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Timestamp: 2018-10-22 01:11:03+00:00

Document:
NO al Testo di modifica della L.R. n.54/2000
( Proposta di legge n 345 che modifica la legge Regione Toscana 6 Aprile 2000 n 54)
La Giunta della Regione Toscana ha approvato recentemente una modifica alla L.R. n.54/2000 sugli impianti di telefonia mobile e radiodiffusione con la motivazione che tale Legge doveva essere adeguata alla Legge quadro sull'elettrosmog n.36/2001.
· Con l’approvazione della L.R. n.54/2000 la Regione Toscana si era preoccupata di legiferare a tutela della salute dei cittadini riconoscendo ai Comuni proprie competenze di pianificazione territoriale. La Legge della Toscana ha fatto scuola in Italia tanto che Regioni come la Puglia hanno letteralmente “copiato” la sua definizione di “aree sensibili”.
La L.R. n.54/2000, attualmente vigente, doveva essere perfezionata dalla Regione che si era impegnata in questo senso. Mancavano, infatti i criteri inerenti l’identificazione delle “aree sensibili” ed i criteri generali per la localizzazione degli impianti.
Inoltre, più volte i Comitati toscani avevano chiesto che la legge regionale regolamentasse tutti gli impianti di telefonia mobile indipendentemente dalla loro potenza secondo quanto previsto dalle leggi vigenti (DM 381/98 e L.n.36/2001) e non escludesse, invece, dalla legislazione regionale gli impianti di potenza uguale o inferiore ai 5 Watt.
· Dopo l’approvazione della Legge quadro, vigente dal febbraio 2001, la Regione Toscana, pur sollecitata più volte dai Comitati toscani soprattutto durante la vigenza dell’anticostituzionale Decreto Gasparri, non è MAI intervenuta a legiferare per tutelare i suoi Comuni ed i suoi cittadini così come invece ha fatto la Regione Emilia-Romagna.
Durante il “regime” Gasparri la Regione Toscana ci ha abbandonato.
· Oggi il Decreto Gasparri non esiste più in quanto ritenuto incostituzionale dalla Consulta (sentenza n. 303, 1° ottobre 2003) “per eccesso di delega”.
La Corte Costituzionale ha riconosciuto la piena potestà di governo del territorio di regioni ed enti locali nel settore degli impianti radioelettrici ovvero:
“l’autonoma capacità delle Regioni e degli enti locali di regolare l’uso del proprio territorio, purché ovviamente criteri localizzativi e standard urbanistici rispettino le esigenze della pianificazione nazionale degli impianti e non siano, nel merito, tali da impedire od ostacolare ingiustificatamente l’insediamento degli stessi”.
· In un’altra sentenza (n.307, 7 ottobre 2003) la Corte Costituzionale ha ben chiarito quali sono i poteri che le Regioni possono esercitare sul loro territorio nel rispetto dei principi fondamentali contenuti nella Legge quadro n.36/2001 sull’inquinamento elettromagnetico.
· Dalla Relazione dell’avv. Matteo Ceruti del Foro di Rovigo (Convegno Milano 27.10.2003): “Spetta alle Regioni:
1) la disciplina dell’uso del territorio in funzione della localizzazione degli impianti (cioè le ulteriori misure e prescrizioni dirette a ridurre il più possibile l’impatto negativo degli impianti sul territorio);
2) la disciplina dei procedimenti autorizzativi degli impianti”.
Ovvero le Regioni possono:
“ 1) prevedere la fissazione di “aree sensibili” individuate in ragione della densità abitativa, dell’interesse storico-artistico o paesistico, ovvero della presenza di strutture di tipo assistenziale, sanitario o educativo, in cui le amministrazioni comunali possano prescrivere localizzazioni alternative degli impianti oppure anche modifiche, adeguamenti o la delocalizzazione di elettrodotti ed impianti radioelettrici esistenti, in quanto tale potere rientra appieno nella competenza regionale di governo del territorio;
2) vietare l’installazione di impianti di emittenza radiotelevisiva e di stazioni radio base per la telefonia mobile su “ospedali, case di cura e di riposo, scuole e asili nido” in quanto tale previsione costituisce un criterio di localizzazione in negativo degli impianti;
3) sottoporre a VIA (Valutazione d’impatto ambientale) l’installazione degli impianti radioelettrici in quanto afferisce all’uso del territorio e non contrasta con i principi fondamentali della legislazione statale, e ciò anche in assenza di un’analoga previsione contenuta nella legge statale”.
Il Testo di Modifica della L.R. n.54/2000:
Il testo così come approvato non modifica ma stravolge completamente i principi che sono tuttora alla base della Legge 54/2000 quali la tutela della salute che insieme al Principio di Precauzione e di minimizzazione sono i punti cardine della Legge quadro sull’elettrosmog (n.36/2001).
Con il testo approvato dalla Giunta regionale la Regione Toscana:
1) abbandona qualsiasi riferimento alla tutela della salute pubblica, ai rischi sanitari, al Principio di precauzione.
2) rinuncia ad attuare il principio di minimizzazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici imponendo ai Comuni l’osservanza del già contestato DPCM 8 luglio 2003 che prevede come obiettivo di qualità i 6 volt per metro (altro che lo 0,5 V/m votato dal Consiglio regionale nel 2002!).
(commento art 1, commento art 3 ecc);
3) toglie di fatto ai Comuni il potere di pianificare il proprio territorio:
4) elimina le “aree sensibili” ovvero le aree dove è necessario adottare una particolare attenzione per la tutela della salute dei residenti;
- Si nota che continua a permanere ingiustificativamente l'assenza di qualsiasi normazione per gli impianti di potenza inferiore a 5 w, un'omissione volutamente reiterata che ha permesso una assolutamente incontrollata proliferazione di microcelle su tutto il territorio regionale.
1) Principio di Minimizzazione: abolito.
Invece di puntare a minimizzare l’esposizione della popolazione (DM 381/98 e Legge n.36/2001), la Regione Toscana applica il contestato DPCM 8 luglio 2003 che alza il livello di inquinamento elettromagnetico imponendo come OBIETTIVO DI QUALITA’ 6 volt per metro (ben 12 volte superiore al valore di 0,5 volt per metro votato dal Consiglio regionale nel gennaio 2002).
· Art. 1. Ricordiamo alla Regione Toscana che il DM 10 settembre 1998 n 381 è attualmente vigente così come le linee guida (luglio-settembre 1999) per l'applicazione del Decreto stesso.
Infatti il DPCM 8 luglio 2003 non ha abrogato detto Decreto, contrariamente a quanto è avvenuto per l'altro DPCM 8 luglio 2003 sugli elettrodotti (vedi art 8 "Abrogazione di norme").
E' bene sottolineare che il DM 10 settembre 1998 n 381, all'articolo 4, comma 1, definisce in questo modo l'obiettivo di qualità: "Fermi restando i limiti di cui all'art.3, la progettazione e la realizzazione dei sistemi fissi delle telecomunicazioni e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza compresa tra 100 KHz e 300GHz e l'adeguamento di quelle preesistenti, deve avvenire in modo da produrre i valori di campo elettromagnetico più bassi possibile, compatibilmente con la qualità del servizio svolto dal sistema stesso al fine di minimizzare l'esposizione della popolazione.".
Il legislatore, quindi, ha sancito l’obbligo di minimizzare le immissioni elettromagnetiche in ossequio al generale principio comunitario di Precauzione.
· Nelle linee guida applicative (art 2) del DM 10 settembre 1998 n 381 si afferma, tra l'altro che il raggiungimento dell'obiettivo di qualità "può comportare l'introduzione di misure che portano a ridurre ulteriormente l'esposizione della popolazione anche nel caso in cui siano già rispettati i limiti e le misure di cautela definite nel Decreto".
· La proposta di legge in questione omette di fare riferimento al principio di minimizzazione (così come previsto dal DM 381/98 e dalla legge 36/2001) e fa riferimento unicamente al DPCM 8 luglio 2003 che fissa a 6 volt/metro gli obiettivi di qualità.
Un bel passo indietro per una Regione che nel gennaio 2002 fissò un obiettivo di qualità di 0,5 volt/metro.
· Si noti che tale DPCM è stato impugnato nel novembre 2003 dall' Intesa dei Consumatori (Codacons, Federconsumatori, Adoc, Adusbef) e da V.A.S. (Verdi Ambiente Società) che hanno fatto ricorso al TAR del Lazio per il suo annullamento.
Infatti tale Decreto:
1) è' stato approvato senza il parere della Conferenza unificata Stato-Regioni;
2) viola l'articolo 3 e l'articolo 4 comma 2 della Legge 36/2001che indica tre valori diversi per i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità, mentre il DPCM unifica a 6 volt/metro i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità;
3) viola la legge n 833/1978 in quanto mancano i pareri dell'Istituto superiore di Sanità e dell'Istituto superiore della Prevenzione in quanto organi consulenti dello Stato in materia di "forme di energia che possono alterare l'equilibrio biologico".
In sostanza la proposta di legge della Regione Toscana ignora leggi dello Stato (381/98 e 36/2001) che avevano stabilito principi cautelativi per la salute pubblica e applica invece una legge che contrasta con quelle ed è di segno decisamente opposto. Non risulta fondata l'obiezione che tale DPCM è una legge vigente e come tale va applicata. Infatti, in questa proposta di legge, la Regione Toscana non fa alcun riferimento al Codice delle comunicazioni elettroniche (legge vigente) che ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale.
In una logica di protezione della salute la Regione Toscana avrebbe dovuto impugnare il DPCM invece di farne il perno della sua proposta di legge.
2) Criteri localizzativi : viene ripristinato l’incostituzionale decreto Gasparri, questa volta “alla toscana”?
· Il decreto Gasparri considerava gli impianti “compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica” e “realizzabili in ogni parte del territorio comunale”, anche in deroga agli strumenti urbanistici.
Il testo di modifica della L.R. 54/2000 approvato dalla Giunta regionale:
a) abolisce il riferimento previsto dall’art.4 della L.R. 54/2000 agli “strumenti della pianificazione territoriale, paesaggistica ed ambientale, sia regionale che locale”;
b) abroga le aree sensibili;
c) impone ai Comuni di installare gli impianti “prioritariamente su edifici o in aree di proprietà pubblica”, praticamente su tutto il territorio comunale, dando l’indicazione di delimitare le zone all’aperto dove far rispettare il DPCM 8 luglio 2003 (obiettivo di qualità: 6 volt per metro).
· Per giustificare tali modifiche sono stati stravolti i dettami della Legge quadro, n.36/2000 ed è stato eliminato ogni riferimento agli “standard urbanistici”.
Basta paragonare la definizione di “Obiettivi di qualità” realizzabile dalle Regioni nel testo di legge (n.36/2001) e nel testo approvato dalla Giunta regionale:
1) Testo della Legge n.36/2001 :
"Obiettivi di qualità: i criteri localizzativi, gli standard urbanistici, le prescrizioni e le incentivazioni per l'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili ai fini della progressiva minimizzazione dell'esposizione ai campi elettromagnetici".(art 3, comma 1, lettera d)
2) Testo della modifica di L.R. approvata dalla Giunta regionale:
“Obiettivi di qualità: i criteri localizzativi e l’utilizzo delle migliori tecnologie finalizzati ad una progressiva riduzione della esposizione ai campi elettromagnetici attraverso il rispetto dei valori di campo definiti dal d.p.c.m. di cui all’art.4, comma 2 della legge 36/2001”(art. 3, comma 1, lettera e).
Gli “standard urbanistici” sono stati eliminati.
(Per il commento al DPCM leggi la nota n.1).
3) Le “aree sensibili” sono state abrogate:
· La L.R. 54/2000 all’art 3, comma 1, lettera a definisce così le "aree sensibili: aree per le quali le amministrazioni competenti possono prescrivere localizzazioni alternative degli impianti in considerazione della particolare densità abitativa, di infrastrutture e/o servizi, nonché dello specifico interesse storico-architettonico e paesaggistico-ambientale" .
· L'art della legge 6 aprile 2000 n.54 è stato abrogato nella modifica di legge approvata dalla Giunta regionale.
· Abolendo le aree sensibili la Regione :
1) rinuncia a un suo potere.
Si noti, a proposito, che la Corte Costituzionale (sentenza n 307/2003) ha ritenuto legittimo l'art 3, comma 1, lettera m della Legge Regione Puglia 8 marzo 2002 n5 (punto 19) che, ispirandosi alla legge Regione Toscana, recita testualmente: "aree sensibili: aree per le quali le Amministrazioni comunali, su regolamentazione regionale, possono prescrivere localizzazioni alternative degli impianti, in considerazione della particolare densità abitativa, della presenza di infrastrutture e/o servizi a elevata intensità d'uso, nonché dello specifico interesse storico-architettonico e paesaggistico-ambientale".
Si noti ancora che nella stessa sentenza si afferma che "Le aree sensibili sono definite dalla Legge Regionale con riguardo a situazioni e interessi (tutela della popolazione nelle aree densamente abitate o frequentate, interesse storico-artistico o paesistico dell'area) di cui la Regione ha certamente titolo per occuparsi in sede di regolazione dell'uso del proprio territorio".
2) lede il potere degli ente locali di disporre del proprio potere di governo del territorio.
A tal proposito, la Corte Costituzionale nella stessa sentenza, al punto 26, afferma che nelle aree sensibili "le amministrazioni comunali possono prescrivere modifiche, adeguamenti o la delocalizzazione di impianti radioelettrici, esistenti o di nuova realizzazione, al fine di garantire la massima tutela ambientale dell'area stessa."
· La Regione DEVE, invece, impegnarsi a dettare i criteri generali per la localizzazione degli impianti e i criteri inerenti l'identificazione delle aree sensibili.
· Infatti, secondo la Corte Costituzionale (sentenza n. 7/2004 relativa alla Legge Piemonte in campo energetico ovvero sulla rete di impianti di produzione e distribuzione dell’energia):
“rientra nei poteri delle Regioni la individuazione di ulteriori criteri di realizzazione degli impianti” fermo restando, naturalmente, che non deve essere ostacolato l’esercizio delle funzioni di rilievo nazionale:
Analogamente, per quanto riguarda la telefonia mobile, sono del tutto legittime le disposizioni regionali relative, ad esempio, alla individuazione di siti sensibili al fine di disporre localizzazioni alternative o a divieti specifici di localizzazione considerati come criteri localizzativi "in negativo" (Corte Costituzionale, sentenza 331/2003) o ancora alla sottoposizione a Valutazione d’impatto ambientale degli impianti (Corte Costituzionale, sentenza n. 307/2003).
4) Impianti sotto i 5 Watt. La Regione Toscana continua a garantirne l’invasione incontrollata sul territorio.
· Art. 2, comma 2. Si continuano ad escludere dalla normativa di legge regionale gli impianti sotto i 5 Watt.
· Questa esclusione non trova alcuna giustificazione nelle norme di legge vigenti.
Infatti sia il DM 381 del ‘98 sia la legge n 36 del 2001 disciplinano tutti gli impianti operanti nell'intervallo di frequenza compresa tra 100 KHz e 300GHz indipendentemente dalla loro potenza.
Questa insistenza della Regione Toscana ad escludere tali impianti da ogni controllo di legge può avere una sola giustificazione: voler favorire i gestori ad installare piccole antenne (microcelle) dove e come vogliono, fuori da ogni controllo, così come sta avvenendo da quattro anni.
5) Art. 6 : “Coordinamento regionale dei programmi di sviluppo dei gestori”.
· Il testo di modifica dà alla Regione una nuova funzione, non prevista dalla Legge n. 36/2001, cioè quella di coordinare i piani di sviluppo delle reti presentate dai gestori per assicurare la copertura dell’intero territorio regionale.
A tali piani (sono previste modifiche concordate con gestori e Comuni) dovranno fare riferimento i Comuni per definire un programma di sviluppo comunale.
· L’ Art 6 (art. 5 bis) è da rigettare.
· Si osservi a proposito che la Regione non può rendersi garante della copertura del servizio sull'intero territorio regionale, perché in tal modo, svolgerebbe una funzione, di tutela degli interessi privati dei gestori.
A questo proposito il Consiglio di Stato (decisione n 4847/2003) ha definito gli impianti di telefonia mobile non come opere pubbliche ma come "opere private di pubblica utilità" che:
1) sono realizzate da soggetti privati;
2) sono destinate alla gestione di un servizio con criteri imprenditoriali;
3) necessitano comunque di un atto di autorizzazione, a differenza delle opere pubbliche" e pertanto sono assoggettate a concessione edilizia.
· Inoltre la Regione non ha neppure gli strumenti né le competenze tecniche per valutare i piani di sviluppo, a meno che non accetti passivamente le proposte dei gestori.
· La Regione deve invece esercitare pienamente le sue funzioni di controllo sulle attività private dei gestori e di tutela della salute dei cittadini così come previsto dalla legge quadro 36/2001.
· La Regione deve delegare ai Comuni l'individuazione dei siti dove installare le antenne, nel rispetto del potere degli enti locali di governare il proprio territorio, in accordo con quanto stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale 307/2003.
· Si noti inoltre che non sono neppure definiti chiaramente i soggetti che dovrebbero far parte del Coordinamento regionale dei programmi di sviluppo dei gestori e che non è definito il soggetto che, in rappresentanza della Regione, dovrebbe attuare realmente questo coordinamento. Mancano inoltre i riferimenti alle procedure.
6) Impianti di Radiodiffusione e Radiotelevisivi:
L’Art. 10 del Testo di modifica dà questa indicazione : “Sono posti prevalentemente in zone non edificate”.
Il che significa che possono anche essere posti in aree edificate.
All’ Art 7 (art 5 ter) si parla di Comitato tecnico per gli impianti di diffusione radiotelevisivi.
La costituzione di questo Comitato tecnico, dove è presente la rappresentanza dei gestori radiotelevisivi, operatori privati, espressione di interessi giuridicamente rilevanti ma pur sempre subordinati al diritto alla salute, è in forte contrasto con il principio di tutela della salute pubblica, della compatibilità ambientale e delle esigenze dell'ambiente e del paesaggio così come previste dall'art 8 legge 36/2001.
Si ricorda inoltre la rilevanza costituzionale del diritto alla salute (art 32 della Costituzione) e del grado di tutela conseguente necessariamente prevalente sulla libertà (libertà e non diritto) d'impresa pur prevista dall'art. 41 della Costituzione.
1) Il ritiro della proposta di modifica della L.R. 54/2000. Per questo abbiamo chiesto da tempo un incontro con il Presidente della Regione, Claudio Martini.
2) Se la proposta, invece, venisse presentata in Consiglio regionale, ci appelliamo a tutti i consiglieri affinché votino contro.
3) Nel caso che, comunque, la proposta di modifica venisse approvata dal Consiglio regionale chiederemo un atto di disobbedienza alla Legge regionale a tutti quei Comuni toscani che si sono dimostrati più sensibili al problema e che sono riusciti a minimizzare l’esposizione della loro popolazione con una corretta pianificazione degli impianti sul territorio.
G.ZAGREBELSKY, attuale Presidente della Corte Costituzionale e da anni membro della Corte Costituzionale ha scritto nell'opera storica "La giustizia costituzionale" (Bologna, 1988) , a pag.276 :
"a) la legge incostituzionale non è obbligatoria; b) tuttavia non è neppure obbligatoria la disobbedienza ad essa, tale disobbedienza essendo solo consentita o ammessa; c) la DISOBBEDIENZA ALLA LEGGE è invece GIURIDICAMENTE DOVEROSA nei casi in cui i singoli si rappresentino con piena consapevolezza l'INDISCUTIBILE INCOSTITUZIONALITA' DELLA LEGGE".

References: sentenza 
 Art. 1
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 sentenza 
 Art. 2
 Art. 6
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