Source: https://www.iusexplorer.it/Dejure/Sentenze?idDocMaster=7761245&idDataBanks=2&idUnitaDoc=0&nVigUnitaDoc=1&pagina=1&NavId=539371946&IsCorr=False
Timestamp: 2019-08-21 07:31:19+00:00

Document:
A.M. con ricorso della L. n. 89 del 2001, ex art. 3, depositato il 27 febbraio 2015 chiedeva la liquidazione di un equo indennizzo per l'eccessiva durata di un processo introdotto nell'ottobre 2002 a norma della stessa (procedimento di equa riparazione) davanti alla Corte di Appello di Perugia. Questa aveva dichiarato inammissibile la domanda con provvedimento del 5 gennaio 2012 poi riformato dalla Corte di Cassazione con sentenza del 19 dicembre 2012 che aveva condannato l'Amministrazione statale a pagare l'importo di Euro 1.125,00 a titolo di equa riparazione per la vicenda in oggetto. In difetto di un pagamento spontaneo si era reso necessario promuovere azione esecutiva nei confronti dello Stato con precetto notificato in data 13 giugno 2014 seguito da pignoramento di fondi assegnati alla A. dal Giudice dell'esecuzione di Roma con ordinanza del 27 giugno 2014.
Il Consigliere designato con decreto in data 4/03 /2015 riteneva di rigettare il ricorso della A. dato che la fase di cognizione era durata dal 29 settembre 2010 al 19 dicembre 2012 ovvero poco più di due anni. Per altro le due fasi cognizione ed esecuzione sommate non superavano i due anni sei mesi e cinque giorni e che comunque a voler considerare isolatamente la fase di cognizione il superamento della durata ragionevole per un periodo inferiore a sei mesi non era indennizzabile.
Avverso tale decreto proponeva opposizione della L. n. 89 del 2001, ex art. 5 ter, A.M. la quale si doleva di una lettura erronea della sentenza della Corte di cassazione a Sezioni Unite n. 6312 del 2014 e di un errore del Consigliere laddove aveva affermato che il percetto era stato notificato il 13 giugno 2014 anzichè in data 11 dicembre 2013 e, quindi, nessuna inerzia poteva essergli addebitata.
Si costituiva il Ministero della Giustizia chiedendo il rigetto dell'opposizione ed osservando che la procedura esecutiva sii era conclusa in meno...
1. - A.M. lamenta:
a) Con il primo motivo di ricorso, "violazione e/o falsa applicazione di legge, L. n. 89 del 2001, art. 2".
La ricorrente sostiene che secondo i principi espressi da questa Corte di cassazione a Sezioni Unite con la sentenza nn. 6312 del 2014 va considerato che: la fase di cognizione e di legittimità della procedura ex lege Pinto presupposta deve ragionevolmente protrarsi per non più di due anni, successivamente a partire da quando il titolo è divenuto esecutivo, l'Amministrazione può ancora soddisfare il proprio debito entro ulteriori sei mesi e cinque giorni e ove il predetto termine dilatorio non sia stato rispettato dall'Amministrazione convenuta ed il titolare abbia optato per la promozione di un procedimento di esecuzione forzata del titolo ottenuto l'ulteriore periodo fino alla data del provvedimento conclusivo della fase dell'esecuzione forzata deve esser senz'altro posto a carico dell'Amministrazione stessa. Pertanto, il Decreto opposto pur premettendo che la sentenza della Suprema Corte era intervenuta il 19 dicembre 2012 avrebbe omesso del tutto di considerare che essendo divenuto il titolo così ottenuto definitivo nel dicembre del 2012 ed essendosi conclusa la fase esecutiva nel luglio 2014 (data in cui sarebbe divenuta definitiva l'ordinanza di assegnazione) tale ulteriore periodo di un anno e sette mesi (19 mesi) andava sommato alla durata della fase precedente di cognizione, il giudizio di che trattasi avrebbe avuto la durata di tre anni e due mesi a fronte di quella ragionevole di due anni e sei mesi e cinque giorni.
b) con il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. e del D.M. n. 55 del 2014, censurando il decreto impugnato per non aver disposto la compensazione delle spese di giudizio dovendo tener conto del mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti, come emergerebbe dal...
L n. 89 del 24/03/2001 Art. 3

References: art. 3
 sentenza 
 art. 5
 sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 3