Source: http://www.studiofalcone.net/rifiutarsi-di-lavorare-quando-e-possibile/
Timestamp: 2018-08-14 11:22:56+00:00

Document:
Rifiutarsi di lavorare: quando è possibile – Avvocato Luca Falcone
Rifiutarsi di lavorare: quando è possibile
I casi in cui al dipendente è consentito disobbedire agli ordini del datore di lavoro senza perciò rischiare il licenziamento.
Se vuoi spiegare a qualcuno cosa significa trovarsi tra l’incudine e il martello puoi fare questo esempio. Immagina un dipendente che riceve un ordine di servizio illegittimo da parte del proprio datore di lavoro: ad esempio l’esecuzione di mansioni gravose o il trasferimento in un’altra città senza una valida ragione; se rispetta la direttiva vede calpestati i propri diritti, ma se si rifiuta di adempiere può essere licenziamento per insubordinazione. Qual è la soluzione migliore? Prima di disobbedire, il dipendente dovrebbe presentare un ricorso al giudice per far annullare l’ordine illecito del datore. Ma questo si scontra con i tempi della giustizia che certo non corrispondono con le esigenze di celerità e urgenza dei lavoratori. Che fare allora? Ecco, in questo modo hai spiegato splendidamente cosa significa trovarsi tra l’incudine e il martello. Per fortuna c’è qualche giudice che ha chiarito quando è fossile rifiutare di lavorare. Si tratta di tutti quei casi in cui – come vedremo a breve qui di seguito – l’ordine è palesemente illegittimo e l’inottemperanza da parte del dipendente diventa più una forma di autotutela che non una violazione del principio di buona fede. Ci sono diverse sentenze secondo cui il dipendente non deve sempre obbedire al superiore. Vediamole.
Rifiutarsi di lavorare per eccessivi compiti e stress
La prima pronuncia è di questa mattina ed è firmata dalla Cassazione [1]. Secondo la Corte, non è licenziabile il dipendente che si rifiuta di svolgere i nuovi nuovi compiti affidatigli dal datore se è già oberato da turni gravosi. Si tratta infatti non di una una scusa o di un atto di insubordinazione, ma di una oggettiva impossibilità che gli impedisce di fare troppe cose nello stesso momento. Il rischio però è che le valutazioni soggettive del lavoratore siano diverse da quelle di una persona media: ciò che è eccessivo per un individuo lento potrebbe non esserlo per un altro. Quindi, bisogna sempre andarci cauti con questa forma di autotutela e pensarci due volte prima di rifiutarsi di lavorare.
La Cassazione avverte: la valutazione va fatta caso per caso e la legittimità della disobbedienza deve essere confermata a posteriori dal giudice. Il dipendente può rifiutarsi di lavorare solo di fronte a una situazione personale che denota l’impossibilità oggettiva di svolgere ulteriori attività.
Rifiutarsi di lavorare per mansioni degradanti e umilianti
Sempre in questi giorni la Cassazione ha ricordato che il dipendente che rifiuta l’assegnazione di mansioni inferiori rispetto al proprio inquadramento contrattuale deve ottenere dal giudice l’annullamento delle direttive aziendali prima di poter rifiutarsi di lavorare. Tuttavia anche qui c’è un limite: quando i compiti appioppati al lavoratore sono particolarmente umilianti e degradanti (si pensi a un dipendente addetto alla contabilità cui viene chiesto di pulire il bagno) è ben legittima l’opposizione del dipendente e l’astensione dai nuovi compiti.
Rifiutarsi di lavorare presso la nuova sede dopo un trasferimento illegittimo
C’è poi il tema sempre attuale del trasferimento non gradito al dipendente. Il trasferimento di sede – lo ricordiamo – è lecito solo se supportato da ragioni organizzative e di produzione che spetta al datore dimostrare. Anche qui il dipendente che si rifiuta di prendere servizio presso la nuova sede rischia il licenziamento, a prescindere dalla legittimità o meno dell’ordine del datore di lavoro. Prima ci deve essere, anche qui, l’intervento del magistrato ad annullare l’ordine di servizio. Il trasferimento di sede di un dipendente – ribadisce la giurisprudenza – anche se non supportato da effettive ragioni tecniche, organizzative o produttive non può giustificare, per ciò solo, il rifiuto del lavoratore di adempiere al provvedimento e, quindi, di sospendere unilateralmente la prestazione lavorativa.
Tuttavia, come nei precedenti casi, anche qui c’è l’eccezione: secondo infatti la Cassazione [2], se il lavoratore si è mosso in buona fede, sulla scorta di apprezzabili esigenze personali e in presenza di una condotta datoriale connotata da serio inadempimento, il rifiuto di spostarsi di sede è perfettamente legittimo e non richiede che il dipendente abbia preventivamente attivato un ricorso d’urgenza in tribunale e ricevuto l’avallo del giudice. Dunque è sempre imprescindibile un vaglio caso per caso. Tanto per fare un esempio, se il dipendente dovesse dimostrare di avere una grave malattia che gli impedisce di viaggiare e dall’altro lato, invece, c’è un’azienda con numerosi dipendenti e differenti sedi operative, sicché lo spostamento di un solo lavoratore non è tale da incidere negativamente sulla produzione, si può ritenere che il rifiuto di lavorare sia legittimo.
Rifiutarsi di svolgere lavori illegali o contrari ai doveri aziendali
L’ultima sentenza è di due anni fa, sempre a firma della Suprema Corte: secondo i giudici, disobbedire agli ordini del capo è un vero e proprio obbligo se essi integrano violazioni dolose della legge o costituiscono un danno per l’azienda. Secondo la Corte Suprema, quand’anche il lavoratore abbia compiti di semplice esecuzione materiale dei comandi impartitigli dal superiore, non può rispettarli acriticamente senza prima verificare se essi siano leciti o meno per la legge o se possano pregiudicare l’ambiente in cui lavora. Facciamo l’esempio del datore di lavoro che ordini al dipendente di imbrogliare i clienti con il resto, di non emettere gli scontrini fiscali o di spiare tra le email personali dei colleghi di lavoro. In questi casi il lavoratore può rifiutarsi di obbedire.
[1] Cass. ord. n. 12094/18 del 17.05.2018.
[2] Cass. sent. n. 11408/2018.
[3] Cass. sent. n. 13149/2016 del 24.06.2016.
Questo articolo è stato pubblicato in Legale e taggato con come lavorare nella pubblica amministrazione, lavorare, Lavoro / Aziende, Lo sai che? . Bookmark permalink .
← Come allontanare un marito violento da casa
730: guida alla dichiarazione dei redditi →
Reato ambientale: chi è responsabile?
La Cassazione può aumentare la pena?
Erbe officinali: come venderle?
Posso comunicare la malattia con WhatsApp?
Chi ha la partita Iva è persona fisica o giuridica?
Se il padre non paga il mantenimento pagano i nonni?
I messaggi WhatsApp hanno valore legale di prova?
Fare sesso aiuta la memoria?
Condizionatori in condominio: distanze e regole
Costo autostrada: come calcolarlo
Flagranza di reato: cos’è?
Cos’è il Fondo di garanzia Inps
Cos’è una prelazione
Sfratto: è necessaria la messa in mora?
Cartella di pagamento al familiare defunto
Cibo alcalino: cos’è e come usarlo?
Condominio: come cambiare amministratore
Insonnia: cure e rimedi per combatterla
Dove denunciare la morte di un cane
Modifica mantenimento figli: come si fa?
Buste paga gonfiate e lavoro nero: si rischia l’estorsione e l’autoriciclaggio
Processo amministrativo, la costituzione sana ex tunc la notifica nulla
Assegno di mantenimento, versamento diretto al maggiorenne solo se ne fa richiesta
Parcheggi selvaggi? Scatta il reato di violenza privata
Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: la Cassazione delinea i confini della reintegra
GDPR: il CdM approva il decreto di adeguamento
Omesso versamento Iva, soglia di punibilità non viola diritto Ue
Stepchild adoption: anche genitore non biologico è madre dalla nascita
PCT e ricorso in Cassazione: l’avvocato dell’appello può attestare la conformità della copia
Pacchetto turistico tutto compreso: tour operator risponde anche per colpa del vettore
Decreto dignità: sì definitivo alla legge di conversione
Fallimento della Spa: soci finanziatori vanno rimborsati alla fine
Decreto Milleproroghe: primo sì alla legge di conversione
Carceri: primo ok del governo al decreto attuativo
Bancarotta fraudolenta: quando è responsabile anche l'amministratore di fatto
Solo il difensore munito di procura può notificare tramite PEC
Amazon, multa di 300 mila euro dall’Antitrust: consegna pacchi senza abilitazione
Pubblicato l'indice istat di luglio 2018
Gratuito patrocinio: nessun diritto alle spese e all'indennità di trasferta
Principio dell'efficacia extrapenale del giudicato assolutorio ex art. 652 cpp e responsabilità medica
La normativa vigente in tema di concorrenza dell'ex dipendente.
Sezioni Unite: poteri del sostituto processuale nella costituzione di parte civile
PCT: interruzione dei servizi informatici del settore civile ? agosto 2018
#PCTfacile - 5 motivi per offrire consulenza legale online ai clienti
A Ottobre 2018 la prima edizione del Mese dell'Educazione Finanziaria.
Quando l'opposizione sana la nullità del precetto per vizi formali.
Omessa esibizione dei documenti in sede amministrativa? Inutilizzabilità in sede contenziosa
Decreto ingiuntivo non opposto assimilabile ad una sentenza di condanna passata in giudicato
Contitu permette di scegliere quanto e cosa pagare.
Perdita della qualità di socio in corso di causa: improcedibilità della domanda.
La prova del danno non patrimoniale dei prossimi congiunti.

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 652
 sentenza