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Timestamp: 2020-08-13 11:05:23+00:00

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Incidente stradale: niente risarcimento per il passeggero
11 Giugno 2020 | Autore: Paolo Remer
Al trasportato non spetta il ristoro dei danni dall’assicurazione del vettore, quando la colpa del sinistro è tutta dell’altro veicolo; ma l’orientamento è minoritario.
Arrivano brutte notizie per chi viaggia su un’autovettura coinvolta in un incidente stradale per colpa del suo conducente: in questo caso il passeggero non ha diritto al risarcimento del danno da parte dell’assicurazione del veicolo su cui si trova. Lo ha stabilito una nuovissima sentenza del Giudice di pace di Taranto [1] respingendo la domanda del passeggero trasportato.
Nel caso deciso, il danneggiato si trovava a bordo di una macchina che veniva colpita da un altro veicolo, proveniente dalla direzione opposta, il cui conducente aveva eseguito un sorpasso azzardato perdendo il controllo del mezzo. Nell’impatto, questo passeggero aveva riportato lesioni personali ed aveva chiesto il risarcimento dei danni all’assicurazione del veicolo a bordo del quale viaggiava.
Ma il giudice tarantino ha dichiarato inammissibile la richiesta, fondando la decisione su una sentenza della Cassazione [2] secondo cui l’obbligo risarcitorio è escluso quando l’assicurazione riesce a dimostrare la sussistenza del «caso fortuito» e dunque la sua estraneità all’evento da cui è derivato il danno. Ora bisogna analizzare bene questo punto chiave per capire come mai il risarcimento è stato escluso.
Vero è che il «terzo trasportato» (così si definisce chi viaggia come passeggero a bordo di un’autovettura condotta da un altro soggetto) quando agisce in via risarcitoria per i danni subiti durante un incidente può agire direttamente verso l’assicuratore e limitarsi a provare la semplice circostanza che al momento del sinistro si trovava a bordo del veicolo coinvolto, ma la compagnia assicuratrice chiamata a risarcire può liberarsi, a norma di legge [3], invocando appunto il fatto che il sinistro è stato cagionato dal caso fortuito.
Ora, secondo la sentenza in commento, nel caso fortuito rientrano non solo gli eventi naturali imprevedibili, ma anche le condotte umane, come – ed è il caso che è stato giudicato – la responsabilità piena ed esclusiva dell’altro veicolo coinvolto nello scontro. In questi casi, non potrà esserci diritto al risarcimento.
Se invece ci fosse stata una corresponsabilità dei conducenti dei due veicoli coinvolti, allora l’assicurazione del vettore avrebbe pagato i danni: infatti la stessa disposizione normativa che stiamo analizzando prevede che la compagnia risponde «a prescindere dalla responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro».
A ben vedere, però, è proprio qui che si basa l’incertezza interpretativa: la Cassazione richiamata nella sentenza del Giudice di pace di Taranto aderisce ad un orientamento minoritario che dà una lettura restrittiva della norma di legge, in base alla sua formulazione letterale anziché ad un’interpretazione sistematica, che sarebbe preferibile.
Sembra una contraddizione, infatti, affermare che l’assicurazione del vettore è obbligata al risarcimento quando il conducente dell’autovettura su cui viaggia il trasportato danneggiato è corresponsabile, anche se solo in piccola parte, della verificazione del sinistro, mentre non lo sia affatto se tutta la colpa può essere addossata al conducente del veicolo antagonista.
Questo significherebbe dire che, perché il passeggero possa beneficiare del risarcimento dall’assicuratore dell’auto su cui viaggiava, occorre che il conducente di questo veicolo assicurato debba essere riconosciuto, almeno in parte, corresponsabile del sinistro, altrimenti non scatterebbe il presupposto e niente risarcimento; ciò appare paradossale.
Infatti l’orientamento maggioritario della Cassazione va in direzione opposta a quello seguito dalla sentenza in commento, e di solito ritiene risarcibile senza limiti il pregiudizio all’integrità fisica che il trasportato abbia subìto in conseguenza dell’incidente, anche quando vi è una sua responsabilità propria, come ad esempio nel caso in cui non abbia indossato le cinture di sicurezza, deciso ora da una nuovissima sentenza [4].
Ma il Giudice di pace di Taranto riporta tutta la questione in un’ottica processuale, anziché sostanziale, quando rileva che l’agevolazione probatoria che spetta al passeggero trasportato richiede che «prima si deve verificare se il vettore abbia, almeno in parte, concorso a causare il sinistro», e poi, ma solo una volta passato questo «filtro sull’an, necessario per estromettere dall’operatività dell’art. 141 Cod. ass.ni quelle fattispecie nelle quali causa del sinistro sia esclusivamente il caso fortuito (inteso nell’ampia accezione comprensiva delle condotte umane, come quelle poste in essere dal conducente di altro veicolo o dal trasportato stesso), il legislatore favorisce sì il danneggiato trasportato, consentendogli di rivolgere le proprie richieste risarcitorie all’impresa del vettore, non richiedendogli di provare (anche) le modalità di accadimento del sinistro né la misura della corresponsabilità, potendosi limitare a provare l’esistenza del sinistro ed i danni da esso derivati».
Nel caso deciso, ha pesato il fatto che il ricorrente aveva dedotto sin dall’inizio la responsabilità per colpa esclusiva del conducente dell’altro veicolo (quello su cui non viaggiava il passeggero trasportato, ma che aveva provocato l’incidente stradale in cui egli era rimasto coinvolto) e tanto è bastato al giudice per rilevare che «il vettore dell’attore nell’occorso risulta totalmente estraneo alla causazione del sinistro» e da qui poter dichiarare inammissibile la domanda risarcitoria. Il Giudice di pace ha, comunque, disposto la compensazione integrale delle spese di giudizio.
Per approfondire leggi anche questi articoli:
risarcimento danni passeggero per incidente auto;
incidente: quando il passeggero è risarcito?
incidente auto: chi paga i danni al passeggero.
[1] Giudice di pace di Taranto, sent. n. 905/2020 del 11 giugno 2020.
[2] Cass. sez. III, sent. n. 4147/19 del 13 febbraio 2019.
[3] Art. 141 D.Lgs. 7 settembre 2005, n.209 (Codice delle assicurazioni private).
[4] Cass. sez. III, sent. n. 11095/20 del 10 giugno 2020.

References: sentenza 
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 Cass. sez. 
 Art. 141
 Cass. sez.