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Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 2345 del 10 marzo 1994
In forza dell'art. 4 e 18 della l. 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d'autore, l'elaborazione di opere dell'ingegno preesistenti, quale la riduzione teatrale di opera letteraria (nell'ipotesi, di due racconti di Cechov), è autonomamente protetta, a condizione che abbia carattere di creatività rispetto all'opera originaria, dovendo possedere un grado, sia pure minimo, di originalità ed individualità idonee a differenziarla da questa, secondo un apprezzamento di fatto - insindacabile in sede di legittimità, se congruamente e correttamente motivato - rimesso al giudice del merito, al quale compete, altresì, in caso di contestazione, la verifica dell'esistenza di un testo compiuto dell'opera derivata (nella specie, copione teatrale risultato autonomo e preesistente rispetto agli interventi di regia, di interpretazione e di allestimento scenico finalizzato alla rappresentazione dello stesso).
Corte di Cassazione civile, Sentenza n. 2345 del 10 marzo 1994
In forza dell'art. 4 e 18 della l. 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d'autore, l'elaborazione di opere dell'ingegno preesistenti, quale la riduzione teatrale di opera letteraria (nell'ipotesi, di due racconti di Cechov), è autonomamente protetta, a condizione che abbia carattere di creatività rispetto all'opera originaria, dovendo possedere un grado, sia pure minimo, di originalità ed individualità idonee a differenziarla da questa, secondo un apprezzamento di fatto - insindacabile in sede di legittimità, se congruamente e correttamente motivato rimesso al giudice del merito, al quale compete, altresì, in caso di contestazione, la verifica dell'esistenza di un testo compiuto dell'opera derivata (nella specie, copione teatrale risultato autonomo e preesistente rispetto agli interventi di regia, di interpretazione e di allestimento scenico finalizzato alla rappresentazione dello stesso).
Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza del 22 febbraio 1994
Giovanni d'Ammassa 22 Febbraio 1994
La disposizione di cui all'art. 1 l. 20 luglio 1985 n. 400, che punisce l'abusiva duplicazione, riproduzione e vendita delle opere cinematografiche o televisive, tutela il diritto dell'autore, del produttore e quello della S.I.A.E. a percepire i proventi derivanti dall'utilizzazione economica delle opere dell'ingegno contro le illecite riproduzioni delle opere realizzate da terzi a fini commerciali; esula pertanto dall'oggetto penale l'interesse finanziario dello Stato. Tale non può infatti qualificarsi l'interesse economico della S.I.A.E. a percepire i proventi suddetti, giacchè, pur essendo divenuta ente pubblico ed avendo anche assunto il compito di riscuotere diritti erariali sugli spettacoli e sui trattenimenti pubblici, la S.I.A.E. è interessata quale soggetto passivo del reato in parola solo quale percettore di proventi privati. In altri termini la norma penale mira esclusivamente a tutelare i diritti privati derivanti dalla utilizzazione delle opere dell'ingegno, anche se in occasione di tale utilizzazione lo Stato riscuote entrate di carattere tributario; ne consegue, escluso il carattere finanziario del reato, che ai fatti commessi anteriormente alla data della sua efficacia è applicabile l'amnistia di cui al d.P.R. 12 aprile 1990 n. 75.
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 1392 del 11 febbraio 1994
Giovanni d'Ammassa 11 Febbraio 1994
Il trasferimento dei diritti di utilizzazione dell'opera dello ingegno deve essere provato per iscritto, ma la forma scritta, essendo richiesta ad probationem, non costituisce requisito per la validità della cessione. Né, qualora il trasferimento venga invocato dal cessionario del diritto di utilizzazione nei confronti del terzo che abbia violato detto diritto (nella specie, producendo e ponendo in vendita oggetti in ceramica confondibili con altri prodotti registrati) - e non già nei confronti di chi assuma vantare il medesimo diritto -, operano le limitazioni previste dall'art. 2704 c.c., circa la prova della data della scrittura privata, applicandosi detta disposizione solo quando sulla base della scrittura si vogliono conseguire gli effetti propri della convenzione e non nel caso in cui la scrittura medesima sia allegata quale semplice fatto storico che può essere provato, in quanto tale, con qualsiasi mezzo.
Corte di Cassazione penale, sez. IV, Sentenza del 2 dicembre 1993
Giovanni d'Ammassa 2 Dicembre 1993
In caso di vendita o di noleggio di videocassette riproducenti opere cinematografiche senza il contrassegno S.I.A.E., è irrilevante la caduta dell'opera in pubblico dominio. L'art. 2 l. 27 marzo 1987, n. 121 dispone, introducendo un reato del tutto nuovo, che tali condotte sono assoggettate alle disposizioni della l. 20 luglio 1985, n. 400 e detto riferimento ha efficacia solo quoad poenam e non quoad delictum; tale disciplina ha la funzione non già di garantire il pagamento dei c.d. diritti d'autore, in relazione al quale l'attività illecita è prevista come diverso reato dall'art. 1 predetta l. n. 400 del 1985, bensì quella di tutelare l'acquirente ed il noleggiante del prodotto sia in riferimento alla genuinità dell'opera sia alla legittimità della provenienza.
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 12507 del 23 novembre 1993
Giovanni d'Ammassa 23 Novembre 1993
La riproduzione di un'opera, in esecuzione di un contratto di "locatio operis", anche se dalla stessa non derivi un vantaggio economico diretto, costituisce violazione del diritto di utilizzazione economica spettante all'autore, in quanto diminuzione dell'eventuale lucro conseguibile dallo stesso. Fattispecie opera d'arte figurativa.
Corte di Cassazione penale, sez. II Sentenza del 22 ottobre 1993
Giovanni d'Ammassa 22 Ottobre 1993
In tema di ricettazione di videocassette relative ad opere cinematografiche illecitamente riprodotte, poiché la rilevanza dell'errore, ai sensi dell'art. 47, comma 3, c.p. è ammessa solo per le norme extrapenali non integrando quella incriminatrice, e non anche per le norme extrapenali integranti la norma incriminatrice, non è configurabile un errore su norme extrapenali circa la legittimità della pratica di duplicazione, posto che i riferimenti normativi per stabilire l'abusività della duplicazione delle cassette e la illiceità penale della stessa formano con la disposizione dell'art. 648 c.p., nel punto ove menziona quale oggetto del reato "denaro o cose provenienti da qualsiasi delitto" un contesto unitario, costituendo un tutt'uno con il precetto penale.
Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza del 1 ottobre 1993
Giovanni d'Ammassa 1 Ottobre 1993
Il diritto di vendere o mettere in vendita "compact-disc" non comprende il noleggio. Infatti - premesso che l'autore ha il diritto esclusivo all'utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo e che i vari diritti sono tra l'altro indipendenti - per le opere registrate su apparecchi meccanici, tra questi vi è il diritto di noleggio, che è distinto dal diritto esclusivo di commercio di tali opere. Ne consegue che colui che legittimamente commerci opere registrate su apparecchi meccanici, qualora abusivamente le noleggi, commette il reato di cui all'art. 171 comma 1 lett. c) della l. 22 aprile 1941 n. 633. Infatti tale fattispecie, che incrimina varie condotte alternative tra cui la riproduzione, trascrizione, diffusione, vendita abusiva di opere altrui, conclude l'indicazione delle condotte vietate con l'espressione "pone altrimenti in commercio", che per la sua funzione generalizzante, opera come formula di chiusura della fattispecie, che così si salda con i singoli diritti, previsti per ogni categoria di opere, tra i quali, per le opere del genere qui considerato, vi è appunto il noleggio. Posto che il diritto di mettere in commercio opere fonografiche non comprende l'autonomo diritto di noleggiarle, il comportamento di chi, pur essendo titolare del diritto di porre in commercio "compact disc", eserciti altresì, senza autorizzazione del legittimo titolare, il noleggio di questi ultimi, integra gli estremi del reato di cui all'art. 171 comma 1 lett. a), l. 22 aprile 1941 n. 633, sulla protezione del diritto d'autore.
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 9326 del 4 settembre 1993
Giovanni d'Ammassa 4 Settembre 1993
Al fine di accertare se l'opera cinematografica è caduta in pubblico dominio, al termine di cinquanta anni dalla prima proiezione, introdotto dall'art. 3 d.P.R. 8 gennaio 1979 n. 19 modificativo dell'art. 32 l. 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d'autore, vanno aggiunti sei anni per la proroga concessa dall'art. 1 d.l.l. 20 luglio 1945 n. 440, nonché il tempo trascorso tra l'entrata dell'Italia in guerra e l'entrata in vigore del trattato di pace con le potenze alleate, a norma dell'all. XV di tale trattato, reso esecutivo con d.l.C.p.S. 28 novembre 1947 n. 1430, atteso che la specificata normativa del 1979 non ha assorbito nè abrogato la proroga e la sospensione del termine stabilito in considerazione del tempo di guerra. Al periodo di durata dei diritti di utilizzazione economica dell'opera cinematografica, stabilito dall'art. 32 l. 22 aprile 1941 n. 633, mod. dall'art. 3 D.P.R. 8 gennaio 1979 n. 19, in 50 anni dalla prima proiezione pubblica, purché questa abbia luogo non oltre 5 anni dalla fine dell'anno solare nel quale l'opera è stata prodotta, vanno aggiunti la proroga di 6 anni disposta dal d.lg.lt 20 luglio 1945 n. 440 per tutte le opere dell'ingegno e la sospensione disposta dall'all. XV al trattato di pace reso esecutivo in Italia con d.l.C.p.S. 28 novembre 1947 n. 1430, dallo scoppio della guerra all'entrata in vigore del trattato medesimo.
Corte di Cassazione civile, sezioni unite, Sentenza n. 7841 del 15 luglio 1993
Giovanni d'Ammassa 15 Luglio 1993
La dichiarazione di illegittimità dello statuto della S.I.A.E. e del regolamento del fondo di previdenza, nella parte in cui, discriminando gli iscritti ordinari dai soci, escludono i primi dall'elettorato attivo e passivo negli organi sociali nonché dai benefici del trattamento previdenziale, spetta alla giurisdizione di legittimità del giudice amministrativo; ed infatti qualora il giudice amministrativo nell'ambito della giurisdizione di legittimità assegnatagli dall'ordinamento, sotto la pressione di nuove esigenze di "giustiziabilità", al fine di assicurare un'effettiva tutela giurisdizionale amministrativa, amplia la latitUdine, dell'area del sindacato di legittimità, sotto il profilo dell'eccesso di potere, dando luogo ad un controllo giurisdizionale più incisivo e penetrante dell'attività amministrativa, utilizzando i criteri di logicità, uguaglianza e razionalità, resta tuttavia pur sempre nell'ambito della propria giurisdizione di legittimità, senza sconfinare sul terreno dell'opportunità o del merito amministrativo. La S.I.A.E. ha natura di ente pubblico economico, sicché qualora un iscritto ordinario, deducendo l'illegittimità della normativa statutaria in favore dei soli soci, ne chieda l'anamento per evitare la denunciata discriminazione, la relativa controversia rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo, in quanto investe in via diretta provvedimenti generali resi dall'ente pubblico nell'esercizio dei suoi poteri di autorganizzazione e quindi si ricollega a posizioni di interesse legittimo. È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 180 l. 22 aprile 1941 n. 633, prospettata con riferimento agli art. 2, 3 e 97 cost., per aver trasformato autoritativamente la S.I.A.E. da associazione di diritto privato in ente pubblico.
Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza del 2 luglio 1993
Giovanni d'Ammassa 2 Luglio 1993
A norma dell'art. 74 c.p.p., la S.I.A.E. (Società italiana autori ed editori), quale ente statutariamente deputato alla tutela delle opere dell'ingegno e dei diritti connessi, è legittimata a costituirsi parte civile solo in relazione alla messa in commercio di cassette illecitamente riprodotte, in violazione dell'art. 1 della l. 20 luglio 1985 n. 400 (che contiene norme in materia di abusiva duplicazione, riproduzione, importazione, distribuzione e vendita, proiezione in pubblico e trasmissione di opere cinematografiche), non anche in relazione al delitto di ricettazione, che lede solo gli interessi patrimoniali individuali delle singole vittime del reato presupposto.
Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza del 11 giugno 1993
Giovanni d'Ammassa 11 Giugno 1993
In tema di diffusione di opere musicali senza autorizzazione S.I.A.E., i videoclips, pur partecipando di caratteri propri delle opere cinematografiche e delle incisioni musicali, per la loro originalità si distinguono dalle stesse. A differenza del lavoro cinematografico, la composizione musicale ha già - in genere - un proprio mercato, mentre non sussiste una autonomia dell'apparato visivo, funzionale rispetto al primo. La diffusione televisiva costituisce poi un supporto importante per il successo del brano musicale e dà origine ad un prodotto nuovo proprio in forza delle immagini. La loro riproduzione e diffusione senza autorizzazione non integra estremi di reato (nella specie art. 171 lett. b) l. 22 aprile 1941, n. 633 ed artt. 1 e 2 l. 29 luglio 1981 n. 406). Non sono applicabili i criteri analogici, espressamente richiamati negli artt. 2 e 3 della citata legge n. 633 del 1941, poiché questa previsione si riferisce unicamente ai rapporti patrimoniali tra le parti, ma non può comportare un ampliamento del contenuto della disposizione penale. Posto che la novità e le caratteristiche originali dei videoclips non ne consentono la collocazione tra le opere cinematografiche o tra quelle musicali, si deve escludere che la loro riproduzione e diffusione in difetto di autorizzazione integrino gli estremi della violazione penale del diritto d'autore.
Corte di Cassazione civile, Sentenza n. 5346 del 10 maggio 1993
Giovanni d'Ammassa 10 Maggio 1993
È corretta e non presenta vizi di logica né errori di diritto (e, quindi, è insindacabile in sede di ricorso per cassazione) la considerazione del giudice di merito secondo cui apportare piccole e facili variazioni ad un testo copiato radicalmente non possa porre al riparo l'autore del plagio dalla responsabilità in cui si incorre per aver consapevolmente fatto proprio il grosso del lavoro altrui (nella specie, si erano soppressi, da una pubblicazione di quotazioni e valutazioni del mercato dell'usato delle autovetture, alcuni dati o questi erano stati sostituiti con una loro media statistica). Tra la norma di cui all'art. 2598 c.c. (atti di concorrenza sleale) e quella di cui all'art. 101 legge sul diritto d'autore (divieto di taluni atti di concorrenza sleale) intercorre un rapporto di specialità; infatti, mentre l'art. 2598 c.c. delinea tutte le possibili specie di concorrenza sleale e in particolare al n. 3, quelle realizzate "con mezzi non conformi ai principi della correttezza professionale", l'art. 101 della legge sul diritto d'autore prevede una particolare forma di concorrenza sleale ai danni di agenzie giornalistiche o di informazioni ovvero di giornali o altri periodici, consistente nella indebita riproduzione di informazioni e notizie fatta "con impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica" espressione questa che costituisce una specificazione di quei "mezzi non conformi ai principi di correttezza professionale" ai quali si richiama più genericamente l'art. 2598 c.c. In siffatta ipotesi, l'avere invocato l'attore l'art. 2598 c.c. e l'avere il giudice accolto la domanda richiamando in motivazione anche l'art. 101 della legge sul diritto d'autore, non costituisce extrapetizione.
Corte di Cassazione penale, sez. VI, Sentenza del 28 aprile 1993
Giovanni d'Ammassa 28 Aprile 1993
Le funzioni dell'agente S.I.A.E. non si esauriscono nel compito di garantire la percezione dei diritti spettanti agli autori, ma sono rivolte ad assicurare la percezione dei diritti che competono all'erario, con attività di controllo e di contestazione d'infrazioni. Ne deriva che lo stesso può essere considerato persona incaricata di pubblico servizio e quindi vero e proprio pubblico ufficiale.
Corte di Cassazione civile, sezione lavoro, Sentenza n. 1996 del 18 febbraio 1993
Giovanni d'Ammassa 18 Febbraio 1993
Riprodotta abusivamente, in una pluralità di copie, un'opera dell'ingegno e vendute le copie dal riproduttore abusivo ad un terzo, che ne fa commercio, tale comportamento del terzo non costituisce violazione del diritto patrimoniale spettante all'autore sull'opera dell'ingegno; nei confronti del terzo può essere pronunciato soltanto l'ordine di distruzione delle copie presso di lui esistenti.
Corte di Cassazione civile, Sentenza n. 1996 del 18 febbraio 1993
In tema di tutela del diritto d'autore sulle opere letterarie e artistiche, il diritto esclusivo di riproduzione (art. 13 l. dir. autore) ha per oggetto la moltiplicazione delle opere in copie e quello esclusivo di messa in commercio (art. 17 legge cit.) riguarda il primo atto d'immissione in circolazione, a profitto dell'autore, degli esemplari dell'opera, senza divieto dell'ulteriore loro commercio. Pertanto - a meno che l'autore non abbia esercitato il diritto di ritiro dal commercio degli esemplari lecitamente riprodotti - il commercio dell'opera integra una lesione del diritto d'autore solo se è collegato al primo atto di messa in commercio, compiuto, a proprio profitto, dell'abusivo riproduttore dell'opere medesime.
Corte di Cassazione penale, sez. IV, Sentenza del 2 febbraio 1993
Giovanni d'Ammassa 2 Febbraio 1993
Colui che legittimamente commerci opere registrate su apparecchi meccanici (nella specie, compact disc) qualora abusivamente le noleggi commette il reato di cui all'art. 171 lett. a) della legge sul diritto di autore 1941 n. 633. Infatti, tale norma, che incrimina varie condotte alternative, tra cui la riproduzione, trascrizione, diffusione, vendita abusiva di opere altrui, conclude la indicazione delle condotte vietate con l'espressione "pone altrimenti in commercio", che, con la sua funzione generalizzante, opera come formula di chiusura della fattispecie, che si salda con i singoli diritti previsti per ogni categoria di opere, tra i quali, per le opere del genere qui considerato, è il noleggio.
Corte di Cassazione civile, Sentenza n. 801 del 23 gennaio 1993
Giovanni d'Ammassa 23 Gennaio 1993
La qualità di autore dell'opera collettiva, ai sensi dell'art. 7 l. 22 aprile 1941 n. 633, non può essere riconosciuta a chi abbia svolto attività lavorativa per la realizzazione di una rivista periodica, ove tali prestazioni siano state svolte senza l'attribuzione di specifici poteri organizzativi e direttivi, e difetti inoltre il requisito di originalità dell'opera stessa, per essere detta rivista la nuova veste di una pubblicazione precedente.
Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza del 17 dicembre 1992
Giovanni d'Ammassa 17 Dicembre 1992
Il reato di cui all'art. 171 comma 1 lett. b) l. 22 aprile 1941, n. 633 è configurabile nell'ipotesi di diffusione - dagli studi di emittenti private radiofoniche o televisive - di composizioni musicali incise su qualsiasi tipo di supporto necessario, senza il consenso dell'autore e per esso della S.I.A.E.; infatti la disposizione indicata menziona la radiodiffusione mediante altoparlante azionato in pubblico non per delimitare la radiodiffusione punibile, ma per precisare che essa rientra nella previsione normativa. La l. 5 febbraio 1992 n. 93 (norme a favore delle imprese fonografiche e compensi per le riproduzioni private senza scopo di lucro), che all'art. 2 stabilisce che l'utilizzazione dei fonogrammi da parte di emittenti radiotelevisive è soggetta alle disposizioni di cui agli art. da 72 a 78 l. 22 aprile 1941 n. 633 ha riguardo ai diritti dei produttori (a ciò è volta la legge) ma non intende escludere la normativa penale sul diritto d'autore.

References: Sentenza 
 Sentenza 
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 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 2
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 171
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza