Source: https://www.elideismo.com/2016/
Timestamp: 2019-12-08 10:47:06+00:00

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Elideismo.: 2016
Giardino II.
D'altra parte il locus amoenus preromantico è spessissimo, per non dire sempre, un sito ad - dome - sticato ossia che si trova assai presso ad un luogo abitato. Un luogo recinto, coltivato, disposto, sorvegliato (anche giardino da KARTO 'cinto'), prossimo alle mura della casa, raramente un luogo selvaggio: anche nei poemi cavallereschi, quando il guerriero vi si imbatte, se non è un vero e proprio luogo chiuso, si trova poco distante dalle case, dal castello ancor meglio.
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Potrebbe sembrare, leggendo scritture "veloci" - aggettivo in questo caso plurale non sinonimo necessario di "brevi": lessi qualche tempo fa uno scritto il quale trattava della difficoltà dell'epigramma -, che la nostra cultura ancor oggi sia ferma alla popolare ma non perciò sempre esatta tesi: "post hoc, propter hoc". Maggiore attenzione.
Pubblicato da elideismo a 07:26 Nessun commento:
Fare una scelta...
Tra "Non dimenticare mai" e "ricordare sempre / per sempre" è già retorica.
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La descrizione...
...più breve di cosa debba fare la particolare arte secondo quella che l'elideista chiama critica "aristotelistica" del Cinquecento italiano, se si vuole generalizzare a scopo esplicativo, è: "superare i limiti espressivi consolidati di quell'arte, utilizzando solo ed esclusivamente i mezzi che le sono propri". Poi, si possono creare arti nuove, perlopiù attraverso la via della "composizione" di quelle già presenti o di talune loro parti in un complesso ulteriore.
Pubblicato da elideismo a 06:11 Nessun commento:
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Dalla prospettiva elideistica è chiaramente un non senso scrivere: "Arte e letteratura". Semmai: "Arte letteraria ed arti plastiche"; "arti figurative ed arte della scrittura". In un sistema, certo, nel quale sta vanendo il futuro come tempo grammaticale e l'arte d'usar una struttura correlativa nella frase cade a pezzi, l'impulso a separare in generale per compenso si mostra appunto istinto strisciante ed indelebile. Da ciò tuttavia deriva che, quando si presenta una "squadra" dirigenziale per un festival letterario, ci si trova a dover giustificare la presenza in esso di uno specialista di "arte".
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"Estetica come scienza dell'espresso ed analisi dei linguaggi"?
Pubblicato da elideismo a 04:24 Nessun commento:
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Alcune bestie che si gonfiano continuamente purtroppo non esplodono mai.
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Frase, o meglio, uno spezzone di frase: "il giardino [...] è un angolo di paradiso". Ma in greco, come traduzione dal persiano, mi sbaglio o παράδεισος vuol dire 'giardino (recintato)', allo "stesso" modo di pardeš in ebraico? Nella Vulgata Eden essendo tradotto paradisus voluptatis, pur esso è un 'giardino di piacere, di delizie', da cui in italiano antico "paradiso deliziano, diluziano". E non parliamo della mutazione del valore di hortus da un certo latino ad alcune lingue "figlie".
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Continuo (La questione delle lingue VIII).
Proseguo a sostenere che studiare le lingue alle scuole medie superiori e non solo sia non unicamente utile, ma necessario ad una formazione complessiva. Continuo a sostenere l'idea che, soprattutto in uno stato quale l'Italia fortunatamente multilinguistico ed in cui questa varietà è legalmente protetta, lo è costituzionalmente, si debba cominciare dallo studio delle lingue "straniere" minoritarie fra i cittadini italiani: da ciò dovremmo tra l'altro dedurre che tali lingue, per il fatto stesso di essere parlate entro i confini da cittadini italiani, non sono straniere, se il proprio concittadino non può essere secondo ragione ritenuto straniero. Dunque, si dovrebbero insegnare le lingue "minoritarie" a tutti gli italiani che non le parlino dalla nascita a partire dalle più affini a quella percentualmente prevalente (dunque francese, ladino, sardo, catalano, franco - provenzale) per proseguire con quelle strutturalmente più distanti - perciò tedesco, "sloveno", albanese - allo scopo, che dovrebbe essere fra quelli connaturati ad uno stato democratico, di una integrazione "nazionale" che tragga giovamento culturale dalle differenze per ampliare la comunicazione e congiuntamente di necessità la conoscenza interna in quella che tutti in certi luoghi sostengono essere una comunità, senza omologare, confondere, appiattire, anzi. Ciò sarà più utile per una educazione alla tolleranza che l'apprendimento di una lingua "universale" perseguente un biblico ideale pre - babelico comunque egoistico, soprattutto se si riuscirà a spiegare che le lingue "minori" in Italia sono qui, accidentalmente, "minori", e tuttavia sono altrove, pure accidentalmente, ben maggiori, in continuità attraverso accidentali in terzo luogo confini temporanei. Dopo l'impartimento di quanto sopra si potranno studiare - oltre a latino e greco, assolutamente indispensabili a capire in modo per quanto possibile compiuto l'italiano stesso - le lingue "straniere", sfruttando parentele riconosciute per facilitarne l'assimilazione: lo spagnolo, il portoghese, il rumeno tramite il catalano, il francese etc., ovviamente l'italiano; l'inglese ed altre colla mediazione del tedesco. Aiutando tutti senza imporre l'oblio ad alcuno: a quello penserà altro.
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...ha vinto è "maggiore" di ciò che ha perso? Oppure quest'ultimo ha perso, come disse qualcuno, perché ancora non era venuto il suo tempo; era giunto, si può dire, in anticipo sul proprio tempo? Non potrebbe, ad esempio, aver perduto una serie di battaglie in quanto entrare a far parte della comunità dei fedeli "richiedeva troppa fatica"? E l'immediato è il facile, ciò che non deve essere dispiegato. La fortuna della vista contro l'udito.
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La tolleranza democratica è tolleranza del dissenso espresso non violentemente; l'intolleranza democratica è intolleranza dell'espressione violenta del dissenso ed ancor più dell'imposizione violenta della cosiddetta Verità.
Pubblicato da elideismo a 05:53 Nessun commento:
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Un uomo forte può ammirare senza pericolo da lontano un altro uomo forte: il problema può nascere, e quasi sempre nasce, quando i due si incontrano, perché il più forte dei due potrebbe non riconoscere nell'altro un suo pari da rispettare; potrebbe anzi tenerlo per debole da sottomettere come gli altri. Ossia il fronte internazionale dei nazionalismi (volutamente paradossale definizione recentissima) rimane compatto solo fino a quando ciascuno dei suoi esponenti non ha raggiunto il proprio scopo: da lì comincia la fine della "unità" ed iniziano complessi problemi per i cittadini. Autodeterminazione: non unificazione e non sciovinismo.
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La soluzione alla domanda se in un confronto culturale si faccia plagio o rivoluzione sospetto sia: "plagio e rivoluzione". Perché in ogni innovazione culturale o recupero di tradizione (relative) si ha il confronto conscio o meno del singolo partecipante colla cultura che vuole rinnovare o della quale vuole recuperare quelle che considera sane e / o irrinunciabili radici.
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Se si dice...
...che Gassendi fu legato alla tradizione rinascimentale per la sua critica all'aristotelismo, bisognerebbe precisare: a quella tradizione di pensiero del Rinascimento che criticava negativamente l'aristotelismo; questo perché il Rinascimento rifondò l'aristotelismo, avendo ritrovato e studiato testi di "Aristotele" sconosciuti o quasi all'occidente europeo in precedenza e, sulla base di una visione dei testi classici come sistema, fornì una serie di interpretazioni dell'opera aristotelica differente in maggiore o minor misura dalle varie interpretazioni degli Scolastici e fra sé diverse.
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Ha già conosciuto (La democrazia V)...
...l'Italia, una democrazia paternalista in cui Destra e Sinistra parlamentare erano più vicine di quanto fossero distanti: è la monarchia costituzionale del Regno d'Italia che come primo atto "unitario" tassò i prodotti agricoli che servivano da base per l'alimentazione delle classi povere; la cui polizia caricava gli scioperanti perché lo sciopero non era riconosciuto come diritto; che medagliò un ufficiale per aver cannoneggiato una folla in protesta; e che infine affidò il paese ad un uomo forte che portò lo stato in una serie di guerre, fino alla Seconda Guerra Mondiale che, come era già all'epoca sembrato ovvio ad alcuni, perse fragorosamente (cioè tra bombe rumorosissime di vario tipo). Dato che in questi tempi poco fausti si parla tanto di Padri Costituzionali, sul tema avanzerò una modesta ipotesi, ossia il sospetto: a) che i Padri Costituenti abbiano voluto appositamente il "bicameralismo paritario", perché le due Camere si controllassero ed eventualmente ostacolassero reciprocamente sempre e comunque: il monocameralismo o la supremazia di una fra le due assemblee sull'altra facilita la strada verso l'instaurazione di un regime non democratico; b) che abbiano voluto evitare il vincolo di mandato perché il parlamentare potesse liberamente abbandonare il partito che avesse voluto instaurare un regime scorretto "per via democratica" contribuendo attraverso il proprio voto libero ad impedire un così nefasto sviluppo; c) che abbiano voluto il suffragio universale come massima garanzia democratica; d) che abbiano ritenuto il proporzionale puro un sistema elettorale il quale, unito alla congenita litigiosità italica ed al punto c, avrebbe meglio salvaguardato di altri lo Stato dall'erezione di un regime autoritario o peggio dittatoriale del tipo di quello da cui si era appena usciti, per quanto evidentemente problematico sotto il profilo decisionale, anzi probabilmente in parte proprio per quel motivo. Così, per un aspetto differente da quello che complica l'attività del legiferare nel sistema proporzionale, lo schema elettorale statunitense è complicato; tuttavia, proprio la difficoltà nel conquistare, esercitare e mantenere l'esercizio del potere vorrebbe essere la miglior garanzia per la conservazione della libertà dei cittadini come singoli e come universalità in un regime democratico. Ho scritto "è la monarchia etc." sfruttando le risorse stilistiche del presente.
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Giochi di parole divini: uno spettacolo teatrale ha come titolo Adamo e Deva. Innocente: spostare la dentale dalla coda della congiunzione alla testa del nome. Ma in sanscrito "deva" ha a che fare con il divino. In latino "dea"; in greco "thea", con assordamento ed aspirazione della dentale. Etc. L'innocenza del sacro.
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Cosa? I punti esclamativi dagli articoli dei periodici. Almeno se col proprio pubblico si reclama, appunto, di esporre soltanto un fatto, ed imparzialmente. Diverso il discorso per le riviste militanti.
Pubblicato da elideismo a 07:16 Nessun commento:
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...e lecito non sono termini che definiscono insiemi identici. Defensor pacis.
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...che la democrazia nata non troppo tempo fa sia il modo migliore per rispettare il fatto che ogni singolo ha valore in quanto tale; sono molto più scettico sulla Verità, che in genere serve a perseguitare, torturare ed uccidere.
Pubblicato da elideismo a 08:04 Nessun commento:
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Come intendeva...
...qualcuno che ebbe peso nella mia formazione, la letteratura è repleta di ritorni; non solo la letteratura, ma l'arte in generale, aggiungerei: le fasi "arcaizzanti" non mancano. Nella cosiddetta "alta finanza" il gioco di ritirare una società dal listino di borsa liquidando gli azionisti minoritari onde impedirne l'opposizione a ristrutturazione e riposizionamento dell'impresa, per riquotarla alcuni anni dopo formando nuovamente il surplus a vantaggio dei grandi azionisti ri - venditori, non è infrequente, come in ambito pubblico l'eliminazione di piccole infrastrutture, si potrebbe pensare, dati certi ricorsi, al fine di ricostituirle trascorso un certo periodo di tempo e perciò - diciamo così - giovare alla vivacità dell'economia.
Pubblicato da elideismo a 05:38 Nessun commento:
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Era definita nelle statistiche "popolazione attiva" quella stipendiata o che lavorava in proprio; oggi "attivi" sono gli esercitanti una professione, come dipendenti od autonomi, o quelli che provano ad esercitarla; quelli che ce l'hanno sono definiti, in teoria specificamente, "occupati". Il fatto che si definisca "occupato" anche un territorio tenuto manu militari, potrebbe dare all'aggettivo alcune risonanze... Di una banderuola che televisivamente "spiega" statistiche periodiche del lavoro. Già nel Sette / Ottocento si tendeva ad identificare economia in senso allargato e politica, che è cosa parzialmente diversa dal dare forma ad una disciplina chiamata "economia politica".
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Esalta l'analisi, però ama alla follia l'immediatezza. La buona moglie e l'amante.
Pubblicato da elideismo a 06:18 Nessun commento:
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Si priva...
...della scelta, dei diritti, della libertà il criminale: ogni privazione di diritti in precedenza universalmente esercitabili non dovuta a crimini è una riduzione della democrazia. Scopo della democrazia è l'ampliamento dei diritti esercitabili senza commettere crimine, non la loro diminuzione.
Pubblicato da elideismo a 06:29 Nessun commento:
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...mi spiegarono che la pianura la quale si stende dai piedi delle Alpi agli Appennini, alluvionalmente, idrograficamente parlando dovrebbe dirsi "pianura padano - veneta" in quanto formata dai depositi alluvionali da una parte del Po (Padus) e suoi affluenti; dall'altra da quelli dei fiumi che attraversano il cosiddetto Triveneto (Adige, Piave, Sile, Tagliamento etc.), che non affluiscono (appunto) nel Po. Tema principe dell'elideismo, la differenza nascosta sotto una identità. E non stiamo qui ad aggiungere il tema dialettologico, dato che la differenza è uno sfumare.
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Del lasciare...
...l'associazione all'ascoltatore, se proprio ne ha bisogno; e poiché ne ha bisogno, la farà: per esempio, allorquando, toccata da Euriclea la cicatrice d'Ulisse, si sviluppa la "digressione", il narratore lascia all'ascoltatore di associare al tocco di Euriclea il successivo sgorgare del suo ricordo di come si ebbe tale ferita; od, al "ritorno", di sospettare, dati i gesti della serva e d'Ulisse, che il ricordo sia d'entrambi; comunque, in Omero gli eventi si spiegano attraverso i personaggi, il loro agire assai più che cogli interventi del narratore.
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Ogni monumento architettonico, e non solo, è prima di tutto un simbolo dell'ingegno umano. Del singolo essere umano e dell'insieme delle ingegnose singolarità umane, della collaborazione degli individui: tale insieme di particolari è l'umanità, non la massa informe ed indistinta, anche forzata.
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Vènera a parole un modello; ma tieniti a più che abbondante ed accurata distanza anche solo dal pensare di imitarlo ed in ancora maggior misura di citarlo: così nel Cinquecento per cominciare italiano riguardo ad Omero; così in tutto il periodo turbolentemente classicista posteriore fino alla "alba" romantica (Fruhromantik tedesca; e prima in Gran Bretagna). Figurarsi sfidarlo e / o superarlo, cosa che oggi, in atmosfera post - romantica, è praticamente inesistente da qualsiasi cervello "occidentale".
...essere banale; ma poiché leggo, prima che una certa cosa fu donata, poi la medesima, identica operazione definita vendita, bisognerà pur notare che una cosa donata non è venduta, né una cosa venduta donata: che "donare" e "vendere" non sono sinonimi. Entrambi i verbi attengono all'area di significato del dare; ma sono due perché uno qualifica il dare gratuitamente, mentre l'altro delimita il dare in cambio di qualcos'altro, un atto per così dire economico. La cosa donata è semmai ceduta, concessa, sinanco tradotta, ossia 'condotta tra' una ed un'altra persona, uno ed un diverso gruppo: condotta da...a, senza tornaconto concreto sul momento.
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Per adesso (La questione delle lingue VII).
Cominciamo colla citazione di un articolo di quotidiano: "i popoli dell'Unione [...] per comprendersi continueranno a comunicare nel linguaggio di Shakespeare [la lingua inglese: calco (linguaggio: inglese language) e retorica: l'autore per la lingua]: l'idioma è quello". Tralasciando la curiosità che il nesso "idioma globale" è idealmente un ossimoro, dato che idiotes vale egoista - vedi il post Idiozia, di quasi tre anni fa - e "globale" si intende 'di tutto il pianeta', quindi ne viene 'particolare di tutto il globo', ciò che preme sottolineare di nuovo è quanto già scritto: nessuna lingua è eterna, nessuna civiltà; dunque neppure la supremazia "universale" di una lingua. Anche l'inglese perciò abdicherà: non sappiamo in che tempi ed in quale modo, ma verrà sostituìto da qualche altra lingua nel suo attuale ruolo, poi "scomparirà" lasciando dietro di sé eredi di vita non si sa quanto lunga nella loro identificabile discendenza da tanto padre. Dunque: per adesso.
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Non una "cultura a due soggetti", ma una cultura in cui ogni soggetto è individuo.
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Delle regole...
...secondo le quali, allorché una persona dà cento, gli verrà periodicamente in termini brevi retrocesso da chi ha ricevuto centodieci, sono il sogno di ogni uomo. Peccato che: 1) ciò spieghi il "curioso" fenomeno del deficit e del debito; 2) una pratica del genere da parte del singolo cittadino sia generalmente definita "insensata" quando egli tenti di ottenerne l'applicazione nel rapporto col singolo stato in cui risiede, in qualità di residente / contribuente.
Pubblicato da elideismo a 06:50 Nessun commento:
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Ed anche questo.
La "parola" dell'Antico Testamento è "nuda"? La "parola" della prima parte della Bibbia è "autentica"? Dovrò riprendere in mano l'Auerbach di Istanbul che interruppi mesi fa: in Mimesis il grande filologo - col quale, come con ogni autore, litigo, essendo io italiano - affronta quei libri importantissimi per l'Occidente, che hanno fatto da filtro e da addobbo, camuffamento all'indispensabile cultura classica. Se mi ricordo bene, la conclusione è che, assumendo l'orientamento interpretativo cristiano esemplificato con Agostino che è servito a preservare anche ciò che era spesso presentato quale opposto, la "sacra rethorica" dell'Antico e del Nuovo Testamento è una diversa retorica, ma sempre una retorica; che è una "rethorica plena" di significato di salvezza, volutamente dimessa per avvicinare i più all'immortalità, contro la "vacua rethorica" dei testi pagani, troppo compiaciuti d'essa e tesi ad unicamente allettare, quando non strumenti del Demonio. A volte dai cristiani viene pure ammesso che la strumentazione retorica dei libri profetici ed altri è povera confrontata coi testi classici; ed allora la "precedenza", l'antichità della Parola di Dio serve a giustificare tale "debolezza", rivendicata come una punta avanzata in relazione ai bui, rozzi secoli in cui venne comunicata. Ma che tale Parola sia poi così "nuda" e così "autentica"... Debbo pure rileggermi il De doctrina christiana, in relazione al tema.
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Per quanto (La democrazia IV)...
L'efficienza del Terzo Potere sia migliorabile; per quanto si possa potenziare tramite attrezzature più moderne ed aumento numerico del personale; dovrebbe rimanere chiaro un elemento: il numero di sentenze non si aumenta "su richiesta". Almeno in democrazia.
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...la crescita più sicura è quella del debito.
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...in questo dibattito italicamente infuocato sulla Costituzione [della Repubblica] Italiana, l'ultima parte dell'articolo 2: "doveri inderogabili di solidarieta` politica, economica e sociale". Ciò indica pure che, quando si accenna al diritto di associazione, non si sta trattando soltanto dei cosiddetti partiti politici. Si consideri infatti il testo dell'articolo 17, commi 1 e 2; articolo 18, comma 1; articolo 39, commi 1 e 2; articolo 43, comma 1 (estremamente importante: "a comunità di lavoratori o di utenti"); articolo 45. Interessante l'articolo 46. Articolo 47, in particolare comma 2. L'articolo 49 viene per ultimo riguardo alle associazioni poiché il partito politico è solo il coronamento di una libertà decisamente più ampia.
Pubblicato da elideismo a 13:38 Nessun commento:
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Quando di un'arte qualcuno afferma che le espressioni più belle sono quelle maggiormente semplici, si può avanzare il sospetto che lo faccia o perché non ha gli strumenti per valutare pienamente quelle più complesse; o poiché, anche avendoli, non vuole o non può, per motivi di spazio e tempo, utilizzarli e poi dispiegare i risultati che ne derivano.
Pubblicato da elideismo a 08:08 Nessun commento:
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Leggo un'obiezione ad un intervento inizialmente intorno a questioni linguistiche da parte di qualcuno che si occupa di lingua, secondo il quale il combat search and rescue non sarebbe fare la guerra. Ora: cercare (search) e salvare (rescue) in zona di guerra persone (perlopiù soldati dispersi in combattimento) eventualmente combattendo (combat) contro reparti (di un "esercito" nemico di uno stato non riconosciuto), non è fare la guerra? Voglio dire: nell'eventualità di un contatto con armati ostili (anche sentinelle di un "carcere"); nell'eventualità che tali armati aprano il fuoco sugli aspiranti salvatori, i soldati in missione non sono autorizzati a rispondere, con armi bianche o, di nuovo, da fuoco? O sono obbligati (obbligo piuttosto difficile da rispettare) a ritirarsi senza replicare, rinunciando a qualsiasi forma di (auto)difesa? E' ovvio che, nel caso il nemico non tenti in alcun modo di opporsi alla liberazione, al salvataggio (sempre rescue) susseguente all'attività di ricerca (sempre search) nulla obbliga un soldato a ferire e / o uccidere il nemico; ma sostenere che solo le attività di uccisione di avversari armati siano guerra, è come dire che le attività di esplorazione, di spionaggio, di sabotaggio delle infrastrutture e delle armi del nemico non siano operazioni belliche. Si può essere convinti che siano azioni di guerra giuste; si dovrebbe non negare che siano azioni di guerra, addirittura quando rivolte al salvataggio di civili, potendo rischiare la taccia di ipocrito.
Senza individui non esistono comunità.
Pubblicato da elideismo a 05:41 Nessun commento:
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Almeno se si assume "vero" in un certo senso, non si può negare la presenza del male nella vita: certo, come sempre (...) nell'elideismo, si rigetta l'esistenza del Male; si assume che le varie culture intese in senso generico lungo il proprio mutare propongano liste diverse di mali per tempo e per luogo, aspirando ad individuare il Male universale, valido per chiunque, proiettando in fondo la definizione più condivisa all'interno della specifica "società" sul resto del mondo. Tuttavia, è solo nella vita che si manifesta il male: senza vita razionale non si avrebbe il male, bensì un semplice corso degli eventi. Qui si ha l'esattezza di quello che è un eccesso kantiano: senza la riflessione, sine humana cogitatione sul supposto cosmo, ordinato dalla mente pensante, non vi sarebbe male, sebbene l'assenza dell'uomo, o la sua incapacità di meditare, non cancellerebbe il sussistere del pianeta e di ciò che lo circonda. Hegel nella Fenomenologia afferma che il mondo è male: ciò basta per capire che esso non è solo male, benché quest'ultimo sia effettivamente molto, per ciascuna cultura.
E' un ladro, un borseggiatore, un involatore con destrezza che poco alla volta sottrae luce, tanto che tu sia sorpreso un giorno da un buio che ti piomba addosso dalla lunga brillantezza della nuda estate. E a primavera fugge.
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...chi ha responsabilità di governo evitasse di ammiccare alla telecamera, quando viene intervistato...
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Come già espresso, una opera d'arte non può essere totalmente vera; spingendosi in là, semplicemente perché nemmeno la verità è in tutto vera.
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Il centro culturale si sposta, nel mondo; ancor più: i centri culturali mutano luogo. C'è pur oggi più d'un centro culturale nel globo, seppure la trasformazione di quelli che in una determinata area venivano (vengono: accade persino ora; sta accadendo) considerati centri culturali in periferia trattata con diffidenza in aree contigue risultasse più percepibile in passato rispetto ad oggi. Per l'elideismo, in conclusione, ogni singolo essere umano quantomeno è un "centro culturale".
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E' a volte soltanto una serie di gesti che accadono nello spazio tra una o più persone ed una o differenti cose. Ora, poiché il gesto, l'azione, è uno dei fondamenti dell'attorialità...
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E' passato da una funzionalità almeno parziale rispetto ad altri (esseri umani: lettura pubblica etc.) ad una funzionalità rispetto ad altro (economia, movimento di certificati di valore; ancor meglio: il certificato è convenzionale).
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La democrazia (La democrazia III)...
...rappresentativa è una "necessità" degli stati liberali moderni, troppo estesi e popolosi perché gli aventi diritto possano esprimersi su ogni atto di governo e su ogni materia: ciò non significa che solo la forma rappresentativa della democrazia sia essa stessa; anzi, in alcuni stati particolarmente piccoli si potrebbe ritenere un non - senso. Il problema delle attuali democrazie rappresentative è che si è ribaltato il rapporto. L'assemblea dovrebbe esprimere la volontà del popolo, e non: "La volontà dell'assemblea deve essere assunta dal popolo come propria". È certo una difficoltà non da poco.
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Il culto religioso è “coltivare” il rapporto colla divinità attraverso gesti fissi, pratiche rituali (rite: ‘correttamente’, ‘come è giusto’) il più possibile simili a quelle approvate dalla tradizione - simili “solo” perché l’elideista parte dal presupposto che l’identità sia impossibile, secondo la peculiare lettura di “identico” -, allo stesso modo in cui i gesti, i riti della coltura del campo perlopiù nella realtà, sempre nelle intenzioni, portano al raccolto, ed abbondante. Ed i bisogni in questa ottica, singoli nonché comunitari, ottengono risposta positiva attraverso il rito (“Pregate così”: anche in privato).
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...agire costantemente in vita non solo per ottenere l'immortalità metafisica, ma anche l'eterna felicità, non è agire per interesse - personale, individuale - non è forse ipocrita (si recita una parte per compenso: ipocrita= upokrites, ossia 'attore' in greco antico)? E' questo il problema radicale delle religioni che prima correlano necessariamente il "giusto" agire terreno al conseguimento di un premio ultraterreno, poi definiscono tale agire "disinteressato".
L'elideista sospetta che ciascuna arte, qualsivoglia sua manifestazione singola, dovrebbe saper nascondere il fatto di essere frutto di sforzi; colla capacità aggiuntiva di saper essere, a volte, appositamente affettata ed "esibizionista". Si consideri che "difficoltà" (quindi "sforzo") ed il suo opposto, "affettazione" e il suo contrario sono definiti diversamente nelle diverse epoche, nei vari luoghi e dalle differenti correnti artistiche e di pensiero, oltre che dalle capacità e dalla volontà od inclinazione - educazione del singolo interprete / esecutore dell'opera. Ma comunque lo sospetta soltanto.
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Già II.
In ultima istanza, ed in prima, rispettare il singolo proprio perchè tale, soltanto qui e soltanto ora, in quanto irripetibile nella sua sinolità e quindi indispensabile, insostituibile; e non perché è "come tutti gli altri", e per un altrove.
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...Tommaso d'Aquino nel De malo affermava l'esistenza di un ordine del pensiero e dell'agire che funge da norma, da legge certa (I art. 4 2): "Actus in quantum est inordinatus, est malus". Nota commentatoris: "Nell'ordinamento; non necessariamente nel risultato". I fini possono essere raggiunti con diversi ordinamenti degli stessi mezzi - si osservi che non è detto: "...con mezzi diversi" -. Dunque l'intenzionalità dell'azione morale (e si ricordi il discorso sull'assolutizzazione dei termini "morale" ed "etica" con eventuale e partigiano spostamento su due piani diversi dei due termini). La maniera in cui si fa, la disposizione con cui si fa, l'intenzione che sta dietro al fare prescritta da Kant non è nuova.
Pubblicato da elideismo a 23:00 Nessun commento:
In una l'elogio dell'anonimato letterario; in quella vicina "l'inventario dell'argenteria" di un autore morto. Non c'è che dire. Vedi Per i morti I.
Come far fuggire certe persone.
Basta scrivere: "una rivista di opinioni e discussioni sull'antropologia e il teatro con un comune denominatore: corretta e scientifica esposizione degli argomenti". Meglio: "il tentativo di esporre gli argomenti in modo meno parziale possibile".
Valutate le teorie filosofiche di alcuni, secondo le quali l'ippogrifo è solo una operazione - che si potrebbe perfino sospettare "fredda" - di composizione tra loro di dati dell'esperienza in qualcosa di inesperibile, leggendo la frase: "...le vicende di una famiglia attraverso più generazioni sembrano fatte apposta per essere affidate allo strumento romanzo, in questo caso docufiction, visto che tutto si appoggia al vero" altri potrebbero chiedersi quale opera letteraria, persino quale opera artistica non sia docufiction poiché, dalla prospettiva introdotta all'inizio - e la prospettiva nel senso più diffuso (non propriamente corretto) ha un unico punto di fuga, un solo punto di vista, all'infinito, anche - tutto nella produzione artistica è fondato attraverso la realtà. Certo: a) la deduzione potrebbe a certi individui parere banale; b) potremmo anche discutere del fatto che la "realtà" di un orbo è diversa da quella di un cieco, che la cecità di un cieco nato coi bulbi oculari è differente da quella di uno nato senza, da quella di uno che ci ha veduto, da quella di "un" ipovedente (giacché vi è chi ha undici o dodici decimi alla misurazione; ma, senza mostri, ossia prodigi altrimenti definibili casi eccezionali, uno ne ha dieci, uno ne ha nove: diversi limiti della realtà). Si ripeta per gli altri sensi, evitando di inserire nella discussione i differenti spettri percettivi delle bestie per semplicità - le bestie sono quelle che più comunemente vengono definite animali -. E nelle opere prospettiche si possono utilizzare anche più punti di fuga.
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La voce general si dice onore?
...bianco nella statuaria greca in pietra era prediletto totalmente candido perché la posa dei colori risultava meno problematica: le statue non erano difatti semplice, "banale" pietra scolpita, ma colorate e vieppiù, dotate di vari attributi, strumenti etc., indi la statua in mero marmo bianco è un equivoco postclassico (nel senso di "civiltà classica" d'uso oggi maggioritario).
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"Scambiamoci le nostre certe sovrabbondanze, io e te, per colmare le nostre inevitabili povertà".
La citazione...(Due gabbie II).
...scoperta, anche solo l'aria di qualcos'altro, ha da essere il più possibile volontaria - perché, si reprima quanto si voglia la propria formazione, ci si sforzi al proprio massimo per non esibirla, essa troverà un varco comunque, occhieggerà involontariamente in qualche luogo -: dunque, si potrà fare con parsimonia volontariamente, ché contro la propria volontà si avrà ben spesso.
Che si potrebbero trarre da un illustre parere sulla musica, il qual lamenta che d'un musicista proveniente da una città con una fastosa storia musicale, s'avverta troppo poco l'origine nella scrittura. Nonostante la grandezza del giudice: rifar troppo il non proprio non è bene; ma rinchiudere qualcuno nello sgabuzzino etnico, pretendere che scriva in modo da far riconoscere d'acchito il luogo di nascita, è richiesta anch'essa non delle migliori.
In nessuna cultura.
Non v'è stato alcuno che possa vantare con fondatezza l'isolamento e l'isolabilità di un nucleo puro ed originale del proprio territorio nella cultura che vive, elaborato esclusivamente da uomini sorti nella notte dei tempi dalle zolle di un determinato paese. Ogni cultura è il risultato di un miscelamento di elementi eterogenei, "eterocliti" - posto che l'irregolarità in un fenomeno il quale è l'irregolarità e l'eccezione stessa... -, di provenienze varie ed "esterne".
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Anche gli oranghi...
... sono intelligenti? Se già l'intelligenza umana s'è fatta in anni freschi plurale, è divenuta intelligenze, se ne potrebbe non del tutto illegittimamente derivare la conseguenza che, adattando la definizione alla diversità fra specie animali - in senso "volgare": devo finire quello scritto sulle piante animali ma non bestie, belve, se si parte dal presupposto che le prime siano dotate di anima vegetativa; di lì si avrebbe a salire - chi sa gli sviluppi.
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Ogni singola opera d'arte "non è vera", se si ha un'idea che potrebbe parere piuttosto ristretta del valore da assegnare al termine "verità". Ripeto, è il problema cui cercò di dare soluzione l'idealismo ponendo a base del discrimine il principio d'identità, in quanto l'unica "replica" esatta di un individuo è quell'individuo stesso (trattando del fenomenico e non dell'iperuranico, che invece era il fuoco d'interesse della dottrina), nella sua molteplicità di mutazioni. Chiedersi dunque se "può un documentario candidarsi all'Oscar come film" è obliterare il "fatto" che: a) il documentario è un film, in primo luogo perché lungo quasi tutta la storia del cinema si usò al fine di girarlo pellicola, come per un film "di finzione": si dovrebbe scrivere "(film) documentario", ma la consuetudine a sottintendere ha finito per cancellare nella percezione più diffusa il sottinteso; b) anche il documentario è fictio, nel senso che quanto si vede e sente: 1) non riproduce comunque tutta la vita - esistenza dell'animale / pianta etc.: dell'oggetto il quale è delle riprese soggetto; 2) per esigenze di tempo e stilistiche - notisi - il montaggio scarta la maggior parte del girato e lo ordina, come nel film di fantasia, in un certo modo a scopo narrativo e / o didattico: quest'ultimo scopo sarebbe ciò che fa del documentario sé stesso e perciò, in certe discussioni, "altro" rispetto a quel prodotto cui viene comunemente riservato il nome "film". Dunque, allorquando ci si chieda se si possa far partecipare un documentario ad un concorso per film, la domanda potrebbe valutarsi come mal posta; se ci si arrovella invece sulla legittimità dell'ammissione del documentario alle sezioni di concorso riservate ai film di finzione - poiché sembra di dover concludere per una definizione del genere, dato l'oggetto del contendere - tutto dipende dai limiti che si assegnano al termine finzione; indi per cui si tratta di accordo, consuetudine. E' lo stesso discorso per cui si potrebbe, secondo un determinato tipo di rigore, affermare che non esistono i romanzi "non - fiction".
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Leggo stupore in una dichiarazione di un laico; un laico che si stupisce irritato ed indignato che un vescovo a capo di una conferenza episcopale retoricamente chieda a chi spetta il potere di stabilire il limite fra legittimo ed illegittimo chiamando in causa l'Etica, camuffando con il grecismo una falsa distinzione. Infatti col grecismo si intende qualificare l'Etica come ciò che stabilisce i valori universali in contrapposizione alle consuetudini, alle leggi, e talvolta persino alla Morale. Mi stupisco che un laico cada ancora nella trappola di indignarsi quando un gerarca religioso (e chissà, magari nella parola gerarca l'estensore cela allusione ad un periodo storico relativamente recente) propugna posizioni in termini di diritto che pongono i valori religiosi, l'interpretazione di ciò che è obbligatorio da parte della specifica sua religione, al di sopra dei codici. Ricordo che ancora Selden sosteneva che il testo sacro, le sue prescrizioni (scritte, appunto), il diritto naturale ed il diritto delle genti coincidessero, fossero la medesima cosa. Ovviamente con "testo sacro" intendeva la Bibbia, e con "legge divina" quanto, di ciò che nella Bibbia è scritto, si presenta o può essere valutato come legge (quasi, se non tutto, in certe posizioni). Si allarghi, essendo la fenomenologia cristiana solo un esempio usato perché più conosciuto, in linea di principio alle altre religioni. Dunque, nessuno stupore, ma l'accadere di un evento la cui probabilità si poteva ritenere altissima, qualunque sia l'opinione che un individuo ha sulla legittimità d'intervento delle religioni circa le decisioni degli stati coll'intento di condizionarle. Perciò lo stupore del laico deve essere artefatto, e l'intervento basato sul principio dell'opposizione manifesta come antidoto a quello che legalmente viene definito silenzio - assenso, e proverbialmente in Italia: "chi tace acconsente".
Pubblicato da elideismo a 12:11 Nessun commento:
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E' il caso di ricordare ogni tanto che la Svizzera non è nella CEE - quella che a Bruxelles ed altrove, quando son buoni, chiamano Unione Europea; altrimenti, ancor più falsamente per il modo più diffuso di ragionare, Europa - ed abdicare all'idea che gli altri paesi del continente, quelli che ne occupano la maggior parte del territorio, siano un "cortile di casa" del MEC. Sì, l'impressione che si ricava osservando alcuni dettagli in verità piuttosto in vista è che da qualche anno il "grande progetto" liberale di pace economico - militare (dove la seconda forma di pace dovrebbe conseguentemente derivare dalla conciliazione dalla composizione dei problemi internazionali che portano alla prima) in almeno una parte del nostro continente sia diventato uno scimmiottamento degli Stati Uniti d'America, una "foederatio sine foedere" nel senso di "sine republica", al contrario di chi almeno è uno stato: che si accaparra in esclusiva il nome non suo di un continente per il resto declassato - perché l'intento è quello - ad "Indie Occidentali", ma almeno è uno stato che come tutti gli stati cadendo nella consueta fallacia si crede eterno, esprimente così la propria proiezione all'esterno, avendo all'interno un'immagine la cui relativa fondatezza è solo ora messa in dubbio, si può credere temporaneamente. In fondo, la Svizzera aderisce a certi "accordi" come la libera circolazione delle persone - che invero sarebbe più quella dei cittadini degli stati aderenti alla sopracitata CEE - delle merci e dei capitali (in ordine ascendente di importanza nella concezione della supposta dirigenza che si incontra ora a Strasburgo ed ora nella capitale del Belgio - oltre che per interesse, poiché è circondata da una parte geograficamente minoritaria di un continente penisola dell'Asia raggruppata in un insieme economico in massima parte dipendente dalle materie prime di paesi che non ne fanno parte: non mi stupirei se qualcuno entro i confini della Federazione (guarda caso, nonostante alcune preoccupazioni), parlando dell'UE, rievocasse erroneamente gli Asburgo, che una qualche ampia concordia d'intenti l'avevano.
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"E' estremamente difficile immaginare che un'idea così 'particolare' (l'idea che i problemi riguardanti la realtà oggettiva non possano essere risolti, e questo non per difficoltà pratiche, ma in linea di principio) potesse essere concepita diverse volte indipendentemente", leggo. Eppure, alcune branche della conoscenza utilizzano il principio della poligenesi; perché l'estremamente difficile, per quanto la sua possibilità sia molto bassa, non è la stessa cosa che l' impossibile. Come già scritto: costringere ciò che è semplicemente una alta frequenza a divenire una irrefragabile legge.
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A continuare nella trascuratezza retorica della scrittura (e stilistica: ne sto "discutendo" in questi giorni con un critico morto) quando in un genere in voga qualcuno sfrutta una metafora mezzo "originale" - anche metafora è parola di successo, se riesci ad ottenere quanto si accennerà) il novanta per cento dei quotidiani mondiali scolpirà nelle nuvole l'elogio di come tu sappia sondare le oscure profondità della lingua. Diceva quel belga che la retorica è quotidiana e che a volte la genialità di un retore - scrittura e parola in pubblico, quantomeno - è saper ridare potenza ad una figura banalizzata; dunque semmai la superficialità è doppia: degli scrittori, ma forse ancor più dei critici, in questo mondo in cui un'arrembante massa che ripete: "Senza fare retorica", forse neppure si rende conto di contraddire quel che dice o scrive nel mentre stesso in cui pone i caratteri sulla pagina od emette un'articolata di senso massa d'aria al di là del limite segnato dalle labbra.
Umanesimo (Scienze II).
In una introduzione ad alcune opere di Sigieri di Brabante si scrive che il De aeternitate mundi tratta in verità dell'eternità della specie umana. Con ciò si riconferma il fondamento elideista secondo cui ogni argomento conclusivamente, nell'umanità, riguarda l'uomo.
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Avanzando quale obiezione contro l'indizione "eccessiva" dello sciopero il principio secondo cui non si potrebbe scioperare al fine di egoisticamente proteggere i propri interessi quando farlo ledesse i diritti ed interessi altrui, poiché si lede sempre gli interessi ed i diritti di qualcuno temporaneamente scioperando, fattualmente appellandosi ad un simile principio si impedisce lo sciopero. E quindi si lede sempre un diritto, nel momento in cui si ritiene che sia diritto di qualcuno difendere i propri interessi e diritti.
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Nella mente della maggior parte dei migranti di qualunque tipo, essa è soltanto un allontanamento temporaneo da un luogo dove si vuole tornare. L'integrazione comincerà ad aversi - controvoglia - solo quando risulterà chiara l'impossibilità del ritorno. Si potrebbe esemplificare coll'Odissea, ma non al modo prevalente. Ossia, per la maggior parte dei migranti il luogo in cui si trovano è una Ogigia, a volte addirittura senza Calipso. E la maggior parte degli uomini ha la tendenza a voler adattare l’ambiente alla propria volontà.
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Tre principi II.
Ogni segno è interpretato dall'emittente, quindi dal ricevente; nella maggior parte dei casi l'interpretazione del ricevente è incontrollabile, incorreggibile da parte dell'emittente; in ogni caso, neppure l'autore è in grado di fornire una interpretazione socialmente od individualmente corretta di ciascun dettaglio.
1) La parola è costitutivamente polisemica; 2) ogni segno è impreciso; 3) la parola è segno. Si potrebbe anche dire di ogni segno.
Ovverosia (Una nota II).
Bisogna resistere alla tentazione tutta umana di rendere eterno ciò che è solamente temporaneo; e stamattina, rileggendo Umano troppo umano, non immaginavo che la conferma la quale si trova in quel libro mi sarebbe "servita" a poche ore di distanza.
"Il termine teoria (dal greco θεωρέω theoréo 'guardo, osservo', composto da θέα thèa[1], 'spettacolo' e ὁράω horào, 'vedo')". 1 "Il termine è connesso con θέα théa, 'spettacolo', a sua volta derivato da θαῦμα thâuma, 'visione'. Il termine mantiene però esclusivamente il significato di 'guardare'". Ma le parole sono depositi stratificati: come negli scavi archeologici, si può sempre - quando si sappia - scendere agli strati precedenti e riportare alla luce un senso sepolto; quindi la precisazione finale nella nota è una opinione.
Tipo di rapporto volontario tra persone, in ogni rapporto scelto, nessuna di esse rimane solo e soltanto sé stessa; sarebbe addirittura inutile, se non si prendesse dall'altro, e non gli si desse qualcosa: si tratta di non venir cancellato, di "solo" mutare, e non scomparire.
Non si tratta di vivere lieto; non di guadagno, ma di privazione.
Fra gli strumenti atti a convincere gli uomini che è bene aderire ad una visione del mondo, uno dei più potenti è l'esenzione dalle tasse.
Fora e punge.
Il peso della grazia terrena.
Il saper...
...non ha tre volti come, così a caso, l'Angelo Caduto in alcune celebri raffigurazioni pure di parole, anche recenti; se ne ha uno e non migliaia separati contemporaneamente, è assai probabile che sia quello di Proteo, ma d'un Proteo il cui viso è un prisma con innumeri sfaccettature, fin dall'inizio. Per certe visioni del mondo, è vero, gli dei pagani son diavoli...
Posto che il luminoso è scaltro quasi quanto Hermes od Eros, come interpretare il fatto che abbia detto essere Socrate sapiente?
Rigettare un sintagma, come mi càpita di leggere al momento, solo poiché per un limitato lasso di tempo è stato utilizzato contro una specifica corrente di pensiero od un popolo oppure una religione, da un altro popolo o religione o quant'altro, ai miei occhi fa difficoltà. Per quanto l'ideologia possa essere stata nel suo pensiero orribile; persino se sia stata nei fatti mostruosa, mi tocca ribadire un fondamento: le parole sono innocenti. La mia reazione in questi casi è apertamente provocatoria: userò quella parola o quelle parole appositamente, onde indicare tale innocenza, per ribellarmi all'incarcerazione di un verbo immacolato in una colpa non sua.
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Ed infatti (Il come se II).
Per solo fare un esempio, quanto di Roma è andato perduto? A causa di incendi accidentali, perfettamente naturali alluvioni, trascuratezza, economia degli spazi, riuso dei materiali, cambi di gusti ancor prima che per odii, rivoluzioni, censure?
Il come se.
E l'essere. Da una parte il lamento perché scompaiono in rete domini in continuazione ma non materiali dannosi; dall'altro l'aneddoto sull'odore del denaro presentato in maniera lievemente scorretta. Perché Svetonio ci indica l'acutezza dell'imperatore; ma sarebbe più corretto affermare, diversamente da quanto invece si trova nel contesto, che il De vita Caesarum è il primo testo conservato che la riporta, non che nell'opera dello scrittore latino è attestata per la prima volta. Posto che un testo critico in linea di principio si usa in quanto ritenuto, allo stato delle testimonianze, la miglior approssimazione possibile al testo originale - elideisticamente si potrebbe dire che ogni testimonianza del testo è il testo originale nel momento in cui viene ritenuto tale, e che comunque è in quanto è -, e non perché è il testo originale (esiste anche l'ipotesi che il testo critico potrebbe in taluni casi coincidere colla effettiva volontà dell'autore in tutte le sue parti; ma le probabilità...); bisognerà allo stesso modo tener conto del fatto che l'arte la quale ci circonda - quindi, a voler guardare, la vita di ciascuno "è un'opera d'arte" anche sotto questo profilo - è solo quella sopravvissuta al tempo, e sempre a rischio di scomparsa; e non è affatto tutta l'arte, tutta la storia, tutta la cronaca che l'uomo ha creato, che i singoli uomini o diversamente delimitati gruppi di uomini hanno formato nel tempo. Quindi l'è di questo momento non è lo E' ab origine, ciò che ora sussiste non è tutto ciò che è stato. E buona parte delle creazioni umane ancora presenti sono conservate appositamente ma sconosciute alla maggioranza. Buio, penombra, e luce. Per questo motivo (e tanti altri anche ad esso piuttosto prossimi) leggere poi uno scritto inserito nella secolare tradizione "de utilitate linguae latinae" mi fa in certo qual modo sorridere, perché il latino è indubbiamente utile per capire chi siamo; come è utilissimo il luviano o luvio. Nulla e nessuno è inutile per capirci solo in parte, non lo sarebbero nemmeno gli Annali di Volusio.
Di dimostrare la relatività della morale, si assolutizza comunque qualcosa. Ossia: se la morale è risultato di un errore dato da proiezione, sicché si finisce per scambiare "i propri sentimenti nei confronti di una cosa come una proprietà intrinseca di quella stessa cosa", nel momento in cui si rifiuta di applicare il principio in quanto individuale, lo si fa perché si pretende che la validità per essere tale sia universale. Dunque si assolutizza nel tentativo di relativizzare. Se invece il cardine fosse proprio la dimensione relativa? Poiché la preservazione di una persona o di una cosa singola si fonda sul "fatto" che tale persona o tale cosa sia per un'altra inviolabile, lo sia in relazione ad un altro individuo o gruppo di individui; e poiché ogni individuo o gruppo di individui ha persone o cose che ritiene inviolabili dato il valore che attribuisce loro, ne deriva che ogni singolo è inviolabile. Si consideri anche "relative(s)" Certo, pure così si assolutizza.
Una "importante" nazione (le nazioni non esistono: un importante stato) occidentale ha bisogno assoluto di organizzare una manifestazione internazionale ogni due anni per portare avanti un progetto complessivo di modificazione urbanistica ed adeguamento infrastrutturale? Senza contare che i progetti sul secondo punto più di quelli sul primo di rado sono convincenti.
Una difficoltà radicale.
Che contrasta la creazione di un bicefalo Salone del libro italiano diviso fra Torino e Milano - se si prescinde dalla supponibile tentazione di chiamare anch'esso MiTo, tentazione non tanto censurabile per il gioco di parole colla mitologia, quanto per il risultato di pubblicità "gratuita" nei confronti di un'automobile che un tempo si sarebbe detta "torinese": allora meglio ToMi, decisamente più in tema - è che rischierebbe di scatenare nostalgie asburgiche; ma soprattutto che lo stato dei trasporti ferroviari italiani (non avrete intenzione di incrementare ulteriormente il traffico automobilistico, vero? Ed uno spostamento in aereo non è un'ipotesi seria) è tale che i tempi necessari per lo spostamento lo renderebbero improponibile; non rimane che scegliere una sede, ed io personalmente ho un'opinione precisa.
Breve storia delle lingue.
Il faticoso splendore di quelle che, viste dal passato, sono macerie.
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Che cercando un autore i primi riferimenti che si hanno siano alla letteratura secondaria è un fatto significativo dell'impostazione contemporanea.
Ciascuna cultura (meglio che civiltà) predominante in un'area spazio - temporale è convinta di essere insostituibile, ancor meglio, che la propria scomparsa sia l'eradicazione dell'umanità stessa; dialetticamente, potremmo dire, il tempo stesso si incarica di smentire tale hybris immancabilmente. E' anche vero che nessuna cultura scompare mai del tutto.
Speciale, eccezionale per uno, più che ordinario per un altro.
Pubblicato da elideismo a 19:49 Nessun commento:
Che coinvolgono puramente la libertà di scelta personale - in genere, richieste - hanno a volte risposte altrettanto puramente negative. Si tratta di libertà.
Il motivo per cui è meglio difendere un'idea di umanità varia - e quindi, paradossalmente, il meno possibile "ideale" - è che uno degli accadimenti più semplici ad avvenire è l'affermarsi di ideologie che graduano l'umanità ed escludono la maggior parte dei gradi (e della popolazione umana) dai diritti più alti, in particolare dall'autodeterminazione, anche nelle più "insignificanti" faccende; quando non escludano del tutto dall'umanità chi pur esteriormente non parrebbe possibile estromettere proprio "idealmente".
Che essere stupidi è conoscere la verità, vederla, ed insistere pervicacemente nel seguire la bugia. Ovidio scrisse che vedeva il meglio e che seguiva il peggio, avendo una schiera di poetici discepoli non disprezzabili. Dunque la stupidità genera poesia? Ha perciò un pregio ottimo, questo difetto.
"Importa não esquecer que a frase que celebrizou este nosso autor, 'a experiência é madre das coisas' era antiga de séculos": il fatto è che le due parti della frase - la seconda: "mas o que importa é apreender as diferentes consequências de que se foi revestindo ao longo da história" - non dovrebbero esser viste come opposti. La citazione è citazione; sì, è conosciuto; ma sapere che l'uomo non è solo capace di inventare, bensì anche di "reinventare", che non vuol dire 'copiare' o 'ripetere in automatico', bensì reinserire produttivamente nel contesto vivo, ha la sua importanza, e non si vede perché questa capacità non debba essere messa in evidenza.
Pubblicato da elideismo a 16:06 Nessun commento:
Una frase "sbagliata".
Verso la conclusione di un esercizio di immotivato esclusivismo circa l'interpretazione della lingua, leggo una frase che ritengo sbagliata: "alla quale l'ideologia folle fondamentalista e qualcuno hanno inculcato una ragione per morire"; tale frase avrebbe più senso riscritta così: "cui qualcuno e l'ideologia folle fondamentalista hanno inculcato una ragione per morire". Comprendendo che "qualcuno" sia stato posto dopo la copula onde evitare che prima di folle fondamentalista si trovasse quasi a ridosso l'assonanza quale qualcuno, proporrei la soprascritta forma: è sempre una ben precisa persona ad interpretare, ed in casi come questi in genere continua casualmente a sopravvivere per interpretare e "guidare"; per cui ritengo sia preferibile collocare prima "qualcuno", e poi "l'ideologia" col suo attributo, approfittando di una variante linguistica teoricamente ancora disponibile all'uso che richiamerebbe insieme la -u- di "qualcuno" e, a distanza, -cu- di "inculcato"; e si noti la variazione combinatoria delle tre lettere, -u- -c- ed -l-.
Uno degli incompiuti si intitola: "Sull'utopia dell'onniscienza". Mi è tornato in mente, aggiungendosi un'altra nota a quelle che già esortano a concluderlo, nel momento in cui ho rilevato l'opinione secondo la quale un ciclo cinematografico conterrebbe tutto nella sua drammaticità. Chiaramente, allorquando si segua l'ottica dell'elideismo, un'affermazione simile si può definire solo in due modi: retorica subconscia; od assurdo. Ciò non toglie che già i greci - come già indicato una prima volta nel post Due questioni - ritenessero che i poemi omerici contenessero tutto (sì, contemporaneità): sogno ripetutosi nei secoli.
Dei pericoli dell'idea augustea.
Come scritto a D'attorno alla "pia ipocrisia" di Enea, Enea è l'esempio dell'eroe fedele ai valori arcaici nell'idea augustea. Ma c'erano due possibilità circa i "valori arcaici" romani, come dimostrato da Lucano. Nell'idea augustea, la regalità da "princeps novus" di Enea è funzionale, anche se la tradizionale connessione propagandata dalla gens Iulia di una propria discendenza da Afrodite serve a qualificare l'ultimo Giulio come principe non del tutto nuovo. Enea fonda in Italia un nuovo regno - presentato come un ritorno in patria - come Augusto instaura una "nuova" monarchia dopo la prima, una monarchia rispettosa delle magistrature e del Senato, una monarchia "necessaria" ad impedire i disordini dello stato senatoriale. L'Eneide presenta la faccia buona della monarchia: Enea, Ascanio, Romolo fondatore di Roma, cercando l'Augusto per tale via di rafforzare la propria legittimità, per quanto "anomala", riconnettendo la propria "non regalità" colla regalità legittima di Enea e di Ascanio, cioè rifacendosi alla Roma arcaica. Ma ciò avrebbe potuto essere pericoloso. Restaurare i valori arcaici avrebbe potuto avere come conseguenza l'idea di un legittimo assassinio del princeps, poiché più di una volta sotto la repubblica erano stati elogiati gli assassinii di quelle persone sospettate di volersi fare re. Poiché vi sono più antichità, e più monarchie, e perciò più valori dei padri da difendere. Gli ultimi re furono etruschi; ma non furono forestieri gli ultimi a tentare di farsi re.
Alle volte non si compra tardanza.
Pubblicato da elideismo a 08:24 Nessun commento:
Questo "Salone"...
...sta diventando una lotta tra sgrinfie nella polvere e negli sputi, colle unghie.
Pubblicato da elideismo a 08:14 Nessun commento:
Per buoni e cattivi (Scippo culturale I).
In italiano, formalmente parlando, negro non è un insulto; lo è nigger in un'altra lingua. I provincialotti assumono tutto dalla lingua dominante e pensano che il resto non esista. Dunque, poiché "negro" è solo un modo un poco antiquato di tradurre in italiano niger, -a, -um latino, gli asterischini ne*ro non significano niente, significano solo che sia i "buoni" che i "cattivi" si bevono allo stesso modo un'interpretazione univoca - e, si potrebbe dire, per ciò stesso sbagliata - di un'altra lingua per sudditanza culturale; od addirittura per acritica schiavitù culturale. Non è nella parola la colpa, ma in come viene detta.
Pubblicato da elideismo a 17:29 Nessun commento:
Dunque (e non era certo difficile giungere ad una simile conclusione, dato che basterebbe fare il nome di Curtius e leggere quel suo libro molto citato ma probabilmente meno letto) la cultura umanistica viva, storicamente di sé cosciente, è una dialettica fra la sua radice “nazionale” greco – latina - italiana (in realtà assai più complessa di una parola composta di questo tipo, che già a certi occhi potrebbe bastare a mettere in crisi l'idea di “nazionale”, visto che richiama tre nazioni) e la sua evoluzione storica di dimensione europea.
La differenza fra questo movimento nell'Umanesimo – Rinascimento, e quello che più volte si è ripetuto nel Medioevo, sta nello svincolamento teorico di esso da una base religiosa (l'“epicureismo” di Lorenzo Valla, posto poi che la lettura dell'epicureismo come filosofia “atea” sia una lettura corretta: essa rifiuta determinati “eccessi” della religione, come il sacrificio umano, e rifiuta la Provvidenza, ma rimane da vedere se una religione non rimanga tale senza Provvidenza), certamente più forte nel primo caso che nel secondo (la circolazione dei modelli della poesia cortese e del romanzo cavalleresco, letta laicamente, è di certo ugualmente europea, fino al Tristano biancorusso, ma più conosciuta in Europa occidentale, per quanto riguarda l'Italia, nella filiazione della Scuola Siciliana, dei Siculo – toscani e degli Stilnovisti, fino a Petrarca ed “epigoni”, dalla poesia cortese provenzale, che diede origine anche alle cantigas gallego – portoghesi ed ai Minnesänger tedeschi; o come i cicli francesi di chansons in versi o di romanzi in prosa trovarono imitatori italiani spagnoli e tedeschi dagli intenti più e meno artistici), seppure bisogna tener conto del fatto che il tempo non si cancella, ed il fenomeno contemporaneo neppure.
Per quanto riguarda la “dequalificazione” degli studi umanistici e la frantumazione e moltiplicazione delle materie, il problema va semmai posto nell'incapacità di comunicare che le materie si possono ed il più possibile si dovrebbero integrare in uno studioso: si dovrebbe significare che la letteratura italiana fino almeno alla fine del Settecento (ma poi ben più in là, a voler guardare) è francamente incomprensibile senza la letteratura latina, quella greca, quella francese medievale, senza la diffusione dei romanzi cavallereschi spagnoli etc. fra il Cinquecento ed il Settecento etc., con tutte le reciproche loro interferenze, come della pubblicistica filosofica, della musica, delle arti figurative, della critica filologica che riprende coll'umanesimo più consapevole interessato anche all'ebraico ed al testo sacro, per esempio: il che implica un continuo recupero, nell'indagine su di un'opera, delle discipline extra – letterarie, e tanto più di uno sguardo non recluso in una branca specifica della letteratura, delle arti figurative e di quella musicale ed oltre.
Ciò che è grande.
Ciò che è grande dell'umanità è l'incredibile ricchezza della sua cultura; della varietà della sua cultura, dei miliardi di culture, una per uomo; e pensare che il più sono macerie, attività con molteplici contributi anche recenti. Nella sua varietà sta anche la pericolosità, per gli altri uomini allorché una minoranza decide che una propria supposta superiorità la legittima a cancellare ciò che non si conforma alla propria sommaria idea di che è giusto e di che è sbagliato; i risultati possono essere due: chi comincia tale campagna vince per qualche tempo, ed il turbine sradica ed abbatte, distruggendo ciò che non necessariamente, poiché non lo comprende, poiché non si adatta a suoi passeggeri parametri, è invalido; non vince: ed allora, dopo che le distruzioni si sono comunque avute, la vendetta impone la propria taglia di sangue e distruzione su chi ha perso convinto di vincere in virtù di una guida che ha mancato alla propria promessa di invincibilità. Più tardi, quei resti bruciati porranno ad alcune menti l'interrogativa di come una serie di altri cerebri abbia potuto essere così folle.
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La babele (Biblioteca di Babele IV).
La molteplicità ineliminabile delle lingue e dei linguaggi umani è certo una difficoltà; ma pure un pregio. Almeno dovrebbe esserlo, mostrando che nulla e nessuno rimane immobile e che ogni supposta unità si spezzerà in una ulteriore frammentazione: in tale frammentazione andrà perduta una parte della ricchezza del temporaneo e parziale "tutto" ed ogni parte guadagnerà una propria ricchezza parzialmente sconosciuta all'unità precedente ed a ciascuno degli altri frammenti. Ineliminabile ed inestimabile.
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Le visioni (Biblioteca di Babele III).
Le visioni stereotipe di una forma culturale non vengono solo da chi, non essendovi compreso, non essendo cresciuto in esse, "non può capire" - e quindi, ogni volta che due forme culturali non si capiscono, la "colpa" è di entrambi i rappresentanti, di entrambe le parti, tanto più quando non viene fatto alcuno sforzo di spiegazione e di assunzione della spiegazione - ma anche di chi vi "è dentro", perché ogni supposta granitica cultura conosce correnti, variegature, interpretazioni; ogni individuo è una interpretazione della cultura, una singola unica ed irripetibile interpretazione, anche in ragione del fatto che ciascuno ha accesso a fonti diverse, per tutta una serie di motivi (Si legga per esempio il post "Vd.: 'Biblioteca di Babele'", di cui avevo iniziato una serie di traduzioni; ed eventualmente "Nel labirinto"). "Troppo liberale" o "troppo rigida" è definizione della visione altrui di un aspetto culturale: definizione che fa sempre centro sulla propria visione di tale aspetto; sulla visione di chi "dice IO".
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...in tono dantesco: "el bianco bianco, el nero più che perso".
Pubblicato da elideismo a 21:51 Nessun commento:
Difendere la libertà d'espressione solo finché non mette in dubbio od irride qualcosa cui tieni (alle volte per quello "istinto del gregge" che combatti per molte cose ma non riesci a controllare per altre, ci sta).
da domani niente frutta e verdura non nazionali nei negozi.
Un'idea di cultura.
"Un processo sinergico [...] gli antropologi chiamano questo processo sincretismo: la fusione di elementi culturali che in precedenza esistevano separatamente". Sospetto che la separazione sia relativa (vedi il concetto di adstrato); e comunque ogni sincretismo fonde elementi di due o più culture che a loro volta sono il risultato di un sincretismo precedente (direi pure di più sincretismi, di una progressiva integrazione di elementi di una e / o più culture "di partenza" in una cultura "di arrivo").
Se ogni singolo riuscisse a fare tutto ciò che gli altri gli chiedono di fare come chiedono che sia, mentre gli altri fanno tutto quello che chiede a modo suo, si potrebbe forse pensare che ne deriverebbe la pubblica felicità (titolo, per esempio, quasi completo di un trattato del preposto Ludovico Antonio Muratori). Dubito circa vari aspetti, non ultimo l'irritazione di alcuni che vorrebbero che gli si ubbidisse sempre senza che se ne accorgessero.
Etichette: Sulla pace sociale.
...novantanove virgola novantanovemila novecentonovantanove per cento delle persone non andrebbero "scartate" del tutto perché una parte di esse non ci va bene. A meno che quelle persone non ti vogliano imporre colla forza - non solo fisica - proprio quello che non ti convince.
Pubblicato da elideismo a 06:38 Nessun commento:
...di assurdamente strano in una ricca tradizione poetica di una popolazione analfabeta; la poesia come "volgarmente" intesa è stata molto più a lungo una forma comunicativa orale basata sulla memorizzazione, che qualcosa di scritto. La poesia ha anche quasi sempre avuto uno stretto rapporto col sacro e colla legge, aspetti da ricordare e facilitati allo scopo dal carattere ritmico e melodico, nonché formulare (ma formula da una parte ed immutabilità, identità dall'altra non sono la medesima cosa: la formularità incorpora lievi variazioni diversamente motivate ancor prima che motivabili) della poesia nel senso più ristretto. Il fatto che nelle cosiddette culture evolute la poesia intesa come scrittura in versi - ma vedi le "contestazioni" di Aristotele e Jakobson - sia il cuore della letteratura ha favorito la generalizzazione della sineddoche, per cui può capitare di credere che la poesia abbia come presupposto necessario l'alfabetizzazione. Sia l'alfabetismo che l'analfabetismo innescano rigidità e fluidità nel fenomeno in questione.
Apprendere un linguaggio (intendendo, nel punto che, distinguendo l'uso "generale" di linguaggio come termine - ombrello sotto cui radunare in vari insiemi di convenzioni relativamente condivise circa una espressione umana anche nei suoi metodi di connessione dei segni, sicché si intende col termine anche matematica, pittura, musica etc. appunto con gli accordi particolari sugli usi linguistici temporanei delle differenti discipline) si separa "linguaggio" da "lingua", che è invece quella convenzione intercomunicativa la quale è composta quasi esclusivamente da parole; apprender un linguaggio è denominare, contornare, assai più che concludere, oggetti; solo che l'oggetto denominato, come indicato, non è descrittivamente, qualificativamente esaurito dal nome (in senso dialettico); né da una proposizione; né da una intera orazione (verbum, sententia, oratio).
Nascono e muoiono; ancor meglio, parti di città vivono e crescono mentre altre parti della stessa città agonizzano e defungono. E' certo naturale opporsi per quanto possibile alla decadenza; si può definire giusto, sinanco; ma la distribuzione dei nuclei del popolamento muterà nel tempo, cambiando i contorni, la figura del complesso abitato o comunque attivo.

References: articolo 18
 articolo 39
 articolo 43
 articolo 45
 Articolo 47
 art. 4