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Timestamp: 2016-12-04 12:08:18+00:00

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Art. 580 cod. proc. civile: Prestazione della cauzione
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Per offrire all’incanto è necessario avere prestato la cauzione a norma dell’ordinanza di cui all’articolo 576.
Se l’offerente non diviene aggiudicatario, la cauzione è immediatamente restituita dopo la chiusura dell’incanto, salvo che lo stesso non abbia omesso di partecipare al medesimo, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, senza documentato e giustificato motivo. In tale caso la cauzione è restituita solo nella misura dei nove decimi dell’intero e la restante parte è trattenuta come somma rinveniente a tutti gli effetti dall’esecuzione.
Giurisprudenza annotataPrestazione della cauzione.
Cauzione e spese della vendita; 1.1. Funzione ed effetti; 1.2. Misura; 1.3. I.v.a.
Cauzione e spese della vendita.
1.1. Funzione ed effetti.
Nell’esecuzione forzata per espropriazione immobiliare - così come nella vendita di immobili in sede di liquidazione dell’attivo fallimentare - la fase che si apre con l’aumento del sesto è retta dall’ordinanza di vendita prevista dall’art. 576 c.p.c. come integrato dall’art. 580 c.p.c.; pertanto l’offerente deve prestare la cauzione e depositare la somma corrispondente approssimativamente alle spese di vendita nella misura fissata dal giudice. Cass. 22 settembre 2000, n. 12544.
L’art. 580 c.p.c., stabilendo che, per offrire all’incanto, è necessario, non solo avere prestato la cauzione stabilita, ma anche avere depositato in cancelleria l’ammontare approssimativo delle spese di vendita, equipara quanto a funzione ed effetti, tale deposito a quella prestazione, con la conseguenza che deve riconoscersi all’uno come all’altra il valore di condizione di efficacia dell’offerta all’incanto. Cass. 28 aprile 1994, n. 4113; conforme Trib. Catanzaro, 24 marzo 1999.
In tema di espropriazione forzata immobiliare, la determinazione dell’ammontare delle spese di vendita che deve essere depositato da chi intende offrire all’incanto, ai sensi dell’art. 580 c.p.c., è rimessa all’offerente, salvo al giudice di accertare la congruità della somma in relazione allo scopo per il quale la somma medesima deve essere depositata. Nell’ipotesi che il giudice, per ragioni di economia processuale, indichi nell’ordinanza che dispone la vendita con incanto, di cui all’art. 576 c.p.c., la somma da depositare per le spese di vendita, se l’offerente deposita una somma minore ed il giudice la ritenga congrua, l’offerta è pienamente valida ed efficace. In tale ipotesi, il giudizio del giudice circa la congruità della somma, involgendo un apprezzamento di fatto, non è censurabile in Cassazione. Cass. 7 dicembre 1968, n. 3917.
1.2. Misura.
In tema di espropriazione immobiliare, l’offerta di aumento di sesto ex art. 584 c.p.c. (nel testo in vigore antecedentemente alle modifiche ad esso apportate dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80) deve essere accompagnata, oltre che dalla cauzione in misura non inferiore al decimo del prezzo offerto, altresì, a pena di inefficacia, dal deposito dell’ammontare approssimativo delle spese di vendita, come imposto dall’art. 580 c.p.c., poiché dal sistema normativo - il quale prescrive il rispetto del termine perentorio di dieci giorni ai fine di assicurare la sollecita definizione della procedura nella quale, in caso di sua inosservanza, la già avvenuta aggiudicazione provvisoria è destinata a diventare definitiva - si rileva che non sono consentite successive integrazioni dell’offerta e che i provvedimenti successivi alla sua formulazione sono soltanto l’indizione della gara sull’offerta più elevata e la relativa pubblicità, rimanendo escluse l’audizione delle parti e la deliberazione sull’offerta ai sensi dell’art. 572 c.p.c. Cass. 12 aprile 2011, n. 8328; conforme Cass. 29 marzo 2006, n. 7233.
1.3. I.v.a.
In tema di esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, anche l’IVA rientra tra le spese di vendita da depositarsi in cancelleria, ai sensi dell’art. 580 c.p.c., per offrire all’incanto. Cass. 31 maggio 2006, n. 13013.
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 Cass. 
 Cass. 
 art. 584
 Cass. 
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