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Timestamp: 2020-02-27 13:02:56+00:00

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Per la Cassazione: sono validi gli atti firmati dai dirigenti delle Entrate «decaduti»
Gli atti dell’Agenzia delle Entrate (come accertamenti fiscali e le cartelle) firmati da dirigenti poi decaduti in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale n. 37/2015 sono validi. Così si è espressa la Cassazione nelle tre sentenze pubblicate ieri (n. 22800, n. 22803 e n. 22810).
Le cause di nullità degli accertamenti fiscali previste dalla legge sono «tassative» e tra queste non rientra la necessità che i funzionari (delegati o deleganti) rivestano qualifica dirigenziale. L’articolo 42 del dpr n. 600/1973, infatti, fa riferimento solo al «capo dell’ufficio» o ad «altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato», senza richiedere che il soggetto che firma debba anche rivestire una qualifica dirigenziale. Non rileva il fatto che ciò sia richiesto da altre disposizioni, anche di natura organizzativa.
Gli unici atti affetti da nullità sono quelli emessi a seguito di delega impersonale, che riporti cioè solo la qualifica del delegato e non anche il suo nominativo. Così ha deciso la sezione tributaria della Cassazione, che con tre distinte sentenze (le nn. 22800, 22803 e 22810) ha risolto a favore del fisco una delle querelle giudiziarie più accese degli ultimi anni.
STOP DELLA CONSULTA Il 17 marzo 2015 la Corte costituzionale, con la sentenza n. 37 dichiara illegittima la proroga del conferimento nelle Agenzie fiscali di incarichi dirigenziali senza passare prima per un concorso pubblico.
Nel mirino della Corte costituzionale è finito l’articolo 8 del decreto legge 16/2012 impugnato dal Consiglio di Stato nel corso di un giudizio che aveva riunito tre ricorsi, proposti dall’agenzia delle Entrate.
Ad avviso della Corte costituzionale «le reiterate delibere di proroga del termine finale hanno di fatto consentito, negli anni, di utilizzare uno strumento pensato per situazioni peculiari quale metodo ordinario per la copertura di posizioni dirigenziali vacanti»
GLI INCARICHI A TEMPO La soluzione all’impasse creata dallo stop della Corte costituzionale ai funzionari «nominati» in incarichi dirigenziali arriva nella conversione della normativa riguardante gli enti territoriali (decreto legge 78/2015).
La soluzione messa a punto consente di annullare le vecchie selezioni da dirigenti per bandirne di nuove: si dovrà trattare di concorsi per soli esami con una riserva non superiore al 30 per cento per il personale delle Agenzie fiscali da concludere entro e non oltre il 31 dicembre 2016.
Nel frattempo i dirigenti potranno delegare funzionari della terza area con criteri «oggettivi e trasparenti», ai quali saranno attribuite posizioni organizzative temporanee
LE SENTENZE DI MERITO Dopo lo stop della Consulta ai funzionari incaricati, si è innescato un contenzioso con orientamenti altalenanti sulla validità degli atti sottoscritti dagli ex dirigenti.
Alcune commissioni tributarie hanno sostenuto la legittimità degli atti emessi anche ricorrendo al concetto del funzionario di fatto.
Altre, invece, hanno sostenuto che un concetto simile non potesse essere invocato per gli atti sfavorevoli al contribuente.
E la sentenza numero 2842/01/2015 emessa dalla Commissione tributaria Lombardia il 25 giugno scorso ha anche posto il tema del danno erariale, segnalando alla Corte dei conti per il mancato introito per l’annullamento degli avvisi di accertamento oggetto del contenzioso
I LIMITI DEI RICORSI Prima delle sentenze di ieri la Corte di cassazione aveva già messo in chiaro due aspetti rilevanti: l’eventuale nullità dell’atto non può essere rilevata d’ufficio dal giudice (massima contenuta nella sentenza numero 18448/2015 depositata il 18 settembre di quest’anno); l’eccezione va sollevata a partire dal ricorso in primo grado (si veda la sentenza numero 20984/2015 depositata il 16 ottobre).
Di fatto, si traduce in un freno alle liti perché è difficile che il ricorso introduttivo contenesse un rilievo del genere, anche perché l’impugnazione iniziale o il termine per presentazione dei motivi aggiuntivi è scaduto prima della sentenza numero 37/2015 della Corte costituzionale (depositata il 17 marzo scorso)
LA VALIDITÀ DEGLI ATTI La Corte di cassazione ha chiarito nella sentenza depositata il 9 novembre 2015 che la delega di firma al funzionario incaricato, che quindi non ha sostenuto un concorso da dirigente, non è di per sé motivo per contestare la nullità dell’atto emesso.
Però questo non vuol dire che tutti gli avvisi siano validi, perché la sentenza numero 22803/2015 precisa a chiare lettere che la delega di firma non può essere in bianco senza, quindi, l’indicazione precisa del funzionario che deve firmare, in quanto il contribuente non può agevolmente verificare se il delegatario ha il potere di sottoscrivere l’atto impugnato e non gli si può attribuire quindi l’onere di una tale indagine amministrativa
Fonte:ilsole24ore e italiaoggi
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