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Timestamp: 2019-11-22 10:54:25+00:00

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Responsabilità magistrato: ultime sentenze
Leggi le ultime sentenze su: responsabilità disciplinare del magistrato; giustificabilità del ritardo reiterato nel deposito dei provvedimenti; onere di segnalazione al dirigente dell’ufficio; responsabilità civile del magistrato; sospensione dalle funzioni di magistrato.
1 Magistrato in ritardo reiterato nel deposito dei provvedimenti
2 Ritardo ultrannuale nel deposito di provvedimenti: giustificabilità
3 Idoneità del comportamento a compromettere la credibilità del magistrato
4 Termini di deposito dei provvedimenti definitori in materia di misure di prevenzione
5 Ritardata scarcerazione di indagato sottoposto a custodia cautelare
6 Mancata previsione della sospensione obbligatoria del giudizio
7 Epressioni sconvenienti durante una trasmissione televisiva
8 Smaltimento dei procedimenti o processi
9 Responsabilità disciplinare del magistrato: impugnazione della sentenza di assoluzione
10 Responsabilità disciplinare del magistrato e sospensione
11 Valutazione delle incolpazioni incentrate su adozione del provvedimento giudiziario
12 Responsabilità civile del magistrato
Magistrato in ritardo reiterato nel deposito dei provvedimenti
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato ex art. 2, lett. q), d.lg. n. 109/2006, ricorre l’esimente della giustificabilità del ritardo reiterato nel deposito dei provvedimenti oltre la soglia di illiceità prevista dalla norma ove l’attività lavorativa dell’incolpato risulti inesigibile con riferimento alla gravosità del complessivo carico di lavoro, alla qualità dei procedimenti trattati e definiti, agli indici di laboriosità e operosità comparati con quelli degli altri magistrati dell’ufficio, nonché allo sforzo profuso per l’abbattimento dell’arretrato.
Cassazione civile sez. un., 07/10/2019, n.25020
Ritardo ultrannuale nel deposito di provvedimenti: giustificabilità
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, il notevole carico di lavoro dal quale lo stesso risulti gravato è idoneo ad assumere rilievo quale causa di giustificazione per il ritardo ultrannuale nel deposito dei provvedimenti giurisdizionali ove – tenuto conto degli standards di operosità e laboriosità mediamente sostenuti dagli altri magistrati dell’ufficio, a parità di condizioni di lavoro – vi sia una considerevole sproporzione, a suo danno, del carico su di esso incombente, sì da rendere inesigibile, per il magistrato incolpato, l’apprestamento di una diversa organizzazione, idonea a scongiurare quei gravi ritardi, fermo restando, in ogni caso, il suo onere di segnalare al capo dell’ufficio giudiziario la prolungata situazione di disagio lavorativo in cui venga a trovarsi per consentire a questi l’adozione di idonei rimedi, non essendo consentito all’interessato di effettuare autonomamente la scelta di assumere in decisione cause in eccesso rispetto alla possibilità di redigere tempestivamente le relative motivazioni.
Cassazione civile sez. un., 10/09/2019, n.22572
Idoneità del comportamento a compromettere la credibilità del magistrato
In tema di responsabilità disciplinare dei magistrati, la grave violazione di legge rileva non in sé, bensì in relazione alla condotta deontologicamente deviante posta in essere nell’esercizio della funzione, ed impone, pertanto, una valutazione complessiva della vicenda e dell’atteggiamento in essa tenuto dal magistrato, al fine di verificare se il comportamento sia idoneo, siccome dovuto “quantomeno” ad inescusabile negligenza, a compromettere sia la considerazione di cui il singolo magistrato deve godere, sia il prestigio dell’ordine giudiziario.
(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto integrato l’illecito disciplinare di cui all’art. 2, lett. a) e g), del d.lgs. n.109 del 2006, valutando rilevanti e significative, nel loro complesso, le seguenti omissioni e trascuratezze poste in essere da un pubblico ministero assegnatario di un procedimento per omicidio a carico di ignoti: – l’aver lasciato aperto il procedimento per circa venticinque anni senza la richiesta al giudice competente di alcuna proroga dopo la prima concessa dal Gip; – l’aver provveduto in modo carente alla gestione ed al controllo dei reperti acquisiti; – il non aver dato riscontro per lungo tempo a reiterate istanze della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato, nelle quali, si manifestava la necessità di rivisitare la scena del crimine).
Cassazione civile sez. un., 02/08/2019, n.20819
Termini di deposito dei provvedimenti definitori in materia di misure di prevenzione
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato per reiterato ritardo ultrannuale nel deposito di provvedimenti definitori di misure di prevenzione, la assenza di una espressa prescrizione normativa di termini per il deposito di tali provvedimenti è fatto del tutto irrilevante rispetto alla valutazione della sussistenza e della gravità dell’illecito contestato; può, invero, costituire adeguato e ragionevole criterio di delimitazione del tempo necessario per il deposito il parametro contenuto nell’art. 544 c.p.p. relativo alle sentenze, né rileva quale causa di giustificazione dei ritardi la complessità della materia, giacché è del tutto fisiologico che un magistrato possa essere chiamato ad occuparsi, nell’arco della sua esperienza professionale, di questioni di elevato profilo specialistico.
(Nella specie, le Sezioni unite hanno confermato la sentenza del giudice disciplinare, che aveva ritenuto sussistente la responsabilità disciplinare dell’incolpato per il ritardo nel deposito di 183 misure di prevenzione personali e patrimoniali).
Cassazione civile sez. un., 19/07/2019, n.19583
Ritardata scarcerazione di indagato sottoposto a custodia cautelare
In tema di responsabilità disciplinare, grava sul magistrato l’obbligo di vigilare con regolarità sulla persistenza delle condizioni, anche temporali, cui la legge subordina la privazione della libertà personale di chi è sottoposto ad indagini, sicché l’inosservanza dei termini di durata massima della custodia cautelare, costituisce grave violazione di legge idonea ad integrare gli illeciti disciplinari di cui all’art. 2, comma 1, lett. a) e g), del d.lgs. n. 109 del 2006; tali illeciti non sono scriminati né dalla laboriosità o capacità del magistrato incolpato, né dalle sue gravose condizioni lavorative e neppure dall’eventuale strutturale disorganizzazione dell’ufficio di appartenenza, occorrendo, al riguardo, la presenza di gravissimi impedimenti all’assolvimento del dovere di garantire il diritto costituzionale alla libertà personale del soggetto sottoposto a custodia cautelare, senza che possa assumere rilievo, infine, la circostanza che quest’ultima venga a scadere in periodo feriale, circostanza dalla quale, al contrario, derivano al magistrato oneri di controllo persino maggiori, in funzione dell’esatta osservanza dei termini di scarcerazione.
Cassazione civile sez. un., 26/06/2019, n.17120
Mancata previsione della sospensione obbligatoria del giudizio
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, la mancata previsione, nell’art. 20 d.lgs. n. 109 del 2006, della sospensione obbligatoria del giudizio disciplinare a seguito di proposizione della richiesta di revisione della condanna penale definitiva non si pone in contrasto con l’art. 3 Cost., sotto il profilo della disparità di trattamento rispetto alla sospensione prevista per la pendenza del processo penale, data la diversità di situazione che si determina dopo la formazione del giudicato penale, né configura una violazione dell’art. 24 Cost. sotto il profilo della violazione del diritto di difesa, il cui pieno esercizio è assicurato dalla possibilità di richiedere in ogni tempo la revisione della condanna disciplinare (art. 25 del d.lgs. n. 109 del 2006), tantomeno si profila una violazione del principio della “ragionevole durata del processo” di cui all’art. 111 Cost.
Cassazione civile sez. un., 25/06/2019, n.16984
Epressioni sconvenienti durante una trasmissione televisiva
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, le espressioni sconvenienti rivolte “in incertam personam”, rese in occasione di una trasmissione televisiva, non integrano l’illecito di cui all’art. 4, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006, il quale postula che la condotta disciplinarmente rilevante costituisca reato, poiché il reato di diffamazione è costituito dall’offesa alla reputazione di una persona determinata e non può essere, quindi, ravvisato nel caso in cui vengano pronunciate frasi offensive nei confronti di una o più persone appartenenti ad una categoria, anche limitata, se le persone, cui le frasi si riferiscono, non sono individuabili.
(Nella specie la S.C., confermando la decisione impugnata, ha ritenuto che la critica espressa dal magistrato incolpato, nei confronti dei magistrati amministrativi che gestiscono corsi di preparazione al concorso in magistratura, non fosse rivolta a soggetti specificamente indicati, né facilmente individuabili in riferimento a circostanze notorie, dovendosi escludere da tale ambito le informazioni che possano essere reperite tramite i motori di ricerca Internet, che non equivalgono alla generalizzata cognizione di fatti in relazione a soggetti di media cultura in un dato tempo e luogo, quali i destinatari – pubblico di non esperti giuristi – della trasmissione televisiva nel cui contesto la frase era stata pronunciata).
Cassazione civile sez. un., 13/06/2019, n.15897
Smaltimento dei procedimenti o processi
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, la sostenibilità del cd. “piano di rientro” per lo smaltimento dei procedimenti o processi in cui siano maturati dei ritardi nel deposito dei relativi provvedimenti, predisposto dal presidente del Tribunale ai sensi del punto 60.4 della circolare del Consiglio superiore della magistratura sulla formazione delle tabelle di organizzazione degli uffici giudiziari, seppur concordato con il magistrato interessato, è elemento indefettibile – stabilito dalla stessa fonte abilitante il potere organizzativo – del programma di riduzione dei ritardi e, quindi, misura del comportamento rilevante sul piano dell’illecito disciplinare di cui al d.lgs. n. 109 del 2006, art. 2, comma 1, lett. n) che, in detta specifica concretizzazione, richiede la necessaria verifica della esigibilità della condotta di riparazione richiesta al magistrato, la quale, evidentemente, tende a evitare addebiti ridondanti in ipotesi di responsabilità oggettiva.
Cassazione civile sez. un., 28/05/2019, n.14526
Responsabilità disciplinare del magistrato: impugnazione della sentenza di assoluzione
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, l’assoluzione con la formula di cui all’articolo 3-bis del decreto legislativo n. 109 del 2006, da parte della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, non è tale da escludere qualsiasi effetto svantaggioso per il magistrato assolto ed è, pertanto, idonea a radicare il suo interesse a impugnare la sentenza davanti alle sezioni Unite della Corte di cassazione, al fine di ottenere una pronuncia, totalmente liberatoria, di esclusione dell’addebito per insussistenza del fatto o perché il fatto non è a lui attribuibile.
Cassazione civile sez. un., 05/03/2019, n.6354
Responsabilità disciplinare del magistrato e sospensione
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato ai fini della sussistenza degli illeciti previsti dagli artt. 2,3 e 4 d.lgs. n. 109 del 2006 rileva l’appartenenza all’Ordine giudiziario, che non viene meno a seguito del mancato esercizio delle funzioni per intervenuta sospensione dalle medesime.
Cassazione civile sez. un., 08/02/2019, n.3888
Valutazione delle incolpazioni incentrate su adozione del provvedimento giudiziario
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, ai fini della valutazione delle incolpazioni incentrate sull’adozione di un provvedimento giudiziario, non rileva la correttezza in sé del provvedimento bensì la condotta del magistrato che lo ha adottato, allorché raggiunga un livello di negligenza tale da poter incidere negativamente sui valori tutelati dalla prescrizione disciplinare. (Nella specie, la S.C. ha confermato la condanna disciplinare emessa nei confronti del magistrato componente del collegio del riesame che, in qualità di giudice relatore, violando il grado minimo di diligenza, cura e precisione che si esige nell’esercizio della funzione giurisdizionale, aveva depositato un’ordinanza applicativa della custodia in carcere il giorno prima dell’udienza fissata per la sua discussione, così determinando l’ingiustificata compromissione del diritto di difesa e al contraddittorio dell’indagato).
Cassazione civile sez. un., 18/01/2019, n.1416
In tema di responsabilità civile dei magistrati, nel vigore della disciplina antecedente alla legge n. 18/2015 (in cui si pone la vicenda de qua), è infondato il ricorso per Cassazione contro il decreto di inammissibilità dell’azione risarcitoria allorché l’impugnazione risulti basata solo sulla incompatibilità comunitaria e sulla conseguente richiesta di disapplicazione delle clausole di salvaguardia per asserito contrasto delle stesse coi principi generali affermati nelle pronunce della Corte di Giustizia, in tema di responsabilità degli Stati membri per le attività di propri organi giurisdizionali.
Cassazione civile sez. III, 17/01/2019, n.1067

References: sentenza 
 art. 2
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