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Timestamp: 2019-01-24 03:55:58+00:00

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Cliccavvocati - Responsabilità civile
Il principio generale della responsabilità civile si basa sulle norme e disposizioni del codice civile, in particolare, degli articoli 1218 e 1223 del codice civile (la responsabilità contrattuale), degli artt. 1337 e 1338 del codice civile (la responsabilità precontrattuale), dell'art. articoli dal 2043 (la responsabilità extracontrattuale o aquiliana o da fatto illecito) al 2059 e del codice civile (diffuse ipotesi di responsabilità civile e i relativi danni). In presenza di una lesione o danno, il danneggiato può richiedere non solo il danno patrimoniale, ma anche quello non patrimoniale (danno morale e danno esistenziale).
La responsabilità civile costituisce una materia giuridica in continua trasformazione ed evoluzione, nel senso che in particolare la giurisprudenza, sia di merito che di legittimità, è intervenuta spesso a mutarne i contorni e gli stessi contenuti, con riferimento sia alla individuazione di specifiche forme di responsabilità, sia con riferimento al danno e alla sua determinazione e liquidazione.
Il principio della responsabilità civile (e il conseguente risarcimento del danno) dalle ipotesi previste dal codice civile (articoli dal 2044 al 2059) si è infatti "allargato" a numerosi aspetti della vita civile, così da comprendere, tra gli altri anche il danno da “vacanza rovinata”.
Nel caso di danno da "vacanza rovinata" si è nell'ambito del danno non patrimoniale (naturalmente è possibile anche la concorrenza del danno patrimoniale, vedi perdita di valigie in occasione di viaggio aereo).
Si è dibattuto in giurisprudenza e dottrina sulla natura di tale danno non patrimoniale, se sia di natura extracontrattuale o contrattuale, se sia da qualificarsi come danno morale ovvero esistenziale. La normativa in materia l’articolo 14 del D.Lgs. 111/1995 (la legge di attuazione della Direttiva 90/314/CEE) e le recenti pronunce dellaCorte di Giustizia Europea, in particolare la sentenza 13.2.2002 C-168/00, devono fare ritenere che il danno risarcibile sia di natura contrattuale (inadempimento) e che sia inquadrabile come danno morale (è risarcibile anche il danno patrimoniale ove vi sia, ad esempio la perdita del bagaglio, la restituzione o riduzione del prezzo dei biglietti).
Se avete subito un danno e credete di aver diritto al risarcimento, non esitate a contattarci
Cliccavvocati offre consulenza legale on line in materia di responsabilità civile e risarcimento dei danni, in particolare, su alcuni suoi più frequenti aspetti, affrontati e interpretati dalla giurisprudenza nel corso degli ultimi anni, e in particolare tratta le seguenti questioni:
vizi dei beni o dei servizi forniti
ritardo nell’esecuzione del contratto
clausole vessatorie e/o penali
vacanza rovinata e diritti del viaggiatore
ogni tipologia di danno derivante da una responsabilità civile extracontrattuale: danni alla salute ed alla persona;
risarcimento danni per violazione dei diritti di credito;
risarcimento danni per violazione dei diritti della personalità
risarcimento danni per violazione del diritto all’integrità del patrimonio
risarcimento danni per responsabilità della Pubblica Amministrazione
risarcimento danni provocati da minori
risarcimento danni provocati da cose in custodia
risarcimento danni da esercizio di attività pericolose
risarcimento danni da rovina di edifici
calcolo danno biologico micropermanenti e macropermanenti o mortali
risarcimento danni a cose, ad autovetture, motocicli e ciclomotori
invalidità permanente, temporanea e morale
risarcimento danni accessori ed economici
attività stragiudiziale nei confronti delle Compagnie di Assicurazione;
Quando ricorre la responsabilità del medico?
La responsabilità del medico ricorre quando siano lesi la vita o l’integrità psico-fisica di un soggetto.
Il danneggiato ha il diritto di agire in giudizio per ottenere l’integrale risarcimento danni sia nei confronti della parte, pubblica o privata, con la quale ha instaurato il rapporto giuridico sia nei confronti del medico - dipendente o convenzionato - che materialmente abbia determinato l’evento dannoso.
L’obbligazione del medico ad una determinata prestazione può derivare da un contratto d’opera intellettuale, da un contratto di lavoro subordinato oppure, ancora, può avere origine non contrattuale. In quest’ultima ipotesi rileva, anche ai fini del risarcimento danni, la lesione del diritto (assoluto e protetto costituzionalmente all’art. 32) al bene salute.
La violazione del diritto di credito fa sorgere la responsabilità civile contrattuale, mentre la violazione del diritto al bene salute da origine a responsabilità civile extracontrattuale.
Chi ha subito un danno a causa di una condotta illecita del medico chirurgo, può agire per il risarcimento danni, sia per responsabilità contrattuale che per responsabilità extracontrattuale; la scelta di quale delle due azioni esercitare, quando concorrano entrambi i presupposti, è rimessa alla valutazione discrezionale.
La differenza pratica tra le due forme di responsabilità civile è notevole e si riflette – oltre che sui termini della prescrizione - sull’onere della prova.
In materia di responsabilità extracontrattuale, la regola è che l’attore abbia l’onere di provare il fatto illecito (evento dannoso e colpevolezza nelle forme del dolo o della colpa) nella condotta dell’autore del danno ed il relativo nesso causale.
Nella responsabilità civile contrattuale, invece, all’attore è sufficiente provare il preesistente rapporto giuridico da cui deriva il suo diritto di credito ed è al debitore convenuto in giudizio che spetta l’onere di dimostrare - ai fini della esclusione della responsabilità - che l’inadempimento dell’obbligazione sia dovuto a causa a lui non imputabile (1218 c.c.): vi è dunque un’inversione dell’onere della prova.
in ogni caso, la particolare natura della materia consente di cumulare le due azioni assicurando al paziente danneggiato una condizione di sicuro vantaggio.
Quando ricorre la responsabilità dell'ente ospedaliero?
La responsabilità dell’ente ospedaliero ha natura contrattuale sia in relazione a propri fatti d’inadempimento sia per quanto concerne il comportamento dei medici dipendenti, prescindendo dalla sussistenza di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato del medico con la struttura (pubblica o privata) sanitaria, con la conseguenza che la responsabilità non trova fondamento nella colpa, quanto piuttosto nell’inadempimento.
La responsabilità civile contrattuale del medico è giustificata, poi, dal contatto sociale che intercorre con il paziente; nel contatto sociale è, infatti, da ravvisarsi la fonte di un rapporto che quanto al contenuto non ha ad oggetto la “protezione” del paziente bensì una prestazione che si modella su quella del contratto d’opera professionale, in base al quale il medico è tenuto all’esercizio della propria attività nell’ambito dell’ente con il quale il paziente ha stipulato il contratto, ad essa ricollegando obblighi di comportamento di varia natura, diretti a garantire che siano tutelati gli interessi emersi o esposti a pericolo in occasione del detto “contatto”, e in ragione della prestazione medica conseguentemente da eseguirsi.
La diligenza richiesta al medico deve essere qualificata, ex art. 1176 comma 2 c.c., con impiego delle energie e dei mezzi normalmente ed obiettivamente necessari od utili, in relazione alla natura dell’attività esercitata, volto all’adempimento della prestazione dovuta ed al soddisfacimento dell’interesse creditorio, nonché ad evitare possibili eventi dannosi.
Va invece superata la distinzione tra obbligazioni di mezzi e di risultato, perché priva di argomenti sostanziali.
L’onere probatorio va ripartito nel senso che il paziente deve provare la sussistenza ed il contenuto del contratto, mentre il medico (a fortíori nel caso di intervento semplìce o routinario), se non è stato raggiunto il risultato conseguibile, deve dare la prova del verificarsi di un evento imprevedibile e non superabile con l’adeguata diligenza.
Posso chiedere il risarcimento danni da vacanza rovinata?
Il Codice del Consumo che, come detto, ha recepito ed incluso le disposizioni dettate dal decreto legislativo n. 111 del 17 Marzo 1995, all’art. 93 statuisce che “in caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico, l'organizzatore e il venditore sono tenuti al risarcimento del danno, secondo le rispettive responsabilità, se non provano che il mancato o inesatto adempimento è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a loro non imputabile. L'organizzatore o il venditore che si avvale di altri prestatori di servizi è comunque tenuto aL risarcimento danni sofferti dal consumatore, salvo il diritto di rivalersi nei loro confronti.”
Posso chiedere il risarcimento dei danni per ritardo aereo?
In caso di ritardo aereo o di smarrimento dei bagagli, la compagnia aerea è responsabile per l’arco temporale che va dall’inizio delle operazioni di imbarco sino al compimento di quelle di sbarco (anche dei bagagli), compreso il periodo durante il quale il passeggero sia a bordo dell’aeromobile.
Per momento iniziale deve intendersi quello in cui il vettore assume la vigilanza e la protezione del passeggero con la consegna della carta di imbarco (ovvero, quando il passeggero è in fila presso il gate di imbarco o, in gergo, “dal momento della chiamata per l’imbarco”). Il momento finale coincide, invece, con l’ingresso alla sala arrivi dell’aeroporto.
Il diritto dei consumatori ad essere risarciti per il ritardo aereo (anche sotto il profilo del “danno esistenziale”) è stato più volte riconosciuto dalle autorità giudiziarie, sulla base del presupposto per cui il “tempo” costituisce un fattore di non trascurabile importanza (tra le altre: Tribunale di Marsala, sentenza 05.04.2007; Giudice di pace di Bari, sentenza del 7.11.2003 e sentenza del 26.11.2003; Giudice di Pace di Sant'Anastasia, sentenza n. 2779 del 2006). Infatti, di regola l’aereo viene scelto proprio per il tempo che fa guadagnare rispetto agli altri mezzi di trasporto.
Le norme di diritto interno che disciplinano la materia del ritardo aereo e dello smarrimento dei bagagli sono gli articoli 1681 e 1218 del codice civile che disciplinano rispettivamente la responsabilità del vettore per il ritardo e l’inadempimento nell’esecuzione della prestazione (trasporto) e l’art. 942 del codice della navigazione che consente alla compagnia aerea di liberarsi dalla responsabilità per danni, provando di aver adottato tutte le misure necessarie e possibili per evitarli.
Le normativa di diritto internazionale è contenuta, invece, nella Convenzione di Montreal del 28 Maggio 1999 che prevede in caso di ritardo nel trasporto del bagaglio la responsabilità della compagnia aerea (salvo nel caso in cui dimostri di aver adottato tutte le misure possibili per evitare il danno o che era impossibile adottare tali misure), per un importo massimo di 100.000 diritti speciali di prelievo (d.s.p.). Per la distruzione, perdita, o danno dei bagagli la disciplina è la medesima. Nel caso di bagaglio registrato, la compagnia è responsabile sempre. Al momento della registrazione del bagaglio è inoltre possibile rilasciare una “dichiarazione di valore”, pagando un supplemento, per aumentare il limite di responsabilità della compagnia in caso di smarrimento del bagaglio. E’ utile saperlo perché in genere al momento del check-in le compagnie aeree non informano il consumatore di questa possibilità.
Alla Convenzione di Montreal è stata data esecuzione nel nostro ordinamento con la L. n. 12 del 10.01.2004 e, al fine di creare un “mercato unico del cielo”, a livello comunitario è stato emanato il regolamento 889/2002 del 13 Maggio 2002 per adattare il regime di responsabilità comunitario alle statuizioni della Convenzione di Montreal.
La Convenzione di Montreal, in caso di ritardo aereo, stabilisce che il risarcimento dovuto dalla compagnia aerea per il ritardo sia pari a 4150 d.s.p. per passeggero. Non vi è nessuna norma che quantifica il ritardo, quindi si potrà in genere parlare di ritardo se si arriva a destinazione in un tempo notevolmente superiore a quello di regola necessario, rispetto agli orari pubblicati dalla compagnia aerea ed in relazione al percorso stabilito per quella tratta aerea.
La normativa di diritto comunitario è, infine, contenuta nel Regolamento CE n. 261/2004 applicabile ai passeggeri in partenza da un aeroporto situato nel territorio di uno Stato membro soggetto alle disposizioni del trattato ed ai passeggeri in partenza da un aeroporto situato in un paese terzo a destinazione di un aeroporto situato nel territorio di uno Stato membro soggetto alle disposizioni del trattato, salvo se i suddetti passeggeri hanno ricevuto benefici o una compensazione pecuniaria e assistenza nel paese terzo in questione, qualora il vettore aereo operante il volo in questione sia un vettore comunitario.
Ai sensi del presente regolamento, si intende per “prenotazione”: il fatto che il passeggero è in possesso di un biglietto, o di un altro titolo, che attesti che la prenotazione è stata accettata e registrata dal vettore aereo o dall’operatore turistico; “destinazione finale”: la destinazione indicata sul biglietto esibito al banco di accettazione o, in caso di coincidenza diretta, la destinazione dell’ultimo volo; i voli alternativi in coincidenza disponibili non sono presi in considerazione se viene rispettato l’orario di arrivo originariamente previsto;
Il Regolamento CE n. 261/2004 stabilisce che, qualora possa ragionevolmente prevedere di dover negare l’imbarco su un volo, il vettore aereo operativo faccia in primo luogo appello ai volontari disposti a rinunciare alla prenotazione in cambio di benefici da concordare tra il passeggero interessato e il vettore aereo operativo. I volontari beneficiano di un’assistenza a norma dell’articolo 8. Tale assistenza lascia impregiudicati i benefici del passeggero.
In caso di ritardo del volo rispetto all'orario di partenza previsto di almeno due ore per le tratte aeree fino a 1.500 Km, di almeno tre ore per tutte le tratte aeree intracomunitarie superiori a 1.500 Km e per tutte le altre tratte aeree comprese tra i 1.500 e i 3.500 Km, nonché di almeno quattro ore per tutte le tratte aeree superiori ai 3.500 Km al di fuori dell' U.E., il vettore ha l'obbligo di fornire al passeggero, a titolo gratuito, pasti e bevande in congrua relazione alla durata dell'attesa, a due chiamate telefoniche o messaggi via telex, fax o posta elettronica. Inoltre, nel caso in cui sia necessario un pernottamento, deve essere garantita adeguata sistemazione in albergo, oltre al trasporto tra l'aeroporto ed il luogo di sistemazione". Nel caso di ritardo superiore alle cinque ore, il vettore ha l'obbligo di fornire il rimborso o l'imbarco su un volo alternativo.
In caso di cancellazione del volo, ai passeggeri coinvolti spetta una compensazione pecuniaria del vettore aereo operativo pari a:
Il passeggero può scegliere il rimborso entro sette giorni, senza penali, dell'intero biglietto per la parte del viaggio non effettuata oppure anche per la parte di viaggio già effettuata (se divenuta inutile rispetto al programma di viaggio iniziale). Oppure può optare per un volo di ritorno verso il punto di partenza iniziale, non appena possibile o l' imbarco su un volo alternativo per la destinazione finale, in condizioni di viaggio comparabili, non appena possibile. Il consumatore, infine, può anche chiedere l' imbarco su un volo alternativo per la destinazione finale, in condizioni di viaggio comparabili, ad una data successiva a lui più conveniente, in base della disponibilità di posti.
L'azione per il diritto al risarcimento per danni si prescrive in due anni e può essere rivolta alla compagnia aerea con cui si è stipulato il contratto o a quella che opera il volo, se diversa. "In tutti i casi di ritardo di voli in partenza dal territorio italiano, il passeggero deve ricevere informazioni dalla compagnia aerea, dal suo rappresentante o tramite il soggetto che fornisce l'assistenza passeggeri, sul ritardo e sulle sue cause contestualmente alla conoscenza delle stesse da parte degli organismi preposti e comunque entro la prevista ora d'imbarco. Successivamente le informazioni saranno fornite almeno ogni 30 minuti".
Con una causa civile ho speranza di vedermi restituire i soldi mal investiti in Bond Argentini?
Con la sentenza del 18.03.04 il Tribunale di Mantova dichiara la nullità del contratto di borsa volto all'acquisto di bond argentini per violazione degli artt. 21 t.u.l.f., 28 e 29 reg. Consob da considerarsi come norme imperative ex art. 1418, condannando l'istituto di credito contraente alla restituzione della somma investita.
Il gudice ha stabilito che la banca avrebbe dovuto "fornire una completa informazione circa i rischi connessi a quella specifica operazione che il cliente intendeva porre in essere (obbligo imposto dall’art. 28 co. II del regolamento Consob n. 11522), informazione che, trattandosi di soggetto tenuto ad agire con la diligenza dell’operatore particolarmente qualificato (cfr. artt. 21 lett. a) d. lgs. 58/98, 26 lett. e) reg. Consob cit. e 1176 II co. c.c.) nell’ambito di un rapporto in cui gli è imposto di tutelare l’interesse dei clienti (v. artt. 5 e 21 lett. a) del d. lgs. 58/98, non senza dimenticare che la tutela del risparmio è addirittura imposta dall’art. 47 della Costituzione), necessariamente comprendeva l’indicazione, non generica, della natura altamente rischiosa dell’investimento operata dalle maggiori agenzie specializzate in materia, dovendosi ritenere, sotto tale profilo, che la banca sia obbligata a conoscere tali dati e, conseguentemente, a riferirli al cliente."
(Altalex, 10 maggio 2004. Nota a cura di Emanuela Tiramani)

References: sentenza 
 art. 1176
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1418