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Timestamp: 2020-07-15 13:02:15+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 11692 del 11/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11692 del 11/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 11/05/2017, (ud. 13/04/2017, dep.11/05/2017), n. 11692
sul ricorso iscritto al n. 13724/2011 R.G. proposto da:
Scaparone, Cinzia Picco e Ugo Petronio, elettivamente domiciliata
presso lo studio di quest’ultimo in Roma alla via Ruggero Fauro n.
43, per procura a margine del ricorso;
Comune di Alassio, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Mario Contaldi
e Gianluca Contaldi, elettivamente domiciliato presso il loro studio
in Roma alla via Pierluigi da Palestrina n. 63, per procura in calce
Liguria n. 35/9/10 depositata il 31 marzo 2010;
Gianluca Contaldi per il controricorrente.
In accoglimento dell’appello del Comune di Alassio, la Commissione tributaria regionale della Liguria dichiarava legittimo l’avviso di accertamento e liquidazione emesso nei confronti di FINCOS Costruzioni Finanziaria s.p.a. per l’imposta comunale sugli immobili relativa al Grand Hotel Alassio, annualità 2002.
A differenza del giudice di prime cure, il giudice del gravame riteneva che il diritto di superficie e il pertinente carico tributario decorressero fin dalla stipula della convenzione del 26 marzo 2001 con la quale il Comune aveva affidato a CONICOS s.p.a. (poi rilevata da FINCOS Costruzioni Finanziaria) la riqualificazione della struttura alberghiera, concedendole di realizzarvi e gestirvi un parcheggio interrato e un centro talassoterapico.
Subentrata a FINCOS Costruzioni Finanziaria, FINCOS Alassio s.r.l. ricorre per cassazione con tre motivi, illustrati da memoria.
1. Il primo motivo di ricorso denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1362, 1363, 1366 e 1367 c.c., per aver il giudice d’appello interpretato gli artt. 2, 20 e 25 della convenzione 26 marzo 2001 nel senso che il diritto di superficie si sia costituito già alla stipula del negozio, anzichè solo al collaudo dell’opera.
L’interpretazione letterale non è punto incompatibile con le altre clausole negoziali: non con l’art. 20, che, riferendosi al “diritto di mantenere l’opera… per la durata di ottantacinque anni”, si limita a ribadire l’esistenza di un termine finale ex art. 953 c.c., senza nulla dire sul termine iniziale, quest’ultimo da riferire viceversa alla fattispecie complessiva (“fare”, prima di “mantenere”); nemmeno è incompatibile con l’art. 25, che, ponendo a carico della società un corrispettivo “per tutta la durata della concessione”, si limita ad aggiungere al sinallagma una controprestazione personale, ulteriore a quella reale.
Resta pertanto senza deroga la soggettività passiva a fini ICI del titolare del diritto di superficie (D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3, comma 1), ove mai fosse ammissibile una deroga convenzionale in materia tributaria (contra, Cass. 30 maggio 2002, n. 7945, Rv. 554773; Cass. 9 novembre 2004, n. 21311, Rv. 578242).
In aperta violazione del principio di autosufficienza, il ricorso non riproduce l’avviso di accertamento e liquidazione, sicchè resta impedito alla Corte di verificare lo sviluppo del calcolo d’imposta in rapporto ai parametri stabiliti dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5.

References: Sentenza 
 art. 953
 art. 3
 Cass. 
 Cass. 
 art. 5