Source: https://emanuelecinelli.wordpress.com/2014/02/
Timestamp: 2019-06-26 09:48:03+00:00

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febbraio | 2014 | Mondo Nudo
Ignudo mi son offerto
Dobbiamo partire da qui: ciò che una legge dello Stato vieta, espressamente o implicitamente, non può essere autorizzato da leggi regionali o delibere comunali.
Ora osserviamo che di spiagge nudiste nel tempo ne sono state autorizzate, poche ma ci sono: Capocotta, Lido di Dante, Nido dell’Aquila, Marina di Camerota.
Inoltre sono già tre le regioni che hanno emesso una legge a tutele del naturismo (che nella sua accezione corrente implicita in se la nudità, quindi il nudismo): Emilia Romagna, Abruzzo e Veneto.
Aggiungiamoci che diverse oramai sono le sentenze di assoluzione per i nudisti portati in tribunale se non addirittura le denunce archiviate dalla Procura ancor prima di arrivare in giudizio.
Uno più uno più uno uguale tre, ovvero: il nudismo, di per se stesso, non è illegale in Italia! Diversamente i comuni non avrebbero potuto concedere le autorizzazioni per le spiagge anzidette, le regioni non avrebbero potuto emanare le leggi a tutela del naturismo e i giudici non avrebbero potuto assolvere i nudisti denunciati.
Poi ovvio che se uno va in Piazza San Marco a Venezia e ci si mette nudo a prendere il sole, seppure a rigor di logica non abbia fatto nulla di diverso dal nudismo di spiaggia, difficilmente potrà evitarsi una denuncia e la successiva condanna: al di là della questione puramente logica, dobbiamo pur tenere presente tutta una serie di fattori che, per ora, necessariamente limitano la libertà d’azione del nudista. Va bene forzare un attimo le cose (senza pressione nulla cambia al mondo), ma non si deve esagerare.
Tag: legalità del nudismo, naturismo, nudismo, nudismo e legge
Veneto e tutela del turismo naturista: è legge!
Anni addietro fu l’Emilia Romagna, lo scorso anno è arrivato l’Abruzzo, ora tocca al Veneto con l’approvazione di una legge regionale a tutela del turismo naturista. Come già fatto per quella abruzzese, noi di Mondo Nudo non ci potevamo esimere dal fare alcune osservazioni anche su questa e l’abbiamo fatto seriamente, appoggiandoci alla consulenza di un amico giurista, al quale abbiamo chiesto di revisionare il nostro scritto e apportargli gli opportuni aggiustamenti logico-giuridici.
Lungi dal voler mettere in discussione la passione e la buona volontà di quanti si siano prodigati per elaborare, proporre e sostenere la legge in questione, il nostro intento è solo quello di esaminare oggettivamente e obiettivamente questa legge. Coscienti del fatto che essendo ormai stata approvata, quindi non più discutibile e modificabile, lo facciamo al solo fine di dare i necessari suggerimenti a coloro che vorranno seguire l’esempio e formulare proposte legislative ad altre regioni: come sempre andrebbe fatto alla fine di un qualsiasi lavoro, piuttosto che crogiolarsi nei risultati ottenuti, qualsiasi essi siano, è importante effettuarne un’analisi per comprendere ed evidenziare le potenzialità, purtroppo qui già palesemente assai limitate (leggi “Il Garda vuole perdere una grande opportunità di sviluppo? Pare proprio di si!”), e i pericoli, purtroppo qui fondati e rilevanti, al fine d’imparare dall’esperienza, vuoi per evitare di ripetere gli stessi errori, vuoi per apportare benefici ai lavori altrui, ovvero prestare valido contributo alla formulazione di ulteriori proposte.
Evidenti sono gli esempi di leggi nate per tutelare il nudismo e che nel giro di poco si sono rivelate essere un’arma di distruzione in mano a chi di nudismo non ne vuole sentir parlare, vedasi quanto successo al Lido di Dante, ma soprattutto recentissimamente in Portogallo: qui la legge prevede una distanza minima tra le strutture nudiste e quelle tessili, potrebbe sembrare una cosa logica, invece… invece, non essendo precisato che le strutture tessili devono essere preesistenti alla nascita di quelle nudiste, si strumentalizza la legge aprendo nuove strutture tessili col preciso fine di far chiudere quelle nudiste.
Passione e buona volontà sono sempre da plaudire e non ci siamo esentati dal farlo rilanciando i vari articoli sull’approvazione della legge veneta che sono apparsi su Facebook, però passione e buona volontà da sole non bastano a fare di una legge una buona legge, risulta indispensabile che siano accompagnate da prudenza (nel senso di stare attenti a non promuovere passaggi boomerang), molta lungimiranza (per vedere come potrebbero nel futuro essere strumentalizzate le cose da chi vuole contrastare l’espansione del nudismo), un buon pizzico di malizia (per lo stesso precedente motivo), sufficiente cattiveria (per non farsi mettere i piedi in testa), adeguate conoscenze giuridiche (per saper distinguere le convenzioni sociali e giuridiche dalle disposizioni di legge e per non creare appigli legali a chi, contrario al nudismo, volesse poi ribaltare a sua favore le cose), forza e abilità contrattuale (per gestire adeguatamente i tentativi di ridimensionare la proposta in fase di presentazione), assenza di condizionamenti (per non farsi guidare dalle paure e dagli interessi vari).
In questa legge veneta quello che balza subito all’occhio è che materialmente non promuove nulla di diverso da quanto già fosse prima della sua promulgazione, caso mai inserisce vincoli che prima non esistevano, rendendo di fatto le cose più limitanti, come si evince dall’analisi degli articoli di legge.
Ok, nulla da obiettare se non il fatto che dagli articoli a seguire si capisce che il concetto di rispetto viene visto a senso unico: i nudisti devono rispettare chi non è nudista, il contrario no!
Art. 2 – Delimitazione e segnalazione delle aree destinate al turismo naturista.
Formulazione particolarmente infelice, sarebbe stato più corretto scrivere “il turismo naturista viene promosso dalla Regione esclusivamente in aree etc.”. Appare comunque evidente che in tal senso l’interprete, quindi anche il giudice, dovrà intendere questo passaggio, pena l’incostituzionalità della presente legge.
Eccoci, perché mai spazi delimitati per il nudismo? Le statistiche sono ormai chiare: coloro che non tollerano la presenza di nudisti sono una netta minoranza (anche rispetto ai nudisti stessi), logica allora vorrebbe che fossero costoro a venire esiliati in spazi delimitati e segnalati. Evidente che chi ha promosso questa legge, in contraddizione con quanto evidenziato da vari recentissimi sondaggi, ritiene impossibile la convivenza tra nudisti e non nudisti. Evidente che chi ha supportato questa legge non ha una chiara visione di quanto avvenga sulla spiagge nudiste, dove il passaggio dei non nudisti è continuo e privo di problemi, indicando che la promiscuità è solo un falso problema. Evidente che si è operato in ragione degli interessi e delle opinioni di alcuni anziché, come dovrebbe essere per un consiglio regionale, in ragione degli interessi e delle opinioni della comunità intera.
Art. 3 – Aree pubbliche destinate al turismo naturista.
“Possono” implica il “possono anche non farlo”, indi per cui le cose stanno esattamente come erano prima della promulgazione di tale legge, quando qualsiasi comune poteva comunque riconoscere e autorizzare aree pubbliche per la fruizione nudista, come testimoniato dall’esistenza in Italia di spiagge nudiste da tempo ufficialmente riconosciute e autorizzate con delibera comunale: Capocotta, Lido di Dante, Nido dell’Aquila, Marina di Camerota.
E di grazia, qual’è il senso e lo scopo di questo passaggio? Era proprio necessario?
Qui il possono diventa ambiguo, non è infatti chiaro se la presenza di una gestione debba essere ritenuta caratteristica fondante per la concessione, o se possano sussistere aree nudiste non gestite, ovvero libere. Stando alla logica e alla corretta sintassi italiana si dovrebbe ritenere valida la seconda ipotesi, ma l’esperienza insegna che in ambito giuridico e politico spesso ci si concedono ampie licenze logiche, sintattiche, lessicali e grammaticali. Meglio sarebbe stato scrivere questo passaggio in modo diverso, ad esempio: “Le aree pubbliche destinate al turismo naturista possono anche essere concesse in gestione a privati eccetera”.
Art. 4 – Aree private destinate al turismo naturista.
Boh, che ci azzeccano le leggi urbanistiche e turistiche con la pratica del nudismo all’interno di una struttura privata? Ma soprattutto cosa c’entra la presente legge? Da quando una struttura privata al suo interno non può gestirsi in totale autonomia? Una piscina che volesse concedere spazio al nudismo nell’ambito del normale orario di apertura al pubblico (poco conta se per ora ancora non sia successo, una legge vale per “sempre” quindi non può basarsi sul “ora” ma deve guardare anche al “forse poi”) così non può farlo se non istituendo apposite barriere di separazione. E una sauna? Sappiamo benissimo che c’è un solo modo corretto di fare la sauna ed è nudi, ma così non può esistere una sauna corretta. Qui c’è una forte e anticostituzionale ingerenza negli affari privati.
Art. 5 – Controlli sulle aree destinate al turismo naturista.
Cosa si vuole intendere con buon funzionamento e corretta fruizione? Perché un’area destinata al nudismo dovrebbe essere assoggettata a controlli diversi da quelli già previsti per una qualsiasi altra area? Ok, con uno sforzo possiamo arrivare a comprendere il senso del passaggio, ma era proprio necessario metterci quel “buon funzionamento e corretta fruizione”? Non bastava definire che il controllo su tali aree è di competenza dei comuni così come avviene per qualsiasi altra area pubblica?
Art. 6 – Sanzioni.
Boh, era proprio necessario prevedere delle sanzioni specifiche per le aree nudiste? Non bastava quanto previsto dagli ordinamenti già esistenti?
Art. 7 – Criteri per il rilascio delle concessioni e per l’individuazione delle aree destinate al turismo naturista.
Non contenta di dettare una disciplina già assurdamente dettagliata, la legge contiene un incredibile rinvio ad un successivo provvedimento elaborato dalla Giunta regionale, alla quale è demandato il compito di regolare in maniera ancor più minuziosa tutta una serie di aspetti relativi alle aree destinate al turismo naturista (neanche fossero discariche di rifiuti pericolosi!). Sembra proprio di assistere alla peggiore prassi italica di complicare all’ennesima potenza una regolamentazione, con lo scopo neanche tanto velato di rendere di fatto impossibile il rispetto di tutte le regole che vengono dettate.
Oops, chi ben conosce la realtà delle coste italiane (fortemente antropizzate e ampiamente privatizzate), sa benissimo che tale condizione non può essere rispettata
Questo passaggio sembra scritto per dare valore all’area nudista, invero, come tutti sanno, ai nudisti spesso interessano di più le aree poco affollate, alias di limitato o nullo interesse turistico, aree, queste, che per il presente passaggio risultano non concedibili alla fruizione nudista. Bon, riversiamoci sulle aree turistiche allora, eh già, ma queste sono già ampiamente sfruttate, impossibile non spezzare la continuità dei presidi preesistenti quindi, per il passaggio di cui sopra, nulla da fare, non si possono concedere. E allora, quali sono le aree identificabili per una fruizione nudista? A questo punto nessuna o quasi nessuna!
Ehm, quel parità di condizioni che vuol dire? Che se sulla stessa area c’è un interesse privato l’associazione deve poter offrire lo stesso affitto? Sappiamo benissimo su cosa le associazioni basano il loro sostentamento (il tesseramento), non potranno mai competere con i privati, conseguenza? Il nudismo come pratica a pagamento, in contraddizione con gli stessi principi che stanno alla base del naturismo.
Poi perché legare la concessione alla condizione federativa o confederativa? Perché escludere da tale possibilità i tanti gruppi spontanei (anche piuttosto grossi, come la comunità de iNudisti che conta di oltre quarantamila iscritti, a fronte dei cinquemila dichiarati dalla federazione naturista italiana) e le associazioni indipendenti (ad oggi poche ma che in futuro potrebbero diventare più numerose e, come già detto, le leggi non devono basarsi sul presente ma prendere in considerazione anche il futuro)?
Si ritorna alla barriera visiva, ok si potrebbe decidere che non serve, ma si potrebbe anche maliziosamente decidere che deve avere caratteristiche non conformi alla tutela del paesaggio e.. bingo, a quel punto impossibile dare concessioni per aree nudiste, invalidando l’intero impianto legislativo.
Data l’analisi viene da chiedersi a che pro promuovere una legge che, tralasciandone i potenziali aspetti limitanti, materialmente non apporta nulla di nuovo? Sono forse vere le illazioni che vorrebbero la legge fatta su misura per facilitare l’approvazione e l’apertura di un solo specifico campeggio nudista, in area già identificata e conforme alle disposizioni di questa legge, in un comune già intenzionato a dare tale approvazione, senza per questo creare precedenti fastidiosi e obblighi agli altri comuni del veronese? Tant’è che, forti del “possono”, tutti i sindaci della sponda veronese del Garda si sono già dichiarati non interessati o addirittura contrari all’apertura sul loro territorio di aree nudiste, gli altri per ora tacciono, ma, se tanto dice tanto, il timore che siano sulla stessa linea di pensiero è molto più che un semplice timore: una quasi certezza. Se poi prendiamo in considerazione l’insieme della legge, quindi anche i suoi aspetti limitanti, sorge il sospetto che qualcuno abbia preso la palla al balzo per ottenere uno strumento che, fingendo di voler tutelare la diffusione del nudismo, invero realizzasse il suo contenimento: è infatti evidente che ora, in Veneto, ogni forma di nudismo libero, ovvero di nudismo praticato in aree non espressamente autorizzate, è di fatto osteggiata proprio dalla stessa legge che avrebbe potuto e dovuto esserne la promotrice. Certo una legge regionale non può vietare la pratica del naturismo, può però rappresentare un elemento per orientare l’interpretazione dei giudici circa i confini della “pubblica decenza”: se, come appare per questa veneta, la legge è scritta male e con un tono sospettoso nei confronti del nudismo, potrebbe essere più difficile dimostrare al giudice che lo stare nudi è un atteggiamento oggi socialmente accettato.
Qualcuno ha affermato che ad oggi non era possibile ottenere di più. Beh, evidente che si ottiene quello che si chiede e se si chiede poco si ottiene poco: lo dimostra la legge abruzzese dove di più è stato chiesto e di più è stato ottenuto. Già, osserva la stessa persona, ma qui siamo in Veneto, regione notoriamente bacchettona. Boh, lascio ai veneti eventuali contestazioni, io mi limito a notare che il Veneto è una delle regioni con il più alto numero di nudisti e che fino a qualche anno fa (prima delle varie ordinanze di divieto al nudismo) era la regione d’Italia con il maggior numero di aree dove il nudismo veniva tollerato.
“Volete tutto e subito” si rincara. Mah, come detto in apertura di articolo, è invero prassi buona e opportuna quella di mettere in discussione tutto quello che si fa, ivi comprese le decisioni che si prendono, i risultati che si ottengono, gli obiettivi che si perseguono. Valutare e discutere le cose non è volere tutto e subito, al contrario è voglia d’imparare al fine di evitare la reiterazione degli errori, visto che di errori sempre se ne commettono, e anche ammesso che di errori non ce ne siano stati è l’unico modo per potersi migliorare, dato che le cose sono sempre perfettibili.
Qualcun altro afferma “dovete vedere le strutture chiuse e recintate non come un ghetto ma come un’opportunità, l’opportunità di praticare nudismo in serenità e tranquillità, ovvero in sicurezza”. Si certo, è verissimo, nessuno nega che le strutture chiuse abbiano i loro vantaggi e nessuno pretende che non ne vengano costruite, è solo che intanto non appaiono esserci molti imprenditori interessati ad aprire tali strutture e poi appare evidente che senza strutture e spiagge pubbliche a libero accesso questa opportunità risulta disponibile solo a coloro che si possono permettere centinaia di chilometri ad ogni fine settimana, che hanno i soldi per pagarsi questi numerosi accessi alle strutture chiuse, che abbiano la voglia di sopportare le lunghe code stradali: nudismo solo a pagamento, ma che bella opportunità!
Forse se, come fatto per la proposta siciliana (apparentemente svanita nei meandri della burocrazia) e per quella abruzzese (giunta invece a positivo compimento), si fosse aperto un costruttivo dibattito pubblico preliminare, invece di tenerlo ristretto a pochi compagni di “partito”, la proposta di legge si sarebbe potuta formulare in modo più consono alle esigenze della comunità nudista, pervenendo ad una legge probabilmente migliore ma soprattutto condivisa e realmente rappresentativa delle esigenze della comunità nudista veneta e italiana.
dal punto di vista del turismo diamo un tre (3): in un mondo ideale potrebbe essere anche un sei, ma in un mondo ideale non ci sarebbe nemmeno bisogno di una legge per garantire al nudismo la sua lecita libertà d’espressione; nel mondo reale potenzialmente arriviamo a un quattro, ma materialmente, viste le posizioni espresse da diversi sindaci, si palesa che non si vada oltre il due, escludendo ciò che è solo ipotesi virtuale e non dato materiale, fatta la media viene il tre;
dal punto di vista dello stile di vita nudista non si può che dare zero (0): non esiste un singolo passaggio di questa legge che prenda in considerazione anche solo lontanamente le esigenze di chi ha scelto di vivere nudo.
Piccola considerazione finale: troppo spesso anche gli stessi, quantomeno alcuni, rappresentanti ufficiali del nudismo italiano (e non solo italiano) sembrano dimenticarsi che il nudismo non è (solo) starsene nudi in spiaggia o in altro luogo qualche ora del giorno e qualche giorno dell’anno, al contrario, il nudismo è (anche) una scelta di vita e il nudista desidera, anzi, avendo recuperato la sensibilità epidermica dell’infante che si era addormentata a seguito del costante stare vestiti, ha l’esigenza fisica e psicologica di restare nudo il più possibile, in casa come fuori casa, in vacanza come nella vita quotidiana, nel tempo libero come al lavoro.
Tag: leggi regionali sul nudismo, nudismo e giurisprudenza, nudismo veneto, veneto tutela il naturismo
E’ notizia recentissima l’approvazione in Regione Veneto della legge regionale per il riconoscimento e la valorizzazione del turismo naturista. Ancora non è dato di poterla visionare nella sua forma finale per cui non ci è possibile parlare direttamente della legge, non possiamo però esimerci dal commentare le dichiarazioni che ne sono scaturite, a partire dalla presa di posizione di chi, in Regione, ha tentato di impedirne l’approvazione.
Facendo riferimento all’articolo de L’Arena pubblicato in data 31 gennaio 2014 “Spiagge per nudisti, un sì solo sulla carta”, andiamo a vedere e commentare una per una le dichiarazioni rilasciate.
Stefano Valgamberi, in Regione: “un’ulteriore banalizzazione del corpo umano, che contribuisce a degenerare gli usi e i costumi di una popolazione che sta vivendo da decenni un progressivo decadimento di valori”. Evidentemente non conosce ciò di cui sta parlando: il nudismo, per sua natura, togliendo al corpo l’oggettivazione, rimettendo al primo posto degli scambi interpersonali la persona, scavalcando e annullando i vari stereotipi del pudore e del consumismo, eleva il corpo umano ridonandogli la sua dignità originale. Queste sono evidenze oggettive facilmente rilevabili: basta partecipare a un raduno di nudisti! Ce ne sono giusto diversi già programmati: il 14 e 15 giugno prossimi lo strepitoso Raduno Nazionale de iNudisti che lo scorso anno ha visto, sui due giorni, la presenza di più di 400 persone (vedi i video relativi); oppure i tanti eventi del programma “Orgogliosamente Nudi 2014” organizzato da “Mondo Nudo”.
Davide Bendinelli, consigliere regionale gardesano, facendo riferimento alla spiaggia nudista del Brancolino nel territorio di Torri del Benaco: “recentemente è un po’ degenerata come tipo di frequentazioni”. Non ho mai frequentato la zona a cui si fa riferimento per cui non posso esprimere pareri specifici, l’esperienza di tante altre zone, però, mi permette di affermare che se degenerazione c’è stata di certo non è per colpa dei nudisti, la cui filosofia non ammette esibizionismi di nessun genere. Nei luoghi dove Consigli Comunali e Forze dell’Ordine, invece di rispondere “ve la siete cercata” o, peggio, fermare e multare gli stessi nudisti che segnalano eventuali casi di esibizionismo, supportano adeguatamente dette segnalazioni non si rilevano degenerazioni di alcun genere o vengono facilmente contenute: con un poco di collaborazione reciproca (e i nudisti sono prontissimi a darla) svanirebbero.
Giorgio Passionelli, sindaco di Torri, in riferimento sempre alla spiaggia di cui sopra: “Abbiamo fatto diverse ordinanze contro l’uso di quella spiaggia da parte di nudisti e sono state emesse sanzioni.”. Ordinanze di fatto illogiche (vietando il nudismo non si risolve il problema dei guardoni e degli esibizionisti che sono un prodotto dei tabù creati dalla società tessile, il nudismo caso mai risolve il problema) e incostituzionali (art 3 della Costituzione Italiana: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana). “Personalmente non sono per nulla d’accordo”. Libero di esserlo ma un Sindaco non può e non deve veicolare il proprio atteggiamento amministrativo sulla base delle sue personali convinzioni, suo preciso dovere è quello di amministrare la cosa pubblica in funzione della Costituzione Italiana e della legge, facendo in modo che tutti possano attuare i propri diritti costituzionali e naturali, salvo che questo non danneggi materialmente gli altri. Il nudismo, lungi dal danneggiare qualcuno (provocare fastidio a chi è condizionato dai tabù sociali non è un danneggiamento materiale), apporta solo vantaggi sociali e personali, tra i quali la Body Acceptance di cui oggi tanto si parla; il nudismo, se applicato in modo metodico e generalizzato, eliminerebbe dal tessuto sociale ogni forma di violenza sessuale, ogni problema di anoressia e bulimia., molte delle problematiche dei rapporti sociali e interpersonali.
Rinaldo Sartori, sindaco di Brenzone: «Con i problemi che abbiamo, dobbiamo risolvere anche quelli dei naturisti?”. Certo che sì, primo perché i naturisti sono cittadini Italiani, Veneti e Gardesani come tutti gli altri, secondo perché rispetto ad altri problemi quello del nudismo non è un vero problema (lo è solo per chi lo vuole vedere come tale), terzo perchè bastano pochi minuti per risolverlo (il tempo per dirsi “ok sul nostro territorio ognuno è libero di mettersi nudo”), infine perché caso mai il nudismo, come poco sopra illustrato, i problemi li risolve agli altri. “Io sono mentalmente aperto” il solito colpo al cerchio e alla botte? Se uno è mentalmente aperto lo è e stop, non fa ulteriori considerazioni che dicono l’esatto opposto. “Ma vedo delle difficoltà. Il nostro turismo è costituito principalmente da famiglie, le cui esigenze sono difficilmente conciliabili con quelle dei nudisti». Ecco di nuovo il non conoscere quello di cui si vuole parlare, atteggiamento che per un Sindaco è assolutamente inconcepibile: non ci sono statistiche precise, ma si può affermare che almeno il 25% dei nudisti italiani è costituito da famiglie, famiglie che si vedono costrette ad andare all’estero per avere la certezza di non essere infastidite dalle forze dell’ordine; senza considerare le ancor più numerose famiglie francesi, spagnole, tedesche, olandesi che potrebbero venire in Italia ma non lo fanno. Se poi consideriamo che il turismo del Garda è oggi quasi esclusivamente composto da tedeschi e olandesi, paesi dove la nudità è una normalità sociale, ecco che ci si rende conto di come sia invece non solo possibile ma anche doveroso supportare la pratica del nudismo sul Lago di Garda.
Ivan De Beni, primo cittadino di Bardolino: “è una decisione che va ponderata, per mettere d’accordo esigenze diverse” Ottimo ma .. aspetta, e ti pareva! “A Bardolino le spiagge si trovano a ridosso delle strutture ricettive, mentre servirebbero aree riservate per evitare il disturbo reciproco». E perché mai? Tutte le spiagge nudiste italiane e straniere vengono regolarmente percorse, per non dire invase, dai non nudisti, chiara dimostrazione che a chi non è nudista non provoca nessun fastidio la presenza di nudisti (per inciso questo è stato dimostrato anche da vari sondaggi fatti fuori dai contesti nudisti).
Antonio Pasotti, sindaco di Garda: “Non sono contrario” Eeee vaiiii, eh no! “ma bisognerebbe chiudere un tratto di spiaggia e destinarlo ai naturisti. E nel mio comune non si può. La trovo una proposta difficilmente realizzabile». Conosco abbastanza bene la zona visto che ci vado ogni tanto a pescare e c’è un lungo tratto della spiaggia che dalla cittadina si stende verso Punta San Vigilio dove ben poche sono le persone che stazionano, per giunta in tale tratto di spiaggia da almeno trent’anni esiste già una porzione usata dai nudisti, infine: non servono spiagge dedicate, la stragrande maggioranza degli italiani è favorevole alla condividere gli spazi con i nudisti, di più, una buona fetta di questa maggioranza ha dichiarato che diventerebbe nudista qualora fosse sicura di non aver problemi giuridici. Purtroppo (facciamo riferimento alla bozza delle legge regionale, ma viste le parole dei Sindaci è chiaro che la versione finale in questo non è cambiata), ignorando la realtà dei fatti, pensando solo al turismo e non all’aspetto ben più rilevante e importante del “nudismo come scelta di vita”, escludendo la forte espansione dell’escursionismo nudista e, dulcis in fundo, contrastando la legge italiana che, materialmente, non vieta il nudismo (è solo convenzione sociale che il nudo sia offesa al pubblico pudore, convenzione ormai superata e annullata dalle tantissime sentenze a favore dei nudisti), si è fatto il gravissimo errore di vincolare legislativamente la possibilità di stare nudi all’individuazione di aree isolate e delimitate, ora anche un consiglio comunale lungimirante, un consiglio che volesse adottare la più corretta e funzionale formulazione “Clothing Optional” (vestiti facoltativi) si verrebbe a trovare in forte difficoltà, sic!
Una parte dello spiaggione di Garda
Proposta di legge in Ragione Sicilia
Pubblicato su Atteggiamenti sociali, Motivazioni del nudismo, News di nudismo
Tag: garda, lago di garda, legge regionale veneto, nudismo e lago di garda, nudismo in veneto, nudismo sul garda

References: Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7