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Timestamp: 2019-01-17 15:55:56+00:00

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Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sul legittimo impedimento del difensore e la disciplina della prescrizione
La prescrizione è un istituto di diritto penale previsto e disciplinato dal Codice di rito agli artt. 157 e seguenti ed è una delle cause di estinzione del reato. La disciplina è stata riformata dalla Legge n. 251/2005, cosiddetta “Legge Cirielli”.
La ratio dell’istituto si fonda essenzialmente su due considerazioni: se la pena prevista per un reato venisse comminata a grande distanza di tempo dalla commissione del fatto stesso, essa perderebbe la propria efficacia rieducativa prevista dall’art. 27 comma 3 della Costituzione. Inoltre sarebbe profondamente “ingiusto” oberare gli uffici giudiziari di procedimenti che sfoceranno nella pronuncia di estinzione del reato, così vanificando le attività di indagine e le spese sostenute dallo Stato per perseguire il fatto di reato.
Il tempo necessario a prescrivere un reato, sulla scorta della disciplina dettata dagli artt. 157 ss. del Codice Penale, è pari al massimo della pena edittale stabilita per lo stesso, senza tener conto delle circostanze aggravanti e attenuanti, salvo le aggravanti speciali e ad effetto speciale (nei quali casi si dovrà considerare l’aumento massimo stabilito per l’aggravante). Il termine per i delitti non può però essere mai inferiore a 6 anni e per le contravvenzioni a 4 anni. I delitti per i quali la legge prevede la pena dell’ergastolo sono imprescrittibili mentre quelli caratterizzati da particolare gravità (reati di stampo mafioso, criminalità organizzata o gravi delitti contro la persona) si prescrivono in un termine doppio rispetto a quello previsto ai sensi dell’art. 157 c.p..
La sentenza con la quale il Giudice dichiara estinto il reato per intervenuta prescrizione contiene necessariamente l’individuazione nel tempo e nello spazio del fatto commesso, nonché degli articoli di legge che si assumono violati. Si tratta quindi di una statuizione non pienamente favorevole per l’imputato: pertanto, in un’ottica garantista, il legislatore riconosce all’imputato il diritto di rinunciare alla prescrizione del reato di cui è accusato, anche in presenza dei presupposti per siffatta pronuncia, consentendogli, se in grado di provare la propria innocenza, di ottenere una sentenza di assoluzione piena.
Il termine decorre dal giorno della consumazione del reato, o dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole nel caso di delitto tentato, o ancora dalla cessazione della permanenza nel caso di reato permanente. Se per la punibilità del reato è previsto l’avverarsi di una condizione, il dies a quo sarà invece quello in cui tale condizione si sia realizzata. La data della commissione del fatto è termine iniziale del decorso del tempo anche in caso di reati procedibili a querela della persona offesa.
Il Codice Penale disciplina dei casi nei quali il decorso della prescrizione resta sospeso, ed altri nei quali si interrompe. Nel primo caso il termine riprende a decorrere dal giorno in cui cessa la causa sospensiva, nel secondo esso comincia nuovamente a decorrere dal giorno dell’interruzione.
Nella sentenza che qui si analizza, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono state investite della questione relativa all’interpretazione relativo dell’art. 159 comma 1 n. 3 del Codice Penale. Prevede infatti tale parte della norma, che “ in caso di sospensione del processo per impedimento di una delle parti o dei difensori, l’udienza non può essere differita oltre il sessantesimo giorno successivo alla prevedibile cessazione dell’impedimento, dovendosi avere riguardo in caso contrario al tempo dell’impedimento aumentato di 60 giorni”. In assenza di un legittimo impedimento delle parti o dei difensori, il giudice disporrà un rinvio puro e semplice e come tale inidoneo a sospendere il decorso del termine di prescrizione; ma il problema che si pone è capire se nell’alveo delle situazioni qualificabili come legittimo impedimento rientra anche il concomitante impegno professionale del difensore.
Nel caso che la Corte di Cassazione si è trovata ad affrontare, il ricorrente aveva dedotto l’intervenuta prescrizione del reato ascrittogli in virtù di alcune sospensioni del processo conseguenti a rinvii di triplice natura:
a- impedimento del difensore dovuto a maltempo, che gli aveva reso assolutamente impossibile raggiungere il Tribunale;
b- impossibilità del difensore di comparire all’udienza in quanto impegnato in altro concomitante processo;
c- rinvio a seguito di accoglimento della richiesta del difensore dell’imputato di rinviare il processo al fine di aderire all’astensione dalle udienze proclamata dagli organismi di riferimento dell’Avvocatura.
Con riguardo al primo caso, è evidente che le condizioni atmosferiche avverse che rendono impossibile raggiungere la sede giudiziaria rientrano nella categoria del legittimo impedimento, di conseguenza in questi casi sarà applicabile la previsione di cui all’art. 159 comma 1 n. 3 che impone all’autorità giudiziaria di differire l’udienza non “oltre il 60 giorno successivo alla prevedibile cessazione dell’impedimento”. Nel caso in cui tale limite non venga rispettato, si terrà conto della sospensione per un termine non superiore ai 60 giorni oltre alla cessazione dell’impedimento.
Viceversa, nel caso di rinvio su richiesta dell’avvocato difensore dell’imputato per partecipare alla proclamata astensione, la Corte Costituzionale si è recentemente espressa nel senso di riconoscere non un legittimo impedimento del legale, ma l’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito e che, se esercitato in ossequio alle disposizioni del Codice di autoregolamentazione, previa valutazione del Giudice, non darà però diritto all’applicazione della norma di cui al numero 3 comma 1 dell’art. 159.
Con riferimento all’ipotesi di rinvio chiesto dal difensore per concomitante impegno in altro procedimento penale, vi erano due orientamenti:
I- secondo parte della giurisprudenza, il difensore che chiede il rinvio di un’udienza perché impegnato in altro procedimento effettua una libera e legittima scelta che nulla però ha a che vedere con un motivo di legittimo impedimento. Conseguentemente, secondo tale interpretazione, in questa ipotesi la sospensione del termine prescrizionale si estenderebbe per tutto il periodo compreso tra le date delle due udienze (quella rinviata e quella di rinvio);
II- secondo un diverso orientamento invece, la scelta di presenziare ad un processo piuttosto che ad un altro che si svolga in concomitanza col primo è una facoltà del difensore che è connessa al diritto di difesa; e proprio a garanzia del diritto di difesa tutelato dall’art. 24 della Costituzione si ritiene applicabile la norma di favore di cui all’art. 159 comma 1 n. 3 c.p..
Nella sentenza che qui si analizza la Suprema Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha ritenuto di aderire al secondo orientamento. Nel farlo, i giudici di legittimità hanno richiamato due pronunce, delle quali una più risalente nel tempo, che avevano già ampiamente esaminato la fattispecie. Si tratta in particolare delle sentenze “Fogliani” (SS.UU. n. 4708 del 27.03.1992) e “La China” (Sez. IV, n. 10926 del 18.12.2013).
Nella prima pronuncia, resa nel vigore dell’art. 486 c.p.p. (oggi abrogato), la Corte aveva stabilito alcuni principi che sono stati ripresi dalla sentenza “La China”. In particolare, i giudici di legittimità avevano ritenuto che al fine di far valere come impossibilità assoluta il concomitante impegno professionale, il difensore dovrebbe comunicare tempestivamente e motivare anche documentandola in modo idoneo l’assoluta necessità di presenziare all’altro procedimento. Ciò significa che, escludendo l’ipotesi in cui vi sia un codifensore nominato, è indispensabile enunciare le ragioni per le quali non si ritiene di poter nominare un sostituto processuale per uno dei due incombenti. Il Giudice che riceve la richiesta di rinvio così dettagliata e motivata, dovrebbe sempre vagliare la compiutezza ed il fondamento della pretesa, in modo da escludere che la stessa sia pretestuosa e finalizzata esclusivamente a dilazionare i tempi beneficiando quindi della prescrizione.
La sentenza “La China” del 2013 analizza il dato letterale degli artt. 159 comma 1 c.p. e 420 ter c.p.p., in quanto il secondo specificherebbe che il rinvio non si può disporre solamente nelle ipotesi di caso fortuito, forza maggiore o altro impedimento come previsto per l’imputato, ma anche in altre casi di assenza del difensore per legittimo impedimento dovuto ad un concomitante incombente professionale che però deve essere stato comunicato e motivato tempestivamente.
Nel riprendere le tesi così formulate sin dal lontano 1992 la Corte ribadisce oggi gli adempimenti che il difensore dell’imputato deve rispettare per poter beneficiare degli effetti del legittimo impedimento:
– comunicazione tempestiva, non appena conosciuta la concomitanza dei due incombenti, dell’impedimento a presenziare ad uno di essi;
– motivazione esauriente ed esaustiva delle ragioni per le quali la sua presenza è indispensabile nell’altro procedimento;
– assenza di un codifensore per il procedimento di cui si richiede il rinvio ed esplicazione dei motivi per i quali non è possibile nominare un sostituto ai sensi dell’art. 102 c.p.p. per i due procedimenti;
In presenza di siffatte condizioni, il Giudice dovrà valutare se obiettivamente le ragioni esposte dal difensore siano compatibili con le esigenze di giustizia e non ostacolino la difesa del procedimento per il quale si richiede il rinvio e dell’altro. Inoltre valuterà anche aspetti più pratici, quali ad esempio la distanza tra le sedi in cui si celebrano i due procedimenti, gli orari degli stessi e la possibilità concreta di presenziare ad entrambi chiedendo magari un semplice differimento di orario di uno dei due.
Qualora il giudice ritenga valide e fondate le motivazioni addotte dal difensore disporrà un rinvio del procedimento che congelerà il decorso dei termini prescrizionali per un massimo di 60 giorni oltre quello di cessazione della causa di impedimento.
Viceversa, laddove la richiesta dovesse essere insufficientemente motivata o risultare pretestuosa, lo slittamento dell’incombente processuale si configurerà come mero rinvio, con la conseguenza di congelare i termini per tutto il periodo compreso tra le due date di udienza, e ciò anche ai fini della prescrizione.
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