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Timestamp: 2017-07-27 18:38:25+00:00

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Non fa evolvere il diritto di famiglia la nuova sentenza della Cassazione
Strillata come una “rivoluzione copernicana”, la sentenza che cambia il parametro per l’assegno di famiglia, per il momento non cambia nulla
Strillata come una “rivoluzione copernicana” del diritto di famiglia, la sentenza della prima sezione civile della Corte di Cassazione che cambia il parametro per l’assegno di famiglia, del tenore di vita pregresso con quello dell’autosufficienza economica, in realtà per il momento, non cambia nulla.
Innanzitutto la sentenza riguarda il caso concreto, abbastanza raro, di una controversia tra una imprenditrice e il marito ex ministro. Quindi tra persone di censo non certo modesto, per cui le motivazioni della sentenza potrebbero essere state calibrate su situazioni del tutto particolari e affatto generali. In secondo luogo si tratta solo di una sentenza, seppur la prima in senso nuovo; ben potrà essere contraddetta da successive decisioni.
Le cose potranno dirsi cambiate solo quando interverrà, eventualmente, un consolidamento di pronunzie della Corte Suprema convergenti sul tema innovativo, o, ancor più, una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione che mandi in soffitta il parametro del “tenore di vita antecedente”.
Ciò premesso, occorrono alcune considerazioni nelle ipotesi che il criterio predetto esca radicalmente dalla rosa dei parametri di calcolo dell’assegno per puntarsi poi, da parte del giudice, principalmente sull’autosufficienza economica del coniuge più debole, destinatario dell’assegno. Un simile indirizzo, se accolto tout court, sarà penalizzante per le donne. Perché di norma, percepiscono redditi inferiori agli uomini (quando li percepiscono); perché quel reddito si spalma sulle mille esigenze dei figli, che quasi sempre vengono cresciuti dalle madri; perché le donne hanno meno occasioni di lavoro, per cui è ipocrita sostenere che gli spetta di meno, perché tanto possono andare a lavorare.
Nei delicati equilibri dei rapporti economici tra mogli e mariti, insomma, l’ingresso del nuovo criterio può rappresentare un danno grave all’istituto della famiglia, già usurato abbastanza dalla diffusione dei matrimoni in serie, o ancor peggio dalla fuga dei giovani dal matrimonio classico.
In un paese con un tasso di natalità prossimo allo zero, ciò di cui ci sarebbe bisogno è un’efficace politica della famiglia (in Danimarca, che ce l’ha, la percentuale di nuove nascite è molto più alta che in Italia, e non è dovuta agli immigrati) per cui pubblicizzare, come alcuni avvocati matrimonialisti stanno facendo, il rimedio dei patti prematrimoniali come antidoto alle possibili liti da separazione, non è che un ulteriore monito per scoraggiare le nuove coppie sulla strada della formalizzazione dell’unione con il matrimonio. Che resta un istituto che, a memoria ancestrale, si basa essenzialmente sul sentimento dell’affectio maritalis codificata dal diritto romano (e dal diritto canonico poi) come elemento costituente di quel negozio giuridico vero e proprio che è lo sposalizio basato sulla volontà reciproca di vivere insieme e di crescere figli.
Non a caso, estremamente semplici e volutamente generiche sono le regole del matrimonio nel codice civile circa i diritti e i doveri dei coniugi. Ogni articolazione dettagliata sgretolerebbe la forza del contratto di mutua assistenza. Inoltre, l’uguaglianza totale fra i coniugi è sancita dall’articolo 29 della Costituzione. Il criterio del tenore di vita pregresso, da calcolare sull’assegno di mantenimento, è il risultato di una lunga lotta delle donne per la parità dei diritti, nel solco del dettato costituzionale.
Per questo si dovrebbe stare attenti, prima di proclamare che un’epoca è tramontata. Tutto ciò sottacendo poi la pratica, purtroppo diffusa, di non pagare proprio l’assegno da parte degli ex mariti.
Ho celebrato migliaia di processi per violazione dell’art. 570 del Codice Penale, verso uomini sciagurati che lasciavano nell’indigenza estrema mogli e figli dopo la separazione. La scusa era sempre la stessa: “La mia ex moglie potrebbe benissimo andare a lavorare!”.

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