Source: http://www.urbanisti.it/professione-intro
Timestamp: 2020-02-20 05:26:43+00:00

Document:
La riforma del 2001 e la posizione di ASSURB
Nel campo della pianificazione territoriale e urbanistica, a partire dal 2001 a seguito del DPR 328 (Modifiche ed integrazioni della disciplina dei requisiti per l’ammissione all’esame di Stato e delle relative prove per l’esercizio di talune professioni, nonché della disciplina dei relativi ordinamenti), si è passati da una professione non regolamentata ad una professione regolamentata, cioè essa è riservata ad un numero definito di persone iscritte ad un Ordine. Più precisamente l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, Sezione A-Settore «Pianificazione territoriale» per i laureati quinquennali e magistrali; Sezione B-Settore «Pianificazione» per i laureati triennali. Il passaggio tuttavia non sembra aver creato una esclusiva ‘forte’ (solo gli iscritti a quel determinato Ordine e Sezione possono esercitare la professione di urbanista, pianificatore), ma sicuramente ‘tendenziale’, perché lo stesso DPR ha esplicitamente previsto la salvaguardia delle posizioni precedentemente assunte o diritti acquisiti. Questa ambiguità è dovuta perché la figura del «pianificatore territoriale» (così come del «paesaggista» e del «conservatore») è stata in parte innestata e in parte affiancata in un tronco (la figura dell’architetto) già esistente. Ciò significa che la riforma del 2001, riforma che ha modificato sia l’esame di Stato per l’accesso alle professioni regolamentate, sia gli ordini professionali, tra cui quello degli architetti (che per l’appunto ha cambiato denominazione) si può considerare come una (quasi)-riforma, che deve essere ancora concertata con la legge istitutiva delle figure di Ingegnere e Architetto (L. 24 giugno 1923, n. 1395 Tutela del titolo e dell’esercizio professionale degli ingegneri e degli architetti) e con il relativo regolamento di attuazione (RD 23 ottobre 1925, n. 2537 Approvazione del regolamento per le professioni d’ingegnere e di architetto) e relative modifiche; ma soprattutto necessita di un regolamento applicativo. Regolamento mai emanato e, a quanto è possibile saperne, nemmeno tracciato nelle sue linee essenziali. In assenza di questo passaggio politico-istituzionale, la definizione reale dei campi professionali è lasciata o al ‘buon vivere’ di vicinato (molto italico) o ai vari tribunali della Repubblica.
La posizione dell’Assurb è la seguente, fermo restando che qualsiasi posizione è attaccabile giuridicamente:
La professione di pianificatore territoriale e urbanista è di competenza del laureato in tale disciplina iscritto all’Ordine APPC di competenza se laureato dopo l’entrata in vigore del DPR 328/2001
Per il laureato ante DPR 328/2001 vige la doppia possibilità di iscriversi o non iscriversi all’Ordine APPC, in quanto lo stesso DPR ha fatto salvi i diritti acquisiti precedentemente, cioè la possibilità di esercitare la professione senza iscrizione
Per il laureato in architettura e ingegneria (edile) prima e post DPR, per fregiarsi del titolo di Pianificatore territoriale, è necessario superare l’apposito esame di stato, concetto ribadito dall’ultima sentenza del TAR del Lazio del 2007 che ci interessa direttamente
La posizione deontologica dovrebbe essere ispirata a questo principio:
Ognuno deve esercitare la professione per la quale ha ricevuto una formazione adeguata*
*per. es se un Comune deve predisporre uno strumento urbanistico, un piano territoriale o qualsiasi azione collegata al governo del territorio non dovrebbe rivolgersi all’architetto o dall’ingegnere, bensì dal pianificatore territoriale e urbanista.
La proposta di Assurb su questi temi è:
Una piattaforma comune europea per l’individuazione di percorso formativo minimo per accedere alla professione, in Italia questa piattaforma è rappresentata dai Corsi di laurea in Pianificazione territoriale e urbanistica che finalmente hanno dato vita ad un Coordinamento nazionale;
La ‘certificazione’ dei professionisti laureati in architettura o in ingegneria ex DPR attraverso una Commissione paritetica con ordini e Assurb. Non è una novità, avviene già ora per l’iscrizione all’Albo degli Esperti in Urbanistica e Tutela del paesaggio della Provincia Autonoma di Trento, dove questo Albo esiste (art. 12, LP n.22/1991). L’iscrizione è subordinata alla presentazione di un adeguato curriculum e valutata da una Commissione mista dove è presente anche l’Assurb.
Cfr. "Competenze dell'Urbanista-Pianificatore Territorale e ambientale" a cura di ASSURB
L’Associazione nazionale degli urbanisti e dei pianificatori territoriali e ambientali, in vista della predisposizione di appositi Codici deontologici per le nuove figure professionali inserite in appositi Ordini, propone un insieme di orientamenti che hanno fondamento su tre presupposti
Pianificatori territoriali e urbanisti hanno un ruolo costituzionalmente rilevante (art. 117, sia quando si richiamava l’urbanistica fino al 2001, sia quando si richiama dopo il 2001 il governo del territorio) perché il loro lavoro è destinato a prendere corpo all’interno di una azione di livello istituzionale;
Pianificatori territoriali e urbanisti, in virtù del primo assunto, esercitano la loro professione esclusivamente nel dominio pubblico, dunque nell’interesse generale, quindi il loro operare ha come fulcro di riferimento il patrimonio e i beni comuni;
Pianificatori territoriali e urbanisti, proprio per i due punti precedenti, hanno responsabilità non solo verso la loro clientela, quanto anche verso pubblico e, soprattutto, verso le generazioni future, per questo devono esercitare la professione in modo etico e responsabile.
Per questi motivi i pianificatori territoriali esercitano la loro professione esclusivamente per il bene e l’interesse pubblico, e tengono in considerazione la qualità e l’efficienza della loro azione. Il pianificatore territoriale rispetta il territorio come risorsa comunitaria, fragile e limitata, contribuendo, così, alla conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale, favorendo lo sviluppo equilibrato delle comunità locali ed apportando miglioramenti alla qualità della vita. Poiché i pianificatori territoriali hanno responsabilità verso la loro clientela, il pubblico e le generazioni future, gli iscritti devono esercitare la loro professione in modo etico e responsabile. La presente dichiarazione di principi, che precede le norme deontologiche, dovrà essere fonte d’ispirazione e d’informazione per i pianificatori territoriali italiani nell’interesse pubblico generale.
Servizio della Commissione Competenze Professionali di AssUrb
AssUrb in linea con lo Statuto e la Carta dei Servizi ha attivo un servizio riservato ai SOCI ove è possibile inoltrare richieste e quesiti @ ASSURB in tema di "competenze professionali dell'Urbanista e del Pianificatore Territoriale Ambientale".
In questa sezione si può consultare la raccolta delle risposte che sono state fornite ai quesiti posti alla Commissione Competenze professionali dai Soci AssUrb sui temi concernenti le competenze professionali dell'Urbanista e del Pianificatore Territoriale e Ambientale.
Di seguito viene presentato un Indice ragionato di tutti i Documenti o gli Atti di carattere giuridico che hanno interessato la figura dell’Urbanista negli ultimi quarant’anni, da quando cioè è si è costituita la Associazione Nazionale degli Urbanisti, successivamente ampliata con la dizione dei Pianificatori Territoriali e Ambientali. L’indice che segue rappresenta la totalità dei vari atti, in ordine alfabetico per macrocategorie, con una piccola introduzione che ne esplicita i contenuti di ognuno.
La riforma universitaria regolamentata con DM 509/1999 ha prodotto un ordinamento, che ha articolato i corsi di studio in una Laurea triennale di primo livello, cui può fare seguito una Laurea specialistica di secondo livello, di durata biennale. La riforma è stata aggiornata con DM 270/2004, che ha portato ad un nuovo ordinamento, con la revisione delle classi di lauree e la sostituzione della laurea specialistica con una nuova laurea qualificata con l’aggettivo “magistrale”.
Le tradizionali lauree sono articolate in classi di laurea (triennali e specialistiche/magistrali).
La tradizionale laurea in Pianificazione territoriale, urbanistica ed ambientale è rientrata nel sistema 3+2, quindi organizzata in due diverse classi:
la classe di laurea triennale (contraddistinta dal numero 7) in Urbanistica e scienze della pianificazione territoriale e ambientale; dal 2004 classe di laurea triennale (contraddistinta con la sigla L-21), e il nuovo nome di Scienze della pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica e ambientale, ciò ha portato ad un ampliamento significativo della formazione di base inglobando anche la componente paesaggistica
la classe di laurea specialistica (contraddistinta dal numero 54/S) in Pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale; dal 2004 classe di laurea magistrale (contraddistinta dalla sigla LM-48), che mantiene ancora il nome in Pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale
Ogni ateneo sceglie le lauree e i titoli relativi che vuole attivare e li identifica con un nome a propria scelta. Le lauree sono raggruppate in classi, definite dal Ministero dell’Università, che danno valore legale al titolo. Questo significa che nel certificato di laurea triennale si troverà scritto sia il nome locale scelto dell’ateneo (per esempio «laureato in Sistemi informativi territoriali»), sia il relativo nome della classe nazionale d’appartenenza della laurea («Urbanistica e scienze della pianificazione territoriale e ambientale», se riferito all’ordinamento del DM 509/1999 oppure «Scienze della pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica e ambientale» se riferito al nuovo ordinamento del DM 270/2004).
L’autonomia degli atenei ha prodotto anche una sorta di rimescolamento delle discipline, seppur all’interno di tabelle nazionali unificate. Per questo la tradizionale laurea in Urbanistica è stata via via aperta in molte sedi universitarie, anche quelle tradizionalmente lontane dai percorsi formativi di architettura o quelli di ingegneria, come per esempio Agraria. Alla fine potremo avere una sorta di laureato “polifonico”, a diverse specializzazioni tecniche, ma senza una comune base disciplinare; per questo l’AssUrb sostiene l’iscrizione ai percorsi formativi innestati sulle scuole di architettura, quelli tradizionalmente vicini alla disciplina, quelli che maggiormente caratterizzano la sua tecnicalità.
L'OFFERTA FORMATIVA DELL'UNIVERSITÀ ITALIANA: LAUREA TRIENNALE
Università/Facoltà
Titolo del corso di laurea
Pescara, Facoltà di Architettura
Pianificazione del Territorio e dell’Ambiente
http://trasparenza.unich.it/cdl.php?cor=900T
Firenze, Facoltà di Architettura,
http://www.unifi.it/clupta/mdswitch.html
Napoli 1, Facoltà di Architettura
Urbanistica, Paesaggio, Territorio, Ambiente
http://www.upta.unina.it/
Palermo, Facoltà di Architettura
Pianificazione Territoriale, Urbanistica,
http://architettura.unipa.it/
Palermo, Facoltà di Architettura e Facoltà di Ingegneria
http://www.nettunopalermo.it/
http://www.architettura.unirc.it/corsi_laurea.php?cdl=217
Tecniche per la Progettazione del Paesaggio e di Giardini
http://www.quaroni.uniroma1.it/
IUAV – Venezia
Facoltà di Pianificazione
http://www.iuav.it/fpt
Scienze Geo-Cartografiche, Estimative ed Edilizie
http://www.unimarconi.it/uni/v20/indexa9.php
Padova, Facoltà di Agraria,
Riassetto del territorio e
Torino, Facoltà di Agraria,
Scienze e cultura delle Alpi
http://turalp.campusnet.unito.it
L'OFFERTA FORMATIVA DELL'UNIVERSITÀ ITALIANA: LAUREA MAGISTRALE
Camerino, Facoltà di
Pianificazione del Territorio, dell'Ambiente e del Paesaggio
http://www.unicam.it/studenti/
Pescara, Facoltà di··Architettura
http://www.architettura.unirc.it/corsi_laurea.php?cdl=222
Pianificazione della Città,
del Territorio, dell'Ambiente
http://www.urbisroma1.org
Facoltà di Architettura II
http://offerta.polito.it/laureemagistrali/Pianificazione
Politiche per la Città,
Analisi Sociale e Progettazione Territoriale
http://www.sociologia.uniroma1.it/
ESAME DI STATO SECONDO IL DPR 328/01 e s.m.i.
CON IL TITOLO DI LAUREA MAGISTRALE
Per l'iscrizione all'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori nella sezione A, settore "Pianificatore Territoriale"
PROVA PRATICA avente ad oggetto l'analisi dei fenomeni della città e del territorio o la valutazione di piani e programmi di trasformazione urbana, territoriale ad ambientale;
PROVA SCRITTA in materia di legislazione urbanistica;
DISCUSSIONE sulle materie della prova scritta e prova pratica, nonché sugli aspetti legislazione e deontologia professionale.
CON IL TITOLO DI LAUREA TRIENNALE
Per l'iscrizione all'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori nella sezione B, settore "Pianificatore"
PROVA SCRITTA vertente sull'analisi e valutazione di compatibilità urbanistica di un'opera pubblica;
SECONDA PROVA SCRITTA consistente in un tema o prova grafica nelle materie caratterizzanti il percorso formativo;
La sezione segnala master e corsi di specializzazione post laurea dedicati ai principali temi della professione del pianificatore e della disciplina della pianificazione territoriale, urbanistica ed ambientale.
| A | B | C | D | E | F | G |H | I | J | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | Y | Z |
Altezza dei fronti dell’edificio
Altezza massima degli edifici
Atti Unilaterali d’Obbligo (art. 9 del RUE)
Comparto (edificatorio o edilizio)
Dichiarazione di inizio attività – DIA
Ente Regione
Indice di densità fondiaria - If
Indice di densità territoriale - It
Indice di utilizzazione fondiaria - Uf
Indice di utilizzazione territoriale - Ut
Indice di visuale libera - Vl
Interventi Edilizi Unitari – IEU* - (art. 10 del RUE)
Microurbanistica
Modifiche d’ufficio
Mosaico di piani urbanistici
Norme tecniche di attuazione – NTA
Piano Attività Estrattive – PAE (art. 105 del RUE)
Piano di lottizzazione – PL
Piano di recupero del patrimonio edilizio esistente
Piano di sviluppo urbanistico delle comunità montane
Piano di zona per l’edilizia economica e popolare – PEEP
Piano per gli insediamenti produttivi – PIP
Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale – PTCP
Piano Urbanistico Attuativo – PUA (ex L.R. n° 20/2000 – art. 31)
Piano urbano del traffico – PUT
Programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio – PRUSST
Programma integrato di intervento – PII
Programma Pluriennale di Attuazione – PPA (ex L. n° 10/1977)
Programma di Riqualificazione Urbana (DM 21 Dicembre 1994)
Rapporto massimo di copertura - Q
Regolamento Urbanistico ed Edilizio comunale – RUE
Relazione (relazione tecnica)
Ricomposizione particellare
Rifiuti solidi (agricoli, industriali, urbani)
Riqualificazione (urbana, edilizia)
Sagoma planivolumetrica
Strumento Urbanistico Previgente – SUP* - (art. 10 del RUE)
Superficie coperta - Sco
Superficie di comparto - Sc
Superficie di vendita - Sv
Superficie fondiaria - Sf
Superficie lorda utile - Slu
Superficie minima di intervento - Sm
Superficie permeabile del lotto - Spl
Superficie territoriale - St
Superfici per opere di urbanizzazione primaria – S1
Superfici per opere di urbanizzazione secondaria – S2
Tavoletta IGM
Titoli formativi professione Urbanista e Pianificatore Territorale e del Paesaggio
Validità del piano
Valutazione d’impatto ambientale –VIA
Vano abitabile
Atto amministrativo, istituito con legge 142/1990, promosso da Presidente delle Regione, dal Presidente della Provincia o dal Sindaco, e sottoscritto da tutti gli enti pubblici interessati alla definizione e alla realizzazione integrata e coordinata di opere, interventi o programmi di interventi. Qualora l’oggetto dell’accordo di programma sia in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti, esso ne costituisce variante, che in ogni caso deve essere approvata dal Consiglio comunale del Comune interessato, a pena di decadenza (vedi D.Lgs. 267/2000).
Altezza dei fronti dell’edificio – Hf
É data, per ogni fronte, dalla differenza fra la quota media dei marciapiedi stradali antistanti il lotto e la più alta delle seguenti quote, con esclusione di quelle dei manufatti tecnologici: a) estradosso del solaio sovrastante l’ultimo piano che determina slu; b) linea di gronda (per gli edifici con copertura inclinata fino a 45°); c) linea di colmo (per gli edifici con copertura inclinata maggiore di 45°); d) sommità del parapetto in muratura piena, nel caso in cui i pieni prevalgano sui vuoti (per gli edifici con copertura piana); e) quota media delle linee di copertura nel caso di fronti con timpani murari.
Altezza massima degli edifici - H
È la massima fra le altezze Hf del fabbricato.
Atto finale con cui l’autorità competente (Stato, Regione, ecc.) di solito sovraordinata a quella che lo ha redatto, conferisce operatività ad uno strumento urbanistico. Nelle leggi urbanistiche di seconda generazione l’approvazione compete solitamente all’autorità/ente che lo ha redatto.
Spazio geografico delimitato o delimitabile dove si svolgono processi fisico-naturali o insediativi o sociali. Per esempio: agricola con ridotta densità e uso prevalentemente agricolo del suolo; di rispetto in cui sussiste divieto assoluto di edificazione; edificabile su cui è possibile, nel limite del rispetto delle leggi, costruire edifici; metropolitana caratterizzata da alte densità demografiche, insediative e socioeconomiche; ad alta tensione abitativa quando la crisi degli alloggi e l’alto rapporto tra sfratti e numero di famiglie richiede interventi urgenti.
Insieme degli elementi che completano e migliorano formalmente e funzionalmente lo spazio costruito: segnaletica stradale, panche, cabine telefoniche, cassonetti dei rifiuti, pavimentazione di aree pedonali ecc..
Disposizione di attività, soprattutto terziarie, lungo un sistema viario, per rendere più efficiente il sistema urbano garantendo migliore accessibilità ad alcune funzioni. E’ una alternativa all’eccessiva congestione e all’elevato pendolarismo delle città monocentriche.
sigla che individua l'Associazione Nazionale degli Urbanisti e dei Pianificatori Territoriali e Ambientale
Sono gli interventi edilizi la cui attuazione è condizionata dalla realizzazione di specifiche opere previste dal POC, subordinati alla preventiva sottoscrizione da parte del concessionario di un atto con il quale vengono definite le modalità, i tempi, gli obblighi, gli oneri e le garanzie fidejussorie.
Concreta realizzazione delle previsioni contenute nello strumento urbanistico generale a validità indeterminata nel tempo, attraverso piani esecutivi a scadenza.
Dall’inglese zoning, divisione del territorio in aree omogenee, dal punto di vista della destinazione e delle funzioni. Anche zonizzazione.Bacino
Area geografica definita da fattori fisici, socioeconomici o di relazione: bacino idrografico, di traffico o di pendolarità, di utenza di una determinata infrastruttura ecc.
Ambienti naturali o determinati dall’azione storica dell’uomo, considerati degni di tutela per la loro qualità o rarità.
Singoli elementi mobili o immobili. Costituiscono o contribuiscono a costituire un ambiente fisico di alta qualità, dal punto di vista artistico, storico, sociale. Con la pianificazione urbanistica si possono tutelare i beni culturali immobili: edifici, centri storici, aree archeologiche, paesaggi.
Dall’esperienza americana dell’Environmental Impact Assessment. Strumento conoscitivo preliminare, di natura sia fisico-tecnologica che socioeconomica, che delinea una ipotesi di costi/benefici rispetto ad una azione proposta (opera o attività).
Associazione di una o più specie animali o vegetali in un determinato luogo.
Insieme dei rilievi grafici convenzionali, eseguiti con tecnica varia, di uno spazio. Può riguardare l’altimetria, la distribuzione dei vari servizi a rete, la vegetazione, le infrastrutture, gli usi del suolo, gli elementi geologici, vari temi analitici (popolazione, attività ecc.).
Agglomerato, spazio edificato o elemento funzionale di varie dimensioni, perimetrabile e distinguibile, in grado di esercitare attrazione nei confronti di un insediamento più ampio. E’ quindi un aggregato edilizio con caratteristiche urbane, dotato di opere diurbanizzazione primaria e secondaria. L’ISTAT definisce il centro abitato "aggregato di case continue o vicine con interposte strade, piazze e simili ... ove sogliono concorrere gli abitanti dei luoghi vicini".
Parte originaria dell’abitato, caratterizzata da valori architettonici, sociali, storici e artistici di insieme, anche in assenza di elementi monumentali di particolare rilievo. Una circolare del Ministero LL.PP. del 1967 definisce centro storico qualunque aggregato in cui la maggioranza degli isolati contiene edifici anteriori alla metà dell’800, o strutture urbane racchiuse da mura, o centri realizzati dopo la metà dell’800 ma altamente qualificati dal punto di vista formale.
Atto con cui i proprietari privati di immobili passibili di esproprio possono cederli alla pubblica amministrazione. (Per esempio delle aree necessarie alle opere di urbanizzazione).
Ente locale istituito dalla legge n. 142 del 1990, per governare ambiti di pianificazione e gestione di servizi attorno alle maggiori città. L’autorità metropolitana si configura come una Provincia e ne assume tutte le funzioni (vedi Costituzione Italiana art 114 e D.L. 267/2000).
Zona di completamento, ovvero considerata satura, salvo alcune porzioni ancora suscettibili di edificazione. E’ caratteristica delle aree centrali o di immediata espansione.
Territorio comprendente più Comuni, di dimensione inferiore a quello di una Regione costituzionale, coincidente o meno con una circoscrizione amministrativa, individuato per fini di pianificazione urbanistica, programmazione socioeconomica, gestione di attrezzature e servizi.
Ente territoriale costituito da più comuni montani, definito dalla legge 3 dicembre 1971, n. 1102. E’ obbligato a compilare un piano di sviluppo socioeconomico. Può, facoltativamente, compilare un piano urbanistico per il proprio territorio. La legge 142 del 1990 ha riconosciuto alle Comunità Montane il rango di Ente locale, ma ne subordina le funzioni di programmazione e pianificazione alla Provincia.
Titolo rilasciato dall’autorità comunale, che autorizza a edificare o ristrutturare un immobile. Sostituisce dal 1977 la licenza edilizia gratuita, ed è abitualmente onerosa, ovvero prevede il pagamento di una somma di denaro, detto contributo di concessione.
Articolazione amministrativa, istituita con legge n. 142 del 1990, indetta da un ente pubblico quando il procedimento preveda l’acquisizione di intese, concerti, nulla osta o assensi di altre amministrazione pubbliche (vedi D.Lgs 267/2000).
Forma associativa di più Comuni, a fini di servizio o dipianificazione. In particolare per l’urbanistica, il consorzio di Comuni può realizzare un unico Ufficio tecnico, incaricato di redigere un piano regolatore intercomunale.
Somma da versare al Comune per ottenere la concessione edilizia. Si compone di varie quote, relative a vari parametri: quota di urbanizzazione per le relative spese; quota di costruzione per edifici o impianti residenziali, turistici, commerciali; quota ecologica per le opere di smaltimento nel caso di insediamenti industriali e artigianali; quota ambientale per le opere di risistemazione di luoghi alterati da insediamento di attività produttive.
Repliche dell’amministrazione comunale alle osservazioni di privati proprietari ed enti alle proposte dello strumento urbanistico.
Saldatura di vari centri urbani di una certa importanza in un continuum di grandi dimensioni, a scala regionale. E’ analogo alla agglomerazione, ma se ne distingue per l’assenza di un centro ordinatore principale.
Contratto fra operatori pubblici e privati in campo edilizio o urbanistico, per garantire la realizzazione di servizi e spazi collettivi, o i prezzi di vendita e locazione degli immobili. La lottizzazione convenzionata introdotta dalla legge 765/1967 mira a realizzare opere di urbanizzazione accollandone in parte l’onere agli operatori privati.
Insieme delle caratteristiche geometriche essenziali del volume di un determinato organismo edilizio.
Volume fuori terra di un edificio, che deve rispettare le prescrizioni dello strumento urbanistico e delle norme edilizie comunali.
Trasferimento di competenze da parte di una autorità superiore. Esempio: dallo Stato alle Regioni della materia urbanistica nel 1972; dalle Regioni ai Comuni per l’approvazione di strumenti urbanistici esecutivi.
Misura della concentrazione spaziale di un fenomeno: densità abitativa/di popolazione (in area urbana per ab/ha, a scala territoriale per ab/Kmq), o edilizia, che indica il rapporto mc/mq fra i volumi edificati e le rispettive superfici.
Atto amministrativo che per ragioni particolari sancisce una tantum una eccezione a leggi o norme urbanistiche e edilizie.
Funzione (residenza, attività produttive ecc.) a cui, in base alle norme urbanistiche e edilizie o nei fatti, è destinato uno spazio o edificio urbano. Può essere principale, quando qualifica le caratteristiche di una zona, complementare quando integra quella principale; eventuale quando pur non rientrando nei primi due casi non è esplicitamente in contrasto con essi.
Istituita dalla legge 241/1990, la dichiarazione di inizio attività conferisce al cittadino la facoltà di eseguire opere interne con la semplice comunicazione ai competenti uffici comunali. La Regione Lombardia, con la L.R. 22/1999 ha esteso tale facoltà a tutte le opere precedentemente soggette a concessione semplice, comprese le nuove costruzioni (la cosiddetta “super-DIA”).
Atto con cui la pubblica amministrazione sancisce il ruolo collettivo sociale di un bene o immobile, per renderne possibile l’esproprio, per gli usi previsti dalle leggi e norme vigenti.
Demolizione di edifici ritenuti di secondaria importanza, nei centri antichi delle città, per migliorare la circolazione e valorizzare immobili ritenuti di più alto valore storico e architettonico.
Autorizzazione concessa dal proprietario di un’area a realizzare sulla stessa una costruzione, la cui proprietà rimane separata da quella del terreno.
In Regione Lombardia, delibera di Consiglio comunale avente lo scopo di definire gli obiettivi generali dell’azione amministrativa in materia urbanistica, obbligatorio per il varo di Programmi integrati di intervento come previsto dalla L.R. 9/1999.
Attitudine di una determinata porzione di territorio ad accogliere costruzioni. E' definità dalle norme urbanistiche ed edilizie di zona contenute nel piano regolatore e si attua con la concessione dell’autorità comunale.
Modalità di insediamento degli edifici, singolarmente o a gruppi, sul territorio. Può essere chiusa, aperta, estensiva o intensiva a seconda delle forme e delle densità in cui si realizza.
In pianificazione territoriale e urbanistica, il livello territoriale e di competenze collocato fra la scala regionale e quella comunale: comprensorio o provincia.
Comune, Provincia, Comunità montana, Consorzio comprensoriale, Unità sanitaria locale: ente autonomo, gestisce articolazioni funzionali periferiche infraregionali dello Stato.
Articolazione costituzionale del potere dello Stato. Concorre con lo Stato nella legislazione in materia urbanistica (vedi Costituzione Italiana art. 117).
Edificazione di nuove aree. In urbanistica, è l’area o settore destinato dal piano alla crescita della città, in base alle previsioni di incremento demografico e relativa domanda di abitazioni, servizi, infrastrutture.
Necessità di abitazioni, infrastrutture e servizi, che si stima sia necessario realizzare entro un certo periodo, determinata in base di standard predefiniti. Può essere arretrato se la carenza si riferisce a popolazione già insediata, insorgente se riferito ad un futuro previsto.
Area inedificabile di varia ampiezza, per motivi di agibilità, ampliabilità, modificabilità, corretto esercizio, di impianti e infrastrutture. Si applica nel caso di strade e autostrade, acquedotti, ferrovie, porti, elettrodotti, cimiteri, elettrodotti ecc.
Cartografia dell’Istituto Geografico Militare, di una parte del territorio nazionale italiano su scala 1: 100.000. Include 4 quadranti disponibili in scala 1: 50.000, costituiti da 4 tavolette disponibili in scala 1: 25.000.
Area al confine fra due aree omogenee, come fra la pianura e la montagna. Nelle città si dicono di frangia le zone di passaggio fra il centro e la periferia, irregolari nel tessuto urbanistico, prive di riconoscibili elementi ordinatori caratteristici.
Insieme di effetti sull’ambiente delle modifiche indotte da trasformazioni d’uso: residenziali, produttive ecc. Assume connotati sia fisici che socioeconomici, che possono essere giudicati con la procedura tecnica- decisionale della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).
Corrispettivo economico in favore del proprietario originario di un immobile, per il trasferimento della proprietà reso necessario da obiettivi di interesse generale. E’ calcolato in base a vari parametri.
Numero di persone per vano abitabile. E’ il rapporto tra numero di abitanti e numero di stanze, calcolato a scala di unità residenziale, o di quartiere, o urbana).
Esprime il volume massimo (in metri cubi) costruibile per ogni metro quadrato di superficie fondiaria Sf.
Esprime il volume massimo (in metri cubi) costruibile per ogni ettaro di superficie territoriale St.
Esprime la superficie lorda utile massima costruibile per ogni mq di superficie fondiaria Sf .
Esprime la superficie lorda utile massima costruibile per ogni ettaro di superficie territoriale St.
Nelle zone ove è prescritta, rappresenta la distanza che deve esistere fra le varie fronti di un fabbricato e i rispettivi confini di zona o di proprietà, o cigli stradali. Detta distanza è definita in rapporto all’altezza degli stessi edifici (D/Hf). In corrispondenza degli angoli del fabbricato, le zone di visuale libera relative ai due fronti, si raccordano con linea retta.
In urbanistica, elemento tecnologico e/o a rete funzionale all’efficienza e alle relazioni di un territorio: trasporto, acque, energia ecc. In generale, si tratta di immobili destinati alla fornitura di servizi.
Insieme delle strutture, attività produttive e sociali in un determinato spazio, non necessariamente di tipo urbano, che comportano una notevole modificazione del territorio e una presenza umana stabile. A seconda della tipologia, l’insediamento può essere accentrato, rado, sparso.
Interventi Edilizi Unitari – IEU - (art. 10 del RUE)
Gli interventi Edilizi Unitari sono previsioni del pre-vigente PRG e sono subordinati a preventiva sottoscrizione di atto di convenzione.
Atto di trasformazione urbanistica edilizia del territorio. In diritto, intervento sostitutivo di autorità superiore in caso di inadempienza di quella preposta, per esempio di una Regione nei confronti di un Comune che, obbligato a redigere un piano regolatore, non abbia adempiuto entro i termini stabiliti. Intervento urbanisticamente rilevante è un intervento edilizio che modifica la superficie lorda di piano, o la destinazione d’uso, o gli standard urbanistici.
Spazio costruito (o edificabile) omogeneo, di dimensioni limitate, costituito da uno o più edifici, circondato da strade.
Percorso procedurale dello strumento urbanistico: dall’incarico, attraverso la redazione tecnica alla adozione, alle osservazioni e controdeduzioni, fino all’approvazione finale.
Base cartografica su cui si redigono generalmente i piani urbanistici generali e attuativi. Rappresenta le proprietà immobiliari con riferimento alle rilevazioni catastali.
Progettazione urbanistica esecutiva a piccola scala, su parti di città, con una definizione paragonabile alla progettazione architettonica a grande scala.
Norme in pendenza dell’approvazione di strumenti urbanistici generali, introdotte dalla legge 3 novembre 1952 n. 1902, a fini di tutela del territorio. Consistono nel non autorizzare opere in contrasto con un piano solo adottato dall’amministrazione.
Possono essere introdotte dall’autorità competente in fase di approvazione di uno strumento urbanistico (Piano regolatore generale, Regolamento edilizio, Programma di fabbricazione).
Singolo elemento o area di piccola dimensione di particolare pregio naturalistico e scientifico. In Regione Lombardia è previsto dalla L.R. 86/1983.
Assemblaggio grafico omogeneizzato, per scala e simbologia, degli strumenti urbanistici interessanti un ambito territoriale, p. es. tutti i piani comunali di una provincia.
Eccezione di validità o regolarità di uno strumento urbanistico, sollevata durante la procedura di formazione da chi si considera in qualche modo danneggiato dalle prescrizioni del piano.
Area in cui sono vigenti particolari norme di tutela per preservarne i valori naturalistici, sia in senso di semplice conservazione, sia in modo dinamico (tutela attiva) nel caso di compresenza di fattori turistici, insediativi e socioeconomici. (in Regione Lombardia la materia è regolata dalla legge quadro sulle aree protette L.R. 86/1983)
In Regione Lombardia è una zona, normalmente compresa in un parco regionale, caratterizzata da un elevato grado di naturalità e destinata prevalentemente alla conservazione. A tali aree si applica la disciplina di tutela di cui al titolo III della legge 394/1991, che prevede, tra l’altro, il divieto assoluto di caccia.
Area protetta di interesse regionale, istituito con legge regionale.
Pianificazione particolareggiata, che realizza in dettaglio le scelte del piano generale: piani per gli insediamenti produttivi; piani di zona per l’edilizia popolare; piani di lottizzazione; piani particolareggiati; piani di recupero.
In urbanistica, per caratteristiche e contenuto delle prescrizioni, la scala di pianificazione non direttamente esecutiva: piani territoriali di coordinamento; piani regolatori generali; piani intercomunali; programmi di fabbricazione.
E’ un piano sovraordinato di cui gli strumenti della pianificazione urbanistica comunale recepiscono cartograficamente le fasce di tutela A e B dei corsi d’acqua, approvato con D.P.C.M. del 24.5.2001.
E’ il piano che individua le aree su cui viene svolta attività estrattiva di ghiaia e inerti.
Previsto dalla legge urbanistica 1150/1942, è uno strumento di attuazione del PRG, generalmente di iniziativa privata e alternativo al piano particolareggiato. Ha lo scopo di precisare in dettaglio gli interventi di urbanizzazione e edificatori in una determinata area.
Previsto dalla legge 457/1978; è un piano attuativo del PRG. Inquadra gli interventi di recupero in un processo di pianificazione urbanistica, finalizzato alla riqualificazione edilizia e sociale del patrimonio esistente. Può essere di iniziativa privata.
Previsto dalla legge 1102/1971, articola le zone montane in ambiti sovracomunali allo scopo di favorirne il riequilibrio economico e sociale, nel quadro dei programmi regionali.
Il Piano Operativo Comunale (ex L.R. n° 20/2000 – art. 30) è lo strumento urbanistico che individua e disciplina gli interventi di tutela e valorizzazione, di organizzazione e trasformazione del territorio da realizzare nell’arco temporale di cinque anni. Il POC è predisposto in conformità alle previsioni del PSC e non può modificarne i contenuti; può assumere il valore e gli effetti del Piano Urbanistico Attuativo (PUA), stabilendo indici, usi e parametri; nonché acquisire il valore di Programma Pluriennale di Attuazione (PPA), coordinandosi con il bilancio pluriennale di attuazione.
Previsto dalla legge urbanistica 1150/1942; è uno strumento di attuazione del PRG, precisa l’assetto definitivo delle zone, attraverso limiti e vincoli di trasformazione urbanistica.
Previsto dalla legge 865/1971; è un piano attuativo del PRG. Regola l’ubicazione degli impianti industriali, artigianali, commerciali, turistici, e delle opere di urbanizzazione connesse.
Previsto dalla legge urbanistica 1150/1942, è esteso a tutto il territorio comunale, ha validità a tempo indeterminato, è lo strumento principale di pianificazione urbanistica.
Previsto dalla legge urbanistica 1150/1942, quando le caratteristiche di sviluppo di due o più comuni contermini rendono opportuno il coordinamento degli strumenti urbanistici.
Il Piano Strutturale Comunale (ex L.R. n° 20/2000 – art. 28) è lo strumento di pianificazione urbanistica generale che deve essere predisposto dal Comune, con riguardo a tutto il proprio territorio, per delineare le scelte strategiche di assetto e sviluppo.
E’ un piano generale che disciplina i modi e le forme di utilizzazione e di tutela di tutto il territorio provinciale con particolare riferimento ai temi di interesse sovracomunali.
Previsto dalla legge 1497/1939, allo scopo di tutelare il patrimonio naturale e paesaggistico, è redatto su iniziativa della Soprintendenza ai beni culturali. I comuni sono tenuti ad uniformare i propri strumenti urbanistici ai contenuti del piano paesistico. Secondo la legge 8 agosto 1985 n. 431 (legge "Galasso") le stesse finalità possono essere perseguite anche attraverso piani territoriali urbanistici di coordinamento di iniziativa regionale, che includano la valorizzazione ambientale tra i loro obiettivi.
Il Piano Urbanistico Attuativo è lo strumento urbanistico di dettaglio per dare attuazione agli interventi disposti dal POC qualora esso stesso non ne assuma i contenuti.
Previsto dalla Circolare del Ministero LL.PP. n. 2575 del 1986, il PUT, strettamente legato alle previsioni del piano urbanistico, ha il fine di migliorare le condizioni di circolazione veicolare, di sosta, e di ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico.
Raggruppamento di progetti considerati dal piano, selezionati in base alle loro caratteristiche, p. es. il programma pluriennale di attuazione del piano regolatore generale.
Raggruppamento di progetti innovativi in ambito urbano, regolati dal D.M. 8-10-1998, aventi l’obiettivo di avviare una sperimentazione sulle azioni amministrative più efficaci per attivare i finanziamenti che sarebbero stati previsti nel quadro di sostegno comunitario. I finanziamenti nazionali previsti derivavano dalle disponibilità non utilizzate dei precedenti Programmi di riqualificazione urbana.
Raggruppamento di progetti di trasformazione urbana, istituito dalla Legge 179/1992, con il fine di riqualificare il tessuto urbanistico, residenziale ed ambientale in ambiti di specifica rilevanza territoriale. Se in contrasto con le previsioni di Piano regolatore generale, ne costituisce variante.
Strumento programmatorio con cui il Comune individua le aree in cui, entro un periodo fissato, sarà avviata sarà avviata l’attuazione del piano urbanistico generale. Con il PPA si valutano le spese necessarie per gli interventi previsti, e la ripartizione fra operatori pubblici e privati.
E’ un insieme di procedure che consentono di realizzare opere pubbliche con l’apporto di capitale e competenze proprie del settore privato. Essenzialmente il Project Financing ( o Finanza di Progetto) è normato dalla Dir. 93/37 della CEE (14 giugno 1993) "Direttiva del Consiglio che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori" e dalle successive modifiche ed integrazioni. Per l’Italia dalla Legge 11 febbraio 1994, n.109, "Legge quadro in materia di lavori pubblici" e successive modifiche ed integrazioni. Le fasi principali di un’operazione di Project financing sono la costruzione e la gestione dell’opera realizzata, attraverso la quale l’investitore deve rientrare del capitale investito e attraverso la quale deve ottenere un congruo profitto. E’ per questo che il finanziamento dell’opera ruota attorno non tanto alle garanzie che sono capaci di fornire i soggetti promotori dell’iniziativa, ma alle qualità tecnico-economiche del progetto. E’ il progetto che deve essere in grado di generare flussi di cassa e che deve costituire la garanzia primaria per il rimborso del debito e per la remunerazione del capitale di rischio. La fase di gestione dell'opera diventa perciò di primaria importanza nell’economia complessiva dell’operazione dato che solo una gestione efficace potrà consentire di generare i flussi di cassa necessari a soddisfare tutti i soggetti investitori.
I Programmi di Riqualificazione Urbana si propongono di avviare il recupero edilizio e funzionale di ambiti urbani specificatamente identificati attraverso proposte unitarie.
È un accordo fra enti pubblici (al quale possono, in varia forma, partecipare anche soggetti privati) caratterizzato da una certa genericità. Può trattarsi di un accordo fine a se stesso, oppure di un accordo preliminare a uno più dettagliato e più rigidamente vincolante; un esempio di questo tipo di accordo è dato da quello che può scaturire da una conferenza di servizi convocata (ai sensi dell'art. 34 del D.lgs. 267/2000) al fine di verificare la fattibilità di un accordo di programma. Spesso si usa erroneamente l'espressione accordo di programma per definire accordi nei quali difettano i contenuti per essi previsti dalla legge, e che sono in realtà dei protocolli di intesa.
Fase dell’iter in cui il piano è esposto al pubblico per eventuali osservazioni (a un piano generale) o opposizioni (a un piano attuativo).
Elemento costitutivo degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica. Esso provvede alla organica rappresentazione e valutazione dello stato del territorio e dei processi evolutivi che lo caratterizzano e costituisce riferimento necessario per la definizione degli obiettivi e dei contenuti del piano e per la valutazione di sostenibilità e monitoraggio dei piani; è definito all’art. 4 della L.R. n° 20/2000 e specificato nell’atto di indirizzo e coordinamento tecnico sui contenuti conoscitivi e valutativi dei piani e sulla conferenza di pianificazione.
Esprime il rapporto (in percentuale) tra la superficie coperta e la superficie fondiaria del lotto.
Attività più o meno coordinata volta al recupero delle strutture ambientali, urbanistiche e edilizie degradate. Piani urbanistici di recupero sono previsti dalla legge 457 del 1978.
Insieme delle leggi e norme che regolano l’uso e la proprietà del suolo, in particolare urbano, nei rapporti tra operatore pubblico e privato.
Il Regolamento urbanistico comunale (ex L.R. n° 20/2000 – art. 29) contiene la disciplina generale delle tipologie e delle modalità attuative degli interventi di trasformazione nonché delle destinazioni d’uso.
Allegato scritto obbligatorio dei progetti urbanistici, in cui si precisano le caratteristiche del piano, le premesse storiche e culturali, le metodologie, gli obiettivi.
Corrispettivo economico che il proprietario di un immobile acquisisce cedendone ad altri lo sfruttamento. E’ assoluta la rendita intesa come corrispettivo dell’affitto o cessione. E’ differenziale la rendita che esprime le differenze di collocazione degli immobili nel contesto urbano (più o meno vicino al centro, in zone più pregiate dal punto di vista ambientale).
Insieme delle strutture abitative e di diretto servizio all’abitazione, che caratterizzano alle varie scale l’insediamento urbano.
Ripristino, nel rispetto delle caratteristiche originarie e di funzionalità, di monumenti, edifici, insiemi edilizi, a contenuto storico artistico. Si attua con criteri scientifici, valutando gli elementi tipologici, strutturali e formali.
Procedura in cui, verificata l’inadeguatezza dello strumento urbanistico vigente, se ne opera una variante parziale o generale.
Riaccorpamento di fondi, generalmente agricoli, per ottenere lotti di terreno più adatti all’utilizzazione colturale. Si può applicare anche alle aree urbane, rilottizzando in forme e dimensioni idonee all’uso edilizio.
Residui delle attività insediate in un territorio, per i quali si pongono problemi di smaltimento e/o riutilizzazione.
Attività di pianificazione urbanistica, o programmazione, o progettazione, per il recupero di strutture edilizie sottoposte a degrado o obsolescenza funzionale.
Azione urbanistica o edilizia originariamente tesa alla bonifica igienica dell’abitato o del suolo, spesso attraverso sventramenti, demolizioni e ricostruzioni. Risanamento conservativo è ripristino e protezione delle caratteristiche originarie degli edifici o di gruppi di edifici, analogo al restauro.
Il termine si riferisce a un parco o ad alcune sue parti, che per motivi di interesse naturalistico o scientifico sono sottoposte a un regime di tutela che esclude qualunque utilizzazione che possa influire sull’equilibrio vegetale, o zoologico, o geologico ecc.
In Regione Lombardia zona specificamente destinata alla conservazione della natura in tutte le manifestazioni che concorrono al mantenimento dei relativi ecosistemi; è prevista dalla L.R. 86/1983.
Attività di trasformazione dell’edificio che possono portare a un assetto differente da quello originario, con inserimento di nuovi elementi e impianti. Ristrutturazione urbanistica significa modificare il disegno dei lotti, degli isolati, della rete stradale.
La sagoma planivolumetrica di un edificio è la figura solida delimitata dalle varie superfici – verticali, orizzontali, inclinate e curve – che contengono tutte le facce esterne dell’edificio stesso, con esclusione delle eventuali parti aggettanti ai sensi dell’articolo 3.8 bis. La proiezione sul piano orizzontale della sagoma dell’edificio coincide con la sua Superficie coperta.
Situazione di un piano adottato, ma non ancora approvato. Nel periodo intercorrente fra l’adozione e l’approvazione il Sindaco deve sospendere qualunque decisione sui progetti in contrasto con il piano adottato.
Riconoscimento legale ex post di realizzazioni urbanistiche o edilizie attuate senza autorizzazione, o in contrasto con le norme vigenti.
A seguito del mancato rispetto delle norme urbanistiche, o della realizzazione di opere difformi da quanto indicato nel progetto che ha ottenuto concessione edilizia, si applicano sanzioni. Le sanzioni possono essere sia di carattere pecuniario, sia di esproprio e/o demolizione dell’immobile.
Introdotto dalla legge n. 94 del 1978 (legge "Nicolazzi"). Approvazione implicita dell’autorità competente, quando l’istanza di intervento edilizio, presentata secondo la procedura prescritta, rimanga senza risposta per un dato periodo di tempo. Trascorso questo periodo, si possono avviare i lavori, previa comunicazione al Sindaco e pagamento degli oneri eventualmente dovuti.
Rigetto implicito dell’autorità competente, quando l’istanza di intervento edilizio rimanga senza risposta per un dato periodo di tempo.
Dotazione, espressa in termini numerici, di aree e attrezzature pubbliche secondo indici prefissati: verde, parcheggi, scuole, strutture sanitarie ecc. Alle quantità relative indicate dagli standard, devono adeguarsi gli strumenti urbanistici e le relative realizzazioni. In Italia gli standard urbanistici sono stati fissati dal Decreto Interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, che fissa limiti all’edificazione e rapporti massimi tra insediamenti e spazi pubblici. In Lombardia la quantità minima è di 26,5 mq/abitante, dove il parametro "abitante" è desunto dalla capacità insediativa degli insediamenti (L.R. 51/1975).
Secondo l’ISTAT, vano compreso nell’abitazione, con aerazione e illuminazione diretta, di ampiezza sufficiente a contenere almeno un letto. Sono generalmente considerate stanze gli spazi divisi da pareti ad uso letto, pranzo, studio, soggiorno, soffitte abitabili, che abbiano una superficie di almeno 8 mq.
Planimetria di un territorio che rappresenta la situazione insediativa ad una determinata epoca, eventualmente specificando con opportune simbologie le varie strutture residenziali, produttive, esistenti, le infrastrutture a rete ecc.
Strumento Urbanistico Previgente – SUP - (art. 10 del RUE)
Sono piani urbanistici attuativi ed interventi edilizi diretti previsti dal pre-vigente PRG e sono regolati dalle NTA della variante 1995.
Ogni parte di un edificio, in particolare nei centri storici, che risulti costruita in aggiunta all’organismo originario, alterandone l’assetto formale. In un intervento di restauro le superfetazioni, di norma, devono essere eliminate.
Per superficie coperta si intende l’area risultante dalla proiezione sul piano orizzontale di tutte le parti edificate fuori terra - compresi i porticati e i balconi chiusi lateralmente, con esclusione delle parti aggettanti come balconi, tettoie e sporti di gronda se presentano sporgenza non superiore a m. 1,50 – delimitate dalle superfici esterne delle murature perimetrali.
La superficie di comparto comprende, in ciascuna area di trasformazione la superficie territoriale, le zone destinate alla viabilità, la superficie delle aree destinate a riequilibrare il rapporto tra le preesistenze urbane e gli standard, e la superficie da destinare a verde privato inedificabile.
Per superficie di vendita di un esercizio commerciale si intende, ai sensi dell’art. 4 del D.lgsl. 114/98, la misura dell’area o delle aree destinate alla vendita, comprese quelle occupate da banchi, scaffalature, vetrine e quelle dei locali frequentabili dai clienti, adibiti all’esposizione delle merci e collegati direttamente all’esercizio di vendita. Non costituisce superficie di vendita quella dei locali destinati a magazzini, depositi, lavorazioni, uffici, servizi igienici, impianti tecnici e altri servizi nei quali non è previsto l’ingresso dei clienti, nonché gli spazi di avancassa purché non adibiti all’esposizione di merci.
La superficie di vendita degli esercizi commerciali che hanno ad oggetto esclusivamente la vendita di merci ingombranti non immediatamente amovibili e a consegna diffeita (concessionaria auto, rivendite di legname, di materiale per l’edilizia e di mobili, ecc.) è computata, ai fini della determinazione degli standard pertinenziali, della idoneità urbanistica dell’area ai sensi dell’art. 7 L.R. 14/99, nonché dell’individuazione del procedimento fra quelli fissati agli artt. 7, 8, 9 del D.lgsl 114/98, nella misura del 1/10 della superficie di vendita quando questa non sia superiore a 2.500 mq. Per le superfici eccedenti i 2500 mq. la superficie di vendita è computata nella misura di 1/10 fino a tale limite e di ¼ per la superficie eccedente. Ai fini e per gli effetti di quanto sopra disposto, è obbligatoria la sottoscrizione di un atto di impegno d’obbligo tra l’Amministrazione Comunale e l’operatore commerciale, che costituisce integrazione alla comunicazione di cui all’art. 7 del D.lgsl. 114/98. Con il suddetto atto l’operatore si impegna a non introdurre e/o vendere merci diverse da quelle sopra tassativamente indicate e a comunicare preventivamente all’Amministrazione Comunale qualsiasi variazione intenda apportare alle merceologie commercializzate.
Per superficie fondiaria si intende l’intera estensione dell’area destinata alla realizzazione di interventi edilizi. Nel caso di strumento urbanistico preventivo, essa risulta dalla differenza fra la superficie territoriale St e le superfici per opere di urbanizzazione primaria S1 e secondaria S2. Nel caso di intervento edilizio diretto la Superficie fondiaria misura la superficie del lotto al lordo delle eventuali aree di standard richieste dall’allegato “Usi del suolo e standard”.
Per Superficie lorda utile di un edificio si intende la somma delle superfici lorde agibili e/o abitabili di tutti i piani fuori ed entro terra, con esclusione di:
a) scale comuni, androni e vani ascensore e relativi muri di competenza;
b) autorimesse fuori terra, seminterrate o interrate nella misura non superiore a 4,5 mq ogni 10 mq di Slu e con altezza massima di m. 2,60, misurata tra la quota di calpestio e l’intradosso, anche non strutturale, di copertura, con l’esclusione dal conteggio degli spazi di manovra ovvero degli androni di manovra coperti;
b.1) autorimesse con altezza superiore a m. 2,60 rilasciate tra il 13.03.1998 e il 17.01.2005;
c) cantine con altezza non superiore a m. 2,60 e di superficie non superiore a 25 mq per alloggio;
d) sottotetti con altezza media inferiore a m 2,20;
d.1) sottotetti con altezza media compresa tra m. 2,20 e m. 2,40 rilasciati tra il 13.03.1998 e il 17.01.2005;
e) balconi e logge;
f) locali gioco dei bambini e servizi tecnici del fabbricato: lavanderia, stenditoio, deposito cicli; collocati al piano interrato o seminterrato, al piano terreno e nel sottotetto; in quest’ultimo caso, l’altezza media dei servizi tecnici è computata con riferimento all’altezza media del vano relativo;
g) porticati di uso pubblico, privato o condominiale;
Sono esclusi dal computo delle suddette superfici:
h) i vani esclusivamente destinati ad ospitare impianti tecnologici, quali cabine elettriche a media/bassa tensione, centrali termiche e di condizionamento;
i) locali pertinenziali ad attività non residenziali destinati a deposito o archivio, con altezza non superiore a m 2,60 e fino al limite del 25% della superficie utile delle unità immobiliari delle quali costituiscono pertinenze.
Sono fissate le superfici massime non costituenti Slu per i seguenti locali, da applicare quale limite complessivo, anche se suddivise in più vani:
- lavanderie: mq 6 e mq 2 in più per ogni alloggio oltre il primo;
- stenditoio: mq 12 e mq 4 in più per ogni alloggio oltre il primo;
- deposito cicli: mq 12 e mq 2 in più per ogni alloggio oltre il primo.
Fanno eccezione gli edifici unifamiliari e bifamiliari/schiera così come definiti dalla delibera di C.R. n. 1108 del 1999, relativa alle modalità per la determinazione del contributo di concessione edilizia afferente al costo di costruzione, come modificata dalla delibera di C.R. n. 522 del 1999, per i quali la superficie base di cui sopra è ammessa per ogni alloggio.
E’ altresì fissata per i suddetti locali l’altezza massima di m 2,60.
Inoltre non rientrano nel calcolo della Slu:
- lo spessore dei muri perimetrali eccedenti i 30 cm;
- le serre solari con funzione bioclimatica, se giustificate da un progetto di ottimizzazione
Per superficie minima di intervento si intende l’area minima, prescritta dalle presenti norme o definita graficamente nelle tavole di piano, richiesta nelle diverse zone per poter attuare un intervento edilizio diretto.
Rappresenta la somma delle superfici interne al lotto costituite da terreno, ghiaia, pietrisco o altri materiali che non rendano necessario il collettamento delle acque meteoriche nella fognatura.
Per superficie territoriale si intende l’area delimitata dal perimetro degli strumenti urbanistici preventivi comprendente la superficie fondiaria e le relative aree per l’urbanizzazione primaria e secondaria. La superficie territoriale va misurata al netto delle zone destinate alla viabilità dal PRG (strade, svincoli stradali, fasce di rispetto di cui alle lettere a), b), c), d) dell’art. 81.1).
Urbanistica [ur-ba-nì-sti-ca] s.f. (pl. -che)Tecnica e arte della costruzione della città, che ha lo scopo di creare, sviluppare, migliorare l'aggregato urbano dal punto di vista estetico e funzionale, in modo da renderlo adeguato alle esigenze degli abitanti e delle loro attività produttive
Arco di tempo nel quale lo strumento urbanistico ha valore di legge: indeterminato per gli strumenti di pianificazione generale; determinato per gli strumenti urbanistici attuativi.
Cartografia standard di una porzione di territorio in scala 1:25000. Quattro tavolette di territori contermini compongono un Quadrante disponibile in scala 1:50000. Quattro quadranti compongono un Foglio disponibile in scala 1:100000.Titoli di formazione professionale
Titoli formativi professionali
Laurea triennale - L
Si può accedere dopo aver ottenuto il diploma di scuola media superiore: ha una durata di tre (3) anni, durante i quali bisogna conseguire 180 Crediti formativi universitari (CFU) complessivi. La laurea (L) permette già di lavorare a 22 anni.
Laurea Magistrale - LM (ex LS Laurea Specialistica)
Laurea specialistica ora Laurea Magistrale dal 2004. Si può accedere solo dopo aver conseguito la laurea triennale (L); ha una durata di due (2) anni, durante i quali bisogna conseguire 120 CFU complessivi. Quindi, al termine della laurea specialistica, un laureato avrà conseguito 300 CFU. Infatti, di questi 180 sono i CFU conseguiti per la laurea triennale, a meno che non si scelga una specializzazione diversa da quella del corso di laurea, come per esempio un laureato triennale in Architettura che si vuole specializzare in Pianificazione territoriale. In questo caso sarà riconosciuta solo una parte dei 180 CFU.
Laurea Magistrale a Ciclo unico - Classi: Architettura europea, Farmacia, Odontoiatria e Veterinaria (che durano 5 anni) e Medicina e Chirurgia (che dura 6 anni). Per queste lauree non è previsto alcun titolo dopo i primi tre anni, ma solo al completamento del ciclo, con la laurea specialistica ora magistrale.
Master universitario di primo livello··· Si può accedere al master di primo livello dopo la laurea (L): subito, oppure anche dopo diversi anni. Il master universitario di primo livello dura un (1) anno e vale 60 CFU.
Si può accedere al master di secondo livello dopo la laurea specialistica (LS) o magistrale (LM): permette di perfezionare la formazione e/o di acquisire ulteriori competenze utili nel mondo del lavoro; anche questo tipo di master universitario dura un (1) anno e vale 60 CFU.
I corsi di specializzazione possono essere istituiti esclusivamente in applicazione di specifiche norme di legge o direttive dell’Unione Europea. Per essere ammessi ad un corso di specializzazione occorre essere in possesso almeno della laurea triennale (L). Altri specifici requisiti d’ammissione, nonché gli eventuali crediti formativi universitari da aggiungere per l’ammissione, possono essere indicati dal Regolamento didattico del relativo corso di studio. Per conseguire il diploma di specializzazione bisogna acquisire un numero di crediti compreso tra 300 e 360, comprensivi di quelli già acquisiti e riconosciuti validi per l’ammissione al corso.
Dottorato di ricerca··· Dopo la laurea specialistica (LS) o magistrale (LM) sono previsti dottorati di formazione alla ricerca, che hanno l’obbiettivo di fornire le competenze necessarie per esercitare presso università, enti pubblici o soggetti privati attività di ricerca di alta qualificazione. La durata minima dei dottorati è di tre (3) anni.
Serie di azioni finalizzate alla difesa e valorizzazione di uno spazio naturale o costruito, nei suoi aspetti storici e ambientali. La tutela può essere attiva quando si sostanzia in azioni di trasformazione e uso, passiva quando si basa su vincoli all’uso.
"La valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente naturale” è stata introdotta nella Comunità europea dalla Direttiva 2001/42/CE, detta Direttiva VAS, entrata in vigore il 21 luglio 2001, che rappresenta un importante contributo all’attuazione delle strategie comunitarie per lo sviluppo sostenibile rendendo operativa l’integrazione della dimensione ambientale nei processi decisionali strategici. Si tratta di un processo sistematico inteso a valutare le conseguenze in campo ambientale di una politica, di un piano o di iniziative nell'ambito di un programma, ai fini di garantire che esse siano pienamente incluse e affrontate in modo adeguato fin dai primi stadi del processo di formulazione delle decisioni, allo stesso modo delle considerazioni economiche e sociali. A livello nazionale la Direttiva 2001/42/CE è stata recepita con la parte seconda del D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 entrata in vigore il 31 luglio 2007, modificata e integrata dal D.Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4 entrato in vigore il 13/02/2008 e dal D. Lgs. 29 giugno 2010, n. 128 pubblicato nella Gazz. Uff. 11 agosto 2010, n. 186.
cfr: definizione da Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRAIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA
Analisi e giudizio degli effetti ambientali, sociali, produttivi di una trasformazione introdotta dall’uomo. Si articola in una analisi tecnico-scientifica sui costi e benefici di un’opera o iniziativa (bilancio di impatto ambientale), e in una decisione di carattere politico. E’ obbligatoria per tutti gli interventi riguardanti la pianificazione e lo sviluppo del territorio suscettibili di determinare un impatto significativo e rilevante.
Cellula edilizia elementare delimitata da pareti in muratura e coperta, con dimensioni e volume conformi alle norme igieniche e costruttive.
Modifica parziale o totale di uno strumento urbanistico, a seguito di modificazioni avvenute nella normativa o nel territorio che il piano intende governare.
Limitazione all’uso di un ambiente, o territorio, o parti di esso, prescritto da un piano o da un programma. Può essere urbanistico, idrogeologico, o paesaggistico ecc..
Nel caso di unità immobiliari non abitative, ai fini della determinazione del volume l’altezza dei piani viene misurata dalla quota di calpestio all’intradosso dell’elemento orizzontale o sub-orizzontale di delimitazione fisica dello spazio , realizzato mediante componenti fissi o amovibili ed incrementato dello spessore del solaio come nel precedente capoverso; nel caso in cui l’unità immobiliare sia posta all’ultimo piano dell’edificio, la quota di cui sopra sarà incrementata di uno spessore che viene convenzionalmente fissato in cm 20, a condizione che l’intercapedine non computata nel volume possa essere funzionale al solo soddisfacimento di esigenze di carattere tecnologico.Zona
Parte di territorio con caratteri di omogeneità, o individuata come tale dallo strumento urbanistico e sottoposta a relative norme tecniche. In un territorio comunale, secondo il Decreto Interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, si individuano attraverso il piano urbanistico zone omogenee contrassegnate da una lettera dell’alfabeto: "A" per le parti di interesse storico e pregio ambientale; "B" per le aree parzialmente edificate e prive di particolare interesse ambientale; "C" per le zone di espansione dell’abitato; "D" per gli insediamenti produttivi; "E" per l’uso agricolo; "F" per attrezzature o impianti di interesse generale.Zona
Parte di territorio con caratteri di omogeneità, o individuata come tale dallo strumento urbanistico e sottoposta a relative norme tecniche. In un territorio comunale, secondo il Decreto Interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, si individuano attraverso il piano urbanistico zone omogenee contrassegnate da una lettera dell’alfabeto: "A" per le parti di interesse storico e pregio ambientale; "B" per le aree parzialmente edificate e prive di particolare interesse ambientale; "C" per le zone di espansione dell’abitato; "D" per gli insediamenti produttivi; "E" per l’uso agricolo; "F" per attrezzature o impianti di interesse generale.
RACCONTI DI CITTA' E PAESAGGI
PORTFOLIO 08 RCP 12009 fuerteventura nidi per uomini
PORTFOLIO RCP 11038 roma nuovi fedeli
PORTFOLIO RCP 12002 copenhagen silenzio dinverno
PORTFOLIO RCP 12003 faroer una giornata al campetto
PORTFOLIO RCP 12004 lisbona trasparenze
PORTFOLIO RCP 12005 miami night life
PORTFOLIO RCP 12008 rostock dio protegga questa casa da fuoco e distruzione da urbanistica e tassazione
PORTFOLIO RCP 12010 roma ordine sparso
PORTFOLIO RCP 12011 bolzano trompe loeil notturno
PORTFOLIO RCP 12012 lisbona ponti sospesi
PORTFOLIO RCP 12013 austria gerani
PORTFOLIO RCP 12014 budapest sopra e sotto
PORTFOLIO RCP 12015 dresda murales
PORTFOLIO RCP 12016 sicilia1
PORTFOLIO RCP 12017 antica urbanistica nella montagna veronese
PORTFOLIO RCP 12018 italia alpago tradizione consegnare oltre
PORTFOLIO RCP 12018 italia bosco del cansiglio microurbanistica anonima
PORTFOLIO RCP 12019 transumanza urbana
PORTFOLIO RCP 12020 francoforte smoking area
PORTFOLIO RCP 12021 favignana radar
PORTFOLIO RCP 12022 palermo canyon urbani
PORTFOLIO RCP 12023 perugia the red miles
PORTFOLIO RCP 12024 utrecht lilliput
PORTFOLIO RCP 12025 toledo cuniculi urbani
PORTFOLIO RCP 12026 sicilia camera con vista
PORTFOLIO RCP 12027 windhoek commercio in tempo di crisi
PORTFOLIO RCP 12029 vb cielo europeo incrocio senza rotaotria
PORTFOLIO RCP 12030 vb turchia istanbul lavori in piazza
PORTFOLIO RCP 12031 vb namibia deserto del namib infrastrutture primarie
PORTFOLIO RCP 12032 vb citta del capo colori urbani
PORTFOLIO RCP 12032 vb citta del capo il crimine non unopzione
PORTFOLIO RCP 12033 vb isola san nicola tremiti patrimonio storico italiano
PORTFOLIO RCP 12034 gian paolo berto berlino love in berlin
PORTFOLIO RCP 12035 vb sarentino BZ omini di pietra
PORTFOLIO RCP 12036 vb drammen N molo
PORTFOLIO RCP 12037 vb everglades USA divieto di balneazione
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prem2019-Iw600s

References: sentenza 
 art. 31
 art. 117
 art. 30
 art. 28
 art. 29