Source: http://documenti.camera.it/Leg18/Dossier/testi/VQ1334B.htm
Timestamp: 2019-11-22 08:09:20+00:00

Document:
Camera dei deputati Dossier VQ1334B.htm
Riferimenti: AC N.1334-B/XVIII
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Verifica delle quantificazioni n. 64
PREMESSA.. 9
VERIFICA DELLE QUANTIFICAZIONI. 9
Articolo 1, comma 1 (Saldi differenziali) 9
Articolo 1, commi 2 e 5 (Clausole di salvaguardia relative all’IVA e alle accise) 10
Articolo 1, comma 3 (IVA agevolata dispositivi medici) 12
Articolo 1, comma 4 (IVA agevolata prodotti panetteria) 13
Articolo 1, commi 7 e 8 (Deducibilità interessi passivi imprese immobiliari) 15
Articolo 1, commi da 9 a 11 (Estensione regime forfetario) 17
Articolo 1, commi da 12 a 22 (Estensione regime imposta sostitutiva per imprese e professionisti) 20
Articolo 1, commi da 35 a 50 (Imposta sui servizi digitali) 23
Articolo 1, commi da 51 a 52 (Abrogazione aliquota ridotta IRES) 25
Articolo 1, commi 53 e 54 (Fatturazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi per gli operatori sanitari) 26
Articolo 1, comma 55 (Contributo per acquisto strumenti per memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi) 27
Articolo 1, comma 56 (Fatturazione elettronica per contratti di sponsorizzazione) 28
Articolo 1, commi da 72 a 77 (Credito d’imposta materiali riciclabili) 29
Articolo 1, commi da 91 a 94 (Contributi dello Stato a società partecipate dallo Stato) 30
Articolo 1, commi 95 e 96 (Fondo per gli investimenti delle amministrazioni centrali) 32
Articolo 1, comma 97 (Aggiornamento del contratto di programma ANAS 2016-2020) 33
Articolo 1, comma 100 (Programmi di riqualificazione urbana) 34
Articolo 1, comma 101 (Realizzazione infrastrutture digitali RAI) 35
Articolo 1, comma 104 (Fondo per le autostrade ciclabili) 35
Articolo 1, commi da 107 a 115 (Contributi ai comuni per la messa in sicurezza di immobili e strade) 36
Articolo 1, commi da 116 a 121 (Cessione di quote di Invitalia Ventures SGR) 38
Articolo 1, comma 122 (Fondo per gli investimenti degli enti territoriali) 39
Articolo 1, comma 126 (Utilizzo delle risorse non utilizzate del fondo per il rilancio degli investimenti degli enti territoriali) 40
Articolo 1, comma 128 (Linea ferroviaria Biella-Novara) 41
Articolo 1, comma 129 (Società Dante Alighieri) 42
Articolo 1, comma 133 (Aeroporto di Crotone) 43
Articolo 1, commi da 149 a 152 (Incremento delle risorse per il personale non dirigente del Ministero dell’interno) 43
Articolo 1, commi da 153 a 155 (Piano nazionale di interventi nel settore idrico) 45
Articolo 1, comma da 156 a 161 (Credito d’imposta interventi su terreni pubblici) 48
Articolo 1, commi da 162 a 170 (Struttura per la progettazione delle opere pubbliche) 49
Articolo 1, commi da 171 a 175 (Fondo rotativo per la progettualità e finanziamento della progettazione) 51
Articolo 1, commi da 184 a 198 (Definizione agevolata) 52
Articolo 1, comma 199 (Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente) 62
Articolo 1, comma 202 (Rifinanziamento contratti di sviluppo) 63
Articolo 1, comma 203 (Importante progetto di interesse comune europeo) 64
Articolo 1, commi da 210 a 217 (Venture capital e PIR) 65
Articolo 1, comma 218 (Incentivi all'investimento in start-up innovative) 67
Articolo 1, commi 113-116 (soppressi) (Soppressione della chiusura del “Fondo Balcani”) 68
Articolo 1, comma 229 (Norma interpretativa in materia di super-ammortamento) 69
Articolo 1, comma 232 (Riqualificazione energetica degli immobili della pubblica amministrazione centrale) 70
Articolo 1, comma 233 (Vigilanza sulle concessioni) 71
Articolo 1, commi da 248 a 250 (Proroga integrazione salariale ILVA) 72
Articolo 1, commi da 251 a 253 (Trattamento di mobilità in deroga) 73
Articolo 1, comma 254 (Trattamenti in deroga nella regione Lazio) 74
Articolo 1, comma 255 (Fondo per il reddito e la pensione di cittadinanza) 75
Articolo 1, comma 256 (Fondo per la revisione del sistema pensionistico) 77
Articolo 1, comma 260 (Rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici) 78
Articolo 1, commi da 261 a 268 (Contributo di solidarietà sui trattamenti pensionistici elevati) 82
Articolo 1, comma 269 (Contributo datoriale ai fondi pensione dei dipendenti statali) 85
Articolo 1, commi da 270 a 272 (Personale di città metropolitane e province presso i centri per l'impiego) 86
Articolo 1, commi 273 e 274 (Pensionati che trasferiscono la residenza dall’estero nel Mezzogiorno) 87
Articolo 1, comma 275 (Fondo per i poli universitari tecnico-scientifici nel Mezzogiorno) 88
Articolo 1, comma 276 (Rinnovo contratti struttura commissariale attività emergenziale) 88
Articolo 1, commi 283 e 284 (Indennizzo per la cessazione dell'attività commerciale) 89
Articolo 1, commi 289 (Contributo Comitato atlantico) 91
Articolo 1, comma 296 (Dispositivi di allarme contro l’abbandono di minori nei veicoli) 91
Articolo 1, comma 297 (Compensazioni per le imprese ferroviarie) 92
Articolo 1, comma 298 (Assunzioni nella pubblica amministrazione) 93
Articolo 1, commi da 300 a 306 (Assunzioni di personale) 94
Articolo 1, comma 311 (Incremento dotazione organica dirigenti penitenziari) 97
Articolo 1, comma 312 (Ricostruzione nelle zone terremotate dell’Umbria) 98
Articolo 1, comma 313 (Assunzioni di personale del Ministero dell’interno) 99
Articolo 1, commi da 314 a 315 (Assunzioni di personale del Ministero degli affari esteri) 100
Articolo 1, comma 316 (Personale a contratto presso le rappresentanze diplomatiche) 101
Articolo 1, commi da 323 a 325 (Posizioni organizzative delle Agenzie fiscali) 103
Articolo 1, commi da 326 a 328 (Erogazioni in favore dell’Agenzia delle entrate-Riscossione) 104
Articolo 1, comma 329 (Utilizzo di personale da parte del Ministero della salute) 105
Articolo 1, comma 333 (Retribuzioni del personale a contratto dalle rappresentanze diplomatiche) 106
Articolo 1, comma 334 (Trattamento economico dipendenti residenti all’estero) 107
Articolo 1, comma 337 (Garanzia statale per iniziative di cooperazione allo sviluppo) 110
Articolo 1, comma 340 (Risorse per Istituzioni culturali) 112
Articolo 1, comma 341 (Sostegno all’attività dell'Istituto per la storia del Risorgimento Italiano) 113
Articolo 1, comma 343 (Risorse per l’occupazione presso istituti e luoghi della cultura) 113
Articolo 1, comma 345 (Assunzioni dirigenti Ministero dell’istruzione) 114
Articolo 1, da 350 a 353 (Riordino delle strutture del Ministero dell’economia) 115
Articolo 1, commi da 355 a 359 (Assunzioni di personale del Ministero della salute) 118
Articolo 1, commi da 360 a 367 (Modalità di reclutamento delle amministrazioni pubbliche e graduatorie dei concorsi) 121
Articolo 1, commi da 372 a 374 (Assunzione presso il MIT) 122
Articolo 1, commi 375 e 376 (Norme in materia di dirigenza sanitaria) 124
Articolo 1, commi da 394 a 397 (Dotazione organica del personale del Corpo delle capitanerie di porto) 126
Articolo 1, comma 398 (Trattamento assicurativo infortuni personale Corpo VV FF) 130
Articolo 1, comma 399 (Differimento delle assunzioni da effettuare nell’anno 2019) 132
Articolo 1, comma 401 (Assunzioni di ricercatori e loro progressione di carriera) 133
Articolo 1, comma 403 (Contratti a tempo determinato presso università private) 135
Articolo 1, commi 405 e 406 (Accademia Nazionale dei Lincei) 136
Articolo 1, commi 409-413 (Scuola superiore meridionale) 139
Articolo 1, comma 414 (Gran Sasso Science Institute) 147
Articolo 1, comma 415 (Facoltà assunzionali personale delle istituzioni educative statali) 148
Articolo 1, comma 416 (Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice) 150
Articolo 1, commi da 422 a 433 (Dismissioni immobiliari) 151
Articolo 1, commi 442 (Istituti normativi e trattamenti accessori comparto sicurezza) 155
Articolo 1, comma 443 (Personale Direzione Investigativa Antimafia – DIA) 157
Articolo 1, comma 446-449 (Assunzioni di LSU) 158
Articolo 1, comma 455 (Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare) 161
Articolo 1, commi 456 – 458 (Fondo per l’inclusione delle persone sorde e con ipoacusia) 162
Articolo 1, commi 460– 464 (Fondo per la prevenzione della dipendenza da stupefacenti) 163
Articolo 1, commi 478–480 (Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile) 163
Articolo 1, comma 481 (Fondo nazionale per il servizio civile) 165
Articolo 1, commi 483 – 484 (Fondo per caregiver familiare) 166
Articolo 1, commi 489 – 491 (Fondo per l’accessibilità e la mobilità delle persone con disabilità) 166
Articolo 1, comma 492 (Fondo per le vittime di violenza domestica) 167
Articolo 1, commi 493-495 (Fondo per i risparmiatori) 168
Articolo 1, comma 513 (Analisi e monitoraggio delle performance delle aziende sanitarie ) 170
Articolo 1, commi 526 – 532 (Certificati medici di infortunio e malattia professionale ) 171
Articolo 1, comma 533 (Reinserimento di persone con disabilità da lavoro) 172
Articolo 1, commi 534 e 535 (Assicurazione contro gli infortuni domestici) 174
Articolo 1, commi da 537 a 542 (Professioni sanitarie) 176
Articolo 1, comma 557 (Spesa sanitaria per dispositivi medici) 177
Articolo 1, comma 558 (Sorveglianza e registri di mortalità, tumori e altre patologie) 178
Articolo 1, comma 560 (Fondazione italiana per la ricerca sulle malattie del pancreas ) 179
Articolo 1, comma 565 (Stabilizzazione Enti parco nazionali) 180
Articolo 1, commi 574 – 584 (Norme in materia di spesa farmaceutica) 181
Articolo 1, comma 585 (Anagrafe nazionale vaccini ) 184
Articolo 1, comma 589 (Partecipazione ad iniziative di pace internazionali) 186
Articolo 1, comma 590 (Fondo per le attività di promozione dell’Italia) 187
Articolo 1, comma 604 (Bonus cultura) 188
Articolo 1, comma 613 (Valorizzazione del patrimonio culturale di Parma) 189
Articolo 1, comma 617 (Vendita carte valori postali) 189
Articolo 1, comma 619 (Sicurezza del patrimonio culturale) 190
Articolo 1, comma 620 (Promozione dell'arte contemporanea italiana all'estero) 191
Articolo 1, commi da 634 a 639 (Concorsi pronostici sportivi) 192
Articolo 1, comma 640 (Fondo «Sport e Periferie») 197
Articolo 1, comma 668 (Fondo per la distribuzione delle derrate alimentari) 199
Articolo 1, commi 675 – 685 (Concessioni demaniali marittime) 200
Articolo 1, comma 686 (Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno) 205
Articolo 1, comma 687 (Norme in materia di dirigenza del SSN) 205
Articolo 1, comma 688 (Struttura tecnica interregionale per la disciplina dei rapporti con il personale convenzionato con il SSN) 206
Articolo 1, commi da 692 a 699 (Regime tributario prodotti selvatici non legnosi) 206
Articolo 1, commi 700 e 701 (Vendita e promozione prodotti agricoli) 210
Articolo 1, comma 704 (Contributo sisma Veneto 2012) 211
Articolo 1, comma 705 (Regime fiscale del coadiuvante del coltivatore diretto) 212
Articolo 1, commi 706 - 717 (Bonus occupazionale giovani eccellenze) 212
Articolo 1, comma 720 (Assegnazioni di risorse all’Agenzia delle entrate) 213
Articolo 1, comma 722 (Gruppi di azione locale) 214
Articolo 1, comma 724 (Società a partecipazione pubblica non soggette al processo di razionalizzazione periodica) 215
Articolo 1, commi da 734 a 737 (Commissione speciale per la riconversione economica della città di Taranto) 216
Articolo 1, comma 741 (Fondo per il sistema integrato di istruzione) 217
Articolo 1, comma 748 (Fondo per le politiche di bilancio dei ministeri) 217
Articolo 1, comma 756 (Animali di affezione e randagismo) 218
Articolo 1, commi 758 (Fondo per la mobilità al servizio delle fiere) 219
Articolo 1, comma 759 (Zona Franca Urbana Sisma Centro Italia) 219
Articolo 1, commi 764 e 765 (Incremento Fondo contenzioso enti locali) 221
Articolo 1, comma 769 (Norme in materia di accoglienza dei minori non accompagnati) 222
Articolo 1, comma 793 (Incremento del Fondo la “Buona scuola”) 223
Articolo 1, comma 800 (Bonifica di siti inquinati) 223
Articolo 1, comma 802 (Plastiche monouso) 224
Articolo 1, commi 806 - 809 (Credito d’imposta per le edicole) 225
Articolo 1, comma 810 (Abolizione dei contributi all’editoria) 227
Articolo 1, commi da 849 a 872 (Pagamento dei debiti commerciali) 228
Articolo 1, comma 873 (Assunzione di personale per l’emergenza sisma centro Italia ) 231
Articolo 1, comma 874 (Ripiano del disavanzo da riaccertamento) 231
Articolo 1, commi da 875 a 886 (Concorso delle regioni a statuto speciale al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica) 232
Articolo 1, comma 887 (Apposizione del vincolo di destinazione a somme trasferite alle Province autonome) 235
Articolo 1, commi da 892 a 895 (Contributo ai comuni per piani di sicurezza) 236
Articolo 1, comma 906 (Limite alle anticipazioni di tesoreria) 237
Articolo 1, comma 907 (Gestione di cassa dei comuni in dissesto) 238
Articolo 1, comma 908 (Servizi di tesoreria della amministrazioni pubbliche operanti nei piccoli comuni) 239
Articolo 1, comma 912 (Affidamento di lavori) 240
Articolo 1, comma 918 (Ponte San Michele tra Calusco e Paderno d'Adda) 240
Articolo 1, comma 921 (Riparto del Fondo di solidarietà comunale) 241
Articolo 1, comma 931 (Metropolitana di Roma) 242
Articolo 1, commi 933 - 936 (Stanziamento per Roma capitale – ripristino stradale) 242
Articolo 1, comma 939 (Svincolo di somme dovute alle regioni) 244
Articolo 1, comma 951 (Piano nazionale per le città) 244
Articolo 1, commi 965 - 967 (Trattamenti previdenziali e vitalizi di amministratori locali ) 245
Articolo 1, comma 969 (Fondo aree confinanti con le regioni a Statuto speciale) 246
Articolo 1, comma 978 (Facoltà assunzionali delle Università statali) 247
Articolo 1, comma 986 (Modalità di calcolo dell’ISEE ) 248
Articolo 1, comma 991 (Riscossione dei tributi sospesi) 249
Articolo 1, comma 993 (Proroga esenzione imposte dirette fabbricati inagibili) 251
Articolo 1, commi 994 – 995 (Attività di riscossione nei comuni colpiti da eventi sismici 2016) 252
Articolo 1, comma 996 (Contributo comuni cratere sismico) 254
Articolo 1, commi 997 - 998 (Imposta pubblicità) 254
Articolo 1, comma 1004 (Corpo nazionale dei vigili del fuoco) 255
Articolo 1, comma 1005 (Adeguamento sedi territoriali dei vigili del fuoco) 256
Articolo 1, comma 1010 (Disposizioni in materia di recupero di aiuti dichiarati illegittimi) 256
Articolo 1, commi da 1015 a 1018 (Fondo crediti di dubbia esigibilità per comuni “buoni pagatori”) 257
Articolo 1, comma 1020 (Proroga zona franca urbana di Genova) 259
Articolo 1, comma 1022 (Esenzione per strutture periferiche necessarie ad enti pubblici) 260
Articolo 1, commi 1025 - 1027 (Flussi veicolari nel porto di Genova) 261
Articolo 1, commi 1028 e 1029 (Investimenti strutturali e infrastrutturali urgenti) 262
Articolo 1, commi 1042 - 1047 (Incentivi per veicoli elettrici e infrastrutture di ricarica) 265
Articolo 1, comma 1048 (Tassa automobilistica veicoli storici) 271
Articolo 1, comma 1051 (PREU e payout sugli apparecchi da intrattenimento) 272
Articolo 1, comma 1052 (Imposta unica sui giochi) 275
Articolo 1, comma 1054 (Imposta sostitutiva rideterminazione terreni e partecipazioni) 276
Articolo 1, commi da 1057 a 1064 (Incentivi acquisto motoveicoli L1e e L3e elettrici o ibridi) 278
Articolo 1, comma 1072 (Gruppi bancari cooperativi) 280
Articolo 1, comma 1073 (Informazioni di carattere non finanziario) 280
Articolo 1, commi 1081 – 1083 (Vendita GPL) 281
Articolo 1, comma 1084 (Imposta di registro) 281
Articolo 1, commi da 1085 a 1087 (Disciplina IRAP) 282
Articolo 1, comma 1091 (Utilizzo maggiori entrate IMU e TARI) 284
Articolo 1, comma 1093 (Utilizzo delle risorse non utilizzate del fondo per il rilancio degli investimenti degli enti territoriali) 285
Articolo 1, commi da 1101 a 1111 (Riorganizzazione delle frequenze radiotelevisive) 285
Articolo 1, commi 1112 e 1113 (Agenzia per lo svolgimento dei Giochi olimpici «Torino 2006») 288
Articolo 1, comma 1114 (Celebrazioni in onore della figura di Nilde Iotti) 289
Articolo 1, commi da 1117 a 1120 (Accantonamenti e monitoraggio dei conti pubblici) 290
Articolo 1, commi 1121 – 1126 (Disposizioni in materia di premi e contributi INAIL ed in materia di tutela assicurativa INAIL) 291
Articolo 1, comma 1127 (Acconto cedolare secca) 296
Articolo 1, comma 1128 (Acconto imposta di bollo) 297
Articolo 1, comma 1129 (Accesso alle isole minori della laguna di Venezia) 298
Articolo 1, comma 1131 (Proroghe di termini previsti da legge in materia di interesse della Presidenza del Consiglio) 299
Articolo 1, comma 1132, lettera a) (Uso delle autocertificazioni da parte di cittadini stranieri) 302
Articolo 1, comma 1132, lettera b) (Proroga del l'impiego di guardie giurate a bordo delle navi) 302
Articolo 1, comma 1132, lettera c) (Poteri sostitutivi per l’approvazione del bilancio degli enti locali) 303
Articolo 1, comma 1133, lettera a) (Atti sottoposti al controllo successivo) 303
Articolo 1, comma 1133, lettera b) (Disposizioni in materia di entrate locali) 304
Articolo 1, comma 1133, lettera c) (Locazioni passive per immobili delle pubbliche amministrazioni) 304
Articolo 1, comma 1133, lettera d) (Contenimento della spesa delle Agenzie fiscali) 305
Articolo 1, comma 1134 (Proroghe di termini Ministero dello sviluppo economico) 306
Articolo 1, comma 1135, lettera a) (Proroga gestione commissariale “Galleria Pavoncelli”) 306
Articolo 1, comma 1135, lettera b) (Proroga documento unico di circolazione e di proprietà) 308
Articolo 1, comma 1136, lettera a) (Reddito di inclusione) 308
Articolo 1, comma 1136, lettera b) (Adattamento del sistema UNIEMENS) 309
Articolo 1, comma 1136, lettera c (Prosecuzione di CIGS e mobilità in deroga nell’anno 2018 nelle aree di crisi complessa) 310
Articolo 1, comma 1137 (Proroghe di termini in materie di interesse del Ministero della salute) 310
Articolo 1, comma 1138 (Proroghe di termini in materia di interesse del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) 312
Articolo 1, comma 1139, lettera a) (Efficacia delle nuove norme sulle intercettazioni) 314
Articolo 1, comma 1139, lettera b) (Dirigenti dell’esecuzione penale esterna) 315
Articolo 1, comma 1139, lettera c) (Manutenzione e conduzione degli uffici giudiziari) 316
Articolo 1, comma 1139, lettera d) (Circoscrizioni giudiziarie dell’Aquila e Chieti) 317
Articolo 1, comma 1139, lettera e) (Patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori) 318
Articolo 1, comma 1141 (Adeguamento alla normativa di prevenzione incendi) 319
Nel presente Dossier sono presi in esame i profili finanziari relativi alle modifiche apportate dal Senato alla Sezione I del disegno di legge di bilancio per il 2019.
Tali modifiche sono state introdotte con il maxiemendamento 1.9000 del Governo, interamente sostitutivo dell’articolo 1 del disegno di legge di bilancio.
Il maxiemendamento è corredato di relazione tecnica e di un prospetto riepilogativo degli effetti finanziari, che espongono gli effetti finanziari del testo iniziale, integrati con quelli derivanti dalle modifiche approvate dal Senato.
Ove non diversamente specificato, quindi, nel presente dossier si fa riferimento alla relazione tecnica ed al prospetto riepilogativo allegati al maxiemendamento.
L’analisi è svolta ai fini della verifica delle quantificazioni riportate nella relazione tecnica e nel prospetto riepilogativo. Non sono invece oggetto di analisi le disposizioni che non presentano profili finanziari o quelle delle quali la relazione tecnica si limita ad evidenziare la neutralità finanziaria.
(Saldi differenziali)
L’art. 1, comma 1, del testo del disegno di legge di bilancio approvato dalla Camera (S.981) individua, mediante rinvio all’allegato 1, i livelli massimi del saldo netto da finanziare, in termini di competenza e di cassa, ed i livelli del ricorso al mercato finanziario, in termini di competenza, al netto delle operazioni effettuate al fine di rimborsare prima della scadenza o di ristrutturare passività preesistenti con ammortamento a carico dello Stato.
La norma, introdotta dal Senato, senza modificare i livelli dei saldi risultanti dall’allegato 1, integra il testo del comma 1 con l’aggiunta di un periodo. Quest’ultimo precisa che i livelli effettivi dei saldi di cui all’allegato 1 validi ai fini del conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica sono quelli risultanti dal quadro generale riassuntivo di cui all’articolo 17.
Detti saldi, come risultanti a seguito dell’approvazione della seconda Nota di variazione, risultano i seguenti:
59.352.425.863
290.860.847.859
43.099.006.354
272.008.270.836
27.872.285.438
272.708.081.752
Si ricorda che i livelli massimi dei predetti saldi comprendono le regolazioni
contabili e debitorie pregresse.
La relazione tecnica si limita a ribadire il contenuto della norma.
Si evidenzia che la relazione tecnica riferita al maxiemendamento non dà conto degli elementi di raccordo tra i suindicati saldi di bilancio ed i nuovi obiettivi programmatici; tali elementi saranno presumibilmente indicati dall’aggiornamento della Nota tecnico-illustrativa riferita alla legge di bilancio, nel testo approvato dalle Camere.
Articolo 1, commi 2 e 5
(Clausole di salvaguardia relative all’IVA e alle accise)
Le modifiche introdotte dal Senato intervengono sulla modulazione degli incrementi delle aliquote IVA e degli obiettivi di gettito delle accise sui carburanti come risulta dalla seguente tabella. In particolare, sono incrementate rispetto al testo iniziale le aliquote IVA e gli obiettivi di gettito per accise previsti dal 2020.
Nella seguente tabella sono illustrate le aliquote previste a normativa vigente, quelle proposte dal testo iniziale del disegno di legge di bilancio 2019 (C. 1334) e quelle previste nel testo approvato dal Senato (C. 1334-B).
1) Aliquota IVA ridotta
- C 1334
- C 1334-B
2) Aliquota IVA ordinaria
3) Aliquota accise prodotti petroliferi
Fonte: Elaborazione del Servizio bilancio dello Stato.
Il prospetto riepilogativo ascrive alle norme, come modificate dal Senato, i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica
Minori entrate tributarie
Clausole salvaguardia IVA e accise
12.471,9
Revisione clausole IVA e accise
3.910,0
La relazione tecnica quantifica gli effetti finanziari effettuando la differenza tra il gettito stimato in base alle nuove aliquote e quello stimato a normativa vigente.
La stima è effettuata considerando il parametro storico per l’anno 2019 (ossia 2.319 mln per ciascun punto percentuale di aliquota IVA ridotta e 4.088 mln per ciascun punto percentuale di aliquota IVA ordinaria) e il parametro aggiornato per gli anni successivi (circa 2,9 miliardi di euro per un punto percentuale dell'aliquota ridotta IVA del 10% e di circa 4,37 miliardi di euro per un punto percentuale dell'aliquota ordinaria).
Rinviando a quanto più dettagliatamente indicato nella relazione tecnica si riportano, nella seguente tabella, i risultati delle stime effettuate ai fini della determinazione degli effetti finanziari indicati nel prospetto riepilogativo.
8.688,0
- sterilizzazione incremento 2019
- incremento 3 pp dal 2020
- incremento 3,2 pp nel 2020
- incremento 4,5 pp dal 2021
- obiettivo gettito
TOTALE GETTITO ATTESO
(testo approvato dal Senato)
23.072,0
28.753,0
Gettito atteso a normativa vigente
19.162,0
19.570,8
- 12.471,9
+ 3.910,0
+9.182,2
In merito ai profili di quantificazione, si evidenzia che il procedimento di quantificazione dell’effetto differenziale dovuto alle modifiche del Senato è conforme a quello utilizzato dalla relazione tecnica iniziale.
L’utilizzo della predetta metodologia comporta, ad esempio, in relazione alle variazioni intervenute al Senato, che, con riguardo al ripristino per il 2020 dell’aliquota IVA ridotta già prevista a normativa vigente, l’effetto stimato sia migliorativo di quanto già previsto a legislazione vigente.
In relazione alla predetta metodologia, si rinvia a quanto già osservato riguardo al fatto che la relazione tecnica utilizza, per la stima degli effetti a decorrere dal 2020, parametri di gettito aggiornati, per la stima del gettito atteso, e parametri storici, per la determinazione di quanto iscritto nei tendenziali in base alla vigente normativa.
I chiarimenti forniti in proposito dal Governo nel corso dell’esame parlamentare si limitano a ribadire che per l’anno 2019 è stata considerata la totale neutralizzazione degli incrementi delle aliquote IVA sulla base del gettito già iscritto nelle previsioni di bilancio il cui azzeramento ha comportato l’utilizzo implicito dei valori storici. Per gli anni successivi, invece, il Governo conferma l’utilizzo di valori aggiornati, con iscrizione in bilancio dei soli effetti differenziali rispetto a quanto scontato (sulla base dei parametri storici) nelle previsioni per le stesse annualità.
(IVA agevolata dispositivi medici)
Normativa vigente. Il numero 114 della tabella A, parte III, allegata al DPR n. 633/1972 prevede l’assoggettamento all’aliquota IVA al 10% i medicinali pronti per l'uso umano o veterinario, compresi i prodotti omeopatici; sostanze farmaceutiche ed articoli di medicazione di cui le farmacie devono obbligatoriamente essere dotate secondo la farmacopea ufficiale.
La norma, introdotta dal Senato, dispone che devono intendersi compresi nel numero 114 della tabella A, parte III, allegata al DPR n. 633/1972 anche i dispositivi medici a base di sostanze, normalmente utilizzati per cure mediche, per la prevenzione delle malattie e per trattamenti medici e veterinari, classificabili nella voce 3004 della Nomenclatura combinata di cui all'allegato 1 del regolamento di esecuzione (UE) 2017/1925 della Commissione del 12 ottobre 2017 che modifica l'allegato I del regolamento (CEE) n. 265 del 1987 del Consiglio relativo alla nomenclatura tariffaria e statistica ed alla tariffa doganale comune.
Il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari non ascrive alla norma effetti sui saldi di finanza pubblica.
La relazione tecnica afferma che la norma chiarisce che ai dispositivi medici a base di sostanze, normalmente utilizzati per cure mediche, per la prevenzione delle malattie e per trattamenti medici e veterinari, si applica la medesima aliquota IVA del 10 per cento applicabile ai medicinali. La RT afferma, quindi, che alla disposizione non si ascrivono effetti finanziari in considerazione del tenore interpretativo della stessa che precisa comportamenti già concludenti da parte degli operatori del settore.
In merito ai profili di quantificazione, si prende atto di quanto evidenziato dalla relazione tecnica in merito all’assenza di effetti finanziari derivanti dall’applicabilità dell’aliquota IVA al 10 per cento ai dispositivi medici in esame. Peraltro, tenuto conto che la disposizione, di carattere interpretativo, ha effetti retroattivi, la norma può ritenersi neutrale nel presupposto – sul quale appare opportuna una conferma - che dalla stessa non derivino obblighi di rimborso (non espressamente esclusi dalla norma), in relazione ad imposte già pagate.
(IVA agevolata prodotti panetteria)
Normativa vigente. Il comma 2 dell’articolo 75 della legge n. 413[1] del 1991 prevede che, ai fini dell'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto tra i prodotti della panetteria ordinaria devono intendersi compresi, oltre ai crackers e le fette biscottate, anche quelli contenenti ingredienti e sostanze ammessi dal titolo III della legge 4 luglio 1967, n. 580. Non si dà luogo a rimborsi di imposte pagate né è consentita la variazione di cui all'articolo 26, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni.
Il numero 15 della tabella A parte II, allegata al DPR n. 633/1972 prevede l’assoggettamento all’aliquota IVA al 4% alle paste alimentari; crackers e fette biscottate; pane, biscotto di mare e altri prodotti della panetteria ordinaria anche contenenti ingredienti e sostanze ammessi dal titolo III della legge 4 luglio 1967, n. 580, senza aggiunta di zuccheri, miele, uova o formaggio
La norma, introdotta dal Senato, sostituisce il citato comma 2, prevedendo che ai fini dell'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto tra i prodotti della panetteria ordinaria devono intendersi compresi, oltre ai cracker ed alle fette biscottate, anche quello contenenti ingredienti e sostanze ammessi dal titolo III della legge 4 luglio 1967, n. 580, con la sola inclusione degli zuccheri già previsti dalla legge n. 580 del 1967 ovvero destrosio e saccarosio, i grassi e gli oli alimentari industriali ammessi dalla legge, cereali interi o in granella e semi, semi oleosi, erbe aromatiche e spezie di uso comune. Non si dà luogo a rimborsi di imposte già pagate né è consentita la variazione di cui all'articolo 26, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1976, n. 633, e successive modificazioni
La relazione tecnica afferma che la norma, così come formulata, appare di carattere interpretativo, anche in considerazione della circostanza che, da informazioni reperite dalle associazioni di categoria e da operatori del settore, risulta che l’aliquota IVA del 4% viene applicata alla quasi totalità delle cessioni di pane oggetto di intervento normativo. Sotto il profilo finanziario, pertanto, alla disposizione non si ascrivono effetti sul gettito.
In merito ai profili di quantificazione, si prende atto di quanto affermato dalla relazione tecnica circa l’assenza di effetti finanziari derivanti dalla disposizione in esame. Si rileva tuttavia che il numero 15 della tabella A parte II, allegata al DPR n. 633/1972, nel testo vigente, prevede l’assoggettamento all’aliquota IVA al 4 per cento dei prodotti in esame specificando “senza aggiunta di zuccheri”; questi ultimi invece vengono espressamente inclusi dalla norma. La norma in esame pertanto appare estendere l’ambito applicativo dell’IVA agevolata. Sul punto appare quindi opportuno acquisire elementi di maggior dettaglio al fine di escludere effetti negativi per la finanza pubblica.
Articolo 1, commi 7 e 8
(Deducibilità interessi passivi imprese immobiliari)
Normativa vigente. Il comma 36 dell’articolo 1 della legge n. 244 del 2007 prevede che, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze è istituita una commissione di studio sulla fiscalità diretta e indiretta delle imprese immobiliari, con il compito di proporre, entro il 30 giugno 2008, l'adozione di modifiche normative, con effetto anche a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, volte alla semplificazione e alla razionalizzazione del sistema vigente, tenendo conto delle differenziazioni esistenti tra attività di gestione e attività di costruzione e della possibilità di prevedere, compatibilmente con le esigenze di gettito, disposizioni agevolative in funzione della politica di sviluppo dell'edilizia abitativa, ferma restando, fino all'applicazione delle suddette modifiche normative, la non rilevanza ai fini dell'articolo 96 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, degli interessi passivi relativi a finanziamenti garantiti da ipoteca su immobili destinati alla locazione per le società che svolgono in via effettiva e prevalente attività immobiliare. Si considerano società che svolgono in via effettiva e prevalente attività immobiliare, le società il cui valore dell'attivo patrimoniale è costituito per la maggior parte dal valore normale degli immobili destinati alla locazione e i cui ricavi sono rappresentati per almeno i due terzi da canoni di locazione o affitto di aziende il cui valore complessivo sia prevalentemente costituito dal valore normale di fabbricati.
La disposizione non era corredata di relazione tecnica.
Successivamente lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2016/1164 recante norme contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno come modificata dalla direttiva (UE) 2017/952 recante modifica della direttiva (UE) 2016/1164 relativamente ai disallineamenti da ibridi con i paesi terzi ha modificato l’articolo 96 del TUIR prevedendo che la deducibilità dell’eccedenza degli interessi passivi e degli oneri finanziari assimilati, rispetto al totale degli interessi attivi del periodo e dell’eccedenza di interessi attivi riportata da periodi d’imposta precedenti, è consentita nei limiti del 30% del risultato operativo lordo (ROL). La relazione tecnica, riferita a tale disposizione, ha stimato i seguenti effetti finanziari:
La norma, introdotta dal Senato, dispone che, nelle more della mancata adozione della revisione della normativa sulla fiscalità diretta ed indiretta delle imprese immobiliari, si applichino e siano fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 36 della legge n. 244 del 2007. A tal fine è autorizzata la spesa di 17,7 milioni di euro per l’anno 2020 e 10,1 milioni di euro a decorrere dall’anno 2021.
La relazione tecnica evidenzia che il decreto legislativo di recepimento della direttiva ATAD (UE 2016/1164) prevede il superamento della disposizione di cui all’articolo 1, comma 36 della legge n. 244 del 2007. In particolare, in sede di valutazione degli effetti del decreto legislativo, ai fini della stima della deducibilità degli interessi passivi secondo la regola del 30% del ROL, sono stati analizzati, per le Società Immobiliari, gli oneri finanziari indicati nei bilanci civilistici (fonte Bureau Van Dijk) e confrontati con l’ammontare degli interessi passivi indicati nella specifica sezione del quadro RF delle dichiarazioni Unico 2017, anno di imposta 2016. Sono state considerate le società in corrispondenza delle quali la quota degli oneri finanziari risultava maggiore degli interessi passivi dichiarati nel quadro RF, individuando circa 700 milioni di euro di interessi passivi eccedenti. Prudenzialmente, è stato considerato che tale eccedenza fosse riferibile a interessi passivi da mutui ipotecari per una quota pari al 50%. Attraverso l’utilizzo del modello di micro simulazione IRES, è stato stimato un recupero di gettito, conseguente alla nuova deducibilità di tali interessi passivi, di circa 12,2 milioni di euro l’anno. Successivamente, a partire da questa nuova deducibilità, gli effetti della modifica sugli interessi passivi, riferiti a mutui ipotecari, sono stati valutati contemporaneamente all’applicazione delle modifiche di cui alla direttiva ATAD, riducendosi a circa 10,1 milioni di euro dal 2019. La disposizione in esame, pertanto, mantenendo l’esclusione degli interessi passivi, riferiti a mutui ipotecari su immobili destinati alla locazione, dalla deducibilità secondo le regole dell’articolo 96 del TUIR (30% del ROL), determina una corrispondente perdita di gettito di circa 10,1 milioni di euro dal 2019.
La RT riporta i seguenti effetti finanziari in termini di cassa:
In merito ai profili di quantificazione, si evidenzia che la quantificazione appare corretta sulla base dei dati e delle ipotesi indicate dalla relazione tecnica.
Articolo 1, commi da 9 a 11
(Estensione regime forfetario)
Le modifiche introdotte dal Senato sono dirette ad ampliare l’ambito di applicazione del regime forfetario previsto per le imprese e i lavoratori autonomi con ricavi o compensi non superiori a 65.000 euro.
In particolare, non risultano più esclusi i soggetti che partecipano a società a responsabilità limitata o ad associazioni in partecipazioni senza averne il controllo diretto o indiretto (comma 9).
Si stabilisce, inoltre, che per quanto non diversamente disposto, si applicano in quanto compatibili le disposizioni previste per il regime forfetario vigente fino al 2018 (comma 11).
Regime dei minimi con aliquota 15% - IRPEF
Estensione (modifiche Senato)- IRPEF
Regime dei minimi con aliquota 15% - Add.le reg.
Estensione (modifiche Senato)- Add.reg.IRPEF
Regime dei minimi con aliquota 15% - Add.le com.
Estensione (modifiche Senato)- Add.com.IRPEF
Regime dei minimi con aliquota 15% - IRAP
Estensione (modifiche Senato)- IRAP
Regime dei minimi con aliquota 15% - IVA
Estensione (modifiche Senato)- IVA
Minori entrate contributive
Regime dei minimi con aliquota 15%-contrib. prev.li
Estensione (modifiche Senato)- contrib
Regime dei minimi con aliquota 15% - Imp. sostitutiva
1.226,1
Estensione (modifiche Senato)- Imp.sostitutiva
Regime dei minimi con aliquota 15% - IVA rettifica detrazione
Estensione (modifiche Senato) - Rett. detraz. IVA
La relazione tecnica illustra la disciplina introdotta. In riferimento alla parte modificata dal Senato, la RT afferma che l’esclusione dal regime forfettario, nel caso di partecipazione in società a responsabilità limitata o in associazioni in partecipazione l'esclusione è prevista solo se le quote possedute siano di controllo e l'attività da esse esercitata non sia direttamente o indirettamente ricollegabile a quella svolta individualmente.
Per la stima degli effetti finanziari, la RT afferma di aver adottato la stessa metodologia della relazione tecnica di introduzione del nuovo regime fiscale e che le nuove elaborazioni sono state effettuate sulla base dei dati contenuti nelle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2017.
Gli effetti stimati sono riportati nella tabella di seguito riportata.
-3.007,0
-1.718,2
Add.le reg.
Add.le com.
-1.821,0
-1.373,9
-1.380,0
-1.387,0
-1.393,0
-1.400,0
-1.407,0
-1.414,1
-1.421,1
In merito ai profili di quantificazione, si rileva che la RT aggiorna nella seguente misura gli effetti di gettito a seguito delle modifiche apportate dal Senato.
Ante modifiche Senato
-1.815,8
-1.370,4
-1.376,4
-1.383,4
-1.389,4
-1.396,4
-1.410,4
-1.417,4
Post modifiche Senato
Effetti finanziari modifiche
Considerato il contenuto ammontare del maggior onere indicato pur a fronte dell’ampliamento della platea dei beneficiari, appare opportuno acquisire i dati ed i criteri utilizzati per la stima del predetto onere, ai fini della relativa verifica.
Articolo 1, commi da 12 a 22
(Estensione regime imposta sostitutiva per imprese e professionisti)
Le modifiche introdotte dal Senato sono dirette ad ampliare l’ambito di applicazione del regime di imposta sostitutivo applicabile dalle imprese e dai lavoratori autonomi con ricavi o compensi non superiori a 100.000 euro.
In particolare, non risultano più esclusi i soggetti che partecipano a società a responsabilità limitata o ad associazioni in partecipazioni senza averne il controllo diretto o indiretto.
Tassazione separata reddito da lavoro aut. e impresa – IRPEF
Tassazione separata reddito da lavoro aut. e impresa Add.le reg.
Tassazione separata reddito da lavoro auton.e impresa Add.le com.
Tassazione separata reddito da lavoro auton.e impresa IRAP
Tassazione separata reddito da lavoro auton.e impresa IVA
Tassazione separata reddito da lavoro auton.e impresa Add.le reg.
Tassazione separata reddito da lavoro auton.e impresa Imposta sostitut.
Per la stima degli effetti finanziari, la RT afferma le elaborazioni sono state effettuate sulla base dei dati contenuti nelle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2017.
-2.535,9
-1.515,3
-1.131,4
In merito ai profili di quantificazione, si rileva che i valori riportati nel prospetto riepilogativo non corrispondono a quelli della tabella contenuta nella relazione tecnica. In proposito appare necessario un chiarimento.
La differenza sembrerebbe riferibile alle modifiche introdotte al Senato che ampliano la platea dei beneficiari. In particolare, la RT aggiorna nella seguente misura gli effetti di gettito a seguito delle modifiche apportate dal Senato.
-1.129,1
-855,9
Articolo 1, commi da 35 a 50
(Imposta sui servizi digitali)
Normativa vigente L’art. 1, co. 1011-1017, della legge n. 205/2017 introduce, con decorrenza 2019, l’imposta sulle transazioni digitali (cd web tax). La misura dell’aliquota è fissata al 3% e, per l’individuazione delle prestazioni di servizi interessate nonché per eventuali casi di esonero, si rinvia ad un apposito DM (commi 1012 e 1015) che non risulta emanato. Alla disposizione sono stati ascritti effetti di maggior gettito pari a 190 milioni annui a decorrere dal 2019.
Il comma 1010 del medesimo articolo 1 ha modificato la definizione di “stabile organizzazione”. Alla disposizione non sono ascritti effetti finanziari.
Il comma 1018 stabilisce che dall’attuazione dei commi da 1010 a 1019 non devono derivare nuovi oneri per la finanza pubblica. Il comma 1019 prevede la presentazione al Parlamento di una relazione annuale da parte del Ministro dell’economica e finanze in merito allo stato di attuazione e ai risultati conoscitivi ed economici derivanti dall’attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 1010 a 1019.
La norma istituisce l’imposta sui servizi digitali (aliquota 3%) ed abroga l’imposta sulle transazioni digitali (aliquota 3%) introdotta, con decorrenza 2019, dalla legge di bilancio 2018.
La disciplina individua i soggetti passivi, le prestazioni di servizi oggetto del tributo, i criteri per la determinazione della base imponibile, le modalità di liquidazione e di versamento dell’imposta e rinvia, per le ulteriori modalità applicative, ad un decreto del MEF da emanare entro 4 mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame.
La decorrenza della nuova imposta è fissata al sessantesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale di attuazione.
In primo luogo ricorda che l'imposta sui servizi digitali si applica ai soggetti che prestano servizi digitali e che hanno un ammontare complessivo di ricavi non inferiore a 750 milioni di euro e che hanno anche un ammontare di ricavi derivanti dalla prestazione di servizi digitali non inferiore a 5,5 milioni di euro. Evidenzia inoltre che l’imposta prevede un'aliquota del 3% sui ricavi e viene versata entro il mese successivo a ciascun trimestre. Con successivo decreto, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della misura, sono stabilite le disposizioni di attuazione dell'imposta.
Rinviando a quanto più dettagliatamente indicato dalla RT, si riportano i seguenti dati indicati dalla stessa ed utilizzati ai fini della stima degli effetti finanziari:
- il gettito complessivo della Digital service tax (DST)[2] stimato dalla Commissione europea nell’Impact Assessment è indicato in misura pari a 4,7 miliardi di euro per tutti i paesi dell’UE. Considerato che il PIL italiano rappresenta l’11,2% del PIL dell’UE, il gettito dell’imposta italiana sarebbe pari a 526 milioni di euro;
- la predetta stima effettuata dall’UE non considera i ricavi derivanti dalla trasmissione dei dati raccolti dagli utenti (inclusi, invece, nella base imponibile dell’imposta in commento);
- complessivamente, quindi, la RT ritiene che il gettito possa essere stimato in circa 600 milioni annui, in termini di competenza;
- per la stima degli effetti di cassa, la RT considera il versamento su base trimestrale e l’effettiva operatività dell’imposta ed indica, quindi, un maggior gettito pari a 150 milioni nel 2019 (un trimestre)[3] e 600 milioni annui a decorrere dal 2020.
La RT afferma inoltre che l’abrogazione dei commi da 1011 a 1019 dell’articolo l della legge n. 205/2017 “non determina effetti negativi per l'anno 2019 sul bilancio dello Stato, in quanto non sono scontati effetti finanziari positivi derivanti dal recupero di gettito annuo inizialmente stimato come riveniente da detti commi, nella considerazione che, in prossimità della chiusura dell'esercizio 2018, non risulta ancora adottato o in corso di adozione il decreto previsto dal comma 1012 della citata legge n. 205/2017.”.
In merito ai profili di quantificazione, si segnala che alla norma abrogata (imposta sulle transazioni digitali) risultavano ascritti effetti finanziari pari a 190 milioni di euro annui a decorrere dal 2019. La RT afferma invece che per il 2019 non risultano scontati nei tendenziali effetti finanziari positivi in quanto non è stato adottato il decreto ministeriale di attuazione.
Andrebbe peraltro chiarito se la mancata considerazione ai fini dei tendenziali riguardi anche le annualità dal 2020, considerato che – analogamente al 2019 – alla norma che si intende abrogare erano stati ascritti effetti per 190 milioni annui, rispetto ai quali la RT non fornisce specifiche indicazioni.
Articolo 1, commi da 51 a 52
(Abrogazione aliquota ridotta IRES)
Le norme, introdotte dal Senato, dispongono l’abrogazione dell’articolo 6 del DPR n. 601/1973 che consente la riduzione al 50% dell’aliquota IRES per specifiche categorie di soggetti.
Si dispone altresì che la predetta abrogazione rilevi anche ai fini della determinazione degli acconti IRES per il 2019.
Riduzione agevolazioni IRES
In primo luogo la RT ricorda che la disposizione prevede l'abrogazione dell'articolo 6 del D.P.R. 601/1973 che ha introdotto la riduzione alla metà dell'aliquota IRES nei confronti di:
d) istituti autonomi per le case popolari, comunque denominati, e loro consorzi nonché enti aventi le stesse finalità sociali dei predetti Istituti, istituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione dell'Unione europea in materia di "in house providing" e che siano costituiti e operanti alla data del 31 dicembre 2013.
Per la stima degli effetti finanziari, la RT afferma di aver analizzato le dichiarazioni dei redditi 2017 (periodo d’imposta 2016) per gli Enti non commerciali, individuando la parte di reddito imponibile soggetta ad aliquota ridotta.
Dalle elaborazioni risulta che l’imponibile agevolato è pari a circa 1,3 miliardi di euro. Applicando l’aliquota ordinaria (24%) in luogo di quella agevolata (12%), la RT stima un recupero di gettito per circa 157,9 mln di euro[4].
Considerando, per gli effetti di cassa, un acconto pari al 75%, la RT riporta la seguente tabella.
In merito ai profili di quantificazione, si prende atto di quanto indicato dalla relazione tecnica riguardo all’imponibile IRES interessato dalla modifica normativa, non essendo disponibili, sul sito ufficiale dell’Agenzia delle entrate, i dati IRES relativi all’anno 2016.
Si segnala che l’ammontare imponibile indicato (circa 1,3 miliardi) risulta superiore a quello desumibile dai dati pubblicati riferiti al periodo d’imposta 2015.
Analizzando infatti i dati relativi alle dichiarazioni Unico-ENC (periodo d’imposta 2015) si riscontra infatti che, complessivamente, il reddito imponibile degli enti non commerciali è pari a 3.645 milioni cui corrisponde un’imposta netta IRES di 779 milioni di euro. Pur non essendo esplicitamente indicata la quota di imponibile assoggettata ad aliquota ridotta, si può desumere la quota di imponibile cui si applica l’aliquota IRES ridotta sia circa il 22% dell’imponibile IRES totale degli enti non commerciali (3.645 x 22% = 798 mln).[5]
Articolo 1, commi 53 e 54
(Fatturazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi per gli operatori sanitari)
Le norme, introdotte dal Senato, intervengono sulla disciplina della fatturazione elettronica[6] e della trasmissione telematica dei corrispettivi[7] da parte degli operatori sanitari.
Oltre a conferma l’esonero, per l’anno 2019, dell’obbligo di fatturazione elettronica nonché quello, a regime, degli obblighi di trasmissione telematica per i corrispettivi inviati al Sistema di tessera sanitaria, si dispone che i dati fiscali trasmessi al Sistema tessera sanitaria possono essere utilizzati, nel rispetto dei principi in materia di protezione di dati personali, esclusivamente dalle Pubbliche Amministrazioni per l’applicazione delle disposizioni in materia tributaria e doganale ovvero per il monitoraggio della spesa sanitaria pubblica e privata.
La relazione tecnica afferma che le norme sono finalizzate ad evitare possibili criticità afferenti all’utilizzo – per l'applicazione delle disposizioni in materia tributaria e doganale, ovvero, in forma aggregata per il monitoraggio della spesa sanitaria pubblica e privata complessiva - dei dati personali rilevabili dal Sistema tessera sanitaria e, per tale via, ad assicurare l'acquisizione del gettito tributario previsto a legislazione vigente.
Articolo 1, comma 55
(Contributo per acquisto strumenti per memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi)
Le norme, introdotte dal Senato, intervengono sulle modalità di fruizione del contributo riconosciuto ai soggetti che acquistano gli strumenti per la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi[8].
In particolare, in luogo dell’applicazione di uno sconto al momento dell’acquisto e di un successivo recupero della somma da parte del venditore mediante credito d’imposta, viene previsto un credito d’imposta direttamente per l’acquirente (che quindi non fruisce più dello sconto al momento dell’acquisto) da utilizzare in compensazione a decorrere dalla prima liquidazione periodica dell’IVA successiva al mese in cui è stata registrata la fattura di acquisto del registratore.
La relazione tecnica non ascrive effetti finanziari alla disposizione.
In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare, anche in considerazione del fatto che il contributo è riconosciuto entro un limite massimo di spesa.
(Fatturazione elettronica per contratti di sponsorizzazione)
Normativa vigente. I commi 01 e 02 all’articolo 10 del DL n. 119/2018, introdotti nel corso dell’esame parlamentare, disciplinano gli obblighi di fatturazione elettronica per le associazioni sportive senza scopo di lucro che hanno esercitato l’opzione di cui agli articoli 1 e 2 della legge n. 398/1991. In particolare, per i citati soggetti, è disposto il generale esonero, dall’obbligo di emissione della fattura elettronica; tuttavia, in caso di proventi superiori a 65.000 euro le associazioni assicurano che la fattura sia emessa per loro conto dal cessionario o committente soggetto passivo d’imposta (comma 01)., Tuttavia, per i contratti di sponsorizzazione e pubblicità stipulati dai soggetti di cui al comma 01, gli obblighi di fatturazione elettronica sono adempiuti dai cessionari (comma 02). All’emendamento che ha introdotto i citati commi non sono stati ascritti effetti finanziari.
Le norme, introdotte dal Senato, abrogano il comma 02 dell’articolo 10, del DL n. 119/2018, ai sensi del quale in relazione ai contratti di sponsorizzazione e pubblicità stipulati dalle associazioni sportive senza scopo di lucro (soggetti di cui agli articoli 1 e 2 della legge n. 398/1991), gli obblighi di fatturazione elettronica sono adempiuti dai cessionari. Pertanto viene esteso anche a tale tipologia di contratti l’esonero dagli obblighi di fatturazione elettronica.
Il prospetto riepilogativo fa riferimento alle norme, ascrivendo alle stesse un effetto nullo ai fini effetti sui saldi di finanza pubblica.
La relazione tecnica evidenzia in primo luogo che il gettito IVA riconducibile a settori per i quali sono previsti regimi speciali non è stato incluso nella quantificazione del recupero di gettito riflessa nella relazione tecnica originaria relativa all'introduzione dell'obbligo di fatturazione elettronica.
Afferma inoltre che all'esonero dall'obbligo di fatturazione elettronica (di cui all’articolo 10, comma 01, del medesimo DL 119/2018) in favore delle associazioni sportive dilettantistiche che hanno optato per il regime speciale previsto dalla legge 398/1991 e che nel periodo d'imposta precedente hanno conseguito dall'esercizio di attività commerciali proventi per un importo non superiore a euro 65. 000, non sono stati ascritti effetti finanziari. Quanto alle le associazioni sportive dilettantistiche che hanno optato per il regime speciale previsto dagli artt. 1 e 2 della legge 398/1991 che nel periodo d’imposta precedente hanno conseguito dall'esercizio di attività commerciali proventi per un importo superiore a euro 65.000, le medesime restano nel perimetro di applicazione dell'obbligo di fatturazione elettronica, senza che si renda necessario che tale obbligo sia adempiuto dai cessionari di contratti di sponsorizzazione e pubblicità. Conseguentemente, alla disposizione la RT non ascrive effetti finanziari.
In merito ai profili di quantificazione, pur considerando che alla disposizione che si intende abrogare non erano stati ascritti effetti finanziari dalla relativa relazione tecnica, si evidenzia che l’intervento in esame appare ridurre ulteriormente l’ambito di applicazione della disciplina relativa alla fatturazione elettronica, alla quale sono stati complessivamente ascritti notevoli effetti finanziari di maggior gettito.
Andrebbe quindi confermata la neutralità finanziaria dell’abrogazione del comma 02 dell’art. 10 del DL 119/2018, tenuto conto che tale disposizione era volta a prevedere una forma sostitutiva dell’obbligo di fatturazione elettronica, per i contratti di sponsorizzazione e pubblicità.
Articolo 1, commi da 72 a 77
(Credito d’imposta materiali riciclabili)
Le norme, introdotta dal Senato, prevede il riconoscimento, per gli anni 2019 e 2020, di un credito di imposta, nella misura del 36 per cento delle spese sostenute dalle imprese per acquisti di prodotti realizzati con materiali derivati da plastiche miste, provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica o da selezione di rifiuti urbani residui nonché di imballaggi biodegradabili e compostabili secondo la normativa UNI EN 13432:2002 o derivati dalla raccolta differenziata della carta e dell’alluminio.
Il credito d’imposta è riconosciuto fino a un importo massimo annuale di 20.000 euro per ciascun beneficiario e nel limite massimo complessivo di un milione di euro annui per gli anni 2020 e 2021.
Il credito è indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di riconoscimento del credito stesso ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello nel quale sono stati effettuati gli acquisti. Con decreto sono definite le modalità applicative anche al fine di garantire il rispetto del limite di spesa previsto.
Si dispone quindi l’abrogazione dell’autorizzazione di spesa di cui al comma 97 dell’articolo 1 della legge n. 205 del 2017 e i conseguenti risparmi sono destinati alla copertura dell’onere derivante dalla concessione del credito d’imposta in esame.
In proposito si ricorda che il comma 97 dell’articolo 1 della legge n. 205 del 2017 ha autorizzato la spesa di un milione di euro annui per ciascuno degli anni dal 2019 al 2021 per la concessione del credito d’imposta di cui al comma 96 del medesimo articolo 1.
Credito d’imposta imballaggi eco-sostenibili
Credito d’imposta plastic free
La relazione tecnica afferma che alla copertura dell’agevolazione si provvede mediante l’utilizzo delle risorse stanziate per i suddetti anni per l’incentivo di cui all’articolo 1, commi da 96 a 99, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, che conseguentemente è abrogato.
La disposizione in esame non comporta nuovi o maggiori oneri.
In merito ai profili di quantificazione, si evidenzia che la disposizione prevede la concessione di un credito d’imposta nel limite massimo di spesa di 1 milione di euro annuo per gli anni 2020 e 2021. Alla copertura dell’onere si provvede mediante l’abrogazione del comma 97 della legge n. 205 del 2017, recante un’autorizzazione di spesa per la concessione di un’agevolazione di analogo contenuto.
Sul piano normativo si rileva tuttavia che la norma, a differenza di quanto affermato dalla relazione tecnica, non dispone l’abrogazione dell’intera disciplina riguardante il credito d’imposta di cui ai commi da 96 a 99 dell’articolo 1 della legge n. 205 del 2017, ma del solo comma 97. In tal modo permarrebbe pertanto in vigore sia il credito d’imposta previsto dai citati commi da 96-99 (seppur privo di risorse) sia quello previsto dalla disposizione in esame. Sul punto appare opportuno acquisire l’avviso del Governo.
Articolo 1, commi da 91 a 94
(Contributi dello Stato a società partecipate dallo Stato)
La norma dispone che i contributi di importo fino a 50 milioni concessi dallo Stato a società partecipate dallo Stato medesimo o ad organismi di diritto pubblico, anche costituiti in forma di società di capitali, finanziati dallo Stato in misura maggioritaria, con la finalità di effettuare investimenti di pubblico interesse, sono erogati dallo Stato, a titolo definitivo, contestualmente alla realizzazione dell’intervento “in forma globale, ovvero quota imponibile più IVA, e progressivamente alla realizzazione dell’intervento medesimo” [nel testo della norma], se il provvedimento di concessione del contributo reca la dicitura «comprensivo di IVA».
Nel caso di contributi concessi ai medesimi soggetti senza la dicitura «comprensivo di IVA», lo Stato eroga il contributo con le medesime modalità ma con finalità di anticipazione relativamente alla sola quota liquidata a titolo di IVA, che dovrà essere rimborsata dal beneficiario allo Stato a conclusione della realizzazione dell’intervento.
Le previsioni si applicano anche ai contributi per i quali la relativa attività di rendicontazione non si sia conclusa [la norma non indica a quale data si debba fare riferimento] e, comunque, ai contributi relativamente ai quali non sia intervenuta la liquidazione del saldo finale. In ogni caso “non sono presenti oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica” [così il testo della norma].
L’applicazione delle disposizioni è subordinata alla preventiva autorizzazione della Commissione europea.
Il prospetto riepilogativo non considera le norme.
La relazione tecnica afferma che la disposizione intende disciplinare, in via interpretativa, la erogazione dei contributi statali di importo fino a 50 milioni di euro concessi a società partecipate o ad organismi di diritto pubblico finanziati dallo Stato in misura maggioritaria, per investimenti di pubblico interesse, il cui provvedimento di concessione reca la dicitura "comprensivo di IVA". Si prevede che, al verificarsi dei presupposti, i contributi siano erogati dallo Stato, a titolo definitivo, contestualmente alla realizzazione dell'intervento in forma globale, ovvero quota imponibile + IVA e progressivamente alla realizzazione dell'intervento medesimo.
Inoltre vengono disciplinati gli analoghi contributi il cui provvedimento di
concessione non reca la dicitura "comprensivo di IVA".
Si prevede che al verificarsi dei presupposti, i contributi siano erogati dallo Stato, con le medesime modalità di cui sopra, ma con finalità di anticipazione relativamente alla sola quota liquidata a titolo di IVA, che dovrà essere rimborsata dal beneficiario allo Stato a conclusione della realizzazione dell’intervento.
Inoltre, prosegue la RT, viene indicato che le previsioni si applicherebbero anche ai contributi già erogati la cui attività di rendicontazione non si sia ancora conclusa.
La norma intende disciplinare le ipotesi in cui il contributo erogato dallo Stato sia teso a rimborsare al beneficiario, oltre alla quota imponibile dell'investimento, anche l'IVA da questi pagata ai propri fornitori per la realizzazione dell'intervento e le ipotesi in cui, invece, il contributo intenda coprire la sola quota imponibile dell'investimento. La norma così intesa non avrebbe rilevanza ai fini dell'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto.
La relazione tecnica fa presente che le somme erogate nell'ambito di un rapporto obbligatorio a prestazioni corrispettive rielevano ai fini IVA anche se qualificate come contributi. In tali circostanze, infatti, il contributo assume natura di corrispettivo in quanto costituisce la controprestazione del servizio effettuato o del bene ceduto da un soggetto IVA; pertanto, il cedente o prestatore, a fronte di tale erogazione, è tenuto ad emettere fattura indicando l'aliquota IVA applicabile alla prestazione resa o al bene ceduto. Sono, invece, escluse dal campo d'applicazione dell'IVA, per mancanza del presupposto oggettivo, le ipotesi in cui il soggetto che riceve il contributo non è tenuto ad una controprestazione.
Poiché si tratta di una misura volta a stabilire che i contributi che lo Stato eroga alle sue società partecipate per far fronte a investimenti di pubblico interesse coprono la spesa globale (imponibile + IVA) non vi sono, secondo la RT, effetti in termini di gettito.
In merito ai profili di quantificazione, si rileva che la disposizione prevede che, per determinati contributi concessi dallo Stato alle società dallo stesso partecipate o ad organismi di diritto pubblico, l’erogazione includa l’IVA, oltre alla quota imponibile. In taluni casi, l’IVA viene inclusa nel contributo a titolo di anticipazione, che il soggetto beneficiario “restituirà” allo Stato in sede di versamento dell’IVA.
La relazione tecnica non ascrive effetti alla norma, asserendo che la misura è volta a stabilire che i contributi che lo Stato eroga alle sue società partecipate coprano la spesa globale (imponibile + IVA).
Riguardo ai profili applicativi della norma – in considerazione del fatto che talune società partecipate dallo Stato non rientrano necessariamente nel perimetro della pubblica amministrazione – andrebbe escluso che per effetto delle disposizioni debba intendersi incrementata la misura complessiva del contributo o accelerata la sua dinamica di erogazione. Ciò al fine di escludere effetti sui saldi di finanza pubblica.
Andrebbe infine confermato che la formulazione della clausola finanziaria, secondo cui “non sono presenti oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica” sia idonea ad assicurare l’effettiva invarianza finanziaria.
Articolo 1, commi 95 e 96
(Fondo per gli investimenti delle amministrazioni centrali)
Le norme approvate nel corso dell’esame al Senato hanno modificato le dotazioni del Fondo per gli investimenti delle amministrazioni centrali. Le risorse sono state ridotte di 2.010 milioni di euro per l’anno 2019, di 1.740 milioni per l’anno 2020, di 1.700 milioni per l’anno 2012, di 100 milioni per gli anni dal 2022 al 2028 (comma 95).
Pertanto, a seguito delle modifiche, le risorse complessive a disposizione del Fondo sono le seguenti:
2022 e 22023
dal 2024 al 2028
dal 2029
Dotazione Fondo – A.S. 981
Riduzione disposta al senato
Dotazione finale del Fondo
Un’ulteriore modifica approvata nel corso dell’esame presso il Senato ha stabilito che è destinata al prolungamento della linea metropolitana 5 (M5) da Milano fino al Comune di Monza una quota delle risorse del Fondo in oggetto pari ad almeno 15 milioni di euro per il 2019, 10 milioni di euro per il 2020, 25 milioni di euro per il 2021, 95 milioni di euro per il 2022, 180 milioni di euro per il 2023, 245 milioni di euro per il 2024, 200 milioni di euro per il 2025, 120 milioni di euro per il 2026 e 10 milioni di euro per il 2027 (comma 96).
Il prospetto riepilogativo ascrive alle norme, come modificate dal Senato, i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.
Fondo per gli investimenti delle amministrazioni centrali
La relazione tecnica ribadisce il contenuto della norma.
Articolo 1, comma 97
(Aggiornamento del contratto di programma ANAS 2016-2020)
Le norme, introdotte dal Senato, prevedono che, in sede di aggiornamento del Contratto di programma ANAS 2016-2020, una quota delle risorse da contrattualizzare o che si rendano disponibili nell'ambito delle finalità già previste dal vigente Contratto, nel limite di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020, viene destinata alla progettazione e realizzazione di interventi di adeguamento e messa in sicurezza degli svincoli delle tangenziali dei capoluoghi di provincia.
Il prospetto riepilogativo non ascrive effetti alle norme.
La relazione tecnica ribadisce il contenuto delle norme ed afferma che le stesse non determinano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Articolo 1, comma 100
(Programmi di riqualificazione urbana)
La norma – introdotta durante l’esame presso il Senato – prevede che per i Programmi di riqualificazione urbana (PRiU), nel caso di interruzione delle attività di cantiere determinata da eventi indipendenti dalla volontà delle parti contraenti (forza maggiore), tutti i termini di cui all'articolo 1 del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 9 settembre 2015 si intendano comunque prorogati del tempo di «fermo cantiere».
La relazione tecnica afferma che i programmi PRiU interessano una pluralità di operatori e finanziatori degli interventi e sono stati tra i primi a prevedere la partecipazione del privato in operazioni di riqualificazione di ambiti urbani, attraverso lo strumento programmatorio ed attuativo degli Accordi di Programma. Il MIT, da ultimo con decreto 20/2012, ha prorogato i termini di detti programmi, prevedendo espressamente che dette proroghe non comportino a carico del bilancio dello Stato alcun incremento di spesa rispetto agli importi totali previsti dalle relative autorizzazioni di spesa (art. 2 del D.M. 19 gennaio 2012 n. 20).
La RT afferma altresì che, stante il tenore meramente ordinatorio della disposizione risulta evidente l’assenza di nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
In merito ai profili di quantificazione, si rileva che la disposizione in esame prevede che, in caso di “fermi cantiere” occorrenti per cause di forza maggiore, i termini di ultimazione di cui all’articolo 1 del DM 9 settembre 2015 del MIT si intendano prorogati. In proposito, si prende atto di quanto affermato dalla RT in merito al carattere prevalentemente ordinamentale delle disposizioni.
Sarebbe peraltro utile verificare se la disciplina in esame possa presentare implicazioni riguardo allo sviluppo per cassa della spesa connessa al finanziamento della progettazione e della realizzazione di opere pubbliche.
Articolo 1, comma 101
(Realizzazione infrastrutture digitali RAI)
La norma, introdotta durante l’esame al Senato, prevede che per l’adempimento degli obblighi del contratto di servizio, inclusi quelli per lo sviluppo della programmazione digitale, alla RAI – Radiotelevisione Italiana S.p.a., venga riconosciuto un contributo di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020.
Realizzazione infrastrutture digitali RAI
In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare in quanto la norma è configurata come limite di spesa.
Articolo 1, comma 104
(Fondo per le autostrade ciclabili)
La norma – introdotta durante l’esame presso il Senato – istituisce, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Fondo per le autostrade ciclabili con uno stanziamento di 2 milioni di euro per l'anno 2019.
Con decreto sono definite le modalità di erogazione delle risorse del predetto Fondo, nonché quelle di verifica e controllo dell’effettivo utilizzo da parte degli enti territoriali delle risorse erogate per le finalità di cui alla norma in esame.
Il prospetto riepilogativo ascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:
Istituzione del Fondo per le autostrade ciclabili
La relazione tecnica nulla aggiunge al contenuto delle norme.
In merito ai profili di quantificazione, non vi sono osservazioni da formulare essendo l’onere in esame limitato allo stanziamento previsto.
Sarebbe comunque utile una conferma circa la spendibilità integrale della somma stanziata nel 2019, come si evince dal prospetto riepilogativo, atteso che le spese finanziate sono in conto capitale.
Articolo 1, commi da 107 a 115
(Contributi ai comuni per la messa in sicurezza di immobili e strade)
Le norme, introdotte durante l’esame presso il Senato, prevedono, per il 2019, l’assegnazione ai comuni di contributi per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale, nel limite complessivo di 400 milioni di euro. Il comune beneficiario è tenuto ad iniziare l'esecuzione dei lavori entro il 15 maggio 2019.
I contributi sono erogati dal Ministero dell'interno agli enti beneficiari per il 50 per cento, previa verifica dell'avvenuto inizio dell'esecuzione dei lavori, e per il restante 50 per cento previa trasmissione, al Ministero dell'interno, del certificato di collaudo o del certificato di regolare esecuzione rilasciato dal direttore dei lavori.
Nel caso di mancato rispetto del termine di inizio dell'esecuzione dei lavori o di parziale utilizzo del contributo, il medesimo è revocato, in tutto o in parte, entro il 15 giugno 2019. Le somme derivanti dalla revoca sono assegnate ai comuni che hanno iniziato l'esecuzione dei lavori in data antecedente alla scadenza al 15 maggio, dando priorità ai comuni con data di inizio esecuzione lavori meno recente e non oggetto di recupero. I comuni beneficiari sono tenuti ad iniziare l'esecuzione dei lavori entro il 15 ottobre 2019.
Il Ministero dell'interno, in collaborazione con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, effettua un controllo a campione sulle opere pubbliche oggetto del contributo.
Viene ridotta di 30 milioni per il 2019 l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 140, della L. 232/2016, concernente le risorse per il finanziamento del fondo per la progettazione di fattibilità delle infrastrutture e degli insediamenti prioritari per lo sviluppo del paese, relative al settore di spesa delle "infrastrutture, anche relative alla rete idrica e alle opere di collettamento, fognatura e depurazione", ed iscritte nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Contributi ai Comuni per investimenti per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale
Riduzione delle risorse del fondo progettazione finanziato dal riparto del fondo di cui all'articolo 1, comma 140 legge n.232/2016
La relazione tecnica afferma che l’effetto stimato in termini di indebitamento netto e fabbisogno finanziario tiene conto dell’obbligo di avviare i lavori entro il 15 maggio 2019, nonché di una ipotesi di somme recuperate per mancato rispetto del termine di avvio lavori nella misura del 30 per cento. Queste ultime da riassegnare con obbligo di inizio lavori entro il 15 ottobre 2019.
In merito ai profili di quantificazione, appare utile una conferma che la riduzione prevista a carico del Fondo progettazione non pregiudichi lo svolgimento di progetti o interventi già programmati a valere sulle medesime risorse.
Articolo 1, commi da 116 a 121
(Cessione di quote di Invitalia Ventures SGR)
La norma consente al MISE di autorizzare la cessione, a condizioni di mercato, da parte di Invitalia, di una quota di partecipazione, anche di controllo, detenuta nella società di gestione del risparmio Invitalia Ventures SGR Spa - Invitalia SGR, a condizione che dalla cessione derivi l’apporto di risorse aggiuntive da parte del soggetto acquirente.
Con direttiva del MISE a Invitalia sono stabiliti i contenuti e i termini della cessione.
Alla Cassa depositi e prestiti, nella sua qualità di Istituto nazionale di promozione, è attribuito il diritto di opzione per l’acquisto della quota di partecipazione azionaria in Invitalia SGR nonché della quota di partecipazione in fondi da essa gestiti, da esercitarsi nel termine e con le modalità stabilite nella predetta direttiva del MISE.
In caso di cessione della partecipazione di controllo, la restante partecipazione di Invitalia in Invitalia SGR può essere trasferita, mediante operazioni societarie senza oneri per la finanza pubblica, al MEF.
Le risorse per complessivi 200 milioni di cui alla delibera CIPE n. 14 del 18 febbraio 2018, assegnate[9] ad Invitalia, a valere sulle risorse del «Piano Operativo Imprese e Competitività FSC 2014-2020», per la costituzione, unitamente a eventuali ulteriori risorse finanziarie proprie, di un apposito fondo di reindustrializzazione, denominato «Italia Venture III», già affidato in gestione a Invitalia SGR, sono assegnate al Ministero dello sviluppo economico che le utilizza al fine di semplificare e rafforzare il settore del venture capital e il tessuto economico-produttivo del Paese in quanto compatibili con le politiche economiche del Fondo di sviluppo e coesione.
La relazione tecnica ribadisce che la disposizione prevede che il Ministero dello sviluppo economico possa autorizzare la cessione, a condizioni di mercato, da parte dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A. - Invitalia, di una quota di partecipazione, anche di controllo, detenuta nella società di gestione del risparmio Invitalia Ventures SGR S.p.A. - Invitalia SGR, nonché di una quota di partecipazione in fondi da essa gestiti. È attribuito all'Istituto nazionale di promozione di cui all'articolo cui all'articolo 1, comma 826, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, il diritto di opzione per l'acquisto della quota di partecipazione azionaria in Invitalia SGR nonché della quota di partecipazione in fondi da essa gestiti.
Le operazioni sopra illustrate, secondo la relazione tecnica, non determinano effetti per la finanza pubblica, essendo realizzate da soggetti esterni alla pubblica amministrazione.
In caso di cessione della partecipazione di controllo, la restante partecipazione di Invitalia in Invitalia SGR può essere trasferita al Ministero dell'economia e delle finanze. Tale trasferimento avviene senza oneri per la finanza pubblica.
Il comma 121 prevede che le risorse per complessivi 200 milioni di cui alla delibera CIPE n. 14 del 18 febbraio 2018, assegnate ad Invitalia per la costituzione di un apposito fondo di reindustrializzazione, denominato «Italia Venture III» siano assegnate al Ministero dello sviluppo economico. La disposizione non modifica l’entità delle risorse, intervenendo unicamente sulla titolarità della gestione delle stesse.
Le restanti disposizioni sono di natura procedimentale.
In merito ai profili di quantificazione, non si formulano osservazioni tenuto conto degli elementi forniti dalla relazione tecnica.
(Fondo per gli investimenti degli enti territoriali)
Le norme approvate nel corso dell’esame al Senato hanno modificato le dotazioni del Fondo per gli investimenti degli enti territoriali. Le risorse sono state ridotte di 220 milioni per gli anni 2019 e 2020, di 310 per ciascuno degli anni dal 2021 al 2025 e di 190 milioni per ciascuno degli anni dal 2026 al 2033.
La tabella che segue indica la dotazione iniziale del Fondo prevista dal testo licenziato dalla Camera dei deputati, le variazioni introdotte dal Senato e la dotazione finale del Fondo.
Dotazione finale
Dal 2034
Articolo 1, comma 126
(Utilizzo delle risorse non utilizzate del fondo per il rilancio degli investimenti degli enti territoriali)
Il comma 126, nel testo licenziato dalla Camera, stabiliva che con DPCM fossero indicate l’ammontare delle risorse del fondo per il rilancio degli investimenti degli enti territoriali di cui al comma 122 da destinare a ciascun settore, i criteri di riparto delle risorse e le modalità di utilizzo delle medesime.
La norma, nella nuova formulazione, prevede che nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze sia istituito un fondo, alimentato con le risorse residue del fondo per il rilancio degli investimenti degli enti territoriali di cui al comma 122. Il Fondo è finalizzato a investimenti per la messa in sicurezza del territorio e delle strade nell’ambito degli accordi tra lo Stato e le regioni a statuto speciale di cui al comma 875. In caso di mancata conclusione, in tutto o in parte, di tali accordi entro il termine del 31 gennaio 2019, le somme in questione non utilizzate sono destinate ad incrementare i contributi di cui ai commi 134 (contributi alle regioni a statuto ordinario per la realizzazione di opere pubbliche per la messa in sicurezza degli edifici e del territorio) e 139 (contributi ai comuni per la realizzazione di investimenti relativi a opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici e del territorio), includendo tra i destinatari anche le province e le città metropolitane, nonché i contributi di cui al comma 107 (contributi ai comuni per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici, e patrimonio comunale).
(Linea ferroviaria Biella-Novara)
La norma prevede un contributo straordinario alla Regione Piemonte di 5 milioni di euro per l'anno 2019 per garantire i lavori di elettrificazione della linea ferroviaria Biella-Novara.
Risorse destinate a garantire i lavori di elettrificazione della linea ferroviaria della linea ferroviaria Biella- Novara
In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare, essendo l’onere limitato al contributo previsto.
Articolo 1, comma 129
(Società Dante Alighieri)
La norma autorizza un contributo straordinario di 4.725.000 di euro per l'anno 2019 per i lavori di recupero, risanamento conservativo e straordinaria manutenzione dell'edificio demaniale Palazzo Firenze, sede della Società Dante Alighieri.
contributo straordinario per i lavori di recupero, risanamento conservativo e straordinaria manutenzione dell'edificio demaniale Palazzo Firenze, sede della Società Dante Alighieri
In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare essendo l’onere limitato al contributo previsto.
Articolo 1, comma 133
(Aeroporto di Crotone)
La norma, introdotta al Senato, destina 3 milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio 2019-2021 all'aeroporto di Crotone al fine di garantire un completo ed efficace sistema di collegamenti aerei e di assicurare la continuità territoriale.
Spesa per garantire la continuità territoriale per Aeroporto di Crotone
In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare essendo l’onere limitato alla spesa prevista.
Articolo 1, commi da 149 a 152
(Incremento delle risorse per il personale non dirigente del Ministero dell’interno)
Le norme prevedono che il Fondo risorse decentrate del personale contrattualizzato non dirigente del Ministero dell’interno sia incrementato di 7 milioni di euro per ciascuna delle annualità del biennio 2019-2020 e di 18 milioni di euro a decorrere dall'anno 2021. È altresì incrementato di 500 mila euro per ciascuna delle annualità del biennio 2019-2020 e di 2,5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2021 il fondo per la retribuzione di posizione e la retribuzione di risultato del personale di livello dirigenziale contrattualizzato del medesimo Ministero (comma 149).
La norma è introdotta al fine di incentivare le maggiori attività rese in particolare nel settore della depenalizzazione e dell'immigrazione dal personale dell'amministrazione civile dell'Interno.
Gli incrementi di cui al comma sono disposti in deroga ai limiti stabiliti dalla normativa vigente[10] al fine di limitare la crescita dei trattamenti accessori (comma 150).
All'onere recato dalle norme descritte, pari a 7,5 milioni di euro per ciascuna delle annualità del biennio 2019-2020 e a 20,5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2021, si provvede:
· quanto a 5 milioni di euro a decorrere dal 2019, mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 23, comma l, della legge 27 dicembre 2002, n. 289[11] [comma 151, lettera a)];
· quanto a 2,5 milioni di euro a decorrere dal 2019, mediante riduzione delle spese relative ai compensi per lavoro straordinario del personale dell'amministrazione civile dell'Interno del Programma "Contrasto al crimine, tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica" della Missione "Ordine pubblico e sicurezza", del Programma "Servizi e affari generali per le amministrazioni di competenza" della Missione "Servizi istituzionali e generali delle amministrazioni pubbliche" e del Programma "Prevenzione dal rischio e soccorso pubblico" della Missione "Soccorso civile". È conseguentemente rideterminato in riduzione il limite di spesa per i trattamenti accessori previsto dall’articolo 23 del decreto legislativo n. 75 del 2017, [comma 151, lettera b)];
· quanto a 13 milioni di euro a decorrere dall'anno 2021, mediante riduzione del Fondo per l'attuazione del programma di Governo di cui al comma 748 del testo in esame [comma 151, lettera c)].
Il Fondo risorse decentrate del personale contrattualizzato non dirigente del Ministero dell’interno può essere ulteriormente incrementato fino ad un massimo di 3,5 milioni di euro a decorrere dal 2019, mediante risparmi strutturali di spesa corrente derivanti dall'ottimizzazione e dalla razionalizzazione dei settori di spesa relativi alla acquisizione dei servizi di noleggio e assicurazione degli automezzi del Programma "Contrasto al crimine, tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica" della Missione "Ordine pubblico e sicurezza", iscritti nello stato di previsione del Ministero dell'Interno (comma 152).
Fondo personale non dirigente
Fondo personale dirigente
Maggiori entrate tributarie e contributive
Fondo da ripartire per sopravvenute esigenze
Straordinari amministrazione civile dell’interno
Articolo 1, commi da 153 a 155
(Piano nazionale di interventi nel settore idrico)
La norma interviene sul Piano nazionale di interventi nel settore idrico, disciplinato dalla legge di bilancio 2018 (commi 516 e seguenti) prevedendo in particolare quanto segue:
- nell’aggiornamento biennale del piano si deve tener conto con priorità degli interventi che presentano tra loro sinergie e complementarietà, tenuto conto dei Piani di gestione delle acque predisposti dalle Autorità di distretto;
- fra gli obiettivi della sezione “invasi” del piano viene richiamata la riduzione della dispersione delle risorse idriche, disponendo che gli Enti di governo dell’ambito forniscano dati ed informazioni all’ARERA ai fini della definizione del piano;
- in caso di inadempimento, da parte degli enti di gestione e degli altri soggetti responsabili dell’attuazione del piano, si prevede che il termine fissato nella diffida ad adempiere sia non superiore a 120 giorni, decorso il quale il Presidente del Consiglio nomina, per l’esercizio dei poteri sostitutivi, Commissario straordinario del Governo il Segretario generale dell’Autorità di distretto di riferimento (in luogo di un Commissario ad acta previsto dalla normativa vigente).
Gli oneri per i compensi dei Commissari straordinari sono definiti dal decreto di nomina e posti a carico delle risorse destinate agli interventi. I compensi dei Commissari sono composti da una parte fissa e da una parte variabile. La parte fissa non può superare 50.000 euro annui; la parte variabile, strettamente correlata al raggiungimento degli obiettivi ed al rispetto dei tempi di realizzazione degli interventi ricadenti nell'oggetto dell'incarico commissariale, non può superare 50 mila euro annui, ai sensi dell’art. 15, comma 3, del DL n. 98/2011;
- nelle more della costituzione ed avvio della nuova società che (ai sensi dell’art. 21 del DL 201/2011) subentrerà all’Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia e Lucania (EIPLI), l’avvio della realizzazione degli interventi di competenza dell’Ente stesso, previsti nel Piano nazionale, nei Patti per lo sviluppo e negli altri programmi finanziati con altre risorse finanziarie nazionali ed europee che concorrono alla mitigazione dei danni della siccità e al potenziamento delle infrastrutture idriche, nonché per la realizzazione degli ulteriori interventi, è affidato al Segretario generale dell’Autorità di distretto dell’Appennino Meridionale in qualità di Commissario straordinario del Governo. Il Commissario può nominare un numero di massimo 3 sub commissari in relazione alla portata e al numero degli interventi sostitutivi e può altresì avvalersi del personale dell’Autorità di distretto dell’Appennino Meridionale e di enti pubblici e società in house delle amministrazioni centrali dello Stato, dotate di specifica competenza tecnica; al Commissario si applicano talune norme già vigenti[12] alle quali non sono stati ascritti effetti onerosi;
- l’Autorità di distretto dell’Appennino Meridionale è quindi autorizzata ad assumere, previa selezione pubblica, con contratto di lavoro a tempo determinato non rinnovabile e non superiore a trentasei mesi a partire dall’anno 2019, ulteriori unità di personale con funzioni tecniche di supporto alle attività svolte dal Commissario, in deroga ai vincoli di contenimento della spesa di personale previsti dalla normativa vigente, fino a 40 unità, e comunque nel limite di 1,8 milioni di euro annui in ragione d’anno;
- gli oneri per il compenso del Commissario e dei sub commissari sono posti a carico delle risorse destinate agli interventi. I compensi sono fissati nei limiti sopra descritti;
- per l’attuazione di un primo stralcio del Piano nazionale e per il finanziamento della progettazione di interventi considerati strategici nel medesimo Piano è autorizzata la spesa di 100 milioni per ciascun anno dal 2019 al 2028, di cui 60 milioni annui per la sezione «invasi».
Maggiore spesa in conto capitale
Attuazione di un primo stralcio del Piano nazionale di interventi nel settore idrico, di cui all'articolo 1, comma 516, della legge n. 205/2017 e finanziamento della progettazione di interventi strategici nel medesimo Piano
Assunzione di 40 unità di personale a tempo determinato da parte dell'Autorità di distretto dell'Appennino Meridionale
Assunzione di 40 unità di personale a tempo determinato da parte dell'Autorità di distretto dell'Appennino Meridionale – effetti riflessi
La relazione tecnica ricostruisce il quadro normativo, ripete il contenuto delle norme e afferma che le modifiche apportate dal comma 153 (sul piano nazionale invasi) non comportano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e sono necessarie per il celere avvio del Piano e per consentire l’utilizzo efficiente delle risorse stanziate, sia per quanto riguarda il necessario supporto ai soggetti realizzatori sia per quanto riguarda la definizione degli obiettivi prioritari e, di conseguenza, degli indicatori da utilizzare per la selezione dei progetti finanziati. Con riferimento al comma 154 (EIPLI), la relazione tecnica afferma che la stima dell’onere per le 40 unità di personale è basata sulla retribuzione media (al lordo dei costi riflessi), relativa alla qualifica di Personale Area III F 1 - Personale laureato. La stima è stata effettuata, per il trattamento economico fondamentale, sulla base del nuovo CCNL Funzioni centrali secondo le tabelle retributive degli EPNE; mentre il trattamento economico accessorio è quello attualmente percepito, sulla base dei dati del Conto annuale 2017, dai dipendenti di area D-D1 dell’Autorità incorporata del Fiumi Liri, Garigliano e Volturno. In particolare, gli oneri connessi ai compensi del Commissario e dei sub commissari chiamati a svolgere l’attività tecnica di supporto sono posti a carico delle risorse destinate agli interventi. Gli oneri connessi al personale sono stimati in 1,8 milioni di euro annui per il triennio 2019-2021.
In merito ai profili di quantificazione, si rileva preliminarmente che la norma non risulta descritta dalla relazione tecnica, ma è considerata dal relativo prospetto riepilogativo. Non sono quindi esplicitati i dati e gli elementi posti a base della relativa quantificazione; non si formulano peraltro osservazioni, essendo gli oneri configurati come limiti massimi di spesa.
In particolare: con riferimento all’individuazione di specifiche priorità nell’ambito del piano, non si formulano osservazioni, in quanto le stesse operano comunque nell’ambito e nel limite delle risorse già stanziate per la sua attuazione; per quanto riguarda l’individuazione del Commissario straordinario del Governo nella figura del Segretario generale dell’Autorità di distretto di riferimento nonché l’eventuale nomina dei relativi subcommissari, non si formulano osservazioni tenuto conto che i relativi oneri (peraltro di carattere eventuale) sono comunque a carico delle risorse previste per gli interventi sui quali si rilevi inerzia o inadempimento; per quanto riguarda l’assunzione a termine di personale da parte dell’Autorità di distretto dell’Appennino Meridionale, non si formulano osservazioni in quanto il relativo onere è configurato come limite di spesa; per quanto riguarda lo stanziamento di risorse volte a finanziare un piano stralcio con primi interventi, non si formulano osservazioni tenuto conto che anche tale onere è configurato in termini di limite di spesa.
Articolo 1, comma da 156 a 161
(Credito d’imposta interventi su terreni pubblici)
Le norme, introdotte dal Senato, prevede la concessione di un credito d’imposta nella misura del 65 per cento delle erogazioni liberali in denaro effettuate nei periodi d'imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2018, per interventi su edifici e terreni pubblici, sulla base di progetti presentati dagli enti proprietari, ai fini della bonifica ambientale, compresa la rimozione dell’amianto dagli edifici, della prevenzione e risanamento del dissesto idrogeologico, della realizzazione o ristrutturazione di parchi e aree verdi attrezzate e il recupero di aree dismesse di proprietà pubblica.
Il credito d'imposta è riconosciuto alle persone fisiche e agli enti non commerciali nei limiti del 20 per cento del reddito imponibile, ai soggetti titolari di reddito d'impresa nei limiti del 10 per mille dei ricavi annui ed è ripartito in tre quote annuali di pari importo.
Ferma restando la ripartizione in tre quote annuali di pari importo, per i soggetti titolari di reddito d'impresa il credito di imposta è utilizzabile tramite compensazione
Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge in esame, sono individuate le disposizioni necessarie per l'attuazione delle disposizioni in esame, nei limiti delle risorse disponibili pari a 1 milione di euro per l'anno 2019, in 5 milioni di euro per l'anno 20120 e in 10 milioni di euro a decorrere dall'anno 2021.
La relazione tecnica afferma che la disposizione comporta oneri pari al limite di spesa previsto, ovvero pari a 1 milione di euro per l'anno 2019, 5 milioni di euro per l'anno 2020 e 10 milioni di euro a decorrere dall'anno 2021.
In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare, essendo il beneficio previsto nell’ambito di un limite massimo di spesa.
Articolo 1, commi da 162 a 170
(Struttura per la progettazione delle opere pubbliche)
L’articolo 1, commi ad 86 a 93, del testo del disegno di legge di bilancio approvato dalla Camera (S. 981) prevede l’istituzione, a decorrere dal 1° gennaio 2019, della Centrale per la progettazione delle opere pubbliche che si occupa - su richiesta delle amministrazioni centrali e degli enti territoriali interessati, previa convenzione e senza oneri diretti di prestazioni professionali rese per gli enti territoriali richiedenti - della progettazione di opere pubbliche
Viene a tal fine autorizzata l’assunzione a tempo indeterminato, a partire dall’anno 2019, con destinazione alla Centrale, di un massimo di 300 unità di personale, con prevalenza di personale di profilo tecnico per una percentuale almeno pari al 70 per cento, di livello impiegatizio e quadro, nonché con qualifica dirigenziale nei limiti del 5 per cento, oltre al Coordinatore che è nominato per tre anni rinnovabili ed è equiparato a dirigente di prima fascia. Tale personale è assunto, anche in momenti diversi, con procedura selettiva pubblica svolta da una Commissione permanente di valutazione, il cui presidente è designato dal Presidente del Consiglio dei Ministri e che è composta da quattro membri.
Per garantire l’immediata operatività degli ambiti di intervento della Centrale, la Commissione, in sede di prima applicazione del presente articolo e limitatamente alle prime 50 unità di personale, può procedere al reclutamento, prescindendo da ogni formalità, attingendo dal personale di ruolo, anche mediante assegnazione temporanea, con il consenso dell’interessato e sulla base di appositi protocolli d’intesa con le amministrazioni pubbliche e per singoli progetti di interesse specifico per le predette amministrazioni (articolo 17, comma 5).
Tutti gli atti connessi con l’istituzione della Centrale sono esenti da imposte e tasse (articolo 17, comma 7).
Agli oneri connessi all’istituzione, al funzionamento e all’attività della Centrale si provvede ai sensi del precedente articolo 15, comma 5, che autorizza la spesa di 100 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019 a favore dell’Agenzia del Demanio.
Le modifiche, approvate dal Senato, prevedono, in particolare che:
· con DPCM, sia individuata un’apposita Struttura per la progettazione di beni ed edifici pubblici;
· nell’ambito delle procedure di selezione, venga soppressa la Commissione permanente di valutazione;
· a valere sul contingente di personale reclutato, 120 unità siano assegnate temporaneamente alle province delle regioni a statuto ordinario nell’ambito delle stazioni uniche appaltanti provinciali, previa intesa in sede di Conferenza unificata;
· vengano confermate le disposizioni inerenti le modalità di assunzione, anche in momenti diversi, di 300 unità di personale, comprese le misure volte a garantire l’immediata operatività degli ambiti di intervento della struttura, così come previste dalle norme originarie.
Il prospetto riepilogativo non ascrive alle modifiche specifici effetti sui saldi di finanza pubblica.
La relazione tecnica, con riguardo all’assegnazione temporanea alle province del personale reclutato, afferma che la disposizione, disciplinando l’impiego di unità di personale la cui assunzione è già finanziata, non determina nuovi o maggiori a carico della finanza pubblica.
In merito ai profili di quantificazione, non vi sono osservazioni da formulare atteso che le modifiche apportate alla disciplina in esame appaiono di natura ordinamentale, non modificando sostanzialmente le procedure di reclutamento del personale rispetto a quanto previsto dal testo approvato dalla Camera e provvedendo inoltre a sopprimere l’apposita Commissione permanente di valutazione.
Articolo 1, commi da 171 a 175
(Fondo rotativo per la progettualità e finanziamento della progettazione)
La norma, al fine di accelerare la spesa per investimenti pubblici, interviene sul Fondo rotativo per la progettualità (gestito dalla Cassa depositi e prestiti) estendendone l’operatività anche agli studi di fattibilità relativi al partenariato pubblico privato, individuando talune finalità (edilizia scolastica, dissesto idrogeologico, prevenzione del rischio sismico, nonché opere da realizzare mediante contratti di partenariato pubblico privato) per le quali possono essere destinate specifiche quote del Fondo.
Viene soppressa la previsione che limitava le anticipazioni concedibili al dieci per cento del costo presunto dell'opera, prevedendo comunque che il professionista attesti la rispondenza della documentazione alla normativa sui contratti pubblici nonché l’indicazione di talune opere da finanziare prioritariamente a valere sul Fondo.
Si dispone, inoltre, che le risorse, che a legislazione vigente sono stanziate annualmente in favore della Cassa depositi e prestiti per il finanziamento a fondo perduto della progettazione preliminare dello Stato, delle regioni, degli enti locali e degli altri enti pubblici, siano finalizzate al documento di fattibilità delle alternative progettuali, al progetto di fattibilità tecnico economica ed al progetto definitivo, ma esclusivamente per opere da realizzare mediante contratti di partenariato pubblico privato.
La relazione tecnica afferma che la disposizione interviene per potenziare l’ambito di operatività e per semplificare il funzionamento di due fondi gestiti da Cassa depositi e prestiti S.p.A. (CDP) che finanziano le attività progettuali delle pubbliche amministrazioni:
- il “Fondo rotativo per la progettualità” di cui all’art. 1, co. 54-58, della legge n. 549/1995 (CDP anticipa alle pubbliche amministrazioni richiedenti le spese necessarie ad avviare le attività di progettazione. Tale anticipazione è assistita da un contributo in conto interessi da parte dello Stato che consente alle pubbliche amministrazioni di ripagare la sola quota capitale del finanziamento);
- il “Fondo per la progettazione preliminare” di cui all’art. 4 della legge n. 144/1999 (CDP gestisce risorse pubbliche per il finanziamento della progettazione tramite contributi a fondo perduto).
Le modifiche introdotte avvengono senza incremento delle dotazioni dei fondi e sono in larga parte relative ad aspetti procedurali.
Per i profili finanziari, il comma 171, lettera b), modifica la modalità di rimborso a CDP delle anticipazioni eventualmente non ripagate dagli enti beneficiari. In particolare, non è più previsto l’obbligo, in capo al MEF, di trattenere le somme relative ai trasferimenti agli enti locali dopo aver rimborsato CDP: nella proposta in esame, fermo restando che il MEF è tenuto a provvedere al rimborso a CDP, è il Ministero dell’interno che opera il trattenimento delle somme a valere sui trasferimenti agli enti locali e corrisponde il relativo importo al MEF per il rimborso a CDP. La proposta si limita a modificare le modalità per il recupero presso le amministrazioni delle somme destinate al rimborso a CDP, senza comportare nuovi o maggiori oneri a carico dei Fondi
La previsione del comma 174, lettera c), in base alla quale il Fondo per la progettazione preliminare può essere incrementato a valere sulle risorse disponibili del Fondo per la progettazione di fattibilità delle infrastrutture e degli insediamenti prioritari per lo sviluppo del Paese di cui all’articolo 202, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, non comporta ugualmente nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, facendo riferimento alle risorse già stanziate nel predetto Fondo che dovessero rendersi eventualmente disponibili.
In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare tenuto conto che le norme introdotte intervengono sulle finalizzazioni di due fondi che, comunque, operano nell’ambito dei rispettivi limiti di spesa.
Articolo 1, commi da 184 a 198
Le norme, introdotta dal Senato, introduce una procedura di definizione agevolata. In particolare, si prevede che i debiti delle persone fisiche, diversi da quelli di cui all’articolo 4[13] del DL n. 119 del 2018, e risultanti dai singoli carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 alla data del 31 dicembre 2017, derivanti dall’omesso versamento di imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dalle attività di liquidazione, a titolo di tributi e relativi interessi e sanzioni, possono essere estinti dai debitori che versano in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica versando una somma determinata secondo le modalità di seguito indicate.
La norma prevede che sussiste una grave e comprovata situazione di difficoltà economica qualora l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) del nucleo familiare non sia superiore ad euro 20.000.
I debiti possono essere estinti senza corrispondere le sanzioni comprese in tali carichi, gli interessi di mora, le sanzioni e le somme aggiuntive versando:
- al 16 per cento, qualora l’ISEE del nucleo familiare risulti non superiore a euro 8.500;
- al 20 per cento, qualora l’ISEE del nucleo familiare, risulti superiore a euro 8.500 e non superiore a euro 12.500;
- al 35 per cento, qualora l’ISEE del nucleo familiare risulti superiore a euro 12.500.
Si stabilisce, inoltre, che versino in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica, i soggetti per cui è stata aperta, alla data di presentazione della dichiarazione di adesione alla procedura in esame, la procedura di liquidazione[14]. In tal caso i debiti di tali soggetti possono essere estinti versando le somme di cui alla lettera a) precedente, in misura pari al 10 per cento e quelle di cui alla lettera b).
Possono altresì essere estinti, con le medesime modalità, i debiti risultanti dai singoli carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 alla data del 31 dicembre 2017, derivanti dall’omesso versamento dei contributi dovuti dagli iscritti alle casse previdenziali professionali o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’INPS, con esclusione di quelli richiesti a seguito di accertamento, che versano in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica,
Il versamento delle somme può essere effettuato in unica soluzione entro il 30 novembre 2019, o in rate pari a il 35 per cento con scadenza il 30 novembre 2019, il 20 per cento con scadenza il 31 marzo 2020, il 15 per cento con scadenza il 31 luglio 2020, il 15 per cento con scadenza il 31 marzo 2021 e il restante 15 per cento con scadenza il 31 luglio 2021. In caso di pagamento rateale, si applicano, a decorrere dal 1° dicembre 2019, gli interessi al tasso del 2 per cento annuo.
I debiti relativi ai carichi di cui alla disciplina in esame possono essere estinti anche se già ricompresi in dichiarazioni rese ai sensi dell’articolo 6, comma 2, del Dl n. 193 del 2016 e dell’articolo 1, comma 5, del Dl n. 148 del 2017 per le quali il debitore non ha perfezionato la relativa definizione con l’integrale e tempestivo pagamento delle somme dovute. I versamenti eventualmente effettuati a seguito delle predette dichiarazioni restano definitivamente acquisiti e non ne è ammessa la restituzione; gli stessi versamenti sono comunque computati ai fini della definizione in esame.
Quota erario
Quota INPS
Quota casse previdenziali
Riduzione fondo contributi pluriennali
La relazione tecnica afferma che la misura agevolativa per difficoltà economica (cd. “saldo e stralcio”) trova applicazione in base alle condizioni soggettive del contribuente (persona fisica), ovvero la situazione di grave e comprovata difficoltà economica certificata da un valore ISEE inferiore a 20.000 euro, e con riferimento ad uno specifico perimetro oggettivo, ovvero la natura dei crediti per i quali è possibile ottenere l’agevolazione prevista, limitata ai debiti affidati all’agente della riscossione derivanti:
• dall’omesso versamento di imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dalle attività di cui all’articolo 36-bis del DPR n. 600/1973 all’art. 54-bis del DPR n. 633/1972 (debiti di natura erariale)
• dall’omesso versamento di contributi dovuti dagli iscritti alle casse previdenziali (altri enti previdenziali) e alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’INPS con esclusione di quelli richiesti a seguito dell’attività di accertamento dell’istituto previdenziale.
La quantificazione dell’impatto complessivamente atteso dall’introduzione del “saldo e stralcio” è stata effettuata stimando, in modo distinto, i seguenti impatti:
1. maggiore gettito per il pagamento di quanto previsto dalla nuova misura agevolata relativamente a soggetti che, in particolare situazione di difficoltà economica, non avrebbero corrisposto quanto dovuto né nell’ambito della riscossione ordinaria né nell’ambito della rottamazione-ter;
2. minore gettito per gli anni 2019 – 2023 relativamente alle nuove adesioni stimate per la rottamazione-ter ed al differimento dei piani di pagamento della rottamazione-bis (DL n.148/2017), per quei soggetti che, rientrando nelle condizioni previste dal cd. “saldo e stralcio”, potranno beneficiare del pagamento con aliquote ridotte per i debiti ricompresi nell’ambito oggettivo della nuova misura; tale effetto negativo è, parzialmente, compensato dal gettito derivante dai pagamenti, con aliquote ridotte, riferibili al “saldo e stralcio”.
Per perimetrare gli effetti della misura agevolata di “saldo e stralcio” ai contribuenti aventi le previste condizioni di accesso, basate sul valore della certificazione ISEE, è stata condotta un’analisi su una platea di “persone fisiche” per le quali, avendo le stesse richiesto una rateizzazione di loro debiti, l’agente della riscossione era in possesso della certificazione ISEE presentata a corredo della domanda.
Rispetto al campione esaminato:
- l’8,5% dei contribuenti presenta un valore ISEE inferiore a 1.000 euro;
- il 12,7% dei contribuenti presenta un valore ISEE compreso tra 1.000 e 5.000 euro;
- l’8,8% dei contribuenti presenta un valore ISEE compreso tra 5.000 e 8.500 euro;
- il 3,4% dei contribuenti presenta un valore ISEE compreso tra 8.500 e 10.000 euro;
- il 10,7% dei contribuenti presenta un valore ISEE compreso tra 10.000 e 20.000 euro;
- il 14,7% dei contribuenti presenta un valore ISEE compreso tra 20.000 e 30.000 euro;
- il restante 41,2% presenta un valore ISEE superiore a 30.000 euro.
La RT afferma che per la stima di cui al precedente punto 1 è stato ipotizzato che l’extra-gettito derivante dal pagamento di quanto previsto dalla nuova misura agevolata possa derivare:
• dai soggetti persone fisiche con valore ISEE fino a 1.000 euro che, in ragione del loro indicatore ISEE, non sono stati stimati né come potenziali aderenti alla rottamazione-ter né riscuotibili, neppure in parte, in via ordinaria;
• dai soggetti persone fisiche con valore ISEE compreso tra 1.000 e 5.000 euro in quanto è ragionevole ipotizzare che una parte di tali soggetti, tra quelli che non sono stimati come potenziali aderenti alla rottamazione-ter e neppure nella riscossione ordinaria, possa riuscire ad adempiere alla misura in argomento, ancora più fortemente agevolata rispetto alla rottamazione-ter.
Per la stima di cui al precedente punto 2 è stato ipotizzato che contribuenti che presentano un ISEE fino a 1.000 euro, presumibilmente privi della minima disponibilità finanziaria, non avrebbero ottemperato al pagamento neanche attraverso la rottamazione-ter, e, pertanto, i contribuenti che presentano un ISEE compreso tra 1.000 e 20.000 euro (12,7%+8,8%+3,4%+10,7%= 35,6%) rappresentino il “bacino” sul quale quantificare la perdita di gettito atteso da rottamazione-ter che confluirà nella misura di “saldo e stralcio”.
All’interno del magazzino dei ruoli affidati all’agente della riscossione fino al 31 dicembre 2017, il residuo contabile dei crediti rientranti, per loro natura, nelle fattispecie prevista dalla misura agevolativa proposta (cd. “saldo e stralcio”), ammonta complessivamente a:
- 58.740 milioni relativamente ai crediti iscritti a ruolo su persone fisiche derivanti dall’omesso versamento di imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dalle attività di cui all’articolo 36-bis del DPR n. 600/1973 e all’articolo 54-bis del DPR n. 633/1972;
- 44.370 milioni relativamente ai crediti iscritti a ruolo derivanti dall’omesso versamento di contributi dovuti dagli iscritti alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’INPS;
- 1.271 milioni di euro relativamente ai crediti iscritti a ruolo derivanti dall’omesso versamento di contributi dovuti dagli iscritti alle casse previdenziali professionali.
È opportuno considerare che la tipologia di debiti che rientrano nell’ambito oggettivo della misura proposta rappresentano l’11,4% del complessivo magazzino residuo da riscuotere al 31 ottobre 2018.
- Stima degli effetti di cui al punto 1
Per la quantificazione del maggiore gettito derivante dal pagamento di quanto previsto dalla nuova misura agevolata relativamente a soggetti che, in particolare situazione di difficoltà economica, non avrebbero corrisposto quanto dovuto né nell’ambito della riscossione ordinaria né nell’ambito della rottamazione-ter, ai valori dei crediti residui di cui sopra è stata applicata la percentuale dell’4,2% determinata dalla stima della platea di contribuenti che presentano un valore ISEE inferiore a 5.000 (8,5% + 12,7%=21,2%) ridotta dell’80%.
La riduzione è giustificata dalle seguenti ragioni:
• buona parte dei contribuenti, oltre a presentare debiti riconducibili per loro natura a quelli rientranti nell’ambito oggettivo della misura di “saldo e stralcio” presentano debiti di altra natura (ad esempio debiti derivanti da attività di accertamento degli enti creditori ovvero affidati da enti creditori diversi da Agenzia delle entrate, INPS e Casse previdenziali). Conseguentemente, per questi contribuenti, si determinerà una riduzione dell’appeal alla misura non essendo la stessa risolutiva dell’intera esposizione debitoria verso l’agente della riscossione; l’analisi del magazzino complessivo dei debiti residui da riscuotere ha evidenziato che circa l’80% dei debiti riferiti all’omesso versamento di imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dalle attività (articolo 36-bis del DPR n. 600/1973 e art. 54-bis del DPR n. 633/1972) sono iscritti su soggetti, persone fisiche, che presentano ulteriori debiti di altra natura;
• il pagamento in via agevolata dei debiti riferiti all’omesso versamento dei contributi previdenziali dovuti alle casse previdenziali professionali o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’Inps andrà ad incidere sulla posizione assicurativa che sarà alimentata sulla base delle somme effettivamente pagate dal soggetto debitore. Ciò determina, per tali debiti, una presumibile riduzione dell’appeal al pagamento in via agevolata;
• pur in presenza di contribuenti aventi esclusivamente debiti rientranti nel perimetro applicativo della proposta normativa è da considerare che l’estrema difficoltà economica non consentirà a una parte di tali soggetti l’accesso alla misura seppur fortemente agevolata (soggetti c.d. totalmente “inesigibili”).
Per la quantificazione del gettito, considerando per tali soggetti un valore ISEE estremamente basso, è stata utilizzata una aliquota di pagamento del 16% (aliquota minima prevista dalla nuova misura agevolativa proposta) applicata rispetto all’importo iscritto a ruolo al netto delle sanzioni che mediamente pesano il 24% con riferimento alla componente erariale (articolo 36-bis del DPR n. 600/1973 e art. 54-bis del DPR n. 633/1972), il 14% con riferimento alla componente previdenziale INPS e l’11% con riferimento a quella delle gestioni previdenziali professionali.
Il gettito derivante dalla loro adesione alla misura è rappresentato nella seguente tabella: (milioni di euro)
Crediti relativi a persone fisiche ed a carichi iscritti a ruolo derivanti da controlli automatizzati
Crediti relativi all’omesso versamento di contributi dovuti dagli iscritti alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’INPS
Crediti relativi all’omesso versamento di contributi dovuti dagli iscritti alle casse previdenziali professionali
Residuo lordo affidato fino al 31 dicembre 2017
Di cui: oggetto di possibile adesione al saldo e stralcio perché rientranti nella condizione di ISEE inferiore a 5.000 (4,2% post riduzione 80%)
Importo ridotto delle sanzioni (24% , 14% e 11% rispettivamente su crediti derivanti da controlli automatizzati, da omesso versamento contributi INPS e omesso versamento contributi alle casse previdenziali)
Gettito atteso dal saldo e stralcio (applicazione aliquota minima del 16%)
- Stima degli effetti di cui al punto 2
Gli importi di riferimento relativi alle previsioni per gli anni 2019 – 2023, riferite alle adesioni alla rottamazione-ter ed al differimento dei piani di pagamento della rottamazione-bis (DL n. 148/2017), al netto delle quote oggetto di stralcio ai sensi dell’articolo 4 del DL n. 119/2018 (partite di ruoli inferiori a mille euro) risultano i seguenti:
Gettito Atteso Rottamazione-ter carichi affidati fino al 31/12/2017 e non rientranti in piani di definizione agevolata DL n. 148/2017
Gettito Atteso Rottamazione-ter carichi in piani di pagamento Definizione agevolata DL n. 148/2017
Perdita gettito atteso da Rottamazione-ter per "stralcio" partite fino a 1.000 euro affidate fino al 2010
TOTALE PREVISIONE DI GETTITO ROTTAMAZIONE TER
Per stimare la presumibile perdita di gettito derivante dall’introduzione della misura di “saldo e stralcio”, con pagamenti di misura significativamente inferiore dei debiti rientranti nel perimetro oggettivo della misura in argomento, è stato analizzato l’effettivo peso di tali componenti all’interno delle evidenze disponibili risultanti dalla prima rottamazione, di cui si dispone già del consuntivo delle riscossioni, e della seconda rottamazione, della quale si dispone del dettaglio dei debiti indicati dai contribuenti nelle richieste di adesione.
Con riferimento alla fattispecie di crediti iscritti a ruolo derivanti dall’omesso versamento di imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dalle attività di cui all’articolo 36-bis del DPR n. 600/1973 e all’articolo 54-bis del DPR n. 633/1972, è stato riscontrato che:
• in occasione della prima rottamazione, la percentuale delle riscossioni effettuate da persone fisiche relativamente a tali tipologie di iscrizioni a ruolo si è attestata in un valore pari al 18,6% del totale;
• con riferimento alla rottamazione bis, la percentuale degli importi da corrispondere da persone fisiche relativamente a tale tipologia di iscrizione a ruolo si attesta in un valore pari al 16,3% del totale.
Prendendo i valori medi delle percentuali riscontrate è stato stimato che il 17,4% del gettito previsto dalla rottamazione-ter nella Relazione tecnica di accompagnamento al decreto, sia relativo a persone fisiche per iscrizioni a ruolo derivanti dall’omesso versamento di imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dalle attività di cui all’articolo 36-bis del DPR n. 600/1973 e all’articolo 54-bis del DPR n. 633/1972.
Con riferimento alla fattispecie di crediti iscritti a ruolo derivanti dall’omesso versamento di contributi dovuti dagli iscritti alle casse previdenziali professionali e alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’INPS, è stato riscontrato che:
• in occasione della prima rottamazione, la percentuale delle riscossioni effettuate da persone fisiche relativamente a tali tipologie di iscrizioni a ruolo si è attestata in un valore pari al 11,0% del totale per ciò che concerne l’INPS e all’1,6% per le casse previdenziali;
• con riferimento alla rottamazione bis, la percentuale degli importi da corrispondere da persone fisiche relativamente a tale tipologia di iscrizione a ruolo si attesta in un valore pari all’8,4% del totale per ciò che concerne l’INPS ed all’1,1% per le casse previdenziali.
Prendendo i valori medi delle percentuali riscontrate è stato stimato che il 9,7% del gettito previsto dalla rottamazione-ter nella Relazione tecnica di accompagnamento al decreto, sia relativo a persone fisiche per iscrizioni a ruolo derivanti dall’omesso versamento di contributi relativi alla propria posizione previdenziale personale con riferimento all’INPS ed all’1,4% con riferimento alle casse previdenziali.
Applicando le percentuali stimate ai valori di gettito in precedenza esposti risultano i seguenti valori:
Gettito rottamazione relativo a contribuenti in possibile situazione di difficoltà economica
Di cui: relativo a persone fisiche ed a carichi iscritti a ruolo derivanti da controlli automatizzati (17,4%)
Di cui: relativo ad omesso versamento di contributi INPS relativi alla propria posizione previdenziale personale (9,7%)
Di cui: relativo ad omesso versamento di contributi casse previdenziali relativi alla propria posizione previdenziale personale (1,4%)
La stima del minore gettito derivante da rottamazione-ter è stata determinata attraverso l’applicazione ai valori sopra determinati della percentuale del 35,6%, relativa ai contribuenti con valori ISEE compresi tra 1.000 e 20.000 euro (12,7%+8,8%+3,4%+10,7%= 35,6%), parzialmente compensata dal gettito derivante dall’adesione al cd. “saldo e stralcio” per i medesimi importi, a cui è stata applicata l’aliquota media pari a 23,7%, ovvero l’aliquota media tra quelli previse (16, 20 e 35). Il risultato è di seguito esposto.
Gettito rottamazione -ter
Di cui: oggetto di possibile adesione al saldo e stralcio perché rientranti nella condizione di ISEE compreso tra 5.000 e 10.000 euro (35,6%)
Gettito atteso dal saldo e stralcio (applicazione aliquota media ponderata al 23,7%)
- Riepilogo impatti introduzione “saldo e stralcio”
Ipotizzando per i pagamenti della misura di saldo e stralcio il 35% nel 2019, il 35 % nel 2020 e il 30% nel 2021, è riepilogato l’impatto netto della misura in argomento nelle tabelle che seguono.
Con riferimento ai ruoli erariali (art. 36 bis DPR 600/1973 e art. 54 bis DPR 633/1972):
Gettito atteso dal saldo e stralcio su persone fisiche con ISEE inferiore a 5.000 euro
Minore gettito rottamazione ter relativo a carichi iscritti a ruolo derivanti da controlli automatizzati su persone fisiche con ISEE tra 1.000 e 20.000 euro
Gettito atteso dal saldo e stralcio su persone fisiche con ISEE tra 1.000 e 20.000 euro
Differenza = Impatto netto disposizione
Con riferimento ai contributi previdenziali INPS:
E con riferimento ai contributi previdenziali delle casse di previdenza:
In merito ai profili di quantificazione, si rileva che la quantificazione appare corretta sulla base dei dati e delle ipotesi evidenziati dalla relazione tecnica.
Articolo 1, comma 199
(Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente)
La norma – introdotta durante l’esame presso il Senato – riduce il Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020, di 8 milioni di euro per l'anno 2021 e di 13 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023.
Riduzione Fondo compensazione effetti finanziari non previsti a legislazione vigente
In merito ai profili di quantificazione, non vi sono osservazioni da formulare.
Articolo 1, comma 202
(Rifinanziamento contratti di sviluppo)
La norma, in seguito alle modifiche introdotte al Senato, rifinanzia di 1,1 milione di euro per l’anno 2019, di 41 milioni di euro per il 2020 e di 70,4 milioni di euro per il 2021 lo strumento dei contratti di sviluppo, misura di incentivazione per le imprese che intendano realizzare, singolarmente o in forma associata, investimenti di grande dimensione in determinati settori.
Concessione dl agevolazioni finanziarie a sostegno degli investimenti privati e per la realizzazione di interventi ad essi complementari e funzionali, di cui all'articolo 43 della legge n. 112/2008
La relazione tecnica ribadisce che la norma rifinanzia lo strumento dei contratti di sviluppo, istituito dall'art. 43 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112 e regolamentato dal DM 9 dicembre 2014. Le caratteristiche del contratto di sviluppo e le sue modalità attuative ne fanno lo strumento fondamentale per la realizzazione di grandi investimenti industriali (anche nel settore dell’agroindustria) e turistici, oltre che per interventi per la tutela ambientale e il risparmio energetico.
Nell'ambito dei contratti di sviluppo possono essere concesse agevolazioni, anche combinate, nelle seguenti forme di aiuto:
L'utilizzo delle varie forme e la loro combinazione è definita in fase di negoziazione sulla base delle caratteristiche dei progetti e dei relativi ambiti di intervento, nei limiti delle intensità massime di aiuto consentite.
La RT stima che le risorse stanziate potrebbero essere utilizzate in ragione di 2/3 per contributi a fondo perduto e 1/3 per finanziamenti agevolati.
In merito ai profili di quantificazione non si formulano osservazioni, tenuto conto che l’onere è limitato alla spesa autorizzata.
Articolo 1, comma 203
(Importante progetto di interesse comune europeo)
La norma dispone l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, di un Fondo finalizzato all'erogazione dei contributi alle imprese che partecipano alla realizzazione dell'Importante Progetto di Interesse Comune Europeo sulla microelettronica. In seguito alle modifiche apportate dal Senato in seconda lettura, la dotazione di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020, 60 milioni per il 2021 e di 83,4 milioni di euro (in luogo dei 100 milioni approvati in prima lettura) per ciascuno degli anni dal 2022 al 2024.
Fondo per l'erogazione dei contributi alle imprese che partecipano alla realizzazione dell'Importante Progetto di Interesse Comune Europeo (IPCEI)
sulla microelettronica (comma 105)
La relazione tecnica premette che la norma si propone di realizzare il primo IPCEI, per la nascita del quale a partire dall'autunno 2016 è stata avviata un'attività prodromica.
Il progetto è destinato a favorire il salto tecnologico che permetterà all'Europa di collocarsi in posizione di leadership nelle tecnologie cosiddette IoT (Internet delle Cose) e IA (Intelligenza Artificiale), su iniziativa di Italia, Germania, Francia e Regno Unito (sono interessate attivamente oltre 40 imprese nei quattro Paesi - per l'Italia ST Microelectronics, L-Foundry e la Fondazione Bruno Kessler), che a priori, fatte salve tutte le opportune verifiche di compatibilità finanziaria, si sono attivati in questo senso. La procedura intende dare attuazione all'art. 107.3.b del TFUE, che ritiene compatibili con il mercato interno gli aiuti destinati a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo, secondo i Criteri per l'analisi della compatibilità con il mercato interno degli aiuti di Stato destinati a promuovere la realizzazione di importanti progetti di comune interesse europeo (2014/C 188/02) dettati dalla Commissione europea, Direzione Generale per la Concorrenza (DGCOMP) il 20 giugno 2014.
È prevista una dotazione di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020, di 60 milioni di euro per il 2021 e di 83,4 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2024. Si prevede inoltre che, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, siano definiti i criteri per l'utilizzazione e per la ripartizione del fondo, nel rispetto della Decisione della Commissione europea di autorizzazione dell'IPCEI. I contributi sono erogati annualmente sulla base delle richieste adeguatamente corredate della documentazione amministrativa e contabile relativa alle spese sostenute.
Articolo 1, commi da 210 a 217
(Venture capital e PIR)
Le norme, introdotte dal Senato, incrementano dal 5 per cento al 10 per cento dell’attivo patrimoniale la quota entro cui gli enti di previdenza obbligatoria di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, nonché le forme di previdenza complementare possono destinare somme a determinati investimenti qualificati (indicati al comma 89 dell’articolo 1 della legge di bilancio per il 2017) nonché ai piani di risparmio a lungo termine (PIR).
Inoltre le norme includono fra i predetti “investimenti qualificati” anche le quote o azioni di fondi di Venture Capital [vedi infra] residenti nel territorio dello Stato o in Stati membri dell’UE o in Stati aderenti all’Accordo sul SEE. Per i PIR, relativamente a ciascun anno solare, vengono introdotti dei vincoli agli strumenti finanziari detenibili.
Sono fondi per il Venture Capital gli organismi di investimento collettivo del risparmio che destinano almeno il 70 per cento dei capitali raccolti in investimenti in favore di piccole e medie imprese non quotate, residenti nel territorio dello Stato o in Stati UE o SEE, aventi determinate caratteristiche e che rispettano determinate condizioni.
Con l’obiettivo strategico – esplicitato dalle norme in esame – di sostenere il tessuto economico produttivo più innovativo ed assicurarne lo sviluppo e la crescita nell’interesse generale del Paese, le entrate dello Stato derivanti dalla distribuzione di utili d’esercizio o di riserve sotto forma di dividendi delle società partecipate dal MEF, sono utilizzate, in misura non inferiore al 15 per cento del loro ammontare, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, per investimenti in Fondi per il Venture Capital. Le somme introitate a tale titolo sono riassegnate, anche in deroga ai limiti previsti per le riassegnazioni, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze ad apposito capitolo dello stato di previsione della spesa del Ministero dell’economia e delle finanze per essere versate al fondo di sostegno al Venture Capital di cui al comma 111.
Innalzamento del tetto massimo (dal 5% al 10% dell'attivo patrimoniale) degli investimenti effettuati dalle c.d. Casse previdenziali agevolabili ai sensi dell'articolo 1, comma 88 legge n. 232/2016
(comma 111-bis)
La relazione tecnica chiarisce che le disposizioni in esame prevedono taluni interventi agevolativi in materia di Venture Capital, nonché alcune modifiche alla disciplina dei PIR introdotta dalla legge n. 232/2016.
La norma prevede un innalzamento del tetto massimo (dal 5% al 10% dell'attivo patrimoniale) degli investimenti effettuati dalle c.d. Casse previdenziali, agevolabili ai sensi del comma 88 dell'articolo 1 della legge n. 232 del 2016.
Per quanto riguarda la stima degli effetti finanziari, sono state utilizzate le stesse ipotesi e tipologie di dati impiegate per la relazione tecnica alla legge 232/2016. Considerando che la disposizione implica un ulteriore 5% del patrimonio investito in strumenti finanziari con rendimenti esenti da imposta, e che in base agli ultimi dati pubblicati dalla COVIP il patrimonio complessivo degli enti previdenziali privati è di circa 80 miliardi di euro, si stima una perdita di gettito su base annua di 41,6 milioni di euro. Ipotizzando un turnover degli strumenti finanziari di 1/3, si stima il seguente profilo di cassa (in milioni di euro):
Alle altre disposizioni non si ascrivono effetti in quanto si tratta di modifiche relative alla composizione degli investimenti che non incidono sull’ammontare complessivo degli stessi. In base alla nuova disposizione i Piani individuali di Risparmio devono effettuare almeno il 5% degli investimenti qualificati (di cui al comma 102 dell’art. 1 della legge n. 232 del 2016) in strumenti finanziari ammessi alla negoziazione nei sistemi multilaterali di negoziazione emessi da piccole e medie imprese radicate nel territorio dello Stato; un ulteriore 5% deve essere investito in quote o azioni di fondi di venture capital, come definiti al comma 111-quinquies.
In merito ai profili di quantificazione non si formulano osservazioni, tenuto conto degli elementi forniti dalla relazione tecnica.
Articolo 1, comma 218
(Incentivi all'investimento in start-up innovative)
Normativa vigente. l’articolo 29 del DL n. 179 del 2012 reca disposizioni relative agli investimenti nelle start-up innovative. In particolare, si prevede:
- per gli anni 2013, 2014, 2015 e 2016, all'imposta lorda sul reddito delle persone fisiche si detrae un importo pari al 19 per cento della somma investita dal contribuente nel capitale sociale di una o più start-up innovative direttamente ovvero per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che investano prevalentemente in start-up innovative (comma 1);
- per i periodi d'imposta 2013, 2014, 2015 e 2016, non concorre alla formazione del reddito dei soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle società, diversi da imprese start-up innovative, il 20 per cento della somma investita nel capitale sociale di una o più start-up innovative direttamente ovvero per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investano prevalentemente in start-up innovative 8comma 4);
- per le start-up a vocazione sociale e per le start-up che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico la detrazione e la deduzione di cui alle disposizioni precedenti si applicano rispettivamente in misura pari al 25 per cento e al 27 per cento della somma investita (comma 7).
Il comma 66, lett. c), dell’articolo 1 della legge n. 232 del 2016 ha incrementato le suddette aliquote al 30 per cento a decorrere dal 2017.
La norma, introdotta dal Senato, dispone che per l’anno 2019, le aliquote delle detrazioni dall'imposta lorda sul reddito delle persone fisiche e sul reddito delle società di cui ai commi 1, 4 e 7 dell’articolo 29 del DL n. 179 del 2012 sono incrementate dal 30 al 40%. Nei casi di acquisizione dell’intero capitale sociale di start-up innovative da parte di soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle società, diversi da imprese start-up innovative, le predette aliquote sono incrementate, per l’anno 2019, dal 30% al 50%, a condizione che l’intero capitale sociale sia acquisito e mantenuto per almeno 3 anni.
La relazione tecnica, con riferimento all’Irpef, afferma che, sulla base dei dati provvisori delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche relative all’anno d’imposta 2017, risulta un ammontare di investimenti in esame pari a 113,8 milioni di euro. Si stima una quindi una perdita di gettito Irpef di competenza 2019 pari a -11,4 milioni di euro.
Con riferimento all’Ires, sulla base dei dati provvisori del modello UNICO/2018 società di capitali relativi all’anno di imposta 2017 risulta che l'ammontare di investimenti in start-up e PMI innovative sono stati circa 83,4 milioni di euro. La disposizione prevede una maggiorazione del 20% della deduzione per le imprese che acquistano il 100% del capitale sociale di start up innovative, che si ipotizza siano il 25% di quanto rilevato. Si stima quindi una variazione di competenza 2019 pari a -2,6 milioni di euro. Di seguito l’andamento finanziario:
In merito ai profili di quantificazione, si evidenzia che la quantificazione appare corretta sulla base dei dati e degli elementi indicati dalla relazione tecnica.
Articolo 1, commi 113-116 (soppressi)
(Soppressione della chiusura del “Fondo Balcani”)
Le modifiche introdotte al Senato in seconda lettura hanno comportato la soppressione dei commi 113-115, già approvati dalla Camera in prima lettura, e corrispondenti all’articolo 19, commi 12-15, dell’AC 1334.
Le norme soppresse disponevano il versamento all’entrata del bilancio statale della somma di 2,5 milioni di euro delle risorse disponibili presso la contabilità speciale intestata al Fondo di Venture Capital per l’area balcanica nonché il termine della ricezione delle domande per l'accesso ai benefici del Fondo.
Il prospetto riepilogativo, riferito all’AC 1334, aveva ascritto alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.
Maggiori entrate extratributarie
Soppressione Fondo Balcani
(comma 12)
Il prospetto riepilogativo, riferito al maxiemendamento riporta per memoria i commi soppressi senza attribuire loro alcun effetto finanziario (in quanto, appunto, soppressi).
La relazione tecnica riferita al maxiemendamento si limita ad affermare che i commi 113-116 del testo originario sono stati soppressi dal Senato.
In merito ai profili di quantificazione, non si formulano osservazioni tenuto conto che il venir meno delle entrate, già iscritte nel prospetto riepilogativo in relazione ai commi ora soppressi, è stata compensata dal relativo emendamento soppressivo.
Articolo 1, comma 229
(Norma interpretativa in materia di super-ammortamento)
Le norme, introdotta dal Senato, dispone che la disciplina di cui all'articolo 1, comma 10, della n. 232 del 2016, come successivamente modificato, si interpreta nel senso che si considerano agevolabili anche i costi sostenuti a titolo di canone per l'accesso, mediante soluzioni di cloudcomputing, a beni immateriali di cui all'Allegato B della medesima legge, limitatamente alla quota del canone di competenza del singolo periodo di imposta di vigenza della disciplina agevolativa.
La relazione tecnica afferma che la disposizione intende eliminare le incertezze interpretative sorte in relazione alla disciplina del super-ammortamento per le soluzioni di cloud computing, limitatamente alla quota del canone di competenza del singolo periodo d’imposta.
Al riguardo, sotto l’aspetto strettamente finanziario, si evidenzia che avendo la disposizione natura di norma interpretativa non comporta effetti in termini di gettito.
In merito ai profili di quantificazione, si prende atto di quanto evidenziato dalla relazione tecnica in merito all’assenza di effetti finanziari derivanti dall’inclusione dei costi sostenuti, mediante soluzioni di cloud computing, tra quelli soggetti alla disciplina agevolata del super-ammortamento. Peraltro, tenuto conto che la disposizione, di carattere interpretativo, ha effetti retroattivi, la stessa può ritenersi neutrale soltanto nel presupposto – sul quale appare opportuna una conferma - che dalla stessa non derivino obblighi di rimborso (non espressamente esclusi dalla norma, in relazione ad imposte già pagate.
Articolo 1, comma 232
(Riqualificazione energetica degli immobili della pubblica amministrazione centrale)
La norma autorizza, al fine di potenziare ed accelerare il programma di riqualificazione energetica degli immobili della pubblica amministrazione centrale, di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102, la spesa di 25 milioni di euro per l’anno 2019 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2022.
Maggiore spesa corrente
Programma di riqualificazione energetica degli immobili della pubblica amministrazione
(comma 125-bis)
La relazione tecnica ribadisce che la disposizione intende potenziare ed accelerare il programma di riqualificazione energetica degli immobili della pubblica amministrazione centrale, previsto dall’ articolo 5, comma 12, del decreto legislativo n. 102/2014 (“Miglioramento della prestazione energetica degli immobili della pubblica amministrazione”). In considerazione dell’aumento significativo delle proposte di efficientamento presentate, che eccede la dotazione attualmente disponibile, la norma è volta ad incrementare le risorse destinate all’attuazione del programma per un importo pari a 25 milioni di euro per l’anno 2019 e a 40 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2022, ciò che consentirebbe di aumentare l’efficacia della misura.
In merito ai profili di quantificazione, non si formulano osservazioni tenuto conto che l’onere è limitato all’entità della spesa autorizzata.
Articolo 1, comma 233
(Vigilanza sulle concessioni)
La norma prevede che per le attività di vigilanza ed ispettive concernenti i soggetti pubblici o privati, titolari di concessioni già in essere al 1° gennaio 2018, non affidate con la formula della finanza di progetto, ovvero con procedure di gara ad evidenza pubblica secondo il diritto dell'Unione europea (i quali sono obbligati ad affidare una quota dei contratti di lavori, servizi e forniture mediante procedura ad evidenza pubblica e introducendo clausole sociali), il Ministero dello sviluppo economico può avvalersi della collaborazione della Guardia di finanza in base al protocollo di Intesa relativo ai rapporti di collaborazione tra le due strutture del 3 marzo 2018.
A tal fine, è autorizzata la spesa di euro 250.000 annui a decorrere dall’anno 2019.
Attività ispettiva e di vigilanza di cui art. 177, comma 3, D.Lgs n. 50/2016 (comma 125-ter)
La relazione tecnica ribadisce che la disposizione autorizza la spesa di 250.000 euro annui a decorrere dal 2019 per il finanziamento di una convenzione MISE – Guardia di Finanza per le attività di controllo e monitoraggio di cui all’articolo 177, comma 3, del nuovo codice dei contratti pubblici, per la verifica da parte dei concedenti del rispetto dei limiti imposti dalla legge alle concessioni in atto. La relazione tecnica aggiunge poi che, nell’ambito delle proprie competenze, il MISE dovrà svolgere l’attività di vigilanza e controllo prevista dalla norma in esame sui 65 concessionari del servizio di distribuzione di energia elettrica.
Articolo 1, commi da 248 a 250
(Proroga integrazione salariale ILVA)
Normativa vigente. L’articolo 1-bis del DL 243/2016, allo scopo di integrare il trattamento economico dei dipendenti impiegati presso gli stabilimenti produttivi del gruppo ILVA per i quali sia avviato o prorogato, nel corso dell'anno 2017, il ricorso alla CIGS, ha autorizzato la spesa nel limite di 24 milioni di euro per l'anno 2017.
Successivamente, l’articolo 1, comma 1167, della L. 205/2017 ha prorogato l'integrazione salariale di cui all'articolo 1-bis del DL 243/2016 per l'anno 2018, sempre nel limite di spesa di 24 milioni di euro.
Le norme, introdotte durante l’esame presso il Senato, al fine di garantire la copertura degli ammortizzatori sociali anche per l'anno 2019, prorogano l’integrazione salariale in favore dei dipendenti ILVA di cui all'articolo 1-bis del DL 243/2016 e all'articolo l, comma 1167, della L. 205/2017 nel limite di spesa di 35 milioni.
Al relativo onere si provvede, nel limite di 35 milioni di euro per l'anno 2019, mediante riduzione delle risorse del Fondo sviluppo e coesione di cui all'articolo l, comma 6, della L. 147/2013.
Estensione per l'anno 2019 del trattamento di integrazione salariale straordinario per i lavoratori dell'ILVA
Riduzione Fondo Sviluppo e Coesione
La relazione tecnica afferma che agli oneri derivanti dalla disposizione, pari complessivamente ad euro 35 milioni di euro per l’anno 2019, si provvede mediante riduzione del Fondo sviluppo e coesione come rifinanziato dal provvedimento in esame.
In merito ai profili di quantificazione, si rileva che le disposizioni in esame rifinanziano anche per il 2019 gli ammortizzatori sociali per i lavoratori dell’ILVA il cui onere, pari a 35 milioni di euro, viene coperto mediante riduzione delle risorse del Fondo sviluppo e coesione. In proposito, si evidenzia che la copertura di spese correnti con risorse del Fondo sviluppo e coesione configura in linea di principio una forma di dequalificazione della spesa, rispetto alla quale appare necessario acquisire un chiarimento.
Articolo 1, commi da 251 a 253
(Trattamento di mobilità in deroga)
Le norme, introdotte durante l’esame presso il Senato, prevedono la concessione del trattamento di mobilità in deroga, nel limite massimo di dodici mesi, anche in favore dei lavoratori che hanno cessato la Cassa integrazione guadagni in deroga (CIGD) nel periodo 1°dicembre 2017-31 dicembre 2018 e che non hanno diritto all'indennità di disoccupazione Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego (NASpI).
Al relativo onere si fa fronte nel limite massimo delle risorse residue disponibili da parte delle regioni per le politiche per il lavoro e l'occupazione.
La relazione tecnica afferma che la disposizione non comporta oneri aggiuntivi per la finanza pubblica in quanto regolamenta l’accesso al trattamento di mobilità in deroga mantenendo inalterate le risorse a legislazione vigente già a disposizione delle Regioni, che costituiscono un limite di spesa
In merito ai profili di quantificazione, si rileva che le disposizioni prevedono la concessione del trattamento di mobilità in deroga, nel limite massimo di dodici mesi, anche in favore dei lavoratori che hanno cessato la CIGD e che non hanno diritto alla NASpI. L’applicazione di tale disposizione è consentita nel limite delle risorse residue a disposizioni delle Regioni per le politiche del lavoro e dell’occupazione. In proposito, non vi sono osservazioni da formulare.
Articolo 1, comma 254
(Trattamenti in deroga nella regione Lazio)
Normativa vigente. L’articolo 44, comma 11-bis, del D. Lgs. n.148/2015 ha disposto che, entro il limite massimo di spesa di 216 milioni di euro per l'anno 2016 e di 117 milioni di euro per l'anno 2017, possa essere concesso un ulteriore intervento di integrazione salariale straordinaria, sino al limite massimo di 12 mesi per ciascun anno di riferimento, alle imprese operanti in un'area di crisi industriale complessa. Successivamente, l’articolo 1, comma 139, della L. 205/2017 ha consentito l'impiego delle medesime risorse anche nel 2018. A tale proroga non erano ascritti effetti sui saldi di finanza pubblica.
Le norme, introdotte durante l’esame presso il Senato, novellano l’articolo 1, comma 139, della L. 205/2017, prevedendo che “la Regione Lazio può altresì destinare ulteriori risorse, fino al limite di 6 milioni di euro dell'anno 2018, per un massimo di 12 mesi, per le specifiche situazioni occupazionali esistenti nel suo territorio”.
Al relativo onere, pari a 6 milioni di euro per l'anno 2019, si provvede a valere sul Fondo sociale per l'occupazione e la formazione. Conseguentemente il Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali è ridotto di 6 milioni di euro per l'anno 2019.
È altresì previsto che tale disposizione entri in vigore dalla data di pubblicazione del provvedimento nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Specifiche situazioni occupazionali Regione Lazio

References: Articolo 1

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 articolo 15

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 art. 54
 art. 54
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 articolo 5

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 art. 177

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