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Timestamp: 2019-10-17 18:40:21+00:00

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ISTRUZIONE COLLABORAZIONE 13
Articolo 4 Il parroco e la parrocchia
13 I fedeli non ordinati possono svolgere, come di fatto in numerosi casi lodevolmente avviene, nelle parrocchie, negli ambiti dei luoghi di cura, di assistenza, di istruzione, nei penitenziari, presso gli Ordinariati militari, ecc., compiti di effettiva collaborazione al ministero pastorale dei chierici. Una forma straordinaria di collaborazione, nelle condizioni previste, è quella regolata dal can. CIC 517, § 2.
Resta comunque affermato, nella stessa normativa canonica, che queste forme di partecipazione nella cura delle parrocchie non possono surrogare, in alcun modo, l'ufficio di parroco. La normativa sancisce infatti che anche in quei casi eccezionali « Episcopus dioecesanus [...] sacerdotem constituat aliquem qui, potestatibus et facultatibus parochi instructus, curam pastoralem moderetur ». L'ufficio di parroco, infatti, può essere validamente affidato soltanto ad un sacerdote (cf can. CIC 521, § 1), anche nei casi di oggettiva penuria di clero.(76)
La presentazione delle dimissioni del parroco per aver compiuto 75 anni di età non lo fa cessare ipso iure dal suo ufficio pastorale. La cessazione si verifica solo quando il Vescovo diocesano — dopo prudente considerazione di ogni circostanza — abbia accettato definitivamente le sue dimissioni, a norma del can. CIC 538, § 3, e glielo abbia comunicato per iscritto.(79) Anzi, alla luce di situazioni di penuria di sacerdoti esistente in alcuni luoghi, sarà saggio usare, al riguardo, particolare prudenza.
Articolo 5 - Gli organismi di collaborazione nella Chiesa particolare
14 Questi organismi, richiesti e sperimentati positivamente nel cammino del rinnovamento della Chiesa secondo il Concilio Vaticano II. e codificati dalla legislazione canonica, rappresentano una forma di partecipazione attiva alla vita e alla missione della Chiesa come comunione.
§ 5. Attese le realtà locali, gli Ordinari possono avvalersi di speciali gruppi di studio o di esperti in questioni particolari. Tuttavia essi non possono costituire organismi paralleli o di esautorazione dei consigli diocesani presbiterale e pastorale, come pure dei consigli parrocchiali, regolati dal diritto universale della Chiesa nei cann. CIC 536, § 1 e CIC 537.(87) Se tali organismi sono sorti in passato in base a consuetudini locali o a circostanze particolari, si pongano in atto i mezzi necessari per renderli conformi alla vigente legislazione della Chiesa.
Articolo 6 - Le celebrazioni liturgiche
15 § 1. Le azioni liturgiche devono manifestare con chiarezza l'unità ordinata del Popolo di Dio nella sua condizione di comunione organica(89) e quindi l'intima connessione intercorrente tra l'azione liturgica e la natura organicamente strutturata della Chiesa.
§ 2. Affinché, anche in questo campo, sia salvaguardata l'identità ecclesiale di ciascuno, vanno rimossi gli abusi di vario genere che sono contrari al dettato del can. CIC 907, secondo cui nella celebrazione eucaristica, ai diaconi e ai fedeli non ordinati non è consentito proferire le orazioni e qualsiasi altra parte riservata al sacerdote celebrante — soprattutto la preghiera eucaristica con la dossologia conclusiva — o eseguire azioni e gesti che sono propri dello stesso celebrante. È altresì grave abuso che un fedele non ordinato eserciti, di fatto, una quasi « presidenza » dell'Eucaristia lasciando al sacerdote soltanto il minimo per garantirne la validità.
Articolo 7 - Le celebrazioni domenicali in assenza del presbitero
16 § 1. In alcuni luoghi le celebrazioni domenicali(90) sono guidate, per mancanza di presbiteri o diaconi, da fedeli non ordinati. Questo servizio, valido quanto delicato, viene svolto secondo lo spirito e le norme specifiche emanate in merito dalla competente Autorità ecclesiastica.(91) Per guidare le suddette celebrazioni il fedele non ordinato dovrà avere uno speciale mandato dal Vescovo, il quale avrà cura di dare le opportune indicazioni circa la durata, il luogo, le condizioni e il presbitero responsabile.
Articolo 8 - Il ministro straordinario della sacra Comunione
17 I fedeli non ordinati già da tempo collaborano in diversi ambiti della pastorale con i sacri ministri perché « il dono ineffabile dell'Eucaristia sia sempre più profondamente conosciuto e perché si partecipi alla sua efficacia salvifica con sempre maggiore intensità »(95).
§ 1. La disciplina canonica sul ministro straordinario della sacra Comunione deve, però, essere rettamente applicata per non ingenerare confusione. Essa stabilisce che ministro ordinario della sacra Comunione è il Vescovo, il presbitero e il diacono(96), mentre sono ministri straordinari sia l'accolito istituito, sia il fedele a ciò deputato a norma del can. CIC 230 § 3(97).
— il comunicarsi da se stessi come se si trattasse di concelebranti;
— associare alla rinnovazione delle promesse dei sacerdoti, nella S. Messa crismale del Giovedì Santo, anche altre categorie di fedeli che rinnovano i voti religiosi o ricevono il mandato di ministri straordinari della Comunione.
— l'uso abituale dei ministri straordinari nelle SS. Messe, estendendo arbitrariamente il concetto di « numerosa partecipazione ».
Articolo 9 - L'apostolato per gli infermi
18 § 1. In questo campo, i fedeli non ordinati possono apportare una preziosa collaborazione. (102) Sono innumerevoli le testimonianze di opere e gesti di carità che persone non ordinate, sia singolarmente che in forme di apostolato comunitario, compiono verso gli infermi. Ciò costituisce una presenza cristiana di prima linea nel mondo della sofferenza e della malattia. Laddove i fedeli non ordinati accompagnano gli infermi nei momenti più gravi è loro precipuo compito suscitare il desiderio dei sacramenti della Penitenza e dell'Unzione, favorendone le disposizioni e aiutandoli nel preparare una buona confessione sacramentale e individuale come altresì per ricevere la Santa Unzione. Nel ricorrere all'uso dei sacramentali i fedeli non ordinati avranno cura che tale gesto non induca a ravvisare in esso quei sacramenti la cui amministrazione è propria ed esclusiva del Vescovo e del presbitero. In nessun caso possono fare unzioni quanti non sono sacerdoti, né con olio benedetto per l'Unzione degli infermi, né con olio non benedetto.
Articolo 10 - L'assistenza ai Matrimoni
19 § 1. La possibilità di delegare fedeli non ordinati ad assistere ai Matrimoni può rivelarsi necessaria, in circostanze molto particolari di grave mancanza di ministri sacri.
§ 3. Eccetto il caso straordinario previsto dal can. CIC 1112 del CIC, per assoluta mancanza di sacerdoti o di diaconi che possano assistere alla celebrazione del Matrimonio, nessun ministro ordinato può autorizzare un fedele non ordinato per tale assistenza e la relativa petizione e ricezione del consenso matrimoniale a norma del can. CIC 1108, § 2.
Articolo 11 - Il ministro del Battesimo
20 È particolarmente lodevole la fede con la quale non pochi cristiani, in dolorose situazioni di persecuzione, ma anche nei territori di missione e in casi di speciale necessità, hanno assicurato — e assicurano tuttora — il sacramento del Battesimo alle nuove generazioni, stante l'assenza dei ministri ordinati.
Articolo 12 - La guida della celebrazione delle esequie ecclesiastiche
21 Nelle attuali circostanze di crescente scristianizzazione e di allontanamento dalla pratica religiosa, il momento della morte e delle esequie può, talvolta, costituire una fra le più opportune occasioni pastorali per un incontro diretto dei ministri ordinati con quei fedeli che, abitualmente, non frequentano.
Articolo 13 - Necessaria selezione ed adeguata formazione
22 È dovere dell'Autorità competente, quando ricorresse l'oggettiva necessità di una « supplenza », nei casi elencati negli articoli precedenti, di scegliere il fedele che sia di sana dottrina ed esemplare condotta di vita. Non possono pertanto essere ammessi all'esercizio di questi compiti quei cattolici che non conducano una vita degna, non godano di buona fama, o si trovino in situazioni familiari non coerenti con l'insegnamento morale della Chiesa. Inoltre, essi devono possedere la formazione dovuta per l'adeguato adempimento della funzione loro affidata.
23 La Santa Sede affida il presente documento allo zelo pastorale dei Vescovi diocesani delle varie Chiese particolari e agli altri Ordinari, nella fiducia che la sua applicazione produca frutti abbondanti per la crescita, nella comunione, dei sacri ministri e dei fedeli non ordinati.
L'appassionata raccomandazione che l'Apostolo delle genti rivolge a Timoteo, « Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù (...) annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta (...) vigila attentamente (...) adempi il tuo ministero » (2Tm 4,1-5), interpella in modo speciale i sacri Pastori chiamati a svolgere il compito loro proprio di « promuovere la disciplina comune a tutta la Chiesa (...) urgere l'osservanza di tutte le leggi ecclesiastiche ». (119)
Tale gravoso dovere costituisce lo strumento necessario affinché le ricche energie insite in ogni stato di vita ecclesiale vengano correttamente indirizzate secondo i mirabili disegni dello Spirito e lacommunio sia realtà effettiva nel quotidiano cammino dell'intera comunità.
(1) Cf Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, LG 33; Decr. Apostolicam actuositatem, AA 24.
(2) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Christifideles laici (30 dicembre 1988), CL 2: AAS 81 (1989), p. 396.
(4) Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata (25 marzo 1996), n. VC 47: AAS 88 (1996), p. 420.
(5) Cf Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Apostolicam actuositatem, n. AA 5.
(6) Ibid., n. AA 6.
(7) Cf ibid. AA 6
(8) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Christifideles laici, n. CL 23: l.c., p. 429.
(9) Cf Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. LG 31; Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Christifideles laici, n. CL 15: l.c., pp. 413-416.
(10) Cf Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, n. GS 32.
(11) Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Apostolicam actuositatem, n. AA 24.
(13) Cf C.I.C., cann. CIC 230, § 3; CIC 517, § 2; CIC 861, § 2; CIC 910, § 2; CIC 943 CIC 1112; Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Christifideles laici, n. CL 23 e nota 72: l.c., p. 430.
(14) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), n. RMi 37: AAS 83 (1991), pp. 282-286.
(15) Cf C.I.C., can. CIC 392.
(18) C.I.C., can. CIC 1752.
(19) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. LG 10.
(20) Ibid., n. LG 32.
(21) Ibid. LG 32
(22) Ibid., n. LG 10.
(23) Cf ibid., n. LG 4.
(24) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992), n. PDV 17: AAS84 (1992), p. 684.
(25) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. LG 7.
(26) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. CEC 1547.
(27) Ibid., n. CEC 1592.
(28) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis, n. PDV 74: l.c., p. 788.
(29) Cf Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, nn. LG 10 LG 18 LG 27 LG 28; Decr.Presbyterorum Ordinis, PO 2 PO 6; Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. CEC 1538 CEC 1576.
(30) Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis, n. PDV 15: l.c., p. 680;Catechismo della Chiesa Cattolica, n. CEC 875.
(31) Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis, n. PDV 16: l.c., pp. 681-684;Catechismo della Chiesa Cattolica, n. CEC 1592.
(32) Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis, nn. PDV 14-16: l.c., pp. 678-684; Congregazione per la Dottrina della Fede, Lett. Sacerdotium ministeriale (6 agosto 1983), III, 2-3: AAS 75 (1983), pp. 1004-1005.
(33) Cf Ep 2,20 Ap 21,14.
(34) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis, n. PDV 16: l.c., p. 681.
(35) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. CEC 876.
(36) Cf ibid., n. CEC 1581.
(38) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. LG 7.
(39) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale, Christifideles laici, CL 23: l.c., p. 430.
(42) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis, n. PDV 16: l.c., p. 682.
(43) Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Optatam totius, n. OT 2.
(44) Cf Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Apostolicam actuositatem, n. AA 24.
(45) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Christifideles laici, n. CL 23: l.c., p. 429.
(46) Cf C.I.C., cann. CIC 208-223.
(47) Cf ibid., cann. CIC 225, § 2; CIC 226 CIC 227 CIC 231, § 2.
(48) Cf ibid., cann. CIC 225, § 1; CIC 228, § 2; CIC 229 CIC 231, § 1.
(49) Cf ibid., can. CIC 230, §§ 2-3, per quanto riguarda l'ambito liturgico; can. CIC 228, § 1, in relazione ad altri campi del sacro ministero; quest'ultimo paragrafo si estende anche ad altri ambiti fuori del ministero dei chierici.
(50) Ibid., can. CIC 228, § 1.
(51) Ibid., can. CIC 230, § 3; cf CIC 517, § 2; CIC 776 CIC 861, § 2; CIC 910, § 2; CIC 943 CIC 1112.
(56) Cf Pontificia Commissione per l'Interpretazione autentica del Codice di Diritto Canonico,Risposta (1o giugno 1988): AAS 80 (1988) p. 1373.
(57) Cf Pontificio Consiglio per l'Interpretazione dei Testi Legislativi, Risposta (11 luglio 1992): AAS86 (1994) pp. 541-542. Quando si prevede una funzione per l'inizio dell'affidamento di un compito di cooperazione degli assistenti pastorali al ministero dei chierici, si eviti di far coincidere o di unire detta funzione con una cerimonia di sacra ordinazione, come pure di celebrare un rito analogo a quello previsto per il conferimento dell'accolitato o del lettorato.
(59) Per le diverse forme di predicazione, cf C.I.C., can. CIC 761; Missale Romanum, Ordo lectionum Missae, Praenotanda: ed. Typica altera, Libreria editrice Vaticana 1981.
(60) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Dei Verbum, n. DV 24.
(61) Cf C.I.C., can. CIC 756, § 2.
(62) Cf ibid., can. CIC 757.
(63) Cf ibid. CIC 757
(64) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. LG 35.
(65) Cf C.I.C., cann. CIC 758-759 CIC 785, § 1.
(66) Cf Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. LG 25; C.I.C., can. CIC 763.
(67) Cf C.I.C., can. CIC 764.
(68) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Sacrosanctum Concilium, n. SC 52; cf C.I.C., can. CIC 767, § 1.
(69) Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae (16 ottobre 1979), n. CTR 48: AAS 71 (1979), pp. 1277-1340; Pontificia Commissione per l'Interpretazione dei Decreti del Concilio Vaticano II, Risposta (11 gennaio 1971): AAS 63 (1971), p. 329; Sacra Congregazione per il Culto Divino, Istruzione Actio pastoralis (15 maggio 1969), n. 6d: AAS 61 (1969), p. 809; Institutio Generalis Missalis Romani (26 marzo 1970), nn. 41, 42, 165; Istruzione Liturgicae instaurationes (15 settembre 1970), n. 2a: AAS 62 (1970), 696; Sacra Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino, Istruzione Inaestimabile donum (3 aprile 1980), n. 3: AAS 72 (1980), p. 331.
(70) Pontificia Commissione per l'Interpretazione autentica del Codice di Diritto Canonico, Risposta(20 giugno 1987): AAS 79 (1987), p. 1249.
(71) Cf C.I.C., can. CIC 266, § 1.
(72) Cf ibid., can. CIC 6, § 1, 2o.
(74) Per quanto riguarda i sacerdoti che abbiano ottenuto la dispensa dal celibato, cf Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Normae de dispensatione a sacerdotali coelibatu ad instantiam partis (14 ottobre 1980), « Normae substantiales », art. 5.
(75) Cf C.I.C., can. CIC 517, § 1.
(76) Si eviti, pertanto, di denominare con il titolo di « Guida della Comunità » — o con altre espressioni indicanti lo stesso concetto — il fedele non ordinato o un gruppo di essi ai quali viene affidata una partecipazione all'esercizio della cura pastorale.
(77) Cf C.I.C., can. CIC 519.
(78) Cf ibid., can. CIC 538, §§ 1-2.
(79) Cf C.I.C., can. CIC 186.
(80) Cf Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri Tota Ecclesia(31 gennaio 1994), n. 44.
(81) Cf C.I.C., cann. CIC 497-498.
(82) Cf Conc. Ecum. Vat. II, decr. Presbyterorum Ordinis, n. PO 7.
(83) Cf C.I.C., cann. CIC 514 CIC 536.
(84) Cf ibid., can. CIC 537.
(85) Cf C.I.C., can. CIC 512, §§ 1 e 3; Catechismo della Chiesa cattolica, n. CEC 1650.
(86) Cf C.I.C., can. CIC 536.
(87) Cf ibid., can. CIC 135, § 2.
(88) Cf ibid., can. CIC 553, § 1.
(89) Cf Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Sacrosanctum Concilium, nn. SC 26-28; C.I.C., can. CIC 837.
(90) Cf Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Sacrosanctum Concilium, nn. SC 26-28; C.I.C., can. CIC 1248, § 2.
(91) Cf C.I.C., can. CIC 1248, § 2; Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Inter oecumenici (26 settembre 1964), n. 37: AAS 66 (1964), p. 885; Sacra Congregazione per il Culto Divino, Direttorio per le celebrazioni domenicali in assenza del presbitero Christi Ecclesia (10 giugno 1988), Notitiae263 (1988).
(93) Sacra Congregazione per il Culto Divino, Direttorio per le celebrazioni domenicali in assenza del presbitero Christi Ecclesia, n. 35: l.c.; cf anche C.I.C., can. CIC 1378, § 2, n. 1 e § 3; can. CIC 1384.
(94) Cf C.I.C., can. CIC 1248.
(96) Cf C.I.C., can. CIC 910, § 1; cf pure Giovanni Paolo II, Lettera Dominicae Coenae (24 febbraio 1980) n. 11: AAS 72 (1980), p. 142.
(97) Cf C.I.C., can. CIC 910, § 2.
(98) Cf Sacra Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti, Istruzione Immensae caritatis, n. 1:l.c., p. 264; Missale Romanum, Appendix: Ritus ad deputandum ministrum S. Communionis ad actum distribuendae; Pontificale Romanum: De institutione lectorum et acolythorum.
(99) Pontificia Commissione per l'Interpretazione autentica del Codice di Diritto Canonico, Risposta(1o giugno 1988): AAS 80 (1988), p. 1373.
(100) Cf Sacra Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti, Istruzione Immensae caritatis, n. 1:l.c., p. 264; Sacra Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino, Istruzione Inestimabile donum,n. 10: l.c., p. 336.
(101) Il can. CIC 230, § 2 e § 3 del C.I.C., afferma che i servizi liturgici ivi recensiti possono essere svolti dai fedeli non ordinati solo « ex temporanea deputatione » o per supplenza.
(103) Cf Jc 5,14-15; San Tommaso d'Aquino, In IV Sent., d. 4, q. un.; Conc. Ecum. di Firenze, bolla Exsultate Deo (DS 1325); Conc. Ecum. Trid., Doctrina de sacramento extremae unctionis, cap. 3 (DS 1697,164) e can. 4 de extrema unctione (DS 1719); Catechismo della ChiesaCattolica, n. CEC 1516.
(104) Cf C.I.C., can. CIC 1003, § 1.
(105) Cf ibid., cann. CIC 1379 e CIC 392, § 2.
(106) Cf ibid., can. CIC 1112.
(107) Cf ibid., can. CIC 1111, § 2.
(108) Cf ibid., can. CIC 1112, § 2.
(109) Cf C.I.C., can. CIC 861, § 2; Ordo baptismi parvulorum, praenotanda generalia, nn. 16-17.
(110) Cf C.I.C., can. CIC 230.
(112) Cf C.I.C., can. CIC 231, § 1.
(118) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Christifideles laici, n. CL 58: l.c., p. 507.
(119) C.I.C., can. CIC 392.

References: Articolo 4
 § 2
 § 1
 § 3

Articolo 5

§ 5
 § 1

Articolo 6
 § 1

§ 2

Articolo 7
 § 1

Articolo 8

§ 1
 § 3

Articolo 9
 § 1

Articolo 10
 § 1

§ 3
 § 2

Articolo 11

Articolo 12

Articolo 13
 § 3
 § 2
 § 2
 § 2
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 § 1
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 § 1
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 § 3
 § 2
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