Source: http://pianetasicurezza.org/Sentenze/Commento003.html
Timestamp: 2020-08-15 16:03:39+00:00

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Commento del geom. Augusto Ferraioli di Pianeta Sicurezza Srl
Anche se si tratta di un provvedimento di annullamento di una sentenza di assoluzione e di rinvio a nuovo giudizio, presso altra sezione della Corte Territoriale, gli argomenti trattati e i problemi esaminati sono estremamente interessanti da diversi punti di vista.
A “valle” di un grave incidente mortale, determinato dal crollo di un pilastro in fase di demolizione, emergono responsabilità dei diversi soggetti coinvolti a vario titolo nei lavori; dal Committente, progettista, direttore dei lavori, CSE e alla Ditta esecutrice.
Emergono gravi lacune nella progettazione – analisi preventiva del manufatto – modalità e tecniche di intervento – procedure di sicurezza – da cui ne dovrebbero derivare responsabilità dei soggetti interessati.
Nel dispositivo si ragiona attorno alle procedure da adottare nei lavori su manufatti vetusti su cui non vi sono certezze costruttive e statico-strutturali, si giunge alla conclusione che si dovrebbe procedere per gradi successivi, con verifiche ed approfondimenti in corso d’opera. Temi di estremo interesse anche in relazione ai fatti che si sono succeduti nel secondo semestre del 2011 e l’inizio del 2012, basti citare il crollo di Barletta.
Nei vari passaggi, rito abbreviato e sentenze del tribunale e della Corte di appello territoriale, gran parte degli imputati vengono assolti, con varie motivazioni.
Uno degli argomenti interessanti del provvedimento, con cui la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione del committente, si riferisce alle responsabilità dello stesso e alle procedure di controllo e verifica che deve esercitare sui diversi soggetti incaricati.
Il legale degli imputati, scrive nella memoria difensiva, con cui si oppone ai ricorsi che chiedono l’annullamento della sentenza di assoluzione: “Le censure sul punto, quindi, sarebbero del tutto infondate perché basate su una errata interpretazione del dettato legislativo. Invero, con riferimento alla culpa in eligendo, era pacifico che il committente avesse nominato, per gli incombenti tecnici previsti dalle norme, professionisti validi ed esperti; mentre, con riferimento alla culpa in vigilando, il controllo spettante al committente non poteva che essere formale, come esattamente ritenuto dalla corte territoriale.”
Nella sentenza di annullamento, la cassazione scrive:
“1 -A) Il primo argomento posto dalla corte territoriale a sostegno della decisione contestata attiene alla sussistenza del profilo di colpa specifica riscontrato nella condotta dell'imputato in relazione all'obbligo, si assume nella sentenza, della "verifica dei documenti di cui al Decreto Legislativo n. 494 del 1996, articolo 4, comma 1, lettera a) e b) attribuita al committente o responsabile dei lavori dall'articolo 3 citato decreto". A tale proposito, si afferma, da parte della stessa corte, che la verifica di tali documenti ha solo "carattere formale", posto che la redazione degli stessi è attribuita a tecnici appositamente incaricati dal committente che la legge non prevede debba possedere specifiche competenze in materia. Affermazione dalla quale dovrebbe conseguire la conclusione secondo cui il committente avrebbe solo il compito di individuare le figure professionali che devono operare nel cantiere, di comunicare agli enti preposti al controllo la verifica della redazione dei piani di sicurezza, di verificare che il tecnico preposto svolga le sue funzioni di controllo dell'operato delle imprese esecutrici, non anche quello di accertarsi del rispetto nel cantiere della normativa antinfortunistica.
In realtà, il Decreto Legislativo n. 494 del 1996, articolo 6, comma 2, come sostituito dal Decreto Legislativo n. 528 del 1999, articolo 6, prevede che "La designazione del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l'esecuzione, non esonera il committente o il responsabile dei lavori dalle responsabilità connesse alla verifica dell'adempimento degli obblighi di cui all'articolo 4, comma 1, e articolo 5, comma 1, lettera a)". Il legislatore, dunque, nella delicata materia della sicurezza dei cantieri e della tutela della salute dei lavoratori, ha ritenuto, oltre che di delineare specificamente gli obblighi del committente -che è il soggetto nel cui interesse sono eseguiti i lavori- e del responsabile dei lavori, anche di ampliarne il contenuto, prevedendo a carico degli stessi un obbligo di verifica dell'adempimento, da parte dei coordinatori, degli obblighi su loro incombenti, quale quello consistente, non solo nell'assicurare ma anche nel verificare il rispetto, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento, nonché la corretta applicazione delle procedure di lavoro. Al committente, dunque, specie se, come nel caso oggi in esame, rivesta anche il ruolo di responsabile dei lavori, non è attribuito dalla legge il compito di verifiche solo "formali", bensì di eseguire controlli sostanziali ed incisivi su tutto quanto riguarda i temi della prevenzione, della sicurezza del luogo di lavoro e della tutela della salute del lavoratore e di accertarsi, inoltre, che i coordinatori adempiano agli obblighi sugli stessi incombenti in tale materia.”
Dunque la Corte ribadisce un principio importante, lo “spessore” del controllo del committente non può e non deve essere formale – la responsabilità sul comportamento dei soggetti incaricati non può essere eluso.
Le motivazioni utilizzate dalla Corte dovrebbe far riflettere sulle modifiche apportate al D. Lgs. 81/08, nel 2009, al Titolo IV capo I, che intervenendo su due questioni come quella dell’applicazione delle norme generali di sicurezza di cui all’art. 15 e sul soggetto titolato a coordinare l’applicazione delle stesse in fase di progettazione, ne ha secondo noi depotenziato l’effetto.
La sentenza della Corte, entra successivamente nel merito di una questione assai rilevante, che in più occasioni abbiamo posto all’attenzione del dibattito, la qualità del PSC e dei POS, la qualità dell’attività del CSP e del CSE.
Il tema è di notevole rilievo, perché ha ricadute dirette, su un tema su cui negli ultimi anni si è registrata una ”declinazione” negativa, con incarichi affidati per pochi euro, senza badare allo spessore professionale e tecnico – una vera e propria “cannibalizzazione” degli incarichi di CSP e CSE.
La Corte scrive nella sentenza:
“Proprio all'errata interpretazione della norma si devono, peraltro, le contraddittorie conclusioni alle quali è pervenuto il giudice del gravame, il quale non si è chiesto se le forti critiche da lui stesso svolte alla redazione del piano di sicurezza e di coordinamento (laddove ha osservato che nessuna analisi dei rischi era stata eseguita e nessuna misura di sicurezza era stata prevista per l'esecuzione dei lavori in questione) non fossero tali da incidere sulla stessa posizione dell'imputato perché rivelatrici di precisi profili di colpa in capo allo stesso in relazione, sia alla scelta, in quanto committente dei lavori, dei tecnici incaricati della redazione del piano, sia agli obblighi, allo stesso imposti dalle norme sopra richiamate, di accertare che detti tecnici si fossero fatti adeguatamente carico dei temi della prevenzione, della sicurezza del luogo di lavoro e della tutela della salute del lavoratore.”
Il Committente in questa fase storica, spesso incarica il soggetto che si offre al “prezzo” più basso, prescindendo dalla qualità tecnico professionale.
Più volte abbiamo sottolineato che un conto è porre il problema delle “tariffe minime”, rispetto al tema assai rilevante del costo della consulenza, costo che non deve e non può prescindere da tempi – qualità e spessore tecnico dell’incarico.
Un tema rilevante, su cui si deve sviluppare una riflessione più ampia, su cui vi deve essere una maggiore sensibilità dei Committenti pubblici e privati.
Molti altri temi sono desumibili dalla sentenza, alcuni dei quali proposti con continuità dalla corte di cassazione, tuttavia in questa sede noi abbiamo ritenuto utile ragionare attorno ad alcuni elementi riferiti alle responsabilità del committente, tramite una attenta lettura della sentenza si può allargare l’orizzonte a tutti i problemi contenuti nel provvedimento

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