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Timestamp: 2018-06-25 06:25:37+00:00

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Corte di Cassazione, V sezione, sentenza n. 33136 del 6 settembre 2011. Condanna per omicidio colposo per chirurgo che interviene senza una reale necessità spinto soltanto da una possibilità di maggior guadagno. - Avvocato Renato D'Isa
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Corte di Cassazione – Sezione V penale – Sentenza 6 settembre 2011 n. 33136. Condanna per omicidio colposo per chirurgo che interviene senza una reale necessità spinto soltanto da una possibilità di maggior guadagno.
Corte di Cassazione, V sezione, sentenza n. 33136 del 6.9.2011
La Corte di cassazione accoglie il ricorso del Pm contro la sentenza della Corte d’Appello. Possibilità di condanna, pertanto, per omicidio colposo per chirurgo che interviene senza una reale necessità mosso soltanto da una logica di guadagno. La Corte di cassazione con la sentenza in commento affronta la vicenda di un cardiochirurgo accusato di aver operato spinto dall’ obiettivo principale del superamento dei 600 interventi annui, numero oltre il quale sarebbe scatto un premio aggiuntivo.
I giudici di secondo grado avevano dichiarato prescritti i reati di lesioni gravi e gravissime e derubricato il reato di omicidio da preterintenzionale a colposo. La S.C. ha rinviato la causa ad una nuova sezione dell’Appello invitando il collegio a decidere sulla vicenda in base al principio di diritto in virtù del quale, deve essere considerato penalmente responsabile il chirurgo
1) sia quando opera contro la volontà del paziente
2) sia quando persegue un fine diverso dalla salute
E’ invece innocente il chirurgo che con il suo intervento provoca al paziente le lesioni che l’operazione naturalisticamente comporta.
L’esame del merito dovrà essere condotto alla luce dei principi formulati dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 2437 del 18 dicembre 2008[2].
Sorrento 6 settembre 2011.
[2] Corte di Cassazione Sezioni Unite penali, sentenza 18 dicembre 2008, n. 2437
Va esclusa la configurabilità sia del reato di cui all’art. 582, c.p. che di quello di violenza privata ex art. 610, c.p., nella condotta del medico, il cui intervento sul paziente abbia avuto buon fine e sia stato condotto in ossequio ai protocolli e alle regole dell’arte, a nulla rilevando in senso contrario la circostanza che il consenso informato del paziente avesse riguardato un intervento differente da quello di fatto effettuato, peraltro con successo.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2011-09-14T11:58:00+00:00	6 settembre 2011|Cassazione penale 2011, Diritto Penale e Procedura Penale, Responsabilità e deontologia professionale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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