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Timestamp: 2020-03-30 19:00:16+00:00

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Legge regionale n. 18 del 06 agosto 2007 Torna indietro
Legge regionale n. 18 del 06 agosto 2007 ( Vigente )
"Norme per la programmazione socio-sanitaria e il riassetto del servizio sanitario regionale".
Art. 2. (I livelli e gli strumenti di programmazione)
Capo II. IL CONCORSO DEI SOGGETTI ISTITUZIONALI, DEI SOGGETTI PARTECIPATIVI E DELLE AUTONOMIE LOCALI ALLA PROGRAMMAZIONE SOCIO-SANITARIA
Art. 4. (Attribuzioni e funzionamento del CORESA)
Art. 5. (Presidente del CORESA)
Art. 6. (Sostituzione dell' articolo 108 della l.r. 44/2000 )
Art. 7. (Conferenza dei sindaci di ASL e Conferenze dei presidenti di circoscrizione per la Città di Torino)
Art. 8. (Comitato dei sindaci di distretto)
Art. 9. (Atenei piemontesi)
Art. 10. (Partecipazione alla programmazione)
Capo III. GLI STRUMENTI DELLA PROGRAMMAZIONE SOCIO-SANITARIA
Art. 11. (Piano socio-sanitario regionale)
Art. 12. (Contenuti del piano socio-sanitario regionale)
Art. 13. (Relazione socio-sanitaria e documenti informativi periodici)
Art. 14. (Profili e piani di salute)
Art. 15. (Piani attuativi locali)
Art. 16. (Piani attuativi delle aziende ospedaliere)
Art. 17. (Relazione socio-sanitaria aziendale)
Capo I. RIASSETTO DEL SERVIZIO SANITARIO REGIONALE
Art. 18. (Nuovi ambiti territoriali delle aziende sanitarie locali)
Art. 19. (Articolazione distrettuale delle ASL e delle attività socio-sanitarie)
Art. 20. (Aziende ospedaliere)
Art. 21. (Aziende ospedaliero-universitarie)
Art. 22. (Articolazione territoriale degli enti gestori dei servizi socio-assistenziali)
Titolo IV. DISPOSIZIONI TRANSITORIE ED ABROGATIVE
Capo I. DISPOSIZIONI TRANSITORIE ED ABROGATIVE
Art. 25. (Abrogazione di norme)
La presente legge definisce gli strumenti della programmazione socio-sanitaria regionale, nel contesto del piano regionale di sviluppo e individua i soggetti coinvolti nella pianificazione, programmazione e gestione delle funzioni socio-sanitarie.
La Regione Piemonte persegue gli obiettivi di salute tramite il metodo della valutazione dell'impatto sulla salute stessa di tutte le decisioni e scelte strategiche.
tutela e promozione della salute come bene comune, diritto inalienabile di tutti i cittadini, a prescindere dalle condizioni sociali individuali e interesse della collettività, ai sensi dell' articolo 32 della Costituzione ;
partecipazione degli enti locali, dei cittadini e degli operatori pubblici e privati del servizio socio-sanitario regionale, attraverso le loro rappresentanze, alla definizione delle linee programmatiche;
appropriatezza delle prestazioni, qualità e continuità delle stesse, attraverso l'integrazione degli interventi sociali e socio-sanitari;
valorizzazione del sistema sanitario quale strumento di sviluppo sociale ed economico della Regione.
La legge stabilisce, altresì, i criteri per il riassetto del servizio sanitario regionale.
La programmazione socio-sanitaria della Regione assicura, in coerenza con i principi di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria a norma dell' articolo 1 della legge 23 ottobre 1992 n. 421 ) ed alla legge 8 novembre 2000 n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), lo sviluppo dei servizi di prevenzione, dei servizi ospedalieri in rete, dei servizi sanitari territoriali e la loro integrazione con i servizi di assistenza sociale.
i piani attuativi delle aziende sanitarie locali (ASL) di cui all'articolo 15;
i piani attuativi delle aziende ospedaliere di cui all'articolo 16;
Sono strumenti triennali di valutazione e di monitoraggio della programmazione socio-sanitaria regionale:
IL CONCORSO DEI SOGGETTI ISTITUZIONALI, DEI SOGGETTI PARTECIPATIVI E DELLE AUTONOMIE LOCALI ALLA PROGRAMMAZIONE SOCIO-SANITARIA
La Giunta regionale esercita le funzioni di indirizzo tecnico-amministrativo e di coordinamento delle attività delle aziende sanitarie, in conformità alle disposizioni del piano socio-sanitario regionale.
La Giunta regionale esercita attività di controllo, vigilanza, promozione e supporto nei confronti delle aziende sanitarie.
La Giunta regionale, per svolgere le proprie funzioni di programmazione, si avvale del Consiglio regionale di sanità e assistenza (CORESA) di cui alla legge regionale 4 luglio 1984 n. 30 (Istituzione del Consiglio regionale di sanità ed assistenza) e dell'Agenzia regionale per i servizi sanitari (ARESS).
(Attribuzioni e funzionamento del CORESA)
Il CORESA partecipa al processo di programmazione socio-sanitaria con funzioni di parere e consulenza nei confronti della Giunta regionale e della Conferenza permanente per la programmazione socio-sanitaria di cui all' articolo 108 della legge regionale 26 aprile 2000, n. 44 (di attuazione del d. lgs. 112/1998 ) così come sostituito dall'articolo 6 della presente legge.
Il CORESA, ai sensi di quanto previsto dal comma 1, è sentito obbligatoriamente in ordine:
alla stesura del testo finale della relazione socio-sanitaria di cui all'articolo 13, commi 1 e 2;
all'attivazione di progetti riguardanti aree prioritarie di intervento socio-sanitario;
all'attivazione di progetti di sperimentazione gestionale in ambito socio-sanitario;
ai criteri di indirizzo tematico della ricerca sanitaria finalizzata regionale;
ad iniziative di promozione della integrazione socio-sanitaria e di interazione fra salute ed ambiente.
Il CORESA esprime, inoltre, pareri in merito a specifiche richieste formulate dagli assessorati dell'amministrazione regionale competenti in materia socio-sanitaria.
Le modalità di funzionamento del CORESA sono disciplinate con apposito regolamento, assunto a maggioranza dei componenti. Il regolamento, da adottarsi entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, può prevedere che il CORESA articoli le proprie attività per strutture competenti in materia e disciplinare i casi in cui è richiesta la convocazione dell'assemblea plenaria.
Il CORESA esprime i pareri entro quindici giorni dal ricevimento della richiesta; trascorso tale termine il parere si intende favorevole.
(Presidente del CORESA)
Il Presidente del CORESA è eletto dal Consiglio stesso fra i suoi membri, a scrutinio segreto, a maggioranza assoluta dei componenti o, in secondo scrutinio, a maggioranza semplice.
In caso di assenza, impedimento, morte o dimissioni del Presidente, le relative funzioni sono svolte da un vice Presidente, nominato dal Presidente con le modalità previste nel regolamento di cui all'articolo 4, comma 4.
convocare l'assemblea plenaria;
invitare a partecipare alle sedute, per l'esame di specifici problemi, esperti nelle materie attinenti gli argomenti all'ordine del giorno;
eseguire ogni altro adempimento demandatogli dal regolamento di cui all'articolo 4, comma 4.
I dirigenti regionali delle strutture competenti per materia hanno diritto di partecipare alle sedute dell'assemblea plenaria e delle sue eventuali articolazioni.
(Sostituzione dell' articolo 108 della l.r. 44/2000 )
L' articolo 108 della l.r. 44/2000 , come inserito dall' articolo 10 della legge regionale 15 marzo 2001, n. 5 , è sostituito dal seguente: "
(Conferenza dei sindaci di ASL e Conferenze dei presidenti di circoscrizione per la Città di Torino)
La Conferenza dei sindaci di ASL di cui all' articolo 15 della l.r. 10/1995 e, per la Città di Torino, le Conferenze dei presidenti di circoscrizione, concorrono alla definizione degli indirizzi generali di programmazione socio-sanitaria nelle forme e nei termini previsti dall' articolo 3, comma 14, del d. lgs. 502/1992 , nonché dalle linee approvate dal Consiglio regionale.
La Conferenza, in particolare:
esamina ed esprime parere sul bilancio pluriennale di previsione e sul bilancio di esercizio della ASL di riferimento e rimette alla Giunta regionale le proprie osservazioni. In caso di parere negativo la Giunta regionale assume le proprie determinazioni con provvedimento motivato;
esprime i pareri previsti all'articolo 3 bis, commi 6 e 7, del d. lgs. 502/1992 , sull'operato del direttore generale dell'ASL e del direttore generale dell'azienda ospedaliera eventualmente insistente sul territorio di competenza;
può richiedere alla Regione la revoca del direttore generale dell'ASL e del direttore generale dell'azienda ospedaliera eventualmente insistente sul territorio di competenza, nel caso previsto dall' articolo 3-bis, comma 7, del d. lgs. 502/1992 ;
Le modalità di funzionamento della Conferenza sono disciplinate dall' articolo 15 della l.r. 10/1995 . Per le aziende sanitarie torinesi le competenze di cui al comma 2, lettere c), d) ed e) sono esercitate dalle Conferenze dei presidenti di circoscrizione di riferimento territoriale riunite in seduta congiunta sotto la presidenza del sindaco o suo delegato.
Il Comitato dei sindaci di distretto, di cui all' articolo 3-quater del d. lgs. 502/1992 , è l'organo di partecipazione alla programmazione socio-sanitaria a livello distrettuale.
Il Comitato è composto dai sindaci dei comuni compresi nell'ambito territoriale del distretto di cui all'articolo 19. Per le aziende sanitarie torinesi i rinvii al Comitato dei sindaci di distretto devono intendersi riferiti al Comitato dei presidenti di circoscrizione di riferimento territoriale.
Al Comitato partecipano inoltre, con diritto di voto, il presidente della provincia ovvero, per le aziende sanitarie torinesi, il sindaco della città di Torino nella sua qualità di presidente delle Conferenze dei presidenti di circoscrizione ed il presidente dell'ente gestore dei servizi sociali.
Possono altresì partecipare, senza diritto di voto, il presidente della Conferenza dei sindaci dell'azienda territorialmente competente, il direttore del distretto ed il direttore dell'ente gestore dei servizi sociali.
Gli oneri per l'esercizio delle funzioni dei comitati sono a carico delle ASL interessate.
n caso di gestione dei servizi sociali tramite delega all'ASL, il comitato territoriale socio sanitario dei sindaci, di cui all'articolo 22, esercita le seguenti funzioni di indirizzo e controllo:
programmazione dei servizi sociali relativa all'ambito territoriale di competenza;
espressione di parere vincolante, per la parte attinente la delega, sui provvedimenti adottati dal direttore generale dell'ASL concernenti il bilancio pluriennale di previsione, il bilancio di esercizio e le relative variazioni, l'assestamento ed il rendiconto di gestione.
Il comitato territoriale socio sanitario dei sindaci predispone ed approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti il regolamento per il suo funzionamento.
(Atenei piemontesi)
Gli atenei piemontesi partecipano al processo di programmazione socio-sanitaria nel rispetto dei principi stabiliti dalla convenzione con la Regione.
La Regione elabora protocolli d'intesa con gli atenei, per la regolamentazione dell'apporto delle facoltà di medicina e chirurgia alle attività assistenziali del servizio sanitario regionale e, contestualmente, dell'apporto di quest'ultimo alle attività didattiche, nel rispetto delle specifiche finalità istituzionali.
Per la predisposizione dei protocolli di intesa è costituita un'apposita commissione paritetica con funzione di supporto tecnico, nominata dalla Giunta regionale su designazione degli enti interessati. Per i problemi specifici delle singole sedi universitarie la commissione è articolata territorialmente.
La Regione elabora protocolli con gli atenei per la formazione di figure professionali afferenti al comparto socio- sanitario.
La Regione prevede, nella fase di elaborazione degli atti di programmazione, la partecipazione degli utenti, delle organizzazioni sindacali, delle organizzazioni di volontariato, delle associazioni di tutela e di promozione sociale, della cooperazione sociale e degli altri soggetti del terzo settore al processo di programmazione socio-sanitaria in ambito regionale e locale, avvalendosi del contributo tecnico degli operatori, delle associazioni professionali e delle società scientifiche accreditate.
Ai sensi dell' articolo 14, comma 2, del d. lgs. 502/1992 , la Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare che si esprime nei trenta giorni successivi alla richiesta, istituisce e disciplina con proprio provvedimento un'apposita conferenza degli organismi di rappresentanza degli utenti, del terzo settore e dell'imprenditorialità sociale in ogni azienda sanitaria, quale strumento partecipativo.
Con deliberazione del Consiglio regionale su proposta della Giunta regionale, sentita la Conferenza permanente per la programmazione socio-sanitaria, che si esprime entro trenta giorni dalla richiesta, sono definiti, ai sensi dell' articolo 2, comma 2-quater, del d. lgs. n. 502/1992 , i criteri e le modalità di coordinamento delle strutture operanti nell'area metropolitana.
GLI STRUMENTI DELLA PROGRAMMAZIONE SOCIO-SANITARIA
Il piano socio-sanitario regionale è lo strumento di programmazione con il quale la Regione, nell'ambito del piano regionale di sviluppo e delle relative politiche economico-finanziarie, definisce gli obiettivi di salute e di politica sanitaria regionale ed adegua l'organizzazione dei servizi socio-sanitari in relazione ai bisogni assistenziali della popolazione, rilevati attraverso gli strumenti di cui all'articolo 2 nonché attraverso idonei indicatori dello stato di salute della popolazione medesima.
Il piano socio-sanitario regionale è approvato dal Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale e previo parere della Conferenza permanente per la programmazione socio-sanitaria, nell'anno di inizio del periodo al quale si riferisce la programmazione.
i criteri e modalità di partecipazione dei cittadini alla spesa;
metodi e indicatori per la valutazione del sistema sanitario;
(Relazione socio-sanitaria e documenti informativi periodici)
La relazione socio-sanitaria regionale esprime, anche sulla base delle risultanze delle relazioni socio-sanitarie aziendali e di un apposito sistema di indicatori, le valutazioni sui risultati raggiunti in rapporto agli obiettivi definiti dal piano socio-sanitario regionale.
La Giunta regionale presenta al Consiglio regionale ogni anno un documento di monitoraggio e valutazione relativo allo stato di attuazione della programmazione regionale ed ai risultati raggiunti in merito agli obiettivi di salute.
Il Consiglio regionale, in base ai risultati di salute della programmazione socio-sanitaria regionale emergenti dalla relazione socio-sanitaria regionale e dal documento di cui al comma 3, formula indirizzi alla Giunta regionale anche per adeguare gli strumenti di programmazione socio-sanitaria, da approvarsi da parte del Consiglio medesimo.
Il profilo e piano di salute, di seguito denominato PEPS, è lo strumento con cui la comunità locale, a livello distrettuale, definisce il proprio profilo di salute, individua gli obiettivi di salute e produce linee di indirizzo volte ad orientare le politiche del territorio.
I piani attuativi locali di cui all'articolo 15 recepiscono gli obiettivi di salute previsti dai PEPS relativi alla rete dei servizi socio-sanitari.
Il Comitato dei sindaci di cui all'articolo 8, sentiti i soggetti interessati e previa concertazione con i soggetti di cui all' articolo 10, comma 1, predispone il PEPS e lo approva a maggioranza.
Le ASL e le aziende ospedaliere di riferimento forniscono l'assistenza necessaria, assicurano la partecipazione al processo di elaborazione e approvazione dei PEPS e garantiscono la disponibilità di tutte le informazioni epidemiologiche relative alla popolazione del distretto.
Ai fini di cui al comma 2, il PEPS orienta la programmazione e tiene conto degli atti fondamentali di indirizzo regionali, provinciali e comunali, compresi i piani di zona di cui all'articolo 2, e assicura il raccordo con altri enti pubblici interessati, con le strutture di assistenza, le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, la cooperazione sociale e il terzo settore.
La Giunta regionale elabora apposite linee guida per la predisposizione dei PEPS, di concerto con le province.
Il piano attuativo locale è lo strumento di programmazione con il quale, nell'ambito delle disposizioni della programmazione socio-sanitaria regionale e degli indirizzi impartiti dalle Conferenze dei sindaci di cui all'articolo 7, le ASL programmano le attività da svolgere recependo, per le attività sanitarie e socio-sanitarie territoriali, quanto previsto dai PEPS di distretto e dai piani di zona di cui all'articolo 2; il piano attuativo locale ha la durata del piano socio-sanitario regionale e può prevedere aggiornamenti annuali.
La Conferenza dei sindaci di cui all'articolo 7, in base alle risultanze dei PEPS, determina gli indirizzi e definisce i criteri per la elaborazione del piano attuativo locale da parte delle ASL.
Il direttore generale dell'ASL, previo confronto con i soggetti di cui all'articolo 10, adotta il piano attuativo e lo trasmette alla Conferenza dei sindaci, per acquisirne il parere.
Il direttore generale dell'ASL adotta il programma annuale di attività di cui al comma 5 entro l'anno precedente a quello di riferimento, previa intesa, per la parte relativa alle attività afferenti all'area dell'integrazione socio-sanitaria, con il Comitato dei sindaci di distretto di cui all'articolo 8, e lo trasmette alla Conferenza dei sindaci e alla Giunta regionale.
La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare che si esprime nei trenta giorni successivi alla richiesta, delibera specifiche linee guida per la predisposizione dei programmi di cui al presente articolo.
Il piano attuativo ospedaliero è lo strumento di programmazione con il quale, nell'ambito delle disposizioni della programmazione socio-sanitaria regionale e degli indirizzi e valutazioni della Conferenza dei sindaci dell'ASL nel cui territorio è ubicata, l'azienda ospedaliera programma le attività di propria competenza, tenendo conto di quanto previsto dai PEPS di distretto e dai piani di zona di cui all'articolo 2.
Il direttore generale dell'azienda ospedaliera, previo confronto con i soggetti di cui all'articolo 10, adotta il piano attuativo ospedaliero e lo trasmette alla Conferenza dei sindaci di cui al comma 1 per l'acquisizione del parere di competenza. Il direttore generale trasmette il piano attuativo e le eventuali osservazioni alla Giunta regionale che, verificatane la conformità alla programmazione socio-sanitaria regionale, lo approva entro quaranta giorni dal ricevimento.
La relazione socio-sanitaria aziendale è lo strumento di accertamento e documentazione dei risultati raggiunti in rapporto agli obiettivi definiti dalla programmazione socio-sanitaria regionale e aziendale, anche sulla base di un apposito insieme di indicatori di valutazione.
dalle ASL alla Giunta regionale e alla Conferenza dei sindaci;
dalle aziende ospedaliere alla Giunta regionale e alla Conferenza dei sindaci dell'ASL nel cui territorio sono ubicate.
Le Conferenze dei sindaci esprimono le proprie valutazioni sulle relazioni socio-sanitarie e le trasmettono alla Giunta regionale, anche ai fini della valutazione sull'operato del direttore generale.
Con deliberazione del Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, sono individuate le nuove ASL ed i relativi ambiti territoriali.
Gli ambiti territoriali delle nuove aziende corrispondono, di norma, ai territori delle province, ferma restando la facoltà di mantenere nelle aziende, in relazione ai bisogni dei cittadini, comuni di altra provincia.
Nel caso in cui la singola provincia abbia una popolazione superiore a 400.000 abitanti, è facoltà del Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, di individuare un numero maggiore di aziende.
Al fine del miglioramento della funzionalità dei servizi, con deliberazione del Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, anche su iniziativa degli enti locali, può essere disposto lo spostamento di singoli comuni o di circoscrizioni da uno ad altro ambito territoriale aziendale. A tal fine la Giunta regionale acquisisce il parere delle conferenze dei sindaci o dei presidenti di circoscrizione interessate.
Le nuove ASL sono costituite in azienda, con personalità giuridica pubblica ed autonomia imprenditoriale, con decreto del Presidente della Giunta regionale, con il quale è altresì dichiarata l'estinzione delle ASL preesistenti.
(Articolazione distrettuale delle ASL e delle attività socio-sanitarie)
I distretti, comprendenti ciascuno una popolazione non inferiore a 70.000 abitanti, costituiscono l'articolazione territoriale delle ASL e l'ambito ottimale per l'integrazione delle attività socio-sanitarie. Per le zone a scarsa densità abitativa o con particolari caratteristiche territoriali il Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, individua criteri specifici per il dimensionamento ottimale dell'ambito distrettuale.
assicurare l'appropriato svolgimento dei percorsi assistenziali affidati ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta, nonché ai servizi direttamente gestiti dall'azienda sanitaria;
assicurare il coordinamento fra le attività territoriali di prevenzione e quelle ospedaliere;
La definizione degli ambiti territoriali distrettuali spetta al direttore generale, sulla base dei criteri di cui al comma 1 e delle finalità indicate al comma 2, d'intesa con la Conferenza dei sindaci di cui all'articolo 7. In caso di mancato accordo la Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, assume le proprie determinazioni con provvedimento motivato.
Con deliberazione del Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, sono individuate le aziende ospedaliere del sistema sanitario regionale contestualmente all'assegnazione alle stesse dei singoli presidi.
Le aziende ospedaliere, individuate con le modalità del comma 1, dotate di personalità giuridica pubblica, sono costituite con decreto del Presidente della Giunta regionale.
(Aziende ospedaliero-universitarie)
Con deliberazione del Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale formulata previa intesa con gli atenei piemontesi, sono individuate le aziende ospedaliero-universitarie contestualmente all'assegnazione alle stesse dei singoli presidi.
Le aziende di cui al comma 1, dotate di personalità giuridica pubblica, sono costituite con decreto del Presidente della Giunta regionale.
La Giunta regionale, previa intesa con gli atenei piemontesi, definisce il funzionamento delle aziende sulla base dei seguenti principi:
individuazione di un organismo paritetico di indirizzo strategico con compiti di definizione, nell'ambito dei contenuti della programmazione socio-sanitaria di cui all'articolo 9 e agli articoli del titolo II, capo III, degli obiettivi annuali e pluriennali di attività e di verifica della rispondenza fra questi e le risorse finanziarie assegnate;
articolazione dipartimentale integrata di tutte le strutture aziendali;
gestione unificata del patrimonio e delle risorse umane e strumentali.
La coincidenza fra gli ambiti territoriali dei distretti di cui all'articolo 19 e quelli degli enti gestori dei servizi socio-assistenziali costituisce la forma idonea per la gestione ottimale delle funzioni socio-sanitarie e rappresenta l'obiettivo di piano da raggiungere. La coincidenza territoriale tra distretto e ambito della gestione dei servizi sociali è obbligatoria nel caso di gestione dei servizi sociali tramite delega all'ASL
(Forme di coordinamento sovrazonale e di integrazione funzionale dei servizi)
DISPOSIZIONI TRANSITORIE ED ABROGATIVE
Le aziende sanitarie regionali di nuova costituzione succedono alle aziende estinte in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi di qualunque genere già di titolarità delle aziende preesistenti relativi alle funzioni ed attività ad esse conferite, assumendone i relativi diritti e obblighi.
I direttori generali, entro centottanta giorni dalla data della costituzione delle aziende sanitarie regionali, adottano l'atto aziendale di cui all' articolo 3 del d. lgs. 502/1992 .
Nelle nuove ASL derivate dalla fusione di due o più aziende preesistenti, sino alla costituzione del nuovo collegio sindacale, le relative funzioni sono svolte dal Collegio sindacale dell'azienda che nell'anno precedente ha presentato la maggior entità di risorse gestite desumibili dalle assegnazioni regionali. Per le restanti ASL continua ad operare, sino alla sua naturale scadenza, il Collegio sindacale in carica. Con lo stesso criterio è individuata la sede legale provvisoria fino all'individuazione della sede definitiva da parte della Giunta regionale su proposta del direttore generale e previo parere della Conferenza dei sindaci di cui all'articolo 7.
Con decreto del Presidente della Giunta regionale, i beni patrimoniali mobili ed immobili, previa ricognizione dei medesimi, sono ricondotti al patrimonio dell'azienda di destinazione. Il provvedimento della Giunta regionale costituisce titolo per la trascrizione nei pubblici registri ai sensi dell' articolo 5, comma 3, del d. lgs. 502/1992 .
Con provvedimento della Giunta regionale sono definiti i criteri e le modalità di gestione della contabilità economico-finanziaria e patrimoniale relativa agli anni precedenti e le modalità di gestione delle attività e passività pregresse. Con il medesimo provvedimento sono altresì definite le modalità per la gestione transitoria dei servizi di tesoreria.
Sono abrogati gli articoli 2, 5, 6 e 8 della l.r. 30/1984 , come da ultimo modificati dalla legge regionale 25 ottobre 1996, n. 78 .
A far data dall'entrata in vigore della deliberazione di cui all'articolo 3, comma 1, è abrogata la legge regionale 12 dicembre 1997 n. 61 (Norme per la programmazione sanitaria e per il Piano sanitario regionale per il triennio 1997/1999).
A far data dall'entrata in vigore delle deliberazioni di cui agli articoli 18, comma 1, 20 comma 1 e 21 comma 1, è abrogata la legge regionale 22 settembre 1994 n. 39 (Individuazione delle aziende sanitarie regionali).
[1] La lettera e) del comma 2 dell'articolo 7 è stata abrogata dalla lettera d) del comma 1 dell'articolo 3 della legge regionale 15 del 2014.
[2] Il comma 5 bis dell'articolo 8 è stato inserito dal comma 1 dell'articolo 1 della legge regionale 10 del 2013.
[3] Il comma 5 ter dell'articolo 8 è stato inserito dal comma 1 dell'articolo 1 della legge regionale 10 del 2013.
[4] Il comma 1 bis dell'articolo 12 è stato inserito dal comma 1 dell'articolo 24 della legge regionale 1 del 2015.
[5] Il comma 1 ter dell'articolo 12 è stato inserito dal comma 1 dell'articolo 24 della legge regionale 1 del 2015.
[6] Il comma 1 quater dell'articolo 12 è stato inserito dal comma 1 dell'articolo 24 della legge regionale 1 del 2015.
[7] Il comma 1 quinquies dell'articolo 12 è stato inserito dal comma 1 dell'articolo 24 della legge regionale 1 del 2015.
[8] Nel comma 1 dell'articolo 22 sono state aggiunte le parole "La coincidenza territoriale tra distretto e ambito della gestione dei servizi sociali è obbligatoria nel caso di gestione dei servizi sociali tramite delega all'ASL" ad opera del comma 1 dell'articolo 2 della legge regionale 10 del 2013.
[9] Il comma 1 bis dell'articolo 22 è stato inserito dal comma 1 dell'articolo 2 della legge regionale 3 del 2012.
[10] Il comma 2 dell'articolo 22 è stato sostituito dal comma 2 dell'articolo 2 della legge regionale 3 del 2012.
[11] Il comma 2 bis dell'articolo 22 è stato inserito dal comma 1 dell'articolo 16 della legge regionale 18 del 2012.
[12] L'articolo 23 è stato sostituito dal comma 1 dell'articolo 1 della legge regionale 20 del 2013.
[13] Il comma 4 bis dell'articolo 23 è stato inserito dal comma 1 dell'articolo 62 della legge regionale 26 del 2015.
[14] Il comma 4 ter dell'articolo 23 è stato inserito dal comma 1 dell'articolo 62 della legge regionale 26 del 2015.
[15] L'art. 1 della l.r. 3/2012 prevede che le disposizioni di cui al presente articolo si applichino, in quanto compatibili, in tutti casi di costituzione di nuove aziende sanitarie.

References: Art. 2

Art. 4

Art. 5

Art. 6
 articolo 108

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 25
 articolo 32
 articolo 1
 articolo 108
 articolo 108
 articolo 108
 articolo 10
 articolo 15
 articolo 3
 articolo 3
 articolo 15
 articolo 3
 articolo 14
 articolo 2
 articolo 10
 articolo 3
 articolo 5