Source: https://reports.salini-impregilo.com/it/salini-2013/relazione-gestione/andamento-operativo/attivita-correnti-destinate-vendita
Timestamp: 2020-08-04 08:52:41+00:00

Document:
Attività non correnti destinate alla vendita | Salini Impregilo Results Centre
Nell’ambito delle strategie del Gruppo, volte al perseguimento di sempre più efficienti allocazioni di risorse, da realizzarsi anche attraverso una costante ed elevata attenzione alle possibili ridefinizioni dei propri assetti organizzativi, il Consiglio di Amministrazione della Salini S.p.A. ha deliberato di valutare la valorizzazione della partecipazione totalitaria detenuta nella Todini Costruzioni Generali con un’ottica di dismissione.
L’obiettivo di creare un player globale nel settore delle infrastrutture complesse in grado di competere con i principali concorrenti internazionali, in termini di economie di scala, di
dimensione e di complementarità geografica ha di fatto reso non rilevante ai fini del conseguimento degli obiettivi di piano industriale lo sviluppo delle commesse attualmente in essere nel portafoglio della Todini Costruzioni Generali S.p.A.
Le linee guida per le future iniziative commerciali, sempre più orientate all’acquisizione di grandi progetti, prevede una rigorosa selezione delle nuove opportunità di business, seguendo parametri di redditività e di generazione di cassa identificati ed in aree con elevato potenziale di sviluppo.
Tenuto conto delle incertezze relative alla modalità, ai termini nonché ai tempi di realizzazione della sopracitata dismissione, attualmente in corso di
definizione anche attraverso il coinvolgimento di una primaria istituzione finanziaria, e considerato che non sono stati ancora assunti impegni vincolanti con i terzi, non si ritiene possibile fornire una stima ragionevolmente attendibile circa i suoi effetti sul Piano Industriale del Gruppo.
Progetto RSU Campania
I. Evoluzione della situazione sino al 31 dicembre 2013
I.1 Progetti RSU Campania: evoluzione della situazione sino al 31 dicembre 2013
I.1.1 Premessa
Il Gruppo ha intrapreso l’attività relativa ai progetti di smaltimento dei rifiuti solidi urbani nella provincia di Napoli e nelle altre province della Campania a partire dalla fine degli anni ’90 attraverso le società controllate FIBE e FIBE Campania. Tenuto conto che, nel corso dell’esercizio 2009, FIBE Campania S.p.A. è stata incorporata in FIBE S.p.A., nel seguito del presente capitolo – salvo ove diversamente specificato – si fa riferimento esclusivamente a quest’ultima anche per posizioni o vicende originatesi in capo alla società estinta a seguito della citata fusione.
Le rilevanti problematiche che, sin dal periodo 1999-2000, hanno caratterizzato l’attività della società nell’ambito dei contratti di affidamento del servizio, si sono evolute e articolate nel corso degli anni, originando un significativo insieme di contenziosi, alcuni dei quali – come meglio si descriverà nel seguito del presente capitolo – di grande rilevanza ed in parte tuttora in corso alla data di riferimento della presente Relazione finanziaria annuale.
La fase cd. “Contrattuale”: tale fase inizia nel biennio 2000-2001 con la stipula, da parte delle due società di progetto FIBE e FIBE Campania, dei contratti di affidamento del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani delle provincie campane e si conclude il 15 dicembre 2005 con la risoluzione ‘opelegis’ di detti contratti per effetto del D.L. n. 245/2005 (convertito in L. n. 21 del 27 gennaio 2006);
I.1.2 La fase “Contrattuale”
Alla fine della fase Contrattuale, pertanto, la società si trovava significativamente esposta a livello finanziario sia per aver realizzato con proprie risorse, includendo in tale accezione anche quelle a fronte delle quali la stessa aveva assunto finanziamenti dal sistema bancario, buona parte degli investimenti ad essa spettanti, secondo le previsioni contrattuali sia per il mancato pagamento da parte delle amministrazioni locali di una rilevante parte delle competenze dovute a FIBE.
Tali fronti, meglio descritti nei successivi paragrafi del presente capitolo, vedevano coinvolti una pluralità di soggetti. Nella maggior parte dei casi da una parte si trovava la società (a seconda delle singole fattispecie, FIBE poteva trovarsi chiamata in causa insieme alle altre consociate del Gruppo che a vario titolo hanno partecipato alle attività contrattuali quali ad esempio Fisia Italimpianti e Impregilo Edilizia e Servizi, poi incorporata da Impregilo), che interveniva in tutte le sedi per sostenere la correttezza del proprio operato e pretendere il rispetto dei propri diritti da parte dei propri debitori e dall’altra parte si trovavano le amministrazioni pubbliche che, nel perdurare della situazione emergenziale contestualmente al deteriorarsi delle proprie situazioni finanziarie, sostenevano strumentalmente che fosse la FIBE stessa ad essere inadempiente nei confronti delle proprie obbligazioni contrattuali.
I.1.3 La fase “Transitoria”
Il D.L. n. 245/2005 (convertito in L. n. 21 del 27 gennaio 2006) ha, tra l’atro, (i) risolto in data 15 dicembre 2005 “opelegis” i contratti di affidamento dei servizi in essere tra Fibe, Fibe Campania e il Commissario Straordinario per l’Emergenza Rifiuti in Campania, facendo comunque “salvi gli eventuali diritti derivanti dai rapporti contrattuali risolti”, (ii) disposto che la società continuasse la propria attività nel puntuale rispetto dell’azione di controllo e coordinamento del Commissario Straordinario a fronte del diritto a vedersi rimborsati dall’ente Commissariale le spese e i costi sostenuti al riguardo e (iii) proseguisse nella realizzazione delle discariche di servizio e dell’impianto di Acerra, nelle more che, in termini di somma urgenza, il Commissario individuasse con procedure di pubblica evidenza un nuovo soggetto a cui affidare il servizio. La legge inoltre impone al Commissario di Governo l’obbligo al recupero delle somme dovute alla società dalle amministrazioni locali a titolo di tariffa per lo smaltimento dei rifiuti fino alla data di risoluzione dei contratti di servizio.
La fine di tale fase che, come precedentemente descritto, è coincisa con l’entrata in vigore del D.L. n. 90 del 23 maggio 2008 e Decreto Legge n. 107 del 17 giugno 2008, entrambi convertiti in Legge n. 123 del 14 luglio 2008. Con questi provvedimenti da un lato si conferma l’obbligo di Fibe a completare il termovalorizzatore di Acerra, dall’altro si sancisce definitivamente il disimpegno del Gruppo Impregilo dalle attività di smaltimento dei rifiuti, trasferendo alle Province campane la titolarità degli impianti CDR e delle risorse strumentali presenti in ciascun impianto compreso il personale (diverso da quello dirigenziale) impiegato presso gli impianti che viene assunto con contratti a tempo determinato.
Ancorché si fosse realizzato un importante risultato la situazione della società, evidenziava un quadro sia operativo sia finanziario assolutamente critico. Fra i più significativi elementi di tale quadro si ricorda:
I.1.4 La fase “Post-transitoria” o “attuale”
la valorizzazione del termovalorizzatore di Acerra, nell’importo di € 355 milioni ed il trasferimento della proprietà dello stesso, dal Gruppo Impregilo alla regione Campania (o alla Presidenza del Consiglio-Dipartimento della Protezione Civile ovvero a soggetto privato). Il trasferimento era stabilito entro il 31 dicembre 2011 in base ad un nuovo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e previa individuazione delle relative risorse finanziarie. Fino a tale momento, all’ex-affidatario del servizio, era riconosciuto un canone di affitto determinato in € 2,5 milioni al mese per una durata fino a quindici anni. Il canone relativo ai 12 mesi antecedenti il trasferimento di proprietà, sarebbe stato scomputato dal corrispettivo per lo stesso trasferimento, unitamente alle somme anticipate all’ex-affidatario – ai sensi dell’art. 12 d. l. 90/2008 – in conto realizzazione dell’impianto;
sempre in relazione all’impianto di Acerra, (i) si individuò il termine ultimo per l’effettuazione del collaudo al 28 febbraio 2010, (ii) si stabilì che, fino al trasferimento della proprietà, lo stesso non sarebbe stato alienabile, non era assoggettabile a pignoramento né ad altri atti dispositivi né avrebbero potuto essere effettuate trascrizioni o altri atti pregiudizievoli relativi allo stesso impianto e (iii) vennero posti a carico dell’ex-affidatario ulteriori e significativi oneri in merito ad un insieme di garanzie di natura sostanzialmente differente e significativamente più onerosa rispetto alle best practice vigenti nel settore impiantistico. La gestione dello stesso impianto, peraltro, venne attribuita al nuovo affidatario già a partire dall’esercizio 2010, nonostante la prevista presenza di garanzie rilasciate e nonostante la proprietà ancora della FIBE.
il fronte relativo alla definitiva identificazione del ruolo svolto da FIBE nei confronti della pubblica amministrazione successivamente alla risoluzione dei contratti di affidamento e,
il procedimento penale avviato nel 2004, e nel cui ambito sia era instaurato il parallelo procedimento cautelare che aveva visto il Gruppo oggetto di ingenti sequestri di risorse finanziarie sin dall’esercizio 2007, si è definitivamente estinto nella prima parte dell’esercizio 2012 con la definitiva esclusione dell’applicabilità delle misure stesse mentre in novembre 2013 il Tribunale di Napoli ha emesso sentenza di assoluzione con formula piena e ampie formule di rito per tutti gli imputati coinvolti. Alla data attuale sono ancora pendenti i termini per l’impugnazione da parte della Procura;
la controversia relativa alle legittime pretese avanzate da FIBE per il rimborso dei costi sostenuti per la realizzazione degli impianti ex-CDR e non ancora ammortizzati alla data di risoluzione dei contratti di affidamento (15 dicembre 2005) si è anch’essa conclusa con la decisione della Suprema Corte, nel marzo 2013, che ha respinto l’impugnativa della pubblica amministrazione ritenuta soccombente dal Consiglio di Stato nel corso del 2012. Ancorché in tale ambito siano tuttora in essere procedimenti esecutivi avviati da FIBE per ottenere il pieno adempimento da parte dell’amministrazione soccombente, nel corso del 2013 sono stati incassati complessivi 240 milioni di Euro riferiti ai costi non ammortizzati al dicembre 2005, per circa 204 milioni di Euro, ed agli interessi legali da tale data per ulteriori 35 milioni di Euro.
II. Il contenzioso attualmente in essere in relazione ai progetti RSU Campania
II.1 Il contenzioso amministrativo
per effetto della risoluzione opelegis dei contratti di affidamento del servizio, FIBE e FIBE Campania “sono divenute, a far tempo del 15 dicembre 2005, mere esecutrici per conto del commissario delegato di un servizio [quello di smaltimento dei rifiuti] del quale hanno definitivamente perso la titolarità”;
Il T.A.R. del Lazio, con sentenza n. 7280 del 23 luglio 2008, ha riaffermato i principi già espressi dalla già citata sentenza 3790/2007, confermata in Consiglio di Stato con sentenza n. 6057/07, quali ulteriormente confermati ed integrati dalla normativa medio tempore sopravvenuta e di cui al citato D.L. 90/08 e 107/08 convertiti in L. 123/08 e ss..
Precisamente il Consiglio di Stato ha ricondotto lo scrutinio di funzionalità dei siti al perno normativo dettato dall’art. 183 comma 1 lett. D) del D. Lgs. 152/2006, che individua espressamente il concetto di gestione dei rifiuti nelle attività di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento, compreso il controllo di queste operazioni, nonché il controllo delle discariche dopo la chiusura.
Le società hanno poi nuovamente adito il T.A.R. Lazio con ricorso notificato in data 30 aprile 2009 (R.G. 3770/2009) con cui hanno contestato l’inerzia dell’Amministrazione nel completamento dei procedimenti amministrativi di rendicontazione e riconoscimento dei costi per le attività ex lege svolte dalle ex affidatarie del servizio e per i lavori ordinati dall’Amministrazione ed eseguiti dalle società durante la gestione transitoria (16 dicembre 2005 – 31 dicembre 2007). Hanno dunque richiesto al T.A.R. la declaratoria di illegittimità di tale silenzio e l’accertamento dell’obbligo delle Amministrazioni resistenti di concludere il procedimento suddetto in un congruo termine, con contestuale nomina di un Commissario ad acta che, in caso di infruttuoso decorso di tale termine, adotti i provvedimenti richiesti in luogo dell’Amministrazione inadempiente. All’esito dell’udienza di discussione del 24 giugno 2009 il T.A.R. , con sentenza n. 7070/2009 ha dichiarato il ricorso inammissibile rilevando che vertendosi in tema di “accertamento di pretese patrimoniali, ancorché fondate su obblighi assunti ex lege”, le Società avrebbero dovuto non già attivare il rito speciale del silenzio ma avanzare innanzi al T.A.R., in sede di giurisdizione esclusiva una apposita azione di accertamento e condanna.
Identifichi e precisi l’incaricato Consulente, sulla scorta dell’intervenuta verifica della documentazione in atti, l’ammontare della debitoria a carico dall’Amm.ne per tutte le attività imposte ed eseguite dalle Società Fibe S.p.A. e Fibe Campania S.p.A. in suo favore, a decorrere dal 16 dicembre 2005, al netto dell’importo già corrisposto al medesimo titolo e ad ogni altro quesito che Codesto Tribunale riterrà di sottoporre.
II.2 Il contenzioso civile
Le Società si sono costituite in giudizio e, oltre a contestare le pretese avanzate dal Commissario di Governo, hanno chiesto in via riconvenzionale il risarcimento di danni e oneri di varia natura, per un importo determinato - in prima istanza – per oltre 650 milioni di Euro, cui si aggiunge un’ulteriore richiesta di risarcimento per danni all’immagine quantificata nella misura di € 1,5 miliardi. In particolare, le Società convenute hanno lamentato il grave ritardo (rispetto a quanto previsto dai contratti del 2000 e del 2001) nel rilascio delle autorizzazioni necessarie per la costruzione degli impianti di termovalorizzazione ed il conseguente ritardo nella loro realizzazione. Ritardi che hanno determinato sia il prolungamento del periodo di stoccaggio provvisorio delle c.d. “ecoballe” prodotte sia un aumento dei quantitativi di “ecoballe” stoccate, con conseguente necessità di acquisire maggiori aree di stoccaggio: circostanze che hanno determinato maggiori costi a carico delle affidatarie FIBE e FIBE Campania.
II.3 Il contenzioso penale
Deve, al riguardo essere evidenziato che il Tribunale, accogliendo l’eccezione proposta dalle difese delle Società, ha escluso la possibilità di costituirsi parte civile nei confronti degli Enti coinvolti ex D. Lgs 231/2001 e, pertanto, tutte le costituzioni di parte civile nei riguardi delle società sono state dichiarate inammissibili.
Va altresì evidenziato che, all’udienza del 15 giugno 2011, i PM Dottori Noviello e Sirleo, hanno proceduto alla contestazione suppletiva ex art. 517 c.p.p., nei confronti delle sole persone fisiche, del reato di cui agli artt. 110 c.p., 81 cpv c.p. 53bis D. Lgs. 22/97 ora 260 D. Lgs. 152/06.
In relazione a tali misure cautelari il GIP, con ordinanza del 26 giugno 2007, ha disposto il sequestro preventivo del “profitto del reato” contestato, quantificato nell’ammontare complessivo di euro 750 milioni circa, precisamente il GIP ha disposto il sequestro preventivo, per equivalente:
Il procedimento cautelare, apertosi con le ordinanze sopra descritte, si è articolato per quasi cinque anni e si è definitivamente estinto, senza alcun provvedimento nei confronti del Gruppo, nel mese di maggio 2012 quando, in esito all’ultima decisione assunta dalla Corte di Cassazione, in questo caso da parte della Sesta Sezione Penale, è stata negata l’esistenza di elementi nuovi che potessero superare il giudicato cautelare formatosi, con riferimento all’ultimo ambito oggetto di richieste cautelari da parte della procura e riferito alla posta delle “tariffe”, con la sentenza della stessa Suprema Corte, Sezione Seconda, del 16 aprile 2009.
Il Tribunale di Napoli, il 4 novembre 2013, ha emesso la sentenza in base alla quale tutti gli imputati sono stati assolti con le più ampie formule di rito, si è disposta la revoca dei provvedimenti di sequestro dei siti di stoccaggio e la riconsegna degli stessi alle province territorialmente competenti. In data 1 febbraio 2014 è stata depositata l’articolata sentenza di assoluzione (composta da 265 pagine) ed il termine per l’eventuale impugnazione da parte della Pubblica Accusa è atteso scadere il 21 marzo 2014..
Nel quadro di tale inchiesta, che negli atti notificati viene descritta sia come prosecuzione di quella precedentemente illustrata sia come procedimento autonomo dipendente da nuove contestazioni, viene anche nuovamente contestata alle società ex-affidatarie ed a FISIA Italimpianti la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche ex D. Lgs. 231/01.
All’esito di dette udienze, durante le quali alcuni imputati hanno reso spontanee dichiarazioni, il GUP ha emesso ordinanza con la quale ha dichiarato l’inammissibilità dell’unica parte civile che aveva chiesto di costituirsi ed il PM ha chiesto disporsi il rinvio a giudizio per tutti gli imputati e per le persone giuridiche coinvolte ex D. Lgs. 231/2001.
All’esito della sopra richiamata udienza il GUP ha disposto il rinvio a giudizio di tutti gli imputati e degli enti coinvolti ex D. Lgs. 231/2001 per tutti i capi di imputazione innanzi al Tribunale di Roma per la data del 16 luglio 2013.
Il 23 dicembre 2011 è stato notificato a FIBE S.p.A., quale Ente coinvolto ex D. Lgs. 231/01, avviso di conclusione delle indagini preliminari relativo ad una ulteriore inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli. L’ipotesi accusatoria prevede la contestazione dell’art. 24 D. Lgs. 231/01 in relazione alla commissione del delitto p. e p. dagli artt. 81 cpv. c.p. 110, 640 comma I e II commesso in concorso e previo accordo tra gli indagati (persone fisiche) e altri soggetti da identificare in relazione alla gestione del servizio di depurazione delle acque reflue urbane effettuato mediante impianti di depurazione.
Verosimilmente la Procura della Repubblica avanzerà richiesta di rinvio a giudizio innanzi all’Ufficio del GUP presso il Tribunale di Napoli, tuttavia, trattandosi anche in questo caso di eventi contestati nel periodo successivo alla risoluzione contrattuale - nel quale l’attività delle Società non solo è stata espressamente disposta dalla Legge 21/2006 ma è stata da loro svolta quali “mere esecutrici” per conto del Commissario Delegato - la Società è pienamente convinta della legittimità del proprio operato.
III. Le valutazioni degli amministratori in relazione alla situazione al 31 dicembre 2013
Il quadro generale della situazione del Gruppo in relazione ai Progetti RSU Campania al 31 dicembre 2013, si mantiene tuttora (come evidenziato dalla complessità degli argomenti sopra descritti) estremamente articolato e caratterizzato da profili di incertezza.
La conclusione del primo grado del procedimento penale presso il tribunale di Napoli con sentenza di assoluzione piena sia delle persone fisiche che delle persone giuridiche coinvolte “perché il fatto non sussiste”, e le articolate motivazioni depositate in data 1 febbraio 2014 nelle quali i giudici affermano: “ Il disastroso tentativo di smaltimento dei rifiuti in Campania non è stato conseguenza né di illecite condotte degli imputati, né di idoneità tecnica, né di una disorganizzazione nella gestione degli impianti” e ancora “ ciò che non funzionava non erano gli impianti ma il fatto che il ciclo dei rifiuti, come era stato organicamente ed efficacemente ideato, non era stato compiutamente posto in essere essendo monco sia nella fase iniziale, la raccolta differenziata, sia specialmente in quella finale, non essendo stati realizzati i termovalorizzatori di Acerra e Santa Maria La Fossa” rafforzano la convinzione, supportata dai pareri dai legali che assistono la società, che i vari procedimenti ancora aperti nelle diverse sedi (amministrativa, penale e civile) evidenzieranno la correttezza dell’operato dell’attività svolta. Tenuto anche conto delle recenti decisioni rese dalla magistratura amministrativa in relazione alle aree comprese nel comune di Giugliano, ancorché pendenti nel merito e per le quali la valutazione del rischio di eventuale soccombenza, con il supporto dei legali che assistono FIBE nei relativi contenziosi, è qualificabile in un ambito di mera possibilità, non è allo stato ragionevolmente individuabile una precisa tempistica per la chiusura dei diversi iter procedimentali aperti.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 517
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza