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Timestamp: 2020-08-14 20:19:28+00:00

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Risarcimento danni Pubblica Amministrazione | Sentenze
Risarcimento danni Pubblica Amministrazione
Scritto il Novembre 22, 2016 da sentenze
Risarcimento danni Pubblica Amministrazione che adotta un provvedimento illegittimo: occorre il dolo o la colpa.
La configurabilità della responsabilità della pubblica amministrazione per i danni provocati dall’azione amministrativa può nascere, a seguito dell’adozione di un provvedimento illegittimo, dalla dimostrazione del dolo o della colpa dell’Autorità che ha emanato tale provvedimento. Non è, infatti, sufficiente il solo annullamento dell’atto lesivo e la prova che dalla condotta amministrativa sia derivato, nella sfera patrimoniale del presunto danneggiato, un pregiudizio economico direttamente riferibile all’esecuzione di tale determinazione illegittima.
Concorso concluso dopo 11 anni, responsabilità PA
Responsabilità della struttura sanitaria, esclusione: non basta rispetto normativa vigente
Responsabilità precontrattuale P.A. e art. 1338 c.c.
Responsabilità civile, attività di polizia, art. 2050 c.c., natura dei mezzi adoperati
Accertamento responsabilità disciplinare del dipendente pubblico, modalità e requisiti del trattamento dei dati sensibili
Responsabilità amministratori e passivo/attivo fallimentare
Commissariamento Istituto Superiore di Sanità: va risarcito anche il danno all’immagine
Consiglio di Stato sentenza n. 4873 21 novembre 2016
per la riforma:
della sentenza del T.A.R. per la Campania, Sezione staccata di Salerno, Sezione I, n. 1014 del 26 maggio 2014, resa tra le parti, concernente l’accertamento del diritto della ricorrente, insegnante di scuola materna, al risarcimento di tutti i danni patrimoniali subiti per il periodo, dal 29/03/1996 al 28/06/2001, di mancata prestazione dell’attività lavorativa.
1.- La signora Omissis, iscritta nella graduatoria del concorso pubblico per insegnanti della scuola materna, indetto con D.M. 23.3.1990, come avente diritto a riserva in quanto invalida civile, aveva ottenuto, con provvedimento in data 5 ottobre 1995, la nomina in ruolo a decorrere dall’anno scolastico 1995-1996.
1.1.- Convocata presso la Commissione invalidi civili della U.S.L. n. 57 di Polla (poi ASL SA3) al fine di verificare la permanenza dello stato di invalidità, era stata tuttavia riconosciuta, con verbale del 4 dicembre 1995, invalida al 35%, con il venir meno del presupposto della riconosciuta riserva che spettava esclusivamente ai lavoratori con una invalidità pari ad almeno il 46 %.
1.2.- A seguito di tale accertamento, e della conseguente cancellazione della signora Omissis dagli elenchi previsti dall’art. 19 della legge n. 482 del 1968, l’Amministrazione scolastica, in data 25 marzo 1996, aveva provveduto alla rettifica della graduatoria del concorso, e dopo aver depennato l’interessata dall’elenco dei beneficiari della riserva, aveva annullato in autotutela il provvedimento di nomina e il contratto individuale di lavoro stipulato in data 23 ottobre 1995.
2.- La signora Omissis ha impugnato tali atti dinanzi al T.A.R. di Salerno ed ha proposto ricorso davanti al giudice del lavoro avverso l’esito dell’accertamento sanitario della Commissione invalidi civili della U.S.L. n. 57 di Polla.
2.1.- Il Pretore di Salerno, con sentenza n. 1375 del 23 marzo 1999, ha dichiarato il diritto della signora Omissis ad essere nuovamente iscritta nelle liste degli invalidi civili fin dal 27 dicembre 1994, essendo stata accertata, all’esito di apposita CTU, una invalidità pari al 51%.
2.2.- Il T.A.R. per la Campania, Sezione staccata di Salerno, Sezione I, con ordinanza n. 457 del 23 febbraio 2000, ha quindi accolto la domanda cautelare che era stata avanzata dall’interessata nel giudizio proposto avverso i provvedimenti assunti in autotutela dall’Amministrazione ed ha disposto in suo favore l’utilizzo di un posto medio tempore resosi vacante fra quelli spettanti ai riservatari di cui alla legge n. 482 del 1968.
Non avendo l’Amministrazione provveduto alla riassunzione della ricorrente, per la dichiarata mancanza di posti vacanti, l’interessata si è rivolta nuovamente al T.A.R. di Salerno che, con ordinanza della Sezione I, n. 601 del 10 maggio 2001, ha accolto la nuova domanda cautelare e, per l’effetto, ha ordinato la reintegra dell’interessata nel posto di lavoro occupato all’atto del licenziamento.
2.3.- In esecuzione di tale ordinanza, il Provveditore agli Studi di Salerno ha emesso, in data 28 giugno 2001, il decreto di ripristino, con riserva, del contratto individuale di lavoro, con decorrenza giuridica dal 1° settembre 1995 (giorno di inizio dell’anno scolastico 1995/1996) e con decorrenza economica dalla data di assunzione in servizio, disposta per il giorno successivo (29 giugno 2001).
In data 9 giugno 2003 l’Amministrazione scolastica ha poi preannunciato l’intenzione di sciogliere la precedente riserva riguardante la reintegra in servizio della ricorrente.
Con atto in data 7 gennaio 2004 l’Amministrazione scolastica ha infine definitivamente sciolto la riserva relativa al reintegro in servizio della signora Omissis.
2.4.- In conseguenza, il T.A.R. per la Campania, Sezione staccata di Salerno, Sezione I, con sentenza n. 1296 del 21 ottobre 2003, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere nel ricorso proposto.
3.- La signora Omissis si è quindi rivolta al giudice del lavoro per chiedere il risarcimento dei danni subiti per il periodo, dal 29/03/1996 al 28/06/2001, di mancata prestazione dell’attività lavorativa.
Il Tribunale ordinario di Sala Consilina, in funzione di giudice del lavoro, con decisione n. 27 del 22 gennaio 2013, sul ricorso 720/2010 R.G., ha dichiarato tuttavia il suo difetto di giurisdizione sulla questione.
4.- La signora Omissis ha quindi riassunto il ricorso davanti al T.A.R. per la Campania, Sezione staccata di Salerno, che con sentenza della Sezione I n. 1014 del 26 maggio 2014 ha respinto il ricorso.
4.1.- Secondo il T.A.R., infatti, «la circostanza che la ricorrente, successivamente ad accertamento giudiziale dinanzi al giudice del lavoro, si vide riconosciuta la percentuale di invalidità utile ai fini della reiscrizione, con effetti retroattivi, nelle liste dell’UPLMO, non dimostra, di per sé, alcuna responsabilità dell’ Amministrazione intimata: e, semmai, prova a posteriori che la sua attività (del tutto vincolata) era stata originata da un errore altrui, segnatamente quello della Commissione invalidi civili che ebbe a riconoscer una percentuale di invalidità minore».
4.2.- Il T.A.R. ha poi aggiunto che «all’Amministrazione neppure si può, nella specie, imputare di aver adottato provvedimenti illegittimi, atteso che, come vale ribadire, alle risultanze tecniche qualificate dell’accertamento compiuto dalla Commissione invalidi civili in alcun modo essa avrebbe potuto sottrarsi, omettendo i consequenziali atti dovuti che hanno finito per realizzare la lesiva soluzione di continuità nel rapporto di lavoro» dell’interessata.
5.- La signora Omissis ha appellato l’indicata sentenza ritenendola erronea, ed ha insistito nella richiesta di condanna dell’Amministrazione al risarcimento dei danni da lei subiti per effetto della illegittima interruzione del rapporto di lavoro, per un ammontare pari ad € 136.458,01, oltre interessi e rivalutazione monetaria.
6.- L’appello non può essere tuttavia accolto perché mancano i presupposti che sono necessari per il riconoscimento di un risarcimento del danno in favore di soggetti che sono stati lesi da un provvedimento amministrativo ritenuto illegittimo.
6.1.- Per principio consolidato, infatti, la configurabilità della responsabilità della pubblica amministrazione per i danni provocati dall’azione amministrativa può nascere, a seguito dell’adozione di un provvedimento illegittimo, dalla dimostrazione del dolo o della colpa dell’Autorità che ha emanato tale provvedimento. Non è, infatti, sufficiente il solo annullamento dell’atto lesivo e la prova che dalla condotta amministrativa sia derivato, nella sfera patrimoniale del presunto danneggiato, un pregiudizio economico direttamente riferibile all’esecuzione di tale determinazione illegittima (fra le più recenti: Consiglio di Stato, sez. III, 9/2/2016, n. 559).
7.- Nella fattispecie, non può essere riconosciuta una colpa nell’agire dell’Amministrazione scolastica che, come ha giustamente sottolineato il T.A.R., ha provveduto alla contestata rettifica della graduatoria del concorso e all’annullamento in autotutela del provvedimento di nomina della signora Omissis e del contratto individuale di lavoro stipulato in data 23 ottobre 1995, a seguito dell’avvenuto depennamento dell’interessata dalla lista degli invalidi civili, di cui all’art. 19 della legge n. 482 del 1968, determinato dall’attività svolta da altra amministrazione pubblica (l’U.S.L. n. 57 di Polla, poi ASL SA3), non evocata in giudizio.
8.- Peraltro i citati atti dell’Amministrazione scolastica non sono stati nemmeno dichiarati formalmente illegittimi.
Infatti, il giudizio che era stato proposto dalla signora Omissis avverso tali provvedimenti si era chiuso, come si è prima ricordato, con la sentenza del T.A.R. per la Campania, Sezione staccata di Salerno, Sezione I, n. 1296 del 21 ottobre 2003, passata in giudicato, che ha dichiarato la cessazione della materia del contendere.
9.- A ciò si deve aggiungere che per richiedere, davanti al giudice amministrativo, la condanna dell’Amministrazione al risarcimento dei danni prodotti da un provvedimento illegittimo devono essere rispettati i rigorosi termini dettati dall’art. 30 del c.p.a. che, nella fattispecie, sono stati chiaramente disattesi, essendosi l’interessata rivolta al giudice civile (dichiaratosi poi privo di giurisdizione) diversi anni dopo la conclusione della vicenda amministrativa che si è prima descritta.
10.- Per tutti gli esposti motivi, l’appello deve essere respinto.
Considerata la materia trattata e il tempo trascorso dall’inizio della vicenda, si ritiene di dover tuttavia disporre la compensazione integrale fra le parti delle spese e competenze anche del grado di appello.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 ottobre 2016 […]
sentenza n. 4873 21 novembre 2016
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References: art. 1338
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 art. 18