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Timestamp: 2018-09-20 03:48:36+00:00

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Occupazione del marciapiede con tavolini e sedie: multa annullata
> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 febbraio 2016
Occupazione della sede stradale: se l’amministrazione non dimostra l’usucapione o la cessione dello spazio al Comune, le sanzioni vanno annullate.
È nulla la multa del Comune per l’occupazione della sede stradale (marciapiedi e altre aree aperte al pubblico), comminata ai sensi del codice della strada [1], se l’amministrazione, nel giudizio di opposizione davanti al giudice di pace, non produce i documenti amministrativi da cui risulti che l’uso dell’area occupata è ceduta al Comune. È quanto chiarito dal Giudice di Pace di Taranto in una recente sentenza [1].
Non basta il semplice fatto che lo spazio in questione sia aperto al pubblico in quanto non recintato. Si potrebbe infatti ben trattare di un’area condominiale. La sola apertura al pubblico “via vai” dei passanti non legittima le forze dell’Ordine ad applicare le norme del codice della strada, in mancanza della formale cessione dell’uso della zona di che trattasi al Comune. Specie se l’area è di recente formazione e quindi non di immemorabile uso e/o di acquisizione per usucapione in favore dell’amministrazione.
[1] Art. 20 cod. str.
[2] G.d.P. Taranto, dott. Martino Giacovelli, sent. n. 2863 del 22.09.2015.
UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI TARANTO-sez 1^
nella causa civile iscritta in prima istanza al R.G. n. 5051/2014 ed R.G. n. 7004/2014 avente per oggetto: Opposizione a ingiunzione di pagamento per l’importo di € 346,00 a seguito di due verbali di accertamento per presunte violazioni al CDS, promossa da:
C.S. codice fiscale, residente in Massafra, elettivamente domiciliato in Taranto alla Via Medaglie d’Oro 94 presso e nello studio dell’Avv. Calò M. che, unitamente e disgiuntamente all’Avv. Decorato B., lo rappresenta e difende come da mandato IN ATTI opponente
COMUNE DI M., difeso, in virtù di procura a margine del presente atto, come da delibera di incarico n. 83 del 18 Marzo aprile 2010, dall’Avv. Giuseppe V., opposto-resistente;
PREFETTURA DI T., in p.l.r.p.t. opposta- resistente
“In punto di rito ed in via preliminare stante l’evidente connessione oggettiva e parzialmente soggettiva, si chiede la riunione del presente procedimento a quello già pendente N.R.G 5051/2014, Giudice Dott. Giacovelli, (Udienza 11.12.2014).
In via immediata, si chiede la sospensione dell’efficacia del provvedimento oggetto della presente impugnazione stante l’evidente danno economico e commerciale derivante dalla sua esecuzione nonostante le proposte opposizioni.
Nel merito, tutto quanto sopra premesso, il ricorrente, come sopra rappresentato e difeso, chiede che, il Sig. Giudice di Pace adito, per i motivi sopra esposti, rilevata e dichiarata la illegittimità, anche derivata, dell’ingiunzione di pagamento prot. 39270/2014 del Prefetto di T. ne dichiari la inefficacia e/o la nullità.
Condannare la Prefettura di Taranto, in persona del Prefetto pro-tempore, al pagamento delle spese e competenze della presente procedura.
Il ricorrente, infine, formula espressa riserva di agire nei confronti della Prefettura di T. per il risarcimento dei danni tutti subiti e subendi in conseguenza della illegittima ingiunzione prot. n.39270/2014.”
Conclusioni per il Comune di M.:
– pronunciare il rigetto dell’opposizione proposta;
– confermare l’efficacia dell’ingiunzione impugnata, con condanna della parte opponente al pagamento delle spese del presente procedimento seguendo il principio della soccombenza nella lite in favore dell’avvocato costituito che si dichiara antistatario.”
Con ricorso notificato C.S., titolare dell’esercizio commerciale sito in Massafra alla Via G. Falcone, ha impugnato ed opposto, due verbali di accertamento di violazione al c.d.s. da parte della Polizia Municipale di M. : a) bolletta n.213684 dell’11.7.2014 (sopralluogo in pari data) per violazione dell’art. 20 commi 1 e 4 del CdS “perché in qualità di titolare del pubblico esercizio ubicato al civ. n.22 di Via Falcone (M.) occupava il marciapiede antistante la propria attività dal n. civ. 16 al 22 (per circa mt 8×4) facente parte della carreggiata della strada di tipo E (via Falcone) senza il prescritto titolo.(…)”; b) bolletta n.2132296 del 12.7.2014 (sopralluogo del 10.7.2014 ) per violazione dell’art. 20 commi 1 e 4 del CdS “perché occupava il marciapiede soggetto al pubblico passaggio ubicato in via Giovanni Falcone n.22 con n.7 tavolini (di circa mt.1×1) e sedie in plastica destinati alla consumazione in loco dei prodotti d’asporto, senza il prescritto titolo autorizzativo.”
Si costituiva il Comune di M. con comparsa contestata dal ricorrente e, su istanza di questi, il giudice adito disponeva la sospensione della efficacia dei verbali di accertamento opposti.
Nelle more tra la notifica dell’opposizione e la prima udienza di comparizione, all’opponente veniva notificato dalla Prefettura di T., ingiunzione di pagamento prot. n. 39270 per la somma di € 343,20, notificata in data 4.11.2014 e ripristino dello stato dei luoghi in esecuzione dei predetti verbali di accertamento. Anche questo provvedimento veniva opposto con regolare notifica originando il procedimento NRG 7004/2014.
Alla prima udienza di detto procedimento si è costituito il Comune di M. con sostanziale identica comparsa; non si costituiva la Prefettura dichiarata contumacia.
Sospesa l’efficacia della opposta ingiunzione, alla udienza del 19.3.2015 le due cause erano riunite.
L’istruttoria era eseguita con l’interrogatorio del ricorrente-opponente, mentre non comparivano gli agenti accertatori. Era espletata successivamente la prova testimoniale richiesta dal ricorrente, per cui sulla base della documentazione depositata (copia della ingiunzione di pagamento con ripristino dei luoghi prot. 39270 del 29.10.2014 emesso dal Prefetto di T. e notificato al ricorrente in data 4.11.2014; copia del ricorso in opposizione a verbali di accertamento di violazione alle norme del c.d.s.; elaborato planimetrico catastale con rilievi fotografici, nonché dichiarazione del Comune in data 23.07.2014 attestante la natura privata dell’area di che trattasi con parere della stessa Polizia Locale di M.) la causa veniva rinviata al 17.9.2015 per la p.c. e la discussione.
Alla suddetta udienza era letto il dispositivo con riserva di motivazione.
La presente sentenza viene redatta con l’esposizione dello svolgimento del processo e dei fatti rilevanti della causa e delle ragioni giuridiche della decisione, anche con riferimento a precedenti conformi, cosi come previsto dagli art.132 nr 4 e 118 disp. att .c.p.c. nel testo introdotto rispettivamente dagli art.45 e 52 della legge nr.69 del 18-6-2009, trattandosi di disposizioni applicabili anche ai procedimenti pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore della legge (ossia 4-7-2009),ai sensi dell’art 58, 2°comma, della legge citata.
In via preliminare, si osserva che la nuova formulazione dell’art. 115 c.p.c, intervenuta a partire dal 04.07.2009 consente di ritenere per ammesse le deduzioni delle parti, qualora le stesse non siano specificatamente contrastate.
Il Comune di M. e la Prefettura di T. non hanno prodotto atti amministrativi validi da cui risulti la legittimità degli accertamenti e della successiva ingiunzione..
In particolare dalle prove testimoniali e dall’interrogatorio del ricorrente, ma soprattutto dalla documentazione esibita quali l’elaborato planimetrico catastale con rilievi fotografici, nonché la dichiarazione del Comune in data 23.07.2014 attestante la natura privata dell’area di che trattasi con parere della stessa Polizia Locale di M., non si può non confermare che i tavolini occupavano aree condominiali, seppure aperte al pubblico, in quanto non recintate.
A tal riguardo si osserva che la semplice apertura al pubblico di un’area non legittima le forze dell’Ordine ad applicare le norme del CDS, in mancanza della formale cessione dell’uso della zona di che trattasi al Comune, atteso che l’area di che trattasi è di recente formazione e quindi non di immemorabile uso e/o di acquisizione per usucapione.
Di conseguenza i due verbali di accertamento l’ingiunzione notificata all’opponente, non possono che essere annullati, ritenendo assorbiti tutti gli altri motivi eccepiti dalla parte ricorrente-opponente.
Le spese processuali, vengono compensate ai sensi dell’art. 92 c.p.c., come altresì il risarcimento dei danni richiesto viene rigettato, atteso che l’errore nell’accertamento risulta verificatosi soprattutto per mancanza di segnaletica e/o delimitazione indicante la proprietà privata di che trattasi.
il giudice di Pace di Taranto, dr. Martino Giacovelli, definitivamente pronunciando sulle due opposizioni depositate il 23.09.2014 ed il 03.12.2014 avverso i due verbali di accertamento n. 213684 in data 11.07.2014 e n. 2132296 in data 12.07.2014 nonché l’ingiunzione prot. 39270/2014 emessa in data 24.10.2014 del Prefetto di T. in cui si chiede il pagamento di euro 343,20 per infrazione al codice della strada, così decide:
1) annulla i due verbali di accertamento n. 213684 in data 11.07.2014 e n. 2132296 in data 12.07.2014, nonché l’ingiunzione prot. 39270/2014 emessa in data 24.10.2014 del Prefetto di T. in cui si chiede il pagamento di euro 343,20;
2) compensa tra le parti le spese di giudizio.
Così deciso a Taranto il 22 settembre 2015, come da sentenza che si deposita in originale.

References: sentenza 
 Art. 20
 sentenza 
 art.132
 art.45
 sentenza