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Timestamp: 2020-04-09 22:23:39+00:00

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Il danno psicologico ed esistenziale. Modelli di perizie, diagnosi, valutazione e calcolo.
Ad ottobre finalmente disponibile nelle librerie il manuale di Leonardo Abazia (Franco Angeli Editore) in tema di danno psicologico ed esistenziale che mi ha coinvolto come Autrice per ciò che concerne gli specifici strumenti psicodiagnostici Exi.Da (per la valutazione del danno da pregiudizio esistenziale) e SIRS-2 (per la valutazione della simulazione).
Il testo, basato su un approccio che affronta gli aspetti basilari e critici del settore, si vuole offrire come un valido approfondimento teorico-pratico riguardante la valutazione del danno non patrimoniale nelle sue componenti psichiche ed esistenziali. Il volume fornisce indicazioni rispetto al procedimento complessivo che il professionista forense deve intraprendere per rispondere, puntualmente, ai quesiti del giudice o delle parti.
Il danno psicologico ed esistenziale. Modelli di perizie, diagnosi, valutazione e calcolo. was last modified: Settembre 10th, 2018 by Sara Pezzuolo
Il danno da pregiudizio esistenziale risarcibile anche in assenza di danno biologico
Corte Suprema di Cassazione, III sez. civ., 20927/2015
La Cassazione, torna nuovamente a riflettere in materia di danno da pregiudizio esistenziale. Il caso concerne la domanda di risarcimento danno per immissioni acustiche che superano la soglia di tollerabilità in assenza di danno biologico.
I Magistrati, dopo aver ricordato che la sentenza della S.U. 26972/2008 ha posto un limite alla duplicazione delle voci risarcibili ed alla risarcibilità dei danni bagatellari, si esprimono in maniera netta sull’esclusione che il danno non patrimoniale sarebbe risarcibile solo laddove si associ la lesione del diritto alla salute ovvero un danno biologico.
“Da ciò non si può far discendere però, quale automatica conseguenza, la conclusione per cui il danno non patrimoniale sarebbe risarcibile soltanto qualora ad esso si associ una lesione del diritto alla salute ovvero un vero e proprio danno biologico. La stessa sentenza n. 26972/2008 ha chiarito che il danno alla qualità dell’esistenza trova tutela soltanto quando esso si verifichi in conseguenza della lesione di un diritto costituzionalmente garantito (escludendo in tal modo i danni bagatellari) con ciò non precludendo però la strada alla possibilità di porre a fondamento della risarcibilità del danno non patrimoniale un diritto fondamentale diverso rispetto al diritto alla salute (…). Proprio in tema di risarcibilità del pregiudizio per immissioni che superino la soglia di tollerabilità, questa Corte ha più volte affermato già in passato che pur quando non risulti integrato un danno biologico, la lesione del diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria casa di abitazione e del diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane sono pregiudizi apprezzabili in termini di danno non patrimoniale (v. Cass. n. 7875/2009). (…) A ciò deve aggiungersi che il diritto al rispetto della propria vita privata e familiare è uno dei diritti protetti dalla Convenzione europea dei diritti umani (art. 8). La Corte di Strasburgo ha fatto più volte applicazione di tale principio anche a fondamento della tutela della vivibilità dell’abitazione e alla qualità della vita all’interno di essa, riconoscendo alle parti assoggettate ad immissioni intollerabili un risarcimento del danno morale, e tanto pur non sussistendo alcun stato di malattia”.
Cass 2015
Il danno da pregiudizio esistenziale risarcibile anche in assenza di danno biologico was last modified: Agosto 16th, 2017 by Sara Pezzuolo
27 Ottobre 2015 0 commenti
1 Ottobre 2015 0 commenti
23 Gennaio 2014 0 commenti
Mafia e danno esistenziale
“… l’un contro l’altro armato,
s’assise in mezzo a lor…”
5 maggio, A. Manzoni
Chissà se è proprio questo quello che successe qualche mese fa in un’aula della prima Sezione Civile del Tribunale di Palermo quando, mafia e danno esistenziale si incontrarono.
Strage di Falcone e Borsellino, stragi di mafia, famiglie distrutte, morti, modificazioni alle attività realizzatrici della vita quotidiana, danni, risarcimenti. E’ di 3.360.000,00 euro il risarcimento che è stato riconosciuto a titolo di danno non patrimoniale anche esistenziale alla vedova ed ai figli di Paolo Borsellino.
Mafia e danno, in questo caso danno esistenziale. L’art. 416 bis del C.P. definisce “[…] l’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri ovvero al fine di impedire o ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali […]”. La letteratura in materia giuridica sul danno definisce il danno esistenziale come “[…] ogni pregiudizio (di natura non emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare aredittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto alla espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno” (Cass. Sez. U., 24.03.2006 n. 6572) ed ancora “[…] il danno morale è essenzialmente un sentire, il danno esistenziale piuttosto è un non poter più fare, un dover agire altrimenti. L’uno attiene per sua natura alla sfera dell’emotività; l’altro concerne il modo di estrinsecarsi, il rapportarsi agli altri […]” (Trib. di Palermo, 8.06.2001).
Eccoci qua, in Via D’Amelio a Palermo, sedici anni fa. Paolo Borsellino muore lasciando la moglie e tre figli. Dopo la strage di Capaci, Borsellino aveva capito che presto anche per lui sarebbe arrivato il momento del “silenzio indotto”: decide così di allontanare i propri cari e continua il suo lavoro. Quotidianità alterata, la sua e quella dei familiari, chi rinuncia alla figura del padre chi a quella del marito, chi, ad entrambe. E lo Stato? Lo Stato afferma che non ha sofferto dal punto di vista psicologico (???). Fortuna che “l’arbitro che s’assise in mezzo a loro” ha riconosciuto il dolore della consapevolezza di saper di dover morire, e l’importanza della famiglia, quella famiglia che, silenziosa, accompagna le scelte difficili dei propri cari, quella famiglia che combatte al fianco del parente perché ha degli ideali, quella famiglia che vuole ancora credere nella Giustizia…
Speriamo che questo principio sia esteso anche a tutti coloro che, seppur meno famosi hanno vissuto la stessa esperienza, mi riferisco alle altre famiglie, agli altri mariti, mogli padri e madri persi, a tutti colori che, indipendentemente dalla propria posizione sociale, dal proprio lavoro, per cause terze sono costretti a rinunciare, a dover far altro, sono costretti a modificare la propria esistenza.
Mafia e danno esistenziale was last modified: Dicembre 28th, 2010 by Sara Pezzuolo
Valutazione del danno esistenziale. Una nuova proposta, la S.V.A.R.P. II
Tutto ha inizio da questo semplice quesito postomi nel 2007: “Dica il C.T.U. se ed in quali termini l’infortunio per cui è causa e le patologie psicofisiche da cui è affetto XXX abbiano inciso sulla agenda quotidiana ed in genere sulla qualità della vita presente e futura di questi, del coniuge e dei loro figli”.
Ero sicura che non sarebbe stato difficile, avevo diverso materiale in studio sul danno esistenziale, che fin dal primo momento mi aveva affascinato quindi non mi dovevo preoccupare.. In realtà le cose sono andate in maniera diversa… si… tanto materiale sul danno esistenziale… definizioni su definizioni… tutti ne parlavano ma nessun testo o articolo sembrava potermi essere d’aiuto per poterlo valutare. Anche i classici strumenti utilizzati in tema di qualità della vita (es. ICF e SF-36) non sembravano idonei a rispondere in maniera diretta a quella che era la definizione intrinseca di danno esistenziale, il quale, per sua stessa definizione, poteva esulare da una qualsiasi patologia (fisica o psichica).
Senza voler approfondire la natura del danno esistenziale, ricordo che la nascita ufficiale del danno esistenziale viene ricondotta alle cosiddette “Sentenze gemelle” 8827 e 8828 del 2003, le quali definiscono il danno esistenziale come “un non poter più fare o un fare altrimenti del soggetto”, cioè, in seguito ad un fatto illecito commesso da terzi, il soggetto si trova costretto a fare altrimenti, è costretto quindi, a modificare il suo stile e la qualità della vita: è indotto a compiere scelte diverse quanto all’espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno. Da qui maggiore risonanza al danno esistenziale è stata data dalle Sentenze della Cassazione (Cass. Sezioni Unite, 24 marzo 2006, n. 6572; Cass. Sez. III, 12 giugno 2006, n. 13546) nelle quali si sottolinea la definizione stessa di danno esistenziale e il fatto che all’interno della categoria del danno non patrimoniale trovano collocazione tre tipologie di danno tra loro diverse (danno biologico-danno morale-danno esistenziale). Difatti, il danno esistenziale si fonda sulla natura non meramente emotiva ed interiore (propria del c.d. danno morale), ma oggettivamente accertabile del pregiudizio, attraverso la prova di scelte di vita diverse da quella che si sarebbero adottate se non si fosse verificato l’evento dannoso.
Così inizia la ricerca. Ad oggi lo strumento del quale riporto i primi risultati dello studio pilota condotto è la S.V.A.R.P. II (Scala di Valutazione della Attività Realizzatrici della Persona), costruita assieme al collega Angelo Bianchi. Il primo lavoro affrontato è stata la costruzione della scala S.V.A.R.P. I i cui risultati hanno incentivato il proseguo del lavoro e la successiva costruzione della S.V.A.R.P. II.
Dal momento che il bene giuridico che il danno esistenziale intende tutelare è costituito dalle attività realizzatrici della persona, ossia tutte quelle attività che costituiscono la quotidianità dell’individuo e che vengono sconvolte dall’evento lesivo posto in essere, la S.V.A.R.P. II è stata suddivisa in aree, all’interno della quali sono state ricondotte attività che abbiamo chiamato “attività realizzatrici” della persona per un totale di 50 attività; essa propone un’analisi descrittiva della condizione esistenziale del soggetto in esame sia prima che dopo l’evento in causa e prevede un profilo di “compromissione esistenziale” caratterizzato dalla presenza di un indicatore che risulta dall’interazione di intensità e durata della compromissione riferita dal soggetto. In tutta questa analisi non viene mai persa di vista quella che è l’attendibilità, e cioè, la credibilità del soggetto testato.
Lo studio pilota1 che ha visto protagonista la S.V.A.R.P. II è stato condotto su un totale di 37 soggetti suddivisi all’interno di tre gruppi:
danneggiati (coloro che avevano subito un danno illecito da parte di terzi e che avevano intrapreso un’azione giudiziaria);
ansiosi (coloro i quali erano seguiti da psichiatri o psicologi e avevano diagnosi inerenti i disturbi d’ansia);
normali (soggetti che non avevano subito un danno e che non erano mai stati da uno psicologo o psichiatra);
Il campione piccolo è stato determinato dall’esigenza di affrontare uno studio pilota quindi, scevro da esigenze di validazione del test – tale indagine ci doveva servire per comprendere se e in che misura il test poteva meritare ulteriori approfondimenti – e, inoltre, vista la casistica particolare abbiamo incontrato non poche difficoltà a reperire i soggetti per i diversi campioni.
L’ipotesi della ricerca era quella di dimostrare che lo strumento si comportava in maniera diversa a seconda che fosse sottoposto a un gruppo di soggetti o all’altro.
I gruppi erano composti da soggetti di età variabile dai 18 anni in su ed, equamente distribuita, era la variabile sesso.
È stata fatta l’analisi della varianza per gruppi, considerando la media del punteggio di ogni singolo gruppo e abbiamo visto che la differenza tra le medie dei gruppi era significativa2.
La nostra ipotesi è verificata: i risultati ottenuti da soggetti danneggiati differiscono significativamente rispetto ai risultati riportati da soggetti ansiosi e da soggetti che non hanno subito un danno e non soffrono di disturbi d’ansia.
Ad oggi stiamo procedendo all’analisi della correlazione tra le diverse attività per individuare quali attività, seppur diverse nel costrutto, elicitano la stessa risposta da parte del soggetto per procedere ad uno snellimento del test.
Quello che è importante ai fini della ricerca al momento attuale è, una volta ridotto il numero delle attività realizzatrici, ampliare il campione di riferimento per procedere ad una validazione più ampia sulla scorta della risposta ai quesiti proposti alle Sezioni Unite, divenendo, così, uno strumento di prova specifico in tema di danno esistenziale.
1 Lo studio pilota è stato possibile anche grazie al contributo dei membri dell’Associazione L’Ancora Blu di Lastra a Signa (FI) e del suo presidente Dr. Emanuele Bartolozzi nonchè alla disponibilità e alla professionalità specifica della dott.ssa Graziella Bertelli che qui ringrazio sentitamente;
2 Le tabelle inerenti l’analisi della varianza sono disponibili presso gli autori.
Valutazione del danno esistenziale. Una nuova proposta, la S.V.A.R.P. II was last modified: Dicembre 28th, 2008 by Sara Pezzuolo
28 Dicembre 2008 0 commenti
Valutazione del danno esistenziale. Una nuova proposta la S.V.A.R.P. II (Scala di Valutazione delle Attività Realizzatrici della Persona)
A seguito della nascita della nuova categoria del danno esistenziale i professionisti in ambito peritale hanno dovuto prendere atto della mancanza di uno strumento adeguato alla sua valutazione. Infatti, come si può calcolare un danno che lede i valori inerenti la persona1? E come porsi di fronte al problema della prova del danno esistenziale?
Per ciò che concerne il nuovo codice delle Assicurazioni il problema risulta limitato se il soggetto preso in esame riporta un danno biologico. Esso, infatti, presuppone, di per sé, l’esistenza di un danno esistenziale ma, nel caso in cui un soggetto non subisca una lesione dell’integrità psico-fisica ma “solo” una “… limitazione alle quotidiane attività realizzatrici” (danno esistenziale non biologico) come comportarsi? In altre parole, come fare a quantificare un “non poter più fare” o “un dover compiere altrimenti”? Ancora, come poter calcolare un’alterazione peggiorativa nelle abitudini di vita e, quindi, nella quotidianità della persona?
Da qui l’esigenza di sviluppare una nuova e corretta metodologia d’indagine, che non trascuri l’individualità del soggetto in esame e, che, sia in grado di fornire alla giurisprudenza una corretta lettura della consulenza tecnica peritale e una stima adeguata del danno.
Gli strumenti al momento presenti in letteratura (ad esempio l’SF-36) non sembrano, a mio parere, idonei a valutare un’alterazione di per sé intrinseca nella definizione stessa di danno esistenziale; ciò non per problemi metodologici o di standardizzazione, ma per una visione troppo “medicalizzata” del problema.
Il danno esistenziale non è e non vuole essere una patologia organica o psicologica, ma vuole essere riconosciuto in maniera prioritaria ed in piena autonomia come “un poter più fare od un fare altrimenti” in senso lato.
Da qui cresce l’esigenza della costruzione della S.V.A.R.P. II (Scala di Valutazione delle Attività Realizzatrici della Persona). Tale strumento deriva dalla sperimentazione della S.V.A.R.P. I.
Il nome stesso che, assieme al co-autore Dott. Angelo Bianchi3 abbiamo dato al questionario, la dice lunga su quello che era il nostro obiettivo finale, su ciò che volevamo trovare e su come, quindi, dovevamo ragionare.
Il test si sviluppa sulla base di materiale presente in letteratura in tema di qualità della vita e di benessere psicosociale, associato a temi che concernono una corretta valutazione neuropsicologica del danno4, per adattarsi alle esigenze forensi di stima e quantificazione. La S.V.A.R.P., quindi, ha come obiettivo la descrizione e la quantificazione delle conseguenze di un evento negativo sull’insieme delle attività realizzatrici della persona esaminata, cioè sulla sua vita quotidiana e sull’insieme dei suoi rapporti e delle sue relazioni sociali. Come tale, si applica sia alle conseguenze negative derivanti da un’eventuale lesione dell’integrità psicofisica (c.d. Componente dinamico-relazionale del danno biologico, così come definito dagli artt. 138 e 139 del Codice delle Assicurazioni private), sia alle compromissioni derivanti dalla lesione di eventuali altri diritti od interessi della persona, diversi dalla salute, purché considerati meritevoli di tutela giuridica.
Lo strumento consiste in un’intervista semi-strutturata con il soggetto che viene guidato dall’esaminatore in una esplorazione sistematica ed approfondita di ogni singola attività della vita quotidiana. Come per l’M.M.P.I.-2 (Minnesota Multiphasic Personality Inventory -2), la sorgente primaria dei dati è l’autodescrizione del soggetto (self-report). Diventa centrale comprendere l’alterazione comportamentale di un soggetto in relazione alle caratteristiche di personalità dello stesso, l’importanza che per lui assume l’interesse violato all’interno della sua vita e della sua storia personale.
Lo strumento, come detto, sopra consiste in una intervista semi-strutturata che valuta un massimo di 51 attività realizzatrici suddivise in cinque aree5 identificate, per maggiore semplicità, con le prime cinque lettere dell’alfabeto:
Area A: Area Biologico-Sussistenziale;
Area B: Area Relazioni Familiari ed Affettive;
Area C: Area Lavoro/Area Scolastica;
Area D: Area Sociale;
Area E: Area Svago e Sviluppo Personale.
La S.V.A.R.P. II, così come la versione che la precede, presuppone l’esistenza di due protocolli, uno per l’intervista con il periziando, l’altro per una valutazione da parte dell’esaminatore.
L’ipotesi di partenza è che il danno esistenziale può essere calcolato sulla base di ragionamenti statistici arrivando, così, ad ottenere una percentuale attraverso un test che, seppur standardizzato, tiene conto dell’individualità e del contesto di vita del soggetto da testare.
Fase di costruzione dello strumento:
Una volta individuate le attività realizzatrici considerate importanti si è proceduto alla valutazione della comprensione linguistica tramite l’inchiesta con soggetti che avevano un livello scolastico basso (3° media). E’ stato predisposto un frontespizio per la raccolta delle informazioni inerenti il soggetto che viene valutato. Oltre ad una breve anamnesi, non dissociabile da un colloquio clinico, viene indagata la rete sociale di inserimento del soggetto, le attività extra-lavorative, lo stato di salute, il tipo di lavoro svolto, il livello di scolarità,etc.. Il protocollo dell’esaminatore consiste in un continuo feed-back tra quanto emerso nel protocollo di somministrazione e le valutazioni effettuate dall’esaminatore. Infatti, per vagliarne la credibilità, il dato soggettivo viene continuamente sottoposto ad un controllo tramite esemplificazioni, approfondimenti, riferimenti a dati e circostanze fattuali, confronti con altre parti dell’intervista stessa o con diversi momenti temporali. Queste tecniche di controllo, finalizzate a stimare il grado di coerenza e di attendibilità del self-report, sono analoghe a quelle utilizzate in ambito psichiatrico forense nella valutazione della credibilità dei sintomi riferiti in contesti di valutazione della capacità d’intendere e di volere6. Ciò che il soggetto riferisce viene utilizzato, prima che per descrivere la realtà, per convalidare l’attendibilità di quanto riferito.
Per valutare quantitativamente le interferenze riferite che hanno inciso sulla vita quotidiana del periziando, è stato costruito un cartoncino che consta di una scala nominale a cinque livelli che prevede un’escalation d’interferenza da “In nessun modo” a “Hanno totalmente modificato la mia quotidianeità” che viene posto davanti al periziando invitato ad indicare una soluzione tra quelle proposte.
Una volta steso il primo protocollo (S.V.A.R.P. I) si è proceduto alla prima fase sperimentale che prevedeva la somministrazione della S.V.A.R.P. a soggetti che avevano in corso o, che avevano avuto, una valutazione in materia di risarcimento del danno ivi compreso il danno esistenziale. La scelta del campione prevedeva una diversa estrazione sociale, eventi critici diversi (lutto, mobbing, colpa medica etc.) di diverse fasce di età. Si è ritenuta idonea come età di partenza per la somministrazione della S.V.A.R.P. un’età uguale o maggiore di 16 anni.
Attendibilità tra i somministratori:
Per valutare il grado di accordo tra somministratori diversi, il medesimo protocollo è stato siglato da due o più esaminatori ed è emersa una concordanza pressoché unanime nella valutazione.
Dopo aver letto le istruzioni al soggetto si somministrava l’intervista. Questa avveniva di preferenza in un’unica seduta e la somministrazione era individuale. Lo sperimentatore leggeva a voce alta al periziando le domande e trascriveva nel protocollo le relative risposte. Si faceva presente al soggetto che non in tutte le attività indagate potevano emergere difficoltà e si precisava che l’indagine si riferiva al momento attuale della sua esistenza (ora). Ciò era determinante poiché nella seconda parte dell’intervista la medesima attività realizzatrice veniva messa a confronto con il prima “Prima di avere queste difficoltà……..” in tal modo la soluzione che si poneva davanti all’esaminatore nel suo protocollo di valutazione era anche di tipo differenziale.
La fase sperimentale partiva dall’analisi delle attività realizzatrici che avevano ottenuto almeno una valutazione di attendibilità minima. Sulla base del primo campione di riferimento sono emerse, nonostante un precedente screening, difficoltà di comprensione per alcune attività realizzatrici che, nella seconda versione (S.V.A.R.P. II), sono state ulteriormente semplificate.
Tale procedura, però, non ci soddisfaceva e abbiamo ulteriormente modificato il sistema di valutazione rendendolo più affidabile e preciso.
Una volta semplificate ulteriormente le aree che risultavano poco comprensibili e lasciato inalterato il restante protocollo di somministrazione, ci siamo concentrati su due fattori che secondo noi assumevano un’importanza rilevante dal punto di vista clinico-forense: l’intensità (I) e la durata (D) delle difficoltà. Il protocollo dell’esaminatore è stato così integrato da una scala ad intervalli regolari di 4 mesi (sulla base dei criteri del D.S.M. IV periodo di permanenza minimo dei sintomi per effettuare una diagnosi sono 3 mesi) che andava a sostituire in “quanto” la precedente domanda aperta della prima versione “da quando…”. Ad ogni intervallo regolare di tempo è stato assegnato un coeficiente da 0,1 a 1 (pari al 10% e 100%), ed anche i punteggi di differenza che si riscontravano tra “ora” e “prima” che, nella prima versione erano semplicemente riportati, sono stati posizionati su una scala Likert a 5 livelli con punteggi di differenze inclusi tra 0 e 4.
A questo punto l’esaminatore è in grado di ottenere un coefficiente che altro non è che il prodotto dell’intensità (I) per la durata (D). Come nella precedente versione abbiamo considerato valutabili solo le attività che ottenevano almeno un’attendibilità minima, ma, in questo caso, viene presa in considerazione anche l’ipotesi che l’area non possa essere valutata, magari per mancanza di opportunità, e ciò pur non incidendo sulla percentuale finale di danno, deve comunque essere tenuto in considerazione al momento della stesura della relazione.
Una volta individuate quindi le attività valutabili ed i rispettivi coef. I*D di ogni singola attività realizzatrice si procede alla costruzione di un grafico che offre, fin dal primo momento, una panoramica delle difficoltà del soggetto in esame. Per arrivare alla percentuale del danno esistenziale si procede tramite l’analisi dei risultati.
Dopo aver riportato i singoli coeficienti di I*D si fa la sommatoria (Σ coef. I*D). La percentuale di danno altro non è che il risultato del rapporto fra la Σ coef. I*D/ n° delle attività valutate. Si ottiene così un valore compreso tra 4 e 0. Il valore medio di 4 corrisponde ad una percentuale di danno del 100%.
I risultati ottenuti attraverso la prima versione ed in particolare, attraverso la seconda versione della S.V.A.R.P., più precisa e dettagliata, hanno dato risultati inaspettati anche per noi. Alcuni periziandi ci hanno fatto notare che avevamo indagato in maniera approfondita ogni singola realtà delle vita quotidiana e, grazie alla riflessione implicita che avevano dovuto fare durante la somministrazione del test, avevano preso coscienza di difficoltà che fino a quel momento avevano preso solo in minima considerazione. La precisione poi dei risultati dello strumento, assieme alle informazioni ottenute dal colloquio clinico, forniva ai nostri interlocutori, sia essi avvocati che giudici, una percentuale precisa e affidabile di quello che poteva essere il danno presente nel soggetto tutto supportato dalla letteratura e dal ragionamento scientifico che avvalorava le conclusioni.
Ciò che in sintesi mi auguro è che questo strumento, di per sé molto utile nelle valutazioni in merito al danno esistenziale, trovi il giusto e meritato appoggio da tutti coloro che, nelle loro consulenze, si rendono conto di non poter prescindere da criteri di scientificità e validità7.
Bianchi A. (a cura di), “La valutazione neuropsicologica del danno psichico ed esistenziale”, Cedam. Padova, 2005;
Bianchi A., Pezzuolo S., “Primi quesiti in materia di danno esistenziale. Come se la cavano i “nuovi” consulenti del giudice” in www.personaedanno.it
Bilotta F., “Prova e quantificazione del danno esistenziale” in www.personaedano.it;
Cassano G., “In tema di prova e valutazione del danno esistenziale. Una proposta interpretativa: L’Equità Calibrata”, in www.altalex.it;
Liccardo T., Tortono F., Tortono M., “Il danno esistenziale: rilevazione e quantificazione attraverso l’International Classification of Functioning Disability and Health (I.C.F.)”. Convegno Internazionale “Le nuove tutele. Danno esistenziale-Amministrazione di sostegno- Diritti del malato terminale”, Napoli, 19-20 aprile 2007;
Mascia A., “Riflessioni su danno esistenziale e prova documentale” in www.personaedanno.it;
Mazzon R., “Danno psichico e danno esistenziale a confronto nella giurisprudenza di merito” in www.personaedanno.it;
Mazzon R., “ Il ruolo del giurista nell’identificazione e valorizzazione del danno psichico”in www.personaedanno.it;
Negro A., “Il danneggiato deve provare il danno esistenziale lamentato” in www.personaedanno.it;
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Rossi R., “Il risarcimento del danno esistenziale. Prova e quantificazione del danno esistenziale” in www.personaedanno.it;
Sammicheli L., Sartori G., “Il danno alla qualità della vita. Trattato “La prova e il quantum del danno biologico, esistenziale e morale”, in www.personaedanno.it;
Sammicheli L., Pisoni C., Sartori G., “I.C.F., classificazione internazionale del funzionamento della disabilità e della salute: possibili applicazioni in tema di danno alla persona” in www.personaedanno.it;
Tampieri M., “Il danno esistenziale risarcibile. La casistica.” in www.personaedanno.it;
1Cass. 31.05.2003 n. 8828; Cass. Sez. U., 24.03.2007 n. 6572; Cass. 6.2.2007 n. 2546; per una maggiore chiarezza espositiva rimandiamo a Tampieri M., “Il danno esistenziale risarcibile” in www.personaedanno.it
2Cassano G., “In tema di prova e valutazione del danno esistenziale. Una proposta interpretativa: l’equità calibrata” in www.altalex.it; Bilotta F., “Prova e quantificazione del dano esistenziale” in www.personaedanno.it;
3Neuropsicologo presso il Dipartimento di Salute Mentale U.S.L. 8 di Arezzo;
4Bianchi A. (a cura di), “La valutazione neuropsicologica del danno psichico ed esistenziale”, Cedam. Padova, 2005
5Rossi R., “Il risarcimento del danno esistenziale. Prova e quantificazione del danno esistenziale”, Convegno di Bolzano, 29 giugno 2007 in www.personaedanno.it; Bilotta F., “Prova e quantificazione del danno esistenziale” in www.personaedanno.it;
6Le più conosciute di queste scale, molto diffuse in ambito psichiatrico forense sono la S.I.R.S. (Structured Interview for Reported Symptoms) di Roger e la M-F.A.S.T. (Miller Forensic Assessment of Symptoms Test) di Miller.
7Bianchi A., Pezzuolo S., “Primi quesiti in materia di danno esistenziale. Come se la cavano i “nuovi” consulenti del giudice” in www.personaedanno.it
Valutazione del danno esistenziale. Una nuova proposta la S.V.A.R.P. II (Scala di Valutazione delle Attività Realizzatrici della Persona) was last modified: Agosto 23rd, 2017 by Sara Pezzuolo

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 Cass. 
 Cass. Sez. 
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 Cass.