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Timestamp: 2018-12-12 12:31:08+00:00

Document:
IL PRESIDIO Centro Studi: III - Publicações da Associação IL Presidio - Centro Studi
III - Publicações da Associação IL Presidio - Centro Studi
alla luce della rivelazione del Nome divino
Rivisitazione ermeneutica di Atti 2,1-13,
il paradigma dell’Ut Unum Sint
Collectio «Praesidium Assisiense» N. 3 (cm. 23,5 X 17);
Assisi 1995; pp. 270, € 25
L’opera procede ad una rivisitazione radicale, dal punto di vista filologico e teologico del testo di At 2,1-13. La chiave di lettura interpretativa proposta a riguardo del Nome rivelato ‘sul roveto’ (nell’opera N. 1 della Collectio), applicata alla rielaborazione ermeneutica dell’evento pentecostale, apre a nuove dischiusure i cui possibili aspetti di ‘originalità’ scaturiscono quasi con naturalezza dalla paziente cura di adesione al testo nelle sfumature di significato più proprie. La ‘fiamma’ del roveto contribuisce insomma ad innalzare in modo sorprendentemente nuovo le ‘lingue di fuoco’ di Pentecoste - festa solare per eccellenza - illuminando in particolare il terreno dove affondano le radici e i fondamenti dell’UT UNUM SINT.
LA PENTECOSTE NELLA TRADIZIONE ISRAELITICA,
GIUDAICA E CRISTIANA E LA SUA CONNESSIONE
CON IL TEMA DEL NOME
§ 1. Nella tradizione israelitica
§ 2. Nella tradizione giudaica
§ 3. Nella tradizione cristiana
TESTO, STRUTTURE E ‘FIGURE’ SOGGIACENTI
§ 1. La pericope di At 2,1-13
§ 2. Strutture e figure soggiacenti;
il ‘paradigma binario’ di Pentecoste
a) Lingue come di Fuoco; il movimento oscillatorio
e il segno della «colomba» e/o del «candelabro a sette bracci»
b) L’Eco come Aura; il movimento vibratorio
e il segno del «serpente» e/o della «pietra angolare»
c) Il ‘paradigma binario’
quale riferimento strutturale biblico di altissima significatività
P a r t e Iª
LA SEZIONE DEI SETTE KAI
Il Primo «Kai»
IL «COMPIMENTO» DI PENTECOSTE
§ 1. Il ‘compimento - riempimento’
§ 2. «Tutti»
- Excursus
Sul concetto di Persona in rapporto al Nome
- Nota sull’espressione Su; guaixi;
«Insieme a donne»: At 1,14
Il Secondo «Kai»
ËCHOS: L’ECO DI VOCE
§ 1. Eco e Voce
a) L’Eco «dal cielo»
b) Ëchos nell’Antico e Nuovo Testamento
ë c) L’Eco quale fattore di rivelazione
d) L’antecedenza dell'Eco sulla Voce
§ 2. La moltiplicazione propria dell’Eco
a) La vivificazione delle moltitudini
e il paradigma eucaristico pentecostale
b) La moltiplicazione propria dell’ultimo Adam
PNOË: L’AURA
Significato di Pnoë e sua versione italiana nel termine Aura
L’AURA VIOLENTA
§ 1. L’«Aura di vita» in rapporto all’«Aura Violenta»
§ 2. L’Aura ‘fervescente’
§ 3. La «Violenza» quale attitudine adeguata
alla conquista del Regno
La «Violenza» nella spiritualità cristiana
DEL CONCETTO BIBLICO DI PNOĒ
§ 1. La prerogativa illuminativa-scrutativa della Pnoē
§ 2. Pnoē e Pneuma 100
§ 3. L’attitudine conoscitiva propria della Pnoē
§ 4. La prerogativa didascalica della Pnoē
§ 5. Il senso ‘sostanziale’
§ 6. L’«Aura del Forte» e la forma propria di ‘produzione’
§ 7. Pnoē in prospettiva escatologica
Incarnazione e ‘Inaurazione’
L'AURA 'PORTATA’
§ 1. Spirito ‘portatore’ e ‘portato’
§ 2. Il movimento quale parametro coessenziale
§ 3. L’Aura quale frutto ‘portato’
§ 4. Cristologia di Pentecoste e antropologia prototipica
Il Terzo «Kai»
IL ‘RIEMPIMENTO’ DI PENTECOSTE
§ 1. Il concetto di ‘riempimento’
§ 2. Il concetto di plëröma
§ 3. Il riempimento della casa
Il Quarto «Kai»
LE LINGUE DIVISE
§ 1. Le lingue oggetto di ‘visione’
§ 2. La divisione delle lingue
§ 3. Approfondimento del concetto di «divisione»
in relazione alla Pentecoste quale Nuova Alleanza
L’Alleanza e il suo carattere divisorio
FUOCO E REFRIGERIO
§ 1. Fuoco e Aura; sussistenza ignea-pneumatica
§ 2. Inversione e complementarietà dei vertici
La lingua infuocata e il refrigerio dalla «punta» del dito
Il Quinto (e il Sesto)«Kai»
L’EPISTASI IGNEO-PNEUMATICA
E LA SUA INERENZA AL CAPO
§ 1. Il «sedere» dell’epistasi
§ 2. Assimilazione alla Lucerna posta sul capo
§ 3. Il ‘metōpon’, luogo del Nome
§ 4. Oltre l’improbabile «santuario»
Il Settimo «Kai»
L’INIZIO DEL NUOVO LINGUAGGIO
§ 1. Le «altre» lingue
§ 2. Apophtheggomai: «esprimersi in forma di risonanza»
P a r t e IIa
LE MOLTITUDINI IN GERUSALEMME;
ESPERIENZA E NATURA DEL NUOVO LINGUAGGIO
At 2,5-13
LE MOLTITUDINI
E LA LORO ESPERIENZA
§ 1. L’«esse in» Gerusalemme
§ 2. Giudei e ‘nazioni’
§ 3. Eulabeis: «bene-recettivi»
§ 4. «Sotto il cielo»
§ 5. L’esperienza e le sue ‘domande’
SULLA NATURA DELLE ‘ALTRE LINGUE’
§ 1. Le «grandezze di Dio» oggetto di loquela
§ 2. Sulla natura delle «altre lingue»
§ 3. Lingua e Nome: il linguaggio essenziale della comunicazione di
nome e la sua traduzione nella categoria della ‘risonanza’
§ 4. Linguaggio interpersonale e linguaggio internominale
§ 5. Inadeguatezza della ‘glossolalia’
L’’ESSERE IN’ GERUSALEMME
E L’UT UNUM SINT SUL FONDAMENTO DEL NOME
§ 1. «Che cosa vuole questo essere?»
§ 2. Gerusalemme in prospettiva escatologica;
la paternità abramitica e la ‘rigenerazione’ delle moltitudini
§ 3. Gerusalemme a Pentecoste:
la prerogativa ecumenica della Voce
di richiamo e unificazione delle genti
Sezione supplementare
LA PIETRA ANGOLARE, ‘PIETRA DEL NOME’,
NEL VALORE DI SEGNO PENTECOSTALE
§ 1. Il tema del «Giorno del Signore»
in rapporto alla ‘Pietra angolare’
§ 2. «Testa d’angolo»
§ 3. «Segno di contro-dizione»
§ 4. La Pietra angolare segno del Nome divino
e il suo rapporto con l’evento pentecostale
§ 5. La Pietra angolare espressiva del «Nome» del Risorto
e il suo valore di fondamento
ZOROBABELE ‘FACITORE DI PONTE’
TRA BABELE E GERUSALEMME
§ 1. Zorobabele tra «Spirito e Voce»
§ 2. ‘Germoglio’ davidico e messianico
§ 3. Zorobabele e la Pietra di testata
§ 4. La Pietra angolare, Pietra davidica
§ 5. Chiave di Davide
§ 6. Pietra e Tempio
§ 7. Zorobabele e Gerusalemme
§ 8. Zorobabele e Melchisedek
IL «CINQUECENTO DIECE E CINQUE» DANTESCO
E LA SUA CARATTERIZZAZIONE
MESSIANICO-PENTECOSTALE
§ 1. 515: il nome-numero
§ 2. Il Veltro
§ 3. «Messo del ciel» e sua assimilazione pentecostale
Dall’ Introduzione
Pentecoste è festa solare per eccellenza.
Nell’antica tradizione ebraica era festa estiva della mietitura preceduta dalla Pasqua, festa primaverile e seguita dalle Tende (o Capanne), festa autunnale. Comune, coessenziale e unificante, per tutte e tre le grandi feste, era il riferimento teologale al Nome divino:
«E gioirai [...] nel luogo che JHWH tuo ‘ELŌHÎM avrà scelto
per farvi dimorare il suo Nome» (Dt 16, 11).
Festa delle messe matura, alla luce e al calore del sole al massimo del fulgore estivo, la Pentecoste è pure festa solare e meridiana della raggiunta maturità della historia salutis.
E’ infatti all’insegna del compimento (significato dal verbo symplēroō) che si apre programmaticamente la sequenza descrittiva (At 2,1) e il compimento è una sola cosa con il riempimento (plēroō) (At 2,2.4), concetto pure fondamentale nell’economia pneumatologica che ricorre ripetutamente nella pericope (At 2,2.4), a significare l’attitudine propria dello Spirito volta alla colmazione di ogni vacuità.
Fiamme di fuoco e tonalità accese di colore vermiglio dominano la simbologia e l’iconografia di Pentecoste, la «Pasqua rossa» come chiamata nel Medio Evo, in rapporto alla «Pasqua bianca» (la Pasqua vera).
La caratterizzazione dinamica della sequenza descrittiva di At 2,1-13 è pertanto altissima e intensissima e l’insieme dei concetti nell’ambito limitato della pericope non ha pari nella Scrittura per intensità se non nel riferimento, per alcuni aspetti parallelo, alla teofania del Sinai (Es 19,16 ss).
Alcuni concetti, in modo particolare, ci sono sembrati meritevoli di un cenno in tale sezione introduttiva; essi infatti hanno ispirato e orientato la nostra riflessione in modo determinante.
La loro rapida ed essenziale visitazione potrà inoltre essere di qualche utilità per il lettore che sin d’ora desiderasse avere uno sguardo d’insieme specialmente relativo ai ‘punti nodali’ e scorgere tra essi una linea di orientamento.
a ) Il concetto di Voce
Di primaria importanza è risultato il concetto di «Voce» in senso proprio: Phōnē (v. 6), e, conseguentemente, nella sua costitutiva correlazione con il concetto di «Eco»: Ēchos (v. 2).
E’ questo, peraltro, un dato praticamente inavvertito e irrilevato - per quanto ci consta - nelle versioni e nei commentari in genere, che rendono il termine Phōnē nei valori comuni di rombo, rumore, fragore o simili. Tali versioni, già di per sè approssimative, presentano l’ulteriore svantaggio di vanificare la costitutiva e consequenziale interdipendenza del concetto di Phōnē con quello di Ēchos, assolutamente determinante ai fini di un’ermeneutica biblica, per quanto avremo modo di considerare.
La fortissima valenza pneumatologica di tale concetto è facilmente rilevabile all’esame biblico e tale da renderne irrinunciabile il suo dovuto rispetto e incondizionata la sua assunzione. Può bastare il richiamo ai termini di «audizione di Voce» nei quali - come noto - è descritta l’esperienza dello Spirito nel noto testo di Gv 3,8 («la sua Voce ascolti e non sai donde viene e dove va»). La centralità e l’altissima significatività di tale concetto nella sequenza descrittiva di Pentecoste («(di)venuta dunque questa Voce convenne la moltitudine...»: v. 6), saranno tali, inoltre, da indurre e avvalorarne la riconsiderazione quale concetto chiave della Pneumatologia.
Accanto ad una nutrita e affollata «Teologia della Parola», si potranno quindi considerare i vasti spazi e l’ampio orizzonte che una ritrovata e biblicamente radicata «Teologia della Voce» può dischiudere nel quadro teologico contemporaneo, già di per sè sensibile e aperto, per molti aspetti quanto non mai, sul fronte dell’Ecu-menismo.
b) Il Nome
Negli sviluppi e nei risultati conseguiti nella ns. opera precedente La Rivelazione del Nome divino ‘sul roveto’, tale concetto di Voce e, in modo ‘formale’, l’espressione «Voce risuonante nell’Eco di Voce», sono stati riconosciuti con valore interpretativo in rapporto al Nome e alla sua definizione nei termini di Es 3,14.
Se il Nome non rivela se stesso, ebbene - per quanto considerato - il concetto di Voce associato alla riespressione di sè (Eco) rivela il Nome. Ora, che la Pentecoste si ponga all’insegna del concetto di Voce in forma esplicita e ‘declamata’ (vv. 2.6), ebbene ciò condurrà a riconoscere, di conseguenza, che essa si pone all’insegna del Nome e della sua ‘manifestazione’ (> phainö: Gv 17,6). E’ ciò di cui il testo di Gioele, addotto da Pietro con valore reinterpretativo, darà ulteriore conferma, nella posizione del tema del «Nome del Signore» al vertice della sequenza narrativa (At 2,21) e come a «perno letterario e teologico del cap. II° degli Atti» (B. Papa).
Nel valore di ‘riferimento ermeneutico’, il Nome, ossia l’EGŌ EIMI, risulterà pertanto di importanza fondamentale nell’impostazione della presente esposizione e ne informerà l’intero arco di sviluppo come espressamente dichiarato dal sottotitolo. L’opera presente suppone pertanto la trattazione precedente e i risultati ermeneutici là conseguiti, ponendosi proprio come ripresa e amplificazione di essi.
Pubblicato da Presidio Centro Studi a sabato, gennaio 31, 2015
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