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Legge regionale 5 dicembre 2005, n. 20 - Norme in materia di promozione dell'occupazione
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Norme in materia di promozione dell'occupazione, sicurezza e qualità del lavoro.
Disciplina dei servizi e delle politiche per il lavoro.
Abrogazione della legge regionale 14 luglio 2003, n. 9, in materia di lavoro e servizi all’impiego.
Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna del 9 dicembre 2005, n. 37.
Art. 1 - Diritti del cittadino
Art. 3 - Obiettivi e linee guida
Art. 4 - Sistema dei servizi per il lavoro
Titolo II - Ripartizione delle funzioni
Art. 5 - Funzioni dei soggetti diversi dagli enti territoriali
Art. 6 - Funzioni delle province
Art. 7 - Funzioni della Regione
Titolo III - Organismi, strumenti e procedure di programmazione
Art. 8 - Commissione provinciale per i servizi e le politiche del lavoro
Art. 9 - Commissione provinciale per il collocamento mirato dei diversamente abili
Art. 10 - Piano provinciale per i servizi e le politiche del lavoro
Art. 11 - Commissione regionale per i servizi e le politiche del lavoro
Art. 12 - Conferenza regionale per l’occupazione
Art. 13 - Piano regionale per i servizi, le politiche del lavoro e l’occupazione
Titolo IV - Sistema regionale dei servizi per il lavoro
Art. 14 - Centri dei servizi per il lavoro
Art. 15 - Agenzia regionale per il lavoro
Art. 16 - Organi dell’Agenzia regionale per il lavoro
Art. 17 - Direttore dell’Agenzia
Art. 19 - Personale dell’Agenzia regionale per il lavoro e ordinamento degli uffici
Art. 20 - Controllo e vigilanza
Art. 21 - Mezzi finanziari
Art. 22 - Bilancio di previsione e rendiconto generale
Titolo V - Sistema informativo e Osservatorio del mercato del lavoro
Art. 23 - Sistema informativo lavoro regionale (SILR)
Art. 24 - Modalità di funzionamento
Art. 25 - Connessione con il Sistema informativo lavoro (SIL)
Art. 26 - Osservatorio regionale del mercato del lavoro
Art. 27 - Accesso dei privati al SILR
Titolo VI - Interventi di politica attiva del lavoro
Art. 28 - Definizione e misure di politica del lavoro
Art. 29 - Incentivi al reimpiego
Art. 30 - Politiche di pari opportunità
Art. 31 - Fondo regionale per l’occupazione dei diversamente abili
Art. 32 - Convenzioni per l’inserimento dei diversamente abili
Art. 33 - Interventi a favore dei comuni per lo sviluppo delle cooperative sociali
Art. 34 - Misure a sostegno dei sardi emigrati
Art. 35 - Utilizzo per finalità sociali
Art. 36 - Interventi di politica locale per l’occupazione
Art. 37 - Cantieri idraulico-forestali
Art. 38 - Profili formativi dei contratti di apprendistato
Art. 39 - Politiche del lavoro e politiche formative
Art. 40 - Avviamento a selezione presso la pubblica amministrazione
Art. 41 - Misure per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro
Art. 42 - Misure per favorire l’occupazione dei giovani
Art. 43 - Indennità di inserimento sperimentale per programmi di formazione, ricerca e inserimento lavorativo
Art. 44 - Lavoratori non comunitari
Titolo VII - Sicurezza, tutela e qualità del lavoro
Art. 45 - Sicurezza nel lavoro
Art. 46 - Promozione della regolarità del lavoro
Art. 47 - Responsabilità sociale delle imprese ed istituzione dell’Albo regionale
Art. 48 - Disposizioni transitorie
Art. 49 - Norma finanziaria
Art. 50 - Abrogazione
2. Al fine di perseguire gli obiettivi di cui al comma 1, la Regione opera nell’ambito delle seguenti linee guida:
b) promuovere e favorire, secondo i principi dell’accreditamento, il raccordo col sistema dei soggetti istituzionali e privati che prestano servizi per il lavoro e l’impresa, col sistema scolastico, con quello imprenditoriale e con le reti associative dei cittadini e dei lavoratori che si organizzano per favorire il diritto al lavoro;
c) prevenire la disoccupazione, incentivando la partecipazione delle rappresentanze sociali e del partenariato istituzionale e sociale nella programmazione delle politiche attive del lavoro;
d) promuovere azioni dirette a consentire l’accesso regolare al mercato del lavoro nel rispetto delle leggi e dei contratti collettivi;
e) perseguire la pari opportunità con azioni rivolte a superare le discriminazioni fra uomini e donne nell’accesso al lavoro e nei percorsi di carriera in attuazione dell’articolo 37 della Costituzione e delle disposizioni dell’Unione europea in materia;
f) favorire l’accesso dei giovani alla formazione ed all’inserimento lavorativo, sostenendone i percorsi individuali;
g) promuovere azioni idonee a garantire l’inserimento e la permanenza nel mercato del lavoro dei soggetti diversamente abili, delle persone a rischio di esclusione sociale, dei disoccupati di lunga durata e dei lavoratori immigrati;
h) promuovere l’innovazione al fine di rendere competitive le imprese nell’ambito della nuova economia e dei cambiamenti strutturali dell’organizzazione del lavoro; perseguire l’incremento della produttività e la competizione qualitativa sviluppando con le parti sociali accordi diretti a migliorare la qualità e la sicurezza del lavoro;
i) combattere la precarizzazione dei rapporti di lavoro promuovendo tutte le misure atte a favorire il ricorso a forme di lavoro stabile e garantito;
l) promuovere azioni per incoraggiare e sostenere lo sviluppo della responsabilità sociale delle imprese.
1. Il sistema dei servizi per il lavoro è un servizio pubblico; è istituito dalla Regione e dalle province e realizzato dalla rete dei soggetti istituzionali e privati, che lo esercitano in modo integrato e coordinato secondo le modalità di cui alla presente legge.
2. I soggetti istituzionali, attori necessari del sistema dei servizi pubblici per il lavoro, sono i Centri dei servizi per il lavoro, di cui all’articolo 14, e l’Agenzia regionale per il lavoro di cui all’articolo 15.
3. Gli altri soggetti, pubblici o privati appositamente accreditati, collaborano col sistema istituzionale nell’espletamento dei servizi secondo le modalità previste dalla presente legge.
4. Sono definite servizi pubblici per il lavoro tutte le attività di informazione, orientamento, consulenza, aiuto, anche di ordine finanziario, rese dal sistema di cui al comma 1, volte a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, l’accesso alla formazione, la promozione dell’imprenditorialità, la promozione culturale e formativa della persona e tutte le iniziative mirate allo sviluppo dell’occupazione e dell’imprenditorialità.
5. L’accesso ai servizi pubblici per il lavoro deve essere assicurato ai cittadini in condizioni di parità, senza discriminazioni di sesso, di condizioni familiari o sociali, di nazionalità, di cittadinanza, di provenienza territoriale, di opinione o affiliazione politica, religiosa, associativa o sindacale.
6. Al fine di perseguire la massima qualificazione dell’offerta di lavoro e di crescita dell’occupazione, nonché di dare efficienza ed efficacia ai servizi espletati, l’organizzazione del sistema dei servizi per il lavoro si ispira:
a) al principio della sussidiarietà tra la Regione e le province, i comuni e gli altri enti locali, associazioni e organizzazioni della società civile, il sistema scolastico, universitario e della formazione professionale;
b) al principio della concertazione con le organizzazioni del sindacato, delle imprese e del terzo settore.
2. I soggetti di cui al comma 1 possono svolgere, anche in forma associata e di propria iniziativa, attività di rilevazione dei fabbisogni e progettazione di servizi, e possono candidarsi alla gestione degli stessi con le modalità previste nei commi3e4.
3. I soggetti di cui al comma 1, parallelamente ai Centri dei servizi per il lavoro di cui all’articolo 14, espletano le attività del sistema dei servizi previo accreditamento rilasciato dalla Giunta regionale.
4. Le procedure, i presupposti e le modalità per l’ottenimento, il mantenimento e la revoca dell’accreditamento, sono stabilite dalla Giunta regionale, su proposta dell’Assessore competente, sentita la Commissione regionale per i servizi e le politiche del lavoro e la Commissione consiliare competente.
3. Alle province sono attribuite la gestione e l’erogazione dei servizi connessi alle funzioni e ai compiti conferiti alla Regione nelle medesime materie.
4. Le province espletano le funzioni di cui al comma 1 garantendo l’integrazione con le altre funzioni, loro attribuite o delegate, in materia di orientamento, istruzione e formazione.
5. Le province individuano adeguati strumenti di raccordo con i comuni e gli altri enti locali al fine di garantire la partecipazione degli stessi all’individuazione degli obiettivi e all’organizzazione dei servizi connessi alle funzioni loro assegnate.
6. Le province, tenuto conto delle proposte delle Commissioni provinciali per i servizi e le politiche del lavoro di cui all’articolo 8:
a) programmano e realizzano lo sviluppo dei servizi per il lavoro;
b) promuovono, a livello provinciale, programmi e progetti rivolti a favorire l’occupazione e l’inclusione sociale:
1) delle donne;
2) degli iscritti all’elenco anagrafico, con particolare riferimento ai disoccupati di lunga durata e a quelli privi di qualifica professionale;
3) dei lavoratori diversamente abili e di tutti i soggetti del disagio sociale;
4) dei lavoratori immigrati;
5) dei soggetti ex tossicodipendenti ed ex detenuti;
6) dei lavoratori posti in mobilità.
c) promuovono forme di utilizzo dei soggetti in situazione di particolare disagio nell’ambito dei servizi e opere a vantaggio della collettività;
d) promuovono programmi e progetti nell’ambito dei tirocini formativi e di orientamento e delle borse lavoro;
e) definiscono gli ambiti territoriali di riferimento per i Centri dei servizi per il lavoro, sulla base dei criteri di cui alla lettera h) del comma 2 dell’articolo 7;
f) sperimentano, in accordo con gli enti locali e gli altri soggetti del territorio, servizi innovativi per il miglioramento e lo sviluppo del sistema provinciale; sperimentano, altresì, servizi per favorire l’integrazione delle funzioni, con particolare riguardo al rapporto con l’istruzione, la formazione professionale, l’orientamento scolastico e professionale e il loro collegamento con il mondo del lavoro;
g) programmano e organizzano i servizi per il lavoro secondo criteri di efficienza ed efficacia, perseguono la qualità delle prestazioni, la loro omogenea diffusione nell’ambito provinciale e la semplificazione dei relativi procedimenti amministrativi;
h) predispongono e approvano il piano provinciale per i servizi e le politiche del lavoro, secondo i criteri e le modalità di cui all’articolo 10;
i) effettuano l’analisi tecnica ed approvano l’inserimento nella lista di mobilità di cui alla Legge 23 luglio 1991, n. 223, relativamente ad aziende ed unità produttive presenti in ambito provinciale;
l) svolgono attività di mediazione dei conflitti di lavoro collettivi d’interesse provinciale e l’esame congiunto di cui all’articolo 4 della Legge n. 223 del 1991.
8. Le province interessate stipulano opportune intese per il coordinamento dei rispettivi interventi, al fine di assicurare uniformità ed una migliore efficacia dei servizi per il lavoro in territori di più province caratterizzati da particolari elementi di omogeneità e da interrelazioni socioeconomiche.
1. La Regione, in attuazione degli articoli1e3del decreto legislativo n. 180 del 2001, esercita le funzioni e i compiti di indirizzo, coordinamento, programmazione e valutazione all’interno del sistema regionale dei servizi per il lavoro e nelle materie relative alle politiche attive del lavoro. La Regione esercita le proprie competenze con l’obiettivo di:
a) incrementare l’occupazione;
b) difendere i livelli occupazionali e promuovere la nuova imprenditorialità;
c) incentivare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro;
d) favorire la sicurezza e la qualità del lavoro;
e) favorire l’integrazione tra le politiche del lavoro, dell’istruzione e della formazione professionale.
2. Nell’esercizio delle funzioni di cui al comma 1, tenuto conto delle proposte della Commissione regionale per i servizi e le politiche del lavoro di cui all’articolo 11, la Regione:
a) approva il Piano regionale per i servizi e le politiche del lavoro di cui all’articolo 13;
b) programma e coordina iniziative e progetti speciali regionali volti ad incrementare l’occupazione e ad incentivare l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro con particolare riferimento alle donne, agli immigrati e alle categorie svantaggiate;
c) predispone, su proposta delle amministrazioni provinciali, interventi specifici, ovvero correttivi di interventi più generali, che tengano conto della situazione di svantaggio occupazionale di singole aree;
d) promuove il lavoro in tutte le sue forme e favorisce la nuova imprenditorialità;
e) promuove programmi mirati alla lotta al lavoro nero;
f) organizza il sistema informativo dell’economia e del lavoro integrato nel sistema informativo regionale;
g) cura il monitoraggio e la valutazione del sistema regionale dei servizi per il lavoro, con particolare riferimento all’impatto socio-economico e di genere, all’efficacia delle politiche e dei programmi, all’efficienza dei servizi e alla qualità delle prestazioni;
h) definisce i criteri generali per l’individuazione, da parte delle province, degli ambiti territoriali di riferimento dei Centri dei servizi per il lavoro di cui all’articolo 14, tenuto conto, ove possibile, dell’articolazione territoriale propria di altri settori quali quello socio-sanitario, quello dell’istruzione;
i) indica i criteri generali e i modelli di intervento per favorire e sostenere l’omogeneità del sistema;
l) istituisce e indirizza l’Agenzia regionale per il lavoro e ne approva gli atti fondamentali;
m) indirizza e favorisce il ricorso a strumenti conservativi dei livelli occupazionali e l’utilizzo di strumenti che agevolano l’ingresso o il reingresso nel mercato del lavoro;
n) determina, con proprio provvedimento, le modalità per la concessione a soggetti pubblici e privati dell’autorizzazione alla gestione nel territorio regionale dei servizi di intermediazione, di ricerca e selezione del personale e di supporto alla ricollocazione del personale ai sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276;
o) istituisce, con proprio provvedimento, un apposito elenco per l’accreditamento degli operatori pubblici e privati che operano nel proprio territorio e stabilisce le modalità di tenuta dell’elenco, ai sensi dell’articolo 7 del decreto legislativo n. 276 del 2003;
p) svolge attività di mediazione nei conflitti di lavoro collettivi di interesse regionale ed assume la qualità di soggetto istituzionale di mediazione attiva per la sigla di accordi e protocolli, con esclusione delle funzioni relative a eccedenze di personale temporanee e strutturali;
q) realizza gli interventi in materia di mobilità nella pubblica amministrazione, secondo quanto previsto dall’articolo 7 della Legge 16 gennaio 2003, n. 3 (Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione);
r) è sede, ai sensi del comma 2 dell’articolo 4 del decreto legislativo n. 180 del 2001, per l’esame congiunto previsto nelle procedure relative agli interventi di integrazione salariale straordinaria e di quello previsto nelle procedure di mobilità di cui alla Legge n. 223 del 1991 per le aziende che operano in ambito sovraprovinciale.
3. La Regione, nell’ambito dei principi generali dettati dal decreto legislativo n. 297 del 2002 e dal decreto legislativo n. 180 del 2001, e loro successive modifiche e integrazioni, sentita la Commissione regionale per i servizi e le politiche del lavoro, definisce con propri atti:
a) la revisione e razionalizzazione delle procedure del collocamento;
b) i criteri e modalità per le procedure uniformi in materia di accertamento dello stato di disoccupazione;
c) gli indirizzi operativi per l’accertamento e la verifica della conservazione, della perdita o della sospensione dello stato di disoccupazione da parte dei servizi competenti;
d) gli obiettivi ed indirizzi per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e per contrastare la disoccupazione di lunga durata.
1. Ciascuna provincia provvede all’istituzione della Commissione provinciale per i servizi e le politiche del lavoro, quale organo permanente di concertazione e consultazione delle parti sociali in materia di programmazione provinciale delle politiche attive del lavoro e di gestione dei servizi per il lavoro.
2. La Commissione elabora le linee guida per la predisposizione del Piano provinciale per i servizi e le politiche del lavoro di cui all’articolo 10 che viene trasmesso all’amministrazione provinciale per la definitiva approvazione.
3. La Commissione provinciale per i servizi e le politiche del lavoro è composta:
b) da tre componenti designati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori più rappresentative a livello provinciale;
c) da tre componenti designati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro più rappresentative a livello provinciale;
e) da due componenti designati rispettivamente dalla scuola e dall’Università;
f) dal consigliere provinciale di parità nominato ai sensi della Legge 10 aprile 1991, n. 125.
4. Le modalità di funzionamento della Commissione sono definite in apposito regolamento approvato dalla provincia. Alle riunioni della Commissione possono partecipare, su invito del presidente, il direttore dell’Agenzia regionale per il lavoro e i rappresentanti dei Centri dei servizi per il lavoro.
5. Il presidente della provincia nomina i componenti della Commissione di cui al presente articolo.
1. Il presidente della provincia istituisce la Commissione provinciale per il collocamento mirato dei diversamente abili, al fine di promuoverne l’inserimento e l’integrazione lavorativa, in attuazione dei principi stabiliti dalle leggi statali; ad essa sono affidate le competenze previste dal comma 1 dell’articolo 6 della Legge 12 marzo 1999, n. 68 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili).
b) da tre rappresentanti dei datori di lavoro designati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello provinciale;
c) da tre rappresentanti dei lavoratori designati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative, a livello provinciale;
d) da quattro rappresentanti delle associazioni dei diversamente abili più rappresentative, di cui un rappresentante del terzo settore segnalato dalle associazioni cooperative cui aderiscono le cooperative sociali;
e) da un medico del lavoro della ASL del capoluogo.
5. La Commissione individua la convenzione-quadro su base territoriale con i soggetti e con le modalità previste dal comma 1 dell’articolo 14 del decreto legislativo n. 276 del 2003, come strumento ordinario per il conferimento di commesse di lavoro.
6. La Commissione costituisce un Comitato tecnico ai sensi della lettera b) del comma 2 dell’articolo 6 della Legge n. 68 del 1999, composto da:
a) un funzionario appartenente all’amministrazione provinciale;
b) un esperto del settore sociale e un medico legale;
c) un rappresentante dei datori di lavoro;
d) un rappresentante dei lavoratori;
e) un rappresentante delle associazioni dei diversamente abili presenti in Commissione.
7. Il Comitato tecnico svolge compiti relativi alla valutazione delle residue capacità lavorative, alla definizione degli strumenti e delle prestazioni atti all’inserimento e alla predisposizione dei controlli periodici sulla permanenza delle condizioni di inabilità e ogni altro compito ad esso espressamente attribuito dalla Legge n. 68 del 1999 e dal decreto legislativo n. 276 del 2003.
1. La provincia predispone un Piano provinciale per i servizi e le politiche del lavoro, contenente gli interventi per lo sviluppo del sistema dei servizi per il lavoro e delle politiche attive del lavoro. Nel Piano devono essere specificati, in particolare:
a) le tipologie di intervento;
b) i tempi e le modalità di attivazione delle singole funzioni;
c) i risultati attesi;
d) la localizzazione dei servizi;
e) gli aspetti organizzativi e gestionali;
f) i fabbisogni e le modalità di finanziamento, evidenziando il cofinanziamento.
1. Al fine di assicurare il concorso delle parti sociali alla determinazione delle politiche attive per il lavoro e alla definizione delle relative scelte programmatiche e di indirizzo della Regione, è istituita presso l’Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale la Commissione regionale per i servizi e le politiche del lavoro ai sensi della lettera b) del comma 1 dell’articolo 4 del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469.
a) dall’Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale che la presiede o da un suo delegato;
b) da sei componenti designati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori più rappresentative a livello regionale;
e) da tre componenti designati rispettivamente dalla scuola, dalla formazione professionale e dall’Università;
f) dal consigliere di parità nominato ai sensi della Legge n. 125 del 2001;
g) da otto rappresentanti designati dalle province.
10. Ai componenti della Commissione regionale per i servizi e le politiche del lavoro spettano le indennità previste dalla legge regionale 22 giugno 1987, n. 27 e successive modifiche ed integrazioni; alla relativa spesa si fa fronte con le risorse già previste dal titolo III della legge regionale 24 ottobre 1988, n. 33, per effetto della soppressione di cui al comma 2 dell’articolo 48.
1. La Regione promuove la partecipazione delle rappresentanze sociali e istituzionali alla programmazione delle politiche del lavoro indicendo, una volta all’anno, la Conferenza regionale per l’occupazione.
3. Con il Piano regionale la Regione concorre all’elaborazione del Piano nazionale per l’occupazione, nel rispetto degli obiettivi dell’Unione europea.
5. Il Piano è aggiornato annualmente dalla Giunta regionale che, entro il 30 marzo di ogni anno, presenta al Consiglio regionale la relazione sui risultati conseguiti in attuazione del piano dell’anno precedente e la nuova proposta di piano, sentite le Commissioni competenti.
a) il programma degli interventi con l’indicazione delle modalità di attuazione, delle strutture dell’ordinamento regionale interessate e del quadro finanziario;
1. Le province, in attuazione della lettera e) del comma 2 dell’articolo 4 del decreto legislativo n. 469 del 1997, tenuto conto dei criteri stabiliti dalla Regione ai sensi della lettera h) del comma 2 dell’articolo 7, istituiscono proprie strutture denominate “Centri dei servizi per il lavoro”, al fine di assicurare l’integrazione dei servizi secondo la programmazione regionale.
3. I Centri dei servizi per il lavoro svolgono i seguenti servizi:
a) accoglienza, consulenza e informazione orientativa;
b) gestione di specifiche procedure amministrative;
c) promozione e sostegno delle fasce deboli nel mercato del lavoro;
a) cura, all’interno del sistema informativo regionale, la gestione delle informazioni e delle banche dati dei servizi per il lavoro;
b) cura il monitoraggio sulla mobilità interprovinciale, interregionale, nazionale e comunitaria;
4. L’Agenzia è autorizzata a svolgere, su richiesta di soggetti pubblici o privati, servizi non istituzionali con oneri a carico dei richiedenti.
5. Il regolamento generale dell’Agenzia viene approvato dal Consiglio regionale su proposta della Giunta formulata nel quadro della concertazione con la Commissione provinciale di cui all’articolo 8.
6. L’Agenzia regionale per il lavoro assume il ruolo, i compiti, le funzioni e il personale della Agenzia del lavoro di cui alla legge regionale n. 33 del 1988.
7. L’Agenzia regionale per il lavoro, nell’esercizio delle sue funzioni, può operare in collaborazione con le Università e con qualificati organismi di ricerca pubblici e privati, in regime di convenzione.
2. Il direttore dell’Agenzia regionale per il lavoro è nominato dalla Giunta regionale, previa selezione pubblica per titoli, tra soggetti di età non superiore a sessanta anni, in possesso di elevata professionalità e comprovata pluriennale esperienza in materia di politiche del lavoro; nella predetta selezione è valutato come titolo preferenziale l’esercizio di funzioni di direzione in organismi complessi pubblici o privati.
b) verifica, almeno ogni quadrimestre, la situazione di cassa, nonché l’andamento finanziario e patrimoniale dell’Agenzia;
c) comunica i risultati delle verifiche di cassa e dell’attività di vigilanza al direttore dell’Agenzia e all’Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale;
5. Ai componenti del collegio dei revisori dei conti spettano le indennità previste dal comma 5 dell’articolo 6 della legge regionale 23 agosto 1995, n. 20; alla relativa spesa si fa fronte con le risorse già previste dal titolo III della legge regionale n. 33 del 1988 per effetto dell’abrogazione di cui al comma 2 dell’articolo 48.
Personale dell’Agenzia regionale per il lavoro e ordinamento degli uffici
2. La dotazione organica del personale dell’Agenzia regionale per il lavoro è definita dalla Giunta regionale, previa analisi dei carichi di lavoro.
1. L’Agenzia regionale del lavoro è sottoposta al controllo e alla vigilanza della Giunta regionale secondo le modalità previste dalla legge regionale 15 maggio 1995, n. 14.
1. L’Amministrazione regionale, sulla base di apposita convenzione con il Ministero del lavoro e in collaborazione con le amministrazioni provinciali e con i Centri dei servizi per il lavoro, istituisce un Sistema informativo lavoro regionale (SILR), nell’ambito del sistema informativo-statistico regionale.
b) organizza, in collaborazione con le amministrazioni provinciali, la formazione continua del personale dei Centri dei servizi per il lavoro, al fine di garantire la corretta imputazione, l’omogeneità delle definizioni e classificazioni e l’aggiornamento continuo;
c) progetta le elaborazioni statistiche e utilizza per fini di ricerca e monitoraggio le informazioni del SIL, condividendo con le amministrazioni provinciali ed i Centri dei servizi per il lavoro i relativi risultati.
e) collaborare con le strutture competenti e con gli enti e organismi pubblici e privati interessati all’affinamento delle metodologie, all’interpretazione e alla diffusione dei risultati ottenuti dalle indagini sui fabbisogni professionali;
1. Al fine di incentivare il reimpiego dei lavoratori in cassa integrazione straordinaria, in mobilità o iscritti da almeno dodici mesi all’anagrafe del Centro dei servizi per il lavoro, la Regione eroga alle province, nei limiti degli stanziamenti iscritti in bilancio, finanziamenti per la realizzazione di programmi annuali finalizzati all’attuazione di progetti predisposti da enti di formazione, enti bilaterali e organismi tecnici di emanazione di associazioni imprenditoriali e delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, con l’assistenza dell’Agenzia regionale per il lavoro.
6. Presso l’Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale sono assicurati spazi e servizi idonei all’espletamento delle funzioni del consigliere di parità, secondo le prescrizioni del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 196 (Disciplina delle attività delle consigliere e dei consiglieri di parità e disposizioni in materia di azioni positive, a norma dell’articolo 47 della Legge 17 maggio 1999, n. 144).
f) tutoraggio e supporto all’inserimento professionale, rivolti sia ai contesti lavorativi che a quelli familiari e di provenienza dei destinatari degli interventi;
g) ogni altra provvidenza in attuazione delle finalità di cui al comma 1.
4. La Regione determina i soggetti beneficiari, l’entità e le modalità di concessione dei contributi, nonché gli ulteriori aspetti applicativi della legge istitutiva del Fondo regionale per i diversamente abili.
5. Il Comitato regionale del Fondo, istituito ai sensi della legge regionale n. 20 del 2002, garantisce il regolare ed imparziale utilizzo del Fondo stesso, esprime parere preventivo in ordine agli interventi per l’inserimento lavorativo dei diversamente abili e verifica la loro corretta attuazione.
1. Dopo il numero 1) della lettera c) del comma 1 dell’articolo 10 della legge regionale 21 aprile 2005, n. 7, è aggiunto il seguente:
“1 bis) alla concessione di contributi ai comuni per la gestione di servizi comunali da parte di cooperative sociali ai sensi dell’articolo 5 della Legge 8 novembre 1991, n. 381;”.
1. L’attività svolta volontariamente dai cittadini, destinatari di interventi di sostegno economico, erogati dalle amministrazioni comunali ai sensi dell’articolo 32 della legge regionale 25 gennaio 1988, n. 4, non costituisce rapporto di lavoro.
1. La Giunta regionale, entro sessanta giorni dall’approvazione della presente legge, nell’ambito delle proprie competenze, sentite le province e d’intesa con le associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative, disciplina:
1. La Regione riconosce la formazione professionale come diritto individuale e servizio di interesse pubblico, volto a rendere effettivo il diritto al lavoro ed alla sua libera scelta; la Regione persegue l’integrazione delle politiche in materia di lavoro con gli interventi in materia di istruzione e formazione, e le politiche di coesione sociale ed i servizi alla persona.
a) formazione iniziale rivolta a tutti i cittadini, inoccupati, disoccupati, soggetti svantaggiati ed a rischio di esclusione sociale, finalizzata all’acquisizione di competenze professionali utili per l’inserimento o il reinserimento nel mercato del lavoro, anche tramite l’autoimpiego;
d) formazione permanente rivolta a garantire a tutte le persone, a prescindere dalla condizione lavorativa e per tutto l’arco della vita, il diritto all’acquisizione di conoscenze utili alla crescita professionale, culturale e sociale.
3. La Regione definisce la programmazione degli interventi di formazione professionale di cui al comma 2, in appositi piani annuali e pluriennali coerenti con la programmazione dello sviluppo economico, sociale e culturale regionale e con le esigenze del mercato del lavoro.
1. Le assunzioni presso le pubbliche amministrazioni, così come individuate dal comma 2 dell’articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, limitatamente al personale da adibire a qualifiche e profili per i quali è richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo, avvengono mediante richiesta di avviamento presso i Centri dei servizi per il lavoro competenti per territorio.
1. La Regione promuove tutte le misure atte a favorire il ricorso a forme di lavoro stabile e garantito, in coerenza con i principi e gli obiettivi dell’Unione europea, in particolare con la direttiva 1999/70/CE del 28 giugno 1999, nella quale si assume il contratto di lavoro a tempo indeterminato quale forma comune dei rapporti di lavoro.
2. Per le finalità di cui al comma 1, gli interventi previsti dalla legge regionale 24 dicembre 1998, n. 36, sono estesi:
b) ai datori di lavoro che trasformano rapporti di lavoro a tempo determinato in rapporti di lavoro a tempo indeterminato;
c) ai datori di lavoro che trasformano il contratto di inserimento in contratto a tempo indeterminato;
d) alla trasformazione di rapporti di lavoro ad elevato rischio di precarizzazione in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, anche nella forma del socio lavoratore di cooperativa come definito dalla Legge 3 aprile 2001, n. 142 (Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore).
4. Per le finalità di cui al comma 1, a valere sulle risorse di cui alla legge regionale 1° giugno 1979, n. 47, è autorizzata la spesa per la concessione di assegni formativi individuali e la predisposizione di percorsi formativi qualificati a favore di lavoratori occupati sulla base di rapporti non subordinati e di rapporti ad elevato rischio di precarizzazione; il relativo programma di intervento è approvato dalla Giunta regionale a’ termini della lettera i) dell’articolo 4 della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1.
5. La Regione e gli enti locali possono, nell’ambito delle rispettive disponibilità in organico e finanziarie, e nel rispetto di quanto disposto dalla legge finanziaria statale vigente, effettuare assunzioni con chiamata diretta, mediante richiesta di avviamento presso i Centri dei servizi per il lavoro, di lavoratori socialmente utili, anche superando la quota del 30 per cento, fino al completo svuotamento del bacino.
1. Al fine di sostenere l’accesso dei giovani lavoratori al credito, la Regione stipula apposite convenzioni con gli istituti di credito e finanziari, costituisce fondi di garanzia e adotta sistemi di certificazione che rendano possibile la concessione dei crediti nell’ambito di percorsi di stabilizzazione del lavoro o di percorsi di carriera; le spese previste per l’attuazione del presente comma sono valutate in euro 1.000.000 annui (UPB S10.024).
Indennità di inserimento sperimentale per programmi di formazione,
ricerca e inserimento lavorativo
1. La Giunta regionale, nell’ambito del Piano regionale per i servizi e le politiche del lavoro e l’occupazione, predispone, in via sperimentale, un programma di formazione, ricerca ed inserimento lavorativo; tale programma individua le risorse finanziarie, il numero dei partecipanti, la durata e i criteri per la ripartizione territoriale.
3. Ai partecipanti al programma sperimentale è attribuita un’indennità mensile di inserimento lavorativo sostitutiva di qualsiasi altra forma di indennizzo o ammortizzatore sociale.
4. Alla determinazione della relativa spesa si provvede con la legge finanziaria.
1. La Regione, in attuazione del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e del comma 3 dell’articolo 117 della Costituzione, così come modificato dalla Legge Costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, promuove la realizzazione di un sistema integrato di sicurezza del lavoro e di miglioramento della qualità lavorativa, esercitando in tal senso funzioni di indirizzo e coordinamento.
1. La Regione promuove la regolarità delle condizioni di lavoro quale principale obiettivo delle proprie politiche in materia di sicurezza, tutela e qualità del lavoro. 2. La Regione persegue gli obiettivi di cui al comma 1 mediante:
c) azioni dirette a promuovere il coinvolgimento delle parti sociali e la cooperazione tra i soggetti istituzionali per fornire uno sviluppo locale funzionalmente e strutturalmente collegato all’emersione del lavoro sommerso;
d) iniziative volte a facilitare l’accesso al credito dei soggetti impegnati in un percorso di emersione dal lavoro irregolare;
e) azioni dirette ad attuare la semplificazione delle procedure e la realizzazione di servizi integrati di informazione, pubblicizzazione, tutoraggio, consulenza, animazione sul territorio, mediante le intese con le istituzioni, gli organi preposti, le parti sociali, favorendo la realizzazione di centri comuni per il lavoro coordinati con i centri per il lavoro, gli istituti previdenziali, assicurativi e di vigilanza.
c) favorisce la creazione di un ambiente economico, sociale e istituzionale rivolto alla valorizzazione della RSI, anche attraverso campagne d’informazione e sensibilizzazione rivolte alla crescita della consapevolezza sociale del ruolo di produttore e di consumatore e alla diffusione di informazioni sugli effetti positivi della responsabilità sociale;
d) sostiene azioni di premialità e di certificazione finalizzate alla promozione e allo sviluppo di una RSI caratterizzata da:
1) azioni positive di contrasto al lavoro irregolare;
2) iniziative sulla pubblicizzazione, sulla trasparenza e sull’accesso aperto nella ricerca e selezione delle risorse umane e interventi di promozione e partecipazione attiva e responsabile al sistema regionale dei servizi per il lavoro;
3) iniziative sulla ristrutturazione socialmente responsabile.
4. Per la realizzazione dell’obiettivo di cui al comma 1, la Regione istituisce l’Albo regionale per le imprese che promuovono e adottano prassi socialmente responsabili.
b) quanto a euro 3.152.000 per l’anno 2005, a euro 3.330.000 per l’anno 2006 ed a euro 3.500.000 per gli anni successivi con le variazioni di cui al comma 2.
2. Nel bilancio della Regione per l’anno 2005 ed in quello pluriennale per gli anni 2005-2007 sono introdotte le seguenti variazioni: in diminuzione Spesa 03 - Programmazione UPB S03.006 Fondo per nuovi oneri legislativi di parte corrente 2005 euro 3.152.000 2006 euro 3.330.000 2007 euro 3.500.000 mediante la riduzione delle riserve di cui alle seguenti voci della Tabella A, allegata alla legge regionale 21 aprile 2005, n. 7 (legge finanziaria): voce 2) anno 2005 700.000 voce 3) anno 2005 652.000 anno 2006 1.330.000 anno 2007 1.500.000 voce 4) anno 2005 1.800.000 anno 2006 2.000.000 anno 2007 2.000.000 in aumento Entrata UPB E10.032 N.I. 02.03 -Titolo II - Direzione 01 -Servizio 04 (AS) Funzioni in materia di lavoro e servizi per il lavoro 2005 euro 11.260.000 2006 euro 11.260.000 2007 euro 11.260.000 Spesa 10 -Lavoro UPB S10.053 N.I. 02.017 -Titolo I - Direzione 01 - Servizio 04 (AS) Funzioni in materia di lavoro e servizi per il lavoro 2005 euro 11.260.000 2006 euro 11.260.000 2007 euro 11.260.000 UPB S10.023 Politiche attive del lavoro - Parte corrente 2005 euro 20.000 2006 euro 20.000 2007 euro 20.000 UPB S10.024 Politiche attive del lavoro - Investimenti 2005 euro 3.132.000 2006 euro 3.310.000 2007 euro 3.480.000 legge fanno carico alle suddette UPB del bilancio della Regione per gli anni 2005 -2007 ed alle corrispondenti UPB dei bilanci della Regione per gli anni successivi.

References: Art. 1

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 23

Art. 24

Art. 25

Art. 26

Art. 27

Art. 28

Art. 29

Art. 30

Art. 31

Art. 32

Art. 33

Art. 34

Art. 35

Art. 36

Art. 37

Art. 38

Art. 39

Art. 40

Art. 41

Art. 42

Art. 43

Art. 44

Art. 45

Art. 46

Art. 47

Art. 48

Art. 49

Art. 50