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Timestamp: 2017-11-18 09:57:45+00:00

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RIFORMA RENZI - RILANCIO DELL'OCCUPAZIONE - LE NOVITA' INTRODOTTE DAL D.L. N. 34/2014 CONVERTITO DALLA L. N. 78/2014 - L. N. 183/2014 - JOBS ACT - DECRETI ATTUATIVI - LE NUOVE TIPOLOGIE DI LAVORO
RILANCIO DELL'OCCUPAZIONE - D.L. N. 34/2014
1. 20 MARZO 2014 - D.L. n. 34/2014 - Misure in materia di rilancio dell'occupazione - Semplificazione di alcune tipologie contrattuali
E' stato pubblicato. sulla Gazzetta Ufficiale n. 66 del 20 marzo 2014, il DECRETO-LEGGE 20 marzo 2014, n. 34, recante "Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese".
Il provvedimento contiene, negli articoli 1 e 2, interventi di semplificazione sul contratto a termine e sul contratto di apprendistato per renderli più coerenti con le esigenze attuali del contesto occupazionale e produttivo, e, nell'art. 4, interventi per la semplificazione del DURC.
1.1. Il contratto di lavoro a termine e il contratto di apprendistato (artt. 1 e 2)
Per il contratto a termine viene prevista l’elevazione da 12 a 36 mesi della durata del primo rapporto di lavoro a tempo determinato per il quale non è richiesto il requisito della cosiddetta causalità, fissando il limite massimo del 20% per l’utilizzo dell’istituto.
1.2. La smaterializzazione del DURC (art. 4)
Chiunque abbia interesse potrà verificare, con modalità esclusivamente telematiche ed in tempo reale, la regolarità contributiva nei confronti dell'INPS, dell'INAIL e, per le imprese tenute ad applicare i contratti del settore dell'edilizia, nei confronti delle Casse edili.
L'esito dell'interrogazione avrà validità di 120 giorni dalla data di acquisizione e sostituirà ad ogni effetto il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC), ovunque previsto, fatta eccezione per le ipotesi di esclusione individuate da un apposito decreto.
Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e, per i profili di competenza, con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, sentiti INPS e INAIL, dovranno essere definiti i requisiti di regolarità, i contenuti e le modalità della verifica nonche' le ipotesi di esclusione di cui sopra.
. Se vuoi scaricare una scheda predisposta dal Ministero del Lavoro, clicca QUI.
2. 21 MARZO 2014 - D.L. n. 34/2014 - Dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro le prime riflessioni e alcuni profili di criticità
3. 17 APRILE 2014 - D.L. n. 34/2014 - L’INPS fornisce le prime indicazioni in materia contributiva
Sulla G.U. 20 marzo 2014, n. 66 è stato pubblicato il D.L. 20 marzo 2014, n. 34, recante “Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese”.
Il provvedimento, entrato in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione, contiene una serie di disposizioni finalizzate, tra l’altro, a semplificare alcune tipologie contrattuali, con particolare riguardo ai contratti a tempo determinato e all’apprendistato.
I contenuti del decreto, già operativi, ineriscono ad aspetti per lo più lavoristici delle citate tipologie contrattuali. L’INPS, rinviando un ulteriore approfondimento al momento in cui, terminato l’iter parlamentare, il decreto sarà convertito in legge, con il messaggio n. 4152 del 17 aprile 2014, ha affrontato i risvolti immediati di natura più marcatamente contributiva.
Riguardo alle altre disposizioni contenute nel provvedimento concernenti il procedimento di attestazione della regolarità contributiva (DURC) e le agevolazioni contributive connesse ai contratti di solidarietà difensivi ex lege n. 863/84, l’INPS comunica che saranno fornite indicazioni dopo l’emanazione dei relativi decreti attuativi.
4. 23 APRILE 2014 - La Camera vota la fiducia sul decreto per il rilancio dell’occupazione
Con 344 voti favorevoli e 184 contrari, la Camera dei Deputati ha votato la questione di fiducia posta dal Governo sull'approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del provvedimento nel testo della Commissione riguardante il disegno di legge di conversione del decreto-legge 20 marzo 2014, n. 34, recante disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese (C. 2208-A).
Le principali modifiche apportate nel testo al voto alla Camera riguardano principalmente:
1) il passaggio da otto a cinque rinnovi nell’arco dei tre anni per i contratti a tempo determinato;
2) la precedenza per la fruizione del congedo di maternità nella graduatoria di assunzione;
3) il ripristino del minimo di assunzioni per il 20% dei contratti di apprendistato attivati per le aziende oltre 30 dipendenti;
4) il ritorno della formazione pubblica obbligatoria, a cui dovranno pensare le Regioni. Se l’ente pubblico tarderà oltre il 45esimo giorno dall’attivazione dell’apprendistato, allora l’azienda non sarà obbligata a incrociare la formazione specifica con quella di carattere generale;
5) passa al 35% il bonus sui contributi per i datori di lavoro (oggi fermo al 25%).
4.1. Contratto a tempo determinato (art. 1)
Per il contratto a tempo determinato le novità sono le seguenti:
•	eliminazione della causalità: l’apposizione del termine non è più necessario per il contratto la cui durata non supera i 36 mesi e quindi l’assunzione non è più subordinata a ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo;
•	durata del contratto: la stipula del contratto è legata alla durata, il termine, in effetti, viene elevato da 12 a 36 mesi, comprensivo di eventuali proroghe per lo svolgimento di qualsiasi mansione sia per il contratto di lavoro a tempo determinato, sia per il contratto di somministrazione;
•	proroghe: il contratto potrà essere prorogato per fino ad un massimo di cinque volte indipendentemente dal numero dei rinnovi;
•	limite quantitativo: si stabilisce che il numero complessivo di rapporti di lavoro non può eccedere il limite del 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1 gennaio dell'anno di assunzione. I datori di lavoro che occupano fino a 5 dipendenti possono stipulare sempre un contratto a termine;
•	validità della durata: Il termine deve risultare, direttamente o indirettamente, da atto scritto. La mancata apposizione la rende priva di effetto.
Viene, inoltre, disposto che:
-	i lavoratori assunti a termine in violazione del limite percentuale del 20%, sono considerati lavoratori subordinati con contratto a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto di lavoro;
-	ai fini della verifica degli effetti delle disposizioni previste in decreto, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, presenta una relazione alle Camere, mettendo in evidenza gli andamenti occupazionali e l'entità del ricorso al contratto a tempo determinato e al contratto di apprendistato, ripartito per fasce d'età, genere, qualifiche professionali, aree geografiche, durata dei contratti, dimensioni e tipologia di impresa e ogni altro elemento utile per una valutazione complessiva del nuovo sistema di regolazione di tali rapporti di lavoro in relazione alle altre tipologie contrattuali;
-	il datore di lavoro che, alla data di entrata in vigore del decreto, abbia in corso rapporti di lavoro a termine che superi il limite percentuale previsto, deve rientrare entro tale limite entro il 31 dicembre 2014, pena l’impossibilità di poter instaurare dei nuovi rapporti di lavoro a tempo determinato;
-	per le lavoratrici il periodo relativo al congedo di maternità, intervenuto nell'esecuzione di un contratto a termine presso la stessa azienda, concorre a determinare il periodo di attività lavorativa utile a conseguire il diritto di precedenza. Alle stesse lavoratrici è altresì riconosciuto, il diritto di precedenza anche nelle assunzioni a tempo determinato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi, con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei precedenti rapporti a termine;
-	è prorogato al 31 luglio 2015 (invece dell’originario 31 luglio 2014), il termine previsto dall'articolo 4, comma 4-bis, del D.L. 21 maggio 2013, n. 54, convertito, con modificazioni, dalla L. 18 luglio 2013, n. 85, entro il quale si possono prorogare o contratti a tempo determinato del personale educativo e scolastico in servizio negli asili e nelle scuole dell’infanzia, sottoscritti per comprovate esigenze temporanee o sostitutive.
4.2. Contratto di apprendistato (art. 2)
. Se vuoi approfondire l’argomento dell'apprendistato, clicca QUI.
4.3. DURC (art. 4)
. Se vuoi approfondire l’argomento del DURC, clicca QUI.
4.4. Contratti di solidarietà (art. 5)
Per i contratti di solidarietà, un apposito decreto del Ministro del Lavoro di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze dovrà stabilire i criteri per individuare i datori di lavoro beneficiari delle riduzioni contributive entro i limiti delle risorse disponibili e che il limite di spesa previsto per il fondo per l’occupazione a decorrere dall’anno 2014 è pari ad euro 15 milioni annui.
Con la modifica dell’art. 5 del decreto, viene stabilito che se stipulato un contratto di solidarietà in ambito CIGS, la riduzione di contribuzione previdenziale sarà pari al 35% indipendentemente dalla misura di riduzione dell’orario.
5. 7 MAGGIO 2014 - Via libera del Senato al maxiemendamento del Governo
Con 158 voti favorevoli, 122 contrari e nessun astenuto il Senato, nella seduta di mercoledì 7 maggio, ha dato il via libera al maxiemendamento governativo, interamente sostitutivo del DdL n. 1464, di conversione del decreto-legge n. 34, recante disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese, sul quale il Governo aveva posto la questione di fiducia.
Il testo torna ora all'esame della Camera.
. Se vuoi approfondire i contenuti del DdL approvato dal Senato, clicca QUI.
6. 13 MAGGIO 2014 - La Camera vota la fiducia sul decreto lavoro
La Camera, con 333 voti favorevoli e 159 contrari, ha votato la questione di fiducia, posta dal Governo, sull'approvazione, senza emendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge (C. 2208-B) di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 marzo 2014, n. 34, recante disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese (Approvato dalla Camera e modificato dal Senato) nel testo licenziato dalla Commissione identico a quello approvato dal Senato.
È la terza fiducia che viene posta dall'esecutivo sul decreto. Il provvedimento dovrebbe essere sottoposto entro oggi al voto definitivo. La Camera deve infatti esprimersi sui 178 ordini del giorno connessi al provvedimento.
Il provvedimento va convertito entro il 19 maggio.
7. 15 MAGGIO 2014 - Dalla Camera il sì definitivo al decreto lavoro
La Camera, dopo la trattazione degli ordini del giorno, ha approvato in via definitiva il disegno di legge (C. 2208-B) di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 marzo 2014, n. 34.
. Se vuoi scaricare il testo del DdL approvato dalla Camera, clicca QUI.
. Se vuoi approfondire i contenuti del DdL approvato dalla Camera, clicca QUI.
8. 19 MAGGIO 2014 - Pubblicazione della legge di conversione sulla Gazzetta Ufficiale
E' stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 114 del 19 maggio 2014, la LEGGE 16 maggio 2014, n. 78, recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 marzo 2014, n. 34, recante disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese".
Dopo la conversione in legge del D.L. n. 34/2014, che ha modificato il D.Lgs. n. 368/2001, le principali novità in tema di contratti a tempo determinato nel settore privato sono:
- l'abolizione delle causali giustificatrici dell'apposizione del termine e delle ragioni oggettive per la proroga;
- la previsione di una durata massima triennale del contratto;
- la possibilità di proroga fino a cinque volte nell'arco del triennio;
- la previsione di un limite massimo legale al numero complessivo di contratti a termine instaurati da ciascun datore di lavoro.
La stipula del contratto a termine è oggi consentita senza necessità di specificare le ragioni obbiettive e temporanee fino ad oggi richieste: in tal modo risulta eliminato il requisito delle ragioni giustificatrici, che fino ad oggi ha generato la maggior parte del contenzioso.
Ai sensi della nuova disciplina:
- il contratto a tempo determinato deve avere una durata massima di 36 mesi.
Restano confermati, invece, l’obbligo di specificazione del termine in forma scritta e il periodo massimo di 36 mesi, comprensivo di proroga e rinnovi, oltre il quale non è possibile assumere a termine lo stesso lavoratore per lo svolgimento di mansioni equivalenti.
- Non sono più richieste ragioni oggettive per la proroga, con onere della prova a carico del datore di lavoro: è sufficiente che la proroga sia riferita alla medesima attività lavorativa.
Si consente inoltre di prorogare il contratto più volte (otto secondo il testo iniziale del D.L. n. 34/2014, cinque all’esito della conversione) anziché una sola, come in passato.
- Il numero complessivo di contratti a termine non può eccedere il limite del 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato. È comunque sempre possibile un’assunzione a termine per le imprese che occupino fino a cinque dipendenti.
8.1. I contenuti del provvedimento
La legge di conversione, in vigore dal 20 maggio 2014, si compone di due Capi e di sette articoli.
Capo I - DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CONTRATTO DI LAVORO A TERMINE E DI APPRENDISTATO (artt. 1 - 2-bis)
A tal fine la disposizione modifica in più parti il D.Lgs. n. 368/2001 e il D.Lgs. n. 276 del 2003, prevedendo, in primo luogo, l’innalzamento da 1 a 3 anni, comprensivi di un massimo di 5 proroghe (8 proroghe nel testo originario del decreto-legge), della durata del rapporto a tempo determinato (anche in somministrazione) che non necessita dell’indicazione della causale per la sua stipulazione (c.d. acausalità).
Per i datori di lavoro che occupano fino a 5 dipendenti è comunque sempre possibile stipulare un contratto a tempo determinato.
Il limite del 20% non trova applicazione nel settore della ricerca, limitatamente ai contratti a tempo determinato che abbiano ad oggetto esclusivo lo svolgimento di attività di ricerca scientifica, i quali possono avere durata pari al progetto di ricerca al quale si riferiscono.
A tal fine, si modificano in più parti il D.Lgs. n. 167/2011 e la L. n. 92/2012, prevedendo, in primo luogo, modalità semplificate di redazione del piano formativo individuale (per il quale il testo-originario del decreto-legge faceva venir meno l’obbligo previgente di redazione in forma scritta), sulla base di moduli e formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti bilaterali.
Per quanto concerne la stabilizzazione degli apprendisti (ossia la loro assunzione con contratto a tempo indeterminato a conclusione del periodo di apprendistato), il provvedimento riduce gli obblighi previsti dalla legislazione previgente ai fini di nuove assunzioni in apprendistato (obbligo di stabilizzazione del 30% degli apprendisti nelle aziende con più di 10 dipendenti), da un lato circoscrivendo l’applicazione della norma alle sole imprese con più di 50 dipendenti, dall’altro riducendo al 20% la percentuale di stabilizzazione (nel testo originario del decreto-legge gli obblighi di stabilizzazione previgenti erano stati del tutto soppressi; nel testo approvato dalla camera l’obbligo di stabilizzazione si applicava solo alle imprese con più di 30 dipendenti).
Per quanto concerne la semplificazione dei profili formativi, si prevede che la Regione provveda a comunicare al datore di lavoro, entro quarantacinque giorni dalla comunicazione dell'instaurazione del rapporto, le modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica, anche con riferimento alle sedi e al calendario delle attività previste, avvalendosi anche dei datori di lavoro e delle loro associazioni che si siano dichiarate disponibili, ai sensi delle linee guida adottate dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in data 20 febbraio 2014.
Nella normativa previgente la formazione pubblica regionale era obbligatoria, mentre nel testo originario del decreto-legge era lasciata al datore di lavoro la facoltà di non avvalersene; il testo approvato dalla Camera stabiliva che l’obbligo per il datore di lavoro di integrare la formazione aziendale con l’offerta formativa pubblica venisse meno nel caso in cui la Regione non comunicasse le modalità per usufruirne entro 45 giorni dall’instaurazione del rapporto di lavoro con l’apprendista.
L'articolo 2-bis contiene una disciplina transitoria attraverso la quale si prevede che, fermi restando comunque i diversi limiti quantitativi stabiliti dai vigenti contratti collettivi nazionali, per i datori che alla data di entrata in vigore del decreto-legge occupino lavoratori a termine oltre la soglia stabilita, l’obbligo di adeguamento al tetto legale del 20% scatta a decorrere dal 2015, sempre che la contrattazione collettiva (anche aziendale) non fissi un limite percentuale o un termine più favorevoli.
Capo II - MISURE IN MATERIA DI SERVIZI PER IL LAVORO, DI VERIFICA DELLA REGOLARITA' CONTRIBUTIVA E DI CONTRATTI DI SOLIDARIETA' (artt. 3 - 6)
L’articolo 3 è diretto a garantire la parità di trattamento delle persone in cerca di occupazione in uno degli Stati membri dell’UE indipendentemente dal luogo di residenza, nonchè, attraverso l’eliminazione del requisito del domicilio, ad ampliare la possibilità di usufruire delle azioni di politica attiva poste in essere dai servizi competenti.
In particolare, la norma è volta a rendere immediatamente operativa la Garanzia per i giovani (Youth guarantee) che, per usufruire dei relativi percorsi, stabilisce che vengano individuati i requisiti della “residenza” e della “contendibilità” del soggetto, al fine di consentire che i giovani alla ricerca di occupazione possano rivolgersi ad un servizio per l’impiego indipendentemente dall’ambito territoriale di residenza.
L’articolo 4 introduce disposizioni volte alla “smaterializzazione” del Documento unico di regolarità contributiva (DURC), attraverso una semplificazione dell’attuale sistema di adempimenti richiesti alle imprese per la sua acquisizione.
In particolare, si prevede che la verifica della regolarità contributiva nei confronti dell'INPS, dell'INAIL (e, per le imprese operanti nel settore dell'edilizia, delle Casse edili), avvenga, da parte di chiunque vi abbia interesse, in tempo reale e con modalità esclusivamente telematiche, attraverso un’interrogazione negli archivi dei citati enti che ha una validità di 120 giorni a decorrere dalla data di acquisizione.
La puntuale definizione della nuova disciplina della materia è rimessa a un decreto interministeriale, da emanare entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto-legge.
L’articolo 6 dispone, come di consueto, in ordine alla pubblicazione e all’entrata in vigore della legge di conversione (20 maggio 2014).
. Se vuoi scaricare una scheda di sintesi sulle principali novità introdotte dal provvedimento, clicca QUI.
9. 30 LUGLIO 2014 - Chiarimenti dal Ministero del Lavoro - Circolare n. 18/2014
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha emanato la Circolare n. 18 del 30 settembre 2014, Prot. 30/0013774/MA008.A001, con la quale, nell'intento di uniformarne il comportamento, fornisce al personale ispettivo alcuni orientamenti interpretativi in materia di lavoro a tempo determinato, somministrazione di lavoro e apprendistato a seguito delle novità introdotte dal D.L. n. 34/2014, convertito dalla L. n. 78/2014.
10. 29 GENNAIO 2015 - Le novità introdotte dalla legge di stabilità 2015 - Circolare dell'INPS
Allo scopo di promuovere forme di occupazione stabile, l’art. 1, commi da 118 a 124, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di stabilità 2015) ha introdotto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro in relazione alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato con decorrenza nel corso del 2015.
L'INPS, con la Circolare n. 17 del 29 gennaio 2015, ha fornito le istruzioni per la gestione degli adempimenti previdenziali connessi all’esonero contributivo introdotto della Legge n. 190/2014, articolo unico, commi 118 e seguenti allo scopo di promuovere forme di occupazione stabile.
Il beneficio previsto dalla legge di stabilità 2015 si applica a tutti i datori di lavoro privati e, in questo ambito, ancorché con misure, condizioni e modalità di finanziamento specifiche, anche ai datori di lavoro agricoli.
L'INPS sottolinea come, ai fini del diritto all’esonero, non assuma rilevanza la sussistenza della natura imprenditoriale in capo al datore di lavoro, pertanto il beneficio è esteso anche ai soggetti non imprenditori.
L’esonero contributivo in oggetto spetta a condizione che, nei sei mesi precedenti l’assunzione, il lavoratore non sia stato occupato, presso qualsiasi datore di lavoro, con contratto a tempo indeterminato.
Inoltre, allo scopo di ridurre il rischio di precostituzione artificiosa dei presupposti per l’applicazione del beneficio non conformi all’obiettivo della norma, il Legislatore ha escluso l’applicazione dell’esonero medesimo laddove, nell’arco dei tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore della Legge di stabilità 2015, il lavoratore assunto abbia avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato con il datore di lavoro richiedente l’incentivo ovvero con società da questi controllate o a questi collegate ai sensi dell’art. 2359 c.c., nonché facenti capo, ancorché per interposta persona, al datore di lavoro medesimo.
Per il settore agricolo, anche alla luce delle specificità che connotano lo svolgimento delle relative prestazioni lavorative, le predette condizioni presentano profili di diversità, di seguito illustrati al par. 6.
L’applicazione del predetto beneficio non determina alcuna riduzione della misura del trattamento previdenziale, in quanto l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche resta fissata nella misura ordinaria, pari, per la generalità dei lavoratori subordinati, al 33% della retribuzione lorda imponibile.
Parimenti, continuano ad applicarsi ai lavoratori gli istituti e gli interventi previdenziali tipici del settore in cui opera il relativo datore di lavoro.
Il beneficio riguarda le nuove assunzioni con decorrenza dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015.
La sua durata è pari a trentasei mesi a partire dalla data di assunzione.
Con apposita circolare, l’INPS emanerà le istruzioni per la fruizione della misura di legge in oggetto, con particolare riguardo alle modalità di compilazione delle dichiarazioni contributive da parte dei datori di lavoro.
Il testo della circolare n. 17/2015 viene riportata nei Riferimenti normativi.
L. N. 183/2014 - JOBS ACT
1. 23 SETTEMBRE 2014 - All'esame del Senato il DdL Jobs Act
La Commissione Lavoro del Senato ha completato l’esame, in sede referente, del DdL n. 1428, meglio noto come “Jobs Act”, ossia "Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino dei rapporti di lavoro e di sostegno alla maternità e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro".
Il testo passa ora all’esame dell’Aula del Senato.
Il DDL è articolato in 6 articoli e reca 5 distinte deleghe al Governo in materia di:
2) servizi per il lavoro e politiche attive;
3) semplificazione degli adempimenti e delle procedure in materia di lavoro;
5) maternità e conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
Il conclusivo art. 6 del DdL detta norme comuni sulle modalità di esercizio delle citate deleghe.
Il Capo I /artt. 1 - 2) contiene disposizioni in materia di ammortizzatori sociali, servizi per il lavoro e politiche attive.
Il Capo II (artt. 3 - 5) contiene disposizioni in materia di riordino dei rapporti di lavoro e di sostegno alla maternità e alla conciliazione.
Il Capo III (art. 6) reca disposizioni comuni volte a regolare le modalità di attuazione delle deleghe di cui agli articoli da 1 a 5.
. Se vuoi scaricare il testo del DdL n. 1428 all'esame del Senato, clicca QUI.
2. 9 OTTOBRE 2014 - Il Senato approva il maxiemendamento proposto dal Governo
Il Senato, nella data del 9 ottobre 2014, ha approvato (con 165 voti favorevoli, 111 contrari e due astensioni), il maxi-emendamento proposto dal Governo, che va a sostituire integralmente gli articoli da 1 a 6 del DdL n. 1428, il c.d. Jobs Act.
Il Governo è stato pertanto delegato per il riordino e la modifica della disciplina degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e politiche attive, per la semplificazione degli adempimenti e delle procedure in materia di lavoro, per il riordino delle forme contrattuali e in tema di maternità.
Il provvedimento passerà ora all'esame della Camera dei Deputati.
La riforma del mercato del lavoro andrà a formularsi seguendo i seguenti punti:
1. Riforma degli ammortizzatori sociali (governo delegato a emanare uno o più decreti legislativi entro sei mesi dalla data di approvazione dello Jobs Act).
2. Riordino della normativa In materia di servizi per il lavoro e di politiche attive (delega di sei mesi)
3. Semplificazione e razionalizzazione degli adempimenti a carico di cittadini e imprese nelle procedure di costituzione e gestione dei rapporti di lavoro (delega di sei mesi).
4. Semplificazione delle discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro (delega di sei mesi)
5. Modifiche alla disciplina sulla maternità (delega di sei mesi)
. Se vuoi scaricare il testo del maxiemendamento proposto dal Governo e approvato dal Senato, clicca QUI.
. Se vuoi scaricare una scheda di sintesi sulla Delega Lavoro, clicca QUI.
3. 24 NOVEMBRE 2014 - La riforma del lavoro (Jobs Act) approda alla Camera
In data 24 novembre 2014 approda alla Camera il disegno di legge (S. 1428, approvato dal Senato) recante "Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell'attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro" (C. 2660-A).
. Se vuoi seguire l'iter del disegno di legge alla Camera, clicca QUI.
4. 25 NOVEMBRE 2014 - La Camera approva la riforma del lavoro (Jobs Act)
La Camera ha approvato, con modifiche, il disegno di legge S.1428, recante la riforma del lavoro (approvato dal Senato) (C. 2660-A), con 316 sì, 6 no e 5 astenuti.
Non hanno partecipato al voto, uscendo dall'Aula, M5s, Forza Italia e Lega, più trenta deputati 'dissidenti' del Pd che, pochi minuti prima della votazione finale, hanno firmato un documento per spiegare le ragioni del dissenso. Mentre la componente di Pippo Civati si è espressa contro.
Hanno votato no rimanendo in Aula anche Francesco Saverio Romano di Forza Italia e Gianni Melilla di Sel, mentre Massimo Corsaro, di Fratelli d'Italia-An, ha votato sì in dissenso dal gruppo.
Il provvedimento torna ora all'esame del Senato per l'approvazione definitiva, poiché il testo è stato modificato dalla Commissione Lavoro dove sono stati approvati gli emendamenti frutto dell'accordo tra il Governo e la minoranza Pd, che puntava a ridimensionare la possibilità di modificare lo Statuto dei lavoratori.
. Se vuoi scaricare il testo del disegno di legge approvato alla Camera (C. 2660-A), clicca QUI.
5. 3 DICEMBRE 2014 - Il Senato approva in via definitiva la riforma del lavoro (Jobs Act)
Con 166 voti favorevoli, 112 contrari e 1 astenuto, l'Assemblea ha approvato in via definitiva il DdL n. 1428-B recante "Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell'attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro".
Il Governo aveva posto la questione di fiducia sull'approvazione del provvedimento.
6. 15 DICEMBRE 2014 - Le deleghe sulla Gazzetta Ufficiale
E’ stata Pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 290 del 15 dicembre 2014, la Legge 10 dicembre 2014, n. 183, recante “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonchè in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell'attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”.
Il provvedimento, in vigore dal 16 dicembre 2014, reca cinque deleghe alle quali il Governo darà seguito con l’approvazione dei relativi decreti delegati.
6.1. Le Cinque deleghe
In sintesi ecco i contenuti della delega:
Delega n. 1: ammortizzatori sociali
- Revisione dei criteri di concessione ed utilizzo ed esclusione dei casi di cessazione aziendale
- Subordinamento dell’accesso solo ad esauimento di altre possilbità di riduzione dell’orario di lavoro
- Revisione dei limiti di durata.
- Maggiore compartecipazione ai costi da parte delle imprese utilizzatrici
- Rimodulazione Aspi e Mini-Aspi
- Estensione dell’ambito di applicazione dell’ASPI anche alle collaborazioni coordinate e continuative
- Aumento della durata massima ASPI
- Eventuale introduzione di una nuova prestazione da erogare a conclusione dell’ASPI
- Coinvolgimento attivo del soggetto beneficiario delle prestazioni
Delega n. 2: misure finalizzate al riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive
- Il Governo è delegato ad adottare entro sei mesi dall’entrata in vigore uno o più decreti legislativi finalizzati al riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive. Si prevede, in particolare, l’istituzione di una Agenzia nazionale per l’occupazione, alla quale verranno attribuite competenze gestionali in materia di servizi per l’impego, politiche attive e ASPI.
Delega n. 3: semplificazione e razionalizzazione delle procedure di costituzione e gestione del rapporto di lavoro
- Semplificazione degli adempimenti connessi alla gestione di un rapporto di lavoro
- Unificazione delle comunicazioni alle pubbliche amministrazioni
- Dimissioni in bianco
Delega n. 4: rapporto di lavoro e contratti
- Nuovo codice del lavoro semplificato
- Agevolazioni per l’assunzione a tempo indeterminato
- Contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti (solo nuove assunzioni)
- Sanzioni per licenziamenti illegittimi (solo nuove assunzioni)
- No reintegra per licenziamenti economici
- Mansioni: possilbità di assegnazione a mansioni inferiori
- Revisione dei controlli a distanza
- Previsione di un compenso orario minimo
- Estensione del lavoro accessorio
- Semplificazione dell’attività ispettiva
Delega n. 5: misure volte a tutelare la maternità delle lavoratrici e a favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la generalità dei lavoratori
- Universalizzazione dell’indennità di maternità
- Lavoro femminile: incentivazioni e flessiblità
7. 20 FEBBRAIO 2015 - APPROVATI I DECRETI ATTUATIVI DEL JOBS ACT
Il Consiglio dei Ministri del 20 febbraio 2015, su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, ha approvato quattro legislativi di attuazione del Jobs Act.
Il primo decreto legislativo contiene disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge n. 183 del 2014.
1.1. Contratto a tutele crescenti
1.2. Licenziamenti collettivi
1.3. Piccole imprese
1.4. Sindacati e partiti politici
Il secondo decreto detta disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di occupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, a norma dell’articolo 1, comma 2, lettera b), della legge n. 183 del 2014.
2.1. Naspi
Il decreto introduce la Naspi, nuova assicurazione sociale per l’impiego. Vale per gli eventi di disoccupazione che si verificano a decorrere dal 1° maggio 2015 e per tutti i lavoratori dipendenti che abbiano perso l’impiego e che hanno cumulato almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni di lavoro ed almeno 18 giornate effettive di lavoro negli ultimi 12 mesi.
2.2. Asdi
La durata dell’assegno, che sarà pari al 75% dell’indennità Naspi, è di 6 mesi e verrà erogato fino ad esaurimento dei 300 milioni del fondo specificamente costituito.
2.3. Dis-Col
Il suo importo e’ rapportato al reddito e diminuisce del 3% a partire dal quarto mese di erogazione.
Il terso decreto legislativo contiene il testo organico semplificato delle tipologie contrattuali e la revisione della disciplina delle mansioni.
A partire dall’entrata in vigore del decreto non potranno essere attivati nuovi contratti di collaborazione a progetto (quelli già in essere potranno proseguire fino alla loro scadenza).
Comunque, a partire dal 1° gennaio 2016 ai rapporti di collaborazione personali con contenuto ripetitivo ed etero-organizzati dal datore di lavoro saranno applicate le norme del lavoro subordinato.
1. Contratto a tempo determinato cui non sono apportate modifiche sostanziali.
3. Contratto a chiamata
4. Lavoro accessorio (voucher)
7. Mansioni
Il quarto decreto legislativo contiene disposizioni in materia di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, a norma dell’articolo 1, commi 8 e 9 della legge n. 183 del 2014.
Nel primo caso, infatti, i giorni di astensione obbligatoria non goduti prima del parto sono aggiunti al periodo di congedo di maternità post partum anche quando la somma dei due periodi superi il limite complessivo dei 5 mesi; nel secondo caso si prevede la possibilità di usufruire di una sospensione del congedo di maternità, a fronte di idonea certificazione medica che attesti il buono stato di salute della madre.
Quello parzialmente retribuito (30%) viene portato dai 3 anni di età del bambino a 6 anni; quello non retribuito dai 6 anni di vita del bambino ai 12 anni.
La seconda norma introduce il congedo per le donne vittime di violenza di genere ed inserite in percorsi di protezione debitamente certificati e, quindi, si prevede la possibilità per queste lavoratrici dipendenti di imprese private di astenersi dal lavoro, per un massimo di tre mesi, per motivi legati a tali percorsi, garantendo l'intera retribuzione, la maturazione delle ferie e degli altri istituti connessi.
Viene anche introdotto il diritto di trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale a richiesta della lavoratrice.
8. 7 MARZO 2015 - In vigore i primi due decreti attuativi del Jobs Act - Ammortizzatori sociali e tutele crescenti
Sono stati pubblicati, sulla Gazzetta Ufficiale n. 54 del 6 marzo 2015, i primi due decreti attuativi della L. n. 183/2014 (c.d. “Jobs Act”), in vigore del 7 marzo 2015. Si tratta del:
1) Decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, recante “Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183”;
2) Decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23, recante “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183”.
Il decreto n. 22/2015 introduce tre nuovi istituti:
1) NASpI: nuova assicurazione sociale per l’impiego, a decorrere dal 1° maggio 2015, per tutti i lavoratori dipendenti che abbiano perso l’impiego e che abbiano cumulato almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni;
2) AsDi: assegno di disoccupazione, in via sperimentale per l’anno 2015, per i lavoratori che abbiano terminato di fruire la NASpI, non abbiano ancora un impiego e si trovino in condizioni di particolare necessità;
3) Dis-Col: disoccupazione per i collaboratori iscritti alla Gestione Separata INPS che perdono il lavoro.
Il decreto n. 23/2015 prevede il riordino delle tipologie contrattuali e la revisione della disciplina delle mansioni.
- contratto intermittente o a chiamata;
- lavoro accessorio (voucher);
Vengono superati:
- i contratti di associazione in partecipazione con apporto di lavoro;
- il job sharing (lavoro ripartito).
A partire dal 7 marzo 2015 (data di entrata in vigore del decreto) non potranno essere attivati i contratti di collaborazione a progetto mentre quelli già in essere potranno proseguire fino alla loro naturale scadenza.
In ogni caso, dal 1° gennaio 2016, si applicherà la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.
Per quanto attiene alla disciplina delle mansioni, in presenza di processi di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale e negli altri casi individuati dai contratti collettivi l’impresa potrà modificare le mansioni di un lavoratore fino ad un livello, senza modificare il suo trattamento economico (salvo trattamenti accessori legati alla specifica modalità di svolgimento del lavoro). Viene altresì prevista la possibilità di accordi individuali, “in sede protetta”, tra datore di lavoro e lavoratore che possano prevedere la modifica anche del livello di inquadramento e della retribuzione al fine della conservazione dell’occupazione, dell’acquisizione di una diversa professionalità o del miglioramento delle condizioni di vita.
9. 11 GIUGNO 2015 - Il Governo approva sei decreti attuativi del Jobs Act
Il Consiglio dei Ministri del 11 giugno 2015, ha approvato i seguenti SEI decreti attuativi del Jobs Act:
1. Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, vita e di lavoro (decreto legislativo – esame definitivo).
Il decreto reca misure per la conciliazione delle esigenze di cura, vita e di lavoro, in attuazione dell’articolo 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183 e interviene, prevalentemente, sul testo unico a tutela della maternità (n° 151 del 26 marzo 2001), e reca misure volte a sostenere le cure parentali e a tutelare in particolare le madri lavoratrici.
2. Disciplina organica dei contratti di lavoro e la revisione della normativa in tema di mansioni (decreto legislativo - esame definitivo).
Il decreto legislativo interviene sulla disciplina organica dei contratti di lavoro e la revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
Il decreto legislativo reca disposizioni per la realizzazione e la semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
Il decreto legislativo reca disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
Il decreto legislativo reca diposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
Il decreto legislativo istituisce una Rete Nazionale dei servizi per le politiche del lavoro, coordinata dalla nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), e formata dalle strutture regionali per le Politiche attive del Lavoro, dall’INPS, dall’INAIL, dalle Agenzie per il lavoro e dagli altri soggetti autorizzati all’attività di intermediazione, dagli enti di formazione e da Italia Lavoro e ISFOL.
L’istituzione dell’ANPAL avverrà senza nuovi oneri a carico della finanza pubblica. Tutte le risorse necessarie al suo funzionamento saranno infatti trasferite dal Ministero del lavoro e dall’ISFOL, dei quali sarà effettuata una conseguente riorganizzazione.
Il decreto legislativo reca diposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
Le disposizioni contenute nel decreto possono essere suddivise in tre gruppi fondamentali: il primo concerne la semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese; il secondo i rapporti di lavoro; il terzo le pari opportunità.
. Se vuoi approfondire i contenuti dei singoli decreti, clicca QUI.
10. 24 GIUGNO 2015 - Pubblicati altri due decreti attuativi del Jobs Act - In vigore dal 25 giugno 2015
Il testo di entrambi i decreti, che sono in vigore dal 25 giugno 2015, sono riportati nei Riferimenti normativi.
10.1. La struttura dei due decreti
Il primo decreto legislativo, emanato in attuazione dell'articolo 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183, è composto di 28 articoli e reca misure volte a tutelare la maternità delle lavoratrici e a favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la generalità dei lavoratori.
Il secondo decreto legislativo, emanato in attuazione dell'articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183, sulle «tipologie contrattuali», prevede una nuova disciplina dei contratti di lavoro. Esso è costituito da 57 articoli, suddivisi in 7 Capi, riguardanti:
10.2. I contenuti del D.Lgs. n. 80/2015
Quello parzialmente retribuito (30%) viene portato dai 3 anni di età a 6 anni; per le famiglie meno abbienti tale beneficio può arrivare sino ad 8 anni.
Sono inoltre state introdotte norme volte a tutelare la genitorialità in caso di adozioni e affidamenti prevedendo estensioni di tutele già previste per i genitori naturali. Importante l’estensione dell’istituto della automaticità delle prestazioni (ovvero l’erogazione dell’indennità di maternità anche in caso di mancato versamento dei relativi contributi) anche ai lavoratori e alle lavoratrici iscritti alla gestione separata di cui alla legge n. 335/95 non iscritti ad altre forme obbligatorie.
La norma sul telelavoro prevede benefici per i datori di lavoro privato che vi facciano ricorso per venire incontro alle esigenze di cure parentali dei loro dipendenti.
La seconda norma introduce il congedo per le donne vittime di violenza di genere ed inserite in percorsi di protezione debitamente certificati. Si prevede la possibilità per le lavoratrici dipendenti di datore di lavoro pubblico o privato, con esclusione del lavoro domestico, nonché per le lavoratrici titolari di rapporti di collaborazione coordinata o continuativa di astenersi dal lavoro, per un massimo di tre mesi, per motivi legati a tali percorsi, garantendo loro la retribuzione e gli altri istituti connessi.
10.2. I contenuti del D.Lgs. n. 81/2015
Per quanto riguarda i contratti di collaborazione a progetto (Co. Co. Pro.), a partire dall’entrata in vigore del decreto, non potranno più esserne attivati (quelli già in essere potranno proseguire fino alla loro scadenza).
Comunque, a partire dal 1° gennaio 2016, ai rapporti di collaborazione personali che si concretizzino in prestazioni di lavoro continuative ed etero-organizzate dal datore di lavoro saranno applicate le norme del lavoro subordinato.
Con l'intento di espandere le tutele del lavoro subordinato, il decreto legislativo prevede, con effetto dal 1° gennaio 2016, un meccanismo di stabilizzazione dei collaboratori e dei lavoratori autonomi che hanno prestato attività lavorativa a favore dell'impresa.
Mansioni – Viene previsto che il lavoratore può essere assegnato a qualunque mansione del livello di inquadramento, così com'è previsto nel lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione (articolo 52 del decreto legislativo n. 165 del 2001), purché rientranti nella medesima categoria e non più soltanto a mansioni «equivalenti», a mansioni, cioè, che implicano l'utilizzo della medesima professionalità. In presenza di processi di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale e negli altri casi individuati dai contratti collettivi l’impresa potrà modificare le mansioni di un lavoratore fino ad un livello, senza modificare il suo trattamento economico (salvo trattamenti accessori legati alla specifica modalità di svolgimento del lavoro).
- Contratto a tempo determinato cui non sono apportate modifiche sostanziali.
- Contratto di somministrazione - Per il contratto di somministrazione a tempo indeterminato (staff leasing) si prevede un’estensione del campo di applicazione, eliminando le causali e fissando al contempo un limite percentuale all’utilizzo calcolato sul totale dei dipendenti a tempo indeterminato dell’impresa che vi fa ricorso (20%).
- Contratto a chiamata – Viene confermata anche l’attuale modalità tecnologica, sms, di tracciabilità dell’attivazione del contratto.
- Lavoro accessorio (voucher) – Viene elevato il tetto dell’importo per il lavoratore fino a 7.000 euro, restando comunque nei limiti della no-tax area, e verrà introdotta la tracciabilità per evitare, così, un loro uso improprio, prevedendo, da un lato, che il committente imprenditore o professionista possa acquistare il voucher solo in via telematica, dall'altro che debba comunicare preventivamente quale uso farà dei voucher, indicando il codice fiscale del lavoratore e il luogo di svolgimento della prestazione, in un arco temporale di 30 giorni.
- Apprendistato – Con la revisione della disciplina dell'apprendistato per la qualifica e per il diploma - che ora assume la nuova denominazione di «apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore» - nonché dell'apprendistato di alta formazione e ricerca, si pongono le basi di un «sistema duale», in cui il conseguimento dei titoli, rispettivamente, del livello secondario di istruzione e formazione e del livello terziario, potrà avvenire anche attraverso l'apprendimento presso l'impresa. Si intende, inoltre, rivitalizzare le predette due tipologie di apprendistato, che finora non hanno trovato un adeguato apprezzamento dal sistema delle imprese.
Recependo, poi, la volontà espressa dal Governo nel disegno di legge «Scuola» lo schema prevede che possano accedere all’apprendistato, di durata massima quadriennale, anche gli studenti degli istituti scolastici statali per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore.
. Part-time – Vengono definiti i limiti e le modalità con cui, più in assenza di previsioni al proposito del contratto collettivo, il datore di lavoro può chiedere al lavoratore lo svolgimento di lavoro supplementare seppur in misura non superiore al 25 per cento delle ore di lavoro settimanali concordate, e le parti possono pattuire clausole elastiche (le clausole che consentono lo spostamento della collocazione dell’orario di lavoro) o flessibili (le clausole che consentono la variazione in aumento dell’orario di lavoro nel part- time verticale o misto), con diritto del lavoratore ad una maggiorazione onnicomprensiva della retribuzione pari al 15 per cento per le ore di cui è variata la collocazione o prestate in aumento.
Sono eliminati i contratti “a progetto” e le associazioni in partecipazione (rispettivamente, artt. 52 e 53) ed i contratti di lavoro “ripartito” (o “in coppia” o “job sharing”), di cui agli artt. 41-45 del D.Lgs. n. 276/2003 (art. 55, comma 1, lett. d)).
L'art 54 (Stabilizzazione dei collaboratori coordinati e continuativi anche a progetto e di persone titolari di partita IVA), stabilisce, infatti, quanto segue:
"1. Al fine di promuovere la stabilizzazione dell'occupazione mediante il ricorso a contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato nonche' di garantire il corretto utilizzo dei contratti di lavoro autonomo, a decorrere dal 1° gennaio 2016, i datori di lavoro privati che procedano alla assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato di soggetti già parti di contratti di collaborazione coordinata e continuativa anche a progetto e di soggetti titolari di partita IVA con cui abbiano intrattenuto rapporti di lavoro autonomo, godono degli effetti di cui al comma 2 a condizione che:
11. 4 SETTEMBRE 2015 - Il Governo approva quattro nuovi decreti attuativi del Jobs Act
Il Consiglio dei ministri del 4 settembre 2015, ha approvato, definitivamente, i seguenti quattro nuovi decreti attuativi del Jobs Act:
1. Disposizioni per la razionalizzazione e la semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale;
2. Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e le politiche attive;
3. Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità;
4. Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro.
. Se vuoi scaricare i testi dei quattro decreti attuativi dal sito del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, clicca QUI.
. Se vuoi approfondire i contenuti dei singoli provvedimenti, dal sito del Governo, clicca QUI.
12. 23 SETTEMBRE 2015 - Gli ultimi quattro decreti attuativi del Jobs Act sulla Gazzetta Ufficiale
Sono stati pubblicati, Gazzetta Ufficiale n. 221 del 23 settembre 2015 - Supplemento Ordinario n. 53, gli ultimi quattro decreti legislativi attuativi della legge n. 183/2014 (Jobs Act). Si tratta dei seguenti provvedimenti:
1) Decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148: Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183;
2) Decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 149: Disposizioni per la razionalizzazione e la semplificazione dell'attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183;
3) Decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150: Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 10 dicembre 2014, n. 183;
4) Decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151: Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
Il testo dei quattro decreti viene riportato nei Riferimenti normativi.
13. 7 OTTOBRE 2016 - Pubblicato il decreto correttivo dei decreti sul Job Act
E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 235 del 7 ottobre 2016, il Decreto Legislativo 24 settembre 2016, n. 185, recante: “Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 15 giugno 2015, n. 81 e 14 settembre 2015, nn. 148, 149, 150 e 151, a norma dell'articolo 1, comma 13, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”.
Il decreto, in vigore dall’ 8 ottobre 2016, apporta modifiche a cinque decreti.
Le integrazioni al D.Lgs. n. 81/2015 riguardano il lavoro occasionale accessorio, con pagamento tramite voucher e la garanzia della piena tracciabilità dei voucher.
Le integrazioni al D.Lgs. n. 148/2015 riguardano:
•	la possibilità di trasformare i contratti di solidarietà «difensivi» in contratti di solidarietà «espansivi», così da favorire l’incremento degli organici e l’inserimento di nuove e più aggiornate competenze (v. il nostro articolo: (“Trasformazione dei contratti di solidarietà da difensivi ad espansivi”);
•	la possibilità per le imprese di rilevante interesse strategico per l’economia nazionale, che abbiano concluso accordi in sede governativa entro il 31 luglio 2015, di richiedere la reiterazione della riduzione contributiva di cui all’articolo 6, comma 4, del decreto legge n. 510 del 1996 per la durata stabilita da apposita commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e comunque entro il limite di 24 mesi;
•	il miglioramento della NASpI riconosciuta ai lavoratori con qualifica di stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
•	l’ampliamento, per l’anno 2016, della percentuale (dal 5% al 50%) delle risorse finanziarie non spese che le regioni e le province autonome possono utilizzare, anche in deroga ai criteri di cui al decreto n. 83473 del 2014, per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga. In alternativa, è prevista la possibilità per le regioni e province autonome di destinare le risorse non spese ad azioni di politica attiva;
•	l’aumento del finanziamento destinato al pagamento della CIGS per le imprese sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata o destinatarie di interdittiva antimafia;
•	la possibilità di autorizzare un ulteriore intervento di integrazione salariale straordinaria per le imprese operanti nelle c.d. aree di crisi complessa già individuate. La prestazione può essere concessa, per non più di 12 mesi. Per accedere alla misura le imprese devono presentare un piano di recupero occupazionale che prevede appositi percorsi di politiche attive del lavoro concordati con la regione e finalizzati alla rioccupazione dei lavoratori (v. anche “Jobs act e cassa integrazione guadagni: al via il decreto in scadenza”).
Le integrazioni al D.Lgs. n. 149, 150 e 151 del 2015 riguardano:
- alcune precisazioni riguardanti questioni organizzative e gestionali dell’Ispettorato dell’ISFOL e dell’ANPAL, nonché sulla disciplina in materia di diritto al lavoro delle persone con disabilità;
- la possibilità di presentare le dimissioni on-line per il tramite dei Consulenti del Lavoro (v. il nostro articolo: “Dimissioni on-line, procedura anche presso i Consulenti del lavoro”);
- l'applicazione di sanzioni più salate per coloro che non provvedono ad assumere lavoratori con disabilità.
. Se vuoi scaricare una scheda che illustra le novità introdotte dal D.Lgs. n. 185/2016, clicca QUI.
D.LGS. N. 81/2015 - LE NUOVE TIPOLOGIE CONTRATTUALI
1. I contenuti del D.Lgs. n. 81/2015 - Premessa
1.1. Collaborazioni organizzate dal committente(Art. 2)
Dal 1° gennaio 2016 i rapporti di collaborazione nel settore privato saranno superati, poiché agli stessi si applicherà la disciplina del rapporto di lavoro subordinato, quando si concretino “in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro".
d) le collaborazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I..
Le Pubbliche Amministrazioni potranno stipulare collaborazioni fino al 31 dicembre 2016.
Dal 1° gennaio 2017 e' comunque fatto divieto alle pubbliche amministrazioni di stipulare i contratti di collaborazione.
1.2. Disciplina delle mansioni
Modificando l’art. 2103 del Codice Civile, si dispone la assegnabilità del lavoratore a mansioni del livello di inquadramento inferiore purché rientranti nella medesima categoria inferiori del lavoratore, “In caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali che incide sulla posizione del lavoratore”, lo stesso può essere assegnato a mansioni appartenenti ”al livello di inquadramento inferiore purchè rientranti nella medesima categoria legale”, con possibilità di accordi collettivi che prevedano ulteriori ipotesi di demansionamento.
2. D.Lgs. n. 81/2015 - LE NUOVE TIPOLOGIE DI LAVORO
Il D.Lgs. n. 81/2015 regolamenta le seguenti tipologie di lavoro:
1) Lavoro a tempo parziale (artt. 4 - 12);
2) Lavoro intermittente (artt. 13 - 18);
3) Lavoro a tempo determinato (artt. 19 - 29);
4) Somministrazione di lavoro (artt. 30 - 40);
5) Apprendistato (artt. 41 - 47);
6) Lavoro accessorio (artt. 48 - 50.
2.1. IL LAVORO A TEMPO PARZIALE
Il rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato può essere svolto a tempo pieno o a tempo parziale.
Forma e contenuti del contratto di part time (art. 5)
Il contratto va stipulato in forma scritta e deve indicare:
1) durata della prestazione lavorativa;
2) collocazione dell'orario. Se l’organizzazione lavorativa è articolata in turni, tali indicazioni possono essere effettuate per rinvio a turni programmati su fasce orarie prestabilite.
Lavoro supplementare, straordinario e clausole (art. 6)
In assenza di accordi collettivi l’effettuazione di lavoro supplementare richiede il consenso del lavoratore e può essere richieste entro un massimo del 25% dell’orario contrattuale concordato.
In tale ipotesi, il lavoratore può rifiutare lo svolgimento del lavoro supplementare ove giustificato da comprovate esigenze lavorative, di salute, familiari o di formazione professionale. In questo caso, il lavoro supplementare è retribuito con una retribuzione maggiorata del 15% rispetto alla retribuzione oraria globale, comprensiva dell’incidenza della retribuzione delle ore supplementari sugli istituti retributivi indiretti e differiti.
Se il contratto collettivo non prevede le clausole elastiche queste possono essere pattuite per iscritto dalle parti avanti alle commissioni di certificazione. Comunque, queste clausole prevedono, a pena di nullità, le condizioni e le modalità con le quali il datore di lavoro, con preavviso di due giorni lavorativi, può modificare la collocazione temporale della prestazione e variarne in aumento la durata, nonché la misura massima dell’aumento, che non può eccedere il limite del 25 per cento della normale prestazione annua a tempo parziale.
Le modifiche dell’orario di cui al secondo periodo comportano il diritto del lavoratore ad una maggiorazione del 15 per cento della retribuzione oraria globale di fatto, comprensiva dell'incidenza della retribuzione sugli istituti retributivi indiretti e differiti.
Alle condizioni previste dal decreto, al lavoratore è riconosciuta la facoltà di revocare il consenso prestato alla clausola elastica. D’altra parte, il rifiuto del lavoratore di concordare variazioni dell’orario di lavoro non costituisce giustificato motivo di licenziamento.
Trattamento giuridico-economico (art. 7)
Il lavoratore in part time ha gli stessi diritti del lavoratore a tempo pieno, ivi compresi quelli retributivi, riparametrati in funzione della durata della prestazione.
I contratti collettivi possono modulare la durata del periodo di prova, del preavviso in caso di dimissioni o licenziamento e, nel part time verticale, la durata del periodo di conservazione del posto di lavoro .in caso di malattia ed infortunio.
Trasformazione del rapporto (art. 8)
Il lavoratore in part time ha diritto di precedenza nelle assunzioni con contratto a tempo pieno per l'espletamento delle stesse mansioni o di mansioni di pari livello e categoria rispetto a quelle oggetto del part time.
Criteri di computo (art. 9)
Come per tutti i casi di prestazione lavorativa ridotta, ai fini della applicazione di qualsiasi disciplina legale o contrattuale per la quale sia rilevante il computo dei dipendenti, i lavoratori sono computati in proporzione all'orario svolto e l'arrotondamento opera per le frazioni di orario eccedenti la somma degli orari a tempo parziale corrispondente a unità intere di orario a tempo pieno.
3) se l'omissione riguarda la sola collocazione temporale della prestazione, il giudice determina con valutazione equitativa le modalità temporali di svolgimento della prestazione lavorativa e per il periodo antecedente alla sentenza, il lavoratore ha diritto, in aggiunta alla retribuzione dovuta ad un risarcimento del danno;
Disciplina previdenziale e assistenziale (art. 11)
Gli assegni per il nucleo familiare spettano ai lavoratori per l'intera misura settimanale se la prestazione lavorativa settimanale non è inferiore ventiquattro ore, altrimenti spettano tanti assegni giornalieri quante sono le giornate di lavoro effettivamente prestate, indipendentemente dalle ore lavorate.
Ai fini dell'assicurazione INAIL la retribuzione è pari a quella tabellare prevista dalla contrattazione collettiva per il rapporto a tempo pieno.
Nel caso di trasformazione del rapporto in part time e viceversa, per la determinazione del trattamento di pensione si computa per intero l'anzianità relativa ai periodi di lavoro a tempo pieno, e proporzionalmente all'orario effettivamente svolto l'anzianità inerente ai periodi di lavoro a tempo parziale.
Lavoro a tempo parziale nelle amministrazioni pubbliche (art. 12)
2.2. IL LAVORO INTERMITTENTE
Il contratto di lavoro intermittente è il contratto, anche a tempo determinato, mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi.
Salvi i settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, il contratto è ammesso, con il medesimo datore di lavoro, per un periodo massimo di 400 giorni di lavoro in tre anni solari.
Il superamento del limite comporta la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato.
Nei periodi in cui non è utilizzato, il lavoratore non matura alcun trattamento, salvo che abbia garantito la propria disponibilità a rispondere alle chiamate, nel qual caso gli spetta l’indennità di disponibilità.
Le disposizioni sul lavoro intermittente si applicano ai rapporti di lavoro con le Pubbliche Amministrazioni.
b) presso unità produttive nelle quali, nei sei mesi precedenti, si sia proceduto a licenziamenti collettivi di lavoratori adibiti alle stesse mansioni ovvero presso unità produttive nelle quali è operante una sospensione del lavoro o una riduzione dell'orario, in regime di CIG, che interessano lavoratori adibiti alle stesse mansioni;
Forma del contratto e comunicazioni (art. 15)
Il contratto è stipulato in forma scritta per la prova di:
d) forme e modalità, con cui il datore di lavoro può richiedere l'esecuzione della prestazione di lavoro, nonché modalità di rilevazione della prestazione;
Prima dell'inizio della prestazione o di un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a trenta giorni, il datore di lavoro è tenuto a comunicarne la durata alla DTL competente, “mediante sms o posta elettronica”.
Indennità di disponibilità (art. 16)
Parità di trattamento (art. 17)
2.3. IL LAVORO A TEMPO DETERMINATO
Salvi i rapporti di durata non superiore a 12 giorni, l'apposizione del termine è priva di effetto se non risulta da atto scritto e una copia del contratto deve essere sempre consegnata al lavoratore entro 5 giorni lavorativi dall'inizio della prestazione.
L'apposizione di un termine alla durata di un contratto non è ammessa:
c) presso unità produttive nelle quali è operante una sospensione del lavoro o una riduzione dell'orario, in regime di CIG, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a termine;
Proroghe e rinnovi (art. 21)
Fanno eccezione i lavoratori impiegati nelle attività stagionali.
Violazione del termine (art. 22)
La prosecuzione del rapporto oltre il termine contrattualizzato obbliga il datore di lavoro a corrispondere al lavoratore una maggiorazione della retribuzione, per ogni giorno di continuazione, pari al 20% fino al 10° successivo e al 40% per ciascun giorno ulteriore.
Se il rapporto di lavoro continua oltre il trentesimo giorno in caso - di contratto di durata inferiore a sei mesi - ovvero oltre il cinquantesimo giorno negli altri casi, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla scadenza dei predetti termini.
Limiti quantitativi (art. 23)
Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi non possono essere assunti lavoratori a termine in misura superiore al 20% del dipendenti a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione.
In caso di inizio dell’attività nel corso dell’anno, la percentuale si computa sul numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al momento dell’assunzione.
Diritti di precedenza (art. 24)
Il diritto di precedenza deve essere espressamente richiamato nel contratto e può essere esercitato a condizione che il lavoratore manifesti per iscritto la propria volontà in tal senso al datore di lavoro entro sei mesi dalla cessazione del rapporto di (entro tre mesi per gli stagionali).
Parità di trattamento (art. 25)
Il trattamento economico-normativo è uguale a quello del dipendente a tempo indeterminato “comparabile”.
L’inosservanza di tale obbligo comporta, l’irrogazione al datore di lavoro di una sanzione amministrativa da 25,82 euro a 154,94 euro. Se l’inosservanza si riferisce a più di cinque lavoratori, si applica la sanzione amministrativa da 154,94 euro a 1.032,91 euro.
Criteri di computo (art. 27)
Salvo che sia diversamente disposto, ai fini dell’applicazione di qualsiasi istituto legale o contrattuale per il quale sia rilevante il computo dei dipendenti, si tiene conto del numero medio mensile di lavoratori a tempo determinato, compresi i dirigenti, impiegati negli ultimi due anni, sulla base dell'effettiva durata dei rapporti.
L’impugnazione del contratto a termine deve avvenire entro 120 giorni dalla cessazione del singolo contratto. In caso di sua trasformazione a tempo indeterminato, il giudice condanna il datore di lavoro stabilendo un’indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR.
L’indennità ristora per intero il pregiudizio subito per il periodo tra la scadenza del termine e la pronuncia con la quale il giudice ha ordinato la ricostituzione del rapporto di lavoro.
Esclusioni specifiche (art. 29)
2.4. SOMMINISTRAZIONE DI LAVORO
Il contratto di somministrazione di lavoro è il contratto - a tempo indeterminato o determinato - con il quale un’agenzia di somministrazione autorizzata mette a disposizione di un utilizzatore uno o più lavoratori suoi dipendenti, i quali, per tutta la durata della missione, svolgono la propria attività nell'interesse e sotto la direzione e il controllo dell'utilizzatore.
La somministrazione di lavoro a termine è utilizzata nei limiti quantitativi individuati dai contratti collettivi applicati dall’utilizzatore.
E’ in ogni caso esente da limiti quantitativi la somministrazione a termine di lavoratori di cui all’articolo 8.2, della legge n. 223/91, di soggetti disoccupati che godono, da almeno sei mesi, di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali, e di lavoratori «svantaggiati» o «molto svantaggiati» ai sensi dei numeri 4) e 99) dell'articolo 2 del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, come individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
La disciplina della somministrazione a tempo indeterminato non trova applicazione nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni.
Divieti (art. 32
c) presso unità produttive nelle quali è operante una sospensione del lavoro o una riduzione dell'orario, in regime di CIG, che interessano lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di somministrazione di lavoro;
Forma del contratto (art. 33)
f) il luogo, l'orario di lavoro e il trattamento economico/normativo.
Disciplina del rapporto di lavoro (art. 34)
In caso di assunzione a tempo indeterminato il rapporto tra somministratore e lavoratore è soggetto alla disciplina del rapporto a tempo indeterminato. Nel contratto è determinata l’indennità mensile di disponibilità, divisibile in quote orarie, corrisposta dal somministratore al lavoratore per i periodi di non utilizzazione quale prevista dal contratto collettivo applicabile al somministratore e comunque non inferiore all’importo fissato con DM Lavoro.
L'indennità è esclusa dal computo di ogni istituto di legge o di contratto collettivo.
Il lavoratore somministrato non è computato nell'organico dell'utilizzatore ai fini della applicazione di normative di legge o di contratto collettivo, fatta eccezione per quelle relative alla salute e alla sicurezza sul lavoro.
Tutela e diritti del lavoratore (art. 35)
Per la durata dell’utilizzo il somministrato, a parità di mansioni, a diritto allo stesso trattamento economico-normativo del personale dell’utilizzatore e quest’ultimo è obbligato, in solido con il somministratore, a corrispondere ai somministrati i trattamenti retributivi e a versare i relativi contributi previdenziali, salvo il diritto di rivalsa verso il somministratore.
Se adibisce il lavoratore a mansioni superiore o inferiore a quelle dedotte in contratto, l'utilizzatore deve darne immediata comunicazione scritta al somministratore. Ove non adempia, l'utilizzatore risponde in via esclusiva per le differenze retributive spettanti al lavoratore e per l'eventuale risarcimento del danno.
E' nulla ogni clausola diretta a limitare, anche indirettamente, la facoltà dell'utilizzatore di assumere il lavoratore al termine della sua missione.
Oneri previdenziali (art. 37)
Gli oneri contributivi, previdenziali, assicurativi ed assistenziali, rifieriti al lavoratore somministrato sono a carico del somministratore. L’indennità di disponibilità è assoggettata a contribuzione previdenziale per il suo effettivo ammontare.
Gli obblighi dell'assicurazione INAIL sono determinati in relazione al tipo e al rischio delle lavorazioni svolte. I premi e i contributi sono determinati in relazione al tasso medio o medio ponderato, stabilito per l’attività svolta dall'impresa utilizzatrice, ovvero in base al tasso medio o medio ponderato della voce di tariffa corrispondente alla lavorazione effettivamente prestata.
Somministrazione irregolare (art. 38)
Il contratto deve avere forma scritta a pena di nullità e in caso contrario i lavoratori sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze dell'utilizzatore.
Quando la somministrazione di lavoro avvenga in violazione del decreto, il lavoratore può chiedere, anche soltanto nei confronti dell’utilizzatore, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest'ultimo, dall'inizio della somministrazione.
L’effetto di costituzione del rapporto di lavoro diretto con l’utilizzatore sopra richiamato, non trova applicazione nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni.
Sanzioni (art. 40)
1. La violazione degli obblighi e dei divieti suindicati nonché, per il solo utilizzatore, di quelli di cui agli articoli 31 e 32 del decreto e, per il solo somministratore, dell’ all’articolo 33, comma 3, sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 250,00 a euro 1.250,00.
2. La violazione delle disposizioni di cui all’articolo 35, comma 1, e per il solo utilizzatore, di cui all’articolo 353, comma 3, secondo periodo, e 36, comma 3, sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria di cui sopra.
2.5. APPRENDISTATO
L’apprendistato di cui alle lett. a) e c) integra formazione e lavoro, con riferimento ai titoli di istruzione e formazione e alle qualificazioni professionali contenuti nel Repertorio nazionale ex articolo 8 del D. Lgs. 13/2013.
E’ stipulato in forma scritta e contiene, in forma sintetica:
1) il piano formativo individuale;
2) nell’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e nell’apprendistato di alta formazione e ricerca.
b) possibilità di inquadrare il lavoratore fino a due livelli inferiori rispetto a quello spettante ai lavoratori addetti a mansioni che richiedono qualificazioni corrispondenti a quelle al cui conseguimento è finalizzato il contratto, o, in alternativa, di stabilire la retribuzione dell'apprendista in misura percentuale e proporzionata all’anzianità di servizio;
Fermo restando i diversi limiti contrattuali per i soli datori di lavoro che occupano almeno cinquanta dipendenti, l'assunzione con contratto di apprendistato professionalizzante è subordinata alla prosecuzione, a tempo indeterminato, del rapporto al termine dell’apprendistato, nei tre anni precedenti la nuova assunzione, di almeno il 20% degli apprendisti dello stesso datore di lavoro (esclusi i rapporti cessati per recesso durante il periodo di prova, dimissioni o licenziamento per giusta causa).
Gli apprendisti assunti in violazione dei limiti sopra indicati sono considerati ordinari lavoratori subordinati a tempo indeterminato dalla data di costituzione del rapporto.
Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore (art. 43)
I datori di lavoro hanno la facoltà di prorogare fino ad un anno il contratto di apprendistato dei giovani qualificati e diplomati, che hanno concluso positivamente i percorsi formativi, per il consolidamento e l’acquisizione di ulteriori competenze tecnico-professionali e specialistiche, utili ai fini dell’acquisizione del certificato di specializzazione tecnica superiore o del diploma di maturità professionale all’esito del corso annuale integrativo previsto dal D. Lgs. 226/2006.
Possono essere stipulati contratti di apprendistato, di durata non superiore a due anni, per i giovani che frequentano il corso annuale integrativo che si conclude con l’esame di Stato, di cui all’articolo 6.5 del DPR 87/2010.
Per le ore di formazione svolte nella istituzione formativa il datore di lavoro è esonerato da obblighi retributivi, mentre per le ore di formazione a carico del datore di lavoro è riconosciuta al lavoratore una retribuzione pari al 10 per cento di quella che gli sarebbe dovuta.
Dopo il conseguimento della qualifica o diploma è possibile la trasformazione del contratto in apprendistato professionalizzante. In tal caso, la durata massima complessiva dei due periodi di apprendistato non può eccedere quella individuata dalla contrattazione collettiva.
Apprendistato di alta formazione e di ricerca (art. 45)
Possono essere assunti con questo contratto, per il conseguimento di titoli di studio universitari e della alta formazione, nonché per il praticantato per l'accesso alle professioni ordinistiche, i soggetti tra i 18 e i 29 anni in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore o di un diploma professionale integrato da un certificato di specializzazione tecnica superiore o del diploma di maturità professionale all’esito del corso annuale integrativo.
Il datore di lavoro che intende stipulare questo contratto sottoscrive un protocollo con l’istituzione formativa a cui lo studente è iscritto o con l’ente di ricerca, che stabilisce la durata e le modalità, anche temporali, della formazione a carico del datore di lavoro.
2.6. LAVORO ACCESSORIO
Per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attività lavorative che non danno luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 7.000 euro annui, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT.
Fermo restando il limite complessivo di 7.000 euro, nei confronti dei committenti imprenditori o professionisti, le attività lavorative possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, rivalutati annualmente ai sensi del presente comma.
I committenti acquistano - esclusivamente in via telematica - carnet di buoni orari, numerati progressivamente e datati, per prestazioni di lavoro accessorio. I committenti non imprenditori o professionisti possono acquistare i buoni anche presso le rivendite autorizzate.
Fino al 31 dicembre 2015 resta ferma la previgente disciplina per l’utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio già richiesti alla data di entrata in vigore del decreto in commento.
Lavoro accessorio e la comunicazione di inizio prestazione - Nota direttoriale del Ministero del Lavoro
Il 25 giugno 2015 è entrato in vigore il D.Lgs. 15 giugno 2015, n.81, che interviene in maniera sistematica sulle varie tipologie contrattuali diverse dal lavoro a tempo indeterminato.
In particolare per il lavoro accessorio la norma prevede che la comunicazione di inizio della prestazione debba essere inviata dai soggetti obbligati in modalità telematica alle DTL competenti.
I Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con Nota direttoriale del 25 giugno 2015, Prot. 3337, chiarisce come tale adempimento sarà effettuato tramite gli Istituti previdenziali secondo le attuali procedure fino a quando il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali terminerà i necessari approfondimenti e adeguamenti delle procedure telematiche.
. Se vuoi scaricare il testo della nota del Ministero del Lavoro 3337/2015, clicca QUI.
Lavoro accessorio: la comunicazione va inoltrata agli Istituti previdenziali - Nota dell'INAIL
L’INAIL, con Nota n. 4715 del 7 luglio 2015, ricorda che la comunicazione di inizio della prestazione di lavoro accessorio deve essere inoltrata agli Istituti previdenziali e non, come previsto dall’articolo 49, comma 3, del D.Lgs. n. 81/20151, alla direzione territoriale del lavoro.
Con tale nota, l'INAIL trasmette, per opportuna conoscenza e per la diffusione presso il personale ispettivo, la Nota del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 25 giugno 2015, Prot. 3337, con la quale il citato Dicastero rende noto che, nelle more dell’attivazione delle relative procedure telematiche, questa sarà la nuova procedura. Attualmente dette comunicazioni devono essere inoltrate all’INPS.
. Se vuoi scaricare il testo della nota dell'INAIL, clicca QUI.
2.7. FORME CONTRATTUALI ELIMINATE
Sono eliminati i contratti “a progetto” e le associazioni in partecipazione (artt. 52 e 53) ed i contratti di lavoro “ripartito” (o “in coppia” o “job sharing”), di cui agli artt. 41-45 del D.Lgs. n. 276/2003 (art. 55, comma 1, lett. d)).
1. Superamento dei co.co.pro. (art. 52)
2. Superamento del contratto di associazione in partecipazione con apporto di lavoro (art. 53)
Con il contratto di associazione in partecipazione l’associante attribuisce all'associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto.
Nel caso in cui l'associato sia una persona fisica l'apporto di cui sopra non può consistere, nemmeno in parte, in una prestazione di lavoro.
E’ questo quanto stabilito dal nuovo articolo 2549 C.C. dopo la modifica apportata dall’art. 53, comma 1, del D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81.
Una norma transitoria, dettata dal comma 2 del medesimo articolo 53, mantiene, tuttavia, in vita i contratti di associazione in partecipazione con apporto di lavoro in corso fino alla loro cessazione, stabilendo che “I contratti di associazione in partecipazione in atto alla data di entrata in vigore del presente decreto, nei quali l'apporto dell'associato persona fisica consiste, in tutto o in parte, in una prestazione di lavoro, sono fatti salvi fino alla loro cessazione”.
Dichiarato, dunque, il “superamento” dell’associazione in partecipazione con apporto di solo lavoro. L’associazione in partecipazione diventa d’ora in poi possibile solo con apporto di capitali e non più con l’apporto lavorativo.
Si riporta il testo del nuovo articolo 2549 C.C. dopo le modifiche apportate dall'art. 53, comma 1, del D.Lgs. n. 81/2015:
1. Con il contratto di associazione in partecipazione l’associante attribuisce all'associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto.
2. Nel caso in cui l'associato sia una persona fisica l'apporto di cui al primo comma non può consistere, nemmeno in parte, in una prestazione di lavoro. (1)
[3. Le disposizioni di cui al secondo comma non si applicano, limitatamente alle imprese a scopo mutualistico, agli associati individuati mediante elezione dall'organo assembleare di cui all'articolo 2540, il cui contratto sia certificati dagli organismi di cui all'articolo 76 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, nonchè in relazione al rapporto fra produttori e artisti, interpreti, esecutori, volto alla realizzazione di registrazioni sonore, audiovisive o di sequenze di immagini in movimento.] (2) (3)
(1) Comma così sostituito dall’art. 53, comma 1, lett. a), D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81, a decorrere dal 25 giugno 2015.
Si riporta il testo del 2° comma nella sua precedente redazione:
“2. Qualora l'apporto dell'associato consista anche in una prestazione di lavoro, il numero degli associati impegnati in una medesima attività non può essere superiore a tre, indipendentemente dal numero degli associati, con l'unica eccezione nel caso in cui gli associati siano legati all'associante da rapporto coniugale, di parentela entro il terzo grado o di affinità entro il secondo. In caso di violazione del divieto di cui al presente comma, il rapporto con tutti gli associati il cui apporto consiste anche in una prestazione di lavoro si considera di lavoro subordinato a tempo indeterminato.”.
(2) Comma, prima aggiunto dall'art. 1, comma 28, L. 28 giugno 2010, n. 92 e successivamente abrogato dall’art. 53, comma 1, lett. b), D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81, a decorrere dal 25 giugno 2015.
(3) Si riporta il testo del comma 2, dell’art. 53 (Superamento dell'associazione in partecipazione con apporto di lavoro) del D.Lgs. n. 81/2015:
“2. I contratti di associazione in partecipazione in atto alla data di entrata in vigore del presente decreto, nei quali l'apporto dell'associato persona fisica consiste, in tutto o in parte, in una prestazione di lavoro, sono fatti salvi fino alla loro cessazione.”.
3. Stabilizzazione dei collaboratori (art. 54)
a) i lavoratori interessati alle assunzioni sottoscrivano atti di conciliazione onnicomprensivi in una delle sedi di cui all’articolo 2113.4 c.c. o avanti alle commissioni di certificazione;
2.8. CONSULENTI DEL LAVORO - 8 SCHEDE SUI NUOVI CONTRATTI DI LAVORO
Dopo il riordino di 8 contratti di lavoro ad opera del Jobs act (D. Lgs. n.81/2015) e dopo le 5 circolari della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro che esaminano nei dettagli contenuti e criticità di ognuno di essi, dalla stessa Fondazione arriva ora le 8 schede riassuntive per la ricerca veloce delle novità, per il confronto tra la vecchia e la nuova normativa riferito ad ogni singola regola e per l’applicabilità delle norme ai contratti già avviati al 25 giugno 2015.
I contratti trattati nelle schede riguardano: part-time, lavoro intermittente, contratto a termine, tre tipologie di apprendistato, lavoro accessorio (buoni lavoro o voucher), lavoro a progetto, associazione in partecipazione e partita Iva.
. Se vuoi scaricare il testo della 8 SCHEDE, clicca QUI.
. Se vuoi consultare la pagina speciale dedicata al Jobs Act, clicca QUI.
1. 12 GIUGNO 2014 - L. n. 78/2014 - Arrivano i primi chiarimenti dai Consulenti del lavoro
Dopo l’entrata in vigore della legge n. 78/2014, di conversione del decreto legge n. 34/2014, avvenuta il 20 maggio 2014, la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, In attesa di conoscere le interpretazioni del Ministero del Lavoro, ha fornito alcuni indirizzi applicativi, con la circolare n. 13 del 12 giugno 2014.
I principali chiarimenti forniti dalla circolare riguardano:
- la eliminazione della causale;
- la durata massima del contratto;
- i limiti percentuali di legge;
- i limiti percentuali contrattuali;
- l’esclusione dai limiti quantitativi;
- il coordinamento con i contratti di prossimità;
- la proroga del contratto a termine;
- la sanzione per la violazione dei limiti percentuali; - le modifiche alla disciplina della somministrazione a tempo determinato;
- la disciplina transitoria.
. Per scaricare il testo della circolare clicca QUI.
2. 18 FEBBRAIO 2015 - Il contratto a tutele crescenti e la prescrizione dei crediti retributivi - Circolare della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro
Il nuovo contratto a tutele crescenti impone una riflessione sulla prescrizione dei crediti retributivi, dato che per i nuovi assunti non troverà più applicazione l'art. 18 della Legge n.300/1970.
Nell’attuale quadro normativo, come noto, l’applicabilità o meno al rapporto di lavoro dell’art. 18 della L. n.300/1970, rappresenta l’elemento dirimente per una diversa decorrenza del termine prescrizionale.
Ci si chiede, pertanto, come leggere il fenomeno in un sistema, come quello delle tutele crescenti, ove ai nuovi assunti non troverà più applicazione l’art. 18.
La circolare 18 febbraio 2015, n.4/2015 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro si sofferma sul tema e sulle ragioni della diversa decorrenza del termine prescrizionale.
3. 11 MARZO 2015 - TUTELE CRESCENTI - Nuova circolare della Fondazione Studi Consulenti del lavoro
Dopo l'entrata in vigore (dal 7 marzo 2015) del Decreto Legislativo del 4 marzo 2015, n. 23, contenente disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro interviene con circolare n. 6 dell’11 marzo 2015 per analizzarne le novità.
Già con le circolari n. 1/2015 e n. 4/2015, la Fondazione aveva analizzato il provvedimento nel suo complesso, con la presente si focalizza l'attenzione alle sole novità introdotte del testo definitivo.
Con circolare n. 6/2015, la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro analizza le novità del decreto n. 23/2015 contenente disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti che riguardano:
- l’allargamento della platea dei destinatari,
- la sostituzione del parametro di riferimento per il calcolo dell’indennità risarcitoria,
- i nuovi adempimenti amministrativi con relativa sanzione posti a carico delle aziende.
. Se vuoi scaricare il testo della circolare n. 6/2015, clicca QUI.
4. 27 MAGGIO 2015 - Comunicazione telematica dell'"offerta di conciliazione" - Nota operativa dal Ministero del Lavoro
Con la nota prot. n. 2788 del 27 maggio 2015, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha reso operativa la comunicazione obbligatoria in caso di intervenuta conciliazione a posteriore di un licenziamento comminato ad un lavoratore assunto con contratto a tempo indeterminato a Tutele Crescenti.
Con la nota operativa del Ministero viene riepilogato nel dettaglio quanto contenuto dall’art. 6, D-Lgs. n. 23/2015, che dispone sulla comunicazione telematica dell'"offerta di conciliazione". L'adempimento dovrà essere effettuato, entro 65 giorni dalla cessazione del rapporto, qualora si proceda ad attivare la procedura conciliativa facoltativa prevista dallo stesso art. 6, per:
• lavoratori interessati da una trasformazione da un rapporto di lavoro a termine in rapporto a tempo indeterminato dal 7 marzo 2015;
La procedura comunicativa è obbligatoria dal 1° giugno 2015, data di attivazione del sistema informatico.
Viene, inoltre, indicata la procedura da seguire.
Dal 1° giugno, nella sezione “adempimenti” del portale cliclavoro è a disponibile una applicazione denominata “UNILAV_Conciliazione” per cui tutti i datori di lavoro potranno comunicare le informazioni relative al procedimento di conciliazione (introdotte dall'art. 6).
Per procedere con tale comunicazione i datori di lavoro dovranno registrarsi al portale cliclavoro e accedere all’applicazione inserendo il codice di comunicazione rilasciato al momento della comunicazione di cessazione. Il dato è utilizzato per collegare l’offerta di conciliazione al rapporto di lavoro cessato.
Il testo della nota precisa che: «Il sistema proporrà i dati già presenti, comunicati con il modello “UNILAV_Cess”, relativi al lavoratore, datore di lavoro, rapporto di lavoro e dovranno esser compilati i campi di seguito segnalati :
• data di proposta dell’offerta di conciliazione;
• esito (SI/NO) di tale offerta.
• sede presso la quale il procedimento di offerta viene effettuato (tra quelle previste dalla normativa);
• importo offerto;
• esito del procedimento (SI/NO), ovvero se il lavoratore ha accettato o meno l’importo offerto».
Il sistema offre la possibilità di visualizzare e stampare un riepilogo della comunicazione effettuata.
Le conseguenze dell'omessa comunicazione integrativa comportano una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro, per ogni lavoratore interessato.
(Fonte: LavoroPiù)
5. 25 GIUGNO 2015 - JOBS ACT - D.LGS. N. 81/2015 - Riordino delle tipologie contrattuali - Circolare della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro
Con il decreto legislativo n. 81/2015 cambia l’impostazione legislativa sulle false collaborazioni coordinate e continuative. La riforma sposta, infatti, l’indice di valutazione sulla modalità organizzativa adottata dall’azienda, attribuendo le medesime tutele previste per i lavoratori subordinati, anche a quelle forme di collaborazione - con o senza partita IVA - che per caratteristiche di tempo e di luogo - e quindi per i profili organizzativi - sono sostanzialmente simili al lavoro subordinato.
La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, con la circolare n. 13/2015 del 25 giugno 2015, analizza in dettaglio la nuova norma e fornisce agli addetti ai lavori un primo indirizzo interpretativo su come attuare la riforma nelle azienda assistite.
Da un punto di vista della tecnica legislativa la nuova norma conferma la nozione classica di lavoro subordinato contenuta nell’art. 2094 C.C., affiancando ad essa una nuova nozione di “collaborazione organizzata” nella quale si attribuisce una valenza legislativa ad alcuni elementi sintomatici più significativi che marcano la differenza tra le due tipologie negoziali: ossia, il tempo e il luogo di lavoro. In presenza di questi requisiti, si applicano le stesse tutele al lavoro subordinato e al collaboratore autonomo.
. Se vuoi scaricare il testo della circolare n. 13/2015, clicca QUI.
6. 17 LUGLIO 2015 - APPRENDISTATO E LAVORO ACCESSORIO - Circolare della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro sulle novità introdotte dal D.Lgs. n. 81/2015
Attraverso il decreto legislativo 15 giugno 2015, n.81, in vigore dal giorno successivo, conformemente a quanto stabilito dall’art. 1 comma 7 della Legge n. 183/2014, sono state apportate diverse modifiche volte a “riordinare i contratti di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo”.
Il Governo è riuscito ad intervenire su una stratificazione normativa complessa e variegata, elaborando un testo semplice ed efficace, e al contempo innovativo sotto molteplici aspetti.
Nella circolare n. 16 del 17 luglio 2015, la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro analizza quelle che sono le novità principali relative alle diverse forme contrattuali riscontrabili nella bozza di Decreto.
La riforma ha interessato i rapporti part-time, il lavoro intermittente, il lavoro a tempo determinato, la somministrazione di lavoro, l’apprendistato, i contratti di collaborazione, il lavoro accessorio, nonché il mutamento di mansioni.
La circolare in questione si occupa di analizzare le novità su apprendistato e lavoro accessorio.
Il D.Lgs. n. 81/2015 modifica ancora una volta il contratto di apprendistato. Il capo V del testo unico, infatti, agli articoli da 41 a 47 ridisegna l’intera disciplina relativa all’importante contratto di lavoro a causa mista.
Coerentemente, l’articolo 55, al comma 1, lettera g), prevede l’abrogazione del Testo Unico approvato col decreto legislativo 14 settembre 2011, n.167, salvo il regime transitorio previsto per le regioni e province autonome nonché per i settori in cui la disciplina prevista dal nuovo decreto non sia immediatamente operativa.
Il contratto di apprendistato mantiene inalterato lo scopo tradizionale che è quello della formazione e dell’occupazione dei giovani anche se il legislatore ripropone, con alcune modifiche, la possibilità in alcuni casi di stipula con soggetti senza limiti di età.
Sono previste tre tipologie contrattuali:
2. Il lavoro accessorio dopo la Riforma
Il decreto legislativo n. 81/2015 interviene per la regolazione del lavoro accessorio al Capo VI, articoli da 48 a 50, su espressa delega contenuta nell’art. 1, comma 7 della legge. n. 183/2014 ed in particolare della lettera h) che prevede, “tenuto conto di quanto disposto dall'articolo 70 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, la possibilità di estendere, secondo linee coerenti con quanto disposto dalla lettera a) del predetto comma, il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio per le attività lavorative discontinue e occasionali nei diversi settori produttivi fatta salva la piena tracciabilità dei buoni lavoro acquistati [...].
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7. LUGLIO 2015 - Conciliazione vita-lavoro: si cambia - Circolare della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro
Il decreto n. 80/2015 interviene sul testo unico a tutela della maternità (n. 151 del 26 marzo 2001), con la duplice finalità di estendere la tutela della maternità delle lavoratrici e di ampliare le tutele che favoriscono la conciliazione dei tempi di vita e lavoro alla generalità dei lavoratori.
Nel testo vi sono alcune importanti novità, che la Fondazione Studi esamina nella circolare n.17/2015.
Si parte dalla parificazione dei padri lavoratori rispetto alle madri lavoratrici: il Legislatore, infatti, riconosce i diritti di cui tradizionalmente sono titolari quest'ultime anche ai padri nel caso in cui la madre non possa fruirne, anche perché lavoratrice autonoma.
Sotto questo profilo si collocano, altresì, alcune altre innovazioni del decreto che riguardano i diritti dei genitori che siano iscritti alla gestione separata o che siano lavoratori autonomi.
Inoltre, il Decreto prosegue l'opera di equiparazione della genitorialità biologica alla genitorialità derivante da affidamento o adozione, estendendo i diritti e i congedi anche ai genitori affidatari o adottivi.
Interessanti anche gli incentivi previsti in favore dell'utilizzo del Telelavoro quale forma flessibile di gestione dei tempi di vita e lavoro.
Assolutamente innovativo, infine, il congedo previsto per le donne vittime di violenza di genere che partecipino a percorsi ad hoc.
Questi ultimi due aspetti (telelavoro e violenza di genere) sono gli unici che trovano la loro fonte normativa nel D.lgs. 80/2015 che, per il resto, va a modificare ed integrare il T.U. sulla genitorialità.
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8. AGOSTO 2015 - Come cambia il rapporto di lavoro part-time ed intermittente - Circolare della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro
Lavoro part-time applicabile anche alle pubbliche amministrazioni e lavoro a chiamata regolamentato dalla contrattazione collettiva.
Queste alcune delle novità sul rapporto di lavoro a tempo parziale e sul lavoro intermittente, introdotte dal decreto legislativo n. 81/2015 sul riordino delle tipologie contrattuali, che vengono analizzate dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro nella circolare n.18/2015.
Nello specifico del lavoro part-time il Legislatore interviene abrogando integralmente il D.Lgs. n. 61/2000, unificando, dopo ben dodici anni, la disciplina applicabile al settore pubblico e quella applicabile al settore privato.
Non viene più riproposta, inoltre, la divisione tra part-time orizzontale, verticale e misto e vengono ricomprese nelle clausole elastiche (variazione della durata della prestazione) le clausole flessibili che comportavano la facoltà di variare la collocazione dell’orario di lavoro.
Nell’ambito del lavoro intermittente, invece, il Legislatore ribadisce che sia la contrattazione collettiva a definire le esigenze per l'utilizzo del lavoro a chiamata, mentre in sua assenza dovrà intervenire un apposito decreto ministeriale di cui, però, ancora oggi, non si ha traccia.
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9. 12 AGOSTO 2015 - LAVORO ACCESSORIO - Circolare dell'INPS sulle novità introdotte dal D.Lgs. n. 81/2015
L'INPS, con la circolare n. 149 del 12 agosto 2015, ha fornito le prime indicazioni in ordine alla nuova disciplina dettata dal D.Lgs. n. 81/2015 in materia di lavoro accessorio.
Il D.Lgs. n. 81 del 15 giugno 2015 ha abrogato e sostituito integralmente gli articoli da 70 a 73 del D.Lgs. n. 276/2003, nell’ottica di consentire il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio per le attività lavorative in tutti i settori produttivi, garantendo, nel contempo, la piena tracciabilità dei buoni lavoro acquistati.
• all’obbligo di comunicazione preventiva in capo al committente;
I punti trattati dalla circolare sono i seguenti:
1. Limiti alle prestazioni di lavoro accessorio;
2. Modalità di acquisto;
3. Misura del voucher;
4. Comunicazione telematica della prestazione di lavoro accessorio;
5. Il ruolo del concessionario.
Il testo della circolare n. 149/2015 viene riportato nei Riferimenti normativi.
10. 18 AGOSTO 2015 - CONGEDO PARENTALE - Dal 19 agosto 2015 aperta la procedura on-line - Nuova circolare dell’INPS - Precisati i criteri di fruizione, il computo ed l’indennizzo su base oraria
E' arrivata dall'INPS la tanto attesa circolare (n. 152 del 18 agosto 2015) sulla procedura per far richiesta del congedo parentale a ore.
L'INPS ha così ufficialmente aperto la procedura online per dare la possibilità al genitore di inviare la domanda di fruizione oraria del congedo parentale.
Ricordiamo che l'INPS, con il messaggio 4899 del 21 luglio 2015, ha reso noto che è disponibile sul proprio portale l'applicazione per inoltrare telematicamente le domande di congedo parentale ad ore fruibile dai lavoratori e lavoratrici dipendenti.
La procedura riguardante la presentazione delle domande va ad aggiungersi a quella relativa allo stesso congedo, già attualmente fruito in modalità giornaliera oppure mensile: il congedo parentale su base oraria, anche se non indennizzato, garantisce i diritti relativi ai contributi figurativi.
Non cambiano, con la nuova modalità, i limiti complessivi ed individuali entro i quali i genitori lavoratori dipendenti possono assentarsi dal lavoro; per altro, con il D.Lgs. n. 80 del 2015, è stato previsto l’ampliamento sia del periodo entro il quale è possibile fruire del congedo parentale (da 8 a 12 anni del bambino) sia del periodo entro il quale il congedo è indennizzabile a prescindere dalle condizioni di reddito (da 3 a 6 anni del bambino).
In caso di fruizione frazionata del congedo, se questa "avviene su base oraria – con copresenza quindi nella stessa giornata di assenza oraria a titolo di congedo e di svolgimento di attività lavorativa – le domeniche (ed eventualmente i sabati, in caso di settimana corta), non sono considerate né ai fini del computo né ai fini dell’indennizzo. Infatti, in caso di congedo parentale fruito in modalità oraria è sempre rinvenibile lo svolgimento di attività lavorativa".
Ricordiamo che l’applicazione delle nuove disposizioni sono state oggetto della circolare INPS n. 139 del 17 luglio 2015. La novità principale è l’innalzamento del limite massimo per l’utilizzo del congedo: si passa dal compimento degli otto anni del bambino ai 12 anni.
Ciò che non cambia è il periodo massimo di congedo per ciascun genitore (limite individuale), fissato nel limite dei 6 mesi per ogni figlio, che aumenta a 7 mesi nel caso in cui sia anche il papà dipendente a richiedere un congedo di almeno tre mesi. Il limite massimo, invece, sommando il periodo della mamma con quello del papà è fissato a dieci mesi, innalzabili ad undici nel caso in cui il papà richieda un congedo di non meno di tre mesi. Dieci mesi, invece, è il periodo massimo di congedo nel caso in cui il genitore sia solo.
Tra le altre novità, ricordiamo che il periodo di congedo può essere frazionato, non superando, comunque, il dodicesimo compleanno del bambino, mentre è stata estesa la retribuzione, fissata nella misura del 30 per cento, fino al sesto anno di età del bambino (in precedenza il limite era del terzo anno).
Altro limite per la richiesta del congedo parentale è quello del reddito: infatti, il genitore che farà richiesta del congedo, dovrà avere un reddito individuale al di sotto di 2 volte e mezzo l’importo della pensione minima a carico dell’assicurazione prevista dalla legge. Dunque, il limite per il 2015, è pari ad euro 6.531,07.
Il testo delle due circolari (n. 139 e 152) viene riportato nei Riferimenti normativi.
11. 6 OTTOBRE 2015 - Le nuove "semplificazioni" in materia di lavoro - Circolare della Fondazione Consulenti del lavoro
Il DLgs n. 151/2015, meglio noto come “decreto semplificazioni”, interviene su numerosi ambiti relativi alla gestione del rapporto di lavoro subordinato.
Con questa prima circolare sul tema (n. 19/2015), la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro analizza il provvedimento, soffermandosi sulle modifiche relative al collocamento mirato dei lavoratori disabili, sugli interventi in materia di sicurezza sul lavoro e sulla riscrittura della disciplina di convalida delle dimissioni.
Quest'ultimo provvedimento, di cui forse se ne sentiva meno il bisogno stante anche le recenti novità sul tema introdotte dalla Legge n. 92/2012, introduce una nuova modalità, esclusivamente telematica, per rassegnare le dimissioni. Ma la novella normativa sarà efficace solo in seguito all’emanazione, entro il 24 novembre 2015, di apposito decreto attuativo.
Dal 24 settembre 2015, data di entrata in vigore del provvedimento in commento, sono già operativi gli altri interventi. In particolare tutti i datori di lavoro, pubblici o privati, potranno assumere lavoratori con disabilità attraverso chiamata nominativa; a decorrere dal 1 gennaio 2017 le aziende che occupano tra i 15 e i 35 dipendenti saranno tenute ad assumere un lavoratore disabile entro i sessanta giorni dall’insorgenza dell’obbligo esattamente come gli altri datori di lavoro.
Per quel che attiene la tematica della sicurezza è importante rilevare l’inclusione dei lavoratori accessori, con committenti professionisti o imprenditori, tra i soggetti destinatari delle disposizioni in materia di tutela dei lavoratori.
In ultimo si segnalano ulteriori semplificazioni, ma che entreranno in vigore solo successivamente, quali l’abrogazione dell’obbligo di inoltro di certificazioni in caso di infortuni e del relativo registro.
. Se vuoi scaricare il testo della circolare n. 19/2015, clicca QUI.
1. 25 GIUGNO 2015 - "JOBS ACT - L'Italia cambia il lavoro" - On-line il sito dedicato alla riforma del mercato del lavoro
Il nuovo sito ha l'obiettivo di informare i cittadini, le aziende e gli operatori sulle principali novità normative introdotte dai decreti legislativi di attuazione della delega in materia di lavoro: quattro già operativi e quattro all'esame delle Camere per il parere previsto prima della loro approvazione definitiva.
Nel sito sono descritti in modo sintetico i punti focali della riforma: Tutele crescenti, Politiche attive, Maternità, Flessibilità, Tutela del lavoro e Semplificazione. Il sito presenta anche una sezione nella quale sarà possibile consultare la documentazione sulla nuova normativa e una sezione multimediale con i video presentati dal Ministero in occasione dell'Esposizione Universale 2015 (EXPO). Inoltre la sezione news presente sul sito consente agli utenti di essere costantemente aggiornati sulle tematiche di rilevante attualità per il mondo del lavoro e delle imprese.
. Se vuoi approfondire l’argomento delle DIMISSIONI VOLONTARIE DEI LAVORATORI, clicca QUI.
. DECRETO-LEGGE 20 marzo 2014, n. 34: Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese.
. INPS - Messaggio n. 4152 del 17 aprile 2014: D.L. 20 marzo 2014, n. 34. Prime indicazioni in materia contributiva. Restituzione del contributo addizionale ASpI ex art. 2 c. 30 della legge 28 giugno 2012, n. 92 e contratto di apprendistato. Chiarimenti.
. LEGGE 16 maggio 2014, n. 78: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 marzo 2014, n. 34, recante disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese.
. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Circolare n. 18 del 30 settembre 2014, Prot. 30/0013774/MA008.A001: D.L. n. 34/2014 (conv. da L. n. 78/2014) recante disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese - Contratto a tempo determinato, somministrazione di lavoro e contratto di apprendistato - Indicazioni operative per il personale ispettivo.
. DECRETO 28 ottobre 2014: Criteri di accesso e modalita' di utilizzo delle misure di cui all'articolo 4, comma 24, lettera b) della legge 28 giugno 2012, n. 92, recante: «Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita».
. LEGGE 10 dicembre 2014, n. 183: Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonchè in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell'attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro.
. INPS - Circolare n. 17 del 29 gennaio 2015: Esonero contributivo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato nel corso del 2015 ai sensi dell’articolo unico, commi 118 e seguenti, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190.
. DECRETO LEGISLATIVO 4 marzo 2015, n. 22: Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
. DECRETO LEGISLATIVO 4 marzo 2015, n. 23: Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Nota del 27 maggio 2015, Prot. 0002788: Decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23. Disposizioni in materia di contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183. Comunicazione telematica dell' "offerta di conciliazione". Nota operativa.
. DECRETO LEGISLATIVO 15 giugno 2015, n. 80: Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, in attuazione dell'articolo 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
. INPS - Circolare n. 139 del 17 luglio 2015: Decreto legislativo n. 80 del 15 giugno 2015 in attuazione dell’art. 1, commi 8 e 9 della legge delega n. 183 del 2014 (Jobs Act) - Congedo parentale. Elevazione dei limiti temporali di fruibilità del congedo parentale da 8 a 12 anni ed elevazione dei limiti temporali di indennizzo a prescindere dalle condizioni di reddito da 3 a 6 anni.
. INPS - Circolare n. 149 del 12 agosto 2015: Lavoro accessorio. Decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 artt. 48; 49; 50: Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell'articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
. INPS - Circolare n. 152 del 18 agosto 2015: Decreto legislativo n. 80 del 15 giugno 2015 in attuazione dell’art. 1, commi 8 e 9 della legge delega n. 183 del 2014 (Jobs Act) - Fruizione del congedo parentale in modalità oraria.
. DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2015, n. 148: Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
. DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2015, n. 149: Disposizioni per la razionalizzazione e la semplificazione dell'attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
. DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2015, n. 150: Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
. DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2015, n. 151: Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
. DECRETO 12 ottobre 2015: Definizione degli standard formativi dell'apprendistato e criteri generali per la realizzazione dei percorsi di apprendistato, in attuazione dell'articolo 46, comma 1, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81.
. DECRETO 12 ottobre 2015 - ALLEGATO 1A - Schema di Piano formativo individuale.
. DECRETO 12 ottobre 2015 - ALLEGATO 1A - Schema di dossier individuale.
. DECRETO 29 ottobre 2015: Attuazione dell'articolo 16, comma 6, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, in materia di assegno di disoccupazione (ASDI).
. DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2016, n. 185: Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 15 giugno 2015, n. 81 e 14 settembre 2015, nn. 148, 149, 150 e 151, a norma dell'articolo 1, comma 13, della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
Pubblicato su: 2014-04-17 (5759 letture)

References: art. 6
 articolo 8
 articolo 2549
 articolo 53
 articolo 2549
 art. 6
 art. 2