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Timestamp: 2013-05-21 23:26:06+00:00

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senato.it - Legislatura 16� - Disegno di legge N. 3249
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Capo I: DISPOSIZIONI GENERALI
Art. 1. (Finalità della legge e sistema di monitoraggio e valutazione)
Art. 2. (Rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni)
Capo II: TIPOLOGIE CONTRATTUALI
Art. 3. (Contratti a tempo determinato)
Art. 4. (Contratto di inserimento)
Art. 5. (Apprendistato)
Art. 6. (Lavoro a tempo parziale)
Art. 7. (Lavoro intermittente)
Art. 8. (Lavoro a progetto)
Art. 9. (Altre prestazioni lavorative rese in regime di lavoro autonomo)
Art. 10. (Associazione in partecipazione con apporto di lavoro)
Art. 11. (Lavoro accessorio)
Art. 12. (Tirocini formativi)
Capo III: DISCIPLINA IN TEMA DI FLESSIBILITÀ IN USCITA E TUTELE DEL LAVORATORE
Sezione I  Disposizioni in materia di licenziamenti individuali
Art. 13. (Modifiche alla legge 15 luglio 1966, n. 604)
Art. 14. (Tutele del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo)
Sezione II  Disposizioni in materia di
Art. 15. (Modifiche alla legge 23 luglio 1991, n. 223)
Sezione III  Rito speciale per le controversie in tema di licenziamenti
Art. 16. (Ambito di applicazione)
Art. 17. (Tutela urgente)
Art. 18. (Opposizione)
Art. 19. (Reclamo e ricorso per cassazione)
Art. 20. (Priorità nella trattazione delle controversie)
Art. 21. (Disciplina transitoria)
Capo IV: AMMORTIZZATORI SOCIALI, TUTELE IN COSTANZA DI RAPPORTO DI LAVORO E PROTEZIONE DEI LAVORATORI ANZIANI
Sezione I  Ammortizzatori sociali
Art. 22. (Assicurazione sociale per limpiego (ASpI)  Ambito di applicazione)
Art. 23. (Requisiti)
Art. 24. (Importo dellindennità e contribuzione figurativa)
Art. 25. (Durata)
Art. 26. (Procedura)
Art. 27. (Nuova occupazione)
Art. 28. (Assicurazione sociale per limpiego. Trattamenti brevi (mini-ASpI))
Art. 29. (Contribuzione di finanziamento)
Art. 30. (Decadenza)
Art. 31. (Contenzioso)
Art. 32. (Disposizioni transitorie relative alla durata)
Art. 33. (Disposizioni transitorie relative allindennità di mobilità e alle indennità [...]
Art. 34. (Addizionale sui diritti dimbarco)
Art. 35. (Indennità una tantum per i collaboratori coordinati e continuativi disoccupati)
Art. 36. (Aumento contributivo lavoratori iscritti Gestione separata di cui allarticolo 2, comma 26, della [...]
Art. 37. (Gestione della transizione verso il nuovo assetto di ammortizzatori sociali)
Art. 38. (Aliquota di finanziamento e di computo della gestione autonoma coltivatori diretti, mezzadri e coloni)
Art. 39. (Abrogazioni)
Sezione II  Tutele in costanza di rapporto
Art. 40. (Estensione della disciplina in materia di integrazione salariale straordinaria a particolari settori)
Art. 41. (Indennità di mancato avviamento al lavoro per i lavoratori del settore portuale)
Art. 42. (Istituzione dei fondi di solidarietà bilaterali)
Art. 43. (Fondo di solidarietà residuale per lintegrazione salariale)
Art. 44. (Contributi di finanziamento)
Art. 45. (Risorse finanziarie)
Art. 46. (Prestazioni)
Art. 47. (Gestione dei fondi)
Art. 48. (Riconversione dei fondi di solidarietà istituiti ai sensi dellarticolo 2, comma 28, della [...]
Art. 49. (Riconversione del fondo di cui allarticolo 1-ter del decreto-legge 5 ottobre 2004 [...]
Art. 50. (Riconversione del fondo di solidarietà di cui allarticolo 59, comma 6, della legge 27 dicembre [...]
Art. 51. (Abrogazioni)
Art. 52. (Interventi in favore dei lavoratori anziani)
Art. 53. (Incentivi alloccupazione per i lavoratori anziani e le donne nelle aree svantaggiate)
Art. 54. (Principi generali concernenti gli incentivi alle assunzioni)
Capo V: ULTERIORI DISPOSIZIONI IN MATERIA DI MERCATO DEL LAVORO
Art. 55. (Tutela della maternità e paternità e contrasto del fenomeno delle dimissioni in bianco)
Art. 56. (Sostegno alla genitorialità)
Art. 57. (Efficace attuazione del diritto al lavoro dei disabili)
Art. 58. (Interventi volti al contrasto del lavoro irregolare degli immigrati)
Capo VI: POLITICHE ATTIVE E SERVIZI PER LIMPIEGO
Art. 59. (Modifiche al decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181)
Art. 60. (Sistema informativo ASpI; monitoraggio dei livelli essenziali dei servizi erogati; sistema premiale)
Art. 61. (Semplificazione delle procedure in materia di acquisizione dello stato di disoccupazione)
Art. 62. (Offerta di lavoro congrua)
Art. 63. (Disposizioni in materia di incontro tra domanda e offerta di lavoro)
Art. 64. (Abrogazioni)
Art. 65. (Delega al Governo in materia di politiche attive e servizi per limpiego)
Capo VII: APPRENDIMENTO PERMANENTE
Art. 66. (Finalità)
Art. 67. (Sistemi integrati territoriali)
Art. 68. (Individuazione e validazione degli apprendimenti non formali e informali e certificazione delle competenze)
Art. 69. (Sistema pubblico nazionale di certificazione delle competenze)
Capo VIII: COPERTURA FINANZIARIA
Art. 70. (Copertura finanziaria)
Art. 71. (Misure fiscali)
Art. 72. (Riduzione delle spese di funzionamento di enti)
Legislatura 16� - Disegno di legge N. 3249
DISCIPLINA IN TEMA DI FLESSIBILITÀ IN USCITA E TUTELE DEL LAVORATORE
(Modifiche alla legge 15 luglio 1966, n. 604)
1. Il comma 2 dellarticolo 2 della legge 15 luglio 1966, n. 604, è sostituito dal seguente:
«2. La comunicazione del licenziamento deve contenere la specificazione dei motivi che lo hanno determinato.».
2. Al secondo comma dellarticolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni, la parola: «duecentosettanta» è sostituita dalla seguente: «centottanta».
3. Il termine di cui al comma 2 si applica in relazione ai licenziamenti intimati dopo la data di entrata in vigore della presente legge.
4. Larticolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, è sostituito dal seguente:
«Art. 7.  1. Ferma lapplicabilità, per il licenziamento per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo, dellarticolo 7 della legge 20 maggio 1970, n. 300, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo di cui allarticolo 3, seconda parte, della presente legge, qualora disposto da un datore di lavoro avente i requisiti dimensionali di cui allarticolo 18, ottavo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, deve essere preceduto da una comunicazione effettuata dal datore di lavoro alla Direzione territoriale del lavoro del luogo dove il lavoratore presta la sua opera, e trasmessa per conoscenza al lavoratore.
2. Nella comunicazione di cui al comma 1, il datore di lavoro deve dichiarare lintenzione di procedere al licenziamento per motivo oggettivo e indicare i motivi del licenziamento medesimo nonché le eventuali misure di assistenza alla ricollocazione del lavoratore interessato.
3. La Direzione territoriale del lavoro convoca il datore di lavoro e il lavoratore nel termine perentorio di sette giorni dalla ricezione della richiesta: lincontro si svolge dinanzi alla commissione provinciale di conciliazione di cui allarticolo 410 del codice di procedura civile.
4. Le parti possono essere assistite dalle organizzazioni di rappresentanza cui sono iscritte o conferiscono mandato oppure da un componente della rappresentanza sindacale dei lavoratori, ovvero da un avvocato o un consulente del lavoro.
5. La procedura di cui al presente articolo, durante la quale le parti, con la partecipazione attiva della commissione di cui al comma 3, procedono ad esaminare anche soluzioni alternative al recesso, si conclude entro venti giorni dal momento in cui la Direzione territoriale del lavoro ha trasmesso la convocazione per lincontro, fatta salva lipotesi in cui le parti, di comune avviso, non ritengano di proseguire la discussione finalizzata al raggiungimento di un accordo. Se fallisce il tentativo di conciliazione e, comunque, decorso il termine di cui al comma 3, il datore di lavoro può comunicare il licenziamento al lavoratore.
6. Se la conciliazione ha esito positivo e prevede la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, si applicano le disposizioni in materia di Assicurazione sociale per limpiego (ASpI) e può essere previsto, al fine di favorirne la ricollocazione professionale, laffidamento del lavoratore ad unagenzia di cui allarticolo 4, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.
7. Il comportamento complessivo delle parti, desumibile anche dal verbale redatto in sede di commissione provinciale di conciliazione e dalla proposta conciliativa avanzata dalla stessa, è valutato dal giudice per la determinazione dellindennità risarcitoria di cui allarticolo 18, settimo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, e per lapplicazione degli articoli 91 e 92 del codice di procedura civile.».
(Tutele del lavoratore in casodi licenziamento illegittimo)
1. Allarticolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Tutela del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo»;
b) i commi dal primo al sesto sono sostituiti dai seguenti:
«Il giudice, con la sentenza con la quale dichiara la nullità del licenziamento perché discriminatorio ai sensi dellarticolo 3 della legge 11 maggio 1990, n. 108, ovvero intimato in concomitanza col matrimonio ai sensi dellarticolo 35 del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, o in violazione dei divieti di licenziamento di cui allarticolo 54, commi 1, 6, 7 e 9, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive modificazioni, ovvero perché riconducibile ad altri casi di nullità previsti dalla legge o determinato da un motivo illecito determinante ai sensi dellarticolo 1345 del codice civile, ordina al datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, indipendentemente dal motivo formalmente addotto e quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro. La presente disposizione si applica anche ai dirigenti. A seguito dellordine di reintegrazione, il rapporto di lavoro si intende risolto quando il lavoratore non abbia ripreso servizio entro trenta giorni dallinvito del datore di lavoro, salvo il caso in cui abbia richiesto lindennità di cui al terzo comma del presente articolo. Il regime di cui al presente articolo si applica anche al licenziamento dichiarato inefficace perché intimato in forma orale.
Il giudice, con la sentenza di cui al primo comma, condanna altresì il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata la nullità, stabilendo a tal fine unindennità commisurata allultima retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento sino a quello delleffettiva reintegrazione, dedotto quanto percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative. In ogni caso la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità della retribuzione globale di fatto. Il datore di lavoro è condannato inoltre, per il medesimo periodo, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.
Fermo restando il diritto al risarcimento del danno come previsto al secondo comma, al lavoratore è data la facoltà di chiedere al datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, unindennità pari a quindici mensilità dellultima retribuzione globale di fatto, la cui richiesta determina la risoluzione del rapporto di lavoro, e che non è assoggettata a contribuzione previdenziale. La richiesta dellindennità deve essere effettuata entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza, o dallinvito del datore di lavoro a riprendere servizio, se anteriore alla predetta comunicazione.
Il giudice, nelle ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro, per insussistenza del fatto contestato ovvero perché il fatto rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa sulla base delle previsioni della legge, dei contratti collettivi ovvero dei codici disciplinari applicabili, annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione nel posto di lavoro di cui al primo comma e al pagamento di unindennità risarcitoria commisurata allultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello delleffettiva reintegrazione, dedotto quanto il lavoratore ha percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative, nonché quanto avrebbe potuto percepire dedicandosi con diligenza alla ricerca di una nuova occupazione. In ogni caso la misura dellindennità risarcitoria non può essere superiore a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto. Il datore di lavoro è condannato, altresì, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione, maggiorati degli interessi nella misura legale senza applicazione di sanzioni per omessa o ritardata contribuzione, per un importo pari al differenziale contributivo esistente tra la contribuzione che sarebbe stata maturata nel rapporto di lavoro risolto dallillegittimo licenziamento e quella accreditata al lavoratore in conseguenza dello svolgimento di altre attività lavorative. In questultimo caso, qualora i contributi afferiscano ad altra gestione previdenziale, essi sono imputati dufficio alla gestione corrispondente allattività lavorativa svolta dal dipendente licenziato, con addebito dei relativi costi al datore di lavoro. A seguito dellordine di reintegrazione, il rapporto di lavoro si intende risolto quando il lavoratore non abbia ripreso servizio entro trenta giorni dallinvito del datore di lavoro, salvo il caso in cui abbia richiesto lindennità sostitutiva della reintegrazione nel posto di lavoro ai sensi del terzo comma.
Il giudice, nelle altre ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro, dichiara risolto il rapporto di lavoro con effetto dalla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di unindennità risarcitoria onnicomprensiva determinata tra un minimo di dodici e un massimo di ventiquattro mensilità dellultima retribuzione globale di fatto, in relazione allanzianità del lavoratore e tenuto conto del numero dei dipendenti occupati, delle dimensioni dellattività economica, del comportamento e delle condizioni delle parti, con onere di specifica motivazione a tale riguardo.
Nellipotesi in cui il licenziamento sia dichiarato inefficace per violazione del requisito di motivazione di cui allarticolo 2, comma 2, della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni, della procedura di cui allarticolo 7 della presente legge, o della procedura di cui allarticolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni, si applica il regime di cui al quinto comma, ma con attribuzione al lavoratore di unindennità risarcitoria onnicomprensiva determinata, in relazione alla gravità della violazione formale o procedurale commessa dal datore di lavoro, tra un minimo di sei e un massimo di dodici mensilità dellultima retribuzione globale di fatto, con onere di specifica motivazione a tale riguardo, a meno che il giudice, sulla base della domanda del lavoratore, accerti che vi è anche un difetto di giustificazione del licenziamento, nel qual caso applica, in luogo di quelle previste dal presente comma, le tutele di cui ai commi quarto, quinto o settimo.
Il giudice applica la medesima disciplina di cui al quarto comma del presente articolo nellipotesi in cui accerti il difetto di giustificazione del licenziamento intimato, anche ai sensi degli articoli 4, comma 4, e 10, comma 3, della legge 12 marzo 1999, n. 68, per motivo oggettivo consistente nellinidoneità fisica o psichica del lavoratore, ovvero che il licenziamento è stato intimato in violazione dellarticolo 2110, secondo comma, del codice civile. Può altresì applicare la predetta disciplina nellipotesi in cui accerti la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo; nelle altre ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del predetto giustificato motivo, il giudice applica la disciplina di cui al quinto comma. In tale ultimo caso il giudice, ai fini della determinazione dellindennità tra il minimo e il massimo previsti, tiene conto, oltre ai criteri di cui al quinto comma, delle iniziative assunte dal lavoratore per la ricerca di una nuova occupazione e del comportamento delle parti nellambito della procedura di cui allarticolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni. Qualora, nel corso del giudizio, sulla base della domanda formulata dal lavoratore, il licenziamento risulti determinato da ragioni discriminatorie o disciplinari, trovano applicazione le relative tutele previste dal presente articolo.
Le disposizioni dal comma quarto al comma settimo si applicano al datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici lavoratori o più di cinque se si tratta di imprenditore agricolo, nonché al datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, che nellambito dello stesso comune occupa più di quindici dipendenti e allimpresa agricola che nel medesimo ambito territoriale occupa più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa più di sessanta dipendenti.
Ai fini del computo del numero dei dipendenti di cui allottavo comma si tiene conto dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato parziale per la quota di orario effettivamente svolto, tenendo conto, a tale proposito, che il computo delle unità lavorative fa riferimento allorario previsto dalla contrattazione collettiva del settore. Non si computano il coniuge e i parenti del datore di lavoro entro il secondo grado in linea diretta e in linea collaterale. Il computo dei limiti occupazionali di cui allottavo comma non incide su norme o istituti che prevedono agevolazioni finanziarie o creditizie.
Nellipotesi di revoca del licenziamento, purché effettuata entro il termine di quindici giorni dalla comunicazione al datore di lavoro dellimpugnazione del medesimo, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, con diritto del lavoratore alla retribuzione maturata nel periodo precedente alla revoca, e non trovano applicazione i regimi sanzionatori previsti dal presente articolo.».
2. Allarticolo 30, comma 1, della legge 4 novembre 2010, n. 183, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Linosservanza delle disposizioni di cui al precedente periodo, in materia di limiti al sindacato di merito sulle valutazioni tecniche, organizzative e produttive che competono al datore di lavoro, costituisce motivo di impugnazione per violazione di norme di diritto».
Sezione II  Disposizioni in materia dilicenziamenti collettivi
(Modifiche alla legge 23 luglio 1991, n. 223)
1. Allarticolo 4, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223, al secondo periodo, la parola: «Contestualmente» è sostituita dalle seguenti: «Entro sette giorni dalla comunicazione dei recessi».
2. Allarticolo 4, comma 12, della legge 23 luglio 1991, n. 223, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Gli eventuali vizi della comunicazione di cui al comma 2 del presente articolo possono essere sanati, ad ogni effetto di legge, nellambito di un accordo sindacale concluso nel corso della procedura di licenziamento collettivo».
3. Allarticolo 5 della legge 23 luglio 1991, n. 223, il comma 3 è sostituito dal seguente:
«3. Qualora il licenziamento sia intimato senza losservanza della forma scritta, si applica il regime sanzionatorio di cui allarticolo 18, primo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni. In caso di violazione delle procedure richiamate allarticolo 4, comma 12, si applica il regime di cui al terzo periodo del settimo comma del predetto articolo 18. In caso di violazione dei criteri di scelta previsti dal comma 1, si applica il regime di cui al quarto comma del medesimo articolo 18. Ai fini dellimpugnazione del licenziamento trovano applicazione le disposizioni di cui allarticolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni».
1. Le disposizioni della presente sezione si applicano alle controversie aventi ad oggetto limpugnativa dei licenziamenti nelle ipotesi regolate dallarticolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, anche quando devono essere risolte questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro.
(Tutela urgente)
1. La domanda avente ad oggetto limpugnativa del licenziamento di cui allarticolo 16 si propone con ricorso al tribunale in funzione di giudice del lavoro. Il ricorso deve avere i requisiti di cui allarticolo 125 del codice di procedura civile. Con il ricorso non possono essere proposte domande diverse da quelle di cui allarticolo 16 della presente legge, salvo che siano fondate sugli identici fatti costitutivi. A seguito della presentazione del ricorso il giudice fissa ludienza di comparizione delle parti, con decreto da notificare a cura del ricorrente, anche a mezzo di posta elettronica certificata.
2. Ludienza di comparizione deve essere fissata non oltre trenta giorni dal deposito del ricorso. Il giudice, sentite le parti e omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione indispensabili richiesti dalle parti o disposti dufficio e provvede, con ordinanza immediatamente esecutiva, allaccoglimento o al rigetto della domanda.
3. Lefficacia esecutiva del provvedimento di cui al comma 2 non può essere sospesa o revocata fino alla pronuncia della sentenza con cui il giudice definisce il giudizio instaurato ai sensi dellarticolo 18.
(Opposizione)
1. Contro lordinanza di accoglimento o di rigetto di cui allarticolo 17, comma 2, può essere proposta opposizione con ricorso contenente i requisiti di cui allarticolo 414 del codice di procedura civile, da depositare innanzi al tribunale che ha emesso il provvedimento opposto entro trenta giorni dalla notificazione dello stesso, o dalla comunicazione se anteriore. Con il ricorso non possono essere proposte domande diverse da quelle di cui allarticolo 16 della presente legge, salvo che siano fondate sugli identici fatti costitutivi o siano svolte nei confronti di soggetti rispetto ai quali la causa è comune o dai quali si intende essere garantiti. Il giudice fissa con decreto ludienza di discussione non oltre i successivi sessanta giorni, assegnando allopposto termine per costituirsi fino a dieci giorni prima delludienza.
2. Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione delludienza, deve essere notificato, anche a mezzo di posta elettronica certificata, dallopponente allopposto almeno trenta giorni prima della data fissata per la sua costituzione.
3. Lopposto deve costituirsi mediante deposito in cancelleria di memoria difensiva a norma e con le decadenze di cui allarticolo 416 del codice di procedura civile. Se lopposto intende chiamare un terzo in causa deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella memoria difensiva.
4. Nel caso di chiamata in causa a norma degli articoli 102, secondo comma, 106 e 107 del codice di procedura civile, il giudice fissa una nuova udienza entro i successivi sessanta giorni, e dispone che siano notificati al terzo, ad opera delle parti, il provvedimento nonché il ricorso introduttivo e latto di costituzione dellopposto, osservati i termini di cui al comma 2 del presente articolo.
5. Il terzo chiamato deve costituirsi non meno di dieci giorni prima delludienza fissata, depositando la propria memoria a norma del comma 3.
6. Quando la causa relativa alla domanda riconvenzionale non è fondata su fatti costitutivi identici a quelli posti a base della domanda principale il giudice ne dispone la separazione.
7. Alludienza, il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione ammissibili e rilevanti richiesti dalle parti nonché disposti dufficio, ai sensi dallarticolo 421 del codice di procedura civile, e provvede con sentenza allaccoglimento o al rigetto della domanda, dando, ove opportuno, termine alle parti per il deposito di note difensive fino a dieci giorni prima delludienza di discussione. La sentenza, completa di motivazione, deve essere depositata in cancelleria entro dieci giorni dalludienza di discussione. La sentenza è provvisoriamente esecutiva e costituisce titolo per liscrizione di ipoteca giudiziale.
(Reclamo e ricorso per cassazione)
1. Contro la sentenza che decide sul ricorso è ammesso reclamo davanti alla corte dappello entro trenta giorni dalla comunicazione, o dalla notificazione se anteriore.
2. Non sono ammessi nuovi mezzi di prova o documenti, salvo che il collegio, anche dufficio, li ritenga indispensabili ai fini della decisione ovvero la parte dimostri di non aver potuto proporli in primo grado per causa ad essa non imputabile.
3. La corte dappello fissa con decreto ludienza di discussione nei successivi sessanta giorni e si applicano i termini previsti dai commi 1, 2 e 3 dellarticolo 18. Alla prima udienza, la corte può sospendere lefficacia della sentenza reclamata se ricorrono gravi motivi. La corte dappello, sentite le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione ammessi e provvede con sentenza allaccoglimento o al rigetto della domanda, dando, ove opportuno, termine alle parti per il deposito di note difensive fino a dieci giorni prima delludienza di discussione. La sentenza, completa di motivazione, deve essere depositata in cancelleria entro dieci giorni dalludienza di discussione.
4. In mancanza di comunicazione o notificazione della sentenza si applica larticolo 327 del codice di procedura civile.
5. Il ricorso per cassazione contro la sentenza deve essere proposto, a pena di decadenza, entro sessanta giorni dalla comunicazione della stessa, o dalla notificazione se anteriore. La sospensione dellefficacia della sentenza deve essere chiesta alla corte dappello, che provvede a norma del comma 3.
6. La corte fissa ludienza di discussione non oltre sei mesi dalla proposizione del ricorso.
7. In mancanza di comunicazione o notificazione della sentenza si applica larticolo 327 del codice di procedura civile.
(Priorità nella trattazione delle controversie)
1. Alla trattazione delle controversie regolate dagli articoli da 16 a 19 devono essere riservati particolari giorni nel calendario delle udienze.
(Disciplina transitoria)
1. Gli articoli da 16 a 20 si applicano alle controversie instaurate successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge.

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 23

Art. 24

Art. 25

Art. 26

Art. 27

Art. 28

Art. 29

Art. 30

Art. 31

Art. 32

Art. 33

Art. 34

Art. 35

Art. 36

Art. 37

Art. 38

Art. 39

Art. 40

Art. 41

Art. 42

Art. 43

Art. 44

Art. 45

Art. 46

Art. 47

Art. 48

Art. 49

Art. 50

Art. 51

Art. 52

Art. 53

Art. 54

Art. 55

Art. 56

Art. 57

Art. 58

Art. 59

Art. 60

Art. 61

Art. 62

Art. 63

Art. 64

Art. 65

Art. 66

Art. 67

Art. 68

Art. 69

Art. 70

Art. 71

Art. 72
 sentenza 
 sentenza 
in fine
in fine
 articolo 18
 articolo 18
 sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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