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Timestamp: 2017-11-25 11:20:12+00:00

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Cons. Stato Sez. VI, Sent., 21-06-2012, n. 3638
PENSIONI Indennità di buonuscita o di fine rapporto
Indennità di buonuscita o di fine rapporto
1. Con la sentenza n. 528 del 2007 il Tribunale amministrativo regionale per la Sardegna accoglieva il ricorso n. 2775 del 1995 della signora C. volto a vedersi riconosciuto il diritto al pagamento di un terzo dell'indennità di buonuscita dovuta al professor B. che con la medesima aveva contratto matrimonio nel 1973.
In precedenza il professor B. era stato sposato con la signora M. da cui aveva divorziato nel 1972.
Dopo aver contratto il secondo matrimonio il professor B. transitava dal Ministero dei Beni Culturali all'Università, senza percepire l'indennità di buonuscita.
Il 29 dicembre 1986 il predetto professor B. decedeva.
Con istanza del 20 febbraio 1988 la signora M. chiedeva al Tribunale civile di Roma l'attribuzione di una quota parte della pensione di reversibilità e degli altri assegni spettanti all'ex coniuge.
Il Tribunale civile di Roma, con sentenza del 3 marzo 1991 n. 2270 (passata in giudicato), statuiva di attribuirle una quota pari ad un terzo del trattamento pensionistico e degli altri assegni spettanti alla signora C., coniuge superstite del defunto professor B., con decorrenza 21 marzo 1987.
Con atto di diffida del 13 luglio 1992 la signora C. sollecitava all'INPDAP la corresponsione dell'indennità di buonuscita a lei spettante.
Detto Istituto, con determinazione del 23 giugno 1995, stabiliva di erogare l'emolumento nella misura di due terzi alla signora C. e di un terzo alla signora M..
Avverso tale decisione la signora C. proponeva ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna che come in precedenza detto lo accoglieva.
2. L'Inpdap ha proposto appello (ricorso n. 4222 del 2008) avverso detta sentenza deducendo i seguenti motivi di censura: 1) difetto di giurisdizione del giudice amministrativo; 2) violazione e falsa applicazione dell'art. 9 della L. 1 dicembre 1970, n. 898, come modificato dalla L. 6 marzo 1987, n. 74. Motivazione perplessa e contraddittoria.
L'Istituto ha, altresì, chiesto, in caso di mancato accoglimento dell'appello, di ripetere le somme corrisposte a titolo di buonuscita alla signora M.(ex coniuge).
In particolare, con il primo motivo, l'Istituto di previdenza dei dipendenti pubblici ritiene che il giudice amministrativo non possa pronunciarsi sulla domanda de qua, essendo sia il petitum sia la causa petendi non attinenti alle modalità di calcolo della indennità di buonuscita ma, viceversa, vertenti su diritti soggettivi derivanti dal diritto di famiglia e come tali soggetti alla giurisdizione ordinaria.
Con il secondo motivo l'appellante Istituto rileva di aver agito correttamente liquidando in base alla sentenza del Tribunale civile di Roma alla signora M. un terzo dell'indennità di buonuscita spettante al suo ex coniuge, in considerazione del fatto che tale emolumento rientra fra gli assegni accessori, come peraltro confermato anche dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 1222 del 4 febbraio 2000, e quindi nell'ambito di quelle misure economiche che devono essere versate nella misura di un terzo anche all'ex coniuge, in base alla citata sentenza del Tribunale civile di Roma.
3. Con una memoria di costituzione depositata il 12 agosto 2010, cui ha fatto seguito una memoria difensiva depositata in data 20 marzo 2012, l'appellata signora C. rileva, con riferimento alle censure avanzate dall'appellante alla sentenza del giudice di primo grado, che non possono sussistere dubbi circa la giurisdizione del giudice amministrativo, atteso che il petitum e la causa petendi derivano dall'inadempienza dell'INPDAP a corrisponderle l'indennità di buonuscita a lei spettante e consistono nella pretesa che il predetto ente rispetti il dettato normativo che disciplina la materia de qua.
L'appellata ritiene, inoltre, che non ci sia stata violazione o falsa applicazione della L. n. 74 del 1987, poiché in base alla sentenza del Tribunale civile di Roma alla signora M. doveva senza dubbio essere riconosciuta una parte degli emolumenti spettanti al suo ex coniuge, ma solo a decorrere dal 21 marzo 1987.
Correttamente il giudice di primo grado ha, quindi, stabilito che tali emolumenti spettassero all'appellata signora C., essendo riferiti ad un periodo durante il quale il professor B. aveva prestato servizio presso il Ministero dei beni culturali ed ambientali e quindi ad un periodo antecedente a tale data.
4. Con una memoria di costituzione, depositata in data 23 luglio 2008 ed integrata con una nota depositata in data 16 febbraio 2012, si è costituita anche la controinteressata M. la quale, opponendosi all'appello proposto dall'INPDAP ed in particolare alla richiesta di veder riconosciuto il diritto di rivalsa dell'Istituto nei suoi confronti, ha precisato che tale diritto non può sussistere in quanto la sentenza del Tribunale civile di Roma, non essendo stata impugnata, è passata in giudicato.
La signora M. rileva, peraltro, che detta richiesta non è stata formulata in primo grado e quindi deve ritenersi inammissibile.
5. Nel merito il Collegio osserva, per quanto riguarda il primo motivo, che non sussiste il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo atteso che la controversia sulla base e sulla misura dell'indennità di buonuscita, come confermato anche dagli orientamenti giurisprudenziali di questo Consiglio (cfr. Cons. di Stato, sez.VI, 22 ottobre 2008, n. 5168), rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice del rapporto di pubblico impiego; che la controversia ha origine proprio dal mancato pagamento da parte dell'INPDAP dell'indennità di buonuscita dovuta all'appellata signora C. in quanto non percepita dal defunto marito al momento del suo passaggio dal Ministero dei Beni Culturali all'Università; e che anche la causa petendi rafforza tale orientamento poiché nel caso de quo le obiettive ragioni sulle quali si fonda la domanda consistono nel chiedere all'Amministrazione il rispetto di norme che disciplinano istituti retributivi da applicare ai dipendenti pubblici.
Per quanto sin qui esposto il motivo è privo di pregio.
Quanto al secondo motivo il Collegio ritiene che la decisione del giudice di prime cure non si presti a censure, atteso che la sentenza del Tribunale di Roma del 3 maggio 1991 attribuiva alla signora M. un terzo della pensione ed un terzo degli assegni spettanti alla signora B., a decorrere dal 21 marzo 1987. L'emolumento de quo, viceversa, si riferiva ad un periodo precedente e si era trasferito in capo al coniuge superstite (signora C.) iure successionis, ex art. 5, comma 1, D.P.R. n. 1032 del 1973, secondo cui "In caso di morte del dipendente statale in attività di servizio, l'indennità di buonuscita, nella misura che sarebbe spettata al dipendente, compete, nell'ordine, al coniuge superstite e agli orfani, ai genitori, ai fratelli e sorelle".
Infine, per quanto riguarda la domanda subordinata dell'appellante di ripetere le somme corrisposte a titolo di buonuscita alla signora M., il Collegio osserva che tale domanda è stata formulata per la prima volta nella presente fase del giudizio e che pertanto la medesima è da considerarsi inammissibile.
Pertanto anche tale richiesta, che tra l'altro troverebbe origine in una causa di indebito oggettivo, non può essere accolta.
6. Per quanto sin qui detto l'appello è infondato e va, pertanto, respinto.
7. In relazione ai profili giuridici della causa le spese della presente fase di giudizio possono essere compensate fra le parti.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Compensa fra le parti le spese della presente fase di giudizio.

References: sentenza 
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 art. 5