Source: http://www.usurainbanca.it/contenzioso-bancario-il-tribunale-di-napoli-fa-scuola/
Timestamp: 2018-05-23 12:45:45+00:00

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Mediante la sentenza n.1467 del 9 febbraio 2018, il Tribunale di Napoli, nella persona del dr. Massimiliano Sacchi, ha statuito importanti principi su varie questioni – oggi ancora dibattute – in tema di accertamenti contabili aventi ad oggetto rapporti bancari di conto corrente. Contenzioso bancario il Tribunale di Napoli fa scuola
Sul punto, il Giudice ha accertato che l’attore, da un lato aveva prodotto in giudizio gli estratti conto dei rapporti oggetto di causa, dall’altro aveva esibito la documentazione contrattuale che si era premurato di reperire ex art.700 c.p.c. prima di avviare il giudizio (procedimento instaurato a seguito dell’infruttuosa richiesta formulata dalla correntista ex art.119 TUB).
Per quanto concerne la dedotta nullità dei contratti bancari “monofirma”, il Giudice ha ritenuto l’eccezione superata a seguito dell’emanazione della nota sentenza della Corte di Cassazione SS.UU. n.898/2018.
Peraltro, alcun vizio di forma si era nella fattispecie palesato, risultando, le schede contrattuali, tutte consegnate – in copia – alla società correntista, circostanza desumibile dalla specifica dichiarazione, sottoscritta dalla cliente, riportata su ciascun contratto. In tema di capitalizzazione degli interessi, il Giudice ha dichiarato illegittima la pratica anatocistica posta in essere dalla banca, avendo questa omesso di indicare in contratto – ex delibera CICR del 9 febbraio 2000 – la misura annua effettiva del tasso di interesse.
In ogni caso, il Magistrato ha rilevato la nullità della clausola contrattuale disciplinante la cms per indeterminatezza, risultando indicata in contratto unicamente l’aliquota percentuale della prefata commissione ma non anche la base di calcolo e la periodicità di addebito.
Peraltro, in contratto “non si specifica se per massimo scoperto debba intendersi il debito massimo raggiunto anche in un solo giorno o piuttosto quello che si prolunga per un certo periodo di tempo o, ancora, se il relativo importo vada calcolato sul complesso dei prelievi effettuati dal correntista”.
Altre importanti questioni approfondite nella sentenza concernono l’eccepita usurarietà del rapporto. In primo luogo, il Giudice ha ritenuto corretto l’operato del CTU (contestato dal CTP della banca) avendo questi considerato affidato il rapporto di conto corrente già prima della data di sottoscrizione del contratto di apertura di credito versato in atti.
Sul punto il Magistrato da un lato ha rilevato che la richiamata scheda contrattuale rappresentava una mera conferma di una linea di credito preesistente, dall’altro ha ritenuto provata la natura affidativa del rapporto essendo stata prevista, nel contratto di accensione del conto, l’applicazione della cms, onere comunemente collegato a forme di aperture di credito regolate in conto corrente. Rilevante, in ultimo, è risultata la verifica degli estratti conto, dalla cui disamina sarebbe emersa l’esistenza di un’apertura di credito già in epoca antecedente alla data di sottoscrizione del contratto di affidamento.
Altra questione di grande rilevanza risolta dal Magistrato napoletano concerne la classificazione del rapporto per effetto della revoca della linea di credito. Secondo il dr. Sacchi, “è evidente che l’avvenuta revoca dell’affidamento non consenta, in presenza di un conto pacificamente affidato, di ricondurre il rapporto ad una categoria – quella degli scoperti senza affidamento – per la quale i decreti ministeriali prevedono un tasso soglia significativamente maggiore.
Diversamente opinando si finirebbe, invero, con l’eludere l’osservanza della legge in tema di usura, stravolgendosi, tra l’altro, la natura del rapporto, che non cessa di potersi qualificare – ai fini della verifica del TEG – come affidato, solo in ragione della revoca medio tempore disposta dall’intermediario”. In merito alla natura del rapporto – conto di corrispondenza ovvero conto anticipi – e quindi ai “tassi soglia” da utilizzare onde espletare le verifiche ex legge n.108/1996, il Magistrato, rilevata la neutralità del contratto sul punto, ha ritenuto – ex art.115 c.p.c. – di dover confermare l’incontestata allegazione di parte attrice, secondo cui il rapporto in questione rappresentava un conto anticipazioni (soggetto, quindi, a limiti usurai inferiori a quelli vigenti per un conto di corrispondenza). Solo ad abundantiam il Magistrato ha rilevato che il CTU aveva osservato che le movimentazioni del conto erano tipiche di un conto anticipi.
E’, quindi, ragionevole sostenere che, sui trimestri successivi, la verifica d’usura debba essere fatta – ed è sempre usura genetica – perché l’art. 644 c.p. colpisce anche il «farsi dare»”. In sintesi, secondo la tesi del Magistrato partenopeo, tesi che trova conforto anche nei chiarimenti forniti dalla Banca d’Italia con nota del 3 luglio 2013, l’applicazione – nell’ambito dei rapporti di affidamento regolati in conto corrente (cd. linee di credito ad utilizzo flessibile) – di tassi di interesse eccedenti la soglia di usura configura sempre “usura originaria” da sanzionarsi, ex art.1815 c.c., mediante l’azzeramento di qualsiasi competenza maturata a debito del correntista nel trimestre di accertato sconfinamento.
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articolo scritto da : Valentino Vecchi, dottore commercialista
fonte : ildenaro.it
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References: sentenza 
 art.700
 art.119
 sentenza 
 sentenza 
 art.115
 art.1815
 sentenza 
 sentenza