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Timestamp: 2019-05-23 04:15:54+00:00

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Art. 116 codice penale: Reato diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti | La Legge per tutti
Qualora il reato commesso sia diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti, anche questi ne risponde, se l’evento è conseguenza della sua azione od omissione (1).
Se il reato commesso è più grave di quello voluto, la pena è diminuita riguardo a chi volle il reato meno grave (2).
(1) Nella sua formulazione letterale la norma prevede un’ipotesi di responsabilità oggettiva in quanto consente di porre a carico del cd. concorrente nolente il reato non voluto sulla base del mero nesso di casualità tra l’evento e la sua azione od omissione. Senonché, la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’art. 116 in relazione all’art. 27 Cost., mediante una sentenza interpretativa di rigetto, ha escluso che esso configuri un’ipotesi di responsabilità oggettiva in quanto, oltre al nesso di causalità materiale, richiede la ricorrenza di un nesso di causalità psichica consistente nel fatto che il reato diverso costituisca «uno sviluppo logicamente prevedibile» di quello voluto.
È, tuttavia, discusso come debba intendersi il suddetto nesso di causalità psichica. Secondo un primo orientamento interpretativo esso consiste nella astratta prevedibilità del reato diverso, cioè nella possibilità di rappresentarsi l’evento non voluto già attraverso un raffronto tra le fattispecie incriminatrici (se si commette una rapina a mano armata è prevedibile che colui il quale impugna la pistola uccida una vittima la quale tenti una reazione); secondo un diverso e più diffuso orientamento il nesso di causalità psichica di cui alla norma in esame va inteso in termini di prevedibilità in concreto cioè come possibilità di rappresentarsi l’evento diverso sulla base di tutte le circostanze del singolo caso (ricollegandosi all’esempio precedente, se la rapina è fatta in una banca, ove ci sono guardie giurate, è più prevedibile in concreto, l’ipotesi di un conflitto a fuoco).
Alla luce dell’interpretazione correttiva fornita dalla Corte Costituzionale e costantemente seguita in dottrina e giurisprudenza, non è più possibile considerare la fattispecie di cui all’art. 116 come un’ipotesi di responsabilità oggettiva; resta però il fatto che si tratta di un’ipotesi di responsabilità anomala in quanto il concorrente nolente risponde del fatto a titolo di dolo pur ricorrendo gli estremi di una responsabilità colposa.
Tali conclusioni hanno trovato accoglimento in una pronuncia della Cassazione, nella quale si è affermato che la norma in esame trova applicazione quando l’imputato, pur non avendo previsto la commissione del diverso illecito da parte dei concorrenti, avrebbe potuto rappresentarsene l’eventualità se, alla luce di tutte le circostanze del caso concreto, avesse fatto uso della dovuta diligenza (Cass. 25-2-2005, n. 7388).
In un suo successivo asserto, la medesima Corte ha precisato che i presupposti del cosiddetto concorso anomalo, ossia del concorso del concorrente nel reato diverso da quello voluto, sono l’adesione dell’agente ad un reato concorsualmente voluto, la commissione da parte di altro concorrente di un reato diverso e più grave, e l’esistenza di un nesso causale e psicologico tra l’azione del compartecipe al reato inizialmente voluto ed il diverso reato poi commesso dal concorrente, che deve essere prevedibile, in quanto logico sviluppo di quello concordato, senza peraltro che l’agente lo abbia effettivamente voluto o ne abbia accettato il rischio, perché in tal caso vi sarebbe concorso ordinario ex art. 110 c.p. a titolo di dolo diretto od eventuale (Cass. 14-3-2006, n. 8837).
Proprio in relazione ai rapporti fra concorso anomalo ed ordinario, la Cassazione, a Sezioni unite, ha, di recente precisato, a titolo esemplificativo, che deve ritenersi sussistente un concorso ordinario nel caso in cui un concorrente aderisca ad un’impresa criminosa, consistente nella produzione di un evento gravemente lesivo mediante l’impiego di micidiali armi da sparo (la qual cosa implica il consenso preventivo all’uso cruento e illimitato delle medesime da parte dell’esecutore materiale) in relazione all’effettivo verificarsi di qualsiasi evento lesivo del bene della vita e dell’incolumità individuale, oggetto dei già preventivati e prevedibili sviluppi, quantunque concretamente riconducibile alla scelta esecutiva dell’esecutore, sulla base di una valutazione della contingente situazione di fatto, la quale rientri comunque nel novero di quelle già astrattamente prefigurate in sede di accordo criminoso come suscettibili di dar luogo alla produzione dell’evento dannoso (Cass. Sez Un. 9-1-2009, n. 337).
Si è, altresì, precisato che ricorre il concorso anomalo, in presenza degli altri presupposti, anche quando l’autore materiale del reato più grave di quello originariamente concordato abbia agito, sin dall’inizio e senza comunicarlo ai correi, con l’intenzione di commetterlo (Cass. 23-8-2010, n. 32209).
Seguendo il solco interpretativo ormai consolidato, la Corte ha, da ultimo, sostenuto che la responsabilità del compartecipe ex art. 116 cod. pen. può essere configurata solo quando l’evento diverso non sia stato voluto neppure sotto il profilo del dolo indiretto (indeterminato, alternativo od eventuale) e, dunque, a condizione che non sia stato considerato come possibile conseguenza ulteriore o diversa della condotta criminosa concordata (Cass. 7-12-2015, n. 48330).
(2) Si tratta di una circostanza attenuante obbligatoria che trova applicazione a favore del concorrente che voleva un reato meno grave di quello concretamente realizzato. Peraltro, il riconoscimento della diminuente a chi volle quello meno grave esclude la contestuale applicazione, in suo favore, del regime della continuazione tra i più reati commessi, in quanto esso è preclusivo della simultanea sussistenza di una previa programmazione unitaria dei fatti criminosi, sorretta da una volizione piena e non soltanto dalla prevedibilità dell’evento diverso o ulteriore (in tal senso, Cass. 27-6-2008, n. 25938).
Inoltre, ai fini dell’applicabilità della diminuente prevista dall’art. 116, c. 2, c.p., è necessaria la diversità tra reato commesso e reato voluto da taluno dei concorrenti, apprezzata, alla luce delle modalità del fatto, con valutazione del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità, che identifichi la coincidenza tra reato voluto e reato commesso dalle modalità del fatto e dalla partecipazione del concorrente alle varie fasi dell’azione delittuosa (Cass. 28-1-2013, n. 4157).
La norma in esame è considerata come un’ipotesi particolare di aberratio delicti [v. 83] caratterizzata dal fatto di disciplinare il fenomeno del reato aberrante verificatosi in regime di concorso. In giurisprudenza si è precisato che il fondamento della responsabilità del concorrente, quale che sia il suo grado di partecipazione al fatto, si rinviene nella situazione di necessario affidamento nei confronti della condotta e della volontà dei correi, che gli impone di non sottovalutare il pericolo che i correi, o taluno di loro, abbiano a deviare dall’azione esecutiva concordata, assumendo iniziative autonome per fronteggiare eventuali difficoltà improvvisamente sopravvenute e così realizzando un reato diverso da quello inizialmente previsto (Cass. 23- 11-2005, n. 42328).
In tema di concorso di persone nel reato, la responsabilità del compartecipe ex art. 116 c.p. può essere configurata solo quando l'evento diverso non sia stato voluto neppure sotto il profilo del dolo indiretto (indeterminato, alternativo od eventuale) e, dunque, a condizione che non sia stato considerato come possibile conseguenza ulteriore o diversa della condotta criminosa concordata. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto configurabile a carico dell'imputato, autore materiale di una rapina impropria, il concorso ex art. 110 c.p. in relazione alle lesioni, che i correi durante la fuga provocavano alla vittima). (Rigetta, App. Bologna, 10/01/2014 )
Cassazione penale sez. II 14 novembre 2014 n. 49486
Non configura il concorso cosiddetto 'anomalo' di cui all'art. 116 cod. pen., ma rientra nella comune disciplina del concorso di persone, l'ipotesi in cui vengano commessi reati ulteriori rispetto a quello programmato, sia pure ad esso collegati.
Tribunale Roma sez. I 03 giugno 2014 n. 95477
La configurazione del concorso cosiddetto "anomalo" di cui all'art. 116 c.p. è soggetta a due limiti negativi, e cioè che l'evento diverso non sia stato voluto neppure sotto il profilo del dolo alternativo od eventuale, giacché in tal caso il soggetto dovrebbe risponderne quale concorrente ex art. 110 c.p., e che l'evento più grave non si sia verificato per effetto di fattori eccezionali sopravvenuti, non conosciuti né conoscibili e quindi imprevedibili dall’agente e non ricollegabili eziologicamente alla condotta criminosa di base.
Cassazione penale sez. I 07 marzo 2014 n. 14476
In tema di concorso anomalo, di cui all'articolo 116 c.p., l'evento più grave e diverso del compartecipe deve porsi come uno sviluppo logicamente prevedibile da parte di un soggetto di normale intelligenza e di cultura media, quale possibile conseguenza della condotta prestabilita secondo regole di ordinaria coerenza dello svolgersi dei fatti umani, non interrotta dall'intervento di fattori accidentali ed imprevedibili.
Cassazione penale sez. I 05 dicembre 2013 n. 12273
Si ha la responsabilità a titolo di concorso anomalo di cui all'art. 116 c.p., (nella specie ritenuto dai giudici di merito a carico del ricorrente) qualora sussista la volontà di partecipare con altri alla realizzazione di un determinato evento criminoso ed allorché l'evento diverso e più grave, pur costituendo il logico sviluppo del reato meno grave da lui voluto, secondo l'ordinario svolgersi e concatenarsi dei fatti umani, non sia stato da lui effettivamente previsto, al punto che, in ordine ad esso, non sia stato accettato il relativo rischio, posto che l'accettazione di tale ultimo rischio avrebbe comportato il concorso pieno, di cui all'art. 110 c.p.; è altresì noto che la prevedibilità dell'evento più grave deve essere valutata in concreto, tenendo conto della personalità dell'imputato e delle concrete circostanze di fatto nelle quali si è svolta l'azione.
Cassazione penale sez. I 19 novembre 2013 n. 9770
In tema di concorso di persone nel reato, la responsabilità del compartecipe ex art. 116 c.p. può essere esclusa solo quando il reato diverso e più grave si presenti come un evento atipico, dovuto a circostanze eccezionali e del tutto imprevedibili, non collegato in alcun modo al fatto criminoso su cui si è innestato, oppure quando si verifichi un rapporto di mera occasionalità idoneo ad escludere il nesso di causalità. (Fattispecie relativa ad una rapina in banca, nella quale l'imputato, rimasto fuori dall'istituto di credito, è stato ritenuto colpevole a titolo di concorso ex art. 110 c.p. e non ex art. 116 c.p. anche per i reati di sequestro di persona degli impiegati e di detenzione e porto dell'arma utilizzata dai complici per l'esecuzione del delitto). (Rigetta, App. Firenze, 04/01/2013 )
Cassazione penale sez. II 28 ottobre 2013 n. 3167
L'eventuale uso di violenza o minaccia da parte di uno dei concorrenti nel reato di furto per assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sottratta o per procurare a sé o ad altri l'impunità costituisce logico e prevedibile sviluppo della condotta finalizzata alla commissione del furto. (Fattispecie nella quale è stato configurato nei confronti dei concorrenti nolenti il concorso “anomalo” ex art. 116 c.p. Nel reato di rapina impropria ascrivibile al compartecipe che se ne era reso materialmente responsabile).
Cassazione penale sez. II 18 giugno 2013 n. 32644
Non configura il concorso cd. "anomalo" di cui all'art. 116 c.p., ma rientra nella comune disciplina del concorso di persone l'ipotesi in cui vengano commessi reati ulteriori rispetto a quello programmato, sia pure ad esso collegati. (Fattispecie in cui all'accordo fra i correi per commettere un furto hanno fatto seguito gli ulteriori reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento, commessi durante la fuga a seguito di un intervento della polizia giudiziaria). Rigetta, App. Lecce, 13/12/2012
Cassazione penale sez. VI 02 maggio 2013 n. 25446
La norma dell'art. 116 c.p. disciplina il solo caso in cui, a fronte di un accordo per la commissione di un reato, su iniziativa di altro concorrente, venga commesso un reato diverso da quello concordato e non anche l'ipotesi in cui, oltre al reato programmato, ne vengano commessi di ulteriori, essendo quest’ultima regolata, quindi, dalla ordinaria disciplina dell'art. 110 c.p.
La responsabilità del compartecipe per il fatto più grave rispetto a quello concordato, materialmente commesso da un altro concorrente, integra il concorso anomalo ex art. 116 c.p. nel caso in cui l'agente, pur non avendo in concreto previsto il fatto più grave, avrebbe potuto rappresentarselo come sviluppo logicamente prevedibile dell'azione convenuta facendo uso, in relazione a tutte le circostanze del caso concreto, della dovuta diligenza. (Nella specie, la Corte ha confermato la sentenza di appello che aveva ritenuto integrato il concorso anomalo nella condotta del conducente di un autocarro che, nella convinzione di introdurre nello Stato prodotti contraffatti, aveva importato in Italia tabacchi lavorati esteri di contrabbando). Dichiara inammissibile, App. Trieste, 13/03/2012
Cassazione penale sez. III 03 aprile 2013 n. 44266

References: sentenza 
 art. 110
 art. 116
 Cass. 
 art. 116
 art. 110
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 art. 116
 art. 110
 art. 116
 art. 116
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 sentenza