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Timestamp: 2019-11-19 23:06:01+00:00

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Sull’utilizzabilità delle videoregistrazioni eseguite mediante un impianto di sorveglianza privato
Cass. pen., Sez. II, 12 febbraio 2013, n. 6812
Processo penale – Prove – Videoregistrazioni in luogo pubblico – Illegittimità ex art. 191 c.p.p. – Insussistenza – Utilizzabilità ex art. 234 c.p.p.
Processo penale – Prove – Videoregistrazioni in luogo pubblico – Violazione della disciplina della privacy – Irrilevanza.
Le videoregistrazioni eseguite mediante un impianto di sorveglianza apposto dalla persona offesa all'esterno del proprio esercizio commerciale non possono essere considerate prove illegittimamente acquisite ai sensi dell'art. 191 c.p.p., trattandosi di prove documentali di cui il codice di rito espressamente consente l'acquisizione ai sensi dell'art. 234 c.p.p. In tale contesto è del tutto irrilevante che le registrazioni siano state effettuate conformemente alle istruzioni del Garante per la Protezione dei dati personali, non costituendo la disciplina sulla privacy sbarramento all'esercizio dell'azione penale.
2. Per quanto riguarda il primo motivo di ricorso, le censure sono destituite di fondamento. L'art. 234 del codice di rito testualmente statuisce: "E' consentita l'acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo".
3. Pertanto le videoregistrazioni dell'impianto di sorveglianza apposto dalla persona offesa all'esterno del suo negozio non possono essere considerate prove illegittimamente acquisite ai sensi dell'art. 191, trattandosi di prove documentali di cui il codice di rito espressamente consente l'acquisizione. In tale contesto è del tutto irrilevante che le registrazioni siano state effettuate, in conformità o meno, delle istruzioni del Garante per la Protezione dei dati personali, non costituendo la disciplina sulla privacy sbarramento all'esercizio dell'azione penale. Del resto, con riferimento alle videoriprese effettuate dalla Polizia giudiziaria, questa Corte ha avuto modo di statuire che sono legittime le videoriprese, eseguite dalla polizia giudiziaria, in assenza di autorizzazione del giudice, mediante telecamera esterna all'edificio e aventi per oggetto l'inquadramento del davanzale della finestra e del cortile dell'abitazione, trattandosi di luoghi esposti al pubblico e, pertanto, oggettivamente visibili da più persone. Ne deriva che, in virtù di detta percepibilità esterna, non sussiste alcuna intrusione nella privata dimora o nel domicilio e non sussistono, pertanto, le ragioni di tutela, sub specie di diritto alla riservatezza o alla "privacy", ad essi connesse, potendosi, in tal caso, sostanzialmente equipararsi l'uso della videocamera ad una operazione di appostamento, eseguita nei limiti dell'autonomia investigativa, senza alcuna necessità di autorizzazione da parte dell'autorità giudiziaria (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 10697 del 24/01/2012 Ud. (dep. 19/03/2012) Rv. 252673).
4. Anche per quanto riguarda il secondo motivo di ricorso le censure non sono fondate. Nel caso di specie il delitto di cui all'art. 594 c.p., risulta commesso in connessione, ai sensi dell'art. 12 c.p.p., lett. b), con altri e più gravi reati di competenza del Tribunale.
La connessione fa scattare la competenza del Tribunale e rende applicabile la pena editale prevista dal codice.
5. Infine è infondato il terzo motivo, dovendosi ehm escludere che il ricorso del PG in tema di attenuanti possa essere considerato inammissibile, dal momento che le censure riguardano vizi della motivazione.
6. Ai sensi dell'art. 616 c.p.p., con il provvedimento che rigetta il ricorso, l'imputato che lo ha proposto deve essere condannato al pagamento delle spese del procedimento, nonchè alla rifusione in favore della parte civile, M.P., delle spese del grado che si liquidano come da dispositivo.
La pronuncia in commento trae origine dal ricorso proposto avverso la sentenza della Corte di appello di Milano del 08 novembre 2011 emessa in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Monza, del 21 luglio 2010, nei confronti di un soggetto chiamato a rispondere dell'accusa di atti persecutori, e - in continuazione tra loro - tentata estorsione, molestie, danneggiamento e ingiurie.
L'imputato, per mezzo del suo difensore di fiducia, deduceva, in primis, la violazione di norme processuali stabilite a pena di nullità per inosservanza od erronea applicazione dell'art. 191 c.p.p., in relazione all’art. 11, co. 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali, in Gazz. Uff. 29 luglio 2003, n. 174, suppl. ord. n. 123). Al riguardo eccepiva l’inutilizzabilità dei filmati dell’impianto di videosorveglianza installato all’esterno del negozio della persona offesa, assumendo che tali videoregistrazioni erano state effettuate in violazione del codice della privacy e pertanto, non potevano essere utilizzate, trattandosi di prova illegittimamente acquisita, ex art. 191 c.p.p.
Si evidenziava, inoltre, violazione di legge e di norme processuali stabilite a pena di nullità con riferimento alla pena da applicare in continuazione per il reato di ingiuria, in relazione agli artt. 52 e 63 d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468, in Gazz. Uff. 6 ottobre 2000, n. 234, suppl. ord. n. 166), eccependo l’illegittimità dell’aumento di mesi 1 di reclusione ed euro 50,00 di multa per il reato di ingiuria.
L’imputato eccepiva, infine, violazione di legge e di norme processuali stabilite a pena di nullità con riferimento all'esclusione delle attenuanti generiche per uno dei reati ascritti. Il ricorso del pubblico ministero, in particolare, doveva ritenersi inammissibile in quanto contenente censure di merito.
Gli ermellini, tuttavia, hanno ritenuto infondato il ricorso.
La materia delle riprese visive non è regolata specificamente dalla legge nonostante sia stata più volte manifestata l’esigenza di un intervento del legislatore e, pertanto, in mancanza di paletti normativi, la giurisprudenza e la dottrina hanno fatto riferimento ai principi processuali e alle disposizioni riguardanti altre prove per trarre indicazioni utili sulla disciplina applicabile e, soprattutto, sull’utilizzabilità dei risultati ottenuti.
La giurisprudenza di legittimità ritiene pacificamente utilizzabili come prova le immagini estratte dalle riprese visive in luoghi pubblici, sia che queste siano state effettuate al di fuori del procedimento penale (si pensi, in particolare, alle videoregistrazioni effettuate mediante impianti di videosorveglianza, installati in esercizi pubblici), sia che siano state disposte nel corso delle indagini di polizia giudiziaria ma non è chiara la categoria probatoria nell’ambito della quale le videoregistrazioni andrebbero ricondotte.

References: Cass. 
 art. 191
 art. 234
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 191