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Timestamp: 2020-02-17 05:24:47+00:00

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Art. 167 legge fallimentare - Amministrazione dei beni durante la procedura - Brocardi.it
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Articolo 167 Legge fallimentare
Dispositivo dell'art. 167 Legge fallimentare
I mutui, anche sotto forma cambiaria, le transazioni, i compromessi, le alienazioni di beni immobili, le concessioni di ipoteche o di pegno, le fideiussioni, le rinunzie alle liti, le ricognizioni di diritti di terzi, le cancellazioni di ipoteche, le restituzioni di pegni, le accettazioni di eredità e di donazioni e in genere gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione (2), compiuti senza l'autorizzazione scritta del giudice delegato, sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al concordato (3).
Con il decreto previsto dall'articolo 163 o con successivo decreto, il tribunale può stabilire un limite di valore al di sotto del quale non è dovuta l'autorizzazione di cui al secondo comma (4).
(1) Comma così modificato con d.lgs. 5/2006.
Il primo comma determina la più evidente differenza rispetto al fallimento, dove l'imprenditore subisce lo spossessamento totale del suo patrimonio e perde la legittimazione processuale rispetto ai rapporti attinenti all'impresa.
La vigilanza del commissario giudiziale inizia secondo alcuni dalla data del decreto di ammissione alla procedura, per altri dal momento della domanda di ammissione al concordato.
(2) La norma si riferisce a tutti gli atti le cui conseguenze economiche esulano dalla normalità dell'esercizio dell'impresa.
(3) Si noti che la sanzione è l'inefficacia dell'atto e non la dichiarazione di fallimento, che non può più avvenire d'ufficio.
La ratio della norma è quella di semplificare gli adempimenti più semplici, rendendo non necessaria l'autorizzazione del giudice delegato.
La norma disciplina gli effetti dell'ammissione al concordato preventivo, stabilendo una sorta di spossessamento "attenuato" dei beni dell'imprenditore. Viene posto il principio che gli atti di straordinaria amministrazione devono essere compiuti con l'autorizzazione del giudice delegato.
Massime relative all'art. 167 Legge fallimentare
Cass. civ. n. 11520/2010
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11520 del 12 maggio 2010)
Cass. civ. n. 3270/2009
L'art. 2941, n. 6, del codice civile, che dispone la sospensione della prescrizione tra le persone i cui beni siano sottoposti per legge o per provvedimento del giudice all'amministrazione altrui e quelle da cui l'amministrazione è esercitata, non è applicabile estensivamente ai rapporti tra debitore e creditori del concordato preventivo con cessione dei beni, perché la titolarità dell'amministrazione dei beni ceduti spetta esclusivamente al liquidatore, il quale la esercita non in nome o per conto dei creditori concordatari, bensì nel rispetto delle direttive impartite dal tribunale; peraltro, esclusa l'interpretazione analogica in materia di cause di sospensione della prescrizione, nemmeno l'interpretazione estensiva potrebbe giustificarsi sul piano logico-sistematico, atteso che le cause di sospensione si ricollegano a situazioni di impossibilità di fatto o di difficoltà ad esercitare il diritto, in ragione di particolari rapporti tra le parti, mentre, nella specie, il liquidatore (o il collegio dei liquidatori), pur operando nell'interesse dei creditori, non è tenuto ad osservare eventuali direttive da questi provenienti.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3270 del 10 febbraio 2009)
Cass. civ. n. 4728/2008
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 4728 del 25 febbraio 2008)
Cass. civ. n. 13759/2007
I pagamenti di crediti sorti anteriormente all'ammissione a concordato preventivo devono ritenersi inefficaci quando eccedano l'ordinaria amministrazione, in mancanza dell'espressa autorizzazione del giudice delegato, anche se relativi ad un contratto di appalto, la cui prosecuzione venga autorizzata dagli organi della procedura.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13759 del 12 giugno 2007)
Cass. civ. n. 6211/2007
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 6211 del 16 marzo 2007)
I pagamenti effettuati in esecuzione di contratti in corso dall'imprenditore ammesso alla procedura di concordato preventivo non si sottraggono alla regola dell'inefficacia — soprattutto se relativi a debiti sorti anteriormente all'inizio della procedura — a meno che siano stati autorizzati dal giudice delegato ai sensi dell'art. 167 legge fallim.
Cass. civ. n. 23796/2006
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 23796 del 8 novembre 2006)
Cass. civ. n. 23271/2006
È inammissibile il ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. avverso il decreto con cui il giudice delegato, durante l'esecuzione del concordato preventivo, impartisce direttive generali per una corretta gestione della procedura nella fase liquidatoria, in quanto inidoneo a pregiudicare in modo definitivo e con carattere decisorio i diritti soggettivi delle parti; infatti, una volta esauritasi, con la sentenza di omologazione, la procedura di concordato preventivo, tutte le questioni che hanno ad oggetto i diritti dei singoli creditori e che attengono all'esecuzione del concordato danno luogo a controversie del tutto sottratte al potere decisionale degli organi fallimentari, mentre invece costituiscono materia di ordinario giudizio di cognizione, nessuna preclusione operando nè la sentenza di concordato nè i successivi provvedimenti emessi nel corso della procedura per assicurarne il corretto svolgimento.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 23271 del 27 ottobre 2006)
Cass. civ. n. 17159/2006
In caso di intervenuta ammissione del debitore al concordato preventivo con cessione dei beni, se il creditore agisce proponendo non solo una domanda di accertamento del proprio diritto, ma anche una domanda di condanna o comunque idonea ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto del ricavato, alla legittimazione passiva dell'imprenditore si affianca quella del liquidatore giudiziale dei beni, quale contraddittore necessario. Questo principio, che muove dall'esigenza di coordinare la conservazione della legittimazione del debitore con la vigilanza del commissario giudiziale e la direzione del giudice delegato, non può essere esteso alle procedure di arbitrato rituale o irrituale, che si svolgono tra le parti identificate dall'atto negoziale. A tal fine è necessaria l'autorizzazione del giudice delegato per la decisione del debitore di non avvalersi del potere di opporsi alla procedura arbitrale che sia stata assunta dopo l'apertura della procedura di concordato. Infatti l'atto di accettazione della procedura arbitrale configura strumento idoneo a realizzare la ricognizione di diritti di terzi e va ascritto alla categoria degli atti di straordinaria amministrazione, pur costituendo attuazione di impegni assunti con atti negoziali precedenti. (Nella specie la sentenza confermata dalla S.C., che ne ha corretto la motivazione, aveva ritenuto inopponibile alla liquidazione giudiziale un lodo emesso dal collegio arbitrale per i licenziamenti dei dirigenti industriali, in quanto il credito era insorto in epoca successiva alla ammissione della procedura concorsuale e di conseguenza era necessaria l'autorizzazione prevista dall'art. 167 legge fall.).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 17159 del 27 luglio 2006)
Cass. civ. n. 20291/2005
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 20291 del 20 ottobre 2005)
Cass. civ. n. 15484/2004
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 15484 del 11 agosto 2004)
Cass. civ. n. 9643/2004
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 9643 del 20 maggio 2004)
Cass. civ. n. 14472/2001
Ove il debitore sia ammesso al concordato preventivo con cessione dei beni, mentre permane la legittimazione dell'imprenditore nelle azioni indicate nell'art. 167, primo comma, L. fall., ad essa si affianca quella del liquidatore giudiziale dei beni, quale contraddittore necessario, nelle domande di condanna o comunque idonee ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto del ricavato; il liquidatore non è legittimato a resistere alle domande aventi ad oggetto diritti dei lavoratori nei confronti del datore di lavoro (nella specie, la Suprema Corte ha affermato la carenza di legittimazione del liquidatore ad appellare la sentenza resa su una domanda di accertamento della violazione di un accordo sindacale e dell'illegittimità della conseguente sospensione del rapporto di lavoro).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 14472 del 19 novembre 2001)
Cass. civ. n. 12216/1993
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 12216 del 11 dicembre 1993)

References: Articolo 167

Articolo 167

Cass. 
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