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Timestamp: 2016-05-02 10:39:01+00:00

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Non far torto a D'Ambrosio - Toghe - Blog - Repubblica.it
Non far torto a D'Ambrosio
C’è un fotogramma, con una conseguente considerazione, che voglio fermare su Loris D’Ambrosio. Perché adesso è giusto che chi lo ha guardato lavorare testimoni su di lui. Non farlo sarebbe da codardi. Venerdì 27 luglio, alle 17, l’ho visto steso nella bara nella camera ardente al Quirinale. Ormai solo. E in quell’attimo, come in un film, ho rivissuto le decine e decine di volte in cui, in questi anni, l’ho osservato arrivare al Csm, o in un’assemblea delle toghe in Cassazione, o in un convegno sulla giustizia, o a un congresso dell’Anm. Faceva capolino ed ecco gruppi di colleghi farglisi intorno, salutarlo, chiedere la sua opinione su questo o quel progetto di legge in gestazione. Lui, avaro di contatti con la stampa, a loro non si negava. Pronto a segnalare i rischi di una norma e a sollecitare un riscontro sulle possibili conseguenze sui processi in corso.
Al suo funerale ha detto il primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo: «Rispetto delle regole e delle competenze, tenace perseguimento dell’equilibrio dei poteri: sono valori costituzionali. Sono stati i suoi connotati, le doti principali che ha espresso in tutte le attività da lui esercitate. Addio Loris, a nome di tutti i magistrati italiani ti sono grato e ti ringrazio».
Ebbene, sarebbe oltremodo ingiusto e antistorico lasciare che resti di Loris D’Ambrosio l’immagine di quello che parlava al telefono con l’ex ministro Mancino in ambasce per i suoi processi. Sia chiaro. L’ho scritto in questo blog quando D’Ambrosio era vivo, e non cambio idea adesso che è morto: l’avrei apprezzato se avesse detto a Mancino “mi dispiace, ma nel mio ruolo non posso parlare del tuo processo né aiutarti in alcun modo a uscirne”. E avesse bloccato definitivamente le sue telefonate. Ma tant’è. Questo è un singolo episodio che non può assolutamente annullare una carriera spesa, specie negli ultimi anni, per evitare che le trappole giudiziarie di Berlusconi avessero l’effetto di sfasciare centinaia di processi. Certo che ho parlato di lui come di un fine giurista, e non v’è contraddizione nel definirlo così rispetto al caso delle telefonate con Mancino. Una cosa è la caratura professionale di D’Ambrosio, la sua esperienza, la sua conoscenza del diritto, altro è il singolo episodio in questione.
Ne fa fede la storia della politica della giustizia degli ultimi anni. Le tante volte in cui proprio dal Colle, e cioè da Loris D’Ambrosio, è arrivata l’avvisaglia di un nuovo tentativo dei berlusconiani di distorcere il diritto per salvare il Cavaliere. I testi arrivavano al Quirinale, lui li leggeva, magari parlava con i colleghi impegnati in un processo, ne verificava i tempi, e poi lanciava un allarme: state attenti, diceva, in quella norma si annida un baco. Era normale, con una legge del Pdl nelle mani, chiedersi: ma Loris che ne pensa? è una norma che produce dei danni? il capo dello Stato può firmarla oppure la bloccherà? è costituzionale o palesemente incostituzionale? La lunga storia delle intercettazioni è costellata di suoi interventi. Decine e decine di articoli sono stati scritti proprio grazie ai suoi allarmi. Se tanti processi hanno raggiunto la fine e altri la raggiungeranno è grazie al suo monitoraggio vigile. Se continuiamo a pubblicare le intercettazioni sui giornali è dovuto al fatto che D’Ambrosio ha sbarrato più volte la strada alla legge Alfano. Non per partigianeria, ma perché conteneva delle palesi violazioni del diritto. Ho sentito dire da un suo collega a funerale finito: chissà come faremo adesso, uno come lui non si sostituisce su due piedi. Questo è stato Loris D’Ambrosio. Non dirlo sarebbe grave omissione. Ignorarlo sarebbe una colpa.
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80 commenti Gigas 28 luglio 2012 alle 22:18 Il giustizialismo esiste ed è quel falso senso che si fa nazione, espresso dalla destra berlusconiana ovvero nazionalismo, non a caso il suo falso solidarismo in Europa ha fatto cilecca, portando L’Italia ad essere quasi umiliata, e non è un merito. Altro è secondo Don Primo Mazzolari il giustizialismo che si ha quando giustizia è negata a più persone o a diverse persone. Loris D’Ambrosio, come dice la responsabile del Blog, ha evitato che più o diverse persone vedessero negata la loro domanda di giustizia, per palese violazione del diritto. Nicola Mancino è comunque indagato per falsa testimonianza, e non credo sia dovuto alla stampa, magari è dovuto al fatto che in quelle telefonate non vi era nulla di ciò che la stampa ha avuto modo di tessere. Ad essere proiettivi si finisce per dare forma e vita all’inesistente se non si è con i piedi per terra.
tisancul 28 luglio 2012 alle 23:07 ITALIA PAESE DI INCIVILTA' E MAFIA
Stella 29 luglio 2012 alle 08:23 Domandina: ma è meglio aggiustare i processi con una leggina ad hoc o con un paio di telefonate all'amico giusto?
tisancul 29 luglio 2012 alle 08:50 un paese ormai completamente allo sbando
nessuno ci puo' salvare dai mafiosi e dal giustizialismo di potere in tutti i campi delle istituzioni . ABBANDONARE QUESTO PAESE INCIVILE E INVIVIBILE !
virbonus01 29 luglio 2012 alle 09:25 Articolo serio e calibrato, eppure non mi convince il riferimento a quel "singolo episodio" ed il modo di considerarlo. Lei saprà certamente che non solo siamo tutti commissari tecnici della Nazionale di calcio, ma interpretiamo ogni ruolo dalla poltrona di casa, sempre pronti a sostituirci al calciatore che sbaglia con la fatidica espressione "quel passaggio o quel tiro io non l'avrei sbagliato". E lo si afferma perché sicuri della inesistenza di una controprova. Così Lei afferma "..l'avrei apprezzato se...", in realtà poco sapendo dei rapporti storici fra i due, tanto sul piano istituzionale quanto su quello umano. Capita a chiunque di trovarsi nelle condizioni di non poter opporre un netto rifiuto alla richiesta di aiuto, anche quando consapevoli di poter fare nulla, ma semplicemente per un fatto di sensibilità verso chi vorrebbe sentirsi meno solo nell'affrontare un momento difficile. Questa idea che le persone debbano comportarsi come inflessibili sergenti prussiani non mi convince, meno ancora convince il tagliare le comunicazioni alle persone in difficoltà. Si dirà che il Quirinale non è il telefono azzurro, che Mancino dispone certamente di ottimi avvocati con i quali concordare una difesa, etc, tutto vero e tutto giusto, dire che D'Ambrosio ne era cosciente è una banale ovvietà, ma per l'appunto siamo sul terreno dell'io quel gol non l'avrei mancato, malevoli fantasie che lascerei volentieri agli ammalati di travaglite, grillite e dipietrite.
Gigas 29 luglio 2012 alle 09:41 Il Presidente Della Repubblica, per poter essere intercettato, dovrebbe prima decadere dalla sua carica. Il diritto ha almeno tre modi per essere interpretato correttamente. La volontà del legislatore è : Se il presidente non è rimosso dalla sua carica non può essere intercettato neanche in modo indiretto.
Art. 15. La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'Autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.
E’ già da creativi aver violato l’art 292. Vi è capitato ma dovevate smettere subito.
Attribuire a Giorgio Napolitano, ingerenze nelle indagine è come negare che prima di essere Presidente Della Repubblica Italiana, era l’unico ad affermare che i processi di mafia sono processi politici. Si deduce anche il perché, magari per ragioni economiche, visto che nessuno impedisce a nessuno di concorrere alla politica economica del paese. Alla mafia va impedito.
Alle elementari insegnano a leggere e a scrivere, insegnano perfino l’analisi logica nelle nostre scuole.
Potreste leggervi il suo libro sull’Europa di qualche anno fa per rendervi conto di quanto l’Europa è un prodotto europeo e non una esigenza Americana magari è per questo che dice di essere ancora più amici degli Stati Uniti D’America. Napolitano è stato l’unica voce che ha dato voce alla polvere. Come si dice :tu che rendi tutto nuovo. ( Dare voce alla polvere è dar verbo alla verità, è un passo del vecchio testamento )
biruskoid 29 luglio 2012 alle 10:13 Gentile milella, lei parla di un uomo probo, di un fine giurista, di un uomo morto d'infarto (cardiopatico), che certamente non è stato ammazzato da Ingroia o dai PM di Palermo. Ma il punto non è la morte di D'Ambrosio o le sue qualità di fine giurista, il punto è la vergognosa, aberrante, disgustosa strumentalizzazione da parte di troppi politicanti e dei giornali al seguito, che approfittando della sua morte si scagliano, a reti unificate, contro la procura che indaga sulla trattativa stato-mafia, che ancora si ostinano a chiamare "presunta" in presenza di sentenze definitive che ne certificano l'esistenza. Detto questo, sappiamo che esistono delle intercettazioni che riguardano Mancino ed il Colle. Da queste intercettazioni si evince che vi è stata un pesante tentativo di illecita interferenza sulle indagini da parte di una istituzione teoricamente super-partes. In una DEMOCRAZIA questi sono fatti gravissimi ed una giornalista del suo valore ( su un giornale come "repubblica") dovrebbe approfondire questi aspetti e non scrivere il "coccodrillo" del defunto uomo probo e fine giurista.
Domenico Corradini H. Broussard 29 luglio 2012 alle 11:22 Non se siano state più violenti le parole di critica a D’Ambrosio per le sue conversazioni con Mancino, dal 25 novembre 2011 al 5 aprile 2012 mi sembra un bel periodo lungo e non uno sparuto episodio, o le parole di Napolitano a coriacea difesa di D’Ambrosio appena morto: «Atroce è il rammarico per una campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni e di escogitazioni ingiuriose cui era stato di recente pubblicamente esposto». Parole, queste, cui ha fatto eco ieri la Severino durante il funerale in chiesa: «accusato con tanta veemenza».
Non so se nelle prerogative del presidente della Repubblica, chiamato dalla Costituzione a rappresentare l’unità nazionale, rientri quella di esternare in maniera tale da dividere anziché unire e da alimentare sospetti che si sia tramato alle sue spalle.
Non so il contenuto della lettera di dimissioni presentata da D’Ambrosio a Napolitano. Non so perché Napolitano non abbia accettato le dimissioni di D’Ambrosio, le avesse accettate forse non l’avrebbe esposto come l’ha esposto e forse non si sarebbe esposto come si è esposto fino a far dubitare molta parte dell’opinione pubblica della sua imparzialità. Non so perché D’Ambrosio non abbia insistito nelle sue dimissioni, dimettersi da un incarico è un diritto potestativo.
Non so perché D’Ambrosio e Napolitano abbiano voluto dar corda telefonica a Mancino. Si obietterà: un’imprudenza. Ma può un fine giurista, esperto nella «prudentia iuris», e da qui viene «giurisprudenza», dimostrarsi imprudente? Lo disse già Borsellino, che non poteva condannare persone imprudenti in mancanza di prove, e però quelle persone imprudenti avrebbero dovuto subire la riprovazione delle istituzioni politiche democratiche e le istituzioni politiche democratiche avrebbero dovuto allontanarle.
Niente di male se, per rendere onore a D’Ambrosio, prima si tira fuori la carta Ghedini e poi la carta Lupo. Ciascuno gioca con le carte che ha. E viva dio è libero di giocare con le carte che ha. E poi zio Walt è sempre attuale e vale per tutti: «Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono vasto, contengo moltitudini».
Non ho consigliato io il predecessore di Napolitano di promulgare una delle leggi più berlusconiane che la storia ricordi, la cd. ex Cirielli, la legge 5 dicembre 2005 n. 251. Né ho consigliato io Napolitano di promulgare la berlusconiana legge di controriforma dell’Università, il capolavoro della Gemini, la legge 30 dicembre 2010 n. 240.
Da zio Walt, «A un Presidente», forse James Buchanan: «Quanto tu fai e dici è per l’America un miraggio pendulo, | tu ignori la Natura – la politica della Natura, non ne hai mai appreso la grande ampiezza, rettitudine, imparzialità, | e non hai visto ancora che cose siffatte s’addicono agli Stati, | e che tutto ciò che è inferiore, o presto o tardi, dovrà svanire dagli Stati». Ma Buchanan visse tra la fine del Settecento e la seconda metà dell’Ottocento, sia ben chiaro, per la precisione dal 1791 al 1868. Nessuno vuol far torto ad alcuno, sia ben chiaro anche questo. Nemmeno torto a Buchanan.
tisancul 29 luglio 2012 alle 12:16 IL TORTO LO HANNO RICEVUTO
SOLTANTO GLI ITALIANI CON
GOVERNANTI CHE NON MERITANO
DI GOVERNARE E CON UNA GIUSTIZIA
CHE NON E' GIUSTIZIA ! VERGOGNATEVI !
agostino nigretti 29 luglio 2012 alle 14:01 LA CASTA ADESSO HA IL SUO MARTIRE PER DIVENTARE ETERNA.
E' rientrato da Londra anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Prima si è recato alla camera ardente per un personale e riservato omaggio alla salma di D'Ambrosio. Quindi si è spostato nella chiesa di Santa Susanna. Col capo dello Stato, che è apparso molto commosso, la moglie Clio e il segretario generale Donato Marra. Molti i rappresentanti di politica e istituzioni. Per il governo i ministri dell'Interno e della Giustizia, Anna Maria Cancellieri e Paola Severino e il sottosegretario Gianni De Gennaro. Presenti anche Michele Vietti, vicepresidente del Csm accompagnato da Edmondo Bruti Liberati, il direttore nazionale Antimafia Piero Grasso, Luca Palamara presidente dell'Associazione nazionale magistrati. Tra i politici presenti il presidente del Copasir, Massimo D'Alema, il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, Beppe Pisanu e Piero Fassino.D'Ambrosio, Napolitano piange sulla bara|Avete visto che il Governo di Dio è solo un governo Salva Casta?
Infatti dopo la manovra da macelleria sociale fatta per non intaccare i privilegi della Casta,gli illuminati hanno concentrato l'attenzione sull'articolo 18 e sulle pensioni,poi per spaventare il popolo di pecoroni hanno giocato e continuano a giocare con la Borsa e Lo Spread,facendolo crollare o impennare a seconda
della convenienza politica per giustificare ABC & C che compatti sostengono il governo della loro salvezza.
Quindi è del tutto normale che non rinuncino a comprare mezzi e armi dai nostri padroni per non far mancare gli introiti alle aziende americanizzate.Inoltre la colonia Italia deve essere pronta per la grande guerra contro la Siria e l'Iran,visto che siamo indispendabili per mantenere il piedi il doppione del Baraccone Guerrafondaia UE,dove il nostro territorio della ex Italia serve come base strategica gestita da nostri adroni.
LO STATO : PARADISO TERRESTRE RISERVATO ALLA CASTA.
Dai commenti mi rendo conto di essere stato un grande cretino a credere in un Dio immaginario e peccato che solo ora mi rendo conto che nella vita non si deve credere a niente,pensare a se stesso,farsi vedere che vai in chiesa,fare finta di fare l’elemosina per sfruttare la credenza del popolo pecorone.La cosa che mi rende più nervoso è stata quella di aver creduto a degli ideali e che un giorno il popolo avrebbe capito la realtà,cioè che la maggior parte che ha alimentato l’antifascismo,non erano altro che i peggiori fascisti del vent’ennio,i quali vedendo il tracollo dovuto ai loro malaffari,hanno saputo sfruttare il momento diventando democristiani di prestigio prendendo le rendini della Nazione e dopo la strage delle ginestre non hanno avuto più nessun ostacolo.Quando si sono visti persi,hanno fatto la seconda Repubblica,poi giunti al capolinea hanno fatto la Terza Repubblica tramite l’innalzamento del Governo di Dio Salva Casta. Perciò,cari amici non rovinate i vostri figli e per non illuderli fateli capire che i credo religiosi servono solo alla Casta e al Vaticano per mantenere il potere facendo leva sull’inferno dopo la morte,così loro si possono godere il Paradiso Terrestre senza dover rinunciare al superfluo.Guardatevi intorno e vedrete i loro figli sistemati in posti sicuri al riparo di tutte le finanziarie fatte con macelleria sociale,giocare con la Borsa e lo Spread.
Imelde Fabbro 29 luglio 2012 alle 14:08 Non voglio far torto a nessuno e, nel dubbio, mi astengo dal formulare giudizi.
Ma qualcuno, vivaddio, è capace di capire che tutto è originato dalla mancanza di verità, di collaborazione per l'accertamento della stessa, di certezze sulla trasparenza di chi occupa, a vario titolo, le istituzioni...
La mancata chiarezza su troppe storie del passato ha generato un clima infetto, portatore di virus e batteri micidiali...
Per evitare che paghino gli innocenti c'è un solo rimedio: aprire gli armadi e visionare quel poco che è rimasto.
Dopo di che, paghi chi è giusto che paghi.
Qualcuno è capace di comprendere concetti così elementari...?
Oppure il disegno è il seguente: tutti colpevoli, nessuno colpevole...?
il miglior commento 29 luglio 2012 alle 14:40 il miglior commento e' stato fatto al funerale: Beati i perseguitati per la giustizia perché di essi è il regno dei cieli.
Questo esclude gli sbirri di terza categoria e, mi duole per lei, i giornalisti forcaioli.
Domenico Corradini H. Broussard 29 luglio 2012 alle 16:42 Non so se si possa dire fine giurista e uomo di legge e dalla parte della legge chi in qualità di persona informata sui fatti al pm non racconta tutti i fatti e quando un fatto gli viene dal pm richiamato alla memoria risponde divagando.
Interrogato il 24 marzo a Roma e il 16 maggio a Palermo. La prima volta al pm non riferisce di Mancino al telefono. La seconda volta il pm gli comunica che è stato intercettato al telefono con Mancino e gli chiede conto: «Ci saremmo aspettati che la volta scorsa ci avesse detto: ricordo che sono avvenute queste e queste cose». E lui: «Il presidente Mancino telefona tutti i santi giorni, perché si sente costantemente sotto pressione». Punto e basta. Non so se per il pm, dopo il punto e basta, sarebbe stato d’obbligo iscrivere l’interrogato nel registro degli indagati per intralcio alla giustizia.
Non so se per semplice diplomazia il pm con le valigie pronte per il Guatemala si sia lasciato andare: «Ci siamo comportati come Loris D’Ambrosio avrebbe fatto al nostro posto. E lo dico per la conoscenza e la stima dell’uomo delle istituzioni D’Ambrosio. Anche lui avrebbe fatto ogni sforzo per la verità».
Non so se lo sforzo per la verità esigeva che l’interrogato spiegasse e che il pm interrogante insistesse perché spiegasse.
Non so se il presidente della Repubblica avrebbe fatto meglio a chiarire con pacatezza anziché inveire.
Non so se siamo ancora un popolo di poeti e di artisti e di eroi e di santi e di pensatori e di scienziati e di navigatori e di trasmigratori. Non so se siamo ancora un popolo degno di conoscere la verità dai fini giuristi sulla stagione non nobile cominciata con le bombe del 1992. Postilla.
C’è chi con sciocca ironia ha scritto che il «servitore dello Stato» era diventato un «servitore di Mancino». È un’accusa gratuita, di sicuro. Ma forse esistono anche le difese gratuite. Forse.
Domenico Corradini H. Broussard 29 luglio 2012 alle 17:16 E poi non intervengo più su D’Ambrosio e aspetterò un nuovo post d’apertura nel blog, ma una domanda, dott.sa Milelella, perché con il suo necrologio ha voluto esporre D’Ambrosio morto alle critiche che gli sono state fatte da vivo, non lo sapeva forse che l’avrebbe esposto morto a quelle critiche?
Paolo Nicolini 29 luglio 2012 alle 19:49 D'Ambrosio sarebbe morto d'infarto, peccato che le morti improvvise per infarto (diagnosticato come tale) sono rarissime. Forse la gerontocrazia che ci governa pensava al "crepacuore". Se D'Ambrosio aveva problemi cardiaci, la cosa potrebbe ancora essere plausibile e allora lo si documenti. In casi di morte violenta, e secondo me in questo caso in particolare, dove muore un testimone chiave contro la connivenza tra Stato e Mafia, un'autopsia sarebbe stata più che necessaria, con ovvie controperizie... ma a tutti va bene la vittima dei cattivi giudici. Invece di chiarire, si alimentano dubbi o forse certezze...
Maddale Na 29 luglio 2012 alle 20:34 Gentilissima dott.ssa Milella, sono pienamente d'accordo non si deve fare torto alla figura del Magistrato D'Ambrosio. Quarant'anni trascorsi onorevolmente al servizio dello Stato e della Legge non si buttano alle ortiche per un solo errore.
Mi permetto però di ribadire che quell'errore non è consistito, come da lei benevolmente ritenuto, nel non aver messo giù la cornetta quando ha cominciato a percepire il tenore delle telefonate di Mancino.
L'errore, come ho fatto rilevare in altro mio precedente intervento, va ricercato nel CONTENUTO di quelle telefonate.
Il passo dell'intercettazione è il seguente e lo riporto nuovamente per comodità dei lettori:
D’AMBROSIO: “qui il problema che si pone è il contrasto di posizione oggi ribadito pure da Martelli… e non so se mi sono spiegato, per cui diventa tutto cioè… la posizione di Martelli…. tant’è che il presidente ha detto: ma lei ha parlato con Martelli… eh… indipendentemente dal processo diciamo, così…”;
MANCINO: “ma io non è che posso parlare io con Martelli… che fa”.
Se non era questo un invito, neanche troppo larvato, a CONCORDARE CON UN ALTRO TESTIMONE (MARTELLI), AL DI FUORI DEL PROCESSO ED ALLE SPALLE DEI GIUDICI, una versione che eliminasse IL CONTRASTO DI POSIZIONE FRA I DUE (contrasto che era stato alla base dell'imputazione di falsa testimonianza per Mancino), vuol dire che non so più leggere.
E l'errore è stato ancora più grave ove si consideri che il suggerimento, ma forse è meglio chiamarlo istigazione, è stato messo in bocca al Presidente della Repubblica: "IL PRESIDENTE HA DETTO ...".
Comunque, come ho già detto, un'intera vita non si giudica per un solo episodio ma sulla base di un bilancio; bilancio che per l'Uomo e il Magistrato D'Ambrosio è più che positivo.
Piuttosto credo che sia stata lei, mi perdoni, a fare torto a D'Ambrosio.
E lo ha fatto quando lo ha dipinto come una sorta di quinta colonna della magistratura annidata nelle stanze del Quirinale per condizionare la funzione legislativa del Parlamento in relazione a questo o a quello specifico processo.
Ella scrive: "I testi arrivavano al Quirinale, lui li leggeva, MAGARI PARLAVA CON I COLLEGHI IMPEGNATI IN UN PROCESSO, ne verificava i tempi, e poi lanciava un allarme: state attenti, diceva, in quella norma si annida un baco"
Dunque, secondo lei, il Magistrato D'Ambrosio, quando una legge doveva essere controfirmata dal Presidente o, peggio, quando il suo iter era ancora in corso in Parlamento, contattava questo o quel PM per chiedergli: "ma con questa legge la tua specifica inchiesta potrà sortire sbocchi positivi?". O telefonava a questo o a quel GUP o Presidente di collegio per chiedergli: "ma con questa legge in quel tale processo potrai arrivare ad una condanna?".
Non credo che D'Ambrosio lo abbia mai fatto. Era troppo fine giurista per non sapere che le leggi disciplinano casi generali e che la loro bontà non si misura in relazione a specifici casi concreti e dunque parlando con i colleghi impegnati in uno specifico processo.
È ben vero che, proprio perché le leggi disciplinano casi generali, non devono essere concepite "ad personam", ma è anche vero che esse non devono neanche essere "contra personam".
E poi a chi mai egli avrebbe dovuto dire: "STATE ATTENTI"? Non certo all'ANM o a questo o a quel partito politico.
D'Ambrosio era il consigliere giuridico del Presidente della Repubblica, e solo col Presidente doveva rapportarsi e colloquiare.
La sua funzione non era certo quella di salvaguardare l'esito del processetto o del processone di questo o di quello specifico magistrato.
Dire di lui che, di fronte ad un testo legislativo, PARLAVA CON I COLLEGHI IMPEGNATI IN UN PROCESSO, ECCO QUESTO SIGNIFICA FARE TORTO ALLA SUA FIGURA DI MAGISTRATO.
Gigas 29 luglio 2012 alle 20:39 A Lei manca il filo sottile dell’umanità.
Domenico Corradini H. Broussard29 luglio 2012 alle 17:16
E poi non intervengo più su D’Ambrosio e aspetterò un nuovo post d’apertura nel blog, ma una domanda, dott.sa Milelella, perché con il suo necrologio ha voluto esporre D’Ambrosio morto alle critiche che gli sono state fatte da vivo, non lo sapeva forse che l’avrebbe esposto morto a quelle critiche?
gentile 29 luglio 2012 alle 21:16 Abbiate pazienza! ma questa volta sono un po' arrabbiato a causa di una discussione con mia moglie sulle ferie..
che vuole andare in vacanza , senza avere una riserva economica e senza garanzia di permanenza.
Di conseguenza se la dott.ssa Milella questo commento lo vuol pubblicare e' va' bene - altrimenti va' anche bene....
" LA STRATEGIA DELLA TENSIONE " mantiene uno STRETTO LEGAME con il Fenomeno generale .del
"TERRORISMO DI STATO" che indica la PARTECIPAZIONE NASCOSTA.... o il BENESTARE dei Settori dello STATO...
in Azioni Bancari eTerroristiche ai danni del Proprio Popolo e delle loro Famiglie.
E che cose ' un Terrorismo di Stato ? , o Strategia di Tensione? La Spiegazione a darla spetta, a un Professore Docente di Diritto Costituzionale se vorra' . o a un Grande specialista in Giurisprudenza visto che il dott. Loris D 'Ámbrosio non c'e piu' - Requie'scant in pace - ora sara' difficile trovare un sostituto..........
che raccontera' al Quirinale le Storie e le Preistorie di 140 attentati compiuti tra il 1968 e il 1974 e disordini verificatosi tra il 1974 e 2014 presentandoli e considerandoli come "strategia della tensione" - e consigliando ai Presidenti LA TECNICA STRATEGICA PER EVITARE NEL NOSTRO PAESE UN TERRORISMO DI STATO.
Speriamo di trovare subito qualcuno che sa' come evitare una STRAGE... e al piu' presto possibile, c'e ne urgente bisogno di questi Magistrati come Loris D'Ambrosio.
maria r. 29 luglio 2012 alle 23:02 “Quando le indagini toccano e\o sfiorano i “potenti” allora l’insofferenza e le ostilità sono trasversali”- Questa denuncia è contenuta nel libro “Assedio alla toga” scritto dal sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo, assieme al giornalista Loris Mazzetti, dove ampio spazio viene dedicato alle intercettazioni, al concorso esterno, alla responsabilità civile dei magistrati, a tutte quelle riforme che secondo gli autori possono minare l’autonomia e indipendenza della magistratura. “Diteci cosa abbiamo violato nell’indagine sulla trattativa – ribatte il magistrato – oppure lasciateci lavorare in pace se proprio non volete sostenerci”. Dopo essere stato sentito nel dicembre 2011 proprio dal Pm Di Matteo, Mancino si lamenta dei pm con D’Ambrosio e rivendica il suo “diritto a una tutela”. Poi chiede l’intervento del Proc. Antimafia Grasso, che gli risponde di non avere “poteri di avocazione”. Mancino replica: “Ma poteri di coordinamento sì”. D’Ambrosio lo rassicura: “Si faccia il Natale tranquillo, tanto questi non arriveranno a niente, stanno facendo solo confusione”.(Interessante risposta!)
Esaminate queste poche premesse – altre sono già state fatte sul blog- va rilevato che al funerale del consigliere Loris D'Ambrosio il grande assente era proprio Nicola Mancino, indagato per "falsa testimonianza, " pro-motore di una vera e propria “trattativa” di intervento su un’indagine che ha come oggetto,e non come molti ancora chiamano “Ipotesi di Trattativa Stato-Mafia”, ma Trattativa accertata, com-provata, documentata e verificata che i Magistrati di Palermo, Firenze e Caltanissetta conducono con enorme fatica da anni. Eppure Mancino in 4 mesi aveva telefonato ben 8 volte al Consigliere D’Ambrosio per chiedergli di "difenderlo" dai Magistrati di Palermo e proponendogli di farsi promotore di alcune iniziative per .....
- invocare il “diritto alla tutela”(quale non si sa bene, essendo solo un cittadino),
-ritardare forse la chiusura dell’inchiesta con strategie dilatorie e cavilli alla Ghedini,
-chiedere l'avocazione ( impossibile! Non rientra nei poteri ),
-promuovere un pretestuoso "coordinamento" delle indagini tra le procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta, cosa di cui si era già fatto promotore il proc. Grasso, nel 2011, e che a sua volta l’aveva sostenuto il Pres. Napolitano presso il Csm, con buoni risultati.
Ed il povero D'Ambrosio sollecitato da Mancino si adopera e fa di tutto per accontentarlo ... perchè, come qualcuno afferma, "forse non potevano non esserci, dato il "rango" dell'interlocutore -, comportamenti imprudenti e impropri."
In poche parole quando "l'uomo di un certo *rango bussa", lo Stato tratta e si adopra per intralciare, ritardare ed ostacolare ancora una volta quella verità sulla Trattativa Stato-Mafia che portò alle stragi di Capaci e Via D'Amelio.
Ma adesso Mancino era un semplice cittadino,che , in virtù di funzioni ed incarchi politici del passato, pretendeva di addomesticare l'iter dell'inchiesta di Palermo, dopo aver prima “negato” l’incontro con il dottor Borsellino nel suo studio a Roma, poi essersi dimostrato prima smemorato, dicendo - "NON ricordo"-, infine, messo alle strette "aveva mentito"; ed era per questo che erano state decise le SUE intercettazioni.
Se poi il Presidente Napolitano in persona si è adoperato scrivendo al Pg della Cassazione, Esposito,e poi al Neo Pg Ciani,ed anche al Procuratore antimafia Grasso,la causa di tutto ciò è di Mancino,ex ministro,ex senatore,ex pres. del Csm,.. al quale " non si poteva dire di NO!"(sic! D'Ambrosio,intervistato).
In Italia il vero male della società è costituito da una classe politica che vuole ADDOMESTICARE la Magistratura assoggettandola ai "dictat" per vanificare la legge e calpestare la legalità.
La politica moderna ci riconosce (non solo sulla Carta) uguale dignità, ma nessun potere può sfruttare e sottomettere le persone per scopi e fini utilitaristici, ancor più se tali persone appartengono alle istituzioni e dalle loro funzioni dipende la legittimità del diritto ed il rispetto delle Norme.
Però le ingiustizie continuano ad esistere e i valori della nostra cultura occidentale da alcuni anni sono a rischio
Chi è demandato ad esercitare una funzione istituzionale al servizio della giustizia deve cercare di individuare l’ingiustizia; ovvero là dove qualcuno per i propri interessi danneggia qualcun altro.
D’Ambrosio con l’inchiesta di Palermo non c’entrava niente, la sua colpa era quella di aver troppo ascoltato e rassicurato un ex ministro dell’Interno ed ex presidente del Senato, Mancino, che protestava la sua estraneità e chiedeva aiuto per non essere coinvolto nell’inchiesta palermitana, alla quale si voleva sottrarre attraverso marchingegni e sotterfugi, mentre la ricerca della verità su quanto accaduto tra il ’92 e il ’93 oggi è più che mai necessaria: anche se non è mai esistita una “politica sinceramente amica dei magistrati’’, infatti,come afferma il magistrato Sebastiano Ardita non c’è alcuna “verità inconfessabile’’ che il nostro Paese non potrebbe sopportare. http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=5849:sebastiano-ardita-la-politica-non-e-mai-vera-amica-dei-giudici&catid=20:altri-documenti&Itemid=43
1°) PS : 150 giudici scrivono al Csm: «Siamo solidali con Scarpinato» 2°) PS : Ma se "L'obbligatorietà dell'azione penale" dovesse dipendere dal rango, povera Italia dove i cittadini hanno privilegi e corsie preferenziali a seconda dei " RANGHI ".
Domenico Corradini H. Broussard 30 luglio 2012 alle 06:31 «Per fatto personale».
Per aver io scritto in forma interrogativa che forse è meglio non esporre un morto alle critiche già rivoltegli da vivo per documentati comportamenti non corretti da lui tenuti da vivo, è partita l’accusa del catechista di turno che mi ha attribuito un fatto non vero e un’opinione contraria a quella da me espressa. A me «manca il filo sottile dell’umanità». Avrò «il filo sottile della bestialità»? Ci vada calmino il catechista di turno. Il «katechismós», l’esposizione didattica di una dottrina religiosa, a volte è cosa nobile ma finché non offende.
Paolo 30 luglio 2012 alle 08:52 Senza una rete di rapporti che avvengono 'sotto traccia' nessuno Stato, neanche di diritto, riuscirebbe a non farsi travolgere. Lo Stato é sempre complicata e spesso equivoca, strumentale mediazione tra tolleranza e repressione. Ad essa corrispondono i ruoli e le persone che li rivestono. Il tutto, infine, si gioca sulla capacità e le circostanze - l'evento fortunato o l'incidente - per cui gli uomini spiccano il salto o, in modo più o meno imprevedibile, inciampano.
Tutto questo ci serve per capire di cosa esso é impastato e di cui uno come me viene informato per episodi sparsi e per come vengono raccontati. Il tutto da mettere insieme criticamente. Che non é cosa da poco, perché serve a illuminare e a relativizzare, come sta scritto nell'Ecclesiaste (o meglio: il libro di Qohelet): "Chi scava una fossa può caderci dentro,/chi abbatte un muro,/lo può mordere un serpente./ Chi estrae pietre, può farsi del male,/chi spacca la legna rischia." Ma soprattutto a mettere le cose nel giusto ordine per cui: "Se vedi poveri rapinati,/ diritto e giustizia violati, non ti stupire,/chi sta sopra vigila su chi sta sotto/ e su di lui chi sta più in alto ancora."
Lasciamo perdere le excusationes non petitae, i "santo, subito", la gloria del mondo serve solo ai vivi e a proseguire nella loro marcia. D'Ambrosio faceva un lavoro che probabilmente era il più difficile di questo mondo e i cui meriti molto difficilmente sarebbero stati pubblicamente riconosciuti, se non ci fosse stato quel maledetto incidente sul lavoro. Ma non facciamo di ogni erba un fascio e continuiamo a chiedere ad alta voce giustizia per uno Stato che non vuole o non é capace di farla. Questo, credo, sia l'unità di misura e stia in testa a tutto.
gentile 30 luglio 2012 alle 09:42 Grazie Maria r.
Chi e' demandato ad esercitare una funzione istituzionale al servizio della Giustizia deve cercare di individuare L'INGIUSTIZIA ovvero la'dove qualcuno per i propri interessi ( o per Vanto) danneggia qualche altro.
grazie ancora Maria r. .......................................
Il dottor Borsellino si e' disteso sul divano, comincio' a piangere e disse: NON POSSO CREDERE CHE UN AMICO
MI ABBIA POTUTO TRADIRE lo ha detto Alessandra Camassa, ex allieva del Magistrato antimafia, raccontanto ai Giudici del processo Mori, uno degli ultimi incontri prima della bomba di via d'Amelio. In aula anche la TESTIMONIANZA CONFUSE LA TRATTI CONTRADITTORIA di Nicola Cristalla, ex capo scorta del Giudice Francesco
di Maggio, numero due del Dipartimento Amministrazione penitenziaria quando non vennero rinnovati oltre 300
provvedimenti di carcere duro ai mafiosi di Giuseppe Pipitone e Silvia Bellotti.
Dall'Archivio della Repubblica del 1994 / 03/ 21 ' DUECENTO TOGHE SOTTO INCHIESTA"
ROMA - Magistrati arrestati, inquisiti, sospettati, chiacchierati. Mai come ora LA QUESTIONE MORALE..........
peraltro fortemente sponsorizzata dalle toghe stesse, ha TRAVOLTO TANTI ESPONENTI DELLA CATEGORIA...
piu' amata e piu' odiata a SECONDA DEL MOMENTO STORICO, DAI CITTADINI.
Considerando quando negli ultimi mesi sono finiti nel mirino dei colleghi del settore penale, del Consiglio Superiore
e dei titolari dell'azione disciplinare, sono quasi duecento imagistrati a diverso titolo "Indagati".
E duecento su poco piu' di seimila non sono pochi. I reati dei quali alcuni dei MAGISTRATI INQUISITI ( a cominciare
dai nove finiti in carcere ) devono rispondere sono tra i piu 'inquietanti : CORRUZIONE, COLLUSIONE CON LA
CRIMINALITA' ORGANIZZATA, INTERESSE PRIVATO IN ATTI DI UFFICICIO, ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE.
Insomma, erano Magistrati di fiducia della Mafia o della Camorra, disposti ad addomesticare processi, ad
INTERVENIRE PRESSO COLLEGHI...ad assolvere e scarcerare a piacere. Un quadro assai poco edificante, una
mappa che tocca l'intero territorio, anche se i condizionamenti piu' pesanti sono venuti fuori in Campania e in Sicilia,
la dove magistrati infedeli hanno favorito la criminalita' organizzata, e dove operano pero'....in assoluta indipendenza...
CENTINAIA DI MAGISTRATI INTEGERRIMI
Dalla Campania alla Sicilia si tratta pero' di magistrati sparsi un po' in tutta Italia, con particolare riferimento all'Umbria, al Piemonte, alla Liguria e alla Calabria.
Qui le ultime parole di una Testimone di Giustizia Italiana suicidatasi a Roma il 26 luglio del 1992 una settimana dopo la strage di via d 'Ámelio : "Prima di combattere la Mafia devi farti un anti- esame di Coscienza e poi, dopo aver sconfitto la Mafia dentro di te, puoi combattere la Mafia che c'e' nel GIRO DEI TUOI AMICI.
LA MAFIA SIAMO NOI E IL NOSTRO MODO SBAGLIATO DI COMPORTARSI .
Parole di - RITA ATRIA - "LA PICCIRIDDA" = ovvero= TESTIMONIANZA. DI GIUSTIZIA.
agostino nigretti 30 luglio 2012 alle 10:56 IL VERO DIO ESISTE DAVVERO,LO DIMOSTRANO I GRANDI MIRACOLI SALVA CASTA.
Legge Bavaglio, Alfano: "Accelerare"
Anche il Csm in pressing-intercettazioni.
GRANDE MIRACOLO SALVA GOVERNO CON ABC & C.
Dopo aver innalzato il loro martire,la Casta con un grandissimo spettacolo scrive la parola fine per bloccare i opchi Magistrati onesti che non si sono venduti o non hanno voluto sottomettersi al volere della famiglia politica.
Inoltre visto che anche la Merkel è una fedele suddita dei padroni del mondo "America Vatcano Israele Inghilterra",deve ascoltare il nuovo Dio della Pace con tanto di premio Nobel,prima che gli Americani innalzino un nuovo Dio della Guerra.Perciò deve farsi promotrice per convincere tutte le Nazioni che fanno parte della Burocrate Guerrafondaia (Doppione dei sudditi governi imposti),affinchè paghino i debiti fatti dai principali protagonisti politici italiani per realizzare la Globalizzazione con le guerre e le spese sostenuto per far entrare nel Paradiso Terrestre tutte le Nazioni dell'Ex grande Potenza Russa per circondarla.D'accordo,non sono riusciti a riportare Corbaciov al potere,però hanno portato a termine la missione con la guerra contro la Serbia e grazie al Messia che ha salvato il suo amico Putin dalle ire del Dio della guerra Busc,la Russia si è piegata ai voleri dei padroni del mondo.Noi pecoroni siamo il popolo prediletto del vero Dio voluto dai padroni del mondo.Per questo dobbiamo subito Venerare il più Grande profeta della Storia Napolitano,il Governo di Dio Salva Casta e ABC & C.,costruendo un grande tempio per le loroVirtù Divine dimostratoci.LODE E GLORIA AL VERO DIO,affinchè ci butti le Briciole del tesoro accumulato dai Grandi Maestri Burattinai dai loro Sudditi Politici e dai SuperTecnici-SuperProfessori-SuperManeger-SuperBancari.AMEN!!!
tisancul 30 luglio 2012 alle 12:16 maria r. 29 luglio 2012 alle 23:02
“Quando le indagini toccano e\o sfiorano i “potenti” allora l’insofferenza e le ostilità sono trasversali”- Questa denuncia è contenuta nel libro “Assedio alla toga” scritto dal sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo, assieme al giornalista Loris Mazzetti, dove ampio spazio viene dedicato alle intercettazioni, al concorso esterno, alla responsabilità civile dei magistrati, a tutte quelle riforme che secondo gli autori possono minare l’autonomia e indipendenza della magistratura. “Diteci cosa abbiamo violato nell’indagine sulla trattativa – ribatte il magistrato – oppure lasciateci lavorare in pace se proprio non volete sostenerci”. GENTILE MARIA ESPRIMO IL MIO PENSIERO DIETRO CATTIVA ESPERIENZA :
TUTTI I CITTADINI ITALIANI DEBBONO AVERE IL MASSIMO RISPETTO
DEI MAGISTRATI MA...........C'E' UN MA..................MOLTI MAGISTRATI NON
HANNO USATO E NON USANO UNA GIUSTIZIA GIUSTA E ASSOLUTAMENTE
IMPARZIALE PER COME SANCISCE LA NOSTRA COSTITUZIONE E LE PROVE
SONO NELL'ACCUMULO DI MILIONI DI PROCEDIMENTI IMPUGNATI PER
"" CATTIVA GIUSTIZIA " CHE INTASANO TUTTO IL SISTEMA GIUDIZIARIO
NESSUNO CORREGGE QUESTA GRAVISSIMA ANOMALIA BASTEREBBE INTERVENIRE
CON SANZIONI DISCIPLINARI E DI CARRIERA PER AVERE MAGISTRATI ESEMPLARI
CHE MILIONI DI CITTADINI CHIEDONO TUTTO CIO' CAUSA PROTESTE E LAMENTELE.
UNA SENTENZA GIUSTA ED ESEMPLARE NON PUO' ESSERE CRITICATA MA..................
DI SENTENZE GIUSTE ED ESEMPLARI CE NE SONO BEN POCHE ...............
PER QUESTO MOTIVO LA GIUSTIZIA ITALIANA E' LA QUART'ULTIMA AL MONDO !
TANTA CORDIALITA'ì MARIA
Gaetano 30 luglio 2012 alle 12:53 Certi politici e giornalisti nostrani tendono a cambiare le carte sul tavolo, prefigurano ipotesi come fatti accaduti e poi sentenziano attribuendoli ad altri. Nessuno ha mai accusato D'Ambrosio di un reato, solo di inopportunità. Non è ancora un reato (spero un giorno sì, però) chiedere raccomandazioni ad un conoscente importante, ma è dal punto di vista etico e dell'uguaglianza dei cittadini che è insopportabile. Nel caso specifico D'Ambrosio non ha saputo resistere alle pressioni di Mancino, doveva farlo il Presidente della Repubblica. Per i seguenti motivi: 1) Sarebbe stato un rifiuto meditato, non "faccia a faccia" con il pestulante che è sempre imbarazzante 2) La raccomandazione doveva essere irricevibile 3) Napolitano ha difeso l'indifendibile operato di D'Ambrosio quando il fatto è stato reso noto, in realtà ha difeso se stesso. P.S. Io sono un insegnante: a fine anno scolastico, dopo esami di candidati esterni, in passato ho ricevuto pressioni da parte di colleghi più anziani di me, di amici, che volevano sapere gli esiti in anticipo. Mai l'ho fatto, ho litigato per telefono, accusato di "voler salvare l'Italia da solo". Sarebbe bastata una sola volta che l'avessi fatto per essere considerato un pessimo insegnante e, soprattutto, cittadino. A buon intenditore. Saluti.
Domenico Corradini H. Broussard 30 luglio 2012 alle 15:13 Non so cosa il Quirinale e il Parlamento e il governo potranno rispondere alla domanda di Ingoria: «Sulla vicenda della trattativa c’è una ragione di Stato che impedisce l’accertamento della verità sulla base delle ragioni del diritto penale?».
Non so se le vittime di mafia, dopo che sentenze definitive hanno accertato che la trattativa Stato-mafia ci fu, possano ancora definirsi vittime della sola mafia e non anche dello Stato.
Non so se sulla trattativa Stato-mafia sia stato apposto quello che Giovanni Pellegrino, presidente della Commissione stragi dal 1994 al 2001, definì nell’agosto 2005 un «segreto di Stato strisciante», riferendosi alle stragi di Bologna e Ustica.
Non so se la non apposizione del segreto «formale» di Stato basta ad evitare il segreto di Stato «strisciante».
Non so se la richiesta di Napolitano alla Corte costituzionale, di mandare al macero pure le parole di Mancino, equivalga in qualche modo a un eventuale segreto di Stato «strisciante».
Non so se per tutelare le prerogative del suo ufficio un presidente della Repubblica possa limitarsi a difenderle e a non esercitarle attraverso quel diritto che la Costituzione gli dà, il diritto d’inviare messaggi alle Camere, un diritto che Napolitano non ha mai ritenuto di dover esercitare e che non ha esercitato nemmeno per la vicenda della trattativa Stato-mafia chiedendo l’istituzione di una Commissione d’inchiesta.
Non so se a un eventuale segreto di Stato «strisciante» si addicano le parole di D’Avanzo, «Inutile indagare sul Sismi | è segreto di Stato», su Repubblica di venerdì 6 gennaio 2006: «Se il “potere democratico” è, come scriveva Norberto Bobbio, il “governo del potere pubblico in pubblico”, oggi va registrato il minaccioso ritorno del regno del segreto, degli arcana (imperii e dominationis), della “ragion di Stato”, della mai morta Italia dei ricatti. La qualità della nostra democrazia non ne può guadagnare».
Solo poche cose mi paiono certe, e semplici cose sono: che l’opinione pubblica vuole sapere e attende una risposta alla domanda di Ingroia e le istituzioni politiche tacciono dalla base ai vertici e al vertice e che non la metteranno a tacere le voci stizzite di alcuni politici e costituzionalisti a servizio pieno o a mezzo servizio del Quirinale, da Cicchitto a Casini e Ceccanti.
Una delle maniere di «far torto» è mentire? Se uno Stato mente, non si mette nel «torto»? Se uno Stato intende allentare la strategia della tensione guidata dalla mafia scendendo a patti con la mafia, non stringe con la mafia un «pactum sceleris» nello stesso momento in cui la sceglie a sua interlocutrice?
Gigas 30 luglio 2012 alle 15:32 • Domenico Corradini H. Broussard 30 luglio 2012 alle 06:31
«Per fatto personale».
Per aver io scritto in forma interrogativa che forse è meglio non esporre un morto alle critiche già rivoltegli da vivo per documentati comportamenti non corretti da lui tenuti da vivo, è partita l’accusa del catechista di turno che mi ha attribuito un fatto non vero e un’opinione contraria a quella da me espressa.
A me «manca il filo sottile dell’umanità».
Avrò «il filo sottile della bestialità»?
Ci vada calmino il catechista di turno. Il «katechismós», l’esposizione didattica di una dottrina religiosa, a volte è cosa nobile ma finché non offende.
Mi sembra che si tessano le lodi di Loris D’Ambrosio, almeno quelle sono provate. Non intendevo la bestialità che cerca di attribuirmi. Nulla di personale.
maria r. 30 luglio 2012 alle 16:19 Ho appena letto : " Il ritorno di Giuda" - Scritto da Salvatore Borsellino - Lunedì 30 Luglio 2012
che in gran parte riporto: " In particolare mi tornano costantemente alla mente quelle parole in cui Paolo (parlando di Giovanni Falcone) dice con forza e amarezza insieme: "Il paese, lo Stato, la magistratura, che forse ha più colpe di ogni altro, cominciò proprio a farlo morire il 1° gennaio del 1988", e per Paolo, che aveva un profondissimo senso dello Stato e delle Istituzioni quelle dovevano essere delle parole terribili da pronunciare. "E poi quelle altre, ancora più pesanti, in cui Paolo, parlando della decisione del Consiglio Superiore della Magistratura che preferì Antonino Meli a Falcone per la successione di Caponnetto all’ufficio istruzione del tribunale di Palermo, dice, tra gli applausi ripetuti dei presenti che conoscevano bene di chi stesse parlando “qualche Giuda si impegnò subito a prenderlo in giro….“.
" Sono passati 20 anni e Giuda ha preso di nuovo dimora al Csm. O forse non se ne è mai allontanato se un suo membro laico ha potuto prendere a pretesto una nobilissima lettera a Paolo, letta da Roberto Scarpinato in via D’Amelio, in prossimità dell’ora della strage del 19 luglio, per invocare dei provvedimenti disciplinari nei suoi confronti con lo scopo nemmeno troppo occulto di sbarrargli la strada alla Procura Generale di Palermo. " Gli stessi concetti espressi in quella lettera, ascoltati con emozione e continui applausi dalle migliaia di persone presenti quel giorno in via D’Amelio, Roberto Scarpinato li ha più volte espressi nelle sue interviste, nei suoi discorsi e in quel suo eccezionale libro, “Il ritorno del Principe”, fondamentale per chi voglia capire la storia di questo nostro disgraziato paese. " Ma con questo attacco, sferrato nei suoi confronti per una lettera scritta a Paolo su invito, espresso anche nei confronti di altri magistrati, dai familiari del giudice, si è voluto colpire non soltanto un magistrato che della Giustizia, quella vera, quella “Eguale per tutti” è diventato un simbolo. " Si è voluto colpire anche quell’ampio movimento della Società Civile composto da persone che non si rassegnano a fronte dei silenzi e dei macigni posti sulla strada della Giustizia, sulla strada che porta alla verità sulla strage di via D’Amelio, ma che queste verità continuano a chiedere a gran voce, levando in alto il simbolo di questa lotta, un’Agenda Rossa, rappresentante quella che fu sottratta in via D’Amelio dalla macchina ancora in fiamme di Paolo e per la cui sottrazione non si è mai ancora arrivati alla fase dibattimentale di un processo.
" Non si rassegnano a vedere che dalla più alta istituzione della nostra Repubblica, dalla quale vorrebbero sentire incoraggiamenti ed assicurazioni ai magistrati di Palermo che stanno percorrendo a rischi della propria stessa vita la difficile strada della verità, arrivano invece assicurazioni di benevolo interessamento nei confronti di un indagato a causa dei suoi silenzi e delle sue contraddizioni sulle circostanze di quella trattativa per cui fu affrettata l’eliminazione di Paolo Borsellino. " E per contro pesanti accuse nei confronti di questi magistrati, come se fossero moralmente responsabili della morte per infarto di quel consulente giuridico del Presidente della Repubblica intercettato mentre a questo ex ministro assicurava appunto il benevolo interessamento del Presidente o dava consigli su come eludere il meno benevolo interessamento da parte dei giudici di Palermo.
" Leggo oggi sul blog “Toghe Lucane“, a firma di Nicola Piccenna, a proposito di una intercettazione disposta nei suoi confronti che sembrerebbe derivare da un procedimento penale giudicato illecito e che è andata avanti per mesi “Abbiamo più volte scritto raccomandate al Presidente Giorgio Napolitano il quale, per tramite di un suo collaboratore, ci ha sempre risposto che il Presidente non può occuparsi di vicende che competono alle Procure della Repubblica” .
Ci auguriamo tutti che il Presidente si attenga a quanto affermato dal suo collaboratore, che non si occupi di vicende che competono ai magistrati e che la Giustizia possa fare il suo corso anche nei confronti di ex ministri come Mancino senza “coordinamenti da sollecitare, magistrati da richiamare, incontri da auspicare“.
Salvatore Borsellino (30 luglio 2012)
Poi leggo anche : Liana Milella intervista Giovanni Salvi
“Per il Colle come per gli avvocati quelle telefonate vanno distrutte”
In poche parole, il Proc. Capo di Catania, dottor Giovanni Salvi, sostiene che ...
-Prima di invocare l' art. 271 c.p.p. che demanda al GUP la richiesta della possibilità di distruggere le intercettazioni, ci sono due aspetti da risolvere:
1) CHE...- L'immunità penale del Capo dello Stato possa comprendere ed estendersi alle intercettazioni;
2) ALLORA ... una volta tabilito quanto al punto 1°, si porrebbe il problema di cosa fare delle telefonate. In poche parole, sentite in contraddittorio le parti, ..... “ Gli altri protagonisti del processo conoscerebbero solo che l’ascolto casuale esiste, ma non il suo contenuto. L’art. 271 va interpretato nel senso che il contraddittorio davanti al giudice è solo sulla sussistenza o meno della causa d’inutilizzabilità. Ricorrere per analogia al 268 c.p.p comporterebbe il deposito totale. E’ un sacrificio coerente con le indicazioni della Cassazione, la quale chiede che la distruzione avvenga nel contraddittorio, ma senza specificarne le modalità, ed è un bilanciamento corretto tra la “tutela di interessi costituzionalmente rilevanti “ e “quelli altrettanto importanti del contraddittorio”. Vi sono casi in cui la pienezza del contraddittorio è sacrificata a interessi di grande importanza, come avviene nel segreto di Stato, ove la Consulta può conoscere, ai fini della risoluzione dei conflitti, atti segreti, mantenendone la segretezza”. Infine il dottor Salvi fa sapere che quanto riferito è solo una proposta che dovrà essere ancora attuata: trattasi solo per il momento di una "circolare". http://www.senato.it/notizie/RassUffStampa/120730/1id5qy.pdf
Ma già la "cloaca maxima" dell'anti-politica, quella che solo in Italia ritiene di far parte di un "rango speciale", si agita e, a fronte di tutti i problemi che scuotono il nostro martoriato paese, antepone come primaria soluzione di governo quella dell'uso delle intercettazioni. E qui correranno insieme come nella Fattoria di Orwell, tranne quei pochi dissenzienti che non vorranno sia " l'uso creativo della legge , sia l'uso\abuso come arma di ricatto".
Con buona pace di molti di coloro che vorrebbero vivere in un'Italia rispettosa della CARTHA per conseguire verità e giustizia, cosa che dai Politici è di là da venire.
Intercettazioni, la legge va fatta ma non diventi arma di ricatto”-dice il Magistrato Anna Canepa.
http://www.senato.it/notizie/RassUffStampa/120730/1id8rr.pdf
Un saluto a " tutti gli amici del blog" con i quali condivido questa esperienza che mi porta a crescere "in virtute e canoscenza".
tisancul 30 luglio 2012 alle 17:48 il miglior commento 29 luglio 2012 alle 14:40 il miglior commento 29 luglio 2012 alle 14:40 il miglior commento e’ stato fatto al funerale: Beati i perseguitati per la giustizia
IN ITALIA DI MARTIRI COME ENZO TORTORA CE
NE SONO STATI E CE NE SONO MOLTI . QUESTO STATO ITALIANO ASSENTE
E SORDO HA SEMPRE MESSO IN PRIMO PIANO IL VALORE MAGISTRATUALE
DIMENTICANDO SEMPRE IL VALORE MORALE ED UMANO DEI SUOI FIGLI
SUCCUBI DEL POTERE MAGISTRATUALE IRRESPONSABILE INCRITICABILE
E INCENSURABILE . CHI PAGA ED HA PAGATO IN PRIMA PERSONA PER UNA GIUSTIZIA INGIUSTA E FORCAIOLA HA SOLTANTO ODIO PER QUESTO STATO E LE SUE ISTITUZIONI CHE NON ADOTTANDO UNA SEVERA DISCIPLINA VERSO CERTI
MAGISTRATI CHE APPLICANO UNA GIUSTIZIA - INGIUSTA .
NESSUN CITTADINO PUO' CRITICARE UN MAGISTRATO GIUSTO ED ESEMPLARE
CHE DA VERA GIUSTIZIA COME NESSUNO PUO' SOPPORTARE UNA GIUSTIZIA ANOMALA E FORCAIOLA . MAGISTRATI APPLICATE LA COSCIENZA DI CRISTO PRIMA DI SCRIVERE UNA SENTENZA VERSO UN'ALTRO ESSERE UMANO COME VOI E APPLICATE LA VERA GIUSTIZIA E TUTTI NOI ITALIANI SAREMO FIERI DI VOI E DI POTER VIVERE IN UNO STATO CON VERI DIRITTI E CON GIUSTI DOVERI . FIRMATO TISANCUL
amsicora 30 luglio 2012 alle 18:14 Io credo che in questa vicenda sia stato sollevato un grande polverone e si siano persi di vista gli aspetti salienti della questione.
Nessuno mette in dubbio la serietà e la correttezza che ha contraddistinto l'attività del consigliere D'Ambrosio al servizio dello Stato.
ll problema è un altro.
In primo luogo Mancino avrebbe dovuto da subito avanzare le sue rimostranze ai soggetti istituzionalmente competenti ossia il CSM ed il Procuratore Generale presso la Cassazione.
Avendo deciso di aggirare le vie "istituzionali" ha creato il corto circuito dal quale è scaturito il resto.
In particolare alle varie sollecitazioni (che Mancino, a riprova del fatto che sapeva bene di agire in difformità dalle vie ordinarie, voleva tenere riservate) il Quirinale avrebbe dovuto invitarlo a sollecitare i soggetti competenti (vedi sopra);
Se non lo ha fatto evidentemente sapeva che lo stesso Mancino (che ha anche larvatamente evidenziato la circostanza) poteva e può dire cose finora taciute.
Il "povero" D'Ambrosio ha agito su ordine superiore e non poteva dunque fare altrimenti (io sono convinto che se fosse stato per lui avrebbe invitato il gentile interlocutore ad interrompere le richieste).
Anche il procuratore Grasso ha fiutato odore di bruciato quando ha chiesto che le richieste del p.g. della Cassazione gli venissero messe per iscritto (richiesta "stranamente" inizialmente disattesa, vedi intervista al dr. Grasso sul Fatto).
Il pasticcio in definitiva lo ha fatto il Capo dello Stato che dapprima ha mandato in avanscoperta il suo consigliere e poi quando è scoppiato il bubbone anzichè chiarire quanto accaduto ha, con argomentazioni a mio modesto avviso del tutto infondate, promosso il giudizio davanti alla Consulta probabilmente per cercare di prendere tempo.
Domenico Corradini H. Broussard 30 luglio 2012 alle 19:12 Non so se abbia ragione Giovanni Salvi, intervistato da Liana Milella su Repubblica di lunedì 30 luglio 2012 p. 9, che avalla la tesi che il nastro delle conversazioni telefoniche tra Mancino e Napolitano vada distrutto dal giudice senza che alcuna parte processuale possa conoscerne il contenuto, nemmeno l’indagato Mancino per la sua eventuale difesa, essendo sufficiente che le parti processuali conoscano solo che quelle conversazioni telefoniche ci furono e casuali furono.
Non so se si possa invocare, come Salvi ha invocato, l’art. 271 cpp: (a) l’intercettazione dell’utenza telefonica di Mancino fu eseguita in uno dei casi previsti dalla legge e nell’osservanza delle disposizioni previste dagli artt. 200 comma 1, 267 e 268 commi 1 e 3 cpp; (b) non è detto che le parole di Mancino non costituiscano corpo di reato.
Non so se si possa dire, come Salvi ha detto, che il contraddittorio tra le parti processuali sull’utilizzabilità o meno delle intercettazioni debba subire un sacrificio in ordine al loro contenuto: (a) l’esempio addotto, quello del segreto di Stato, non è pertinente; (a) il garantismo esige che il contraddittorio sia pieno a norma dell’art. 111 della Costituzione e quando il contraddittorio non è pieno o manca o è differito proprio un vulnus all’art. 111 della Costituzione reca, e non a caso la battaglia per il filtro in appello sulla mancanza di contraddittorio è incentrata; (b) sacrificare il contraddittorio è sacrificare il diritto inviolabile alla difesa che pure a Mancino si ha da riconoscere.
E va bene che le sue interpretazioni di diritto processuale penale Salvi le ha consegnate a una circolare d’aprile per l’ufficio che dirige a Catania. Ma tanto bene non mi sembra che vada l’insistenza con cui a Salvi è stato chiesto se la sua circolare serva al duo Mapolitano-Mancino. Né mi pare autorevole il riferimento all’avvocato Gianluigi Pellegrino, «Il conflitto sulle intercettazioni», su Repubblica di sabato 21 luglio 2012, che forse per acquistare meriti elargisce merito al «laureato in Legge» Eugenio Scalfari: «Dopo che Eugenio Scalfari ha lanciato il tema della corretta opzione interpretativa delle guarentigie costituzionali […], risulta oggi matura la condivisione che il nostro ordinamento presuppone, sia pur senza esplicitarla, una sicura inviolabilità delle comunicazioni del Presidente della Repubblica».
Si vuole difendere a ogni costo Napolitano? Lo vuole difendere a ogni costo il quotidiano di Carlo De Benedetti, dichiarato tangestista all’epoca di Mani pulite e ancora impegnato a vincere la guerra di Segrate? Libertà viva dio di difendere Napolitano in maniera molto giornalistica e poco giuridica. Ma viva dio anche libertà di criticarlo in maniera poco giornalistica e molto giuridica. Deciderà la storia se le difese giornalistiche sono più forti o più deboli delle critiche giuridiche.
Domenico Corradini H. Broussard 31 luglio 2012 alle 06:38 Non so perché Napolitano continui ad ignorare l’art. 87 comma 2 della Costituzione, dove è previsto il «tipico» atto d’esternazione del presidente della Repubblica, il messaggio alle Camere, e preferisca esternare in modo «atipico», come in modo «atipico» ha esternato nel luglio scorso sulla «prepotenza urgenza» di una riforma carceraria e ieri sulla necessità che i partiti trovino al più presto una larga intesa per modificare l’attuale legge elettorale. Non so cosa Napolitano abbia voluto dire ricordando ieri ai partiti che «il voto anticipato è una prerogativa del Colle», nella vulgata di molta stampa e molti lanci d’agenzia «Napolitano: “Voto anticipato? Decido io”».
È vero che l’art. 87 comma 3 della Costituzione attribuisce al presidente della Repubblica il potere d’indire le elezioni delle nuove Camere e di fissarne la prima riunione, nel che è compreso il potere di scegliere la data in cui le elezioni si svolgeranno. Ma è anche vero che in caso di crisi di governo non risolvibile con lo strumento della formazione di un governo fiduciato dalle Camere, il presidente della Repubblica ha l’obbligo di chiamare i cittadini ai comizi elettorali. Mettiamo per semplice esempio che domani ci sia una crisi di governo, parlamentare o extraparlamentare qui non importa. Monti sale al Quirinale per rassegnare le dimissioni, Napolitano lo incarica di formare un nuovo governo, Monti si dà da fare, non trova una maggioranza parlamentare che lo sostenga, risale al Quirinale per comunicare a Napolitano che l’impresa non gli è riuscita, Napolitano insiste con Monti nell’incarico, Monti si dà di nuovo da fare, di nuovo non trova una maggioranza parlamentare che lo sostenga, di nuovo risale al Quirinale per comunicare di nuovo a Napolitano che l’impresa di nuovo non gli è riuscita, Napolitano incarica allora la Fornero, la Fornero si presenta altre due volte a Napolitano con le mani vuote, passa almeno un mese intanto, le istituzioni si bloccano, il vecchio governo resta in carica per la faccende d’ordinaria amministrazione, e a quel punto Napolitano, se non indice le elezioni, quale che sia la legge elettorale vigente, è lì per lì per violare la Costituzione. E dunque, che il voto anticipato sia «una prerogativa del Colle» è affermazione non del tutto fondata. Per una conferma, non c’è bisogno di studiare un manuale di diritto costituzionale, basta sfogliare un manuale di educazione civica.
Non so se Napolitano coltivi una tentazione monarchica, come da più parti ormai si dice. Forse, si tratta solo di un tenue desiderio di partecipare all’esecutivo e al legislativo, giustificato dalla buona fede che a nessuno si nega e dall’interesse superiore della comunità nazionale. Alla lettera del collega Pugiotto, che gli aveva chiesto di inviare un messaggio alle Camere per l’amnistia, Napolitano ha risposto che non è il momento perché alle Camere non ci sono le «condizioni» per deliberare in materia con la maggioranza di due terzi dei componenti di ciascuna Camera. Dai manuali di educazione civica si apprende che non spetta al presidente della Repubblica verificare se quelle «condizioni» esistano o no. Non so se rispondendo a Pugiotto, Napolitano abbia tenuto conto che l’art. 79 della Costituzione è stato riformato nel 1992. Prima era diverso. Il provvedimento d’amnistia era concesso dal presidente della Repubblica su delega del Parlamento, sicché il presidente della Repubblica partecipava in questo caso al legislativo. Sarà che Napolitano è rimasto all’art. 79 della Costituzione ante riforma? Non so se il senatore Luigi Li Gotti, qualche volta citato con favore in questo blog, abbia colto nel segno scrivendo insieme a Di Pietro: «La nostra Costituzione tramortita dalla prepotenza di chi avrebbe tanta voglia di assolutismo, ossia di comprimere la potestà delle Camere. Era la voglia conclamata di Berlusconi. Pensavamo d’aver raggiunto l’apice. Ci siamo sbagliati: sottovalutavamo Monti-Napolitano».
So solo o m’illudo di sapere che intorno alle legge elettorale la battaglia nella «strana maggioranza» è diventata incandescente, come lava di vulcano in eruzione. E che non sarà certo Napolitano a fermarla.
Per fortuna la Pellegrini si è ripresa dopo la batosta sui 400 metri. E per fortuna domani comincia il mese d’agosto. Un po’ di riposo, anche per chi a casa resta costrettovi.
gentile 31 luglio 2012 alle 09:39 LA STRATEGIA DELLA TENSIONE...
nasce quando il Governo mente al Popolo...
Grazie Sig. professor Corradini per la e le Spiegazioni a proposito sul SEGRETO DI STATO "STRISCIANTE". ovvero
"PACTUM SCELERIS" era proprio necessario la SPIEGAZIONE e la SUA LEZIONE . Grazie e
Grazie a Paolo Nicolini : Dove muore un testimone chiave contro la connivenza tra Stato e Mafia,
UNA AUTOPSIA sarebbe stata piu 'che necessaria, con ovvie CONTROPERIZIE...Ma a tutti va bene LA VITTIMA
dei cattivi giudici e della mala giustizia.
Grazie a Imelde Fabbro dal commento del 29 luglio delle ore 14,08: LA MANCATA CHIAREZZA su troppe Storie del Passato ha generato un clima infetto, portatore di virus e Batteri micidiali di cui anche Loris D'Ambrosio era stato colpito ma, ignorando il suo vero STATUS di Salute, l'Origine e la Causa anche la Giustizia rimane sconosciuta...
Inoltre ancora grazie a Maria r., MaddaleNa , Paolo e Gaetano, amsicora e altri amici del blog Toghe.
Con stimati saluti cordiali D. Gentile
marco 31 luglio 2012 alle 11:16 che fine ingloriosa gli ha fatto fare low-cost napolitano.
Rosanna Brofferio 31 luglio 2012 alle 13:22 Inutile ribadiredire come già detto nei commenti che mi precedono che non era intercettato il Presidente Napolitano
mi sorgono delle domande. Cosa chiede Napolitano esattamente alla corte costituzionali visto che il suo telefeono non era sotto controllo?
Perchè appena saputo della morte sul collaboratore e forse amico prima di capire cosa era successo immeditamente lancia quelle accuse direi ingiuriose nei confronti della stampa? Sembra una provocazione
E' nel suo ruolo di Presidente incendiare gli animi intorno a questioni così delicate?
E la Ministra Severino che al funerale anche lei si lancia in invettive. Di lei io chiederei la dimissioni.
Infine le linee telefoniche del quirinale immagino siano di due livelli uno diciamo pubblico e uno riservato al Presidente quindi già la Presidenza dovrebbe essere al riparo da violazioni di segreti o presumo una cosa sbagliata?
Pongo questi quesiti qui perchè leggendo i commenti sono molti calmi e ragionati,
Come cittadina comunque nei confronti del Presidente sono sconcertata dal suo comportamento che mi pare più monarchico che repubblicano.
Gigas 31 luglio 2012 alle 14:43 Rosanna Brofferio 31 luglio 2012 alle 13:22
Vi è un articolo su La Repubblica in edicola oggi 31 luglio 2012 , che spiega bene cosa… E cosa l’avvocatura dello stato ha depositato.
Chi ha aperto la scatola dei fiammiferi ?
La Repubblica Italiana prevede le garanzie rivendicate dalla presidenza della repubblica.
Domenico Corradini H. Broussard 31 luglio 2012 alle 16:04 Informò Scalfari, domenica 22 luglio 2012, dopo l’incontro di Monti con Napolitano per discutere di elezioni anticipate, che si sarebbe votato a fine ottobre, allo scopo di evitare che il governo si indebolisse a causa del fermento elettorale dei partiti e che lo spread salisse ancora. E indicò una strada inevitabile che fece rabbrividire gli europeisti all’Altiero Spinelli e i costituzionalisti che la Costituzione conoscono: la strada di un’Europa federale in cui tutti gli Stati «cedano una parte della loro sovranità».
Ha informato Scalfari, domenica 29 luglio 2012, che su quella strada alla guida deve starci per forza di cose la Bce. Come dire: il governo delle banche e dei banchieri e la fine della politica.
E anche ha informato Scalfari che gli uffici della procura di Palermo «hanno provvisto di munizioni alcuni dei giornali che si sono distinti» nella campagna contro il Quirinale: «Può esser stato un addetto alla polizia giudiziaria, un cancelliere, un usciere dedito a frugar nei cassetti e nelle casseforti. Oppure uno di quei procuratori che comunque avrebbero avuto il dovere di aprire immediatamente un’inchiesta sulla fuga di notizie secretate».
E infine ha informato Scalfari che il testo sacro in materia di intercettazioni dirette o indirette del presidente della Repubblica è un commento pubblicato su Repubblica da Gianluigi Pellegrino.
Non so se il rimbrotto contro «uno di quei procuratori» equivalga a una notitia criminis o a una diffamazione o a una calunnia. Decida chi deve decidere e se vuole decidere. La realtà è che le intercettazioni non erano per niente secretate o chiuse a chiave in un qualche forziere a prova di bomba. Erano invece depositate, a disposizione dei difensori dei dodici indagati per i quali la procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio.
Non so se Scalfari abbia diffamato o calunniato chi ha intercettato Napolitano a colloquio telefonico con Mancino e non ha distrutto subito il nastro: «C’è stata in questo caso un’infrazione estremamente grave da parte di una Procura della Repubblica per ignoranza delle norme. Escludo la malafede, ma l’ignoranza delle norme per chi maneggia professionalmente argomenti di estrema delicatezza non è cosa trascurabile».
Non so se il richiamo al commento di Gianluigi Pellegrino, sull’art. 90 della Costituzione e sull’art. 271 del codice di procedura penale, abbia placato l’animo di Scalfari distogliendolo dall’ira contro i critici di Napolitano.
E va bene, diciamo che le norme di procedura penale la procura di Palermo non le conosce e le conosce Scalfari. Non costa niente dirlo. E va bene, diciamo che Scalfari è «persona di rango», così disse Galli su Repubblica a proposito di Mancino al Quirinale telefonante, che la magistratura non osa toccare, al massimo lo tocca con il buffetto amicale di Ingroia sul palco della Festa dell’Unità a Roma. Non costa niente dirlo.
E va bene, diciamo che oggi su Repubblica p. 9 Liana Milella ha trovato nel ricorso dell’avvocato generale dello Stato depositato presso la Corte costituzionale, e sempre e solo fondato sull’art. 90 della Costituzione e sull’art. 271 del codice di procedura penale, il «piedistallo giuridico» per innalzare Napolitano sui pm di Palermo. Non costa niente dirlo. E va bene, diciamo che né Scalfari né Milella si sono convinti delle argomentazioni di Cordero e Messineo e che nel diritto si destreggiano meglio di Cordero e Messineo. Non costa niente dirlo. E va bene, diciamo che nemmeno le parole di Mancino s’hanno da sapere e che a Mancino si vuole negare il diritto inviolabile alla difesa nell’udienza in contraddittorio davanti al gip. E questo costa dirlo. E va bene, diciamo che un primo terzo dei componenti la Corte costituzionale è nominato dal presidente della Repubblica e un secondo terzo dal Parlamento in seduta comune. E anche questo costa dirlo.
Gentile dott. Scalfari, lei ha insegnato a lungo il diritto di critica e la libertà di stampa, negli Sessanta a Saragat non risparmiammo severe rampogne. Capisco che ora Repubblica abbia un’altra linea editoriale, e anzi apprezzo la compattezza con cui la tesse e la ritesse pro Monti e Napolitano. Una scuderia funziona se si muove all’unisono. Capisco che Liana Milella si muove all’unisono nella scuderia e non ho niente da rimproverarle, e anzi ho da elogiarla per il suo spirito di squadra. Ma la prego, non se la prenda con Liana Milella se dovesse pubblicare questo mio commento. Faccia finta di stare alla Scuola Normale Superiore di Pisa, ricorderà che venne negli anni Settanta, e faccia finta che io sia ancora lì con il ditino alzato, come allora lo alzai, per porle delle domande in democratico dissenso.
Gigas 31 luglio 2012 alle 16:12 Sono un po’ stanco di tutto questo discorrere di giustizia tra alias , che si comportano e pensano esattamente come tutto ciò che non vorrebbero subire, nella loro quotidianità. Tra tante persone virtuali ( virtuali nel senso che non si hanno davanti agli occhi ) che discorrono, vi è sempre la memoria di qualcuno da avere ad esempio. Lascio anche questo blog, sperando di non sentirmi indotto a scrivere ancora. Meglio un mondo di persone concrete da avere davanti agli occhi. Ciao.
PS. Non si vive di solo puro pensiero, ( questo mi appare scrivere nei blog )ci vuole un corpo, che ti stia almeno di fronte e ti guardi negli occhi. E’ stato comunque bello fare e leggere memorie di persone da ammirare.
Domenico Corradini H. Broussard 1 agosto 2012 alle 05:26 Le domande dell’omino di media cultura antropologica.
[1.] Perché Mancino ha potuto telefonare più volte al Quirinale e parlare anche con Napolitano e io no?
[2.] Perché il procuratore Messineo si è lamentato che Scalfari ha mosso alla procura di Palermo l’accusa d’aver commesso «gravissimi illeciti» e non l’ha iscritto nel registro degli indagati per diffamazione o calunnia, mentre in quel registro mi avrebbe iscritto se fossi stato io a dire le cose che Scalfari ha detto?
[3.] Perché Scalfari discetta di diritto senza ben conoscerlo, e forse che spetta a me ben conoscere gli artt. 271, 268 commi 4 e 5, 269 commi 1 e 2 del codice di procedura penale e la sentenza 390/2007 della Corte costituzionale?
[4.] Perché alcuni magistrati intervengono sul blog «Toghe» quando a loro sembra che si voglia delegittimare la magistratura o una singola procura o un singolo tribunale e non sono invece intervenuti ancora per protestare contro la delegittimazione compiuta da Scalfari nei confronti della procura di Palermo, e forse che non mi avrebbero fatto a pezzi se fossi stato io a delegittimare la procura di Palermo?
[5.] Perché se a me chiedono di costruire un tavolo o di aggiustare un flessibile della cucina dietro corrispettivo rispondo «no grazie, non sono un falegname né un idraulico», e non pochi giornalisti in diritto non ferrati s’improvvisano invece giuristi senza limitarsi alla vecchia e buona cronaca giudiziaria?
[6.] Perché non pochi giornalisti scrivono che l’intercettato fu Napolitano e invece io e i miei amici del bar pensiamo che l’intercettato fu Mancino, forse ci stiamo sbagliando?
[7.] Perché con i miei amici al bar pensiamo che Scalfari sia uno dei portavoce di Napolitano, non il ventriloquo o il ventricolo secondo la confusione linguistica di Macaluso, e che sia Scalfari il suggeritore delle argomentazioni contenute nel ricorso dell’avvocato generale dello Stato, forse ci stiamo sbagliando?
Ainsi parlait le petit homme d’une voix faible. Puis ils l’ont mis dans le silence et s’éloigna.
Thus spoke the little man in a faint voice. Then they put him in silence and he walked away.
So sprach der kleine Mann mit schwacher Stimme. Dann legen Sie ihm den Mund zu halten und verschwand.
Así habló el hombre pequeño con una voz débil. Luego lo pusieron a descansar y si se iba.
Assim falou o pequeno homem com voz sumida. Em seguida, puseram-no em silêncio e se afastou.
Kështu foli njeri pak në një zë të lodhur. Pastaj ata vënë atë në pushim dhe në qoftë se ai shkoi.
tisancul 1 agosto 2012 alle 05:44 GRAN RISPETTO PER OGNI PERSONA UMANA GRAN RISPETTO PER OGNI MAGISTRATO ESEMPLARE MA OGNI CITTADINO ITALIANO HA DIRITTO :
IN UNA SITUAZIONE CANCEROGENA DELLA GIUSTIZIA
ITALIANA PIU' VOLTE DENUNCIATA IN QUESTO BLOG ,
AD AVERE UNA GIUSTIZIA GIUSTA ASSOLUTAMENTE
IMPARZIALE PER COME SANCISCE LA NOSTRA COSTITUZIONE
NON SI PUO' PIU' TOLLERARE L'IRRESPONSABILITA' DI CERTI
MAGISTRATI CON SENTENZE INGIUSTE SEMPRE A DANNO DEI CITTADINI ITALIANI E QUESTI ESSERE SEMPRE IRRESPONSABILI !
QUESTA NON E' DEMOCRAZIA MA REGIME ISTITUZIONALE !
E' POSSIBILE NON POTER CORREGGERE L'IRRESPONSABILITA'
DELLE DECISIONI DI CERTI MAGISTRATI CON UNA LEGGE APPROPRIATA ??
Franco 1 agosto 2012 alle 06:05 Corradini
Ma la smetta di buttare fango su tutto. Ridotto a scrivere su un blog di male e di peggio su vivi e morti non curerà certo le sue frustazioni. Novello Tisancul, non si sopporta più.
luca chiellini 1 agosto 2012 alle 08:30 Può darsi che il Dott. D'Ambrosio abbia avuto tutti i meriti attribuitigli, ma la vicenda delle telefonate purtroppo è e resta gravissima e non può essere derubricata a svista, imprudenza ecc. considerato che la cosa si è lungamente protratta ed ha avuto i seguiti che emergono. Io sono amareggiato, molto arrabbiato ed in totale disaccordo con Napolitano per questo conflitto intrapreso contro i magistrati di Palermo.
rd 1 agosto 2012 alle 08:56 Un uomo non è la funzione che esercita. Mai. Ho conosciuto eccellenti professionisti umanamente discutibili e viceversa, i curricula e i titoli accademici non mi impressionano. E il fatto di aver contrastato Berlusconi ma non Mancino non cambia la mia opinione. Inoltre vorrei capire per quale misterioso arcano la presidenza della Repubblica dovrebbe essere assimilata al papato: infallibile, intangibile, non indagabile. Basta così, siamo nel 2012, non all'epoca dei Borgia.
gentile 1 agosto 2012 alle 09:41 Caro Gigas e caro amico blogger.
..........Meglio un mondo di persone concrete da avere davanti agli OCCHI................
anch 'io vado in cerca di un indirizzo e quando leggo i contenuti dei bloggs faccio sembre attenzione e di fermarmi a leggere solo dove c'e' un cartello con la scritta : Qui' trovi - La Fortuna, La Pace, L'Amore e La Giustizia o il (Realistico)
............Non si vive di solo puro pensiero ci vuole un Corpo...che ti stia almeno di fronte e ti guarda negli OCCHI..........
Ebbene, dove la vai a trovare una PUPILLARA come Liana Milella? IRIDA con la capacita', di guidarti Midriasicamente
ovvero con la forza di quel muscolo che dilata e viceversa restringe Miosicamente permettendo ancora e sempre...
alla LUCE di essere proiettata su gran parte della Retina ( = della Terra sul pianeta On-Line ) per ricevere maggior quantita' di luce e viceversa MISICAMENTE in presenza di molta luce esattamente comportarsi come avviene in un obbiettivo fotografico con il DIAFRAMMA.
Nell'occhio umano tutti i Movimenti e Azioni sono visibili solo negli animali sono accentuanti.
Alcuni ipotizzano che le Pupille ( Occhi) a Fessura sono piu' vantaggiose anche per animali che cacciano piccole prede piuttosto che quelle grosse... ed eccezzione cé'ne saranno sempre come ad esempio la SINCINESIA ovvero
un movimento compiuto da un Arto involontariamente invece si STA' COMPIENDO IL MOVIMENTO CON L'ALTRO ARTO. Comporta dunque due Movimenti, lúno desiderato e volontario e l'altro non desiderato . Questo rientra nel
"Campo dei Disordini del MOVIMENTO" che si puo' notare e troviamo in tutti i campi cioe anche in tutti i Blog.
Percio' caro Gigas non rischiare la dissilussione e , rimani con noi, ricordanto che ci sono blog OMOLATERALI.....
cioe 'con Paralisi totale di una PARTE DEL CORPO , dove Arti Superiori si muovano anche quelli inferiori e viceversa.
Inoltre si ritrova in molti blog la SINCINESIA IMITATIVA dove i muscoli paralizzati di un Arto si muovono quando si muovano quelli normali. La Capacita' Autonoma della Pupilla e'quella di VARIARE IL SUO DIAMETRO, quando una
Luce brilla sull'OCCHIO la pupilla di questo si restringera'automaticamente e si restringera'se una persona vede un oggetto o una persona che desta in lui RABBIA E ODIO.
Ecco perche'il Prof. Corradini in Postilla scrive: Capisco che Liana Milella si muove all'unisono nella scuderia e non ho niente da Rimproverarla e anzi ho da elogiarla per il suo Spirito di Squadra, di Attenzione e Miraggio . con un Talento che non tutti possiamo avere ma che tutti possiamo IGNORARE. Grazie Gigas e cordiali saluti
tisancul 1 agosto 2012 alle 10:17 Giusto un anno fa, Giorgio Napolitano, nel suo intervento a un convegno promosso dai Radicali, definiva le condizioni del sistema penitenziario italiano «una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile».Tanto è rimasto inascoltato il grido di allarme del capo dello Stato che, a distanza di 12 mesi, quell’«urgenza» è diventata, se possibile, ancora più drammatica. E i due suicidi nelle carceri di Lecce e Roma, nel corso delle ultime ore, ne sono la più crudele conferma. Fosse accaduta d’inverno, non è che questa tragedia sarebbe stata meno tragedia. È vero, tuttavia, che il particolare periodo, la calura insopportabile e l’idea conseguente di un universo chiuso che si fa sempre più oppressivo e soffocante costituiscono uno scenario fatale.
Uno scenario dove la pena della privazione della libertà diventa annichilimento dell’esistenza. A causa delle condizioni disumane in cui - si fa per dire - si vive o a causa - ancora si fa per dire - della scelta di darsi la morte. Il caldo c’entra perché tutto ciò che nella vita delle persone libere costituisce un dato ordinario (il tempo, l’attesa, la fatica…) si trasforma in un tratto parossistico all’interno della struttura carceraria. Dunque, il clima diventa in quelle celle un fattore patogeno e, allo stesso tempo, criminogeno. Ovvero produce malattia e, facendo precipitare le condizioni igienico-sanitarie, riduce gravemente l’assistenza medica e i servizi terapeutici. Ed esalta l’aggressività, rendendo la promiscuità già intollerabile ancora più intollerabile; ed esaspera la penuria di spazio movimento agibilità, ammassando i corpi e addensando i respiri e i sudori. E come può tutto ciò, non tradursi in reciproca sopraffazione, violenza latente, accumulo di tensione e di odio? Come può non riprodurre all’infinito il meccanismo del crimine? I dati forniti dall’Osservatorio della benemerita associazione Ristretti Orizzonti documentano in maniera tanto inequivocabile quanto straziante, questo scialo di vita e di dignità e questa dissipazione di diritto e di diritti: nel corso del solo mese di luglio di quest’anno, 5 detenuti impiccati, uno morto nel carcere di Siracusa dopo 25 giorni di digiuno, un internato nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa ucciso dal compagno di cella, un altro in quello di Barcellona Pozzo di Gotto, asfissiato con il gas, altri 5 reclusi deceduti per non meglio precisate «cause naturali». Dunque, nel corso del 2012, il totale delle morti tra i detenuti sale a 94 (34 per suicidio) e il mese di luglio ha registrato il maggior numero di decessi degli ultimi quindici anni. A ciò si aggiunga che, sempre nel corso di quest’anno, si sono registrati 7 suicidi tra appartenenti alla Polizia Penitenziaria: segno davvero incontrovertibile di una crisi che coinvolge l’intero sistema di esecuzione della pena, legando custodi e custoditi – pur nell’insuperabile distinzione dei ruoli – al medesimo destino di frustrazione e prostrazione. Ora, se questo è il quadro di una realtà da nessuno contestata, come spiegarsi il fatto che si tolleri il suo perpetuarsi nel tempo? Siamo in presenza, come non si stancano di denunciare i Radicali di Marco Pannella, di una condizione di conclamata illegalità: non porvi riparo e non interromperne il corso equivale – oltre che a perpetuare quelli che la Convenzione dei diritti dell’uomo chiama «trattamenti inumani e degradanti»– a una serie di fattispecie penali. Quali il mancato soccorso, l’omissione di atti d’ufficio e l’omessa vigilanza, l’abuso di potere. Eppure, tutto ciò lascia indifferente la gran parte della classe politica. Il motivo principale è semplice: interessarsi della condizione delle carceri non è remunerativo sul piano politico e può essere gravemente penalizzante sul piano elettorale. Questo spiega perché mai una misura, prevista dalla Costituzione e indispensabile in una condizione di emergenza come quella attuale – mi riferisco all’amnistia – venga censurata quasi fosse un termine scandalosamente impronunciabile. La ragionevolezza di un simile provvedimento, irrinunciabile al fine di introdurre quel minimo di normalità che possa consentire riforme strutturali, viene confermata dal favore mostrato dal Ministro della Giustizia e dallo stesso Capo dello Stato. Entrambi hanno riconosciuto che, se l’amnistia non può essere varata, è perché mancano le «condizioni politiche»: ovvero il consenso di quei partiti che ne temono il contraccolpo elettorale. Eppure, nemmeno questa spiegazione è sufficiente: se vi fosse un’intesa unanime o quasi, anche i possibili effetti negativi di un provvedimento impopolare si distribuirebbero, più o meno equamente, lungo l’intero arco dei partiti. Ma, questo è il punto, alcuni di quegli stessi partiti, preferiscono investire su alle ansie collettive, che il carcere confusamente evoca, e si fanno imprenditori politici della paura. Si pensi al fatto che un provvedimento, certo parziale, quale l’indulto del 2006 è stato presentato come un micidiale attentato alla sicurezza pubblica: e invece, quella misura, oltre ad aver recato sollievo temporaneo a un sistema penitenziario sovraffollato, ha registrato una percentuale di recidiva (detenuti beneficiari dell’indulto che reiterano il reato) notevolmente bassa. A riprova che la sicurezza collettiva non discende da un surplus di afflizione («chiudere la cella e buttare via la chiave») bensì dalla possibilità di garantire dignità e diritti e un percorso di integrazione sociale, a chi è recluso.
Si diceva: l’amnistia può servire a ripristinare condizioni di normalità, che consentano una profonda riforma del sistema penitenziario. La direzione è già stata indicata, oltre che dall’attuale ministro della Giustizia e dal Capo dello Stato, dalle diverse commissioni di riforma del codice penale, istituite nel corso dell’ultimo quindicennio dai governi di centrodestra e di centrosinistra. Si tratta di procedere verso la de-penalizzazione e la de-carcerizzazione: ovvero verso la riduzione del numero di atti, comportamenti e situazioni definiti come fattispecie penali; e di ridurre il numero dei reati sanzionati in via esclusiva o principale attraverso la detenzione in cella. Questo, e solo questo, può impedire che quella strage silenziosa, che avviene al riparo dal nostro sguardo, si perpetui all’infinito.
QUESTA SITUAZIONE PORTA A DICHIARARE APERTAMENTE : VERGOGNATI STATO ITALIANO PER LE TUE CARCERI LAGER VERGOGNATI NEL MONDO PER LA TUA ISTITUZIONE CARCERARIA DISUMANA VERGOGNATI PER TORTURARE OGNI GIORNO IN MODO INVIVIBILE DEGLI ESSERI VIVENTI DETENUTI BARBARESCAMENTE .
INTERVENGA AMNESTY INTERNATIONAL E LA COMMISSIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO IMMEDIATAMENTE A CUI QUESTO APPELLO UMANO
VIENE ACCORATAMENTE RIVOLTO ASSIEME AL PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO CHE NE HA CONDIVISO L'INTERVENTO CON ESTREMA URGENZA .
GRAZIE GIORNALE REPUBBLICA PER QUELLO CHE FAI EGRAZIE GIORNALISTI
DI REPUBBLICA PER QUELLO CHE FARETE PER VERO SENSO UMANO .
GRAZIE A TUTTI PER DIFENDERE I DIRITTI UMANI DELL'UOMO .
FIRMATO TISANCUL
daniela 1 agosto 2012 alle 13:50 L'Italia e' il bel PAESE DEGLI IPOCRITI
Liana Milella 1 agosto 2012 alle 19:32 mi dissocio dall'ultimo post di corradini, per le considerazioni che contiene contro scalfari, e da quello di ferretti contro il corradini medesimo per il tono utilizzato. invito comunque tutti alla moderazione, soprattutto quando si parla del presidente della Repubblica. Domenico Corradini H. Broussard 2 agosto 2012 alle 07:03 Non credo che le domande dell’omino di media cultura antropologica contengano considerazioni «contro Scalfari» a cui avevo già riconosciuto e ancora oggi riconosco il merito di aver insegnato a lungo il sacrosanto diritto di critica e la sacrosanta libertà di stampa. Quelle domande, nella mia intenzione, contengono solo considerazioni «su Scalfari», tra l’altro inserite in un contesto discorsivo più ampio. E se la mia intenzione non sono riuscito a esprimerla con chiarezza, me ne scuso. Cápita. E ancora oggi niente ho da rimproverare a Liana Milella, che pur dissociandosi dal mio commento ha dato conferma del suo spirito democratico.
Diciamo con Kant che l’intenzione appartiene al foro intermo della coscienza e che la mia intenzione era buona: recare un modesto contributo alla discussione su vicende complicate anche dal punto di vista giuridico e nella consapevolezza che nel diritto non sempre 2 + 2 è uguale a 4 e a volte è uguale 5 o a 3. A testimonianza della mia fedeltà al blog di Liana Milella, mi permetto di concludere con due citazioni.
La prima dalla sentenza che chiuse il caso Watergate.
[1.] «Nel Primo Emendamento i Padri Fondatori hanno dato alla libera stampa la protezione che essa deve avere per realizzare il suo essenziale ruolo nella nostra democrazia. La stampa doveva servire i governati, non i governanti. Il potere del Governo di censurare la stampa fu abolito affinché la stampa rimanesse per sempre libera di censurare il Governo. La stampa fu protetta affinché potesse rivelare i segreti del Governo ed informare il popolo. Solo una stampa libera ed indomita può effettivamente svelare gli inganni del Governo».
La seconda da Pasolini.
[2.] «Nulla è più anarchico del potere. Il potere fa praticamente ciò che vuole, e ciò che il potere vuole è completamente arbitrario, o dettatogli da sue necessità di carattere economico che sfuggono alla logica comune.Io detesto soprattutto il potere di oggi. Ognuno odia il potere che subisce, quindi odio con particolare veemenza il potere di questi giorni. E un potere che manipola i corpi in un modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono dei valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti. Sono caduti dei valori, e sono stati sostituiti con altri valori. Sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti da altri modelli di comportamento. Questa sostituzione non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dal nuovo potere consumistico, cioè la nostra industria italiana pluri-nazionale e anche quella nazionale degli industria lotti, voleva che gli italiani consumassero in un certo modo, un certo tipo di merce, e per consumarlo dovevano realizzare un nuovo modello umano. Mi piace la vita glamour, la vita mondana e le cose firmate. Il regime è un regime democratico, però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente ad ottenere, il potere di oggi, cioè il potere della civiltà dei consumi, invece riesce ad ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari. E questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che noi non ce ne siamo resi conto. E avvenuto tutto in questi ultimi dieci anni. E stato una specie di incubo, in cui abbiamo visto attorno a noi lItalia distruggersi e sparire. Adesso risvegliandoci, forse, da questo incubo, e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non cè più niente da fare. L’uomo è sempre stato conformista. Se cè una caratteristica principale dell’uomo è quella di conformarsi a qualsiasi tipo di potere o di qualità di vita trovi nascendo. Forse biologicamente l’uomo è narciso, ribelle, ama proprio la propria identità, ma è la società che lo rende conformistico e lui ha chinato la testa una volta per sempre dinnanzi agli obblighi della società.Io mi rendo ben conto che se le cose continuano così, l’uomo si meccanizzerà talmente, si alienerà talmente, diventerà così antipatico e odioso, che questa libertà qui andrà completamente perduta».
gentile 2 agosto 2012 alle 08:49 MANTENUTO O RISPETTATO ? / RISPETTATO O MANTENUTO? O RISPETTATO E ANCHE MANTENUTO?............
In passato per ottenere la Patente non c'era bisogno di un Test Psicologico, un Certificato di buona condotta e un Attesto Scolastico di Frequenza di minimo 8 anni e 6 mesi per poter risolvere i Quiz a trabbocchetto inventati.
Allora vero o falso? "vero che il Rispetto della Distanza di Sicurezza deve essere MANTENUTA dal veicolo che precede? E 'falso che il Rispetto della Distanza di Sicurezza deve essere RISPETTATA dal veicolo che precede?
Ebbene, sono gli Scioglilingua con i quali bisogna misurarsi per ottenere la Patente ( o la Laura di Giurisprudenza).
Studio il libro del QUIZ MINISTERIALI, enorme sciocchezzaio punitivo che non aiuta ad essere RISPETTOSI DEL
CODICE ma premia Scaltri e Pataccari, e mi fermo perche' non so dire se sia Vero o Falso che il "POGGIATESTA"
per esempio e' utile per prevenire il Colpo di Testa o forse io lo confondo con il Colpo della Strega, e magari pure con il gomito del Tennis. Capisco che guidando, puo' capitare di farsi e fare male, ma io voglio la Patente di Guida e non di Radiologia, Orthopedia, dedicarmi alle Perizie Assicurative o fare l'Avvocato e l' Ístruttore di Giurisprudenza.
Ed ecco un ringraziamento a PAOLO per il suo commento del 30 luglio delle ore 8,52 nel quale si legge: ILTUTTO ,
SI GIOCA SULLE CAPACITA' E LE CIRCOSTANZE" SULL" EVENTO FORTUNATO O L ' ÍNCIDENTE.
Nicola Maneschi 2 agosto 2012 alle 13:28 Prof. Corradini, non leggo quasi mai questo blog per vari motivi tra cui alcuni da Lei incidentalmente indicati.
Ma Lei è davvero una sorpresa! Le sue argomentazioni sono davvero ben delineate e chiare, nonostante la complessità di quanto trattato.
Ciò anche in ordine alla forse affrettata asserzione del Presidente circa la sua esclusiva prerogativa in materia di elezioni anticipate.
Ma, ripeto forse, detta affermazione aveva natura più politica che giuridica, tanto che nessuno dei cento partiti ha opposto alcuna critica.
Forse è stata una sorta di "scudisciata" a chi in quei caldi giorni estivi ciarlava di elezioni anticipate, che magari ci saranno anche ma non ora (è vicino ferragosto e tutti vogliono andare al mare!).
Comunque d'ora in avanti seguirò il blog per leggere la sue opinioni.

References: Art. 15
 SENTENZA 
 art. 271
 SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza