Source: https://www.cesnur.org/2003/vil2003_menegotto_it.htm
Timestamp: 2020-01-18 06:13:33+00:00

Document:
The 2003 CESNUR Conference - Due martiri italiani del satanismo (Menegotto)
Due martiri italiani del satanismo:
suor Maria Laura Mainetti e don Giorgio Govoni
di Andrea Menegotto (CESNUR)
1. Il quadro di fondo: satanismo e satanisti in Italia[1]
Le statistiche sul satanismo organizzato (detto anche «degli adulti») possono essere ricostruite in modo piuttosto preciso, poiché è praticamente impossibile che un gruppo organizzato sfugga completamente al rilevamento da parte degli specialisti o degli organi di polizia. Una stima degli aderenti ai gruppi organizzati di satanismo in Italia (riferita al 2003), giunge a contare circa 240 membri e può essere riassunta nella seguente tabella:
Tabella –Aderenti ai gruppi di satanismo organizzato in Italia
Fonte: CESNUR - 2003
Chiesa di Satana (razionalista)
Chiesa di Satana (occultista)
Gruppi minori
Dunque, a dispetto delle cifre molto maggiori fornite spesso dai mass media – a chi propone tali cifre, naturalmente, rimane l’onere della prova – i gruppi di satanisti organizzati non radunano una percentuale significativa della popolazione italiana, anche se l’esperienza vissuta può naturalmente essere seria e grave per le persone coinvolte. Il satanismo organizzato è dunque un fenomeno spesso sopravvalutato, che interessa in realtà solo qualche migliaio di persone nel mondo intero.
Naturalmente, non rientrano in queste statistiche le attività di satanisti isolati, i criminali che – spesso dicendosi ispirati dal demonio – uccidono «per il gusto di uccidere» e neppure il satanismo giovanile (detto pure «satanismo acido» per la sua associazione con la droga), composto da gruppuscoli di minorenni (molto raramente con la presenza di qualche adulto), privi di una continuità organizzativa e rituale e di contatti con i gruppi del satanismo «storico» e organizzato, che mettono in scena rituali satanici «selvaggi» sotto l’influsso di film, trasmissioni televisive, alcuni fumetti, una certa subcultura musicale, ma anche dei resoconti sul satanismo – tanto enfatici e mirabolanti quanto non corrispondenti a verità – ad opera dei mass media. Per quanto molto più diffuso, le statistiche sul satanismo giovanile sono – per le caratteristiche sociologiche dello stesso fenomeno – ipotetiche e, di fatto, molti gruppi possono essere rilevati soltanto in occasione di un reato compiuto. Dai dati di polizia che riguardano diverse regioni italiane si può ipotizzare che il fenomeno in questione coinvolga in Italia circa un migliaio di giovani, mentre una cerchia più ampia (2.000-3.000 persone) adotta stili della subcultura satanica (abbigliamento, simboli, gesti...) senza però partecipare alle vere e proprie attività dei gruppi del satanismo giovanile. Proprio il satanismo «selvaggio» – molto più difficile da sorvegliare per le forze di polizia – si rivela spesso veramente pericoloso ed è in questo ambiente che – a livello internazionale, ma qualche episodio si è verificato anche in Italia – sono maturati negli ultimi anni crimini di vario genere e gravità: vandalismo e profanazione di chiese e cimiteri, violenza carnale e omicidi, come quello di suor Maria Laura Mainetti (1939-2000), di cui ci occuperemo in seguito parallelamente alla vicenda, di diversa natura e genere, che ha visto coinvolto don Giorgio Govoni (1941-2000).
2. Il caso di suor Maria Laura Mainetti
Nella notte fra il 6 e il 7 giugno 2000 a Chiavenna, una cittadina in provincia di Sondrio (in Lombardia, al confine con la Svizzera), la religiosa cattolica suor Maria Laura Mainetti, della congregazione delle Figlie della Croce, viene uccisa con diciannove coltellate da tre ragazze, due di diciassette e una di sedici anni. La suora, nota nella cittadina in cui risiede e nel territorio circostante per il suo impegno sociale e di carità nei confronti dei giovani, dei disagiati e dei bisognosi[2], cade in una trappola ben congegnata: le giovani assassine riescono ad attirarla di notte in un luogo isolato annunciando il falso dramma di una ragazza incinta che si trova in difficoltà e chiedendo aiuto alla religiosa per cui tali azioni di carità sono tutt’altro che infrequenti.
Secondo la ricostruzione prodotta dagli inquirenti e gli elementi emergenti dagli interrogatori delle tre omicide, colpita inizialmente sul cranio con un cubetto di porfido e con una coltellata, la religiosa viene fatta inginocchiare dalle tre assassine a fini simbolico-ritualistici (come gesto di sottomissione) e di nuovo ripetutamente colpita dalle tre ragazze che al contempo lanciano insulti contro di lei e fanno uso di due coltelli per consumare il loro macabro rito, mentre la suora prega e concede loro il perdono.
Le tre ragazze, scoperte e arrestate dai Carabinieri ventidue giorni dopo l’omicidio, prima affermano la loro intenzione di compiere un gioco al fine di rompere la monotonia della vita noiosa che conducono nella cittadina in cui vivono, poi dal carcere confessano di aver voluto compiere un sacrificio a Satana. Al termine dell’inchiesta gli inquirenti – che, peraltro, nelle numerose perquisizioni presso le case di adolescenti e giovani della zona hanno modo di riscontrare l’insospettata esistenza di una subcultura satanica presso vari ragazzi di buona famiglia – individuano realmente nel satanismo la chiave di lettura dell’intera vicenda.
Dalle indagini emergono anche altri dettagli relativi a gesti rituali attribuibili ad una subcultura satanica compiuti dalle tre ragazze nei mesi precedenti l’omicidio, quali un giuramento di sangue fra le medesime consistito nel versare in un bicchiere e ingerire il proprio sangue, ricavato tramite un taglio alla mano o al polso, quale segno di fedeltà reciproca; le stesse ragazze tuttavia confermano che una di loro, vinta dal ribrezzo, si sottrae all’azione ritualistica.
Una seconda azione - questa volta di tipo vandalico - consistente nel furto di una Bibbia (a cui poi danno fuoco) da una chiesa, avrebbe invece coinvolto anche altre amiche del trio, risultate però estranee alla vicenda dell’omicidio di suor Maria Laura.
Le giovani assassine, dai carceri dove sono rinchiuse manifestano pentimento.
Il 5 febbraio 2001 inizia il processo con rito abbreviato e – con esso – la schermaglia tra i periti, alcuni dei quali affermano che le ragazze sono punibili e altri invece che al momento del delitto erano incapaci di intendere e di volere. Il Pubblico Ministero Cristina Rota, nelle tre ore di requisitoria sottolinea più volte il fatto che il movente resta il rito satanico, l’immolazione al diavolo di suor Maria Laura, definendola vittima sacrificale innocente; chiede pertanto condanne severe tra i dieci e i quindici anni, ritenendo Ambra – la ragazza che, invece, sarà prosciolta con la sentenza di primo grado – l’elemento ispiratore dell’atroce delitto.
Il Giudice per le udienze preliminari, Anna Poli, sceglie una terza strada, riducendo le pene richieste dalla Procura per i minorenni di Milano e condannando a otto anni e mezzo due delle tre ragazze accusate dell’omicidio «satanico» – premeditato, secondo la sentenza dell’agosto 2001 –, le quali peraltro beneficiano della riduzione di un terzo della pena, garantita dal rito abbreviato, e prosciogliendo la terza, ritenendola completamente incapace di intendere e volere. La ragazza prosciolta, da subito è affidata ad un riformatorio giudiziario per almeno tre anni, mentre le due condannate per semicapacità (Veronica e Milena) avranno medesima sorte dopo la scarcerazione.
La sentenza della Corte d’Appello di Milano, nell’aprile del 2002, conferma invece la tesi dell’accusa, infatti non riconosce alla ragazza prosciolta in primo grado lo stato d’infermità mentale e, ritenendola la leader del trio di giovani assassine, la condanna a più di dodici anni e mezzo di carcere (la pena più severa), mentre conferma le condanne di primo grado per le sue due compagne.
Un’appendice alla vicenda processuale riguarda la temporanea scarcerazione della stessa Ambra, nel gennaio del 2003, per scadenza dei termini di custodia cautelare prima del giudizio della Suprema Corte di Cassazione, a cui hanno fatto ricorso i difensori della ragazza dopo la sentenza della Corte d’Appello, a differenza dei legali di Veronica e Milena. La Cassazione, peraltro, il 23 gennaio 2003 rende definitiva la condanna della Corte d’Appello, ritenendo perciò la ragazza colpevole.
3. Il caso di don Giorgio Govoni
Don Giorgio Govoni, sacerdote cattolico e parroco ampiamente impegnato nell’ambito sociale nella zona della cosiddetta Bassa Modenese (presidente di un’associazione di volontariato), viene accusato da alcuni bambini – ma in realtà da psicologhe e assistenti sociali dell’Azienda Sanitaria Locale (ASL) di Mirandola (in provincia di Modena), le quali affermano di interpretare i racconti dei bambini – di organizzare riti satanici in cui si abusa sessualmente dei piccoli. I fatti per cui don Giorgio è accusato risalgono agli anni dal 1996 al 1998 e hanno specificamente per oggetto presunti abusi compiuti nei confronti di tredici bambini (il più piccolo di appena quattro mesi, il più grande di tredici anni) da parte di parenti (genitori, zii, nonni, un fratello) e una maestra, nonché dello stesso don Giorgio.
L’inchiesta in cui questi è coinvolto nasce nel 1997 dalle confidenze di un bambino (già noto ai servizi sociali per una situazione di disagio famigliare), il quale – a detta dell’equipe della ASL di Mirandola – incomincia a parlare di abusi sessuali compiuti ai suoi danni in ambiente domestico, extradomestico e in un contesto che viene interpretato dalla stessa equipe come ritualistico-satanico, essendo gli episodi descritti dal bambino collocabili logisticamente in un cimitero. L’inchiesta si espande a macchia d’olio: tredici bambini sono sottratti alle famiglie e presi in consegna dalla ASL e dal Tribunale di Modena, che li affida a comunità per minori e famiglie affidatarie.
Questi stessi bambini – secondo l’interpretazione dell’equipe psicologica della ASL –, durante i colloqui a cui sono sottoposti, ammettono tutti di essere stati vittime di episodi di pedofilia e indicano gli adulti coinvolti negli abusi a sfondo satanico. Don Govoni, in particolare, è accusato di essere a capo del gruppo di satanisti pedofili che avrebbe agito nei cimiteri fra Mirandola e Finale Emilia, compiendo all’interno dei riti celebrati, fra l’altro, «finti funerali», decapitando fanciulli in onore di Satana e gettando le loro teste nell’acqua di un fiume, che peraltro viene dragato senza che sia trovato alcun resto umano riferibile ai riti.
Nonostante l’assenza di prove[3] – come vedremo – la pubblica accusa, sostenuta dall’equipe psicologica della ASL, reclama per gli adulti identificati una condanna esemplare. Don Giorgio, dal canto suo, continua a proclamarsi innocente, sostenuto e ritenuto tale dai suoi parrocchiani, dal suo vescovo, dalla Curia e da tutta la Diocesi di Modena-Nonantola.
La vicenda processuale[4]
La vicenda processuale legata al caso di don Govoni, anche per il numero di persone coinvolte nelle indagini e nei processi è articolata e complessa. Con uno sforzo di sintesi – e tralasciando i pur importantissimi elementi che emergono dalla mole degli atti processuali in relazione ai casi delle altre persone coinvolte, dalle relazioni dei periti, dai numerosissimi colloqui fra minori, assistenti sociali e psicologhe e dalle varie perizie[5] – tale vicenda giudiziaria può essere descritta in quattro tappe.
1) Il Tribunale di Modena, con sentenza (di primo grado) del 5 giugno 2000, registra quindici condanne a pene variabili tra i due e i diciannove anni; relativamente a don Giorgio Govoni dichiara i reati estinti «per morte del reo». Ciò significa che la richiesta di quattordici anni di pena è valida e che la colpevolezza del sacerdote è riconosciuta, ma lo stesso muore letteralmente di crepacuore nello studio del suo avvocato il 19 maggio 2000, poche ore dopo l’arringa del pubblico ministero che lo ritiene colpevole.
2) Il 16 gennaio 2001, l’avvocato difensore di don Govoni deposita presso la Cancelleria Penale del Tribunale di Modena l’Atto di interposizione di appello (alla Corte di Appello di Bologna) al fine di riabilitare la memoria del suo assistito.
3) La Corte di Appello di Bologna (Seconda Sezione Penale), con sentenza dell’11 luglio 2001 fa cadere il teorema che presupponeva l’esistenza di un gruppo di satanisti pedofili – che avrebbero compiuto atti di pedofilia a scopo rituale satanico particolarmente all’interno di alcuni cimiteri della Bassa Modenese – su cui si era fondata la sentenza di primo grado. Il giudizio di secondo grado conferma o riduce le condanne solo per sette dei quindici imputati, ma occorre notare che i fatti a loro addebitati si riferiscono ad atti di pedofilia compiuti all’interno delle mura domestiche. Crollando la pista satanica e scagionando dalle accuse molti degli imputati, di fatto, viene riabilitata la figura di don Giorgio Govoni, con ovvia soddisfazione di tutti coloro che – soprattutto nell’ambiente ecclesiale – non avevano dubitato della sua innocenza[6].
4) La Corte Suprema di Cassazione, con sentenza del 26 novembre 2002, conferma il giudizio d’appello introducendo quale chiave di lettura dell’intera vicenda la «sindrome del “falso ricordo collettivo”» o la «costruzione collettiva di eventi» (espressioni che la Corte di Cassazione riprende dichiaratamente dalla letteratura specialistica sul tema), insistendo sull’assoluta mancanza di riscontri esterni di qualsiasi genere e sull’inverosimiglianza di alcuni dettagli in relazione alle circostanze riferite dall’accusa in sede processuale. Come la succitata sentenza d’appello, anche la Cassazione riconosce peraltro la sussistenza di colpevolezza da parte di alcuni imputati in merito agli abusi compiuti in ambito non rituale, in tale ottica i «racconti cimiteriali» di alcuni bambini appaiono come l’elaborazione artificiosa di un reale vissuto esperienziale. Dunque - secondo la Corte di Cassazione - nella vicenda della Bassa Modenese, in alcuni casi gli abusi su minori da parte di adulti si sono realmente compiuti, tuttavia nessun elemento convalida la costruzione soggiacente le motivazioni della sentenza di primo grado, che poneva come motivo fondante di tutto l’impianto accusatorio la pista ritualistico-satanica.
4. Due diverse vicende per una medesima sorte: il martirio
Il caso di suor Maria Laura Mainetti e quello di don Giorgio Govoni a prima vista appaiono diversissimi, ma in realtà hanno un elemento comune: in entrambi i casi i vescovi titolari delle rispettive Diocesi di appartenenza dei religiosi hanno parlato di «martirio», pur non necessariamente interpretando il termine nel senso tecnico tipico delle cause di beatificazione[7].
A. Qualche considerazione sul caso di suor Maria Laura Mainetti
Le vite delle tre giovani assassine di suor Maria Laura non parlano di frequentazioni o contatti con gruppi satanisti ufficiali ed organizzati, ma di sessualità vissuta all’eccesso e in maniera ossessiva, «male di vivere», noia, adolescenze inquiete, grande fascino per tematiche quali la morte, il sesso, la droga e la disperazione - temi oggetto di interminabili corrispondenze e diari, che riportano pure vari «motti» tratti dalle canzoni del controverso cantante rock Marilyn Manson[8], e che emergono anche dallo studio delle memorie dei loro personal computer, vagliate attentamente dagli inquirenti - e attrazione per il satanismo così come proposto dai resoconti giornalistici sui fenomeni satanici, da cui nasce un interesse morboso e costante per le pratiche sataniche, attraverso l’acquisto, la lettura di volumi e la pratica di rituali caserecci e rudimentali, fino al gravissimo gesto compiuto.
Da queste constatazioni si possono trarre un paio di conferme: innanzitutto quella a favore degli studiosi specialisti nello studio delle tendenze spirituali contemporanee e delle minoranze religiose[9], i quali da anni insistono sul fatto che il satanismo giovanile, per le sue stesse caratteristiche e per il suo carattere «selvaggio», è la forma di satanismo realmente pericolosa ed è in questo contesto che possono verificarsi episodi criminosi di vario genere, talora con esito assolutamente drammatico, come nel caso di suor Maria Laura Mainetti. Va peraltro notato come le giovani assassine della religiosa non sono, come vorrebbero alcune tendenze «fondamentaliste» nostrane (che si stanno cioè diffondendo recentemente anche in Italia) critiche nei confronti di alcuni prodotti letterari e cinematografici di genere horror o fantasy a tematica magica – accusati di avvicinare bambini e adolescenti al mondo della magia e del satanismo[10] –, fra i cultori di questo genere. Le tre giovani assassine – per esempio e al contrario di molti loro coetanei – non sono fra le lettrici e fans del «maghetto» Harry Potter, eroe dei romanzi di Joanne K. Rowling. In assenza della controprova, ci si consenta peraltro di ipotizzare che la lettura delle avventure di Harry, caratterizzate dalla netta distinzione fra la sfera del bene e quella del male, avrebbe solo fatto bene alle tre sventurate.
La seconda conferma che possiamo ricavare dalla tragica vicenda di Chiavenna – anche questa a favore delle tesi sostenute da anni dagli specialisti – poggia sul fatto che il satanismo giovanile si configura fondamentalmente come un fenomeno di devianza e disagio e – come tale – non dovrebbe essere analizzato primariamente con le categorie della sociologia dei movimenti religiosi, ma con quelle della devianza e del disagio giovanile, parlando le storie dei giovani satanisti della frequentazione di ambienti devianti, di droga, teppismo e piccola criminalità, noia di vivere, sessualità esasperata, monotonia (vari di questi elementi sono riscontrabili nel profilo delle tre giovani di Chiavenna). Collocandosi in questa linea, Joyce Mercer interpreta pertanto in maniera assolutamente adeguata il satanismo giovanile come una «maschera» del disagio e della devianza[11]. D’altra parte, come rileva Introvigne soffermandosi sugli atteggiamenti di vari giovani disagiati che popolano la scena del satanismo giovanile o adottano nel loro stile di vita una subcultura satanica, «[...] in un mondo dove il sesso e il turpiloquio non creano più veramente scandalo [...] forse soltanto Satana rimane veramente provocatorio»[12]
B. Qualche considerazione sul caso di don Giorgio Govoni
Don Giorgio Govoni è senza dubbio vittima di false accuse, ma – a ben vedere – anche di un ambiente gettato nel panico dai resoconti mass mediatici sul satanismo che, all’opposto, hanno entusiasmato le giovani assassine di suor Mainetti.
Anche se ciò non toglie nulla al suo dramma umano, il povero don Giorgio è stato, come abbiamo visto, riabilitato e proclamato innocente post mortem. Vale tuttavia la pena di soffermarsi qualche istante sul contesto in cui può essere collocata la sua vicenda, per comprendere che essa costituisce un ennesimo e tragico capitolo dell’enorme e controversa letteratura psichiatrica fondata sulle cosiddette «memorie ritrovate» e sui presunti «abusi satanici» compiuti dagli adulti a danno dei bambini[13].
In Italia, fortunatamente, l’epidemia di «memorie ritrovate» (da bambini o da adulti sul lettino dello psicologo che accusano falsamente adulti di «crimini rituali satanici») e di «abusi rituali satanici» ha avuto poche e periferiche manifestazioni di cui la più importate e tragica è costituita dal caso di cui ci stiamo occupando[14]. A livello internazionale, negli anni fra il 1988 e il 1991, tale epidemia ha fatto notevoli danni nei paesi di lingua inglese, fino a giungere ad essere bloccata da una serie di sentenze e di rapporti commissionati dalle autorità pubbliche. In particolare, nel 1994, due rapporti ufficiali – uno inglese, commissionato dal Ministero della Sanità alla sociologa Jean La Fontaine[15], e uno statunitense del National Center of Child Abuse and Neglect – danno un colpo fatale alla credibilità della tesi relativa all’esistenza di «abusi rituali satanici» e sono piuttosto – come nel caso delle «memorie ritrovate» – assistenti sociali e psicologi a dover rispondere di accuse di calunnia e diffamazione dopo l’assoluzione dei presunti satanisti. Il rapporto americano afferma che su dodicimila denunce di presunti abusi rituali satanici neppure un solo caso ha potuto essere sostenuto da prove, anche se in un piccolo numero di casi si è potuto stabilire che singoli pedofili isolati o coppie (ma non organizzazioni) dichiarano di avere rapporti con Satana o usano questa pretesa per spaventare le vittime.
Massimo Introvigne, direttore del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), è stato consulente della difesa di don Giorgio Govoni nel processo di Modena e, in tale occasione, ha redatto un’ampia e articolata memoria – stesa su richiesta della difesa di don Giorgio – sul mito delle «memorie ritrovate» e dei presunti «abusi rituali satanici»[16]. Tale memoria, di fatto ignorata dai giudici di primo grado, è invece – implicitamente – assai tenuta presente nella sentenza di appello e della Corte di Cassazione. A tal proposito, vale la pena di notare che la memoria in questione costituisce in Italia il primo intervento di una specialista di minoranze religiose in un caso di presunti «abusi rituali satanici» (mentre, naturalmente, sono numerosi gli esempi all’estero).
Secondo il sociologo e criminologo americano Philip Jenkins, la diffusione di teorie e la promozione di processi sugli «abusi rituali satanici» ha precipitato la reputazione della professione di assistente sociale ai suoi minimi storici nei paesi di lingua inglese, e ha spinto i governi a rivedere i regolamenti relativi alla professione di assistente sociale, riducendone i poteri e mettendo in guardia contro le domande suggestive quando si interrogano bambini in casi di possibili abusi[17]. Secondo lo stesso studioso, quello relativo agli abusi rituali satanici è il solo fra i panici morali[18] che si sono manifestati nel nostro secolo che può dirsi effettivamente cessato (nei paesi di lingua inglese) in quanto è stato completamente screditato nei tribunali – il più delle volte con le sentenze di secondo grado – e presso le autorità politiche.
Ai giudici e all’accusa del processo di primo grado per il caso della Bassa Modenese, per evitare gli errori colossali di giudizio, la condanna – fortunatamente revocata in appello, di innocenti e – soprattutto – le loro tragiche conseguenze, prima ancora che la lettura dei succitati rapporti e della letteratura scientifica sul tema degli abusi rituali satanici, si sarebbe forse più comodamente rivelata molto utile la visione e l’attenta riflessione sul film (del 1995) del noto regista e produttore americano Oliver Stone (diretto da Mick Jackson), Indictment: The McMartin Trial, trasmesso in Italia dalla RAI con il titolo L’asilo maledetto. Il film racconta fedelmente le vicende legate al caso McMartin del 1983, conclusosi con l’assoluzione degli imputati accusati di abusi sessuali a sfondo satanico a danno di centinaia di piccoli ospiti della McMartin Preschool, un asilo nido di lusso gestito dalla famiglia McMartin a Manhattan Beach, un sobborgo elegante di Los Angeles. Il caso giudiziario McMartin è servito da modello a centinaia di casi simili e rivela somiglianze notevoli con la vicenda di cui don Giorgio Govoni è stato purtroppo vittima.
Suor Maria Laura e don Giorgio – ognuno a suo modo – sono stati «martiri» di una maniera impropria ed enfatica di affrontare la questione del satanismo da parte dei mass-media e, di conseguenza, dell’opinione e degli enti pubblici.
Affinché i loro casi non si ripetano, occorrerebbe che fosse sottolineato, anche e soprattutto dagli stessi media, che i satanisti in realtà sono pochi, che le loro attività veramente criminali sono piuttosto infrequenti e che essi non sono dei potenti signori delle tenebre, ma – piuttosto –, in molti casi, dei veri e propri «poveri diavoli».
[1] Cfr., con particolare riferimento alla situazione italiana, gli importanti studi di Massimo Introvigne, Indagine sul satanismo. Satanisti e anti-satanisti dal Seicento ai nostri giorni, Mondadori, Milano 1994 (di cui cfr. pure l’edizione francese rivista e aggiornata: Enquête sur le satanisme. Satanistes et antisatanistes du XVIIIe siècle à nos jours, Dervy, Parigi 1997) e Il satanismo, Elledici, Leumann (Torino) 1997. Per un inquadramento del satanismo all’interno della più vasta corrente magica, cfr. – più brevemente – il mio «L’attuale panorama del sacro», in Via Verità e Vita, n. 193 (monografia Magia, occultismo, satanismo... Quali provocazioni per la catechesi?), maggio-giugno 2003, pp. 8-14. Sulle controversie recenti in tema di satanismo: James T. Richardson - Joel Best - David G. Bromley (a cura di), The Satanism Scare, Aldine de Gruyter, New York 1991.
[2] Un ricordo dai contorni «agiografici» di suor Maria Laura Minetti è tracciato dal bollettino della congregazione a cui la suora apparteneva: cfr. In semplicità. Notiziario della Congregazione delle Figlie della Croce, numero speciale, luglio 2002.
[3] Basti ricordare in questa sede che dalla lettura degli atti del processo si nota una perizia medica, volta a dimostrare un’avvenuta violenza sessuale, in cui si sostiene che la verginità violata di una fanciulla si è potuta ricostruire da sola.
[4] Chi scrive ha avuto modo di consultare e analizzare la grande mole di pagine comprendenti gli atti processuali e alcune perizie. In particolare, l’iter giudiziario comprende i seguenti e importanti atti:
1. Tribunale di Modena, Sentenza n. 87/2000 del 5 giugno 2000 (Galliera e altri), Reg. Trib. n. 166/99, RNR n. 1381/97. Depositata in Cancelleria il 2 dicembre 2000.
2. Atto di interposizione di appello imputato Govoni Giorgio (alla Corte di Appello di Bologna) dell’avvocato Pierfrancesco Rossi, del Foro di Modena, difensore di don Govoni. Depositato presso la Cancelleria Penale del Tribunale di Modena il 16 gennaio 2001.
3. Corte di Appello di Bologna - Seconda Sezione Penale, Sentenza dell’11 luglio 2001. Registro sentenze n. 1657. R.G. n. 2001/7041. RNR n. 1381/97. Depositata in Cancelleria l’8 ottobre 2001.
4. Corte Suprema di Cassazione - Terza Sezione Penale, Sentenza n. 2234 del 26 novembre 2002. Registro Generale n. 10739/2002. Depositata in Cancelleria il 22 gennaio 2003.
[5] Per un inquadramento generale e critico sulla vicenda: cfr. il volume del senatore Augusto Cortelloni, Pedofilia & satanismo. Risorge l’Inquisizione. Quel pasticciaccio della Bassa Modenese, s.d.n.l., disponibile in versione e-book all’URL http://www.ancoragenitori.it/sezioni/bibliografia/pedofilia_e_satanismo.htm (ultima visita: 6 maggio 2003).
[6] Cfr. la nota del quotidiano vaticano L’Osservatore Romano del 13 luglio 2001: “Don Giorgio Govoni era innocente: riabilitazione postuma in appello”.
[7] I due «martiri» – per una curiosa coincidenza (scherzo del destino?) – paiono subire il loro martirio quasi nello stesso istante: suor Maria Laura Mainetti viene uccisa nella notte fra il 6 e il 7 giugno 2000, mentre don Giorgio Govoni – in realtà già defunto poiché stroncato da una crisi cardiaca il 19 maggio – viene ritenuto colpevole in primo grado il giorno precedente (5 giugno dello stesso anno).
[8] Pseudonimo di Brian Warner (nato a Canton, nell’Ohio, il 5 gennaio 1969), che con lo stesso dichiara di rifarsi a due «miti»: Marilyn Monroe (1926-1962), indiscussa e celebrata sex symbol, e Charles Manson (1934-), ispiratore della strage di Los Angeles in cui fu uccisa l’attrice (incinta) Sharon Tate (1943-1969), moglie del regista Roman Polanski ([1933-], sul punto si veda: M. Introvigne, Indagine sul satanismo, cit., pp. 301-311). Nel 1994 Marilyn Manson incontra Anton Szandor LaVey (pseudonimo di Howard Stanton Levey, [1930-1997], su cui, Ibid., pp.265-291), e aderisce alla Chiesa di Satana da questi fondata nel 1966 con l’amico e regista underground Kenneth Anger (pseudonimo di Kenneth William Anglemyer, [1927-]). A detta dei vari biografi di Marilyn Manson, questo incontro ispira profondamente le varie tematiche e messaggi che emergono dai testi delle sue canzoni. Su Marilyn Manson, idolo di molti giovani che fanno proprio uno stile di vita ispirato ad una subcultura con riferimenti al satanismo e a vari tipi di trasgressione sono disponibili – sia in volume che sul Web – numerose biografie, certamente da vagliare i termini critici perché talora i vari autori e fans tendono a presentare il cantante in termini «leggendari»; fra queste: Chuck Weiner - Marilyn Manson, Marilyn Manson: In His Own Words, Omnibus Press, Londra 2000; Gavin Baddeley, Dissecting Marilyn Manson, Plexus Pub, Medford (New Jesrsey) 2000 (tr. it.: Anatomia di Marilyn Manson, Sperling & Kupfer, Milano 2001); Kalen Rogers, Marilyn Manson: The Unauthorized Biography, Omnibus Press, Londra 1997 e, in lingua italiana, Chuck Weiner, Marilyn Manson, Lo Vecchio, Genova 2002.
[9] Cfr., in particolare, M. Introvigne, Indagine sul satanismo, cit. e Il satanismo, cit.
[10] Sul punto e per alcune considerazioni critiche sulle tendenze «fondamentaliste» nell’approccio ad alcuni generi della popular culture: cfr. Ibid., Tra fondamentalismo e magia: la strana controversia su Harry Potter. Relazione presentata al convegno «Trovare Dio in Il Signore degli Anelli e in Harry Potter» (31 maggio 2002), organizzato dal Centro Studi Oriente Occidente presso la Sala del Rettorato dell’Università di Ancona. Versione preliminare (la versione definitiva apparirà negli atti del convegno, in preparazione) disponibile sul sito Internet del CESNUR all’URL: https://www.cesnur.org/2002/potter_008.htm (ultima visita: 6 maggio 2003).
[11] Cfr. Joyce Mercer, Behind the Mask of Adolescent Satanism, Deaconess Press, Minneapolis 1991.
[12] M. Introvigne, Indagine sul satanismo, cit., p. 362.
[13] Sul punto cfr. Jean La Fontaine, Speak of the Devil: Tales of Satanic Abuse in Contemporary England, Cambridge University Press, Cambridge - New York 1998; Jeffrey S. Victor, Satanic Panic. The Creation of a Contemporary Legend, Open Court, Chicago - La Salle (Illinois) 1993 e M. Introvigne, Indagine sul satanismo, cit., pp. 321-382.
[14] Per la precisione, l’episodio della Bassa Modenese si colloca principalmente nel contesto dei presunti «abusi rituali satanici», non avendo tutte le caratteristiche specifiche per potersi inquadrare nell’ambito delle «memorie ritrovate».
[15] J. La Fontaine, The Extent and Nature of Organised and Ritual Abuse: Research Findings, Her Majesty’s Stationery Office, Londra 1994.
[16] Cfr., presso l’autore, Parere pro veritate in relazione al procedimento penale n. 166/99 (Galliera e altri) - Tribunale di Modena.
[17] Cfr. Philip Jenkins, Intimate Enemies, Aldine De Gruyter, Hawthorne (New York) 1992. A proposito del ruolo degli assistenti sociali e del Tribunale dei Minori, si noti che a seguito della vicenda della Bassa Modenese, il senatore Augusto Cortelloni ha proposto un disegno di legge di iniziativa popolare «per la soppressione del Tribunale dei Minorenni e istituzioni di sezioni specializzate per gli affari famigliari e per i minori presso i Tribunali Ordinari» (cfr. op. cit., pp. 79-86).
[18] Il concetto di «panico morale» fu sviluppato negli anni 1970 per spiegare come alcuni problemi sociali – caratterizzati sia nella rappresentazione mediatica sia nelle istituzioni politiche da una reazione sproporzionata rispetto all’effettiva minaccia – siano ipercostruiti e generino timori esagerati. Spesso, i panici morali si fondano su statistiche folkloriche che, benché non confermate da studi scientifici o accademici, rimbalzano da un mezzo di comunicazione all’altro e possono ispirare misure politiche. Secondo Philip Jenkins (uno fra i principali studiosi della questione) è da sottolineare nella gestione dei panici morali il ruolo di «imprenditori morali» che hanno qualche forma di interesse al perpetuarsi di specifici timori. Sempre secondo Jenkins «la reazione di panico non avviene a causa di una valutazione razionale della scala di una particolare minaccia», ma è piuttosto «un risultato di timori non ben definiti che, alla fine, trovano un centro drammatico e semplificato in un singolo incidente o stereotipo, che quindi funge da simbolo visibile per la discussione e il dibattito» (Pedophiles and Priests. Anatomy of a Contemporary Crisis, Oxford University Press, New York - Oxford, 1996).

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