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Timestamp: 2018-12-10 13:45:16+00:00

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L’omicidio Di Meredith Kercher E Il Verbale Di Marasca E Bruno, V Sez
1. Non c’era certezza del principio “oltre ogni ragionevole dubbio” a causa delle prove insufficienti o contraddittorie- ai sensi dell’Articolo 530, sezione 2 del Codice Penale italiano.
5. Le tracce di DNA di Meredith Kercher sul coltello e il DNA di Raffaele Sollecito sul gancetto del reggiseno non hanno “rilevanza probatoria né circostanziale”.
6. “Il movente non è irrilevante” ma il movente non fu stabilito.
L’elemento chiave dell’assoluzione è, certamente, che le prove erano insufficienti o contraddittorie, e io analizzerò approfonditamente il modo in cui il Verbale cerca di dimostrare tale affermazione. Scopriremo che una gran parte di queste cosiddette contraddizioni, in realtà, non sono inerenti alle prove del processo o ai precedenti verbali, ma sono il risultato di ragionamenti illogici e asserzioni dogmatiche della Quinta Sezione, saltati fuori dal nulla.
C’è un gran numero di blaterazioni pedisseque, autoreferenziali e “scolastiche” nel Verbale. Forma una barriera invalicabile per il lettore e, ovviamente, la conclusione che la Knox fosse presente quando fu commesso l’omicidio si può trovare solo molto in fondo al Verbale.
“rimasto condizionato dalla prospettazione di profili fattuali inopinatamente emersi dalla sentenza rescindente, quasi che le stringenti ed analitiche valutazioni del Supremo Collegio fossero, ineluttabilmente, convergenti nella direzione dell’affermazione di colpevolezza dei due imputati. Fuorviato da tale equivoco di fondo, lo stesso giudice è, poi, incorso in vistose incongruenze logiche ed in palesi errores in iudicando, che vanno in questa sede denunciati.”
Il Verbale fa riferimento al “travagliato e intrinsecamente contraddittorio percorso” della storia del processo, con cui, ovviamente, si riferisce alle assoluzioni del processo Hellmann.
“Un iter obiettivamente ondivago, le cui oscillazioni sono, però, la risultante anche di clamorose defaillances o “amnesie” investigative e di colpevoli omissioni di attività 23 d’indagine, che, ove poste in essere, avrebbero, con ogni probabilità, consentito, sin da subito, di delineare un quadro, se non di certezza, quanto meno di tranquillante affidabilità, nella prospettiva vuoi della colpevolezza vuoi dell’estraneità degli odierni ricorrenti. Un siffatto scenario, intrinsecamente contraddittorio, costituisce, già in sé, un primo, eloquente, segnale di un insieme probatorio tutt’altro che contrassegnato da evidenza oltre il ragionevole dubbio.”
Marasca e Bruno affermano abbastanza arbitrariamente che Nencini fu “condizionato” e “traviato” dalle clausole dell’annullamento. Qualsiasi errore abbia fatto Nencini nel suo Verbale, (e ne erano presenti alcuni) riesco a trovarne solo uno (vedi in seguito) che possa essere stato potenzialmente significativo, un errore di diritto, che è certamente censurabile, ma è altamente soggettivo e offensivo asserire che tali errori furono condizionati e conseguenti all’annullamento, o implicare che ebbero un impatto sul verdetto. Tale asserzione è semplicemente un ragionamento fallace ed è chiaramente un affronto nei confronti del giudice.
E’ assolutamente vero che l’annullamento della sentenza di Hellmann avvenne grazie a una richiesta della Corte di Cassazione, per far sì che il Tribunale di Firenze considerasse, (per parafrasare), “nella sua più ampia discrezione, la possibilità di determinare le posizioni soggettive dei co-aggressori di Guede, entro un range di situazioni ipotetiche, dall’omicidio premeditato, a un gioco erotico indesiderato che sfuggì dal loro controllo”.
Un altro ragionamento fallace, è quello che vede le assoluzioni di Hellmann come la conseguenza di un’investigazione che non è mai stata capace di raggiungere una conclusione che andasse oltre ogni ragionevole dubbio. Marasca e Bruno sembrano anche accettare, o per lo meno implicare, che persino un verdetto annullato è la prova di un ragionevole dubbio. Ancora una volta, non c’è alcuna connessione logica, dato che il verdetto – e questo viene accettato – fu annullato correttamente.
Successivamente, nel Verbale si afferma che i media ebbero un forte impatto sulla conduzione delle indagini e sui processi giudiziari. Ci fu “un inusitato clamore mediatico” di natura internazionale che-
“ha fatto sì che le indagini subissero un’improvvisa accelerazione, che, nella spasmodica ricerca di uno o più colpevoli da consegnare all’opinione pubblica internazionale, non ha certamente giovato alla ricerca della verità……………………ma l’attenzione mediatica, oltre a non giovare alla ricerca della verità, ha prodotto ulteriori riflessi pregiudizievoli, quanto meno in termini di “diseconomia processuale”, ingenerando indebito “rumore”, non tanto sul versante della tardiva disponibilità alla testimonianza, da parte di determinate persone, quanto dell’irruzione nel processo di estemporanee propalazioni di soggetti detenuti, di collaudato spessore criminale, di certo non insensibili ad istanze di mitomania e di protagonismo giudiziario…”
Nencini si riferiva alla testimonianza di Guede durante il processo di Hellmann, durante il quale Guede fu interrogato sulla lettera che aveva scritto in risposta alle affermazioni che lo riguardavano, fatte da Alessi. In tale lettera, letta ad alta voce in aula, Guede scrisse “Spero che presto o tardi i giudici realizzino la mia complete mancanza di coinvolgimento nell’orribile omicidio di Meredith, una giovane donna meravigliosa, perpetrato da Raffaele Sollecito e Amanda Knox.”
Dopo aver sistemato la scenografia e trattato degli elementi giuridici, Marasca e Bruno si rivolgono al “merito del processo” che ovviamente loro sono già riusciti a sporcare, senza alcun merito.
In particolare, ciò riguarda l’analisi della “Struttura motivazionale della sentenza impugnata”.
“Iscrasie, incongruenze ed errores in iudicando non sfuggono.”
“Erronea, in primo luogo, è l’affermazione relativa alla sostanziale irrilevanza dell’accertamento del movente del grave fatto omicidiario. L’assunto non è condivisibile alla stregua di indiscusso insegnamento di questa Corte regolatrice, in ordine alla rilevanza del movente quale collante che lega i vari elementi attraverso cui la prova si è costituita, tanto più nei processi indiziari, come quello in esame.”
“Riguardo al movente, prima è necessario citare l’insegnamento della Corte di Cassazione, secondo la quale l’indicazione precise di un movente per un omicidio perde rilevanza quando l’attribuzione della responsabilità a un imputato deriva da una base probatoria precisa e coerente. (vedi Corte di Cassazione, Sezione Uno, Sentenza N° 11807, 12 Febbraio 2009).”
“…..che come vedremo a breve, (tale proposito) non si può affermare nel caso in questione, essendoci un’ampia quantità di prove ambigue e intrinsecamente contradditorie.”
“Dato che sarebbe manifestamente illogico ipotizzare il coinvolgimento nell’omicidio della Romanelli e della Mezzetti, e in complicità con un complete estraneo, è igualmente illogico non estendere la stessa argomentazione a Sollecito, che non conosceva Guede.”
“Altro vizio motivazionale viene dedotto con riferimento alla ritenuta irrilevanza dell’esatta determinazione dell’ora della morte di Meredith Kercher, secondo l’idea per cui l’ora approssimativa stimata dagli esperti fosse sufficiente …………….l’ora della morte è un prerequisito fattuale inevitabile per la verifica degli alibi degli imputati.”
Ancora una volta, si vuole interpretare in modo scorretto Nencini. Non ha mai detto che l’ora della morte fosse irrilevante, e ad ogni modo ottenere l’ora esatta della morte sarebbe stato impossibile, persino se la temperatura del corpo fosse stata misurata da un patologo non appena fosse arrivato sulla scena del crimine. Sono sicuro che qualsiasi osservatore intelligente e informato lo capirebbe. Ciò avrebbe solamente ristretto l’arco temporale molto probabilmente, ma non si tratta certo di un “vizio motivazionale”.
“Un deprecabile pressapochismo nella fase delle indagini ……[ non aver misurato la temperature corporea, si, ma le altre considerazioni forensi dovevano essere applicate]….... una banale media aritmetica tra un possibile termine iniziale ed un possibile termine finale (dalle 18,50 circa dell’i novembre alle 4,50 del giorno successivo), giungendo a fissare, in tal guisa, l’ora della morte alle 23-23,30 circa.”
“la valenza degli esiti di perizia genetica in mancanza di “amplificazione”, stante l’esigua entità del reperto e, più in generale, il coefficiente di affidabilità di indagini effettuate senza il rispetto delle prescrizioni dettate dai protocolli internazionali, sia nella fase della repertazione che dell’analisi.”
(1) “tende a riconoscere sempre maggior peso ai contributi della scienza, pur se non validati dalla comunità scientifica,”
(2) “l’orientamento che rivendica il primato del diritto e postula che, in ossequio alle regole proprie del processo penale, possano trovare ingresso soltanto esperienze scientifiche collaudate secondo i canoni metodologici comunemente condivisi.”
Non c’è bisogno di chiedere quale orientamento preferiscano questi due signori. E’ il numero 2 ovviamente, eppure sono entrambi incorsi in petizioni di principio con la loro insistenza sulla “validità” (che in questo contesto significa ripetere i test scientifici ottenendo lo stesso risultato) secondo i “protocolli internazionali” .
“Reputa la Corte che la delicata problematica….. debba trovare soluzione nelle regole generali che informano il nostro sistema processuale….e non…. nell’astratta rivendicazione di un primato della scienza sul diritto o viceversa…………………. La prova scientifica non può, infatti, ambire ad un credito incondizionato di autoreferenziale affidabilità in sede processuale, per il fatto stesso che Il processo penale ripudia ogni idea di prova legale.”
“Le coordinate di riferimento dovranno essere quelle afferenti al principio del contraddittorio ed al controllo del giudice sul processo di formazione della prova, che deve essere rispettoso di preordinate garanzie, alla cui osservanza deve essere, rigorosamente, parametrato il giudizio di affidabilità dei relativi esiti.”
Interessante. “Contraddittorio”? Forse si riferiscono alla inammissibilità della lettera di Guede, di cui si è discusso nella sezione precedente. Le tracce di DNA sul coltello e sul gancetto del reggiseno possono rientrare nella stessa categoria? Può la “validità secondo i protocolli internazionali” essere una garanzia preordinata, nello stesso modo in cui, il diritto di un accusato di non essere incriminato da un testimone che rifiuta un contradditorio è garantito dall’Articolo 526 del Codice Penale italiano?
Se è così, dovranno essere avanzate delle valide motivazioni – rispettando l’onere delle regole che formano l’ordinamento giuridico. Non potranno fare riferimento all’Articolo a riguardo, sul Codice Penale. Non c’è alcun articolo che lo afferma, e anche se ci fosse, e affermasse che la ripetibilità di un test scientifico fosse la garanzia che attesta la prova come affidabile o ammissibile, allora il campione del coltello 36b non sarebbe neanche riuscito ad arrivare al processo. E di questo il Codice Penale italiano non ha colpa. Non c’è alcun ordinamento giuridico del mondo, di cui io sia a conoscenza, che incorpori tale garanzia, persino per i campioni a basso numero di copie DNA. E la ragione di tutto ciò, in parte, p che non c’è alcun protocollo internazionale riconosciuto, e precisamente perché non c’è ancora un accordo nella comunità scientifica a riguardo.
Marasca e Bruno tendono a utilizzare “affidabilità” e “ammissibilità” come concetti interscambiabili, e in effetti, considerato il modo in cui essi definiscono questi concetti, nel contesto dell’argomento di discussione, c’è una spiegazione, dato che, sicuramente, se una prova viene definita inaffidabile deve essere per forza inammissibile.
Perchè, dunque, questa insistenza circa la ripetibilità, nonostante l’art. 360?
Ci sarebbe, ovviamente, una capacità di ripetizione, forse non per quanto riguarda i profili con un basso numero di copie di DNA, ma se la ripetizione dei test non viene effettuata quando c’è la potenzialità, è perché il risultato non è ambiguo, proprio come in questo caso, per il giudice a quo, per quanto riguarda il profilo genetico di Meredith sul coltello e il profilo genetico di Sollecito sul gancetto del reggiseno.
Citano la giurisprudenza della Corte Suprema, riguardo agli esami genetici, circa il grado di affidabilità-
“piena valenza di prova, e non di mero elemento indiziarlo ai sensi dell’art. 192.…”
“Nei casi in cui l’indagine genetica non dia risultati assolutamente certi, ai suoi esiti può essere attribuita valenza indiziarla ((Sez. 2, n. 8434 del 05/02/2013, etc……)…… Il che significa che, nell’ipotesi in cui si pongano in termini di identità, gli esiti dell’indagine genetica assumono rilievo probatorio, mentre in caso di mera compatibilità con un determinato profilo genetico, hanno rilievo meramente indiziario.”
La compatibilità della traccia B sul coltello con il profilo genetico di Meredith Kercher è una prova sufficiente dell’ “identità” della traccia, stabilita in modo certo, nel rispetto di ogni protocollo scientifico. Ciò è stato riconosciuto da tutti gli esperti del processo e persino, con un pò di riluttanza, da Vecchiotti.
Nonostante non sia una prova certa dell’identità, ha sicuramente una rilevanza circostanziale significativa, secondo quanto scritto sopra e ai sensi dell’art.190 (che è menzionato successivamente).
“In linea tendenziale, alle relative conclusioni è possibile aderire, a condizione però che consti che l’attività di repertazione, conservazione ed analisi del reperto siano state rispettose delle regole di esperienza consacrate dai protocolli in materia.”
Poi, in modo abbastanza bizzarro, seguitano asserendo che i metodi corretti per la preservazione dell’autenticità sono stati stabiliti dalla Corte Suprema…..“anche se si tratta semplicemente di prove informatiche”
“L’esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi a meno che questi non siano gravi, precisi e concordanti.”
“Alla stregua di tali considerazioni [non dobbiamo preoccuparci riguardo a “tali considerazioni” – sono semplicemente il risultato di un ragionamento fallace] non si vede, proprio, come il dato di analisi genetica - che si sia svolta in violazione delle prescrizioni dei protocolli in materia di repertazione e conservazione - possa dirsi dotato dei caratteri della gravità e della precisione.”
Ovviamente, per chiarezza e professionalità, è importante mantenere separati i concetti di valenza probatoria [la gravità, precisione e consistenza di una prova] e di contaminazione. Nencini e gli altri giudici furono in grado di farlo. Mentre Marasca e Bruno trattano queste tematiche assieme.
(a) Il coltello da cucina, rinvenuto in casa del Sollecito e ritenuto arma del delitto, è stato repertato e, poi, custodito in una comune scatola di cartone, del tipo di quelle che confezionano i gadgets natalizi, le agende……….
(b) Notato nel corso del primo sopralluogo dalla polizia scientifica, il gancetto del reggiseno è stato trascurato e lasciato lì, sul pavimento, per diverso tempo (ben 46 giorni) ………….. la documentazione fotografica prodotta dalla difesa di Sollecito dimostra che, all’atto della repertazione, il gancetto veniva passato di mano in mano degli operanti, che, peraltro, indossavano guanti di lattice sporchi.”
Dov’è il senso critico di questa Corte di legittimità?
In mancanza di verifica per ripetizione del dato di indagine, c’è da chiedersi quale possa essere la relativa valenza processuale, indipendentemente dal dibattito teorico sul rilievo più o meno scientifico delle risultanze dell’indagine compiuta su campioni tanto esigui o complessi, da non consentirne la ripetizione.”
“….non può assumere rilievo né probatorio né Indiziario, proprio perché, secondo le menzionate leggi della scienza, necessitava di validazione o falsificazione.”
La realtà è che, ciò nonostante, non cambierà nulla circa le leggi sulla normative sulle prove e nel modo in cui vengono valutate le prove forensi nelle aule penali. Il sistema, comprensibilmente, non lo permetterà. Dunque questo caso, per quanto riguarda la Knox e Sollecito, rimarrà un’eccezione, una bizzarra anomalia nel casellario giudiziale.
“Totale assenza di tracce genetiche attribuibili con certezza ai due imputati nella stanza del delitto.”
“Si trattava di un monolite invalicabile sulla strada intrapresa dal giudice a quo.”
Pulizia selettiva - “Era del tutto illogico l’argomento relativo ad una pretesa pulizia selettiva degli ambienti”
“Una pulizia selettiva, che non sia capace di sfuggire al rilevamento col luminol è sicuramente impossibile.”
Marasca-Bruno danno una rappresentazione distorta e banalizzano ciò che è stata, senza dubbio, una manipolazione della scena del crimine (la villa), tramite la rimozione delle tracce ematiche e in questo senso specifico “selettiva”. Essi, invece, insistono sull’uso della parola “selettiva” generalizzandola, e la usano principalmente per riferirsi alla rimozione di DNA, in un modo sia confusionario che spregiativo, per eludere il vero problema.
Dunque, il commento “la pulizia selettiva” è un’ipotesi palesemente illogica è assolutamente ingannevole e non è degno dei giudici della Corte Suprema.
Dopo aver rappresentato in modo distorto un po’ di cose, Mascara-Bruno continuano affermando di aver scovato “un’ovvia mistificazione delle prove” – presumibilmente effettuata dai giudici precedentemente coinvolti nel caso. Dicono che il SAL escludeva (a causa del test a base di tetrametilbenzidina) che il luminol avesse rilevato tracce di natura ematica.
La fragilità dell’argomento é tale, già íctu ocull, da non richiedere notazione alcuna, dovendosi, peraltro, ritenere - così opinando - che la casa di via della Pergola non fosse stata mai oggetto di pulizia o non fosse ambiente “vissuto”.
Il rilievo consente, dunque, di escludere, categoricamente, che si trattasse di tracce di sangue scientemente rimosse nell’occasione”.
Oh caspita. Cosa sta facendo questa Corte di legittimità? Seleziona e mistifica le prove, discute argomentazioni di una difesa disperata e trae le conclusioni su quella base, ecco tutto.
Se si legge questa sentenza si ha l’impressione che Marasca e Bruno pensino che sia sufficiente che rispondano solo alla sentenza di Nencini e che sia sufficiente estrapolare delle frasi qua e là, come se stessero realizzando il saggio di uno studente, utilizzando le osservazioni della difesa come modello di risposta. Ciò è evidentemente inappropriato, persino per una Corte di Legittimità.
2. C’erano 4 impronte di piedi nudi individuate dal luminol, e 3 di queste avevano una misura e una forma attribuibili a una donna – compatibili con la Knox. Una si trovava nella stanza della Knox, le altre due in corridoio, più specificamente, tra la stanza della Knox e quella della Kercher. Le due impronte nel corridoio rivelarono il DNA di Meredith. Non è possibile ottenere tracce di DNA dalla candeggina, il succo di frutta etc.
6. Come ho già menzionato i test TMB, sulle tracce rilevate dal luminol, non escludono il sangue. In realtà, se si applica la tetrametilbenzidina dopo il luminol è più probabile che l’esito del test sia negativo, perchè la reazione chimica di entrambe le applicazioni è la stessa, e il luminol è molto più sensibile della TMB. Ciò venne chiarito, tra gli altri, dalla Dr.ssa Gino, che era l’esperta della difesa.
Un’osservazione davvero significativa in questo caso– prima che lasci da parte questo argomento – è che non c’erano impronte visibili tra la stanza di Meredith e q
Quando si tratta il merito relative alle presunte contrastanti interpretazioni riguardo al lumino e ai test TMB, il contesto e le prove processuali sono fondamentali. Se Marasca e Bruno si affidano ad altre fonti, dovrebbero – se agiscono in buona fede – averle rivelate.
Lascerò le ultime parole su questo argomento a Nencini, che credeva che i tentativi della difesa di affermare che le reazioni del luminol erano la conseguenza di fonti non ematiche fossero “da un punto di vista oggettivo un esercizio notevole di dialettica sofistica, piuttosto che prove processuali sulle quali qualsiasi giudice potrebbe basare un ragionamento critico.”
Si, l’amido assorbe i liquidi. In ogni caso, come possono sapere che l’amido si trovasse sul coltello al momento dell’omicidio? Non è improbabile che, una volta pulito, il coltello fosse stato usato nuovamente per uso domestico. L’amido p
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