Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-107-codice-civile-forma-della-celebrazione
Timestamp: 2018-03-21 22:30:12+00:00

Document:
Art. 107 codice civile: Forma della celebrazione
Codice civile Art. 107 codice civile: Forma della celebrazione
Nel giorno indicato dalle parti l’ufficiale dello stato civile, alla presenza di due testimoni, anche se parenti, dà lettura agli sposi degli articoli 143, 144 e 147 (1); riceve da ciascuna delle parti personalmente, l’una dopo l’altra, la dichiarazione che esse si vogliono prendere rispettivamente in marito e in moglie, e di seguito dichiara che esse sono unite in matrimonio (2).
L’atto di matrimonio deve essere compilato immediatamente dopo la celebrazione (3) (4).
Testimoni: persone ufficialmente chiamate ad assistere alla celebrazione del matrimonio e a fare fede delle modalità con cui essa si è verificata.
Atto di matrimonio: documento da cui risulta l’avvenuta celebrazione del matrimonio fra due soggetti determinati.
(1) L’eventuale assenza dei testimoni o la mancata lettura degli articoli indicati dalla norma non determinano l’invalidità del matrimonio, ma soltanto l’applicazione all’ufficiale dello stato civile della sanzione amministrativa, come disposto dagli artt. 137 e 138.
(2) Il legislatore afferma chiaramente il principio per cui il matrimonio è un atto strettamente personale, e quindi è necessario che il consenso sia prestato direttamente dalle parti. Tuttavia va tenuta presente la norma contenuta nell’art. 111 che disciplina la celebrazione per procura. Questa disposizione ammette, in casi particolari, che il consenso necessario a contrarre il matrimonio sia manifestato da un soggetto diverso dalla parte ma su incarico di quest’ultima.
(3) La norma evidenzia la necessità che le parti siano pienamente informate circa gli effetti giuridici che derivano dal matrimonio. In particolare è indispensabile la lettura delle norme relative ai diritti e doveri dei coniugi, all’indirizzo della vita familiare e ai doveri dei coniugi verso i figli che dovessero nascere dalla loro unione. L’avvenuta lettura dei suddetti articoli deve risultare espressamente dall’atto di matrimonio.
(4) Gli atti di matrimonio sono formati nel Comune in cui il matrimonio accade, se il matrimonio avviene fuori del Comune bisogna comunque indicare il luogo dell’evento.
Dopo avere raccolto il consenso degli sposi, l’ufficiale di stato civile può dichiarare che essi sono uniti in matrimonio.
Due cittadini italiani dello stesso sesso, i quali abbiano contratto matrimonio all'estero non sono titolari del diritto alla trascrizione del relativo atto nel corrispondente registro dello stato civile italiano. Tale intrascrivibilità - a seguito delle sentenze n. 138 del 2010 della Corte costituzionale e 24 giugno 2010 della Corte europea dei diritti dell'uomo non dipende più dall'inesistenza di un tale matrimonio o dalla sua invalidità ma dalla sua inidoneità a produrre qualsiasi effetto giuridico nell'ordinamento italiano. I componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto - in particolare - se, secondo la legislazione italiana, non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio, né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all'estero, tuttavia - a prescindere dall'intervento del legislatore in materia - quali titolari del diritto alla vita familiare e nell'esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza appunto di specifiche situazioni, il diritto a un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata e,in tale sede, eventualmente sollevare le conferenti eccezioni di illegittimità costituzionale delle leggi vigenti, applicabili nelle singole fattispecie, in quanto owero nella parte in cui non assicurino detto trattamento, per assunta violazione delle pertinenti norme costituzionali e/o del principio di ragionevolezza.
Ritenuto che nel nostro ordinamento è, ormai, compresa una norma, l'art. 12 Cedu, come interpretato dalla Corte europea, che ha privato di rilevanza giuridica la diversità di sesso dei nubendi quale requisito o presupposto essenziale per la stipula di un matrimonio, il plurimillenario e tradizionale principio secondo il quale la diversità di sesso dei nubendi era considerata (unitamente alla manifestazione della reciproca volontà matrimoniale dagli stessi espressa avanti l'ufficiale dello stato civile celebrante) requisito minimo indispensabile per l'esistenza stessa del matrimonio civile, come atto giuridicamente rilevante, non appare più adeguato all'attuale realtà giuridica, essendo stata radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso tra i nubendi è presupposto o requisito indispensabile, per così dire "naturalistico" della stessa "esistenza" del matrimonio.
È manifestamente inammissibile in riferimento all'art. 2 cost. e manifestamente infondata in riferimento agli art. 3 e 29 cost., la q.l.c. degli art. 93, 96, 98, 108, 143, 143 bis, 156 bis, 231 c.c., nella parte in cui, sistematicamente interpretati, non consentano che persone di orientamento omosessuale possano contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso.
Corte Costituzionale 05 gennaio 2011 n. 4
È inammissibile la q.l.c. degli art. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143 bis, 156 bis c.c., censurati, in riferimento all'art. 117, comma 1, cost., nella parte in cui, sistematicamente interpretati, non consentono che le persone di orientamento omosessuale possano contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso. Dalla normativa comunitaria e internazionale assunta a parametro non emerge infatti la imposizione della piena equiparazione alle unioni omosessuali delle regole previste per le unioni matrimoniali tra uomo e donna e anzi la materia, con il rinvio alle leggi nazionali, risulta demandata alla discrezionalità del Parlamento.
Corte Costituzionale 15 aprile 2010 n. 138
È inammissibile, in riferimento agli art. 2 e 117, comma 1, cost., la q.l.c. degli art. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143 bis e 156 bis c.c., nella parte in cui, sistematicamente interpretati, non consentono che le persone di orientamento omosessuale possano contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso. Nonostante nella nozione di "formazione sociale" di cui all'art. 2 cost. si debba annoverare anche l'unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri, si deve escludere che tale riconoscimento (che necessariamente postula una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia) possa essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio: spetta, infatti, al Parlamento, nell'esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette, restando riservata alla Corte costituzionale la possibilità d'intervenire esclusivamente a tutela di specifiche situazioni.

References: Art. 107
 art. 3
 art. 93
 art. 93
 art. 2
 art. 93