Source: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=17&id=01059398&part=doc_dc-allegatob_ab-sezionetit_icrdrs&parse=no
Timestamp: 2017-12-12 06:22:59+00:00

Document:
DONNO, MORONESE, GIARRUSSO, PAGLINI, PUGLIA - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che, sulla base degli elementi informativi acquisiti dagli interroganti:
secondo quanto riportato nel sito web dell'azienda, Icop SpA ha sede "a Basiliano in provincia di Udine, su un'area di oltre 40.000 metri quadrati, di cui 5.000 coperti e 30.000 attrezzati secondo le esigenze aziendali". L'impresa, operante "nel settore delle costruzioni stradali, delle fondazioni e delle opere speciali", conta "oltre 250 addetti, impegnati in varie commesse in Italia e all'estero, che realizzano una produzione media annua superiore a 75 milioni di euro";
in data 16 dicembre 2015, mediante comunicato, il presidente di Friulia SpA, finanziaria regionale del Friuli-Venezia Giulia, annunciava "l'ingresso della Finanziaria nel capitale del Gruppo Icop di Basiliano con un intervento di 4 milioni di euro, consentendone così il rafforzamento patrimoniale, un ulteriore sviluppo del processo di internazionalizzazione e un'adeguata copertura del piano di investimenti e crescita";
nello specifico, come riportato sul suo sitointernet, Friulia, "con un patrimonio netto di circa 700 milioni di Euro, è da 50 anni l'equity partner di riferimento per le imprese interessate ad investire nella Regione". La mission dell'azienda, dunque, risulta essere così descritta: "concorrere, in sinergia con gli altri attori economici del territorio, alla promozione dello sviluppo economico del FVG; rafforzare la capitalizzazione delle nostre imprese aiutandole ad indirizzare risorse economiche verso investimenti caratterizzati da un ritorno economico sostenibile; contribuire alla strutturazione ed al miglioramento di una corretta governance aziendale; diffondere la conoscenza e la pratica della buona finanza per la crescita del sistema economico regionale";
secondo quanto riportato nella documentazione pubblica della procedura di valutazione di impatto ambientale relativa alla costruzione dell'approdo italiano facente parte del progetto TAP (Trans Adriatic pipeline), si evince che taluni lavori che vedevano Saipem come soggetto contraente (quali, ad esempio, la costruzione del pozzo di spinta funzionale all'esecuzione delle operazioni di microtunnelling e i tubi spinta in calcestruzzo armato) venivano affidati in subappalto alla ICOP SpA di Basiliano;
inoltre, in data 9 gennaio 2016 "ilpiccolo", con un articolo intitolato "In dieci sotto accusa per la Villesse-Gorizia", riportava che tra gli imprenditori indagati per "attività estrattiva non autorizzata, frode in pubbliche forniture e gestione non autorizzata di rifiuti" figurava anche "Piero Petrucco, 53 anni di Udine, della Icop SpA, società capofila mandataria dell'Ati costituita per realizzare il raccordo",
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non ritenga doveroso, per quanto di competenza, svolgere approfondimenti su quali siano attualmente le opere affidate in subappalto nell'ambito della realizzazione del gasdotto TAP, con particolare riferimento alle imprese finanziate da società di interesse strategico regionale non ricadenti nel territorio pugliese;
se non ritenga doveroso fare chiarezza circa gli attuali contrattisti TAP, gli effettivi nonché potenziali subappaltatori, le connesse procedure di selezione e l'esperimento di ogni verifica all'uopo richiesta, con particolare riferimento a eventuali anomalie, irregolarità e risvolti giudiziari.
(4-08488)
DE CRISTOFARO - Al Ministro dell'interno - Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:
è stato rilasciato dal Comune di Caserta il permesso di costruire n. 172/09 avente ad oggetto la realizzazione di un parcheggio interrato multipiano in via San Carlo;
la realizzazione è stata rallentata da numerose traversie, sia per rilievi di tipo tecnico, che di tipo giudiziario, che hanno coinvolto dirigenti del Comune di Caserta ed ex assessori;
sembrerebbe infatti, per quanto segnalato all'interrogante, che per il parcheggio ed altri "affari" i Carabinieri del nucleo investigativo di Caserta abbiano notificato 10 misure cautelari, arresti in carcere e ai domiciliari e divieti di dimora in Campania, tra cui si ricordano quello all'ex sindaco di San Felice a Cancello (Caserta) ed ex consigliere regionale, Pasquale De Lucia, a Rita Emilia Nadia Di Giunta, ex presidente e amministratore delegato della società "Terra di Lavoro", Antonio Zagaria, fratello del boss Michele Zagaria, e imprenditori di Casal di Principe. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata alla corruzione per un atto contrario ai doveri dell'ufficio e rivelazione e uso di segreti d'ufficio, con l'utilizzo del metodo mafioso;
sembrano in via di conclusione i lavori del parcheggio, sia per quanto riguarda il sottosuolo, che per la parte superficiale in verde attrezzato;
inoltre, la via San Carlo, luogo del parcheggio interrato, è stata in questi ultimi anni oggetto di uno straordinario investimento commerciale che ha visto la realizzazione di svariati pub, ristoranti, una tabaccheria e diverse enoteche la cui promozione è stata affidata al "San Carlo street fest"; sembrerebbe che tali attività possano essere tutte riconducibili, direttamente o indirettamente, all'imprenditore di San Felice a Cancello Andrea De Lucia, arrestato, insieme al consigliere dello stesso Comune Clemente De Lucia, poiché coinvolti nell'organizzazione "Tangentopoli sanfeliciana",
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e delle risultanze delle indagini della Direzione distrettuale antimafia, sezione di Napoli, e se non ritenga necessario predisporre, per quanto di competenza, i controlli necessari per la verifica della coerenza complessiva tra il permesso di costruire e la realizzazione finale del parcheggio;
se non ritenga opportuno, proprio a seguito delle numerose vicissitudini giudiziarie che coinvolgono politici locali, amministratori ed imprenditori del nuovo insediamento commerciale che insiste proprio su via San Carlo a Caserta, porre in essere, per quanto di competenza, una seria ed attenta vigilanza sulla legittimità e trasparenza degli affidamenti dei locali commerciali in essere nonché su quelli futuri, dando un forte segnale di presenza dello Stato in un territorio non privo di contraddizioni.
(4-08489)
CENTINAIO - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:
il decreto ministeriale 11 dicembre 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 febbraio 2016, n. 47, che individua i requisiti necessari per l'abilitazione alla professione di guida turistica e per il rilascio dell'abilitazione, riconosce alle Regioni le competenze per il rilascio dell'abilitazione;
le leggi regionali della Toscana n. 22 del 2015 e n. 86 del 2016 provvedono a disciplinare la formazione e la qualificazione professionale delle guide turistiche e degli accompagnatori turistici;
il decreto dirigenziale regionale n. 7831 del 12 agosto 2016 detta specifici criteri per la partecipazione di candidati esterni agli esami di certificazione dei percorsi di formazione per l'abilitazione a svolgere la professione di guida turistica, prevedendo l'invio attraverso i canali telematici delle domande entro la data del 22 settembre 2016;
dal programma televisivo "Striscia la Notizia" è emerso come alcune agenzie abilitate dalla Regione Toscana rilasciassero la qualificazione all'esercizio professionale di guida turistica e accompagnatore turistico a persone che non conoscevano neppure una parola di italiano, contrariamente a quanto disciplinato dalla vigente normativa in materia di abilitazione professionale;
il solo Comune di Firenze, per quanto riguarda gli accompagnatori turistici, nei primi 10 mesi del 2017, ha rilasciato 719 tesserini abilitanti alla professione, più del doppio rispetto ai 325 rilasciati tra il 2014 ed il 2016, nonché 252 tesserini abilitanti alla professione di guida turistica, rispetto ai 368 rilasciati tra il 2014 ed il 2016;
il turismo è un settore strategico per l'economia italiana e rappresenta una vera eccellenza verso la quale deve essere posta la massima attenzione, al fine di offrire ai turisti una conoscenza storico-culturale che sia almeno soddisfacente e la massima professionalità possibile;
casi conclamati di truffa o di scarsa professionalità concorrono a danneggiare l'immagine della regione ed in generale del Paese, minando la competitività dell'intero comparto ed alimentando un mercato sommerso che sottrae risorse e occupazione all'economica regolare,
quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire che l'esercizio di guida turistica e di accompagnatore turistico siano svolti solo ed esclusivamente da personale qualificato e abilitato;
se intenda adottare specifiche iniziative di revisione della normativa quadro di settore, al fine di introdurre criteri più stringenti per la selezione delle agenzie abilitate al rilascio dei requisiti professionali per l'esercizio di guida turistica e di accompagnatore turistico;
se non ritenga necessario implementare le risorse ai fini di maggior controllo sulla regolarità delle autorizzazioni rilasciate sul territorio, prevedendo nel caso specifico opportune iniziative per l'annullamento delle abilitazioni accordate senza il rispetto dei requisiti professionali previsti dalle norme vigenti.
(4-08490)
PUGLIA, GIARRUSSO, LUCIDI, NUGNES, CASTALDI, PAGLINI, MORONESE - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
a seguito della chiusura dei consorzi agrari, 26 lavoratori, dipendenti dell'ex consorzio agrario di Caserta e dell'ex consorzio agrario idi Napoli, Salerno e Avellino, collocati in mobilità, hanno agito in giudizio per la declaratoria dell'obbligo dell'amministrazione regionale della Campania di provvedere "circa l'attivazione delle procedure finalizzate alla ricollocazione lavorativa" del personale, in relazione a quanto previsto dall'art. 5, comma 6, della legge n. 410 del 1999, ovvero di concludere il procedimento di ricognizione dei posti disponibili nel comparto regionale, al fine di porre in essere gli adempimenti successivi per la loro ricollocazione, anche previa riqualificazione ove ritenuta necessaria;
il TAR di Napoli, sez. III, con sentenza n. 02193/2015 ha respinto il ricorso ritenendo l'insussistenza di tale obbligo di provvedere in capo alla Regione Campania, stante l'intervenuta abrogazione della richiamata normativa da parte del decreto-legge n. 181 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 233 del 2006;
avverso tale decisione i ricorrenti hanno proposto appello e il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, con la sentenza n. 1596/2016, ha accolto tale istanza ritenendo (all'esito di una serie di considerazioni e del richiamo alle diverse normative che, nella loro successione temporale, hanno disciplinato la vicenda) l'attuale vigenza della disposizione invocata dai ricorrenti, e dichiarato pertanto il richiesto obbligo a carico della Regione Campania precisando comunque che "ciò non comporta, in modo automatico, l'obbligo in capo alla Regione di provvedere all'invocata ricollocazione dovendo comunque essere puntualmente vagliata dagli organi regionali la sussistenza dei presupposti e delle condizioni per svolgere e concludere le richiamate procedure";
la Regione avrebbe dovuto provvedere entro il termine di 60 giorni dalla comunicazione in via amministrativa della sentenza. In caso di ulteriore inerzia protrattasi entro il termine di 60 giorni, gli appellanti avrebbero potuto adire direttamente il Consiglio di Stato il quale avrebbe nominato un commissario ad acta incaricato di sostituirsi all'amministrazione inadempiente;
perdurando quindi l'inadempienza della Regione Campania, con ordinanza n. 5208/2016 il Consiglio di Stato ha nominato il prefetto di Napoli, o suo delegato, commissario ad acta al fine di porre in essere gli adempimenti sostitutivi necessari all'integrale esecuzione del giudicato;
alla data odierna è ancora in corso tale attività delegata che, seppur in prossimità della scadenza assegnata dal giudice di appello, a parere degli interroganti, non sembra che possa comunque raggiungere il risultato statuito da norme statali e ribadito da una sentenza perché, relativamente alla disponibilità d'impiego degli interessati presso la Giunta regionale, sussiste un divieto assoluto di assunzione per ogni categoria di personale non appartenente alle Province e aree metropolitane derivante dalla legge n. 190 del 2014, art. 1, comma 424, e dalla legge n. 56 del 2014, e presso altri enti e amministrazioni comunali interpellate risulterebbe comunque insufficiente il numero di posti disponibili individuati;
dal 1° gennaio 2018 ai lavoratori ricorrenti, inoltre, non verrà più corrisposta neanche l'indennità di mobilità, giunta alla sua naturale scadenza, e di conseguenza 26 famiglie si ritroveranno senza alcuna risorsa per far fronte ai quotidiani bisogni della vita;
risulta agli interroganti che anche 9 dipendenti dell'ex consorzio agrario di Benevento, seppur non beneficiari della sentenza del Consiglio di Stato, avrebbero inoltrato diffida alla Regione Campania per essere ricollocati ai sensi della richiamata normativa;
ai sensi dell'art. 9, commi 1-quinquies e 1-sexies, del decreto-legge n. 113 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 160 del 2016, la Regione Campania è, allo stato, soggetta a divieto di assunzioni a qualunque titolo. La norma prevede un regime sanzionatorio per gli enti che, come la Regione Campania, non abbiano, tra gli altri obblighi previsti, ottemperato all'approvazione preventiva del rendiconto nel termine del 30 aprile dell'esercizio successivo a quello di riferimento;
la Regione Campania è inoltre soggetta alle misure previste dal piano di stabilizzazione finanziaria, approvato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 20 marzo 2012 che prevede che saranno concertate con il Dipartimento delle politiche fiscali e il Ministero dell'economia eventuali assunzioni di nuovo personale, in sostituzione di quello cessato,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano attivarsi, nei limiti delle proprie attribuzioni, affinché: 1) siano appurati i motivi per cui la Regione Campania persista nel richiamarsi a vincoli normativi per evitare l'esecuzione immediata della sentenza citata e non abbia tenuto conto, pur in presenza di una norma che prevede la ricollocazione della categoria di lavoratori, di una tale evenienza, stabilendo comunque un'automatica prosecuzione dell'erogazione dell'indennità di mobilità nelle more della ricollocazione; 2) siano verificati i presupposti per procedere in deroga al richiamato art. 9, commi 1-quinquies e 1-sexies, del decreto-legge n. 113 del 2016.
(4-08491)
MORRA, CAPPELLETTI, PAGLINI, GIARRUSSO, CASTALDI, PUGLIA, SANTANGELO, ENDRIZZI, CRIMI, MONTEVECCHI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
la collina Velia, il poggio sopra via dei Fori imperiali, di fronte al Colosseo e alla basilica di Massenzio, a Roma, ospita palazzo Silvestri-Rivaldi e il villino Rivaldi, oltre a un ampio giardino con una vista unica al mondo. La proprietà è di una IPAB (istituzione pubblica di assistenza e beneficenza), ovvero un'ex "opera pia". L'IPAB è denominata ISMA, acronimo di "Istituti di Santa Maria in Aquiro";
la gara per la costruzione della metro C di Roma, bandita da Roma metropolitane Srl, veniva vinta nel 2006 da un'associazione temporanea di imprese tra Vianini lavori, Astaldi, CMB di Carpi, Ansaldo STS e Consorzio cooperative costruzioni. I 5 vincitori costituivano successivamente "Metro C ScpA" che prendeva il posto dell'associazione temporanea d'imprese;
il 23 ottobre 2009, dopo circa 3 anni dall'aggiudicazione della gara, l'ISMA veniva chiamata a partecipare a una conferenza dei servizi indetta dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per la realizzazione della tratta "T3". Proprio sotto la collina Velia doveva essere costruita la stazione metro "Fori Imperiali", forse la più importante stazione di tutta la linea. Nella riunione veniva spiegato all'ISMA che per esigenze di cantiere le sarebbe stata espropriata, fino al termine dei lavori, praticamente tutta l'area esterna del villino Rivaldi, precisamente tutto il giardino e la rampa di accesso, e, a fronte di questo esproprio, le sarebbe stata pagata una considerevole indennità;
il 30 ottobre 2009 ISMA, a fronte del notevole indennizzo comunicato (ma risultante in maniera formale solo nel 2013 a seguito di accesso agli atti fatto da ISMA), dava parere positivo (pur senza conoscere nel dettaglio le cifre previste) al progetto della Metro C SCpA comprendente l'esproprio temporaneo di gran parte del giardino antistante il villino Rivaldi;
il 27 luglio 2010 veniva approvata l'apposita delibera n. 60 del CIPE, pubblicata in Gazzetta Ufficiale solo in data 4 marzo 2011, che non veniva trasmessa all'ISMA;
il 15 febbraio 2013 Roma metropolitane (ovvero l'emanazione organica del Comune di Roma) approvava il progetto esecutivo della tratta "T3" San Giovanni-Colosseo;
il 21 marzo 2013 veniva emesso l'ordine di inizio dei lavori e delle forniture delle opere della tratta "T3";
in quel periodo al Comune di Roma il capo di gabinetto del sindaco pro tempore Alemanno era un ex dirigente del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Sergio Basile, che successivamente al pensionamento aveva ottenuto una nomina governativa quale consigliere della Corte dei conti, e pertanto acquisiva il suddetto incarico previo collocamento in posizione di "fuori ruolo" dalla Corte;
il 14 maggio 2013 ISMA richiedeva accesso agli atti a Roma metropolitane per verificare la reale entità dell'indennizzo;
Roma metropolitane, con nota prot. n. 7419, comunicava che l'indennizzo era pari a circa 700.000 euro annui per 7 anni e circa 1.000.000 euro una tantum alla fine della realizzazione del tunnel della metro C. I costi dei lavori della tratta "T3" sono per il 70 per cento a carico dello Stato, il 18 per cento a carico di Roma capitale e il 12 per cento a carico della Regione Lazio;
fra maggio e novembre 2013 l'allora segretario generale ISMA, avvocato Maria Capozza, eseguiva una serie di verifiche e controlli, insospettita dal fatto che la piantina dell'esproprio ottenuta dall'accesso agli atti non era affatto chiara, ma sembrava riportare quale area esproprianda la rampa carrabile di accesso al giardino e la maggior parte del giardino stesso. La stessa chiedeva varie volte chiarimenti su tale aspetto, in quanto i dipendenti frequentavano regolarmente il giardino e vi parcheggiavano (e parcheggiano tuttora) le automobili, oltre ai pulmini atti al trasporto degli assistiti. Trovare soluzioni alternative in zona non era affatto semplice, e quindi il segretario decideva di approfondire per comprendere i reali problemi da risolvere derivanti dall'esproprio. Eseguiva ulteriori controlli e chiedeva spiegazioni ai funzionari di Metro C. I referenti di Roma metropolitane e di Metro C la rassicuravano circa la possibilità di continuare a utilizzare il giardino. Ma per far ciò anche la rampa di accesso sarebbe dovuta rimanere agibile, e quindi non espropriata, cosa questa che non coincideva con la situazione rappresentata sulla planimetria, pur se non affatto chiara;
il 29 ottobre 2013 il presidente dell'ISMA, Massimo Pompili, chiedeva agli uffici ISMA di considerare quale referente per il Comune il responsabile progetti speciali presso lo staff del sindaco, ovvero il dottor Maurizio Pucci (ex assessore per i lavori pubblici della Giunta Marino);
il 26 novembre, all'insaputa di tutti e senza l'assistenza dei tecnici ISMA, il presidente Pompili effettuava la consegna dell'area a Metro C SCpA (documento che verrà inviato all'ISMA solo nel gennaio 2014 dopo insistente richiesta da parte del segretario generale);
nel verbale di immissione in possesso si legge che Pompili era preoccupato per il fatto che le aree di cantiere sarebbero arrivate praticamente a ridosso di palazzo Rivaldi, potendo incidere sulla precaria situazione di stabilità del complesso monumentale;
tra dicembre 2013 e gennaio 2014, iniziato l'esproprio, il giardino veniva occupato in modo molto limitato. La recinzione (posta senza previo avviso all'ISMA) delimitava un'area enormemente più piccola rispetto a quella apparentemente indicata nella planimetria, e, inoltre, veniva consentito a ISMA di usare circa la metà dell'area. Cercando d'avere chiarimenti per la situazione, si susseguivano diverse comunicazioni tra il segretario generale ISMA e Metro C;
il 13 gennaio 2014 il segretario generale convocava urgentemente una riunione tra ISMA, Roma metropolitane e Metro C;
il 14 gennaio, tramite e-mail, il segretario generale ISMA chiedeva di sospendere le attività, finché non fossero stati consegnati i documenti richiesti da ISMA. A questo punto, il 15 gennaio Roma metropolitane confermava la riunione per il giorno successivo;
il 16 gennaio durante la riunione veniva riferito al segretario generale ISMA che l'indennizzo sarebbe stato abbassato. Il segretario chiedeva di motivare la riduzione, ma le veniva riferito di un'errata interpretazione di alcuni "punti neri" sulla planimetria, precedentemente scambiati per fabbricati, cosa che avrebbe dato luogo al relativo (cospicuo) indennizzo. Poiché il giardino era assolutamente visibile e alcuni tra i migliori tecnici d'Italia avevano fatto, precedentemente, ogni tipo di sopralluogo, ella si riservava di rispondere dopo la visione di ulteriori documenti;
il 20 gennaio 2014, a mezzo di e-mail, veniva inviata al segretario generale ISMA una piantina di esproprio finalmente chiara, da cui si rilevava che le aree occupate sarebbero state la rampa e, quasi per intero, il giardino;
il 27 gennaio venivano comunicati da Roma metropolitane (con nota prot. n. 948) i nuovi importi dell'indennizzo, completamente diversi da quelli previsti originariamente. Precisamente: circa 199.000 euro all'anno per 7 anni; 45.451,25 euro all'anno per 5 anni; 172.640 euro una tantum per la realizzazione della galleria di linea; 80.000 euro una tantum per un presunto risarcimento relativo al sottosuolo. Si tratta di una riduzione di circa il 74 per cento rispetto agli importi comunicati con nota prot. n. 7419 del 14 maggio 2013;
considerato, altresì, che, sempre per quanto risulta:
il 31 gennaio 2014, ovvero solo 4 giorni dopo il crollo dell'ipotesi economica originaria dell'esproprio, il consiglio di amministrazione ISMA si riuniva per approvare un nuovo regolamento degli uffici e dei servizi. Il 10 marzo 2014 lo modificava ulteriormente, in quanto quello approvato il 31 gennaio sembrava essere illegittimo, tanto che la stessa Regione Lazio aveva chiesto di adeguarlo;
con entrambe le versioni del nuovo regolamento, il consiglio di amministrazione, rispetto al passato, sostanzialmente poteva nominare un soggetto esterno come segretario generale, cosa che appare, alla luce dei fatti successivi, come unico vero motivo dante luogo al cambio del regolamento stesso;
il 13 marzo 2014, dopo soli 3 giorni dall'approvazione del regolamento definitivo, il segretario generale, avvocato Maria Capozza, veniva rimossa dal suo ruolo, pur ovviamente rimanendo l'unica dirigente dell'ente, e contestualmente veniva nominato d'urgenza, quale segretario generale, proprio il dottor Sergio Basile, ovvero colui che era capo di gabinetto del Comune di Roma quando, l'anno precedente, Roma metropolitane aveva validato il progetto esecutivo della tratta "T3" e aveva emesso l'ordine di servizio di inizio dei lavori e delle forniture;
Basile prendeva servizio all'ISMA solo dopo essere stato autorizzato a mettersi fuori ruolo da magistrato della Corte dei conti, su richiesta formale del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti anziché del presidente ISMA come sarebbe stato regolare;
il 3 aprile 2014, con ordinanza presidenziale n. 19 a firma di Massimo Pompili, venivano accertate le seguenti somme: 16.629,17 euro al mese per aree destinate a cantierizzazione per 7 anni, per un totale di 1.396.850 euro; 3.787,60 euro al mese per occupazione del sottosuolo; 172.640 euro una tantum per la realizzazione della galleria di linea; 80.000 euro una tantum per presunto risarcimento relativo al soprassuolo;
a maggio 2015 ISMA, continuando a utilizzare l'area che sarebbe stata espropriata, affidava un incarico per la pulizia della stessa area (per la quale percepisce l'indennità di esproprio), a tutt'oggi regolarmente usata per parcheggio;
da allora Roma metropolitane sta pagando all'ISMA le suddette indennità, pur se nella misura ridotta;
dai rilievi dell'area realmente espropriata, e limitando il ragionamento al soprassuolo, si rileva che in realtà i metri quadri realmente espropriati sono 343, e non 2.285;
ricalcolando i valori sulla base dell'area realmente espropriata e confrontandoli con quelli dichiarati (e pagati), utilizzando sia il primo metodo di calcolo del 2013 (in base alla nota prot. n. 7419/2013 di Roma metropolitane), sia il secondo metodo di calcolo del 2014 (in base alla nota prot. n. 948/2014 di Roma metropolitane) si evidenziano, a parere degli interroganti, gli elementi base di una truffa, che sarebbe stata ben più devastante (applicando i valori originari) senza l'intervento segretario generale pro tempore, avvocato Maria Capozza; intervento che a giudizio degli interroganti avrebbe comportato una feroce ritorsione da parte degli attuali vertici dell'ISMA nei confronti di quest'ultima, fino ad arrivare al suo allontanamento dall'ente mediante una delibera che nel 2017 ha preteso di annullare un concorso bandito nel 2009. Allontanamento da poco bloccato dal Consiglio di Stato,
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e, qualora corrispondano al vero, se intenda, nei limiti delle proprie attribuzioni, attivarsi al riguardo;
se intenda intervenire presso le sedi di competenza affinché sia riscontrato il reale perimetro delle espropriazioni e il relativo costo associato all'area definita;
se intenda attivarsi, per quanto di competenza, affinché: sia predisposta idonea indagine o ispezione, al fine di verificare se i problemi evidenziati abbiano comportato dei ritardi nell'esecuzione dell'opera pubblica e degli aggravi economici ai danni dello Stato, della Regione Lazio e di Roma capitale, nonché disagi indiretti ai cittadini; sia verificata la regolarità della sostituzione del segretario generale ISMA durante una delicata operazione e la gestione del patrimonio immobiliare dell'ISMA, vincolato nella destinazione d'uso.
(4-08492)
D'ANNA - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che, per quanto risulta:
secondo quanto appreso dall'interrogante attraverso gli organi di stampa, alcune gare bandite in materia di medicina del lavoro e sorveglianza sanitaria in alcune aziende, per quanto attiene alla fase dell'aggiudicazione, sarebbero state ispirate da un avvocato da sempre vicino a una ben determinata parte politica;
detto avvocato, secondo quanto risulta all'interrogante,si sarebbe adoperato per far entrare la società Sintesi SpA in Enel, in Tim e ultimamente in Poste italiane, INPS e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, sempre per l'aggiudicazione delle gare relative alla sorveglianza sanitaria;
secondo l'interrogante Sintesi SpA è una società da sempre vicina ad una parte politica, sebbene sia ultimamente sponsorizzata sia da un ex deputato del PD prima e UDC poi, sia dall'avvocato Alberto Bianchi che ne avrebbero consentito l'affermazione, per le medesime attività, anche in Consip SpA,
se i Ministri in indirizzo siano al corrente dei fatti esposti, se corrispondano al vero e come li valutino;
se non ritengano di dover attivare tutte le proprie prerogative, nei limiti delle rispettive attribuzioni, per l'immediato annullamento delle gare presso Poste italiane, Consip e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo;
se non ritengano opportuno valutare la presentazione di esposti all'autorità giudiziaria.
(4-08493)
BATTISTA, CASSON, CAMPANELLA, CORSINI, LO MORO, DIRINDIN - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
da troppo tempo risulta aperta la vertenza relativa ai tirocinanti impegnati nell'ufficio del processo a supporto del personale amministrativo delle cancellerie degli uffici giudiziari;
il prossimo 31 dicembre 2017 scadrà l'ennesimo contratto di tirocinio formativo, che dal 2010 vede impegnati centinaia di precari nelle mansioni di ausiliario ed operatore giudiziario, con un semplice rimborso spese mensile di 400 euro, senza alcun riconoscimento di diritti e nonostante l'esperienza e la dedizione dimostrata in molti anni di lavoro;
lo stesso Ministro in indirizzo ha più volte riconosciuto l'opportunità di non disperdere tali professionalità che ad oggi ammontano a circa 850 unità;
la legge 28 febbraio 1987, n. 56, all'articolo 16 prevede espresse modalità di avviamento a selezione presso le pubbliche amministrazioni per le qualifiche per le quali è richiesto il solo requisito della scuola dell'obbligo; selezioni promosse dai vari centri per l'impiego sulla base di appositi bandi di offerta di lavoro e di selezione emanati dalle amministrazioni interessate;
il decreto del Ministro della giustizia 9 novembre 2017, in materia di "Rimodulazione dei profili professionali del personale non dirigenziale dell'Amministrazione giudiziaria", recepisce tra l'altro le misure in fatto di stabilizzazione del personale previste dall'accordo del 26 aprile 2017 firmato con le organizzazioni sindacali di categoria,
se il Ministro in indirizzo non ritenga di dare seguito agli impegni presi sulla base dell'accordo citato e se a tal fine non ritenga che lo stanziamento previsto dalla legge di bilancio per il 2018, in discussione presso la Camera dei deputati, per l'assunzione di circa 1.400 unità nei ruoli non dirigenziali del Ministero della giustizia non debba contemplare anche quote di risorse da destinare espressamente alla stabilizzazione dei circa 850 tirocinanti impegnati nell'ufficio del processo;
se non ritenga altresì di dover procedere all'individuazione di nuovi profili professionali, anche tecnici, come previsto dall'articolo 1, comma 2-octies, del decreto-legge 30 giugno 2016, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 agosto 2016, n. 161.
(4-08494)
CARDIELLO, FALANGA, AMORUSO, BARANI, COMPAGNONE, MILO, PAGNONCELLI, SCAVONE - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, dell'interno e per la semplificazione e la pubblica amministrazione - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
da diverse settimane, numerose notizie sui quotidiani nazionali hanno insistentemente richiamato l'attenzione su fatti che coinvolgono la vita scolastica e il percorso educativo della comunità studentesca del liceo statale "Virgilio" di Roma, affermando che all'interno della scuola sono praticati liberamente il commercio e il consumo non solo di droghe leggere (cannabis), bensì anche di cocaina e di eroina, nonché rapporti sessuali ostentati, filmati e diffusi;
la degradata e degradante situazione sarebbe sostenuta e giustificata da una parte dei genitori degli alunni che fornirebbero agli stessi loro figli le sostanze stupefacenti "così stanno tranquilli";
la fonte delle allarmanti notizie riportate e diffuse dagli organi di stampa e televisivi è la dirigente scolastica, in carica da appena 2 mesi presso la sede, professoressa Carla Alfano, che ha dichiarato di aver "sentito con le proprie orecchie" quanto ha riferito;
queste informazioni hanno suscitato viva preoccupazione e prodotto altrettanto turbamento non solo all'interno della comunità scolastica, ma anche nell'opinione pubblica nazionale, che ha recepito tali notizie riguardanti un luogo come la scuola che, stando a quanto dichiarato, avrebbe derogato alla propria funzione, soccombendo a forzature criminogene, mafiose e depravate;
la stessa dirigente scolastica ha, inoltre, testualmente dichiarato in un servizio del "Corriere della Sera", del 18 novembre 2017, e anche in altre sedi, che: «Purtroppo il Virgilio è conosciuto come posto dove si può trovare roba. In altre scuole, in altri licei sanno che qui ci sono cose buone, parliamo anche di eroina. Ma quello che mi preoccupa di più in questa situazione, non è la droga, non è le connotazioni politiche varie estremiste, ma è un clima mafioso che c'è dentro il Virgilio. Una cappa, una cupola che ha egemonizzato tutti gli altri... Hanno paura e c'è un condizionamento psicologico pazzesco. Sono messi in scacco tanti dei miei professori, tanti. Hanno intimidito tutti, dicendo che avrebbero fatto una sorta di lista di proscrizione su chi avesse osato dire che era contro l'occupazione. C'è un'omertà paurosa. Poi noi, adesso, vediamo i filmati della mafia, ora è morto Riina, Ostia, quello che dà testate... Ma veniamo qui al Virgilio»;
rispondendo alla domanda sull'identità di coloro che compongono questo gruppo "mafioso", ella ha affermato testualmente: «Non stiamo parlando di emarginati. Parliamo di figli di politici, di onorevoli… I genitori tendono a minimizzare… loro poi manipolano tutto. Quando io dico la Scampia dei colletti bianchi, perché ci sono alcuni che hanno il potere di andare al Ministero a chiedere la mia testa, perché è successo anche questo! Alcuni di loro hanno una violenza psicologica, questi i sistemi mafiosi li sanno usare» e poi, riferendosi ancora ai genitori di questi alunni, la dirigente scolastica Alfano ha aggiunto: «sono professori universitari, giornalisti, onorevoli, deputati, senatori, persone che hanno degli incarichi all'interno del Governo, Magistrati. È accaduto che magistrati, per ragazzi ai quali era stata data una sospensione, meritatissima, sono intervenuti, ed è stata fatta togliere»;
alle dichiarazioni della dirigente scolastica e agli effetti mediatici prodotti sono seguite numerosissime prese di posizione e smentite, provenienti dalla presidente e dai componenti del consiglio d'istituto nella rappresentanza dei genitori, da una nutrita componente del corpo docenti e dagli stessi alunni;
la Questura di Roma, dopo le segnalazioni della dirigente scolastica Alfano e un incontro svoltosi il 20 novembre 2017, al quale hanno preso parte sia la dirigente sia un gruppo di docenti dello stesso liceo, e disposto dal questore Guido Marino d'intesa con il prefetto ed il comandante provinciale dell'Arma dei Carabinieri Antonio De Vita, per mettere a punto una strategia condivisa, tesa a garantire il regolare svolgimento delle lezioni al Virgilio, ha emanato una nota con la quale ha evidenziato che: «non sono emersi elementi che facciano pensare a traffici di droga né, tantomeno, atteggiamenti violenti ed intimidatori da parte degli studenti»;
la stessa nota inoltre ha rilevato che «non si può trascurare tuttavia come sia presente, secondo quanto riferito, una serie di problematiche che devono investire, in prima battuta la funzione educativa della scuola e, solo in un secondo livello, la funzione di Polizia. Allo scopo sono stati già suggeriti alcuni correttivi a carattere strutturale, di tipo educativo, mentre proprio il dialogo con questi ultimi infatti aveva consentito, poco meno di un mese fa, la liberazione, senza alcun utilizzo della forza pubblica, del liceo Virgilio, a circa 48 ore dalla richiesta di sgombero della dirigenza scolastica»;
nei giorni successivi all'incontro, sono stati disposti, agli ingressi del liceo di via Giulia, serrate perquisizioni e controlli antidroga, con l'ausilio delle unità cinofile, nei confronti degli alunni, da cui non è emerso nulla di rilevante rispetto a quanto diffuso, incrementando tuttavia e ulteriormente lo stato di tensione e di agitazione nella comunità scolastica;
nel corso della trasmissione "Porta a Porta" del 21 novembre, è stato dedicato un considerevole spazio a tali fatti, e gli intervenuti hanno assunto due diverse e contrapposte posizioni: un rappresentante dell'associazione regionale dei dirigenti scolastici ha vantato il primato del ricorso ai cani antidroga per ripristinare la legalità, attribuendosene egli stesso il merito, mentre altri insegnanti e la presidente del consiglio d'istituto del liceo Virgilio hanno invece insistito sul potenziamento dell'azione educativa e del dialogo e di altre iniziative meno eclatanti e più incisive;
il direttore dell'Ufficio scolastico regionale del Lazio, dottor Gildo De Angelis, ha testualmente dichiarato al quotidiano "Il Messaggero" il 19 novembre: «Il liceo Virgilio dovrebbe essere chiuso e gli studenti dovrebbero essere ridistribuiti su altre scuole»;
numerose richieste di nulla osta per il trasferimento ad altra scuola, nonché di accesso agli atti sono state presentate, almeno nell'ultimo biennio, dall'utenza al dirigente scolastico sia per i fatti predetti sia per altre presunte anomalie connesse all'attività didattica e disciplinare dell'istituto;
domenica 26 novembre la trasmissione "Mezz'ora in più" di Rai3, è stata dedicata agli stessi fatti e sui quali è intervenuta in collegamento il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che ha dichiarato di voler approfondire la vicenda per restituire all'istituzione scolastica la serenità e il prestigio;
le tensioni e il disagio non accennano a diminuire e l'istituzione scolastica rimane sotto i riflettori degli organi di informazione, compromettendo gravemente le condizioni di benessere umano, culturale e sociale e inficiando il percorso di crescita degli alunni e le responsabilità di coloro che ne devono garantire l'affermazione,
se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario accertare la veridicità delle dichiarazioni della dirigente scolastica Alfano, e soprattutto di quelle relative alla presenza di persone, di alunni le cui peculiarità di azione connotano la fattispecie di reati puniti dall'art. 416-bis del codice penale e specificamente dai commi 3 e 9 dello stesso articolo, ovvero: "forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti" e che "si applicano anche (…) alle altre associazioni, comunque localmente denominate, (…) che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso";
se ritengano di verificare il reale e provato coinvolgimento di personalità del mondo accademico, giornalistico, politico e parlamentare, di membri del Governo e della magistratura, che avrebbero influito con ingerenze di sorta, condizionando la responsabilità e l'autonomia della funzione scolastica ed educativa, in ordine a procedimenti disciplinari scolastici, e quanto altro denunciato dalla dirigente Alfano ai mezzi di informazione;
se siano mai pervenute, e in quali forme, al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca richieste motivate di rimozione della dirigente scolastica;
se all'interno del corpo docenti non siano alimentate altrettante divisioni di sorta che sarebbero, invece, una tra le considerevoli cause dell'ulteriore divisione e conflitto che coinvolge tutta la comunità scolastica e che, segnalate dalle cronache degli anni precedenti, penalizzano l'istituzione e rimangono ancora inspiegabilmente irrisolti;
quali siano le eventuali responsabilità emergenti da tutti gli atti prodotti nel corso delle sedute dei vari organi collegiali e, in primis, del collegio dei docenti e del consiglio d'istituto, svolte negli ultimi 4 anni;
quali siano le motivazioni a sostegno dell'affermazione del direttore dell'Ufficio scolastico regionale, dottor Gildo De Angelis, sull'auspicio della chiusura dello storico liceo Virgilio di Roma e sulla ridistribuzione degli alunni in altre scuole;
se il Ministro dell'interno intenda, semplicemente sulla base di mere e generiche segnalazioni e di arbitrarie iniziative, sollecitate da singoli dirigenti o da rappresentanti dell'associazione dirigenti scolastici, assumerle come "ordine operativo" e impegnare ripetutamente contingenti di forza pubblica, unità cinofile e altre risorse per monitorare ipotesi di consumo di sostanze stupefacenti nelle scuole, senza un preventivo accertamento e sulla base di circostanziate denunce all'autorità giudiziaria;
se e in quale misura tale intervento sia risultato deterrente o efficace al contrasto del consumo di droghe all'interno degli istituti scolastici e se e in quale misura invece abbia avuto efficacia un altro genere di interventi con minore o nessuna esposizione mediatica;
se il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione non ritenga di inviare delle ispezioni presso il liceo per accertare la conformità dell'azione amministrativa svolta nell'arco degli ultimi 4 anni ai principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione in generale e nei confronti del personale e dell'utenza, in particolare con riferimento specifico alle richieste di accesso agli atti pervenute nonché ai ricorsi, alle richieste di nulla osta per il trasferimento di alunni ad altre scuole o altro genere di procedimenti promossi da parti ricorrenti;
quali provvedimenti intendano adottare nel caso di ipotesi di procurato allarme o altro nocumento di specie arrecato a istituzioni, categorie o singole persone dalle dichiarazioni della dirigente scolastica Carla Alfano, o di quanti altri abbiano fornito informazioni infondate o vi abbiano, in altro modo, contribuito.
(4-08495)
ORELLANA, MOLINARI, BENCINI, URAS - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
con protocollo n. 26329/2015, la Direzione centrale del personale, Ufficio selezione e inserimento, dell'Agenzia delle entrate ha avviato una selezione pubblica per l'assunzione a tempo indeterminato di 892 unità per la terza area funzionale, fascia retributiva F1, profilo professionale di funzionario per l'attività amministrativo-tributaria;
la selezione è stata indetta con bando per funzionari dell'Agenzia delle entrate, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 4ª serie speciale Concorsi ed esami, del 24 febbraio 2015, e suddiviso per diverse regioni;
la procedura di selezione prevedeva tre fasi: prova oggettiva attitudinale (con quesiti a risposta multipla), prova oggettiva tecnico-professionale (con quesiti a risposta multipla su diritto tributario, diritto civile e commerciale, diritto amministrativo, elementi di diritto penale, contabilità aziendale, organizzazione e gestione aziendale, scienza delle finanze, statistica) e, infine, un tirocinio teorico-pratico di 36 ore settimanali, integrato da una prova orale finale (su diritto tributario, diritto civile e commerciale, contabilità aziendale, informatica e lingua straniera);
nel dettaglio, l'articolo 5 del bando di concorso disponeva l'ammissione alla prova oggettiva tecnico-professionale dei "candidati che riportano il punteggio di almeno 24/30 e rientrano in graduatoria nel limite massimo di cinque volte il numero dei posti per i quali concorrono";
ai sensi del successivo articolo 6 vengono, invece, ammessi al tirocinio "i candidati che riportano il punteggio di almeno 24/30 e rientrano in graduatoria nel limite massimo dei posti per i quali concorrono, aumentati fino al 30 per cento";
infine, l'articolo 7 stabilisce che "la commissione d'esame, tenendo conto della valutazione espressa sul tirocinio dal direttore dell'ufficio, sottopone i candidati alla prova finale orale per valutarne la preparazione professionale, le attitudini e le motivazioni, anche con l'assistenza di personale esperto per lo svolgimento di prove comportamentali";
nulla viene indicato sul punteggio numerico che verrà attribuito al tirocinio e alla conoscenza della lingua straniera;
la commissione d'esame nella seduta del 19 aprile 2016 ha deciso di definire in un'inconsueta scala da meno 3 a più 2 il giudizio del tirocinio non specificando il significato dei valori fra meno 0,5 e più 0,5, chiarendo invece il significato dei valori fra meno 3 e meno 0,5 quali elementi di criticità, quelli fra meno 0,5 e più 1 quali tratti distintivi e fra più 1 e più 2 quali tratti di spicco fuori dal comune;
ha anche definito la conoscenza della lingua straniera con valori fra meno 0,25 e più 0,5 chiarendo, a differenza del caso precedente, il significato di ognuno dei valori meno 0,25, 0, più 0,25 e più 0,50, rispettivamente corrispondenti a non adeguato, adeguato, più che adeguato ed eccellente, rispettivamente;
tenuto conto che, per quanto risulta:
i tirocini teorico-pratici svolti presso gli uffici territoriali dell'Agenzia delle entrate in Lombardia e finalizzati alla verifica delle reali capacità dei candidati allo svolgimento della mansione sono invece stati veri e propri periodi di lavoro, dovendo rispettare orari di entrata e uscita e dovendo garantire, nei fatti, una certa produttività in termini di pratiche evase;
l'articolo 7 del concorso, al punto 8, indica che "la valutazione finale è espressa in trentesimi. Superano la prova i candidati che hanno riportato il punteggio di almeno 24/30";
il decreto del Presidente della Repubblica n. 487 del 1994 all'art. 7, comma 1, lett. a), indica che, quando si usa la valutazione in trentesimi, il concorso si intende superato con una votazione di almeno 21 trentesimi o equivalente;
i tirocini hanno avuto una durata di 6 mesi e, benché i tirocinanti abbiano avuto una borsa di studio a titolo di mero rimborso spese non hanno acquisito alcuna attestazione certificata per la prestazione fornita negli uffici di competenza;
a giudizio severo degli interroganti, è innegabile che ci si debba soffermare a riflettere sul ruolo che i tirocini svolgono nelle procedure concorsuali dell'Agenzia delle entrate in virtù soprattutto della specificità dell'ente;
l'impiego dei tirocini come prova teorico-pratica contribuisce a dequalificare lo stesso tirocinio e a consolidare la convinzione, purtroppo molto diffusa, che la prestazione dei tirocinio stesso sia una prassi di distorsione dei rapporti lavorativi,
quali siano le iniziative poste in essere per garantire procedure trasparenti e condizioni di lavoro eque per i tirocinanti-concorrenti oggetto delle selezioni concorsuali dell'Agenzia delle entrate;
come il Ministro in indirizzo intenda intervenire nelle sue funzioni di vigilanza sulle procedure di selezione in ordine alle valutazioni delle prove, molto discrezionali ma purtroppo vincolanti, del tirocinio teorico-pratico integrato dalla prova finale;
quali opportune misure intenda adottare al fine di assicurare una conforme, giusta e regolare attuazione delle disposizioni normative già vigenti in materia di tirocini;
quali elementi ostativi siano stati riscontrati al rilascio di certificazioni attestanti il tirocinio svolto presso l'Agenzia delle entrate;
se la scelta di assegnare punteggi di valutazione con una scala di valore anche negativo, non specificandone puntualmente il significato, sia stata solo della sede della Lombardia o sia una prassi diffusa anche nelle altre sedi;
infine, se non ritenga opportuno adottare, al fine di venire incontro alle legittime aspettative dei concorrenti tirocinanti ai concorsi dell'Agenzia delle entrate, nuovi criteri di selezione e valutazione.
(4-08496)
FUCKSIA - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'articolo 1 della legge n. 281 del 1991, recante "Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo", afferma che: "Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l'ambiente";
l'articolo 3 disciplina e delimita le competenze delle Regioni e sancisce che esse debbano adeguare la propria legislazione ai principi contenuti nella legge quadro. In particolare, le Regioni devono provvedere a determinare i criteri per il risanamento dei canili comunali e la costruzione dei rifugi per i cani. Tali strutture devono garantire buone condizioni di vita per i cani ed il rispetto delle norme igienico-sanitarie e sono sottoposte al controllo sanitario dei servizi veterinari delle unità sanitarie locali. La legge regionale determina altresì i criteri e le modalità per il riparto tra i Comuni dei contributi per la realizzazione degli interventi di loro competenza ed il rispetto dei criteri di cui al medesimo articolo 3;
l'articolo 4 disciplina e delimita le competenze dei Comuni in ordine all'attuazione della legge quadro;
nel comune di Galatone (Lecce) si trascinano ormai da tempo le vicissitudini di due sfortunate coppie di docili, anziani e malandati cani randagi "di quartiere", ai quali la comunità galatonese è affezionata, tanto da attribuire loro i nomi di "Bianca e Biondo" e "Rino e Macchia". Mentre la prima coppia di cani staziona abitualmente presso la piazza centrale del monumento ai caduti, sita in largo San Antonio, la seconda coppia staziona nel locale palazzetto dello sport, ove, in assoluto accordo con la precedente amministrazione comunale, e grazie al contributo degli stessi cittadini di Galatone, i volontari hanno acquistato e posizionato in modo discreto e protetto cucce in vetroresina coibentata;
per ragioni legate alle elezioni amministrative di giugno 2017 (una delle volontarie, parte attiva della vicenda, era infatti candidata sindaco di Galatone), l'attuale primo cittadino ha assunto, fin dal proprio insediamento, un atteggiamento inspiegabilmente ostile verso le due coppie di animali, provocando l'indignazione e la mobilitazione dei cittadini galatonesi che ha avuto ampia eco sugli organi di stampa locale e sulle piattaforme social;
a dimostrazione dell'avversità dell'amministrazione verso la sorte di questi cani randagi e, in genere, verso la causa della tutela degli animali, il 18 ottobre 2017 l'assessore comunale competente disponeva l'immediata rimozione delle cucce di "Bianca e Biondo", con la conseguenza che i due poveri cani rimanevano esposti alle intemperie, giacendo per oltre un mese su cartoni bagnati;
la delibera della Giunta municipale di indirizzo n. 330 del 16 novembre 2017 autorizzava l'acquisto ed il posizionamento di altre due cucce, che risultavano tuttavia sottodimensionate rispetto alle precedenti e comunque inadeguate, oltre che collocate in un vicolo angusto sito su un'area pedonale ridotta;
subivano la stessa sorte le cucce di "Rino e Macchia", site nei paraggi del palazzetto dello sport, peraltro sgomberate con modalità brutali e violente da parte di un addetto della protezione civile, il quale spezzava con delle cesoie gli ancoraggi che tenevano le due cucce unite agli alberi e, dopo aver scaraventato fuori dal giaciglio uno dei poveri animali, prelevava e portava via le cucce;
a seguito di questa ulteriore azione, a giudizio dell'interrogante inqualificabile, la mancanza di riparo causava problemi di salute ad uno dei due cani ("Rino", tuttora ospite di una volontaria) e faceva perdere le tracce dell'altro ("Macchia");
a parere dell'interrogante, risulta di tutta evidenza come l'azione dell'amministrazione comunale configuri un comportamento in totale contrasto con i principi di tutela degli animali d'affezione e prevenzione al randagismo fissati dalla legge n. 281 del 1991, integrando un vero e proprio accanimento verso poveri animali indifesi ed inoffensivi, oltre al sostanziale disprezzo verso il comune sentire dei generosi cittadini galatonesi che si sono fatti carico di ogni spesa relativa al mantenimento dei quattro randagi,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se, nell'ambito della propria competenza, non ritenga opportuno intervenire, alle luce della violazione della normativa in materia di tutela degli animali di affezione e prevenzione del randagismo perpetrata dalla Giunta del Comune di Galatone.
(4-08497)
GUERRA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
per il 15 dicembre 2017 a Modena è stato convocato un corteo con parola d'ordine "No allo Ius Soli", da parte di due gruppi sedicenti informali denominati "Difendi Modena" e "Cittadini modenesi"; un corteo, spiegano, aperto a tutti i cittadini che intendono far sentire la propria indignazione contro la pessima proposta di legge denominata Ius Soli, che sarà discussa in Parlamento nelle prossime settimane. La manifestazione si svolgerà senza simboli partitici, sotto il segno del Tricolore e dei colori della nostra città. Il corteo è previsto per venerdì 15 dicembre, con concentramento alle ore 20.30. Il luogo verrà comunicato in seguito»;
alcune inchieste autogestite dal network "Modena antifascista" e di fonte giornalistica, tra cui quella molto accurata de "La Gazzetta di Modena" del 6 dicembre 2017, hanno evidenziato come nell'organizzazione del corteo, oltre ai citati gruppi (risultanti "braccio politico" del circolo culturale cittadino di estrema destra "Terra dei padri"), risulti attiva una rete quale "Progetto nazionale" (riconducibile al "Veneto Fronte Skinheads"), e sia annunciata più o meno esplicitamente la partecipazione di note sigle dell'estremismo di destra da tutta la regione: da Forza nuova a CasaPound, da Azione identitaria a Generazione identitaria, da Lealtà azione a Veneto Fronte Skinheads (Vfs);
sempre secondo il quotidiano "La Gazzetta di Modena", risulta che il referente modenese di "Progetto nazionale", Andrea Casolari, sia stato tra i protagonisti, insieme a militanti del già citato Vfs, della recente irruzione intimidatoria a Medole (Mantova), in occasione della presentazione del libro di Chaimaa Fatihi, "Non ci avrete mai";
stando al "Corriere del Veneto" (edizione Venezia e Mestre) del 6 dicembre 2017, risulta essere lo stesso Ministro della giustizia Andrea Orlando a chiedere con forza lo scioglimento del Vfs;
nell'inchiesta de "La Gazzetta di Modena", sono riportate le seguenti parole di Giordano Caracino, presidente del Vfs, pronunciate attraverso il canale "Youtube" dell'associazione: «Io mi definisco razzista perché ho una forte amore per la mia gente, per il mio popolo, per la mia razza. Non è che disprezzo e odio le altre, amo la mia e la voglio preservare. La violenza fa sicuramente parte della vita e della società, noi non siamo chierichetti, non siamo per l'etica del porgere l'altra guancia, a chi ci attacca rispondiamo con quelli che sono i nostri modi che possono essere di confronto qualora abbiamo a che fare con persone intelligenti oppure davanti a chi ci attacca in maniera stupida non abbiamo problemi a rispondere anche con violenza»,
se il Ministro in indirizzo non ritenga che sia il caso di procedere al divieto immediato della manifestazione prevista per il 15 dicembre, in ottemperanza ai precedenti richiamati e soprattutto all'impianto antifascista della nostra Carta costituzionale;
se non ritenga altresì di procedere all'auspicato e necessario scioglimento di organizzazioni neofasciste come il Vfs.
(4-08498)
BONFRISCO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
ad oggi è ancora inattuata la prima parte dell'art. 5 (che recita: "Coloro i quali, all'entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 14 febbraio 2016, n. 19, sono in possesso di titoli di studio validi per l'accesso alle classi di concorso ai sensi del DM 39/98 e successive modifiche e integrazioni e del DM 22/2005 e successive modifiche e integrazioni possono partecipare alle prove di accesso ai percorsi di tirocinio formativo attivo di cui al decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 10 settembre 2010, n. 249 e presentare domanda di inserimento nelle graduatorie di istituto per le corrispondenti nuove classi di concorso, come definite nelle tabelle A e B allegate al DPR n. 19 del 14 febbraio 2016") del decreto ministeriale n. 259 del 2017 per l'attivazione dei percorsi di tirocinio formativo attivo in conformità al precedente decreto ministeriale n. 249 del 2010;
con il decreto ministeriale n. 259, pubblicato con nota del 19 maggio 2017, n. 5499, il direttore generale ha evidenziato che quanto espresso si è attuato in parte col decreto ministeriale n. 374 del 2017, che prevede l'aggiornamento della seconda e della terza fascia delle graduatorie di circolo e di istituto del personale docente ed educativo, per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019 e 2019/2020;
la mancata attuazione della prima parte dell'art. 5 penalizza coloro i quali hanno intrapreso un percorso altamente qualificante, quali i "congelati" delle scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario e coloro che hanno frequentato i tirocini formativi attivi, che per qualunque motivazione non hanno potuto completare il loro ciclo di studi. Difatti, i "congelati SSIS" IX ciclo, i quali non hanno potuto frequentare i corsi "congelando" la propria iscrizione, hanno diritto attraverso l'ultimo ciclo del tirocinio formativo attivo (TFA) di completare il loro percorso di studi, in qualità di soprannumerari, oltre ai "tieffini" che per qualsivoglia motivazione hanno sospeso il corso ed hanno pieno diritto di completare il loro percorso di studi, attraverso l'ultimo ciclo di TFA, di cui al decreto n. 249 del 2010, e contemplato nel decreto ministeriale n. 259 del 2017;
la disciplina transitoria della FIT (formazione iniziale e tirocinio), che entrerà in vigore a partire dal febbraio 2018, penalizza fortemente i diritti soggettivi di questa categoria di docenti e palesa incostituzionalità, ai sensi dell'art. 33 della Costituzione, perché preclude la conclusione degli studi, a differenza di coloro i quali, frequentando il terzo ciclo per il TFA sostegno, hanno diritto di accesso, seppur con riserva, alla disciplina transitoria del primo bando di concorso FIT,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga, a tutela degli interessi legittimi della suddetta categoria, di bandire nell'immediatezza l'ultimo ciclo del TFA, così come indicato nel decreto ministeriale n. 259 del 2017 e richiamato nel precedente decreto ministeriale n. 249 del 2010.
(4-08499)
Mario MAURO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
i risultati operativi presentati negli ultimi esercizi da Ansaldo STS, società ad azionariato diffuso attiva nel settore del segnalamento ferroviario, hanno fatto registrare un tendenziale peggioramento del business. L'andamento negativo delle attività sembra coincidere temporalmente con l'acquisizione del pacchetto di maggioranza e l'assunzione del controllo della governance dell'azienda da parte di Hitachi rail, sussidiaria del gruppo giapponese Hitachi;
nelle scorse settimane, Ansaldo STS ha reso pubblici i risultati relativi al terzo trimestre 2017, che hanno in particolare evidenziato una diminuzione degli ordini dell'8 per cento rispetto al terzo trimestre 2016, con un forte calo registrato proprio nell'area Asia-Pacifico, dove la cooperazione con Hitachi avrebbe dovuto portare i maggiori benefici, ed un peggioramento del margine operativo del 2,7 per cento;
questi dati sembrano confermare la preoccupazione per il cattivo andamento dell'azienda, che sembrerebbe imputabile ad un'impropria gestione dei presidi di corporate governance da parte dell'azionista di maggioranza, già manifestata dall'interrogante con l'atto 3-03927 del 27 luglio 2017, cui non ha ancora fatto seguito alcun riscontro da parte del Ministro in indirizzo;
pare opportuno evidenziare che la capogruppo Hitachi è un concorrente diretto di Ansaldo STS nel settore del segnalamento ferroviario, ed una gestione dell'azienda in apparente contrasto con gli interessi sociali potrebbe essere funzionale al conseguimento di interessi propri da parte dell'azionista di maggioranza, quali il trasferimento di know how tecnico e commerciale, con evidenti gravi conseguenze in termini di livelli occupazionali e competenze tecnologiche;
è notizia delle ultime settimane che AB Storstockholms Lokaltrafik, la società che gestisce la metropolitana di Stoccolma, avrebbe contestato inadempienze e terminato unilateralmente un contratto con Ansaldo STS, che ha già provveduto a versare alla controparte anticipi, penali ed interessi per complessivi 45 milioni di euro. L'impatto negativo sui bilanci dell'azienda si andrà a sommare al danno alla reputazione, che potrebbe ulteriormente pesare sulle prospettive di crescita di Ansaldo STS;
le dinamiche di consolidamento del mercato ferroviario, attraverso la fusione di alcuni tra i principali operatori internazionali, in atto negli ultimi mesi, sembrano paventare scenari di ulteriore difficoltà per Ansaldo STS, che rischierebbe di non competere efficacemente sul mercato in assenza di un'alleanza commerciale con un grande operatore industriale. Le prospettive di una collaborazione potrebbero tuttavia essere frustrate dai contrasti interni all'azionariato di Ansaldo STS, in larga misura imputabili alla gestione della corporate governance da parte di Hitachi Rai,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e quali siano i suoi intendimenti per garantire che il percorso di tendenziale decrescita che Ansaldo STS sembra avere intrapreso non produca una crisi aziendale che avrebbe ricadute occupazionali e sociali nei territori in cui insistono gli stabilimenti produttivi della società.
(4-08500)

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 art. 9
 articolo 6
 articolo 3