Source: http://docplayer.it/2745182-Piano-comunale-di-protezione-civile.html
Timestamp: 2016-10-27 05:11:09+00:00

Document:
Onorato Mura
1 C o m u n e d i S p a d a f o r a P r o v i n c i a d i M e s s i n a PIANO COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE PER IL RISCHIO IDROGEOLOGICO IDRAULICO E DA FRANA ANNO 2012 Redattore: Paolo Pino (Geologo incaricato) Il presente Piano è stato redatto in collaborazione col Responsabile dell Ufficio di Protezione Civile Arch. Salvatore Cuffaro. Adottato con Atto Amministrativo n. del2 INDICE PREMESSA ED OBIETTIVI DEL LAVORO pag. 6 NORMATIVA DI RIFERIMENTO pag. 12 SEZIONE I CONOSCITIVA DEI CARATTERI TERRITORIALI pag PARTE GENERALE pag DATI DI BASE RELATIVI AL TERRITORIO COMUNALE pag Inquadramento geografico generale pag INQUADRAMENTO DELL AMBIENTE FISICO-NATURALE pag Inquadramento orografico generale pag INQUADRAMENTO GEOMORFOLOGICO pag Dominio di piana costiera pag Dominio dei fondovalle alluvionale pag Dominio delle spianate terrazzate di culminazione topografica pag Dominio delle dorsali con culminazioni strette e allungate pag Dominio dei versanti denudazionali pag INQUADRAMENTO IDROGRAFICO pag QUADRO GEOLOGICO DI RIFERIMENTO pag Depositi litorali sub-attuali e attuali pag Alluvioni recenti ed attuali di fondovalle e depositi fluvio-marini di piana costiera pag Depositi fluvio-marini terrazzati pag Argille marnose grigio-azzurre pag Calcareniti e marne sabbiose pag Marne e calcari marnosi della formazione Trubi pag Calcare evaporitico pag Marne tripolacee e marne argillose pag complesso terrigeno basale pag Metamorfiti (Unità dell Aspromonte) pag USO DEL SUOLO pag CONDIZIONI METEO-CLIMATICHE pag Precipitazioni pag Temperature pag Andamento dei venti pag INQUADRAMENTO DELL AMBIENTE URBANIZZATO E INFRASTRUTTURALE pag RETI TECNOLOGICHE pag ATTIVITÀ PRODUTTIVE ESISTENTI pag SERVIZI ED ATTREZZATURE ESISTENTI DI INTERESSE GENERALE pag DATI POPOLAZIONE pag DATI POPOLAZIONE SCOLASTICA pag PROBLEMATICHE LEGATI ALLA VIABILITÀ ESISTENTE pag RETI DI MONITORAGGIO pag RISCHIO IDROGEOLOGICO DA FRANA E IDRAULICO pag IDENTIFICAZIONE DEI PERICOLI NATURALI NEL TERRITORIO DI SPADAFORA pag Frane pag Analisi storica degli eventi da frana pag SCENERA DI EVENTO ATTESO E DI RISCHIO DA FRANA pag Scenari di evento atteso e relativi scenari di riferimento per il rischio idrogeologico da frana pag ALLUVIONI pag Analisi storica eventi alluvionali pag SCENARI DI EVENTO ATTESO E DI RISCHIO IDRAULICO pag Sistema di allertamento per il rischio idrogeologico idraulico e da frana pag. 98 23 2.5 SCENARI DI EVENTO ATTESO E RELATIVI SCENARI DI RIFERIMENTO DEL RISCHIO IDRAULICO NEL TERRITORIO DI SPADAFORA pag Scenari di rischio idraulico pag Azione di prevenzione da adottare nei siti a criticità idraulica pag AREE DI PROTEZIONE CIVILE pag AREE DI ATTESA pag AREE DI PRIMO RICOVERO pag AREE D ACCOGLIENZA COPERTE pag AREE D ACCOGLIENZA SCOPERTE pag AREE DI AMMASSAMENTO MEZZI E SOCCORRITORI pag VIABILITÀ DI EMERGENZA pag. 120 SEZIONE II INDIRIZZI DI GESTIONE DELL EMERGENZA pag LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE, STRUTTURA E STRATEGIA OPERATIVA COMUNALE pag FUNZIONALITÀ DEL SISTEMA DI ALLERTAMENTO LOCALE pag COORDINAMENTO OPERATIVO LOCALE pag PRESIDIO OPERATIVO COMUNALE pag CENTRO OPERATIVO COMUNALE pag FINALITÀ DELLA SALA OPERATIVA COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE pag DESCRIZIONE E STRUTTURA DFELLA SALA OPERATIVA COMUNALE pag LE TECNOLOGIE PRESENTI NELLA SALA OPERATIVA DI PROTEZIONE CIVILE pag IL CENTRO OPERATIVO COMUNALE E LE FUNZIONI DI SUPPORTO pag STRUTTURA COMUNALE DI PROTEZIONE, CIVILE RISORSE E MEZZI pag STRUTTURA COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE: GLI UOMINI pag SERVIZI ESSENZIALI pag VOLONTARIATO E PROFESSIONALITÀ pag MATERIALI E MEZZI DI PROPRIETÀ COMUNALE pag MEZZI DI PROPRIETÀ PRIVATA pag AREE DI STOCCAGGIO E DISTRIBUZIONE: MATERIALI INFIAMMABILI pag STRUTTURE SANITARIE pag CANCELLI pag PRESIDI TERRITORIALI: ATTIVAZIONE E COMPITI pag Il presidio territoriale idrogeologico da frana pag Il presidio territoriale idraulico pag MISURE DI SALVAGUARDIA DELLA POPOLAZIONE pag INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE pag SISTEMI DI ALLARME PER LA POPOLAZIONE pag CENSIMENTO DELLA POPOLAZIONE pag INDIVIDUAZIONE E VERIFICA DELLA FUNZIONALITÀ DELLE AREE DI EMERGENZA pag RAPPORTI TRA LE ISTITUZIONI E CONTINUITÀ AMMINISTRATIVA pag RIPRISTINO DELLA VIABILITÀ E DEI TRASPORTI E CONTROLLO DEL TRAFFICO pag FUNZIONALITÀ DELLE TELECOMUNICAZIONI pag FUNZIONALITÀ DEI SERVIZI ESSENZIALI pag STRUTTURA DINAMICA DEL PIANO pag. 172 SEZIONE III MODELLO D INTERVENTO pag MODELLO D INTERVENTO pag SISTEMA DI COMANDO E CONTROLLO pag AVVISI METEO NAZIONALI E REGIONALI pag4 8.3 AVVISI DI CRITICITÀ REGIONALE pag LIVELLI DI ALLERTA NELLA REGIONE SICILIANA pag ORGANISMI DI COORDINAMENTO pag ATTIVAZIONE DEL C.O.C. E DEL C.O.M. pag EVENTO CON PREANNUNCIO pag EVENTO SENZA PREANNUNCIO pag PIANO EMERGENZIALE DI INTERVENTO pag PROCEDURE OPERATIVE NELLE DIVERSE FASI DI ALLERTA pag Fase di preallerta pag Fase di attenzione pag Fase di preallarme pag Fase di allarme-emergenza pag POPOLAZIONE ESPOSTA A RISCHIO E PIANO DI EVACUAZIONE pag BENI ESPOSTI pag CARTA DEL MODELLO DI INTERVENTO PER LA PROTEZIONE CIVILE pag. 224 SEZIONE IV EFFICIENZA DEL PIANO pag INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE SUL GRADO DI RISCHIO DEL TERRITORIO pag INFORMAZIONE PREVENTIVA ALLA POPOLAZIONE pag INFORMAZIONE IN EMERGENZA pag INFORMAZIONE E MEDIA pag TUTELA DELL INDIVIDUO pag NORME COMPORTAMENTALI PER LA POPOLAZIONE pag COSA SI PUÒ FARE PRIMA, DURANTE E DOPO UN TEMPORALE INTENSO PER PROTEGGERSI DALLE FRANE? pag SEGNALI DI PREAVVISO DI UN MOVIMENTO FRANOSO pag COSA SI PUÒ FARE (AZIONI DI AUTOPROTEZIONE) pag Prima di violenti temporali e/o prolungate piogge pag Durante violenti temporali e prolungate piogge (se ci si trova a casa) pag Se ci si trova fuori casa pag Dopo una frana e a fine pioggia pag COMPORTAMENTO IN CASO DI ALLUVIONE pag Prima dell evento pag Durante l evento: se ci si trova in casa pag Durante l evento: se ci si trova fuori casa pag Durante l evento: se ci si trova in macchina pag Dopo l evento pag ESERCITAZIONI pag CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE pag. 245 ELABORATI ALLEGATI: TAVOLA I: carta dell inquadramento geografico generale del territorio comunale di Spadafora (scala 1:50.000); TAVOLA II: carta della rete idrografica nel territorio comunale di Spadafora (scala 1:10.000); TAVOLA III: carta geologica del territorio comunale di Spadafora (scala 1:25.000); TAVOLA IV: stralcio carta dell Uso del Suolo (scala 1:50.000) fonte PAI 2007; TAVOLA V: stralcio carta dei dissesti nel territorio comunale di Spadafora (scala 1:10.000) fonte PAI 2011; TAVOLA VI: stralcio carta della pericolosità e del rischio geomorfologico dell areale di San Martino (scala 1:10.000) fonte PAI 2007; 45 TAVOLA VII: stralcio carta della pericolosità e del rischio geomorfologico dell areale a sud di San Martino (scala 1:10.000) fonte PAI 2007; TAVOLA VIII: stralcio carta della pericolosità e del rischio geomorfologico del territorio comunale di Spadafora (scala 1:10.000) fonte PAI 2011; TAVOLA IX: carta delle aree dissestate e/o suscettibili di frana interferenti con il patrimonio urbano di Spadafora (scala 1:10.000); TAVOLA X: stralcio carta della pericolosità idraulica per fenomeni di esondazione nel territorio comunale di Spadafora (scala 1:10.000) fonte PAI 2011; TAVOLA XI: stralcio carta del rischio idraulico per fenomeni di esondazione nel territorio comunale di Spadafora (scala 1:10.000) fonte PAI 2011; TAVOLA XII: carta degli scenari di evento atteso e del rischio idrogeologico idraulico e da frana (scala 1:10.000); TAVOLA XIII: carta del Modello di Intervento nel Centro urbano costiero di Spadafora (scala 1:2000); TAVOLA XIV: carta del Modello di Intervento nelle Frazioni di Grangiara e San Martino (1:5000); TAVOLA XV: carta della viabilità strategica e delle aree di emergenza e salvaguardia della popolazione (1:10.000); TAVOLA XVI: carta della zonazione del rischio idraulico e da frana nel territorio comunale di Spadafora riferimento per il censimento e informazione della popolazione residente o beneficiante (scala 1:10.000); Inoltre, a corredo del presente Piano si allega: APPENDICE A Schede scenari di evento atteso e di rischio da frana; APPENDICE B - Schede scenari di evento atteso e di rischio idraulico; APPENDICE C Schede di censimento popolazione a rischio elevato e molto elevato e a rischio isolamento; APPENDICE D Scheda dati riepilogativi essenziali; APPENDICE E Scheda numeri utili. 56 PREMESSA ED OBIETTIVI DEL LAVORO L incarico assegnatomi dal Comune di Spadafora (Determina Sindacale n. 26 del 29/04/11) per la redazione del Piano di Protezione Civile per il rischio idrogeologico, si basa sull individuazione delle criticità geomorfologiche ed idrauliche e dei conseguenti scenari di rischio idrogeologico da frana ed idraulico. Si sottolinea che il presente Piano, inoltre, è conformato, così come da incarico ricevuto, alla sola tipologia di rischio idrogeologico idraulico e da frana ed alla disponibilita di risorse, uomini, materiali e mezzi presenti sul territorio e indicati dall Ufficio Comunale di Protezione Civile e dell attuale Amministrazione comunale. Tale incarico segue un iter di atti amministrativi che il Comune di Spadafora ha emanato ed adottato relativamente alla propria organizzazione comunale di protezione civile: 1. Determina Sindacale n 14 del di nuova nomina del Responsabile dell Ufficio Protezione Civile; 2. Determina sindacale n. 15 del di nomina e costituzione delle Funzioni di Supporto per l organizzazione di base del sistema di Protezione Civile comunale; 3. Determina sindacale n. 29 del di adozione pianificazione di emergenza incendi di interfaccia; 4. Determina sindacale n. 32 del 08/10/2012 inerente l aggiornamento Responsabili delle Funzioni di Supporto nell ambito del sistema comunale di Protezione Civile. L amministrazione comunale di Spadafora, nel rispetto della legislazione nazionale e regionale sulla Protezione Civile, col presente documento si dota, di un Piano Comunale di Protezione Civile per il Rischio Idrogeologico Idraulico e da Frana. Dal punto di vista dei contenuti tecnici e procedurali, il presente Piano è stato redatto facendo riferimento alle Linee Guida del Metodo Augustus, alle Linee Guida per la redazione dei piani di protezione civile comunali e intercomunali in tema di rischio idrogeologico emanate con Decreto del Presidente della Regione Sicilia del 27/01/2011 nella GURS n. 8 del 18/02/2011, ed in particolare al Manuale operativo per la predisposizione di un Piano Comunale o Intercomunale di Protezione Civile redatto dal Dipartimento di protezione civile successivamente all Ordinanza del Presidente del 67 Consiglio dei Ministri n del 28 Agosto 2007 in materia di incendi boschivi con particolare riguardo al rischio incendi di interfaccia e il rischio idrogeologico e idraulico. Gli obiettivi di un Piano di Protezione Civile per il rischio idrogeologico sono 1) l individuazione delle zone a rischio e, in funzione del tipo di problematica, riconoscere le possibili soluzioni per la mitigazione del rischio (interventi non strutturali e interventi strutturali) e 2) la definizione del modello di intervento in caso di emergenza in funzione dello scenario di evento prefigurato. Il fulcro principale del lavoro, pertanto, riguarda la definizione degli scenari di pericolosità geologica idraulica e da frana, i conseguenti scenari di rischio per il tessuto antropico, con particolare riguardo a edifici e popolazione, con l obiettivo principale di salvaguardare le persone e i beni presenti nelle aree ritenute potenzialmente a rischio, mediante l utilizzo di strategie non strutturali preventive e operative volte alla minimizzazione e prevenzione del danno producibile. Il motivo che giustifica la realizzazione del Piano di Protezione Civile è costituito dall esistenza sul territorio di interesse, di uno stato di rischio al quale è esposto il contesto sociale, economico e territoriale. Il presente documento, pertanto, assume carattere previsionale e di prevenzione, fondato su informazioni, elaborati tecnici vari, segnalazioni, dati storici reperibili e acquisiti sul campo ed un sistema di procedure, con il quale il problema può essere doverosamente affrontato (ossia il Piano di Emergenza). Tale strumento, oltre alla individuazione degli scenari di evento e di rischio, consiste nell individuazione delle risorse/forze in campo e delle loro funzioni di competenza, nella definizione delle azioni da compiere da parte di attori idonei. Si vuole dare uno strumento capace di prevedere gli scenari di rischio plausibili al fine di organizzare la risposta operativa ritenuta necessaria per ridurre al minimo gli effetti dell evento, designare in anticipo le persone cui dovranno essere assegnate le diverse responsabilità per una pronta e coordinata risposta. Pertanto, è risultato fondamentale la strutturazione e l aggiornamento del sistema di Protezione Civile, con l individuazione delle varie risorse comunali e dei compiti che ognuna di esse deve ricoprire in fase di attivazione, ossia sapere Chi fa che cosa. Altri aspetti importanti del Piano riguardano l individuazione della popolazione a rischio, l informazione 78 che a essa si deve fornire, le norme comportamentali da adottare in caso pre-evento, sineevento e post-evento. Risulta necessario, sulla base dello scenario individuato, predisporre un sistema articolato di attivazione di uomini e mezzi, organizzati secondo un quadro logico e temporalmente coordinato, pilastro del modello di intervento, alla base della risposta di protezione civile per ogni livello di allerta. Tale modello di pianificazione di emergenza, quale applicazione di quello Nazionale denominato Metodo Augustus, definisce le attivazioni degli interventi di protezione civile; individua le strutture operative (art. 11 L.225/92), gli Uffici comunali, le Società eroganti pubblici servizi che devono essere attivate; fissa le procedure organizzative da attuarsi nel caso dell evacuazione delle zone ad elevato o molto elevato rischio idrogeologico del territorio. Inoltre, Si è tenuto conto dell esperienza personale scaturita dai rapporti di collaborazione intercorsi con il Servizio RIA (Rischio Idrogeologico ed Ambientale) del Dipartimento di Protezione Civile della Regione Sicilia, dall ottobre 2009 in occasione dell evento disastroso di Giampilieri-Scaletta Zanclea, San Fratello (2010) e fino all evento Saponara del 22/11/2011. Il presente documento stabilisce, pertanto, le linee generali dell'organizzazione del sistema locale di protezione civile. Il Sindaco, quale autorità di protezione civile a livello comunale (art. 15 della Legge 225 del 24 febbraio 1992 e l art. 108 del D. Lgs. n. 112 del 31 marzo 1998), avvalendosi del Centro Operativo Comunale (C.O.C.), fissa le linee operative ed individua nelle funzioni di supporto lo strumento per il coordinamento degli interventi. Nella convinzione che un Piano di Protezione Civile deve essere facilmente e rapidamente consultabile da chiunque abbia necessità di utilizzarlo (in particolare, dai tecnici esterni che possono sostituire, in caso di calamità straordinarie, i tecnici dell ente locale), e senza subordinare il carattere di dettaglio, ci si è attenuto a un impianto standard basato sulla semplicità e sulla immediatezza dell informazione, con evidenziature del testo, schemi e diagrammi, tabelle, documentazioni fotografiche, schedature del dato (a tal proposito, talvolta, è stato mantenuto lo schema di catalogazione e rilevazione delle risorse comunicali in uso dallo stesso Comune di Spadafora). 89 Inoltre, in ragione di quanto detto, si è ritenuto opportuno dare risalto alla cartografia tematica con l obiettivo di fornire rappresentazioni sintetiche sia di quanto riportato in forma testuale nella presente relazione illustrativa al Piano, sia della situazione del territorio in termini di rischio idrogeologico. Ciononostante, si è cercato, coi limiti di una indagine geomorfologica di tipo osservazionale, prettamente qualitativa e non quantitativa, e di quella storica (spesso frammentata e lacunosa, non supportata da elementi fattuali), di non andare a scapito del dettaglio, nella consapevolezza, tuttavia, che i fenomeni che attengono al rischio idrogeologico (frane e alluvioni torrentizie) sono tra i meno standardizzabili e che gli sforzi messi in campo per raggiungere una precisione quanto più grande possibile potrebbero essere vanificati quando l evento si verifica in modo diverso da come lo si attendeva. Il Piano è articolato in quattro macro Sezioni ciascuna suddivise in varie parti/capitoli: la Sezione I Conoscitiva delle caratteristiche territoriali raccoglie le informazioni relative all inquadramento geografico generale e alle caratteristiche fisiche del territorio comunale di Spadafora, finalizzate all elaborazione degli scenari di pericolosità e rischio che possono interessare il territorio urbanizzato di Spadafora e di conseguenza all individuazione delle aree di emergenza ai fini di protezione civile; una Sezione II Indirizzi di gestione dell emergenza che individua i Lineamenti della pianificazione e strategia operativa ossia gli obiettivi da conseguire per organizzare, al verificarsi dell evento calamitoso, una risposta coordinata di protezione civile, in tempi compatibilmente ristretti, indicando le procedure per l attivazione delle Componenti e Strutture Operative presenti nel territorio comunale; una Sezione III Modello di Intervento in cui vengono tracciate le procedure operative di gestione, soccorso, evacuazione popolazione e contrasto dell emergenza nell ambito del coordinamento da parte del centro operativo locale di tutti gli attori dislocati sul territorio, ed infine, una Sezione IV Efficienza del Piano in cui si sottolinea l importanza dell informazione e sensibilizzazione della popolazione sui rischi presenti nel territorio unita alle esercitazioni periodiche fondamentali per testare e tarare il Piano e permettere una migliore risposta secondo quanto previsto e pianificato nel Piano stesso. Il Piano, in una logica dinamica, dovrà essere continuamente aggiornato e caratterizzato da periodiche esercitazioni, a cura dell Ufficio di Protezione Civile e in collaborazione con 910 tutti i Responsabili delle varie Funzioni di Supporto ciascuno per le proprie competenze, atte ad affinare e migliorare la preparazione dei vari attori in causa per una pronta e coordinata risposta dell intero sistema di protezione civile locale. Infine, la presente relazione illustrativa del Piano è accompagnata da una serie di elaborati cartografici da aggiornare ad ogni modificazione fisica e dell uso del territorio e/o del personale inizialmente coinvolto e strutturato nel sistema locale di protezione civile, attività questa indispensabile per la vitalità del Piano stesso. Di seguito si elencano i seguenti elaborati grafici parte integrante del Piano: TAVOLA I: carta dell inquadramento geografico generale del territorio comunale di Spadafora (scala 1:50.000); TAVOLA II: carta della rete idrografica nel territorio comunale di Spadafora (scala 1:10.000); TAVOLA III: carta geologica del territorio comunale di Spadafora (scala 1:25.000); TAVOLA IV: stralcio carta dell Uso del Suolo (scala 1:50.000) fonte PAI 2007; TAVOLA V: stralcio carta dei dissesti nel territorio comunale di Spadafora (scala 1:10.000) fonte PAI 2011; TAVOLA VI: stralcio carta della pericolosità e del rischio geomorfologico dell areale di San Martino (scala 1:10.000) fonte PAI 2007; TAVOLA VII: stralcio carta della pericolosità e del rischio geomorfologico dell areale a sud di San Martino (scala 1:10.000) fonte PAI 2007; TAVOLA VIII: stralcio carta della pericolosità e del rischio geomorfologico del territorio comunale di Spadafora (scala 1:10.000) fonte PAI 2011; TAVOLA IX: carta delle aree dissestate e/o suscettibili di frana interferenti con il patrimonio urbano di Spadafora (scala 1:10.000); TAVOLA X: stralcio carta della pericolosità idraulica per fenomeni di esondazione nel territorio comunale di Spadafora (scala 1:10.000) fonte PAI 2011; TAVOLA XI: stralcio carta del rischio idraulico per fenomeni di esondazione nel territorio comunale di Spadafora (scala 1:10.000) fonte PAI 2011; TAVOLA XII: carta degli scenari di evento atteso e del rischio idrogeologico idraulico e da frana (scala 1:10.000); TAVOLA XIII: carta del Modello di Intervento nel Centro urbano costiero di Spadafora (scala 1:2000); TAVOLA XIV: carta del Modello di Intervento nelle Frazioni di Grangiara e San Martino (1:5000); TAVOLA XV: carta della viabilità strategica e delle aree di emergenza e salvaguardia della popolazione (1:10.000); 1011 TAVOLA XVI: carta della zonazione del rischio idraulico e da frana nel territorio comunale di Spadafora riferimento per il censimento e informazione della popolazione residente o beneficiante (scala 1:10.000); Inoltre, a corredo del presente Piano si allega: APPENDICE A Schede scenari di evento atteso e di rischio da frana; APPENDICE B - Schede scenari di evento atteso e di rischio idraulico; APPENDICE C Schede di censimento popolazione a rischio elevato e molto elevato e a rischio isolamento; APPENDICE D Scheda dati riepilogativi essenziali; APPENDICE E Scheda numeri utili. 1112 NORMATIVA DI RIFERIMENTO La prestazione professionale per l adempimento dell incarico, è stata effettuata nel rispetto della normativa generale nazionale e regionale in materia di gestione e contrasto del rischio idrogeologico ai fini di protezione civile. Sono stati altresì recepiti i principi e gli indirizzi contenuti nella Circolare del 20 novembre 2008 (G.U.R.S. 23 gennaio 2009, n. 4) recante Raccomandazioni ed indicazioni operative di protezione civile per la prevenzione, la mitigazione ed il contrasto del rischio idrogeologico ed idraulico, nell OPCM n del 28/08/2007 recante Disposizioni urgenti di protezione civile dirette a fronteggiare lo stato di emergenza in atto nei territori delle regioni Lazio, Campania, Puglia, Calabria e della regione Siciliana in relazione ad eventi calamitosi dovuti alla diffusione di incendi e fenomeni di combustione e relativo Manuale Operativo, nella Dir.P.C.M. del 27 febbraio 2004 (G.U. 11 marzo 2004, n. 59 S.O.) recante Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale, statale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile, nel Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112 art. 108 recante "Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della L. 15 marzo 1997, n. 59.", nella L. 3 agosto 1998, n. 267 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, recante misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella regione Campania", nella L.R. 31 agosto 1998 n. 14 recante Norme in materia di protezione civile, e nella L. 24 febbraio 1992, n. 225 Istituzione del Servizio nazionale della Protezione Civile. Il contenuto del presente Piano, inoltre, si ispira alle Linee Guida per la redazione dei piani di protezione civile comunali e intercomunali in tema di rischio idrogeologico (versione 2007 e 2010) realizzate dalla Regione Siciliana, Presidenza - Dipartimento della Protezione Civile - Servizio Regionale Rischi Idrogeologici e Ambientali ai sensi del D.Lvo n. 112/98, art. 108 e del Decreto n. 2 del Commissario delegato OPCM 3606/07 ed emanate con Decreto del Presidente della Regione Sicilia del 27/01/2011 nella GURS n. 8 del 18/02/2011. Ci si è attenuto anche all applicazione del Metodo Augustus ed al Manuale operativo per la predisposizione di un Piano Comunale o Intercomunale di Protezione 1213 Civile (ottobre 2007), in materia di incendi boschivi con particolare riguardo al rischio incendi di interfaccia ed al rischio idrogeologico e idraulico, redatto dal Dipartimento di Protezione Civile a seguito dell Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n del 28 Agosto. L art. 15 della Legge 225 del 24 febbraio 1992 e l art. 108 del D. Lgs. n. 112 del 31 marzo 1998 danno pieno potere al Sindaco per la definizione di una struttura comunale di protezione civile che possa fronteggiare situazioni di emergenza nell ambito del territorio comunale. Le normative citate stabiliscono l'ambito di competenza dei principali organi tenuti a compiere attività di protezione civile nelle tre categorie in cui vengono distinti gli eventi calamitosi ed in particolare per gli eventi calamitosi di tipo a, ossia eventi locali, naturali o connessi con l'attività dell'uomo, che possono essere fronteggiati direttamente con interventi attuati dai singoli Enti ed Amministrazioni competenti in via ordinaria. 1314 SEZIONE I CONOSCITIVA DEI CARATTERI TERRITORIALI 1415 1 PARTE GENERALE 1.1 DATI DI BASE RELATIVI AL TERRITORIO COMUNALE E la parte più propriamente tecnica che raccogliere e sistematizza tutte le informazioni disponibili sul territorio che abbiano attinenza con la conoscenza/definizione del rischio idrogeologico e da frana. Per una corretta pianificazione è necessario disporre di notizie generali sull intero territorio urbanizzato e di approfondimenti puntuali sull area interessata dalla pianificazione. In questo capitolo sono riportati l insieme dei dati di base utili per la pianificazione delle emergenze. Vengono forniti, pertanto, le informazioni per un completo inquadramento geografico generale del territorio comunale, la cartografia di base e gli strumenti di pianificazione Inquadramento geografico generale L intero territorio comunale di Spadafora ricade amministrativamente nella Provincia di Messina, sul versante tirrenico dei Peloritani nord-orientali (Tav. 1). Il territorio ricopre un area a contorno grosso modo rettangolare di 10,40 kmq, allungata secondo la direttrice maggiore NNO-SSE (Tav. 1). Il territorio comunale, identificato nella Tavoletta I.G.M. di Rometta a scala 1: Foglio n 253 I S.E, confina a Nord con il mare Tirreno, ad Est e Sud-Est con il territorio di Rometta, a Sud-Ovest con il territorio di Roccavaldina, infine a Nord-Ovest con il Territorio di Venetico (Tav. 1). I confini amministrativi più significativi sono quelli con Rometta e Venetico, coincidenti con i letti dei due torrenti, rispettivamente il Boncordo e il Cocuzzaro. Il Comune di Spadafora comprende un centro urbano concentrato nella fascia costiera e peri-costiero per una una lunghezza di circa 2 Km, e le frazioni nell entroterra collinare di Grangiara e ancora più all interno di San Martino (Tav. 1). Il Comune di Spadafora benché situato in posizione baricentrica tra Milazzo e Messina, inquadrabile nel comprensorio del golfo di Milazzo, può considerarsi tuttavia gravitante nell area metropolitana di Messina, distante circa 25 km. 1516 COMUNE PROVINCIA REGIONE AUTORITA DI BACINO PIANO STRALCIO DI BACINO PER L ASSETTO IDROGEOLOGICO (P.A.I.) SPADAFORA MESSINA SICILIA REGIONE SICILIANA ASSESSORATO TERRITORIO ED AMBIENTE AREA TERRITORIALE TRA I BACINI T.te SAPONARA E F.ra NICETO (003) Estensione territoriale (Kmq.) 10,40 Foglio I.G.M. (1:50.000) 587 MILAZZO VILLA S. GIOVANNI Tavoletta I.G.M. (1:25.000) 253 I S.E. ROMETTA Sezione C.T.R. (1:10.000) Spadafora Roccavaldina Comuni confinanti ROMETTA, VENETICO, ROCCAVALDINA Indirizzo sede municipale PIAZZA VITTORIO EMANUELE III, 44 N. telefono 090/ Indirizzo sito internet Tab. 1 Dati geografici territoriali generali di Spadafora Altimetricamente il territorio si estende dalla costa (quote tra 0.0 m e 30.0 m s.l.m.) in cui si sviluppa l urbanizzato di Spadafora Centro con il quartiere Verdesca a quote comprese tra 20 e 30 metri, e 475 metri s.l.m., coincidenti con l estremità sud. Nel settore centrale del territorio, tra le quote 190 m e 320 m s.l.m si concentra la frazione più popolosa di San Martino, mentre in posizione intermedia con l abitato di Spadafora, al confine col territorio di Venetico, tra le quote 80,0 m e 110,0 m s.l.m., si ha la frazione di Grangiara. 1.2 INQUADRAMENTO DELL AMBIENTE FISICO-NATURALE Nei paragrafi seguenti vengono esaminati i lineamenti salienti del territorio dal punto di vista geomorfologico, geologico, idrografico, climatico e antropico. La conoscenza di tali dati risulta di fondamentale importanza per le successive valutazioni di tipo previsionale e preventivo sui pericoli geologici verificabili Inquadramento orografico generale L intero territorio comunale di Spadafora ricade nel settore nord-orientale dei Monti Peloritani, identificato nella Tavoletta I.G.M. di Rometta a scala 1: Foglio n 253 I S.E e nei Fogli in scala 1: n 587 MILAZZO e n 588 VILLA S. GIOVANNI (vedi Tav. I). Il territorio ricopre un area a contorno grosso modo rettangolare con i lati maggiori 1617 disposti lungo la direttrice N-S marcati ad ovest dal Torrente Cocuzzaro e ad est dal Torrente Boncordo o Boncoddo. Gli altri confini comunali sono dettati a sud dalle zone sorgentizie di origine dei due torrenti suddetti, mentre a nord dalla costa tirrenica. Il paesaggio rispecchia l andamento morfologico dei bassi versanti della Catena Peloritana. In esso, infatti, in relazione all assetto orografico spiccano in particolare due unità morfologiche: la prima data dalla spianata costiera tirrenica pressoché pianeggiante dove le pianure alluvionali coincidenti con i tratti terminali dei rispettivi torrenti si fondono con le aree litorali a formare una spianata di ampiezza media intorno ai 300 m, limitata verso l entroterra dal piede dei primi rilievi collinari che si ergono sul mare; la seconda, che costituisce la gran parte del territorio comunale, registra un paesaggio basso-collinare con quote medie s.l.m. intorno a 200 m e massime fino ai 476 metri, caratterizzato dall alternanza di valli strette e profonde a dorsali, tra loro parallele e allineate in senso grosso modo NNO-SSE. L andamento composito, talvolta complicato, dei profili di versante, riflette la situazione geologica (estrema variabilità litologica) e i forti tassi di sollevamento riconducibili a tutto il settore peloritano. I rilievi, infatti, sono modellati in funzione del grado di erodibilità che i terreni di cui sono costituiti offrono agli agenti disgregatori legati in particolare all azione delle acque correnti superficiali. Così è facile comprendere come la differenza di energia di rilievo che si osserva tra le prime propaggini collinari che si affacciano sulla fascia costiera e quelle dell entroterra, è proprio legata alla diffusione di terreni a comportamento diametralmente opposto, da facilmente erodibili (prevalenti terreni a componente argillosa) nelle zone più settentrionali a ridosso della fascia costiera con pendenze medie dell ordine del 15%, a difficilmente erodibili (metamorfiti, conglomerati e calcari) nelle zone centrali e meridionali dell entroterra, dove si raggiungono forti acclività (pendenze tra il 75 ed il 100%), talora anche subverticali. Nonostante la situazione orografica complessa la maggior parte del territorio presenta pendenze tra il 20% ed il 30%. 1.3 INQUADRAMENTO GEOMORFOLOGICO L'evoluzione geomorfologica dell'area risulta condizionata da numerosi fattori, tra cui l'ampiezza dei sollevamenti, l'importanza delle dislocazioni tettoniche, le variazioni eustatiche del livello marino, la successione delle diverse fasi climatiche nonché, più 1718 recentemente, le attività antropiche. A tali fattori si deve l'attivazione nel tempo di processi morfodinamici che, condizionati a loro volta dall'assetto lito-strutturale dei terreni affioranti, delineano le diverse forme del rilievo. Pertanto, in base alle caratteristiche morfologiche ed ai processi morfodinamici, i morfotipi, ricorrenti nell ambito del territorio comunale, possono essere raggruppati nelle seguenti cinque categorie principali: 1. Dominio di piana costiera; 2. Dominio dei fondovalle alluvionali; 3. Dominio delle spianate terrazzate di culminazione topografica; 4. Dominio delle dorsali con culminazioni strette e allungate; 5. Dominio dei versanti denudazionali Dominio di Piana Costiera La piana costiera si sviluppa ininterrottamente su un unica fascia di ampiezza media intorno ai metri con superficie pressoché pianeggiante, compresa tra le quote 0,0 m e 10,0 m s.l.m., ed andamento SO-NE. Tale morfologia riflette la litologia dei terreni affioranti e i meccanismi della loro messa in posto. Infatti, tutta la zona è caratterizzata da una coltre di depositi sedimentari di tipo fluvio-marino, la quale, altro non fa che mascherare l antico rilievo (substrato) di tipo collinare affiorante immediatamente più a sud. La piana costiera comprende due elementi geologico-morfologici. Verso l esterno, ossia verso mare, si ha la fascia litorale con depositi tipicamente di spiaggia prevalentemente ghiaioso-sabbiosi, talora ciottolosi. Procedendo verso l interno, ossia verso l entroterra collinare, al passaggio con la via denominata Lungomare, prendono posto ai primi i depositi fluvio-marini della retrostante spianata costiera. Si tratta di depositi tipicamente sedimentari fluvio-marini derivanti dall interdigitazione tra quelli spiccatamente fluviali delle aree interessate da fenomeni di esondazione al margine degli impluvi e quelli tipicamente marini presenti lungo la costa. Tale intreccio di depositi ed avvicendamenti dei processi morfodinamici marino e fluviale ha portato come risultato la formazione della piana costiera odierna immediatamente a ridosso dei litorali. Nella zona non si evidenzia nessun fenomeno di dissesto in atto o potenziale, neppure legato all azione dinamica del mare, almeno a breve e medio termine. L attuale tendenza 1819 evolutiva della linea di spiaggia, infatti, è quella di progressivo ripascimento con apporti solidi provenienti dai torrenti che contribuiscono all ampliamento della spiaggia. Dal momento della posa delle barriere frangiflutti (almeno un trentennio fa), il trend accrescitivo del litorale non subisce inversioni. Di fatto le opere, oltre a smorzare l energia d impatto dei flutti, ha consentito il bloccaggio a tergo del trasporto solido torrentizio operato in mare dalle correnti di deriva. Così, il tratto di costa in studio avanza per progressiva e lenta sedimentazione marina, con fasi di rimaneggiamento eolico e da non trascurare l azione di continuo calpestìo ad opera dei bagnanti o dei pescatori, compreso il passaggio di mezzi con ruote. Per quanto suddetto, la situazione odierna evidenzia una condizione ampiamente favorevole con continuo sviluppo in ampiezza e volume del tratto di spianata costiera in esame. Tale evoluzione della linea di costa allontana la possibilità nel breve e nel medio termine di una inversione di tendenza dell azione marina sul litorale, escludendo di fatto fenomenologie con effetto erosivo. L intera costa di Spadafora è compresa nell Unità Fisiografica 1 Capo Milazzo Capo Peloro (PAI Coste). Dal punto di vista idraulico, la piana costiera per effetto di punti sensibili e lacunosi nel sistema di attraversamento e arginatura del reticolo idrografico, può essere localmente interessata da esondazioni e invasa pertanto, da convogli idrici e solidi almeno nelle sue parti meno elevate ed in occasione di eventi di piena. Tale spianata costiera viene ascritta all Olocene e all Attuale Dominio dei fondovalle alluvionali I fondovalle attuali assumono dimensioni relativamente significative in due dei cinque torrenti che solcano il territorio di Spadafora. Si tratta del T. Cocuzzaro e Boncoddo, peraltro i più estesi in termini di estensione areale dei bacini ad essi sottesi, i quali sono caratterizzati, principalmente nel tratto medio e terminale, da fondovalli piatti in cui oltre ai fenomeni di erosione di sponda laterale, sono attivi i fenomeni di deposizione e aggradazione. Lo stato di aggradazione generale viene accresciuto sensibilmente dopo eventi alluvionali particolarmente significativi. Fattori come la pendenza dell alveo, la quantità e le classi granumoletriche del materiale mobilizzato, l entità dei deflussi idrici, determinano il percorso dei materiali, che di solito termina in corrispondenza d improvvise variazioni di 1920 pendenza o d incrementi della sezione dell alveo. Laddove, invece, intervengono strozzature e diminuzioni improvvise della sezione di deflusso si determinano effetti diga, i quali evolvono rapidamente verso valle con effetto energetico dirompente e distruttivo. Fenomeni di sovralluvionamento con effetto di letto pensile, correlati agli ultimi due più recenti eventi meteo avversi (02/11/2010 e 22/11/2011), sono evidenti nei tratti terminali antropizzati del T. Cocuzzaro e Boncoddo. Il materiale solido trasportato abbandonato dalle piene, non ha fatto altro che innalzare le quote dell alveo di magra e di morbida, seppellendo diverse briglie, fino a livelli preoccupanti, prossimi al top dei muri d argine maestri esistenti. I fondovalle posti nei settori più montani dei suddetti torrenti e sostanzialmente tutto lo sviluppo dei restanti tre torrenti minori (ad esclusione dei tratti terminali a fondo piatto e sezione svasata), il Tonnarazza, l Acquavena e il Riolo, sono interessati da approfondimento per erosione lineare e da strette e incise valli, talora profondamente incassate tra i rilievi. Attivi sono i depositi di fondovalle mobili presenti sul fondo degli alvei; lo stato d attività di tali depositi e la ricorrenza di tali fenomenologie, tuttavia, è sempre connesso ai deflussi idrici superficiali e quindi è legato in maniera diretta ai fattori meteorici. I depositi alluvionali (fissati sia artificialmente che naturalmente), talora terrazzati all intorno degli alvei ordinari, sono da considerarsi del tutto inattivi ed abbastanza stabili sotto il profilo morfodinamico. La loro riattivazione totale o parziale è legata ad eventi del tutto eccezionali Dominio delle spianate terrazzate di culminazione topografica La sommità dei rilievi collinari compresi tra l abitato di Grangiara e le prime propaggini collinari che si ergono sulla spianata costiera, sono caratterizzate da più o meno ampie superfici pianeggianti fino a debolmente degradanti verso mare. Si tratta di spianate relitte di abrasione marina, testimoniate spesso da depositi rossastri fluvio-marini, terrazzati e sospesi al di sopra dell attuale livello del mare per cause di sollevamento tettonico. Tali spianate presentano una certa continuità altimetrica secondo una fascia di ampiezza intorno a 1,5 km a sviluppo parallelo all attuale linea di costa, interrotta dai vari fondovalle confinanti, con cui si raccordano spesso tramite versanti piuttosto acclivi. I margini delle 20 Vedere altro
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 art. 15
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