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Timestamp: 2020-07-06 11:58:01+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 20424 del 11/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20424 del 11/10/2016
Cassazione civile sez. un., 11/10/2016, (ud. 27/09/2016, dep. 11/10/2016), n.20424
sul ricorso 21783-2014 proposto da:
I.F., elettivamente domiciliata in ROMA, presso la
dall’avvocato LUIGI OLIVERIO, per delega a margine del ricorso;
A.B.C. ACQUA BENE COMUNE NAPOLI – AZIENDA SPECIALE, ente risultante
dalla trasformazione della società A.R.I.N. di Napoli s.p.a.,
DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato GAETANO
SILVESTRI, per delega a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 90/2014 del TRIBUNALE SUPERIORE DELLE ACQUE
PUBBLICHE, depositata il 09/05/2014;
uditi gli avvocati DEL VESCOVO Matteo per delega dell’avvocato Luigi
Oliverio e Gaetano SILVESTRI;
Il Tribunale superiore delle acque pubbliche (TSAP),accogliendo l’appello della società ARIN s.p.a., ha rigettato domanda proposta dagli eredi di I.T. e D.L.M. di riconoscimento della illegittimità del decreto di esproprio di particelle di proprietà del loro dante causa – occupate per la realizzazione dei lavori di messa in pressione dell’acquedotto del Serino – perchè emesso dopo la scadenza della dichiarazione di pubblica utilità, disattendendo anche la domanda di condanna della società al pagamento dell’indennità di occupazione legittimare del risarcimento del danno.
Il TSAP ha ritenuto che l’efficacia della dichiarazione di pubblica utilità fosse stata prorogata dal D.Lgs. n. 354 del 1999, art. 9 e da successivi interventi legislativi, sicchè il procedimento si era concluso tempestivamente. Relativamente alla transazione stipulata nel corso del procedimento ne ha rilevato l’efficacia ritenendo che la stessa si estendesse anche all’indennità di occupazione legittima.
Propone ricorso per cassazione solo I.F..
Resiste con controricorso la società A.B.C. – Acqua Bene Comune di Napoli azienda speciale.
Con un unico articolato motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 354 del 1999, art. 9, commi 1 e 3, contestando la ritenuta perdurante efficacia della dichiarazione di pubblica utilità per effetto del provvedimento di proroga dei decreti di occupazione di urgenza, riproponendo la tesi già sostenuta senza successo davanti al TSAP ritenendo che debba essere esclusa l’automaticità della proroga della dichiarazione di pubblica utilità a seguito della proroga dei decreti di occupazione di urgenza.
Il ricorso è infondato. Il D.Lgs. 20 settembre 1999, n. 354, art. 9, in tema di attuazione dei procedimenti espropriativi per la realizzazione di interventi di cui al titolo 8 L. 14 maggio 1981, n. 219, proroga i termini relativi all’occupazione di urgenza.
Tale norma va interpretata, conformemente alla prevalente giurisprudenza di questa Corte, nel senso che, per il suo tramite, è stata disposta l’incondizionata proroga biennale dei termini di efficacia dei decreti di occupazione di urgenza, a prescindere dal fatto che l’occupazione in corso alla sua data di entrata in vigore fosse ancora dotata del requisito della legittimità (Cass., sez. 1, 9 febbraio 2009 n. 3225, Cass., sez. 1, 12 aprile 2005 n. 7644).
La necessità della declaratoria di pubblica utilità sussiste solo per i procedimenti espropriativi che, alla data di entrata in vigore del predetto decreto legislativo, dovevano iniziarsi ex novo, mentre per quelli già in corso trova applicazione la proroga delle originarie occupazione di urgenza.
La proroga si verifica a prescindere, quindi, dalla legittimità dell’occupazione al tempo della sua entrata in vigore, con l’unico limite che il procedimento espropriativo sia ancora in corso alla stessa data.
Nella specie la proroga di detti decreti, disposta prima con ordinanze commissariali e poi in via legislativa fino al 31/12/2005, comportando la proroga della dichiarazione di pubblica utilità, ha reso valido ed efficace il decreto di esproprio con la conseguenza che nessun danno può essere riconosciuto alla ricorrente per la dedotta illegittimità della procedura espropriativa.
Il capo della sentenza relativo alla validità degli accordi transattivi sulla indennità espropriativa non è stato oggetto di censura.
Rigetta il ricorso, condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 3.000 per compensi professionali, oltre Euro 200 per esborsi, oltre spese forfettarie e accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 9
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