Source: http://condominio.ilcaso.it/codice_procedura_civile/52
Timestamp: 2020-01-19 17:15:22+00:00

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I. Nei casi in cui è fatto obbligo al giudice di astenersi, ciascuna delle parti può proporne la ricusazione mediante ricorso contenente i motivi specifici e i mezzi di prova.
II. Il ricorso, sottoscritto dalla parte o dal difensore, deve essere depositato in cancelleria due giorni prima dell'udienza, se al ricusante è noto il nome dei giudici che sono chiamati a trattare o decidere la causa, e prima dell'inizio della trattazione o discussione di questa nel caso contrario.
III. La ricusazione sospende il processo.
Magistratura - Procedimento disciplinare - Impugnazione dell'ordinanza del CSM di inammissibilità dell'istanza di revisione di un procedimento disciplinare - Decisione delle Sezioni Unite della S.C. - Successiva impugnazione della decisione di inammissibilità dell'istanza di revocazione della precedente ordinanza - Assegnazione di quest'ultimo gravame a collegio delle Sezioni Unite composto, in parte, dagli stessi giudici - Ricusazione ex artt. 51, n. 4, e 52 c.p.c. - Configurabilità - Esclusione - Fondamento.
L'incompatibilità che, ai sensi degli artt. 51, n. 4, e 52 c.p.c., giustifica l'accoglimento dell'istanza di ricusazione per avere il giudice conosciuto del merito della causa in un altro grado dello stesso processo, non è ravvisabile ove alcuni componenti del collegio delle Sezioni Unite della S.C., investito del ricorso contro la pronuncia del CSM di inammissibilità della domanda di revocazione dell'ordinanza di inammissibilità della richiesta di revisione di un procedimento disciplinare, abbiano già deciso in precedenza sull'impugnazione avverso quest'ultima ordinanza, poiché si tratta di serie processuali autonome per presupposti, ambito di cognizione ed effetti impugnatori, sicché non viene in rilievo "un altro grado dello stesso processo". (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Ottobre 2019, n. 26022. Segue...
Giudice chiamato a conoscere della stessa causa in altro grado del processo - Ambito dell'obbligo di astensione - Conseguenze - Applicabilità a giudice che si sia pronunziato in precedente giudizio a carico della parte - Esclusione - Fattispecie.
L'obbligo di astensione sancito dall'art. 51, comma 1, n. 4, c.p.c. si impone solo al giudice che abbia conosciuto della stessa causa come magistrato in altro grado, posto che la norma è volta ad assicurare la necessaria alterità del giudice chiamato a decidere, in sede di impugnazione, sulla medesima "res iudicanda" in un unico processo; ne consegue che l'obbligo non può essere inteso nel senso di operare in un nuovo e distinto procedimento, ancorché riguardante le stesse parti e pur se implicante la risoluzione di identiche questioni. (Nella specie, la S.C. ha escluso la ricorrenza di un caso di astensione obbligatoria con riferimento al giudice istruttore di un giudizio di divisione, il quale sia era in precedenza pronunziato in un giudizio penale a carico di una delle parti parte, peraltro in relazione al delitto di lesioni volontarie in danno dell'altra parte). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 05 Giugno 2019, n. 15268. Segue...
Rito cd. Fornero – Giudice che abbia definito il ricorso proposto ex art. 1 comma 48 l. 92/2012 – Medesimo giudice designato anche per trattare e definire l’opposizione proposta ex art. 1 comma 51 l. 92/2012 – Obbligo di astensione..
La normativa ex legge Fornero prevede un procedimento bifasico, caratterizzato da una iniziale fase sommaria e da una successiva fase di merito a cognizione piena, con l'avvertenza che entrambe le fasi hanno tuttavia ad oggetto la medesima res iudicanda. Conseguentemente, non si applicano i principi di diritto affermati dalla Corte di Cassazione e dalla Corte Costituzionale, secondo cui l'art. 51, n. 4 c.p.c. non riguarda le ipotesi in cui il giudice che definisce il giudizio abbia emesso precedentemente (ma nel corso dello stesso processo) provvedimenti a cognizione sommaria o con efficacia esclusivamente esecutiva come, ad esempio, le ordinanze ingiuntive ex artt. 186 bis, ter, quater c.p.c. (Cass., ordinanza n. 18047/2008; Corte Cost., ordinanza n. 168/2000). Alla luce di quanto sopra esposto, appaiono applicabili alla presente fattispecie i principi di diritto che si possono enucleare dalla citata sentenza della Corte Costituzionale n. 387/1999: si impone una interpretazione costituzionalmente orientata della normativa in esame e dell’art. 51 n. 4 c.p.c., con le modalità descritte dalla Corte Costituzionale e, per l’effetto, non si pone affatto la questione di costituzionalità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 10 Marzo 2014. Segue...
Rito cd. Fornero – Giudice che abbia definito il ricorso proposto ex art. 1 comma 48 l. 92/2012 – Medesimo giudice designato anche per trattare e definire l’opposizione proposta ex art. 1 comma 51 l. 92/2012 – Obbligo di astensione – Insussistenza – Diverso indirizzo che predica l’astensione – Critiche..
Non ricorre l’ipotesi di cui all’art. 51 n. 4 c.p.c nei confronti del giudice assegnatario dell’opposizione ex art. 1 comma 51 L.n. 92/2012, che abbia già trattato del tema controverso quale giudice designato per la decisione del ricorso ex art. 1 comma 48 L.cit. Infatti, è da escludersi la natura impugnatoria del giudizio di opposizione, tale da individuare la cognizione da parte di un giudice necessariamente diverso. Il rapporto tra le due fasi è quella tipica e ricorrente di un momento a cognizione meramente sommaria – introdotta dal legislatore per scopo acceleratorio – con una fase successiva ed eventuale a cognizione piena, secondo le caratteristiche, con riguardo ai diversi profili soggettivi, oggettivi e procedimentali, sovra evidenziate. Il diverso orientamento - che predica, invece, il dovere di astensione - sembra esaurirsi nel richiamare quanto indicato nella sentenza della Corte Costituzionale n.387/1999 riguardante un istituto affatto diverso rispetto a quello qui in esame, configurato in relazione a un tipo di risoluzione di contrasto specifico tra sindacato e datore di lavoro, per l’esercizio e la tutela di diritti collettivi. Procedimento, per altro, scandito con forme, tipologie di provvedimenti, termini, individuazione degli interessi in contrasto affatto diversi rispetto a quanto prefigurato nell’art. 1 della legge n. 92/2012, che persegue lo scopo di organizzare un meccanismo acceleratorio della risoluzione della controversia individuale in tema di rapporto di lavoro, con l’utilizzo di una procedura bifasica, che come si è detto, non rappresenta certo una novità nell’ambito della procedura civile, anche avuto riguardo alla possibile “definitività” del provvedimento interinale ( si pensi, ad esempio, al decreto ingiuntivo non opposto, che ha valore di giudicato, ovvero all’ordinanza ex art. 186 quater c.p.c ). La morfologia strutturale dell’istituto tipizzato dalla l. 92/12 corrisponde integralmente al codice genetico tipico dei procedimenti bifasici in cui l’unico processo di merito è scandito in due fasi: una preliminare e sommaria e una eventuale (se c’è opposizione) di cognizione ulteriore e piena, adottandosi, quindi una forma processuale tipica delle opposizioni o corrispondente ai modelli procedimentali che prevedono provvedimenti interinali a contenuto decisorio ma cedevoli nell’eventuale successivo fase di giudizio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Ottobre 2013. Segue...
Rito cd. Fornero – Giudice che abbia definito il ricorso proposto ex art. 1 comma 48 l. 92/2012 – Medesimo giudice designato anche per trattare e definire l’opposizione proposta ex art. 1 comma 51 l. 92/2012 – Obbligo di astensione – Insussistenza (artt. 52 c.p.c., 1 commi 48-51 L. 92/2012)..
Non ricorre l’ipotesi di cui all’art. 51 n. 4 c.p.c nei confronti del giudice assegnatario dell’opposizione ex art. 1 comma 51 L.n. 92/2012, che abbia già trattato del tema controverso quale giudice designato per la decisione del ricorso ex art. 1 comma 48 L.cit. La legge 28 giugno 2012 n. 92 (cd. rito fornero), nei commi 47 e ss dell’art. 1, tipizza un classico modello procedimentale cd. bifasico in cui ad una fase necessaria a carattere prettamente sommario segue una fase eventuale a cognizione piena, destinata a concludersi con un provvedimenti suscettibile di passare in giudicato: ebbene, l'emissione di provvedimenti di urgenza o a cognizione sommaria da parte dello stesso giudice che è chiamato a decidere il merito della causa, costituisce una situazione ordinaria del giudizio e non può in nessun modo pregiudicarne l'esito, né determina un obbligo di astensione o una facoltà della parte di chiedere la ricusazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19 Giugno 2013. Segue...
Rito cd. Fornero – Giudice che abbia definito il ricorso proposto ex art. 1 comma 48 l. 92/2012 – Medesimo giudice designato anche per trattare e definire l’opposizione proposta ex art. 1 comma 51 l. 92/2012 – Obbligo di astensione – Insussistenza..
Non ricorre l’ipotesi di cui all’art. 51 n. 4 c.p.c nei confronti del giudice assegnatario dell’opposizione ex art. 1 comma 51 L.n. 92/2012, che abbia già trattato del tema controverso quale giudice designato per la decisione del ricorso ex art. 1 comma 48 L.cit. Infatti, è da escludersi la natura impugnatoria del giudizio di opposizione previsto dalla normativa sopra richiamata, tale da individuare la cognizione da parte di un giudice necessariamente diverso. Il rapporto tra le due fasi è quella tipica e ricorrente di un momento a cognizione meramente sommaria – introdotta dal legislatore per scopo acceleratorio – con una fase successiva e eventuale a cognizione piena, secondo le caratteristiche, con riguardo ai diversi profili soggettivi, oggettivi e procedimentali, sovra evidenziate. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04 Aprile 2013. Segue...

References: art. 1
 art. 1
 sentenza 
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 sentenza 
 art. 186
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1