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Timestamp: 2019-08-20 09:30:55+00:00

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unalex Giurisprudenza Tribunale Federale (CH) 28.02.2006 - 4C.351/2005 /viz
unalex. Giurisprudenza Decisione CH-288
Decisione CH-288
Tribunale Federale (CH) 28.02.2006 - 4C.351/2005 /viz
Art. 21 Convenzione di Lugano 1988 – Identità delle parti – Osservazioni generali sul requisito dell'identità delle parti
Tribunale Federale (CH) 28.02.2006 - 4C.351/2005 /viz, unalex CH-288
Non ricorre litispendenza ai sensi dell’art. 21 della Convenzione di Lugano fra una domanda riconvenzionale promossa in Svizzera da una banca svizzera nei confronti di una banca francese, mediante la quale la prima addebita alla seconda di aver disdetto alcuni crediti ad una società francese, impedendone così il risanamento al quale le parti si erano impegnate per contratto, e una causa avviata in Francia dai creditori della società francese nei confronti della banca francese, mediante la quale essi addebitano a quest'ultima di aver continuato a concedere crediti alla società francese nonostante la sua situazione finanziaria fosse già compromessa, e nella quale la banca svizzera è stata chiamata in garanzia.
Una banca francese e una banca svizzera stipulavano un contratto avente ad oggetto il risanamento di una società francese. In relazione a tale contratto, la banca francese veniva convenuta in via riconvenzionale dinanzi al Tribunale d’appello del cantone Ticino (CH) dalla banca svizzera, che le addebitava di aver disdetto alcuni crediti alla società francese, impedendone così il risanamento. La banca francese eccepiva la litispendenza, adducendo che i creditori della società francese avevano già promosso un’azione risarcitoria nei suoi confronti dinanzi al Tribunal de commerce de Nevers (FR) in relazione all’operazione di finanziamento, rimproverandole di aver continuato a concedere crediti alla società francese malgrado che la sua situazione finanziaria fosse già compromessa; in tale causa la banca svizzera era stata chiamata in garanzia. Soccombente, la banca francese ricorreva dinanzi al Tribunale federale (CH).
Il Tribunale federale respinge il ricorso. Ricorre litispendenza ai sensi dell’art. 21 della Convenzione di Lugano qualora due cause pendenti fra le stesse parti dinanzi ai giudici di Stati contraenti diversi presentino il medesimo oggetto e titolo. Nella specie, le due cause presenterebbero tuttavia fattispecie, basi legali e scopi differenti, se non inconciliabili: in Svizzera, la banca francese è chiamata in causa per aver disdetto i crediti concessi alla società francese, mentre in Francia le si rimprovera il contrario, ossia di aver mantenuto in vita questa società troppo a lungo. Le stesse considerazioni escludono anche l’esistenza di un nesso di connessione ai sensi dell’art. 22, idoneo a dar luogo a giudicati incompatibili. Infatti, l'azione promossa in Francia stabilirà se ai creditori della società francese spetti un risarcimento per la condotta della banca francese; l'azione pendente in Svizzera stabilirà invece se la banca francese debba risarcire la banca svizzera per l'inadempimento del contratto stipulato fra le medesime.
A. Il 4 gennaio 1995, nel quadro di un'operazione volta al finanziamento della ditta francese C. S.A., poi divenuta E. S.A., la banca B. S.A. ha emesso un atto di garanzia di FF 22.500.000,‑ a favore della banca D. di Parigi, sottoposto al diritto svizzero e al foro di Lugano.
Successivamente sono intervenute alcune modifiche: la somma garantita è stata aumentata a FF 22.600.000,‑; la società beneficiaria è divenuta – in seguito ad una fusione – A. S.A. e la validità della garanzia è stata prolungata sino al 3 marzo 1998.
B. Onde ottenere l'adempimento della predetta garanzia, il 4 marzo 2000 A. S.A. (attrice) si è rivolta direttamente al Tribunale d'appello del Cantone Ticino chiedendo la condanna della banca B. S.A. (convenuta) al pagamento di CHF 5.600.000,‑, oltre interessi al 6 % dal 3 marzo 1998.
La convenuta si è opposta all'azione asseverando, in primo luogo, che l'atto sul quale si fonda la pretesa attorea non sarebbe una garanzia bancaria a prima richiesta (astratta) bensì una fideiussione semplice, della quale non sarebbero però ossequiati i requisiti di forma. Essa ha poi invocato tutta una serie di eccezioni tratte dal contratto sottoscritto dalle parti il 30 giugno 1994, nell'ambito della complessa operazione di risanamento del gruppo C. In particolare, la convenuta ha rimproverato all'attrice di aver disdetto i crediti a E. S.A., impedendo così il raggiungimento dell'obiettivo ch'esse si erano prefissate, vale a dire il suo risanamento. Per questo motivo, in via riconvenzionale, ha postulato la condanna di A. S.A. al versamento di CHF 24.050.000,‑, pari al valore della suddetta società al momento della sua messa in liquidazione. Parte attrice ha avversato la domanda riconvenzionale eccependo l'incompetenza del foro luganese, la litispendenza davanti al Tribunal de commerce di Nevers (FR), nonché l'assenza di legittimazione attiva della banca B. S.A.
a) Con sentenza del 5 agosto 2003 la II Camera civile del Tribunale d'appello del Canton Ticino ha accolto l'eccezione d'incompetenza e respinto l'azione riconvenzionale siccome non fondata sul medesimo «contratto o titolo» ai sensi dell'art. 6 n. 3 Convenzione di Lugano (CL; RS 0.275.11). Dato l'esito del procedimento, la Corte ticinese ha rinunciato all'esame delle ulteriori eccezioni sollevate in via preliminare.
b) Questo è stato pronunciato il 7 settembre 2005. In esso la II Camera civile del Tribunale d'appello del Canton Ticino ha respinto tutte le eccezioni preliminari proposte dall'attrice contro l'azione riconvenzionale della convenuta; ha dunque ammesso il foro svizzero (art. 6 n. 3 CL) e respinto le eccezioni di litispendenza (art. 21 n. 2 CL) e di connessione (art. 22 n. 2 CL) nonché, infine, quella di carenza di legittimazione attiva della convenuta.
C. L'11 ottobre 2005 l'attrice è insorta dinanzi al Tribunale federale con un ricorso per riforma volto a ottenere l'annullamento del citato giudizio nel senso di respingere l'azione riconvenzionale.
1. Il Tribunale federale esamina d'ufficio la ricevibilità del rimedio esperito (DTF 131 II 352 consid. 1).
Poiché il diritto federale comprende anche i trattati internazionali (Jean-François Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II, Berna 1990, n. 1.6.1 ad art. 49 OG) e la nozione di competenza secondo la norma citata – da interpretarsi in modo esteso (Jean-François Poudret, op. cit., n. 1.6.1 ad art. 49 OG) – include pure le questioni che attengono alla litispendenza (DTF 126 III 327 consid. 1c), il ricorso per riforma risulta ammissibile in quanto fondato sugli art. 6 n. 3, 21 n. 2 e 22 n. 2 CL.
1.3 Per il resto, la ricevibilità del gravame non pone problemi, siccome interposto in tempo utile (art. 54 cpv. 1 OG) dalla parte soccombente in una causa civile di carattere pecuniario, il cui valore litigioso davanti all'ultima istanza cantonale era superiore a CHF 8.000,‑ (art. 46 OG).
2. Venendo al merito del ricorso, l'attrice afferma in primo luogo che la sentenza impugnata andrebbe annullata perché l'autorità cantonale si è limitata a «una nuova interpretazione dei fatti già agli atti», senza eseguire altri accertamenti, in contrasto con quanto impostole nel giudizio di rinvio del 28 maggio 2004. L'argomento è manifestamente infondato.
Questo diritto cantonale – che l'attrice peraltro non menziona – sfugge però alla cognizione del Tribunale federale nella giurisdizione per riforma (art. 43 e 55 cpv. 1 lett. c OG).
3. La seconda questione controversa riguarda l'applicazione dell'art. 6 n. 3 CL, che autorizza l'introduzione dell'azione riconvenzionale al foro dell'azione principale se alla base delle due cause stanno il medesimo contratto o il medesimo titolo.
3.1 Nel suo primo giudizio l'autorità ticinese aveva negato l'adempimento di queste condizioni per il fatto che la pretesa principale traeva origine dall'impegno di garanzia del 4 gennaio 1995, mentre la pretesa riconvenzionale poggiava sugli accordi del 30 giugno e 29 dicembre 1994, concernenti il risanamento della E. S.A.
3.3 Con il giudizio ora impugnato l'autorità ticinese ha ritenuto «indubitabile [...] che gli atti del 30 giugno 1994 e del 4 gennaio 1995 siano interdipendenti». Negli intendimenti delle parti, infatti, l'accordo del 30 giugno 1994 riassumeva i principi e le modalità del salvataggio del gruppo C., che sono sfociati in una serie di operazioni concrete, fra cui l'emissione della garanzia del 4 gennaio 1995 (versata agli atti sub doc. N). Questa non era altro che un atto di esecuzione dell'art. 8 della convenzione del 30 giugno 1994 (versata agli atti sub doc. G), con il quale le parti si erano impegnate a provvedere ai finanziamenti a breve termine di C. S.A. in ragione di metà ciascuno.
Nulla permette di ritenere che – come sostenuto dall'attrice – una convenzione del 29 dicembre 1994 (versata agli atti sub doc. H) avesse annullato per atti concludenti quella del 30 giugno 1994. A conferma di questo stato di fatto la Corte ticinese ha menzionato anche un'ammissione in causa dell'attrice stessa, diversi documenti e la deposizione testimoniale di X.
3.4 Nell'allegato sottoposto al Tribunale federale l'attrice contesta l'argomentazione dei giudici cantonali, commentando testimonianze e documenti. In sostanza, essa nega l'esistenza di una connessione affermando che l'azione principale si basa sulla garanzia doc. N, riguardante i crediti a corto termine, mentre la riconvenzionale sulla convenzione doc. H e sul doc. G, concernenti i crediti a lungo termine. Essa ribadisce inoltre che il doc. G sarebbe solo una «proposta di accordo», una «proposa di definizione d'intenti» mai divenuta definitiva e quindi non vincolante.
La medesima conclusione s'imporrebbe comunque anche qualora l'attrice volesse criticare l'interpretazione degli atti contrattuali in discussione. La Corte cantonale ha infatti individuato gli intendimenti delle parti, ciò che era «nelle loro intenzioni» (cfr. consid. 5.2 pag. 4 della sentenza impugnata). In altre parole, essa ha ricercato la volontà vera e concorde dei contraenti in conformità con l'art. 18 cpv. 1 CO.
4. La sentenza di rinvio del Tribunale federale del 28 maggio 2004 non si era chinata sugli altri temi litigiosi poiché, come detto, la Corte cantonale non li aveva affrontati nel suo primo giudizio. Fra questi vi è quello concernente l'eccezione di litispendenza dedotta dall'art. 21 CL. Questa norma, al cpv. 1, stabilisce che, qualora dinanzi a giudici di Stati contraenti differenti siano state proposte dalle stesse parti domande aventi il medesimo titolo, il giudice successivamente adito sospende d'ufficio il processo finché sia stata accertata la competenza del primo giudice; il cpv. 2 precisa che, se la competenza di quest'ultimo è accertata, il giudice successivamente adito dichiara la propria incompetenza a favore del primo.
4.1 In concreto, davanti all'autorità ticinese l'attrice ha eccepito che il Commissaire à l'exécution du plan de cession di E. S.A. ha già avviato contro di lei, prima della causa ticinese, una procedura giudiziaria presso il Tribunal de commerce de Nevers, nell'ambito della quale la convenuta è stata chiamata «in garanzia».
I giudici ticinesi, posta l'identità delle parti, hanno considerato che le due azioni non poggiano sul medesimo titolo: in quella francese l'attrice, e per riflesso la convenuta, sono state convenute in causa per soutien abusif, ovvero atto illecito, per avere mantenuto in vita E. S.A. e continuato a concederle crediti importanti, allorquando la situazione era già disperata, contribuendo così ad aumentare i passivi e a danneggiare gli altri creditori. Nel procedimento ticinese, invece, la convenuta rimprovera all'attrice di aver violato il contratto del 30 giugno 1994 (doc. G) disdicendo i crediti concessi a C. S.A. In definitiva, per la Corte cantonale le due fattispecie che stanno all'origine delle due cause, seppur parzialmente uguali, si differenziano sostanzialmente nella parte essenziale (im Kern).
4.2 Nell'allegato ricorsuale l'attrice ripropone gli argomenti già esposti in sede cantonale e asserisce che la procedura francese, così come l'azione riconvenzionale ticinese, mira «a definire l'eventuale responsabilità della A. S.A. nell'avvenuto deposito del bilancio effettuato dalla E. S.A., in relazione alla disdetta di un credito di esercizio».
Più avanti precisa che in entrambe le procedure le domande di risarcimento derivano dalla violazione del contratto del 30 giugno 1994 e che il danno fatto valere corrisponde al totale dei passivi di C. S.A.
L'azione riconvenzionale proposta dinanzi ad essa è retta dal diritto svizzero e si fonda sul contratto del 30 giugno 1994: la convenuta sostiene infatti che l'attrice lo avrebbe violato disdicendo i crediti concessi a E. S.A., venendo così meno all'impegno comune di finanziamento di tale società. Il processo pendente a Nevers, secondo gli accertamenti vincolanti della sentenza impugnata, si fonda invece sull'atto illecito del diritto francese: all'attrice viene segnatamente rimproverato di aver continuato a concedere crediti a E. S.A., malgrado che la sua situazione finanziaria fosse già compromessa. È evidente che le due cause presentano fattispecie, basi legali e scopi differenti, per taluni versi addirittura inconciliabili, come ben rileva la convenuta e ammette la stessa attrice. In effetti – a prescindere dalla cronologia, che non traspare dalla sentenza impugnata – nel Ticino l'attrice è chiamata in causa per aver disdetto i crediti concessi a E. S.A., provocando in questo modo il deposito del bilancio, mentre in Francia le si rimprovera il contrario, ossia di aver mantenuto in vita questa società troppo a lungo.
Che vi sia analogia tra il modo di calcolare il danno che la convenuta fa valere nel processo ticinese e quello che i creditori di E. S.A. pretendono di aver subito nella causa francese nulla muta alla natura fondamentalmente diversa delle due azioni.
5. La Corte cantonale ha in seguito respinto anche l'eccezione d'incompetenza per connessione formulata dall'attrice sulla base dell'art. 22 cpv. 2 CL. Il cpv. 1 di questa norma concede al giudice successivamente adito la facoltà di sospendere il procedimento se due cause connesse sono pendenti in primo grado in due Stati contraenti. In virtù del cpv. 2, il medesimo giudice può inoltre dichiararsi incompetente, su richiesta di una parte, a condizione che la legge consenta la riunione di procedimenti e che il giudice preventivamente adito sia competente a pronunziarsi su entrambe le domande. L'art. 22 cpv. 3 CL precisa infine che sono connesse le cause che hanno tra loro un legame così stretto da rendere opportune una trattazione e decisione uniche, per evitare situazioni tra di loro incompatibili ove le cause fossero trattate separatamente.
5.1 Nel caso in rassegna alla Corte cantonale è bastato rilevare che le due cause non sono connesse nel senso dell'art. 22 cpv. 3 CL. Se anche lo fossero un poco – ha soggiunto – il potere di apprezzamento che le compete le permetterebbe di non giudicarsi incompetente. D'un canto perché il grado di connessione apparirebbe comunque debole se raffrontato alla sostanziale diversità delle cause, tanto da escludere decisioni contraddittorie nei due Stati; dall'altro perché lo stadio verosimilmente avanzato della procedura francese renderebbe in ogni caso difficile far valere in quella sede le pretese riconvenzionali della convenuta; infine perché non sarebbero ravvisabili, né l'attrice ne ha indicate, considerazioni di economia processuale, tant'è che parte delle prove dovrebbe comunque essere assunta in Svizzera, ove è oltretutto in corso l'azione principale.
Questo esclude d'acchito l'esistenza di quel legame così stretto voluto dall'art. 22 cpv. 3 CL, come ha osservato giustamente l'autorità cantonale. L'opportunità di riunire le cause non può nemmeno essere giustificata dal pericolo di giungere a soluzioni incompatibili. Infatti, l'azione promossa in Francia dirà se ai creditori di E. S.A. spetta un risarcimento secondo il diritto francese per il comportamento dell'attrice, che avrebbe prolungato abusivamente l'agonia della società; l'azione riconvenzionale pendente in Svizzera stabilirà invece se l'attrice deve risarcire la convenuta secondo il diritto svizzero per l'inadempimento del contratto del 30 giugno 1994, stipulato dalle parti qui in causa. La radicale diversità di queste azioni esclude risposte incompatibili tra di loro.
6. Da ultimo, l'autorità ticinese ha respinto l'eccezione di carenza di legittimazione presentata dall'attrice.
6.1 Davanti al Tribunale federale l'attrice ribadisce la tesi secondo cui la convenuta con l'azione riconvenzionale chiederebbe il risarcimento del danno subito nella sua qualità di azionista della F. S.A., società che deteneva a sua volta l'intero pacchetto azionario di E. S.A. Dato che quest'ultima società è ora fallita, solo il commissaire à l'exécution du plan sarebbe legittimato – in applicazione degli art. 756 segg. CO – a proporre l'azione di risarcimento del pregiudizio subito dalla società, ad esclusione quindi della convenuta.
6.2 Nella sentenza impugnata la Corte ticinese ha negato che la convenuta potesse essere stata danneggiata in quanto azionista di F. S.A., ma le ha nondimeno riconosciuto la legittimazione attiva in quanto essa fonda la sua azione sul contratto del 30 giugno 1994, del quale è parte.
6.3 L'esame della legittimazione attiva e passiva attiene al merito della lite, che è retto dal diritto federale (quando la pretesa posta in causa si fonda su di esso). La convenuta ne deduce che il tema non potrebbe essere oggetto di un giudizio parziale preliminare. A torto. Il modo in cui la questione della legittimazione va trattato attiene in effetti alla procedura stabilita dal diritto cantonale e nel caso specifico i giudici ticinesi hanno ben specificato che è l'art. 181 c.p.c./TI a permettere l'esame preliminare.
L'argomentazione della Corte cantonale risulta infatti corretta anche su quest'ultimo punto. È ovvio che la convenuta è legittimata ad agire per chiedere il risarcimento del danno derivante dall'inesecuzione del contratto del 30 giugno 1994 da lei stipulato con l'attrice. L'obiezione secondo la quale questo contratto non sarebbe vincolante si scontra con gli accertamenti di fatto della sentenza impugnata. Giova infine rammentare che l'azione riconvenzionale verte su di una «semplice violazione contrattuale» – così l'ha definita l'autorità cantonale in un altro contesto (consid. 6 pag. 7) – che non ha nulla a che vedere con l'ordinamento della responsabilità del diritto societario (che per di più si situerebbe nell'ambito della liquidazione di una società francese).
7. Da tutto quanto esposto si deve concludere che la decisione della Corte ticinese di respingere sia le eccezioni riguardanti l'ammissibilità della domanda riconvenzionale sia quella relativa alla legittimazione attiva della convenuta non viola gli art. 6, 21 e 22 CL né altre disposizioni di diritto interno. Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso deve pertanto venire respinto.

References: Art. 21
 sentenza 
 art. 49
 art. 49
 art. 6
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 756
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6