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Timestamp: 2018-10-23 03:07:37+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE CIVILE, Sez. 6^ 20/03/2018, Ordinanza n.6867 | AmbienteDiritto.it
INQUINAMENTO ACUSTICO - Immissioni e mezzi di prova esperibili - Rumori fastidiosi udibili nell'immobile sottostante anche in orario notturno - Superamento della normale tollerabilità ex art. 844 c.c. - Poteri del giudice di merito - Accorgimenti idonei a limitare le immissioni - Rivalutazione delle prove in Cassazione - Esclusione - DIRITTO PROCESSUALE CIVILE - Vizio di nullità della sentenza di primo grado per carenze della motivazione e art. 354 c.p.c..
INQUINAMENTO ACUSTICO - Immissioni e mezzi di prova esperibili - Rumori fastidiosi udibili nell'immobile sottostante anche in orario notturno - Superamento della normale tollerabilità ex art. 844 c.c. - Poteri del giudice di merito - Accorgimenti idonei a limitare le immissioni - Rivalutazione delle prove in Cassazione - Esclusione.
In tema di immissioni, i mezzi di prova esperibili per accertare il livello di normale tollerabilità ex art. 844 c.c. costituiscono tipicamente accertamenti di natura tecnica che, di regola, vengono compiuti mediante apposita consulenza d'ufficio con funzione "percipiente", in quanto soltanto un esperto è in grado di accertare, per mezzo delle conoscenze e degli strumenti di cui dispone, l'intensità dei suoni o delle emissioni di vapori o gas, nonché il loro grado di sopportabilità per le persone, potendosi in tale materia tuttavia ricorrere alla prova testimoniale quando essa verta su fatti caduti sotto la diretta percezione sensoriale dei deponenti e non si riveli espressione di giudizi valutativi (Cass. Sez. 2, 20/01/2017, n. 1606). Spetta, in ogni modo, al giudice di merito accertare in concreto il superamento della normale tollerabilità e individuare gli accorgimenti idonei a ricondurre le immissioni nell'ambito della stessa, supponendo tale accertamento un'indagine di fatto, sicché nel giudizio di legittimità non può chiedersi alla Corte di cassazione di prendere direttamente in esame l'intensità, la durata, o la frequenza dei suoni o delle emissioni per sollecitarne una diversa valutazione di sopportabilità (Cass. Sez. 2, 05/08/2011, n. 17051; Cass. Sez. 2, 12/02/2010, n. 3438; Cass. Sez. 2, 25/08/2005, n. 17281).
DIRITTO PROCESSUALE CIVILE - Vizio di nullità della sentenza di primo grado per carenze della motivazione e art. 354 c.p.c..
Il vizio di nullità della sentenza di primo grado per carenze della motivazione non rientra fra quelli tassativamente indicati dall'art. 354 c.p.c. (con riguardo a casi di vizio nell'instaurazione del contraddittorio o di inesistenza della sentenza per mancata sottoscrizione del giudice), i quali comportano la rimessione della causa al primo giudice, dovendo perciò il giudice del gravame, ove ritenga la sussistenza del vizio, porvi rimedio pronunciando nel merito della domanda, senza che a ciò osti il principio del doppio grado di giurisdizione, che è privo di rilevanza costituzionale (Cass. Sez. L, 17/06/2014, n. 13733; Cass. Sez. L, 03/04/2012, n. 5277; Cass. Sez. 1, 05/12/2008, n. 28838; Cass. Sez. 3, 20/07/2004, n. 13426).
(conferma sentenza n. 670/2016 - TRIBUNALE di RAGUSA - 08/06/2016) Pres. D'ASCOLA, Rel. SCARPA, Ric. Morici ed altro c. Giunta ed altro
MORICI	NADIA, SCROFANI EMANUELE, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA FEDERICO CESI 21, presso lo studio dell'avvocato MASSIMILIANO	TORRISI, rappresentati e difesi dall'avvocato	LUCIA SPATA;
Nadia Morici e Emanuele Scrofani hanno proposto ricorso per cassazione, articolato in due motivi, avverso la sentenza del Tribunale di Ragusa n. 670/2016 dell'8 giugno 2016.
La sentenza impugnata, in accoglimento dell'appello proposto da Patrizia Giunta e Giorgio Distefano avverso la sentenza n.87/2014 del Giudice di pace di Ragusa, ha condannato gli appellati Nadia Morici e Emanuele Scrofani a trasferire la cucina del loro appartamento, sito in Ragusa, via E. Maiorana 22, in altro vano, ovvero, in alternativa, ad installare nel vano adibito a cucina un pavimento ovvero uno strato resiliente, disponendo altresì il risarcimento dei danni subiti dagli appellanti a carico di Nadia Morici. Il Tribunale ha ravvisato l'assoluta carenza della motivazione del giudice di primo grado circa l'esistenza e la nocività delle lamentate immissioni, ed ha invece accertato, sulla scorta della CTU espletata nel giudizio di impugnazione e dei testi escussi (uno autore di rilievi fonometrici, l'altro autore di un controsoffitto nell'appartamento degli appellanti) la provenienza dall'appartamento di Nadia Morici e Emanuele Scrofani di rumori fastidiosi udibili nell'immobile sottostante di Patrizia Giunta e Giorgio Distefano.
Il secondo motivo rappresenta la violazione o falsa applicazione degli artt. 111 e 24 Cost. e dell'art. 6 CEDU, avendo il Tribunale di Ragusa dato come presupposto di fatto l'esistenza di rumori molesti sulla scorta di una perizia di parte redatta in assenza di contraddittorio, senza peraltro valutare correttamente le risultanze probatorie ed espletando per la prima volta in secondo grado la CTU, così privando le parti di un grado di giudizio.
Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso potesse essere rigettato per manifesta infondatezza, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all'art. 380-bis c. p.c., in relazione all'art. 375, comma 1, n. 5), c.p.c., il presidente ha fissato l'adunanza della camera di consiglio.
I ricorrenti hanno presentato memoria ai sensi dell'art. 380 bis, comma 2, c.p.c..
Le censure evidenziano palesi difetti dei necessari caratteri di tassatività, specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata, risolvendosi in una critica generica della sentenza del Tribunale di Ragusa, neppure agevolmente collocabile in alcuna delle categoria logiche di vizio denunciabile ai sensi dell'art. 360 c.p.c. Il primo motivo invoca la nullità della sentenza impugnata senza indicare le norme su cui si fonda, come prescritto dall'art. 366 comma 1, n. 4, c.p.c., mentre il secondo motivo allega la violazione di norme costituzionali e della Convenzione europea sulla salvaguardia dei diritti dell'uomo, ex art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c., laddove l'eventuale contrasto tra la decisione impugnata e i parametri costituzionali o convenzionali si porta ad emersione in sede di legittimità pur sempre per il tramite dell'applicazione di una norma di legge, ovvero mediante eccezione di illegittimità costituzionale della norma applicata ( cfr. Cass. Sez. 2, 17/02/2014, n. 3708).
Il primo motivo in ogni caso è del tutto infondato, giacché, come da questa Corte più volte affermato, il vizio di nullità della sentenza di primo grado per carenze della motivazione non rientra fra quelli tassativamente indicati dall'art. 354 c.p.c. (con riguardo a casi di vizio nell'instaurazione del contraddittorio o di inesistenza della sentenza per mancata sottoscrizione del giudice), i quali comportano la rimessione della causa al primo giudice, dovendo perciò il giudice del gravame, ove ritenga la sussistenza del vizio, porvi rimedio (come appunto correttamente fatto dal Tribunale di Ragusa) pronunciando nel merito della domanda, senza che a ciò osti il principio del doppio grado di giurisdizione, che è privo di rilevanza costituzionale (Cass. Sez. L, 17/06/2014, n. 13733; Cass. Sez. L, 03/04/2012, n. 5277; Cass. Sez. 1, 05/12/2008, n. 28838; Cass. Sez. 3, 20/07/2004, n. 13426).
Il secondo motivo è del pari del tutto infondato atteso che, come di recente affermato da questa Corte, in tema di immissioni, i mezzi di prova esperibili per accertare il livello di normale tollerabilità ex art. 844 c.c. costituiscono tipicamente accertamenti di natura tecnica che, di regola, vengono compiuti mediante apposita consulenza d'ufficio con funzione "percipiente", in quanto soltanto un esperto è in grado di accertare, per mezzo delle conoscenze e degli strumenti di cui dispone, l'intensità dei suoni o delle emissioni di vapori o gas, nonché il loro grado di sopportabilità per le persone, potendosi in tale materia tuttavia ricorrere alla prova testimoniale quando essa verta su fatti caduti sotto la diretta percezione sensoriale dei deponenti e non si riveli espressione di giudizi valutativi (Cass. Sez. 2, 20/01/2017, n. 1606). Spetta, in ogni modo, al giudice di merito accertare in concreto il superamento della normale tollerabilità e individuare gli accorgimenti idonei a ricondurre le immissioni nell'ambito della stessa, supponendo tale accertamento un'indagine di fatto, sicché nel giudizio di legittimità	non può chiedersi alla Corte di cassazione di prendere direttamente in esame l'intensità, la durata, o la frequenza dei suoni o delle emissioni per sollecitarne una diversa valutazione di sopportabilità (Cass. Sez. 2, 05/08/2011, n. 17051; Cass. Sez. 2, 12/02/2010, n. 3438; Cass. Sez. 2, 25/08/2005, n. 17281). Nella specie, il Tribunale di Messina ha accertato l'esistenza di rumori fastidiosi, anche in orario notturno, provenienti dall'appartamento di Nadia Morici e Emanuele Scrofani, sulla base dell'espletata CTU e delle testimonianze di Giovanni Pluchino, Giuseppe Cappello, Paola Blundo e Costantino Distefano. Il primo testimone era stato autore di una perizia fonometrica di parte, ma, se è vero che la perizia depositata da una parte non è dotata di alcuna efficacia probatoria precostitutita rispetto ai fatti che il consulente asserisce di aver accertato, alla stessa parte rimane riconosciuta la facoltà di dedurre prova testimoniale avente ad oggetto le circostanze di fatto accertate dal proprio consulente, che, se confermate dal medesimo in veste di testimone, possono acquisire dignità e valore di prova, sulla quale allora il giudice di merito dovrà, esplicitamente o implicitamente, esprimere la propria valutazione ai fini della decisione (Cass. Sez. 2, 19/05/1997, n. 4437).
Il secondo motivo del ricorso, nel denunciare vizi di violazione di legge della sentenza del Tribunale di Ragusa, si limita a censure di erroneità e/o di inadeguatezza delle stime peritali e di inattendibilità dei testimoni esaminati, e si risolve, dunque, nel far valere la non rispondenza della ricostruzione delle vicende di lite operata dal giudice del merito al diverso convincimento soggettivo dei ricorrenti, proponendosi un preteso migliore e più appagante coordinamento dei molteplici dati acquisiti, ovvero una nuova pronuncia sulle vicende di lite volta a sovvertire aspetti del giudizio, interni all'ambito della discrezionalità di valutazione degli elementi di prova e dell'apprezzamento dei fatti, che attengono al libero convincimento del giudice e non ai possibili vizi dell'iter formativo di tale convincimento.
Sussistono le condizioni per dare atto - ai sensi dell'art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, che ha aggiunto il comma 1-quater all'art. 13 del testo unico di cui al d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 - dell'obbligo di versamento, da parte dei ricorrenti, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione integralmente rigettata.
Ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall'art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma I-bis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 6 - 2 Sezione	civile della Corte suprema di cassazione, il 30 novembre 2017.

References: art. 844
 sentenza 
 art. 354
 art. 844
 art. 844
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 art. 354
 sentenza 
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 Cass. Sez. 
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 Cass. Sez. 
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 art. 360
 Cass. Sez. 
 sentenza 
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 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 art. 844
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 art. 13