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Timestamp: 2019-08-23 11:27:00+00:00

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183.1 (Prima comparizione delle parti e trattazione della causa)
Codice di procedura civile Libro secondo: DEL PROCESSO DI COGNIZIONE Titolo I: DEL PROCEDIMENTO DAVANTI AL TRIBUNALE Capo II: DELL'ISTRUZIONE DELLA CAUSA Sezione I: DEI POTERI DEL GIUDICE ISTRUTTORE IN GENERALE Sezione II: DELLA TRATTAZIONE DELLA CAUSA 183. (1) (Prima comparizione delle parti e trattazione della causa)
Art. 183. (1) (Prima comparizione delle parti e trattazione della causa)
1. All'udienza fissata per la prima comparizione delle parti e la trattazione il giudice istruttore verifica d'ufficio la regolarità del contraddittorio e, quando occorre, pronuncia i provvedimenti previsti dall'articolo 102, secondo comma, dall'articolo 164, secondo, terzo e quinto comma, dall'articolo 167, secondo e terzo comma, dall'articolo 182 e dall'articolo 291, primo comma.
2. Quando pronunzia i provvedimenti di cui al primo comma, il giudice fissa una nuova udienza di trattazione.
3. l giudice istruttore fissa altresì una nuova udienza se deve procedere a norma dell'art. 185.
4. Nell'udienza di trattazione ovvero in quella eventualmente fissata ai sensi del terzo comma, il giudice richiede alle parti, sulla base dei fatti allegati, i chiarimenti necessari e indica le questioni rilevabili d'ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione.
5. Nella stessa udienza l'attore può proporre le domande e le eccezioni che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni proposte dal convenuto. Può altresì chiedere di essere autorizzato a chiamare un terzo ai sensi degli articoli 106 e 269, terzo comma, se l'esigenza é sorta dalle difese del convenuto. Le parti possono precisare e modificare le domande, le eccezioni e le conclusioni già formulate.
6. Se richiesto, il giudice concede alle parti i seguenti termini perentori:
7. Salva l'applicazione dell'articolo 187, il giudice provvede sulle richieste istruttorie fissando l'udienza di cui all'articolo 184 per l'assunzione dei mezzi di prova ritenuti ammissibili e rilevanti. Se provvede mediante ordinanza emanata fuori udienza, questa deve essere pronunciata entro trenta giorni.
8. Nel caso in cui vengano disposti d'ufficio mezzi di prova con l'ordinanza di cui al settimo comma, ciascuna parte può dedurre, entro un termine perentorio assegnato dal giudice con la medesima ordinanza, i mezzi di prova che si rendono necessari in relazione ai primi nonché depositare memoria di replica nell'ulteriore termine perentorio parimenti assegnato dal giudice, che si riserva di provvedere ai sensi del settimo comma.
9. Con l'ordinanza che ammette le prove il giudice può in ogni caso disporre, qualora lo ritenga utile, il libero interrogatorio delle parti; all'interrogatorio disposto dal giudice istruttore si applicano le disposizioni di cui al terzo comma.
10. (...) (2)
(1) Questo articolo è stato così sostituito dalla D.L. n. 35/2005, con decorrenza dal 1 marzo 2006, secondo quanto disposto dal medesimo provvedimento, modificato dalla L. n. 263/2005, e dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51 Il testo precedente recitava:"Art. 183. Prima udienza di trattazione. Nella prima udienza di trattazione il giudice istruttore interroga liberamente le parti presenti e, quando la natura della causa lo consente, tenta la conciliazione. La mancata comparizione delle parti senza giustificato motivo costituisce comportamento valutabile ai sensi del secondo comma dell'articolo 116.
Le parti hanno facoltà di farsi rappresentare da un procuratore generale o speciale, il quale deve essere a conoscenza dei fatti della causa. La procura deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata, e deve attribuire al procuratore il potere di conciliare o transigere la controversia. La mancata conoscenza, senza gravi ragioni, dei fatti della causa da parte del procuratore è valutabile ai sensi del secondo comma dell'articolo 116.
Il giudice richiede alle parti, sulla base dei fatti allegati, i chiarimenti necessari e indica le questioni rilevabili d'ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione.
Nella stessa udienza l'attore può proporre le domande e le eccezioni che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni proposte dal convenuto. Può altresì chiedere di essere autorizzato a chiamare un terzo ai sensi degli articoli 106 e 269, terzo comma, se l'esigenza è sorta dalle difese del convenuto. Entrambe le parti possono precisare e modificare le domande, le eccezioni e le conclusioni già formulate.
Se richiesto, il giudice fissa un termine perentorio non superiore a trenta giorni per il deposito di memorie contenenti precisazioni o modificazioni delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni già proposte. Concede altresì alle parti un successivo termine perentorio non superiore a trenta giorni per replicare alle domande ed eccezioni nuove o modificate dall'altra parte e per proporre le eccezioni che sono conseguenza delle domande e delle eccezioni medesime. Con la stessa ordinanza il giudice fissa l'udienza per i provvedimenti di cui all'articolo 184."
(2) Il comma: "L'ordinanza di cui al settimo comma é comunicata a cura del cancelliere entro i tre giorni successivi al deposito, anche a mezzo telefax, nella sola ipotesi in cui il numero sia stato indicato negli atti difensivi, nonchè a mezzo di posta elettronica, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione e la trasmissione dei documenti informatici e teletrasmessi. A tal fine il difensore indica nel primo scritto difensivo utile il numero di fax o l'indirizzo di posta elettronica presso cui dichiara di voler ricevere gli atti." è stato abrogato dalla L. 12 novembre 2011, n. 183.
Possesso - azioni a difesa del possesso - reintegrazione da spoglio - Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 11369 del 29/04/2019 (Rv. 653713 - 01)
Risarcimento del danno - Azione di reintegrazione - Successiva indicazione di un bene diverso da quello menzionato nell'atto introduttivo - Inammissibilità della nuova domanda - Mutamento della prospettazione degli elementi del possesso o dello spoglio - Ammissibilità – Fattispecie Nel giudizio di reintegrazione da spoglio, sussiste domanda nuova, inammissibile a norma dell'art. 183 c.p.c., soltanto nel caso in cui, in corso di causa, venga indicato, come oggetto di spoglio, un bene diverso da quello menzionato nell'atto introduttivo, giacché alla privazione di un bene diverso corrisponde una controversia che esorbita dai limiti dell'originaria pretesa. Per contro, il solo mutamento della prospettazione di elementi relativi al possesso dello stesso bene (modalità, limiti, titolo giustificativo) o allo spoglio (modi d'esecuzione, clandestinità, violenza) non integra un mutamento ma una semplice modificazione della domanda. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza del giudice d'appello che aveva reputato nuova la domanda di reintegrazione nel possesso di una servitù di passaggio che, alla prima udienza di trattazione, era stata estesa, con riguardo alle modalità del suo esercizio, a mezzi meccanici di più modeste dimensioni rispetto a quelli indicati nell'atto introduttivo). Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 11369 del 29/04/2019 (Rv. 653713 - 01) Cod_Civ_art_1168, Cod_Proc_Civ_art_183_1...
Modifica della domanda ex art. 183 c.p.c. - Possibilità - Oggetto - Limiti - Contestazione della violazione delle distanze fra edifici in aggiunta a quella concernente le distanze dalle vedute - Ammissibilità - Esclusione - Incidenza della natura autodeterminata dei diritti controversi - Esclusione – Fondamento La modificazione della domanda ammessa ex art. 183 c.p.c. può riguardare anche uno o entrambi gli elementi oggettivi della stessa ("petitum" e "causa petendi"), purché la domanda così modificata sia comunque connessa alla vicenda sostanziale dedotta in giudizio e non si aggiunga a quella iniziale, ma la sostituisca e si ponga, dunque, rispetto ad essa, in rapporto di alternatività. Pertanto, la domanda finalizzata ad ottenere il rispetto delle distanze tra costruzioni ex art. 873 c.c., che si aggiunga a quella inizialmente proposta per assicurare il rispetto delle distanze legali dalle vedute ex art. 907 c.c., è da considerare nuova e, quindi, inammissibile, stante il diverso scopo perseguito dai due istituti, senza che rilevi la natura autodeterminata dei diritti coinvolti poiché dette azioni non riguardano l'accertamento del diritto di proprietà o di altri diritti reali di godimento, postulando, al contrario, che questi non siano controversi. Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 11226 del 24/04/2019 (Rv. 653638 - 01) Cod_Proc_Civ_art_183_1, Cod_Civ_art_0907, Cod_Civ_art_0873...
Procedimento civile - atti e provvedimenti in genere - brevetto europeo - nazionalizzazione - Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 10206 del 11/04/2019 (Rv. 653693 - 01)
Traduzione - Deposito - Termine – Fondamento Ai sensi del combinato disposto degli artt. 56 e 120 del d.lgs. n. 30 del 2005 è legittima l’acquisizione d'ufficio della documentazione relativa alla domanda di brevetto (ovvero la copia della traduzione del brevetto europeo) nonostante la scadenza dei termini di cui all'art. 183, comma 6 c.p.c., in quanto l'art. 120 cit., nella parte i cui ammette la proposizione della domanda di nullità del brevetto anche prima che questo sia concesso, con correlativo potere del giudice di sospendere il giudizio in attesa della pronuncia dell'UIBM, deve ritenersi applicabile anche quando il titolo sia stato già concesso ma non ne sia stata redatta la traduzione in italiano. Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 10206 del 11/04/2019 (Rv. 653693 - 01) Cod_Proc_Civ_art_183_1...
Procedimento civile - atti e provvedimenti - brevetto europeo - Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 10206 del 11/04/2019 (Rv. 653693 - 01)
Brevetto europeo - Nazionalizzazione - Traduzione - Deposito - Termine – Fondamento - Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 10206 del 11/04/2019 (Rv. 653693 - 01) Ai sensi del combinato disposto degli artt. 56 e 120 del d.lgs. n. 30 del 2005 è legittima l’acquisizione d'ufficio della documentazione relativa alla domanda di brevetto (ovvero la copia della traduzione del brevetto europeo) nonostante la scadenza dei termini di cui all'art. 183, comma 6 c.p.c., in quanto l'art. 120 cit., nella parte i cui ammette la proposizione della domanda di nullità del brevetto anche prima che questo sia concesso, con correlativo potere del giudice di sospendere il giudizio in attesa della pronuncia dell'UIBM, deve ritenersi applicabile anche quando il titolo sia stato già concesso ma non ne sia stata redatta la traduzione in italiano. Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 10206 del 11/04/2019 (Rv. 653693 - 01) Cod_Proc_Civ_art_183_1 Brevetto europeo...
Costituzione della repubblica - straniero (condizione dello) - Processo - Competenza funzionale - Tribunale ordinario e Sezione specializzata in materia di immigrazione - Sussistenza - Violazione - Rilevabilità d'ufficio - Affermazione - Limite temporale - Rinvio della udienza di prima comparizione - Ammissibilità - provvedimenti del giudice civile - sentenza - deliberazione (della) - In genere. In tema di disciplina dell'immigrazione, la competenza a provvedere sull'impugnazione del provvedimento di diniego del permesso di soggiorno per motivi familiari, è da ritenersi di natura funzionale e va attribuita, a far data dal 18 febbraio 2017, alla sezione distrettuale specializzata in materia di immigrazione, ai sensi dell'art.3, comma 1, lettera a) del d.l. n. 13 del 2017. Ne consegue che, a tenore dell'art.38 c.p.c., il Tribunale, rispettando il limite temporale dell'udienza di cui all'art.183 c.p.c. possa tempestivamente rilevare"ex officio" la propria incompetenza funzionale sciogliendo la riserva assunta a detta udienza ed assegnando alle parti i termini per la riassunzione. Corte di Cassazione, Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 6563 del 06/03/2019 Cod_Proc_Civ_art_038, Cod_Proc_Civ_art_183...
Invalidità' - nullità' del contratto - Nullità negoziali - Rilievo officioso di una causa diversa da quella allegata - Possibilità - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Sentenza n. 6319 del 05/03/2019
Contratti in genere - invalidità' - nullità' del contratto - Nullità negoziali - Rilievo officioso di una causa diversa da quella allegata - Possibilità - Fondamento - Fattispecie. Nelle polizze ”unit linked”, caratterizzate dalla componente causale mista, finanziaria ed assicurativa sulla vita, anche ove sia prevalente la causa finanziaria, la parte qualificata come assicurativa deve rispondere ai principi dettati dal codice civile, delle assicurazioni e della normativa secondaria ad essi collegata, con particolare riferimento al rischio demografico rispetto al quale il giudice di merito deve valutare l’entità della copertura assicurativa, desumibile dall'ammontare del premio versato dal contraente rispetto al capitale garantito, dall'orizzonte temporale e dalla tipologia dell'investimento. (Nella specie la Corte ha ritenuto che erroneamente il giudice del merito non avesse preso in esame l’esiguità del rischio demografico contrattualmente previsto in relazione all'equilibrio delle prestazioni che veniva sostanzialmente vanificato.). Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Sentenza n. 6319 del 05/03/2019 Cod_Civ_art_1418, Cod_Civ_art_1421, Cod_Proc_Civ_art_099, Cod_Proc_Civ_art_112, Cod_Proc_Civ_art_183_1, Cod_Civ_art_1882, Cod_Civ_art_1919...
Procedimento civile - domanda giudiziale - rinuncia rinunzia all'azione - portata - necessità di un mandato speciale - poteri del difensore - differenza rispetto alla rinuncia ad una parte della domanda - fondamento. La rinuncia all'azione, ovvero all'intera pretesa azionata dall'attore nei confronti del convenuto, costituisce un atto di disposizione del diritto in contesa e richiede, in capo al difensore, un mandato "ad hoc", senza che sia a tal fine sufficiente quello "ad litem", in ciò differenziandosi dalla rinuncia ad una parte dell'originaria domanda, che rientra fra i poteri del difensore quale espressione della facoltà di modificare le domande e le conclusioni precedentemente formulate. Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Sentenza n. 4837 del 19/02/2019 Cod_Proc_Civ_art_083, Cod_Proc_Civ_art_084, Cod_Proc_Civ_art_183_1, Cod_Proc_Civ_art_184_1, Cod_Proc_Civ_art_306...
contratti in genere - invalidità - nullità del contratto - in genere nullità negoziali - "rilevazione" e "dichiarazione" - rispettive modalità operative – fattispecie - Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Sentenza n. 3308 del 05/02/2019 La rilevazione d'ufficio delle nullità negoziali - sotto qualsiasi profilo, anche diverso da quello allegato dalla parte, e altresì per le ipotesi di nullità speciali o di protezione - è sempre obbligatoria, purché la pretesa azionata non venga rigettata in base a una individuata "ragione più liquida", e va intesa come indicazione alle parti di tale vizio. La loro dichiarazione, invece, ove sia mancata un'espressa domanda della parte all'esito della suddetta indicazione officiosa, costituisce statuizione facoltativa - salvo per le nullità speciali, che presuppongono una manifestazione di interesse della parte - del medesimo vizio, previo suo accertamento, nella motivazione e/o nel dispositivo della pronuncia, con efficacia di giudicato in assenza di sua impugnazione. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la sentenza, emessa in altro giudizio e passata in giudicato, con la quale era stata incidentalmente dichiarata la nullità del contratto preliminare di vendita del diritto d'uso di un box auto, spiegasse i suoi effetti anche nel successivo giudizio instaurato dalla promittente alienante nei confronti dei promissari acquirenti per il rilascio del bene e per il pagamento delle spese di gestione e dell'indennità di occupazione). Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Sentenza n. 3308 del 05/02/2019 nullità negoziali nullità del contratto preliminare di vendita Cod_Civ_art_1418, Cod_Civ_art_1419, Cod_Civ_art_1421, Cod_Civ_art_2909, Cod_Proc_Civ_art_099, Cod_Proc_Civ_art_112, Cod_Proc_Civ_art_183_1...
Procedimento civile - domanda giudiziale - nuova domanda - Modificazione dell'ammontare del risarcimento conseguente al manifestarsi di danni in corso di causa - Domanda nuova - Esclusione - Ammissibilità. Non costituisce domanda nuova, e deve ritenersi ammessa nel corso di tutto il giudizio di primo grado e finché non si precisano le conclusioni, la modificazione quantitativa del risarcimento del danno in origine richiesto, intesa non esclusivamente come modifica della valutazione economica del danno costituito dalla perdita o dalla diminuzione di valore di una cosa determinata, ma anche come richiesta dei danni, provocati dallo stesso fatto che ha dato origine alla causa, che si manifestano solo nel corso del giudizio. Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 2038 del 24/01/2019 ...
Procedimento civile - domanda giudiziale - nuova domanda - “causa petendi” - modifica dei fatti costitutivi del diritto fatto valere in giudizio - “mutatio libelli” - sussistenza – fattispecie - Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 32146 del 12/12/2018 Esorbita dai limiti di una consentita "emendatio libelli" il mutamento della "causa petendi" che consista in una vera e propria modifica dei fatti costitutivi del diritto fatto valere in giudizio, tale da introdurre nel processo un tema di indagine e di decisione nuovo perché fondato su presupposti diversi da quelli prospettati nell'atto introduttivo del giudizio, così da porre in essere una pretesa diversa da quella precedente (nella specie, la S.C. ha confermato la pronuncia impugnata che aveva rigettato la domanda formulata dagli attori che, nel chiedere la rimozione delle opere realizzate dalla controparte in un'area cortilizia, avevano originariamente fondato la pretesa sul presupposto della proprietà esclusiva della stessa mentre, in grado d'appello, alla luce dell'accertamento della comproprietà dell'immobile, avevano chiesto tutela ex art. 1102 c.c.). Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 32146 del 12/12/2018...
Procedimento civile - domanda giudiziale - nuova domanda - proposizione all'udienza di precisazione delle conclusioni - accettazione implicita del contraddittorio - condizioni – fattispecie - Corte di Cassazione, Sez. 2, Ordinanza n. 30699 del 27/11/2018 La domanda proposta all'udienza di precisazione delle conclusioni deve ritenersi ritualmente introdotta in giudizio, per accettazione implicita del contraddittorio, qualora la parte verso la quale essa è rivolta non ne abbia eccepito, nella stessa udienza, la preclusione, non essendo utile allo scopo l'opposizione fatta in comparsa conclusionale. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza con la quale, in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo introdotto anteriormente all'entrata in vigore della l. n. 353 del 1990, la corte d'appello aveva rilevato d'ufficio, in assenza di tempestiva contestazione dell'interessato, l'inammissibilità della domanda del creditore contro soggetto diverso dall'originario ingiunto presentata in sede di precisazione delle conclusioni del giudizio di primo grado). Corte di Cassazione, Sez. 2, Ordinanza n. 30699 del 27/11/2018 ...
Giudice - istruttore - poteri e obblighi
Procedimento civile - giudice - istruttore - poteri e obblighi - in genere - sistema anteriore all'introduzione dell'art. 101, comma 2, c.p.c. - rilievo ufficioso di questioni - dovere di sottoporle alle parti - violazione - conseguenze - nullità della sentenza – fondamento - Corte di Cassazione, Sez. 2, Ordinanza n. 30716 del 27/11/2018 Nel sistema anteriore all'introduzione del comma 2 dell'art. 101 c.p.c. (a norma del quale il giudice, se ritiene di porre a fondamento della decisione una questione rilevata d'ufficio, deve assegnare alle parti, "a pena di nullità", un termine "per il deposito in cancelleria di memorie contenenti osservazioni sulla medesima questione"), operata con l'art. 45, comma 13, della l. n. 69 del 2009, il dovere costituzionale di evitare sentenze cosiddette "a sorpresa" o della "terza via", poiché adottate in violazione del principio della "parità delle armi", aveva fondamento normativo nell'art. 183 c.p.c. che al comma 3 (oggi comma 4) faceva carico al giudice di indicare alle parti "le questioni rilevabili d'ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione", con riferimento, peraltro, alle sole questioni di puro fatto o miste e con esclusione, quindi, di quelle di puro diritto. Corte di Cassazione, Sez. 2, Ordinanza n. 30716 del 27/11/2018 ...
Ricostruzione del "relictum" e "del donatum"
Impugnazioni civili - appello - domande - nuove - in genere - ricostruzione del "relictum" e "del donatum" - nuove indicazioni di beni, liberalità o pesi effettuate in appello – inammissibilità - limiti - utilizzabilità anche d'ufficio di elementi già acquisiti agli atti - impugnazioni civili - appello - prove – nuove. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 28272 del 06/11/2018 >>> Nel giudizio di riduzione per lesione della legittima, come anche in quello di divisione, è esclusa la possibilità di allegare ovvero provare, per la prima volta in appello, l'esistenza di altri beni idonei ad incidere sulla determinazione del "relictum" e, conseguentemente, dell'effettiva entità della lesione, dovendo il potere di specificazione della domanda manifestarsi nel rispetto delle preclusioni previste dal codice di rito. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha chiarito che, in appello, le richieste di ricostruzione del "relictum" e del "donatum" mediante l'inserimento di beni e liberalità o l'indicazione di pesi o debiti del "de cuius" sono ammissibili nei limiti consentiti dagli elementi tempestivamente acquisiti con l'osservanza delle summenzionate preclusioni, trattandosi di operazioni alle quali il giudice è tenuto d'ufficio). Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 28272 del 06/11/2018 ...
Rilevabilità d'ufficio anche in appello
Procedimento civile - eccezione - in genere - eccezioni in senso lato - specifica e tempestiva allegazione della parte - necessità - esclusione - rilevabilità d'ufficio anche in appello - ammissibilità - condizioni - documentazione dei fatti "ex actis" - sufficienza - fondamento - preclusioni - operatività - esclusione. Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 27998 del 31/10/2018 >>> Il rilievo d'ufficio delle eccezioni in senso lato non è subordinato alla specifica e tempestiva allegazione della parte ed è ammissibile anche in appello, dovendosi ritenere sufficiente che i fatti risultino documentati "ex actis", poiché il regime delle eccezioni si pone in funzione del valore primario del processo, costituito dalla giustizia della decisione, che resterebbe sviato ove pure le questioni rilevabili d'ufficio fossero soggette ai limiti preclusivi di allegazione e prova previsti per le eccezioni in senso stretto. Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 27998 del 31/10/2018...
Nuova domanda - rilevabilità d'ufficio
Procedimento civile - domanda giudiziale - nuova domanda - regime normativo anteriore alla novella del codice di rito del 1990 - divieto di proposizione nel corso del giudizio di primo grado - violazione - rilevabilità d'ufficio - limiti - accettazione espressa o implicita del contraddittorio - accettazione implicita - configurabilità - criteri. Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 27644 del 30/10/2018 Nel regime normativo antecedente alla novella del codice di rito introdotta dalla l. n. 353 del 1990, la novità della domanda in primo grado non è eccezione riservata alla parte, ma rilevabile anche su iniziativa del giudice. Questo potere officioso, tuttavia, non è illimitato poiché si esaurisce allorquando la parte, che potrebbe avere interesse ad impedire l'ingresso della domanda, abbia dichiarato di accettare il contraddittorio o tenuto un comportamento implicante accettazione; tale comportamento, peraltro, non può essere ravvisato nel mero silenzio o nel difetto di reazione, persino prolungato nel tempo, alla domanda nuova, dovendo estrinsecarsi in un atteggiamento difensivo inequivoco concretantesi in una contestazione specifica riferita al merito della pretesa e non semplicemente affidata a formule di stile. Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 27644 del 30/10/2018...
Fatti modificativi, impeditivi o estintivi della pretesa attorea
Procedimento civile - eccezione - in genere - allegazione di fatti modificativi, impeditivi o estintivi della pretesa attorea - attività di parte - rilevazione dei suddetti fatti ai fini della decisione - potere-dovere del giudice, tranne nelle ipotesi prevedenti l'intervento della parte per necessità "strutturale" o espressa previsione normativa - legittima acquisizione dei suddetti fatti al processo secondo i tempi e modi previsti dalla specifica disciplina processuale - necessità - fattispecie. Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 27405 del 29/10/2018 >>> In relazione all'opzione difensiva del convenuto consistente nel contrapporre alla pretesa attorea fatti ai quali la legge attribuisce autonoma idoneità modificativa, impeditiva o estintiva degli effetti del rapporto sul quale la predetta pretesa si fonda, occorre distinguere il potere di allegazione da quello di rilevazione. Infatti, mentre il primo compete esclusivamente alla parte e va esercitato nei tempi e nei modi previsti dal rito in concreto applicabile (pertanto, soggiacendo alle relative preclusioni e decadenze), il secondo spetta alla parte (ed è soggetto, perciò, alle preclusioni stabilite per le attività di parte) solo qualora la manifestazione della sua volontà sia strutturalmente prevista quale elemento integrativo della fattispecie difensiva (come nell'ipotesi di eccezioni corrispondenti alla titolarità di un'azione costitutiva), ovvero quando singole disposizioni espressamente indichino come indispensabile l'iniziativa di parte; in ogni altro caso, si deve ritenere la rilevabilità d'ufficio dei fatti modificativi, impeditivi o estintivi risultanti dal materiale probatorio legittimamente acquisito, senza che, peraltro, ciò comporti un superamento del divieto di scienza privata del giudice o delle preclusioni e decadenze imposte, atteso che il generale potere-dovere di rilievo d'ufficio delle eccezioni facente capo al giudice si traduce semplicemente nell'attribuzione di rilevanza, ai fini della decisione di merito, a determinati fatti, purché la richiesta della parte non sia strutturalmente necessaria o espressamente prevista, essendo, però, in entrambe le situazioni necessario che i predetti fatti modificativi, impeditivi o estintivi risultino legittimamente acquisiti al processo e provati. (Nella specie, a fronte della richiesta attorea di risarcimento dei danni conseguenti ad occupazione illegittima di suoli privati, la S.C. ha ritenuto che non fosse preclusa l'eccezione con la quale il Comune convenuto aveva dedotto, nella comparsa conclusionale di primo grado, l'avvenuta destinazione ad uso pubblico dei terreni in esame per "dicatio ad patriam", trattandosi di eccezione in senso lato, fondata su fatti acquisiti regolarmente al processo e confermati dall'istruttoria, e non rilevando che, in origine, fosse stato piuttosto dedotta l'acquisizione dei terreni all'esito di un procedimento espropriativo per pubblica utilità). Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 27405 del 29/10/2018 ...
Procedimento civile - domanda giudiziale - nuova domanda - impresa familiare - iniziale domanda del coerede nei confronti degli altri al fine di conseguire una quota dell'azienda - successiva richiesta diretta a conseguire gli utili ancora dovuti al momento della cessazione del rapporto di collaborazione - “mutatio libelli” - sussistenza - fondamento. Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 26274 del 18/10/2018 >>> In relazione ad un'azienda compresa in un asse ereditario e gestita dal "de cuius" in forma di impresa familiare, ove un coerede agisca nei confronti degli altri per ottenere una quota di tale azienda, nonché la conseguente ripartizione degli utili, dà luogo a "mutatio libelli", vertendosi in tema di diritti eterodeterminati e, dunque, avendo riguardo sia al fatto costitutivo allegato dalla parte che al bene giuridico preteso, la successiva richiesta (formulata, come nella specie, in grado di appello) volta a conseguire, in rapporto alla quantità e qualità del lavoro prestato, gli utili ancora dovuti al momento della cessazione del rapporto di collaborazione, segnata dalla morte del titolare dell'impresa. Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 26274 del 18/10/2018...
Impugnazioni civili - cassazione (ricorso per) - motivi del ricorso - vizi di motivazione - vizio della motivazione ex art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. nella formulazione successiva al d.l. n. 83 del 2012 – censura relativa a fatto pacifico o "non contestato" - deducibilità - esclusione - fondamento. Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 26274 del 18/10/2018 >>> Il fatto di cui sia stato omesso l'esame, rilevante ai fini dell'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. (nella formulazione conseguente al d.l. n. 83 del 2012), deve essere stato "oggetto di discussione fra le parti" e, quindi, necessariamente "controverso".Ne consegue che, ove il giudice affermi che un fatto è esistente o provato, perché incontroverso o pacifico (e, quindi, non discusso), tale punto della decisione non può essere censurato in termini di vizio della motivazione ex art. 360, comma 1,n. 5, c.p.c., potendosi piuttosto configurare una violazione dell'art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c. o degli artt. 115, comma1 (ove applicabile "ratione temporis"), 167, comma 1, 183 c.p.c. e 2697 c.c. Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 26274 del 18/10/2018...
Deduzione della nullità come motivo d'appello
Procedimento civile - udienza - prima udienza - decisione della causa nel merito da parte del giudice di primo grado, prima che le parti abbiano definito "thema decidendum"e "thema probandum" - deduzione della nullità come motivo d'appello - necessità - onere di specificazione, da parte dell'appellante, del "thema decidendum" e delle prove da assumere - sussistenza. Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 24402 del 04/10/2018 >>> Qualora venga dedotto il vizio della sentenza di primo grado per avere il tribunale deciso la causa nel merito prima ancora che le parti avessero definito il "thema decidendum" e il "thema probandum", l'appellante che faccia valere tale nullità non può limitarsi a dedurre detta violazione, ma deve specificare quale sarebbe stato il "thema decidendum" sul quale il giudice di primo grado si sarebbe dovuto pronunciare, ove fosse stata consentita la richiesta appendice di cui all'art. 183 c.p.c., e quali prove sarebbero state dedotte, con l'evidenziazione del concreto pregiudizio derivato dalla loro mancata ammissione. Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 24402 del 04/10/2018...
Incompetenza territoriale derogabile
Procedimenti sommari - d'ingiunzione - decreto - opposizione – competenza - incompetenza territoriale derogabile - tempestiva eccezione dell’opponente - incompetenza per foro del consumatore non eccepita dalla parte - declaratoria del giudice in assenza di tempestivo rilievo ex officio - esclusione - fondamento. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 23912 del 02/10/2018 >>> La tempestiva e rituale eccezione di incompetenza territoriale derogabile, formulata dall'opponente con l'atto di opposizione a decreto ingiuntivo, non devolve automaticamente al "thema decidendum" la diversa questione relativa all'incompetenza fondata sul foro del consumatore, che, pur rilevabile d'ufficio, deve essere tuttavia esplicitamente sollevata dal Giudice, entro il termine preclusivo dall'udienza di trattazione ex artt. 38, c. 3 e 183, c. 1 c.p.c. , poiché non vi è alcuna fungibilità tra l'incompetenza territoriale derogabile, rimessa all'eccezione in senso stretto della parte, e il rilievo di parte od officioso dell'incompetenza territoriale inderogabile ex art. 33 c. 2, lett. u) del d. lgs. n. 2016/2005, né sul piano strutturale, essendo distinti i presupposti di fatto che fondano la competenza, né in relazione alla disciplina processuale, tenuto conto delle differenti preclusioni processuali previste per la contestazione della parte e per la rilevabilità officiosa. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 23912 del 02/10/2018...
Procedimento civile - domanda giudiziale - nuova domanda - mero concorso di norme, anche convenzionali - domanda nuova - esclusione - fondamento. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 23167 del 27/09/2018 >>> La questione relativa alla novità, o meno, di una domanda giudiziale è correlata all'individuazione del bene della vita in relazione al quale la tutela è richiesta, per cui non può esservi mutamento della domanda ove si sia in presenza di un ipotetico concorso di norme, anche solo convenzionali, a presidio dell'unico diritto azionato, presupponendo il cambiamento della domandala mutazione del corrispondente diritto, non già della sua qualificazione giuridica. Ne consegue che se l'attore invoca, a sostegno della propria pretesa, un presidio normativo ulteriore rispetto a quello originariamente richiamato, fermi i fatti che ne costituiscono il fondamento, ciò non determina alcuna "mutatio libelli", restando invariato il diritto soggettivo del quale è richiesta la tutela. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 23167 del 27/09/2018...
Modificazione della domanda
Procedimento civile - domanda giudiziale – modificazioni - modificazione della domanda ex art. 183 c.p.c. - ammissibilità - limiti - fattispecie. Corte di Cassazione Sez. 3, Ordinanza n. 22540 del 25/09/2018 >>> La modificazione della domanda ex art. 183 c.p.c. è consentita sempre che rimangano immutate le parti del giudizio nonché la vicenda sostanziale oggetto dello stesso. (Nella specie, in un giudizio per risarcimento danni da sinistro stradale, la S.C. ha ritenuto ammissibile la sostituzione dell'originaria domanda del terzo trasportato, tesa a far valere la responsabilità del proprietario del veicolo fondata sul contratto di trasporto concluso tra le parti, con un'altra basata sulla presunzione di responsabilità del proprietario medesimo, ex art. 2054 c.c.). Corte di Cassazione Sez. 3, Ordinanza n. 22540 del 25/09/2018...
Ingiustificato arricchimento (senza causa)
Obbligazioni in genere - nascenti dalla legge - ingiustificato arricchimento (senza causa) - in genere - Modifica della domanda ex art. 183, comma 6, c.p.c. - Possibilità - Oggetto - Limiti - Sostituzione della domanda di adempimento di obbligazione contrattuale con quella di ingiustificato arricchimento – Ammissibilità – Condizioni. procedimento civile - domanda giudiziale – modificazioni. CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. U, SENTENZA N. 22404 DEL 13/09/2018 >>> Nel processo introdotto mediante domanda di adempimento contrattuale è ammissibile la domanda di indennizzo per ingiustificato arricchimento formulata, in via subordinata, con la prima memoria ai sensi dell'art. 183, comma 6, c.p.c., qualora si riferisca alla medesima vicenda sostanziale dedotta in giudizio, trattandosi di domanda comunque connessa per incompatibilità a quella originariamente proposta. ...
Procedimento civile - udienza - prima udienza - Termine di cui all'art. 184 c.p.c. - Concessione - Natura discrezionale - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Causa documentale - Diniego del termine - Rigetto della domanda per mancanza della prova documentale - Illegittimità. CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. 2, SENTENZA N. 22376 DEL 13/09/2018 >>> La concessione del termine di cui all'art. 184 c.p.c. - nel testo modificato dall'art. 18 della l. n. 353 del 1990, applicabile "ratione temporis" - non è rimessa alla discrezionalità del giudice, ma consegue automaticamente alla richiesta proveniente dalla parte, ove funzionale alla corretta estrinsecazione del diritto di difesa; ne consegue che il giudice di merito non può negare il termine per le istanze e produzioni istruttorie sul rilievo che la causa è di natura documentale e, nel contempo, rigettare la domanda per carenza delle prove documentali che la parte avrebbe potuto produrre nel termine ingiustamente negato. ...
legittimazione (poteri del giudice) - ad causam
Procedimento civile - legittimazione (poteri del giudice) - ad causam - Titolarità del rapporto controverso - Contestazioni del convenuto - Natura - Mera difesa - Conseguenze. Corte di Cassazione, Sez. 2, Ordinanza n. 20721 del 13/08/2018 Le contestazioni, da parte del convenuto, della titolarità del rapporto controverso dedotta dall'attore hanno natura di mere difese e possono pertanto essere proposte in ogni fase del giudizio. Corte di Cassazione, Sez. 2, Ordinanza n. 20721 del 13/08/2018 ...
Prova civile - documentale (prova) - scrittura privata - verificazione - istanza di verificazione - Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 17902 del 06/07/2018
Disconoscimento scrittura privata - Mancata verificazione - Omessa statuizione in primo grado sulla utilizzabilità del documento - Onere di reiterare il disconoscimento in appello - Esclusione - Fondamento. In tema di disconoscimento di scrittura privata, ove a questo, ritualmente e tempestivamente proposto in primo grado, non facciano seguito né una regolare istanza di verificazione, né un'espressa statuizione del giudice circa il valore probatorio del documento medesimo - sebbene esso, di fatto, non venga comunque utilizzato - la parte che ha operato il detto disconoscimento non ha l'onere di reiterarlo in appello, poiché la mancata richiesta di verificazione equivale, secondo la presunzione legale, ad una dichiarazione di non volersi avvalere della scrittura stessa come mezzo di prova. Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 17902 del 06/07/2018...
Prova civile - documentale (prova) - scrittura privata - verificazione - disconoscimento - Corte di Cassazione, Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 15780 del 15/06/2018
Disconoscimento della scrittura privata - Esercizio della facoltà nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla produzione - Omesso deposito della memoria ex art. 184,c.6.n. 3 - decadenza - Esclusione - Ragioni - Fattispecie. In tema di disconoscimento della scrittura privata, effettuata la relativa produzione nel termine di cui all'art. 183, comma 6, n. 2 c.p.c., in mancanza del deposito, ad opera della parte contro cui la scrittura è prodotta, della memoria prevista dall'art. 183, sesto comma, n. 3, è tempestivo il disconoscimento operato, ai sensi dell'art. 215, comma 1, c. p. c., alla prima udienza successiva all'effettuata produzione documentale, non potendo la decadenza di cui all'art. 215 c.p.c., in quanto norma di stretta interpretazione, dipendere da una non difesa quale deve essere qualficata l'omesso deposito della memoria sopra indicata. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza della corte d'appello che, prodotta la scrittura nel secondo termine di cui all'art. 183 c.p.c., aveva ritenuto tardivo il disconoscimento effettuato all'udienza successiva allo spirare dei termini di cui all'art. 183, comma 6, c.p.c. anzichè nella memoria di cui al terzo termine di cui all'art. 183 c.p.c. che il convenuto non aveva depositato). Corte di Cassazione, Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 15780 del 15/06/2018 ...
Appalto (contratto di) - garanzia - per le difformità e vizi dell'opera - Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 14815 del 07/06/2018
Deduzione di vizi non menzionati in citazione - Inammissibilità - Esclusione - Condizioni - Fondamento. La mera indicazione di ulteriori vizi della cosa appaltata rispetto a quelli indicati in citazione non integra una modifica inammissibile del "petitum" o della "causa petendi", ove dedotta nel termine dell'articolo 183, comma 6, c.p.c., permanendo un chiaro e stabile collegamento con la questione concreta oggetto del contendere. Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 14815 del 07/06/2018 ...
Espropriazione per pubblica utilità - Occupazione appropriativa - Originaria domanda di risarcimento per la perdita del bene - Integrazione della domanda - Richiesta di risarcimento del danno anche per l’occupazione illegittima - Domanda nuova - Esclusione - Fondamento. In tema di espropriazione per pubblica utilità, la domanda tesa ad ottenere il risarcimento del danno per l'occupazione illegittima in difetto del decreto di occupazione o di esproprio, non è una domanda nuova, essendo implicitamente compreso, nell'originaria domanda risarcitoria, sia il danno per la perdita della proprietà sia quello per l'illegittima occupazione anche delle aree non irreversibilmente trasformate. Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 13681 del 30/05/2018 ...
Responsabilita' civile - professionisti - attivita' medico-chirurgica - procedimento civile - domanda giudiziale - modificazioni - Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 16504 del 05/07/2017
Domanda risarcitoria per responsabilità sanitaria di dipendenti ASL - Successiva deduzione di differenti condotte ascritte a diversi dipendenti o strutture sanitarie facenti capo alla stessa ASL - Domanda nuova - Configurabilità. In un giudizio di responsabilità per attività sanitaria, integra "mutatio libelli", non consentita con la memoria ex art. 183, comma 6, c.p.c., la deduzione - in una domanda risarcitoria fondata sulla responsabilità di dipendenti di aziende sanitarie pubbliche ed ascritta a specifiche e ben determinate condotte - di un diverso titolo di responsabilità per differenti condotte, addebitate ad altri dipendenti o strutture sanitarie, benché facenti capo alla stessa azienda, nonché realizzate nell’ambito delle cure somministrate in occasione della medesima infermità. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 16504 del 05/07/2017 ...
Impugnazioni civili - impugnazioni in generale - interesse all'impugnazione - Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 15620 del 22/06/2017
Nullità della sentenza fondata su documenti tardivamente prodotti - Deduzione - Legittimazione della parte che ne ha effettuato la produzione, ancorché tramite consulente – Esclusione - procedimento civile - atti e provvedimenti in genere - nullita' - sanatoria in genere. In applicazione dell’art. 157, comma 3, c.p.c., non è legittimata a dedurre la nullità della sentenza, in quanto basata su documenti tardivamente prodotti, la stessa parte che abbia effettuato la relativa produzione, ancorché per il tramite del proprio consulente tecnico. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 15620 del 22/06/2017 ...
Transazione - invalidita' - annullabilita' - pretesa temeraria - Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 14294 del 08/06/2017
Annullabilità della transazione per consapevolezza della lite temeraria - Opponibilità anche in sede di eccezione di transazione - Fattispecie in tema di domanda di rescissione. La temerarietà della pretesa comportante l’annullamento della transazione ex art. 1971 c.c., come può essere eccepita dal convenuto per paralizzare la domanda dell'attore che faccia valere come titolo della sua richiesta la transazione stessa, parimenti può essere invocata dall’attore per bloccare gli effetti impeditivi dell’eccezione di transazione sollevata dal convenuto. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che l’attore, chiesta la rescissione per lesione di un contratto di vendita, e vistosi eccepire l’esistenza di una transazione preclusiva della domanda rescissione, potesse opporre, a sua volta, l’annullabilità della transazione stessa per temerarietà della pretesa). Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 14294 del 08/06/2017 ...
Competenza civile - regolamento di competenza - Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 14223 del 07/06/2017
Questione di competenza - Decisione positiva senza previo invito a precisare le conclusioni - Regolamento di competenza - Ammissibilità - Condizioni - Fattispecie. Il regolamento di competenza non è esperibile contro il provvedimento del giudice che, nel disattendere la corrispondente eccezione di parte, affermi la propria competenza - senza rimettere la causa in decisione, invitando previamente le parti a precisare le rispettive integrali conclusioni anche di merito - e disponga la prosecuzione del giudizio innanzi a sé, salvo che il giudice non manifesti, in termini di assoluta e oggettiva inequivocità ed incontrovertibilità, la natura decisoria della propria pronuncia, evenienza che ricorre quando risulti, in modo appunto inequivoco ed oggettivo, che egli, nell'esprimersi sulla questione di competenza, ha inteso fare luogo ad una valutazione che reputa non più discutibile ai sensi degli art. 187, comma 3, e 177, comma 1, c.p.c.. (Nella specie, a fronte di una ordinanza che aveva disatteso l’eccezione di incompetenza per territorio avanzata dal convenuto, adottata senza previo invito alle parti a precisare le conclusioni ma confermata, dichiarandola espressamente definitiva sulla questione, con una successiva ordinanza emessa a seguito di remissione sul ruolo ed ulteriore regolare espletamento dell’adempimento omesso, la S.C. ha ritenuto che quanto meno la seconda ordinanza costituisse una decisione definitiva negativa sull’eccezione di incompetenza, che, in quanto non impugnata con il regolamento necessario di incompetenza ai sensi dell’art. 42 c.p.c., non fosse più revocabile o modificabile con la sentenza definitiva del giudizio). Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 14223 del 07/06/2017 ...
Regime successivo alla l. n. 353 del 1990 - Preclusioni - Domanda nuova - Tardività - Rilievo d'ufficio - Ammissibilità - Accettazione tacita del contraddittorio - Esclusione. In seguito all’entrata in vigore della l. n. 353 del 1990, il giudice può rilevare d’ufficio la tardiva proposizione di una domanda nuova, dovendosi escludere, alla luce del regime delle preclusioni introdotto dalla citata legge, che alla mancata opposizione della controparte consegua la tacita accettazione del contraddittorio in ordine a tale domanda. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 13769 del 31/05/2017 ...
Impugnazioni civili - cassazione (ricorso per) - motivi del ricorso - Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 12840 del 22/05/2017
Ricorso per cassazione fondato sulla violazione del principio di non contestazione - Contenuto - Fattispecie. Il motivo di ricorso per cassazione con il quale si intenda denunciare l’omessa considerazione, nella sentenza impugnata, della prova derivante dalla assenza di contestazioni della controparte su una determinata circostanza, deve indicare specificamente il contenuto della comparsa di risposta avversaria e degli ulteriori atti difensivi, evidenziando in modo puntuale la genericità o l’eventuale totale assenza di contestazioni sul punto. (Fattispecie in tema di riscatto agrario, nella quale la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto non provata la libertà da affittanze del fondo a fronte della contestazione del possesso, da parte del riscattante, dei requisiti oggetti e soggettivi per l’esercizio del riscatto e dell’affermazione che altri soggetti avevano contemporaneamente esercitato il diritto di riscatto). Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 12840 del 22/05/2017 ...
Accessione invertita - Natura - Difesa o eccezione - Esclusione - Domanda principale o riconvenzionale - Configurabilità - Conseguenze - Proponibilità per la prima volta in appello - Divieto. La deduzione della cd. accessione invertita di cui all'art. 938 c.c. non dà luogo ad una mera difesa o eccezione, ma ad una vera e propria domanda (principale o riconvenzionale), volta a conseguire un provvedimento giudiziale ad un tempo costitutivo del diritto di proprietà a favore del costruttore ed estintivo del diritto del proprietario del suolo, oltre che impositivo del pagamento del doppio del valore dell'area stessa, sicché tale richiesta è soggetta ai limiti ed alle preclusioni di cui agli artt. 183 e 184 c.p.c., ed è inammissibile ove proposta, per la prima volta, in appello, ex art. 345 c.p.c.. Corte di Cassazione Sez. 2 - , Ordinanza n. 12415 del 17/05/2017 ...
Azione volta al rispetto della normativa sulle distanze da costruzioni - Memorie ex art. 183, comma 5 c.p.c. (applicabile "ratione temporis") - Domanda volta alla tutela dei diritti di veduta - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento. Nel giudizio avente ad oggetto la demolizione di un fabbricato, siccome costruito in violazione delle distanze tra costruzioni, è inammissibile, in quanto nuova, la domanda, proposta con le memorie di cui all'art. 183, comma 5, c.p.c. (nel testo applicabile "ratione temporis"), concernente la violazione della distanza da veduta, trattandosi di domande diverse, l’una diretta ad evitare la formazione di intercapedini dannose (art. 873 c.c), l’altra a tutelare il proprietario del bene dall'indiscrezione del vicino (art. 907 c.c.). Corte di Cassazione Sez. 2 - , Sentenza n. 10622 del 28/04/2017 ...
Procedimento civile - eccezione - in genere - Corte di Cassazione Sez. 2 - , Sentenza n. 9913 del 19/04/2017
Terreni separati da un fosso - Erezione di un muro sulla relativa linea di mezzeria - "Actio negatoria servitutis" - Inapplicabilità della normativa sulle distanze, stante la natura demaniale del fosso - Rilevabilità di ufficio - Fondamento - Conseguenze. In tema di “negatoria servitutis” avente ad oggetto la violazione delle disposizioni in materia di distanze tra fondi finitimi, conseguente all’erezione di un muro sulla linea di mezzeria di un fosso che separa due terreni, la deduzione concernente la natura demaniale del fosso stesso integra una mera difesa, rilevabile d’ufficio, inerendo alla sussistenza degli elementi costitutivi del diritto azionato, sicché, ove sollevata in appello, la relativa eccezione non è tardiva, ostando l’art. 345, comma 2, c.p.c. alla proposizione delle sole eccezioni in senso stretto. Corte di Cassazione Sez. 2 - , Sentenza n. 9913 del 19/04/2017 ...
Terreni separati da un fosso - Erezione di un muro sulla relativa linea di mezzeria - "Actio negatoria servitutis" - Inapplicabilità della normativa sulle distanze, stante la natura demaniale del fosso - Rilevabilità di ufficio - Fondamento - Conseguenze. Proprieta' - azioni a difesa della proprieta' - negatoria (nozioni, distinzioni) - prova In genere. Proprieta' - limitazioni legali della proprieta' - rapporti di vicinato - distanze legali (nozione) - nelle costruzioni - costruzioni (nozione, caratteri, distinzioni) - su terreni non finitimi In genere. In tema di “negatoria servitutis” avente ad oggetto la violazione delle disposizioni in materia di distanze tra fondi finitimi, conseguente all’erezione di un muro sulla linea di mezzeria di un fosso che separa due terreni, la deduzione concernente la natura demaniale del fosso stesso integra una mera difesa, rilevabile d’ufficio, inerendo alla sussistenza degli elementi costitutivi del diritto azionato, sicché, ove sollevata in appello, la relativa eccezione non è tardiva, ostando l’art. 345, comma 2, c.p.c. alla proposizione delle sole eccezioni in senso stretto. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 9913 del 19/04/2017 ...
Regime anteriore alla l. n. 353 del 1990 - Riassunzione della causa - Divieto di proporre domande nuove - Violazione - Rilevabilità d'ufficio ad opera del giudice - Limiti - Accettazione del contraddittorio - Condizioni. Nei giudizi ai quali non si applica la novella recata dalla l. n. 353 del 1990, l'introduzione di una domanda nuova con l'atto di riassunzione ex art. 50 c.p.c. integra una "mutatio libelli" che dà luogo a una nullità rilevabile d'ufficio,sebbene sanabile con l'accettazione del contraddittorio, a condizione che questa intervenga entrol'udienza di precisazione delle conclusioni. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 22573 del 07/11/2016 ...
Impugnazioni civili - "causa petendi et petitum" - Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Sentenza n. 21190 del 19/10/2016 Bis
Domanda di adempimento contrattuale - Successiva domanda in appello di arricchimento senza causa - Inammissibilità - Fondamento. La domanda di indennizzo per arricchimento senza causa integra, rispetto a quella di adempimento contrattuale originariamente formulata, una domanda nuova ed è, come tale, inammissibile se proposta per la prima volta in appello, ostandovi l'espresso divieto previsto dall'art. 345 c.p.c. Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Sentenza n. 21190 del 19/10/2016 Bis ...
Giurisdizione civile - conflitti - di giurisdizione – Sez. U, Ordinanza n. 18567 del 22/09/2016
Conflitto negativo di giurisdizione tempestivamente sollevato dal giudice ordinario - Risoluzione in suo favore - Potere della Sezioni Unite di individuare anche il giudice competente - Limiti. In tema di conflitto negativo di giurisdizione, ove lo stesso sia stato tempestivamente sollevato dal giudice ordinario, giusta l'art. 59, comma 3, della l. n. 69 del 2009, entro la prima udienza fissata per la trattazione del merito, evocativa di quella ex art. 183 c.p.c. che individua, altresì, ai sensi dell'art. 38, comma 3, c.p.c., il momento di preclusione del potere officioso di rilevazione della competenza per materia, per territorio inderogabile e per valore, le Sezioni Unite, se ravvisano l'esistenza della giurisdizione ordinaria, devono ritenersi investite anche del potere di indicarne specificamente il corrispondente ufficio competente secondo i detti tre criteri, sempre che gli elementi "ex actis" lo consentano e non sia necessaria, per le ragioni di cui all'art. 38, ultimo comma, c.p.c., una sommaria istruzione sulla relativa questione. Sez. U, Ordinanza n. 18567 del 22/09/2016 ...
Competenza civile - incompetenza - rilevabilità d'ufficio – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 18383 del 20/09/2016
Art. 38, comma 3, c.p.c. - Termine per il rilievo d'ufficio dell'incompetenza - Modalità di esercizio del potere - Condizioni - Conseguenze. Il rilievo officioso dell'incompetenza territoriale ex art. 38, comma 3, c.p.c. va svolto in modo chiaro ed inequivocabile, onde stimolare il contraddittorio e l'esercizio consapevole del diritto di difesa, e non oltre l'udienza ex art. 183 c.p.c., non potendo valere allo scopo, qualora l'eccezione sia stata sollevata da una parte (nella specie, peraltro, tardivamente), il rinvio ripetuto della causa, con la concessione dei termini di cui all'art. 183, comma 6, c.p.c., anche per la trattazione dell'eccezione medesima, senza che il giudice manifesti tempestivamente ed espressamente l'intendimento di sollevare la questione d'ufficio. Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 18383 del 20/09/2016 ...
Società - di capitali - società cooperative - capitale sociale - partecipazione dei soci - esclusione del socio - in genere – Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 16617 del 08/08/2016
Delibera di esclusione - Giudizio di impugnazione - Chiamata in causa di un terzo ad opera dell'attore - Ammissibilità - Limiti. Nel giudizio di impugnazione della deliberazione di esclusione del socio di una società cooperativa, l'attore può chiedere di essere autorizzato a chiamare in causa un terzo solo se la relativa esigenza è sorta in conseguenza delle difese della parte convenuta. Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 16617 del 08/08/2016 ...
Procedimenti speciali - scioglimento di comunioni - in genere – Sez. 2, Sentenza n. 14756 del 19/07/2016
Istanza di attribuzione ex art. 720 c.c. - Proposizione in corso di causa - Ammissibilità - Condizioni. In tema di scioglimento della comunione, l'istanza di attribuzione ex art. 720 c.c., pur tendenzialmente soggetta alle preclusioni processuali, può essere avanzata per la prima volta in corso di giudizio, e anche in grado di appello, ogni volta che le vicende soggettive dei condividenti o quelle attinenti alla consistenza oggettiva e qualitativa della massa denotino l'insorgere di una situazione di non comoda divisibilità del bene, così da prevenirne la vendita, che rappresenta l'"extrema ratio" voluta dal legislatore. Sez. 2, Sentenza n. 14756 del 19/07/2016 ...
Conclusioni delle parti - Abbandono di alcune domande - Effetti processuali - Riproposizione di tali domande in separato giudizio - Ammissibilità. L'abbandono, in sede di precisazione delle conclusioni, di alcune domande ha esclusivamente un effetto processuale, impedendo al giudice di decidere su esse, ma non pregiudica né il diritto sostanziale né il diritto d'azione, sicché la parte, salvo non vi abbia esplicitamente rinunciato, può successivamente riproporle in un separato giudizio. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 11157 del 30/05/2016 ...
Prescrizione civile - termine - Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 9993 del 16/05/2016
Prescrizione - Indicazione di un diverso termine di decorrenza - Eccezione in senso lato - Rilevabilità d'ufficio - Conseguenze. La deduzione relativa all'applicabilità di uno specifico termine di prescrizione (nella specie, quello indicato al comma 3 dell'art. 2947 c.c.) integra una controeccezione in senso lato, la cui rilevazione può avvenire anche d'ufficio, nel rispetto dei termini di operatività delle preclusioni relative al "thema decidendum" previsti nell'art. 183 c.p.c., qualora sia fondata su nuove allegazioni di fatto, mentre se sia basata su fatti storici già allegati entro i termini di decadenza propri del procedimento ordinario a cognizione piena, la sua proposizione è ammissibile nell'ulteriore corso del giudizio di primo grado, in appello e, con il solo limite della non necessità di accertamenti di fatto, in cassazione, dove non integra questione nuova inammissibile. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 9993 del 16/05/2016 ...
Mero concorso di norme, anche convenzionali - Domanda nuova - Esclusione - Fondamento - Fattispecie. La questione relativa alla novità, o meno, di una domanda giudiziale è correlata all'individuazione del bene della vita in relazione al quale la tutela è richiesta, per cui non può esservi mutamento della domanda ove si sia in presenza di un ipotetico concorso di norme, anche solo convenzionali, a presidio dell'unico diritto azionato, presupponendo il cambiamento della domanda la mutazione del corrispondente diritto, non già della sua qualificazione giuridica. Ne consegue che se l'attore invoca, a fondamento della propria pretesa, un presidio normativo ulteriore rispetto a quello originariamente richiamato, fermi i fatti che ne costituiscono il fondamento, ciò non determina alcuna "mutatio libelli", restando invariato il diritto soggettivo del quale è richiesta la tutela. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva condannato l'odierno ricorrente al pagamento del corrispettivo delle spese sostenute per il riscaldamento di alcuni locali occupati dall'Aeronautica militare all'interno dell'aeroporto di Ciampino, gestito dalla Aeroporti di Roma s.p.a., sulla base di una clausola convenzionale diversa da quella originariamente richiamata dalla menzionata società). Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 9333 del 09/05/2016 ...
Società - di capitali - società per azioni - organi sociali - assemblea dei soci - deliberazioni - invalide - nullità - Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 8795 del 04/05/2016
Principio del rilievo ufficioso delle nullità negoziali per causa diversa da quella allegata - Azioni di impugnazione delle delibere assembleari - Applicabilità - Fondamento - Fattispecie - nullità del contratto Il principio per cui il giudice innanzi al quale sia stata proposta domanda di nullità contrattuale deve rilevare d'ufficio (o, comunque, a seguito di allegazione di parte successiva all'"editio actionis"), ove emergente dagli atti, l'esistenza di un diverso vizio di nullità, essendo quella domanda pertinente ad un diritto autodeterminato, è suscettibile di applicazione estensiva anche nel sottosistema societario, nell'ambito delle azioni di impugnazione delle deliberazioni assembleari, benché non assimilabili ai contratti, atteso che, per la naturale forza espansiva riconnessa al principio generale, va riconosciuto al giudice il potere di rilevare d'ufficio la nullità di una delibera anche in difetto di un'espressa deduzione di parte o per profili diversi da quelli enunciati, purché desumibili dagli atti ritualmente acquisiti al processo e previa provocazione del contraddittorio sul punto, trattandosi di potere volto alla tutela di interessi generali dell'ordinamento, afferenti a valori di rango fondamentale per l'organizzazione sociale, che trascendono gli interessi particolari del singolo. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha ritenuto non viziata da ultrapetizione la decisione del giudice di rigetto della domanda di pagamento del prezzo di un pacchetto azionario su un vizio radicale della rappresentazione economico-finanziaria della società emergente dalla delibera di approvazione del bilancio annessa al contratto di compravendita, ancorché originariamente non contestato dall'acquirente). Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 8795 del 04/05/2016 ...
Società - di capitali - società per azioni - organi sociali - assemblea dei soci - deliberazioni - invalide - nullità - in genere – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 8795 del 04/05/2016
Principio del rilievo ufficioso delle nullità negoziali per causa diversa da quella allegata - Azioni di impugnazione delle delibere assembleari - Applicabilità Il principio per cui il giudice innanzi al quale sia stata proposta domanda di nullità contrattuale deve rilevare d'ufficio (o, comunque, a seguito di allegazione di parte successiva all'"editio actionis"), ove emergente dagli atti, l'esistenza di un diverso vizio di nullità, essendo quella domanda pertinente ad un diritto autodeterminato, è suscettibile di applicazione estensiva anche nel sottosistema societario, nell'ambito delle azioni di impugnazione delle deliberazioni assembleari, benché non assimilabili ai contratti, atteso che, per la naturale forza espansiva riconnessa al principio generale, va riconosciuto al giudice il potere di rilevare d'ufficio la nullità di una delibera anche in difetto di un'espressa deduzione di parte o per profili diversi da quelli enunciati, purché desumibili dagli atti ritualmente acquisiti al processo e previa provocazione del contraddittorio sul punto, trattandosi di potere volto alla tutela di interessi generali dell'ordinamento, afferenti a valori di rango fondamentale per l'organizzazione sociale, che trascendono gli interessi particolari del singolo. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha ritenuto non viziata da ultrapetizione la decisione del giudice di rigetto della domanda di pagamento del prezzo di un pacchetto azionario su un vizio radicale della rappresentazione economico-finanziaria della società emergente dalla delibera di approvazione del bilancio annessa al contratto di compravendita, ancorché originariamente non contestato dall'acquirente). Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 8795 del 04/05/2016 ...
Prova civile - onere della prova - Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 17385 del 01/09/2015
Questione attinente alla titolarità del diritto controverso - Eccezione in senso stretto - Necessità - Esclusione - Mera difesa - Possibilità - Condizioni - Fattispecie. Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 17385 del 01/09/2015 La questione relativa alla titolarità del diritto controverso, pur attenendo al merito e non alla legittimazione "ad causam", non costituisce eccezione in senso stretto ma mera difesa tutte le volte in cui non comporti la deduzione di un fatto nuovo (estintivo, modificativo o impeditivo) non dedotto dall'attore, sostanziandosi, invece, in questioni di diritto oppure nella mera negazione dei fatti costitutivi dedotti dall'attore. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto ammissibile la questione relativa alla titolarità del diritto controverso sebbene proposta solo con la comparsa conclusionale e non già con l'atto di opposizione a decreto ingiuntivo ovvero con la memoria di cui all'art. 183 c.p.c.). Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 17385 del 01/09/2015 ...
Competenza civile - regolamento di competenza - conflitto (regolamento d'ufficio) - Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 16143 del 30/07/2015
Declaratoria di incompetenza - Conflitto sollevato dal giudice successivamente adito - Esaurimento della fase di trattazione - Inammissibilità - Fattispecie. Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 16143 del 30/07/2015 In materia di regolamento di competenza d'ufficio, il giudice indicato come competente da quello originariamente adito, ed innanzi al quale la causa sia stata riassunta, può rilevare, a sua volta, la propria incompetenza non oltre la prima udienza di trattazione, essendogli altrimenti preclusa la possibilità di sollevare il conflitto di competenza. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto il regolamento inammissibile perché richiesto dopo l'udienza ex art. 183 c.p.c. - nel testo introdotto dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla l. n. 14 maggio 2005, 80 -, nella quale era stato disposto un mero rinvio, senza, peraltro, che neppure nell'udienza successiva fosse stato sollevato il conflitto, essendosi il giudice attivato a norma dell'art. 45 c.p.c. solo a scioglimento della riserva assunta dopo la concessione di termini per il deposito di note illustrative, estranee, oltretutto, alla questione di competenza). Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 16143 del 30/07/2015 ...
Domanda risarcitoria - Onere di descrizione dei pregiudizi patiti - Richiesta di ristoro dei "danni subiti e subendi" - Inidoneità - Successiva descrizione in corso di causa - Irrilevanza. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 13328 del 30/06/2015 Nei giudizi risarcitori la domanda deve descrivere in modo concreto i pregiudizi dei quali si chiede il ristoro, senza limitarsi a formule generiche, come la richiesta di risarcimento dei "danni subiti e subendi", perché tali domande, quando non nulle ex art. 164 cod. proc. civ., non obbligano il giudice a provvedere sul risarcimento di danni che siano concretamente descritti solo in corso di causa. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 13328 del 30/06/2015 ...
Modifica della domanda ex art. 183 cod. proc. civ. - Possibilità - Oggetto - Limiti - Sostituzione della domanda ex art. 2932 cod. civ. con quella di accertamento dell'avvenuto effetto traslativo - Ammissibilità. Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 12310 del 15/06/2015 Procedimento civile - domanda giudiziale - nuova domanda - Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 12310 del 15/06/2015 Contratti in genere - contratto preliminare (compromesso) - esecuzione specifica dell'obbligo di concludere il contratto - Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 12310 del 15/06/2015 La modificazione della domanda ammessa ex art. 183 cod. proc. civ. può riguardare anche uno o entrambi gli elementi oggettivi della stessa ("petitum" e "causa petendi"), sempre che la domanda così modificata risulti comunque connessa alla vicenda sostanziale dedotta in giudizio e senza che, perciò solo, si determini la compromissione delle potenzialità difensive della controparte, ovvero l'allungamento dei tempi processuali. Ne consegue l'ammissibilità della modifica, nella memoria ex art. 183 cod. proc. civ., dell'originaria domanda formulata ex art. 2932 cod. civ. con quella di accertamento dell'avvenuto effetto traslativo. Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 12310 del 15/06/2015 ...
procedimento civile - udienza - prima udienza - Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 18583 del 03/09/2014
Fissazione dell'udienza di trattazione - Omessa assegnazione al convenuto del termine ex art. 180 cod. proc. civ. nella formulazione previgente alla riforma introdotta con la legge n. 80 del 2005 - Conseguenze - Nullità della sentenza - Esclusione - Condizioni. Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 18583 del 03/09/2014 La mancata assegnazione al convenuto del termine, ex art. 180, secondo comma, cod. proc. civ. (nel testo, utilizzabile "ratione temporis", anteriore alla modifica operata dalla legge 14 maggio 2005, n. 80), per proporre le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio, non comporta la nullità "ipso jure" della sentenza qualora tra l'udienza di prima comparizione e quella di trattazione siano comunque intercorsi almeno i venti giorni richiesti dalla legge. Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 18583 del 03/09/2014 ...
contratti in genere - scioglimento del contratto - risoluzione del contratto - per inadempimento - rapporti tra domanda di risoluzione e di adempimento – Corte di Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 8510 del 11/04/2014
Facoltà di mutamento della domanda di adempimento in quella di risoluzione - Estensione anche alla domanda di risarcimento del danno conseguente alla risoluzione - Ammissibilità. Corte di Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 8510 del 11/04/2014 La parte che, ai sensi dell'art. 1453, secondo comma, cod. civ., chieda la risoluzione del contratto per inadempimento nel corso del giudizio dalla stessa promosso per ottenere l'adempimento, può domandare, contestualmente all'esercizio dello "ius variandi", oltre alla restituzione della prestazione eseguita, anche il risarcimento dei danni derivanti dalla cessazione degli effetti del regolamento negoziale. Corte di Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 8510 del 11/04/2014 ...
Impugnazioni civili - cassazione (ricorso per) - provvedimenti dei giudici ordinari (impugnabilità) - ordinanze – Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 8968 del 05/05/2015
Ordinanza confermativa di diniego di declaratoria di estinzione ex art. 306 cod. proc. civ. con contestuale fissazione del prosieguo del giudizio - Ricorso straordinario per cassazione - Inammissibilità - Fondamento. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 8968 del 05/05/2015 È inammissibile, per carenza di definitività del provvedimento impugnato, avente natura meramente interlocutoria, il ricorso straordinario per cassazione proposto, ex art. 111, settimo comma, Cost., avverso l'ordinanza con cui il tribunale, disattendendo la relativa istanza di revoca, abbia confermato il diniego di declaratoria di estinzione del giudizio per rinuncia agli atti ex art. 306 cod. proc., civ., disponendo altresì il rinvio ad un'udienza successiva, con assegnazione dei termini di cui all'art. 183, sesto comma, cod. proc. civ.. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 8968 del 05/05/2015 ...
Competenza civile - regolamento di competenza - conflitto (regolamento d'ufficio) – Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 7834 del 17/04/2015
Declaratoria di incompetenza del giudice di pace - Proposizione del conflitto da parte del tribunale adito in riassunzione - Condizioni - Mancata consumazione della fase di trattazione - Fattispecie regolata dagli artt. 38 e 45 cod. proc. civ. come riformati dalle legge n. 69 del 2009. In caso di declaratoria d'incompetenza del giudice di pace, il tribunale, davanti al quale il giudizio sia stato riassunto, può, a sua volta, rilevare la propria incompetenza e sollevare il conflitto per ragioni di materia e territorio inderogabile purché non si sia già verificata, innanzi ad esso, la consumazione della fase di trattazione (nella specie, per essere stata la causa rimessa in decisione dopo la precisazione delle conclusioni ai sensi dell'art. 281 sexies cod. proc. civ.), restando, in tal caso, preclusa la questione. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 7834 del 17/04/2015 ...
risarcimento del danno - "compensatio lucri cum damno" Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 991 del 20/01/2014
Risarcimento del danno da emotrasfusione infetta - "Compensatio lucri com damno" - Eccezione in senso lato - Rilevabilità d'ufficio - Ammissibilità - Fondamento. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 991 del 20/01/2014 In tema di risarcimento da emotrasfusione infetta, la "compensatio lucri cum damno" tra l'indennizzo corrisposto al danneggiato, ai sensi dell'art. 1 della legge 25 febbraio 1992, n. 210, e il risarcimento richiesto al Ministero della Sanità per l'omessa adozione di adeguate misure di emovigilanza, integra un'eccezione in senso lato, rilevabile d'ufficio e proponibile per la prima volta anche in appello.Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 991 del 20/01/2014...
Competenza per territorio - accordo delle parti - Corte di Cassazione Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 5817 del 23/03/2015
Pendenza di regolamento avverso ordinanza non decisoria affermativa della competenza - Accordo endoprocessuale sulla competenza - Ammissibilità - Fondamento. Corte di Cassazione Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 5817 del 23/03/2015 L'accordo endoprocessuale di proroga della competenza può formarsi anche in pendenza di un giudizio per regolamento avverso un'ordinanza affermativa della competenza ma priva del carattere di decisorietà perché non preceduta dalla remissione della causa in decisione con invito alle parti a precisare le rispettive conclusioni, atteso che, in tale evenienza, il regolamento è destinato ad una pronunzia di inammissibilità e non può, dunque, condurre ad una statuizione sulla competenza dotata di efficacia maggiore rispetto all'accordo. Corte di Cassazione Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 5817 del 23/03/2015 ...
Competenza civile - competenza per territorio - accordo delle parti Corte di Cassazione Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 5817 del 23/03/2015
Pendenza di regolamento avverso ordinanza non decisoria affermativa della competenza - Accordo endoprocessuale sulla competenza - Ammissibilità - Fondamento. L'accordo endoprocessuale di proroga della competenza può formarsi anche in pendenza di un giudizio per regolamento avverso un'ordinanza affermativa della competenza ma priva del carattere di decisorietà perché non preceduta dalla remissione della causa in decisione con invito alle parti a precisare le rispettive conclusioni, atteso che, in tale evenienza, il regolamento è destinato ad una pronunzia di inammissibilità e non può, dunque, condurre ad una statuizione sulla competenza dotata di efficacia maggiore rispetto all'accordo. Corte di Cassazione Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 5817 del 23/03/2015 ...
Connessione di cause - accessorietà - Accertamento di rapporto pregiudicante – Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 3725 del 24/02/2015
Domanda formulata nella comparsa di risposta depositata tempestivamente - Necessità - Mera eccezione, con riserva di formulazione della domanda in caso di contestazione attorea - Inammissibilità - Fondamento - Fattispecie. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 3725 del 24/02/2015 La richiesta del convenuto di accertamento con efficacia di giudicato ex art. 34 cod. proc. civ. di un rapporto pregiudicante deve essere ritualmente formulata con la comparsa di risposta tempestivamente depositata, mentre, ove egli abbia dedotto la questione solo in via di eccezione, riservandosi la formalizzazione della domanda in caso di contestazione attorea, la domanda è tardiva (e inammissibile) in quanto, per sciogliere il nesso di subordinazione, occorre attendere la prima udienza di comparizione, nella quale l'attore potrebbe manifestare la sua contestazione. (Nella specie, il convenuto aveva chiesto il rigetto della domanda principale di retratto agrario, eccependo l'esistenza di un contratto di affitto in suo favore e formulando solo in via subordinata, nell'eventualità in cui l'attore avesse contestato l'esistenza del detto contratto, domanda per l'accertamento del rapporto pregiudicante). Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 3725 del 24/02/2015 ...
competenza civile - connessione di cause – accessorietà - Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 3725 del 24/02/2015
Accertamento di rapporto pregiudicante - Domanda formulata nella comparsa di risposta depositata tempestivamente - Necessità - Mera eccezione, con riserva di formulazione della domanda in caso di contestazione attorea La richiesta del convenuto di accertamento con efficacia di giudicato ex art. 34 cod. proc. civ. di un rapporto pregiudicante deve essere ritualmente formulata con la comparsa di risposta tempestivamente depositata, mentre, ove egli abbia dedotto la questione solo in via di eccezione, riservandosi la formalizzazione della domanda in caso di contestazione attorea, la domanda è tardiva (e inammissibile) in quanto, per sciogliere il nesso di subordinazione, occorre attendere la prima udienza di comparizione, nella quale l'attore potrebbe manifestare la sua contestazione. (Nella specie, il convenuto aveva chiesto il rigetto della domanda principale di retratto agrario, eccependo l'esistenza di un contratto di affitto in suo favore e formulando solo in via subordinata, nell'eventualità in cui l'attore avesse contestato l'esistenza del detto contratto, domanda per l'accertamento del rapporto pregiudicante). Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 3725 del 24/02/2015 ...
risarcimento del danno - Risarcimento in forma specifica chiesto in citazione - Domanda di risarcimento per equivalente avanzata in sede di precisazione delle conclusioni - "Emendatio libelli" - Configurabilità - Fattispecie in tema di responsabilità professionale del notaio.Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 22223 del 20/10/2014 Il risarcimento del danno in forma specifica rappresenta, rispetto a quello per equivalente, una forma - più ampia ed onerosa per il debitore - di ristoro del pregiudizio dallo stesso arrecato. Ne consegue che costituisce una mera "emendatio libelli", consentita anche in sede di precisazione delle conclusioni, la richiesta di risarcimento per equivalente avanzata in corso di giudizio, nonostante nell'atto introduttivo dello stesso fosse stato domandato il risarcimento in forma specifica. (Principio enunciato con riferimento ad una fattispecie di responsabilità professionale di un notaio, per non avere reso edotti gli acquirenti di un immobile dell'esistenza di un pignoramento sul bene i quali, pur avendo chiesto inizialmente il risarcimento in forma specifica, mediante cancellazione della trascrizione e, comunque, il ristoro dei danni eventualmente dovuti dall'esecuzione coattiva, avevano poi domandato, al momento della precisazione delle conclusioni il risarcimento del danno per equivalente, sotto forma di rimborso del prezzo dell'immobile).Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 22223 del 20/10/2014 Riferimenti normativi:Cod_Proc_Civ_art_112, Cod_Proc_Civ_art_163, Cod_Proc_Civ_art_183, Cod_Proc_Civ_art_190, Cod_Civ_art_1176, Cod_Civ_art_2043, Cod_Civ_art_2058 Massime precedentiConformi: N. 12964 del 2005 Massime precedentiVedi: N. 1700 del 2009...
Contratti in genere - invalidità - nullità del contratto - Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n.26242 del 12/12/2014
Nullità negoziali - "Rilevazione" e "dichiarazione" - Rispettive modalità operative. La "rilevazione" "ex officio" delle nullità negoziali (sotto qualsiasi profilo, anche diverso da quello allegato dalla parte, ed altresì per le ipotesi di nullità speciali o "di protezione") è sempre obbligatoria, purchè la pretesa azionata non venga rigettata in base ad una individuata "ragione più liquida", e va intesa come indicazione alle parti di tale vizio; la loro "dichiarazione", invece, ove sia mancata un'espressa domanda della parte pure all'esito della suddetta indicazione officiosa, costituisce statuizione facoltativa (salvo per le nullità speciali, che presuppongono una manifestazione di interesse della parte) del medesimo vizio, previo suo accertamento, nella motivazione e/o nel dispositivo della pronuncia, con efficacia, peraltro, di giudicato in assenza di sua impugnazione. Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n.26242 del 12/12/2014 ...
avvocato onorari - tariffe professionali - procedimento civile - domanda giudiziale - Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 51 del 03/01/2014
- modificazioni - Sistema tariffario del d.m. n. 585 del 1994 - Diritti di procuratore - Accessorietà agli onorari di avvocato - Esclusione - Fondamento - Conseguenze in tema di "mutatio libelli". Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 51 del 03/01/2014 Nel sistema tariffario del d.m. 5 ottobre 1994, n. 585 (applicabile "ratione temporis"), i diritti di procuratore non costituiscono accessori del credito relativo agli onorari di avvocato, in quanto corrispettivi delle diverse attività, rispettivamente, di rappresentanza e di difesa tecnica nel giudizio; ne consegue che costituisce domanda nuova, per diversità del "petitum" e della "causa petendi", e non mera "emendatio libelli", la richiesta di pagamento dei diritti, non contenuta nel ricorso per decreto ingiuntivo proposto dall'avvocato per il pagamento delle sue spettanze, ed avanzata per la prima volta con la comparsa di risposta nel giudizio di opposizione ex art. 645 cod. proc. civ. Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 51 del 03/01/2014...
Civile - udienza - prima udienza – Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 23162 del 31/10/2014
Decisione della causa nel merito da parte del giudice di primo grado, prima che le parti abbiano definito il "thema decidendum" e il "thema probandum" - Deduzione della nullità come motivo d'appello - Necessità - Onere di specificazione, da parte dell'appellante, del "thema decidendum" e delle prove da assumere - Sussistenza - Compito del giudice d'appello - Rimessione in termini - Necessità. Qualora venga dedotto il vizio della sentenza di primo grado per avere il tribunale deciso la causa nel merito prima ancora che le parti avessero definito il "thema decidendum" e il "thema probandum", l'appellante che faccia valere tale nullità - una volta escluso che la medesima comporti la rimessione della causa al primo giudice - non può limitarsi a dedurre tale violazione, ma deve specificare quale sarebbe stato il "thema decidendum" sul quale il giudice di primo grado si sarebbe dovuto pronunciare ove fosse stata consentita la richiesta appendice di cui all'art. 183, quinto comma, cod. proc. civ., e quali prove sarebbero state dedotte, poiché in questo caso il giudice d'appello è tenuto soltanto a rimettere le parti in termini per l'esercizio delle attività istruttorie non potute svolgere in primo grado. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 23162 del 31/10/2014 ...
azioni a difesa del possesso - reintegrazione da spoglio Corte di Cassazione Sez.2, Sentenza n.13415 del 12/06/2014
possesso - Domanda di reintegra nel possesso - Domanda od ordine di reintegra per compossesso - "Mutatio libelli" od ultrapetizione - Esclusione - Fondamento. Corte di Cassazione Sez.2, Sentenza n.13415 del 12/06/2014 Non si ha mutamento della domanda, né vizio di ultrapetizione, quando, chiestasi la reintegrazione nel possesso esclusivo dell'immobile, la reintegra venga poi chiesta od accordata all'attore per essere, anziché possessore esclusivo, semplicemente compossessore, in quanto il fatto costitutivo dell'azione resta il possesso, mutando solo il profilo giuridico dell'azione, ed in quanto non può ritenersi inibito al giudice, nel sovrano apprezzamento delle prove, di scorgere, anziché una situazione di possesso solitario, una convergenza di poteri di fatto che si traducono sostanzialmente in possesso. Corte di Cassazione Sez.2, Sentenza n.13415 del 12/06/2014 Riferimenti normativi:Cod. Civ. art. 1168Cod. Proc. Civ. art. 112,Cod. Proc. Civ. art. 183...
risarcimento in forma specifica - Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 22223 del 20/10/2014
Risarcimento in forma specifica chiesto in citazione - Domanda di risarcimento per equivalente avanzata in sede di precisazione delle conclusioni - "Emendatio libelli" - Configurabilità - Fattispecie in tema di responsabilità professionale del notaio. Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 22223 del 20/10/2014 Il risarcimento del danno in forma specifica rappresenta, rispetto a quello per equivalente, una forma - più ampia ed onerosa per il debitore - di ristoro del pregiudizio dallo stesso arrecato. Ne consegue che costituisce una mera "emendatio libelli", consentita anche in sede di precisazione delle conclusioni, la richiesta di risarcimento per equivalente avanzata in corso di giudizio, nonostante nell'atto introduttivo dello stesso fosse stato domandato il risarcimento in forma specifica. (Principio enunciato con riferimento ad una fattispecie di responsabilità professionale di un notaio, per non avere reso edotti gli acquirenti di un immobile dell'esistenza di un pignoramento sul bene i quali, pur avendo chiesto inizialmente il risarcimento in forma specifica, mediante cancellazione della trascrizione e, comunque, il ristoro dei danni eventualmente dovuti dall'esecuzione coattiva, avevano poi domandato, al momento della precisazione delle conclusioni il risarcimento del danno per equivalente, sotto forma di rimborso del prezzo dell'immobile).Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 22223 del 20/10/2014...
Straniero (giurisdizione sullo) - Convenuto contumace – Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 22035 del 17/10/2014
Eccezione di difetto di giurisdizione nel corso del giudizio - Ammissibilità - Limiti. Il principio sancito dall'art. 11 della legge 31 maggio 1995, n. 218, per il quale il difetto di giurisdizione del giudice italiano è rilevabile d'ufficio, in qualsiasi stato e grado del processo, fino alla costituzione del convenuto, implica che il convenuto contumace può eccepire il difetto di giurisdizione del giudice adito dall'attore anche nel corso del giudizio, purché ciò faccia nella prima difesa e sempre che sulla questione di giurisdizione non si sia formato il giudicato. Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 22035 del 17/10/2014 ...
Giudizi successivi alla legge n. 69 del 2009 - Questione di competenza - Decisione positiva senza previo invito a precisare le conclusioni - Regolamento di competenza - Ammissibilità - Condizioni. Anche dopo l'innovazione introdotta dalla novella di cui alla legge 18 giugno 2009, n. 69, in relazione alla forma della decisione sulla competenza (da adottarsi, ora, con ordinanza anziché con sentenza), il provvedimento del giudice adito (nella specie monocratico), che, nel disattendere la corrispondente eccezione, affermi la propria competenza e disponga la prosecuzione del giudizio innanzi a sé, è insuscettibile di impugnazione con il regolamento ex art. 42 cod. proc. civ., ove non preceduto dalla rimessione della causa in decisione e dal previo invito alle parti a precisare le rispettive integrali conclusioni anche di merito, salvo che quel giudice, così procedendo e statuendo, lo abbia fatto conclamando, in termini di assoluta e oggettiva inequivocità ed incontrovertibilità, l'idoneità della propria determinazione a risolvere definitivamente, davanti a sé, la suddetta questione. Corte di Cassazione Sez. U, Ordinanza n. 20449 del 29/09/2014...
Giudizi successivi alla legge n. 69 del 2009 - Questione di competenza - Decisione positiva senza previo invito a precisare le conclusioni - Regolamento di competenza - Ammissibilità - Condizioni. Anche dopo l'innovazione introdotta dalla novella di cui alla legge 18 giugno 2009, n. 69, in relazione alla forma della decisione sulla competenza (da adottarsi, ora, con ordinanza anziché con sentenza), il provvedimento del giudice adito (nella specie monocratico), che, nel disattendere la corrispondente eccezione, affermi la propria competenza e disponga la prosecuzione del giudizio innanzi a sé, è insuscettibile di impugnazione con il regolamento ex art. 42 cod. proc. civ., ove non preceduto dalla rimessione della causa in decisione e dal previo invito alle parti a precisare le rispettive integrali conclusioni anche di merito, salvo che quel giudice, così procedendo e statuendo, lo abbia fatto conclamando, in termini di assoluta e oggettiva inequivocità ed incontrovertibilità, l'idoneità della propria determinazione a risolvere definitivamente, davanti a sé, la suddetta questione. Corte di Cassazione Sez. U, Ordinanza n. 20449 del 29/09/2014 ...
disposizioni generali - accettazione dell'eredità - con beneficio di inventario Cassazione Civile Sez. 3, Sentenza n. 9158 del 16/04/2013
successioni "mortis causa" - Responsabilità per i debiti ereditari - Limitazione "intra vires hereditatis" - Eccezione dell'erede nel giudizio di cognizione - Necessità - Fondamento - Deducibilità della qualità di erede beneficiato per la prima volta in sede esecutiva - Esclusione. Cassazione Civile Sez. 3, Sentenza n. 9158 del 16/04/2013 L'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, determinando la limitazione della responsabilità dell'erede per i debiti del "de cuius" entro il valore dei beni a lui pervenuti, va eccepita nel giudizio di cognizione promosso dal creditore del defunto che faccia valere per intero la sua pretesa, in modo da contenere quantitativamente l'estensione e gli effetti dell'invocata pronuncia giudiziale; ne consegue che, ove non sia stata proposta la relativa eccezione nel processo di cognizione, la qualità di erede con beneficio d'inventario non è deducibile per la prima volta in sede esecutiva. Cassazione Civile Sez. 3, Sentenza n. 9158 del 16/04/2013SVOLGIMENTO DEL PROCESSO1. Anacleto Be.., qualificandosi "erede beneficiato di Ca.. Giuseppa", si oppose, innanzi al tribunale di Milano, al precetto di pagamento per Euro 298.201,50 notificatogli il 17.9.03 da Po.. Giancarlo in uno al titolo esecutivo, lamentando: che la condanna in questo era formulata in favore di due diversi soggetti senza previsione di solidarietà, sicché non poteva ognuno di loro agire per l'intero; che la condanna, pronunciata nei suoi confronti quale erede con beneficio di inventario, abilitava il precettante ad agire solo nel limite del valore dei beni a lui pervenuti, come da inventario pure prodotto; che il titolo stesso non conteneva la condanna a due separate e distinte somme, ciascuna di L. 95 milioni, ma ad una sola di queste.Costituitosi, l'opposto si dolse della carenza di autorizzazione del giudice delle successioni, per essere stata proposta l'opposizione dall'erede accettante con beneficio di inventario, per poi contestare tutte le doglianze avversarie.Proposte ulteriori domande dal Be.. in corso di causa, anche a seguito della definizione (merce la sentenza di questa Corte, n. 17915 del 2003, con cui era stata esclusa la rivalutazione dal credito azionato) del giudizio nel cui corso era stata pronunciata la sentenza azionata come titolo esecutivo, il tribunale accolse solo in parte l'opposizione: esclusa l'ammissibilità - in sede di opposizione ad esecuzione, anziché nel giudizio di cognizione in cui si era formato il titolo - della questione sull'accettazione con beneficio di inventario, qualificò poi la condanna come azionabile solo in rapporto alla propria quota ereditaria da ciascuno dei coeredi ed in ogni caso unica, negando la rilevanza di eventuali cessioni di credito della quota dell'altro beneficiario della condanna, avvenute nel corso dell'opposizione.Per la cassazione della relativa sentenza, pronunciata il 17.7.06 con il n. 8778, ricorrono separatamente prima il Be.., con atto notificato a partire dal 10.7.07, e poi il Po.., con atto notificato a partire dal 17.7.07; ad ognuno dei ricorsi replicano i rispettivi intimati con controricorso, illustrando entrambi le proprie posizioni con meMo..a ai sensi dell'art. 378 c.p.c.. MOTIVI DELLA DECISIONE2. Va preliminarmente disposta - ai sensi dell'art. 335 c.p.c. - la riunione dei due ricorsi, siccome proposti, in tempi concomitanti, ma separatamente, da ognuna delle due parti, avverso la medesima sentenza.3. Ciò posto, va rilevato che avverso quest'...
Civile - intervento in causa di terzi - volontario - poteri dell'interventore – Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 11681 del 26/05/2014
Preclusione ex art. 268, secondo comma, cod. proc. civ. - Contenuto - Estensione alla domanda dell'interventore - Esclusione - Fondamento. La preclusione per il terzo interveniente di compiere atti che al momento dell'intervento non sono più consentiti ad alcuna parte, ai sensi dell'art. 268, secondo comma, cod. proc. civ., opera esclusivamente sul piano istruttorio, e non anche su quello assertivo, attesa la facoltà di intervento, attribuita dal primo comma della stessa disposizione, sino a che non vengano precisate le conclusioni. Ne consegue che è ammissibile la formulazione da parte del terzo di domande nuove ed autonome rispetto a quelle già proposte dalle parti originarie, in quanto attività coessenziale all'intervento stesso. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 11681 del 26/05/2014 ...
avvocato e procuratore - onorari - tariffe professionali - Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 51 del 03/01/2014
Sistema tariffario del d.m. n. 585 del 1994 - Diritti di procuratore - Accessorietà agli onorari di avvocato - Esclusione - Fondamento - Conseguenze in tema di "mutatio libelli". Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 51 del 03/01/2014 {tab massima|green} Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 51 del 03/01/2014Nel sistema tariffario del d.m. 5 ottobre 1994, n. 585 (applicabile "ratione temporis"), i diritti di procuratore non costituiscono accessori del credito relativo agli onorari di avvocato, in quanto corrispettivi delle diverse attività, rispettivamente, di rappresentanza e di difesa tecnica nel giudizio; ne consegue che costituisce domanda nuova, per diversità del "petitum" e della "causa petendi", e non mera "emendatio libelli", la richiesta di pagamento dei diritti, non contenuta nel ricorso per decreto ingiuntivo proposto dall'avvocato per il pagamento delle sue spettanze, ed avanzata per la prima volta con la comparsa di risposta nel giudizio di opposizione ex art. 645 cod. proc. civ. {tab integrale|orange} Sez. 2, Sentenza n. 51 del 2014 Chiudi Dettaglio Visualizza immagine visualizza file pdf SVOLGIMENTO DEL PROCESSOL'avv. Ga.. Domenico chiedeva ed otteneva dal Pretore di Messina un decreto ingiuntivo contro Co.. Alfredo per il pagamento della somma di L. 6.875.000, a titolo di compenso per prestazioni professionali di natura giudiziale. Nel proporre opposizione l'ingiunto contestava i presupposti dell'emissione del decreto e, nel merito, l'entità della pretesa.Con sentenza del 14.6.2003 il Tribunale revocava il decreto e in parziale accoglimento della domanda condannava Co.. Alfredo a pagare alla parte opposta, al netto degli acconti versati, la somma di Euro 1.545,76, oltre accessori.L'appello dell'avv. Ga.. era accolto solo in parte dalla Corte d'appello di Messina, che aumentava a Euro 1.695,76 la somma dovuta. La Corte territoriale riteneva inammissibile la censura mossa dall'appellante alla sentenza di primo grado, nella parte in cui quest'ultima aveva revocato il decreto ingiuntivo per mancanza del prescritto parere di congruità, ancorché - sosteneva l'appellante - acquisito nel corso del giudizio d'opposizione. Tale decisione, infatti, riposava anche su altra - con contestata - ratio decidendi. ossia la mancata sottoscrizione della parcella da parte del ricorrente. Escludeva, ancora, che fosse rilevante l'allegato errore di applicazione di uno scaglione inferiore rispetto a quello corretto, giacché gli importi riconosciuti per ciascuna voce dal Tribunale si collocavano fra il minimo e il massimo previsto per le cause di valore indeterminabile. Invece, era fondata la pretesa avente ad oggetto la remunerazione, non considerata dal giudice di primo grado, per la redazione di un atto di denuncia alla Procura della Repubblica, atto per cui doveva liquidarsi l'importo di Euro 150,00, sulla base della tariffa anteriore a quella del 1994. Riteneva, quindi, che rettamente il giudice di prime cure non avesse considerato i diritti spettanti per attività oggetto di richiesta di pagamento formulata per la prima volta con la comparsa di costituzione nel giudizio d'opposizione o nell'ulteriore corso del processo di primo grado, non essendo dato alla parte opposta, sostanzialmente attrice, di formulare domande riconvenzionali. Infine, rilevava che non vi era traccia agli atti del parere di congruità della notula, redatto dal Consiglio dell'Ordine degli avvocati, parere che ad ogni modo non solo non era per nulla...
Contratti in genere - scioglimento del contratto - risoluzione del contratto - per inadempimento - rapporti tra domanda di risoluzione e di adempimento – Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n.8510 del 11/04/2014
Facoltà di mutamento della domanda di adempimento in quella di risoluzione - Estensione anche alla domanda di risarcimento del danno conseguente alla risoluzione - Ammissibilità. La parte che, ai sensi dell'art. 1453, secondo comma, cod. civ., chieda la risoluzione del contratto per inadempimento nel corso del giudizio dalla stessa promosso per ottenere l'adempimento, può domandare, contestualmente all'esercizio dello "ius variandi", oltre alla restituzione della prestazione eseguita, anche il risarcimento dei danni derivanti dalla cessazione degli effetti del regolamento negoziale. Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n.8510 del 11/04/2014 ...
Competenza civile - incompetenza - rilevabilità d'ufficio – Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 5225 del 05/03/2014
Incompetenza per materia, per valore o per territorio inderogabile - Rilevabilità di ufficio - Limite - Ordinanza con la quale il giudice decide sulle istanze istruttorie - Esclusione. Ai sensi dell'art. 38 cod. proc. civ., l'incompetenza per materia, al pari di quella per valore e per territorio nei casi previsti dall'art. 28 del codice di rito, è rilevata, anche d'ufficio, non oltre la prima udienza di trattazione, la quale, nel rito ordinario, si identifica con l'udienza di cui all'art. 183 cod. proc. civ.; ne deriva che il giudice non può rilevare tale incompetenza nell'ordinanza con la quale, all'esito, ovvero fuori della predetta udienza a norma dell'art. 187, comma settimo, cod. proc. civ., decida in ordine all'ammissione dei mezzi di prova. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 5225 del 05/03/2014 ...
Competenza civile - incompetenza Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 3537 del 14/02/2014
Eccezione di incompetenza inderogabile - Regime di cui alla legge n. 69 del 2009 - Proposizione all'udienza di prima comparizione - Effetti - Poteri di rilevazione d'ufficio da parte del giudice - Limiti. Nel regime della rilevazione della questione di competenza di cui all'art. 38 cod. proc. civ., nel testo sostituito dalla legge 18 giugno 2009, n. 69, ove il convenuto abbia sollevato un'eccezione di incompetenza territoriale inderogabile nella comparsa di risposta depositata direttamente all'udienza di prima comparizione ai sensi dell'art. 183 cod. proc. civ., anziché nel termine di cui all'art. 166 cod. proc. civ. e, dunque, tardivamente, il potere di rilevazione ufficioso della stessa eccezione o di una diversa eccezione di incompetenza territoriale inderogabile dev'essere esercitato necessariamente ed espressamente dal giudice nella detta udienza, restando, in mancanza, la competenza radicata avanti al giudice adìto. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 3537 del 14/02/2014 ...
Civile - domanda giudiziale - rinuncia – Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 28146 del 17/12/2013
Rinunzia all'azione - Portata - Necessità di un mandato speciale - Poteri del difensore - Differenza rispetto alla rinuncia ad una parte della domanda - Fondamento. La rinuncia all'azione, ovvero all'intera pretesa azionata dall'attore nei confronti del convenuto, costituisce un atto di disposizione del diritto in contesa e richiede in capo al difensore, un mandato "ad hoc", senza che sia a tal fine sufficiente il mandato "ad litem", in ciò differenziandosi dalla rinuncia ad una parte dell'originaria domanda, che rientra fra i poteri del difensore, in quanto espressione della facoltà di modificare le domande e le conclusioni precedentemente formulate. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 28146 del 17/12/2013 ...
Civile - giudice - istruttore - poteri e obblighi - Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 25054 del 07/11/2013
Rilievo ufficioso di questioni - Dovere di sottoporle alle parti - Violazione - Conseguenze - Vizio del contraddittorio - Nullità della sentenza - Sussistenza - Fondamento, nel sistema anteriore all'introduzione del secondo comma dell'art. 101 cod. proc. civ. - Art. 183, terzo (oggi quarto) comma, cod. proc. civ. Anche nel sistema anteriore all'introduzione del secondo comma dell'art. 101 cod. proc. civ. (a norma del quale il giudice, se ritiene di porre a fondamento della decisione una questione rilevata d'ufficio, deve assegnare alle parti, "a pena di nullità", un termine "per il deposito in cancelleria di memorie contenenti osservazioni sulla medesima questione"), operata con l'art. 45, comma 13, della legge 18 giugno 2009, n. 69, il dovere costituzionale di evitare sentenze cosiddette "a sorpresa" o della "terza via", poiché adottate in violazione del principio della "parità delle armi", aveva un preciso fondamento normativo, costituito dall'art. 183 cod. proc. civ., che al terzo comma (oggi quarto, in virtù di quanto disposto dall'art. 2, comma 3, lettera c-ter, del d.l. 14 marzo 2005, n. 35, convertito in legge 28 dicembre 2005, n. 263) fa carico al giudice di indicare, alle parti, "le questioni rilevabili d'ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione". Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 25054 del 07/11/2013 ...
Opposizione a decreto ingiuntivo - Domanda riconvenzionale dell'opposto - Ammissibilità - Limiti - "Reconventio reconventionis" - Condizioni - Introduzione nella comparsa di risposta - Necessità. Nell'ordinario giudizio di cognizione, che si instaura a seguito dell'opposizione a decreto ingiuntivo, l'opposto, rivestendo la posizione sostanziale di attore, non può avanzare domande diverse da quelle fatte valere con l'ingiunzione, potendo a tale principio derogarsi solo quando, per effetto di una riconvenzionale formulata dall'opponente, la parte opposta si venga a trovare a sua volta in una posizione processuale di convenuto cui non può essere negato il diritto di difesa, rispetto alla nuova o più ampia pretesa della controparte, mediante la proposizione di una "reconventio reconventionis", che però, per non essere tardiva, può essere introdotta solo nella domanda di risposta e non nel corso del giudizio di primo grado. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 22754 del 04/10/2013 ...
Civile - domanda giudiziale - rinuncia – Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 21848 del 24/09/2013
Rinuncia a singoli capi della domanda - Espressione della facoltà di modificare la domanda - Configurabilità - Necessità di osservare le forme rigorose previste per la rinuncia agli atti - Esclusione - Fondamento. La rinuncia a singoli capi della domanda è espressione della facoltà della parte di modificare le domande e le conclusioni precedentemente formulate, sicché, distinguendosi dalla rinunzia agli atti del giudizio, non richiede, come invece quest'ultima, l'osservanza di forme rigorose. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 21848 del 24/09/2013 ...
Decisione sulla competenza successiva alla legge n. 69 del 2009 - Forma del provvedimento - Ordinanza - Impugnabilità con regolamento di competenza - Preventivo invito alla precisazione delle conclusioni - Necessità - Mancanza - Conseguenze. Anche dopo il mutamento della forma della decisione sulla sola competenza, per effetto della legge 18 giugno 2009, n. 69, presuppone sempre la rimessione in decisione della causa preceduta dall'invito a precisare le conclusioni. Ne discende che, ove il giudice unico, che nelle cause attribuite al tribunale in composizione monocratica assomma in sé le funzioni di istruzione e decisione, si limiti a dare provvedimenti sulla prosecuzione del giudizio pur a fronte d'una eccezione di incompetenza (nella specie, ammettendo le prove richieste e fissando apposita udienza per la relativa assunzione e successiva udienza di precisazione delle conclusioni), l'ordinanza così pronunciata non riveste natura di decisione affermativa sulla competenza, impugnabile ai sensi dell'art. 42 cod. proc. civ., sicché il ricorso per regolamento di competenza avverso detto atto deve ritenersi inammissibile. Corte di Cassazione, Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 16051 del 26/06/2013 ...
Civile - eccezione - Corte di Cassazione Sez. U, Ordinanza interlocutoria n. 10531 del 07/05/2013
Eccezioni in senso lato - Specifica e tempestiva allegazione della parte - Necessità - Esclusione - Rilevabilità d'ufficio in appello - Ammissibilità - Condizioni - Documentazione dei fatti "ex actis" - Sufficienza - Fondamento - Preclusioni istruttorie - Operatività - Esclusione. Il rilievo d'ufficio delle eccezioni in senso lato non è subordinato alla specifica e tempestiva allegazione della parte ed è ammissibile anche in appello, dovendosi ritenere sufficiente che i fatti risultino documentati "ex actis", in quanto il regime delle eccezioni si pone in funzione del valore primario del processo, costituito dalla giustizia della decisione, che resterebbe svisato ove anche le questioni rilevabili d'ufficio fossero subordinate ai limiti preclusivi di allegazione e prova previsti per le eccezioni in senso stretto. Corte di Cassazione Sez. U, Ordinanza interlocutoria n. 10531 del 07/05/2013 ...
Procedimenti speciali - scioglimento di comunioni - in genere – Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 9367 del 17/04/2013
Preclusioni del processo civile - Operatività - Limiti - Atti negoziali sopravvenuti modificativi delle quote dei condividenti - Rilevanza - Conseguenze - Richiesta di attribuzione del compendio immobiliare - Proposizione in sede di appello - Ammissibilità. Il giudizio di scioglimento di comunioni non è del tutto compatibile con le scansioni e le preclusioni che disciplinano il processo in generale, intraprendendo i singoli condividenti le loro strategie difensive anche all'esito delle richieste e dei comportamenti assunti dalle altre parti con riferimento al progetto di divisione ed acquisendo rilievo gli eventuali sopravvenuti atti negoziali traslativi, che modifichino il numero e l'entità delle quote; ne deriva il diritto delle parti del giudizio divisorio di mutare, anche in sede di appello, le proprie conclusioni e richiedere per la prima volta l'attribuzione, per intero o congiunta, del compendio immobiliare, integrando tale istanza una mera modalità di attuazione della divisione. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 9367 del 17/04/2013 ...
prova civile - poteri (o obblighi) del giudice - ammissione della prova - in genere –prove documentali - produzione nel processo e valutazione in sede decisoria - contestazioni relative - limiti - giudizio in termini di utilizzabilità - rilevanza - esclus
prova civile - produzione di documenti - prove documentali - produzione nel processo e valutazione in sede decisoria - contestazioni relative - limiti - giudizio in termini di utilizzabilità - rilevanza - esclusione - fondamento. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 7466 del 25/03/2013 Le prove precostituite, quali i documenti, entrano nel giudizio attraverso la produzione e nella decisione in virtù di un'operazione di semplice logica giuridica, essendo tali attività contestabili solo se svolte in contrasto con le regole, rispettivamente, processuali o di giudizio, che vi presiedono, senza che abbia rilievo una valutazione in termini di utilizzabilità, categoria propria del rito penale ed ignota al processo civile. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 7466 del 25/03/2013 ...
Procedimento civile - intervento in causa di terzi - su istanza di parte (chiamata) – Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 5400 del 05/03/2013
Terzo chiamato in causa dal convenuto come effettivo obbligato - Estensione automatica della domanda attorea - Sussistenza - Terzo chiamato in garanzia - Domanda espressa anche nei suoi confronti - Necessità. Diversamente dall'ipotesi in cui il convenuto in giudizio chiami in causa un terzo, indicandolo come il soggetto tenuto a rispondere della pretesa dell'attore (caso, questo, in cui la domanda attorea si estende automaticamente al terzo, pur in mancanza di apposita istanza, dovendosi individuare il vero responsabile nel quadro di un rapporto oggettivamente unitario), nell'ipotesi della chiamata del terzo in garanzia la predetta estensione automatica non si verifica, in ragione dell'autonomia sostanziale dei due rapporti, ancorché confluiti in un unico processo. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 5400 del 05/03/2013 ...
Procedimenti speciali - procedimenti in materia di lavoro e di previdenza - procedimento di primo grado - domanda giudiziale - riconvenzionale – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n.5135 del 01/03/2013
Domanda riconvenzionale proposta solo in via subordinata all'eventuale accoglimento della pretesa attrice - Rigetto della domanda attrice - Conseguenze - Assorbimento della riconvenzionale - Pronuncia sulla "reconventio reconventionis" - Possibilità - Esclusione. In tema di domande reciproche proposte dalle parti, deve escludersi la possibilità che il giudice pronunci sulla "reconventio reconventionis" - sia essa avanzata in via autonoma, oppure condizionata - laddove l'esame della domanda riconvenzionale, proposta dal convenuto solo in via subordinata al rigetto delle eccezioni formulate nella comparsa di costituzione al fine di paralizzare la domanda attrice, rimanga assorbito dalla reiezione di quest'ultima. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n.5135 del 01/03/2013 ...
Impugnazioni civili - appello - prove - Corte di Cassazione Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 10748 del 27/06/2012
Istanze istruttorie non accolte in corso di giudizio - Riproposizione in sede di precisazione delle conclusioni - Necessità - Conseguenze - Tacita rinuncia della parte - Configurabilità - Compromissione dei diritti fondamentali di difesa e del diritto ad un giusto processo - Esclusione - Fondamento. Istanze istruttorie non accolte in corso di giudizio - Riproposizione in sede di precisazione delle conclusioni - Necessità - Conseguenze - Tacita rinuncia della parte - Configurabilità - Compromissione dei diritti fondamentali di difesa e del diritto ad un giusto processo - Esclusione - Fondamento. L'interpretazione degli artt. 189, 345 e 346 cod. proc. civ., secondo cui l'istanza istruttoria non accolta nel corso del giudizio, che non venga riproposta in sede di precisazione delle conclusioni, deve reputarsi tacitamente rinunciata, non contrasta con gli artt. 47 e 52 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, né con gli artt. 2 e 6 del Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007 (ratificato con legge 2 agosto 2008, n. 130), né con gli artt. 24 e 111 Cost., non determinando alcuna compromissione dei diritti fondamentali di difesa e del diritto ad un giusto processo, poiché dette norme processuali, per come interpretate, senza escludere né rendere disagevole il diritto di "difendersi provando", subordinano, piuttosto, lo stesso ad una domanda della parte che, se rigettata dal giudice dell'istruttoria, va rivolta al giudice che decide la causa, così garantendosi anche il diritto di difesa della controparte, la quale non deve controdedurre su quanto non espressamente richiamato. Corte di Cassazione Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 10748 del 27/06/2012 ...
Competenza civile - competenza per territorio Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 10596 del 26/06/2012
Processi in cui siano parti magistrati - Competenza ex art. 30 bis cod. proc. civ. - Regime delle preclusioni ex art. 38 cod. proc. civ. - Rilievo d'ufficio - Udienza di trattazione - Mozione - Rilievo con l'ordinanza di cui al settimo comma dell'art. 183 cod. proc. civ. - Esclusione. Nei giudizi in cui sia parte un magistrato, l'incompetenza per territorio, ai sensi dell'art. 30 bis cod. proc. civ., è soggetta al regime generale delle preclusioni di cui all'art. 38 cod. proc. civ., con la conseguenza che non può essere rilevata d'ufficio oltre la prima udienza di trattazione, senza che detto potere di rilevazione possa esercitarsi dal giudice, con l'ordinanza di cui al settimo comma dell'art. 183 cod. proc. civ., emanata fuori udienza all'esito delle memorie di trattazione scritte. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 10596 del 26/06/2012 ...
Provvedimenti del giudice civile - sentenza - ultra ed extra petita – Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 3602 del 07/03/2012
Domanda di arricchimento senza causa nei confronti degli associati e domanda ex art. 38 cod. civ. contro chi abbia agito per l'associazione - Identità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze. La domanda di arricchimento senza causa nei confronti dei partecipanti ad un'associazione non riconosciuta, ivi compreso il rappresentante della stessa, e la domanda diretta a far valere la responsabilità personale ed accessoria di colui che ha agito in nome e per conto dell'ente, quali azioni che riguardano entrambe diritti eterodeterminati, si differenziano sia quanto alla "causa petendi" (nella prima rilevando come fatti costitutivi la presenza e l'entità del proprio impoverimento e dell'altrui arricchimento, e nella seconda l'essere stata svolta attività negoziale in nome e per conto dell'associazione, responsabile in via primaria per l'adempimento del contratto), sia quanto al "petitum" (pagamento dell'indennizzo o del corrispettivo pattuito). Ne consegue che, promossa, da parte di un appaltatore, azione di arricchimento senza causa nei confronti dei partecipanti all'associazione, per avere costoro usufruito delle opere realizzate in esecuzione dell'appalto, non può ritenersi proposta per implicito, nei confronti di chi ha agito per l'associazione, la domanda fondata sulla garanzia "ex lege" di cui all'art. 38 cod. civ., né è consentito al giudice di sostituire la pretesa di arricchimento senza causa con la diversa domanda diretta a far valere detta garanzia. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 3602 del 07/03/2012 ...
Procedimento civile - termini processuali – Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 23561 del 11/11/2011
Rimessione in termini - Art. 184-bis, abrogato, e art. 153, secondo comma, novellato, cod. proc. civ. - Presupposto comune - Tempestività dell'iniziativa della parte incorsa in decadenza - Necessaria immediatezza della reazione - Fattispecie. La rimessione in termini, tanto nella versione prevista dall'art. 184-bis cod. proc. civ., quanto in quella di più ampia portata prefigurata nel novellato art. 153, secondo comma, cod. proc. civ., presuppone la tempestività dell'iniziativa della parte che assuma di essere incorsa nella decadenza per causa ad essa non imputabile, tempestività da intendere come immediatezza della reazione della parte stessa al palesarsi della necessità di svolgere un'attività processuale ormai preclusa. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva dichiarato inammissibile per tardività la domanda di manleva proposta da un convenuto nei confronti di altro convenuto solo in sede di precisazione delle conclusioni, non risultando specificato se il primo, ricorrente in cassazione, avesse, o meno, avanzato immediata istanza di rimessione in termini, ai fini della proposizione di quella domanda, in conseguenza di quanto già emerso a seguito di un'ordinanza istruttoria di esibizione documentale). Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 23561 del 11/11/2011 ...
termini processuali - in genere – Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 23561 del 11/11/2011
Rimessione in termini - Art. 184-bis, abrogato, e art. 153, secondo comma, novellato, cod. proc. civ. - Presupposto comune - Tempestività dell'iniziativa della parte incorsa in decadenza - Necessaria immediatezza della reazione - Fattispecie. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 23561 del 11/11/2011 La rimessione in termini, tanto nella versione prevista dall'art. 184-bis cod. proc. civ., quanto in quella di più ampia portata prefigurata nel novellato art. 153, secondo comma, cod. proc. civ., presuppone la tempestività dell'iniziativa della parte che assuma di essere incorsa nella decadenza per causa ad essa non imputabile, tempestività da intendere come immediatezza della reazione della parte stessa al palesarsi della necessità di svolgere un'attività processuale ormai preclusa. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva dichiarato inammissibile per tardività la domanda di manleva proposta da un convenuto nei confronti di altro convenuto solo in sede di precisazione delle conclusioni, non risultando specificato se il primo, ricorrente in cassazione, avesse, o meno, avanzato immediata istanza di rimessione in termini, ai fini della proposizione di quella domanda, in conseguenza di quanto già emerso a seguito di un'ordinanza istruttoria di esibizione documentale). Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 23561 del 11/11/2011 ...
Prova civile - testimoniale - ammissione (procedimento) - modo di deduzione - capitoli di prova - specificazione – Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 20997 del 12/10/2011
Funzione - Collocamento nel tempo e nello spazio e modalità - Fondamento - Necessità - Fattispecie in tema di dichiarazione ammissiva ai fini dell'interruzione della prescrizione. La richiesta di provare per testimoni un fatto esige non solo che questo sia dedotto in un capitolo specifico e determinato, ma anche che sia collocato univocamente nel tempo e nello spazio, al duplice scopo di consentire al giudice la valutazione della concludenza della prova ed alla controparte la preparazione di un'adeguata difesa, sicché è inammissibile il capitolo di prova per testimoni volto a dimostrare il compimento di una dichiarazione ammissiva fatta dal debitore ad un terzo, ai fini dell'interruzione del termine di prescrizione, qualora non sia indicato nel capo di prova il giorno in cui tale dichiarazione sarebbe stata resa. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 20997 del 12/10/2011 ...
Procedimento civile - udienza - prima udienza – Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 12242 del 06/06/2011
Udienza di prima comparizione e udienza di trattazione - Regime di cui al d.l. n. 432 del 1995, convertito in legge n. 534 del 1995 - Finalità - Mancata concessione del termine di venti giorni di cui all'art. 180, secondo comma, cod. proc. civ. - Sanatoria del vizio - Ammissibilità - Condizioni - Spazio di venti giorni tra l'udienza di prima comparizione e quella di trattazione. Le norme mediante le quali la legge 20 dicembre 1995, n. 534 (di conversione del decreto-legge 18 ottobre 1995, n. 432) ha regolato la sequenza delle udienze di cui agli artt. 180 e 183 cod. proc. civ. sono poste a tutela del diritto di difesa delle parti ed hanno natura tendenzialmente inderogabile. Peraltro, il vizio del procedimento consistente nella mancata assegnazione al convenuto del termine di venti giorni di cui al secondo comma dell'art. 180 cod. proc. civ. risulta sanato qualora tra l'udienza di prima comparizione e quella di trattazione siano intercorsi almeno i venti giorni richiesti dalla legge, così da restare escluso che le eccezioni ivi previste possano essere sollevate nella prima udienza di trattazione o, addirittura, in una udienza a questa successiva, dovendo esse invece essere proposte, al più tardi, nell'intervallo tra l'udienza di prima comparizione prevista dall'art. 180 cod. proc. civ. e quella di trattazione di cui all'art. 183 del medesimo codice. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 12242 del 06/06/2011 ...

References: Art. 183
 sentenza 
 art. 183
 art. 183
 art. 873
 art. 907
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 1102
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 360
 art. 360
 sentenza 
 art. 33
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 183
 art. 183
 art. 2054
 art. 183
 SENTENZA 
 SENTENZA 
 art. 184
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 183
 Sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 1971
 Sentenza 
 art. 187
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 345
 art. 183
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 50
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 183

Art. 38
 art. 38
 art. 183
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 720
 art. 720
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 183
 Sentenza 
 art. 164
 Sentenza 
 art. 183
 art. 2932
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 183
 art. 183
 art. 2932
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 180
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 180
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 306
 art. 111
 art. 306
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 34
 art. 34
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 645
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
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 art. 1168
 art. 112
 art. 183
 Sentenza 
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 Sentenza 
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 Sentenza 
 art. 42
 art. 42
 Sentenza 
 Sentenza 
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 sentenza 
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 Sentenza 
 art. 268
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 645
 Sentenza 
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 Sentenza 
 Sentenza 
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 Art. 183
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
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 Sentenza 
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 Sentenza 
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 Sentenza 
 art. 30
 art. 38
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 38
 Sentenza 
 Sentenza 
 Art. 184
 art. 153
 art. 153
 sentenza 
 Sentenza 
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 Art. 184
 art. 153
 Sentenza 
 art. 153
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 Sentenza 
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