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Timestamp: 2020-08-10 19:36:35+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 34152 del 20/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34152 del 20/12/2019
Cassazione civile sez. III, 20/12/2019, (ud. 19/09/2019, dep. 20/12/2019), n.34152
sul ricorso 10032/2018 proposto da:
MILENA PATTERI;
INAIL NUORO, CARIGE ASSICURAZIONE SPA, V.S.,
avverso la sentenza n. 379/2017 della CORTE D’APPELLO SEZ. DIST. di
SASSARI, depositata il 05/10/2017;
M.G. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello di Cagliari n. 379 del 2017 che, rigettando integralmente l’appello, ha confermato la sentenza di prime cure con la quale era stata respinta la sua domanda volta ad accertare la responsabilità esclusiva di V.S. nella causazione di un sinistro stradale nel quale era rimasto coinvolto, con la connessa domanda di danni nonchè era stata respinta la domanda di surroga proposta da Inail, condannato in autonomo giudizio a pagare una rendita per infortunio, nei confronti della compagnia Carige.
La Corte territoriale, per quel che ancora rileva in questa sede, ha confermato la già accertata incompatibilità dei danni riportati dai veicoli coinvolti nel sinistro con la prospettata tesi di un urto a bassa velocità ed ha, pertanto, rigettato l’appello, condannando l’appellante alle spese del grado.
Avverso la sentenza M.G. propone ricorso per cassazione affidato a due motivi. Nessuno resiste al ricorso.
1. Con il primo motivo – omessa pronuncia ai sensi dell’art. 112 c.p.c., non avendo il giudice risposto per intero alle questioni proposte, violazione e falsa applicazione delle regole sull’onere della prova in relazione ai principi relativi al risarcimento dei danni derivanti da sinistro stradale, mancato o insufficiente esame di punti decisivi della controversia prospettati dalle parti, ai sensi dell’art. 360, comma 1, nn. 3, 4 e 5 – censura la sentenza per una serie di motivi privi di specificità, per lo più soltanto enunciati ma non illustrati.
In sostanza la vera censura, dedotta nel motivo, consiste nella pretesa violazione dell’art. 274 c.p.c., laddove il Giudice, disposta la riunione dei giudizi – quello di responsabilità civile e quello volto ad ottenere la rendita Inail – che conservavano comunque ciascuno una propria individualità, avrebbe deciso il secondo giudizio – quello promosso dall’Inail – sulla base di una CTU acquisita nell’altro giudizio, in spregio alla giurisprudenza di questa Corte secondo la quale la riunione dei giudizi non produce la perdita di autonomia e di individualità di ciascuno di essi sicchè le prove raccolte nell’uno non sono utilizzabili nel secondo.
1.1 Il motivo è inammissibile per plurimi e distinti motivi. Innanzitutto perchè è privo di autosufficienza non indicando come e dove la questione della violazione dell’art. 274 c.p.c., sia stata posta nei giudizi di merito. La questione è nuova e dunque inammissibile (Cass., 1, n. 25319 del 25/10/2017; Cass., 2, 20712), perchè con il secondo motivo di appello l’appellante aveva dedotto la nullità della sentenza per avere il giudice rigettato le domande dell’Inail in base alla sola consulenza tecnica espletata prima della riunione dei procedimenti ai soli fini della compressione del diritto di difesa dell’Inail e non anche ai fini, come pretenderebbe il ricorrente di sostenere in questa sede, di illustrare la violazione dell’art. 274 c.p.c., introdotta per la prima volta in cassazione.
La giurisprudenza invocata dal ricorrente in ordine alla non utilizzabilità delle prove nei giudizi riuniti non si attaglia neppure alla fattispecie, perchè il rigetto della domanda di surroga non ha necessitato di alcuna istruttoria ma è stata una mera automatica conseguenza del rigetto della domanda di danni, sicchè neppure si è posta, a ben considerare, la questione dell’utilizzabilità delle prove raccolte nel giudizio sui danni nel giudizio di surroga.
2. Con il secondo motivo denuncia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5, violazione degli artt. 2054 e 2697 c.c.; degli artt. 115 e 116 c.p.c., per grave travisamento della CTU che avrebbe condotto il Giudice di merito ad una non corretta ricostruzione della quaestio facti e all’erronea applicazione di una norma di legge.
In sostanza chiede un riesame delle critiche alla CTU già svolte e rigettate dal Giudice d’Appello.
2.1 Il motivo è inammissibile per plurimi profili. Innanzitutto perchè difetta di specificità e di autosufficienza non illustrando i pretesi vizi di violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c.; in secondo luogo perchè di merito, volto cioè a sollecitare questa Corte ad un riesame – di merito – delle critiche svolte alla CTU.
Quanto al vizio di motivazione, in disparte profili di inammissibilità connessi alla preclusione ex art. 348 ter c.p.c., in presenza di cd. “doppia conforme”, ed all’erronea formulazione del motivo nei termini dell’insufficiente motivazione, ormai espunta dal testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, esso è certamente infondato perchè la Corte d’Appello si è diffusa lungamente ad illustrare per quali ragioni le osservazioni mosse da controparte alla consulenza tecnica d’ufficio dovessero essere rigettate.
3. Conclusivamente il ricorso deve essere rigettato. Non occorre provvedere sulle spese perchè nessuno si è costituito per parte resistente. Si dà, invece, atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente del cd. “raddoppio “del contributo unificato.
La Corte rigetta il ricorso. Nulla spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 348
 art. 13
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