Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/08/31/il-giudice-penale-puo-ricavare-la-prova-della-consumazione-del-reato-di-omessa-dichiarazione-utilizzando-lattivita-di-investigazione-tributaria-anche-per-via-presuntiva/
Timestamp: 2020-01-20 15:43:48+00:00

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Il Giudice penale può ricavare la prova della consumazione del reato di omessa dichiarazione utilizzando l’attività di investigazione tributaria anche per via presuntiva. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Si segnala ai lettori del blog la sentenza n. 36491/2019 – depositata il 28.08.2019, con la quale la Suprema Corte si è pronunciata sui criteri legali della prova necessaria e sufficiente a ritenere dimostrata la penale responsabilità in ordine ai treati tributari, nella fattispecie scrutinata di omessa dichiarazione.
L’imputazione ed il doppio grado di merito
La Corte di appello di Milano, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Pavia che aveva condannato alla pena di anni due di reclusione ed alle correlate pene accessorie l’imputato tratto a giudizio per i reati di cui agli artt. 81 cpv cod. pen. e 5 d.lgs 74/2000, rideterminava la pena in mesi nove di reclusione, previa riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sulla recidiva di cui all’art. 99, comma 1, cod. pen. e riduceva a mesi nove la durata della pena accessoria dell’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.
Contro la sentenza di secondo grado interponeva ricorso per cassazione la difesa della giudicabile per ottenerne la riforma, articolando plurimi motivi di impugnazione censurando, per quanto di interesse per l’analisi della sentenza in commento, l’utilizzo in sede processuale penale degli atti formati durante l’accertamento tributario.
Secondo la tesi difensiva tali atti transitati nel fascicolo per il dibattimento erano da considerare inutilizzabile o comunque inidonei a ritenere raggiunta la prova della penale responsabilità del giudicabile oltre ogni ragionevole dubbio.
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per manifesta infondatezza delle censure elevate nei confronti della sentenza di appello.
Di seguito si riportano i passaggi estratti del compendio motivazionale della sentenza in commento che affrontano lo specifico punto della prova presuntiva nei processi tributari:
(i) La valenza probatoria in sede penale dell’avviso di accertamento.
“Questa Corte ha affermato che le patologie dell’avviso di accertamento si esauriscono nell’ambito del rapporto giuridico processual-tributario e attengono esclusivamente alla pretesa che con esso viene esercitata dall’Erario.
Tali patologie, invece, non incidono sulla attitudine dell’atto a veicolare nel processo penale le informazioni che se ne possono trarre.
In particolare, si è osservato che in sede tributaria l’avviso di accertamento è l’atto con cui l’Erario promuove la pretesa all’esatto adempimento dell’obbligazione tributaria: esso è atto di impulso che per la sua validità deve possedere specifici requisiti il cui rispetto è presidiato dalla sanzione di nullità che paralizza la pretesa stessa. In sede penale l’avviso di accertamento subisce, però, una trasformazione genetica: esso non è più atto di impulso, ma documento che veicola informazioni (Sez.3, n.35294 dell 2/04/2016, Rv.267544, in motivazione)”.
(ii) L’onere difensivo che impone di specificare l‘incidenza decisiva ai fini della decisione assunta dal giudice a quo degli atti dei quali si eccepisce la inutilizzabilità.
“La Corte territoriale, nel disattendere il motivo di appello con il quale si contestava l’utilizzabilità degli atti ispettivi e dell’avviso di accertamento come prova in sede penale, ha fatto buon governo del principio di diritto suesposto ed il motivo di ricorso, pertanto, risulta manifestamente infondato.
La doglianza, peraltro, presenta un ulteriore profilo di inammissibilità per genericità, in quanto l’accertamento tributario non ha costituito l’unica fonte di prova sulla quale si è basata l’affermazione di responsabilità, avendo i Giudici di merito dato rilievo probatorio anche ai documenti contabili.
La doglianza è, quindi, priva della necessaria specificità perché formulata senza in alcun modo prospettare a questa Corte la possibile, ed in ipotesi, decisiva influenza degli elementi asseritamente inutilizzabili sulla complessiva motivazione posta a fondamento della contestata affermazione di responsabilità.
Questa Corte, infatti, con orientamento (Sez.2, n.7986 del 18/11/2016, dep.20/02/2017, Rv.269218; Sez.6,n.18764 del 05/02/2014, Rv.259452;Sez. 4, n. 18764 del 5.2.2014, Rv. 259452; Sez. 3, n. 3207 del 2.10.2014, dep. 2015, Rv. 262011) che il Collegio condivide e ribadisce, ha osservato che, nei casi in cui con il ricorso per cassazione si lamenti l’inutilizzabilità o la nullità di una prova dalla quale siano stati desunti elementi a carico, il motivo di ricorso deve illustrare ,a pena di inammissibilità per aspecificità, l’incidenza dell’eventuale eliminazione del predetto elemento ai fini della cosiddetta “prova di resistenza”, essendo in ogni caso necessario valutare se le residue risultanze, nonostante l’espunzione di quella inutilizzabile, risultino sufficienti a giustificare l’identico convincimento; gli elementi di prova acquisiti illegittimamente diventano irrilevanti ed ininfluenti se, nonostante la loro espunzione, le residue risultanze risultino sufficienti a giustificare l’identico convincimento”.
(iii) L’utilizzo della prova induttiva nei processi per reati tributari.
“Va richiamato il principio di diritto, secondo cui, in tema di reati tributari, ai fini del superamento della soglia di punibilità di cui all’art. 5 del d.lgs. n. 74 del 2000, il giudice può legittimamente avvalersi dell’accertamento induttivo dell’imponibile compiuto dagli uffici finanziari (Sez. 3, n. 24811 del 28/04/2011, Rv. 250647; Sez. 3, n. 40992 del 14/05/2013, Rv. 257619)
E’ stato affermato, da un lato, che in tema di reati tributari, ai fini della prova del reato di dichiarazione infedele, il giudice può fare legittimamente ricorso ai verbali di constatazione redatti dalla Guardia di Finanza ai fini della determinazione dell’ammontare dell’imposta evasa, nonché ricorrere all’accertamento induttivo dell’imponibile quando le scritture contabili imposte dalla legge siano state irregolarmente tenute (Sez. 3, n. 5786 del 18/12/2007 – dep. 06/02/2008,D’Amico, Rv. 238825) e, dall’altro, che il giudice può legittimamente fondare il proprio convincimento, in tema di responsabilità dell’imputato per omessa annotazione di ricavi, sia sull’informativa della G.d F. che abbia fatto riferimento a percentuali di ricarico attraverso una indagine sui dati mercato, che sull’accertamento induttivo dell’imponibile operato dall’ufficio finanziario quando la contabilità imposta dalla legge non sia stata tenuta regolarmente.
Ciò a condizione che il giudice non si limiti a constatarne l’esistenza e non faccia apodittico richiamo agli elementi in esso evidenziati, ma proceda a specifica, autonoma valutazione degli elementi nello stesso descritti comparandoli con quelli eventualmente acquisiti aliunde (Sez. 3, n. 1904 del 21/12/1999, dep. 21/02/2000, Zarbo E, Rv. 215694).
Nella specie, la Corte territoriale ha offerto sul punto articolata motivazione, basata su autonoma valutazione delle risultanze dell’accertamento induttivo in relazione ad approfondito esame del materiale probatorio acquisito (pagg 8,9 e 10 della sentenza impugnata), risultando, conseguentemente, accertato il superamento della soglia di punibilità”.
Pugno duro della Cassazione sul reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali... Nel reato di omessa dichiarazione va esclusa la responsabilità del prestanome...

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