Source: https://www.laleggepertutti.it/283217_assenteismo-per-malattia
Timestamp: 2020-07-10 13:33:05+00:00

Document:
Licenziamento per scarso rendimento a causa di assenze continue per malattie ma intervallate, inferiori al periodo di comporto.
Quest’anno hai fatto numerose assenze dal lavoro, tutte dovute a malattia. Tale situazione ha suscitato le ire del tuo capo. «Non posso pagare una persona che viene uno giorno sì e tre no» ha sbottato davanti ad alcuni tuoi colleghi che te lo hanno poi riferito. «Così si spezza la catena produttiva. L’azienda si blocca». Ti preoccupa la possibilità che la società possa assumere una persona al posto tuo e, magari, licenziarti. È possibile? Cosa prevede la legge in caso di assenteismo per malattia?
Come certamente saprai, la legge fissa un numero massimo di giorni di malattia che ogni dipendente può prendere nell’arco di un anno, sia che essi siano attribuibili alla stessa causa (una grave patologia) che a differenti (tante patologie contratte una dopo l’altra). Questo periodo è detto «comporto». Finché non viene superato, non c’è possibilità – almeno stando al tenore letterale della norma – di perdere il posto di lavoro. Eppure c’è chi ha sostenuto il contrario… E questo “qualcuno” è la stessa Cassazione.
Una recente sentenza della Suprema Corte [1] ritorna sul tema dell’assenteismo per malattia. Il caso è quello di un dipendente che si era assentato più volte, nel corso del medesimo anno, in modo frazionato, tuttavia senza mai superare il periodo di comporto. L’azienda gli aveva intimato il licenziamento per scarso rendimento: a detta dei vertici societari, la prestazione lavorativa “a intermittenza” finiva per costituire un grave danno per la produzione. E non c’è dubbio che il datore abbia interesse a mantenere alle proprie dipendenze solo chi lavora. Ecco qual è stata la soluzione offerta dai giudici in questa occasione.
1 Reiterate assenze per malattia: quando si rischia il licenziamento?
2 Assenteismo per malattia a intermittenza: si può essere licenziati?
3 Licenziamento in malattia
4 Licenziamento per scarso rendimento
Reiterate assenze per malattia: quando si rischia il licenziamento?
In un noto precedente del 2014 [2], la Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento di un dipendente colpevole di reiterate assenze, comunicate all’ultimo momento ed “agganciate” ai giorni di riposo. Tutto ciò, a detta dell’azienda, determinava uno scarso rendimento ed una prestazione lavorativa non utilizzabile in modo sufficiente e proficuo dal datore di lavoro; il che finiva per incidere in modo negativo sulla produzione aziendale. Ecco le stesse parole usate dai giudici in quella occasione:
«È legittimo il licenziamento intimato al lavoratore per scarso rendimento qualora sia provata, sulla scorta della valutazione complessiva dell’attività resa dal lavoratore stesso ed in base agli elementi dimostrati dal datore di lavoro, una evidente violazione della diligente collaborazione dovuta dal dipendente – ed a lui imputabile – in conseguenza dell’enorme sproporzione tra gli obiettivi fissati dai programmi di produzione per il lavoratore e quanto effettivamente realizzato nel periodo di riferimento, tenuto conto della media di attività tra i vari dipendenti ed indipendentemente dal conseguimento di una soglia minima di produzione».
Chiaramente un principio del genere ha suscitato notevole preoccupazione negli ambienti lavorativi e sindacali perché finiva per pregiudicare tutta la disciplina sul comporto. Che senso ha stabilire un periodo minimo di “conservazione del posto di lavoro” (appunto il «periodo di comporto»), se poi si può essere licenziati anche prima?
Assenteismo per malattia a intermittenza: si può essere licenziati?
La più recente sentenza ha ripreso il tema in questione fornendo un’interpretazione della legge opposta a quella del 2014. La Corte si è riallineata su quello che è stato, da sempre, il suo pensiero sul continuo assenteismo per malattia. E ha detto: nonostante i disservizi causati all’azienda da continue e ripetute assenze per malattia del dipendente, se queste non superano il periodo di comporto, il licenziamento è illegittimo.
La mancata prestazione lavorativa da parte del dipendente in malattia (purché nell’ambito dei limiti di tempo del comporto fissati nel contratto collettivo di riferimento) è prevista e tutelata dal codice civile. Il tutto in un’ottica di bilanciamento di due contrapposti interessi: da un lato quello del datore di lavoro (a mantenere alle proprie dipendenze solo chi lavora) e, dall’altro, quello del lavoratore (a disporre di un congruo periodo di tempo per curarsi senza perdere l’occupazione).
In definitiva, la Corte ha ribadito che il datore non può procedere al licenziamento del dipendente in malattia (anche se frazionata) per scarso rendimento, prima che si sia esaurito il periodo di comporto fissato dalla contrattazione collettiva, o in difetto, secondo equità.
Ne consegue che, non essendo tale comportamento del dipendente censurabile, questi non solo non può essere licenziato, ma non può essere sanzionato in altro modo. Qualsiasi sanzione disciplinare, come anche il trasferimento o il mutamento di mansioni, sarebbe illegittima.
Tale orientamento è di certo quello che, negli anni [3], è stato maggiormente seguito dai giudici. Sicché si può ritenere anche quello più certo e, invece, l’interpretazione del 2014, una semplice eccezione.
Il licenziamento durante il periodo di malattia resta quindi possibile solo per ragioni estranee alla malattia stessa, come ad esempio per comportamenti colpevoli commessi dal dipendente proprio durante l’assenza: si pensi al falso certificato medico che attesti una patologia inesistente; al caso del dipendente che, durante l’assenza, svolge attività lavorativa in concorrenza col datore; al caso del dipendente che, durante la malattia, si comporta in modo tale da pregiudicare la guarigione.
Ed è anche possibile licenziare il dipendente in malattia quando c’è una ristrutturazione o una crisi aziendale.
Infine il licenziamento per comporto può essere intimato solo dopo – e mai prima – che il periodo sia stato completamente esaurito. La lettera di licenziamento inviata prima non ha effetto anche se il dipendente supera il comporto.
Ma allora quando può scattare il licenziamento per scarso rendimento? Tale figura è stata ravvisata in caso di comportamenti negligenti, svogliati, distratti. Il dipendente rischia il posto quando la sua prestazione è di gran lunga inferiore a quella dei colleghi dello stesso reparto e con le medesime esperienze. Prima però del licenziamento è necessario diffidare il dipendente e metterlo in guardia del rischio che corre. Leggi anche Quando si può licenziare per scarso rendimento.
[1] Cass. sent. n. 31763/2018 del 7.12.2018.
[2] Cass. sent. n. 18678/2014 del 4.09.2014.
[3] Cass. Civ. S.U. n. 2072/1980; Cass. sent. n. 1861/2010; Cass. sent. n. 1404/2012.
Autore immagine: uomo malato e raffreddato. Di Tero Vesalainen

References: sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.