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Rassegna CEDU di Martedì 20 Novembre 2012 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Rassegna CEDU di Martedì 20 Novembre 2012
Posted by: Marco Occhipinti in Rassegna sulla Corte Europea 21 novembre 2012
Di seguito la rassegna delle sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data Martedì 20 Novembre 2012, di
Goloshvili v.
no. 45566/08
Giorgi Goloshvili, cittadino georgiano, è condannato per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una
rapina e sconta la pena detentiva presso il carcere di Giguti; lì si ammala di tubercolosi e accusa l’autorità carceraria di non avergli fornito cure mediche adeguate.
Dachnevič
no. 41338/06
Genoefa Dachnevič, cittadina lituana, nel 2003 perde suo nipote, di 16 anni, in un incidente stradale. Agisce in sede civile per il risarcimento del danno,
ma lamenta l’inefficacia della tutela giurisdizionale per le limitata
assistenza legale e per le sue limitate conoscenze e giuridiche e della lingua lettone, giacché la ricorrente parla solo russo.
Nessuna violazione dell’Articolo 6 – Diritto ad un processo equo (art. 6 – Procedura
Kasperovičius
no. 54872/08
Aleksandras Kasperovičius, cittadino lettone, è detenuto per sette giorni presso il carcere di Anykščiai. Qui le sue condizioni carcerarie sono pessime: niente bagno nella cella, poca ventilazione, scarsa luce e acqua potabile
– Divieto della tortura (art. 3 – trattamento degradante) (aspetto
sostanziale)
no. 33197/09
Fernando Alexandre, cittadino portoghese, lamenta la lunghezza di due procedimenti: uno civile contro una compagnia di assicurazione e un altro penale per la rimozione dal casellario giudiziale del provvedimento di condanna ad aggressione; sottolinea come le informazioni del casellario giudiziale sono accessibili dai datori di lavoro e perciò pregiudichino le sue possibilità di trovare lavoro.
Articolo 6 § 1 (diritto ad un processo equo in un tempo ragionevole)
Equa soddisfazione respinto (fuori dal tempo)
Ghiurău
no. 55421/10
Gheorghe Ghiurău, cittadino romeno, subisce all’atto di arresto dagli agenti di polizia lesioni tali da perdere la conoscenza ed essere ricoverato in ospedale; oltre all’abuso fisico, lamenta un abuso giuridico: sarebbe stato detenuto illegittimamente per 10 ore e senza informazioni sui motivi
dell’arresto.
1 e Articolo 5 § 2 (diritto alla libertà e alla sicurezza)
– Divieto della tortura (art. 3 –L’effettivo
– Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-1 – La privazione della
libertà)
Nessuna Violazione dell’Articolo 5
– Diritto alla libertà e alla sicurezza (5-2 Articolo – Informazioni
Harabin v.
no. 58688/11
Štefan Harabin, cittadino slovacco, è stato Presidente della Corte Suprema slovacca nel 2009 e Ministro di Giustizia dal 2006 al 2009. Come ministro subisce una
sanzione disciplinare comminata dalla Corte Costituzionale polacca: la sanzione consiste nella decurtazione del 70% del suo stipendio; l’illecito disciplinare consisteva nell’aver impedito in quattro occasioni agli ispettori del Ministero delle Finanze di svolgere accertamenti contabili presso la Suprema Corte. Il ministro slovacco oggi attacca la pronuncia della
Corte Costituzionale: lamenta che la sanzione disciplinare, comminata nel massimo edittale, sarebbe sproporzionata e non adeguatamente motivata, che i
poteri del Ministero delle Finanze sarebbero stati interpretati in misura
estensiva, contrariamente alla giurisprudenza dei giudici ordinari, e che la cognizione svolta sia stata soltanto parziale; proposte queste gravi violazioni della CEDU, ne conseguirebbero altre gravi violazioni, discriminanti il ministro rispetto ad altri cittadini, nell’applicazione della sentenza, concernenti il diritto di proprietà sulla parte di stipendio decurtato, di espressione e di ricorso ad un rimedio di tutela effettiva dei
diritti tutelati in CEDU.
Articolo 6 § 1 (diritto ad equità nella prova)
– Diritto ad un equo processo (art. 6 – Procedimento disciplinare; Articolo 6-1 – giudice imparziale)
Belek v.
nos. 36827/06, 36828/06, 36829/06
Ahmet Sami Belek, cittadino turco, proprietario del quotidiano Günlük Evrensel (Universal), è condannato tre volte per aver pubblicato dichiarazioni del gruppo terroristico PKK (Workers’ Party of Kurdistan) e del suo leader, Abdullah Öcalan; in Turchia infatti vige l’Anti-Terroris Act, il quale vieta la pubblicazione di dichiarazioni di
gruppi terroristici. Lamenta la limitazione della propria libertà
d’espressione e un giudizio non imparziale.
Articolo 6 (diritto ad un equo prova)
Violazione dell’Articolo 10
– Libertà di espressione – {Generale} (Articolo 10-1 – Libertà di
espressione)
Arikan and Others v. Turkey
no. 19262/09
Erol Arıkan e altri 25 ricorrenti, tutti
cittadini turchi, erano detenuti presso il carcere Bayrampaşa, presso Istambul, all’epoca dell’operazione “Return to
Life”. Il 19 Dicembre 2000, è condotta una vasta operazione di polizia al fine di reprimere alcuni focolari di rivolta nelle carceri: molti detenuti politicamente impegnati protestavano, anche con scioperi della fame, contro la manovra penitenziaria che voleva introdurre su larga scale le prigioni di tipo F, con celle molto più piccole di quelle correnti. Durante le operazioni
di trasferimento dei detenuti, sarebbero state commesse gravi violenze dagli agenti, mentre i detenuti lesi non sarebbero stati sottoposti alle cure necessarie; inoltre i ricorrenti lamentano che i colpevoli non siano stati
perseguiti efficacemente dalla giustizia turca.
– Diritto alla vita (art. 2-1 – Vita) (aspetto sostanziale)
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References: Articolo 6
 § 1
 Articolo 5
 § 2

Articolo 6
 § 1
 Articolo 6

Articolo 6
 sentenza