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Fraternità francescana Internazionale “Ven. Fr. Gabriele M
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Presentazione sul tema: "Fraternità francescana Internazionale “Ven. Fr. Gabriele M"— Transcript della presentazione:
Fraternità francescana Internazionale “Ven. Fr. Gabriele MFraternità francescana Internazionale “Ven. Fr. Gabriele M. Allegra OFM” Via Merulana 124b ROMA VISITA DEL CENTRO INTERDISCIPLINARE PER LA FORMAZIONE DEI FORMATORI AL SACERDOZIO DELLA PONTIFICIA UNIVERSITÀ GREGORIANA Roma, 14 maggio 2009
VISITA DEL CENTRO INTERDISCIPLINARE PER LA FORMAZIONE DEI FORMATORI AL SACERDOZIO DELLA PONTIFICIA UNIVERSITÀ GREGORIANA Roma, 14 maggio 2009
San Francesco d’AssisiPREGHIERA SEMPLICE Parafrasi del Padrenostro di San Francesco d’Assisi
Che sei nei cieli: negli angeli e nei santi, e li illumini alla conoscenza, perché tu, Signore, sei luce; li infiammi all'amore, perché tu, Signore, sei amore; poni in loro la tua dimora e li riempi di beatitudine, sei il sommo bene, eterno, dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene.
Sia santificato il tuo nome:si faccia luminosa in noi la conoscenza di te, perché possiamo conoscere l'ampiezza dei tuoi benefici, l'estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi.
Sia fatta la tua volontà,come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con tutta l'anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, indirizzando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore;
e con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e i sensi dell'anima e del corpo in offerta di lode al tuo amore e non per altro;
affinché amiamo i nostri prossimi come noi stessi, attirando tutti secondo le nostre forze al tuo amore, godendo dei beni altrui come fossero nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando alcuna offesa a nessuno
E non ci indurre in tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o persistente. Ma liberaci dal male: passato, presente e futuro.
Via Merulana 124b- 00185 ROMA (Italia)Presentazione Fraternità Francescana Internazionale “Ven. Fr. Gabriele M. Allegra OFM” Via Merulana 124b ROMA (Italia)
Alcuni cenni storici del Collegio Internazionale “S. Antonio”
L’ attuale Fraternità mette le sue radici in una realtàche nasce nel secolo XIX, quando l’allora Ministro Generale il Servo di Dio Fr. Bernardino del Vago da Portogruaro ofm, dopo i tempi difficili delle soppressioni, nel 1887 porta a compimento l’iniziativa di rifondare a Roma uno “Studio Generale” per tutto l’Ordine. Costruita la sede presso il Laterano, il 20 novembre 1890, con la benedizione di Sua Santità Leone XIII, ha avuto inizio la vita e l’attività accademica del “Collegium S. Antonii Patavini in Urbe”. Questa realtà francescana ha fatto il suo cammino in continua evoluzione in sintonia con l’itinerario dell’Ordine e gli orientamenti della Chiesa, sia sotto l’aspetto accademico che fraterno.
Dal punto di vista accademico,date significative sono il 1933, quando Papa Pio XI dichiara l’Antonianum, “Ateneo” e il 1938 quando lo stesso Papa conferisce all’allora “Athenaeum Antoniaum de Urbe” il titolo di “Pontificio”. Sarà Sua Santità Giovanni Paolo II, l’11 gennaio 2005 che concederà all’Antonianum, in merito alla tradizione di formazione dell’Ordine, il titolo di Università Pontificia.
Dal 1988, tenendo conto della specifica natura di questa Casa, la Fraternità del Collegio Internazionale Sant’Antonio è stata articolata in due unità, la prima, “Casa Madre” per i frati chiamati dal Ministro Generale a servizio dell’allora Pontifico Ateneo Antonianum e delle altre attività stabilite dal Governo dell’Ordine, e l’altra, Fraternità del Collegio dei Frati Studenti, “Casa Filiale” per i frati chiamati a studiare a Roma.
Quest’ultima, dopo il Capitolo Generale OFM Assisi 2003, è stata eretta canonicamente come fraternità autonoma dall’attuale Ministro Generale OFM, Fr. José Rodríguez Carballo ofm, nel Congresso del Definitorio Generale del 16 luglio 2003, con il nome di Fraternità Francescana Internazionale “Ven. Fra Gabriele Mª Allegra OFM”.
Alcuni cenni biografici del Venerabile Padre Gabriele Maria Allegra ofm
Nel 2007 ricorreva il centenario della nascita del Ven. Fr. Gabriele M. Allegra, frate minore missionario e uomo di cultura, fondatore dello Studio Biblico di Hong Kong e primo traduttore della Bibbia in lingua cinese, a cui è dedicata la nostra Fraternità.
Giovanni Stefano Allegra, questo il suo nome di battesimo,nasce il 26 dicembre 1907 a San Giovanni La Punta, in provincia di Catania (Sicilia). Sempre in questa provincia, all’età di 11 anni entra nel collegio serafico di Acireale e il 13 ottobre 1923, con la vestizione, inizia il noviziato a Bronte con il nome di Fr. Gabriele Maria. Il 19 ottobre 1924 emette i voti semplici e ritorna ad Acireale per riprendere gli studi. Dopo due anni va a Roma, al Collegio internazionale “S. Antonio”. Il 25 luglio 1929 emette i voti solenni e il 20 luglio 1930 diventa sacerdote. Ad agosto, in Sicilia, affida alla Madonna la sua decisione di tradurre la Bibbia in cinese. Ritornato a Roma, gli viene chiesto di frequentare un corso per lo studio della Sacra Scrittura e prepararsi per andare in Cina. In Cina dal 1931, ad aprile del 1939 lascia Heng Yang per ritornare in Italia, per motivi di salute. A Roma consegue il titolo di Lettore Generale di Sacra Scrittura. Dopo essere stato maestro di disciplina al Collegio “S. Antonio”, riceve l’obbedienza per ritornare in Cina.
Nel 1943 traduce il libro di Ester.A novembre completa la versione dell’Antico Testamento. Il 2 agosto 1945 viene inaugurato ufficialmente lo Studio Biblico. Tra il 1946 e il 1954 vengono pubblicati il libro dei Salmi, i Libri Sapienziali, il Pentateuco e i Profeti. In Italia, il 18 novembre 1955 gli viene conferita la laurea ad honorem in Teologia. Qui incontra Luigi Sturzo a cui propone la fondazione di uno Studio Sociologico, che si realizzerà poi nel 1961. Ritornato a Hong Kong, tra il 1957 e il 1961 escono i primi esemplari dei Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Epistole e l’ultimo volume del Nuovo Testamento. Il 25 dicembre 1968 esce la Bibbia in un solo volume, detta la “Bibbia di Natale” o “di Betlem”.
Nel 1973 ritorna in l’Italia per ristabilirsi in salute.Ritornato a Hong Kong, il 15 aprile 1975 pubblica il Dizionario Biblico. A dicembre si reca a Coloane per passare con i lebbrosi l’ultimo suo Natale. Il 26 gennaio 1976 muore santamente, per ascesso tonsillare ed attacco ipertensivo. Il 14 gennaio 1984 a Hong Kong si apre il processo diocesano per la sua beatificazione. Il 15 dicembre 1994 viene firmato il decreto sull’eroicità delle virtù e il 23 aprile 2002 Giovanni Paolo II firma il decreto con cui si riconosce il miracolo, ottenuto grazie all’intercessione di Fr. Gabriele.
IDENTITÀ della Fraternità Francescana Internazionale “Ven. FrIDENTITÀ della Fraternità Francescana Internazionale “Ven. Fr. Gabriele M. Allegra OFM”
STATUTI PECULIARI Negli Statuti Peculiari, approvati e promulgatidal Ministro e dal Definitorio Generale, con decreto del 14 luglio 2004, si specifica la natura e composizione della nuova fraternità degli studenti:
Art. 1 § 1. La Fraternità Francescana Internazionale“Fr. Gabriele M. Allegra OFM”, appartiene all’Ordine dei Frati Minori e fa parte delle case di Roma direttamente dipendenti dal Ministro Generale. Come Casa di formazione e di studio collabora direttamente con la Segreteria Generale di Formazione e Studi secondo quanto è previsto dalla Ratio Formationis e dalla Ratio Studiorum dell’Ordine.
Art. 1 § 2. La Fraternità Francescana Internazionale“Fr. Gabriele M. Allegra”, è formata dai Frati nominati dal Ministro Generale e da tutti i Frati Minori professi solenni, provenienti da tutte le Entità dell’Ordine, che dietro richiesta del proprio Ministro Provinciale hanno ricevuto l’obbedienza del Ministro Generale per risiedere nella Fraternità e per frequentare i corsi accademici presso la PUA o corsi di specializzazione non esistenti nella PUA presso altre facoltà romane.
§ 3. La Fraternità favorisce la comune vocazione di Frati Minori Art. 1 § 3. La Fraternità favorisce la comune vocazione di Frati Minori attraverso una vita incentrata sulla fedeltà creativa allo spirito delle priorità dell’Ordine; esprime l’internazionalità del nostro Ordine; vive la grazie e la missione dello studio, che va svolto con “fedeltà e devozione e va considerato come un bene da condividere con i fratelli” (Ratio Studiorum, 10), per rispondere alle necessità del mondo, della Chiesa e dell’Ordine.
Art. 9 La vita di orazione e devozione, raccolta intornoall’ascolto della Parola di Dio, alla celebrazione comunitaria della Liturgia delle Ore e all’Eucaristia, costituisce il centro della vita della Fraternità.
Art. 22 Per favorire la reciproca conoscenzae i rapporti interpersonali, in considerazione del grande numero dei Fratelli che costituiscono la Fraternità, questa è organizzata in diversi gruppi, a modo di piccole Fraternità. Ciascuna di queste singole Fraternità è coordinata da un responsabile.
Art. 50 I Fratelli della Fraternità sono impegnatinella reciproca attenzione fraterna (cfr. Rb. Cap.VI), per una vera ed autentica formazione umana, spirituale, accademica, apostolica.
Art. 51 La Fraternità “Fra Gabriele M. Allegra” ha come primo finela formazione permanente, in cui lo studio è il principale impegno
L’identità: Siamo una fraternità di frati minori,di carattere internazionale e interculturale chiamata a vivere la propria vita religiosa francescana in formazione permanente nella misione specifica dello studio all’interno di una struttura e programazione che possa articulare vocazionalmente l’insieme dei fratelli.
Articolazione FGA 2008-09 Equipe ResponsabileGuardiano – Rettore – Economo Consiglio di Fraternità, Economia, Liturgia, Formazione Permanente. Piccole Fraternità: Fraternità Nuova Fraternità Cenacolo Fraternità S. Damiano Fraternità Croata Fraternità Latinoamericana.
Fraternità Francescana Internazionale “Fr. Gabriele M. Allegra OFM” Via Merulana 124 B- OO185 ROMA
Articolazione della Fraternita 2008-09
Il consiglio dal Guardiano§. 1. Il Guardiano esercita il suo ministero in stretta collaborazione con il Vicario, il Rettore, il Vice Rettore e L’Economo, con i quali forma il Consiglio del Guardiano. § 2. Il Consiglio dal Guardiano promuove la dimensione spirituale e fraterna, la minorità, povertà e solidarietà, la dimensione evangelizzatrice e formativa della vita della Fraternità, curando la stesura e l’attuazione del progetto comunitario. Statuti Peculiari FGA, Art. 4.
CONSIGLIO DELLA FRATERNITÀIl Guardiano convoca, almeno una volta al mese, il Consiglio della Fraternità, composto dallo stesso Guardiano, dal Vicario, del Rettore, dal Vice Rettore, dall’Economo e dei Coordinatori delle piccole fraternità della Casa. Esso l’organo operativo ordinario della Fraternità e funge da discretorio della Fraternità Statuti Peculiari FGA, Art. 9.
STADISTICHE FGA
FGA CASA DI TUTTO L’ORDINE§ 1. La Fraternità Francescana Internazionale “Fra Gabriele M. Allegra OFM”, appartiene all’Ordine dei Frati Minori e fa parte delle case di Roma direttamente dipendenti dal Ministro Generale. Come Casa di formazione e di studio collabora direttamente con la Segreteria Generale di Formazione e Studi secondo quanto è previsto dalla Ratio Formationis e dalla Ratio Studiorum dell’Ordine. (Statuti Peculiari FGA, Art.1.1)
FRATI SECONDO ENTITÀ OFM
DISTRIBUZIONE PER CONTINENTI, NAZIONE, ENTITÀ
FGA CASA INTERNAZIONALE§ 3. La Fraternità favorisce la comune vocazione di Frati Minori attraverso una vita incentrata sulla fedeltà creativa allo spirito delle priorità dell’Ordine; esprime l’internazionalità del nostro Ordine; vive la grazie e la missione dello studio, che va svolto con “fedeltà e devozione e va considerato come un bene da condividere con i fratelli” (Ratio Studiorum, 10), per rispondere alle necessità del mondo, della Chiesa e dell’Ordine. (Statiti Peculiari FGA, Art.1.3)
Africa A motivo della profonda convinzione che « la sintesi tra cultura e fede non è solo un'esigenza della cultura, ma anche della fede », perché « una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta », l'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi ha ritenuto l'inculturazione una priorità ed un'urgenza nella vita delle Chiese particolari in Africa: solo così il Vangelo può porre salde radici nelle comunità cristiane del continente. Sulla scia del Concilio Vaticano II, i Padri sinodali hanno interpretato l'inculturazione come un processo comprendente tutta l'estensione della vita cristiana — teologia, liturgia, consuetudini, strutture della Chiesa —, senza ovviamente intaccare il diritto divino e la grande disciplina della Chiesa, avvalorata nel corso dei secoli da straordinari frutti di virtù e di eroismo. La sfida dell'inculturazione in Africa consiste nel far sì che i discepoli di Cristo possano assimilare sempre meglio il messaggio evangelico, pur restando fedeli a tutti i valori africani autentici. Inculturare la fede in tutti i settori della vita cristiana ed umana si pone quindi come compito arduo, per il cui assolvimento è necessaria l'assistenza dello Spirito del Signore che conduce la Chiesa alla verità tutta intera (cfr Gv 16, 13). Giovanni Paolo II, Ecclesia in Africa, 14 settembre 1995, nº 78
America « Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28, 20). Confidando in questa promessa del Signore, la Chiesa pellegrina nel Continente americano si dispone con entusiasmo ad affrontare le sfide del mondo attuale e quelle che il futuro potrà presentare. Nel Vangelo la buona notizia della resurrezione del Signore è accompagnata dall'invito a non temere (cfr Mt 28,5.10)… Inoltre, la Chiesa in America si sente particolarmente spinta a camminare nella fede, rispondendo con gratitudine all'amore di Gesù, « manifestazione incarnata dell'amore misericordioso di Dio (cfr Gv 3, 16) ». (291) La celebrazione dell'inizio del terzo millennio cristiano può essere un'occasione opportuna perché il popolo di Dio in America rinnovi « la sua gratitudine per il gran dono della fede », (292) che cominciò a ricevere cinque secoli fa. Il 1492, al di là degli aspetti storici e politici, fu il grande anno di grazia per la fede accolta in America: una fede che annuncia il supremo beneficio dell'Incarnazione del Figlio di Dio, avvenuta 2000 anni fa. Giovanni Paolo II, Ecclesia in America, 22 gennaio 1999, nº 75
Asia I popoli dell'Asia hanno bisogno di Gesù Cristo e del suo Vangelo, poiché il Continente ha sete dell'acqua viva che solo lui può dare (cfr Gv 4, 10-15). I discepoli di Cristo in Asia devono pertanto essere generosi nello sforzo di adempiere alla missione ricevuta dal Signore, il quale ha promesso di essere con loro sino alla fine dei tempi (cfr Mt 28, 20). Fiduciosa nel Signore che non abbandonerà quanti ha chiamato, la Chiesa in Asia compie con gioia il suo pellegrinaggio verso il Terzo Millennio. L'unico suo gaudio è quello che discende dal condividere con la moltitudine dei popoli dell'Asia l'immenso dono che anch'essa ha ricevuto, l'amore di Gesù Salvatore. L'unica sua ambizione è di continuarne la missione di servizio e d'amore, affinché tutti gli abitanti del Continente « abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza » (Gv 10, 10). Giovanni Paolo II, Ecclesia in Asia, 6 novembre 1999, nº. 50
Europa L'Europa ha bisogno di un salto qualitativo nella presa di coscienza della sua eredità spirituale. Tale spinta non le può venire che da un rinnovato ascolto del Vangelo di Cristo. Tocca a tutti i cristiani impegnarsi per soddisfare questa fame e sete di vita… Riprendendo questo invito alla speranza, ancora oggi ripeto a te, Europa che sei all'inizio del terzo millennio: « Ritorna te stessa. Sii te stessa. Riscopri le tue origini. Ravviva le tue radici ».Nel corso dei secoli, hai ricevuto il tesoro della fede cristiana. Esso fonda la tua vita sociale sui principi tratti dal Vangelo e se ne scorgono le tracce dentro le arti, la letteratura, il pensiero e la cultura delle tue nazioni. Ma questa eredità non appartiene soltanto al passato; essa è un progetto per l'avvenire da trasmettere alle generazioni future, poiché è la matrice della vita delle persone e dei popoli che hanno forgiato insieme il Continente europeo. Giovanni Paolo II, Ecclesia in Europa , 28 giugno 2003, nº 120.
TOTALE PER NAZIONI
FGA CASA DI STUDIO OFM § 2. La Fraternità FrancescanaInternazionale “Fra Gabriele M. Allegra”, è formata dai Frati nominati dal Ministro Generale e da tutti i Frati Minori professi solenni, provenienti da tutte le Entità dell’Ordine, che dietro richiesta del proprio Ministro Provinciale hanno ricevuto l’obbedienza del Ministro Generale per risiedere nella Fraternità e per frequentare i corsi accademici presso la PUA o corsi di specializzazione non esistenti nella PUA presso altre facoltà romane. (Statuti Peculiari FGA, Art.1.2)
FRATI STUDENTI IN ALTRI CENTRI DI STUDIO
CENTRO DI STUDI FREQUENTATI DEI FRATI
STUDI PIÙ STUDIATI DAI FRATI
Fraternità Francescana Internazionale PROGRAMAZIONE VITA FRATERNA Fraternità Francescana Internazionale “Ven. Fra Gabriele M. Allegra OFM” Via Merulana 124b ROMA
CORSO D'ITALIANO ORARIO
AGENDA SETTEMBRE'08 CORSO D'ITALIANO
OTTOBRE'08
NOVEMBRE'08
DICEMBRE'08
APRILE'09
MAGGIO'09
GIUGNO'09
state 2009 Vacanze stive (29 giu.- 26 ago.) Corso d’italiano(30 agosto - 25 settembre 2009) Esercizi Spirituali (26 settembre – 2 ottobre) Inizio delle lezione nella Pontificia Università Antonianum (8 ottobre 2009)
mercoledì FGA
Programmazione vit fraterna FGAAtti di comunittà FGA
Programmazione vita fraterna FGAAtti di comunittà
CELEBRARE LA VOCAZIONE, COME MENDICANTI DI SENSO, GUIDATI DALLA PAROLAFormazione permanente FGA
La Fraternità ha presso per il suo cammino di formazione permanente nel anno accademico il sussidio: “Celebrare il dono della vocazione, mendicanti di sensi alla guida dalla Parola”, Questo sussidio ha alla base un documento sul tema della Parola di Dio, indirizzata dal nostro Ministro Generale a tutto l’Ordine in occasione del anno paolino, “Mendicanti di senso, guidati dalla parola”. Il nostro sussidio è diviso in quattro schede, in linea con la pratica di questi ultimi anni, accogliendo i suggerimenti de altri anni e cercando di farlo più pratico, utile e operativo. Ogni scheda ha due momenti, uno personale e un’altro comunitario, questo ultimo chiamato a svolgersi nelle Piccole Fraternità. Per il momento personale è stato scelto riflettere sul tema: “La parola di Dio nella vita di Francesco” . In vece i momenti comunitari si aprono con un testo biblico del apostolo Paolo, sempre sul tema della parola di Dio per dare uno spazio alla lettura orante dalla parola. Segue per la riflessione su diversi aspetti: “La parola di Dio nella nostra vita” e si offrono alla fine alcune domande che possono favorire il dialogo fraterno. L’Ordine Francescano ha celebrato a ottobre dal 2007 a Sta. Maria degli Angeli (Assisi) il II Congresso Internazionale dei Moderatori della Formazione Permanente dell’Ordine, organizzato dalla Segretaria Generale Formazione e Studi OFM, sotto il titolo “Evangelii Observare”, dal quale è nato un documento nuovo su questo tema. Questo ci fa vedere l’importanza del tema nella Fraternità Universale, e la necessita di approfondire la Formazione permanente proprio strada facendo nella nostra realtà fraterna concreta, segnata positivamente dalla interculturalità e lo studio. Questo fa il sesto corso da quando abbiamo iniziato in questa Casa a fare incontri specifici sul tema della Formazione permanente. Sappiamo che la Formazione permanente è molto di più, ricorre trasversalmente tutta la nostra vita e vocazione. Ma per arrivare al tutto si vogliono dei mezzi, questo sussidio che presentiamo vuole essere solo un semplice strumento per camminare insieme, seguendo la metodologia di Emaus, nella Formazione permanente della nostra Fraternità Francescana Internazionale.
Mendicanti di senso, guidati dalla parola. “CELEBRARE LA VOCAZIONE, COME MENDICANTI DI SENSO, GUIDATI DALLA PAROLA” SCHEMA DELLE SCHEDE PER LA FORMAZIONE PERMANENTE FGA Documento base: Mendicanti di senso, guidati dalla parola. Lettera del Ministro generale dei Frati Minori, Fr. José RodrÍguez Carballo ofm, Pentecoste 2008. II Parte, Lampada per i miei passi è la Tua Parola, luce sul mio camino, nn,15-22. (momento personale) la parola di Dio nella vita di Francesco, nn.15-18 (momento comunitario) la parola di Dio nella nostra vita, nn
1ª SCHEDA FP- FGA 2008-09 momento personale Per riflettere:La parola di Dio nella vita di Francesco, n. 15. momento comunitario Per pregare: testo biblico del apostolo Paolo (Rom 10,8,17). Per riflettere: La parola di Dio nella nostra vita, n. 19. Per dialogare
2ª SCHEDA FP- FGA 2008-09 momento personale Per riflettere:La parola di Dio nella vita di Francesco, n. 16 momento comunitario - Per pregare: testo biblico del apostolo Paolo (1Cor, 1,17-25). - Per riflettere: La parola di Dio nella nostra vita, n. 20. - Per dialogare:
3ª SCHEDA FP- FGA 2008-09 momento personale Per riflettere:La parola di Dio nella vita di Francesco, n. 17 momento comunitario - Per pregare: testo biblico del apostolo Paolo(1 Tess 2,8-15) - Per riflettere: La parola di Dio nella nostra vita, n. 21. - Per dialogare
4ª SCHEDA FP- FGA 2008-09 momento personale Per riflettere:La parola di Dio nella vita di Francesco, n. 18 momento comunitario - Per pregare: testo biblico del apostolo Paolo (2 Tim 4,1-6) - Per riflettere: La parola di Dio nella nostra vita, n. 22. - Per dialogare
1ª SCHEDA § MOMENTO PERSONALEPer riflettere: La parola di Dio nella vita di Francesco. Nell’epoca in cui visse san Francesco la Bibbia era di difficile accesso per i “cristiani comuni” e, in generale, per i laici. Due erano i principali ostacoli per avvicinare il testo sacro: l’alto costo dei manoscritti e la lingua, dal momento che molti erano illetterati, o quanto meno non dominavano il latino, lingua comune per accedere al testo biblico. Solo una élite intellettuale e ricca poteva permettersi il lusso di avere una Bibbia. Francesco non era parte di questa élite e, certamente, fa specie constatare la grande conoscenza che aveva della sacra Scrittura e il grande amore che nutriva per la Parola. La sua vita, infatti, è stata tutta segnata dalla Parola. All’inizio della sua avventura evangelica fu la Parola a mostrargli cosa dovesse fare e alla fine dei suoi giorni sarebbe stata ancora la Parola ad accompagnarlo nel suo glorioso transito. La Parola fu per lui compagna di cammino in ogni momento, fino a lasciarsi totalmente penetrare da essa: «mi sono già preso tanto dalle Scritture, da essere più che sufficiente alla mia meditazione e riflessione. Non ho bisogno di più, figlio: conosco Cristo povero e crocifisso». Nulla di strano che tutti i suoi scritti, dalle preghiere alle regole, passando per le lettere e le ammonizioni, siano pieni di citazioni bibliche, fino a presentarsi come veri e propri mosaici scritturistici. La parola del Signore è profumata e Francesco è inebriato dalla sua fragranza. Francesco, semplice e idiota, come lui stesso era solito presentarsi, senza un’istruzione superiore, cioè senza una formazione da chierico o letterato di allora, aveva una tale conoscenza della Parola, che «penetrava le oscurità dei misteri, e ciò che rimane inaccessibile alla scienza dei maestri era aperto all’affetto dell’amante». Egli, senza essere maestro nel parlare, risolveva questioni dubbie e, come Giobbe (cf. Giob 28,11), illuminava i punti oscuri, riuscendo a far venire alla luce quanto il testo scritturistico nascondeva agli studiosi.
1ª SCHEDA § MOMENTO COMUNITARIOa) Per pregare: Testo biblico del apostolo Paolo: Dalla lettera ai Romani (Rom 10,8-17) Che dice dunque? Vicino a te è la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore: cioè la parola della fede che noi predichiamo. Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso.Poiché non c'è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l'invocano. Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato. Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene! Ma non tutti hanno obbedito al vangelo. Lo dice Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione? La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo.
b) Per riflettere: La parola di Dio nella nostra vita. Oggigiorno, dopo il lungo e forzato esilio a cui è stata costretta la Parola e, soprattutto, grazie al Concilio Vaticano II, si avverte sempre più fame e sete della parola di Dio, come già profetizzava il profeta (cf. Am 8,11-12) e, anzi, possiamo dire di assistere nella Chiesa a una vera primavera della Parola. È sufficiente constatare l’interesse che la sacra Scrittura suscita tra i chierici, i religiosi e i laici. Si tratta certamente di una necessità vitale a cui bisogna rispondere, perché è Dio stesso a suscitarla. Sono molti i Fratelli e le Sorelle che stanno contribuendo attivamente a questa primavera della Parola. Ogni volta sono di più quelli tra noi che, insieme al sacramento dell’Eucaristia e della Riconciliazione, fanno della Parola il vero alimento per la propria vita, il viatico per il cammino, il principale stimolo per la propria conversione, la forza per la missione, la luce nella propria ricerca di senso, la guida per un retto discernimento sapienziale della realtà che stanno vivendo e delle scelte per il futuro, la sollecitazione al fare, cioè a mettere in pratica la Parola (cf. Lc 8,21), e la fonte di perenne consolazione e speranza. Sono sempre di più i Fratelli e le Sorelle che non hanno «giocondità e letizia se non nelle santissime parole e opere del Signore» e mediante queste conducono «gli uomini all’amore di Dio con gaudio e letizia». Sono sempre di più i Fratelli e le Sorelle che riconoscono e assicurano il primato della Parola nella propria vita e nella missione che è stata loro affidata, impegnandosi frequentemente nella lettura orante della Parola, nella creazione e animazione di gruppi biblici tra i laici e i religiosi, così come in una predicazione che ha il sapore della Parola e la fa gustare ai fedeli. Tutti questi sono di Dio, perché ascoltano la parola di Dio. Desidero qui ringraziare per il loro lavoro tanti professori di sacra Scrittura, che spezzano il pane della Parola nelle aule. Conosco per esperienza personale la preparazione assidua e, quindi, il duro lavoro che questa comporta, ma anche la gioia e il profitto che si prova. Una menzione particolare meritano i Frati che lavorano instancabilmente nella nostra Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia di Gerusalemme. A loro la mia personale gratitudine, perché molto devo a questo Centro, e il ringraziamento a nome di tutto l’Ordine per il lavoro che qui si fa a favore della Parola. Gratitudine e ringraziamento, anche, agli Studi Biblici Francescani di Hong Kong e Tokio per il monumentale lavoro che hanno realizzato con la traduzione dei testi biblici, rispettivamente, in cinese e giapponese e per il gran lavoro di diffusione biblica in cui oggi sono impegnati in Cina e in Giappone. Infine, la mia gratitudine si estende a tutti quelli che si sforzano di essere terra buona e accolgono docilmente il seme della Parola nel loro cuore; e a quanti, attraverso la predicazione o qualsiasi altra attività apostolica o intellettuale, che dovrà essere sempre apostolica, dicono, annunciano e amministrano agli altri le sante parole.
c) Per dialogare: Fino a quale punto la parola è il vero alimento della nostra vita? Possiamo affermare il primato della parola nelle nostre attività e missione? Siamo attivamente impegnati a fare una lettura orante dalla parola quotidianamente?
2ª SCHEDA § MOMENTO PERSONALEPer riflettere: La parola di Dio nella vita di Francesco. Come era possibile? La risposta ce la offre san Bonaventura: «e non è illogico che il santo abbia avuto in dono la comprensione delle Scritture, giacché portava descritta la loro verità in tutte le sue opere, in quanto era imitatore perfetto di Cristo, e aveva in sé il loro autore, in quanto era ripieno dell’unzione dello Spirito Santo». Se Dio lo si conosce solo amandolo, Francesco conosce Dio e i suoi segreti nascosti nella Parola perché ama. Se il Padre rivela i suoi segreti ai semplici (cf. Lc 10,21-22; Dn 2,22; Sir 4,18), Francesco conosce questi segreti perché ascolta la Parola con cuore povero e disponibile, come Maria (cf. Lc 2,19.51). Se si conosce la Parola nella misura in cui la si mette in pratica, Francesco la conosce perché non era un ascoltatore sordo della Parola, ma si affrettava a viverla senza esitazioni: «questo è ciò che bramo realizzare con tutte le mie forze»[. La sua conoscenza della Scrittura non era speculativa, ma sapienziale. Per lui la Parola non era un testo di ieri, ma di oggi, e per l’oggi di Francesco, come dimostra quando dice: il Signore dice nel Vangelo… e non in quel tempo Gesù disse, come era normale citare i detti di Gesù. Francesco non ha studiato, ma ha vissuto la Parola, con semplicità e purezza, così come dichiara di aver scritto la sua Regola, che vuole essere solo un’eco del Vangelo. Ma Francesco crebbe nella comprensione della Parola grazie alla continua meditazione di ciò che aveva ascoltato. Era così fedele a questa pratica da non poter rinunciare all’ascolto della Parola nemmeno nei giorni della sua malattia. Lo dimostra in modo particolare il fatto di aver fatto scrivere un evangeliario (scrivere tutta la Bibbia costava troppo) per suo uso personale. Così la Parola, scritta nell’antica Alleanza sulla pietra (cf. Esd 31,18), riposava ora sul suo cuore, anche grazie alla memorizzazione di ciò che ascoltava. Questo gli permetteva di meditare e di assaporare costantemente la Parola, anche senza avere davanti il testo e permetteva alla Parola di germinare e portare frutto ogni giorno nella sua vita. Non vi è, quindi, nulla di strano che nella Parola Francesco incontrasse il dinamismo più profondo della sua vita evangelica, il motore del suo cammino spirituale. Come i Padri della Chiesa, quando leggeva la Bibbia, non leggeva semplicemente i testi scritti dalla mano degli uomini, ma da Cristo vivente e Cristo gli parlava. Incontrandosi con la Parola, il Poverello non si incontrava con un testo da interpretare, ma con Cristo stesso, che chiede di essere ascoltato. Per Francesco ascoltare la Parola non era leggere un libro, ma accogliere Cristo vivo, partecipare al banchetto della vita in cui è Cristo che si fa nostro cibo. Dio si è fatto uomo, si è fatto Eucaristia, si è fatto Parola. Per questo Francesco si nutriva della Parola come del pane e del vino eucaristici e la Parola si offriva a lui con la profondità di Cristo: «appena sarà giorno entriamo in chiesa, prendiamo il libro del Vangelo e chiediamo consiglio a Cristo». Questa verità spiega tante cose della vita di Francesco.
2ª SCHEDA § MOMENTO COMUNITARIOa) Per pregare: Testo biblico del apostolo Paolo: Dalla prima lettera ai Corinzi (1Cor, 1,17-25) Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo. La parola della croce infatti è stoltezza per quelli cha vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti: Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l'intelligenza degli intelligenti. Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
b) Per riflettere: La parola di Dio nella nostra vita. A quanti vivono immersi in questa corrente di incontro e diffusione della Parola, giunga il mio incoraggiamento, perché il loro impegno a favore della Parola non venga meno. Quanti non vivono ancora in questa corrente, desidero esortarli e invitarli, fraternamente e con passione, perché, come Maria di Nazareth, modello vivente dell’incontro con la Parola (cf. Lc 1,38; 2,19.51), si aprano ad essa e la generino nella propria vita; e sull’esempio di Francesco, modello di ascolto operoso e sine glossa, accolgano la Parola con tutto il cuore e ogni giorno ascoltino le Scritture, come i cristiani di Tessalonica (cf. At 17,11). «Ascoltate, figli del Signore e fratelli miei, e prestate orecchio alle mie parole. Inclinate l’orecchio del vostro cuore e obbedite alla voce del Figlio di Dio», così ci esorta il padre e fratello Francesco. Se oggi, come ieri, è urgente conoscere meglio l’uomo Gesù, riconosciuto come Cristo e confessato come il Signore, non abbiamo altra via per raggiungere questo obiettivo che quello di prendere in mano il libro delle Scritture, aprire ad esse le porte del nostro cuore e offrire alla Parola ascolto e accoglienza. Se il nostro cuore arde per il desiderio di uscire dall’insignificanza o dalla prostrazione dei nostri quotidiani fallimenti, non abbiamo altra via che quella di lasciarci afferrare dalla Parola e dare ad essa un ampio spazio nelle nostre vite. Essere afferrati dalla Parola e da Cristo è la stessa identica cosa. Se desideriamo ri-creare e ri-fondare la nostra vita e missione, non ci resta altra soluzione che quella di lasciare spazio alla Parola, rileggerla, studiarla, meditarla, accoglierla con cuore povero e vuoto, sussurrarla giorno e notte (cf. Sal 1,2), per poi viverla e celebrarla. Frequentare la Parola, avvicinarci ad essa, girarle intorno e corteggiarla, fare per lei silenzio e ascoltarla, familiarizzare con essa, guardare come un tesoro nello scrigno della memoria questa Parola che in qualche momento ha fatto ardere il nostro cuore (cf. Lc 24,32), lasciarci sorprendere da essa, ci permetterà, come Francesco, di muoverci al ritmo di Dio; la nostra vita ritroverà, allora, la giovinezza e, lasciandosi alle spalle la stanchezza, il nostro andare incontro a Cristo, agli uomini e alle donne che sono nostri fratelli e sorelle, sarà «con corsa veloce e passo leggero», senza lasciarsi avvolgere da alcuna «nebbia di amarezza», per percorrere con più sicurezza la via dei comandamenti del Signore]. «La parola di Dio – si è affermato nel Congresso Internazionale della Vita Consacrata celebrato a Roma nel 2004 – è fonte della vita consacrata. Crescere nella vita di fede e creare comunità è il risultato dell’ascolto della Parola. Alimentati dalla Parola ci trasformiamo in servi della Parola in vista dell’evangelizzazione. La passione per la Parola ci porta alla passione per l’umanità. Ascoltare la Parola alimenta un clima di rapporti interpersonali». Nella misura un cui ci avviciniamo alla Parola e la facciamo diventare vita, le nostre diverse visioni della realtà convergeranno fino ad incontrarsi in una profonda comunione. La ragione ultima del nostro stile di vita chiamato consacrazione non è altro che aver ascoltato, in un modo o in un altro, la Parola. Tutti i fondatori, mapossiamo ben dire, soprattutto Francesco e Chiara, sono stati vedette della Parola, ascoltatori instancabili della Parola, e hanno fatto della loro vita una risposta ferma e profetica alla Parola. La vita consacrata di oggi e con essa quella francescana hanno bisogno di guardarsi nella Parola e di ornarsi con essa. Solo dalla Parola potranno «nascere di nuovo» (Gv 3,3) e guadagnare in significatività, camminare con lucidità e audacia con gli occhi fissi verso il futuro e, in questo modo, essere non solo memoria, ma anche profezia del futur, vivere il presente con passione e abbracciare il futuro con speranza. La vita consacrata, e con essa quella francescana, è chiamata a percorrere un lungo esodo di ricerca e di rinnovamento, che non ha la marcia indietro. Siamo, insieme a tanti uomini e donne nostri contemporanei, mendicanti di senso. Dall’ascolto della Parola la nostra vita sarà, nel presente e nel futuro, come lo è stata nel passato, proposta alternativa e di frontiera. La Parola ci invita a questo, ci spinge e convoca. Da e con la Parola le nostre vite saranno testimonianza di una parola che non possiamo tacere, di una ragione che non possiamo nascondere, di una convinzione che abbiamo bisogno di condividere. Con il fuoco della Parola il nostro cuore arderà e la nostra vita incontrerà il ritmo di Dio, che è sempre giovane e attuale, che non passa mai. La Parola ha una forza trasformatrice impressionante. Se la nostra vita si lascia toccare da essa, senza dubbio si trasformerà: la routine lascerà il passo alla novità evangelica, la stanchezza al coraggio, la rassegnazione alla lucidità e all’audacia, i timori alla libertà. Quando siamo capaci di abbandonarci alla Parola, di fidarci di essa, di puntare tutto su una solo carta, sia quel che sia, questa ci lascia un sapore intenso, che ci assicura che siamo di Dio e per Dio, che non siamo soli. Se la nostra vita si mette in ascolto della Parola e si lascia portare per mano da essa, incontrerà nuovi terreni e nuovi sentieri per rendere il cammino più sopportabile e gioioso. È necessario aprire spazi personali e comunitari alla Parola. Il nostro futuro, come il futuro di tutta la vita consacrata, è nel lasciarsi fare dalla Parola.
c) Per dialogare: Siamo disposti ad essere afferrati dalla Parola, cioè da Cristo. La parola è realmente la fronte di rinnovazione della nostra consacrazione come frati minori. Ci proviamo come mendicanti di senso all’ascolto vitale della parola.
3ª SCHEDA § MOMENTO PERSONALEPer riflettere: La parola di Dio nella vita di Francesco. Per Francesco le sante parole sono segni sensibili della presenza reale –corporaliter–, attuale e vivificante di Cristo, come lo sono il pane e il vino eucaristici. Per lui la Parola, come l’Eucaristia, sono prolungamenti dell’incarnazione. Nella Parola, come nell’Eucaristia, Dio si rivela e agisce: la Parola, come l’Eucaristia, ci avvicina a Dio e ci salva. Accogliere la Parola è accogliere la Vita, rifiutare la Parola è rifiutare la Vita che ci si offre anche e soprattutto nell’Eucaristia. Abituati a leggere questa verità nei documenti del Vaticano II, ancora oggi un tale paragone non smette, tuttavia, di sorprenderci. Per Francesco è un’evidenza di fede: «e tutti noi dobbiamo sapere fermamente, che nessuno può essere salvato se non per mezzo delle sante parole e del sangue del Signore nostro Gesù Cristo, che i chierici pronunciano, annunciano e amministrano». Questa fede nella presenza reale di Cristo nella sua Parola è quella che spiega la profonda venerazione di Francesco per la Parola: «ammonisco tutti i miei frati e li incoraggio in Cristo perché, dovunque troveranno le divine parole scritte, come possono, le venerino e, per quanto spetta a loro, se non sono ben risposte o giacciono indecorosamente disperse in qualche luogo, le raccolgano e le ripongano, onorando nelle sue parole il Signore che le ha pronunciate». Ciò che chiedeva ai suoi Frati, poi, lo faceva lui stesso, come annota frate Leone di suo pugno nel breviario che si conserva nel protomonastero di santa Chiara ad Assisi: «ascoltato o letto il Vangelo, il beato Francesco baciava sempre il Vangelo con la massima riverenza del Signore». In questo atteggiamento di profonda venerazione del testo sacro non dobbiamo vedere un segno di fondamentalismo o di integralismo, ma l’espressione esteriore di un atteggiamento profondamente credente di fronte alla parola di Dio.
3ª SCHEDA § MOMENTO COMUNITARIOa) Per pregare: Testo biblico del apostolo Paolo: Dalla prima lettera ai Tessalonicensi (1 Tess 2,8-15) Solo allora sarà rivelato l'empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all'apparire della sua venuta, l'iniquo, la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l'amore della verità per essere salvi. E per questo Dio invia loro una potenza d'inganno perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all'iniquità. Noi però dobbiamo rendere sempre grazie a Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza, attraverso l'opera santificatrice dello Spirito e la fede nella verità, chiamandovi a questo con il nostro vangelo, per il possesso della gloria del Signore nostro Gesù Cristo. Perciò, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete apprese così dalla nostra parola come dalla nostra lettera.
Per riflettere: La parola di Dio nella nostra vita. La grazia dell’VIII centenario della fondazione del nostro Ordine e del carisma francescano sarà una festa, un’azione di grazie della Fraternità universale e di tutta la Famiglia Francescana se, come ci invita il padre e fratello Francesco, apriamo l’orecchio del nostro cuore e obbediamo alla voce del Figlio di Dio, che fa risuonare la gioiosa notizia dell’amore di Dio per l’umanità. La grazia delle origini sarà gustata dai fratelli e dalle sorelle solo se ci comprometteremo con la Parola e rimarremo fedeli alle parole, alla vita e la santo Vangelo di Gesù Crsito. Noi che abbiamo promesso di osservare il Vangelo, siamo chiamati ad essere abitazione e dimora dello Spirito del Signore (cf. Gv 14,23), sposi, fratelli e madri del nostro Signore Gesù Cristo (cf. Mt 12,50), accogliendo il messaggio di Gesù e custodendo la sua Parola nei nostri cuori, per poi generarla e darla alla luce nelle nostre vite, perché solo così riposerà su di noi lo Spirito (cf. Is 11,2). Se osserviamo la sua Parola e seguiamo i suoi sentieri, allora vivremo e cresceremo, ma se il nostro cuore si allontana da essa, allora moriremo senza rimedio (cf. Dt 30,15-18). Non possiamo lasciarci uccidere dalla lettera, ma dobbiamo seguire lo spirito della Parola divina e lasciarci vivificare da essa. Senza la Parola, custodita nel cuore e data alla luce nella quotidianità della nostra vita, moriranno l’incanto e la canzone della nostra esistenza, si spegnerà la vita nello sguardo e nel cuore, diventeranno di pietra i sentimenti, si seccherà la sorgente della speranza. Senza la Parola ci sarà, oh disgrazia, la morte senza rimedio! La Parola, per la quale siamo stati redenti, continua ancora oggi a portarci dalla morte alla vita. Il miracolo operato nella vita di sant’Agostino, grazie al quale si vide curato dalla schiavitù della carne all’ascolto di un testo della lettera ai Romani (cf. Rm 13,11ss), continua a verificarsi in tanti uomini e donne del nostro tempo. Se i sette sacramenti sono segni che si vedono, la Parola è un sacramento che si ascolta, un segno che, attraverso parole umane ci permette di entrare misteriosamente in contatto con la viva verità e volontà di Dio e di ascoltare la voce stessa di Cristo che, come al paralitico, ci cura dalla nostra malattia e ci restituisce la capacità di camminare (cf. Gv 5,1ss); o, come al cieco nato, apre i nostri occhi perché possiamo vedere (cf. Gv 9,7). Le acque di Israele che curarono la lebbra di Naaman, il Siro, (cf. 2Re 12,14) sono per i santi Padri le divine Scritture. Esse continuano a sanarci dalle nostre infermità, come attesta la stessa Scrittura: «Non li guarì né un'erba né un emolliente, – si dice di Israele nel deserto – ma la tua parola, o Signore, la quale tutto risana» (Sap 16,12).
c) Per dialogare: Veramente siamo al ascolto credente della parola. Custodiamo sinceramente la parola nel cuore della nostra vita. La parola è la fonte dalla quale scaturisce la nostra conversione.
4ª SCHEDA § MOMENTO PERSONALEPer riflettere: La parola di Dio nella vita di Francesco. D’altra parte per Francesco l’accoglienza della Parola rimane sempre profondamente radicata in una dimensione ecclesiale. Dalla Chiesa riceve la Parola e da essa la luce per interpretarla. Per il Poverello la Parola è data alla Chiesa e in essa cresce per la fede e la comunione dei credenti. La convinzione dell’ecclesialità della Parola lo porta anche ad onorare e venerare «tutti i teologi che amministrano le santissime parole divine … come coloro che ci amministrano lo spirito e la vita». La comprensione della Parola si inserisce così nella vita della Chiesa. Francesco visse in un clima di ascolto attento della Parola e questo trasformò la sua vita. Non c’è da meravigliarsi che nelle ultime esortazioni ai Frati raccomandò «più di ogni altra norma il santo Vangelo». Era il più bel regalo che aveva ricevuto dal Signore e il migliore che poteva lasciare ai suoi Frati. Allora è bene domandarsi: come mi comporto davanti al testo della sacra Scrittura? Quali atteggiamenti interiori e che comportamenti esteriori ho verso la parola di Dio? Come intendo la relazione tra parola di Dio e Chiesa? In me e nella mia Fraternità c’è un ascolto genuino della parola di Dio? Quali aspetti ho bisogno di chiarire e rafforzare nel mio rapporto con la Parola?
4ª SCHEDA § MOMENTO COMUNITARIOa) Per pregare: Testo biblico del apostolo Paolo: Dalla seconda lettera a Timoteo (2 Tim 4,1-6) Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero.
b) Per riflettere: La parola di Dio nella nostra vita. Cari Fratelli e Sorelle, l’Amen, il testimone fedele, che sta fuori e chiama, ci invita ad aprire la porta che lo separa da noi che siamo dentro: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20). Nascostamente facciamo fatica a credere di essere desiderati dal Signore e che egli sia colui cerca la nostra presenza (cf. Gn 3,8-9). Apriamo la porta alla Parola, lasciamoci abitare da essa e con essa entrerà e abiterà nella nostra casa molta gente ferita da esperienze di fallimento, solitudine, fragilità e disamore. Allora saranno loro stessi ad aiutarci, come scribi esperti, a tradurre, comprendere, discernere, intuire e de-codificare la Parola che giunge a noi cifrata dietro le grida silenziose dell’umanità sofferente. Diamo, cari Fratelli e Sorelle, il primato alla Parola nelle nostre vite, in modo che sia Lui, Cristo Signore, e lui solo, il Signore assoluto delle nostre vite, come lo fu nella vita di Francesco e di Chiara. E allora saremo beati: «Beato l'uomo che … si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte. Sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai» (Sal 1,1-3). Veneriamo e accogliamo con cura le Scritture, perché sono Parola di Dio, così come ci insegna Francesco, seguendo in questo i Padri. Uno di essi, Origene, dice ai cristiani del suo tempo e oggi a noi: «voi che siete soliti partecipare ai divini misteri, sapete bene, quando ricevete il corpo del Signore, come lo conservate con ogni cautela e venerazione, affinché non ne cada a terra neppure un frammento, perché non si perda nulla del pane consacrato. Siete giustamente convinti, infatti, che sia una colpa lasciarne cadere dei frammenti per negligenza. Se dunque per la conservazione del suo Corpo siete tanto attenti – ed è giusto che lo siate – non sapete che non aver cura della parola di Dio non è colpa minore del non aver cura del suo Corpo?». Che importanza ha la Parola di Dio nella mia vita? Che posto occupa nella mia giornata? Che il Signore apra ogni mattina le nostre orecchie per ascoltare come discepoli e, così, poter dire una parola di consolazione a chi è sfiduciato (cf. Is 50,4).
c) Per dialogare: Che importanza ha la Parola di Dio nella mia vita? Che posto occupa nella mia giornata?
PREGHIERA “Parla, Signore, che il tu servo ascolta! Parla, Signore…Non restare muto! Il tuo silenzio è terribile. Abbiamo bisogno di ascoltare la tua voce più che del pane e del vino, più che dell’amore e della vita. Abbiamo bisogno di ascoltare questa voce, perché ci faccia compagnia nel nostro lavoro e nel nostro pellegrinaggio. Parla, anche se non ti ascoltiamo! Parla, anche se il nostro chiasso interiore soffoca la tua voce! Para anche se la tua Parola ci brucia! Signore, dacci fame e sette, non del pane o di acqua ma dell’ascolto della tua Parola. Signore, tu che cerchi l’uomo nel qui e ora, concedici il favore di ascoltare oggi la tua voce. Maria, Madre e Serva della Parola ci faccia la grazia di scoprire la sua bellezza, cosicché, custodendola nel nostro cuore, sia nostra gioia e letizia. Fiat, Fiat. PREGHIERA
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References: Art. 1
 § 1

Art. 1
 § 2

§ 3
 Art. 1
 § 3

Art. 9

Art. 22

Art. 50

Art. 51
 § 2
 Art. 4
 Art. 9
 Art.1
 Art.1
 § 2
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