi è andato in pensione per la propria carriera di concorrere per un impiego in un altro settore della P.A., dove i limiti di età sono diversi, o di svolgere attività per incarichi che non comportano funzioni dirigenziali o direttive e siano diversi da quelli di studio o di consulenza.
Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione – Circolare N. 6/2014 Potrebbe anche interessarti: Addio a incarichi per i pensionati nella P.A.: e i liberi professionisti?
le pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, dei fondi speciali gestiti dall’Inps; le pensioni a carico del fondo integrativo di previdenza del personale dipendente nonché dei fondi sostitutivi del medesimo; le pensioni sociali e gli assegni sociali con i rispettivi aumenti; le anticipazioni concesse sui trattamenti pensionistici liquidati per effetto del cumulo dei contributi versati in Italia con quelli fatti valere in Paesi Esteri, in virtù di rapporti e convenzioni internazionali. Non rientrano nella sanatoria:
le prestazioni di invalidità civile per le quali l’Inps svolge esclusivamente la funzione di Ente erogatore (salvo i casi particolari previsti dall'art. 42, comma 5, del d.l. 269/2003); gli indebiti relativi a trattenute per attività lavorativa non operate; i recuperi per ritenute Irpef.
Per le somme pagate dal 28 marzo 1989 al 30 dicembre 1991 è intervenuto l’ art. 52 della l. 88/1989 (circ. 101/1990, circ. 107/1993 e circ. 238/1993). L'articolo 52 ha totalmente innovato la materia, stabilendo che, in caso di errore, l'ente erogatore non può pretendere la restituzione degli importi di pensione già erogati, in assenza beninteso di dolo da parte dell'interessato. Nega tuttavia la presenza di errori a carico dell’ente nei casi in cui la rettifica fosse la conseguenza "di una modificazione intervenuta nel tempo". Con tale espressione si faceva riferimento, ad esempio, ai necessari provvedimenti di modifica conseguenti all'emanazione di nuove disposizioni legislative. La norma è più vantaggiosa per il pensionato che può godere della sanatoria senza alcun limite di tempo e per qualsiasi tipo di errore. La sanatoria si applica in presenza dei seguenti presupposti:
errore dell'Istituto (di fatto, di diritto o di misura); assenza di dolo da parte dell'interessato; ritardo configurabile come errore (quando la comunicazione dell'indebito conseguente al ricalcolo della pensione è effettuata oltre i termini previsti dal regolamento di attuazione della l. 241/1990). Se l'indebito è collegato a situazioni che devono essere comunicate dall'interessato:
si recupera sempre per i periodi antecedenti alla comunicazione; per i periodi successivi: si recupera se la notifica avviene entro i termini previsti dalla l. 241/1990; non si recupera se la notifica avviene dopo. Sono escluse dalla sanatoria:
le pensioni in convenzione internazionale; le liquidazioni provvisorie. N.B.I debiti derivanti da revoca o riduzione dell'assegno al nucleo familiare non rientrano nella sanatoria.
ARTICOLO 1 - LEGGE 662 DEL 1996 L' art.1, commi 260-265, della l. 662/1996interviene a riassumere tutte le prestazioni previdenziali percepite indebitamente per periodi anteriori al 1° gennaio 1996 (circ.96/1997). I destinatari sono i soggetti che hanno percepito indebitamente prestazioni pensionistiche o quote di prestazioni pensionistiche o trattamenti di famiglia per periodi anteriori al 1° gennaio 1996, ivi comprese anche le anticipazioni concesse a norma dell’ art. 8 della l. 153/1969, sui trattamenti pensionistici liquidati con il cumulo di contributi esteri e per i quali sussiste ancora azione di ripetibilità in quanto non prescritti. La legge citata stabilisce che, in assenza di dolo da parte dell’interessato, l’unico elemento determinante ai fini del recupero è il reddito personale imponibile ai fini IRPEF effettivamente percepito dall’interessato nell’anno 1995. Per reddito imponibile IRPEF deve intendersi il reddito al netto degli oneri deducibili. Non si deve tener conto del reddito della casa di abitazione, dei trattamenti di fine rapporto e relative anticipazioni, nonché delle competenze arretrate a tassazione separata:
per redditi pari o inferiori a 16 milioni non si procede ad alcun recupero. per redditi superiori a 16 milioni si procede alla riduzione del debito del 25%. Il modello RED IND/95 predisposto per essere ammessi ai benefici della sanatoria, non veniva richiesto qualora i redditi dell’anno 1995 fossero già disponibili agli atti della Sede e per i pensionati che avevano percepito redditi da pensione INPS superiori a 16 milioni.
ERRORI SUCCESSIVI ALLA LIQUIDAZIONE O RILIQUIDAZIONE Il comma 1 dell’ articolo 13 della l. 412/91 consente, inoltre, il recupero dei pagamenti indebiti determinati dall’omessa o incompleta segnalazione, da parte dell’interessato, di fatti intervenuti dopo il provvedimento definitivo di liquidazione o di riliquidazione diversi dalle situazioni reddituali che incidono sul diritto o sulla misura della pensione. Ferma restando la possibilità di rettificare in ogni momento il provvedimento divenuto errato, la recuperabilità delle somme indebitamente corrisposte deve essere determinata secondo i seguenti criteri:
gli indebiti erogati in conseguenza di una mancata o errata valutazione di fatti sopravvenuti al provvedimento di prima liquidazione o di riliquidazione diversi dalle situazioni reddituali e conosciuti dall’Istituto ( es. scadenza della contitolarità della pensione ai superstiti, liquidazione di pensione al minimo a titolare di altra pensione al minimo, scadenza dell’assegno di invalidità, scadenza della pensione di reversibilità) sono suscettibili di sanatoria; qualora, invece, i fatti sopravvenuti, diversi dalle situazioni reddituali, debbano essere dichiarati dall’interessato, le somme indebitamente erogate fino alla data di comunicazione da parte dell’interessato devono essere recuperate in ogni caso. Non sono più recuperabili le somme indebite erogate successivamente alla predetta comunicazione: le Sedi competenti provvederanno immediatamente a rettificare il provvedimento errato non appena ricevuta la comunicazione da parte dell’interessato. EREDI DEL PENSIONATO
se il pensionato è deceduto prima del primo gennaio 1999 (data di entrata in vigore della l. 448/1998), il recupero dell'indebito non si estende agli eredi del pensionato, anche nell'ipotesi in cui l'indebito debba essere ricollegato al comportamento doloso del dante causa (circ.96/1997); se il pensionato è deceduto dopo il 31 dicembre 1998, in presenza di dolo del dante causa, il recupero deve essere attivato nei confronti degli eredi (Msg. 25970/1999). Per le somme riscosse dopo il 31 dicembre 1995 e fino al 31 dicembre 2000 si applica la normativa di cui alla legge 448/2001 (Msg. 16556/2008).
pagamenti di pensione effettuati in attuazione di sentenze provvisoriamente esecutive, divenuti indebiti a seguito di successiva sentenza favorevole all'Istituto. Gli indebiti in questione debbono essere recuperati a norma dell'articolo 2033 del codice civile e, quindi, anche nei confronti degli eredi (circ. 154/1997); pagamenti indebiti rientranti nel campo di applicazione della l. 448/2001 imputabili a comportamento doloso del pensionato; pagamenti indebiti effettuati dall’ 1.1.2001 ai quali non è applicabile la sanatoria di cui all' art. 13 della l. 412/1991. Debiti ai quali non si applica alcuna sanatoria:
ratei di pensione riscossi dopo la morte del pensionato, ripetibili nei confronti del delegato che materialmente ha riscosso le somme; ratei accreditati su conto corrente o libretto di risparmio, ripetibili nei confronti dell’Ente erogatore e degli eredi del pensionato; riscossione pensione di reversibilità dopo nuove nozze; riscossione PS e AS in caso di trasferimento della abituale dimora all'estero; prestazioni di invalidità civile per le quali l’Istituto svolge solo la funzione di erogazione a norma dell’art. 130 del decreto legislativo 30 marzo 1998, n. 112 (circ. 84/2002); riscossione di pensione o quote di pensione non più dovute a seguito di cancellazione di contribuzione; recuperi per ritenute IRPEF. SOMME INDEBITE PERCEPITE DALL'1.1.2001
Per le somme indebite percepite dal 1° gennaio 2001 si applica la normativa di cui all'art. 13, l. 412/1991 (circ. 31/2006): nei casi di ripetibilità del credito non si fa luogo al recupero nei confronti degli eredi se questi hanno rinunciato alla eredità ai sensi dell’art 519 del c.c. o nei casi di insolvibilità. Ai sensi del citato art. 519 del c.c. la rinunzia all’eredità deve farsi con dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione e inserita nel registro delle successioni.
nel caso di pagamento avvenuto tramite Istituto di credito, dovrà avviare la procedura per il recupero, anche coattivo, del credito nei confronti dello stesso Istituto bancario; nel caso di pagamento avvenuto presso le Poste Italiane, dovrà procedere alla segnalazione dei fatti alla Direzione Generale - Direzione Centrale Finanza, Contabilità e Bilancio, che provvederà ad interessare la Direzione Generale delle Poste Italiane. Nei casi di indebita riscossione di rate di pensione in pagamento allo sportello e per le quali risulta rilasciata delega, la restituzione dell’importo indebitamente riscosso deve essere richiesta direttamente e immediatamente al delegato, fermo restando che la circostanza va comunque segnalata all’Ente pagatore per le eventuali responsabilità che dovessero emergere al suo interno, anche ai fini di possibili rivalse dell’Istituto nei confronti dell’Ente medesimo.
Secondo l'ordinamento giurisprudenziale e le indicazioni fornite dal Ministero del Lavoro, l'individuazione del dolo deve essere effettuata valutando anche il contesto socio-economico di appartenenza del soggetto che ha percepito la prestazione indebita prima del gennaio 2001 (circ. 96/1997 richiamata dalla circ. 84/2002). In tale contesto, il Ministero ha deferito alll'attenzione degli Enti interessati, e con riferimento alle procedure erogatorie delle prestazioni, "l'individuazione del dolo come specificatamente prima delineato che ha modo di manifestarsi nelle dichiarazioni infedeli".
compensazione con crediti, relativi a quote di prestazioni pensionistiche o assistenziali, vantati nei confronti dell’Istituto; recupero mediante trattenute sulle prestazioni pensionistiche; pagamento, anche rateale, mediante rimesse in denaro. Nel caso in cui nei confronti di un soggetto titolare di un diritto di credito nei confronti dell’Istituto per quote di prestazioni pensionistiche o assistenziali sia stato accertato un indebito pensionistico ripetibile, ai sensi dell’ art. 13 l. 412/1991, il recupero delle somme indebitamente erogate può essere effettuato mediante compensazione con le somme arretrate dovute all’interessato.
l’ammontare delle trattenute sulle prestazioni pensionistiche deve essere limitato ad un quinto dell’importo della prestazione medesima (comma 1); il recupero sulle prestazioni pensionistiche a carico dell’AGO, deve far salvo in ogni caso l’importo corrispondente al trattamento minimo (comma 2); le somme da recuperare non possono essere gravate da interessi salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato (comma 3). Nel caso in cui il debitore sia titolare di più trattamenti pensionistici la trattenuta di un quinto deve essere operata su ciascun trattamento, fermo restando il limite del trattamento minimo, che deve essere salvaguardato sul totale delle prestazioni.
domanda di ricostituzione della pensione sull’apposito modulo reperibile presso tutte le sedi dell’Inps; domanda di riesame, in carta semplice; ricorso al Comitato provinciale dell’Inps, tramite la sede che ha assunto il provvedimento impugnato. Il ricorso, in carta semplice, può essere consegnato direttamente alla sede Inps, territorialmente competente, oppure spedito per raccomandata con ricevuta di ritorno entro il termine di 90 giorni dalla data di ricezione della notifica di indebito.
INDEBITI RELATIVI AGLI INVALIDI CIVILI Ai sensi dell’ art. 42, comma 5, del d.l. 269/2003, convertito con modificazioni nella l. 326/2003 non si procede alla ripetizione delle somme indebitamente percepite prima del 2 ottobre 2003 a titolo di provvidenze economiche a invalidi civili nei confronti di quei soggetti risultati, a seguito di verifica, privi del requisito reddituale richiesto per l'erogazione della prestazione. Rientrano nella specie anche le pensioni e gli assegni sociali derivanti da prestazioni agli invalidi civili (msg. 17881/06). La sanatoria comprende altresì le riscossioni indebite della maggiorazione sociale prevista dall'art. 38 della legge 448/2001 e degli altri benefici spettanti dopo il 65° anno di età (risposta a quesito del 11.12.06). Va ricordato che prima dell’entrata in vigore della predetta norma le prestazioni erogate in favore degli invalidi civili erano escluse da qualsiasi sanatoria. Le somme indebitamente percepite in mancanza del requisito sanitario rimangono escluse dalla sanatoria. Per i titolari di invalidità civile - sottoposti a visita di verifica straordinaria e per i quali sia stata accertata l'insussistenza dei requisiti sanitari - la revoca dei benefici assistenziali in godimento opera i suoi effetti dal mese successivo alla data della visita. La mancata immediata sospensione delle prestazioni, con conseguente formazione dell'indebito, non implica quindi che la revoca operi da data successiva a quella della visita né tantomeno dalla data di comunicazione della revoca: devono essere restituiti tutti i ratei maturati dopo la visita di verifica (sentenze Cassazione Sezione Lavoro 14212/01, 6091/02, 14590/02, 12759/03). Le Sedi procederanno al recupero delle mensilità riscosse indebitamente dal 2 ottobre 2003 in poi.N.B. Per le prestazioni agli invalidi civili, trasformate in pensioni sociali e assegni sociali al compimento del 65° anno di età è da precisare che:
non deve essere applicato l'art. 13 della l. 412/1991 deve essere applicata la sanatoria prevista dalla l. 326/2003. Leggi questo articolo in formato PDFTorna su all'inizio del contenuto.
FONTE INPS Pubblicato da
Un 'offerta di servizi di assistenza a domicilio più ampia e specifica, rivolta non solo alle persone già seguite dai Servizi sociali ma a tutti i cittadini che potranno riceverla gratuitamente o contribuendo per una parte o per il tutto all’ “acquisto” in base al proprio reddito. Per usufruire dei servizi di assistenza domiciliare sarà richiesta la presentazione del nuovo Isee (Indicatore situazione economica equivalente), con i nuovi criteri di valutazione della situazione patrimoniale definiti Stato ed entrati in vigore lo scorso 1°gennaio. Sono queste le caratteristiche principali del nuovo sistema di assistenza domiciliare (Sistema integrato di domiciliarità), avviato dall’Amministrazione con l’inizio del nuovo anno per intensificare e diversificare le cure a casa. Il nuovo sistema è rivolto a tutte le persone fragili che necessitano di interventi di supporto a casa, non solo anziani, ma anche persone con disabilità, minori, madri sole con bambini, adulti in difficoltà. Si tratta di una vera rivoluzione rispetto al sistema usato fino ad oggi, che permetterà alle persone di essere seguite a casa di più e meglio evitando, finché è possibile il trasferimento in strutture esterne (residenze sanitarie assistenziali, centri diurni e comunità educative per minori…), una soluzione spesso più traumatica, costosa e non necessaria. Con il nuovo sistema si potrà contare su un elevato numero di interventi specifici, costruiti sulle esigenze della singola persona proprio per rispondere alle diverse situazioni di necessità. Ad esempio si potrà richiedere l’assistenza, singola o condivisa, di una badante, di una baby sitter, di un educatore, ma anche ricevere attività aggiuntive di carattere socio-assistenziale e socio-educativa tra cui la consegna dei pasti, la piccola manutenzione domestica, il trasporto con accompagnamento, la cura della persona (con somministrazione di terapie, iniezioni, igiene della persona, pedicure curativo…). Nell’insieme di servizi a domicilio saranno disponibili anche l’assistenza psicologica per il periodo della gravidanza, della maternità e per il fine vita. Ci saranno infine anche interventi per la cura degli animali di affezione e delle piante. Il nuovo sistema potrà contare sullo sportello CuraMi (www.curami.net) aperto nel febbraio del 2014 per l’impiego di assistenti familiari
In base alla condizione patrimoniale attestata dal nuovo Isee i servizi continueranno essere gratuiti o vi si potrà accedere contribuendo progressivamente a seconda del proprio reddito fino ad “acquistare” interamente il servizio. Con la compartecipazione, per la prima volta, l’assistenza domiciliare sarà messa a disposizione di tutti i cittadini, sia delle persone che ne usufruiranno gratuitamente, sia di tutti gli altri che a seconda del proprio reddito potranno “acquistare” il servizio dal Comune pagandone una parte o tutto il costo, anziché cercarli altrove rivolgendosi ad altri fornitori presenti sul mercato. Il nuovo sistema consentirà quindi di allargare il servizio a un numero più ampio di persone. Gli introiti ottenuti per effetto della compartecipazioni saranno reinvestiti nel servizio a sostegno della gratuità per le persone a basso reddito. Ciò avverrà anche grazie ad un severo sistema di controllo delle domande volto a verificare i requisiti dei richiedenti e la conformità della loro posizione economica ai criteri di gratuità. A fornire i servizi saranno 25 enti, molti dei quali organizzati in raggruppamenti temporanei d’impresa che hanno partecipato al bando e sono state accreditati per la fornitura dei servizi.
Il sistema di compartecipazione sarà introdotto in forma sperimentale per sei mesi e la contribuzione sarà calcolata in misura proporzionale, in modo continuo e lineare e non per scaglioni. L’Amministrazione ha definito una soglia minima di valore Isee sotto la quale si continuerà ad avere diritto alla gratuità rispetto al costo del servizio e una soglia massima a partire dalla quale la quota di contribuzione sarà pari al 100% del costo del servizio o della tariffa. Le soglie sono le seguenti:
Tipologia di servizio Soglia Valori ISEE Quota di contribuzione
Domiciliarità per le persone anziane Minima
Domiciliarità per le persone con disabilità Minima
Domiciliarità per i nuclei familiari con minori Minima
Fra i due estremi così determinati la quota in percentuale di contribuzione a carico della persona sarà determinata in ragione dell’Isee posseduto e sarà progressiva. La Giunta ha stabilito che le soglie minima e massima potranno essere riviste in seguito agli esiti della sperimentazione. Il sistema di contribuzione prevede che la persona che usufruisce del servizio paghi la propria quota direttamente al gestore, mentre il Comune riconoscerà al gestore la quota a suo carico. I criteri applicati per la determinazione della compartecipazione potranno subire modifiche e integrazioni soprattutto in relazione agli effetti reali che l’applicazione del nuovo Isee produrrà. L’Amministrazione si riserva di intervenire con eventuali correttivi che terranno conto della salvaguardia dei beneficiari, sia degli equilibri di finanza pubblica. Al fine di evitare disagi ai cittadini, che sorgerebbero qualora fosse necessario revisionare in una volta sola tutti i servizi offerti è previsto che le prestazioni sociali gratuite già in corso proseguano fino alla fine del 2015 e che il nuovo sistema sia utilizzato solo per le nuove richieste.
Il nuovo Isee. Il nuovo Isee presenta le seguenti caratteristiche: a) adotta una nozione di reddito disponibile che include anche somme fiscalmente esenti; b) considera una maggiore incidenza della componente patrimoniale; c) valuta le caratteristiche dei nuclei familiari con carichi particolarmente gravosi, come le famiglie numerose (con tre o più figli) e quelle con persone con disabilità; d) riduce l’area dell’autodichiarazione, consentendo di rafforzare i controlli e ridurre le situazioni di accesso indebito alle prestazioni agevolate.
Comune L'Aquila: ok a delibera su modifica statuto centro anziani Su proposta dell'Assessore alle Politiche Sociali, Emanuela Di Giovambattista, la Giunta ha approvato una delibera su "Modifiche allo Statuto del Centro Sociale Anziani e approvazione Regolamento comunale per la concessione di contributi economici ai Centri Sociali."
Modifiche allo Statuto del Centro Sociale Anziani
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CUD INPS: online

References: art. 52

ARTICOLO 1
 art.1
 art. 8
 articolo 13
 sentenza 
 art. 13
 art. 519
 art. 13
 art. 42