Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25461-del-10-10-2019
Timestamp: 2020-04-08 12:48:00+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 25461 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25461 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. I, 10/10/2019, (ud. 09/09/2019, dep. 10/10/2019), n.25461
sul ricorso 21173/2018 proposto da:
P.G., elettivamente domiciliato in Roma Viale Manzoni, 81
presso lo studio dell’avvocato Giudice Emanuela che lo rappresenta e
avverso il decreto del TRIBUNALE di ROMA, depositata il 04/06/2018;
Il Tribunale di Roma sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, con decreto in data 4/6/2018, ha confermato il provvedimento di rigetto pronunciato dalla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Roma in ordine alle istanze avanzate da P.G. nato in (OMISSIS), volte, in via gradata, ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, del diritto alla protezione sussidiaria ed il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria.
Il richiedente asilo proveniente dalla Nigeria aveva riferito alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Roma di essere fuggito dal proprio paese dopo essere stato arrestato per aver partecipato ad una manifestazione per l’indipendenza del Biafra. Temendo per la sua incolumità era riuscito a scappare ed era partito dalla Nigeria.
Avverso il decreto del Tribunale di Roma ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.
Con il primo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 10 Cost. e del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 sul dovere di cooperazione istruttoria officiosa in ordine all’accertamento della situazione oggettiva relativa al Paese di origine, nonchè alla valutazione delle dichiarazioni giudicate poco attendibili, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.
Con il secondo motivo di ricorso lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, commi 3 e 5 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, in ragione del mancato assolvimento dell’obbligo di cooperazione istruttoria a cui il giudice era tenuto in forza del quale avrebbe dovuto controllare l’attendibilità del racconto applicando i criteri di tipo presuntivo favorevoli al richiedente previsti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3.
Con il terzo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del dovere di cooperazione istruttoria officiosa, così come previsto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 nonchè D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 e D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5 in ordine all’accertamento della situazione oggettiva relativa al Paese di origine, nonchè perchè nonostante la situazione di vulnerabilità e le violenze subite dal ricorrente, non ha riconosciuto il diritto alla protezione umanitaria.
I motivi – da esaminarsi congiuntamente perchè in sostanza tutti volti a contestare il corretto assolvimento degli obblighi di cooperazione istruttoria da parte del giudice di merito – sono infondati.
Le censure si risolvono in una generica critica del ragionamento logico posto dal giudice di merito a base dell’interpretazione degli elementi probatori del processo e, in sostanza, nella richiesta di una diversa valutazione degli stessi, ipotesi integrante un vizio motivazionale non più proponibile in seguito alla modifica dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 apportata dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54 convertito in L. n. 134 del 2012 (v. Cass., sez. un., n. 8053/2014).
La valutazione di affidabilità del dichiarante alla luce del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, è vincolata ai criteri ivi indicati e deve essere compiuta in modo unitario, tenendo conto dei riscontri oggettivi e del rispetto delle condizioni soggettive di credibilità contenute nella norma (Cass. 8282/2013); il giudice di merito si è ispirato a questi criteri laddove, all’interno del provvedimento impugnato, ha ritenuto la versione dei fatti inattendibile oltre che non coerente con le informazioni generali disponibili sul paese di provenienza; pertanto, una volta constatato come la valutazione di credibilità delle dichiarazioni del richiedente asilo sia il risultato di una decisione compiuta alla stregua dei criteri indicati nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, è sufficiente aggiungere che questo apprezzamento di fatto è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti,- come mancanza assoluta della motivazione; come motivazione apparente; come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, mentre si deve escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito.
Inoltre, così come previsto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 per accertare la situazione oggettiva relativa al Paese di origine occorre considerare che il giudice territoriale non è venuto meno al dovere di cooperazione istruttoria in quanto pur avendo ritenuto, a monte, che i fatti lamentati non costituiscano un ostacolo al rimpatrio nè integrino un’esposizione seria alla lesione dei diritti fondamentali della persona ha comunque indagato verificando, sulla base del rapporto internazionale indicato in motivazione e citando le fonti di informazione, che la situazioni della Nigeria in generale e quella della zona di provenienza del ricorrente non comportano il rischio di un danno grave derivante da violenza indiscriminata.
In ordine alla verifica delle condizioni per il riconoscimento della protezione umanitaria il motivo si rileva inammissibile, a prescindere da ogni questione concernente l’applicazione al caso di specie della normativa recentemente introdotta dal D.L. n. 113 del 2018, convertito con modificazioni dalla L. n. 132 del 2018 in quanto censura l’accertamento di merito compiuto dal Tribunale in ordine alla insussistenza di una particolare situazione di vulnerabilità del ricorrente: il ricorrente invero, a fronte della valutazione espressa con esaustiva indagine officiosa dalla Corte di merito (in sè evidentemente non rivalutabile in questa sede) circa la insussistenza nella specie di situazioni di vulnerabilità non ha neppure indicato se e quali ragioni di vulnerabilità avesse allegato, diverse da quelle esaminate nel provvedimento impugnato.
Nulla per le spese in mancanza di attività difensiva del Ministero.

References: Sentenza 
 art. 5
 art. 3
 art. 3
 art. 8
 art. 3
 art. 8
 art. 32
 art. 5
 art. 54
 art. 3
 art. 3
 art. 8