Source: https://www.konsum.admin.ch/bfk/it/home/konsumenteninformationen/faq.html
Timestamp: 2020-07-04 12:12:13+00:00

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Politica del consumo
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1. Quando è possibile contestare un contratto?
Un contratto può essere contestato soltanto se presenta un vizio. Soprattutto i casi di vizi elencati qui di seguito possono pregiudicare il contratto.
L'art. 21 del Codice delle obbligazioni (CO) disciplina il caso della lesione. "Verificandosi una sproporzione manifesta fra la prestazione e la controprestazione in un contratto, la cui conclusione fu da una delle parti conseguita abusando dei bisogni, della inesperienza o della leggerezza dell'altra, la parte lesa può, nel termine di un anno, dichiarare che non mantiene il contratto e chiedere la restituzione di quanto avesse già dato."
Gli art. 23 e 24 CO disciplinano il caso di errore nella conclusione del contratto: "Il contratto non obbliga colui che vi fu indotto da errore essenziale". Deve tuttavia trattarsi di un errore essenziale. Un errore è essenziale solo quando la parte in errore non avrebbe concluso il contratto se avesse conosciuto i fatti. È opportuno comunicare alla controparte (meglio se per scritto) che il contratto concluso è considerato nullo a causa dell'errore essenziale.
"La parte indotta al contratto per dolo dall'altra non è obbligata, quand'anche l'errore non fosse essenziale." (art. 28 CO). Si parla di dolo intenzionale quando l'altra parte contraente simula o minimizza un determinato fatto, ad esempio simula un determinato standard di qualità. È opportuno comunicare alla controparte (meglio se per scritto) che il contratto concluso è considerato nullo a causa del dolo.
Occorre considerare che il diritto di revoca permette anche di tornare al contratto concluso. Per ulteriori informazioni su questa tematica si rimanda alle domande ricorrenti (FAQ).
2. Esiste un diritto generale di recesso?
Se due parti stipulano un contratto, in linea di principio sono obbligati a rispettarlo. Sussiste un diritto di revoca solo per determinati contratti particolari.
Per i contratti a domicilio (art. 40a segg. Codice delle obbligazioni, CO).
Per i crediti al consumo (art. 16 legge sul credito al consumo, LCC).
Per i mandati (art. 404 CO).
Per i mandati di mediazione matrimoniale o di ricerca di partner (art. 406e diritto delle obbligazioni).
È tuttavia possibile che il commerciante abbia disposto condizioni commerciali generali (CCG) nelle quali è previsto un diritto generale di recesso. Le CCG del commerciante vanno quindi lette per appurare se il diritto di recesso è garantito e quali condizioni devono essere adempiute affinché esso sia fatto valere.
3. Le persone minorenni possono concludere contratti validi?
Sono considerate minorenni le persone che non hanno ancora compiuto 18 anni. Secondo l'art. 19 del Codice civile svizzero (CC), i negozi giuridici conclusi da minorenni e da interdetti capaci di discernimento non sono validi senza il consenso del loro rappresentante legale (di regola i genitori). Il consenso del rappresentante legale può essere dato prima, durante o dopo la contrattazione. Per determinare se i genitori hanno dato il loro consenso alla contrattazione.del figlio ci si fonda sul principio della buona fede (art. 2 CC). È dubbio però che i genitori, accordando ai propri figli il libero accesso a Internet, diano loro al contempo anche il consenso per concludere negozi giuridici. In generale si presume che anche in questo caso i genitori debbano dare il loro consenso per ogni singolo contratto.
Se i genitori non sono d'accordo con la contrattazione dei figli lo devono immediatamente comunicarlo all'altra parte contraente.
I figli ottengono un esercizio dei diritti allargato nel quadro della sostanza che spetta loro (paghetta, provento dal lavoro).
Persone incapaci di discernimento e minorenni non possono concludere contratti. L'art. 16 CC definisce la capacità di discernimento.
4. Cosa fare se si è vittima di una truffa su Internet?
Le offerte apparentemente gratuite hanno spinto la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) a pubblicare l'opuscolo di consigli pratici "Attenzione alle trappole della rete!"
È opportuno osservare quanto segue:
la parte che, per errore, ha concluso un contratto a pagamento su di una pagina web, può - mediante lettera raccomandata - contestare il contratto entro un anno dalla scoperta dell'errore, dichiarando alla controparte di essere stata tratta in inganno e quindi di contestare la validità del contratto.
Secondo il diritto svizzero, ma anche secondo quello tedesco, una domanda di annullamento comporta l'invalidità del contratto (art. 23 segg. CO).
Se una società di riscossione o un rappresentante della controparte persiste a esigere il credito in denaro in questione, la parte lesa deve rendere attento anche il rappresentante della controparte dell'invalidità del contratto.
Solo il giudice civile può, su denuncia della parte che si attiene al contratto e in conoscenza di tutti i fatti, decidere in modo definitivo se un contratto impugnato è invalido.
La SECO e l'Ufficio federale del consumo hanno pubblicato l'opuscolo "Troppo bello per essere vero! Come riconoscere le truffe a danno dei consumatori?", che tratta delle truffe in generale.
5. Cosa posso fare se ricevo un invio o una consegna di una cosa non ordinata?
Conformemente all'art. 6a Codice delle obbligazioni (CO), l'invio di una cosa non ordinata non è una proposta. Il destinatario non è obbligato a rinviare o a conservare la cosa. Se l'invio di una cosa non ordinata è manifestamente dovuto a un errore, il destinatario deve informarne il mittente.
6. l venditore di un online shop può modificare il prezzo dopo l’ordinazione?
Secondo l'art. 7 cpv. 3 Codice delle obbligazioni (CO), l'esposizione di merci con indicazione dei prezzi di regola vale come proposta. Ciò significa che al compratore che ha accettato una proposta compete il diritto di ricevere la merce acquistata nel modo in cui è stata proposta. La regola dell'art. 7 cpv. 3 CO è stata stabilita per il commercio tradizionale, la sua applicazione al commercio elettronico permette diverse interpretazioni e la giurisprudenza non è ancora consolidata.
Una parte della dottrina ritiene che nel settore del commercio elettronico non si parla di una proposta che vincola il venditore ai sensi dell'art. 7 cpv.3 CO bensì di un invito al compratore da parte del venditorea fare una proposta. Secondo questa interpretazione è il compratore che fa l'offerta e il venditore vi è vincolato solo a partire dal momento in cui accetta l'offerta in questione. Va sottolineato che anche le norme dell'Associazione Svizzera di Normazione (SNV) in materia di commercio elettronico sostengono questa interpretazione del meccanismo tra offerta e domanda.
Un elemento di valutazione determinante è comunque il modo in cui, in ogni singolo caso, il venditore si pone rispetto alla relazione d'affari con il compratore. In particolare i punti seguenti definiscono il tipo di relazione d'affari: la presentazione o la formulazione disponibile in rete e le condizioni commerciali generali del venditore.
7. Quando diventano parte del contenuto del contratto le condizioni commerciali generali? Quando acquistano validità?
Le condizioni commerciali generali (CCG) sono condizioni contrattuali preformulate per una molteplicità di contratti, che una parte contraente (utente) pone all'altra parte contraente al momento della conclusione di un contratto.
Affinché le CCG divengano parte integrante di un contratto e quindi acquistino validità, devono essere soddisfatte le condizioni seguenti:
innanzitutto l'utente deve informare l'altra parte contraente che le CCG devono divenire parte integrante del contratto;
in secondo luogo l'altra parte contraente deve poterne prendere conoscenza in modo appropriato. Per contro, che l'altra parte contraente abbia effettivamente preso conoscenza delle CCG non è una premessa;
è tuttavia essenziale che, al momento della conclusione del contratto, l'altra parte contraente si dichiari d'accordo con l'inclusione delle CCG.
Inoltre, le disposizioni delle condizioni commerciali generali, per le quali il partner contrattuale dell'utente non deve tener conto della buona fede dell'utente, non divengono parte integrante del contratto. Chi accetta le CCG in modo più o meno disattento, deve essere protetto da clausole impreviste dalla cosiddetta regola dell'insolita.
Occorre rispettare l'art. 8 della legge federale contro la concorrenza sleale (LCSl), che disciplina l'utilizzazione di condizioni commerciali abusive.
8. Cosa fare se si è vittima di metodi sleali di vendita?
Ai contratti a domicilio o a contratti analoghi si applicano, per quanto concerne il diritto di revoca, l’art. 40a segg. del Codice delle obbligazioni (CO). Sono considerati contratti a domicilio le proposte fatte sul posto di lavoro del consumatore, nei suoi locali d’abitazione o nelle immediate vicinanze, in mezzi di trasporto pubblici o su pubbliche vie e piazze. Il diritto di revoca si applica anche alle proposte avanzate nel corso di una manifestazione pubblicitaria collegata a un’escursione o in un’occasione analoga. Tale diritto, infine, vale anche per gli impegni assunti telefonicamente o mediante simili mezzi di telecomunicazione vocale istantanei. Le vendite su bancarelle da mercato o stand per fiere, invece, non rientrano nella categoria dei contratti a domicilio. Affinché un contratto a domicilio sia considerato tale ai sensi dell’art. 40a CO, la prestazione del cliente deve superare i 100 franchi. Tali disposizioni non si applicano ai contratti assicurativi.
L’offerente deve informare per scritto il cliente sul diritto di revoca, sulla forma e sul termine per esercitarlo, e comunicargli il suo indirizzo. In caso di revoca, il cliente deve comunicarlo per iscritto all’offerente. Il termine di revoca è di quattordici giorni a decorrere dal momento in cui il cliente propone o accetta il contratto e riceve dall’offerente le informazioni sul diritto di revoca e sul suo indirizzo.
L’art. 3 della legge federale contro la concorrenza sleale (LCSl) vieta l’impiego di metodi pubblicitari e di vendita sleali, in particolare l’impiego di metodi di vendita particolarmente aggressivi che pregiudicano la libertà di decisione del cliente. Se tali disposizioni vengono violate è possibile, conformemente all’art. 9 segg. LCSl, intentare un’azione civile o sporgere querela secondo l’art. 23 LCSl.
Il consumatore deve essere consapevole che per concludere un contratto è sufficiente il suo assenso orale.
9. Cos’è possibile fare se l’altra parte contraente non fornisce la sua prestazione?
Conformemente all'art. 102 del Codice delle obbligazioni (CO), se l'obbligazione è scaduta il debitore è costituito in mora, vale a dire che il creditore deve fargli pervenire un'interpellazione orale o scritta. L'interpellazione diventa superflua in particolare se è stata concordata una scadenza precisa per l'adempimento dell'obbligazione. Dopo l'interpellazione al debitore deve essere imposto un termine equo entro il quale deve soddisfare l'obbligazione. Se anche a questa scadenza la prestazione non è fornita, il creditore ha il diritto di recedere dal contratto (art. 107 cpv. 2 CO). Deve informarne immediatamente il debitore.
10. Quali sono i diritti del compratore nel caso di merce difettosa?
È definita difettosa la merce che non presenta le caratteristiche promesse o che è naturale aspettarsi (art. 197 segg. Codice delle obbligazioni, CO).
Secondo l'articolo 197 segg. CO, è il venditore, e non il produttore, a dover rispondere dei difetti. Al fine di poter far valere i propri diritti secondo quando sancito dalla legge, è indispensabile notificare i difetti riscontrati al venditore (meglio se per scritto). La notifica va effettuata quanto prima. In caso di merce difettosa la legge offre diverse possibilità al compratore: egli può recedere dall'acquisto oppure richiedere una diminuzione del prezzo (art. 205 CO), o, ancora, chiedere la sostituzione della merce (art. 206 CO).
Tuttavia, la normativa appena citata non è vincolante. Il venditore può modificare i diritti che il compratore ha per legge tramite le condizioni commerciali generali (CCG). Nel caso in cui le CCG prevedano solamente il diritto alla riparazione, il compratore può avvalersi unicamente di tale diritto. Per problemi relativi a riparazioni si rimanda alla lista FAQ su questa tematica.
Prima di effettuare un acquisto il compratore dovrebbe appurare se esistono CCG e verificarne accuratamente i termini. Se presenti, sono le CCG a fare stato, altrimenti è la legge (art. 197 segg. CO) a stabilire quali disposizioni di legge siano determinanti.
Le azioni di garanzia per i difetti della cosa si prescrivono in due anni dalla consegna della cosa al compratore (art. 210 CO). Quando il venditore (ovvero la persona che agisce nell'ambito della sua attività professionale o commerciale) tratta con dei consumatori (ovvero delle persone che acquistano un bene per uso personale o familiare), e nel caso il bene venduto sia nuovo, egli non può accorciare la garanzia. Può invece accorciarla a un anno al minimo nel caso egli venda un bene usato. Se il venditore decide di non fornire alcuna garanzia si espone a un rischio di non-conformità all'art. 8 della legge contro la concorrenza sleale (LCSl).
11. Come risolvere i problemi legati alla riparazione dell’oggetto acquistato in garanzia?
• Il venditore rifiuta di effettuare la riparazione a spese proprie adducendo un caso non coperto dalla garanzia.
Un rifiuto è valido:
nei casi in cui la garanzia è esclusa; essi devono essere chiaramente specificati nelle condizioni generali di vendita;
se il venditore adduce un'utilizzazione non conforme o una colpa dell'utilizzatore; egli deve fondare le sue asserzioni su un rapporto tecnico.
La prova del difetto compete al compratore. Se il venditore adduce un'utilizzazione non conforme o una colpa dell'utilizzatore, il compratore deve provare il contrario. Se necessario, a tale scopo si farà ricorso a una perizia tecnica dell'oggetto.
• Il venditore differisce la riparazione
Si distinguono due situazioni.
Le condizioni generali prevedono il diritto a una sola riparazione.
Se per la riparazione non è stato fissato un termine, il compratore deve contattare il venditore (un contatto telefonico è sufficiente) prima di stabilire un termine, ragionevole, in tal senso. Se il venditore non agisce nel termine fissato il compratore può annullare il contratto di vendita mediante dichiarazione al venditore, ossia restituire l'oggetto acquistato e ottenere il rimborso del prezzo d'acquisto.
Le condizioni generali prevedono un diritto alla riparazione e altri diritti previsti dalla legge.
Gli altri diritti previsti dalla legge si applicano di nuovo se la riparazione non viene effettuata entro un termine ragionevole.
• Il venditore non è in grado di eseguire la riparazione
Se il venditore non è in grado di riparare l'oggetto entro un termine ragionevole poiché la riparazione non è possibile o si rivela inefficace, il compratore può annullare il contratto di vendita mediante dichiarazione, ossia restituire l'oggetto acquistato e ottenere il rimborso del prezzo d'acquisto.
• Ottenere un oggetto di sostituzione
La legge non accorda al compratore un oggetto di sostituzione per il periodo in cui l'oggetto acquistato è in riparazione. Tuttavia, è possibile che le condizioni generali del venditore consentano al compratore di beneficiare di tale diritto.
• Dopo la riparazione l'oggetto è di nuovo difettoso
Per evitare problemi con il venditore, il compratore dovrebbe prendere le misure seguenti:
al momento del deposito dell'oggetto per la riparazione è bene che esiga una ricevuta che menzioni i difetti e gli accessori depositati;
al ritiro dell'oggetto riparato è bene che ne verifichi lo stato in presenza del venditore.
12. È possibile far valere contro il fabbricante il risarcimento per danni causati da un prodotto difettoso?
Conformemente all'art. 1 della legge federale sulla responsabilità per danno da prodotti (LRDP), il produttore è responsabile del danno quando un prodotto difettoso cagiona:
la morte o lesioni corporali a una persona;
un danno o la distruzione di una cosa che, per sua natura, sia naturalmente destinata all'uso o consumo privato e che sia stata utilizzata dal danneggiato principalmente per fini privati.
Conformemente all'art. 2 LRPD, è considerato produttore non soltanto la persona che produce il prodotto ma anche chiunque si presenta come produttore, chiunque importa un prodotto come pure chiunque distribuisce tale prodotto.
Il danneggiato non deve dimostrare la causa del difetto, è sufficiente che egli mostri che il prodotto non soddisfa le legittime aspettative del consumatore medio in materia di sicurezza.
La franchigia per il danno materiale ammonta a 900 franchi ed è a carico del danneggiato (art. 6 LRPD).
Per fare valere le pretese di risarcimento dei danni causati, il danneggiato deve rispettare i termini di prescrizione e di perenzione legali, rispettivamente di tre e dieci anni (art. 9 e 10 LRPD).
13. Qual è la durata di validità dei buoni?
La legge non prevede disposizioni speciali in materia di durata di validità dei buoni. Sono applicabili le regole generali del diritto dei contratti.
Nei rispetto dei limiti legali, la durata di validità dei buoni può essere fissata dalle parti al momento dell'acquisto del buono. Se il venditore stabilisce unilateralmente la durata, bisogna assicurarsi che il compratore abbia accettato questa decisione.
Nel caso in cui la durata del buono sia stata liberamente decisa dalle parti, i seguenti limiti legali sono da prendere in considerazione:
- se la durata è prevista in una clausola delle condizioni generali, essa non deve sfavorire il compratore in maniera notevole e ingiustificata, secondo l'art. 8 della Legge contro la concorrenza sleale (LCSI). Una scadenza molto breve non sarà probabilmente valida.
- se la durata di un buono è assimilata a un termine di prescrizione, come sostiene una parte della dottrina, il buono avrà una durata minima di cinque anni per tutti i casi di consegna di beni di consumo, e di dieci anni per tutti gli altri casi. Queste durate corrispondono ai termini legali di prescrizione, che non possono essere accorciati.
Il venditore non è obbligato ad accettare il buono dopo la scadenza della sua validità, tuttavia può procedere come ritiene più opportuno.
La validità deve essere provata alla consegna del buono e, se del caso, deve essere negoziato il suo prolungamento.
Il rilevamento del commercio o la sua chiusura possono rivelarsi problematici. In tale caso vale quanto segue:
- se il nuovo proprietario del commercio rileva anche i debiti del precedente, deve accettare i buoni;
- se il nuovo proprietario del commercio non rileva i debiti del precedente o se il commercio chiude definitivamente, il proprietario precedente rimane debitore dei buoni. Il cliente deve quindi rivolgersi al proprietario precedente il che, nella pratica, risulta essere problematico.
14. Una chiamata verso un numero 0800 comporta dei costi per chi chiama?
Le Condizioni di utilizzazione dei numeri telefonici che iniziano con 0800 sono regolamentate nell'Ordinanza concernente gli elementi d'indirizzo nel settore delle telecomunicazioni (ORAT). Secondo l'art. 24e cpv. 2 ORAT, i collegamenti a numeri nazionali 0800 e a numeri internazionali del tipo 00800 devono essere gratuiti per chi chiama. Ciò nonostante, sono fatte salve, secondo questa disposizione, le eventuali tasse riscosse per l'utilizzo di un collegamento senza contratto d'abbonamento; si tratta in questi casi di chiamate effettuate da un telefono pubblico a pagamento o da un cellulare con carta prepagata.
In caso di riscossione di una tassa legata alla chiamata di un numero 0800, gli operatori sono tenuti ad indicare i supplementi tariffari in maniera che siano facili da consultare e ben leggibili, conformemente all'Ordinanza sull'indicazione dei prezzi (OIP).
15. In quale(i) lingua(e) devono essere redatti le istruzioni per l’uso e le avvertenze?
A meno che delle prescrizioni specifiche non siano stabilite nelle prescrizioni di leggi simili sulla sicurezza dei prodotti, è l'articolo 8 dell'ordinanza sulla sicurezza dei prodotti (OSPro) che determina in quale(i) lingua(e) devono essere redatti le istruzioni per l'uso e le avvertenze.
Secondo l'art. 8 al 1. OSPro le istruzioni per l'esercizio, l'uso e la manutenzione nonché gli opuscoli informativi sono redatti nella lingua ufficiale svizzera della regione in cui il prodotto sarà presumibilmente utilizzato.
Secondo l'art. 8 al. 2 OSPro, Le avvertenze e i consigli di prudenza devono essere redatti in tutte le lingue ufficiali svizzere quando sono sotto forma di testo (e non quando sono sotto forma di simboli).
Le prescrizioni specifiche si applicano in particolare nei campi seguenti:
Derrate alimentari e oggetti d'uso: Art. 26 cpv. 4 et art. 31 cpv. 2 let. c Oderr (Ordinanza sulle derrate alimentari e gli oggetti d'uso, RS 817.02)
Giocattoli : Cifra II cpv. 1 let. c dell'allegato 3 OSG (Ordinanza del DFI concernente la sicurezza dei giocattoli, RS 817.044.1)
Cosmetici : Art. 3 cpv. 2 OCos (Ordinanza del DFI sui cosmetici, RS 817.023.31)
Lenti a contatto : Art. 11 cpv 2 Ordinanza sugli offetti che vengono a contatto con il corpo umano (Ordinanza del DFI sugli oggetti che vengono a contatto con le mucose, la pelle e i capelli nonché sulle candele, sui fiammiferi, sugli accendini e sugli articoli per scherzi, RS 817.023.41)
Medicamenti : Art. 14 OM (Ordinanza sui medicamenti, RS 812.212.21)
Dispositivi medici : Art. 7 ODmed (Ordinanza relativa ai dispositivi medici, RS 812.213)
Prodotti chimici : in particolare art. 47 OPChim (Ordinanza sulla protezione contro le sostanze e i preparati pericolosi, RS 813.11) et Allegati dell'ORRPChim (Ordinanza sulla riduzione dei rischi inerenti ai prodotti chimici, RS 814.81)
16. Ordinare prodotti all'estero: quali spese vanno considerate?
Prima di ordinare prodotti all’estero è opportuno considerare i seguenti aspetti relativi alle spese che potrebbero aggiungersi al prezzo di acquisto:
È necessario verificare se le spese di trasporto sono a carico del venditore o dell’acquirente. Occorre tenere presente che le spese di trasporto possono variare in base al trasportatore (posta o impresa privata): prima di concludere un ordine su internet è quindi opportuno informarsi su chi è il trasportatore e quali costi richiede per il trasporto.
Spese di sdoganamento
Gli invii provenienti dall’estero devono essere sdoganati. Nel traffico postale e dei corrieri espressi lo sdoganamento è effettuato dal trasportatore (posta o un’impresa privata), che per coprire tali spese chiede al cliente un’indennità di importo variabile in base alla prestazione fornita. Prima di concludere un ordine su internet è perciò opportuno informarsi su chi è il trasportatore e quali costi richiede per lo sdoganamento. Il Sorvegliante dei prezzi ha concluso alcune composizioni amichevoli con la Posta e altri spedizionieri privati sulla questione delle spese di sdoganamento (https://www.preisueberwacher.admin.ch/pue/it/home/temi/isola-dei-prezzi-elevati---politica-dei-prezzi/spese-di-sdoganamento.html).
Dazi doganali e imposta sul valore aggiunto
Sulla base della dichiarazione doganale le autorità competenti calcolano l’ammontare delle spese per l’importazione, cioè i dazi doganali e l’imposta sul valore aggiunto (IVA).
La riscossione dei dazi doganali poggia su basi di calcolo specifiche: normalmente si considera il peso lordo dell’invio. In linea di massima i dazi non superano 1 franco per chilogrammo, ma a seconda della merce ordinata possono essere riscosse ulteriori tasse di importo elevato (p. es. imposta sulla birra e sul tabacco, tasse di monopolio sulle bevande alcoliche, ecc.).
L’aliquota ordinaria dell’IVA è dell’ 7,7 %. A determinati beni di consumo corrente (derrate alimentari, libri, ecc.) si applica invece un’aliquota ridotta (2,5 %).
I dazi doganali non vengono riscossi se non superano i 5.00 franchi per dichiarazione doganale. Per la riscossione dell’IVA si applicano le seguenti regole: se l’impresa (svizzera o estera) di vendita per corrispondenza, presso la quale è stato ordinato un prodotto, realizza una cifra d’affari annua di almeno 100'000.00 franchi per piccoli trasporti o spedizioni dall’estero, è tenuta a iscriversi al registro dei contribuenti IVA; pertanto, piccoli invii e altre forniture sul territorio svizzero sono soggetti all’IVA se questa supera i 5.00 franchi. Viceversa, se l’impresa in questione realizza una cifra d’affari annua inferiore a 100'000.00 franchi, non è tenuta a iscriversi al registro dei contribuenti IVA; in questo caso i piccoli invii non sono soggetti all’IVA. Le merci possono essere importate senza IVA se il loro valore massimo (comprese le spese di trasporto) non supera una franchigia di 65.00 franchi per i beni soggetti all’IVA del 7,7 % e di 200.00 franchi per i beni con IVA del 2,5 %.
Altri costi eventuali
L'importazione, l’esportazione o il transito di determinati prodotti e merci sono vietati, limitati o autorizzati solo dietro presentazione del relativo permesso. Il mancato rispetto degli obblighi può comportare altri costi.
Per maggiori informazioni sugli acquisti effettuati in internet e sull’importazione di merci in Svizzera si rimanda alle seguenti pagine dell’Amministrazione federale delle dogane:
https://www.ezv.admin.ch/ezv/it/home/informazioni-per-privati/acquisti-in-internet--invii-postali-e-di-corriere.html
https://www.ezv.admin.ch/ezv/it/home/informazioni-per-privati/acquisti-in-internet--invii-postali-e-di-corriere/importazione-in-svizzera.html
17. Le agenzie d’incasso possono accollare al debitore le tasse d’incasso («danno maggiore dovuto alla mora»)?
Caso in cui le tasse d’incasso sono state disciplinate in un contratto
Le tasse d’incasso e i relativi importi possono essere stabiliti in maniera vincolante all’interno di un contratto. Se sono definite nelle condizioni commerciali generali occorre osservare l’articolo 8 della legge federale contro la concorrenza sleale (LCSI) e la cosiddetta «clausola insolita» (vedi FAQ 7). In caso di tasse sproporzionate il giudice applica una riduzione conformemente all’articolo 163 capoverso 3 del Codice delle obbligazioni (CO).
Caso in cui le tasse d’incasso non sono state disciplinate in un contratto
A tutt’oggi non esiste una giurisprudenza chiara che stabilisca se e a quali condizioni il creditore o l’agenzia d’incasso per conto di quest’ultimo possano imporre al debitore, in base all’articolo 106 CO, di pagare i costi sostenuti dall’agenzia (onorari, spese, ecc.). Attenendosi alla dottrina prevalente e alla giurisprudenza disponibile valgono i seguenti principi:
- in caso di debiti pecuniari il debitore deve risarcire il «danno maggiore dovuto alla mora» solo se quest’ultimo supera l’interesse moratorio fissato per legge o concordato. Il danno maggiore non si somma all’interesse moratorio;
- il creditore deve dimostrare di aver subìto un danno maggiore a causa della mora;
- i costi della prima diffida non possono essere accollati al debitore, salvo in caso di disposizioni contrattuali o legali derogatorie, ad esempio l’articolo 20 capoverso 1 della legge sul contratto d’assicurazione (LCA) o l’articolo 34a capoverso 2 dell’ordinanza sull’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (OAVS). Inoltre, per principio il creditore non può farsi rimborsare i costi dei provvedimenti intrapresi. Le spese derivanti dal ricorso a un’agenzia d’incasso possono essere considerate «danno maggiore» se tale ricorso si è reso necessario nel caso specifico.
https://www.konsum.admin.ch/content/bfk/it/home/konsumenteninformationen/faq.html

References: art. 23
 Art. 26
 art. 31
 Art. 3
 Art. 11
 Art. 14
 Art. 7
 art. 47