Source: http://www.fiscooggi.it/giurisprudenza/articolo/casella-pec-piena-se-messaggionon-arriva-e-colpa-del-destinatario
Timestamp: 2018-06-19 20:07:43+00:00

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Casella pec piena: se il messaggio non arriva, è colpa del destinatario FiscoOggi.it
Casella pec piena: se il messaggio
non arriva, è colpa del destinatario
La Corte, nella sentenza in rassegna, ha in primis puntualizzato che il richiamato articolo 16 è pienamente efficace nel giudizio di cassazione, essendo intervenuto il Dm 19 gennaio 2016 che - accertata la funzionalità dei servizi di comunicazione “da parte delle cancellerie delle sezioni civili, presso la Corte suprema di cassazione” - ne ha disposto l’applicazione a far data dal 15 febbraio 2016.
Su detta questione sono, difatti, intervenute le Sezioni unite con la sentenza n. 11383/2016, che hanno ripercorso le modifiche intervenute negli ultimi anni nella disciplina delle comunicazioni e delle notificazioni nel giudizio di cassazione. In particolare, è stato evidenziato come dapprima il Dlgs n. 40/2006, articolo 5, avesse novellato l’articolo 366 cpc, introducendo un quarto comma, giusta il quale “Le comunicazioni della cancelleria e le notificazioni tra i difensori di cui agli articoli 372 e 390 possono essere fatte al numero di fax o all'indirizzo di posta elettronica indicato in ricorso dal difensore che così dichiara di volerle ricevere, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, vigente. Si applicano le disposizioni richiamate dall’articolo 176, comma 2”.
Le Sezioni unite, sempre nella pronuncia in questione, hanno poi evidenziato che, con il decreto del ministero della Giustizia 19 gennaio 2016 - con il quale è stata accertata la funzionalità dei servizi di comunicazione limitatamente alle comunicazioni e notificazioni da parte delle cancellerie delle sezioni civili della Corte di cassazione - è stata riconosciuta l’applicabilità della disciplina dettata dal Dl n. 179/2012, articolo 16. Conseguentemente, a partire da quella data, nei procedimenti civili di cassazione “le comunicazioni e le notificazioni a cura della cancelleria sono effettuate esclusivamente per via telematica all’indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni, secondo la normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici” (comma 4), rimanendo salva la possibilità di eseguire le comunicazioni e le notificazioni “mediante deposito in cancelleria” se non sia possibile ricorrere alla posta elettronica certificata “per cause imputabili al destinatario” (comma 6), e rendendosi applicabile la disciplina dell’articolo 136, comma 3, e degli articoli 137 cpc e seguenti “quando non è possibile procedere ai sensi del comma 4 per causa non imputabile al destinatario” (comma 8).
In ragione di tale evoluzione normativa, le Sezioni unite - nella citata sentenza del 2016 - hanno fissato il seguente principio di diritto: “nel giudizio di cassazione, secondo la disciplina, applicabile ratione temporis, antecedente all’operatività del Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179, articolo 16, per i provvedimenti dei quali il cancelliere deve curare la comunicazione, solo quando né la trasmissione del biglietto di cancelleria a mezzo posta elettronica certificata e neppure quella eseguita via fax siano andate a buon fine, è possibile procedere - e sempre che il difensore non abbia eletto domicilio in Roma - alla notificazione mediante deposito in cancelleria”.
Negli stessi esatti termini si è da poco pronunciata anche la terza sezione penale della Cassazione, con la sentenza n. 54141/2017, nella quale - in un caso del tutto analogo di mancato recapito di comunicazione di fissazione di udienza per casella pec del destinatario piena - i giudici di legittimità hanno ritenuto che si versasse in un’ipotesi di mancata consegna per causa imputabile al destinatario, il quale, evidentemente, non ha adempiuto all’obbligo di dotarsi di servizio automatico di avviso dell’imminente saturazione della propria casella di posta elettronica certificata e di verificare l’effettiva disponibilità dello spazio disco a disposizione.
Le conseguenze che il principio interpretativo enunciato dalla Corte di legittimità possono produrre in termini di responsabilità professionale, inducono i difensori - quali “soggetti per i quali la legge prevede l’obbligo di munirsi di un indirizzo di posta elettronica” - a porre in essere misure di “straordinaria” diligenza nell’utilizzo degli strumenti telematici (e nello specifico della casella pec), che sempre più stanno entrando a far parte del nostro ordinamento processuale e che possono produrre effetti “indesiderati” se non tenuti sotto stretto controllo.
In caso di dubbio o contestazione, mittente e destinatario possono risalire alle informazioni contenute nelle ricevute, anche nelle ipotesi di fortuita cancellazione o di smarrimento
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References: sentenza 
 articolo 16
 sentenza 
 articolo 5
 articolo 16
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