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Diniego di rinnovo del permesso di soggiorno e l’intimazione a lasciare il territorio nazionale (Consiglio di Stato, Sezione III, Sentenza 14 settembre 2018, n. 5409). – Noi Radiomobile™
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Diniego di rinnovo del permesso di soggiorno e l’intimazione a lasciare il territorio nazionale (Consiglio di Stato, Sezione III, Sentenza 14 settembre 2018, n. 5409).
Posted on 12 Ottobre 2018 AuthorNoi Radiomobile
Dott. Franco Frattini – Presidente
Dott. Umberto Realfonzo – Consigliere, Estensore
Dott. Pierfrancesco Ungari – Consigliere
Dott.ssa Stefania Santoleri – Consigliere
Dott.ssa Giulia Ferrari – Consigliere
1. Con il primo motivo si lamenta che il TAR Liguria, invocando il principio giuridico del “tempus regit actum”, avrebbe errato nel non considerare positivamente la nuova opportunità lavorativa del ricorrente — connessa con la trasformazione del suo precedente contratto di lavoro subordinato ad attività autonoma a tempo indeterminato — solo perché questa era avvenuta in data successiva all’adozione del provvedimento impugnato.
2. Con il secondo motivo lamenta la violazione dell’art. 5 comma 5 d.lgs. n. 286/1998 per la mancata valutazione della situazione familiare e sociale del ricorrente nonché del reddito complessivo e difetto di istruttoria.
Erroneamente il Questore di Genova avrebbe escluso l’esistenza di legami familiari in capo al ricorrente e, al riguardo, il TAR avrebbe totalmente ignorato i riflessi che le sue relazioni potevano avere sulla sua complessiva situazione economica.
Il TAR avrebbe ignorato simili elementi limitandosi ad affermare che, per quanto riguarda il reddito dei familiari conviventi, se ne può tenere conto “eccezionalmente, stante il favor per l’istituto, soltanto in sede di richiesta di ricongiungimento familiare ex art. 29 comma 3 lett. b) del D.lgs. n. 286/1998” in violazione dei principi dalla Sentenza della Corte Costituzionale del 18 luglio 2013, n. 202 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 5 comma 5 TU n. 286/1998 nella parte in cui non dispone che l’Amministrazione tenga conto, tra l’altro, anche della dei vincoli familiari dell’interessato nello Stato escludendo ogni automatismo.
3. Entrambe le censure vanno respinte.
Il possesso di un minimo reddito lecito costituisce infatti condizione soggettiva non eludibile ai fini del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno all’extracomunitario, in quanto attiene alla sostenibilità dello straniero nella comunità nazionale.
La dimostrazione del possesso di un reddito di lavoro o di altra fonte lecita di sostentamento è finalizzata ad evitare la permanenza sul nostro territorio di soggetti che non sono in grado di offrire un’adeguata contropartita in termini di lavoro e di partecipazione fiscale alla spesa pubblica, ed ad evitare che il cittadino extracomunitario corra il rischio di dedicarsi ad attività illecite o criminose (Consiglio di Stato sez. III 22/02/2017 n. 843).
In definitiva l’appellante è stato disoccupato per tutto il 2014, nel 2015 aveva prodotto un reddito di soli Euro 356,52; aveva usufruito di un (non meglio specificato) sostegno del padre e della sua compagna cinquantenne che, ha prodotto una auto-dichiarazione (allegata agli atti del primo grado e corredata da una copia dei cedolini del suo stipendio) con cui si era impegnata a continuare nel sostegno.
4. In conclusione l’appello è infondato e deve essere respinto.
Il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale Sezione Terza, definitivamente pronunciando:
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 26 luglio 2018.
Depositato in Cancelleria il 14 settembre 2018.
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References: Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 29
 Sentenza 
 Sentenza