Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-penale/art-114-cod-proc-penale-divieto-di-pubblicazione-di-atti-e-di-immagini
Timestamp: 2019-08-18 02:00:00+00:00

Document:
Art. 114 cod. proc. penale: Divieto di pubblicazione di atti e di immagini | La Legge per tutti
3. Se si procede al dibattimento, non e’ consentita la pubblicazione, anche parziale, degli atti del fascicolo per il dibattimento, se non dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, e di quelli del fascicolo del pubblico ministero, se non dopo la pronuncia della sentenza in grado di appello. E’ sempre consentita la pubblicazione degli atti utilizzati per le contestazioni. (61)
4. E’ vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti del dibattimento celebrato a porte chiuse nei casi previsti dall’articolo 472 commi 1 e 2. In tali casi il giudice, sentite le parti, può disporre il divieto di pubblicazione anche degli atti o di parte degli atti utilizzati per le contestazioni. Il divieto di pubblicazione cessa comunque quando sono trascorsi i termini stabiliti dalla legge sugli archivi di Stato ovvero e’ trascorso il termine di dieci anni dalla sentenza irrevocabile e la pubblicazione e’ autorizzata dal ministro di grazia e giustizia.
6. E vietata la pubblicazione delle generalità e dell’immagine dei minorenni testimoni, persone offese o danneggiati dal reato fino a quando non sono divenuti maggiorenni. Il tribunale per i minorenni, nell’interesse esclusivo del minorenne, o il minorenne che ha compiuto i sedici anni, può consentire la pubblicazione. (( E’ altresì vietata la pubblicazione di elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla identificazione dei suddetti minorenni. ))
La Corte costituzionale, con sentenza 20-24 febbraio 1995, n. 59 (G.U. 1a s.s. 1/3/1995, n. 9) ha dichiarato l’ illegittimità costituzionale del terzo comma del presente articolo “limitatamente alle parole “del fascicolo per il dibattimento , se non dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, e di quelli”.”
Divieto di pubblicazione di atti ed immagini
La violazione da parte della polizia giudiziaria dell'obbligo di avvertire l'indagato, ai sensi dell'articolo 114 delle disposizioni di attuazione del Cpp, della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia nel corso di una perquisizione o sequestro integra una nullità generale a regime intermedio che va eccepita, ai sensi dell'articolo 182 del Cpp, o prima del compimento dell'atto o immediatamente dopo, ossia subito dopo la nomina del difensore ovvero entro il termine di cinque giorni che l'articolo 366 del Cpp concede a quest'ultimo per l'esame degli atti.
Di fronte ad atti di polizia giudiziaria o comunque coperti dal segreto istruttorio ex art. 329 c.p.p. vige il divieto di pubblicazione sancito dall'art. 114 c.p.p.. Ciò non significa, tuttavia, che le esigenze di conoscenza di tali atti manifestate dal privato a fini difensivi siano del tutto disconosciute dall'ordinamento. La questione trova regolamentazione nell'art. 116 c.p.p., a tenore del quale "¿durante il procedimento e dopo la sua definizione, chiunque vi abbia interesse può ottenere il rilascio a proprie spese di copie, estratti o certificati di singoli atti¿"; il delicato compito di valutare e bilanciare le contrapposte esigenze implicate in tali vicende è stato affidato all'autorità giudiziaria penale, dato che sulla richiesta provvede il p.m. o il giudice che procede al momento della presentazione della domanda. Dunque, le istanze conoscitivo/difensive trovano nella specie legittimo interlocutore nell'autorità giudiziaria penale, sulla base delle norme predette.
Di fronte ad atti di polizia giudiziaria coperti dal segreto istruttorio ex art. 329 c.p.p., vige il divieto di pubblicazione sancito dall'art. 114 c.p.p. Ciò non significa, tuttavia, che le esigenze di conoscenza di tali atti manifestate dal privato a fini difensivi siano del tutto disconosciute dall'ordinamento. La questione trova regolamentazione nell'art 116 c.p.p., a tenore del quale "Durante il procedimento e dopo la sua definizione, chiunque vi abbia interesse può ottenere il rilascio a proprie spese di copie, estratti o certificati di singoli atti"; il delicato compito di valutare e bilanciare le contrapposte esigenze implicate in tali vicende è stato affidato all'A.G. penale, dato che "Sulla richiesta provvede il p.m. o il giudice che procede al momento della presentazione della domanda (…)" (art. 116, comma 2). Dunque, le istanze conoscitivo/difensive del ricorrente troveranno legittimo interlocutore nell'a.g. Penale.
T.A.R. Catania (Sicilia) sez. I 20 settembre 2012 n. 2220
La sottoposizione a sequestro penale della documentazione costituente parte integrante del procedimento amministrativo costituisce circostanza idonea a determinare un arresto procedimentale, che preclude alle amministrazioni interessate la prosecuzione del procedimento, ciò in quanto il sequestro penale, sottraendo la disponibilità materiale e giuridica della documentazione quale rappresentazione degli atti e provvedimenti assunti nel procedimento amministrativo, determina una oggettiva impossibilità di portare a conclusione il procedimento, anche in relazione ai divieti di pubblicazione e divulgazione degli atti delle indagini preliminari, di cui agli art. 349 e 114 c.p.p., tanto più che sussiste il dovere, per le amministrazioni procedenti, di astenersi da condotte che possano portare il reato a conseguenze ulteriori, almeno per il tempo occorrente, secondo la piena discrezionalità dell'Autorità giudiziaria procedente, all'approfondimento delle circostanze ed all'acquisizione degli elementi occorrenti per la decisione dell'Autorità giudiziaria penale. (Conferma Tar Campania, Napoli, sez. VIII, 16 giugno 2008 n. 5918).
Consiglio di Stato sez. IV 23 luglio 2009 n. 4660
In tema di trattamento dei dati personali, al di fuori delle ipotesi previste dell'art. 114 c.p.p., la pubblicazione delle immagini di una persona privata della libertà personale deve ritenersi lecita, senza che venga in rilievo la possibilità che la stessa possa considerarsi inessenziale rispetto all'informazione; la rivelazione dell'immagine di un imputato, costituendo un dato personale, deve ricevere un trattamento pari alla comunicazione delle generalità del medesimo, sicché, quando sia effettuata in relazione ad un fatto di interesse pubblico, va ritenuta essenziale all'espletamento del diritto di cronaca. (Principio enunciato in relazione ad un'ipotesi di annullamento del provvedimento inibitorio del Garante per la protezione dei dati personali, conseguente alla ritenuta inapplicabilità dell'art. 25 l. 31 dicembre 1996 n. 675, in materia di consenso al trattamento dei dati nell'attività di informazione, in caso di pubblicazione e diffusione su un quotidiano di un'immagine ritraente un indagato in stato di coercizione).
Cassazione civile sez. I 18 marzo 2008 n. 7261

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 329
 art. 329
 art. 349