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Timestamp: 2020-08-10 03:48:40+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 30573 del 22/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30573 del 22/11/2019
Cassazione civile sez. lav., 22/11/2019, (ud. 25/09/2019, dep. 22/11/2019), n.30573
sul ricorso 3763-2014 proposto da:
B.L., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,
rappresentata e difesa dall’avvocato ALESSANDRA BARBERO;
avverso la sentenza n. 805/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 06/08/2013, R. G. N. 1334/2012.
che con sentenza in data 6 agosto 2013 la Corte d’appello di Torino ha respinto l’appello del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (d’ora in poi: MIUR) avverso la sentenza del Tribunale di Mondovì che, sulla base della L. n. 312 del 1980, art. 53 ha condannato il MIUR a corrispondere a B.L. – che aveva svolto attività di docente con ripetuti contratti annuali a tempo determinatò – gli scatti biennali maturati in corso di rapporto, oltre alla maggior somma tra interessi legali e rivalutazione monetaria, rigettando la domanda della ricorrente di stabilizzazione degli scatti medesimi per il prosieguo della carriera scolastica;
a) la tesi dell’inapplicabilità della L. n. 312 del 1980, art. 53 perchè da riferire soltanto al personale docente non di ruolo a tempo indeterminato (come affermata dal Consiglio di Stato nella sentenza n. 2163 del 2000), è scarsamente convincente perchè porterebbe a svuotare di significato la previsione del CCNL che ad esso ha fatto riferimento specifico, pur nella pacifica soppressione della categoria dei docenti “incaricati” per effetto della L. n. 124 del 1999, in base alla quale gli insegnanti si distinguono in insegnanti di ruolo e supplenti (a loro volta divisi in tre categorie);
che avverso tale sentenza il MIUR propone ricorso affidato a due motivi, al quale oppone difese B.L., con controricorso.
che con il primo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione di molteplici disposizioni nazionali normative e contrattuali (a partire dalla L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53) nonchè della direttiva 99/70/CE;
che il MIUR sostiene, in sintesi, che diversamente da quanto affermato dalla Corte d’appello l’art. 53 cit. non disciplina il trattamento economico e giuridico del personale docente non di ruolo, ma è esclusivamente finalizzato a determinare il trattamento economico iniziale spettante al personale docente incaricato in base ai meccanismi individuati dalla L. n. 312 del 1980;
che si conclude sul punto rilevandosi che l’art. 53 riguarda solo alcune categorie del personale docente (ma non i supplenti) sicchè “anche sotto tale profilo la sentenza è manifestamente errata atteso che la controparte è appartenente al personale ATA”;
che con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2948 c.c., n. 4, art. 2955 c.c., n. 2 e art. 2956 c.c., n. 1, contestandosi il rigetto dell’eccezione di prescrizione non essendo, nella specie, rinvenibile il metus del lavoratore nei confronti del datore di lavoro;
che viene altresì sottolineata la contrarietà della decisione contestata al principio affermato da Cass. SU 16 gennaio 2003, n. 575, secondo cui: “nel caso che tra le stesse parti si succedano due o più contratti di lavoro a termine, ciascuno dei quali legittimo ed efficace, il termine prescrizionale dei crediti retributivi, di cui all’art. 2948 c.c., n. 4, art. 2955 c.c., n. 2 e art. 2956 c.c., n. 1, inizia a decorrere, per i crediti che sorgono nel corso del rapporto lavorativo dal giorno della loro insorgenza e, per quelli che si maturano alla cessazione del rapporto, a partire da tale momento, dovendo ai fini della decorrenza della prescrizione – i crediti scaturenti da ciascun contratto considerarsi autonomamente e distintamente da quelli derivanti dagli altri e non potendo assumere alcuna efficacia sospensiva della prescrizione gli intervalli di tempo correnti tra un rapporto lavorativo e quello successivo, stante la tassatività della elencazione delle cause sospensive previste dagli artt. 2941 e 2942 c.c., e la conseguente impossibilità di estendere tali cause al di là delle fattispecie da quest’ultime norme espressamente previste”;
che, premesso che B.L. ha promosso il presente giudizio con riferimento all’attività di docente svolta con ripetuti contratti annuali a tempo determinato – sicchè l’interessata non appartiene al personale ATA, come si afferma nel ricorso – ritiene il Collegio che il primo motivo sia da accogliere e il secondo vada dichiarato assorbito;
che la questione qui dibattuta è stata più volte esaminata da questa Corte che, a partire dalla sentenza n. 22558 del 7 novembre 2016 (seguita da numerose successive pronunce conformi, vedi, per tutte: Cass. n. 14675 del 2017, Cass. n. 15997 del 2017, Cass. n. 26108 del 2017), nella quale si è affermato che, in tema di retribuzione del personale scolastico, l’art. 53 cit., che prevedeva scatti biennali di anzianità per il personale non di ruolo, non è applicabile ai contratti a tempo determinato del personale del Comparto Scuola ed è stato richiamato, D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 69, comma 1 e art. 71 dal CCNL 4 agosto 1995 e dai contratti collettivi successivi, per affermarne la perdurante vigenza limitatamente ai soli insegnanti di religione;
che nell’ambito del suddetto orientamento si è precisato, tra l’altro, che a far tempo dalla contrattualizzazione dell’impiego pubblico, gli scatti biennali non hanno più fatto parte della retribuzione del personale di ruolo della scuola, docente, tecnico ed amministrativo, richiamandosi la sentenza della Corte costituzionale n. 146 del 20 giugno 2013, ove è stato chiarito che la norma in questione è ormai riferibile solo a determinate categorie di docenti, in quanto la possibilità per l’Amministrazione di stipulare contratti a tempo indeterminato non di ruolo venuta meno con l’approvazione della L. 20 maggio 1982, n. 270 e non poteva rivivere ad opera della contrattazione collettiva;
che, in base alla suddetta sentenza della Corte costituzionale (cui hanno fatto seguito, in senso conforme, l’ordinanza n. 101 del 2014 e la sentenza n. 192 del 2016) e alla successiva giurisprudenza di questa Corte, è stato stabilito che al momento della contrattualizzazione del rapporto di impiego del personale della scuola la L. n. 312 del 1980, art. 53 poteva dirsi vigente ed efficace solo relativamente ai docenti di religione (il cui status mantiene indubbie peculiarità anche dopo la L. n. 186 del 2003 istitutiva di un ruolo dei docenti di religione cattolica) e ad alcune particolari categorie di insegnanti che, sebbene non immessi nei ruoli, prestavano attività sulla base, non di supplenze temporanee o annuali, bensì in forza di contratti a tempo indeterminato previsti in via eccezionale dalla L. n. 270 del 1982, art. 15 (è il caso dei docenti di educazione musicale il cui rapporto è stato ritenuto a tempo indeterminato da Cass. n. 8060 dell’8 aprile 2011, che ha ribadito in motivazione la non spettanza degli scatti biennali di cui all’art. 53 ai supplenti ed al personale “il cui rapporto di servizio trova fondamento in incarichi attribuiti di volta in volta e si interrompe nell’intervallo tra un incarico e l’altro”);
che, nella specie, se è indubbio che la Corte d’appello abbia – in contrasto con il suddetto indirizzo – riconosciuto alla docente gli scatti biennali di anzianità di cui alla L. n. 312 del 1980, art. 53 ma dalla lettura della sentenza impugnata e degli atti di causa non risulta con certezza che non sia stata proposta, magari in via subordinata, la diversa e autonoma domanda vertente sul riconoscimento della progressione stipendiale per effetto del riconoscimento dell’anzianità di servizio, questione che, come si è detto, nella medesima sentenza n. 22558 del 7 novembre 2016 (e nelle altre conformi pronunce successive) è stata risolta in senso favorevole per gli interessati, nei suddetti termini;
“in tema di retribuzione del personale scolastico assunto con reiterati contratti a termine, a seguito della contrattualizzazione del lavoro pubblico, gli scatti biennali di anzianità previsti dalla L. n. 312 del 1980, art. 53 possono essere concessi solo a determinate categorie di docenti la cui situazione è del tutto peculiare (vedi: sentenza della Corte costituzionale n. 146 del 20 giugno 2013), mentre in base alla clausola 4 dell’accordo quadro, allegato alla direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999, di diretta applicazione, anche ai dipendenti assunti con reiterati contratti a termine va riconosciuta la progressione stipendiale derivante dall’anzianità di servizio nella stessa misura prevista per i dipendenti a tempo indeterminato. Per distinguere correttamente le suddette due ipotesi è essenziale stabilire con precisione – al di là delle espressioni letterali usate – quale sia l’oggetto della domanda azionata che da identificare secondo il criterio del c.d. petitum sostanziale”.
La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata, in relazione al motivo accolto, e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Torino, in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 53
 art. 53
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 art. 53
 sentenza 
 art. 2955
 art. 2956
 Cass. 
 art. 2955
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 Cass. 
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 Cass. 
 art. 69
 art. 71
 sentenza 
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 art. 53
 art. 15
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