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Timestamp: 2020-05-26 23:23:17+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7994 del 28/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7994 del 28/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 28/03/2017, (ud. 21/02/2017, dep.28/03/2017), n. 7994
sul ricorso 7275/2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 1815/6/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della PUGLIA, depositata il 16/09/2014;
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti di B.A. (che non resiste; N.B. malgrado erronea intestazione, la sentenza C.T.R. dà atto che in appello la contribuente era contumace; il ricorso è stato quindi notificato presso la residenza della medesima, con consegna a mani proprie), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Puglia n. 1815/06/2014, depositata in data 16/09/2014, con a quale in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento emesso per maggiore IRPEF dovuta per l’anno d’imposta 2006, per effetto di plusvalenza da cessione di terreno edificabili, ex art. 82, commi 1 e 2 T.U.I.R., valutata dall’Ufficio con riferimento alla differenza tra il valore finale concordato dalla parte acquirente in sede di accertamento con adesione ai fini dell’imposta di registro ed il valore dichiarato in atto, – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso della contribuente.
1. La ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, degli artt. 67 e 68 T.U.I.R., avendo i giudici della C.T.R. ritenuto rilevante e decisiva la mancata conoscenza dell’atto di adesione, da parte dell’acquirente, malgrado non fosse contestata la conoscenza da parte della contribuente dell’atto di rettifica ai fini dell’imposta di registro, in quanto notificatole. Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta poi violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 2697 c.c., avendo la C.T.R. trascurato di valutare le risultanze istruttorie e le prove offerte dall’Ufficio, in ordine al valore “normale” del bene, “definitivamente acclarato a seguito dell’intervenuta adesione avvenuta ai fini del calcolo dell’imposta di registro”.
2. La seconda censura, da esaminare per prima avendo carattere preliminare, è infondata.
Nelle more del giudizio, è intervenuto il D.Lgs. n. 147 del 2015, il quale all’art. 5, comma 3, prevede che gli artt. 58, 68, 85 e 86 del T.U. imposte sui redditi, approvato con D.P.R. n. 917 del 1986 e del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 5, 5 bis, 6 e 7, si interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende nonchè per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito a fini dell’imposta di registro di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, ovvero delle imposte ipotecaria e catastale di cui D.Lgs. n. 347 del 1990.
La norma è da ritenersi applicabile anche ai giudizi in corso, atteso l’intento interpretativo chiaramente espresso dal legislatore e considerato che, come affermato tra e altre da C.Cost. n. 246 del 1992, il carattere retroattivo costituisce elemento connaturale alle leggi interpretative (Cass. 7488/2016; Cass. 6135/2016).
3. Di conseguenza, la prima censura è inammissibile. invero, la decisione impugnata è fondata sia sulla carenza di motivazione dell’atto impositivo impugnato, per mancata allegazione dell’accertamento con adesione, definito dall’acquirente ai fini dell’imposta di registro, sia sull’affermazione della idoneità della prova offerta dalla contribuente, in ordine all’effettiva percezione del prezzo dichiarato nell’atto, al fine di vincere la presunzione, prospettata dall’Ufficio, di corrispondenza tra il prezzo definito dall’acquirente ai fini dell’imposta di registro ed il corrispettivo incassato dalla vendita. L’asserita non correttezza della prima statuizione (in quanto il dell’atto di adesione sarebbe stato comunque riportato, nei suoi elementi essenziali, nella motivazione dell’avviso qui impugnato) non giustificherebbe una cassazione della decisione, alla luce della seconda ratio, autonoma, sulla quale la stessa si basa, e dell’infondatezza del relativo secondo motivo.
La sentenza della C.T.R. è pertanto conforme ai suddetti principi di diritto.
Rilevato che risulta soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato e non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (nel caso di prenotazione a debito il contributo non è versato ma prenotato al fine di consentire, in caso di condanna della controparte alla rifusione delle spese in favore del ricorrente, il recupero dello stesso in danno della parte soccombente).

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 82
 art. 360
 art. 360
 Cass. 
 sentenza 
 art. 13