Source: http://www.analisibanka.it/index.php?page=normative
Timestamp: 2019-04-22 22:38:08+00:00

Document:
0004 - La Formazione Assicurativa in Banca
A cura di CLEMENTE ROSARIO GIOVANNI
Uno dei temi di maggior rilievo nel settore bancario è dato dalla formazione. Come processo di apprendimento umano e professionale, la formazione rappresenta per chi la eroga e per chi ne usufruisce un momento di acquisizione di conoscenze e competenze che eleva in termini metodologici, operativi e culturali tutta l’organizzazione aziendale.
Le Banche in questi ultimi anni, grazie ai processi riorganizzativi causati da fusioni, acquisizioni, integrazioni e riconversione del personale, hanno fatto della formazione Aziendale un obiettivo strategico fondamentale.
Infatti, come espresso con l’articolo del Sole 24 Ore di Cristina Casa dell’01.11.2016, tra il 2008 ed il 2016 sono stati investiti ben 1,1 miliardi in formazione per 1,4 milioni di impiegati di Banche e delle Assicurazioni.
Di particolare rilevanza è il settore inerente alle offerte di prodotti e servizi assicurativi da parte delle Banche, che ha richiesto una specifica formazione dei dipendenti, ovvero la "Formazione Assicurativa in Banca". Cercherò in questa breve trattazione di illustrarne le caratteristiche principali rispondendo alle seguenti domande: come viene erogata e pianificata e quali sono i contenuti e le metodologie utilizzate?
La Formazione Assicurativa in Banca è la capacità di erogare attraverso dei corsi, concetti e contenuti finalizzati allo sviluppo di conoscenze e competenze tecniche, giuridiche, commerciali sui prodotti assicurativi, distinti per ramo Danni e Vita.
Dal 2014 la formazione è obbligatoria per legge in base al Regolamento IVASS n. 6/2014. Sussiste, infatti, il vincolo di aggiornamento professionale biennale per gli intermediari assicurativi pari a 60 ore. Dal 1° ottobre 2018, con le novità introdotte dalla Direttiva "Insurance Distribution Directive", la qualificazione e la specializzazione della rete commerciale è diventata una priorità.
Inoltre, la Direttiva UE n. 2016/97 relativa alla distribuzione assicurativa, che modifica la precedente Direttiva n. 2002/92 sulla intermediazione assicurativa, si rivolge non solo agli Intermediari Assicurativi ma a tutti i soggetti che distribuiscono prodotti assicurativi quali: agenti, mediatori, operatori di banca e assicurazione, società assicurative.
Nella definizione di distribuzione assicurativa viene inclusa, oltre alla vendita diretta di prodotti assicurativi da parte dalle compagnie, anche l'attività di comparazione tramite internet, qualora il sito consenta al cliente di stipulare direttamente o indirettamente contratti di assicurazione. Tali attività devono essere svolte in base requisiti di professionalità e trasparenza previsti dalla stessa normativa.
La Banca nel rispetto della normativa IVASS, utilizza diverse metodologie formative per i dipendenti che lavorano all’interno della sua Rete Commerciale. Nella fase iniziale generalmente il personale viene coinvolto in un Corso Base Assicurativo (Ivass di Base), della durata di circa una settimana. Alla fine del corso ai partecipanti, previa verifica di un test, viene rilasciata una certificazione a seguito dell'emissione delle polizze.
Successivamente, per il mantenimento e l’aggiornamento professionale, vengono pianificati dei corsi che possono essere effettuati in aula oppure tramite piattaforme e-learning, al fine di integrare le conoscenze già acquisite. In particolare per ciò che riguarda le diverse tipologie di prodotti da collocare, vengono analizzate le diverse modalità per l'acquisizione dei contratti, unitamente alle prassi utilizzate nelle fasi del post-vendita da parte della Compagnia di Assicurazioni collegata alla banca.
La formazione assicurativa in banca è di tipo modulare. La durata è di una o più giornate. Il coordinamento, la pianificazione e la realizzazione dei corsi assicurativi in banca, coinvolge diverse Funzioni e Direzioni, come: Bancassurance, Marketing, Commerciale, Personale, Formazione.
La formazione assicurativa abbraccia tre grandi aree: Culturale, Specialistica, Operativa:
La formazione culturale: comprende quelle conoscenze di base assicurative necessarie all'attività professionale, per la consulenza e la vendita dei prodotti.
La formazione operativa: si ferisce a tutte quelle modalità operative e conoscitive – le c.d. “Skill Professionali” – di un vero e proprio consulente bancassicurativo. Ad esempio, le metodologie di offerta e di vendita dei prodotti e la protezione e la tutela per gli stessi consumatori.
La formazione specialistica: si riferisce ad una serie di conoscenze più specialistiche del settore assicurativo (prodotti retail e per le imprese, sviluppo e gestione del portafoglio clientela, fase assuntiva dei contratti, sinistri) a seconda dello specifico ruolo che il consulente andrà a coprire.
Dunque, chi progetta e realizza un corso di formazione assicurativa in un contesto bancario deve avere come finalità l’integrazione culturale ovvero l’unificazione di due tipologie di esperienze molto diverse tra loro (bancaria e assicurativa); si deve pertanto orientare al conseguimento di:
Efficaci livelli di conoscenze teoriche.
Adeguate capacità e competenze operative.
Opportune comunicazioni alla clientela.
I consulenti così formati dovranno, quindi, aver acquisito una elevata consapevolezza del “valore dei servizi” da offrire alla clientela, inteso come: garanzia, sicurezza, certezza, tutela economica sia per la banca che per la stessa clientela. Se il valore dei servizi è condiviso ed accettato, allora rappresenterà un valore competitivo straordinario.
Riguardo le modalità di gestione ed erogazione dei contenuti, queste possono essere suddivise in due tipologie:
1) Le modalità Formative Comportamentali, che consistono nello sviluppo delle conoscenze e delle competenze dei partecipanti attraverso l’operatività e le prassi utilizzate, cioè in base ad un approccio meramente pratico.
Ad esempio, con apposite postazioni di lavoro in aula, si affianca il personale in una trattativa commerciale simulata col cliente, si prova ad emettere la polizza e si analizzano le relative tematiche commerciali in esse contenute.
2) Le modalità Formative “Gestaltiste” (Conformi dalla Teoria psicologica di "Gestalt" o della forma, che induce ad assegnare un'opportuna forma e percezione cognitiva della situazione considerando il contesto complessivo). Nel contesto in questione tale modalità formativa ha la finalità di coinvolgere appieno il partecipante affinché possa e voglia diventare un vero consulente di banca-assicurazione considerando la situazione nel suo insieme.
Il consulente in questo modo, oltre ad essere opportunamente autorizzato al collocamento delle polizze anche al di fuori della propria sede in quanto iscritto al Albo R.U.I. dell’IVASS, potrà sentirsi opportunamente coinvolto sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista "empatico".
Dunque, un corso di formazione commerciale sui prodotti assicurativi che possa dirsi efficiente non può prescindere dall’utilizzo di entrambi gli approcci metodologi pocanzi illustrati.
E’ da rilevare, tuttavia, che le banche nel corso degli ultimi decenni si sono concentrate prevalentemente sull’offerta di prodotti Ramo Vita e sui prodotti di natura finanziari (unit linked, index linked). In realtà, rimane molto da fare in termini formativi per ciò che riguarda i prodotti Previdenziali, quelli di Protezione, Ramo Danni.
I corsi di formazione assicurativa non possono inoltre prescindere dall’analisi dei bisogni formativi e dalle esperienze maturate dai partecipanti, che in quanto consulenti di banca hanno certamente un tipo professionalità differente rispetto a quelle dei Broker, dei Consulenti e degli stessi Agenti Assicurativi.
La formazione aziendale costituisce altresì una forma di apprendimento umano specificatamente indirizzata agli adulti. Chi si occupa di formazione, dunque, sa bene che l’efficacia di un corso è data anche dalla motivazione all’apprendimento da parte di ciascun partecipante e dal riscontro dei contenuti appresi con la realtà operativa quotidiana. Quindi un docente deve intuire tali variabili e saper stimolare la curiosità professionale dei partecipanti.
Naturalmente se il servizio assicurativo sarà in grado di garantire completezza della gamma prodotti, semplicità di vendita ed un’efficace gestione dei sinistri, allora i partecipanti al corso avvertiranno il bisogno e l’interesse della conoscenza, dell’approfondimento e dell’utilità del prodotto.
In conclusione, la formazione assicurativa in Banca dovrà essere conforme al: "andragogia" (disciplina relativa all’apprendimento degli adulti), i nuovi orientamenti nei confronti dei mercati, scelte strategiche delle banche, necessità di nuovi servizi da parte della clientela e quindi non da ultimo dalla predisposizione di una Nuova Cultura Bancaria.
0005 - Bancassicurazione e Bcc: un connubio per maggiori ricavi
0006 - Va bene comprare ICO, ma conviene ricordarsi di non investire più di quanto non si è disposti a perdere
0007 - LA RAFFORZATA VERIFICA NEI CONFRONTI DEI CORRISPONDENTI ESTERI NON APPARTENENTI ALL’UNIONE EUROPEA
· Conti Correnti di corrispondenza i conti tenuti dalle banche, tradizionalmente su base bilaterale, per il regolamento dei servizi interbancari (rimesse di effetti, assegni circolari e Bancari, ordini di versamento, giri di fondi, rimesse documentate e altre operazioni);
· Conti di passaggio i rapporti Bancari di corrispondenza transfrontalieri, intrattenuti tra intermediari finanziari, utilizzati per effettuare operazioni in nome proprio e per conto della Clientela.
· l’acquisizione di informazioni idonee ad individuare gli assetti proprietari del Corrispondente Estero e la qualità del regime di vigilanza e dei controlli in materia di contrasto al riciclaggio e al terrorismo cui il Corrispondente Estero è soggetto;
· l’acquisizione presso il Corrispondente Estero di informazioni sufficienti a comprendere pienamente la natura delle attività svolte, anche con riferimento ai servizi prestati ai propri clienti in relazione ai quali vengono utilizzati il conto o i conti accesi presso la Banca;
· la raccolta di informazioni per determinare, sulla base di pubblici registri, elenchi, atti e documenti conoscibili da chiunque, la sua reputazione e la qualità della vigilanza cui è soggetto;
· la sicurezza, anche con verifiche a campione, che il Corrispondente Estero abbia verificato l’identită dei clienti che hanno un accesso diretto ai conti di passaggio, che abbia costantemente assolto gli obblighi di adeguata verifica della Clientela e che, su richiesta, possa fornire alla Banca i dati del cliente e del titolare effettivo ottenuti a seguito dell’assolvimento di tali obblighi; va acquisita una espressa dichiarazione circa l’inesistenza di impedimenti normativi o contrattuali in merito alla tempestiva trasmissione delle informazioni richieste;
· l’autorizzazione della Direzione per l’apertura di ciascun conto corrente di corrispondenza;
· la definizione in forma scritta dei termini dell’accordo con il Corrispondente Estero e i rispettivi obblighi.
Le misure rafforzate sopra indicate devono essere applicate ai rapporti assimilabili ai conti correnti di corrispondenza o conti di passaggio. È vietato aprire o mantenere anche indirettamente conti di corrispondenza con una Banca di comodo, cosiddette shell banks (per Banca di comodo si intende una Banca o un ente che svolge attività equivalenti, costituita in un Paese in cui non ha alcuna presenza fisica, che consenta di esercitare una direzione e una gestione effettiva e che non sia collegata ad alcun gruppo finanziario regolamentato) facendo inoltre attenzione che il Corrispondente Estero sia soggetto vigilato dalla propria Banca Centrale di riferimento in quanto sono assoggettati a particolare cautela i rapporti accesi ad appartenenti al cosiddetto “sistema bancario ombra”. Nel caso in cui il Corrispondente extra-comunitario presenti alla Banca richiesta di conversione di banconote denominate in una o più valute il cui corso legale sia cessato, la Banca deve acquisire informazioni sul soggetto per conto del quale il Corrispondente ha presentato la richiesta. Al fine di fornire un sostegno costante ai controlli sulle attività di riciclaggio in relazione alle attività di correspondent banking, le banche italiane devono attivare una serie di analisi sistemiche e di best practice, così sintetizzate:
a) Le caratteristiche e le attività del correspondent banking.
Il correspondent banking è un’attività caratterizzata da volumi elevati e tempi ridottissimi, la quale comporta importanti flussi di denaro fra un elevato numero di istituti finanziari. In molti casi, nessuna delle singole parti coinvolte dispone di una visione d’insieme completa sull’intero flusso di transazioni. La Banca effettua le transazioni avviate dal proprio corrispondente per conto di controparti con le quali la Banca stessa non intrattiene rapporti diretti, che non sono suoi clienti e per le quali di conseguenza non ha condotto una due diligence. Tali caratteristiche possono rendere i conti della banca corrispondente vulnerabili a potenziali attività illecite da parte di riciclatori di denaro, con una notevole difficoltà per la Banca nella prevenzione e nell’individuazione di tali attività illegali~. Nei rapporti con i corrispondenti iraniani, la Banca agisce effettivamente come agente della propria banca corrispondente, eseguendo e/o effettuando pagamenti e altre transazioni per conto della banca corrispondente su disposizione dei propri clienti. Tali clienti possono essere persone fisiche, persone giuridiche o addirittura altri istituti finanziari, mentre i beneficiari delle transazioni sono clienti di banche italiane. La Banca non ha rapporti diretti con le parti sottostanti alle transazioni che transitano attraverso di essa e, in tali casi, potrebbe non essere nella posizione di verificare l'identità o comprendere appieno la natura di una specifica transazione, soprattutto nell’ambito dell’elaborazione dei pagamenti elettronici (trasferimenti di denaro). Affinché la Banca possa adeguatamente preservare il rischio di riciclaggio, è necessario che ogni banca corrispondente sia in grado di condurre un'adeguata due diligence sui propri clienti e sulle loro transazioni in ottemperanza alle leggi e alle disposizioni normative vigenti, tenendo in considerazione ove opportuno tutti gli standard internazionali rilevanti. Tale due diligence deve essere effettuata dai corrispondenti che intrattengono un rapporto diretto con i clienti, poiché si trovano nella posizione migliore per conoscere i propri clienti e sono tenuti a gestire un adeguato sistema interno di controllo volto a contenere i potenziali rischi di riciclaggio di denaro. La Banca adotta un approccio basato sul rischio, svolgendo una due diligence approfondita sui corrispondenti considerati a maggior rischio. In taluni casi, pur senza avviare alcun rapporto diretto con i clienti, per la Banca può tuttavia essere ancora necessario richiedere o ricevere dalla banca corrispondente informazioni in merito a uno o più clienti del corrispondente stesso, ivi inclusi altri istituti finanziari che siano suoi clienti (anche se il trasferimento di informazioni può essere soggetto a leggi o disposizioni normative tali da impedire alla banca corrispondente di fornire informazioni all’istituto).
La Banca applica i seguenti vincolanti divieti di intrattenere:
· rapporti con banche schermo (c.d. “shell banks”) La Banca è tenuta ad adottare tutte le misure per accertarsi di non collaborare deliberatamente e consapevolmente con istituti finanziari i quali a loro volta operano con shell banks;
· rapporti con istituti finanziari non bancari privi di licenza e/o non regolamentati quali servizi di rimesse, exchange houses, casas de cambio, bureau de change e agenti di trasferimento di denaro, ovvero persone fisiche o giuridiche che operano effettivamente in tale funzione;
· relazioni con banche corrispondenti per le quali la conduzione della due diligence abbia evidenziato incertezze significative che non possono essere risolte;
· oppure relazioni in cui i controlli antiriciclaggio della banca corrispondente risultino inadeguati e/o insufficienti, senza che il corrispondente rassicuri l'istituto circa l'adozione delle necessarie misure di rimedio.
b) La metodologia dell’approccio basato sul rischio.
Ogni relazione con banche corrispondenti deve essere sottoposta a revisione nel proprio merito, e gli istituti possono generalmente attendersi che i diversi Paesi implementino le necessarie leggi antiriciclaggio e che i corrispondenti siano quindi soggetti a un’adeguata regolamentazione e supervisione (assenza di informazioni attestanti il contrario da parte di fonti credibili). Nell’analisi del rapporto di correspondent banking, è necessario considerare fattori tali da comportare elevati rischi di riciclaggio di denaro, individualmente, in combinazione o più solitamente nel loro complesso. Tali fattori sono stati individuati con riferimento al Rischio Paese e al Rischio Controparte, i due criteri che rappresentano il fulcro attorno al quale sono imperniati i rischi di riciclaggio per la Banca. Il rischio Paese relativo alla banca corrispondente deve essere valutato al fine di determinare l’eventuale presenza di un potenziale di riciclaggio di denaro conseguentemente a fattori correlati a un determinato Paese. I fattori che possono portare a stabilire che un Paese comporta un rischio più elevato di riciclaggio di denaro comprendono:
· il fatto che il Paese sia soggetto a sanzioni, embargo o misure analoghe decretate ad esempio da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, o comunque laddove trovino applicazione leggi nazionali;
· il fatto che il Paese presenti un elevato livello di corruzione o altre attività criminali o risulti politicamente instabile secondo quanto stabilito da fonti attendibili;
· il fatto che il Paese non sia dotato di adeguate leggi e disposizioni normative antiriciclaggio, o le leggi e le disposizioni vigenti siano implementate in modo insufficiente o inappropriato secondo quanto stabilito da fonti attendibili.
I fattori inerenti al rischio Controparte sono correlati o all’organizzazione e alla struttura della banca corrispondente, o alla natura e alla finalità delle sue attività operative. I fattori considerabili che possono comportare un rischio più elevato di riciclaggio di denaro comprendono il fatto che la banca corrispondente sia:
· un corrispondente di tipo offshore;
· un corrispondente caratterizzato da un coinvolgimento materiale con soggetti PEPs;
· una banca corrispondente che non è di proprietà statale o ad azionariato diffuso (o parte di un gruppo di aziende di proprietà statale o ad azionariato diffuso), sebbene la natura e la portata della proprietà statale o le condizioni in base alle quali la banca corrispondente è quotata e scambiata su una borsa valori regolamentata possano essere considerati altrettanto rilevanti;
· un soggetto che offre ai propri clienti servizi di banca corrispondente a rischio più elevato;
· una banca centrale o un’organizzazione sopranazionale che opera su prodotti e servizi diversi da quelli previsti nell’ambito delle sue attivită primarie;
· istituti finanziari non bancari regolamentati e dotati di regolare licenza quali servizi di rimesse, exchange houses, casas de cambio, bureau de change e agenti di trasferimento di denaro.
La Banca utilizza i criteri sopra riportati (che tuttavia non hanno la pretesa di essere esaustivi) per mettere a punto il proprio modello finalizzato all’identificazione di corrispondenti a rischio più elevato, applicando così adeguate soluzioni di due diligence, approvazione, monitoraggio e verifica. La Banca documenta adeguatamente le metodologie adottate e i controlli attuati. Per lo scambio di una chiave SWIFT si precisa che la Banca esegue una due diligence di livello adeguato ogni qualvolta vengono scambiate o si intendono scambiare informazioni relative a pagamenti. Quando invece è previsto soltanto uno scambio di informazioni non relative a pagamenti, la due diligence sulla banca estera risulta sostanzialmente superflua.
c) Il processo KYC del rischio di riciclaggio
La Banca adotta un corpo di direttive e procedure atte ad agevolare l’individuazione di attività insolite o sospette, segnalandole alle autorità competenti come previsto dalle leggi vigenti. La Banca, inoltre, attua processi appropriati tali da consentire l’individuazione di attività insolite e d modelli anomali di attività o transazioni. Poiché non sempre le transazioni insolite o modelli anomali di attività sono effettivamente sospetti, la Banca deve valutare con cura l’apertura dei rapporti di corrispondenza e determinare se le attività, i modelli e le transazioni siano sospette in termini di potenziale riciclaggio di denaro.
Le misure di rafforzata verifica adottate dalla Banca nell’ambito del processo KYC consistono nella conduzione della due diligence, ossia la raccolta di sufficienti informazioni su una banca corrispondente al fine di capire la natura delle sue attività, determinandone la reputazione e la qualità delle attività di vigilanza sulla base di informazioni pubbliche e di immediata disponibilità.
Nella misura in cui tali informazioni siano disponibili, l’attività di raccolta d’ informazioni deve accertare in particolare se la banca corrispondente sia stata soggetta a investigazioni in materia di riciclaggio di denaro o di finanziamento al terrorismo oppure se sia stata sottoposta ad azioni disciplinari. Le informazioni così raccolte dovrebbero consentire alla banca di "monitorare" periodicamente via Internet e/o, ove ritenuto opportuno, attraverso fonti di ricerca più specializzate, i soggetti identificati come proprietari e il senior management della banca corrispondente in termini di notizie/informazioni negative pubblicate dai media ai fini dei rischi comportati dal corrispondente, ivi inclusi collegamenti nuovi o precedentemente non noti con PEPs, persone fisiche o giuridiche sottoposte a sanzioni. Di seguito viene segnalato il percorso di acquisizione (input) delle informazioni e della documentazione da acquisire prima di poter attivare un rapporto continuativo con il corrispondente estero:
1. Lettera in inglese in cui viene illustrato il processo di AML della Banca;
2. Questionario antiriciclaggio (redatto secondo lo standard “Wolfsberg Group”) debitamente compilato e firmato dal corrispondente che indichi, inoltre, il nominativo del Responsabile Antiriciclaggio. La firma deve essere confermata a mezzo messaggio Swift.
3. Dichiarazione di Responsabilità antiriciclaggio da redigere su carta intestata del corrispondente.
4. Copia con data e firma delle politiche e/o procedure aziendali in materia di antiriciclaggio del corrispondente;
5. Copie dei documenti di corporate governance del corrispondente, quali:
· Statuto societario;
· Verbali di assemblea di nomina degli amministratori;
6. Copia della licenza bancaria o dell’autorizzazione all’esercizio del credito del corrispondente;
7. Elenco della compagine sociale del corrispondente;
8. Elenco degli amministratori corredata (ove possibile) dal profilo professionale degli stessi e elenco del Management apicale del corrispondente;
9. Fotocopia documento/i di identificazione del/i legale/i rappresentante/i del corrispondente;
10. Ultimo bilancio di esercizio (consolidato ove ricorre) del corrispondente completo di certificazione da parte di società di revisione esterne (ove possibile);
11. Elenco dei soggetti (e altre informazioni atte all'identificazione degli stessi) che direttamente o indirettamente posseggono, controllano o hanno il potere di voto su almeno il 10% di qualsiasi classe di titoli con diritto di voto. Per le banche quotate, è necessario identificare la Borsa Valori su cui sono quotate;
12. Estratto aggiornato del registro di commercio del corrispondente;
13. Nota redatta dal Responsabile del Servizio della Banca in cui viene evidenziato lo scopo del rapporto continuativo e il livello reputazionale della corrispondente ove conosciuto direttamente o indirettamente;
14. Approvazione da parte del Responsabile Antiriciclaggio della Banca;
15. Autorizzazione finale della Direzione Generale della Banca.
Richiesta e revisione delle attività della banca corrispondente in materia di KYC e di antiriciclaggio: reperimento di sufficienti informazioni relative al programma antiriciclaggio della banca corrispondente, al fine di valutare se i provvedimenti da essa adottati in tale ambito sono adeguati e appropriati.La Banca apre rapporti di corrispondenza solo con corrispondenti che abbiano la propria policy antiriciclaggio in linea con gli standard internazionali attualmente utilizzati e che abbiano piena operatività SWIFT (si rammenta che Swift esegue una severa KYC sulla banca prima di poter attribuire la piena operatività). Un utile strumento a tale riguardo è rappresentato anche dal Questionario antiriciclaggio redatto sui principi statuiti dal Gruppo Wolfsberg. Il Gruppo è attualmente composto da 11 banche internazionali che insieme hanno concordano una serie di prescrizioni volontarie concertate contro il riciclaggio di denaro di provenienza illecita.
La Banca ha adottato i principi “Wolfsberg Group”
I principi riguardano i rapporti tra banche e privati con patrimoni di elevato ammontare e comprendono linee guida concernenti l’accettazione di clienti, le situazioni che richiedono particolare attenzione, i modi per individuare attività insolite o sospette. La Banca inoltre fa sottoscrivere una dichiarazione di responsabilità alla banca corrispondente in cui viene accettato e riconosciuto il diritto della Banca al controllo dell’identità dei clienti della banca corrispondente e ad eseguire una due diligence adeguata e costante sulle loro attività svolte riservandosi, in caso di informazioni e documentazioni ritenute incongrue e carenti, il diritto alla chiusura unilaterale del rapporto continuativo.
- Revisione e aggiornamento periodico delle banche corrispondenti come segue: Revisione annuale
- Visita e svolgimento di incontri personali con i soggetti identificati come proprietari della banca corrispondente e/o con il suo senior management.
- Il coinvolgimento basato sul rischio del senior management e di un’unità di controllo indipendente e autonoma, slegata dall’attività operativa, identificata nel Servizio Antiriciclaggio, sia al fine di approvare i nuovi rapporti continuativi con i corrispondenti esteri e sia di sottoporre le relazioni già in essere a revisioni periodiche.
0008 - L'EVOLUZIONE DELLA LCA BANCARIA E L'INTRODUZIONE DELLA DIRETTIVA BRRD NELLA NORMATIVA ITALIANA
di Vito Carlo Micene
· il NPL ratio che rappresenta l’incidenza dei crediti deteriorati netti sui prestiti complessivi;
· il CET 1 ratio che rappresenta il rapporto tra il capitale di migliore qualità e le attività ponderate per il rischio.
a. irregolarità nell'amministrazione o violazioni di disposizioni legislative, regolamentarie o statutarie che regolano l’attività della banca di gravità tale che giustificherebbero la revoca dell'autorizzazione all'esercizio dell’attività (art. 10 TUB);
b. risultano perdite patrimoniali di eccezionale gravità, tali da privare la banca dell’intero patrimonio o di un importo significativo del patrimonio;
c. le sue attività sono inferiori alle passività;
d. essa non è in grado di pagare i propri debiti alla scadenza o a scadenze future;
e. elementi oggettivi indicano che una o più delle situazioni sopra riportate si realizzeranno nel prossimo futuro;
f. è prevista l’erogazione di un sostegno finanziario pubblico straordinario come previsto dall’art. 18 del Decreto che verrà specificamente trattato più avanti nel presente paper durante la disamina della crisi delle Banche Venete (Veneto Banca S.p.A. e Banca Popolare di Vicenza S.p.A.).
I presupposti sopra riportati vengono verificati dall'organo di amministrazione o di controllo della banca che deve informare tempestivamente la Banca d'Italia o la Banca Centrale Europea, in qualità di autorità competenti, se ritiene che la banca è in dissesto o a rischio di dissesto. Se l’autorità competente è la BCE, essa ne dà comunicazione alla Banca d'Italia (art. 19).
- la riduzione o la conversione di azioni, di altre partecipazioni e/o di strumenti di capitali emessi nei casi in cui ciò consente di rimediare allo stato di dissesto o di rischio di dissesto;
- la risoluzione della banca, o la liquidazione coatta amministrativa (art. 80 TUB) se il rischio o lo stato di dissesto sono irreversibili.
All’art. 21 vengono disciplinati gli obiettivi della risoluzione bancaria in particolare il legislatore pone fra questi obiettivi la continuità delle funzioni essenziali degli istituti bancari in risoluzione, la stabilità finanziaria, il contenimento degli oneri a carico delle finanze pubbliche, la tutela dei depositanti e degli investitori protetti da sistemi di garanzia o di indennizzo, nonché dei fondi e delle altre attività della clientela.
La risoluzione, pertanto, viene disposta quando la Banca d'Italia accerta la sussistenza dell’interesse pubblico che ricorre quando la risoluzione è necessaria e proporzionata per conseguire uno o più degli obiettivi menzionati nell’art. 21
· l’ANR (National Resolution Authority, Autorità nazionali di risoluzione) che nel caso italiano, ai sensi dell’art. 3 del D.lgs. n° 180/2015, è rappresentata da Banca d’Italia la quale, oltre a partecipare alle decisioni del SRB, è responsabile dell’attuazione delle concrete misure di risoluzione.
· l’SRB (Single Resolution Board, Sistema di risoluzione unico), è un’agenzia europea finalizzata all’esercizio delle funzioni di risoluzione, nel cui board sono presenti anche i rappresentanti delle autorità nazionali.
Il sistema di risoluzione unico (SRB) ha l'obiettivo di assicurare la gestione ordinata delle crisi delle banche c.d. significative superando i problemi determinati dalla frammentazione delle procedure disciplinate dai singoli ordinamenti degli stati europei.
La supervisione quotidiana da parte del SRB degli enti significativi è condotta dal Joint Supervisory Teams (JST) che comprende personale sia della BCE che delle autorità nazionali dei paesi in cui sono stabilite le istituzioni da vigilare.
Le dimensioni, la composizione e l'organizzazione di un JST variano a seconda della natura, della complessità, del modello aziendale e del profilo di rischio dell'entità sottoposta a supervisione.
Il JST è responsabile della stesura e dell'organizzazione del Programma di controllo e della conduzione dei lavori di Supervisione (Supervisory Examination Programme).
Nell'elaborare il piano, vengono identificati gli eventuali ostacoli che non permetterebbero la risoluzione e vengono stabilite le modalità d’intervento atte ad affrontarli inoltre, nel caso in cui la pianificazione e la vigilanza venga affidata a BCE (e ciò accade su Significant Institution), quest’ultima ha il diritto di richiedere all’istituto di presentare un recovery plan entro un breve lasso di tempo (max. 3 mesi).
Se il recovery plan non affronta le carenze o gli impedimenti materiali riscontrati, la BCE può richiedere all'entità vigilata sia di apportare modifiche specifiche al piano di risoluzione sia di indicare quei cambiamenti che l’entità stessa potrebbe concretamente apportare alle sue attività al fine di aumentare la probability di riprendersi da eventuali situazione di crisi.
Il JST monitora continuamente le supervised entities controllando pertanto se la situazione finanziaria dell'ente peggiora.
La divisione Crisis Management (CRM) fornisce supporto esperto al JST nella valutazione dei piani di recupero e assieme hanno un ruolo consultivo per quanto riguarda i piani di risoluzione e le valutazioni della risolvibilità condotte dall'SRB.
Le banche devono disporre di una TLAC (Total Loss Absorbency Capacity), principalmente composta dagli strumenti del patrimonio di vigilanza1 e dai debiti a lungo termine non assicurati, composta da tutti gli strumenti finanziari che possono essere legalmente e operativamente svalutati o convertiti in capitale in presenza di risoluzione, per un ammontare che deve essere almeno il doppio dei requisiti di capitale e di leverage.
Per quanto riguarda le crisi bancarie riguardanti gli istituti di credito italiani è possibile porre in essere un netto distinguo tra le soluzioni della crisi delle:
- “Quattro Banche” - Banca delle Marche, Cassa di risparmio di Chieti, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e Cassa di Risparmio di Ferrara – dove è stato seguito lo schema riproposto dal D.lgs. 180/2015;
- “Due Banche” - Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e Veneto Banca S.p.A. - dove è stato seguito lo schema riproposto dal D.L. 99/2017 (di cui si dirà in seguito).
Per la soluzione della crisi delle “Quattro Banche” è stato seguito il seguente schema:
· assoggettamento a risoluzione;
· cessione dell’azienda bancaria a new bank (art. 43) costituite in funzione di “Enti Ponti” (art.42), con forma giuridica il cui capitale sociale è stato sottoscritto dal Fondo di Risoluzione Nazionale come previsto dal provvedimento di risoluzione (art. 32) e dall’attuazione del programma di risoluzione (art.34);
· costituzione di una SGA “società veicolo per la gestione di attività” (art. 45) denominata REV – Gestione crediti S.p.A. a cui saranno ceduti già rubricati a sofferenza con l’obbiettivo di massimizzarne il valore;
· vendita del 100% delle azioni degli “Ente ponte” alle società cessionarie (UBI Banca S.p.A. e BPER Banca S.p.A.) che subentrano nei rapporti già facenti capo alle banche in crisi;
· assoggettamento a LCA delle banche in crisi;
· incorporazione delle new bank costituite in funzione di “Enti Ponti” nelle società cessionarie.
L’ente ponte è costituito per gestire beni e rapporti giuridici con l’obbiettivo di mantenere la continuità delle funzioni essenziali precedentemente svolte dall’ente sottoposto a risoluzioni e, quando le condizioni di mercato sono adeguate, cedere a terzi le partecipazioni al capitale.
Stante quanto sopra riportato il D.lgs. 180/2015 ha prodotto concretamente un fenomeno di cessione d’azienda (si veda l’art.43) dove le new bank (enti ponte) sono quindi parte originaria dei procedimenti in corso come d’altronde sostenuto dal Tribunale di Napoli con sentenza del 28.04.2017.
Inoltre i componenti degli organi di amministrazione e controllo, nonché l’alta dirigenza degli enti ponte rispondono solo per dolo o colpa grave nei confronti degli azionisti e dei creditori propri dell’ente sottoposto a risoluzione succedendo nei diritti, nelle attività o nelle passività cedute.
A norma dell’art. 47 del D.lgs. 180/2015 gli azionisti, i titolari di altre partecipazioni o i creditori dell’ente sottoposto a risoluzione non possono esercitare pretese nei confronti dei membri degli organi di amministrazione e controllo o dell’alta dirigenza del cessionario.
L’art. 47 del decreto smentisce pertanto l’estendibilità della responsabilità del cessionario nella cessione delle aziende bancarie come previsto dall’art. 58 TUB e ciò si traduce a norma dell’art. 111 c.p.c. nella responsabilità delle parti originarie (“Quattro Banche”) nel trasferimento del diritto controverso (commercializzazione di azioni ed obbligazioni subordinate).
Il D.L. 99/2017 disciplina l’avvio e lo svolgimento della liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e di Veneto Banca S.p.A..
È bene specificare che le misure previste dal decreto costituiscono un aiuto di Stato, ai sensi dell’articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, e sono state adottate a seguito della positiva decisione della Commissione Europea.
Secondo il su menzionato decreto, il Ministero dell’economia e delle finanze, ai sensi dell’art. 2, ha disposto:
· la liquidazione coatta amministrativa degli istituti bancari (Banca Popolare di Vicenza S.p.A e Veneto Banca S.p.a.);
· la continuazione dell’esercizio dell’impresa o di determinati rami di attività al fine di attuare le cessioni previste anche in deroga a quanto previsto dall’art. 90 comma 3 TUB, deroga che comporta la possibilità di disporre la continuazione anche senza i permessi e le autorizzazioni della Banca d’Italia o del comitato di sorveglianza;
· che i commissari liquidatori procedono in conformità all’offerta ricevuta dal concessionario (Intesa Sanpaolo S.p.A.) a quanto appositamente convenuto nell’art. 3 del D.L. 99/2017
L’art. 3 del D.L. 99/2017, in deroga all’ art. 58 comma 1,2,4.5,6 e 7 e all’art. 90 comma 2 TUB, dispone che i commissari liquidatori hanno tutti i poteri utili per realizzare l’attivo e possono cedere, con il parere favorevole del comitato di sorveglianza e previa autorizzazione della Banca d’Italia, attività e passività dell’azienda, suoi singoli rami, nonché beni, diritti e rapporti giuridici individuabili in blocco ovvero attività e passività di una delle due banche soggette a liquidazione o di entrambe. Restano esclusi dalla cessione, anche in deroga all’art. 2741 c.c. (Concorso di creditori e cause di prelazione):
· le passività di cui all’art. 52 comma 1 lett. a) punti i), II), III) e iv);
· i debiti nei confronti dei propri azionisti e obbligazionisti subordinati derivanti dalle operazioni di commercializzazione di azioni o obbligazioni subordinate delle Banche o dalle violazioni della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento riferite alle medesime azioni o obbligazioni subordinate;
· le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa, e le relative passività.
Il medesimo articolo, inoltre, stabilisce che il contratto di cessione acquisisce efficacia verso i terzi con la sua pubblicazione sul sito di Banca d’Italia e che nei confronti dei debitori ceduti produce gli effetti indicati dall’art. 1264 c.c.
Relativamente alla figura del cessionario, la norma in esame stabilisce che deve essere individuato nell’ambito di una procedura aperta, concorrenziale e non discriminatoria e che, oltre a non essere obbligato solidalmente con il cedente ai sensi dell’art. 332 del D. Lgs. 231/2001, soggiace al disposto dell’art. 47 comma 9 del D. Lgs. 180/2015.
Per evitare o porre rimedio ad una grave perturbazione dell’economia e preservare la stabilità finanziaria, l’art. 18 del D.lgs. 180/2015 prevede il sostegno finanziario pubblico straordinario in diverse forme come:
· una garanzia dello Stato a sostegno degli strumenti di liquidità forniti dalla banca centrale alle condizioni da essa applicate;
· una garanzia dello Stato sulle passività di nuova emissione:
· la sottoscrizione di fondi provi o l’acquisto di strumenti di capitale effettuati a prezzi e condizioni che non conferiscano un vantaggio all’istituto di credito.
Come già detto il D. L. 99/2017, in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 18 comma 1 lett. b) del D. Lgs. 180/2015, si presenta (anche in deroga alle norme di contabilità di Stato) come un aiuto di Stato e le basi dell’intervento statale nella risoluzione delle Banche Venete sono state previste dall’art. 4 secondo cui il MEF:
· concede una garanzia dello Stato, autonoma e a prima richiesta, sull’adempimento da parte del soggetto in liquidazione degli obblighi derivanti dal finanziamento erogato dal cessionario o da società, che appartenevano al gruppo bancario di una delle due banche, a copertura dello sbilancio di cessione;
· fornisce un supporto finanziario al cessionario per un importo massimo di euro 3.500 milioni;
· concede una garanzia dello Stato, autonoma e a prima richiesta, sull’adempimento degli obblighi a carico del soggetto in liquidazione derivanti da impegni, dichiarazioni e garanzie concesse dal soggetto in liquidazione nel contratto di cessione;
· dispone l’erogazione al cessionario di risorse a sostegno di misure di ristrutturazione aziendale per un importo massimo di euro 1.285 milioni.
Si specifica che il 6 Aprile 2018 Intesa Sanpaolo, poiché ha completato le possibili operazioni di riacquisto dei titoli obbligazionari emessi da Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e Veneto Banca S.p.A. e assistiti da garanzia dello Stato 3(sia collocati sul mercato sia utilizzati dalle due banche come collaterale in finanziamenti pronti contro termine), sta procedendo all’annullamento di tali titoli in suo possesso. Quanto annunciato da Intesa Sanpaolo S.p.A., che comporta il venir meno del potenziale rischio di 9,3 miliardi di euro sui conti pubblici italiani, si riferisce al futuro annullamento (che avverrà dopo l’autorizzazione delle autorità competenti) di sei
obbligazioni emesse nel corso del 2017, da Banca Popolare di Vicenza (per un importo complessivo di 5,2 miliardi di euro di cui 4,8 miliardi detenuti da Intesa Sanpaolo, emesse il 3 febbraio ed il 1 giugno 2017) e da Veneto Banca (per n° 4 cessioni pari ad un importo complessivo di 4,9 miliardi di euro di cui 4,5 miliardi detenuti da Intesa Sanpaolo).
L’art. 5 del D.L. 99/2017 disciplina il passo successivo della liquidazione delle “Due Banche” prevedendo che i commissari liquidatori procedano, tramite apposito decreto del MEF, alla cessione di crediti deteriorati alla Società per la Gestione di Attività – S.G.A. S.p.A. che amministra i crediti e gli altri beni e rapporti acquistati con l’obbiettivo di massimizzarne il valore.
Dalla liquidazione e valorizzazione di tali attivi deriva la possibilità per lo Stato di recuperare le risorse impegnate per lo svolgimento del processo di liquidazione.
A seguito del contratto di cessione d’azienda stipulato in data 26.06.2017 i Commissari Liquidatori della Veneto Banca S.p.A. e della Banca Popolare di Vicenza S.p.A. in liquidazione coatta amministrativa hanno ceduto a Intesa Sanpaolo S.p.A. le attività costituenti un ramo d’azienda bancaria a norma dell’art. 3 comma 2 del D.L. 99/2017 prevedendo che “le disposizioni del contratto di cessione hanno efficacia verso i terzi a seguito della pubblicazione da parte della Banca d’Italia sul proprio sito internet della notizia di cessione, senza necessità di svolgere altri adempimenti previsti dalla legge, anche ai fini costitutivi, di pubblicità, notizia o dichiarativa, ivi inclusi quelli previsti dagli articoli 1264, 2022, 2355, 2470, 2525, 2556, 2559 primo comma del codice civile”.
Il contratto di cessione d’azienda opera il trasferimento al cessionario di una serie di rapporti giuridici, attività e passività, singolarmente elencati, tra i quali non rientrano, e ne sono anzi espressamente esclusi, i debiti derivati dalla commercializzazione di azioni ed obbligazioni subordinate.
Si faccia specifico riferimento all’art. 3.1.4 lett. b) del contratto di cessione d’azienda stipulato tra Intesa Sanpaolo S.p.A. (il “cessionario”) e le “Due Banche” da dove si desume che l’accordo contrattuale non trasferisce al cessionario i debiti derivanti da fatti illeciti commessi dal cedente nelle operazioni di commercializzazione di azioni e obbligazioni subordinate, né le passività esenti o potenziali, anche derivanti da controversie di futura insorgenza, non riferite ai rapporti, beni e cespiti oggetto di cessione.
Come affermato dal G.U.P., Dott. Roberto Venditti, del Tribunale di Vicenza con sentenza dell’08.02.2018 “non vi è una previsione codicistica o un principio di elaborazione giurisprudenziale che stabilisca o imponga il trasferimento al cessionario di azienda degli obblighi risarcitori derivanti da fatto illecito facenti capo al cedente”.
Come stabilito dall’art. 2560 c.c. Intesa Sanpaolo S.p.A. (il “cessionario”) subentra nei debiti delle “Due Banche” (i “cedenti”) a condizione della loro iscrizione nei libri contabili obbligatori.
La giurisprudenza ritiene pertanto che l’iscrizione nei libri contabili si configuri come elemento costitutivo della responsabilità dell’acquirente in relazione ai debiti all’azienda ceduta senza che tale iscrizione “possa essere surrogata da altre forme di conoscenza della situazione debitoria della azienda a disposizione dell’acquirente, atteso che il citato art. 2560 c.c. è norma a carattere eccezionale e perciò insuscettibile di interpretazione analogica”4
Vito Carlo Micene, 8 maggio 2018
1 Il patrimonio di vigilanza si articola in diverse fasce composta dagli strumenti che presentano la qualità richiesta per entrare nella specifica componente al netto delle deduzioni.
Secondo il Pillar 1 di Basilea 3, il livello minimo del Patrimonio di vigilanza - Total Capital (TC) – è dell’8% dell’esposizione complessiva a tutti i rischi (ARP).
· Capitale di classe 1 (Tier 1 Capital, T1) ≥ 75% del Patrimonio di vigilanza totale;
· Capitale di classe 2 (Tier 2 Capital, T2) ≥ 25% del Patrimonio di vigilanza totale.
LIMITI REGOLAMENTARI Rapporti Requisito Minimo Regolamentare
Total capital ratio (TC ratio) TC/ARP 8,00%
Tier I ratio (T1 Ratio) T1/ARP 6,00%
CET1 ratio CET1/ARP 4,50%
· riserva di conservazione del capitale (capital conservation buffer), definito per far fronte a periodi di stress nel breve periodo.
· riserva di capitale anticiclica (countercyclical capital buffer), che verrà attivato dalle autorità nazionali sulla base di valutazioni derivanti dal monitoreranno del credito ed altri indicatori sull’accumulo di rischio sistemico e sull’andamento complessivo dell’economia;
· riserva per gli enti a rilevanza sistemica globale (global systemically important institution buffer);
· la riserva per gli altri enti a rilevanza sistemica (other systemically important institution buffer).
2 Contrariamente a quanto disciplinato dell’art. 33 del D. Lgs. 231/2001 nel caso di cessione dell’azienda bancaria nella cui attività è stato commesso il reato di commercializzazione di azioni e obbligazioni subordinate e/o convertibili, il cessionario non è solidalmente obbligato.
3 Intesa Sanpaolo ha inviato al MEF comunicazione di rinuncia alla relativa garanzia dello Stato. La rinuncia alla garanzia sarà valida solo ed esclusivamente per i titoli detenuti dalla Banca (pari a circa 9,3 miliardi di euro), mentre non produrrà effetti per i titoli rimasti in circolazione (pari a circa 0,8 miliardi di euro), ancora detenuti da altri obbligazionisti perché non portati in adesione alle predette operazioni di riacquisto.
4 Cass. Civile sez. I, 20 giugno 2000, n. 8363; conformi Cass. Sez. lav. 3 aprile 2004, n. 47626, Cass. Sez. III, 10 ottobre 2010, n. 22831
0009 - Ethereum e i contratti intelligenti
001 - La normativa sulle criptovalute
002 - Il modello Ripple come possibile futura valuta fiat
003 - DEPOSITI BANCARI, WALLET E CRIPTOMONETE
“Sicuro come in banca”: è una frase che si soleva dire quando il denaro risparmiato e depositato in un’azienda di credito non destava nessuna preoccupazione di disponibilità e di rientro. E in effetti, dagli anni successivi al secondo dopoguerra, in Italia ma anche negli altri paesi più industrializzati, non c’è stata notizia che un risparmiatore avesse perso il proprio denaro depositato in banca. Sicuramente la protezione attuata attraverso il fondo di garanzia che, di fatto, esclude i depositi fino a centomila euro da qualsiasi rischio di perdita sia in caso di bail in e sia in caso di liquidazione coatta amministrativa, ha contribuito significativamente ad accrescere, o almeno a confermare, la fiducia dei risparmiatori nella capacità di rimborso delle banche. La recente crisi finanziaria e il fallimento di qualche azienda di credito hanno però indotto i risparmiatori a diversificare l’investimento delle somme tesoreggiate orientandole verso ........ Continua a leggere
004 LA BANCASSICURAZIONE IN ITALIA
di CLEMENTE GIOVANNI ROSARIO
Parlare di Bancassicurazione in Italia è diventata una moda per gli addetti ai lavori. Vuoi per gli istituti di credito, vuoi per le Compagnie di assicurazione, per le Sim, per le società di credito al consumo e le Sgr. Infatti, non c’è articolo di giornale o rivista specializzata, che non fornisca quotidianamente diverse interpretazioni e novità salienti.
Prima di addentrarci nel tema in oggetto, occorre capire che cos’è la Bancassicurazione? Che cosa rappresenta nell’attuale contesto economico finanziario? Come funziona?
La Bancassicurazione molto semplicemente rappresenta la capacità di distribuire prodotti assicurativi, utilizzando essenzialmente sportelli bancari. Esprime quindi in Italia una forma relativamente nuova di distribuire prodotti e servizi assicurativi, che dalla rete agenziale assicurativa si è spostata in parte verso la rete commerciale bancaria. Tale cambiamento si è manifestato progressivamente in Italia tra il 1980 e il 1990.
Anche se nel corso degli anni sono cambiate le modalità di intervento, si possono fare degli esempi di Bancassicurazione citando alcuni casi aziendali come: Intesa Vita, BNL Vita, Montepaschi Vita, Popolare Vita, Credit Ras, Fideuram Vita, Commercial Union, Poste Vita, Cardiff Vita, Skandia Vita, BCC Vita.
Inizialmente, le compagnie di Bancassicurazione sono state create con lo scopo di realizzare e distribuire i prodotti del Ramo Vita, finalizzati alla: Tutela Economica. Previdenza. Risparmio. Investimento.
Mentre, nel corso dell’ultimo decennio si è assistito anche allo sviluppo e alla distribuzione di prodotti assicurativi del Ramo Danni (Rc Auto, Infortuni, Malattia), congiuntamente alle polizze collegate ai mutui ed ai finanziamenti.
Gli obiettivi della Bancassicurazione non sono soltanto quelli di creare redditività per entrambi i partner (Banca e Compagnia di assicurazione), ma anche di moltiplicare le sinergie economiche e finanziarie, realizzando economie di scala ed incrementare il portafoglio prodotti.
Pensiamo per esempio alla gestione dei rapporti di conto corrente della Compagnia, oltre all'incasso dei premi assicurativi, flussi finanziari sia in entrata che in uscita. Oppure, a tutti i depositi titoli, come banca depositaria, delle Riserve matematiche e delle Riserve tecniche della Compagnia. Oltre alla possibilità di creare società dedicate (Sgr, Sim, Oicr) per la gestione delle polizze collegate ai fondi, come le Unit Linked, le "Polizze multiramo" e le Index Linked.
Per la Compagnia assicurativa attiva nel segmento di Bancassicurazione, una variabile strategica importantissima è rappresentata dal sistema informatico. Infatti, la complessità della gestione del portafogli assicurativi, come: l’ assunzione del contratto, l’incasso dei premi, la gestione della polizza, la liquidazione delle prestazioni, le variazioni contrattuali, il riscatto, devono essere supportate da un efficiente interfaccia tra la Banca e la stessa Compagnia, soprattutto nell’ambito delle procedure.
Se a ciò aggiungiamo l’aspetto commerciale operativo nelle fasi di gestione della: proposta, emissione della polizza e post vendita, la Bancassicurazione può definirsi come una moderna organizzazione assicurativa, dove l’innovazione di prodotto ed i servizi che vengono offerti alla clientela, rappresentano il vero core business.
Si possono distinguere diverse realtà operative di Bancassicurazione: Le società captive, che prevedono la realizzazione di una Compagnia specifica o società di assicurazione, intesa come fabbrica prodotto a totale o parziale controllo della Banca. Dove sussiste una forte interazione tra distributore e produttore dei prodotti assicurativi in termini di pricing, redditività, politiche commerciali di prodotto. L’accordo distributivo, caratterizzato da uno specifico accordo commerciale e distributivo, con una Compagnia di assicurazione per un certo numero di anni. Le Joint Venture, che sono società compartecipate sia dalle Banche che dalle Compagnie di assicurazioni, che possono essere più o meno controllate dagli istituti di credito, oppure dalle stesse Compagnie.
Lo sviluppo della Bancassicurazione persegue in questi anni il nuovo modello di fare banca, soprattutto per il segmento retail. Tant’è che questo è divenuto il mercato relativo a persone fisiche, famiglie, piccoli operatori economici, titolari di partita Iva, a cui la Banca sta dedicando molta attenzione, offrendo prodotti e servizi assicurativi più competitivi e vantaggiosi.
Ma, il know-how che occorrerà per la vendita dei prodotti sopracitati, in particolar modo per il settore danni, comporterà l’acquisizione di determinate competenze tecniche e commerciali, sia da parte dei gestori della filiale bancaria, che da parte dei promotori finanziari.
Quindi la formazione, diventa leva strategica per il successo della Bancassicurazione, avendo come finalità anche l’erogazione di contenuti culturali e metodologici, congiuntamente alla conoscenza dei prodotti.
I prodotti assicurativi Vita nella Bancassicurazione, sono sempre più in linea con quelle che sono le caratteristiche operative dei gestori della Banca, dove si coniuga la necessità di percepire sicurezze di natura giuridica e reddituale, insieme agli obiettivi di investimento della clientela.
Come già anticipato, in questi ultimi anni si è assistito ad uno sviluppo dei prodotti Ramo Danni, venduti attraverso gli sportelli bancari ed in particolar modo, con le cosiddette polizze Credit Protection Insurance, collegate ai mutui ed ai finanziamenti erogati. E’ chiaro che si tratta di prodotti offerti come packaging, dove non è necessaria un'esperienza assicurativa particolare, sia nella consulenza che nella vendita.
Un’analisi ed una riflessione su questo punto risulta necessaria. La Bancassicurazione ha tolto spazi di mercato agli Agenti Assicurativi e ai brokers? Direi proprio di no!
La spiegazione deriva dall'attività esercitata dai canali distributivi alternativi a quello bancario e dal profilo degli stessi prodotti distribuiti. Infatti le polizze come quelle di credito commerciale, di cauzione, fideiussorie, nonché quelle relative agli eventi catastrofali, Responsabilità Civile, non vengono offerti e commercializzati presso la rete degli sportelli bancari ed anche postali.
Abitualmente gli sportelli bancari non distribuiscono i sopra citati prodotti assicurativi in quanto: Richiedono una conoscenza assicurativa molto specifica. Alla relativa distribuzione non coincide una sufficiente redditività. Non si riferisce all’intermediazione finanziaria. Non determina, anche indirettamente, da parte della clientela degli investimenti una raccolta aggiuntiva di risparmio.
Pertanto la commercializzazione dei prodotti assicurativi complessi può avvenire in corrispondenza di una specifica esperienza e competenza, da parte di canali distributivi appositamente dedicati, quali ad esempio gli agenti e broker. Di contro, tutto ciò che può riguardare prodotti che soddisfano esigenze di carattere generalizzato può essere sviluppato con una certa facilità tramite il canale della Bancassicurazione, ad esempio la: Tutela Economica, Sicurezza del Risparmio, Investimento, Protezione Sanitaria:
Il canale bancario congiuntamente a quello postale supera di gran lunga tutti gli altri canali distributivi per quanto attiene all'insieme dei Rami Vita I, II, III, IV, V e VI. Da gennaio a novembre 2017 il segmento bancario ha raccolto nuovi premi per circa 51,7 miliardi di Euro, questi rappresentano il 71% dei premi complessivi pari a circa 73 miliardi di Euro. Al secondo posto si sono piazzati i consulenti finanziari con il 15% dei premi raccolti ed al terzo posto gli agenti assicurativi con il 10%.
Mentre per i prodotti del Ramo Danni, con esclusione dei prodotti di RC Auto, gli sportelli bancari possono rappresentare un segmento di attività ove la Bancassicurazione potrà esprimere fortemente per gli anni a venire la sua sfida nei confronti degli altri competitors. In questo contesto Prometeia auspica che la leadership rimanga ancora in capo agli agenti assicurativi con una quota di mercato pari al 60%, nel contempo la Bancassicurazione riuscirà, dal 2017 al 2019, a passare dal 10% al 13%.
Il punto di svolta e di successo della Bancassicurazione deve necessariamente transitare verso un ampliamento della gamma dei prodotti offerta nell’ambito della protezione, una crescita culturale nel settore assicurativo, lo sviluppo delle competenze, una crescita dei volumi produttivi, mantenendo nel contempo un perfetto equilibrio finanziario tra premi incassati e sinistri erogati.
005 - Blockchain: note distintive e diverse tipologie
006 - Da chi dipende il futuro delle criptovalute?
Non è dato sapere ai comuni mortali chi detiene grosse somme di bitcoin perché i possessori sono soliti memorizzare una limitata quantità di monete per ogni indirizzo e, inoltre, acquisti rilevanti della criptovaluta spesso fanno capo a società non sempre ben definite. Comunque, si legge in rete che l’inventore (Nakamoto?) nel primo anno di mining ne abbia tenute per sé circa 1,5 milioni di unità; altre centosettantaquattromila sarebbero state sequestrate, per poi essere successivamente vendute all’asta, dall’FBI al mercato silk road (l'Amazon delle droghe).
007 - Basilea 3 e i riflessi su credit crunch e recessione
008 - Il disallineamento (temporaneo?) nel settore bancario
009 Il salvataggio bancario non è per le banche
· “Banca Popolare di Vicenza (BPVI) è una piccola banca commerciale italiana ubicata in Veneto, attiva soprattutto nelle regioni italiane del nordest. Al 31 dicembre 2016 BPVI contava circa 500 succursali, un organico di 5400 dipendenti, un azionariato costituito da quasi 117.000 soci e rappresentava in Italia una quota di mercato di circa l'1% in depositi e di circa l'1,5% in prestiti. Alla stessa data le attività totali della banca ammontavano a un importo di poco inferiore a 35 miliardi di euro.
· Veneto Banca è una piccola banca commerciale italiana ubicata in Veneto, attiva soprattutto in Italia settentrionale. Al 31 dicembre 2016 Veneto Banca contava circa 400 succursali, un organico di 5.944 dipendenti, un azionariato costituito da quasi 75.000 soci e rappresentava in Italia una quota di mercato di circa l'1% in depositi e in prestiti. Alla stessa data le attività totali della banca ammontavano a 28 miliardi di euro.
A causa delle difficoltà finanziarie in cui versavano, le banche hanno subito negli ultimi due anni un'emorragia continua di depositi, perdendone il 44% tra giugno 2015 e marzo 2017”.
“Secondo la normativa UE, in linea di principio l'ente in dissesto dovrebbe essere liquidato con procedura ordinaria di insolvenza, salvo se l'SRB (Single Resolution Board, in italiano Comitato unico di risoluzione) ritiene che vi sia un interesse pubblico a sottoporlo a risoluzione perché la liquidazione con procedura ordinaria di insolvenza potrebbe compromettere la stabilità finanziaria, interrompere la prestazione di funzioni essenziali e pregiudicare la tutela dei depositanti”.
“Poiché l'SRB è giunto alla conclusione che né per BPVI né per Veneto Banca l'interesse pubblico giustificasse l'avvio di un'azione di risoluzione, le autorità italiane sono quindi tenute a liquidare le due banche secondo le procedure fallimentari nazionali. In questo contesto l'Italia ha stabilito che la loro liquidazione avrebbe prodotto un grave impatto sull'economia reale delle regioni in cui sono più attive. Al di fuori della disciplina europea di risoluzione delle banche, le norme dell'UE offrono all'Italia la possibilità di chiedere alla Commissione il via libera all'impiego di fondi nazionali per agevolare la liquidazione, in modo da attutire l'impatto sull'economia della o delle regioni in questione”.
2. gli azionisti e i creditori subordinati devono condividere l’onere dell’operazione;
3. in caso di acquisizione di un ramo d’azienda da parte di un soggetto terzo, l’operazione non deve pregiudicare le capacità operative di quest’ultimo;
4. le distorsioni alla concorrenza devo essere limitate.
“La Commissione ha accertato che i provvedimenti in questione sono conformi alle norme UE sugli aiuti di Stato, in particolare alla comunicazione sul settore bancario del 2013. Gli attuali azionisti e detentori di obbligazioni subordinate hanno dato il loro pieno contributo ai costi, alleviando l'onere dell'intervento allo Stato italiano. Le destinatarie dell'aiuto (BPVI e Veneto Banca) saranno liquidate entrambe in modo ordinato e usciranno dal mercato, mentre le attività cedute saranno ristrutturate e ridimensionate considerevolmente da Banca Intesa: questi due fattori combinati limiteranno le distorsioni di concorrenza determinate dall'aiuto”.
· apporti di capitale per circa 4,785 miliardi di euro;
· garanzie dello Stato per un massimo di 12 miliardi circa, in particolare garanzie sul finanziamento della massa fallimentare da parte di Intesa. Le garanzie dello Stato sarebbero attivate, in particolare, se la massa fallimentare si rivelasse insufficiente a ripagare Intesa del suo finanziamento”.
“I provvedimenti in questione consentiranno la cessione di parti delle attività delle due banche a Intesa Sanpaolo, trasferimento di dipendenti compreso. L'Italia ha scelto Intesa Sanpaolo come acquirente con una procedura di cessione aperta, equa e trasparente. I provvedimenti previsti consentiranno altresì la liquidazione della massa fallimentare residua, finanziata dai prestiti forniti da Intesa”.
Sia le garanzie sia gli apporti di capitale sono coperti dai crediti di rango più elevato (senior) vantati dallo Stato italiano sulle attività comprese nella massa fallimentare. Di conseguenza, il costo netto per lo Stato italiano sarà nettamente inferiore all'importo nominale dei provvedimenti previsti”.
Il recupero dei crediti deteriorati delle due banche sarà affidato alla Società per la Gestione di Attività Spa, di proprietà del ministero dell'Economia. I proventi che ne deriveranno, serviranno a coprire i debiti nei confronti dei creditori e ridurranno l’impegno dello Sato.
01 - GENESI, NORMATIVA E STATO ATTUALE DELLE FONDAZIONI DI ORIGINE BANCARIA
Nel 1936 in Italia si realizzò una completa riforma bancaria che ha disciplinato il sistema creditizio italiano fino agli inizi degli anni 90. Tale riforma contemplava il principio della specializzazione temporale del credito e distingueva gli istituti bancari che operavano a breve termine (max 18 mesi) dagli istituti di credito di diritto speciale che invece svolgevano attività di intermediazione unicamente a medio e lungo termine. La separazione dell’esercizio del credito mirava soprattutto a proteggere gli interessi dei risparmiatori rafforzando la stabilità delle banche per evitare i dissesti finanziari verificatisi negli anni precedenti all’approvazione ..... continua a leggere
"La ricchezza della nazione. Educazione finanziaria e tutela del risparmio"
di Gerardo Coppola, che ha partecipato al citato Convegno
Gli esponenti della Commissione Finanze, Vegas della Consob, Visco di Banca Italia, Padoan del Ministero delle Finanze hanno illustrato le iniziative svolte di propria competenza e ripercorsa la road map dei mesi a venire. E' seguita una tavola rotonda con una dozzina di rappresentanti di associazioni di imprese finanziarie.
In sostanza, con la legge di conversione del decreto legge 237/2016 a metà febbraio 2017 si introducono per la prima volta in assoluto nel nostro Paese disposizioni legislative concernenti l' educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. Essa e' definita come il processo attraverso cui le persone migliorano la comprensione dei prodotti finanziari e sviluppano le competenze per individuare rischi e opportunità nel mondo della finanza. Il Mef e il Miur dovranno presentare entro il 22 agosto il Programma per la strategia nazionale sulla base delle conclusioni di un apposito Comitato che avrà il compito di promuovere e programmare tutte le iniziative. La previsione di una cabina di regia e' dovuta alla necessità di coordinamento delle tante iniziative censite in un precedente convegno del gennaio 2017. Sono circa 300 soggetti attivi che compongono un quadro estremamente frammentato ed estemporaneo della formazione in banca e finanza.
Nel corso di questo primo e importante Convegno, si e' ribadito che l'educazione finanziaria ha un alto valore strategico, promuove il concetto di cittadinanza economica basata sulla responsabilità nelle scelte individuali e completa la stagione delle riforme sul sistema bancario. Nel fissare gli obiettivi e le priorità' bisognerà' allineare il nostro Paese alle migliori prassi internazionali e, con uno sguardo retrospettivo alla nostra storia. A quanto scritto da Luigi Einaudi nel 1921: "il risparmiatore deve studiare attentamente con prudenza e senza ingordigia, le occasioni di impiego che di volta in volta si presentano" perchè "sarebbe un gran male se la crisi di borsa spaventasse i risparmiatori contro tutti gli investimenti industriali".
L' educazione finanziaria arriva tardi in Italia ma è finalmente benvenuta e potrà' apprendere molto da quel che e' accaduto nella fase preliminare della sua esistenza durata quasi 10 anni. In questo periodo, infatti, la situazione delle banche si e' fortemente deteriorata e in molte aree del paese sono scomparse proprio quelle più ' vicine ai risparmiatori: le banche del territorio.
In conclusione, ignorare domande del tipo come risparmiare sui servizi bancari o se i risparmi sono al sicuro presso una determinata banca significa credere che l'educazione finanziaria sia una passeggiata, un pannicello caldo. Si rafforzerebbe allora l'idea degli scettici che vi intravedono il rischio che si vogliano vendere determinati prodotti finanziari a scapito di altri o che sia una pudica foglia di fico per rimediare agli errori di chi dovrebbe controllare, autorità di vigilanza incluse.
1) Rischi, convenienza e buoni propositi dei Pir
Promuovere un rendimento esentasse e nello stesso tempo finanziare soprattutto delle imprese nazionali emergenti e promettenti, sono delle finalità sicuramente lodevoli, anche abbastanza allettanti e persino un po’ protezionistiche. Fino a trentamila mila euro l’anno, per un massimo di 150 mila euro da mettere a frutto senza subire trattenute sulle plusvalenze e, per questo, con un potenziale rendimento sicuramente vantaggioso rispetto a qualsiasi altro investimento soggetto a tassazione. Mi riferisco ai piani individuali di risparmio, i Pir appunto, dei prodotti finanziari per ora poco conosciuti, ma che stanno molto incuriosendo la scena degli investimenti privati a medio-lungo termine. Nello specifico i Pir:
· Sono Piani di risparmio individuali che consentono investimenti in azioni, obbligazioni, fondi comuni, polizze, depositi in conto corrente e altro ancora;
· Sono riservati unicamente alle persone fisiche e ogni risparmiatore può sottoscrivere un solo piano di risparmio per un investimento massimo di 150 mila euro e con importi non superiori ai 30 mila euro per ogni anno;
· Prevedono che il 70% della somma investita sia utilizzato per l’acquisto di obbligazioni o azioni emesse da aziende italiane che non operano nel settore immobiliare. Le imprese possono anche essere europee ma devono avere “pianta stabile” in Italia. Inoltre, il 30% di questo primo importo percentuale, corrispondente al 21% del totale investito, deve riguardare società non comprese nell’indice Ftse Mib. Il rimanente 30% dell’importo del piano di risparmio può essere utilizzato per l’investimento in un qualsiasi altro genere di prodotto o strumento finanziario, compresi i depositi bancari;
· Godono dell’esenzione fiscale per i redditi di capitale e i redditi diversi percepiti dall’investimento. (Casse di previdenza e Fondi pensione che investono in imprese italiane fino al 5% dei loro attivi, parimenti beneficiano della detassazione);
· Per usufruire dell’esenzione fiscale devono essere mantenuti in portafoglio per almeno cinque anni. Un riscatto anticipato è sì possibile, ma comporta la perdita dei benefici fiscali e costringe l’investitore al versamento della ritenuta sulle plusvalenze del 26% (o 12,5%) e al pagamento degli interessi per gli anni precedenti sui quali la trattenuta non è stata effettuata. Azioni e obbligazioni emesse da uno stesso ente non possono superare il 10% del portafoglio e lo stesso limite percentuale vale anche per i depositi liquidi in conto corrente;
· Avendo un taglio minimo di sottoscrizione pari a 500 euro, possono essere per i piccoli risparmiatori un investimento a vita; versando in più soluzioni, come in un piano di accumulo, 1500 euro per anno, i Pir avrebbero la durata di un secolo.
Banche, SGR e imprese assicurative sono in fermento per essere pronte, magari anticipando la concorrenza, a offrire alla clientela i nuovi prodotti. Alcuni gestori di fondi hanno già disponibili gli inediti strumenti finanziari e le compagnie assicurative c’è da scommettere che a breve lanceranno sul mercato polizze Pir. Le banche in teoria potrebbero confezionare da subito appositi conti correnti Pir e utilizzare la consistenza del deposito per investimenti in azioni, obbligazioni e altri prodotti finanziari che rispettano la normativa dei Piani di risparmio.
La convenienza a sottoscrivere un Pir è legata principalmente all’esenzione fiscale, quindi, più alto sarà il rendimento del piano e maggiore sarà, per l’investitore, il beneficio derivante dalla mancata applicazione della trattenuta. Se però commissioni di ingresso, di gestione e di performance dovessero risultare eccessivamente onerose, il vantaggio di rendimento si assottiglierebbe e il prodotto potrebbe perdere di attrattiva. I primi piani individuali di risparmio immessi sul mercato applicano una commissione di ingresso e una di gestione che oscillano tra l’1,5 e il 2%. Sulla performance che supera il valore di riferimento, la percentuale della commissione subisce un repentino balzo verso l’alto, addirittura fino al 20%.
Il rischio diversificazione è persino più remoto di quello geografico perché la limitazione all’acquisto di titoli non emessi da società quotate nell’indice Ftse Mib, è appena di un quinto del portafoglio. Di conseguenza, già l’applicazione di una selezione di titoli non focalizzata sui settori o sulle aree geografiche da parte del gestore, di per sé porta ad avere in portafoglio una quantità maggiore del 21% di azioni e obbligazioni scelte con la strategia dello “stock picking”.
1a) Tapering: ovvero la lenta fine del quantitative easing
1b) Il malessere del settore bancario è il riflesso del malessere economico di uno Stato
1c) Banche: più redditi e meno sofferenze
Se il 4 dicembre prossimo vince il No, otto banche italiane rischiano il fallimento; per colpa delle banche italiane, secondo Steve Eisman, l’Europa sarà investita da una crisi finanziaria paragonabile a quella causata dai subprime in America e il Broker Berenberg ravvisa la necessità di ripulire i bilanci bancari svalutando ulteriormente i crediti deteriorati. Tre segnali di forte criticità che, insieme e insistentemente, convergono sul sistema bancario italiano.
Solitamente, finché un segnale resta confinato nel campo dell’ipotesi incerta, è bene evitare di prendere decisioni affrettate, creerebbero solamente pericolosi allarmismi. Quando però diversi indicatori confluiscono sullo stesso elemento considerandolo decisamente critico, allora conviene agire e tentare di prevenire, o almeno contenere controllandole, le travolgenti e ingovernabili conseguenze.
Monte dei Paschi di Siena, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Carige, Banca Etruria, CariChieti, Banca delle Marche e CariFerrara sono gli otto istituti di credito a rischio fallimento nel caso di un’eventuale vittoria del No. Le banche menzionate presentano crediti deteriorati per oltre 50 miliardi di euro e per essere salvate servirebbero, a sentire le fonti governative, 4 miliardi. In verità, la cifra necessaria per il salvataggio delle banche in difficoltà è destinata almeno a raddoppiare considerato che l’assemblea dei soci della sola banca toscana, per scongiurare la risoluzione, ha approvato un aumento di capitale da 5 miliardi di euro.
1d) Un esercizio di valutazione approfondita della BCE
“Nessuno dei tre intermediari ha registrato valori inferiori alle relative soglie di riferimento per effetto dell’AQR e della prova di stress; le banche non presentano quindi carenze patrimoniali in esito alla valutazione approfondita”. E, continuando: “Tuttavia, coerentemente con l’approccio adottato per gli esercizi del 2014 e del 2015, ci si attende che le banche intraprendano azioni mirate a fronteggiare i rilievi qualitativi emersi dall’AQR, ad esempio le carenze in tema di politiche e processi e gli elementi di debolezza relativi ai sistemi informativi”. La seconda parte del giudizio espresso dalla BCE sembra smentire l’apprezzamento iniziale sulle banche esaminate rilevando, infatti, “carenze” di processi e “debolezze” legate all’informatizzazione e all’innovazione tecnologica.
1e) Perché far parte di un’Associazione di professionisti di banca
Proprio alcuni giorni or sono, l’Italia ha perso l’ultima delle A ed è piombata inesorabilmente nella seconda serie, tra quei paesi che offrono deboli garanzie e immagine di dubbia affidabilità agli investitori esteri.
Su cosa significhi essere una nazione tra le prime dieci economie nel mondo, caratterizzata, però, da una solidità poco protetta dalle circostanze avverse, nei giorni scorsi se ne è parlato tanto e tutti i maggiori quotidiani hanno dedicato più di un articolo all’importante fatto economico. Le notizie sull’argomento hanno riportato dettagliatamente le motivazioni per le quali la società di rating canadese, ha deciso di privare l’Italia di quell’ultimo giudizio da prima della classe.
Ebbene una delle cause principali, se non la principale, per cui l’Italia è stata declassata, è la scarsa efficienza del nostro sistema bancario. La DBRS, in definitiva, ritiene insufficiente il piano di salvataggio bancario approvato dal governo ritenendolo solo un tampone per aiutare qualche istituto di credito a sopravvivere e sostenendo ancora che un sistema bancario ammalato non potrà fungere da sviluppo all’economia del Paese. L’Italia produrrà, così, nuova disoccupazione, debito pubblico in aumento e affanni di redditività per le imprese industriali e commerciali.
Evidentemente un sistema liberista non può fare a meno delle banche e, nel bene e nel male, esse rappresentano uno strumento irrinunciabile alla crescita economica e, quindi, tanto vale averle efficienti, sane e adempienti alle loro indispensabili funzioni.
Non si riesce, però, a capire perché i governi non ne riconoscano la loro essenzialità e approvino in tempi brevissimi delle riforme che diano al settore bancario capacità, norme e tranquillità operativa per esercitare proficuamente l’attività di intermediazione e continuare a fornire il necessario supporto all’economia.
Forse che i governi avvertano il bisogno di sentire delle opinioni, di avere delle motivazioni o di poter disporre, prima di impegnarsi nella gravosa copertura finanziaria, dei necessari convincimenti che in assenza di un adeguato sostegno finanziario fornito dalle banche non vi potrà essere ripresa economica stabile e duratura? Probabilmente si sta solo sottovalutando l’importanza del settore bancario e il potere politico sembra orientato più a occuparsi dei salvataggi dei singoli istituti in difficoltà piuttosto che a sanare l’intero sistema. Si salvano le singole banche per poi farle deperire, tutte insieme, in un acquitrino insalubre.
La Nostra Associazione (AnalisiBanka) è fermamente convinta che le banche svolgano funzioni insopprimibili favorendo, attraverso la raccolta e la redistribuzione del risparmio, la crescita e lo sviluppo dell’intero sistema economico di una nazione.
Per tale motivo AnalisiBanka mira a dare un costante e poliedrico contributo alla cultura e all’evoluzione del settore bancario attraverso studi, idee, riflessioni e approfondimenti tematici.
Non vogliamo, però, essere per pochi e pensiamo che più siamo e più il contributo di idee all’interno di AnalisiBanka possa essere stimolante e fruttuoso. Ti chiediamo, perciò, se lavori nel settore, se sei un esperto, se hai innovazioni da proporre o semplicemente dialogare di banche occupa un po’ del tuo tempo quotidiano, di iscriverti e collaborare con la Nostra Associazione.
Per informazioni: analisibanka@analisibanka.it
2 Le priorità velate del Comitato di Basilea
E lo vuole anche l’Europa, altrimenti perché Coen, nella stessa occasione, avrebbe dichiarato “Che è stata scelta dell'UE di applicare le regole di Basilea a tutte le banche e non solo a quelli grandi, come negli Stati Uniti”?
2 Perché un centinaio di Bcc è contro il gruppo unico?
3 La cura dei tassi bassi e gli effetti collaterali
"La politica monetaria della Bce non è il fattore principale per la bassa redditività delle banche" e i motivi degli scarsi profitti sarebbero piuttosto da ricercare in "Una bassa efficienza operativa". Le parole virgolettate sono di Mario Draghi, presidente della Bce, pronunciate il mese scorso davanti al Bundestag tedesco a discolpa di qualche critica di troppo, ricevuta per aver messo in crisi la redditività delle banche europee, e della Germania in particolare, con la politica dei bassi tassi di interesse.
4 Di nuovo anatocismo, ma equo e controllato
I tecnici del Comitato Interministeriale, evidentemente si sono ravveduti sulla “bontà finanziaria” della capitalizzazione composta e, ne hanno disposta la riabilitazione. Trovo che sia stata resa giustizia a un metodo di conteggio degli interessi garantista e neutrale perché “Dal punto di vista economico-finanziario, il regime dell’interesse composto sembra essere quello che garantisce migliori proprietà di equità astratta. In particolare, esclude arbitraggi temporali, cioè la possibilità di realizzare guadagni extra spezzando un’operazione di prestito nella combinazione di due operazioni consecutive di durata globalmente pari a quella dell’operazione originaria”. Il corsivo è tratto dal dizionario di economia e finanza della Treccani e lascia intendere che la capitalizzazione composta è di per sé, come già specificato, equa. Il regime di interessi composti è, oltretutto, trasparente perché consente “al debitore di poter calcolare in qualsiasi momento l’ammontare esatto del suo debito e poter compiere di conseguenza le sue scelte”. Ad esempio, il correntista debitore, a sua scelta e in qualsiasi giorno dell’anno, può versare una somma sul proprio conto corrente per ridurre la base di calcolo sulla quale conteggiare gli interessi.
Inoltre, la recente delibera snellisce l’articolo 1283 del c.c. rendendo superfluo il ricorso alla domanda giudiziale per provare la morosità del debitore. L’obbligo di una sola capitalizzazione per anno, indispensabile per evitare che l’anatocismo metta piede nell’usura, infine, soddisfa il diritto del prestatore a ricevere il compenso per il servizio offerto ed evita, nello stesso tempo, che il debitore possa trovarsi moltiplicato il suo passivo da un incontrollato anatocismo.
5 BILANCIO DELLE BANCHE
Circolare Banca d'Italia nr.262 del 22 dicembre 2005 e successive integrazioni. Fonte Banca d'Italia
Link Bilancio della Banca
A seguito dell'emanazione delle direttive comunitarie di riferimento e del decreto legislativo n.38/2005, con la citata circolare vengono indicante le modalità di redazione dei bilanci della Banche e delle finanziarie capogruppo di Banche. Oltre agli schemi di bilancio vanno compilati la nota integrativa e la relazione di gestione. Questi documenti sono predisposti in base ai "principi" di "prevalenza del momento di regolamento rispetto a quello della contrattazione" e di "prevalenza della sostanza sulla forma".
5 MATRICE DEI CONTI
CIRCOLARE BANCA D’ITALIA N. 272 DEL 30/07/2008. Fonte Banca Italia
Link Matrice dei Conti
La matrice dei conti rappresenta l'insieme delle regole e dei dati statistici-contabili trasmessi periodicamente dalle singole banche ed intermediari finanziari alla Banca d'Italia, per adempiere agli obblighi di natura prudenziale e per fornire una completa rappresentazione dei diversi profili di rischio della singola banca. Al riguardo, la circolare contiene le regole per la compilazione delle segnalazioni statistiche di vigilanza, su base individuale, che le banche italiane e le filiali italiane di banche estere trasmettono alla Banca d'Italia. Il flusso informativo è denominato "matrice dei conti" in quanto è organizzato in righe (le "voci") e colonne (gli "attributi informativi"), come una matrice. Lo schema comprende quattro sezioni che contengono dati statistici, di bilancio nonché informazioni relative a patrimonio di vigilanza e coefficienti prudenziali (rischio di credito e di controparte, grandi rischi, rischi di mercato, rischio operativo e posizione patrimoniale).
5 NORMATIVE BANCARIE fonte Banca d'Italia
Normativa Bancaria e Circolari della Banca d'Italia
Link Normative Banca d'Italia
Il Testo Unico Bancario e il Testo Unico della Finanza conferiscono alla Banca d'Italia il potere di regolamentare numerosi aspetti dell'attività delle banche, con la finalità di assicurare la solidità e competitività dei singoli operatori (obiettivo di vigilanza microprudenziale) e con l'intenzione di stabilire la stabilità complessiva del sistema finanziario (obiettivo di vigilanza macroprudenziale). Gli atti normativi della Banca d'Italia possono assumere modalità diverse (disposizioni di vigilanza, regolamenti, circolari) ed hanno abitualmente un contenuto tecnico-operativo.
Le circolari della Banca d’Italia disciplinano profili per ottemperare alla sana e prudente gestione delle banche; come l’assetto organizzativo, la governance, i sistemi interni di controllo e la trasparenza. La Banca d'Italia possiede anche poteri regolamentari e sanzionatori in materia delle “forme tecniche dei bilanci", in quanto questi ultimi sono un fondamentale strumento di trasparenza informativa per tutti i stakeholders.
6 SEGNALAZIONE PERDITE POSIZIONI IN DEFAULT
CIRCOLARE BANCA D’ITALIA N. 284. Fonte Banca Italia
Link Segnalazione delle Perdite
Istruzioni per la compilazione delle segnalazioni delle perdite storicamente registrate sulle posizioni in default. Banca d'Italia dal 2014 richiede a banche e agli intermediari finanziari di effettuare una volta l'anno una specifica segnalazione avente per oggetto l'LGD (loss given default), ovvero la percentuale di credito che, a seguito della manifestazione dell'insolvenza delle esposizioni in bilancio e fuori bilancio, non è si potuto o riuscito recuperare. In questo modo la Banca d'Italia può conoscere per ciascun istituto la qualità dell'attività di recupero del credito, ed in modo indiretto come ciascuna banca è riuscita a "mitigare" il rischio del credito riuscendo a disporre di appropriate garanzie. Ulteriore scopo di tale attività è la costruzione di un archivio che raccolga i dati completi sull’attività di recupero dei crediti svolta dalle banche, che permetta di calcolare i tassi effettivi di perdita registrati storicamente dalle posizioni deteriorate, in modo tale sarà possibile stimare anche le perdite attese (EL expected losses). La segnalazione annuale del LGD dovrà riguardare le posizioni chiuse nel corso dell'ultimo anno indicando: le forme tecniche, l'EAD, l'entità dei recuperi ed i relativi costi di gestione.

References: sentenza 
 art. 58
 sentenza 
 art. 2560
 Cass. 
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez.