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Timestamp: 2019-10-19 22:44:25+00:00

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DI PLINIO - 394 Venti Anni Dopo
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Delibera di Giunta Comune di Seveso in approvazione prescrizioni al progetto definitivo di Pedemontana
Determina n.481 del 10-05-2011
Atlante dei SIC della Provincia di Cremona.pdf
Programma ConsNatura Russo.pdf
Walking in “The Forest of Taboos”: ecoturismo e patrimonio nel Manusela National Park
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Regolamento Del Verde, quello che manca a San Giorgio del Sannio
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7 Ricorso Straordinario Italia Nostra
Verde e Acqua Nel Paesaggio Urbano
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Noi Italia_ Il Volume - 20_feb_2013 - PDF
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Osservatorio Cava
TRE-NOVE-QUATTRO UN FIORE DI CARTA SBOCCIATO NEL DESERTO?
Sommario: 1. Splendida e dimenticata 2. Dalla protezione integrale alloltraggio delle inattuazioni. 3. La Carta della Natura 4. LElenco Ufficiale delle aree protette 5. LEnte parco 6. Il Piano 7. Il Regolamento 8. Il Nullaosta 9. I miti della Valorizzazione 10. Dieci mosse per non concludere
1. Splendida e dimenticata. La legge quadro sulle aree protette, la 394 del 1991, stata, ed ancora malgrado i brutti ritocchi successivi, una legge tecnicamente eccellente che ha introdotto nellordinamento italiano la pi avanzata normazione di tutela naturalistica in tutto il pianeta. Se ne accorse subito anche lOCSE1, che raccomand allItalia di dare immediatamente rigorosa attuazione alla legge, con priorit per alcuni imperativi: a) implement strictly the 1991 Framework Law on Protected Areas, with the allocation of sufficient personnel and financial resources, and a clear timetable for creating and establishing protected areas; b) strengthen the management of parks and natural reserves, through strict enforcement of the rules applying within protected areas; c) strengthen the management of fauna and flora species by: making the "Nature Census" operational and carrying out wildlife inventories; d) developing a national strategy for wildlife management; e) fully implementing European Community directive 79/409/EEC on the conservation of wild birds; f) taking measures to protect wild plants; g) better protect landscapes through the re-activation of the implementation and enforcement of the Galasso law, including setting new timetables for the formulation of landscape plans by the regions, and action by central
Chiedo venia, ma preferisco riportare, qui e nel testo, la versione originale inglese, linguisticamente molto pi efficace della pur disponibile edizione in italiano: Beyond the long-standing protection efforts targeted at scenic and sensitive areas and at animal species protection, the Framework Law on Protected Areas, in 1991, and the Law on Hunting, in 1992, have given fresh impetus to nature conservation. Together, these two laws provide Italy with a very modern concept of nature protection (OECD, Environmental Performance Reviews: Italy 1994, Paris, 1994).
government in cases where the regions fail to act; h) strictly enforce environmental and physical planning rules in respect of new building and construction projects. Ma gi una decina di anni dopo, lOCSE, dopo essersi chiesta dove fosse andata a finire the Nature Census, la Carta della Natura, affermava che in Italia much remains to be done in view of the high pressures on natural assets from economic activities, autorevolmente evidenziando la sostanziale inattuazione dei meccanismi protezionistici della legge quadro, oltre alla assoluta insufficienza della spesa pubblica per la conservazione della natura e della biodiversit2. A distanza di venti anni dalla approvazione della 394, il quadro ulteriormente e forse irreversibilmente peggiorato. Paradossalmente, a fronte della esponenziale crescita numerica e di superficie delle aree protette, si avuta una caduta verticale 3di tutela e di finanziamento, al punto che viene da chiedersi, maliziosamente, se le due cose non siano deliberatamente correlate. Honni soit qui mal y pense. Ma ci vuole poco comunque a capire che se la neoplasia dei parchi direttamente connessa alla caduta del grado di tutelabilit, essa costituisce la pi vistosa forma di inattuazione della legge quadro, a sua volta dipendente da unaltra assordante dimenticanza, incomprensibilmente passata sotto il silenzio e lindifferenza generale: alludo alla Carta della Natura, che, scientificamente compilata e resa vincolante, doveva costituire il kernel nel sistema operativo della protezione integrale mediante aree territorialmente delimitate, e contemporaneamente limite invalicabile alluso politico della creazione di parchi e riserve. 2. Dalla protezione integrale alloltraggio delle inattuazioni Il modello protezionistico immaginato e trasformato nella legge 394 da Ceruti e gli altri eroi di quel tempo era tecnicamente perfetto e giuridicamente potente, ma solo a patto che fossero applicate subito, insieme e fino in fondo tutte le sue componenti, in modo da tenere le stanze dei bottoni tutte allinterno di scelte tecnico/naturalistiche e tutte al di fuori della portata della discrezionalit della politica e delle voglie
OECD Environmental Performance Reviews: Italy 2002, Paris, 2003.
delleconomia. Una descrizione dettagliata di quelle tecniche giuridiche in molti miei precedenti lavori fin dallinizio degli anni novanta, con i quali ho tentato di sviluppare una teoria completa della protezione integrale della natura, della quale non sono mai riuscito a dare una sintesi cos lucida quanto quella che mi ha fatto lonore di stilare Carlo Alberto Graziani qualche anno fa3. Il supremo giudice amministrativo italiano ha scritto, in una recente sentenza: ... stato notato in dottrina, con efficacia, che la protezione della natura mediante il parco la forma pi alta ed efficace tra i vari possibili modelli di tutela dellambiente, il cui peggior nemico senza dubbio la produzione economica moderna. [...] Non pu in sostanza porsi in dubbio che la ragione dessere della delimitazione dellarea protetta risieda nellesigenza di protezione integrale del territorio e dellecosistema e che, conseguentemente, ogni attivit umana di trasformazione dellambiente allinterno di unarea protetta, vada valutata in relazione alla primaria esigenza di tutelare linteresse naturalistico, da intendersi preminente su qualsiasi indirizzo di politica economica o ambientale di diverso tipo, sicch in relazione allutilizzazione economica delle aree protette non dovrebbe parlarsi di sviluppo sostenibile ossia di sfruttamento economico delleco-sistema compatibile con esigenza di protezione, ma, con prospettiva rovesciata, di protezione sostenibile ... Con queste e altre motivazioni, tratte letteralmente dalla dottrina, il Consiglio di Stato (Sez. VI, sentenza 16 novembre 2004, n. 7472)4, ha potuto concludere che un interesse pubblico di intensit e forza senza precedenti, come lemergenza rifiuti a Napoli, deve piegarsi alla tutela di un altro valore, la protezione integrale della natura, ancora pi formidabile, pi forte di tutti gli altri valori espressi dalleconomia e dalla politica. Senza il consenso dellAutorit cui demandata la tutela di questo valore, nessunaltra Autorit, per quanto forte e dotata di poteri eccezionali di emergenza, pu ordinare che i rifiuti siano scaricati dentro i confini di unarea naturale protetta.
Aree naturali protette e governo dellambiente, in www.dirittopubblico.unisi.it/file _download/68/aree_protette.pdf, in cui sviluppa una acuta e garbata critica del mio libro Diritto pubblico dellambiente e aree naturali protette, Giuffr, Milano, 1994. 4 V. anche, pi recentemente,, Cons. Stato, Sez. VI, sent. n. 1269 del 15/03/2007.
Il giudice amministrativo, nel 2004, ha cos fornito una dimostrazione scientifica5 della validit del teorema fondamentale espresso da quella dottrina, che in una monografia di dieci anni prima poneva supremazia dellinteresse pubblico naturalistico e integralit della protezione al centro della ricostruzione del diritto delle aree protette6. Dentro un singolare paradosso temporale, la sentenza citata costituisce la prova scientifica della teoria espressa in quel libro, il quale costituisce a sua volta un commento adesivo, anticipato dal passato, alla sentenza. Ma in realt la giurisprudenza sulla legge quadro aveva fin dallinizio percepito con estrema lucidit la novit, la singolarit e la specialit del diritto della protezione naturalistica, e la sua netta separazione da altre materie e da altri poteri incidenti sul territorio, quali ad esempio lagricoltura, lurbanistica e la disciplina paesistica ma anche levanescente tutela dellambiente. E da separazione e specialit la giurisprudenza ha fatto derivare, quasi sempre, la prevalenza dellinteresse naturalistico su tutti gli altri interessi, pubblici e privati, insistenti sul territorio, cos che la sentenza prima citata del Consiglio di Stato che privilegia la protezione della natura rispetto alla tutela ambientale costituisce, altro che una isolata eccezione, la conferma di un trend giudiziale che viene da lontano7. E che potrebbe andare lontano, se si considera che solo pochi mesi fa la Corte Costituzionale ha rafforzato, dal punto di vista della ripartizione costituzionale di competenze
Non c diritto se non vi sono conflitti, e non c diritto se non vi un giudice il quale, leggendo le regole intorno alle quali costruita una societ, enuclea la norma giuridica, individua la gerarchia dei valori e degli interessi e attribuisce la ragione e il torto ai contendenti. Da questo punto di vista, la prova scientifica del diritto la decisione giurisprudenziale: se una teoria giuridica il teorema, una sentenza che la utilizza ne la dimostrazione. Non solo. La sentenza anche la misura scientifica, in termini di scienza giuridica, della scala dei valori e degli interessi che promanano dalla societ e dalle istituzioni, cos che la sentenza anche un elemento costitutivo della teoria giuridica che cataloga e ordina quei valori e quegli interessi. 6 Si tratta del mio volume, gi citato, Diritto pubblico dellambiente e aree naturali protette. 7 V. variamente, Cass. pen. Sez. III, sent. n. 10407 del 19/10/1995, Di Felice; Cass. pen., Sez.
III, sent. n. 12917 del 11/12/1998, Adorno; Sez. III, sent. n. 83 del 11/01/2000, De Rosa; Cass. pen., Sez. III, sent. n. 20738 del 12/05/2003, Fechino; Cass. pen., Sez. III, sent. n. 26863 del 20/06/2003, Pasca ed altri; Cass. pen., Sez. III, sent. n. 47706 del 15/12/2003, Messere; Sez. III, sent. n. 33966 del 12/07/2006, Salvemini.
Stato/Regioni, la centralit del principio di protezione come regola da un lato non disponibile ai livelli locali e dallaltro dotata di supremazia formale nei confronti degli altri interessi presenti sul territorio dellarea protetta (Corte Cost., 26 maggio 2010, n. 193)8. Il diritto vivente della giurisprudenza9, complessivamente, ha dunque ampiamente dimostrato di aver compreso fino in fondo la meccanica e la dinamica della protezione della natura nate dallanalisi scientifica e da quel che resta della ragione umana, sviluppate nel movimento
Riporto i passaggi chiave: La modifica del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, introducendo, allart. 117, secondo comma, lettera s), la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dellambiente, dellecosistema e dei beni culturali (sentenza n. 272 del 2009), ha mutato il quadro di riferimento in cui si inseriva la legge n. 394 del 1991, prevedendo che le competenze legislative in materia di tutela spettano esclusivamente allo Stato, mentre le Regioni possono esercitare soltanto funzioni amministrative di tutela se ed in quanto ad esse conferite dallo Stato, in attuazione del principio di sussidiariet, di cui allart. 118, primo comma, Cost. Nel mutato contesto dellordinamento, la legge quadro n. 394 del 1991 deve essere interpretata come una legge di conferimento alle Regioni di funzioni amministrative di tutela dellambiente, dellecosistema e dei beni culturali, da esercitare secondo il principio di cooperazione tra Stato e Regioni, come, daltronde, precisa lart. 1, comma 5, della legge medesima, il quale statuisce che nella tutela e nella gestione delle aree naturali protette, lo Stato, le Regioni e gli enti locali attuano forme di cooperazione e di intesa, ai sensi dellart. 81 del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, e dellart. 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142. , dunque, attribuito alle Regioni lesercizio delle funzioni amministrative indispensabili per il perseguimento dei fini propri delle aree protette: la funzione di tutela e quella di valorizzazione. Dette funzioni amministrative, che sono tra loro nettamente distinte, devono peraltro essere esercitate in modo che siano comunque soddisfatte le esigenze della tutela, come si desume dagli artt. 3 e 6 del d.lgs. 42 del 2004, nonch dallart. 131 dello stesso decreto. In questo quadro, pertanto, le Regioni, se da un lato non possono invadere le competenze legislative esclusive dello Stato in materia di tutela dellambiente, dellecosistema e dei beni culturali, dallaltro sono tenute a rispettare la disciplina dettata dalle leggi statali, le quali, per quanto riguarda la tutela, prevedono il conferimento alle Regioni di precise funzioni amministrative, imponendo per il loro esercizio il rispetto del principio di cooperazione tra Stato e Regioni, e, per quanto riguarda le funzioni di valorizzazione, dettano i principi fondamentali che le Regioni stesse sono tenute ad osservare. 9 Una efficace sintesi in P. Fimiani, Il diritto vivente della natura, in G. di Plinio & P. Fimiani, Aree naturali protette. Diritto ed economia, Giuffr, Milano 2008.
internazionale e mirabilmente racchiuse nella legge quadro sulle aree protette. Ma nel frattempo politica, democrazia rappresentativa, e poteri del territorio hanno scientificamente smantellato, pezzo dopo pezzo, quei meccanismi e quelle dinamiche, sostituendoli con qualcosa di mostruosamente diverso. Malgrado la forza dellapparato giuridico di strumentazioni e tecniche di protezione, sul piano concreto la legge quadro stata abbandonata agli sbagli e alle omissioni, o ai calcoli deliberati, o peggio alla stupidit, delle varie istituzioni e organismi che avrebbero dovuto attuarla rapidamente ed efficientemente, ma si sono ben guardati dal farlo, con la conseguenza che errori e orrori dei poteri che hanno maneggiato le aree protette in questi ventanni lhanno scarnificata, e, un pezzo alla volta, hanno lavorato allo smantellamento del modello di protezione, al punto che mi chiedo se la legge quadro abbia ormai fatalmente incontrato lo stesso destino che Paolo Alatri descrisse per la Repubblica di Weimar nella Germania del 1919, quello di rivelarsi un bellissimo fiore di carta sbocciato nel deserto. 3. La Carta della Natura. Partiamo da ci che si protegge: il patrimonio naturale. Bisogna preliminarmente definirlo, e non necessario avere un PhD in scienze naturali per capire che i parchi non possono essere troppo estesi e troppo antropizzati, perch per proteggere troppo alla fine non si protegge nulla. Comunque fin troppo ovvio che la proiezione territoriale della natura si definisce, giuridicamente, ritagliando aree, e la legge quadro ne offre gli strumenti: in primo luogo, la Carta della Natura, che avrebbe dovuto definire, staticamente e dinamicamente, la distribuzione sul territorio del patrimonio naturale italiano. un problema politico? Biotopi ed ecosistemi debbono essere individuati a colpi di democrazia rappresentativa? I Comuni possono scegliere se stare o meno dentro un parco semplicemente alzando la manina? Niente di tutto questo: un problema scientifico, dunque ragionevolmente sottratto alla discrezionalit politica, salvo che in termini negativi qualora, sempre ragionevolmente, politica ed economia
di fronte a una Carta della Natura troppo ambiziosa decidano (e grazie alla democrazia rappresentativa possono farlo) che bisogna tagliare, ridurre allessenziale, che i territori servono allo sviluppo economico, che non ci possiamo permettere troppa protezione. Nulla di male in questo, perch i popoli fanno ci che credono conveniente e si suicidano come meglio credono. Ma si tratta in fondo di una posizione leale e sincera se si ragiona cos: guardate, ragazzi, che non si pu sottrarre al mercato e alla produzione pi di tanto, ma una volta messi i paletti, si protegger davvero, e non faremo n Paper Parks n Luna Parks, ma parchi veri. In effetti, la legge quadro immaginava per la Carta un doppio percorso: una elaborazione tecnico scientifica (mutuata in base a ci che cera allepoca, cio al sistema della pianificazione di bacino10, con Servizi Tecnici e quantaltro) e una approvazione governativa, che, verificata la sostenibilit economica del design, avrebbe conferito alla Carta valore giuridico vincolante a tutti i livelli11. La Carta della natura, insomma, non era certamente un debole strumento conoscitivo come si affannano oggi a dichiarare le Regioni che si sono appropriate, se non della
Anchessa ampiamente disattesa e stravolta (v. ad es. P. Urbani, Recepimento della Direttiva comunitaria sulle acque (2000/60): profili istituzionali di un nuovo governo delle acque, in www.astrid-online.it; M.C. Alberton, Lattivit post-mortem delle autorit di bacino: un cold case italiano nel settore idrico alla luce dei recenti sviluppi in tema di federalismo demaniale, www.pausania.it/files/Articolo.pdf). 11 In base allart. 3 comma 2 Il Comitato (per le aree naturali protette) identifica, sulla base della Carta della natura di cui al comma 3, le linee fondamentali dell'assetto del territorio con riferimento ai valori naturali ed ambientali, che sono adottate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del l'ambiente, previa deliberazione del Comitato. Il successivo comma 3 dispone che La Carta della natura predisposta dai servizi tecnici nazionali di cui alla legge 18 maggio 1989, n.183, in attuazione degli indirizzi del Comitato. Essa integrando, coordinando ed utilizzando i dati disponibili relativi al complesso delle finalit di cui all'articolo 1, comma 1, della presente legge, ivi compresi quelli della carta della montagna di cui all'articolo 14 della legge 3 dicembre 1971, n.1102, individua lo stato dell'ambiente naturale in Italia, evidenziando i valori naturali e i profili di vulnerabilit territoriale. La Carta della natura adottata dal Comitato su proposta del Ministro dell'ambiente. Per l'attuazione del presente comma autorizzata la spesa di lire 5 miliardi nel 1992, lire 5 miliardi nel 1993 e lire 10 miliardi nel 1994. Dieci miliardi allepoca non erano certo pochi, ma la somma forse travolta dalla crisi finanziaria globale (ma anche politica e criminale), si dissolse nel nulla.
sostanza, del linguaggio ma la base scientifica e la fonte giuridica primaria della pianificazione naturalistica. E questo spiega perch i comandi della legge quadro al riguardo sono stati vistosamente sotterrati da un circuito che non sopporta la riduzione scientifica della sua discrezionalit, o pi precisamente del suo arbitrio. Il Comitato per le Aree protette, a dire il vero, aveva gi individuato con la deliberazione del 21 dicembre 1993 una pur grezza scansione delle fasi per lattuazione dellart. 3 commi 2 e 3 della legge quadro, ma poi, prendendosela vistosamente comoda, con la deliberazione del 2 dicembre 1996 adott un fumoso Piano operativo per la realizzazione della Carta della Natura, che prevedeva ulteriori traccheggiamenti. Ma era gi lepoca delle Bassanini e il finto federalismo amministrativo soppresse il Comitato e ricondusse la concertazione dentro la Conferenza StatoRegioni e da quel momento la Carta della Natura fu definitivamente sotterrata. anche colpa del movimento. Quante (vere) battaglie per lattuazione (vera) della Carta della Natura sono state fatte? Non me ne ricordo neppure una. Ma la politica, anno dopo anno, regalava parchi, tanti grossi parchi, con relativi Enti, e tutto il resto, e forse il grosso del movimento italiano delle aree protette ha mangiato senza pensarci due volte la polpetta avvelenata, il fiore di loto delloblio. 4. LElenco Ufficiale delle Aree Protette. Quello che successo alla Carta successo anche alle strumentazioni per cos dire discendenti. In particolare, lElenco Ufficiale delle Aree Protette. Pochi (tra cui devo dire il Servizio Conservazione della Natura del Ministero dellAmbiente) capirono che si trattava di uno snodo fondamentale, da utilizzare con le molle, perch nel sistema della legge quadro costituiva il tester per separare il grano dal loglio, ci che va protetto da ci che non patrimonio naturale. Infatti, la dottrina si accorse subito che liscrizione nellelenco non poteva che avere natura di accertamento costitutivo, essendo vincolata alle prescrizioni della Carta della Natura da un lato, e attribuendo allarea iscritta la doppia protezione della legge quadro: la copertura costituzionale e la garanzia finanziaria. Ma la Carta non cera, e la Corte costituzionale, in una brutta sentenza (n.
389/1999), a fronte della forte pressione delle Regioni, introdusse un modello interpretativo con effetti fortemente riduttivi dei poteri istruttori del Servizio Conservazione della Natura e di quelli decisori del Comitato. Da quel momento in poi un vero controllo c stato solo in casi estremi, come la caccia nei parchi lombardi, ma nulla pi ha impedito che dentro lElenco si riversasse di tutto, con leffetto di rendere sempre meno proteggibili e sempre meno finanziabili non solo i paper parks ma anche quelli veri. 5. LEnte Parco. Lasciando perdere qui la variegata moltitudine di forme di gestione, appena il caso di sottolineare che lEnte Parco, anche quello regionale, fosse pensato dalla legge quadro come una Authority tecnica e indipendente finalizzata alla pianificazione naturalistica e alla gestione del patrimonio naturale12. Ma era pur sempre un Ente pubblico, e nessuno stato capace di impedire che fosse contagiato dallineluttabile malattia tipica di tutti gli enti pubblici italiani: laggressione della politica, i primi tempi con cautela, e poi senza pi alcun ritegno. Daltra parte, come arginare la corsa dei politici in parchi con dentro venti, trenta, ottanta comuni? Ulteriore anello nel processo di smantellamento del valore scientifico da parte della discrezionalit politica, dopo lannientamento di Carta della Natura, Elenco Ufficiale, Comitato e Consulta Tecnica, lEnte Parco andato progressivamente perdendo la sua unica vera corazza, la legittimazione tecnico-scientifica, con la conseguenza che sempre meno comprensibile la sua stessa esistenza. Labbraccio della societ e della politica stato mortale, e non ha consentito un autonomo sviluppo della capacit di contemperare le esigenze di rafforzamento istituzionale e di radicamento sociale (quindi anche di identit) degli enti e degli organismi di gestione, da una parte, con la necessit di mantenere la centralit dellapproccio tecnico-scientifico nellelaborazione delle decisioni
Una autorit che non solo ha il compito di assicurare il perseguimento dei fini stabiliti dalla legge ma incorpora il valore primario della tutela del patrimonio naturale facendosene garante (R. Moschini, La legge sulle aree naturali protette dieci anni dopo, in www.parks.it.).
fondamentali riguardanti le politiche di conservazione della natura13. 6. Il Piano. Allinterno dellarea protetta la legge quadro inserisce una ricca e potente strumentazione protezionistica e gestionale (piano, regolamento, nullaosta, controlli, sanzioni) dotata di una forza speciale e di una peculiare intensit: regolamento e piano (entrambi con l'obbligo di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale) hanno portata generale, diretta applicabilit ed efficacia erga omnes14. Il piano vincolante nei confronti delle amministrazioni e dei privati e si sostituisce ad ogni altro strumento di pianificazione; il regolamento deroga alle disposizioni regolamentari, anche successive, dei Comuni, che sono tenuti alla sua applicazione, e pu derogare anche a divieti di rango legislativo. Il piano e il regolamento sono pertanto fonti normative sui generis, speciali rispetto alla fonte e alloggetto, la cui chiave di lettura data dallarticolo 11 della legge quadro, il quale esordisce affermando che il regolamento del parco disciplina l'esercizio delle attivit consentite entro il territorio del parco, combinato e disposto con lart. 12, che dispone la progressione zonizzata delle intensit della protezione. Dato che il concetto di attivit evidentemente espressione/attuazione o di diritti costituzionalmente garantiti o di interessi pubblici incardinati in funzioni amministrative, entrambi coperti dal vincolo costituzionale della riserva di legge, la 394 ha intelligentemente offerto questa copertura, vietando tutto, salvo le eccezioni previste dalla stessa legge, lasciando allarea protetta il compito, mediante piano e regolamento, eventualmente di allargare lelenco, dilatando diritti e interessi pubblici, e sottraendo quindi tali strumenti da controlli giurisprudenziali sulluso vincolistico del potere discrezionale. In altre parole, la legge quadro vieta lesercizio di qualsiasi attivit non espressamente consentita (articolo 11, primo comma, in combinato disposto con il terzo comma ed il quinto comma dello stesso articolo). In
D. Amirante, Diritto ambientale italiano e comparato. Principi, Napoli, 2003. P. Diman, Gli strumenti della protezione, in G. di Plinio, P. Fimiani (cur.), Aree Naturali Protette, cit.
tal modo la legge quadro introduce una tecnica di valutazione dellinteresse naturalistico che va fatta caso per caso, parco per parco, perch ogni area protetta costituisce un sistema unico e irripetibile, e contiene una frazione di patrimonio naturale diversa da ogni altra. Il rapporto tra piano e regolamento assume a questo punto una importante e delicata funzione proprio in ordine alla metodologia indicata dalla legge per eliminare ogni possibile impatto delle attivit umane sullo specifico territorio considerato; attraverso il rapporto tra legge, piano e regolamento il meccanismo di imposizione di vincoli e limiti viene rovesciato: il sistema dei divieti essendo posto in via generale dalla legge, gli atti fondamentali del parco hanno la funzione di selezionare non le attivit vietate, ma le attivit consentite/permesse, dilatando diritti soggettivi e libert compressi dalla legge quadro; dette attivit dovranno poi essere regolamentate, al fine di armonizzarne l'esercizio con le finalit naturalistiche. Il regolamento del parco, per di pi, pu stabilire eventuali deroghe ai divieti espressamente disposti dalla legge (articolo 11, comma quarto), ovviamente in funzione di una migliore tutela degli ecosistemi del parco. In un contesto del genere, il corpus normativo risultante da piano e regolamento risulta intangibile da parte delle normazioni generali e di settore, rispetto alle quali opera in funzione ostativa la specialit della disciplina negativa di rango legislativo, cio il generale divieto di qualsiasi compromissione dell'ambiente naturale, posto della legge quadro, la quale in tal modo sottraeva concettualmente il piano per il parco, piano naturalistico e non di vincoli alle attivit umane, dalla categoria della pianificazione urbanistica, che un piano di vincoli alle attivit umane. Mentre i responsabili della pianificazione si affannarono a ritardare oltre ogni limite lapprovazione dei piani e dei regolamenti, e mentre al contrario la giurisprudenza individuava correttamente e precisamente la funzione peculiare di tali strumenti15, un attacco frontale alla legge quadro part, in dottrina, con tempismo bruciante, e proprio sotto il profilo del confronto e della riconduzione del piano del parco a quel particolare piano urbanistico che il piano paesaggistico, inteso come piano di vincoli, avanzando il sospetto che l'area protetta costituisca
V. ad esempio, Cass. pen. Sez. III, sent. n. 10407 del 19/10/1995, Di Felice ed altri, cit.
prevalentemente una sintesi verbale di altre nozioni, e concludendo con lassimilazione tra la materia delle bellezze naturali e quella dei parchi, e trasferendo su questi ultimi i principi e i modelli di tutela elaborati in sede legislativa e dottrinale per le prime16 (Cartei). Un errore madornale, ridimensionato recentemente dalla dottrina amministrativistica pi attenta17. La tutela del paesaggio non deve servire a sfondare lordinamento del parco, ma semmai a rafforzarlo, come si percepisce senza problemi considerando che si tratta di due regimi di tutela radicalmente differenziati, che tecnicamente raddoppiano la tutela negativa, cos che, se una determinata attivit vietata dagli ordinamenti interni di un parco naturale in rapporto alla tutela naturalistica e degli ecosistemi, essa non potr essere legittimamente realizzata, anche qualora non fosse vietata dal piano paesaggistico vigente nella stessa zona; se al contrario lattivit consentita dagli ordinamenti naturalistici, ma vietata dal piano paesaggistico, essa non potr egualmente essere realizzata (art. 145, comma 3, d.lgs. 42/2004, come
modificato dal d.lgs. 157/2006)18 dato che quanto a tutela negativa la pianificazione del paesaggio prevale sul piano del parco19. Ma di tutta
evidenza che occorre un coordinamento a monte, in particolare per evitare che il piano paesistico blocchi opere necessarie alla pianificazione naturalistica20. Un altro esempio di straordinaria esibizione di ignoranza stata la
G. Cartei, Tutela dei parchi naturali e nozione costituzionale di paesaggio, in Riv. trim. dir. pubbl. 1993, 601 ss. 17 S. Civitarese Matteucci, La pianificazione paesaggistica: il coordinamento con gli altri strumenti di pianificazione, in Aedon. Rivista di arti e diritto on line, il Mulino, 3/2005; Id, Governo del territorio e ambiente, in G. Rossi (cur.), Diritto dell'ambiente, Giappichelli, Torino 2008, 199 ss.; S. Amorosino, I rapporti tra i piani dei parchi e i piani paesaggistici alla luce del Codice Urbani, in Aedon, 3/2006. 18 Per quanto attiene alla tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette 19 Con molta chiarezza: Corte cost., n. 193 del 26/5/2010. 20 La soluzione pi razionale sarebbe quella di riunificare in capo allautorit del parco i poteri di assenso naturalistico e paesistico (Civitarese Matteucci, La pianificazione
paesaggistica, cit.), ma le Regioni, a parte qualche notevole eccezione, sembrano tuttaltro che ben disposte.
pretesa, purtroppo avallata dalle assordanti carenze del diritto comunitario in materia di habitat21, di introdurre allegramente la valutazione di impatto ambientale (o di incidenza) anche allinterno dei territori protetti, a fronte di un principio di negoziabilit compensativa di eventuali compromissioni dellecosistema22. Ci vuole poco per rendersi conto che una VIA positiva potrebbe aprire la rotta per serissime compromissioni del territorio protetto; il solo impianto teorico che consente di contrastare questa assurdit istituzionale quello che si fonda su protezione integrale e supremazia della pianificazione naturalistica, con la conseguenza che una valutazione dimpatto favorevole sar utilizzabile nel territorio protetto solo a condizione che lopera da realizzare sia consentita dal piano e lEnte parco rilasci un nulla osta favorevole al progetto. Ma siamo sicuri che questi semplici principi saranno sempre rispettati, di fronte alla pressione di acuminati interessi che accanto alla legittimazione politica e a quella economica brandiscono una VIA favorevole? Qual sul piano pratico la forza reale del piano del parco? Nelluniverso della legge quadro, sopra descritto, il sistema di protezione dotato di forza giuridica speciale. Partendo dal principio che nel territorio protetto qualsiasi attivit umana generalmente esclusa dalla legge stessa, un piano naturalistico che elenca le attivit consentite e ne rinvia la disciplina tecnica di avvio ed esercizio al regolamento, un piano grandemente efficace, non solo come barriera allesterno, ma anche perch limita drasticamente la stessa discrezionalit autorizzatoria dellEnte parco, scoraggiando avventure e compiacenze. Ma nellassurdo universo reale i piani hanno fatto e stanno facendo ancora un inspiegabile viaggio di cui non si vede ancora la fine, e i progetti che sono venuti alla luce hanno talora caratteri e fisionomie
V. Graziani, Aree naturali protette e governo dellambiente, cit., 6, che richiama gli scritti in argomento di Renzo Moschini, in particolare Le istituzioni e la gestione delle aree protette, Quad. Centro Studi Valerio Giacomini, Tagete, Pontedera, s.d., 53 ss. 22 In senso critico v. P. Rago, Valutazione di Impatto Ambientale - Siti di Interesse Comunitario e Infrastrutture, in AmbienteDiritto 2004 (www.ambientediritto.it/dottrina).
sorprendentemente diversi da quelli immaginati dalla legge quadro23. Lassenza dei piani ha lentamente macerato la parte pi importante del tessuto connettivo della protezione e ha prodotto problemi a non finire, dalle difficolt di contrastare sul terreno giudiziale gli attacchi dei poteri forti agli eccessi di discrezionalit degli stessi Enti parco, dalle sentenze che hanno dichiarato linapplicabilit degli art. 13 e 30 della 39424, ai tentativi di recupero politico del potere di regolazione e di piano, come quello della Regione Basilicata di trasferire, in attesa dellapprovazione dei piani e dei regolamenti, al Consiglio regionale le funzioni regolamentari di deroga ai divieti di opere, con un comma introdotto dellart. 1 l.r. 29 gennaio 2010, n. 4, nell art. 19 della L.R. 28 giugno 1994, n. 28, tentativo appena bloccato dalla Corte costituzionale (sent. N. 70 del 2011). Ma anche quando ci sono o ci saranno, non sempre i piani corrispondono al modello della legge quadro, e spesso mantengono tutte le criticit della loro assenza, o peggio, le stabilizzano, come ad esempio avvenuto per il Piano del Cilento, il quale, pure presentando aspetti di notevole qualit e progettisti di primordine, inverte la tecnica protezionistica, e, invece di elencare le attivit consentite e le loro location, si limita a snocciolare un decalogo di vincoli, cio di attivit vietate, praticando in tal modo una deleteria inversione della residualit. Ma daltra parte, come candidamente si dichiara nello stesso documento di piano25, che fare davanti a un parco con ottanta Comuni dentro?
Una indagine INU (www.rapportodalterritorioinu.it/2005/Pagine%20separate/ Aree_protette.pdf) conclude che non sono presenti casi di piano di parco che abbiano accolto linterpretazione pi letterale del ruolo sostitutivo rispetto ad ogni altro strumento urbanistico (vedi art. 12 della L. 394/91). In pratica, i piani hanno rinunciato gi in via preliminare alla loro forza. 24 V. la gi citata Cass. pen. Sez. III, sent. n. 10407 del 19/10/1995, Di Felice e altri e per la
giurisprudenza amministrativa TAR Toscana, sent. n. 288/2002.
Rispetto a questo quadro normativo generale, riferito cio a tutti i Parchi nazionali, il PNCVD propone una situazione particolare, per la sua dimensione (occupa quasi la met della grande Provincia di Salerno) e soprattutto la dimensione degli abitati e delle attivit che ospita storicamente, fattori che lo collocano in una posizione anomala rispetto ad una normativa specificamente orientata alla difesa di territori prevalentemente naturali. Questa anomalia del Parco cilentano si ripercuote sulle condizioni al contorno, che non possono non incidere sul Piano: il territorio del Parco coinvolge 80 comuni, raccolti in 8
7. Il Regolamento. La legge quadro affidava al regolamento, tra laltro, la delicata funzione di disciplinare l'esercizio delle attivit consentite entro il territorio del parco (articolo 11, comma primo); lelencazione prevista dalla norma (articolo 11, comma secondo) non tassativa, indicando una tipologia di interventi, esemplificativa ma anche in un certo senso prioritaria26. Non occorre un grande sforzo esegetico per capire che la disciplina risultante dal piano e dal regolamento pu prevedere anche obblighi positivi per chiunque eserciti le attivit consentite, cos che queste sono funzionalizzabili all'interesse pubblico naturalistico, e non si pu non vedere come questo sconosciuto potere di conformazione delle attivit avrebbe potuto essere un luogo geometrico di environmental mediation per prevenire e risolvere conflitti, in termini di garanzia giuridica e di efficienza economica, collegandosi anche alla mitologia della valorizzazione27, come diremo pi oltre. Non mi risulta che i redattori dei regolamenti dei parchi, a volte tesi pi a disegnare la traccia burocratica di s stessi che un modello efficiente
comunit montane, con quasi tutti i centri insediati ai margini o addirittura dentro i confini dellarea protetta, ed ha oltre il 24% dellarea coltivata e abitata stabilmente, con i relativi piani urbanistici, di sviluppo agricolo e di insediamenti produttivi. D'altra parte il Parco ha ottenuto il riconoscimento Unesco di Patrimonio mondiale dellumanit (avvenuto a Kyoto nel 1998), fondata sui caratteri del paesaggio culturale e delleccezionale sistema di testimonianze storiche. Per questi motivi il Piano assume come riferimento non solo quanto stabilito dalla legge394/91 ma anche altri criteri di gestione del patrimonio, soprattutto attenti agli aspetti di "paesaggio vivente" quali sono delineati nella Convenzione Europea per il Paesaggio, in una prospettiva di sintesi delle esigenze di tutela e valorizzazione degli aspetti naturali e culturali, con le esigenze di qualit della vita e di sviluppo locale delle comunit insediate (pagina 5 della Relazione illustrativa). 26 Tra cui, a titolo desempio, la tipologia e le modalit di costruzione di opere e di manufatti; lo svolgimento delle attivit artigiane, commerciali, di servizio ed agro-silvopastorali; il soggiorno e la circolazione del pubblico con qualsiasi mezzo di trasporto; lo svolgimento di attivit sportive, ricreative ed educative, e di ricerca scientifica; l'accessibilit nel territorio del parco attraverso percorsi e strutture idonee per disabili, portatori di handicap e anziani, e cos via. 27 V. diffusamente G. Bellomo, Conservazione vs. Valorizzazione: il modello italiano, in G. di Plinio, P. Fimiani (cur.), Aree Naturali Protette. Diritto ed economia, Giuffr, Milano, 2008.
di regolazione per la tutela della natura, si siano mai posti il problema in questi termini, e cos i regolamenti che girano, salvo poche lodevoli eccezioni, sono al massimo un arido elenco di divieti, spesso senza enforcement nel diritto vivente28. 8. Il Nullaosta Devil is in the details, la parte pi difficile nel momento applicativo, nella quotidianit della gestione e degli interventi. Per questo, lo dico da giurista, il nullaosta disegnato dalla legge quadro era di mirabile acume e ineguagliabile furbizia, proprio perch stupido e automatico, a zero power of discretion. Un TAR pu facilmente sbaragliare un cattivo uso del potere discrezionale, ma quando questo non c proprio, quando latto di diniego discende automaticamente da fonti superiori, allora siamo di fronte a un atto tecnico, endo-procedimentale, essenzialmente dovuto, che pu essere annullato solo se contemporaneamente si travolge il suo atto presupposto, la sua fonte29. E quando la fonte il piano o il regolamento del parco, normazioni sui generis legittimate direttamente dalla legge, allora la vittoria giudiziale contro un nullaosta negativo diventa una impossible mission. In pi, la traslazione della ponderazione degli interessi dal nullaosta al regolamento e al piano alzano esponenzialmente la trasparenza e limparzialit della gestione amministrativa puntuale, alzando drasticamente il livello di legittimazione tecnica dellEnte parco. E non affatto poco. Natura giuridica endo-procedimentale e livello zero di discrezionalit del nullaosta furono correttamente e rapidamente compresi dalla giurisprudenza: all'interno dei parchi nazionali, per le modificazioni urbanistiche ed edilizie, viene previsto un triplice controllo: del Sindaco (ai sensi delle leggi 10/77 e 47/85), dell'autorit regionale o di quella
Per non parlare di avventure come quella lucana, gi segnalata, in cui lobiettivo capovolto quello di funzionalizzare il regolamento alle attivit economiche, piuttosto che queste ultime al primo. 29 Rinvio a G. di Plinio, Il nullaosta dellEnte Parco, in Scritti in memoria di M. Buoncristiano, Iovene, Napoli, 2001; pubblicato anche in Revista de Direitos Difusos, Instituto Brasileiro de Advocacia Pblica, So Paulo/SP, 12/2002, e in Rivistambiente, 1/2002.
delegata (ai sensi della l. 431/85), dell'autorit del parco (ai sensi della l. 394/91). E tale pluralit di controlli si spiega e si giustifica soltanto in virt della loro finalizzazione alla salvaguardia di valori ed interessi diversi: la concessione edilizia, invero, tutela lo sviluppo ordinato del territorio, l'autorizzazione paesaggistica inerisce alla forma del territorio stesso; il nulla osta dell'Ente Parco ad interessi pi spiccatamente naturalistici concretamente perseguiti. Tra questi provvedimenti l'autorizzazione paesaggistica ad assumere connotazioni pi ampiamente discrezionali, laddove ben pi limitata la discrezionalit nella concessione edilizia (ove si riduce, previo riscontro di conformit alla pianificazione urbanistica, alla determinazione delle concrete modalit di esercizio dello ius aedificandi) ed ancor pi ridotta nel nulla osta dell'Ente-parco, che presuppone soltanto un accertamento di conformit al regolamento ed allo strumento di pianificazione del parco30. Ma zero discretion un fardello estremamente difficile da sopportare per chi amerebbe un pochino personalizzare la gestione di unarea protetta. E allora conviene non fare piani e regolamenti, e giocare con le autorizzazioni31, o, se proprio le regole si debbono fare, farle a maglie larghe, a forma di manovrabili elenchi di divieti piuttosto che di minuziosa e oggettiva regolazione tecnico-naturalistica di attivit consentite. Lo stile di gestione dei nullaosta nella gran parte delle aree protette italiane, specie regionali, si sviluppato in questa direzione, configurando la pi rovinosa tra le forme di inattuazione e violazione della legge quadro. Anche quando accompagnata dalle migliori intenzioni, ed posta in essere dalle migliori e pi oneste persone al mondo, si tratta infatti di una soluzione fallimentare e devastante per il sistema di protezione, perch sposta sulla decisione del caso singolo la valutazione giurisprudenziale. Mentre il nullaosta, tecnicamente, non pu incorrere nel vizio di eccesso di potere, perch trae motivazione, per relationem, dalle fonti superiori e,
Cass. pen., Sez. III, sent. n. 10407 del 19/10/1995, Di Felice ed altri, cit.
In mancanza dellapprovazione del piano e del regolamento del parco, la valutazione spettante all'Ente Parco deve fare riferimento agli atti istitutivi del parco, alle deliberazioni e altri provvedimenti emanati dagli organi di gestione dell'ente, alle misure di salvaguardia, ai piani paesistici territoriali o urbanistici, i quali hanno valenza fino al momento della approvazione del piano del parco (Fimiani, il diritto vivente, cit.).
se entra in collisione col regolamento (e pu succedere), si tratta di semplice violazione di legge, un atto di assenso discrezionale, comunque lo si denomini, viaggia sul filo del rasoio, perch deve motivare luso del potere nel momento in cui lo esercita32. E tutte le sentenze di sconfitta dei parchi, specie davanti a poteri forti, sono la prova pi evidente di questo semplice teorema, che non solo le istituzioni politiche ma anche gli stessi Enti di gestione delle aree protette hanno sorprendentemente trascurato. 9. I miti della Valorizzazione Scrive Carlo Alberto Graziani nel saggio precedentemente richiamato33: a oltre quindici anni dallentrata in vigore della legge quadro occorre chiedersi se il risultato di unesperienza, che pure ha posto le basi per un vero e proprio sistema italiano delle aree protette, non abbia finito per annullare la specificit di tali aree e in particolare dei parchi; se sul piano operativo limpostazione metodologica che vede il parco come luogo di mediazione alta tra un massimo livello di protezione della natura e un livello effettivo di sviluppo e che pertanto vede il parco come luogo paradigmatico dello sviluppo sostenibile non rischi un alto costo e cio la perdita della specificit: i parchi sono parchi naturali, le aree protette sono aree protette naturali. vero. Non c nulla che abbia prodotto tanti ostacoli allattuazione della legge quadro quanti ne ha prodotti la pretesa di caricare i parchi con la weltanschauung dello sviluppo sostenibile. Se a monte di un parco c la Carta della Natura e non la programmazione economica, se loggetto della tutela, superando lantropocentrismo, il patrimonio naturale e non leconomia reale, se ci che vogliamo proteggere il pino mugo, il falco pellegrino, la foresta e la falesia, in base a quale contorta assurda logica si pretende che le aree protette risolvano problemi di sviluppo e occupazione che gli stessi governi, le regioni, il Cipe, la stessa Unione europea non riescono a risolvere?
Specificamente per lautorizzazione dellente parco Cons. Stato, Sez. VI, sent. n. 637 del 14/05/1999. V. anche Cass. pen., Sez. III, sent. n. 11537 del 11/10/1999, Caratante; Cass. pen., Sez. III, sent. n. 5863 del 13/02/2004, Farina; Cass. pen., Sez. III, sent. n. 2645 del 04/11/2005, Forcina; TAR Toscana, Sent. n. 288/2002; TAR Abruzzo, sent. n. 590 del 18/08/2003.
Aree naturali protette e governo dellambiente, cit., 5 ss.
un caso che leggendo levoluzione della filosofia naturalistica internazionale dellUICN34, vi un salto radicale tra il linguaggio del Piano d'azione di Bali (1982), che collega il sistema mondiale dei parchi con lo sviluppo sostenibile, e, a distanza di dieci anni, il linguaggio della dichiarazione di Caracas (1992) che parla di conservazione della diversit biologica in toni perentori e, senza pi alcun riferimento allo sviluppo sostenibile, pone laccento sulla protezione sostenibile, che ne lesatto opposto? Allora, se una valorizzazione economica delle aree protette possibile, lo solo da dentro un ottica preliminarmente protezionistica, mentre i dogmi dello sviluppo prima di tutto hanno prodotto una serie infinita di errori e orrori, allargando allestremo i confini dellarea protetta, mettendo lEnte parco in un vortice di disperata ricerca di legittimazione economica al punto di proporsi come outlet per gilet di pecora o come ufficio di collocamento o peggio ancora fare da cassiere per il rimborso dei (presunti) danni da fauna selvatica, lasciando in un limbo sbiadito la mission naturalistica per la quale era nato35. I costi di questa follia sono stati immensi, non solo per la natura, ma per la stessa razionalit economica e finanziaria36. Eppure, non era difficile, davanti alla cristallina chiarezza della legge quadro, capire che lunica accezione consentita di economia, quando si manipola la natura e la biodiversit, quella secondo cui la protezione la condizione preliminare della valorizzazione, e questa il risultato della prima, tale che la sua intensit cresce in proporzione alla intensit di
Cfr. le Dichiarazioni finali delle Conferenze decennali (Seattle, 1962; Grand Teton, 1972; Bali, 1982; Caracas, 1992; Durban, 2002) promosse dall'IUCN. 35 Come sottolinea Graziani (op. loc. cit.) Se daltra parte osserviamo limmagine che i parchi danno di se stessi mi riferisco tanto ai parchi nazionali quanto ai parchi regionali e quella che i mass media danno dei parchi, ci rendiamo conto che si tratta di unimmagine legata soprattutto alla qualit dei prodotti derivanti da attivit economiche compatibili: fondamentalmente alla qualit dei prodotti enogastronomici e dei prodotti turistici (per lo pi tra loro collegati). A tale aspetto gli operatori dei parchi dedicano la massima parte della loro iniziativa e delle loro energie. In questo contesto la natura resta al margine o diventa mero strumento per avviare e garantire operazioni di qualit. 36 Illuminante al riguardo la lettura ragionata di G. Bacceli, Analisi economica del diritto delle aree protette, in Di Plinio & Fimiani, Aree naturali protette, cit.
questa37. 10. Dieci mosse, per non concludere. Esistono davvero i nemici dei parchi? Non ci creder mai. Non pu esistere al mondo qualcuno capace di odiare la natura in quanto tale. Semmai esistono per egoismo o per interesse i nemici dei vincoli che proteggono la natura, ma sono abbastanza visibili e non impossibile tenerli sotto controllo. Esistono mercanti, affaristi e saccheggiatori di vario tipo, ma anche contro di essi si pu combattere. Invece, non c difesa dal fuoco amico 38. Contro lignoranza, linerzia, il disinteresse, lignavia, lipocrisia dei decisori pubblici e delle istituzioni, non c lotta, ma se lo stesso movimento di difesa dei parchi proprio nella misura in cui si affanna a sovrapporre alla ricetta protezionistica della legge quadro altri pericolosi ingredienti, dallo sviluppo sostenibile alla regionalizzazione paradossalmente lavora per il loro declino, allora ogni speranza irrimediabilmente perduta. Risalire la china una missione impossibile? Forse no, ma a patto che chi si impegna in questa avventura sappia esattamente cosa vuole (la protezione come portata principale e il resto come contorni eventuali) e sia dotato degli anticorpi e delle endorfine necessarie per resistere alla dolorosa scalata. Provo a stilare un decalogo minimalista (e per forza di cose incompleto, da sviluppare con calma) per una ipotetica agenda/via crucis verso la resurrezione. Primo. Ridurre i territori protetti, e drasticamente, riducendo al minimo il ruolo del parco nella fascia pi antropizzata e delegittimando le compensazioni economico-sociali. Le poche risorse debbono servire per
V. ampiamente, Bellomo, Conservazione Vs. Valorizzazione, cit., passim. Mit der Dummheit kmpfen Gtter selbst vergebens (di fronte alla stupidit umana, gli stessi dei combattono invano: Johann Christoph Friedrich von Schiller, Die Jungfrau von Orleans; sviluppi, anche divertenti, in G. di Plinio, Linsostenibile leggerezza del diritto dellambiente e la fragile forza della protezione integrale della natura, in P. Malizia (cur.), Le forme dellambiente, CRESEC, Polimata, Roma, 2009).
la conservazione e la gestione naturalistica, e per nientaltro. Secondo. Differenziare i parchi e le riserve nazionali concentrando su essi protezione e risorse. Terzo. Costruire la Carta della Natura. Quarto. Dare un giro di vite alle procedure e ai criteri di inserimento nellElenco Ufficiale, compresa la revisione dei requisiti per tutte le aree protette gi iscritte. Quinto. Rivedere i Piani, anche aggiornando il linguaggio ormai obsoleto della 394, eliminando ogni scimmiottamento delle pianificazioni urbanistiche e concentrandosi sulla programmazione naturalistica dinamica. Sesto. Riformulare i regolamenti, funzionalizzando le attivit consentite e dettagliando tecnicamente, allestremo possibile, standard, requisiti, procedure, modelli di avvio e gestione delle medesime. Settimo. Riformulare le procedure di istruttoria e rilascio dei nullaosta, con modulistiche non discrezionali e rinvio per standard e motivazioni agli atti fondamentali. Concentrare nei parchi anche autorizzazione paesistica e valutazioni di incidenza. Ottavo. Riabilitare limmagine dellEnte parco quale authority tecnicoscientifica, pienamente indipendente dai governi di ogni livello. Nono. Ricondurre la valorizzazione dentro i confini della protezione, tenendo fuori dal core naturalistico lo sviluppo sostenibile e i suoi derivati pi o meno tossici. Decimo. Finanziare la natura, e nientaltro, e non per ragioni di immaginari ritorni economici, ma per s stessa, come segno di civilt non antropocentrica.
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