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Timestamp: 2020-02-24 03:18:22+00:00

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Disposizioni in materia di incidenti rilevanti_LeggeReg n6_2008
LEGGE REGIONALE 7 maggio 2008, n.6 “Disposizioni in materia di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”.
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BERTOLINO 2006 NOVEMBRE Pareri dell'Ufficio legislativo e legale della Regione siciliana
9. Statuto Speciale Valle d'Aosta 9. Titolo
LR 15_2008_Trasparenza Regione Puglia
N. 76 suppl.
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Bollettino Ufficiale della Regione Puglia - n. 76 suppl. del 14-5-2008
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LEGGE REGIONALE 7 maggio 2008, n.5 “Modifiche e integrazioni alla legge regionale 1 agosto 2003, n. 11 (Nuova disciplina del commercio)”.
LEGGE REGIONALE 7 maggio 2008, n.6
“Disposizioni in materia di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”.
1. La Regione Puglia con la presente legge disciplina, secondo quanto disposto dall’articolo 18, comma 1, del decreto legislativo 17 agosto
1999, n. 334 (Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose) e successive modifiche e integrazioni e in conformità con i principi e i cri- teri dettati dall’articolo 18, comma 1, della legge 24 aprile 1998, n. 128 (Disposizioni per l’adem- pimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee), le competen- ze amministrative in materia di attività a rischio
di incidenti rilevanti connessi a determinate
sostanze pericolose, al fine di prevenirli e di limitarne le conseguenze per l’uomo e per l’am- biente, secondo quanto previsto dall'articolo 72 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, (Conferimento di funzioni e compiti amministra-
tivi dello Stato alle regioni e agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59). Il d.lgs. 334/1999 nella presente legge si intende sempre come modificato e integrato dal decreto legislativo 21 settembre 2005, n. 238, che ha recepito la direttiva comunitaria 96/82/CE
del Consiglio, del 9 dicembre 1996, come modi-
ficata e integrata dalla direttiva 2003/105/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2003 (c.d. "Seveso Ter"), nonché con le eventuali successive modifi- cazioni e integrazioni.
2. Ai fini del comma 1, la Regione disciplina
l’esercizio delle funzioni istruttorie e di coordi-
namento dei diversi organi tecnici coinvolti, in particolare del Comitato tecnico regionale di cui all’articolo 8, al fine di ottimizzare la gestione dei rischi e garantire la sicurezza della popola- zione e la tutela dell'ambiente.
3. Ai fini del comma 1, la Regione disciplina lo
svolgimento delle funzioni di vigilanza e di con- trollo sugli stabilimenti e le aree a rischio di inci- dente rilevante.
4. La presente legge trova applicazione per gli
stabilimenti di cui all'articolo 2, comma 1, del d.lgs. 334/1999.
5. Per quanto non disciplinato dalla presente
legge trovano applicazione le disposizioni conte- nute nel d.lgs. 334/1999.
Art. 2 Funzioni regionali
1. La Regione, per garantire un’omogenea applicazione delle norme della presente legge, esercita le funzioni di indirizzo e coordinamento in materia di pericoli di incidente rilevante con- nessi con determinate sostanze pericolose.
2. Per le finalità di cui al comma 1:
a) la Giunta regionale emana direttive e specifi- che indicazioni applicative, tecniche e proce- durali in materia di rischi industriali e tecno- logici, ivi compresa la definizione dei costi di istruttoria di cui all’articolo 8, comma 12, nel
rispetto delle norme tecniche statali;
b) la Giunta regionale definisce le modalità per il coordinamento delle norme in materia di pianificazione urbanistica, territoriale e di tutela ambientale con quelle derivanti dal d.lgs. 334/1999 e dal decreto del Ministro dei lavori pubblici del 9 maggio 2001, preveden-
do anche opportune forme di concertazione tra gli enti territoriali competenti e gli altri soggetti interessati;
Repubblica 29 luglio 1982, n. 577 (Approvazione del regolamento concernente l’espletamento dei servizi antincendi) e degli altri organismi tecnici coinvolti nell'istrutto-
Giunta regionale emana le linee strategiche
programmatiche e le linee guida in materia
ria, nel rispetto di quanto previsto all'articolo
ispezioni e controlli nelle aziende a rischio
del d.lgs. 334/1999, nonché definisce le
incidente rilevante che insistono sull’intero
modalità per l'esercizio della vigilanza e del controllo, secondo quanto indicato agli artico- li 8, 9, 10, 11, 12, 17 della presente legge;
la Giunta regionale provvede all’individua- zione nonché alla perimetrazione delle aree a elevata concentrazione di stabilimenti perico-
losi, sulla base dei criteri definiti dall’articolo 13, comma 2, lettera a), del d.lgs. 334/1999;
b) adotta i provvedimenti discendenti dall’istrut- toria tecnica di cui agli articoli 9, 10 e 11 e stabilisce le modalità per l’adozione degli stessi, prevedendo l’integrazione dei procedi- menti di cui all’articolo 14;
Settore protezione civile della Presidenza della
Giunta regionale provvede, sentito l’Assessorato
c) assicura il coordinamento delle procedure di individuazione delle aree da destinare agli stabilimenti con quanto previsto dall’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 447 (Regolamento recante norme di semplificazione dei procedimenti di autorizzazione per la realizzazione, l’amplia- mento, la ristrutturazione e la riconversione di impianti produttivi, per l’esecuzione di opere interne ai fabbricati, nonché per la determina- zione delle aree destinate agli insediamenti produttivi, a norma dell’articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59), così come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2000, n. 440;
all’ecologia, al coordinamento con le disposizio-
attuative di cui alla lettera a) del comma 1 del-
l’articolo 108 del d.lgs. 112/1998, come modifi- cata dall’articolo 14 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 443;
l’Assessorato all’ecologia, di concerto con l’Assessorato urbanistica e assetto del territo- rio e con il Settore protezione civile della Presidenza della Giunta regionale, assicura il coordinamento tra i criteri e le modalità stabi- liti per l’acquisizione e la valutazione delle informazioni di cui agli articoli 6, 7 e 8 del
d.lgs. 334/1999 e quelli relativi alla pianifica- zione territoriale, urbanistica e dell’emergenza;
l’Assessorato all’ecologia coordina la raccol-
d) definisce le procedure per l'adozione degli interventi di salvaguardia dell'ambiente e del
delle informazioni relative all'applicazione
della presente legge al fine di favorire lo
scambio di informazioni in materia di preven- zione di incidenti rilevanti;
territorio in relazione alla presenza di stabili- menti a rischio di incidente rilevante;
e) fornisce al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare tutte le infor- mazioni necessarie per le comunicazioni di cui al comma 3, lettere c) e c-bis) dell’artico- lo 15, nonché per l’aggiornamento della banca dati di cui al comma 4 del medesimo articolo
Giunta regionale definisce i tempi in cui le
autorità competenti devono provvedere a disciplinare quanto previsto al comma 3.
3. La Regione disciplina, ai sensi dell’articolo 72 del d.lgs. 112/1998, l’esercizio delle compe-
del d.lgs. 334/1999, anche attraverso le
tenze amministrative in materia di incidenti rile- vanti. A tal fine:
procedure e gli standard di cui all’articolo 6-
quater del decreto legge 12 ottobre 2000, n. 279 (Interventi urgenti per le aree a rischio idrogeologico molto elevato e in materia di protezione civile, nonché a favore di zone col- pite da calamità naturali), convertito, con modificazioni, dalla legge 11 dicembre 2000, n. 365;
definisce le modalità per il coordinamento dei
soggetti che procedono all'istruttoria tecnica, raccordando le funzioni dell'Agenzia regiona-
protezione ambientale (ARPA) Puglia con
quelle del Comitato tecnico regionale di cui all'articolo 20 del decreto del Presidente della
f) cura lo scambio di informazioni, relative agli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti e alla banca dati sugli esiti della valutazione dei rapporti di sicurezza e dei sistemi di gestione della sicurezza, con il
Art. 3 Funzioni provinciali
1. Sono di competenza delle province le seguenti funzioni amministrative in materia di
pericoli di incidenti rilevanti connessi con deter- minate sostanze pericolose:
g) provvede alla predisposizione e adozione di appositi piani di intervento nelle aree perime- trate ai sensi della lettera d), nonché al coor- dinamento dello scambio delle informazioni fra tutti i gestori degli stabilimenti soggetti
agli obblighi di cui agli articoli 6 e 8 del d.lgs. 334/1999, situati nelle aree a elevata concen-
definizione, nell’ambito del piano territo-
riale di coordinamento provinciale (PTCP),
dei requisiti e criteri e delle eventuali ulterio-
prescrizioni inerenti la localizzazione degli
stabilimenti a rischio di incidente rilevante, fatto salvo quanto disposto dall’articolo 14 del d.lgs. 334/1999, in attuazione degli indi- rizzi regionali e anche sulla base di quanto previsto nel piano di assetto idrogeologico (PAI) di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 183
(Norme per il riassetto organizzativo e funzio- nale della difesa del suolo), e del documento regionale di assetto generale di cui alla l.r. 20/2001 e successive modificazioni e integra-
h) provvede alla individuazione degli stabili- menti, tra quelli di cui all’articolo 2, comma 1, del d.lgs. 334/1999, per i quali le possibili- tà o le conseguenze di un incidente rilevante possano essere maggiori a causa delle caratte-
ristiche dei luoghi, della vicinanza fra gli stes- si e delle sostanze pericolose in essi presenti ai sensi dell’articolo 12 del d.lgs. 334/1999;
l’adeguamento dei PTCP all’articolo 3 del decreto del Ministro dei lavori pubblici del 9 maggio 2001 (Requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territo- riale per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidenti rilevanti), per la localizza- zione degli stabilimenti a rischio di incidente
i) definisce il programma regionale dei controlli
l’organizzazione delle verifiche ispettive ai
sensi dell’articolo 25 del d.lgs. 334/1999;
j) provvede all’adozione degli indirizzi atti a consentire la localizzazione più adeguata dei nuovi stabilimenti, sia mediante specifici provvedimenti settoriali, in coerenza con il documento regionale di assetto generale (DRAG) o sue parti, di cui alla legge regiona- le 27 luglio 2001, n. 20 (Norme generali di governo e uso del territorio) e successive modifiche e integrazioni, nonchè con ogni altro strumento regionale di pianificazione territoriale vigente, sia mediante lo stesso DRAG o sue parti;
l’approvazione delle eventuali varianti urba-
nistiche comunali, ai sensi dell’articolo 5 del d.m. lavori pubblici 9 maggio 2001. Il termi- ne per il parere di conformità è pari a sessan-
giorni. Vale il principio del silenzio dinie-
la verifica dei requisiti e dei criteri per la
localizzazione dei nuovi stabilimenti a rischio
k) fornisce assistenza tecnico amministrativa a
incidente rilevante, in attuazione degli indi-
province e comuni per le funzioni previste dalla presente legge.
rizzi regionali e del d.m. lavori pubblici 9 maggio 2001;
definizione del piano operativo dei control-
4. La struttura regionale competente per l’at- tuazione della presente legge, salvo quando non specificamente indicata, è l’Assessorato regiona- le all’ecologia – Settore ecologia, presso il quale, allo scopo, è istituito il servizio “Rischio indu- striale”.
ispettivi annuali provinciali sulla base delle
priorità indicate dal Comitato provinciale di coordinamento e dall’ARPA Puglia, secondo quanto previsto ai commi 2 e 3.
2. Le province esercitano le funzioni di cui al
comma 1 nel rispetto delle disposizioni vigenti nonché sulla base delle direttive e delle specifi- che indicazioni applicative, tecniche e procedu- rali stabilite dalla Regione.
3. Il Comitato provinciale di coordinamento
formula il programma dei controlli ispettivi annuali provinciali sulla base delle specifiche e motivate priorità individuate sul territorio. Tale programmazione deve essere concordata con l’ARPA Puglia, che predispone il piano operativo annuale.
4. Le province e le città metropolitane, nel-
l’ambito delle attribuzioni del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), esercitano le funzioni di pianificazione di area vasta e di indi- viduazione degli assetti generali del territorio. Il territorio provinciale, ovvero l’area metropolita-
na, costituisce l’unità base per il coordinamento tra la politica di gestione ambientale, di sicurez- za e di sviluppo produttivo, al fine di ricomporre le scelte locali rispetto a un quadro coerente di livello territoriale più ampio.
Art. 4 Funzioni comunali
1. Ferme restando le funzioni comunali disci-
plinate dalla l.r. 20/2001 e s.m.i. sono di compe- tenza dei comuni le funzioni amministrative con- cernenti:
a) l’adeguamento dei piani regolatori generali alle prescrizioni derivanti dai piani di emer- genza esterni di cui all’articolo 6, dai piani territoriali di coordinamento provinciale (PTCP) e dall’articolo 4 del d.m. lavori pub- blici del 9 maggio 2001 per la localizzazione degli stabilimenti a rischio di incidente rile- vante;
b) la diffusione delle informazioni alla popola- zione sulle attività a rischio di incidente rile- vante secondo quanto disposto dall’articolo 22, commi 4 e 5, del d.lgs. 334/1999;
c) l’esercizio delle attività connesse alla gestio- ne delle emergenze, per le funzioni di propria competenza, previste nel Piano di emergenza
esterno (PEE) di cui all’articolo 7.
2. I comuni provvedono all’adozione di oppor-
tuni adeguamenti ai propri strumenti urbanistici, in un processo di verifica iterativa e continua generato dalla variazione del rapporto tra attività produttive a rischio e le modificazioni della struttura insediativa del comune stesso, in consi- derazione dell’applicazione del d.p.r. 447/1998 e delle competenze istituzionali di governo del ter- ritorio, derivanti sia dalla legge urbanistica, sia dalle leggi regionali di settore, sia dalla conclu- sione dei procedimenti autorizzativi volti alla realizzazione di impianti di smaltimento e recu- pero di rifiuti, rientranti anche nell’ambito di applicazione del d.lgs. 334/1999, così come disciplinato dagli articoli 208, 209 e 210 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) e successive modificazio- ni e integrazioni.
3. I comuni provvedono allo sviluppo dell’ela-
borato tecnico “Rischi di incidenti rilevanti (RIR)” al fine di individuare le aree da sottopor- re a specifica regolamentazione, tenuto conto delle problematiche territoriali, infrastrutturali derivanti dalla presenza di stabilimenti di cui agli articoli 6 ed 8 del d.lgs. 334/1999 e di stabili- menti con possibilità di generazione di effetto domino, nonché di aree a elevata concentrazione industriale, e garantire il controllo dell’urbaniz- zazione.
4. L’elaborato tecnico RIR di cui al comma 3
deve essere inserito tra gli strumenti urbanistici e deve essere redatto secondo quanto previsto dal- l’allegato al d.m. lavori pubblici del 9 maggio 2001, in attuazione dell’articolo 14 del d.lgs.
334/1999.
5. L’elaborato tecnico RIR deve essere collega-
to e integrato al PTCP, ai sensi dell’articolo 20 del d.lgs. 267/2000, per quanto attiene la deter- minazione degli assetti generali del territorio, e deve osservare i criteri espressi dal d.m. lavori pubblici 9 maggio.2001, a norma dell'articolo 14,
comma 3, del d.lgs. 334/1999.
I comuni, in sede di formazione degli stru-
territorialmente competente, entro quattro mesi
menti urbanistici, in coerenza con gli indirizzi, criteri e orientamenti per la formazione dei piani
dall'individuazione del possibile effetto domino,
informazioni necessarie per gli adempimenti
urbanistici generali (PUG) di cui al DRAG, non- ché di rilascio delle concessioni e autorizzazioni edilizie, devono, in ogni caso, tener conto, secondo principi di cautela, degli elementi terri- toriali e ambientali vulnerabili esistenti e di quel-
competenza di cui all'articolo 20 del d.lgs.
I gestori degli stabilimenti di cui al comma 1
devono scambiare tra loro le informazioni neces- sarie per consentire di riesaminare e, eventual-
mente, modificare, in considerazione della natu-
Le concessioni e le autorizzazioni edilizie,
e dell’entità del pericolo globale di incidente
qualora non sia stata adottata la variante urbani- stica che tenga conto dell’elaborato tecnico RIR,
rilevante, i rispettivi rapporti di sicurezza, i siste-
di gestione della sicurezza, i piani di emer-
sono soggette al parere tecnico del Comitato tec- nico regionale di cui all’articolo 8, formulato sulla base delle informazioni fornite dai gestori degli stabilimenti soggetti agli articoli 6, 7 e 8 del d.lgs. 334/1999.
genza interni e procedere alla diffusione delle informazioni alla popolazione.
Il Comitato tecnico regionale di cui all’arti-
colo 8 accerta che avvenga lo scambio fra i gestori delle informazioni di cui al comma 3 e che gli stessi cooperino nella trasmissione delle informazioni all’autorità competente per la pre- disposizione dei piani di emergenza esterni.
Art. 6 Piano regionale di intervento
I comuni e gli uffici territoriali del Governo
possono promuovere, nei casi previsti dal d.m. lavori pubblici del 9 maggio 2001, anche su richiesta del gestore, un programma integrato di intervento, o altro strumento equivalente, finaliz- zato al conseguimento di migliori livelli di sicu- rezza.
La Giunta regionale individua e perimetra le
aree a elevata concentrazione di stabilimenti di cui all’articolo 13, comma 1, del d.lgs. 334/1999 entro novanta giorni dalla data di pubblicazione dei decreti di cui al comma 2 dello stesso artico- lo.
1. La Regione, sentito il Comitato tecnico
I gestori degli stabilimenti ubicati in tali aree
regionale di cui all’articolo 8, in base alle infor- mazioni ricevute dai gestori a norma degli artico-
soggetti agli obblighi di cui agli articoli 6 e 8 del d.lgs. 334/1999, entro centocinquanta giorni
6 e 8 del d.lgs. 334/1999, individua gli stabili-
dalla data di pubblicazione della deliberazione di cui al comma 1, predispongono, anche mediante apposito consorzio, uno studio di sicurezza inte- grato dell’area, secondo le procedure di cui all’articolo 13, comma 2, lettera b), del medesi- mo d.lgs. 334/1999 e lo trasmettono alla Regione
menti tra quelli di cui all'articolo 2, comma 1, dello stesso d.lgs. 334/1999 per i quali la proba-
bilità o la possibilità o le conseguenze di un inci- dente rilevante possono essere maggiori a causa del luogo, della vicinanza degli stabilimenti stes-
e dell'inventario delle sostanze pericolose pre-
agli enti locali interessati.
senti in essi, così come previsto dall’articolo 12 del d.lgs. 334/1999.
La Giunta regionale, sulla base dello studio
di sicurezza integrato e sentito il Comitato tecni-
regionale di cui all’articolo 8, approva un
devono trasmettere al Prefetto e alla provincia
piano di intervento sovraordinato avente a ogget-
to le misure atte a minimizzare i fattori di rischio nelle aree di cui al comma 1, compatibilmente con le attitudini produttive del territorio, entro centocinquanta giorni dalla data di trasmissione dello studio di sicurezza integrato.
4. Il piano regionale di intervento è soggetto a
riesame a intervalli di tempo non superiori a cin- que anni al fine di procedere ai necessari aggior- namenti. I gestori degli stabilimenti di cui al comma 2 forniscono alla Regione e al Comitato tecnico regionale tutte le informazioni utili per le modifiche del piano.
5. Relativamente alle aree di Brindisi e Taranto, già dichiarate “aree a elevato rischio di crisi ambientale” con i decreti del Presidente della Repubblica del 23 aprile 1998, dichiarazio- ne confermata con la presente legge, il piano di intervento previsto dall’articolo 13, comma 2, lettera c), del d.lgs. 334/1999, costituisce parte integrante del piano di risanamento dell’area da predisporre ai sensi dell’articolo 74, comma 4, del d.lgs. 112/1998.
Art. 7 Piano di emergenza esterno
1. La Giunta regionale adotta l’elenco degli stabi-
limenti di cui agli articoli 6 e 8 del d.lgs. 334/1999 per i quali è necessario redigere il PEE, da approva- re secondo i seguenti criteri di priorità:
a) quantità di sostanze o preparati pericolosi in essi depositati, tenuto conto in particolare
della loro tossicità o della loro suscettibilità a dare origine a emissione di sostanze tossiche
in caso di incidenti;
b) collocazione dello stabilimento in rapporto alle caratteristiche del territorio che tenga conto della presenza di elementi di vulnerabi-
lità, con particolare riguardo a insediamenti o aree contraddistinte da elevata concentrazione
di persone e dalla presenza di infrastrutture
che possano incidere sull’efficacia del piano
di emergenza esterno e di protezione civile;
c) concentrazione di più stabilimenti a rischio di incidente rilevante.
2. Ai fini del perfezionamento delle procedure
di cui all’articolo 20, comma 3, per la redazione
e approvazione dei PEE di cui al comma 1, non- ché dei PEE d’area per le aree a elevata concen-
trazione di cui all'articolo 13 del d.lgs. 334/1999,
la Regione stipula apposita intesa con gli uffici
statali che cedono le funzioni amministrative in materia di attività a rischio di incidente rilevante
fino all’efficacia delle disposizioni di cui alla presente legge.
3. La Regione, le province, i comuni e le azien-
de sanitarie locali competenti, con il supporto tecnico-scientifico dei Dipartimenti provinciali dell’ARPA Puglia territorialmente competenti e degli enti e organismi che concorrono nella gestione delle emergenze, cooperano per le atti- vità di pianificazione dell’emergenza e di post- emergenza, sulla scorta delle informazioni forni- te dai gestori di cui all’articolo 8 del d.lgs. 334/1999, ai sensi dell’articolo 11, comma 4, e dell’articolo 12, comma 2, dello stesso decreto, nonché delle conclusioni dell’istruttoria tecnica relativa ai rapporti di sicurezza e allo studio di sicurezza integrato dell’area, ove disponibile. Per quanto attiene gli stabilimenti di cui all’arti- colo 6 del d.lgs. 334/1999, il PEE è redatto sulla scorta delle informazioni di cui all’articolo 12 della presente legge e dell’articolo 12 del d.lgs.
4. I gestori degli stabilimenti interessati, entro
sessanta giorni dalla definizione dell’elenco di cui al comma 1, trasmettono alla Regione e al Comitato tecnico regionale di cui all’articolo 8
tutte le informazioni necessarie alla pianificazio-
ne dell’emergenza e le valutazioni relative all’a-
nalisi di rischio condotte sia per gli stabilimenti
di cui all’articolo 8 sia per quelle di cui all’arti-
colo 6 del d.lgs. 334/1999.
5. Il PEE è riesaminato a intervalli di tempo
non superiori a tre anni, secondo quanto previsto all’articolo 16, tenendo conto dei cambiamenti, impiantistici e gestionali, avvenuti negli stabili- menti e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici, dell’evoluzione normativa e delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottarsi in
caso di incidenti rilevanti.
6. Dell’approvazione e delle modifiche del PEE è data comunicazione anche al Ministero dell’ambiente e tutela del territorio e del mare e al Dipartimento della protezione civile. I piani già approvati dagli uffici territoriali del governo prima della data di entrata in vigore della presen- te legge restano in vigore fino allo scadere del termine dei tre anni previsto per il loro riesame.
7. Il PEE è elaborato tenendo conto delle indi-
cazioni di cui all’allegato IV, punto 2, del d.lg. 334/1999, con gli scopi di cui al comma 2 e secondo le procedure di adozione e di aggiorna- mento di cui ai commi 4 e 4 bis dell’articolo 20 del medesimo decreto.
8. Al verificarsi di un incidente rilevante valgo-
no le disposizioni di cui all’articolo 24 del d.lgs.
Art. 8 Comitato tecnico regionale
1. La Regione, per la procedura di valutazione
del rapporto di sicurezza di cui all'articolo 21 del d.lgs. 334/1999, si avvale del Comitato tecnico regionale di valutazione dei rischi di cui al comma 2 del presente articolo.
2. Il Comitato tecnico regionale di valutazione
dei rischi di incidente rilevante connessi all’uti- lizzo di determinate sostanze pericolose, deno- minato “Comitato tecnico regionale”, è costituito da:
a) un rappresentante dell’Assessorato regionale all’ecologia;
b) un rappresentante del Settore protezione civi- le della Presidenza della Regione Puglia;
c) un rappresentante dell’Assessorato regionale all’assetto del territorio;
d) un rappresentante dell’Assessorato regionale alle opere pubbliche;
e) un rappresentante della Direzione generale dell’ARPA Puglia;
f) un rappresentante dell’Assessorato alle politi- che della salute scelto nell’ambito di medici
specialisti in igiene e medicina preventiva.
3. Il Comitato tecnico regionale previsto al comma 2 è integrato da:
a) due rappresentanti dell’ARPA Puglia, di cui almeno uno del dipartimento provinciale terri-
torialmente competente;
b) due rappresentanti dell’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL), di cui almeno uno del dipartimento provinciale territorialmente competente;
c) da un rappresentante della provincia territo- rialmente competente;
d) da un rappresentante dell’ufficio tecnico del comune interessato.
4. Il Comitato tecnico regionale può avvalersi, per
lo svolgimento delle attività istruttorie, del supporto tecnico-scientifico dell’Ispettorato regionale dei Vigili del fuoco. A tal fine, la Regione può stipulare opportune convenzioni con il Ministero dell’inter-
no, nei limiti delle risorse finanziarie previste dalla legislazione vigente.
5. Il Comitato tecnico regionale, ove lo stesso lo
ritenga, può essere integrato da un rappresentante della competente autorità portuale, così come indi- viduato dalla lettera b) del comma 1 dell’articolo 2 del decreto del Ministro dell’ambiente 16 maggio 2001, n. 293 (Regolamento di attuazione della diret- tiva 96/82/CE, relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostan- ze pericolose), e secondo quanto previsto dall’arti- colo 6 della legge 28 gennaio 1994, n. 84 (Riordino della legislazione in materia portuale), per lo svolgi- mento delle istruttorie e per la valutazione del rap- porto integrato di sicurezza portuale di cui all’arti- colo 5 del suddetto decreto 293/2001.
6. I componenti del Comitato tecnico regionale devono aver conseguito una laurea specialistica di tipo tecnico-scientifico e avere preferibilmente maturato esperienza, almeno triennale, in materia di rischio di incidente rilevante o aver frequentato corsi attinenti l’analisi e la valutazione di installa- zioni a rischio di incidente rilevante.
7. I componenti del Comitato tecnico regionale di
cui al comma 2 sono nominati con atto deliberativo della Giunta regionale, su proposta del competente Assessorato all’ecologia, che ne fissa la durata e nomina il Presidente, mentre i componenti di cui al comma 3 sono nominati con provvedimento dell’Assessore all’ecologia, previa indicazione degli enti e strutture di provenienza.
regionale di cui all’articolo 8, effettuate le
valutazioni di competenza, ivi compresa la valu- tazione della compatibilità ambientale dell'im- pianto, ove prescritta, provvede:
a) a emanare il provvedimento che conclude l'i- struttoria del rapporto di sicurezza;
b) a rilasciare il nullaosta di fattibilità prendendo atto degli altri provvedimenti autorizzativi previsti dalla legislazione vigente, nel caso di nuovi stabilimenti o di modifiche che possono aggravare il preesistente livello di rischio.
Il Comitato tecnico regionale è costituito vali-
damente con la presenza dei due terzi dei compo- nenti, delibera a maggioranza dei presenti e il suo parere è vincolante.
La valutazione tecnica positiva del rapporto
Il Comitato tecnico regionale ha sede presso la
sicurezza, effettuata dal Comitato tecnico
Direzione generale dell’ARPA Puglia, alla quale è
regionale, unitamente al relativo provvedimento conclusivo e al nullaosta di fattibilità rilasciato dalla Regione, abilita all'esercizio dell'attività, previa contestuale acquisizione di tutti gli altri
demandata l’organizzazione della segreteria del Comitato stesso.
Il gestore dello stabilimento, o suo delegato,
pareri e adempimenti previsti per legge.
partecipa, anche avvalendosi di un tecnico di pro- pria fiducia, all’istruttoria tecnica, con le modalità previste dall’articolo 21, comma 5, del d.lgs.
Gli atti di cui ai commi 1 e 2 sono trasmessi al
Ministero dell'ambiente e tutela del territorio e del mare, al Ministero dell'interno, nonché al Prefetto,
provincia e al comune competente per territorio
11. Per l’espletamento dei propri compiti il Comitato tecnico regionale disciplina, con regola- mento approvato dalla maggioranza dei suoi com- ponenti, le procedure di funzionamento, la composi- zione dei gruppi di lavoro istruttorii e le modalità dei sopralluoghi istruttorii tesi a garantire che i dati e le informazioni contenuti nel rapporto di sicurez- za descrivano fedelmente la situazione dello stabili- mento.
gli adempimenti e pareri di competenza e, per
l'applicazione della normativa antincendio, al Comando provinciale dei Vigili del fuoco compe-
tente per territorio.
Art. 10 Procedure per la valutazione del rapporto di sicurezza per stabilimenti esistenti
Il gestore degli stabilimenti di cui all’articolo 8
Gli oneri relativi all’istruttoria tecnica effet-
d.lgs. 334/1999, ossia per gli stabilimenti in cui
tuata dal Comitato tecnico regionale sono a carico dei gestori degli stabilimenti interessati. Nelle more dell’emanazione del decreto ministeriale previsto dall’articolo 29, comma 2, del d.lgs. 334/1999, la Giunta regionale, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della presente legge, definisce i costi di istruttoria a carico dei gestori degli stabilimenti interessati.
Art. 9 Procedimento istruttorio
sono presenti sostanze pericolose in quantità uguali
o superiori a quelle indicate nell’allegato I, parti 1 e
colonna 3, dello stesso decreto, invia il rapporto
sicurezza, entro i termini previsti al comma 6 del-
l’articolo 8 del medesimo d.lgs. 334/1999, al Comitato tecnico regionale, il quale provvede all’i- struttoria tecnica, ai sensi dell’articolo 21 del d.lgs. 334/1999, formulando le proprie conclusioni con una relazione tecnica che invia alla Regione.
1. La Regione, acquisiti pareri e valutazioni tecniche e di merito da parte del Comitato tecni-
d.lgs. 334/1999 invia il rapporto di sicurezza in
formato elettronico, completo di tutti gli output
numerici di calcolo, dei vettoriali dello stabilimen- to, delle aree produttive, degli impianti, dei deposi- ti e delle aree di danno valutate.
3. I rapporti di sicurezza già inviati alla data di
entrata in vigore della presente legge, ai sensi del- l’articolo 8, comma 6, del d.lgs. 334/1999, al Comitato tecnico regionale di cui all’articolo 19 del medesimo d.lgs. 334/1999 sono trasmessi dallo stes- so, insieme ai relativi atti istruttori, al Comitato tec- nico regionale integrato di cui all’articolo 8 della presente legge entro centoottanta giorni.
4. Entro trenta giorni dalla data di ricevimento
della relazione tecnica del Comitato tecnico regio- nale, la Regione sulla base della stessa, e comunque valutando, ove necessario, la documentazione tecni- ca inviata dal gestore al Comitato tecnico regionale, emana il provvedimento conclusivo secondo la pro- cedura di cui all’articolo 9.
5. Eventuali prescrizioni integrative da parte della
Regione devono essere segnalate nel provvedimen- to conclusivo e trasmesse al Ministero dell’ambien- te e tutela del territorio e del mare, al Ministero del- l’interno, al Comitato tecnico regionale, al Prefetto, al sindaco nonché, per l’applicazione della normati- va antincendio, al Comando provinciale del Vigili del fuoco territorialmente competente.
6. Qualora le misure adottate dal gestore per la
prevenzione e la riduzione dei rischi di incidenti rilevanti siano insufficienti, la Regione, sentito il Comitato tecnico regionale, dispone le prescrizioni integrative, la limitazione o il divieto dell’esercizio dell’attività.
7. L’ARPA Puglia fornisce il supporto tecnico-
scientifico per l’esame dei rapporti di sicurezza e della documentazione richiesta dall’autorità compe- tente di cui al punto 7 dell’allegato al d.m. lavori pubblici del 9 maggio 2001.
Art. 11 Procedure per la valutazione del rapporto di sicurezza nuovi stabilimenti o modifiche
1. Chiunque intenda realizzare uno degli stabi-
limenti di cui all'articolo 8, comma 1, del d.lgs. 334/1999, prima di dare inizio alla costruzione degli impianti, oltre a tutte le autorizzazioni pre- viste dalla legislazione vigente, deve ottenere il nullaosta di fattibilità di cui all'articolo 21, comma 3, dello stesso decreto. A tal fine, il sog- getto interessato fa pervenire alla Regione e al Comitato tecnico regionale il rapporto prelimina-
re di sicurezza. La concessione edilizia non può
essere rilasciata in mancanza del nullaosta di fat- tibilità.
2. Per le modifiche di impianti e di depositi, di
processi industriali, della natura o dei quantitati-
vi di sostanze pericolose, che potrebbero costi-
tuire aggravio del preesistente livello di rischio, il gestore trasmette alla Regione e al Comitato tecnico regionale il rapporto preliminare di sicu-
rezza, procedendo ai sensi dall’articolo 10 del d.lgs. 334/1999.
3. Il Comitato tecnico regionale provvede all’i-
struttoria tecnica ed esprime le proprie valutazio-
ni di merito, in ordine al rilascio del nullaosta di
fattibilità, mediante una relazione tecnica che trasmette alla Regione.
4. La Regione, entro trenta giorni dalla data di
ricevimento della relazione tecnica, rilascia il nullaosta di fattibilità, eventualmente condizio- nato, ovvero, qualora l’esame del rapporto preli- minare abbia rilevato gravi carenze per quanto riguarda la sicurezza, dispone il divieto di costruzione. La concessione edilizia non può
essere rilasciata in mancanza del nullaosta di fat- tibilità. Il rilascio della concessione avviene anche nell’ambito dello sportello unico per le attività produttive mediante conferenza dei servi-
zi di cui al d.p.r. 447/1998, fatto salvo quanto
disposto dal Capo I, articolo 1, comma 3, dello stesso decreto, ovvero dall’articolo 27 del d.lgs. 112/1998 e quanto disciplinato dalla presente legge relativamente al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti per gli impianti di cui agli arti- coli 5, 6, 7, 8 del d.lgs. 334/1999.
5. Per gli impianti e le attrezzature petrolifere
il nullaosta di fattibilità viene trasmesso all’auto-
rità competente al rilascio della concessione o dell’autorizzazione ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 420 (Regolamento recante semplificazione delle procedure di concessione per l’installazione di impianti di lavorazione o di deposito di oli mine- rali) e del d.lgs. 112/1998; il nullaosta, in ogni caso, integra, non sostituisce, il parere del Ministero dell’interno di cui all’articolo 4, comma 4, del d.p.r. 420/1994.
6. Il gestore, a seguito del rilascio del nullaosta
di fattibilità, trasmette al Comitato tecnico regio-
nale e all’Assessorato regionale all’ecologia il rapporto definitivo di sicurezza relativo al pro-
getto esecutivo, con i contenuti di cui all’artico-
lo 8 del d.lgs.334/1999, sul quale il Comitato tec-
nico regionale redige una relazione contenente le valutazioni tecniche finali, che tengono conto anche degli eventuali sopralluoghi e ispezioni
7. La Regione, entro trenta giorni dalla data di
ricevimento della relazione da parte del Comitato tecnico regionale, emana il provvedimento con- clusivo contenente, ove necessario, le eventuali prescrizioni integrative segnalate nella relazione e lo trasmette al Ministero dell’ambiente e tutela del territorio e del mare, al Ministero dell’inter- no, al Comitato tecnico regionale, al Prefetto, al Sindaco, nonché, per l’applicazione della norma- tiva antincendi, al Comando provinciale del Vigili del fuoco territorialmente competente.
8. Il provvedimento conclusivo contenente le
valutazioni tecniche finali può essere approvato
anche mediante conferenza di servizi. A tal fine, la Regione, sentito il Presidente del Comitato tecnico regionale, provvede alla convocazione della conferenza di servizi, alla quale devono essere obbligatoriamente invitati gli enti locali interessati oltre i componenti del Comitato stes-
so e il gestore.
9. Qualora le misure previste dal gestore per la
prevenzione e la riduzione del rischio di inciden-
ti rilevanti risultino inadeguate, la Regione dis-
pone il divieto di inizio dell’attività.
Analogamente provvede qualora il soggetto inte- ressato, previa diffida a ottemperare entro un
determinato termine, non fornisca le informazio-
ni richiestegli o non esegua i lavori prescritti.
10. I provvedimenti di cui ai commi 4 e 7 sono
trasmessi al Comitato tecnico regionale, oltre che
al Comando provinciale dei Vigili del fuoco inte-
ressato nell’ambito della procedura di rilascio del certificato di prevenzione incendi di cui all’articolo 14 del decreto legislativo 8 marzo
2006, n. 139 (Riassetto delle disposizioni relati-
ve alle funzioni e ai compiti del Corpo nazionale
dei Vigili del fuoco, a norma dell’articolo 11
della legge 29 luglio 2003, n. 229), e ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 12 gen- naio 1998, n. 37 (Regolamento recante disciplina
dei procedimenti relativi alla prevenzione incen-
di a norma dell’articolo 20, comma 8, della legge
15 marzo 1997, n. 59), del decreto del Ministro
dell’interno 4 maggio 1998 (Disposizioni relati-
ve alle modalità di presentazione ed al contenuto
delle domande per l’avvio dei procedimenti di prevenzione incendi, nonché all’uniformità dei connessi servizi resi dai Comandi provinciali dei Vigili del fuoco) e della Circolare del Ministero dell’interno del 5 luglio 2000, n. 12 (Procedure
di prevenzione incendi relative ad attività a
rischio di incidente rilevante non soggette alla presentazione del rapporto di sicurezza di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334).
11. Il gestore invia alle autorità competenti il
rapporto preliminare di sicurezza e il rapporto definitivo di sicurezza in formato elettronico, completo di tutti gli output numerici di calcolo,
dei vettoriali dello stabilimento, delle aree pro- duttive, degli impianti, dei depositi e delle aree
di danno opportunamente valutate e derivanti
dall’analisi di rischio effettuata.
Art. 12 Stabilimenti soggetti agli obblighi di cui agli articoli 6 e 7 del d.lgs. 334/1999
1. I gestori degli stabilimenti in cui sono pre- senti sostanze di cui all’allegato I, parti I e II, del
d.lgs. 334/1999 in quantità superiori alle soglie della colonna 2, fermo restando gli obblighi di cui agli articoli 6 e 7 del medesimo decreto, devono trasmettere:
cati dal d.m. lavori pubblici del 9 maggio 2001.
Fino all'adeguamento degli strumenti urbani-
stici comunali, i territori, ove risultino presenti attività a rischio di incidente rilevante, sono sog- getti ai vincoli di destinazione definiti dalle tabelle 3a e 3b del d.m. lavori pubblici del 9 maggio 2001.
notifica al Ministero dell’ambiente e tutela
del territorio e del mare, alla Regione, alla provincia, al comune, al Prefetto, al Comitato tecnico regionale, al Comando provinciale dei
Vigili del Fuoco territorialmente competente;
scheda di informazione di cui all’Allegato
Al fine della verifica dell'osservanza dei vin-
del d.lgs. 334/1999 al Ministero dell’am-
coli di cui al comma 1, il Comitato tecnico regio- nale di cui all'articolo 8 o, fino alla sua costitu- zione, il Comitato di cui all'articolo 19 del
d.lgs.334/1999, esprime parere preventivo e vin- colante, entro sessanta giorni dalla data della
biente e tutela del territorio e del mare, alla Regione, alla provincia, al comune, al Prefetto, al Comitato tecnico regionale, al Comando provinciale dei Vigili del fuoco ter- ritorialmente competente;
richiesta, su tutti gli interventi pubblici e privati
l’analisi di rischio, l’individuazione e la valu- tazione delle conseguenze, completa di output numerici di calcolo, dei potenziali rischi di incidenti rilevanti del proprio stabilimento al Comitato tecnico regionale.
trasformazione del territorio soggetti a proce-
dimenti abilitativi.
Non sono soggetti al parere di cui al comma 3
i seguenti interventi edilizi:
formato elettronico delle informazioni di
a) interventi di manutenzione straordinaria, risana- mento conservativo, restauro e ristrutturazione edilizia che non comportino un aumento delle unità immobiliari, del carico urbanistico o delle superfici utili degli edifici;
b) manufatti per l'eliminazione delle barriere archi- tettoniche;
cui alle lettere a), b) e c), complete di tutti gli output numerici di calcolo, dei vettoriali dello stabilimento, delle aree produttive, degli impianti, dei depositi e delle aree di danno opportunamente valutate e derivanti dall’ana-
lisi di rischio effettuata.
Il Comitato tecnico regionale effettua l’esa-
c) impianti tecnologici al servizio di edifici esisten- ti;
me della documentazione inerente l’identifica- zione e la valutazione dei pericoli di incidente rilevante e informa la Regione per l’adozione di eventuali provvedimenti e adempimenti conse- guenti.
d) recinzioni, muri di cinta, cancellate, tralicci con esclusione delle linee elettriche;
e) pensiline, bacheche, cartelloni e altre strutture per l'esposizione di mezzi pubblicitari.
La Giunta regionale, ai sensi dell’articolo 2,
Art. 14 Raccordo con le procedure VIA e AIA
comma 2, definisce i tempi di presentazione e i criteri di valutazione della documentazione di cui
La procedura di valutazione di impatto ambien-
ai commi precedenti. Art. 13 Norme di salvaguardia
tale (VIA), ove prescritta ai sensi della vigente nor- mativa nazionale e regionale in materia, per gli
impianti soggetti al nullaosta di fattibilità previsto dall’articolo 11, comma 3, non può essere conclusa
Nel caso di aree a elevata concentrazione di
assenza del rilascio del nullaosta stesso.
stabilimenti a rischio di incidente rilevante e impianti di processo devono essere considerati gli adempimenti di cui agli articoli 12 e 13 del d.lgs. 334/1999 e più specificamente quelli indi-
Il gestore degli stabilimenti esistenti deve
comunicare all’autorità competente in materia di VIA la costruzione di nuovi impianti, le modifiche
degli stessi impianti, dei depositi, dei processi indu- striali, della natura o dei quantitativi di sostanze pericolose che potrebbero costituire aggravio del preesistente livello di rischio, fatto salvo quanto dis- posto dall’articolo 10 del d.lgs. 334/1999.
3. La procedura di cui al decreto legislativo 18
febbraio 2005, n. 59 (Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e ridu- zione integrate dell'inquinamento), per gli impianti soggetti alla presente legge è espletata dall’autorità competente anche sulla base delle informazioni e delle descrizioni derivanti dai rapporti di sicurezza e dalle notifiche, elaborate conformemente alle norme previste sui rischi di incidente rilevante connessi a determinate attività industriali, o secondo la norma UNI EN ISO 14001. A tal fine detta documentazio- ne deve essere fornita dai gestori all’autorità compe- tente al rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA) con la presentazione della relati- va istanza di rilascio dell’autorizzazione stessa.
4. Il provvedimento conclusivo di rilascio dell’AIA deve riportare le eventuali prescrizioni ai fini della sicurezza e della prevenzione dei rischi di incidenti rilevanti contenuti nei provvedimenti rila- sciati ai sensi della presente legge. In caso di decor- renza del termine stabilito dall'articolo 5, comma 12, del d.lgs. 59/2005 senza che risultino perfezio- nati i provvedimenti di cui alla presente legge, l'au- torità competente rilascia l'autorizzazione integrata ambientale con riserva di procedere al suo successi- vo aggiornamento una volta concluso il procedi- mento ai sensi del d.lgs. 334/1999.
Art. 15 Informazioni sulle misure di sicurezza
1. Il comune ove è localizzato uno stabilimen-
to a rischio di incidente rilevante porta tempesti- vamente a conoscenza della popolazione interes- sata, nelle forme e con modalità più adeguate, le informazioni fornite dal gestore ai sensi dell’ar- ticolo 6, comma 5, del d.lgs. 334/1999 e relative all’allegato V allo stesso.
2. Le informazioni diffuse ai sensi del comma
1 devono essere chiare e semplici affinché possa-
no essere comprese da tutti i cittadini interessati e devono avere almeno i contenuti minimi ripor- tati nelle sezioni 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 della scheda informativa di cui all’allegato V al d.lgs.
3. Il comune è tenuto a fornire, tramite opusco-
li informativi, le informazioni sulle misure di
sicurezza e sul comportamento da adottare in
emergenza alle persone che potrebbero essere coinvolte in un incidente rilevante verificatosi in uno degli stabilimenti soggetti al d.lgs. 334/1999. Tali informazioni devono essere riesa- minate e diffuse secondo quanto stabilito dall’ar- ticolo 22, comma 6, dello stesso decreto. Le stes-
se devono essere permanentemente tenute a dis- posizione del pubblico.
4. Il comune è altresì tenuto alla diffusione, presso la popolazione interessata, delle informa- zioni inerenti i PEE di cui all’articolo 7, nonché delle misure eventualmente adottate con il piano regionale di intervento di cui all’articolo 6.
5. Ai fini dell'esercizio della facoltà di cui all'articolo 22, comma 2, del d.lgs. 334/1999, il gestore predispone una versione del rapporto di sicurezza, priva delle informazioni riservate, in formato digitale, da trasmettere alla Regione, provincia e comune territorialmente competente
ai fini dell'accessibilità al pubblico.
6. I sindaci dei comuni ove risultano ubicati i
predetti stabilimenti industriali ovvero dei comu-
ni limitrofi che potrebbero essere interessati
dagli effetti di un incidente rilevante, sulla base degli scenari incidentali riportati nei PEE, devo- no provvedere a rendere consapevoli i cittadini dell’esistenza del rischio industriale e della pos- sibilità di mitigare le conseguenze di un inciden-
te rilevante attraverso i comportamenti di auto-
protezione e con l’adesione tempestiva alle misu-
re di sicurezza previste dal PEE e dalla scheda di
informazione divulgata dal comune ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 febbraio 2007 (Linee guida per l’informazio-
ne alla popolazione sul rischio industriale).
Art. 16 Consultazione della popolazione
1. Per i nuovi stabilimenti e per le modifiche di
cui all’articolo 10 del d.lgs. 334/1999, la popola- zione interessata deve essere messa in grado di esprimersi. Qualora se ne ravvisi la necessità può essere convocata una conferenza di servizi, ai
sensi dell’articolo 23, comma 2, del d.lgs 334/1999, nell’ambito della procedura di cui all’articolo 12 dello stesso decreto.
2. Qualora l’amministrazione procedente ravvi-
si, in ordine alla costruzione di nuovi stabilimen-
ti, alla delocalizzazione di impianti, ovvero
all’urbanizzazione del territorio, la necessità di comporre conflitti, provvede ai sensi dell’artico-
lo 23, comma 2, del d.lgs. 334/1999.
3. Nell’ambito dell’espressione del parere pre-
visto al precedente comma 1, le osservazioni dei cittadini singoli o riuniti in associazioni costitui- te, devono pervenire in forma scritta.
1. La Giunta regionale, nell’ambito delle linee
programmatiche di cui all’articolo 2, comma 2,lettera b, annualmente dispone il programma operativo di verifiche ispettive delle aziende a rischio di incidente rilevante, ai sensi dell'artico-
lo 25 del d.lgs. 334/1999, provvedendo a darne
informazione mediante pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione.
2. Il programma operativo di cui al comma 1 è
disposto sulla base dei piani operativi dei con- trolli ispettivi annuali provinciali predisposti e proposti dalle province di concerto con l’ARPA Puglia, tenendo conto delle specificità dei terri- tori, secondo quanto previsto all’articolo 3.
3. L’ARPA Puglia effettua le verifiche ispettive
di cui all’articolo 25 del d.lgs. 334/1999 in colla-
borazione con la Direzione regionale dei Vigili del fuoco e l’ISPESL.
4. L’ARPA Puglia provvede allo svolgimento
dei controlli e delle ispezioni di cui al comma 3, avvalendosi soprattutto delle specifiche compe- tenze del Comitato tecnico regionale di cui all’articolo 8, in modo da poter valutare gli impianti, nella loro interezza, e ponendo partico-
lare attenzione ai sistemi tecnici critici.
5. Nel rispetto delle disposizioni di cui agli
articoli 28, comma 2, e 25, comma 3, del d.lgs. 334/1999, l’ARPA Puglia procede alle verifiche ispettive, avvalendosi delle norme tecniche in materia riconosciute a livello nazionale e inter- nazionale, tenuto conto anche delle “Linee guida per lo svolgimento delle verifiche ispettive sui sistemi di gestione della sicurezza in impianti a rischio di incidente rilevante”, pubblicate dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (APAT).
6. Il personale addetto ai controlli deve posse-
dere i requisiti specifici indicati dalle linee guida
di cui al comma 5, nonché di comprovata e certi-
ficata esperienza almeno triennale in materia di rischi industriali e tecnologici.
7. I controlli previsti dal presente articolo sono
effettuati indipendentemente dal ricevimento del
rapporto di sicurezza di cui all’articolo 9, comma
1, del d.lgs. 334/1999.
8. Il personale addetto ai controlli ha accesso
agli stabilimenti e può chiedere al gestore tutte le informazioni, ivi comprese quelle supplementari,
necessarie ad effettuare un’adeguata valutazione
delle possibilità di incidenti rilevanti, per stabili-
re le probabilità o l’entità dell’aggravarsi delle
conseguenze di un incidente, anche ai fini della
predisposizione del piano di intervento regionale
di cui all’articolo 6.
9. Fatto salvo quanto previsto dai commi prece- denti, la Regione può disporre, in ogni tempo, qualora ne ravvisi la necessità, i controlli e le ispezioni necessarie relativi agli stabilimenti di cui all’articolo 8 del d.lgs. 334/1999, usufruendo delle disponibilità finanziarie previste dalla
Entro due anni a decorrere dalla data di entra-
13. L’ARPA Puglia provvede a porre in essere tutto quanto necessario a far fronte agli adempimen-
in vigore della presente legge, la Regione, per il
tramite dell’ARPA Puglia, raccoglie i dati resi dis-
ti attribuiti dalla presente legge, utilizzando le risor-
ponibili dalle autorità ispettive e istruttorie regiona-
previste nel proprio bilancio, al relativo capitolo
e locali per la predisposizione del “Rapporto
spesa per le attività di controllo e ispezione.
rischi industriali e tecnologici”. Detto rapporto deve, in particolare, comprendere:
L’ARPA Puglia, entro il 28 febbraio di cia-
a) dati sul personale e sulle altre risorse di cui dis- pongono le autorità ispettive;
scun anno, comunica formalmente alla Regione le entrate incamerate ai sensi del comma 12, ripartite
b) dettagli sul ruolo e sull'operato delle autorità ispettive per l'elaborazione e l'attuazione dei per- tinenti piani di ispezione;
per ambito territoriale provinciale.
c) dati schematici rivenienti dalle attività ispettive effettuate, compreso il numero di visite in sito effettuate, la percentuale di impianti controllati e ispezionati (per tipo) e una stima del tempo necessario per ispezionare tutti gli impianti con- trollati del tipo in questione;
In ordine all’applicazione delle sanzioni vale
quanto disposto dall’articolo 27 del d.lgs. 334/1999.
La violazione dell’obbligo di trasmissione alla
d) dati sintetici sul grado di conformità degli impianti controllati alle prescrizioni del diritto comunitario, quale risulta dalle ispezioni esegui- te;
Regione dello studio di sicurezza integrato previsto dall’articolo 6, comma 2, è soggetta alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 10 mila 300 a euro 62 mila. La sanzione è ridotta a un quinto se la trasmissione dello studio di
sicurezza integrato viene effettuata entro trenta gior-
e) quadro riassuntivo, con dati quantitativi, delle azioni intraprese a seguito di seri reclami, inci- denti, inconvenienti e inadempienze;
dalla data di scadenza del termine previsto dallo
f) valutazione del successo o del fallimento dei piani di ispezione in relazione all'attività dell'or- ganismo ispettivo, con eventuali raccomandazio- ni per i piani futuri;
stesso articolo 6, comma 2.
La mancata comunicazione da parte del gestore
alla Regione e agli enti locali interessati delle infor-
g) tutte le informazioni georeferenziate relative alla “Mappatura dei rischi industriali e tecnologici” per l’intero territorio regionale, rivenienti dalle attività istruttorie del Comitato tecnico regiona- le.
mazioni di cui, rispettivamente, all’articolo 5,
comma 2, all’articolo 11, comma 4, e all’articolo 12, comma 2, del d.lgs. 334/1999, è soggetta alla san- zione amministrativa del pagamento di una somma
euro 15.493,71 a euro 192.962,24.
Gli oneri relativi alle verifiche ispettive sono
La Regione, sentito il Comitato tecnico regio-
posti a carico dei gestori. Nelle more dell’emanazio-
nale, in caso di mancata presentazione del rapporto
del decreto ministeriale previsto dall’articolo 29, comma 2, del d.lgs. 334/1999, la Giunta regionale,
sicurezza o notifica, anche in formato elettronico
come previsto agli articoli 10, comma 2, e 12, comma 1, lettera d), ai sensi degli articoli 8 e 6 del d.lgs. 334/1999, invita il gestore all’adempimento
entro un termine non superiore a sessanta giorni, prorogabile esclusivamente in caso di gravi e giusti- ficati motivi, disponendo contestualmente la sospensione dell’attività che sia stata eventualmen- te intrapresa con sanzione pari a euro 50 mila. Qualora il gestore non ottemperi all’invito ricevuto, si procede con l’ordine di chiusura dello stabilimen-
sensi dell'articolo 2, comma 2, della presente
legge, definisce i costi di verifica ispettiva a carico dei gestori degli stabilimenti interessati.
12. Le entrate derivanti dall’applicazione delle
misure di controllo vengono incamerate direttamen-
dall’ARPA Puglia e da questa destinate alle fina-
lità di cui al presente articolo.
di parte di esso.
o, qualora sia possibile, di un singolo impianto o
5. In caso di violazione delle misure di sicurezza
previste nel rapporto di cui all’articolo 8 del d.lgs. 334/1999, ovvero delle prescrizioni integrative di cui al comma 6 dello stesso articolo, la Regione, su indicazione del Comitato tecnico regionale, diffida
il gestore ad adottare le necessarie misure entro il
termine di cui al comma 4 dello stesso articolo, pro- rogabile esclusivamente in caso di gravi e giustifica- ti motivi. In caso di mancata ottemperanza, si proce- de con l’ordine di sospensione dell’attività per il tempo necessario all’adeguamento degli impianti alle prescrizioni indicate e comunque per un perio- do non superiore a sei mesi. In caso di reiterato ina- dempimento, si procede con l’ordine di chiusura dello stabilimento o, qualora sia possibile, di un sin- golo impianto o di parte di esso.
6. Le sanzioni amministrative pecuniarie previste
dal presente articolo sono irrogate dalla Regione, tramite le proprie specifiche strutture competenti, che ne incamera i proventi.
1. L'istruttoria tecnica relativa ai procedimenti previsti dal d.lgs. 334/1999, pendenti alla data di efficacia delle disposizioni della presente legge, è conclusa dai soggetti competenti secondo la disci- plina previgente.
1. Per quanto non espressamente previsto o in
contrasto con la presente legge, si applicano le dis- posizioni del d.lgs. 334/1999.
2. Gli articoli 35, 36 e 39 del capo X del titolo II
della legge regionale 19 luglio 2006, n. 22 (Assestamento e prima variazione al bilancio di pre- visione per l’esercizio finanziario 2006), relativi
alle disposizioni in materia urbanistica, si intendono integrati dalle disposizioni derivanti dalla presente legge, soprattutto per quel che concerne il riordino delle funzioni amministrative della Regione, degli enti locali e strumentali e delle relative procedure attuative in materia di rischi industriali e tecnologi-
3. Le disposizioni della presente legge hanno effi-
cacia a decorrere dalla stipula dell’accordo di pro- gramma tra Stato e Regione di cui all’articolo 72,
comma 3, del d.lgs. 112/1998, fermo restando quan- to disposto dall’articolo 7 dello stesso decreto.
Art. 21 Disposizioni finanziari
1. Fermo restando quanto previsto ai sensi dell’ar-
ticolo 7 del d.lgs. 112/1998, agli oneri finanziari derivanti dal primo avvio dell’applicazione della presente legge, con specifico riferimento a quelli di cui al comma 2 dell’articolo 7, ai commi 4 e 9 del- l’articolo 8 e al comma 11 dell’articolo 17, nelle more dell’emanazione del Decreto Ministeriale pre- visto dall’articolo 29, comma 2, del d.lgs. 334/1999, la Regione fa fronte con uno stanziamento pari a euro 250 mila a valere sulle risorse già disponibili sul capitolo di spesa del bilancio regionale di previ- sione 611066 – residui di stanziamento 2007 - “Spese per oneri di funzionamento in attuazione del d.lgs. 112/1998 in materia di tutela ambientale” relativo ai trasferimenti già operati dallo Stato a favore della Regione.
La presente legge è dichiarata urgente e sarà pub- blicata sul Bollettino Ufficiale della Regione ai sensi e per gli effetti dell’art. 53, comma 1 della L.R. 12/05/2004, n° 7 “Statuto della Regione Puglia” ed entrerà in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione.
Data a Bari, addì 7 maggio 2008
DELLAREGIONE PUGLIA
Direzione e Redazione: Lungomare Nazario Sauro, 33 - 70121 Bari Tel. 0805406316 - 6317 - 6372 / fax 0805406379 Abbonamenti: 0805406379 Sito internet: http://www.regione.puglia.it e-mail: burp@regione.puglia.it
Direttore Responsabile Dott. Antonio Dell’Era
Autorizzazione Tribunale di Bari N. 474 dell’8-6-1974 Sped. in abb. Postale - 70% - CNS / CBPA - SUD / AVELLINO / 079/2007 - Poligrafica Ruggiero S.r.l. - 83100 Avellino
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References: Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 10

Art. 9

Art. 11
 articolo 1

Art. 12

Art. 14
 Art. 13

Art. 15

Art. 16
 articolo 6

Art. 21