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Timestamp: 2017-08-16 14:53:18+00:00

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Strage di Viareggio: 167 anni di reclusione, le motivazioni della sentenza - Portale dei Diritti e del Lavoro Sociale
3 agosto 2017 Domenico Ciardulli Politica, Informazione e Attualità 0
Depositate il 31 luglio 2017 le motivazioni della sentenza relativa alla strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009.
SCRITTO IL PRIMO ATTO DI QUESTA STORIA GIUDIZIARIA. I GIUDICI DICONO CHE “SI POTEVA EVITARE”
ECCO LA SENTENZA COMPLETA DELLE MOTIVAZIONI DI CONDANNE E ASSOLUZIONI (Documento di 1027 pagine, 100Mb)
Lucca, 2 agosto 2017 – Quella che resterà alla storia come la strage ferroviaria di Viareggio, 32 morti e centinaia di feriti, poteva essere evitata.
REGOLE TECNICHE NON RISPETTATE E SEGNALI DI ALLARME IGNORATI – In queste parole scritte dai tre giudici del Tribunale di Viareggio vi è la sintesi estrema di questa tragedia, essa “costituisce un ‘evento’ derivato da una concatenazione di accadimenti strettamente consequenziali tra loro che sarebbe stato possibile evitare attraverso il rispetto di consolidate regole tecniche create proprio al fine di garantire la sicurezza del trasporto ferroviario e soprattutto, prestando massima attenzione ai diversi segnali di allarme che si erano manifestati già prima del fatto e che preludevano al disastro”. Così si esprime il Tribunale di Lucca in una delle 1027 pagine della sentenza. Una frase che sintetizza al meglio e conferma solennemente quello che da otto anni affermiamo insieme ai familiari delle vittime.
RESPONSABILITA’ DELL’AMMINISTRATORE DELEGATO – Un passaggio importante è dedicato alla figura apicale, quella dell’amministratore delegato, al quale “non poteva e non doveva sfuggire l’assenza di adeguata analisi e valutazione dei rischi connessi alla circolazione di convogli trasportanti merce pericolosa sull’intera rete nazionale”. Secondo i giudici “le omissioni sono espressione di una generale linea aziendale e imprenditoriale di precise scelte gestionali, in particolare in materia di manutenzione, nonché di strutturali carenze organizzative e valutative risalenti nel tempo e facenti capo direttamente ai vertici di Rfi e all’amministratore delegato». Quindi chi ricopriva quell’incarico «era ben consapevole delle violazioni, dell’assenza dei livelli di sicurezza. Avrebbe potuto ben prevedere i tragici effetti che potevano conseguire dalla violazione delle norme cautelari e avrebbe potuto evitare gli eventi».
UN’ATTESA LUNGA OTTO ANNI – Ci sono voluti oltre otto anni per vedere riconosciute le ‘cause’ della strage che sconvolse la città di Viareggio quella tragica sera del 29 giugno 2009 e per conoscere le motivazioni delle condanne inflitte a 23 degli imputati. Oltre che le ragioni delle condanne, sono di notevole interesse anche quelle delle assoluzioni totali e parziali riconosciute ad alcuni imputati, tra cui Mauro Moretti e Vincenzo Soprano. Decisioni che non mancheranno di produrre ulteriori sviluppi in sede di appello.
DOCUMENTO COMPLESSO – E ci sono voluti oltre sei mesi al Collegio giudicante per scrivere, nero su bianco in oltre mille pagine, la storia giudiziaria della strage. Un documento che, per la sua complessità, necessita di un’attenta e approfondita lettura. Ci riserviamo di effettuare un commento dettagliato sulle principali questioni nei prossimi giorni.
MORETTI “NON ERA” IL CAPO – Tra le motivazioni più attese vi è quella della controversa assoluzione parziale di Moretti per il suo ruolo di amministratore della Società Capogruppo, FS Spa: secondo il Tribunale non sono sufficienti i suoi innumerevoli interventi nell’attività propria delle società controllate e della sua presenza incombente in ogni attività aziendale di RFI e Trenitalia, ampiamente documentati dall’accusa, per stabilire una responsabilità penale.
PIENAMENTE APPLICABILI LE LEGGI SULLA SICUREZZA DEL LAVORO – Altro aspetto significativo è il riconoscimento delle aggravanti relative alla violazione della normativa sulla sicurezza del lavoro. Il Collegio giudicante ha ampiamente motivato che al disastro ferroviario di Viareggio si applicano le norme del Testo unico 81/08 con particolare riguardo all’obbligo di effettuare la “valutazone dei rischi” anche a fronte dell’esistenza di normative specifica del settore ferroviario e relative alle sostanza chimiche pericolose. Anzi, sottolineano i giudici, la evidente pericolosità del GPL imponeva cautele maggiori da parte di tutti i soggetti coinvolti.
UNA SENTENZA PER COMPRENDERE LA NUOVA “JUNGLA FERROVIARIA” – Una sentenzacomplessa ed articolata che può aiutare a comprendere – quasi fosse un trattato di economia politica e tecnica ferroviaria – i sofisticati meccanismi regolamentari, societari e tecnici, che governano il traffico ferroviario in Italia e in Europa nell’attuale regime concorrenziale. Un traffico, liberalizzato e privatizzato che somiglia sempre più alla “giungla” della strada, con frammentazione degli operatori e forti difficoltà di controlli e accertameni preventivi da parte delle istituzioni statali.
23 CONDANNE – Il verdetto, letto in aula a Lucca il 31 gennaio scorso, ha riconosciuto colpevoli e condannato 23 imputati tra 5 e 9 anni, tra loro Mauro Moretti (7anni), Michele Elia (7 anni e 6 mesi), Vincenzo Soprano (7 anni e 6 mesi) e Giulio Margarita (6 anni e 6 mesi) e assolto gli altri dieci. Condannate pure cinque società per responsabilità amministrative.
CONFERMATA SOSTANZA DELLE ACCUSE – Pur riducendo la maggior parte delle pene richieste, salvo che per alcuni imputati per i quali sono state aumentate (e una condanna per un imputato che la procura chedeva di assolvere), la sentenza ha confermato l’impianto accusatorio e l’individuazione delle responsabilità anche per gli amministratori, sebbene per Mauro Moretti e Vincenzo Soprano siano stati giudicati non pertinenti alcuni capi d’imputazione.
DOCUMENTO A DISPOSIZIONE DI TUTTI – Pur nella sua poderosa mole, e nella difficoltà di lettura e comprensione, mettiamo a disposizone di tutti l’intero documento affinché chiunque possa leggerlo ed entrare – anche se attraverso il freddo linguaggio giuridico – nella tragedia che si è compiuta a Viareggio in quella calda notte d’estate. Un modo per comprendere il dolore dei sopravvissuti, dei familiari delle vittime ma anche la presa d’atto istituzionale della vulnerabilità e dei pericoli connessi ai sistemi di trasporto delle merci pericolose, circostanze che da oggi le imprese, lo Stato e l’Unione Europea non possono più ignorare.
DALLE AULE GIUDIZIARIE A QUELLE DEI PARLAMENTI – Mentre la vicenda giudiziaria proseguirà con i suoi riti ed i suoi tempi, il problema dellla sicurezza del trasporto ferroviario si sposta oggi nei luoghi della politica. Dopo questa sentenza, quali che siano gli esiti nei successivi gradi di giudizio, i ‘decisori politici’ che siedono nelle aule dei parlamenti nazionali e in quello europeo, nonché i tecnorati dell’Agenzia Europea (ERA) e di quelle nazionali (ANSF per lItalia), non potranno più privilegiare “il totem” della concorrenza sfrenata sui binari a danno della sicurezza. In questa sentenza sono tracciate – seppure in modo non esplicito – le cause strutturali intrinseche alle ferrovie liberalizzate, al pari delle autostrade, e indicati i correttivi da adottare per ottenere controlli realmente efficaci da imporre su tutti gli aspetti tecnici e politico economici del trasporto ferroviario.
(Dal sito www.inmarcia.it )
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