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Timestamp: 2017-08-23 11:58:56+00:00

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BONANNI, ARTICOLO 8 E LICENZIAMENTI
italiota il Gio Set 08, 2011 10:33 pm
QUESTO POST E' STATO TRASFERITO DALLA SEZIONE DEI TEMI POLITICI ED INCORPORATO IN QUESTO TOPIC IN QUANTO DEL TUTTO ATTINENTE ALLO STESSO TEMA
Questo, il corpo del reato:
“«Faccio un esempio un po' blasfemo - ha detto il ministro - per rispondere alla Cgil rispetto agli scenari apocalittici che ha fatto. Vale quello che disse una suora in un convento del '600, dove entrarono dei briganti. Le violentarono tutte tranne una. Il Santo Uffizio la interrogò e le chiese: "Ma come mai non è stata violentata?". Lei rispose: "Perché ho detto di no". Ecco: come le suore non stuprate, i sindacati possono dire di no».”.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-08/sacconi-barzelletta-stupro-scoppia-160210.shtml?uuid=AaJind2D
Con la franchezza di sempre: mi pare fuori luogo l’indignazione di non poche donne, alcune delle quali sono eccellenti persone, e di certi uomini femministi. E’ del tutto evidente infatti che l’ insopportabile ministro non intendeva offendere né le suore né le donne. Ed ancor meno la religione cattolica. Il significato della sua esternazione era del tutto immediato e terra-terra: in certi casi si fa del vittimismo ipocrita fingendo di subire una violenza, quando basterebbe pronunciare un semplice “NO” per evitare le conseguenze indesiderate. La metafora di Sacconi vuole colpire la CGIL, che avrebbe alzato un polverone per nulla, oppure per secondi fini, a proposito del famigerato “articolo 8” dell’ ultimo decreto governativo, che verrebbe a sostituire il sacrosanto articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori come norma che regola la possibilità di licenziare.
Nei giorni scorsi Raffaele Bonanni aveva espresso posizioni analoghe, criticando l’ eccessivo allarmismo della CGIL e di altre forze sociali, e lo aveva fatto più o meno in questi termini: “Quale sindacato dei lavoratori può essere favorevole al licenziamento dei medesimi? Il fatto che noi veniamo portati al tavolo delle trattative dove siffatta questione si decide, e che il nostro parere sia vincolante, dovrebbe essere una garanzia sufficiente”.
Entrambi i personaggi in questione, Sacconi e Bonanni, dovrebbero avere una spiccata sensibilità sociale, per gli incarichi che ricoprono, sia pure in reciproca antitesi. Il secondo dei due ha dato pure qualche volta prova di questa dote. Ma entrambi cadono in un equivoco spaventoso. Entrambi infatti non vedono, o fingono di non vedere, che LA GARANZIA CHE PRIMA ERA DATA DALLA LEGGE, ORA VERREBBE DATA DAL SINDACATO.
Con la conseguenza che il povero lavoratore sarebbe d’ ora in poi FORTISSIMAMENTE CONDIZIONATO a sindacalizzarsi. Perché iscrivendosi ad un sindacato, oltre alla tradizionale tutela, il povero lavoratore guadagnerebbe due sicurezze in più: 1) poter meglio orientare la propria organizzazione, affinché questa dica SEMPRE “NO” AI LICENZIAMENTI; 2) nel caso ipotetico, eccezionale, che i sindacati dicano “SI” ad introdurre qualche licenziamento, questo non sarà appioppato ad un loro figlio, ovvero ad un lavoratore tesserato.
Ragazzi, sappiamo tutti che il sindacalismo è in crisi di consensi. Io vorrei che la sindacalizzazione dei lavoratori riprendesse quota. Ma che l’ ADESIONE FOSSE FRUTTO DI UNA SCELTA TOTALMENTE LIBERA, NON DELLA PAURA!!!
Con la franchezza di sempre: abbiamo più volte criticato la CGIL come portatrice di demagogia, di ipocrisia e di falsa tutela dei lavoratori. La abbiamo anche accusata di volere gli stessi in una condizione mentale acritica, di obbedienza passiva alle direttive politiche che promanano dall’ alto. Quindi, di non favorire le libere scelte.
Questa volta la CGIL sembra essere l ‘unico baluardo della libertà dei lavoratori: una libertà che trascende il sindacato e può significare anche fare a meno di questa organizzazione, senza per questo perdere un’ oncia della propria sicurezza e dei diritti fin qui goduti.
UN CONTO È ESSERE GARANTITI DALLA LEGGE ED UN CONTO È ESSERLO DA UN PADRONE AMICO O DA UN BUON PAPA’!!!.
Davide Selis il Ven Set 09, 2011 11:12 pm
La polemica degli ultimi giorni sul famigerato “articolo 8” che verrebbe a sostituire il sacrosanto “articolo 18”, rendendo così possibili i licenziamenti senza giusta causa o giustificato motivo, ha investito con particolare violenza Raffaele Bonanni, segretario generale della CISL.
Per indagare la questione in modo quanto più possibile obiettivo, diamo innanzitutto la parola all’ imputato (di voler reintrodurre la facoltà di licenziare senza giusta causa o giustificato motivo):
Sull'articolo 8 della manovra che prevede la possibilita' di derogare con i contratti aziendali ai contratti nazionali e alla legge "si fa troppo allarmismo" anche se "mi sembra abbastanza inopportuno che si sia entrati in questa materia, facendo balenare, anche alla lontana, la possibilita' di licenziamenti indiscriminati". Lo dice il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, in un'intervista a "la Stampa" nella quale spiega che non sara' piu' facile licenziare. "Senta - replica Bonanni alla domanda se con la benedizione di Cgil, Cisl e Uil eccetera, si puo' fare un accordo per licenziare - io faccio il sindacalista e il mio obiettivo e' difendere i lavoratori e ottenere per loro condizioni migliorative. Quindi non firmo accordi per mandare la gente al macero. Cio' detto, e veniamo alla questione, mi posso trovare di fronte a casi eccezionali, drammatici, di aziende in forte crisi. Di fronte al mangiare la minestra, per poca che sia, o saltare dalla finestra, io scelgo la minestra, cosi' almeno qualcuno ce l'ha. E allora io faccio di tutto pur di salvare anche un solo posto di lavoro. All'interno, beninteso, di un sistema di accordi interconfederali, come per esempio quello del giugno scorso e all'interno di un sistema di regole. In quei casi che, me lo faccia ripetere all'infinito, si possono trovare accordi che prevedano anche una riduzione del personale. Fatti salvi i diritti costituzionali".
http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-971862/dl-manovra-bonanni-articolo-8/
E’ opportuno a questo punto un duplice passo indietro nel tempo: l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che verrebbe contraddetto e “superato” dall’ articolo 8 dalla attuale manovra, manovra che presto sarà licenziata come legge dal Parlamento, stabiliva le modalità di attuazione di una legge precedente, la legge 15 luglio 1966. Questa legge, quanto al nostro tema così recita:
“Art. 3. — Il licenziamento per giustificato motivo con preavviso è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro ovvero da ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa.”.
Quindi il successivo Statuto dei Lavoratori, che recepisce totalmente e senza modifiche questo articolo, riconosce la validità del licenziamento non solo PER GIUSTA CAUSA (ovvero determinati comportamenti gravi del dipendente) ma anche PER GIUSTIFICATO MOTIVO. Il giustificato motivo riguarda anche “ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”, come abbiamo visto.
Bonanni sostiene che l’odierno articolo 8 servirebbe a venire incontro alle esigenze di aziende in forte crisi, pena il fallimento delle stesse ovvero “saltare tutti dalla finestra”, se non si accetta di togliere qualche piatto di minestra (ovvero togliere il sostentamento a qualche lavoratore).
Bonanni gioca a prenderci in giro. Per certe drammatiche esigenze di esubero strutturale della forza-lavoro vi era già la legge che abbiamo ricordato, e l’ articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non interferiva minimamente.
Re: BONANNI, ARTICOLO 8 E LICENZIAMENTI
Davide Selis il Dom Set 11, 2011 10:17 pm
La condizione umana in questo mondo, conosce anche dei casi limite in cui è necessario -perfino- sacrificare qualche vita. Mi si dice che alcuni teologi cattolici, mai smentiti dal Magistero Romano, abbiano elaborato una sorta di “regola” per le eventualità di questo tipo: per esempio, in caso di naufragio, se due naufraghi in mezzo al mare scorgono una zattera di fortuna, sufficiente a mantenere a galla uno soltanto dei due corpi, ognuno dei due naufraghi è moralmente autorizzato a stordire l’ altro, abbandonandolo a morte quasi certa in mezzo al mare, per impadronirsi della zattera e salvare così almeno una vita su due.
Avvicinandoci alle drammatiche vicende attuali, oggetto del presente topic: questa spaventosa crisi economica fu precorsa da una crisi in parte simile, nel già lontano 1992. Era allora al governo Giuliano Amato, che ideò e ci impose la manovra finanziaria “lacrime e sangue” da 93000 miliardi di lire (contenente tagli di spesa e incrementi delle imposte). I sindacati confederali, che allora erano molto più forti e più uniti di oggi, alzarono la voce ma solo la voce contro questa manovra. La protesta parve essere uno scontato “gioco delle parti”. Più avanti nel tempo, alcune indiscrezioni giornalistiche rivelarono che Giuliano Amato, prima di varare la manovra, avrebbe convocato in riunione riservata e segreta i segretari di CGIL, CISL e UIL. Ed avrebbe fatto loro un discorsino di questo genere: “Signori, io sono ben consapevole di tutti gli effetti di questa manovra, anche di quelli recessivi. Esaminate, controllate i conti che io ho fatto, e poi ditemi che cosa voi preferite: 100.000 disoccupati subito o 700.000 fra quattro mesi? Io non vedo una terza alternativa. Se scegliete di evitare i 100.000 disoccupati oggi, e di averne così 700.000 fra quattro mesi, gestite voi la crisi. Io me ne vado. Io non intendo gestire questa crisi contro di voi”. I sindacati confederali non si opposero al piano di Giuliano Amato e non gli fecero mai veramente la guerra. La CGIL se ben ricordo organizzò una grande manifestazione di piazza, più per scaricare e disinnescare la tensione della base che per far ritirare la manovra e cadere Giuliano Amato.
Se le cose andarono così (io non ne dubito), i sindacati allora *accettarono* i licenziamenti come male minore, come si può accettare in casi estremi di amputare una gamba per salvare il resto dell’ organismo.
Ma un conto è accettare con rassegnazione i licenziamenti ed un conto è decidere gli stessi. Questo secondo passo sono oggi candidati a fare Bonanni ed Angeletti, sono candidati dall’ articolo 8.
Davide Selis il Lun Set 12, 2011 10:08 pm
In un altro topic accusammo il sindacato italiano di un certo ritardo nell’ accettare, compiutamente ed in via definitiva, quello che è il suo ruolo nella società contemporanea: PARTE SOCIALE, fra le diverse parti che interagiscono per determinare il destino dei lavoratori. Una parte, non la totalità. Il sindacato, se non vuole snaturarsi e compromettere la propria capacità e funzione di tutela dei soggetti che rappresenta, deve smettere di ambire e tentare di svolgere dei ruoli che competono ad altre forze:
http://vivaibidelli.forumattivo.com/t20-la-forza-frenante
In altri topic ancora attribuimmo questo difetto di impostazione “totalitaria” più alla CGIL che non alla CISL ed alla UIL, tentando anche di rilevare la matrice culturale di questo tratto di identità.
Ma oggi il rapporto si inverte: il difetto criticato appartiene alla CISL ed alla UIL (in questo caso) e non alla CGIL.
Perché nella fattispecie che andiamo considerando, MAI UN SINDACATO DEI LAVORATORI DEVE CO-GESTIRE I LICENZIAMENTI. Il NO AI LICENZIAMENTI deve essere un tratto costitutivo imprescindibile, per così dire cromosomico, di una organizzazione sindacale. Deve essere un assoluto. Per le ragioni ricordate più sopra, come *male minore* il sindacato può talora accettare di *perdere la partita* anziché vincerla. Ma mai deve dire *SI’* ad un solo licenziamento, né tanto meno proporlo. Sarebbe come se nei procedimenti giudiziari gli avvocati potessero chiedere la condanna dei loro assistiti. Sarebbe la fine della nostra civiltà. Una civiltà che si regge anche sull’ equilibrio dei poteri e sull’ antitesi di opposte rappresentatività.
Come attenuante alla condanna fin qui sostenuta, e per essere del tutto onesti, va ricordato però che Raffaele Bonanni è il segretario generale della CISL, ossia di una organizzazione che ha una propria storia e tradizione culturale ben marcate. Quando io militavo in quella organizzazione, ci insegnavano nei corsi di formazione per giovani quadri sindacali, che la CISL DA SEMPRE RIVENDICA IL PRIMATO DELLA CONTRATTAZIONE SULLA LEGGE, per tutte le condizioni che costituiscono l’oggetto e la cornice delle relazioni sindacali. Da sempre, la CISL tende a TOGLIERE TERRENO ALLA LEGGE, PER ASSEGNARLO ALLA CONTRATTAZIONE. E’ nel suo DNA.
In conclusione di questo tentativo di analisi, mi scuso se ho assunto in qualche passo un tono saccente: è un difetto che mi viene a volte attribuito e/o criticato, ma che esula dalle mie intenzioni e sfugge al mio controllo. In una siffatta questione più che mai ho aperto un topic anche per confrontarmi, imparare, e correggermi se è il caso.
Sapendo che questo forum è seguito anche, più o meno assiduamente, da uomini di sindacato del calibro di Federico Trastulli, Franco D’ Emilio, Leonardo Vitola, Giovanni Marchica, spero che qualcuno di loro voglia dire la sua, sulla scottante questione che ho proposto.
Spero che dica la sua anche Bianca, la cui saggezza (oltre alla grazia) è la nostra forza.

References: ARTICOLO 8
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