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Timestamp: 2020-01-29 11:50:56+00:00

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In tema di locazioni immobiliari ad uso non abitativo, ai fini dell'indennità di avviamento, deve riconoscersi la qualità di utente o consumatore al al soggetto che acquista i prodotti o i servizi per le esigenze della propria impresa o professione (Locazioni) - 101Professionisti.it
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In tema di locazioni immobiliari ad uso non abitativo, non può negarsi la qualità di utente o consumatore al soggetto che acquista i prodotti o i servizi per le esigenze della propria impresa o professione, rientrando i cd. "fruitori professionali a pieno titolo in quella categoria definita dall'art. 35 della legge n. 392/1978 come "pubblico degli utenti e dei consumatori" i cui "contatti diretti" rispetto all'attività commerciale svolta nell'immobile locato al conduttore consentono a quest'ultimo di far valere il proprio diritto all'indennità per la perdita dell'avviamento commerciale. A ben vedere, infatti, la locuzione utilizzata dal predetto art. 35 non è meramente casuale, in quanto la previsione della figura degli utenti, accanto a quella dei consumatori, sta proprio a dimostrare l'intenzione del legislatore di tutelare, insieme ai rapporti con i consumatori diretti, anche quelli con coloro che utilizzano i beni acquistati per soddisfare bisogni della propria attività professionale o imprenditoriale, con la conseguente esclusione soltanto dei soggetti che acquistano per poi rivendere i beni (cd. grossisti).
sul ricorso 10966/2006 proposto da:
RE. PA. (OMESSO), BO. CL. , RE. ST. , elettivamente domiciliati in ROMA, VIA G BETTOLO 4, presso lo studio dell'avvocato BROCHIERO FABRIZIO, rappresentati e difesi dall'avvocato BIAGINI Luigino con delega a margine del ricorso;
EL. CE. Srl DI ME. GI. &. NA. EL. SNC (OMESSO), elettivamente domiciliato in ROMA VIALE XXI APRILE 12, presso lo studio dell'avvocato PIZZINO Alessandro, che lo rappresenta e difende con delega a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 435/2005 della CORTE D'APPELLO di BOLOGNA, Sezione Seconda Civile, emessa l'8/04/2005 depositata il 27/09/2005; R.G.N. 1458/2004;
udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del 09/06/2010 dal Consigliere Dott. GIOVANNI FEDERICO;
udito l'Avvocato BROCCHIERO FABRIZIO (per delega Avvocato BIAGINI LUIGINO);
udito l'Avvocato PIZZINO ALESSANDRO;
Il Tribunale di Rimini condannava Bo. Cl. , Re. Pa. e Re. St. al pagamento in favore della s.n.c. El. Ce. di. De. Gi. &. Na. Le. della somma di euro 31.607,16 a titolo d'indennita' per la perdita dell'avviamento, oltre interessi legali dal 31.12.00 al saldo ed alle spese, in relazione ad un contratto di locazione stipulato il (OMESSO) ed avente ad oggetto un complesso immobiliare in (OMESSO), che era venuto a cessare per disdetta dei locatori inviata con racc.ta 22.7.98.
I locatori proponevano appello, resistito dall'appellata, e con sentenza depositata il 27.9.05 la Corte d'appello di Bologna rigettava il gravame.
Avverso detta sentenza hanno proposto ricorso per cassazione gli appellanti, affidandosi ad un solo motivo, mentre l'intimata ha resistito con controricorso.
I ricorrenti hanno depositato in atti anche una memoria.
Con l'unico motivo i ricorrenti lamentano il vizio di insufficiente e contraddittoria motivazione circa il punto decisivo riguardante la prevalenza dell'uso cui era adibito l'immobile locato.
Si rileva, in primo luogo, che la Corte di merito ha correttamente evidenziato come nel caso di specie la prova dell'esercizio di fatto nell'immobile in locazione di un'attivita' di vendita di prodotti ad utilizzatori finali sia emersa sia attraverso le deposizioni dei testi Za. e Ga. che dalle stesse dichiarazioni rese, nel corso dell'interrogatorio, dai locatori Re. Pa. e St. , e come tali risultanze probatorie siano poi coerenti con la documentazione acquisita in atti, ed in particolare con il contratto di locazione del (OMESSO), da cui risultava un esplicito riferimento ad una destinazione dell'immobile "ad uso artigianale e/o attivita' connessa ed affine".
Si rileva ancora come la sentenza impugnata abbia legittimamente escluso che si dovesse operare nel caso in esame un raffronto tra l'attivita' di vendita al minuto e quella di vendita all'ingrosso, essendo risultato come la clientela della conduttrice "fosse costituita essenzialmente da parrucchieri (i c.d. fruitori professionali) o privati (senza partita IVA) e, quindi, da utilizzatori finali e non da ditte che acquistavano per poi rivendere il bene".
Infatti, non puo' negarsi la qualita' di utente o consumatore al soggetto che acquista i prodotti o i servizi per le esigenze della propria impresa o professione (i c.d. fruitori professionali), i quali rientrano invero in pieno titolo in quella categoria definita dalla Legge n. 392 del 1978, articolo 35, come "pubblico degli utenti e dei consumatori", i cui "contatti diretti" rispetto all'attivita' commerciale svolta nell'immobile locato al conduttore consentono a quest'ultimo di far valere il proprio diritto all'indennita' per la perdita dell'avviamento commerciale.
Ed invero, la locuzione utilizzata dal citato articolo 35, non e' meramente casuale, in quanto la previsione della figura degli utenti, accanto a quella dei consumatori, sta proprio a dimostrare l'intenzione del legislatore di tutelare, insieme ai rapporti con i consumatori diretti, anche quelli con coloro che utilizzano i beni acquistati per soddisfare bisogni della propria attivita' professionale o imprenditoriale, con la conseguente esclusione soltanto dei soggetti che acquistavano per poi rivendere i beni (c.d. "grossisti").
La sentenza impugnata ha inteso chiaramente dissipare ogni equivoco in materia, specificando come il c.d. fruitore professionale costituisca una figura del tutto diversa ed autonoma da quella dell'acquirente all'ingrosso.
La Corte territoriale ha altresi' giustamente escluso che il primo giudice avesse dovuto argomentare in merito alla prevalenza dell'attivita' di vendita rispetto a quella di produzione, essendo rimasto provato in corso di causa che l'attivita' artigianale era in sostanza finalizzata alla vendita dei prodotti realizzati a parrucchieri e/o privati, vendita che avveniva presso gli stessi locali, e che in definitiva l'attivita' di vendita al minuto fosse quella assolutamente prevalente della El. Ce. .
In proposito, la stessa Corte bolognese ha opportunamente richiamato l'indirizzo giurisprudenziale di questa S.C. che, a partire dall'arresto delle S.U. n. 11301 del 1995, ha disatteso il criterio della c.d. metratura e cioe' dell'individuazione del mero ambito spaziale nel quale si svolge il contatto diretto con il pubblico degli utenti e dei consumatori.
Deve ritenersi, in conclusione, che la valutazione fatta dalla Corte di merito circa l'attivita' prevalente svolta nel capannone oggetto della locazione sia sorretta da un logico ed adeguato apparato motivazionale, che sottrae, quindi, il relativo convincimento del giudice di merito ad ogni sindacato di legittimita'.
Il ricorso va, quindi, rigettato, con la conseguente condanna dei ricorrenti in solido alle spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo.
Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido tra loro, alla rifusione in favore della resistente delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in euro 3.200,00, di cui euro 3.000,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.
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References: art. 35
 sentenza 
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 articolo 35
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