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Timestamp: 2019-10-17 12:25:58+00:00

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Avvocati foro Novara Bossi Buscaglia Dulio: processi diritto penale, del lavoro, civile. Avvocato per causa divorzio licenziamento furto truffa incidente sinistro stradale - » Usufruisce dell’esonero dal contributo di mobilità anche l’ azienda che abbia avviato la procedura prima della sentenza di omologazione del concordato preventivo . Cassazione – Sezioni Unite Civili – Sentenza 12 marzo 2003 – 3597/2003
Usufruisce dell’esonero dal contributo di mobilità anche l’ azienda che abbia avviato la procedura prima della sentenza di omologazione del concordato preventivo . Cassazione – Sezioni Unite Civili – Sentenza 12 marzo 2003 – 3597/2003
Usufruisce dell’esonero dal contributo di mobilità anche lazienda che abbia avviato la procedura prima della sentenza di omologazione del concordato preventivo
Cassazione – Sezioni Unite Civili – Sentenza 12 marzo 2003 – 3597/2003
Presidente G. Ianniruberto – Relatore G. Prestipino
I Con l’unico motivo dell’impugnazione principale il fallimento ricorrente denuncia la violazione e la falsa applicazione dell’art. 3, terzo comma, l. 23 luglio 1991 n. 223, in relazione all’art. 360, primo comma n. 3, c.p.c. e sostiene che il Tribunale non ha considerato che, come era stato affermato nella sentenza resa a conclusione del giudizio di primo grado, la modifica legislativa apportata dall’art. 7 d.l. 20 maggio 1993 n. 141, convertito in l. 19 luglio 1993 n. 236, al primo comma dell’art. 3 della legge n. 223 del 1991 ha esplicato la sua efficacia anche sulla disposizione contenuta nel successivo terzo comma, con la conseguenza che il beneficio dalla esenzione dai pagamento del c.d. contributo di mobilità, al pari di quanto è ora previsto per l’ipotesi di ammissione al trattamento straordinario di integrazione salariale, deve essere concesso qualora la procedura di mobilità sia avviata anche prima che venga emanata la sentenza di omologazione del concordato preventivo con cessione dei beni. Aggiunge il ricorrente che la contraria interpretazione data dall’INPS alla disposizione di legge e condivisa dal Tribunale di Verona; secondo cui soltanto il liquidatore nominato con la sentenza di omologazione del concordato è legittimato a dar corso alla procedura di mobilità, è contraria alla ratio della suddetta modifica introdotta nel 1993, dal momento che il legislatore, nel sistema della legge n. 223 del 1991 e pur tenendo presenti le distinte finalità cui tendono i due diversi istituti, ha voluto porre 1e medesime condizioni perché, in caso di concordato preventivo con cessione di beni, si possa far luogo sia al procedimento di trattamento straordinario di integrazione salariale, sia a quello di mobilità.
II Il primo comma dell’art. 3 l. 23 luglio 1991 n. 223, nel testo originario, stabiliva che in casi particolari, tutti relativi all’apertura di un procedimento concorsuale – la cui pendenza, di per sé, rende evidente l’esistenza di una situazione di crisi aziendale che non ha bisogno di essere ulteriormente dichiarata e, inoltre, non richiedendosi nemmeno la presentazione di un programma di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale (secondo la generale disciplina dettata per tutte le altre imprese) – il trattamento straordinario di integrazione salariale poteva essere concesso alla seguente, duplice condizione (oltre a quella inerente al requisito dimensionale, essendo necessario l’impiego di più di quindici dipendenti nel semestre precedente la data di presentazione della richiesta: v. il precedente art. 1): a) qualora l’impresa fosse sottoposta a fallimento o a liquidazione coatta amministrativa o ad amministrazione straordinaria ovvero fosse emanata nei suoi confronti sentenza di omologazione del concordato preventivo con cessione dei beni; b) qualora l’attività imprenditoriale fosse già cessata o, se non ancora cessata, se non ne fosse stata disposta la continuazione. Il beneficio poteva essere concesso “su domanda del curatore, del liquidatore o del commissario, per un periodo non superiore a dodici mesi”.
III Mentre prima della modifica di cui si è parlato non risulta che fosse sorta questione, a livello sia teorico che pratico, sull’interpretazione delle disposizioni delle quali è stato riportato il contenuto, l’entrata in vigore della norma che ha modificato la disciplina dettata per la cassa integrazione guadagni straordinaria in caso di concordato preventivo con cessione dei beni, ha dato luogo ad una divergenza di opinioni, che ha avuto riflessi anche sulla giurisprudenza di legittimità.
IV Le ragioni che vengono addotte a fondamento del primo indirizzo sono le seguenti.
V A sostegno del secondo indirizzo vengono svolte le seguenti argomentazioni.
VI Entrambi gli indirizzi hanno il torto di procedere all’interpretazione della disposizione contenuta nel terzo comma dell’art. 3 della legge n. 223 del 1991 facendo riferimento alla intervenuta modifica del primo comma e finiscono, quindi., con il trascurare l’esatto significato che deve essere assegnato alla norma in questione in base alla sua originaria (ed immutata) formulazione.
VII Nei termini appena indicati, che non riflettono alcuno dei due sopra indicati indirizzi giurisprudenziali, va composto il contrasto che ha determinato l’assegnazione del ricorso alle Sezioni Unite. E poiché nel caso in esame è pacifico che i lavoratori dipendenti dalla società (omissis) erano stati collocati in mobilità dal commissario giudiziale del concordato preventivo dopo l’apertura di tale procedimento (anche se prima della sentenza di omologazione), il ricorso principale deve essere accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione a tale ricorso; e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ai sensi dell’art. 384, primo comma, c.p.c., deve essere accolta la domanda proposta dalla suddetta società nel giudizio di primo grado e deve essere dichiarato il diritto della medesima società (ora dei relativo fallimento) all’esonero dal versamento all’(omissis) del contributo di mobilità previsto dall’art. 5, quarto comma, della legge n. 223 del 1991.
VIII Passando all’esame dell’impugnazione incidentale proposta dall’Istituto previdenziale, quest’ultimo con l’unico motivo deduce la violazione dell’art. 112 c.p.c. e vizi di motivazione (art. 360, primo comma n. 3 e 5, c.p.c.) e lamenta che il Tribunale abbia del tutto omesso di pronunciare sulla sua domanda riconvenzionale avente per oggetto la condanna della controparte al pagamento della complessiva somma di L. 1.217.529.921, oltre agli interessi legali.
IX Pure questo motivo è fondato, dal momento che, come risulta dalla sentenza impugnata, il Tribunale di Verona ha omesso qualsiasi pronuncia sulla domanda riconvenzionale proposta dall’(omissis), incorrendo, in tal modo, nel vizio di cui all’art. 112 c.p.c. denunciato dall’Istituto. Anche il ricorso incidentale, per conseguenza, deve essere accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata pure in relazione a tale ricorso, con rinvio della causa – trattandosi di un vizio che non consente la pronuncia nel merito da parte di questa Corte – ad un altro giudice.
La Corte riunisce i ricorsi, accoglie il ricorso principale, cassa la sentenza impugnata in relazione a tale ricorso e, decidendo nel merito, accoglie la domanda proposta dalla società (omissis) (poi dichiarata fallita) contro l’(omissis), dichiarando il diritto del fallimento all’esonero dal versamento del contributo di mobilità. Accoglie altresì il ricorso incidentale, cassa la sentenza impugnata pure in relazione a tale ricorso e rinvia la causa alla Corte di appello di Brescia, che pronuncia anche sulle spese del giudizio di cassazione

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 art. 1
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