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Timestamp: 2019-01-16 15:57:22+00:00

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Visto il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante «Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137», di seguito denominato «Codice», e in particolare gli articoli 48 e 71;Sentito il Ministero dell'economia e delle finanze, per il quale si sono pronunciati: l'Ufficio del coordinamento legislativo, con nota n. 90933 del 6 dicembre 2004; il Dipartimento per la Ragioneria generale dello Stato, con nota n. 113946 del 14 ottobre 2004; il Dipartimento del Tesoro, con nota n. 125928 del 2 dicembre 2004;
Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Modifiche ed integrazioni al decreto 6 febbraio 2004, concernente la verifica dell'interesse culturale dei beni immobili di utilita' pubblica.
Visto il decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, recante «Istituzione del Ministero per i beni e le attivita' culturali», come modificato dal decreto legislativo 8 gennaio 2004, n. 3, di seguito indicato come «Ministero»;
Visto l'art. 12, comma 3 del Codice ove si dispone che per i beni appartenenti allo Stato, il Ministero fissa con decreto, adottato di concerto con l'Agenzia del demanio, i criteri per la predisposizione degli elenchi, le modalita' di redazione delle schede descrittive e di trasmissione di elenchi e schede per la verifica dell'interesse culturale;
Visto il decreto del 6 febbraio 2004 del Ministero, adottato di concerto con l'Agenzia del demanio, con il quale, in attuazione di quanto disposto dall'art. 27 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito con modificazioni nella legge 24 novembre 2003, n. 326, sono stati definiti, per i beni immobili dello Stato (fatta eccezione per quelli in uso all'amministrazione della difesa), delle regioni, delle province, delle citta' metropolitane, dei comuni e di ogni altro ente ed istituto pubblico i criteri e le modalita' per la predisposizione e la trasmissione degli elenchi e delle schede descrittive dei beni da sottoporre a verifica dell'interesse culturale;
Vista la nota prot. n. 23930/OP del 1° luglio 2004, con la quale l'Agenzia del demanio esprime la volonta' di confermare quanto definito con il decreto sopra citato;
Rilevato altresi' che l'art. 12, comma 10 del Codice stabilisce che resti fermo quanto disposto dall'art. 27, commi 8, 10, 12, 13 e 13-bis del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito con modificazioni nella legge 24 novembre 2003, n. 326;
Ritenuto che i criteri fissati nel decreto 6 febbraio 2004 possano corrispondere al dettato ed alle finalita' del predetto art. 12 del Codice;
Considerata altresi' la necessita' di aggiornare l'allegato A al predetto decreto 6 febbraio 2004 in ragione delle disposizioni di cui all'art. 10 del Codice;
1. Al decreto dirigenziale interministeriale 6 febbraio 2004, concernente la verifica dell'interesse culturale dei beni immobili di utilita' pubblica, sono apportate le seguenti modifiche ed integrazioni:
«2. Le direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici definiscono con i soggetti indicati al comma 1 i tempi di trasmissione e la consistenza numerica degli elenchi tramite accordi, copia dei quali viene sollecitamente trasmessa al Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici nonche' alle direzioni generali ed alle soprintendenze competenti.»;
«3. Le Direzioni regionali nello stipulare le intese con i soggetti di cui al comma 1 si attengono a quanto stabilito negli accordi eventualmente stipulati a livello nazionale tra il Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici e singoli soggetti.»;
«Art. 4-bis. - 1. Per le verifiche avviate d'ufficio le direzioni regionali hanno l'obbligo di utilizzare il sistema informativo per l'inserimento dei dati descrittivi dei beni oggetto di verifica positiva.
Il direttore generale dell'Agenzia del demanio Spitz
Al fine di attivare le procedure per la verifica dell'interesse culturale del patrimonio immobiliare pubblico, i soggetti pubblici di cui all'art. 1 del decreto interministeriale 6 febbraio 2004 (da qui in avanti denominati «Enti»), trasmettono gli elenchi e le schede descrittive utilizzando esclusivamente il modello informatico disponibile sul sito web del Ministero per i beni e le attivita' culturali (da qui in avanti denominato MiBAC).
compilano i campi illustrati nel successivo paragrafo A2 «Struttura degli elenchi e delle schede descrittive». In ogni momento della fase di immissione e' possibile salvare i dati; i dati salvati possono essere richiamati e modificati. E' possibile stampare i dati in via provvisoria per le verifiche del caso; una volta completata l'immissione delle informazioni richieste per tutti gli immobili, e verificata la correttezza delle stesse, compongono l'elenco dei beni da sottoporre a verifica (nel rispetto degli accordi stipulati con le direzioni regionali), stampano le schede definitive dei beni e inviano i dati in modalita' elettronica.
I dati inviati in modo definitivo non sono piu' modificabili dagli utenti. Il sistema non permettera' l'invio dei dati qualora non siano stati compilati tutti i campi obbligatori (vedi paragrafo A2 «Struttura degli elenchi e delle schede descrittive»).
inviano le stampe degli elenchi e delle schede descrittive alla direzione regionale, e per conoscenza alla soprintendenza competente, utilizzando il modulo per la richiesta disponibile on-line. L'invio dovra' essere effettuato secondo modalita' che prevedano l'avviso di ricevimento (messo comunale, servizio postale, corriere svolto da societa' accreditate, terze rispetto all'ente richiedente). Il ricevimento della richiesta, corredata dalle stampe degli elenchi e delle schede descrittive, costituisce l'avvio del procedimento. Non saranno prese in considerazione richieste corredate da elenchi che non provengano dalla stampa effettuata dal sistema web.
Le direzioni regionali: verificano l'interesse culturale dei beni, sulla base delle istruttorie formulate dalle Soprintendenze;
"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, recante disposizioni urgenti per l’università e la ricerca, per i beni e le attività culturali, per il completamento di grandi opere strategiche, per la mobilità dei pubblici dipendenti, nonché per semplificare gli adempimenti relativi a imposte di bollo e tasse di concessione. Sanatoria degli effetti dell’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 280"
3-septies. All'articolo 39 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 68, al comma 1, le lettere d) e h-bis) sono abrogate.Art. 3-bis.
DECRETO LEGISLATIVO CORRETTIVO E INTEGRATIVO DEL
recante il_ “CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO”,
_ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137.
VISTO il decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, recante istituzione del
Ministero per i beni e le attività culturali, a norma dell’articolo 11 della
legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modifiche e integrazioni;
VISTO il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante il codice dei
beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio
2002, n. 137;
nella riunione del …;
ACQUISITO il parere della Conferenza unificata, istituita ai sensi del
del …;
Sulla proposta del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con
il Ministro per gli affari regionali;
1. Alla Parte prima, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante
il codice dei beni culturali e del paesaggio, sono apportate le seguenti
“2. Le funzioni di tutela previste dal presente codice che abbiano ad
oggetto manoscritti, autografi, carteggi, incunaboli, raccolte librarie,
nonché libri, stampe e incisioni, non appartenenti allo Stato, sono
esercitate dalle regioni. Qualora l’interesse culturale delle predette cose
sia stato riconosciuto con provvedimento ministeriale, l’esercizio delle
potestà previste dall’articolo 128 compete al Ministero.”;
2) al comma 3, le parole: “anche su raccolte librarie private, nonché” sono
b) all’articolo 6, dopo le parole: “del patrimonio stesso” sono inserite
le seguenti: “, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura”.
1. Alla Parte seconda del decreto legislativo n. 42 del 2004 sono apportate
1) al comma 2, lettera c), dopo le parole: “ente e istituto pubblico” sono
inserite le seguenti: “, ad eccezione delle raccolte delle biblioteche indicate
all’articolo 47, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 24
luglio 1977, n. 616 e di quelle ad esse assimilabili”;
2) al comma 3, lettera e), dopo le parole: “e particolari caratteristiche
ambientali,” sono inserite le seguenti: “ovvero per rilevanza artistica,
storica, archeologica, numismatica o etnoantropologica,”; le parole:
“artistico o storico” sono soppresse;
3) al comma 4, lettera b), dopo le parole: “le cose di interesse
numismatico” sono aggiunte le seguenti: “che, in rapporto all’epoca, alle
tecniche e ai materiali di produzione, nonché al contesto di riferimento,
abbiano carattere di rarità o di pregio, anche storico”;
4) al comma 4, lettera l), le parole: “le tipologie di architettura rurale”
sono sostituite dalle seguenti: “le architetture rurali”;
b) all’articolo 11, comma 1, lettera a), le parole: “e gli altri
ornamenti” sono sostituite dalle seguenti: “ed altri elementi decorativi”;
1) al comma 1, le parole: “del presente Titolo” sono sostituite dalle
seguenti: “della presente Parte”;
2) al comma 6, le parole: “Le cose di cui al comma 3 e quelle di cui al
comma 4” sono sostituite dalle seguenti: “Le cose di cui al comma 4 e
quelle di cui al comma 5”;
“10. Il procedimento di verifica si conclude entro centoventi giorni
dal ricevimento della richiesta.”;
d) all’articolo 14, comma 3, la congiunzione: “o” è sostituita dalla
congiunzione: “e”;
e) all’articolo 16, comma 1, dopo la parola: “Avverso” sono inserite
le seguenti: “il provvedimento conclusivo della verifica di cui all’articolo
12 o”;
f) all’articolo 17, comma 5, dopo le parole: “beni culturali” sono
aggiunte le seguenti: “in ogni sua articolazione”;
g) all’articolo 20, comma 2, dopo le parole: “Gli archivi” sono
inserite le seguenti: “pubblici e gli archivi privati per i quali sia
intervenuta la dichiarazione ai sensi dell’articolo 13”;
1) al comma 1, lettera d), dopo le parole: “ai sensi dell’articolo 13” sono
inserite le seguenti: “, nonché lo scarto di materiale bibliografico delle
biblioteche pubbliche, con l’eccezione prevista all’articolo 10, comma 2,
lettera c), e delle biblioteche private per le quali sia intervenuta la
dichiarazione ai sensi dell’articolo 13”;
2) al comma 1, lettera e), le parole: “di soggetti giuridici privati” sono
sostituite dalle seguenti: “privati per i quali sia intervenuta la
3) al comma 4, dopo le parole: “del soprintendente.” sono aggiunte le
seguenti: “Il mutamento di destinazione d’uso dei beni medesimi è
comunicato al soprintendente per le finalità di cui all’articolo 20, comma
4) al comma 5, dopo la parola: “prescrizioni.” sono aggiunte le seguenti:
“Se i lavori non iniziano entro cinque anni dal rilascio dell’autorizzazione,
il soprintendente può dettare prescrizioni ovvero integrare o variare quelle
già date in relazione al mutare delle tecniche di conservazione.”;
1) al comma 3, le parole: “Ove la soprintendenza proceda ad accertamenti
di natura tecnica, dandone preventiva comunicazione al richiedente,” sono
sostituite dalle seguenti: “Ove sorga l’esigenza di procedere ad
accertamenti di natura tecnica, la soprintendenza ne dà preventiva
comunicazione al richiedente ed”;
“4. Decorso inutilmente il termine stabilito, il richiedente può
diffidare l’amministrazione a provvedere. Se l’amministrazione non
provvede nei trenta giorni successivi al ricevimento della diffida, il
richiedente può agire ai sensi dell’articolo 21-bis della legge 6 dicembre
1971, n. 1034 e successive modifiche ed integrazioni.”;
l) all’articolo 28, comma 4, le parole: “di opere pubbliche” sono
sostituite dalle seguenti: “di lavori pubblici” e le parole: “dell’opera
pubblica” sono soppresse;
n) all’articolo 30, comma 4, è aggiunto, in fine, il seguente periodo:
“Copia degli inventari e dei relativi aggiornamenti è inviata alla
soprintendenza, nonché al Ministero dell’interno per gli accertamenti di
cui all’articolo 125.”;
1) nella rubrica, le parole: “Apertura al pubblico degli immobili” sono
sostituite dalle seguenti: “Accessibilità del pubblico ai beni culturali”;
2) al comma 1, le parole: “Gli immobili” sono sostituite dalle seguenti: “I
beni culturali”;
1) al comma 1, la parola: “importanza” è sostituita dalla seguente:
“pregio”;
2) al comma 4 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “L’assicurazione
può essere sostituita dall’assunzione dei relativi rischi da parte dello Stato,
ai sensi dell’articolo 48, comma 5.”;
r) all’articolo 46, comma 3, la congiunzione: “o” è sostituita dalla
s) all’articolo 50, comma 1, le parole: “ed altri ornamenti” sono
sostituite dalle seguenti: “ed altri elementi decorativi di edifici”;
1) al comma 2, lettera a), le parole: “fino a quando non sia intervenuta, ove
necessario, la sdemanializzazione a seguito del procedimento di verifica
previsto dall’articolo 12” sono sostituite dalle seguenti: “fino alla
conclusione del procedimento di verifica previsto dall’articolo 12. Se il
procedimento si conclude con esito negativo, le cose medesime sono
liberamente alienabili, ai fini del presente codice, ai sensi dell’articolo 12,
commi 4, 5 e 6”;
2) al comma 2, lettera d), le parole: “quali testimonianze dell’identità e
della storia delle istituzioni pubbliche, collettive, religiose” sono soppresse;
u) all’articolo 55, comma 2, la lettera a) è sostituita dalla seguente:
“a) l’alienazione assicuri la tutela, la fruizione pubblica e la
valorizzazione dei beni;”;
v) all’articolo 57, comma 2, secondo periodo, sono aggiunte, in fine,
le parole: “e sono trascritte su richiesta del soprintendente nei registri
immobiliari.”;
z) all’articolo 59, comma 2, lettera c), le parole: “dall’apertura della
successione” sono sostituite dalle seguenti: “dalla comunicazione notarile
prevista dall’articolo 623 del codice civile”;
aa) all’articolo 60, comma 1, le parole: “al medesimo prezzo stabilito
nell’atto di alienazione” sono sostituite dalle seguenti: “o conferiti in
società, rispettivamente, al medesimo prezzo stabilito nell’atto di
alienazione o al medesimo valore attribuito nell’atto di conferimento”;
1) al comma 2, la parola: “trenta” è sostituita dalla seguente: “venti”; le
parole: “la proposta” sono sostituite dalle seguenti: “una proposta”; la
parola “motivata” è soppressa e dopo le parole “della spesa” sono aggiunte
le seguenti: “indicando le specifiche finalità di valorizzazione culturale del
bene”;
2) al comma 3, il primo periodo è sostituito dal seguente: “Il Ministero può
rinunciare all’esercizio della prelazione, trasferendone la facoltà all’ente
interessato entro venti giorni dalla ricezione della denuncia.”;
cc) all’articolo 70, comma 3, le parole: “, in materia di copertura
finanziaria della spesa e assunzione del relativo impegno” sono soppresse;
1) al comma 1, le parole: “Il Ministero” sono sostituite dalle seguenti: “Lo
“2-bis. Per i beni diversi da quelli indicati al comma 2, la
concessione in uso è subordinata all’autorizzazione del Ministero,
rilasciata a condizione che il conferimento garantisca la conservazione e
la fruizione pubblica del bene e sia assicurata la compatibilità della
destinazione d’uso con il carattere storico-artistico del bene medesimo.
Con l’autorizzazione possono essere dettate prescrizioni per la migliore
conservazione del bene.”;
ee) all’articolo 107, comma 2, secondo periodo, dopo le parole: “già
esistenti” sono inserite le seguenti: “nonché quelli ottenuti con tecniche che
escludano il contatto diretto con l’originale”;
“Articolo 112 (Valorizzazione dei beni culturali di appartenenza
pubblica) - 1. Lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali
assicurano la valorizzazione dei beni presenti negli istituti e nei luoghi
indicati all’articolo 101, nel rispetto dei principi fondamentali fissati dal
2. Nel rispetto dei principi richiamati al comma 1, la legislazione
regionale disciplina le funzioni e le attività di valorizzazione dei beni
presenti negli istituti e nei luoghi della cultura non appartenenti allo Stato
o dei quali lo Stato abbia trasferito la disponibilità sulla base della
3. La valorizzazione dei beni culturali pubblici al di fuori degli
istituti e dei luoghi di cui all’articolo 101 è assicurata, secondo le
disposizioni del presente Titolo, compatibilmente con lo svolgimento degli
scopi istituzionali cui detti beni sono destinati.
4. Lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali stipulano
accordi per definire strategie ed obiettivi comuni di valorizzazione, nonché
per elaborare i conseguenti piani strategici di sviluppo culturale e i
programmi, relativamente ai beni culturali di pertinenza pubblica. Gli
accordi possono essere conclusi su base regionale o subregionale, in
rapporto ad ambiti territoriali definiti, e promuovono altresì
l’integrazione, nel processo di valorizzazione concordato, delle
infrastrutture e dei settori produttivi collegati. Gli accordi medesimi
possono riguardare anche beni di proprietà privata, previo consenso degli
interessati. Lo Stato stipula gli accordi per il tramite del Ministero, che
opera direttamente ovvero d’intesa con le altre amministrazioni statali
eventualmente competenti.
5. Lo Stato, per il tramite del Ministero e delle altre amministrazioni
statali eventualmente competenti, le regioni e gli altri enti pubblici
territoriali possono costituire, nel rispetto delle vigenti disposizioni,
appositi soggetti giuridici cui affidare l’elaborazione e lo sviluppo dei
piani di cui al comma 4.
6. In assenza degli accordi di cui al comma 4, ciascun soggetto
pubblico è tenuto a garantire la valorizzazione dei beni di cui ha comunque
7. Con decreto del Ministro sono definiti modalità e criteri in base ai
quali il Ministero costituisce i soggetti giuridici indicati al comma 5 o vi
8. Ai soggetti di cui al comma 5 possono partecipare privati
proprietari di beni culturali suscettibili di essere oggetto di valorizzazione,
nonché persone giuridiche private senza fine di lucro, anche quando non
dispongano di beni culturali che siano oggetto della valorizzazione, anche
quando non dispongano di beni culturali che siano oggetto della
valorizzazione, a condizione che l’intervento in tale settore di attività sia
per esse previsto dalla legge o dallo statuto.
8-bis. Anche indipendentemente dagli accordi di cui al comma 4,
possono essere stipulati accordi tra lo Stato, per il tramite del Ministero e
delle altre amministrazioni statali eventualmente competenti, le regioni, gli
altri enti pubblici territoriali e i privati interessati, per regolare servizi
strumentali comuni destinati alla fruizione e alla valorizzazione di beni
culturali. Con gli accordi medesimi possono essere anche istituite forme
consortili non imprenditoriali per la gestione di uffici comuni.
All’attuazione del presente comma si provvede nell’ambito delle risorse
umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.”;
“1. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, anche
con il concorso delle università, fissano i livelli minimi uniformi di qualità
delle attività di valorizzazione su beni di pertinenza pubblica e ne curano
l’aggiornamento periodico.”;
“Articolo 115 (Forme di gestione) - 1. Le attività di valorizzazione
dei beni culturali di appartenenza pubblica sono gestite in forma diretta o
indiretta.”;
2. La gestione diretta è svolta per mezzo di strutture organizzative
interne alle amministrazioni, dotate di adeguata autonomia scientifica,
organizzativa, finanziaria e contabile, e provviste di idoneo personale
tecnico. Le amministrazioni medesime possono attuare la gestione diretta
anche in forma consortile pubblica.
3. La gestione indiretta è attuata tramite concessione a terzi delle
attività di valorizzazione, anche in forma congiunta e integrata, da parte
delle amministrazioni cui i beni pertengono o dei soggetti giuridici
costituiti ai sensi dell’articolo 112, comma 5, qualora siano conferitari dei
beni ai sensi del comma 7, mediante procedure di evidenza pubblica, sulla
base della valutazione comparativa di specifici progetti. I privati che
eventualmente partecipano ai soggetti indicati all’articolo 112, comma 5,
non possono comunque essere indivuduati quali concessionari delle attività
4. Lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali ricorrono
alla gestione indiretta al fine di assicurare un miglior livello di
valorizzazione dei beni culturali. La scelta tra le due forme di gestione
indicate ai commi 2 e 3 è attuata mediante valutazione comparativa in
termini di sostenibilità economico-finanziaria e di efficacia, sulla base di
obbiettivi previamente definiti. La gestione in forma indiretta è attuata nel
rispetto dei parametri di cui all’articolo 114.
5. Le amministrazioni cui i beni pertengono e, ove conferitari dei
beni, i soggetti giuridici costituiti ai sensi dell’articolo 112, comma 5,
regolano i rapporti con i concessionari delle attività di valorizzazione
mediante contratto di servizio, nel quale sono determinati, tra l’altro, i
contenuti del progetto di gestione delle attività di valorizzazione ed i
relativi tempi di attuazione, i livelli qualitativi delle attività da assicurare e
dei servizi da erogare, nonché le professionalità degli addetti. Nel
contratto di servizio sono indicati i servizi essenziali che devono essere
comunque garantiti per la pubblica fruizione del bene.
6. Nel caso in cui la concessione a terzi delle attività di
valorizzazione sia attuata dai soggetti giuridici di cui all’articolo 112,
comma 5, in quanto conferitari dei beni oggetto della valorizzazione, la
vigilanza sul rapporto concessorio è esercitata anche dalle
amministrazioni cui i beni pertengono. Il grave inadempimento, da parte
del concessionario, degli obblighi derivanti dalla concessione e dal
contratto di servizio, oltre alle conseguenze convenzionalmente stabilite,
determina anche, a richiesta delle amministrazioni cui i beni pertengono,
la risoluzione del rapporto concessorio e la cessazione, senza indennizzo,
degli effetti del conferimento in uso dei beni.
7. Le amministrazioni possono partecipare al patrimonio dei
soggetti di cui all’articolo 112, comma 5, anche con il conferimento in uso
dei beni culturali che ad esse pertengono e che siano oggetto della
valorizzazione. Al di fuori dell’ipotesi prevista al comma 6, gli effetti del
conferimento si esauriscono, senza indennizzo, in tutti i casi di cessazione
dalla partecipazione ai soggetti di cui al primo periodo o di estinzione dei
medesimi. I beni conferiti in uso non sono assoggettati a garanzia
8. Alla concessione delle attività di valorizzazione può essere
collegata la concessione in uso degli spazi necessari all’esercizio delle
attività medesime, previamente individuati nel capitolato d’oneri. La
concessione in uso perde efficacia, senza indennizzo, in qualsiasi caso di
cessazione della concessione delle attività.
9. Alle funzioni ed ai compiti derivanti dalle disposizioni del presente
articolo il Ministero provvede nell’ambito delle risorse umane, strumentali
e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica.”;
“Articolo 116 (Tutela dei beni culturali conferiti o concessi in uso) –
1. I beni culturali che siano stati conferiti o concessi in uso ai sensi
dell’articolo 115, commi 7 e 8, restano a tutti gli effetti assoggettati al
regime giuridico loro proprio. Le funzioni di tutela sono esercitate dal
Ministero in conformità alle disposizioni del presente codice. Gli organi
istituzionalmente preposti alla tutela non partecipano agli organismi di
gestione dei soggetti giuridici indicati all’articolo 112, comma 5.”;
1) al comma 1, dopo la lettera b) è aggiunta la seguente: “b-bis) di quelli
versati ai sensi dell’articolo 41, comma 2, fino allo scadere dei termini
indicati al comma 1 dello stesso articolo.”;
2) al comma 2, dopo la parola: “provvede” sono inserite le seguenti: “, ove
ancora operante,”.
1. Alla Parte quarta del decreto legislativo n. 42 del 2004 sono apportate le
a) all’articolo 163, comma 1, dopo le parole: “del Capo V” sono
inserite le seguenti: “del Titolo I della Parte seconda”;
b) all’articolo 173, comma 1, lettera c), le parole: “diritto di” sono
c) all’articolo 179, comma 1, le parole: “od imitazione” sono
sostituite dalle seguenti: “od imitazioni”;
1. Alla Parte quinta del decreto legislativo n. 42 del 2004 sono apportate le
1) al comma 2, le parole: “degli articoli 5 e 44” sono sostituite dalle
seguenti: “degli articoli 5, 44 e 182, commi 1, 1-quater e 2,”;
2) al comma 5, dopo le parole: “in attuazione” sono inserite le seguenti:
“degli articoli 44, comma 4, e”.
1. All’Allegato A del decreto legislativo n. 42 del 2004 sono apportate le
a) nella rubrica, le parole: “Previsto dagli” sono sostituite dalle
seguenti: “Integrativo della disciplina di cui agli”;
b) alla lettera A, il punto b) del numero 13 è sostituito dal seguente:
“b) Collezioni aventi interesse storico, paleontologico, etnografico o
numismatico.”;
c) alla lettera A, in fine, dopo il numero 15, il periodo che inizia con
le parole: “I beni culturali” e finisce con le parole “alla lettera B” è
a) decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, limitatamente agli
articoli 154 e 155;
b) decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, limitatamente
c) decreto legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, limitatamente
all’articolo 27, commi da 1 a 12;
d) decreto legge 26 aprile 2005, n. 63, convertito, con modificazioni,
dalla legge 25 giugno 2005, n. 109, limitatamente all’articolo 2-decies.
Schema di decreto legislativo contenente disposizioni correttive ed
integrative del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al
decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.b (parte paesaggio)
Visto l’articolo 10, comma 4, della legge 6 luglio 2002, n. 137, recante delega al
Governo per l’adozione di disposizioni correttive ed integrative dei decreti emanati ai
sensi del comma 1 del medesimo articolo;
Visto il Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22
28 agosto 1997, n. 281, espresso nella seduta del 26 gennaio 2006;
Acquisiti i pareri delle Commissioni V e VIII della Camera dei deputati, resi,
rispettivamente, in data 8 febbraio 2006 e 15 febbraio 2006, e delle Commissioni 7 e
13 del Senato della Repubblica, resi in data 7 febbraio 2006;
Sulla proposta del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro
1. All’articolo 5 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, sono apportate le
a) al comma 6 le parole:"conferite alle regioni" sono sostituite dalle seguenti:"esercitate
dallo Stato e dalle regioni";
b) al comma 7 le parole: “di cui ai” sono sostituite dalle seguenti:”esercitate dalle
regioni ai sensi dei”.
1. Al comma 1 dell’articolo 6 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è aggiunto,
in fine, il seguente periodo: “In riferimento ai beni paesaggistici la valorizzazione
comprende anche la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela
compromessi o degradati, ovvero la realizzazione di nuovi valori paesaggistici coerenti
ed integrati.”.
1. Al comma 1 dell’articolo 131 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, le
parole: “intende una parte omogenea” sono sostituite dalle parole:“ intendono parti” e
dopo la parola:“ caratteri” è inserita la parola:“distintivi”.
1. Al comma 1, lettera c) dell’articolo 134 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.
42,dopo le parole: “gli immobili e le aree” é soppressa la parola: ”comunque” e sono
inserite le parole : “tipizzati, individuati e”.
1. L’articolo 135 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è sostituito dal
“ ART. 135
1. Lo Stato e le regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente conosciuto,
tutelato e valorizzato. A tal fine le regioni, anche in collaborazione con lo Stato, nelle
forme previste dall’articolo 143, sottopongono a specifica normativa d’uso il territorio,
approvando piani paesaggistici, ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica
considerazione dei valori paesaggistici, concernenti l’intero territorio regionale,
entrambi di seguito denominati «piani paesaggistici».
2. I piani paesaggistici, in base alle caratteristiche naturali e storiche, individuano ambiti
definiti in relazione alla tipologia, rilevanza e integrità dei valori paesaggistici.
3. Al fine di tutelare e migliorare la qualità del paesaggio, i piani paesaggistici
definiscono per ciascun ambito specifiche prescrizioni e previsioni ordinate:
a) al mantenimento delle caratteristiche, degli elementi costitutivi e delle morfologie dei
beni sottoposti a tutela, tenuto conto anche delle tipologie architettoniche, nonché delle
tecniche e dei materiali costruttivi;
b) all’individuazione delle linee di sviluppo urbanistico ed edilizio compatibili con i
diversi livelli di valore riconosciuti e con il principio del minor consumo del territorio, e
comunque tali da non diminuire il pregio paesaggistico di ciascun ambito, con
particolare attenzione alla salvaguardia dei siti inseriti nella lista del patrimonio
mondiale dell’UNESCO e delle aree agricole;
c) al recupero e alla riqualificazione degli immobili e delle aree compromessi o
degradati, al fine di reintegrare i valori preesistenti, nonché alla realizzazione di nuovi
valori paesaggistici coerenti ed integrati;
d) all’individuazione di altri interventi di valorizzazione del paesaggio, anche in
relazione ai principi dello sviluppo sostenibile.”.
1. Al comma 1, lettera c), dell’articolo 136 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.
42, dopo la parola: “tradizionale” sono inserite le seguenti:”, ivi comprese le zone di
interesse archeologico;”.
1. L’articolo 137 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è sostituito dal
1. Ciascuna regione istituisce una o più commissioni con il compito di formulare
proposte per la dichiarazione di notevole interesse pubblico degli immobili indicati alle
lettere a) e b) e delle aree indicate alle lettere c) e d) dell’articolo 136.
2. Di ciascuna commissione fanno parte di diritto il direttore regionale, il soprintendente
per i beni architettonici e per il paesaggio ed il soprintendente per i beni archeologici
competenti per territorio, nonché due dirigenti preposti agli uffici regionali competenti
in materia di paesaggio. I restanti membri, in numero non superiore a quattro, sono
nominati dalla regione tra soggetti con qualificata, pluriennale e documentata
professionalità ed esperienza nella tutela del paesaggio, eventualmente scelti
nell’ambito di terne designate, rispettivamente, dalle università aventi sede nella
regione, dalle fondazioni aventi per statuto finalità di promozione e tutela del
patrimonio culturale e dalle associazioni portatrici di interessi diffusi individuate ai
sensi dell’articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349. Decorsi infruttuosamente
sessanta giorni dalla richiesta di designazione, la regione procede comunque alle
3. Fino all’istituzione delle commissioni di cui ai commi 1 e 2, le relative funzioni sono
esercitate dalle commissioni istituite ai sensi della normativa previgente per l’esercizio
di competenze analoghe.”.
1. L’articolo 138 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è sostituito dal
1. Su richiesta del direttore regionale, della regione o degli altri enti pubblici territoriali
interessati, la commissione di cui all’articolo 137, acquisisce le necessarie informazioni
attraverso le soprintendenze e gli uffici regionali e provinciali, procede alla
consultazione dei comuni interessati e, ove lo ritenga, di esperti, valuta la sussistenza
del notevole interesse pubblico degli immobili e delle aree di cui all’articolo 136 e
propone la dichiarazione di notevole interesse pubblico. La proposta è motivata con
riferimento alle caratteristiche storiche, culturali, naturali, morfologiche ed estetiche
degli immobili o delle aree che abbiano significato e valore identitario del territorio in
cui ricadono o che siano percepite come tali dalle popolazioni e contiene le prescrizioni,
le misure ed i criteri di gestione indicati all’articolo 143, comma 1.
2. Le proposte di dichiarazione di notevole interesse pubblico contengono una specifica
disciplina di tutela, nonché l’eventuale indicazione di interventi di valorizzazione degli
immobili e delle aree cui si riferiscono, che vanno a costituire parte integrante del piano
paesaggistico da approvare o modificare.
3. La commissione delibera entro sessanta giorni dalla presentazione dell’atto di
iniziativa. Decorso infruttuosamente il predetto termine, la proposta è formulata
dall’organo richiedente o, in mancanza, dagli altri soggetti titolari di organi statali o
regionali componenti della commissione, entro il successivo termine di trenta giorni.”.
1. L’articolo 139 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è sostituito dal
“ ART. 139
1. La proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico di immobili ed aree,
corredata dalla relativa planimetria redatta in scala idonea alla loro identificazione, é
pubblicata per novanta giorni all’albo pretorio e depositata a disposizione del pubblico
presso gli uffici dei comuni interessati. La proposta è altresì comunicata alla città
metropolitana e alla provincia interessate.
2. Dell’avvenuta proposta e relativa pubblicazione è data senza indugio notizia su
almeno due quotidiani diffusi nella regione territorialmente interessata, nonché su un
quotidiano a diffusione nazionale e sui siti informatici della regione e degli altri enti
pubblici territoriali nel cui ambito ricadono gli immobili o le aree da assoggettare a
tutela. Dal primo giorno di pubblicazione decorrono gli effetti di cui all’articolo 146,
comma 1. Alle medesime forme di pubblicità è sottoposta la determinazione negativa
3. Per gli immobili indicati alle lettere a) e b) dell’articolo 136, viene altresì data
comunicazione dell’avvio del procedimento di dichiarazione al proprietario, possessore
o detentore del bene.
4. La comunicazione di cui al comma 3 contiene gli elementi, anche catastali,
identificativi dell’immobile e la proposta formulata dalla commissione. Dalla data di
ricevimento della comunicazione decorrono gli effetti di cui all’articolo 146, comma 1.
5. Entro i trenta giorni successivi al periodo di pubblicazione di cui al comma 1, i
comuni, le città metropolitane, le province, le associazioni portatrici di interessi diffusi
individuate ai sensi dell’articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, e gli altri soggetti
interessati possono presentare osservazioni e documenti alla regione, che ha altresì
facoltà di indire un’inchiesta pubblica. I proprietari, possessori o detentori del bene
possono presentare osservazioni e documenti entro i trenta giorni successivi alla
comunicazione individuale di cui al comma 3.”.
1. L’articolo 140 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è sostituito dal
“ ART. 140
1. La regione, sulla base della proposta della commissione, esaminati le osservazioni e i
documenti e tenuto conto dell’esito dell’eventuale inchiesta pubblica, entro il termine di
sessanta giorni dalla scadenza dei termini di cui all’articolo 139, comma 5, emana il
provvedimento relativo alla dichiarazione di notevole interesse pubblico paesaggistico
degli immobili indicati alle lettere a) e b) e delle aree indicate alle lettere c) e d)
dell’articolo 136.
2. I provvedimenti di dichiarazione di interesse pubblico paesaggistico contengono una
specifica disciplina di tutela, nonché l’eventuale indicazione di interventi di
valorizzazione degli immobili e delle aree cui si riferiscono, che vanno a costituire parte
integrante del piano paesaggistico da approvare o modificare.
3. I provvedimenti di dichiarazione di notevole interesse pubblico sono pubblicati nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e nel Bollettino Ufficiale della regione.
4. I provvedimenti di dichiarazione di notevole interesse pubblico degli immobili
indicati alle lettere a) e b) dell’articolo 136 sono altresì notificati al proprietario,
possessore o detentore, depositati presso il comune o i comuni interessati, nonché
trascritti a cura della regione nei registri immobiliari.
5. Copia della Gazzetta Ufficiale è affissa per novanta giorni all’albo pretorio di tutti i
comuni interessati. Copia della dichiarazione e delle relative planimetrie resta depositata
a disposizione del pubblico presso gli uffici dei comuni interessati.”.
1. L’articolo 141 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è sostituito dal
“ ART. 141
1. Qualora la commissione non deliberi entro i termini di cui all’articolo 138 o la
regione non provveda nel termine di cui all’articolo 140, il competente organo
ministeriale periferico comunica alla regione ed al Ministero l’avvio della procedura di
2. A questo fine il predetto organo, ricevuta copia della documentazione eventualmente
acquisita dalla commissione provinciale, espleta l’istruttoria, formula la proposta e la
invia contestualmente ai Ministero, alla regione, nonché ai comuni interessati affinché
questi ultimi provvedano agli adempimenti indicati all’articolo 139, comma 1, e
provvede direttamente agli adempimenti indicati all’articolo 139, commi 2, 3 e 4.
3. Il Ministero valuta le osservazioni presentate ai sensi dell’articolo 139, comma 5, e
provvede con decreto entro novanta giorni dalla scadenza del termine per la
presentazione delle osservazioni. Il decreto di dichiarazione di notevole interesse
pubblico è notificato, depositato, trascritto e pubblicato nelle forme previste
dall’articolo 140, commi 3, 4 e 5. In caso di inutile decorso del predetto termine cessano
gli effetti cui all’articolo 146, comma 1.
4. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 si applicano anche alle proposte di
integrazione del contenuto dei provvedimenti di dichiarazione di notevole interesse
pubblico in precedenza emanati.”.
1. L’articolo 142 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è sostituito dal
“ ART. 142
1. Sono comunque di interesse paesaggistico e sono sottoposti alle disposizioni di
a) i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di
battigia, anche per i terreni elevati sul mare;
b) i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri
c) i fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle
disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11
dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150
d) le montagne per la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena
f) i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei
g) i territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e
quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento, come definiti dall’articolo 2, commi 2 e
6, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227;
i) le zone umide incluse nell’elenco previsto dal decreto del Presidente della Repubblica
13 marzo 1976, n. 448,
m) le zone di interesse archeologico individuate alla data di entrata in vigore del
2. Non sono comprese tra i beni elencati nel comma 1 le aree che alla data del 6
b) erano delimitate negli strumenti urbanistici ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile
1968, n. 1444 come zone diverse dalle zone A e B, ed erano ricomprese in piani
pluriennali di attuazione, a condizione che le relative previsioni siano state
concretamente realizzate;
c) nei comuni sprovvisti di tali strumenti, ricadevano nei centri edificati perimetrati ai
sensi dell’articolo 18 della legge 22 ottobre 1971, n. 865.
3. La disposizione del comma 1 non si applica ai beni ivi indicati alla lettera c) che la
regione, in tutto o in parte, abbia ritenuto, entro la data di entrata in vigore della
presente disposizione, irrilevanti ai fini paesaggistici includendoli in apposito elenco
reso pubblico e comunicato al Ministero. Il Ministero, con provvedimento motivato,
può confermare la rilevanza paesaggistica dei suddetti beni. Il provvedimento di
conferma è sottoposto alle forme di pubblicità previste dall’articolo 140, comma 3.
4. Resta in ogni caso ferma la disciplina derivante dagli atti e dai provvedimenti indicati
all’articolo 157.”.
“ ART. 143
a) ricognizione dell’intero territorio, considerato mediante l’analisi delle caratteristiche
storiche, naturali, estetiche e delle loro interrelazioni e la conseguente definizione dei
valori paesaggistici da tutelare, recuperare, riqualificare e valorizzare;
b) puntuale individuazione, nell’ambito del territorio regionale, delle aree di cui al
comma 1 dell’articolo 142 e determinazione della specifica disciplina ordinata alla loro
tutela e valorizzazione;
c) analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio attraverso l’individuazione dei
fattori di rischio e degli elementi di vulnerabilità del paesaggio, nonché la comparazione
e) definizione di prescrizioni generali ed operative per la tutela e l’uso del territorio
compreso negli ambiti individuati;
f) determinazione di misure per la conservazione dei caratteri connotativi delle aree
tutelate per legge e, ove necessario, dei criteri di gestione e degli interventi di
valorizzazione paesaggistica degli immobili e delle aree dichiarati di notevole interesse
significativamente compromesse o degradate e degli altri interventi di valorizzazione;
h) individuazione delle misure necessarie al corretto inserimento degli interventi di
trasformazione del territorio nel contesto paesaggistico, alle quali debbono riferirsi le
azioni e gli investimenti finalizzati allo sviluppo sostenibile delle aree interessate;
i) tipizzazione ed individuazione, ai sensi dell’articolo 134, lettera c), di immobili o di
aree, diversi da quelli indicati agli articoli 136 e 142, da sottoporre a specifica disciplina
di salvaguardia e di utilizzazione.
2. Il piano paesaggistico, anche in relazione alle diverse tipologie di opere ed interventi
di trasformazione del territorio, individua le aree nelle quali la loro realizzazione è
consentita sulla base della verifica del rispetto delle prescrizioni, delle misure e dei
criteri di gestione stabiliti nel piano paesaggistico ai sensi del comma 1, lettere e), f), g)
ed h), e quelle per le quali il piano paesaggistico definisce anche specifiche previsioni
vincolanti da introdurre negli strumenti urbanistici in sede di conformazione e di
adeguamento ai sensi dell’articolo 145.
3. Le regioni, il Ministero ed il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio
possono stipulare intese per l’elaborazione congiunta dei piani paesaggistici. Nell’intesa
è stabilito il termine entro il quale deve essere completata l’elaborazione del piano. Il
contenuto del piano elaborato congiuntamente forma oggetto di apposito accordo
preliminare ai sensi degli articoli 15 e 11 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modifiche. Entro i novanta giorni successivi all’accordo il piano è approvato con
provvedimento regionale. Decorso inutilmente tale termine, il piano è approvato in via
sostitutiva con decreto del Ministro, sentito il Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio. L’accordo preliminare stabilisce altresì i presupposti, le modalità ed i tempi
per la revisione del piano, con particolare riferimento all’eventuale sopravvenienza di
provvedimenti emanati ai sensi degli articoli 140 e 141.
4. Nel caso in cui il piano sia stato approvato a seguito dell’accordo di cui al comma 3,
nel procedimento autorizzatorio di cui agli articoli 146 e 147 il parere del
soprintendente è obbligatorio, ma non vincolante.
a) la individuazione delle aree, tutelate ai sensi dell’articolo 142 e non oggetto di atti o
provvedimenti emanati ai sensi degli articoli 138, 140, 141 e 157, nelle quali la
realizzazione di opere ed interventi può avvenire previo accertamento, nell’ambito del
procedimento ordinato al rilascio del titolo edilizio, della loro conformità alle previsioni
del piano paesaggistico e dello strumento urbanistico comunale;
b) la individuazione delle aree gravemente compromesse o degradate nelle quali la
realizzazione degli interventi effettivamente volti al recupero ed alla riqualificazione
non richiede il rilascio dell’autorizzazione di cui agli articoli 146 e 147;
6. L’entrata in vigore delle disposizioni di cui ai commi 4 e 5 è subordinata
all’approvazione degli strumenti urbanistici adeguati al piano paesaggistico, ai sensi
dell’articolo 145.
7. Il piano può subordinare l’entrata in vigore delle disposizioni che consentono la
realizzazione di opere ed interventi senza autorizzazione paesaggistica, ai sensi del
comma 5, all’esito positivo di un periodo di monitoraggio che verifichi l’effettiva
conformità alle previsioni vigenti delle trasformazioni del territorio realizzate.
8. Il piano prevede comunque che nelle aree di cui al comma 5, lettera a), siano
effettuati controlli a campione sulle opere ed interventi realizzati e che l’accertamento di
un significativo grado di violazione delle previsioni vigenti determini la reintroduzione
dell’obbligo dell’autorizzazione di cui agli articoli 146 e 147, relativamente ai comuni
nei quali si sono rilevate le violazioni.
9. Il piano paesaggistico individua anche progetti prioritari per la conservazione, il
recupero, la riqualificazione, la valorizzazione e la gestione del paesaggio regionale
indicandone gli strumenti di attuazione, comprese le misure incentivanti.”.
1.All’articolo 144 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, sono apportate le
a) al comma 1 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “A tal fine le regioni disciplinano
mediante apposite norme di legge i procedimenti di pianificazione paesaggistica, in
particolare stabilendo che a far data dall’adozione o approvazione preliminare del piano,
da parte della giunta regionale o del consiglio regionale, non sono consentiti per gli
immobili e nelle aree di cui all’articolo 134 gli interventi in contrasto con le prescrizioni
di tutela per essi previste nel piano stesso.”;
b) il comma 2 è sostituito dal seguente: “2. Fatto salvo quanto disposto al precedente
comma 1, il piano paesaggistico diviene efficace il giorno successivo alla sua
pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della regione.”.
1.All’articolo 145 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, sono apportate le
a) al comma 2, dopo le parole “nonché con” sono soppresse le parole: “gli strumenti” e
sono inserite le seguenti: “i piani, programmi e progetti”;
b) al comma 3, secondo periodo, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “ad
incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti
gestori delle aree naturali protette.”.
1. L’articolo 146 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è sostituito dal
“ ART. 146
1. I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili e aree oggetto degli
atti e dei provvedimenti elencati all’articolo 157, oggetto di proposta formulata ai sensi
degli articoli 138 e 141, tutelati ai sensi dell’articolo 142, ovvero sottoposti a tutela
dalle disposizioni del piano paesaggistico, non possono distruggerli, né introdurvi
modificazioni che rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione.
2. I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo dei beni indicati al comma 1,
hanno l’obbligo di sottoporre alla regione, o all’ente locale al quale la regione ha
delegato le funzioni, i progetti delle opere che intendano eseguire, corredati della
documentazione prevista, affinché ne sia accertata la compatibilità paesaggistica e sia
rilasciata l’autorizzazione a realizzarli.
3. Le regioni, ove stabiliscano di non esercitare direttamente la funzione autorizzatoria
di cui al presente articolo, ne possono delegare l’esercizio alle province, o a forme
associative e di cooperazione degli enti locali in ambiti sovracomunali all’uopo definite
ai sensi degli articoli 24, 31 e 32 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, al fine di
assicurarne l’adeguatezza e garantire la necessaria distinzione tra la tutela paesaggistica
e le competenze urbanistiche ed edilizie comunali. La regione può delegare ai comuni il
rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche nel caso in cui abbia approvato il piano
paesaggistico ai sensi dell’articolo 143, comma 3 e a condizione che i comuni abbiano
provveduto al conseguente adeguamento degli strumenti urbanistici. In ogni caso, ove le
regioni deleghino ai comuni il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche, il parere
della soprintendenza, di cui al comma 8 del presente articolo resta vincolante.
4. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, con
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, d’intesa con la Conferenza Statoregioni,
è individuata la documentazione necessaria alla verifica di compatibilità
paesaggistica degli interventi proposti.
5. La domanda di autorizzazione dell’intervento indica lo stato attuale del bene
interessato, gli elementi di valore paesaggistico presenti, gli impatti sul paesaggio delle
trasformazioni proposte e gli elementi di mitigazione e di compensazione necessari.
6. L’amministrazione competente, nell’esaminare la domanda di autorizzazione, verifica
la conformità dell’intervento alle prescrizioni contenute nei provvedimenti di
dichiarazione di interesse pubblico e nei piani paesaggistici e ne accerta:
a) la compatibilità rispetto ai valori paesaggistici riconosciuti dal vincolo ed alle finalità
di tutela e miglioramento della qualità del paesaggio individuati dalla dichiarazione di
notevole interesse pubblico e dal piano paesaggistico;
b) la congruità con i criteri di gestione dell’immobile o dell’area indicati dalla
dichiarazione e dal piano paesaggistico.
7. L’amministrazione competente, acquisito il parere della commissione per il
paesaggio di cui all’articolo 148 e valutata la compatibilità paesaggistica
dell’intervento, entro il termine di quaranta giorni dalla ricezione dell’istanza, trasmette
al soprintendente la proposta di rilascio o di diniego dell’autorizzazione, corredata dal
progetto e dalla relativa documentazione, dandone comunicazione agli interessati. La
comunicazione costituisce avviso di inizio del relativo procedimento, ai sensi e per gli
effetti della legge 7 agosto 1990, n. 241. Qualora l’amministrazione verifichi che la
documentazione allegata non corrisponde a quella prevista al comma 4, chiede le
necessarie integrazioni; in tal caso, il termine è sospeso dalla data della richiesta fino a
quella di ricezione della documentazione. Qualora l’amministrazione ritenga necessario
acquisire documentazione ulteriore rispetto a quella prevista al comma 4, ovvero
effettuare accertamenti, il termine è sospeso, per una sola volta, per un periodo
comunque non superiore a trenta giorni, dalla data della richiesta fino a quella di
ricezione della documentazione, ovvero dalla data di comunicazione della necessità di
accertamenti fino a quella di effettuazione degli stessi.
8. Il soprintendente comunica il parere entro il termine perentorio di sessanta giorni
dalla ricezione della proposta di cui al comma 7. Decorso inutilmente il termine per
l’acquisizione del parere, l’amministrazione competente assume comunque le
determinazioni in merito alla domanda di autorizzazione. Fino all’approvazione del
piano paesaggistico ai sensi dell’articolo 143, comma 3, e all’avvenuto adeguamento ad
esso degli strumenti urbanistici comunali, il parere è vincolante, secondo quanto
previsto dall’articolo 143, comma 4.
9. Entro il termine di venti giorni dalla ricezione del parere del soprintendente,
l’amministrazione competente rilascia l’autorizzazione oppure comunica agli interessati
il preavviso di provvedimento negativo ai sensi dell’articolo 10-bis della legge 7 agosto
1990, n. 241, e successive modifiche. L’autorizzazione costituisce atto autonomo e
presupposto del permesso di costruire o degli altri titoli legittimanti l’intervento edilizio.
I lavori non possono essere iniziati in difetto di essa.
10. Decorsi inutilmente i termini indicati al comma 9, è data facoltà agli interessati di
richiedere l’autorizzazione alla regione, che provvede anche mediante un commissario
ad acta entro il termine di sessanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta.
Qualora venga ritenuto necessario acquisire documentazione ulteriore o effettuare
accertamenti, il termine è sospeso per una sola volta fino alla data di ricezione della
documentazione richiesta, ovvero fino alla data di effettuazione degli accertamenti.
Laddove la regione non abbia affidato agli enti locali la competenza al rilascio
dell’autorizzazione paesaggistica, la richiesta di rilascio in via sostitutiva è presentata
11. L’autorizzazione paesaggistica diventa efficace decorsi trenta giorni dalla sua
emanazione ed è trasmessa in copia, senza indugio, alla soprintendenza che ha emesso il
parere nel corso del procedimento, nonché, unitamente al parere, alla regione, agli enti
locali e, ove esistente, all’ente parco nel cui territorio si trovano l’immobile o l’area
sottoposti al vincolo.
12. L’autorizzazione paesaggistica, fuori dai casi di cui all’articolo 167, commi 4 e 5,
non può essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale,
13. L’autorizzazione paesaggistica è impugnabile, con ricorso al tribunale
amministrativo regionale o con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica,
dalle associazioni ambientaliste portatrici di interessi diffusi individuate ai sensi
dell’articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, e da qualsiasi altro soggetto pubblico
o privato che ne abbia interesse. Il ricorso è deciso anche se, dopo la sua proposizione,
ovvero in grado di appello, il ricorrente dichiari di rinunciare o di non avervi più
interesse. Le sentenze e le ordinanze del Tribunale amministrativo regionale possono
essere appellate da chi sia legittimato a ricorrere avverso l’autorizzazione paesaggistica,
anche se non abbia proposto il ricorso di primo grado.
14. Presso ogni amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione è istituito un
elenco, aggiornato almeno ogni quindici giorni e liberamente consultabile, in cui è
indicata la data di rilascio di ciascuna autorizzazione paesaggistica, con la annotazione
sintetica del relativo oggetto e con la precisazione se essa sia stata rilasciata in
difformità dal parere del soprintendente, ove il parere stesso non sia vincolante, o della
commissione per il paesaggio. Copia dell’elenco è trasmessa trimestralmente alla
regione e alla soprintendenza, ai fini dell’esercizio delle funzioni di vigilanza di cui
15. Le disposizioni dei commi da 1 a 14 si applicano anche alle istanze concernenti le
attività minerarie di ricerca ed estrazione riguardanti i beni di cui all’articolo 134.
16. Le disposizioni dei commi 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 13 e 14, non si applicano alle
autorizzazioni per le attività di coltivazione di cave e torbiere. Per tali attività restano
ferme le potestà del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, ai sensi della
normativa in materia, che sono esercitate tenendo conto delle valutazioni espresse, per
quanto attiene ai profili paesaggistici, dal soprintendente competente. Il soprintendente
si pronuncia entro trenta giorni dalla richiesta del Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio.”.
1. Al comma 2 dell’articolo 147 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, le
parole: “l’autorizzazione prescritta dal comma 1 è rilasciata secondo le procedure
previste all’articolo 26” sono sostituite dalle seguenti:“si applica l’articolo 26 del
1. L’articolo 148 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è sostituito dal
“ ART. 148
1. Entro il 31 dicembre 2006 le regioni promuovono l’istituzione e disciplinano il
funzionamento delle commissioni per il paesaggio di supporto ai soggetti ai quali sono
delegate le competenze in materia di autorizzazione paesaggistica, ai sensi dell'articolo
146, comma 3.
2. Le commissioni, competenti per ambiti sovracomunali, in modo da realizzare il
necessario coordinamento paesaggistico, sono composte da soggetti con particolare,
pluriennale e qualificata esperienza nella tutela del paesaggio.
3. Le commissioni esprimono parere obbligatorio in merito al rilascio delle
autorizzazioni previste dagli articoli 146, 147 e 159.
4. Le regioni e il Ministero possono stipulare accordi che prevedano le modalità di
partecipazione del Ministero alle commissioni per il paesaggio. In tal caso, il parere di
cui all’articolo 146, comma 8, è espresso dalle soprintendenze nelle commissioni locali
per il paesaggio, secondo le modalità stabilite nell’accordo, ferma restando
l’applicazione di quanto previsto dall’articolo 146, commi 12, 13 e 14.”.
1. Al comma 1 dell’articolo 149 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, le
parole: “lettera b)” sono sostituite dalle seguenti:”lettera a)” e le parole: “e dell’articolo
156, comma 4” sono soppresse.
1. All’articolo 150 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, sono apportate le
b) alla lettera a) del comma 1, le parole: “pregiudicare il bene” sono sostituite dalle
seguenti: “recare pregiudizio al paesaggio”;
c) al comma 2, dopo le parole: “della proposta” sono soppresse le parole: “della
Commissione” e dopo le parole: “di cui all’articolo138 o” sono soppresse le parole:
“della proposta dell’organo ministeriale prevista”; in fine, le parole: “comma 4” sono
sostituite dalle parole: “comma 3”;
d) al comma 3 le parole: “pianificazione paesaggistica” sono sostituite dalle parole: “il
piano paesaggistico”, e dopo le parole: “preveda misure” sono inserite le seguenti: “o
interventi”; in fine, le parole: “, per non compromettere l’attuazione della
pianificazione.” sono soppresse.
1. All’articolo 152 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, sono apportate le
a) il comma 1 é sostituito dal seguente comma: “1. Nel caso di aperture di strade e di
cave, di posa di condotte per impianti industriali e civili e di palificazioni nell’ambito e
in vista delle aree indicate alle lettere c) e d) dell’articolo 136, ovvero in prossimità
degli immobili indicati alle lettere a) e b) dello stesso articolo, la regione, tenendo in
debito conto la funzione economica delle opere già realizzate o da realizzare, ha facoltà
di prescrivere le distanze, le misure e le varianti ai progetti in corso d’esecuzione,
idonee ad evitare pregiudizio ai beni protetti da questo Titolo. La medesima facoltà
spetta al Ministero, che la esercita previa consultazione della regione.”;
1. Al comma 3 dell’articolo 154 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, le
parole: “o all’articolo 139, comma 1, lettera m),” sono sostituite dalle seguenti: “o
dall’articolo 142, comma 1, lettera m),” e dopo la parola: “amministrazione” è inserita
la seguente: “competente”.
1. Al comma 2, secondo periodo, dell’articolo 155 del decreto legislativo 22 gennaio
2004, n. 42, dopo le parole: “poteri sostitutivi” sono inserite le seguenti: “da parte del
1. L’articolo 156 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è sostituito dal
1. Entro il 1° maggio 2008, le regioni che hanno redatto i piani previsti dall’articolo 149
del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, verificano la conformità tra le
disposizioni dei predetti piani e le previsioni dell’articolo 143 e provvedono ai necessari
adeguamenti. Decorso inutilmente il termine sopraindicato il Ministero provvede in via
sostitutiva ai sensi dell’articolo 5, comma 7.
2. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente codice, il
Ministero, d’intesa con la Conferenza Stato-regioni, predispone uno schema generale di
convenzione con le regioni in cui vengono stabilite le metodologie e le procedure di
ricognizione, analisi, censimento e catalogazione degli immobili e delle aree oggetto di
tutela, ivi comprese le tecniche per la loro rappresentazione cartografica e le
caratteristiche atte ad assicurare la interoperabilità dei sistemi informativi.
3. Le regioni e il Ministero, in conformità a quanto stabilito dal comma 3 dell’articolo
143, possono stipulare intese per disciplinare lo svolgimento congiunto della verifica e
dell’adeguamento dei piani paesaggistici. Nell’intesa è stabilito il termine entro il quale
devono essere completati la verifica e l’adeguamento, nonché il termine entro il quale la
regione approva il piano adeguato. Il contenuto del piano adeguato forma oggetto di
accordo preliminare tra il Ministero e la regione. Qualora all’accordo preliminare non
consegua entro sessanta giorni l’approvazione da parte della regione il piano è
4. Qualora l’intesa di cui al comma 3 non venga stipulata, ovvero ad essa non segua
l’accordo procedimentale sul contenuto del piano adeguato, non trova applicazione
quanto previsto dai commi 4 e 5 dell’articolo 143.”.
1. Al comma 1 dell’articolo 157 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, dopo la
lettera f) è aggiunta, in fine, la seguente: “g) f)- bis i provvedimenti emanati ai sensi
dell’articolo 1-ter della legge 8 agosto 1985, n. 431, di conversione, con modificazioni,
del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312.”.
1. Fino alla scadenza del termine previsto dall’articolo 156 ovvero, se anteriore,
all’approvazione o all’adeguamento dei piani paesaggistici, l’amministrazione
competente al rilascio dell’autorizzazione dà immediata comunicazione alla
soprintendenza delle autorizzazioni rilasciate, trasmettendo la documentazione prodotta
dall’interessato nonché le risultanze degli accertamenti eventualmente esperiti. La
comunicazione è inviata contestualmente agli interessati, per i quali costituisce avviso
di inizio di procedimento, ai sensi e per gli effetti della legge 7 agosto 1990, n. 241.
Nella comunicazione alla soprintendenza il Comune attesta di avere eseguito il
contestuale invio agli interessati.
2. L’amministrazione competente deve produrre alla soprintendenza una relazione
illustrativa degli accertamenti indicati dall’articolo 146, comma 6. L’autorizzazione è
rilasciata o negata entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla relativa richiesta e
costituisce comunque atto autonomo e presupposto della concessione edilizia o degli
altri titoli legittimanti l’intervento edilizio. I lavori non possono essere iniziati in difetto
di essa. In caso di richiesta di integrazione documentale o di accertamenti il termine è
sospeso per una sola volta fino alla data di ricezione della documentazione richiesta
ovvero fino alla data di effettuazione degli accertamenti.
3. La soprintendenza, se ritiene l’autorizzazione non conforme alle prescrizioni di tutela
del paesaggio, dettate ai sensi del presente Titolo, può annullarla, con provvedimento
motivato, entro i sessanta giorni successivi alla ricezione della relativa, completa
documentazione. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 6, comma 6-bis, del
decreto ministeriale 13 giugno 1994, n. 495.
4. Decorso il termine di sessanta giorni dalla richiesta di autorizzazione è data facoltà
agli interessati di richiedere l’autorizzazione stessa alla soprintendenza, che si pronuncia
entro il termine di sessanta giorni dalla data di ricevimento. La richiesta, corredata dalla
documentazione prescritta, è presentata alla soprintendenza e ne è data comunicazione
alla amministrazione competente. In caso di richiesta di integrazione documentale o di
accertamenti il termine è sospeso per una sola volta fino alla data di ricezione della
documentazione richiesta ovvero fino alla data di effettuazione degli accertamenti.
5. Per i beni che alla data di entrata in vigore del presente codice siano oggetto di
provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 1-quinquies del decreto-legge 27 giugno
1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431, e
pubblicati nella Gazzetta Ufficiale in data anteriore al 6 settembre 1985,
l’autorizzazione può essere concessa solo dopo l’approvazione dei piani paesaggistici.
(Ordine di remissione in pristino o di versamento di indennità
1. In caso di violazione degli obblighi e degli ordini previsti dal Titolo I della Parte
terza, il trasgressore è sempre tenuto alla rimessione in pristino a proprie spese, fatto
salvo quanto previsto al comma 4.
2. Con l'ordine di rimessione in pristino è assegnato al trasgressore un termine per
3. In caso di inottemperanza, l'autorità amministrativa preposta alla tutela paesaggistica
provvede d'ufficio per mezzo del prefetto e rende esecutoria la nota delle spese.
Laddove l'autorità amministrativa preposta alla tutela paesaggistica non provveda
d'ufficio, il direttore regionale competente, su richiesta della medesima autorità
amministrativa ovvero, decorsi centottanta giorni dall'accertamento dell'illecito, previa
diffida alla suddetta autorità competente a provvedervi nei successivi trenta giorni,
procede alla demolizione avvalendosi delle modalità operative previste dall'articolo 41
del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, a seguito di apposita
convenzione che può essere stipulata d'intesa tra il Ministero per i beni e le attività
culturali e il Ministero della difesa.
4. L'autorità amministrativa competente accerta la compatibilità paesaggistica, secondo
le procedure di cui al comma 5, nei seguenti casi:
a) per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall'autorizzazione paesaggistica, che
non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli
legittimamente realizzati;
c) per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o
straordinaria ai sensi dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno
5. Il proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo dell'immobile o dell'area
interessati dagli interventi di cui al comma 4 presenta apposita domanda all'autorità
preposta alla gestione del vincolo ai fini dell'accertamento della compatibilità
paesaggistica degli interventi medesimi. L'autorità competente si pronuncia sulla
domanda entro il termine perentorio di centottanta giorni, previo parere vincolante della
soprintendenza da rendersi entro il termine perentorio di novanta giorni. Qualora venga
accertata la compatibilità paesaggistica, il trasgressore è tenuto al pagamento di una
somma equivalente al maggiore importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito
mediante la trasgressione. L’importo della sanzione pecuniaria è determinato previa
perizia di stima. In caso di rigetto della domanda si applica la sanzione demolitoria di
cui al comma 1. La domanda di accertamento della compatibilità paesaggistica
presentata ai sensi dell’articolo 181, comma 1-quater, si intende presentata anche ai
sensi e per gli effetti di cui al presente comma.
6. Le somme riscosse per effetto dell'applicazione del comma 5, nonché per effetto
dell'articolo 1, comma 37, lettera b), n. 1), della legge 15 dicembre 2004, n. 308, sono
utilizzate, oltre che per l'esecuzione delle rimessioni in pristino di cui al comma 1,
anche per finalità di salvaguardia nonché per interventi di recupero dei valori
paesaggistici e di riqualificazione degli immobili e delle aree degradati o interessati
dalle rimessioni in pristino. Per le medesime finalità possono essere utilizzate anche le
somme derivanti dal recupero delle spese sostenute dall'amministrazione per
l'esecuzione della rimessione in pristino in danno dei soggetti obbligati, ovvero altre
somme a ciò destinate dalle amministrazioni competenti.”.
1.All’articolo 181 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, sono apportate le
a) al comma 1-bis, lettera a), dopo le parole: “immobili od aree che,” le parole: “ai sensi
dell’articolo 136,” sono soppresse;
b) al comma 1-ter dopo le parole: “sanzioni amministrative” la parola: “ripristinatorie”
1. All’articolo 182 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, dopo il comma 3 sono
aggiunti in fine i seguenti commi:
“4. In deroga al divieto di cui all’articolo 146, comma 12, sono conclusi dall’autorità
competente alla gestione del vincolo paesaggistico i procedimenti relativi alle domande
di autorizzazione paesaggistica in sanatoria presentate entro il 30 aprile 2004 non
ancora definiti alla data di entrata in vigore del presente comma, ovvero definiti con
determinazione di improcedibilità della domanda per il sopravvenuto divieto, senza
pronuncia nel merito della compatibilità paesaggistica dell’intervento. In tale ultimo
caso l’autorità competente è obbligata, su istanza della parte interessata, a riaprire il
procedimento ed a concluderlo con atto motivato nei termini di legge. Si applicano le
sanzioni previste dall’articolo 167, comma 5.
5. Le disposizioni del comma 4 si applicano anche alle domande di sanatoria presentate
nei termini ai sensi dell’articolo 1, commi 37 e 39, della legge 15 dicembre 2004, n.
308, ferma restando la quantificazione della sanzione pecuniaria ivi stabilita. Il parere
della soprintendenza di cui all’articolo 1, comma 39, della legge 15 dicembre 2004, n.
308, si intende vincolante.
6. Agli accertamenti della compatibilità paesaggistica effettuati, alla data di entrata in
vigore della presente disposizione, ai sensi dell’articolo 181, comma 1-quater, si
applicano le sanzioni di cui all’articolo 167, comma 5.”.
1. Il comma 3 dell’articolo 183 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è
sostituito dal seguente:“3. La partecipazione alle Commissioni previste dal presente
codice é assicurata nell’ambito dei compiti istituzionali delle amministrazioni
interessate, non dà luogo alla corresponsione di alcun compenso e, comunque, da essa
non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”.

References: art. 12
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 ART. 135
 ART. 139
 ART. 140
 ART. 141
 ART. 142
 ART. 143
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 ART. 146
 ART. 148
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