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Timestamp: 2018-12-14 09:02:17+00:00

Document:
martedì 9 dicembre 2014 22:06
Agenzia del Demanio: in Gazzetta Ufficiale il decreto sull'individuazione di beni immobili di proprietà dello Stato
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto dell'Agenzia del Demanio pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 285 del 9.12.2014
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 285 del 9.12.2014 il decreto del 4.12.2014 dell'Agenzia del Demanio recante "Individuazione di beni immobili di proprietà dello Stato".Il Decreto, che si compone di sei articoli e di una parte in formato grafico, può essere scaricato cliccando su "Accedi al Provvedimento".
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 285 del 9.12.2014 il decreto del 4.12.2014 dell'Agenzia del Demanio recante "Individuazione di beni immobili di proprietà dello Stato".Il Decreto, che si compone di sei articoli e di una parte in formato grafico, può essere scaricato cliccando su "Acce ... Continua a leggere
venerdì 5 dicembre 2014 20:33
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 2.12.2014
In caso di impugnazione di un accordo di programma avente a oggetto la realizzazione di un’opera pubblica, il ricorso va notificato, a pena di inammissibilità, a tutte le amministrazioni firmatarie dell’accordo, dovendo considerarsi amministrazioni emananti tutte quelle che all’accordo stesso hanno partecipato (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 26 marzo 2010, nr. 1774; id., 22 maggio 2008, nr. 2469).Tale principio risulta pacificamente estensibile anche ai Patti Territoriali, come quello per cui qui è causa, i quali a norma dell’art. 2, comma 203, lettera d), della legge 23 dicembre 1996, nr. 662, costituiscono una species del più ampio genus degli accordi di programmazione negoziata, nel quale rientrano anche gli accordi di programma, la cui disciplina procedimentale peraltro condividono sulla scorta della delibera del C.I.P.E. del 10 maggio 1995 (con riferimento, in particolare, all’impiego del modulo della Conferenza dei servizi di cui all’art. 14 della legge nr. 241 del 1990).
In caso di impugnazione di un accordo di programma avente a oggetto la realizzazione di un’opera pubblica, il ricorso va notificato, a pena di inammissibilità, a tutte le amministrazioni firmatarie dell’accordo, dovendo considerarsi amministrazioni emananti tutte quelle che all’accordo stesso hanno ... Continua a leggere
venerdì 5 dicembre 2014 19:17
Espropri: il mancato pagamento dell'indennità nel termine di 30 giorni non comporta l’automatica caducazione del decreto nella sua interezza
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 1.12.2014
L’art. 42-bis del d.P.R. nr. 327 del 2001, pur disponendo che nel decreto di acquisizione sia contenuto, oltre alla liquidazione dell’indennizzo, anche l’ordine di procedere al pagamento nel termine di trenta giorni, non prevede affatto che il mancato pagamento entro il detto termine comporti l’automatica caducazione del decreto nella sua interezza; ché, anzi, è espressamente stabilito che il solo effetto traslativo della proprietà operi “sotto condizione sospensiva del pagamento delle somme dovute ai sensi del comma 1” (comma 4).Pertanto, è evidente che trattasi di termine acceleratorio fissato a garanzia dell’espropriato, ciò che rende impossibile ipotizzare che sia rimessa all’Amministrazione, attraverso un ritardo nella materiale corresponsione dell’indennizzo, una sorta di facoltà di porre nel nulla il decreto nella sua interezza.Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al provvedimento".
L’art. 42-bis del d.P.R. nr. 327 del 2001, pur disponendo che nel decreto di acquisizione sia contenuto, oltre alla liquidazione dell’indennizzo, anche l’ordine di procedere al pagamento nel termine di trenta giorni, non prevede affatto che il mancato pagamento entro il detto termine comporti l’aut ... Continua a leggere
venerdì 5 dicembre 2014 18:41
Vincolo sopravvenuto all'edificazione: in attuazione del principio tempus regit actum, l'obbligo di pronuncia da parte dell'autorità preposta alla tutela del vincolo sussiste in relazione alla esistenza del vincolo al momento in cui deve essere valutata la domanda di sanatoria, a prescindere dall'epoca d'introduzione del vincolo
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 1.12.2014
Ad avviso della Sesta Sezione del Consiglio di Stato "non sussiste ragione per discostarsi dal consimile precedente della Sezione, intervenuto nei confronti dello stesso Ente Parco del Cilento nello stesso territorio di Castellabate (Cons. Stato, VI, 17 gennaio 2014, n. 231) o di altri ancora seppure di altra Sezione (Cons. Stato, IV, 19 marzo 2014, n. 1338).Con l’indicata decisione, questa Sezione ha infatti – richiamando il precedente di cui a Cons. Stato, Ad. plen., 22 luglio 1999, n. 20 sul vincolo sopravvenuto all'edificazione - affermato che “la circostanza che il vincolo (nella specie: istituzione di un Parco) sia sopravvenuto rispetto all'edificazione non può condurre a considerare del tutto inesistente un vincolo di inedificabilità totale, ricadendo nella previsione di carattere generale contenuta nel primo comma dell'art. 32 della legge n. 47/1985, secondo cui il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo è subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso, parere che va acquisito a prescindere dal requisito della anteriorità dell'opera rispetto al vincolo. In attuazione del principio tempus regit actum, invero, l'obbligo di pronuncia da parte dell'autorità preposta alla tutela del vincolo sussiste in relazione alla esistenza del vincolo al momento in cui deve essere valutata la domanda di sanatoria, a prescindere dall'epoca d'introduzione del vincolo. E appare altresì evidente che tale valutazione corrisponde alla esigenza di vagliare l'attuale compatibilità, con il vincolo, dei manufatti realizzati abusivamente”.Nella fattispecie, in coerenza con detta giurisprudenza, posta la pacifica sopravvenienza all’abuso dell’istituzione dell’Ente Parco del Cilento e del Vallo di Diano, nonché l’assenza di valutazione concreta e attuale della compatibilità dell’intervento abusivo, che non è riducibile al mero richiamo dei contenuti astratti discendenti dal vincolo, la sentenza impugnata appare corretta e, conseguentemente, le censure dedotte devono essere rigettate perché infondate."Per scaricare la sentenza cliccare su " Accedi al provvedimento".
Ad avviso della Sesta Sezione del Consiglio di Stato "non sussiste ragione per discostarsi dal consimile precedente della Sezione, intervenuto nei confronti dello stesso Ente Parco del Cilento nello stesso territorio di Castellabate (Cons. Stato, VI, 17 gennaio 2014, n. 231) o di altri ancora seppu ... Continua a leggere
venerdì 5 dicembre 2014 18:25
Compatibilità paesaggistica: la nozione di "volume tecnico"
L’art. 167 (Ordine di rimessione in pristino o di versamento di indennità pecuniaria) d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, al comma 4 prevede che l’autorità amministrativa competente accerta la compatibilità paesaggistica, secondo le procedure di cui al comma 5, nei casi indicati (per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall'autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati; per l'impiego di materiali in difformità dall'autorizzazione paesaggistica; per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria ai sensi dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380); il comma 5 consente al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo dell'immobile o dell'area interessati dagli interventi di cui al comma 4 di presentare apposita domanda all'autorità preposta alla gestione del vincolo ai fini dell'accertamento della compatibilità paesaggistica degli interventi medesimi che, qualora venga accertata, comporta il pagamento di una indennità pecuniaria equivalente al maggiore importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito mediante la trasgressione.Come ben considerato dal primo giudice, nella vicenda in esame la Soprintendenza ha indebitamente dichiarato improcedibile l'istanza di accertamento della compatibilità paesistica, evidenziando in motivazione che le opere non rientrano nella casistica prevista dall'articolo 167, comma 4, lettere a) e c) del decreto legislativo n. 42 del 2004, perché: "hanno comportato anche la realizzazione di volume ex novo, con conseguente incremento della volumetria legittima".Non appare dubitabile in punto di fatto che in termini edilizi ed urbanistici – vale a dire, secondo il il linguaggio e i parametri che, seppure incongruamente rispetto al contesto, usa l’art. 167 – il torrino di cui si verte sia un volume tecnico, perché servente all’ascensore.Ne consegue che, proprio per il detto rinvio alle categorie evocate dalla disposizione, la Soprintendenza avrebbe dovuto non già dichiarare l’intervento senz’altro non rientrante nelle fattispecie dell’art. 167, bensì procedere alla sua valutazione in concreto e postuma di compatibilità paesaggistica (in quanto, al contrario, rientrantevi perché accessivo a quelle stesse categorie). Sarebbe stato cioè necessario, data la natura di volume tecnico, procedere a un concreto accertamento di compatibilità paesaggistica, con una valutazione effettiva e concreta rispetto ai valori tutelati. Non può dunque essere condiso l’assunto dell’Amministrazione, che addebita ancora alla sentenza la pretesa di riscontrare la corrispondenza tra l’ambito urbanistico e quello della tutela paesaggistica sulla base della fallace nozione di “volume tecnico”, laddove invece l'introduzione legislativa di concetti quali "superfici utili" o "volumi", in un ambito normativo che attiene solo e soltanto alla tutela del paesaggio non può che aver riferimento, per l'appunto, “a quelle superfici utili o a quei volumi idonei ad apportare una modificazione alla realtà preesistente, tale da arrecare un "vulnus" agli interessi superiori di tutela del paesaggio”.L’impostazione, che fonda sulla separatezza delle nozioni tecniche di “superfici utili” e “volumi tecnici” a seconda della loro diversa applicazione nel campo urbanistico o in ambito paesaggistico nel quale ogni modificazione alla realtà preesistente determina “di per sé vulnus" agli interessi superiori di tutela del paesaggio, non è suscettibile di condivisione alcuna.In realtà, le nozioni tecniche in questione non sono specificate dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, ma solo dalle normative sulle costruzioni (in via esemplificativa e non esaustiva, circolare del Ministero dei lavori pubblici 23 luglio 1960, n. 1820; artt. 5 e 6 d.m. 2 agosto 1969; art. 3 d.m. 10 maggio 1977; art. 1 d.m. 26 aprile 1991; art. 6 d.m. 5 agosto 1994), dove la superficie utile (SU) coincide -in estrema sintesi- con l’area abitabile (superficie di pavimento degli alloggi misurata al netto di murature, pilastri, tramezzi, sguinci, vani di porte e finestre, di eventuali scale interne, di logge e balconi) mentre per superficie accessoria (SA) si intendono le parti dell’edificio destinate ad accessori e servizi (cantine, locali tecnologici, vano ascensore e scale, terrazze, balconi, logge e quant’altro).A sua volta il volume degli edifici, espresso in metri cubi vuoto per pieno, è costituito dalla sommatoria della superficie delimitata dal perimetro esterno dei vari piani per le relative altezze effettive misurate da pavimento a pavimento del solaio sovrastante; il volume tecnico si riferisce alle opere edilizie a servizio dell’edificio, che hanno una funzione strumentale, anche se necessariamente essenziale, in relazione all’uso della costruzione principale, senza assumere il carattere di vani chiusi utilizzabili, quali sono in genere gli accessori e per l’appunto la colonna ascensore.Dunque, come già ritenuto da questa Sezione del Consiglio di Stato (Sez. VI, 31 marzo 2014, n. 1512), “la nozione di ‘volume tecnico’, non computabile nella volumetria ai fini in questione, corrisponde a un’opera priva di qualsivoglia autonomia funzionale, anche solo potenziale, perché è destinata a solo contenere, senza possibilità di alternative e comunque per una consistenza volumetrica del tutto contenuta, impianti serventi di una costruzione principale per essenziali esigenze tecnico-funzionali della medesima. In sostanza, si tratta di impianti necessari per l'utilizzo dell'abitazione che non possono essere in alcun modo ubicati all'interno di questa, come possono essere -e sempre in difetto dell’alternativa- quelli connessi alla condotta idrica, termica o all'ascensore e simili, i quali si risolvono in semplici interventi di trasformazione senza generare aumento alcuno di carico territoriale o di impatto visivo”.Quindi non può essere ipotizzato - nella locuzione “superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente autorizzati” - un’accezione in termini atecnici o eccedenti il loro significato specialistico, per giungere senz’altro alla conclusione di un’astratta preclusione normativa rispetto a una valutazione che va invece ragionevolmente espressa in funzione della essenzialità del vano corsa dell’ascensore: per modo da porlo in concreta ed effettiva relazione (avuto riguardo anche alle reali dimensioni), ai fini del successivo giudizio di compatabilità paesaggistica, rispetto al contesto paesaggistico tutelato.Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al provvedimento".
L’art. 167 (Ordine di rimessione in pristino o di versamento di indennità pecuniaria) d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, al comma 4 prevede che l’autorità amministrativa competente accerta la compatibilità paesaggistica, secondo le procedure di cui al comma 5, nei casi indicati (per i lavori, realizzat ... Continua a leggere
venerdì 5 dicembre 2014 17:39
Vincoli: le valutazioni sull'esistenza di un interesse sia archeologico sia storico-artistico, tali da giustificare l'imposizione dei relativi vincoli, sono espressione di un potere nel quale sono presenti sia momenti di discrezionalità tecnica sia momenti propri di discrezionalità amministrativa
Come più volte rilevato dalla Sezione (v. , “ex multis”, Cons. St., sez. VI, 24 maggio 2013, n. 2851 e 6 marzo 2009, n. 1332), “le valutazioni in ordine all'esistenza di un interesse sia archeologico sia storico -artistico, tali da giustificare l'imposizione dei relativi vincoli, sono espressione di un potere nel quale sono presenti sia momenti di discrezionalità tecnica sia momenti propri di discrezionalità amministrativa; tale valutazione è prerogativa esclusiva dell'Amministrazione e può essere sindacata in sede giurisdizionale solo in presenza di profili di incongruità ed illogicità di evidenza tale da far emergere l'inattendibilità della valutazione tecnico -discrezionale compiuta”....Inoltre, il carattere recessivo dell’interesse privato rispetto all’interesse pubblico alla conservazione di significative testimonianze archeologiche era tale da non rendere necessaria una puntuale e specifica comparazione tra il prioritario interesse pubblico e l’interesse del privato, neppure allo scopo di dimostrare che il sacrificio imposto con il vincolo era stato contenuto entro il minimo possibile (sull’oggettiva prevalenza qualitativa dell’esercizio del potere pubblico di tutela di un interesse storico –artistico –archeologico sull’interesse del privato v., “ex plurimis”, Cons. St. , sez. VI, n. 5278 del 2004).Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al provvedimento".
Come più volte rilevato dalla Sezione (v. , “ex multis”, Cons. St., sez. VI, 24 maggio 2013, n. 2851 e 6 marzo 2009, n. 1332), “le valutazioni in ordine all'esistenza di un interesse sia archeologico sia storico -artistico, tali da giustificare l'imposizione dei relativi vincoli, sono espressione d ... Continua a leggere
venerdì 5 dicembre 2014 17:21
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 26.11.2014
La Terza Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame precisa che nel processo amministrativo la qualità di controinteressato va riconosciuta nella compresenza dell’elemento sostanziale, vale a dire al soggetto portatore di un interesse analogo e contrario a quello che legittima la posizione del ricorrente, e dell’elemento formale, costituito dall’indicazione nominativa del medesimo soggetto nel provvedimento impugnato o la sua agevole individuabilità aliunde.Nella specie, è evidente la sussistenza dell’elemento formale, stante l’indicazione del menzionato istituto scolastico nel diniego di d.i.a. impugnato in via principale, reso in applicazione del regolamento comunale che, nell’ottica della minimizzazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici dei particolari frequentatori, qualifica gli edifici adibiti a scuole (o asili, o aree e servizi similari) come siti sensibili tanto da imporre una determinata distanza di rispetto dal fabbricato (o dalla recinzione) ai fini dell’installazione degli impianti di cui trattasi.L’elemento sostanziale è identificabile nell’interesse concreto, diretto ed immediato derivante alla scuola dal mantenimento in vita dello stesso diniego, il quale le consente di conservare la posizione giuridica di soggetto espressamente tutelato dall’esposizione ai campi elettromagnetici, conseguente all’applicazione nei suoi confronti della misura introdotta col detto regolamento comunale.Sotto questo aspetto, quindi, non ha alcun rilievo che l’istituto non sia stato coinvolto nel procedimento di cui si controverte.È ben vero, peraltro, che nel caso di impugnazione di provvedimenti negativi, qual è il ripetuto diniego di d.i.a., in linea generale non sono configurabili controinteressati. Tuttavia, la giurisprudenza ha precisato che i terzi sulle cui acquisite posizioni il diniego si fondi devono essere evocati in giudizio, poiché l’eventuale annullamento del provvedimento pregiudicherebbe tali posizioni. In questo quadro, in tema di impugnazione del diniego del permesso di costruire costituisce orientamento pacifico l’operatività della regola generale secondo non sono normalmente configurabili controinteressati, ma sempre “salvo il caso in cui essi risultino indicati direttamente nell'atto” (cfr., per tutte, la recente Cons. giust. amm. Sicilia, 19 marzo 2014 n. 142)Il riferito indirizzo, a cui il Collegio aderisce in assenza di valide ragioni per dissentire, è perfettamente sovrapponibile al caso in esame.Tanto comporta la riforma della sentenza appellata nel senso dell’inammissibilità del ricorso di primo grado.Per scaricare il testo integrale della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".
La Terza Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame precisa che nel processo amministrativo la qualità di controinteressato va riconosciuta nella compresenza dell’elemento sostanziale, vale a dire al soggetto portatore di un interesse analogo e contrario a quello che legittima la posizi ... Continua a leggere
martedì 25 novembre 2014 18:12
Impianti di telefonia cellulare: nessun vincolo di inedificabilità per le antenne poste sul muro di cinta cimiteriale
Nel giudizio in esame con il primo dei motivi riproposti si deduce la violazione dell’art.338 R.D. 27 luglio 1934, n.1265 e, cioè, l’inosservanza del vincolo di inedificabilità assoluta, sancito dalla predetta disposizione, nella fascia di rispetto cimiteriale.Il Consiglio di Stato ha ritenuto infondato Il motivo è infondato rilevando che come chiarito da un costante e univoco indirizzo giurisprudenziale, dal quale non si ravvisano ragioni per discostarsi (Cons. St., sez. V, 14 settembre 2010, n.6671), l’art.338 R.D. cit. vieta l’edificazione, nella fascia di duecento metri dal muro di cinta dei cimiteri, di manufatti che possono essere qualificati come costruzioni edilizie.Sennonchè, nella fattispecie in esame si discute dell’assenso all’installazione di un impianto di telefonia mobile che, come si evince dall’esame del progetto presentato da Wind, non può in alcun modo essere classificato, ai fini che qui rilevano, come un manufatto edilizio (trattandosi di un’antenna staffata sul muro del cimitero e non di una costruzione edificata sul terreno ricadente nella fascia di rispetto).Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".
Nel giudizio in esame con il primo dei motivi riproposti si deduce la violazione dell’art.338 R.D. 27 luglio 1934, n.1265 e, cioè, l’inosservanza del vincolo di inedificabilità assoluta, sancito dalla predetta disposizione, nella fascia di rispetto cimiteriale.Il Consiglio di Stato ha ritenuto info ... Continua a leggere
lunedì 24 novembre 2014 23:51
Abusi edilizi: il Consiglio di Stato precisa i casi in cui è inutile invocare l'estraneità degli attuali proprietari all'effettuazione dell'abuso
Per giurisprudenza ampiamente prevalente la repressione degli abusi edilizi può essere disposta in qualsiasi momento, sia perché si tratta di misure a carattere reale piuttosto che di vere e proprie sanzioni (al riguardo sanzionatorio provvedendosi propriamente in sede penale), sia perché si tratta comunque di illeciti permanenti cui si associano misure oggettive, in rapporto alle quali non può nemmeno essere utilmente invocato il principio di estraneità degli attuali proprietari alla relativa effettuazione (fatte salve l’inopponibilità dell’acquisizione gratuita del bene e dell’area di sedime – ove gli stessi proprietari collaborino alla rimozione dell’abuso – nonché ogni possibile azione di rivalsa, nei confronti dei responsabili, ove diversi dagli attuali titolari del bene: cfr per il principio, fra le tante, Cons. Stato,. IV, 27 dicembre 2011, n. 6873 18 aprile 2014, n. 1994; V, 8 aprile 2014, n. 1650 e 30 giugno 2014, n. 3281). Per scaricare gratuitamente la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".
Per giurisprudenza ampiamente prevalente la repressione degli abusi edilizi può essere disposta in qualsiasi momento, sia perché si tratta di misure a carattere reale piuttosto che di vere e proprie sanzioni (al riguardo sanzionatorio provvedendosi propriamente in sede penale), sia perché si tratta ... Continua a leggere
lunedì 24 novembre 2014 23:10
Occupazione d'urgenza: l'illegittimità del procedimento di occupazione non produce l'illegittimità automatica degli atti espropriativi
La Quarta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha rilevato che stante la ben nota autonomia del procedimento di occupazione rispetto al procedimento di esproprio, (v. T.A.R. Pescara Sez. Unica - 14 gennaio 1983 n.16; T.A.R. Latina Sez. Unica 20 gennaio 1983 n.21) l’illegittimità del primo non produce alcuna influenza sul secondo, né la sentenza di questa Sezione n.2096 del 2011 contraddice tale assunto, avendo affrontato la questione qui all’esame nell’ambito di un obiter dictum , e comunque escludendo anzi l’ipotizzata automatica ricaduta in termini d’illegittimità degli atti espropriativi a causa dell’inefficacia del decreto d’occupazione d’urgenza. Per scaricare gratuitamente la sentenza cliccare su "Accedi al provvedimento".
La Quarta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha rilevato che stante la ben nota autonomia del procedimento di occupazione rispetto al procedimento di esproprio, (v. T.A.R. Pescara Sez. Unica - 14 gennaio 1983 n.16; T.A.R. Latina Sez. Unica 20 gennaio 1983 n.21) l’illegittimità d ... Continua a leggere
martedì 11 novembre 2014 21:32
Opere pubbliche: il merito della scelta relativa alla localizzazione di un' opera pubblica resta, in linea di massima, sottratto al sindacato del Giudice Amministrativo, con le sole eccezioni della illogicità, del travisamento e della contraddittorietà
La giurisprudenza è ferma nel ritenere che (ex aliis T.A.R. Marche Ancona Sez. I, 26-07-2013, n. 599) “il merito della scelta relativa alla localizzazione di un' opera pubblica resta, in linea di massima, sottratto al sindacato del Giudice Amministrativo, con le sole eccezioni della illogicità, del travisamento e della contraddittorietà, anche se l'amministrazione è tenuta a dare conto, nella relativa determinazione, dell'avvenuta valutazione e considerazione di tutti gli interessi coinvolti, e, segnatamente, di quelli sacrificati, e che, sotto il profilo dell'adeguato apprezzamento delle posizioni interessate dall' ubicazione dell' opera, le delibere che ne approvano il progetto risultano sicuramente sindacabili.”. Per scaricare la sentenza cliccare di "Accedi al Provvedimento".
La giurisprudenza è ferma nel ritenere che (ex aliis T.A.R. Marche Ancona Sez. I, 26-07-2013, n. 599) “il merito della scelta relativa alla localizzazione di un' opera pubblica resta, in linea di massima, sottratto al sindacato del Giudice Amministrativo, con le sole eccezioni della illogicità, del ... Continua a leggere
martedì 11 novembre 2014 20:21
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto del Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare in G.U. n. 261 del 10.11.2014
È stato pubblicato sulla gazzetta Ufficiale n. 261 del 10.11.2014 il decreto del Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare recante "Determinazione del buono stato ambientale e definizione dei traguardi ambientali". Per scaricare il decreto cliccare su "Accedi al Provvedimento".
È stato pubblicato sulla gazzetta Ufficiale n. 261 del 10.11.2014 il decreto del Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare recante "Determinazione del buono stato ambientale e definizione dei traguardi ambientali". Per scaricare il decreto cliccare su "Accedi al Provvedimen ... Continua a leggere
martedì 11 novembre 2014 20:05
Urbanistica: il "lotto intercluso" quale eccezione alla necessaria presenza di strumenti urbanistici per la disciplina del territorio
A mente dell'art. 9, t.u. ed. costituisce regola generale ed imperativa, in materia di governo del territorio, il rispetto delle previsioni del p.r.g. che impongano, per una determinata zona, la pianificazione di dettaglio: tali prescrizioni - di solito contenute nelle n.t.a. - sono vincolanti e idonee ad inibire l'intervento diretto costruttivo (cfr. Cons. St., sez. IV, 30 dicembre 2008, n. 6625). Corollari immediati di tale principio fondamentale sono: a) che quando lo strumento urbanistico generale prevede che la sua attuazione debba aver luogo mediante un piano di livello inferiore, il rilascio del titolo edilizio può essere legittimamente disposto solo dopo che lo strumento esecutivo sia divenuto perfetto ed efficace, ovvero quando è concluso il relativo procedimento (cfr. Cons. St., sez. V, 1 aprile 1997, n. 300); b) che in presenza di una normativa urbanistica generale che preveda per il rilascio del titolo edilizio in una determinata zona l'esistenza di un piano attuativo, non è consentito superare tale prescrizione facendo leva sulla situazione di sufficiente urbanizzazione della zona stessa (cfr. Cons. St., sez. IV, 3 novembre 2008, n. 5471); c) l'insurrogabilità dell'assenza del piano attuativo con l'imposizione di opere di urbanizzazione all'atto del rilascio del titolo edilizio; invero, l'obbligo dell'interessato di realizzare direttamente le opere di urbanizzazione è idoneo a sopperire solo alla mancanza fisica e materiale di tali opere ma non è in grado di colmare l'assenza dello strumento esecutivo (cfr. Cons. Sr., sez. IV, 26 gennaio 1998, n. 67; Cass. pen., sez. III, 26 gennaio 1998, n. 302; Cons. St., sez. V, 15 gennaio 1997, n. 39); d) l'inconfigurabilità di equipollenti al piano attuativo, circostanza questa che impedisce che in sede amministrativa o giurisdizionale possano essere effettuate indagini volte a verificare se sia tecnicamente possibile edificare vanificando la funzione del piano attuativo, la cui indefettibile approvazione, se ritarda, può essere stimolata dall'interessato con gli strumenti consentiti dal sistema (cfr. Cons. St., sez. IV, 30 dicembre 2008, n. 6625); e) la necessità dello strumento attuativo anche in presenza di zone parzialmente urbanizzate che sono comunque esposte al rischio di compromissione dei valori urbanistici e nelle quali la pianificazione di dettaglio può conseguire l'effetto di correggere e compensare il disordine edificativo in atto (cfr. Cass. pen., sez. III, 19 settembre 2008, n. 35880). Alla luce di tale normativa la giurisprudenza ha individuato, tuttavia, un’eccezione a tale stringente necessaria presenza di strumenti urbanistici per la disciplina del territorio: il cd “lotto intercluso”. Tale fattispecie si realizza, secondo tale impostazione, allorquando l'area edificabile di proprietà del richiedente: a) sia l'unica a non essere stata ancora edificata; b) si trovi in una zona integralmente interessata da costruzioni; c) sia dotata di tutte le opere di urbanizzazione (primarie e secondarie), previste dagli strumenti urbanistici; d) sia valorizzata da un progetto edilizio del tutto conforme al p.r.g. In sintesi, si consente l’intervento costruttivo diretto purché si accerti la sussistenza di una situazione di fatto perfettamente corrispondente a quella derivante dall'attuazione del piano esecutivo, allo scopo di evitare defatiganti attese per il privato ed inutili dispendi di attività procedimentale per l'ente pubblico (cfr. Cons. St., sez. IV, 29 gennaio 2008, n. 268; sez. V, 3 marzo 2004, n. 1013; sez. IV, Sent., 10 giugno 2010, n. 3699). Quindi, lo strumento urbanistico deve considerarsi superfluo posto che è stata ormai raggiunta la piena edificazione e urbanizzazione della zona interessata, raggiungendo in tal modo la scopo e i risultati perseguiti dai piani esecutivi (i.e. piano attuativo). Nel caso di specie, dalla documentazione prodotta anche dal Comune di Casandrino emerge che il lotto di proprietà del sig. Bilancio è inserito in una zona completamente urbanizzata e servita dalle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, in una zona razionalmente urbanizzata e circondata da una serie di abitazioni private, di tal ché l’approvazione di un piano attuativo sarebbe del tutto superflua, non rimanendo margini di regolamentazione. Contrariamente si porrebbe a carico del privato l’inutile attesa per l’approvazione del piano esecutivo che comunque non potrebbe apportare alcun significativo intervento volto alla salvaguardia del territorio, che si ripete già pienamente urbanizzato.
A mente dell'art. 9, t.u. ed. costituisce regola generale ed imperativa, in materia di governo del territorio, il rispetto delle previsioni del p.r.g. che impongano, per una determinata zona, la pianificazione di dettaglio: tali prescrizioni - di solito contenute nelle n.t.a. - sono vincolanti e id ... Continua a leggere
martedì 11 novembre 2014 19:05
Esproprio: l’accordo amichevole sull'ammontare dell'indennità di esproprio perde efficacia se il procedimento di espropriazione per pubblica utilità non si concluda con il negozio di cessione o con il decreto di esproprio
La Quarta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha condiviso e fatta propria l’affermazione giurisprudenziale secondo cui (ex aliis Cons. Stato Sez. IV, 23-09-2004, n. 6239) “l’ accordo amichevole sull'ammontare dell'indennità di esproprio previsto dall'articolo 26 della legge 2359 del 1865 non comporta una cessione volontaria del bene, sicché è sempre necessario il completamento della procedura espropriativa al fine del passaggio della proprietà del bene dall'espropriato all'espropriante: pertanto, l'accordo amichevole viene a caducarsi e a perdere di efficacia ove il procedimento di espropriazione per pubblica utilità non si concluda con il negozio di cessione o con il decreto di esproprio; in tale ipotesi il privato subisce un danno ingiusto a causa della sopraggiunta perdita della proprietà del bene per effetto della occupazione divenuta illegittima e della sua radicale e irreversibile trasformazione per la costruzione dell'opera pubblica. Tuttavia, quando il contenuto dell'accordo amichevole si arricchisce e si accompagna al pagamento e alla relativa quietanza, nonché alla dichiarazione di non avere null'altro a pretendere per quel titolo, il mancato compimento della procedura di esproprio nei termini, unita alla mancata impugnazione del decreto tardivo da parte del privato interessato, rende l'assetto di interessi concordato dalle parti stabile, legittimo, valido e non disapplicabile dal giudice a fini risarcitori.”.
La Quarta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha condiviso e fatta propria l’affermazione giurisprudenziale secondo cui (ex aliis Cons. Stato Sez. IV, 23-09-2004, n. 6239) “l’ accordo amichevole sull'ammontare dell'indennità di esproprio previsto dall'articolo 26 della legge 2359 ... Continua a leggere
martedì 11 novembre 2014 18:41
Edilizia economica e popolare: il diritto di prelazione (o di preferenza) dei proprietari di aree incluse in un piano di zona si configura ai soli fini dell'assegnazione dell'area e non in relazione a un'area determinata
L’art. 35 della L. 22-10-1971 n. 865 così dispone all'undicesimo comma: “Le aree di cui al secondo comma, destinate alla costruzione di case economiche e popolari, sono concesse in diritto di superficie, ai sensi dei commi precedenti, o cedute in proprietà a cooperative edilizie e loro consorzi, ad imprese di costruzione e loro consorzi ed ai singoli, con preferenza per i proprietari espropriati ai sensi della presente legge sempre che questi abbiano i requisiti previsti dalle vigenti disposizioni per l'assegnazione di alloggi di edilizia agevolata” Il Consiglio di Stato nella sentenza in esame rileva che come anticipato in sede cautelare, nella la deliberazione dell’Amministrazione (peraltro contraria ad altra resa precedentemente sul punto) si è discostata dalla interpretazione prevalente in giurisprudenza secondo cui la detta disposizione configura un diritto di prelazione (o di preferenza) dei proprietari di aree incluse in un piano di zona per l'edilizia economica e popolare ai soli fini dell'assegnazione dell'area e non in relazione a un' area determinata (Cons. Stato, sez. IV, 27 giugno 1978, n. 608; 1 aprile 1993, n. 381; 25 marzo 2003, n. 1545; 21 maggio 2004, n. 3315). Secondo tale orientamento, aderente al dato testuale della norma e alle sue finalità, la preferenza agli originari proprietari opera con riguardo al complesso delle aree, da assegnare in proprietà, incluse nel piano, sicché non è richiesto dalla norma che al beneficiato appartenga tutto l'intero terreno su cui sarà effettuato l'intervento edilizio.”. Per scaricare la sentenza cliccare su accedi al Provevdimento.
L’art. 35 della L. 22-10-1971 n. 865 così dispone all'undicesimo comma: “Le aree di cui al secondo comma, destinate alla costruzione di case economiche e popolari, sono concesse in diritto di superficie, ai sensi dei commi precedenti, o cedute in proprietà a cooperative edilizie e loro consorzi, ... Continua a leggere
martedì 11 novembre 2014 15:04
La nozione di "volume tecnico": a titolo esemplificativo sono da considerare "volumi tecnici" quelli strettamente necessari a contenere i serbatoi idrici, l'extracorsa degli ascensori, i vasi di espansione dell'impianto di termosifone, le canne fumarie e di ventilazione, il vano scala al di sopra delle linee di gronda
In base ad una consolidata giurisprudenza "la nozione di volume tecnico, non computabile nel calcolo della volumetria massima consentita, può essere applicata solo con riferimento ad opere edilizie completamente prive di una propria autonomia funzionale, anche potenziale, in quanto destinate a contenere impianti serventi di una costruzione principale, per esigenze tecnico-funzionali della costruzione stessa; si tratta, in particolare, di impianti necessari per l'utilizzo dell'abitazione, che non possono essere ubicati all'interno di essa, connessi alla condotta idrica, termica, ascensore ecc., mentre va escluso che possa parlarsi di volumi tecnici al di fuori di tale ambito, al fine di negare rilevanza giuridica ai volumi comunque esistenti nella realtà fisica" (Cons. di Stato, Sez. IV, 4 maggio 2010, n. 2565). Nel caso in esame, si è accertato che l’ordine di demolizione riguarda un fabbricato, già sul piano dimensionale ( 6,30 mt X 5,40 mt e di altezza pari a mt 2,90), ex se di consistente impatto e nient’affatto accessorio o servente rispetto all’abitazione principale. La stessa destinazione principale a ricovero di biciclette ed altri mezzi, riconosciuta dai proprietari ( unitamente alle altre destinazioni proprie dei volumi tecnici), non fa altro che corroborare la correttezza della tesi dell’amministrazione, a ragione condivisa dai giudici di primo grado, secondo cui si tratta in realtà di un manufatto potenzialmente ( ma anche in fatto) autonomo rispetto a quello principale, pienamente compatibile, anche in ragione della sua altezza con destinazioni d’uso di differente tipologia e perciò non qualificabile alla stregua di un volume tecnico. In ogni caso, giova qui ricordare che, come statuito da questa sezione nella sentenza 5 agosto 2013 n. 4086, in assenza di leggi regionali e di altre disposizioni normative urbanistico-edilizie specificamente applicabili, si deve tenere conto nella materia della circolare del Ministero dei lavori pubblici 31 gennaio 1973, n. 2474, che ha ammesso la possibilità di non computare nella volumetria assentibile i volumi tecnici, soltanto quando si tratti di un manufatto ancora da realizzare e l'amministrazione abbia effettuato ex ante le valutazioni inerenti alle sue esigenze tecnico-funzionali. Quando, invece, sia stato realizzato abusivamente un nuovo volume, rispetto a quello legittimamente assentito, nessuna disposizione consente di effettuare le medesime valutazioni: il solo fatto che si tratti di un nuovo manufatto abusivo preclude all'amministrazione di considerarlo irrilevante. Inoltre, nella stessa circolare si legge che, sentito il Consiglio Superiore dei lavori pubblici, si propone la seguente definizione di volume tecnico: "Devono intendersi per volumi tecnici, ai fini della esclusione dal calcolo della volumetria ammissibile, i volumi strettamente necessari a contenere ed a consentire l'accesso di quelle parti degli impianti tecnici (idrico, termico, elevatorio, televisivo, di parafulmine, di ventilazione, ecc.) che non possono per esigenze di funzionalità degli impianti stessi, trovare luogo entro il corpo dell'edificio realizzabile nei limiti imposti dalle norme urbanistiche. A titolo esemplificativo il Consiglio Superiore fa presente che sono da considerare "volumi tecnici" quelli strettamente necessari a contenere i serbatoi idrici, l'extracorsa degli ascensori, i vasi di espansione dell'impianto di termosifone, le canne fumarie e di ventilazione, il vano scala al di sopra delle linee di gronda. Non sono invece da intendere come volumi tecnici i bucatai, gli stenditoi coperti, i locali di sgombero e simili.”
In base ad una consolidata giurisprudenza "la nozione di volume tecnico, non computabile nel calcolo della volumetria massima consentita, può essere applicata solo con riferimento ad opere edilizie completamente prive di una propria autonomia funzionale, anche potenziale, in quanto destinate a cont ... Continua a leggere
martedì 11 novembre 2014 12:31
Sulla base di ampia e consolidata giurisprudenza alla Soprintendenza è affidata una compiuta valutazione di legittimità, anche sotto il profilo del ponderato bilanciamento degli interessi tutelati, quale espressione di un potere non di mero controllo formale, ma di vera e propria attiva cogestione ... Continua a leggere
domenica 9 novembre 2014 09:39
Agenzia del Demanio: in Gazzetta Ufficiale l'elenco degli immobili di proprietà dello Stato
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto dell'Agenzia del Demanio pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 260 del 8.11.2014
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 260 del 8.11.2014 è stato pubblicato l'elenco degli immobili di proprietà dello Stato. Ai sensi dell'art. 3 del decreto contro l'iscrizione dei beni nell'elenco è ammesso ricorso amministrativo all'Agenzia del demanio entro sessanta giorni dalla pubblicazione del presente decreto sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, fermi gli altri rimedi di legge. Per scaricare il decreto e l'elenco allegato cliccare su "Accedi al Provvedimento".
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 260 del 8.11.2014 è stato pubblicato l'elenco degli immobili di proprietà dello Stato. Ai sensi dell'art. 3 del decreto contro l'iscrizione dei beni nell'elenco è ammesso ricorso amministrativo all'Agenzia del demanio entro sessanta giorni dalla pubblicazione del ... Continua a leggere
domenica 2 novembre 2014 19:07
Nel caso di annullamento in sede giurisdizionale di un titolo abilitativo, in accoglimento del ricorso proposto da parte di chi vi abbia interesse, è solo costui che può chiedere il risarcimento del danno nei confronti del soggetto che ha chiesto ed ottenuto il titolo non spettante, ovvero – se del caso – anche nei confronti dell’amministrazione che avrebbe dovuto respingere la domanda e non abbia adeguatamente valutato la fattispecie, così concausando il danno verificatosi (cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 15 ottobre 2012, n. 5379). Questo il principio ribadito dalla Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza depositata in data 29.10.2014 nella quale si rileva altresì che non può invece dolersi del danno chi – per una qualsiasi evenienza e con un provvedimento espresso, ovvero a seguito di un silenzio assenso o una s.c.i.a. – abbia ottenuto un titolo abilitativo presentando un progetto oggettivamente non assentibile: in tal caso il richiedente sotto il profilo soggettivo ha manifestato quanto meno una propria colpa (nel presentare il progetto assentibile solo contra legem) e sotto il profilo oggettivo attiva con efficacia determinante il meccanismo causale idoneo alla verificazione del danno. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".
Nel caso di annullamento in sede giurisdizionale di un titolo abilitativo, in accoglimento del ricorso proposto da parte di chi vi abbia interesse, è solo costui che può chiedere il risarcimento del danno nei confronti del soggetto che ha chiesto ed ottenuto il titolo non spettante, ovvero – ... Continua a leggere
domenica 2 novembre 2014 14:25
Sanatoria abusi edilizi: il silenzio dell'Amministrazione sull'istanza di sanatoria deve qualificarsi come provvedimeno tacito avente contenuto negativo
Ai sensi dell'art. 13 L. 28 febbraio 1985, n. 47, il silenzio mantenuto dall'Amministrazione sull'istanza di sanatoria di abusi edilizi deve qualificarsi come provvedimeno tacito avente contenuto negativo (cfr. Cons. St., Sez. IV, 18 marzo 2010, n. 1624; Id., 13 gennaio 2010, n. 100; Id. 7 luglio 2008, n. 3373). Per quanto concerne l’individuazione del dies a quo per la formazione del silenzio rigetto non può ritenersi che lo stesso venga interrotto o sospeso in pendenza del processo penale tendente ad accertare la sussistenza del reato edilizio. Infatti, il legislatore ha emanato una disposizione di segno esattamente opposto, stabilendo con l’art. 22, l. 47/1985 che è il processo penale a restare sospeso per il termine di sessanta giorni dalla data del deposito della domanda di concessione in sanatoria, in quanto riguarda i tempi necessari per la definizione della procedura amministrativa, per la quale, consumato detto termine senza che la domanda sia stata accolta, la stessa si intende definita per silenzio rigetto (Cass. pen., Sez. III, 8 aprile 2004, n. 16706). Sicché deve ritenersi che, decorso il termine di sessanta giorni dalla data di presentazione della concessione in sanatoria, la stessa si intenda respinta con onere di contestazione giurisdizionale del silenzio-diniego, così formatosi, nell’ordinario termine di sessanta giorni a pena di decadenza. Pertanto, non può condividersi la sentenza di prime cure nella misura in cui ha ritenuto che l’amministrazione comunale avrebbe comunque dovuto emanare un provvedimento esplicito di diniego, prima di adottare l’impugnata ordinanza di demolizione. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".
Ai sensi dell'art. 13 L. 28 febbraio 1985, n. 47, il silenzio mantenuto dall'Amministrazione sull'istanza di sanatoria di abusi edilizi deve qualificarsi come provvedimeno tacito avente contenuto negativo (cfr. Cons. St., Sez. IV, 18 marzo 2010, n. 1624; Id., 13 gennaio 2010, n. 100; Id. 7 luglio ... Continua a leggere
domenica 2 novembre 2014 14:14
Dichiarazione di decadenza di una concessione di terreni: l'applicazione dell'art. 7 L. n. 379/1967 in caso di morte dell’assegnatario
Nella sentenza in esame la Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha osservato che l’art. 7 L. 379/1967 prevede che in caso di morte dell’assegnatario subentrano i discendenti in linea retta, sempre che abbiano i requisiti richiesti dalla L. 230/1950 – art. 16 – e che in ultima istanza, ove non vi stata assegnazione tra gli eredi, deve decidere l’autorità giudiziaria, mentre - in totale assenza di soggetti aventi causa in possesso dei requisiti richiesti - il fondo deve ritornare nella disponibilità dell’Ente assegnante. Ciò comporta che l’individuazione del nuovo soggetto assegnatario, nel caso di decesso di quello originario, è un passaggio del tutto necessario poiché, in tema di riforma fondiaria, la disciplina di cui all'art. 7 della legge 29 maggio 1967, n. 379, ha inteso favorire la continuità della conduzione dei fondi nella persona del soggetto idoneo ad un’efficiente coltivazione (ovvero munito dei requisiti contemplati dall'art. 16 della legge n. 230 del 1950), stabilendo i criteri per la designazione di colui che subentra ("iure proprio") all'assegnatario anche in funzione dell'assicurazione della permanenza dell'indivisibilità del fondo (Cass. civ., II, 24 giugno 2010, n. 15308), mentre la questione del pagamento del prezzo di assegnazione resta un elemento rilevante, ma insufficiente. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".
Nella sentenza in esame la Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha osservato che l’art. 7 L. 379/1967 prevede che in caso di morte dell’assegnatario subentrano i discendenti in linea retta, sempre che abbiano i requisiti richiesti dalla L. 230/1950 – art. 16 – e che in ultima istanza, ove non vi s ... Continua a leggere
martedì 28 ottobre 2014 19:32
Ai sensi dell'art. 18 L. 28 febbraio 1985, n. 47, perché possa ritenersi sussistente una lottizzazione abusiva cartolare-negoziale posta in essere mediante il frazionamento planimetrico del fondo e la conseguente vendita dei lotti da essa risultanti non è necessario dimostrare la sussistenza di tutti gli indici rivelatori di cui all'art. 18 cit., ma è sufficiente che lo scopo edificatorio emerga anche da un solo indizio (Cons. St., Sez. IV, 31 marzo 2009, n. 2004; Id., 11 ottobre 2006, n. 6060). Pertanto, in assenza di disposizioni statali o regionali che presumano l’intento illecito di lottizzare dalla vendita di una superficie inferiore al ‘lotto minimo legale’, è sufficiente che l’amministrazione accerti che i lotti frazionati e venduti per le loro caratteristiche (quali la dimensione in relazione alla natura del terreno e alla sua destinazione secondo gli strumenti urbanistici, il numero, l'ubicazione o la eventuale previsione di opere di urbanizzazione ed in rapporto ad elementi riferiti agli acquirenti) evidenzino in modo non equivoco la destinazione a scopo edificatorio (cosiddetta lottizzazione cartolare) (Cons. St., Sez. IV, 5 agosto 2003, n. 4465).
Ai sensi dell'art. 18 L. 28 febbraio 1985, n. 47, perché possa ritenersi sussistente una lottizzazione abusiva cartolare-negoziale posta in essere mediante il frazionamento planimetrico del fondo e la conseguente vendita dei lotti da essa risultanti non è necessario dimostrare la sussistenza di tut ... Continua a leggere

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 sentenza 
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 sentenza 
 art. 3
 art. 1
 art. 6
 sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
e contrario
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 Cass. 
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 art. 16
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