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Timestamp: 2017-06-24 15:36:12+00:00

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AMICI SCUSATE PURTROPPO GLI EVENTI INCALZANO QUINDI PRIMA DI PARLARE DI AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE, VORREMMO PARLARE ANZI FARVI ASCOLTARE COSA PUO' SUCCEDERE....siccome è troppo ghiotta la situazione voglio riportare integralmente la riflessione di un amico: 22 novembre 2007 "Sono allibito! Sembra una farsa tratta da un film i cui protagonisti potrebbero essere Totò e Peppino. E se questi sono quelli che devono tutelare la nostra salute, allora forse è meglio cominciare a pensare di abbandonare questa triste."
Isola delle Femmine Novembre 2007 Dopo l’intervento di qualche giorno fa della Magistratura che ha posto i sigilli all’area di costruzione del mega inceneritore previsto a Bellolampo, un’altra bufera si abbatte sull’Amministrazione Regionale. Questa volta si tratta di una mega “bufala” che, tuttavia, sembrerebbe avere anche i connotati di una mega truffa : si tratta del Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente. Ma vediamo di che si tratta. Il Piano, approvato ed adottato con Decreto dell’Assessore Interlandi n. 176/GAB del 9 agosto scorso, avrebbe dovuto essere lo strumento di programmazione e pianificazione degli interventi di risanamento contro l’inquinamento atmosferico e per la tutela della qualità dell’aria su scala regionale. Un documento, quindi, dai contenuti politici, amministrativi e tecnico-scientifici di elevato profilo e di importantissimi risvolti applicativi, stante la delicatezza della materia e gli aspetti connessi alla tutela dell’ambiente ed alla salvaguardia della salute dei cittadini siciliani. I redattori materiali sono stati funzionari del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico”, diretto dal dott. Salvatore Anzà, del Dipartimento Territorio e Ambiente, che per tale “lavoro” hanno ricevuto anche un encomio scritto da parte dell’Assessore Interlandi, funzionari dell’ARPA, docenti universitari dell’Università di Palermo e Messina ed alcuni professionisti in veste di collaboratori. Purtroppo, l’opera monumentale, partorita con celerità a dir poco sospetta, si è rivelato un indecoroso e letterale “copiato” dell’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, con in più varie aggravanti, un cumulo di ridicolaggini e probabili ipotesi di truffa. Per quanto riguarda le aggravanti, a parte l’operato disdicevole ed aprofessionale dei redattori, che si sono appropriati di un lavoro intellettuale altrui, resta innanzitutto grave il discredito dell’immagine istituzionale subito dall’Amministrazione Regionale, in primis nei confronti della Regione Veneto e poi da tutto il resto. Ma al danno si aggiunge anche la beffa, se solo si considera che il manipolo degli sconsiderati e sprovveduti redattori è andato a copiare un Piano che proprio per la sua inidonea impostazione strutturale di base, aveva già ricevuto a suo tempo una bocciatura da parte dell’Unione Europea. Insomma, si trattava di un assemblaggio di ipotesi, intenti e di previsioni piuttosto che di un Piano di programmazione e di pianificazione d’interventi concreti basato su descrittori essenziali e sperimentali, primo tra tutti l’inventario delle emissioni. La trasposizione è stata così “fedele” e “letterale” rispetto all’originale da generare ridicole quanto inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia. Si citano, ad esempio : il “noto” sistema aerologico padano della Regione Siciliana, le piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, il notevole apporto all’inquinamento atmosferico siciliano derivante dall’eccessivo uso del riscaldamento domestico in relazione al rigido clima dell’isola, ecc. Gli improvvidi redattori non hanno neppure tenuto conto delle differenze di statuto tra le due Regioni, tant’è che all’interno del Piano la Sicilia si trova “trasformata” in regione a statuto ordinario e, tra le varie cose, essere retta dal Consiglio Regionale. Ovviamente, non solo i Capitoli ed i paragrafi hanno gli stessi titoli e contenuto pressoché uguale, ma anche gli errori di battitura e di ortografia sono stati fedelmente trasposti. A dire il vero, tuttavia, i redattori, in uno slancio di “trasparenza”, alla fine del paragrafo 1.6 hanno finanche lasciato il link originale da cui hanno attinto a pieno “copia e incolla” : http://serviziregionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm
Per quanto riguarda gli aspetti prettamente istituzionali, la situazione appare oltremodo grave. Si è in presenza di atto di programmazione fasullo e inapplicabile, organizzato ai danni dell’Amministrazione, dell’ambiente e dei cittadini, dai possibili risvolti truffaldini specie nel caso in cui tramite lo stesso si fossero programmati interventi finanziari o, caso ancor più grave, fossero già attivati interventi finanziari. Per quanto sinteticamente esposto si ritiene che vi sia la necessità dell’immediato ritiro del Piano, dell’accertamento delle responsabilità della sua redazione ed organizzazione, di provvedimenti nei confronti di quanti hanno operato fraudolentemente ai danni dell’Amministrazione e dei cittadini siciliani, nonché la verifica di ipotesi di danno per il pubblico erario che ne potesse derivare. nota: se il link sopra non dovrebbe aprirsi per un problema di reindirizzamento del broswer cliccate qui: http://www.serviziregionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm Una vicenda oscura, in cui sono coinvolte soprattutto le persone che hanno gettato il fango su Gioacchino Genchi e Alessandro Pellerito, quelle che ne hanno deciso la rimozione arbitraria senza alcuno scrupolo. Ciò che oggi si preannuncia, sembra uno scandalo in piena regola, tanto che a questo punto si chiede un immediato intervento dell'Assessore Interlandi sui responsabili (il dirigente del Servizio 3, dott. Salvatore Anzà, ed il Dirigente Generale del Dipartimento Territorio e Ambiente, arch. Pietro Tolomeo) dei gravi fatti che colpiscono in prima persona lei stessa, in quanto firmataria inconsapevole di ciò che sembrerebbe configurarsi una vera e propria truffa". I ruoli si stanno invertendo e i " persecutori " rischiano di diventare i " perseguitati " e tutto lascia ben sperare che la "Interlandi" sia fermamente decisa a perseguire chi si trova implicato in questa oscura faccenda. Decontaminazione Sicilia
Ieri (21.11.07) presso l'Assessorato Territorio Ambiente della Regione Sicilia si è svolta la conferenza di servizi, coordinata dal servizio 2, per la concessione dell'autorizzzazione integrata ambientale richiesta dalla Italcementi . Abbiamo udito, da parte dei pochi partecipanti invitati, perplessità carenze incompletezze circa il progetto che la Italcementi ha presentato.
Vale la pena citare una recente sentenza della Corte Costituzionale a tutela dei beni paesaggistici La positiva e per certi versi sorprendente sentenza della Corte Costituzionale n. 367del 7 novembre 2007 riconferma il valore assoluto e primario del “paesaggio”, in linea con l’art. 9 della nostra Costituzione: respinge infatti tutti i ricorsi delle Regioni che rivendicano, impropriamente, la competenza in tema di tutela del paesaggio. Questa decisione rappresenta un punto fermo e importante per il futuro del Paese. Ad ogni modo, siamo chiamati a mantenere alto il livello di attenzione e a continuare a vigilare sull’operato delle nostre istituzioni, affinché tale sentenza si tramuti in fatti visibili e concreti.
PROCEDURA PER IL RILASCIO DELL’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE Le attività produttive soggette alla disciplina di prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento (IPPC) sono quelle riportate nell'allegato I del d.lgs. n. 59/2005 ed al punto 6 delle linee guida allegate alla delibera n. 43/15 dell'11/10/2006 (vedi normativa).
PROCEDURA RILASCIO A.I.A. ART.5 D LGS.59/05 Articolo 5 - Procedura ai fini del rilascio dell'Autorizzazione integrata ambientale [Domanda - Impianto - Materie prime - Ubicazione - Emissioni - Tecnologia - recupero rifiuti - Calendario - Commissione istruttoria - Industrie insalubri] 1. Ai fini dell'esercizio di nuovi impianti, della modifica sostanziale e dell'adeguamento del funzionamento degli impianti esistenti alle disposizioni del presente decreto, si provvede al rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale di cui all'articolo 7. Fatto salvo quanto disposto dal comma 5 e ferme restando le informazioni richieste dalla normativa concernente aria, acqua, suolo e rumore, la domanda deve comunque descrivere: a) l'impianto, il tipo e la portata delle sue attività; b) le materie prime e ausiliarie, le sostanze e l'energia usate o prodotte dall'impianto; c) le fonti di emissione dell'impianto; d) lo stato del sito di ubicazione dell'impianto; e) il tipo e l'entità delle emissioni dell'impianto in ogni settore ambientale, nonché un'identificazione degli effetti significativi delle emissioni sull'ambiente; f) la tecnologia utilizzata e le altre tecniche in uso per prevenire le emissioni dall'impianto oppure per ridurle; g) le misure di prevenzione e di recupero dei rifiuti prodotti dall'impianto; h) le misure previste per controllare le emissioni nell'ambiente; i) le eventuali principali alternative prese in esame dal gestore, in forma sommaria; j) le altre misure previste per ottemperare ai principi di cui all'articolo 3. 2. La domanda di autorizzazione integrata ambientale deve contenere anche una sintesi non tecnica dei dati di cui alle lettere da a) ad l) del comma 1 e l'indicazione delle informazioni che ad avviso del gestore non devono essere diffuse per ragioni di riservatezza industriale, commerciale o personale, di tutela della proprietà intellettuale e, tenendo conto delle indicazioni contenute nell'articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, di pubblica sicurezza o di difesa nazionale. In tale caso il richiedente fornisce all'autorità competente anche una versione della domanda priva delle informazioni riservate, ai fini dell'accessibilità al pubblico. 3. Per le attività industriali di cui all'allegato I l'autorità competente stabilisce il calendario delle scadenze per la presentazione delle domande per l'autorizzazione integrata ambientale per gli impianti esistenti e per gli impianti nuovi già dotati di altre autorizzazioni ambientali alla data di entrata in vigore del presente decreto. Tali calendari sono pubblicati sull'organo ufficiale regionale o, nel caso di impianti che ricadono nell'ambito della competenza dello Stato, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Per gli impianti di competenza statale di cui all'allegato V del presente decreto il calendario di cui al presente comma è stabilito sentiti i Ministeri delle attività produttive e della salute. 4. Per gli impianti di competenza statale la presentazione della domanda è effettuata all'autorità competente con le procedure telematiche, il formato e le modalità stabiliti con il decreto di cui all'articolo 13, comma 3. 5. Qualora le informazioni e le descrizioni fornite secondo un rapporto di sicurezza, elaborato conformemente alle norme previste sui rischi di incidente rilevante connessi a determinate attività industriali, o secondo la norma UNI EN ISO 14001, ovvero i dati prodotti per i siti registrati ai sensi del regolamento (CE) n. 761/2001, nonché altre informazioni fornite secondo qualunque altra normativa, rispettino uno o più dei requisiti di cui al comma 1 del presente articolo, possono essere utilizzate ai fini della presentazione della domanda. Tali informazioni possono essere incluse nella domanda o essere ad essa allegate. 6. L'autorità competente individua gli uffici presso i quali sono depositati i documenti e gli atti inerenti il procedimento, al fine della consultazione del pubblico. 7. L'autorità competente, entro trenta giorni dal ricevimento della domanda ovvero, in caso di riesame ai sensi dell'articolo 9, comma 4, contestualmente all'avvio del relativo procedimento, comunica al gestore la data di avvio del procedimento ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, e la sede degli uffici di cui al comma 6. Entro il termine di quindici giorni dalla data di ricevimento della comunicazione il gestore provvede a sua cura e sue spese alla pubblicazione su un quotidiano a diffusione provinciale o regionale, ovvero a diffusione nazionale nel caso di progetti che ricadono nell'ambito della competenza dello Stato, di un annuncio contenente l'indicazione della localizzazione dell'impianto e del nominativo del gestore, nonché il luogo individuato ai sensi del comma 6 ove è possibile prendere visione degli atti e trasmettere le osservazioni. Tali forme di pubblicità tengono luogo delle comunicazioni di cui agli articoli 7 e 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241. 8. Entro trenta giorni dalla data di pubblicazione dell'annuncio di cui al comma 7, i soggetti interessati possono presentare in forma scritta, all'autorità competente, osservazioni sulla domanda. 9. Ai fini dello svolgimento delle attività istruttorie e di consulenza tecnica connesse al rilascio delle autorizzazioni di competenza statale, è istituita presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, una commissione istruttoria IPPC composta da 27 esperti di elevata qualificazione, di cui uno con funzioni di presidente, provenienti dalle amministrazioni pubbliche, dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici, da università, istituti scientifici, enti di ricerca, soggetti pubblici e privati adeguatamente qualificati. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, adottato previa adozione del decreto di cui all'articolo 18, comma 2, sono nominati i membri della commissione ed è disciplinato il funzionamento della commissione stessa. Al fine di garantire il necessario coinvolgimento degli enti territoriali, per le attività relative a ciascuna domanda di autorizzazione, la commissione è integrata da un esperto designato da ciascuna regione, da un esperto designato da ciascuna provincia e da un esperto designato da ciascun comune territorialmente competenti. La commissione istruttoria IPPC ha il compito di fornire all'autorità competente, anche effettuando i necessari sopralluoghi, in tempo utile per il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, un parere istruttorio conclusivo e pareri intermedi debitamente motivati, nonché approfondimenti tecnici in merito a ciascuna domanda di autorizzazione. Ai componenti della commissione spetta un compenso stabilito con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Agli oneri relativi al funzionamento della commissione, si provvede mediante le somme determinate ai sensi dell'articolo 18, comma 2. 10. L'autorità competente, ai fini del rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, convoca apposita conferenza dei servizi ai sensi degli articoli 14, 14 ter, commi da 1 a 3 e da 6 a 9, e 14 quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, alla quale invita le amministrazioni competenti in materia ambientale e comunque, nel caso di impianti di competenza statale, i Ministeri dell'interno, della salute e delle attività produttive. 11. Nell'ambito della conferenza dei servizi di cui al comma 10 sono acquisite le prescrizioni del sindaco di cui agli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265. In presenza di circostanze intervenute successivamente al rilascio dell'autorizzazione di cui al presente decreto, il sindaco, qualora lo ritenga necessario nell'interesse della salute pubblica, chiede all'autorità competente di verificare la necessità di riesaminare l'autorizzazione rilasciata, ai sensi dell'articolo 9, comma 4. 12. Acquisite le determinazioni delle amministrazioni coinvolte nel procedimento e considerate le osservazioni di cui al comma 8, l'autorità competente rilascia, entro centocinquanta giorni dalla presentazione della domanda, un'autorizzazione contenente le condizioni che garantiscono la conformità dell'impianto ai requisiti previsti nel presente decreto, oppure nega l'autorizzazione in caso di non conformità ai requisiti di cui al presente decreto. L'autorizzazione per impianti di competenza statale di cui all'allegato V del presente decreto è rilasciata con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio; in caso di impianti sottoposti a procedura di valutazione di impatto ambientale, il termine di cui sopra è sospeso fino alla conclusione di tale procedura. L'autorizzazione integrata ambientale non può essere comunque rilasciata prima della conclusione del procedimento di valutazione di impatto ambientale. 13. L'autorità competente può chiedere integrazioni alla documentazione, anche al fine di valutare la applicabilità di specifiche misure alternative o aggiuntive, indicando il termine massimo non inferiore a trenta giorni per la presentazione della documentazione integrativa; in tal caso, il termine di cui al comma 12, nonché il termine previsto per la conclusione dei lavori della conferenza dei servizi di cui al comma 10, si intendono sospesi fino alla presentazione della documentazione integrativa. 14. L'autorizzazione integrata ambientale, rilasciata ai sensi del presente decreto, sostituisce ad ogni effetto ogni altra autorizzazione, visto, nulla osta o parere in materia ambientale previsti dalle disposizioni di legge e dalle relative norme di attuazione, fatte salve le disposizioni di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, e le autorizzazioni ambientali previste dalla normativa di recepimento della direttiva 2003/87/CE. L'autorizzazione integrata ambientale sostituisce, in ogni caso, le autorizzazioni di cui all'elenco riportato nell'allegato II. L'elenco riportato nell'allegato II, ove necessario, è modificato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con i Ministri delle attività produttive e della salute, d'intesa con la Conferenza unificata istituita ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. 15. Copia dell'autorizzazione integrata ambientale e di qualsiasi suo successivo aggiornamento, è messa a disposizione del pubblico, presso l'ufficio di cui al comma 6. Presso il medesimo ufficio sono inoltre rese disponibili informazioni relative alla partecipazione del pubblico al procedimento. 16. L'autorità competente può sottrarre all'accesso le informazioni, in particolare quelle relative agli impianti militari di produzione di esplosivi di cui al punto 4.6 dell'allegato I, qualora ciò si renda necessario per l'esigenza di salvaguardare, ai sensi dell'articolo 24, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241, e relative norme di attuazione, la sicurezza pubblica o la difesa nazionale. L'autorità competente può inoltre sottrarre all'accesso informazioni non riguardanti le emissioni dell'impianto nell'ambiente, per ragioni di tutela della proprietà intellettuale o di riservatezza industriale, commerciale o personale. 17. Ove l'autorità competente non provveda a concludere il procedimento relativo al rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale entro i termini previsti dal comma 12, si applica il potere sostitutivo di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. 18. Ogni autorizzazione integrata ambientale deve includere le modalità previste per la protezione dell'ambiente nel suo complesso di cui al presente decreto, secondo quanto indicato all'articolo 7, nonché l'indicazione delle autorizzazioni sostituite. L'autorizzazione integrata ambientale concessa agli impianti esistenti prevede la data, comunque non successiva al 30 ottobre 2007, entro la quale tali prescrizioni debbono essere attuate. Nel caso in cui norme attuative di disposizioni comunitarie di settore dispongano date successive per l'attuazione delle prescrizioni, l'autorizzazione deve essere comunque rilasciata entro il 30 ottobre 2007. L'autorizzazione integrata ambientale concessa a impianti nuovi, già dotati di altre autorizzazioni ambientali all'esercizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, può consentire le deroghe temporanee di cui al comma 5, dell'articolo 9. 19. Tutti i procedimenti di cui al presente articolo per impianti esistenti devono essere comunque conclusi in tempo utile per assicurare il rispetto del termine di cui al comma 18. Le Autorità competenti definiscono o adeguano conseguentemente i propri calendari delle scadenze per la presentazione delle domande di autorizzazione integrata ambientale. 20. In considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse nazionale dell'impianto, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto, possono essere conclusi, d'intesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni territorialmente competenti e i gestori, specifici accordi, al fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della collettività, l'armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali. In tali casi l'autorità competente, fatto comunque salvo quanto previsto al comma 18, assicura il necessario coordinamento tra l'attuazione dell'accordo e la procedura di rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale. Nei casi disciplinati dal presente comma il termine di centocinquanta giorni di cui al comma 12 è sostituito dal termine di trecento giorni.
9. Fermo restando quanto previsto dal comma 8, l'autorizzazione può stabilire valori limite di emissione più severi di quelli fissati dall'Allegato I alla parte quinta del presente decreto, dalla normativa di cui al comma 3 e dai piani e programmi relativi alla qualità dell'aria: a) in sede di rinnovo, sulla base delle migliori tecniche disponibili, anche tenuto conto del rapporto tra i costi e i benefici complessivi;
b) i livelli di uno o piu' inquinanti sono compresi tra il valorelimite ed il valore limite aumentato del margine di tolleranza. 2. Nel caso che nessun margine di tolleranza sia stato fissato per uno specifico inquinante, le zone e gli agglomerati nei quali il livello di tale inquinante supera il valore limite, sono equiparate alle zone ed agglomerati di cui al comma 1, lettera a).
7. Qualora le zone di cui ai commi 1 e 2 interessino piu' regioni, la loro estensione viene individuata d'intesa fra le regioni interessate che coordinano i rispettivi piani. Art. 9.
Requisiti applicabili alle zone con i livelli inferiori ai valori limite 1. Le regioni provvedono, sulla base della valutazione preliminare di cui all'articolo 5, in prima applicazione, e, successivamente, sulla base dell'articolo 6, alla definizione delle zone e degli agglomerati in cui i livelli degli inquinanti sono inferiori ai valori limite e tali da non comportare il rischio di superamento degli stessi.
GAZZETTA UFFICIALE REGIONE SICILIA PALERMO - SABATO 29 AGOSTO 1998 - N. 42 Dichiarazione di interesse industriale e destinazione per lo sfruttamento del giacimento di minerale di calcare esistente nell'area sita nei comuni di Palermo e Torretta, contrada Pian dell'Aia - Tre Finaite DISPOSIZIONI E COMUNICATI
La cava di Pian dell’Aia, impianto estrattivo di materiale calcareo a servizio della Italcementi di Isola delle Femmine è situata all’interno di un sito SIC “Raffo Rosso, Monte Cuccio e Vallone Sagana” cod ITA 020023 di cui al D.M 3 aprile 2000 GUI n .95 del 22 aprile 2000, GURS n.57 del 15/10/00 e regolamentato dal DPR 357/97 e s.m.i n. 120/03. Il pSIC (proposto Sito di Importanza Comunitaria) già dalla data della sua individuazione è soggetto a tutela e a particolari procedure per eventuali opere/piani previsti al suo interno.
L’art. 5 del citato Decreto prevede che se una opera è già soggetta a VIA, essa deve ricomprendere l’analisi delle possibili incidenze sul sito, così come indicato nell’allegato G del DPR 357/97 e smi. ARTICOLO 5 del DPR 357/97 e smi, prevede che tali studi vengano fatti anche per opere che insistono esternamente ai pSIC/ZPS, qualora vi sia la possibilità che essi abbiano effetti su di essi. ART. 6 del nuovo DPR 120/2003, comma 1, nella pianificazione e programmazione territoriale si deve tenere conto della valenza naturalistico-ambientale dei proposti siti di importanza comunitaria, dei siti di importanza comunitaria e delle zone speciali di conservazione. Si tratta di un principio di carattere generale tendente ad evitare che vengano approvati strumenti di gestione territoriale in conflitto con le esigenze di conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario.
Enviado por Isola delle Femmine Sviluppo sostenibile
La vergüenza de Málaga Los politicos de nuestra ciudad permiten por motivos por todos sospechados (money, money...a la buchaca)la presencia dentro del casco urbano de Málaga, capital de la Costa del Sol, de la mayor fabrica de cemento de Andalucía. Ago 20, 2007 http://www.isolapulita.it
PERCHE' TACE L'AMBIENTALISMO DI GOVERNO PERCHE' TACE ANCHE LA "COSA ROSSA"
Cercate l'impianto per territorio e andate sulla vostra regione. Qualcuno vi aveva mai detto che potevate consultare quei dati e che potevate fare delle contestazioni scritte per ottenere le prescrizioni delle migliori tecnologie? Qualcuno vi aveva mai detto che era un vostro diritto
Provata ad andare su Google e digitate: Legambiente AIA IPPC Non troverete indicazioni su quali diritti di partecipazione ambientale ha il cittadino, non troverete rinvii al sito nazionale di Legambiente. Una cocente delusione vi porterà ai limiti dello sconforto.
- inviate una seconda email per convocare una conferenza stampa. State alle costole dei giornalisti locali, telefonate alle redazioni per spiegare perché la cosa è importante.
Per la proroga si può leggere http://www.amblav.it/news_dettaglio.aspx?IDNews=4608
Vi diranno che scrivere delle osservazioni tecniche è complicato: ma allora perché si va a scuola? Perché abbiamo la rete? Se solo si usa cultura e rete a che cavolo serve tutto ciò?
Gela, sequestrato Coke fuorilegge Il carbone sintetico ad alto contenuto di zolfo, prodotto dal petrolchimico, è stato trovato in un deposito di Taranto. La magistratura pugliese ha posto i sigilli in due aree dello stabilimento, limitandone la produzione GELA (CALTANISSETTA) - I carabinieri del nucleo operativo ecologico (Noe) hanno proceduto al sequestro del "Parco Carbone", all'Isola 29 del petrolchimico di Gela, in esecuzione di un'ordinanza emessa dalla procura della Repubblica di Taranto. L'indagine riguarda una partita di Coke (il carbone sintetico ottenuto dalla raffinazione del petrolio) proveniente da Gela, trovato a Taranto nel deposito di un broker che lo commercia in Italia e all'estero.
Secondo la magistratura tarantina, quel Coke non poteva essere messo in commercio in quanto il suo contenuto di zolfo è risultato superiore al 6%. La norma non vale per Gela perchè una apposita legge, varata nel 2003 per impedire la chiusura dello stabilimento dell'Eni (sequestrato allora dalla locale procura) autorizzò in loco l'utilizzo come combustibile del Coke prodotto, anche se ad alto tenore di zolfo (Atz) in virtù dell'esistenza di appositi sistemi di abbattimento dell'SO2, polveri ed ossidi di azoto (l'impianto Snox).
09/01/2008 http://www.isolapulita.it

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 ART.5
 Articolo 5
 Art. 9
 ARTICOLO 5
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