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Timestamp: 2018-08-19 14:14:06+00:00

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Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 20 luglio 2016, n. 3275 - Avvocato Renato D'Isa
Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 20 luglio 2016, n. 3275
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L’art. 75 del d.p.r. n. 445 del 2000, richiamato dall’art. 38, comma 2, del d.lgs. n. 163 del 2006, stabilisce che la non veridicità della dichiarazione sostitutiva comporta la decadenza dai benefici eventualmente conseguiti, senza che tale norma lasci alcun margine di discrezionalità all’Amministrazione; ciò senza contare che l’interessata era stata preventivamente edotta della necessità di attestare le eventuali condanne subite grazie al facsimile di dichiarazione sostitutiva allegato al disciplinare di gara, né la stazione appaltante avrebbe potuto concedere la remissione in termini richiesta, vista la conoscibilità del decreto penale da parte dell’interessato tramite la visura del casellario giudiziario ed inoltre la fase della superata aggiudicazione avrebbe impedito passaggi di tal genere
sentenza 20 luglio 2016, n. 3275
Nu. Ba. de. Et. e de. La. Spa, già Ba. Po. de. Et. e de. La. Società Cooperativa, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dall’avvocato Al. To., con domicilio eletto presso lo studio Nu. Ma. in Roma, in Piazza (…);
Il Comune di Arezzo, in persona del sindaco in carica, rappresentato e difeso dall’avvocato St. Pa., con domicilio eletto presso la Segreteria della V Sezione del Consiglio di Stato in Roma, p.za (…);
La Ca. di Ri. di Fi. Spa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 26 maggio 2016 il Cons. Raffaele Prosperi e uditi per le parti gli avvocati Al. To. e St. Pa.;
All’esito della procedura selettiva per l’affidamento in concessione del servizio di tesoreria del Comune di Arezzo veniva dichiarata aggiudicataria con provvedimento del 22 novembre 2012 la Ba. Po. de. Et. e de. La. società cooperativa.
L’Amministrazione comunale, vista l’assenza di un accertamento giudiziale su tale difetto di notifica, riteneva di non accogliere le osservazioni dell’interessata e con provvedimento del 27 dicembre 2012 annullava in autotutela l’aggiudicazione, dando atto della prosecuzione del servizio da parte dell’attuale concessionaria Ca. di Ri. di Fi. s.p.a., confermando poi tale provvedimento con successivo atto del 24 gennaio 2013.
Si costituivano in giudizio il Comune di Arezzo e la controinteressata Ca. di Ri. di Fi. s.p.a..
L’onere di visionare la banca dati del casellario giudiziale, cui faceva riferimento non solo l’atto atto confermativo impugnato, ma anche il facsimile di dichiarazione sostitutiva allegato al disciplinare di gara, rappresentava un obbligo di diligenza a carico di un soggetto che era comunque consapevole dell’illecito penale commesso (infatti l’U.S.L. aveva accertato, nel sopralluogo svolto alla presenza dell’attuale vicepresidente della Banca, l’inottemperanza all’ordinanza contingibile e urgente a lui rivolta, inottemperanza costituente il reato per il quale si è poi proceduto alla condanna con il decreto penale in questione).
Con ricorso in appello proposto dapprima avverso il dispositivo di sentenza e quindi tramite motivi aggiunti nei confronti della sentenza n. 1465 del 21 ottobre 2013, la Ba. Po. de. Et. e de. La. sosteneva che la pronuncia impugnata aveva omesso di considerare che l’introduzione del principio di tassatività non poteva aver determinato un ampliamento delle cause di esclusione oltre a quelle strettamente espresse dalla legge e ciò anche nel campo delle dichiarazioni di gara, soprattutto in presenza di fatti in realtà solo apparenti; né potevano avere valore in tal senso i contenuti del disciplinare di gara che prescrivono compilazioni ulteriori rispetto alle previsioni di legge; ciò soprattutto a fronte di un precedente ignoto al dichiarante, non risultante da ordinaria visura al casellario giudiziale, che non inficiava la moralità professionale del dichiarante e che aveva perduto retroattivamente la propria esecutività a seguito della concessa restituzione in termini e tempestiva proposizione di opposizione, trattandosi in definitiva di un’iscrizione illegittima che non doveva essere citata.
Oggetto dell’appello è la sentenza con la quale il T.a.r. della Toscana ha respinto il ricorso della Ba. Po. de. Et. e de. La. – ora Nu. Ba. Po. de. Et. e de. La. – avverso l’annullamento in via di autotutela da parte del Comune di Arezzo del provvedimento di aggiudicazione del servizio di tesoreria comunale, annullamento dovuto alla mancata dichiarazione da parte del vice Presidente dell’istituto bancario appellante di un precedente penale a suo carico, consistente in un decreto penale di condanna non opposto al pagamento di un’ammenda di €. 103,00 per il reato di cui all’art. 650 del codice penale.
Secondo l’appellante il provvedimento impugnato avrebbe violato il principio di tassatività delle cause di esclusione di cui al comma 1 degli artt. 38 e 46 1 bis del d.lgs n. 163 del 2006, potendosi pronunciare l’esclusione da una gara solo per i reati di cui al comma 1 lett. C) del suaccennato art. 38, i quali soli andavano dichiarati; inoltre, ad avviso dell’appellante, si era verificata una causa di oggettiva impossibilità di dichiarare il precedente penale in questione, dal momento che, anche a prescindere dalla sua assoluta irrilevanza, il decreto penale non era stato regolarmente notificato ed era quindi del tutto ignoto al dichiarante, così come non era risultato anche da un’ordinaria misura al casellario giudiziale.
L’appello è infondato, essendo logiche e condivisibili le conclusioni raggiunte dai primi giudici, il che consente di prescindere dall’esame della eccezione di difetto di legittimazione attiva di Ba. Etr. sollevata dall’appellato Comune di Arezzo.
(Sezione Quinta) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2016-08-01T13:46:05+00:001 agosto 2016|Codice degli appalti, Consiglio di Stato, Consiglio di Stato 2016, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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