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⭐Capitolo 3 INFORMAZIONE, COMUNICAZIONE, PARTECIPAZIONE 3.1 LA PARTECIPAZIONE NEI PROCESSI DI PIANIFICAZIONE
Capitolo 3 INFORMAZIONE, COMUNICAZIONE, PARTECIPAZIONE 3.1 LA PARTECIPAZIONE NEI PROCESSI DI PIANIFICAZIONE
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1 Capitolo 3 INFORMAZIONE, COMUNICAZIONE, PARTECIPAZIONE 3.1 LA PARTECIPAZIONE NEI PROCESSI DI PIANIFICAZIONE Gli atteggiamenti, i comportamenti e le reazioni dell'opinione pubblica sono le variabili di maggior rilevanza con le quali le imprese e le amministrazioni pubbliche devono misurarsi nella programmazione e gestione delle loro attività. Spesso infatti la realizzazione di piani e progetti, anche di alto profilo scientifico-tecnologico e in linea con la legislazione vigente, viene pregiudicata dalla mancanza del "consenso pubblico". Di conseguenza il fattore principale che determina l'insuccesso di programmi pubblici e privati risulta spesso essere strettamente correlato alla necessità di sensibilizzare e coinvolgere il pubblico al fine di favorire la crescita di consapevolezza ambientale, da una parte, e l'accettabilità sociale, dall altra. Questo aspetto risulta essere uno dei più delicati e critici nei processi decisionali in genere e, in particolare, anche nell ambito delle procedure di VIA e di VAS ove, nonostante la partecipazione del pubblico sia prevista e regolamentata a livello legislativo, presenta ancora dei punti deboli relativi all effettiva partecipazione della cittadinanza a tali processi decisionali. In realtà le esperienze di VIA e di VAS finora maturate hanno evidenziato che generalmente il cittadino comune, ovvero il cittadino che non fa parte di organizzazioni specifiche (associazioni e organizzazioni locali), non partecipa concretamente agli iter procedurali sia per mancanza di strumenti culturali sia per l insufficiente sistema di informazione e di modalità di partecipazione finora previste dalle disposizioni di legge. Le ragioni riguardano soprattutto l accesso alle informazioni, le modalità di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini e l accesso alla giustizia, in attuazione della Convenzione UN/ECE nota come Convenzione di Aarhus ; essa infatti prevede e regolamenta la partecipazione del pubblico all elaborazione di taluni piani e programmi (esclusi quelli già disciplinati dalla direttiva sulla VAS) e propone modifiche alle direttive 85/337/CEE sulla VIA (modificata dalla 97/11/CE) e 96/61/CE (IPPC) sulla prevenzione e riduzione integrate dell inquinamento. A livello internazionale vi è un ampio dibattito per intervenire su alcune questioni lasciate in sospeso dalla Direttiva 2001/42/CE tra cui anche gli aspetti dell informazione e della partecipazione pubblica, quali: massimo coinvolgimento del pubblico nella fase di Screening, di notifica, di scoping, risultati del monitoraggio forti garanzie per il pubblico in merito all'accesso alle informazione e all'iter decisionale; possibilità di ricorso da parte del pubblico in merito alla legittimità dei contenuti e della procedura di VAS. Il dibattito internazionale è giunto quindi a riconoscere il ruolo fondamentale della popolazione nei processi decisionali, poiché l effettiva partecipazione del pubblico all adozione di scelte strategiche di sviluppo che possono avere effetti significativi sull ambiente permettono di accrescere la trasparenza del processo decisionale e contemporaneamente l acquisizione di una maggior consapevolezza e responsabilità del singolo cittadino sulle questioni ambientali 1. Tra gli aspetti positivi individuati nei diversi stati Membri 2 emerge che: l'introduzione della partecipazione e consultazione delle autorità pubbliche competenti, facilita e rafforza la cooperazione tra le varie autorità (con competenze in ambito di programmazione, ambiente e sanità); si riscontra una maggiore trasparenza del processo decisionale, grazie al coinvolgimento della società a diversi livelli. 1 Metodologie di partecipazione riconosciute dall UE. di M Bastiani, O. Chitotti. In Valutazione Ambientale 03 Dossier: Vas - Valutazione Ambientale Strategica N 3 genn/giugno 2003 Edicom Edizioni 2 Relazione Della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato Economico e Sociale Europeo e all Comitato Delle Regioni sull'applicazione e l'efficacia della Direttiva sulla Valutazione Ambientale Strategica (Direttiva 2001/42/Ce) Bruxelles, COM(2009) 469 12 3.2 LA PARTECIPAZIONE NEL PROCESSO DI VAS La procedura di VAS comporta, sin dalle prime fasi, un'intensa attività di consultazione 3, che definisce come l'insieme delle forme di informazione e partecipazione, anche diretta, delle amministrazioni, del pubblico e del pubblico interessato nella raccolta dei dati e nella valutazione dei piani, programmi e progetti. Nel definire i requisiti del processo di consultazione pubblica, la norma, come prevedibile, si limita ad indicare la durata e le modalità minime di pubblicizzazione dei documenti e delle decisioni, e tuttavia frequentemente pare dispiegare un orizzonte più ampio all'autorità Competente, sovrapponendo alla consultazione la partecipazione, che per definizione comporta la condivisione delle responsabilità delle scelte pianificatorie e dunque attribuisce un ruolo non solo critico ma attivo e pro-attivo a chi vi partecipa. Inoltre, la normativa insiste sulla opportunità/necessità di integrazione tra la VAS ed il procedimento di adozione ed approvazione del Piano, di cui costituisce parte integrante e a tal fine dispone che le procedure di deposito, pubblicità e partecipazione,..(omissis)...siano coordinate al fine di evitare duplicazioni e, aggiungerei senza tema di smentite, pericolose derive che potrebbero divenire difficili da recuperare. Dunque, Autorità Procedente e Autorità competente devono iniziare a lavorare insieme da subito per individuare, seppure a grandi linee, gli ambiti critici, gli impatti diretti ed indiretti del Piano, ma anche per progettare la consultazione, in particolare individuare i soggetti competenti in materia ambientale e i settori di esperienza più utili anche tra il pubblico Questo tipo di approccio presuppone: un'attitudine culturale alla collaborazione ed alla facilitazione nonché al superamento di logiche burocratiche e di potere che ancora oggi non è comune nella P.A.; la rivisitazione del corpo normativo in materia, nel senso di un'integrazione e semplificazione delle procedure e il loro aggiornamento alla luce dei nuovi indirizzi nazionali ed internazionali in materia di partecipazione, parternariato e concertazione; una profonda riflessione sul significato, gli obiettivi, i risultati attesi dal processo di partecipazione, ma anche sugli sforzi organizzativi ed economici che tale processo comporta, sui conflitti che può portare allo scoperto, sul fatto che, una volta avviato, non può essere interrotto senza il rischio di una completa delegittimazione dell'amministrazione promotrice e la moltiplicazione di quei conflitti che il processo si proponeva di comporre. 3 Le consultazioni dovranno interessare le pertinenti Organizzazioni Non Governative e i settori del pubblico che sono interessati dall iter decisionale. e che ne sono o probabilmente ne verranno toccati (Direttiva 2001/42/CE). Un particolare rilievo viene dato al processo di Consultazione nella 42/2001/CE; il termine Consultazione è la trasposizione italiana di Consultation, utilizzato dalla Direttiva Europea, ma mentre il significato di quest'ultimo è a conference between two or more people to consider a particular question, il termine italiano rimanda ad un semplice meccanismo di raccolta di pareri/opinioni. Forse per questo il legislatore ha ritenuto opportuno inserirne nel testo la definizione puntuale per chiarire meglio la portata del processo. Così la Consultazione viene definita come l'insieme delle forme di informazione e partecipazione, anche diretta, delle amministrazioni, del pubblico e del pubblico interessato nella raccolta dei dati e nella valutazione dei piani, programmi e progetti. In realtà, nell'ambito della procedura di VAS, secondo la legislazione nazionale, la parola consultazione ritorna più volte ad indicare anche la relazione che intercorre, sin dalla fase di Verifica di Assoggettabilità, tra Proponente e/o Autorità Procedente, Autorità Competente e Soggetti Competenti in Materia Ambientale. Particolarmente partecipativa sembra essere la fase propedeutica alla stesura del Rapporto Ambientale, nel corso della quale si prevede la consultazione tra tutti i soggetti sopra nominati per definire la portata ed il livello di dettaglio delle informazioni da includere nel Rapporto Ambientale stesso: per questa fase la norma fissa solo i termini temporali (90 gg). La consultazione nella procedura di VAS assume il significato di elemento funzionale non solo in modo formale - al perseguimento di una maggior sostenibilità delle scelte. Esse si rivolgeranno sia alle Autorità ambientali coinvolte dai processi di trasformazione previsti, sia ai soggetti attivi del territorio, vale a dire a quanti, per interessi specifici, contribuiscono alla struttura ed all evoluzione del quadro socioeconomico locale: associazioni di categoria, associazioni di volontariato, comitati di cittadini, ecc. Software di screening VAS a cura di Ecoazioni Provincia di Ascoli Piceno3 3.3 GLI ATTORI DELLA PARTECIPAZIONE Il D.Lgs.4/2008, da indicazioni su come il livello partecipativo possa e debba essere diversificato, anche e soprattutto negli strumenti adoperati, a seconda degli attori coinvolti, del loro interesse, potere, urgenza, legittimità. Gli attori di un processo di VAS sono indicati in termini generali dalla legislazione di VAS 4 : Autorità Competente (AC): la P.A. cui compete l'adozione del provvedimento di verifica di assoggettabilità e l'elaborazione del parere motivato; Autorità Procedente (AP): la P.A. che elabora il Piano/Programma (P/P) ovvero, nel caso in cui il soggetto che predispone il P/P sia un diverso soggetto pubblico o privato, la P.A. che recepisce, adotta o approva il P/P; Proponente: il soggetto pubblico o privato che elabora il P/P; Soggetti Competenti in Materia Ambientale (SCMA): le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici che, per le loro specifiche competenze o responsabilità in campo ambientale, possono essere interessate agli impatti sull'ambiente dovuti all'attuazione del P/P; Consultazione: l'insieme delle forme di informazione e partecipazione, anche diretta, delle amministrazioni, del pubblico e del pubblico interessato nella raccolta dei dati e nella valutazione del P/P; Pubblico: una o più persone fisiche o giuridiche nonche', ai sensi della legislazione vigente, le associazioni, le organizzazioni o i gruppi di tali persone; Pubblico Interessato: il pubblico che subisce o può subire gli effetti delle procedure decisionali in materia ambientale o che ha un interesse in tali procedure. Le Organizzazioni Non Governative (ONG) che promuovono la protezione dell'ambiente e che soddisfano i requisiti previsti dalla normativa statale vigente, nonche' le Organizzazioni Sindacali (OO.SS.) maggiormente rappresentative, sono considerate come aventi interesse. Gli attori di un processo partecipativo, possono essere suddivisi in tre macro-categorie: istituzioni pubbliche: enti locali territoriali (comuni, province, regioni, comunità montane, ecc.), agenzie funzionali (consorzi, camere di commercio, aziende sanitarie, agenzie ambientali, università, ecc.), aziende controllate e partecipate; gruppi organizzati: gruppi di pressione (sindacati, associazioni di categoria, partiti e movimenti politici, mass media), associazioni del territorio (associazioni culturali, ambientali, di consumatori, sociali, gruppi sportivi o ricreativi, ecc.); gruppi non organizzati: cittadini e collettività (l'insieme dei cittadini componenti la comunità locale). La strumento partecipazione può contribuire, non solo a sincronizzare ed uniformare i percorsi di redazione del P/P con il processo di VAS sul piano procedurale, ma anche soprattutto a creare i presupposti culturali della reale integrazione tra i processi. Individuando un solo percorso partecipativo si stabilisce definitivamente, da un lato che il processo di Piano deve integrare le istanze della comunità cui è destinato, e dall'altro che tale processo è imprescindibile e indistinguibile da quello di VAS e che in tale prospettiva l'alterità dell'ac rispetto all'ap è un valore aggiunto e non un costo. All interno del processo partecipative assume una grande rilevanza l individuazione dei soggetti che devono essere coinvolti gli stakeholders. Essere uno stakeholder ("to hold a stake") significa possedere o portare un interesse, inteso quasi nel senso di un "diritto". In sostanza, lo stakeholder è un soggetto (una persona, un'organizzazione o un gruppo di persone) che ritiene di detenere un "titolo" per entrare in relazione con una 4 Come individuati dal comma 1 dell'art. 5 del D.Lgs. 4/2008 34 determinata organizzazione 5. Un soggetto le cui opinioni o decisioni, i cui atteggiamenti o comportamenti, possono oggettivamente favorire od ostacolare il raggiungimento di uno specifico obiettivo dell'organizzazione Si possono individuare gli stakeholder attraverso diverse metodologie; una di queste indica come principi per la loro identificazione, la capacità di influenza e quella di interesse che essi sono in grado di esercitare 6 : occorre definire i "fattori di influenza" di ciascun stakeholder individuato. La capacità di influenza dei singoli portatori di interesse è determinata dalla loro: dimensione, rappresentatività, risorse attuali e potenziali, conoscenze e competenze specifiche, collocazione strategica; occorre stabilire il "livello di interesse" di ciascun stakeholder rispetto alla sua l'incidenza e alla sua "capacità di pressione". Il "livello di interesse" è stabilito da due fattori: l'incidenza della politica considerata rispetto alla sfera di azione e agli obiettivi del portatore di interesse individuato e dalle iniziative di pressione che gli stakeholder possono mettere in campo per promuovere o rivendicare i propri interessi o per favorire una propria partecipazione al processo decisionale. Incrociando in una matrice influenza e interesse si ottengono tre categorie di stakeholder: gli stakeholder essenziali, cioè coloro che è necessario coinvolgere perché hanno alto interesse e alta influenza rispetto alla politica di riferimento e, quindi, forte capacità di intervento sulle decisioni che l Amministrazione vuole adottare; gli stakeholder appetibili, cioè coloro che opportuno coinvolgere poiché hanno basso interesse ma alta influenza. Questa categoria può essere rappresentata da gruppi di pressione o da opinion leader in grado di influenzare l opinione pubblica rispetto a determinate tematiche; gli stakeholder deboli, cioè coloro che hanno alto interesse ma bassa influenza. Questa categoria è rappresentata da soggetti che non hanno i mezzi e gli strumenti per poter esprimere in modo forte e omogeneo i propri interessi; questi soggetti coincidono spesso con le fasce destinatarie delle politiche dell Amministrazione ed è quindi opportuno coinvolgerle nella formulazione delle politiche stesse. Tra le possibili tecniche per l'individuazione degli STKH, particolarmente utile si è rivelato, il set di domande ideato dal Regional Environmental Center for Central end Eastern Europe (Allegato1) (http://www.rec.org/) 5 Tratto dal cap. 7 del lavoro, Gorel. Governare le relazioni, Ferpi, Primavera Regione Emilia Romagna, Team di innovazione regionale sul bilancio sociale, Bilancio sociale: strumenti e modalità di individuazione e coinvolgimento degli stakeholder, a cura di Luca Bisio 45 Gli STKH possono essere classificati e mappati in relazione ad un'ampia varietà delle loro caratteristiche: alla posizione rispetto all'ap; al grado di organizzazione/legittimazione; all'atteggiamento (sostenitori/oppositori) o al relativo potenziale di cooperazione/minaccia; al grado di influenza/potere; all'interesse; all'urgenza con la quale vogliono ottenere risposte. Si possono ottenere delle classificazioni degli STK incrociando in una matrice parametri relativi alla posizione/atteggiamento con altri relativi al potere/potenziale ciò può consentire, molto più che con una classificazione mono-criterio, elementi importanti per la successiva individuazione delle modalità/stili di coinvolgimento nel processo partecipativo Strategie relazionali Brusati (adattamento da Savage et al. 1991) Vi sono poi, tecniche come la Network Analysis che possono contribuire alla individuazione e comprensione di relazioni tra gli STK in un duplice modo. Da una parte consentendo di mappare con elevata precisione i soggetti, rilevanti per una rete funzionale ad un Piano/Programma, che operano sul territorio e che quindi dovranno essere coinvolti. A questo scopo l indagine viene organizzata utilizzando la snowball methodology : Si individua un primo ristretto gruppo di attori rilevanti (normalmente i più evidenti) che vengono intervistati per primi e a cui si chiede di indicare altri soggetti significativi presenti sul territorio (per l argomento d interesse), a questo punto si intervistano questi altri soggetti a cui si pone la stessa domanda e così via fino ad esaurire, per quanto possibile, tutti i soggetti indicati. L incrocio delle indicazioni ricevute permette di giungere a ricostruire un quadro complessivamente esaustivo. Attraverso l indagine viene inoltre ricostruito il quadro delle attività svolte dai soggetti individuati in merito agli aspetti affrontati. Dall altra parte permettendo di esaminare qualitativamente il reticolo delle relazioni esistenti sul territorio: permette di individuare le reti già esistenti. Questa indicazione è essenziale per il successo di un percorso di networking poiché rende possibile sfruttare quanto è già esistente e non 56 far partire da zero il percorso inoltre, solo valorizzando quanto già fatto è possibile acquisire credibilità presso gli attori che si intendono coinvolgere; permette di evidenziare la strategicità dei diversi attori all interno del quadro complessivo delle relazioni esistenti. Individuare chi sono gli attori che sono più centrali rispetto al reticolo preesistente all azione di networking dà la possibilità di capire quali sono gli attori su cui è necessario agire per far consolidare le dinamiche di rete; permette di evidenziare anche i soggetti che rimangono più marginali rispetto alla trama di relazioni. Esempio di network analysis applicata a Corviale: Ecoazioni Comune di Roma (2004) 3.4 IL RUOLO DELL INFORMAZIONE L informazione assume un ruolo fondamentale per una corretta diffusione delle conoscenze ambientali. L informazione ha anche un ruolo rilevante nelle strategie di coinvolgimento degli stakeholders per rendere il confronto, con le comunità locali davvero produttivo, è opportuno che almeno la fase di annuncio delle iniziative e di informazione di base si realizzi in sinergia con i media locali più rappresentativi, ovvero quelli caratterizzati da: un'ampia diffusione sul territorio; grande pervasività nei confronti del proprio target; un'ampia fascia di pubblico fidelizzato ; un elevato grado di legittimazione da parte dell'opinione pubblica, dei movimenti di opinione e delle reti di lobbying, poiché sono quelli che possono maggiormente influenzare gli esiti del processo partecipativo. La diffusione dell informazione può avvenire anche attraverso il WEB, Internet rappresenta oggi uno degli strumenti di comunicazione più versatili: veicolo di testi-immagini-filmati, accessibile anche non vedenti e non udenti e portatori di handicap motori, ubiquitario, consente sia la comunicazione bidirezionale sincrona (chat room, social network,..) e asincrona (forum33, , sondaggi, blog..), tipica degli strumenti consultivi/partecipativi, sia quella monodirezionale (asincrona) tipica degli strumenti informativi. 67 Internet veicola inoltre agevolmente le più moderne applicazioni di modellistica grafica e simulazione, adattissime a rappresentare scenari e suggestioni tipiche del processo di pianificazione, specie in ambito territoriale/ambientale. Queste caratteristiche rendono il web lo strumento principe per la progettazione del percorso partecipativo. Infatti, benché insostituibile al contatto de visu (forma di interazione cui è sempre opportuno dedicare un numero minimo di appuntamenti nell'agenda della partecipazione per consolidare il rapporto tra gli interlocutori, che altrimenti rischiano di mantersi virtuali ), consente comunque di condurre il confronto attivo e partecipato con gli attori locali (ad esempio attraverso i forum o le chat room mediate, ove il rappresentante dell'amministrazione può dialogare in tempo reale e contemporaneamente con tutti gli utenti del forum) o semplicemente consultarli (attraverso questionari e sondaggi). Attraverso internet si possono creare dei veri e propri forum virtuali attraverso i quali arricchire il dibattito e la raccolta di contributi (http://parco.ogliosud.it:8080/jforum/forums/list.page) LE TECNICHE DI PARTECIPAZIONE La partecipazione, come è stato dimostrato da numerose esperienze condotte in tutta Europa, può contribuire a diversi momenti del percorso di VAS. Questa è, peraltro, l indicazione che emerge dalle Linee Guida elaborate dalla Commissione Europea per l adozione della VAS. E proprio partendo da tali Linee Guida e tenendo, anche, in considerazione le ulteriori indicazioni emerse dalla normativa provinciale, nazionale e comunitaria, si arriva alla conclusione che la partecipazione può essere introdotta nelle seguenti fasi della VAS: Durante l elaborazione del piano o del programma. In questa sede la partecipazione può assicurare un recepimento preventivo delle questioni ambientali all interno della progettazione e un adeguamento in itinere del Piano o Programma. Intervenire con la partecipazione in questa fase significa prevenire l emersione dei conflitti. La partecipazione durante la fase di progettazione potrebbe essere, inoltre, utilizzata per contribuire alla definizione delle alternative in modo da conferire a queste credibilità. Durante lo Screening per la verifica della necessità della VAS per un Piano o un Programma. In questa fase la partecipazione può contribuire alla identificazione delle questioni ambientali su cui il Piano o il Programma e, soprattutto, ad una definizione condivisa della loro rilevanza. Durante l elaborazione del Rapporto Ambientale sulla proposta di piano o programma. In questa sede la partecipazione può essere utilizzata per arrivare all individuazione delle priorità ambientali. E possibile, cioè, individuare attraverso la partecipazione quegli obiettivi e quei parametri di valutazione necessari a permettere la valutazione di quegli aspetti ambientali per cui non vi sono limiti di legge. Ma attraverso la partecipazione è possibile anche legittimare la scelta di porre limiti ambientali più stringenti di quelli di legge. Ex post rispetto alla progettazione e alla redazione del Rapporto Ambientale. In questo caso la partecipazione può servire per assicurare l effettiva corrispondenza tra il risultato della progettazione e le esigenze e priorità della comunità interessata dal Piano o Programma. I metodi di informazione, consultazione e confronto con gli Stakholders devono essere scelti in funzione dei destinatari cui sono rivolti: anche se lo scopo del percorso partecipativo è quello di creare una base di conoscenza comune e porre i partecipanti in condizione di poter offrire un contributo reale ai processi in cui sono coinvolti, bisogna prevedere flussi di informazione/formazione e metodi di partecipazione funzionali ai differenti obiettivi e alle diverse tematiche assegnati ai diversi soggetti del percorso. 7 Progetto Strariflu, esempio di Forum on line Ecoazioni 2008 Parco Oglio Sud. 78 Di seguito vengono segnalate alcune tra le tecniche di partecipazione che si sono dimostrate più funzionali a processi VAS. Brainstorming (Allegato 2) Il brainstorming è uno strumento utile in tutti quei casi in cui si desidera coinvolgere attivamente un gruppo di persone e stimolare la generazione di idee o contributi alla discussione. Può essere utilizzato anche per far emergere i diversi punti di vista rispetto ad un problema. Scala delle Priorità Obbligate (Allegato 3) La Scala delle Priorità Obbligate è una tecnica per l individuazione e la prioritizzazione di criteri valutativi per un progetto o una attività. Pone i presupposti per una valutazione condivisa. GOPP - Goal Oriented Project Planning (Allegato 4 ) Il GOPP è una metodologia che permette facilità la progettazione di gruppo guidando i partecipanti nella definizione di tutti gli elementi necessari a configurare un progetto. EASW - European Awareness Scenario Workshop (Allegato 5) L EASW è una metodologia nata per favorire la pianificazione delle politiche per lo sviluppo locale sostenibile, favorendo la creazione di scenari. OST - Open Space Techology (Allegato 6) L OST è una metodologia che consente di promuovere il dibattito e la partecipazione. Rappresenta un utile strumento per promuovere il mutuo apprendimento e la discussione. Action Planning (Allegato 7) L action Planning è un metodo di progettazione partecipata di origine anglosassone, che serve a individuare i bisogni ed i problemi di un determinato contesto territoriale, attraverso il contributo della comunità locale. La scelta della tecnica partecipativa migliore attiene anche alla sensibilità e competenza del mediatore/facilitatore degli incontri che orienterà la scelta del metodo su quello più consono alla situazione, eventualmente adattato con l'inserimento di elementi desunti da altre metodologie consolidate, (nei due riquadri precedenti sono riportate alcune delle tecniche attualmente più significative). Il processo partecipativo va comunque considerato parte integrante del processo formativo del Piano e deve contribuire al raggiungimento degli obiettivi all interno di un iter specifico (http://www.ambiente.regione.umbria.it/canale.asp?id=462) 8. 8 Processo di VAS del PRG parte strutturale del Comune di Trevi, Ecoazioni9 Esempio di applicazione del set di domande ideato dal Regional Environmental Center for Central end Eastern Europe al PTAMC della Regione Liguria10 BRAINSTORMING UTILIZZO GENERALE A cosa serve Il brainstorming è uno strumento utile in tutti quei casi in cui si desidera coinvolgere attivamente un gruppo di persone e stimolare la generazione di idee o contributi alla discussione. Può essere utilizzato anche per far emergere i diversi punti di vista rispetto ad un problema. Come funziona Il Brainstorming prevede due distinte fasi: - una prima fase, detta divergente, in cui viene stimolata la produzione di idee a ruota libera. Una volta messo a fuoco il problema e fissato un tempo limite per l'incontro, ciascuno, in questa fase, ha la possibilità di esprimere la propria idea. - una seconda fase, detta convergente, in cui le idee vengono selezionate e valutate al fine di individuare e condividere quelle più interessanti. Modalità di lavoro Il Brainstorming si può svolgere anche con gruppi estesi di persone (20-30). Tutti i partecipanti lavorano nella stessa sala supportati da un facilitatore che prenderà nota su una lavagna a folgi mobili delle indicazioni provenienti dai partecipanti. Nella prima fase vengono registrate sulla lavagna tutti i contributi dei partecipanti senza farne alcuna selezione se non quella relativa alle ripetizioni evidenti. Terminata la prima fase per cui viene fissato un tempo massimo, si procede alla rilettura di quanto emerso e alla selezione delle indicazioni che trovano la maggiore condivisione. In questa fase le varie indicazioni possono essere anche articolate meglio e essere accorpate quelle simili. Il facilitatore deve in questa fase acquisire solo i contributi positivi (cioè favorevoli ad una determinata indicazione) ed evitare l emersione di pareri negativi che potrebbero ingenerare conflittualità all interno del gruppo e pregiudicare il lavoro. L espressione delle preferenze non viene in generale espressa da una votazione ma è il facilitatore a trarre le conclusioni. Location Una stanza in grado di permettere a tutti i partecipanti di essere seduti. Facilitazione Un solo facilitatore. Durata 2 ore11 SCALA DELLE PRIORITA OBBLIGATE UTILIZZO GENERALE A cosa serve La Scala delle Priorità Obbligate è una tecnica per l individuazione e la prioritizzazione di criteri valutativi per un progetto o una attività. Pone i presupposti per una valutazione condivisa. Come funziona La SPO si compone di tre fasi: - una prima fase di brainstorming per l individuazione e la classificazione dei criteri valutativi; - una seconda fase di gerarchizzazione di tali criteri; - una terza fase di attribuzione di pesi. Modalità di lavoro I laboratori SPO si possono svolgere con un gruppo ridotto di persone (10-15) tutti appartenenti ad una stessa categoria. Tutti i partecipanti lavorano nella stessa sala supportati da un facilitatore. Il Facilitatore nella prima fase svolge un vero e proprio brainstorming, chiedendo ai partecipanti di individuare quali sono gli aspetti più rilevanti per assicurare la qualità dell attività o progetto che si intende valutare. Anche in questo caso prende nota di tutte le risposte sulla lavagna a fogli mobili. Successivamente il facilitatore, raggruppa i diversi contributi provenienti dai partecipanti nel minor numero possibile di categorie. Ogni categoria rappresenta un criterio di valutazione. Fatto ciò, viene chiesto ai partecipanti di ordinare tali criteri secondo una scala che va dal più importante al meno importante, prima secondo il loro punto di vista e poi secondo quello che ritengono il punto di vista di una categoria estranea al gruppo. Per esempio i partecipanti se i partecipanti sono i funzionari di un Amministrazione Pubblica responsabile dell attività o progetto che dovrà essere sottoposto a valutazione, gli potrà essere chiesto di ordinare i criteri secondo due differenti dimensioni: secondo il livello di importanza che loro gli attribuiscono e secondo il livello di importanza che secondo loro gli attribuirebbero i cittadini. I criteri sono ordinati secondo una scala ad intervalli. Questi intervalli sono corrispondenti al numero dei criteri selezionati. Se i criteri sono 10 saranno quindi 10 anche gli intervalli della scala. Cittadini Massima importanza Massima importanza DIMENSIONE AMMINISTRATORI 1.Impatto su qualità della vita 2. Efficienza economica 3. Impatto ambientale 4. Impatto paesaggistico 5. Impatto sulla salute Successivamente verrà costruito un quadrante che mapperà la collocazione dei diversi criteri secondo le due dimensioni. All interno di questa mappa a seconda della collocazione potranno quindi essere attribuiti dei pesi ai diversi criteri Amministratori12 Location Una stanza in grado di permettere a tutti i partecipanti di essere seduti. Facilitazione Un solo facilitatore. Durata 4 ore13 GOPP (Goal Oriented Project Planning) UTILIZZO GENERALE A cosa serve Il GOPP è una metodologia che permette facilità la progettazione di gruppo guidando i partecipanti nella definizione di tutti gli elementi necessari a configurare un progetto. Come funziona Nel Laboratorio GOPP si costruisce una matrice di progettazione (quadro logico) in cui l idea progettuale e sviluppata in tutti gli elementi fondamentali quali: obiettivi generali, scopo, risultati, attività, rischi, prerequisiti Modalità di lavoro Il GOPP si può svolgere con gruppi limitati partecipanti (normalmente intorno ai 20). All interno di un laboratorio GOPP occorre coinvolgere tutti i soggetti portatori di interessi qualificati che possono contribuire all intervento progettuale. Il GOPP è diviso in 5 fasi: - la prima fase consiste nell identificazione e la gerarchizzazione dei problemi. Per problemi si intendono le situazioni che sono considerate negative per il tema trattato e le loro possibili cause. L elicitazione degli obiettivi può essere svolta con le Albero dei problemi modalità del brainstorming controllato (in cui il numero e il contenuto degli interventi sono guidati dal facilitatore). Successivamente allo scopo di gerarchizzare i problemi viene costruito l albero dei problemi che permette di organizzarli visivamente e di ordinarli secondo una rapporto di causa-effetto. - nella seconda fase con modalità simili alla precedente vengono individuati gli obiettivi da perseguire a fronte dei problemi identificati. Anche gli obiettivi vengono a loro volta gerarchizzati in un albero degli obiettivi. - la terza fase ha l obiettivo di portare alla selezione degli ambiti di intervento su cui si vuole intervenire prioritariamente. A questo scopo il Facilitatore chiede di selezionare gli obiettivi considerandone l Urgenza, le Risorse umane e finanziarie disponibili, l interesse strategico e la Fattibilità. - la quarta fase prevede la progettazione vera e propria tramite l utilizzo di uno schema di quadro logico. Ai partecipanti viene chiesto di riempirlo arrivando così a definire glòi elementi essenziali dell idea progettuale. - la quinta fase prevede l individuazione di indicatori che permettano la misurazione del Livello OBIETTIVI GENERALI SCOPO RISULTATI ATTIVITA Definizione benefici sociali o economici di lungo periodo ai quali contribuisce il progetto beneficio che ottengono i beneficiari dai servizi forniti dal progetto servizi che i beneficiari riceveranno dal progetto cio che viene realizzato nel progetto per fornire i servizi previsti Schema elaborato dall IRRE Campania Significato perche e importante per la societa perche i beneficiari ne hanno bisogno? cosa fornisce il progetto? cosa fa concretamente il progetto?14 livello di perseguimento degli obiettivi individuati. Location Una stanza in grado di permettere la disposizione dei partecipanti a ferro di cavallo.. Facilitazione Un facilitatore e un assistente. Durata 2 giorni15 EASW (European Awareness Scenario Workshop) A cosa serve L EASW è una metodologia nata per favorire la pianificazione delle politiche per lo sviluppo locale sostenibile. Come funziona L EASW si articola in due parti: - il visioning, in cui viene stimolata la capacità immaginativa dei partecipanti attraverso la costruzione di scenari futuri. - l idea generation, in cui i partecipanti sono sollecitati ad individuare le attività necessarie per realizzare la visione futura positiva che hanno realizzato nella fase precedente. Modalità di lavoro Il numero ideale di partecipanti per un Laboratorio EASW è di 40. Un laboratorio EASW può essere diviso in 5 fasi distinte: - introduzione al laboratorio. In questa fase ai partecipanti vengono presentate alcune informazioni introduttive relative al contesto territoriale su cui si intende intervenire. Queste informazioni sono costituite dallo Scenario 0 e da 4 Scenari Futuri Alternativi. Lo Scenario 0 è una descrizione della situazione attuale svolta tramite la presentazione di dati rilevanti per descrivere il contesto e gli aspetti ad esso relativi, su cui si intende intervenire. I 4 Scenari Futuri rappresentano, invece, ipotesi di futuro alternative tra loro. Queste 4 ipotesi vengono realizzate attraverso la combinazione di differenti scelte di sviluppo considerate come alternative (per esempio le scelta di uno sviluppo attraverso un prevalente utilizzo di tecnologia oppure attraverso soluzioni organizzative combinate alternativamente volta con la possibilità di prevedere un ampio ricorso all intervento pubblico o di lasciare il tutto alla libera iniziativa dei privati). Gli scenari futuri sono realizzati attraverso descrizioni di mezza pagina che ne accentuano al massimo le differenze. Il loro scopo è di stimolare la capacità di visioning dei partecipanti. - Suddivisione dei partecipanti in gruppi di ruolo e sviluppo di visioni. Nello sviluppo di visioni i partecipanti lavorano in 4 gruppi di interesse, in ragione dell appartenenza ad una stessa categoria sociale (cittadini, amministratori ecc.). Durante il lavoro di gruppo, i partecipanti sono invitati a proiettarsi nel futuro per immaginare, in relazione ai temi della discussione, come risolvere i problemi della città in cui vivono e lavorano. Lo scenario sviluppato deve poi essere collocato all interno del diagramma delle scelte alternative. Interventi pubblici predominanti Alta rilevanza della tecnologia Bassa rilevanza della tecnologia Interventi privati predominanti16 - Costruzione della visione condivisa. Le visioni elaborate da ciascun gruppo vengono presentate in una sessione plenaria al termine della quale sarà elaborata dai facilitatori la visione comune di tutti i partecipanti. - Idea Generation. Nella proposta di idee i partecipanti sono chiamati a lavorare in gruppi tematici. Partendo dalla visione comune vengono distinti 4 temi su cui i partecipanti saranno chiamati a lavorare. Ad ogni gruppo viene assegnato un tema relativamente a cui dovrà occuparsi di proporre idee in grado di realizzare realtivametne a tale tema, la visione condivisa. Devono essere formulate idee concrete che propongano come realizzare la visione comune. Dovrà essere individuato anche chi dovrà assumersi la responsabilità della loro realizzazione. - Selezione delle idee. Una volta selezionate le idee i gruppi sono chiamati a presentarle in plenaria. Successivamente le idee vengono votate tramite l apposizione di bollini colorati sui poster che le contengono. Location Una stanza in grado di accogliere tutti i partecipanti e almeno altre tre stanze in grado di accogliere gruppi di persone. Facilitazione Sono necessari un National Monitor, 4 facilitatori e 4 assistenti. Durata 1 Giorno17 OST (OPEN SPACE TECHOLOGY ) A cosa serve L OST è una metodologia che consente di promuovere il dibattito e la partecipazione. Rappresenta un utile strumento per promuovere il mutuo apprendimento e la discussione. Come funziona Nell OST i partecipanti si incontrano per: - definire gli argomenti ed i temi; conoscere gli attori locali; - raccogliere in modo ed aperto gli spunti, i contributi e le indicazioni utili - delineare i temi ed i contenuti specifici da approfondire, eventualmente anche con altre tecniche Modalità di lavoro All inizio del laboratorio, i partecipanti vengono disposti in un circolo e invitati ad individuare le questioni di cui intendono discutere. Chi ha una questione da porre va al centro del circolo e presenta la propria questione, dopo di che la scrive, insieme al suo nome, su di un poster che attacca al muro. Vengono dati circa 15 minuti per manifestare le proprie proposte, dopo di che tutti i partecipanti consultano i vari poster e si segnano per i gruppi a cui intendono prendere parte. I partecipanti ai diversi gruppi individuano in completa autogestione gli obiettivi, criticità e titoli di azioni relativi alla questione di cui si occupano. Al termine dei lavori, elaborano un Report che viene consegnato ai partecipanti. Durante l OST i partecipanti: - Sono liberi di partecipare a tutti i gruppi di lavoro che desiderano - Sono liberi di lasciare il gruppo di lavoro in cui stanno lavorando per un altro più interessanti Location E necessaria una sala molto ampia che possa arrivare ad accogliere anche 100 persone. Facilitazione Sono necessari un Facilitatore e 2 assistenti Durata 1 giorno18 ACTION PLANNING A cosa serve E un metodo di progettazione partecipata di origine anglosassone, che serve a individuare i bisogni ed i problemi di un determinato contesto territoriale, attraverso il contributo della comunità locale. Come funziona Questa tecnica rappresenta una valida alternativa alla discussione di tipo assembleare perché favorisce la partecipazione delle persone che sono meno inclini o meno preparate al dibattito pubblico, perché consente ad ogni partecipante di esprimere le proprie idee e i propri suggerimenti in maniera semplice, anonima, riflessiva e molto libera. Modalità di lavoro Il Laboratorio viene avviato con domande di carattere generale da parte del Facilitatore. I partecipanti esprimono le loro idee ed opinioni utilizzando dei post-it che possono attaccare su degli ampi cartelloni. Successivamente il Facilitatore invita i partecipanti ad esprimere delle previsioni sui cambiamenti che interesseranno il loro territorio e sugli effetti attesi sia favorevoli che svantaggiosi. Il passaggio finale è quello di individuare alcuni principi, o linee guida che possano permettere di assicurare il raggiungimento degli effetti positivi e per prevenire quelli negativi. Location E necessaria una sala molto ampia che possa arrivare ad accogliere anche persone Facilitazione Sono necessari un Facilitatore e 1 assistente Durata 3-4 ore Vedere altro
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 art. 15
 Articolo 1
 ART. 5
 ART. 21
 ART. 5