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Timestamp: 2017-02-26 16:45:39+00:00

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Tratta di esseri umani - “Menschenhandel” - § 104 a del Codice penale austriaco
13 novembre 2016 - Armin Kapeller
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Sommario: I. La tratta di esseri umani è più diffusa di quanto si possa credere; II. Misure in favore delle vittime; III. Lo Straftatbestand “Menschenhandel”; IV. Donne e minorenni sono prevalentemente oggetto di “Menschenhandel”; V. Aggravanti; VI. Pene
I. La tratta di esseri umani è più frequente di quanto si possa credere
La tratta di esseri umani costituisce una gravissima violazione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali nonché della dignità delle persone. È, ormai, un “problema globale”. Secondo statistiche dell’ILO, ogni anno, ben 2.400.000 di persone sono vittime di “Menschenhandel” e questo “ramo” della criminalità organizzata è uno dei più redditizi. Si stima che l’“Umsatz” (il giro d’affari), su scala internazionale, si aggiri su ca. 30.000.000.000 US $; a tanto possono arrivare la “Geschäftemacherei” e la “sete” di denaro. Di più “rendono” soltanto il traffico di stupefacenti e di armi.
Soprattutto donne e minorenni sono “oggetto” di questi loschi “traffici”. Secondo calcoli dell’UNICEF, ogni anno 1.2000.000 minorenni, provenienti, perlopiù’, dagli Stati più poveri del mondo, sono vittime di “Menschenhandel”. Molte sono state le convenzioni internazionali concluse (e ratificate pure dall’Austria) per contrastare questo triste (e abominevole) fenomeno.
II. Misure in favore delle vittime
Il Consiglio dei Ministri austriaco, nel novembre 2004, con propria deliberazione, ha istituito la “Task- Force Menschenhandel” al fine di coordinare le misure, soprattutto di prevenzione, intese a contrastare la tratta di esseri umani. In tutti i Bundesländer è stata nominata un’“Ansprechperson für Menschenhandelsfragen”. Si è proceduto pure alla sensibilizzazione, su questo problema, sia della popolazione in genere, sia degli organi del potere esecutivo, in ispecie di quelli addetti ai controlli alle frontiere dello Stato. Alle vittime di questi “traffici”, in particolare alle donne, sono messe a disposizione “Übergangswohnungen” (sistemazioni abitative provvisorie/transitorie). Ciò per consentire a queste persone di avere una “30-tägige Bedenk- und Erholungszeit”, che viene concessa indipendentemente dalla disponibilità/ volontà, o meno, di collaborare con gli organi di polizia ai fini dell’individuazione di coloro che hanno organizzato o/e eseguito o favorito il “traffico”. Durante questi 30 giorni, non può essere disposta un’ “aufenthaltsbeendende Maßnahme”, un provvedimento che ponga termine al soggiorno in territorio austriaco (p. es. un’ “ Abschiebung” o una “Rückschiebung”). Spesso viene accordato, una volta trascorsi i 30 giorni, pure un permesso di soggiorno - per motivi umanitari - della durata di almeno sei mesi.
Se vi è motivo per ritenere che la vittima del traffico di esseri umani possa correre pericoli - a causa di quanto dichiarato agli inquirenti con riferimento alle persone che hanno organizzato e/o eseguito questo “traffico”- è prevista l’“Aufnahme in das Zeugenschutzprogramm” del ministero dell’Interno che può, all’occorrenza, essere esteso anche ai parenti prossimi.
Più di 2.000.000 Euro è stato l’importo speso negli ultimi anni per la c.d. Prozessbegleitung di vittime di “Menschenhandel”. Se vi è ”Prozessbegleitung” (assistenza in sede processuale), la stessa deve essere annotata sulla copertina del fascicolo processuale. A proposito della “Prozessbegleitung” è da rilevare che si tratta non soltanto di misure di supporto di carattere economico, ma anche psicologico. Il ministero dell’Interno, nei casi di indigenza, si assume anche le spese di viaggio, se le persone, vittime di traffico di esseri umani, sono tornate nello Stato di provenienza e se vengono citate in qualità di testimoni nel processo contro i “Menschenhändler”. Delle volte sono rimborsate pure le spese sostenute da persone che hanno accompagnato la p.l.
La tutela dei “Menschenhandelsopfer” sarebbe incompleta e inadeguata se non sussistessero anche norme atte a garantire una “sensibile Datenhandhabung”. Dispone, infatti, il § 54 StPO (CPP), che è vietato - all’indagato e al suo difensore - l’accesso a dati sensibili della p.l.; in particolare, la pubblicazione del nome, del luogo di residenza, di domicilio, di fotografie della vittima (e, in certi casi, dei parenti della stessa). Le competenti autorità possono negare il rilascio di copia dei verbali, qualora vi sia pericolo per gli interessi della p.l. o di terzi.
Con provvedimento del ministro della Giustizia è stato disposto che dati concernenti le persone suddette (e i fatti di cui sono stati, involontari, protagonisti) che siano tali da consentire l’individuazione dell’identità della p.l., non sono consultabili ; in caso di rilascio di copie, va effettuata l’“Unkenntlichmachung mittels Teilschwärzungen”, cioè l’anonimizzazione di questi documenti.
III. Lo Straftatbestand “Menschenhandel”
Il “Menschenhandel”, quale “Straftatbestand”, è stato inserito nell’ordinamento penale austriaco per effetto dello “Strafrechtsänderungsgesetz” del 2004, al fine di adeguare la propria legislazione a convenzioni internazionali (ratificate dall’Austria) e alla normativa dell’UE. Il codice penale austriaco prevede un unico reato di “Menschenhandel”, mentre quello della RFT distingue tra “Menschenhandel zum Zweck der sexuellen Ausbeutung“ (§ 232) e “Menschenhandel zum Zweck der Ausbeutung der Arbeitskraft” (§ 233). Vi è poi un apposito paragrafo che sanziona la “Förderung des Menschenhandels” (§ 233 a) e il “Kinderhandel” (§ 236).
Lo scopo del § 104 a dello StGB austriaco è di tutelare persone dallo sfruttamento (inteso, questo termine, in senso lato). Va rilevato che il legislatore ha anticipato notevolmente la tutela del bene giuridico che intende conseguire (“hat weit vorverlagert”). È stato detto che, in parte, “wurden relativ unbedenkliche Handlungsweisen erfasst, die erst durch den in der Zukunft liegenden Zweck strafwürdig sind”; atti che, di per se’, sono “sozial unauffällig”, se non si considera l’“Ausbeutungsvorsatz”, l’intenzione di sfruttamento che è presupposto per la punibilità del reato p. e p. dal § 104 a StGB.
Il bene giuridico tutelato è la “Willensbildungs- und Willensbetätigungsfreiheit” (la libertà nel formarsi e nell’ attuare la propria volontà); secondo alcuni, almeno indirettamente, oggetto di tutela è pure la “Fortbewegungsfreiheit” (la libertà di locomozione). Per “Ausbeutung” (sfruttamento), il legislatore ha inteso “eine weitgehende und nachhaltige Unterdrückung vitaler Lebensinteressen” e non soltanto lo sfruttamento sessuale (per quanto esso sia largamente prevalente) del soggetto passivo, ma anche l’“Ausbeutung der Arbeitskraft” (sfruttamento dell’attività/capacità lavorativa) nonché lo sfruttamento che viene perpetrato mediante prelievo di organi (“Organentnahme”). Vi è sfruttamento, ai sensi del § 104 a StGB, se è riscontrabile un divario palese tra la “prestazione” (involontaria) del soggetto passivo del reato e la “controprestazione” del soggetto attivo. Soggetto passivo del reato di cui al § 104 a StGB può essere, teoricamente, chiunque, anche se è vero che la tutela “incondizionata” (“der uneingeschränkte Schutz”) viene accordata ai soggetti passivi ancora minorenni, nel qual caso anche i parametri valutativi da adottare ai fini del riscontro dell’“Ausbeutung” sono più severi. Su questo punto torneremo in ulteriore prosieguo di questo articolo.
IV. Donne e minorenni sono prevalentemente oggetto di “Menschenhandel”
Se soggetto passivo dell’“Ausbeutung” è un minorenne, l’azione criminosa con l’intenzione del successivo sfruttamento, può anche consistere semplicemente nel dare alloggio al “Minderjährigen”, nel trasportarlo da un luogo all’altro, nella “consegna” ad altri.
Sfruttamento sessuale si ha in tutti i casi in cui ricorre la c.d. ausbeuterische Zuhälterei, vale a dire, se chi sfrutta la prostituta, tiene per se’ la maggior parte di quanto corrisposto dai “clienti” o se la stessa è costretta a esercitare il “mestiere” in situazioni e modi che comportano gravi rischi per l’incolumità fisica o per la salute della prostituta.
Di “Ausbeutung durch Organentnahme” si parla qualora il prelievo di organi avvenga 1) senza il consenso del soggetto passivo del reato, 2) se la prestazione del consenso, ai fini dell’espianto, è avvenuta in quanto la vittima non era stata informata in modo adeguato sui rischi che un intervento del genere possa comporta per esso “donatore” oppure se 3) l’espianto (sempre che lo stesso avvenga “in fremdnütziger Absicht”, cioè a vantaggio di altra persona) è contrario al buon costume, ai bonos mores. Anche se il prelievo dell’organo avviene dietro corresponsione di un importo di denaro, viene - di regola - ritenuto “sittenwidrig und ausbeuterisch”.
“Rücksichtsloses Ausnutzen der Arbeitskraft”, si ha se l’attività/la capacità lavorativa di una persona è sfruttata in modo spietato, corrispondendo alla medesima una retribuzione molto al di sotto a quanto viene normalmente pagato per il tipo di lavoro che svolge, se viene superato notevolmente l’orario (massimo) di lavoro che sarebbe prescritto per legge e se le condizioni di lavoro (anche ambientali) sono intollerabili o comunque tali da ripercuotersi gravemente sulle condizioni di salute del soggetto passivo del reato p. e p. dal § 104 a StGB.
V. Aggravanti
Ricorrono le aggravanti previste dal comma 3 del paragrafo teste’ citato, se il fatto è stato commesso a) con impiego di violenza o di “gefährlicher Drohung”(minaccia “pericolosa”), b) contro una “unmündige Person”, vale a dire contro chi non ha ancora compiuto gli anni 14, c) da chi è compartecipe di un’associazione per delinquere, d) con l’impiego di “schwerer Gewalt”(violenza grave (quali sono p. es. aggressioni perpetrate con brutalità)), contro la quale la difesa, per motivi di carattere fisico o psichico, non è attuabile, e) se il fatto - anche se commesso soltanto con colpa grave - implica pericolo di vita per il soggetto passivo oppure una menomazione particolarmente grave per la vittima (quale può essere una lesione, dalla quale consegue l’inabilità ad esercitare un’attività lavorativa o che - comunque - è tale da dover essere ritenuta “existenzgefährdend”.
VI. Pene
Il reato previsto dal § 104 a StGB è di natura dolosa e occorre il c.d. erweiterte Vorsatz.
La pena prevista per le fattispecie di cui ai commi 1 e 2 del citato paragrafo, è della reclusione fino a tre anni. Pertanto la Straftat rientra nella competenza, per materia, dell’“Einzelrichter am Landesgericht” (Giudice monocratico presso il tribunale). È ammissibile, in questi casi, il ricorso alla c.d. Diversion (“Rücktritt der Staatsanwaltschaft von der Verfolgung” ai sensi dei §§ 198 e segg. StPO (CPP).
Qualora sussista l’aggravante (ad effetto speciale) prevista dal comma 3, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni e competente - per materia - è, anche in questo caso, il suddetto “Einzelrichter”.
Se sussiste l’aggravante (anch’essa ad effetto speciale) di cui al comma 4 del § 104 a StGB, la pena detentiva è da uno a dieci anni e la competenza per materia è dello “Schöffengericht” (che è composto anche da giudici non togati).
Articolo pubblicato in: Diritti della persona, Diritto austriaco, Diritto Tedesco
TAG: Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali, Codice penale austriaco
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References: § 104
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