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Timestamp: 2019-10-15 15:53:18+00:00

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Tu sei qui: Fonti > Codice civile > LIBRO QUINTO - Del lavoro > Titolo V - Delle società > Capo VII - Della società a responsabilità limitata > Sezione I - Disposizioni generali > Articolo 2462
Nella società a responsabilità limitata [2250, 2498, 2500, 2500 ter, 2500 sexies, 2500 octies] per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio [2325, 2513, 2514, 2546, 2614] (1).
La rubrica dell'articolo "Responsabilità" ha sostituito il termine "nozione". Ciò perché il legislatore, con la riforma operata dal d.lgs. 6/2003, ha voluto evidenziare gli elementi caratterizzanti il tipo sociale della s.r.l.
La s.r.l. gode di un'autonomia patrimoniale perfetta, ciò significa che vi è una separazione assoluta fra il patrimonio della società e quello dei singoli soci. Questi ultimi non hanno nessuna responsabilità personale per le obbligazioni sociali, nemmeno sussidiaria.
La responsabilità dei soci è, dunque, limitata ai versamenti ancora dovuti ed è responsabilità verso la società, non nei confronti dei creditori sociali.
I creditori sociali possono agire nei confronti dei soci soltanto in via surrogatoria della società (2900 c.c.).
Qualora la società di capitali subisca un danno a causa di un illecito commesso da un terzo, il diritto al risarcimento compete esclusivamente alla società e non anche a ciascuno dei soci, i quali subiranno un pregiudizio indiretto.
Fa eccezione l'ipotesi di s.r.l. unipersonale. In tal caso è prevista la responsabilità illimitata del socio quando non siano stati effettuati i conferimenti secondo la disciplina dell' art. 2464 del c.c., o fin quando non sia stata effettuata la pubblicità relativa all'unico azionista, con l'iscrizione nel registro delle imprese, ai sensi dell' art. 2470 del c.c.. Per "unico socio" si intende sia la persona fisica che la persona giuridica. La responsabilità sussidiaria sorge in caso di insolvenza della società. Per configurarsi tale ipotesi non è sufficiente l'inadempimento della società, ma è necessario che questa sia insolvente. L'effetto è quello di affiancare l'obbligazione personale dell'unico socio a quella della società, senza però confondere i rispettivi patrimoni, di cui ciascuno resta titolare. Diversamente sarebbe vanificato lo scopo legislativo di rafforzare la garanzia dei creditori sociali e impedire che i limiti della responsabilità patrimoniale della società consentano all'unico socio di eludere la responsabilità patrimoniale sancita dall'art. 2740 del c.c.
É opportuno precisare che l'accertamento giudiziale dell'insolvenza della società non comporta automaticamente lo scioglimento della stessa, infatti anche in tale condizione l'oggetto sociale può essere conseguito.
Massime relative all'art. 2462 Codice civile
Cass. civ. n. 7473/2017
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7473 del 23 marzo 2017)
Cass. civ. n. 7734/2016
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7734 del 19 aprile 2016)
Cass. civ. n. 18113/2003
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 18113 del 27 novembre 2003)
relative all'articolo 2462 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 2462 Codice civile - Responsabilità | Quesito Q201821671
giovedì 28/06/2018 - Lazio
sono socio di capitali di una srl che è stata dichiarata fallita. il curatore ha chiuso il procedimento in breve tempo, non rilevando nulla da dover recuperare.
oggi mi trovo a dover chiedere un prestito per una macchina e mi viene negato proprio per il fallimento della srl ( nonostante voglia intestare l'autovettura alla mia nuova srl che non ha debiti e produce ingenti utili ogni anno).
sono bollato a vita o esiste un modo per "ripulire" questa macchia? segnalo che siamo falliti per non aver incassato da alcuni appalti, ovviamente non è stata ravvisata condotta scellerata dei soci. ( segnalo che un altro socio con normalissima busta paga da impiegato ha ottenuto un mutuo di 120.000 per acquisto prima casa).
Consulenza legale i 05/07/2018
Non esiste alcuna ragione perché debba essere negato il finanziamento all’ex socio di s.r.l. un tempo fallita.
E’ bene premettere innanzitutto che, ai sensi dell’art. 2462 c.c., se fallisce una s.r.l. non falliscono anche i suoi soci.
Soci e società di capitali sono considerate due entità differenti. Il curatore del fallimento quindi, può agire solo nei limiti del capitale societario e mai nei confronti del capitale personale del singolo socio.
I soci, infatti, non rispondono mai con il proprio patrimonio personale se non entro i limiti della quota di capitale che hanno inizialmente sottoscritto. La società pagherà i propri debiti, quindi, con il proprio capitale, consistente nel valore degli immobili e dei crediti da riscuotere, nonché negli eventuali utili conservati in riserva.
Unica eccezione riguarda l’organo amministrativo (quand’anche composto da un amministratore unico): se infatti quest’ultimo ha agito in buona fede, allora non risponderà con il suo patrimonio personale, se viceversa gli amministratori hanno agito in mala fede o commettendo un atto illecito, allora i creditori sociali potranno esperire azione di responsabilità nei loro confronti e quindi, aggredire anche il loro patrimonio personale per soddisfare i loro crediti (Cassazione civile sez. I n. 13465/2010, Cassazione Civ. n. 27036/2007).
La s.r.l., al termine della procedura fallimentare, viene cancellata dal registro delle imprese: è quindi definitivamente chiusa e non si può riaprire, neanche se emergono nuovi creditori. Se infatti, dopo la chiusura, subentrano dei nuovi creditori, costoro potranno aggredire il patrimonio personale dei soci, ma solo limitatamente alla quota che essi hanno percepito in sede ed a titolo di liquidazione.
Risulta evidente, in conclusione, per tornare al quesito, che sotto il profilo strettamente normativo (legge fallimentare), quando la procedura concorsuale si chiude - e quando, come nel caso di specie, a quanto pare di capire leggendo la descrizione dei fatti, non esistono debiti residui di cui anche l’organo amministrativo debba rispondere - gli ex soci sono assolutamente esenti da conseguenze /o effetti di qualunque tipo derivanti dal precedente fallimento.
In ogni caso, la richiesta di prestito comporta sempre un’analisi – da parte del soggetto che dovrebbe concedere il finanziamento (ragionevolmente una banca oppure una società finanziaria privata) – della situazione debitoria pregressa del soggetto richiedente il denaro.
Più precisamente, come per qualunque altro soggetto che avanzi tale richiesta, la decisione di chi deve o meno erogare il finanziamento è del tutto discrezionale. Se è vero, insomma, che non sarebbe teoricamente legittimo negare un finanziamento per il solo fatto che la persona che lo richiede era socia di società precedentemente fallita (non vi sono preclusioni, come detto sinora, né nella legge fallimentare né in nessun’altra norma) è altrettanto vero che ogni privato che deve decidere se concedere o meno credito può liberamente rifiutarsi di farlo.
Potrebbe anche essere che, una volta saputo il nome della società della quale l’ex socio richiedente il finanziamento faceva parte, la banca o l’ente cui egli si è rivolto abbia cercato informazioni sulla fallita nei sistemi di monitoraggio del credito (come la Centrale rischi della Banca d’Italia oppure i Sistemi di informazioni Creditizie, cosiddetti SIC), i quali raccolgono i dati su tutti i contratti di prestito che banche e finanziarie stipulano con i clienti.
Questi sistemi servono a chi eroga il credito per valutare il merito creditizio e contenere il rischio – attraverso le segnalazioni che gli stessi istituti inviano ogni mese – di concedere nuovi prestiti a quanti non siano in grado di rimborsarli.
Sono gli istituti finanziari a consultare i dati contenuti nei SIC per verificare l’affidabilità creditizia del cliente prima di decidere se concedergli o meno il finanziamento. Banche e finanziarie devono, infatti, essere certe di potersi fidare e conoscere come si è comportato in passato il consumatore rispetto alla restituzione di un altro prestito.
I SIC, poi, conservano le informazioni ricevute per un determinato periodo di tempo (dai 12 mesi ai 36 mesi, a seconda del tipo di informazione), dopodiché le cancellano automaticamente.
E’ possibile, lo si ripete, che l’istituto cui l’ex socio della s.r.l. si è rivolto per ottenere il denaro abbia acquisito informazioni sul richiedente e che abbia verificato l’esistenza di un precedente fallimento che ha coinvolto la società di cui egli faceva parte.
La riprova del fatto che l’esistenza di un pregresso fallimento non preclude alcunché sta proprio in quanto accaduto nel caso analogo segnalato nel quesito: l’altro ex socio non ha avuto alcun problema nell’ottenere il denaro.
In buona sostanza, ed in conclusione, la risposta al quesito è che non vi è alcuna “macchia” da togliere. Semplicemente bisognerà rivolgersi a diverso soggetto.
Norma di riferimento: Articolo 2462 Codice civile - Responsabilità | Quesito Q201821434
Gaetano O. chiede
martedì 22/05/2018 - Campania
“Salve, sono titolare della X srl Unipersonale (commerciale) e della Y srl Unipersonale (immobiliare) quest'ultima con immobili intestati.
Eventuali problematiche della X srl (fornitori, dipendenti, equitalia, etc.) possono aggredire la Y srl e quindi gli immobili di sua proprietà?
Ribadisco che trattasi di due srl unipersonali.
Quindi la responsabilità rimane nell'ambito di ciascuna compagine o, visto che sono l'unico socio ad entrambi le parti, le problematiche possono essere portate all'altra parte?
Consulenza legale i 25/05/2018
La ragione per cui il legislatore ha deciso di introdurre la s.r.l. unipersonale è stata proprio quella di permettere ad un imprenditore singolo di operare sul mercato con una responsabilità circoscritta al capitale conferito, realizzandosi in tal modo una valida alternativa alla responsabilità illimitata propria dell’impresa esercitata in forma individuale.
Ciò trova una spiegazione nel fatto che con la s.r.l., pur se ad unico socio, si viene sempre a creare uno schermo tra socio e società, realizzandosi una netta separazione del patrimonio personale dell’imprenditore da quello appartenente alla sfera aziendale.
Per poter conseguire tale beneficio, tuttavia, è necessario prestare attenzione al rispetto di alcune norme codicistiche; in particolare il riferimento va fatto all’art. 2462 c.c., norma di apertura del capo dedicato alla società a responsabilità limitata, e rubricata appunto “Responsabilità”.
Essa comincia con il dettare la regola secondo cui nelle società a responsabilità limitata per le obbligazioni socialirisponde soltanto la società con il suo patrimonio, per poi precisare che, in caso di insolvenza della società, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui l’intera partecipazione è appartenuta ad una sola persona, questa beneficia della responsabilità limitata soltanto se vengono rispettate le seguenti condizioni:
se i conferimenti in denaro per la costituzione del capitale sociale sono stati effettuati per l’intero ammontare ex art. 2464 c.c.;
ovvero da quando si è provveduto a depositare nel Registro delle imprese una dichiarazione che indica i dati anagrafici dell’unico socio, per come previsto dall’art. 2470 c.c.
Si tratta di presupposti alternativi, nel senso che per beneficiare della responsabilità limitata è sufficiente che almeno uno dei due venga rispettato.
Occorre altresì attenersi ad un’ulteriore regola: l’appartenenza della s.r.l. ad un unico socio, seppure non debba essere inserita nella ragione sociale, va indicata negli atti e nella corrispondenza della società, pur non essendo richiesta l’indicazione del nominativo del singolo socio.
Soltanto il rispetto delle regole sopra delineate consente di poter realizzare appieno quello schermo tra socio e società di cui si è detto prima e di far sì che il patrimonio personale del singolo socio non possa essere in alcun modo intaccato dalle vicende societarie.
Alla luce di ciò si può affermare che nessuna interferenza può esservi tra le due società, seppure entrambe riconducibili al medesimo socio persona fisica.
Diverso sarebbe il discorso se non venissero rispettare i requisiti formali appena visti anche per una sola delle due società, in quanto l’unico socio decadrebbe dal beneficio della responsabilità limitata e sarebbe tenuto a rispondere delle obbligazioni sociali anche con il suo patrimonio, tra cui deve intendersi compresa anche la quota di partecipazione alla seconda società che, in quanto tale, potrebbe tranquillamente essere soggetta ad espropriazione forzata ex art.2471 c.c.
Solo in questi termini la seconda società potrebbe subire le conseguenze di una situazione di crisi della prima società, mentre in ogni caso deve escludersi che i creditori sociali dell’una possano divenire automaticamente creditori sociali dell’altra società.
Va infine precisato che non è invece più prevista come causa di perdita del beneficio della responsabilità limitata l’ipotesi in cui l’unico socio sia una persona giuridica ovvero socio unico di altra società di capitali, e ciò per come prevedeva il vecchio testo dell’art. 2497 c.c.[1]
[1] Il vecchio testo dell’art. 2497 c.c. così disponeva:
“Allo scioglimento e alla liquidazione della società si applicano le disposizioni degli artt. 2448 e 2457. La maggioranza necessaria per la nomina e la revoca dei liquidatori è quella richiesta dall’art. 2486 per l’assemblea straordinaria.
In caso d’insolvenza della società, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui le quote sono appartenute ad un solo socio, questi risponde illimitatamente:
quando sia una persona giuridica, ovvero sia socio unico di altra società di capitali;
quando i conferimenti non siano stati effettuati secondo quanto previsto dall’art. 2476, secondo e terzo comma;
fino a quando non sia stata attuata la pubblicità prescritta dall’art. 2475 bis”
Norma di riferimento: Articolo 2462 Codice civile - Responsabilità | Quesito Q201719873
Nicola D.S. chiede
sabato 11/11/2017 - Puglia
Avrei bisogno di sapere quali sono le responsabilita' per il socio unico di una srls in caso di fallimento della societa' stessa.”
L'articolo 2463 del Codice Civile dispone espressamente che la società a responsabilità limitata semplificata (S.r.l.s.) può essere costituita con contratto, ossia da due o più persone fisiche, oppure con atto unilaterale, cioè da una sola persona fisica come socio unico.
Lo stesso articolo prevede inoltre, all'ultimo comma, che alla società a responsabilità limitata semplificata si applicano le norme che disciplinano la società a responsabilità limitata ordinaria, cioè la S.r.l.; ciò significa che anche alla S.r.l.s. si applica, in particolare, il principio dell'autonomia patrimoniale perfetta, previsto per le S.r.l. dall'art. 2462 c.c.. Tale articolo dispone espressamente che nella S.r.l. per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio. Ciò significa che i soci della S.r.l.s., così come i soci della S.r.l., sono responsabili per i debiti contratti dalla società solo nei limiti della quota sociale di cui sono titolari, e questo principio vale sia per la pluralità dei soci, sia quando si tratta di socio unico.
L'articolo prevede, al secondo comma, l'unica eccezione al principio di autonomia patrimoniale perfetta, che è quella dell'ipotesi in cui se la società è in stato di insolvenza (fallimento o altre procedure concorsuali), per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui l'intera partecipazione è appartenuta ad una sola persona, il socio unico risponde illimitatamente, ossia anche con il proprio patrimonio personale, quando i conferimenti non siano stati effettuati a norma di legge, cioè non sia stato versato l'intero importo del loro ammontare al momento della sottoscrizione dell'atto costitutivo (come previsto dall'art. 2464 c.c.), quarto comma, c.c., oppure comunque fin quando non sia stata attuata la pubblicità tramite la registrazione della società presso il registro delle imprese ex art. 2470 c.c..
Quindi, la regola è che, anche nella società a responsabilità limitata semplificata, il socio unico non risponde con il proprio patrimonio, ma solo con quanto conferito in società quale patrimonio sociale; l'eccezione, nel senso che il socio unico risponde illimitatamente (anche con il proprio patrimonio) per le sole obbligazioni contratte dalla società nel periodo in cui c'è stato il socio unico, nelle seguenti ipotesi:
quando i conferimenti non siano stati effettuati secondo quanto previsto dall'art. 2464 quarto comma c.c., ossia quando non sia stato versato l'intero importo dell'unica quota sociale (cioè il 100% del capitale);
oppure quando comunque non è stata effettuata la pubblicità prevista dall'art. 2470 c.c., ossia l'iscrizione della società presso l'ufficio del Registro delle Imprese del luogo in cui la società ha la sede sociale.
Il socio, dunque, una volta costituita la società secondo le predette regole, gode della sua responsabilità limitata al solo patrimonio sociale.

References: Articolo 2462
 art. 2464
 art. 2470

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 Articolo 2462
 Articolo 2462
 art. 2464
 art.2471
 Articolo 2462
 art. 2470