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Timestamp: 2019-12-11 14:34:48+00:00

Document:
Newsletter diritto tributario_agosto 2019
“Ecotassa” e soggettività passiva tributaria
nota a Cass. civ., Sez. V, 18 luglio 2019, n. 19324.
1 – Con la recente pronuncia n. 19324 del 2019, la Suprema Corte chiarisce la struttura del “ tributo speciale per il deposito in discarica e in impianti di incenerimento senza recupero energetico dei rifiuti solidi” (cd. “ecotassa”), istituito e disciplinato dall’art. 3, commi 26 – 40, l. 28 dicembre 1995, n. 549.
Si tratta di un’imposta regionale (“Il tributo è dovuto alle Regioni”; art. 3, comma 27, l. 549/1995) avente come presupposto “il deposito in discarica e in impianti di incenerimento senza recupero energetico dei rifiuti solidi, compresi i fanghi palabili” (comma 25), introdotto “al fine di favorire la minore produzione di rifiuti e il recupero dagli stessi di materia prima e di energia”.
Nonostante l’evoluzione continua ed i mutamenti subìti dalla normativa ambientale, rispetto alla quale l’ecotassa è, indubbiamente, ancillare, il tributo speciale è rimasto disciplinato all’interno dell’originario corpus normativo.
Un ruolo chiave nella disciplina del tributo è, comunque, svolto dalle Regioni, alle quali il legislatore nazionale ha attribuito il compito di regolare “l'accertamento, la riscossione, i rimborsi, il contenzioso amministrativo” (art. 3, comma 34, cit.).
2 – E’ peculiare il meccanismo in cui opera il tributo, il cui soggetto passivo “è il gestore dell'impresa di stoccaggio definitivo con obbligo di rivalsa nei confronti di colui che effettua il conferimento” (comma 26).
La disposizione prevede un’ipotesi di traslazione legale dell’onere impositivo dal soggetto nei cui confronti si realizza direttamente il presupposto di imposta – il soggetto conferente in discarica – al gestore della discarica, in capo al quale è previsto un obbligo di rivalsa.
Si tratta, in buona sostanza, di un meccanismo operativo simile a quello previsto per l’imposta sul valore aggiunto (cfr. artt. 17 - 18 d.p.r. 26 ottobre 1972, n. 633), con il quale l’onere impositivo viene a gravare su un soggetto diverso dal vero e proprio “debitore d’imposta”.
Proprio in virtù della peculiarità del meccanismo, ci si è chiesti se la traslazione dell’onere impositivo possa legittimamente consentire l’irrogazione delle sanzioni tributarie previste dalla normativa nazionale (commi 31 e 32 dell’art. 3 cit.) a carico del gestore della discarica, estraneo (almeno formalmente) alla manifestazione di capacità contributiva colpita dal tributo (“chi inquina paga”) ed al quale possono, talvolta, non essere imputabili i ritardi nei pagamenti.
La sentenza di merito riformata dalla pronuncia della Suprema Corte in commento aveva, in effetti, ritenuto l’applicazione delle sanzioni nei confronti dell’impresa responsabile dell’impianto di stoccaggio definitivo incompatibile con la normativa ambientale nazionale e comunitaria (in particolare, la Direttiva del Consiglio 26 aprile 1999, 1999/31/CE) e, in particolare, con la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 25 febbraio 2010, causa C-172/08.
3 – Nella sentenza in commento, la Corte conferma la legittimità dell’irrogazione delle sanzioni sulla base di una duplice argomentazione:
- di diritto interno, confermando la massima secondo cui “l'ordinamento conosce anche casi nei quali non c'è coincidenza tra colui che realizza il presupposto di fatto del tributo e il soggetto passivo dell'obbligazione tributaria", ed in tale "categoria di ipotesi (...) rientra anche la situazione del gestore di discarica rispetto all'obbligo di pagamento dell'ecotassa, così che nessuna anomalia può cogliersi nella previsione normativa della L. n. 549 del 1995, art. 3, che ha individuato nel gestore della discarica il soggetto passivo del tributo speciale, prevedendo però, sotto il profilo economico, la successiva traslazione del tributo sull'utilizzatore della discarica, attraverso la previsione del diritto di rivalsa, con il risultato che è sul secondo soggetto che il tributo è destinato effettivamente ad incidere”;
- di diritto europeo, poiché proprio la citata sentenza della C.G.U.E. ha affermato a chiare lettere che “la Dir. n. 31 del 1999, art. 10, non osta a che uno Stato membro istituisca un tributo sul deposito di rifiuti la cui corresponsione gravi sui gestori delle discariche e che venga poi ripercossa sul detentore dei rifiuti che li deposita in discarica. Detto articolo non osta nemmeno alla comminazione di sanzioni a carico del gestore che versi il tributo con ritardo, atteso che la previsione di tale sanzione, al pari dell'individuazione del soggetto passivo di un tributo di tal genere, ricade nella sfera di competenza dei soli Stati membri.... Conseguentemente, se uno Stato membro può istituire un tributo sui rifiuti a carico dei gestori delle discariche che debba essere rimborsato ai medesimi dalle amministrazioni che depositano i rifiuti in discarica, ciò è subordinato alla condizione che tale sistema fiscale sia accompagnato da misure dirette a garantire che il rimborso del tributo avvenga effettivamente e a breve termine al fine di non far gravare sui gestori stessi delle discariche oneri di gestione eccessivi derivanti da ritardi nei pagamenti da parte delle dette amministrazioni”.
In base a tale, duplice argomentazione, la Suprema Corte ribadisce che il meccanismo della rivalsa tributaria è idoneo ad assicurare il rispetto dei ricordati principi giurisprudenziali: sul presupposto che la sanzione per “ritardato pagamento” possa, comunque, ritenersi direttamente riferibile al soggetto responsabile, i giudici di legittimità concludono che “la possibilità di esperire fruttuosamente e in tempi rapidi l’azione di rivalsa per il recupero della sanzione connessa ad un eventuale ritardo del soggetto conferitore nell'adempimento delle proprie obbligazioni, rimessa all'iniziativa del gestore stesso, è assicurata dal sistema di tutela del credito previsto dal diritto interno o attraverso il ricorso a strumenti negoziali (assicurazione, polizze fideiussorie), il cui costo evidentemente andrà incluso nel corrispettivo per il servizio reso, o alle azioni giudiziarie ordinarie cautelari o monitorie”.
* Si ringrazia il socio Gabriele Aronica per aver elaborato la presente newsletter

References: Cass. 
 art. 3
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 sentenza 
 art. 10