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Timestamp: 2018-10-15 20:11:39+00:00

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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2010-10-14 ad oggi 2010-10-21 Sintesi (Più sotto trovate gli articoli)
Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2010-10-14 ad oggi 2010-10-21
Il leghista resta confermato alla guida della giunta regionale del piemonte
Accolto il ricorso di Cota, stop riconteggio
Sospesa la sentenza del Tar di Torino. Il "governatore": "Lo dico subito a Bossi". Bresso: "Sono stupefatta"
Il riconteggio "premia" la Bresso. La Lega: si mette male per la democrazia (15 ottobre 2010)
Il presidente della giunta regionale del Piemonte, il leghista Roberto Cota (Lapresse)
MILANO - Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato da Roberto Cota e ha quindi sospeso la sentenza del Tar di Torino che ha deciso il riconteggio delle schede per le ultime elezioni regionali del 28-29 marzo di questanno. Lo ha spiegato l'avvocato del presidente Cota, Luca Procaci.
"APPELLI INFONDATI" - In particolare la V sezione nel dispositivo sottolinea che "considerato che all'esito della decisione in camera di consiglio è emersa la fondatezza dell'appello" di Cota e "l'infondatezza degli appelli incidentali proposti da Mercedes Bresso e dagli altri liti consorti, ha accolto l'istanza cautelare e per l'effetto ha sospeso integralmente l'efficacia della sentenza impugnata".
"ABBIAMO VINTO" - "Abbiamo vinto, ora chiamo subito Bossi" sono state le prime parole pronunciate da Roberto Cota. Una gioia condivisa dal suo legale che spiega: "Il Consiglio di Stato ha giudicato fondato il ricorso nel merito e quindi il giudizio non potrà in alcun modo essere cambiato. In questo modo è sospesa l'efficacia della sentenza del Tar". La quale, emessa lo scorso luglio, aveva accolto parzialmente i ricorsi elettorali del centrosinistra dichiarato invalide circa 15mila schede elettorali delle ultime regionali e disposto il riconteggio, iniziato e ormai completato in tutte le province piemontesi tranne Torino. "E’ una straordinaria vittoria - dichiara l’avvocato Luca Procacci - il Tar ha sospeso integralmente l’efficacia della sentenza. Noi ci speravamo fin dall’inizio e pensavamo di essere nel giusto, adesso la soddisfazione è enorme".
"SONO STUPEFATTA" - Di diverso tono, come ovvio, la reazione di Mercedes Bresso, candidata del centrosinistra sconfitta da Cota con uno scarto minimo. "Se la decisione del Consiglio di Stato vuol dire che entrambe le liste sono valide, rimango stupefatta - ha commentato - . Se, invece, vuol dire che il riconteggio non ha senso questa è un'ipotesi come le altre, cioè può anche voler dire che le liste non sono valide. Attendiamo di capire la sentenza". In ogni caso, ha detto, "le sentenze si rispettano". "Valuteremo nel merito - ha aggiunto - quando si conosceranno le motivazioni dell’ordinanza emessa dalla quinta sezione".
GLI EFFETTI DEL RICONTEGGIO DEI VOTI
Pare che il presidente del Piemonte non sia più il "vincitore" Cota, che governa—oltretutto piuttosto bene — da seimesi, ma la "sconfitta " Bresso. Sono state escluse, per non aver raccolto le firme, due liste di sostegno al leghista: quella dei Consumatori e quella di Deodato Scanderebech, noto per la meticolosità delle campagne in cui oltre a delicatezze gastronomiche distribuiva all’elettorato il kit con spazzolino e dentifricio. La magistratura ha imposto di ricontare le schede: quelle con due croci, una sulla lista incriminata e una per Cota, sono valide; quelle con una croce sola sulla lista, no. A lungo si è discusso come e dove effettuare il riconteggio, e soprattutto chi dovesse pagarne il conto. Alla fine si è deciso di dividere le spese tra la Regione e i ministeri della Giustizia e dell’Interno (il Comune di Torino paga il trasporto delle schede al carcere delle Vallette, dove avviene il rito).
Nessuna soluzione a tavolino sarebbe riconosciuta dalla controparte, e dai suoi elettori; e quindi andrebbe assolutamente evitata. Se poi la Bresso accettasse di essere intronizzata in questo modo, per il centrosinistra sarebbe un disastro: dopo il ribaltone in Sicilia, e con la prospettiva di un governo tecnico a Roma, Berlusconi e la Lega scatenerebbero con tutta la loro potenza di fuoco una campagna contro la sinistra che perde le elezioni, ma ne capovolge il risultato grazie ai cavilli e alla complicità della magistratura "comunista ". Senza considerare, per assurdo, una querelle che si aprirebbe sugli atti di una giunta nominata da un presidente dichiarato illegittimo: da convalidare o da annullare?
La Bresso invoca il rispetto delle regole; Cota, quello della volontà popolare. L’unica soluzione possibile, qualora si stabilisca che l’elezione del "governatore" piemontese non sia stata formalmente ineccepibile, è tornare a votare. Consapevoli di vivere, 150 anni dopo, in un’Italia dove — purtroppo o per fortuna — non esistono Prussie, ma la linea della palma è salita fin sulle Alpi.
Piemonte. I legali del presidente in carica: prima del ricorso aspettiamo Consiglio di Stato
Il riconteggio "premia" la Bresso
La Lega: si mette male per la democrazia
"Tolti" a Cota 12 mila voti, vinse di 9.372. L'ex governatrice: "riproclamazione" la via giusta
per il riconteggio
MILANO - Per scaramanzia, ancora non lo dice ufficialmente. Però Mercedes Bresso sa già come finirà il riconteggio delle schede in Piemonte: "Avevo ragione io". Al traguardo manca Torino, tutte le altre sette province hanno portato a termine un calcolo che, in via ufficiosa, per ora conferma quanto lei sosteneva da tempo. Ovvero: Roberto Cota - che il 28 ed il 29 marzo aveva conquistato la poltrona di governatore per 9.372 voti di differenza - starebbe per perdere la sfida delle carte bollate, avendo lasciato sul campo circa 12 mila di quei 15.179 voti delle liste "Consumatori" e "Al centro con Scanderebech" che hanno infiammato la lunga battaglia tra leghisti e democratici per la presidenza della Regione e per i quali il Tar ha disposto la verifica.
E adesso è il Carroccio a temere la perdita di un fortino considerato ormai conquistato. Lo dimostra Umberto Bossi in persona, ricorrendo a una nota ufficiale per difendere "un ragazzo che ha vinto democraticamente le elezioni": "Se vogliono far perdere Cota - dice il Senatùr - si mette male la democrazia perché chi ha perso, ha perso e basta. C'è qualcuno che vuole annullare dei voti validi". Per il leader dei lumbard "Cota ha vinto e governerà per 5 anni ma se la Bresso dovesse risultare avvantaggiata dal riconteggio allora sì, si metterebbe davvero male". Alle parole del capo di partito fanno seguito quelle del governatore, stanco di una faccenda che si trascina ormai da troppo tempo: "Ma quale riconteggio? - liquida Cota -. Io le elezioni le ho vinte a marzo, di cosa parliamo? Ho vinto e lavorerò per 5 anni".
Non la pensa così l'ex governatrice Bresso: "Se Bossi è tanto convinto, stia calmo e aspetti il percorso della giustizia. Se si mette male per qualcuno è per loro: aver accolto noti taroccatori di liste nella propria coalizione ha comportato dei rischi e ora assistiamo alle conseguenze. Era certo che perdessero, non a caso si erano opposti al riconteggio". Lei, che ha letto più e più volte l'intera documentazione del caso, crede anche di aver bene interpretato le prossime mosse: "La sentenza del Tar sembra parlare di "riproclamazione", cioè io sarei di nuovo presidente. E mi sembra l'esito più giusto, era me che gli elettori avevano votato. Se invece Tar e Consiglio di Stato si pronunciassero su nuove elezioni, per una nuova candidatura mi rimetterei al giudizio del Pd".
A frenare l'entusiasmo degli avversari è Luca Procacci, il legale della Regione e del governatore Cota: "Dal riconteggio ci aspettiamo un risultato scontato, ma sarà subito oggetto di ricorso. Noi aspettiamo il Consiglio di Stato: il 19 ottobre stabilirà se i criteri indicati dal Tar per il riconteggio sono validi. Noi sosteniamo che siano illegittimi: per la legge elettorale, la croce su una lista collegata al presidente vale per il candidato anche se ci sono dubbi sulla lista stessa". L'avvocato smentisce seccamente pure i rumors sulle dimissioni anticipate di Cota, da molti ritenute un'ancora di salvataggio per portare il Piemonte alle urne prima che la sentenza diventi esecutiva. "Ma se fosse vero - dice Enrico Piovano, legale della Bresso - sarebbe un atto unilaterale impugnabile, compiuto non nell'interesse pubblico ma di un partito politico".
Piemonte: accolto ricorso di Cota, stop riconteggio
Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso con il quale il governatore del Piemonte, Roberto Cota, chiedeva di sospendere il riconteggio dei voti delle ultime elezioni regionali deciso dal Tar di Torino su ricorso del candidato del Pd, Mercedes Bresso.
Nell'ordinanza con la quale ha sospeso il riconteggio dei voti, la quinta sezione di Palazzo Spada scrive che "considerato che all'esito della decisione in camera di consiglio è emersa la fondatezza dell'appello" di Cota e "l'infondatezza degli appelli incidentali proposti da Mercedes Bresso e dagli altri ricorrenti, ha accolto l'istanza cautelare e per l'effetto ha sospeso integralmente l'efficacia della sentenza impugnata".
"Abbiamo vinto, ora chiamo subito Bossi". Sono le parole che Roberto Cota, governatore del Piemonte, pronuncia appena il suo legale Luca Procacci gli comunica telefonicamente che è stato accolto dal Consiglio di Stato il ricorso contro il riconteggio delle schede sulle elezioni regionali. Una gioia condivisa dal suo legale che come spiega: "Il Consiglio di Stato ha giudicato fondato il ricorso nel merito e quindi il giudizio non potrà in alcun modo essere cambiato. In questo modo è sospesa l'efficacia della sentenza del Tar".
Un lungo applauso e il coro 'Cota-Cota' ha accompagnato nell'Aula del Parlamento la notizia dell'accoglimento del ricorso del presidente della Regione Piemonte Roberto Cota. Qualche deputato della Lega ha anche sventolato un fazzoletto verde.
Tra i due litiganti spunta il voto
di Michele AinisCronologia articolo16 ottobre 2010
Questo articolo è stato pubblicato il 16 ottobre 2010 alle ore 10:41.
L'ultima modifica è del 16 ottobre 2010 alle ore 10:42.
In Italia nessuna elezione si chiude mai con la proclamazione degli eletti. La contesa dura ben più a lungo, limitandosi semmai a cambiare sede, per trasferirsi dalle cabine elettorali ai palazzi di giustizia. Sicché i bisticci politici regolarmente si trasformano in pasticci giudiziari. Accadde già durante l'atto fondativo della nostra Repubblica, col referendum del 2 giugno 1946, quando i monarchici di Falcone Lucifero accusarono gli avversari d'ogni tipo di brogli, scomodando la Cassazione per il riconteggio delle schede. Dev'esserci di mezzo un tratto antropologico, se è vero che noi italiani siamo capaci d'innescare 800mila cause l'anno per le baruffe dentro il condominio. Ma è colpa altresì di un ambiente normativo dove le leggi si contraddicono a vicenda, dove ogni tribunale si sente in dovere di smentire la sentenza pronunziata il giorno prima da un altro tribunale.
Nel caso Piemonte si rinvengono un po' tutti questi ingredienti. C'è una leggina che autorizza la presentazione delle liste senza raccogliere le firme di sostegno, purché ne sia garante un capogruppo in consiglio regionale, e anche se si tratta d'una lista diversa rispetto alla formazione politica cui fa riferimento il capogruppo. Ovviamente ne approfittano sia la sinistra che la destra, la prima concedendo per esempio l'esenzione ai Radicali, la seconda a beneficio per esempio dell'ex Udc Deodato Scanderebech. E ovviamente un minuto dopo le elezioni fioccano i ricorsi, della Bresso contro Cota, di Cota contro la Bresso. Anzi: per un momento i due avversari si mettono d'accordo, con l'impegno che quest'ultima rinunzi al contenzioso in cambio d'un bel posto a Bruxelles; ma le parole dei politici, si sa, volano nel vento. Come d'altronde le parole dei giudici, dato che il Tar rovescia l'ammissione delle liste decretata dai tribunali piemontesi.
Da qui una decisione, almeno in apparenza, salomonica. Siccome esistono due liste irregolari (senza le firme in calce all'atto della presentazione, perché la leggina del Piemonte nel loro caso non vale); siccome d'altra parte l'elettore piemontese può votare sia la lista collegata al candidato presidente, sia soltanto il candidato, sia l'una e l'altro insieme; allora restano valide le schede che recano una croce sul nome di Roberto Cota, dato che qui è chiara la volontà dell'elettore; le altre no, vengono annullate. E dunque Cota probabilmente ci rimette la poltrona.
Ma è giusta questa soluzione sul piano dei principi? E quali conseguenze ne discendono? I piemontesi dovranno rivotare, o invece la Bresso potrà mettersi subito al volante, rimpiazzando l'attuale pilota?
Se si trattasse d'errori materiali nella conta delle schede, quest'ultima conclusione sarebbe la più ovvia. Idem nel caso di voti truccati, di brogli elettorali. La Bresso otterrebbe immediatamente la proclamazione, restando salvi tuttavia gli atti presidenziali già compiuti da Cota, sia pure in veste di "funzionario di fatto". Ma in Italia pure gli imbrogli sono complicati. Non c'è un dubbio sulla libera espressione del voto, c'è un'ombra sull'ammissibilità di un paio di liste orfane delle firme di sostegno. Dunque entra in campo la legalità formale, anziché quella sostanziale. Anzi: in questo caso le due facce della legalità sono reciprocamente ostili, nemiche. E in ultimo c'è il rischio che il conflitto divampi nelle piazze, che si trasmetta dai tribunali agli elettori.
Ecco perché dovremmo ricercare soluzioni che non feriscano a morte né la legalità formale, né quella sostanziale. La prima esprime la certezza del diritto, che a propria volta è ancella del principio d'eguaglianza: se c'è una regola, va applicata a tutti. E d'altronde senza le due liste contestate forse qualche elettore non sarebbe andato a votare, forse avrebbe votato un'altra lista. Ma non c'è dubbio tuttavia che chiunque abbia messo una crocetta sulle due liste in questione sapeva di votare anche per Cota, e lo ha fatto senza che nessuno gli puntasse una pistola sulla tempia.
E allora non resta che una via d'uscita: nuove elezioni. È il trauma minore, o se si vuole l'ingiustizia meno ingiusta. D'altronde stava già per succedere in Abruzzo nel 2002, quando il Tar annullò le elezioni di due anni prima, benché il Consiglio di Stato abbia poi ribaltato quella sentenza. Ed è già successo in Molise nel 2001, sempre per ragioni collegate alle firme sulle candidature.
Se succederà di nuovo, abbiamo un consiglio da offrire agli elettori piemontesi: votate il candidato che prometterà d'abolire le firme di sostegno, non foss'altro che per scongiurare il pericolo della terza elezione in pochi mesi.

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