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Timestamp: 2020-05-27 22:18:01+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23445 del 06/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23445 del 06/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/10/2017, (ud. 06/09/2017, dep.06/10/2017), n. 23445
sul ricorso 19625-2014 proposto da:
persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in RONL,
T.S., elettivamente domiciliata in ROMA, Via NAZARIO
SAURO n. 16, presso lo studio dell’avvocato STEFANIA RELIO,
avverso la sentenza n. 7594/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 25/1/2014;
partecipata del 6/9/2017 dal Consigliere Dott. MAROTTA CATERINA.
– con la sentenza impugnata la Corte di Appello di Roma, in riforma della pronuncia di primo grado, ha respinto l’opposizione proposta dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca avverso il decreto ingiuntivo ottenuto da T.S., appartenente al personale precario della scuola, assunta con plurimi contratti a tempo determinato, avente ad oggetto emolumenti a titolo di anzianità di servizio;
CONSIDERATO IN DIRITTI
– con l’unico articolato motivo il MIUR denuncia la violazione e falsa applicazione della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53; del C.C.N.L. 24 luglio 2003, art. 142 e art. 146 c.c.n.l.. Comparto scuola del 29 novembre 2007; del D.P.R. 23 agosto 1988, n. 399, art. 3; del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1, comma 2; della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, della direttiva 99/70/CE, della L. n. 122 del 2010, art. 9, comma 23. Assume che: – i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001; – il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla supplenza e alla stipula di contratti a termine del personale scolastico trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa; – il lavoratore assunto a tempo determinato nel settore scolastico non è comparabile a quello di ruolo, perchè ogni singolo rapporto è distinto ed autonomo rispetto al precedente; – la L. n. 312 del 1980, art. 53, ha regolato il trattamento economico solo di alcune categorie di docenti e dunque non è invocabile a sostegno della pretesa;
– si osserva innanzitutto che, come evidenziato nello stesso ricorso per cassazione – cfr. pag. 1 – oltre che nella sentenza impugnata – cfr. pag. 2 -, nel presente giudizio non si discute degli scatti biennali ex L. n. 312 del 1980 (aumenti periodici del 2,50% sullo stipendio iniziale di qualifica) e che il ricorso per decreto ingiuntivo, fondato sulla violazione del principio di non discriminazione, aveva avuto ad oggetto somme calcolate con riferimento alla posizione dei dipendenti a tempo indeterminato e sulla base della piena equiparabilità di questi al personale non di ruolo;
– per il resto, come già osservato da questa Corte (Cass. 7 novembre 2016, n. 22558, Cass. 23 novembre 2016, n. 23868; Cass. 29 dicembre 2016, n. 27387, Cass. 5 gennaio 2017, n. 165; Cass. 10 gennaio 2017, n. 290 alle cui motivazioni ci si riporta integralmente in quanto del tutto condivise), l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato “comparabile”, sussiste, quindi, a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto, giacchè detto obbligo è attuazione, nell’ambito della disciplina del rapporto a termine, del principio della parità di trattamento e del divieto di discriminazione che costituiscono “norme di diritto sociale dell’Unione di particolare importanza, di cui ogni lavoratore deve usufruire in quanto prescrizioni minime di tutela” (Corte di Giustizia 9.7.2015, causa C177/14, Regojo Dans, punto 32);
– l’interpretazione delle norme eurounitarie è riservata alla Corte di Giustizia, le cui pronunce hanno carattere vincolante per il giudice nazionale – che può e deve applicarle anche ai rapporti giuridici sorti e costituiti prima della sentenza interpretativa – e valore di ulteriore fonte del diritto della Unione Europea, non nel senso che esse creino e novo norme comunitarie, bensì in quanto ne indicano il significato ed i limiti di applicazione, con efficacia erga omnes nell’ambito dell’Unione (fra le più recenti in tal senso Cass. 8 febbraio 2016, n. 2468);
– pertanto, non essendo da condividere la proposta del relatore, il ricorso va rigettato;
– non può trovare applicazione nei confronti delle Amministrazioni dello Stato D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dal L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, atteso che le stesse, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. n. 1778/2016).

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 53
 art. 142
 art. 146
 art. 3
 art. 9
 art. 1
 art. 4
 art. 9
 art. 53
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 13
 art. 1
 Cass.