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Timestamp: 2017-11-20 09:11:18+00:00

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Giurisprudenza – Foro del consumatore – Art. 63 C. d. Consumo
In caso di controversia tra professionista e consumatore, il consumatore può scegliere di proporre l’azione in un tribunale diverso da quello stabilito dall’art. 63 del Codice del Consumo (c.d. foro del consumatore).
Costui può optare per il tribunale in cui ha sede la società convenuta o del luogo dove è stato firmato il contratto, senza che, in accoglimento della relativa eccezione sollevata dal professionista o d’ufficio, il giudice possa dichiarare la propria incompetenza a svantaggio del consumatore. Corte di Cassazione – Cass. Civ. VI – 3, Ord., 23-10-2012, n. 18171
Della problematica del c.d. “foro del consumatore” ci siamo già occupati, ma il caso che abbiamo trattato riguardava la competenza in caso di controversia tra Stati diversi in ambito comunitario.
Il caso che, invece, analizziamo oggi è fondato sulla interpretazione dell’art. 63 del Codice del consumo che così testualmente dispone: “Per le controversie civili inerenti all’applicazione del presente capo la competenza territoriale inderogabile è del giudice del luogo di residenza o di domicilio del consumatore, se ubicati nel territorio dello Stato.”.
In altri termini questo articolo prevede che in caso di controversia tra professionista e consumatore il giudice che si deve interpellare è quello del luogo in cui abita (o è domiciliato) il consumatore.
Quindi sembrerebbe che non ci debbano essere dubbi in proposito, in quanto l’articolo parla anche di “competenza territoriale inderogabile”, intendendo con questa espressione il fatto che non ci possono essere eccezioni a questa regola, perchè il fine di questa disposizione è quello di favorire il consumatore.
Invece, è proprio legata all’interpretazione da dare al concetto di “favorire il consumatore” la decisione che andiamo oggi ad analizzare.
La Corte di Cassazione con ordinanza n. 18171/2012 si è pronunciata sulla competenza territoriale dei tribunali in relazione alle controversie sorte a seguito della stipula di contratti conclusi al di fuori dei locali commerciali, in particolare quei contratti che riguardano strumenti finanziari come i conti correnti.
Ma andiamo con ordine. La vicenda ha avuto inizio a seguito di un ricorso contro un’ordinanza del Tribunale di Milano che si dichiarava territorialmente incompetente a decidere sulle controversie sorte con una Banca riguardo l’acquisto di alcuni prodotti finanziari e la stipulazione di alcuni contratti di conto corrente perché i ricorrenti (consumatori) avevano scelto di proporre la loro azione presso il Tribunale del luogo in cui la Società aveva sede.
Il giudice di Milano si era dichiarato incompetente, affermando che sarebbe stato necessario rivolgersi ai tribunali dei luoghi di residenza dei consumatori poiché la norma che riguarda il foro del consumatore è inderogabile.
Come abbiamo già detto, infatti,, l’art. 63 del Codice del Consumo stabilisce che per le controversie riguardanti i rapporti tra professionista e consumatore, la competenza è del tribunale del luogo di residenza o di domicilio del consumatore.
Tuttavia, il consumatore ha impugnato in Corte di Cassazione tale decisione, sostenendo che la pronuncia del Tribunale, basandosi su un’interpretazione della norma prettamente letterale, si sarebbe posta in netto contrasto con l’interesse del consumatore.
Il consumatore, infatti, potrebbe talvolta avere interesse a scegliere, in alternativa al foro del proprio luogo di residenza, quello individuato territorialmente secondo i criteri ordinari, come per esempio il giudice del luogo in cui la società ha la propria sede o il giudice del luogo dove è stato firmato il contratto.
La Suprema Corte ha accolto le ragioni del consumatore, ritenendo che la normativa contenuta nel Codice del Consumo deve essere interpretata sempre nell’interesse del consumatore e mai a suo svantaggio.
La Cassazione ha ribadito un concetto già espresso in un’altra recente sentenza (la n. 5976 del 16 aprile 2012) secondo cui la scelta del giudice competente spetta in via esclusiva al consumatore, il quale “può adire un giudice diverso da quello del foro del consumatore ex art. 63 d.lgs. n. 296 del 2005, competente per territorio giusta uno dei criteri posti agli artt. 18, 19 e 20 c.p.c., senza che, in accoglimento della relativa eccezione sollevata dal professionista ovvero d’ufficio, tale giudice possa dichiarare la propria incompetenza anche a svantaggio, e cioè in pregiudizio dell’interesse, del consumatore“.
Peraltro,in un’altra sentenza (la n. 1878 dell’8 febbraio 2012) la Corte di Cassazione ha stabilito che ove il consumatore ritenga più vantaggioso non avvalersi del foro del consumatore (ad esempio, come nel caso qui commentato, perché i ricorrenti avevano domicilio in molteplici, diverse città ed avevano considerato più vantaggioso concentrare le azioni in un unico foro, quale quello della sede della Società, “così da garantire non solo l’uniformità del giudicato, ma anche consentire un sensibile contenimento dei costi ed una maggiore celerità ed economia processuale”) deve essere assicurato al medesimo “… il diritto di derogare al foro del consumatore ed alla norma del Codice del Consumo”.
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