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Timestamp: 2019-09-16 00:11:47+00:00

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Decreto 18 marzo 1997 - Olir
Decreto 18 marzo 1997
Norme circa il regime amministrativo dei Tribunali ecclesiastici regionali italiani e l'attività di patrocinio svolta presso gli stessi
Data: 18 marzo 1997
Oneri, Contributo, Tribunali ecclesiastici, Accesso, Avvocati, Procuratori, Patrono stabile
Conferenza Episcopale italiana. Decreto: “Norme circa il regime amministrativo dei Tribunali ecclesiastici regionali italiani e l’attività di patrocinio svolta presso gli stessi”, 18 marzo 1997. (da “Notiziario della Conferenza Episcopale italiana”, n. 2 del 26 marzo 1997) Em.mus P.D. Camillus S.R.E. Card. Ruini, Conferentiae Episcoporum Italiae Praeses, ipsius Conferentiae nomine, ab Apostolica Sede postulavit ut […]
Conferenza Episcopale italiana. Decreto: “Norme circa il regime amministrativo dei Tribunali ecclesiastici regionali italiani e l’attività di patrocinio svolta presso gli stessi”, 18 marzo 1997.
(da “Notiziario della Conferenza Episcopale italiana”, n. 2 del 26 marzo 1997)
Em.mus P.D. Camillus S.R.E. Card. Ruini, Conferentiae Episcoporum Italiae Praeses, ipsius Conferentiae nomine, ab Apostolica Sede postulavit ut normae de re administrativa atque oeconomica in matrimonialibus processibus apud tribunales italicos regionales, a conventu plenario Conferentiae ad normam iuris adprobatae, rite recognoscerentur.
Congregatio pro Episcopis, ivi facultatum sibi articulo 82 Constitutionis Apostolicae “Pastor Bonus” tributarum et collatis consiliis cum Dicasteriis, quorum interest, memoratas normas, prout in adnexo exemplari continentur, iuri canonico universali accomodatas repperit et ratas habet.
Quapropter, eaedem normae, modis ac temporibus ab ipsa Conferentia statutis, promulgari poterunt.
Datum Romae, ex Aedibus Congregationis pro Episcopis, die 10 mensis Februarii anno 1997.
BERNARDIN Card. GANTIN Praefectus
+ JORGE MARIA MEILA A Secretis
Decreto di promulgazione delle norme
Conferenza Episcopale Italiana-PROT. N. 229/97
La Conferenza Episcopale Italiana nella XLI Assemblea Generale ordinaria, svoltasi a Roma dal 6 al 10 maggio 1996, ha esaminato e approvato con la prescritta maggioranza le “Norme circa il regime amministrativo e le questioni economiche dei Tribunali ecclesiastici regionali italiani e circa l’attività di patrocinio svolta presso gli stessi”, dando attuazione e ulteriore sviluppo alle disposizioni contenute negli articoli 57 e 58 del “Decreto Generale sul matrimonio canonico”; ciò sulla base del “peculiare mandatum” della Santa Sede conferito con venerato Foglio del Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, in data 24 aprile 1996, n. 3465/96/RS.
In conformità al can. 455, par. 2, del codice di diritto canonico ho richiesto con lettera in data 8 luglio 1996 (prot. n. 795/96) la prescritta “recognitio” della Santa Sede.
Con venerato Foglio del 10 febbraio 1997 (prot. n. 960/83) il Cardinale Prefetto della Congregazione per i Vescovi mi ha fatto pervenire il decreto di concessione della “recognitio”.
Pertanto con il presente decreto, nella mia qualità di Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, per mandato dell’Assemblea Generale e in conformità al can. 455 del codice di diritto canonico nonché all’art. 28/a dello Statuto della C.E.I., intendo promulgare e di fatto promulgo il decreto generale sulle “Norme circa il regime amministrativo e le questioni economiche dei Tribunali ecclesiastici regionali italiani e circa l’attività di patrocinio svolta presso gli stessi” approvato dalla XLI Assemblea Generale, stabilendo che la promulgazione sia fatta mediante pubblicazione nel “Notiziario della Conferenza Episcopale Italiana”.
Tenuto conto dell’esigenza di dare una previa e adeguata informazione, che illustri la nuova normativa, e di predisporre le modalità organizzative per l’avvio dell’attuazione della medesima, stabilisco altresì che il Decreto promulgato entri in vigore a partire dal 1° gennaio 1998.
In conformità agli indirizzi espressi dalla XLI Assemblea Generale, la presente normativa sarà sottoposta a una prima verifica trascorso un triennio dalla promulgazione, al fine di valutare l’opportunità di eventuali modifiche o integrazioni.
Testo delle norme.
La sollecitudine pastorale dei Vescovi italiani verso i fedeli che si rivolgono ai Tribunali ecclesiastici regionali per le cause matrimoniali ha suggerito l’opportunità di statuire una più appropriata normativa. Essa ha la finalità di conferire ai Tribunali ecclesiastici regionali una configurazione più precisa e omogenea in ciò che concerne il regime amministrativo, e di venire incontro ai fedeli, rendendo il meno oneroso possibile, sotto il profilo delle spese, l’accesso ai Tribunali medesimi e facendo comunque presente l’importanza di sovvenire, anche in questa occasione, alle necessità della Chiesa.
Pertanto, la XLI Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana ha deliberato di adottare la seguente disciplina, la quale vale anche per i Tribunali del Vicariato di Roma, fatta salva, in ogni caso, la loro condizione giuridica speciale.
§ 1. I Tribunali ecclesiastici regionali italiani, costituiti dal Papa Pio XI con il M.P. Qua cura dell’ 8 dicembre 1938, hanno come soggetto di imputazione delle posizioni e dei rapporti attinenti l’attività amministrativa e la gestione economica la Regione ecclesiastica di appartenenza, ente ecclesiastico civilmente riconosciuto.
§ 2. I Tribunali regionali godono di autonomia amministrativa e gestionale, sotto la direzione del rispettivo Vicario giudiziale, il quale agisce di concerto con il Moderatore e a lui risponde. Per tale motivo la Regione ecclesiastica istituisce, nel quadro del suo bilancio complessivo, un conto distinto per la contabilità riguardante l’attività del Tribunale.
§ 3. Entro un anno dalla promulgazione della presente normativa, la Conferenza episcopale regionale approva un Regolamento per il Tribunale di cui è responsabile. Il Regolamento stabilisce le disposizioni amministrative, disciplinari e procedurali necessarie per l’ordinato funzionamento del Tribunale, con speciale riferimento all’esecuzione delle presenti Norme.
§ 2. I predetti oneri riguardano in particolare: il personale addetto, compresi i patroni stabili di cui al can. 1490; la manutenzione ordinaria delle sedi; l’acquisto e la manutenzione di arredi e di apparecchiature; gli altri costi generali relativi all’attività del Tribunale.
a) se le rogatorie sono eseguite da un Tribunale diocesano, i costi delle medesime sono a carico del Tribunale che le richiede;
§ 1. Il contributo finanziario della C.E.I. per ciascun Tribunale regionale è determinato dai seguenti criteri:
una quota uguale per ogni Tribunale;
2. una quota aggiuntiva, computata in relazione:
a) al numero delle cause di primo e secondo grado decise o perente nell’anno precedente;
b) al numero delle cause di primo e secondo grado pendenti al 31 dicembre dell’anno precedente.
L’entità delle quote è aggiornata ogni due anni dal Consiglio Episcopale Permanente.
§ 2. Entro il mese di febbraio di ciascun anno, il Moderatore del Tribunale regionale, dopo avere informato in merito la Conferenza episcopale regionale, presenta alla Presidenza della C.E.I. i dati di cui al § 1, n.2 e, inoltre, un rendiconto analitico e documentabile delle entrate e delle uscite registrate dal Tribunale nell’anno precedente, redatto secondo uno schema approvato dalla medesima Presidenza della C.E.I.
§ 3. Entro il mese di aprile di ciascun anno, la Presidenza della C.E.I. determina il contributo da assegnare al Tribunale regionale con riferimento all’anno precedente e lo versa sul conto di cui all’art. 1, § 2 entro il mese di settembre.
§ 4. Nel caso in cui il rendiconto, di cui al § 2, evidenzi un passivo, il ripianamento dello stesso – dopo verifica da parte della C.E.I. – viene operato dalla Conferenza episcopale regionale e dalla C.E.I. in parti uguali.
Per la verifica di cui sopra, la Presidenza della C.E.I. acquisisce dal Tribunale la documentazione che ritiene necessaria per una conoscenza e una valutazione più completa degli elementi del predetto rendiconto.
§ 5. Le spese straordinarie concernenti la sede dei Tribunali regionali, se previamente approvate dalla Conferenza episcopale regionale e dalla Presidenza della C.E.I., sono rimborsate all’ente ecclesiastico proprietario dalla Conferenza episcopale regionale e dalla C.E.I.in parti uguali.
b) i costi aggiuntivi, quali quelli per trasferte, acquisizione di particolare materiale documentale, perizie d’ufficio, per le quali ultime si fa riferimento alla tabella stabilita dal Consiglio Episcopale Permanente.
§ 2. La parte attrice è tenuta a versare al Tribunale, al momento della ammissione del libello, una somma di lire 700.000= quale contributo minimo di concorso ai costi della causa da parte del fedele che invoca il ministero del Tribunale ecclesiastico.
La parte convenuta, in caso di nomina di un patrono di fiducia o dell’ottenimento di un patrono stabile ai sensi dell’art. 6, è tenuta a versare una somma di lire 350.000=. Non è tenuta ad alcuna contribuzione ove partecipi all’istruttoria senza patrocinio, anche in caso di acquisizione, su sua richiesta, di prove ammesse dal giudice.
La misura del contributo è periodicamente aggiornata dal Consiglio Episcopale Permanente.
Il patrocinio delle cause trattate avanti il Tribunale è riservato agli iscritti all’Elenco, nonché agli avvocati e procuratori iscritti all’Alba della Rota Romana.
§ 3. Il Preside del Collegio giudicante determina, in riferimento alla tabella stabilita dal Consiglio Episcopale Permanente, la misura degli onorari dovuti dalle parti agli avvocati e procuratori, nonché l’importo degli ulteriori compensi che non possano ritenersi compresi in tali onorari.
§ 4. Il Vicario giudiziale informa le parti di quanto dovuto ai sensi del paragrafo precedente. In particolare, della informazione preventiva viene redatto apposito documento che, sottoscritto dalle parti interessate, dagli avvocati e procuratori nonché dal Vicario giudiziale, è conservato negli atti di causa.
Nel caso si tratti di avvocati iscritti all’Albo della Rota Romana, il Preside del Collegio giudicante deferisce la questione al Decano della Rota.
Alla retribuzione dei patroni stabili provvede il Tribunale, attingendo dalle risorse messe a disposizione dalla C.E.I. e alle condizioni stabilite dalla medesima.
§ 4. I1 patrono stabile può non accettare l’incarico per una determinata causa ovvero rinunciare in corso di causa all’incarico assunto, se legittimamente impedito o se ritenga, in scienza e coscienza, di non poter continuare a svolgerlo.
« Decreto generale 20 ottobre 1999 » Varie 08 giugno 1998

References: § 1

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§ 4
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§ 5

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§ 4

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