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Timestamp: 2019-11-15 08:28:12+00:00

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Interessi familiari prevalenti nel trasferimento di residenza - Fiscomania
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INTERESSI FAMILIARI PREVALENTI SU QUELLI ECONOMICI NEL TRASFERIMENTO DI RESIDENZA: IL CASO CONCRETO
INTERESSI FAMILIARI E RESIDENZA FISCALE: REQUISITI
INTERESSI FAMILIARI E CONVENZIONI INTERNAZIONALI
INTERESSI FAMILIARI NEL TRASFERIMENTO: CONCLUSIONI
ASPETTI FAMILIARI E GIURISPRUDENZA
RESIDENZA FISCALE DEI CONTRIBUENTI: CONSULENZA FISCALE
Nella valutazione sulla Residenza Fiscale di una persona fisica prevalgono gli interessi familiari su quelli economici e patrimoniali. Questa è la conclusione a cui è arrivata l’Agenzia delle Entrate nella risposta ad interpello n 294 del 2019.
L’Agenzia delle Entrate torna a parlare della Residenza Fiscale dei contribuenti e lo fa con un interessante interpretazione.
Nella valutazione della residenza fiscale delle persone fisiche prevalgono gli interessi personali su quelli patrimoniali. Questa è la massima che racchiude la risposta ad interpello n 294/2019.
Il “problema” principale nel trasferimento all’estero è dato dalla mancata coordinazione tra normativa interna e quella convenzionale.
Come sappiamo la normativa convenzionale prevale sulla norma interna, tuttavia, il riferimento alla norma convenzionale, rimanda primariamente alla norma nazionale per identificare la residenza di un soggetto.
Per questo motivo, prima di tutto occorre osservare le disposizioni dell’articolo 2, comma 2 del TUIR, secondo le quali si è residenti qualora, alternativamente:
Si ha il domicilio, ai sensi dell’articolo 43 del codice civile
Si ha la residenza, ai sensi dello stesso articolo 43 del codice;
Oppure, si è iscritti all’Anagrafe della popolazione residente,
Il tutto per la maggior parte dell’anno (183 giorni). Al verificarsi anche solo di una di queste disposizioni il soggetto è considerato residente fiscalmente in Italia.
E’ in questo quadro che deve essere letto il documento di prassi delle Entrate che identifica meglio il concetto di domicilio del contribuente.
Vediamo, quindi, con maggiori dettagli come gli interessi familiari siano preminenti su quelli economici nel trasferimento all’estero.
Interessi familiari prevalenti nel trasferimento di residenza
L’Agenzia delle Entrate risponde all’istanza di un contribuente che afferma di essere residente in Svizzera. Lo stesso dichiara di volersi trasferire in Italia con la famiglia, di cui fanno parte la moglie ed i tre figli.
La famiglia si stabilirebbe in Italia in modo permanente, effettuando l’iscrizione all’Anagrafe della popolazione residente. A conferma di questo i figli frequenteranno le scuole in Italia.
Il contribuente precisa che personalmente rimarrà in Svizzera come dipendente di un’azienda. Egli si stabilirà nel Paese per ivi soggiornare per tre giorni a settimana (dal mercoledì al venerdì) per motivi di lavoro.
Infatti, il datore di lavoro svizzero ha autorizzato il suo lavoro da casa (telelavoro).
Riassumendo, il contribuente rimane in Italia con la famiglia da venerdì al martedì di ogni settimana. Tuttavia, questa permanenza non consente di superare i 183 giorni all’anno.
Definito il caso concreto, viene chiesto un parere all’Agenzia delle Entrate in merito allo status di residenza fiscale.
Prima di tutto occorre ricordare che l’Agenzia delle Entrate ha ribadito il principio secondo cui la residenza fiscale non può essere definita attraverso interpello. Questo, in quanto l’interpello qualificatorio, al pari di quello ordinario, non può avere ad oggetto accertamenti di tipo tecnico. Controlli per i quali rileva il mero appuramento del fatto.
Da questo principio l’Agenzia fornisce alcune regole di carattere generale per identificare la residenza fiscale di una persona fisica.
In primo luogo, l’Amministrazione finanziaria riporta le condizioni fissate dall’articolo 2 del TUIR. Il tutto, ricordando che indipendentemente dall’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente assume fondamentale importanza:
Questo, in quanto, se si riscontra la presenza di almeno uno di questi due elementi la residenza fiscale è italiana.
La residenza, ex articolo 43 del codice civile è definibile come:
“il luogo in cui la persona ha la dimora abituale”.
Il domicilio di una persona, invece, coincide con:
“la sede principale dei suoi affari ed interessi”
Questo, a prescindere dalla presenza effettiva in tale luogo.
Il concetto di domicilio deve intendersi in senso ampio, comprensivo non solo di rapporti di natura patrimoniale ed economica ma anche morali, sociali e familiari.
Sul punto vedi anche i seguenti documenti di prassi:
Circolare n 3586/E/1968;
Circolare n 435/E/1973.
In merito a questi requisiti la giurisprudenza italiana ha concesso particolare rilievo, quale criterio di individuazione della residenza fiscale di una persona fisica:
“al luogo nel quale sono prioritariamente localizzati gli interessi economici ed affettivi della persona, partendo dalla sfera delle relazioni personali, intese come vincoli familiari”
Da ultimo la risposta ad interpello in commento si sofferma sulle previsioni della Convenzione contro le doppie imposizioni in vigore tra Italia e Svizzera.
Sul punto, tuttavia, il documento di prassi non offre spunti interessanti. Infatti, viene fornita una mera descrizione delle disposizioni ivi previste per risolvere conflitti di residenza fiscale e senza entrare nel dettaglio.
Sul punto, l’articolo 4, paragrafo 2 della Convenzione dispone che qualora una persona fisica risulti residente in entrambi gli Stati, la stessa è considerata, innanzitutto:
Residente nello Stato in cui dispone di un’abitazione permanente e,
In subordine (laddove disponga di un’abitazione permanente in entrambi gli Stati), la residenza è determinata secondo i seguenti criteri residuali disposti in ordine decrescente:
Ubicazione del centro degli interessi vitali;
Comune accordo tra i Paesi.
Il tema più attuale e più discusso riguardante il trasferimento di residenza fiscale è il rapporto tra normativa interna e convenzionale. Questo, nel caso in cui un contribuente rimanga iscritto all’anagrafe della popolazione residente durante il periodo di permanenza all’estero.
In questo caso, infatti, non vi è procedura univoca in caso di conflitti di interessi tra natura familiare e patrimoniale.
Come anticipato, la normativa convenzionale prevale su quella interna. Pertanto, ancorché non iscritto all’AIRE un contribuente può essere considerato fiscalmente non residente secondo le previsioni delle convenzioni internazionali.
Questa conclusione ha trovato riscontro anche nel precedente interpello n 273 del 2019.
Su questo è impossibile non tenere in considerazione le disposizioni che il DL n 34/19 ha apportato alla disciplina dei cd “Lavoratori Impatriati“. Mi riferisco alla possibilità di applicare l’agevolazione anche ai cittadini italiani che durante il periodo di permanenza all’estero non si sono iscritti all’AIRE. Per questi soggetti l’agevolazione diventa possibile sulla base della residenza fiscale estera verificata su base convenzionale.
Questa disposizione non fa altro che manifestare il principio di cui sopra, della prevalenza delle disposizioni convenzionali.
Quello che è possibile concludere è che, comunque, uno dei principi che accomunano la prassi amministrativa che la giurisprudenza è l’assoluta prevalenza, in caso di conflitto, degli interessi familiari su quelli economici.
Sostanzialmente, la presenza della famiglia in Italia opera una attrazione della residenza fiscale nel nostro Paese anche del contribuente iscritto AIRE e che stabilmente soggiorna all’estero.
Sul punto si deve evidenziale un orientamento della Cassazione, che sembra superare quanto indicato sinora. Infatti, con la sentenza n 6501 del 31 marzo 2015 i giudici hanno chiarito che le relazioni affettive e familiari, la cui centrale importanza è invocata dalla ricorrente Agenzia delle entrate, non hanno una rilevanza prioritaria ai fini probatori della residenza fiscale. I giudici hanno posto rilievo solo unitamente ad altri probanti criteri, idoneamente presi in considerazione nel caso in esame, che univocamente attestino il luogo con il quale il soggetto ha il più stretto collegamento.
Inoltre, con l’ordinanza n. 32992 del 20 dicembre 2018 la Cassazione, dopo aver affermato che l’orientamento sulla prevalenza dei legami familiari attualmente appare recessivo ha concluso, citando puntualmente la pronuncia n. 6501 del 2015, nel senso che le relazioni affettive e familiari non hanno una rilevanza prioritaria ai fini probatori della residenza fiscale. Esse vengono in rilievo solo unitamente ad altri probanti criteri che univocamente attestino il luogo col quale il soggetto ha il più stretto collegamento.
Chiaramente i citati pronunciamenti devono essere analizzati nel contesto complessivo e alla luce delle singole caratteristiche del caso di volta in volta affrontato.
Il problema di fondo, risiede proprio nell’impossibilità (ricordata anche dal provvedimento in commento) dell’Agenzia delle Entrate di fornire una valutazione preventiva della residenza fiscale.
Questo, non può che ingenerare incertezze applicative sugli indicatori da tenere in considerazione per individuare il Paese di residenza. Questo, soprattutto per quelli che non sono connotati da una, per così dire, sola valenza “materiale” (si pensi all’iscrizione anagrafica o alla presenza fisica) ma, come nel caso del domicilio, da un coacervo di differenti elementi.
In questo articolo ho cercato di riassumere come anche gli orientamenti di prassi dell’Agenzia non siano perfettamente in linea con la giurisprudenza.
Occorre ribadire che, comunque, la giurisprudenza deve sempre essere letta non tanto come criterio assoluto, ma come criterio valido in relazione a quella fattispecie di diritto applicabile al fatto reale.
Questo significa che quanto indicato in una sentenza con una situazione particolare non possa essere portato a regola generale.
Per questo motivo non è possibile individuare regole specifiche e valide in ogni caso per individuare la residenza fiscale di un contribuente.
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Antonio Ottobre 26, 2019 at 15:31
Da quanto letto, in merito ad un mio probabile trasferimento in Tunisia, considerando che mia moglie – per problemi di famiglia – non potrà raggiungermi in maniera stabile, ne deduco che da pensionato ex-Inpdap potrei non vedermi corrisposta la prevista “defiscalizzazione”. Corretto?
Federico Migliorini Ottobre 26, 2019 at 16:34
Si, Antonio è corretto. Senza trasferimento di residenza fiscale non può essere applicata la defiscalizzazione della pensione.
Antonio Ottobre 27, 2019 at 12:57
Gradirei un ulteriore informazione.
Secondo la sentenza della Corte di Cassazione, con sentenza n. 32992 depositata il 20 dicembre 2018, “ai fini della valutazione della residenza fiscale non necessariamente si deve dare un peso preminente alle relazioni personali ed affettive”.
Ribadisco il mio quesito: ottemperando, io, a tutte le procedure per un eventuale trasferimento in Tunisia (residenza, AIRE, banca, ecc.), potrei ottenere la prevista defiscalizzazione, sulla base di quanto enunciato dalla citata sentenza, anche in assenza del coniuge?
Federico Migliorini Ottobre 28, 2019 at 9:33
Salve Antonio, la giurisprudenza non è consolidata sull’argomento. In caso di controlli nella situazione descritta rischia un accertamento, dovrà poi dimostrare davanti al giudice la bontà del suo operato.

References: articolo 43
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 sentenza 
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