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Timestamp: 2020-01-26 17:28:05+00:00

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I criteri di bilanciamento tra diritto di cronaca e diritto all’oblio: la parola alle Sezioni Unite. (Cass. civ. 28084/2018) - Scuola di Legge
Con l’ordinanza n. 28084 del 26 giugno 2018, depositata il 5 novembre 2018, la III sezione della Corte di cassazione invoca l’intervento delle Sezioni Unite per una questione di massima di particolare importanza, concernente l’individuazione di criteri univoci in base ai quali effettuare il bilanciamento tra il diritto di cronaca, posto al servizio dell’interesse pubblico all’informazione, e il diritto all’oblio, posto a tutela della riservatezza individuale.
La vicenda analizzata dalla suprema Corte riguarda la pubblicazione di un articolo di stampa locale, relativo ad un efferato omicidio verificatosi 27 anni prima, in una rubrica riguardante i fatti di cronaca nera che avevano maggiormente colpito l’opinione pubblica all’epoca in cui si erano verificati. L’omicida, che dopo aver scontato la pena aveva intrapreso con successo un percorso di reinserimento sociale, sosteneva di aver subito un grave danno all’immagine a causa della rievocazione della vicenda e di essere stato inutilmente esposto ad un’ulteriore gogna mediatica, con gravi ripercussioni nella propria vita privata e lavorativa. Per tale ragione, egli chiedeva il risarcimento dei danni subiti, patrimoniali e non patrimoniali.
La domanda risarcitoria era stata rigettata in primo e in secondo grado: sia il Tribunale sia la Corte d’Appello avevano ritenuto prevalente il diritto di cronaca (art. 21 Cost.) rispetto al diritto individuale all’oblio (art. 2 Cost., art. 10 c.c.), sul presupposto che la cronaca svolge un ruolo sociale non solo quando divulga una notizia ma anche quando stimola la riflessione collettiva su vicende di particolare rilevanza, sebbene risalenti nel tempo.
La suprema Corte cerca di fare chiarezza sul delicato equilibrio tra il diritto di cronaca e il diritto all’oblio, offrendone una definizione e ricostruendo il quadro giurisprudenziale e normativo di riferimento a livello nazionale ed europeo.
Il diritto di cronaca viene qualificato nella sentenza come un “diritto pubblico soggettivo, da comprendersi in quello più ampio concernente la libertà di manifestazione di pensiero e di stampa, sancito dall’art. 21 Cost., che consiste nel potere-dovere, conferito al giornalista, di portare a conoscenza dell’opinione pubblica fatti, notizie e vicende che interessano la vita sociale”.
Come chiarito da giurisprudenza consolidata, tale diritto è legittimamente esercitato in presenza di tre condizioni: a) l’utilità sociale dell’informazione; b) la verità dei fatti esposti; c) la continenza, cioè l’esposizione obiettiva e rispettosa della dignità dei soggetti coinvolti.
Si tratta di condizioni -ed ecco il punto di collegamento con il diritto all’oblio- che devono sussistere non solo contestualmente all’iniziale diffusione della notizia ma anche in concomitanza con le successive rievocazioni, affinché i soggetti coinvolti non restino esposti sine die ai danni ulteriori che la reiterata pubblicazione può arrecare al loro onore e alla loro reputazione.
In altri termini, una volta che la notizia sia stata diffusa, e i fatti risultino definitivamente acquisiti dalla collettività, viene meno l’utilità sociale di una nuova identica diffusione degli stessi, con la conseguente soccombenza del diritto di cronaca rispetto al diritto all’oblio (in questo senso, Cass. civ. 5525 del 5/4/2012; cass. civ. 13161 del 24/6/2016).
Anche la Corte di Giustizia dell’Unione Europea e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si sono occupate del tema del diritto all’oblio – la cui tutela trova una base normativa negli articoli 7 e 8 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e negli articoli 8 e 10 co. 2 CEDU-, soffermandosi in particolare sul diritto, strumentale alla protezione del diritto all’oblio, di ottenere la rimozione del proprio nominativo da elenchi, archivi, registri, in relazione a vicende che non presentino più il carattere dell’attualità.
Entrambe ne hanno riconosciuto la fondatezza nei casi in cui l’articolo pubblicato non contribuisca ad un “dibattito di interesse pubblico” (CGUE, 13/5/2014, C131/12, Google Spain e Corte EDU, 19/10/2017, Fuschsmann c/o Germania).
Da ultimo, la Corte di cassazione (sentenza n. 6919 del 20/3/2018), con uno sforzo di semplificazione circa l’individuazione dei presupposti di operatività del diritto all’oblio, ha sostenuto che tale diritto può essere sacrificato a beneficio del diritto di cronaca soltanto se: 1) la diffusione della notizia contribuisce ad un dibattito di interesse pubblico; 2) sussiste un interesse effettivo ed attuale alla diffusione della notizia, da reputarsi mancante in caso di prevalenza di un interesse meramente divulgativo oppure meramente economico o commerciale del soggetto che diffonde la notizia o l’immagine; 3) il soggetto rappresentato riveste una particolare posizione nella vita pubblica -in particolare economico-politica- del Paese; 4) le modalità impiegate per diffondere la notizia non eccedono lo scopo informativo e sono scevre da insinuazioni o considerazioni personali; 5) l’interessato viene tempestivamente informato della reiterata pubblicazione o trasmissione della notizia, affinché possa valutare l’esercizio del diritto di replica preventiva rispetto alla divulgazione.
Al fine di rendere ancor più agevole l’operazione di bilanciamento nel caso concreto tra il diritto di oblio e il diritto di cronaca, la Corte di cassazione, con l’ordinanza in esame, invoca l’intervento delle Sezioni Unite affinché vengano chiariti due profili: da un lato, se i presupposti sopra riportati debbano essere coesistenti oppure se è sufficiente la sussistenza di uno solo di essi in alternativa agli altri per ritenere prevalente il diritto di cronaca rispetto al diritto all’oblio dell’interessato; dall’altro, come debbano essere concretamente intese l’attualità e l’effettività dell’interesse pubblico in grado di legittimare la (ri)pubblicazione di vicende personali del passato.
La rilevanza della tematica, osserva il Collegio, è accentuata dalla recente entrata in vigore del Regolamento UE 2016/679 (c.d. RGDP), che all’art. 17 tutela espressamente il diritto alla cancellazione dei dati da parte del titolare del trattamento.
Cass. civ. sez. 3 del 5/11/2018 (ud. 26/6/2018 dep. 5/11/2018) n. 28084
1. S.G. ricorre avverso la sentenza n. 392/2016 con la quale la Corte di appello di Cagliari, rigettando il suo appello, ha integralmente confermato la sentenza n. 3564/2014 del Tribunale di Cagliari, che aveva respinto la domanda da lui proposta nei confronti del quotidiano l’Unione Sarda s.p.a. e la giornalista C.M.F..
2.Il S. aveva convenuto in giudizio davanti al Tribunale di Cagliari il quotidiano Unione Sarda s.p.a., il direttore responsabile di detto quotidiano e la giornalista autrice dell’articolo pubblicato su detto quotidiano il (OMISSIS) con il titolo: “(OMISSIS)” e con il sottotitolo “(OMISSIS)”.
Precisamente, in punto di fatto, il S. aveva esposto che: a) in detto articolo era stato rievocato un episodio di cronaca nera accaduto nel già allora lontano (OMISSIS), che lo aveva visto come protagonista, in quanto era stato responsabile dell’omicidio della propria moglie P.C., omicidio per il quale era stato condannato e per il quale aveva espiato 12 anni di reclusione; b) la pubblicazione dell’articolo, dopo un lunghissimo lasso di tempo dall’episodio, non soltanto aveva determinato un profondo senso di angoscia e prostrazione, che si era riflesso sul suo stato di salute piuttosto precario, ma aveva anche causato un notevole danno per la sua immagine e per la sua reputazione, in quanto era stato esposto ad una nuova “gogna mediatica” quando ormai, con lo svolgimento della sua apprezzata attività di artigiano, era riuscito a ricostruirsi una nuova vita e a reinserirsi nel contesto della società, rimuovendo il triste episodio; c) la situazione e la palese violazione del proprio diritto all’oblio gli aveva arrecato gravi danni, di natura patrimoniale e non patrimoniale, anche conseguenti alla cessazione dell’attività.
In particolare avevano esposto che: a) l’articolo in esame faceva parte di una rubrica settimanale, intitolata “(OMISSIS)”, pubblicata ogni domenica dal (OMISSIS) al (OMISSIS); b) con detta rubrica il giornale aveva inteso rievocare alcuni fatti di cronaca nera (e in particolare alcuni omicidi) avvenuti nella città di Cagliari, che per diverse ragioni (quali l’efferatezza del delitto, la giovane o giovanissima età della vittima o degli assassini, il particolare contesto nel quale era maturato e si era svolto l’omicidio, la straordinarietà della decisione giudiziaria) avevano profondamento colpito e turbato la collettività della piccola città di Cagliari; c) la rievocazione dell’avvenimento a distanza di 27 anni non era stata affatto illecita, neppure sotto il profilo della violazione del diritto all’oblio, proprio perchè era avvenuta nell’ambito di una rubrica settimanale dedicata agli avvenimenti più rilevanti della città accaduti negli ultimi 30/40 anni; d’altronde il S. aveva promosso un procedimento contro l’Unione Sarda s.p.a. davanti al Garante per il trattamento dei dati personali, ma detto procedimento si era concluso con la mancata adozione di provvedimenti sanzionatori nei confronti della società.
4.Il Tribunale di Cagliari, espletata l’istruttoria, aveva rigettato la domanda del S., osservando che:
5. Avverso la sentenza del giudice di primo grado aveva proposto appello il S., richiamando il suo diritto all’oblio, quale “salvaguardia dell’interessato dalla pubblicazione di informazioni potenzialmente lesive in ragione della perdita di attualità… a causa del lasso di tempo intercorso dall’accadimento del fatto”; ma l’appello, come sopra rilevato, è stato rigettato dalla Corte di Appello di Cagliari con la menzionata sentenza.
6. La Corte di merito – dopo aver ricostruito il contesto fattuale nel quale la pubblicazione dell’articolo rievocativo dell’omicidio si era collocata – ha ritenuto che, “leggendo il testo dell’articolo”, nella specie non si era realizzata “nessuna gratuita e strumentale rievocazione del delitto P., nessuna ricerca di volontaria spettacolarizzazione, come anche nessuna violazione,…al principio della continenza delle espressioni come nessuna offesa triviale o irridente del sentimento umano”. Invero: a) l’articolo, “senza accostamenti suggestionanti e/ o fuorvianti sottintesi”, riferiva la vicenda “in modo scarno e puntuale”, ponendo il nome del Sig. S.G. solo nel corpo dell’articolo (e non nel titolo che in grassetto riferiva soltanto: “(OMISSIS)”, ed in testa di articolo e con caratteri più piccoli e non in grassetto: “(OMISSIS)”; b) l’articolo riferiva poi “della difficile situazione familiare cui era costretto (il S., ndr), della confessione del delitto subito resa alle Autorità e della benevolenza mostrata dalla Corte d’Assise nei suoi confronti; c) il contesto fattuale evidenziava “una scelta editoriale complessa volta da un lato a rievocare i fatti di sangue avvenuti nel tempo, ma al tempo stesso a sensibilizzare l’opinione pubblica su comportamenti e situazioni sempre attuali, generatrici di profonde tragedie” (ricordando il quotidiano “delitti con alle spalle drammatiche storie di droga, di prostituzione, di abusi alle donne e, come nella specie, di disagio psicologico”).
– alla base della pubblicazione vi era “una puntuale con testualizzazione… idonea ad escludere una immotivata volontà editoriale di generare una rinnovata condanna mediatica e sociale in danno del S., lesiva in ipotesi della sua privacy e del diritto all’oblio e al silenzio”; e, dunque, un progetto editoriale “la cui valenza non è nè può essere oggetto di valutazione da parte di questa Corte”, in quanto “indiscutibilmente” rientrava nel costituzionale diritto di cronaca, di libertà di stampa e di espressione;
– non vi era stato nella specie alcuno sbilanciamento tra diritti costituzionali (e precisamente tra l’art. 2 Cost., e l’art. 21 Cost.), con una compressione del limite del rispetto della personalità morale dell’individuo, come pure avevano già ritenuto il giudice di primo grado (per il quale “la pubblicazione di una notizia risalente nel tempo, anche relativa a vicende di cronaca, persino locale, potrebbe fondarsi sulla necessità di un’informazione volta a concorrere utilmente all’evoluzione sociale, per quanto riguarda, ad esempio, la formazione delle coscienze e delle idee su temi ancora rilevanti”) ed il Garante per la privacy (per il quale: “…ai sensi dell’art. 11 lett. B del regolamento n. 1/07 del garante”, allo stato non erano ravvisabili “elementi sufficienti a configurare violazioni di sua competenza”).
7. Il S. ha proposto ricorso avverso la sentenza articolando 3 motivi, tutti in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
In sintesi, il S.:
– con il secondo motivo, denuncia violazione degli artt. 3 e 27 Cost., rispettivamente nella parte in cui la Corte ha confermato quanto statuito dal giudice di primo grado (e cioè che la pubblicazione di una notizia, risalente nel tempo, anche relativa a vicende di cronaca, persino locale, potrebbe fondarsi sulla necessità di una informazione volta a concorrere utilmente alla evoluzione sociale), senza considerare che lui si era riabilitato e reinserito nel tessuto sociale, anche trovando un modesto impiego come ciabattino; nonchè nella parte in cui non ha tenuto conto che ripubblicare nel 2009 un articolo risalente al 1982 costituisce di per sè un trattamento disumano per qualsiasi persona (per quanto colpevole di un grave delitto);
– con il terzo motivo, infine, denuncia violazione ed erronea applicazione degli artt. 7 – 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea nella parte in cui, considerando lecito il ricordo di fatti verificatisi tanti anni prima, ha violato la vita privata e familiare, protetta dalla norma denunciata.
8. Hanno resistito con un unico controricorso l’Unione Sarda e la giornalista C.M.F., che hanno depositato anche memoria a sostegno delle proprie ragioni.
1.L’esame dei motivi sottende la ricognizione del quadro normativo e giurisprudenziale, nell’ordinamento interno e in quello sovranazionale, in materia di bilanciamento del diritto di cronaca, posto al servizio dell’interesse pubblico all’informazione, e del diritto all’oblio, posto a tutela della riservatezza della persona. Tematica questa che ha formato oggetto, diretto o indiretto, di alcune decisioni della Prima e della Terza Sezione di questa Corte, di seguito menzionate, che costituiscono il primo passo per una compiuta riconsiderazione sistematica che tenga conto delle diverse interrelazioni in materia.
In particolare, in quest’ultima è stato affermato che il diritto di cronaca “è legittimo quando concorrono le seguenti tre condizioni: a) utilità sociale dell’informazione; b) verità (oggettiva o anche soltanto putativa, purchè frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca) dei fatti esposti, che non è rispettata quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano, dolosamente o anche soltanto colposamente, taciuti altri fatti, tanto strettamente ricollegabili ai primi da mutarne completamente il significato; c) forma “civile” dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione, cioè non eccedente rispetto allo scopo informativo da conseguire, improntata a serena obiettività almeno nel senso di escludere il preconcetto intento denigratorio e, comunque, in ogni caso rispettosa di quel minimo di dignità cui ha sempre diritto anche la più riprovevole delle persone, sì da non essere mai consentita l’offesa triviale o irridente i più umani sentimenti. La forma della critica non è civile quando non è improntata a leale chiarezza, quando cioè il giornalista ricorre al sottinteso sapiente, agli accostamenti suggestionanti, al tono sproporzionatamente scandalizzato e sdegnato o comunque all’artificiosa e sistematica drammatizzazione con cui si riferiscono notizie neutre, alle vere e proprie insinuazioni. In tali ipotesi l’esercizio del diritto di stampa può costituire illecito civile anche ove non costituisca reato” (Sez. 1, Sentenza n. 5259 del 18/10/1984, Rv. 436989 – 01).
Peraltro, giurisprudenza successiva (cfr., tra le tante, Sez. 3^, sent. n. 8963 del 29/8/1990, sent. n. 23366 del 15/12/2004 e sent. n. 2271 del 4/2/2005) ha avuto modo di precisare che i requisiti della verità dei fatti narrati, della forma civile della loro esposizione e della loro valutazione, nonchè la sussistenza di un pubblico interesse alla conoscenza della notizia sono requisiti, tra loro strettamente connessi, in composizione variabile a seconda che si eserciti un diritto di cronaca o un diritto di critica giornalistica. Invero, nella cronaca, assume carattere determinante la verità dei fatti narrati, mentre, nella critica, è centrale la rilevanza sociale dell’argomento trattato e la correttezza delle espressioni utilizzate. Ciò in quanto il diritto di critica si distingue dal diritto di cronaca per il fatto di consistere nell’espressione di un’opinione che, come tale, non può pretendersi rigorosamente obiettiva e asettica, ma che ha, per sua natura, carattere congetturale e soggettivo.
4.Orbene, i requisiti della verità dei fatti narrati, della forma civile della loro esposizione e della loro valutazione, nonchè la sussistenza di un pubblico interesse alla conoscenza della notizia sono requisiti che – nel consentire la legittima intrusione nella vita privata altrui in nome del superiore interesse pubblico all’informazione – assumono rilevanza: non soltanto come fattori legittimanti l’iniziale diffusione della notizia, ma anche come elemento persistente nel tempo volto ad escludere l’antigiuridicità delle successive rievocazioni.
6. Del delicato rapporto tra diritto di cronaca e diritto all’oblio ha avuto modo di occuparsi di recente anche la Prima Sezione Civile di questa Corte)che:
– in relazione all’archiviazione on-line delle notizie effettuata dalle testate giornalistiche, con sentenza n. 13161 del 24 giugno 2016 (Rv. 640218 – 01), alla luce della sentenza della Corte di giustizia del 13 maggio 2014, ha riconosciuto in presenza di determinate condizioni, la prevalenza del diritto all’oblio rispetto al diritto all’informazione. In particolare – è stato precisato – la persistenza, in un giornale on-line, di una risalente notizia di cronaca “appare, per l’oggettiva e prevalente componente divulgativa, esorbitare dal mero ambito del lecito trattamento d’archiviazione o memorizzazione on-line di dati giornalistici per scopi storici o redazionali” configurandosi come violazione del diritto all’oblio, quando, in ragione del tempo trascorso “doveva reputarsi recessiva l’esigenza informativa e conoscitiva dei lettori cui la divulgazione presiedeva”;
– e, in tema di trattamento dei dati personali, con ordinanza n. 19761 del 09/08/2017 (Rv. 645195 – 03), ha affermato che: ai sensi dell’art. 8 della CEDU nonchè degli artt. 7 e 8 della c.d. Carta di Nizza, l’interessato non ha diritto ad ottenere la cancellazione dei dati iscritti in un pubblico registro ed è legittima la loro conservazione quando essa sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui.
7.Le linee direttrici del delicato bilanciamento tra il diritto di cronaca ed il diritto all’oblio sono state di recente ripercorse in un ulteriore importante arresto sempre dalla Sezione Prima di questa Corte (cfr. Ordinanza n. 6919 del 20/03/2018, Rv. 647763 – 01), la quale – dopo aver richiamato i principali precedenti in materia della giurisprudenza di legittimità, della Corte di Giustizia UE (in particolare, nella sentenza 13/5/2014, C-131/12, Google Spain; nonchè nella sentenza 9/3/2017, C-398, Manni) e della Corte EDU (in particolare, nella sentenza 19/10/2017, Fuschsmann c/o Germania); nonchè il “reticolo di norme nazionali (art. 2 Cost., art. 10 c.c., L. n. 633 del 1941, art. 97) ed Europee (art. 8, e art. 10, comma 2 CEDU, 7 e 8 della Carta di Nizza)” dal richiamato quadro normativo e giurisprudenziale ha desunto che:
– al comma 1, prevede che l’interessato ha il diritto di richiedere la rimozione dei dati personali che lo riguardano, in particolare in relazione a dati personali resi pubblici quando l’interessato era un minore, se sussiste uno dei seguenti motivi: “a) i dati personali non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati; b) l’interessato revoca il consenso su cui si basa il trattamento conformemente all’art. 6, paragrafo 1, lett. a), o all’art. 9, paragrafo 2, lett. a), e se non sussiste altro fondamento giuridico per il trattamento; c) l’interessato si oppone al trattamento ai sensi dell’art. 21, paragrafo 1, e non sussiste alcun motivo legittimo prevalente per procedere al trattamento, oppure si oppone al trattamento ai sensi dell’articolo 21, paragrafo 2; d) i dati personali sono stati trattati illecitamente; e) i dati personali devono essere cancellati per adempiere un obbligo legale previsto dal diritto dell’Unione o dello Stato membro cui è soggetto il titolare del trattamento; f) i dati personali sono stati raccolti relativamente all’offerta di servizi della società dell’informazione di cui all’articolo 8, paragrafo 1”;
– e, al successivo comma 3, precisa i casi in cui il trattamento dei dati è necessario: “a) per l’esercizio del diritto alla libertà di espressione; b) per l’adempimento di un obbligo legale che richieda il trattamento previsto dal diritto dell’Unione o dello Stato membro cui è soggetto il titolare del trattamento o per l’esecuzione di un compito svolto nel pubblico interesse oppure nell’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento; c) per motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica in conformità dell’art. 9, paragrafo 2, lett. h) e i), e dell’art. 9, paragrafo 3; d) a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici conformemente all’articolo 89, paragrafo 1, nella misura in cui il diritto di cui al paragrafo 1 rischi di rendere impossibile o di pregiudicare gravemente il conseguimento degli obiettivi di tale trattamento; e) per l’accertamento, l’esercizio o la difesa di un diritto in sede giudiziaria”.
Il delicato assetto dei rapporti tra diritto all’oblio e diritto di cronaca o di manifestazione del pensiero assume così – alla luce del vigente quadro normativo e giurisprudenziale, nazionale ed Europeo, il primo dei quali come di recente innovato, a garanzia del generale principio della certezza del diritto – i contorni della questione di massima di particolare importanza, parendo ormai indifferibile l’individuazione di univoci criteri di riferimento che consentano agli operatori del diritto (ed ai consociati) di conoscere preventivamente i presupposti in presenza dei quali un soggetto ha diritto di chiedere che una notizia, a sè relativa, pur legittimamente diffusa in passato, non resti esposta a tempo indeterminato alla possibilità di nuova divulgazione; e, in particolare, precisare in che termini sussiste l’interesse pubblico a che vicende personali siano oggetto di (ri)pubblicazione, facendo così recedere il diritto all’oblio dell’interessato in favore del diritto di cronaca.

References: art. 10
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 Cass. 
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 art. 10
 art. 97
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