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Timestamp: 2017-06-23 07:26:28+00:00

Document:
4A_41/2013 Sentenza del 3 maggio 2013
ricorso contro il lodo finale emanato il 27 dicembre 2012 dal Tribunale arbitrale ad hoc con sede a Lugano
che il credito è da ricondurre a fatture emesse dall'attrice per la consulenza commerciale effettuata a favore della convenuta in esecuzione di un contratto, contenente una clausola compromissoria, sottoscritto il 4 febbraio 2009, rescisso di comune accordo il 21 giugno 2010;
che la A.________SA, succursale di Massagno (in seguito: la ricorrente), insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 26 gennaio 2013 chiedendo che il lodo sia annullato, che sia accertata l'incompetenza del Tribunale arbitrale e che "la richiesta di arbitrato (...) sia formalmente respinta";
che l'attrice, con osservazioni del 18 febbraio 2013, propone di respingere il ricorso "in ordine", per incapacità processuale della ricorrente e carenza di motivazione, e nel merito;
che l'attrice eccepisce che la succursale ticinese della convenuta è sprovvista della capacità processuale per impugnare la sentenza emessa contro la casa madre con sede a Lussemburgo;
che la ricorrente, riferendosi alla DTF 120 III 11 consid. 1b, ribatte che, sebbene anche davanti al Tribunale arbitrale fosse comparsa come parte convenuta senza precisare di agire come rappresentante della casa madre lussemburghese, l'attrice non ha mai dubitato dell'identità della controparte, tant'è che ha sollevato la questione per la prima volta davanti al Tribunale federale;
che nella sentenza 4P.146/2005 del 10 ottobre 2005, consid. 5, questa Corte ha stabilito che la giurisprudenza menzionata dalla ricorrente, riguardante la procedura esecutiva, è applicabile anche nelle cause giudiziarie o arbitrali e che di conseguenza la comparsa di una succursale al posto della sede principale è da considerare come un semplice errore nella designazione di una parte e non ne pregiudica la capacità processuale;
che anche in questo caso l'errore di designazione non arreca pregiudizio all'attrice, la quale non dubita dell'identità della parte convenuta, nemmeno davanti al Tribunale federale;
che in forza degli art. 77 cpv. 1 LTF e 191 LDIP il ricorso in materia civile contro le decisioni arbitrali è ammesso alle condizioni poste dagli art. 190 - 192 LDIP;
che la ricorrente afferma di fondare il proprio gravame "principalmente" sull'art. 190 cpv. 2 lett. c LDIP (recte: lett. b) per incompetenza del Tribunale arbitrale;
che a suo dire l'attrice agirebbe in modo contraddittorio e di mala fede (art. 2 cpv. 2 CC), poiché prima di avviare la procedura arbitrale essa aveva sporto denuncia penale e fatto notificare tre precetti esecutivi, dimostrando in tale modo per atti concludenti di avere rinunciato alla giurisdizione arbitrale;
che la censura è d'acchito manifestamente infondata, perché il procedimento penale - avviato peraltro contro persone fisiche - non preclude affatto il diritto della parte danneggiata di sottoporre alla giurisdizione civile, ordinaria o arbitrale che sia, le proprie pretese di risarcimento, le quali sottostanno in ogni caso all'esecuzione forzata statale;
che la medesima insufficienza nella motivazione è riscontrabile laddove la ricorrente rimprovera al Tribunale arbitrale di non avere assunto prove a suo dire pertinenti e di avere deciso l'eccezione d'incompetenza insieme con il merito della causa;
Le spese giudiziarie di fr. 5'000.-- sono poste a carico della ricorrente, il quale rifonderà fr. 6'000.-- all'opponente per ripetibili della sede federale.
Comunicazione alle parti, rispettivamente al loro patrocinatore e al Tribunale arbitrale ad hoc con sede a Lugano.

References: Sentenza 
 sentenza 
 DTF 
 sentenza 
 art. 77
 art. 190