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Timestamp: 2020-08-07 18:46:41+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 14669 del 18/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14669 del 18/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 18/07/2016, (ud. 26/05/2016, dep. 18/07/2016), n.14669
sul ricorso 14589-2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 3746/1/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di PALERMO del 30/01/2014, depositata il 04/12/2014;
26/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUCIO NAPOLITANO.
Con sentenza n. 3746/01/2014, depositata il 4 dicembre 2014, non notificata, la CTR della Sicilia (Palermo) ha accolto l’appello principale proposto dal sig. A.G. nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Palermo, che aveva solo parzialmente accolto il ricorso del contribuente, artigiano operante nel settore della falegnameria, riducendo ad Euro 13.800,00 il maggior reddito d’impresa per l’anno d’imposta 2002 rispetto a quello determinato con l’avviso di accertamento impugnato, dichiarando nel contempo inammissibile e comunque improcedibile il gravame incidentale proposto dall’Amministrazione volto ad ottenere la piena conferma della legittimita’ dell’impugnato avviso di accertamento.
Per quanto qui rileva, la CTR ha ritenuto l’accertamento illegittimo in quanto basato unicamente sul rilevato scostamento tra i dati concreti contabilizzati e quelli ricavati dallo studio di settore di riferimento, senza tener conto in alcun modo della regolare tenuta delle scritture contabili, nonche’ per carenza di motivazione dell’atto impositivo medesimo.
Avverso detta pronuncia l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi per violazione di legge (D.L. n. 331 del 1993, art. 62 bis e sexies, art. 2697 c.c. e art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma n. 4 e per quanto occorra, n. 3 per la prima censura; artt. 115 e 116 c.p.c., anche in relazione all’art. 2697 c.c. per la seconda).
I motivi possono essere esaminati congiuntamente, in quanto tra loro strettamente connessi.
Il ricorso e’ da ritenersi inammissibile.
Con i due motivi Amministrazione ricorrente lamenta che la decisione impugnata non abbia dato conto del fatto che l’accertamento -pacificamente espletato il contraddittorio endoprocedimentale – e’ stato, oltre che sugli studi di settore, basato, in relazione al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), sull’antieconomicita’ della gestione d’impresa (per l’anno di riferimento essendo risultato il reddito d’impresa dichiarato pari a Euro 690,00) con alta incidenza dei costi, tali da azzerare quasi interamente il margine di guadagno sui ricavi, cio’ fondando la ritenuta inattendibilita’ della contabilita’ pur formalmente regolare, atteso che altrimenti non risulterebbe oggettivamente giustificabile la scelta del contribuente di operare in forma consorziata, proprio per il contenimento dei costi; donde l’erroneita’ della sentenza impugnata che, a fronte di presunzioni semplici, gravi, precise e concordanti, quanto al reddito d’impresa del contribuente oggetto di accertamento, ha disatteso il principio in forza del quale incombeva quindi al contribuente l’onere di fornire la prova contraria e dimostrare la correttezza delle proprie dichiarazioni.
Manca tuttavia, nell’articolazione dei due motivi di ricorso, ogni censura, che avrebbe dovuto essere formulata (per violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7) riguardo alla concorrente ed autonoma ratio decidendi che ha portato il giudice tributario a ritenere in toto illegittimo l’accertamento impugnato dal contribuente per difetto di motivazione, cio’ determinando la formazione del giudicato sul punto, (cfr. Cass. sez. unite 29 marzo 2013, n. 7931, Cass. sez. lav. 4 marzo 2016, n. 4293), dovendosi altresi’ osservare che, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, l’impugnazione di detta statuizione della CTR avrebbe dovuto riportare il contenuto dell’avviso di accertamento, onde poterne valutare la rispondenza ai requisiti di cui al 1 comma della succitata norma (cfr. tra le altre, Cass. sez. 5, 17 ottobre 2014, n. 22003. Cass. sez. 5, 19 aprile 2013, a 9536).
Nulla va statuito quanto alle spese del presente giudizio di legittimita’, non avendo l’intimato svolto difese.
Non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, essendo parte ricorrente Amministrazione pubblica per la quale ricorre il meccanismo di prenotazione a debito delle spese (cfr. Cass. sez. unite 8 maggio 2014, n. 9338; piu’ di recente, tra le altre, Cass. sez. 6-L, ord. 29 gennaio 2016, a 1778).
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, da’ atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 – bis dello stesso art. 13.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 62
 art. 2697
 art. 112
 art. 39
 sentenza 
 art. 7
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
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 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 art. 13
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