Source: https://studiolopez.wordpress.com/2012/07/20/contenzioso-tributario-ricorso-contribuente-conciliazione-giudiziale/
Timestamp: 2017-04-30 01:05:31+00:00

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Il Contenzioso Tributario: procedura del ricorso del contribuente; Conciliazione Giudiziale | Studio Lopez
Il Contenzioso Tributario: procedura del ricorso del contribuente; Conciliazione Giudiziale
Il CONTENZIOSO TRIBUTARIO è il procedimento giurisdizionale che ha ad oggetto controversie di natura tributaria tra il CONTRIBUENTE e l’AMMINISTRAZIONE. Esso è regolato dal D.Lgs 546 del 31 dicembre 1992, oltre che dal CODICE DI PROCEDURA CIVILE. Oggetto del processo è l’ATTO DELL’AMMINISTRAZIONE FINANZIARIA impugnato dal contribuente.
E’noto che l ‘Amministrazione può emettere atti vincolanti per il contribuente, se non tempestivamente impugnati, senza dover ricorrere all’Autorità Giudiziaria. E’ sempre il contribuente che, qualora ritenga viziati tali atti, può chiedere alla COMMISSIONE TRIBUTARIA di annullarli.
Il contenzioso si avvale di 2 organi speciali della giurisdizione tributaria:
1) COMMISSIONI TRIBUTARIE PROVINCIALI (CTP), con sede in ogni capoluogo di provincia, cui è demandato il giudizio di primo grado;
2) LE COMMISSIONI TRIBUTARIE REGIONALI (CTR) , con sede in ogni capoluogo di regione, cui è demandato il giudizio d’appello.
I ricorsi da parte del contribuente devono essere presentati alle CTP competenti per territorio.
Le sentenze delle CTP possono essere impugnate davanti alle CTR.
Le Sentenze delle CTR possono essere impugnate solo davanti alla CORTE DI CASSAZIONE, in tutti i casi previsti dall’ART.360 c.p.c.
La COMMISSIONE TRIBUTARIA CENTRALE è stata soppressa, ma continuerà ad operare fino ad esaurimento dei ricorsi pendenti.
L’art.1, comma 1-bis, D. Lgs 545/1992 prevede la possibilità di istruire “SEZIONI STACCATE” delle C.T.R.
Tale facoltà è concessa solo a quei comuni con più di 120.000 abitanti e distanti più di 100 Km dal comune capoluogo di Regione. Tale facoltà è stata esercitata con D.M. del 6 giugno 2000, con il quale si è proceduto ad istituire un certo numero di sezioni staccate. La loro entrata in funzione viene disposta con decreto dei rispettivi presidenti di Commissione, pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
La COMPETENZA DELLE COMMISSIONI è attualmente piena, ovvero estesa ai tributi di ogni genere e specie, inclusi quelli regionali, provinciali e comunali ed incluso il contributo per il servizio sanitario nazionale. Rientrano anche le controversie in materia di sovraimposte, addizionali e sanzioni amministrative, cmq irrogate da uffici finanziari, nonché interessi e ogni altro accessorio.
Per quanto riguarda la COMPETENZA TERRITORIALE l’art 4 dispone che “le C.T.P. sono competenti per le controversie proposte nei confronti degli uffici delle entrate o del territorio del Ministero delle Finanze ovvero degli enti locali ovvero dei concessionari del servizio di riscossione provinciale che hanno sede nella circoscrizione provinciale.
Il riferimento è, quindi, quello della sede dell’ufficio che ha emesso l’atto impugnato dal contribuente.
Le C.T.R. decidono, invece sugli appelli presentati contro il giudizio delle commissioni provinciali della Regione.
Le parti del processo TRIBUTARIO sono:
1) il RICORRENTE cioè il cittadino che si rivolge alla Pubblica Amministrazione per ottenere la rimozione di atti ritenuti illegittimi
2) UFFICIO LOCALE DELL’AGENZIA DELL’ENTRATE O L’ENTE LOCALE O L’AGENTE DI RISCOSSIONE che ha emanato l’atto impugnato o non ha emanato l’atto richiesto.
Le parti in giudizio diverse dall’Amministrazione Finanziaria o dell’ente locale devono essere assistite da un DIFENSORE ABILITATO (avvocato, procuratore legale, dottore commercialista, ragioniere, consulente del lavoro ecc purché non dipendenti dalla P.A.)
La parte può stare in giudizio senza l’assistenza di un difensore solo nel caso di controversie di valore inferiore a 2.582,28€ e in materia di cartelle di pagamento emesse dai centri di servizio o quando si è in possesso di requisiti richiesti per l’assistenza davanti alle Commissioni. Per evitare costi elevati per i meno abbienti (art.76 DPR115/2002 i titolari di reddito imponibile ai fini IRPEF, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a 9.723,84€) è assicurata nei loro confronti il PATROCINIO A SPESE DELLO STATO, purché sia fondato il motivo per ritenere che la causa avrà esito favorevole. Nel nuovo processo tributario è obbligatorio il LITISCONSORZIO che si verifica quando nel processo sono presenti una pluralità di parti.
Ciò significa che devono partecipare al processo tutti i soggetti interessati alla soluzione della controversia, nei cui confronti la causa è decisa unitamente.
Il LITISCONSORZIO può essere:
– ATTIVO: se vi sono più attori contro un solo convenuto (es. ricorso del compratore e venditore di un immobile contro l’avviso di accertamento di maggior valore)
– PASSIVO: se vi sono più CONVENUTI ed un solo attore (es. ricorso del contribuente avverso l’iscrizione a ruolo, proposto sia contro l’uff. dell’Agenzia delle Entrate che ha formato il ruolo, sia contro il concessionario della Riscossione che ha emesso la cartella di pagamento).
– MISTO: quando ci sono più attori e più convenuti.
Qualora un contribuente ritenga illegittimo o cmq lesivo dei propri diritti un atto impositivo può resistere alla pretese erariale con il RICORSO, da proporsi entro 60 gg. Dalla data di NOTIFICAZIONE dell’atto impugnato, mediante notifica, consegna (dietro rilascio di ricevuta) o mediante spedizione a mezzo posta (n plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento) alla parte nei cui confronti è diretto.
Esso può essere presentato contro:
– l’avviso di accertamento o di liquidazione del tributo;
– il provvedimento che irroga le sanzioni;
– il ruolo e la cartella di pagamento;
– l’avviso di mora;
– l’iscrizione di ipoteca sugli immobili;
– il fermo di beni mobili registrati;
– gli atti relativi alle operazioni catastali;
– il rifiuto di restituzione di rimborsi o sgravi di tributi, sanzioni pecuniarie, interessi non dovuti;
– il diniego o la revoca di agevolazioni
– ogni altro atto per il quale la legge prevede l’autonoma impugnazione davanti alle Commissioni tributarie.
Il RICORSO deve contenere l’indicazione :
1) della Commissione Tributaria cui è diretto;
2) del ricorrente e il suo legale rappresentante, della relativa residenza o sede legale o del domicilio eventualmente eletto nel territorio dello Stato, nonché del codice fiscale;
3) dell’Ufficio del Ministero dell’economia e delle finanze o dell’ente locale o dell’ agente della riscossione nei cui confronti il ricorso è proposto;
4) dell’ATTO IMPUGNATO e dell’OGGETTO DELLA DOMANDA;
5) dei motivi.
La mancanza di uno solo di questi elementi( fatta eccezione per il C.F.) il ricorso è INAMMISSIBILE. La costituzione in giudizio del ricorrente attraverso il DEPOSITO, entro i 30 gg successivi alla PROPOSIZIONE DEL RICORSO, nella segreteria della Commissione adita, dell’originale del ricorso notificato alla controparte.
Qualora il Ricorso depositato non fosse conforme a quello consegnato o spedito alla parte nei cui confronti è proposto, il GRAVAME potrà essere dichiarato inammissibile in ogni stato e grado di giudizio.
L’Ufficio del Ministero dell’economia e delle finanze, l’ente locale o l’agente della riscossione nei cui confronti è presentato il ricorso ha 60 gg di tempo per presentarsi in giudizio.
Una volta pervenuto il ricorso, la segreteria della Commissione è tenuta a iscrivere il gravame nel REGISTRO GENERALE e a formare il FASCICOLO D’UFFICIO DEL PROCESSO.
IL PRESIDENTE della sezione, scaduti i termini per la costituzione delle parti in giustizia, DOVRA’ ESAMINARE PRELIMINARMENTE il ricorso o DOVRA’ DICHIARARE L’INAMMISSIBILITA’, se manifesta.
Dopodiché dovrà fissare la data della trattazione della controversia nominando un RELATORE. Come nel processo, civile, anche in quello TRIBUTARIO è prevista una FORMA DI PATTEGGIAMENTO, che consiste nella possibilità di giungere ad un accordo tra le parti che sveltisce la procedura.
La parte SOCCOMBENTE è tenuta a rimborsare le spese di giudizio, liquidate con la sentenza.
Nel caso in cui ricorrano particolari circostanze il processo può essere sospeso. Durante la sospensione vi è il divieto di compiere qualsiasi atto processuale; inoltre con la sospensione i termini si interrompono fino alla ripresa del processo.
Il processo può estinguersi a causa di :
1) RINUNCIA AL RICORSO: per iscritto e sottoscritta da entrambe le parti;
2) INATTIVITA’ DELLE PARTI;
3) CESSAZIONE DELLA MATERIA DEL CONTENDERE;
4)CONCILIAZIONE GIUDIZIALE: che può avere luogo solo davanti alla Commissione Provinciale e non oltre la prima udienza.
Può essere sia parziale che totale e può essere richiesta da entrambe le parti con apposita istanza. Se la CONCILIAZIONE ha luogo, viene redatto un apposito PROCESSO VERBALE nel quale sono indicate le somme dovute a titolo d’imposta, di sanzioni e di interessi.
In base al D.Lgs 218/97 le somme dovute dal contribuente possono essere realizzate in un numero max di 8 rate trimestrali di pari importo estendibili a 12 rate se la somma dovuta è superiore a 51.645,69 euro. Condizione necessaria per accedere a tale modalità di pagamento è la presentazione da parte del contribuente di un’idonea garanzia (polizza fideiussoria o fideiussione bancaria ecc.)
La Conciliazione si perfeziona con il versamento delle suddette somme, o della prima rata, entro 20gg dalla redazione del PROCESSO VERBALE. Il mancato pagamento anche di una sola delle rate comporta l’iscrizione a ruolo delle somme stesse a carico del contribuente, nonché del garante se quest’ultimo non versa l’importo garantito entro 30 gg dalla notificazione di apposito avviso.
Con la conciliazione le sanzioni si riducono ad un terzo delle somme irrogabili in relazione all’ammontare del tributo risultante dalla conciliazione.
Oltre alla CONCILIAZIONE giudiziale è possibile anche una CONCILIAZIONE STRAGIUDIZIALE la quale avviene d’ufficio sulla base di un preventivo accordo tra gli interessati.
E’ chiaro che se la conciliazione è totale si estingue il giudizio, se è parziale la causa continua per le controversie non conciliate.
Il SOCCOMBENTE può impugnare, entro 60gg., la sentenza della CTP mediante APPELLO ALLA CTR da presentare entro 60gg dalla notifica della sentenza con le stesse modalità del ricorso alla CTP e deve contenere gli estremi della sentenza impugnata, i fatti, i motivi dell’impugnazione e le richieste volte al giudice. I soggetti contro cui l’impugnativa è stata proposta devono costituirsi nel termine di 60 gg dalla notifica dell’atto d’appello depositando le loro controdeduzioni.
Contro la sentenza della CTR si può proporre ricorso in CASSAZIONE entro 60 gg dalla notificazione della sentenza per violazione di norme di diritto, ossia riguardo alla corretta applicazione della legge da parte dei giudici di grado inferiore.
Il ricorso deve essere sottoscritto da un avvocato iscritto all’albo dei patrocinanti presso la Corte di Cassazione, munito di una procura speciale. Le sentenze delle Commissioni Tributarie non più impugnabili o non impugnate in quanto è scaduto il termine per l’appello possono essere REVOCATE quando si venga a conoscenza di fatti come :
– dolo di una delle parti a danno dell’altra;
– giudizio basato su prove dichiarate false dopo la sentenza;
– ritrovamento dopo la sentenza di documenti decisivi;
– dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato.
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