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Timestamp: 2020-06-05 06:30:29+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8879 del 06/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8879 del 06/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/04/2017, (ud. 07/03/2017, dep.06/04/2017), n. 8879
sul ricorso 24469-2015 proposto da:
MATANO, ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO ed EMANUELA DE ROSE;
avverso la sentenza n. 757/2015 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata
1. che il giudice del lavoro del Tribunale di loggia accoglieva il ricorso di alcuni braccianti agricoli tra i quali l’odierno intimato e, accertata la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato agricolo, condannava l’INPS a procedere alla iscrizione dei lavoratori negli elenchi anagrafici degli operaio agricoli;
3.1 che il Tribunale di loggia in accoglimento della opposizione ha condannato l’INPS alla rifusione in favore della opponente delle spese e competenze di lite, comprese quelle relative all’atto di precetto, come in dispositivo determinate;
6. che preliminare ed assorbente risulta l’esame del secondo motivo, col quale è dedotta nullità della sentenza per violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 -, in relazione all’art. 617 c.p.c., comma 11, artt. 618 e 289 c.p.c.;
6.4. che come osservato da recenti pronunzie di questa Corte intervenute in fattispecie identica a quella in esame (cfr. Cass. ordinanze nn. 22373, 22374, 22375, 22376 del 2016) la questione deve essere definita alla luce del principio per il quale, a norma dell’art. 618 c.p.c. (nel testo attualmente vigente), l’introduzione del giudizio di merito nel termine perentorio fissato dal giudice dell’esecuzione, all’esito dell’esaurimento della fase sommaria, deve avvenire con la forma dell’atto introduttivo relativa al rito con cui va trattata l’opposizione nella fase a cognizione piena, sicchè ove si applichi ex art. 618 bis c.p.c., comma 1, il rito del lavoro, il giudizio di merito va introdotto con ricorso) da depositare nella cancelleria del giudice competente entro il termine perentorio fissato dal giudice. (Cass. n. 27527/14). Pertanto, nel caso di specie, il ricorso dell’opponente avrebbe dovuto essere depositato nella cancelleria del giudice competente entro quarantacinque giorni dalla comunicazione dell’ordinanza del giudice dell’esecuzione. La procedura seguita, invece, dalla parte qui intimata è del tutto svincolata dalle previsioni normative su citate e, comunque, ha comportato che non vi sia stato alcun ricorso in opposizione regolarmente depositato entro il termine perentorio di quarantacinque giorni, assegnato ai sensi degli artt. 617-618 e 618 bis c.p.c., tanto che alla fine il ricorso della parte opponente risulta essere stato soltanto notificato (ben oltre il termine di quarantacinque giorni), senza che risulti previamente depositato nel termine perentorio anzidetto;
La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi proposta dalla parte qui intimata. Nulla spese per il giudizio di merito.
Condanna la parte intimata alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 1.000,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15%, oltre accessori di legge.

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