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Timestamp: 2017-08-23 06:30:25+00:00

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Commissioni Parlamentari riunite Finanze e Attività Produttive della Camera dei Deputati. Audizione. Presidente di Assofondipensione MICHELE TRONCONI - PDF
Commissioni Parlamentari riunite Finanze e Attività Produttive della Camera dei Deputati. Audizione. Presidente di Assofondipensione MICHELE TRONCONI
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1 Commissioni Parlamentari riunite Finanze e Attività Produttive della Camera dei Deputati Istruttoria legislativa sul Disegno di Legge C.3012 recante Legge annuale per il mercato e la concorrenza Audizione Presidente di Assofondipensione MICHELE TRONCONI Roma, 19 Giugno 2015 Pagina 1
2 Gentile Presidente e gentili Onorevoli, Assofondipensione è l Associazione di rappresentanza dei Fondi Pensione Negoziali nati e alimentati dalla contrattazione collettiva del lavoro. Ciò, in ossequio alle leggi istitutive della previdenza complementare nel nostro Paese, dal D. Lgs n. 124 voluto da Giuliano Amato nel 1993, al D.Lgs n. 252 del I primi Fondi Pensione Negoziali sono stati istituiti nel 1998, mentre l Associazione è nata nel 2003 per l accordo tra le confederazioni datoriali, a partire da Confindustria, Confcommercio, Confcooperative e Confservizi, e quelle sindacali, cioè CGIL, CISL e UIL e UGL. Ad Assofondipensione oggi sono iscritti 33 Fondi Pensione Negoziali. In totale, i lavoratori che vi aderiscono, secondo gli ultimi dati pubblicati da COVIP, sono circa 2 milioni, per un valore di risparmio accumulato e destinato alle future prestazioni di circa 40 Mld di uro. Abbiamo chiesto di essere ascoltati da questa autorevole Commissione Parlamentare per spiegare perché l approvazione dell articolo 15 del ddl concorrenza sarebbe un grave errore, tant è che ne raccomandiamo lo stralcio, rinviando la trattazione della materia a un provvedimento organico e complessivo in tema di previdenza, sia di primo sia di secondo pilastro. Come ha recentemente ricordato anche il Ministro Poletti, in occasione della relazione annuale della COVIP, la previdenza complementare in Italia è e resta un supporto essenziale per colmare le difficoltà del primo pilastro in regime contributivo. Ciò, soprattutto, per garantire ai futuri pensionati dei tassi di sostituzione che assicurino una vita post lavorativa dignitosa. Come si legge a pagina 54 della relazione di accompagnamento (Atti Parlamentari XVII Legislatura, Camera dei Deputati 3012), i tecnici del dicastero proponente si sono premurati di consultare tutte le parti coinvolte dalla proposta di provvedimento. Nel nostro caso ciò non è avvenuto ed è un vero peccato. Infatti avremmo potuto spiegare per tempo diverse cose che non sembrano esser state considerate dagli estensori dell articolo. Per altro va detto che la materia previdenziale, solitamente, è oggetto di trattazione, con tanto di contraddittorio costitutivo, da parte del Ministero del Lavoro e del Welfare. Per cui è anche comprensibile che il Ministero dello Sviluppo Economico, nell affrontare un tema che non rientra nel suo perimetro abituale, abbia assunto più l ottica dell industria, cioè di chi offre, e non di chi domanda. Si capisce, allora, perché ne sia uscita una proposta del Pagina 2
3 tutto dimentica dei problemi di asimmetria informativa che si è inteso risolvere per tramite dei Fondi Pensione Negoziali. Non si capisce, tuttavia, quale sia la vera genesi dell articolo 15 che, in tema di portabilità dei fondi pensione (lett.c), cosa che già esiste, vi aggiunge il diritto a trasferire la continuità del contributo datoriale anche al di fuori del sistema dei Fondi Negoziali. Quindi a favore dei Fondi Aperti e, soprattutto, dei PiP, cioè dei prodotti assicurativi. Nel caso in questione sembra mancare del tutto il presupposto giuridico che sta alla base degli altri articoli del ddl concorrenza. Come si legge, infatti, nella sua presentazione alle Camere, esso è stato predisposto in attuazione dell art. 47 della legge 99/2009, cioè per rimuovere gli ostacoli regolatori segnalati periodicamente dall Autorità garante della concorrenza (AGCM). Ebbene, non esiste alcuna segnalazione da parte di tale Autorità che dimostri l esistenza di ostacoli alla concorrenza nel mercato della previdenza complementare. Tale mercato, così come tutti i soggetti che vi operano, sono sottoposti alla vigilanza di un'altra authority, la COVIP, che paradossalmente ma anche significativamente non appare mai citata, né nell accompagnatoria, né nel corpo del ddl. Mancando questa dimostrazione, la proposta di agevolare e rafforzare la portabilità dei fondi pensione estendendola al contributo datoriale, è chiaramente infondata. Con l art. 15 (lett.a), si propone, dunque, la soluzione di un problema che nessuno ha mai lamentato e documentato oggettivamente. Se il provvedimento diventasse legge dello Stato, si finirebbe solo col creare dei seri problemi per cui occorrerà, poi, fare nuove leggi riparatrici. Tuttavia, i danni prodotti, tra cui la crescente sfiducia nei confronti della previdenza complementare, potrebbero risultare irrisolvibili. Non dimentichiamo, infatti, che l art. 15 viene proposto dal Governo a distanza di soli pochi mesi dopo l elevazione della tassazione sui rendimenti del risparmio previdenziale, introdotta con la Legge di Stabilità, dando l immagine di un approccio emergenziale e disorganico a una materia tanto delicata come il futuro pensionistico degli italiani. Tutta l argomentazione proposta dai tecnici del MISE, tesa a un supposto recupero di efficienza del mercato previdenziale, appare alimentata dalla sostanziale incomprensione Pagina 3
4 di che cosa siano i Fondi Pensione Negoziali, equiparandoli con gli omologhi del nord Europa. Oltre al fatto che si confronta una storia centenaria con quella poco più che decennale dei nostri, vi sta il fatto che i Fondi Negoziali italiani siano essenzialmente dei consorzi di acquisto e non degli enti gestori. Essi infatti, in ottemperanza alle Leggi vigenti, non impiegano direttamente i risparmi che ricevono dagli aderenti, ma li raggruppano in comparti e li danno in gestione a operatori specializzati, dopo averli messi in concorrenza tra di loro, selezionandoli in base ai costi e ai regimi commissionali. Il perché di questa impostazione è presto detta; sia l esperienza sia l analisi teorica mostrano che l offerta di piani pensionistici individuali è tendenzialmente affetta da alti costi operativi e, quindi, da bassi rendimenti netti effettivi, cioè al netto delle commissioni di gestione. Senza contare che il singolo lavoratore che sceglie di trattare individualmente la propria posizione previdenziale di secondo pilastro incorre facilmente in asimmetrie informative a proprio scapito, così come in altri tipi di bias che giustificano, tra l altro, l obbligatorietà del primo pilastro a gestione pubblica. Il rimedio sta nella separazione verticale tra la raccolta del risparmio previdenziale, da una parte, e l allocazione della sua gestione, dall altra, ad opera di operatori specializzati, messi in concorrenza fra di loro. Esattamente il modello disegnato per i Fondi Negoziali con il D.Lgs 252/05 e che ora si vorrebbe cambiare. Incomprensibilmente. Tenendo presente, altresì, che l aver obbligato i nostri Fondi ad operare prevalentemente in modalità indiretta, allocando il risparmio a gestori esterni, è senz altro tra i motivi per cui non c è mai stato alcuno scandalo che li abbia coinvolti. Tuttavia, siccome la difesa dell esistente lascia sempre il sospetto che si voglia proteggere qualche rendita di posizione, non ci sottraiamo, qui, al confronto con le tesi a supporto dell articolo 15. Come si legge nell accompagnatoria inviata alle Camere per la discussione: gli obiettivi di medio periodo risultano l aumento della concorrenza e della contendibilità dei mercati e dei servizi cui si aggiunge anche quello dell aumento della sostenibilità del settore previdenziale e del risparmio intergenerazionale, spingendo i lavoratori a individuare e scegliere quelli (i Fondi Pensione) in grado di garantire rendimenti più elevati (pag. 49 e 50 Atti Parlamentari XVII Legislatura, Camera dei Deputati 3012). Evidentemente chi ha stilato la proposta, pur con il lodevole obbiettivo di Pagina 4
5 ampliare il mercato del risparmio previdenziale, ritiene che i Fondi Pensione Negoziali siano una realtà del tutto inefficiente. Dimostreremo, quindi, che tale opinione è destituita da ogni fondamento fattuale. Come viene richiamato nell accompagnatoria, il grado di efficienza della previdenza complementare si riverbera nei rendimenti a favore del montante pensionistico del singolo aderente. Se consideriamo quelli medi, al netto delle imposte, calcolati e pubblicati dalla COVIP, scopriamo che quella dei Fondi Pensione Negoziali è una storia di successo, come dimostra la seguente Tabella. RENDIMENTI DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE Media Dev.St. FP Negoziali -6,3% 8,5% 3,0% 0,1% 8,2% 5,4% 7,3% 3,7% 0,05 FP Aperti -14,0% 11,3% 4,2% -2,4% 9,1% 8,1% 7,5% 3,4% 0,09 PIP "nuovi" -24,9% 16,3% 5,2% -5,7% 8,9% 12,2% 7,2% 2,7% 0,14 Rival. TFR 2,7% 2,0% 2,6% 3,5% 2,9% 1,7% 1,3% 2,4% 0,01 Fonte: elaborazione su dati ufficiali COVIP. Se consideriamo l anno che abbiamo alle spalle, possiamo osservare che, mentre la rivalutazione del TFR risente della fase di deflazione che l ha portato al suo minimo storico, cioè l 1,3%, i Fondi Pensione Negoziali hanno chiuso con un + 7,3%; i PiP, con un + 7,2%, mentre i Fondi Aperti hanno avuto una performance solo leggermente migliore, con un + 7,5%. Se però valutiamo l intero arco temporale di questi anni di turbolenza finanziaria, a partire dal 2008, scopriamo che i Fondi Negoziali hanno reso di più, in media, e con una minore volatilità. Ecco perché si tratta di una storia di successo; ma non è finita qui. Quello che più rileva per il singolo aderente non è il rendimento di per sé, ma quanta parte di esso rimanga ad alimentare il suo montante, dopo aver pagato le commissioni di gestione. Proprio per la loro logica costitutiva, i Negoziali hanno un costo medio - ISC calcolato da Covip su orizzonti trentennali che è poco più di un decimo rispetto ai PiP. Vuol dire che a parità di versamenti nominali e di rendimenti annui, gli aderenti ai Negoziali otterranno sempre molto di più rispetto a chi avesse optato per un PiP. Questo Pagina 5
6 indipendentemente dal contributo datoriale, che non fa che incentivare ed incrementare un percorso virtuoso alla previdenza di secondo pilastro. Per capirci, basta fare due conti: Piero e Paolo accantonano ogni anno 1.000, per 35 anni. Se li mettessero sotto il materasso, alla fine avrebbero entrambi la stessa somma; siccome danno in gestione il denaro che accantonano, ottengono entrambi un rendimento medio annuo, al netto delle imposte, del 3%. In pratica, tale percentuale costituisce il tasso di capitalizzazione composta per trovare il capitale a fine periodo (montante). Per fare i calcoli esatti, però, bisogna detrarre i costi, cioè le commissioni che vanno riconosciute al gestore; Piero paga una commissione media annuale dello 0,23% sul capitale (aderisce a un Fondo Pensione Negoziale); Paolo, invece, riconosce una commissione media dell 1,63% (aderisce ad un PiP). In pratica, è come se Piero capitalizzasse al tasso del 2,77% e Paolo all 1,37%. E poco più di un punto percentuale di differenza, che si traduce però, dopo 35 anni, in una grossa somma di denaro; Piero, infatti, si ritroverà col 31% in più di Paolo. Ecco dove sta il problema in materia previdenziale: che dei piccoli errori che si commettono oggi ci vuole qualche decennio per accorgersene; quando ormai è troppo tardi. Ed è uno dei motivi per cui la mano pubblica, con un po di sano paternalismo, interviene direttamente in materia, con la gestione del primo pilastro a contribuzione obbligatoria. Siccome, però, con l invecchiamento della popolazione cresce il numero di quella inattiva, che percepisce prestazioni sociali, rispetto a quella che lavora e versa i contributi previdenziali, sale quindi il tasso di dipendenza mentre il tasso di sostituzione viene sospinto in basso; diminuisce, cioè, il valore della pensione rispetto all ultimo stipendio. Ecco perché quasi tutti i Governi dei Paesi occidentali hanno introdotto una logica multipilastro. Mentre il primo, quello pubblico, quasi sempre si basa su di un sistema a ripartizione - chi lavora versa i contributi con cui si pagano le pensioni correnti - gli altri due, lasciati all autonomia negoziale, si basano su di un sistema a capitalizzazione individuale; basato, cioè, sulla costituzione di riserve effettive. La somma delle rendite che arriveranno dai diversi pilastri rimpolperanno il tasso di sostituzione. Tuttavia, siccome per alimentare questa logica composita, i lavoratori devono effettuare un doppio, se non un triplo, pagamento, lo Stato interviene con delle agevolazioni fiscali, mentre ad ulteriore Pagina 6
7 supporto di tale incentivo le parti sociali hanno inventato il contributo datoriale ; ma per alimentare un circolo virtuoso, non per remunerare le reti di vendita dei PiP, o dei Fondi Aperti! Sempre in materia di rendimenti, sembra che si sorvoli sul fatto che il risparmio previdenziale, una volta raccolto, venga effettivamente gestito da un ridotto numero di grandi operatori specializzati (SGR), come si evidenza nella seguente Tabella. FPC: QUOTE DI MERCATO GESTORI FINANZIARI AL 31/03/2014 FONTE: BOLLETTINO STATISTICO MEFOP N.52. Si tratta di un altro aspetto sul quale gli osservatori poco avvezzi cadono facilmente in errore; siccome si pensa ai Fondi Pensione Negoziali come fossero dei gestori, Pagina 7
8 vedendone la numerosità e, in alcuni casi, la scarsa dimensione se ne conclude che da una struttura frammentata non possa che derivare una scarsa efficienza. Da qui l idea di innescare, proprio attraverso il rafforzamento della portabilità, un processo di concentrazione del settore. Il fatto vero, però, è che la concentrazione del risparmio previdenziale esiste già! Siccome i nostri Fondi, come più volte detto, operano da collettori ma non da gestori, alla fine i mandati di gestione tendono a convergere su di un limitato numero di grandi operatori (SGR) di emanazione bancaria e assicurativa, per lo più di livello internazionale, portando a rendimenti non molto dissimili fra di loro. Proprio per questo è più importante ridurre l incidenza dei margini commissionali, che illudersi di trovare il gestore col tocco di re Mida. Oltre al diverso onere commissionale, c è un'altra differenza importante con i PiP e i Fondi Aperti. Sta nel fatto che quando scegli questi ultimi ti leghi a un certo gestore, mentre il Fondo Negoziale può intrattenere rapporti con più SGR, dare indicazioni orientative in merito all asset allocation strategica e, soprattutto, cambiare gestore di tanto in tanto. Soprattutto se le performance non soddisfano, ma anche perché ogni tanto, i soldi bisogna contarli, come recita un adagio in uso nel mondo della finanza. E il modo migliore per farlo sta nel chiudere e riaprire le posizioni. Una soluzione che, se reiterata a livello di singolo risparmiatore e per piccole cifre, verrebbe penalizzata dagli alti costi amministrativi (switching costs). Ecco riemergere la valenza collettiva del risparmio previdenziale di secondo pilastro, del tutto trascurata dagli estensori dell articolo 15. Verrà spontaneo porsi un'altra domanda: perché i Fondi Pensione Negoziali costano molto meno rispetto ai PiP? Senz altro, perché non hanno costi di rete (venditori), visto che il bacino di riferimento è delimitato dalla contrattazione collettiva - per questo si dicono anche fondi chiusi. Infatti, sono le parti sociali a promuoverli. Ai bassi costi di struttura viene aggiunto il trasferimento delle commissioni (fees) negoziate coi gestori, poi null altro; perché i Fondi Negoziali sono enti no profit. E qui viene il bello; qual è la ragione economica di un intervento pubblico a scapito di chi, non cercando un profitto per sé, non può ridurre il surplus del consumatore/lavoratore? Se si va a leggere i testi scientifici che parlano dell intervento dello Stato per favorire la concorrenza si scopre che il suo presupposto sia quello di favorire il benessere sociale economico. Tant è che tali interventi Pagina 8
9 vengono solitamente segnalati e auspicati dalle authority antitrust, quando rilevano che i prezzi di mercato si stacchino troppo dai costi marginali, consentendo delle rendite monopolistiche. Peccato che, come detto sin dall inizio, l Autorità garante della concorrenza (AGCM) non abbia fatto alcuna segnalazione a carico della previdenza complementare. Perché, quindi, si mette in difficoltà la solidarietà a favore del profitto, per quanto lecito? Verrà da dire che l articolo 15 apre alla concorrenza anche in favore dei Fondi Chiusi, che quindi non sarebbero più tali, cioè circoscritti ai singoli settori contrattuali, e potrebbe ben succedere che ad attrarre nuove adesioni, a scapito di altre forme complementari possa essere un Fondo Pensione Negoziale. Il tema è estremamente delicato; resta il fatto che per procedere su questa via i nostri Fondi dovrebbero organizzare delle loro reti di vendita, aumentando i costi di gestione da caricare sugli aderenti. Tenendo presente che stiamo parlando di veicoli, che si pretende di mettere in diretta concorrenza, con dei prodotti, sarebbe come se si volesse imporre di far pagare il biglietto per entrare in chiesa, per mettere sullo stesso piano il costo di andare al cinema. C è un solo punto critico riguardo ai Fondi Pensione Negoziali che vale la pena di menzionare. Riguarda la staticità delle adesioni. Si tratta di un problema che affligge prevalentemente i Negoziali, superati di buona lena dai PiP (nuovi), che appaiano ben più dinamici, in forza delle robusta rete di vendita messa in campo dal comparto assicurativo. Facendo altresì sospettare che esista qualche altro elemento di maggiore attrattività, soprattutto rispetto ai Fondi Pensione Negoziali. Tuttavia, su tale confronto e sulle conclusioni immediate che se ne potrebbero trarre, va posata una particolare avvertenza. E innegabile che il dato per i nostri Fondi chiusi si avvicini al saldo zero (entrate = uscite), complice il permanere della crisi della nostra economia nazionale che porta a carriere lavorative intermittenti, nonché alla crescita della disoccupazione che impedisce, di fatto, qualsiasi accantonamento previdenziale. Tuttavia, il dato positivo, sia dei PiP che, in parte, dei Fondi Aperti, nasconde un elemento di sostanziale fragilità dei loro meccanismi di adesione. Infatti, se proviamo a considerare l evoluzione di quella che potremmo chiamare posizione media capitaria, dividendo il saldo Pagina 9
10 delle risorse destinate alle future prestazioni per il numero degli aderenti risultanti a fine anno, come indicato nella Tabella sottostante, scopriamo un andamento ben diverso rispetto a quello che osserviamo per il volume delle adesioni. La posizione media capitaria cresce del 15,3% nel caso dei Fondi Pensione Negoziali; cresce dell 8,9% nel caso dei Fondi Aperti, mentre nei PiP cresce solo del 5,4%. Per quale motivo? Perché mentre gli iscritti ai Fondi Negoziali dimostrano una maggiore regolarità contributiva, sostenuti anche dal contributo datoriale, negli altri due casi, e massimamente nei PiP, il fenomeno delle anticipazioni e delle sospensioni nei versamenti è molto più corposo e frequente. Un aspetto che è stato debitamente sottolineato anche dalla Relazione per l anno 2014 della COVIP: è in aumento il numero degli iscritti che non versano contributi, con una prevalenza del fenomeno tra le adesioni individuali (ndr PiP) rispetto alle collettive e tra i lavoratori autonomi rispetto a quelli dipendenti. Quindi, non è vero che queste forme gestite direttamente dal mondo assicurativo e bancario siano più attraenti perché più efficienti. Quello che è senz altro vero è che hanno una rete di vendita efficace, focalizzata più sulla conquista di nuovi clienti, che sul mantenimento di un rapporto equilibrato sul fronte contributivo. Non bisogna mai dimenticare, però, che la rete di vendita è anche un costo, che finisce nei caricamenti commissionali a scapito del montante individuale e quindi delle future rendite pensionistiche. Per altro, la differente dinamica della posizione media capitaria spiega perché il mondo assicurativo che da vita ai PiP sia così interessato a poter beneficiare anch esso del contributo datoriale; perché, da una parte, rimpinguerebbe le posizioni, dall altra, garantirebbe una maggiore stabilità dei flussi contributivi. Pagina 10
11 Dic Dic Var. % FPN Risparmio accumulato destinato alle prestazioni , ,00 14,9% Adesioni , ,00-0,3% Posizione media capitaria , ,35 15,3% FPA Risparmio accumulato destinato alle prestazioni , ,00 16,4% Adesioni , ,00 7,0% Posizione media capitaria , ,73 8,9% PIP Risparmio accumulato destinato alle prestazioni , ,00 21,2% Nuovi Adesioni , ,00 15,0% Posizione media capitaria 6.427, ,30 5,4% Elaborazione su dati COVIP. In pratica, l operatore che dovrebbe limitarsi a dar corpo al terzo pilastro - cioè il risparmio individuale gestito come aggiunta complementare al primo pilastro pubblico e al secondo di carattere privato, ma organizzato in modo collettivo - sta cercando di scalare le posizioni, assumendo sempre più un ruolo da protagonista sul fronte del secondo pilastro vero e proprio, dove entrano in gioco tutti i flussi trasferiti dalle aziende a favore dei lavoratori. Bisogna tenere in debito conto, però, due questioni. Innanzitutto è impensabile, anche tecnicamente, che i PiP possano operare sul fronte degli investimenti alternativi, a favore del rilancio dell economia italiana. Quindi, non è con i PiP che si può innescare ed alimentare un circolo virtuoso tra risparmio previdenziale e crescita dell economia reale. Inoltre, se è vero, come è vero, che i PiP soffrono maggiormente delle sospensioni contributive degli aderenti, è anche vero che sono meno capaci e interessati ad affrontare i casi di sospensione contributive connesse a patologie aziendali (es. procedure concorsuali). Dove può capitare che il Giudice delegato disponga che a insinuarsi al passivo non sia il lavoratore, bensì il Fondo Pensione. Proprio in questi casi si assiste alla valenza mutualistica dei Negoziali, che intervengono per più di un lavoratore, mentre PiP e Fondi Aperti abbandonano la pretesa per l evidente sproporzione del costo da caricare sulla singola pratica, rispetto al beneficio ottenibile per la compagnia. Pagina 11
12 Sempre in merito al tema delle adesioni va ricordato, infine, che la COVIP, proprio nella sua ultima relazione, abbia sottolineato come nel settore dei fondi negoziali si iniziano a intravvedere segnali di un nuovo dinamismo. E atteso un incremento significativo delle adesioni nel settore edile, dove è stato introdotto un meccanismo di adesione automatica innovativo che prevede il coinvolgimento, mediante il contributo datoriale, di tutti i lavoratori dipendenti del settore, per una platea di riferimento pari a unità. C è da dubitare che le parti sociali del settore edile abbiano dato vita a questa innovazione per alimentare i frutti commissionali delle reti di vendita del mondo assicurativo. Mentre è assai probabile che se l articolo 15 uscisse confermato dall iter parlamentare nessun altro settore seguirà l esempio degli edili. Sperando, a questo punto, di aver dimostrato l insussistenza delle critiche implicitamente mosse ai Fondi Pensione Negoziali, è giunto il momento di sintetizzare quali siano i pericoli in cui si incorrerebbe con l introduzione dell articolo 15 nel nostro ordinamento. Prima di tutto, si metterebbero in competizione dei veicoli (i Fondi Negoziali), con dei prodotti (i PiP), facendo saltare la logica multi-pilastro su cui poggia il nostro sistema pensionistico. Dove i suoi tre elementi costitutivi, a partire da quello pubblico a carattere obbligatorio, non dovrebbero essere alternativi, ma complementari l uno con l altro. Ciò, proprio per assicurare dei tassi di sostituzione più soddisfacenti. Così facendo si imboccherebbe un approccio scorretto alle asimmetrie informative che caratterizzano tale mercato, disconoscendo i meriti delle leggi istitutive della previdenza complementare, nonché il lavoro svolto negli ultimi 15 anni dalle parti sociali in termini di vera sussidiarietà. Secondo, i lavoratori verrebbero incentivati a transitare per i nostri Fondi, al solo fine di acquisire il diritto al contributo datoriale, mentre i Fondi Aperti e i PiP sarebbero incentivati a preferire questa tipologia di clienti, con tanto di dote pagata dalle imprese. Ecco perché affermiamo che i nostri aderenti diventerebbero un terreno di caccia a scapito delle nuove adesioni effettive al sistema di secondo pilastro. E chiaro, quindi, che l effetto complessivo sarebbe del tutto a somma zero, visto che toglie a qualcuno, ciò che concede ad altri. Senza dimenticare che non esiste alcun divario significativo nei rendimenti delle gestioni, Pagina 12
13 tale da giustificare la migrazione in uscita dai Fondi Negoziali. Per cui si deve temere che le reti di vendita del mondo assicurativo andranno ad insidiare i nostri aderenti raccontando che le sospensioni contributive o le anticipazioni, presso di loro, saranno possibili in qualsiasi momento. Se questa è la libera concorrenza, non è quella che serve alla previdenza. Terzo, una criticità ancor più rilevante è che questa apparente liberalizzazione comporterà una maggiore discontinuità dei flussi finanziari a favore del singolo Fondo Pensione, in ragione dei possibili trasferimenti di posizione verso un altro Fondo, o di un PiP. Inevitabilmente ciò spingerà la gestione del risparmio previdenziale verso gli asset class più liquidi e con ottiche più di breve termine. Il Governo, e in particolare il dicastero proponente, molto probabilmente non ha svolto nessuna valutazione d impatto a medio termine e non si è reso conto che la misura proposta operi in senso opposto a quello del rafforzamento dei Fondi Pensione quali investitori di lungo periodo. Da ultimo, entrando nel merito della questione da un punto di vista sia giuridico sia politico, si dimentica, che il contributo datoriale è frutto di un equilibrio contrattuale complessivo tra le organizzazioni sindacali di rappresentanza dei lavoratori e le parti datoriali che, in modo lungimirante, hanno deciso di destinare al futuro previdenziale una parte della retribuzione del lavoratore. In questa logica il contributo datoriale deve considerarsi da un lato un costo contrattuale, dall'altro, un elemento di finanziamento del fondo bilaterale chiamato a gestire la raccolta dei contributi per la previdenza complementare in base a contratti collettivi nazionali. La messa in discussione di questo principio non solo incide sull autonomia contrattuale collettiva ma mette in discussione la natura dei fondi come secondo pilastro di un sistema che vede nella previdenza complementare una necessaria forma di sussidiarietà. In questo senso è di tutta evidenza che il contributo datoriale non ha nulla a che vedere con la concorrenza. Esso è, come detto, il frutto di un accordo negoziale, espressione di una volontà negoziale libera che deve trovare nel nostro ordinamento piena tutela secondo i principi fondamentali del diritto civile. Pagina 13
14 Negativa, a nostro avviso, è anche la proposta (art.15, lett. a) di consentire la possibilità dei fondi negoziali di raccogliere sottoscrizioni anche tra lavoratori appartenenti a categorie professionali diverse da quella di riferimento. Questa previsione che apre i fondi negoziali al di fuori dell ambito fisiologico legato alla loro origine contrattuale collettiva si pone in evidente incongruenza rispetto all impianto attualmente vigente, basato sulla centralità della contrattazione collettiva anche nell individuazione del bacino di riferimento della forma pensionistica complementare negoziale. Sul punto, va inoltre rilevato che, aprendo il fondo negoziale oltre i suoi naturali confini, si finirebbe per renderlo alla stregua di un fondo aperto, senza che ne abbia i requisiti richiesti dalla normativa vigente, in termini di governance, di struttura e rete di promozione, di assetto organizzativo e di struttura nonché avuto riguardo alle finalità di strumento profit. Per tutti questi motivi ci permettiamo di fare affidamento sul contributo al dibattito parlamentare che potrà venire da questa autorevole Commissione affinché il Disegno di Legge sulla Concorrenza possa essere adeguatamente emendato, stralciando del tutto l articolo 15, in quanto infondato e incoerente con il sistema complessivo. Per quel che ci riguarda, rimane fermo l impegno ad apportare quei correttivi che ci consentono di cogliere le occasioni di crescita. In questo senso, occorre seriamente pensare a promuovere la razionalizzazione e l accorpamento di alcuni fondi pensione, tenuto conto che fondi dimensionalmente più strutturati possono garantire patrimoni importanti e vantaggiose economie di scala, movimentando risorse più consistenti, capaci di contribuire agli investimenti nell economia reale e allo sviluppo di cui il Paese ha bisogno. Sotto questo profilo, è giunto infatti il momento di uscire dalla logica della prudenza per passare a quello della crescita. La gestione di questi anni ci ha visto vincenti. Oggi, però, dobbiamo avere anche il coraggio di utilizzare una parte di questo risparmio previdenziale per rimettere in moto il nostro Paese. Perché se non lo facciamo non riusciremo ad aumentare le opportunità di lavoro, sia alla platea degli aderenti, che a quella dei potenziali tali. E chiaro, infatti, che se non c è continuità occupazionale non ci può essere Pagina 14
15 neppure la possibilità di accumulare risparmi per la propria pensione. Per questo dobbiamo contribuire a innescare un circolo virtuoso. Con questo obiettivo, bisogna necessariamente passare a una governance ancora più efficace ed efficiente di quella sinora messa in campo, con le competenze tecniche adeguate. Da ultimo, abbiamo una chance importante da giocare: quella di creare un welfare integrato per far capire che scegliere il Fondo Pensione Negoziale è una scelta vincente, per più di un motivo. Tuttavia, non si può chiedere agli attori della sussidiarietà orizzontale di fare di più e meglio quando le norme cambiano in modo disorganico, creando incertezza e offrendo ai potenziali aderenti alla previdenza integrativa solo dei motivi ulteriori per stare lontana da essa. Spetta al Governo e al Parlamento ristabilire quel clima di collaborazione e di fiducia che è stato alla base della riforma realizzata con il D.Lgs. n. 252/2005, premessa indispensabile per il rilancio del sistema del secondo pilastro e per l impiego produttivo del risparmio previdenziale dei lavoratori italiani coerentemente con gli obbiettivi sanciti dagli articoli 38 e 47 della nostra Costituzione. Vi ringraziamo per l attenzione. Pagina 15
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