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Timestamp: 2019-05-21 10:52:57+00:00

Document:
PDL 4862-C
N. 4862-C
presentata alla Presidenza il 16 settembre 2005
APPROVATO, IN PRIMA DELIBERAZIONE, DAL SENATO DELLA REPUBBLICA il 25 marzo 2004 (v. stampato Camera n. 4862)
MODIFICATO, IN PRIMA DELIBERAZIONE, DALLA CAMERA DEI DEPUTATI il 15 ottobre 2004 (v. stampato Senato n. 2544-B)
APPROVATO, SENZA MODIFICAZIONI, IN PRIMA DELIBERAZIONE, DAL SENATO DELLA REPUBBLICA il 23 marzo 2005
Onorevoli Colleghi! - Torna all'esame della Camera dei deputati, ai fini della seconda deliberazione prescritta dall'articolo 138 della Costituzione, il disegno di legge di revisione costituzionale recante «Modifiche alla Parte seconda della Costituzione», già approvato, in prima deliberazione, da entrambi i rami del Parlamento.
La presente relazione, ripercorrendo le modalità e i tempi di svolgimento delle precedenti fasi di esame presso le due Camere, intende illustrare i contenuti del disegno di legge costituzionale, evidenziando le partizioni del testo che sono state modificate rispetto all'originario articolato presentato dal Governo. A tale fine si farà riferimento, in particolare, alle seguenti aree tematiche:
1. la nuova composizione della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica;
2. il funzionamento delle Assemblee e il procedimento legislativo;
3. il ruolo del Primo Ministro e il rapporto tra Governo e Parlamento;
4. le modalità di elezione e le competenze del Presidente della Repubblica;
5. la composizione della Corte Costituzionale, il procedimento di revisione costituzionale e altre disposizioni incidenti sul sistema delle garanzie;
6. le modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione, l'interesse nazionale e la cosiddetta «devolution»;
7. la disciplina transitoria.
Iter di esame presso le due assemblee nella fase della prima deliberazione.
Come si ricorderà, il disegno di legge costituzionale è stato presentato dal Governo al Senato il 17 ottobre 2003 ed è stato approvato da quel ramo del Parlamento, con modificazioni, in prima deliberazione, il 25 marzo 2004. Trasmesso alla Camera dei deputati, il disegno di legge è stato esaminato congiuntamente ad altri 47 progetti di legge costituzionale, ed ha formato oggetto di un'ulteriore, importante rielaborazione sia ad opera della I Commissione Affari costituzionali, sia nel corso dell'esame in Assemblea. Nella fase di esame in sede referente, in particolare, tenuto conto della particolare rilevanza politico-istituzionale dei temi trattati ed attesa l'esigenza di svolgere una compiuta attività istruttoria, si è deliberato di procedere ad un'indagine conoscitiva sulle tematiche riguardanti la modifica della parte seconda della Costituzione, con particolare riferimento a quattro temi principali (forma di governo, Senato federale, rapporti Stato-Regioni e sistema delle garanzie). Le audizioni si sono svolte tra il 18 maggio e il 23 giugno 2004: complessivamente, sono stati auditi 36 docenti universitari in materie pubblicistiche. Il patrimonio conoscitivo acquisito nel corso dell'indagine e gli stimoli ad una riflessione seria e non pregiudiziale offerti dalle audizioni hanno contribuito alla definizione di sostanziali modificazioni del testo trasmesso dall'altro ramo del Parlamento, che sono state apportate in parte già nella fase di esame in Commissione, e in parte nel corso dell'iter di Aula.
In particolare, nella fase di esame in Assemblea, si è svolto tra le diverse parti
politiche, di maggioranza e di minoranza, un confronto intenso e approfondito, sia durante il dibattito in Aula sia nel corso dei lavori del Comitato dei nove, che ha in più occasioni portato - ferme restando le legittime differenze di valutazione tra maggioranza ed opposizione sull'impianto generale della riforma - al raggiungimento di positive convergenze su vari punti specifici, ma spesso non secondari, del testo. L'Assemblea della Camera ha, infine, approvato in prima deliberazione il disegno di legge costituzionale nella seduta del 15 ottobre 2004. La successiva lettura da parte del Senato, conclusasi il 23 marzo 2005, non ha dato esito ad ulteriori modifiche del testo approvato dalla Camera.
Com'è noto, il disegno di legge costituzionale in esame realizza un intervento di riforma di ampio respiro: il testo approvato dalle due Camere in prima deliberazione, composto da 57 articoli (a fronte dei 35 dell'originario testo governativo e dei 42 di quello approvato in prima lettura dal Senato), sostituisce o modifica 50 degli 80 articoli che compongono la Parte II della Costituzione, concernente l'ordinamento della Repubblica, vi inserisce 3 nuovi articoli e novella altresì 4 articoli appartenenti ad altre leggi costituzionali. Fermi restando l'impianto generale e le scelte di fondo che connotano la riforma sin dalla fase iniziale dell'esame parlamentare, quest'ultima presenta notevoli arricchimenti e miglioramenti rispetto al testo originario, in gran parte frutto del lavoro svolto presso la Camera, che il Senato ha successivamente confermato.
1) La nuova composizione della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica.
Il testo in esame e, in particolare, le disposizioni volte a novellare gli articoli da 55 a 62 della Costituzione, pur confermando la scelta in favore di un sistema fondato su due Assemblee legislative, introducono, tuttavia, notevoli elementi di differenziazione tra le due Camere che, concernendo non soltanto la loro composizione ma anche le rispettive funzioni, hanno l'effetto di determinare il sostanziale superamento del tradizionale sistema di «bicameralismo perfetto».
Con riguardo alla composizione di Camera e Senato, cui la Costituzione vigente assegna, rispettivamente, seicentotrenta deputati e trecentoquindici senatori, il disegno di legge del Governo aveva inizialmente prefigurato una riduzione del numero dei parlamentari particolarmente incisiva, atteso che esso sarebbe dovuto scendere a quattrocento deputati e a duecento senatori, oltre ai dodici deputati e ai sei senatori da eleggere nella Circoscrizione estero. Tale scelta, che era stata condivisa anche dal Senato in occasione della prima lettura sul provvedimento, è stata tuttavia rivista dalla Camera che, a seguito di una più approfondita valutazione, effettuata anche tenendo conto della composizione numerica delle Assemblee parlamentari dei Paesi dell'Unione europea aventi una dimensione demografica analoga a quella italiana, ha ritenuto eccessiva la misura del decremento proposto, in quanto non in grado di garantire il dispiegarsi di un'adeguata ed effettiva rappresentanza degli elettori, ed ha quindi optato per un numero di senatori pari a duecentocinquantadue e per un numero di deputati pari a cinquecentodiciotto, diciotto dei quali eletti nella Circoscrizione estero. A tale ultimo proposito, giova evidenziare l'altra rilevante innovazione introdotta nel corso dell'esame da parte della Camera, non modificata nel testo trasmesso dal Senato e consistente nel concentrare presso tale Assemblea tutti i parlamentari non eletti nell'ambito di circoscrizioni nazionali, a modifica di quanto previsto dalla vigente Costituzione, che ne assegna dodici alla Camera e sei al Senato. Peraltro, tra i componenti della Camera dei deputati dovranno essere annoverati anche i futuri «deputati a vita», parlamentari di diritto o di nomina presidenziale, in numero massimo di tre che, in forza dell'apposita novella apportata, nell'iter di esame presso la Camera, all'articolo 59 della Costituzione, sostituiranno la tradizionale figura dei senatori a vita. Entrambe le modifiche si pongono in linea
di stretta consequenzialità rispetto alla scelta, operata nel testo, in merito al nuovo ruolo attribuito al Senato.
Al di là della diversa composizione numerica che caratterizza le due Assemblee, deve essere posto senz'altro in rilievo il mutamento di composizione e di denominazione del Senato, che viene a connotarsi come «Senato federale della Repubblica», quale organo costituzionale nell'ambito del quale si intende realizzare il raccordo tra le potestà normative dello Stato e quelle regionali, in ossequio alla scelta federale fatta propria dal progetto di riforma.
Circa le modalità di elezione delle due Assemblee, se nulla è innovato con riguardo alla Camera dei deputati, il nuovo testo dell'articolo 57 della Costituzione proposto dal disegno di legge del Governo prevedeva esplicitamente che l'elezione del Senato federale, da disciplinare con legge dello Stato, al fine di «garantire la rappresentanza territoriale da parte dei senatori», avesse comunque luogo con il sistema proporzionale. Sul punto, è intervenuto dapprima il Senato che, nell'intento di rendere più esplicita la connessione tra il sistema politico delle regioni e quello del Senato, aveva introdotto la cosiddetta «contestualità affievolita», in forza della quale, in ciascuna regione, i senatori sono eletti contestualmente all'elezione dei rispettivi Consigli regionali, prevedendo altresì che, ferma restando la durata in carica dell'organo Senato per cinque anni, l'eventuale scioglimento anticipato di uno o più consigli regionali avrebbe dato vita ad una successiva legislatura regionale di durata ridotta per garantire che, comunque, il rinnovo del Senato potesse avere luogo contestualmente al rinnovo di tutte le assemblee legislative delle regioni. La Camera ha modificato tale impostazione, optando per una «contestualità piena», in virtù della quale viene superato il principio della durata fissa per l'organo Senato, prevedendosi invece, all'articolo 60 della Costituzione, che i senatori eletti in ciascuna Regione o provincia autonoma rimangono in carica fino alla data della proclamazione dei nuovi senatori della medesima Regione o provincia autonoma, la cui elezione ha comunque luogo contestualmente alla elezione del consiglio regionale. Conseguentemente, nel testo approvato dalla Camera, è stato previsto che ove, in caso di guerra, si dovesse procedere alla proroga della durata, oltre che della Camera dei deputati, anche dei Consigli regionali, a ciò conseguirebbe anche la proroga del mandato dei senatori in carica.
I rapporti tra Senato federale e dimensione regionale trovano poi attuazione anche sulla base di quanto prevede il nuovo sesto comma dell'articolo 57 della Costituzione, modificato nel corso dell'esame dalla Camera, ai sensi del quale rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali partecipano all'attività del Senato federale della Repubblica, senza diritto di voto, secondo le modalità previste dal suo regolamento. A tale fine, all'inizio di ogni legislatura regionale, ciascun Consiglio regionale elegge un rappresentante tra i propri componenti e ciascun Consiglio delle autonomie locali elegge un rappresentante tra i sindaci, presidenti di provincia o città metropolitana della Regione. È garantito, inoltre, il mantenimento di rapporti di reciproca informazione e collaborazione tra i senatori e i rappresentanti delle autonomie, essendo prevista la possibilità per i senatori di essere sentiti, su loro richiesta, dai Consigli regionali della Regione in cui sono stati eletti.
Va inoltre rilevato che taluni rappresentanti delle regioni, pur non facendo parte della composizione ordinaria del Senato federale, concorrono comunque ad eleggere i componenti di organi costituzionali o di rilevanza costituzionale di spettanza di tale organo. Basti in proposito pensare all'elezione del Presidente della Repubblica che, ai sensi della nuova formulazione del primo comma dell'articolo 83 della Costituzione, è rimessa ad una apposita «Assemblea della Repubblica», di cui sono chiamati a fare parte anche i Presidenti delle Giunte delle regioni e delle province autonome, oltre ai componenti delle due Camere e ai delegati eletti da ciascun Consiglio regionale con
modalità ed in numero tali da assicurare la rappresentanza delle minoranze e da riflettere, seppure parzialmente, la consistenza demografica della regione. Va in proposito segnalato che la Camera ha espunto la disposizione, introdotta nel corso dell'esame in prima lettura presso il Senato, ai sensi della quale, al fine di garantire una rappresentanza anche agli enti locali della regione, si disponeva che i delegati regionali fossero eletti, per non meno della metà, tra i sindaci e i presidenti di Provincia o di Città metropolitana della regione, designati a tale fine dai rispettivi Consigli delle autonomie locali di cui al quarto comma dell'articolo 123 della Costituzione. I Presidenti delle Giunte delle regioni e delle province autonome sono inoltre chiamati ad integrare il Senato federale in occasione dell'elezione di quattro giudici della Corte costituzionale, ai sensi di quanto disposto dalla nuova formulazione del primo comma dell'articolo 135 della Costituzione. Un ulteriore segnale del continuum che si è inteso porre in essere tra Parlamento e regioni è inoltre rappresentato dal tenore del nuovo settimo comma dell'articolo 72, a norma del quale le proposte di legge di iniziativa delle regioni e delle province autonome sono poste all'ordine del giorno della Camera competente entro i termini stabiliti dal proprio regolamento, con priorità per quelle adottate da più regioni o province autonome in coordinamento tra di loro. Rilevante in tale direzione è anche la disposizione introdotta dal nuovo sesto comma del citato articolo che attribuisce al Senato federale, in luogo della Commissione parlamentare per le questioni regionali, la competenza in ordine all'espressione del prescritto parere ai fini dell'emanazione del decreto motivato del Presidente della Repubblica di scioglimento del Consiglio regionale e di rimozione del Presidente della Giunta regionale, ai sensi dell'articolo 126, primo comma, della Costituzione.
Del resto, anche sotto il profilo dei requisiti richiesti per godere dell'elettorato passivo alla carica senatore, dettati dall'articolo 58 della Costituzione, si è inteso valorizzare l'elemento territoriale, atteso che in ciascuna regione risultano eleggibili gli elettori che hanno ricoperto o ricoprono cariche pubbliche elettive in enti territoriali, locali o regionali, all'interno della regione, oppure coloro che sono stati eletti senatori o deputati nella Regione stessa. Rispetto a tali nuovi requisiti, già individuati dal disegno di legge del Governo, il Senato e la Camera hanno convenuto di aggiungere l'ulteriore ipotesi alternativa consistente nella residenza nella regione alla data di indizione delle elezioni. Quanto, invece, al requisito anagrafico richiesto per l'eleggibilità a senatore, che l'iniziale articolato aveva ridotto a venticinque anni, con la finalità di allinearlo a quello già previsto per l'eleggibilità a deputato, la Camera dei deputati, modificando la scelta adottata dal Senato, che lo aveva riportato ai quaranta anni attualmente previsti, ha invece ritenuto di mantenere un differente requisito anagrafico per l'accesso alle due Assemblee, da un lato riducendo a venticinque anni di età l'elettorato passivo per il Senato e, dall'altro, limitando a ventuno anni di età l'analogo requisito previsto dal terzo comma dell'articolo 56 della Costituzione per l'elezione alla carica di deputato.
2. Il funzionamento delle Assemblee e il procedimento legislativo.
La novella apportata all'articolo 63 della Costituzione è volta a rendere uniformi i diversi quorum attualmente previsti dai rispettivi regolamenti parlamentari per l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. La soluzione prescelta prevede che l'elezione consegua al raggiungimento della maggioranza dei due terzi dei componenti l'Assemblea, fermo restando che dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.
In ordine, invece, al quorum richiesto per l'approvazione del proprio regolamento, che il vigente primo comma dell'articolo 64 della Costituzione individua, per entrambe le Assemblee, nella maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, Camera e Senato si sono trovate d'accordo
nell'introdurre una differenziazione, derivante dall'innalzamento ai tre quinti dei componenti del quorum richiesto alla Camera, a fronte del mantenimento della maggioranza assoluta per l'adozione del regolamento del Senato. Peraltro, l'altro ramo del Parlamento aveva, nel corso della prima lettura, inteso differenziare anche il quorum richiesto per la validità delle deliberazioni, di cui al terzo comma dell'articolo 64 della Costituzione, prevedendo che per il Senato federale fosse sufficiente la presenza anche dei soli due quinti dei componenti. Sul punto è intervenuta la Camera che, nel confermare il vigente criterio in forza del quale ai fini della validità delle deliberazioni è richiesta sia la presenza della maggioranza dei componenti di ciascuna Assemblea, sia l'adozione delle medesime a maggioranza dei presenti, ha comunque concordato sull'esigenza di introdurre un ulteriore requisito per la validità delle deliberazioni del solo Senato federale, già del resto contenuto nel disegno di legge del Governo, e consistente nella presenza di senatori espressi da almeno un terzo delle Regioni.
In ordine alle disposizioni riconducibili al cosiddetto «statuto dell'opposizione», la Camera, al quarto comma dell'articolo 64 della Costituzione, pur facendo propria la scelta di prevedere che, in via generale, sia rimessa al regolamento della Camera dei deputati la garanzia delle prerogative e dei poteri del Governo e della maggioranza e dei diritti delle opposizioni, non ha ritenuto opportuno esplicitare ulteriormente i contenuti del rinvio a tale fonte regolamentare, a differenza di quanto invece previsto sia nel disegno di legge presentato dal Governo, che recava anche la previsione delle modalità di iscrizione all'ordine del giorno di proposte e iniziative indicate dalle opposizioni, con riserva di tempi e previsione del voto finale, e sia a seguito della prima lettura da parte del Senato, con riguardo alle modalità di elezione e ai poteri del Capo dell'opposizione. Nel corso del suo esame, la Camera dei deputati ha inoltre specificato che la riserva in favore dei gruppi di opposizione della presidenza delle Commissioni cui sono attribuiti compiti ispettivi, di controllo o di garanzia, introdotta dal Senato, non comprende la Commissione e il Comitato paritetico, rispettivamente disciplinati dai commi terzo e sesto del nuovo testo dell'articolo 70 della Costituzione.
Quanto, invece, alla garanzia dei diritti delle minoranze presso il Senato federale «in ogni fase dell'attività parlamentare», non menzionata nell'ambito del disegno di legge governativo, i due rami del Parlamento si sono trovati concordi nel disporre a tale fine un apposito rinvio al regolamento del Senato federale, introducendo un nuovo quinto comma all'articolo 64 della Costituzione.
Va peraltro rilevato che un rinvio ai regolamenti parlamentari in materia di iscrizione all'ordine del giorno di proposte e iniziative indicate dalle opposizioni alla Camera e dalle minoranze al Senato, anche con riferimento alla determinazione dei relativi tempi di esame, è stato comunque introdotto nella nuova formulazione del quinto comma dell'articolo 72 della Costituzione.
Quanto al giudizio sui titoli di ammissione dei deputati e dei senatori, il nuovo testo dell'articolo 66 della Costituzione dispone che la Camera di appartenenza adotti le relative deliberazioni a maggioranza dei propri componenti, modificando il testo vigente che non prescrive un quorum qualificato; in proposito è da rilevare che il testo approvato dal Senato prevedeva, per la sola Camera dei deputati, un quorum dei tre quinti dei componenti. È stato altresì previsto che i regolamenti parlamentari debbano stabilire i termini entro i quali vanno assunte le deliberazioni in materia.
Con riferimento ad entrambe le Camere, resta confermato il divieto di mandato imperativo, benché anche l'articolo 67 della Costituzione sia stato oggetto di una novella, che è volta unicamente a precisare che «ogni deputato e ogni senatore rappresenta la Nazione e la Repubblica».
Quanto all'istituto dell'indennità parlamentare, la novella recata all'articolo 69
della Costituzione è volta a stabilire la non cumulabilità con altre indennità o emolumenti derivanti dalla contestuale titolarità di altre cariche, nei casi previsti dalla legge.
Passando ad esaminare le disposizioni concernenti il procedimento legislativo, deve premettersi che le modifiche a tale fine apportate all'articolo 70 della Costituzione sono volte a superare il principio in forza del quale ciascun progetto di legge deve essere approvato, in eguale testo, da entrambi i rami del Parlamento. Difatti, unitamente alle iniziative legislative per le quali continua ad applicarsi un procedimento bicamerale che vede il necessario e paritario intervento di ciascuna Assemblea in sede di esame ed approvazione, l'articolato in esame introduce nell'ordinamento le leggi statali a carattere monocamerale, approvate cioè da uno solo dei due rami del Parlamento. Con riferimento a queste ultime, è comunque prevista la possibilità, per l'altra Camera, di richiamare presso di sé il progetto di legge e di proporvi modifiche, ma il termine per attivare tale eventuale fase procedurale è limitato a trenta giorni, che si riducono a quindici nel caso di disegni di legge di conversione di decreti-legge, fermo restando, comunque, che sulle modifiche eventualmente proposte in tale sede la decisione è rimessa, in via definitiva, al ramo del Parlamento competente in via primaria. A tale proposito, deve rilevarsi che il procedimento finalizzato all'individuazione, in ordine ciascun progetto di legge, della Camera competente appare fondato su un criterio sostanzialmente mutuato dalla ripartizione delle competenze legislative tra lo Stato e le regioni dettata all'articolo 117 della Costituzione. In linea di massima, infatti, la Camera dei deputati esamina i disegni di legge concernenti le materie di cui al secondo comma di tale articolo, quelle cioè nelle quali lo Stato ha potestà legislativa esclusiva, mentre spetta al Senato federale l'esame dei provvedimenti concernenti la determinazione dei principi fondamentali nelle materie di cui all'articolo 117, terzo comma, nelle quali la potestà legislativa dello Stato concorre con quella delle Regioni. Per determinate materie, ritenute di particolare rilievo, continua comunque ad applicarsi il procedimento bicamerale paritario, nell'ambito del quale sono stati tuttavia introdotti meccanismi che, evitando il tradizionale fenomeno della navette tra le due Assemblee, mirano ad assicurare la maggiore celerità possibile ai lavori parlamentari. Si prevede, in particolare, che ove un progetto di legge non sia approvato, dopo una prima lettura, da entrambe le Camere nel medesimo testo, i Presidenti delle due Assemblee possono convocare, d'intesa tra loro, una Commissione composta da trenta deputati e da trenta senatori, secondo il criterio di proporzionalità rispetto alla composizione delle due Camere, incaricata di proporre un testo unificato da sottoporre al voto finale delle due Assemblee, essendo rimessa agli stessi Presidenti delle Camere la fissazione dei termini per l'elaborazione del testo e per le votazioni da parte delle Assemblee.
In particolare, la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per l'esame dei progetti di legge relativi alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, alla legislazione relativa alle elezioni, agli organi di governo e alle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane, all'autonomia finanziaria delle regioni e degli enti locali di cui all'articolo 119 della Costituzione, all'esercizio delle funzioni inerenti il potere sostitutivo dello Stato di cui all'articolo 120, secondo comma, della Costituzione e al sistema di elezione della Camera dei deputati e per il Senato federale della Repubblica, nonché ad alcuni altri casi in cui la Costituzione rinvia espressamente alla legge dello Stato o alla legge della Repubblica.
Un importante correttivo al procedimento legislativo a prevalenza del Senato federale è stato previsto dalla Camera dei deputati, attraverso la introduzione dei nuovi commi quarto e quinto dell'articolo 70 della Costituzione, che definiscono una
procedura finalizzata, in alcune ipotesi particolari, a riequilibrare le competenze delle due Camere. Si prevede, infatti, che qualora il Governo ritenga che proprie modifiche a un disegno di legge, su cui è competente in via primaria il Senato, già approvate dalla Camera dei deputati in prima lettura, siano essenziali per l'attuazione del suo programma ovvero per le finalità di cui all'articolo 120 della Costituzione, il Presidente della Repubblica, verificati i presupposti costituzionali, possa autorizzare il Primo Ministro ad esporne le motivazioni al Senato federale, nella fase di seconda lettura, che decide entro trenta giorni. Se tali modifiche non sono accolte dal Senato, il disegno di legge è nuovamente trasmesso alla Camera dei deputati, che decide in via definitiva a maggioranza assoluta dei suoi componenti sulle modifiche proposte.
Le questioni che possono sorgere tra le due Camere in ordine alla competenza per l'esame di progetti di legge sono decise, d'intesa fra di loro, dai Presidenti delle due Assemblee, i quali possono anche deferire la decisione ad un Comitato paritetico, composto da quattro deputati e da quattro senatori, designati dai Presidenti stessi. La decisione adottata non è sindacabile in alcuna sede. In proposito si fa presente che la Camera dei deputati, modificando il testo pervenuto dall'altro ramo del Parlamento, ha soppresso il riferimento alla sede «legislativa», al fine di estendere l'area di insindacabilità sulle predette decisioni sulle questioni di competenza, anche alla luce del più generale principio di insindacabilità degli interna corporis acta. Si prevede, inoltre, che i Presidenti delle Camere, d'intesa tra di loro, su proposta del Comitato, stabiliscono, sulla base di norme previste dai rispettivi regolamenti, i criteri generali secondo i quali un disegno di legge non può contenere disposizioni relative a materie per cui si dovrebbero applicare procedimenti diversi.
Nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, sono stati previsti, in favore del Governo, rilevanti poteri in materia di organizzazione dei lavori parlamentari. Si fa in proposito riferimento al nuovo quinto comma dell'articolo 72, ai sensi del quale, oltre a disporsi che, su richiesta del Governo, siano iscritti all'ordine del giorno delle Camere e votati entro tempi certi, secondo le norme dei rispettivi regolamenti, i disegni di legge presentati o fatti propri dal Governo stesso, è altresì previsto che il Governo possa chiedere che, decorso il termine all'uopo stabilito, la Camera dei deputati deliberi articolo per articolo e con votazione finale sul testo proposto o fatto proprio dal Governo. Nel medesimo comma si dispone altresì che i regolamenti parlamentari stabiliscano anche le modalità di iscrizione all'ordine del giorno di proposte e iniziative indicate dalle opposizioni alla Camera e dalle minoranze al Senato, determinandone i tempi di esame.
Nel corso dell'esame in prima lettura da parte del Senato era stata apportata una modifica all'articolo 82 della Costituzione, ai sensi della quale si intendeva attribuire alle sole Commissioni d'inchiesta bicamerali, istituite con legge approvata dalle due Camere, la possibilità di procedere alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria, laddove invece la vigente formulazione non discrimina a tale fine tra commissioni di inchiesta bicamerali e monocamerali. Conseguentemente, in occasione dell'esame presso la Camera dei deputati, si è ritenuto opportuno sanare il vulnus nei confronti delle Commissioni di inchiesta cosiddette «monocamerali», istituite presso la stessa Camera dei deputati, atteso che il nuovo testo dell'articolo 82 della Costituzione le avrebbe private di adeguati strumenti operativi e di indagine. È stato inoltre previsto che il Presidente delle Commissioni di inchiesta istituite dalla Camera dei deputati sia scelto tra i deputati appartenenti ai gruppi di opposizione.
3) Il ruolo del Primo Ministro e il rapporto tra Governo e Parlamento
Riguardo al rapporto Governo-Parlamento, uno degli aspetti maggiormente
qualificanti del disegno di legge di riforma è rappresentato dal sostanziale rafforzamento del potere esecutivo o, per dire meglio, del Presidente del Consiglio dei ministri: figura che muta significativamente la sua denominazione in quella di Primo Ministro. Ai sensi del nuovo articolo 95 della Costituzione, il Primo Ministro «determina», e non più «dirige», come nel vigente testo della Costituzione, la politica generale del Governo, oltre a «garantire», e non più a «mantenere», l'unità di indirizzo politico e amministrativo: a tal fine l'attività dei ministri è dal Primo Ministro «diretta», e non soltanto «promossa e coordinata». Ancora più rilevante in tal senso è il potere di nomina e di revoca dei ministri, che il nuovo primo comma del medesimo articolo 95 attribuisce al solo Primo Ministro. Viene meno, dunque, il ruolo riconosciuto al Presidente della Repubblica nella determinazione della compagine ministeriale e, prima ancora, nella scelta del capo dell'esecutivo: il meccanismo di nomina del Primo Ministro, come delineato dalla nuova formulazione dell'articolo 92 della Costituzione, si traduce infatti, nella sostanza, in una designazione del premier da parte dell'elettorato, atteso che la candidatura a tale carica ha luogo mediante collegamento con i candidati all'elezione della Camera dei deputati e che la legge elettorale dovrà disciplinare l'elezione dei deputati «in modo da favorire la formazione di una maggioranza, collegata al candidato alla carica di Primo Ministro». L'atto di nomina del Primo Ministro resta affidato al Presidente della Repubblica, ma la scelta presidenziale non presenta margini di discrezionalità, dal momento che la stessa deve avere luogo «sulla base dei risultati delle elezioni della Camera dei deputati», come recita la nuova formulazione del terzo comma dello stesso articolo 92.
Quanto ai rapporti tra il Governo e il Parlamento, il circuito fiduciario non viene meno, ma, alla luce del peculiare ruolo attribuito al Senato federale, interessa la sola Camera dei deputati. Il nuovo testo dell'articolo 94 della Costituzione, infatti, non prevede più che il Governo, entro dieci giorni dalla sua formazione, si presenti alle Camere per ottenerne la fiducia, ma prevede che, entro dieci giorni dalla nomina, il Primo Ministro illustri il programma del Governo alle Camere e che sia la sola Camera dei deputati a doversi esprimere con un voto. Inoltre lo stesso Governo è tenuto a presentare, ogni anno, un rapporto sull'attuazione del programma e sullo stato del Paese.
Un'ulteriore, sostanziale innovazione rispetto all'attuale forma di governo, consiste nell'attribuzione al Primo Ministro della facoltà di chiedere al Presidente della Repubblica, assumendosene la esclusiva responsabilità, di procedere allo scioglimento della Camera, ai sensi della lettera a) del novellato primo comma dell'articolo 88 della Costituzione. In tale caso, così come nelle ipotesi di morte, impedimento permanente o dimissioni del Primo ministro, il Capo dello Stato decreta lo scioglimento della Camera dei deputati ed indice le elezioni.
È stato tuttavia previsto che, anche ove ricorrano le fattispecie sopramenzionate, la procedura di scioglimento non sia attivabile nel caso in cui, entro venti giorni dal ricorrere delle condizioni di cui alle lettere a), b) e c) del primo comma dell'articolo 88 della Costituzione, venga presentata alla Camera dei deputati e approvata, con votazione per appello nominale, dai deputati appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni e in numero non inferiore alla maggioranza dei componenti della Camera, una mozione nella quale si dichiari di voler continuare nell'attuazione del programma e si designi un nuovo Primo Ministro. Ove ciò avesse a verificarsi, il Presidente della Repubblica sarebbe infatti tenuto a nominare il nuovo Primo ministro in tal modo designato. Occorre in proposito segnalare che una disposizione di tenore sostanzialmente analogo era già contenuta nel testo trasmesso dal Senato, anche se nella formulazione fatta propria da quel ramo del Parlamento l'effetto ostativo all'adozione del decreto di scioglimento da parte del Presidente della Repubblica si determinava a seguito della mera presentazione
della mozione da parte di deputati appartenenti alla maggioranza espressa dalla elezioni in numero non inferiore alla maggioranza dei componenti la Camera, non risultando pertanto a tale fine necessaria anche la successiva approvazione della mozione con votazione per appello nominale.
Va invece evidenziato che, nel caso previsto dal terzo comma dell'articolo 94 della Costituzione, consistente nell'approvazione, per appello nominale e a maggioranza assoluta dei componenti, da parte della Camera dei deputati, di una mozione di sfiducia sottoscritta da almeno un quinto dei suoi membri, si determinano l'obbligo di dimissioni per il Primo Ministro sfiduciato nonché lo scioglimento della Camera dei deputati e l'indizione delle elezioni, non essendo contemplata, in questo caso, la possibilità di sostituire il Primo Ministro.
Laddove, invece, ai sensi del nuovo quinto comma dell'articolo 94 della Costituzione, sia presentata e approvata, non prima di tre giorni dalla sua presentazione, con votazione per appello nominale, una mozione di sfiducia cosiddetta «costruttiva», con la designazione di un nuovo Primo ministro, da parte dei deputati appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni in numero non inferiore alla maggioranza dei componenti della Camera, alle dimissioni del Primo ministro sfiduciato consegue la nomina da parte del Capo dello Stato del nuovo Primo ministro designato.
È da notare, comunque, come in tutte le ipotesi esposte, la presentazione e approvazione della mozione permette alla Camera dei deputati di provocare la sostituzione del Primo Ministro, non consentendo in ogni caso il formarsi di una maggioranza diversa da quella espressa dalle elezioni. Tale principio è ribadito ulteriormente da quanto disposto dal quarto comma dell'articolo 94, introdotto nel corso dell'esame presso la Camera, a norma del quale l'obbligo di dimissioni per il Primo Ministro consegue anche al caso di reiezione di una mozione di sfiducia con il voto determinante di deputati non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni.
4) Le modalità di elezione e le competenze del Presidente della Repubblica.
Con riferimento al Presidente della Repubblica, le modificazioni introdotte concernono sia le modalità di elezione, sia le funzioni ad esso attribuite, che concorrono a definirne il ruolo in forme coerenti con il nuovo assetto complessivo degli organi costituzionali.
Quanto alle modalità di elezione, la nuova formulazione dell'articolo 83 della Costituzione modifica sia la composizione del collegio elettorale del Presidente della Repubblica, sia il quorum richiesto per la sua elezione. In particolare, in luogo del Parlamento in seduta comune, integrato dai delegati regionali, viene istituito un nuovo organo, denominato Assemblea della Repubblica, presieduto dal Presidente della Camera e composto dai membri delle due Camere, dai Presidenti delle Giunte delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e da un numero di delegati eletti dalle regioni. In proposito è stato previsto che ciascun consiglio o assemblea regionale elegga due delegati, più un numero aggiuntivo di delegati, pari ad uno per ogni milione di abitanti residenti nella regione.
Con riferimento al quorum previsto per l'elezione, la novella introdotta non incide sulla maggioranza attualmente richiesta nei primi tre scrutini, che rimane infatti pari ai due terzi dei componenti, bensì prevede, anche per il quarto e quinto scrutinio, il raggiungimento di una maggioranza qualificata, che è pari ai tre quinti dei componenti, fermo restando che a partire dal sesto scrutinio è richiesta la sola maggioranza assoluta, quorum che la Costituzione vigente ritiene, invece, sufficiente già a partire dal quarto scrutinio.
Una ulteriore modificazione ha riguardato, infine, il requisito anagrafico minimo ai fini dell'elettorato passivo alla più alta carica dello Stato, che la Camera ha inteso ridurre da cinquanta a quaranta anni, novellando il primo comma dell'articolo 84 della Costituzione.
Com'è noto, il vigente articolo 87 della Costituzione, oltre ad enumerare i poteri del Presidente della Repubblica, dispone altresì, al suo primo comma, che questi rappresenta l'unità nazionale. Il testo novellato sancisce inoltre che il Capo dello Stato rappresenta la Nazione ed è garante della Costituzione e dell'unità federale della Repubblica. Peraltro, la previsione, contenuta nel testo trasmesso dal Senato, di una competenza del Presidente della Repubblica circoscritta alle sole funzioni espressamente conferitegli dalla Costituzione, è stata espunta a seguito dell'esame dell'articolato presso la Camera dei deputati, essendo palese il rischio di configurare in tale modo un eccessivo vincolo all'agire del Capo dello Stato.
Sotto il profilo delle funzioni esplicitamente attribuite a tale organo costituzionale, occorre in primo luogo rilevare che viene meno il potere, tradizionalmente riconosciuto al Presidente della Repubblica, di autorizzare la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo. Va inoltre ribadito come, a seguito delle novelle apportate agli articoli 88 e 92 della Costituzione, il Capo dello Stato, oltre a perdere il potere di nomina dei ministri, che, come già anticipato, viene trasferito in capo al Primo Ministro, continua solo formalmente a detenere le attribuzioni concernenti la nomina del Primo Ministro stesso e, soprattutto, lo scioglimento della Camera dei deputati, atteso che, in entrambi i casi, si tratta di competenze sostanzialmente vincolate al verificarsi di specifici e tassativi presupposti, tali cioè da precludere qualsivoglia esercizio di discrezionalità da parte del Presidente della Repubblica.
A fronte di tale complessiva deminutio delle sue prerogative, finalizzata ad esaltarne il ruolo neutrale e di garante, al Capo dello Stato viene invece attribuito il potere di nominare, sentiti i Presidenti delle due Camere, i presidenti delle Autorità indipendenti e del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, nonché il Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, da individuare nell'ambito dei componenti eletti dalle Camere. Al Presidente della Repubblica è altresì conferito il potere di autorizzare, dopo avere verificato la sussistenza dei presupposti, la già menzionata dichiarazione che il Primo Ministro può svolgere innanzi al Senato federale della Repubblica ai sensi dei commi quarto e quinto dell'articolo 70 della Costituzione.
Con riferimento poi all'istituto della controfirma ministeriale degli atti del Presidente della Repubblica, il disegno di legge presentato dal Governo aveva previsto una novella all'articolo 89 della Costituzione, sulla quale aveva convenuto anche il Senato, che era volta ad escludere esplicitamente la controfirma per taluni atti propri del Presidente della Repubblica, tra i quali erano ricompresi la richiesta di una nuova deliberazione alle Camere ai sensi dell'articolo 74 della Costituzione, i messaggi alle Camere, la concessione della grazia, lo scioglimento della Camera dei deputati e, infine, tutte le nomine attribuite alla sua esclusiva responsabilità. Tale disposizione, presente anche nel testo licenziato in sede referente dalla I Commissione Affari Costituzionali della Camera, è stata invece soppressa nel corso del successivo esame del provvedimento da parte di questa Assemblea, con la conseguente conferma della vigente disciplina costituzionale dell'istituto della controfirma ministeriale.
5) La composizione della Corte costituzionale, il procedimento di revisione costituzionale e altre disposizioni incidenti sul sistema delle garanzie.
Il testo in esame interviene anche sulla composizione della Corte costituzionale, al fine di garantire una più diretta rappresentanza delle istanze regionali, anche alla luce del nuovo ruolo arbitrale tra competenze e interessi dello Stato e delle regioni ad essa assegnato. A tale proposito, infatti, pur avendo mantenuto fermo il numero complessivo dei giudici costituzionali, pari a quindici a norma del vigente articolo 135 della Costituzione, sono stati ridotti, già nel corso dell'esame del provvedimento presso il Senato, da cinque a quattro quelli
la cui nomina è, rispettivamente, di competenza del Presidente della Repubblica e delle supreme magistrature, con un conseguente incremento, da cinque a sette, del numero dei giudici della Corte Costituzionale eletti in sede parlamentare. In proposito, il testo risultante dall'esame presso questo ramo del Parlamento ha ripartito tale attribuzione tra il Senato federale della Repubblica, nella sua composizione integrata, cui compete l'elezione di quattro giudici, e la Camera dei deputati, che è invece chiamata ad eleggere i restanti tre componenti della Corte, in ciò modificando la scelta precedentemente operata dal Senato, consistente nell'attribuzione al solo Senato federale di tale adempimento elettivo e nella conseguente esclusione della Camera dei deputati dalla procedura di formazione della Corte costituzionale.
Al fine di rafforzare l'indipendenza dei giudici costituzionali è stato inoltre previsto che, nei tre anni successivi alla cessazione della carica, ai medesimi sia preclusa la possibilità di ricoprire incarichi di governo, cariche pubbliche elettive o di nomina governativa, o di svolgere funzioni in organi o enti pubblici individuati dalla legge.
Una ulteriore modifica ha riguardato la disciplina relativa alla scelta dei sedici cittadini chiamati ad integrare il collegio nei giudizi di accusa nei confronti del Presidente della Repubblica, atteso che la compilazione dell'elenco dal quale trarre a sorte tali membri aggiuntivi è rimessa alla competenza della Camera, e non più al Parlamento in seduta comune, e che i requisiti richiesti ai cittadini al fine dell'iscrizione nel predetto elenco sono quelli per l'eleggibilità alla carica di deputato anziché a quella di senatore, previsti dal vigente testo del settimo comma dell'articolo 135 della Costituzione.
Il disegno di legge costituzionale interviene anche sull'articolo 104 della Costituzione, modificando le modalità di elezione del Consiglio superiore della magistratura. In particolare, si prevede che la quota di membri di nomina parlamentare non sia più eletta dal Parlamento in seduta comune, bensì, per un sesto dalla Camera dei deputati e per un ulteriore sesto dal Senato federale. In proposito, nel corso dell'esame da parte della Camera è stato escluso che, ai fini di tale adempimento, il Senato debba riunirsi nella sua composizione integrata dai Presidenti delle giunte delle regioni e delle province autonome, essendo stata reputata incongrua una rappresentanza di interessi regionali anche in questa materia.
È stato, inoltre, introdotto in Costituzione, ad opera del nuovo articolo 98-bis, uno specifico riferimento alle Autorità indipendenti, la cui istituzione, per lo svolgimento di attività di garanzia o di vigilanza in materia di diritti di libertà garantiti dalla Costituzione o su materie ricomprese nell'ambito riservato alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, è rimessa a leggi approvate con procedura bicamerale.
Il testo al nostro esame riformula, infine, l'articolo 138 della Costituzione, il cui terzo comma risulta abrogato, al fine di introdurre una modifica all'istituto del referendum popolare previsto nell'ambito del procedimento di revisione costituzionale. Si dispone, in particolare, che a tale consultazione popolare si possa comunque sempre fare ricorso, essendo venuta meno l'ipotesi ostativa che la vigente Costituzione individua nel caso di approvazione della legge costituzionale, in seconda deliberazione, da parte di ciascuna Camera, a maggioranza di due terzi dei componenti. In materia di revisione costituzionale è stata, inoltre, espressamente esclusa la possibilità di porre la questione di fiducia sulle leggi costituzionali.
In realtà, l'articolato trasmesso dal Senato conteneva un'ulteriore novella all'articolo 138 della Costituzione, successivamente espunta dalla Camera dei deputati, ai sensi della quale si prevedeva che in caso di approvazione di una legge costituzionale, in seconda deliberazione, con una maggioranza inferiore ai due terzi dei componenti, la validità del referendum popolare sarebbe stata condizionata dall'effettiva partecipazione al voto della maggioranza degli aventi diritto, in ciò mutuando l'analoga disposizione recata
dall'articolo 75 della Costituzione per il referendum abrogativo di leggi ordinarie.
6) Le modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione, l'interesse nazionale e la cosiddetta «devolution».
Anche il titolo V della parte seconda della Costituzione, che reca la disciplina in materia di regioni e autonomie locali, è fatto oggetto di sostanziali modifiche, nell'ambito delle quali quella che appare di portata più generale, introdotta dall'Assemblea della Camera, riguarda il primo comma dell'articolo 114, che pone i principi di leale collaborazione e di sussidiarietà quale parametro per l'esercizio di tutte le funzioni attribuite alle autonomie locali, alle regioni e allo Stato.
Quanto, invece, al secondo comma del medesimo articolo 114, deve segnalarsi il riconoscimento, operato già in occasione dell'esame presso il Senato, di forme e condizioni particolari di autonomia, anche normativa, in capo a Roma, capitale della Repubblica, nelle materie di competenza regionale, seppure nei limiti e con le modalità stabiliti dallo statuto della regione Lazio. In proposito, la Camera dei deputati, nel confermare tale disposizione, ha tuttavia espunto la riserva di legge statale per la definizione dell'ordinamento della capitale.
Il disegno di legge costituzionale reca inoltre una rilevante modifica alla procedura di adozione degli statuti speciali di cui all'articolo 116 della Costituzione, sostanzialmente volta a subordinare l'approvazione della legge costituzionale all'uopo prevista al previo raggiungimento di un'intesa con la regione o provincia autonoma interessata. A tale proposito, a seguito della modificazioni apportate dalla Camera, si prevede che il testo del relativo progetto di legge costituzionale adottato dalle Camere in prima deliberazione non possa avere ulteriore corso qualora, entro tre mesi dalla sua trasmissione al Consiglio regionale, il Consiglio o Assemblea regionale interessata deliberi, a maggioranza dei due terzi dei componenti, il diniego alla proposta di intesa.
Nell'ambito del medesimo articolo 116, le due Camere hanno poi convenuto sull'opportunità di espungere il vigente terzo comma, a norma del quale è prevista la possibilità di attribuire alle regioni ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di legislazione concorrente di cui al terzo comma dell'articolo 117, nonché in taluni ambiti competenziali soggetti invece alla potestà legislativa esclusiva statale.
Sicuro interesse rivestono poi le disposizioni volte a novellare l'articolo 117 della Costituzione, che concernono la ripartizione, per materia, della competenza normativa, legislativa e regolamentare, riconosciuta allo Stato e alle regioni.
A tale proposito, va in primo luogo segnalata la riformulazione che ha interessato il primo comma dell'articolo 117 della Costituzione, volta ad escludere gli «obblighi internazionali» dal novero dei limiti posti, in via generale, alla legislazione di fonte sia statale che regionale. Da ciò consegue che Stato e Regioni sono tenuti ad esercitare il rispettivo potere legislativo nel rispetto dei vincoli derivanti dalla Costituzione e dall'ordinamento comunitario.
Quanto invece alle disposizioni recate dal secondo e dal terzo comma dello stesso articolo 117, rispettivamente concernenti gli ambiti competenziali riservati alla potestà legislativa esclusiva statale e quelli invece rimessi alla competenza legislativa di tipo ripartito tra lo Stato e le regioni, va precisato che il Senato, in occasione della prima lettura, non ritenne di apportare sul punto alcuna modifica, limitandosi a fare propria la sola novella incidente sul quarto comma dell'articolo 117, già contenuta nel disegno di legge costituzionale presentato dal Governo. In particolare, ai sensi di tale disposizione viene esplicitamente riconosciuta, in capo alle regioni, una potestà legislativa «esclusiva», aggiuntiva rispetto a quella residuale e innominata di cui al vigente quarto comma dell'articolo 117, nelle materie inerenti:
a) l'assistenza e organizzazione sanitaria;
b) l'organizzazione scolastica, la gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva comunque l'autonomia delle istituzioni scolastiche;
c) la definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione;
d) la polizia locale.
Si tratta, in sostanza, del recepimento della proposta comunemente individuata con il termine di «devoluzione», originariamente recata da un apposito disegno di legge costituzionale, l'atto Senato n. 1187, il cui iter parlamentare si era interrotto successivamente alla sua approvazione in prima deliberazione da parte di entrambe le Camere.
Tale novella al quarto comma dell'articolo 117 è stata confermata anche dalla Camera dei deputati, sia pure previa modifica, alla lettera d), della locuzione «polizia locale» in «polizia amministrativa regionale e locale».
Nel corso dell'esame di sua competenza la Camera ha approvato alcune significative modificazioni anche al secondo e al terzo comma dell'articolo 117 della Costituzione, prendendo atto della circostanza che, a seguito dell'entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, recante la riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione, si sono evidenziate lacune e contraddizioni di non lieve portata proprio in ordine alla nuova ripartizione delle competenze legislative tra lo Stato e le regioni, del resto attestate dall'eccezionale numero di ricorsi di cui è stata conseguentemente investita la Corte Costituzionale, e dalle decisioni da questa adottate in materia. Si è quindi ritenuto opportuno cogliere l'occasione fornita dal presente disegno di legge costituzionale al fine di apportare gli opportuni correttivi alle richiamate disposizioni, che hanno preso la forma di un ampliamento dell'ambito della potestà legislativa esclusiva dello Stato, disciplinata dal secondo comma dell'articolo 117 della Costituzione, cui sono state ricondotte le seguenti materie precedentemente non menzionate: la «promozione internazionale del sistema economico e produttivo nazionale», la «politica monetaria», la «tutela del credito», le «organizzazioni comuni di mercato» e la «sicurezza e qualità alimentari». In secondo luogo, la competenza legislativa esclusiva statale è stata estesa anche su materie già in parte ricomprese tra quelle di legislazione concorrente, quali le «norme generali sulla tutela della salute», la «sicurezza del lavoro», le «grandi reti strategiche di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza», l'«ordinamento della comunicazione», le «professioni intellettuali», l'«ordinamento sportivo nazionale» e la «produzione strategica, trasporto e distribuzione nazionali dell'energia». Tale intervento ha del resto comportato la necessità di procedere ad un conseguente coordinamento nell'elenco degli ambiti competenziali attribuiti alla potestà legislativa concorrente tra lo Stato e le regioni recati dal terzo comma dello stesso articolo 117, con particolare riferimento alle seguenti materie: «ordinamento sportivo regionale», «comunicazione di interesse regionale, ivi compresa l'emittenza in ambito regionale e la promozione in ambito regionale dello sviluppo delle comunicazioni elettroniche» e «istituti di credito a carattere regionale».
Anche l'articolo 118 della Costituzione è stato oggetto di una significativa riformulazione, con particolare riferimento al terzo e al quinto comma, che vedono ampliati le materie e gli ambiti per i quali la legge statale disciplina forme di intesa e coordinamento amministrativo tra lo Stato e le Regioni, peraltro in presenza della «costituzionalizzazione» della Conferenza Stato-Regioni e, in termini più generali, del sistema delle Conferenze, individuate quali strumenti volti a «realizzare la leale collaborazione e a promuovere accordi e intese» tra lo Stato e le autonomie. Il nuovo quarto comma del medesimo articolo 118 è invece volto a garantire espressamente agli enti sub-regionali, comuni, province e città metropolitane, l'autonomo esercizio delle funzioni amministrative, mentre a norma del sesto
comma sono riconosciuti e favoriti, nell'ambito del principio di sussidiarietà e «anche attraverso misure fiscali», gli enti di autonomia funzionale, l'ordinamento generale dei quali è rimesso alla legge statale. Sono altresì promosse, ai sensi del nuovo settimo comma dello stesso articolo 118 della Costituzione, le forme associative tra piccoli Comuni e tra Comuni montani, alle quali è assicurata la medesima autonomia riconosciuta ai Comuni.
Quanto al potere sostitutivo di cui all'articolo 120, secondo comma, della Costituzione, tale istituto appare significativamente ridisegnato, atteso che, a tutela delle istanze unitarie ivi elencate, consistenti nel mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria, nel pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica e nella necessità di tutelare l'unità giuridica o economica e, in particolare, i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, è ora lo Stato, in luogo del Governo, a potersi sostituire alle regioni e agli enti locali nell'esercizio delle funzioni sia di natura legislativa che amministrativa, sempre comunque nel rispetto dei principi di leale collaborazione e di sussidiarietà.
Di particolare rilievo sono le modificazioni approvate in riferimento all'articolo 127 della Costituzione, nell'ambito del quale è stato reintrodotto il limite di merito dell'interesse nazionale per le leggi regionali, che può essere fatto valere dal Governo, secondo una procedura che questo ramo del Parlamento ha profondamente modificato rispetto a quanto inizialmente stabilito nel testo trasmesso dal Senato. Tale testo prevedeva, infatti, la sottoposizione della questione al Senato federale, al quale spettava di procedere all'eventuale rinvio alla regione della legge contestata, unitamente all'indicazione delle disposizioni ritenute pregiudizievoli. Ove la regione non avesse provveduto, entro i successivi trenta giorni, a rimuovere la causa del pregiudizio, lo stesso Senato federale, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei propri componenti, avrebbe potuto proporre al Presidente della Repubblica l'adozione di un decreto di annullamento dell'intero provvedimento legislativo o di sue disposizioni. Nella nuova formulazione dell'articolo, risultante dall'esame svolto presso la Camera dei deputati, si è invece convenuto di attribuire allo stesso Governo la competenza ad invitare la regione interessata a rimuovere le disposizioni pregiudizievoli, prevedendosi, in caso di mancato accoglimento di tale invito da parte del Consiglio regionale, che la questione sia sottoposta dal Governo al Parlamento in seduta comune, al quale spetta di adottare, a maggioranza assoluta dei componenti, l'eventuale delibera di annullamento, anche parziale, della legge, fermo restando che il relativo decreto deve essere comunque emanato dal Presidente della Repubblica.
Di grande rilievo è poi il nuovo articolo 127-bis della Costituzione, introdotto nel corso dell'esame svolto presso la Camera dei deputati, ai sensi del quale i Comuni, le Province e le Città metropolitane sono legittimati a ricorrere alla Corte costituzionale avverso leggi, statali o regionali, ritenute lesive delle proprie competenze costituzionalmente attribuite, disponendosi inoltre che la fissazione delle condizioni, delle forme e dei termini di proponibilità di tale azione sono rimessi a una futura legge costituzionale.
Tra le ulteriori disposizioni, introdotte nel corso dell'esame alla Camera, devono infine essere citate due novelle apportate all'articolo 122 della Costituzione, rispettivamente al primo e al quinto comma, ai sensi delle quali la legge dello Stato fissa non solo la durata ma anche i criteri di composizione dei Consigli regionali ed è disposta la non immediata rieleggibilità, dopo il secondo mandato consecutivo, dei Presidenti di Giunta regionale che siano eletti a suffragio universale e diretto.
Sono state infine modificate, già in occasione dell'esame da parte del Senato, le ipotesi di scioglimento dei Consigli regionali, escludendosi tale eventualità in caso di morte o impedimento permanente del Presidente della Giunta.
7) La disciplina transitoria.
Gli ultimi cinque articoli del disegno di legge costituzionale recano un'articolata disciplina transitoria, differenziata in relazione alle diverse parti della riforma. In sintesi, il contenuto normativo di tali disposizioni si può riassumere nei seguenti termini:
a) una parte delle disposizioni introdotte dal disegno di legge, tra le quali pressoché tutte quelle modificative del titolo V, sono immediatamente applicabili a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge costituzionale;
b) la maggior parte della restante disciplina troverà invece applicazione con riferimento alla prima legislatura successiva all'entrata in vigore della riforma;
c) una parte di essa, e segnatamente quella concernente la riduzione del numero dei deputati e dei senatori e la «contestualità piena» tra elezioni dei senatori e dei Consigli regionali, si applicherà invece a partire dalla legislatura che interverrà dopo il quinto anno successivo alla prima formazione della Camera e del Senato federale secondo il nuovo ordinamento;
d) sino all'adeguamento della legge elettorale alle nuove disposizioni sulla forma di governo, il rapporto di fiducia tra Governo e Camera dei deputati resterà regolato da disposizioni analoghe a quelle vigenti.
e) specifiche disposizioni regolano inoltre lo svolgimento delle più vicine scadenze elettorali, mentre altre norme concernono il graduale rinnovo della Corte costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura, nonché l'applicazione della riforma alle Regioni a statuto speciale e la progressiva attuazione dell'autonomia finanziaria attribuita a Regioni ed enti locali dall'articolo 119 della Costituzione.
Donato BRUNO, relatore.
TESTO APPROVATO, IN PRIMA DELIBERAZIONE,
DALLA CAMERA DEI DEPUTATI E DAL SENATO DELLA REPUBBLICA
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione,
per cinquecento e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti».
Partecipano all'attività del Senato federale della Repubblica, senza diritto di voto, secondo le modalità previste dal suo regolamento, rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali. All'inizio di ogni legislatura regionale, ciascun Consiglio o Assemblea regionale elegge un rappresentante tra i propri componenti e ciascun Consiglio delle autonomie locali elegge un rappresentante tra i sindaci e i presidenti di Provincia o di Città metropolitana della Regione. Per la Regione Trentino-Alto Adi
ge/Südtirol i Consigli delle Province autonome e i rispettivi Consigli delle autonomie locali eleggono ciascuno un proprio rappresentante».
«Art. 67. - Ogni deputato e ogni senatore rappresenta la Nazione e la Re
pubblica ed esercita le proprie funzioni senza vincolo di mandato».

References: articolo 95
 articolo 95
 articolo 92
 articolo 87
 articolo 135
 articolo 98
 articolo 114
 articolo 116
 articolo 117
 articolo 117
 articolo 118
 articolo 118
 articolo 127