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Timestamp: 2015-11-30 16:59:40+00:00

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Art. 1375 codice civile - Esecuzione di buona fede - Brocardi.it
Articolo 1375
Articolo 1375 Codice Civile
Dispositivo dell'art. 1375 Codice Civile
Il contratto deve essere eseguito secondo buona fede (1) (2).
(1) In sede esecutiva la buona fede costituisce criterio di valutazione del comportamento tenuto dalle parti nell'adempimento, in quanto queste sono tenute ad una serie di doveri di collaborazione che si sostanziano, tra gli altri, nell'obbligo di informare circa ogni questione che sia rilevante per la controparte; nell'obbligo di solidarietà (2 Cost); nell'obbligo di protezione, cioè di evitare che i beni o la persona dell'altra parte subiscano pregiudizi.
(2) La buona fede esecutiva viene richiamata per specificare la figura dell'abuso del diritto cioè di quella condotta che si sostanzia nell'esercizio di un diritto, diritto in sè legittimo, in modo da ledere la sfera giuridica altrui (v. 833 c.c.), come nel caso del creditore che frazioni il proprio credito chiedendo una molteplicità di adempimenti in luogo di una prestazione unitaria.
Il legislatore stabilisce che la buona fede deve governare tutta la vita del rapporto contrattuale in quanto essa esprime un esigenza di tutela fondamentale delle parti.
63Nel capoverso del citato art. 73 è riprodotto, in termini più generali, il principio dell'art. 1124 cod. civ., in base quale i contratti debbono essere eseguiti di buona fede.
L'affermazione di questo dovere si completa, allo scopo di determinare il grado e la misura del contegno attivo che il debitore deve tenere, con il principio che il debitore deve, nell'adempimento dell'obbligazione, usare la diligenza di un buon padre di famiglia.
Detta regola non era stata assunta dalla Commissione reale in termini così generali perché, ad avviso della stessa, se si escludono i cas menzionati dalla legge (custodia e mandato), la intensità del dovere del debitore deve essere determinata alla stregua dalla regola secondo cui egli non è esente da responsabilità se non quando provi che l'inadempimento o il ritardo provengono da causa estranea a lui non imputabile.
Il sistema adottato dalla Commissione reale è quello del codice Napoleone (art. 1137); e questo ritorno a posizione superate dal codice del 1865 poteva segnare un regresso, tanto più che la giurisprudenza francese estendeva già il ristretto principio dell'art. 1137 ad ogni genere di obbligazione. Vero è, solo che, mentre in certe obbligazioni (come, ad esempio, quella di custodia) il richiamo alla diligenza importa addirittura la determinazione concreta del contenuto dell'obbligo, invece in altre obbligazioni, in cui il contenuto specifico è già predeterminato, la diligenza richiesta. è solo un criterio per valutare il contegno del debitore. Ma questo diverso rilievo, che può avere il richiamo della diligenza nell'adempimento, non esclude affatto la possibilità di una formulazione generale.
Né mi pare, poi, che tale formulazione contrasti con il fatto che il debitore è esente dalla sole conseguenze del fortuito. La regola generale suddetta integra, anzi, la norma che pone la esenzione dal solo fortuito. Infatti, di vero casum non si potrà più parlare quando risulti che non fu osservata la dovuta misura di diligenza; sorge, allora, l'imputabilità dell'evento che impedì o ritardò l'esecuzione dell'obbligazione.
219Nell'art. 240 si richiama il principio di buona fede che deve dominare l'esecuzione del contratto, non per una inutile ripetizione dell'art. 73 capoverso, ma per affermare che di buona fede deve anche essere esercitato il diritto.
Dell'art. 1123 cod. civ. non viene riprodotto (art. 241) il primo comma che attribuisce al contratto la forza di legge fra le parti, perché la formula è apparsa ridondante, e in fondo non necessaria per esprimere il principio della assoluta obbligatorietà del contratto.
Cass. n. 13208/2010
In tema di contratti, il principio della buo�na fede oggettiva, cio� della reciproca lealt� di condotta, deve presiedere all'esecuzione del con�tratto, cos� come alla sua formazione ed alla sua interpretazione e, in definitiva, accompagnarlo in ogni sua fase; pertanto, l'apprezzamento della slealt� del comportamento della parte che invochi la risoluzione del contratto per inadempimento si ripercuote sulla valutazione della gravit� dell'ina�dempimento stesso, nel caso in cui tale soggetto abusi del suo diritto potendo comunque realizzare il suo interesse senza ricorrere al mezzo estremo dell'ablazione del vincolo. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impu�gnata, che aveva dichiarato risolto per morosit� un contratto di locazione, senza tener conto che il locatore avrebbe potuto compensare il suo cre�dito con il maggior debito esistente nei confronti del conduttore).
I principi di buona fede e correttezza sono previsti dal codice civile, come tali, in riferimento alla fase dello svolgimento delle trattative con�trattuali (art. 1337), a quella dell'interpretazione del contratto (art. 1366) ed a quella della sua ese�cuzione (art. 1375), sicch� la violazione dell'ob�bligo di attenervisi, sebbene possa esser fonte di responsabilit� risarcitoria, non inficia per� il con�tenuto del contratto con il quale le parti abbiano composto i rispettivi interessi, nel senso che, ove non venga in rilievo una causa di nullit� o di an�nullabilit� del contratto medesimo specificamen�te stabilita dal legislatore, tali vizi invalidanti non sono invocabili a fronte della inadeguatezza delle clausole pattuite a garantire l'equilibrio delle pre�stazioni o le aspettative economiche di uno dei contraenti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, una volta esclusa la sussistenza della violazione dei principi di buona fede e correttezza nella fase delle trattative con�trattuali, aveva poi ritenuto di per s� non confe�rente l'evocazione dei medesimi principi rispetto alla pattuizione della condizione risolutiva del contratto preliminare di compravendita di un terreno in caso di mancata approvazione del piano di lottizzazione entro un certo termine, con l'obbligo di restituzione del solo prezzo anticipatamente corrisposto, maggiorato degli interessi a partire da una data determinata).
Cass. n. 20106/2009
I princ�pi di correttezza e buona fede nel�l'esecuzione e nell'interpretazione dei contratti, di cui agli artt. 1175, 1366 e 1375 c.c., rilevano sia sul piano dell'individuazione degli obblighi contrattuali, sia su quello del bilanciamento dei contrapposti interessi delle parti. Sotto il primo prof

References: Articolo 1375

Articolo 1375
 art. 73

Cass. 
 sentenza 
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Cass.