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Timestamp: 2018-12-15 03:32:40+00:00

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12 luglio 1999 - Valerio Fioravanti in semilibertà
Valerio Fioravanti in semilibertà
L'ex terrorista Valerio Fioravanti, accusato della strage di Bologna del 2 agosto 1980, è stato messo in stato in semilibertà. Il 23 novembre 1995 la Corte suprema di Cassazione condanna definitivamente all'ergastolo, come esecutori della strage del 2 agosto 1980, gli estremisti di destra Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. I due dovranno rispondere, sempre secondo la Cassazione, anche di banda armata.
2 agosto 1980 - Una bomba esplode nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna: 85 morti e oltre 200 feriti. Quello di Bologna è l'attentato più grave della storia italiana e avviene poco più di un mese dopo la strage di Ustica, nella quale 81 persone sono morte nell'aereo Dc-9 Itavia precipitato per cause ancora non accertate.
11 luglio 1988: La seconda Corte d' Assise di Bologna condanna all' ergastolo per il reato di strage Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco, per calunnia pluriaggravata a dieci anni di reclusione Licio Gelli, di cui cinque anni condonati, Francesco Pazienza, il generale Pietro Musumeci e il colonnello Giuseppe Belmonte, per banda armata a 16 anni Valerio Fioravanti, a 15 anni Francesca Mambro e Massimiliano Fachini, a 13 anni Gilberto Cavallini, a 12 anni Roberto Rinani.
18 luglio 1990: La Corte d'Assise d'Appello annulla i quattro ergastoli inflitti in primo grado a Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco e li assolve dall'accusa di essere gli autori materiali della strage. La sentenza condanna per concorso nel reato di calunnia Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte a tre anni di reclusione ciascuno, tutti condonati. Per banda armata Valerio Fioravanti è condannato a 13 anni, Francesca Mambro a 12 anni, Gilberto Cavallini a 11 anni ed Egidio Giuliani a otto anni.
12 febbraio 1992: La Corte di Cassazione a sezioni unite annulla la sentenza d' appello con rinvio ad un processo d'appello bis. Dal processo escono definitivamente Stefano Delle Chiaie, Paolo Signorelli, Fabio De Felice.
16 maggio 1994: La sentenza della prima Corte d'Assise d'appello di Bologna condanna all'ergastolo per la strage Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Sergio Picciafuoco, mentre assolve Massimiliano Fachini. Per il depistaggio delle indagini la corte condanna a dieci anni per calunnia aggravata da finalità di terrorismo Licio Gelli e Francesco Pazienza, a otto anni e cinque mesi Pietro Musumeci e a sette anni e 11 mesi Giuseppe Belmonte. Per banda armata 11 anni a Gilberto Cavallini e otto anni a Egidio Giuliani, mentre sono assolti dalle accuse di strage e banda armata Massimiliano Fachini e Roberto Rinani.
23 novembre 1995: Le sezioni penali unite della Corte di Cassazione confermano la sentenza d' appello che condanna all' ergastolo Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, confermate anche l'assoluzione per Massimiliano Fachini e le condanne per Licio Gelli, Francesco Pazienza, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. Per Sergio Picciafuoco la Corte di Cassazione dispone l'annullamento della sentenza con rinvio a Firenze.
18 giugno 1996: Sergio Picciafuoco è assolto per non aver commesso il fatto dall'accusa di strage dalla prima sezione della Corte d' assise d'appello di Firenze.
15 aprile 1997: La Cassazione conferma l’assoluzione di Picciafuoco.
12 luglio 1999: la Corte di Cassazione concede la semilibertà a Giuseppe Valerio Fioravante.
30 gennaio 2000: Il tribunale dei minori di Bologna emette la sentenza che assolve Luigi Ciavardini, ex esponente dei Nar, dall'accusa di aver partecipato alla strage, ma lo condanna a tre anni di reclusione per banda armata. Ciavardini all'epoca della strage non era ancora maggiorenne.
9 giugno 2000: Per i depistaggi e i controdepistaggi delle indagini la Corte d'Assise di Bologna condanna a nove anni di reclusione Massimo Carminati, estremista di destra in contatto con la banda della Magliana, a quattro anni e mezzo ciascuno Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del centro Sismi di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune con simpatie di destra. Inoltre la sentenza assolve il maggiore del Sios dell'aeronautica Umberto Nobili.
VALERIO FIORAVANTI E FRANCESCA MAMBRO: CHI SONO?
Giuseppe Valerio Fioravanti, classe 1958, un diploma di maturità scientifica, un fratello, Cristiano, e una sorella. Per il pubblico televisivo è "Giusta", il bambino prodigio dello sceneggiato La famiglia Benvenuti, il figlio che ogni genitore avrebbe sognato.
Ma è un successo di breve durata: la sua carriera d'attore, che lui del resto ha sempre osteggiato, finisce con l'arrivo dell'adolescenza.
Nel frattempo il clima politico s'è fatto pesante; a Roma gli estremisti di destra e di sinistra si affrontano quotidianamente in scontri dalla durezza crescente: dirà Fioravanti in un'intervista a Mixer, . E' "la rissa del sabato sera": e spesso, sul selciato, restano uccisi ragazzi dell'una o dell'altra parte.
Il 28 febbraio 1975, è ucciso a Roma lo studente di destra Mikis Mantakas: accanto a lui c'è Cristiano Fioravanti, che già dall'età di tredici anni è attivissimo nelle sezioni del MSI, quelle stesse di cui, nel quartiere di Monteverde, il fratello diventerà segretario giovanile. Di ritorno dagli Stati Uniti, dove ha trascorso un anno di studio, Valerio si immerge nella politica, avviando una linea progettuale poi sviluppatasi e definita come "spontaneismo armato", svincolato dalle logiche di partito, dal fascismo in doppiopetto di Almirante e da quello colluso con i servizi deviati: è il germe dei Nuclei Armati Rivoluzionari, cui parteciperanno a vario livello Alessandro Alibrandi, Franco Anselmi, Francesca Mambro, Giorgio Vale , Gilberto Cavallini, Luigi Ciavardini.
Intanto la lista di morti si allunga: nel corso di scontri di piazza, il 30 settembre 1977, è ucciso a Roma Walter Rossi, simpatizzante di Lotta Continua. Pochi mesi dopo, tra il gennaio e il febbraio 1978, si susseguono gli scontri di Acca Larentia e le morti di Recchioni, Ciavatta e Bigonzetti, studenti di destra per vendicare i cui omicidi Valerio Fioravanti uccide, il 28 febbraio 1978, Roberto Scialabba, studente di sinistra; il 6 marzo dello stesso anno, nel corso di una rapina, a cadere sarà invece Franco Anselmi, ricorderà Fioravanti al primo processo di appello a Bologna. L'assalto a Radio Città Futura, il 7 gennaio 1979, chiude per i Nar la fase dell'opposizione armata alla sinistra.
E' tempo di alzare il livello dello scontro: meno di un anno dopo, il 17 dicembre, Fioravanti partecipa ad un attentato contro l'avvocato Arcangeli, sospettato di legami con i servizi segreti. Al suo posto, verrà ucciso Antonio Leandri, studente: è un errore di persona, il giovane passava di lì per caso, assomigliava alla vittima designata.
Due mesi più tardi, tocca a Maurizio Arnesano, agente di Polizia di guardia all'ambasciata del Libano; il 28 maggio 1980, a Franco Evangelista, detto Serpico, anch'egli poliziotto; e il 23 giugno a Mario Amato, Sostituto Procuratore della Repubblica a Roma, titolare dell'inchiesta sull'eversione nera. A queste due ultime azioni partecipa anche Francesca Mambro. Un mese dopo la strage di Bologna, il 9 settembre 1980, è la volta di Francesco "Ciccio" Mangiameli, esponente palermitano di Terza Posizione.
Ma ormai la parabola di Valerio Fioravanti è in declino: a Padova, il 5 febbraio 1981, in un conflitto a fuoco, Fioravanti uccide i carabinieri Enea Codotto e Luigi Maronese. Ferito anch'egli, verrà abbandonato dai complici e arrestato. Non ha neanche ventitré anni.
In aprile viene arrestato suo fratello Cristiano, che comincia subito a collaborare con gli inquirenti. Rivela fatti, date, nomi: accusa Valerio e lo implica anche in omicidi da cui verrà in seguito completamente scagionato, come quello del giornalista Mino Pecorelli o quello dell'esponente democristiano Pier Santi Mattarella .
Beneficiario della legge sui pentiti, Cristiano Fioravanti ha scontato una breve condanna ed è oggi in libertà. Né pentito né dissociato, Valerio Fioravanti è stato condannato con sentenze rese ormai definitive dalla Cassazione a numerosi ergastoli, che stava scontando nel carcere romano di Rebibbia; ma dal 12 luglio 1999 gode della semilibertà.
Francesca Mambro Prima di quattro figli, nasce il 25 aprile 1959. La madre è casalinga, il padre, deceduto nel 1979, maresciallo di Pubblica Sicurezza. Da sempre simpatizzante di destra, si iscrive a 14 anni nella sezione del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna; il 7 gennaio 1978 è accanto al giovane Stefano Recchioni quando, nel corso di scontri di piazza, questi viene colpito e ucciso dai carabinieri; ricordando l'episodio, dirà la Mambro alla Corte del secondo processo di appello per Bologna: Da quel giorno ho giurato che non mi avrebbero più trovata disarmata.
Con Valerio Fioravanti condivide il progetto politico dei Nar. La prima azione cui partecipa è quella contro l'armeria Omnia Sport; seguirà l'omicidio del poliziotto Franco Evangelista e del magistrato Mario Amato, per il quale è condannata per concorso morale. Quella della Mambro è una scelta atipica e pressoché unica nel mondo della destra eversiva. Continua intanto le azioni dei Nar anche dopo l'arresto di Valerio Fioravanti, tra questi l'omicidio del Capitano Straullu, ufficiale di Polizia in forza alla Digos romana, sospettato di essere particolarmente brutale nell'interrogatorio dei terroristi.
E’ ferita e arrestata dopo l'assalto ad una banca, a Roma, realizzato per autofinanziare il gruppo. E' l'inizio della fine dei Nar: dopo l'arresto dei due fratelli Fioravanti e di Ciavardini, la morte di Alibrandi in uno scontro a fuoco il 5 dicembre 1981, e l'arresto della Mambro, morirà Giorgio Vale e verrà arrestato anche Gilberto Cavallini.
Condannata in via definitiva a vari ergastoli, Francesca Mambro sconta la sua pena nel carcere romano di Rebibbia, dove nel febbraio 1985 ha sposato Valerio Fioravanti.
Una ricostruzione minuziosa e dettagliata di tutte le imprese criminali da loro portate a termine, l’ammissione, senza reticenze, delle loro responsabilità penali e politiche, l’espiazione delle condanne che diversi tribunali hanno loro inflitto: Francesca Mambro e Valerio Fioravanti hanno pagato e stanno pagando i loro conti con la giustizia.
Sembra che per la mattina del 2 agosto 1980 Francesca Mambro e Valerio Fioravanti abbiano un alibi. Da latitanti, in quel periodo avevano trovato rifugio nel Veneto e, nell’esatto momento della strage di Bologna, si trovavano a Padova, assieme ad un altro militante dei NAR, Gilberto Cavallini. Per l’esattezza i due si trovavano al mercato di piazza delle Erbe, in attesa di incontrarsi proprio con Cavallini che aveva detto di doversi recare ad un appuntamento con un non meglio identificato zio Otto.
Si apre la terra e l'Inferno sale al cielo
travolgendo, spaccando, seppellendo vite.
II treno Ancona Basilea sembra colpito
da un bombardamento atomico
la nuvola nera è altissima.
Un orologio elettrico si ferma come
a imprimere l’apocalittico attimo.
Non trombe ai punti cardinali suonavano
eppure qualcuno giura di averle udite
nelle grida che fuoriuscivano dalle macerie.
Nell'incertezza si parla di bomba
mentre i pianti e le grida di raccapriccio
dilaniano il cuore del Vecchio Padre.
Par di vederlo il canuto Vegliardo
piegato su se stesso in lacrime cocente;
poi pensa che gli ordigni
li costruiscono i ricchi per mettere
ancora in ginocchio l'operaio.
Avevano faticato trecentocinquanta giorni
per quindici di evasione e di riposo!
E’ giunto l'Inferno ha dilaniato
corpi. Le mani piagate e callose
rivolgono le palme al cielo
accennando una lieve protesta
gli occhi sbarrati colmi di calcinaccio
sono tutti rivolti su di un orologio
che segna sempre le dieci e venticinque
per ricordare agli uomini che gli operai
sanno costruire solo bombe di fiori
allevati con amore e innaffiati
con le lacrime di ogni giorno.

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