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Timestamp: 2020-02-18 11:36:31+00:00

Document:
Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 27 dicembre 2006, n. 297, recante disposizioni urgenti per il recepimento delle direttive comunitarie 2006/48/CE e 2006/49/CE e per l'adeguamento a decisioni in ambito comunitario relative all'assistenza a terra negli aeroporti, all'Agenzia nazionale per i giovani e al prelievo venatorio (A.C. 2112) (ore 11,05).
(Esame dell'articolo unico - A.C. 2112)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 2112 sezione 3), nel testo recante le modificazioni apportate dalla Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 2112 sezione 4).
Avverto che le proposte emendative presentate si intendono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo recante le modificazioni apportate dalla Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 2112 sezione 5).
Ricordo che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 2112 sezioni 1 e 2).
A tal fine il gruppo Lega Nord Padania è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Prima di passare all'esame degli emendamenti, la Presidenza desidera richiamare l'attenzione dell'Assemblea su alcune questioni relative all'ammissibilità dei medesimi; ciò anche in risposta ad una lettera inviata al Presidente della Camera dal presidente del gruppo della Lega Nord Padania, onorevole Maroni, in cui si contesta l'ammissibilità dell'emendamento 3.2 del Governo, presentato nel corso dell'esame in sede referente, nonché ad una lettera, inviata per conoscenza al Presidente della Camera dal ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, circa una possibile dichiarazione di inammissibilità relativa ad alcuni articoli aggiuntivi all'articolo 3 del testo in esame, valutazione questa che, come è noto, è effettuata, a termini di regolamento, in via esclusiva dalla Presidenza della Camera.
Come è stato più volte rilevato, l'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento, al fine di garantire il rispetto dei criteri stabiliti dalla legislazione vigente in ordine alla specificità e alla omogeneità delle disposizioni recate dai decreti-legge e ai limiti del loro contenuto, prevede per la valutazione dell'ammissibilità degli emendamenti criteri più rigorosi rispetto a quelli stabiliti nell'ambito del procedimento legislativo ordinario, stabilendo, in particolare, che devono essere dichiarati inammissibili gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi che non siano «strettamente attinenti» alla materia del decreto-legge.
In altre parole, spetta al Governo - in sede di adozione del decreto-legge - determinare l'ambito dell'intervento straordinario Pag. 21ed urgente, così definendo anche la materia rispetto alla quale l'intervento emendativo delle Camere potrà esercitarsi.
I sopra ricordati canoni interpretativi, in base ad una prassi consolidata nella XII, XIII e XIV legislatura, come da ultimo ricordato nella seduta del 24 gennaio scorso, conoscono in via eccezionale la sola deroga, relativa ai decreti-legge in materia di proroga di termini e per quelli collegati alla manovra finanziaria, per i quali, in ragione del loro specifico carattere, oltre al criterio materiale si applica anche un criterio finalistico.
Nel caso in esame, a fronte di una obiettiva eterogeneità delle disposizioni contenute nel decreto-legge, la Commissione ha ritenuto di utilizzare un analogo criterio finalistico, ravvisando nelle norme l'elemento unificante rappresentato dalla loro finalizzazione all'adempimento di obblighi comunitari.
Sulla base di tali considerazioni, pertanto, nel corso dell'esame in sede referente sono state valutate ammissibili alcune proposte emendative, tutte accomunate dalla finalità di adeguare l'ordinamento italiano ad obblighi che discendono dall'ordinamento comunitario.
Al riguardo, tuttavia, occorre tenere presente che tale opzione interpretativa non trova riscontro nella prassi fin qui osservata in materia di canoni di ammissibilità degli emendamenti riferiti ai decreti-legge (anche per il fatto che non si sono dati finora decreti-legge con le caratteristiche specifiche di quello in esame, recanti cioè una pluralità di norme eterogenee tutte indistintamente in attuazione di obblighi comunitari).
Per altro verso, si deve considerare che l'applicazione di un criterio finalistico ad una siffatta tipologia di decreti-legge rischia di ampliare a dismisura l'ambito materiale di intervento dei provvedimenti medesimi.
A tale proposito occorre, del resto, ricordare che proprio con riferimento all'adempimento degli obblighi che discendono dalla partecipazione dell'Italia alle Comunità europee, l'ordinamento prevede uno specifico strumento - la legge comunitaria - per l'esame parlamentare della quale ricordo che l'articolo 126-ter del regolamento contempla una disciplina particolare che coinvolge, in sede consultiva, le altre Commissioni permanenti, attraverso una rigorosa scansione di tempi e di competenze; procedura, questa, che costituisce la sede principale per l'esame di questo genere di norme.
Ricordo a tale proposito che l'articolo 8, comma 4, della legge n. 11 del 2005, prevede che il Governo presenti tale strumento alle Camere all'inizio di ciascun anno.
Pertanto la Presidenza non può che dichiarare inammissibili per estraneità di materia - come sopra definita - l'emendamento 3.100 del Governo (volto ad adeguare l'ordinamento a diverse procedure di infrazione in tema di tasse di concessione sulle società, pubblicità dei prodotti del tabacco, reti e servizi interattivi, autorizzazione al lavoro di cittadini di Stati terzi, diritto d'autore, attribuzioni dei consulenti del lavoro, soggiorno di breve durata) e l'articolo aggiuntivo Bonelli 3.01 (che interviene sui commi 1117 e 1118 della legge finanziaria per il 2007, relativi rispettivamente: alla disciplina del finanziamento per la promozione delle fonti rinnovabili di energia, al fine di limitare l'ambito di applicazione della deroga che attualmente consente l'accesso ai suddetti finanziamenti anche agli impianti alimentati da fonti non rinnovabili; alle modalità di emanazione della relativa disciplina attuativa, prevedendo il concerto del ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare), che riproducono sostanzialmente il contenuto di analoghe proposte già presentate in Commissione ed in quella sede valutate ammissibili.
Debbono, del pari, ritenersi inammissibili per la stessa ragione gli articoli aggiuntivi Bonelli 3.010 e 3.011, non previamente presentati in Commissione, anch'essi (analogamente all'articolo aggiuntivo 3.01) relativi alla disciplina del finanziamento per la promozione delle fonti rinnovabili di energia, nonché l'emendamento Bressa 4.60, non previamente presentato in Commissione, volto ad adeguare Pag. 22l'ordinamento ad una procedura di infrazione, in materia di disciplina applicabile nelle province autonome di Trento e Bolzano alle concessioni idroelettriche.
Avverto, inoltre, che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 7, e 86, comma 1, del regolamento, le seguenti proposte emendative, previamente presentate in Commissione ed in quella sede già dichiarate inammissibili: gli emendamenti Fugatti 4.14, Gioacchino Alfano 4.6, 4.7, 4.8 e 4.9, volti ad autorizzare il Governo a richiedere in sede comunitaria deroghe al divieto di prelievo venatorio per alcune specie animali; l'emendamento Gioacchino Alfano 4.10, volto a disporre l'abrogazione del comma 1226 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2007, che stabilisce per le regioni l'obbligo di adottare misure per la conservazione degli habitat naturali; l'emendamento Gioacchino Alfano 4.11, volto a disporre l'abrogazione del comma 471 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2007, che prevede che la vigilanza sull'Istituto nazionale per la fauna selvatica sia esercitata dal Ministero dell'ambiente, anziché dalla Presidenza del Consiglio dei ministri; l'articolo aggiuntivo Verro 5.06, in materia di emissione dei certificati verdi, volto a prevedere che l'abrogazione del comma 71 dell'articolo 1 della legge n. 239 del 2004, prevista dal comma 1120 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2007, faccia comunque salvi i diritti degli impianti di produzione di energia che rispettino determinati requisiti.
La Presidenza non ritiene, infine, ammissibile l'emendamento Fugatti 2.15, già presentato in Commissione e ivi dichiarato inammissibile, in quanto volto ad incidere, nell'ambito di un procedimento di conversione di un decreto-legge, su una norma di delega legislativa.
ANGELO BONELLI. Sulla dichiarazione di inammissibilità di alcuni emendamenti, da lei letta, per formulare una richiesta alla Presidenza in base all'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento.
Innanzitutto, signor Presidente, voglio dirle che non condividiamo questa scelta, trattandosi peraltro di emendamenti, come quelli a mia firma 3.010, 3.01 e 3.011, che avevano già ricevuto il parere favorevole della Commissione.
Ci atteniamo, quindi, al parere formulato dagli uffici della Presidenza, ma come gruppo dei Verdi facciamo presente che si tratta di emendamenti che tendono a recepire direttive comunitarie - in particolar modo la direttiva 2001/1977/CE - in relazione a ben cinque procedure di infrazione. Dal nostro punto di vista, si tratta dunque di questioni rilevanti, puntuali e pertinenti all'oggetto del decreto-legge, ma, poiché, stante l'interpretazione che gli uffici danno, non sarebbe possibile intervenire sulla materia, considerato che vi è una sorta di blindatura e poiché si tratta, invece, di recepimento di direttive comunitarie, chiedo alla Presidenza una revisione del parere.
Ovviamente, poiché si tratta di un potere che la Presidenza può esercitare sulla base dell'articolo 96-bis, comma 7 del regolamento, chiediamo che la stessa valuti di sottoporre all'Assemblea la decisione circa l'ammissibilità (Applausi dei deputati dei gruppi Verdi e La Rosa nel Pugno).
MAURIZIO FUGATTI. A nome del gruppo della Lega Nord, esprimiamo la nostra valutazione positiva sul fatto che la Presidenza non abbia voluto accogliere, dichiarandolo inammissibile, l'emendamento del Governo 3.100.
Non riteniamo questo un fatto straordinario, ma solo che la Presidenza abbia legittimamente e giustamente applicato il regolamento. Di straordinario, invece, vi è il metodo che il Governo ha pensato di utilizzare in questa fase per scardinare la Pag. 23Bossi-Fini. Infatti, con un'imboscata in Commissione, all'ultimo minuto, il Governo, allo scopo di scardinare questa legge, ha presentato un emendamento riferito ad un testo di una legge che tratta di banche, di finanza, di vigilanza, di intermediari finanziari!
Questo emendamento non ha niente a che vedere con il provvedimento di conversione del decreto-legge che oggi stiamo discutendo; il che, oggettivamente, ha bloccato i lavori della Commissione finanze a causa dell'ostruzionismo della Lega Nord.
Oggi, pertanto, noi vediamo con favore la decisione della Presidenza, ma dobbiamo criticare il modo di operare di questo Governo. Se quest'ultimo vuole far approvare una legge sull'immigrazione, si metta d'accordo, rediga un testo complessivo, lo presenti alle Commissioni competenti, non alla sola Commissione finanze (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania, Forza Italia, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Alleanza Nazionale)...!
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Fugatti...
MAURIZIO FUGATTI. Venga in Aula, se ha il coraggio di discuterlo! Un provvedimento sull'immigrazione si deve fare in questa sede e presso le Commissioni competenti, non con le imboscate dell'ultimo momento, bloccando i lavori della Commissione finanze (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
PRESIDENTE. Onorevole Fugatti, le ho dato la parola in questo spazio di seduta che consente ai deputati di intervenire nel merito tecnico del giudizio di ammissibilità o inammissibilità. Questo momento non può tuttavia trasformarsi in una fase di dibattito politico sulle conseguenze, appunto, politiche dei giudizi di ammissibilità. Pertanto, prego i colleghi - come ha fatto l'onorevole Bonelli, al quale poi darò una risposta - di attenersi a questo tipo di valutazione.
MARIA LEDDI MAIOLA, Relatore. Signor Presidente, avendo ascoltato la lettura dettagliata delle dichiarazioni di inammissibilità, che modificano il quadro complessivo della situazione, riteniamo indispensabile chiedere una breve sospensione della seduta per riunire il Comitato dei nove.
PRESIDENTE. Sempre su questo punto, immagino... Ne ha facoltà.
GIANFRANCO CONTE. Sì, signor Presidente, intervengo sulla questione dell'inammissibilità. L'altro ieri, nel corso della discussione sulle linee generali, avevo sollevato il problema concernente l'ammissibilità degli emendamenti e mi pare che l'atteggiamento della Presidenza sia assolutamente condivisibile. Ritengo che si sia fatto un passo avanti.
D'altra parte - ne avevamo già parlato nell'ambito della discussione del decreto «mille proroghe» -, la Presidenza ha adottato delle decisioni che ha mantenuto anche in ordine a questo provvedimento e crediamo che questa sia la strada giusta. Ci troviamo completamente d'accordo nel proseguire in questo senso.
MARIA IDA GERMONTANI. Chiedo di parlare.
MARIA IDA GERMONTANI. Signor Presidente, il gruppo di Alleanza Nazionale è d'accordo sulla decisione assunta dalla Presidenza di dichiarare l'inammissibilità dell'emendamento 3.100 del Governo.
Nel corso dell'intervento da me svolto in sede di discussione sulle linee generali del provvedimento avevo evidenziato il Pag. 24tentativo del Governo di effettuare un'apertura indiscriminata all'immigrazione con la conseguente cancellazione...
PRESIDENTE. Deputata Germontani, la prego! Il dibattito politico si svolgerà dopo.
MARIA IDA GERMONTANI. ...con un colpo di spugna della cosiddetta legge Bossi-Fini. Noi, lo ripeto, siamo d'accordo sulla decisione assunta dalla Presidenza di dichiarare inammissibile la proposta emendativa presentata dal Governo.
PRESIDENTE. Debbo una risposta al deputato Bonelli. Dico subito che la Presidenza non ritiene di applicare quanto previsto dall'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento della Camera dei deputati, cioè di sottoporre al voto dell'Assemblea la valutazione di inammissibilità delle proposte emendative. Come i colleghi sanno, quella è una prassi che, anche sulla base di una valutazione di buonsenso, non seguiamo da moltissimo tempo in questa Assemblea. Se dovessimo instaurarla come prassi ricorrente, una maggioranza politica potrebbe, in astratto e in linea generale, formulare un giudizio di inammissibilità sugli emendamenti presentati dall'opposizione. Pertanto, da tempo si è convenuto di seguire un'altra prassi.
Nel merito del giudizio, la Presidenza non può che ribadire la correttezza della valutazione effettuata, atteso che tali proposte emendative, riconducibili al perseguimento degli obiettivi fissati dalla direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 settembre 2001, hanno ad oggetto una materia non contemplata nel testo del decreto-legge, così come adottato dal Governo, e non sono strettamente attinenti alle materie in esso contenute, così come prescritto dall'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento in materia di ammissibilità degli emendamenti riferiti ai decreti-legge.
La Presidenza prende atto anche del rilievo politico delle questioni sollevate, ma non può discostarsi dalla prassi interpretativa delle citate norme regolamentari; ciò anche a garanzia del corretto utilizzo degli strumenti normativi.
Chiedo alla relatrice, deputata Leddi Maiola, per quanto tempo ritenga necessario sospendere i lavori in Assemblea al fine di consentire al Comitato dei nove di riunirsi.
MARIA LEDDI MAIOLA, Relatore. Signor Presidente, ritengo che una sospensione di circa trenta minuti sia sufficiente.
La seduta, sospesa alle 11,30, è ripresa alle 12,15.
PRESIDENTE. Avverto che la Commissione ha appena presentato gli emendamenti 5.100 (vedi l'allegato A - A.C. 2112 sezione 5) e Dis. 1.1 (vedi l'allegato A - A.C. 2112 sezione 6), il cui testo è in distribuzione. Il termine per la presentazione di subemendamenti è fissato per le 14 di oggi.
Avverto altresì che è stato ritirato dal presentatore l'emendamento Gioacchino Alfano 1.3.
Ha chiesto di parlare sul complesso degli emendamenti l'onorevole Fasolino. Ne ha facoltà.
GAETANO FASOLINO. Signor Presidente, mi sembra proprio che si navighi a vista, perché si è tenuto impegnato il lavoro dei componenti della Commissione per giorni e giorni, distogliendolo dal compito specifico e istituzionale di Commissione, attraverso l'invio di una serie di provvedimenti e di richieste sui quali la Commissione si è intrattenuta, licenziando proposte che puntualmente la Presidenza ha dichiarato inammissibili.
Noi non vogliamo entrare nel merito della decisione della Presidenza; desideriamo solo stigmatizzare questo comportamento, Pag. 25che non ha consentito alla Commissione di merito di svolgere il proprio lavoro.
REMIGIO CERONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto desidero esprimere il mio disappunto per un comportamento che dovrebbe costituire un'eccezione e che invece sta diventando prassi corrente.
Infatti, lo stralcio degli emendamenti ritenuti inammissibili, essendo non omogenei rispetto al contenuto del decreto-legge, non può divenire una regola. Tra l'altro, il Presidente della Camera, nel corso di una precedente seduta, ha ricordato che la Giunta per il regolamento, in data 23 marzo 1988, aveva affidato al Presidente della Camera poteri sull'ammissibilità degli emendamenti. Tuttavia, tali poteri fino ad oggi hanno trovato attuazione molto saltuariamente; infatti, il Presidente precisava di aver utilizzato tale prerogativa nelle sedute del 21 aprile 1993, del 25 novembre 1999 e del 10 giugno 2003, quando Presidente della Camera era l'onorevole Casini.
Adesso, invece, nel giro di due settimane, abbiamo visto il Presidente della Camera dare ampia attuazione al suo potere di dichiarare l'inammissibilità degli emendamenti. A mio avviso, il Presidente dovrebbe in primo luogo richiamare il Governo a presentare disegni di legge di contenuto omogeneo. Infatti, non si può lavorare per giorni in Commissione su determinati argomenti per poi vederli vanificati al momento dell'esame del provvedimento in aula.
Il testo in esame ha un contenuto troppo eterogeneo. Le direttive in oggetto hanno natura finanziaria, dunque cosa c'entrano l'assistenza a terra negli aeroporti, l'Agenzia nazionale per i giovani e il prelievo venatorio?
È evidente che le predette materie avrebbero dovuto costituire oggetto di provvedimenti separati. Questo modo di procedere mortifica il Parlamento e rende meno trasparenti e comprensibili le leggi.
Per quanto concerne il merito del provvedimento in esame, sembra esservi stato un lavoro coordinato - tra Governo, Ministero dell'economia e delle finanze e Banca d'Italia -, per rendere più trasparente ed adeguata la legislazione in materia di attività creditizia. In ordine alle concrete proposte, mi pare che la posizione del mio gruppo sia abbastanza favorevole. Naturalmente, si tratta di un primo passo per rendere l'attività delle banche più trasparente ed adeguata alle necessità del momento.
Penso che il mio gruppo esprimerà, al termine dell'esame, un voto favorevole, pur con tutte le riserve già manifestate (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ceroni.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Marinello. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Signor Presidente, com'è già avvenuto in occasione dell'esame del provvedimento approvato stamani, il decreto-legge ha subito una vera e propria falcidia in sede di valutazione di ammissibilità, da parte della Presidenza della Camera, delle proposte emendative ad esso presentate.
A questo punto, si pone una questione: non vorrei che ci trovassimo di fronte ad un conflitto tra Presidente della Camera e i componenti dell'Assemblea. In realtà, ho la vaga sensazione che sia in atto un sottile, ma perverso disegno politico. Perché lo dico? Potrebbe esservi un'intesa tra Presidenza della Camera, Governo e maggioranza per intasare di lavoro le Commissioni parlamentari e per fare in modo che, alla fine, il lavoro di intere giornate, di intere settimane dei parlamentari nelle Commissioni non produca alcun effetto concreto. Sembra quasi che si abbia paura della capacità di lavoro dei parlamentari, in particolare di quelli dell'opposizione: si vuole che questi rimangano imbrigliati in discussioni che si trasformano in una sorta di deserto dei tartari, un luogo in cui si aspetta qualcosa o qualcuno che non arriverà mai.Pag. 26
Un altro rilievo riguarda anche l'oggetto del decreto-legge. Il provvedimento è diventato una sorta di convoglio, di carrozzone al cui interno sono state infilate altre materie, in una maniera che pone interrogativi anche di natura costituzionale. Appurato che il testo è caratterizzato da una chiara eterogeneità di materie, è possibile, è ammissibile che in un decreto-legge che attiene a materie di competenza di una Commissione parlamentare, sia pure importante come la Commissione finanze, si pretenda di introdurre disposizioni riguardanti l'immigrazione (e, quindi, la cosiddetta legge Bossi-Fini), l'ambiente, le zone di protezione speciale ed il prelievo venatorio? Si tratta di una sorta di fritto misto, di insalata mista che, alla fine, dà vita ad un prodotto assolutamente non governabile, non soltanto sul piano costituzionale, ma anche su quello della logica!
Peraltro, sotto la scure delle dichiarazioni di inammissibilità della Presidenza della Camera sono cadute questioni che, in quanto poste in maniera fondata e documentata, avevano trovato ampio riscontro durante il confronto in Commissione: ancora una volta, tutto il lavoro svolto si è risolto in un nulla di fatto! A nostro avviso, ciò produce, di per sé, una difficoltà nei lavori parlamentari: in quelli delle Commissioni e, di conseguenza, in quelli dell'Assemblea. Alla fine, rimane un caos istituzionale alla cui base vi sono il completo stato confusionale e l'assoluta contraddittorietà che hanno caratterizzato, sin dal primo giorno, questa maggioranza di Governo, il Governo Prodi e tutti i partiti che lo sostengono!
Ma vorrei concentrare l'attenzione, in particolare, sull'articolo 4 del provvedimento e sulle relative proposte emendative presentate non solo dal gruppo di Forza Italia, ma anche dagli altri gruppi parlamentari.
L'articolo 4 interviene in materia di prelievo venatorio e stabilisce la sospensione dell'applicazione della legge della regione Liguria 31 ottobre 2006, n. 36.
Orbene, in materia di caccia, non ora, ma da tempo, denunziamo la confusione e le contraddizioni della vostra maggioranza. Ripercorriamo, in maniera schematica, cosa è successo nell'arco degli ultimi mesi.
In questa materia, avete adottato un decreto-legge sulle zone a protezione speciale. Non avete elaborato un testo minimamente accettabile ed il decreto-legge è naufragato! Addirittura, non è mai arrivato in quest'aula!
Su questa materia, in maniera confusa, contraddittoria e surrettizia, al Senato, avete inserito il comma 1225 dell'articolo 1 e avete sottratto una serie di competenze al Ministero delle politiche agricole, passando le competenze medesime al Ministero dell'ambiente.
Ancora una volta, siete intervenuti in materia di fauna selvatica e, anche in quel caso, è stata manifestata la contraddizione insita nella vostra maggioranza; non lo dico solo io, né solo la mia parte politica; lo dice, financo, un ministro del vostro Governo, che non trova di meglio che scrivere una lettera aperta al Capo del Governo, il Presidente Prodi, comunicandola conseguentemente a tutto il paese.
Anche questo denota, da un lato, le vostre contraddizioni, dall'altro, la debolezza del ministro De Castro. Se il ministro De Castro, incapace ad occuparsi, in maniera seria ed autorevole, di una questione di sua competenza, è arrivato al punto di comunicare con il proprio Capo del Governo attraverso il meccanismo dei comunicati stampa e delle lettere aperte, ne viene fuori non solo una sua intrinseca debolezza ed incapacità, ma anche una sua delegittimazione!
Allora, di fronte al ministro delegittimato, se esiste ancora un barlume di senso nella politica e nelle cose e se esiste ancora un barlume di dignità nelle persone, delle due l'una: o il capo del Governo gli chiede di dimettersi o lo stesso ministro De Castro, in una resipiscenza di personale dignità, si assume le conseguenze e si dimette da questo Governo.
Ancora una volta, quindi, in questo provvedimento, intervenendo su queste materie, dimostrate un utilizzo improprio dello strumento della decretazione; di Pag. 27fatto, ancora una volta, dimostrate che siete incapaci, in via ordinaria, di occuparvi seriamente delle questioni e di legiferare seriamente. Infatti, agite con l'obbligatorietà dei tempi di conversione del decreto-legge e in virtù del vincolo di maggioranza, tenuta assieme, in maniera rabberciata, non dall'oggettiva aderenza al programma, ma soltanto dalla necessità di stare assieme; oggi, questa maggioranza è tornata ad essere minoranza nel paese. Vi tiene insieme, infatti, soltanto la consapevolezza che, di fronte al corpo elettorale, rappresentate la grande minoranza del paese e non più la maggioranza.
Ed è per questi motivi che sottolineiamo la grande difficoltà nel seguirvi su questo piano e le grandi incongruenze della vostra parte politica.
Abbiamo dato il nostro contributo in Commissione. Una serie di questioni, purtroppo, grazie all'inammissibilità, non troveranno risposta e nemmeno udienza in un franco e chiaro dibattito parlamentare. Ma, con gli emendamenti rimasti, proponiamo all'Assemblea significativi contributi tesi al miglioramento del testo, su cui vi aspettiamo al varco. Vogliamo capire se ancora vi è un minimo di senso, di dignità, di rispetto verso il ruolo e l'autonomia del parlamentare o se, invece, l'assuefazione a questo modo di fare, il vincolo di obbedienza ma, soprattutto, la paura intrinseca alla maggioranza l'avranno vinta ancora una volta (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
PRESIDENTE. Assiste ai lavori dell'Assemblea una classe dell'istituto per geometri Pierluigi Nervi di Santa Maria Capua Vetere, cui la Presidenza e l'Assemblea rivolgono un saluto (Applausi).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Allasia. Ne ha facoltà.
STEFANO ALLASIA. Signor Presidente, il Governo ha ritenuto di avvalersi della facoltà prevista di adottare con lo strumento del decreto-legge misure urgenti volte ad adeguare la legislazione italiana agli obblighi di recepire quanto derivante dalle direttive del Parlamento europeo e del Consiglio europeo e dalle decisioni della Corte di giustizia delle Comunità europee prese in causa, poi inserite nella legge comunitaria in corso di approvazione. Il termine di recepimento previsto era il 31 dicembre 2006. È da segnalare il fatto che è già stata avviata una procedura di infrazione ai sensi dell'articolo 228 del Trattato istitutivo della Comunità europea, per quanto attiene all'esecuzione della sentenza della Corte di giustizia prima citata.
Gli articoli 1 e 2 attuano le direttive. La prima reca la disposizione tendente ad agevolare l'accesso all'attività degli enti creditizi, eliminando le differenze più rilevanti tra le legislazioni degli Stati membri, mirando a salvaguardare il risparmio, creando condizioni di uguaglianza nella concorrenza tra le banche, rafforzando il sistema bancario e fissando requisiti patrimoniali minimi. La seconda, in considerazione del fatto che le imprese di investimento corrono, per quanto riguarda il loro portafoglio di negoziazione, gli stessi rischi degli enti creditizi, fissa requisiti di adeguatezza patrimoniale che si applicano sia alle imprese di investimento sia agli enti creditizi.
L'articolo 1 interviene sul testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia e, in particolare, nei seguenti ambiti: informativa al pubblico, sistema di valutazione del rischio, interventi di vigilanza, composizione dei gruppi, reperimento della vigilanza consolidata, vigilanza ispettiva, segreto d'ufficio e collaborazione tra autorità.
L'articolo 2 interviene sul testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria e, in particolare, sui seguenti ambiti: vigilanza regolamentare e formativa, interventi sui soggetti abilitati, composizione del gruppo. Nei successivi commi, come il comma 7, interviene sul decreto legislativo cosiddetto Bossi-Fini eliminando il permesso di soggiorno per periodi di permanenza sul territorio nazionale fino a 90 giorni, prevedendo in sostituzione una semplice dichiarazione di permanenza sul territorio nazionale da presentare all'ufficio di frontiera ovvero, Pag. 28entro 8 giorni, all'ufficio di questura rinviando ad un decreto del Ministero dell'interno le concrete modalità di attuazione. Si prevede, inoltre, l'abrogazione della disposizione che prevede l'obbligo per l'ospitante ed il datore di lavoro di comunicazioni in questura dell'ospitalità o dell'assunzione dello straniero.
Con l'articolo 4 viene sospesa l'applicazione della legge della regione Liguria recante attivazione della deroga per la stagione venatoria.
L'articolo 5 costituisce l'Agenzia nazionale per i giovani con sede in Roma. L'organismo, prescritto in attuazione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio, che istituisce il programma «Gioventù in azione», deve avere personalità giuridica autonoma e, quindi, l'attuale struttura incardinata presso il Ministero della solidarietà sociale non risponde ai requisiti richiesti e verrà, di conseguenza, soppressa. L'onere è di 1.241.000 euro; è finanziato per 650 mila euro con fondi comunitari e per la restante parte con fondi nazionali da ripartire tra Presidenza del Consiglio dei ministri e Ministero della solidarietà sociale.
Gli emendamenti presentati dalla Lega in VI Commissione hanno riguardato principalmente questo comma nel tentativo di cancellare le novità introdotte dal Governo e l'articolo 5, ritenendo l'Agenzia nazionale per i giovani assolutamente inutile e foriera di nuove spese e nuove nomine.
Per questo motivo, preannunciamo un voto contrario sul decreto-legge in esame (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
ANTONIO PEPE. Signor Presidente, vorrei svolgere poche considerazioni sul provvedimento in discussione, che prevede la conversione in legge del decreto-legge n. 297 del 2006, recante «disposizioni urgenti per il recepimento delle direttive comunitarie n. 48 e n. 49 del 2006 in materia di accesso alle attività degli enti creditizi e di adeguatezza delle imprese di investimento, nonché in materia di assistenza a terra negli aeroporti, di istituzione dell'Agenzia nazionale per i giovani e di prelievo bancario».
Già il titolo, colleghi, evidenza il contenuto eterogeneo del provvedimento, una eterogeneità che è tenuta insieme soltanto dall'intento di rispettare direttive comunitarie ovvero sentenze della giustizia europea.
Gli articoli 1 e 2 intervengono in materia bancaria, creditizia e di intermediazione finanziaria. Il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria ha cercato di regolamentare la materia della adeguatezza patrimoniale degli enti creditizi, individuando i requisiti patrimoniali minimi degli enti creditizi stessi.
Proprio partendo dall'accordo di Basilea, è stata emanata la direttiva n. 48 del 2006, e l'articolo 1 del decreto-legge mira a dare attuazione alla direttiva medesima con particolare riferimento all'esercizio delle funzioni di vigilanza sulle banche e sui gruppi bancari.
Pur in presenza, quindi, di un atto dovuto, devo rilevare che alcune disposizioni dell'articolo 1 mancano del necessario coordinamento con altre norme del testo unico in materia bancaria e creditizia, così come vi sono aspetti che determinano incertezze interpretative. Penso, ad esempio, al potere - che viene dato alla Banca d'Italia nei confronti di società appartenenti ad un gruppo bancario ovvero di società bancarie ovvero, ancora, di società bancarie non comprese in gruppi bancari, ma controllate da chi controlla un gruppo bancario - di applicare le norme sulla revisione contabile previste per le società quotate. Questo è il potere della Banca d'Italia nei confronti di questi soggetti.
Ci chiediamo (se lo è chiesto anche il Servizio studi della Camera e mi auguro che il Governo o, comunque, il Parlamento possano dare risposte a questa incertezza) se tale obbligo si estenda anche alle società controllate dai soggetti di cui sopra.
La norma non è chiara e una risposta su questo punto andrebbe data. Lo ripeto: gli articoli 1 e 2 non hanno, nell'immediato, Pag. 29un impatto sul bilancio dello Stato o sui cittadini; sono atti dovuti. Mi auguro solo che, così come formulati, non finiscano per creare problemi, soprattutto per quanto riguarda l'accesso al credito delle imprese e, quindi, non facciano aumentare il costo del denaro nel nostro paese.
Anche l'articolo 3, colleghi, è stato scritto per rispettare una direttiva comunitaria. Sostituisce l'articolo 14 del decreto legislativo n. 18 del 1999 ed è volto a consentire la chiusura di una procedura di infrazione avviata nei confronti dell'Italia per l'inesatto recepimento della direttiva n. 96 del 1967, relativa all'accesso al mercato dei servizi di assistenza a terra negli aeroporti della Comunità.
Ora, se è vero che, secondo tale norma, che sostituisce l'articolo 14 del decreto legislativo n. 18 del 1999, non vi è più l'obbligo per i soggetti che succedono ai precedenti gestori di mantenere in servizio il relativo personale, è anche vero che la norma, così come formulata, introduce ulteriori previsioni che mi auguro non finiscano con l'esporre, ancora una volta, il nostro paese ad un'ulteriore procedura di infrazione.
La verità è che il Governo sull'articolo 3 aveva presentato un emendamento importante per rispettare un obbligo proveniente dall'Europa e anche per dare una risposta alle nostre imprese e alle nostre società: mi riferisco alla restituzione alle società italiane della tassa annuale che le società stesse pagavano e che l'Unione europea definì illegittima.
È da anni che le tante società italiane chiedono il rimborso di questa tassa. Il Governo aveva presentato un emendamento all'articolo 3 che andava in questa direzione e che, quindi, avrebbe avuto il nostro consenso. Inspiegabilmente, però, il Governo ha fatto marcia indietro e, ancora una volta, non dà risposte alle nostre imprese.
Vorrei muovere una critica anche all'articolo 5 del decreto-legge, al quale Alleanza Nazionale ha presentato degli emendamenti, che prevede l'istituzione dell'Agenzia nazionale per i giovani. Si tratta di un articolo che, a mio avviso, è in palese contraddizione con le disposizioni della legge finanziaria per il 2007, che prevedono la riduzione degli organismi pubblici, nonché la riduzione del numero dei componenti dei consigli di amministrazione degli enti pubblici.
La disposizione, così com'è scritta, contrasta anche con la decisione n. 1719/2006/CE del Parlamento europeo, che ha istituito il programma «Gioventù in azione». La decisione richiede, infatti, che le agenzie nazionali chiamate ad attuare tale programma debbano essere formate da personale specificamente qualificato nel settore delle relazioni internazionali. Invece, avere previsto, come fa l'articolo 5, che, per questa agenzia, dovremo avvalerci di personale in forza presso il Ministero della solidarietà sociale che, sicuramente è specializzato, ma in altro settore, fa sì che anche questo dettato europeo non venga da noi rispettato appieno.
Ma devo muovere delle critiche anche per come è stata istituita tale agenzia. Essa è composta da 15 unità, di cui ben 7 costituiscono organi di vertice e di controllo, oltre a un direttore generale. Quindi, si tratta di una struttura burocratica eccessivamente pesante. Sarebbe stato opportuno, sotto questo aspetto, una struttura più snella, che avrebbe raggiunto sicuramente lo stesso scopo e lo stesso obiettivo che l'Europa ci chiede, ma con meno costi per il bilancio dello Stato.
Quindi, cari colleghi, pur essendo in presenza di un provvedimento dovuto, esso è la riprova di un modo di legiferare confuso e disordinato. Si è cercato di introdurre nel provvedimento materie che non vi avevano nulla a che fare. Penso, ad esempio, all'emendamento del Governo che, addirittura, utilizzando questo decreto-legge, tende a modificare la legge Bossi-Fini. Alleanza nazionale si è opposta presentando specifiche proposte emendative a questa modifica. Mi auguro che, alla fine, non si arrivi a modificare, attraverso questo strumento, alcuni aspetti della legge Bossi-Fini.
Del resto, tutta la produzione normativa di questa maggioranza risente di un difetto strutturale. Le leggi sono pensate e Pag. 30scritte in modo confuso perché devono rispondere all'esigenza di accontentare tutte le idee messe in campo dal centrosinistra, che, spesso sono, appunto, confuse e contraddittorie su molti argomenti chiave all'ordine del giorno dell'agenda politica italiana.
La stessa situazione si rileva, in questi giorni, anche rispetto al provvedimento sulle cosiddette liberalizzazioni: l'intervento non affronta i veri problemi del sistema economico italiano, fatto di monopoli e oligopoli, e disciplina i piccoli sistemi di garanzia, di minore interesse economico, finendo per trasformare l'intervento normativo in uno strumento più punitivo che altro.
Abbiamo assistito, anche rispetto ai decreti-legge sulle liberalizzazioni, a un balletto continuo: norme inserite prima nel disegno di legge, poi trasferite nel decreto-legge. Questi trasferimenti avvengono addirittura successivamente alla riunione del Consiglio dei ministri. Ancora oggi i testi non sono esattamente conosciuti e, certamente, si tratta provvedimenti che intendono essere estremamente punitivi.
Questo Governo, quindi, sempre diviso tra contraddizioni interne e lacerazioni pubbliche, non è in grado di assicurare una credibilità al sistema paese e di esprimere, anche nel settore della politica economica e di sviluppo, una linea chiara e condivisa.
Questo vizio genetico del centrosinistra si traduce in una serie di atti scollegati, che stanno peggiorando il quadro di riferimento nel quale le nostre aziende e le imprese si muovono, facendo venire meno la certezza del diritto nella prosecuzione delle attività contrattuali tra le parti.
Gli italiani, cari colleghi, meritano tutela e una politica diretta a creare sviluppo. Invece, stiamo assistendo, in questi giorni, ad una politica che crea sfiducia negli italiani, costituendo un freno per lo sviluppo economico del paese. Gli italiani non meritano tutto ciò. Occorre voltare pagina (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Goisis. Ne ha facoltà.
PAOLA GOISIS. Signor Presidente, intervengo per stigmatizzare una volta di più ciò che il Governo ha tentato di fare e, soprattutto, per ringraziare l'Ufficio di Presidenza che, perlomeno, ha dichiarato inammissibile l'emendamento 3.100; infatti, attraverso di esso il Governo ha tentato di abolire l'obbligo del permesso di soggiorno.
La nostra è una forte contestazione sia per quanto riguarda il metodo sia per quanto riguarda il contenuto. Riguardo al metodo, il Governo ha portato avanti un'azione estremamente errata, completamente fuori tema e di basso profilo, poiché si è parlato di immigrazione nell'ambito di un decreto-legge che, invece, tratta di banche, di soldi.
Personalmente penso che non si tratti di un errore, di un qualcosa che è stato fatto per sbaglio: secondo la Lega Nord, infatti, siamo di fronte ad una mancanza di serietà. In ogni caso, voglio essere ancora più dura: non si tratta solo di mancanza di serietà, ma di un'azione vile, poiché si è voluto agire in modo subdolo, cercando di vanificare, cancellare, scardinare la cosiddetta legge Bossi-Fini. Questa legge intende mettere ordine riguardo al processo d'immigrazione, anche se, ormai, il Governo e la maggioranza stanno aprendo le porte dell'Italia a chiunque, anche attraverso il diritto d'asilo ed altri diritti che, all'uopo, si tenta di inventare. Ci si rivolge favorevolmente anche a chi vuole fuggire dal paese d'origine, non sempre sorretto da valide motivazioni.
Purtroppo si cerca di accelerare lo sfascio della società italiana, togliendole le sue caratteristiche occidentali e aprendo le porte a tutti.
Perché vengono portate avanti queste azioni? Il Governo e la maggioranza si trovano in difficoltà, sono in fibrillazione, poiché si trovano a dover accontentare qualche loro componente.
Si tenta di rabberciare una maggioranza che sta facendo acqua da tutte le parti, ma non sarà certo attraverso questi Pag. 31modi e questi atteggiamenti subdoli e vili che ci si riuscirà; infatti, la Lega Nord sarà sempre attenta e vigile e cercherà di evitare queste azioni che noi rifiutiamo completamente (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Romele. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE ROMELE. Signor Presidente, mi unisco alle considerazioni dei parlamentari intervenuti in precedenza e faccio un appello ai colleghi dell'opposizione e della maggioranza affinché abbiano il coraggio - in particolare, quelli della maggioranza - di intervenire non tanto e non solo sul merito di questo provvedimento, ma anche su ciò che sta dietro ad esso e a tutta una serie di provvedimenti similari.
Caro Marinello, tu sei stato troppo attento, analitico nel momento in cui hai affermato che siamo in presenza di un particolare disegno; esso, infatti, è molto semplice. L'attuale Governo manca di coraggio - il tacito consenso della maggioranza lo conferma - e intende intervenire «a gamba tesa» su una serie di provvedimenti che ormai costituiscono parte integrante della normativa italiana.
Non mi riferisco solo alla cosiddetta legge Bossi-Fini; penso anche, in particolare, alle misure sulla caccia. Ebbene, i 750 mila cacciatori italiani, apprendano da questa Assemblea di stare attenti - attenti quanto lo siamo noi! -, giorno per giorno, provvedimento per provvedimento, in quanto saranno sempre e sistematicamente vittime di misure trasversali adottate, per così dire, sottobanco per colpire il mondo della caccia. Ebbene, il mondo della caccia, con la sua tradizione secolare, è uno dei settori nodali, assieme alla cosiddetta legge Bossi-Fini e ad altri momenti normativi, che questo Governo vuole demolire; ma, non avendo il coraggio di farlo con provvedimenti appositi e decreti-legge specifici, tenta allora sistematicamente di inserire tali misure nei cosiddetti «provvedimenti carrozzone». Sembra di vedere quei treni del far west, con carrozzoni sgangherati che procedono sbuffando per le praterie.
Noi, quali parlamentari dell'opposizione - quindi, anzitutto attraverso il nostro intervento in Assemblea -, insieme ai cacciatori e ai tanti altri soggetti interessati, sicuramente staremo attenti a bloccare, colpo su colpo, ogni tentativo subdolo, ogni tentativo inutile e contrario agli interessi della nostra gente.
Gli Italiani ormai si stanno vieppiù accorgendo del fatto che questo Governo, non avendo il coraggio di uscire allo scoperto con azioni e provvedimenti chiari, tenta sistematicamente di agire sottotraccia. Ciò non avverrà, come verificheremo già in occasione della discussione dei singoli emendamenti nel prosieguo del dibattito e come ancor più emergerà, sistematicamente, dal territorio: i centomila cacciatori affluiti a Roma in settembre, minacciando di tornare nel numero di un milione qualora il provvedimento del ministro Pecoraro Scanio non fosse decaduto, sono pronti a tornare e a dare chiara evidenza della contrarietà nei confronti di quanto l'attuale Governo, sistematicamente e in maniera subdola, sta portando avanti (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Siliquini. Ne ha facoltà.
MARIA GRAZIA SILIQUINI. Signor Presidente, faccio riferimento alle proposte emendative, che tutti hanno rilevato essere confuse e pasticciate, molte delle quali sono state dichiarate inammissibili. Tra queste ultime, è compreso l'emendamento 3.100 del Governo, che prevede la possibilità e l'obbligo, per i consulenti del lavoro, di accedere alla figura professionale solo se in possesso di un titolo di laurea.
Il principio, di per sé, è importantissimo; sennonché, l'averlo inserito in una proposta emendativa palesemente e pacificamente inammissibile dimostra come non vi sia stata alcuna volontà politica di attuare davvero questo principio. In effetti, voglio ricordare che, su tale versante, noi, Pag. 32all'inizio di questa legislatura - dopo poche settimane dalle elezioni -, in aprile, abbiamo avuto una dimostrazione palese ed acclarata di questa intenzione da parte dell'attuale Governo. Ricordo, infatti, che il ministro Mussi adottò, tra i primi provvedimenti assunti in qualità di ministro dell'università e della ricerca, un atto per il ritiro di un decreto ministeriale del precedente Governo, cui peraltro come sottosegretario avevo lavorato per anni. Si trattava di un decreto che prevedeva, appunto, l'obbligo di innalzamento del titolo di studio richiesto per accedere al mondo delle professioni.
In questo ambito, specificamente, e d'accordo con la categoria (quella, appunto, dei consulenti del lavoro), con la quale avevamo portato avanti una lunga concertazione negli anni precedenti, avevamo previsto che non si potesse accedere, a partire dal 2013, alla professione delicatissima ed importantissima dei consulenti del lavoro senza un titolo di laurea almeno triennale (in scienze politiche, economia o giurisprudenza). Ci sembrava un'impostazione doverosa nei confronti del paese, perché l'innalzamento del titolo di studio come requisito di accesso a professioni che hanno ricadute importanti sul mondo del lavoro - ad esempio, nei rapporti tra datori di lavoro e dipendenti - ci sembrava un elemento assolutamente essenziale.
Quindi, siamo rimasti assolutamente sconcertati dal ritiro di quel decreto ministeriale da parte del ministro Mussi. Probabilmente, il Governo ha fatto alcune promesse, impegnandosi ad intervenire su questo fronte; in realtà oggi il Parlamento si è reso conto ed ha toccato con mano che non vi era alcuna volontà politica. Infatti, se effettivamente vi fosse stata la volontà di prevedere l'obbligo del titolo di laurea per innalzare la qualità dei professionisti che accedono alla professione di consulente del lavoro, si sarebbe proceduto con decreto ministeriale (così come avevamo fatto noi), o comunque con una norma espressa e non contenuta in un emendamento palesemente inammissibile.
È chiaro che il Governo non ha alcuna volontà politica di migliorare la qualità dei liberi professionisti italiani, in linea peraltro con una politica che da sei-sette mesi è chiaramente rivolta contro di loro. Non solo, ma temo che ciò nasconda anche la volontà, che ogni tanto da parte della maggioranza emerge nei dibattiti e nei convegni, di eliminare il valore legale del titolo di studio. Il disegno di legge Mastella, che apre alle professioni anche i semplici diplomati (si tratta di un enorme passo indietro fatto fare al paese), e poi questo emendamento talmente inammissibile da non poter essere accolto fanno parte di una «manfrina» fatta davanti al paese e agli occhi dei professionisti. In realtà, non vi è alcuna volontà.
Concludo, stigmatizzando in maniera molto forte il comportamento del Governo che in primis elimina la modifica al provvedimento n. 328 espungendo una norma che il precedente Esecutivo aveva introdotto nell'interesse del Paese e dei cittadini italiani, richiedendo l'obbligo del titolo di laurea per i consulenti del lavoro. Inoltre, a distanza di otto mesi, la norma non è stata sostituita dall'attuale ministro dell'università e della ricerca con altre misure idonee. Infine, vengono presi in giro i consulenti del lavoro italiani con l'introduzione della disposizione in un emendamento palesemente inammissibile.
Invito pertanto il Governo a cambiare rotta e a lavorare in maniera seria, con l'effettiva volontà politica di agire nell'interesse dei professionisti e degli italiani tutti (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Agrò. Ne ha facoltà.
LUIGI D'AGRÒ. Signor Presidente, il provvedimento in esame viene denominato «decreto-legge banche». Originariamente esso doveva recepire, in particolare, le direttive comunitarie 2006/48/CE e 2006/49/CE del 2006. Sappiamo perfettamente che ciò avrebbe comportato prendere atto della normativa e definire la legislazione italiana in relazione al nuovo accordo Pag. 33cosiddetto Basilea II, che tende a finalizzare l'intero mondo del credito al sistema imprese.
Ricordo che quando si svolse il grande dibattito sul tema del credito nel corso della precedente legislatura furono fatte valutazioni che in qualche modo divisero il Parlamento. Vi fu infatti la posizione che atteneva all'italianità o meno delle banche. Quando si parlò di questo aspetto si arrivò a dire che l'italianità doveva essere difesa perché, da un'indagine condotta da Unicredit, circa il 67 per cento dell'intera patrimonializzazione del sistema imprenditoriale italiano (e quindi delle imprese) era in mano alle banche.
Quindi questo provvedimento in qualche modo assume una grande rilevanza per il mondo dell'impresa. Sono state presentate numerose proposte di modifica al testo del provvedimento, non esclusivamente da parte dell'opposizione, ma significativamente anche da parte della maggioranza. Da parte del Governo in particolare se n'è presentato uno, concernente la nuova disciplina del permesso di soggiorno.
La Presidenza della Camera, credo conformemente a quanto aveva fatto in occasione dell'esame del decreto-legge n. 300 del 2006, cosiddetto «mille proroghe», ha utilizzato la scure e, in qualche modo in linea con quanto precedentemente effettuato, ha provveduto anche ad «asciugare» molti degli emendamenti che erano stati presentati, credo con particolare attenzione ed anche con particolare sagacia. Mi riferisco soprattutto all'emendamento presentato dal Governo, che effettivamente in questo provvedimento entrava come «i cavoli a merenda»!
Mi pare assolutamente lapalissiano che affrontare in questo provvedimento il tema della riforma del permesso di soggiorno rappresenti un'estraneità di materia. Mi domando allora perché il Governo abbia inteso proporre in siffatto modo una novella legislativa su una questione che suscita, nella sensibilità del Parlamento ma anche del paese, posizioni effettivamente discordanti, che hanno bisogno quindi di una verifica puntuale per esprimere anche la diversità di culture che in questo Parlamento alberga.
Ciò pone una domanda particolare, perché se si capisce la ratio degli emendamenti partita della lobby che esiste nel paese, che maggioranza e opposizione giocano, e che in qualche modo ha influenza anche in questo Parlamento - il fatto che sia il Governo a presentare un emendamento di siffatta natura e che lo voglia inserire in un provvedimento di questo genere è effettivamente incomprensibile; ciò potrebbe essere legato ad una schizofrenia legislativa.
Crediamo che invece manchi, per alcuni versi, una proposta di modifica che sarebbe stata opportuna in questo provvedimento e che il Governo inizialmente in Commissione aveva presentato, ma che poi ha ritirato; mi riferisco all'emendamento sul rimborso totale della tassa sulle società per gli anni 1985-1992, cioè la concessione governativa dovuta per l'iscrizione al registro delle imprese. In questo caso ci sarebbe stata certamente una compatibilità di materia; pertanto non capiamo perché il Governo non abbia insistito nel portare a termine questa iniziativa.
Non comprendiamo pertanto questa dualità: per un emendamento assolutamente estraneo per materia, si manifesta la capacità di andare fino in fondo; per un emendamento che invece avrebbe avuto piena affinità con l'impianto normativo che stiamo esaminando, si è proceduto all'immediato ritiro. Anche da questo punto di vista, forse, una domanda è legittima: ma dove va a finire questo Governo o, meglio ancora, quali contraddizioni ci sono all'interno di questa maggioranza?
BRUNO MELLANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di parlare dopo aver ascoltato l'intervento del collega Romele e dopo aver letto i resoconti della discussione sulle linee generali che si è svolta lunedì.Pag. 34
Desidero sottolineare la valenza dell'articolo 4 del decreto-legge n. 297 del 27 dicembre 2006. Con tale articolo 4, il Governo ha inteso sospendere la legge regionale della regione Liguria n. 36 del 2006 in materia di deroghe alla caccia a specie protette. È un caso esemplare e per questo motivo è importante che il Parlamento ci rifletta, al di là delle animosità e delle contrastanti visioni ideologiche rispetto al tema della caccia.
La regione Liguria, al pari purtroppo di altre tredici regioni italiane, interveniva con legge regionale, in deroga ad una disciplina legislativa che interveniva per sanare alcune infrazioni per le quali già erano in corso le relative procedure comunitarie, per ribadire la facoltà di autorizzare la caccia di animali protetti, in particolare degli storni. Questa deroga dovrebbe essere assolutamente eccezionale e motivata. La regione Liguria ha avuto l'ardire e, a mio avviso, anche la faccia tosta di motivare una deroga al divieto di caccia agli storni sulla base dei danni, per un ammontare di circa 900 euro, documentati dalla provincia di la Spezia, una delle quattro province liguri. A fronte di un danno, scritto e documentato, di 900 euro, relativo alle panchine sporcate dagli storni, la regione Liguria ha esposto se stessa e il paese a sanzioni di eccezionale gravità. Infatti, la procedura di infrazione europea è in corso da anni e per quanto riguarda la direttiva n. 409 del 1979 siamo in fase di comminazione delle sanzioni, che vanno da 700 mila a 900 mila euro al giorno.
Queste sanzioni ricadranno direttamente sul settore agricolo e non sul settore venatorio ma, grazie alla legge finanziaria recentemente approvata da quest'Assemblea, finalmente saranno poste a carico non del Governo nazionale ma della stessa regione che ha operato in modo contrario alle direttive europee in materia di habitat e di uccelli.
Il mio intervento, perciò, è volto a sottolineare come, per la prima volta, questo Governo e, in particolare, il ministro Emma Bonino competente per le politiche comunitarie, sia intervenuto in modo tempestivo per sospendere, il 27 dicembre scorso, l'applicazione di una legge regionale assolutamente in contrasto con le direttive europee. La legge regionale era talmente contraria alle direttive che, per la prima volta, la Corte di giustizia era intervenuta sospendendone l'efficacia.
Ieri, la regione Liguria ha abrogato la legge regionale n. 36 del 2006. Però, onorevoli colleghi, non giochiamo a rimpiattino! La regione Liguria ha abrogato una legge il giorno precedente la scadenza del termine della caccia in Italia, termine che cade nella giornata di oggi, 31 gennaio. Su questo particolare, delicato e sensibile aspetto, quello dell'autorizzazione e della gestione del processo della caccia in Italia, a causa di fazioni contrapposte rischiamo di non vedere quale sia il vero problema: noi abbiamo tredici regioni totalmente inadempienti rispetto alla legge n. 157 del 1992 e sono in corso circa 80 procedure di infrazione comunitaria in campo ambientale e in relazione all'applicazione delle direttive europee in materia di habitat e di uccelli. Finalmente, il Governo e, in particolare, il ministro Bonino intervengono per sospendere l'applicazione di una legge regionale che espone tutti noi, espone il sistema paese, oltre che al ridicolo, anche alle procedure di infrazione comunitarie.
In ragione di tutto questo, intendo sottolineare come il decreto-legge in esame, importante già per molti aspetti, lo è anche per quelle tre righe di cui è composto l'articolo 4. Il Governo si è fatto carico di intervenire in tempo reale per sanare una situazione di infrazione evidente e palese. La stessa regione Liguria era stata avvertita della esistenza della procedura di infrazione. Affinché rimanga agli atti di questa Assemblea, voglio anche ricordare che un consigliere regionale del gruppo dei Verdi, Cristina Morelli, del consiglio regionale della Liguria, ha fatto ricorso a metodi radicali, ha digiunato per giorni affinché la regione Liguria non approvasse la legge in deroga.
Questa legge, invece, è stata approvata, ha innescato un procedimento di infrazione, sono stati costretti ad intervenire la Corte di giustizia europea, il Governo con Pag. 35un decreto, il Parlamento con la conversione in legge e, adesso, la regione Liguria l'ha abrogata!
Riguardo al sistema relativo all'autorizzazione e alla gestione della caccia in Italia, occorre avere la fermezza e la calma di accorgersi che qualcosa non va e che le nostre regioni stanno disapplicando le indicazioni di tutela della fauna selvatica, in un settore in cui il patrimonio, non è solo patrimonio indisponibile dello Stato, ma di tutto il mondo, dell'Europa, dei paesi vicini che, su questo, fanno grande attenzione e cura nel sollevare questioni importanti per l'ecosistema, per l'habitat e, finalmente, per l'applicazione delle direttive europee (Applausi dei deputati del gruppo La Rosa nel Pugno).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francescato. Ne ha facoltà.
GRAZIA FRANCESCATO. Ringraziando il collega Mellano per l'ordine del giorno, di cui i Verdi sono cofirmatari, vorrei riaffermare, con forza, la necessità di vigilare su un tema che - ahimè - è trascurato anche dall'Unione.
Abbiamo obblighi precisi nei confronti dell'Unione europea e delle direttive comunitarie, che invece vengono sistematicamente violate. Ricordo che l'Italia, negli ultimi anni, ha collezionato ben 80 infrazioni alla normativa comunitaria ambientale, delle quali 22 sono legate proprio alla tutela della biodiversità e si tratta di una serie di infrazioni che vanno avanti da più di tredici anni; in particolare, l'infrazione all'articolo 9, che è relativa alla possibilità di deroga al regime vincolistico della direttiva, nel rispetto di determinate condizioni e precise finalità.
Abbiamo, quindi, l'obbligo di impegnarci, non solo in Liguria, ma in tutte le regioni inadempienti, a garantire il rispetto effettivo su tutto il territorio della direttiva comunitaria 79/409/CE e - ricordo agli amici e colleghi del centrosinistra - di ottemperare al programma di Governo, che, a pagina 153, recita: «Per quanto riguarda l'attività venatoria, noi proponiamo la difesa e la piena applicazione della legge n. 157 del 1992 e il rispetto delle direttive comunitarie in materia di caccia».
Confermando quanto espresso dal collega Mellano, le mie dichiarazioni sono volte a far sì che si mantenga alto il livello di vigilanza su questo tema, che ci pone veramente come fanalino di coda in Europa ed oggetto di scandalo, perché si tratta di episodi di inciviltà, che assolutamente non possiamo permetterci di ripetere.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere sugli emendamenti presentati.
MARIA LEDDI MAIOLA, Relatore. Signor Presidente, sulla base del lavoro già svolto nell'ambito del Comitato dei nove, per il momento esprimerò il mio parere sugli emendamenti riferiti agli articoli 1 e 2. Faccio presente che è in corso un approfondimento su alcuni punti, che riguardano in particolare gli articoli 4 e 5, sui quali, quindi, vi sarà un aggiornamento.
Esprimo parere contrario sugli emendamenti Gioacchino Alfano 1.1, Fugatti 1.30, Gioacchino Alfano 1.2, 1.4 e 1.6. Ricordo che l'emendamento Gioacchino Alfano 1.3 è stato ritirato.
Raccomando l'approvazione dell'emendamento della Commissione 1.100.
Esprimo parere contrario sull'emendamento Galletti 1.24. Ricordo che l'emendamento Fugatti 1.32 è di tipo meramente formale e su di esso non si esprime pertanto alcuna valutazione.
Esprimo, inoltre, parere contrario sugli emendamenti Gioacchino Alfano 1.8, 1.10, 1.11, 1.12, 1.13, 1.14 e Fugatti 1.33, 1.35, 1.37, mentre il parere è favorevole sugli emendamenti Fugatti 1.34 e 1.36.
L'emendamento Fugatti 1.38 rientra nella fattispecie degli emendamenti formali, dunque vale quanto detto in precedenza. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Fugatti 1.39, 1.40 e 1.43, Galletti 1.25, Gioacchino Alfano 1.15, mentre il parere è favorevole sugli emendamenti Fugatti 1.41 e Gioacchino Pag. 36Alfano 1.16. Quest'ultimo assorbe altresì il successivo emendamento Fugatti 1.42.
La Commissione invita al ritiro dell'emendamento Galletti 1.26, mentre per l'emendamento Fugatti 1.44 vale quanto detto in precedenza sugli emendamenti di carattere formale.
La Commissione esprime parere contrario altresì sugli emendamenti Fugatti 1.45, 1.46, 1.47, 1.49, 1.50, 1.51, 1.53, Gioacchino Alfano 1.17, 1.19, 1.20 e Galletti 1.27, invita al ritiro degli emendamenti Gioacchino Alfano 1.18 e Fugatti 1.48, mentre esprime parere favorevole sull'emendamento Fugatti 1.52.
La Commissione raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 1.101, che assorbe altresì il successivo emendamento Galletti 1.28, esprime parere contrario sugli emendamenti Fugatti 1.21 e 1.54 e Gioacchino Alfano 1.22, mentre esprime parere favorevole sull'emendamento Fugatti 1.60.
Abbiamo così concluso i pareri sugli emendamenti riferiti all'articolo 1.
PRESIDENTE. Grazie. Segnalo che assiste ai nostri lavori una classe della scuola media statale Giuseppe Barone di Baranello in provincia di Campobasso. La Presidenza e l'Aula vi salutano (Applausi).
Invito la relatrice a proseguire nella formulazione dei pareri sugli emendamenti riferiti anche agli altri articoli, a partire dal secondo, essendo il provvedimento in esame un decreto-legge.
MARIA LEDDI MAIOLA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Gioacchino Alfano 2.1, Galletti 2.60 e Fugatti 2.5 e 2.6 e formula un invito ai presentatori a riformulare l'emendamento Fugatti 2.7. Il successivo emendamento Fugatti 2.8 è assorbito dal precedente, se riformulato.
Il parere è contrario sull'emendamento Gioacchino Alfano 2.2, mentre è favorevole sull'emendamento Fugatti 2.9. Il parere è, altresì, contrario sugli emendamenti Fugatti 2.10 e 2.11, Gioacchino Alfano 2.3, Fugatti 2.12, Gioacchino Alfano 2.4 e Fugatti 2.13. La Commissione, infine, invita al ritiro dell'emendamento Fugatti 2.14.
Signor Presidente, dato che il lavoro svolto in seno al Comitato dei nove ha riguardato soltanto i primi due articoli del provvedimento, riterrei opportuno per il momento limitare l'espressione del parere della Commissione alle proposte emendative presentate a tali due articoli.
PRESIDENTE. Sta bene. Il Governo?
MARIO LETTIERI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, rinvio il seguito del dibattito al prosieguo della seduta, che riprenderà alle 15, con lo svolgimento del question time e proseguirà dalle 16,30, con il seguito dell'esame del disegno di legge di conversione n. 2112.
La seduta, sospesa alle 13,20, è ripresa alle 15.

References: sentenza 
e contrario
 provvedimento n. 
 articolo 4
e contrario
e contrario
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e contrario
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