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Timestamp: 2020-05-26 23:35:39+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8931 del 06/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8931 del 06/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 06/04/2017, (ud. 15/02/2017, dep.06/04/2017), n. 8931
sul ricorso 7132-2012 proposto da:
O.D. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
avverso la sentenza n. 515/2011 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
depositata il 14/12/2011 R.G.N. 170/2011.
che con sentenza in data 14.12.2011 la Corte di Appello di Perugia, adita dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in riforma della sentenza del Tribunale di Terni, che aveva parzialmente accolto il ricorso, ha ritenuto la legittimità dei termini apposti ai contratti di lavoro intercorsi fra l’appellante e O.D., assistente scolastico, e ha respinto le domande di conversione del rapporto e di risarcimento del danno;
che avverso tale sentenza O.D. ha proposto ricorso affidato a tre motivi, illustrati da successiva memoria, al quale ha opposto difese il MIUR con controricorso;
Che con il primo motivo la parte ricorrente, denunciando la violazione della direttiva europea 1999/70/CE e dell’Accordo quadro alla stessa allegato, nonchè di plurime disposizioni del D.Lgs. N. 368 del 2001 e della L. 4 giugno 1999, n. 124, art. 4, rileva che le supplenze nel settore scolastico sono volte a soddisfare esigenze permanenti sia nella ipotesi in cui attengano a vacanze sul cosiddetto organico di diritto, sia qualora si riferiscano a posti disponibili di fatto, atteso che solo i contratti a termine previsti dal comma 3 del richiamato art. 4 presuppongono una ragione effettivamente temporanea e transitoria, essendo per lo più stipulati nei casi di sostituzione di personale assente;
che secondo la ricorrente la normativa speciale, in quanto in insanabile contrasto con le previsioni del D.Lgs. n. 368 del 2001, è stata da quest’ultimo abrogata, in forza della norma di chiusura dettata dall’art. 11 dello stesso decreto ed in ogni caso il sistema del reclutamento del personale a termine della scuola viola la direttiva richiamata in rubrica, perchè consente la reiterazione del contratto a tempo determinato in assenza di ragioni oggettive, non potendosi ritenere tali le esigenze di contenimento della spesa pubblica, e senza porre alcun limite al numero dei rinnovi o alla durata massima dei contratti;
che il terzo motivo, denunciando la violazione della direttiva 1999/70/CE nonchè dell’art. 6 della CEDU, sostiene che il D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 10, comma 4 bis, introdotto dal D.L. n. 70 del 2011, non può avere natura interpretativa, perchè così qualificato violerebbe il richiamato art. 6, e comunque si pone in contrasto con la clausola di non regresso prevista dall’art. 8 dell’accordo quadro; che questa Corte, con le sentenze pronunciate all’udienza del 18.10.2016 (dal n. 22552 al n. 22557 e numerose altre conformi), ha affrontato tutte le questioni che qui vengono in rilievo e, dopo avere ricostruito il quadro normativo e dato atto del contenuto delle pronunce rese dalla Corte di Giustizia (sentenza 26 novembre 2014, Mascolo e altri, relativa alle cause riunite C-22/13; C-61/13; C62/13; C-63/13; C-418/13), dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 187 del 20.7.2016) e dalle Sezioni Unite di questa Corte (sentenza n. 5072 del 15.3.2016) ha affermato i seguenti principi di diritto:
che, peraltro, rileva nella fattispecie la sopravvenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale della L. n. 124 del 1999, art. 4, commi 1 e 11, perchè la O., come risulta dalla motivazione della sentenza impugnata, è stata destinataria di supplenze su organico di diritto senza sostanziale soluzione di continuità negli anni scolastici dal 2001 al 2008 (pag. 11 sentenza), sicchè la reiterazione deve ritenersi abusiva in quanto protrattasi oltre il limite dei trentasei mesi e finalizzata alla copertura di posti vacanti della pianta organica; che la O., nella memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 1, ha dedotto di essere stata definitivamente immessa nei ruoli successivamente al deposito del ricorso in esame;
che l’immissione in ruolo, ottenuta secondo il sistema previgente alle modifiche apportate dalla L. n. 107 del 2015, ha assicurato alla ricorrente il medesimo “bene della vita” per il riconoscimento del quale ha agito in giudizio, con la conseguenza che dalla stabilizzazione devono derivare gli stessi effetti che la pronuncia della Corte Costituzionale ha ricollegato al piano di stabilizzazione straordinario;
che la O., quindi, non ha allegato danni diversi e ulteriori rispetto alla mancata conversione del rapporto, sicchè, una volta affermata la adeguatezza della stabilizzazione, in linea con quanto ritenuto dalla Corte di Giustizia (essendo venuto meno ogni carattere aleatorio della misura), non vi è spazio alcuno per l’accoglimento della domanda, alla luce del principio di diritto enunciato alla lettera F;
Così deciso in Roma, nella Adunanza Camerate, il 16 febbraio 2017.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 4
 art. 4
 art. 10
 art. 6
 art. 4
 sentenza 
 art. 380