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REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE BASILICATA SENTENZA - PDF
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE BASILICATA SENTENZA
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Timoteo Bartolini
1 Sent. n. 165/2012/E.L. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE BASILICATA composta dai seguenti Magistrati: Dott. Luciano CALAMARO Dott. Vincenzo PERGOLA Dott. Giuseppe TAGLIAMONTE Presidente relatore Consigliere Consigliere ha pronunciato la seguente SENTENZA nel giudizio di responsabilità iscritto al n. 7873/EL del Registro di Segreteria, ad istanza della Procura regionale presso questa Sezione nei confronti di - XX Rosa Maria Anna, nata a XXCCXXCCXX (MT) il 22/07/1952, XX Renato, nato a XXCCXXCCXX (MT) il 19/05/1957, XX Rosa, nata a Matera il 14/03/1963, XX Giuseppe, nato a Matera il 17/10/1956, XX Leonardo, nato a XXCCXXCCXX (MT) il 19/06/1945, XX Massimo, nato Policoro (MT) il 05/01/1975, XX Paolo, nato ad Aliano (MT) il 28/10/1947 e XX Leonardo Giuseppe, nato a Matera il 03/11/1975, tutti elettivamente domiciliati in XXCCXXCCXX, al Corso Umberto I n. 17, presso lo studio dell avvocato Domenico Padula che li rappresenta e difende;
2 - XX Anio, nato a Bari il 18/10/1952, rappresentato e difeso dall avvocato Antonio Maria DE SENSI, elettivamente domiciliato in Potenza, alla Via Ciccotti n. 10, presso Casa Dello Russo Albina - XX Mariano, nato a Policoro (MT) il 22/09/1976, XX Rosa, nata a Molfetta (BA) il 09/04/1958, XX Giovanni, nato a XXCCXXCCXX (MT) il 26/06/1961 e XX Salvatore, nato a XXCCXXCCXX (MT) il 08/11/1958, tutti elettivamente domiciliati in Marconia di XXCCXXCCXX, alla Via Ippaso n. 23, presso lo studio dell avvocato Pasquale Tuccino che li rappresenta e difende ; - XX Rocco Salvatore, nato a XXCCXXCCXX (MT) il 07/01/1937 ed ivi residente in Contrada Terranova; Visto l atto introduttivo del giudizio ed esaminati tutti gli altri atti e documenti della causa; Uditi, nella pubblica udienza del 13 dicembre 2011, con l assistenza del Segretario dott. Angela Micele, il relatore dr. Luciano Calamaro, il Pubblico Ministero nella persona del sostituto Procuratore generale dott. Ernesto Gargano, gli avvocati Padula, De Sensi e Tuccino per i rispettivi assistiti. Ritenuto in F A T T O Con deliberazione n. 41 del , il Consiglio Comunale di XXCCXXCCXX, tra l altro, provvedeva, ai sensi dell art. 194, comma 1, lettera e) del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, al riconoscimento del debito fuori bilancio di 6.873,45, a titolo di rimborso spese legali sostenute per la propria difesa dal sig. X Pietro, assessore del Comune di XXCCXXCCXX, in relazione al procedimento penale R.G. n. 985/00 incardinato presso il Tribunale di Matera.
3 Detto procedimento si era concluso con sentenza di assoluzione n. 241 del 14 maggio 2003 ( perché il fatto non sussiste per il reato di falso e perché il fatto non costituisce reato per il reato di abuso di ufficio). In precedenza, il sig. X, con istanza del aveva chiesto al Comune di XXCCXXCCXX il pagamento diretto in favore del proprio legale, avvocato Giovanni D Onofrio, dell importo di euro ,91. Con determina dirigenziale n. 113 del 14 dicembre 2004, era stato liquidato un acconto di euro 6.873,46. La Procura regionale presso questa Sezione giurisdizionale, ritenendo che dalla fattispecie in esame emergessero profili di danno per l erario, emetteva, in data 15/11/2010, l invito di cui all art. 5, comma 1, del d.l. 15/11/1993, n. 453, convertito dalla legge 14/01/1994, n. 19, come modificato dal d.l. 23/10/1996, n. 543, convertito con modificazioni nella legge 20/12/1996, n. 639, nei confronti dei consiglieri del Comune di XXCCXXCCXX, che avevano votato la delibera. Omologo atto veniva notificato all avvocato Anio XX, responsabile dell ufficio legale dello stesso Comune, il quale aveva curato l istruttoria, espresso parere favorevole di regolarità tecnica sulla proposta della delibera stessa e, nella qualità di responsabile del procedimento, disposto l adozione dei conseguenti provvedimenti di propria competenza. In data 15/12/2010 i signori XX Giuseppe, XX Leonardo Giuseppe, XX Renato, XX Rosa, XX Leonardo, XX Paolo, XX Massimo e XX Rosa Maria presentavano le proprie deduzioni, evidenziando la mancanza di un quadro univoco di riferimento ed oscillazioni della giurisprudenza, tali da escludere la rimborsabilità delle spese legali sostenute da amministratori di un ente locale in un giudizio, penale o civile.
4 Sostenevano, inoltre, la adeguatezza delle somme rimborsate e la insussistenza di comportamenti connotati da dolo o colpa grave, tenuto anche conto dei pareri tecnici e contabili rilasciati dai competenti uffici comunali. Omologhe difese venivano spiegate dall avvocato Rocco XX, con deduzioni presentate il 18/01/2011. Quest ultimo deduceva che nella sua condotta non fosse ravvisabile l elemento psicologico del dolo o della colpa grave, tenuto conto, tra l altro, dei pareri dei dirigenti dell ufficio ragioneria e soprattutto dell ufficio legale dell ente, competente nella materia. Soggiungeva, altresì, che il dirigente del predetto ufficio legale, nell adottare i provvedimenti di liquidazione, non solo aveva fatto riferimento all indirizzo consolidato della giurisprudenza, affermativo del riconoscimento del diritto al rimborso, ma aveva anche espresso il suo parere sull arricchimento ed effettivo incremento patrimoniale dell ente che sarebbe stato pari al 100%. Infine, dopo aver fatto cenno all esistenza del parere del Collegio dei Revisori dei conti, affermava la netta divisione di competenze e delle correlate responsabilità tra organi politici ed organi burocratici. Nel corso della richiesta audizione, tenutasi il 28/02/2011, l indagato precisava di aver fatto affidamento sui pareri dei tecnici e sulla deontologia del professionista. I signori XX Giovanni, XX Salvatore, XX Mariano e XX Rosa, tutti rappresentati e difesi dagli avvocati Cafasso Carmela e Tuccino Pasquale del foro di Matera, ognuno con distinto atto dell 11/12/2010, hanno sostenuto la legittimità del rimborso delle spese legali ad un amministratore locale, coinvolto in un procedimento penale per fatti inerenti i compiti d ufficio, laddove sussistano i necessari presupposti della assenza di conflitto di interesse con l ente, della piena assoluzione in sede penale e della diretta connessione tra contenzioso e carica ricoperta.
5 Con riferimento alla sentenza n. 197 del 2000 della Corte costituzionale, dopo aver rappresentato che l art. 39 delle legge Regione Sicilia n. 145/1980 configura normativa speciale applicabile esclusivamente al personale dell amministrazione regionale, hanno dedotto che l art. 24 della legge Regione Sicilia 23/12/2000, n. 30 ha interpretato la predetta norma, includendo espressamente i pubblici amministratori nel novero dei soggetti ai quali è assicurata l assistenza legale mediante rimborso di tutte le spese affrontate. Da ultimo, hanno eccepito che la delibera in questione è stata supportata da attività istruttoria, con relativi pareri favorevoli, sia da parte dei dirigenti dell ufficio legale e del servizio ragioneria, sia da parte del Collegio dei Revisori dei conti. Nell audizione tenutasi in data 11/02/2011 hanno precisato di aver agito in assoluta buona fede, in quanto tutto deponeva nella direzione della assoluta legittimità dell atto che si andava ad approvare, non mancando di segnalare di aver chiesto recentemente di discutere la revoca della predetta delibera. L avvocato Anio XX, rappresentato e difeso dall avvocato Gaetano Esposito del foro di Matera, ha rappresentato, in primo luogo, la legittimità del diritto al rimborso delle spese legali sostenute dagli amministratori. Ha, poi, eccepito la carenza dell elemento soggettivo della colpa grave adducendo di essersi limitato ad esprimere un mero parere di regolarità tecnica, peraltro obbligatorio, ma non vincolante, sulla proposta di deliberazione in questione, la cui adozione rientrava nell esclusiva competenza del Consiglio comunale. Ha rappresentato, altresì, che la approvazione della delibera di riconoscimento di debito, si è perfezionata alla stregua del parere di regolarità contabile, espresso dal dirigente del Servizio finanziario, e di quello rilasciato dal Collegio dei Revisori dei conti, atti che renderebbero la sua posizione marginale.
6 Nella audizione tenutasi il 14/02/2011 ha ribadito detti argomenti. Le deduzioni e gli argomenti svolti dagli invitati non apparivano alla Procura regionale idonei per poter procedere alla archiviazione della vertenza, per cui veniva emesso l atto introduttivo del giudizio. Premette l attore che non sono applicabili, nella specie, le norme che prevedono l assunzione a carico dell ente di appartenenza delle spese sopportate per gli oneri di difesa da parte di un proprio dipendente, per fatti o atti direttamente connessi all espletamento del servizio e all adempimento dei compiti di ufficio. In proposito rappresenta che la materia è ora regolata dall art. 28 del C.C.N.L. per il personale del comparto delle Regioni e delle Autonomie locali del 14 settembre 2000, il quale, sostanzialmente, riproduce il testo dell art. 67 del d.p.r. 13/05/1987, n Le suddette disposizioni prevedono che l ente, anche a tutela dei propri diritti e interessi, ove si verifichi l apertura di un procedimento di responsabilità civile o penale nei confronti di un suo dipendente per fatti o atti direttamente connessi all espletamento del servizio e all adempimento dei compiti d ufficio, assumerà a proprio carico, a condizione che non sussista conflitto di interessi, ogni onere di difesa sin dall apertura del procedimento, facendo assistere il dipendente da un legale di comune gradimento. La giurisprudenza, prosegue la parte attrice, con riferimento alla materia oggetto di causa, avrebbe distinto la posizione dei dipendenti rispetto a quella degli amministratori. In particolare la scelta del legislatore di stabilire per i dipendenti un trattamento diverso e più favorevole rispetto agli amministratori, non apparirebbe discriminatoria né irrazionale, stante la diversità intrinseca delle posizioni giuridiche rivestite da questi ultimi rispetto a quelle dei dipendenti degli enti locali, come statuito dalla Corte costituzionale con la pronuncia n. 197/2000 con riferimento all articolo 39 della legge Regione Sicilia 29 dicembre 1980, n. 145.
7 Nel delineato contesto l art. 24 della legge Regione Sicilia n. 30 del 23/12/2000 (di modifica dell art. 39 della legge Regione Sicilia n. 145/1980) non farebbe che confermare la necessità della interpositio legislatoris. Nello stesso ambito si inscriverebbe l indirizzo delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, secondo cui alla norma riportata non può essere riconosciuto il valore interpretativo, e perciò retroattivo, declamato dal legislatore regionale, perché essa non fa emergere uno dei possibili significati normativi insiti nella disposizione interpretata, ma ha aggiunto un elemento del tutto nuovo ed estraneo ad essa, consistente nell estendere a soggetti nuovi la norma prima riservata ai dipendenti regionali. Tali nuovi soggetti vanno individuati sicuramente nei pubblici amministratori (cfr. Cass., SS.UU., n. 3413/2008). Parimenti pertinente alla vicenda risulterebbe il principio, enunciato dallo stesso giudice, in forza del quale il rapporto tra la P.A. ed il funzionario onorario, connesso all attribuzione di funzioni pubbliche, si distingue sia dai rapporti di pubblico impiego, sia dai rapporti di parasubordinazione o di collaborazione continuativa e coordinata, visto che il funzionario onorario non è esterno all ente pubblico, ma si identifica funzionalmente con l ente medesimo ed agisce per esso e il compenso allo stesso dovuto non ha carattere sinallagmatico-retributivo, ma indennitario (cfr. Cass. S.U. n. 2033/1985, 1556/1994, 3129/1997, 5398/2007, 3413/2008, 9160/2008). Ne conseguirebbe che, in controversia, non apparirebbe pertinente il richiamo all analogia, che risulta correttamente evocabile quando emerga un vuoto normativo nell ordinamento, vuoto che nella specie non è configurabile, atteso che il legislatore si è limitato a dettare una diversa disciplina per due situazioni non identiche fra loro, e la detta diversità non appare priva di razionalità, atteso che gli amministratori pubblici non sono dipendenti dell ente, ma sono eletti dai cittadini, ai quali rispondono (e quindi non all ente) del loro operato.
8 In ordine poi alla pretesa applicabilità della disciplina in tema di mandato, l art c.c. (secondo cui il mandante deve rimborsare al mandatario le anticipazioni, pagargli il compenso e risarcirgli i danni subiti a causa dell incarico, ipotesi quest ultima astrattamente evocabile nella specie) non risulta applicabile omissis perché le spese di difesa non sono legate all esecuzione del mandato da un nesso di causalità diretta, collocandosi fra i due fatti un elemento intermedio, dato dall elevazione di un accusa poi rivelatasi infondata (cfr. Cass /08, 5398/07, 9363/07, 16845/04, Cass. pen /02, v. pure Cons. Stato 2242/00, parere n. 792 del 16/03/2004 e, da ultimo, Cass /10). Delineato in tal modo il quadro ordinamentale e giurisprudenziale di riferimento, sia costituzionale che di legittimità, la Procura regionale reputa evidente che il rimborso delle spese legali a favore del sig. X, nella sua qualità di assessore del Comune di XXCCXXCCXX, non si sarebbe dovuto effettuare; in ogni caso risulterebbe palese anche la violazione dell articolo 67 del dpr n. 268 del 1987 in forza del quale la scelta del legale deve essere effettuata di comune gradimento, circostanza non ricorrente in fattispecie avendo l interessato omesso di sottoporre la scelta del difensore all ente locale. Sotto altro profilo la parte attrice rappresenta che per il reato di abuso l assessore X è stato assolto perché il fatto addebitatogli non costituiva reato, ma la vicenda evidenzierebbe la sussistenza di un conflitto di interessi con l ente locale, preclusiva del rimborso delle spese legali, per tale segmento del giudizio penale. Del resto l ente pubblico, prima di accollarsi l onere delle spese legali, sarebbe chiamato a procedere ad attente e rigorose valutazioni delle istanze di rimborso, al fine di assicurare una buona, ragionevole ed imparziale amministrazione delle risorse pubbliche, contenendo le connesse erogazioni al massimo, anche per evitare facili ed ingiustificati esborsi.
9 Dalla documentazione agli atti di causa risulterebbe, invece, il rimborso a piè di lista di quanto richiesto, senza valutare la veridicità ed adeguatezza delle affermazioni del professionista e senza verificare la conformità della parcella presentata alla tariffa professionale. Al riguardo, osserva l attore che: - la tariffa applicabile era quella del 1994; - agli atti del Comune non è stata trovata alcuna documentazione; - gli onorari applicati dal professionista sono quelli massimi, in parte raddoppiati, in parte triplicati e in parte quadruplicati, senza alcuna motivazione in ordine alla particolare complessità della causa; - la voce archivio indicata nella notula del professionista figura solo nella tabella civile e non in quella penale, per cui non spetta il relativo importo richiesto; - la voce esame documentazione, indicata sia nella fase preliminare che in quella dibattimentale, costituisce una duplicazione di quella studio documentazione, per cui non spetta il relativo importo richiesto; - la voce studio atti e documenti processuali appare generica ed il relativo importo di 1.032,91 va ridotto ad 258,25 ( 51,65 x 5, quante sono le udienze preliminari a cui è stato presente il legale); - dalla documentazione acquisita presso gli uffici giudiziari competenti è risultato che il professionista incaricato della difesa del X ha partecipato ad una sola udienza di discussione nella fase preliminare (udienza del 02/06/2000), per cui l importo spettante non è di 1.933,64, bensì di 619,75; - allo stesso modo, è risultata una sola presenza all udienza dibattimentale di discussione (udienza del 14/05/2003), per cui l importo spettante non è di 2.417,05, bensì di 619,75.
10 Le somme indebitamente rimborsate, quindi, configurerebbero danno erariale di cui sono stati chiamati a rispondere tutti coloro che hanno concorso ad adottare la delibera n 41/2008, e più precisamente, i componenti dell organo collegiale che l hanno approvata e i dirigenti che hanno curato l istruttoria, espresso parere favorevole sulla proposta e provveduto ad adottare i provvedimenti conseguenti. L intera vicenda, ad avviso del requirente, apparirebbe, sotto molteplici aspetti, connotata da un grado di superficialità e negligenza particolarmente grave e rilevante, dal momento che la delibera più volte citata sarebbe stata votata senza una idonea e corretta valutazione circa la sussistenza dei presupposti necessari per il legittimo riconoscimento del debito fuori bilancio e per il conseguente pagamento della prestazione professionale. L attività posta in essere dai convenuti non potrebbe che ritenersi ingiustificabile, approssimativa ed in aperto contrasto con il principio di economicità della spesa e con quello di buon andamento della Pubblica Amministrazione di cui all art. 97 Cost. Nella fattispecie risulterebbe pacifico che il Consiglio comunale, abbia esercitato un attribuzione propria intestatagli dall articolo 194 del d.lgs 18/08/2000, n. 267 e che i pareri di regolarità tecnica e contabile non abbiano natura vincolante per l organo deliberante. La giurisprudenza avrebbe chiarito, infatti, che i pareri espressi dai responsabili dell area tecnica e del servizio finanziario dei Comuni costituiscono atti preparatori che legittimano l adozione delle deliberazioni per le quali i pareri stessi sono richiesti. Ciò nonostante, prosegue la Procura regionale, configurerebbe dovere dell organo tecnico fornire al soggetto politico, specie su problematiche di grande rilievo, come quella in esame, tutti gli elementi necessari, anche in termini problematici, in base ai quali l organo deliberante può assumere una decisione consapevole ed informata.
11 Nella vicenda oggetto di causa, sarebbe mancata del tutto tale prospettazione, pur vertendosi in materia connotata da elevati margini di discrezionalità ed incertezza. Trattandosi di rimborso di spese legali, il convenuto avvocato XX avrebbe gravemente abdicato ai suoi fondamentali doveri di diligenza e di accortezza, causando così al patrimonio del Comune di XXCCXXCCXX un danno erariale pari alla somma indebitamente erogata a titolo di rimborso delle spese legali. Rilievo questo, tanto più marcato, ove si consideri la professionalità specifica e la particolare competenza in materia del citato dipendente, in quanto preposto all ufficio legale. La circostanziata natura del parere di regolarità tecnica, proveniente da soggetto altamente qualificato e dotato di specifica competenza, in una materia di particolare contenuto tecnico-giuridico quale il rimborso delle spese legali, ne avrebbe valorizzato il ruolo e la portata. Conseguentemente, la responsabilità dell organo elettivo, che pure sussisterebbe (una diversa interpretazione porterebbe infatti ad una sostanziale ed inammissibile irresponsabilità degli organi politici, cfr. Corte conti, Sez. Basilicata, n. 127/2008), resterebbe attenuata ove esso si sia conformato ad un parere tecnicamente formulato, reso da autorevole soggetto, il quale ultimo si atteggerebbe alla stregua di un atto preparatorio ed ausiliario che, sebbene di contenuto non decisorio, fungerebbe da presupposto di diritto preordinato al corretto esercizio della funzione amministrativa e, quindi, influente sul procedimento di formazione della volontà dell ente. Soggiunge l attore che, oltre ad aver espresso il parere favorevole di regolarità tecnica, l avvocato XX avrebbe curato anche tutta l attività istruttoria, finalizzata all adozione della delibera in questione (in particolare, la predisposizione delle schede per accertamento e riconoscimento di ogni singolo debito, ai sensi dell art. 194, lettera e, con
12 attestazione della utilità ed arricchimento per l ente), nonché provveduto ad adottare i relativi conseguenti atti di liquidazione. Al contrario, dovrebbe ritenersi non pertinente la pretesa di attribuire al responsabile dell area economico finanziaria valutazioni di legittimità generale, rientrando nelle funzioni del medesimo solo apprezzamenti riferiti alla regolarità contabile, qualora, come nella specie, la deliberazione proposta comporti impegno di spesa o diminuzione di entrata. Allo stesso modo, il parere favorevole del Collegio dei Revisori dei conti, espresso nel verbale del 22/12/2006, si sarebbe limitato ad accertare la certezza, la liquidità e l esigibilità dei debiti in questione, sulla base della documentazione trasmessa dal dirigente dell ufficio legale del Comune. Considerato, dunque, che l organo tecnico consultivo che ha indotto quello decidente alla scelta non potrebbe rimanere estraneo alla vicenda produttiva di danno ove esso abbia reso un parere, la cui natura non vincolante resterebbe irrilevante, l attore ritiene equa, ai fini del riparto di responsabilità tra le condotte di soggetti concorrenti nella causazione del danno, la ripartizione del danno nella misura di 1/3 a carico dell avvocato XX, e per i restanti 2/3, in parti uguali, a carico dei Consiglieri comunali che hanno votato favorevolmente la delibera di riconoscimento di debito. Con memoria in data 17 novembre 2011 si sono costituiti in giudizio i convenuti XX Giuseppe, XX Leonardo Giuseppe, XX Renato, XX Rosa, XX Leonardo, XX Paolo, XX Massimo e XX Rosa Maria contestando la pretesa attrice. Con il primo motivo viene rappresentata l inesistenza di un quadro univoco di riferimento, ordinamentale e giurisprudenziale, in materia di rimborso spese in favore dei pubblici amministratori.
13 La questione della rimborsabilità delle spese legali sostenute da un amministratore di un ente locale in un giudizio penale o civile in conseguenza di fatti ed atti direttamente connessi all'esercizio e a causa della funzione pubblica ricoperta, conclusosi con una sentenza di assoluzione piena, non sarebbe disciplinata, al contrario di quanto avviene per i dipendenti degli enti stessi, da una specifica normativa. La giurisprudenza, peraltro, avrebbe chiarito che ove manchi un qualsiasi conflitto di interessi con l'amministrazione, conflitto valutabile anche ex post, ossia alla conclusione del procedimento penale, detto rimborso è conforme a legge. A tal fine viene citata copiosa giurisprudenza anche della Corte dei conti (sez. giur.. Regione Lazio, 13 luglio 2009 n. 1356, Sez.II, n. 30, Corte dei Conti reg. Lazio, n. 1657, Corte dei Conti reg. Liguria, n. 636) e di questa Sezione (Sez. Basilicata, n. 159 relativa agli amministratori del comune di Moliterno). Quanto innanzi a conferma della assoluta inesistenza del presupposto "quadro univoco di riferimento interpretativo della giurisprudenza" dedotto nell'atto di citazione. Nella fattispecie ricorrerebbero tutti i requisiti enunciati dalla giurisprudenza per il riconoscimento del diritto al rimborso: diretta connessione del contenzioso processuale alla carica espletata, carenza di conflitto di interessi tra gli atti compiuti dall'amministratore e l'ente, conclusione del procedimento con sentenza di assoluzione che abbia accertato la insussistenza dell'elemento psicologico del dolo o della colpa grave. Con il secondo motivo i convenuti lamentano di aver deliberato all esito di una compiuta attività istruttoria tecnico-contabile dalla quale traspariva la complessità del giudizio penale e la congruità delle somme rimborsate. In tale caratterizzato contesto non apparivano necessarie valutazioni comparative con la tariffa professionale, sicuramente non di propria spettanza e competenza.
14 Peraltro rappresentano che la somma liquidata deve ritenersi congrua soprattutto se raffrontata con le parcelle di molto superiori normalmente praticate. Gli onorari vennero liquidati in conformità alla determinazione n. 113 del , già assunta dal Dirigente del Settore 8 del Comune di XXCCXXCCXX, con la quale era già stato corrisposto all'assessore X - senza rilievo alcuno - un primo acconto di 6.873,46. Il consiglio comunale si sarebbe limitato, quindi, a dare esecuzione alla predetta determinazione provvedendo al saldo in relazione ad un processo conclusosi nel 2004, senza aggravio di interessi o altri oneri connessi all'inutile decorso del tempo, contribuendo a sistemare posizioni debitorie dell amministrazione che, altrimenti, avrebbero potuto sfociare in conflitti tra l'ente e gli ex amministratori. Con il terzo motivo si deduce l irrilevanza dell'assenza del preventivo gradimento da parte dell amministrazione in ordine alla scelta del legale, stante la posizione antagonista dell ente locale cui non poteva essere rimessa detta facoltà. I convenuti, infine, denunciano la mancanza del dolo e/o della colpa grave, nel comportamento censurato ex adverso, avendo semplicemente espresso un voto in adempimento del proprio mandato riguardo ad una questione che aveva visto la totale estraneità dei pubblici amministratori rispetto ai fatti contestati, sulla base dei pareri tecnici e contabili rilasciati dai competenti uffici comunali e degli indirizzi giurisprudenziali univoci. Il consiglio comunale, inoltre, non avrebbe fatto altro che applicare una prassi già sperimentata e consolidata nel passato - senza conseguenze - facendo completo affidamento sulla continuità amministrativa e sui pareri espressi dagli organi tecnici competenti. Conclusivamente viene invocato il rigetto delle pretese avversarie e la liquidazione delle spese e compensi di giudizio.
15 In data 22 novembre 2011 si è costituito, mediante deposito di memoria, il convenuto XX. Eccepisce, in via preliminare, la inammissibilità dell'atto di citazione per il mancato deposito dello stesso presso la Segreteria della Sezione. Sull'atto di citazione notificato al convenuto non risulterebbe apposta alcuna stampigliatura o timbratura indicante l'avvenuto deposito dell'atto introduttivo del giudizio presso la Segreteria della Sezione entro il termine di 120 giorni previsto dal vigente ordinamento. L'eccezione sollevata, nella prospettazione difensiva, sarebbe rilevabile d'ufficio e non sanabile nemmeno dalla costituzione in giudizio del convenuto, come statuito dalla giurisprudenza richiamata in memoria. Ulteriore eccezione di inammissibilità dell'atto di citazione, viene articolata per essere stato l atto introduttivo del giudizio notificato al domicilio anagrafico dell'odierno convenuto a mani proprie anziché al domicilio eletto presso l'avvocato Gaetano Esposito, a cui, in sede di deduzioni difensive, era stato rilasciato dal convenuto mandato di rappresentanza e difesa. Risulterebbe, quindi, evidente la lesione del principio del contraddittorio di cui all'art. 101 c.p.c, e l impedimento, di fatto, all'esercizio del diritto di difesa, tenuto conto della circostanza che rispetto alla prima fase, nel presente giudizio è stato conferito altro mandato a nuovo e diverso procuratore. Soggiunge il convenuto che, pur volendo annoverare l invito a dedurre nell alveo dell attività non processuale e, quindi, estranea al giudizio, non potrebbe dubitarsi che il conferimento del mandato e l'elezione del domicilio espressi nelle deduzioni presentate, ai sensi dell'art. 84 c.p.c, debbano intendersi rilasciati per l'intero procedimento, e, quindi,
16 con produzione di effetti vincolanti per tutta l'attività processuale, ivi compresa quella notificatoria. In linea di principio, ne conseguirebbe che, se pur è riconosciuta la non obbligatorietà della notifica presso il domiciliatario dell'atto di citazione, tuttavia in presenza di un espresso conferimento consacrato in un contratto (art. 141 comma 2 c.p.c.), quale è il mandato ad litem, l'attività notificatoria diventerebbe obbligatoria al domicilio eletto presso il difensore incaricato con regolare mandato; evento che nella fattispecie si sarebbe verificato, essendo stato rilasciato nelle controdeduzioni difensive mandato ad litem e la correlata elezione di domicilio, per cui la notifica dell'atto di citazione non si sarebbe potuta eseguire a mani proprie, come avvenuto, bensì nel domicilio eletto presso il procuratore costituito. In via preliminare il convenuto eccepisce la intervenuta prescrizione dell azione di responsabilità amministrativa, in quanto i termini della stessa, nel campo dell'attività gestoria, inizierebbero a decorrere "dalla data in cui si è verificato il fatto dannoso, ovvero, in caso di occultamento doloso del danno, dalla data della sua scoperta (l. n. 639/96) ". Nella specie, il danno contestato dalla Procura regionale si sarebbe consumato con l'adozione della determinazione dirigenziale n. 113 del , con la quale, venne disposto il rimborso per intero delle spese legali richieste dall Assessore X Pietro; solo per il verificarsi di un evento involontario esterno, ossia l'insufficiente capienza nell'apposito capitolo di bilancio, si sarebbe proceduto a rimborsare allo stesso solo il 50% dell'intero. Stante l'obbligazione assunta con la predetta determinazione, il restante 50%, pari ad 6.873,45 avrebbe potuto essere riconosciuto come debito fuori bilancio, circostanza formalizzatasi con l'adozione della delibera di C.C. n. 41 del In proposito il convenuto sostiene che la fattispecie dannosa si completi "nel momento in cui nasce nel patrimonio del soggetto leso il vincolo giuridico di pagare una
17 determinata somma a favore di un terzo, non essendo rilevante il conseguente pagamento, semprechè esso abbia origine dallo stesso fatto e costituisca semplice conseguenza di esso, senza integrare una ipotesi di danno autonoma" (Corte conti Sez. Sicilia 03/01/1995 n. 8). Nella prospettazione difensiva, se il danno deriva da un provvedimento illegittimo, il fatto pregiudizievole si realizza con la sua adozione o con il primo pagamento ancorché il nocumento sia continuato e progressivo, nonché aggravato successivamente al suo primo manifestarsi. Conseguentemente, atteso che l'obbligazione nei confronti dell'assessore si sarebbe perfezionata con l'adozione della determinazione dirigenziale n. 113 del 14/12/2004, da quella data decorrerebbero i termini della prescrizione. La difesa non ignora il diverso orientamento giurisprudenziale secondo cui "quando il danno è la sommatoria di pagamenti frazionati nel tempo tutti risalenti ad un unico atto deliberativo o, comunque, ad un 'unica manifestazione di volontà, la decorrenza della prescrizione va individuata nella data dì ciascun pagamento ". Sostiene, peraltro, che nella fattispecie il richiamato principio non possa trovare applicazione, in quanto per la liquidazione delle spese legali richiesta dall'assessore non era previsto nessun pagamento frazionato nel tempo, tenuto conto che la determinazione dirigenziale n. 113 del 14/12/2004, aveva proceduto al riconoscimento dell'intera obbligazione e al pagamento del solo 50% per l'insufficiente capienza nell'apposito capitolo di bilancio. A tal fine richiama la statuizione delle Sezioni Riunite della Corte dei conti n. 3/QM, secondo cui "dal primo rateo decorre la prescrizione per tutti i danni, anche futuri, derivati dall'atto lesivo" (In tal senso Corte dei conti Sez n. 194/A).
18 Al fine di corroborare la fondatezza dell eccezione, la difesa del convenuto richiama le fasi della spesa disciplinate dall articolo 182 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, al fine di evidenziare l avvenuto perfezionamento delle prime tre con l'adozione della determinazione n. 113 del 14/12/2004, mentre il solo pagamento, per la parte residua, che di per sé non costituirebbe elemento essenziale alla formazione dell'obbligazione, si sarebbe realizzato il 15/07/2008 con determinazione dirigenziale n. 96. A sostegno delle estese conclusioni viene richiamata la sentenza della Sezione giurisdizionale di appello della Corte dei conti per la Regione Siciliana , n. 7, secondo cui "i termini prescrizionali decorrono dalla data dell'ordinazione e liquidazione della spesa, essendo questo il momento in cui maturano precise obbligazioni nei confronti dei soggetti contraenti, e non dalla data del pagamento, che costituisce soltanto un momento successivo meramente materiale alla cui eventualità non può assoggettarsi la funzione di certezza propria dell'istituto della prescrizione". Considerato che, l'invito a dedurre della Procura regionale è stato notificato al convenuto in data 18/11/2010, mentre la determinazione dirigenziale di liquidazione n. 113 è stata adottata il 14/12/2004, apparirebbe ictu oculi che l'esercizio dell'azione risulterebbe prescritto e l'arco temporale della prescrizione quinquennale compiuto. Sempre in via preliminare, ma gradata, viene invocata l'estensione del contraddittorio nei confronti del Dirigente dell'area Finanziaria del Comune di XXCCXXCCXX e dei componenti del Collegio dei Revisori dei conti, in relazione ai dei pareri di regolarità contabile e di legittimità, espressi in relazione alla delibera consiliare di riconoscimento dei debiti fuori bilancio. Nel merito il convenuto contesta la pretesa attrice per i seguenti motivi: - Legittimità della deliberazione C.C. n. 41 del 30 giugno Assenza e/o inconfigurabilità del danno erariale.
19 Sul tema della rimborsabilità delle spese legali sostenute dagli amministratori, non si registrerebbe un quadro univoco di riferimento interpretativo ( interpretazione analogica dell art. 16 d.p.r. 1 giugno 1979, n. 191, dei principi generali del diritto civile dettati, in tema di mandato, dal 2 comma dell'art del codice civile, interpretazione estensiva dell art. 3, comma 2-bis, del d.l. 543/1996). Il Ministero dell'interno, con nota 12 luglio 2002 prot /10/B/l/A, in conformità a quanto statuito dal Consiglio di Stato, inoltre, avrebbe ritenuto "praticabile la rifusione delle spese legali sostenute dagli amministratori se gli atti o i fatti dedotti in giudizio siano stati posti in essere nell'espletamento del mandato o del servizio ed a condizione che, riconosciuta l'assenza del dolo o colpa grave, il procedimento si sia concluso con una sentenza di assoluzione con formula piena, passata in giudicato". La parificazione, ai fini del rimborso delle spese legali, degli amministratori ai pubblici impiegati sarebbe stata reiteratamente sostenuta e ribadita dal Giudice contabile a partire dalla pronuncia delle Sezioni Riunite n. 501 del La giurisprudenza (Corte dei conti reg. Liguria 29 ott n.636, Corte dei conti reg. Lombardia 19 ott n. 641) ne avrebbe subordinato la ricorrenza dall avverarsi dei seguenti presupposti: a) la sussistenza di una connessione con i compiti d'ufficio dei fatti oggetto del processo penale; b) mancanza di conflitto di interessi con l'amministrazione di appartenenza; c) conclusione del processo penale con una sentenza di assoluzione. Soggiunge la difesa del convenuto che la giurisprudenza (contabile, civile ed amministrativa) avrebbe riconosciuto l'esistenza del diritto al rimborso delle spese legali sostenute dagli amministratori degli enti locali, ancorandolo a differenti previsioni normative.
20 L'autonomia del diritto soggettivo degli amministratori locali al rimborso delle spese ed al risarcimento dei danni subiti nel corso dell'espletamento del mandato, ricavabile dai principi generali dell'ordinamento e dall'art. 51 della Costituzione, avrebbe, peraltro, trovato negli anni 90 un primo solido aggancio normativo e, cioè, l'art. 3 comma 2bis del d.l. n. 543 del 1996, convertito dalla legge n. n. 249 del 1996, recante "Disposizioni urgenti in materia di ordinamento della Corte dei conti" secondo cui "in caso di definitivo proscioglimento...le spese legali sostenute dai soggetti sottoposti al giudizio della Corte dei conti sono rimborsate dall'amministrazione di appartenenza". Con riferimento a detta disciplina, osserva il convenuto, la Suprema Corte di cassazione ha statuito che "l'effetto perseguito dalla legge non è quello di porsi come disposizione speciale rispetto alla disciplina generale del fenomeno come si presenta nei giudizi ordinari, ma quello di stabilire una disciplina surrogatoria di quello" (Cass. Civ., SU, 17014/03). - Irrilevanza della mancata sottoposizione della scelta del difensore alla condivisione dell'ente. Il non aver sottoposto la scelta del difensore alla condivisione dell'ente non potrebbe costituire ostacolo al rimborso delle spese legali sostenute dagli assessori, in quanto l'interpretazione estensiva, di cui sarebbe suscettibile l'art. 67 del d.p.r. 13/05/1987 n. 268, consentirebbe di accertare la carenza di conflitto successivamente all avvio del processo penale e anche al suo esito. Soluzione che riscuoterebbe conforto anche nella disposizione contenuta nell'art. 18 del d.l. 25/03/1997, n. 67, convertito dalla legge n. 135/97, che disciplina l'analoga situazione dei dipendenti dello Stato consentendo la liquidazione delle spese legali ex post.
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO. La Corte dei conti Sezione giurisdizionale di appello per la Regione siciliana
Page 1 of 7 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO La Corte dei conti Sezione giurisdizionale di appello per la Regione siciliana composta dai magistrati: dott. Salvatore CILIA - Presidente f.f.-relatore

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 SENTENZA

 SENTENZA 
 art. 194
 sentenza 
 art. 5
 sentenza 
 art. 39
 art. 24
 art. 28
 art. 67
 articolo 39
 art. 24
 art. 39
 Cass. 
 Cass. 
 articolo 67
 art. 97
 articolo 194
 art. 194
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 182
 sentenza 
 art. 16
 art. 3
 sentenza 
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