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ORGANISMO UNITARIO DELL AVVOCATURA ITALIANA. Rassegna Stampa. 10 febbraio PDF
ORGANISMO UNITARIO DELL AVVOCATURA ITALIANA. Rassegna Stampa. 10 febbraio 2015
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1 Ufficio stampa Rassegna Stampa 10 febbraio 2015 Responsabile: Claudio Rao (tel. 06/2 SOMMARIO PAG. 3 GIUSTIZIA CIVILE: Danni ai veicoli e separazioni. La negoziazione assistita al debutto (Il Corriere della Sera) PAG. 4 GIUSTIZIA CIVILE: Negoziazione assistita di rigore (Italia Oggi) PAG. 6 AVVOCATI: Avvocati, cinque cause annue (Il Sole 24 Ore) PAG. 8 AVVOCATI: Minimi, avvocati alla Cassa (Italia Oggi) PAG. 9 AVVOCATI: Marchesi eletto presidente dell'ordine degli avvocati (Il Tirreno Pisa) PAG.10 RIFORMA GIUSTIZIA: Falso in bilancio, resta lo sconto (La Repubblica) PAG.12 RIFORMA GIUSTIZIA: Sul reato di falso in bilancio si apre il nodo delle soglie (La Stampa) PAG.14 L INTERVENTO: Orlando e il populismo giudiziario di Valerio Spigarelli (L Opinione) PAG.16 PREVIDENZA: Casse, welfare in costruzione E in convenzione servizi a 360 (Italia Oggi Sette) PAG.17 PROFESSIONI: Il capitale rientra e crea lavoro (Italia Oggi Sette) PAG.19 PROFESSIONI: Rapporti di lavoro blindati (Italia Oggi) PAG.21 PROFESSIONI: Tirocinio professionale, arriva il vademecum (Italia Oggi) PAG.22 GIUDICI DI PACE: Giudici di Pace in sciopero dal 9 al 14 marzo (Quotidiano del Lazio) PAG.24 FISCO: Italia divisa dal fisco il 55% degli autonomi con meno di 15 mila euro (La Repubblica) PAG.26 FISCO: Michela e la ricetta dell'autonomia «Consapevolezza e incoscienza» (Il Corriere della Sera) PAG.27 FISCO: Fisco, sciopero sotto la lente dell'authority (Italia Oggi) PAG.28 FISCO: Voluntary, prime domande (Il Sole 24 Ore) PAG.30 FISCO: Per il 730 stop privacy (Italia Oggi) PAG.31 FISCO: Incarico «doc» per il professionista (Il Sole 24 Ore) PAG.33 FISCO: Nuovo catasto, percorso a ostacoli (Il Sole 24 Ore) PAG.35 FISCO: Certificazioni, gli studi chiedono correzioni (Il Sole 24 Ore) PAG.36 ECONOMIA: «Bene il Jobs act, priorità a fisco e istruzione» (Il Sole 24 Ore) PAG.38 CONDOMINIO: Formazione senza incertezze (Il Sole 24 Ore) PAG.40 CONDOMINIO: Per i lavori sul tetto degli edifici obbligatorie le «linee-vita» (Il Sole 24 Ore) PAG.42 CONDOMINIO: Condominio in breve (Il Sole 24 Ore) PAG.44 CASSAZIONE Gay, niente nozze ma statuto ok (Italia Oggi) PAG.45 CASSAZIONE: Per gli omessi versamenti fa fede il Cud (Il Sole 24 Ore) PAG.47 CASSAZIONE: Rumore, reato se turba quiete pubblica (Il Sole 24 Ore) PAG.48 CASSAZIONE: Niente pubblicazioni per le coppie omosessuali (Il Sole 24 Ore) 23 IL CORRIERE DELLA SERA Danni ai veicoli e separazioni La negoziazione assistita al debutto È iniziata la fase tre. Da ieri è obbligatoria la negoziazione assistita che, insieme a mediazione e arbitrato, rappresenta uno degli strumenti con cui il ministro della Giustizia Orlando punta a sveltire la macchina della giustizia italiana. La negoziazione assistita da ieri è obbligatoria per le controversie «in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti» senza limiti di valore; per i casi di separazione e divorzio consensuali e per le domande di pagamento «a qualsiasi titolo di somme non eccedenti cinquantamila euro». Le due parti in lite dunque potranno presentarsi davanti al giudice con i rispettivo avvocati e dare il via a una negoziazione che duri non meno di un mese e non più tre. Una soluzione che però ha riscosso qualche perplessità per la sua obbligatorietà (stessa obiezione sollevata a suo tempo per la mediazione). Del tutto positivo invece il giudizio che arriva dal Consiglio nazionale forense: «Questa è una opportunità per i cittadini e per gli avvocati - fanno sapere dal Cnf -. Non si tratta né di abbattere in pochi mesi l`arretrato né di risollevare le sorti della giustizia civile; obiettivi che richiedono molto più che l`impegno di una sola categoria professionale e cioè: investimenti, digitalizzazione, organizzazione degli uffici, verifiche di produttività, riforme organiche dei codici. Piuttosto si tratta di contribuire all`affermazione di strumenti alternativi di risoluzione delle controversie basati sulla volontarietà delle parti, sulla professionalità degli avvocati, su regole di procedura semplici ma garantite, il cui obiettivo è trovare una soluzione ai loro problemi concreti». Parere favorevole ma un po` più critico arriva dall`organismo unitario dell`avvocatura: «Servirebbero incentivi fiscali, ancora non previsti - afferma Mirella Casiello, presidente dell`oua - e resta irrisolto il problema del giusto compenso per l`avvocato di un cliente non abbiente. Quello della negoziazione assistita, sia per la semplificazione di divorzi e separazioni sia per incidenti e giudizi relativi a pagamenti di somme sotto a 5omila euro, comunque, deve essere solo un tassello di un processo di modernizzazione della giustizia». In attesa della fase quattro. Isidoro Trovato 34 ITALIA OGGI È entrata in vigore la disposizione del decreto 132/2014. Gli avvocati in pole position Negoziazione assistita di rigore Sinistri, mini cause: prima del tribunale si prova l'intesa Al via la negoziazione assistita obbligatoria. Si tratta di una procedura alternativa al tribunale per chiudere le liti civili, varata dal decreto legge 132/2014, che vede protagonisti gli avvocati, che è partita ieri 9 febbraio Si affianca alla mediazione obbligatoria disciplina dal dlgs 28/2010. Per due gruppi di materie, dunque, non si può iniziare subito la causa, ma si deve prima tentare di trovare un accordo con i propri avvocati. I gruppi di controversie sono due: sinistri stradali e tra natanti; pagamento somme fino a 50 mila euro. L'esito sperato della negoziazione assistita è un accordo tra le parti, che però è anche un titolo esecutivo, in quanto asseverato dall'avvocato. Il verbale di accordo ha, così, efficacia pari a una sentenza. Per arrivare a questo risultato è richiesto il rispetto di una serie di formalità. Si parte dall'invito a trattare rivolto da uno dei litiganti all'altro: deve spiegare l'oggetto della controversia e deve avvisare controparte sulle conseguenze negative in caso di mancato accordo (aggravio di spese e condanna al risarcimento del danno nel successivo eventuale giudizio). Il destinatario dell'invito ha 30 giorni per rispondere. Nei casi di negoziazione obbligatoria, si può andare in causa se l'invito non è seguito da adesione o è seguito da rifiuto entro 30 giorni dalla su ricezione oppure quando è decorso il periodo di tempo stabilito dalla convenzione per chiudere il procedimento. Se arriva l'adesione, allora, bisogna stipulare una convenzione di negoziazione, con l'assistenza di un avvocato. La convenzione non è altro che l'impegno a non farsi causa per un determinato periodo. Contenuto essenziale del predetto accordo è costituita dal termine per l'espletamento della procedura (in ogni caso non inferiore a un mese) e dall'oggetto della controversia. 45 La legge stabilisce che il termine, concordato dalle parti per l'espletamento della procedura, non possa essere superiore a tre mesi, prorogabile per ulteriori trenta giorni su accordo tra le parti. La norma non definisce i contenuti specifici della convenzione, ma le parti potranno indicare le modalità di svolgimento delle riunioni e di scambio di corrispondenza; potranno indicare le modalità di documentazione e verbalizzazione dei vari incontri; potranno decidere se chiedere approfondimenti tecnici su singoli aspetti. Alla fase iniziale segue la trattativa vera e propria, nella quale si devono osservare alcune prescrizioni generali: gli avvocati e le parti hanno l'obbligo di comportarsi con lealtà e di tenere riservate le informazioni ricevute. A tutela della buona riuscita della negoziazione le dichiarazioni rese e le informazioni acquisite nel corso del procedimento non possono essere utilizzate nel giudizio avente in tutto o in parte il medesimo oggetto. Inoltre i difensori delle parti e coloro che partecipano al procedimento non possono essere tenuti a deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese e delle informazioni acquisite. La violazione degli obblighi di lealtà e riservatezza costituisce per l'avvocato illecito disciplinare. La negoziazione può approdare a un nulla di fatto oppure a una soluzione concordata. Se le trattative non giungono in porto con esito favorevole la dichiarazione di mancato accordo è certificata dagli avvocati designati. Nel secondo caso l'accordo deve rispettare alcune prescrizioni. Deve essere firmato dalle parti e dagli avvocati, che autenticano le firme, ma soprattutto certificano la conformità dell'accordo a norme imperative e all'ordine pubblico.. L'accordo, si è detto, è titolo esecutivo e quindi può essere posto a base di una esecuzione; può essere utilizzato anche per iscrivere ipoteca a garanzia dell'adempimento delle obbligazioni contenute (come una sentenza o un decreto ingiuntivo). Bisognerà, però, sempre passare da un notaio quando l'accordo implica trasferimento di diritti per cui è prevista la trascrizione nei registri pubblici. Inoltre l'accordo, se si deve procedere a esecuzione forzata, e dovrà essere integralmente trascritto nel precetto ai sensi dell'articolo 480, secondo comma, del codice di procedura civile. Copia degli accordi dovrà essere spedita all'ordine degli avvocati, ma per la conservazione dell'originale è consigliabile che le parti stipulino una clausola ad hoc. Antonio Ciccia 56 IL SOLE 24 ORE Professione forense. Nel regolamento della Giustizia l obbligo di seguire un certo numero di controversie Avvocati, cinque cause annue Necessari anche indirizzo Pec, assicurazione e versamenti alla Cassa Milano. Verifiche triennali sul possesso contemporaneo di otto requisiti. Il ministero della Giustizia ha messo a punto lo schema di regolamento sull accertamento delle condizioni per l'esercizio della professione di avvocato. Il provvedimento, adesso trasmesso al Consiglio nazionale forense, va a costituire un nuovo tassello di quell opera di attuazione del nuovo ordinamento professionale il cui immediato precedente è della scorsa settimana con la pubblicazione in «Gazzetta» della riforma della difesa d ufficio. Al centro delle misure sta una delle questioni principali per una categoria che ormai conta quasi 250mila iscritti all Albo. Il che, oltre che a rendere indifferibile l avvio di una riflessione sulle forme e modalità di accesso alla professione, fa diventare cruciale anche il tema della conservazione stessa dell iscrizione all Albo nel nome dell effettività all esercizio della professione. Il testo messo a punto dall Ufficio legislativo di via Arenula fissa innanzi tutto le scadenze cui si dovranno uniformare i consigli dell ordine: a partire dall entrata in vigore del regolamento, i consigli dovranno, ogni tre anni, procedere alla verifica sulla conservazione dei requisiti per l esercizio della professione che andrà svolta in maniera effettiva, continuativa, abituale e prevalente. A essere solo un po più ampio è il momento del primo controllo che non potrà avvenire se non dopo cinque anni dalla prima iscrizione all Albo. Il regolamento puntualizza poi nel dettaglio quando la professione legale è svolta in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente. Serve cioè: la titolarità di una partita Iva; l uso di locali e di almeno un utenza telefonica destinati allo svolgimento dell attività professionale, anche in forma collettiva (associazione professionale, società professionale, associazione di studio con altri colleghi); la trattazione di almeno cinque affari per ogni anno dei tre presi in considerazione, anche se l incarico è stato inizialmente conferito ad altro 67 legale; la titolarità di un indirizzo Pec comunicato al Consiglio dell ordine; l avere assolto l obbligo di aggiornamento professionale secondo modalità e condizioni stabilite dal Cnf; la stipula di una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile che deriva dall esercizio della professione; la corresponsione dei contributi annuali dovuti al Consiglio dell ordine; il pagamento delle quote alla Cassa di previdenza forense. Il possesso degli otto requisiti deve essere congiunto e un futuro decreto del ministero della Giustizia stabilirà le modalità con cui gli ordini dovranno individuare con sistemi automatici le dichiarazioni sostitutive da sottoporre ogni anno a controllo a campione. La cancellazione dall Albo è disposta quando il Consiglio dell ordine accerta la mancanza dell esercizio della professione legale secondo le condizioni determinate e l avvocato non è in grado di dimostrare l esistenza di giustificati motivi. In ogni caso, prima di deliberare la cancellazione, il Consiglio deve lasciare all avvocato, che potrà sempre essere ascoltato personalmente se lo richiede, un termine di 30 giorni per presentare le proprie osservazioni. È poi possibile la nuova iscrizione per il legale che è stato cancellato quando dimostra di avare acquisito i requisiti. Reiscrizione che è in genere immediata con l eccezione di cancellazione determinata dal mancato rispetto della condizione sugli affari trattati e di quella sull aggiornamento: in questo caso dovrà trascorrere almeno un anno dalla cancellazione. Giovanni Negri AGGIORNAMENTO Secondo il regolamento del Cnf, l avvocato deve conseguire, nell arco del triennio formativo, almeno 60 crediti di cui 9 nelle materie obbligatorie di ordinamento e previdenza forensi e deontologia ed etica professionale. Ogni anno il legale iscritto deve conseguire almeno 15 crediti, di cui 3 nelle materie obbligatorie. È consentita la compensazione dei crediti maturati solo nell ambito del triennio formativo e nella misura massima di 5 crediti per anno. La compensazione è esclusa per la materia di deontologia ed etica professionale 78 ITALIA OGGI Nuove modalità Minimi, avvocati alla Cassa Avvocati alla cassa per i contributi minimi previdenziali La prima scadenza per il pagamento della prima rata (o dell'unica soluzione) è fissato infatti per il 28 febbraio Con una nuova funzionalità di produzione e stampa dei bollettini di versamento, disponibile sul sito web della Cassa di previdenza e assistenza forense da ieri. È lo stesso Ente a comunicarlo, tramite una nota informativa sulle nuove modalità di riscossione dei contributi minimi I bollettini di pagamento, infatti, anche quest'anno dovranno essere generati e stampati direttamente dall'iscritto, mediante accesso diretto al sito internet della Cassa, alla sezione «Accessi Riservati - Posizione Personale - Servizi On-Line - M.Av. - M.Av. Contributi Minimi». Tali contributi sono stati determinati, sulla base dei singoli status previdenziali, ai sensi degli artt. 7, 8, 9 e 12 del Regolamento di attuazione dell'art. 21 della legge n. 247/2012, che prevedono riduzioni e agevolazioni per i neo iscritti, nei primi nove anni di iscrizione. Gli importi effettivamente dovuti, da ogni singolo iscritto, saranno comunicati direttamente dalla Cassa a mezzo mail o Pec, in corso di spedizione. Quanto alle scadenze dei pagamenti, la prima rata o l'unica soluzione (prevista attraverso la stampa e il pagamento di tutti e quattro i bollettini) scade, come detto, il 28 febbraio. La seconda rata il 30 aprile 2015, la terza il 30 giugno e la quarta il 30 settembre prossimo. Per i pensionati di vecchiaia, invece, il pagamento del contributo di maternità avviene alle stesse scadenze di cui sopra, tramite però trattenuta sui ratei mensili di pensione se tale modalità è già stata richiesta nel corso dell'anno Qualora non si fosse effettuata tale richiesta, comunica la Cassa forense, è possibile inoltrare la stessa utilizzando l'apposito modulo presente nella sezione «modulistica» del portale web della Cassa. Per i pensionati che non intendessero utilizzare tale modalità, invece, il pagamento del contributo di maternità deve essere effettuato con la produzione e la stampa dei bollettini come per tutti gli altri iscritti. Per maggiori informazioni è possibile contattare, anche via mail, l'information Center di Cassa Forense. Gabriele Ventura 89 IL TIRRENO Pisa Marchesi eletto presidente dell'ordine degli avvocati Prende il posto di Rosa Capria. Nuovo direttivo in carica fino al 2018 PISA. Alberto Marchesi è il nuovo presidente dell Ordine provinciale degli avvocati. È stato eletto all unanimità dal consiglio uscito dalle elezioni che si sono svolte dal 20 al 23 gennaio che resterà in carica nel quadriennio Marchesi, studio a Pontedera, prende il posto di Rosa Capria eletta nel consiglio nazionale dell Ordine degli avvocati. Segretario è stato eletto Stefano Pulidori, tesoriere Giovanni Paolo Savino. I componenti del consiglio, oltre a Marchesi, Pulidori e Savino, sono Agnese Bertini, Lucia Concetti, Ettore Bechini, Valentina Abbondanza De Giorgi, Enrico Fascione, Alessia Terreni, Gabriele Bonadio, Barbara Gambini, Carlo Porcaro D Ambrosio, Riccardo Taverniti, Serena Sbrana e Lucia Alessandra Vergine. 910 LA REPUBBLICA Falso in bilancio, resta lo sconto Una parte del Pd vuole eliminare la soglia di depenalizzazione, ma il governo intende mantenerla e valuta la riduzione. Prescrizione, le nuove norme non si applicano ai processi in corso, Berlusconi compreso ROMA. Falso in bilancio e prescrizione, show down in settimana. Sono le questioni più calde della giustizia. La quadra non è stata ancora trovata, soprattutto sul reato. Lavoro febbrile in via Arenula, dove sul tavolo del Guardasigilli Andrea Orlando si fronteggiano tre ipotesi che fanno i conti con la soglia di non punibilità del 5% finora prevista dal governo. L`unico fatto certo, in una trattativa in corsa, è che il ministro sarebbe intenzionato a non far cadere del tutto la soglia di non punibilità, perché, come ha ripetuto in queste ore ai suoi collaboratori, «non si può punire allo stesso modo un falso commesso da una grande azienda e quello di un carrozziere». Ma le vie per raggiungere il risultato sono almeno tre. Tenendo presente che, nel Pd, ci sono posizioni di netta fermezza come quelle della presidente della commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti che, ancora ieri sera, ripeteva: «Il falso in bilancio non è un mero errore, non si può considerare una svista, per cui sono contraria a una soglia netta di non punibilità e ritengo preferibile una punibilità attenuata». Netto no alle soglie invece dal sottosegretario alla Giustizia, Enrico Costa di Ncd, che però è favorevole «ad ampliare l`area della non punibilità peraltro già prevista dal testo del governo». In commissione Giustizia, al Senato, si comincia a votare da domani, ma non è detto che, in assenza di un`intesa forte, il governo non decisa di rinviare all`aula il suo emendamento. Nessun dubbio invece sulla prescrizione e sulla norma transitoria che esclude l`applicabilità delle nuove regole ai processi in corso. Sarà presentata giovedì alla Camera. Quindi Berlusconi è salvo, il suo processo sulla compravendita dei senatori a Napoli è destinato a saltare. Ma pure qui Ferranti, autrice del 1011 ddl, dice: «La norma transitoria è ultronea. I maggiori esperti di diritti sono d`accordo: una norma più sfavorevole non si applica comunque ai processi in corso». Ma eccoci alle ipotesi sul falso in bilancio. Su cui oggi lo staff tecnico della Giustizia si confronterà col relatore del ddl anti-corruzione Nico D`Ascola di Ncd. Diamo conto subito però del pettegolezzo principale: il governo vuole tenere in piedi le soglie di non punibilità per "analogia" con la famosa soglia del 3% che esclude la punibilità dell`evasione fiscale. Orlando nega, ma la voce resta. Le ipotesi. Il testo ora dice che «la punibilità è esclusa se le falsità o le omissioni determinano una variazione del risultato economico, al lordo delle imposte, non superiore al 5%». La prima soluzione potrebbe essere quella di abbassare la soglia del 5% al 3 o anche al 2, mantenendo del tutto la non punibilità. Una zona franca più bassa, ma comunque una zona franca. La seconda ipotesi è quella di tenere la soglia sempre al 5%, ma introducendo una sanzione penale o interdittiva. È la «punibilità attenuata» di cui parla anche Ferranti. Le sotto ipotesi prevedono o una forbice di pena più bassa, anziché 2-6 anni previsto per il reato principale, 2-4 anni. Oppure 1-3 anni. Ma qui Ncd già piglia le distanze, perché in questo modo, per assurdo, si rischierebbe di veder punito in modo più grave un reato iscritto sotto la soglia, ma trattato da un giudice più severo, rispetto a uno sopra la soglia ma giudicato da una toga più benevola. Sarebbe il guazzabuglio. Una sotto soluzione potrebbe essere quella di punire i falsi sotto la soglia con una pena interdittiva, per esempio il divieto di ottenere lavori dalla pubblica amministrazione per l`impresa che "tarocca" il bilancio. Ultima ipotesi, rinunciare alla soglia, ma prevedere una clausola di non punibilità che giochi sui criteri di non rilevanza del fatto, una sorta di "soglia di trascurabilità" legata alle dimensioni del falso commesso e alle dimensioni dell`impresa. In quest`ultimo caso verrebbero modificate le poche righe che precedono quella sulle soglie, laddove è scritto che «il fatto non è punibile se le falsità o le omissioni non hanno determinato un`alterazione sensibile della rappresentazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società». Liana Milella 1112 LA STAMPA Sul reato di falso in bilancio si apre il nodo delle soglie La decisione potrà avere ricadute sulla delega fiscale Soglie di punibilità o non soglie di punibilità? Dubbi amletici per le ultime ore che mancano per riscrivere il reato di falso in bilancio. La settimana scorsa la maggioranza si era trovata concorde nel dire che l`abuso d`ufficio, così com`è, o meglio come è stato proposto al Senato nell`ambito del ddl Anticorruzione, non va bene. Era stata annunciata una riscrittura del reato nel senso di ridimensionare l`area della non punibilità. Quell`area che aveva fatto gridare allo scandalo i magistrati, e in Parlamento aveva scatenato la protesta dei grillinì. Ma quando dai principi astratti si è passati al concreto, ecco i problemi. Ci sono almeno due ipotesi che si fronteggiano: la prima prevede di cancellare ogni soglia di non punibilità, lasciando le pene come sono state previste, da 1 a 4 anni, e che siano i magistrati a decidere quanto è grave un`eventuale falsificazione; la seconda ipotesi lascia in piedi le soglie, magari sagomandole diversamente da come sono oggi (ossia una variazione del risultato economico di esercizio non superiore al 5%), magari portando il tetto al fatidico 3%, tanto per allinearsi alle ipotizzate soglie dei reati fiscali, o quantomeno una soglia in valori assoluti. In questo secondo caso, ci sarebbe un doppio binario: se il falso è sotto la soglia, pene da 1 a 4 anni; se supera la soglia, pene più severe da 2 a 6 anni. E in realtà i binari sono tre, perché c`è da considerare il recentissimo decreto legislativo sulla «lieve tenuità del fatto» per cui, ove mai il magistrato ritenesse che il falso in bilancio è lieve, o commesso per mero errore, potrebbe richiedere direttamente l`archiviazione del procedimento. In un caso come nell`altro, comunque, il reato sarà perseguibile d`ufficio e non più a querela (quando sotto la soglia). Su queste due ipotesi oggi i capigruppo di maggioranza si confronteranno alle 12 in una riunione con i tecnici del ministero della Giustizia. Ma non sfugge che la scelta sarà politica. Se si conferma il principio di una soglia purchessia, sarebbe più semplice e logico, difendere l`analogo principio anche il 20 febbraio quando il 1213 governo varerà i decreti sui reati fiscali. E si sa che Renzi vorrebbe confermare l`impianto delle soglie. Viceversa, a togliere di mezzo oggi le soglie, sarebbe più complicato difenderle tra dieci giorni. Questioni tecniche, insomma, ma dalle fortissime ricadute politiche. Non è un caso, dunque, se ieri il responsabile Giustizia del Pd, David Ermini, non si sbilanciava per nessuna tra le diverse soluzioni, che pure in tutta evidenza ben conosce. «Ognuna è valida, purché sia chiaro che tutti i falsi in bilancio saranno punibili e non si lasciano aree di impunità». Anche il viceministro della Giustizia, Enrico Costa, Ncd, preferisce glissare: «Siamo d`accordo nel diminuire l`area di non punibilità e Ncd sarebbe più favorevole all`abolizione tout court delle soglie, ma vedremo». Questo sul falso in bilancio l`ultimo scoglio. Poi, tra domani e dopodomani, la commissione Giustizia del Senato licenzierà un ddl che langue da 2 anni. 1314 L OPINIONE Orlando e il populismo giudiziario di Valerio Spigarelli Intervenendo all inaugurazione dell anno giudiziario dei penalisti italiani, il ministro Andrea Orlando ha ammonito a tenere alta la guardia sul populismo giudiziario ed a non gravare il processo (e... la giustizia) penale di un impropria funzione di controllo etico sulle classi dirigenti. Entrambe le proposizioni non possono che essere condivise da chi ha una concezione liberale delle cose del mondo, e di quelle di giustizia in particolare. Il fatto è, però, che affermazioni simili devono essere poi seguite da scelte conseguenti da parte di chi ha responsabilità politiche. Prendiamo il primo caso, quello del populismo giudiziario. Che significa quell espressione? Per semplificare possiamo dire che allude alla consuetudine nostrana di rispondere ai fatti che la cronaca giudiziaria propone (meglio ancora al clamore che quei fatti provocano) introducendo nuovi tipi di reato o comunque aggravando sanzioni già esistenti. Il tutto sulla scorta della propagandata inadeguatezza delle norme esistenti a fronteggiare i fenomeni criminali che in quei fatti di cronaca si iscrivono, e nell ingenua (ad essere benevoli) convinzione che gli stessi fenomeni si possano governare attraverso lo strumento legislativo e non rimuovendo le cause che li determinano. In questo senso la stretta sanzionatoria o l introduzione di nuove fattispecie penali sono gli strumenti consueti del populismo giudiziario. Il tutto immerso nella singolare amnesia della classe politica, che in tali casi dimentica di essere intervenuta sulla stessa materia magari solo pochi mesi prima, con ciò dimostrando la contraddizione intrinseca che si 1415 annida in ogni forma di populismo. Ora, se si esamina la vicenda delle norme sulla corruzione che dovrebbero essere varate a breve si possono riscontrare tutti gli ingredienti evidenziati. Di fronte ad una normativa che era stata introdotta nel novembre del 2012, è bastato il clamore della indagine sulla cosiddetta mafia-capitale a far proporre l innalzamento delle pene, ovvero l estensione della legislazione premiale o delle misure di prevenzione patrimoniali in tema di reati contro la Pubblica amministrazione. Se non è populismo giudiziario questo, come lo si deve chiamare? Peraltro, come sempre avviene quando questo copione si ripete, le iniziative di tal genere vengono anche giustificate con il fatto che occorre dare risposta alle richieste della pubblica opinione, la quale, per la verità, chiede che i fenomeni vengano fronteggiati ma si affida al legislatore quanto agli strumenti. E che esistano strumenti diversi rispetto a quelli indicati lo racconta da tempo, tra gli altri, anche uno come Carlo Nordio, che di mestiere fa il pubblico ministero. Nordio, ad ogni innalzamento di pene, ripete che la corruzione si batte con la semplificazione delle procedure amministrative, che incide sul fenomeno ben più di pene talmente alte da impedire la sospensione condizionale o il patteggiamento, come vuole la vulgata di questi giorni. Infine, il populismo giudiziario è generalmente legato ad una escalation in forza della quale c è sempre uno più puro che ti epura. In questo caso, ad esempio, nello sforzo di sterilizzare le iniziative del ministro ombra, Nicola Gratteri, c è il rischio che Orlando lasci spazio alle idee estremistiche di chi vuole esportare nel campo dei reati contro la pubblica amministrazione anche gli strumenti propri della legislazione antimafia, dai benefici a chi collabora alla introduzione dell agente provocatore. Tutta roba che non sposterà di un millimetro la situazione ma finirà con l imbarbarire ancor più il processo penale. In nome del più puro populismo giudiziario. 1516 ITALIA OGGI SETTE Viaggio all'interno degli ammortizzatori sociali per i professionisti iscritti agli enti privati Casse, welfare in costruzione E in convenzione servizi a 360 Il welfare delle professioni resta un cantiere aperto. Complice un'azione ormai sistematica di imposizione di nuovi oneri a ogni manovra finanziaria, le Casse di previdenza autonome infatti da qualche tempo hanno scelto la strada della costruzione di un pacchetto di convenzioni in grado, da un lato, di migliorare la tutela assistenziale dell'iscritto e, dall'altro, di abbattere i costi dell'attività professionale. Dall'indagine di IoLavoro, infatti, emerge quanto ampia sia diventata l'offerta di servizi a costi agevolati a completamento dei fondi diretti erogati agli iscritti, per esempio, per finanziare l'apertura dello studio o per far fronte alle calamità naturali impreviste (si vedano tabelle in pagina). È certamente l'ente dei medici (l'enpam è anche la Cassa con più iscritti) a fornire la gamma più completa di convenzioni. Che spaziano dai servizi bancari ai parchi divertimento passando per l'assistenza fiscale. Anche se, più in generale, tutti gli istituti di vecchia generazione (privatizzati nel 1994) sono molto attrezzati. Sono diversi anni che le Casse organizzano convegni a tema. E la crisi economica degli ultimi anni ha solo accentuato la necessità di costruire un sistema più maturo di ammortizzatori sociali. Tuttavia, dall'ingresso degli enti previdenziali dei professionisti nell'elenco Istat delle pubbliche amministrazioni è stato un continuo aumento delle tasse a carico dei fondi. Tanto da far diventare, quella italiana, «la previdenza di gran lunga più tassata d'europa». Basta ricordare che solo negli ultimi anni è intervenuta prima la spending review sulle spese degli enti (anche se questi non percepiscono fondi pubblici) poi un graduale aumento (fino a farlo arrivare al 26%) della tassazione sulle rendite finanziarie. In soli tre anni, stando alle stime dell'adepp, «il peso degli oneri tributari, propri ed impropri è raddoppiato, sottraendo risorse alla previdenza e ai servizi, deprimendo un patrimonio che rappresenta la garanzia della solidità degli enti e del patto tra generazioni. Serve un riallineamento», spiegano dall'associazione, «ai parametri comunitari innescando un circuito virtuoso tra sostegno alla professione, maggior reddito e maggiori entrate, a favore degli iscritti e dello stato». Ignazio Marino 1617 ITALIA OGGI SETTE Gli studi professionali potenziano gli organici per i complessi calcoli legati all'operazione Il capitale rientra e crea lavoro Caccia a tributaristi e analisti per la voluntary disclosure Effetti collaterali da voluntary disclosure: cresce la ricerca di professionisti tributaristi e di analisti finanziari. Una prima conseguenza, forse inaspettata, della procedura di collaborazione volontaria che consente ai contribuente che hanno capitali irregolari all'estero di fare pace con il fisco entro il 30 settembre 2015, è la ricerca di figure specializzate da parte degli studi professionali per rispondere sia all'esigenze della clientela sia per ottemperare a tutti i gli adempimenti, soprattutto calcoli, legati a una serie di norme di non semplicissima gestione. Sul fronte dei conteggi, infatti, la collaborazione volontaria prevede la ricostruzione capillare, e a tratti diabolica, di tutte le movimentazioni finanziarie derivanti dalle risorse detenute all'estero dal contribuente. Un percorso a ritroso che può andare indietro fino anche a dieci anni (nei casi in cui il frutto dell'evasione sconfini nell'ambito penale con il raddoppio dei termini). Si parla di patrimoni frammentati e spezzettati in prodotti di investimento, azioni, fondi o più semplicemente in liquidità di conto corrente. Un vaso di Pandora moltiplicato all'infinito perché, raccontano gli operatori a IoLavoro, già solo le banche svizzere più piccole hanno clienti italiani potenzialmente interessati alla voluntary disclosure che vanno dalle centinaia alle migliaia. Ecco allora che alcuni grossi studi italiani non sono andati tanto per il sottile e, per far fronte alle domande di nuovi clienti, hanno dato in outsourcing i calcoli finanziaria a società esterne. Un ruolo importante lo stanno giocando le fiduciarie che hanno messo a disposizione l'esperienza maturata anche nei precedenti scudi per i calcoli e la gestione di questa fase della partita sulla voluntary disclosure. «Le società fiduciarie, in specie quelle più grandi e meglio strutturate, da anni ormai svolgono complesse attività contabili e fiscali strettamente connesse allo svolgimento del loro ruolo di sostituto d'imposta. Nel nostro caso», spiega Fabrizio Vedana, vicedirettore di Unione 1718 fiduciaria, «amministrando circa 12 miliardi di euro, dei quali più della metà depositati in banche estere, possiamo contare su una struttura amministrativa collaudata (che ha gestito tutte le diverse edizioni degli scudi fiscali) e soprattutto di un innovativo software proprietario in grado di assicurare anche i necessari trasferimenti informatici delle informazioni necessarie per fare i complessi calcoli fiscali». Altri invece hanno previsto una riorganizzazione al proprio interno e contano di affiancare le risorse esistenti con nuovi profili, con consulenze finalizzate al periodo di durata del rimpatrio dei capitali. «I problemi che stiamo affrontando», spiega a IOLavoro Massimo Zamboni, partner di Anaford, «sono di due tipi. Il primo è sui numeri, soddisfare la richiesta dei nuovi clienti che quotidianamente arrivano e dunque effettuare una ricostruzione delle operazioni attraverso la fiscalità finanziaria e poi il secondo è in ordine alla conoscenza delle materie di fiscalità internazionale». Spesso infatti non è sufficiente essere esperti di diritto tributario italiano, gli asset detenuti all'estero sono in paesi che hanno ciascuno una propria disciplina per la gestione dei patrimoni e regole molto diverse anche per la richiesta della documentazione. «Altro problema da considerare», aggiunge Zamboni, «è quello della traduzione dei documenti». L'Agenzia delle entrate infatti vuole che la documentazioni arrivi tutta in italiano con quindi anche da mettere in preventivo i costi di una traduzione certificata. Caccia a esperti di fiscalità internazionale che sappiano davvero interloquire con i clienti stranieri. Lo conferma Giulia Cipollini, avvocato di Withers studio legale: «la voluntary disclosure fa sì che gli studi debbano rafforzare i loro organici internazionali. Io in prima persona», spiega l'avvocato Cipollini, «sto facendo selezione per rafforzare il nostro team di legali che abbiano formazione tributaria e che sappiano parlare bene l'inglese». Un'occasione lavorativa per Cipollini che non è destinata a concludersi con la voluntary disclosure. Le assunzioni spesso finalizzate ai tempi della collaborazione volontaria possono portare il professionista assunto a emergere e a essere integrato nella struttura in cui lavora. In fase di organizzazione anche Kpmg: Antonio Deidda conferma che al momento «le risorse si stanno organizzando all'interno, è una squadra che si sta formando e che è sicuramente destinata a crescere», proprio perché anche le società di revisione stanno aspettando una grossa richiesta di «ordinativi» legati alla collaborazione volontaria. Cristina Bartelli 1819 ITALIA OGGI La Fondazione Studi dei consulenti del lavoro illustra la procedura operativa Rapporti di lavoro blindati Al via all'asseverazione grazie alla piattaforma Asse.Co Dal 2 febbraio 2015 è online la piattaforma Asse.Co. con la quale i Consulenti del lavoro potranno «asseverare» la regolarità contributiva e retributiva delle imprese nella gestione dei rapporti di lavoro. Tramite questo strumento, infatti, si potranno semplificare gli adempimenti e al tempo stesso promuovere la cultura della legalità. La Fondazione Studi Consulenti del lavoro, che ne gestisce la procedura operativa, ha diramato le prime istruzioni. FORMAZIONE Il consulente del lavoro che vuole assumere il ruolo di CDLAss deve per prima cosa registrarsi e accedere alla piattaforma per svolgere il corso di formazione online. Il corso si articola in tre moduli. Nel corso e al termine di ciascuno sono proposte domande per la valutazione dell'esatta comprensione di procedure e funzioni dell'asseverazione. La risposta esatta alle domande proposte consentirà la prosecuzione nell'iter del modulo formativo. Una volta concluso positivamente il percorso di formazione bisognerà caricare il certificato di partecipazione sulla piattaforma e attendere che l'utenza sia abilitata come Cdl Asseveratore da un operatore. ACCESSO ALLA PIATTAFORMA OPERATIVA Accedendo alla piattaforma la prima attività da porre in essere sarà la propria profilazione personale inserendo tutti i dati richiesti. Una volta inseriti i dati richiesti il CDLAss potrà inserire le aziende che intende portare in asseverazione. La procedura guidata parte dal menu «Inserisci Asseverazione» attraverso il quale sarà possibile procedere all'inserimento dei dati delle organizzazioni da asseverare. 1920 HELP ONLINE La procedura, semplice e intuitiva, è corredata da una serie di help per facilitarne l'utilizzo e comunque sarà sempre possibile richiamare i filmati che ne illustrano le funzionalità. Il consulente del lavoro asseveratore potrà sempre consultare il regolamento di asseverazione e tutta la documentazione utile nella medesima piattaforma di lavoro. A supporto del CDLAss è disponibile un servizio di helpdesk tramite Per informazioni su Asse.Co e/o sulle modalità di registrazione scrivere a 20 Vedere altro
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 Art. 1
 articolo 9
 art. 116
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 Art. 1
 art. 18
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 ART. 1
 art. 7
 articolo 21
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