Source: http://www.russostudio.net/contributi-inps-limpugnazione-del-verbale-inibisce-liscrizione-a-ruolo-ma-non-implica-decadenza/
Timestamp: 2019-07-21 10:03:07+00:00

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La non iscrivibilità a ruolo del credito previdenziale permane qualora l’accertamento su cui la pretesa creditoria si fonda, sia impugnato davanti all’autorità giudiziaria e sino a quando non vi sia il provvedimento esecutivo del giudice. Ciò, tuttavia, non esonera il giudice dell’opposizione dall’esaminare il merito della pretesa, con la conseguenza che gli eventuali vizi formali della cartella esattoriale opposta comportano soltanto l’impossibilità per l’Inps di avvalersi del titolo esecutivo, ma non lo fanno decadere dal diritto di chiedere l’accertamento in sede giudiziaria dell’esistenza e dell’ammontare del proprio credito (Corte di Cassazione, ordinanza 08 luglio 2019, n. 18280)
Una Corte d’appello, riformando la sentenza di primo grado, aveva dichiarato inefficaci le cartelle esattoriali opposte e relative al pagamento della contribuzione presso la Gestione commercianti, in relazione all’attività svolta in favore della società di cui il ricorrente stesso era socio e amministratore unico. La Corte aveva accertato che la notifica di tali cartelle era avvenuta in pendenza di una opposizione a verbale di accertamento proposta dal medesimo soggetto, per cui l’iscrizione a ruolo era inefficace in quanto non preceduta da autorizzazione del giudice ed in mancanza di espressa richiesta da parte dell’Inps di accertamento del credito.
Ricorre così in Cassazione l’Inps, lamentando che la sentenza impugnata, erroneamente, non ha considerato che l’Istituto aveva proposto domanda di condanna al pagamento dei contributi dovuti, sia nella costituzione in giudizio che nella memoria di secondo grado, mentre la Corte di merito si era limitata a dichiarare l’inefficacia delle cartelle.
Ai sensi dell’art. 24, co. 3, del D.Lgs. n. 46/1999, la non iscrivibilità a ruolo del credito previdenziale permane qualora l’accertamento su cui la pretesa creditoria si fonda, sia impugnato davanti all’autorità giudiziaria, e sino a quando non vi sia il provvedimento esecutivo del giudice. Ciò, tuttavia, non esonera il giudice dell’opposizione avverso la cartella esattoriale dall’esaminare il merito della pretesa creditoria (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza 6 agosto 2012, n. 14149), con la conseguenza che gli eventuali vizi formali della cartella esattoriale opposta comportano soltanto l’impossibilità, per l’Istituto, di avvalersi del titolo esecutivo, ma non lo fanno decadere dal diritto di chiedere l’accertamento in sede giudiziaria dell’esistenza e dell’ammontare del proprio credito (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza 19 gennaio 2015, n. 774).
Dunque, l’opposizione alla cartella esattoriale finalizzata ad accertare che il credito non esiste in tutto o in parte, introduce un ordinario giudizio di cognizione avente ad oggetto il rapporto previdenziale; in tale ipotesi, l’Inps, anche in presenza di illegittima iscrizione a ruolo dei crediti e nell’impossibilità di avvalersi del suddetto titolo esecutivo, può chiedere la condanna al corrispondente adempimento nel medesimo giudizio, senza che ne risulti mutata la domanda (Corte di Cassazione, sentenza n. 3486/2016) e senza necessità di proporre quindi domanda riconvenzionale. Del resto, la cartella esattoriale non costituisce un atto amministrativo, ma un atto della procedura di riscossione del credito (i cui motivi sono già stati indicati e la cui liquidazione è già stata effettuata nei verbali di accertamento redatti dagli ispettori e notificati alle parti) per cui se all’esito del giudizio di opposizione il credito contributivo viene accertato in misura inferiore a quella azionata dall’Istituto, il giudice deve non già accogliere “sic et simpliciter” l’opposizione, ma condannare l’opponente a pagare la minor somma (Corte di Cassazione, sentenza n. 13982/07).
Nel caso di specie, tuttavia, la Corte d’appello ha escluso che fosse stata introdotta un’opposizione nel merito della pretesa contributiva e, quindi, ha limitato l’ambito del proprio giudizio alla sola verifica della legittimità dell’azione esecutiva di riscossione. Tanto premesso, il motivo addotto non può superare il vaglio di ammissibilità in quanto non contiene l’esatta riproduzione degli atti processuali dai quali il giudice di legittimità può trarre il convincimento che l’opposizione era stata proposta anche per ragioni di merito, non essendo sufficiente la mera affermazione che l’Inps aveva proposto domanda, reiterata finanche nella memoria di secondo grado, di condanna del lavoratore al pagamento dei contributi dovuti per il periodo in contestazione.

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