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Timestamp: 2017-06-25 20:04:51+00:00

Document:
Direttorio per la Visita Pastorale - parte seconda by Arcidiocesi di Catania - issuu
per la Visita Pastorale
Parte secondaINDICEPresentazione dell’Arcivescovo. . . . . . . . . .pag.7Decreto di Indizione della Visita pastorale . . . . .pag.9Preghiera per la Visita pastorale . . . . . . . . .pag. 12QUESTIONARIO PASTORALE
Parte prima: La comunità parrocchiale . . . . . . .pag. 17Parte seconda: La pastorale parrocchiale . . . . . .pag. 31APPENDICI
Decreto del 9 settembre 2010 . . . . . . . . .pag. 55Direttorio diocesano sui Vicariati e i
. . . . . . . . . . . . .pag. 56RELIGIOSITÀ POPOLARE
Decreto del 7 settembre 2010 . . . . . . . . .pag. 68Statuto per la Religiosità popolare . . . . . . .pag. 69Lettera del 7 settembre 2010 indirizzata
all’Ufficio per la Religiosità popolare . . . . . .pag. 72—4—DECRETO ATTI DI STRAORDINARIA AMMINISTRAZIONE
. . . . . . . . . . . .pag. 76REGOLAMENTO DEI CONSIGLI PASTORALI PARROCCHIALIpag. 79REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO PARROCCHIALE
PER GLI AFFARI ECONOMICIpag. 84—5—PRESENTAZIONE DELL’ARCIVESCOVOLe pagine che seguono costituiscono la seconda parte del
Direttorio per la Visita pastorale.
Nella prima è stato illustrato soprattutto l’aspetto dottrinale e
generale dell’evento che ci apprestiamo ad accogliere e a vivere come
Dono del Padre per la nostra Chiesa. Per questo suo contenuto, la
prima parte del Direttorio è stata, e continuerà ad essere, largamente diffusa nell’intera Comunità diocesana.
Questa seconda parte offre sussidi piuttosto operativi, ed in
particolare il “Questionario pastorale”. Essa è perciò destinata specialmente ai Parroci e ai membri dei Consigli pastorali parrocchiali.
Una parola breve di commento. A più riprese è stato sottolineato che, oltre a permettere la descrizione della Comunità parrocchiale, il questionario vuole verificare l’impegno già in atto, come
pure quello più generoso che ci attende, per rendere sempre più missionario il volto delle nostre parrocchie. Vengono, al riguardo, tenuti presenti i sette obiettivi che sintetizzano la straordinaria ricchezza
della Nota Pastorale della C.E.I. Il volto missionario delle parrocchie
Il questionario, nella seconda parte, è articolato, appunto, con
domande a commento dei singoli sette obiettivi suddetti. È opportuno tener presente quanto ho scritto nel n. 9/d della Lettera dello
scorso Giovedì Santo (1.4.2010) per la consegna della prima parte
del Direttorio.
Specifico che il “Questionario per la Visita reale” non è qui
pubblicato, perché dovendo esso fare riferimento alle condizioni di
ogni singola parrocchia, sarà più opportunamente consegnato dai
Convisitatori a ciascun Parroco. Ad essi saranno altresì affidate dalla
Segreteria della Visita pastorale alcune indicazioni di carattere litur—7—gico da adattare alle condizioni della parrocchia.
Le appendici contengono, anzitutto, disposizioni ultimamente
promulgate con il Direttorio sui Vicariati e i Vicari Foranei, circa la
Religiosità popolare e con il Decreto per gli atti di straordinaria
amministrazione. Sono pure ripubblicati i regolamenti, attualmente
in vigore, del Consiglio Pastorale parrocchiale e del Consiglio parrocchiale per gli Affari economici.
Mi pare utile sottolineare che anche questa seconda parte contiene sia il Decreto di indizione della Visita che l’apposita Preghiera
per la Visita pastorale.
La riproposizione del Decreto dà valore vincolante ai sussidi
contenuti in questa pubblicazione. Non mancherà, ne sono certo, la
relativa operosa accoglienza specialmente da parte dei carissimi presbiteri Parroci.
La preghiera ci ricorda che la Visita pastorale deve essere vissuta con piena disponibilità e docilità all’azione dello Spirito Santo.
Confidando pienamente su tali atteggiamenti, che auspico in
tutti noi singolarmente e comunitariamente, affido questa seconda
parte del Direttorio ai Parroci ed ai Consigli pastorali parrocchiali.
Spero vivamente che anche queste indicazioni saranno di valido
aiuto nella preparazione e nello svolgimento della Visita pastorale
che aprirò ufficialmente nel pomeriggio del 30 ottobre nella Chiesa
Catania, 25 settembre 2010
memoria del Beato Card. Giuseppe Benedetto DusmetX SALVATORE GRISTINA—8—DECRETO DI INDIZIONE DELLA VISITA PASTORALE
Nel contesto liturgico particolarmente solenne della Messa
Crismale, lo scorso Giovedì Santo (9 aprile 2009), ho annunziato
che avrei compiuto la Visita pastorale nella nostra Arcidiocesi.
Ispirandomi alla Parola proclamata e al significato della celebrazione ne delineavo le finalità riguardanti l’intera comunità diocesana ed in particolare il presbiterio dell’Arcidiocesi.
Successivamente, in occasione del pellegrinaggio diocesano al
santuario di Mompileri, lo scorso 21 maggio, riprendendo il tema
della Visita pastorale, ho insistito sulla necessità di prepararla e viverla come una provvidenziale occasione di verifica pastorale alla luce
della Nota C.E.I., Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che
cambia, del 30 maggio 2004.
Pertanto, visti i cann. 396, 397 e 398 del C.J.C., considerato
quanto contenuto nell’Esortazione Apostolica del Santo Padre
Giovanni Paolo II del 16 ottobre 2003 Pastores Gregis, n. 46 e nel
—9—Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi Apostolorum
Successores del 22 febbraio 2004, nn. 221- 225, con il presente decreto
LA VISITA PASTORALE NELL’ARCIDIOCESI
Il primo anno della Visita pastorale coinciderà con l’Anno
sacerdotale indetto dal Santo Padre Benedetto XVI, venerdì 19 giugno 2009, in occasione del 150° anniversario della morte del Curato
d’Ars, San Giovanni Maria Vianney.
Nello svolgimento di questa mia attività episcopale, a norma
del can. 396 § 2 del C.J.C., intendo avvalermi della collaborazione
di alcune figure a cui conferisco ruoli specifici.
Nomino Convisitatori il Vicario Generale, il Vicario
Episcopale per la Pastorale, il Vicario Episcopale per la Vita
Consacrata, i Vicari Foranei in carica, ciascuno per il proprio
Vicariato, riservandomi di determinare successivamente i loro compiti.
Inoltre, nel desiderio di ottemperare al disposto del can. 683
del C.J.C., riguardante la visita ai luoghi sacri, e del can. 535 per
quanto attiene all’esame dei libri parrocchiali e del can. 1276 per
quanto riguarda la vigilanza sull’amministrazione dei beni, conferisco la delega necessaria di Convisitatori al Cancelliere della Curia,
all’Economo diocesano e al Vicario Episcopale per l’Amministrazione al quale conferisco anche il compito di coordinatore di tutto il
settore Giuridico, Economico e Amministrativo.
— 10 —Per adempiere alle esigenze tecnico-organizzative, costituisco,
altresì, un apposito ufficio di segreteria coordinato dal Segretario
Arcivescovile e di cui faranno parte Presbiteri, Diaconi Permanenti,
Persone di Vita Consacrata e Fedeli laici.
A tempo opportuno sarà pubblicato il Direttorio per la preparazione e lo svolgimento della Visita pastorale.
Affido il buon esito di questo mio servizio episcopale all’intercessione di Maria Santissima, Madre della Chiesa, di S. Agata,
Patrona della nostra amata Chiesa che è in Catania e del Beato Card.
Dusmet, invocando su tutti la benedizione del Signore.
Catania, 3 ottobre 2009, 17° anniversario della mia ordinazione episcopale.— 11 —Preghieraper laVisitaPastoraleSignore Gesù,
che Tu sei il Buon Pastore
inviato dall’amore del Padre
per l’amore, per la misericordia e la tenerezza
che manifesti a ciascuno di noi
e a tutto il Tuo santo gregge,
che è la nostra Chiesa di Catania.Aiutaci a vivere la Visita pastorale
pienamente disponibili e docili
all’azione dello Spirito Santo
che ci spinge a più grande comunione,
a più fervida testimonianza evangelica,
a continuo impegno per rendere sempre più missionario
il volto della nostra Chiesa particolare.
Ti preghiamo per il nostro Vescovo Salvatore
che viene a visitarci nel Tuo nome:
sia immagine viva ed autentica di Te Buon Pastore.
che la Visita pastorale
porti abbondanza di frutti spirituali
— 12 —alla Chiesa affidata alla sua caritĂ pastorale
e a quella dei nostri cari sacerdoti.
Intercedano presso di Te a nostro favore
la Santissima Madre Tua e nostra,
la Martire Agata, i nostri Santi Patroni
e il Beato Card. Giuseppe Benedetto Dusmet
che ti supplichiamo di glorificare con la canonizzazione
a lode piena ed eterna del Padre Tuo,
di Te, diletto Suo Figlio, e del Santo Spirito
Amen.â&#x20AC;&#x201D; 13 â&#x20AC;&#x201D;Questionario pastoralePARTE
PRIMALa comunità parrocchiale— 17 —Dati logisticiDenominazione e indirizzo della Parrocchia:Indirizzo e-mail:Sito Internet:Comune o Comuni di appartenenza:Quartiere (frazione) o Quartieri (frazioni) di appartenenza:MunicipalitĂ :â&#x20AC;&#x201D; 18 â&#x20AC;&#x201D;popolazionePopolazione della Parrocchia al 1980:
2010:Popolazione della Parrocchia al 2010:
da 15 a 29
da 60 e più
Totale— 19 —FemmineTotalestrutture
Quali strutture parrocchiali esistono?
Locali per la catechesi
Locali per altre attività
Nessuna strutturaSe vi è la chiesa parrocchiale, essa è:
Altro (specificare)La chiesa, se esiste, ha bisogno di:
Restauro ordinario
Nessun interventoSe non vi è la chiesa parrocchiale, i locali nei quali essa è ubicata, sono:
Di proprietà della parrocchia (o dell’arcidiocesi), gestiti in comodato, in affitto ...
Sufficienti— 20 —Insufficienti
Altro (specificare)Se vi sono locali per la catechesi e/o per altre attività, essi sono:
Altro (specificare)Se non esistono locali, dove si svolgono le attività parrocchiali?
Istituto religioso, quale?
Scuola, quale?
Altro (specificare)presbiteri
Secolari e regolariIl parroco è un Sacerdote:
— 21 —Quando è stato nominato?
Quanti altri Sacerdoti collaborano nella parrocchia?Questi altri Sacerdoti sono prevalentemente:
AnzianiLa loro collaborazione è:
a tempo definitoQuali mansioni hanno in seno alla parrocchia e quali attività svolgono?— 22 —Diaconi permanenti
Sono presenti in parrocchia?
Se sì, quanti?Attività svolte dai Diaconi:partecipazione
In maggioranza chi sono coloro che frequentano la messa domenicale?
BambiniCome giudicate la frequenza alla messa domenicale?
— 23 —Quali sono i motivi di tale frequenza?Chi sono coloro che frequentano maggiormente la messa nei giorni
feriali?
BambiniCome giudicate la frequenza alla messa nei giorni feriali?
BassaQuali, secondo voi, sono i motivi?â&#x20AC;&#x201D; 24 â&#x20AC;&#x201D;In quali celebrazioni o riunioni comunitarie che si svolgono in parrocchia vi è una partecipazione più alta e in quali una partecipazione scarsa e perché?Orari delle celebrazioni eucaristicheora legaleora solareFeriale
Quali organi di partecipazione esistono presso la comunità parrocchiale?
Nessun organo di partecipazioneSe esistono, specificare la periodicità delle riunioni, il grado di partecipazione e i risultati ottenuti:— 25 —Esistono Comitati per le feste patronali?
Se “Sì”, quale attività svolgono e che tipo di collaborazione esiste con
la comunità parrocchiale?Se “No”, chi organizza le feste patronali?associazioni - movimenti - gruppi
Nell’ambito della parrocchia esistono associazioni o gruppi a carattere parrocchiale?
Se “Sì”, specificare quali sono queste associazioni e le loro caratteristiche:— 26 —Che tipi di rapporti esistono fra questi gruppi e la comunità parrocchiale?Nell’ambito del territorio della parrocchia quali altri gruppi, comunità, associazioni o movimenti di carattere non parrocchiale esistono?Fra questi gruppi e la comunità parrocchiale quali rapporti esistono?comunità Di vita consacrata
Nel territorio della parrocchia esistono comunità di vita consacrata?
Se “Sì”, quante comunità vi sono?
maschili n.femminili n.
— 27 —Specificare il nome:Quali attività svolgono?
Altro (specificare)Quali i rapporti esistenti fra comunità religiose e comunità parrocchiale?
InesistentiQuali sono i motivi che determinano tali tipi di rapporti?— 28 —organizzazioni socialiPresso la sede parrocchiale esistono Centri di ascolto o altro che trattano problemi particolari (immigrazione, assistenza tossicodipendenti, ecc.)?
Se “Sì” quali problemi trattano?
Emigrati e immigrati locali
Disoccupazione e sottoccupazione
Problemi sulle vertenze di lavoro
Assistenza poveri
Altri (specificare)Come viene espletata l’attività e da chi?Quali sono i risultati raggiunti in questi ultimi cinque anni?— 29 —PARTE
SECONDALa pastorale parrocchiale— 31 —Obiettivi tratti dall’Introduzione alla Nota Pastorale della C.E.I.
(30 maggio 2004)1. Non si può più dare per scontato che tra noi e attorno a noi,
in un crescente pluralismo culturale e religioso, sia conosciuto il
Vangelo di Gesù: le parrocchie devono essere dimore che sanno
accogliere e ascoltare paure e speranze della gente, domande e attese, anche inespresse, e che sanno offrire una coraggiosa testimonianza e un annuncio credibile della verità che è Cristo.
2. L’iniziazione cristiana, che ha il suo insostituibile grembo
nella parrocchia, deve ritrovare unità attorno all’Eucaristia; bisogna
rinnovare l’iniziazione dei fanciulli coinvolgendo maggiormente le
famiglie; per i giovani e gli adulti vanno proposti nuovi e praticabili
itinerari per l’iniziazione o la ripresa della vita cristiana.
3. La domenica, giorno del Signore, della Chiesa e dell’uomo,
sta alla sorgente, al cuore e al vertice della vita parrocchiale: il valore
che la domenica ha per l’uomo e lo slancio missionario che da essa
si genera prendono forma solo in una celebrazione dell’Eucaristia
curata secondo verità e bellezza.
4. Una parrocchia missionaria è al servizio della fede delle persone, soprattutto degli adulti, da raggiungere nelle dimensioni degli
affetti, del lavoro e del riposo; occorre in particolare riconoscere il
ruolo germinale che per la società e per la comunità cristiana hanno
le famiglie, sostenendole nella preparazione al matrimonio, nell’attesa dei figli, nella responsabilità educativa, nei momenti di sofferenza.
— 33 —5. Le parrocchie devono continuare ad assicurare la dimensione popolare della Chiesa, rinnovandone il legame con il territorio
nelle sue concrete e molteplici dimensioni sociali e culturali: c’è bisogno di parrocchie che siano case aperte a tutti, si prendano cura dei
poveri, collaborino con altri soggetti sociali e con le istituzioni, promuovano cultura in questo tempo della comunicazione.
6. Le parrocchie non possono agire da sole: ci vuole una
“pastorale integrata” in cui, nell’unità della diocesi, abbandonando
ogni pretesa di autosufficienza, le parrocchie si collegano tra loro,
con forme diverse a seconda delle situazioni – dalle unità pastorali
alle vicarie o zone –, valorizzando la vita consacrata e i nuovi movimenti.
7. Una parrocchia missionaria ha bisogno di “nuovi” protagonisti: una comunità che si sente tutta responsabile del Vangelo, preti
più pronti alla collaborazione nell’unico presbiterio e più attenti a
promuovere carismi e ministeri, sostenendo la formazione dei laici,
con le loro associazioni, anche per la pastorale d’ambiente, e creando spazi di reale partecipazione.— 34 —P RIMOOBIETTIVONon si può più dare per scontato che tra noi e attorno a
noi, in un crescente pluralismo culturale e religioso, sia
conosciuto il Vangelo di Gesù: le parrocchie devono essere
dimore che sanno accogliere e ascoltare paure e speranze
della gente, domande e attese, anche inespresse, e che sanno
offrire una coraggiosa testimonianza e un annuncio credibile della verità che è Cristo.
1.1 Dalla conoscenza territoriale della parrocchia e dal confronto
con un crescente pluralismo culturale e religioso, quali aspetti
emergono come predominanti fra le diverse mentalità ormai
presenti da poter segnalare?
1.2 Se esistono nel territorio insediamenti di persone o di gruppi
che per motivi di lavoro, immigrazione o altro si inseriscono
nel contesto sociale, provenienti da altri Paesi e/o appartenenti a diverse culture o confessioni religiose, in che modo la
comunità parrocchiale si fa presente, annuncia con coraggio il
Vangelo di Gesù Cristo ed apre lo spazio al dialogo e alla libertà, nel rispetto di tutti, valorizzando i “semi di verità”?
1.3 La nostra parrocchia è casa accogliente per ascoltare paure e
speranze, domande e attese, a volte inespresse, di tante persone considerate “lontane”?
Se sì, come? Se no, perché?
— 35 —1.4 Come comunità parrocchiale abbiamo saputo dare un’edificante testimonianza di unità per un rinnovato primo annuncio
evangelico credibile e coerente tra fede professata e vita vissuta?
1.5 Come comunità, consapevole di essere “sanante per tutti gli
uomini”, siamo “andati perché mandati...” ad annunciare la
Parola o abbiamo preferito “aspettare” i “consumatori” del
sacro e dei sacramenti?— 36 —S ECONDOOBIETTIVOL’iniziazione cristiana, che ha il suo insostituibile grembo
nella parrocchia, deve ritrovare unità attorno
all’Eucaristia; bisogna rinnovare l’iniziazione dei fanciulli coinvolgendo maggiormente le famiglie; per i giovani e
gli adulti vanno proposti nuovi e praticabili itinerari per
l’iniziazione o la ripresa della vita cristiana.DOMANDE
2.1 La parrocchia è il grembo naturale e insostituibile dell’iniziazione cristiana che trova nell’Eucarestia il centro e il culmine di
essa. Quale conoscenza o studio approfondito s’è fatto all’interno del gruppo catechistico o come commissione di
Vicariato circa le tre note della C.E.I.: Orientamenti per il
Catecumenato degli adulti (31 marzo 1997); Orientamenti per
l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni (23 maggio 1999); Orientamenti per il risveglio della fede e il completamento dell’iniziazione cristiana in età adulta (8 giugno 2003)?
2.2 A chi chiede di completare il percorso di iniziazione cristiana o
di iniziare la vita di fede sono stati proposti itinerari in chiave
catecumenale con contenuti, tappe celebrative, consegne, ecc.
finalizzati a ritrovare nell’Eucarestia il sacramento che, continuamente offerto, non chiude un’esperienza ma la rinnova
ogni settimana nel giorno del Signore?
— 37 —2.3 La famiglia spesso non è più in grado di educare alla fede e non
bisogna dare per scontato la conoscenza di Cristo anche per i
genitori che chiedono i sacramenti per i figli.
Sono state coinvolte le famiglie, offrendo loro un cammino di
formazione parallelo a quello dei figli e abbattendo il muro
della delega che si riduce al “mandare” i figli in parrocchia?
2.4 C’è bisogno di un rinnovato primo annuncio della Fede che
ricada su ogni discepolo di Cristo e, in modo particolare, tocca
alle parrocchie innovare tutte le azioni pastorali, specialmente
quelle riguardanti i giovani, studenti o lavoratori, e gli adulti
per proporre nuovi e praticabili itinerari d’iniziazione cristiana
o di ripresa del cammino di fede, anche a sfondo vocazionale.
2.5 La nostra comunità dispone di un progetto educativo o formativo per ragazzi e giovani, nella parrocchia o in oratorio, capace di approfondire le virtù umane e cristiane, superando la
mentalità di essere fruitori di luoghi aggregativi o di modi per
ottenere i sacramenti?
Se sì, descriverlo per grandi linee. Se no, spiegare il perché.
2.6 L’oratorio o la parrocchia come prepara i formatori in èquipe e
di quali attrezzature dispone in ordine alla Pastorale giovanile?— 38 —T ERZOOBIETTIVOLa domenica, giorno del Signore, della Chiesa e dell’uomo,
sta alla sorgente, al cuore e al vertice della vita parrocchiale:
il valore che la domenica ha per l’uomo e lo slancio missionario che da essa si genera prendono forma solo in una celebrazione dell’Eucaristia curata secondo verità e bellezza.
3.1 L’Eucarestia è il cuore della domenica, giorno del Signore e
Signore dei giorni; è davvero intesa dai fedeli come sorgente,
cuore e vertice di tutta la vita parrocchiale?
3.2 La domenica apre e chiude l’intera settimana del Cristo
Risorto, è “giorno del Signore”, diverso dagli altri giorni. Oltre
alla celebrazione eucaristica in parrocchia come si percepisce
la domenica: giorno del Signore? Giorno della Chiesa? Giorno
dell’uomo? Giorno della famiglia?
3.3 La domenica è arricchita dai valori della carità e della festa ma
è principalmente il giorno in cui si passa dalla Comunione alla
Missione evangelizzatrice. In quali modi la domenica è vissuta
dai fedeli come giorno caratterizzato da slancio missionario?
3.4 La parrocchia come si prepara ad accogliere e valorizzare ministeri, confraternite, associazioni, movimenti, comunità, gruppi
di giovani, ragazzi, adulti, immigrati, ecc. e come favorisce la
reale partecipazione di tutti alla liturgia nel giorno del Signore,
tempo di comunione, di testimonianza e di missionarietà?
— 39 —QUARTOOBIETTIVOUna parrocchia missionaria è al servizio della fede delle
persone, soprattutto degli adulti, da raggiungere nelle
dimensioni degli affetti, del lavoro e del riposo; occorre in
particolare riconoscere il ruolo germinale che per la società
e per la comunità cristiana hanno le famiglie, sostenendole nella preparazione al matrimonio, nell’attesa dei figli,
nella responsabilità educativa, nei momenti di sofferenza.
4.1 La parrocchia manifesta di essere Comunità in Missione, raggiungendo il giovane e l’adulto nella loro dimensione affettiva,
lavorativa e del riposo?
4.2 La Comunità cristiana e l’intera società sempre più debbono
riconoscere e sostenere il ruolo primordiale e germinale che la
famiglia oggi deve ricoprire. Per quanti avvertono la chiamata
alla santità attraverso la famiglia, la comunità parrocchiale cura
la formazione remota, prossima ed immediata dei nubendi?
4.3 L’èquipe dei formatori propone ai fidanzati un cammino di
fede con contenuti, tappe celebrative, consegne, ecc.?
Se sì, come e in quanto tempo svolge l’itinerario di fede in vista
del sacramento nuziale? Se no, perché?
— 40 —4.4 La parrocchia vive la missionarietà quando:
- educa agli affetti, all’amore, al sacrificio e alla rinunzia di sé
per il bene dell’altro;
- dispone di centri per l’aiuto alla vita, di consultori a carattere cristiano e propone l’apertura e il servizio alla vita dal concepimento (dentro una paternità e maternità responsabile servendosi della conoscenza dei metodi naturali) fino all’ultimo
- coinvolge famiglie avanti nell’esperienza per accostarsi a quelle più giovani?
4.5 La Chiesa è vicina all’uomo in tutte le sue stagioni ed in ogni
momento importante della sua vita familiare quale potrebbe
essere l’attesa di un figlio. Il progetto catechistico mette in
mano ai genitori un testo o propone una catechesi che mirino
ad aiutarli a prepararsi al compito più importante: la trasmissione della fede, che inizia con la preghiera dei futuri genitori.
Noi Chiesa locale poniamo attenzione verso le giovani coppie
“in attesa” che si interrogano sull’educazione dei figli alla fede?
4.6 In parrocchia, i genitori che chiedono i sacramenti per i loro
figli hanno la possibilità di condividere un cammino di fede
parallelo e collaterale, con metodi ed orari differenti dai ragazzi per tenere conto delle loro esigenze lavorative e familiari. La
nostra comunità parrocchiale offre questo o altri servizi per i
genitori? Se sì, descrivi sinteticamente contenuti e programmi.
Se no, spiega le ragioni.— 41 —4.7 La parrocchia missionaria si fa prossima alle sofferenze che la
famiglia incontra con il suscitare doni e carismi nuovi ma efficaci all’interno del popolo di Dio: consultori, mediatori, operatori pastorali di settore, ecc.. Tutto questo per andare incontro alle famiglie in difficoltà o che vivono momenti di particolare sofferenza morale o fisica: malattia, incidenti, cura di
malati terminali, decessi, crisi di coppia, pericolo di divorzio,
incomprensioni, affido temporaneo dei figli, ecc..
Prestiamo quest’attenzione? Se sì, come? Se no, perché?
4.8 La parrocchia deve essere pronta a creare ponti di collegamento per un significativo inserimento di tutti nella società, educando alla politica, alla responsabilità sociale, alla partecipazione alla cosa pubblica, ecc. Deve saper orientare ed educare al
discernimento, alla scoperta e alla valorizzazione delle virtù
umane, per incoraggiare e sostenere quei comportamenti idonei a rendere “umani” e “cristiani” i luoghi di lavoro e tutti i
campi del sociale. Deve sostenere i cristiani che, in quanto tali
e nella legittima libertà ed autonomia, debbono portare avanti
la costruzione di un mondo nuovo, impregnato di valori evangelici.
La nostra comunità è sensibile a tutto questo?
4.9 La comunità parrocchiale vive la domenica trasformando il
tempo libero o del riposo in tempo di festa ed offre esperienze
per cui il riposo diventa spazio di interiorità, contemplazione,
preghiera, gratuità, incontro con gli altri, valorizzazione del
bello attraverso la natura, l’arte, il gioco, lo sport, ecc..
— 42 —4.10 Alla base dell’attenzione pastorale alla vita adulta del cristiano
sta la riscoperta del battesimo quale via alla santità e sorgente
di ogni vocazione. Ogni itinerario, per qualsiasi destinatario,
deve essere indirizzato al discernimento vocazionale. La parrocchia è il grembo per tutte le vocazioni, in particolare per
quelle sacerdotali e alla vita consacrata. In stretto rapporto con
il seminario e gli altri istituti, la nostra comunità lavora per
Se sì, come? Se no, perché?— 43 —QUINTOOBIETTIVOLe parrocchie devono continuare ad assicurare la dimensione popolare della Chiesa, rinnovandone il legame con il
territorio nelle sue concrete e molteplici dimensioni sociali
e culturali: c’è bisogno di parrocchie che siano case aperte a
tutti, si prendano cura dei poveri, collaborino con altri soggetti sociali e con le istituzioni, promuovano cultura in
questo tempo della comunicazione.
5.1 La parrocchia “casa tra le case” si identifica con il suo territorio collegandolo a sé e mantenendo i legami pastorali col suo
decentrarsi e rendendosi presente coi centri di ascolto della
parola, con le visite agli ammalati tramite i sacerdoti, i ministri
straordinari per la distribuzione dell’Eucaristia, ecc. Attraverso
i diversificati servizi e gli operatori pastorali si riesce a tessere
una rete di collegamento per capillarizzare il raggiungimento
dei “lontani”?
5.2 Nel territorio parrocchiale in che rapporto si è con i centri
sociali ricreativi, del dopo lavoro, di impiego del tempo libero,
ecc.? E quelli culturali: scuole cattoliche o statali, centri culturali per la terza età, centri culturali educativi, centri integrativi, osservatori di quartieri, ecc.?
Si descrivano sinteticamente gli agganci, le modalità, i programmi.
— 44 —5.3 Nel nostro territorio diocesano tanta popolazione si identifica,
non di rado, per quartieri e zone popolari, con il titolare della
parrocchia (San Cristoforo, Sant’Alfio, Cuore Immacolato,
San Paolo, ecc.) o con la residenza di comunità religiose
(Monastero, Cappuccini, Passionisti, ecc.) o per la prossimità
di santuari (Madonna della Sciara a Mompileri, Madonna
dell’Addolorata a Mascalucia, di Sant’Alfio a Trecastagni,
Madonna della Roccia a Belpasso, ecc.).
Si valorizza questo senso di identificazione e di appartenenza
nonostante la mobilitazione e gli spostamenti delle persone per
motivi di famiglia, residenza, lavoro o altro, perché la Chiesa
non perda questa dimensione allargata e popolare, rinnovando
questi legami non solo nominali, ma rendendosi presente
attraverso la valorizzazione di feste popolari, festa del santo
patrono, giornata della famiglia, fine settimana per raduni
sportivi o culturali, in occasione di feste a carattere religioso o
di quartiere, ecc.?
Se sì, descrivi come la parrocchia si è adoperata a tal riguardo
per conservare il carattere popolare proprio della Chiesa. Se no,
spiegane le ragioni.
5.4 La parrocchia, in quanto “casa” aperta a tutti per quanto ha e
per quanto è, come realizza attraverso l’organismo pastorale il
compito di formare, animare, coordinare e promuovere la
testimonianza comunitaria della carità?
Si descrivano ambienti, tipologie di operatori e programmi
5.5 Quali sinergie tra Chiesa ed enti socio-assistenziali, soggetti
sociali e istituzioni, si realizzano per promuovere, sensibilizzare e concretizzare “opere-segno” in risposta all’impegno carita— 45 —tivo per la giustizia, la pace, il rispetto e la promozione della
dignità dei poveri, dei malati, degli immigrati, ecc. (attraverso
scuole per genitori, corsi di alfabetizzazione, distribuzione di
vestiti, medicine, cibo, servizi per minori, disabili, famiglie
senza fissa dimora, ecc.)? Si dispone di un “progetto-rete” che
possa collegare domande-bisogni con risposte-interventi?
Descrivilo sinteticamente.
5.6 La Chiesa è generata e continua a generare i suoi figli grazie
all’annunzio della Parola. La comunicazione del Vangelo nella
Chiesa e per ogni uomo di questo mondo è indispensabile e
necessaria. Di quali mezzi ci serviamo o disponiamo per l’annunzio evangelico e con quali strumenti operiamo per creare
una cultura cristiana per il rinnovamento degli atteggiamenti
e dei comportamenti dell’uomo e della società, in questo
tempo caratterizzato della comunicazione multimediale?
Descrivili sinteticamente.— 46 —S ESTOOBIETTIVOLe parrocchie non possono agire da sole: ci vuole una
“pastorale integrata” in cui, nell’unità della diocesi,
abbandonando ogni pretesa di autosufficienza, le parrocchie si collegano tra loro, con forme diverse a seconda delle
situazioni – dalle unità pastorali alle vicarie o zone –,
valorizzando la vita consacrata e i nuovi movimenti.DOMANDE
6.1 Oggi non si può pensare ad una pastorale parrocchiale individualista e con spirito di autosufficienza alimentando indebiti
campanilismi dove tutti fanno tutto all’interno dell’unica parrocchia e creando, così, “l’isola felice” dove si sta bene e non ci
si guarda attorno. Si potrebbe pensare ad un agire pastorale
comune fra diverse parrocchie a servizio del territorio con
popolazione omogenea (attraverso, ad esempio, le Unità
Pastorali) affinché ci sia maggiore coordinamento e si evitino
sovrapposizioni e consumo inutile di energie; accordo nelle
celebrazioni dei sacramenti dell’iniziazione cristiana; comunione e condivisione per il raggiungimento di finalità pastorali:
pre-evangelizzazione, evangelizzazione, decentramento e accoglienza all’interno dell’unità pastorale, educazione dei fedeli
per le offerte libere, modi di agire comuni decisi per il bene di
tutti i fedeli, divisione di alcuni servizi pastorali. Questo sembra possibile da realizzare?
— 47 —6.2 È possibile nel tuo vicariato o zona pastorale pensare ad una
“pastorale integrata” dove, per l’esigenza di particolari situazioni di luoghi antropologici e culturali, più parrocchie si collegano fra loro per meglio servire quella porzione di popolo affidato alle cure pastorali di più sacerdoti-parroci che insieme progettano, sperimentano e verificano per riprogettare obiettivi
pastorali intermedi e mete finali?
Esprimi sinteticamente il tuo parere o la tua proposta.
6.3 Ogni scelta pastorale coinvolge tutto il popolo di Dio, compresi gli istituti di vita consacrata. C’è valorizzazione, accoglienza,
stima e incremento di essa nelle diverse forme e con i rispettivi carismi di cui lo Spirito Santo si fa promotore e garante perché la Santa Chiesa appaia bella e adorna di ogni dono che
viene dall’Alto?
Se sì, descrivi in che modo. Se no, perché?
6.4 Le diverse aggregazioni laicali: movimenti, comunità, gruppi
ecclesiali, ecc., con l’apporto e la valorizzazione del proprio
carisma, in che modo sono coinvolti ed attuano gli orientamenti e le indicazioni pastorali della C.E.I., dell’Arcivescovo,
del parroco, nel servizio pastorale parrocchiale?
Descrivi sinteticamente.
6.5 La comunione è dono del Signore. Nella parrocchia sono presenti diverse realtà ecclesiali. Quale testimonianza di vera
comunione si può offrire in ordine all’evangelizzazione-catechesi, preghiera e liturgia, diaconia e carità?— 48 —S ETTIMOOBIETTIVOUna parrocchia missionaria ha bisogno di “nuovi” protagonisti: una comunità che si sente tutta responsabile del
Vangelo, preti più pronti alla collaborazione nell’unico
presbiterio e più attenti a promuovere carismi e ministeri,
sostenendo la formazione dei laici, con le loro associazioni,
anche per la pastorale d’ambiente, e creando spazi di reale
partecipazione.DOMANDE
7.1 Nella parrocchia dal volto missionario tutti si sentono responsabili del Vangelo. Concretamente su quanti operatori “nuovi”
può contare la comunità per l’evangelizzazione e il servizio
della carità?
7.2 I fedeli da che cosa capiscono e attraverso quali segni sono
coscienti dell’unità del presbiterio che si articola in concreto
nei vicariati, tra le parrocchie, per essere preti sempre pronti a
una fattiva collaborazione nel territorio circa la pastorale d’insieme, in rete o integrata?
7.3 All’interno dell’unico presbiterio che fa capo al Vescovo, quale
attenzione si presta nel promuovere, discernere, servire e accogliere, all’interno delle comunità parrocchiali, carismi e mini-— 49 —steri di fatto o istituti per meglio servire l’opera di Dio da collaboratori a fedeli corresponsabili?
7.4 Di fronte al dilagante “analfabetismo” religioso di tante persone secolarizzate che vivono un ateismo pratico e vanno verso
un edonismo dimentico di tanti valori, i preti di uno stesso territorio che condividono la passione per il Regno, come avvertono e si adoperano per stimolare, servire e sostenere la formazione dei laici per diventare corresponsabili nell’ambito di una
pastorale integrata, alimentata da spiritualità e oblatività?
7.5 Le associazioni e aggregazioni laicali, i gruppi, i movimenti, le
comunità, ecc., accolti e presenti in parrocchia, nel rispetto del
loro carisma specifico e prezioso, come sono coinvolti nella
pastorale d’insieme o di ambiente?
7.6 I consigli pastorali parrocchiali sono forme specifiche di corresponsabilità capaci di essere veri “spazi” di reale partecipazione,
luogo deputato al discernimento comunitario dove si manifesta la natura della Chiesa-comunione per far maturare capacità progettuale e una indispensabile verifica pastorale. Si ha
questa coscienza ecclesiale e si valorizza l’utile apporto di questo organismo per il discernimento comunitario? La nostra
comunità è sensibile a tutto questo?
7.7 Altrettanto importante è il regolare funzionamento del consiglio per gli affari economici. Questa organizzazione serve per
educare tutti i fedeli ad essere coinvolti e corresponsabili anche
degli aspetti economici, contribuendo generosamente e venendo incontro alle necessità della Chiesa e al suo sostentamento,
— 50 —con un reale senso di appartenenza e di collaborazione per una
corretta e trasparente amministrazione. Il parroco e la comunità parrocchiale percepiscono come diffusa questa mentalità di
Se sì, come? Se no, perché?— 51 —AppendiciPremesso che con decreto del 19 marzo 1984, Reg. n. 181, fol.
283, S. E. Mons. Domenico Picchinenna ristrutturò la composizione dei Vicariati distrettuali nell’attuale distribuzione delle Parrocchie
in 15 Vicariati;
dopo attenta valutazione della realtà diocesana, al fine di porre
ogni Vicariato in condizione di svolgere nel modo migliore le proprie funzioni;
accogliendo il parere favorevole del Consiglio Presbiterale
espresso nella seduta del 4 maggio 2010 come disposto dal
Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi Apostolorum
Successores del 22 febbraio 2004, n. 218;
a norma dei cann. 374 § 2 e 381 del C.D.C., con il presente
A P P ROVO
Catania, 9 settembre 2010— 55 —DIRETTORIO DIOCESANO
SUI VICARIATI E I VICARI FORANEI1. Lo Statuto sui Vicari e sui Vicariati distrettuali fu promulgato da S. E. Mons. Domenico Picchinenna il 19 marzo 1984 ed entrò
in vigore il 1º maggio successivo, in sostituzione del precedente
Statuto approvato, ad triennium et ad experimentum, in data 8
dicembre 1979. Sempre il 19 marzo 1984 Mons. Picchinenna promulgò il Decreto di ristrutturazione dei Vicariati Distrettuali, con il
quale fu disposta l’attuale distribuzione delle parrocchie nei 15
Vicariati dell’Arcidiocesi. Anche questo decreto entrò in vigore il 1º
maggio del 1984. I due decreti furono pubblicati insieme nel
Bollettino Ecclesiale dell’Arcidiocesi (Anno 1987, gennaio-marzo
1984, pagg. 21-23; 24-33). Dalla Premessa veniamo a sapere che lo
Statuto è stato promulgato tenendo conto delle «osservazioni e proposte del Presbiterio e particolarmente del Consiglio Presbiterale».PARTE PRIMA: IL VICARIATO FORANEO
2. Compiti del vicariato foraneo.
Il Codice di diritto canonico descrive i vicariati foranei come
raggruppamenti di più parrocchie vicine per «favorire la cura pastorale mediante un’azione comune»1. La Chiesa di Catania, all’interno
del più ampio cammino della Chiesa in Italia, affida all’azione con-1 Codex Iuris Canonici, can. 374 § 2. CONGREGAZIONE PER I VESCOVI, Direttorio per
ministero pastorale dei vescovi Apostolorum successores, 22 febbraio 2004, n. 217.— 56 —giunta dei diversi membri dei vicariati foranei soprattutto i seguenti
1) La promozione e il sostegno della comunione. È compito del vicariato favorire e sostenere la comunione tra le diverse parrocchie. Ciascuna comunità parrocchiale, mantenendo la propria
identità, può e deve mettere in comune le proprie esperienze e
carismi, a servizio della missione della Chiesa e della rigenerazione in Cristo della persona umana. La comunione costituisce
la vita della Chiesa «nella pluralità di carismi e nell’unità della
missione»2. Al vicariato spetta il compito di facilitare la logica
integrativa della comunione tra le parrocchie, delle parrocchie
con la Chiesa particolare, delle parrocchie con le altre comunità ecclesiali presenti ed operanti nel territorio (comunità religiose, movimenti, associazioni, ecc.)3.
2) Iniziative pastorali sovraparrocchiali (o interparrocchiali). Già il
Concilio Vaticano II costatava che oggi, per diversi motivi, le
iniziative apostoliche debbono «trascendere i limiti di una parrocchia o di una diocesi»4. La nota C.E.I. II volto missionario
delle parrocchie in un mondo che cambia osserva l’incapacità di
tante parrocchie ad attuare da sole la loro proposta pastorale,
ed invita a «distinguere tra i gesti essenziali di cui ciascuna
comunità non può rimanere priva e la risposta a istanze - in
ambiti come carità, lavoro, sanità, scuola, cultura, giovani,
famiglie, formazione, ecc. - in ordine alle quali non si potrà2CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota pastorale Il volto missionario delle parrocchie
in un mondo che cambia, 30 maggio 2004, n. 11.
3 L.C.
4 CONCILIO VATICANO II, Decreto Presbyterorum Ordinis, 7 dicembre 1965, n. 7.— 57 —non lavorare insieme sul territorio più vasto, scoprire nuove
ministerialità, far convergere i progetti»5. I bisogni dell’evangelizzazione e della formazione cristiana superano spesso i limiti
parrocchiali e quindi solo un’azione pastorale congiunta e integrata può dare risultati positivi. L’esigenza missionaria di raggiungere questi ambiti e di raccogliere queste istanze con forme
adeguate di presenza e di azione, richiede uno spirito di comunione e una pastorale integrata tra sacerdoti, diaconi, religiosi
e laici e «forme anche istituzionali di cooperazione tra le diverse parrocchie di un medesimo territorio»6. È quindi compito
del vicariato, d’intesa con i competenti uffici diocesani, promuovere quelle iniziative pastorali che riguardano ambiti che
superano l’estensione e le capacità delle singole parrocchie.
3) La fraternità sacerdotale. Nell’ambito del vicariato si favorisca la
pratica di quella «intima fraternità sacramentale»7 che unisce i
presbiteri in virtù della comune ordinazione e della missione e
che «deve spontaneamente e volentieri manifestarsi nel mutuo
aiuto, spirituale e materiale, pastorale e personale, nelle riunioni e nella comunione di vita, di lavoro e di carità»8. La Chiesa
di Catania ripete l’invito del Concilio Vaticano II: «È chiaro
che tutti lavorano per la stessa causa, cioè per l’edificazione del
Corpo di Cristo, la quale esige molteplici funzioni e nuovi5CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota pastorale Il volto missionario delle parrocchie
6 GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica post-sinodale Christifideles Laici, 30 dicembre 1988, n. 26.
7 CONCILIO VATICANO II, Decreto Presbyterorum Ordinis, 7 dicembre 1965, n. 8. Cfr.
Codex Iuris Canonici, can. 275 §1.
8 ID., Costituzione Dogmatica Lumen Gentium, 16 novembre 1965, n. 28.— 58 —adattamenti, soprattutto in questi tempi. Pertanto è assai
necessario che tutti i presbiteri, sia diocesani che religiosi, si
aiutino a vicenda in modo da essere sempre cooperatori della
verità»9. L’esigenza di una simile fraternità è tanto più necessaria di fronte al grande impegno pastorale che anche oggi è chiesto alla Chiesa: «Nessun presbitero è in condizione di realizzare a fondo la propria missione se agisce da solo e per proprio
conto, senza unire le proprie forze a quelle degli altri presbiteri, sotto la guida di coloro che governano la Chiesa»10. Lo stesso Concilio sollecita quindi la collaborazione tra i parroci e i
sacerdoti impegnati nell’ambito di un medesimo territorio
«affinché la cura pastorale abbia la dovuta unità e sia resa più
efficace». Si favoriscano tra i presbiteri anche forme di vita
comune, che giovano all’attività apostolica e offrono ai fedeli
esempi di carità e di unità»11.
3. Costituzione del vicariato foraneo.
Spetta al Vescovo riunire più parrocchie vicine nei vicariati, per
facilitarne la cura pastorale mediante un’azione comune. Nell’erigere
i vicariati foranei, il Vescovo terrà conto dell’omogeneità, dell’indole e delle consuetudini della popolazione, delle caratteristiche comuni del settore geografico, della prossimità geografica e storica delle
parrocchie, della facilità di incontri periodici per i chierici12. Per la
costituzione dei vicariati o la loro soppressione e modifica, il Vescovo9 ID.,Decreto Presbyterorum Ordinis, 7 dicembre 1965, n. 8.
Decreto Presbyterorum Ordinis, 7 dicembre 1965, n. 7.
Decreto Christus Dominus, 28 ottobre 1965, n. 30.
12 CONGREGAZIONE PER I VESCOVI, Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi
Apostolorum successores, 22 febbraio 2004, n. 217.
11 ID.,— 59 —esegua le indagini opportune presso i vicari e i presbiteri dei vicariati come pure presso fedeli laici e senta il Consiglio dei vicari, il
Consiglio presbiterale e il Consiglio pastorale diocesano.
4. Organizzazione del vicariato.
Sono organi del vicariato:
a) il Vicario foraneo;
b) il Consiglio pastorale vicariale;
c) le riunioni dei chierici del vicariato;
d) l’assemblea pastorale vicariale.PARTE SECONDA: IL VICARIO FORANEO
5. Compiti del Vicario foraneo
Il sacerdote preposto al vicariato foraneo è denominato Vicario
foraneo. Il Vicario foraneo è collaboratore stretto del Vescovo nella
cura pastorale dei fedeli e nel rapporto con i presbiteri della forania,
dei quali è chiamato a essere un sollecito «fratello maggiore»13.
1) Promozione e coordinamento dell’attività pastorale. Il Vicario
foraneo ha il compito di promuovere e coordinare l’attività
pastorale comune nell’ambito del vicariato, favorendo l’integrazione delle diverse esperienze pastorali in uno stile di comunione e di missione. È sua cura l’attuazione dei programmi e
degli orientamenti elaborati dal Consiglio pastorale vicariale.13Ivi, n. 218.— 60 —Promuove e coordina, d’intesa con il Consiglio pastorale vicariale e i competenti uffici diocesani, le iniziative di evangelizzazione, catechesi e carità che superano l’estensione e le capacità delle singole parrocchie.
2) Cura per il decoro del culto e l’amministrazione delle parrocchie.
Il Vicario foraneo, in fraterno dialogo con i confratelli e in collaborazione con i competenti uffici diocesani, abbia cura che
siano osservate le disposizioni liturgiche, soprattutto nella celebrazione dei sacramenti e del culto eucaristico, nonché le indicazioni pastorali per la celebrazioni delle feste religiose e la religiosità popolare. Cerchi, con il concorso dei confratelli, il
modo migliore per assicurare la redazione e la custodia degli
archivi parrocchiali e la diligente amministrazione dei beni
ecclesiastici14.
3) Sollecitudine verso i chierici. Poiché ciascun presbitero «è unito
agli altri membri (del presbiterio) da particolari vincoli di carità apostolica, di ministero e di fraternità»15, è compito del
Vicario foraneo, d’intesa con il Vescovo, promuovere e sostenere la vita fraterna e la collaborazione fra i chierici della propria
zona. A tal fine promuove e presiede le riunioni mensili dei
presbiteri e dei diaconi, al fine di favorire la preghiera comune,
lo studio dei problemi e lo scambio di esperienze pastorali e si
adopera perché i chierici partecipino ai ritiri spirituali e agli
incontri di aggiornamento predisposti dalla diocesi16.
I Vicari foranei ricordino che i presbiteri, a causa della partecipazione al medesimo sacerdozio, «sono specialmente responsa-14Codex Iuris Canonici, can. 555 § 1,3.
CONCILIO VATICANO II, Decreto Presbyterorum Ordinis, 7 dicembre 1965, n. 8.
16 Codex Iuris Canonici, can. 555 § 2,1.
15— 61 —bili nei confronti di coloro che soffrono qualche difficoltà; procurino dunque di aiutarli a tempo, anche con un delicato
ammonimento, quando ce ne fosse bisogno. E per quanto
riguarda coloro che fossero caduti in qualche mancanza, li trattino sempre con carità fraterna e comprensione, preghino per
loro incessantemente e si mostrino in ogni occasione veri fratelli e amici»17.
Abbia la massima premura per i presbiteri che si trovano in
situazioni di disagio, anziani, ammalati o in qualunque modo
bisognosi di attenzione e sostegno, perché non manchino di
necessari aiuti spirituali e materiali. Durante l’assenza o la
malattia dei presbiteri, faccia in modo che non vadano perduti o asportati i beni che appartengono alla chiesa18. Delle situazioni di difficoltà dei presbiteri dia tempestiva comunicazione
al Vescovo.
4) Conoscenza del vicariato. Attraverso un costante rapporto con i
parroci e gli altri operatori pastorali, il Vicario foraneo abbia
cura di conoscere le attività e le difficoltà delle parrocchie e
delle altre realtà ecclesiali del proprio vicariato. Visita le parrocchie secondo le modalità e i tempi determinati dal Vescovo19.
Accompagna il Vescovo, insieme agli altri convisitatori, durante la Visita pastorale.
5) Supplenza. Il Vicario foraneo provvede, d’intesa con il Vicario generale, nei casi urgenti, alla supplenza dei parroci, personalmente o
mediante altri confratelli e regola il turno di riposo estivo.17CONCILIO VATICANO II, Decreto Presbyterorum Ordinis, 7 dicembre 1965, n. 8. Codex
Iuris Canonici, can. 555 § 1, 2.
18 Cfr. Codex Iuris Canonici, can. 555 § 3.
19 Cfr. Codex Iuris Canonici, can. 555 § 4.— 62 —6) Facoltà. Il Vicario foraneo ha la facoltà di amministrare il sacramento della Confermazione nelle parrocchie del vicariato.
7) Il Consiglio. Il Vicario foraneo è particolarmente tenuto all’obbligo di esprimere sinceramente la propria opinione tutte le
volte che il Vescovo vorrà avvalersi del suo consiglio e, se la gravità delle questioni lo richiede, di osservare diligentemente il
segreto20. In particolare fornisca al Vescovo tutti gli elementi di
conoscenza utili per la provvisione delle parrocchie vacanti21. I
Vicari foranei devono essere chiamati in qualità di membri e
sono tenuti all’obbligo di partecipare al sinodo diocesano22.
6. Nomina del Vicario foraneo.
Il Vicario foraneo è nominato liberamente dal Vescovo, dopo
aver consultato i sacerdoti che svolgono il ministero nel vicariato ed
eventualmente anche altri fedeli23. Il Vicario foraneo è scelto tra i
presbiteri che esercitano il ministero nella forania. Sia preferibilmente in cura d’anime, meriti la fiducia del Vescovo, goda la stima del
clero e dei fedeli per la sua prudenza e dottrina, pietà e zelo apostolico, abbia sufficienti doti di direzione e di lavoro in équipe24.20Codex Iuris Canonici, can. 127 § 3.
Codex Iuris Canonici, can. 524; CONGREGAZIONE PER I VESCOVI, Direttorio per il
ministero pastorale dei Vescovi Apostolorum successores, 22 febbraio 2004, n. 212. Per la
nomina dei vicari parrocchiali, cfr. anche Codex luris Canonici, can. 547.
22 Codex Iuris Canonici, can. 463 § 1, 7.
23 Codex Iuris Canonici, can. 553; CONGREGAZIONE PER I VESCOVI, Direttorio per il
ministero pastorale dei Vescovi Apostolorum successores, 22 febbraio 2004, n. 218.
24 L.C.
21— 63 —7. Durata e rimozione del Vicario foraneo.
I Vicari foranei durano in carica per cinque anni e possono
essere riconfermati. Decadono dalla carica anche quando non svolgono più il ministero nel territorio del vicariato. Il Vescovo può
rimuovere liberamente qualunque Vicario foraneo quando, a suo
prudente giudizio, vi sia una giusta causa25.
8. Consiglio dei Vicari.
Il Vescovo riunirà periodicamente i Vicari foranei, unitamente
al Vicario generale e ai Vicari episcopali, per discutere dei problemi
della diocesi e per essere debitamente informato della situazione dei
vicariati e delle parrocchie26. Il Consiglio dei Vicari foranei è presieduto dal Vescovo ed è convocato per iscritto con l’ordine del giorno.
È cura del segretario, scelto dal Vescovo, curare l’invio della convocazione, redigere e custodire i verbali delle riunioni e gli altri documenti.
PARTE TERZA: IL CONSIGLIO PASTORALE VICARIALE
9. Competenze del Consiglio Pastorale Vicariale
In ogni vicariato dell’Arcidiocesi di Catania è costituito il
Consiglio pastorale vicariale (CPV), organo rappresentativo e consultivo delle comunità parrocchiali e le altre realtà ecclesiali esistenti
nel territorio del vicariato foraneo, al fine di favorirne la comunione
e l’azione pastorale comune.25Codex Iuris Canonici, can. 554 § 3.
CONGREGAZIONE PER I VESCOVI, Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi
Apostolorum successores, 22 febbraio 2004, n. 218.26— 64 —Ad esso spetta:
a) rilevare in permanenza l’esatta situazione pastorale locale, in
particolare attraverso la conoscenza delle condizioni sociali e
culturali e della pastorale delle singole comunità parrocchiali
ed ecclesiali;
b) studiare, ricercare e discernere comunitariamente i programmi
e i metodi pastorali più rispondenti ai bisogni del vicariato;
c) studiare ed esaminare tutto ciò che si riferisce all’attuazione nel
vicariato del piano pastorale diocesano e dei diversi programmi pastorali;
d) fornire elementi utili per coordinare e promuovere l’azione
pastorale nel vicariato su basi di organicità, comunitarietà,
dinamismo ecclesiale.
10. Composizione del Consiglio Pastorale Vicariale
Il Consiglio pastorale vicariale è composto:
- dal Vicario foraneo,
- dal segretario eletto dal Consiglio;
- dai parroci delle parrocchie del vicariato;
- da un diacono che esercita il suo ministero nell’ambito del
vicariato;
- dai segretari dei Consigli parrocchiali pastorali;
- dai superiori (o loro delegati) delle comunità religiose maschili che non hanno annessa una parrocchia;
- dalle superiori (o loro delegate) delle comunità religiose femminili;
- dai responsabili (o loro delegati) dei gruppi degli Istituti
Secolari, se consentito dal loro riserbo;
- da una coppia di sposi;
- da un rappresentante dei gruppi, movimenti, associazioni
ecclesiali che operano a livello vicariale e/o diocesano.
— 65 —11. Durata del Consiglio Pastorale Vicariale
Il Consiglio pastorale vicariale nel suo insieme dura in carica
tre anni. I membri elettivi del Consiglio possono essere eletti per due
trienni consecutivi.
12. Organi del Consiglio Pastorale Vicariale
----Sono organi del Consiglio pastorale vicariale:
le commissioni, composte da membri del Consiglio e da esterni, eletti dallo stesso Consiglio in base alle loro specifiche competenze;
la segreteria, composta da tre membri eletti dal Consiglio: un
responsabile e due collaboratori. Ha il compito di preparare la
convocazione, stendere i verbali, assicurare il collegamento con
le varie strutture, conservare tutti gli atti e documenti nella
sede del Consiglio che si identifica con la parrocchia del
Vicario per tutto il tempo del mandato di quest’ultimo;
il consiglio di presidenza: presidente, segreteria e moderatori
delle commissioni. Esso ha il compito di curare la traduzione
in atto delle decisioni del Consiglio, di preparare e convocare
le riunioni fissandone l’ordine del giorno, di coordinare il lavoro delle commissioni, di decidere su questioni urgentissime, di
presiedere l'assemblea pastorale vicariale;
la presidenza: il Vicario-presidente e il vice presidente (un laico
eletto dai membri del Consiglio pastorale vicariale). Essa assicura il regolare funzionamento del Consiglio e lo rappresenta,
insieme al responsabile della segreteria, in sede diocesana.
13. Riunioni del Consiglio Pastorale VicarialeIl Consiglio pastorale vicariale si riunisce almeno tre volte l’anno. Per una più ampia e diretta rappresentazione della situazione
— 66 —pastorale del proprio vicariato, il Consiglio pastorale vicariale almeno due volte l’anno si riunisce in assemblea pastorale vicariale, composta da una rappresentanza allargata delle varie realtà ecclesiali operanti nel vicariato.
Le soluzioni e gli indirizzi pastorali consiliari saranno trasmessi alle varie realtà ecclesiali del vicariato dai rispettivi consiglieri e
verranno tradotti in un opportuno iter comunitario di riflessione e
di impegno operativo. Copia del verbale di ogni riunione del
Consiglio pastorale vicariale viene trasmessa per competenza al vicario episcopale per la pastorale dell’Arcidiocesi di Catania.
Le modifiche e le integrazioni alle presenti norme sul
Consiglio pastorale vicariale che eventualmente un vicariato foraneo
riterrà di proporre, dovranno essere motivate e espressamente approvate dall’Arcivescovo.— 67 —È compito dei Vescovi, con l’aiuto dei loro collaboratori, stabilire norme e dare orientamenti pratici, tenendo conto delle tradizioni locali e di particolari espressioni di religiosità e pietà popolare (cfr.
Direttorio su Pietà Popolare e Liturgia, principi e orientamenti, n. 288
della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti).
Visti i nn. 146 e seguenti del Direttorio Apostolorum
Successores;
a norma dei cann. 145, 148, 381, 838 § 4 e 839 del C.D.C.,
l’ufficio per la Religiosità Popolare e ne approvo lo Statuto ad
experimentum e ad quinquennium.
Catania, 7 settembre 2010— 68 —STATUTO DELL’UFFICIO
PER LA RELIGIOSITÀ POPOLAREPremessa Teologica
La religiosità popolare – accanto alla liturgia che il Concilio
Ecumenico Vaticano II definisce «il culmine verso cui tende l’azione
della Chiesa e insieme la fonte da cui promana la sua virtù» (SC, 10)
– è stata sempre sostenuta e promossa dalla Chiesa Cattolica, lungo
il corso della sua storia bimillenaria, come elemento portante della
fede e della devozione del popolo santo di Dio. Così, in merito, si
esprime il Magistero:
a) “La locuzione pietà popolare designa le diverse manifestazioni culturali di carattere privato o comunitario che nell’ambito della fede
cristiana, si esprimono prevalentemente non con i moduli della
sacra liturgia, ma nelle forme peculiari derivanti dal genio di un
popolo o di una etnia e della sua cultura. La pietà popolare è ritenuta un vero “tesoro del popolo di Dio” (Congregazione per il
culto divino, Direttorio su pietà popolare e liturgia, 4.9);
b) La religiosità popolare “Se è ben orientata soprattutto mediante
una pedagogia di evangelizzazione, è ricca di valori. Essa manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere; rende capaci di generosità e di sacrificio fino all’eroismo, quando si tratta di manifestare la fede; comporta un senso acuto di quegli attributi profondi di Dio: la paternità, la provvidenza, la presenza amorosa e costante; genera atteggiamenti interiori raramente osservati altrove al medesimo grado: pazienza, senso della croce
nella vita quotidiana, distacco, apertura agli altri, devozione. La
— 69 —carità pastorale deve suggerire a tutti quelli che il Signore ha posto
come capi di comunità ecclesiali, le norme di comportamento nei
confronti di questa realtà, così ricca e insieme così vulnerabile…
ben orientata, questa religiosità popolare può essere sempre più, per
le nostre masse popolari, un vero incontro con Dio in Gesù Cristo”
(Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 48);
c) “La pietà popolare è l’humus senza cui la liturgia non può prosperare. Essa è stata purtroppo disprezzata o addirittura calpestata da
parte del movimento liturgico e in occasione della riforma venuta
dopo il Concilio. Al contrario, bisogna amarla, se necessario, purificarla e guidarla, ma accoglierla sempre con grande rispetto, come
la modalità con cui la fede è stata accolta nel cuore dei popoli, persino quando essa appare estranea o estraniante. Essa è il sicuro
radicamento interiore della fede; dove essa si prosciuga, il razionalismo e il settarismo hanno facile gioco” (Joseph Ratzinger,
Introduzione allo spirito della liturgia, S. Paolo 2001, pag. 198).
Data la ricchezza variegata e multiforme di religiosità popolare e forti di quanto da sempre ci conferma e continua a confermarci
sul suo conto il Magistero della Chiesa, si rende necessario
nell’Arcidiocesi di Catania la costituzione di un Ufficio Pastorale
Diocesano che presieda e orienti ogni manifestazione ad essa legata.
DEFINIZIONE, FINALITÀ E COMPOSIZIONE DEL
NUOVO UFFICIO PASTORALE
Art. 1 Si costituisce nella Arcidiocesi di Catania l’Ufficio Pastorale
della Religiosità popolare (U.R.P.): organismo preposto a
studiare, regolamentare e promuovere le devozioni e le feste
religiose nell’ambito delle singole comunità parrocchiali, dei
— 70 —Art. 2Art. 3Art. 4Art. 5vicariati foranei e dei paesi presenti nel territorio diocesano.
L’ufficio diocesano per la religiosità popolare è composto da
un Direttore nominato dal Vescovo, da un segretario nominato dal Direttore, da 15 consiglieri: - uno per vicariato eletti dai Consigli pastorali vicariali.
Direttore, Segretario e Consiglieri durano in carica 5 anni.
Devono essere affidate alla attenzione e alla guida di tale
ufficio tutte le manifestazioni di natura religiosa, folkloristica e culturale legate alle feste patronali celebrate dal popolo
di Dio nelle singole parrocchie della Diocesi.
Ogni singola parrocchia costituisca una commissione formata da non più di 10 membri scelti dai componenti del
Consiglio pastorale parrocchiale e nominati dal parroco, in
funzione della retta impostazione e del buon andamento di
tutte le manifestazioni legate alla pietà e alla religiosità
Ogni singola Commissione deve attenersi alle disposizioni e
agli indirizzi dell’Ufficio Diocesano - l’U.R.P. - per tutto ciò
che riguarda la programmazione e le celebrazioni delle varie
manifestazioni religiose legate alla pietà e alla religiosità
popolare.— 71 —All’Ufficio
per la Religiosità PopolareConsiderato che in data odierna ho costituito, con decreto
Reg. n. 121, fol. 308, l’Ufficio per la Religiosità Popolare (U.R.P.),
con la presente do mandato ai responsabili di detto Ufficio di procedere all’elaborazione di un Direttorio che disciplini la celebrazione
e l’organizzazione delle feste religiose.
Nell’elaborazione di detto documento l’ufficio competente
dovrà tenere conto dei seguenti suggerimenti:
1 - La religiosità popolare, oltre ad essere espressione straordinaria
di fede, è anche espressione di scelte ecclesiologiche che di solito coinvolgono la pastorale ordinaria della comunità ecclesiale.
Pertanto all’U.R.P., è demandato il compito di vigilare sia sulle
motivazioni teologiche, sia sulla programmazione delle attività
che di fatto finiscono con l’orientare l’intero cammino pastorale
delle parrocchie e dei vicariati della diocesi.
2 - Tra gli impegni più importanti dell’U.R.P. è da annoverare il
compito di evangelizzare sempre più le manifestazioni della
pietà religiosa del popolo, che, lungo il tempo, hanno corso il
rischio di arenarsi in incrostazioni storiche poco ortodosse. È
compito dell’U.R.P., pertanto, purificare tali espressioni religiose popolari, ispirandole sempre più di Parola di Dio, di contenuto teologico, di meditazione e di preghiere perché, possano diventare progressivamente un tempo di conversione e di
ascesi cristiana oltre che provvidenziale occasione di carità e di
promozione umana, rispettando sempre la centralità
3 - Oltre all’impegno di dare corpo e valore ai contenuti dottrinali
spirituali e pastorali, è anche compito di tale ufficio diocesano
— 72 —4-5-6-7-vigilare sui vari organismi organizzativi complementari alla
commissione, preposti al buon andamento della pietà e della
religiosità del popolo, quali le delegazioni per la collaborazione
con le autorità civili e militari, i comitati per la richiesta di
autorizzazioni alle strutture comunali e provinciali etc., perché
agiscano sempre in più stretta collaborazione con i pastori
locali e i Consigli pastorali parrocchiali da cui vengono, di
volta in volta, incaricati.
Un rappresentante di tali organismi organizzativi - di cui
all’art. 4 dello Statuto - sia ufficialmente chiamato a far parte
oltre che del Consiglio pastorale parrocchiale, anche del
Consiglio per gli affari economici della parrocchia.
In linea con la tradizione biblico-cristiana di «mandare
porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo
giorno è consacrato al Signore nostro» (Neemia 8,10), la festa
religiosa popolare è, e deve apparire, come luogo della carità,
sicché, tra le voci prime del programma della festa deve
risultare quello della carità prevedendo una giornata dedicata
alla solidarietà e alla condivisione fraterna. Non si dimentichi,
pertanto, come indicato al n. 49/c del Direttorio Liturgico
Pastorale Diocesano, che «emerga con chiarezza che il 10%
degli introiti sia destinato a fini caritativi, sociali ed ecclesiali,
secondo ben precise indicazioni elaborate dal Consiglio pastorale parrocchiale». Ci si riferisce, ovviamente, agli introiti
provenienti soltanto dalle offerte dei fedeli.
Il programma delle feste patronali, sia firmato in maniera distinta, la parte religiosa dal parroco e quella folkloristica e culturale dal presidente della commissione, e venga presentato in
Curia, non oltre un mese prima dalle manifestazioni ufficiali.
L’ufficio diocesano ha, altresì, il compito di vigilare ed intervenire anche sulle manifestazioni di pietà e di religiosità popo— 73 —lare organizzate dalle rettorie affidate ai presbiteri diocesani, e
dagli oratori affidati ai religiosi; un rappresentante di tali realtà
ecclesiali faccia parte dell’unica commissione parrocchiale
posta al retto andamento della pietà e religiosità popolare.
8 - Circa gli ex-voto:
a) È concesso ai fedeli di offrire alla Vergine o ai Santi oggetti
vari come espressione di devozione, di invocazione e di gratitudine: gioielli, opere d’arte, quadri, simboli, monili, segni e
ornamenti preziosi personali.
b)È obbligo da parte dei pastori e delle commissioni accogliere,
inventariare e custodire e, laddove è possibile, rendere visibili
tali oggetti all’attenzione del popolo santo di Dio.
c) È severamente proibito alienare o commutare o vendere gli
ex-voto senza l’autorizzazione scritta della Santa Sede. Le parrocchie come le rettorie e come gli oratori, debbono ritenersi custodi e non proprietari degli ex-voto così come delle
reliquie dei Santi. È proibito, pertanto, che gli ex-voto siano
custoditi da fedeli laici.
9 - È severamente vietato a singoli fedeli o a gruppi di devoti promuovere e gestire autonomamente (senza, cioè, la dovuta convalida della commissione nominata dal parroco e dopo aver
sentito il parere dei sacerdoti del vicariato, e aver ricevuto l’autorizzazione dell’U.R.P.) processione con statue dei Santi, crocifissi o immagini sacre, in occasione delle feste religiose; così
come stilare programmi circa le particolari strade da percorrere, gli orari da mantenere, i riti e le manifestazioni devozionali
di ogni genere e modalità da svolgere.
10 - Il fercolo dei Santi, durante le processioni, sia consegnato dal
parroco a persone fidate, spiritualmente preparate, pastoralmente impegnate. Attorno alle immagini e alle statue dei Santi
si programmino esclusivamente preghiere, invocazioni, litanie,
— 74 —letture bibliche, brani meditativi di autori vari, musiche e canti
sacri; vengano limitate, pertanto, espressioni, manifestazioni,
movimenti e gesti non idonei al decoro sacro e al culto religioso (come fuochi d’artificio, canzoni di festival, corse e danze
attorno al fercolo o peggio assieme al fercolo, sia in chiesa che
durante le processioni lungo le strade).
11 - Si faccia di tutto, quindi, perché le feste religiose siano occasione di evangelizzazione, espressione di Chiesa, momenti di
spiritualità, manifestazione di devozione vera, di itinerari di
ascesa cristiana, luoghi esemplari di autentica pastorale ecclesiale tenendo conto delle indicazioni del Vescovo.
12 - Ogni processione venga effettuata possibilmente nel proprio
giorno liturgico. Se la festa esterna viene trasferita ad un giorno
domenicale o comunque festivo, si tenga presente che nei
giorni delle principali Solennità liturgiche non saranno autorizzate processioni estranee alle Solennità medesime.
13 - Si fa presente che nessuna festa esterna può essere istituita senza
il consenso scritto dell’Ordinario diocesano.
Catania, 7 settembre 2010X SALVATORE GRISTINA— 75 —Ad integrazione di quanto già determinato dal diritto per le
persone giuridiche pubbliche soggette all’Ordinario Diocesano.
Visto il can. 1281 § 2 del Codice di Diritto Canonico;
visti i cann. 1291 e 1295, relativi, rispettivamente, alle alienazioni e ai negozi che possono peggiorare lo stato patrimoniale delle
persone giuridiche pubbliche, nonché il can. 1297, relativo alle locazioni, con le ulteriori determinazioni contenute nella delibera n. 38
della Conferenza Episcopale Italiana;
sentito il parere del Consiglio diocesano per gli affari economici in data 20/05/2009;
stabilisco che sono da considerarsi atti di straordinaria amministrazione, per le persone giuridiche a me soggette:
1. l’alienazione di beni immobili di qualunque valore;
2. l’acquisto e l’alienazione di beni mobili di valore superiore a
3. ogni disposizione pregiudizievole per il patrimonio quali, ad
esempio, la concessione di usufrutto, di comodato, di diritto di
superficie, di servitù, di enfiteusi o l’affrancazione di enfiteusi,
di ipoteca, di pegno o di fideiussione;
— 76 —4.
15.16.17.l’acquisto a titolo oneroso di immobili;
la mutazione della destinazione d’uso degli immobili;
l’accettazione di donazioni, eredità o legati;
la rinuncia a donazioni, eredità, legati, offerte e diritti di ogni
l’esecuzione di lavori di costruzione, ristrutturazione, adeguamento liturgico, restauro e risanamento conservativo, straordinaria manutenzione di qualunque valore;
ogni atto dispositivo relativo a beni immobili o mobili di interesse artistico, storico o culturale;
l’inizio, il subentro, la partecipazione o la cessione di attività
imprenditoriali o commerciali;
la costituzione di un ramo di attività Onlus e/o di impresa
il contrarre debiti di qualsiasi tipo con istituti di credito, persone giuridiche, enti di fatto, persone fisiche; la costituzione di
fidi;
la decisione di nuove voci di spesa rispetto a quelle indicate nel
preventivo approvato;
l’assunzione di personale dipendente, la stipulazione di contratti per prestazioni anche aventi carattere occasionale nonché l’affidamento di incarichi a professionisti in merito alla progettazione e realizzazione di interventi sui beni culturali e di nuova
edilizia di culto;
l’introduzione di un giudizio avanti le autorità giudiziarie, i collegi arbitrali e le giurisdizioni amministrative e speciali dello
Stato, nonché le transazioni;
la cessione in uso a terzi a qualsiasi titolo di locali nella disponibilità della persona giuridica, ed in specie di spazi e locali parrocchiali.
— 77 —Per porre validamente quanto sopra specificato, è necessaria
l’autorizzazione scritta dell’Ordinario del luogo. Alla richiesta di
autorizzazione deve essere allegato il parere del consiglio per gli affari economici dell’ente. Ove occorra, dovranno eseguirsi le prescritte
comunicazioni e/o richiedersi le necessarie autorizzazioni alle
Pubbliche Amministrazioni competenti.
All’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero e alle
Confraternite si applicano esclusivamente i summenzionati nn. 1,
10, 12, 15 e 16. Qualora il valore del bene oggetto della disposizione o il valore per il quale l’ente si espone fosse superiore alla somma
minima stabilita dalla Conferenza Episcopale Italiana ai sensi del
can. 1292 § 1, si applicano anche i nn. 3, 4, 7, 8, 13 e il n. 6, limitatamente alle ipotesi di cui gli atti a titolo gratuito siano gravati da
condizioni o oneri.
Il presente decreto non si applica all’Opera Diocesana
Assistenza che resta soggetta ai controlli canonici previsti dal Codice
di Diritto Canonico, dalle delibere della Conferenza Episcopale
Italiana e dallo Statuto.
Si ricorda che, in forza dell’art. 7, comma 5 dell’Accordo di
Revisione del Concordato Lateranense e dell’art. 18 della Legge 20
maggio 1985, n. 222, i controlli canonici hanno rilevanza anche per
la validità e l’efficacia degli atti nell’ordinamento civile. Pertanto, la
mancanza dell’autorizzazione può comportare l’invalidità dell’atto,
oltre che per l’ordinamento canonico, anche per quello civile, con le
conseguenze del caso a carico dell’Ente e dei suoi amministratori.
Il presente decreto è ad experimentum e ad triennium.
Catania, 23 giugno 2009
✠ SALVATORE GRISTINA
Il Cancelliere ArcivescovileSAC. OTTAVIO MARCO MUSUMECI
— 78 —REGOLAMENTO DEI
Già nel 1978 S. E. Mons. Arcivescovo dispose che in tutte le
parrocchie fosse costituito il Consiglio pastorale parrocchiale (CPP)
ed inviò uno Statuto-Regolamento «tipo».
Il 19 marzo 1984, Mons. Arcivescovo approvò e promulgò lo
Statuto sui Vicari ed i Vicariati Distrettuali, che era stato precedentemente esaminato e discusso dai Vicari Distrettuali e dal Consiglio
presbiterale. Quindi, nello spirito dell’art. 14 del suddetto Statuto,
affidò a questo ufficio il compito di elaborare il Regolamento dei
Consigli pastorali parrocchiali, allo scopo di curare la costituzione
dei Consigli in tutte le Parrocchie a favorirne la vitalità.
Successivamente a norma del canone 536 § 2 del Codice di Diritto
Canonico, approvò il presente
Art. 1 Venga costituito in ogni parrocchia della nostra arcidiocesi
il Consiglio pastorale parrocchiale1.
Art. 2 Il CPP ha il compito di «studiare, valutare a propone conclusioni operative su tutto ciò che riguarda le attività pastorali della parrocchia»2 perché questa realizzi la sua missione3
1 Can. 536, par. 1 - «Importante è altresì il Consiglio parrocchiale nelle singole Comunità,che il vostro zelo non mancherà certamente di raccomandare ai Parroci delle vostre diocesi, sostenendoli e illuminandoli » (Giovanni Paolo II ai Vescovi del Piemonte, 23 gennaio
2 V. per analogia can. 512.
3 V. can. 515 - 519 - 528 - 529. V. anche «Lettera alla Comunità Diocesana Catanese sulla Sacra Visita Pastorale», 14 sett. 1980: “Nella vita della Chiesa la Parrocchia ha avuto— 79 —nella diocesi4.
Art. 3 a) Il CPP è composto dal Parroco che lo presiede, da «coloro che partecipano alla cura pastorale della parrocchia in
forza del proprio ufficio, e da fedeli che prestano il loro
aiuto nel promuovere l’attività pastorale»5.
b) I fedeli designati al CPP siano scelti in modo che attraverso di loro sia veramente rappresentata tutta la porzione
del popolo di Dio che costituisce la parrocchia, tenendo
presenti le diverse parti della parrocchia stessa, le condizioni sociali, le professioni e inoltre il ruolo che essi hanno nell’apostolato, sia come singoli sia in quanto associati6.
c) Si abbia cura che vi partecipino i rappresentanti degli istituti religiosi, dei movimenti e gruppi e delle varie associazioni e comunità operanti nell’ambito parrocchiale7.
da molti secoli, ha al presente ed avrà nel futuro un ruolo di somma rilevanza. La
Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium al n. 42 detta: «Poiché nella sua Chiesa
il Vescovo non può presiedere personalmente sempre a ovunque l’intero suo gregge, deve
costituire perciò delle assemblee di fedeli, tra cui hanno un posto preminente le parrocchie organizzate localmente sotto la guida di un pastore che fa le veci del Vescovo: esse
infatti rappresentano in certo modo la Chiesa visibile stabilita su tutta la terra».
Il Decreto conciliare Apostolicam actuositatem al n. 10 recita: «La Parrocchia offre un
luminoso esempio di apostolato comunitario, fondendo insieme tutte le differenze
umane che vi si trovano e inserendole nell’universalità della Chiesa» (pp. 7-8).
4 Can. 368-369; C.D. n. 11.
5 Can. 536 par. I.
6 V. per analogia can. 512 par. II.
7 «Dai documenti citati risulta con tutta chiarezza che in un modo o nell’alto, più o meno
direttamente, alla Parrocchia deve convergere l’azione apostolica di tutte le altre comunità ecclesiali. Perciò nella Visita pastorale il rinnovamento della Parrocchia sarà l’obiettivo
preminente, ma non esaustivo né esclusivo della Visita, la quale deve estendersi a tutte le
realtà ecclesiali esistenti. Le Opere dei Religiosi a delle Religiose, l’Azione Cattolica a le
altre Associazioni, i movimenti ecclesiali, le comunità ecclesiali ed i gruppi ecclesiali sono
un dono del Signore; a tutti dobbiamo adoperarci per fare scomparire i difetti che talora
si riscontrano, a cercare di armonizzare, quanto più possibile, tante energie preziose per
costruire il Regno di Dio » (V, suddetta Lettera pp. 8-9).— 80 —Art. 4Art. 5
Art. 7Art. 8Art. 9d) I Membri del CPP siano in piena comunione con la
Chiesa cattolica8, si distinguano per fede sicura, buoni
costumi e prudenza9.
Il CPP sia rinnovato ogni triennio. Almeno due terzi dei
Membri siano eletti dalla comunità parrocchiale; un terzo
potrà essere scelto dal parroco.
Le questioni economiche della parrocchia sono di competenza del Consiglio per gli affari economici10.
Il CPP ha voto soltanto consultivo11.
I Consigli pastorali parrocchiali curino un raccordo continuo con i Vicariati e i Consigli vicariali; con la Diocesi e il
Consiglio pastorale diocesano e operino nella più fedele e
armonica sintonia con la pastorale diocesana12.
Le norme concrete riguardanti l’elezione dei Membri (da un
minimo di 10 a un massimo di 30), la periodicità delle riunioni, gli argomenti da trattare e le attività da svolgere, gli
organismi operativi (commissioni, segreteria, gruppi di studio e attività) ecc., saranno stabilite da ogni parroco con un
adeguato Regolamento da sottoporre all’approvazione
dell’Ordinario tramite l’Ufficio per le parrocchie, i Vicariati
e la Visita pastorale.
Tutti i Membri del CPP ricorderanno nella loro preziosa e
corresponsabile attività di consulenza le ammonizioni della
«Lumen Gentium » al n. 37: « ... tutti i fedeli manifestino8V. per analogia can. 512 par. I.
V. per analogia can. 512 par. III.
10 V. can. 537.
11 V. can. 536 par. II.
12 V. Statuto sui Vicariati; V. anche can. 529 par. II.
9— 81 —le loro necessità e i loro desideri con quella libertà e fiducia
che si addice a figli di Dio e ai fratelli in Cristo. Nella misura della scienza, della competenza e del prestigio di cui
godono, essi hanno il diritto, anzi anche il dovere, di far
conoscere il loro parere su ciò che riguarda il bene della
chiesa... attraverso le istituzioni stabilite a questo scopo
dalla Chiesa, e sempre con verità, fortezza e prudenza, con
rispetto e carità verso coloro che, per ragione delle loro funzioni sacre, rappresentano Cristo»13.
Art. 10 Ogni Consiglio pastorale parrocchiale vorrà soprattutto
offrire il servizio più urgente e necessario alla propria comunità: quello di essere segno e strumento di comunione.13 V.Can. 212 par. III: «In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai
sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto
agli altri fedeli, salvo restando l'integrità della fede e dei costumi a il rispetto verso i
Pastori, tenendo inoltre presente l'utilità comune e la dignità della persona».
Si tenga poi presente, per analogia, la raccomandazione della S. C. per il Clero: «Lo studio comune, attraverso il quale si comunicano notizie ed opinioni sulle questioni, si
espongono le necessità pastorali, si pesano gli argomenti e si propongono le soluzioni,
esige che da ambo le parti gli animi siano preparati e ornati, attraverso una intima conversione di umiltà e pazienza » (Presbyters sacra, n. 9).
«Si abituino i laici ad agire, nella parrocchia, intimamente uniti ai loro Sacerdoti » (A.A.
«Dalle Conferenze Episcopali, tanto nazionali quanto regionali, ai Consigli presbiterali e
ai Consigli pastorali diocesani e parrocchiali, e alle altre strutture di partecipazione ecclesiale, quali le Consulte dell’apostolato dei laici, è tutto un insieme di mezzi che, se valorizzati come si conviene, divengono sempre più decisivi, al fine di favorire a di raggiungere la comunione ecclesiale. Sono scuole e palestre che educano al senso a al servizio
della comunione e contribuiscono - nella misura della loro natura a delle loro finalità non solo a creare una mentalità nuova, ma a costruire la realtà e a rivelare la fisionomia
nuova della Chiesa conciliare » (V. Comunione a Comunità, n. 71).— 82 —In applicazione dell’art. 536 par. 2 del nuovo Codice di Diritto
Canonico stabilisco che vengano osservate nella nostra arcidiocesi le
norme del presente Regolamento dei Consigli pastorali parrocchiali.
Catania, 21 novembre 1984
Cancelliere Arcivescovile✠ DOMENICO PICCHINENNA
ArcivescovoReg. N. 213 E 336— 83 —REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO PARROCCHIALE
Il Consiglio parrocchiale per gli affari economici della parrocchia (qui di seguito più brevemente denominato “CPAE”), costituito dal Parroco in attuazione del can. 537 del Codice di Diritto
Canonico, è l’organo di collaborazione dei fedeli con il Parroco nella
gestione amministrativa della Parrocchia.
a) coadiuvare il Parroco nel predisporre il bilancio preventivo
della Parrocchia, elencando le voci di spesa prevedibili per i
vari settori di attività e individuando i relativi mezzi di copertura;
b) approvare alla fine di ciascun esercizio, previo esame dei libri
contabili e della relativa documentazione, il rendiconto consuntivo;
e) curare l’aggiornamento annuale dello stato patrimoniale della
Parrocchia, il deposito dei relativi Atti e documenti presso la
Curia diocesana (can. 1284, § 2, n. 9) e l’ordinata archiviazione delle copie negli uffici parrocchiali.
Il CPAE è composto dal Parroco, che di diritto ne è il presi— 84 —dente, dai Vicari parrocchiali e da almeno tre fedeli [(sacerdoti, diaconi permanenti, religiosi, religiose e laici) si raccomanda di mantenere il numero dei Consiglieri in una proporzione ragionevole
rispetto al numero dei componenti la comunità parrocchiale], nominati dal Parroco, sentito il parere del Consiglio pastorale o, in sua
mancanza, di persone mature e prudenti; i consiglieri devono essere
eminenti per integrità morale, attivamente inseriti nella vita parrocchiale, capaci di valutare le scelte economiche con spirito ecclesiale e
possibilmente esperti in diritto o in economia. I loro nominativi
devono essere comunicati alla Curia Diocesana almeno quindici
giorni prima del loro insediamento.
Per la durata del loro mandato i consiglieri non possono essere
revocati se non per gravi e documentati motivi.
Non possono essere nominati membri del CPAE i congiunti
del Parroco fino al quarto grado di consanguineità o di affinità e
quanti hanno in essere rapporti economici con la Parrocchia.
Il CPAE ha funzione consultiva non deliberativa. In esso tuttavia si esprime la collaborazione responsabile dei fedeli nella ges— 85 —tione amministrativa della parrocchia in conformità al can. 212, § 3.
Il Parroco ne ricercherà e ne ascolterà attentamente il parere,
non se ne discosterà se non per gravi motivi e ne userà ordinariamente come valido strumento per l'amministrazione della
Ferma restando, in ogni caso, la legale rappresentanza della
parrocchia, che in tutti i negozi giuridici spetta al Parroco, il quale è
amministratore di tutti i beni parrocchiali, a norma del can. 532.
Il CPAE si riunisce almeno una volta al trimestre (oppure una
volta al quadrimestre), nonché ogni volta che il Parroco lo ritenga
opportuno, o che ne sia fatta a quest’ultimo richiesta da almeno due
Alle riunioni del CPAE potranno partecipare, ove necessario,
su invito del Presidente, anche altre persone in qualità di esperti.
Ogni consigliere ha facoltà di far mettere a verbale tutte le
osservazioni che ritiene opportuno fare.
Nei casi di morte, di dimissioni, di revoca o di permanente
invalidità di uno o più membri del CPAE, il Parroco provvede, entro
quindici giorni, a nominare i sostituti. I consiglieri così nominati
rimangono in carica fino alla scadenza del mandato del consiglio
stesso e possono essere confermati alla successiva scadenza.
L’esercizio finanziario della Parrocchia va dal 1° gennaio al 31
Alla fine di ciascun esercizio, e comunque entro i1 31 marzo
successivo, il bilancio consuntivo, debitamente firmato dai membri
— 86 —del Consiglio, sarà sottoposto dal Parroco all’Arcivescovo.
Il CPAE presenta al Consiglio pastorale parrocchiale il bilancio consuntivo annuale e porta a conoscenza della comunità parrocchiale le componenti essenziali delle entrate e delle uscite verificatesi nel corso dell’esercizio nonché il rendiconto analitico dell’utilizzazione delle offerte fatte dai fedeli, indicando anche le opportune
iniziative per l'incremento delle risorse necessarie per la realizzazione
delle attività pastorali e per il sostentamento del clero parrocchiale.
I verbali del Consiglio, redatti su apposito registro, devono
portare la sottoscrizione del Parroco e del Segretario del Consiglio
stesso e debbono essere approvati nella seduta successiva.
Per tutto quanto non contemplato nel presente regolamento si
applicheranno le norme del diritto canonico.
Promulgo questo Regolamento, che fu discusso nel Consiglio
presbiterale, e che va in vigore dalla sua pubblicazione.
Reg. N. 494 Fol. 240— 87 —Impaginazione e Stampa
Litografia â&#x20AC;&#x153;La Provvidenzaâ&#x20AC;?
Catania - Tel. 095 363029
email: laprovvidenza@tiscali.itPrima edizione: ottobre 2010
Ristampa riveduta: novembre 2010Distribuzione gratuitaAll pages:45789101112132021252627293334353637383940414243444546474849505556575859606162636465666768697071727374757677787980818284858687InfoBookmarkLikeShareDownloadMoreDirettorio per la Visita Pastorale - parte seconda Published on Jun 3, 2014 arcidiocesidicataniaFollowRead moreRead moreSimilar toPopular nowJust for youGo explore

References: § 2
 § 2
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 §1
 § 1
 § 2
 § 1
 § 3
 § 4
 § 3
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Art. 1
 § 2
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Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 7

Art. 10
 § 2
 § 3