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Timestamp: 2020-02-17 12:41:14+00:00

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Art. 619 codice di procedura penale - Rettificazione di errori non determinanti annullamento - Brocardi.it
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Articolo 619 Codice di procedura penale
Rettificazione di errori non determinanti annullamento
Dispositivo dell'art. 619 Codice di procedura penale
2. Quando nella sentenza impugnata si deve soltanto rettificare la specie o la quantità della pena per errore di denominazione o di computo (1), la corte di cassazione vi provvede senza pronunciare annullamento.
(1) Si considera un esempio di errore di computo, in caso di giudizio abbreviato, la riduzione della pena in misura inferiore rispetto a quella fissa di un terzo ex art. 442, comma 2.
La ratio di tale disposizione si ravvisa nell'esigenza di scongiurare l'annullamento della decisione impugnata in presenza di errori rettificabili, in un'ottica di economia processuale.
Spiegazione dell'art. 619 Codice di procedura penale
Vi sono delle ipotesi in cui una sentenza contiene degli errori non determinanti, frutto di una mera svista del precedente giudice.
In tali casi la corte di cassazione è tenuta solamente a rettificare la sentenza impugnata, senza provvedere ad alcun annullamento.
La prima ipotesi riguarda gli errori di diritto nella motivazione e le erronee indicazioni di testi di legge. Se tali errori non hanno avuto influenza alcuna sul dispositivo emesso nella sentenza, la corte non annulla la sentenza, ma retifica le censure e le rettificazioni occorrenti.
La seconda ipotesi riguarda invece gli errori nella denominazione o nel computo della pena. Anche qui la corte non annulla la sentenza, ma rettifica semplicemente la specie e la quantità della pena.
La giurisprudenza ha chiarito che la sentenza emessa all'esito del giudizio abbreviato (art. 442), se contiene una pena ridotta in misura inferiore al dovuto, si verifica un errore di computo che la corte di cassazione è tenuta a rettificare, senza dover procedere con l'annullamento. Al contrario, nell'ipotesi di errata applicazione del computo della pena da parte del giudice che accolga il patteggiamento, la corte deve annullare la sentenza, dato che in tale procedimento (artt. 444 e ss.) è fatto divieto al giudice di irrogare una pena diversa da quella concordata.
La terza ipotesi concerne la sopravvenienza di una legge più favorevole all'imputato, ma solo qualora non siano necessari nuovi accertamenti di fatto (ad es. per valutare se il fatto commesso rientra o meno nella nuova fattispecie normativa). La legge più favorevole è infatti individuata non in astratto, cioè con esclusivo raffronto tra la formulazione delle norme, ma in concreto, ovvero paragonando i risultati che deriverebbero dall'applicazione delle norme alla fattispecie che si presenta all'esame del giudice.
Massime relative all'art. 619 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 49237/2017
Non sono denunciabili in cassazione vizi di motivazione della sentenza impugnata con riferimento ad argomentazioni giuridiche delle parti, in quanto, se il giudice ha errato nel non condividerle, si configura il diverso motivo della violazione di legge, mentre, se fondatamente le ha disattese, non ricorre alcuna illegittimità della pronuncia, anche alla luce della possibilità, per la Corte di cassazione, di correggere la motivazione del provvedimento ex art. 619 cod. proc. pen.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 49237 del 26 ottobre 2017)
Cass. pen. n. 38732/2016
In tema di sentenza di applicazione della pena relativa a reati unificati dal vincolo della continuazione, quando, nelle more del giudizio di cassazione, sopravvenga l'"abolitio criminis" per uno di tali reati, in relazione al quale la pena non sia stata determinata nell'accordo recepito dal giudice di merito e non sia stata proposta impugnazione, il giudice di legittimità può rimuovere, ai sensi dell'art. 619, comma terzo, cod. proc. pen., la confisca di valore eventualmente disposta in relazione al predetto reato, se precisamente determinata nell'ammontare, mentre non può procedere ad operazioni correttive della pena principale, in assenza di atti che consentano di farlo senza compiere accertamenti di fatto; ne deriva che compete al giudice della esecuzione, instaurato il contraddittorio tra le parti che stipularono l'originario accordo, la pronuncia in ordine alla sopravvenuta irrilevanza penale del fatto e la conseguente eliminazione della pena relativa al reato oggetto di "abolitio criminis", che lo stesso giudice è tenuto a determinare .
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 38732 del 19 settembre 2016)
Cass. pen. n. 1526/2014
In tema di incompetenza funzionale dichiarata dal giudice d'appello, l'erronea statuizione della trasmissione diretta degli atti al giudice (anziché al pubblico ministero) competente non attinge il contenuto decisorio espresso dal dispositivo ma soltanto una disposizione strumentale ed è perciò rimediabile, da parte della Corte di cassazione, attraverso la procedura di rettifica prevista dall'art. 619 cod. proc. pen.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1526 del 15 gennaio 2014)
Cass. pen. n. 46253/2008
Qualora la Corte di cassazione accerti l'applicazione di pena patteggiata di specie diversa da quella prevista per il reato oggetto del giudizio, non procede ad annullamento della sentenza di patteggiamento, ma alla sua rettifica a norma dell'art. 619 c.p.p.. (Fattispecie nella quale era stata applicata la pena della reclusione, convertita in corrispondente pena pecuniaria, quando per il reato oggetto del giudizio la pena edittale era quella congiunta dell'arresto e dell'ammenda).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 46253 del 16 dicembre 2008)
Cass. pen. n. 34302/2007
In tema di patteggiamento, la determinazione contra legem della pena implica l'esclusione della validità dell'accordo concluso tra le parti e ratificato dal giudice, con la conseguenza che, potendo le parti rinegoziare l'accordo su altri basi, eventualmente anche optando per il giudizio ordinario, tale pronuncia deve essere annullata senza rinvio. (Nella specie, le parti avevano indicato come pena base una pena inferiore al minimo edittale previsto per il reato unito con il vincolo della continuazione).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 34302 del 11 settembre 2007)
Cass. pen. n. 1025/2006
Il principio secondo cui non è ammissibile il ricorso per cassazione volto unicamente ad ottenere la rettifica, ai sensi dell'art. 619, comma 2, c.p.p., dell'errore di denominazione o di computo attinente alla specie o alla quantità della pena, non trova applicazione quando manchi, nel provvedimento impugnato, ogni riconoscimento, sia pure implicito, dell'elemento di calcolo di cui si invoca l'applicazione, dandosi luogo, in tal caso, ad un errore od omissione di natura concettuale, suscettibile di rimedio mediante l'esperimento del consentito mezzo d'impugnazione. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto ammissibile — con conseguente, ritenuta operatività della sopravvenuta prescrizione del reato — il ricorso con il quale era stata denunciata la mancata applicazione, in procedimento definito con rito abbreviato, della diminuente di cui all'art. 442 c.p.p.).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1025 del 12 gennaio 2006)
Cass. pen. n. 46360/2004
L'applicazione, da parte della Corte di cassazione, ai sensi dell'art. 619, comma 3, c.p.p., della legge più favorevole è da ritenere esclusa qualora, essendo intervenuta la nuova legge prima dell'esaurimento delle fasi di merito e sussistendo la necessità di un esame comparativo per stabilire quale sia da considerare, in concreto e non in astratto, la normativa più favorevole, la mancata effettuazione di detto esame non abbia formato oggetto di specifica doglianza in sede di proposizione dell'appello o del ricorso di cassazione.
(Cassazione penale, Sez. VII, ordinanza n. 46360 del 30 novembre 2004)
Cass. pen. n. 18046/2004
In tema di patteggiamento, il semplice errore di calcolo nella determinazione finale della pena, sulla quale si forma il consenso delle parti, non può costituire valido motivo di ricorso per cassazione, essendo da escludere, in detta ipotesi, che la pena possa essere definita “illegale”. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha respinto il ricorso del procuratore generale con il quale era stato denunciato che, per errore di calcolo, la riduzione di pena per il rito era risultata eccedente rispetto al limite massimo di un terzo).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 18046 del 19 aprile 2004)
Cass. pen. n. 4903/2004
Qualora il giudice nell'applicare la pena su richiesta delle parti, ai sensi dell'art. 444 c.p.p., per errore di calcolo, abbia applicato una pena superiore a quella richiesta, la Corte di cassazione può rettificare la sentenza ai sensi dell'art. 619 comma secondo c.p.p., riducendo la pena alla misura concordata senza disporre annullamento.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4903 del 6 febbraio 2004)
Cass. pen. n. 44711/2003
In tema di applicazione della pena su richiesta delle parti, qualora per mero errore di calcolo la pena sia stata indicata in misura inferiore a quella risultante da un calcolo corretto e il giudice, non rilevando l'errore, abbia applicato la pena nella misura così indicata, la Corte di cassazione, adita su ricorso del pubblico ministero, ove sia riconoscibile la reale volontà delle parti, può procedere alla diretta rettificazione della pena, nella misura minima consentita e risultante dal calcolo corretto, in modo da rispettare la sostanza dell'accordo delle parti (nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che si trattasse di errore materiale di calcolosi tenendo conto della trascurabile differenza tra pena concordata e pena da applicare e della divergenza tra quanto indicato nella motivazione e ciò che era stato riportato nel dispositivo).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 44711 del 20 novembre 2003)
Cass. pen. n. 19627/2003
In tema di correzione di errore materiale commesso dal giudice di merito, la norma di cui all'art. 619 c.p.p. è una disposizione speciale, che deroga e prevale su quella posta dall'art. 130 dello stesso codice. Ne consegue che, proposto ricorso per cassazione la Corte può provvedere alla correzione dell'errore materiale.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 19627 del 28 aprile 2003)
Cass. pen. n. 18861/2003
In caso di errore di calcolo della pena irrogabile per il reato continuato dovuto alla necessità di rideterminare quella per la continuazione in ragione della prescrizione di alcune contravvenzioni punite con la sola ammenda, il giudice di legittimità deve procedere alla rettificazione dell'errore ai sensi dell'art. 619 c.p.p., alla luce dell'interpretazione della norma effettuata in relazione all'art. 111 Cost., che non consente, per il principio di ragionevole durata del processo, che siano rimesse dalla cassazione al giudice del rinvio, questioni relative alla sola determinazione della pena, in presenza di un giudicato sull'accertamento del reato e sulla responsabilità dell'imputato, e che siano applicate cause estintive sopravvenute a tale parziale annullamento. (Fattispecie, in tema costruzione abusiva in zona soggetta a vincolo paesistico, violazione alla normativa sulle opere in cemento armato e violazione dei sigilli).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 18861 del 22 aprile 2003)
Cass. pen. n. 13038/2003
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 13038 del 21 marzo 2003)
Cass. pen. n. 6093/2000
In tema di correzione di errore materiale, la regola generale in base alla quale non è consentita tale correzione quando essa si risolverebbe nella modifica essenziale o nella sostituzione di una decisione già assunta, non può ritenersi operante, in sede di legittimità, nel caso in cui la Cassazione abbia emanato un provvedimento che, senza l'errore materiale in cui essa è stata indotta, non avrebbe potuto essere emesso, per difetto dei poteri di cognizione o decisione. È pertanto emendabile con la procedura ex art. 130 c.p.p. l'errore materiale o l'omissione della Corte di cassazione determinati dal mancato inserimento nel fascicolo processuale (da parte della cancelleria del giudice “a quo” o “ad quem”) di atti ritualmente presentati dalle parti, atti incidenti sui predetti poteri di cognizione e decisione. (Nella fattispecie, la Corte ha proceduto alla correzione di sua precedente sentenza, pronunciata a seguito di impugnazione, a suo tempo, proposta dal Procuratore generale presso una Corte di appello, il quale aveva poi, tempestivamente, rinunciato al ricorso, con apposita dichiarazione, che, tuttavia, non era stata inserita nel fascicolo inviato alla Suprema Corte. La Cassazione, nell'enunciare il principio sopra riportato, ha corretto la propria precedente pronunzia, dichiarando inammissibile il predetto ricorso del Procuratore generale).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6093 del 24 febbraio 2000)
Cass. pen. n. 9973/1998
La disposizione dell'art. 619 c.p.p. trova la sua ratio nell'esigenza di scongiurare l'annullamento della decisione impugnata tutte le volte in cui la Corte di cassazione, rimanendo nell'ambito della sua funzione istituzionale e nel rispetto del fatto come ritenuto dal giudice di merito, possa ovviare a errori di diritto, insufficienze motivazionali o cadute di attenzione da parte del giudice a quo, lasciando inalterato l'essenziale del contesto decisorio assunto con la sentenza esaminata.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 9973 del 21 settembre 1998)
Cass. pen. n. 3655/1998
In tema di patteggiamento, allorché nell'accordo tra le parti sia contenuto un errore materiale nella determinazione della pena concordata, non è consentito procedere, in sede di giudizio di legittimità, a rettificazione della sentenza ex art. 619, comma secondo, c.p.p., in quanto l'errore stesso, non essendo contenuto nella sentenza, incide solo sull'atto negoziale da questa recepito per la congruità delle sue conclusioni, e non per le valutazioni e i calcoli che ne stanno alla base. (Fattispecie, nella quale il ricorrente lamentava che, avendo egli raggiunto con il P.M. un accordo che prevedeva la pena-base di un anno di reclusione, con riduzione di un terzo per attenuanti generiche e di un ulteriore terzo per il rito, la pena era stata determinata in mesi cinque e giorni venti di reclusione, e non in mesi cinque e giorni dieci di reclusione).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3655 del 16 settembre 1998)
Cass. pen. n. 10457/1997
La sentenza pronunciata sulla base di un patteggiamento non può contenere dichiarazione di colpevolezza né indicazione di condanna avendo caratteristiche proprie. L'eliminazione di tali riferimenti, tuttavia, non trattandosi di errori di diritto o di denominazione o di computo della pena né di errore materiale, deve avvenire mediante non la rettificazione ma l'annullamento senza rinvio limitato ai detti riferimenti sostituiti con le formule proprie della sentenza applicativa della pena su richiesta delle parti.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 10457 del 18 novembre 1997)
Cass. pen. n. 1137/1996
L'applicazione di pena di specie diversa da quella prevista per il reato oggetto di giudizio non comporta l'annullamento della sentenza, ma la sua rettifica sul punto relativo all'erronea indicazione della pena inflitta.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1137 del 11 aprile 1996)
Cass. pen. n. 823/1996
Qualora nella sentenza di merito sia stata erroneamente disposta l'applicazione delle pene accessorie dell'interdizione dai pubblici uffici e dell'interdizione legale in relazione a condanna a pena detentiva che non la consente (nella specie a due anni e mesi sei di reclusione), la Corte di cassazione provvede direttamente alla loro eliminazione, senza pronunciare annullamento.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 823 del 27 gennaio 1996)
Cass. pen. n. 1698/1995
In tema di sentenza emessa ex art. 444 c.p.p., il vizio di motivazione sulla qualità giuridica dell'imputato di reato proprio, non comporta necessariamente l'annullamento della sentenza. Infatti, ai fini dell'annullamento di qualunque sentenza, nel caso in cui il dispositivo sia conforme a legge, il vizio di motivazione rilevante in sede di legittimità, è solo quello in fatto e non in diritto, che va, invece, emendato dalla Corte ex art. 619 c.p.p. e la qualità soggettiva dell'imputato costituisce non un elemento del fatto di reato, ma un presupposto dello stesso, per cui, in tema di patteggiamento, il giudice non è tenuto ad una motivazione sullo stesso, essendo sufficiente il controllo implicito su detta qualità, ai soli fini di cui all'art. 129 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1698 del 16 novembre 1995)
Cass. pen. n. 1571/1995
In tema di patteggiamento, l'illegalità della pena concordata dalle parti ed erroneamente convalidata dal giudice comporta che la richiesta doveva essere rigettata in toto e che, in conseguenza, in sede di ricorso per cassazione, deve disporsi l'annullamento senza rinvio della sentenza, non potendosi far ricorso alla procedura di rettificazione ex art. 619 c.p.p. per applicare, d'ufficio, una misura della pena esulante dall'accordo intervenuto, in quanto l'imputato, di fronte ad essa, potrebbe non rinnovare la richiesta, ai sensi dell'art. 444 stesso codice, e optare per il rito ordinario. (Fattispecie relativa a detenzione a fine di commercio di fuochi pirotecnici senza licenza dell'autorità, per la quale era stata inflitta la pena, inferiore al minimo edittale, di venti giorni di arresto e lire 50.000 di ammenda).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1571 del 28 aprile 1995)
Cass. pen. n. 420/1995
In tema di correzioni di errori materiali commessi dai giudici di merito, la norma di cui all'art. 619 c.p.p. è una disposizione speciale, che deroga e prevale su quella di cui all'art. 130 c.p.p. Ne consegue che, proposto ricorso per cassazione per un errore materiale, erroneamente dedotto come motivo di nullità della sentenza, la corte può provvedere, alla correzione dell'errore materiale.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 420 del 14 marzo 1995)
Cass. pen. n. 1557/1994
Qualora venga proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello che ha annullato quella emessa dal pretore perché il decreto di citazione a giudizio dell'imputato portava un termine di comparizione inferiore a quello di quarantacinque giorni previsto dalla legge per il processo in pretura e ha disposto la restituzione degli atti al pretore per il giudizio, anziché al pubblico ministero, non sussiste una causa di nullità della sentenza, trattandosi di errore emendabile con il ricorso alla procedura di cui all'art. 619 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. IV, ordinanza n. 1557 del 8 febbraio 1994)
Cass. pen. n. 9053/1992
Oggetto della richiesta formulata ex art. 444 c.p.p. è la pena definitiva da applicare in concreto e non quella indicata come base per il calcolo. Ne consegue che qualora il giudice abbia applicato una pena, frutto di un errato calcolo, ancorché le parti abbiano esplicitamente e concretamente indicato la pena originaria da diminuire a seguito delle sue successive massime riduzioni ex art. 62 bis c.p. e art. 444 c.p.p., tale pena non è suscettibile di rettifica diretta da parte della Corte di cassazione ai sensi dell'art. 619 comma secondo stesso codice, in quanto la necessaria determinazione della stessa in quantità maggiore non può essere operata se non a seguito di ulteriore, eventuale e corretta richiesta di applicazione, il cui esame è riservato al giudice di merito. (Fattispecie in cui era stata erroneamente applicata la pena di lire 120.000 anziché quella di lire 133.666).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 9053 del 22 agosto 1992)
Cass. pen. n. 13224/1990
La disposizione di cui al secondo comma dell'art. 619 c.p.p. che consente alla Corte di cassazione di provvedere alla rettificazione della specie o della quantità della pena per errore di denominazione o di computo riguarda esclusivamente le pene determinanti a seguito di giudizio dal giudice di cognizione e non la pena concordata dalle parti ex art. 446 c.p.p. In tal caso la Corte di cassazione non può procedere alla rettificazione della pena non potendosi sostituire alla volontà espressa dalle parti medesime ma deve annullare il provvedimento con rinvio a giudice diverso da quello che ha pronunciato il detto provvedimento.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 13224 del 5 ottobre 1990)
Autore: Carnevale Stefania
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References: Sentenza 
 Articolo 619

Articolo 619
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