Source: http://albatros.blog.kataweb.it/category/popoli-e-politiche/
Timestamp: 2020-01-23 11:36:38+00:00

Document:
Kataweb.it - Blog - Il titolo di albatros » Popoli e politiche
La prima cosa che mi viene in mente è: Globalizzazione. Avete mai letto il libro NO LOGO di Naomi Klein?. Per me è stato un libro interessantissimo e attuale. Mi chiedo se non sia stata la dicotomia alienante dell'uomo dalle sue profonde ragioni, a renderlo una macchina utile solo per la produzione ed il profitto, con il conseguente inasprimento su vasta scala(per l'appunto globale)delle differenze economiche e sociali, a scapito dei paesi di fatto esclusi. Quando non ci sono regole che tengano a bada chi detiene il potere economico, le diseguaglianze accentuandosi, portano ai conflitti che tutti noi conosciamo... Anche i problemi legati all'ecologia fanno parte di questo circuito, le politiche ridicole nei confronti dell'ambiente, gli sfruttamenti selvaggi delle risorse non rinnovabili a scapito di quelle auspicabili fanno parte tutte della stessa cosa. L'esasperata corsa alla produzione, rende noi ed il mondo, un'enorme supermercato dove tutto ha un cartellino con su scritto il prezzo... assai salato direi, più di quanto non si possa o voglia credere. Il fenomeno è in forte crescita, talmente accelerata, da sfuggire al controllo degli ideatori stessi(che tanto per forza di cose vivono sotto questa cappa di cielo no?). A quando una nuova presa di coscienza umana e radicale, in cui l'uomo rappresenti il fine e non il mezzo?. Esiste un futuro sostenibile?.
La vita sopra la morte
una sentenza vorrebbe la condanna dell'ex "rais" dell'Iraq alla pena di morte per la strage di sciiti compiuta nel 1982. Saddam Hussein, allo stato delle cose, potrebbe essere giustiziato. La domanda è quella classica: si può uccidere chi uccide per spiegare agli altri che è sbagliato uccidere? Chi dà l'autorità a delle persone di decidere sulle vite di altre persone? Ma il discorso è complesso. E non è purtroppo generalizzabile. Ricavarne un principio assoluto darebbe esisti sconcertanti giacchè un principio rigido della scelta della vita sopra la morte poi creerebbe le ovvie assurdità. Si pensi al campo medico: quale chirurgo affronterebbe un'operazione ad alto rischio se dovesse temere per le conseguenze dell'eventuale cattiva riuscita? Per non parlare della già tanto equivoca questione dell'eutanasia: un altro netto principio richiesto da molte parti a gran voce, stavolta però di segno opposto. Il segno della supremazia del diritto di decidere per la morte sopra la vita. Se avessimo affrontato scientificamente la questione potremmo affermare che la Tesi iniziale sul principio generale è crollata per l'aver rilevato dei controesempi che ne infrangono l'assolutezza. Ma per uscire dall'impasse bene applicare il romano principio del "divide et impera": liberiamoci dalle pretese di assolutezza e limitiamoci all'affrontare la questione di Diritto e di opportunità Politica.
Torniamo alla sentenza di morte per Saddam Hussein: cosa vorrebbe dimostrare? E dall'Occidente, possiamo considerare giusta o sbagliata una sentenza che pare avere profondi legami anche con la tradizione dell' "occhio per occhio, dente per dente"? Possiamo invocare un principio di perdono che, volenti o nolenti, si è affermato aldifuori del mondo arabo-islamico? In Occidente abbiamo avuto lo squallore del regime antidemocratico nazi-fascista. Prima dei processi successivi alla fine del conflitto ci furono anche le rese dei conti e forse la brutalità di una Piazzale Loreto sarebbe stata comunque inevitabile. Nemmeno quindi in virtù di un precedente storico sembra possibile determinare l'opportunità di stabilire la congruità di una sentenza cruenta.
Quale valido principio può sostenerci nel contestare fortemente una sentenza di morte per un, pur colpevole di misfatti, dittatore destituito? Il principio dell'utilità di ogni atto rivolto a migliorare lo status quo e ad evitare gli errori del passato è ciò che non deve essere mai smarrito. Senza alcun dubbio in questo caso il principio dell'affermazione della memoria sull'oblio e sulla revisione storica va fatto salvo. Saddam Hussein vivo è la prima prova dei suoi misfatti e al tempo stesso ciò che controbilancia le possibilità di restaurazione di un ulteriore regime antidemocratico in Iraq. Se non siamo mossi da un acefalo desiderio di vendetta o da un bieco tentativo di far spazio a un nuovo regime autoritario nella terra della mezzaluna fertile dobbiamo pretendere che alla fine del processo Saddam Hussein esca in ogni maniera con una sentenza che lo... Condanni a vivere. Nella memoria dei suoi misfatti e, forse, anche di quelli delle potenze internazionali che lo hanno supportato e che ora con lui, di ciò, vorrebbero far sparire ogni traccia.
email: mothcosaccoNOSPAM@tiscali.it (togli NOSPAM per contatti email/remove NOSPAM for email contacts)

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza