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Timestamp: 2017-06-24 22:29:35+00:00

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Oggi25Dal 12/06/096086129	lo studio legale
ordinamento penitenziario	Le norme sull'ordinamento penitenziario - Legge 26 luglio 1975, n. 354 Legge 26 luglio 1975, n. 354 (in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff., 9 agosto, n. 212). - Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà (1) (2) (3) (4) (5) (6) (7). (RIFORMA ORDINAMENTO PENITENZIARIO)
(7) In riferimento alla presente legge vedi: Circolare Ministero della Giustizia 10 agosto 2013 n. 3640/6090.
Spese per l'esecuzione delle pene e delle misure di sicurezza detentive.
Parità di condizioni fra i detenuti e gli internati.
Caratteristiche degli edifici penitenziari.
Locali di soggiorno e di pernottamento.
Vestiario e corredo.
Permanenza all'aperto.
Attrezzature per attività di lavoro di istruzione e di ricreazione.
Individualizzazione del trattamento.
(Trattamento psicologico per i condannati per reati sessuali in danno di minori) (1).
1. Le persone condannate per i delitti di cui agli articoli 600-bis, 600-ter, anche se relativo al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater.1, 600-quinquies, 609-quater, 609-quinquies e 609-undecies del codice penale, nonche' agli articoli 609-bis e 609-octies del medesimo codice, se commessi in danno di persona minorenne, possono sottoporsi a un trattamento psicologico con finalita' di recupero e di sostegno. La partecipazione a tale trattamento e' valutata ai sensi dell'articolo 4-bis, comma 1-quinquies, della presente legge ai fini della concessione dei benefici previsti dalla medesima disposizione.
(1) Articolo inserito dall'articolo 7, comma 3, della Legge 1° ottobre 2012, n. 172.
Assegnazione, raggruppamento e categorie dei detenuti e degli internati.
Regime di sorveglianza particolare (1).
2. Il regime di cui al precedente comma 1 è disposto con provvedimento motivato dell'amministrazione penitenziaria previo parere del consiglio di disciplina, integrato da due degli esperti previsti dal quarto comma dell'articolo 80.
Reclamo (1).
Contenuti del regime di sorveglianza particolare.
Elementi del trattamento.
Regolamento dell'istituto.
Partecipazione della comunità esterna all'azione rieducativa.
Colloqui, corrispondenza e informazione (1) (2).
Colloqui a fini investigativi (1) .
Art.18 ter
Limitazioni e controlli della corrispondenza (1)
Modalità di organizzazione del lavoro (1).
Lavoro all'esterno (1).
1. I detenuti e gli internati possono essere assegnati al lavoro all'e sterno in condizioni idonee a garantire l'attuazione positiva degli scopi previsti dall'articolo 15. Tuttavia, se si tratta di persona condannata alla pena della reclusione per uno dei delitti indicati nei commi 1, 1-ter e 1-quater dell'articolo 4-bis, l'assegnazione al lavoro esterno può essere disposta dopo l'espiazione di almeno un terzo della pena e, comunque, di non oltre cinque anni. Nei confronti dei condannati all'ergastolo l'assegnazione può avvenire dopo l'espiazione di almeno dieci anni (2).
(2) Comma sostituito dall'articolo 1 del D.L. 13 maggio 1991, n. 152 e successivamente modificato dall'articolo 2, comma 27, lettera b), della legge 15 luglio 2009, n. 94.
Assistenza all'esterno dei figli minori (1).
Art.21 ter
(Visite al minore infermo) (1).
1. In caso di imminente pericolo di vita o di gravi condizioni di salute del figlio minore, anche non convivente, la madre condannata, imputata o internata, ovvero il padre che versi nelle stesse condizioni della madre, sono autorizzati, con provvedimento del magistrato di sorveglianza o, in caso di assoluta urgenza, del direttore dell'istituto, a recarsi, con le cautele previste dal regolamento, a visitare l'infermo. In caso di ricovero ospedaliero, le modalita' della visita sono disposte tenendo conto della durata del ricovero e del decorso della patologia.
2. La condannata, l'imputata o l'internata madre di un bambino di eta' inferiore a dieci anni, anche se con lei non convivente, ovvero il padre condannato, imputato o internato, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole, sono autorizzati, con provvedimento da rilasciarsi da parte del giudice competente non oltre le ventiquattro ore precedenti alla data della visita e con le modalita' operative dallo stesso stabilite, ad assistere il figlio durante le visite specialistiche, relative a gravi condizioni di salute.
(1) Articolo inserito dall'articolo 2, comma 1, della Legge 21 aprile 2011, n. 62.
Determinazione delle mercedi (1).
Remunerazione e assegni familiari.
Pignorabilità e sequestrabilità della remunerazione.
Art.25 bis
Commissioni regionali per il lavoro penitenziario (1).
Religione e pratiche di culto (1).
Rapporti con la famiglia.
Comunicazioni dello stato di detenzione, dei trasferimenti, delle malattie e dei decessi.
Art.30 bis
Provvedimenti e reclami in materia di permessi (1) (2).
Art.30 ter
Permessi premio (1).
c) nei confronti dei condannati alla reclusione per taluno dei delitti indicati nei commi 1, 1-ter e 1-quater dell'articolo 4-bis, dopo l'espiazione di almeno metà della pena e, comunque, di non oltre dieci anni (4) (5);
d) nei confronti dei condannati all'ergastolo, dopo l'espiazione di almeno dieci anni (6).
5. Nei confronti dei soggetti che durante l'espiazione della pena o delle misure restrittive hanno riportato condanna o sono imputati per delitto doloso commesso durante l'espiazione della pena o l'esecuzione di una misura restrittiva della libertà personale, la concessione è ammessa soltanto decorsi due anni dalla commissione del fatto (7).
(5) Lettera modificata dall'articolo 2, comma 27, lettera b), della legge 15 luglio 2009, n. 94.
(6) Comma sostituito dall'articolo 1 del D.L. 13 maggio 1991, n. 152.
(7) La Corte costituzionale, con sentenza 17 dicembre 1997, n. 403, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui si riferisce ai minorenni.
Art.30 quater
Concessione dei permessi premio ai recidivi (1)
Costituzione delle rappresentanze dei detenuti e degli internati.
Norme di condotta dei detenuti e degli internati.
Diritto di reclamo (1).
Regime disciplinare.
Autorità competente a deliberare le sanzioni.
Impiego della forza fisica e uso dei mezzi di coercizione.
Situazioni di emergenza (1).
1. In casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza,il Ministro della giustizia ha facoltà di sospendere nell'istituto interessato o in parte di esso l'applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti e degli internati. La sospensione deve essere motivata dalla necessità di ripristinare l'ordine e la sicurezza e ha la durata strettamente necessaria al conseguimento del fine suddetto (2).
2. Quando ricorrano gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica, anche a richiesta del Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia ha altresì la facoltà di sospendere, in tutto o in parte, nei confronti dei detenuti o internati per taluno dei delitti di cui al primo periodo del comma 1 dell'articolo 4-bis o comunque per un delitto che sia stato commesso avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l'associazione di tipo mafioso, in relazione ai quali vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con un'associazione criminale, terroristica o eversiva, l'applicazione delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla presente legge che possano porsi in concreto contrasto con le esigenze di ordine e di sicurezza. La sospensione comporta le restrizioni necessarie per il soddisfacimento delle predette esigenze e per impedire i collegamenti con l'associazione di cui al periodo precedente. In caso di unificazione di pene concorrenti o di concorrenza di più titoli di custodia cautelare, la sospensione può essere disposta anche quando sia stata espiata la parte di pena o di misura cautelare relativa ai delitti indicati nell'articolo 4-bis (3).
2-bis. Il provvedimento emesso ai sensi del comma 2 è adottato con decreto motivato del Ministro della giustizia, anche su richiesta del Ministro dell'interno, sentito l'ufficio del pubblico ministero che procede alle indagini preliminari ovvero quello presso il giudice procedente e acquisita ogni altra necessaria informazione presso la Direzione nazionale antimafia, gli organi di polizia centrali e quelli specializzati nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata, terroristica o eversiva, nell'ambito delle rispettive competenze. Il provvedimento medesimo ha durata pari a quattro anni ed è prorogabile nelle stesse forme per successivi periodi, ciascuno pari a due anni. La proroga è disposta quando risulta che la capacità di mantenere collegamenti con l'associazione criminale, terroristica o eversiva non è venuta meno, tenuto conto anche del profilo criminale e della posizione rivestita dal soggetto in seno all'associazione, della perdurante operatività del sodalizio criminale, della sopravvenienza di nuove incriminazioni non precedentemente valutate, degli esiti del trattamento penitenziario e del tenore di vita dei familiari del sottoposto. Il mero decorso del tempo non costituisce, di per sè, elemento sufficiente per escludere la capacità di mantenere i collegamenti con l'associazione o dimostrare il venir meno dell'operatività della stessa (4).
[2-ter. Se anche prima della scadenza risultano venute meno le condizioni che hanno determinato l'adozione o la proroga del provvedimento di cui al comma 2, il Ministro della giustizia procede, anche d'ufficio, alla revoca con decreto motivato. Il provvedimento che non accoglie l'istanza presentata dal detenuto, dall'internato o dal difensore è reclamabile ai sensi dei commi 2-quinquies e 2-sexies. In caso di mancata adozione del provvedimento a seguito di istanza del detenuto, dell'internato o del difensore, la stessa si intende non accolta decorsi trenta giorni dalla sua presentazione.] (5)
b) la determinazione dei colloqui nel numero di uno al mese da svolgersi ad intervalli di tempo regolari ed in locali attrezzati in modo da impedire il passaggio di oggetti. Sono vietati i colloqui con persone diverse dai familiari e conviventi, salvo casi eccezionali determinati volta per volta dal direttore dell'istituto ovvero, per gli imputati fino alla pronuncia della sentenza di primo grado, dall'autorità giudiziaria competente ai sensi di quanto stabilito nel secondo comma dell'articolo 11. I colloqui vengono sottoposti a controllo auditivo ed a registrazione, previa motivata autorizzazione dell'autorità giudiziaria competente ai sensi del medesimo secondo comma dell'articolo 11; solo per coloro che non effettuano colloqui può essere autorizzato, con provvedimento motivato del direttore dell'istituto ovvero, per gli imputati fino alla pronuncia della sentenza di primo grado, dall'autorità giudiziaria competente ai sensi di quanto stabilito nel secondo comma dell'articolo 11, e solo dopo i primi sei mesi di applicazione, un colloquio telefonico mensile con i familiari e conviventi della durata massima di dieci minuti sottoposto, comunque, a registrazione. I colloqui sono comunque videoregistrati. Le disposizioni della presente lettera non si applicano ai colloqui con i difensori con i quali potrà effettuarsi, fino ad un massimo di tre volte alla settimana, una telefonata o un colloquio della stessa durata di quelli previsti con i familiari;
f) la limitazione della permanenza all'aperto, che non può svolgersi in gruppi superiori a quattro persone, ad una durata non superiore a due ore al giorno fermo restando il limite minimo di cui al primo comma dell'articolo 10. Saranno inoltre adottate tutte le necessarie misure di sicurezza, anche attraverso accorgimenti di natura logistica sui locali di detenzione, volte a garantire che sia assicurata la assoluta impossibilità di comunicare tra detenuti appartenenti a diversi gruppi di socialità, scambiare oggetti e cuocere cibi (6)
2-quinquies. Il detenuto o l'internato nei confronti del quale è stata disposta o prorogata l'applicazione del regime di cui al comma 2, ovvero il difensore, possono proporre reclamo avverso il procedimento applicativo. Il reclamo è presentato nel termine di venti giorni dalla comunicazione del provvedimento e su di esso è competente a decidere il tribunale di sorveglianza di Roma. Il reclamo non sospende l'esecuzione del provvedimento (7)
2-sexies. Il tribunale, entro dieci giorni dal ricevimento del reclamo di cui al comma 2-quinquies, decide in camera di consiglio, nelle forme previste dagli articoli 666 e 678 del codice di procedura penale, sulla sussistenza dei presupposti per l'adozione del provvedimento. All'udienza le funzioni di pubblico ministero possono essere altresì svolte da un rappresentante dell'ufficio del procuratore della Repubblica di cui al comma 2-bis o del procuratore nazionale antimafia. Il procuratore nazionale antimafia, il procuratore di cui al comma 2-bis, il procuratore generale presso la corte d'appello, il detenuto, l'internato o il difensore possono proporre, entro dieci giorni dalla sua comunicazione, ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del tribunale per violazione di legge. Il ricorso non sospende l'esecuzione del provvedimento ed è trasmesso senza ritardo alla Corte di cassazione. Se il reclamo viene accolto, il Ministro della giustizia, ove intenda disporre un nuovo provvedimento ai sensi del comma 2, deve, tenendo conto della decisione del tribunale di sorveglianza, evidenziare elementi nuovi o non valutati in sede di reclamo (8) (9) .
2-septies. Per la partecipazione del detenuto o dell'internato all'udienza si applicano le disposizioni di cui all'articolo 146-bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271 (10).
(2) Comma modificato dall'articolo 2, comma 25, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94.
(3) Comma aggiunto dall'articolo 19 del D.L. 8 giugno 1992, n. 306, modificato dall'articolo 1 della legge 16 febbraio 1995, n. 36, dall'articolo 6 della legge 7 gennaio 1998, n. 11, sostituito dall'articolo 2 della legge 23 dicembre 2002, n. 279 ed infine modificato dall'articolo 2, comma 25, lettere b) e c), della legge 15 luglio 2009, n. 94.
(4) Comma inserito dall'articolo 4 della legge del 7 gennaio 1998, n. 11 e successivamente sostituito dall'articolo 2 della legge 23 dicembre 2002, n. 279 e dall'articolo 2, comma 25, lettera d), della legge 15 luglio 2009, n. 94.
(5) Comma aggiunto dall'articolo 2 della legge 23 dicembre 2002, n. 279 e successivamente abrogato dall'articolo 2, comma 25, lettera e), della legge 15 luglio 2009, n. 94.
(6) Comma aggiunto dall'articolo 2 della legge 23 dicembre 2002, n. 279 e successivamente modificato dall'articolo 2, comma 25, lettera f), della legge 15 luglio 2009, n. 94.
(7) Comma aggiunto dall'articolo 2 della legge 23 dicembre 2002, n. 279 e successivamente sostituito dall'articolo 2, comma 25, lettera g), della legge 15 luglio 2009, n. 94.
(8) Comma aggiunto dall'articolo 2 della legge 23 dicembre 2002, n. 279 e successivamente sostituito dall'articolo 2, comma 25, lettera h), della legge 15 luglio 2009, n. 94.
(9) Vedi, anche, il D.M. 4 giugno 2007.
(10) Comma inserito dall'articolo 2, comma 25, lettera i), della legge 15 luglio 2009, n. 94.
Trasferimenti (1).
Traduzioni (1).
Nascite, matrimoni, decessi.
Assistenza alle famiglie.
Assistenza post-penitenziaria.
Affidamento di prova in casi particolari.
Art.47 quater
Misure alternative alla detenzione nei confronti dei soggetti affetti da AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria (1).
Art.47 quinquies
Detenzione domiciliare speciale (1).
1. Quando non ricorrono le condizioni di cui all'articolo 47-ter, le condannate madri di prole di età non superiore ad anni dieci, se non sussiste un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti e se vi è la possibilità di ripristinare la convivenza con i figli, possono essere ammesse ad espiare la pena nella propria abitazione, o in altro luogo di privata dimora, ovvero in luogo di cura, assistenza o accoglienza, al fine di provvedere alla cura e alla assistenza dei figli, dopo l'espiazione di almeno un terzo della pena ovvero dopo l'espiazione di almeno quindici anni nel caso di condanna all'ergastolo, secondo le modalita' di cui al comma 1-bis (2).
1-bis. Salvo che nei confronti delle madri condannate per taluno dei delitti indicati nell'articolo 4-bis, l'espiazione di almeno un terzo della pena o di almeno quindici anni, prevista dal comma 1 del presente articolo, puo' avvenire presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri ovvero, se non sussiste un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti o di fuga, nella propria abitazione, o in altro luogo di privata dimora, ovvero in luogo di cura, assistenza o accoglienza, al fine di provvedere alla cura e all'assistenza dei figli. In caso di impossibilita' di espiare la pena nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora, la stessa puo' essere espiata nelle case famiglia protette, ove istituite (3).
(2) Comma modificato dall'articolo 3, comma 2, lettera a), della Legge 21 aprile 2011, n. 62.
(3) Comma inserito dall'articolo 3, comma 2, lettera b), della Legge 21 aprile 2011, n. 62.
Art.47 sexies
Allontanamento dal domicilio senza giustificato motivo (1).
Ammissione obbligatoria al regime di semilibertà.
Licenze agli internati.
Art.53 bis
Computo del periodo di permesso o licenza (1).
Liberazione anticipata (1).
Interventi del servizio sociale nella libertà vigilata (1).
Legittimazione alla richiesta dei benefici.
Comunicazione all'autorità di pubblica sicurezza.
Art.58 bis
Art.58 ter
Persone che collaborano con la giustizia (1).
1. I limiti di pena previsti dalle disposizioni del comma 1 dell'art. 21, del comma 4 dell'art. 30-ter e del comma 2 dell'art. 50, concernenti le persone condannate per taluno dei delitti indicati nei commi 1, 1-ter e 1-quater dell'art. 4-bis, non si applicano a coloro che, anche dopo la condanna, si sono adoperati per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori ovvero hanno aiutato concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella raccolta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l'individuazione o la cattura degli autori dei reati (2).
(2) Comma modificato dall'articolo 21 della legge 13 febbraio 2001, n. 45 e successivamente dall'articolo 2, comma 27, lettera b), della legge 15 luglio 2009, n. 94.
Art.58 quater
Divieto di concessione di benefici (1).
1. L'assegnazione al lavoro all'esterno, i permessi premio, l'affidamento in prova al servizio sociale, nei casi previsti dall'articolo 47, la detenzione domiciliare e la semilibertà non possono essere concessi al condannato che sia stato riconosciuto colpevole di una condotta punibile a norma dell'articolo 385 del codice penale (2) (3).
2. La disposizione del comma 1 si applica anche al condannato nei cui confronti è stata disposta la revoca di una misura alternativa ai sensi dell'art. 47, comma 11, dell'art. 47-ter, comma 6, o dell'art. 51, primo comma (4).
5. Oltre a quanto previsto dai commi 1 e 3, l'assegnazione al lavoro all'esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI non possono essere concessi, o se già concessi sono revocati, ai condannati per taluni dei delitti indicati nei commi 1, 1-ter e 1-quater dell'art. 4-bis, nei cui confronti si procede o è pronunciata condanna per un delitto doloso punito con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a tre anni, commesso da chi ha posto in essere una condotta punibile a norma dell'articolo 385 del codice penale ovvero durante il lavoro all'esterno o la fruizione di un permesso premio o di una misura alternativa alla detenzione (5).
6. Ai fini dell'applicazione della disposizione di cui al comma 5, l'autorità che procede per il nuovo delitto ne dà comunicazione al magistrato di sorveglianza del luogo di ultima detenzione dell'imputato (6).
7. Il divieto di concessione dei benefici di cui al comma 5 opera per un periodo di cinque anni dal momento in cui è ripresa l'esecuzione della custodia o della pena o è stato emesso il provvedimento di revoca della misura (7) .
7-bis. L'affidamento in prova al servizio sociale nei casi previsti dall'articolo 47, la detenzione domiciliare e la semilibertà non possono essere concessi più di una volta al condannato al quale sia stata applicata la recidiva prevista dall'articolo 99, quarto comma, del codice penale (8) (9).
(3) La Corte Costituzionale, con sentenza 16 marzo 2007, n. 79 ( in Gazz. Uff., 21 marzo 2007, n. 12), ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale del presente comma, nella parte in cui non prevede che i benefici in essi indicati possano essere concessi, sulla base della normativa previgente, nei confronti dei condannati che, prima della entrata in vigore della legge n. 251 del 2005, abbiano raggiunto un grado di rieducazione adeguato ai benefici richiesti.
(4) La Corte costituzionale, con sentenza 1° dicembre 1999, n. 436, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui si riferisce ai minorenni.
(5) Comma aggiunto dall'articolo 14 del D.L. 8 giugno 1992, n. 306 e successivamente modificato dall'articolo 2, comma 27, lettera b), della legge 15 luglio 2009, n. 94.
(6) Comma aggiunto dall'articolo 14 del D.L. 8 giugno 1992, n. 306.
(7) Comma aggiunto dall'articolo 14 del D.L. 8 giugno 1992, n. 306.
(8) Comma aggiunto dall'articolo 7 della legge 5 dicembre 2005, n. 251.
(9) La Corte Costituzionale, con sentenza 16 marzo 2007, n. 79 ( in Gazz. Uff., 21 marzo 2007, n. 12), ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale del presente comma, nella parte in cui non prevede che i benefici in essi indicati possano essere concessi, sulla base della normativa previgente, nei confronti dei condannati che, prima della entrata in vigore della legge n. 251 del 2005, abbiano raggiunto un grado di rieducazione adeguato ai benefici richiesti.
Istituti per adulti.
Istituti di custodia preventiva.
Istituti per l'esecuzione delle pene.
Istituti per l'esecuzione delle misure di sicurezza detentive.
Differenziazione degli istituti per l'esecuzione delle pene e delle misure di sicurezza.
Istituti per infermi e minorati.
Costituzione, trasformazione e soppressione degli istituti.
Visite agli istituti.
l-ter) i membri del Parlamento europeo (2)
L'autorizzazione non occorre nemmeno per coloro che accompagnano le persone di cui al comma precedente per ragioni del loro ufficio e per il personale indicato nell'art. 18-bis (3).
(2) Lettera inserita dall'articolo 2-bis del D.L 22 dicembre 2011 n. 211.
(3) Comma così modificato dall'articolo 16 del D.L. 8 giugno 1992, n. 306.
Visite alle camere di sicurezza
Art. 67-bis. (1)
1. Le disposizioni di cui all'articolo 67 si applicano anche alle camere di sicurezza.
(1) Articolo aggiunto dall'articolo 2-bis del D.L 22 dicembre 2011 n. 211.
ESECUZIONE PENALE ESTERNA ED ASSISTENZA (1)
(Uffici locali di esecuzione penale esterna) (1) .
Cassa per il soccorso e l'assistenza alle vittime del delitto.
Consigli di aiuto sociale.
Attività del consiglio di aiuto sociale per l'assistenza penitenziaria e post-penitenziaria.
Attività del consiglio di aiuto sociale per il soccorso e l'assistenza alle vittime del delitto.
Comitato per l'occupazione degli assistiti dal consiglio di aiuto sociale.
Assistenti volontari.
Minori degli anni diciotto sottoposti a misure penale. Magistratura di sorveglianza (1).
Personale dell'amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena.
Attribuzioni degli assistenti sociali.
Attribuzioni degli educatori.
Ruoli organici del personale di servizio sociale e degli educatori.
Accesso alla carriera direttiva di servizio sociale.
Personale per gli uffici di sorveglianza.
Norme di esecuzione.
Attuazione dei ruoli del personale.
(1) Tabella sostituita dall'articolo 14 della legge del 12 gennaio 1977, n. 1 e, successivamente, dall'articolo 1 della legge del 5 febbraio 1992, n. 170. Per la sostituzione, da ultimo, della presente tabella vedi l'articolo 3, comma 1, del D.Lgs. 7 settembre 2012, n. 155; a norma dell'articolo 11, comma 2, del suddetto provvedimento la sostituzione acquista efficacia decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore del citato D.Lgs. 155/2012 .
TABELLA C RUOLO ORGANICO DEGLI EDUCATORI PER ADULTI DELLA CARRIERA DI CONCETTO
TABELLA D RUOLO ORGANICO DEGLI ASSISTENTI SOCIALI PER ADULTI DELLA CARRIERA DI
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References: Art.18

Art.21

Art.25

Art.30

Art.30
 sentenza 

Art.30
 sentenza 
 sentenza 

Art.47

Art.47

Art.47

Art.53

Art.58

Art.58

Art.58
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Art. 67