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INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA. Premesso che - PDF
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1 ..,. Regione Emilia-Romagna Assemblea legislativa Fascicolo: AL/2015/39191 del 21/09/2015 OGGETTO 1300 Bologna, 21 settembre 2015 Alla Presidente dell' Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna cons. Simonetta Saliera INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Premesso che oggi, 21 settembre, si celebra la XXII Giornata mondiale sull' Alzheimer, la malattia più diffusa tra le forme di demenza, con quasi un milione e 250 mila malati solo in Italia. Un giorno importante nel quale attirare l'attenzione su questa grave malattia neurologica affinché' anche coloro che non la conoscono possano capire immediatamente quante e quali possono essere le conseguenze di una simile patologia; chi soffre del morbo di Alzheimer ha forti disturbi delle memoria recente, avverte difficoltà di orientamento nello spazio e nel tempo, accusa problemi di concentrazione. Progressivamente tende a perdere l'autonomia. Si manifesta inizialmente con una progressiva amnesia, prima sulle piccole cose, fino ad arrivare a non riconoscere nemmeno i familiari e ad avere bisogno di aiuto anche per le attività quotidiane più semplici. L'Alzheimer colpisce sia la memoria che le funzioni cognitive, e questi si ripercuote sulla capacita di parlare e di pensare. Inoltre può essere causa di stati dico~sione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale; Viale Aldo Moro Bologna
2 fatta salva la quota coperta dal Servizio sanitario nazionale per l'assistenza medica, per le persone non autosufficienti in carico alla Rsa e tra esse anche per le personale non autosufficienti affette da Alzheimer sono soggetti al pagamento della quota alberghiera che varia da Rsa a Rsa da una Provincia all'altra; in alcuni casi, la quota di compartecipazione viene integrata dal Comune di residenza del malato, in altri viene richiesta alle famiglie in base a diversi criteri, quali ISEE, condizioni di non autosufficienza del malato livello di deterioramento cognitivo, presenza di altre malattie; spesso i parenti sono chiamati a integrare la quota di compartecipazione pagando la differenza tra la pensione del ricoverato versata alla struttura e il costo complessivo; per effetto della regolamentazione del nuovo ISEE i pazienti nel determinare il proprio valore ISEE devono indicare anche i redditi non soggetti ad IRPEF e tra questi l'indennità di accompagnamento; inoltre la Regione con l'introduzione del nuovo ISEE viene meno al principio di una propria legge, la quale dispone l'applicazione in via generale dell'indicatore della situazione economica del solo assistito ISE per la misurazione del reddito (art. 49 L R. 12 marzo 2003, n.2, cosi come modificato dalla L R. 22 dicembre 2009, n. 24); il Consiglio di Stato, organo di secondo e ultimo grado della giustizia amministrativa, si è pronunciato più volte con importanti sentenze dando ragione agli utenti chiarendo che "le rette per la degenza in RSA di persone ultrasessantacinquenni non autosufficienti e disabili gravi devono tener conto dei redditi del solo assistito e non anche dei redditi dei parenti"; considerato che molte famiglie hanno visto il proprio reddito calare nettamente, per effetto della crisi; calo che rende loro problematico il pagamento della retta per i loro congiunti;
3 il mancato pagamento espone queste famiglie al rischio di dismissione dalle strutture (RSA); molte di queste famiglie hanno la preoccupazione di non riuscire ad assistere domiciliarmente i loro cari non autosufficienti affetti da patologie quali Alzheimer, perché, nella maggior parte dei casi" la malattia è a uno stadio avanzato e difficilmente gestibile, soprattutto in assenza del supporto di servizi sociosanitari sul territorio che sono alle prese con continui tagli di trasferimenti e di personale; con sentenza n del 12/12/2011, depositata in, data 22/3/2012, la Corte di Cassazione, sezione prima civile, chiamata a decidere sulle spese di degenza in RSA di un paziente affetto dal morbo di Alzheimer e sul soggetto che debba farsene carico, ha ritenuto che nel caso in cui oltre alle prestazioni socio assistenziali siano erogate prestazioni sanitarie, l'attività va considerata comunque di rilievo sanitario, e pertanto di competenza del Servizio Sanitario Nazionale; la Cassazione ha confermato che nella patologia di Alzheimer non sono scindibili le attività sòcioassistenziali da quelle sanitarie, per cui si tratta di prestazioni totalmente a carico del Servizio sarutario nazionale; preso atto che i familiari dei malati di Alzheimer dedicano mediamente sette ore al giorno all'assistenza diretta del congiunto e quasi 11 ore alla sua sorveglianza. L'impatto del carico assistenziale sulla vita è tale da costringere questi caregivers a lasciare il lavoro, a chiedere il part time o a cambiare attività. Anche la loro salute psicofisica subisce conseguenze, tanto che almeno un caregiver su tre assume psicofarmaci. Lo rilevano diverse indagini, lo sottolinea anche la Relazione sullo stato sanitario del Paese , presentata a dicembre 2014 dal ministero della Salute; è iniquo che, dopo una vita di lavor,o in cui queste persone hanno contribuito al benessere generale, pagando onestamente le loro imposte/tasse, oggi- affette da patologie
4 gravi, debbano essere assoggettate a contribuire in modo sproporzionato a pagarsi i servizi socio sanitari; è iniquo che nella valutazione della capacità economica vengano utilizzate redditi esenti da Irpef, quali la misera pensione d'invalidità di 260 euro e l'indennità di accompagnamento, come bene hanno rilevato i giudici del TAR Lazio accogliendo, in parte tre ricorsi presentati contro il Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) 159/13 e cioè il Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) appena entrato in vigore dal primo gennaio del corrente anno; le tre Sentenze (Sezione Prima del TAR del Lazio, n. 2454/15, 2458/15 e n. 2459/15) hanno di fatto modificato parzialmente l'impianto per il calcolo dell'indicatore della Situazione Reddituale (ISR). Il TAR, nello specifico, ha accolto il ricorso sull'illegittimità del regolamento dell'isee nella parte in cui considera come reddito disponibile anche i proventi legati alla disabilità (pensione e accompagnamento con la sentenza 2458). Il Tar, richiamando i fondamentali principi della Costituzione enunciati negli artt. 3, 32 e 38, dichiara che la pensione di invalidità e le indennità di accompagnamento non devono essere inseriti tra i redditi disponibili. Il loro inserimento, costituirebbe infatti una penalizzazione nei confronti delle fasce sociali più deboli. Per questo motivo, il nuovo ISEE, adottato dopo interminabili lavori parlamentari ed entrato in vigore solo lo scorso lo gennaio, è stato giudicato illegittimo dal TAR nelle parti dove è previsto che nel reddito complessivo venga conteggiata anche la pensione e l'indennità ricevuta dal soggetto, accertato disabile; il TAR Lazio nelle sentenze richiamte a chiarito: non è dato comprendere per quale ragione, nella nozione di "reddito", che dovrebbe riferirsi a incrementi di ricchezza idonei alla partecipazione alla componente fiscale di ogni ordinamento, sono stati compresi anche gli emolumenti riconosciuti a titolo meramente compensativo e/o risarcitorio a favore delle situazioni di "disabilità", quali le indennità di accompagnamento, le pensioni INPS alle persone che versano in stato di disabilità è bisogno economico, gli indennizzi da danno biologico invalidantè, di carattere risarcitorio, gli assegni mensili da indennizzo ex Il. nn. 210/92 e 229/05.
5 .. tali somme, e tutte le altre che possono identificarsi a tale titolo, non possono costituire "reddito" in senso lato né possono essere comprensive della nozione di "reddito disponibile" di cui all'art. 5 d.l. cit., che proprio ai fini di revisione dell'isee e della tutela della "disabilità", è stato adottato. non si può accettare l'osservazione secondo cui tale estensione della nozione di "reddito disponibile" sarebbe in qualche modo temperata o bilanciata dall'introduzione nello stesso d.p.c.m. di deduzioni e detrazioni che ridurrebbero l'indicatore in questione a vantaggio delle persone con disabilità nella nuova disciplina; tale tesi non tiene conto dell'effettiva volontà del legislatore, costituzionalmente orientata e tesa a riequilibrare situazioni di carenza fittizia di reddito e non ad introdurre specifiche detrazioni e franchigie su un concetto di "reddito" (impropriamente) allargato. non è dimostrato, in sostanza, che le compensazioni di cui allo stesso art. 4 d.p.c.m. siano idonee a mitigare l'ampliamento della base di reddito disponibile introdotta né che le stesse possano essere considerate equivalenti alla funzione sociale cui danno luogo i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche per situazioni di accertata "disabilità". alla luce di quanto detto, quindi, il d.p.c.m. impugnato si palesa illegittimo laddove prevede al richiamato art. 4, comma 2, letto f), una nozione di "reddito disponibile" eccessivamente allargata e in discrepanza interpretativa con la "ratio" dell'art. 5 d.l. cit. L'Amministrazione dovrà quindi provvedere a rimodulare tale nozione valutando attentamente la funzione. sociale di ogni singolo trattamento assistenziale, previdenziale e indennitario e orientandosi anche nell' esaminare situazione di reddito.. esistente ma, per yarie ragioni, non sottoposto a tassazione IRPEF.
6 Interroga la Giunta regionale e l'assessore competente per sapere Se non ritenga opportuno in attuazione e nel rispetto dei principi di equità in ragione della capacità economica degli utenti non autosufficienti, dei principi presenti nella propria normativa regionale in tema di Concorso alla copertura del costo dei servizi sociali, socio-educativi e socio-sanitari applicare il principio, in via generale, dell'indicatore della situazione economica del solo assistito, al fine di favorire la permanenza nel contesto familiare delle persone non autosufficienti anziane o con disabilità; se non ritenga opportuno per le persone affette di morbo di Alzheimer non autosufficienti disporre la coperture a carico del Servizio sanitario nazionale delle rette RSA, tenuto conto nel caso in cui oltre alle prestazioni socio assistenziali siano erogate prestazioni sanitarie, l'attività va considerata comunque di rilievo sanitario, e pertanto di competenza del Servizio Sanitario Nazionale e che la Suprema Corte di Cassazione ha confermato che nella patologia di Alzheimer non sono scindibili le attività socioassistenziali da quelle sanitarie, per cui si tratta di prestazioni totalmente a carico del Servizio sanitario nazionale; se non si ritenga opportuno introdurre per le persone portatrici di disabilità grave l'esenzione dalla presentazione della dichiarazione della situazione economica per l'accesso agli interventi finalizzati ad alleviare/compensare la condizione di disabilità e dai costi per l'accesso ai servizi medesimi.
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) ha pronunciato la presente SENTENZA
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) ha pronunciato la presente SENTENZA N. 02459/2015 REG.PROV.COLL. N. 03683/2014 REG.RIC.
N. 02454/2015 REG.PROV.COLL. N. 05119/2014 REG.RIC.
N. 02454/2015 REG.PROV.COLL. N. 05119/2014 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) ha pronunciato la presente SENTENZA

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