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Timestamp: 2020-08-03 12:59:52+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 4949 del 28/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4949 del 28/02/2011
Cassazione civile sez. trib., 28/02/2011, (ud. 11/11/2010, dep. 28/02/2011), n.4949
Quattro Fontane 20, presso lo studio dell’avvocato AGALBATO Marco che
lo rappresenta e difende, giusta procura a margine del presente
avverso la decisione n. 50/38/07 della Commissione tributaria
regionale del Lazio, emessa il 21 marzo 2007, depositata il 30 marzo
1. La controversia ha per oggetto l’impugnazione da parte del contribuente, G.V., dell’avviso di accertamento con il quale era stato rettificato il valore di un terreno ricompreso nell’asse ereditario della madre del contribuente M. A.. Il contribuente contestava l’assenza di motivazione e il mero riferimento a una perizia UTE mai portata a sua conoscenza e contestava altresì il valore attribuito all’immobile senza tenere conto del venir meno della sua edificabilità a seguito di delibera della giunta municipale del Comune di Roma e della imposizione dei vincoli derivanti dalla istituzione dei Parchi di Veio e della Valle del Tevere;
2. La C.T.P. di Roma accoglieva il ricorso del contribuente;
3. La C.T.R. ha accolto l’appello dell’Amministrazione finanziaria che ha fatto riferimento a valori di comparazione di immobili ricadenti nella stessa area;
4. Ricorre per cassazione il contribuente con tre motivi di impugnazione: a) violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione alla violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 637 del 1972, art. 20, comma 1, e art. 26, comma 1 (se l’incongruità del valore di beni immobili compresi nell’attivo ereditario possa ritenersi non conforme al D.P.R. n. 637 del 1972, art. 20, comma 1 e quindi contestabile al contribuente ai sensi del successivo art. 26, comma 1 avendo riguardo al valore degli immobili riferito ad una data successiva di oltre quattro anni alla data di apertura della successione); b) violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione al D.P.R. n. 637 del 1972, art. 26, comma 3, e all’art. 24 Cost. (se la motivazione per relationem contenuta nell’avviso di accertamento sia conforme al D.P.R. n. 637 del 1972, art. 26, comma 3, garantendo il diritto di difesa del ricorrente in relazione agli elementi adottati per la determinazione del valore degli immobili); c) violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, per omessa o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio;
1. il ricorso sia inammissibile in quanto i quesiti di diritto pongono alla Corte una questione che implica una preventiva valutazione di fatto preclusa in questa fase del giudizio. Il terzo motivo è sprovvisto della sintesi richiesta dall’art. 366 bis c.p.c., ed è manifestamente sprovvisto di autosufficienza in ordine alla dedotta insufficienza della motivazione;
ritenuto che tale relazione appare pienamente condivisibile e che vanno aggiunte le seguenti considerazioni:
1. la perizia dell’U.T.E., presa dalla C.T.R. come stima di riferimento e che il ricorrente ritiene riferibile ad epoca di quattro anni successiva all’apertura della successione, deve ritenersi un documento legittimamente utilizzabile da parte della C.T.R. perchè si riporta a valutazioni riferibili all’epoca della sua redazione e precedenti e non anteriori di oltre tre anni l’epoca dell’apertura della successione come impone il D.P.R. n. 637 del 1972, art. 20, comma 1, invocato dal ricorrente con il primo motivo;
2. Afferma la motivazione della C.T.R. che la stima UTE ha considerato tutti i profili più significativi e in particolare “sono stati tenuti presenti la favorevole ubicazione nel semiperiferico quartiere residenziale di Tor di Quinto, zona Flaminia vecchia, la buona consistenza di circa mq 2.111, la configurazione planimetrica regolare e la giacitura piana, l’importante destinazione urbanistica edilizia che, come precisato, nell’atto di stima , rientra nella zona E1 di espansione edilizia nei piani particolareggiati, densità territoriale 140 abitanti per ha. Indice di fabbricabilità comprensoriale 1,12mc/mq.” Risulta inoltre dall’atto di stima – aggiunge la C.T.R. – l’effettuazione della stessa sulla base di comparazione con valori di mercato di immobili similari e con precedenti valutazioni dell’estensore della nota U.T.E.. Rileva infine la C.T.R. che tali contenuti della nota U.T.E. non sono contestati dal contribuente che, del resto, anche in questa fase del giudizio si limita del tutto genericamente e ipoteticamente a lamentare la mancata valutazione di vincoli gravanti sull’immobile;
3. Le considerazioni che precedono rafforzano il giudizio di infondatezza del secondo motivo di ricorso per il contribuente una volta ricevuto l’avviso di accertamento basato su difforme valutazione dell’U.T.E. ben avrebbe potuto richiedere l’esibizione della nota con le valutazioni sopra riportate e ben avrebbe potuto contestare tali valutazioni nel corso del giudizio di appello;
Il ricorso, per tutti questi motivi, deve essere respinto senza alcuna statuizione quanto alle spese processuali del giudizio di cassazione.

References: Sentenza 
 art. 20
 art. 26
 art. 20
 art. 26
 art. 26
 art. 26
 art. 20