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Timestamp: 2019-12-07 07:52:49+00:00

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Infortunio sul lavoro: per eseguire dei determinati lavori, bisogna essere in possesso dei requisiti tecnico-professionali (Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 24 luglio 2019, n. 33244). – Noi Radiomobile™
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Infortunio sul lavoro: per eseguire dei determinati lavori, bisogna essere in possesso dei requisiti tecnico-professionali (Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 24 luglio 2019, n. 33244).
Pertanto era stato richiesto alla Corte di Appello di rivalutare la sussistenza della colpa dell’imputato nella scelta del S., non limitandosi a rilevare la carenza di un dato puramente formale quale la titolarità della qualifica prevista dal citato decreto.
Anche la natura non significativa dell’intervento richiesto al S. e la sua notoria qualificazione lavorativa nel contesto di vita comune avrebbe dovuto imporre alla Corte di Appello di approfondire il profilo psicologico della fattispecie contestata.
3.2. Con un secondo motivo si denuncia la violazione degli artt. 157 e 589 c.p., ed il vizio della motivazione in relazione alla mancata declaratoria di estinzione del reato per prescrizione.
Ad avviso degli esponenti nel caso che occupa non ricorre la violazione di norme in materia di prevenzione degli infortuni, di talchè non si versa nell’ipotesi di cui all’art. 589 c.p., comma 2, e non vige, quindi, la particolare disciplina della prescrizione prevista dall’art. 157 c.p., comma 6.
1. Il secondo motivo riveste carattere pregiudiziale.
1.1. Assumono gli esponenti che le disposizioni del D.M. n. 37 del 2008, hanno una finalità di prevenzione generica ma non sono funzionali a garantire la prevenzione degli infortuni sul lavoro.
2. Ne consegue l’infondatezza del motivo.
3. Ciò posto, può essere esaminato il primo motivo.
3.1. Invero le argomentazioni utilizzate dall’esponente pencolano tra la dimostrazione della insussistenza della violazione cautelare e la affermazione della insussistenza di una rimproverabilità del D.F. sul piano soggettivo.
Così, mentre da un verso si scrive che la convinzione del D.F. di affidare i lavori ad un soggetto in possesso dei necessari requisiti tecnici era stata sicuramente erronea, proprio come ritenuto dalla Corte di Appello, e che tuttavia tale errore era giustificato dalle “condizioni di fatto suggestive” (pg. 4), dall’altro si insiste sulla equiparazione tra presenza di formale riconoscimento dei requisiti tecnici e adeguato bagaglio esperienziale e si assume che il D.F. non avrebbe dovuto chiedere la certificazione di conformità dei lavori eseguiti dal S. perchè questi non rientrano nella previsione del D.M. n. 37 del 2008, art. 2, comma 1, lett. e).
3.2. Orbene, si prenderà le mosse dall’affermazione secondo la quale l’idoneità tecnico-professionale richiesta per coloro che devono operare su impianti elettrici – nella specie quella del S. – può essere ritenuta anche in assenza di titoli o altri dati formali; nel caso di specie il S. era noto nel paese come elettricista accreditato ed aveva svolto quelle attività lavorative che a mente del D.M. n. 37 del 2008, art. 4, lett. d), sono sufficienti a far ritenere che i requisiti tecnico-professionali siano posseduti.
3.3. L’affermazione è destituita di fondamento.
4. La disciplina pertinente non solo contempla l’espressa previsione che l’imprenditore individuale o il legale rappresentante ovvero il responsabile tecnico da essi preposto con atto formale abbia i requisiti tecnico-professionali indicati dal D.M. n. 37 del 2008, art. 4.
Ovvero il possesso di un diploma di laurea in materia tecnica specifica conseguito presso una università statale o legalmente riconosciuta (lett. a) o in alternativa di un diploma o una qualifica conseguita al termine di scuola secondaria del secondo ciclo con specializzazione relativa al settore delle attività pertinenti presso un istituto statale o legalmente riconosciuto ma seguiti da un periodo di inserimento, di almeno due anni continuativi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore (lett. b).
Ovvero di un titolo o un attestato conseguito ai sensi della legislazione vigente in materia di formazione professionale, previo un periodo di inserimento, di almeno quattro anni consecutivi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore (lett. c).
5. Ed infine, sempre in alternativa, che abbia svolto una prestazione lavorativa alle dirette dipendenze di una impresa abilitata nel ramo di attività cui si riferisce la prestazione dell’operaio installatore per un periodo non inferiore a tre anni (escluso quello computato ai fini dell’apprendistato e quello svolto come operaio qualificato), in qualità di operaio installatore con qualifica di specializzato nelle attività di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione degli impianti di cui all’art. 1 (lett. d).
5.1. Neppure coglie il segno il rilievo secondo il quale si sarebbe trattato di lavori per i quali non è prescritta la redazione di un progetto e la attestazione di collaudo.
E non coglie il segno perchè non si è ascritto al D.F. di non aver preteso tali documenti ma piuttosto di non aver richiesto la certificazione di conformità; ebbene, l’art. 10, comma 2, citato dall’esponente, nel prevedere che “sono esclusi dagli obblighi della redazione del progetto e dell’attestazione di collaudo le installazioni per apparecchi per usi domestici e la fornitura provvisoria di energia elettrica per gli impianti di cantiere e similari…” ribadisce la necessità del rilascio di quella certificazione: “… fermo restando l’obbligo del rilascio della dichiarazione di conformità”.
5.2. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato.
6. Segue al rigetto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonchè alla rifusione delle spese sostenute dalle parti civili; spese vanno liquidate in complessivi Euro 3.500,00 oltre accessori come per legge.
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References: Sentenza 
 Sentenza 
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 art. 2
 art. 4
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 Sentenza