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Timestamp: 2019-04-24 13:46:51+00:00

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CP Art. 598
Risponde di diffamazione chi in un esposto al Consiglio dell’Ordine apostrofa un avvocato “sua falsità”.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 3 settembre 2018, n.39486MASSIMA
La causa di non punibilità di cui all’art.598 cod. pen. non è applicabile qualora le espressioni offensive siano contenute in un esposto inviato al Consiglio dell’Ordine forense, in quanto l’autore dell’esposto non è parte nel successivo giudizio disciplinare e l’esimente di cui all’art.598 cod. pen. attiene agli scritti difensivi, in senso stretto, con esclusione di esposti e denunce, pur se redatti da soggetti interessati. Ne consegue che integra gli estremi del reato di diffamazione l'invio di una missiva o di un esposto gratuitamente offensivo al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati.
La Corte di appello di Roma con sentenza del 19/4/2017 confermava la sentenza del Tribunale di Roma del 13/11/2014, che aveva dichiarato l’imputato colpevole del reato di diffamazione ex art.595, commi 1 e 2 c.p., per aver offeso la reputazione e aver incolpato, sapendolo innocente, un avvocato in un esposto diretto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, apostrofandolo "sua falsità", dichiarando ripetutamente che aveva mentito con finalità ingannatorie e aveva istruito centinaia di cause basate sul mendacio e indicandolo come responsabile dei reati di frode processuale e falso ideologico. Pertanto, l’imputato ricorreva in Cassazione, denunciando, tra gli altri motivi, violazione della legge penale in relazione all’art.598 c.p. e vizio di motivazione, quanto al mancato riconoscimento dell’esimente, pacificamente applicabile alle offese contenute in scritti presentati in sede disciplinare al Consiglio di un Ordine professionale.
Cass., Sez. 5, n. 24003 del 29/04/2010, Longo, Rv. 247396; Sez.5, n.13549, 20/2/2008, Pavone, in motivazione; Sez. 5, n. 40725 del 16/10/2002, Folcarelli, Rv. 2231880; Sez. 5, n. 651 del 20/04/1971, Giovannoli, Rv. 118609.
Risponde di diffamazione chi invia al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati un esposto, contenete espressioni offensive della reputazione di un avvocato, o l’autore è esente da responsabilità penale ex art. 589 c.p.? Questa la questione sottoposta all’attenzione della Suprema Corte nella sentenza in epigrafe. Nell’occasione i giudici di legittimità evidenziano che in materia esiste un contrasto giurisprudenziale. Infatti, secondo un indirizzo prevalente afferma la causa di non punibilità di cui all’art.598 cod. pen. non è applicabile qualora le espressioni offensive siano contenute in un esposto inviato al Consiglio dell’Ordine forense, in quanto l’autore dell’esposto non è parte nel successivo giudizio disciplinare e l’esimente de quo attiene agli scritti difensivi, in senso stretto, con esclusione di esposti e denunce, pur se redatti da soggetti interessati. Diversamente ad avviso di altro orientamento, l’esimente di cui all’art. 598 cod.pen. è applicabile anche alle offese contenute in un esposto inviato al Consiglio dell’Ordine forense, perché il Consiglio dell’Ordine forense, dando corso alla procedura di sua competenza, esercita un’attività oggettivamente riconducibile all’esercizio di funzioni pubblicistiche, dal momento che il controllo del corretto esercizio della professione forense corrisponde all’interesse pubblico all’uso corretto, da parte del professionista, del potere riconosciutogli dallo Stato. La procedura instaurata va definita, quindi, in termini di procedimento e il Consiglio dell’Ordine forense esercita poteri propri di un’autorità amministrativa, quale quello disciplinare, suscettibile di essere sottoposto a successivo controllo giurisdizionale. La Suprema Corte accogli il primo dei suesposti indirizzi e afferma che se è vero che l’art. 598 cod.pen. trova applicazione anche nel contraddittorio che si sviluppa dinanzi ad una autorità amministrativa, è pur sempre necessario che contraddittorio vi sia e che coinvolga l’autore della comunicazione per la quale si invoca la cosiddetta libertas conviciandi. Il soggetto autore della comunicazione deve essere, quindi, parte del procedimento nel quale è chiamato a tutelare un proprio specifico interesse, assumendo una posizione procedimentalmente qualificata, proprio perché la norma mira a proteggere, con l’esonero da responsabilità penale, il contraddittore, in quanto tale, che arrechi offesa alla controparte con espressioni ingiuriose che concernano, in modo diretto ed immediato, l’oggetto della controversia ed abbiano rilevanza funzionale per le argomentazioni poste a sostegno della tesi prospettata o per l’accoglimento della domanda proposta.
Colui che presenta un esposto disciplinare ad un Ordine professionale sollecita l’esercizio di una potestà pubblicistica di verifica del rispetto delle regole deontologiche da parte di un professionista e non è legittimato dalla tutela di una sua specifica posizione soggettiva, non è contraddittore in seno al procedimento, non riceve notizia dei provvedimenti emessi dagli organi disciplinari, né può impugnarne le decisioni, non ha neppure diritto di essere informato dei suoi sviluppi e pertanto, a lui non può applicarsi l’esimente dell’art. 598 c.p.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 3 settembre 2018, n.39486 - Pres. Sabeone – est. Scotti
2. Ha proposto ricorso l’avv. Sonia Tiberi, difensore di fiducia dell’imputato, svolgendo sette motivi.

References: Art. 598
 SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 art.595
 art. 589
 sentenza 
 SENTENZA