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Timestamp: 2019-04-24 19:00:02+00:00

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Anche senza fallimento, per il TFR c'è il Fondo di Garanzia INPS
Anche senza fallimento, per il TFR c’è il Fondo di Garanzia INPS
Pagamento del trattamento di fine rapporto: basta aver tentato l’esecuzione forzata.
Che succede se il datore di lavoro non paga, al dipendente uscente, il TFR che gli è dovuto per legge? Di norma, quest’ultimo intraprende un giudizio (anche con un semplice ricorso per decreto ingiuntivo) e, in caso di persistenza nell’inadempimento, tenta tutte le carte: dall’esecuzione forzata all’istanza di fallimento. Poi, quando tutto è perso, presenta la domanda di pagamento al Fondo di Garanzia dell’Inps, che liquida il lavoratore, sostituendosi a quest’ultimo nel credito e agendo, a sua volta, per il recupero della somma anticipata, contro l’azienda.
A torto, però, si crede che il ricorso al Fondo di Garanzia dell’Inps sia possibile solo in caso di intervenuto fallimento dell’azienda. Non è così e ce lo ricorda, ancora una volta, la Cassazione con una sentenza di ieri [1].
In caso di mancato pagamento, da parte del datore di lavoro, del TFR, il lavoratore può ottenere le prestazioni del Fondo di garanzia presso l’INPS, anche se l’azienda non sia in concreto soggetta a fallimento: il che potrebbe avvenire quando questa non ha le dimensioni previste dalla legge o il credito sia esiguo (per conoscere tali parametri leggi: “Fallimento, presupposti per essere dichiarati falliti”). Infatti, per richiedere il pagamento al Fondo è sufficiente che il lavoratore abbia esperito infruttuosamente una procedura di esecuzione forzata, a meno che non risultino altre circostanze che dimostrino l’esistenza di altri beni aggredibili con l’azione esecutiva.
Dunque, se anche l’istanza di fallimento dovesse essere rigettata dal tribunale, all’ex dipendente-creditore basterebbe tentare un pignoramento presso la sede sociale della società debitrice e, in caso di infruttuosità, avanzare l’istanza all’Inps.
In tali casi, dunque, il pagamento del TFR da parte del Fondo di garanzia si deve ritenere legittimo.
Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 10 dicembre 2014 – 28 gennaio 2015, n. 1607
Presidente Coletti De Cesare – Relatore De Renzis
-che il Tribunale di Massa con sentenza n. 325 del 12 giu­gno 2007 rigettava l’opposizione promossa dall’INPS av­verso decreto ingiuntivo, con cui era stato intimato all’ente previdenziale, quale gestore del Fondo di garanzia, di pa­gare a P.M. la somma di € 7.252,9′, oltre ac­cessori, a titolo di TFR;
-che la Corte di Appello di Genova con sentenza n. 46 del 2009 ha confermato decisione di primo grado, ribadendo che il M. aveva diritto a percepire la somma richiesta a titolo di TFR a carico del Fondo di Garanzia INPS, dal momento che, ai sensi dell’art. 2 della legge n. 297 del 1982, lo stesso M. aveva assolto agli oneri su di lui incomben­ti, chiedendo, da un lato, il fallimento della datrice di lavoro e, dopo il rigetto dell’istanza di fallimento per esiguità del credito, effettuando un primo pignoramento infruttuoso pre­so la sede sociale della società debitrice e successiva­mente un secondo pignoramento, anch’esso negativo, presso la socia accomandataria Tiziana Battelli,
-che l’INPS ricorre per cassazione con unico motivo, cui resiste il M. con controricorso.
-che l’INPS sostiene che i giudici di appello hanno errone­amente interpretato la normativa di cui all’art. 2 della legge n. 297 del 1982, la quale avrebbe richiesto, ai fini del rico­noscimento della garanzia del Fondo in questione, dopo il rigetto dell’istanza di fallimento per esiguità del credito la presentazione di nuova istanza di fallimento
-che l’assunto dell’INPS è infondato, avendo questa Corte affermato e ribadito (cfr Cass. n. 24363 del 2014; Cass. n. 15369 del 2014; Cass. n. 8529 del 2012; Cass. n. 7585 del 2011; Cass. n. 1178 del 2009; Cass. n. 7466 del 2007) il principio di diritto secondo cui ai fini della tutela prevista
dalla legge n. 297 dl 1982 in favore del lavoratore, per il pagamento del TFR, in caso di insolvenza del datore di la­voro, il lavoratore può conseguire le prestazioni del Fondo di garanzia presso l’INPS, anche se il datore di lavoro non sia in concreto assoggettato a fallimento (in relazione an­che all’ipotesi di esiguità del credito azionato), essendo sufficiente che lo stesso lavoratore abbia esperito infrut­tuosamente una procedura di esecuzione, salvo che risulti­no altre circostanze le quali dimostrino che esistono altri beni aggredibili con l’azione esecutiva; -che nel caso di specie, alla stregua del richiamato indiriz­zo giurisprudenziale, cui si intende dare continuità, la deci­sione impugnata ha corretta riconosciuto il diritto del la­voratore di ottenere la tutela del Fondo d* garanzia per il pagamento del TFR, essendo pacifico che il M. tentò;&* dopo l’inutile esperimento dell’istanza fallimentare, anche l’azione esecutiva sia nei confronto della società datrice di lavoro sia nei confronti della socia accomandataria; -che in conclusione il ricorso va rigettato, con la condanna dell’NPS al pagamento del spese del presente giudizio di cassazione, che si liquidano come da dispositivo, con di­strazione a favore dell’Avv. PEGAZZANO FERRANDO ROBERTO dichiaratosi antistatario.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in € 100,00 per esborsi ed € 1200,00, con distrazione a avore dell’Avv. PEGAZZANO FERRANDO ROBERTO antistatario, Così deciso in Roma addì 10 dicembre 2014
[1] Cass. sent. n. 1607/15 del 28.01.2015.

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