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Timestamp: 2020-08-11 13:16:47+00:00

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Conto corrente bancario, ripetizione di indebito e distinzione dei versamenti solutori da quelli ripristinatori.
Conto corrente bancario – Ripetizione di indebito – Distinzione dei versamenti solutori da quelli ripristinatori della provvista.
Secondo Cass. Sez. U. 2 dicembre 2010, n. 24418, se il correntista, nel corso del rapporto, abbia effettuato non solo prelevamenti ma anche versamenti, in tanto questi ultimi potranno essere considerati alla stregua di pagamenti, tali da formare oggetto di ripetizione (ove risultino indebiti), in quanto abbiano avuto lo scopo e l'effetto di uno spostamento patrimoniale in favore della banca. E questo accadrà ove si tratti di versamenti eseguiti su un conto in passivo cui non accede alcuna apertura di credito a favore del correntista, o quando i versamenti siano destinati a coprire un passivo eccedente i limiti dell'affidamento: non così in tutti i casi nei quali i versamenti in conto, non avendo il passivo superato il limite dell'affidamento concesso al cliente, fungano unicamente da atti ripristinatori della provvista della quale il correntista può ancora continuare a godere.
E’ necessario dunque distinguere i versamenti solutori da quelli ripristinatori della provvista: giacchè solo i primi possono considerarsi pagamenti nel quadro della fattispecie di cui all'art. 2033 c.c.; con la conseguenza che la prescrizione del diritto alla ripetizione dell'indebito decorre, per tali versamenti, dal momento in cui le singole rimesse abbiano avuto luogo. I versamenti ripristinatori, invece - come precisato dalle Sezioni Unite - non soddisfano il creditore ma ampliano (o ripristinano) la facoltà d'indebitamento del correntista: sicchè, con riferimento ad essi, di pagamento potrà parlarsi soltanto dopo che, conclusosi il rapporto di apertura di credito in conto corrente, la banca abbia percepito dal correntista il saldo finale, in cui siano compresi interessi non dovuti: per essi, quindi, la prescrizione decorre dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati. Il che è quanto dire che ai fini della prescrizione assumerà rilievo anche la rimessa (solutoria) con cui il correntista ripiana l'esposizione debitoria maturata in ragione del rapporto di affidamento oramai cessato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 July 2020, n. 14958.
Decorso degli interessi postfallimentari fuori dalla procedura e maturazione della prescrizione.
Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Interessi post-fallimentari – Decorrenza degli interessi fuori dalla procedura concorsuale – Decorso e interruzione della prescrizione sugli interessi.
La prescrizione dei crediti da interessi maturati sui crediti chirografari, ai sensi dell'art. 55, comma 1, legge fall., viene interrotta, nella procedura fallimentare, dalla domanda di insinuazione al passivo con effetto permanente per tutto il corso della procedura. Nella diversa ipotesi di amministrazione straordinaria, sottoposta alla disciplina originaria di cui alla legge n. 95/1979, come avviene anche nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, l'esecutività dello stato passivo depositato dal commissario ai sensi dell'art. 209 legge fall. comporta interruzione della prescrizione con effetto permanente, per tutto il corso della relativa procedura concorsuale, anche per i creditori ammessi a diretto seguito della comunicazione inviata dal commissario ai sensi dell'art. 207, comma 1, legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 July 2020, n. 14527.
Nullità ex art. 1346 c.c. della clausola che rimette, pur entro determinati limiti minimi e massimi, la determinazione degli interessi alla discrezionalità della banca.
Conto corrente – Interessi – Determinabilità dell’oggetto – Tutele.
È nulla per indeterminatezza dell’oggetto ai sensi dell’art. 1346 c.c. la clausola relativa agli interessi in un rapporto di conto corrente in cui la concreta determinazione del tasso variabile, pur entro determinate soglie minime e massime fissate nel contratto, dipende dalla mera discrezionalità di una delle parti del contratto e non sia, invece, rimessa ad un elemento esterno al contratto.
Sul piano rimediale, la nullità per indeterminatezza dell’oggetto ex art. 1346 c.c. della clausola di un rapporto di conto corrente che rimette la determinazione del tasso d’interessi variabile alla mera discrezionalità della banca, posta la sua natura generale, è regolata dalla disciplina di diritto comune; non si applica, invece, la regola dell’art. 117,7 comma T.u.b., che è riferita testualmente alle sole violazioni dei commi 4 e 5 dello stesso art. 117 T.u.b. e si pone quale rimedio correttivo delle peculiari ipotesi di nullità di protezione previste dal Titolo del T.u.b. dedicato alla trasparenza delle condizioni contrattuali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 18 June 2020, n. 11876.
Decorrenza degli interessi compensativi sulle obbligazioni pecuniarie dello Stato e degli enti pubblici.
Obbligazioni pecuniarie dello Stato e degli enti pubblici - Interessi compensativi - Decorrenza - Liquidità ed esigibilità del credito - Momento determinativo - Emissione del titolo di spesa - Rilevanza - Esclusione - Fondamento.
I debiti dello Stato e degli altri enti pubblici diventano liquidi ed esigibili e perciò produttivi di interessi corrispettivi, ai sensi dell'art. 1282 c.c., quando ne sia determinato l'ammontare e se ne possa ottenere alla scadenza il puntuale adempimento, a prescindere dal procedimento contabile di impegno e ordinazione della spesa (cd. titolo di spesa), che, trattandosi di una regola di condotta interna della P.A., costituisce operazione esterna alla fattispecie costitutiva dell'obbligazione logicamente posteriore al suo perfezionamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 June 2020, n. 11655.
Liquidazione del danno da diminuzione del valore di circolazione del credito ceduto per mancanza di garanzia promessa dal cedente.
Cessione di credito – Garanzie – Diminuzione – Risarcimento del danno.
La liquidazione del danno da diminuzione del valore di circolazione del credito ceduto, derivante dalla mancanza di una garanzia reale promessa dal cedente, deve essere parametrata, con giudizio necessariamente equitativo, alla maggiore prevedibile perdita in caso di insolvenza. Tuttavia, qualora il cessionario abbia già riscosso il credito in sede esecutiva e sia rimasto insoddisfatto, la liquidazione del danno per il vizio che rende impossibile escutere la garanzia non può avvenire più secondo un criterio prospettico, ma corrisponde in concreto alla minor somma fra la parte del credito rimasta insoddisfatta e l'importo ulteriore che il creditore avrebbe potuto riscuotere in sede esecutiva se egli avesse potuto espropriare il bene che avrebbe dovuto essere oggetto dell'ipoteca mancante. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 15 June 2020, n. 11583.
Dichiarazione dello stato d'insolvenza degli enti creditizi e valore probatorio degli atti della Banca d'Italia e dei commissari straordinari.
Enti creditizi - Giudizi per la dichiarazione dello stato di insolvenza - Atti della Banca d’Italia o dei commissari straordinari - Valore probatorio - Limiti - Fondamento.
Nei giudizi instaurati per la dichiarazione dello stato d'insolvenza degli enti creditizi, gli atti provenienti dalla Banca d'Italia o dai commissari straordinari non hanno il valore di prova privilegiata ex art. 2700 c.c. in quanto non sono formati da pubblici ufficiali nell'esercizio di una funzione specificatamente diretta alla documentazione. Tuttavia tali atti, proprio in ragione della loro origine e delle finalità perseguite dai soggetti che li pongono in essere, costituiscono una legittima fonte di informazione, utile all'accertamento dei fatti di causa in senso stretto, che, ove non sia validamente contraddetta, ben può concorre alla formazione del convincimento del giudice, il quale è tenuto ad ammettere le prove che le altre parti deducano per contrastare le risultanze in questo modo acquisite, ma non ad acquisirne d'ufficio per controllare la loro rispondenza al vero. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 June 2020, n. 11267.
Esperimento selettivo dell'azione di nullità, eccezione di buona fede dell’intermediario e cedole medio tempore riscosse dall’investitore.
Intermediazione finanziaria – Nullità protettive – Eccezione di buona fede dall’intermediario – Cedole medio tempore riscosse dall’investitore – Limite quantitativo alla domanda di indebito oggettivo.
Nel caso in cui l'intermediario opponga l'eccezione di buona fede per evitare un uso oggettivamente distorsivo delle regole di legittimazione in tema di nullità protettive, al solo fine di paralizzare, in tutto o in parte, gli effetti restitutori conseguenti all'esperimento selettivo dell'azione di nullità da parte del cliente investitore, nei limiti della complessiva utilitas economica ritratta da quest'ultimo grazie all'esecuzione del contratto quadro affetto dalla nullità dal medesimo fatta valere, le cedole medio tempore riscosse dall'investitore non vengono in considerazione né come oggetto dell'indebito, né quali frutti civili ex art.820 e 2033 c.c., ma rilevano solo come limite quantitativo all'efficace esperimento della domanda di indebito esperita dall'investitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 June 2020, n. 10505.
Fideiussione: clausola che stabilisce espressamente la solidarietà tra garante e debitore principale.
La clausola della fideiussione che stabilisce espressamente la solidarietà tra garante e debitore principale non può essere interpretata come un'implicita deroga alla disciplina dell'art. 1957 c.c., poiché l'esplicita esclusione del "beneficium excussionis" non è incompatibile con la liberazione del fideiussore per il caso in cui il creditore non agisca contro il debitore principale nel termine di sei mesi dalla scadenza della obbligazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 May 2020, n. 9862.
Investimento fuori sede tramite promotore finanziario e obbligo di illustrazione del prodotto.
In tema di intermediazione finanziaria, nel vigore dell'art. 36 del Regolamento Consob n. 11522 del 1998, in caso di collocamento fuori sede tramite promotori degli strumenti e degli altri prodotti finanziari, la consegna del prospetto informativo redatto dall'emittente e degli altri documenti informativi è adempimento necessario, ma non sufficiente, per soddisfare l'obbligo informativo gravante sull'intermediario, come evidenziato dalla previsione degli ulteriori oneri d'informazione previsti al comma 1, lett. b) e c), della detta disposizione, dovendo quest'ultimo operare in modo che i clienti siano sempre adeguatamente informati sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione o del servizio, la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento o disinvestimento, con particolare riguardo ai relativi costi e rischi patrimoniali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 May 2020, n. 9460.
Comportamento del gestore nel giudizio di responsabilità dell'incaricato nell'esecuzione del contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari.
Intermediazione finanziaria - Contratto di gestione individuale di portafogli - Responsabilità del gestore - Diligenza - Valutazione - Fattispecie.
Nel giudizio sulla responsabilità dell'incaricato nell'esecuzione del contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari, il gestore è tenuto ad un comportamento diligente per tutta la durata del rapporto, sicché, ove sia contestato il suo inadempimento, è necessario anche valutare se il mantenimento nel portafoglio di titoli precedentemente acquistati, avuto riguardo al mutato scenario del mercato, sia conforme alla linea di investimento indicata dall'investitore e, in termini generali, agli obblighi gravanti sul gestore stesso, rispondendo quest'ultimo, in caso contrario, del danno provocato da tale condotta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 May 2020, n. 9024.
Gestione di patrimoni mobiliari ed effetti dell'istruzione vincolante impartita al gestore.
Intermediazione finanziaria - Gestione di portafogli - Istruzione vincolante impartita al gestore - Valenza - Approvazione tacita del precedente operato del gestore - Esclusione.
Con riferimento al contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari, l'istruzione vincolante impartita dall'investitore al gestore non implica, di per sé, l'approvazione tacita del precedente operato di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 May 2020, n. 9024.
L'autorizzazione alla conclusione di un contratto di 'swap' da parte dei Comuni italiani deve essere data dal Consiglio comunale.
Derivati conclusi da enti pubblici - Autorizzazione - Organo competente - Individuazione - Presupposti - Fondamento - Ristrutturazione del debito - Accertamento - Modalità.
L'autorizzazione alla conclusione di un contratto di "swap" da parte dei Comuni italiani, in particolare se del tipo con finanziamento "upfront", ma anche in tutti quei casi nei quali la negoziazione si traduce comunque nell'estinzione dei precedenti rapporti di mutuo sottostanti ovvero nel loro mantenimento in vita, ma con rilevanti modificazioni, deve essere data, a pena di nullità, dal Consiglio comunale, ai sensi dell'art. 42, comma 2, lett. i), TUEL di cui al d.lgs. n. 267 del 2000, non potendosi assimilare ad un semplice atto di gestione dell'indebitamento dell'ente locale con finalità di riduzione degli oneri finanziari ad esso inerenti, di competenza della giunta comunale in virtù della sua residuale competenza gestoria ex art. 48, comma 2, dello stesso testo unico; in particolare, tale autorizzazione compete al Consiglio comunale ove l'"IRS" negoziato dal Comune incida sull'entità globale dell'indebitamento dell'ente, tenendo presente che la ristrutturazione del debito va accertata considerando l'operazione nel suo complesso, con la ricomprensione dei costi occulti che gravano sul rapporto. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 May 2020, n. 8770.
Derivati conclusi dagli enti pubblici: gli importi ricevuti a titolo di upfront rappresentano un finanziamento e vanno qualificati come indebitamento.
Derivati conclusi da enti pubblici - "Upfront" - Natura di finanziamento - Qualifica di indebitamento anche per il periodo anteriore all'approvazione dell'art. 62, comma 9, del d.l. n. 112 del 2008 e successive modifiche - Sussistenza - Distinzione dall'operazione di "swap".
In tema di derivati conclusi dagli enti pubblici, gli importi ricevuti a titolo di "upfront" rappresentano un finanziamento e vanno qualificati come indebitamento, ai fini della normativa di contabilità pubblica e dell'art. 119 Cost., anche per il periodo antecedente l'approvazione dell'art. 62, comma 9, del d.l. n. 112 del 2008, convertito, con modif., dalla l. n. 133 del 2008 e, successivamente, sostituito dall'art. 3 della l. n. 203 del 2008, che ha solo preso atto della natura di indebitamento di quanto conseguito con il detto "upfront". Lo stesso non può dirsi della collegata operazione di "swap" che va guardata nel suo complesso, al fine di verificare se l'effetto che produce può consistere sostanzialmente in un indebitamento. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 May 2020, n. 8770.

References: Cass. Sez. 
 art. 1346
 art. 1346
 art. 117
 art. 2700
 art.820
 art. 48