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Timestamp: 2017-09-25 17:29:24+00:00

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Florindo Carli
1 Fondazione Luca Pacioli AZIONI E STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI Circolare n. 13/2003 Documento n. 25 del 16 dicembre 2003 Via G. Paisiello, Roma tel.: 06/ (fax 06/ ) C.F.:
2 INDICE 1. Premessa Pag Partecipazione azionaria e capitale sociale Azioni dematerializzate e azioni prive di valore nominale Assegnazione delle azioni non proporzionale al conferimento 4 3. Categorie di azioni Azioni dotate di diritti diversi Azioni riscattabili Diritto di voto 9 4. La circolazione delle azioni ed i vincoli sulle stesse Azioni nominative e al portatore. Limiti alla circolazione Pegno, usufrutto e sequestro delle azioni Cenni: le azioni proprie, partecipazioni comportanti responsabilità illimitata, l unico azionista Azioni proprie Partecipazioni comportanti responsabilità illimitata Unico azionista Strumenti finanziari partecipativi Emissione degli strumenti finanziari e disciplina applicabile Aspetti contabili 19 Fondazione Luca Pacioli II
3 AZIONI E STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI 1. Premessa Che, a seguito della riforma, la disciplina dei titoli rappresentativi della partecipazione a società azionarie evidenzi innovazioni radicali lo si intuisce fin dall intitolazione che il legislatore attribuisce alla Sezione V del Capo relativo alle società per azioni: il previgente, sintetico Delle azioni è infatti divenuto Delle azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi. L ampliamento nella formulazione del titolo è da ricondursi alla riconosciuta facoltà di emettere strumenti finanziari dotati di particolari diritti patrimoniali o amministrativi. Che la sottoscrizione di azioni non rappresenti più l unico strumento di partecipazione ad una s.p.a. comporta, già di per sé, un mutamento di prospettiva piuttosto rilevante per quanti abbiano formato la propria cultura giuridica nel vigore del vecchio Codice Civile; esso, tuttavia, è ben lungi dal rappresentare il solo elemento di rottura rispetto al passato nella disciplina del tema in esame. Tra gli obiettivi di portata generale che il legislatore delegante poneva alla base della riforma rientrava, infatti, anche quello invero assai ambizioso di incentivare il ricorso al mercato dei capitali, ampliando le fonti di finanziamento accessibili alle società di capitali e sviluppandone la patrimonializzazione, ferma restando l esigenza di garantire l equilibrio nella tutela degli interessi dei soci, dei creditori, degli investitori, dei risparmiatori e dei terzi. In estrema sintesi, l intervento del legislatore delegato, nel dare attuazione a tali finalità e principi, sembra dunque potersi così schematizzare nei suoi aspetti di maggiore rilievo: nell introduzione della nuova fattispecie degli strumenti finanziari partecipativi, cui sopra si accennava; nel consistente ampliamento della possibilità di creare categorie speciali di azioni, fornite di diritti diversi ; nel generalizzato riconoscimento, in materia, di ampi margini all autonomia statutaria, specie per quanto riguarda: - la modulazione dell incidenza della partecipazione di ciascun socio; - la regolamentazione dei diritti e delle caratteristiche degli strumenti di partecipazione alla società, nelle loro ora molteplici forme di manifestazione. La recente riforma si colloca, pertanto, nel solco della tendenza del nostro ordinamento alla proliferazione degli strumenti attraverso i quali le società per azioni ricercano il finanziamento delle proprie attività (l espressione è di F. CORSI, La nuova s.p.a.: gli strumenti finanziari, in Giur. Comm., 2003/I, pag. 414): da uno scenario fortemente semplificato, proprio dell originario Codice del 1942, caratte- Fondazione Luca Pacioli 1
4 rizzato dalla netta polarizzazione tra strumenti di finanziamento di rischio (le azioni) e di finanziamento di debito (le obbligazioni) disciplinate, per di più, essenzialmente sulla base di norme imperative ed inderogabili si è così pervenuti ad un contesto normativo in cui le due forme tipiche di raccolta presentano caratteri così frastagliati ed elastici da mettere in dubbio la stessa individuazione dei loro confini (M. Sarale, Azioni, obbligazioni ed altri strumenti finanziari); e, d altronde, tra i due estremi polarizzati (azioni ed obbligazioni nella loro forma ordinaria ), si colloca ora una amplissima varietà di strumenti ibridi, la cui disciplina è in larga parte rimessa alle scelte formulate dai soci in sede statutaria. 2. Partecipazione azionaria e capitale sociale 2.1. Azioni dematerializzate e azioni prive di valore nominale La sezione dedicata alle azioni ed agli strumenti partecipativi si apre come già prima della riforma con l art. 2346, nel quale risulta ora trasfusa la formula (originariamente collocata nell art. 2325) che caratterizza tipologicamente la s.p.a., in base alla quale la partecipazione sociale è rappresentata da azioni. Il contenuto dell articolo risulta, peraltro, profondamente mutato rispetto alla precedente, sintetica formulazione (che si limitava a sancire il divieto di emissione sotto la pari ), condensando nei sei commi di cui ora si compone una considerevole concentrazione di novità. Il primo comma sancisce, infatti, il principio per cui lo statuto può disporre l esclusione dell emissione dei titoli azionari, ovvero prevedere l utilizzazione di diverse tecniche di legittimazione e circolazione della partecipazione. L innovazione non ha, in effetti, carattere di originalità assoluta, posto che: - da un lato, già l art. 5 del R. D. 29 marzo 1942, n. 239 consentiva all assemblea straordinaria delle s.p.a. di deliberare che non si attribuissero ai soci i titoli rappresentativi delle azioni, essendo in tal caso la qualità di azionista provata dall iscrizione nel libro dei soci; - dall altro, la dematerializzazione delle azioni è realtà già nota al nostro ordinamento, ed in particolare alle disposizioni del T.U.F. (D. Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58) ed alle relative norme di attuazione, che rendono anzi obbligatoria e vincolante, per le società quotate in mercati regolamentati, l adesione al c.d. sistema di gestione accentrata. Ciò che, tuttavia, sul punto caratterizza la riforma in commento è l aver generalizzato tale principio con una disposizione di diritto comune, applicabile alla totalità delle società azionarie, che d altronde si limita a riconoscere una facoltà senza imporre obbligo alcuno. È, anzi, da apprezzare per la flessibilità che essa assicura alle soluzioni operative adottabili l ampiezza della formulazione adottata in pro- Fondazione Luca Pacioli 2
5 posito, che rimette interamente all autonomia privata l individuazione delle specifiche tecniche di legittimazione e circolazione, consentendo in prospettiva di rendere meno rigida l identificazione della partecipazione. I commi 2 e 3 dell articolo disciplinano, invece, il valore nominale delle azioni, recando anche sotto tale profilo significativi elementi di innovazione. Ed infatti: a) da un lato, l attribuzione nello statuto di un valore nominale a ciascuna azione è resa puramente facoltativa ed eventuale, rimessa all autonomia negoziale dei soci; b) dall altro, si prescrive che: - se il valore nominale è determinato, per ciascuna azione esso deve inderogabilmente corrispondere così come sancito nel previgente ordinamento ad una frazione del capitale sociale; - se le azioni sono prive di valore nominale, le disposizioni di legge che fanno riferimento a tale concetto devono ritenersi riferite al rapporto tra il numero delle azioni di ciascun socio ed il numero complessivo di azioni emesse dalla società. La portata innovativa della disposizione è rilevante essenzialmente sotto il profilo sistematico, oltre che per l impatto per così dire psicologico che può generare nei confronti degli operatori. Uno dei capisaldi della disciplina tradizionale delle società azionarie era infatti costituito dal rapporto particolarmente stretto nonché assolutamente rigido sussistente tra valore monetario del capitale sociale, numero delle azioni in circolazione e valore nominale di ciascuna di esse: sicché, noti due dei tre predetti elementi, il restante risultava univocamente determinato sulla base di una precisa relazione matematica. Tant è che, nell ordinamento ante-riforma, risultava del tutto indifferente riferirsi al numero delle azioni sottoscritte da un socio, ovvero al loro valore nominale o, ancora, alla quota del capitale che esse rappresentavano. Il fondamento di tale rigorosa relazione risiedeva, naturalmente, nel principio per cui ogni azione era inderogabilmente dotata di un valore nominale da indicare obbligatoriamente nell atto costitutivo della società risultante dal rapporto tra capitale sociale e numero delle azioni emesse. Tale fondamento viene dunque meno nei confronti di quelle società che ritengano di avvalersi della facoltà concessa dal legislatore, eliminando dallo statuto (e dai titoli eventualmente emessi) l indicazione del valore nominale. Tale scelta comporta, naturalmente, una serie di conseguenze: a) muta il criterio di misurazione della partecipazione sociale, che per le società interessate dovrà consistere come già si accennava nelle righe che precedono nella determinazione del rapporto tra numero di azioni possedute e numero di azioni in circolazione; b) il rapporto tra capitale nominale e numero delle azioni conserva un proprio significato, ferma restando la duplice avvertenza che esso non trova riscontro in una specifica pattuizione statutaria, ed è il risultato ex post di una operazione aritmetica che non è più necessariamente espressiva in forza di quanto si vedrà nel successivo paragrafo del valore del conferimento operato da ciascun socio; Fondazione Luca Pacioli 3
6 c) la mancanza di una relazione rigida tra capitale e numero delle azioni, rappresentata dalla fissazione di un valore nominale, comporta un ampliamento del novero delle ipotesi in cui risulterà possibile effettuare operazioni sul capitale senza modificazione del numero delle azioni e viceversa. Ciò consentirà, in particolare, di semplificare le operazioni di aumento gratuito del capitale, che non richiederà più procedure di emissione di nuovi titoli da assegnare ai soci o di sostituzione di quelle in circolazione con altre dotate di un maggior valore nominale; simmetricamente, ne risulteranno snellite le operazioni di riduzione del capitale per esuberanza o per perdite, evitando la frequente necessità di autentici funambolismi amministrativo-contabili al fine del frazionamento o dell accorpamento dei titoli; d) lo statuto può prevedere che la riduzione del capitale sociale per perdite sia deliberata dal Consiglio di Amministrazione; e) l annullamento delle azioni proprie potrà essere effettuato semplicemente con annullamento della speciale riserva, senza necessità di riduzione del capitale sociale. Allo stesso tempo, permangono comunque alcuni punti fermi, ed in particolare: - che, da un lato, è fuori discussione che la soppressione del valore nominale, se prevista, dovrà riguardare la generalità delle azioni in circolazione (e, pertanto, le azioni prive di valore nominale non possono considerarsi come una speciale categoria ); - che, dall altro, resta confermato il fondamentale principio per cui ciascuna azione rappresenta ed incorpora una uguale quota di partecipazione sociale (la cui misurazione viene, semplicemente, disancorata da uno specifico valore monetario). Peraltro, ove sia eliminata l indicazione statutaria del valore nominale delle azioni, si dovrà tenere presente che conformemente al disposto dell art la commisurazione dei diritti sociali, siano essi patrimoniali o amministrativi, dovrà avvenire facendo esclusivamente riferimento al numero delle azioni emesse e circolanti; ed anche la formulazione degli eventuali particolari diritti patrimoniali riconosciuti a speciali categorie di azioni dovrà necessariamente essere operata sulla base di parametri diversi dal valore nominale Assegnazione delle azioni non proporzionale al conferimento Il successivo comma 4 si apre con una affermazione di principio che si pone sostanzialmente in linea con quanto previsto dal vecchio Codice Civile. Si prescrive, infatti, che la sottoscrizione di una quota del capitale sociale dà diritto all assegnazione di un numero di azioni proporzionale all importo della sottoscrizione effettuata, entro i limiti del valore attribuibile al conferimento operato. Tuttavia, a tale criterio inderogabile nell ordinamento pre-riforma risulta attribuito carattere dispositivo, quando non residuale, dal successivo periodo della Fondazione Luca Pacioli 4
7 norma, che fa salva la diversa disposizione dell atto costitutivo con la quale si stabilisca una diversa assegnazione delle azioni. È proprio con questa disposizione che il legislatore dà attuazione al principio, di cui alla legge delega, del riconoscimento all autonomia statutaria della facoltà di modulare l incidenza delle rispettive partecipazioni sulla base di scelte contrattuali : pertanto, se l atto costitutivo lo consente, l attribuzione delle azioni può essere svincolata da un rigido rapporto di proporzionalità rispetto al conferimento e fondarsi invece sul risultato di una valutazione discrezionale esito, presumibilmente, di un processo di negoziazione tra i soci che consentirà di tenere conto di elementi non suscettibili di una immediata valutazione patrimoniale; sicché, ad uguali conferimenti operati da soci diversi potrà corrispondere un differente numero di azioni. E ciò, si badi, sulla base di una valutazione ex ante, senza possibilità di riscontrare l effettività del maggior valore che si è voluto riconoscere al socio (così M. SARALE, Azioni obbligazioni e atri strumenti finanziari, Relazione al Convegno di Villa Gualino, pag. 3). L esempio più immediato che può formularsi sul punto è quello dell attribuzione di un numero di azioni più che proporzionale al valore del conferimento a favore di un socio il cui ingresso nella compagine azionaria è suscettibile di assicurare alla società un positivo ritorno in termini di prestigio, di affidabilità ovvero di competenze in relazione alle specifiche capacità e conoscenze (in quanto tali non oggettivamente misurabili con il metro monetario) possedute dall azionista. Altro esempio è quello di un conferimento in natura il cui valore risulti inferiore di oltre un quinto a quello per cui avvenne il conferimento. L atto costitutivo può prevedere che, per effetto dell obbligatoria riduzione del capitale e annullamento delle azioni che risultano scoperte, si determini una loro diversa ripartizione tra i soci (art. 2343). Correlativamente, risulta modificato il divieto in precedenza assolutamente inderogabile di emissione di azioni sotto la pari, ovvero per importo inferiore al valore del conferimento ad esse corrispondente. Il comma quinto pone, infatti, una condizione di chiusura alla sopra menzionata facoltà di assegnazione non proporzionale di azioni, imponendo che l ammontare del capitale sociale non possa in nessun caso eccedere il valore complessivo dei conferimenti dei soci; con il che si assiste ad una sorta di traslazione del divieto in parola, il quale non opera più al livello del singolo socio, bensì al livello della società nel suo complesso. Merita altresì rilevare che la facoltà di disancorare il valore del conferimento rispetto alla quota di capitale attribuita, potrà operare non solo nella fase costitutiva, ma anche durante societate, nell ambito di successive emissioni azionarie. Volendo trarre alcune considerazioni conclusive, si può osservare: - che il divieto di eccedere il valore complessivo dei conferimenti vale a chiarire che la facoltà di assegnazione non proporzionale delle azioni si fonda su una sorta di gioco a somma zero, nel senso che l attribuzione ad un socio di azioni per un importo superiore al conferimento da questi effettuato, deve necessariamente trovare compensazione in una assegnazione meno che proporzionale a carico di uno o più altri soci; Fondazione Luca Pacioli 5
8 - che, in considerazione di quanto sopra, si comprende d altronde come la facoltà di assegnazione non proporzionale sarebbe rimasta lettera morta se non fosse stata accompagnata da una modifica del divieto di emissione sotto la pari. È altresì evidente che l innovazione consistente nella facoltà di assegnazione non proporzionale esprime appieno le proprie potenzialità laddove si combini con l emissione di azioni senza valore nominale; tuttavia, quand anche ad essa si ricorra in presenza di azioni dotate di valore nominale, ne risulterà che quest ultimo non sarà più indirettamente espressivo dell entità del conferimento effettuato dal socio, risultando semplicemente da un rapporto ex post tra capitale e numero delle azioni. In definitiva, con il riconoscimento della liceità dell attribuzione non proporzionale, l ordinamento si limita a prendere atto di una scelta negoziale interna alla compagine sociale, ammissibile proprio perché continuando a sussistere un vincolo relativo all entità complessiva dei conferimenti rispetto al capitale nominale globale essa non dovrebbe, in linea di principio, incidere in alcun modo sugli interessi dei terzi ed in particolare sulla tutela patrimoniale dei creditori. Allo stesso tempo, l attribuzione di questa facoltà, insieme alle altre soluzioni innovative introdotte dalla riforma (si veda, in particolare, l emissione di strumenti finanziari partecipativi di cui infra) testimonia altresì della progressiva apertura del legislatore verso l ammissibilità dei conferimenti atipici (che è ormai jus receptum nella disciplina delle società a responsabilità limitata). Perché, infatti, se si può ammettere che al socio sia attribuito un surplus di partecipazione rispetto a quanto risulta conferito sulla base della revisione della stima peritale, per effetto di una particolare valorizzazione negoziale del medesimo conferimento, sembra doversi pure ammettere la valorizzazione che derivi da un conferimento atipico (senza relazione peritale), purché sia rispettato il principio della copertura del capitale nominale globale (es. Capitale sociale _ 120 mila con assegnazione paritaria delle azioni a due soci di cui uno ha versato _ 120 mila e l altro ha conferito know how senza deposito di relazione peritale). Questa possibilità costituisce una diversa e tecnicamente alternativa possibilità rispetto a quella dell emissione di strumenti finanziari formati di diritti patrimoniali ed amministrativi, ovviamente con situazioni diverse in caso di inadempimento. 3. Categorie di azioni 3.1. Azioni dotate di diritti diversi Il legislatore della riforma conferma il principio per cui tutte le azioni devono essere di uguale valore e conferiscono ai loro possessori uguali diritti, che continua ad essere collocato in apertura dell art (così come, in linea di principio, ogni azione Fondazione Luca Pacioli 6
9 continua ad attribuire il diritto ad una parte proporzionale degli utili netti ). D altronde così come già avveniva in precedenza il successivo comma riconosce la facoltà di derogare all uguaglianza in linea di principio, consentendo che con lo statuto o con successive modificazioni di questo siano create categorie di azioni fornite di diritti diversi. Fin qui, pertanto, nulla cambia rispetto al previgente ordinamento. La disposizione evidenzia, invece, un contenuto innovativo sotto il profilo della formulazione testuale nei commi successivi, ove si riconosce espressamente: a) che i diritti diversi possono avere ad oggetto anche ( ) l incidenza delle perdite ; con il che ed è esattamente il risultato che il legislatore intendeva conseguire si pone definitivamente termine, in senso affermativo, alle controversie dottrinali (e giurisprudenziali) sull ammissibilità delle cosiddette azioni postergate ; fermo restando che le azioni in commento dovranno pur sempre rispettare i limiti del divieto di patto leonino di cui all art. 2265, sono ora ammissibili sia azioni postergate nelle perdite, sia azioni che partecipino alle perdite in modo proporzionale diverso rispetto alla partecipazione agli utili. Nel caso esistenza di azioni postergate nelle perdite, con postergazione totale, o parziale oltre un certo limite, occorrerà garantire, attraverso una apposita regolamentazione statutaria, il diritto dei soci ordinari a mantenere inalterata la propria partecipazione nel caso di riduzione del capitale per perdite. Ciò si potrà ottenere: - prevedendo la votazione favorevole dell assemblea speciale dei soci ordinari oltre a quella generale, nel caso di riduzione non obbligatoria; - prevedendo l esclusione del diritto di opzione dei soci privilegiati nella ricostituzione del capitale sino all originario importo. Non può, tuttavia, farsi a meno di osservare come la rilevanza di simili clausole si presenti fortemente attenuata per quelle società che si avvalgano della facoltà di soppressione del valore nominale delle azioni. L effettiva funzione delle clausole di postergazione è infatti rappresentata, in molti casi, dall esigenza di assicurare una tutela dell entità di privilegi patrimoniali commisurati al valore nominale delle azioni, a fronte del rischio di riduzione del capitale sociale per perdite: esigenza che viene evidentemente a mancare laddove simili privilegi siano commisurati come è necessario nelle società con azioni prive di valore nominale a parametri differenti. Il legislatore non ha, peraltro, risolto il principale problema connesso alla presenza di tali clausole che, pertanto, continuerà a porsi nei casi in cui si manifestino effettivamente delle perdite incidenti sul capitale, le quali colpiranno selettivamente le azioni ordinarie e solo in via eventuale e subordinata quelle postergate relativo alla necessità di rideterminare il valore nominale delle azioni al fine di ristabilirne l uniformità intrasocietaria. Fondazione Luca Pacioli 7
10 b) che la determinazione del contenuto e dei diritti relativi alle azioni appartenenti a ciascuna categoria è rimessa all autonomia dei soci (naturalmente, nel rispetto di quanto prescritto dalle norme imperative in materia ovvero, per usare l espressione del legislatore, nei limiti imposti dalla legge ); c) che tutte le azioni di una medesima categoria attribuiscono uguali diritti ai loro titolari, ma sono ovviamente diritti diversi per le varie categorie. Sicché, a ben vedere, la novella si limita a chiarire ed esplicitare principi che già in precedenza potevano essere dedotti in via interpretativa e che, specie con riferimento ai due ultimi punti, risultavano sostanzialmente incontroversi e dati per acquisiti dagli esegeti. La creazione di categorie di azioni e l individuazione della relativa disciplina sono, dunque, essenzialmente rimesse all autonomia dei soci; tuttavia, il legislatore si premura di individuarne due fattispecie tipizzate: a) le azioni a favore dei prestatori di lavoro, che continuano a trovare la propria disciplina nell art. 2349, il quale ricalca nella sostanza la precedente formulazione, salve talune precisazioni: l assegnazione deve essere prevista dallo statuto e deve essere deliberata dall assemblea straordinaria; essa può avvenire non solo a favore dei dipendenti della società, ma anche dei dipendenti delle controllate da quest ultima; essa può avere ad oggetto, oltre che azioni (sebbene disciplinate da norme particolari ), anche strumenti finanziari partecipativi (per i quali si rinvia al paragrafo seguente); b) le azioni fornite di diritti patrimoniali correlati ai risultati dell attività sociale in determinati settori, (2350) che in via non dissimile da quanto accade in relazione ai c.d. patrimoni destinati assolvono la funzione di segmentare e limitare a specifiche iniziative il rischio assunto dal sottoscrittore. In effetti, qui la separazione è solo contabile, non si traduce in una forma di vera e propria segregazione patrimoniale, posto che ai titolari di azioni correlate non possono essere corrisposti dividendi se non entro il limite dell utile complessivamente conseguito dalla società e risultante dal bilancio; sicché : resta in capo ai possessori il rischio che perdite subite dalla società in altri settori vanifichino il conseguimento di una remunerazione; il rischio potrebbe trovare compensazione in clausole che assicurino il riporto a nuovo del diritto agli utili generati nello specifico settore, prevedendo la reintegrazione dell ammontare destinato alla remunerazione delle azioni correlate con gli utili generati dalla società negli esercizi successivi. Nel caso di emissione di tali azioni, lo statuto deve altresì fissare i criteri di individuazione dei costi e ricavi imputabili al settore, le modalità di rendicontazione, i diritti attribuiti a tali azioni e le eventuali condizioni o modalità di conversione in azioni di altra categoria : ciò in relazione alla evidente necessità di poter misurare distintamente il risultato economico conseguito nello specifico settore, in vista della distribuzione di dividendi. In tale fattispecie potranno rientrare le cosidette subsidiary shares, cioè Fondazione Luca Pacioli 8
11 le azioni per le quali il diritto all utile è commisurato ai risultati di una società controllata, con l unico limite dell utile di bilancio Azioni riscattabili La riforma introduce altresì, con l art sexies, la fattispecie delle azioni riscattabili, definite come le azioni o categorie di azioni per le quali lo statuto prevede un potere di riscatto da parte della società o dei soci. Fermi restando i limiti prescritti dalla disciplina in materia di azioni proprie, l introduzione di clausole che prevedano, al ricorrere di determinate condizioni, la facoltà (ovvero l obbligo) in capo alla società o agli altri azionisti di riacquistare le partecipazioni possedute da un socio (ovvero appartenenti ad una particolare categoria) consente di disporre di un ulteriore strumento di governo e di controllo sulla composizione della compagine sociale, che completa il quadro costituito dai divieti di alienazione e dalle clausole di gradimento. D altronde, ove esse siano configurate come obblighi di riacquisto al quale è correlata una mera facoltà di vendita da parte del socio, tali clausole possono costituire un effettivo incentivo all ingresso in società, specie nelle fasi di start-up, di finanziatori non imprenditori, i quali ottengono in tal modo la certezza di poter disporre di una rapida via di uscita al verificarsi di eventi indesiderati, ovvero possono essere opportunamente utilizzabili in caso di stock option per i manager. Quanto alla determinazione del prezzo di riscatto, la norma dispone che essa avvenga sulla base dei criteri che disciplinano la quota di liquidazione in caso di recesso del socio, con il che si assicura, almeno tendenzialmente, il rimborso al socio uscente di una somma prossima al valore effettivo delle azioni Diritto di voto La possibilità di definire liberamente caratteristiche e diritti inerenti le particolari categorie di azioni continua, invero, a trovare una restrizione nell art. 2351, per l ipotesi in cui in relazione alle stesse siano introdotte limitazioni al diritto di voto (non necessarie). Al fine di evitare possibili abusi (primo fra tutti, l eventualità che l effettivo controllo degli organi sociali sia conseguito sottoscrivendo una quota marginale, qualora la maggioranza dello stesso fosse costituita da azioni prive del diritto di voto), permane infatti la prescrizione per cui le azioni a voto limitato non possono nel complesso eccedere il 50% del capitale sociale. Peraltro, come nel precedente ordinamento, il legislatore ha omesso di dettare una disciplina espressa per l ipotesi di superamento di tale soglia: sicché permangono tutti i dubbi formulati circa le relative conseguenze da parte degli interpreti (parte dei quali sono prevenuti ad ipotizzare, quale estrema ratio, la messa in liquidazione della società). Sul punto merita, altresì, di essere ulteriormente rilevato: Fondazione Luca Pacioli 9
12 che la limitazione del diritto di voto non presuppone più la necessaria attribuzione di vantaggi patrimoniali correlati e compensativi, e può pertanto essere prevista senza il riconoscimento di alcun genere di contropartita; che, laddove nel previgente ordinamento fatta salva la disciplina delle azioni di risparmio le limitazioni statutarie non potevano comunque spingersi al punto di privare le azioni del diritto di voto nell assemblea straordinaria, è ora invece consentito che le categorie di partecipazioni in esame siano del tutto prive di tale diritto, ovvero con diritto di voto limitato a particolari argomenti o, ancora, subordinato al verificarsi di particolari condizioni purché non meramente potestative (art. 2351) (es. recupero diritto di voto se non ci sono utili o per taluni argomenti come la nomina degli amministratori). Quest ultima facoltà riveste particolare interesse laddove essa consente di modulare il diritto delle diverse categorie di azionisti di partecipare alle deliberazioni sociali in funzione dell andamento della gestione sociale (ad esempio, consentendo o precludendo il voto in assemblea a determinate categorie di azionisti in base all entità del risultato dell esercizio); che è altresì consentita l adozione di clausole statutarie di scaglionamento del diritto di voto (ovvero di fissazione di soglie massime all esercizio di tale diritto) in funzione della quantità di azioni possedute da un medesimo socio, seppure tali possibilità siano riconosciute esclusivamente alle società che non fanno ricorso al mercato dei capitali di rischio. Si tratta di uno strumento particolarmente utile in vista dell esigenza di valorizzare la rilevanza delle partecipazioni minoritarie nell ambito dei processi decisionali societari, posto che ne consegue una spettanza dei diritti di voto meno che proporzionale rispetto alla quota di partecipazione per quei soci che eccedano le soglie statutariamente definite, e potrà altresì essere proficuamente utilizzato al fine di stabilizzare gli assetti proprietari e di controllo, limitando la possibilità di scalate da parte di singoli soci; che in ogni caso continua ad essere affermato il principio che non possono emettersi azioni a voto plurimo, benché tale principio sia scalfito dalla possibilità di limitazione del diritto di voto per taluni soggetti; che in ipotesi di coesistenza di azioni correlate (art. 2350) e di azioni sprovviste del diritto di voto in relazione a deliberazioni riguardanti il ramo di attività correlato, può delinearsi la possibilità che singole divisioni interne della società possano essere oggetto di un cambiamento del controllo che non coinvolge la società nel suo complesso; o viceversa tale coesistenza (azioni correlate al settore più redditizio) potrebbe costituire un freno preventivo a scalate ostili. che si può ipotizzare un azione completamente priva del diritto di voto (diretto amministrativo per eccellenza) che dia diritto ad un dividendo fisso e cumulabile: la differenziazione con le obbligazioni va sempre più sfumandosi. Qui si mantiene l aleatorietà della remunerazione ma è facile vedere la vicinanza con il tipo di obbligazioni nelle quali l entità del pagamento degli interessi può variare in relazione a parametri oggettivi relativi all andamento economico della società. Fondazione Luca Pacioli 10
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I N C O N T R O D I S T U D I O V I C E N Z A, 2 7 F E B B R A I O 2 0 0 4 S.R.L.: COSA FARE IL CAPITALE ED I FINANZIAMENTI DELLE NUOVE S.R.L. DIEGO MANENTE Avvocato in Venezia Professore a contratto di
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OPERAZIONI SUL CAPITALE E OPERAZIONI SULLE AZIONI (Prof. Giovanni Figà-Talamanca) Le innovazioni apportate dal legislatore in materia di disciplina della partecipazione sociale, alcune evidenti altre un

References: art. 2346
 art. 2325
 art. 5
 art. 2265
 art. 2349
 art. 2351