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Timestamp: 2017-10-17 23:53:56+00:00

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Condominio: Corte di Cassazione Sentenza 9140 del 2013 | Federproprietà Abruzzo
Federproprietà AbruzzoResponsabilità del CondominioCorte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 16 aprile 2013, n. 9140
(OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende giusta delega in atti;
CONDOMINIO (OMISSIS) – (OMISSIS), in persona dell’amministratore pro tempore Sig.ra (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS) (STUDIO (OMISSIS)), che lo rappresenta e difende giusta procura speciale del Dott. Notaio (OMISSIS) in (OMISSIS);
(OMISSIS) propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi ed illustrato da successiva memoria, avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma che ha rigettato il suo gravame contro la sentenza di primo grado del Tribunale di Roma, che aveva respinto la domanda risarcitoria da essa proposta nei confronti del Condominio di (OMISSIS), in relazione ad un sinistro occorsole all’interno dello stabile condominiale il (OMISSIS).
1.- Con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione degli articoli 2051 e 2697 cod. civ., assumendo che la responsabilita’ oggettiva di cui all’articolo 2051 cod. civ., sarebbe incompatibile con la prova del nesso di causalita’ richiesta dal giudice di appello.
1.1.- Il mezzo e’ infondato, attesa la diversita’ ontologica tra la colpa ed il nesso di causalita’. Anche nel regime di cui all’articolo 2051 cod. civ., e’ necessaria dunque la prova del nesso di causalita’.
2.1.- Il mezzo e’ inammissibile, in quanto – secondo la sentenza – e’ esclusa la prova del nesso di causalita’ e dunque ogni questione in tema di colpa e’ irrilevante e comunque assorbita dalla ritenuta responsabilita’ del condominio ex articolo 2051 cod. civ..
3.1.- Il terzo motivo e’ fondato.
Accertate in fatto l’esistenza di “materiale di risulta precipitato dal soffitto e dalle pareti del vano scala condominiale” e la caduta della (OMISSIS), la Corte d’appello ha tuttavia conferito determinante valenza in punto di difetto di prova di nesso causale tra presenza di materiali di risulta e caduta alla circostanza che “nessun testimone e’ stato in grado di precisare le modalita’ della caduta”.
A parte il rilievo che non e’ immaginabile come un teste potesse con certezza attribuire la caduta alla presenza di materiale di risulta quand’anche avesse materialmente assistito all’evento (in ipotesi, conseguito ad una “scivolata”), e’ ovvio che in casi quale quello di specie la causa e’ sempre individuata presuntivamente in relazione al contesto.
Cosi’, ad esempio, se un’autovettura slitta in un punto della strada dov’e’ presente del brecciolino, la causa dello slittamento ben potra’ essere attribuita alla presenza di quel materiale anche se non vi siano stati testi che abbiano assistito alle modalita’ del fatto. Lo stesso vale per le cadute su pavimento bagnato, o lungo scale con gradini sconnessi e cosi’ via.
Il vizio della motivazione sta allora nell’aver escluso la sussistenza di nesso causale solo perche’ non v’erano testi che avessero assistito alle modalita’ della caduta (il che dipende esclusivamente dal caso), senza scrutinare se a diverse conclusioni potesse in ipotesi pervenirsi sulla scorta dell’apprezzamento di fatti idonei ad ingenerare presunzioni, cosi’ consentendo di inferire la ricorrenza del fatto ignoto (causa della caduta) da quello noto (presenza di materiali di risulta) alla luce delle nozioni di fatto comune esperienza, che integrano com’e’ noto una regola di giudizio.
Il che non avrebbe comunque impedito – nell’ambito dell’apprezzamento dei fatti che compete al giudice del merito – di ritenere, in ipotesi, che la qualita’ di condomina della persona incorsa nella caduta, come tale a conoscenza della pericolosita’ del contesto, le imponesse una particolare cautela nell’affrontare la discesa delle scale e di ravvisarne per tale via il concorso nell’accadimento del fatto.
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