Source: http://www.slideshare.net/isolapulita1/documento-confutazione-ctu-aggiornato-24-12-12-3-31521578
Timestamp: 2014-10-25 23:42:57+00:00

Document:
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Documento confutazione ctu aggiornato 24 12 12 (2)
Ciampolillo note critiche al ctu 271213
Appunti sulla relazione consulenza ctu d'agostino
Ct udagostino9916 2013 relazione finale
Mozione allla assemblea regionale per riiro in autotulea del piano aria sicilia……
Mozione allla assemblea regionale per riiro in autotulea del piano aria sicil……
Mozione allla assemblea regionale per riiro in autotulea del piano aria sici……
dell’aria ambiente della Regione Siciliana: aspetti generali, di merito e
quantitativi circa la copiatura dal Piano di Risanamento della Qualità
dell’Aria della Regione Veneto (anno 2000) e da altre fonti
settore del Piano regionale di tutela e risanamento ambientale”, risulta frutto di un collage di
capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti (rectius, copiati) da pubblicazioni già edite da altri
Gli autori hanno utilizzato come “mirror” il Piano Regionale di Tutela e Risanamento della
Regione Veneto, datato anno 2000 e cioè “vecchio” di 7 anni, con ovvie e disastrose conseguenze
derivanti principalmente dal divario temporale tra i due documenti, dalle differenti caratteristiche
ambientali e dal diverso assetto amministrativo delle due Regioni, nonché dalla non conoscenza,
giusto il caso, che il Piano del Veneto era stato già bocciato dalla Comunità Europea (vedasi,
ALLEGATO 1, l’interrogazione presentata il 2 maggio 2006 al Consiglio Regionale del Veneto dal
lettura degli indici dei Piani redatti dalle altre Regioni, laddove la traccia ministeriale è
stata sviluppata in vari casi in modo autonomo ed originale nella strutturazione dei
documenti, ma, soprattutto, laddove non si riscontrano anomale “comunanze” tra Piani
In particolare, per rendere più facile la lettura comparativa dei due testi riguardo alle parti
in comune alla lettera si è provveduto a fornire copia degli stessi in cui :
 Le parti che si sono evidenziate in giallo risultano testualmente identiche nei due Piani,
laddove gli “autori” siciliani si sono limitati alla semplice sostituzione di parole del tipo
“Veneto” , “ARPAV” , ecc., con “Sicilia”, “ARPA”, ecc.;
 Le parti che si sono evidenziate in rosso, oltre ad essere in comune, segnalano anche
macroscopiche incongruenze determinatesi con la trasposizione testuale dal Piano Veneto a
quello Siciliano. Per brevità, qui di seguito si citano solo alcune tra le più eclatanti, mentre
per le altre si rimanda alla lettura del testo:
argini di fiumi e canali” (salvo a creare – ci si permetta la battuta - prima i fiumi ed i
canali da immettere nei centri storici dei Comuni siciliani !);
riportati acronimi e sigle di organismi, strutture e documenti inesistenti in Sicilia (CISComitato di Indirizzo e Sorveglianza, DOCUP- Documento Unico di Programmazione
http://serviziregionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm, che è giusto il
 Le parti che sono state riquadrate in vari bordi colorati. risultano “prelevate”
integralmente, con lo stesso sistema del “copia ed incolla”, da varie pubblicazioni
(ALLEGATO n. 3) quali, per citarne alcune, : a) Annuari ARPA, capitolo “Atmosfera”
(2004, 2005, 2006, ecc.), b) Relazione sullo stato dell’ambiente della città di Palermo (2006,
Agenda 21), c) Carta climatica ed atlante climatologico della Sicilia, ecc., che gli “autori”
riportano tra le fonti bibliografiche o i documenti di riferimento. Come già detto, tuttavia,
non si è in presenza di spunti o di citazioni bibliografiche, ma di un vero e proprio copiato
di interi brani e capitoli. Altre parti, ancora, risultano “prelevate” persino da tesi di laurea di
Istituti Universitari non siciliani come anche da siti web di facile reperimento, che però non
figurano tra le fonti indicate.
Progetto, sostituendo la parola “redazione”
con “revisione” (ALLEGATI n. 4-6). Per
qualche altro Progetto non si è persino ritenuto di cambiare il titolo. Inoltre, fanno parte
dell’elenco dei Progetti - non si comprende a quale titolo e finalità - un Progetto della
Regione Lombardia, corredato di tanto di stralcio di Decreto di approvazione del 2004 e di
citazione di varie Delibere della Giunta lombarda, un Progetto messo sulla carta dal Comune
di Palermo nel 2006 ed abortito già all’epoca ed un presunto Progetto “Analisi della
Climatologia Urbana e Qualità del Clima”, presunto nel senso che non è dato a comprendere
di cosa effettivamente si tratti, dato che si limita ad una sintetica spiegazione delle modalità
e dei criteri per classificare i climi della terra. Insomma, brani inseriti integralmente, tout
court, e nulla più.
pedissequa ed acritica mostrato dagli autori questo è probabilmente il sesto. Il capitolo,
sono, nel Piano, gli impianti industriali della Regione ? Dove sono i Petrolchimici, le
agli impianti di minori dimensione ed impatto sulla qualità dell’aria ?
Orbene, all’esame dei fatti, il Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità
dell’aria ambiente della Regione Siciliana possiede tutti i connotati antitetici per essere definito tale,
tanto meno quello di avere una qualche attinenza con i prerequisiti di un documento di
programmazione e pianificazione in materia di tutela e risanamento della qualità dell’aria, monco
qual è degli elementi fondamentali e costitutivi, ad iniziare dall’inventario delle emissioni, dalla
modellistica e, ovviamente, degli strumenti finanziari e delle risorse economiche (se si eccettuano i
500.000 euro che i Comuni siciliani dovrebbero stanziare, secondo gli “autori”, dal proprio bilancio
per le piste ciclabili lungo gli ipotetici e fantasiosi canali ed argini dei fiumi che si immettono nei
loro centri storici).
Ma – ci sarebbe da chiedersi e da chiedere - il Bilancio regionale e, soprattutto, quello dei Comuni
ne erano a conoscenza?
Il 12 marzo 2008, cioè a 7 mesi di distanza dall’approvazione del Piano, l’Assessore pro
tempore del Territorio e dell’Ambiente emanava il D.A. n. 43/GAB (ALLEGATO n. 7) con il quale
si apportavano correzioni ad alcune di quelle parti del Piano definite “refusi” e frutto di “errori
materiali non sostanziali”. Ben prima, ma senza alcun atto formale o correzione ufficiale, era stato
fatto sparire alla chetichella dal testo del Piano pubblicato nel sito dell’Assessorato il link al Piano
http://serviziregionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm,
maldestramente dimenticato al § 1.6.1, pag. 26.
In realtà, per quanto riguarda i cosiddetti “refusi” si tratta di quei refusi irrilevanti citati nella
conferenza stampa di Legambiente del 21 novembre del 2007 al solo scopo di evidenziare che dal
“copia e incolla” del Piano veneto non si erano salvati neppure gli errori di battitura… del testo
veneto; per quanto riguarda i cosiddetti “errori materiali non sostanziali” resta incomprensibile
come e perché si possa arrivare a definire tali i riferimenti al “sistema aerologico padano”, alle
“piste ciclabili sugli argini di fiumi e canali”, alle limitazioni temporali di accensione del
riscaldamento domestico e ad altre risibilità del genere nel contesto siciliano, frutto anch’essi del
“copia e incolla” cieco ed indiscriminato.
Peraltro, le correzioni riguardano solo una piccola parte delle strafalcionerie messe
sinteticamente in evidenza nella citata conferenza stampa di Legambiente, non risultando prese in
considerazione tante altre parti di cui non era stata fatta esplicita menzione.
In definitiva, nel copia e incolla, i refusi da “refusi veneti” sono diventati “refusi siciliani”
e gli autori siciliani, con il citato D.A. n. 43, dopo 7 mesi li hanno corretti facendoli comparire come
propri errori di stampa.
Su questo aspetto specifico si rimanda al paragrafo “L’italiano stravolto dal Piano di
coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della Regione Siciliano”
Un’ultima chiosa : soltanto il 29/04/2009, il Capo di Gabinetto dell’Assessore pro tempore
era costretto a comunicare (ALLEGATO n. 8), con malcelato imbarazzo, che la Commissione
ispettiva assessoriale, appositamente costituita per far luce sui fatti “non aveva reso alcuna
relazione conclusiva”.
Un’affermazione criptica per cercare di stendere il velo su una vicenda insostenibile ed
Rassegna stampa di copiature di rilievo nazionale ed internazionale e
In Germania chi sbaglia paga, e in fretta, specie se siede al vertice politico, e non conta quanto
stretti siano i suoi rapporti col capo dell’esecutivo.
Come riportato dal quotidiano La Repubblica del 9 febbraio 2013 il ministro dell’Istruzione e
della Ricerca tedesco, Annette Schavan, si dimetteva dall’incarico dopo l’accusa di aver copiato
brani della sua tesi di dottorato ben 33 anni prima.
Già in precedenza – fonte sempre La Repubblica del 18 febbraio 2011 - una vicenda simile
aveva interessato un altro ministro tedesco, Karl Theodor zu Guttenberg, titolare del dicastero della
Difesa, accusato dall’Università di Bayreuth di avere attinto 76 pagine delle 475 della tesi di
dottorato in giurisprudenza da altre pubblicazioni senza che le stesse fossero state espressamente
indicate nei modi consoni.
Non è da meno il caso (La Repubblica del 2 aprile 2012) che ha travolto in Ungheria il Capo
dello Stato Pàl Schmitt, costretto a dimettersi per avere copiato, nel 1992, quasi tutta la tesi di
laurea sulla storia dei giochi olimpici dal lavoro di un esperto bulgaro, il dottor Georgiev.
Nella rassegna stampa che si allega non mancano neppure episodi che sono stati oggetto di
procedimenti giudiziari, valga per tutti la sentenza della terza sezione penale della Cassazione a
proposito di una tesi di laurea di una studentessa che ricalcava in tutto e per tutto quella di un altro
laureando di sei anni prima, avendo uguali il titolo, lo svolgimento e la bibliografia. In sostanza,
evidenziava la Suprema Corte annullando il titolo di laurea, la ragazza aveva fatto un lavoro di
semplice copia ed incolla. I giudici hanno così voluto richiamare l’attenzione alla crescente facilità
di plagiare il lavoro altrui, grazie alla diffusione di internet.
Ed effettivamente, in tema di copiature o presunte ispirazioni o improbabili riferimenti
casuali, ciò che in passato era possibile che emergesse soltanto nel caso di una conoscenza diretta
della fonte originaria, al giorno d’oggi, grazie alla rete ed ai motori di ricerca, da un termine
particolare o da un breve passo di un testo è possibile scoprire la più o meno “originalità” o
“autenticità” dello stesso.
Ormai, visto il dilagare del fenomeno, specie in ambito universitario, le Università di tutto il
mondo stanno correndo ai ripari dichiarando una vera guerra contro chi copia, tramite software
intelligenti che sono in grado di stanare lo scopiazzatore anche se, per esempio, ha cambiato o
spostato alcuni predicati nelle frasi o è ricorso a particolari artifizi.
Da ultimo, si evidenzia anche il caso di un copia ed incolla “esagerato” tra GIP e PM sul quale
è intervenuta la Suprema Corte (sentenza n. 22327, 8 giugno 2012) dichiarando inammissibile il
collage, intriso di aspetti del tutto non pertinenti estrapolati dall’istanza del PM o ancora peggio
provenienti da atti d’inchieste diverse, che il GIP aveva traslato nella sua richiesta. Il GIP in
questione nella sua ordinanza, infatti, aveva letteralmente ricopiato, in maniera fra l’altro maldestra,
l’istanza del Pubblico Ministero senza neanche virgolettare interi periodi usati dal PM (in un altro
caso similare il Giornale di Sicilia del 3 gennaio 2012 riportava che il Tribunale del Riesame di
Napoli aveva annullato un arresto predisposto dal GIP del Tribunale del capoluogo campano,
contestando, oltre ad una serie di errori, anche la copiatura maldestra della richiesta della Procura
laddove non aveva neppure sostituito le parole “questo PM” con “questo GIP”).
Giusto in riferimento a questi ultimi esempi, ma anche tutti gli altri riportati nella Rassegna
Stampa appaiono dello stesso tenore, questa difesa ritiene di avere fornito documentazione
perfettamente calzante a dimostrare la fondatezza delle proprie tesi anche nel merito del concetto e
della pratica, questa, ahinoi, sempre più dilagante, di copiatura di documenti altrui, di cui la vicenda
del Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della Regione
Siciliana si è rivelata un esempio clamoroso ed affatto decoroso per la Pubblica Amministrazione.
Ed è sorprendente che la traccia che di fatto ha consentito di comprendere quello che era
successo nella redazione del Piano siciliano l’hanno lasciata, come un’autoconfessione, gli stessi
autori, i quali, senza neppure curarsi di rileggere il testo da loro “assemblato”, hanno dimenticato al
cap. 1, § 1.6, sotto § 1.6.1, pag. 26, dopo l’ultimo capoverso che recita “Per una trattazione di
maggiore dettaglio sulla normativa inerente la qualità dell’aria e le emissioni in atmosfera si
rimanda al Cap. 4” il link http://serviziregionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm, che è
giusto il collegamento (interno) web al cap. 4 del Piano del Veneto.
Da lì a seguire, grazie ai motori di ricerca del web, è stato semplice rintracciare sia la fonte
“Piano Veneto”, sia le altre 27 fonti cui gli autori hanno pedissequamente attinto, traslandoli tali e
quali nel testo “siciliano”.
Nel documento che si allega, in cui si è effettuato il calcolo delle righe identiche riportate
dalle fonti esterne all’interno del Piano siciliano, prendendo a confronto il Piano veneto l’incidenza
è risultata del 47,26%, valore di per sé considerevole che è però lievitato all’89,57% quando nel
confronto si sono considerate tutte le altre fonti.
La conclusione, allora, alla luce di evidenze oggettive e documentate, ci porta a ribadire
alcune semplici considerazioni :
 ammesso (e non concesso) che le Regioni italiane si trovassero a dover seguire uno schema
obbligato (o “necessitato”) nella redazione dei Piani, in nessun’altra Regione è avvenuto un
caso di “comunanza” di contenuti tra Piani simile a quello del caso in questione;
 nessun’altra Regione ha sentito la necessità di prendere a “modello” o a “riferimento” o a
“fonte ispiratrice” il Piano di un’altra, tanto è vero che ognuna ha redatto in autonoma
originalità il suo schema ed il relativo contenuto;
 anche nella descrizione di parti a carattere generale, per esempio la descrizione delle
caratteristiche chimiche degli inquinanti atmosferici, delle nozioni sui fattori meteoclimatici,
delle procedure per la zonizzazione del territorio, gli interventi e le azioni da porre in
esecuzione, ecc., nessuna Regione si è sentita necessitata a rifarsi pedissequamente allo
scritto di un’altra.
Insomma, quel che risulta pacifico ed incontestabile è che il caso siciliano di
assemblaggio, collage e copiatura è stato e rimane unico in tutto il panorama della redazione
dei Piani da parte delle altre Regioni, e certamente il motivo ci sarà.
La più semplice delle considerazioni non può che rimandare a quelle ben note e, purtroppo,
riprovevoli pratiche che da sempre ed in svariati campi delle attività umane, per esempio a
cominciare da quelle scolastiche, spesso inducono ad appropriarsi in modo non corretto del lavoro
intellettivo altrui.
L’italiano stravolto dal Piano di coordinamento per la tutela della
qualità dell’aria ambiente della Regione Siciliano
Nella vicenda del Piano di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della
Regione Siciliano si è assistito ad un uso disinvolto di termini della lingua italiana, in particolare
“refuso” e “copiare”, del tutto snaturati dal loro effettivo significato etimologico.
E’ facile evidenziare che il primo dei due termini, “refuso”, è stato utilizzato per tentare di
giustificare la presenza di talune macroscopiche abnormità riportate nel Piano “siciliano”, semplici
parole o anche intere frasi, che, all’evidenza oggettiva, non hanno alcun collegamento, né
linguistico, nè logico, con la singola parola o la frase di cui sarebbero un “refuso”.
Analogo stravolgimento si è registrato per i termini “copiare” o “copiato”; in questo caso,
però, il tentativo è stato quello di negare che interi capitoli o paragrafi o sottoparagrafi o brani più o
meno estesi, riportati pedissequamente da altre fonti nel Piano “siciliano” senza rispetto delle regole
canoniche di riproduzione della fonte originale, possano essere definiti “copiatura”.
La notorietà ed il diffuso utilizzo di detti termini nell’accezione comune dovrebbero rendere
persino banale la questione etimologica sul loro effettivo significato.
Purtroppo, il motivo per cui è causa impone, invece, di richiamare per dovuta chiarezza le
definizioni che il dizionario della lingua italiana “Devoto e Oli” fornisce per i termini “refuso” e
“copiare”:
La semplice lettura comparativa del Piano “siciliano” e del Piano “veneto”, nella forma
documentale fornita da questa difesa al fine di un immediato e migliore esame visivo, con le parti
evidenziate in giallo che stanno ad indicare le righe pedissequamente “traslate” con copia ed incolla
dal modello elaborato in originale del Veneto all’assemblato siciliano, non lascia margini di dubbio
o di equivoco sul quel che è avvenuto riguardo al significato del termine “copiare”, come sopra
ricordato dal dizionario Devoto e Oli.
Sotto l’aspetto meramente quantitativo del conteggio delle righe “traslate” si è già evidenziato
trattarsi del 47,26%, che è una percentuale che non necessita di alcun commento.
Come si è anche sottolineato, estendendo il conteggio comparativo alle altre 27 fonti
documentali da cui gli autori siciliani hanno attinto pedissequamente, la percentuale schizza soltre
l’89%.
Ma è sotto l’aspetto della giustificazione della presunta presenza dei c.d. “refusi” che la
vicenda ha assunto livelli persino parossistici.
Per brevità di esposizione si prenderà come modello di riferimento il D.A. dell’Assessore pro
tempore dell’Assessorato Territorio e Ambiente n. 43/GAB del 12 marzo 2008 (ALLEGATO n. 7),
emanato proprio “per la correzione di alcuni refusi presenti nel testo [del Piano]” e si forniranno
una serie di esempi esplicativi (N.B. termini e/o frasi sono “traslati” assieme al contesto):
 pag. 91, cap. 2, riga 25, cassare “comunità montane” [refuso di che cosa?]; fonte originaria
Piano veneto, pag. 70, cap. 2, § 2.2.1;
 pag. 205, cap. 6, riga 35, cassare “protetti (zone off-road) da e verso i centri storici, utilizzando
ad esempio gli argini di fiumi e canali ” [refuso di che cosa?]; fonte originaria Piano veneto,
pag. 191, § 6.1.1;
 pag. 206, cap. 6, riga 21, sostituire la parola “incenti ” con “incentivi “ [refuso vero, ma copiato
tal quale dal testo veneto]; fonte originaria Piano veneto, pag. 192, § 6.1.2;
 pag. 207, cap. 6, § 6.1.3 riga 18, cassare “regionale e di bacino aerologico padano ” [refuso di
che cosa?]; fonte originaria Piano veneto, pag. 193, § 6.1.3;
 pag. 208, cap. 6, § 6.1.4, riga 31, sostituire la frase “sull’intero territorio pianeggiante della
regione ” con “prevalentemente sulle zone pianeggianti della regione” [refuso di che cosa?];
fonte originaria Piano veneto, pag. 195, § 6.1.4;
 pag. 212, cap. 6, § 6.2.1, riga 1, sostituire la frase “la revisione, l’aggiornamento e
l’integrazione dei provvedimenti per la mobilità sostenibile, per il raggiungimento degli
obiettivi fissati, saranno stabiliti con Deliberazione della Giunta Regionale” con “La revisione,
l’aggiornamento e l’integrazione dei provvedimenti per la mobilità sostenibile, per il
raggiungimento degli obiettivi fissati, saranno stabiliti seguendo le procedure vigenti nella
Regione Siciliana ed in linea con quanto previsto in merito alla normativa nazionale e della
U.E ” [refuso di che cosa?]; fonte originaria Piano veneto, pag. 199, § 6.2.1;
 pag. 212, cap. 6, § 6.2.1.1, riga 12, sostituire la frase “Le Province attivano entro il 1.7.2005
degli Osservatori di…” con “Le Province attivano entro il 1.7.2008” [possibile refuso se la frase
non fosse estratta assieme al contesto della fonte veneta]; fonte originaria Piano veneto, pag. 199,
§ 6.2.1.1;
 pag. 212, cap. 6, § 6.2.1.1, riga 30, sostituire la frase “20% nel 2007; 30% nel 2009” con “20%
nel 2009; 30% nel 2010” [possibile refuso se il passo non fosse estratto assieme al contesto della
fonte veneta]; fonte originaria Piano veneto, pag. 199, § 6.2.1.1;
 sostituire il § 6.4 del cap. 6 con il seguente: “I successivi aggiornamenti del Piano regionale di
coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente ed i piani ed i programmi attuativi
saranno adottati anche per quanto riguarda l’informazione al pubblico, seguendo le
procedure vigenti nella Regione Siciliana ed in linea con quanto previsto in merito alla
normativa nazionale e della U.E.” [refuso di che cosa?]; fonte originaria Piano veneto, pag. 219,
§ 6.4;
 sostituire il § 6.7 del cap. 6 con il seguente: “In fase di avviamento del piano con la prima
revisione saranno introdotti i risultati di alcune attività in corso di completamento (inventario
delle emissioni, mappatura delle zone A, B e C, analisi dei trend, simulazioni con modelli,
ecc.). La prima revisione del piano sarà eseguita nel 2008, e successivamente ogni tre anni.
Gli aggiornamenti del Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria
ambiente ed i piani ed i programmi attuativi saranno adottati seguendo le procedure vigenti
nella Regione Siciliana, anche per quanto riguarda l’informazione al pubblico, in linea con
quanto previsto in merito alla normativa nazionale e della U.E.” [refuso di che cosa?]; fonte
originaria Piano veneto, pag. 222, § 6.7.
Alla luce di quanto esaustivamente si è esposto, non sembra possano sussistere dubbi riguardo alla
pacifica evidenza dei fatti, alla loro quantificazione percentuale, persino agli aspetti semantici, tutti
concordi nel comprovare l’opera di copiatura e di assemblaggio con cui è stato maldestramente
costruito ciò che in modo improprio viene etichettato come Piano di coordinamento per la tutela
della qualità dell’aria ambiente della Regione Siciliano.

References: Sentenza 
 § 1
 sentenza 
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 § 2
 § 6
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