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Timestamp: 2018-11-19 20:00:28+00:00

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Quando le Istituzioni si arrogano il diritto di decidere sulla vita e sulla morte dei propri uomini andando però contro la Costituzione e il buon senso: il Sottocapo della Marina Militare italiana Lorenzo Motta si vede disconoscere dal Ministero della Difesa le vittorie riportate nei tribunali | Carlo Chiariglione
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Quando le Istituzioni si arrogano il diritto di decidere sulla vita e sulla morte dei propri uomini andando però contro la Costituzione e il buon senso: il Sottocapo della Marina Militare italiana Lorenzo Motta si vede disconoscere dal Ministero della Difesa le vittorie riportate nei tribunali
Tenendo fede a quanto preventivato nell’articolo del 21.02.2017 su Antonio Attinaese -http://www.carlochiariglione.com/2017/02/21/antonio-attianese-ranger-padre-e-marito-usato-e-poi-abbandonato-dallo-stato-io-so-e-ho-le-prove/ – torniamo a parlare dei nostri militari che si sono ammalati durante il servizio.
Torniamo a supportarli nella fatica che affrontano per colpa della loro malattia.
Vogliamo cercare di sostenerli nell’abbandono ingiustificabile che le istituzioni continuano ad attuare nei confronti di questi “servitori dello Stato”.
Questo è il racconto delle vicissitudini che il marinaio Lorenzo Motta ha dovuto affrontare dopo essergli stato diagnosticato il linfoma di Hogking.
Motta è uno dei tanti militari a cui è stato riscontrato un tumore causato dall’esposizione, in zone contaminate, all’uranio impoverito, alle nano-particelle di metalli pesanti e dalla somministrazione massiva di vaccini.
Arruolatosi nell’aprile del 2002, dopo aver superato l’addestramento necessario a coprire il futuro incarico, viene assegnato alla categoria “Specialista in sistema di combattimento tele-comunicatore”.
Al marinaio, come da prassi, vengono fatte tutte le vaccinazioni, eseguite in maniera intensa e senza rispettare i tempi di intervallo tra un vaccino e l’altro.
Dopo 4 mesi, finito il corso, viene assegnato ad una Fregata missilistica antisommergibile denominata “Scirocco”, al tempo una delle più operative della flotta.
Infatti, si trovò a navigare in diverse acque, dal Mediterraneo al Golfo Persico, dallo stretto di Gibilterra al Canale di Suez.
Dopo il corso di specializzazione a Taranto, Motta fa domanda per aderire al 54° corso marinai Incursori COMSUBIM.
Questo passaggio è essenziale per capire la storia del Motta.
Il Reparto Incursori del COMSUBIN, per chi non lo sapesse, è una unità speciale della Marina Militare Italiana, in poche parole l’élite delle Forze Armate.
Naturalmente chi fa domanda di partecipazione al concorso in questione, viene “scandagliato” da strutture ospedaliere militari al fine di attestarne la perfetta e incondizionata idoneità fisica e mentale.
Tutto il personale partecipante, quindi, deve risultare perfetto per poter accedere a tale corso.
I controlli sono rigorosi, come devono essere d’altronde per chi si troverà ad operare in qualsiasi scenario possibile nel momento in cui ce ne sia la necessità.
Il nostro Marinaio viene dichiarato IDONEO dalle varie commissioni mediche dell’ospedale militare di La Spezia, quindi, gli viene concessa la partecipazione al concorso.
Idoneità per corso INCURSORI
Successivamente, per una serie di motivi personali, Motta rinuncia a continuare il corso di Incursore che stava frequentando e rientra al suo vecchio incarico nella nave Scirocco.
Iniziano così una serie di attività in territori e acque estere.
Ci teniamo a precisare, per capire la storia del militare, che i Marinai imbarcati non fanno solo servizio in nave, ma anche a terra. Infatti Motta ci racconta di essere stato a Gibuti, Manama nel Bahreim, giusto per citarne alcuni.
Il Motta stesso ci racconta che in diversi luoghi dove ha operato erano presenti svariati bambini con diverse patologie riferibili a contaminazioni varie.
Per 3 anni dal 2002 al 2005 il Marinaio non ha mai smesso di fare attività e di solcare i mari con la nave “Scirocco”.
Rientra nel 2005 a La Spezia col permesso del suo Comandante per riposarsi e recuperare le ore compensative maturate durante le sue missioni.
Dopo circa una settimana dal rientro, Motta si accorge di un gonfiore anomalo alla parte destra del collo.
Una serie di visite danno esiti differenti, chi dice HIV, chi affetto da un germe derivante da animale esotico.
Fatto sta che il 25 novembre si sottopone ad un intervento chirurgico per asportare uno dei linfonodi, e il 13 Dicembre dello stesso anno gli viene diagnosticato il Linfoma di Hogking.
Da questo momento per il marinaio inizia il calvario sanitario aggravato dalla beffa perpetrata dalle istituzioni.
Motta trasforma il suo recupero compensativo in malattia, facendo pervenire tutti i certificati medici del Policlinico di Palermo alla nave Scirocco.
Poco tempo dopo avergli diagnosticato il tumore, i Carabinieri notificano una lettera da parte della M.M. al giovane, dove avvisano che se la malattia si sarebbe protratta per ulteriori tre mesi le competenze dovute – lo stipendio – si sarebbero ridotte a zero.
Infatti è quello che succede, al militare viene tolto lo stipendio per sette mesi.
Il militare contrae debiti per affrontare la malattia, e per sostenere le spese di una famiglia a carico.
L’arrivo di un figlio, situazione che dovrebbe rendere un genitore felice e pieno di energie, da li a poco diventerà un motivo di patimento per il fatto che senza stipendio non potrà assicurargli una degna infanzia.
Il Marinaio non si perde d’animo, e davanti alla nascita della propria figlia nell’Ottobre del 2006 non si arrende, decide di fare istanza per “Causa di servizio”.
Nel 2007 Motta viene congedato dalla M.M. e nel Novembre del 2008 transita nei ruoli civili del Ministero della Difesa a Palermo sezione Rifornimento e Mantenimento.
Con i primi stipendi cerca di far fronte ai debiti contratti, fa la cessione del quinto, e naturalmente lo stipendio si riduce e questo non gli permette più di pagare l’affitto della casa a Palermo, decide così di chiedere il trasferimento a Torino dove vive il padre e di andare a vivere da lui per poter contenere le spese.
Viene contattato dall’ Ammiraglio Falco Accame, persona che conosce bene l’argomento dell’uranio impoverito sul quale ha scritto e fatto diversi studi.
L’alto ufficiale gli riferisce che potrebbe essere affetto dalla patologia di Hogking probabilmente per esposizione a zone contaminate, e gli spiega dell’esistenza di un centro specializzato di nano-diagnostica a Modena che può analizzare dei campioni per constatare la presenza o no di nano-particelle.
L’Istituto di Modena è lo stesso centro nel quale altri militari ammalati per cause simili, Antonio Attianese ad esempio, sono andati per far analizzare i loro campioni.
Motta accetta il consiglio dell’Ammiraglio e invia a Modena il campione prelevato dalla base del collo durante l’intervento al Policlinico di Palermo, insieme a quello osteo-midollare.
Dalle conclusioni dal rapporto rilasciato dal centro di Modena si capisce chiaramente la causa della patologia del militare: “Particolarmente interessanti le particelle sferiche (9,9-bis e 9-ter) classiche di una formazione ad alte temperature compatibili con quelle delle esplosioni di ordigni bellici e segno inequivocabile dell’esposizione ambientale al quale il soggetto è stato sottoposto”.
Dopo poco tempo dal suo insediamento a Torino gli viene notificano il Decreto da “non dipendenza da causa di servizio“, perché secondo lo Stato non vi erano elementi che si potessero collegare alla dipendenza da Causa di Servizio.
Motta richiede immediatamente un riesame, ma non gli fu mai concesso.
Durante un corso tenuto a Roma dalla Direzione Generale di Previmil (ramo del Ministero della Difesa che si occupa anche delle cause di servizio), Motta conosce la Dott.ssa D’Angelo, all’epoca responsabile dell’aria S.B.A. (acronimo Speciali benefici assistenziali). Subitoil Marinaio chiede alla Dottoressa se nel suo caso ravvisasse i presupposti per presentare una richiesta come Vittima del Dovere.
In tale occasione Motta specificò alla Dottoressa D’Angelo che la sua prima richiesta di Causa di servizio negata dal Ministero competente, era al momento al vaglio del Tar del Lazio dove lo stesso marinaio l’aveva impugnata.
La Dott.ssa D’Angelo risponde positivamente, poiché, dal momento che il TAR non si era ancora espresso era ancora fattibile la possibilità di presentare la domanda per Vittima del Dovere.
Rientrato a Torino produce prontamente la domanda e viene chiamato dall’Ospedale militare di Torino per essere visitato.
La commissione ospedaliera dopo la visita effettuata valuta il militare e gli concede il 23% d’invalidità.
Bisogna precisare il fatto che, se un militare viene valutato al 25% d’invalidità come vittima del dovere ha diritto al vitalizio, che viene seguito da tutta una serie di agevolazioni come ad esempio: esenzioni IRPEF, speciale elargizione, entrata di diritto del primogenito nella pubblica amministrazione.
A Motta viene inizialmente negata la causa di Vittima del Dovere, la stessa causa di servizio che invece successivamente un secondo organo ospedaliero, il CMO di Torino, avvalora e riconosce a pieno.
Il militare, quindi, rientrava nella causa di Vittima del Dovere e conseguentemente doveva godere dei benefici previsti dalla legge.
Purtroppo per il marinaio Motta i danni proseguono insieme alle beffe.
La stessa pratica avvalorata dal CMO di Torino arriva al Comitato di Verifica per Cause di Servizio a Roma (organo consultivo del Ministero dell’Economia e delle Finanze) che, dopo averla visionata, comunicano la loro negazione in questi termini: “non avendo la dipendenza da Causa di Servizio non possiamo riconoscerle la definizione di Vittima del Dovere”.
Naturalmente il Marinaio pur minato nel corpo e nella mente è ancora deciso a far valere i propri diritti e fa partire l’ennesimo ricorso, oltre quello già in atto per Causa di servizio, che avrà luogo nel Novembre di questa’anno presso il TAR del Lazio.
In merito a quest’ultima questione è d’obbligo citare l’ultima sentenza emessa della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite, nella quale si evince che per quanto riguarda le Vittime del Dovere, la giurisdizione deve ricadere in mano al Tribunale Ordinario e al Giudice del lavoro.
La prima sentenza di 1° grado sul ricorso fatto dal Militare per causa di servizio viene vinta dallo stesso nel 2015, una sentenza che si esprime dichiarando che: “Il Ministero della Difesa non si è attenuto al sistema di protezione individuale, non ha fatto nulla per tutelare i ragazzi, pur sapendo già in precedenza che i territori e l’aria delle zone estere nei quali i militari fecero servizio erano contaminati”
Il Ministero della Difesa pur non avendo ottemperato ai suoi obblighi inizia una guerra contro il Motta, fa appello al Consiglio di Stato (quest’ultimo si esprime sulla legittimità delle sentenze del TAR) ma questo appello viene respinto dal Consiglio di Stato emettendo una sentenza che dà ragione al Marinaio, dando legittimità al parere precedentemente espresso dal TAR.
Motta è la prima persona che in tale argomento è riuscita ad avere sentenza positiva da parte del Consiglio di Stato in Italia.
Ora penserete che sia tutto ok e che il Ministero della Difesa riconosca e decreti la dipendenza da causa di servizio, ma invece no, sarebbe troppo facile e la guerra con i poveri si vince sfiancandoli…
Il Ministero decreta che:” Non evidenziandosi elementi scientifici determinanti si riconfermava il parere definitivo detto in precedenza”.
Praticamente pur avendo avuto due pareri positivi con delle sentenze definitive, il Ministero della Difesa continua ad rimanere del suo parere.
E’ lecita a questo punto una considerazione che salta agli occhi di chiunque legga la vita e le vicissitudini del marinaio Motta: “che senso ha a questo punto affrontare anni di lotte, sperperare soldi in azioni legali, togliere l’affetto e le attenzioni alla famiglia, peggiorare il proprio stato psico-fisico al fine di vedere riconosciuti i proprio diritti, se dopo aver vinto in vari aule di tribunali, aver vinto diversi ricorsi, bisogna poi doversi piegare difronte all’arrogante e cieca forza di uno stato che pur di non riconoscere i propri errori mina la vita dei propri servitori?
Siamo presenti al gigante Stato che si fa forte difronte ai deboli o ai poveri?
Non contano nulla le sentenze per il Ministero?
Contano solo per pochi?
Quest’ultima domanda è la stessa che rimbalza nella mente del militare, in quanto venuto a conoscenza del fatto che la causa di servizio ad alcuni militari aventi la sua stessa identica patologia (linfoma di Hogking) è stata accettata e a lui invece no.
Stiamo rivivendo la medesima problematica vissuta dal Ranger Antonio Attianese e da noi riportata alla luce dei riflettori.
Quali saranno a questo punto i criteri di valutazione per l’assegnazione di causa di servizio?
Un’altra domanda sorge spontanea: come è possibile che il COMITATO DI VERIFICA si sia espresso negativamente di fronte alla richiesta di causa di servizio del marinaio Motta in data 18/12/2009 quando i rapporti di servizio redatti a Palermo hanno data 6 LUGLIO 2011? Come è possibile questa incongruenza, se i rapporti di servizio attestano ciò che è la storia lavorativa del militare e quindi parte imporatnte per la valutazione dallo stesso Comitato, come hanno fatto a valutare senza esserne in possesso? E ancora, come fa il CINCNAV a raccontare che il Marinaio Motta non ha mai partecipato ad addestramenti con utilizzo di armi pesanti, di non aver partecipato ad missioni fuori dall’unità navale e perciò di non essere mai stato esposto ad Uranio Impoverito, se poi dai dai “Giornali di Chiesuola” ( per chi non lo sa sono dei giornali che vengono compilati ogni giorno e vengono riportati al suo interno tutte le attività che svolge la nave, sottolineo tutte)si evince benissimo il contrario e che le munizioni utilizzate sono armi pesanti come ad esempio lancio di missile TESEO? Sono domande al quale chi di dovere deve rispondere, non si può pretendere lealtà dai nostri soldati se i primi a non esserlo sono le persone che dovrebbero tutelarli.
Video girato dai colleghi del Motta a Djibouti durante una missione fuori bordo.
La legge non permette due pesi e due misure, ed è un principio fondamentale della nostra giurisprudenza, che molte volte, troppe volte nei casi in questione, viene a mancare.
Questo atteggiamento vile, mina la vita e la sopportazione umana dei nostri militari, perché lo stesso Ministero della Difesa, le stesse Istituzioni che dovrebbe difendere i suoi soldati invece li combattono e li annichiliscono con la burocrazia, la forza del potente, l’arroganza e la negazione dell’evidenza.
Le relazioni del centro di Modena attestano che il militare è vittima inequivocabile di zone contaminate.
Le sentenze del Tar e quelle del Consiglio di Stato attestano che il Ministero non ha fatto ciò che avrebbe dovuto fare, ovvero tutelare preventivamente i militari impiegati in territori in cui è presente un elevato rischio di contaminazioni, e, successivamente, tutelare e accudire gli stessi ammalatosi per aver eseguito degli ordini.
La Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite dà però risposta ai dubbi che noi abbiamo, infatti al punto 16 della sentenza spiega: “il Ministero per rientrare nel budget dei finanziamenti elargiti non riconosce a tutti le cause di servizio, ed è questo il motivo e il criterio valutativo usato per il riconoscimento delle cause di servizio, rientrare nei costi”.
La Corte di Cassazione ammonisce tale comportamento, e la sentenza continua spiegando che non si possono non dare cause di servizio in base agli stanziamenti finanziari che si hanno. Il principio è che il riconoscimento deve esserci, davanti a tutte le prove del caso e quindi al diritto, a prescindere dai finanziamenti.
Questo giudizio delinea il comportamento inspiegabili e non difendibile tenuto dal Ministero della Difesa, stigmatizzandone il ragionamento tenuto dalla stessa istituzione davanti ai temi sopracitati e di conseguenza l’operato.
Per quanto riguarda le Vittime del Dovere la Suprema Corte di Cassazione evidenzia un qualcosa di unico e importante che potrebbe trasformarsi in una legge, spiegando che: “dal momento in cui un militare sano che viene impiegato nelle sue attività estere si ammala, da quel momento in poi è la legge che stabilisce quali sono i benefici da attribuire al militare in questione. Perciò né il Comitato di verifica, né il Ministero della Difesa ha potere di discrezionalità e né valutativo”.
Ad oggi Motta, dopo tutti questi anni, continua le sue lotte per veder riconosciuti i suoi diritti, contro enti che dovrebbero invece garantirglieli automaticamente e di iniziativa.
Dopo la sentenza del Consiglio di Stato qualcosa per fortuna si muove.
Motta viene investito dell’incarico della Presidenza Nazionale dell’ONA (Osservatorio Nazionale amianto), e vine anche costituito il “Dipartimento per la Tutela degli esposti all’Uranio Impoverito e Vittime dei Vaccini” nel quale lo stesso marinaio è impegnato giornalmente.
Riportiamo di seguito le domande che abbiamo posto al Marinaio per capire meglio la sua situazione:
Quando le è stato detto di non considerare le voci che giravano sull’uranio impoverito, si trovava in situazioni in cui doveva innegabilmente riconoscere la divisa di un superiore, cioè, era un superiore quello che glielo stava dicendo al di là delle sedi formali o informali, caserma o altro?
Personalmente durante il servizio mai nessuno mi ha mai detto nulla pro o contro l’uranio impoverito.
Quando lei ha avuto la prima diagnosi e ha capito di avere la malattia, come ha fatto il collegamento della malattia con le missioni?
All’inizio avevo imputato tale sfortuna all’ arco della vita. Solo successivamente tramite l’Ammiraglio Falco ACCAME sono venuto a conoscenza dei rischi dell’uranio impoverito e delle nano-particelle di metalli pesanti che furono sparati negli anni passati nelle 2 guerre del Golfo, successivamente confermate dalla NANODIAGNOSTICS di Modena che ha rilevato numerosissime nano-particelle nel mio corpo. Devo tanto all’ Ammiraglio ACCAME per avermi fatto capire con documenti alla mano tutto nel minimo dettaglio
Quando lei si è rivolto ai suoi superiori ha chiesto supporto, all’atto di chiedere supporto è stato palesemente minacciato? Se sì, ha mai denunciato prima questo fatto in modo pubblico?
Dopo aver analizzato tramite un accesso agli atti effettuato a PREVIMIL il fascicolo inerente l’istruttoria sulla mia dipendenza da causa di servizio, notai che era sprovvisto del rapporto informativo, documento indispensabile per l’eventuale riconoscimento della dipendenza da causa di servizio come previsto dal DPR 461. Successivamente chiesi aiuto al mio ultimo comandante di nave scirocco, all’epoca era il CF Giuseppe BERUTTI BERGOTTO, chiedendogli il perché non era stato redatto il Rapporto Informativo. Effettivamente lui confermò di non averlo mai fatto ma di aver trasmesso solo lo statino riepilogativo di servizio e lo statino attività Nave. Non sono stato mai minacciato, ma sono stato definito, visto le mie continue proteste, elemento scomodo dal pro tempore direttore di Previmil, Col. Giuseppe LEONE, in conclusione sono riuscito ad avere una certificazione dall’ufficio contenzioso di Previmil dove appunto si evince la mancanza del famigerato RAPPORTO INFORMATIVO.
Quando siete andati in missione, non vi hanno detto di utilizzare dispositivi di protezione individuale rispetto a un rischio di tipo chimico-fisico?
Assolutamente no. Non siamo stati né informati e neanche protetti
In queste missioni effettuate all’estero c’erano altri contingenti militari di altri paesi che invece rispetto a voi utilizzavano delle protezioni, un equipaggiamento diverso e più efficace?
Personalmente ricordo che a Djbouti e a Manamah notai alcuni soldati della coalizione che avevano dei Dispositivi di protezione individuale oltre a delle tute nonostante le alte temperature.
Quando lei è partito in queste missioni, conferma che non ha avuto nessuna indicazione sia da parte di un comando della marina, sia dalla parte medica?
Ripeto nessuno ci aveva informato di nulla.
Nessun militare e nessun medico ha detto: “Guardate, state attenti a questo e a quello”?
Continuo a ripeterle che nessuno ci aveva informato di eventuali esposizioni ad elementi nocivi.
Quando siete arrivati sul luogo, non avete avuto una formazione e informazione su quello che vi poteva aspettare?
L’ unica informazione che abbiamo ricevuto era quella che nel caso in cui sarebbe successo qualcosa dovevamo correre verso la nostra unità. Ricordo ancora nel dettaglio ciò che ci dicevano “Appena toccate con un solo piede la passerella dell’unità e come se siete in territorio Italiano e nessuno può farvi nulla” e soprattutto eravamo informati di non guardare le donne negli occhi e di rispettare qualsiasi evento della loro religione. In particolare ricordo nei paesi arabi che giornalmente suonava una specie di musica e tutta la città si mobilizzava, lo stesso facevamo noi.
Rispetto agli ordigni che esplosero in quelle zone non avete avuto nessuna indicazione?
Sono state prese precauzioni, date direttive, date le vostre mansioni anche a terra e non solo in “nave”?
Guardi questa è una domanda che tengo molto a rispondere visto che CINCNAV (Comando in Capo della Squadra Navale) ha dichiarato che il sottoscritto non è mai sceso dalla Nave. Purtroppo devo smentire quanto da Lui dichiarato, arrivati nei porti ricordo ancora i colleghi del Battaglione San Marco che provvedevano a creare delle postazioni di controllo con dei grossi sacchi di sabbia. Facevamo imbarco viveri, guardie ed io personalmente oltre a questi servizi, visto che ero assegnato all’accettazione, smistamento e controllo della messaggistica classificata, durante le navigazioni accumulavamo una quantità esorbitante di carta che, appena arrivati nei porti con benzina, accendino ed il relativo badile di ferro andavamo nei campi con quegli enormi sacchi neri pieni di carta per provvedere alla distruzione della stessa.
Eravate solo voi sprovvisti di protezioni o vi era una differenziazione tra voi e chi era al comando?
No tutti dal più alto in grado fino all’ultimo marinaio non eravamo dotati di protezioni. Anzi visto le alte temperature eravamo vestiti con scarpe in tela, calze in cotone, pantaloncini color cachi e maglietta a maniche corte.
Ricorda quanti operatori partecipavano alle vostre attività?
Se non ricordo male tra equipaggio, forze da sbarco ed elicotteristi eravamo circa 160
Fra commilitoni avete avuto modo di confrontarvi?
Si abbiamo avuto modo di confrontarci, anche con colleghi di altra forza armata. Mio malgrado tutti diciamo la stessa identica cosa.
Non vi è mai venuta in mente l’idea di dire: “Perché i militari di contingenti stranieri avevano un equipaggiamento diverso”?
Personalmente io con qualche collega li prendevamo per sciocchi nel vederli a quelle alte temperature ben coperti. Credo invece che gli sciocchi eravamo noi.
Non avete mai fatto paragoni tra colleghi per gli equipaggiamenti diversi tra voi e gli altri?
Si solo successivamente quando abbiamo iniziato a capire il problema legato alle patologie.
Prima di andare in missione, avete fatto sorveglianza sanitaria, quindi vaccinazioni e controlli?
Guardi personalmente non mi hanno mai fatto nulla, mi hanno ripetutamente vaccinato senza mai avere fatto sulla mia persona degli accertamenti preventivi.
Lei ha il suo libretto sanitario con tutti i vaccini, eventualmente è possibile avere copia del suo libretto vaccinale?
Guardi i libretti sanitari o meglio vaccinali erano 2. Il primo era quello delle somministrazioni di vaccini fatto alle scuole e che grazie a Dio ho con me. L’altro invece quello di Nave Scirocco e soprattutto sulla somministrazione di vaccini in territori operativi è inspiegabilmente SPARITO
In questi periodi (di sorveglianza sanitaria) sono previsti controlli periodici?Assolutamente si sono previsti, ma purtroppo nel mio caso ed in quello dei miei colleghi passavano in cavalleria.
Le attività svolte nella Fregata, che comprendono anche l’utilizzo di armi di bordo, da chi venivano comandate?
Precisamente non saprei dirle, però ricordo delle particolari attività denominate (Missilex e Silf Trials) dove ci trovavamo con l’unità sia nostra e quelle della coalizione a sparare di tutto e di più.
Il comandante di bordo, sapeva se le armi utilizzate fossero dannose per l’equipaggio?
Credo che bisognerebbe chiederlo a Loro.
Lo stesso comandante, era al corrente che i territori di missione fuori bordo potessero essere contaminati?
Dei suoi colleghi, lei conosce qualcuno che sia stato affetto della sua stessa patologia?
Dopo 15 anni ormai i contatti si sono persi anche se ho saputo che un mio collega è stato congedato per un insufficienza polmonare ed un altro dalla mia stessa patologia.
Ha fatto esercitazioni in poligoni del territorio nazionale?
Personalmente non sono mai stato in poligoni di tiro, però ricordo un esercitazione denominata “TIRI CONTRO COSTA” effettuati dall’unità verso le coste Sarde.
I suoi medici cosa dicono in base alle sue aspettative di vita?
Guardi da alcuni recenti accertamenti mi hanno diagnosticato problemi alla tiroide, deficit agli arti inferiori e al braccio destro. Voglio risponderle con sincerità, dopo 15 anni che lotto per far valere un mio diritto entrando ed uscendo in continuazione dai tribunali ed essendo psicologicamente abbattuto non trovo il tempo da dedicare alla mia salute. A volte penso che il ruolo di chi continua a fare la guerra agli ammalati è quello di mandarci al creatore. Concludo dicendogli che ci stanno riuscendo fin troppo bene.
Vuol dire qualcosa ai colleghi che vivono lo stesso suo calvari?
“chiunque viva situazioni di questo tipo, trovi il coraggio di farsi avanti e di unirsi, l’unione è la forza che può portare a far uscire le verità e le risposte che, chi lotta per combattere le malattie verificatesi dopo il servizio, merita di avere“.
La verità uscirà fuori perché come diceva un antico detto: “Le bugie hanno le gambe corte”
Qui sotto troverete tutte le sentenze menzionate nell’articolo, compresa la relazione del Centro di nano-diagnostica di Modena.
Sentenza TAR del 19-03-2015
Sentenza Consglio di Stato del 29-02-2016
1 Cassazione ss.uu. 23300 16
31 RAPPORTO MOTTA
Noi comuni mortali diremmo: “Dio da il pane a chi non ha i denti”, ma qua Dio non c’entra; l’essere umano da a chi vuole dare perché in questa vita ci sono figlie e figliastri e quasi sempre i “figliastri” sono coloro i quali hanno più da perdere.
Perdere cosa ? L’ONORE.
Ricorderete tutti la spiegazione del primo Palombaro di colore americano nel film “men of honor”, quando raccontava con enorme soddisfazione che la MARINA MILITARE da lui amata e servita per anni aveva un dono fondamentale, conservava L’ONORE DEGLI UOMINI.
Ebbene dopo aver letto e ascoltato la storia di questo marinaio italiano, l’idea di Nazione si fa sempre più lontana, facendoci riflettere sul fatto che la configurazione materiale della parola “onore”risulta essere una utopia a 360′.
Che amarezza! Risparmiamo il budget sulle spalle degli onesti cittadini che servono la Patria e che letteralmente si ammalano per essa; di contro REGALIAMO vitalizi a chi riscalda la poltrona per poco meno di un anno.
Eh si, logica e coerenza accompagnano la nostra Nazione.
Ironia della sorte ancora una volta le battaglie più dure vengono assegnate ai guerrieri più forti, in fin dei conti sappiamo tutti che “Dio non da mai una prova che non siamo in grado di sopportare”; Motta lo dimostra ogni giorno con la sua forza e ancora di più la sua perseveranza.
Chi é nato con la divisa, chi la indossa per indole, chi la onora con passione e credo, non è propenso a mollare senza aver lottato fino all’ultimo, è abituato a resistere “agli urti della vita”.
Questo tuttavia non vuol dire che bisogna necessariamente giocare a “schacchi” con la vita degli uomini, si potrebbe benissimo optare per garantire come a QUALSIASI POLITICO ITALIANO la giustizia che merita.
“Adattarsi e raggiungere lo scopo”, questo ti insegnano mesi di addestramenti impegnativi in ambienti e situazioni ostili.
Ma se ostile diventa la tua vita ? Se la serenità dei tuoi cari venisse intaccata da una verità che tarda ad arrivare perché per qualcuno è più importante “sotterrare” la realtà?
Non abbiamo ben capito, o per lo meno lasciamo il beneficio del dubbio, se il Governo e i politici italiani considerano i loro soldati come armi indistruttibili e invulnerabili, o magari come elementi di un puzzle facilmente sostituibili, oppure in ultimo consideri la sola divisa indossata implicitamente come capace di creare macchine anziché uomini in divisa.
A questo punto tutte e tre le considerazioni potrebbero essere plausibili, altrimenti come si spiega il palese e disgustevole MENEFREGHISMO?
Nel corso della stesura del seguente articolo ci siamo realmente chiesti se la stessa vicenda, che ha colpito il marinaio Motta, fosse stata vissuta anche solo da un lontano parente di un politico o di un Alto Ufficiale italiano quanto la burocrazia, e non solo, si sarebbe prodigata a fare e a risolvere.
Ovviamente questa è una domanda retorica visto che già nel nostro piccolo abbiamo evidenziata la verità citando fatti già successi ed elementi oggettivi e obiettivi.
Ancora una volta LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI ma NON TUTTI SONO UGUALI DAVANTI LA LEGGE.
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