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Timestamp: 2020-05-25 02:21:05+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 32623 del 17/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32623 del 17/12/2018
Cassazione civile sez. un., 17/12/2018, (ud. 23/10/2018, dep. 17/12/2018), n.32623
sul ricorso 14095-2017 proposto da:
agli avvocati FRANCESCO BERTINI e MARIO PILADE CHITI;
CAGLIA & LAZZERI ASSOCIATI S.R.L., IPAS S.P.A., REGIONE TOSCANA,
QUADRIFOGLIO (ora ALIA) S.P.A., PROVINCIA (ora CITTA’ METROPOLITANA)
DI FIRENZE, ATAF S.P.A., ATAF&LINEA S.C.A.R.L., IMAGO S.P.A.,
A.N.A.C.S.;
avverso la sentenza n. 4956/2016 del CONSIGLIO DI STATO, depositata
il 24/11/2016;
1. La Target srl ricorre – formulando due richieste preliminari ed un unitario motivo di doglianza – ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 8, per la cassazione della sentenza n. 4956 del 24/11/2016 con cui il Consiglio di Stato ha dichiarato improcedibile il suo appello avverso la sentenza del TAR Toscana n. 723 del 05/05/2014, che aveva solo in parte – ma riconoscendo la pericolosità dei manufatti – accolto il suo ricorso contro la Delib. 24 ottobre 2012, n. 55 del Consiglio comunale di Firenze sulla limitazione dell’installazione dei gonfaloni quali mezzi pubblicitari e contro i conseguenti provvedimenti di diniego delle autorizzazioni.
2. Degli intimati – mentre Caglia & Lazzeri associati srl, IPAS spa, Regione Toscana, Quadrifoglio (ora Alia) spa, Provincia (ora Città Metropolitana) di Firenze, ATAF spa, ATAF&Linea scarl, Imago spa ed A.N.A.C.S. non espletano attività difensiva in questa sede – resistono con separati controricorsi il Comune di Firenze e la SILFI spa, ognuno chiedendo la declaratoria di inammissibilità del ricorso e la seconda pure la condanna di controparte ai sensi dell’art. 96 c.p.c..
3. Fissata l’adunanza camerale ai sensi dell’art. 380-bis.1 c.p.c. (come inserito dal comma 1, lett. f), del D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis conv. con modif. dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197), il P.G. deposita conclusioni scritte – per la declaratoria dell’inammissibilità del ricorso – e la ricorrente memoria (unica anche per il ricorso n. 13574/17 r.g., trattato alla stessa odierna adunanza), giusta il terz’ultimo e penultimo periodo dell’unico comma di tale articolo.
– rilevato che i provvedimenti impugnati con il ricorso originario erano stati superati dalla Delib. Consiglio comunale 23 marzo 2015, n. 17, con cui era stata vietata in radice l’installazione di gonfaloni pubblicitari sui pali dell’illuminazione nel territorio del Comune;
– che la medesima delibera era stata sì annullata con sentenza del TAR della Toscana con sentenza 06/11/2015, n. 1481, ma che quest’ultima sentenza era stata, a sua vo annullata dalla medesima 5 Sezione del Consiglio di Stato con sentenza 17 novembre 2016, n. 4794: con conseguente travolgimento dell’annullamento, disposto dal primo giudice, della menzionata Delib. n. 17 del 2015, donde la sopravvenuta carenza dell’interesse ad impugnare i provvedimenti comunque caducati dalla delibera e l’improcedibilità dell’appello.
2. La ricorrente, impugnando la sentenza del Consiglio di Stato:
– chiede, in via preliminare, rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea ex art. 267 TFUE in relazione all’art. 13 della CEDU – quanto a diritto ad un ricorso effettivo – siccome entrato a far parte del diritto Eurounitario in forza dell’art. 47 della CDFUE;
– sempre in via preliminare, solleva “eccezione di incostituzionalità del D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 35 per violazione degli artt. 24,111 e 113 Cost.”, per essere stata applicata quella norma in violazione del principio di tutela dell’effettività dell’azione giurisdizionale;
– formula infine un unitario motivo di ricorso, rubricandolo “erroneità della sentenza per diniego di giustizia ex art. 362 c.p.c.”, sia per la disposta riunione di due appelli, sia per la mancata rinnovazione della c.t.u., sia per la declaratoria di improcedibilità del ricorso originario quale conseguenza della definizione di altro ricorso con sentenza assunta in decisione lo stesso giorno.
3. Alla disamina delle due richieste preliminari va premesso che il ricorso prospetta un diniego di giustizia sotto differenti profili (primo tra tutti la definizione in base ad una diversa sentenza sopravvenuta al trattenimento in decisione del gravame), nella specie tutti in rito, esitati nella mancata disamina nel merito della sua pretesa.
8. Pertanto, la sua estensione va interpretata alla stregua della giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, in virtù del principio di cui all’art. 52, comma 3 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (da ultimo: Corte giustizia 04/10/2018, in causa C-384-17, Dooel Uvoz-Izvoz Skopje): e la Corte di Strasburgo ha già rilevato, quanto al sistema italiano in punto di limitazione dell’impugnazione delle sentenze del Consiglio di Stato, la conformità ai principi del giusto processo (Corte eur. dir. Uomo, 4 sez., 8 settembre 2015, Wind Telecomunicazioni spa c/Italia, ric. n. 5159/14, punto 36).
9. In secondo luogo, la Corte di Giustizia ha da sempre rimesso all’ordinamento giuridico interno di ciascuno Stato membro il compito di stabilire le modalità procedurali per garantire la tutela dei diritti dei singoli in forza del diritto comunitario (Corte Giustizia, Grande Sezione, 13/03/2007, in causa C-432/05, Unibet et al.; Corte Giustizia, 16/07/2009, in causa n. C-12/08, Mono Car Styling SA in liq.ne; in senso analogo: Corte Giustizia, 19/11/2014, in causa C404/13, ClientEarth, che rimarca come, se spetta ai giudici l’interpretazione delle norme anche interne la più possibile funzionale all’applicazione delle norme Eurounitarie, al contempo competa solo agli Stati la predisposizione dei rimedi giurisdizionali idonei a garantire l’effettività della tutela giurisdizionale; in senso analogo, con richiamo al principio di leale cooperazione di cui all’art. 4, par. 3, comma 1 TUE, v. Corte Giustizia, parere 1/09, sull’Accordo relativo alla creazione di un sistema unico di risoluzione delle controversie in materia di brevetti, 08/03/2011, punto 68; Corte Giustizia, 03/10/2013, Inuit Tapiriit Kanatami e a., in causa C-583/11 P, EU:C:2013:625, punti 100 e 101 e giurisprudenza ivi citata; Corte Giustizia, 27/02/2018, in causa C64/16, Associagào Sindical dos Juizes Portugueses, punto 34).
11. A questo riguardo, se è vero che ciascun caso in cui si pone la questione se una norma processuale nazionale renda impossibile o eccessivamente difficile l’applicazione del diritto comunitario dev’essere esaminato tenendo conto del ruolo di detta norma nell’insieme del procedimento, del suo svolgimento e delle sue peculiarità dinanzi ai vari organi giurisdizionali nazionali (fra le ultime: Corte giustizia, 22/02/2018, in causa C-572/16, INEOS Kiiln, punto 44), è del pari evidente che il sistema italiano di giustizia amministrativa, articolato sulla devoluzione ad un plesso giurisdizionale speciale – della cui indipendenza ed imparzialità non si scorge ragione in questa sede neppure di dubitare – su due gradi di giudizio, garantisce idoneamente il singolo giustiziabile della possibilità di una corretta applicazione della norma Eurounitaria: e si rivela adeguato all’effettività della tutela giurisdizionale, del resto anche perchè residua la possibilità di un’idonea tutela risarcitoria, ma quel principio non impone nè di riaprire una controversia ormai definitivamente giudicata negli aspetti di merito, nè di attribuire alla parte soccombente un ulteriore grado di impugnazione dinanzi al giudice regolatore della giurisdizione, conoscendo l’ordinamento altri strumenti di tutela in caso di violazione del diritto comunitario (Cass. Sez. U., 04/02/2014, n. 2403; Cass. 17/11/2015, n. 23460).
12. Infine, la previsione di un limite al sistema di impugnazioni è funzionale al principio di certezza del diritto (Cass. Sez. U. 27/12/2017, n. 30994; Cass. Sez. U., ord. 11/04/2018, n. 8984), cardine dell’ordinamento giuridico anche Eurounitario, siccome teso a garantire sia la stabilità del diritto e dei rapporti giuridici, sia una buona amministrazione della giustizia (Corte Giustizia, 03/09/2009, in causa C2/08, Olimpiclub; Corte Giustizia, 30/09/2003, in causa C-224/01, Kobler; Corte Giustizia 16/03/2006, in causa C-234/04, Kapferer).
14. Tutto ciò posto e passando all’esame del caso di specie, va ulteriormente ricordato che il diniego di giurisdizione (o di giustizia), idoneo a fondare il ricorso previsto dall’art. 111 Cost., comma 8 è solo quello basato sull’affermazione della impossibilità di conoscere la domanda per estraneità alle attribuzioni giurisdizionali da parte dello stesso giudice cui quella è sottoposta e non quello che si prospetta se il diniego di tutela dipenda dall’interpretazione delle norme invocate (tra moltissime: Cass. Sez. U. 14/12/2016, n. 25628; Cass. Sez. U. 31/03/2016, n. 11380; Cass. Sez. U. 15/03/2016, n. 5077; Cass. Sez. U. 22/12/2015, n. 25772; Cass. Sez. U. 10/02/2014, n. 2910; Cass. Sez. U. 08/02/2013, n. 3037).
15. Ma i differenti profili del preteso diniego di giustizia si risolvono tutti nella prospettazione di rispettivi errores in procedendo quali causa del mancato accoglimento della domanda originaria e, in quanto tali, restano all’interno dei limiti di giurisdizione: infatti, il controllo di questa Corte è circoscritto all’osservanza dei meri limiti esterni della giurisdizione, non estendendosi ad asserite violazioni di legge sostanziale o processuale concernenti il modo d’esercizio della giurisdizione speciale, sicchè, anche a seguito dell’inserimento della garanzia del giusto processo nella nuova formulazione dell’art. 111 Cost., l’accertamento di errores in procedendo o in iudicando (quand’anche de iure procedendi) rientra nell’ambito del sindacato afferente i limiti interni della giurisdizione, trattandosi di violazioni endoprocessuali rilevabili in ogni tipo di giudizio e non inerenti all’essenza della giurisdizione o allo sconfinamento dai limiti esterni di essa, ma solo al modo in cui è stata esercitata (tra molte: Cass. Sez. U. 18/05/2017, n. 12497; Cass. Sez. U. 17/01/2017, n. 953; Cass. Sez. U. 30/07/2018, n. 20169).
16. Tanto comporta l’inammissibilità, per difetto assoluto di rilevanza in questa sede, delle questioni di conformità di norme nazionali del processo amministrativo al diritto Eurounitario (invero fondandosi – Cass. Sez. U. 22/05/2017, n. 12796 – la richiesta di rinvio pregiudiziale sulla denuncia dei medesimi vizi dedotti nei mezzi di censura ed attinenti alle modalità con le quali il Consiglio di Stato ha esercitato la propria giurisdizione: così presupponendo la richiesta la soluzione, in senso favorevole alla ricorrente, di questioni sulle quali, come si è appena detto, questa Corte è priva di potestà di sindacato giurisdizionale) e di legittimità costituzionale di quelle, con reiezione quindi anche delle due richieste preliminari della ricorrente.
18. Infine, neppure può giovare alla ricorrente il richiamo, rimarcato nella memoria, ad una nozione ampia di giurisdizione – in qualche modo talvolta applicata da questa Corte fino a Cass. Sez. U. 29/12/2017, n. 31226, ma da quest’ultima pur sempre a casi estremi di violazione del diritto Eurounitario, nemmeno qui sussistenti – ai fini dell’estensione del sindacato ad opera di queste Sezioni Unite sulle sentenze dei vertici delle giurisdizioni speciali: quella nozione è sostenuta invero da un orientamento di legittimità rimasto minoritario (Cass. Sez. U. 20168/18, cit.), ove non si volesse considerare il suo rifiuto da parte di Corte cost. n. 6 del 2018 (la quale, in tempo successivo alla citata Cass. Sez. U. 31226/17, esclude – punto 14.1. delle ragioni in diritto – che l’intervento delle sezioni unite, in sede di controllo di giurisdizione, possa essere giustificato dalla violazione di norme dell’Unione o della CEDU, perchè scorrettamente viene ricondotto al controllo di giurisdizione un motivo di illegittimità, sia pure particolarmente qualificata, in quanto tale estraneo a quell’istituto in esame; e rimarcando doversi il relativo problema, che pure esiste, trovare soluzione all’interno di ciascuna giurisdizione, se del caso con nuovo caso di revocazione di cui all’art. 395 c.p.c., come auspicato dalla stessa Corte costituzionale con riferimento alle sentenze della Corte EDU: v. Corte cost. n. 123 del 2017).
19. In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile e la ricorrente condannata alle spese.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 267
 art. 35
 sentenza 
 art. 362
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. Sez. 
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