Source: http://kediko.blogspot.com/2011/
Timestamp: 2017-09-20 02:05:50+00:00

Document:
Più ne so meglio sto!: 2011
Attorucolo di teatro di quart'ordine
Pubblicato da Kemi a 10:02
Etichette: vattene
vattene, vattene tu e tutta la tu cricca.
Pubblicato da Kemi a 10:55
Vattene! Togli le tue luride mani dalla nostra Italia
Pubblicato da Kemi a 09:28
La nave dei balocchi affonda e topi e pantegane scappano!
Pubblicato da Kemi a 11:29
Vattene! Nè tu nè il tuo governicchio mi rappresentate
Nè tu nè la tua banda di ruffiani e saltimbanchi mi rappresentate.
Pubblicato da Kemi a 10:15
Firmo, voto, scelgo!!!!!
"In un momento drammatico come questo, con il Governo italiano commissariato dall'Europa, il Paese ha piu' che mai bisogno di un Parlamento pienamente rappresentativo, capace di prendere decisioni impegnative ma condivise da tutti.
Affidando la nomina dei parlamentari a pochi capipartito, la legge elettorale che chiamiamo Porcellum li ha separati dai cittadini, facendoli apparire come una casta di privilegiati.
Vogliamo impedire che la "legge porcata" sporchi anche il prossimo Parlamento: lo dicono in troppi da 6 anni, ma il porcellum è ancora lì.
Firmate per consentire al popolo di abrogarla.
Firmate per ridare al cittadino il diritto costituzionale di scegliere i propri rappresentanti attraverso i collegi uninominali.
Firmate per rafforzare e migliorare il sistema bipolare italiano e assicurare l'alternanza politica, consentendo ai cittadini di scegliere i parlamentari e chi deve governare il Paese."
Andrea Morrone presidente del comitato
Arturo Parisi coordinatore politico
Pubblicato da Kemi a 10:04
Etichette: articolo 21
Informatevi, aderite, partecipate!!!
Martedì 5 luglio dalle 17.30 alle 21 alla Domus Talenti a Roma ( via delle Quattro Fontane, 113 ) partecipa anche tu alla mobilitazione. Fate sentire la vostra voce!
Pubblicato da Kemi a 09:34
Referendum, instant poll: tra il 54,5% e 61%. Un “sì” anche contro tutti i bavagli. E ora accompagniamo Berlusconi alla porta - Bebbe Giulietti su Articolo 21 QUI
Per dirlo più chiaramente: VATTENE!!!!!!!!!!
Pubblicato da Kemi a 16:18
Etichette: articolo 21, referendum
Referendum, un altro passo avanti verso la democrazia
Ciao, vi segnale un articolo di Santo Della Volpe che troverete QUI , sul sito di Articolo 21
ha anche attivato degli spazi dedicati ai comitati referendari per mantenere alta e viva l'attenzione. Troverete maggiori informazioni
Qui, per il comitato referendario contro la privatizzazione dell'acqua.
Qui, per il comitato referendario contro il nucleare.
Qui, per il comitato referendario contro il legittimo impedimento.
Ci vediamo il 12 o 1l 13 ai seggi!!!!
Pubblicato da Kemi a 08:28
Clima di prevaricazione e di impunità
invito tutti ad andare a leggere il Blog di Lorella Zanardo (sempre!) ed in particolare a leggere il post del 10 Maggio ."L'Agguato"
Riporto un breve inciso:
"Però credo che chi mi legge potrebbe reagire. Se 3 milioni e mezzo hanno visto il documentario Il Corpo delle Donne e se continuate a chiederci di proiettarlo e se a migliaia dite che vi è servito, ora è il momento di dire voi cosa pensate. Anche quelle giornalista, quei gruppi di donne che il video lo hanno visto, che lo hanno lodato, appprezzato ma che spesso tacciono.
La protervia di questi autori corrisponde al clima di prevaricazione e di impunità che si respira oggi.
Pubblicato da Kemi a 18:19
Etichette: donne, zanardo
Dal Blog Il mondo di Annibale
Questa la notizia d’agenzia diffusa nella serata del 25 aprile.L’Italia partecipera’ ai bombardamenti Nato sulla Libia. Lo ha annunciato il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in una telefonata al Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. L’Italia, si apprende da una nota di Palazzo Chigi, “ha deciso di aumentare la flessibilità operativa dei propri velivoli con azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, nell’intento di contribuire a proteggere la popolazione civile libica. Con ciò, nel partecipare su un piano di parità alle operazioni alleate, l’Italia si mantiene sempre nei limiti previsti dal mandato dell’operazione e dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.
Dunque, in quest’ ennesima trasformazione della sua allucinante personalità, Berlusconi è diventato anche bombardiere. Certo, dichiara guerra a cose praticamente fatte; è nello stile dell’uomo accodarsi ai vincitori del momento, quale che sia il loro volto. Dai dittatori nordafricani ai nuovi governi post-rivoluzionari, dalla santa alleanza con George W. Bush alle telefonate con Obama. Del resto fino a ieri l’invincibile sembrava il raiss di Tripoli: da qui baciamano, ricevimenti, fiumi di dollari per un piano d’investimenti ventennale, hostess e sceneggiate varie. Era solo il settembre scorso, ricordate?
Poi ha cercato di capire che piega prendevano gli avvenimenti, ha visto le controffensive delle truppe di Gheddafi e subito ha preso le distanze dalla coalizione e dalle operazioni militari pronto a riaprire un impossibile tavolo col colonnello. Infine, seguendo le ultime pieghe degli avvenimenti, ha compreso che tutto era davvero perduto. Così, nei giorni scorsi, l’ineffabile Frattini - l’uomo che, giova ricordarlo ancora, additava Gheddafi a modello e faro per tutto il Medio Oriente solo nel gennaio scorso – ha aperto una linea di dialogo con gli insorti. E ora ecco la svolta, Berlusconi è pronto a bombardare. E che importa se l’incredibile giravolta compiuta in meno di un anno polverizza la credibilità di tutto un Paese. Intanto i leghisti hanno cominciato a urlare, c’è da capirli: si annunciano barconi su barconi, frontiere nel caos mentre urge una politica europea; peccato che il governo in camicia verde ha passato gli ultimi anni a tuonare contro le burocrazie di Bruxelles e a dar man forte alle motovedette italiche che pattugliavano il canale di Sicilia. I sogni isolazionisti crollano in questo subbuglio mediterraneo e mondiale.
Ma c’è anche un’altra ragione, più prosaica, per l’ultima uscita del premier, come sempre del resto. Questa volta gli serve qualcosa di grosso per evitare il crollo, l’implosione del suo stesso sistema di potere che da più parti si annuncia a cominciare dalle prossime amministrative milanesi. E allora cosa c’è di meglio di un bel polverone guerresco? Tentativo a dir la verità un po’ disperato. Nello stesso senso, del resto, vanno letti i tentativi di svuotare i referendum di giugno su acqua e nucleare, il vero obiettivo è che non si voti sul legittimo impedimento. Vasto programma si dirà, ma questa è l’Italia di oggi nel contesto internazionale.
Pubblicato da Kemi a 11:32
Poche, chiare, semplici parole
Pubblicato da Kemi a 10:59
Etichette: varie fonti
La scommessa è riuscita!
Da Articolo 21 l'articolo di Giuseppe Giulietti sulla manifestazione a difesa della Costituzione del 12 Marzo 2011.
"La scommessa è riuscita, grazie a tutti voi siamo riusciti a portare nelle piazze d’Italia tantissimi cittadini uniti solo dal tricolore e dalla Costituzione. Non era mai accaduto che persone e associazioni così distanti e distinte si ritrovassero attorno ai valori essenziali della casa comune. Adesso sarà più difficile, per il grande molestatore e per i suoi cortigiani riuscire nell'impresa di strappare le pagine più belle della Costituzione....."
qui trovi tutto l'articolo.
Pubblicato da Kemi a 10:39
Etichette: Costituzione, manifestazione
Il video a sostegno della Manifestazione.
(clicca qui per accedere) altre informazioni.
Pubblicato da Kemi a 00:30
Etichette: articolo 21, Costituzione
Carmen Consoli - AAA Cercasi - Il Video
Pubblicato da Kemi a 22:33
Etichette: donne, musica
Pubblicato da Kemi a 14:53
Napolitano: un nuovo corso per il popolo libico
Vi segnalo questo articolo che trovate qui
"Un nuovo corso per il popolo libico"
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della sua visita ufficiale in Germania, ha rilasciato al giornalista Thomas Schmid l'intervista pubblicata da "Die Welt" con il titolo "L'Europa deve essere un Global Player".
Articolo di: quirinale.it
Die Welt: Signor Presidente, di fronte alle svolte in Tunisia ed in Egitto, l'Europa ha reagito in modo adeguato?
Napolitano: Credo che l'Europa, negli anni passati, sia stata un po' disattenta nei confronti degli sviluppi nel Nordafrica. Abbiamo sottovalutato l'aggravarsi dei problemi di larghe masse popolari. Ora, l'Europa deve adoperarsi decisamente a trovare una linea comune, una politica mediterranea comune. Abbiamo ritenuto che i regimi del Nordafrica fossero stabili e non corressero rischi estremi. Questa è stata un'illusione alla quale abbiamo ceduto. Naturalmente, il grido di libertà che si leva in molti paesi si collega con quello per il pane, per la giustizia sociale. Ed esplode l'ira nei confronti della corruzione, l'ira per le molte ingiustizie e disparità. Ma si è mostrato anche che il desiderio di libertà può essere una potente forza storica.
Come valuta gli attuali sviluppi in Libia?
Napolitano: Sto seguendo con attenzione le drammatiche notizie provenienti dalla Libia che riferiscono di un già pesante e odioso bilancio di vittime fra la popolazione civile. Sottolineo come alle legittime richieste di riforme e di maggiore democrazia che giungono dalla popolazione libica vada data una risposta nel quadro di un dialogo fra le differenti componenti della società civile libica e le autorità del Paese che miri a garantire il diritto di libera espressione della volontà popolare. Viceversa la cieca repressione che colpisce inammissibilmente e in modo indiscriminato la popolazione non fa che allontanare il Paese da quel cammino di pace e prosperità necessario ad assicurare il benessere del popolo libico. Si impone pertanto l'immediata cessazione delle violenze e l'avvio di un nuovo corso - nella libertà - per aprire al popolo libico la prospettiva di un futuro migliore.
L'Europa, ora, che cosa può fare?
Napolitano: Dobbiamo beninteso rispettare l'autonomia di questi Paesi. Devono decidere loro stessi quale strada prendere. Non possiamo comunque che sostenere un processo di transizione ordinata che porti a elezioni democratiche. E dobbiamo sforzarci di avviare una forte politica euro-mediterranea, nello spirito del processo di Barcellona.
...che non è però poi gran ché. L'Unione per il Mediterraneo di Sarkozy, certamente un'ottima idea, finora è risaltata solo per la sua inerzia.
Napolitano: Effettivamente non è andata molto lontano, ora ha bisogno di un rilancio.
La causa della debolezza è dovuta al fatto che l'Unione Europea consideri meno importante il Mediterraneo?
Napolitano: Sarebbe un grave errore ritenerlo insignificante. In effetti, vediamo proprio adesso quali sono realtà e i fermenti che in esso si muovono. Con l'allargamento ad Est, l'Unione Europea è diventata certamente più lontana dal Sud. Ma non vi deve essere alcuna contraddizione fra la dimensione nordica e orientale dell'Europa e quella mediterranea. Entrambe sono elementi di una comune politica estera dell'Europa. Ce ne dobbiamo rendere nuovamente conto. E non si dovrebbe dimenticare che il Mediterraneo rimarrà una cerniera importantissima per i rapporti dell'Occidente con le nuove potenze emergenti in Asia ed in Sudamerica. Il Mediterraneo non è un'area politica di importanza minore. E l'Unione Europea può essere un riferimento essenziale per il futuro sviluppo nell'Africa settentrionale.
L'Europa ha la forza per diventare un global player come gli Stati Uniti o anche come la Cina?
Napolitano: Qui la mia risposta è chiarissima. O l'Europa diventerà un global player - o cade nell'irrilevanza. Non esiste un qualsiasi Paese europeo, che, da solo, possa assumere, in futuro, un ruolo sulla scena della politica globale. Abbiamo da un lato potenze emergenti come il Brasile, l'India e la Cina e dall'altro grandi protagonisti storici come gli USA. Solo se noi europei parliamo con una sola voce, peseremo nella politica globale. Altrimenti rischiamo di scivolare ai margini della politica globale.
Ne deduco che l'Unione Europea sarà un tema importante, quando Lei, giovedì prossimo, incontrerà a Berlino il Presidente Federale Wulff e il Cancelliere Federale Merkel.
Napolitano: Questo sarà il tema centrale. Vogliamo parlare in particolare su come possiamo rilanciare insieme l'impegno per l'Europa che si è visibilmente intiepidito, con energia e passione. E in modo tale che esso tocchi e affascini anche i cittadini.
E' in buone condizioni l'Europa, l'Unione Europea?
Napolitano: No, nessuno può essere soddisfatto della situazione attuale nell'Unione Europea. Per quanto riguarda il Trattato di Lisbona, penso, avremmo dovuto essere forse un po' più coraggiosi. La crisi che viviamo da due anni, a mio avviso, ci impone di fare un energico passo in avanti nell'integrazione europea.
Nei primi decenni del processo di unificazione europea, gli italiani sono stati europei particolarmente entusiasti. Perché non lo sono più? Perché la gente non ama più l'Europa?
Napolitano: Se oggi si guarda all'Europa in modo più scettico - in Italia del resto un po' meno che in Germania - questo, naturalmente, ha molto a che fare con la crisi economica. La gente ha creduto che l'UE fosse una specie di assicurazione contro tutte le crisi, ha creduto che nell'Europa unita si proseguisse ininterrottamente nello sviluppo e verso un maggiore benessere. È stata una convinzione illusoria, e per questo molti ora sono delusi. È stato un errore anche della politica, alimentare questa convinzione o almeno non contrastarla. Ora è il difficile compito storico della politica chiarire questo grande malinteso e rendere evidente ai cittadini quanto sia preziosa, proprio anche in questa crisi, l'unità dell'Europa e in particolare la nostra moneta comune.
Esiste anche un altro motivo per la diffusa "stanchezza" nei confronti del concetto di "Europa". Per le persone della Sua generazione che hanno vissuto la guerra, il fascismo e il nazionalsocialismo, l'Unione Europea è tanto preziosa perché, a memoria d'uomo, ha portato al Continente il primo vero periodo di pace. Per i più giovani non è più un dono, ma una cosa naturale.
Napolitano: È vero. Non si è più consapevoli dell'abisso dal quale siamo venuti. L'Unione Europea, in effetti, non è solo una comunità economica - in primo luogo è un progetto politico di dimensioni storiche. Ha superato le cause che hanno portato a due Guerre Mondiali. Non si deve aver vissuto la Seconda Guerra Mondiale per comprendere quale benedizione sia questo. Oggi, l'Europa non porta più in sé il pericolo di ricadere in conflitti distruttivi. Il problema è oggi quello del contributo da dare alla pace nel mondo e alla sicurezza su scala mondiale. L'Europa deve influire sul processo della globalizzazione.
Nella Sua autobiografia Lei descrive come, da giovane comunista, fosse stato contrario a quell'Europa di De Gasperi, di Schuman e di Adenauer, da Lei oggi tanto stimata. Perché quel no?
Napolitano: Perché allora vivevamo in un periodo di aspri contrasti ideologici. Fu un grave errore della sinistra non solo italiana vedere l'unificazione europea come una variante dell'Alleanza atlantica. Nel mondo diviso in due blocchi prevalsero scelte di campo, con gli Stati Uniti o con l'Unione Sovietica. In Italia, tutto ciò in ogni modo è cambiato già negli anni 60: anche il partito comunista italiano imboccò da allora la strada europea.
Sin dalla crisi della Grecia sta girando in Europa la lamentela che la Germania non sia più tanto europeista come in passato e che promuoverebbe una politica quasi nazionalista.
Napolitano: È un'interpretazione semplicistica e ingenerosa. La crisi della Grecia, naturalmente, ha influenzato il dibattito europeo. Ma è un fatto che la Germania si è impegnata per tutelare l'Eurozona da attacchi speculativi e da rischi.
Può esservi ancora una finalità politica europea. Lei crede negli Stati Uniti d'Europa?
Napolitano: Con l'Unione Europea, gli Stati dell'Europa sono riusciti a creare una realtà storicamente del tutto nuova: non una federazione europea, ma un'Unione inedita - un'Unione di Stati e di popoli. Ci sono sempre gli Stati nazionali sovrani che cedono una parte delle loro competenze, ma restando comunque sovrani. È assai difficile comprimere questa struttura innovativa all'interno di uno schema. L'Europa è un esperimento grandioso non ancora compiuto. Questo carattere in divenire e aperto è proprio il lato positivo dell'Unione. Anche se in Italia ed in Germania si ama brontolare sull'Europa - altrove ci invidiano per il successo di questo esperimento.
Che cosa potrà essere fatto per rendere di nuovo più attraente l'Unione Europea anche in Europa?
Napolitano: Credo che abbiamo più bisogno di uno spazio pubblico europeo, di un dibattito condotto non solo nei singoli Paesi ma al di là delle frontiere. E abbiamo bisogno di più riflessione culturale comune. In Europa stanno circolando troppi giudizi sommari. Per la mia generazione, quando eravamo giovani, sarebbe stato impensabile potersi muovere liberamente in Europa. Oggi, per i giovani, è una cosa ovvia, non viaggiano soltanto, studiano in altri Paesi. È un gran patrimonio - che non abbiamo ancora sfruttato con consapevolezza. Dobbiamo proseguire con fermezza. Lo scetticismo europeo non deve avere l'ultima parola.
Lei adora Thomas Mann, non solo come scrittore.
Napolitano: Eh si. Durante la Seconda Guerra Mondiale ha sviluppato come visone contro il nazismo la visone di un'Europa unita. S'immagini: nel pieno della guerra! I nazisti, in effetti, prospettavano un'Europa unita anche loro, ma un'Europa tedesca, unificata con la violenza e ordinata in modo totalitario. A ciò Thomas Mann contrappose la sua idea di una Germania che diventa europea: democratica, in un'Europa unita. Fu un'idea grandiosa e visionaria, perché allora niente indicava che un tempo questa idea si sarebbe potuta affermare. Similmente visionaria è stata del resto anche l'idea di un'Europa unita federalista di Altiero Spinelli. Anche lui sviluppò la sua idea avvenieristica nel pieno della guerra. Il suo "manifesto di Ventotene", scritto nel 1941, potrebbe aiutarci ancora oggi a superare anacronistici contrasti: nessuno deve avere paura di un super Stato europeo, uniforme e centralizzato. Vogliamo una Unione ispirata al principio di sussidiarietà.
Un saluto, Kemi.
Pubblicato da Kemi a 08:46
Etichette: libia, Napolitano, pace
Appello della Tavola della Pace in solidarietà con i popoli del Mediterraneo
Vi segnalo un articolo pubblicato oggi su: www.liberainformazione.org
Riporto integralmente il testo:
Questa "rivoluzione" è anche la nostra!
“E’ indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione,…” (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)
“Tutti hanno il diritto, individualmente e in associazione con altri, di promuovere e lottare per la protezione e la realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali a livello nazionale e internazionale” (Dichiarazione Onu Difensori dei Diritti Umani)
Ora basta. Basta con il silenzio e le connivenze. Basta con il cinismo, con la stupidità, la miopia, l’indifferenza.
L’Italia deve intervenire, senza ulteriori esitazioni, per fermare la brutale repressione delle manifestazioni in Libia e negli altri paesi del nord Africa e del Golfo. Allo stesso tempo l’Italia deve agire in seno all’Europa, al sistema delle Nazioni Unite e alle altre istituzioni internazionali democratiche all’insegna della ferma difesa dei diritti umani, del dovere di proteggere, di assistere e di accogliere le vittime della repressione. Le norme giuridiche non devono essere soltanto scritte ma effettivamente applicate.
Basta con i proclami ansiogeni da “stato di emergenza”. Basta con la diffusione di paure, paranoie, allarmi e minacce. Basta con il pessimismo e il catastrofismo politico.
Questa “rivoluzione” è anche la nostra. Prima di tutto perché è pacifica e perché crediamo nella globalizzazione dei diritti umani, della libertà e della democrazia. E ogni colpo assestato a regimi e dittature è un passo nella giusta direzione. Secondo perché noi (noi italiani ed europei) abbiamo tutto da guadagnare dal successo di queste storiche rivolte. Lo sviluppo civile, politico e sociale della sponda sud del Mediterraneo rappresenta una formidabile risorsa anche per lo sviluppo del nostro paese. Un’opportunità unica, storica, che non possiamo permetterci di sprecare. Per questo noi non dobbiamo invocare stabilità, ma cambiamento. Per questo, senza ulteriori indugi, dobbiamo essere concretamente al fianco di chi sta rischiando la vita per la libertà, la giustizia e la democrazia contro ogni forma di repressione.
Per questo l’Italia e l’Europa devono avere il coraggio di rompere con un passato fatto di sfruttamento, traffici leciti e illeciti, complicità con re, monarchi e dittatori, ingiustizie, violazioni dei diritti umani e silenzi interessati. Ostinarsi a fare come si è fatto sin’ora non è solo ingiusto ma anche impraticabile, miope e fallimentare. Un grande errore strategico.
L’Italia e l’Europa devono avere il coraggio di guardare al futuro e mobilitare ogni risorsa disponibile a sostegno dei cambiamenti in corso. Oltre alla propaganda isterica sulla “minaccia islamica" e sull’"Occidente satanico", oltre alla teoria dello scontro di civiltà, oltre alla vecchia logica delle armi e del muro contro muro, noi sappiamo che un altro futuro è possibile. L’Italia e l’Europa devono dare avvio immediato ad un radicale ripensamento delle relazioni con i paesi del nordafrica e in particolare con quelli in via di democratizzazione. E devono investire, con creatività e determinazione, per fare del Mediterraneo un vero mare della pace, della solidarietà, dell’incontro fertile tra persone e culture diverse, del dialogo tra le grandi religioni, della sicurezza comune e dello sviluppo umano per tutti.
Il nostro destino non sarà diverso da quello dei popoli del Mediterraneo. O ci impegniamo a progettare insieme delle condizioni di vita migliori per tutti o non ci sarà pace per nessuno.
Spetta a noi di investire sulla costruzione di un Mediterraneo che può diventare il cuore “dell’edificazione della storia nuova del mondo”(Giorgio La Pira).
Invitiamo tutti i cittadini, i gruppi, le associazioni, gli enti locali, le organizzazioni laiche e religiose, solidali con i giovani e i popoli in lotta per la dignità, i diritti umani, la libertà, la democrazia e lo stato di diritto nel mondo arabo, preoccupati per la dura repressione che stanno subendo e indignati per l’inazione del governo italiano, favorevoli ad un più coerente impegno per la pace e i diritti umani, ad esporre da subito la bandiera della pace ai balconi delle case.
1. una chiara e forte condanna di tutte le forme di repressione contro le manifestazioni pacifiche in corso;
2. l’immediato invio di osservatori internazionali (International Human Rights Monitors) e delle agenzie umanitarie nei paesi interessati dalle rivendicazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte del Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea;
3. il riconoscimento dei bisogni umanitari e del diritto all’accoglienza di tutti coloro che fuggono dalle violenze, dalle minacce e dalle altre violazioni dei diritti umani in atto nel mediterraneo;
4. il blocco della vendita delle armi e la sospensione di ogni forma di cooperazione militare con tutti i paesi che non rispettano il diritto di manifestare liberamente e pacificamente;
5. l’adozione tempestiva delle necessarie misure di assistenza umanitaria alle popolazioni sottoposte a deprivazioni dei diritti non soltanto civili e politici ma anche economici e sociali;
6. l’apertura di una inchiesta internazionale dell’Onu tesa a individuare, processare e punire i responsabili delle uccisioni e delle violenze contro i civili;
7. l’immediata convocazione dell’Assemblea Parlamentare Euromediterranea;
8. l’immediata definizione di un piano nazionale ed europeo di promozione della cooperazione e del dialogo tra la società civile, le organizzazioni e le culture, delle due sponde del Mediterraneo.
Facciamo appello alle organizzazioni e ai movimenti di società civile europea affinché attivino tutti le iniziative di solidarietà e di pressione sui governi europei perché finalmente si realizzi una autentica “Comunità del Mediterraneo per la sicurezza e lo sviluppo umano”.
Facciamo appello agli enti locali e alle Regioni perché, sull’esempio di Giorgio La Pira, diano vita ad una nuova stagione di diplomazia delle città basata sull’incontro, il dialogo, lo scambio e la cooperazione tra i popoli dell’Europa e del Mediterraneo.
Tavola della pace, Acli, Agesci, Arci, Cgil, Cisl, Articolo 21, Libera–Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, Cipsi, Cnca, Udu-Unione degli Universitari, Emmaus Italia, Pax Christi, Volontari nel Mondo-Focsiv, Associazione per la pace, Legambiente, Beati i Costruttori di pace, Centro per la pace Forlì/Cesena, Lega per i diritti e la liberazione dei popoli, Movimento Federalista Europeo, Flare, Terra del fuoco, Forum Trentino per la pace, Reds-Rete degli Studenti Medi (prime adesioni).
Le adesioni vanno inviate alla Tavola della Pace, via della viola 1 (06122) Perugia - Tel. 075/5736890 - fax 075/5739337 email segreteria@perlapace.it -
Pubblicato da Kemi a 09:20
Etichette: libia, pace
Vi segnalo questo articolo pubblicato ieri su:
Nel biennio 2008-2009 l’Italia ha autorizzato alle proprie ditte l’invio di armamenti alla Libia per oltre 205 milioni di euro che ricoprono più di un terzo (il 34,5%) di tutte le autorizzazioni rilasciate dall’UE (circa 595 milioni di euro).Articolo di: Giorgio Beretta
Foto di interno.it
L’Italia non solo è uno dei principali partner commerciali della Libia, ma è il maggiore esportatore europeo di armamenti al regime di Gheddafi. I Rapporti dell’Unione europea sulle esportazioni di materiali e sistemi militari (qui l'ultimo rapporto e un'analisi) certificano che nelbiennio 2008-2009 l’Italia ha autorizzato alle proprie ditte l’invio di armamenti alla Libia per oltre 205 milioni di euro che ricoprono più di un terzo (il 34,5%) di tutte le autorizzazioni rilasciate dall’UE (circa 595 milioni di euro). Tra gli altri paesi europei che nel recente biennio hanno dato il via libera all’esportazione di armi agli apparati militari di Gheddafi, figurano la Francia (143 milioni di euro), la piccola Malta (quasi 80 milioni di euro), la Germania (57 milioni), il Regno Unito (53 milioni) e il Portogallo (21 milioni).
Eppure non sono mancate le sollecitazioni. Dopo i primi tumulti nei paesi del nord Africa,Rete Disarmo e la Tavola della pace avevano chiesto esplicitamente al Governo italiano di sospendere ogni forma di cooperazione militare con Algeria, Egitto e Tunisia e di fatto con tutti i paesi dell’area. Simili richieste sono state inoltrate dalle associazioni pacifiste in Germania, in Francia e nel Regno Unito. I cui governi,inizialmente refrattari, hanno dovuto rispondere all’opinione pubblica. Solo il ministro Frattini è sordo ad ogni sollecitazione.
Non sembrino poca cosa i poco più di 2,2 milioni di euro e per “ricambi e addestramento” dei velivoli F260W della Alenia Aermacchi: la Libia infatti possiedecirca 250 aerei F260W, “un numero spropositato, anche considerando che si tratta delmodello armabile” – notano gli analisti. “Questi velivoli in origine Siai Marchetti, che in Europa vengono utilizzati come addestratori, ma che in Africa e America latina sonospesso impiegati come bombardieri, sono stati venduti all'Aeronautica libica negli anni Settanta. Ne erano stati acquistati 240, oggi non si sa quanti siano in servizio. Nel 2006 un certo numero di questi velivoli sono stati ceduti alle forze armate ciadiane che li hanno utilizzati per bombardare i ribelli sulle frontiere con il Sudan” –ricorda Enrico Casale.
Intanto il ministro della Difesa, La Russa conferma da Abu Dhabi che la nave della marina militare Elettra è stata mobilitata per far fronte alla emergenza creata dalla crisi in Libia. La Russa si trova negli Emirati Arabi per una non ben specificata (dai media italiani) “visita ufficiale”. Guarda caso proprio nell’emirato dove è in corsol’International Defence Exhibition and Conference (IDEX 2011), “il più grande salone espositivo su difesa e sicurezza nel Medio Oriente e nel Nord Africa”. Al quale non potevano mancare tutte le maggiori industrie italiane di armamenti. E specialmente Finmeccanica che ha realizzato "un padiglione all'avanguardia in linea con i principi espressi nel suo Rapporto di sostenibilità". E per cercare nuovi acquirenti in un’area che è sicuramente di "interesse strategico" adesso che diversi dittatori sono in bilico.
Pubblicato da Kemi a 10:32
Etichette: armi, libia
Se non ora, quando? Brescia, 13 Febbaio 2011
Domenica 13 Febbraio, Brescia.
Tante persone, donne e uomini.
Persone che erano felici di esserci per dire tutte insieme ora basta!
Quasi una festa anche se festa non era!
molti giovani!
N.B. se ti riconosci nelle foto e non gradisci apparire, informami che provvederò a togliere quella in cui sei raffigurato
Pubblicato da Kemi a 16:39
Se non ora, quando? Tutti in piazza il 13 Febbraio!
Qui il video di presentazione dell'iniziativa!
Qui il link al sito "Se non ora, quando" con tutte le informazioni sulla manifestazione.
Brescia – 13 febbraio, ore 15.00, Piazza Rovetta
Etichette: donne, manifestazione
Liberiamoci del maiale! La Repubblica 31/01/2011
Parlano dell'iniziativa su Repubblica ! qui
Pubblicato da Kemi a 08:37
Dove siete donne? Diciamo: ora basta
"Oltre 20mila firme: Braschi, Dandini e Zanardo", di Concita De Gregorio
Esistono anche altre donne. Esiste San Suu Kyi, che dice: «Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo
L'articolo completo di Concita De Gregorio lo trovate qui
Pubblicato da Kemi a 12:53
Vi faccio un indovinello.
E’ un vecchio sporcaccione,
si circonda di cortigiane, guitti e ruffiani,
Vi do 3 indizi:
1- Non esce mai di casa senza essersi passato il lucido da scarpe in testa.
2- Ha una cicatrice sulla guancia sinistra ben coperta dal cerone di scena.
3- Soffre di manie di persecuzione.
Quale è il misterioso personaggio dietro il punto interrogativo?
Fate girare l’indovinello!
Finché sta là dov’è abbiamo perso tutti!
Pubblicato da Kemi a 23:00
Accanimento senza età e senza fine!
Ancora violenza, ancora morti... ancora Donne.
Donne anziane, donne giovani, donne italiane, donne straniere.
Donne uccise, donne sfigurate, donne violate, donne sacrificate.
Donne uccise da uomini.
Donne uccise dall’indifferenza e dall’ormai conclamata incapacità di indignarsi di fronte allo scempio quotidiano della figura femminile.
Donne uccise anche da me. Donne uccise anche da te.
Se ne parla ,
qui , qui , qui , qui , e come sempre non se ne parla abbastanza.
Pubblicato da Kemi a 07:16
Abanese (1)
il paese delle donne on line (1)
rai news 24 (5)
reportersenzarete (2)
varie fonti (5)
vattene (5)
Vattene! Togli le tue luride mani dalla nostra Ita...
La nave dei balocchi affonda e topi e pantegane sc...
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 Articolo 21
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