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Sentenza n. 3453 del 8 giugno 2011 Consiglio di Stato - Tutto Stranieri
Home Sentenze Consiglio di Stato Sentenza n. 3453 del 8 giugno 2011 Consiglio di Stato
Accoglimento del ricorso contro rigetto domanda emersione da lavoro irregolare.
ex articoli 38 e 60 cod. proc. amm.
sul ricorso numero di registro generale 3651 del 2011, proposto da:
XXXX XXXXX, rappresentato e difeso dagli avv. Lorenzo Grisostomi Travaglini, Danilo Riponti, con domicilio eletto presso Lorenzo Grisostomi Travaglini in Roma, via Antonio Bosio, 2;
Ministero dell’Interno, U.T.G. – Prefettura di Treviso, Questura di Treviso, rappresentati e difesi dall’Avvocatura dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
della sentenza breve del T.A.R. VENETO – VENEZIA :SEZIONE III n. 05503/2010, resa tra le parti, concernente DINIEGO EMERSIONE DA LAVORO IRREGOLARE
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno e di U.T.G. – Prefettura di Treviso e di Questura di Treviso;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 27 maggio 2011 il Cons. Lydia Ada Orsola Spiezia e uditi per le parti gli avvocati Grisostomi e dello Stato Clemente;
1.Con ricorso proposto innanzi al Tar Veneto la cittadina moldava appellante (unitamente al datore di lavoro) ha impugnato il provvedimento della Prefettura di Treviso che ha respinto l’istanza di emersione dal lavoro irregolare (presentata ai sensi della legge 3 agosto 2009 n.102) con riferimento al reato di violazione all’ordine di espulsione, previsto dall’articolo 14, comma 5 ter, del d.lgs.n.286/1998, ritenuto precedente penale ostativo alla regolarizzazione della suddetta lavoratrice.
Il Tar adito ha respinto il ricorso con la sentenza breve meglio indicata in epigrafe, compensando le spese di lite.
Avverso la suddetta sentenza la cittadina moldava ha proposto appello, deducendo in particolare (con il primo dei due articolati motivi di gravame) che il reato previsto dall’articolo 14, comma 5 ter cit., non rientrava tra quelli riportati negli articoli 380 e 381 c.p.p., per i quali la norma in questione espressamente escludeva la applicazione del beneficio della regolarizzazione.
Si è costituito il Ministero dell’Interno, chiedendo il rigetto dell’appello.
Uditi alla camera di consiglio del 27 maggio 2011 i difensori presenti per le parti, come da verbale, ed avvisati i medesimi della possibile decisione della controversia nel merito con sentenza breve ai sensi dell’articolo 60 c.p.a., la causa è passata in decisione.
2. L’appello va accolto alla luce delle determinanti considerazioni di seguito illustrate e con espresso riferimento ai principi enunciati in materia dall’Adunanza Plenaria Consiglio di Stato n.8/2011 cui questo collegio si conforma.
Giova premettere che l’Italia entro il 24 dicembre 2010 non ha recepito la Direttiva comunitaria 2008/115/CE le cui disposizioni in materia di procedure di rimpatrio (articoli 15 e 16) non risultavano compatibili con la normativa nazionale che sanziona con la reclusione la condotta del cittadino di un paese terzo che, in violazione di un provvedimento di espulsione, rimane nel territorio nazionale senza giustificato motivo.
Pertanto, poiché le suddette disposizioni comunitarie presentano un grado di dettaglio sufficiente alla loro diretta applicazione nell’ordinamento nazionale (v.Corte Giust.CE sent.28 aprile 2011 in C.61/11 PPU), a partire dal 25/12/2010 la vigenza delle medesime comporta la disapplicazione automatica della norma interna che ha introdotto il reato di cui all’articolo 14, comma 5ter del d.lgs. n.286 /1998 con la correlata retroattività dell’effetto favorevole (come per la cessazione degli effetti della eventuale condanna già inflitta) in applicazione del principio del favor rei stabilito dall’articolo2 , comma 2, c.p.
In conseguenza nell’ordinamento vigente risulta venuta meno la previsione normativa che, in presenza del reato di violazione dell’ordine del questore di lasciare il territorio nazionale, costituiva il presupposto per il rigetto della domanda di emersione dal lavoro irregolare presentata dal cittadino di un paese terzo.
Pertanto, applicando i suddetti principi al caso di specie, la condanna inflitta all’appellante per violazione dell’obbligo di lasciare il territorio nazionale non esplica più effetti (per disapplicazione della norma incriminatrice) e conseguentemente il rigetto della domanda di emersione risulta illegittimo per carenza dei presupposti indicati dall’amministrazione, che dovrà, invece, riesaminare la medesima, conformandosi alle statuizioni della presente decisione (v. Cons. St.sez. terza,n.2845/2011).
3. Alla luce delle esposte considerazioni l’appello va accolto e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata,il ricorso di primo grado va accolto.
Le peculiari caratteristiche della questione e la sua novità – oltre alla considerazione che è stato risolutivo lo ius superveniens – consentono di compensare integralmente tra le parti le spese del doppio grado di giudizio.
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