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Timestamp: 2017-09-24 03:18:06+00:00

Document:
Il diritto penale: La Cassazione penale su peculato e frode informatica (slot machine).
La Cassazione penale su peculato e frode informatica (slot machine).
Cassazione penale, Sez. II, 30 aprile 2013, n. 18909
IL CASO (Traccia possibile parere)
Tizio, gestore di un locale-sala da gioco, insieme a Caio e Sempronio, titolari di concessioni dell’Agenzie delle Dogane e dei Monopoli (A.A.M.S.), aveva alterato il sistema informatico degli apparecchi da gioco presenti nel suddetto locale.
A seguito della suddetta alterazione, quelli che apparivano essere apparecchi per giochi di abilità (assoggettati ad imposte versate forfettariamente), in realtà, erano delle vere e proprie slot machine, ossia apparecchi che, in quanto caratterizzati da completa aleatorietà, sarebbero stati soggetti ad un'imposta pari al 13,5% delle somme giocate.
Più nello specifico, nel locale di Tizio erano presenti oltre alle macchine definite dall'art. 110, comma 6, T.U.L.P.S. regolarmente collegate alla rete AAMS, macchine della tipologia comma 7, regolarmente autorizzate, quindi note all'Azienda dei Monopoli, ma alterate nel loro funzionamento in modo da renderle del tutto simili nel funzionamento al comma 6, senza tuttavia le limitazioni all'entità delle giocate previste dalla normativa vigente e senza provvedere al collegamento alla rete telematica del concessionario AAMS.
Un controllo da parte della Guardia di Finanza faceva emergere la suddetta situazione illecita e ciò costava a Tizio, Caio e Sempronio l’imputazione per i reati previsti e puniti dagli artt. 513 bis c.p., art. 81 c.p., comma 1, e cpv., artt. 110, 117 e 314 c.p..
Tizio, a seguito del rinvio a giudizio per i suddetti reati, si rivolge al vostro studio legale chiedendo parere motivato circa la propria posizione giuridica
L'elemento distintivo tra il delitto di peculato e quello di frode informatica aggravata ai danni dello Stato va individuato con riferimento alle modalità del possesso del denaro o d'altra cosa mobile altrui oggetto di appropriazione: in particolare, è configurabile il peculato quando il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio si appropri delle predette "res" avendone già il possesso o comunque la disponibilità per ragioni dell'ufficio o servizio; è configurabile la frode informatica quando il soggetto attivo si procuri il possesso delle predette "res" fraudolentemente, facendo ricorso ad artifici o raggiri per procurarsi un ingiusto profitto con altrui danno. (In applicazione del principio, la S.C. ha ravvisato gli estremi della frode informatica pluriaggravata - ai danni dello Stato, nonché ex art. 61 comma 1 n. 9 c.p. - nella condotta del gestore di una sala giochi che, in concorso con altri soggetti, aventi qualifica di incaricati di pubblico servizio, si era appropriato della quota spettante a titolo di prelievo erariale all'Erario sul costo di ogni partita effettuata dagli utenti sulle "slot machines").
Il Tribunale, riteneva che non fosse ammissibile il concorso formale fra il reato di peculato e quello di frode informatica, sulla base della seguente testuale motivazione: "il concorso fra le due fattispecie penali, tale orientamento non appare ad oggi condivisibile. La pressochè costante e pacifica giurisprudenza di legittimità esclude categoricamente la possibilità del concorso tra il delitto di peculato e quello di truffa, benchè siano differenti gli interessi giuridici lesi. La distinzione tra le due fattispecie (e, quindi, la esclusione di un concorso formale di reati) viene ricollegata dai giudici di legittimità alle modalità del possesso del denaro o d'altra cosa mobile altrui, ricorrendo il peculato quando il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio se ne appropri avendone già il possesso o comunque la disponibilità per ragioni del suo ufficio, incidendo la condotta fraudolenta non sul possesso del bene ma sul tentativo di mascherare, ex post, la commissione del delitto; ravvisandosi invece la truffa laddove il soggetto, non avendo tale possesso, se lo procuri fraudolentemente, facendo ricorso ad artifici o raggiri per appropriarsi del bene (cfr.
Cass., Sez. 6, Sentenza n. 35852 del 06/05/2008, Rv, 2, Sez. 1, Sentenza n. 26705 del 13/05/2009, Rv. 244710; Sez. 6, Sentenza n, 4668 del 14/01/201 245856; Sez. 6. Sentenza n. 5447 del 04/11/2009, Rv. 246070; da ultimo, Cass., sez. 6^ penale, 15/06/2012, n.23777).
Sul punto, occorre rammentare che, secondo la pacifica giurisprudenza di questa Corte, l'indagato ha interesse a ricorrere avverso un provvedimento restrittivo della libertà personale anche nel caso in cui il gravame sia limitato ad una sola delle imputazioni, poichè il venir meno del titolo della custodia anche se con riferimento esclusivo ad una delle accuse, pur senza incidere sull'assoggettamento del medesimo alla misura cautelare a causa del mantenimento del provvedimento restrittivo in relazione ad altro reato, rende meno gravosa la posizione difensiva e consente il riacquisto della libertà, nel caso in cui il titolo legittimante l'applicazione della misura venga meno, per un qualsiasi motivo, in ordine all'altro reato: SSUU 7/1993 Rv. 193746; Cass. 4038/1995 Rv.202205; Cass. 1067/2000 Rv. 216083.
Alla stregua di quanto appena detto, si può, pertanto, affermare il seguente principio di diritto: "L'elemento distintivo tra il delitto di peculato e quello di frode informatica, aggravata ai danni dello Stato ex art. 649 ter/2 cod. pen. nonchè ai sensi dell'art. 61 c.p., n. 9, è simile a quello fra il delitto di peculato ed il delitto di truffa aggravata ex art. 61 c.p., n. 9.
A seguito della suddetta alterazione, quelli che apparivano essere apparecchi per giochi di abilità (assoggettati ad imposte versate forfettariamente), in realtà, erano delle vere e proprie slot machine, ossia apparecchi che, in quanto caratterizzati da completa alcatorietà, sarebbero stati soggetti ad un'imposta pari al 13,5% delle somme giocate: successe, quindi, che, come effetto dell'alterazione, coloro che agivano come incaricati di pubblico servizio, in quanto sub-concessionari della Atlantis World e titolari di concessioni in proprio dell'A.A.M.S. (ossia i coindagati A. M., A.S., A.L. e con An.Ma.: cfr capo d'incolpazione), si appropriarono delle somme dovute allo Stato (AAMS). Di conseguenza:
Pubblicato da Giulio Forleo a 11:11
Etichette: 18909 peculato e frode informatica, Cassazione penale 2013, sez. II 30 aprile, slot machine

References: art. 81
 art. 61
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 649
 art. 61