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Timestamp: 2020-08-09 09:34:21+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26155 del 16/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26155 del 16/10/2019
Cassazione civile sez. trib., 16/10/2019, (ud. 18/04/2019, dep. 16/10/2019), n.26155
sul ricorso 23320/2016 proposto da:
avverso la sentenza n. 620/2/16 della Commissione tributaria
aprile 2019 dal Consigliere Gianluca Grasso;
Luisa che ha concluso per il rigetto del ricorso;
1. – Con il primo motivo di ricorso si prospetta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1995, art. 14, della L. n. 448 del 1998, art. 8, comma 10, e del D.P.R. n. 361 del 1999, art. 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 Parte ricorrente evidenzia che il D.Lgs. n. 504 del 1995, art. 14, comma 2, concerne solo ed esclusivamente la restituzione di pagamenti indebiti. Il credito di imposta previsto dal combinato disposto della L. n. 448 del 1998, art. 8, comma 10, e del D.P.R. n. 361 del 1999, art. 1, è una misura compensativa volta a consentire la fiscalizzazione di una parte della bolletta energetica di determinate categorie di utenti e il suo riconoscimento in capo al soggetto erogatore di g.p.l. non rende indebito il pagamento dell’accisa a suo tempo effettuato dal produttore di questo combustibile. In ragione di ciò, il termine (un biennio dal versamento dell’accisa) non si applica all’istanza finalizzata al pagamento del credito di imposta.
Al comma 2 si precisa che “il beneficio sul gasolio di cui al comma 1 è concesso mediante accredito d’imposta, effettuato secondo le modalità di cui al D.M. Finanze 12 dicembre 1996, n. 689, art. 6, nei confronti degli esercenti impianti o depositi, a scopo commerciale, dove sono detenuti prodotti soggetti od assoggettati ad accisa, nonchè dei rappresentanti fiscali, tenuti a fornire, ad un prezzo che trasferisca all’acquirente il suddetto beneficio, gasolio usato come combustibile per riscaldamento, a titolari d’impianti o loro legali rappresentanti, intestatari delle fatture, che abbiano presentato la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà di cui alla L. 4 gennaio 1968, n. 15, art. 4, ed al D.P.R. 20 ottobre 1998, n. 403, art. 2, da allegare al registro di cui al comma 3, attestante, sotto la propria responsabilità, l’ubicazione dell’impianto, situato nei comuni ricadenti nella zona climatica F di cui al D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412, nelle province nelle quali oltre il settanta per cento dei comuni ricade nella predetta zona climatica F e nei comuni non metanizzati ricadenti nella zona climatica E di cui al medesimo D.P.R., nonchè nei comuni della regione Sardegna e delle isole minori, così come indicato dalla citata L. n. 448 del 1998, art. 8, comma 10, lett. c), nel quale il prodotto verrà impiegato”.
Lo stesso art., comma 3, aggiunge che “per poter beneficiare dell’accredito di cui al comma 2, i fornitori menzionati nel medesimo comma: a) riportano, nelle annotazioni effettuate sul registro di carico e scarico a norma del D.M. Finanze 25 marzo 1996, n. 210, art. 11, comma 1, lett. a), e successive modificazioni, ovvero nelle contabilità tenute ai sensi del D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504, art. 9, comma 2, lett. c), distintamente dagli altri i quantitativi complessivi giornalieri di gasolio aventi diritto all’accredito forniti, indicando gli utilizzatoli con i singoli quantitativi consegnati; b) presentano entro il giorno 10 del mese successivo a ciascun bimestre, istanza, in triplice esemplare, al competente ufficio tecnico di finanza, indicando i quantitativi fatturati di gasolio usato come combustibile per riscaldamento sui quali viene chiesto l’accredito complessivamente erogati nel bimestre medesimo”.
Analoga disposizione è dettata dal D.P.R. n. 361 del 1999, medesimo art. 1, comma 5, in relazione all’impiego per uso riscaldamento del GPL (gas petrolio liquefatto), essendo in tal caso accordato l’accredito d’imposta agli “esercenti le reti di canalizzazione operanti nelle località di cui al comma 2”.
1.2. – In tema di imposte sul consumo dell’energia elettrica, il D.Lgs. n. 504 del 1995, art. 14, comma 2 (T.U. delle imposte sulla produzione e sui consumi), nel testo applicabile ratione temporis – anteriore alle modifiche introdotte dal D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, art. 4-ter, comma 1, lett. b), convertito, con modificazioni dalla L. 1 dicembre 2016, n. 225 -, stabiliva che “l’accisa è rimborsata quando risulta indebitamente pagata. Fermo restando quanto previsto dall’art. 7, comma 1, lett. e), e dall’art. 10-ter, comma 1, lett. d), il rimborso deve essere richiesto, a pena di decadenza, entro due anni dalla data del pagamento. Qualora al termine di un procedimento giurisdizionale il soggetto obbligato al pagamento dell’accisa sia condannato alla restituzione a terzi di somme indebitamente percepite a titolo di rivalsa dell’accisa, il rimborso è richiesto dal predetto soggetto obbligato, a pena di decadenza, entro novanta giorni dal passaggio in giudicato della sentenza che impone la restituzione delle somme. Sulle somme da rimborsare sono dovuti gli interessi nella misura prevista dall’art. 3, comma 4, a decorrere dalla data di presentazione della relativa istanza”.
La giurisprudenza di questa Corte, d’altronde, ha riconosciuto che il termine biennale di decadenza previsto per il rimborso dell’accisa D.Lgs. n. 504 del 1995, ex art. 14, è una disposizione di stretta interpretazione che non trova applicazione al di fuori dei casi a essa riconducibili, come nell’ipotesi del credito d’imposta per il trasporto merci di cui al D.L. n. 265 del 2000, conv., con modif., dalla L. n. 343 del 2000 (Cass. 16 dicembre 2016, n. 26085; Cass.18 maggio 2012. n. 7879).
Il credito di imposta vantato dalla società ricorrente sulla base delle disposizioni richiamate (L. n. 448 del 1998, art. 8, comma 10, lett. c), e D.P.R. n. 361 del 1999, art. 1) non costituisce un “indebito” oggettivo, un pagamento non dovuto, ma un beneficio fiscale espressamente riconosciuto allo scopo di compensare il soggetto che ha erogato il gpl a fronte della riduzione della bolletta energetica in favore di alcuni utenti svantaggiati e, pertanto, non costituendo un “indebito”, risulta sottratto alla disciplina di cui al D.Lgs. n. 504 del 1995, art. 14, comma 2, applicabile ratione temporis.
2. – L’accoglimento del primo motivo di ricorso determina l’assorbimento degli ulteriori due motivi (con il secondo motivo di ricorso si prospetta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1995, art. 14, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per cui il D.Lgs. n. 504 del 1995, art. 14, comma 2, riguarderebbe solo i contribuenti c.d. di diritto, ovverosia solo coloro i quali sono identificati dalla legge come soggetti passivi del tributo. Con il terzo motivo di ricorso si denuncia, in via subordinata, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1995, art. 14, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, evidenziandosi che il dies a quo non potrebbe decorrere dalla data del pagamento del tributo, non essendo ricompresi nella norma gli indebiti sopravvenuti. Con il quarto motivo si denuncia l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5).

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 14
 art. 8
 art. 1
 art. 14
 art. 8
 art. 1
 art. 6
 art. 4
 art. 2
 art. 8
 art. 11
 art. 9
 art. 1
 art. 14
 art. 4
 sentenza 
 art. 14
 art. 8
 art. 1
 art. 14
 art. 14
 art. 14
 art. 14