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Timestamp: 2017-07-25 10:45:49+00:00

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Martedì, 08 Maggio 2012 21:36	CIVILE| La caduta di un motociclista causata da fango o detriti, depositatesi dopo la pioggia sulla strada, va risarcita dall’ente proprietario. Sentenza Cass. n. 21508/2011.	Rilevante sentenza della Corte di Cassazione sulla responsabilità dell'ente proprietario dlla strada per una caduta (sinistro) causata dalla presenza di fango, sterpaglie e detriti sulla strada. Problema, devo dire, che si verifica troppo spesso sulle nostre strade, a volte mal controllate dagli enti locali o dai concessionari. In punto di diritto pare opportuno sottolineare come la responsabilità per cose in custodia ex art. 2051 c.c. sia da ritenere di natura oggettiva ed è - quindi - onere del danneggiato provare il nesso di causalità tra la cosa oggetto di custodia e danno, e la prova del potere di custodia in capo all'ente convenuto. Compete, invece, al convenuto (custode) la prova liberatoria del caso fortuito caratterizzato da imprevedibilità ed eccezionalità assoluta. Imprevdibilità ed eccezionalità che nel caso di specie non sussistevano. (Su un precedente cfr. conforme Cassazione n. 24529 del 2009). Leggi l'estratto della sentenza...
Leggi tutto...	Giovedì, 03 Maggio 2012 22:13	CIVILE| Non può essere iscritta ipoteca per un debito inferiore a 8.000 euro per la riscossione dell’imposta.Sentenza Cassazione Sez. Unite n. 5771/ 2012	Estratto sentenza della Corte di Cassazione, Sezioni Unite civili, n. 5771 del 2012.
Sentenza depositata in Cancelleria il 12 aprile 2012	Pubblicato in
Leggi tutto...	Martedì, 01 Maggio 2012 21:49	PENALE| Sostegno elettorale dell’associazione mafiosa ad un politico: è reato solo se vi è una illecita corrispettività di prestazioni. Cass. n. 15115/2012 LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE                                          SEZIONE SECONDA PENALE                        Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: OMISSIS       ha pronunciato la seguente:                                                               sentenza                                        sul ricorso proposto da: 1) I.V. N. IL (OMISSIS);avverso  l'ordinanza n. 610/2011 TRIB. LIBERTA' di  REGGIO  CALABRIA, del 08/07/2011; sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANTONIO PRESTIPINO; lette/sentite  le  conclusioni del PG Dott. Enrico Delehaye,  che  ha chiesto dichiararsi l'inammissibilità del ricorso; Uditi i difensori Avv.ti Giuseppe Femia e Francesco Macrì, che hanno concluso per l'accoglimento del ricorso.                                                                              RITENUTO IN FATTO
1. Occorre premettere, in generale, che il rapporto tra l'associazione mafiosa e un esponente politico può ritenersi significativo di una compenetrazione degli interessi del secondo con quelli dell'associazione, o assumere comunque rilevanza penale anche in relazione a specifiche ipotesi di reato diverse dalla partecipazione o dal concorso esterno nell'organizzazione criminale, a condizione che esso non sia sostanziato soltanto dal sostegno politico o dall'appoggio elettorale dell'associazione a favore dell'esponente politico, ma incida concretamente sugli interessi dell'associazione o comunque sul piano di una illecita "corrispettività" di "prestazioni". Al riguardo, è stato ritenuto (Cass. Sez. U, n. 33748 del 12/07/2005, Mannino, in un'ipotesi di concorso esterno), che la partecipazione all'associazione mafiosa è configurabile anche nel caso del "patto di scambio politico-mafioso", in forza del quale un uomo politico, non partecipe del sodalizio criminale (dunque non inserito stabilmente nel relativo tessuto organizzativo e privo dell'affectio societatis") si impegna, a fronte dell'appoggio richiesto all'associazione mafiosa in vista di una competizione elettorale, a favorire gli interessi del gruppo. Per la integrazione del reato è necessario però che: a) gli impegni assunti dal politico a favore dell'associazione mafiosa presentino il carattere della serietà e della concretezza, in ragione della affidabilità e della caratura dei protagonisti dell'accordo, dei caratteri strutturali del sodalizio criminoso, del contesto storico di riferimento e della specificità dei contenuti; b) all'esito della verifica probatoria "ex post" della loro efficacia causale risulti accertato, sulla base di massime di esperienza dotate di empirica plausibilità, che gli impegni assunti dal politico abbiano inciso effettivamente e significativamente, di per sè ed a prescindere da successive ed eventuali condotte esecutive dell'accordo, sulla conservazione o sul rafforzamento delle capacità operative dell'intera organizzazione criminale o di sue articolazioni settoriali. Ma anche i modi dell'intervento dell'associazione mafiosa in una competizione elettorale, devono assumere connotazioni criminali specifiche, per essere indicative di un rapporto "particolare" dell'organizzazione con questo o quel candidato e di un'alleanza elettorale che includa il programmatico ricorso a forme di intimidazione mafiosa dirette ad influenzare l'esito delle elezioni (Cfr. Cass. Sez. 6, Sentenza n. 28962 del 09/07/2008, Gioffrè ed altri, dove la precisazione che non costituiscono espressione di "metodo mafioso" quei comportamenti genericamente riconducibili solo ad autorevolezza dei membri del sodalizio nella comunità locale, quando, in mancanza di ulteriori elementi di fatto, gli stessi non siano inquadrabili in un clima di sopraffazione a carico del corpo elettorale, ma possono avere spiegazioni alternative, anche se riconducibili a condotte illecite perchè idonee al turbamento della libera espressione del voto). Nella specie, non risultano in realtà valorizzati nel provvedimento impugnato elementi idonei ad assumere il significato di un'alleanza criminale tra lo I. e la cosca Mazzaferro diretta a favorire le fortune elettorali del ricorrente in cambio di concrete e serie contropartite da parte del candidato all'interno di un patto pre- elettorale, e con il previsto impiego di metodi mafiosi per influenzare le scelte del corpo elettorale. Ed invero: - l'appoggio elettorale dei Mazzaferro in favore dello I., è mediato dagli A., che in definitiva sostengono uno stretto congiunto;
- francamente neutra appare la conversazione tra il ricorrente e il figlio sui criteri di scelta degli assessori, così come la partecipazione dello I. alla riunione in casa di "compare vice" per la discussione sulla formazione delle liste. A quest'ultimo riguardo il tribunale nemmeno si preoccupa di spiegare per quale motivo la riunione sarebbe ulteriormente indicativa del patto politico - mafioso stretto dallo I. con la cosca Mazzaferro, posto che un candidato ha tutto il diritto di organizzare riunioni per discutere di argomenti elettorali, e che nella specie quell'incontro non può essere letto in ottica accusatoria solo perché se ne fa menzione in una conversazione alla quale partecipano stretti congiunti del ricorrente. Si può discutere, poi, della coerenza della massima estrapolata da Cass. Sez. 6, Sentenza n. 28962 del 09/07/2008, Gioffrè, sopra citata, rispetto al caso di specie (la Corte aveva escluso che, in difetto di ulteriori elementi, fossero espressione di metodo mafioso i "summit" risultati decisivi per la formazione delle liste e per le candidature dei vertici dell'amministrazione comunale, il ritiro delle schede e la loro riconsegna al momento del voto agli elettori, la consegna del cosiddetto "stampino" dato agli elettori analfabeti ovvero il presidiamento dei seggi e le promesse di impieghi o favori fatti agli elettori); ma la riunione a casa di "compare vice" è molto più lontana dall'area della possibile rilevanza penale dell'attivismo elettorale, in assenza di altri elementi che dimostrino l'ingerenza dell'associazione mafiosa, con i suoi tipici metodi intimidatori, nella competizione elettorale, a favore dello I., con il consapevole approfittamento di tali metodi da parte del ricorrente, in un contesto di promesse e reciproci vantaggi tra lo stesso e l'organizzazione mafiosa. - Non può condividersi, infine, sul piano logico, in assenza di concorrenti elementi di valutazione, il rilievo attribuito dai giudici territoriali all'affidamento all'Agostino dei lavori di scavo per la collocazione delle palme oggetto del contratto di fornitura fraudolentemente aggiudicatosi dal L.. Da una parte, nella ricostruzione dei giudici territoriali, la vicenda, oltre ad apparire del tutto isolata nella prospettiva di un presunto rapporto di scambio tra il ricorrente e l'organizzazione mafiosa, sembra connotata da evidente occasionalità, essendo stato l'intervento dell'Agostino determinato dalla verifica dell'inadeguatezza dell'organizzazione imprenditoriale del L.; in ogni caso, la scelta della ditta Agostino troverebbe plausibile "giustificazione" alternativa, sia pure alla stregua di un abuso amministrativo (a questo riguardo, la qualificazione della condotta dello I. nei termini di cui all'art. 323 c.p., non è oggetto di specifica contestazione in ricorso), nel rapporto di parentela tra il ricorrente e il titolare della stessa ditta. In conclusione, tutte le segnalate aporie logiche nel percorso argomentativo del provvedimento impugnato a sostegno dell'affermazione della gravità indiziaria per il reato associativi impongono l'annullamento dell'ordinanza, con rinvio al tribunale di Reggio Calabria per nuovo esame.
Sentenza depositata in Cancelleria il 19 aprile 2012	Pubblicato in
Leggi tutto...	Domenica, 29 Aprile 2012 00:00	CIVILE-CONDOMINIO| Il singolo condomino può impugnare la sentenza sfavorevole pronunciata nei confronti del condominio -Sentenza Cass. n. 4991/2012.	Estratto della sentenza:LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE                                          SEZIONE SECONDA CIVILE                        Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: (OMISSIS)                          ha pronunciato la seguente:                                                               sentenza                                        sul ricorso proposto da:            M.S.,  rappresentato e  difeso,  in  virtù  di  procura speciale  a  margine  del ricorso, dagli Avv.  Sicchiero  Gianluca  e Aurelio   Gentili,   elettivamente  domiciliato   nello   studio   di quest'ultimo in Roma, via Po, n. 24;                                                        - ricorrente -                                contro                 B.G., rappresentato e difeso, in forza  di  procura in  calce  al  controricorso, dagli Avv. Comito Pietro  e  Nicola  Di Pierro, elettivamente domiciliato presso lo studio di quest'ultimo in Roma, via Tagliamento, n. 55;                                                  - controricorrente - avverso  la sentenza del Tribunale di Venezia, sezione distaccata  di Portogruaro, n. 99 del 22 maggio 2006; Udita  la relazione della causa svolta nell'udienza pubblica  del  13 marzo 2012 dal Consigliere relatore Dott. Alberto Giusti; udito l'Avv. Nicola Di Pierro; udito  il  Pubblico  Ministero, in persona del Sostituto  Procuratore Generale  Dott.  VELARDI Maurizio, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso.                 RITENUTO IN FATTO
2. - I due motivi - i quali, stante la loro connessione, possono essere esaminati congiuntamente - sono fondati...	Pubblicato in
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