Source: http://dirittiefrontiere.blogspot.com/2016/01/soccorsi-lampedusa-respinti-ad.html
Timestamp: 2017-06-28 15:51:42+00:00

Document:
Diritti e Frontiere: Soccorsi a Lampedusa, respinti ad Agrigento ed abbandonati in campagna. Questure al di fuori dello stato di diritto. La riproduzione della clandestinità è una bomba a tempo.
Soccorsi a Lampedusa, respinti ad Agrigento ed abbandonati in campagna. Questure al di fuori dello stato di diritto. La riproduzione della clandestinità è una bomba a tempo.
a Lampedusa, respinti ad Agrigento ed abbandonati in campagna. Questure al di
fuori dello stato di diritto. La riproduzione della clandestinità è una bomba a
Oggi ad Agrigento, nei pressi della
Stazione ferroviaria, un gruppo di migranti subsahariani restava in attesa di
potere andare in Prefettura per fare valere la loro richiesta si asilo e di
accoglienza. Una decina di migranti subsahariani provenienti dalla Libia, di
diverse nazionalità, provenienti da Camerun, Guinea, Burkina Faso, Togo, Mali,
tutti passati dall’inferno libico, sotto la costante minaccia delle armi, fino
al momento dell’imbarco su un gommone diretto in Sicilia. Venivano quindi soccorsi
da diversi mezzi e venerdì 22, di sera sbarcati a Lampedusa. Tutti hanno dichiarato di aver firmato un "foglio notizie" del quale non hanno compreso l'esatto valore, un foglio che trasmesso senza alcuna informazione tende a trasformare potenziali richiedenti asilo in "migranti economici", da respingere immediatamente, ma con un respingimento differito, ai sensi dell'art. 10 comma 2 del T.U. n.286 del 1998.
Gli stessi migranti erano stati trasferiti ieri a
Porto Empedocle dove, arrivati in porto da Lampedusa attorno alle 20 hanno trovato pronto un decreto
di respingimento senza potere avere prima accesso alla procedura di protezione. In qualche caso l'attribuzione dell'età è stata molto approssimativa, ed è stato ritenuto maggiorenne anche un minore straniero non accompagnato. Sono stati quindi caricati su un autobus che li ha scaricati nei pressi della strada
che porta a Palermo a diversi chilometri da Agrigento. Abbandonati senza cibo, mezzo di
sussistenza e due senza scarpe, con le infradito, in aperta campagna, hanno
dormito in un casolare abbandonato. Oggi sono tornati a piedi ad Agrigento. Adesso stanno predisponendo con gli avvocati i ricorsi contro i decreti di respingimento. Autentici provvedimenti di natura collettiva, con la sola differenziazione negli estremi anagrafici dei destinatari.I
decreti di respingimento presentano difformità tra la versione in italiano e
quella in francese, nella quale l’intimazione a lasciare il territorio ha un
termine di soli 5 giorni. E non di sette come nella versione in italiano. La
questura ha persino indicato erroneamente l’autorità giudiziaria presso cui
presentare ricorso, il Tribunale amministrativo di Palermo, e non invece
qualunque tribunale ordinario, come stabilisce ormai la giurisprudenza
consolidata. Adesso presenteranno domanda di asilo dopo essere stati informati
sulle modalità di accesso alla procedura. Questa notte, forse, dormiranno in un
ricovero trovato dalla Caritas. Per fortuna non piove, ma fa freddo. E domani? E
cosa succederà quando altre centinaia saranno dispersi nel territorio
agrigentino, dopo avere ricevuto analoghi provvedimenti di respingimento, una
prassi sconfessata da una recente circolare del ministero dell’interno.
AD AGRIGENTO LE CIRCOLARI
MINISTERIALI EVIDENTEMENTE NON HANNO VALORE, FORSE NESSUNO CONSIDERA LA
CIRCOLARE DIFFUSA "URGENTE A VISTA" DAL MINISTERO DELL’INTERNO LO SCORSO 8 GENNAIO. AD AGRIGENTO SEMBRA PROPRIO CHE NESSUNO L'ABBIA"VISTA".
E la situazione potrebbe essere ancora più grave di quanto non appaia finora, perché il ritardo nella presentazione della domanda di protezione internazionale, oltre a pregiudicare il tempestivo accesso al sistema di accoglienza per richiedenti asilo, assume anche gravi risvolti penali.
Giungono notizie che, se verificate, sarebbero gravissime. A Bologna chi si presenta in Questura per fare richiesta di asilo, una volta trascorsi i sette giorni dalla data del provvedimento di respingimento notificato in Sicilia riceverebbe anche la notifica dell'inottemperanza all'ordine di lasciare il territorio nazionale,
Queste le norme di legge contenute nel Testo Unico 286/98 in materia di immigrazione
5-bis. Allo scopo di porre fine al soggiorno illegale dello straniero e di adottare le misure necessarie per eseguire immediatamente il provvedimento di espulsione o di respingimento, il questore ordina allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di sette giorni, qualora non sia stato possibile trattenerlo in un Centro di identificazione ed espulsione, ovvero la permanenza presso tale struttura non ne abbia consentito l'allontanamento dal territorio nazionale, ovvero dalle circostanze concrete non emerga più alcuna prospettiva ragionevole che l'allontanamento possa essere eseguito e che lo straniero possa essere riaccolto dallo Stato di origine o di provenienza. L'ordine è dato con provvedimento scritto, recante l'indicazione, in caso di violazione, delle conseguenze sanzionatorie. L'ordine del questore può essere accompagnato dalla consegna all'interessato, anche su sua richiesta, della documentazione necessaria per raggiungere gli uffici della rappresentanza diplomatica del suo Paese in Italia, anche se onoraria, nonché per rientrare nello Stato di appartenenza ovvero, quando ciò non sia possibile, nello Stato di provenienza, compreso il titolo di viaggio. (5) (8)
5-ter. La violazione dell'ordine di cui al comma 5-bis è punita, salvo che sussista il giustificato motivo, con la multa da 10.000 a 20.000 euro, in caso di respingimento o espulsione disposta ai sensi dell'articolo 13, comma 4, o se lo straniero, ammesso ai programmi di rimpatrio volontario ed assistito, di cui all'articolo 14-ter, vi si sia sottratto. Si applica la multa da 6.000 a 15.000 euro se l'espulsione è stata disposta in base all'articolo 13, comma 5. Valutato il singolo caso e tenuto conto dell'articolo 13, commi 4 e 5, salvo che lo straniero si trovi in stato di detenzione in carcere, si procede all'adozione di un nuovo provvedimento di espulsione per violazione all'ordine di allontanamento adottato dal questore ai sensi del comma 5-bis del presente articolo. Qualora non sia possibile procedere all'accompagnamento alla frontiera, si applicano le disposizioni di cui ai commi 1 e 5-bis, nonché, ricorrendone i presupposti, quelle di cui all'articolo 13, comma 3. (5)
5-quater. La violazione dell'ordine disposto ai sensi del comma 5-ter, terzo periodo, è punita, salvo giustificato motivo, con la multa da 15.000 a 30.000 euro. Si applicano, in ogni caso, le disposizioni di cui al comma 5-ter, quarto periodo. (5)
Quanto sta avvenendo è estremamente grave. Documenteremo questi casi che ingolfano inutilmente le Procure italiane sovraccariche da anni per le migliaia di notizie di reato trasmesse dalla polizia per reati di ingresso "clandestino", quell'art. 10 bis che il Parlamento aveva voluto cancellare e che il governo ha invece mantenuto. Si rende così particolarmente difficile la vita di persone che sono escluse dall'immediato accesso alle misure di accoglienza per effetto dei provvedimenti di respingimento differito, emessi a tappeto, in contrasto con la più recente circolare, adottata dal Ministero dell'interno poche settimane fa, e con le norme di legge, se ancora contano qualcosa.
sarebbero dovuti aprire in Italia entro il 30 novembre ne funzionano soltanto
tre, nella più totale incertezza legale ed amministrativa. Rimangono intanto
aperte, a livello europeo, numerose procedure contro paesi che non rispettano i
diritti fondamentali dei migranti e le procedure in materia di accoglienza e
procedure di protezione internazionale previste dalle Direttive e dai
http://eulawanalysis.blogspot.co.uk/2015/09/relocation-of-asylum-seekers-in-eu-law.html Il diritto delle
circolari prevale sul diritto sancito a livello di leggi e di direttive
dell’Unione Europea. E le prassi applicate sono ancora molto eterogenee.
Eppure nei documenti europei sembrava tutto chiaro con indicazioni
immediatamente operative e con scadenze assai precise. Tuttavia l’Unione
Europea non ha mai adottato al riguardo un atto che avesse carattere
legislativo, come una Direttiva o un Regolamento. Si può dunque rilevare come
sul piano del diritto dell’Unione Europea gli Hot Spots siano ancora privi di
una qualsiasi “base legale”. Come del resto
avviene anche nel diritto interno.
sicurezza su territori nei quali si espandeva la presenza militare dello stato islamico.
dovrebbe "supportare" l'Italia nella "gestione" dei richiedenti
asilo, e quelli di Frontex che dovrebbe organizzare i voli di rimpatrio per
quelli che saranno definiti "migranti economici", oppure provenienti
da "paesi terzi sicuri", con la presenza di consoli che vanno e
vengono per identificare gli uni e gli altri. Ed a velocizzare le operazioni
dovrebbero arrivare le pattuglie di “polizia europea”. Si continua a
classificare i migranti come “migranti economici” e dunque ad adottare
provvedimenti di respingimento differito sulla base di cd. “fogli notizie” che
presentano un ordine delle domande alle quali occorre dare risposta con una
davanti alla Commissione di inchiesta della Camera sui centri per stranieri,”I colleghi della Polizia di Stato hanno anche inserito nel foglio
di prima accoglienza la casellina in cui è riportata la richiesta d'asilo, ma
L’art. 19 del Testo
Unico 286/1998 sull’immigrazione, che stabilisce i casi di impossibilità di
allontanamento forzato dal territorio, sarebbe chiarissimo: ben oltre le
condizioni per il riconoscimento dello status di rifugiato prescritte dalla
Convenzione di Ginevra è possibile, anche alla luce delle più recenti direttive
comunitarie in materia di qualifiche e di procedure di asilo e protezione
internazionale, il riconoscimento di uno status legale di protezione
internazionale o temporanea a cittadini stranieri che giungano nel nostro paese
fuggendo da paesi nei quali siano presenti condizioni di "violenza
generalizzata" o pericoli di persecuzione non riconducibili alle
previsioni della Convenzione di Ginevra, ancorate al rischio di una
persecuzione individuale. Si può superare così anche la possibile operatività
delle cd. cause di esclusione del diritto di asilo, previste dalla Convenzione
di Ginevra del 1951, determinate spesso dalla valutazione arbitraria della
polizia di frontiera, valutazione che dovrebbe ora risultare inibita dal chiaro
tenore del decreto legislativo n. 25 del 2008, che ha abrogato quelle norme
della legge 39/90 che consentivano una sorta di istruttoria informale subito
dopo l'ingresso nel territorio. Soprattutto attraverso interpreti o
"mediatori culturali"di fiducia delle forze di polizia, questa fase
terminava spesso con una decisione di "manifesta infondatezza", un
modo per inibire l'accesso alla procedura, il diritto ad un ricorso effettivo,
qualsiasi possibilità di permanenza nel territorio dello stato.
Ginevra sul riconoscimento dello status di rifugiato del 1951 all’art.
33 c.1 dispone che: nessuno Stato contraente può espellere o
respingere, in qualunque maniera, un rifugiato alle frontiere di territori in cui la sua vita o la sua
libertà sarebbe minacciata a causa della sua razza, della sua religione, della sua nazionalità, della
sua appartenenza a un certo gruppo sociale o delle sue opinioni politiche”. Il
principio di non respingimento ha portata generale ed è applicabile non solo ad
espulsioni e respingimenti intesi in
senso tecnico, ma anche a qualsiasi altra forma di allontanamento forzato verso
un territorio non protetto, indipendentemente dalla sua natura o finalità. Ogni
condotta, materiale e giuridica
che rischi di rinviare un rifugiato verso luoghi non sicuri, indipendentemente dal
luogo in cui detta condotta si verifica (portata extraterritoriale del
principio di non refoulement) si
configura come violazione del principio stesso (cfr.“Advisory
Opinion on the Extraterritorial
Application of Non-refoulement Obligations under the 1951 Convention relating to
the Status of Refugees and its 1967 Protocol– UNHCR Ginevra, 26
gennaio 2007). Il respingimento e
l’espulsione rappresentano due istituti del diritto interno che hanno
rispettivamente la finalità
di respingere gli stranieri che tentino di fare ingresso nel territorio dello stato
in assenza delle autorizzazioni previste dalla normativa e di allontanare
coloro che, già presenti entro i
confini dello Stato, risultino sprovvisti di un titolo che li autorizzi ad un
regolare soggiorno. Detti
istituti non possono trovare applicazione – se non in ipotesi
eccezionali e residuali –
nei confronti dei migranti in fuga dal paese di origine o di provenienza i
quali, in quanto richiedenti
la protezione internazionale non possono essere considerati irregolari, né
in fase di soggiorno (salvo situazioni estremamente circoscritte), né
soprattutto in fase di ingresso nel paese
essendo ammessi sul territorio a fronte della manifestazione di volontà di richiedere
protezione, quindi senza necessità di possesso di visto o altra autorizzazione,
ed avendo diritto alla
regolarità di soggiorno dal momento della presentazione della domanda ai fini
della stessa. Il respingimento alla frontiera, disciplinato dall’art.
10 comma 1 D.Lgs. n. 286/98 è
disposto dalla polizia di frontiera qualora lo straniero non sia in possesso dei
requisiti richiesti per l’ingresso nel territorio
dello Stato e si trovi in una delle condizioni di
inammissibilità dettate dall’art. 4 del T.U –
come modificato dalla Legge n. 94/2009. La norma
prevede altresì anche la fattispecie del cd. respingimento c.d “differito”
disciplinato dal secondo comma del
citato articolo. Il provvedimento in tal caso è disposto dal Questore con accompagnamento
immediato alla frontiera nei confronti dello straniero a) che nel tentativo di
fare ingresso nel territorio dello Stato sottraendosi ai controlli venga
fermato all’ingresso– o subito dopo; b) che
nonostante l’assenza dei requisiti per l’ingresso,
sia stato comunque ammesso temporaneamente
nel territorio dello Stato per necessità di “pubblico
Al fine di rendere effettivo l’accesso
alla procedura di asilo, la disciplina sul respingimento non trova applicazione
nei confronti dei richiedenti la protezione internazionale: questi ultimi,
comunque presenti nel territorio o alle frontiere non necessitano di esibire
alcuna autorizzazione all’ingresso, essendo
sufficiente la sola manifestazione di volontà di richiedere la protezione
Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 27310 depositata in cancelleria
il 17 novembre 2008, ha stabilito che, anche sotto il vigore dell'art. 1 del
d.l. n. 416 del 1989, poi legge.n. 39 del 1990, adesso abrogato quanto ai comma
4, 5 e 6 (che assegnavano alla polizia di frontiera il potere di valutare come
manifestamente infondate le domande di asilo, spesso senza neppure procedere
alla loro verbalizzazione), i principi regolatori dell'onere della prova,
incombente sul richiedente, devono essere interpretati prendendo in
considerazione i criteri della Direttiva 2004/83/CE (attuata con d.lgs. n. 251
del 2007), nonostante la mancata scadenza del termine di recepimento interno
(recepimento che oggi si è concretizzato con il decreto legislativo n.251 del
19 novembre 2007) . Alla luce di questi criteri ermeneutici, applicabili anche
alle norme non di derivazione comunitaria, la S.C. ha ritenuto che si deve
tenere conto della credibilità del richiedente e della concreta possibilità di
fornire i riscontri probatori necessari, ravvisando a carico del giudice un
dovere di cooperazione e più ampi "poteri istruttori officiosi",
nell'accertamento dei fatti rilevanti per il riconoscimento dello status di
rifugiato, peraltro pienamente compatibili con il rito camerale, ritenuto
applicabile anche in precedenza, nel vigore dell'art. 1 d.l. n. 416 del 1989
conv. in l. n. 39 del 1990. La
medesima tutela di effettivo accesso alla procedura di asilo è prevista dal
562/2006 che disciplina le modalità con cui devono essere effettuati i
controlli alle frontiere dell’area Schengen; esso esclude che il
provvedimento di respingimento possa essere adottato nei confronti di persone
bisognose di protezione internazionale; il Regolamento: “si applica a chiunque attraversi le frontiere interne o esterne
di uno Stato membro senza pregiudizio dei diritti dei rifugiati e di coloro che richiedono protezione
internazionale, in particolare per quanto concerne il non respingimento. In particolare il “Manuale
pratico per le Guardie di frontiera” (Manuale Schenghen),
al par. 10.1 prescrive che:“Un
cittadino di un paese terzo deve essere considerato un richiedente asilo se
esprime in qualsiasi modo
il timore di subire un grave danno facendo ritorno al proprio paese di origine
[…]. L’intenzione
di chiedere protezione non deve essere manifestata in una forma particolare.
che la parola “asilo” sia pronunciata espressamente: l’elemento determinante è
l’espressione del
timore di quanto potrebbe accadere nel caso di ritorno. In caso di incertezza
sul fatto che una determinata
dichiarazione possa essere intesa come l’intenzione di chiedere asilo o
un’altra forma di
protezione internazionale, le guardie di frontiera devono consultare le
autorità nazionali a cui
spetta esaminare le domande di protezione internazionale”.
diritto all’informativa sulla possibilità di chiedere asilo e non
impongono all’Italia l’adozione di una lista di “paesi terzi sicuri” e che non
http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/le-autorita-respingono-potenziali.html?spref=fb Gli
Hot Spots permettono di aggirare il precetto fondamentale della Convenzione di
Ginevra e delle Direttive europee in materia di protezione internazionale,
ribadito fino all'ultimo decreto legislativo 142/2015 entrato in vigore il 30
settembre scorso, secondo cui il diritto di chiedere asilo è un diritto
inalienabile della persona, un diritto soggettivo che non può essere negato per
interi gruppi a seconda della cittadinanza, un diritto che non può essere
escluso da una valutazione discrezionale della polizia, magari poche ore dopo
Questura di Ragusa OGGETTO:
richiesta di accesso al C.P.S.A. di Pozzallo.
fa riferimento alla richiesta di autorizzazione per l’accesso al
C.P.S.A. di Pozzallo di una delegazione di giornalisti, avvocati ed
http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/continuano-i-respingimenti-da-pozzallo.html La situazione all'interno del CSPA di Pozzallo non è mutata
con la sua annunciata trasformazione in HOT SPOT. Le identificazioni
http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/visita-al-centro-di-prima-accoglienza.html Quando
comunque rispetto per quella che avvertono talvolta come una scelta necessitata. Moltissime
chiedono un’attività lavorativa, una qualche possibilità di inserimento e,
quando questa prospettiva sfuma, anche se sono state precedentemente inserite
in qualche percorso di protezione, tante ragazze decidono di abbandonarlo e
spesso scompaiono di nuovo nel nulla. I contatti telefonici con qualche
connazionale coinvolto nel traffico, del resto, non sono difficili.
scomparire più facilmente. Nell’ultimo anno si
calcola che quasi la metà dei minori stranieri non accompagnati giunti in
Italia si sia allontanato dalle strutture di prima accoglienza, si tratta di
giovani tra i 14 ed i 17 anni, molte ragazze, tutti esposti al rischio dello
sfruttamento e della violenza.
La vicenda delle 66 ragazze nigeriane arrivate a
Lampedusa nel mese di luglio e poi trasferite nel Centro di identificazione ed
espulsione di Ponte Galeria, da dove, il 17 settembre scorso, ventidue di loro
sono state deportate in Nigeria, dimostra l'entità del disastro umano e delle
gravi violazioni delle norme interne ed internazionali che si vanno
accumulando a carico del governo italiano. Queste pratiche di trasferimento di
giovani donne nigeriane sbarcate in Sicilia dopo essere state soccorse in mare
e quindi trasferite nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte
Galeria a Roma, proseguono ancora, con il supporto di agenti di FRONTEX.
http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/167-accoglienza-detenzione-ed-espulsione-12-ottobre-ore-17-30-casa-internazionale-delle-donne-via-della-lungara-19-roma In tutte le visite effettuate dalla Campagna lasciateCientrare nei centri di
accoglienza per richiedenti asilo si sono scoperti casi di minori non
accompagnati accolti in situazione di promiscuità con gli adulti.
http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/163-report-della-campagna-lasciatecientrare-dal-cara-e-cie-di-pian-del-lago-caltanissetta Molte ragazze nigeriane hanno già il
numero di telefono dei trafficanti in Italia, e anche a Palermo uomini che
appartengono al giro della prostituzione riescono ad entrare in contatto con le
ragazze appena sbarcate ed a convincerle ad allontanarsi con loro dai centri,
per finire poi sbattute per strada. Sempre più esposta la posizione degli
operatori volontari e dei cittadini solidali che si battono contro le reti dei
trafficanti ma anche contro tutte quelle prassi amministrative che impediscono
una immediata protezione delle vittime e mantengono poteri discrezionali
illimitati in capo alle autorità di pubblica sicurezza.
umani e protezione delle vittime", che richiederebbero una valutazione
delle persone caso per caso, senza l'adozione di misure standardizzate di
carattere collettivo, come il trattenimento arbitrario ai fini del prelievo
delle impronte, magari sulla base della provenienza nazionale. Come rimangono
sulla carta gli organismi di monitoraggio e di informazione in frontiera, che,
3. Dai respingimenti differiti al trattenimento
amministrativo ed alle espulsioni collettive.
Nei centri di
soccorso e prima accoglienza di Pozzallo e Lampedusa continua la selezione dei
migranti sulla base della nazionalità e seguono, con cadenza periodica, espulsioni
e respingimenti collettivi. Una distinzione che diventa sempre più ardua anche
nei provvedimenti notificati ai migranti. Come nei verbali di convalida dei
trattenimenti nei CIE, spesso in assenza di interpreti e difensori di fiducia,
come si è verificato a settembre nel CIE di Trapani Milo. Ma i posti nei CIE
sono sempre assai limitati, e nella maggior parte dei casi, al provvedimento di
respingimento segue la rimessione in libertà con intimazione.
prospettive di un trasferimento verso i paesi del nordeuropa. Si ricorda a questo punto la
disciplina dei "decreti di
respingimento differito" che
dovrebbero essere adottati ai sensi dell'art. 10 TU immigrazione il quale
Ma di fatto e in maniera assolutamente discrezionale,
non si sa bene con quale criterio (nazionalità, numero di sbarcati, sfortuna?)
ad alcuni dei profughi sbarcati a Lampedusa o nelle coste siciliane, dopo le
fotosegnalazioni viene consegnato il decreto di respingimento contenente un
invito a lasciare il territorio italiano entro sette giorni.
Tra loro, anche moltissimi minori: allo sbarco la data di nascita viene
storpiata di modo da farli "diventare" maggiorenni anche se
visibilmente minori. Tutti nati il primo gennaio di un anno antecedente al 98,
nonostante molti di loro siano visibilmente piccoli e lo dichiarino seppure
inascoltati a gran voce. Sono stati segnalati già decine di casi. Anche loro
buttati in mezzo alla strada (se non hanno avuto la "fortuna" di essere
alloggiati, temporaneamente, in centri per adulti) con in mano anche loro il
"foglio di via"
Eppure secondo il
Decreto Legislativo 25 del 2008, art. 26, “la domanda di protezione
internazionale va presentata alla Polizia di Frontiera o a qualsiasi posto di
Polizia. La questura, ricevuta la domanda di protezione internazionale, redige
il verbale delle dichiarazioni del richiedente su appositi modelli predisposti
dalla Commissione nazionale. Il verbale è approvato e sottoscritto dal
richiedente cui ne è rilasciata copia, unitamente alla copia della
documentazione allegata."
Il diritto di chiedere asilo, è un
diritto inalienabile della persona, è forse il più sacro dei diritti, e non può
momento della manifestazione della volontà di chiedere protezione internazionale
(e non dal momento della verbalizzazione della domanda). L’art. 3 prevede che
il richiedente debba essere informato sulle condizioni di accoglienza fin dal
momento della presentazione della domanda all’ufficio di polizia, attraverso la
consegna dell’opuscolo informativo redatto a cura della Commissione nazionale
per il diritto di asilo ai sensi dell’art. 10 del decreto legislativo n.
25/2008. Le informazioni occorrenti sono
d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge."
Si riporta al riguardo una importante decisione della Corte di Cassazione
La minaccia di grave danno
giustificante tale protezione, inoltre, non è necessario che provenga dallo
Stato, ben potendo provenire anche — tra gli altri — da “soggetti non statuali”
se le autorità statali o le organizzazioni che controllano lo Stato o una parte
consistente del suo territorio “non possono o non vogliono fornire protezione”
adeguata ai sensi dell’art. 6, comma 2, d.lgs. cit. (art 5, lett. c), del
medesimo d.lgs.). Poste queste premesse in diritto, non è dunque affatto
irrilevante la verifica della effettività dei poteri statuali e della capacità
degli stessi di fornire adeguata protezione alla vittima del grave danno
denunciato, ancorché le minacce provengano da soggetti privati o addirittura da
Nella specie, la Corte d’appello ha ritenuto
illegittimamente di poter omettere tale verifica, ovvero ha ritenuto di poter
senz’altro escludere l’eventualità del difetto di protezione da parte delle
autorità nigeriane sulla scorta dell’apodittica affermazione che la polizia, se
richiesta, avrebbe certamente perseguito i responsabili. Sarebbe stato invece
suo dovere assumere anzitutto, anche d’ufficio, informazioni sulla situazione
generale della Nigeria, con riferimento al tipo di problema posto dalla reclamante,
attraverso i canali indicati all’art. 8, comma 3, d.lgs. n. 25 del 2008 o
mediante altre fonti che fossero in concreto disponibili, e solo all’esito di
ciò formulare una pertinente valutazione (cfr. Cass. 16202/2012, 10202/2011,
17576/2010, 27310/2008, quest’ultima resa a sezioni unite).
Si veda anche Corte di Cassazione
Sezioni Unite Civile - Sentenza del 17 novembre 2008, n. 27310
Si consideri anche questa sentenza della Corte
Sentenza Corte di Cassazione – Ordinanza 17
maggio 2013 n.12135
Ebbene la Corte di merito ha analizzato
un quadro informativo della situazione della area di Benin City e delle azioni
squadristico-terroristiche del gruppo di B.H. ricavandone i gravi segni di una
condizione di pericolo e ad essi ha raccordato la situazione soggettiva della
richiedente (donna-cristiana- esposizione familiare alla ritorsione)
desumendone la valutazione di sussistenza di un grave, se pur transitorio,
pericolo per la propria persona in caso di rimpatrio.
Tutto quanto precede
dimostra la impossibilità di una selezione dei migranti sbarcati in Italia
all’interno degli HOTSPOTS, soprattutto nel caso di persone arrivate da poco
dalla Libia, come quelle che vengono espulse o respinte, ormai a cadenza
periodica, dal Cie di Ponte Galeria, con voli congiunti organizzati anche
dall'agenzia Frontex verso la Nigeria. Occorrerebbe anticipare il momento della protezione, e
del ministero dell'interno applicate all’interno degli Hot Spots violano la
normativa vigente in materia di accesso alla procedura per il riconoscimento
della protezione internazionale. Non esistono "paesi terzi sicuri"
verso cui respingere collettivamente i "migranti economici". Il
diritto di asilo è un diritto soggettivo individuale. In materia è la legge e
non l’autorità amministrativa che può stabilire condizioni e limiti per
l’esercizio del diritto, anche in base all’art. 10 della Costituzione italiana.
Nelle ultime settimane si è registrata la conferma di prassi
amministrative contro la legge. http://www.asgi.it/notizia/hotspot-e-ricollocamento-la-road-map-dellitalia/
http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/comunicato-stampa/msf-da-pozzallo-%E2%80%9Cdrammatica-routine-degli-sbarchi http://www.corrieredellemigrazioni.it/2015/05/28/lesposto-sui-trattenimenti-a-pozzallo-e-lampedusa/ http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/continuano-i-respingimenti-da-pozzallo.html http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2015/10/19/news/respingimenti-125425049/ L'art. 10 della Costituzione riconosce il diritto di accesso
alla procedura di protezione internazionale a chiunque giunga sul territorio
nazionale e l'Italia non ha mai adottato per atto legislativo una lista di
"paesi terzi sicuri".
http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/08/pressioni-dellunione-europea-sugli.html Contro queste prassi applicate dalle autorità di polizia giova ancora
richiamare la giurisprudenza della Corte di Cassazione.
dettaglio le disposizioni ricevute. Chiarisce che a seguito del vertice europeo
di fine settembre il Ministero dell’Interno ha chiaramente impartito nuove
direttive a cui le Questure devono attenersi. Innanzitutto al momento dello
sbarco il criterio da utilizzare è la divisione tra migranti economici e
profughi da operarsi sulla basa della nazionalità: Siriani, Eritrei e cittadini
delle Repubblica Centrafricana sono considerati migranti politici; tutti gli
altri appartengono automaticamente alla categoria “economici”. Per favorire questa operazione, sono stati
consegnati nuovi moduli per la pre-identificazione dei migranti così da rendere
uniformi le valutazioni che prima venivano fatte sulla base di tanti moduli
quanti erano i luoghi di sbarco. Il nuovo modulo prevede la domanda “perché
sei venuto in Italia?” e le risposte tra cui scegliere sono: lavoro, guerra,
asilo, altro. Il compito di provvedere all’attività di informazione legale
spetterebbe alle associazioni in convenzione con il Ministero (UNHCR, Save the
Children, OIM e Croce Rossa), le uniche accreditate ad entrare al porto. Il
loro compito sarebbe quello di dare ai migranti appena sbarcati tutte le
informazioni relative ai loro diritti e ciò dovrebbe avvenire mentre
sono in fila ad aspettare il loro turno, nel momento che precede la
pre-identificazione. Ma relativamente a Catania, si parla di sbarchi in cui
arrivano centinaia di persone, in cui il tempo a disposizione è pochissimo ed è
solo quello necessario alle operazioni di pre-identificazione. Il dirigente
dell’ufficio immigrazione si mostra consapevole della difficile situazione
attuale e ribadisce le indicazioni del Ministero dell’Interno rispetto alle
operazioni di respingimento messe in atto. Inoltre fa riferimento alle scelte fatte
in sede europea e alle inevitabili conseguenze che hanno a livello
nazionale. Tale nuovo indirizzo è comunque inaccettabile
e qualcuno degli avvocati presenti sottolinea come decisioni prese in
sede politica non possono in alcun modo contrastare con le normative sulla
protezione internazionale, che è un diritto soggettivo, da riferirsi alla
storia personale di ognuno e non a classificazioni prestabilite sulla base del
paese di provenienza. I respingimenti collettivi e la lista dei
paesi che danno diritto a chiedere la protezione internazionale sono pratiche
totalmente illegittime."
volere lavorare in futuro, sono così definiti migranti economici e
ricevono immediatamente un provvedimento di "respingimento differito".
Magari con l'intimazione di "lasciare entro sette giorni il
territorio dello stato attraverso la frontiera di Fiumicino". Un ordine
impossibile da eseguire, senza mezzi e documenti, il marchio della
clandestinità, l'esclusione definitiva dal sistema di accoglienza. Ma le
risposte fornite senza adeguata informazione pregiudicheranno anche chi è
ammesso alla procedura di asilo. I dinieghi assai probabilmente, aumenteranno
ancora. http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/10/proseguono-i-respingimenti-collettivi_13.html
sentenze: -Corte di appello di Roma, 6 giugno 2013, che
riconosce la protezione sussidiaria ad un cittadino del Ghana, per la necessità di
sottrarsi alla pena di morte, come conseguenza possibile della qualificazione
di un omicidio colposo come omicidio volontario, in Diritto, Immigrazione e
Cittadinanza, 2014,1, 105
riconosce ad un cittadino del Camerun lo status di rifugiato per il rischio di omofobia nel paese di origine,
in Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, 2014,1,109
-Corte di appello di Roma, 16 gennaio 2014,
che riconosce la protezione sussidiaria ad un cittadino del Gambia, disertore, in Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, 2014,2, 151. Nello stesso senso una
sentenza del Tribunale di Caltanissetta del 16 febbraio 2015 (inedita),
sempre relativa ad un diniego ricevuto da un richiedente asilo cittadino del Gambia, al quale è stata
riconosciuta la protezione sussidiaria, in quanto si riconosce che il
ricorrente in caso di rientro nel paese di origine può subire un “danno grave”
nella forma di “minaccia grave ed individuale alla vita” derivante dalla
-Corte di appello di Trieste, 15 maggio 2014,
che riconosce la protezione sussidiaria ad un cittadino della Nigeria per la sussistenza di violenza
del 18 - 31 maggio 2012 n. 51:
giurisprudenza italiana è orientata verso la fissazione di limiti rigorosi alla
discrezionalità amministrativa. Ecco una recente ordinanza della Corte di
Cassazione ( Ordinanza 25 marzo 2015, n. 5926) davvero importante, che dovrebbe
limitare la prassi dei respingimenti immediati in frontiera eseguiti prima che
si sia data la possibilità di essere informati sulla possibilità di chiedere
asilo e di accedere alla procedura per il riconoscimento di uno status di
25 marzo 2015, n. 5926
1. - Il Giudice di pace
di Roma ha convalidato il decreto di trattenimento in un centro di
identificazione ed espulsione emesso il 18 febbraio 2014 dal Questore di
2. - Il ricorrente
premette di essere stato destinatario, in quanto privo di documenti di
riconoscimento, di decreto di respingimento del Questore di Siracusa in data 18
febbraio 2014, dopo essere stato quello stesso giorno soccorso in mare dal
followed. Without wishing to question the Government's good
faith concerning the principle of an information brochure being made available
at the airport, the Court attaches more weight to the applicant's version
because it is corroborated by a very large number of accounts collected from
other witnesses by the Commissioner, the UNHCR and various non-governmental organisations.
In the Court's opinion, the lack of access to information concerning the
procedures to be followed is clearly a major obstacle in accessing those
procedures».
3.2. - In siffatto quadro normativo e
giurisprudenziale, se deve per un verso negarsi che le norme nazionali
prevedano espressamente il dovere d'informazione ai valichi di frontiera
invocato dal ricorrente, o che sia nella specie direttamente applicabile la
previsione di tale dovere contenuta nel richiamato art. 8 della direttiva
2013/32/UE (la quale non era stata ancora recepita alla data del decreto di
respingimento e trattenimento per cui è causa e il relativo termine, ai sensi
dell'art. 51 della direttiva stessa, scadrà soltanto il prossimo 20 luglio),
non può tuttavia continuare ad escludersi che il medesimo dovere sia
necessariamente enucleabile in via interpretativa facendo applicazione di
regole ermeneutiche pacificamente riconosciute, quali quelle
dell'interpretazione conforme alle direttive europee in corso di recepimento e
dell'interpretazione costituzionalmente orientata al rispetto delle norme
interposte della CEDU, come a loro volta interpretate dalla giurisprudenza
dell'apposita corte sovranazionale.
stranieri o apolidi, presenti ai valichi di frontiera in ingresso nel territorio
nazionale, desiderino presentare una domanda di protezione internazionale, le
autorità competenti hanno il dovere di fornire loro informazioni sulla
possibilità di farlo, garantendo altresì servizi di interpretariato nella
misura necessaria per agevolare l'accesso alla procedura di asilo, a pena di
nullità dei conseguenti decreti di respingimento e trattenimento.
internazionale, e avrebbe dovuto verificarne, per quanto possibile, la fondatezza
e comunque statuire su di essa.
La Corte accoglie il ricorso, cassa senza
rinvio il provvedimento impugnato e condanna l'Amministrazione intimata al
pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 1.100,00, di cui Euro
1.000,00 per compensi di avvocato, quanto al giudizio di merito, e in Euro
1.600,00, di cui Euro 1.500,00 per compensi di avvocato, quanto al giudizio di
legittimità, oltre spese forfetarie e accessori di legge e con distrazione in
favore del difensore antistatario avv. S. F.
4199 dell’8 settembre 2015, il Consiglio di Stato ha stabilito importanti
principi in tema di diritto all’informazione a favore del richiedente asilo. In
particolare nella sentenza si afferma che le garanzie partecipative connesse
alle procedure di riconoscimento della protezione internazionale non possono
subire deroghe e devono comprendere tutte le informazioni dettagliatamente
previste dal regolamento UE n. 604/2013. Colui che presenta la domanda di
protezione, dunque, deve ricevere per iscritto ed in una lingua a lui
comprensibile tutte le informazioni relative alla conseguenze della sua
domanda, ai criteri di determinazione dello Stato competente per l’esame, alla
possibilità di presentare informazioni relative a familiari già presenti, alle
modalità di impugnazione e alla tutela legale, al trattamento dei suoi dati
personali. Per tale motivo non possono considerarsi rispettate le garanzie di
informazione per il semplice fatto che il richiedente abbia svolto con
l’ausilio di un mediatore il colloquio in cui aveva la possibilità di chiedere
informazioni senza che vi sia la prova che tali informazioni siano state
effettivamente fornite.
http://www.piemonteimmigrazione.it/mediato/images/news_materiali/circolare_ministero_interno_n_14106_del_6_10_2015_hotspot_accoglienza.pdf Da Medici senza Frontiere arriva l'ennesima
conferma delle gravi violazioni dei diritti dei migranti commesse all'interno
del Centro di primo soccorso ed accoglienza (CPSA) di Pozzallo, che adesso qualcuno vorrebbe
ridefinire come Hot Spot solo perchè sono arrivate le squadre di agenti di
7) L'Unione
Europea vuole trasformare gli Hot Spots in zone franche sottratte alla
giurisdizione. Verso identificazioni forzate ed espulsioni collettive. I
controlli di massa che non garantiranno la sicurezza di nessuno. I tentativi di
accordi di riammissione con i paesi di origine non modificheranno la situazione
alle frontiere Schengen ma violeranno i diritti fondamentali della persona.
dalle vigenti Direttive, dai Regolamenti europei e dalle Costituzioni
nazionali. Ma tutta la storia degli HOT SPOTS è una storia vera ?
Se gli hot spots ancora non esistono si potrà instaurare il sistema "Hot
Spot" sui territori più esposti, come le isole dell'Egeo, a Lesvos in
particolare, o in Sicilia a Pozzallo, o a Lampedusa, i due vecchi centri di
primo soccorso ed accoglienza, adesso ridefiniti come Hot Spots. Di
fatto si sta assistendo ovunque ad identificazioni di massa, ai quali se non si
appartiene alle categorie "protette", come eritrei, irakeni e
siriani, seguono respingimenti di massa, senza che si dia la possibilità a
coloro che provengono da altri paesi di presentare una richiesta di asilo. Gli Hot Spots annunciati a settembre
rimangono in gran parte sulla carta. Eppure si parla come se già fossero attivi
ed operanti.
Senza una legge che li preveda, in violazione dell'art. 10 della Costituzione
italiana che impone la riserva di legge per ogni provvedimento che riguardi lo
stato giuridico degli stranieri presenti comunque nel territorio
nazionale. L'obiettivo che si vuole raggiungere è quello, lungamente
sperimentato nell'isola di Lampedusa, di consiederare le isole di frontiera o i
territori di sbarco come sottratti alla giurisdizione nazionale, anzi, a
qualsiasi giurisdizione, affidati esclusivamente alle forze di polizia. Meglio
alle pattuglie congiunte europee (RABIT)ed alle agenzie come Frontex ed
sviluppi , ripresa degli sbarchi ed allarmismi, ma gli Hot Spots continuano a
restare solo sulla carta. Anche i “migranti economici” sono titolari dei
diritti fondamentali della persona. Ignorate le sentenze della Corte Europea
Sembra proprio che le diverse condanne subite dall’Italia da parte
della Corte Europea dei diritti dell’Uomo non abbiano lasciato alcun segno. Le
proposte ? Applicare le leggi interne e le Convenzioni internazionali
garantendo i diritti fondamentali delle persone e l’accesso alle procedure per
il riconoscimento della protezione internazionale. Rispettare i principi
affermati nella Costituzione, nella Convenzione Europea a salvaguardia dei
diritti dll’Uomo, e nelle direttive dell’Unione Europea. Basterebbe ad esempio
rispettare le norme che la Corte Europea dei diritti dell’Uomo indica come
violazioni della Convenzione EDU da parte dell’Italia nel settembre del 2011,
in danno di cittadini tunisini, dunque anche i “migranti economici” sono
titolari di qualche diritto fondamentale, per evitare altre condanne da parte
dei tribunali internazionali e per adottare prassi amministrative più conformi
alle leggi italiane ancora vigenti ed alle Direttive dell’Unione Europea. A ben
vedere, in definitiva, in Italia in determinati periodi gli Hot Spots sono
stati già attivati, come nel 2011 nell’isola di Lampedusa e questa è la
condanna da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, il primo settembre

References: sentenza 
 art. 26
 Cass. 
 Sentenza 
 sentenza 

Sentenza 

sentenza 
 art. 8
 sentenza