Source: https://www.studio3a.net/terzo-trasportato-risarcimento/
Timestamp: 2020-08-05 01:12:39+00:00

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Articolo Pubblicato il 7 luglio, 2020 alle 11:30.
La tutela del terzo trasportato è e deve essere totale: in caso di incidente egli va sempre risarcito e nulla rileva che sia contemporaneamente anche il proprietario del veicolo, la cui posizione giuridica va assimilata a quella di qualsiasi altro passeggero, e che viaggiasse sul… cofano dell’auto.
Non solo, la protezione del terzo trasportato, imposta dalle norme comunitarie, prevale ed esclude l’applicazione di qualsiasi clausola contrattuale che neghi il risarcimento del danno del passeggero subito a seguito di un sinistro, causato dal veicolo assicurato, anche laddove la copertura assicurativa sarebbe estromessa per utilizzo o guida da parte di soggetti non autorizzati o non titolari di patente di guida.
E’ un’ordinanza fondamentale per la riaffermazione dei diritti dei passeggeri di un mezzo coinvolto in un incidente stradale quella, la n. 13738/20, depositata dalla Corte di Cassazione il 3 luglio 2020, soprattutto perché il caso in questione è proprio di quelli borderline, oltre che estremamente complesso.
Un passeggero chiede i danni per un rocambolesco sinistro successo con la sua auto
Respinta la domanda in primo e secondo grado, il danneggiato ricorre per Cassazione
La Cassazione accoglie in pieno il ricorso sulla base delle norme comunitarie
La tutela del terzo trasportato prevale sulle norme interne degli Stati membri
Il passeggero che sia anche proprietario del veicolo è assimilato agli altri trasportati
Il trasportato va risarcito anche se il mezzo è guidato da persone non autorizzate
Unica eccezione, il furto dell’auto
Il proprietario di una vettura, infatti, nel 2011 era rimasto vittima di un rocambolesco incidente, di cui non è dato qui sapere le ragioni: sta di fatto che l’uomo era seduto sul cofano della sua auto condotta in quel momento da un minorenne senza patente.
Il danneggiato aveva citato un causa avanti il tribunale di Lecco il conducente e la compagnia di assicurazione dell’auto, Carige (oggi Amissima) per essere risarcito. Il giudice, sul presupposto di una concorrente responsabilità nella causazione del sinistro, che stimava al 60 per cento a carico del passeggero (essendo egli trasportato sul cofano della sua autovettura) e nel 40 per cento a carico del conducente, aveva accolto la domanda risarcitoria esclusivamente verso quest’ultimo, ritenendo operante, nei confronti della società assicuratrice, la clausola contrattuale di esclusione contenuta nell’art. 2 delle condizioni di assicurazione, in base alla quale l’assicurazione doveva ritenersi non operante se il conducente (come nella specie) non fosse stato abilitato alla guida.
Sentenza confermata anche dalla Corte d’Appello di Milano, che aveva respinto il gravame esperito dallo stesso danneggiato rigettando la domanda risarcitoria verso la società assicuratrice.
Il proprietario della macchina però non si è dato per vinto e ha proposto ricorso anche per Cassazione con un unico motivo, lamentando la violazione e falsa applicazione dell’art. 2054 cod. civ. e degli artt. 1 e 2 della direttiva comunitaria 84/5/CEE, oltre che dell’art. 2 delle condizioni di assicurazione, e sostenendo la tesi che al proprietario del veicolo intestatario del contratto di assicurazione non potrebbe applicarsi, quando sia anche il terzo trasportato danneggiato dal sinistro, la succitata clausola di esenzione della responsabilità, in quanto in contrasto con la citata direttiva comunitaria e con il principio “vulneratus ante omnia reficiendus“, enunciato dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea (sentenza primo dicembre 2011, Churchill Insurance vs. Wilkinson), in forza del quale “il proprietario trasportato ha diritto, nei confronti del suo assicuratore, al risarcimento del danno alla persona causato dalla circolazione non illegale del mezzo, essendo irrilevante ogni vicenda normativa interna e nullo ogni patto che condizioni la copertura del trasportato all’identità del conducente”.
Il ricorrente ha anche richiamato, a supporto, la più recente giurisprudenza della Cassazione, con particolare riferimento all’ordinanza 1269/18 della terza sezione.
Amissima ha resistito con controricorso, eccependo l’inammissibilità del ricorso, in ragione del fatto che esso non avrebbe portato alcuna specifica censura alla sentenza impugnata, e aggiungendo che, in ogni caso, il motivo non sarebbe stato fondato, basandosi su richiami “fuorvianti e inconferenti” alla normativa e giurisprudenza comunitaria, le quali, secondo la compagnia, si limiterebbero a considerare in contrasto con il principio “vulneratus ante omnia reficiendus” quelle normative nazionali che escludano “in modo automatico” l’obbligo dell’assicuratore di risarcire la vittima del sinistro stradale, volendo con ciò scongiurare pratiche commerciali come le polizze cosiddette “a guida esclusiva”.
Inoltre, a detta della assicurazione, il principio comunitario troverebbe, comunque, un’eccezione nel caso di circolazione illegale del mezzo, circostanza che secondo Amissima si configurava nel caso di specie dato che il conducente della vettura all’epoca dei fatti risultava, come già ricordato, minorenne e quindi privo di patente e che il reato di guida senza patente era stato depenalizzato solo per effetto del d.lgs. 5 gennaio 2016, n. 8., successivo al fatto.
Ma secondo la Suprema Corte il ricorso è manifestamente fondato.
La questione sollevata, spiegano i giudici del Palazzaccio, va risolta applicando le norme contenute nelle Direttive del Consiglio concernenti il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile derivante dalla circolazione di autoveicoli (in particolare, la Direttiva del Consiglio 30 dicembre 1983, 84/5/CEE, e la Direttiva del Consiglio 14 maggio 1990, 90/232/CEE), nell’interpretazione datane dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea, segnatamente, con la sentenza 30 giugno 2005, C-537/03, Candolin, con la sentenza primo dicembre 2011, C-442/10, Churchill Insurance Company, con la sentenza 28 marzo 1996, C-129/94, Ruk Bernàldez, e con la sentenza 17 marzo 2011, C-484/09, Carvalho Ferreira Santo.
La Cassazione chiarisce che l’obiettivo della normativa comunitaria “consiste nel garantire che l’assicurazione obbligatoria per gli autoveicoli debba consentire a tutti i passeggeri vittime di un incidente causato da un veicolo di essere risarciti dei danni subiti“, ragion per cui le norme interne dei singoli Stati “non possono privare le dette disposizioni del loro effetto utile“, ciò che si verificherebbe se una normativa nazionale “negasse al passeggero il diritto al risarcimento da parte dell’assicurazione obbligatoria per gli autoveicoli, ovvero limitasse tale diritto in misura sproporzionata, esclusivamente sulla base della corresponsabilità del passeggero stesso nella realizzazione del danno“, essendo, in particolare, “irrilevante il fatto che il passeggero interessato sia il proprietario dei veicolo il conducente del quale abbia causato l’incidente”.
La finalità di tutela delle vittime impone infatti “che la posizione giuridica del proprietario del veicolo che si trovava a bordo del medesimo al momento del sinistro, non come conducente, bensì come passeggero, sia assimilata a quella di qualsiasi altro passeggero vittima dell’incidente”.
Gli Ermellini ricordano che con la sentenza primo dicembre 2011, C-442/10, Churchill Insurance Company, la Corte di Giustizia dell’Unione europea, nel pronunciarsi sulla questione pregiudiziale “se osti al diritto dell’Unione una normativa nazionale avente l’effetto di escludere in modo automatico dal beneficio dell’assicurazione la vittima di un incidente stradale la quale, avendo preso posto come passeggero nel veicolo per la cui guida era assicurata, avesse dato il permesso di guidarlo ad un conducente non assicurato, ha evidenziato che l’unica distinzione ammessa dalla normativa dell’Unione in materia di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per gli autoveicoli è quella tra conducente e passeggero, nel senso che, escluso il conducente, tutti gli altri passeggeri, anche quando siano proprietari del veicolo, devono avere una copertura assicurativa”.
Ne consegue che “la persona che era assicurata per la guida del veicolo, ma che era anche passeggero di tale veicolo al momento dell’incidente, si trova in una situazione giuridica assimilabile a quella di qualsivoglia altro passeggero e va dunque posta sullo stesso piano dei terzi vittime dell’incidente”.
Non solo. Secondo la citata sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea (e come sottolineato anche dalla Suprema Corte, Cass. Sez. 3, ord. 19 gennaio 2018, n. 1269), il diritto dell’Unione osta alla possibilità che l’assicuratore della responsabilità civile per la guida di autoveicoli si avvalga di “disposizioni legali o di clausole contrattuali allo scopo di negare a detti terzi il risarcimento del danno conseguente ad un sinistro causato dal veicolo assicurato”.
E tra queste clausole rientrano anche “quelle che escludono la copertura assicurativa a causa dell’utilizzo o della guida del veicolo assicurato da parte di persone non autorizzate a guidarlo o non titolari di una patente di guida, oppure di persone che non si sono conformate agli obblighi di legge di ordine tecnico concernenti le condizioni e la sicurezza del veicolo”.
L’unica eccezionale ipotesi in cui all’assicuratore è consentito di opporre alla vittima che viaggiava sul veicolo la clausola che escluda la copertura assicurativa a causa della guida da parte di persona non autorizzata, si sottolinea nella sentenza, “è quella in cui venga data la prova che la vittima stessa era a conoscenza del fatto che il veicolo aveva formato oggetto di furto”.
Pertanto, va a concludere la Cassazione, “ponendo in correlazione le due affermazioni secondo cui, ai fini dell’applicazione del principio “vulneratus ante omnia reficiendus”, occorre che “la posizione giuridica del proprietario del veicolo che si trovava a bordo del medesimo al momento del sinistro, non come conducente, bensì come passeggero, sia assimilata a quella di qualsiasi altro passeggero vittima dell’incidente“, ed inoltre che il diritto dell’Unione osta alla possibilità che l’assicuratore della responsabilità civile per la guida di autoveicoli si avvalga di “disposizioni legali o di clausole contrattuali allo scopo di negare a detti terzi il risarcimento del danno conseguente ad un sinistro causato dal veicolo assicurato“, ivi comprese quelle “che escludono la copertura assicurativa a causa dell’utilizzo o della guida del veicolo assicurato da parte di persone non autorizzate a guidano o non titolari di una patente di guida“, il ricorso “deve essere accolto”.
I giudici aggiungono anche che non osta a tale esito neppure l’argomento ribadito dalla contro-ricorrente, ovvero, che le norme comunitarie suddette non potrebbero trovare applicazione per tutelare “soggetti che volontariamente e consapevolmente si esporrebbero a gravi rischi“, come nel caso del proprietario che viaggi “sul cofano” dell’autovettura, perché, ai sensi della normativa suddetta, “l’unica eccezionale ipotesi in cui all’assicuratore è consentito opporre alla vittima che viaggiava sul veicolo la clausola che escluda la copertura assicurativa a causa della guida da parte di persona non autorizzata è quella in cui venga data la prova che la vittima stessa era a conoscenza del fatto che il veicolo aveva formato oggetto di furto”.
La circostanza del trasporto “sul cofano” dell’autovettura, peraltro, osserva la Suprema Corte, era stata comunque valorizzata dai giudici di merito per porre a carico dello stesso danneggiato, in misura preponderante, la responsabilità per i danni subiti.
La sentenza impugnata è stata pertanto cassata con rinvio alla Corte di Appello di Milano, in diversa composizione, per la decisione nel merito della causa.
Nicola De Rossi2020-07-07T10:42:07+00:00

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