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Timestamp: 2020-05-26 07:49:05+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 17888 del 03/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17888 del 03/07/2019
Cassazione civile sez. VI, 03/07/2019, (ud. 21/03/2019, dep. 03/07/2019), n.17888
sul ricorso 17193-2017 proposto da:
avverso la sentenza n. 11/2017 del TRIBUNALE di CASSINO, depositata
21/3/2019 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO.
Con sentenza n. 1600/2008, il Giudice di Pace di Cassino confermava il decreto ingiuntivo n. 80/07, ottenuto da S.G. per il pagamento di prestazioni professionali, e opposto dalla Camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato di Frosinone.
La CCIAA di Frosinone impugnava la sentenza contestando la nullità del contratto di patrocinio, a causa della mancanza del necessario requisito della forma scritta, e ritenendo inidoneo l’esclusivo conferimento della procura generale alle liti per confermare la validità di tale rapporto contrattuale. Il S. contestava tali affermazioni, sottolineando che la validità del contratto era suffragata da una consolidata giurisprudenza in materia, ma il Tribunale di Cassino, con sentenza n. 795/2012, accoglieva l’appello della CCIAA Frosinone e revocava il decreto ingiuntivo. Contro la pronuncia d’appello S.G. proponeva ricorso per cassazione.
Al termine del giudizio di legittimità, con ordinanza n. 10753/2015 la Cassazione accoglieva il ricorso principale e cassava la sentenza con rinvio al Tribunale di Cassino in diversa composizione, affermando il principio di diritto secondo cui “in tema di contratti della P.A., che devono essere stipulati ad substantiam per iscritto, il requisito della forma del contratto di patrocinio è soddisfatto con il rilascio al difensore, a mezzo di atto pubblico, di procura generale alle liti ai sensi dell’art. 83 c.p.c., qualora sia puntualmente fissato l’ambito delle controversie per le quali opera la procura stessa (nella specie: “tutte le cause attive e passive promosse e da promuoversi, innanzi a qualsiasi Autorità Giudiziaria, esclusa la Suprema Corte di cassazione, aventi ad oggetto il solo recupero dei crediti della stessa Camera di commercio mandante”, con espressa autorizzazione, a tal fine, di “intraprendere azioni esecutive, intervenire in quelle da altri iniziate e dare loro impulso”)”.
Ritualmente riassunto il processo ex art. 392 c.p.c. il Tribunale di Cassino, con la sentenza n. 11/2017, affermata la validità del contratto di patrocinio intercorso tra S.G. e la CCIAA Frosinone, confermava il decreto ingiuntivo, rigettava ogni altra richiesta e compensava le spese, disattendendo così la richiesta del S. di porle interamente a carico della parte avversa, dal momento che ricorrevano gravi ed eccezionali ragioni idonee a legittimare il giudice a compensare le spese ai sensi dell’art. 92 c.p.c., comma 2, così come formulato ante riforma del 2014.
Avverso tale sentenza propone oggi ricorso per cassazione S.G. con un unico motivo di ricorso, con cui lamenta la “violazione o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, degli artt. 91 e 92, comma 2 – come modificato dal D.Lgs. 12 settembre 2014, n. 132, art. 13, comma 1, conv. con modif. in L. n. 162 del 2014- art. 118 disp. att. C.p.c, comma 2, art. 132c.p.c., comma 2, n. 4, artt. 24 e 111 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.
Per quanto concerne la doglianza relativa alla violazione degli artt. 91 e 92, va anzitutto ribadito quanto asserito dallo stesso ricorrente, e cioè che la nuova formulazione dell’art. 92, trova applicazione ai procedimenti introdotti dal 10 dicembre 2014, tra i quali, tuttavia, non rientra quello in esame, instaurato, al contrario, con l’opposizione a decreto ingiuntivo nel 2007 davanti al giudice di pace.
Ciò esclude, infine, l’asserita violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, art. 118 disp. att. e di conseguenza degli artt. 24e 111 Cost., attesa l’impossibilità di riscontrare una deficienza dell’iter argomentativo del giudice di merito tale da sfociare in un’anomalia consistente nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, essendosi esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (cfr. Cass. S.U. 8053/2014).
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente del contributo unificato dovuto per il ricorso a norma dell’art. 1 bis dello stesso art. 13.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 392
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 13
 art. 118
 art. 132
 art. 118
 Cass. 
 art. 13
 art. 1
 art. 13