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Timestamp: 2019-03-21 16:41:48+00:00

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1 N /2016 REG.PROV.COLL. N /2015 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 658 del 2015, proposto da: **, rappresentata e difesa dall'avv. Cristina Nazzaro, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Giulio Rocco, 57; contro Ministero dell'interno, rappresentato e difeso per legge dall' Avvocatura dello Stato, con domicilio in Roma, via dei Portoghesi, 12; per l'annullamento del decreto con cui veniva rigettata la richiesta di conversione del permesso di soggiorno da motivi religiosi a motivi di lavoro
2 subordinato. Visti il ricorso e i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'interno; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 dicembre 2015 la dott.ssa Cecilia Altavista e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO e DIRITTO Con il presente ricorso è stato impugnato il decreto del Questore di Roma del , notificato il , con il quale è stata respinta la domanda, presentata il , di conversione del permesso di soggiorno rilasciato per motivi religiosi in permesso di soggiorno per lavoro subordinato. Il provvedimento è basato sulla mancata presentazione del nulla osta al lavoro rilasciato dallo sportello unico o del nulla osta alla conversione rilasciato dal medesimo sportello. Sono stati formulati i seguenti motivi di censura: violazione e falsa applicazione dell art. 14 del d.p.r. 394 del 1999; dell art. 5 comma 5 del d.lgs. n. 286 del 1998; eccesso di potere per travisamento dei fatti, illogicità e contraddittorietà della motivazione; manifesta illogicità e ingiustizia.
3 Si è costituita l Amministrazione a mezzo dell Avvocatura dello Stato contestando la fondatezza del ricorso. Alla camera di consiglio del è stata accolta la domanda cautelare di sospensione del provvedimento impugnato. All udienza pubblica dell il ricorso è stato trattenuto in decisione. Il ricorso è fondato. Ritiene, infatti, il Collegio di seguire l orientamento ormai costante della sezione (Tar Lazio II quater n del 2015; n del 2013; n del 2012; n del 2009), per cui l art. 14 del d.p.r. n. 394 del 31 agosto 1999, Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, deve essere interpretato nel senso di consentire la conversione del permesso di soggiorno rilasciato per motivi religiosi in permesso di soggiorno per altri titoli. Infatti, l indicazione delle possibilità di conversione di cui all articolo 14 non può ritenersi tassativa, ristretta quindi alle ipotesi espressamente disciplinate, ma deve riguardare ogni titolo di soggiorno. In particolare, l'art. 14, nell'indicare le attività consentite in relazione ai permessi di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, di lavoro autonomo, familiari, di studio, esprime il principio generale che consente la conversione del permesso di soggiorno in relazione alla attività effettivamente svolta, qualora, ovviamente sussistano i relativi requisiti richiesti dalla legge. La predetta disposizione,
4 quindi, non può interpretarsi nel senso che soltanto le tipologie di permesso di soggiorno ivi espressamente menzionate possano essere oggetto di conversione e, conseguentemente, che per quelle non espressamente ivi richiamate tale conversione non sarebbe consentita (in tal senso, cfr, altresì Tar Emilia-Bologna n. 446 del 2015). Una diversa interpretazione sarebbe gravemente discriminatoria tra chi si trova in Italia in forza di un titolo di soggiorno per motivi religiosi rispetto, ad esempio, a chi sia entrato nel territorio nazionale con un permesso per motivi di studio o formazione (Tar Lazio II quater n. 285 del 2015). A conferma che una diversa interpretazione comporterebbe una ingiustificata discriminazione per chi ha un titolo di soggiorno rilasciato per motivi religiosi, nel caso di specie, rileva anche la circostanza di fatto della lunghezza del periodo, più di dieci anni, trascorso in Italia dalla ricorrente, che avrebbe consentito alla stessa di chiedere un permesso di soggiorno per lungo soggiornante. La Sezione ha, inoltre, già affermato (Tar Lazio II quater n. 285 del 2015; n del 2015) che in mancanza di una previsione espressa circa l'onere per il richiedente la conversione di acquisire l'attestazione della disponibilità di una quota, ai fini del cd. decreto flussi, deve ritenersi che si tratti di adempimento che deve essere assicurato d'ufficio dall'amministrazione procedente (cfr. altresì Tar Toscana n del 2014; n del 2013). Sotto tali profili il ricorso è, quindi, fondato e deve essere
5 accolto con annullamento del provvedimento impugnato. In relazione alla particolarità della questione, sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese processuali. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l effetto annulla il provvedimento impugnato. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 11 dicembre 2015 con l'intervento dei magistrati: Leonardo Pasanisi, Presidente Pietro Morabito, Consigliere Cecilia Altavista, Consigliere, Estensore L'ESTENSORE IL PRESIDENTE DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 18/01/2016 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

References: SENTENZA 
 art. 14
 art. 5
 art. 14
 articolo 14
 sentenza