Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-1805-del-24-01-2017
Timestamp: 2020-05-28 07:35:22+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 1805 del 24/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1805 del 24/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 24/01/2017, (ud. 01/12/2016, dep.24/01/2017), n. 1805
sul ricorso 21358-2014 proposto da:
AZIENDA SANITARIA LOCALE N. (OMISSIS) LANCIANO-VASTO-CHIETI, in
persona del Direttore Generale pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA GERMANICO 184, presso lo studio
dell’avvocato ENRICO ZACCARITTI, rappresentata e difesa
dall’avvocato PIERLUIGI MARIA TENAGLIA, giusta procura a margine del
D.C.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA NOMENTANA
909, presso lo studio dell’avvocato SABRINA PRIMAVERA rappresentata
e difesa dall’avvocato ANGELA BOCCI, giusta procura a margine del
avverso la sentenza n. 214/2014 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
depositata il 7/3/2014;
dell’1/12/2016 dal Consigliere Dott. CATERINA MAROTTA;
udito l’Avvocato PIERLUIGI MARIA TENAGLIA, che insiste per
udito l’Avvocato IDA DI DOMENICA, per delega dell’Avvocato ANGELA
BUCCI, che si riporta.
“Con sentenza n. 214/2014, depositata in data 7 marzo 2014, la Corte di appello di L’Aquila, pronunciando sull’impugnazione proposta dalla Azienda sanitaria locale n. (OMISSIS) Lanciano Vasto Chieti nei confronti di D.C.A., confermava la decisione del Tribunale di Chieti che, in parziale accoglimento della domanda, accertato il ricorso abusivo alla contrattazione a termine, condannava la ASL al risarcimento del danno in favore della ricorrente nella misura di 15 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, oltre accessori. Riteneva la Corte territoriale che le assunzioni a termine dell’appellante non fossero state giustificate da esigenze temporanee ed eccezionali e che il risarcimento del danno fosse stato correttamente quantificato dal Tribunale, in applicazione del meccanismo riparatorio di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36 tenendo conto dell’impossibilità di conversione del rapporto.
Avverso tale sentenza la ASI ricorre per cassazione con due motivi.
D.C.A. resiste con controricorso.
Con il primo motivo l’Azienda ricorrente denuncia la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, artt. 1 e 4 nonchè dell’art. 12 preleggi in relazione al riconoscimento del risarcimento del danno, peraltro in misura eccedente rispetto ai parametri individuati dalla giurisprudenza di legittimità e di merito, che in sè costituisce la conseguenza diretta ed immediata di una conversione del rapporto, pur in mancanza del presupposto della conversione. Rileva, poi, che la condotta contrattuale adottata dall’Azienda si sottrae ad ogni ipotesi di censura per aver soddisfatto tutte le condizioni imposte dalla legge atteso che le ragioni poste a sostegno dell’apposizione del termine rispondevano ad esigenze di temporaneità oggettive e verificabili cui la P.A. aveva conferito adeguata evidenza anche in forma scritta.
Con il secondo motivo l’Azienda ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, comma 5, e della L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, dell’art. 2697 c.c. e dell’art. 12 preleggi in relazione al riconoscimento di un risarcimento del danno in assenza di ogni prova e comunque misura eccessiva rispetto al parametro di cui alla L. n. 183 del 2010, art. 32.
E’ innanzitutto inammissibile il rilievo con il quale la ricorrente, nella sostanza, ad onta del richiamo a norme di diritto che si legge nel primo mezzo, in realtà sollecita soltanto un generale nuovo apprezzamento in punto di fatto della vicenda. Invero neppure risultano enucleati i passaggi motivazionali nei quali sarebbero integrate le denunciate violazioni di legge ovvero in qualche modo isolata la questione di diritto dalle critiche rivolte alla motivazione in fatto, limitandosi la ricorrente ad esporre le ragioni della pretesa legittimità dei contratti a termine (ed in particolare ad insistere sulla avvenuta indicazione per relationem delle ragioni a basi dell’apposizione del termine) senza intercettare il decisum con il quale la Corte territoriale ha ritenuto) che le ragioni fornite dalla Asl a giustificazione delle assunzioni a termine fossero alquanto deboli, non valendo le esigenze di sostituzione del personale in ferie ovvero quelle dei tempi necessari al completamento della mobilità a domanda a legittimare contratti protrattisi per tredici o quattordici mesi ciascuno nè essendo giustificabile la protrazione per 23 mesi di un contratto, per esigenze varie e non meglio specificate (mancando, peraltro, agli atti le delibere cui i singoli contratti facevano riferimento).
Per il resto le ulteriori doglianze di cui al primo motivo e quelle di cui al secondo motivo (da trattarsi congiuntamente stante la intrinseca connessione) sono in parte fondate alla luce di quanto precisato da questa Corte a sezioni unite, nella recente decisione del 15 marzo 2016, n. 5072.
In tale pronuncia è stato innanzitutto evidenziato che il divieto, per le pubbliche amministrazioni, di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato è rimasto come una costante più volte ribadita dal legislatore sicchè non può predicarsi la conversione del rapporto quale sanzione dell’illegittima apposizione del termine al rapporto di lavoro o comunque dell’illegittimo ricorso a tale fattispecie contrattuale. D’altra parte il rispetto della normativa sul contratto di lavoro a tempo determinato è risultato essere presidiato oltre che dall’obbligo di risarcimento del danno in favore del dipendente – anche da disposizioni al contorno che fanno perno soprattutto sulla responsabilità, anche patrimoniale, del dirigente cui sia ascrivibile l’illegittimo ricorso al contratto a termine. Sicchè può dirsi che l’ordinamento giuridico prevede, nel complesso, misure energiche (come richiesto dalla Corte di giustizia, sentenza 26 novembre 2014, C22/13 ss., Mascolo), fortemente dissuasive, per contrastare l’illegittimo ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato; ciò assicura la piena compatibilità comunitaria, sotto tale profilo, della disciplina nazionale.
La medesima pronuncia ha richiamato la decisone della Corte costituzionale (sent. 27 marzo 2003, n. 89) che ha escluso ogni contrasto con gli artt. 3 e 97 Cost. del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36 nella parte in cui tale ultima norma non consente, a differenza di quanto accade nel rapporto di lavoro privato, che la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori possa dar luogo a rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le pubbliche amministrazioni, infatti, giustificata la scelta del legislatore di ricollegare alla violazione di quelle disposizioni conseguenze di carattere esclusivamente risarcitorio, dato che il principio dell’accesso mediante concorso – enunciato dall’art. 97 Cost., a presidio delle esigenze di imparzialità e buon andamento dell’amministrazione – rende non omogeneo il rapporto di impiego alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni rispetto al rapporto alle dipendenze di datori privati. In particolare nella cit. pronuncia la Corte ha enunciato, come criterio generale, che “(…) il principio fondamentale in materia di instaurazione del rapporto di impiego alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni è quello (…) dell’accesso mediante concorso, enunciato dall’art. 97 Cost., comma 3”. l ha sottolineato che “L’esistenza di tale principio, posto a presidio delle esigenze di imparzialità e buon andamento dell’amministrazione, di cui allo stesso art. 97 Cost., comma 1 di per sè rende palese la non omogeneità – sotto l’aspetto considerato – delle situazioni poste a confronto dal rimettente e giustifica la scelta del legislatore di ricollegare alla violazione di norme imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego dei lavoratori da parte delle amministrazioni pubbliche conseguenze di carattere esclusivamente risarcitorio, in luogo della conversione (in rapporto) a tempo indeterminato prevista per i lavoratori privati”. In termini inequivocabili la Corte ha quindi escluso, sotto questo profilo, l’esigenza di uniformità di trattamento rispetto alla disciplina dell’impiego privato, cui il principio del concorso è del tutto estraneo..Anche la successiva giurisprudenza costituzionale ha ribadito il principio del pubblico concorso, quale mezzo ordinario e generale di reclutamento del personale delle pubbliche amministrazioni, principio che risponde alla finalità di assicurare “il buon andamento e l’efficacia dell’Amministrazione”, valori presidiati dall’art. 97 Cost., commi 1 e 3 (sentenze n. 190 del 2005, n. 205 e n. 34 del 2004 e n. 1 del 1999).
In conclusione si propone l’accoglimento, in parte qua, del primo e del secondo motivo, la cassazione dell’impugnata pronuncia in relazione ai motivi accolti con rinvio ad altro giudice di merito che deciderà la causa adeguandosi al seguente principio di diritto: “Nel regime del lavoro pubblico contrattualizzato in caso di abuso del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una pubblica amministrazione il dipendente, che abbia subito la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego, ha diritto, fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato posto dal D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 36, comma 5, al risarcimento del danno previsto dalla medesima disposizione con esonero dall’onere probatorio nella misura e nei limiti di cui alla L. 4 novembre 2010, n. 183, art. 32, comma 5, e quindi nella misura pari ad un’indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nella L. 15 luglio 1966, n. 604, art. 8″; il tutto con ordinanza ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5”.
2 – La ASL ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 2.
3 – Questa Corte ritiene che le osservazioni in fatto e le considerazioni e conclusioni in diritto svolte dal relatore siano del tutto condivisibili, siccome coerenti alla giurisprudenza di legittimità in materia e non scalfite dalla memoria ex art. 380 bis c.p.c. depositata dalla ricorrente con la quale quest’ultima insiste nel prospettare la legittimità della condotta contrattuale adottata dall’Azienda sanitaria.
4 – In conclusione il ricorso va accolto e va cassata l’impugnata sentenza, con rinvio anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di appello di Roma.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Roma.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 36
 sentenza 
 art. 36
 art. 32
 art. 32
 sentenza 
 art. 36
 art. 97
 art. 36
 art. 32
 art. 8
 art. 380
 art. 380
 sentenza