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Timestamp: 2016-12-03 00:21:00+00:00

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Finti posti di lavoro: è truffa ma non grave
12 Lug 2016	L'autore
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Non scatta l’aggravante della minorata difesa per chi sfrutta la credulità dei disoccupati.
Commette truffa, ma non aggravata, chi promette falsi posti di lavoro al solo scopo di conseguire guadagni illeciti: è quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].
Chi, nel compiere un reato, approfitta delle particolari condizioni personali della vittima, condizioni tali che non consentono a quest’ultima di difendersi prontamente, viene punito con una sanzione più grave di quella ordinaria: scatta infatti, in questo caso, una delle cosiddette aggravanti generiche [2].
Questa aggravante, però, secondo la Corte Suprema, non si applica nei confronti di chi approfitti della condizione di psicologica debolezza del disoccupato. Ciò perché, ad avviso dei magistrati, lo stato di inferiorità psichica non può essere individuato “esclusivamente nella generale crisi economica ed occupazionale che tocca sia il mondo dei giovani che quello delle persone non ancora sufficientemente anziane per il pensionamento.
Insomma, il disoccupato è sì in una condizione di debolezza, ma non tale da non potersi difendere come tutte le altre persone e, quindi, scoprire che dietro una falsa promessa di lavoro può nascondersi una truffa.
La sentenza Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 11 maggio – 11 luglio 2016, n. 28795
Presidente De Crescienzo – Relatore Verga
Ricorre per cassazione D.B.I. avverso il provvedimento del Tribunale del riesame di Roma che il 9 dicembre 2015 ha confermato l’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale che gli ha applicato la misura cautelare degli arresti domiciliari per truffa aggravata ai sensi dell’articolo 61 numero 5 codice penale. L’aggravante è stata contestata per essersi gli imputati approfittati dello stato di disoccupazione in cui versavano i candidati in un periodo di grave crisi economica
Deduce il ricorrente che l’aggravante in argomento è stata erroneamente configurata.
Lamenta che detta aggravante è stata collegata alla condizione di disoccupazione che unitamente all’età dei truffati in tempi come quelli correnti, segnati da una profonda crisi occupazionale che riguarda soprattutto l’universo giovanile, integri uno stato di minorata difesa tenuto conto della intuibile maggiore proclività dei ragazzi ad affidarsi all’aspettativa di una insperata soluzione dei problemi economici ed esistenziali connessi a sicure fonti di reddito.
Sostiene che le motivazioni fornite dai giudici di merito si pongono in netta antitesi con le caratteristiche specifiche della circostanza aggravante della minorata difesa, ben evidenziate dalla dottrina e dalla giurisprudenza, che richiedono, perché possa applicarsi la circostanza, che le condizioni di tempo, luogo e persona abbiano in concreto effettivamente ostacolato la pubblica o privata difesa, non essendo sufficiente la idoneità astratta di quelle condizioni a favorire la commissione del reato. E’ stato sottolineato che la giurisprudenza di questa corte ha affermato che ai fini della configurabilità della circostanza aggravante della minorata difesa, l’età avanzata della vittima del reato, anche a seguito delle modificazioni legislative introdotte dalla legge n. 94 del 2009, è rilevante nel senso che impone al giudice di verificare, allorché il reato sia commesso in danno di persona anziana, se la condotta criminosa posta in essere sia stata agevolata dalla scarsa lucidità o incapacità di orientarsi da parte della vittima nella comprensione degli eventi secondo criteri di normalità (Cass. N. 35997/2019 Riv. N. 248163). Ancora che la valutazione della sussistenza dell’aggravante della minorata difesa va operata dal giudice, caso per caso, valorizzando situazioni che abbiano ridotto o comunque ostacolato, cioè reso più difficile, la difesa del soggetto passivo, pur senza renderla del tutto oquasi impossibile, agevolando in concreto la commissione del reato. (Fattispecie in materia di truffa in danno di una pluralità di persone offese, nella quale la Corte ha ritenuto sussistente l’aggravante nella condotta degli imputati che prospettavano alle vittime stabili occupazioni di lavoro, con approfittamento, a seconda dei casi, delle condizioni di crisi economica delle vittime medesime o di situazioni familiari di forte disagio delle stesse, colpite da recenti gravi lutti familiari Cass. n. 6608 del 2013 Rv. 258337).
Ed è sottolineato che tale condizione di minorata difesa deve essere riconosciuta dall’autore del reato che ne ha approfittato, accertamento che è stato assolutamente omesso nella fattispecie in esame e che l’esclusione dell’aggravante comporta la inapplicabilità della misura.
Il ricorso è fondato alla stregua delle seguenti considerazioni.
Mette in dubbio il ricorrente la sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 61 n. 5 c.p. contestata nel caso di specie “perché il fatto sarebbe stato commesso approfittando dello stato di disoccupazione dei giovani in un periodo di particolare crisi economica sul territorio nazionale”, aggravante ritenuta sussistente dal Tribunale “a fronte della grave crisi economica ed occupazionale che nel presente momento storico investe in particolare ilmondo giovanile, ma anche chi proprio perché non più giovane e non sufficientemente anziano per il pensionamento e si trovi a causa di un licenziamento alla ricerca di un’occupazione”
La circostanza aggravante di cui all’art. 61 c.p., comma, 1, n. 5, è configurabile quando l’agente approfitti di circostanze a lui favorevoli, di tempo, di luogo o di persona (anche in relazione all’età), da lui conosciute e che abbiano, in relazione alla situazione fattuale in concreto esistente, ostacolato la reazione dei privati parti lese, agevolando in concreto la commissione del reato.
Quanto alle circostanze relative alla persona, è pacifico che esse considerino situazioni di inferiorità della vittima di cui approfitti l’autore del reato
Il fondamento dell’aggravante risiede nella considerazione in termini di maggior disvalore della condotta lì dove il reo approfitti, attraverso un meditato calcolo, delle possibilità di facilitazione dell’azione delittuosa offerte dal particolare contesto in cui l’azione verrà a svolgersi. Secondo la dottrina e parte della giurisprudenza che individuano come soggettiva la circostanza in argomento, la esistenza di detto contesto “oggettivamente agevolativo” dovrebbe rientrare nella previsione del soggetto agente sì da manifestare una più elevata indole criminale,tale da giustificare l’incremento sanzionatorio. Deve però rilevarsi che in sede di applicazione giurisprudenziale anche li dove si è optato per la natura oggettiva della circostanza (Sez. 5 n. 14955 del 23.2.2005, rv 206336), si è comunque posto l’accento sulla necessaria individuazione di concrete condizioni tali da facilitare l’azione delittuosa intrapresa.
E’ stato così affermato da questa Corte ( Cass. N. 40293 del 2013 Rv. 257248; N.6608 del 2014; N. 43128 del 2014) che la valutazione della sussistenza dell’aggravante va operata dal giudice, caso per caso, valorizzando situazioni che abbiano ridotto o comunque ostacolato, cioè reso più difficile, la difesa del soggetto passivo, pur senza renderla del tutto o quasi impossibile, agevolando in concreto la commissione del reato. Occorre perciò che la difesa sia stata concretamente ostacolata non bastando l’idoneità astratta di quelle condizioni a favorire la commissione del reato (Cass., N. 5266 del 2006 Rv. 233573, N. 8819 del 2010 Rv. 246160; N. 3598 del 2011 Rv. 249270).
Alla stregua dei principi indicati può affermarsi che il Tribunale non ha compiutamente spiegato in cosa consistesse lo stato di debolezza psichica delle vittime che avrebbe, nei singoli casi, ridotto la capacità di difendersi dalle condotte truffaldine oggetto di contestazione ed agevolato inconcreto la commissione dei reati, determinando uno stato di minorata difesa tale da facilitare le imprese delittuose. Considerato che non può infatti essere ritenuta sufficiente l’astratta idoneità delle condizioni a favorire la commissione del reato, lo stato di inferiorità psichica non può essere individuato esclusivamente nella generale crisi economica ed occupazionale che investe il settore giovanile e quello non ancora sufficientemente anziano per il pensionamento, e neppure nella generica aspirazione ad un posto di lavoro come strumento di riaffermazione della propria dignità, provata dalla mancanza di prospettive, come invece hanno fatto i giudici di merito.
L’ordinanza impugnata va, pertanto, annullata con rinvio al Tribunale del Riesame di Roma, che si atterrà ai principi indicati, limitatamente alla circostanza di cui all’art. 61 n. 5 c.p. con integrale trasmissione degli atti al Tribunale del Riesame di Roma.
Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale del Riesame di Roma limitatamente alla circostanza di cui all’art. 61 n. 5 c.p. Ordina l’integrale trasmissione degli atti al Tribunale del Riesame di Roma.
[1] Cass. sent. n. 28795/16 dell’11.07.2016.
[2] Art. 61 cod. pen. n. 5.
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