Source: http://www.schedariofiscalepernice.it/2018/04/27/ici-residenza-anagrafica-marito-e-moglie-abitano-in-unaltra-casa-cass-10167-2018-04-27/
Timestamp: 2020-05-27 02:04:54+00:00

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ICI – residenza anagrafica – marito e moglie abitano in un’altra casa – Cass. 10167 2018 04 27 – schedariofiscalepernice.it
Difficile pensare a due abitazioni familiari.
La Cassazione ha chiarito che in tema di ICI, ai fini della spettanza della detrazione e dell’applicazione dell’aliquota ridotta prevista per le abitazioni principali dall’art. 8 del d. lgs. n. 504/1992, un’unità immobiliare può essere riconosciuta abitazione principale solo se costituisca la dimora abituale non solo del ricorrente, ma anche dei suoi familiari, non potendo sorgere il diritto alla detrazione nell’ipotesi in cui tale requisito sia riscontrabile solo nel soggetto passivo ed invece difetti nei familiari (cfr. Cass. sez. 5, 2010, n. 14389; Cass. sez. 6-5, ord. 21 giugno 2017, n. 15444).
CORTE DI CASSAZIONE – SEZIONE SESTA CIVILE TRIBUTARIA – ORDINANZA 27 APRILE 2018, N. 10167
costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal comma 1, lett. e), dell’art. 1 – bis del d.l. n. 168/2016, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 197/2016; dato atto che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata, osserva quanto segue.
Con sentenza n. 1427/04/2015, depositata il 17 dicembre 2015, la CTR dell’Abruzzo accolse l’appello proposto dalla signora O.G. nei confronti del Comune di L’Aquila avverso la sentenza della CTP di L’Aquila, che aveva invece rigettato il ricorso proposto dalla contribuente avverso avviso di accertamento relativo all’ICI per l’anno 2008 con riferimento ad immobile di proprietà esclusiva della ricorrente, per la quale ella aveva sostenuto di aver diritto a beneficiare dell’esenzione derivante dall’art. 1 del d.l. 27 maggio 2008, n. 93, quale convertito, con modificazioni, dalla l. 24 luglio 2008, n. 126, avendo ivi trasferito la propria residenza dal 10 ottobre 2007.
Avverso la sentenza della CTR il Comune di L’Aquila ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un solo motivo, cui la contribuente resiste con controricorso.
Con l’unico motivo l’ente locale ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 8, comma 2, del d. lgs. n. 504/1992, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c., nella parte in cui la sentenza impugnata ha riconosciuto il diritto all’esenzione ICI con riferimento all’immobile oggetto di accertamento, sito alla via X n. 18 quale abitazione principale, atteso che l’esenzione presupponeva che l’immobile fosse destinato ad abitazione propria della contribuente e dei suoi familiari, risultando invece il coniuge P.D.S. già fruitore dell’agevolazione riguardo ad immobile sito nel medesimo Comune alla via Y n. 64/b, in comunione con la moglie.
Questa Corte – riguardo ad annualità pregresse per le quali l’art. 8, comma 2 del d. lgs. n. 504/1992, dava diritto a detrazione nella misura ivi stabilita per l’unità immobiliare adibita direttamente ad abitazione principale del soggetto passivo, per tale intendendosi, salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica – ha chiarito che in tema di ICI, ai fini della spettanza della detrazione e dell’applicazione dell’aliquota ridotta prevista per le abitazioni principali dall’art. 8 del d. lgs. n. 504/1992, un’unità immobiliare può essere riconosciuta abitazione principale solo se costituisca la dimora abituale non solo del ricorrente, ma anche dei suoi familiari, non potendo sorgere il diritto alla detrazione nell’ipotesi in cui tale requisito sia riscontrabile solo nel soggetto passivo ed invece difetti nei familiari (cfr. Cass. sez. 5, 2010, n. 14389; Cass. sez. 6-5, ord. 21 giugno 2017, n. 15444).
Tale principio di diritto – essendo comune il requisito all’esenzione posta, con riferimento all’annualità in oggetto, dal succitato art. 1 del d.l. n. 93/2008 quale applicabile ratione temporis – rapportato alla fattispecie in esame, in presenza degli elementi di fatto che possono ritenersi pacifici (fissazione della residenza della famiglia, ex art. 144 c.c., presso cui i coniugi sono tenuti alla coabitazione, presso l’immobile di Via Y, tanto che del relativo beneficio fiscale i coniugi comproprietari hanno usufruito), avrebbe dovuto indirizzare il giudice di merito nel ritenere insussistente la destinazione dell’immobile di via X ad abitazione principale del soggetto passivo e dei suoi familiari, restando superata al riguardo la presunzione relativa derivante dalle risultanze anagrafiche (fissazione della residenza della contribuente dal 10 ottobre 2007 presso detto immobile), non avendo neppure la contribuente allegato che sia subentrato tra i coniugi uno stato d’intollerabilità della prosecuzione della convivenza coniugale presso l’immobile di via Y, già destinato ad abitazione della famiglia.
La pronuncia impugnata è incorsa dunque, non facendo corretta applicazione del principio enunciato in materia da questa Corte e sopra riportato, nella denunciata falsa applicazione della succitata norma di diritto e va per l’effetto cassata.
Non occorrendo ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384, comma 2, ultima parte c.p.c., con pronuncia di rigetto dell’originario ricorso della contribuente.
Avuto riguardo all’andamento del giudizio, possono essere interamente compensate tra le parti le spese del doppio grado del giudizio di merito, cedendo quelle del giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, a carico della controricorrente, secondo soccombenza.
Accoglie il ricorso (del Comune), cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, rigetta l’originario ricorso della contribuente.
Dichiara compensate tra le parti le spese del doppio grado di merito e condanna la controricorrente al pagamento in favore del ricorrente delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in euro 1400 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi, liquidati in euro 200, ed agli accessori di legge, se dovuti.
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References: Cass. 
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 sentenza 
 sentenza 
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 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 art. 1
 art. 144
 sentenza 
 Cass.