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Timestamp: 2016-10-26 07:38:07+00:00

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1. Societ&agrave; in perdita sistematica
Con la risoluzione n. 68/E del 16 ottobre, l’Agenzia delle entrate si &egrave; pronunciata su un caso attinente la disciplina delle societ&agrave; in perdita fiscale sistematica.
Una societ&agrave; a responsabilit&agrave; limitata registrava una perdita fiscale a seguito
della rateizzazione di una plusvalenza patrimoniale derivante dalla cessione
di un bene strumentale, realizzata nell’esercizio (art. 86, comma 4 TUIR), e,
pertanto, chiede la disapplicazione automatica della disciplina antielusiva.
Risoluzione Agenzia delle entrate 16 ottobre
2013, n. 68
L’Amministrazione finanziaria conferma che, come previsto dal Provvedimento direttoriale prot. n. 87956/2012, sussiste per quell’anno una situazione
oggettiva di disapplicazione automatica della norma antielusiva, senza
necessit&agrave; di presentare l’apposita istanza, in quanto la perdita fiscale &egrave; dovuta all’esclusione di proventi imponibili per effetto di disposizioni agevolative. (In tale senso &egrave; qualificabile come “disposizione agevolativa” ai fini della disciplina in parola la norma che consente la rateizzazione delle plusvalenze).
L’Amministrazione finanziaria precisa comunque che, in ragione del fatto
che la disposizione agevolativa non ha carattere di definitivit&agrave;, la contribuente &egrave; tenuta a sterilizzare gli effetti fiscali della predetta norma procedendo:
per il periodo d’imposta in cui viene realizzata la plusvalenza, incrementando il risultato fiscale per un importo pari alle quote di plusvalenza rinviate agli esercizi successivi
per gli esercizi successivi, riducendo il risultato fiscale di periodo di
importo pari alla variazione in aumento relativa alle quote di plusvalenza rinviate.
2. Ammortamento reti distribuzione gas
La Cassazione, con la sentenza n. 17253, si &egrave; pronunciata sull’applicazione
dell’ammortamento speciale previsto dall’art. 102-bis TUIR.
Nel caso oggetto della decisione della Suprema Corte, una societ&agrave; operante nel settore del gas naturale aveva provveduto a separare l’attivit&agrave; di
distribuzione e trasporto dalla propriet&agrave; della rete, in ossequio alla normativa comunitaria (in particolare, direttiva 98/30/CE), mediante un’operazione
di scissione parziale proporzionale.
La societ&agrave; proprietaria della rete presentava un’istanza di rimborso per le
maggiori imposte versate, dovute all’applicazione delle regole di ammortamento speciale dei beni materiali strumentali per l’esercizio di attivit&agrave; regolate, di cui all’art. 102-bis TUIR, sostenendo che tale norma era riferibile
esclusivamente ai beni strumentali all’attivit&agrave; di distribuzione e trasporto da
essa non esercitata. La societ&agrave; proprietaria della rete svolgeva solo l’attivit&agrave;
di gestione e manutenzione della stessa.
n. 17253/2013
AREA POLITICHE FISCALI - Circolare Mensile Ottobre e Novembre 2013
La Cassazione ha rigettato il ricorso della societ&agrave; contribuente avverso il silenzio-rifiuto opposto dall’Agenzia all’istanza di rimborso sulla base dei seguenti rilievi:
la societ&agrave; proprietaria della rete di trasporto del gas naturale rientra
comunque nella nozione di “impresa di gas naturale” secondo il
disposto dell’art. 2, lett. t), D. Lgs. n. 164/2000 richiamato dall’art.
102-bis del TUIR;
la rete &egrave; un bene strumentale sia all’attivit&agrave; di trasporto e distribuzione del gas naturale sia a quella di gestione e manutenzione della
rete stessa;
l’esclusione dell’applicazione della disciplina speciale di cui all’art.
102-bis TUIR alla societ&agrave; proprietaria della rete implicherebbe anche
la non applicazione della predetta norma alla societ&agrave; di
distribuzione del gas, in quanto non titolare della rete.
3. Imposta sostitutiva rivalutazione immobili
L’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 70/E del 23 ottobre ha fornito
alcuni importanti chiarimenti sulle modalit&agrave; di versamento dell’imposta sostitutiva dovuta in caso di rivalutazione di beni immobili delle imprese non IAS
adopter, ai sensi dell’art. 15, commi da 16 e 23, DL n. 185/2008.
Con riferimento all’esatta misura degli interessi dovuti per la rateizzazione
dell’imposta sostitutiva, l’Agenzia chiarisce che il riferimento normativo agli
“.. interessi legali nella misura del 3% ..” deve essere interpretato nel senso
che il legislatore abbia voluto prevedere l’utilizzo di un tasso fisso per tutte le
rate delle imposte sostitutive e non riferirsi al “saggio degli interessi legali”.1
L’Agenzia delle entrate comprendendo che la formulazione ambigua della
norma poteva indurre in errore i contribuenti, ritiene che sussistano le condizioni per escludere l’applicazione della sanzione relativa ai maggiori interessi dovuti al tasso del 3%, rispetto alle misure inferiori eventualmente versate
dai contribuenti facendo riferimento al saggio legale.
Il secondo chiarimento &egrave; sull’applicabilit&agrave; delle modalit&agrave; di versamento rateale previste ai fini delle imposte sui redditi (art. 20 DLgs n. 241/1997).
La norma, infatti, prevedeva che il versamento dell’imposta sostitutiva, potesse avvenire, a scelta del contribuente “..in un’unica soluzione entro il
termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo di imposta con riferimento al quale la rivalutazione &egrave; eseguita ovvero
in tre rate di cui la prima con la medesima scadenza di cui sopra e le altre
con scadenza entro il termine rispettivamente previsto per il versamento a
saldo delle imposte sui redditi relative ai periodi d'imposta successivi”.
L’Agenzia ha confermato (come gi&agrave; chiarito nella circolare n. 50/E del 16
giugno 2002) che le imposte sostitutive non sono rateizzabili secondo le
normali modalit&agrave; previste per le imposte scaturenti dalle dichiarazioni, ma
possono essere dilazionate “qualora sia previsto dalle singole leggi istitutive
Il saggio degli interessi legali era il 3% dal 1&deg; gennaio 2008 al 31dicembre 2009. Dal 1&deg; gennaio 2010 legali &egrave; sceso all’1%, per poi risalire all’1,5% dal 1&deg; gennaio 2011. Dal 1&deg; gennaio 2012
il saggio &egrave; fissato al 2 per cento (d.m. 12 dicembre 2011).
Risoluzione Agenzia delle entrate 23 ottobre
2013, n. 70
e con le modalit&agrave; da esse stabilite”. Pertanto, la rateizzazione dell’imposta
sostitutiva di rivalutazione poteva avvenire solo “in tre rate” aventi cadenza
Anche in questo caso l’Agenzia, tenuto conto che la disposizione poteva
indurre in errore, ha escluso l’applicazione delle sanzioni per tardivo versamento dell’imposta, in ossequio al principio di tutela dell’affidamento e della buona fede del contribuente, sancito dall’art. 10 della legge n. 212 del
2000 (Statuto dei diritti del contribuente).
4. Deducibilit&agrave; dell’indennit&agrave; di fine rapporto
Con la circolare n. 23/E dell’8 novembre, l’Agenzia delle entrate ha fornito
chiarimenti sulla disciplina fiscale delle indennit&agrave; di fine rapporto spettanti
agli agenti di commercio, indicando agli Uffici territoriali le linee guida per
la gestione del relativo contenzioso.
L’art. 105, co. 4, del TUIR consente la deducibilit&agrave; dal reddito d’impresa degli accantonamenti destinati ai fondi per indennit&agrave; di fine rapporto. Tra
questi sono ricompresi quelli relativi alla cessazione del rapporto di agenzia,
che viene esplicitamente richiamato tramite rinvio all’art. 17, co. 1, lett. d)
In dettaglio, la disciplina dell’indennit&agrave; di fine rapporto spettante agli agenti &egrave; contenuta nell’art. 1751 c.c. Quest’ultima disposizione ha subito una
ampia revisione, a decorrere dal 1 gennaio 1993.
Prima di tale data la misura dell’indennit&agrave; dovuta dal proponente
all’agente all’atto dello scioglimento del contratto rinviava al relativo
CCNL, che, nelle sue varie formulazioni, l’ha costantemente scissa in tre
elementi: una parte per la risoluzione del rapporto, un’altra erogata su base
meritocratica e una terza con funzione suppletiva di clientela.
L’erogazione dell’indennit&agrave; suppletiva di clientela &egrave; stata peraltro sottoposta per lungo tempo alla specifica condizione che il contratto fosse sciolto
su iniziativa della casa mandante, per fatti non imputabili all’agente.
Dopo il 1 gennaio 1993, l’art. 1751 c.c. riformulato ha cessato di rinviare alla
contrattazione collettiva, disciplinando in maniera unitaria l’indennit&agrave; dovuta agli agenti. I cambiamenti apportati alla norma hanno contribuito a mutare gli orientamenti della Corte di Cassazione, che aveva inizialmente
sancito l’indeducibilit&agrave; delle somme accantonate per le indennit&agrave; di fine
rapporto degli agenti proprio in ragione dell’incertezza dell’obbligo di erogare la parte con funzione suppletiva di clientela.
L’aleatoriet&agrave; di tale componente, secondo il giudice di legittimit&agrave; rendeva
meramente eventuale il relativo costo sia nell’an che nel quantum, originandone l’indeducibilit&agrave; dal reddito d’impresa, a favore di una deducibilit&agrave;
solo all’atto dell’effettiva erogazione.
In considerazione del nuovo presupposto normativo la Corte &egrave; tornata sul
tema a favore della deducibilit&agrave; complessiva degli accantonamenti. Essendo venuta meno, per effetto dell’unitariet&agrave; del nuovo art. 1751 c.c., la
distinzione tra l’indennit&agrave; di scioglimento del contratto e l’indennit&agrave; suppletiva di clientela, non era pi&ugrave; possibile sostenere l’indeducibilit&agrave; parziale sulla
mancata sussistenza dei requisiti di certezza e determinabilit&agrave; (ex. art. 109
Circolare Agenzia delle
entrate 8 novembre
2013, n. 23
Analogamente ondivaga era stata la prassi dell’Agenzia che, subito dopo
l’entrata in vigore del nuovo art. 1751 c.c., si era detta in favore della deducibilit&agrave; integrale (risoluzione 59/E del 9 aprile 2004), salvo poi accogliere
l’interpretazione restrittiva della Cassazione con circolare n. 42/E del 6 luglio
2007. Tenuto conto dei nuovi orientamenti giurisprudenziali, per la gestione
del contenzioso pendente l’Agenzia ha ora affermato che, per gli accantonamenti che si riferiscono ai periodi d’imposta antecedenti il 1&deg; gennaio
1993 possono ancora considerarsi validi i rilievi basati sull’aleatoriet&agrave;
dell’indennit&agrave; suppletiva di clientela e che inducono alla non deducibilit&agrave;
della stessa, per competenza, dal reddito di impresa.
Tali tesi non &egrave; invece pi&ugrave; sostenibile dagli Uffici per gli accantonamenti successivi all’entrata in vigore del nuovo art. 1751 c.c. che, al contrario, devono considerarsi ora integralmente deducibili.
5. Svalutazione rimanenze di magazzino valutate a costi specifici
L’Agenzia delle entrate con risoluzione n. 78/E del 12 novembre ha affermato l’irrilevanza, ai fini IRES, delle svalutazioni di beni immobili valutati secondo il criterio del costo specifico.
Risoluzione Agenzia delle entrate 12 novembre
2013, n. 78
Il chiarimento &egrave; giunto in risposta ad un interpello presentato da una societ&agrave; che, dopo aver acquisito un immobile al fine di rivenderlo ed averlo
iscritto in bilancio tra le “rimanenze”, valutandolo al costo specifico, si era
vista costretta ad operare una svalutazione contabile dello stesso.
L’istante aveva richiesto all’Agenzia di poter dar rilevanza fiscale alla svalutazione ai sensi dell’art. 92 TUIR.
Premettendo il rapporto di dipendenza della normativa fiscale dalla disciplina civilistica in tema di valutazione delle rimanenze (art. 2429 c.c.)
l’Agenzia ha precisato che l’assenza di un richiamo esplicito da parte
dell’art. 92, co. 5, TUIR ai beni valutati a costi specifici deve essere intesa
come un’esclusione degli stessi dalla relativa disciplina.
Le variazioni apportate in base al citato art. 92 – specifica l’Agenzia – sono
quindi applicabili ai soli beni valutati con criteri alternativi al costo, in accordo con una distinzione gi&agrave; operata a monte, in ambito civilistico, tra beni fungibili, valutabili con criteri forfetari e alternativi, e beni infungibili, che in
ragione della loro natura devono essere valutati al costo specifico (di acquisto o produzione).
In quest’ultimo caso laddove ricorra la svalutazione si rende quindi necessaria in sede di dichiarazione dei redditi una variazione in aumento del reddito, corrispondente alla svalutazione contabile effettuata.
6. Disposizioni antielusive – trasformazione societaria da srl a societ&agrave; semplice
Con la risoluzione n. 84/E del 27 novembre 2013, l’Agenzia delle entrate ha
fornito alcune indicazioni interpretative circa l’operativit&agrave; dell’art. 37-bis del
DPR n. 600/1973, con riferimento alla fattispecie della trasformazione societaria.
L’Agenzia ha risposto ad un interpello presentato da una societ&agrave; la cui trasformazione da srl a societ&agrave; semplice era stata disconosciuta ai fini fiscali,
Risoluzione Agenzia delle entrate 27 novembre
2013, n. 84
poich&eacute; ritenuta elusiva ai sensi del citato art. 37-bis, con conseguente rideterminazione da parte degli Uffici dell’imponibile IRES e IRAP.
La societ&agrave; istante, a partire dalla data di accertamento, cui aveva fatto
seguito atto di adesione, aveva ripreso a comportarsi ai fini fiscali come
una srl e chiedeva se - pur mantenendo la veste giuridica di societ&agrave; semplice - fosse possibile continuare ad adottare il preesistente regime di consolidato fiscale nazionale e la procedura di liquidazione dell’IVA di gruppo
in capo alla societ&agrave; controllante. Inoltre, richiedeva quale modulistica dichiarativa sarebbe stato corretto utilizzare per adempiere in futuro agli obblighi tributari.
L’Agenzia ha osservato che l’applicazione dell’art. 37-bis comporta un duplice effetto: l’inopponibilit&agrave; all’Amministrazione della condotta elusiva e la
possibilit&agrave; per quest’ultima di disconoscerne i vantaggi tributari, sancendo il
pagamento delle imposte in base alle disposizioni eluse.
L’accertamento dell’elusivit&agrave; della condotta non comporta per&ograve; l’invalidit&agrave;
sul piano civilistico della stessa, n&eacute; verso terzi, n&eacute;, tantomeno, verso
l’Amministrazione. Inoltre, sul piano fiscale la condotta elusiva mantiene
un’efficacia relativa e limitata, poich&eacute; assume piena rilevanza per i profili
tributari diversi da quelli elusi.
Alla luce di tale motivazione, l’Agenzia ha chiarito che una trasformazione
da srl a societ&agrave; semplice, adottata per eludere l’imposizione diretta, impedisce di optare per il consolidato fiscale nazionale e per la liquidazione
dell’IVA di gruppo, essendo entrambi i regimi preclusi ad una societ&agrave; semplice.
La trasformazione non rileva, invece, laddove si verificano gli indebiti vantaggi fiscali disconosciuti dall’Amministrazione, ovvero, nel caso di specie,
ai fini della determinazione del reddito imponibile, che deve avvenire secondo le regole dettate per le srl, adottando i relativi modelli dichiarativi.
Qualora la societ&agrave; semplice decidesse di ripristinare la situazione giuridica
originaria, ritrasformandosi in societ&agrave; a responsabilit&agrave; limitata, l’Agenzia
specifica che l’operazione non ha effetti realizzativi, ma avviene in neutralit&agrave; fiscale, poich&eacute; la societ&agrave; semplice, determinando il proprio reddito con
le regole di una societ&agrave; di capitale per effetto dell’accertamento
dell’elusivit&agrave; della prima trasformazione, diventando nuovamente una societ&agrave; a responsabilit&agrave; limitata realizza un continuum del regime fiscale applicabile.
Tale circostanza le consente la presentazione di un’unica dichiarazione,
con modello UNICO SC, nei termini di cui all’art. 2, co. 2, del DPR n. 322/98,
non verificandosi la scissione dello stesso esercizio in due periodi d’imposta
diversi (come accade in caso di trasformazione di societ&agrave; deliberata durante il periodo d’imposta ai sensi del combinato disposto degli artt. 170,
co. 1, e 171, co. 2, del TUIR e dell’art. 5-bis, co. 1, del DPR n. 322/98).
Affrontando infine il tema delle imposte indirette, l’Agenzia puntualizza che
l’operazione di trasformazione societaria &egrave; fuori campo IVA, ma ricade nel
meccanismo di alternativit&agrave; con l’imposta di registro, dovuta in questi casi
in misura fissa, e pari a 168 euro.
Si segnala al riguardo, che a decorrere dall’1 gennaio 2014, per effetto
dell’art. 26 del DL 104/2013 gli importi delle imposte di registro, ipotecarie e
catastali dovute in misura fissa sono stati elevati a 200 euro.
Infine, nel caso in cui il patrimonio della societ&agrave; trasformata comprenda
beni immobili, sono dovute, in misura fissa, anche le imposte ipotecarie e
catastali per analogo importo (ex. art. 10 D.Lgs. n. 347/1990 e art. 4 della tariffa allegata allo stesso).
7. Accertamento e costi dedotti in violazione
del principio di competenza
L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 87/E del 12 novembre 2013, &egrave;
tornata a occuparsi della disciplina fiscale applicabile agli errori di natura
contabile rilevati in sede di accertamento.
In particolare &egrave; stato affrontato il caso dei costi dedotti in violazione del
principio di competenza, quando questi, a seguito di una rettifica
dell’Amministrazione, trovano diversa imputazione temporale ricadendo in
periodi d’imposta chiusi in perdita fiscale.
L’Agenzia si era gi&agrave; espressa sul tema con la circolare n. 23/E del 2 agosto
2010. In quell’occasione, accogliendo un consolidato orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione, aveva precisato che al fine di evitare una doppia imposizione e facendo salve le sanzioni irrogate ed i relativi
interessi, il contribuente pu&ograve; dedurre nel periodo d’imposta di effettiva
competenza i costi indebitamente dedotti in periodi diversi. Tale possibilit&agrave;
sorge in concomitanza con il riconoscimento definitivo della pretesa di diversa imputazione dell’Amministrazione.
Con circolare n. 29/E del 27 giugno 2011 era stato specificato che la pretesa dell’Amministrazione pu&ograve; dirsi definitiva nelle ipotesi di mancata impugnazione dell’accertamento, per acquiescenza, accertamento con adesione, conciliazione giudiziale o in presenza di una sentenza definitiva su
un’eventuale controversia.
Riguardo le modalit&agrave; di recupero della perdita derivante dal costo erroneamente dedotto e disconosciuto, &egrave; stato indicato che il contribuente
pu&ograve; ricorrere alla dichiarazione integrativa “a favore” (ex. art. 2, co. 8-bis,
DPR n. 322/1998) relativa al periodo d’imposta di corretta imputazione del
Qualora il termine per la dichiarazione integrativa sia scaduto &egrave; possibile invece presentare istanza di rimborso della maggior imposta versata, ai sensi
dell’art. 38, co.1, del DPR n. 602/1973, entro 48 mesi dal versamento eccedente.
Nel caso in cui anche quest’ultimo termine sia trascorso, l’Agenzia aveva
gi&agrave; indicato nella circolare n. 23/E del 2010 che, in considerazione
dell’esigenza di evitare una doppia imposizione, &egrave; possibile ricorrere all’art.
21, co. 2, del D.Lgs. n. 546/1992 per richiedere il rimborso della maggiore
imposta versata entro 2 anni dalla data in cui diviene definitivo
l’accertamento dell’errata imputazione del costo.
Sulla scia dei precedenti documenti di prassi e come ulteriore tassello del
mosaico interpretativo &egrave; stato ora puntualizzato che i principi forniti ed i
meccanismi illustrati poc’anzi restano validi anche quando la deduzione
del costo nel corretto periodo di competenza non va ad influire su un versamento di imposta, ma contribuisce, invece, ad aumentare una perdita.
Anche quando tale perdita &egrave; stata utilizzata in compensazione in esercizi
successivi, in conformit&agrave; con l’art. 84 TUIR, &egrave; possibile far valere il diritto
all’utilizzo o al rimborso della maggior perdita accertata.
2013, n. 87
Inoltre – precisa l’Agenzia – se negli esercizi precedenti a quello in cui
l’accertamento &egrave; divenuto definitivo non vi &egrave; stato reddito imponile la
maggior perdita pu&ograve; essere utilizzata a partire da quest’ultimo, indicandola
in dichiarazione, in virt&ugrave; dell’assenza di limiti temporali al riporto delle perdite vigente nel nostro ordinamento.
8. Incremento degli acconti IRES e IRAP
Con comunicato stampa n. 236 del 30 novembre il Ministero dell’Economia
e delle Finanze ha specificato l’entit&agrave; degli acconti IRES e IRAP ed i relativi
termini di versamento, alla luce delle modifiche normative pi&ugrave; recenti.
DM 30 novembre 2013
Si ricorda, infatti, che l’art. 11, co. 20, del DL n. 76/2013 ha inizialmente disposto, limitatamente al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013,
l’aumento per tutti i soggetti IRES (con effetti anche i fini IRAP) della seconda (o unica) rata d’acconto, la cui aliquota &egrave; passata dal 100% al 101%.
Pi&ugrave; recentemente, il DL n. 133/2013 pubblicato il G.U. il 30 novembre, che
sancisce, tra le altre, l’abolizione della seconda rata IMU sulle abitazioni
principali, &egrave; intervenuto posticipando al 10 dicembre 2013 i termini per i versamenti degli acconti e incrementando al 128,5% l’entit&agrave; di quelli dovuti
dalle societ&agrave; esercenti attivit&agrave; finanziaria, creditizia e assicurativa.
Inoltre, in forza della clausola di salvaguardia contenuta nel provvedimento
che ha disposto la cancellazione della prima rata IMU (art. 15, co. 4, DL n.
102/2013 convertito con L. 28 ottobre 2013, n.124) il Ministero dell’Economia
e delle Finanze ha emanato il 30 novembre un decreto con il quale determina un’ulteriore maggiorazione degli acconti IRES e IRAP di 1,5 punti percentuali, a valere sul periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013 e su
Il combinato disposto delle modifiche normative sopra indicate delinea il
seguente scenario:
per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013, entro il 10 dicembre dello stesso anno (ovvero entro il decimo giorno del dodicesimo mese del periodo d’imposta, se questo non coincide con
l’anno solare) sono tenute al versamento della seconda o unica rata di acconto IRES e IRAP:
le societ&agrave; esercenti attivit&agrave; creditizia, finanziaria e assicurativa con un’aliquota complessiva del 130%.
tutte le altre societ&agrave; assoggettate con l’aliquota complessiva
del 102,5%;
per il periodo d’imposta 2014, il venir meno dell’incremento generale disposto dal DL n. 72/2013 e della maggiorazione settoriale disposta dal DL n. 133/2013, dovrebbe ricondurre l’aliquota d’acconto
IRES ed IRAP all’omogeneit&agrave; per tutte le societ&agrave;, con aliquota pari al
101,5%. In assenza di ulteriori interventi del legislatore l’aliquota tornerebbe al 100% a decorrere dal periodo d’imposta 2015.
9. Contraddittorio preventivo e abuso del diritto
Con ordinanza n. 24739 del 5 novembre 2013 la Corte di Cassazione ha sollevato questione di legittimit&agrave; costituzionale con riferimento al comma 4,
dell’art. 37-bis del DPR n. 600/1973 per contrasto con gli artt. 5 e 53 della
Costituzione. La Corte ha operato il rinvio d’ufficio durante l’esame di una
n. 24739/2013
controversia tra l’Agenzia delle entrate e un istituto di credito al quale veniva contestata l’elusivit&agrave; di un’operazione di cessione di crediti svalutati.
L’articolo 37-bis contiene norme a carattere antielusivo, per effetto delle
quali non sono opponibili all’Amministrazione finanziaria atti, fatti e negozi,
anche non collegati tra loro, non sorretti da valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o divieti di carattere tributario al fine di conseguire
indebiti vantaggi fiscali.
Nell’ambito della richiamata disciplina la disposizione del comma 4 ha carattere procedurale e stabilisce che prima dell’invio dell’avviso di accertamento, l’Amministrazione debba richiedere, pena nullit&agrave; dell’atto, chiarimenti al contribuente, indicando le motivazioni per le quali reputa applicabili le disposizioni antielusive (di cui al comma 1 e 2 dello stesso articolo).
Dalla data di ricezione della richiesta il contribuente ha quindi 60 giorni per
rispondere per iscritto inviando i chiarimenti richiesti.
Nel caso in esame, l’avviso di accertamento con il quale l’Amministrazione
recuperava a tassazione gli effetti dell’operazione ritenuta elusiva, era stato
notificato al contribuente in violazione dei termini prescritti dal comma 4,
ovvero decorsi solo 54 giorni (e non 60) dalla richiesta di informazioni. La
controversia, incardinata sulla nullit&agrave; dell’atto, aveva visto la commissione
tributaria provinciale riconoscerne invece la validit&agrave; e la commissione regionale ribaltare la sentenza di primo grado.
Ricorrendo in Cassazione l’Agenzia sosteneva che la mancata osservanza
della norma procedurale di cui al comma 4 risultasse irrilevante rispetto
all’esigenza di reprimere la condotta elusiva e in contrasto, quindi, con il
principio generale di divieto di abuso del diritto presente nel nostro ordinamento.
Nel rinviare al giudice costituzionale la Cassazione ha condiviso tale tesi sostenendo la non manifesta infondatezza della questione.
L’art. 37-bis – fa notare il giudice di rinvio – deve essere considerato disciplina speciale rispetto al principio generale di abuso del diritto ricavabile
dall’art. 53 della Costituzione. In forza di tale principio, analogamente a
quanto disposto dalla disciplina del 37-bis, sono ripresi a tassazione i vantaggi fiscali che risultano indebiti. Tuttavia nell’applicazione del principio da
parte della consolidata giurisprudenza della Corte, non si rinvengono regole di nullit&agrave; analoghe a quelle del comma 4 dell’art. 37-bis legate ai termini
temporali del contraddittorio preventivo.
Pur non mettendo in dubbio l’utilit&agrave; o meno di un contradditorio preventivo,
la Cassazione cita l’art. 20 del DPR n. 131/86, relativo all’imposta di registro,
per sostenere come nell’ordinamento altre discipline con effetti antielusivi
non prevedano nullit&agrave; per difetto di forma e richiama, inoltre,
l’applicabilit&agrave;, anche d’ufficio da parte del giudice, della ripresa antielusiva
in presenza di condotte abusive, ormai cristallizzata in giurisprudenza, che
impedisce ogni forma di contradditorio preventivo ( si veda da ultimo Cass.
N. 7393 del 2012).
Un contraddittorio che secondo la Cassazione, nel rispetto dell’art. 53 della
Costituzione, deve avere carattere sostanziale e non formale, come si pu&ograve;
ad esempio desumere dalla sanatoria dei vizi di notifica che fa seguito
all’impugnazione da parte del contribuente dell’atto fiscale altrimenti nullo
(ex. art. 156 c.p.c. e art. 60, co.3, DPR n. 600/1973).
In attesa di un eventuale giudizio di costituzionalit&agrave;, si rammenta che la
possibilit&agrave; di non rispettare l’obbligo di contraddittorio preventivo non &egrave; affatto pacifica nella giurisprudenza di merito; alcune commissioni tributarie,
al contrario, hanno affermato recentemente che anche in caso di contestazione di condotta elusiva in base al principio di abuso del diritto,
l’Amministrazione dovesse ricorrere al procedimento del contraddittorio
preventivo di cui al co. 4 dell’art. 37-bis (Ctr Palermo n. 377/2012 e Ctr Milano n. 68/2012)
10. Credito d’imposta investimenti aree svantaggiate
Con sentenza n. 17963 la Corte di Cassazione ha fornito principi interpretativi riguardo le modalit&agrave; di calcolo del credito d’imposta concesso alle imprese in virt&ugrave; dell’art. 8 della Legge n. 388 del 2000.
La disposizione in esame mirava a concedere un’agevolazione, nella forma
di un credito d’imposta, alle imprese operanti in alcuni settori a fronte di
nuovi investimenti in alcune aree svantaggiate, individuate dalla disciplina
stessa in conformit&agrave; con disposizioni di origine comunitaria. Per la determinazione dell’ammontare del beneficio fiscale concesso, il comma 2
dell’articolo 8 stabiliva che il costo dei nuovi investimenti effettuati fosse
considerato al netto delle cessioni, delle dismissioni e degli ammortamenti
dedotti nel medesimo periodo d’imposta relativi ai beni di investimento
della struttura produttiva.
Il caso posto all’attenzione della Corte ha coinvolto una societ&agrave; che aveva
fruito del credito d’imposta per investimenti effettuati su un’azienda condotta in affitto (ex. art. 2561 e 2562 c.c.). Nel determinare l’entit&agrave; degli stessi
ai fini del beneficio, ne aveva per&ograve; decurtato il costo dei soli ammortamenti relativi ai beni di propriet&agrave; e non anche di quelli affittati; l’Agenzia delle
entrate ed il giudice avevano ritenuto tale comportamento elusivo e in
grado di generare disparit&agrave; di trattamento rispetto a imprenditori che possiedono solo impianti in propriet&agrave;.
Il giudice di legittimit&agrave;, pur non riconoscendo il comportamento elusivo, ha
confermato che gli ammortamenti da considerare per la corretta determinazione del credito d’imposta fossero quelli relativi a tutti i beni nella disponibilit&agrave; dell’imprenditore e quindi anche quelli effettuati sull’impresa condotta in affitto. Ci&ograve; in ragione della ratio della norma che intende agevolare investimenti nuovi escludendo quelli diretti a compensare l’obsolescenza
dei beni strumentali utilizzati nel periodo considerato. La Corte ha sostenuto
che tale interpretazione &egrave; rafforzata dalla previsione, al medesimo comma
2 dell’art. 8 secondo cui, per gli investimenti effettuati in locazione finanziaria, rileva nella determinazione del beneficio il costo sostenuto dal locatore
per l’acquisto dei beni, al netto delle spese di manutenzione. A nulla &egrave; valsa, inoltre, l’eccezione sollevata dal contribuente, che sosteneva, in forza di
una deroga convenzionale al disposto dell’art. 2561 c.c. (richiamato nel
successivo art. 2562 c.c. riguardante l’affitto d’azienda), che non spettava
all’affittuario conservare l’efficienza degli impianti.
Infine, circa la richiesta del contribuente di chiarire se gli ammortamenti
dedotti dall’affittante da prendere in considerazione fossero solo quelli dedotti nell’anno d’imposta in cui l’affittuario effettua l’investimento e relativi
ai soli beni strumentali dell’azienda affittata, la Corte ha risposto osservando
che l’onere della prova dell’esatto ammontare del credito d’imposta e
degli eventuali costi da dedurre spetta al contribuente che intende avvalersene.
n. 17963/2013
11. Stabile organizzazione e rimborso IVA
In data 25 ottobre la Corte di giustizia europea si &egrave; pronunciata sulle cause
riunite C-318/11 e C-319/11, concernenti il tema del rimborso dell’imposta
per il soggetto non residente nello Stato membro del rimborso. In particolare, in entrambe le cause lo Stato del rimborso (la Svezia) ha respinto le
istanze dei contribuenti ritenendo che la presenza di una loro sede fissa nello Stato impedisse il diritto al rimborso, nonostante tale sede fissa non effettuasse alcuna operazione imponibile.
C-318/12 e C-319/11
La questione &egrave; stata sottoposta alla Corte di giustizia europea per chiarire
se il diritto al rimborso pu&ograve; essere negato in presenza di una stabile organizzazione nello Stato membro del rimborso che &egrave; solo astrattamente in grado
di realizzare operazioni imponibili oppure se, al fine di non riconoscere il
rimborso, sia effettivamente necessario che la stabile organizzazione effettui
concretamente operazioni imponibili in detto Stato.
In merito, la Corte ha precisato come lo svolgimento delle operazioni imponibili non debba essere solo potenziale ma effettivo; ha inoltre chiarito
che le operazioni che precludono il rimborso sono solo quelle effettuate a
valle dalla stabile organizzazione.
Dopo aver rilevato che nei casi oggetto di controversia, le societ&agrave; ricorrenti
non effettuavano operazioni imponibili a valle, la Corte riconosceva il diritto
al rimborso dell’imposta assolta a monte.
12. Rettifica detrazione
Con la sentenza C-622/11 la Corte di giustizia europea si &egrave; pronunciata sul
diritto dell’Amministrazione finanziaria di uno Stato membro a recuperare
l’imposta dovuta mediante rettifica della detrazione richiesta ad un soggetto passivo estraneo all’originaria operazione nella quale era stato esercitato
il diritto alla detrazione.
Nel caso di specie, l’Amministrazione finanziaria dei Paesi Bassi aveva rettificato la detrazione esercitata da una societ&agrave; (A) relativamente alla cessione di un immobile precedentemente acquistato. L’acquisto dell’immobile
cos&igrave; come la sua successiva cessione erano stati assoggettati ad IVA.
L’immobile in questione veniva infine ceduto dall’acquirente (A) ad una
terza societ&agrave; (B) che provvedeva prima a locarlo in esenzione d’imposta e
poi a venderlo applicando sempre il medesimo regime di esenzione
dall’IVA. La detrazione esercitata dalla societ&agrave; A veniva, in seguito, rettificata dall’Erario olandese, imponendo per&ograve; l’obbligo di corrispondere le
somme dovute a titolo d’imposta alla societ&agrave; B, la quale era del tutto
estranea all’operazione che aveva fatto sorgere il diritto di A alla detrazione.
La Corte di giustizia ha rilevato che l’imposizione dell’obbligo di pagamento
dell’IVA dovuta a seguito di una rettifica non poteva gravare su un soggetto diverso ed estraneo rispetto all’operazione da cui era sorto il diritto alla
Una simile previsione &egrave; da ritenersi in aperto contrasto con il sistema comune dell’imposta sulla cifra d’affari in quanto incapace di garantire il principio di neutralit&agrave; che caratterizza l’IVA.
13. Aliquota IVA agevolata per installazione
reti a fibra ottica
La risoluzione n. 69/E del 16 ottobre ha fornito alcuni chiarimenti in materia
all’aliquota IVA applicabili all’attivit&agrave; di realizzazione di una rete di comunicazione in fibra ottica.
Risoluzione Agenzia delle
entrate 16 ottobre, n. 69
In particolare, l’Agenzia delle entrate ha ammesso l’applicazione
dell’aliquota ridotta del 10% prevista al n. 127-quinquies della Tabella A,
parte III, allegata al DPR n. 633/1972 per le opere di urbanizzazione primaria,
anche alla realizzazione di infrastrutture destinate all’installazione di reti ed
impianti di comunicazione in fibra ottica, in ragione della equiparazione fra
di esse sancita dall’art. 2, comma 5, D.L. n. 112/2008, convertito con modificazioni dalla L. n. 133/2008.
14. Luogo della prestazione di servizi (Reg. UE
n. 1042/2013)
Sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 26 ottobre &egrave; stato pubblicato il regolamento di esecuzione n. 1042/2013 che ha modificato il regolamento di esecuzione n. 282/2013. Oggetto del regolamento &egrave; il luogo di
prestazione ai fini IVA dei servizi di telecomunicazione, tele
radiodiffusione, sui servizi prestati tramite mezzi elettronici, noleggio di mezzi di trasporto e prestazioni relative ai beni immobili.
In particolare, considerato che a partire dal 1&deg; gennaio 2015 i servizi di
telecomunicazione, tele radiodiffusione e prestati tramite mezzi elettronici
dovranno essere tassati nello Stato membro del destinatario, secondo
quanto previsto dalla direttiva 2006/112/CE, si pone la necessit&agrave; di definire
compiutamente quali siano tali servizi.
Il regolamento, pertanto, indica che rientrano tra i servizi di telecomunicazione a norma dell’art. 24, par. 2, Direttiva 2006/112/CE:
i servizi di telefonia fissa e mobile per la trasmissione di voce, dati e
video, compresi i servizi di videofonia;
i servizi telefonici forniti attraverso Internet (VoIP);
i servizi di posta vocale, chiamata in attesa, trasferimento di
chiamata, identificazione del chiamante, ecc.;
i servizi di fax, telex, audiotext, radio avviso;
l’accesso a Internet;
le connessioni di reti private per collegamenti di telecomunicazione
ad uso esclusivo del consumatore;
i servizi prestati tramite mezzi elettronici;
i servizi di radiodiffusione e televisione.
Di particolare rilievo &egrave; anche la definizione che il regolamento fornisce del
concetto di servizi relativi ai beni immobili. Il nuovo art. 31-bis, introdotto nel
regolamento di esecuzione n. 282/2013, stabilisce che “I servizi relativi a beni immobili di cui all’articolo 47 della direttiva 2006/112/CE comprendono
soltanto i servizi che presentano nesso sufficientemente diretto con tali beni.
n. 1042/2013
a) derivati da un bene immobile se il bene &egrave; un elemento costitutivo del
servizio ed &egrave; essenziale e indispensabile per la sua prestazione;
b) erogati o destinati a un bene immobile, aventi per oggetto l’alterazione
fisica o giuridica di tale bene”.
Il nuovo articolo 31 bis, ai paragrafi successivi, fornisce poi un elenco di
operazioni che costituiscono prestazioni relative a beni immobili ed un’altra
serie di prestazioni che, invece, non rientrano in tale definizione. Si segnala,
in particolare, che secondo il regolamento non rientrano tra i servizi relativi
a beni immobili:
il magazzinaggio di merci in un bene immobile qualora non sia assegnata alcuna parte specifica dell’immobile ad uso esclusivo del
l’intermediazione nella prestazione di alloggio nel settore alberghiero o in settori con funzione analoga, quali campi di vacanza o terreni attrezzati per il campeggio, qualora l’intermediario agisca in
nome e per conto di un’altra persona;
la messa a disposizione di stand in fiere o luoghi d’esposizione, nonch&eacute; servizi correlati atti a consentire l’esposizione di prodotti, quali la
progettazione dello stand, il trasporto e il magazzinaggio dei prodotti, la fornitura di macchinari, la posa di cavi, l’assicurazione e la
15. Interessi su rimborso IVA tardivo
La Corte di giustizia europea si &egrave; pronunciata su una controversia concernente il diritto di percepire gli interessi moratori relativi ad un credito IVA richiesto a rimborso.
Nella causa oggetto del ricorso, una societ&agrave; rumena aveva maturato il diritto al rimborso delle eccedenze di IVA riferibili a due periodi d’imposta. In
prima istanza, tale diritto veniva riconosciuto ed accettato dall’Agenzia fiscale. Successivamente, venivano emessi due avvisi di accertamento con i
quali si ponevano a carico della societ&agrave; ulteriori addebiti di IVA che venivano compensati con le somme chieste a rimborso. A seguito
dell’annullamento giudiziale di tali contestazioni con cui, pertanto, si ripristinava l’originaria entit&agrave; del credito IVA da rimborsare, la societ&agrave; richiedeva
all’Erario il pagamento delle somme spettanti a titolo di interessi per il ritardo
nel pagamento dei rimborsi IVA da parte dell’Amministrazione (secondo il
diritto rumeno, gli interessi devono essere corrisposti decorsi 45 giorni dalla
data di presentazione della dichiarazione da cui emerge il credito chiesto
a rimborso). L’amministrazione finanziaria ha negato la corresponsione di
tali interessi nella considerazione che, per il periodo oggetto di ritardo, gli
atti poi annullati in sede giudiziale, erano efficaci e quindi non hanno condotto al ritardo nell’erogazione del rimborso.
La Corte ha ribadito il principio secondo il quale la normativa comunitaria
ed, in particolare, l’art. 183 della direttiva 2006/112/CE, non prevede alcuna
limitazione al diritto al rimborso delle eccedenze IVA in funzione
dell’esistenza di atti amministrativi che escludano il diritto al rimborso e che
siano stati annullati da una pronuncia giurisdizionale.
16. Aumento dell’aliquota IVA ordinaria – criteri applicativi e correzione errori
A decorrere dal 1&deg; ottobre 2013 &egrave; entrato in vigore l’aumento dell’aliquota
IVA ordinaria dal 21% al 22%, disposto dall’art. 40, co.1-ter, del DL n.
98/2011, convertito con modificazioni dalla L. 15 luglio 2011, n.111 e da ultimo modificato dall’art. 11, co.1, lett. a), del D.L. n. 76/2013.
All’aumento non ha ancora fatto seguito una modifica di coordinamento
delle norme contenute nel DPR n. 633/1972, com’era invece accaduto in
occasione del passaggio dell’aliquota ordinaria dal 20% al 21%, avvenuto il
L’Agenzia delle entrate ha tuttavia pubblicato il 5 novembre la circolare n.
32/E, con la quale fornisce indicazioni sulla corretta applicazione della nuova aliquota, sulle modalit&agrave; operative per la correzione di eventuali errori
nonch&eacute; alcune precisazioni per la fatturazione nel settore delle utilities.
Il nuovo documento di prassi richiama ed integra i chiarimenti gi&agrave; contenuti
nella circolare n. 45/E del 12 ottobre 2011, pubblicata in occasione del precedente aumento di aliquota.
Come nelle precedenti occasioni la nuova aliquota al 22% deve essere
applicata alle operazioni effettuate a partire dall’entrata in vigore della
Tuttavia, per effetto delle modifiche apportate all’art. 39 del DL n. 331/1993
dall’art. 1, co. 326, lett. b), della L. n. 228/2012 occorre prestare attenzione
alle nuove regole che disciplinano la determinazione del momento impositivo per gli acquisti intracomunitari:
il momento di effettuazione dell’operazione in questi casi deve essere determinato in riferimento all’inizio del trasporto o della spedizione dei beni dallo Stato di provenienza e non pi&ugrave; al momento della
consegna o di arrivo degli stessi nel territorio dello Stato di destinazione;
qualora sia stata emessa fattura prima dell’inizio del trasporto o della spedizione, l’operazione intracomunitaria deve considerarsi effettuata, limitatamente all’importo fatturato, alla data della fattura;
diversamente da quanto accade per le operazioni interne e da
quanto stabilito prima della modifica normativa, per le operazioni intracomunitarie sui beni non rileva pi&ugrave; come momento di effettuazione quello del pagamento o dell’incasso di acconti.
Con riferimento al regime dell’IVA per cassa, introdotto in esecuzione della
facolt&agrave; accordata dalla direttiva 2010/45/UE, con l’art. 32-bis del D.L.
83/2012, convertito con modificazioni dalla Legge 7 agosto 2012, n. 134, si
chiarisce che restano validi i criteri ordinari, giacch&eacute; la peculiarit&agrave; della disciplina dell’IVA per cassa concerne il momento dell’esigibilit&agrave; dell’imposta
e dell’esercizio della detrazione, ma non incide sul momento di effettuazione delle operazioni.
Riguardo le modalit&agrave; di correzione degli errori che possano insorgere in fase
di prima applicazione della nuova aliquota, per motivi di ordine tecnico
che impediscono il rapido aggiornamento dei software per la fatturazione
e dei misuratori fiscali, l’Agenzia ha gi&agrave; impartito specifiche istruzioni con il
comunicato stampa n. 137 del 30 settembre u.s..
In questa sede si ricorda che la regolarizzazione delle fatture e dei corrispettivi annotati in modo non corretto in tale circostanza, pu&ograve; avvenire con va-
entrate 1ottobre 2013,
riazione in aumento (ex. art. 26 co. 1 DPR n. 633/1972), senza incorrere in
sanzioni se la relativa maggiore imposta collegata all’incremento di aliquota viene versata entro i seguenti termini:
per i contribuenti che liquidano mensilmente l’imposta, in relazione
alle fatture emesse nei mesi di ottobre e novembre, entro il 27 dicembre 2013. Per quelle emesse nel mese di dicembre, invece, entro il 16 marzo 2014;
per i contribuenti con liquidazione trimestrale, per le fatture
dell’ultimo trimestre 2013, entro i termini per la liquidazione annuale.
Un altro aspetto affrontato dall’Agenzia riguarda le criticit&agrave; collegate
all’aumento dell’aliquota segnalate dagli operatori del settore delle utilities
(servizi di somministrazione acqua, luce, gas, ecc.) che operano in base a
rilevazioni presuntive dei consumi con eventuali emissioni di note di accredito o di addebito a conguaglio.
La richiamata circolare 45/E aveva precisato che nei casi in cui le note di
accredito in discussione si riferiscono a bollette emesse in periodi in cui vigevano diverse aliquote IVA, quella applicabile alla nota di credito deve
essere il pi&ugrave; possibile coerente con le precedenti fatturazioni oggetto di
conguaglio. In particolare, deve essere applicata l’aliquota ordinaria addebitata per la maggior parte del periodo interessato dal conguaglio, tenendo conto del momento di emissione delle fatture.
Tali criteri comportano per&ograve; alcune difficolt&agrave; operative per gli operatori. In
particolare perch&eacute; la data del consumo effettivo pu&ograve; discostarsi dalla data
di fatturazione e perch&eacute; possono essere effettuate ripartizioni delle variazioni tariffarie dei prodotti erogati sui consumi (c.d. “conguaglio tariffario”). In
considerazione di queste osservazioni l’Agenzia ha enunciato criteri alternativi per il settore rispetto a quelli indicati in precedenza.
In particolare, per le note di accredito per conguagliare i consumi effettivi
&egrave; possibile applicare l’aliquota IVA ordinaria relativa all’ultima fattura emessa nel periodo di riferimento del conguaglio, nei limiti dell’imposta addebitata nella stessa con la medesima aliquota ordinaria.
Nel caso in cui ci siano crediti pi&ugrave; elevati da restituire, si deve “risalire” facendo riferimento alle fatture immediatamente antecedenti fino a recuperare completamente gli importi.
Infine – specifica l’Agenzia - laddove la nota di variazione riguardi solo i
“conguagli tariffari” l’aliquota da applicare alle note di accredito resta
quella originariamente applicata.
Per le fatture dei conguagli a debito dell’utente, invece, l’aliquota applicabile &egrave; quella vigente al momento dell’emissione della fattura.
17. Trattamento dei contributi erogati dalle
Il tema della corretta qualificazione giuridica delle somme in denaro erogate dalla pubblica amministrazione a soggetti pubblici o privati assume rilevanza, oltre che in chiave amministrativa, anche ai fini fiscali, in particolare
per quanto concerne l’assoggettamento o meno delle relative somme
L’Amministrazione finanziaria &egrave; intervenuta a pi&ugrave; riprese sul punto, chiarendo che le somme erogate a vario titolo dalla PA assumono rilevanza IVA
quando sono elargite a fronte di obblighi di dare, fare, non fare o permet-
entrate 21 novembre
2013, n. 34
tere a carico della controparte ricevente, ovvero quando l’erogazione avviene all’interno di un rapporto contrattuale.
Le erogazioni in denaro della PA possono quindi essere distinte per natura
tra contributi, che non richiedono una controprestazione da parte del soggetto beneficiario e sono considerati esclusi dall’ambito di applicazione
dell’imposta e corrispettivi per la cessione di beni o per la prestazione di
servizi, che, al contrario, ricadono a pieno titolo nel campo di applicazione
dell’IVA realizzandone il presupposto oggettivo.
Prendendo atto che tale distinzione non &egrave; sempre agevole, l’Agenzia delle
entrate ha pubblicato il 21 novembre la circolare n. 34/E con cui, in accordo con la Ragioneria Generale dello Stato, fornisce una serie di principi generali per il corretto inquadramento delle somme in una delle due fattispecie.
L’Agenzia precisa che la corretta qualificazione delle somme elargite deve
avvenire, laddove possibile, in base a norme di legge, generali o specifiche, anche comunitarie. Solo nel caso in cui ci&ograve; non sia possibile, la natura
del rapporto economico pu&ograve; essere desunta, caso per caso, facendo riferimento in ordine gerarchico, ad alcuni criteri sussidiari.
Fatta salva la possibilit&agrave; per l’Amministrazione di effettuare controlli sulla
reale natura del rapporto, la prestazione economica pu&ograve; essere correttamente inquadrata tra i contributi quando:
a) le erogazioni avvengono in esecuzione di norme che assegnano
benefici al verificarsi di presupposti predefiniti (ad esempio aiuti di
Stato automatici) oppure la norma che individua in maniera diretta
o indiretta i beneficiari delle somme le definisce come aiuto o agevolazione;
b) la PA agisce in attuazione dell’art. 12 della L. n. 241/1990 che sottopone la concessione di benefici economici a criteri predeterminati
per garantire trasparenza e imparzialit&agrave;;
c) l’erogazione &egrave; definita a livello comunitario e attuata con delibere o
bandi di organismi nazionali (es. CIPE). Se c’&egrave; un soggetto che fa da
tramite per il trasferimento delle somme al beneficiario, le somme in
transito presso quest’ultimo non sono corrispettivi;
d) le somme sono erogate all’interno di un rapporto associativo, anche
da un socio soggetto pubblico, in base a norme del codice civile.
(es. apporti di capitale e coperture di disavanzi).
Devono essere considerate corrispettivi e, come tali, assoggettate all’IVA le
erogazioni che:
a) derivano da rapporti contrattuali stipulati in base al codice dei contratti pubblici di cui al D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163;
b) sono riconducibili ad uno schema simile a quello del punto a) in cui il
beneficiario fornisce una prestazione a fronte della quale la PA si
obbliga all’erogazione, anche se il contratto &egrave; stipulato al di fuori o
in deroga al codice dei contratti pubblici (ad esempio per settori
esclusi o per rapporti con soggetti che non rientrano nell’ambito
applicativo del codice, come le societ&agrave; c.d. in house).
Nel caso in cui non sia possibile discernere correttamente le caratteristiche
dell’erogazione in base ai principi sopra elencati &egrave; necessario valutare i
rapporti, caso per caso, in base a tre criteri sussidiari forniti dall’Agenzia.
Tali criteri denotano la natura di corrispettivo e devono essere presi in considerazione in ordine gerarchico-sequenziale. Pertanto, al non verificarsi del
primo si rende necessario l’esame del secondo e cosi via fino al terzo criterio residuale:
a) l’amministrazione acquisisce la propriet&agrave; del bene o il risultato
dell’attivit&agrave; finanziata;
b) sono presenti nel rapporto clausole risolutive o penalit&agrave; per il beneficiario dell’erogazione in caso di inadempimento;
c) sussiste un’obbligazione, anche in forme diverse da quelle di cui al
punto precedente, il cui inadempimento d&agrave; luogo a responsabilit&agrave;
Il verificarsi di uno di questi criteri &egrave; indice della natura di corrispettivo della
somma erogata e della relativa assoggettabilit&agrave; all’imposta sul valore aggiunto.
18. Esenzione di servizi educativi forniti a fini
Il 28 novembre la Corte di giustizia europea si &egrave; pronunciata in merito
all’esenzione dal regime IVA dei servizi educativi forniti ai fini commerciali
Nella causa C-319/12, una societ&agrave; polacca operante nel settore
dell’istruzione e della formazione professionale con finalit&agrave; commerciali riteneva che i propri servizi fossero illegittimamente esentati dall’imposta dalla
normativa polacca.
Pertanto, al fine di poter detrarre l’IVA pagata a monte la societ&agrave; intendeva far valere direttamente l’art. 168 della Direttiva 2006/112/CE che, in base
alla giurisprudenza della stessa Corte di giustizia (C-150/99 Stockholm Lindopark), consente, in caso di esenzioni non conformi alla disciplina IVA, di
utilizzare comunque il diritto alla detrazione.
Il Ministero delle finanze polacco si opponeva all’interpretazione della societ&agrave;, ritenendo che il diritto comunitario e la relativa trasposizione nazionale esentassero tutti i servizi educativi, anche se forniti a fini commerciali.
Interpretando l’art. 132, par. 1, lett. i), della Direttiva 2006/112/CE, la Corte
ha precisato che l’esenzione in discussione pu&ograve; essere applicata anche
agli organismi che operano a fini commerciali.
Tuttavia, poich&eacute; questa risulta limitata alle prestazioni degli enti di diritto
pubblico con finalit&agrave; di istruzione e a quelle di organismi riconosciuti dallo
Stato assimilabili per finalit&agrave; ai primi, &egrave; da ritenersi incompatibile con il diritto
comunitario un’esenzione generale, che ricomprende tutti i servizi educativi
erogati da organismi privati qualunque sia il loro scopo.
La Corte ha stabilito che &egrave; compito dello Stato membro valutare quali organismi hanno finalit&agrave; analoghe a quelli di diritto pubblico e accordare
l’esenzione di conseguenza.
&Egrave; stata tuttavia negata la possibilit&agrave; di detrarre l’IVA assolta a monte facendo valere direttamente l’art. 168 o la disposizione nazionale che lo tra-
spone in presenza di un esenzione prevista in violazione dell’art. 132, par. 1,
lett. i).
In tali circostanze – ha precisato la Corte – tenendo conto della discrezionalit&agrave; dello Stato membro, il soggetto passivo pu&ograve; invocarne
l’incompatibilit&agrave; della sua assimilazione ad un ente di diritto pubblico con
finalit&agrave; di istruzione; spetta poi al giudice nazionale decidere nel merito.
19. Base imponibile IVIE per gli immobili situati
nel Regni Unito
Rispondendo ad un interpello, l’Agenzia delle entrate ha fornito nuove precisazioni circa la corretta determinazione della base imponibile
dell’imposta sul valore degli immobili all’estero (IVIE), con particolare riferimento per quelli ubicati nel Regno Unito.
Risoluzione Agenzia delle entrate 6 novembre
2013, n. 75
Richiamando precedenti documenti di prassi (circ. n. 28/E del 2 luglio 2012
e circ. n. 12/E del 3 maggio 2013) l’Agenzia ha ricordato che ai fini del pagamento dell’IVIE per gli immobili situati in paesi di common law rileva la titolarit&agrave; del diritto al possesso dei beni (c.d. leasehold) e non la propriet&agrave;
fondiaria assoluta (c.d. freehold).
Per il Regno Unito l’IVIE &egrave; dovuta in base al valore catastale dell’immobile
come determinato per il pagamento della Council Tax. Quest’ultima peraltro, non avendo natura patrimoniale non &egrave; detraibile dall’IVIE.
Ai fini della Council tax il contribuente riceve apposita comunicazione
dall’ente impositore con indicazione della fascia di valore attribuita
all’immobile (band). Non potendo rivenire in tale meccanismo un valore
puntuale dell’immobile ma solo un indicatore “di fascia” l’Agenzia ha spiegato che occorre prendere in considerazione quale base imponibile IVIE il
valore medio della fascia attribuita all’immobile per la Council Tax.
20. Rateizzazione straordinaria delle somme
Il legislatore &egrave; intervenuto pi&ugrave; volte in tempi recenti modificando la disciplina della dilazione di pagamento delle somme iscritte a ruolo contenuta
nell’art. 19 del DPR n. 602/1973.
Il comma 1 del citato articolo consente all’agente della riscossione, su richiesta del contribuente in situazione di temporanea e obiettiva difficolt&agrave;,
di concedere la rateizzazione delle somme iscritte a ruolo, fino ad un massimo di 72 rate mensili.
Ai sensi del seguente comma 1-bis (aggiunto dall’art. 10, co. 13-bis, del DL
n. 201/2011) &egrave; consentita, in caso di comprovato peggioramento della situazione di difficolt&agrave; del contribuente, una singola proroga, fino ad un ulteriore massimo di 72 mesi, purch&eacute; il contribuente non sia decaduto dal beneficio della rateizzazione.
Le modifiche apportate all’articolo 19 dall’art. 1, co. 2, lett. b), del DL 2
marzo 2012, n.16, convertito con modificazioni dalla L. n. 44/2012, hanno
aggiunto i commi 1-ter e 1-quater. Il primo per consentire al contribuente di
scegliere che il piano di rateazione e/o la proroga prevedano, in luogo di
rate costanti, rate variabili crescenti per ciascun anno. Il secondo per limitare la possibilit&agrave; di iscrivere ipoteca solo quando la richiesta di rateizzazione
DM 6 novembre 2013
del contribuente venga respinta o questi risulti decaduto dal beneficio della dilazione.
Successivamente, con l’art. 52, co. 1, lett. a), n. 1) e 2), del DL 21 giugno
2013, n. 69, convertito in L. n. 98/2013, &egrave; stato aggiunto un ulteriore comma,
l’1-quinquies, e sono state ritoccate le regole per la decadenza dal beneficio della rateazione, disciplinate dal comma 3 dell’art. 19.
Con riguardo al meccanismo di decadenza, &egrave; stato aumentato il numero
di rate che il contribuente pu&ograve; mancare, aumentandolo da 2 consecutive
a 8 anche non consecutive. Mentre con le disposizioni del comma 1quinquies &egrave; stata introdotta la possibilit&agrave; di ricorrere ad una rateazione
straordinaria, nel caso in cui il contribuente si trovi, per ragioni estranee alla
propria responsabilit&agrave;, in una comprovata e grave situazione di difficolt&agrave;
legata alla congiuntura economica.
In virt&ugrave; della rateazione straordinaria il numero delle rate della dilazione ordinaria di cui al comma 1 e/o della relativa proroga del comma 1-bis, pu&ograve;
essere aumentato fino a 120.
Il medesimo ha disposto che per la definizione di una “comprovata e grave
situazione di difficolt&agrave;”, rilevino congiuntamente le seguenti condizioni:
a) accertata impossibilit&agrave; per il contribuente di eseguire il pagamento
del credito tributario secondo un piano di rateazione ordinario;
b) solvibilit&agrave; del contribuente, valutata in relazione al piano di rateazione straordinaria concedibile.
Il richiamato art. 52 prevedeva, al comma 3 , che con decreto del Ministero
dell’Economia e delle Finanze fosse data attuazione delle disposizioni relative alle rateizzazioni straordinarie.
Il decreto in questione &egrave; stato firmato dal Ministro dell’Economia il 6 novembre e pubblicato sulla G.U. n. 262 dell’8 novembre 2013.
Nel provvedimento si specifica che, al ricorrere dei requisiti di legge, il debitore pu&ograve; richiedere, in prima istanza, alternativamente, un piano di rateazione straordinario o ordinario. La possibilit&agrave; di accedere all’uno o all’altro
regime sussiste anche in sede di eventuale proroga, indipendentemente
dal fatto che la prima rateazione concessa sia stata in forma ordinaria o
straordinaria. Anche per i piani o le proroghe gi&agrave; concessi prima
dell’entrata in vigore del DM &egrave; possibile richiedere i piani straordinari. Il
mancato accoglimento di una richiesta di rateazione straordinaria, inoltre,
non preclude l’ottenimento di un piano ordinario, anche in proroga.
Per l’accesso al piano di rateazione straordinario, spetta al debitore attestare all’agente della riscossione, il ricorrere delle condizioni di comprovata
e grave situazione di difficolt&agrave;, presentando istanza motivata e allegando
L’agente, in conformit&agrave; con quanto stabilito dall’art. 3, co. 2, del DM, valuta
l’impossibilit&agrave; del contribuente di pagare il debito tributario secondo un
piano ordinario in base ai seguenti criteri:
per le persone fisiche e le ditte individuali con regimi fiscali semplificati, quando l’importo della rata supera il 20% del reddito mensile
del nucleo familiare, tenendo conto dell’Indicatore della Situazione
Reddituale (ISR) rilevabile dall’ISEE del nucleo stesso.
per i soggetti diversi dai precedenti, quando la rata &egrave; superiore al
10% del valore della produzione, rapportato su base mensile ed
enucleato ai sensi dell’art. 2425 n. 1) 3) e 5) del codice civile e
l’indice di liquidit&agrave; &egrave; compreso tra 0,50 e 1.
Per la determinazione del numero di rate del piano straordinario l’agente
dovr&agrave; poi fare riferimento al rapporto tra la rata mensile che il contribuente
sar&agrave; tenuto a versare ed il reddito o il valore della produzione di cui ai punti
precedenti, utilizzando uno schema di ripartizione riportato nelle tabelle A e
B allegate al DM.
Infine, il decreto dispone il monitoraggio degli effetti dei nuovi meccanismi
di rateazione affidando ad Equitalia S.p.a, per tramite dell’Agenzia delle
entrate, il compito di relazionare annualmente al MEF.
21. Alluvione Sardegna – sospensione versamenti e adempimenti fiscali
Il Ministero dell’economia ha decretato la sospensione dei termini per i versamenti e gli adempimenti fiscali (ai sensi dell’art. 9, co. 2, L. n. 212/2000) nei
comuni della Sardegna colpiti dagli eventi meteorologici che hanno portato il Consiglio dei Ministri a deliberare lo stato d’emergenza sull’isola il 19 novembre 2013.
La sospensione riguarda anche i versamenti e gli adempimenti relativi a
cartelle di pagamento emesse dagli agenti di riscossione con scadenza tra
il 18 novembre e il 20 dicembre 2013.
I sostituti d’imposta sono comunque tenuti al versamento delle ritenute
operate prima della sospensione. Con successivo decreto saranno stabilite
le modalit&agrave; di effettuazione degli adempimenti e dei versamenti sospesi.
La lista completa dei territori cui la sospensione si applica &egrave; stata definita
con ordinanza n. 3 del 22 novembre dal Commissario delegato per
l’emergenza ed &egrave; riportata in allegato al decreto.
22. Istanza di rimborso tassa sulle unit&agrave; da
125448/2013 &egrave; stato approvato il modello per l’istanza di rimborso della tassa annuale sulle unit&agrave; da diporto prevista dall’art. 16, commi da 2 a 10 e 15
ter, DL n. 201/2011, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 214/2011. Con il
medesimo provvedimento l’Amministrazione ha approvato anche le modalit&agrave; per la presentazione dell’istanza.
In particolare, l’istanza in oggetto pu&ograve; essere presentata, unitamente
all’eventuale licenza di navigazione, solo per via telematica direttamente
dai contribuenti abilitati a Entratel o Fisconline.
I rimborsi richiesti saranno erogati con accredito su conto corrente bancario o postale secondo le modalit&agrave; precedentemente stabilite dall’art. 4 del
delle finanze del 29 dicembre 2000. Tale scelta risponde alla finalit&agrave; di contenere costi e tempi di erogazione dei rimborsi.
delle entrate 28 ottobre 2013, n. 125448
23. Progetto di orientamento – Salvataggio e
ristrutturazione imprese in difficolt&agrave;.
Nell’ambito del processo di Modernizzazione degli aiuti di Stato, la Commissione europea ha avviato la consultazione pubblica sulla revisione del Progetto di Orientamenti sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese non finanziarie in difficolt&agrave;.
Gli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione rientrano tra gli aiuti di Stato
che presentano i maggiori rischi di falsare la concorrenza poich&eacute;, prevenendo l'uscita dal mercato, ostacolano il meccanismo della crescita di
produttivit&agrave; che avviene attraverso la sostituzione di imprese inefficienti con
concorrenti pi&ugrave; efficienti e innovativi. Gli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione possono inoltre innescare una dispendiosa corsa alle sovvenzioni,
dannosa per il mercato interno.
L'obiettivo del progetto di orientamenti sugli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione &egrave; quindi quello di garantire che tali aiuti siano concessi solo a
condizioni rigide in grado di attenuare gli effetti nocivi per la concorrenza.
La Commissione ha lanciato una consultazione pubblica che si chiuder&agrave; il
Il testo della bozza di Orientamenti &egrave; disponibile sul sito della Commissione
L'aspetto pi&ugrave; problematico della bozza di Orientamenti &egrave; la definizione di
&quot;impresa in difficolt&agrave;&quot;. La nuova versione infatti contiene parametri che risulterebbero soddisfatti da molte imprese. Questo allargherebbe il campo di
applicazione degli Orientamenti per il salvataggio e la ristrutturazione e
consentirebbe agli Stati membri di intervenire su un maggior numero di imprese con aiuti al salvataggio. Dall'altro per&ograve; restringe in modo inversamente proporzionale il campo di applicazione di tutti gli strumenti con i quali si
possono concedere aiuti alle imprese.
Alcune simulazioni dell'impatto della nuova definizione proposta, limitate
alle sole societ&agrave; di capitali attive con valore di produzione maggiore di
900.000 Euro, mostrano che ben il 35% delle imprese italiane rientrerebbe
oggi in tale definizione, risultando automaticamente escluse dal beneficio
di qualsiasi aiuto di Stato ad eccezione dell'aiuto una tantum al salvataggio.
Confindustria, unendosi all'azione del Dipartimento delle Politiche europee
e delle Regioni, sta contrastando l'adozione degli Orientamenti con questa
24. Commission publishes practical guidelines
for businesses on new VAT rules
Il 29 ottobre la Commissione europea ha pubblicato le linee guida pratiche
per preparare le imprese alle nuove norme in materia di IVA per il settore
delle telecomunicazioni e dei servizi telematici che entreranno in vigore a
Il fine &egrave; quello di preparare per tempo le imprese al cambiamento con cui
l’IVA sar&agrave; applicata nel luogo in cui &egrave; stabilito il cliente/destinatario del
servizio invece che in quello del prestatore del servizio.
Uno sportello unico (One stop shop) consentir&agrave; alle imprese di telecomunicazione, teleradiodiffusione e servizi Internet di adempiere a tutti gli obblighi
in materia di IVA in tutti gli Stati membri direttamente dal loro Paese di registrazione.
25. Standard VAT Return
Il 23 ottobre la Commissione europea ha formulato la proposta per una
nuova dichiarazione IVA standard, utilizzabile in tutti gli Stati membri
dell’Unione europea. La Commissione europea stima che l’attuazione di tale proposta possa consentire alle imprese dell’Unione di risparmiare 15 miliardi di euro all’anno.
Gli obiettivi della predetta iniziativa sono:
la riduzione degli oneri burocratici per le imprese;
l’agevolazione dell’adempimento degli obblighi fiscali;
l’incremento dell’efficienza delle Amministrazioni fiscali dei Paesi UE.
La proposta prevede un insieme minimo di informazioni obbligatorie che la
dichiarazione IVA standard deve contenere ed un insieme di ulteriori informazioni che gli Stati membri hanno la facolt&agrave; di richiedere ai dichiaranti. Gli
Stati membri non possono richiedere ulteriori informazioni rispetto a quelle
previste dalla proposta di direttiva.
26. Taxing the Digital Economy: Commission
creates Expert Group
Il 22 ottobre la Commissione europea ha adottato una decisione con la
quale viene creato un gruppo di esperti di alto livello sulla tassazione
dell’economia digitale. Il compito di questo gruppo sar&agrave; quello di esaminare i modi in cui viene tassata l’economia digitale nell’Unione europea, soppesando sia i benefici che i rischi dei diversi approcci. Il fulcro del lavoro del
gruppo sar&agrave; l’identificazione dei problemi chiave nella tassazione digitale in
una prospettiva comunitaria e la presentazione di una gamma di possibili
soluzioni. La Commissione svilupper&agrave;, poi, ogni iniziativa comunitaria necessaria a migliorare la struttura della tassazione per il settore digitale in Europa.
Il 25 novembre scorso, la Commissione ha comunicato la composizione di
canditati scelti per comporre il gruppo di esperti.
Il gruppo di esperti inizier&agrave; il suo lavoro prima della fine dell’anno e riporter&agrave;
alla Commissione nella prima met&agrave; del 2014. Allo stesso tempo, l’Unione europea continuer&agrave; a contribuire attivamente al lavoro in corso d’opera a livello globale all’interno del contesto BEPS dell’OCSE.
27. OCSE - Public comments on a draft on
technical changes for the next update of
Il 15 novembre Il Comitato per gli affari fiscali dell’OCSE ha invitato tutte le
parti interessate a fornire commenti sul draft relativo alle modifiche tecniche da apportare al modello di Convenzione fiscale, in vista della prossima
revisione dello stesso, che dovrebbe avvenire nel 2014.
Le modifiche proposte, frutto del lavoro di un apposito gruppo interno al
Comitato, sono di carattere eminentemente tecnico e riguardano alcuni
articoli ed i commentari.
Le parti interessate possono inviare i loro commenti in formato word
all’indirizzo [email&#160;protected] entro il 15 gennaio 2014.
28. OCSE – Public consultation on transfer pricing matters
Il 12 e 13 novembre si &egrave; tenuta presso il centro conferenze OCSE di Parigi
una consultazione pubblica che ha toccato diversi temi legati al transfer
pricing; tra questi, i commenti pubblici al draft in materia di prezzi di trasferimento e intangibles pubblicato il 30 luglio e quelli relativi al white paper
sulla documentazione in materia di TP.
Si &egrave; discusso, inoltre, del piano di azione BEPS (Base Erosion and Profit Shifting) con particolare riferimento al corretto inquadramento al suo interno
degli aspetti legati al TP e della proposta di un sistema di country-bycountry reporting per determinate informazioni finanziarie da utilizzare a fini
Un breve memorandum relativo ad alcune delle questioni affrontate &egrave; stato appositamente redatto dall’OCSE in vista della consultazione il 3 ottobre
scorso ed &egrave; consultabile online.
29. VAT legislation on public bodies and tax
Facendo seguito alle considerazioni contenute nel Libro Verde sul Futuro
dell’IVA, la Commissione europea ha indetto una consultazione pubblica
sul tema del trattamento IVA degli enti di diritto pubblico nonch&eacute; sul tema
delle esenzioni IVA per prestazioni di pubblico interesse.
Tutti gli interessati possono fornire il proprio contributo alla Commissione europea entro il 14 febbraio 2014.
30. Proposal for a Council Directive on the
taxation of parent companies and subsidiaries
La Commissione europea ha presentato, lo scorso 25 novembre, una proposta di modifica della direttiva madre-figlia (dir. 2011/96/UE), finalizzata a
prevenire ipotesi di doppia non tassazione, nel caso di utilizzo di strumenti
finanziari ibridi. La proposta &egrave; di interesse anche per la clausola antiabuso
che prevede di inserire nella direttiva.

References: sentenza 
 art. 1751
 art. 109
 art. 1751
 art. 1751
 art. 92
 art. 37
 art. 10
 art. 4
 sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 Cass.

 art. 156
 art. 60
 sentenza 
 art. 2561
 art. 2562
 sentenza 
 art. 31
 articolo 31
 art. 26
 art. 52