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Timestamp: 2020-01-29 01:11:58+00:00

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Cassazione civile sez. II 24 luglio 2017 n. 18204, la prova della parziale simulazione soggettiva di una donazione non richiede anch'essa l'atto pubblico, ma può essere fornita mediante una semplice controdichiarazione sottoscritta dalle stesse parti o da quella contro cui questa è prodotta
Riteneva la Corte distrettuale che nessuna delle parti attrice e chiamata in causa aveva "chiesto di accertare la simulazione relativa della donazione, dichiarando che la stessa era stata effettuata in favore del figlio della donante, con conseguente riconoscimento del bene in oggetto anche nella sua contitolarità, nè di accertare la simulazione relativa e dichiarare che la compravendita era stata effettuata anche in favore del C. con conseguente riconoscimento del bene anche nella con titolarità di quest'ultimo". Di conseguenza era inammissibile, per il divieto di cui all'art. 345 c.p.c., la domanda d'inefficacia della donazione per l'avverarsi della condizione risolutiva apposta nella "scrittura privata in data 25 novembre 1997".
Nel merito, riteneva che l'appellante non avesse provato la simulazione assoluta della donazione, giacchè la controdichiarazione del 25.11.1997 recava manifestato l'intento di ritenere beneficiati entrambi i futuri coniugi. Solo che, per quanto concernente C.A., tale atto non poteva produrre gli effetti della donazione in quanto privo della forma dell'atto pubblico, richiesta ad substantiam dall'art. 782 c.c..
Quanto alla vendita, la parte attrice non aveva provato che essa dissimulasse una donazione. E che anche a non considerare la quietanza di avvenuto pagamento del prezzo rilasciata dalla P. alla M., e a tener fede, invece, alle dichiarazioni rese in sede penale da quest'ultima (che aveva ammesso di non aver pagato l'immobile non avendo ella disponibilità di denaro, salvo aggiungere che il prezzo l'avrebbe pagato il marito poco per volta col proprio lavoro cui contribuiva la stessa M.), osservava che il mancato pagamento era un inadempimento ma non per questo prova della simulazione.
Attivato il procedimento camerale ex art. 380 bis c.p.c., comma 1, inserito, a decorrere dal 30 ottobre 2016, dal D.L.31 agosto 2016, n. 168, art. 1 bis, comma 1, lett. f), convertito, con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197, la parte controricorrente ha depositato memoria.
4. - Il quarto motivo allega la violazione dell'art. 1414 c.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3, e l'omesso esame d'un fatto decisivo e discusso dalle parti, lì dove la Corte d'appello ha ritenuto, in rapporto alla donazione, che la controdichiarazione dovesse essere assistita dal medesimo requisito di forma solenne prescritto per il contratto simulato.
5. - I primi due motivi, da esaminare congiuntamente per la comunanza della questione che pongono, sono fondati.
Qualora il giudice di primo grado abbia pronunciato su una domanda o eccezione e la pronuncia sia stata impugnata nel merito da una parte, senza che l'altra abbia formulato una contrapposta impugnazione per sostenere che il primo giudice non avrebbe dovuto pronunciarsi perchè la domanda o eccezione non erano state ritualmente proposte, il giudice di appello non può omettere di pronunciare nel merito della stessa domanda o eccezione, argomentando che esse, non ritualmente proposte in primo grado, non avrebbero potuto trovare ingresso innanzi a lui (Cass. n. 8869/12).
Nello specifico, il Tribunale di Tivoli ebbe espressamente a pronunciarsi sulla domanda di simulazione relativa soggettiva sia della donazione che della vendita, tant'è che rigettò entrambe nel merito. Con la conseguenza che la Corte territoriale non poteva rilevarne la novità in appello, poichè in difetto di un'impugnazione incidentale condizionata della M. sull'ammissibilità delle due domande di simulazione soggettiva si era formato il giudicato interno. L'appellata, infatti, si era limitata ad eccepire la novità ex art. 345 c.p.c. di tali domande, criticando in tal modo non la sentenza di primo grado, ma l'ammissibilità dei motivi di gravame e, dunque, l'atto difensivo della controparte.
6. - L'accoglimento delle suddette censure, imponendo di riesaminare una delle due domande alternative inerenti alla medesima vendita, assorbe l'esame del terzo mezzo che a quest'ultimo contratto si riferisce.
7. - Anche il quarto motivo è fondato.
Questa S.C., in un suo lontano precedente (sentenza n. 3605/71) riferito alla modifica di convenzioni matrimoniali, soggette tanto nel c.c. del 1865 quanto nel c.c. vigente (in allora ed oggi) al requisito di forma dell'atto pubblico sotto pena di nullità, ebbe occasione di chiarire che le controdichiarazioni per raggiungere gli effetti che sono loro propri non richiedono la forma dell'atto pubblico, poichè hanno un'obbiettività giuridica diversa dalle mutazioni dei patti, giacchè mentre queste ultime implicano un nuovo accordo, modificativo del precedente, realmente voluto e concluso, ed esigono pertanto, ad substantiam, l'atto pubblico al pari dell'atto modificato, le controdichiarazioni rappresentano invece il documento atto a constatare e a dare la prova della simulazione di un patto, e sono, quindi, destinate a rimanere segrete tra le parti.
Cambiando ciò che v'è da cambiare nella fattispecie e in rapporto al motivo in esame, è agevole ribadire il medesimo concetto di base, attraverso il seguente principio di diritto che si formula ai sensi dell'art. 384 c.p.c., comma 1: "dall'art. 1417 c.c., si ricava che la prova della simulazione tra le parti soggiace ad un requisito di forma scritta ad probationem tantum, non anche a quello solenne ed ulteriore eventualmente richiesto ad substantiam per l'atto della cui simulazione si tratta. Pertanto, la prova della parziale simulazione soggettiva di una donazione non richiede anch'essa l'atto pubblico, ma può essere fornita mediante una semplice controdichiarazione sottoscritta dalle stesse parti o da quella contro cui questa è prodotta".
8. - La sentenza impugnata va dunque cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Roma, che nel provvedere ad un rinnovato esame di merito si atterrà al principio di diritto enunciato nel paragrafo precedente e regolerà altresì le spese di cassazione.
La Corte accoglie il primo, il secondo ed il quarto motivo di ricorso, assorbito il terzo, e cassa la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Roma, che provvederà anche sulle spese di cassazione.

References: art. 380
 art. 1
 art. 345
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