Source: https://liberatoriopolitico.wordpress.com/2010/01/
Timestamp: 2019-10-21 12:56:06+00:00

Document:
gennaio | 2010 | Liberatorio Politico
corruzione, cronaca giudiziaria, mafia
Talpe, pene piÃ¹ dure in appello: 7 anni a Cuffaro, Aiello (15 anni) subito arrestato
Sentenza d´appello del processo che coinvolge Michele Aiello e Totò Cuffaro. Stabilite pene più dure. Leggi il dossier di 90011.it
Vignetta di Zarpa sul famoso incontro tra Cuffaro e Aiello presso "Bertini" a Bagheria,
una settimana prima del blitz
da www.90011.it/…
Quindici anni di reclusione per l´imprenditore della sanità Michele Aiello, patron di Villa Santa Teresa. In primo grado la condanna era stata di 14 anni. Subito dopo la sentenza, Aiello è stato arrestato e condotto al carcere di Pagliarelli perchè ritenuto "socialmente pericoloso". I magistrati hanno anche sostenuto la sussistenza del pericolo di fuga e la Corte, presieduta da Giancarlo Trizzini, ha accolto la richiesta della Procura di emanare un´ordinanza di custodia cautelare in carcere. Sette anni di reclusione sono stati inflitti invece all´ex presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, per il quale la corte d´appello riconosce questa volta il favoreggiamento con l´aggravante di aver favorito la mafia. Una batosta ancora più dura rispetto al primo grado, tanto da far annunciare all´attuale senatore Udc che lascierà tutti gli incarichi di partiti. "Mi dedicherò con la serenità che la Madonna mi aiuterà ad avere – dichiara – alla mia famiglia e a difendermi nel processo, fiducioso in un esito di giustizia". Per il resto, l´impianto accusatorio e la sentenza di primo grado sono state confermato. Più qualche modifica, oltre alle posizioni di Aiello e Cuffaro, la corte d´appello ha deciso di modificare in concorso esterno per associazione mafiosa l´accusa di favoreggiamento contestata all´ex maresciallo del Ros Giorgio Riolo, condannato a 8 anni di carcere: in primo grado aveva avuto 7 anni. La Corte, infine, ha dichiarato prescritto il reato contestato ad Adriana La Barbera per morte dell´imputata.
Le indagini che hanno poi condotto al processo Talpe hanno portato alla luce un contesto agghiacciante di intrecci perversi tra Cosa Nostra, politica e mondo imprenditoriale. Coinvolti il principale imprenditore della sanità in Sicilia, il bagherese Michele Aiello, il maggior contribuente dell´Isola, l´allora presidente della Regione, gli investigatori Giorgio Riolo e Giuseppe Ciuro, l´ex investigatore e deputato regionale Antonio Borzacchelli, i dirigenti dell´Ausl di Bagheria Lorenzo Iannì e il direttore generale Giancarlo Manenti e poi numerose altre figure di contorno. In tutto questo si profilava minacciosa l´ombra della mafia, con i boss della Cosa Nostra bagherese che intrattenevano strani rapporti con il manager di Villa Santa Teresa e tonnellate di indizi e intercettazione perlomeno ambiegue. Bagheria era il centro dei rapporti, dei contatti e dei fiumi di denaro che ruotavano attorno a questo mondo. E il notiziario online 90011.it, durante tutto l´anno 2008, ha pubblicato un approfondito dossier sulla vicenda Talpe. Un quadro ampio e documentato, pieno zeppo di storie, conversazioni e nomi e cognomi. Un ritratto inquietante su quello che è stata la città delle ville. O meglio, per dirla con le parol del pentito Giuffrè, quella che era "la roccaforte di Bernardo Provenzano".
Il dossier Talpe di 90011.it
1 – Anno 2003: Bagheria intercettata
2 – L´ingegnere Aiello e le sue talpe
4 – Il fiato sul collo della Procura antimafia
5 – Onofrio Morreale e il secchio, quella strana coincidenza
6 – Quando il maresciallo catturò il boss Rinella e (stranamente) non disse nulla ad Aiello
7 – La confessione di Riolo: «Io, attratto da giochi di potere, denaro e malaffare»
9 – Stradelle e cantieri, le origini della fortuna di Michele Aiello (parte seconda)
10 – "Quelli di Bagheria" e "l´ingegnere", rapporti sospetti e strani intrecci
11 – Tanti "parenti eccellenti" nel libro paga del gruppo Aiello
12 – Business e politica, Aiello scopre la sanità
13 – Business e politica, Aiello scopre la sanità (2a parte)
14 – Dal sistema dei rimborsi alle convenzioni, ecco le "eccezioni" alla legge per le cliniche di Aiello
15 – Talpe, il tariffario "concordato" per Villa Santa Teresa e la campagna stampa per il "centro d´eccellenza"
16 – Sanità, l’atto finale: l’incontro tra Aiello e Cuffaro da “Bertini”
cronaca giudiziaria, pino amato, voto di scambio
Il teste, su specifica richiesta della difesa, ha dichiarato di aver ricevuto indicazioni su alcuni nominativi. Segnalazioni ininfluenti perché le selezioni non avevano carattere discrezionale ma avvenivano anche per mezzo di quiz e poi – come già ribadito in aula il 3 dicembre – perchè le aziende non erano poi vincolate ad assumere il personale formato.
L’udienza è stata aggiornata al 3 febbraio. Il calendario delle prossime sedute si preannuncia fitto e dovrebbe portare al pronunciamento della sentenza entro la prima decade di maggio. In caso contrario il processo rischia di andare prescritto in virtù della proposta legge sul cosiddetto “processo breve” licenziata mercoledì dal Senato ed ora passata all’esame della Camera.
sicurezza sul lavoro, truck center, tutela della salute
5 morti alla Truck center. Â«Colpevoli pure all'EniÂ»
«Gli imputati condannati nel presente processo, le cui responsabilità devono essere associate a quelle di Vincenzo Altomare, dell’Eni spa, della Nuova Solmine spa e della Meleam Puglia spa, ciascuno nel proprio ambito di intervento, sono i soggetti realmente responsabili di quanto si è verificato e si poteva evitare».
Di qui la necessità di avviare, come peraltro preannunciato nei mesi scorsi, un supplemento di indagine a carico di chi, nel processo di primo grado, appena concluso, non sedeva con gli altri imputati. Il giudice monocratrico del Tribunale di Trani, sezione distaccata di Molfetta, Lorenzo Gadaleta, ha depositato le motivazioni della sentenza del processo Truck Center. Trecentocinquantadue pagine nelle quali vengono ricostruiti i momenti tragici del 3 marzo 2008, quando cinque persone si calarono all’interno di una cisterna (che si trovava nella Truck center, azienda di Molfetta) per rimanere intossicate a morte; vengono ricostruiti i momenti immediatamente successivi e quelli precedenti alla tragedia; vengono individuati i responsabili.
Nel frattempo sono già stati inviati gli atti alla Procura perché si proceda con le indagini e, la cosa è ipotizzabile, con un nuovo processo. Il 3 marzo 2008 persero la vita Vincenzo Altomare, 64 anni, Guglielmo Mangano, 44, Luigi Farinola, 37, Biagio Sciancalepore, 22, e Michele Tasca, 20 anni (il giovane morì in ospedale all’alba del giorno dopo), titolare e dipendenti della Truck Center. Per quelle morti, lo scorso 26 ottobre, in tre, dirigenti di Fs Logistica e di La Cinque Biotrans, sono stati condannati a quattro anni di reclusione e cinque anni di interdizione dalle attività di dirigenza societaria ciascuno. Condannate al risarcimento danni, a favore delle parti, le società. Condannata alla sanzione amministrativa di 400mila euro la Truck Center.
A tale proposito, il legale che ha rappresentato in udienza l’azienda, avvocato Maurizio Altomare, dopo avere letto le motivazioni, ha preannunciato che ricorrerà in appello. Sta di fatto che «ognuno dei soggetti – puntualizza il giudice Gadaleta nelle motivazioni della sentenza – avrebbe potuto e dovuto evitare di innescare o almeno avrebbe potuto e dovuto neutralizzare la drammatica, prevedibile, sequenza causale, scatenata a monte da una inquietante trascuratezza e tracimata a valle in una scriteriata gestione di una situazione altamente pericolosa».
E ancora: «Se vi fosse stata l’ordinaria premura per l’incolumità fisica dei soggetti rimasti prevedibilmente incastrati nelle maglie del pericolo, se vi fosse stata la dovuta attenzione nel prevenire i riverberi esiziali di determinati comportamenti e se vi fosse stata l’occorrente cura nell’applicazione di regole scritte specifiche, oltre che di misure prudenziali comuni, il 3 marzo del 2008 non sarebbe accaduto nulla di grave presso l’impianto della Truck Center». «La lettura della sentenza – hanno affermato in una nota congiunta Giulia Caradonna, vedova di Luigi Farinola, rappresentata dall’av – vocato Marcello Magarelli, e Grazia Sciancalepore, madre di Michele Tasca, assistita dagli avvocati Giacomo Ragno, Maria Rosaria De Cosmo e Pietro Tournier – contribuisce ad alimentare una fiducia incondizionata nella giustizia. Siamo profondamente riconoscenti al giudice, Lorenzo Gadaleta, per il lavoro che ha svolto. In sette mesi è riuscito a fare luce su u n’intricata vicenda che ha segnato per sempre le nostre vite».
Il dispositivo della sentenza, emessa il 26 ottobre scorso, recita testualmente nelle ultime due pagine: Il giudice Lorenzo Gadaleta «ordina alla cancelleria la trasmissione di copia degli atti all’ufficio del pm in sede per le ragioni di seguito specificate:
1) perché si proceda per gli illeciti penali ed amministrativi commessi da Eni spa, Nuova Solmine spa, Meleam Puglia spa, nonché dagli individuabili loro rappresentanti ed operatori, giacchè tutti corresponsabili nella produzione degli eventi tragici esaminati nel presente procedimento;
2) per le valutazioni del caso in ordine ai reati emersi nel dibattimento per gestione di rifiuti, nonché per emissioni di acido solfidrico, attività che, per quanto avvenuto senza le occorrenti autorizzazioni presso l’impianto della Truck Center sas, risultano attribuibili pure agli operatori della Fs Logistica spa e della La Cinque Biotrans di Campanile Giuseppe & C snc;
3) perché si valutino opportunamente ex articolo 207 del codice di procedura penale alcune deposizioni rese dagli operatori dell’Eni spa e della Nuova Solmine spa nel corso del dibattimento, ravvisandosi a tal proposito indizi di falsa testimonianza. Ordina, infine, alla cancelleria la trasmissione di copia degli atti alle Procure di Taranto e di Grosseto per le valutazioni del caso in ordine a quanto emerso chiaramente nel dibattimento in relazione al trasporto ed allo smaltimento di sostanze qualificabili come rifiuti, alle emissioni non controllate di acido solfidrico in atmosfera ed infine alle violazioni delle prescrizioni in materia di sicurezza del lavoro, fatti accaduti rispettivamente presso la raffineria dell’Eni spa a Taranto e presso l’impianto di produzione di acido solforico della Nuova Solmine spa a Scarlino (in provincia di Grosseto, ndr)».

References: Sentenza 
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 articolo 207