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Timestamp: 2017-10-20 21:38:51+00:00

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studiosammarchi | Just another WordPress.com weblog
di Antinisca Sammarchi | 8 giugno 2015 · 10:35
Vorrei ringraziare perennemente sloggata che ha passato la domenica pomeriggio a sistemarmi la pagina e l’informativa sui cookies: grazie davvero, senza il tuo aiuto sarei ancora in alto mare!!
Ed un sentito grazie anche a tutti i blogger che hanno studiato la normativa aiutando tutti noi: grazie.
di grandeslam | 29 settembre 2008 · 17:17
Questo sito ospita le domande e i dubbi di tutti coloro i quali si trovano a dovere ragionare di diritto, costretti a divincolarsi tra le maglie intricatissime della giustizia italiana.
E’ inoltre possibile contattarmi ai recapiti che trovate nella pagina “chi sono” per acquistare una consulenza a distanza (via telefono o via chat o via mail) o per fissare un appuntamento presso lo studio di Casalecchio di Reno (Bologna) in via Oriani, 6.
di Antinisca Sammarchi | 9 luglio 2015 · 9:00
– Il presente articolo è già stato pubblicato in data 18.01.2012 e viene oggi ripubblicato.
Archiviato in Famiglia, Pensione di reversibilità
di Antinisca Sammarchi | 7 luglio 2015 · 9:00
Mio padre, divorziato da mia madre da 10 anni, risposato una seconda volta con una figlia di 10 anni, mia sorellastra, all’età di 68 anni desidera fare testamento. Io ho 27 anni, e 7 anni fa mio padre decide di acquistare un appartamento con i suoi soldi per me, rogitandolo a nome mio: divento cosi proprietaria di un appartamento in cui vivo da allora, del valore di 250 mila € mantenendolo e curandolo come proprietaria. Una scrittura privata fatta successivamente tra me e lui mi porta a firmare il fatto che in caso di mia morte la casa ritornerebbe interamente a lui, o ai suoi discendenti, in caso di mancanza di miei figli. Lui ora nel suo testamento ha scritto che il valore dell’appartamento acquistato per me allora, rientrerà nell’asse ereditaria alla sua morte e che il rimanente della differenza dell’eredità dovrà essere spartita tra me e la sorellastra, considerando che la nuova moglie rinuncerà alla sua parte legittima. Mi chiedo però, qualora alla sua morte lui non disponesse di una somma di 250mila€ (che andrebbe alla pari con il valore del mio immobile), ma disponesse solo di 100mila, io dovrò liquidare la sorellastra della restante differenza per raggiungere il valore del mio immobile?Anche se io sono la proprietaria a tutti gli effetti e se ho investito i miei denari in tutti gli anni in cui ho mantenuto l’immobile?Cosa dovrei fare io per tutelarmi? Considerate il fatto che non vorrei ritrovarmi a pagare ad un’altra persona qualcosa che mi è stata teoricamente donata..
Detto ciò, innanzitutto ritengo che la scrittura privata tra te e tuo papà non abbia alcun valore: tu puoi disporre dei tuoi beni solo facendo testamento e non anche con scritture private.
Infatti, ai sensi dell’art. 458 cod. civ., “fatto salvo quanto disposto dagli articoli 768-bis e seguenti, è nulla ogni convenzione con cui taluno dispone della propria successione. È del pari nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi.“.
La collazione è un istituto previsto dall’art. 737 e seguenti cod. civ. che prevede che “i figli legittimi e naturali e i loro discendenti legittimi e naturali ed il coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente, salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati.“.
Detto tutto ciò, è difficile sapere se dovrai o meno liquidare qualcosa alla tua sorellastra alla morte di tuo papà poichè ciò dipende da moltissimi fattori, quali, ad esempio, l’intera massa ereditaria, se la seconda moglie di tuo papà accetterà o meno l’eredità, …
Archiviato in Famiglia, Figli, Separazione e divorzio, Successioni
Con tag Art. 458 cod. civ., Art. 737 cod. civ.
di Antinisca Sammarchi | 2 luglio 2015 · 9:00
– Il presente articolo è già stato pubblicato in data 03.01.2012 e viene oggi ripubblicato.
Genti.ssimo avvocato, Le espongo il mio caso e la ringrazio fin d’ora per i suggerimenti. Il caso é il seguente: io e mio marito (ex) siamo stati sposati per 15 anni, ma siamo separati, con tanto di decreto di omologa, dal 22.9.2008. Visti i rapporti spinosi con il mio ex marito e con i figli, ho intenzione di chiedere la divisione della comunione legale, posto che lo sciolgimento dovrebbe essersi verificato automaticamente (stando alle recenti pronunce della Corte di Cassazione che ho trovato girando su google) con l’omologa del tribunale. Premetto che durante tutta il giudizio di separazione eravamo entrambi convinti delle sussistenza della separazione dei beni perch? questa era la volontà del mio ex al momento del matrimonio. in realtà, da copia dell’atto di matrimonio (rilasciato tanto dal comune, quanto dal parroco) risulta che il regime patrimoniale sussitente ? quello legale: la comunione dei beni. ora….io ho sostenuto spese notevoli al fine di completare la casa di proprietà ESCLUSIVA di mio marito (che presentava solo i pilastri); tuttavia, NON DISPONGO DI ALCUNA FATTURA MA SOLO DI TESTIMONI, AVENDO FATTO TUTTO IN ECONOMIA e avendo prelevato il denaro da un conto cointestato. In più, ho contribuito nell’acquisto dell’arredamento e ho sopraelevato l’immobile adibito a casa coniugale e ha realizzato un secondo appartamento. Da ultimo, ho lavorato – comparendo come coadiutore – presso la tabaccheria del mio ex marito tutti i pomeriggi e tutti i fine settimana. Intendo rivolgermi ad un legale, ma vorrei prima capire se ne vale la pena e se recupererò qualcosa. Esponendo verbalmente il caso ad un avvocato mi diceva che si dovrebbe fare un accertamento della comunione legale……è vero? io non so neppure di cosa si tratta Grazie in anticipo per la risposta
Mi preme, innanzittutto, precisare che in sede di blog è impossibile dire se azioni giudiziarie possono avere o meno un esito felice. In questa sede mi occupo solo di fornire generali indicazioni di diritto che non possono e non vogliono in alcun modo sostituire una consulenza vera e propria da un legale che consulterà anche la relativa documentazione.
Detto questo, sarebbe da capire, leggendo il verbale omologato, come mai la comunione non è stata sciolta all’epoca della separazione.
Quanto alle opere da te fatte nella casa coniugale, in linea di massima si potrebbero ritenere delle obbligazioni naturali, ossia, ai sensi dell’art. 2034 del cod. civ., per questo tipo di obbligazioni “Non è ammessa la ripetizione di quanto è stato spontaneamente prestato in esecuzione di doveri morali o sociali, salvo che la prestazione sia stata eseguita da un incapace. I doveri indicati dal comma precedente, e ogni altro per cui la legge non accorda azione ma esclude la ripetizione di ciò che è stato spontaneamente pagato, non producono altri effetti.“.
In sostanza, essendo tu coniuge, in virtù di un tuo dovere morale hai volontariamente eseguito determinati lavori e ora non avresti diritto al rimborso di quanto corrisposto.
Ciò, ripeto, solo in linea di massima in quanto in concreto si dovrebbe vedere ciò che è stato fatto.
Quanto al tuo lavoro presso l’azienda di tuo marito, si potrebbe valutare se richiedere parte degli utili e il pagamento dei contributi previdenziali di legge se ciò non è già stato fatto.
Archiviato in Covivenza, Famiglia, Immobili, Separazione e divorzio
Con tag Art. 2034 cod. civ.
di Antinisca Sammarchi | 30 giugno 2015 · 9:00
– Il presente articolo è già stato pubblicato in data 14.12.2011 e viene oggi ripubblicato.
Mio papà è ricoverato in casa di cura da 3 anni con 100% alzheimer e parkinson,me ne sono occupato io nell’anno precedente affittandogli un alloggio vicino a casa mia e occupandomi di tutto,alimentazione,pulizia completa,gestione conto corrente e cura della persona..la casa dove viveva colla mamma,ahimè deceduta,una villa nell’astigiano ora vuota,è al 66% di sua proprietà,l’altro terzo è del fratello che minaccia di poterla già vendere per incapacità di intendere e di volere del papà, e comunque di volerla vendere al momento della sua morte.Io ho un fratello maggiorenne che non vede l’ora,come ha fatto appena tumulata la mamma,di poter vendere ed incassare una volta deceduto il papà.Posso e come oppormi a questa loro volontà,sia per la vendita imminente del volere dello zio e sia dopo la morte? La ringrazio per l’attenzione e mi auguro possa cortesemente rispondermi.
In questo momento il problema della vendita non si pone in quanto è necessario anche il consenso – e quindi la firma – di tua papà. Inoltre, se il comproprietario volesse ‘scavalcare’ tuo papà dovrebbe fare un ricorso al Giudice tutela per la nomina di un tutore o di un amministratore di sostegno, il cui scopo sarebbe quello di prendere le decisioni nell’interesse di tuo papà nei limiti del suo compito e comunque la vendita sarebbe un atto di straordinaria amministrazione che necessita l’autorizzazione del Giudice e non solo del tutore/amministratore.
Archiviato in Famiglia, Successioni
Con tag Art. 732 cod. civ.
di Antinisca Sammarchi | 29 giugno 2015 · 9:00
Buongiorno Avvocato Sammarchi, Mio padre si e’ sposato 3 volte, la prima con mia madre da cui ha avuto due figli in totale, la seconda da cui ha avuto un figlio e adesso e sposato ma senza figli ed ha al presente 81 anni. Mio padre e sua moglie vivono in una casa di proprieta’. Premetto che non sono a conoscenza del regime di patrimonio in cui essi siano. La mia domanda: in caso di decesso di mio padre, io e gli altri due miei fratelli che diritti abbiamo sulla casa, se ne abbiamo ? Mi sembra di capire che la moglie avrebbe diritto a continuare a vivere nella casa. Vuol dire questo che io e gli altri fratelli non potremmo avere la parte che ci spetta come eredi fino alla morte della moglie? O ci sono altri modi per avere le nostre parti? Inoltre vista la situazione, come ci dovremo comportare al momento di un eventuale decesso di mio padre per non creare situazioni imbarazzanti e sgradevoli? Grazie in anticipo.
Ai sensi dell’art. 540 cod. civ. “A favore del coniuge è riservata la metà del patrimonio dell’altro coniuge, salve le disposizioni dell’articolo 542 per il caso di concorso con i figli. // Al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Tali diritti gravano sulla porzione disponibile, qualora questa non sia sufficiente, per il rimanente sulla quota di riserva del coniuge ed eventualmente sulla quota riservata ai figli.”
Ne consegue che la moglie di tuo papà ha il diritto di abitazione sulla casa coniugale e voi figli ne potrete disporre solo alla sua morte, o prima ma con il suo consenso.
Con tag art. 540 cod. civ.
di Antinisca Sammarchi | 26 giugno 2015 · 9:00
Come dividere l’eredità?
Gent.Avvocato, avrei due domande da porle per cui Le espongo il mio caso.
1. Io e mio marito siamo sposati da 30 anni in regime si separazione dei bene. Purtroppo 2 anni fa il nostro unico figlio (27 anni celibe) è deceduto a causa di un incidente stradale. Mio marito ha ancora i genitori e 2 sorelle sposate con figli. Premetto che erano 6 anni che non avevamo più rapporti con loro, compreso mio figlio che non è stato più considerato in alcun modo da nessuno. Nella tragica circostanza che ci siamo trovati ad affrontare si sono presentati tutti, affranti, anche con velate pretese ( tipo: vorrei il suo orologio, non ho la macchina…) forse pregustando il “domani”. Premetto che io e mio marito abbiamo una discreta situazione economica, con case di proprietà, impresa lavorativa, conto corrente ecc…a differenza loro che hanno si la casa ma vivono solo con stipendio. La mia paura è che se dovesse morire mio marito mi troverei circondata da persone, abbastanza venali, che farebbero di tutto pur di ottenere qualcosa, siccome io non lavoro per scelta presa in comune accordo, vorrei sapere se facendo testamento è possibile per mio marito lasciare tutto a me, nel caso muoiano prima i miei suoceri e rimangano solo le sorelle con i figli(5).
2. i miei suoceri hanno destinato, solo a parole, 2 appartamenti al mare a mio marito. Avevano deciso di cederli già da 2 anni fa, poi dopo la morte di mio figlio non hanno fatto più nulla. Se dovesse venire a mancare mio marito devono comunque lasciarli a me oppure non ho più nessun diritto?
La ringrazio anticipatamente e aspetto risposta.
Innanzitutto, se ancora non l’hai fatto, ti invito a leggere la mia scheda pratica sulla successioni che dovrebbe chiarire buona parte dei tuoi dubbi.
In assenza di testamento, la massa ereditaria di tuo marito si dividerà in questo modo:
2/3 coniuge (+ diritto di abitazione della casa coniugale ex art. 540, comma 2, cod. civ.) – 1/3 ascendenti e/o fratelli e/o sorelle (art. 582 cod. civ.)
Tuttavia, tuo marito potrà fare testamento avendo cura di rispettare tali quote:
quando oltre al coniuge concorrono degli ascendenti (genitori, nonni, …)
I fratelli, le sorelle, i nipoti, … come detto numerose volte, sono eredi legittimi ma non legittimari.
Nel caso tuo marito dovesse venire a mancare prima dei suoi genitori a te non spetta alcunchè poichè succedono per rappresentazione solamente i discendenti (figli, nipoti, …), ai sensi dell’art. 467 cod. civ.: “La rappresentazione fa subentrare i discendenti [legittimi e naturali] nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l’eredità o il legato. // Si ha rappresentazione nella successione testamentaria quando il testatore non ha provveduto per il caso in cui l’istituito non possa o non voglia accettare l’eredità o il legato, e sempre che non si tratti di legato di usufrutto o di altro diritto di natura personale“
Con tag Art. 467 cod. civ., art. 540 cod. civ., Art. 544 cod. civ., Art. 582 cod. civ.
di Antinisca Sammarchi | 25 giugno 2015 · 9:00
Comunione ereditaria di due fratelli
– Il presente articolo è già stato pubblicato in data 12.12.2011 e viene oggi ripubblicato.
Nel febbraio del 2011 è venuta a mancare mia madre, al seguito io e mio fratello siamo diventati gli eredi, poichè mio padre è mancato anni addietro. Dal momento in cui è mancata mia madre mio fratello ha continuato ad avere la residenza e domicilio in quell’abitazione ma vive da altra parte con la sua compagna. Per negligenza da parte di mio fratello non ha pagato le bollette di luce e telefono e a seguito è stata sospesa l’erogazione di quest’ultima e disabilitato il servizio telefonico. Non ha pagato le spese condominiali e nemmeno un affitto per quel che concerne la mia parte di casa. A maggio ho ricevuto una lettera da parte dell’avvocato di mio fratello che mi dice che lui avrebbe voluto comprare la mia parte di casa. La casa vale all’incirca 100.000€ però l’avvocato dice che mi spetterebbero 43.000€ e non i 50.000€ poichè necessità di ristrutturazione. Io mi chiedo nella suddivisione bisogna calcolare solo il 50% senza tener conto di lavori di ristrutturazione o no? Le spese condominiali le devo pagare anche io, nonostante io non abbia mai percepito una quota di affitto, e se è mio diritto avere un impegno scritto dal momento in cui mio fratello dice di voler acquistare la mia parte di casa e avere un anticipo in denaro. Sperando di essere il più chiara possibile la ringrazio anticipatamente sperando in una sua risposta! (Marika, via posta elettronica)
La comunione ereditaria si ha nel momento in cui una persona muore – de cuius – e si apre la successione: da quel momento tutti (mobili ed immobili) i beni del defunto entrano nell’asse ereditario e gli eredi ne sono comproprietari pro quota.
Ai sensi dell’art. 732 cod. civ. l’erede che vuole alienare la sua quota di proprietà deve offrirla in prelazione ai coeredi, indicandone il prezzo.
Nel tuo caso, tuo fratello intende acquistare la tua quota di bene. Ora non è chiaro perchè mi chiedi se si deve o meno tener conto dei lavori di ristrutturazione: se i lavori di ristrutturazione verranno eseguiti una volta che tuo fratello acquisterà la tua quota dell’immobile è chiaro che se ne farà interamente carico lui, se invece tali lavori sono stati eseguiti in passato allora è chiaro che il valore dell’immobile andrà diviso equamente.
Se la stima fatta da tuo fratello non ti sembra corretta, puoi sempre far valutare l’immobile da un perito di tua fiducia e sulla base di tale perizia iniziare le trattative per la vendita dell’immobile.
In merito alla spese condominiali, la questione è un po’ più complessa.
A mio avviso tuo fratello, avendo comunque mantenuto per sua negligenza la residenza in tale immobile, si dovrebbe fare interamente carico delle spese a carattere ordinario, mentre andrebbero ripartite al 50% (dato che comunque anche tu sei proprietaria) le spese a carattere straordinario. In sostanza credo che per analogia si dovrebbe applicare la ripartizione delle spese come accade tra proprietario e conduttore, con la precisazione che essendo nel vostro caso due comproprietari queste vanno corrisposte nella misura del 50% ciascuno.
Infine tu parli di “impegno scritto”: giuridicamente questo si chiama atto preliminare ed è previsto dall’art. 1351 cod. civ..
Il contratto preliminare – o promessa di vendita – è l’atto che precede il rogito, anche questo si fa normalmente presso un notaio, e in tale atto solitamente si trovano:
il prezzo dell’immobile nonchè modalità e termini di pagamento;
la regolarità dell’immobile rispetto alle norme edilizie ed esistenza di eventuali vincoli (ipoteche, servitu’, etc.);
il titolo del possesso con la data in cui esso inizia e le eventuali limitazioni;
il versamento dell’acconto o della caparra (di circa il 20-25% del prezzo totale);
la data entro la quale andrà stipulato il rogito;
la data e firma dei contraenti.
Faccio solo un’ultima precisazione in merito all’acconto e alla caparra:
l’acconto altro non è che un anticipo della somma che la parte acquirente (tuo fratello) andrà a versare alla parte venditrice (tu);
la caparra confirmatoria, invece, ai sensi dell’art. 1385 cod. civ., è una somma di denaro che in caso di adempimento della prestazione deve essere imputata alla prestazione dovuta. Il secondo comma specifica che se la parte che versa la caparra è inadempiente, l’altra può recedere dal contratto trattenendo per sè la caparra; se, invece, è inadempiente chi riceve la caparra, l’altra parte può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra versata.
Con tag Art. 1351 cod. civ., Art. 1385 cod. civ., Art. 732 cod. civ.
di Antinisca Sammarchi | 24 giugno 2015 · 9:00
Come separarmi se non posso permettermelo?
Egr. Sig. Avvocato, Sono una donna di 46 anni…8 anni fa mio marito se ne andò in Germania con il pretesto di andare a cercare casa e lavoro e farci raggiungere. Dopo pochi giorni venni alla scoperta che mio marito si era già messo a convivere con un altra donna rinnegando di avere una famiglia, le aveva detto di non essere sposato ne di avere figli che non avrebbe mai trovato la donna della sua vita questo mi fu dichiarato dalla donna stessa. Sono 8 anni che ne io ne i miei figli hanno mai ricevuto un solo centesimo di mantenimento ne si è mai degnato di una sola telefonata fatta ai suoi figli. In tutti questi anni ho cercato di arrancare con lavoretti per portare avanti i nostri figli…adesso siamo al punto di aver perso tutto e ci ritroviamo per strada senza casa ne lavoro…io un figlio ancor minore ed una figlia di ormai 19 anni. Ho tentato di contattarlo spiegandogli la nostra situazione e chiedendo aiuto almeno per i ragazzi…mi ha risposto ed a me chi mi aiuta…lui la possibilità di aiutarci l’avrebbe. Lui tut’ora convive con un altra donna nonostante noi non siamo ne separati legalmente ne consensualmente non è mai stata fatta la richiesta di separazione. Cosa posso fare non potendomi permetere un legale?
Innanzitutto dovreste regolarizzare la vostra posizione affinchè tuo marito sia tenuto al versamento di un assegno di mantenimento per i vostri figli ed, eventualmente, per te. Quando ci si separa di fatto è sempre opportuno formalizzare la separazione poichè solo così i figli possono essere tutelati.
Se il tuo reddito non supera € 11.369,24 annui, puoi accedere al beneficio del patrocinio a spese dello stato (cd. gratuito patrocinio): in sostanza non sosterrai tu le spese legali.
Archiviato in Famiglia, Figli, gratuito patrocinio, Mantenimento, Separazione e divorzio
di Antinisca Sammarchi | 23 giugno 2015 · 9:00
– Il presente articolo è già stato pubblicato in data 30.11.2011 e viene oggi ripubblicato.
Buongiorno, sono la compagna convivente di un uomo separato con due figlie, una di 18 anni e l’altra di 10. Il mio compagno è artigiano, fa il piastrellista, ma nell’ultimo anno purtroppo il suo lavoro è diminuito e di conseguenza anche il suo reddito (nel 2008 avrà guadagnato circa 20000,00 euro). Noi abitiamo assieme, abbiamo un affitto da pagare di 450,00 euro al mese, più le altre spese tra cui le rate della sua macchina pari a 451.00 euro mensili. Anch’io lavoro e ho un reddito annuo pari a 17000 euro (lordi s’intende) pari a circa 1000 euro netti mensili. In sentenza di separazione era stato disposto che doveva versare per la figlie un assegno di mantenimento pari a 600.00 euro mensili più le spese straordinarie (dentista, scuola ecc). Volevo sapere se era possibile chiedere la riduzione dell’assegno di mantenimento visto che ultimamente il suo lavoro è calato ulteriormente e spesso mi ritrovo io a farmi carico di buone parte delle spese di casa in poche parole quello che lui guadagna mensilmente va tutto tra mantenimento, macchina e tasse ed io con il mio stipendio purtroppo mi ritrovo a dover coprire le spese di casa (affitto, luce, gas e alimenti) ossia non ci sto più dentro!!! Tengo a precisare che sua moglie lavora, ha un reddito circa pari al mio, percepisce gli assegni familiari in quanto le figlie sono state affidate a lei e anche lei è in affitto però nelle case dell’Aler e pertanto paga un canone di locazione minore rispetto al nostro. Attendendo una vostra risposta porgo cordiali saluti (Jessica, via e-mail)
Sicuramente si può presentare al Tribunale domanda per chiedere la modifica delle condizioni di separazione ovvero, in alternativa, un ricorso per la cessazione degli effetti civili del matrimonio (=> cd. divorzio).
Inoltre, se non già previsto con la separazione, io chiederei anche la concordarietà delle spese straordinarie: ciò significa che tutte le spese straordinarie (ad eccezione delle mediche e di quelle urgenti) devono essere preventivamente concordate tra i genitori. Questo serve ad evitare che il coniuge non affidatario – o non collocatario – si trovi a dover corrispondere cifre molto alte come spese straordinarie.
Nel caso in voi vogliate procedere, posso farvi un preventivo gratuito per la gestione della vostra posizione.
di Antinisca Sammarchi | 22 giugno 2015 · 9:00
Buongiorno, andando subito al sodo io mia moglie siamo in fase di separazione, la casa di mia proprietà e’ gravata da mutuo con una rata mensile di 390€ che ho sempre pagato io la mia intenzione e’ di lasciare la casa a lei e alle mie due figlie di 8 e 3 anni e di andare in affitto che nella mia zona circa sono 450/500€ mensili.io guadagno 1450€ e lei 1200€ ovviamente e’ mia intenzione continuare pagare il mutuo e capire quanto dovrei x i figli indicativamente . Grazie
Ho dedicato un’apposita pagina a questo tipo di domande dove spiego perchè non è possibile fornire una risposta: ti invito a consultarla.
Archiviato in Famiglia, Figli, Separazione e divorzio

References: Art. 458
 Art. 737
 Art. 2034
 Art. 732
 art. 540
 art. 540
 Art. 467
 art. 540
 Art. 544
 Art. 582
 Art. 1351
 Art. 1385
 Art. 732
 sentenza