Source: http://sentenzarsi.blogspot.com/2017/03/sentenza-del-tribunale-militare-n.html
Timestamp: 2017-10-22 06:07:54+00:00

Document:
SENTENZA DEL TRIBUNALE SUPREMO MILITARE (N. 747 del 26.4.1954)
LABARO DELLA COMPAGNIA "O.P."
in cui si riconosce lo status di militari belligeranti
di quanti appartennero alle forze armate della RSI
I COMBATTENTI DELLA RSI CONSIDERATI BELLIGERANTI DA UNA SENTENZA
DEL TRIBUNALE SUPREMO MILITARE (N. 747 del 26.4.1954)
Nel processo contro alcuni ufficiali della "Legione Tagliamento" ricorrenti contro la sentenza del Tribunale Militare di Milano che aveva, tra l'altro negato che la RSI avesse costituito un governo di fatto e che, pertanto, i suoi ordini potessero ritenersi legittimi, il Tribunale Supremo Militare ha pronunziato una sentenza di eccezionale importanza (26 aprile 1954, Presidente Buoncompagni, Rel. Ciardi) che ha affrontato e risolto, con alto senso giuridico e storico, le più dibattute ed ardenti questioni in tema di collaborazionismo. Diamo qui di seguito, fedelmente riprodotto, il testo della sentenza dal quale abbiamo tolto, per amore di brevità, soltanto qualche brano senza intaccare la sostanza delle motivazioni dell'Alta Magistratura Militare. Ecco il testo della sentenza:
“Le leggi che continuamente si susseguono in pro della pacificazione (da ultimo la pensione concessa agli appartenenti alla milizia), dimostrano a chiare note, l'indirizzo non solo giuridico, ma altresì etico del Governo e del Parlamento.
“Ciò appartiene alla Storia! Non può, pertanto, negarsi, alla stregua dell'articolo 40 suddetto, che gli appartenenti alle Forze Armate della R.S.I. abbiano conservato la qualità di belligeranti, né è possibile concepire che tali Forze avessero detta caratteristica solo di fronte agli alleati e non al cospetto dei cobelligeranti italiani”.
“Queste locuzioni "Stato di diritto", "Stato legittimo", non rispondono pienamente alla terminologia del linguaggio tecnico-giuridico, ma sono utilmente adottate per significare che non si tratta di uno Stato di fatto (altra locuzione praticamente utile), ma dell'unico, vero, legittimo Stato. Con tali argomenti il giudice di merito ha posto il veto e ha risolto ogni premessa per la discussione e l'ammissibilità delle discriminanti parole. È mai possibile che, in tal modo, siano annullati i princìpi posti dal Codice penale e dai Codici penali militari, da ogni legislazione civile, dichiarando in blocco inapplicabili tali cause di esclusione?”.
COMMENTO DI PIERO PISENTI ALLA SENTENZA
In un recente volume dedicato al decennale della "resistenza" ("Dieci anni dopo" di Valiani, Lussu, Calamandrei e altri, Ed. Laterza), abbiamo letto un ampio capitolo nel quale, in sostanza si afferma, lamentando una pretesa inapplicazione o, comunque, una deformante interpretazione delle leggi cielleniste, che " quando uno Stato emana leggi che rimangono inattuate o sono applicate alla rovescia, sarebbe ingiusto accusare il Giudice di incomprensione": "la verità è - scrive il Battaglia - che la Repubblica non ha conquistato quella forza politica che le supposero i costituenti".
Il T.S.M. ha, dunque, solamente affermato: 1) I combattenti della RSI hanno diritto di essere riconosciuti belligeranti; 2) gli appartenenti alle formazioni partigiane non hanno diritto a tale qualifica, perché non portavano distintivi riconoscibili a distanza né erano assoggettati alla legge penale militare; 3) la Repubblica Sociale Italiana era soltanto un governo di fatto, ma poteva essere considerata, per errore, un governo legittimo, e pertanto questo errore ha valore discriminante; 4) i combattenti della RSI, quali appartenenti a formazioni belligeranti, dovevano obbedienza ai loro legittimi superiori e perciò hanno diritto alla discriminante dell’adempimento del dovere.
Che la sentenza abbia attuato un "rovesciamento", ma in tutt’altro senso, è fuori di questione. Essa ha rovesciato alcune posizioni di faziosità, ha distrutto definizioni arbitrarie e ingiuriose, ha reso giustizia a tanti italiani, i quali vollero soltanto - sia pure in istato di ribellione ad un governo che la sentenza dimostra svuotato di autorità - combattere "per il solo bene dell’Italia, quale essi lo ritennero".
Guerra civile? - "...la guerra fraterna non fu inizialmente voluta, ma fatalmente sorse dalla disfatta; tutti gli italiani, salvo pochi, amarono di sconfinato amore la loro Patria, anche errando... Non si può certo affermare che le centinaia di migliaia di soldati che rimasero al Nord e combatterono contro gli Alleati e le truppe regie, fossero una accozzaglia di traditori.
Pubblicato da Maurizio a 05:42
R.S.I. I 18 PUNTI DI VERONA

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