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343-fabiani-30-01-13 | Judge | Justice
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Sezione II Dottrina e opinioni
documento n. 343/2013
1. A distanza di un anno dallordinanza con la quale la Prima Sezione della Corte1 aveva rimesso alle Sezioni unite la questione relativa alla demarcazione del sindacato del giudice sul requisito di fattibilit nel concordato preventivo, la Corte si finalmente espressa: finalmente perch la decisione era molto attesa e molti processi erano in bilico proprio in funzione di ci che avrebbero stabilito le Sezioni unite. Anticipando, qui, le conclusioni del percorso di commento, a me pare che la Corte abbia, intanto, pienamente assolto al proprio ruolo di nomofilachia, anche considerando che la pronuncia stata resa ai sensi dellart. 363 c.p.c. ( vista la declaratoria di inammissibilit del ricorso) e che nella premessa i Giudici degradano il dedotto contrasto a una pi sfumata non totale sintonia fra i precedenti. Cos pure la Corte ha assolto anche al proprio ruolo nel dettare uninterpretazione consapevole e per molti aspetti equilibrata. Per certi profili, forse, equilibrata prima ancora che esatta, ma ben noto che sarebbe stato probabilmente impossibile centrare il bersaglio, vista lobiettiva opacit della cornice normativa. Resistono alcune ambiguit, se si vuole anche pericolose perch strumentalizzabili, e tuttavia un giudizio generale di
Cass. 15 dicembre 2011, n. 27063, Foro it., Rep. 2012, voce Concordato preventivo, n. 84 ha rimesso alle Sezioni unite la questione dopo aver preso atto di un contrasto fra Cass., 15 settembre 2011, n. 18864, id., 2012, I, 136 da un lato e Cass., 16 settembre 2011, n. 18987, ibid., 136, Cass. 23 giugno 2011, n. 13817, id., 2011, I, 2308, Cass. 14 febbraio 2011, n. 3586, id., Rep. 2011, voce cit., n. 115, Cass. 25 ottobre 2010, n. 21860, id., 2011, I, 105, dallaltro.
condivisibilit per chi aveva criticato anche con asprezza il contrasto che si era creato, non meno che doveroso2. Nelle brevi note che seguono saranno analizzati i punti nodali della sentenza: una sentenza che nel giro di qualche minuto circolata in rete e che ha visto, da subito, commenti contr astanti e spesso smentiti da chi laveva letta in un modo e lha poi, riletta, in un altro. Non per superficialit ma per quei profili che non fanno tornare del tutto il ragionamento e che a ndranno esplicati e che in parte si trovano allocati anche in un principio di diritto non proprio perfettamente modellato rispetto alla motivazione. Non ne esce dichiaratamente vincente n il manipolo degli interpreti che preferiva la tesi pi privatistica, cos come non ne esce sconfitta la tesi pi vicina ai valori pubblicistici. Tuttavia i giudici non sono rimasti a met del guado ma hanno fatto qualche passo in pi nella direzione che premia il valore dellaccordo fra le parti e quello della volont dei cred itori.
2. Nella premessa3 (pagg. 42, 44) i Giudici di legittimit distinguono la fattibilit giuridica dalla fattibilit economica e senza titubanze precisano che sulla prima il sindacato del tribunale non pu essere messo in discussione. Si tratta di una distinzione non diffusa, ma neppure originale posto che si evoca, in qualche misura, il tema dellimpossibilit dellattuazione del piano. Nella motivazione si fa lesempio della previsione della cessione di un bene altrui e si precisa che un concordato con cessione dei beni che avesse un piano fondato sulla vendita di un bene altrui sarebbe giuridicamente non fattibile. Lesempio perspicuo ma non proprio calzante perch occorre intendersi sulla nozione di cessione dei beni: certo se la proposta avesse come oggetto la cessione traslativa di un bene altrui mancherebbe la fattibilit giuridica e questo non sarebbe, per, un pro2
M. FABIANI, I disorientamenti nella nomofilachia a proposito della fattibilit del concordato preventivo e della cessione dei beni, Foro it., 2012, I, 170. 3 Per comodit del lettore saranno anche indicati i numeri di pagina del testo dattiloscritto in originale della pronuncia.
filo che attiene alla fattibilit, quanto invece, allammissibilit ma di questo i Giudici si sono resi conto (pag. 44). In ogni caso la questione della reale o supposta distinzione fra fattibilit giuridica e fattibilit pratica-economica del piano non va enfatizzata, quanto meno per il fatto che la prima sembra albergare in fattispecie marginali, se non quasi di scuola. In tal senso il focus dellinterprete deve dirigersi verso altri brani della motivazione assai pi stimolanti.
3. Un aspetto importante rappresentato dal fatto che la Corte assume che la fattibilit sia direttamente sindacabile (vedremo, poi, in che limiti) dal tribunale e non solo in via mediata per il tramite della attestazione (pag. 43); ci sul presupposto che lart. 162 l.fall. rimanderebbe ai requisiti di ammissibilit fra i quali andrebbe compresa la fattibilit4. A me tale argomento sempre apparso fragile nellottica di una interpretazi one letterale (che dovrebbe condurre ad affermare che il requisito lattestazione), cos come quello che vuole che il giudice possa certamente disattendere la relazione del professionista posto che il giudice non vincolato al parere del consulente tecnico (pag. 44); e che non sia un consulente tecnico la Corte lo dice chiaramente. Qui si perpetrato un equivoco: lattestazione non uno strumento di garanzia5 (e neppure una prova) ma un mezzo di informazione di una prognosi che pu essere disattesa dal tribunale solo quando lattestazione fo rmalmente positiva, in concreto contenga le motivazioni di un giudizio sfavorevole6. Sennonch questi due argomenti, pur invocati dai Giudici di legittimit e gi ripetutamente evocati dalle Corti di merito che
Il primo contributo in questo senso risale a FERRO, Stato di crisi, relazione di fattibilit del piano e sindacato del giudice nel concordato preventivo, in Foro it., 2006, I, 919. 5 Cos, invece, BOZZA, Il sindacato del tribunale, in Fallimento, 2011, 183. 6 Una indagine di questo tenore quella compiuta da Trib. Udine, 10 febbraio 2011, in Dir.fall., 2012, II, 261, l dove si dichiarata inammissibile la domanda con riferimento ad unattestazione condizionata; in termini simili, App. Torino, 20 luglio 2009, in Fallimento, 2010, 961, con nota di MICHELOTTI, La relazione del professionista e i limiti del controllo giurisdizionale del tribunale in sede di ammissione al concordato preventivo.
avevano sposato la tesi del controllo del tribunale sulla fattibilit, a ben vedere non assumono un rilievo eminente nel complesso della motivazione. Si tratta di due premesse che a prima lettura hanno forse indotto taluno a credere che la decisione avesse virato verso una interpretazione pi pubblicis tica, ma che poi sono nettamente sopravanzate da altre e assai pi significative precisazioni.
4. In occasione di precedenti contributi sul tema, avevo osservato che la questione di fattibilit, ampiamente sopravvalutata, era obiettivamente controversa e che lopzione fra le due pi diffuse letture avrebbe dovuto essere orientata considerando il complessivo contesto della riforma fallimentare. La Corte ha nitidamente riconosciuto (pag. 36 del testo originale) che la Riforma era indirizzata verso lesaltazione delleconomicit di soluzioni fondate sullassetto negoziale, ma che peraltro la cornice normativa non ha del tutto assecondato quella proiezione, e la stessa tessitura normativa inserita nel vecchio telaio della legge del 1942 lo dimostra. In tale contesto si precisato che nel concordato rilevano in misura importante i riflessi pubblicistici e ci condiziona linterpretazione sui poteri del tribunale. Qui si arrestano, a mio avviso, le porzioni della sentenza pi orientate a conservare al giudice del merito un ruolo sostanzioso; anzi, proprio sul ruolo del giudice che la Corte svolge una considerazione che tante volte capitato di fare: il ruolo del giudice nella crisi di impresa non divenuto marginale o meno penetrante7, ma diverso dal passato (pag. 57) e su questo, credo, la riflessione da parte dei giudici di merito ancora incompiuta.
A me pare pi uno slogan che una verit fondata su dati positivi e tuttavia il mito (in negativo) della svalutazione del ruolo del giudice ha fatto breccia anche presso interpreti imparziali, v., SALVATO, Puntualizzazioni della Corte di Cassazione sul potere di controllo del tribunale nel concordato, in Corr.giur., 2012, 43.
5. Possiamo, ora, passare in rassegna le varie proposizioni contenute in motivazione che consentono di affermare che la pronuncia non resta a met del guado. Procediamo con ordine a partire da quelle sino ad ora meno discusse. Innanzi tutto in pi passaggi si riconosce che il connotato che qualifica la proposta concordataria la massima flessibilit possibile (pag. 39). Si tratta di unaffermazione ampiamente condivisa e che comunque assume un peso perch costituisce una logica premessa per dire poi che ogni proposta di concordato deve essere letta senza schemi teorici preconfezionati. Un secondo brano chiarificatore quello che si concentra sulla decisivit delle informazioni che debbono affluire ai creditori; queste informazioni provengono dallattestatore e dal commissario giudiziale e il tribunale deve essere rigoroso nel verificare che linformazione sia completa (pag. 47). Sul punto si pu fare una chiosa per precisare che se il valore dellinformazione elevato a requisito di legittimit del procedimento va sindacata dal giudice, anche dufficio, la circostanza che vi sia stato un difetto nella trasmissione delle informazioni ai creditori. Altra considerazione esplicativa quella che vuole la fattibilit nozione ben diversa dalla convenienza (pag. 42); ben vero che i due termini esprimono concetti totalmente differenti, ma poich in uno dei precedenti che hanno originato il contrasto si era fatta confusione sul punto8, la precisazione giova a chiarire un possibile equivoco. N si pu censurare il fatto che, poi (pag. 55), la Corte torni sui suoi passi affermando che il giudizio di convenienza spetta ai creditori; infatti, il richiamo della convenienza svolto in funzione di legarlo alla fattibilit l dove si dice che la convenienza presuppone una valutazione prognostica in ordine alla fattibilit del piano. Infine, anche la definizione di fattibilit del piano come prognosi sulladempimento della proposta (pag. 41) precisazione utile ma sostanzialmente gi diffusamente condivisa9.
Cass. 21860/2010, cit. Perspicue al riguardo appaiono le conclusioni di PATTI, La fattibilit del piano nel concordato preventivo tra attestazione dellesperto e sindacato del tribunale, in Fallimento, 2012, 46, ad avviso del quale la fattibilit un giudizio prognostico sulla realizzabilit del piano in funzione della soddisfazione dei creditori
6. Il fulcro della pronuncia a me pare da identificare nella spiegazione di quale sia la causa del concordato preventivo: a tale interrogativo la Corte perviene quando si domanda chi sia il soggetto che deve farsi carico del rischio economico delloperazione concordataria, cio di chi sia chiamato a ponderare la fattibilit economica del piano (pag. 45). Orbene, la causa del concordato la regolazione della crisi, attraverso il soddisfacimento dei creditori. A qualcuno potr, forse, apparire rilievo quasi banale, ma in verit ci troviamo di fronte ad un passaggio decisivo. La funzione economica-sociale del concordato preventivo regolare la crisi dellimprenditore: quindi un concordato che non regolasse la crisi sarebbe privo di causa. A me pare una postulazione davvero importante. In secondo luogo, si precisa che la regolazione della crisi deve avvenire mediante il soddisfacimento delle ragioni dei creditori (in una cornice temporale determinata), s che se ai creditori nulla venisse proposto, ancora il concordato sarebbe privo di causa. Anche questa ulteriore proposizione certamente condivisibile. Qui, per, la decisione non deve costituire un punto di approdo ma solo di partenza: , infatti, importante che presto si prenda in considerazione se la nozione di soddisfacimento presupponga come equipollente quella di pagamento, ovvero se non siano legittime forme di soddisfacimento del credito di altra natura (conclusione questa che non dovrebbe essere difficile da raggiungere volta che lo stesso art. 160 l.fall. ammette che ai creditori possano essere offerti beni) e, con ancor pi ardimento se non sia legittimo che il soddisfacimento possa concretarsi in altre utilit, economicamente determinabili, ma diverse dalle attribuzioni in beni o in denaro (pensiamo a vantaggi fiscali). I Giudici, per, non si sono fermati alla causa in astratto ma hanno, anche, aggiunto che proprio la flessibilit della proposta impone che venga esaminata dal giudice anche la causa concreta. Questo passaggio non irragionevole ma, al contempo, quanto meno scivoloso. Si assume, infatti, che rispetto ad ogni proposta (pag. 50) si deve valutare se sia probabile che nessun risultato in termini di soddisfacimento possa essere raggiunto: un soddisfacimento definito minimale (pag. 49). A questo punto occorre intendersi perch mentre laccertamento della causa in astratto questione che pertiene
allammissibilit del concordato sotto il profilo che ove si riscontrasse un difetto di causa neppure ci si troverebbe di fronte ad un concordato, laccertamento della causa in concreto rischia, davvero, di inquinare il rapporto fra ruolo del giudice e ruolo dei creditori. Mi pare, allora, che lenunciazione della Corte debba essere letta in chiave minimalista. Il tribun ale pu sindacare che la singola proposta preveda s, in thesi, il soddisfacimento dei creditori ma che poi, in concreto, nessun soddisfacimento sarebbe possibile. Si faccia il caso in cui la proposta contenga la previsione del pagamento dei creditori chirografari in misura del 20% e che, tuttavia, le risorse indicate nel ricorso siano, tutte, al servizio dei creditori privilegiati. Non a caso nella motivazione (pag. 51) si riporta lesempio in cui lattestatore sostenga la fattibilit su un complesso di dati la cui sommatoria deponesse per una conclusione opposta. Non a caso si enfatizza (pag. 58) che la prognosi di realizzabilit dellattivo nei termini indicati dal debitore esula dai compiti del tribunale. Nel termine minimale aleggia la tesi gi presente in giurisprudenza sulla non omologabilit di un concordato la cui proposta fosse irrisoria10, tesi per controversa in dottrina e comunque del tutto estranea al tema della fattibilit. Ci che rileva ai fini del riscontro della causa in concreto non la misura del soddisfacimento (che va rimessa al giudizio dei creditori, perch valutazione di convenienza), ma il fatto che un soddisfacimento vi sia e sia economicamente quantificabile.
Trib. Roma, 16 aprile 2008, Foro it., Rep. 2009 , voce cit., n. 108, con nota adesiva di F. Macario, Nuovo concordato preventivo e (antiche) tecniche di controllo degli atti di autonomia: linammissibilit della proposta per mancanza di causa, in Banca, borsa, titoli crediti, 2009, II, 732, S. Ambrosini, Il controllo giudiziale sullammissibilit della domanda di concordato preventivo e sulla formazione delle classi, in Dir.fall., 2010, I, 559; contra, G. Canale, Il concordato preventivo a cinque anni dalla riforma, in Giur.comm., 2011, I, 366; per F. Guerrera, Struttura finanziaria, classi dei creditori e ordine delle prelazioni nei concordati delle societ, in Dir.fall., 2010, I, 709, non ha senso evocare nella fattispecie la nozione di difetto di causa; A. Jorio, sub art. 160, in La legge fallimentare dopo le riforme, a cura di A.Nigro, M. Sandulli e V. Santoro, III, Torino, 2010, 2043
7. La Corte interviene per dare continuit al principio che vuole non necessaria (e tanto meno vincolante) lindicazione nella proposta della misura del soddisfacimento dei creditori11, sul presupposto che la legge non prevede affatto la promessa di una certa misura di soddisfacimento. Si tratta di un enunciato del tutto condivisibile se rapportato alla fattispecie oggetto del ricorso (concordato con cessione dei beni), ma pure inaccettabile ove mai si volesse esportarlo ad altri modelli di concordato. Ci che conta che il debitore si assuma unobbligazione determinata e riconoscibile: quindi se offre la cessione dei beni in luogo del pagamento deve esser certo che sia attuabile la messa a disposizione dei beni, mentre se si formula una proposta di pagamento con garanzia, lobbligazione deve identifica rsi, proprio, nella misura del soddisfacimento monetario.
8. Altro utile passaggio quello che riguarda lomogeneit del tipo di sindacato esercitabile nelle varie fasi del procedimento (pag. 60) e cio nella fase di ammissione (art. 162 l.fall.), in quella di revoca (art. 173 l.fall.) e in quella di omologazione (art. 180 l.fall.).
9. Nella parte conclusiva della motivazione la Corte esplora gli argomenti interpretativi di ordine letterale che erano stati addotti per supportare la tesi pubblicistica e li svaluta completamente, salvo quelli di cui supra 3. In particolare viene sminuito largomento derivante dallattribuzione al tribunale del potere di chiedere integrazioni del piano al debitore. Si tratta, qui, di una disposizione che appartiene al genus delle norme che stabiliscono il principio della leale collaborazione fra parti e giudice12, dove il giudice confrontando lattestazione ed il pi11 12
Cass. 13817/2011. PATTI, La fattibilit del piano, cit., 47; PACCHI, La valutazione del piano del concordato preventivo, in Dir.fall., 2011; I, 108; ; TARANTINO, I confini del controllo giudiziale in sede di ammissibilit della proposta di concordato preventivo, in Dir.fall., 2012, II; 426. AMBROSINI, Il sindacato in itinere sulla fattibilit del piano concordatario nel dialogo tra dottrina e giurisprudenza, in Fallimento, 2011, 943, parla di virtuosa interlocuzione tra tribunale e debitore.
ano pu rilevare unasincronia che dipende dal sindacato sullattestazione e non dalle censura sulla non fattibilit del piano13. Poich la decisione stata resa ai sensi dellart. 363 c.p.c., i Giudici hanno avuto gioco facile a prendere in esame anche la normativa sopravvenuta col d.l. 83/2012, convertito con modificazioni dalla l. 134/2012. A questo proposito si precisa che lampio catalogo di autorizzazioni che spettano al tribunale nella fase preliminare del concordato e che a ben vedere segnano il possibile interventismo delle corti non significativo in quanto l ci si muove nel contesto dellurgenza e dellimpossibilit di sentire, preventivamente, i creditori. Laffermazione esatta solo in parte perch alcune delle autorizzazioni possono essere rilasciate anche durante il procedimento (e non solo allinizio) e tuttavia il ragionamento regge egualmente in quanto il meccanismo delle autorizzazioni assolve alla diversa funzione di dare protezione agli atti intraconcordatari (pag. 62, 63). Viene, infine, indagato lart. 179 l.fall. (pag. 65) nella sua addenda l dove si prevede che se cambia il quadro della fattibilit, il commissario ne deve dare avviso ai creditori perch questi possano revocare il voto. Il richiamo allart. 179 l.fall. viene svolto in vista di dimostrare che lavviso diretto ai cr editori e non essendo, invece, rivolto verso il tribunale risulta confermativo della circostanza che il tribunale non si deve occupare della fattibilit (se non nei limiti sopra ricordati). Dire che il tribunale non conosce in via officiosa della fattibilit in sede di omologazione potrebbe non escludere che la questione venga proposta dal singolo creditore mediante lopposizione e ci a prescindere dalla revoca del voto. Di ci la Corte non si direttamente occupata; tuttavia che la scelta pi corretta sia quella che vuole che lunico strumento per dedurre la sopravvenuta non fattibilit sia la revoca del voto a me pare, comunque, desumibile dalla sentenza nella parte in cui si prende opportunamente posizione sullassoluta irrilevanza della menzi o-
Cass., 3586/2011, in Fallimento, 2011, 805, ha espressamente precisato che la concessione del termine non rileva ai fini dellinterpretazione sul giudizio di fa ttibilit.
ne nellart. 180 l.fall. dellattivit istruttoria (pag. 62)14. Infatti, la previsione secondo la quale nel processo di omologazione in presenza di opposizioni si legittima il tribunale a disporre mezzi di prova, altro non che una coerente scelta di stabilire che in una materia nella quale si agitano interessi superindividuali sia logico e razionale che il giudice, in una cornice camerale nella quale gi opera lart. 738 c.p.c., possa implementare prove officiose (che, ricordiamo, esistono anche nei processi di parte in senso stretto). N va dimenticato che lo spettro contenutistico delle opposizioni resta irrilevante15 posto che il processo di omologazione non vede modificato il suo oggetto a seconda che siano, oppure no, presentate opposizioni.
10. Qualche considerazione conclusiva. Le sentenze che hanno generato il contrasto sono citate nella motivazione solo occasionalmente, con una tecnica espositiva non consueta nelle decisioni delle Sezioni unite (su contrasto) , forse perch nelle premesse si parlato di semplice non totale sintonia. In tale contesto non si pu dire che abbia sicuramente prevalso la tesi enunciata dalla quaterna costituita da Cass. 21860/2010, Cass. 3586/2011, Cass. 13817/2011 e Cass. 18987/2011, in danno della soccombente Cass. 18864/2011. lecito, per, segnalare che il perimetro del controllo del tribunale stato con pi chiarezza delimitato, ma non senza qualche ambiguit forse figlia del bisogno (non disdicevole) di non turbare troppo gli equilibri nelle corti di merito, l dove
In senso opposto e dunque per la valorizzazione dellargomento in sede di omologazione e per la spinta sul sindacato di fattibilit, v., PAGNI, Contratto e processo nel concordato preventivo e negli accordi di ristrutturazione dei debiti: analogie e differenze, in Trattato di diritto fallimentare, diretto da Buonocore e Bassi, I, Padova, 2010, 586; GENOVIVA, Questioni controverse in tema di concordato preventivo, in Fallimento, 2009, 1220; GALLETTI, La revoca dellammissione al concordato preventivo, in Giur.comm., 2009, I, 744: AMATORE, Il giudizio di fattibilit del piano nel concordato preventivo, in Dir.fall., 2012, I, 118 . 15 FABIANI, Diritto fallimentare. Un profilo organico, Bologna, 2011, 659; NARDECCHIA, Nuova proposta di concordato, istanza di fallimento e poteri del tribunale in sede di ammissione, in Fallimento, 2011, 1455; PAGNI, Contratto e processo nel concordato preventivo e negli accordi di ristrutturazione dei debiti: analogie e differenze, cit., 580.
le torsioni applicative spesso sono la filigrana di certi atteggiamenti in apparenza troppo rigidi. Un passo avanti stato anche labbandono del rifugio dellideologismo esasperato16. Qualche interprete, nellimminenza della discussione della Corte, aveva manifestato che un orientamento che avesse ripudiato la tesi pubblicistica avrebbe dovuto essere repentinamente disapplicato dalle corti di merito. Lesito della decisione non stato questo essendosi rivelato pi equilibrato, ma lauspicio che la questione della fattibilit venga presto svalutata e che le corti si concentrino, finalmente, sui temi nevralgici del concordato17 cercando di offrire qualche certezza in pi in termini di armonia di sistema18.
Ad esempio DI MAJO, La fattibilit del concordato preventivo: legittimit o merito, in Corr. Giur., 2012, 230, dubita fortemente dellassetto negoziale del concordato ed anzi cerca di fornire un supporto ideale alla soluzione della Corte, per poi, per, rifugiarsi nella nozione di regolarit sostanziale che una formula astratta. 17 Per simili valutazioni complessive, v. NARDECCHIA, La fattibilit al vaglio delle sezioni unite, www.ilcaso.it. 18 LO CASCIO, Concordato preventivo, incerti profili interpretativi, in Fallimento, 2012, 14.
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