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Timestamp: 2019-03-18 23:28:01+00:00

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Legge Regionale 20/98
| Legge Regionale 3 agosto 1998 N. 20
Norme per la disciplina, la tutela e lo sviluppo dell'apicoltura in Piemonte
Art. 3 Commissione apistica regionale
Art. 4 Riconoscimento dell'attività apistica
Art. 5 Formazione professionale e assitenza tecnica
Art. 6 Incentivi a favore dell'apicoltura
Art. 7 Concessione dei contributi
Art. 8 Forestazione produttiva
Art. 9 Servizio di impollinazione
Art. 10 Risorse nettarifere
Art. 11 Norme di sicurezza
Art. 12 Censimento del patrimonio apistico regionale
Art. 13 Denuncia malattie
Art. 14 Materiale infetto
Art. 15 Cessione di famiglie di api
Art. 16 Libretto sanitario aziendale
Art. 17 Tutela delle api da sostanze tossiche
Art. 18 Competenze delle Aziende sanitarie locali
Art. 19 Centro apistico regionale
Art. 20 Obiettivi
Art. 21 Adempimenti per i nomadisti piemontesi
Art. 22 Identificazione degli apicoltori nomadi provenienti da altre Regioni
Art. 23 Adempimenti per i nomadisti provenienti da fuori regione
Art. 24 Regolamentazione del nomadismo
Art. 25 Obiettivi
Art. 26 Albo regionale degli allevatori di api regine
Art. 27 Zone di rispetto
Art. 29 Sanzioni
Art. 30 Disposizioni finanziari
Art. 31 Disposizioni transitorie e finali
d) assicurare all'agricoltura ed alla forestazione l'indispensabile attività pronuba;
2. L'apicoltura è attività agricola e si colloca nell'economia agricola e forestale regionale contribuendo alla conservazione dell'ambiente e degli ecosistemi naturali, al miglioramento qualitativo e quantitativo delle produzioni agricole e forestali, in particolare di quelle frutticole.
1) "apicoltore produttore apistico": chiunque esercita attività apistica ai fini economici e commerciali;
2) "apicoltore amatoriale": chiunque alleva api senza finalità economiche e commerciali;
h) "apiario nomade": l'apiario che viene spostato una o più volte nel corso dell'anno;
i) "nomadismo": conduzione dell'allevamento apistico che prevede uno o più spostamenti dell'apiario nel corso dell'anno;
d) un rappresentante del Dipartimento di entomologia e zoologia applicate all'ambiente dell'Università degli Studi di Torino;
g) un tecnico apistico che opera nell'assistenza tecnica specifica per ognuna delle associazioni dei produttori apistici che, su incarico della stessa, esercitano tale attività;
3. La Commissione è nominata con decreto del Presidente della Giunta regionale, dura in carica per tutta la durata della legislatura e continua, comunque, la propria attività fino al rinnovo degli organi regionali.
6. Le sedute della Commissione sono valide con la presenza di almeno la metà dei componenti ed i pareri sono validi quando sono adottati con il voto della maggioranza dei presenti.
7. La partecipazione ai lavori della Commissione è gratuita.
c) esprime parere obbligatorio per la regolamentazione della distanza degli apiari e degli spostamenti di quelli nomadi, nonché per la soluzione delle controversie e dei contenziosi relativi al posizionamento degli alveari nella pratica del nomadismo;
f) esprime parere consultivo relativamente a tutte le materie e le problematiche inerenti le finalità e l'applicazione della presente legge.
CAPO II. - ATTIVITA' APISTICA
1. L'apicoltura effettuata da apicoltori produttori apistici è riconosciuta attività imprenditoriale agricola di tipo zootecnico.
2. I proventi derivanti dall'attività apistica sono considerati redditi agricoli ai fini del possesso dei requisiti di imprenditore agricolo a titolo principale di cui alla legge 9 maggio 1975, n. 153 (Attuazione delle direttive del Consiglio delle Comunità europee per la riforma dell'agricoltura). A tale scopo ed ai fini della determinazione dell'ampiezza aziendale, viene attribuito all'allevamento di ciascun alveare un numero di giornate lavorative convenzionali pari a quelle adottate per l'applicazione delle leggi regionali e dei regolamenti comunitari relativi al miglioramento dell'efficienza delle strutture agrarie. Le giornate lavorative vengono raddoppiate nel caso in cui l'apicoltore produttore apistico si dedichi alla produzione di api regine e di pappa reale, o pratichi il servizio di impollinazione.
1. L'apicoltura è riconosciuta materia di formazione professionale, di assistenza tecnica e divulgazione in agricoltura.
CAPO III - INTERVENTI PER LO SVILUPPO ED IL SOSTEGNO DELL'APICOLTURA
1. Al fine di sostenere e sviluppare l'apicoltura piemontese, possono essere concessi contributi in conto capitale per la realizzazione delle seguenti attività ed iniziative:
h) promozione divulgazione e valorizzazione dell'apicoltura e dei suoi prodotti;
c) fino all'80 per cento per la realizzazione dell'attività di cui al comma 1, lettera f);
d) fino al 90 per cento per la realizzazione dell'attività di cui al comma 1, lettera g);
e) fino al 50 per cento per le attività di cui al comma 1, lettera h);
f) fino al 60 per cento per le attività di cui al comma 1 lettera i).
3. Ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 4, lettere c) e d) del regolamento (CE) n.950/97 del Consiglio, del 20 maggio 1997, relativo al miglioramento dell'efficienza delle strutture agricole, i volumi massimi di investimento non possono comunque superare 90 mila ECU per unità lavorativa umana (ULU) e 180 mila ECU per azienda.
2. Gli apicoltori amatoriali possono beneficiare dei contributi previsti per la realizzazione dell'intervento di cui all'articolo 6, comma 1, lettera e). Possono, altresì, beneficiare dei contributi previsti per la realizzazione degli interventi di cui all'articolo 6, comma 1, lettere a), b), c), d), ed l) purché, entro un anno dal godimento degli stessi, acquisiscano tutti i requisiti dell'apicoltore produttore apistico e si impegnino a proseguire tale attività per almeno cinque anni, pena la restituzione delle somme percepite, maggiorate degli interessi calcolati con le stesse modalità previste dalla legge regionale 28 ottobre 1986, n. 44 (Applicazione in Piemonte del Regolamento delle Comunità Economiche Europee n. 797 del 12 marzo 1985, relativo al miglioramento e all'efficienza delle strutture agrarie).
CAPO IV - NORME DI SICUREZZA E DISTANZA DEGLI APIARI
1. Gli apiari devono essere collocati a non meno di dieci metri da strade di pubblico transito e a non meno di cinque dai confini di proprietà pubbliche o private. L'apicoltore non è tenuto a rispettare tali distanze se tra l'apiario ed i luoghi indicati esistono dislivello di almeno due metri, o se sono interposti, senza soluzioni di continuità, muri, siepi od altri ripari idonei a non consentire il passaggio delle api. Tali ripari devono avere un'altezza di almeno due metri. Sono comunque fatti salvi gli accordi intervenuti fra le parti interessate.
CAPO V - DISCIPLINA IGIENICO SANITARIA DELL'APICOLTURA
1. Tutti gli apicoltori, singolarmente o tramite le loro associazioni ed organizzazioni, devono, dal 1 novembre al 31 dicembre di ogni anno, denunciare al Settore regionale territoriale dell'agricoltura in cui si trova l'apiario il numero degli alveari allevati. La denuncia deve specificare l'ubicazione dell'apiario e se lo stesso viene condotto in forma stanziale e per fini economici o amatoriali.
2. La mancata denuncia comporta, oltre alla specifica sanzione amministrativa di cui all'articolo 29, comma 11 lettera b), l'esclusione dai benefici previsti dalle normative comunitarie, nazionali e regionali.
3. Entro il 31 gennaio di ogni anno i Settori regionali territoriali dell'agricoltura inviano l'elenco degli apicoltori ed il numero dei relativi alveari posseduti ai Servizi veterinari delle ASL e agli Assessorati regionali all'agricoltura ed alla sanità, i quali provvederanno ad eseguire le elaborazioni che riterranno opportune ed a mettere i relativi dati a disposizione di enti, organizzazioni ed associazioni interessate.
1. La cessione a qualsiasi titolo di famiglie di api, di nuclei e di api regine è consentita a condizione che il materiale sia scortato da apposita dichiarazione del venditore attestante che l'azienda apistica di provenienza è soggetta a controllo sanitario da parte del Servizio veterinario dell'ASL competente per territorio. La citata dichiarazione ha una validità di dieci giorni dalla data di rilascio e deve riportare le indicazioni relative al libretto sanitario aziendale di cui all'articolo 16.
1. Al fine di salvaguardare l'azione pronuba delle api, sono vietati i trattamenti antiparassitari con fitofarmaci ed erbicidi tossici per le api sulle colture arboree, erbacee, ornamentali e spontanee durante il periodo di fioritura dalla schiusura dei petali alla caduta degli stessi.
I trattamenti sono altresì vietati se sono presenti secrezioni nettarifere extrafiorali o qualora siano in fioritura le vegetazioni sottostanti, tranne che si sia proceduto allo sfalcio di queste ultime ed all'asportazione totale delle loro masse, o si sia atteso che i fiori di tali essenze si presentino completamente essiccati in modo. da non attirare più le api.
2. I trattamenti specifici contro le malattie crittogamiche di colture erbacee, nonché contro le ticchiolature delle pomacee e le moniliosi delle drupacee possono venire effettuati con prodotti selettivi, anche durante le fioriture, solamente nei casi di necessità accertati dalla struttura regionale competente.
a) fornire il necessario supporto tecnico per la stesura dei programmi regionali di sorveglianza epidemiologica sulle malattie delle api:
CAPO VI - DISCIPLINA DEL NOMADISMO
a) il riconoscimento del nomadismo quale pratica essenziale per l'attività apistica produttiva;
b) la priorità degli apiari a conduzione produttiva e commerciale su quelli a conduzione amatoriale;
c) la conservazione dei diritti acquisiti dagli apicoltori produttori apistici che impostano abitualmente l'attività produttiva con postazioni nomadi o stanziali;
1. L'apicoltore piemontese che esercita il nomadismo può posizionare i propri alveari in qualsiasi località del territorio regionale. Entro dieci giorni dall'avvenuto posizionamento, deve darne comunicazione al Servizio veterinario dell'ASL competente per territorio, utilizzando la dichiarazione di provenienza su modello predisposto dall'Assessorato regionale alla sanità.
a) comunicare, al momento dell'arrivo, al Servizio veterinario dell'ASL competente per territorio l'ubicazione della postazione e la consistenza dell'apiario allegando il certificato sanitario dell'ASL di provenienza rilasciato in data non anteriore a trenta giorni;
1. La Regione, dopo aver acquisito i dati sull'effettiva consistenza del patrimonio apistico, stanziale e nomade, presente sul territorio regionale, nonché la mappatura delle risorse mellifere agro-forestali, provvede, sentita la Commissione apistica regionale, a regolamentare la distanza degli apiari e gli spostamenti di quelli nomadi.
CAPO VII - ALLEVAMENTO E SELEZIONE DELLE API REGINE
1. Al fine di promuovere e favorire la selezione e di sottoporre a controllo sanitario e funzionale gli allevamenti di api regine, nonché di conseguire una maggiore qualificazione degli operatori, è istituito l'albo regionale degli allevatori di api regine.
e) vendere annualmente almeno mille regine;
f) consentire tutti i controlli sanitari e genetici ritenuti necessari ed opportuni dagli Assessorati regionali all'agricoltura ed alla sanità e dai Servizi veterinari delle ASL.
3. La permanenza all'albo è subordinata al mantenimento delle condizioni previste e possedute all'atto dell'iscrizione.
1. La Regione, al fine di salvaguardare l'attività di selezione negli allevamenti di api regine i cui titolari risultano iscritti all'apposito albo, istituisce, sentita la Commissione apistica regionale, una zona di rispetto delle postazioni di fecondazione, all'interno della quale verranno effettuati controlli di carattere sanitario e genetico.
CAPO VIII - VIGILANZA E SANZIONI
1. La vigilanza sul rispetto delle norme e degli obblighi contenuti nella presente legge è demandata ai competenti uffici della Regione, ai Comuni, ai Servizi veterinari delle ASL, al Corpo forestale.
2. E' fatto obbligo agli apicoltori di consentire l'accesso nelle proprie aziende agli addetti alla vigilanza, di permettere l'effettuazione di qualsiasi tipo di prelievo attinente all'attività apistica e di presenziare alle stesse operazioni di vigilanza e di prelievo.
a) da lire 100 mila a lire 300 mila, nel caso di violazione al disposto dell'articolo 11, comma l;
b) da lire 300 mila a lire 900 mila, nel caso di violazione al disposto dell'articolo 12, comma l;
c) da lire 200 mila a, lire 600 mila, nel caso di violazione al disposto dell'articolo 12, comma 4;
e) la sanzione amministrativa prevista all'articolo 6, comma 3, della l.218/1988, nel caso di violazione al disposto dell'articolo 14;
f) da lire 200 mila a lire 600 mila violazione ai disposti dell'articolo 15;
g) da lire 200 mila a lire 600 mila violazione al disposto dell'articolo 16
h) da lire 300 mila a lire 900 mila violazione ai disposti dell'articolo 17;
i) da lire 300 mila a lire 900 mila, nel caso di violazione ai disposti dell'articolo 21, comma l;
2. L'autorità competente a determinare con ordinanza-ingiunzione la somma dovuta per le violazioni accertate è il Presidente della Giunta regionale, fatto salvo quanto previsto in materia di sanità pubblica veterinaria dall'articolo 2 della legge regionale 3 luglio 1996, n. 35 (Delega o subdelega delle funzioni amministrative sanzionatorie in materia di igiene alimenti e bevande, sostanze destinate all'alimentazione, sanità pubblica e veterinaria, disciplina dell'attività urbanistico-edilizia).
CAPO IX - DISPOSIZIONI FINANZIARIE E FINALI
1. Il finanziamento degli interventi previsti dalla presente legge può basarsi su risorse finanziarie di provenienza comunitaria, nazionale, regionale e degli enti locali, nonché su contributi privati. .
2. Per gli interventi di cui agli articoli 6 e 10 la spesa per l'anno 1998, 1999 e seguenti verrà definita in sede di predisposizione dei relativi bilanci.
3. Per l'introito dei proventi di cui all'articolo 29, stimati in lire 20 milioni per ciascuno degli esercizi finanziari 1998 e 1999, è istituito un apposito capitolo di entrata nello stato di previsione dell'entrata per l'esercizio finanziario 1998 con denominazione: "Proventi connessi alle sanzioni amministrative per le violazioni delle norme e degli obblighi previsti dalla legge regionale "Norme per la disciplina, la tutela e lo sviluppo dell'apicoltura in Piemonte".

References: Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 23

Art. 24

Art. 25

Art. 26

Art. 27

Art. 29

Art. 30

Art. 31