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Timestamp: 2018-12-11 03:19:52+00:00

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Comitato UGDA Onlus | Legge 689/81 Modifiche al sistema penale
Legge 689/81 Modifiche al sistema penale
CAPO I – Le sanzioni amministrative.
Sezione I – Principi generali.
1. Principio di legalità. – Nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione.
2. Capacità di intendere e di volere. – Non può essere assoggettato a sanzione amministrativa, chi al momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i diciotto anni o non aveva, in base ai criteri indicati nel codice penale, la capacità di intendere e di volere, salvo che lo stato di incapacità non derivi da sua colpa o sia stato da lui preordinato.
5. Concorso di persone. – Quando più persone concorrono in una violazione amministrativa, ciascuna di esse soggiace alla sanzione per questa disposta, salvo che sia diversamente stabilito dalla legge.
6. Solidarietà. – Il proprietario della cosa che servi o fu destinata a commettere la violazione o, in sua vece, l’usufruttuario o, se trattasi di bene immobile, il titolare di un diritto personale di godimento, è obbligato in solido con l’autore della violazione al pagamento della somma da questo dovuta se non prova che la cosa è stata utilizzata contro la sua volontà.
7. Non trasmissibilità dell’obbligazione. La obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione non si trasmette agli eredi.
8. Più violazioni di disposizioni che prevedono sanzioni amministrative. – Salvo che sia diversamente stabilito dalla legge, chi con una azione od omissione viola diverse disposizioni che prevedono, sanzioni amministrative o commette più violazioni della stessa disposizione, soggiace alla sanzione prevista per la violazione più grave, aumentata sino al triplo.
Alla stessa sanzione prevista dal precedente comma soggiace anche chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno posto in essere in violazione di norme che stabiliscono sanzioni amministrative, commette, anche in tempi diversi, più violazioni della stessa o di diverse norme di legge in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie (2/a).
La disposizione di cui al precedente comma si applica anche alle violazioni commesse anteriormente all’entrata in vigore della legge di conversione del D.L. 2 dicembre 1985, n. 688, per le quali non sia già intervenuta sentenza passata in giudicato (2/a) (2/cost).
9. Princìpio di specialità. – Quando uno stesso fatto è punito da una disposizione penale e da una disposizione che prevede una sanzione amministrativa, ovvero da una pluralità di disposizioni che prevedono sanzioni amministrative, si applica la disposizione speciale.
Tuttavia quando uno stesso fatto è punito da una disposizione penale e da una disposizione regionale o delle province autonome di Trento e di Bolzano che preveda una sanzione amministrativa, si applica in ogni caso la disposizione penale, salvo che quest’ultima sia applicabile solo in mancanza di altre disposizioni penali (3/cost).
10. Sanzione amministrativa pecuniaria e rapporto tra limite minimo e limite massimo. – La sanzione amministrativa pecuniaria consiste nel pagamento di una somma non inferiore a lire quattromila e non superiore a lire venti milioni. Le sanzioni proporzionali non hanno limite massimo.
11. Criteri per l’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie. – Nella determinazione della sanzione amministrativa pecuniaria fissata dalla legge tra un limite minimo ed un limite massimo e nell’applicazione delle sanzioni accessorie facoltative, si ha riguardo alla gravità della violazione, all’opera svolta dall’agente per l’eliminazione o attenuazione delle conseguenze della violazione, nonché alla personalità dello stesso e alle sue condizioni economiche.
12. Ambito di applicazione. – Le disposizioni di questo Capo si osservano, in quanto applicabili e salvo che non sia diversamente stabilito, per tutte le violazioni per le quali è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro, anche quando questa sanzione non è prevista in sostituzione di una sanzione penale. Non si applicano alle violazioni disciplinari.
Sezione II – Applicazione.
13. Atti di accertamento. – Gli organi addetti al controllo sull’osservanza delle disposizioni per la cui violazione è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro possono, per l’accertamento delle violazioni di rispettiva competenza, assumere informazioni e procedere a ispezioni di cose e di luoghi diversi dalla privata dimora, a rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici e ad ogni altra operazione tecnica.
14. Contestazione e notificazione. – La violazione, quando è possibile, deve essere contestata immediatamente tanto al trasgressore quanto alla persona che sia obbligata in solido al pagamento della somma dovuta per la violazione stessa.
15. Accertamenti mediante analisi di campioni. – Se per l’accertamento della violazione sono compiute analisi di campioni, il dirigente del laboratorio deve comunicare all’interessato, a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, l’esito dell’analisi.
L’interessato può chiedere la revisione dell’analisi con la partecipazione di un proprio consulente tecnico. La richiesta è presentata con istanza scritta all’organo che ha prelevato i campioni da analizzare, nel termine di 15 giorni dalla comunicazione dell’esito della prima analisi, che deve essere allegato all’istanza medesima (3/a).
Con il decreto o con la legge regionale indicati nell’ultimo comma dell’art. 17 sarà altresì fissata la somma di denaro che il richiedente la revisione dell’analisi è tenuto a versare e potranno essere indicati, anche a modifica delle vigenti disposizioni di legge, gli istituti incaricati della stessa analisi (3/b).
16. Pagamento in misura ridotta. – E’ ammesso il pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa, o, se più favorevole, al doppio del minimo della sanzione edittale, oltre alle spese del procedimento, entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione.
Nei casi di violazione [del testo unico delle norme sulla circolazione stradale e] dei regolamenti comunali e provinciali continuano ad applicarsi, [rispettivamente l’art. 138 del testo unico approvato con D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393 (4), con le modifiche apportate dall’art. 11 della L. 14 febbraio 1974, n. 62, e] l’art. 107 del testo unico delle leggi comunali e provinciali approvato con R.D. 3 marzo 1934, n. 383 (5) (5/a).
17. Obbligo del rapporto. – Qualora non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta, il funzionario o l’agente che ha accertato la violazione, salvo che ricorra l’ipotesi prevista nell’art. 24, deve presentare rapporto, con la prova delle eseguite contestazioni o notificazioni, all’ufficio periferico cui sono demandati attribuzioni e compiti del Ministero nella cui competenza rientra la materia alla quale si riferisce la violazione o, in mancanza, al prefetto (5/b).
19. Sequestro. – Quando si è proceduto a sequestro, gli interessati possono, anche immediatamente, proporre opposizione all’autorità indicata nel primo comma dell’articolo 18, con atto esente da bollo.
Sull’opposizione la decisione è adottata con ordinanza motivata emessa entro il decimo giorno successivo alla sua proposizione. Se non è rigettata entro questo termine, l’opposizione si intende accolta.
20. Sanzioni amministrative accessorie. – L’autorità amministrativa con l’ordinanza-ingiunzione o il giudice penale con la sentenza di condanna nel caso previsto dall’articolo 24, può applicare, come sanzioni amministrative, quelle previste dalle leggi vigenti, per le singole violazioni, come sanzioni penali accessorie, quando esse consistono nella privazione o sospensione di facoltà, e diritti derivanti da provvedimenti dell’amministrazione.
21. Casi speciali di sanzioni amministrative accessorie. – Quando è accertata la violazione del primo comma dell’articolo 32 della legge 24 dicembre 1969, n. 990 (6/a), è sempre disposta la confisca del veicolo a motore o del natante che appartiene alla persona a cui è ingiunto il pagamento, se entro il termine fissato con l’ordinanza-ingiunzione non viene pagato, oltre alla sanzione pecuniaria applicata, anche il premio di assicurazione per almeno sei mesi.
Quando è accertata la violazione dell’ottavo comma dell’articolo 58 del testo unico delle norme sulla circolazione stradale, approvato con D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393 (7), è sempre disposta la confisca del veicolo (7/a).
Quando è accertata la violazione del secondo comma dell’articolo 14 della legge 30 aprile 1962, n. 283 (7/b), è sempre disposta la sospensione della licenza per un periodo non superiore a dieci giorni.
22. Opposizione all’ordinanza-ingiunzione. – Contro l’ordinanza-ingiunzione di pagamento e contro l’ordinanza che dispone la sola confisca, gli interessati possono proporre opposizione davanti al pretore del luogo in cui è stata commessa la violazione, entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del provvedimento.
Il ricorso deve contenere altresì, quando l’opponente non abbia indicato un suo procuratore, la dichiarazione di residenza o la elezione di domicilio nel comune dove ha sede il pretore adito.
L’opposizione non sospende l’esecuzione del provvedimento, salvo che il pretore, concorrendo gravi motivi, disponga diversamente con ordinanza inoppugnabile (8) (7/cost).
23. Giudizio di opposizione. – Il pretore, se il ricorso è proposto oltre il termine previsto dal primo comma dell’articolo 22, ne dichiara l’inammissibilità con ordinanza ricorribile per cassazione.
Se il ricorso è tempestivamente proposto, il pretore fissa l’udienza di comparizione con decreto, steso in calce al ricorso, ordinando all’autorità che ha emesso il provvedimento impugnato di depositare in cancelleria, dieci giorni prima della udienza fissata, copia del rapporto con gli atti relativi all’accertamento, nonché alla contestazione o notificazione della violazione. Il ricorso ed il decreto sono notificati, a cura della cancelleria, all’opponente o, nel caso sia stato indicato, al suo procuratore, e all’autorità che ha emesso l’ordinanza.
Tra il giorno della notificazione e l’udienza di comparizione devono intercorrere i termini di cui al secondo e terzo comma dell’articolo 313 del codice di procedura civile.L’opponente e l’autorità che ha emesso l’ordinanza possono stare in giudizio personalmente; l’autorità che ha emesso l’ordinanza può avvalersi anche di funzionari appositamente delegati.
Se alla prima udienza l’opponente o il suo procuratore non si presentano senza addurre alcun legittimo impedimento, il pretore, con ordinanza ricorribile per cassazione, convalida il provvedimento opposto, ponendo a carico dell’opponente anche le spese successive all’opposizione (8/a).
Appena terminata l’istruttoria il pretore invita le parti a precisare le conclusioni ed a procedere nella stessa udienza alla discussione della causa, pronunciando subito dopo la sentenza mediante lettura del
dispositivo. Tuttavia, dopo la precisazione delle conclusioni, il pretore, se necessario, concede alle parti
un termine non superiore a dieci giorni per il deposito di note difensive e rinvia la causa all’udienza
immediatamente successiva alla scadenza del termine per la discussione e la pronuncia della sentenza.
Con la sentenza il pretore può rigettare l’opposizione, ponendo a carico dell’opponente le spese del procedimento o accoglierla, annullando in tutto o in parte l’ordinanza o modificandola anche limitatamente all’entità della sanzione dovuta (8/cost).
Il pretore accoglie l’opposizione quando non vi sono prove sufficienti della responsabilità dell’opponente.La sentenza è inappellabile ma è ricorribile per cassazione (8).
24. Connessione obiettiva con un reato. – Qualora l’esistenza di un reato dipenda dall’accertamento di una violazione non costituente reato, e per questa non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta, il giudice penale competente a conoscere del reato è pure competente a decidere sulla predettaviolazione e ad applicare con la sentenza di condanna la sanzione stabilita dalla legge per la violazione stessa.
Se ricorre l’ipotesi prevista dal precedente comma, il rapporto di cui all’articolo 17 è trasmesso, anche senza che si sia proceduto alla notificazione prevista dal secondo comma dell’articolo 14, alla autorità giudiziaria competente per il reato, la quale, quando invia la comunicazione giudiziaria, dispone la notifica degli estremi della violazione amministrativa agli obbligati per i quali essa non è avvenuta.
Il pretore quando provvede con decreto penale, con lo stesso decreto applica, nei confronti dei responsabili, la sanzione stabilita dalla legge per la violazione. La competenza del giudice penale in ordine alla violazione non costituente reato cessa se il procedimento penale si chiude per estinzione del reato e per difetto di una condizione di procedibilità.
25. Impugnabilità del provvedimento del giudice penale. – La sentenza del giudice penale, relativamente al capo che, ai sensi dell’articolo precedente, decide sulla violazione non costituente reato, è impugnabile, oltre che dall’imputato e dal pubblico ministero, anche dalla persona che sia stata solidalmente condannata al pagamento della somma dovuta per la violazione.
26. Pagamento rateale della sanzione pecuniaria. – L’autorità giudiziaria o amministrativa che ha applicato la sanzione pecuniaria può disporre, su richiesta dell’interessato che si trovi in condizioni economiche disagiate, che la sanzione medesima venga pagata in rate mensili da tre a trenta; ciascuna rata non può essere inferiore a lire trentamila. In ogni momento il debito può essere estinto mediante un unico pagamento.
27. Esecuzione forzata. – Salvo quanto disposto nell’ultimo comma dell’articolo 22, decorso inutilmente il termine fissato per il pagamento, l’autorità che ha emesso l’ordinanza-ingiunzione procede alla riscossione delle somme dovute in base alle norme previste per la esazione delle imposte dirette, trasmettendo il ruolo all’intendenza di finanza che lo dà in carico all’esattore per la riscossione in unica soluzione, senza l’obbligo del non riscosso come riscosso.
28. Prescrizione. – Il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni indicate dalla presente legge si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione.
29. Devoluzione dei proventi. – I proventi delle sanzioni sono devoluti agli enti a cui era attribuito, secondo le leggi anteriori, l’ammontare della multa o dell’ammenda.
Il provento delle sanzioni per le violazioni previste dalla legge 20 giugno 1935, n. 1349 (9), sui servizi di trasporto merci, è devoluto allo Stato.
30. Valutazione delle violazioni in materia di circolazione stradale. – Agli effetti della sospensione e della revoca della patente di guida e del documento di circolazione, si tiene conto anche delle violazioni non costituenti reato previste, rispettivamente, dalle norme del testo unico sulla circolazione stradale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393 (10), e dalle norme della legge 20 giugno 1935, n. 1349 (10/a), sui servizi di trasporto merci.
31. Provvedimenti dell’autorità regionale. – I provvedimenti emessi dall’autorità regionale per l’applicazione della sanzione amministrativa del pagamento di una somma di danaro non sono soggetti al controllo della Commissione prevista dall’articolo 41 della legge 10 febbraio 1953, n. 62 (11).
Sezione III – Depenalizzazione di delitti e contravvenzioni.
32. Sostituzione della sanzione amministrativa pecuniaria alla multa o alla ammenda. – Non costituiscono reato e sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro tutte le violazioni per le quali è prevista la sola pena della multa o dell’ammenda, salvo quanto disposto, per le violazioni finanziarie, dell’articolo 39.
33. Altri casi di depenalizzazione. – Non costituiscono reato e sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro le contravvenzioni previste:
b) dagli articoli 121 e 124 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (12), nella parte non abrogata dall’articolo 14 della legge 19 maggio 1976, n. 398;
d) dagli articoli 8, 58, comma ottavo, 72, 83, comma sesto, 88, comma sesto, del testo unico delle norme sulla circolazione stradale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393 (10), come modificati dalle leggi 14 febbraio 1974, n. 62, e 14 agosto 1974, n. 394, nonché dal decreto-legge 11 agosto 1975, n. 367, convertito, con modificazioni nella legge 10 ottobre 1975, n. 486;
e) dal primo comma dell’articolo 32 della legge 24 dicembre 1969, n. 990 (10), sull’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti.
34. Esclusione della depenalizzazione. – La disposizione del primo comma dell’articolo 32 non si applica ai reati previsti:
b) dall’articolo 19, secondo comma, della legge 22 maggio 1978, n. 194 (13), sulla interruzione volontaria della gravidanza;
d) dall’articolo 221 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265 (14);
g) dalla legge 10 maggio 1976, n. 319 (14), sulla tutela delle acque dall’inquinamento;
h) dalla legge 13 luglio 1966, n. 615 (14), concernente provvedimenti contro l’inquinamento atmosferico;
i) dalla legge 31 dicembre 1962, n. 1860 (16), e dal decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1964, n. 185 (16), relativi all’impiego pacifico dell’energia nucleare;
n) dalle leggi relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro ed all’igiene del lavoro (16/a);
o) dall’articolo 108 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361 (17), e dall’articolo 89 del decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570 (18), in materia elettorale.
35. Violazioni in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie. – Non costituiscono reato e sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro tutte le violazioni previste dalle leggi in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie, punite con la sola ammenda.
Si osservano, in ogni caso, gli articoli 13, 14, 20, 24, 25, 26, 28, 29 e 38 in quanto applicabili.
L’esecuzione forzata, quando non è diversamente stabilito, è regolata dalle disposizioni del codice di procedura civile.
La disposizione del primo comma non si applica alle violazioni previste dagli articoli 53, 54, 139, 157, 175 e 246 del testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 (19).
Per la riscossione delle somme dovute ai sensi del presente articolo, nonché per la riscossione dei contributi e dei premi non versati e delle relative somme aggiuntive di cui alle leggi in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie, gli enti ed istituti gestori delle forme di previdenza ed assistenza obbligatorie, osservate in ogni caso le forme previste dal primo comma dell’articolo 18, possono avvalersi, ove opportuno, del procedimento ingiuntivo di cui agli articoli 633 e seguenti del codice di procedura civile.
36. Omissione o ritardo nel versamento di contributi e premi in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie. – La sanzione amministrativa per l’omissione totale o parziale del versamento di contributi e premi in materia assistenziale e previdenziale non si applica se il pagamento delle somme dovute avviene entro trenta giorni dalla scadenza ovvero se, entro lo stesso termine, il datore di lavoro presenta domanda di dilazione all’ente o istituto di cui al secondo comma dell’articolo precedente.
Tuttavia, quando è stata presentata domanda di dilazione, la sanzione amministrativa si applica se il datore di lavoro:
37. Omissione o falsità in registrazione o denuncia obbligatorie. – Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il datore di lavoro che, al fine di non versare in tutto o in parte contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie, omette una o più registrazioni o denunce obbligatorie, ovvero esegue una o più denunce obbligatorie in tutto o in parte non conformi al vero; è punito con la reclusione fino a due anni quando dal fatto deriva l’omesso versamento di contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie per un importo mensile non inferiore a cinque milioni (19/cost).
La condanna importa le pene accessorie dell’interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e dell’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.
Esse conseguono alla condanna anche nel caso in cui la disposizione del precedente comma non si applichi perché il fatto costituisce un più grave reato.
Si applicano in ogni caso anche le sanzioni amministrative previste nell’articolo 35.
38. Entità della somma dovuta. – La somma dovuta ai sensi del primo comma dell’articolo 32 è pari all’ammontare della multa o dell’ammenda stabilita dalle disposizioni che prevedono le singole violazioni.
La somma dovuta come sanzione amministrativa è da lire ventimila a lire cinquecentomila per la violazione dell’articolo 669 del codice penale e da lire cinquantamila a lire cinquecentomila per la violazione dell’articolo 672 del codice penale.
[La somma dovuta è da lire duecentomila a lire due milioni per la violazione degli articoli 121 e 124 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, da lire centomila a lire un milione per la violazione degli articoli 121, 180, 181 e 186 del regolamento di pubblica sicurezza] (19/a).
La somma dovuta è da lire duecentomila a lire due milioni per la violazione degli articoli 8, 58, comma ottavo, 2 e 83, comma sesto, da lire centomila a lire cinquecentomila per la violazione dell’articolo 88, comma sesto, del testo unico delle norme sulla circolazione stradale.
La somma dovuta è da lire centomila a lire un milione per la violazione dell’art. 8, L. 30 aprile 1962, n. 283 (19/b), e da lire cinquantamila a lire duecentomila per la violazione dell’ultimo comma dell’articolo 14 della stessa legge.
La somma dovuta è da lire cinquecentomila a lire tre milioni per la violazione del primo comma dell’articolo 32 della legge 24 dicembre 1969, n. 990 (20).
39. Violazioni finanziarie. – Non costituiscono reato e sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro le violazioni previste dalle leggi in materia finanziaria punite con la sola multa o con l’ammenda (20/a).
Se le leggi in materia finanziaria prevedono, oltre all’ammenda o alla multa, una pena pecuniaria, l’ammontare di quest’ultima si aggiunge alla somma prevista nel comma precedente e la sanzione viene unificata a tutti gli effetti (20/a).
In deroga a quanto previsto dall’articolo 15 della legge 7 gennaio 1929, n. 4 (21), per le violazioni alle leggi in materia di dogane e di imposte di fabbricazione è consentito al trasgressore di estinguere l’obbligazione mediante il pagamento, entro trenta giorni dalla contestazione, presso l’ufficio incaricato della contabilità relativa alla violazione, dell’ammontare del tributo e di una somma pari ad un sesto del massimo della sanzione pecuniaria, o, se più favorevole, al limite minimo della sanzione medesima.
In caso di mancato pagamento della sanzione pecuniaria nel termine prescritto, l’ufficio finanziario incaricato della contabilità relativa alla violazione procede alla riscossione della somma dovuta mediante esecuzione forzata, con l’osservanza delle norme del testo unico sulla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato, approvato con R.D. 14 aprile 1910, n. 639 (22).
Alle violazioni finanziarie, comprese quelle originariamente punite con la pena pecuniaria, si applicano, altresì, gli articoli 27, penultimo comma 29 e 38, primo comma.
Sezione IV – Disposizioni transitorie e finali.
40. Violazioni commesse anteriormente alla legge di depenalizzazione. – Le disposizioni di questo Capo si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente all’entrata in vigore della presente legge che le ha depenalizzate, quando il relativo procedimento penale non sia stato definito.
41. Norme processuali transitorie. – L’autorità giudiziaria, in relazione ai procedimenti penali per le violazioni non costituenti più reato, pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge, se non deve pronunciare decreto di archiviazione o sentenza di proscioglimento, dispone la trasmissione degli atti all’autorità competente. Da tale momento decorre il termine di cui al secondo comma dell’articolo 14 per la notifica delle violazioni, quando essa non è prevista dalle leggi vigenti.
Restano salve le pene accessorie e la confisca, nei casi in cui le stesse sono applicabili a norma dell’articolo 20. Restano salvi, altresì, i provvedimenti adottati in ordine alla patente di guida ed al documento di circolazione, ai sensi del testo unico delle norme sulla circolazione stradale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393 (20), e della legge 20 giugno 1935, n. 1349 (23), sui servizi di trasporto merci. Per ogni altro effetto si applica il secondo comma dell’articolo 2 del codice penale.
42. Disposizioni abrogate. – Sono abrogati la legge 3 maggio 1967, n. 317 (20), gli articoli 4 e 5 della legge 9 ottobre 1967, n. 950 (24), gli articoli 14 e 15 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1969, n. 1228 (23), l’articolo 13 della legge 29 ottobre 1971, n. 889 (25), la legge 24 dicembre 1975, n. 706 (25/a), nonché ogni altra disposizione incompatibile con la presente legge.
43. Entrata in vigore. – Le norme di questo Capo entrano in vigore il centottantesimo giorno dalla data della pubblicazione della presente legge nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
CAPO II – Aggravamento di pene e nuove disposizioni penali.
44. Pubblicazione di discussioni o deliberazioni segrete delle Camere. – (25/b).
45. Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. – (25/c).
46. Indebita pubblicazione di notizie concernenti un procedimento penale. – (25/d).
47. Modifica all’articolo 697 del codice penale in materia di denuncia di armi all’autorità. – (25/e).
48. Omessa trasmissione dell’elenco dei protesti cambiari (26).
49. Modifica dell’articolo 3 delle disposizioni relative al mercato mobiliare ed al trattamento fiscale dei titoli azionari (27).
50. Modifica dell’articolo 5 delle disposizioni relative al mercato mobiliare ed al trattamento fiscale dei titoli azionari (28).
51. Modifica dell’articolo 17 delle disposizioni relative al mercato mobiliare ed al trattamento fiscale dei titoli azionari (29).
52. Modifica dell’articolo 18 delle disposizioni relative al mercato mobiliare ed al trattamento fiscale dei titoli azionari (30).
CAPO III – Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi.
Sezione I – Applicazione delle sanzioni sostitutive.
53. Sostituzione di pene detentive brevi. – Il giudice, nel pronunciare sentenza di condanna, quando ritiene di dover determinare la durata della pena detentiva entro il limite di un anno può sostituire tale pena con la semidetenzione; quando ritiene di doverla determinare entro il limite di sei mesi può sostituirla anche con la libertà controllata; quando ritiene di doverla determinare entro il limite di tre mesi può sostituirla altresì con la pena pecuniaria della specie corrispondente (30/a).
La sostituzione della pena detentiva ha luogo secondo i criteri indicati dall’articolo 57 della presente legge e dall’articolo 135 del codice penale. Alla sostituzione della pena detentiva con la pena pecuniaria si applicano altresì gli articoli 133-bis, secondo comma, e 133-ter del codice penale.
Nei casi previsti dall’articolo 81 del codice penale, quando per ciascun reato è consentita la sostituzione della pena detentiva, si tiene conto dei limiti indicati nel primo comma soltanto per la pena che dovrebbe infliggersi per il reato più grave. Quando la sostituzione della pena detentiva è ammissibile soltanto per alcuni reati, il giudice, se ritiene di doverla disporre, determina, al solo fine della sostituzione, la parte di pena per i reati per i quali opera la sostituzione (30/b) (30/cost).
54. Applicabilità delle pene sostitutive. – [La pena detentiva può essere sostituita con le pene indicate nell’articolo precedente quando si tratta di reati di competenza del pretore, anche se giudicati, per effetto della connessione, da un giudice superiore o commessi da persone minori degli anni diciotto] (30/c).
55. Semidetenzione. – La semidetenzione comporta in ogni caso l’obbligo di trascorrere almeno dieci ore al giorno negli istituti o nelle sezioni indicati nel secondo comma dell’articolo 48 della legge 26 luglio 1975, n. 354 (31), e situati nel comune di residenza del condannato o in un comune vicino. La determinazione delle ore e l’indicazione dell’istituto sono effettuate in relazione alle comprovate esigenze di lavoro o di studio del condannato.
Durante il periodo di permanenza negli istituti o nelle sezioni indicate nel primo comma, il condannato è sottoposto alle norme della L. 26 luglio 1975, n. 354 (31/a), e D.P.R. 29 aprile 1976, n. 431 (31/a), in quanto applicabili.
56. Libertà controllata. – La libertà controllata comporta in ogni caso:
Nei confronti del condannato il magistrato di sorveglianza può disporre che i centri di servizio sociale previsti dalla legge 26 luglio 1975, n. 354 (31/a), svolgano gli interventi idonei al suo reinserimento sociale.
57. Effetti delle pene sostitutive e criteri di ragguaglio. – Per ogni effetto giuridico la semidetenzione e la libertà controllata si considerano come pena detentiva della specie corrispondente a quella della pena sostituita.
58. Potere discrezionale del giudice nella sostituzione della pena detentiva. – Il giudice, nei limiti fissati dalla legge e tenuto conto dei criteri indicati nell’articolo 133 del codice penale, può sostituire la pena detentiva e tra le pene sostitutive sceglie quella più idonea al reinserimento sociale del condannato.
59. Condizioni soggettive per la sostituzione della pena detentiva. – La pena detentiva non può essere sostituita nei confronti di coloro che, essendo stati condannati, con una o più sentenze, a pena detentiva complessivamente superiore a due anni di reclusione, hanno commesso il reato nei cinque anni dalla condanna precedente (31/cost).
c) nei confronti di coloro che hanno commesso il reato mentre si trovavano sottoposti alla misura di sicurezza della libertà vigilata o alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, disposta con provvedimento definitivo ai sensi delle leggi 27 dicembre 1956, n. 1423 (32), e 31 maggio 1965, n. 575 (32).
60. Esclusioni oggettive. – Le pene sostitutive non si applicano ai reati previsti dai seguenti articoli del codice penale:
355 (inadempimento di contratti di pubbliche forniture), salvo che si tratti di fatto commesso per
590, secondo e terzo comma (lesioni personali colpose), limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro, che abbiano determinato le conseguenze previste dal primo comma, numero 2, o dal secondo comma dell’articolo 583 del codice penale;
Le pene sostitutive non si applicano, altresì, ai reati previsti dagli articoli 9, 10, 14, 15, 18 e 20 della legge 13 luglio 1966, n. 615 (33), (provvedimenti contro l’inquinamento atmosferico) e dagli articoli 21 e 22 della legge 10 maggio 1976, n. 319 (33), (norme per la tutela delle acque dall’inquinamento) (33/a) (33/cost).
Le pene sostitutive non si applicano ai reati previsti dalle leggi relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro e all’igiene del lavoro, nonché dalle leggi in materia edilizia ed urbanistica e in materia di armi da sparo, munizioni ed esplosivi, quando per detti reati la pena detentiva non è alternativa a quella pecuniaria (33/b) (32/cost).
61. Condanna alla pena sostitutiva. – Il giudice, nel dispositivo della sentenza di condanna o del decreto penale, deve indicare la specie e la durata della pena detentiva sostitutiva con la semidetenzione, la libertà controllata o la pena pecuniaria.
62. Determinazione delle modalità di esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata. – Il pubblico ministero o il pretore competente per l’esecuzione trasmette l’estratto della sentenza di condanna alla semidetenzione o alla libertà controllata al magistrato di sorveglianza del luogo di residenza del condannato, che determina le modalità di esecuzione della pena avvalendosi dei criteri indicati negli articoli 55 e 56 e osservando le norme del capo II-bis del titolo II della legge 26 luglio 1975, n. 354 (34).
63. Esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata. – Appena ricevuta l’ordinanza prevista nel penultimo comma dell’articolo precedente, l’organo di polizia ne consegna copia al condannato ingiungendogli di attenersi, a decorrere dal giorno successivo, alle prescrizioni in essa contenute. Provvede altresì al ritiro e alla custodia delle armi, munizioni ed esplosivi, della patente di guida e del passaporto ed alla apposizione sui documenti equipollenti dell’annotazione “documento non valido per l’espatrio”, limitatamente alla durata della pena.
64. Modifica delle modalità di esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata. – Le prescrizioni imposte con l’ordinanza prevista dall’articolo 62 possono essere modificate dal magistrato di sorveglianza per sopravvenuti motivi di assoluta necessità, osservando le norme del capo II-bis del titolo II della legge 26 luglio 1975, n. 354 (34/a).
65. Controllo sull’adempimento delle prescrizioni imposte con la sentenza di condanna. – L’ufficio di pubblica sicurezza del luogo in cui il condannato sconta la semidetenzione o la libertà controllata o, in mancanza di questo, il comando dell’Arma dei carabinieri territorialmente competente verifica periodicamente che il condannato adempia alle prescrizioni impostegli e tiene un registro nominativo ed un fascicolo per ogni condannato sottoposto a controllo.
Nel fascicolo individuale sono custoditi l’estratto della sentenza di condanna, l’ordinanza del magistrato di sorveglianza con le eventuali successive modifiche delle modalità di esecuzione, copia della corrispondenza con l’autorità giudiziaria e con le altre autorità, una cartella biografica in cui sono riassunte le condanne riportate e ogni altro documento relativo all’esecuzione della pena. Si applicano al condannato alla semidetenzione le norme di cui all’articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431 (34/a).
66. Inosservanza delle prescrizioni inerenti alla semidetenzione e alla libertà controllata. – Quando è violata anche solo una delle prescrizioni inerenti alla semidetenzione o alla libertà controllata, la restante parte della pena si converte nella pena detentiva sostitutiva.
Il magistrato di sorveglianza trasmette gli atti alla sezione di sorveglianza, la quale, compiuti, ove occorra, sommari accertamenti, qualora ritenga doversi procedere alla conversione prevista dal primo comma, provvede con ordinanza, osservate le norme contenute nel capo II-bis del titolo II della legge 26 luglio 1975, n. 354 (34/a). L’ordinanza è trasmessa al pubblico ministero competente, il quale provvede mediante ordine di carcerazione.
67. Inapplicabilità delle misure alternative alla detenzione. – L’affidamento in prova al servizio sociale e l’ammissione al regime di semilibertà sono esclusi per il condannato in espiazione di pena detentiva per conversione effettuata ai sensi del primo comma dell’articolo precedente (35).
68. Sospensione dell’esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata. – L’esecuzione della semidetenzione o della libertà controllata è sospesa in caso di notifica di un ordine di carcerazione o di consegna; essa è altresì sospesa in caso di arresto in flagranza ai sensi degli articoli 235 e 236 del codice di procedura penale, di fermo o di cattura del condannato o di applicazione provvisoria di una misura di sicurezza.
69. Sospensione disposta a favore del condannato. – Per motivi di particolare rilievo, attinenti al lavoro, allo studio o alla famiglia, possono essere concesse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 52 della legge 26 luglio 1975, n. 354 (34/a), sospensioni della semidetenzione e della libertà controllata per la durata strettamente necessaria e comunque per non più di sette giorni per ciascun mese di pena.
Nei casi previsti dai numeri 2 e 3 del primo comma dell’articolo 147 del codice penale, quando l’esecuzione della semidetenzione o della libertà controllata è già iniziata, la sospensione può essere ordinata dal magistrato di soveglianza che ha determinato le modalità di esecuzione della pena.
70. Esecuzione di pene concorrenti. – Quando contro la stessa persona sono state pronunziate, per più reati, una o più sentenze di condanna alla pena della semidetenzione o della libertà controllata, si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli da 71 a 80 del codice civile e dell’articolo 582 del codice di procedura penale.
71. Esecuzione delle pene pecuniarie. – Alle pene pecuniarie sostitutive delle pene detentive si applicano le disposizioni dell’articolo 586 del codice di procedura penale.
72. Revoca della pena sostitutiva. – Se sopravviene una delle condanne previste nell’articolo 59,
commi primo e secondo, lettera a), ovvero la condanna a pena detentiva per un fatto commesso successivamente alla sostituzione della pena, questa viene revocata per la parte non ancora eseguita e convertita a norma dell’articolo 66.
73. Iscrizioni nel casellario giudiziale. – Nei casi previsti dall’articolo 604 del codice di procedura penale i decreti e le sentenze di condanna alle pene sostitutive sono iscritti nel casellario giudiziale, anche con l’indicazione della pena sostitutiva.
Nel casellario giudiziale sono altresì iscritte le ordinanze previste dall’articolo 66, ultimo comma, e dall’articolo 108, ultimo comma.
74. Iscrizione nel casellario giudiziale. – (35/a).
75. Disposizioni relative ai minorenni. – Le disposizioni contenute nell’articolo 56 non si applicano al condannato il quale, al momento della trasmissione dell’estratto della sentenza di condanna prevista nell’articolo 62, non abbia compiuto gli anni diciotto.
In tal caso la libertà controllata è eseguita con le modalità stabilite dai commi dal quarto al decimo dell’articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354 (36), e le funzioni attribuite agli organi di polizia dagli articoli 62, 63, 64, 65, 66, 68 e 69 sono svolte dall’ufficio di servizio sociale per minorenni.
76. Norma transitoria. – Le norme previste da questo Capo si applicano anche ai procedimenti penali pendenti al momento dell’entrata in vigore della presente legge.
Sezione II – Applicazione di sanzioni sostitutive su richiesta dell’imputato.
77. Ambito e modalità d’applicazione. – [Nel corso dell’istruzione e fino a quando non sono compiute per la prima volta le formalità di apertura del dibattimento, il giudice, quando ritiene, in seguito all’esame degli atti e agli accertamenti eventualmente disposti, che sussistono elementi per applicare per il reato per cui procede la sanzione sostitutiva della libertà controllata o della pena pecuniaria può disporre con sentenza, su richiesta dell’imputato e con il parere favorevole del pubblico ministero, l’applicazione della sanzione sostitutiva, con esclusione di ogni pena accessoria e misura di sicurezza, ad eccezione della confisca nei casi previsti dal secondo comma dell’articolo 240 del codice penale. In tal caso, con la stessa sentenza, dichiara estinto il reato per intervenuta applicazione della sanzione sostitutiva su richiesta dell’imputato.
La sentenza produce i soli effetti espressamente previsti nella presente Sezione. Contro la sentenza è ammesso soltanto ricorso per cassazione] (36/a).
78. Competenza. – [Sulla richiesta formulata dall’imputato prima dell’emissione del decreto di citazione a giudizio, della richiesta di citazione a giudizio o dell’ordinanza di rinvio a giudizio, provvede il pretore per i procedimenti dinanzi a lui pendenti ed il giudice istruttore negli altri casi; il parere del pubblico ministero è espresso dal procuratore della Repubblica.
Se la richiesta è formulata in un momento successivo, provvede il giudice del dibattimento ed il parere è espresso dal pubblico ministero di udienza] (37).
79. Applicazione nell’ulteriore corso del procedimento. – [Il giudice può procedere ai sensi dell’articolo 77 in ogni stato e grado del procedimento, quando l’imputato ha formulato la richiesta di cui allo stesso articolo nel termine ivi previsto] (37).
80. Esclusioni soggettive. – [Il provvedimento di cui all’articolo 77 non può essere emesso nei confronti di chi in precedenza ne ha già beneficiato o nei confronti di chi ha riportato condanna a pena detentiva] (37) (38).
81. Iscrizione nel casellario giudiziale. – La sentenza, pronunciata a norma dell’articolo 77 è iscritta nel casellario giudiziale per i soli effetti di cui all’articolo precedente.
82. Esecuzione delle sanzioni sostitutive. – Per l’esecuzione delle sanzioni sostitutive si applicano le disposizioni della Sezione I di questo Capo.
83. Violazione degli obblighi. – Colui il quale viola, in tutto o in parte, gli obblighi impostigli con la sentenza pronunciata a norma dell’articolo 77 è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
84. Comunicazione all’imputato. – Quando per il reato per il quale si procede è ammessa l’oblazione o può trovare applicazione la disposizione prevista dall’articolo 77 ne va fatta menzione nella comunicazione giudiziaria.
85. Entrata in vigore. – Le disposizioni contenute nella presente Sezione si applicano anche ai reati commessi prima dell’entrata in vigore della presente legge.
CAPO IV – Estensione della perseguibilità a querela.
86. Nuovo testo degli articoli 334 e 335 del codice penale. – (39).
87. Sottrazione, distruzione o danneggiamento di cose sottoposte a pignoramento, sequestro giudiziario o conservativo. – (40).
88. Violazione colposa dei doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a pignoramento o sequestro giudiziario o conservativo. – (41).
89. Casi di perseguibilità a querela. – (42).
90. Modifica dell’articolo 570 del codice penale in materia di violazione degli obblighi di assistenza familiare. – (43).
91. Modifica dell’articolo 582 del codice penale in materia di lesione personale. – (44).
92. Modifica dell’articolo 590 del codice penale in materia di lesioni personali colpose. – (45).
93. Modifica dell’articolo 627 del codice penale in materia di sottrazione di cose comuni. – (46).
94. Usurpazione. – (47).
95. Deviazione di acque e modificazione dello stato dei luoghi. – (48).
96. Modifica dell’articolo 636 del codice penale in materia di introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo (49).
97. Casi di esclusione della perseguibilità a querela. – (50).
98. Modifica dell’articolo 640 del codice penale in materia di truffa. – (51).
99. Norma transitoria. – Per i reati perseguibili a querela ai sensi delle disposizioni precedenti, commessi prima del giorno dell’entrata in vigore della presente legge, il termine per presentare la querela decorre dal giorno suddetto, se la persona offesa ha avuto in precedenza notizie del fatto costituente reato.
CAPO V – Disposizioni in materia di pene pecuniarie.
100. Condizioni economiche del reo; valutazione agli effetti della pena pecuniaria – Pagamento rateale della multa o della ammenda. – (52).
101. Nuovo testo degli articoli 24, 26, 66, 78, 135 e 136 del codice penale. – (53).
102. Conversione di pene pecuniarie. – Le pene della multa e dell’ammenda non eseguite per insolvibilità del condannato si convertono nella libertà controllata per un periodo massimo, rispettivamente, di un anno e di sei mesi.
Nel caso in cui la pena pecuniaria da convertire non sia superiore ad un milione, la stessa può essere convertita, a richiesta del condannato, in lavoro sostitutivo (53/a).
Il ragguaglio ha luogo calcolando venticinquemila lire, o frazione di venticinquemila lire, di pena pecuniaria per un giorno di libertà controllata e cinquantamila lire, o frazione di cinquantamila lire, per un giorno di lavoro sostitutivo (54).
103. Limite degli aumenti in caso di conversione delle pene pecuniarie. – Quando le pene pecuniarie debbono essere convertite per insolvibilità del condannato la durata complessiva della libertà controllata non può superare un anno e sei mesi, se la pena convertita è quella della multa, e nove mesi se la pena convertita è quella dell’ammenda.
104. Nuovo testo degli articoli 163, 175 e 237 del codice penale. – (55).
105. Lavoro sostitutivo. – Il lavoro sostitutivo consiste nella prestazione di un’attività non retribuita, a favore della collettività, da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni, o presso enti, organizzazioni o corpi di assistenza, di istruzione, di protezione civile e di tutela dell’ambiente naturale o di incremento del patrimonio forestale, previa stipulazione, ove occorra, di speciali convenzioni da parte del Ministero di grazia e giustizia, che può delegare il magistrato di sorveglianza.
106. Esecuzione di pene pecuniarie. – (56).
107. Determinazione delle modalità di esecuzione delle pene conseguenti alla conversione della multa o dell’ammenda. – Il pubblico ministero o il pretore competente per l’esecuzione trasmette copia del provvedimento di conversione della pena pecuniaria al magistrato di sorveglianza del luogo di residenza del condannato.
Il magistrato di sorveglianza determina le modalità di esecuzione del lavoro sostitutivo e ne fissa il termine iniziale, sentito ove occorra il servizio sociale, tenuto conto delle esigenze di lavoro, di studio, di
famiglia e di salute del condannato ed osservando le disposizioni del capo II-bis del titolo II della legge 26 luglio 1975, n. 354 (57).
108. Inosservanza delle prescrizioni inerenti alle pene conseguenti alla conversione della multa o della ammenda. – Quando è violata anche solo una delle prescrizioni inerenti alla libertà controllata, ivi comprese quelle inerenti al lavoro sostitutivo, conseguenti alla conversione di pene pecuniarie, la parte di libertà controllata o di lavoro sostitutivo non ancora eseguita si converte in un uguale periodo di reclusione o di arresto, a seconda della specie della pena pecuniaria originariamente inflitta. In tal caso non si applica il disposto dell’articolo 67.
Il magistrato di sorveglianza trasmette gli atti alla sezione di sorveglianza, la quale, compiuti ove occorra sommari accertamenti, provvede con ordinanza alla conversione prevista dal primo comma, osservate le disposizioni del capo II-bis del titolo II della legge 26 luglio 1975, n. 354 (57). L’ordinanza di conversione è trasmessa al pubblico ministero competente, il quale provvede mediante ordine di carcerazione.
109. Mancata esecuzione dolosa di sanzioni pecuniarie. – (58).
110. Abrogazione della norma. – E’ abrogato l’articolo 49 della legge 26 luglio 1975, n. 354 (59).
111. Disposizioni transitorie. – Le norme sulla conversione delle pene pecuniarie si applicano ai reati commessi successivamente all’entrata in vigore della presente legge.
112. Perdono giudiziale. – (60).
113. Aumento delle pene pecuniarie. – Le pene pecuniarie comminate per i reati previsti dal codice penale o dalle leggi speciali, nonché le sanzioni pecuniarie comminate per le infrazioni previste dal codice di procedura penale, aumentate per effetto della legge 12 luglio 1961, n. 603 (61), sono moltiplicate per cinque.
Sono altresì moltiplicate per cinque le pene pecuniarie comminate per reati previsti da leggi entrate in vigore dopo il 21 ottobre 1947 e prima della legge 12 luglio 1961, n. 603 (61).
Quando, tenuto conto degli aumenti previsti nei commi precedenti, la legge stabilisce la pena dell’ammenda inferiore nel minimo a lire quattromila o nel massimo a lire diecimila, i limiti edittali sono elevati rispettivamente a lire diecimila e a lire venticinquemila (62).
114. Aumento delle sanzioni amministrative pecuniarie. – Le disposizioni dell’articolo precedente si applicano a tutte le sanzioni amministrative pecuniarie originariamente previste come sanzioni penali.
115. Pene proporzionali. – Le disposizioni degli articoli 113 e 114 non si applicano alle pene e sanzioni amministrative pecuniarie quando l’ammontare delle stesse o della pena base che viene assunta per la loro determinazione non è fissato direttamente dalla legge ma è diversamente stabilito.
116. Nuovo testo degli articoli 196 e 197 del codice penale. – (63).
117. Persona civilmente obbligata per l’ammenda e per la multa. – Tutte le disposizioni processuali relative alla persona civilmente obbligata per l’ammenda si intendono riferite anche alla persona
civilmente obbligata per la multa.
CAPO VI – Disposizioni in materia di pene accessorie, prescrizione, oblazione, sospensione condizionale della pena e confisca.
118. Modifiche dell’articolo 19 del codice penale, in materia di pene accessorie – Specie. – (64).
119. Modifiche dell’articolo 32 del codice penale in materia di interdizione legale. – (65).
120. Nuove norme in materia di interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e di incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione. – (66).
121. Modifica dell’articolo 33 del codice penale in materia di condanna per delitto colposo. – (67).
122. Decadenza dalla potestà dei genitori e sospensione dal suo esercizio. – (68).
123. Sospensione dall’esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. – (69).
124. Applicazione provvisoria di pene accessorie. – (70).
125. Modifica dell’articolo 157 del codice penale in materia di prescrizione e tempo necessario a prescrivere. – (71).
126. Oblazione nelle contravvenzioni punite con pene alternative. – (72).
127. Applicazione di norme. – Le disposizioni dell’articolo 162-bis del codice penale si applicano anche ai reati indicati nelle lettere f), h), i), n) del primo comma dell’articolo 34.
128. Obblighi del condannato. – (73).
129. Inosservanza di pene accessorie. – (74).
130. Modifiche dell’articolo 200 del codice di procedura penale in materia di impugnazione di ordinanze emesse in giudizio. – (75).
131. Applicazione provvisoria di pene accessorie o di misure di sicurezza. – (76).
132. Modificazioni dell’articolo 400 del codice di procedura penale in materia di provvedimenti per l’applicazione provvisoria di pene accessorie o di misure di sicurezza. – (77).
133. Esecuzione provvisoria di misure di sicurezza. – (78).
134. Appello contro sentenze del pretore. – (79).
135. Appello contro sentenze del tribunale e della corte d’assise. – (80).
136. Modifiche dell’articolo 522 del codice di procedura penale in materia di questioni di nullità. – (81).
137. Modifiche dell’articolo 604 del codice di procedura penale in materia di provvedimenti da iscrivere nel casellario. – (82).
138. Modifiche alle disposizioni di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale. – (83).
139. Modifica dell’articolo 116 delle norme sugli assegni bancari, circolari e su titoli speciali dell’istituto di emissione, e dei Banchi di Napoli e di Sicilia (84).
140. Disposizioni aggiuntive alle norme in materia di assegni bancari, circolari e su titoli speciali dell’istituto di emissione, e dei Banchi di Napoli e di Sicilia (85).
141. Ulteriori disposizioni aggiuntive alle norme in materia di assegni bancari, circolari e su titoli speciali dell’istituto di emissione, e dei Banchi di Napoli, e di Sicilia (86).
144. Modifica alla legge recante norme per la tutela delle acque dall’inquinamento (89).
146. Norma di coordinamento. – Ogni qualvolta nel codice penale o in altre leggi ricorre l’espressione “patria potestà” la medesima è sostituita dalla espressione “potestà dei genitori”.
147. Modifica dell’articolo 2638 del codice civile in materia di accettazione di retribuzione non dovuta da parte di amministratore giudiziario o commissario governativo. – (91).
148. Disposizioni abrogative e di coordinamento. – L’articolo 2641 del codice civile è abrogato.
Quando nelle leggi speciali è richiamato l’articolo 2641 del codice civile tale richiamo si intende operato all’articolo 32-bis del codice penale.
(2/a) Comma aggiunto dall’art. 1-sexies, D.L. 2 dicembre 1985, n. 688, riportato alla voce INVALIDITà, VECCHIAIA e superstiti (Assicurazione obbligatoria per).
(2/cost) La Corte costituzionale, con ordinanza 12 – 19 gennaio 1995, n. 23 (Gazz. Uff. 25 gennaio 1995 n. 4, serie speciale), ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 8, secondo comma, sollevata in riferimento all’art. 3 della Costituzione.
(3/cost) La Corte costituzionale con ordinanza 12-20 luglio 1995, n. 341 (Gazz. Uff. 9 agosto 1995, n. 33, Serie speciale) ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 9, secondo comma, sollevata in riferimento agli artt. 25, secondo comma, 3 e 5 della Costituzione.
(3/a) Vedi, anche, l’art. 20, D.P.R. 29 luglio 1982, n. 571, riportato al n. A/LVI.
(3/b) L’importo da versare per ogni richiesta di revisione di analisi alla competente tesoreria provinciale dello Stato è stato elevato a L. 80.500 dal D.M. 1° agosto 1984 (Gazz. Uff. 24 agosto 1984, n. 233); a L. 89.000 dal D.M. 30 marzo 1985 (Gazz. Uff. 23 aprile 1985, n. 96); a L. 96.700 dal D.M. 30 giugno 1986 (Gazz. Uff. 15 luglio 1986, n. 162); a L. 102.600 dal D.M. 10 luglio 1987 (Gazz. Uff. 28 luglio 1987, n. 174); a L. 107.300 dal D.M. 1° settembre 1988 (Gazz. Uff. 16 settembre 1988, n. 218); a lire 112.700 dal D.M. 6 giugno 1989 (Gazz. Uff. 29 giugno 1989, n. 150); a lire 120.200 dal D.M. 26 maggio 1990 (Gazz. Uff. 20 settembre 1990, n. 220); a lire 127.530 dal D.M. 6 agosto 1991 (Gazz. Uff. 7 settembre 1991, n. 210); a lire 135.690 dal D.M. 18 giugno 1992 (Gazz. Uff. 26 novembre 1992, n. 279); a lire 143.020 dal D.M. 4 novembre 1993 (Gazz. Uff. 29 novembre 1993, n. 280); a lire 149.030 dal D.M. 20 dicembre 1994 (Gazz. Uff. 24 gennaio 1995, n. 19); a lire 154.840 dal D.M. 16 aprile 1996 (Gazz. Uff. 30 aprile 1996, n. 100); a lire 163.200 dal D.M. 16 maggio 1997 (Gazz. Uff. 3 giugno 1997, n. 127).
(5/a) Comma abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 1993, dall’art. 231, D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, riportato alla voce CIRCOLAZIONE STRADALE, per la parte relativa al testo unico delle norme sulla circolazione stradale, approvato con D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393.
(7/a) La Corte costituzionale, con sentenza 24-27 ottobre 1994, n. 371 (Gazz. Uff. 2 novembre 1994, n. 45 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del terzo comma dell’art. 21, nella parte in cui prevede la confisca del veicolo privo della carta di circolazione, anche se già immatricolato.
(8) La Corte costituzionale, con sentenza 5-24 febbraio 1992, n. 62 (Gazz. Uff. 4 marzo 1992, n. 10 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità degli artt. 22 e 23, L. 24 novembre 1981, n. 689, in combinato disposto con l’art. 122 c.p.c., nella parte in cui non consentono ai cittadini italiani appartenenti alla minoranza linguistica slovena nel processo di opposizione ad ordinanze-ingiunzioni applicative di sanzioni amministrative davanti al pretore avente competenza su un territorio dove sia insediata la predetta minoranza, di usare, su loro richiesta, la lingua materna nei propri atti, usufruendo per questi della traduzione nella lingua italiana, nonché di ricevere tradotti nella propria lingua gli atti dell’autorità giudiziaria e le risposte della controparte.
(7/cost) La Corte costituzionale, con sentenza 10-17 giugno 1996, n. 199 (Gazz. Uff. 26 giugno 1996, n. 26, Serie speciale), ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 22, sollevata in riferimento agli artt. 3, 24, 97 e 113 della Costituzione.
(8/a) La Corte costituzionale, con sentenza 28 novembre – 5 dicembre 1990, n. 534 (Gazz. Uff. 12 dicembre 1990, n. 49 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 23, comma 5, nella parte in cui prevede che il pretore convalidi il provvedimento opposto in caso di mancata presentazione dell’opponente o del suo procuratore alla prima udienza senza addurre alcun legittimo impedimento, anche quando l’illegittimità del provvedimento risulti dalla documentazione allegata dall’opponente. Con sentenza 11-18 dicembre 1995, n. 507 (Gazz. Uff. 27 dicembre 1995, n. 53 – Serie speciale), la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma quinto, dell’art. 23, nella parte in cui prevede che il pretore convalidi il provvedimento opposto in caso di mancata presentazione dell’opponente o del suo procuratore alla prima udienza senza addurre alcun legittimo impedimento, anche quando l’amministrazione irrogante abbia omesso il deposito dei documenti di cui al secondo comma dello stesso art. 23.
(8/cost) La Corte costituzionale, con ordinanza 5-12 febbraio 1996, n. 39 (Gazz. Uff. 21 febbraio 1996, n. 8, Serie speciale), ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 23, decimo e undicesimo comma, sollevata in riferimento all’art. 3 della Costituzione.
(13) Riportata alla voce MATERNITà E INFANZIA.
(14) Riportato alla voce SANITà PUBBLICA.
(16/a) Vedi, anche, l’art. 19, D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758, riportato alla voce LAVORO.
(19/cost) La Corte costituzionale, con ordinanza 11-22 luglio 1996, n. 274 (Gazz. Uff. 7 agosto 1996, n. 32, Serie speciale), ha dichiarato la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell’art. 37, primo comma, sollevate in riferimento agli artt. 27, terzo comma, e 41 della Costituzione.
(19/a) Comma abrogato dall’art. 13, D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480, riportato alla voce SICUREZZA PUBBLICA.
(20/a) Comma così modificato dall’art. 2, L. 28 dicembre 1993, n. 562, riportata alla voce SICUREZZA PUBBLICA.
(25/b) Sostituisce l’art. 683 del codice penale.
(25/c) Sostituisce l’art. 684 del codice penale.
(25/d) Sostituisce l’art. 685 del codice penale.
(25/e) Sostituisce il secondo comma dell’art. 697 del codice penale.
(26) Sostituisce l’art. 235, R.D. 16 marzo 1942, n. 267, riportato alla voce FALLIMENTO, CONCORDATO PREVENTIVO, AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA E LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA.
(27) Sostituisce l’ultimo comma dell’art. 3, D.L. 8 aprile 1974, n. 95, riportato alla voce BORSE DI COMMERCIO.
(28) Sostituisce il sesto comma dell’art. 5, D.L. 8 aprile 1974, n. 95, riportato alla voce BORSE DI COMMERCIO.
(29) Sostituisce l’ultimo comma dell’art. 17, D.L. 8 aprile 1974, n. 95, riportato alla voce BORSE DI COMMERCIO.
(30) Sostituisce l’ultimo comma dell’art. 18, D.L. 8 aprile 1974, n. 95, riportato alla voce BORSE DI COMMERCIO.
(30/a) Comma così modificato dall’art. 5, D.L. 14 giugno 1993, n. 187, riportato alla voce CARCERI E CASE DI RIEDUCAZIONE.
(30/b) La Corte costituzionale, con sentenza 15-29 giugno 1995, n. 284 (Gazz. Uff. 5 luglio 1995, n.
28 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità del presente art. 53 nella parte in cui non prevede l’applicabilità delle sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi ai reati militari, secondo i princìpi di cui in motivazione.
(30/cost) La Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi nuovamente sulla legittimità del presente articolo, con ordinanza 12-20 luglio 1995, n. 338 (Gazz. Uff. 9 agosto 1995, n. 33, Serie speciale), con ordinanza 18-18 ottobre 1995, n. 442 (Gazz. Uff. 25 ottobre 1995, n. 44, Serie speciale) e con ordinanza 11-18 gennaio 1996, n. 10 (Gazz. Uff. 24 gennaio 1996, n. 4, Serie speciale) ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione in quanto la norma impugnata è stata già dichiarata costituzionalmente illegittima con sentenza n. 284 del 1985.
(30/c) Articolo abrogato dall’art. 1, D.L. 14 giugno 1993, n. 187, riportato alla voce CARCERI E CASE DI RIEDUCAZIONE.
(31/cost) La Corte costituzionale, con ordinanza 24-28 marzo 1997, n. 71 (Gazz. Uff. 9 aprile 1997, n. 15, Serie speciale), ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 59, primo comma, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione.
(32/cost) La Corte costituzionale, con ordinanza 19-23 febbraio 1996, n. 46 (Gazz. Uff. 28 febbraio 1996, n. 9, Serie speciale), e con ordinanza 24-28 marzo 1997, n. 70 (Gazz. Uff. 9 aprile 1997, n. 15, Serie speciale), richiamandosi alla precedente pronuncia n. 254 del 1994, ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 60, primo comma, sollevata in riferimento all’art. 3 della Costituzione;ha inoltre dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 60, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione. Successivamente la stessa Corte, con sentenza 19-23 maggio 1997, n. 145 (Gazz. Uff. 28 maggio 1997, n. 22, Serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 60, ultimo comma, sollevata in riferimento all’art. 3 della Costituzione. La stessa Corte, chiamata nuovamente a pronunciarsi sulla stessa questione, con ordinanza 21-29 maggio 1997, n. 157 (Gazz. Uff. 4 giugno 1997, n. 23, Serie speciale) e con ordinanza 18-18 luglio 1997, n. 257 (Gazz. Uff. 23 luglio 1997, n. 30, Serie speciale), ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità sollevata in riferimento all’art. 3 della Costituzione.
(33/a) La Corte costituzionale, con sentenza 20-23 giugno 1994, n. 254 (Gazz. Uff. 29 giugno 1994, n.
27 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 60, secondo comma, nella parte in cui esclude che le pene sostitutive si applichino ai reati previsti dagli artt. 21 e 22 della legge 10 maggio 1976, n. 319.
(33/cost) La Corte costituzionale con ordinanza 23 marzo – 6 aprile 1995, n. 114 (Gazz. Uff. 12 aprile
1995, n. 15, serie speciale) e con ordinanza 29-31 maggio 1995, n. 213 (Gazz. Uff. 7 giugno 1995, n. 24, serie speciale), ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 60, secondo comma, già dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza n. 254 del 1994, “nella parte in cui esclude che le pene sostitutive si applichino ai reati previsti dagli artt. 21 e 22 della legge 10 maggio 1976, n. 319”.
(33/b) La Corte costituzionale, con sentenza 5-19 maggio 1993, n. 249 (Gazz. Uff. 26 maggio 1993, n.
22 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità del presente art. 60, nella parte in cui stabilisce che le pene sostitutive non si applicano al reato previsto dall’art. 590, secondo e terzo comma,del codice penale, limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro, che abbiano determinato le conseguenze previste dal primo comma, n. 2, o dal secondo comma dell’art. 583 del codice penale. Con altra sentenza 24 marzo-3 aprile 1997, n. 78 (Gazz. Uff. 9 aprile 1997, n. 15 – Serie speciale), la Corte costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 60, nella parte in cui esclude che le sanzioni sostitutive si applichino ai reati previsti dall’art. 452, secondo comma, del codice penale.
(35) Con sentenza 9-22 aprile 1997, n. 109 (Gazz. Uff. 30 aprile 1997, n. 18 – Serie speciale), la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 67, nella parte in cui si applica ai condannati minori di età al momento della condanna.
(35/a) Inserisce l’art. 58-bis nella L. 26 luglio 1975, n. 354, riportata alla voce CARCERI E CASE DI RIEDUCAZIONE.
(36/a) Abrogato dall’art. 234, D.Lgs 28 luglio 1989, n. 271, riportato al n. A/LXXXI.
(37) Abrogato dall’art. 234, D.Lgs. 28 luglio 1989, n. 271, riportato al n. A/LXXXI. Salvo quanto disposto dall’art. 248 comma 4 dello stesso decreto.
(38) La Corte costituzionale, con sentenza 3 luglio 1987, n. 267 (Gazz. Uff. 22 luglio 1987, n. 30 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente art. 80, nella parte in cui esclude la reiterabilità del provvedimento previsto dall’art. 77 della stessa legge quando l’imputato debba rispondere di reati che si legano con il vincolo della continuazione a quelli per i quali egli già ha beneficiato del provvedimento.
(40) Sostituisce, con quattro commi, il terzo comma dell’art. 388 del codice penale.
(41) Inserisce l’articolo 388-bis dopo l’art. 388 del codice penale.
(42) Inserisce l’articolo 493-bis dopo l’art. 493 del codice penale.
(43) Inserisce un comma, dopo il secondo, nell’art. 570 del codice penale.
(44) Sostituisce il secondo comma dell’art. 582 del codice penale.
(45) Sostituisce l’ultimo comma dell’art. 590 del codice penale.
(46) Sostituisce il primo comma dell’art. 627 del codice penale.
(47) Sostituisce l’art. 631 del codice penale.
(48) Sostituisce l’art. 632 del codice penale.
(49) Aggiunge un comma all’art. 636 del codice penale.
(50) Inserisce l’art. 639-bis dopo l’art. 639 del codice penale.
(51) Aggiunge un comma all’art. 640 del codice penale.
(52) Inserisce gli artt. 133-bis e 133-ter dopo l’art. 133 del codice penale.
(53/a) La Corte costituzionale, con sentenza 14-21 giugno 1996, n. 206 (Gazz. Uff. 26 giugno 1996, n.
26 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 102, secondo comma, nella parte in cui non consente che il lavoro sostitutivo, a richiesta del condannato, sia concesso anche nel caso in cui la pena pecuniaria da convertire sia superiore ad un milione.
(54) Con sentenza 12-23 dicembre 1994, n. 440 (Gazz. Uff. 28 dicembre 1994, n. 53 – Serie speciale) la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del terzo comma, nella parte in cui stabilisce che, agli effetti della conversione delle pene pecuniarie non eseguite per insolvibilità del condannato, il ragguaglio ha luogo calcolando venticinquemila lire, o frazione di venticinquemila lire, anziché settantacinquemila lire, o frazione di settantacinquemila lire, di pena pecuniaria per un giorno di libertà controllata.
(56) Sostituisce l’art. 586 del codice di procedura penale.
(58) Inserisce l’art. 388-ter dopo l’art. 388-bis del codice penale.
(60) Sostituisce l’art. 19, R.D.L. 20 luglio 1934, n. 1404, riportato al n. Q/I.
(62) Vedi, anche, l’art. 20, L. 24 marzo 1989, n. 122, riportata alla voce CIRCOLAZIONE STRADALE.
(64) Sostituisce i primi due commi dell’art. 19 del codice penale.
(65) Sostituisce il secondo e terzo comma dell’art. 32 del codice penale.
(66) Inserisce gli artt. 32-bis, 32-ter e 32-quater dopo l’art. 32 del codice penale.
(67) Sostituisce il primo comma dell’art. 33 del codice penale.
(68) Sostituisce l’art. 34 del codice penale.
(69) Inserisce l’art. 35-bis dopo l’art. 35 del codice penale.
(70) Sostituisce l’art. 140 del codice penale.
(71) Sostituisce il n. 6) del primo comma dell’art. 157 del codice penale.
(72) Inserisce l’art. 162-bis dopo l’art. 162 del codice penale.
(73) Sostituisce l’art. 165 del codice penale.
(74) Sostituisce l’art. 389 del codice penale.
(75) Aggiunge un comma, dopo il primo, nell’art. 200 del codice di procedura penale.
(76) Sostituisce l’art. 301 del codice di procedura penale.
(77) Aggiunge due commi all’art. 400 del codice di procedura penale.
(78) Sostituisce l’art. 485 del codice di procedura penale.
(79) Sostituisce l’art. 512 del codice di procedura penale.
(80) Sostituisce l’art. 513 del codice di procedura penale.
(81) Aggiunge un comma all’art. 522 del codice di procedura penale.
(82) Modifica l’art. 604 del codice di procedura penale.
(83) Inserisce gli artt. 48-bis e 48-ter dopo l’art. 48 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale.
(84) Inserisce un comma dopo il primo all’art. 116, R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736, riportato alla voce ASSEGNO BANCARIO E CIRCOLARE.
(85) Aggiunge l’art. 116-bis al R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736.
(88) Aggiunge l’art. 80-bis alla L. 22 dicembre 1975, n. 685, riportato alla voce STUPEFACENTI.
(89) Aggiunge un periodo all’art. 21, L. 10 maggio 1976, n. 319, riportata alla voce SANITà PUBBLICA.
(90) Aggiunge un periodo all’art. 1, quarto comma, D.L. 4 marzo 1976, n. 31, riportato alla voce CAMBI E VALUTE ESTERE. Peraltro, l’art. 145 stato abrogato, con decorrenza dal 1° gennaio 1989, dall’art. 42, D.P.R. 31 marzo 1988, n. 148, riportato alla stessa voce.
(91) Sostituisce il secondo comma dell’art. 2638 del codice civile.

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 art. 23
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 art. 53
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 art. 60
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 art. 80
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