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⭐Progettare qualità della vita
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1 Progettare qualità della vita Report conclusivo e risultati progetto di ricerca Strumenti verso l inclusione sociale matrici ecologiche e progetto individuale di vita per adulti con disabilità intellettive e/o evolutive Progetto realizzato con il contributo del Fondo per l Associazionismo (ex lege 383/2000) Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Linee di indirizzo 20132 Progettare qualità della vita Report conclusivo e risultati progetto di ricerca Strumenti verso l inclusione sociale matrici ecologiche e progetto individuale di vita per adulti con disabilità intellettive e/o evolutive Progetto realizzato con il contributo del Fondo per l Associazionismo (ex lege 383/2000) Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Linee di indirizzo 20133 Anffas Onlus Roma, giugno 2015 Stampato presso4 Indice Presentazione Prefazione - Qualità della vita e progettualità educativa Capitolo 1 Qualità della vita e progetto di vita per le persone con disabilità Persone con disabilità e qualità della vita nel panorama internazionale La valutazione della Qualità di Vita in Italia per le Persone con Disabilità Intellettive ed Evolutive: l integrazione tra differenti modelli L approccio sociale-ecologico, il paradigma dei sostegni e la qualità della vita che hanno impatto sui servizi e sostegni per le persone con disabilità intellettiva Misurare la Qualità della vita: l uso della POS in Spagna La qualità della vita ed il benessere dei cittadini nell ordinamento giuridico italiano La rivendicazione del diritto al progetto individuale Capitolo 2 - Il progetto Strumenti per l inclusione sociale - matrici ecologiche e progetto individuale di vita per adulti con disabilità intellettive e/o evolutive Strumenti verso l inclusione sociale: l iniziativa progettuale Strumenti verso l inclusione sociale: il disegno sperimentale della ricerca Il campione Le variabili predittive di esito in termini di Qualità di vita La priorità di intervento nel personale dei servizi Efficacia e appropriatezza in termini di Qualità di vita della formazione per la QdV e del software Matrici ecologiche p. 5 p. 7 p. 11 p. 13 p. 35 p. 63 p. 70 p. 73 p. 81 p. 85 p. 87 p. 95 p.100 p.108 p.113 p.1165 2.7 - Efficienza dei sostegni erogati Miglioramento dei livelli di Inclusione Sociale (IS) Conclusioni APPENDICE - Schema per la predisposizione del progetto individuale p.119 p.124 p.126 p.1376 Presentazione Roberto Speziale Presidente Nazionale Anffas Onlus Il progetto Strumenti verso l inclusione sociale: matrici ecologiche e progetto individuale di vita per adulti con disabilità intellettive e/o evolutive ha rappresentato e rappresenta una straordinaria occasione per le persone con disabilità e le loro famiglie nel nostro Paese. Ormai da anni Anffas è impegnata affinché sia riconosciuto alle persone con disabilità il diritto alla predisposizione del progetto individuale (o meglio, come piace a noi definirlo, progetto globale di vita) ai sensi dell art. 14 della L. 328/2000 nella convinzione che ciò rappresenti, se realizzato in modo adeguato, con strumenti innovativi, basati sulle evidenze, e riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale, l unica via possibile per garantire alle stesse: rispetto dei diritti, qualità di vita ed inclusione sociale. Già a partire dalla campagna Buon compleanno 328! realizzata nel 2010 su scala nazionale e che ha visto il coinvolgimento di migliaia di famiglie in tutta Italia per l attiva rivendicazione di tale importante diritto, è emersa oltre che la mancata attuazione della normativa, la carenza di strumenti efficaci per la redazione del progetto individuale e l esigenza di sperimentare modalità, prassi e strumenti nuovi e capaci di costruire un nuovo sistema di sostegni e di servizi multidimensionale e centrato sulla persona, con il pieno coinvolgimento della stessa e della sua famiglia. Questa criticità è ben evidenziata anche all interno del Programma d azione biennale sulla disabilità approvato dal Governo ed è stata oggetto di ampia riflessione anche nel corso della Conferenza Nazionale sulla Politiche della Disabilità (Bologna, 2013) che ha individuato quale azione strategica, per l esercizio del diritto alla vita indipendente ed all inclusione nella comunità sancito dall art. 19 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità proprio la predisposizione del progetto individuale ex art. 14 quale diritto soggettivo perfetto e quindi pienamente esigibile. Anffas Onlus ha inteso quindi farsi, attraverso questo progetto di ricerca, ancora una volta parte attiva per la sperimentazione di uno strumento ed un approccio altamente innovativo, quali le matrici ecologiche 57 e dei sostegni, per la costruzione dinamica ed interattiva di un progetto individuale basato sui modelli più evoluti di diagnosi clinica e disabilità, adeguato e verificabile nel tempo, oltre che orientato agli esiti ed efficacia degli interventi. Grazie alla capillarità della nostra rete ed alla collaborazione di un significativo numero di strutture associative Anffas, professionisti, persone con disabilità e famiglie la nostra sperimentazione è stata in grado di superare perfino le già ambiziose previsioni progettuali, e questo ci consente di dare un contributo forse senza precedenti alla messa a sistema di uno strumento capace di incidere in modo significativo sul miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità nel nostro Paese e quindi a dare concreta attuazione ai nuovi paradigmi sanciti dalla Convenzione ONU. Il nostro auspicio è che quanto realizzato possa divenire patrimonio comune di tutti, a partire dalle Istituzioni e da quanti hanno la responsabilità di garantire i diritti e la presa in carico delle persone con disabilità e delle loro famiglie e possa orientare i decisori politici nel predisporre nuove politiche di welfare che mettano realmente al centro la persona, garantendone la piena inclusione e partecipazione attiva nel proprio contesto sociale, in condizione di parità con tutti gli altri cittadini. Al contempo Anffas sta anche definendo analogo strumento per l età evolutiva che rappresenta una priorità altrettanto significativa. Il nostro impegno non mancherà! 68 Prefazione Qualità della vita e progettualità educativa Luigi Pati Preside Facoltà di Scienze della Formazione Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Brescia I risultati del progetto di ricerca promosso da Anffas Onlus, sul tema della Qualità della vita e delle connesse matrici ecologiche, sono da salutare con grande attenzione e interesse. Da essi possono scaturire significative indicazioni di indubbio valore pedagogico-educativo, atte a favorire la conquista del benessere individuale e familiare, quindi il concretamento di un assetto sociale sempre più umanizzante. E noto che il costrutto Qualità di Vita (QdV), nonostante la molteplicità degli apporti disciplinari sviluppatisi soprattutto negli ultimi lustri, sfugge ancora ad una precisa determinazione concettuale a causa delle numerose variabili su di esso intervenienti, da esso suscitate, in esso contenute. In questa sede importa rilevarne alcuni effetti scientificoculturali, che nel campo specifico della ricerca sulla disabilità intellettiva stanno provocando un vero e proprio cambio di paradigma. 1. Il primo elemento concerne il diffondersi della consapevolezza che la nozione di QdV, nel mentre la si riferisce alla persona disabile, va sempre stimata come applicabile all intero universo umano. Lungi dall essere assunto al pari di uno strumento concettuale per mezzo del quale tentare di compensare settoriali carenze e limitazioni, il costrutto in parola risulta prezioso per il suo concorrere a mettere in luce la complessità esistenziale del singolo soggetto. Esso, infatti, valutandolo sulla base dell antropologia personalista, costringe a superare lo iato che troppo spesso si pone tra normalità e disabilità, a pro dell adesione a una concezione della vita secondo la quale tutte le persone hanno necessità di essere riconosciute nelle loro precipue caratteristiche, con le loro risorse e le loro limitazioni. Tale istanza oggigiorno è rafforzata da altri orientamenti scientifici concernenti il campo della disabilità. Si pensi, per esemplificare, all ICF - International Classification of Funcionality, Disability and Health messo a punto dall Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2001, e ai BES Bisogni Educativi Speciali secondo le indicazioni offerte dalla Direttiva del Ministero della Pubblica Istruzione del 27 dicembre9 Negli ultimi decenni il costrutto QdV, oltre agli approfondimenti teorici, si è giovato anche dell assunzione di caratteristiche misurabili, in virtù della sua articolazione in domini e della conseguente specificazione di indicatori. R. ed I. Brown, R.L. Schalock, M.A.Verdugo Alonso sono i nomi di alcuni ricercatori che hanno effettuato in modo efficace tale adattamento operativo, facendo diventare il costrutto in parola un imprescindibile punto di riferimento internazionale per professionalità collegate a differenti àmbiti disciplinari. Di là dall entrare nel merito degli otto domini enucleati e della prospettiva ecologica a cui essi si correlano, sotto l aspetto pedagogico vale la pena porre l enfasi sul rapporto esistente tra QdV e complessità di fattori interagenti. Nella fattispecie, si tratta di rilevare che la qualità di vita chiama in causa una nuova valutazione della salute, non più centrata sulla mera elencazione dei settori e delle funzioni ma concepita in termini globali, olistici, avente il suo elemento di raccordo nel concetto di integralità della persona. Da siffatta impostazione consegue un principio pedagogico di grande spessore euristico ed ermeneutico: nell intessere una relazione educativa con un singolo soggetto occorre muovere dalla chiara consapevolezza che il benessere personale perseguito è complesso, articolato, dinamico. La comunicazione educativa avviata fa insorgere processi di chiara natura sistemica i quali, contro qualsiasi inclinazione dell educatore a circoscrivere il proprio intervento ad un settoriale aspetto dell esistenza dell educando, gli richiedono la capacità di correlare il particolare con l universale, la parte con il tutto. 2. Il secondo elemento, strettamente legato al primo, riguarda il farsi spazio della convinzione che il costrutto QdV permette di valutare in maniera rinnovata l azione di coloro i quali sono formalmente chiamati a garantire assistenza e cura alla persona disabile. Asseconda, infatti, il passaggio concettuale ed operativo, da modalità d intervento centrate sui servizi di assistenza, a modalità d intervento che coinvolgono necessariamente, secondo una prospettiva sistemica, il singolo soggetto e l universo esperienziale nel quale il medesimo è situato, cresce e vive. Siffatto modo di concepire la questione non è di poco momento. Fa intendere che l intervento educativo sulla persona esige di accompagnarsi a un processo trasformativo riguardante l intero spazio concreto, relazionale, assistenziale che qualifica la vita della medesima. Sulla scorta delle suddette riflessioni è più agevole comprendere perché 810 oggigiorno il costrutto QdV stia provocando un processo di radicale trasformazione nei servizi professionali di aiuto alla persona. A questi, infatti, sempre più frequentemente si chiede di modificare la logica di funzionamento: da una impostazione tesa a privilegiare il più o meno passivo adeguamento del cliente-utente al servizio e alle terapie erogate, ad una continua riformulazione dell intervento erogato, per meglio soddisfare i bisogni della persona. In questa luce, la qualità dei servizi è misurata non più soltanto in forza del numero di trattamenti garantiti bensì anche e soprattutto in riferimento alla qualità di vita delle persone che ne usufruiscono. Dal trattamento isolatamente considerato si esige di passare all offerta di sostegni atti a promuovere benessere. Come è facile capire, il costrutto QdV conduce a una vera e propria relativizzazione dell intervento professionale, percepito non già come esaustivo in sé e per sé ma sempre in riferimento a una tipologia di sostegni effettuati da professionisti e/o enti. Ne consegue la necessità pedagogica di progettare un complesso di sostegni, mediante i quali secondare nei soggetti coinvolti la conquista della propria Qualità di Vita. 3. Il terzo elemento sul quale sembra opportuno fermare l attenzione riguarda l enfasi posta sul rapporto tra QdV e famiglia. In verità, il costrutto QdV, se si intende perseguirlo in ordine alla singola persona, non può essere svincolato dalla realtà familiare nella quale la medesima è situata. Ciò per una molteplicità di ragioni, tra le quali va segnalata la seguente: in tale spazio educativo primario la persona si avvale di sostegni formali e informali, intenzionali e non intenzionali, i quali spesso integrano e/o addirittura supportano quelli professionali. Ne consegue che l attenzione verso la famiglia è fattore indispensabile per mettere in luce le difficoltà che essa deve affrontare quotidianamente, per capire il tipo di percezione che essa ha della propria QdV, per rilevare quali sono le esigenze che la contraddistinguono e verso le quali progettare adeguati sostegni. Va segnalato che sono pochissimi i lavori di ricerca tesi a indagare il tema dei sostegni necessari per potenziare la qualità di vita della famiglia, al fine di migliorarne la capacità d intervento verso il figlio disabile e di aiutarla a perseguire adeguati e soddisfacenti livelli di qualità di vita. E urgente colmare tale lacuna, anche in considerazione del fatto che la comparsa nella famiglia di una persona con disabilità può provocare uno spostamento di attenzione, da parte dei soggetti 911 adulti, verso l esclusivo benessere della persona con disabilità. Questo spostamento di attenzione, oltre che nei genitori, preoccupati del figlio molto più che di se stessi e della loro vita di coppia, può verificarsi anche nei servizi territoriali, con la conseguente tendenza degli operatori ad intervenire sulla persona in modo decontestualizzato, prescindendo dalle sue relazioni familiari, che pur risultano essere determinanti per il benessere di qualsiasi individuo. Il paradigma Family Quality of Life, nelle sue componenti teoriche ed applicative, può risultare un potente antidoto contro questa impostazione. Esso, incentivando la comunità civico-politica e la comunità educativo-assistenziale a riconsiderare la programmazione delle politiche e degli interventi, può sospingere a perseguire in modo congiunto la Qualità di Vita della persona disabile e quella della famiglia alla quale egli appartiene. 1012 Capitolo 1 Qualità della vita e progetto di vita per le persone con disabilità 1113 1214 Persone con disabilità e qualità della vita nel panorama internazionale Antonio Caserta Responsabile Area servizi e funzioni tecnico gestionali Anffas Onlus Luigi Croce Presidente Comitato Scientifico Anffas Onlus Marco Lombardi Ricercatore E-QUAL (expertise centre on Quality of Life) Università di HoGent College University, Belgio Roberta Speziale Responsabile area relazioni istituzionali, advocacy e comunicazione Anffas Onlus Sappiamo troppo poco della qualità della vita delle persone con disabilità intellettiva e quasi nulla in merito alla loro soddisfazione rispetto alle proprie vite (Edgerton, 1990) Definire la qualità della vita L aspirazione ad una buona vita, ad una vita di benessere, soddisfazione e felicità, accompagna l umanità probabilmente sin dalla sua nascita e trova riscontro già nelle teorizzazioni dei più antichi filosofi. E a partire, però, dalla seconda metà del 900 che l interesse per la qualità di vita (QdV) è divenuto più consistente, grazie soprattutto alla promulgazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell Uomo, e tale costrutto è stato sviluppato come questione politica e come campo e disciplina di ricerca intorno alla metà degli anni 60 (Andrews, 1986; Schuessler & Fisher, 1985; Cummins, 1996b; Dennis et al, 1993; Horn, 1993). In questo scenario, il bene comune e il bene individuale sono divenuti infatti gli orientatori capaci di dirigere l operato e permettere l identificazione della chiave interpretativa del senso e significato della vita (Croce et al, 2014) per tutte le persone. Nello stesso periodo, il movimento per i diritti umani delle persone con disabilità ha iniziato a muovere i primi passi e sono fiorite le ricerche in merito alle disabilità intellettive ed evolutive (Brown, 1997c; Ferguson, 1996; Oliver, Huxley, Bridges, & Mohamad, 1996; Parmenter, 1999; Schalock, 1990a). E, d altronde, proprio negli stessi anni che si è iniziata ad avere maggiore consapevolezza in merito alle condizioni di vita delle persone con disabilità intellettive, specie quelle che vivevano negli istituti (Lyons, 2010). A partire dagli anni 80 il concetto di qualità di vita è stato indagato, in 1315 relazione alle persone con disabilità intellettiva, sia dal punto di vista della sua importanza per la vita delle stesse, sia come costrutto utile a guidare lo sviluppo di politiche, pratiche e servizi per loro e per le loro famiglie. Grazie a questo nuovo interesse, una serie di ricerche ha consentito di descrivere ed esplorare tale costrutto utilizzando termini e concetti come dimensioni, domini, indicatori, categorie, componenti e fattori (Seed & LIoyd, 1997). Al tempo stesso, nell ambito del movimento per l affermazione del modello di disabilità basato sui diritti umani, che ribadisce la centralità dei diritti umani delle persone con disabilità, la qualità di vita è stata identificata come argomento chiave sul quale concentrare l attenzione (per es. Goode & Hogg, 1994; Schalock, 1990b; 1993). Sono stati quindi concettualizzati chiari collegamenti tra la qualità di vita ed i concetti di normalizzazione, de-istituzionalizzazione, integrazione ed inclusione, libertà di scelta ed empowerment (Brown et al, 1994; Edgerton, 1996; Goode & Hogg, 1994; Goode, 1992; Parmenter, 1995; Romney et al, 1994; Schalock, 1994a, 1994b) in relazione alle persone con disabilità. Nei decenni successivi, e soprattutto negli anni 90, hanno iniziato a divenire prevalenti le ricerche qualitative in merito alle persone con disabilità intellettiva focalizzate su specifiche popolazioni ed individui. Ciò ha portato a considerare la qualità della vita come questione di grande rilevanza nel campo (Romney et al, 1994; Swain, Finkelistein, French & Oliver, 1993) ed il suo miglioramento tra le principali sfide da affrontare (Goode & Hogg, 1994; Hughes et al, 1995; Landesman, 1986; Schalock, 1990a, 1999) e ciò anche in relazione ai processi di valutazione ed agli standard, esiti dei servizi e sostegni rivolti a tali persone (Brown & Bayer, 1992; Brown, Bayer, & MacFarlane, 1989; Emerson, 1985; Parmenter & Donelly, 1997; Schalock, 1990c). Ma che cosa si intende, esattamente, per qualità di vita? E in che modo il concetto di qualità di vita si applica alle persone con disabilità ed alle politiche e pratiche che le riguardano? Il concetto di qualità di vita è ambito di interesse e di studio in diverse discipline. Ciascuna ha sviluppato una differente prospettiva in merito alla sua concettualizzazione ed applicazione (Bergland & Narum, 2007). In letteratura sono presenti moltissime definizioni (Bowling, 1992; Cummins, 1996a; Daly, Mitchell, & Jonas-Simpson, 1996; Evans, 1994; Hughes et al., 1995; Seed & Lloyd, 1997; Social Policy Directorate,1994a). 1416 Ad esempio, il gruppo di lavoro sulla QdV dell OMS l ha definita nel 1995 come: «La percezione dell individuo della propria posizione nella vita nel contesto dei sistemi culturali e dei valori di riferimento nei quali è inserito e in relazione ai propri obiettivi, aspettative, standard e interessi» (WHOQOL, The World healt organization quality of life assessment, 1995). Nell ambito delle diverse definizioni esistenti, Schalock (1996b) suggerisce che tre siano quelle più esaustive: la prima è quella di Goode (1998) che indica che la qualità della vita si realizza quando le necessità individuali di una persona sono soddisfatte e la stessa ha la possibilità di perseguire e raggiungere i propri obiettivi; la seconda è quella di Felce & Perry (1997) che la vedono come concetto multidimensionale che racchiude una serie di dimensioni centrali strettamente legate al benessere individuale e la terza è quello dello stesso Schalock (1996b) che la descrive come l insieme delle condizioni di vita, salute e benessere desiderate da una persona. In aggiunta, può essere utile ricordare le definizioni di Borthwick-Duffy, 1992, per il quale la qualità della vita è determinata dalle condizioni di vita, dalla soddisfazione per le proprie condizioni e dalle aspirazioni, valori e aspettative della persona; quella di Landesman, 1986, che ha sottolineato l aspetto oggettivamente misurabile delle condizioni di vita, relative alla salute fisica, all ambiente di vita, alle relazioni sociali, alle attività lavorative ed alle possibilità economiche, definendo la soddisfazione personale come la risposta soggettiva a tali condizioni; e quella di Edgerton, 1990, che ha riconosciuto nel fattore relativo alla soddisfazione per la propria esistenza la possibilità che la persona ha di mantenere o cambiare la propria condizione e quindi la propria qualità di vita. Cummings (1992), ha poi enfatizzato l importanza che ogni singola persona attribuisce agli aspetti che concorrono a determinare la propria condizione di vita: la scala di valori personale ha assunto quindi un ruolo centrale nella definizione dello stesso costrutto e a dare quindi una valutazione quantitativa personalizzata della qualità di vita. Al di là, pertanto, delle diverse definizioni in parte qui illustrate, esiste un generale consenso nel considerare la qualità di vita un costrutto misurabile con metodi quantitativi e qualitativi e con indicatori di tipo sia generale che soggettivo, multidimensionale e strettamente legato al giudizio personale (Lyons, 2010). Per rispondere, infine, all interrogativo rispetto alle eventuali peculiarità della concettualizzazione ed applicazione della qualità di vita per le 1517 persone con disabilità, esiste un forte consenso in merito al fatto che le stesse debbano essere del tutto simili a quelle del resto della popolazione (per esempio, Borthwick-Duffy, 1992, 1996; Brown, 1998a; Cummins, 2005a; Schalock, 1996b). Tuttavia, nonostante nella letteratura relativa alla disabilità intellettiva prevalgano le concettualizzazioni generali di qualità di vita, esistono anche delle definizioni specifiche. Schalock (1997) per esempio si riferisce alla qualità di vita percepita come al grado di soddisfazione nelle principali aree della vita. Brown et al (1994) suggeriscono che il miglioramento della QdV sia correlato alla riduzione nella discrepanza tra le necessità della persona che sono soddisfatte e quelle che non lo sono, includendo la valutazione oggettiva e percepita e riferendosi alla qualità di vita come il grado in cui le persone riescono ad aumentare il controllo sul proprio ambiente (Brown, 1998a). Ancora, come evidenziato da Croce e colleghi (Croce et al, 2014) tra i lavori che possiamo considerare storici a fondamento della concettualizzazione della QdV nel campo della salute, della riabilitazione e delle disabilità intellettive ed evolutive ricordiamo Hughes et al, 1995, citati in Schalock e Verdugo Alonso, 2002, che riportano come le dimensioni più frequentemente considerate nel costrutto di QDV siano: a. il benessere psicologico e la soddisfazione personale b. le relazioni sociali c. lo studio e l occupazione d. il benessere fisico e materiale e. l autodeterminazione, l autonomia e la possibilità di scelta f. la possibilità di prendere decisioni g. la competenza personale, l adattamento comunitario e la possibilità di vivere in modo indipendente h. l integrazione e l inclusione nella comunità i. l accettazione sociale, il ruolo e lo status sociale j. l adattamento k. l identità e l appartenenza l. lo sviluppo personale e la realizzazione di sé m. la qualità dell ambiente residenziale, di apprendimento e di vita n. le opportunità di apprendimento lungo tutto il corso della vita o. il tempo libero p. la normalizzazione e l accessibilità q. alcuni aspetti demografici, sociali r. alcune caratteristiche personali 1618 s. la responsabilità t. il sostegno ricevuto dai servizi Come sopra accennato, le ricerche realizzate nell ultimo ventennio hanno consentito di sviluppare e valutare dei domini di QdV (Jenaro et al, 2005; Keith, Heal & Schalock, 1996; Schalock et al, 2005) e degli indicatori relativi ai vari domini e culturalmente sensibili per valutare gli esiti personali in termini di QdV (van Loon, Van Hove, Schaloick & Claes, 2008; Verdugo, Arias, Gomez & Schalock, 2009) ed al tempo stesso di identificare una serie di caratteristiche personali e variabili ambientali associate con gli esiti di cui sopra (Keith, 2007; Schalock & Bonham, 2003; Schalock, Gardner, & Bradley, 2007). Rispetto ai domini di qualità di vita è importante ricordare qui il metamodello proposto da Schalock e Verdugo Alonso (2002), con tutte le successive elaborazioni e integrazioni, grazie ai contributi di Claes, Van Loon, Vandevelde, il gruppo dell Università di Ghent e Clement Ginè e Maria Carbò a Barcellona. In tale modello, la prospettiva della qualità della vita viene rappresentata dall articolazione di 8 domini: 1) Benessere Fisico 2) Benessere Materiale, 3) Benessere Emozionale, 4) Autodeterminazione, 5) Sviluppo Personale, 6) Relazioni Interpersonali, 7) Inclusione Sociale, 8) Diritti ed Empowerment, Nello specifico (come riportato da Croce et al, 2014) per qualità della vita nell area del benessere fisico si intende la condizione di buona salute di cui ciascuno gode, grazie ad una buona alimentazione e ad uno stile di vita sano, alle cure che riceve, alla possibilità di controllare il dolore e lo stress ed alla possibilità di riposarsi e rilassarsi adeguatamente; nell ambito del benessere emozionale questa si riferisce alla possibilità di sentirsi soddisfatti di se stessi e della propria vita, di apprezzare come positivo il proprio stato d animo, di percepire un assetto gradevole del proprio rapporto con se stessi e con il mondo; nell ambito dell autodeterminazione si intende la capacità e soddisfazione di fare delle scelte, di esprimere, ciascuno secondo le proprie capacità e mezzi comunicativi, le proprie preferenze, di usufruire delle opportunità che l ambiente offre in base ai propri desideri ed alle proprie intenziona- 1719 lità; nel dominio dello sviluppo personale si riferisce alla soddisfazione e capacità di conquistare la propria autonomia in tutti i contesti e per l intero arco di vita; nell ambito delle relazioni interpersonali si riferisce alla possibilità di godere dei contatti e dello scambio con i familiari, gli amici, le persone che si conoscono; nell ambito dell inclusione sociale si riferisce alla possibilità di sentirsi parte di un gruppo e di una comunità, di non sentirsi esclusi o in altre parole di frequentare con soddisfazione il proprio ambiente di vita utilizzando in modo pieno le risorse e le possibilità che questo offre; per qualità della vita nell ambito dei diritti si intende infine la garanzia ed i benefici della tutela e della protezione attiva di cui ciascuno gode in quanto essere umano, grazie all esistenza ed al rispetto di norme e leggi adeguate. Per ciascuno dei domini sopra riportati sono stati quindi individuati una serie di indicatori, ovvero percezioni, comportamenti e condizioni che li definiscono dal punto di vista operazionale e la cui misurazione consente di valutare gli esiti personali (Schalock, 2010), come schematicamente riportato nella tabella sotto (Schalock & Verdugo Alonso, 2008 riadattamento di Lombardi, 2013). QdV FATTORI QdV DOMINI QdV esempi di INDICATORI INDIPENDENZA PARTECIPAZIONE SOCIALE BENESSERE 18 SVILUPPO PERSONALE AUTODETERMINAZIONE RELAZIONI INTERPERSONALI INCLUSIONE SOCIALE DIRITTI BENESSERE EMOZIONALE BENESSERE FISICO BENESSERE MATERIALE Livello di educazione, Abilità personali, comportamento adattivo Scelte/decisioni, autonomia, controllo personale, obiettivi personali Rete sociale, amicizie, attività sociali, relazioni Integrazione/partecipazione nella comunità, ruoli nella comunità Umani (rispetto, dignità, uguaglianza), Legali (assistenza legale, doveri di cittadino) Salute e sicurezza, esperienze positive, contenimenti, concetto di sé, mancanza di stress Stato di salute, stato nutrizionale, esercizio fisico/ricreativo Status finanziario, stato lavorativo, stato abitativo, possessi.20 Negli ultimi 10 anni si è andato affermando, a livello internazionale, un movimento per la qualità della presa in carico delle persone con disabilità, con un enfasi sulla qualità di vita nei programmi e nei servizi per le persone con disabilità intellettiva (De Waele & Van Hove, 2005; De Waele, van Loon, Van Hove, & Schalock, 2005). Ciò ha generato un incremento nell interesse per la QdV nella ricerca, nelle politiche e nelle pratiche per chiarire l applicazione di questo costrutto nei contesti reali di vita per queste persone. In coerenza con ciò, un crescente numero di promotori e gestori di servizi nel campo dell educazione, della riabilitazione e della residenzialità ha iniziato ad adottare pratiche basate sull evidenza mirate a migliorare gli esiti personali in termini di QdV (Schalock et al, 2008). Queste pratiche, o meglio buone pratiche, includono (secondo Schalock et al, 2008): sostegni individuali come veicolo per migliorare la QdV; la comunità come contesto per una vita di qualità (in coerenza con quanto ribadito dal movimento per la de-istituzionalizzazione delle persone con disabilità); organizzazioni che operano come ponti verso la vita nella comunità; approcci di programmazione centrata sulla persona all interno dei servizi; coinvolgimento diretto delle persone con disabilità e delle loro famiglie nella progettazione, programmazione e valutazione degli interventi e pratiche basate sull evidenza per valutare gli esiti personali in termini di QdV. Nel tentativo di adottare il modello della qualità di vita come prospettiva di sistema e migliorare gli esiti personali della direzione sopra delineata, diverse organizzazioni stanno sviluppando ed implementando linee guida e strategie operative. Uno di questi set di strategie è quello definito da Schalock et al (2008) come cambiamento di modelli mentali, ad esempio quelli che vedono la condizione di disabilità come soggettiva ed immutabile. Altre strategie si concentrano sulla valutazione degli esiti personali in termini di qualità di vita, anche attraverso lo sviluppo e l utilizzo di strumenti appositamente costruiti. Sono ancora presenti, tuttavia, aspetti critici da affrontare per rendere la QdV un costrutto realmente e pienamente effettivo nel facilitare i cambiamenti sociali e migliorare le condizioni delle persone con disabilità intellettiva e delle loro famiglie. Ad esempio, la necessità di sviluppare politiche basate sui principi e sulle pratiche volte al miglioramento della qualità di vita; la necessità di basare il sistema dei servizi e dei sostegni 19 Vedere altro
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References: art. 14
 art. 19
 art. 14
 Art. 18
 art. 18
 Articolo 1
 art.3
 art.34