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Timestamp: 2018-01-18 11:39:54+00:00

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﻿ Accertamento ed inerenza, congruità e diretta imputazione dei costi - Studio Cerbone
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In base ad una recente sentenza la n. 7701 del 27 marzo 2013 della Cassazione in tema di accertamento induttivo del reddito d’impresa l’Agenzia delle Entrate può legittimamente procedere alla rettifica del reddito imponibile anche a prescindere dai dati e dalle notizie acquisiti con le risposte fornite dal contribuente a fronte di uno specifico questionario o invito. Allo stesso modo, l’ufficio può negare la deducibilità dei costi riportati in dichiarazione in quanto ritenuti non congrui, e ciò anche in assenza di irregolarità nella tenuta delle scritture contabili o di vizi degli atti d’impresa. In entrambi i casi, incombe esclusivamente sul contribuente l’onere di dimostrare l’inerenza, la congruità e la diretta imputazione dei costi portati in deduzione con le attività produttive di ricavi imponibili.
La controversia ha avuto inizio con il ricorso proposto da una società di capitali avverso un avviso di accertamento avente a oggetto il recupero a tassazione, ai fini Irpeg e Ilor, di minori costi deducibili relativi all’anno 1993, perché in parte ritenuti non documentati e in parte non inerenti.
E’ importante ricordare che nel corso della fase istruttoria, l’Agenzia aveva inviato al contribuente un apposito questionario rivolto specificamente all’acquisizione della documentazione relativa al registro dei beni ammortizzabili e ai costi di leasing.
Sia inanzi alla Commissione tributaria provinciale che in appello i giudici accoglievano le doglianze del contribuente.
L’Agenzia proponeva ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale deducendo diversi motivi di impugnazione.
Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate deduceva che, prescindendo dell’eventuale incompletezza della risposta al questionario, essa potesse comunque effettuare le verifiche sulla dichiarazione dei redditi e contestare l’indebita deduzione di qualsiasi costo, gravando sulla società contribuente la prova della sussistenza delle condizioni per la deducibilità.
In tema di ammissibilità dei dati e delle notizie forniti dal contribuente, l’articolo 25, comma 1, della legge 28/1999, che ha integrato l’articolo 32 del Dpr 600/1973, ha previsto che “le notizie e i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri e i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti dell’ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente, ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa. Di ciò l’ufficio deve informare il contribuente contestualmente alla richiesta”.
Su quest’ultimo punto, la sentenza della Cassazione correttamente evidenzia come l’atto impositivo si limitava a contestare l’indeducibilità di costi non adeguatamente documentati o privi del requisito di inerenza, in quanto “l’onere della prova dei presupposti dei costi e degli oneri deducibili concorrenti alla determinazione del reddito d’impresa, ivi compresa la loro inerenza e la loro diretta imputazione ad attività produttive di ricavi…incombe al contribuente”.
Ma non solo, sul contribuente grava altresì l’onere di dimostrare, in caso di contestazione dell’ufficio sulla congruità dei costi dedotti e dei ricavi tassati, “la coerenza economica dei costi sostenuti nell’attività d’impresa, in difetto di tale prova essendo legittima la negazione della deducibilità di parte di un costo sproporzionato ai ricavi o all’oggetto dell’impresa (cfr. Corte Cass. Sez. 5, Sentenza n. 4554 del 25/02/2010; id. Sez. 5, Sentenza n. 26480 del 30/12/2010)”, e ciò anche in assenza di irregolarità nella tenuta delle scritture contabili o di vizi negli atti giuridici d’impresa.
Fatture per consulenza – inesistenza se manca contratto scritto
Accertamento induttivo con contabilità corretta ma irragionevole – cassazione ordinanza 2486

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 Cass. Sez. 
 Sentenza 
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