Source: http://www.assegno-mantenimento.com/2013/09/
Timestamp: 2019-11-16 01:33:55+00:00

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Assegno di mantenimento: settembre 2013
Assegno di mantenimento: un altro punto di vista
Stabilire l’entità dell’assegno di mantenimento è una questione complicata in quanto dietro al discorso monetario ci sono gli aspetti psicologici del fallimento e della perdita:
fallimento di un percorso di vita insieme che si pensava “per sempre”
perdita delle certezze e dei punti fermi considerati acquisiti.
Il conflitto che spesso si scatena nel discutere di soldi, è riconducibile sia alla paura di un domani “da solo/a”, alla paura di non farcela, alla paura di perdere anche le cose buone che si sono costruite insieme, ma anche alla richiesta di risarcimento per il torto subito… tradimento, abbandono..
In questo clima, l’unico modo per defin
ire un assegno di mantenimento che sia realmente rispettoso dei bisogni di tutte le parti (coniugi e figli) è far riflettere la coppia sul loro obiettivo comune: far si che i figli soffrano il meno possibile a causa della separazione e che la loro vita possa continuare come sempre pur nei limiti della nuova condizione economica di entrambi i coniugi.
Caterina Scacchetti – Assistente Sociale e Mediatore Familiare tel. 3334547095
Pubblicato da Avv. Umberto Chialastri a 09:08 Nessun commento: Link a questo post
Etichette: assegno, mantenimento, psicologia, separazione, sofferenza
E' se il coniuge si licenzia apposta per l'assegno di mantenimento?
Il principio generale è chiaro: la perdita di rendita causata da un intento fraudolento nei confronti dell'altra parte non può dar diritto ad un assegno di mantenimento.
Al di là dei principi la Cassazione ha stabilito che l'intento fraudolento non possa presumersi ma debba essere provato specificatamente e questo è decisamente difficile.
La Corte di Cassazione I sez. civile, n. 4312/2012) si riferiva ad un caso in cui la moglie aveva perso il lavoro esattamente nel momento in cui l'assegno le era stato ridotto per una parallela perdita di reddito del marito.
Il Magistrato di merito da questo aveva argomentato il fondato sospetto che il licenziamento fosse stato causato ad arte (o simulato) e non ne aveva tenuto conto.
La Cassazione ha affermato che mancava la prova esaustiva dell'intento fraudolento ed inoltre se la moglie lo avesse fatto apposta si sarebbe procurata comunque un danno sensibile.
Decideva quindi di dare ragione alla moglie. Ha anche contestato la Corte d'Appello nella parte in cui rilevava che la donna avrebbe potuto ben fare le pulizie ad ore ed al nero.
Pubblicato da Avv. Umberto Chialastri a 07:16 Nessun commento: Link a questo post
Etichette: assegno, divorzio, falso, fraudolento, licenziamento, mantenimento, revisione, separazione
La separazione di fatto da diritto all'assegno di mantenimento?
L'assegno di mantenimento è previsto in caso di separazione davanti il Tribunale o divorzio.
In caso di separazione di fatto non è previsto perché la separazione di fatto non muta il regime giuridico del matrimonio: si continua ad essere sposati a tutti gli effetti.
Ciò non significa però che qualora i coniugi vivano separati senza essere andati in tribunale non esista alcun dovere. Anche se non è facilmente quantificabile, esiste il dovere di contribuire alla vita familiare ed alle esigenze del coniuge e dei figli.
Qualora non lo si faccia è applicabile l'art. 570 del codice penale.
In tale sede ci si può anche costituire parte civile e chiedere il risarcimento dei danni morali e materiali.
Sotto altro aspetto, si potrà sempre agire civilmente chiedendo che il coniuge che non pensa alla famiglia sia condannato a pagare una somma determinata.
Non esisterà comunque un vero e proprio assegno di mantenimento come quello previsto in caso di separazione o divorzio.
Inoltre se il coniuge che ne avesse la possibilità, non pensasse ai bisogni della famiglia, potrebbe sempre essergli addebitata la separazione, con le conseguenze patrimoniali, anche ereditarie.
Dal punto di vista pratico una causa di separazione civile è decisamente più veloce. Non va nemmeno dimenticato che un processo penale (che si può iniziare anche in parallelo) è uno spauracchio ma non per tutti.
Pubblicato da Avv. Umberto Chialastri a 06:41 Nessun commento: Link a questo post
Etichette: 570, assegno, divorzio, fatto, mantenimento, penale, separazione
Se lei (o lui) ha un nuovo compagno perde l'assegno di mantenimento?
La Cassazione (con la recentissima sentenza 19555, 26.8.2013) ha confermato che dipende dalle caratteristiche del nuovo rapporto.
Nel caso in esame non ha ritenuto nemmeno sufficiente che la moglie vivesse mnell'appartamento del nuovo compagno.
Secondo la Corte occorre che la nuova relazione abbia caratteri di stabilità, continuità e regolarità tali da far ragionevolmente pensare che si sia formata una autentica “famiglia di fatto". Solo in questo caso potrà essere revocato l'assegno di mantenimento.
Pubblicato da Avv. Umberto Chialastri a 07:24 Nessun commento: Link a questo post
Etichette: assegno, compagno, convivenza, coppia, divorzio, mantenimento, nuovo, relazione, separazione
Assegno mantenimento = rendita infinita? Proposta di riforma.
L'attuale legge sulla separazione e sul divorzio prevede che se il coniuge non è autosufficiente o ha un reddito che non gli permette lo stesso regime di vita che aveva durante il matrimonio sia beneficiario di un assegno di mantenimento.
Giustissimo come concetto. Nella pratica si può però prestare ad abusi.
Prendiamo il caso di una moglie che abbia 25 anni al momento della separazione. Supponiamo che abbia un buon assegno di mantenimento perché il marito è un ricco commerciante.
Supponiamo anche che magari il matrimonio sia durato un anno.
Supponiamo anche che questa donna non abbia voglia ed interesse a trovarsi un lavoro.
Il risultato è che è molto probabile che abbia un assegno vita natural durante, con una quota anche della pensione dell'ex marito se premuore.
Ci sono altri casi in cui la situazione è totalmente diversa.
Supponiamo che la moglie di 25 anni sia invalida; qui è evidente che la situazione sia ben diversa.
Supponiamo altresì che abbia 50 anni, età in cui non è facile trovare un lavoro.
L'attuale legge è sostanzialmente ispirata ad una situazione sociale che è quella di molti decenni fa: allora il matrimonio era tendenzialmente per la vita ed erano pochissime le coppie separate. Le moglie rano per lo più casalinghe ed il lavoro femminile era decisamente minoritario e spesso mal pagato.
Oggi la situazione è totalmente diversa. Un matrimonio che duri tutta la vita non è più la regola: è l'eccezione. La figura della donna è totalmente diversa per le conquiste sociali degli ultimi decenni. Oggi è autonoma, di cultura pari e spesso superiore all'uomo, perfettamente in grado di cavarsela da sola. Nei fatti è anche comune che sia il marito a guadagnare di meno.
Non ho comunque mai visto mariti chiedere l'assegno di mantenimento, pur con reddito inferiore; probabilmente qui giocano fattori psicoloogici e sociali. Il discorso è però perfettamente identico perchè la legge non distingue tra marito e moglie, tra uomo e donna.
Abbiamo inserito due immagini. Nella prima, si vede una donna super felice del suo lavoro di dattilografa. Oggi la stessa donna fa l'ingegnere o il dirigente industriale.
Anche per questo, è opportuno che la legislazione sia cambiata, adattata alla nuova situazione.
Si può stabilire che, in alcuni casi, l'assegno di mantenimento per il coniuge non sia più “infinito” ma “a tempo”, ad esempio per 10 anni dopo la separazione. Il giudice potrebbe valutare caso per caso e decidere.
La decisione potrebbe essere sempre rivista in caso di sopravvenienze che rendano difficile o impossibile trovare oggettivamente una nuova occupazione.
La Corte di Cassazione (sent. 28870/11) ha cercato di risolvere questo problema stabilendo che "... non è sufficiente allegare meramente uno stato di disoccupazione, dovendosi verificare, avuto riguardo a tutte le circostanze concrete del caso, la possibilità del coniuge richiedente di collocarsi o meno utilmente, ed in relazione alle proprie attitudini, nel mercato del lavoro." Per questo principio non basta essere disoccupati ma occorre anche che non si abbia la possibiloità di trovare lavoro. Si tratta comunque di una sentenza e non di una legge. Il principio può facilmente quindi cambiare, senza alcuna certezza.
Pubblicato da Avv. Umberto Chialastri a 04:46 Nessun commento: Link a questo post
Etichette: assegno, casalinga, diritti, divorzio, donna, femminismo, mantenimento, revoca, separazione
Si può avere indietro quanto ingiustamente versato per l'assegno di mantenimento?
Nel giudizio di separazione, ad esempio, in prima udienza, il Presidente può stabilire un assegno di mantenimento.
Cosa succede se questo viene successivamente revocato perchè non ne sussistevano i presupposti?
Chi ha pagato ha diritto alla restituzione di quanto versato per motivazioni che sono risultate insussistenti?
L'orientamento della Cassazione è negativo. Si veda ad esempio la sentenza 13060 del 2002 Cass. Civile.
La stessa Cassazione ha però successivamente precisato che il provvedimento non sia stato emesso a seguito di dichiarazioni gravemente mendaci della parte a favore della quale fu stabilito.
La sentenza Cass. Sez. I Civile, n. 21675 del 4 dicembre 2012, ha esaminato il caso di una donna che aveva chiesto l'assegno per il figlio invalido ma che non era del marito.
In sostanza aveva taciuto questa circostanza, inducendo in errore il Magistrato.
Una volta scoperta la realtà l'assegno è stato revocato in quanto non può essere stabilito un carico del genere a chi non sia il genitore .
La difesa della madre aveva impugnato la sentenza ricordando la giurisprudenza per la quale non si può chiedere indietro quanto versato per il mantenimento dei figli. (Cass. nn. 11863/2004, 13060/2002, 4198/1998, 3415/1994)
La Corte ha stabilito il principio per cui se il provvedimento del Magistrato è stato causato dalla grave malafede, l'assegno dovrà essere restituito.
Pubblicato da Avv. Umberto Chialastri a 15:59 Nessun commento: Link a questo post
Etichette: assegno, divorzio, mantenimento, restituzione, revoca, ripetizione, separazione
Risarcimento danni per il tradimento
Nella lotta per l'assegno di mantenimento l'infedeltà coniugale ha un gran peso che spesso è trascurato.
Come abbiamo già scritto può determinare l'addebito della separazione con la conseguenza anche dell'impossibilità di ricevere l'assegno di mantenimento.
Da però anche diritto al risarcimento dei danni causati alla dignità ed all'onore del coniuge tradito.
Tra le altre, ha ribadito questo la sentenza n. 18853 del 2011 della Cassazione Civile.
Non basta però che ci sia il tradimento.
La prima distinzione da fare è che il Magistrato dovrà accertare se il tradimento sia stata la causa della crisi del matrimonio o se al contrario sia solo una conseguenza della crisi già esistente.
Bisognerà inoltre accertare se l'nfedeltà è stata consumata in modo palese o comunque in modo da ledere la dignità e l'onore del coniuge.
Come si vede, il principio generale è chiaro.
Tutto sta poi a vedere le situazioni concrete, con le loro mille sfaccettature.
Pubblicato da Avv. Umberto Chialastri a 00:56 Nessun commento: Link a questo post
Etichette: assegno, coniugale, corna, danni, divorzio, infedeltà, mantenimento, risarcimento, separazione, tradimento
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