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Timestamp: 2019-06-26 06:47:26+00:00

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I PROFILI PENALI DELL’INTERPELLO - Youtax
10/06/2019, 14:58
Definibile quale un classico istituto deflattivo, tale nel senso più ampio del termine, l’Interpello si dimostra preventivo fin nella sua natura, in quanto l’operatività del medesimo si colloca prima e a prescindere da un eventuale controllo
Definibile quale unclassico istituto deflattivo, tale nel senso più ampio del termine,l’Interpello si dimostra preventivo fin nella sua natura, in quantol’operatività del medesimo si colloca prima e a prescindere da un eventualecontrollo e accertamento. Introdotto nella forma ordinaria con l’articolo 11della legge 212/2000, l’interpello consiste in un’istanza che il contribuentepuò rivolgere all’agenzia competente per materia, prima di assumere unacondotta fiscalmente rilevante, al fine di ricevere chiarimentisull’interpretazione di una norma obiettivamente incerta da applicare ad uncaso concreto e personale. Affiancato nella forma speciale, definitaall’articolo 21 della legge 413/1991, e nella forma disapplicativa, previstadall’articolo 37 bis D.p.r. 600/73, l’istituto risultava confuso esparpagliato, ed è anche per questo motivo che negli anni 2015 e 2016l’interpello è stato sottoposto a unagrande riforma di sistematizzazione. Illegislatore con la Legge di delega fiscale n. 23/2014, all’articolo 6, comma 6ha infatti ritenuto, invero opportunamente, che la disciplina degli interpelli,confusa e sparsa in numerosi testi legali, fosse bisognosa di un profondointervento riorganizzativo.
IlGoverno ha dato attuazione alla delega tramite il Decreto Legislativo n. 156/2015, con il chiaro obiettivo di "restituireall’interpello la funzione di dialogo privilegiato e qualificato delcontribuente con l’Amministrazione". Un passaggio dunque "da un sistemaincentrato sulla necessità di una compiuta verifica amministrativa ex ante dideterminate fattispecie, a uno basato sulla responsabilizzazione delcontribuente, al quale è riconosciuta la possibilità di verificare in autonomiala sussistenza delle condizioni previste dalla legge per l’accesso a specificiregimi fiscali, ovvero per la disapplicazione di determinate disposizioniantielusive", con importanti ricadute teoriche e pratiche sul rapporto trail profilo penale e l’istituto «rinato».
Alla luce dunque di questonuovo riordino della materia, l’articolo 1 del Decreto ha riscritto l’articolo 11 della Legge n. 212/2000 eha sancito il diritto di interpello del contribuente come principio statutariocomune a tutte le istanze, che si individuano nelle tipologie di:
• Interpello Ordinario (articolo 11, comma 1, letteraA);
• Interpello Probatorio (articolo 11, comma 1, letteraB);
• Interpello Anti-Abuso (articolo 11, comma 1, letteraC);
• Interpello Disapplicativo (articolo 11, comma 2 earticolo 10 bis)
Al fine di non tediare su unadisamina approfondita dei singoli istituti, è piuttosto importante chiedersiquale sia il rapporto tra le tipologie di Interpello e il relativo profilopenale dell’attività del contribuente.L’abrogazione dell’articolo16 del D.lgs. 74/2000, che nella sua lettera: «Non dà luogo a fatto punibilea norma del presente decreto la condotta di chi, avvalendosi della procedurastabilita dall’articolo 21, commi 9 e 10, dellalegge 30 dicembre 1991, n. 413, si è uniformato ai pareri del Ministero dellefinanze o del Comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusiveprevisti dalle medesime disposizioni, ovvero ha compiuto le operazioni espostenell’istanza sulla quale si è formato il silenzio-assenso» pone immediate riflessioni in senoall’interprete sul valore dell’intero istituto, in riferimento a un eventualeprocedimento penale rapportato al precedente esperire di un’istanza diInterpello, e ciò non soltanto riguardo all’articolo 21, il cui comma 10peraltro abrogato. D’altra partegià eminente Dottrina non vede un reale cambiamento nella disciplina[1]poiché ribadiva un’interpretazione già basilarmente desumibile sia dai principiche regolano la materia penale che pure dalla mancanza di una normaincriminatrice ad hoc, pare lo stesso necessaria una disamina di questiprincipi, nonché di possibili ricadute prospettate da vari interpreti.
[1]"(...) La risposta è stata sempre negativa per laconsiderazione che con la riforma penal-tributaria, attuata con il D.lgs. n.74, è stato introdotto il regime del c.d. doppio binario (segnatamenterisultante dagli artt. 20 e 21), in forza del quale la risoluzione dei problemiinterpretativi della materia penale non doveva dipendere dalla risoluzione deiproblemi interpretativi della materia tributaria (..)". Ivo Caraccioli, Soppressione del Comitato antielusivo:conseguenze penal-tributarie in "Il Fisco" 2017, pag. 2461.
commi 9 e 10, dellalegge 30 dicembre 1991, n. 413, si è uniformato ai pareri del Ministero dellefinanze o del Comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusiveprevisti dalle medesime disposizioni, ovvero ha compiuto le operazioni espostenell’istanza sulla quale si è formato il silenzio-assenso» pone immediate riflessioni in senoall’interprete sul valore dell’intero istituto, in riferimento a un eventualeprocedimento penale rapportato al precedente esperire di un’istanza diInterpello, e ciò non soltanto riguardo all’articolo 21, il cui comma 10peraltro abrogato. D’altra partegià eminente Dottrina non vede un reale cambiamento nella disciplina[1]poiché ribadiva un’interpretazione già basilarmente desumibile sia dai principiche regolano la materia penale che pure dalla mancanza di una normaincriminatrice ad hoc, pare lo stesso necessaria una disamina di questiprincipi, nonché di possibili ricadute prospettate da vari interpreti.
Una prima domanda,infatti, che l’interprete potrebbe porsi, riguarda l’eventuale persecuzione diun reato, in conseguenza della mancata uniformazione del contribuente aldettame impartito da parte della data amministrazione, investitadell’Interpello. Da un punto divista puramente amministrativo notiamo subito come l’articolo 11 comma 3 della Legge 212/2000 definisce la rispostascritta e motivata all’Interpello come vincolante per ogni singolo organodell’Amministrazione (limitatamente alla questione oggetto dell’istanza e alrichiedente). Non fa dunque alcun riferimento a un presunto obbligo delrichiedente di doversi attenere alla soluzione prospettata, da ciò si desumefacilmente come non ci sia alcuna conseguenza né penale né tantomenoamministrativa nella mera mancata uniformazione al dettame propostodall’Amministrazione, a prescindere dalla situazione di fatto successivamenteposta in essere dal contribuente. Il fatto chemanchi una norma incriminatrice che espressamente individui come reato questoeventuale non attenersi alla risposta nei riguardi dell’interpello si dimostraessere di ulteriore conforto alla teoria prospettata, per cui alla lettura deifondamentali articolo 1 del CodicePenale: «Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamentepreveduto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essastabilite» e articolo 25 comma 2della Nostra Costituzione: «Nessuno può essere punito se non in forza di unalegge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso» non possiamo cheleggere una chiara conferma della soluzione garantista dell’articolo 11.
La reale problematicainterpretativa non inerisce alla semplice fase di rapporto tra risposta e susseguenteazione del contribuente, bensì il fulcro della questione si struttura intornoalla punibilità di un eventualecomportamento dell’istante, avvenuto successivamente sulla base delleinterpretazioni accettate o addirittura prospettate dall’amministrazioneinvestita dall’Interpello. Esclusadunque l’automatica commissione di reato in caso di comportamento difforme, perpoter compiere un’analisi della questione, però, è fondamentale diversificarele alternative che la legge concede all’amministrazione: rispostatempestiva, silenzio e risposta tardiva e rettifica
La rispostatempestiva fornita nei termini prescritti dalla norma vincola l’Agenzia insede di controllo, durante il quale dovrà uniformarsi alla risposta resa alcontribuente e non potrà dunque emettere atti a contenuto impositivo oppuresanzionatorio in contrasto con la soluzione interpretativa prospettata. Da ciò si potrebbe desumere quindi, anche su una merainterpretazione letterale e scientifica (i giuristi ascrivono alla categoriadelle sanzioni sia quelle penali che quelle amministrative), che laresponsabilità penale per un comportamento tenuto dall’istante sui parametridescritti dalla stessa Amministrazione sarebbe esclusa per il medesimocontribuente, almeno in rapporto con il caso particolare e concreto. D’altra parte ci pare manifestamente aberranteche un contribuente possa essere sottoposto a un procedimento penale dopoessere stato destinatario di un parere favorevole, alias un consenso, da partedell’Amministrazione. L’abrogazionedell’articolo 16 non pare intaccare da un punto di vista sistematicoquesto principio, che già era facilmente desumibile de relato dal comma 3dell’articolo 11 della Legge 212/2000, che pure si estende anche ai casi diinterpello anti elusivo per merito dell’articolo 10 bis della medesima legge.Nella fattispecie, dunque, il contribuente che haricevuto un parere favorevole si trova in una situazione di aspettativaqualificata della legittimità del proprio comportamento e perciò in unasituazione di esercizio del diritto. Ilfatto però che non esista più un’effettiva scriminante riguardo la rispostafavorevole dell’Amministrazione espone il fianco a diverse interpretazioni,delle quali nessuna manca di sostanzialità giuridica.Una prima teoria più recente e aggiornata[1],sulla base degli artt. 331 e 347 c.p.p.[2],illustra infatti come i funzionari e militari dell’A.F. siano sottopostiall’obbligo, alla presenza di almeno una formale esistenza di estremi di reatotributario, di dovere trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica, inconcomitanza al procedimento amministrativo. A questo punto, a ben leggere i principi generali della procedurapenale applicati alla materia penale tributaria, il procedimento penale per ireati fiscali contestati (o contestabili) dovrebbe in ogni caso proseguire perla sua strada. Perciò ilcontribuente si troverebbe a dovere confidare che il PM analizzi le dinamichedella situazione concreta e dunque, confermando la mancanza dell’elementopsicologico chieda un susseguente proscioglimento dell’imputato.
Sebbeneil proscioglimento per la mancanza di dolo o per la sussistenza dei requisitidi cui all’articolo 15 del d.lgs. 74/2000 vegli sulla posizione delcontribuente, esporre un istante, che ha fatto uso di un istituto dallecaratteristiche basilarmente deflattive quale l’interpello, alle more di unprocedimento penale pare in contrasto con l’obiettivo di semplicità e dicollaborazione che la nuova normativa ha voluto dettare per l’Interpello. D’altraparte il riordino delle tipologie di Interpello sotto la disciplina comune dell’articolo 11 dellaLegge 212/2000 (nonché l’articolo 10 bis che rimanda all’11 anche per gliInterpelli anti elusivi) potrebbe ben rendere superflua dell’articolo 16,sebbene in questo caso rimanga ben più blanda e «tra le righe» la nonpunibilità del contribuente istante.
Una seconda teoria
[1]potrebbe leggersi appunto sia sull’interpretazione scientifica prospettata dalcomma 3 dell’articolo 11, in cui si dispone la non applicabilità di sanzioni(anche penali, come si può interpretare dai lavori parlamentari, durante iquali l’aggettivo amministrativo è stato depennato dal sostantivo sanzioni, conl’evidente ratio di voler tutelare l’istante pure dai risvolti penali), edall’altra tramite l’applicazione
[2]degli articoli 50 e 51 [3]del Codice Penale. Prima infatti della mancanza di elemento soggettivo,opererebbe una applicazione dei due articoli, che prevedono rispettivamente(art. 50) la scriminante comune del consenso dell’avente diritto e quella (art.51) dell’esercizio di un diritto. Perciò, essendo venuta meno la scriminantespeciale dell’articolo 16 e potendo pure essere applicate le scriminanti comunein presenza di scriminanti speciali, i due articoli tutelerebbero in misuramaggiore e più garantista il contribuente istante. Rimane davalutare però in che modo e su quali basi giuridiche. Appare inoltre chiaro come tale seconda teoriaprospettata non si poni necessariamente in antitesi con la prima, bensì neimplementi una visione più favorevole nei confronti del contribuente. Posto come assunto che la punibilità sarebbecomunque esclusa per effetto della mancanza dell’elemento soggettivo del reato(punto su cui entrambe le teorie convergono
[4]),la dottrina
[5]ha ravvisato la scriminante prospettata dall’articolo 51
[6]come operante nella fattispecie, in quanto il contribuente verrebbe a esercitareuna facoltà legittima, contenuta in un diritto soggettivo: la norma infatti,individuando le modalità procedurali prefissate e le materie specifiche,permette all’Amministrazione di rispondere a quesiti (attività per essavincolante) e perciò orientare il comportamento dell’istante, ponendo dunquequesto soggetto in una
[1] Astolfo Di Amato e Roberto Pisano, Trattatodi diritto penale dell’impresa. Vol. 7: I reati tributari 259, Gian Luca Soana,I Reati Tributari, Milano 09, 445; G.Falsitta, A. Fantozzi, G. Marongiu, F. Moschetti, Commentario breve alle Leggi Tributarie Tomo II Accertamento e Sanzionia cura di Francesco Moschetti, Padova, Vito D’Ambra Par. 16, p. 636 ss. [2] "(...) Scriminate generale è prevista dall’articolo o50 c.p. cheannoverare tra le cause di giustificazione il consenso dell’avente diritto,manifestato dall’Amministrazione finanziaria o in maniera espressa conl’emanazione del parere, o in maniera tacita con il silenzio assenso"; Commento all’articolo 16 del D.lgs. n. 74/2000,pag. 639-640 ss., di Vito D’Ambra in Commentariobreve alle Leggi Tributarie Tomo II Accertamento e Sanzioni, a cura di G. Falsitta, A. Fantozzi, G. Marongiu,F. Moschetti, Padova, 2011; [3]"(...) L’esercizio di un diritto da parte del suo titolare: tale esimente siinquadra dunque nel principio di coerenza (o di non contraddizione) dell’ordinamentogiuridico non può -senza venire meno della propria essenziale funzioneregolativa del comportamento dei consociati- proibire e nel contempo consentireo addirittura prescrivere una determinata condotta" Commentoall’articolo 16 del D.lgs. n. 74/2000, pag. 640, di Vito D’Ambra in Commentario breve alle Leggi Tributarie TomoII Accertamento e Sanzioni, a cura diG. Falsitta, A. Fantozzi, G. Marongiu, F. Moschetti, Padova, 2011;
[4] "(...) deve in ogni caso proseguire per la suastrada, potendosi soltanto confidare che il P.M. voglia tener conto dellasituazione concreta venutasi a verificare, richiedendo al giudice dell’udienzapreliminare o al giudice dibattimentale una sentenza favorevole di non doversiprocedere o di proscioglimento o di assoluzione nel merito, od in subordine perinesistenza dell’elemento psicologico (per lo più dolo specifico) richiesto perl’esistenza del reato tributario (...)". Ivo Caraccioli, Soppressione del Comitato antielusivo: conseguenze penal-tributariein "Il Fisco" 2017, pag. 2461.
[5] Colaianni, Profili penali delruling internazionale, il Fisco, 2004, p. 2283;
[6]"L’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto dauna norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità, escludela punibilità. Se un fatto costituente reato è commesso per ordinedell’autorità, del reato risponde sempre il pubblico ufficiale che ha datol’ordine. Risponde del reato altresì chi ha eseguito l’ordine, salvo che, pererrore di fatto abbia ritenuto di obbedire a un ordine legittimo". Non èpunibile chi esegue l’ordine illegittimo, quando la legge non gli consentealcun sindacato sulla legittimità dell’ordine.
[1] "(...) deve in ogni caso proseguire per la suastrada, potendosi soltanto confidare che il P.M. voglia tener conto dellasituazione concreta venutasi a verificare, richiedendo al giudice dell’udienzapreliminare o al giudice dibattimentale una sentenza favorevole di non doversiprocedere o di proscioglimento o di assoluzione nel merito, od in subordine perinesistenza dell’elemento psicologico (per lo più dolo specifico) richiesto perl’esistenza del reato tributario (...)". Ivo Caraccioli, Soppressione del Comitato antielusivo: conseguenze penal-tributariein "Il Fisco" 2017, pag. 2461.[1] Colaianni, Profili penali delruling internazionale, il Fisco, 2004, p. 2283;[1]"L’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto dauna norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità, escludela punibilità. Se un fatto costituente reato è commesso per ordinedell’autorità, del reato risponde sempre il pubblico ufficiale che ha datol’ordine. Risponde del reato altresì chi ha eseguito l’ordine, salvo che, pererrore di fatto abbia ritenuto di obbedire a un ordine legittimo". Non èpunibile chi esegue l’ordine illegittimo, quando la legge non gli consentealcun sindacato sulla legittimità dell’ordine.
condizione di eserciziodel diritto. Sebbene indirettamente,un’altra teoria dottrinale[1]cita anche l’articolo 50[2],il quale potrebbe ben operare nella tutela della posizione del contribuente,essente l’Amministrazione finanziaria, nel suo apparato complessivoindissolubilmente legato all’entità statale, il soggetto avente diritto neiriguardi della imposizione tributaria. Pur essendo un’interpretazioneconsiderabile come ardita, a rigore logico un consenso dell’AmministrazioneFinanziaria, considerata depositaria del Diritto sulla base di questaimpostazione, renderebbe il contribuente non punibile.
Il discorso sugli effettipenali impostato finora trova chiaramente una serie di limiti, che si desumono direttamente dalla lettera normativa: i limitidell’oggetto dell’Interpello, la contrarietàdella risposta dell’Amministrazione, il comportamento dissociato delcontribuente
In questi casi la tutelacontro un possibile procedimento penale nonopererebbe, poiché se nel primo caso si travalicano i limiti oggettivi sucui si è impostato il rapporto tra amministrazione e istante, nelle altre duealternative il contribuente decide di agire nonostante la rispostadell’amministrazione e quindi a proprio rischio e pericolo. Bisogna però valutare, nel caso di«dissociazione» del contribuente rispetto all’opinione (non vincolante,ribadiamo) dell’Amministrazione, una serie di dovuti distinguo.Sebbene vengano meno le guarentigie lato senso degliarticoli 50 e 51, nonché una lettura della volizione indubbiamente menofavorevole alla posizione dell’istante, il giudice penale dovrà comunquevalutare tutti gli elementi oggettivi e soggettivi del caso, escludendoqualsiasi automatica commissione di reato.Bisogna inoltre sottolineare come il comma 2 articolo11 ultimo periodo consideri che: «(...) Nei casi in cui non sia stata resarisposta favorevole, resta comunque ferma la possibilità per il contribuente difornire la dimostrazione di cui al periodo precedente anche ai finidell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa», dunque de relatosi potrebbe considerare come, sia per causa della farraginosità delle procedureamministrative o per la semplice tempistica necessarie a espletare le stesse,il contribuente si trovi a portare tali considerazioni provate in sede penale,con possibili valutazioni differenziali e garantiste da parte dell’autoritàgiudicante.
Rimane infine l’ultima alternativa nel rapporto tra contribuente istantee amministrazione, ovvero la mancatarisposta della stessa alla richiesta di interpello ex articolo 11.Considerata inizialmente come una delle aree più oscure e pericolose,l’istituto amministrativo del silenzioassenso ha invece reso molto più semplice, almeno da un punto di vistateorico, il rapporto tra istante e amministrazione, ricompreso nelletempistiche definite nel medesimo articolo. Difatti: «Quando la risposta nonè comunicata al contribuente entro il termine previsto, il silenzio equivale acondivisione, da parte dell’amministrazione, della soluzione prospettata dalcontribuente. Gli atti, anche a contenuto impositivo o sanzionatorio difformidalla risposta, espressa o tacita, sono nulli». In Dottrina[1] si è giàpiù volte prospettato come il silenzio assenso impedisce, sul piano oggettivo,qualsiasi tipo di conseguenza penale. Inoltre a riguardo
Rimane infine l’ultima alternativa nel rapporto tra contribuente istantee amministrazione, ovvero la mancatarisposta della stessa alla richiesta di interpello ex articolo 11.Considerata inizialmente come una delle aree più oscure e pericolose,l’istituto amministrativo del silenzioassenso ha invece reso molto più semplice, almeno da un punto di vistateorico, il rapporto tra istante e amministrazione, ricompreso nelletempistiche definite nel medesimo articolo. Difatti: «Quando la risposta nonè comunicata al contribuente entro il termine previsto, il silenzio equivale acondivisione, da parte dell’amministrazione, della soluzione prospettata dalcontribuente. Gli atti, anche a contenuto impositivo o sanzionatorio difformidalla risposta, espressa o tacita, sono nulli». In Dottrina[1] si è giàpiù volte prospettato come il silenzio assenso impedisce, sul piano oggettivo,qualsiasi tipo di conseguenza penale. Inoltre a riguardo dello stesso varrebbero conancor più forza le soluzioni prospettate nella «seconda» teoria poc’anzidescritta, ovvero come sia i lavori preparatori che la lettera dell’articoloescludano l’aggettivo amministrativo rispetto alle sanzioni al fine diescludere anche la materia penale delle stesse. Essendo inoltre consideratoquale risposta «positiva» dell’agenzia, al comportamento imperniato sulsilenzio assenso dell’amministrazione si applicherebbero anche le guarentigiedesumibili dagli articoli 50 e 51 e dalla mancanza di volizione nel compimentodel reato.
Vi è però da rilevarecome, nel caso del silenzio assenso nei confronti di una domanda strutturata(la cui risposta supera i normali confini di un favorevole o non favorevole),la lettura ex post anche da parte di un PM possa risultare più complessa einsidiosa. In questo caso pare ben più completa un’applicazione della «prima teoria», che sebbene sia menogarantista nei confronti del contribuente, è, in una visione d’insieme, piùattinente ai principi penali e tributari. Va da ultimo ricordato come l’amministrazione possa, in una ottica ex nunc,superare il proprio silenzio assenso: «Tale efficacia si estende aicomportamenti successivi del contribuente riconducibili alla fattispecieoggetto di interpello, salvo rettifica della soluzione interpretativa da partedell’amministrazione con valenza esclusivamente per gli eventuali comportamentifuturi dell’istante».
Alla luce delleinterpretazioni esposte da parte della Dottrina[1],che tutte premono seppur con accezioni diverse sull’applicazione stringente delprincipio del doppio binario, ci appare più che chiaro come il riordinodell’istituto dell’Interpello abbia fini e risvolti lodevoli, ma lascia unaserie di punti oscuri e farraginosi almeno nel dato letterale nei riguardi delrapporto dell’istante con un’eventuale responsabilità penale. Una definizione più accurata e sistemica diquesto importante area dell’istituto renderebbe invero più facile il lavorodell’interprete, con immensi vantaggi per gli operatori e le amministrazioni.
[1] Ex Multis: "(...) Non senza, comunque, potersi e doversiauspicare che il futuro legislatore voglia tener conto di queste particolarisituazioni concrete intervenendo in maniera ulteriormente riformatrice delladelicata materia dei rapporti tra contenzioso fiscale e processopenal-tributario (...)". (...)". Ivo Caraccioli, Soppressione del Comitato antielusivo: conseguenze penal-tributariein "Il Fisco" 2017, pag. 246.
Fonti Bibliografiche-
Ivo Caraccioli, Soppressionedel Comitato antielusivo: conseguenze penal-tributarie, Il Fisco, 2017,pag. 2461;
- Commento all’articolo16 del D.lgs. n. 74/2000, pag. 635 ss., di Vito D’Ambra in Commentario breve alle Leggi Tributarie Tomo II Accertamento e Sanzioni,a cura di G. Falsitta, A.Fantozzi, G. Marongiu, F. Moschetti, Padova, 2011;
- Colaianni, Profilipenali del ruling internazionale, il Fisco, 2004, p. 2283;-----Alberto Renda e Giorgio Dal Corso, Ilrapporto tra dichiarazione integrativa e "preventività" dell’interpello in casodi incertezza normativa, Il Fisco, 2018;
- Guglielmo Fransoni e Rosella Suraci, Facoltatività o obbligatorietà dell’interpello disapplicativo? CorriereTributario, 2016, P. 1645;
- A. Di Amato e R. Pisano, Trattatodi diritto penale dell’impresa. Vol. 7: I reati tributari, Padova, 2002;
- Gian Luca Soana, I ReatiTributari, Milano, 2017;
- Gianmarco De Francesco, Il diritto di interpello, Milano, 2003;
- Fabio Carrirolo, Nuovo Interpello, Il Sole 24 ore, 2015.
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