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Timestamp: 2019-07-24 06:44:02+00:00

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Art. 11 codice di procedura civile - Cause relative a quote di obbligazione tra più parti - Brocardi.it
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Articolo 11 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 11 Codice di procedura civile
Se è chiesto da più persone o contro più persone [102, 103] l'adempimento per quote di un'obbligazione [ 1314 c.c.], il valore della causa si determina dall'intera obbligazione (1).
(1) La norma sancisce che, se in un unico processo sia richiesto da più attori o contro più convenuti l'adempimento di un unica obbligazione ripartita per quote, il valore della causa è dato dal valore dell'intera obbligazione. Se, invece, la controversia riguarda solo alcune quote, il valore della causa è dato dal loro valore e non dall'intera obbligazione.
La norma in esame indica un'eccezione alla regola del c.d. cumulo soggettivo di cui agli artt.10 e 103 c.p.c., in forza della quale, ai fini della competenza per valore, le domande proposte dall'attore nei confronti di più convenuti o, viceversa, da diversi attori nei confronti di un solo convenuto o di più convenuti, non si sommano. E' bene precisare che sono due i presupposti necessari ai fini dell'operatività della principio di cui all'art.11 c.p.c.: unicità del rapporto obbligatorio e della domanda giudiziale e la divisibilità dell'obbligazione. La norma si applica anche alle azioni di accertamento ed alle azioni costitutive (es.: azione di annullamento o di risoluzione di un contratto).
Spiegazione dell'art. 11 Codice di procedura civile
Questa norma costituisce un’eccezione a quella regola dettata dal secondo comma dell’art. 10 del c.p.c., secondo cui, nei casi di cumulo soggettivo (cioè di domande rivolte da un solo attore contro più convenuti o da più convenuti contro un solo attore), la competenza per valore si determina in base alla domanda di valore maggiore e non vanno sommati i valori delle singole domande.
Stando alla disposizione in esame, invece, il valore della causa va determinato in ogni caso in ragione dell’intera obbligazione, e questo anche nel caso in cui ad agire sia uno solo dei creditori per la propria quota ovvero qualora si agisca nei confronti di uno solo degli obbligati pro quota.
La dottrina maggioritaria ha voluto preferire una interpretazione letterale della norma, asserendo che per legare il valore della controversia a quello dell’intera obbligazione è necessario che nello stesso processo siano richieste tutte le quote dell’obbligazione, mentre se oggetto di essa sono soltanto alcune quote, allora il valore della causa si dovrà far dipendere dalla loro somma (si fa osservare che tale interpretazione sarebbe peraltro conforme al principio generale secondo cui la competenza si determina in base al contenuto della domanda).
Favorevole a tale interpretazione della dottrina maggioritaria si è mostrata anche la giurisprudenza, evidenziando che il valore della causa si determina sulla base del valore dell’intera obbligazione solo quando viene chiesto da più persone (litisconsorzio facoltativo attivo) o contro più persone (litisconsorzio facoltativo passivo) l’adempimento per le rispettive quote dell’intera obbligazione; di conseguenza, se viene chiesto l’adempimento parziale di un’obbligazione divisibile, il valore della causa sarà dato dall’ammontare della parte di obbligazione richiesta e non dal valore dell’intera obbligazione.
Per quanto concerne l’ambito di applicazione della norma, alla tesi della dottrina maggioritaria, secondo cui essa può riguardare solo le obbligazioni divisibili e non quelle solidali e indivisibili (in cui il valore della causa non può che essere pari al valore dell’intera obbligazione, a prescindere dal numero degli attori e dei convenuti), si contrappongono altre tesi secondo le quali tale norma trova applicazione anche nel caso di obbligazioni indivisibili, in quanto ciò che conta è soltanto che il pagamento venga richiesto pro quota (così Satta).
In favore di quest’ultima tesi si pone anche chi fa rilevare che, nel determinare la competenza, non si fa mai riferimento alla struttura negoziale dell’obbligazione, bensì al valore della domanda.
Malgrado i diversi orientamenti, la giurisprudenza comunque è conforme alla tesi della dottrina maggioritaria, ritenendo che il carattere divisibile dell’obbligazione costituisca uno dei presupposti di applicazione della norma.
Preferibile poi è la tesi secondo cui il suo campo di applicazione non può essere ristretto in base al tipo di azione che viene esercitata, che, stando alla lettera della norma, dovrebbe consistere in un’azione di condanna (si dice “se è chiesto….l’adempimento…”).
Si afferma, infatti, che la norma debba trovare applicazione anche nel caso di azioni di accertamento positivo o negativo e nel caso di azioni costitutive (esempio azione di annullamento o di risoluzione di un contratto).
Restano infine da esaminare i suoi presupposti di applicazione, i quali possono individuarsi nella:
unicità del rapporto obbligatorio: è da escludere che essa possa applicarsi allorchè vengano dedotte in giudizio più domande fondate su titoli obbligatori distinti.
unicità dell’azione giudiziale: si richiede che le domande inerenti le quote di un unico rapporto obbligatorio siano proposte nello stesso processo sin dall’inizio, non essendo tale norma invocabile nel caso in cui l’adempimento delle singole quote sia stato chiesto da o nei confronti di più soggetti con giudizi separati e solo successivamente riuniti ex art. 274 del c.p.c..
Massime relative all'art. 11 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 6617/2004
In tema di competenza del giudice per valore, nella controversia promossa da un condomino che agisca nei confronti del condominio per sentir dichiarare l'inesistenza del suo obbligo personale di pagare la quota a suo carico della spesa deliberata ed approvata in via generale e per tutti i condomini dell'assemblea, sull'assunto dell'invalidità della deliberazione assembleare sulla quale è fondata la pretesa del condominio nei suoi confronti (e non già dell'insussistenza, per qualsiasi titolo, della propria personale obbligazione), la contestazione deve intendersi estesa necessariamente all'invalidità dell'intero rapporto implicato dalla delibera, il cui valore è, quindi, quello da prendere in considerazione ai fini della determinazione della competenza, atteso che il thema decidendum non riguarda l'obbligo del singolo condomino bensì l'intera spesa oggetto della deliberazione, la cui validità non può essere riscontrata solo in via incidentale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6617 del 5 aprile 2004)
Cass. civ. n. 3435/2001
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3435 del 8 marzo 2001)
Cass. civ. n. 9596/1993
La regola enunciata dall'art. 11 c.p.c. per cui, ove più creditori chiedano in giudizio l'adempimento dell'obbligazione nei limiti delle rispettive quote, il valore della causa si determina dall'intera obbligazione, operante anche nel caso in cui la domanda sia proposta da un unico creditore, presuppone l'unicità del rapporto obbligatorio e la divisibilità dell'obbligazione. Esula quindi dall'ambito della norma l'ipotesi in cui tra il creditore ed i vari debitori sussistano autonome e distinte ragioni obbligatorie, se pure dipendenti da identico titolo, poiché in tal caso le singole domande debbono essere separatamente considerate ai fini della competenza per valore
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9596 del 18 settembre 1993)
Cass. civ. n. 4524/1992
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4524 del 14 aprile 1992)
Cass. civ. n. 2946/1980
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2946 del 5 giugno 1980)

References: Articolo 11

Articolo 11
 art. 274

Cass. 
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