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Timestamp: 2020-02-25 11:45:21+00:00

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Erede indegno: si può essere esclusi dalla successione? - Difesa Ereditaria
Erede indegno: si può essere esclusi dalla successione?
Colui che ha arrecato gravi offese o ha gravemente leso la libertà del de cuius, pur potendo astrattamente e formalmente essere considerato erede, poi nei fatti potrebbe non diventarlo.
Un erede indegno viene considerato tale, a prescindere dalla volontà del de cuius, per un’esigenza di interesse pubblico. Non è il de cuius che nega, piuttosto è la legge che vieta; che possa succedere al defunto chi ha tenuto comportamenti non meritevoli nei suoi confronti.
Ai fini dell’accertamento, per provare l’indegnità di un erede, è necessaria la sentenza dichiarativa del giudice; pure se, tale fatto sia stato già accertato in un giudizio precedente.
Ma quali sono le cause di indegnità? Come si esperisce l’azione di accertamento? Quali sono gli effetti? L’indegno può essere riabilitato?
Prenditi qualche minuto, leggendo questo post, troverai tutte le risposte che cerchi. Buona lettura!
Cosa significa essere un erede indegno?
Secondo la legge, colui che ha tenuto, prima o anche dopo l’apertura della successione, una condotta nei confronti del de cuius tale da essere ritenuta riprovevole e immeritevole di succedergli; viene considerato un erede indegno.
Di fatto l’indegnità rappresenta una causa di esclusione dalla successione ereditaria fondata su un giudizio di riprovazione morale. Al quale consegue una sanzione civile di natura pubblicistica postuma alla morte del de cuius; appunto l’esclusione dall’eredità.
In altri termini, la legge considera moralmente ingiusto lasciar perseguire un vantaggio patrimoniale ad un erede indegno; nei riguardi del de cuius colpito dalle sue condotte antigiuridiche:
atti costituenti alcuni tipi di reato;
atti moralmente e socialmente riprovevoli contro il de cuius;
azioni fraudolente contro la libertà testamentaria.
È fondamentale sottolineare che l’erede può essere escluso dalla successione solo nei casi di indegnità previsti dalla legge, tutti ricompresi in un elenco tassativo.
Inoltre va chiarito fin subito che l’indegnità a succedere ha carattere relativo ed esclusivo all’eredità della cui successione si tratta; ossia per la quale un erede indegno si è reso colpevole delle sue condotte.
Infine, va evidenziato che la sanzione ha carattere personale, per cui non viene intaccata la capacità di coloro che succedono per rappresentazione dell’indegno.
Differenza tra indegnità a succedere e diseredazione
In linea teorica si può affermare che le cause per cui il chiamato all’eredità viene poi di fatto escluso dalla successione sono due; l’indegnità a succedere e la diseredazione.
Come abbiamo detto poc’anzi l’indegnità viene sanzionata dalla legge. Invece per diseredazione si intende l’iniziativa “punitiva” voluta ed espressa dal de cuius nel testamento; con la quale intende escludere un chiamato all’eredità non ritenendolo meritevole a succedergli.
La legge italiana, a differenza di quanto avviene in altri Paesi come Germania, Inghilterra, Spagna, non ammette la diseredazione da parte del testatore. Nell’ipotesi in cui il de cuius abbia dato disposizione testamentaria di diseredazione, questa, varrà solo per i motivi che collimano (coincidono) con le cause di indegnità.
La diseredazione in senso stretto va tenuta distinta dalla preterizione dell’erede estromesso nella divisione testamentaria; cioè l’ipotesi in cui il testatore abbia disposto a favore degli altri coeredi senza nulla lasciare all’erede preterito in virtù della legittima successione.
Quali sono le cause che fanno diventare un erede indegno a succedere?
Le cause di indegnità sono tassativamente elencate dalla legge. Fondamentalmente la legge individua 7 condotte riprovevoli appartenenti a due differenti categorie di azioni. Tuttavia non è poi così scontato comprenderne la portata.
ATTENTATI ALLA PERSONALITÀ
Colui che ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere il de cuius, o il coniuge, o un discendente, o un ascendente; è richiesto il dolo del soggetto agente.
Chi ha commesso, in danno di una tali persone, un fatto al quale la legge penale dichiara applicabili le disposizioni sull’omicidio; ad esempio l’istigazione al suicidio in danno di un minore di anni 14 o di incapace.
Colui che ha denunciato una di tali persone per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni; se la denunzia è stata dichiarata calunniosamente in un giudizio penale; ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata nei confronti di lui, falsa in giudizio penale.
ATTENTATI ALLA LIBERTÀ DI TESTARE
Chi è decaduto dalla potestà genitoriale nei confronti della persona della cui successione si tratta; se non è stato reintegrato nella potestà alla data di apertura della successione.
Colui che ha indotto con dolo o violenza il de cuius, della cui successione si tratta, a fare, revocare o mutare il testamento; o l’ha impedito.
Chi ha soppresso, celato o alterato il testamento valido.
Colui che ha formato un testamento falso o ne ha fatto scientemente uso, a meno che chi risulta indegno non provi che il contenuto delle disposizioni corrispondeva alla volontà del de cuius; e che questi aveva consentito alla compilazione della scheda da sua parte, nell’eventualità che egli non fosse riuscito a farlo.
Come si esperisce l’azione di accertamento dell’indegnità a succedere?
Al contrario di ciò che erroneamente si potrebbe pensare, l’indegnità a succedere pur essendo operativa in virtù di una legge precettiva e sanzionatoria; non consegue automaticamente all’apertura della successione, ne tanto meno all’atto di accettazione dell’eredità.
Per accertare l’indegnità a succedere sarà necessaria la una pronuncia giudiziale all’esito di un giudizio civile appositamente instaurato, anche se l’indegnità commessa dall’erede è più che evidente.
Giusto per intenderci anche se Luca fosse ritenuto colpevole di tentato omicidio, con sentenza definitiva di condanna, nei confronti delle persone della cui successione si tratta; sarà ad ogni modo necessario un ulteriore giudizio (ex novo) di accertamento dell’indegnità, da parte del giudice.
Quindi pur davanti a l’incontrovertibile prova dell’indegnità a succedere. Se non si intraprende un altra causa volta ad accertare l’indegnità, Luca potrà partecipare di diritto alla successione, al pari di tutti gli altri chiamati.
Infatti, secondo la giurisprudenza, l’indegnità costituisce una causa di esclusione ex post dalla successione, con efficacia retroattiva, a seguito della sentenza costitutiva di condanna. Pertanto, un erede indegno, finché non viene pronunciata la sentenza di accertamento dell’indegnità, potrà esercitare i poteri conservativi dell’eredità giacente, al pari degli altri coeredi.
Le persone legittimate all’azione di accertamento sono tutti coloro che risultano titolari di un interesse patrimoniale. Ad esempio: discendenti, coniuge, chiamati ulteriori e chiamati per rappresentazione. Non sono legittimati a presentare la domanda coloro che hanno solo un interesse morale o familiare. Ad ogni modo tutti gli interessati alla successione titolari di un interesse patrimoniale devono essere citati nel giudizio; pena l’inefficacia della sentenza.
L’azione di accertamento si prescrive in 10 anni dalla morte del de cuius o dalla commissione della condotta non meritevole se successiva alla data di apertura della successione.
Quando va presentata la domanda di accertamento dell’indegnità?
Per presentare regolarmente la domanda di accertamento è necessario che l’erede indegno subentri al de cuius, cioè con l’accettazione dell’eredità. Se la domanda viene presentata antecedentemente all’accettazione ereditaria dell’indegno, la richiesta viene respinta.
Tutto al più, contro l’indegno delato (ossia colui che non ha ancora accettato l’eredità) si può esercitare preventivamente l’azione interrogatoria. Così da ridurre i termini entro i quali il presunto indegno debba rispondere in merito all’accettazione e poi agire, nell’ipotesi dell’accettazione, per accertare l’indegnità a succedere dell’erede.
Gli effetti della dichiarazione di indegnità
Se la causa posta in essere per far dichiarare l’indegnità da coloro che ne hanno il pieno diritto è stata promossa entro 10 anni e si è conclusa con una sentenza di condanna passata in giudicato, l’eredità dell’indegno spetterà e verrà ripartita tra agli altri successori; così come nei casi di rinuncia o impossibilità del chiamato ad accettare l’eredità.
L’erede escluso dalla successione, dopo che sia stata accertata nei suoi confronti, con sentenza, la sussistenza di una causa di indegnità, dovrà:
restituire i beni in possesso oggetto della medesima successione;
restituire tutti frutti pervenuti dopo l’apertura della successione (ad esempio tutti i canoni di locazione riscossi, dall’immobile in suo possesso).
La riabilitazione di un erede indegno
Per concludere, pur essendo l’indegnità una regola generale di interesse pubblico, va specificato che la legge ammette un’ampia libertà a capo della persona che vuole disporre le sue ultime volontà.
Con le ultime volontà il de cuius può riabilitare totalmente un erede indegno, rimettendolo in pieno diritto nella medesima successione, nelle forme seguenti:
Con una dichiarazione di riabilitazione espressa con atto pubblico o con una disposizione testamentaria.
Indicando l’indegno nel testamento; l’erede indegno dovrà provare che il de cuius era a conoscenza delle cause di indegnità. In questo caso l’erede riabilitato tacitamente parteciperà alla successione nei limiti della disposizione testamentaria. Però, se si constata che il testatore non era a conoscenza dell’indegnità, il solo fatto che egli lo abbia indicato nel testamento non fa presumere la riabilitazione.
Un erede indegno è il chiamato all’eredità che ha arrecato gravi offese o ha gravemente leso la libertà del de cuius ed è perciò considerato dalla legge non meritevole di succedergli.
L’indegno viene considerato tale, per un’esigenza di interesse pubblico. Non è la volontà del de cuius che nega, piuttosto è la legge che vieta.
Affinché l’erede possa legittimamente essere dichiarato indegno è necessaria la sentenza penale di condanna del giudice. Pure se, tale fatto, sia stato già accertato in un giudizio precedente.
Pur davanti a l’incontrovertibile prova dell’indegnità, se non si intraprende un altra causa volta ad accertarla, il presunto indegno potrà partecipare di diritto alla successione; al pari degli altri eredi.
Per promuovere regolarmente la causa è necessario che il presunto indegno accetti formalmente l’eredità; se la domanda viene presentata prima dell’accettazione la richiesta viene respinta.
In caso di dichiarazione di indegnità, accertata dal giudice con sentenza definitiva di condanna, l’erede indegno escluso dalla successione, dovrà:
restituire tutti frutti pervenuti dopo l’apertura della successione.
Infine il de cuius può riabilitare totalmente un erede indegno, ammettendolo in pieno diritto alla medesima successione; con un atto pubblico, con una disposizione testamentaria esplicita o con la riabilitazione tacita accompagnata dalla prova.

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