Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-20768-del-01-08-2019
Timestamp: 2020-05-26 07:18:44+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 20768 del 01/08/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20768 del 01/08/2019
Cassazione civile sez. trib., 01/08/2019, (ud. 19/06/2019, dep. 01/08/2019), n.20768
sui ricorso 2927-2014 proposto da:
L. E G.C. DI RAG. L.C. & C. SRL,
elettivamente domiciliato in ROMA VIA G. PAISIELLO 55, presso lo
studio dell’avvocato FRANCO GAETANO SCOCA, che lo rappresenta e
difende unitamente agli avvocati ALESSANDRO GIGLI, GIUSEPPE MAZZUTI;
COMUNE DI VIGEVANO, elettivamente domiciliato in ROMA VIA G.B.
rappresentato e difeso dall’avvocato DONATO ANTONUCCI;
avverso la sentenza n. 134/2013 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,
19/06/2019 dal Consigliere Dott. CAPRIOLI MAURA.
Con il primo motivo deduce la violazione e falsa applicazione della L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 162.
Lamenta infatti che in detto avviso sarebbe stata indicata solo la categoria dell’occupazione 09 che si riferisce alle aree che avrebbero come destinazione d’uso parcheggi a pagamento senza una più puntuale descrizione del suolo detenuto dalla contribuente sicchè sarebbero carenti gli elementi identificativi delle aree e della loro destinazione, necessari per l’imposizione.
Con il secondo motivo denuncia la violazione e la falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, e la carenza dei presupposti per l’applicazione della Tarsu.
Sostiene in particolare che diversamente da quanto affermato dal giudice di appello, la fattispecie in esame si differenzia da quella esaminata dalla Suprema Corte con l’ordinanza 13100/2012 richiamata dal Giudice di appello a sostegno del suo convincimento.
In questa prospettiva sottolinea che nella decisione della Suprema Corte la contribuente era titolare di un diritto di superficie sull’area per la realizzazione di parcheggi multipiano mentre nel caso qui in discussione le zone adibite a parcheggio non erano sottratte alla loro destinazione pubblicistica e che in forza della convenzione sottoscritta con il Comune la società C. non era titolare di alcun diritto su tali zone limitandosi ad una mera riscossione delle tariffe.
Relativamente al secondo profilo di censura va osservato che il D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 1, stabilisce che la tassa è dovuta per l’occupazione o la detenzione di locali e aree scoperte, a qualsiasi uso adibite, ad esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie ad abitazioni. Tale previsione ha carattere generale e subisce solo le deroghe indicate nel comma 2 dello stesso articolo le quali non operano automaticamente al verificarsi delle situazioni previste, ma devono essere di volta in volta dedotte ed accertate con un procedimento amministrativo, la cui conclusione deve essere basata su elementi obiettivi direttamente rilevabili o su idonea documentazione. Presupposto della Tarsu è, dunque, la produzione di rifiuti che può derivare anche dall’occupazione di suolo pubblico per effetto di convenzione con il Comune, produzione alla cui raccolta e smaltimento sono tenuti a contribuire tutti coloro che occupano aree scoperte, come appunto stabilisce il D.Lgs. n. 507 cit., art. 62, comma 1, (Cass. n. 7916 del 20/04/2016; Cass. n. 19152 del 15/12/2003).
Le spese di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano secondo i criteri del D.M. n. 37 del 2018.
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese della presente fase che si liquidano in complessivi Euro 1000,00 oltre accessori di legge ed al 15% per spese generali. Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 62
 art. 62
 art. 62
 Cass. 
 art. 13