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1 Mettere a sistema le esperienze preziose, e per molti aspetti uniche, dei parchi italiani. È con questo spirito che, nel 1989, è stata istituita la Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali, l'associazione nazionale delle aree protette della Penisola. Da allora, la Federparchi è impegnata nella costruzione di una rete solida e vivace tra i soggetti che gestiscono le aree protette, garantendo la circolazione di idee, conoscenze ed esperienze tra i parchi, e assicurando loro una maggiore efficacia nel dialogo e nel confronto con le istituzioni. Con un obiettivo preciso: promuovere la conservazione e la valorizzazione dello straordinario patrimonio naturalistico italiano, nonché delle peculiarità storiche, culturali e sociali del Bel Paese. Oggi sono circa 180 i soggetti associati alla Federazione, tra Enti e Consorzi di gestione di Parchi Nazionali, Regionali, Aree Marine Protette e Riserve Naturali, oltre ad alcune Province, Regioni e diverse associazioni ambientaliste. Un intero mondo di uomini e donne che lavorano insieme, e con successo, per valorizzare un patrimonio inestimabile fatto di natura, di saperi tradizionali, di eccellenze culturali, di esperienze economiche e sociali innovative e sostenibili. Una rete che si inserisce anche nel sistema dei parchi europei. Dal 2008, infatti, la Federparchi si è costituita quale sezione italiana di Europarc Federation, la Federazione europea delle aree naturali protette, che associa oltre 400 tra istituzioni ed Enti incaricati della gestione di oltre 400 aree protette in 38 paesi europei. L ORO VERDE D ITALIA Percorsi, esperienze e valori del sistema delle aree naturali protette via Cristoforo Colombo, Roma Tel Fax stampato su carta ecologica REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DALL ARCHIVIO FOTOGRAFICO DEL Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Pubblicato in occasione del VI Congresso nazionale della Federparchi - gennaio 20092 1 SOMMARIO INTRODUZIONE Luoghi della bellezza e dello spirito che diventano luoghi del fare. In un Pianeta sempre più urbanizzato, contaminato, saccheggiato nelle sue risorse e sottoposto ad innumerevoli pressioni da parte dell uomo, i parchi si pongono come uno strumento essenziale per la ricostituzione di un rapporto tra uomo e natura che non è solo memoria del passato, ma linfa vitale per un futuro sostenibile. Questo rapporto, infatti, libera energia, indica percorsi, definisce nuove relazioni. E si fa motore di uno sviluppo economico dove prendono forma nuovi modelli di crescita insieme ad una incessante progettualità che rappresenta l aspetto più rivoluzionario dell operato dei parchi, anche se, probabilmente, quello meno conosciuto dal pubblico. Introduzione 1 Il paesaggio e la biodiversità in Italia 2 Non solo conservazione 4 Il sistema italiano delle aree protette 7 I parchi, dunque, come luoghi del fare. Dove accanto alle azioni tipiche finalizzate alla conservazione e alla tutela del patrimonio naturale, vengono concepiti e si sviluppano innumerevoli progetti e sperimentazioni che indicano le strade utili e percorribili per preservare le risorse essenziali del Pianeta, elevando nel contempo l economia del luogo e migliorando la qualità della vita degli esseri umani. Il risultato è un patrimonio pressoché inesauribile di buone pratiche che rappresenta il punto più alto di una nuova alleanza tra le esigenze di conservazione e di rispetto della natura e quella della produzione e dello sviluppo socio-economico. Che attende solo di essere esplorato ed apprezzato, per poter operare quel trasferimento di esperienze e di diffusione di azioni virtuose sul territorio che è la chiave di volta di uno sviluppo davvero sostenibile. Natura 2000: una rete funzionale 15 Il valore economico dei parchi 18 Eccellenza e innovazione 243 IL PAESAGGIO E LA BIODIVERSITÀ IN ITALIA 3 Bel Paese. Giardino d Europa. Quante volte abbiamo sentito parlare dell Italia in questo modo? Espressioni come queste sono ancora frequenti, soprattutto nel linguaggio giornalistico, per indicare la bellezza del territorio italiano nel contesto internazionale. E non senza ragione. Perché nonostante l avanzamento del degrado in molti luoghi, gli scempi ambientali che sono stati nel tempo perpetrati, l invivibilità di molte aree urbane, il paesaggio e i valori naturalistici del nostro Paese conservano ancora intatto, in buona parte, quel fascino che ha fatto dell Italia nei secoli una tra le mete più ambite dei viaggiatori. Tra natura e cultura un dialogo speciale e ininterrotto L unicità della sua posizione geografica e la sua varietà geomorfologica e vegetazionale hanno favorito la formazione di valori paesaggistici e ambientali che tutto il mondo ci invidia. E la presenza, in tutte le regioni italiane, del più cospicuo patrimonio mondiale di testimonianze storiche, artistiche e archeologiche, ha dato luogo ad un processo di integrazione tra valori naturali e culturali che rappresenta il punto più elevato dell attrazione esercitata dal nostro Paese. Su questo quadro, è vero, incidono negativamente molti fattori di pressione che tendono ad alterare il paesaggio e a compromettere le risorse naturali del territorio. In un Paese geologicamente giovane, dove gli equilibri ambientali sono necessariamente precari, la pressione esercitata dalle attività umane ha spesso l effetto di innescare o di accelerare processi di degrado del territorio. E gli ambienti naturali ne sono le prime vittime: i fenomeni di dissesto idrogeologico, che si manifestano in forma di frane, erosioni costiere, inondazioni, con esiti talvolta disastrosi per le popolazioni civili, rappresentano uno dei principali problemi con cui, sul fronte delle politiche ambientali, l Italia è chiamata a fare i conti. Prima in Europa per specie animali e vegetali I dati raccolti in materia confortano l affermazione ed assegnano, anzi, al nostro Paese il primato europeo della biodiversità. Circa la metà delle specie vegetali ed un terzo di quelle animali attualmente presenti nel territorio europeo appartengono infatti all Italia. In dettaglio si stima la presenza in Italia, secondo l Annuario 2007 dei Dati Ambientali (APAT), di oltre specie faunistiche, mentre le specie della flora vascolare assommano complessivamente a 6.711, ripartite in 196 famiglie e generi. Riguardo alla fauna, inoltre, il nostro Paese risulta ai primi posti in Europa per quanto attiene al numero di specie di Vertebrati endemici appartenenti alle classi degli Anfibi, Rettili, Uccelli e Mammiferi. Non possono essere certo sottovalutate le minacce di estinzione che gravano anche in Italia su numerose specie, soprattutto animali. Ma è anche vero che in alcuni casi, come è accaduto per la popolazione degli Uccelli, alcune indagini hanno accertato un incremento delle specie presenti in Italia. Ed è anche vero che le politiche di protezione e di ripopolamento faunistico hanno aumentato considerevolmente alcune tra le popolazioni animali più a rischio e hanno reintrodotto alcune specie che avevano abbandonato il territorio. La lettura complessiva dei dati ci dice, insomma, che l Italia resta tutt oggi un paese vitale, dotato di un formidabile serbatoio di biodiversità, che rappresenta un bene di valore incommensurabile su cui sarebbe miope non investire. Oltre un terzo del territorio è superficie forestale La protezione e il controllo del territorio, e in particolare di quello montano e collinare che rappresenta la porzione più rilevante della superficie nazionale, diventano così un obiettivo irrinunciabile. E, in quest ambito, il mantenimento e la cura delle superfici forestali rappresentano il cuore di questa politica. Si tratta di un impegno che ha già dato frutti importanti. I dati diffusi dal Corpo Forestale attraverso l Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio (INFC 2005) testimoniano la crescita negli ultimi decenni della superficie forestale nazionale. Secondo questa indagine, l area forestale complessiva, che non arrivava a 6 milioni di ettari nel 1950, è oggi pari a circa 10,5 milioni, corrispondenti al 34,7% dell intera superficie nazionale. E, all interno di questo dato, il bosco vero e proprio rappresenta l 83,7% del totale, mentre il 16,3% è dato da altre terre boscate, espressione con la quale si indicano coperture arboree minori e formazioni arbustive. Questo elevato indice di boscosità, che è in graduale ma costante aumento secondo un trend legato alle attività di forestazione e a fenomeni naturali di espansione dei boschi nelle aree agricole marginali, rappresenta la principale garanzia di quel mantenimento della biodiversità animale e vegetale che è stato assunto fin dall epoca della Conferenza Internazionale su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro (1992) come l asse portante di tutte le politiche improntate allo sviluppo sostenibile.4 NON SOLO CONSERVAZIONE 5 Protetto il 12% della superficie del Pianeta La consapevolezza dell importanza di proteggere le aree più dotate sotto il profilo naturalistico e ambientale ha portato tutti i Paesi del mondo a dotarsi di strumenti legislativi e regolamentari per mettere al riparo questi luoghi dallo sfruttamento operato dall uomo delle risorse in essi contenute. Ciò è avvenuto, principalmente, attraverso misure di salvaguardia il cui tratto distintivo è rappresentato dal divieto di esercitare quelle attività dannose per l integrità e la conservazione dei valori e degli equilibri ambientali, come, ad esempio, l esercizio venatorio, la modificazione del regime delle acque, l apertura di cave o miniere, ecc. Si calcola oggi che il 12% della superficie del nostro Pianeta sia assoggettato a misure di tutela anche se, naturalmente, il grado di protezione accordato varia notevolmente nei vari luoghi fino ad essere, in alcuni casi, di carattere quasi formale e privo di una reale efficacia. Resta il fatto, però, che ovunque siano stati promossi e realizzati sistemi di aree protette, si è perseguito in via prioritaria lo scopo di tutelare le bellezze e le risorse naturali dall invadenza dell uomo. Una vicenda che ebbe inizio con il Parco di Yellowstone La conservazione degli ambienti naturali ha rappresentato, dunque, il motivo basilare e il fine ultimo della nascita dei parchi e delle altre tipologie delle aree protette. E questo vale, naturalmente, ancora oggi. Dal 1872, data di nascita del primo parco moderno, quello di Yellowstone negli USA, la finalità della conservazione del patrimonio naturale ha mantenuto inalterata la sua posizione prioritaria nelle funzioni attribuite all istituzione e alla gestione delle aree protette. Ma ciò è avvenuto all interno di un concetto quello di area protetta appunto che ha conosciuto invece, soprattutto negli ultimi decenni, una significativa evoluzione che lo ha portato ad essere declinato sotto molti altri aspetti e profili. Il significato vero di questa evoluzione sta nella constatazione che la finalità diretta alla semplice tutela e conservazione rappresenta soltanto il presupposto di una molteplicità di ruoli e di funzioni che ogni area protetta può oggi esprimere con esiti assai positivi sul complesso delle politiche ambientali ed, in particolare, su quelle orientate a modelli di sostenibilità. Da nuclei isolati a nodi di una rete ecologica Di più. È apparsa chiara persino la dannosità di una concezione museale del parco agli stessi fini della conservazione delle risorse naturali e della tutela della biodiversità. Solo abbandonando, infatti, la concezione delle aree protette come nuclei isolati dal resto del territorio ed abbracciando una loro configurazione come nodi di una rete ecologica in continua relazione e collegamento reciproco attraverso corridoi in grado di assicurare il mantenimento degli habitat naturali, risulta possibile preservare nel tempo le valenze ambientali di questi luoghi e proteggere le specie dal declino e dall estinzione. Parallelamente, è cresciuta la consapevolezza del valore economico e sociale rappresentato dai beni ambientali e della loro capacità di promuovere nuove forme di sviluppo in armonia con gli equilibri naturali. Le aree protette sono diventate così luoghi privilegiati per sperimentare nuove forme di relazione con la natura, per promuovere nuove modalità di turismo, per organizzare attività formative, ricreative e sportive, per valorizzare tradizioni, conoscenze e prodotti tipici dei luoghi. Da luoghi sperduti e isolati della memoria sono diventate pertanto, in moltissimi casi, il centro motore dello sviluppo economico e sociale delle comunità locali. E gli effetti di questa nuova identità si sono assai spesso riverberati al di fuori dei confini canonici dell area protetta, abbracciando comunità più ampie e coinvolgendole in una molteplicità di processi e progetti innovativi. Da santuari della natura a luoghi di dialogo e partecipazione In termini pratici ciò ha significato il passaggio da una concezione delle bellezze naturali dei parchi, contemplate come se si guardasse una cartolina o come se si visitasse in un museo una raccolta di reperti, ad una partecipazione responsabile del complesso delle interrelazioni che ogni area protetta può intrattenere con il territorio circostante. Non più dunque un territorio più o meno selvaggio e inaccessibile da preservare dalla contaminazione dell uomo e dagli ambienti esterni, ma un luogo aperto, dinamico, capace di dialogare con le comunità locali e particolarmente attrezzato per sperimentare percorsi innovativi di sviluppo sostenibile. È stata la stessa evoluzione che hanno conosciuto le politiche ambientali a far maturare le condizioni di un nuovo approccio alla realtà rappresentata dalle aree protette. Dalla acquisita consapevolezza che l ambiente è oggi soprattutto in Paesi densamente popolati come l Italia il risultato della sedimentazione di complessi processi storico-economici e storico-culturali, è apparsa chiara l inutilità di perseguire l obiettivo di fare delle aree protette una sorta di santuari della natura e l impossibilità di considerare questi luoghi come isole incontaminate e assediate, al di là dei confini, dall urbanizzazione.5 6 IL SISTEMA ITALIANO DELLE AREE PROTETTE Laboratori aperti per sperimentare nuovi percorsi di sviluppo Tutto ciò si allinea ad una concezione dinamica delle aree protette che le vede oggi assumere una funzione di snodo del territorio in cui sono inserite ed acquisire una capacità di proporsi come laboratori aperti in cui sperimentare nuove modalità di programmazione territoriale, nuove forme di gestione e sviluppo delle attività produttive e persino nuovi modelli sociali basati sul coinvolgimento fattivo delle popolazioni locali ed improntato all obiettivo di realizzare un equilibrio ottimale e condiviso tra esigenze di conservazione e di sviluppo. L importanza di queste aree, insomma, va ben oltre le porzioni di territorio messe sotto tutela e va ad includere necessariamente la varietà e unicità delle relazioni messe in atto dalle diverse popolazioni umane con il proprio ambiente di vita. E sono proprio queste relazioni, in definitiva, a rappresentare la migliore chiave di studio e di lettura del paesaggio e degli insediamenti e a proporsi come uno strumento fondamentale di mantenimento e tutela degli equilibri naturali in atto. La classificazione Le aree protette possono essere definite in senso lato come quelle porzioni di terra e/o di mare che, attraverso specifici interventi legislativi, sono state poste sotto tutela per preservarne la diversità biologica e le risorse naturali e culturali in esse contenute. All interno di questa definizione è però necessario distinguere le varie tipologie di aree tutelate che formano questo universo in base ad una serie di elementi qualificanti che riguardano, principalmente, l estensione territoriale, le caratteristiche naturali presenti, le valenze ambientali e naturalistiche, le funzioni ecosistemiche, il grado di protezione accordato ecc. In Italia la classificazione vigente si ricava da più fonti e, principalmente, dalla legge 394/91 (legge quadro sulle aree protette) che ha anche istituito l Elenco ufficiale delle aree protette nel quale vengono iscritte tutte le aree che rispondono ai criteri stabiliti. Già prima di questa legge, tuttavia, l adesione alla Convenzione di Ramsar (Iran), firmata nel 1971 e ratificata dall Italia con il Dpr 448/1976, aveva dato luogo all individuazione e all istituzione di zone umide di interesse internazionale, mentre la legge 979/82 ( Disposizioni per la difesa del mare ) aveva fornito la definizione e regolamentato l istituzione delle riserve marine. A questo gruppo di aree, così ricavato, si sono poi aggiunte quelle introdotte nell ordinamento italiano attraverso le direttive 79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, e la 92/43/CEE, conosciuta come direttiva Habitat. Con quest ultima è stato dato vita alla costituzione della Rete Natura 2000 che persegue l obiettivo di creare un sistema coordinato e coerente di aree destinato alla conservazione della diversità biologica presente nel territorio dell Unione Europea, rivolto, in particolare, alla tutela di una serie di habitat e di specie animali e vegetali che la stessa direttiva individua attraverso appositi elenchi allegati. La tabella che segue fornisce il riepilogo delle diverse tipologie di aree protette esistenti in Italia e dei principali elementi e criteri assunti per la loro differenziazione.6 8 9 TIPOLOGIE DELLE AREE PROTETTE Sotto tutela quasi il 12% del territorio nazionale Parchi Nazionali Parchi naturali regionali o interregionali Riserve naturali Aree terrestri, fluviali, lacuali o marine contenenti uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi umani, ed una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi tali da richiedere l intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni future. Sono istituite direttamente dal Ministero dell Ambiente. Aree terrestri, lacuali ed eventualmente da tratti di mare prospicienti la costa, di valore naturalistico e ambientale che, nell ambito di una o più regioni limitrofe, danno vita ad un sistema omogeneo individuato dagli assetti naturalistici dei luoghi, dai valori paesaggistici e artistici e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali. Sono istituite dalle Regioni. Aree terrestri, fluviali, lacuali o marine, che contengono una o più specie rilevanti della flora o della fauna, o che presentano uno o più ecosistemi importanti per il mantenimento della diversità biologica o per la conservazione delle risorse genetiche. Proprio in base alla rilevanza degli elementi naturalistici contenuti, le riserve naturali possono essere distinte in statali o regionali, mentre rispetto ai vincoli a cui sono sottoposte e alle attività che vi si conducono possono essere ulteriormente classificate in speciali, orientate e integrali. Assommano ad oggi a le aree naturali che fanno parte del sistema nazionale delle aree protette. La loro superficie complessiva corrisponde all 11,5% del territorio nazionale ed interessa ben Comuni, pari al 23% del totale delle amministrazioni comunali presenti in Italia. I boschi rappresentano la componente più rilevante di questo territorio protetto. Complessivamente il sistema delle aree protette italiane ospita circa 1,286 milioni di ettari di superficie boschiva, corrispondenti al 37% del territorio protetto e al 18% dell intera superficie forestale italiana. Una quota pressoché equivalente di territorio (1,283 milioni di ettari) è data invece da pascoli e da altri ambienti naturali, mentre le aree agricole occupano il 24% del territorio delle aree protette e quelle urbanizzate soltanto il 2%. La tabella offre un riepilogo dei dati più significativi di questo sistema, operando la scomposizione dei dati nazionali relativamente alle diverse tipologie di aree protette e calcolando le superfici al netto delle sovrapposizioni. LE AREE PROTETTE IN CIFRE Parchi nazionali NUMERO 24 SUPERFICIE (ettari) % SU TERRITORIO NAZIONALE 4,9 Aree marine protette La loro istituzione, ad opera del Ministero dell Ambiente, tiene conto del rilevante interesse che assumono determinati ambienti marini, costituiti dalle acque e dai fondali costieri, per le loro caratteristiche naturali e geomorfologiche con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere e per l importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che esse rivestono. Parchi regionali Riserve statali Riserve regionali Altre aree protette ,2 0,4 0,8 1,2 Altre aree naturali protette Comprendono tutte quelle aree (oasi naturalistiche, parchi suburbani, monumenti naturali ecc.) che non rientrano nelle classi precedenti. Possono essere istituite con leggi regionali o provvedimenti equivalenti (aree a gestione pubblica), oppure con provvedimenti formali pubblici o con atti contrattuali quali concessioni o forme equivalenti (aree a gestione privata). Aree marine protette (1) (a mare) - TOTALE AREE ,5 (1) Escluso il Santuario Internazionale dei Mammiferi Marini la cui superficie a mare si estende per ettari. Zone umide di interesse internazionale Aree acquitrinose, lagune, saline, torbiere, tratti fluviali, lacustri e costieri, che risultano compresi tra i siti classificati di importanza internazionale come habitat degli uccelli acquatici ai sensi della Convenzione di Ramsar. Tutte queste aree sono entrate oggi a far parte della Rete Natura I numeri in gioco evidenziano che siamo di fronte ad un sistema di grandi dimensioni, reso possibile dalla forte accelerazione che è stata impressa in Italia negli ultimi decenni all obiettivo di preservare per le future generazioni le aree più dotate nel Paese sotto il profilo ambientale, paesaggistico e naturalistico. Zone di protezione speciale (ZPS) Sono costituite da territori idonei per estensione o per localizzazione geografica alla conservazione delle specie di uccelli indicati nella direttiva 79/409/CEE. Zone speciali di conservazione (ZSC) Sono costituite da quelle aree naturali, terrestri o acquatiche, che contribuiscono in modo significativo a conservare o a ripristinare in uno stato soddisfacente a tutelare la diversità biologica, gli habitat naturali e le specie di fauna e flora selvatiche indicate dalla direttiva 92/43/CEE. Tali aree vengono anche indicate come Siti di Importanza Comunitaria (SIC).7 10 11 Dietro questo risultato sono chiaramente leggibili i contorni di una battaglia portata avanti con fermezza dalle componenti più attente della società civile e politica ai valori della conservazione degli ambienti naturali e del mantenimento della diversità biologica. Una battaglia che ha fatto breccia nella sensibilità comune: la percezione del valore aggiunto e delle potenzialità di sviluppo delle aree sottoposte a tutela ha gradualmente dissolto quelle diffidenze che hanno accompagnato, fino a non molti anni fa, la nascita di tanti parchi. Alla sofferenza inferta per i vincoli imposti alla fruibilità di un territorio, è subentrato in larghissima parte, nelle popolazioni interessate, l orgoglio di essere partecipi di nuovi processi di aggregazione verso forme più avanzate di sviluppo sociale e di convivenza con i valori ambientali. Ma come si è sviluppato questo sistema? E quali sono state le tappe più significative di questo percorso? Questo primo gruppo di parchi nazionali, indicato comunemente come parchi storici, abbraccia dunque un periodo assai lungo che arriva fino alla fine degli anni Settanta, mettendo in luce l azione episodica e frammentaria dello Stato sul tema della tutela delle aree meritevoli di interventi di salvaguardia, dovuta all assenza di un quadro normativo di riferimento. Le Regioni si fanno protagoniste L entrata a regime delle amministrazioni regionali segna un punto di svolta in questa vicenda. In una fase storica caratterizzata da un aumento considerevole delle pressioni esercitate dallo sviluppo economico sugli ambienti naturali, il tema della sopravvivenza di molti habitat e specie e dell urgenza di porre mano ad azioni di tutela si fa strada nel dibattito politico, facendo rapidamente assumere alle Regioni un ruolo da protagoniste. Ciò avvenne in particolare attraverso l art. 83 del Dpr 616/1977 con il quale si cominciò a mettere ordine nella materia. Alle Regioni venivano, infatti, trasferite le funzioni amministrative concernenti la protezione della natura, le riserve ed i parchi naturali, mentre rimanevano di competenza statale, in attesa di una legge quadro, i beni già classificati come parchi nazionali o come riserve naturali statali, nonché l individuazione di nuovi territori sui quali istituire riserve e parchi di carattere interregionale. Ebbe inizio da allora quella produzione legislativa, divenuta intensa a partire dagli anni Novanta, che ha portato all interno dei territori regionali all individuazione di aree pregiate sotto il profilo ambientale e alla conseguente istituzione di molti parchi e riserve naturali. Un attività che ha coinvolto tutte le Regioni e che ha fruttato ad oggi la creazione di 142 parchi regionali per un totale di superficie corrispondente al 4,2% dell intero territorio nazionale. Una storia che in Italia comincia nel 1922 La storia dei parchi italiani ha inizio nel 1922 quando venne istituito, nel cuore delle Alpi occidentali, il Parco Nazionale del Gran Paradiso, affidandone la gestione all Azienda di Stato per le Foreste Demaniali (ASFD) alla quale erano stati conferiti anche altri beni e terreni appartenuti alla Casa Reale. Questo primato vissuto in solitudine durò solo un anno: nel 1923 al parco alpino si affiancò un gemello appenninico, il Parco Nazionale d Abruzzo per il quale venne creato un apposito ente gestore che lo ebbe in cura fino al 1933 quando fu rimesso anch esso alla gestione dell ASFD per poi tornare nel dopoguerra (come avvenne anche per il parco del Gran Paradiso) ad una gestione autonoma. Nel frattempo erano stati creati altri due parchi nazionali, quello del Circeo, nel 1933, e quello dello Stelvio, nel 1935, affidati anch essi, inizialmente, all Azienda di Stato per le Foreste Demaniali, cosa che avvenne anche per il Parco Nazionale della Calabria, istituito nel 1968.8 12 13 Si moltiplicano le riserve, nascono le oasi, si proteggono porzioni di mare Superficie, questa, che si va ad aggiungere a quella tutelata attraverso le riserve naturali istituite dallo Stato e dalle Regioni, nonché a quella formata da tutte le altre aree protette costituitesi, in varie forme e modalità, a livelli amministrativi inferiori (parchi provinciali, comunali, monumenti naturali ecc). Fanno parte di quest ultima categoria le oasi naturalistiche dove spicca il ruolo svolto dalle associazioni ambientaliste. La Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU) gestisce 30 oasi distribuite in 11 Regioni e Legambiente fa altrettanto nei confronti di 55 aree che fanno capo ad un unico progetto denominato Natura e Territorio. Il primato, tuttavia, spetta al WWF che gestisce complessivamente 117 aree naturalistiche per una superficie complessiva di ettari. Accanto all attività inaugurata dalle Regioni, l altra grande novità manifestatasi in quegli anni in materia di aree protette fu l impulso dato attraverso la legge 979/82 alla protezione degli ambienti marini. Nel Titolo V di questa legge, dedicato specificatamente alle riserve marine, venivano infatti dettati i criteri utili per l individuazione delle zone marine da sottoporre a tutela, e veniva già fornito l elenco delle aree dove compiere gli accertamenti in materia finalizzati alla loro istituzione. Ed anche qui i risultati sono arrivati in tempi rapidi. Ad oggi sono state istituite 23 aree marine protette per una superficie a mare complessiva di 188mila ettari, alle quali va aggiunta la grande area internazionale dedicata alla salvaguardia dei mammiferi marini che interessa, per oltre 2,5 milioni di ettari, le acque di tre regioni: Liguria, Toscana e Sardegna. Lo snodo della legge quadro La pagina più importante sulle aree protette italiane si apre agli inizi degli anni Novanta con l approvazione, dopo una lunga gestazione parlamentare, della legge quadro 394/91. Un segnale importante in questa direzione era arrivato in realtà già alcuni anni prima con l istituzione nel 1986 del Ministero dell Ambiente al quale erano state trasferite le competenze, detenute prima dal Ministero dell Agricoltura e delle Foreste, in tema di parchi e di individuazione delle zone di importanza naturalistica nazionale ed internazionale. Un trasferimento che diede frutti immediati. La legge 305/89 sulla programmazione triennale dell ambiente, recependo le indicazioni ministeriali, aggiunse al drappello dei parchi storici altri sei parchi nazionali che furono concretamente istituiti tra il 1993 e il 1994: precisamente quelli delle Dolomiti Bellunesi, delle Foreste Casentinesi e del Monte Falterona e Campigna, dell Arcipelago Toscano, dei Monti Sibillini, del Pollino e dell Aspromonte. Fu, tuttavia, attraverso la legge quadro del 91 che l Italia poté finalmente dotarsi di uno strumento giuridico unificante, moderno e di ampio respiro per disciplinare un settore divenuto oramai, nella coscienza comune, di valore cruciale per l intera politica ambientale nazionale. Lo sviluppo dei parchi nazionali Oltre a fornire il quadro normativo e organizzativo per parchi nazionali e riserve statali e i criteri unitari per la costituzione dei parchi regionali, la legge 394/91 ha istituito essa stessa nuovi parchi nazionali ed ha individuato le aree prioritarie di reperimento per la costituzione di nuove aree protette. Sono così entrati a far parte della famiglia dei parchi nazionali, il parco del Cilento e Vallo di Diano, del Gargano, del Gran Sasso e Monti della Laga, della Maiella, della Val Grande, del Vesuvio. Sempre sulla base delle indicazioni contenute nella legge quadro, con successivi provvedimenti attuativi è stato dato vita ai parchi nazionali dell Arcipelago della Maddalena, dell Asinara e delle Cinque Terre, mentre è stato necessario adottare nuovi provvedimenti legislativi per includere nel novero dei parchi nazionali quelli di Orosei e Gennargentu, dell Appennino Tosco Emiliano, della Sila, dell Alta Murgia e della Val d Agri e Lagonegrese. In tutto, dunque, 24 parchi nazionali (quello della Sila ha incorporato i territori ricadenti nel parco storico della Calabria). Un sistema di aree ad altissimo pregio che si snoda lungo l intera penisola con un estensione complessiva di oltre 1,477 milioni di ettari, corrispondente al 4,9% della superficie nazionale. La distribuzione sul territorio Le aree protette sono presenti in tutte le Regioni italiane in misura, naturalmente, diseguale quanto a numero, superfici e tipologie. I parchi regionali, ad esempio, abbondano al nord in regioni come Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna ed hanno una presenza numerica significativa nel centro-sud soltanto nel Lazio, mentre è al sud che si trova l unica regione italiana che ne è priva: il Molise. Le riserve statali sono distribuite invece in 16 Regioni e ne sono particolarmente dotate la Toscana, l Emilia Romagna, la Puglia e la Calabria, mentre le riserve regionali vantano una forte presenza in tutte le macroaree geografiche del Paese e, segnatamente, al nord in Piemonte e in Lombardia, al centro in Toscana, nel Lazio e in Abruzzo, al sud in Sicilia. Vedere altro
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References: art. 83
 ARTICOLO 1
 art. 26
 Art. 1
 art. 10
 Art. 1