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Esame della Legge 40/ luglio 2005
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1 Esame della Legge 40/ luglio 2005 Carlo Casini Mi propongo di fare un esame giuridico della Legge 40, soprattutto soffermandomi sui punti più controversi, per farne un analisi sostanzialmente di tipo tecnico. Però credo doveroso dire due parole introduttive per ricordare ciò che del resto durante la campagna referendaria credo che più o meno tutti avrete sentito dire più volte, cioè che questa legge è il risultato di un lungo lavoro, non è una legge improvvisata. I lavori di dibattito a livello politico, governativo e parlamentare cominciarono già nel 1985, con la Commissione Santosuosso, 7 anni dopo la nascita di Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta, a Londra e nata nel Il dibattito si è poi prolungato attraverso il lavoro di molte altre Commissioni (la Commissione Busnelli, la Commissione Guzzanti), alcune proposte di legge di iniziativa popolare e petizioni popolari. Infine, nella XII Legislatura, presero un avvio più consistente, attraverso la redazione di un testo dedicato al Senato, relatrice l Onorevole Casellati; ma i lavori non riuscirono ad arrivare all aula, sebbene conclusi in Commissione. Nella XIII Legislatura, quella finita nel 2001, le cose sono andate molto avanti, perché c è stata l approvazione di un testo alla Camera; però fu insabbiato al Senato e non riuscì andare oltre l articolo 9. Infine, in questa Legislatura, che è la XIV. Siamo arrivati alla conclusione il 10 febbraio dell anno scorso. Quindi un iter molto lungo. Ricordo questo per spiegare anche alcune imperfezioni della legge, che peraltro, dal mio punto di vista, sono imperfezioni che non toccano l ossatura fondamentale della legge stessa. L impianto fondamentale della legge non ha errori tecnici: ci sono delle imprecisioni, delle ambiguità nella formulazione, ma che riguardano aspetti secondari, la cui presenza nella legge è comprensibile, giustificabile, quando si riveda tutto l iter faticoso per arrivare alla conclusione e soprattutto si riveda l insabbiamento che ci fu nella tredicesima legislatura, quando si decise di fermare la legge per non peggiorarla. L idea di non fare una legge, ma di fare dei regolamenti o comunque di restare in una situazione in cui fosse rimessa soltanto agli operatori sanitari la scelta dei criteri, era molto diffusa e pericolosa. Sottolineerò alcuni aspetti di imperfezione, ma, come vedrete, sono aspetti che non toccano la sostanza della legge e che l interpretazione giurisprudenziale risolve. Qual è il principio fondamentale della legge? La legge fa una scelta, che è poi quella indicata all articolo 1. E che in questa materia, oltre agli interessi degli adulti, bisogna avere riguardo agli interessi dei concepiti. In questo la legge fa una scelta giuridicamente più che corretta, perché è una scelta addirittura imposta dall articolo 3 della Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, siglata nella sede dell ONU il 20 novembre 1989 e ratificata anche dall Italia. All articolo 3 di questa Convenzione si stabilisce che in ogni decisione, presa da enti pubblici o privati, che coinvolga adulti e minori si deve dare prevalente rilievo agli interessi dei minori. Nel caso della fecondazione artificiale, non c è dubbio che è in gioco l interesse degli adulti e anche quello dei minori. La scelta della legge è questa, cioè teniamo conto anche degli interessi dei minori. I principi che sono stabiliti dall articolo 1 rivelano proprio questo contenuto fondamentale. In questo articolo sono sostanzialmente riassunti i tre principi che ispirano la legge. Il primo è quello tanto discusso, cioè il riconoscimento del concepito come soggetto alla pari dei genitori. A questo riguardo, va detto che giuridicamente questa non è affatto una grandissima novità, come comunemente si dice. Il principio che il concepito è un soggetto con dei diritti era già presente nell ordinamento italiano, non tanto all articolo 1 del Codice Civile, articolo controverso. Come voi sapete, l articolo 1 dice che la capacità giuridica si acquista al momento della nascita e aggiunge che i diritti che la legge attribuisce al concepito sono subordinati all evento della nascita. E qui discussioni a non finire dei giuristi su che cosa voglia dire questo: la tesi della condizione sospensiva. Cioè, la personalità giuridica c è, ma è sospesa e si risolve al momento della nascita. Di fatto, le norme del Codice Civile che parlano di diritti del concepito si sviluppano tutte nell ambito patrimoniale, in particolare della proprietà ed ancora più in particolare dell eredità e della donazione. Il concepito può ricevere per testamento, come anche i 12 nascituri non concepiti, purché figli di una persona esistente al momento in cui viene decisa la successione, ma non sono eredi necessari. Invece, il concepito è erede necessario, cioè addirittura ha diritto all eredità, anche se non c è testamento e concorre con gli altri eredi. E un concorso obbligatorio, che non può essere escluso: al pari degli altri figli e al pari del coniuge. Questo è già un fatto abbastanza importante, che consente di aprire una serie di discussioni. I giuristi distinguono i diritti di carattere patrimoniale dai diritti di carattere personale. L articolo 1 del Codice Civile, con tutto il dibattito che comporta, riguarda i diritti privati, cioè, ad esempio, quelli di carattere patrimoniale; mentre i diritti personali (il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all identità) sono diritti di natura personale e sono semmai garantiti dalla Costituzione, non dal Codice Civile. Per cui, quando si parla di embrione soggetto, non ci interessa tanto dal punto di vista patrimoniale. Sono diritti personali, della persona, che sono costituzionalmente garantiti. Già nell ordinamento giuridico era presente il riconoscimento del carattere di soggetto del concepito. Non mi riferisco soltanto alla dottrina, ma mi riferisco in particolare all interpretazione giurisprudenziale. La stessa sentenza n. 27 del 18 febbraio 1975 (che ha fatto una breccia nel sistema penale e ha decretato penalmente l aborto, salvo il pericolo per la vita della madre), nella prima parte, afferma che la tutela del concepito ha fondamento costituzionale e precisamente nell articolo 2 della Costituzione, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell uomo, tra cui non può non ricomprendersi la situazione giuridica del concepito. Qui il riferimento è ai diritti dell uomo. Vero è che questa sentenza, come è a tutti noto, nella seconda parte afferma che ci sono anche altri diritti costituzionalmente garantiti, oltre a quelli del concepito, in particolare il diritto alla salute della donna, e che spesso i diritti della persona costituzionalmente garantiti possono venire in conflitto tra di loro ed in questo caso si affaccia lo stato di necessità. Cioè, può diventare non illegittimo violare alcuni diritti in ragione di altri diritti. Nel caso dell aborto, dice quella sentenza, questo principio deve essere applicato in qualche modo, considerando che la madre è già persona, mentre l embrione ancora persona deve diventare. Il riferimento è evidentemente all articolo 1 del Codice Civile, ma è un riferimento giuridicamente sbagliato. E una strumentalizzazione politica di un dato giuridico, perché il dato giuridico dell articolo 1 del Codice Civile si riferisce appunto non ai diritti della persona, ma ai diritti patrimoniali. Non era in questione il diritto patrimoniale, ma il diritto alla persona costituzionalmente difeso. Ecco forse perché quella sentenza del 1975 usa questa espressione un po equivoca. La ripeto: la tutela del concepito ha fondamento costituzionale e precisamente nell articolo 2 della Costituzione, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell uomo, tra cui non può non ricomprendersi la situazione giuridica del concepito. Non ripete il diritto alla vita del concepito, ma la situazione giuridica del concepito (è un espressione non reperibile in altri parti dell ordinamento). Che vuole dire la situazione giuridica? Questo ci riporta all ultima sentenza, della Corte Costituzionale. E la sentenza n. 35 del 10 febbraio E abbastanza importante che l estensore non sia stato un cattolico riconosciuto pubblicamente come tale, ma un socialista, già Ministro della Giustizia, Vassalli. In questa sentenza, per sei volte, si parla espressamente di diritto alla vita del concepito, con riferimento alla Legge 194, della quale si afferma che sarebbe inammissibile farla permanere nell ordine costituzionale, se non si accettasse l idea di un giudizio di bilanciamento fra il diritto alla vita del concepito ed il diritto della madre. Il diritto alla vita del concepito può essere protetto in modo diverso dalla minaccia penale, cioè dal divieto penale, e quindi attraverso un attuazione delle parti preventive della Legge 194, in particolare l articolo 1, che affida allo Stato e agli enti locali il dovere di evitare che l aborto, con la legge ora esaminata, sia usato come mezzo di controllo delle nascite, nonché gli articoli 2 e 3 ed un punto dell articolo 5, il quale dà ai consultori il compito di offrire alternative all aborto. E certo che nella giurisprudenza costituzionale, quasi come esito di una lunga ambiguità, nell ultima sentenza del 1997, è definito chiaramente il diritto alla vita del concepito. Quindi, nell articolo 1 della Legge 40, non c è una novità così straordinaria. E allora va affrontato anche l altro argomento, che viene continuamente ripetuto dai mezzi di comunicazione sociale, cioè come si possa mettere d accordo l articolo 1 della Legge 40 con il sistema giuridico italiano che consente l aborto nella Legge 194. Io ho sostenuto 23 durante tutta la campagna referendaria e continuo a sostenere ora che, se noi seguiamo nell interpretazione della Legge 194 non ciò che è stato imposto dai media e dalla cultura radicale, ma ciò che risulta dall interpretazione più autorevole, che è quella della Corte Costituzionale, non c è contrasto tra la Legge 194 e la Legge 40. A me non piace la Legge 194 e, da un punto di vista di morale cristiana, neppure la Legge 40. Anche se difendo a spada tratta la Legge 40 e non difendo affatto la Legge 194. Comunque, dal punto di vista tecnico-giuridico, è possibile sostenere (ed è possibile farlo sulla base della giurisprudenza costituzionale) che non vi è alcun contrasto fra la Legge 194 e la Legge 40. Perché? Perché il principio giuridico adottato dalla Corte Costituzionale, per dire che non è incostituzionale la Legge 194, è appunto quello dello stato di necessità. Lo stato di necessità è il principio giuridico conosciuto in tutti gli ordinamenti per cui, in presenza di un conflitto fra diritti che si trovano in contrasto fra di loro, il sacrificio di un diritto di un soggetto non implica una lesione del diritto penale, purché si tratti di diritti che abbiano un equivalenza fra di loro. Cioè, io non posso sparare al ragazzo che mi ruba le ciliegie per il fatto che le ciliegie sono mie. Ma se io, per salvarmi da un naufragio su un pezzo di legno dove mi trovo, impedisco ad un altro di aggrapparsi perché moriremmo tutti e due, non commetto omicidio. L ordinamento riconosce degli stati di necessità particolari. Per esempio, l obbligo di testimoniare è un obbligo che riguarda i cittadini come tali; ma è previsto che i coniugi (o anche i conviventi, nel nuovo Codice di Procedura Penale), i figli, i parenti stretti possano rifiutarsi di testimoniare, perché si tratta di un diritto di solidarietà verso il parente che potrebbe essere leso da chi testimonia contro di lui. La Corte Costituzionale ha riconosciuto che si può configurare nei confronti dell aborto una situazione di necessità. Il contrasto nasce nell applicazione pratica. Devo dire che questo è un problema vero e attuale. E inutile dire che nessuno vuole mettere in discussione la Legge 194: lo stato della cultura attuale e lo stato delle maggioranze parlamentari non ci consentono ragionevolmente, se vogliamo applicare un sano realismo, di attaccare la Legge 194 seppure io la attaccherei volentieri. Però questo non significa (e questo è un dato realistico) che sia tollerabile ulteriormente lo stato di applicazione attuale o meglio di disapplicazione attuale della Legge 194. La sentenza n. 35 del 10 febbraio 1997 della Corte Costituzionale dice che la Repubblica tutela la vita umana fin dal suo inizio. Non può essere presa come un inutile declamazione, ma deve essere colta dall amministrazione nel suo pieno significato normativo. Non c è bisogno di tornare a discutere, anche se speriamo che si verifichino le condizioni culturali e politiche per farlo. Ma certamente si pone in discussione una serie di fatti. Ad esempio, sentivo poco fa il Prof. Mello parlare dell articolo 7 della Legge 194, che prevede che l aborto, in virtù della presente legge, possa essere effettuato soltanto quando vi è possibilità di vita autonoma e quando vi è pericolo per la vita della madre. La legge non dice 6 mesi, ma parla di possibilità di vita autonoma. Quindi, se la gravidanza è valutabile in concreto come capace di avere uno sbocco di una vita autonoma Cosa vuol dire vita autonoma? Vuol dire che dura per 80 anni o che può svilupparsi ancora per qualche giorno, con grandissimi rischi, ma con qualche ulteriore possibilità di sopravvivenza? La legge dice possibilità, non probabilità e quindi, anche se c è una possibilità su mille, allora non si può fare l aborto se non vi è pericolo per la vita della madre. Se lo si fa, si commette un omicidio volontario. Recentemente un ostetrica mi ha raccontato di essere stata chiamata d urgenza in una sala parto. Essendoci sul tavolo due neonati con segni di vita, ne ha preso uno per portarlo immediatamente in rianimazione e le è stato detto: no, non è quello, è quest altro, quello è un aborto (sic!). Evidentemente uno doveva morire e l altro no. Comunque, queste sono questioni di fatto. Oggi c è in tutto il mondo uno sviluppo, anche in Italia, della giurisprudenza sulla vita prenatale, secondo la quale se chiedi un aborto e il medico fa l aborto, ma non riesce perché non gli è riuscito e nasce un bambino, anche se è sano (il caso non è nuovo, è già avvenuto in Italia), paghi. C è un contratto professionale che va rispettato: se sei incapace, paghi. Ma cos è questo silenzio sul fatto che, se un medico rilascia un certificato che dice che c è una malformazione o un anomalia nel nascituro (i genitori lo volevano questo bambino, non l hanno voluto perché era malato secondo quello che diceva il medico) e poi la malformazione non 34 c è, nessuno dice nulla. Non mi risulta che ci sia un solo processo contro chi ha fatto una diagnosi prenatale sbagliata ed un bambino sano è stato eliminato. Non esiste e questo è insolito. Al di là degli aspetti giudiziari, non c è l obbligo di verificare, nel caso di aborto tardivo, di aborto cosiddetto terapeutico, per previsione di malformazioni o anomalie, il riscontro diagnostico, cioè se c erano o se non c erano malformazioni, se era giusto o no ciò che era stato diagnosticato. Secondo voi, chi è che può rispondere, chi è che decide su questo? Non sarebbe giusto che il Ministro nella sua relazione annuale dicesse quali sono le anomalie che si riscontrano più frequentemente? Allora, non c è contrasto con la legge sull aborto, ma c è contrasto con l applicazione pratica. Ho portato solo degli esempi, ma potrei pensare a tutto il funzionamento (o non funzionamento!) dei consultori pubblici, al mancato coordinamento in questa materia, alla mancanza di una vera e propria educazione al rispetto della vita, che sarebbe doverosa in base a quanto nella stessa legge è possibile trovare. Il secondo principio, che si trova sempre nell articolo 1, è quello del limite di queste tecniche ai casi di sterilità o infertilità. Questo è un limite su cui c è ancora molta discussione. La ragione fondamentale di questo limite è che la diagnosi preimpianto comporta rischi molto gravi per il concepito. Non mi soffermo su questo, però voglio dire che non soltanto c è il problema della selezione del portatore di eventuali rischi ereditari rispetto al sano, ma c è anche il rischio di una perdita di numerosi embrioni sani. Mi riferisco a testi di Flamigni e quindi sono sicuro di quello che dico. Questo è un campo scientifico e quindi la ricerca sul modo di combattere le malattie ereditarie deve essere ripresa, ma deve essere ripresa in modo da evitare per quanto possibile l eliminazione dell embrione. Infine, il carattere sussidiario (il terzo principio stabilito dall articolo 1) delle terapie e delle tecniche di fecondazione artificiale rispetto ad altre possibilità. Anche su questo ci sono critiche, ma io penso che effettivamente nella medicina un po tutto sia così. Se io ho una malattia, prima di ricorrere ad un intervento chirurgico, cerco di ricorrere ad una cura farmacologia e solo in caso estremo ricorro all intervento chirurgico. L illustrazione dell articolo 1 mi ha consentito già di parlarvi di molte cose. Un accenno alla famosa questione dell ootide. Dal momento in cui la membrana dello spermatozoo tocca la membrana dell ovocita, immediatamente o quasi immediatamente (è questione di pochissimo tempo) si scatenano una serie di fenomeni, che sono: 1) la chiusura ad ogni altro spermatozoo, 2) l espulsione del secondo globulo polare, 3) la formazione del cosiddetto fuso meiotico, cioè una serie di canali che attirano fra di loro il DNA del padre e quello della madre. Ci sono anche altri fenomeni, ma che adesso è inutile stare a ricordare. Dopo un certo numero di ore (c è chi dice 15, chi dice 30 e chi dice 36), avviene l allineamento dei cromosomi maschili e femminili. Il problema è: dal punto di vista tecnico giuridico che cosa conta? Conta questa distanza maggiore o minore dei cromosomi maschili e femminili o conta il fatto che un processo è avviato in modo irreversibile (se nessuno lo ferma dall esterno), che dipende da un interrelazione dei gameti, anche se sono a distanza fra di loro? Mi fermo qui per dire come la questione si ponga oggi a livello di Comitato Nazionale per la Bioetica. Veniamo a qualche altra questione tra le più importanti che riguardano la Legge 40. Adesso parlo solo di questioni squisitamente giuridiche. L articolo 5, come voi sapete, consente l accesso alle tecniche di fecondazione artificiale soltanto alle coppie maggiorenni ed eterosessuali viventi. Allora, qui si apre una serie di questioni, che leggo sui giornali, ma che si risolvono in quattro balletti. La prima questione è questa. Articolo di "La Repubblica": io sono la mamma di un embrione, che è stato già formato diverso tempo fa e adesso mi tocca buttarlo via, perché l embrione è eterologo e non si può più fare la fecondazione eterologa. E sbagliato, perché la legge dice che la fecondazione eterologa non si può cominciare; non che non si può portare avanti la fecondazione eterologa che è già avvenuta: c è già un concepito e quindi, in questo caso, è nello spirito e nella logica della legge che si arrivi a conclusione. Lo stesso vale in molti altri casi in cui ci siano limiti di accesso, ma se l embrione già c è si può fare. La medesima cosa vale per la questione del post mortem. Se l embrione già c è, anche se muore il padre o la madre, si può fare ugualmente. Una questione più delicata è quella della convivenza la legge dice coppia convivente. Questo consentirebbe facilmente una frode perché una donna sola, che volesse avere un figlio con queste tecniche, 45 violando l articolo 5, potrebbe trovare qualcuno che le donasse il seme, dire che è il suo convivente e la cosa sarebbe fatta. La legge non dice stabilmente. Con l ultima legge sull adozione approvata nel 2001, voi sapete che, per adottare un bambino, di regola, bisogna essere coniugati stabilmente da più di 3 anni, non separati, né divorziati. Allora qualcuno diceva: perché non si stabilisce la stessa regola riguardo alla convivenza? La ragione per cui si è lasciata la formula che veniva dalla Camera (cioè, possono accedere coppie coniugate o conviventi), senza ulteriore aggiunta, è stata in parte dovuta al bisogno di non rinviare la legge di nuovo alla Camera su questioni sostanziali. Ma c è stata una questione sostanziale molto più importante, che è quella che oggi è in gioco in Parlamento, cioè il problema dei registri dello stato civile. Se voi dite conviventi da almeno 3 anni, voi dovete fare i registri, cioè dovete stabilire con certezza il momento in cui questa coppia comincia a convivere. Quindi c è una ragione di fondo, sostanzialmente di tipo etico, che ha suggerito di non mettere questo, valutando poi una serie di cose che la gente non sa e che vanno dette. Sul concetto di convivenza c è una giurisprudenza ormai ricca ed abbondante. Lasciamo stare la questione degli omosessuali, ma parlando della coppia convivente la giurisprudenza, sia ordinaria che costituzionale, intende la coppia convivente more uxorio, cioè stabilmente convivente, contrassegnata dalla coabitazione, da un assistenza reciproca e durevole e da un intenzione di durevolezza della convivenza stessa, non occasionale. Quando c è questa convivenza, l ordinamento, sia nelle sue leggi che nella giurisprudenza, già prevede una serie di rilevanze. Facciamo qualche esempio. Risarcimento del danno: se in un incidente stradale si ammazza il convivente, è un danno e si paga c è il dovere dell assistenza. Locazione: specialmente se ci sono figli: la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma che non consente il trapasso del rapporto di locazione dall uno all altro. Affidamento dei figli: anche se non c è matrimonio, un convivente può, in quanto padre o madre dei figli, continuare ad abitare nell alloggio dell altro perché gli sono stati affidati i figli. Servizio militare: dispensa dal servizio militare, quando era obbligatorio, se c era convivenza. Una legge del Codice di Procedura Penale dispensa dal testimoniare non solo i coniugi, ma anche i conviventi. Cioè, voglio dire che ci sono già nel sistema una quantità di norme che suppongono la convivenza stabile di uomo e donna (per gli omosessuali è un altra questione) e non c è affatto bisogno quindi di ricorrere ad ulteriori specificazioni, creando rischi per l istituzione del matrimonio come tale. Questo è molto importante anche in ordine al prossimo dibattito. E l eredità? Chi proibisce di fare il testamento a favore del convivente? Quindi, questo esiste già nel sistema e si superano quelle difficoltà poste dall Art. 5. Vorrei dire qualcosa anche sull Art. 6 e la famosa questione dell obbligo di trasferimento. L Art. 6, come voi sapete, stabilisce le regole del consenso informato. La coppia deve essere informata su tutti i rischi e le conseguenze giuridiche, economiche, ecc. Alla fine la coppia, dopo questo colloquio, deve firmare una dichiarazione in cui chiede di procedere alla fecondazione assistita, che deve essere firmata congiuntamente da tutti e due. Deve firmare anche il medico. L Art. 6 dice che questa richiesta può essere fatta dopo che si è formato l embrione. Su questo punto si sono scatenate le critiche alla legge. Qual è la ragione? Evidentemente, c è un essere umano (il figlio), che è stato generato per concorde volontà lungamente meditata. Perché, a differenza della richiesta dell aborto, dove la richiesta è fatta dopo un colloquio ma è un colloquio qui si tratta di una decisione presa dopo una lunga meditazione, probabilmente di anni, certamente di mesi. Ciò significa che l autodeterminazione, cioè la decisione libera di volere un figlio, è stata lungamente meditata e pensata. C è un figlio e scatta l Art. 30 della Costituzione. Questa è la logica di fondo, che è una logica diversa da quella della legge 194, che suppone una gravidanza non desiderata. Qui c è una gravidanza lungamente desiderata, lungamente voluta. L autodeterminazione, secondo il modo di pensare abortista, non si è espressa in una gravidanza non desiderata (quindi: io non la volevo la gravidanza, ma ce l ho ). Si dice a torto che le linee guida avrebbero stabilito il principio della incoercibilità, cioè che questo non dovere di farsi costruire l embrione è stato stabilito dalle linee guida del Ministro del Non è vero. Il Ministro mai avrebbe potuto fare un decreto contro la legge. Il problema è che l applicazione di un trattamento sanitario obbligatorio sarebbe sempre possibile solo se la legge l avesse previsto. La stessa legge del 78 sull ordinamento sanitario 56 nazionale. Nessuno può essere sottoposto a trattamenti coercitivi, anche se di tipo sanitario, se non sono previsti dalla legge. Allora, quando si dice ma la norma dell Art. 6 è una norma ridicola perché una norma che stabilisce un dovere e poi non stabilisce una cosa da realizzare con la forza, che norma è? I giuristi conoscono quattro categorie di norme giuridiche, tra cui le norme precettive. Le leggi che dicono che potresti essere punito, ma non sono in condizione né di punirti, né di ricondurti alla situazione precedente. Ad esempio, l obbligo di rispettare i genitori: ma se non li rispetto i genitori, che mi fa lo Stato? Allora, questa norma ha un valore precettivo, indicativo della volontà, ma non è una norma che punisce. Certamente, la cosa ridicola che si è detta è: ma se una donna si rifiuta? Se una donna si rifiuta, fa un atto illecito, ma certamente non ne risponde il medico. Il medico dovrà, io credo, in base al principio dello stato di necessità, accertare la situazione, ma non è che commette un reato. Del resto, la stessa legge all Art. 14 consente il congelamento degli embrioni quando, per una causa sopravvenuta e imprevedibile prima dell inizio della tecnica e di carattere sanitario, sia impossibile effettuare il trasferimento del concepito. In realtà, un ordine del giorno approvato dopo la legge dice che si deve intendere che la norma è estesa a tutte le ipotesi di stato di necessità. 6 Documenti analoghi
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