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Timestamp: 2019-12-06 06:26:50+00:00

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Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza 11 settembre 2017, n. 4286. In riferimento al provvedimento interdittivo emesso a seguito di istanza di aggiornamento ex art. 91 comma 5 del Codice delle leggi antimafia - Renato D'Isa
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Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza 11 settembre 2017, n. 4286. In riferimento al provvedimento interdittivo emesso a seguito di istanza di aggiornamento ex art. 91 comma 5 del Codice delle leggi antimafia
In riferimento al provvedimento interdittivo emesso a seguito di istanza di aggiornamento ex art. 91 comma 5 del Codice delle leggi antimafia, l’istanza di aggiornamento, per quanto fondata su specifici e documentati elementi di novità rappresentati alla Prefettura, non delimita l’ambito di valutazione discrezionale che a questa spetta, nel rinnovato esercizio del suo potere ai fini dell’aggiornamento, né la vincola al solo spazio di indagine costituito dagli elementi sopravvenuti indicati dall’impresa, entro, per così dire, binari precisi o rime obbligate.
Sentenza 11 settembre 2017, n. 4286
Ministero dell’Interno, Anac – Autorità Nazionale Anticorruzione, in persona dei legali rappresentanti p.t., rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via (…);
-Omissis-., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati An. Cl., Lu. Gi., con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato An. Cl. in Roma, via (…);
Visto l’atto di costituzione in giudizio di -OMISSIS-.;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 27 giugno 2017 il Cons. Stefania Santoleri e uditi per le parti l’avvocato An. Cl. e l’avvocato dello Stato Ma. An. Sc.;
1. – Con provvedimento del -OMISSIS-, il Prefetto della Provincia di Torino ha emesso l’informativa antimafia nei confronti della società -OMISSIS-., operante nel settore del movimento terra, in quanto a seguito di istruttoria è emerso un quadro articolato di legami e di cointeressenza economica tra tale società, anche per il tramite dell’amministratore unico -OMISSIS-e soggetti legati alla criminalità organizzata, quali -OMISSIS-e la famiglia -OMISSIS-, che presentavano aspetti di forte contiguità con soggetti coinvolti nel procedimento penale “-OMISSIS-“, ed in particolare con -OMISSIS-.
2. – La società -OMISSIS-, avendo operato modifiche nella propria compagine sociale e amministrativa, ha presentato alla Prefettura di Torino un’istanza di aggiornamento ex art. 91 comma 5 del D.Lgs. 159/11, chiedendo il rilascio della liberatoria antimafia.
3. – Tale provvedimento è stato impugnato dalla società -OMISSIS- dinanzi al TAR per il Piemonte che, con la sentenza appellata, ha accolto il ricorso per difetto di motivazione ed irragionevolezza.
4. – Avverso la decisione del TAR hanno proposto appello l’Amministrazione dell’Interno unitamente all’ANAC, chiedendone la riforma.
4.1 – Si è costituita in giudizio la società -OMISSIS- che ha eccepito, preliminarmente, l’inammissibilità del ricorso in appello per nullità del gravame, in quanto privo della sottoscrizione con firma digitale prescritta nel processo amministrativo telematico dall’art. 136, comma 2 bis, c.p.a. e dall’art. 9 del DPCM n. 40/2016.
4.2 – In data 11 aprile 2017 le appellanti hanno depositato il ricorso in appello nativo digitale munito della firma digitale dell’Avv. dello Stato Mario Antonio Scino; il successivo 16 maggio 2017 hanno depositato la prova dell’avvenuta notificazione a mezzo posta (copia per immagini della raccomandata munita della firma digitale dell’Avv. dello Stato Mario Antonio Scino).
4.3 – La società appellata ha quindi depositato memoria ex art. 73 c.p.a. e memoria di replica.
4.4 – All’udienza pubblica del 27 giugno 2017 l’appello è stato trattenuto in decisione.
5.1 – Deve essere preliminarmente esaminata l’eccezione di nullità del ricorso in appello, sollevata dalla difesa dell’appellata.
La sentenza n. -OMISSIS- – alla quale per ragioni di sinteticità si fa espresso rinvio – ha qualificato tale vizio come ipotesi di mera irregolarità sanabile, prevedendo l’applicabilità dell’art. 44 comma 2 c.p.a., secondo cui il giudice deve fissare un termine perentorio entro il quale la parte onerata deve provvedere alla regolarizzazione dell’atto nelle forme di legge, con la comminatoria della declaratoria di irricevibilità del ricorso in caso mancata osservanza del termine.
Nel caso di specie, la parte appellante – tenuto conto di tale sentenza – ha spontaneamente provveduto alla regolarizzazione dell’atto, ed ha depositato il ricorso in appello nativo digitale munito della firma digitale dell’Avv. dello Stato Mario Antonio Scino, corredato successivamente anche della prova della sua notificazione.
6. – Prima di passare ad esaminare le doglianze proposte nell’atto di appello è opportuno richiamare il tenore del provvedimento impugnato e le statuizioni contenute nella sentenza del TAR.
6.1 – Il Prefetto di Torino, nel confermare la precedente interdittiva antimafia, ha rilevato – innanzitutto – che la cessazione di ogni rapporto tra il Sig. -OMISSIS-e la società -OMISSIS- non avrebbe fatto venir meno il rischio di condizionamento da parte della criminalità organizzata, in quanto:
– egli ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di amministratore unico della società e al suo posto è subentrata la sig.ra -OMISSIS-;
– il 5 maggio 2015, infatti, ha ceduto le proprie quote di proprietà della società -OMISSIS- alla società -OMISSIS-società di proprietà della sig.ra -OMISSIS-;
– la sig.ra -OMISSIS-ha ricoperto la carica di amministratore unico della società dal 24 giugno 2014 al 22 luglio 2015, data nella quale è stato costituito il nuovo C.d.A.; da quel momento lei ha assunto la carica di consigliere;
– la società -OMISSIS-è posseduta all’100% dalla sig.ra -OMISSIS- che riveste la carica di amministratore unico di tale società, e l’83% delle quote della società -OMISSIS- è detenuto dalla -OMISSIS-;
– i numerosi rapporti economici (scambi societari) intercorsi tra la società -OMISSIS- con società direttamente riconducibili alla famiglia -OMISSIS- e a -OMISSIS-non sarebbero venuti meno, in quanto:
– la società -OMISSIS-(riconducibile a -OMISSIS-) ha detenuto 800 azioni della -OMISSIS- e le ha cedute alla -OMISSIS-nel 2011;
– la -OMISSIS-annovera tra i suoi soci -OMISSIS- (marito di -OMISSIS-) che ha ricoperto la carica di procuratore speciale della -OMISSIS- S.r.l., riconducibile a -OMISSIS-, colpita da interdittiva antimafia del Prefetto di Milano;
– la -OMISSIS- ha detenuto una partecipazione societaria nella società -OMISSIS- costituita dopo i provvedimenti emessi dal G.I.P. del Tribunale di Torino in relazione all'”Operazione -OMISSIS-” che aveva interessato anche le quote della -OMISSIS-, intestate a -OMISSIS- -OMISSIS-, condannato per il reato di appartenenza ad associazione mafiosa; -OMISSIS-aveva a sua volta rilevato il ramo di azienda della società -OMISSIS- relativa all’acquisto e ristrutturazione dello stabile ex palestra di -OMISSIS-.
6.2 – Con la sentenza di primo grado il TAR ha ritenuto, invece, che dinanzi:
– alla fine di qualsiasi rapporto tra la società ed il sig. -OMISSIS-(cui venivano imputati rapporti con esponenti della criminalità organizzata), cessato il 24.06.2014 dalla carica di Amministratore Unico e non più titolare dal 22.09.2014 di azioni della -OMISSIS-.,
– alla nomina, in luogo dell’Amministratore Unico, di un Consiglio di Amministrazione costituito da altri soggetti, tra cui la sig.ra -OMISSIS-, che nulla avevano a che fare con i precedenti vertici della società,
– all’annullamento da parte del TAR Lombardia, con sentenza n. -OMISSIS- (confermata in cautelare dal Consiglio di Stato), dell’informativa emessa a carico della -OMISSIS- s.r.l., società della quale il sig. -OMISSIS-, marito della sig.ra -OMISSIS-, era stato procuratore speciale;
– “il possesso dell’83% del capitale sociale della -OMISSIS-. da parte della -OMISSIS-amministrata e detenuta dalla stessa sig.ra -OMISSIS-, mai citata nell’informativa originaria ed, allo stato, in base agli atti di causa, mai indagata, non appare, in verità, da solo, un motivo sufficiente a ritenere ancora integrato il pericolo di infiltrazioni mafiose”;
– “la conferma dell’interdittiva nei confronti della -OMISSIS-., se fondata soltanto sui medesimi presupposti del provvedimento del 13.05.2014 risulta, in special modo, in contraddizione con l’avvenuto annullamento dell’informativa adottata a carico della -OMISSIS- s.r.l. società considerata dalla Prefettura di Torino il tramite del “contagio” del rischio di infiltrazione mafiosa per i suoi legami con la famiglia -OMISSIS-
7. – Con il ricorso in appello le Amministrazioni appellanti hanno dedotto, in estrema sintesi, che:
– la riorganizzazione della società -OMISSIS- sarebbe più apparente che reale, in quanto il socio di maggioranza è divenuta la società -OMISSIS-che era già proprietaria insieme al Sig. -OMISSIS-della -OMISSIS- al momento della prima interdittiva;
– la -OMISSIS-è completamente controllata dalla sig.ra -OMISSIS-, che ricopre la carica di consigliere della -OMISSIS-;
– la -OMISSIS-costituisce l’elemento di continuità con la precedente gestione della società al momento dalla prima interdittiva, come si evidenzia dai passaggi proprietari e di gestione societaria;
– la -OMISSIS-era domina della -OMISSIS-quando ha acquistato il terreno edificabile da -OMISSIS-, condannato insieme a -OMISSIS- nel processo “-OMISSIS-” per la vicenda del voto di scambio;
– era residente o domiciliata insieme al marito -OMISSIS- presso un immobile concesso in locazione dalla moglie di -OMISSIS-;
– la -OMISSIS-quindi, benché incensurata, agisce come soggetto contiguo, anche tramite la società -OMISSIS-alla famiglia -OMISSIS-, ed era organica alla società -OMISSIS- anche al momento della prima interdittiva quando i signori -OMISSIS-e -OMISSIS-(precedente amministratore della -OMISSIS-) ponevano in essere le condotte rilevanti ai fini antimafia;
– dispone, in qualità di proprietaria del socio di maggioranza della -OMISSIS- e di consigliere di amministrazione, della capacità di condizionare in modo significativo la società;
– l’annullamento dell’informativa del Prefetto di Milano nei confronti della -OMISSIS- S.r.l., sarebbe irrilevante, tenuto conto della riforma di tale sentenza da parte del Consiglio di Stato (sentenza n. -OMISSIS-);
– tali elementi, sarebbero quindi sufficienti – sulla base del principio del più probabile che non – a sostenere il provvedimento impugnato in primo grado.
7.2 – Con la propria memoria difensiva la società -OMISSIS- contesta quanto sostenuto dalle appellanti, rilevando che:
– a seguito del rinnovamento societario sarebbe venuto meno ogni contatto con il sig. -OMISSIS- e con le società a lui riconducibili;
– la Prefettura richiamerebbe fatti utilizzati per la prima interdittiva, non tenendo conto del rinnovamento societario;
– non fornirebbe elementi sui quali fondare il pericolo di infiltrazione mafiosa;
– di qui l’illogicità, irragionevolezza, difetto di motivazione e di istruttoria dell’atto.
8. – Preliminarmente ritiene il Collegio di dover richiamare la sentenza n. -OMISSIS-, ricognitiva della giurisprudenza della Sezione in tema di interdittiva prefettizia antimafia, secondo cui:
– tale provvedimento costituisce una misura preventiva volta a colpire l’azione della criminalità organizzata, impedendole di avere rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione;
– trattandosi di una misura a carattere preventivo, prescinde dall’accertamento di singole responsabilità penali nei confronti dei soggetti che, nell’esercizio di attività imprenditoriali, hanno rapporti con la pubblica amministrazione e si fonda sugli accertamenti compiuti dai diversi organi di polizia valutati, per la loro rilevanza, dal Prefetto territorialmente competente;
– tale valutazione costituisce espressione di ampia discrezionalità, che può essere assoggettata al sindacato del giudice amministrativo sotto il profilo della sua logicità in relazione alla rilevanza dei fatti accertati;
– essendo il potere esercitato espressione della logica di anticipazione della soglia di difesa sociale, finalizzata ad assicurare una tutela avanzata nel campo del contrasto alle attività della criminalità organizzata, la misura interdittiva non deve necessariamente collegarsi ad accertamenti in sede penale di carattere definitivo e certi sull’esistenza della contiguità dell’impresa con organizzazione malavitose, e quindi del condizionamento in atto dell’attività di impresa, ma può essere sorretta da elementi sintomatici e indiziari da cui emergano sufficienti elementi del pericolo che possa verificarsi il tentativo di ingerenza nell’attività imprenditoriale della criminalità organizzata;
– i contatti o i rapporti di frequentazione, conoscenza, colleganza, amicizia, di titolari, soci amministratori, dipendenti dell’impresa con soggetti raggiunti da provvedimenti di carattere penale o da misure di prevenzione antimafia, possono assumere rilevanza quando non siano frutto di causalità, o per converso, di necessità;
– se è irrilevante un episodio isolato, secondo la logica del “più probabile che non” non lo sono i contatti che l’imprenditore direttamente o anche tramite un proprio intermediario, tenga con soggetti attinti da provvedimenti antimafia;
– rilevano anche le vicende anomale nella concreta gestione dell’impresa consistenti in fatti che lascino intravedere, nelle scelte aziendali, nelle dinamiche realizzative delle strategie imprenditoriali, nella stessa fase operativa o nella quotidiana attività di impresa, evidenti segni di influenza mafiosa, ovvero le vicende anomale nella formale struttura dell’impresa, sia essa in forma individuale o collettiva, nonché l’abuso della personalità giuridica;
– vi rientrano le sostituzioni negli organi sociali, nella rappresentanza legale della società, nonché nella titolarità delle imprese individuali ovvero delle quote societarie, effettuate da chiunque conviva con soggetti destinatati di provvedimenti di cui alle lettere a) e b) dello stesso art. 84, comma 4, del d.lgs. n. 159 del 2011, realizzate con modalità che, per i tempi in cui vengono realizzati, il valore economico delle transazioni, il reddito dei soggetti e le qualità dei subentranti, “denotino l’intento di eludere la normativa sulla documentazione antimafia”;
– rilevano, più in generale, tutte quelle operazioni fraudolente, modificative o manipolative della struttura dell’impresa, che essa esercitata in forma individuale o societaria:
– scissioni, fusioni, affitti di azienda o anche solo di ramo di azienda, acquisti di pacchetti azionari o di quote societarie da parte di soggetti, italiani o esteri, al di sopra di ogni sospetto, spostamenti di sede, legale od operativa, in zone apparentemente ‘franché dall’influsso mafioso;
– tali operazioni vanno considerate fraudolente, quando sono eseguite al malcelato fine di nascondere o confondere il reale assetto gestionale e con un abuso delle forme societarie, dietro il cui schermo si vuol celare la realtà effettiva dell’influenza mafiosa, diretta o indiretta, ma pur sempre dominante.
8.1 – Svolte queste premesse relative al provvedimento di prevenzione antimafia in generale, è opportuno aggiungere che la giurisprudenza amministrativa ha precisato – con specifico riferimento al provvedimento interdittivo emesso a seguito di istanza di aggiornamento ex art. 91 comma 5 del Codice delle leggi antimafia, che l’istanza di aggiornamento, per quanto fondata su specifici e documentati elementi di novità rappresentati alla Prefettura, non delimita l’àmbito di valutazione discrezionale che a questa spetta, nel rinnovato esercizio del suo potere ai fini dell’aggiornamento, né la vincola al solo spazio di indagine costituito dagli elementi sopravvenuti indicati dall’impresa, entro, per così dire, “binari precisi o rime obbligate” (Cons. St., sez. III, 13 maggio 2015, n. 2410 richiamata nella già citata sentenza della Sezione n. -OMISSIS-).
9. – Alla luce di questi principi ritiene il Collegio che la sentenza di primo grado meriti la riforma, in quanto il provvedimento del Prefetto di Torino impugnato in primo grado non presenta alcuno dei vizi rilevati dal TAR.
Occorre poi considerare che – da quanto emerge dagli atti istruttori versati in atti dall’Avvocatura dello Stato nel giudizio di primo grado – la sig.ra -OMISSIS-presenta stretti legami con -OMISSIS- e soggetti condannati all’esito del processo -OMISSIS-, tra i quali – in primis – -OMISSIS-(cfr. nota della Guardia di Finanza – Nucleo di Polizia Tributaria di Torino del -OMISSIS-, doc. n. 3 fasc. primo grado dell’Avvocatura).
Ciò emerge sia dal parere della DIA – Centro Operativo di Torino del -OMISSIS-(doc. n. 4 fasc. di primo grado dell’Avvocatura), sia dal parere del Gruppo Interforze reso nella riunione del -OMISSIS- (doc. n. 5 del fasc. di primo grado dell’Avvocatura).
9.1 – L’ulteriore presupposto su cui si fonda la sentenza del TAR – e cioè l’annullamento dell’interdittiva antimafia emessa del Prefetto di Milano nei confronti della società -OMISSIS- – è venuto meno, in quanto la decisione di primo grado è stata riformata in appello.
9.2 – Né possono accogliersi le tesi difensive proposte dalla appellata: innanzitutto il provvedimento impugnato risale al -OMISSIS- e quindi è ovvio che non tenga conto della sentenza della Corte di Cassazione n. -OMISSIS-.
In ogni caso questa Sezione, nella sentenza del -OMISSIS-, ha condiviso le tesi dell’Amministrazione in merito all’irrilevanza del mancato riconoscimento dell’aggravante di cui all’art. 7 del D.L. 152/1991 (consistente nell’aver commesso il reato di cui all’art. 416 ter c.p.- corruzione elettorale – al fine di agevolare l’associazione mafiosa) e della mancata qualificazione del reato come delitto di cui all’art. 416 ter c.p., tenuto conto che il reato di scambio di voti – con cui il -OMISSIS- è stato comunque condannato – costituisce in ogni caso un chiaro riscontro della fondatezza del giudizio di condizionamento.
Né può accogliersi la tesi dell’appellata diretta a sostenere che nell’appello sarebbero stati allegati nuovi elementi non addotti nel provvedimento impugnato, in quanto le doglianze delle Amministrazioni appellanti si fondano – comunque – su elementi desumibili dal provvedimento prefettizio e dagli atti istruttori che lo sorreggono.
10. – Con il secondo motivo le Amministrazioni appellanti ripropongono le tesi difensive già dedotte in primo grado, rilevando che l’annotazione dell’informazione prefettizia di natura interdittiva deve essere iscritta nel casellario informatico dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, regolato dall’art. 8, comma 4, ultimo periodo del D.P.R. 5 ottobre 2010 n. 207, tenuto conto dell’indubbia importanza che la notizia riveste per le stazioni appaltanti per poter verificare se l’impresa possa partecipare alle gare di appalto.
10. – In conclusione, per i suesposti motivi, l’appello va accolto e, per l’effetto, in riforma della sentenza di primo grado, va respinto il ricorso di primo grado.
11. – Le spese del doppio grado di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.
(Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto, in riforma della sentenza di primo grado, respinge il ricorso di primo grado.
Condanna l’appellata al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio che liquida in complessivi ? 5.000,00 oltre accessori di legge, se dovuti.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare le persone fisiche e giuridiche riportate in motivazione.
Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 19 novembre 2015, n. 5278....

References: sentenza 
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