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Timestamp: 2018-01-18 11:52:55+00:00

Document:
* Scritto 2014: parere di dir. PENALE per esame da avvocato*
Autore Topic: * Scritto 2014: parere di dir. PENALE per esame da avvocato* (Letto 8534 volte)
« il: 17 Dicembre 2014, 02:12:34 »
Questa e' la discussione dedicata al parere di diritto PENALE 2014 e le anticipazioni, indiscrezioni, notizie/voci di corridoio arriveranno qui dove chi vorra' potra' commentare o esercitarsi a simulare l'esame da casa.
Come al solito evitate inutili msg allarmanti e solleciti, se ci sono notizie interessanti le leggerete. Il parente/amico/partner che tenta di aiutare un candidato in sede d'esame si risparmi la fatica e se ne vada pure in qualche forum spazzatura a raccogliere notizie spazzatura.
Qui cercheremo di mantenere la discussione appassionante ma tra "addetti ai lavori"
In bocca al lupo a tutti! :idea:
PS: In caso di blackout del sito causa affluenza ci ritroveremo sulla pagina Praticanti su Facebook
Dottitina
« Risposta #1 il: 17 Dicembre 2014, 08:32:59 »
Buongiorno, in attesa anche oggi ma credo che entreranno più presto rispetto a ieri.
barbyspeady
« Risposta #2 il: 17 Dicembre 2014, 10:19:38 »
quelle di mininterno possono essere considerate attendibili?
Italo1967
« Risposta #3 il: 17 Dicembre 2014, 10:20:30 »
Si Sto arrivando! nulla?
« Risposta #4 il: 17 Dicembre 2014, 10:22:27 »
Anch'io le sto leggendo lì ma aspetto anche la vostra conferma
« Risposta #5 il: 17 Dicembre 2014, 10:25:33 »
Dove le state leggendo?
sangelom
« Risposta #6 il: 17 Dicembre 2014, 10:26:07 »
confermo la 1 traccia pubblico ufficiale
« Risposta #7 il: 17 Dicembre 2014, 10:30:31 »
Seconda traccia autotrasportatore). Sentenza 17 ottobre - 14 novembre 2012, n. 44140, "essere lei"?
« Risposta #8 il: 17 Dicembre 2014, 10:51:58 »
TIZIO, DI PROFESSIONE AUTOTRASPORTATORE,, EFFETTUAVA 30 TRANSITI SULLA RETE AUTOSTRADALE OMETTENDO DI CORRISPONDERE IL RELATIVO PEDAGGIO (PER UN TOTALE DI CIRCA 350euro ).
iN PARTICOLARE, IN ALCUNI CASI, DOPO AVER RITIRATO, ALLA GUIDA DELL'AUTOCARRO DI SUA PROPRIETà, IL TAGLIANDO D'INGRESSO DEL CASELLO AUTOSTRADALE, UNA VOLTA GIUNTO ALLE VARIE STAZIONI D'USCITA, SI IMMETTEVA NELLA CORSIA RISERVATA AI POSSESSORI DI TESSERA VIACARD O DI TELEPASS E SI ACCODAVA AL VEICOLO CHE LO PRECEDEVA RIUSCENDO A TRANSITARE SULLA SCIA DI QUESTO PRIMA CHE LA SBARRA DI BLOCCO SI FOSSE ABBASSATA. TIZIO NON VENIVA MAI FERMATO DALLE FORZE DELL'ORDINE O DALL'ADDETTO AL CaSELLO MA IL NUMERO DI TARGA DELL'AUTOCARRO VENIVA RILEVATO ATTRAVERSO UN SISTEMA FOTOGRAFICO AUTOMATICO IN DOTAZIONE DELLA SOCIETà AUTOSTRADE.
IN ALTRI CASI, OMETTEVA IL PAGAMENTO DICHIARANDO ALL'ADDETTO AL CASELLO DI USCITA DI AVER SMARRITO IL TAGLIANDO D'INGRESSO E DI ESSERE SPROVVISTO DI DENARO. TIZIO VIENE SOTTOPOSTO A PROCEDIMENTO PENALE E SI RECA DA UN AVVOCATO PER CONOSCERE LE POSSIBILI CONSEGUENZE PENALI DELLA PROPRIA CONDOTTA. IL CANDIDATO, ASSUNTE LE VESTI DEL LEGALE DI TIZIO, ANALIZZI LA FATTISPECIE O LE FATTISPECIE CONFIGURABILI NELLE CONDOTTE DESCRITTE.
« Risposta #9 il: 17 Dicembre 2014, 10:53:34 »
CON SENTENZA PRONUNCIATA DAL TRIBUNALE NELL'OTTOBRE 2012 E DEPOSITATA IL 30/11/2012, TIZIO, INCENSURATO DI ANNI 42, VIENE CONDANNATO CON LA CONCESSIONE DELLE ATTENUANTI GENERICHE, ALLA PENA DI 3 ANNI DI RECLUSIONE, CON INTERDIZIONE PERPETUA DAI PUBBLICI UFFICI IN QUANTO GIUDICATO RESPONSANBILE DEL REATO DI CUI ALL'ART 317 CP, COMMESSO NELL'ANNO 2010, PERCHè NELLA SUA VESTE DI PUBBLICO UFFICIALE QUALE ISPETTORE DEL LAVORO ASL, NEL CORSO DI UN ACCERTAMENTO PRESSO UN'AUTORIMESSA IN CUI ERA EMERSA L'IRREGOLARE ASSUNZIONE DI LAVORATORI DIPENDENTI IN NERO, DOPO AVER DETTO AL TITOLARE DELL'AUTORIMESSA CAIO CHE, SE NON GLI AVESSE CORRISPOSTO LA SOMMA DI 500euro , AVREBBE PROCEDUTO A CONTESTARE, COME PREVISTO DALLA LEGGE, SANZIONI DELL'IMPORTO DI ALCUNE MIGLIAIA DI EURO, SI FACEVA CONSEGNARE LA PREDETTA SOMMA, SENZA POI PROCEDERE A CONTESTAZIONE ALCUNA. TIZIO SUBITO DOPO L'AVVENUTO DEPOSITO DELLA SENTENZA, SI RECA DA UN AVVOCATO PER AVERE UN PARERE. IL CANDIDATO, ASSUNTE LE VESTI DEL LEGALE DI TIZIO,REDIGA MOTIVATO PARERE, ILLUSTRANDO GLI ISTITUTI E LE PROBLEMATICHE SOTTESE ALLA FATTISPECIE IN ESAME.
« Risposta #10 il: 17 Dicembre 2014, 11:14:16 »
@controcampus.it
TRACCIA PARERE MOTIVATO PENALE
ESAME DI AVVOCATO 2014/2015
Con sentenza pronunciata dal Tribunale nell'ottobre 2012 e depositata il 30.11.2012, Tizio,
incensurato di anni 42, viene condannato con la concessione delle attenuanti generiche alla pena di
anni 3 di reclusione, con interdizione perpetua dai pubblici uffici, in quanto giudicato responsabile
del reato di cui all'art.317 c.p., commesso nell'anno
2010, perché nella sua veste di pubblico
ufficiale, quale ispettore del lavoro della ASL, nel corso di un accertamento presso un'autorimessa
in cui era emersa l'irregolare assunzione di lavoratori dipendenti in nero, dopo aver detto al
titolare dell'autori
messa, Caio, che, se non gli avesse corrisposto la somma di euro
500,00 avrebbe
proceduto a contestare, come previsto dalla legge, sanzioni dell'importo di alcune migliaia di euro,
si faceva consegnare la predetta somma senza poi procedere a contestazione
Il candidato, assunte le vesti del candidato di Tizio, rediga motivato parere illustrando gli istituti e
le problematiche sottese alla fattispecie
Si tratta di sviluppare
disamina dei reati di truffa e d
i insolvenza fraudolenta per
procedere, successivamente, all’esame de
ll'art.176 c
o.17 del codice della strada. Abbiamo di fronte
il più classico dei pareri
”. Non ci impone una
soluzione specifica ma solo
delle eventuali conseguenze per il cliente derivanti dalla sua condotta antigiuridica.
rgomentat
, cioè,
a condotta ricade
duzione indebita ex 319quater. Precisando
odifica in senso favorevole della pena
si applica retroattivamente all'imputato, in virtù
dell'art. 2, co.4 cp
Il reato di cui all'art. 317 cod. pen., come novellato dalla legge n. 190 del 2012, è designato
dall'abuso costrittivo del pubblico ufficial
e, attuato mediante violenza o, più di frequente, mediante
minaccia, esplicita o implicita, di un danno contra ius, da cui deriva una grave limitazione, senza
tuttavia annullarla del tutto, della libertà di autodeterminazione del destinatario, che, senza a
vantaggio indebito per sé, è posto di fronte all'alternativa secca di subire il male prospettato o di
evitarlo con la dazione o la promessa dell'indebito.
2. Il reato di cui all'art. 319
quater cod. pen., introdotto dalla legge n. 190 del 2012, è des
dall'abuso induttivo del pubblico ufficiale o dell'incaricato di un pubblico servizio, vale a dire da
una condotta di persuasione, di suggestione, di inganno (purché quest'ultimo non si risolva in
induzione in errore sulla doverosità della dazione),
di pressione morale, con più tenue valore
condizionante la libertà di autodeterminazione del destinatario, il quale, disponendo di più ampi
margini decisionali, finisce col prestare acquiescenza alla richiesta della prestazione non dovuta,
perché motivato
dalla prospettiva di conseguire un indebito tornaconto personale, il che lo pone in
una posizione di complicità col pubblico agente e lo rende meritevole di sanzione.
3. Nei casi c.d. ambigui, quelli cioè che possono collocarsi al confine tra la concussi
l'induzione in debita (la c. d. "zona grigia" dell'abuso della qualità, della prospettazione di un male
indeterminato, della minaccia
offerta, dell'esercizio del potere discrezionale, del bilanciamento tra
beni giuridici coinvolti nel conflitto decis
ionale), i criteri di valutazione del danno antigiuridico e
del vantaggio indebito, che rispettivamente contraddistinguono i detti illeciti, devono essere
utilizzati nella loro operatività dinamica all'interno della vicenda concreta, individuando, all'esit
una approfondita ed equilibrata valutazione complessiva del fatto, i dati più qualificanti.
4. V'è continuità normativa, quanto al pubblico ufficiale, tra la previgente concussione per
costrizione e il novellato art. 317 cod. pen., la cui formulazion
e è del tutto sovrapponibile, sotto il
profilo strutturale, alla prima, con l'effetto che, in relazione ai fatti pregressi, va applicato il più
favorevole trattamento sanzionatorio previsto dalla vecchia norma.
5. L'abuso costrittivo dell'incaricato di pu
bblico servizio, illecito attualmente estraneo allo statuto
dei reati contro pubblica amministrazione, è in continuità normativa, sotto il profilo strutturale, con
altre fattispecie incriminatrici di diritto comune, quali, a seconda dei casi concreti, l'es
torsione, la
violenza privata, la violenza sessuale (artt. 629, 610, 609
bis, con l'aggravante di cui all'art. 61,
comma primo, n. 9, cod. pen.).
6. Sussiste continuità normativa, quanto alla posizione del pubblico agente, tra la concussione per
di cui al previgente art. 317 cod. pen. e il nuovo reato di induzione indebita a dare o
promettere utilità di cui all'art. 319
quater cod. pen., considerato che la pur prevista punibilità, in
quest'ultimo, del soggetto indotto non ha mutato la struttura d
ell'abuso induttivo, ferma restando,
per i fatti pregressi, l'applicazione del più favorevole trattamento sanzionatorio di cui alla nuova
7. Il reato di concussione e quello di induzione in debita si differenziano dalle fattispecie corruttive,
uanto i primi due illeciti richiedono, entrambi, una condotta di prevaricazione abusiva del
funzionario pubblico, idonea, a seconda dei contenuti che assume, a costringere o a indurre
l'extraneus, comunque in posizione di soggezione, alla dazione o alla pr
omessa indebita, mentre
l'accordo corruttivo presuppone la par condicio contractualis ed evidenzia l'incontro assolutamente
libero e consapevole delle volontà delle parti.
8. Il tentativo di induzione indebita, in particolare, si differenzia dall'istigazi
one alla corruzione
attiva di cui all'art. 322, commi terzo e quarto, cod. pen., perché, mentre quest'ultima fattispecie
s'inserisce sempre nell'ottica di instaurare un rapporto paritetico tra i soggetti coinvolti, diretto al
mercimonio dei pubblici poteri
, la prima presuppone che il funzionario pubblico, abusando della
sua qualità o dei suoi poteri, ponga potenzialmente il suo interlocutore in uno stato di soggezione,
avanzando una richiesta perentoria, ripetuta, più insistente e con più elevato grado di p
psicologica rispetto alla mera sollecitazione, che si concretizza nella proposta di un semplice
scambio di favori.
Cass. pen., sez. VI, 07
2013, n. 5496.
. Il difensore di Mo.Ra.
ha proposto ricorso per cassazione
avverso la sentenza indicata in
epigrafe, con la quale, in data 13
12, la Corte di Appello di Roma, sezione 3 penale, ha
confermato la condanna pronunciata nei confronti del predetto in primo grado, con attenuanti
generiche, alla pena di anni tre di re
clusione, con interdizione perpetua dai pubblici uffici, per il
reato di cui all'articolo 317 c.p., per avere, abusando della sua qualità di ispettore del lavoro in
servizio presso la ASL RM/X e segnatamente minacciando sanzioni per il presunto illecito im
di lavoratori dipendenti presso l'autorimessa sita in via (omesso)
, indotto Sa.Fr.
consegnargli indebitamente la somma di mille Euro (in (omesso)
Il ricorrente deduce in primo luogo vizio di motivazione per errata valu
tazione delle prove, con
particolare riferimento alla ritenuta prova del passaggio di denaro e quindi della dazione dello
stesso. Secondo l'impostazione accusatoria, ritenuta accertata dai Giudici di merito, al Mo.
sarebbero stati consegnati euro mille
in contanti, di cui lo stesso si sarebbe disfatto, buttando le
banconote nei pressi di alcuni cassonetti dell'Ama che si trovavano in (omesso)
, luogo del fermo
dell'imputato. Il ritrovamento delle banconote era avvenuto da parte del Carabiniere Pa.
successivamente alla perquisizione del prevenuto, il cui fermo non era stato poi convalidato dal GIP
per difetto di flagranza. In realtà, ad avviso del ricorrente, non sarebbe stata dimostrata la presenza
sul luogo dei cassonetti della spazzatura, ma anz
i le banconote sarebbero state trovate vicino ad un
furgone dietro all'Ama, e, in definitiva, non sarebbe stata acquisita alcuna prova in ordine alla
avvenuta consegna del denaro.
Con il secondo motivo si denuncia violazione di legge, in quanto la condotta
posta in essere dal
avrebbe dovuto essere qualificata come induzione e non già come costrizione, sicchè il fatto
avrebbe dovuto essere inquadrato nello schema tipico del nuovo articolo 319 quater c.p. e non
nell'articolo 317 c.p.. Infatti nel caso
di specie il funzionario pubblico, lungi dall'avere annientato la
libertà di autodeterminazione del privato, avrebbe agito ricorrendo a forme di pressione tali da
lasciare un margine di scelta al destinatario della pretesa, il quale, decidendo di versare
mirava per altro ad ottenere un provvedimento illegittimo ed a lui favorevole.
. Il primo motivo di ricorso è sostanzialmente basato su doglianze non consentite in sede di
giudizio di legittimità. Le censure del ricorrente attengono invero al
la valutazione della prova, che
rientra nella facoltà esclusiva del giudice di merito e non può essere posta in questione in sede di
giudizio di legittimità quando fondata su motivazione congrua e non manifestamente illogica. Nel
caso di specie, i giudici
di appello hanno preso in esame tutte le deduzioni difensive e sono
pervenuti alla decisione impugnata attraverso un esame completo ed approfondito delle risultanze
processuali, in nessun modo censurabile sotto il profilo della congruità e della correttezz
a logica. Il
secondo motivo di ricorso è, invece, fondato.
Le Sezioni Unite di questa Corte, risolvendo il contrasto giurisprudenziale che si era determinato
dopo l'entrata in vigore della L. n. 190 del 2012, hanno recentemente chiarito che la fattispecie
induzione indebita di cui all'articolo 319 quater c.p. è caratterizzata da una condotta di pressione
non irresistibile da parte del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio, che lascia al
destinatario della stessa un margine significati
vo di autodeterminazione e si coniuga con il
perseguimento di un suo indebito vantaggio. Nella concussione di cui all'articolo 317 c.p., invece, si
è in presenza di una condotta del pubblico ufficiale che limita radicalmente la libertà di
autodeterminazion
e del soggetto (v. informazione provvisoria n. 18, alla udienza del 24 ottobre
2013 in relazione alla questione rimessa alle Sezioni Unite con ordinanza 9 maggio 2013 Maldera
Giovanni + 8, la cui decisione è in corso di pubblicazione).
In applicazione di q
uesti principi, la condotta posta in essere dall'imputato avere il Mo.
prospettato al Sa.
che con la dazione di mille euro in contanti e con la messa a punto delle sue
automobili avrebbe risolto i suoi problemi in relazione alle violazioni risco
ntrate nella sua
autofficina (lavoro nero; inidoneità della autocertificazione presentata) appare caratterizzata dalla
strumentalizzazione delle funzioni dell'ufficio espletato a scopo di privato tornaconto, ma di certo
non idonea a annientare la libertà d
i autodeterminazione del privato, avendo posto in essere forme
di pressione che chiaramente lasciavano un margine di scelta al destinatario della pretesa, il quale
denunciò il fatto ai Carabinieri, e, qualora avesse deciso di versare il denaro, avrebbe in
mirato, oltre tutto, ad ottenere un provvedimento illegittimo ed a lui favorevole.
Ne deriva la necessità di qualificare il fatto ascritto all'imputato ai sensi dell'articolo 319 quater c.p.,
con conseguente annullamento della sentenza impugnata lim
itatamente alla pena e rinvio per nuovo
giudizio sul punto ad altra sezione della Corte di Appello di Roma. D'altra parte la giurisprudenza di
questa Corte è oramai consolidata nell'inquadrare la successione normativa fra il previgente testo
317 c.p., quello introdotto dalla L. n. 190 del 2012, articolo 1, comma 75 e quello del
nuovo ed autonomo articolo 319 quater c.p. all'interno del peculiare fenomeno della successione di
leggi penali, disciplinato dall'articolo 2 cod. pen., comma 4 (v. per
tutte: sentenza n. 21701 del
07/05/2013, Rv. 255075, Ancona).
Qualificato il fatto ascritto all'imputato ai sensi dell'articolo 319 quater
c.p., annulla la sentenza
impugnata limitatamente alla pena e rinvia per nuovo giudizio sul punto ad altra sezione della Corte
di Appello di Roma. Rigetta nel resto il ricorso.
Depositato in Cancelleria il 4 febbra
« Risposta #11 il: 17 Dicembre 2014, 11:33:49 »
Scusa ma la truffa aggravata e l'insolvenza fraudolenta non riguardano la vicenda relativa al pedaggio non pagato?
Che è stu papiell? Troppa confusione.
« Risposta #12 il: 17 Dicembre 2014, 12:00:43 »
Per quel che ho capito io si, è come dici tu.
non riportate le sentenze per intero, non ci serve perchè è tutto sul codice, piuttosto servirebbe uno schema del parere!
« Risposta #13 il: 17 Dicembre 2014, 12:11:50 »
Scusate ragazzi, le tracce sono 1) pubblico ufficiale e 2) Autotrasportatore
« Risposta #14 il: 17 Dicembre 2014, 12:33:20 »
Io quanto alla traccia relativa all'automobilista fetente questo è quello che faccio io.
Individuazione dei reati configurabili: truffa e insolvenza fraudolenta.
Breve disamina degli elementi essenziali delle due fattispecie e individuazione degli stessi nel caso in esame.
Conclusione, cioè indicazione delle possibili conseguenze per Tizio.
Stando attenti ad aggravanti, continuazione e violazione del C.d.S., insomma pari pari alla sentenza.
Non mi occupo di penale quindi se qualcuno mi confermasse l'applicazione dell'aggravante di cui all'art. 640 c.p. 2° co. n. 1 gliene sarei grata :?:

References: Sentenza 
 SENTENZA 
 sentenza 
 art. 317
 art. 317

Cass. 
 sentenza 
 articolo 319
 sentenza 
 articolo 1
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