Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2010/11/novita-fiscali-del-25-novembre-2010-finanziaria-2011-prorogate-al-2011-le-agevolazioni-per-la-riqualificazione.html
Timestamp: 2018-12-12 00:35:25+00:00

Document:
Novità fiscali del 25 novembre 2010: finanziaria 2011: prorogate al 2011 le agevolazioni per la riqualificazione energetica degli edifici; rischio evasione: migliorate le attività di controllo fiscale, accertamenti parziali e ravvedimenti più cari; modifiche della disciplina delle rateazioni dei crediti in fase amministrativa: chiarimenti dell’Inps ai fini rilascio DURC; agenzie di somministrazione: nuove modalità di attribuzione e gestione delle posizioni contributive nonché di compilazione del flusso UniEmens | Commercialista Telematico
1) Finanziaria 2011: Prorogate al 2011 le agevolazioni per la riqualificazione energetica degli edifici
2) Rischio evasione: migliorate le attività di controllo fiscale, accertamenti parziali e ravvedimenti più cari
3) Modifiche della disciplina delle rateazioni dei crediti in fase amministrativa: Chiarimenti dell’Inps ai fini rilascio DURC
4) Agenzie di somministrazione: nuove modalità di attribuzione e gestione delle posizioni contributive nonché di compilazione del flusso UniEmens
L’art. 1, comma 48, del Disegno di Legge di Stabilità economica (Finanziaria 2011), introdotto dall’Aula della Camera, ha prorogato al 2011 le agevolazioni per la riqualificazione energetica degli edifici.
I documenti del Bilancio dello Stato per il 2011:
– S. 2464 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)”;
– S. 2465 “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2011 e per il triennio 2011 – <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />2013” e Nota di Variazioni S. 24465-bis.
I disegni di legge sono stati approvati dalla Camera dei deputati il 20 novembre 2010.
Poi il 23 novembre 2010 i documenti sono stati deferiti alla 5a commissione permanente, con il parere di tutte le commissioni permanenti e della commissione parlamentare per le questioni regionali.
Proroga del bonus 55%
In particolare, il citato comma 48 é intervenuto sulle disposizioni recanti agevolazioni fiscali in materia di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio introdotte dai commi da 344 a 347 dell’articolo unico della legge finanziaria 2007 (legge n. 296 del 2006), prorogando dal 31 dicembre 2010 al 31 dicembre 2011 il termine entro il quale devono essere sostenute e documentate una serie di spese al fine della fruizione della detrazione fiscale del 55%.
È previsto, peraltro, che la detrazione debba essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo (in luogo delle cinque attuali).
Le spese che possono fruire della detrazione fiscale del 55% sono le seguenti:
– spese per la riqualificazione energetica (comma 344 della finanziaria 2007);
– spese per interventi su strutture opache verticali, orizzontali e finestre (comma 345 della finanziaria 2007);
– spese per l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (comma 346 della finanziaria 2007);
– spese per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale a condensazione (comma 347 della finanziaria 2007).
Come è noto, il comma 344 della legge n. 296/2006 ha disposto una detrazione IRPEF pari al 55% degli importi rimasti a carico del contribuente, fino ad un valore massimo di 100.000 euro, da ripartire in tre quote annuali di eguale importo, per interventi di riqualificazione energetica volti a garantire il conseguimento di specifici obiettivi di risparmio energetico.
Si prevede infatti che gli interventi debbano conseguire un valore limite di fabbisogno di energia primaria annuo per la climatizzazione invernale (vale a dire il valore di consumo di energia per riscaldamento invernale) inferiore di almeno il 20% rispetto ai valori massimi consentiti nell’allegato C, numero 1), tabella 1, annesso al D.Lgs. n. 192 del 2005 emanato in attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia.
Il comma 345 stabilisce una detrazione d’imposta, per una quota pari al 55% delle spese sostenute e fino ad un valore massimo di 60.000 euro, da ripartire in tre quote annuali di eguale importo, per l’installazione, su edifici esistenti, parti di edifici o unità immobiliari, di strutture opache verticali (pareti), strutture opache orizzontali (pavimenti e coperture), finestre comprensive di infissi, a condizione che tali strutture siano rispondenti a requisiti di trasmittanza termica U espressa in W/mqK (e quindi idonee a conseguire determinati livelli di risparmio energetico) indicati nella tabella allegata alla legge finanziaria 2007.
Il comma 346 stabilisce una detrazione d’imposta, per una quota pari al 55% delle spese sostenute fino ad un valore massimo di 60.000 euro, da ripartire in tre quote annuali di eguale importo, per le spese relative all’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici e industriali, nonché per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università.
Il comma 347 prevede una detrazione d’imposta per una quota pari al 55% delle spese sostenute e fino ad un valore massimo di 30.000 euro, da ripartire in tre quote annuali di eguale importo, per le spese sostenute per interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione.
All’interno della Legge di stabilità (Finanziaria 2011), approvata il 20 novembre 2010, vi sono contenute anche disposizioni (commi da 17 a 22, art. 1, inseriti durante l’esame del provvedimento alla Camera) in materia di accertamento dei tributi e norme che innalzano la misura di alcune sanzioni amministrative pecuniarie in materia fiscale.
Le disposizioni in materia di accertamento
Il comma 17 contiene disposizioni volte a migliorare le attività di controllo fiscale, al fine di indirizzarle verso situazioni a maggiore rischio di evasione.
Anzitutto, con una modifica alle norme in tema di accertamento delle imposte sui redditi (in particolare, all’art. 36-ter, comma 1, del D.P.R. n. 600/1973), viene specificato che gli uffici periferici dell’amministrazione finanziaria, nell’attività di controllo formale delle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti d’imposta devono tenere conto anche di specifiche analisi del rischio di evasione, oltre che delle capacità operative degli uffici medesimi.
In secondo luogo (con la modifica dell’art. 41-bis del citato DPR 600/1073 e dell’art. 54, comma 4, del D.P.R. n. 633/1972) viene ampliato il novero degli elementi in ragione dei quali è possibile procedere ad accertamento cd. “parziale” in materia di imposte sui redditi e di IVA.
L’art. 41-bis del D.P.R. n. 600/1973 (e, con norma di analogo tenore, l’art. 54 del D.P.R. n. 633/1972), in deroga ai principi di unicità e globalità dell’azione di
accertamento fiscale, consente di esperire anche una forma “parziale” di accertamento, limitata ad alcuni elementi (ad esempio, la maggiore imposta dovuta o la non spettanza di determinate agevolazioni) senza pregiudizio dell’ulteriore azione accertatrice, da svolgersi nei termini stabiliti dalla legge, restando dunque impregiudicata l’ulteriore ed eventuale attività istruttoria da cui può derivare un successivo avviso.
Le attuali norme prevedono che gli elementi da cui può scaturire un accertamento parziale siano gli accessi, le ispezioni e le verifiche, nonché le segnalazioni effettuate da alcuni organi e uffici (dalla Direzione centrale accertamento dell’Agenzia delle Entrate, da una Direzione regionale ovvero da un ufficio della medesima Agenzia ovvero di altre Agenzie fiscali, dalla Guardia di finanza, o da pubbliche amministrazioni ed enti pubblici oppure dai dati in possesso dell’anagrafe tributaria).
Con la neo disposizione (mediante l’inserimento di un riferimento all’art. 32, comma 1, del medesimo D.P.R. 600/1973 e, per quanto riguarda l’IVA, all’art. 51, comma 2 del D.P.R. n. 633/1972) verrà consentito agli uffici dell’Amministrazione finanziaria di procedere ad accertamento parziale sulla base di un complesso di attività istruttorie svolte dagli uffici e disciplinate negli
articoli 32, comma 1, numeri da 1 a 4 del D.P.R. n. 600/1973 (per le imposte sui redditi) e 51, comma secondo, numeri da 1 a 4 del D.P.R. n. 633/1972 (per l’IVA), aventi analogo tenore.
Per effetto delle nuove norme che verranno introdotte, l’accertamento parziale delle imposte sui redditi potrà essere basato sia sulle segnalazioni, sia su accessi, ispezioni e verifiche (di cui al citato art. 32, comma 1, n. 1), sia sulle seguenti attività:
– Inviti a comparire rivolti ai contribuenti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti (di cui all’art. 32, comma 1, n. 2);
– inviti ad esibire o trasmettere atti e documenti rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti ovvero, per i soggetti obbligati, i bilanci o i rendiconti e i libri o i registri previsti dalle disposizioni tributarie (di cui all’art. 32, comma 1, n. 3);
– questionari inviati ai contribuenti e relativi a dati e notizie di carattere specifico rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti, nonché nei confronti di altri contribuenti con i quali abbiano intrattenuto rapporti, con invito a restituirli compilati e firmati (di cui all’art. 32, comma 1, n. 4).
Analogamente l’accertamento parziale dell’IVA potrà basarsi, oltre che su segnalazioni, accessi, ispezioni e verifiche (di cui al citato art. 51, comma 1, n. 1 del D.P.R. n. 633/1972), sia sulle risultanze di inviti a comparire, di questionari, nonché di inviti all’esibizione ed alla trasmissione di documenti e fatture (art. 51, comma 1, n. da 2 a 4)
Le modifiche alla disciplina sanzionatoria
I commi da 18 a 20 modificano l’ammontare di alcune sanzioni amministrative pecuniarie applicabili in materia fiscale, rimodulando a tal fine le riduzioni disposte dalle norme vigenti in caso di ravvedimento operoso e di altri istituti deflativi del contenzioso.
Il comma 18, inserito in Commissione e modificato in Aula alla Camera, novellando a tal fine talune disposizioni del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218 a decorrere dal 1/2/2011, innalza da 1/4 ad 1/3 del minimo previsto dalla legge l’ammontare delle sanzioni amministrative applicabili nel caso di accertamento con adesione riferito alle imposte sui redditi, all’IVA e alle altre imposte indirette.
Sono a tal fine modificati gli artt. 2 e 3 del predetto D.Lgs. n. 218/1997.
In particolare, il comma 5 dell’art. 2 stabilisce la misura delle sanzioni che, a seguito di accertamento con adesione, si applicano alle violazioni concernenti i tributi oggetto dell’adesione e alle violazioni sul contenuto delle dichiarazioni.
Il successivo art. 3, comma 3 reca la misura delle sanzioni dovute nel caso di adesione per altre imposte indirette.
Le neo disposizioni modificano, inoltre, la misura della riduzione delle sanzioni pecuniarie applicabile per le violazioni in tema di imposte dirette, IVA ed altre imposte indirette, ove si rinunci ad impugnare l’avviso di accertamento o liquidazione e a formulare istanza di accertamento con adesione: In luogo dell’originaria riduzione delle sanzioni applicabili a 1/4 del dovuto, per effetto delle neo norme la riduzione sarà limitata ad 1/3 delle stesse somme.
E’ innalzata anche la misura minima applicabile delle sanzioni, da 1/4 ad 1/3 del minimo previsto per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo.
A tale scopo, è modificato l’art. 15, comma 1 del predetto D.Lgs. n. 218/1997.
Il comma 19, inserito in Commissione e modificato in Aula alla Camera, innalza a decorrere dal 1/2/2011 la misura delle sanzioni applicabili nell’ipotesi di definizione della controversia tributaria con conciliazione giudiziale, portandole da 1/3 al 40% delle somme irrogabili in rapporto dell’ammontare del tributo conciliato.
Il comma 20, inserito in Commissione e modificato in Aula alla Camera, a decorrere dal 1/2/2011 in primo luogo rimodula le riduzioni delle sanzioni pecuniarie previste per le diverse ipotesi di ravvedimento operoso, tramite modifica dell’art. 13, comma 1 del D.Lgs. n. 472/1997.
Peraltro, l’istituto del “ravvedimento” consente ai contribuenti di regolarizzare spontaneamente le violazioni tributarie eventualmente commesse, mediante il pagamento di una sanzione ridotta e alle condizioni di legge.
La lettera a) del comma 1 dell’art. 13 quantifica la riduzione della sanzione nei casi di mancato pagamento del tributo o di un acconto, ove esso sia eseguito nel termine di 30 giorni dalla data della sua commissione; per effetto delle neo norme, tale riduzione è innalzata dalla misura originaria di 1/12 ad 1/10 del minimo.
La successiva lettera b) dispone la misura della riduzione se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore; tale misura è aumentata da 1/10 ad 1/8 del minimo.
Infine, la lettera c) quantifica l’ammontare delle sanzioni dovute per l’omissione della presentazione della dichiarazione, sanata con ritardo; per effetto delle nuove disposizioni, si passa da un ammontare pari a 1/12 del minimo ad 1/10 della stessa somma.
Momento temporale del ravvedimento operoso
Nuova situazione a decorrere dalle violazioni commesse dal 1/2/2011
Regolarizzazione entro 30 giorni
Quindi, ad es.:
Regolarizzazione entro 1 anno
Regolarizzazione omessa dichiarazione
Il comma 20, alla lettera b), modifica l’importo dovuto per la “definizione agevolata” delle controversie.
In particolare, tramite modifica all’art. 16, comma 3 del citato D.Lgs. n. 472/1997, si aumenta la misura della somma dovuta nel caso di pagamento della sanzione successivo alla sua contestazione, ma entro i termini per la proposizione del ricorso; tale ammontare è aumentato da 1/4 della sanzione contestata ad 1/3 della medesima.
E’ aumentato della stessa misura l’importo minimo comunque dovuto (da 1/4 ad 1/3 dei minimi edittali).
Infine, la lettera c) della neo norma rimodula, incrementandola, la misura delle sanzioni dovute per l’ipotesi di definizione “agevolata” delle controversie per l’irrogazione di sanzioni contestuale all’avviso di accertamento o di rettifica.
In tal caso, la misura dovuta passa da 1/4 ad 1/3 della sanzione.
Analogamente, per effetto delle norme introdotte, il quantum da pagare, non può essere comunque inferiore ad 1/3 dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo.
A tal fine è modificato l’art. 17, comma 2 del D.Lgs. 472/1997.
I commi 21 e 22 recano disposizioni sull’efficacia temporale delle norme introdotte in materia sanzionatoria.
In particolare, ai sensi del comma 21, inserito in Commissione e modificato in Aula alla Camera, le rimodulazioni previste al suesposto comma 18 (per l’accertamento con adesione e la rinuncia ad impugnare) si applicano con riferimento agli atti definibili emessi dagli uffici dell’Agenzia delle entrate a decorrere dal 1° febbraio 2011.
Il comma 22, inserito in Commissione e modificato in Aula alla Camera, prevede anzitutto che l’aumento della misura delle sanzioni dovute nel caso di conciliazione giudiziale (di cui al predetto comma 19) trovi applicazione ai ricorsi presentati a decorrere dal 1° febbraio 2011.
Le innovate misure delle riduzioni per il ravvedimento operoso (comma 20, lettera a) si applicano alle violazioni commesse a decorrere dal 1° febbraio 2011.
Infine, le norme in tema di sanzioni per la definizione agevolata, di cui alle lettere b) e c) del medesimo comma 20, si applicano per gli atti emessi a decorrere dal 1° febbraio 2011.
Riflessi ai fini dell’obbligo di denuncia all’Autorità giudiziaria, ai sensi dell’art. 2, della legge 11 novembre 1983, n. 638, e del rilascio del DURC.
Le nuova disciplina delle rateazioni incide sulla modalità di gestione dei crediti inseriti nella domanda di rateazione in relazione alla decorrenza delle nuove disposizioni.
L’Inps ha fornito chiarimenti con la circolare n. 148 del 24/11/2010.
La possibilità di dilazionare le quote a carico dei lavoratori e l’esclusione per l’Istituto di concedere rateazioni dei crediti su cartella di pagamento hanno riflessi sulla gestione della contestazione degli illeciti di cui all’art. 2 della legge n. 638/1983 e sull’attività istruttoria richiesta ai fini del rilascio del DURC.
A seguito delle richieste di chiarimento e dei quesiti pervenuti successivamente
alla pubblicazione della circolare n. 106 del 3 agosto 2010, L’Inps ha ritenuto opportuno fornire ulteriori precisazioni utili a garantire l’uniformità dei comportamenti per la gestione delle domande di rateazione dei crediti in fase amministrativa.
Le modifiche alla disciplina delle rateazioni illustrate nella circolare 106/2010, come precisato al punto 7 della stessa circolare, si applicano alle domande presentate a partire dal 3 agosto 2010.
Tenuto conto che il nuovo regime modifica in modo sostanziale le pregresse disposizioni impartite sulla materia, tale Istituto previdenziale ritiene che la predetta data possa essere considerata un discrimine tra la vecchia e la nuova gestione.
In relazione a ciò, il contribuente che risulti essere già stato ammesso al pagamento rateale anteriormente al 3 agosto 2010, qualora presenti, dopo tale data, una nuova istanza per debiti maturati nel corso della precedente rateazione, potrà, sussistendo il requisito della regolarità nei versamenti rateali già scaduti, ottenere l’accoglimento della nuova rateazione in quanto la stessa, essendo presentata successivamente alla predetta data, è da considerarsi come prima richiesta in relazione alle nuove disposizioni.
Crediti in fase amministrativa. Attività istruttoria e gestione
– Crediti in fase amministrativa e crediti iscritti a ruolo.
Ai fini dell’istruttoria della domanda di dilazione amministrativa, dovrà essere accertata la circostanza che tutti i crediti ancora in fase amministrativa e quelli iscritti a ruolo ma non ancora notificati al contribuente con la cartella di pagamento, siano inseriti nella stessa domanda.
La circolare 106/2010 ha precisato che qualora il debito di cui si chiede la rateazione sia maturato nel corso di una precedente dilazione, sul presupposto che ciò preluda ad uno stato di insolvenza, la nuova rateazione potrà essere accolta subordinatamente alla prestazione di garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa.
A tale riguardo viene sottolineato che ai fini dell’accoglimento è richiesto l’impegno formale da parte della banca o dell’assicurazione alla concessione della fideiussione sull’intero importo del debito.
Pertanto, si tratta di un accoglimento sottoposto a condizione risolutiva qualora la fideiussione non venga prestata.
Con l’emissione del piano di ammortamento, infatti, il contribuente che deve offrire la garanzia è in grado di conoscere l’esatto valore del debito (contributi, sanzioni e interessi di dilazione) per il quale è richiesta la garanzia.
Qualora all’atto della sottoscrizione la stessa non venga rilasciata dall’Istituto di credito o assicurativo autorizzato all’esercizio del ramo cauzioni, la dilazione non potrà essere concessa per mancato perfezionamento della condizione sospensiva apposta all’atto dell’accoglimento dell’organo competente (direttore di sede, direttore regionale, direttore centrale entrate, direttore).
Riproposizione di una successiva domanda di rateazione relativa alle stesse inadempienze
I comportamenti da tenere in casi di riproposizione di una domanda di dilazione riferita alle medesime inadempienze contributive che avevano formato oggetto di una precedente domanda sono legati al mancato avvio del piano di ammortamento.
Al riguardo, qualora la domanda di dilazione sia stata respinta per la mancanza
di uno dei requisiti necessari all’accoglimento e, quindi, il piano di ammortamento non sia stato emesso, solo se il contribuente sia rientrato in possesso dei requisiti richiesti la seconda domanda di dilazione potrà essere accolta.
Diversamente, laddove la reiezione sia intervenuta per mancata sottoscrizione del piano di ammortamento emesso, la seconda domanda di dilazione dovrà, comunque, essere respinta.
Tali crediti, tempestivamente affidati ad Equitalia, potranno essere oggetto di rateazione.
Rateazione delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori
Riflessi ai fini dell’obbligo di denuncia all’Autorità giudiziaria, ai sensi dell’art. 2 della legge 11 novembre 1983 n. 638, e del rilascio del DURC.
Vengono poi illustrati gli effetti che si possono produrre per effetto delle novità introdotte con la citata circolare n. 106 del 2010 con riferimento all’obbligo di denuncia all’Autorità giudiziaria e ai fini del rilascio del DURC.
Viene previsto dalla disposizioni nel tempo emanate in materia, l’obbligo della contestazione o della notifica dell’avvenuto accertamento della violazione viene meno qualora il datore di lavoro abbia provveduto ai versamenti delle ritenute a carico dei lavoratori prima della contestazione medesima, mentre vi è una causa di “non punibilità” se il pagamento delle medesime somme è effettuato entro tre mesi dalla contestazione.
In particolare, ai fini della verifica dell’avvenuto versamento delle quote a carico dei lavoratori, concorrono anche gli importi delle rate versate in conto della rateazione.
Qualora, peraltro, nei termini assegnati dal comma 1-bis dell’art. 2 della legge n. 638/1983, il datore di lavoro non abbia ancora versato complessivamente un importo pari alle contribuzioni a carico dei lavoratori potrà regolarizzare la sua posizione corrispondendo anticipatamente il numero di rate del piano di ammortamento sottoscritto fino alla concorrenza dell’importo necessario per coprire l’intero ammontare delle quote a carico dovute.
Tenuto conto che il mancato regolare versamento alle previste scadenze delle rate accordate comporta la decadenza dalla rateazione, i datori di lavoro che intendono avvalersi di tale soluzione dovranno essere autorizzati dalle competenti sedi che provvederanno anche a fissare il periodo di sospensione e la scadenza della prima rata che dovrà essere versata al termine del medesimo
Emissione del DURC
Il Dm 24 ottobre 2007, ha fissato all’art. 5 i requisiti in presenza dei quali deve
essere attestata la regolarità contributiva mentre, al successivo art. 8, ha provveduto ad elencare le fattispecie che costituiscono cause non ostative al rilascio del DURC.
Laddove il datore di lavoro abbia ottenuto l’accoglimento di una domanda di rateazione (amministrativa o su cartella) relativa all’intero ammontare dei contributi dovuti, comprensivi anche delle quote a carico dei lavoratori, la sussistenza delle condizioni che obbligano l’Istituto a denunciare all’Autorità giudiziaria la fattispecie di cui all’art. 2 della legge 638/83 non può essere considerata, sussistendo le condizioni previste dal D.M. 24 ottobre 2007, causa ostativa al rilascio del DURC, restando l’ipotesi in esame esclusa dalla specifica normativa di riferimento.
Attestazione di regolarità contributiva in presenza di domanda di dilazione presentata all’Agente della Riscossione
A seguito dell’emanazione della circolare n. 106/2010 che ha escluso, a decorrere dalla data di emanazione, la possibilità per il contribuente di presentare all’Istituto domanda di dilazione per i crediti su cartella di pagamento, vengono ribadite le modalità di comportamento che le sedi Inps dovranno seguire per il rilascio del DURC, in caso di domanda di rateazione presentata all’Agente della Riscossione ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. n.602/73 come modificato dall’art. 26 del D.Lgs. 46/1999.
Nell’ipotesi di dilazione di crediti iscritti a ruolo, il requisito di cui all’ art. 5, comma 2, lett. a), del D. M. 24 ottobre 2007, ricorre solo quando l’Agente della Riscossione competente a ricevere e ad istruire la domanda di dilazione disponga l’accoglimento della stessa.
In relazione a ciò, in presenza di domande di rateazione che possono risultare correlate al rilascio del DURC, il contribuente dovrà fornire all’Agente competente copia del “certificato di attribuzione del codice identificativo della pratica (C.I.P.)”.
In tal modo l’Agente potrà acquisire la notizia della data di presentazione della richiesta di DURC in corso di istruttoria.
Intervenuto l’accoglimento della rateazione da parte del competente Agente, in
attesa di definire diverse modalità di trasferimento dell’informazione, il contribuente dovrà produrre alla sede Inps, per la successiva conclusione dell’attività istruttoria del DURC, copia del provvedimento di accoglimento della
rateazione corredato del piano di ammortamento.
L’acquisizione di tale documento, che riporta l’elenco delle cartelle di pagamento oggetto dell’istanza nonché l’importo della rata mensile da pagare, in assenza di ulteriori cause ostative al rilascio del DURC, consentirà l’emissione dell’attestazione di regolarità.
Le sedi devono rispettare la previsione dell’art. 7, comma 3, del DM 24 ottobre 2007 (c.d. preavviso di accertamento negativo) secondo cui, in mancanza dei requisiti di cui all’art. 5, è imposto l’obbligo prima dell’emissione del DURC o dell’annullamento del documento già rilasciato ai sensi dell’art. 3, di invitare l’interessato a regolarizzare la propria posizione entro un termine non superiore a quindici giorni.
Occorre, quindi, fare ricorso all’uso del Fax e/o della PEC che consentono la riduzione dei tempi di definizione dell’istruttoria.
Le imprese di somministrazione sono chiamate a diversificare la posizione contributiva in ragione del personale somministrato e di quello assunto per il funzionamento della struttura.
L’Inps con la circolare n. 149 del 24/11/2010 ha fornito chiarimenti sulle modalità di composizione del flusso UniEmens.
A tal fine, a partire dal periodo di paga “gennaio 2011”, le agenzie di somministrazione di lavoro, dovranno utilizzare due distinte posizioni:
b) per quelli relativi al personale direttamente assunto per il funziona

References: art. 1
 art. 32
 art. 51
 art. 3
 art. 8
 art. 5