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Timestamp: 2020-08-09 18:11:27+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 5399 del 07/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5399 del 07/03/2011
Cassazione civile sez. III, 07/03/2011, (ud. 03/02/2011, dep. 07/03/2011), n.5399
GIUSEPPA, rappresentata e difesa da sè stessa;
difendo ope legis;
avverso la sentenza n. 3151/2008 del TRIBUNALE di SALERNO del
17/12/08, depositata il 23/2/2008;
è presente il Generale in persona del Dott. NICOLA LETTIERI.
1. O.M. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del tribunale di Salerno n. 3151 depositata il 23.12.2008, con cui in un giudizio di opposizione all’esecuzione instaurata nei confronti del debitore Ministero dell’Economia e delle Finanze, con pignoramento presso terzo (Banca d’Italia), veniva accolta l’opposizione del debitore esecutato e dichiarata l’impignorabilità delle somme presso il terzo, perchè oggetto di contabilità speciale in favore di altri soggetti rispetto al depositario, debitore esecutato (il Ministero). Resiste con controricorso il Ministero.
2.1. Con il primo motivo di ricorso la parte ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 125, 163, 615 c.p.c., nonchè dell’art. 184 disp. att. c.p.c., con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3, assumendo la nullità dell’atto introduttivo del giudizio di opposizione, in quanto asseritamente privo dei requisiti richiesti dalle predette norme e, comunque, perchè, non consentiva l’identificazione del giudizio al quale avrebbe dovuto riferirsi.
Quando la statuizione impugnata sia fondata su più ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali sia giuridicamente e logicamente idonea a sorreggere la pronuncia, l’omessa censura di una di tali ragioni rende inammissibile, per difetto d’interesse, il motivo di ricorso per cassazione relativo alle altre, in quanto la sua eventuale fondatezza non potrebbe mai condurre all’annullamento della sentenza, essendo divenuta definitiva la motivazione autonoma non impugnata (Cass. 18.7.2 000, n. 944 9; Cass. 18.4.1998, n. 3951).
3. Con il secondo motivo di ricorso la parte ricorrente lamenta la violazione dell’art. 324 c.p.c. per palese contraddittorietà con altre numerose pronunzie , precedenti o coeve, passate in giudicato in analoghi giudizi.
Va, infatti, osservato che il Ministero dell’Economia e delle Finanze non è subentrato in tutte le funzioni in precedenza svolte dalla Cassa Depositi e Prestiti, poichè al trasferimento in capo al Ministero della titolarità del servizio depositi di cui al D.Lgs. n. 284 del 1999, art. 1, lett. a) si è accompagnato l’affidamento alla Cassa depositi e prestiti s.p.a. (di nuova istituzione) della funzione di erogazione di prestiti e della gestione dei fondi per conto delle Amministrazioni Pubbliche (art. 1, lett. b) D.Lgs. n. 284 del 1999). Da ciò deriva la scissione tra le due principali attività, prima svolte dalla sola Cassa depositi e prestiti, con conseguente: inapplicabilità al Ministero del D.Lgs. n. 284 del 1999, art. 2.
L’esistenza presso la Tesoreria provinciale dello Stato di una contabilità speciale intestata al Ministero dell’economia e della Finanza, sulla quale è provata la giacenza di quei depositi, non vale a rendere il Ministero soggetto legittimato all’impiego dei fondi per i propri fini istituzionali. Devesi tener conto che la contabilità in questione: è una contabilità per girotondi, i quali costituiscono contenitori passivi di somme disponibili non già per l’ente a cui è intestata la contabilità speciale, ma normalmente per altri soggetti, nel caso di specie per i soggetti depositanti o per gli enti c.d. cauzionanti.
La specialità della contabilità è funzionalizzata alla sola custodia delle somme oggetto di deposito di proprietà di soggetti diversi rispetto al Ministero.
Tale tesi della separazione gestionale risulta chiaramente del D.M. Economia e Finanze 5 dicembre 2003, artt. 2 e 4 attuativo della L. 24 novembre 2003, n. 326. L’art. 2, comma 1, statuisce: “La titolarità del servizio depositi di cui all’artìcolo 1, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 284, è trasferita al Ministero dell’economia e delle finanze.”. L’art. 4, comma 1, statuisce: “Fermo restando quanto previsto del D.L. n. 269 del 2003, art. 5, commi 8 e 14, sono soggette alla separazione organizzativa e contabile la funzione inerente alla gestione dei rapporti trasferiti al Ministero dell’economia e delle finanze e le funzioni assegnate alla Cassa depositi e prestiti in forza di disposizioni legislative: e regolamentari, di provvedimenti e di convenzioni vigenti alla data di trasformazione.”.
Il rapporto, quindi, del Ministero su tali somme tenute in contabilità speciali con depositi in giroconti è riconducibile ad un deposito ex lege regolare (e non irregolare ex art. 1782 c.c.), in relazione al quale il depositario Ministero delle Finanze vanta una mera relazione custodiale con il bene, di cui risulta a tale titolo esclusivamente detentore.
La contraria opinione, esposta dalla ricorrente , si fonda sul presupposto che sussista il deposito irregolare nella fattispecie, con conseguente acquisto della proprietà da parte del depositario Ministero, in quanto questi sarebbe autorizzato a servirsi di tali somme. Tale autorizzazione deriverebbe dalla disposizione del D.Lgs. n. 284 del 199, art. 2 che nel passato assetto prevedeva che la Cassa provvedesse ai prestiti utilizzando gli stessi depositi.
Sennonchè tale assunto presenta due salti logici: a) anzitutto l’autorizzazione a servirsi dei depositi era concessa in favore della Cassa ma non attualmente al Ministero; b) i depositi potevano essere utilizzati non per ogni fine istituzionale della Cassa, ma solo per i prestiti, per cui non si intende su quale base normativa il Ministero, che, invece non effettua prestiti, debba poter utilizzare dette somme per i suoi diversi fini istituzionali.
Ciò comporta che tali somme non possano essere sottoposte ad esecuzione forzata instaurata nei confronti del debitore Ministero dell’Economia e delle Finanze.
che il Collegio condivide i motivi in fatto e diritto esposti nella relazione, osservandosi che con la sentenza n. 9209/2010, questa Corte sui limitò ad aderire ai soli profili di inammissibilità del ricorso, indicati nella relazione; che il ricorso deve, perciò, essere rigettato;

References: Sentenza 
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 Cass. 
 art. 1
 art. 2
 art. 5
 art. 1782
 art. 2
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