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Timestamp: 2020-07-04 19:36:37+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3039 del 06/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3039 del 06/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/02/2017, (ud. 06/12/2016, dep.06/02/2017), n. 3039
sul ricorso 21779-2015 proposto da:
B.S., C.V., elettivamente domiciliati in
ROMA, VIALE MEDAGLIE D’ORO 110, presso lo studio dell’avvocato LINO
MANCINI, rappresentati e difesi dall’avvocato ENRICO QUATTROCCHI
elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO Dl FRANCIA 182, presso lo
studio dell’avvocato SIMON NARDI, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato RODOLFO MURRA giusta procura speciale in
ASA APPRAISAL SERVICE ADVICE SRL, ASSICURAZIONI DI ROMA SPA;
avverso la sentenza n. 2586/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 24/04/2015;
” B.S. e C.V. convennero in giudizio, davanti al Tribunale di Roma, il Comune di Roma e le altre due società di cui in epigrafe, chiedendo il risarcimento dei danni fisici e materiali conseguenti ad un sinistro stradale nel quale la moto condotta dal B., per evitare lo scontro con un altro veicolo, era finita in una grande buca piena d’acqua.
Si costituirono i convenuti, chiedendo il rigetto della domanda.
Il Tribunale rigettò la domanda, compensando le spese tra gli attori ed il Comune e condannando gli stessi al pagamento delle spese di giudizio nei confronti delle altre due società.
2. Avverso la sentenza è stato proposto appello da parte degli attori soccombenti e la Corte d’appello di Roma, con sentenza del 24 aprile 2015, ha rigettato il gravame, confermando l’impugnata pronuncia e condannando gli appellanti alla rifusione delle ulteriori spese del grado.
3. Contro la sentenza d’appello ricorrono B.S. e C.V. con atto affidato a due motivi.
Resiste Roma Capitale con controricorso.
Le due società indicate in epigrafe non hanno svolto attività difensiva in questa sede.
5. Con il primo motivo di ricorso si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 153 e 294 cod. proc. civ., degli artt. 24 e 111 Cost. e dei principi del contraddittorio e del giusto processo.
Si lamenta che la sentenza, confermando la decisione del Tribunale, non abbia ritenuto di poter ammettere la prova per testi tardivamente dedotta, negando l’applicazione dell’istituto della rimessione in termini.
Si osserva che la valutazione della sussistenza delle circostanze che consentono la rimessione in termini è frutto di una decisione che spetta al giudice di merito; la Corte d’appello, nella specie, ribadendo le argomentazioni rese dal Tribunale, ha ritenuto inverosimile che un testimone presente sul luogo al momento del fatto si fosse potuto rendere reperibile solo un anno e mezzo dopo l’accaduto, quando il processo di primo grado era ormai in fase conclusiva.
Tale semplice e ragionevole rilievo viene contestato opponendo una propria diversa versione dell’accaduto, evidentemente non più esaminabile in questa sede e comunque tale da non evidenziare le prospettate violazioni di legge.
6. Con il secondo motivo di ricorso si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1227 e 2051 cod. civ., contestando che la Corte d’appello abbia ritenuto nella specie esistente il caso fortuito incidentale.
La Corte d’appello, con un accertamento di merito non sindacabile in questa sede, ha comunque escluso che la responsabilità dell’evento dannoso potesse essere ricondotta alla parte convenuta, sul rilievo che mancavano elementi certi in grado di consentire una pacifica ricostruzione dell’accaduto.
Occorre ribadire che anche nella fattispecie di cui all’art. 2051 cod. civ. resta a carico del danneggiato l’onere della prova della sussistenza del nesso di causalità tra la cosa e l’evento dannoso. Nella specie, la Corte di merito ha escluso che tale prova sia stata fornita; e comunque, è lo stesso ricorso ad insistere sul fatto che la caduta sarebbe stata determinata dalla necessità di evitare un veicolo che stava tagliando la strada alla moto, sicchè la stessa prospettazione dei ricorrenti appare perplessa circa l’effettiva riconducibilità della caduta alla buca esistente sul manto stradale.
7. Si ritiene, pertanto, che il ricorso vada trattato in camera di consiglio per essere rigettato”.
Sussistono inoltre le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, rt. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 2.500, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo) unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

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 art. 13