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Timestamp: 2019-08-26 01:24:11+00:00

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Abiurata l'occupazione appropriativa tra i modi di acquisto della proprietà, si è ravvisato nel provvedimento di acquisizione sanante ex art. 43 DPR 327/2001, l'unico possibile presupposto ostativo alla tutela reale accordata dall'ordinamento al proprietario illegittimamente privato dei propri beni, non essendo infatti predicabili i limiti intrinseci alla disciplina risarcitoria, come l'eccessiva onerosità prevista dall'art. 2058 c.c., comma 2; né potendo farsi ricorso alla previsione dell'art. 2933 cod. civ., comma 2, ove non risulti che la distruzione della "res" indebitamente edificata sia di pregiudizio all'intera economia del Paese, ma abbia, al contrario, riflessi di natura individuale o locale.
Abiurata l'occupazione appropriativa, si è ravvisato nel provvedimento di acquisizione sanante ex art. 43 DPR 327/2001 l'unico possibile presupposto ostativo alla tutela reale accordata dall'ordinamento al proprietario illegittimamente privato dei propri beni, non essendo infatti predicabili i limiti intrinseci alla disciplina risarcitoria, come l'eccessiva onerosità prevista dall'art. 2058 c.c., comma 2; né potendo farsi ricorso alla previsione dell'art. 2933 cod. civ., comma 2, ove non risulti che la distruzione della "res" indebitamente edificata sia d... _OMISSIS_ ...mia del Paese, ma abbia, al contrario, riflessi di natura individuale o locale.
Il provvedimento di acquisizione emanato ai sensi dell’art. 43, comma 4, del d.P.R. n. 327 del 2001, è atto “vincolato” in ottemperanza alla pronuncia giudiziale, il che rende irrilevante, e quindi insuscettibile di determinare l’annullamento degli atti impugnati, il vizio di incompetenza dedotto in quanto emanato dal Dirigente anziché dal Consiglio Comunale; va richiamato, in proposito, l'indirizzo giurisprudenziale, che, in applicazione dell’art. 21-octies, comma 2, della legge n. 241 del 1990, considera ostativa all’adozione di una pronuncia di annullamento la sussistenza del vizio di incompetenza intersoggettiva quando all’Amministrazione non residua comunque la possibilità di adottare un provvedimento diverso.
Al fine di adeguare l'ordinamento interno ai principi espressi dalla Corte Europea, in adempimento agli obblighi specificamente assunti dall'Italia con la riforma dell'art. 117, comma 1, Cost, che impegna il legislatore al rispetto dei "vincoli derivanti... _OMISSIS_ ...quot;, è stata introdotta all'art. 43 T.U espropri (DPR 327/2001), la cd. acquisizione sanante o occupazione provvedimentale. Essa rilevava quale ‘legale via d’uscita’ per l'amministrazione nei casi in cui fosse riscontrabile la realizzazione di un’opera pubblica su terreno di proprietà privata in assenza di valido ed efficace decreto di esproprio.
Pressato dalle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, il legislatore ha introdotto, per quanto riguarda la normativa nazionale, nell’articolo 43 del DPR 327/01 (TU in materia di espropriazione), l’istituto dell’acquisizione sanante per contrastare la critica secondo la quale l’acquisto della proprietà non può essere basato su un fatto illecito (occupazione usurpativa sine titulo) o su un atto dichiarato illegittimo (occupazione appropriativa sulla base di un titolo invalido).
La Corte costituzionale, con la sentenza 8 ottobre 2010, n. 293, ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 43 (Utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico) del d.P.R. n. 327 del 2001 per violazione dell’art. 76 Cost. In particolare, ha rilevato che l’intervento della pubblica amministrazione sulle procedure ablatorie, disciplinato dalla norma, eccedeva gli istituti della occupazione appropriativa ed usurpativa come delineati dalla giurisprudenza di legittimità, prevedendo un generalizzato potere di sanatoria, attribuito alla stessa amministrazione che aveva commesso l’illecito.
La Corte Costituzionale, con sentenza n.293 dell’8 ottobre 2010, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell'art. 43 DPR 327/2001. La Consulta ha affrontato la possibilità di acquisire alla mano pubblica un bene privato, in precedenza occupato e modificato per la realizzazione di un’opera di interesse pubblico, anche nel caso in cui l’efficacia della dichiarazione di pubblica utilità fosse venuta meno, con effetto retroattivo, in conseguenza del suo annullamento o per altra causa, o anche in difetto assoluto di siffatta dichiarazione.
Il vizio derivante dalla dichiarazione di incostituzionalità della legge sulla cui base l’atto amministrativo è stato emanato, comporta, per un verso, che non venga in rilievo un caso di invalidità sopravvenuta, per altro verso, che la pronuncia di illegittimità non determina la riapertura dei termini per impugnare, essendo i... _OMISSIS_ ...tto di tempestiva impugnazione, di avvalersi della sentenza resa in relazione ad altro giudizio; l’atto emanato in base a legge poi dichiarata incostituzionale è difatti annullabile e non nullo, avendo esso vita propria e non restando direttamente travolto dalla cessazione di efficacia della norma (in virtù del cd. principio di “autonomia del momento amministrativo”, su cui la risalente Ad. Plen. N. 8/1963).
Ove la parte ricorrente abbia tempestivamente impugnato il provvedimento assunto sulla base della norma dichiarata poi incostituzionale ed abbia specificamente articolato come motivo di gravame proprio la dedotta illegittimità costituzionale dell'art. 43 del dPR 327/2001, ne deriva, in forza della intervenuta decisione della Corte Costituzionale, l’illegittimità dell’atto impugnato in ragione dell’assorbente vizio di incostituzionalità.
L’inoppugnabilità dei provvedimenti alla data di pubblicazione della sentenza della Corte costituzionale n. 293/2010 determina l’impossibilità di applicare ai rapporti, definiti dagli stessi, la normativa risultante dall’intervenuta pronuncia di incostituzionalità dell’art. 43 DPR 327/01. L’efficacia delle dichiarazioni di illegittimità costituzionale trova, infatti, un limite nei confronti dei cosidetti “rapporti esauriti” tra i quali debbono intendersi ricompresi anche quelli costituiti sulla base di provvedimenti divenuti inoppugnabili per decorso del termine di decadenza.
In costanza di vuoto normativo, conseguente alla declaratoria d'illegittimità dell'art. 43 DPR 327/2001, la giurisprudenza amministrativa ha ritenuto che, se il privato dovesse insistere per la tutela restitutoria, la stessa andrebbe disposta eccezion fatta per la ricorrenza dei presupposti per l’applicazione degli artt.2933, comma 2 o 2058 c.c.
Alla luce del generale principio per cui la dichiarazione d'illegittimità costituzionale di una norma rileva anche nei processi in corso ma non inc... _OMISSIS_ ...i già prodottisi in ragione della preclusione nascente dalla formazione del giudicato, la decisione della Corte costituzionale n. 293/2010 risulta ininfluente nei casi in cui la stessa sia intervenuta quando era già passata in giudicato la decisione recante la declaratoria di insussistenza del diritto del privato alla restituzione del bene e di riconoscimento al privato stesso del solo diritto di credito di natura risarcitoria, ancorché in pendenza della lite per la stima del quantum spettante al privato.
Nella peculiare fattispecie dell’art. 43, comma 4, del d.P.R. n. 327 del 2001, l’atto di acquisizione vede il proprio autonomo titolo giuridico nella decisione del giudice amministrativo, di cui costituisce una mera appendice pur con gli effetti costitutivi del diritto di proprietà sul bene; pertanto, la disciplina del caso concreto trova in simili situazioni la sua conclusiva e irreversibile definizione nel giudicato avente ad oggetto l’esclusione della restituzione del bene al privato, i cui effetti resistono di conseguenza alla sopraggiunta dichiarazione di incostituzionalità della norma applicata.
Riguardo agli effetti della declaratoria d'incostituzionalità dell’art. 43 DPR 327/2001 sul giudicato che ne abbia auspicato o considerato l’applicazione, non può dirsi che il riferimento contenuto in sentenza al successivo esercizio del potere di acquisizione sanante esaurisca il rapporto contenzioso, tanto da blindare il comportamento successivo dell’amministrazione sino a renderlo insensibile alle sopravvenienze normative, quasi come se lo stesso fosse un appendice meramente esecutiva ed automatica del giudicato.
L’annullamento del provvedimento assunto ai sensi dell'art. 43 T.U.Es. (costituzionalmente illegittimo) comporta la configurabilità di una situazione di occupazione illegittima del compendio immobiliare de quo, si dalla data iniziale dello spossessamento ovvero della presa in possesso del bene come risultante dal relativo verbale di immissione in possesso e di redazione dello stato di consistenza. Conseguentemente, deve essere accolta la domanda restitutoria e per l’effetto deve essere condannato l'ente occupante alla restituzione del terreno di cui è causa nella piena disponibilità del legittimo proprietario, libero da persone e/o cose ovvero purgato da qualsivoglia trascrizione effettuata contro di esso.
PATOLOGIA --> OPERA PUBBLICA --> OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA --> ACQUISIZIONE SANANTE --> ART. 43 DPR 327/2001 --> COSTITUZIONALITÀ --> EFFETTI DELLA DICHIARAZIONE ... _OMISSIS_ ...-> RINNOVO PROCEDURA ESPROPRIATIVA
In costanza di vuoto normativo, conseguente alla declaratoria di illegittimità dell'art. 43 DPR 327/2001, la giurisprudenza amministrativa ha affermato che, essendo venuto meno il procedimento espropriativo accelerato di cui al citato art.43, la P.A. avrebbe potuto apprendere il bene facendo uso unicamente del contratto tramite l’acquisizione del consenso della controparte, ovvero del provvedimento anche in assenza del consenso ma con riedizione del procedimento espropriativo con le sue garanzie.
Ove parte ricorrente abbia gravato il provvedimento acquisitivo ex art. 43 TUEs limitatamente alla parte relativa all’indennità risarcitoria ritenuta inadeguata, prima della sentenza della Corte cost. n. 293 del 2010, l’atto è divenuto in parte qua inoppugnabile, risultando controvertibile non con riferimento al procedimento acquisitivo a alla derivante perdita della proprietà, ma con riferimento alla quantificazione dell’ammontare dell’indennità da liquidare.
Stante l’impugnazione proposta avverso il decreto di acquisizione sanante ex art. 43 bis DPR 327/2001, non può che escludersi la configurazione del rapporto quale rapporto esaurito, a nulla rilevando la pubblicazione e la trascrizione nei registri immobiliari del decreto stesso. Il provvedimento non può dunque ritenersi indifferente alla sopravvenuta declaratoria d'incostituzionalità dell’art. 43, d.P.R. nr. 327/2001.
Qualora il provvedimento acquisitivo ex art. 43 DPR 327/2001 sia stato impugnato limitatamente alla determinazione risarcitoria, il rapporto deve pacificamente ritenersi esaurito per la parte relativa alla mera acquisizione del bene al patrimonio pubblico ciò in quanto l’efficacia della sentenza della Corte Cost. n. 293/2010 non retroagisce fino al punto di travolgere le “situazioni giuridiche comunque divenute irrevocabili” ovvero i “rapporti esauriti”.
Secondo un orientamento giurisprudenziale consolidato, la sopravvenuta dichiarazione d'illegittimità costituzionale della norma che disciplina il potere di adozione di un atto amministrativo oggetto di ricorso giurisdizionale (nel caso di specie provvedimento di acquisizione adottato in applicazione d... _OMISSIS_ ...ermina l'illegittimità derivata dell'atto stesso, qualora il ricorrente abbia, con uno specifico motivo di ricorso riferito alla norma incostituzionale, fatto venire in rilievo la norma denunciata dinanzi al giudice delle leggi, ancorché non abbia sollevato alcun profilo d'incostituzionalità della stessa.
La sentenza della Corte Cost. n. 293 del 2010, espungendo dall’ordinamento l’art. 43 DPR 327/2001, impone una pronuncia di accoglimento per illegittimità sopravvenuta del provvedimento impugnato di acquisizione, che di tale norma abbia fatto applicazione, qualora i ricorrenti abbiano censurato, con i motivi di ricorso, proprio la norma utilizzata dall’amministrazione per l’acquisizione dei beni di loro proprietà ancorché i profili d'illegittimità costituzionale articolati in ricorso non coincidano esattamente con quelli posti dalla Consulta a fondamento della citata statuizione d'incostituzionalità.
Va affermata la piena efficacia del provvedimento di acquisizione sanante ex art. 43 DPR 327/2001 adottato prima della pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 293/2010, per mancata impugnazione entro il termine decadenziale. Scaduto il termine per l’impugnazione del provvedimento di acquisizione, il relativo rapporto, infatti, ben può dirsi ormai esaurito, con la conseguenza che il provvedimento adottato ai sensi dell’art. 43 del d.P.R. n. 327/2001 non può per ciò solo ritenersi nullo o automaticamente inefficace.
Deve essere dichiarata l’illegittimità del provvedimento di acquisizione sanante ex art. 43 D.P.R. 327/2001 per effetto dell'intervenuta dichiarazione d'illegittimità di detta norma su cui il provvedimento si basa, con conseguente obbligo della P.A. di restituire l’area occupata. E’ fatto salvo il potere dell’amministrazione di adottare un nuovo provvedimento di acquisizione sanante ai sensi dell’art. 42 bis Testo Unico Espropriazione inserito dall’art. 34 comma 1 D.L. 6 luglio 2011 n. 98 conv. dalla L. 15 luglio 2011 n.111.
I provvedimenti amministrativi giustificati dall’amministrazione con riferimento all’accessione invertita, sono illegittimi ancorché assunti, in tesi, con riferimento all’art. 43 del Dpr n. 327/2001, stante la sopravvenuta illegittimità derivata dalla pronuncia di incostituzionalità dell’articolo citato ad opera della pronuncia della Corte costituzionale n. 293 dell’8 ottobre 2010.
Dalla sopravvenuta declaratoria d'incostituzionalità della norma di legge sulla quale si fonda il provvedimento impugnato (nel caso di specie art. 43 DPR 327/2001), discende l’illegittimità derivata dell’atto medesimo qualora l’interessato nel ricorso abbia comunque posto i... _OMISSIS_ ...tasi, ancorché non censurandola specificamente sotto il profilo della poi dichiarata incostituzionalità.
A seguito della sentenza della Corte Cost. n. 293/2010, va affermata la rilevabilità d’ufficio della sopravvenuta invalidità del provvedimento di acquisizione ex art. 43 DPR 327/2001, alla stregua del divieto di applicazione della norma dichiarata incostituzionale che attribuisce all’amministrazione il potere esercitato.
A seguito della sentenza del Cons. Stato, Ad. Plen., 8 aprile 1964 n. 8, si è venuto a consolidare l’orientamento giurisprudenziale secondo cui la disposizione incostituzionale (nel caso di specie art. 43 DPR 327/2001), non è più applicabile alla fattispecie dedotta davanti al giudice che può rilevare, anche d’ufficio, l'illegittimità dell’atto amministrativo che sia basato sulla disposizione di legge divenuta inapplicabile.
Ammessa la rilevanza nel giudizio della pronuncia d'incostituzionalità della disposizione di legge che fonda ed attribuisce il potere (art. 43 DPR 327/2001), il vizio che ne scaturisce è quello previsto dall’art. 21 nonies della legge 241/90, ossia il difetto assoluto di attribuzione, come tale presidiato dalla sanzione della nullità. Com’è noto la nullità inficia radicalmente l’atto, e per questo, accanto ad un azione di accertamento sottoposta a regime decadenziale dilatato, il codice del processo ha previsto che la nullità dell’atto possa “sempre essere rilevata d’ufficio dal giudice”. Ben può pertanto il giudice considerare la memoria prodotta, quale mera sollecitazione all’esercizio di un potere ufficioso legittimamente esercitabile.
Per effetto della sentenza della Corte Cost. n. 293/2010, proprio perché ad essere dichiarata incostituzionale è stata la stessa disposizione di legge che fonda ed attribuisce il potere sfociato nell'adozione del provvedimento di acquisizione sanante ex art. 43 DPR 327/2001, il vizio che ne scaturisce è quello previsto dall'art. 21-septies della legge n. 241 del 1990, ossia il difetto assoluto di attribuzione, presidiato dalla sanzione della nullità dell'atto... _OMISSIS_ ...esse generale all'eliminazione dall'ordinamento di fattispecie pubblicistiche radicalmente in contrasto con lo stesso.
A seguito della sentenza della Corte Cost. n. 293/2010 va dichiarato non la sola illegittimità, ma la nullità del provvedimento ex art. 43 DPR 327/2001 che sia stato impugnato. Proprio perché ad essere dichiarata incostituzionale è stata la stessa disposizione di legge che fonda ed attribuisce il potere sfociato nell'adozione del provvedimento impugnato, il vizio che ne scaturisce è quello previsto dall'art. 21-septies della legge n. 241 del 1990, ossia il difetto assoluto di attribuzione, presidiato dalla sanzione della nullità dell'atto adottato a tutela di un interesse generale all'eliminazione dall'ordinamento di fattispecie pubblicistiche radicalmente in contrasto con lo stesso.
La declaratoria d'incostituzionalità dell'art. 43 DPR 327/2001 ad opera della sentenza della Corte Cost. n. 293/2010, dà luogo alla nullità del provvedimento di acquisizione per difetto di attribuzione ex art. 21-septies l. n. 241 del 1990, rilevabile d’ufficio ai sensi dell’art. 31, comma 4, cod. proc. amm.
In ordine agli effetti delle sentenze della Corte Costituzionale sui rapporti giuridici non definiti, il vizio che ne scaturisce è quello previsto dall'art. 21 septies della legge n. 241 del 1990, ossia il difetto assoluto di attribuzione, presidiato dalla sanzione della nullità dell’atto adottato a tutela di un interesse generale all'eliminazione dall'ordinamento di fattispecie pubblicistiche radicalmente in contrasto con lo stesso. Ne consegue che nullo è il provvedimento di acquisizione ex art. 43 DPR 327/2001 tempestivamente impugnato, per effetto della sentenza della Corte Cost. n. 293/2010.
Il passaggio in giudicato della sentenza civile che ha escluso «la restituzione del bene senza limiti di tempo» ai sensi del comma 4 dell'art. 43 la vicenda dominicale concernente tale cespite deve ritenersi “esaurita”, e dunque insensibile alla successiva eliminazione dall’ordinamento giuridico della norma fondate il potere amministrativo qui contestato, manifestatosi attraverso atti dal contenuto meramente dichiarativo della perdita della proprietà privata sul bene illegittimamente appreso dall’autorità e... _OMISSIS_ ...a in sede giurisdizionale.
A seguito dell’eliminazione dal mondo giuridico dell'istituto della cd. “acquisizione sanante” di cui all'art. 43 D.P.R. n. 327 del 2001, parte della giurisprudenza ha ritenuto che in siffatte ipotesi il comportamento tenuto dall’Amministrazione dovesse essere qualificato non già come illecito, bensì come illegittimo, a cui non poteva porsi rimedio neppure riesumando l'istituto di origine giurisprudenziale della cosiddetta “espropriazione sostanziale” - nelle due ipotesi alternative della occupazione acquisitiva o usurpativa - perché tale istituto era stato ritenuto in contrasto con l'ordinamento comunitario.
La declaratoria d'illegittimità dell'art. 43 d.p.r. 8 giugno 2001 n. 327, non elimina il dovere dell'Amministrazione di ristorare i proprietari espropriati del pregiudizio cagionato dall'occupazione sine titulo e dall'irreversibile trasformazione. Resta pertanto fermo il dovere dell'Amministrazione o di raggiungere un accordo transattivo con gli interessati che determini il definitivo trasferimento della proprietà dell'immobile, accompagnandosi esso anche al doveroso risarcimento del danno da occupazione illegittima, o di procedere all'adozione di un nuovo provvedimento di acquisizione sanante ai sensi del sopravvenuto art. 42 bis T.U.
Con la sopravvenuta dichiarazione d'incostituzionalità, per eccesso di delega, dell'art. 43 D.P.R. n. 327 del 2001, si è ritornati al sistema risalente alla legge sull’esproprio del 1865 (non essendo applicabile l'istituto dell'accessione invertita, ormai sanzionato dalla Corte Europea come contrario ai principi della Convezione), con la conseguenza che, in assenza di un valido ed efficace provvedimento di natura ablatoria, il proprietario dell'area occupata resta tale a dispetto dell'intervenuta trasformazione irreversibile.
L’avvenuta occupazione delle aree private e la conseguente realizzazione dell’opera pubblica in mancanza del presupposto della dichiarazione di p.u. costituisce un fatto illecito; ne consegue che la proprietà del bene rimane nella piena comproprietà del privato, a nulla rilevando l’adozione del provvedimento di esproprio in sanatoria emesso ai sensi dell’art. 43 DPR 327/2001, dichiarato incostituzionale con effetto ex tunc da Corte Cost., sentenza 8 ottobre 2010 n. 293.
A seguito dell'eliminazione dal mondo giuridico dell'istituto della cd."acquisizione sanante" di cui all'art. 43 del D.P.R. 327 del 2001 per effetto della sentenza della Corte Costituzio... _OMISSIS_ ...sprudenza del giudice amministrativo ha ritenuto che in siffatte ipotesi il comportamento tenuto dall'Amministrazione dovesse essere qualificato non già come illecito, bensì come illegittimo; illegittimità, questa, a cui non avrebbe potuto porsi rimedio neppure riesumando l'istituto di origine giurisprudenziale della cosiddetta "espropriazione sostanziale" (nelle due ipotesi alternative della occupazione acquisitiva o usurpativa), perché tale istituto era stato ritenuto in contrasto con l'ordinamento comunitario.
La condanna puramente risarcitoria necessita di previa acquisizione della proprietà del bene da parte dell’ente espropriante. Ciò, venuto meno l’art. 43 del d.P.R. n. 327/2001, per effetto della sentenza della Corte costituzionale 8 ottobre 2010, n. 293, non può essere costituito dalla mera irreversibile trasformazione del suolo.
Nel caso in cui il provvedimento acquisitivo ex art. 43 DPR 327/2001 sia stato impugnato limitatamente alla determinazione risarcitoria, non può che giungersi ad una condanna dell’amministrazione alla rideterminazione del quantum secondo i nuovi criteri di cui al sopravvenuto art. 42-bis del d. P.R. n. 327 del 2001.
Qualora la restituzione del fondo sia stata esclusa dalla sentenza passata in giudicato che, accogliendo la domanda ex art. 43 comma 3 del TU Espropriazione, abbia imposto all'Amministrazione di emettere il provvedimento ex art. 43, la circostanza che al momento della declaratoria d'incostituzionalità del cit. art. 43 fosse ancora pendente un'impugnazione avverso il decreto adottato dalla p.a., non esclude che quest’ultimo sia precipitato del giudicato, conseguenza strettamente afferente a quest’ultimo e sia pertanto insensibile alla sopravvenuta declaratoria d'incostituzionalità della norma predetta.
Il legislatore nazionale,... _OMISSIS_ ...veva cercato di introdurre una disciplina normativa coerente con le indicazioni della Corte Europea. Secondo il dettame dell'art. 43 d.P.R. 327/2001 si era infatti stabilito che - in presenza di un effettivo interesse pubblico, rilevato ed evidenziato nell'atto ablatorio emanato "in sanatoria" - l'Amministrazione (deficitaria dell’obbligo di concludere il procedimento di esproprio avviato e “di fatto” detentrice del bene occupato), potesse adeguare la situazione di fatto a quella di diritto, risarcendo integralmente il danno cagionato al proprietario esercitando ex novo il potere di acquisizione dell'area detenuta senza titolo.
Il T.U. n.327/2001, attraverso la disciplina contenuta nell’art.43, aveva originariamente introdotto un meccanismo che attribuiva all’Amministrazione il potere di acquisire la proprietà dell’area con un atto formale di natura ablatoria e discrezionale al termine del procedimento nel corso del quale vanno motivatamente valutati gli interessi in conflitto; il citato art. 43 era stato in definitiva emesso dal Legislatore delegato per consentire all'Amministrazione di adeguare la situazione di fatto a quella di diritto quando il bene fosse stato «modificato per scopi di interesse pubblico» (fermo restando il diritto del proprietario di ottenere il risarcimento del danno).
La giurisprudenza formatasi nel vigore dell’art. 43 dpr n. 327/01 ha ritenuto possibile l’adozione dell’atto di sanatoria anche in presenza di sentenza di condanna giudiziale alla restituzione del fondo occupato sine titulo.
E' qualificabile quale decreto di acqui... _OMISSIS_ ...dimento emanato ex art. 43, d.P.R. nr.327/2001 – potendo considerarsi decreto di esproprio solo quello che interviene nell’ambito di una legittima procedura di esproprio, dopo una dichiarazione di pubblica utilità e, soprattutto, prima della scadenza dei termini.
La norma transitoria dettata dell'art. 57 del D.P.R. n. 327 del 2001 esclude l'applicabilità delle disposizioni del testo unico ai progetti per i quali, alla data di entrata in vigore, sia già intervenuta la dichiarazione di pubblica utilità, prevedendo in tal caso la perdurante operatività delle norme previgenti; ne consegue che in tale ipotesi non può trovare applicazione l'istituto dell'acquisizione in sanatoria, regolata dal D.P.R. n. 327, art. 42-bis, introdotto dal D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 34, comma 1, convertito con modificazioni dalla L. 15 luglio 2011, n. 111 (in sostituzione dell'art. 43 TU, dichiarato costituzionalmente illegittimo dalla Corte costituzionale con sentenza n. 293 del 2010).
La procedura di acquisizione in sanatoria già prevista dall’art. 43 del D.P.R. 327/2001, trovava una generale applicazione anche con riguardo alle occupazioni attuate prima dell’entrata in vigore di detta norma, essen... _OMISSIS_ ...cisato che l’art. 57 del citato D.P.R. n. 327/2001 ha introdotto norme transitorie unicamente per individuare l’ambito di applicazione della riforma in relazione alle diverse fasi fisiologiche del procedimento sostanziale, mentre l’atto di acquisizione ex art. 43 è emesso “ab externo” del procedimento espropriativo e non rientra, pertanto, nell’ambito di operatività dell’art. 57.
Al valore del bene, avuto riguardo al previgente art. 43, comma 6, lettera b) del T.U. espr. (applicabile nella specie), vanno aggiunti gli interessi al tasso legale, con decorrenza dalla data di immissione in possesso del bene, fino alla data del provvedimento di acquisizione e sulla somma complessiva così determinata spettano poi gli interessi legali da quest’ultima data fino al saldo.
La mancata impugnazione del provvedimento ex art. 43 DPR 327/2001, pur determinando il consolidamento degli effetti traslativi della proprietà, non pregiudica il giudizio risarcitorio. Una volta emanato il provvedimento comincia a decorrere, se l’azione risarcitoria non è già stata proposta, il termine prescrizionale per la domanda di risarcimento del danno e ciò indipendentemente dall’impugnazione dell’atto di acquisizione, il quale presenta vera e propria natura provvedimentale - ed è idoneo a consolidarsi in difetto di apposita impugnazione - solo per quanto attiene al passaggio della proprietà in capo all’Amministrazione, mentre analoghi effetti non dovrebbero essergli riconosciuti in ordine al “quantum” risarcitorio liquidato, attesa la natura meramente ricognitiva del provvedimento sul punto.
Legittimato passivo nel giudizio avente ad oggetto la corresponsione del risarcimento del danno (nel caso di specie dovuto a seguito di provvedimento di acquisizione ex art. 43 DPR 327/2001), è l'espropriante, e cioè il soggetto che ha promosso la procedura espropriativa e che è beneficiario del trasferimento del bene e non l'autorità o l'Ente munito del potere di emettere taluni atti della pro... _OMISSIS_ ...

References: art. 43
 art. 43
 sentenza 
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 ART. 43
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 art. 43
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 art. 21
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 sentenza 
 art. 42
e contrario
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 art. 34
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