Source: https://www.laleggepertutti.it/122115_fotografie-si-possono-usare-le-immagini-scaricare-da-internet
Timestamp: 2019-04-22 07:03:49+00:00

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Fotografie: si possono usare le immagini scaricare da internet?
Diritto d’autore, la tutela della fotografia scatta solo se l’immagine è frutto di sintesi artistica del fotografo; a quanto ammonta il risarcimento del danno nei confronti di chi copia una foto altrui.
Scaricare immagini da Internet, da siti, blog, portali o dai motori di ricerca (come Google Immagini, ideato appositamente per fotografie, disegni e qualsiasi altro tipo di immagine) può comportare seri rischi di imbattersi nel diritto d’autore altrui: ogni opera dell’ingegno, infatti – sia essa un testo, un suono, un video o una fotografia – è protetta dal copyright (secondo la dizione anglosassone), indipendente dal fatto che il proprietario dei diritti abbia esplicitamente dichiarato che la “riproduzione è riservata” o che abbia firmato l’opera con il suo nome e cognome. La violazione del diritto d’autore, infatti, sussiste tutte le volte in cui la riproduzione avvenga senza l’autorizzazione del titolare; non ci si esonera dalla colpa neanche indicando la fonte dell’articolo o richiamando, con un link, il sito dal quale è stata prelevata l’immagine. Non solo: l’illecito scatta anche se l’immagine è stata già copiata da numerosi altri siti ed ormai si trova diffusa su tutto internet, mentre l’utilizzatore l’ha copiata da uno di questi ultimi e non da quello dell’autore.
1 Il risarcimento del danno
2 Le eccezioni alla possibilità di copiare fotografie
3 Tutela solo se dalla foto emerge la bravura del fotografo
4 La violazione del diritto d’autore per le fotografie
5 Il tribunale competente per la causa
Chi viola l’altrui diritto d’autore è tenuto al risarcimento del danno che, di norma, corrisponde al guadagno perso dall’autore per via dell’utilizzo indiscriminato, fatto da altri soggetti, della sua opera. Il danno, dunque, è di norma collegato all’entità della diffusione del “clone”: una fotografia copiata su un blog che fa poche decine di visitatori al mese non sarà di certo fonte di un pregiudizio economico particolarmente rilevate per l’autore, rispetto a quello che si avrebbe, invece, nel caso in cui l’opera venga postata su Facebook dove le visualizzazioni sono potenzialmente infinite.
Di norma, nel caso delle fotografie, quando il danno non può essere provato, all’autore è dovuto un “equo compenso”, parametrato sul pregio dell’opera e sul suo valore di mercato (è bene, a riguardo, precisare che il prezzo delle fotografie su internet non arriva a importi particolarmente elevati).
Le eccezioni alla possibilità di copiare fotografie
Queste sono le regole attualmente vigenti: regole che, tuttavia, conoscono alcune eccezioni.
La prima eccezione alla possibilità di copiare un’opera altrui è quando l’autore dichiari che l’opera è “libera”, ossia condivisibile senza bisogno di chiedere l’autorizzazione al titolare. Il che avviene, sempre più, mediante la forma delle licenze Creative Commons. Per comprendere se un’opera è libera è necessario che ciò sia stato espressamente indicato dal suo autore; se nulla è scritto, allora, la fotografia o il testo si devono considerare protetti dal diritto d’autore.
La seconda eccezione è quando l’opera non abbia un valore in sé per sé creativo. Il che succede raramente per i testi, mentre invece è più probabile che accada per le fotografie. Difatti non tutti gli scatti del fotografo possono essere tutelati dal copyright, ma solo quelli dotati di un valore creativo all’opera: non si tratta necessariamente di una particolare post-produzione (ad esempio, gli effetti digitali che i moderni software consentono di eseguire, con fotomontaggi o sovrapposizioni) o dell’utilizzo di particolari filtri fotografici (quelli, ad esempio, che consentono di ottenere dei colori più vivaci e nitidi), ma basterebbe anche una particolare prospettiva, studiata con cura e frutto della personalizzazione del fotografo, come nel caso dell’immagine di un ragno o di un particolare di una folla in movimento.
Al contrario, non possono essere protette con il diritto d’autore – e quindi possono essere liberamente prelevabili anche da Internet, senza bisogno del consenso del titolare – quelle immagini che non sono altro che una mera riproduzione meccanica della realtà: una strada, un ponte, un sasso, un edificio, un precipizio, ecc. Se così non fosse, si finirebbe per mettere il copyright anche sulla natura e nessuno potrebbe più scattare una foto a un “soggetto” già immortalato da altri.
Tutela solo se dalla foto emerge la bravura del fotografo
Tali questioni sono state di recente affrontate dal Tribunale di Bari con una sentenza che merita di essere commentata [1].
Secondo il giudice pugliese, una fotografia è coperta dalla tutela del diritto d’autore [2] quando, a prescindere dal soggetto o dall’oggetto ritratto, dall’immagine in questione emerga la personalizzazione del suo autore e, quindi, le sue qualità professionali ed artistiche.
Un quotidiano web locale aveva utilizzato una fotografia, scattata da un fotografo professionista, pubblicandola all’interno di un proprio articolo. Si trattava di un’immagine scattata in occasione di un incontro di calcio dilettantistico. Pertanto, il fotografo aveva chiesto un risarcimento di 2mila euro. Per il quotidiano, invece, la foto in questione non poteva essere ritenuta coperta da diritto d’autore perché relativa a “vicende calcistiche di categoria dilettantistica”.
I giudici hanno accolto la domanda dell’artista riconoscendogli però solo 500 euro.
La violazione del diritto d’autore per le fotografie
Il Tribunale trae spunto da questa occasione per spiegare quando una fotografia può essere oggetto di tutela da parte del diritto d’autore. In particolare la foto tutelata dal copyright deve essere intesa come “forma artistica idonea ad identificare l’impronta personale e propria del fotografo” ed essere in grado di suscitare pertanto impressioni valevoli a distinguere ed isolare la capacità del professionista di “esprimersi” sul soggetto ritratto.
Ciò che assume valore non è tanto il soggetto ritratto quanto piuttosto la “soggettiva rappresentazione del soggetto medesimo”.
Quanto alla misura del risarcimento del danno, la sentenza precisa che questa va effettuata tenuto conto dell’ipotetico compenso che l’autore dell’opera avrebbe potuto conseguire, o commisurata agli utili presumibilmente conseguiti dall’autore dell’illecito.
Il tribunale competente per la causa
Attualmente le controversie concernenti il diritto d’autore, e quindi anche le violazioni circa le opere fotografiche, devono essere fatte valere innanzi al tribunale per le imprese.
[1] Trib. Bari, sent. n. 1215 del 3.03.2016.
[2] L. n. 633/1941.
Tribunale di Bari – Sezione civile – Sentenza 3 marzo 2016 n. 1215
nella causa civile di primo grado iscritta sul ruolo generale affari contenziosi sotto il numero 9440 d’ordine dell’anno 2011 e vertente
PO.SE.,
nato (…) ed ivi residente, elettivamente domiciliato in Trani al C.so (…), presso lo studio dell’Avv. Ma.Ma., da cui è rappresentato e di Teso giusta procura conferita in calce all’atto di citazione
SOCIETÀ – PER AZIONI ED. S.p.A., in persona dell’ing. Gi.Ur., Consigliere Delegato e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in Bari alla Via (…), presso lo studio dell’avv. Gi.No. da cui è rappresentata e difesa per mandato in atti
RAGIONI DT FATTO E FATTO E DIRUTO DELLA DECISIONE
Con atto di citazione ritualmente Po.Se. ha dedotto: di svolgere attività di fotografo professionista in Trani dal 1988 in qualità di titolare dell’esercizio commerciale “Ph.”, collaborando con testate giornalistiche riguardanti principalmente eventi sportivi; di aver realizzato un reportage fotografico in occasione dell’incontro di calcio disputato dal Bi.Ca. contro il Te. in data 09.01.2011 e di averne pubblicato alcuni scatti sul portale (…) in forza di collaborazione con il gestore di tale sito; di aver riscontrato, che una delle immagini
fotografiche da lui scattate – di cui egli stesso rivendica la paternità ed in mancanza di qualsiasi sua autorizzazione – era apparsa sul quotidiano “(…)”, del 31.05.2011 a corredo di un articolo nella edizione dedicata al calciò locale; ha chiesto dunque di accertarsi la illegittima condotta del quotidiano ai sensi degli art. 13, 20, 88 e 90 L. A., quantificando i danni da risarcire in suo lavare nella misura complessiva di Euro 2.000,00, di cui Euro 1.500,00 per danni patrimoniali e non patrimoniali ed Euro 500,00 per utilizzazione e sfruttamento economico della fotografia di sua proprietà; il tutto con le ulteriori statuizioni accessorie ex art. 166 L. A. e con vittoria delle spese di lite.
La società convenuta si è costituita con comparsa depositata alla prima udienza dell’11.01.2012 contestando nel merito tutto quanto ex adverso dedotto ed in particolare la mancata prova dell’an debeatur e la eccessiva quantificazione dei danni, peraltro non provati, eccependo la carenza di responsabilità della Ed. S.p.A. in ordine alle circostanze in quibus, nonché la particolare tenuità del pregiudizio sofferto dall’attore, trattandosi di questione avente ad oggetto vicende calcistiche di categoria dilettantistica, non tali dunque da determinare l’accoglimento delle contrarie ragioni.
Il giudizio è stato istruito sulle produzioni documentali delle parti nonché con l’escussione del teste di parte attrice Ci.Al. all’udienza del 23.01.2013, e successivamente è stato trattenuto in decisione sulle conclusioni delle parti all’udienza indicata in epigrafe.
In via assolutamente preliminare e di rito, come espressamente eccepito da parte attrice in apposita istanza, la memoria di replica depositata telematicamente dalla Ed. S.p.A. andrà dichiarata inammissibile poiché tardivamente trasmessa il 4.11.2015 e dunque non sarà esaminata.
Nel merito, la domanda attorea merita parziale accoglimento, nei termini di seguito esposti. La legge n. 633/1941 sul diritto d’autore (d’ora in poi L. A.) attribuisce al fotografo il diritto esclusivo di riproduzione, diffusione e spaccio della fotografia (artt. 13 e 88). nonché di rivendicazione della paternità dell’opera, prevedendo dunque la sua legittima opposizione qualsiasi deformazione, mutilazione o altra modificazione ad essa occorsa senza la previa autorizzazione dell’autore (art. 20). Nel caso di specie, l’attore ha lamentato in particolare la modificazione e mutilazione di un rilievo fotografico, volte ad occultare il logo dell’autore in sovrimpressione e a rendere di conseguenza irriconoscibile l’immagine così come originariamente immortalata, in palese violazione dei principi legislativi richiamati alla L. A..
Orbene, giova in primis volgare lo sguardo verso le distinte peculiarità della fotografia oggetto della tutela che qui si invoca, la quale si configura coma forma artistica idonea ad identificare l’impronta personale e propria del fotografo e di suscitare pertanto impressioni valevoli a distinguere ed isolare la capacità del professionista di “esprimersi” sul soggetto ritratto. In oltre parole, la fotografia artistica consta di un doppio processò, quello meccanico ed intellettuale, in cui vengono in rilievo quelle sfumature di utilizzo dell’apparecchio (leggasi inquadratura, luce, momento creativo) e scelta degli elementi essenziali (ricerca cromatica, espressioni o atteggiamenti dei soggetti ritratti, prospettiva) tali da contraddistinguere univocamente l’attività del professionista e nella quale si esplica la sua attività creativa ed il suo personale apporto artistico. Ne consegue che, come ormai pacifico in dottrina e
giurisprudenza, tale apporto è da riscontrarsi non nei soggetto ritratto, quanto piuttosto nella soggettiva rappresentazione del soggetto medesimo.
Ciò posto, appare a questo Collegio sicuramente identificabile l’operato del Po. con l’attività di sintesi artistica innanzi descritta: ciò è desumibile dalla elevata anzianità professionale del fotografo, che all’epoca dello scatto constava già di oltre 20 anni, nonché dal carattere prevalentemente sportivo delle sue pubblicazioni. Come infitti dedotto nell’atto di citazione, là pluriennale occupazione dell’attore si snoda lungo varie collaborazioni con testate giornalistiche e si estrinseca nella realizzazione di materiale sportivo (rectius: fotografia sportiva), ambito nel quale è evidente come il Po. abbia ormai acquisito quella professionalità tale da imprimere uno stile personale e distinto alle sue Opere (e sul punto, tra l’altro, non vi sono contestazioni).
Fatte questa opportuna premessa, posano considerarsi assolte nel corso del giudizio le prescrizioni di cui all’art. 90 L.A. – ferma restando infetti la sostanziate ed immediatamente percettibile (ictu oculi) identità tra i rilievi fotografici così come allegati, può ravvisarsi il carattere abusivo della riproduzione avendo riguardo del logo personale del (biografo in calce all’opera (all. 2), nonché della data dell’anno di produzione della fotografia: in tal senso è stata all’uopo condotta istruttoria orale, nel corso della quale il teste Gi.Al., all’audizione del 23.01.2013, ha dichiarato – senza che siano emersi concreti sospetti di attendibilità – di aver commissionato all’attore là realizzazione di reportage fotografici del Bi.Ca. in virtù di una collaborazione professionale instaurata nel 2011, che avrebbe garantito al Po. un aumento della visibilità del proprio logo ed al Ci. stesso, gestore del sito (…), materiale fotografico sulle partite di calcio della squadra; tali scatti inquadravano scampoli di un incontro del 09.01.2011 e comprendevano la foto oggetto del presente giudizio, immediatamente individuata dal leste nell’immagine pubblicata in seno all’edizione del 31.05.2011 del quotidiano locale. L’anteriorità dello scatto originale rispetto alla pubblicazione costituisce elemento essenziale della pretesa attorea, in ordine alla quale alcuna eccezione veniva opposta da controparte.
Ad ogni buon conto priva di riscontro appare questo giudicante la circostanza eccepita dalla convenuta in merito alla mancata “richiesta di rettifica” da parte del Po.: lo strumento richiamato – disciplinato dalla l. n. 47/1948 – inerisce infatti profili diversi, attinenti l’onore e la reputazione dei soggetti fotografati e coinvolti in vicende giornalistiche; d’altronde, anche laddove il giudizio de quo fosse ricondotto a tale alveo applicativo, è opportuno constatare che l’odierno attore con missiva del 6.06.2011 (all. 5) aveva contestato la pubblicazione dell’immagine fotografica invitando ad un confronto bonario la testata giornalistica, invito cui tuttavia non era seguito alcun riscontro.
Parimenti non può trovare conforto la tesi con cui la difesa di parte convenuta ha contestato al Po. la mancata diligenza ex art. 1227, II c., c.c.: tale rilievo si impone attesa l’assenza di un preesistente rapporto obbligatorio tra le parti, di talché non può configurarsi alcun tipo di responsabilità contrattuale, finanche in materia risarcito.
In ordine alla quantificazione del danno occorso all’attore, è opportuno premettere che la lesione del diritto d’autore “può dar luogo, al pari di ogni altro diritto della personalità, al risarcimento del danno, qualora dalla lesione del diritto sia derivato un pregiudizio
economico al soggetto che ne è titolare” (arg. da Cass. civ. Sez. I, sent. n. 25510 del 16.12.2010, sul punto ex pluribus Trib. Milano, 14.12.1998). Recente giurisprudenza ha inoltre stabilito che “la liquidazione va compiuta (…) con riferimento ad un ipotetico compenso ottenibile (…) commisurato agli utili presumibilmente conseguiti dall’autore dell’illecito, in relazione alla diffusione del mezzo su cui la pubblicazione è avvenuta ed in particolare all’essere stata la foto in questione utilizzata in un’unica occasione su un quotidiano a diffusione meramente locale, alle finalità che esso intendeva perseguire, e ad ogni altra circostanza rilevante allo scopo” (arg. da Trib. Milano, sez. I, 20.04.2013).
Ulteriori disposizioni derivano dalla Direttiva Enforcement, recepita nel diritto interno con il D. Lgs. 140/2006, la quale identifica vari criteri di determinazione del quantum risarcibile, sintetizzabili nella perdita del fatturato, negli utili conseguiti dal contraffattore e nel giusto prezzo del consenso. Ordunque, nel caso di specie non pare configurabile un utile conseguito dalla società convenuta se non in termini oltremodo risibili, attesa la limitata tiratura dell’edizione locale e l’oggetto della riproduzione, attinente una partita di calcio dilettantistico disputatasi cinque mesi prima rispetto alla pubblicazione; parimenti non può parlarsi di perdita del fatturato da parte del Po., considerata la natura gratuita della collaborazione con il sito web su cui tali immagini sono regolarmente pubblicate.
Appare dunque opportuno parametrare il danno risarcibile all’ipotetico compenso che l’attore avrebbe potuto percepire in caso di cessione della foto alla tostata giornalistica, secondo il criterio dell’equo compenso di cui all’art. 91 L.A. individuando quale importo omnicomprensivo la somma di Euro 500,00.
Attesa la tenuità della condotta ascrivibile alla Ed., non si ritiene opportuno neppure adottare le chieste statuizioni accessorie ex art. 166 L.A.
Le spese seguono la sostanziale soccombenza e si liquidano come in dispositivo, vista la nota specifica e sulla base dei criteri di cui al d.m. 55/2014, atteso che l’attività difensiva si è esaurito dopo l’entrata in vigore, il 3.4.2014, del suddetto d.m. (cfr. Cass. S.U. 12.10.2012, n. 17406), con adesione ai valori medi di fase individuati in relazione al decisum.
Il tribunale civile di Bari, Sezione specializzata in materia di impresa – Collegio B, disattesa ogni diversa istanza, eccezione o deduzione, definitivamente decidendo, in composizione collegiale, così provvede:
1. accoglie parzialmente la domanda attorea nei termini di cui in parte motiva e, per l’effetto, accertata la violazione dei diritti di esclusiva spettanti all’autore sulla fotografia da lui scattata pubblicata sul quotidiano “(…)” del 31.05.2011, condanna la convenute Ed. S.p.A. a corrispondere a Po.Se. la somma di Euro 500,00 oltre interessi legali dalla pubblicazione della sentenza al soddisfo a titolo di risarcimento danni;
3. condanna la Ed. S.p.A. secondo soccombenza a rimborsare all’attore Po.Se. le spese del presente procedimento, che si liquidano in complessivi Euro 739,08 di cui Euro 630,00 per compensi professionali al difensore ed Euro 109,08 per spese esenti, oltre rimborso forfetario 15%, IVA e CNPA come per legge.
Così deciso in Bari l’1 marzo 2016. Depositata in Cancelleria il 3 marzo 2016.

References: sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 13
 art. 166
 art. 1227
 Cass. 
 art. 166
 Cass. 
 sentenza