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Timestamp: 2019-08-26 00:14:13+00:00

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Legge 180/1950 Cessione del Quinto dello Stipendio | Prestito Paguro
5 gennaio 1950, n. 180
Legge 180/1950 Cessione del Quinto dello Stipendio
Approvazione del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle Pubbliche Amministrazioni .
§ 80.5.105 – D.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180.
Approvazione del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti […]
il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche Amministrazioni.
Art. 1. Insequestrabilità, impignorabilità e incedibilità di stipendi, salari, pensioni ed altri emolumenti.
Non possono essere sequestrati, pignorati o ceduti, salve le eccezioni stabilite nei seguenti articoli ed in altre disposizioni di legge, gli stipendi, i salari, le paghe, le mercedi, gli assegni, le gratificazioni, le pensioni, le indennità, i sussidi ed i compensi di qualsiasi specie che lo Stato, le province, i comuni, le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e qualsiasi altro ente od istituto pubblico sottoposto a tutela, od anche a sola vigilanza dell’amministrazione pubblica (comprese le aziende autonome per i servizi pubblici municipalizzati) e le imprese concessionarie di un servizio pubblico di comunicazioni o di trasporto nonchè le aziende private corrispondono ai loro impiegati, salariati e pensionati ed a qualunque altra persona, per effetto ed in conseguenza dell’opera prestata nei servizi da essi dipendenti. Fino alla data di cessazione del rapporto di lavoro e del relativo rapporto previdenziale, i trattamenti di fine servizio (indennità di buona uscita, indennità di anzianità, indennità premio di servizio) non possono essere ceduti [1].
Nel personale dipendente dallo Stato si comprende anche il personale dipendente dal Segretario generale della Presidenza della Repubblica e delle Camere del Parlamento.
I pensionati pubblici e privati possono contrarre con banche e intermediari finanziari di cui all’articolo 106 del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, prestiti da estinguersi con cessione di quote della pensione fino al quinto della stessa, valutato al netto delle ritenute fiscali e per periodi non superiori a dieci anni [2].
Possono essere cedute ai sensi del precedente comma le pensioni o le indennità che tengono luogo di pensione corrisposte dallo Stato o dai singoli enti, gli assegni equivalenti a carico di speciali casse di previdenza, le pensioni e gli assegni di invalidità e vecchiaia corrisposti dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, gli assegni vitalizi e i capitali a carico di istituti e fondi in dipendenza del rapporto di lavoro [3].
I prestiti devono avere la garanzia dell’assicurazione sulla vita che ne assicuri il recupero del residuo credito in caso di decesso del mutuatario [4].
Le cessioni degli stipendi, salari, pensioni ed altri emolumenti di cui al presente testo unico hanno effetto dal momento della loro notifica nei confronti dei debitori ceduti, ad esclusione delle pensioni erogate dalle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Tale comunicazione può essere effettuata attraverso qualsiasi forma, purchè recante data certa. Nel caso delle pensioni e degli altri trattamenti previsti nel quarto comma è fatto salvo l’importo corrispondente al trattamento minimo. [5]
Art. 2. Eccezioni alla insequestrabilità e all’impignorabilità.
3) fino alla concorrenza di un quinto valutato al netto di ritenute, per tributi dovuti allo Stato, alle province ed ai comuni, facenti carico, fino dalla loro origine, all’impiegato o salariato [6].
Art. 3. Esecuzione di sequestri e pignoramenti a carico di dipendenti statali. [7]
Per gl’impiegati e salariati degli enti, aziende ed imprese indicati nell’art. 1, diversi dalle Amministrazioni dello Stato, il sequestro ed il pignoramento di stipendi, salari e retribuzioni equivalenti si eseguono presso l’amministrazione dalla quale gl’impiegati e salariati dipendono, in persona di chi ne ha la legale rappresentanza.
Art. 5. Facoltà e limiti di cessione di quote di stipendio e salario.
Gli impiegati e salariati dipendenti dallo Stato e dagli altri enti, aziende ed imprese indicati nell’art. 1 possono contrarre prestiti da estinguersi con cessione di quote dello stipendio o del salario fino al quinto dell’ammontare di tali emolumenti valutato al netto di ritenute e per periodi non superiori a dieci anni, secondo le disposizioni stabilite dai titoli II e III del presente testo unico. Le operazioni di prestito concesse ai sensi del presente testo unico devono essere conformi a quanto previsto dalla delibera del Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio del 4 marzo 2003, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 72 del 27 marzo 2003, e dalla vigente disciplina in materia di trasparenza delle condizioni contrattuali per i servizi bancari, finanziari ed assicurativi. [8]
Qualora il debitore ceduto sia una delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, trova applicazione il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, per gli atti relativi ai prestiti e alle operazioni di cessione degli stipendi, salari, pensioni e altri emolumenti, secondo le modalità individuate dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di cui all’articolo 13-bis, comma 2, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, da emanare entro dieci mesi dalla data di entrata in vigore della stessa legge n. 80 del 2005. [10]
Art. 6. Requisiti necessari per l’esercizio della facoltà di cessione.
Gli impiegati civili e militari e i salariati delle Amministrazioni dello Stato anche ad ordinamento autonomo possono contrarre prestiti, ai sensi dell’art. 5, qualora siano in attività di servizio, abbiano stabilità nel rapporto di impiego o di lavoro, siano provvisti di stipendio o salario fisso e continuativo ed abbiano diritto a conseguire un qualsiasi trattamento di quiescenza.
I prestiti possono essere contratti per periodi di cinque o dieci anni, salvo l’applicazione degli articoli 13 e 23.
1. All’istituto della cessione di quote di stipendio o salario o di pensione disciplinato dai titoli II e III del presente testo unico si applicano le norme in materia di credito ai consumatori di cui al capo II del titolo VI del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, nonchè le norme in materia di assicurazioni connesse all’erogazione di mutui immobiliari e di credito al consumo di cui all’articolo 28 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27.
3. La Banca d’Italia definisce, ai sensi del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, disposizioni per favorire la trasparenza e la correttezza dei comportamenti nonchè l’efficienza nel processo di erogazione di finanziamenti verso la cessione di quote di stipendio o salario o di pensione. In particolare, tali disposizioni sono volte a:
b) rendere la struttura delle commissioni trasparente, in modo da permettere al cliente di distinguere le componenti di costo dovute all’intermediario e quelle dovute a terzi, nonchè gli oneri che devono essergli rimborsati in caso di estinzione anticipata del contratto;
4. La Banca d’Italia, nell’ambito della relazione annuale prevista dall’articolo 19 della legge 28 dicembre 2005, n. 262, fornisce al Parlamento informazioni in merito alle risultanze dei controlli di propria competenza e alla dinamica dei costi a carico dei consumatori.
Art. 7. Periodo minimo di servizio per l’esercizio della facoltà di cessione.
Il limite di quattro anni è ridotto ad anni due per gli impiegati e salariati ex combattenti della guerra italo-austriaca 1915-1918, ai quali sia stato riconosciuto il diritto alla polizza di assicurazione dei combattenti, nonchè per gli impiegati e salariati ex combattenti della guerra 1940-43 e della guerra di liberazione e per coloro che abbiano ottenuto il riconoscimento della qualifica di partigiano ai sensi del decreto legislativo luogotenenziale 21 agosto 1945, n. 518.
Sono parificati, agli ufficiali in servizio permanente effettivo gli ufficiali invalidi o mutilati riassunti in servizio sedentario, ed inoltre, quelli i quali, avendo cessato di appartenere a ruoli di servizio permanente effettivo, siano in posizioni speciali con trattamento economico ragguagliato allo stipendio e con diritto a computare anche il periodo di durata di tali posizioni nel servizio utile per il futuro assegno di riposo;
Art. 9. Personali speciali che godono dalla facoltà di cessione.
Art. 11. Regolazione della facoltà di cessione per il personale delle Ferrovie dello Stato.
Sono ammessi a contrarre prestiti da estinguersi con cessione di quote dello stipendio o salario anche gli impiegati e salariati assunti o confermati in servizio con contratto a tempo determinato, che abbiano compiuto quattro anni di effettivo servizio, o due anni nei casi contemplati dal secondo o terzo comma dell’art. 7, ed abbiano un contratto di durata non inferiore a tre anni, che assicuri ad essi il diritto a un trattamento di quiescenza od altro equivalente.
La cessione non può eccedere il periodo di tempo che, a contare dal momento dell’operazione, deve ancora trascorrere per la scadenza del contratto in corso.
Art. 14. Trattamenti di quiescenza considerati ai fini della facoltà di cessione.
Si considerano trattamenti di quiescenza, a termini dell’art. 6, le pensioni o indennità che tengono luogo di pensione corrisposte dallo Stato o dai singoli enti dai quali gli impiegati o salariati dipendono; gli assegni equivalenti a carico di speciali casse di previdenza; le pensioni e gli assegni di invalidità e vecchiaia corrisposti dall’Istituto nazionale della previdenza sociale; gli assegni vitalizi e i capitali a carico di istituti di assicurazione, ai quali i cedenti siano iscritti in dipendenza del loro rapporto di impiego o di lavoro.
Sono ammessi a concedere prestiti agli impiegati e salariati dello Stato ed ai personali di cui agli articoli 9 e 10, verso cessione di quote di stipendio o salario, soltanto gli istituti di credito e di previdenza costituiti fra impiegati e salariati delle pubbliche amministrazioni, l’Istituto nazionale delle assicurazioni, le società di assicurazioni legalmente esercenti, gli istituti e le società esercenti il credito, escluse quelle costituite in nome collettivo e in accomandita semplice, le casse di risparmio e i monti di credito su pegno.
E’ costituito presso il Ministero del tesoro il “Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato” amministrato, con gestione speciale, dall’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato.
Salvo quanto è disposto per i segretari comunali nell’articolo seguente, agli impiegati civili e militari e ai salariati dello Stato e ai personali di cui agli articoli 9 e 10 è ritenuto ogni mese a favore del Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, un contributo di centesimi dieci per ogni cento lire dello stipendio o del salario lordo mensile.
Il contributo è dovuto per l’intero anno ed è indipendente dalla persona del titolare, nonchè dalle circostanze che il titolare si trovi in posizione di aspettativa o disponibilità, senza stipendio o con stipendio ridotto, ovvero il posto sia vacante, od occupato da un reggente o supplente con stipendio ridotto. Il comune ha diritto di rivalsa verso il segretario comunale; ma rimane a carico del comune il contributo o la parte del contributo sullo stipendio o parte dello stipendio non corrisposti per vacanza del posto, disponibilità, aspettativa o qualsiasi altro motivo.
I contributi a carico degli impiegati civili e militari retribuiti sul bilancio dello Stato sono versati dalle singole amministrazioni centrali al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, all’inizio dell’esercizio finanziario, in ragione dei quattro quinti del loro importo globale calcolato sugli stanziamenti di bilancio per stipendi.
La garanzia ha effetto, rispetto al cessionario, dal giorno della somministrazione del mutuo, purchè tale somministrazione sia eseguita in data posteriore alla prestazione della garanzia, osservato quanto prescritto dal penultimo comma dell’articolo seguente.
Art. 22. Comitato amministrativo e suoi compiti – Somministrazione dei prestiti diretti.
1) due membri effettivi e due supplenti in rappresentanza dei dipendenti statali, da designarsi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri sino a quando non potranno essere designati da associazioni regolarmente riconosciute;
2) uno effettivo ed uno supplente in rappresentanza e su designazione dell’Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i dipendenti statali;
3) quattro membri effettivi e quattro supplenti in rappresentanza, rispettivamente, della Direzione generale degli affari generali e personale del Ministero del tesoro, della Ragioneria generale dello Stato, dell’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato e della Direzione generale della Cassa depositi e prestiti. Dopo la estinzione del debito di cui al primo comma dell’art. 75, il membro in rappresentanza della Cassa depositi e prestiti cesserà di far parte del Comitato.
L’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato designa, per ogni biennio, un segretario effettivo e uno supplente di grado non inferiore al 9° di gruppo A.
c) proporre le eventuali modificazioni del tasso di interesse di cui all’art. 26, nonchè della misura del premio compensativo dei rischi e del concorso nelle spese di amministrazione di cui all’art. 27;
d) determinare per ogni esercizio finanziario le somme destinate alle spese amministrative impreviste, erogabili con ordinativi sul c/c infruttifero di cui all’art. 50;
d) coloro che non siano in attività di servizio. La esclusione per questo motivo non si applica agli ufficiali che si trovino nelle posizioni speciali indicate nell’art. 8.
Art. 25. Casi di revocabilità della concessione dei prestiti e della garanzia.
Art. 26. Interessi e inizio dell’ammortamento dei prestiti.
Gli interessi sono liquidati con il metodo a scalare al tasso del 4,50 per cento, modificabile, in seguito a conforme richiesta del Comitato amministrativo, di cui all’art. 22, con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare su proposta del Ministro del tesoro e sentito il Consiglio dei Ministri. Gli interessi sono trattenuti in anticipo all’atto della somministrazione del prestito.
a) una somma calcolata in ragione di lire 0,50 per cento per spese di amministrazione, modificabile, nei modi e con le forme di cui all’articolo precedente, con decreto del Presidente della Repubblica;
L’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato dà comunicazione, a mezzo di lettera raccomandata, alle amministrazioni dalle quali dipendono i mutuatari, dei mutui da estinguersi con cessione di quote di stipendio o salario, concessi dal Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato o dagli altri istituti.
Le cessioni di quote di stipendio o salario hanno effetto, rispetto a dette amministrazioni, nei termini di cui all’articolo 1, sesto comma. [12]
Le quote di stipendio o salario trattenute per cessione debbono essere versate all’istituto cessionario entro il mese successivo a quello cui si riferiscono.
Art. 30. Ritenute e versamenti delle quote cedute dai segretari comunali – Azioni per mancato versamento.
Qualora il versamento non sia stato effettuato per omissione dei provvedimenti necessari alla esecuzione della cessione, l’ente cessionario può esperire azione tanto contro il comune, quanto contro il segretario comunale e il sindaco, responsabili in proprio e solidalmente.
Art. 32. Rischi che assume il Fondo con la garanzia – Conseguenti obblighi e diritti.
Il Fondo ha facoltà di adempiere l’obbligo della garanzia corrispondendo mensilmente la quota a parte di quota di stipendio o salario ceduta, per la quale sia venuta a mancare la possibilità di trattenuta ovvero riscattando la cessione con l’abbuono degli interessi in più percetti dal cessionario.
Nel caso di cui alla lettera c) il Fondo ricupera le somme pagate per conto del cedente, cogli interessi, mediante il corrispondente prolungamento della ritenuta mensile sullo stipendio o salario, salva la facoltà di cui all’art. 45.
Art. 34. Esclusione di ogni garanzie diversa da quella del Fondo. [13]
[Le cessioni di quote di stipendio o salario contemplate nel presente titolo non possono avere altra garanzia che quella del Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato. Ogni diversa garanzia sotto qualsiasi forma anche assicurativa, è nulla, sia nei rapporti con le amministrazioni dalle quali i cedenti dipendono, che nei rapporti delle stesse parti contraenti.]
Ove la riduzione sia superiore al terzo, la trattenuta non può eccedere il quinto dello stipendio o salario ridotto. In tal caso la differenza con i relativi interessi è ricuperata dal Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, mediante corrispondente prolungamento della ritenuta mensile, salva la facoltà di cui all’art. 45.
[Quando siano trascorsi almeno due anni dall’inizio di una cessione stipulata per un quinquennio od almeno quattro anni dall’inizio di una cessione stipulata per un decennio, il cedente ha facoltà di estinguerla mediante versamento dell’intero debito residuo] [14].
[In tal caso, sull’importo di ciascuna quota mensile di stipendio o salario non ancora scaduta, il cessionario è tenuto a scontare l’interesse pel tempo in cui è anticipato il rispettivo pagamento, calcolando lo sconto allo stesso saggio al quale fu accordato il mutuo] [15].
In caso di rimborso anticipato il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato è tenuto a restituire una quota del premio di garanzia riscosso a norma della lettera b) dell’art. 27, in relazione all’entità della somma pagata in anticipo e al periodo di abbreviazione della garanzia [16].
[Agli effetti dello sconto degli interessi e del premio di garanzia, il versamento a saldo si considera in ogni caso come avvenuto alla fine del mese in cui viene effettuato] [17].
E’ vietato di contrarre una nuova cessione prima che siano trascorsi almeno due anni dall’inizio della cessione stipulata per un quinquennio o almeno quattro anni dall’inizio della cessione stipulata per un decennio, salvo che sia stata consentita l’estinzione anticipata della precedente cessione, nel qual caso può esserne contratta una nuova purchè sia trascorso almeno un anno dall’anticipata estinzione.
Qualora la precedente cessione non sia estinta, può esserne stipulata una nuova dopo la scadenza dei termini previsti nel precedente comma con lo stesso o con altro istituto, nei limiti di somma e di durata stabiliti negli articoli 5, 6 e 23, ed a condizione che il ricavato della nuova cessione sia destinato, sino a concorrente quantità, alla estinzione della cessione in corso.
Anche prima che siano trascorsi due anni dall’inizio di una cessione quinquennale, può essere contratta la cessione decennale, quando questa si faccia per la prima volta, fermo restando l’obbligo di estinguere la precedente cessione.
Gli istituti autorizzati a concedere prestiti, alla fine di ogni mese e, in ogni caso, non oltre sessanta giorni dalla data della concessione della garanzia devono versare al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato le ritenute eseguite a norma dell’art. 27 sull’importo dei mutui da essi concessi e garantiti dal Fondo. In caso d’inadempimento, l’obbligo della garanzia da parte del Fondo e l’obbligo dell’amministrazione di versare le quote di ammortamento del prestito rimangono sospesi.
Art. 42. Nullità di atti aventi per oggetto l’importo dei prestiti – Inefficacia di atti riguardanti quote cedute.
Sono nulle del pari le procure e le delegazioni a riscuotere in qualsiasi forma rilasciate dall’impiegato o salariato per la riscossione dell’importo del mutuo.
Art. 43. Estensibilità dell’efficacia delle cessioni sui trattamenti di quiescenza.
Nel caso di cessazione dal servizio prima che sia estinta la cessione, l’efficacia di questa si estende di diritto sulla pensione o altro assegno continuativo equivalente, che al cedente venga liquidato in conseguenza della cessazione stessa, dalla amministrazione dalla quale dipendeva o da istituti di previdenza o di assicurazione ai quali fosse iscritto per effetto del rapporto di impiego o di lavoro pubblico o privato, in base a disposizioni di leggi generali o speciali, di regolamenti organici o di contratto [18].
Qualora la cessazione dal servizio, anzichè ad una pensione o altro assegno continuativo equivalente dia diritto ad una somma una volta tanto, a titolo di indennità o di capitale assicurato, a carico dell’amministrazione o di un istituto di previdenza o di assicurazione, tale somma è ritenuta fino alla concorrenza dell’intero residuo debito per cessione.
Art. 44. Perseguibilità di somme dovute una volta tanto oltre gli assegni di quiescenza.
Quando l’impiegato o salariato all’atto della cessazione dal servizio, oltre alla pensione od altro assegna continuativo equivalente, abbia diritto, a qualsiasi titolo, a percepire una somma una volta tanto dall’amministrazione dalla quale dipende, l’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato può stabilire che tale somma sia ritenuta, in tutto o in parte, a scomputo del debito per cessione.
Art. 45. Procedimenti coattivi – Casi di eccezione.
Quando, per cessazione o interruzione del servizio o per qualsiasi altra causa, l’ammortamento di un prestito non può essere eseguito nelle condizioni prestabilite, il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato che abbia concesso il prestito direttamente o lo abbia riscattato da altri istituti, può ricuperare il suo credito, ove non possa provvedervi con i mezzi di cui agli articoli 43 e 44 o con il prolungamento delle ritenute ai sensi dell’art. 35, con privilegio sugli emolumenti comunque spettanti al debitore, anche se dichiarati insequestrabili, impignorabili od incedibili da leggi speciali, salva la facoltà di procedere sugli altri beni del debitore.
Non si possono perseguire in nessun caso le indennità di buona uscita conferite dall’Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i dipendenti statali, nonchè i concorsi e sussidi per assistenza sanitaria ad impiegati e salariati dello Stato.
I contratti di mutuo stipulati con gli istituti indicati nell’art. 15 sono esenti dalla tassa di bollo, ma sono soggetti alla tassa di registro con l’aliquota speciale stabilita dall’art. 42 tabella allegato B), regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3269, e successive modificazioni.
Le quietanze estintive dei mutui concessi dagli istituti indicati nell’art. 15 sono soggette alla tassa di bollo e sono registrate con tassa da liquidarsi limitatamente alla somma per la quale si rilascia il documento.
Art. 48. Patrimonio del Fondo – Rendiconto – Controllo della Corte dei conti.
Lo stesso Fondo deve rimborsare integralmente al Tesoro le somme erogate per spese di liti, per il funzionamento del Comitato di cui all’art. 22 e di eventuali Commissioni, per indennità di viaggio e di soggiorno, o per missioni inerenti all’accertamento e alla riscossione di somme dovute al Fondo, per premio giornaliero di presenza, per compensi di lavoro straordinario e per compensi speciali relativi a particolari esigenze di servizio a favore del personale, per retribuzioni al personale avventizio e per altre spese di amministrazione.
E’ istituito un conto corrente infruttifero presso la Tesoreria centrale, intestato al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, al quale affluiscono i versamenti dovuti al Fondo per contributi, premi compensativi dei rischi, quote di ammortamento di prestiti e per qualsiasi altro titolo. Dallo stesso conto corrente sono prelevate le somme occorrenti per somministrazioni di prestiti concessi, riscatti di prestiti garantiti, concorsi e rimborsi e per ogni altro titolo.
E’ istituito presso il Tesoro un conto corrente fruttifero intestato al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, al quale sono versate le somme eccedenti le necessità correnti. Detto conto corrente frutta interesse pari alla media del saggio dei buoni ordinari del Tesoro.
Art. 51. Facoltà dei non dipendenti dello Stato di contrarre prestiti.
Gli impiegati e salariati delle amministrazioni indicate nel precedente articolo, assunti in servizio a tempo indeterminato a norma della legge sul contratto d’impiego privato od in base a contratti collettivi di lavoro, possono fare cessione di quote di stipendio o di salario non superiore al quinto per un periodo non superiore ai dieci anni, quando siano addetti a servizi di carattere permanente, siano provvisti di stipendio o salario fisso e continuativo [20].
Nei confronti dei medesimi impiegati e salariati assunti in servizio a tempo determinato, la cessione del quinto dello stipendio o del salario non può eccedere il periodo di tempo che, al momento dell’operazione, deve ancora trascorrere per la scadenza del contratto in essere. Alla cessione del trattamento di fine rapporto posta in essere dai soggetti di cui al precedente e al presente comma non si applica il limite del quinto. [21]
I titolari dei rapporti di lavoro di cui all’articolo 409, numero 3), del codice di procedura civile con gli enti e le amministrazioni di cui all’articolo 1, primo comma, del presente testo unico, di durata non inferiore a dodici mesi, possono cedere un quinto del loro compenso, valutato al netto delle ritenute fiscali, purchè questo abbia carattere certo e continuativo. La cessione non può eccedere il periodo di tempo che, al momento dell’operazione, deve ancora trascorrere per la scadenza del contratto in essere. I compensi corrisposti a tali soggetti sono sequestrabili e pignorabili nei limiti di cui all’articolo 545 del codice di procedura civile [22].
Art. 54. Garanzia dell’assicurazione o altre malleverie.
Le cessioni di quote di stipendio o di salario consentite a norma del titolo II e del presente titolo devono avere la garanzia dell’assicurazione sulla vita e contro i rischi di impiego od altre malleverie che ne assicurino il ricupero nei casi in cui per cessazione o riduzione di stipendio o salario o per liquidazione di un trattamento di quiescenza insufficiente non sia possibile la continuazione dell’ammortamento o il ricupero del residuo credito [23].
Gli istituti autorizzati a concedere prestiti ai sensi del presente titolo non possono assumere in proprio i rischi di morte o di impiego dei cedenti, ad eccezione dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni e delle società di assicurazione.
Art. 55. Applicabilità di disposizioni del titolo II – Estensione degli effetti della cessione nei casi di cessazione dal servizio – Eccezioni.
Per le operazioni di prestiti verso cessione di quote di stipendio o salario contemplate nel presente titolo, quando non sia diversamente disposto dal titolo stesso, si osservano, in quanto siano applicabili, le norme contenute negli articoli 7, 14, 23, 24, 29 primo comma, 35 primo comma, 39, 40 primo e terzo comma, 42, 43 e 47 commi primo, terzo e quarto, sostituendosi all’Amministrazione dello Stato quella alle cui dipendenze l’impiegato o salariato cedente presta servizio. [24]
Alla cessazione dal servizio, la cessione di quote di stipendio o salario in corso di estinzione estende i suoi effetti, a termini del penultimo comma dell’art. 43, anche sulle indennità che siano dovute agli impiegati o ai salariati indicati nell’art. 52, in base alla legge sul contratto di impiego privato o ai contratti di impiego o di lavoro.
Si possono perseguire le indennità premio di servizio conferite ai propri iscritti dall’Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’Amministrazione pubblica. Non si possono perseguire i concorsi e sussidi per assistenza sanitaria conferiti agli impiegati o salariati di cui al presente titolo [25].
Art. 56. Applicabilità di disposizioni a personali di istituti di istruzione.
Le disposizioni del presente titolo si applicano al personale degli istituti di istruzione contemplati nell’art. 10, quando detti istituti non abbiano assunta la obbligazione di far contribuire tutto il personale al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato.
Le norme di cui agli articoli 51, 52, 54 e 55 sono estese, in quanto applicabili ai ferrovieri dipendenti dallo Stato ed agli operai dello Stato che non godono di un assegno fisso e continuativo, purchè la cessione sia fatta a società mutue cooperative di credito o di consumo costituite nella rispettiva categoria.
NONCHE’ LE QUOTE PER SOTTOSCRIZIONI A PRESTITI NAZIONALI
Art. 58. Facoltà e limiti delle deleghe.
Gli impiegati e salariati e i pensionati delle pubbliche amministrazioni indicate nell’art. 1 hanno facoltà di rilasciare delega, fino alla metà dello stipendio o salario o della pensione, per il pagamento delle quote del prezzo o della pigione afferenti ad alloggi popolari od economici costruiti dagli enti o dalle società di cui agli articoli 16 e 22 del testo unico delle disposizioni sulla edilizia popolare ed economica approvato con regio decreto 28 aprile 1938, n. 1165.
La delegazione può essere fatta a favore degli istituti finanziatori e degli enti o società mutuanti, nonchè degli istituti di assicurazione per il pagamento dei premi quando con la polizza si sia ottenuto un mutuo destinato al pagamento del prezzo dell’alloggio.
Le deleghe di cui al precedente articolo rilasciate da impiegati e salariati o pensionati delle amministrazioni dello Stato anche ad ordinamento autonomo sono notificate all’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato, in persona dell’Ispettore generale capo dell’ufficio che ne dà comunicazione alle amministrazioni interessate, con le occorrenti istruzioni per la osservanza della legge.
Art. 60. Ritenute per delega su stipendi, salari e pensioni – Notificazione.
L’amministrazione creditrice delle quote del prezzo o pigioni o canoni d’uso notifica l’importo delle ritenute da eseguirsi mensilmente sugli stipendi, salari e pensioni, agli uffici ai quali compete ordinare il pagamento di tali assegni e, qualora si tratti di impiegati, salariati o pensionati statali, ne dà notizia anche all’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato.
Art. 61. Autorizzazione alla Cassa depositi e prestiti a promuovere, per morosità, ritenute d’ufficio.
Quando i soci di società cooperative per la costruzione e l’acquisto di case popolari od economiche finanziate dalla Cassa depositi e prestiti si rendono morosi nel versamento delle mensilità di ammortamento dei mutui, delle quote di manutenzione dei fabbricati e dell’importo dovuto per spese generali, la Cassa è autorizzata a promuovere, con semplice richiesta alle singole amministrazioni, la ritenuta di ufficio sugli stipendi, salari, pensioni, assegni nonchè sugli eventuali compensi o indennità straordinarie di qualunque specie.
Art. 62. Facoltà delle amministrazioni di cui all’art. 60 a promuovere ritenute per morosità.
Le stesse norme si applicano anche alle cooperative mutuatarie dell’Amministrazione delle ferrovie dello Stato e alle cooperative di ferrovieri che, già finanziate da istituti di credito, ottengano in aggiunta altri mutui dall’Amministrazione delle ferrovie dello Stato. Questa, in caso di morosità degli assegnatari degli alloggi, è autorizzata ad avvalersi delle disposizioni predette anche per il ricupero delle somme, non escluse le quote arretrate, spettanti agli istituti mutuanti.
Art. 63. Effetti della riduzione dell’emolumento sulle ritenute per delega.
La quota di stipendio, salario, o pensione delegata per pigione o prezzo di case popolari od economiche continua ad essere trattenuta nella misura stabilita anche nel caso di riduzione dell’emolumento, sempre che questa non ecceda il terzo dell’emolumento stesso.
Nei casi contemplati dagli articoli 61 e 62 la trattenuta continua ad essere operata nella misura stabilita, qualunque riduzione abbia subito l’emolumento.
Gli impiegati civili e militari delle Amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, ed i pensionati dello Stato hanno facoltà di rilasciare, a favore degli istituti di credito di diritto pubblico e delle banche d’interesse nazionale, per il pagamento delle somme dovute in dipendenza di sottoscrizione rateale ai prestiti nazionali promossa dagli enti suddetti, delega per quote mensili uguali di stipendio o di pensione, entro il limite del quinto, valutato al netto delle ritenute, per un periodo non eccedente un anno.
Art. 66. Agevolazioni fiscali e modalità per le deleghe di cui al precedente articolo.
Quando preesistono sequestri o pignoramenti, la cessione, fermo restando il limite di cui al primo comma dell’art. 5, non può essere fatta se non limitatamente alla differenza tra i due quinti dello stipendio o salario valutati al netto delle ritenute e la quota colpita da sequestri o pignoramenti.
Qualora i sequestri o i pignoramenti abbiano luogo dopo una cessione perfezionata e debitamente notificata, non si può sequestrare o pignorare se non la differenza fra la metà dello stipendio o salario valutati al netto di ritenute e la quota ceduta, fermi restando i limiti di cui all’art. 2.
Art. 71. Crediti dello Stato per responsabilità amministrative e contabili.
Art. 73. Personale dell’amministrazione dell’ex casa reale.
Art. 74. Rimborsabilità di contributi rilasciati a favore del Fondo.
Gli impiegati e salariati che, alla data di entrata in vigore del regio decreto-legge 5 settembre 1938, numero 1556, avevano raggiunto i 65 anni di età se impiegati, 60 se salariati e 55 anni se salariate, hanno diritto di ottenere, all’atto della cessazione dal servizio, il rimborso senza interessi dei contributi rilasciati a favore del Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, sempre che durante la loro carriera non abbiano contratto alcuna cessione di quote di stipendio o salario.
Nel caso che l’impiegato o salariato cessi dal servizio per causa di morte il diritto al rimborso spetta agli eredi.
L’azione per il rimborso si prescrive in due anni dalla data di cessazione dal servizio.
Per la graduale estinzione del residuo debito del Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato verso la Cassa depositi e prestiti, ai sensi dell’art. 7, terzo e quarto comma, del regio decreto-legge 30 maggio 1920, n. 1934, e degli articoli 1 e 2 del regio decreto-legge 28 dicembre 1924, n. 2133, è aperto presso la Cassa medesima un conto corrente fruttifero al saggio del tre per cento, al quale il Fondo versa, entro il primo semestre di ogni anno solare, una annualità di dieci milioni di lire fino ad estinzione del debito.
Il Tesoro dello Stato è autorizzato a fare anticipazioni al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato per la concessione di prestiti quinquennali ai sensi delle disposizioni del titolo II del presente testo unico, entro il limite massimo di lire cinquecento milioni per anno solare all’interesse corrispondente a quello dei buoni ordinari del Tesoro ad anno, vigente al momento dell’anticipazione. Le eventuali variazioni del saggio avranno effetto per le anticipazioni successive.
Le somme che alle fine di ogni anno solare risulteranno somministrate per le anticipazioni di cui al primo comma, saranno ammortizzate in cinque annualità costanti comprensive di capitale e interesse, con imputazione a due appositi capitoli del bilancio dell’entrata, rispettivamente per la quota capitale e per la quota interesse. L’ammortamento avrà inizio dal 1° gennaio dell’anno successivo ed il versamento di ogni annualità dovrà essere eseguito entro il mese di gennaio.
Le anticipazioni di cui al primo comma sono stanziate in apposito capitolo della categoria “movimento di capitali” dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro, per essere versate, a richiesta dell’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato, al conto corrente fruttifero che il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato tiene con il Tesoro, giusta il disposto dell’art. 50 del presente testo unico.
Art. 77. Anticipazioni dell’E. N. P. A. S. a favore del Fondo.
L’Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i dipendenti statali è autorizzato, a’ termini dell’articolo 29 della legge 19 gennaio 1942, n. 22, modificato dall’art. 2 del decreto legislativo luogotenenziale 6 febbraio 1946, n. 103, ad investire i fondi di riserva per le gestioni ad esso affidate, le entrate eccedenti le sue normali necessità, ed in genere, ogni sua attività patrimoniale, anche in anticipazioni al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato.
[1] Comma già modificato dall’art. 1 della L. 30 dicembre 2004, n. 311, dall’art. 13 bis del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito dalla L. 14 maggio 2005, n. 80 e così ulteriormente modificato dall’art. 2 del D.L. 29 dicembre 2010, n. 225, convertito dalla L. 26 febbraio 2011, n. 10.
[2] Comma aggiunto dall’art. 13 bis del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito dalla L. 14 maggio 2005, n. 80.
[3] Comma aggiunto dall’art. 13 bis del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito dalla L. 14 maggio 2005, n. 80.
[4] Comma aggiunto dall’art. 13 bis del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito dalla L. 14 maggio 2005, n. 80.
[5] Comma aggiunto dall’art. 1, comma 346, della L. 23 dicembre 2005, n. 266.
[6] La Corte costituzionale, con sentenza 25 marzo 1987, n. 89 ha dichiarato l’illegittimità del presente numero nella parte in cui, in contrasto con l’art. 545, quarto comma del codice di procedura civile, non prevede la pignorabilità e la sequestrabilità degli stipendi, salari e retribuzioni corrisposti da altri enti diversi dallo Stato, da aziende ed imprese di cui all’art. 1 del presente decreto fino alla concorrenza di un quinto per ogni credito vantato nei confronti del personale. La stessa Corte costituzionale, con sentenza 26 luglio 1988, n. 878 ha dichiarato l’illegittimità del presente numero nella parte in cui non prevede la pignorabilità e la sequestrabilità degli stipendi, salari e retribuzioni corrisposti dallo Stato, fino alla concorrenza di un quinto per ogni credito vantato nei confronti del personale. La stessa Corte costituzionale, con sentenza 19 marzo 1993, n. 99 ha dichiarato l’illegittimità del presente numero nella parte in cui esclude per i dipendenti degli enti indicati nell’art. 1 del presente decreto, la sequestrabilità e la pignorabilità, entro i limiti stabiliti dall’art. 545, quarto comma, del codice di procedura civile, anche per ogni altro credito, delle indennità di fine rapporto di lavoro spettanti ai detti dipendenti.
[7] La Corte costituzionale, con sentenza 10 giugno 1994, n. 231 ha dichiarato l’illegittimità del presente articolo nella parte in cui prevede che i sequestri e i pignoramenti a carico dei dipendenti dello Stato si eseguono presso l’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato del Ministero del tesoro, anzichè presso l’organo dell’amministrazione che è titolare del potere di disporre la spesa.
[8] Comma così modificato dall’art. 1, comma 346, della L. 23 dicembre 2005, n. 266.
[9] Comma abrogato dall’art. 28 del D.P.R. 30 giugno 1972, n. 748.
[10] Comma aggiunto dall’art. 1, comma 346, della L. 23 dicembre 2005, n. 266.
[11] Articolo inserito dall’art. 31 del D.Lgs. 19 settembre 2012, n. 169.
[12] Comma così modificato dall’art. 1, comma 346, della L. 23 dicembre 2005, n. 266.
[13] Articolo abrogato dall’art. 1 della L. 30 dicembre 2004, n. 311.
[14] Comma abrogato dall’art. 3 del D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141.
[15] Comma abrogato dall’art. 3 del D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141.
[16] Comma così modificato dall’art. 3 del D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141.
[17] Comma abrogato dall’art. 3 del D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141.
[18] Comma così modificato dall’art. 31 del D.Lgs. 19 settembre 2012, n. 169.
[19] Rubrica così sostituita dall’art. 1 della L. 30 dicembre 2004, n. 311.
[20] Comma così modificato dall’art. 13 bis del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito dalla L. 14 maggio 2005, n. 80.
[21] Comma aggiunto dall’art. 13 bis del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito dalla L. 14 maggio 2005, n. 80, e così modificato dall’art. 1, comma 346, della L. 23 dicembre 2005, n. 266.
[22] Comma aggiunto dall’art. 13 bis del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito dalla L. 14 maggio 2005, n. 80.
[23] Comma così modificato dall’art. 1 della L. 30 dicembre 2004, n. 311.
[24] Comma già modificato dall’art. 13 bis del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito dalla L. 14 maggio 2005, n. 80, e così ulteriormente modificato dall’art. 1, comma 346, della L. 23 dicembre 2005, n. 266.
[25] Comma così modificato dall’art. 13 bis del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito dalla L. 14 maggio 2005, n. 80.
Di seguito il link con l’Atto completo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale :
GAZZETTA UFFICIALE della Repubblica Italiana DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 28 luglio 1950, n. 895
Vi riportiamo anche il formato PDF della versione originale della Gazzetta Ufficiale del 22 Novembre del 1950 dove fu pubblicato il DPR
Gazzetta Ufficiale di Mercoledì 22 Novembre del 1950
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By Prestito Paguro|2019-07-24T19:25:37+02:00Dicembre 8th, 2018|Finanziamenti|0 Comments

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