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Timestamp: 2019-01-18 09:07:37+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 16 marzo 2018, n.12244
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | VENERDÌ 18 GENNAIO AGGIORNATO ALLE 10:7
L’indagine sulla colpevolezza non può mai essere influenzata dalla imputabilità
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 16 marzo 2018, n.12244MASSIMA
Il Giudice di Pace di Padova, con sentenza del 21 novembre 2016, assolveva l’imputato dal reato di cui all’art. 590 cod. pen. al medesimo ascritto, contestato per avere cagionato le lesioni gravi a due carabinieri, intervenuti per motivi di servizio presso la sua abitazione per sventare un tentativo di furto. L’addebito era fondato sull’aver, per imprudenza, negligenza, imperizia e inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline, omesso di effettuare, nella qualità di titolare di un’azienda agricola chiusa per cessata attività, le necessarie operazioni di manutenzione e controllo di sicurezza, funzionalità ed efficienza dei componenti di un pesante cancello scorrevole adiacente all’azienda e alla propria abitazione. Avverso la sentenza assolutoria proponeva ricorso il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Venezia, formulando un unico motivo, con il quale deduceva la manifesta illogicità e la contraddittorietà della motivazione, avendo il giudicante ritenuto che le condizioni di turbamento psichico dell’imputato avessero avuto una influenza sull’elemento soggettivo del reato, così sovrapponendo il piano della imputabilità a quello dell’elemento psicologico del reato.
Due carabinieri, mentre intervenivano in un’abitazione per sventare un furto in atto, venivano schiacciati dal cancello automatico dell’abitazione, per il quale il proprietario aveva omesso di far effettuare la necessaria manutenzione: che responsabilità possono addebitarsi al proprietario del cancello? Rispetto a tale questione il giudice di pace aveva escluso la colpevolezza dell’imputato, in quanto egli non aveva potuto prevedere la situazione potenzialmente pericolosa derivante dalla propria negligenza, a causa di condizioni psicofisiche particolarmente precarie, caratterizzate da patologie psichiatriche e da cure farmacologiche che ne offuscavano la coscienza e lucidità mentale. Tale conclusione viene, però, sconfessata dalla Suprema Corte, la quale evidenzia che, se è vero che la titolarità di una posizione di garanzia non comporta, in presenza del verificarsi dell’evento, un automatico addebito di responsabilità colposa a carico del garante - imponendo il principio di colpevolezza la verifica in concreto sia della sussistenza della violazione da parte del garante di una regola cautelare, della prevedibilità ed evitabilità dell’evento dannoso che la regola cautelare violata mirava a prevenire e della sussistenza del nesso causale tra la condotta ascrivibile al garante e l’evento dannoso - è anche vero che l’accertamento della colpevolezza presuppone quello della imputabilità. Infatti, colpevolezza e imputabilità agiscono su piani diversi, poiché la seconda costituisce il presupposto non solo logico e giuridico, ma anzitutto naturalistico della prima. Pertanto, i due concetti sono fra loro indipendenti, sicché l’indagine sulla colpevolezza, presupponendo il superamento logico di quella sulla imputabilità, non può ulteriormente essere influenzata da quest’ultima, nemmeno nella ipotesi di ridotta capacità di intendere e di volere. Venendo al caso in esame, il giudice di merito, pur dando per scontata la posizione di garanzia dell’imputato ha escluso dall’area della rimproverabilità l’omessa manutenzione del manufatto, a causa di non meglio specificate precarie condizioni della salute mentale dell’imputato. Nel far ciò, il giudice ha evidentemente confuso i due piani della imputabilità e della colpevolezza, senza peraltro fornire idonea giustificazione circa l’esistenza di tali minorate capacità e su come esse avrebbero inficiato la capacità d’intendere e volere del soggetto. Tale operazione si pone a monte dello scrutinio circa la colpevolezza, precisandosi che, in caso di accertata incapacità d’intendere e volere, l’indagine del giudice deve arrestarsi al difetto d’imputabilità, laddove, nell’ipotesi di cui all’art. 89 cod. pen., il successivo scrutinio dovrà svolgersi secondo i principi generali della colpevolezza in tema di reati colposi, avuto riguardo alla funzione del bene pericolante e alla titolarità della posizione di garanzia assunta rispetto ai pericoli che le precarie condizioni di manutenzione del bene rappresentino per i terzi. La sentenza deve essere, pertanto, annullata con rinvio al giudice di pace per un rinnovato esame che si conformi ai principi di diritto sopra formulati.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 16 marzo 2018, n.12244 - Pres. Piccialli – est. Cappello
1. Il Giudice di Pace di Padova, con sentenza del 21 novembre 2016 (motivazione depositata il 29 novembre 2016), comunicata alla Procura Generale il 13 gennaio 2017, ha assolto S.G. dal reato di cui all’art. 590 cod. pen. al medesimo ascritto, 'perché è insufficiente la prova che il fatto costituisca reato'. Al S. è stato contestato di avere cagionato le lesioni gravi - meglio descritte in rubrica - alle persone offese A. e M., intervenuti per motivi di servizio, quali militari dell’Arma, presso la famiglia S., ove era in atto un tentativo di furto, per avere, per imprudenza, negligenza, imperizia e inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline, omesso di effettuare, nella qualità di titolare di un’azienda agricola chiusa per cessata attività, le necessarie operazioni di manutenzione e controllo di sicurezza, funzionalità ed efficienza dei componenti di un pesante cancello scorrevole adiacente all’azienda e alla propria abitazione, manufatto che, siccome privo dei fermi di battuta in apertura e in chiusura, fuoriusciva dalla guida superiore posta sul lato destro e rovinava addosso ai due militari, i quali rimanevano schiacciati sotto di esso.
I testi della difesa avevano invece riferito in ordine alla situazione psichica dell’imputato, definita in sentenza 'assai problematica', soffrendo l’uomo di patologie gravi (non indicate in sentenza) ed essendo sottoposto a terapie con farmaci psicotropi (neppure indicati specificamente), tale da condizionarne pesantemente le capacità intellettive e la stessa lucidità mentale. Inoltre, da tali fonti dichiarative si era appreso che il cancello in questione non era utilizzato come accesso a far data dalla chiusura dell’azienda, risalente a circa un anno prima e che era stato il figlio dell’imputato a riferirne la esistenza ai carabinieri intervenuti.
In linea generale, deve confermarsi che la titolarità di una posizione di garanzia non comporta, in presenza del verificarsi dell’evento, un automatico addebito di responsabilità colposa a carico del garante, imponendo il principio di colpevolezza la verifica in concreto sia della sussistenza della violazione da parte del garante - di una regola cautelare (generica o specifica), sia della prevedibilità ed evitabilità dell’evento dannoso che la regola cautelare violata mirava a prevenire (cosiddetta concretizzazione del rischio), sia della sussistenza del nesso causale tra la condotta ascrivibile al garante e l’evento dannoso (cfr. sez. 4 n. 24462 del 06/05/2015, Rv. 264128; n. 5404 dell’08/01/2015, Rv. 262033).
4. In tema di colpa, infatti, questa Corte ha ormai definitivamente chiarito che la necessaria prevedibilità dell’evento - anche sotto il profilo causale - non può riguardare la configurazione dello specifico fatto in tutte le sue più minute articolazioni, ma deve mantenere un certo grado di categorialità, nel senso che deve riferirsi alla classe di eventi in cui si colloca quello oggetto del processo (cfr. Sez. U. n. 38343 del 2014, Espenhahn e altri, Rv. 261106 (la Corte avendo precisato che, ai fini della imputazione soggettiva dell’evento, il giudizio di prevedibilità deve essere formulato facendo riferimento alla concreta capacità dell’agente di uniformarsi alla regola, valutando le sue specifiche qualità personali). Pertanto, la valutazione in ordine alla prevedibilità dell’evento va compiuta avendo riguardo anche alla concreta capacità dell’agente di uniformarsi alla regola cautelare in ragione delle sue specifiche qualità personali, in relazione alle quali va individuata la specifica classe di agente modello di riferimento (cfr. sez. 4 n. 49707 del 04/11/2014, Rv. 263283).

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