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Timestamp: 2018-09-19 19:40:44+00:00

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Commissione Tributaria Provinciale di Torino – ordinanza di sospensione di ruoli esattoriali e delle relative cartelle di pagamento
Ci pregiamo di allegare alla presente ordinanza di sospensione di ruoli esattoriali e delle relative cartelle di pagamento, emessa in una causa personale dell’avv. Ziletti, per un importo richiesto complessivamente pari ad euro 197.214,82, dalla Commissione Tributaria Provinciale di Torino in data 04.07.2017, di seguito il relativo commento:
“SOSPENSIONE DI ESTRATTI DI RUOLO E DELLE RELATIVE CARTELLE ESATTORIALI PER UN IMPORTO COMPLESSIVO PARI AD EURO 197.214,82
Ordinanza emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Torino in data 04.07.2007 in una causa contro Equitalia, avente ad oggetto estratti di ruolo relativi a IRPEF, addizionale comunale e regionale, IVA nonché le relative cartelle esattoriali, per un importo richiesto complessivamente pari ad euro 197.214,82.
La Commissione ha sospeso – in contraddittorio tra le parti in pubblica udienza – gli atti impugnati sulla base delle contestazioni contenute nel ricorso che il Collegio ha ritenuto “gravi” e, quindi, meritevoli di essere accolte.
In materia, l’art. 25, comma 1, del Dpr. n. 602/1973, disciplinante le modalità di riscossione delle imposte, prevede espressamente che l’Agente della Riscossione debba notificare la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo.
La citata legge pone, dunque, in capo all’Amministrazione finanziaria e all’Agente della riscossione il preciso onere di notificare l’iscrizione a ruolo portata dalla cartella di pagamento.
E’ di tutta evidenza, quindi, che, in mancanza della notifica di un atto presupposto, l’azione amministrativa tesa alla riscossione dei tributi risulta viziata.
Da tale vizio risulta inequivocabilmente la decadenza in cui è incorsa Equitalia Servizi di riscossione Spa in relazione al potere di riscuotere i tributi oggetto del ricorso.
Si è poi eccepita la decadenza in cui è incorsa Equitalia dal potere di notificazione di ulteriori atti, nonché la prescrizione di parte dei tributi pretesi.
Infine, si è dato atto dell’errato conteggio di interessi, aggi e sanzioni, contenuti nella cartelle impugnate.
Inoltre, quanto al requisito del periculum in mora, si è rilevato che dall’esecuzione può derivare al ricorrente un danno grave e, soprattutto, irreparabile, in considerazione dell’ingente somma richiesta, che risulta evidentemente incompatibile con la capacità finanziaria del contribuente evidenziata dalle dichiarazioni dei redditi depositate in atti.”
Tribunale di Torino – Sentenza Positiva
Siamo lieti di attenzionarvi altra SENTENZA POSITIVA ottenuta sul foro di Torino dall’Avv. Elio Gnocato.
La diffusione tra la rete legale si rende ancor più fruibile onde avere un precedente nei tentativi di recuperare una posizione che si trova nello stadio processuale ex art. 281 sexies cpc.
Come potrete leggere la causa è stata vinta con un buon recupero a favore del cliente.
Tribunale di Torino – Ammissione CTU
Ci pregiamo di produrVi il provvedimento ottenuto presso il tribunale di Torino dall’avvocato Gnocato Elio, di seguito e il suo relativo commento:
L’ordinanza emessa dal giudice Dominici è importante perché valuta positivamente questi elementi:
1) Ammissibilità della domanda di accertamento in un conto corrente aperto;
2) Interesse ad agire del correntista a proporre detta domanda;
3) Esclusione totale anatocismo post 2014. Detto elemento è già sufficiente a disporre CTU.
4) Apertura in punto prescrizione (accenno velato sulla sua non proponibilità per le rimesse ripristinatorie in un conto corrente in essere.
Il cambio di valutazione è evidente.
Rispetto alle sentenze sino ad oggi emesse che prevedevano l’assenza totale di istruttoria e la soccombenza a seguito di discussione orale.
Le suddette aperture conseguono agli appelli promossi e la valutazione anche solo prospettata della Corte d’Appello.
Partiamo da un caso analogo (sempre dott.ssa Dominici), in cui si è avuta soccombenza totale e per il quale ho promosso appello per i seguenti motivi che riporto ad uso comune:
L’ERRATA VALUTAZIONE E QUALIFICAZIONE GIURIDICA DELL’AZIONE RADICATA DALLA PARTE APPELLANTE
Si legge nella parte motiva della sentenza che “la domanda di accertamento non è diretta a verificare se la rideterminazione del saldo avrebbe consentito una maggior disponibilità della provvista ….. posto che nella prospettazione attorea si limita a richiedere l’accertamento delle dedotte ragioni di nullità, la ripetizione di quanto indebitamente percepito e il risarcimento del danno”.
L’interpretazione fornita dal Giudice non è condivisibile, tantè che la parte appellante non si è limitata alla sola domanda di ripetizione dell’indebito, né ha voluto attribuire ad essa un carattere preponderante rispetto alle altre domande.
Detta valutazione appare infatti parziale, illogica, superficiale ed incongruente (in primis) rispetto al semplice dettato letterale delle conclusioni assunte dall’appellante in primo grado.
L’appellante ha infatti chiesto sin dall’atto introduttivo del giudizio che venisse accertata e dichiarata la nullità e/o l’invalidità e/o la inefficacia totale o parziale dei contratti, anche per mancanza di forma
scritta ex art. 118 T.U.B per i motivi dedotti in narrativa e che per l’effetto venisse rideterminato il dare–avere tra le parti in costanza del rapporto, ordinando il ricalcolo sugli interi rapporti secondo legge, senza anatocismo ex sentenza Cass. S.U. n. 24418/10 (in subordine su base annuale), con esclusione del conteggio trimestrale degli interessi e del tasso ultralegale ed usurario, e della commissione di massimo scoperto.
Ciò sul presupposto di fatto, certo poiché non contestato ovvero pacificamente ammesso dalla convenuta che il conto corrente oggetto di causa fosse al momento dell’introduzione del giudizio “in essere”.
Residuando giammai, conformemente ai dettami della Suprema Corte rinvenibili nella Sentenza n. 24418/10 la domanda di ripetizione dell’indebito oggettivo per le sole rimesse ritenute di natura “solutoria”.
Ed invero la parte appellante ha chiesto sin dall’atto introduttivo la condanna della Banca convenuta, in persona del legale rappresentante pro tempore, alla restituzione delle somme indebitamente addebitate e/o riscosse per l’importo ritenuto di giustizia e/o che emergerà dall’espletanda istruttoria.
Pertanto la parte appellante non ha affatto – o comunque non ha solo – chiesto la ripetizione dell’indebito ma ha chiesto IN VIA PRINCIPALE l’accertamento della nullità parziale del contratto – anche per mancanza della forma scritta ex art. 118 T.U.B. – con conseguente richiesta (e relativa statuizione – accertamento di natura costitutiva) avente ad oggetto la rideterminazione del dare – avere tra le parti e del saldo (e quindi l’esatta determinazione delle poste attive/passive e quindi l’indebito appostamento di somme a debito nel c/c) con previo ordine del relativo ricalcolo, da effettuarsi mezzo CTU contabile, del c/c senza anatocismo, tasso ultralegale ed usurario, CMS ecc..
Ciò premesso la suddetta domanda di accertamento costitutivo del saldo risulta ammissibile.
Nonché giustificata (v. infra) da un attuale interesse del correntista di vedersi determinato il saldo debitorio conformemente alla legge sul presupposto (fondamentale) dell’avvenuta revoca degli affidamenti (circostanza dedotta dalla controparte con lettera di revoca del 7.2.13 – doc. 20) e richiesta di immediato rientro”.
Abnorme e sproporzionata rispetto al tema decidendum appare la lunga disamina giurisprudenziale riferita al rigetto della domanda di ripetizione peraltro relativa alla sole “eventuali” rimesse solutorie.
L’ERRATA PRONUNCIA CIRCA LA MANCATA SUSSISTENZA DELL’INTERESSE AD AGIRE EX ART. 100 C.P.C. IN CAPO ALL’APPELLANTE ALLA LUCE DELLE RISULTANZE DI CAUSA
IN OGNI CASO: L’OMESSA ED ERRATA VALUTAZIONE DI CIRCOSTANZE FATTUALI EMERSE NEL CORSO DEL GIUDIZIO DA CUI CONSEGUE L’INCONGRUITÀ ED ILLOGICITÀ DELLA SENTENZA IMPUGNATA. OMESSA VALUTAZIONE DELL’AFFIDAMENTO CONCESSO.
I motivi devono essere valutati unitamente poiché strettamente connessi.
Entrambi comprovano l’illogicità e l’incongruenza dell’assunto infra dedotto causato in parte da una errata valutazione giuridica delle sue premesse, in parte dalla mancata valutazione di elementi di fatto peraltro pacificamente ammessi dalla controparte.
Ed inveronon è condivisibile l’assunto per il quale “Nel caso di specie la società correntista richiede un accertamento costitutivo del saldo previa rettifica delle progressive poste attive e passive in funzione di una maggiore disponibilità per i rapporti di apertura di credito. Tale domanda di accertamento non è diretta a verificare se la rideterminazione del saldo avrebbe
consentito una maggiore disponibilità della provvista in quanto parte attrice non ha provato tale circostanza né ha dedotto un interesse concreto ed attuale ad averlo peraltro ben difficile a prospettarsi posto che nella prospettazione attorea si limita a richiedere l’accertamento delle dedotte ragioni di nullità, la ripetizione di quanto indebitamente percepito e il risarcimento del danno”.
In primis si precisa che la parte appellante non si è limitata alla domanda di ripetizione dell’indebito ma ha formulato domanda di accertamento negativo del saldo in via principale ed autonoma.
Nel merito si richiama quanto dedotto nel punto I.
Tale domanda è ammissibile poiché supportata da una valido interesse ad agire ex art. 100 c.p.c..
Interesse riscontrabile nel vedersi determinato l’eventuale saldo debitorio in conformità alla legge e al contratto ove esistente (ex art. 118 TUB) con conseguente ricaduta sulle successive scritturazioni in corso di rapporto.
Nonché nel vedersi rideterminare il saldo in vista di una maggior disponibilità della provvista.
L’interesse pertanto è duplice ed implicito nella domanda formulata.
Sia come accertamento del debito da effettuarsi secondo i parametri e nel rispetto dei canoni di legge e del contratto.
Sia come accertamento dell’ammontare della provvista sempre secondo i canoni di legge e del contratto in vista del suo utilizzo.
L’errore delGiudicante è duplice.
Da un lato, a riprova di una costante, miope valutazione delle domande TUTTE formulate dalla parte appellante (peraltro rinvenibile in più punti della sentenza impugnata), in quanto sembra prediligere la residuale domanda di restituzione omettendo di valutare compiutamente l’istanza di rideterminazione del saldo (v. sopra) dedotta in via principale ed autonoma.
Dall’altro nel ritenere non provata l’esistenza della provvista (ovvero del fido) nonostante le circostanze fattuali emerse nel corso del giudizio.
Ed invero è la stessa parte convenuta ad ammettere la circostanza dell’esistenza del fido posto che produce al doc. 20 (allegato alla comparsa) la lettera di revoca “7.02.2013 della Filiale delle due linee di credito per Euro 105.000,00 ciascuna per smobilizzo portafoglio commerciale e per anticipo fatture senza cessione del credito firmate dal cliente in pari data”.
Al doc. 9 (allegato alla comparsa) “concessione 20.10.2009 di linea di credito transitoria per anticipi su fatture senza cessione del credito di Euro 100.000,00”.
Al doc. 12 (allegato alla comparsa) “”diminuzione 6.4.12 dell’importo della linea di credito continuativa per apertura di credito in conto corrente da Euro 41.500,00 a 40.000,00”.
Al doc. 13 (allegato alla comparsa) “concessione 6.04.2012 di linea di credito continuativa per smobilizzo portafoglio commerciale di Euro 105.000,00 e copia concessione 6.04.2012 di linea di credito continuativa per anticipi su fatture senza cessione del credito di Euro 105.000,00”.
Al doc. 18 (allegato alla comparsa) “concessione 7.2.2013 linea di credito isolata per anticipi su fatture senza cessione del credito di Euro 20.000,00”.
Al doc. 19 (allegato alla comparsa) “concessione 7.2.2013 della linea di credito in conto corrente di Euro 40.000 valida fino al 30.09.2013”.
Da quanto sopra emerge pertanto l’esistenza dell’affidamento concesso (a più riprese e per diversi importi ) e la sua revoca.
Nonché del debito esistente che sempre secondo quanto dichiarato dalla parte convenuta in data 30.05.2014 era pari ad Euro 44.427,37.
Somma contabilizzata successivamente alla revoca dell’affidamento e quindi assimilabile ad una rimessa SOLUTORIA e quindi ripetibile nonostante la sussistenza del rapporto in essere.
Analizzando poi gli estratti conto (in atti prodotti dalla parte attrice) si evidenzia rispetto al fido concesso:
– un saldo a debito di Euro 21.557,01 al 31.03.2003;
– un saldo a debito di Euro 33.080,08 al 30.06.2003;
– un saldo a credito di Euro 22.019,01 al 31.12.2003;
– un saldo a debito di Euro 15.712,21 al 31.03.2004;
– un saldo a credito di Euro 92.811,60 al 30.09.2004;
– un saldo a credito di Euro 36.773,82 al 31.12.2004;
– un saldo a debito di Euro 21.642,17 al 30.06.2005;
– un saldo a credito di Euro 41.820,21 al 30.09.2005;
– un saldo a credito di Euro 67.647,53 al 31.12.2005;
– un saldo a debito di Euro 11.184,59 al 31.03.2006;
– un saldo a credito di Euro 464.557,36 al 30.06.2006;
– un saldo a debito di Euro 15.247,94 al 30.06.2006;
– un saldo a credito di Euro 67.033,30 al 31.12.2006;
– un saldo a credito di Euro 19.480,02 al 31.03.2007;
– un saldo a credito di Euro 13.224,15 al 30.06.2007;
– un saldo a debito di Euro 9.746,66 al 31.12.2007;
– un saldo a credito di Euro 48.946,04 al 31.03.2008;
– un saldo a credito di Euro 8.099,89 al 30.06.2008;
– un saldo a credito di Euro 609,49 al 31.12.2008;
– un saldo a credito di Euro 58.829,25 al 30.06.2009;
– un saldo a debito di Euro 34.446,77 al 30.09.2009;
– un saldo a debito di Euro 42.981,19 al 30.12.2009;
– un saldo a debito di Euro 24.509,11 al 31.03.2010;
– un saldo a debito di Euro 31.202,44 al 31.06.2010;
– un saldo credito di Euro 4.229,01 al 30.09.2010;
– un saldo a debito di Euro 43.791,61 al 30.06.2011;
– un saldo a debito di Euro 5.549,22 al 30.09.2011;
– un saldo credito di Euro 9.262,93 al 30.12.2011;
– un saldo a debito di Euro 553,17 al 31.03.2012;
– un saldo a debito di Euro 33.924,29 al 30.06.2012;
– un saldo a debito di Euro 37.257,24 al 31.12.2012.
Anche in tal caso per quanto sopra dedotto almeno per i trimestri “a credito” si ritiene che le rimesse siano “solutorie” e pertanto ripetibili nonostante la sussistenza del rapporto in essere.
Fatto salvo il confronto -di facile soluzione -dello sbilancio in negativo dei rimanenti trimestri rispetto al fido accordato (vedasi le suddette pattuizioni).
Fatto salvo il periodo precedente al 31.03.2003 per cui (v. infra) la Banca non ha consegnato al Cliente nonostante la richiesta effettuata ex art. 119 TUB alcun estratto conto, né ha prodotto il contratto ab origine stipulato in data 19.02.1996.
Di tali elementi il Giudicante non ha tenuto debitamente conto.
In subordine a quanto sopra edotto si ritiene comunque riscontrabile una “fido di fatto”, laddove analizzati gli estratti conto prodotti, emergono elementi univoci a determinare la sussistenza di un affidamento quali addebito interessi passivi, CMS, saldo negativo.
Conforme Sentenza Corte d’Appello di Torino n. 322/12 (doc. 4).
SUL RIGETTO E L’INAMMISSIBILITÀ DELL’ECCEZIONE DI PRESCRIZIONE FORMULATA DALLA PARTE APPELLATA
L’eccezione di prescrizione sollevata dalla parte appellata laddove riferita a rimesse solutorie deve essere respinta perché sfornita di prova (v. sopra).
Deve altresì essere respinta poiché inammissibile laddove riferita a rimesse ripristinatorie contestate dal correntista relative ad un conto corrente in essere il cui saldo è oggetto di accertamento costitutivo e rideterminazione.
Ed invero sempre a mente della Sentenza di Cassazione Sez .Unite n. 24418/10 “qualora i versamenti eseguiti dal correntista inpendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista il termine di prescrizione dell’azione di ripetizione decorre dalla data in cui è stato estinto il conto corrente in cui gli interessi non
dovuti sono stati registrati. Solosu tale momento sussiste infatti un pagamento indebito”.
Nel caso de quo il rapporto di conto corrente è in essere.
La prescrizione pertanto non può operate se riferita alle rimesse ripristinatorie appostate indebitamente in un conto corrente in essere dicui si chiede la rideterminazione del saldo.
Tali rimesse non essendo ancora qualificate “indebiti pagamenti” non sono ripetibili.
Quindi la relativa azione di indebito pagamento non è ancora esperibile e pertanto non è prescrivibile.
Errato ed illogicoè quanto dedotto dal Giudicante per il quale relativamente alla “rideterminazione del saldo sotto il profilo della capitalizzazione trimestrale degli interessi nel periodo anterire alla nota delibera CICR 9.02.2000 e del superamento del tasso soglia ex l.108/96 … è stata tempestivamente sollevata dalla banca convenuta l’eccezione di prescrizione”.
Conforme è la Sentenza n. 223/15 del Tribunale di Urbino(doc. 5).
Come si può notare il cambio di valutazione è del tutto evidente.
Siamo lieti di attenzionarVI l’allegata ordinanza di sospensione esecutoria ottenuta presso il tribunale di Torino dall’Avvocato Elio Gnocato di cui di seguito vi lasciamo Sua breve nota:
“Allego nuova ordinanza sospensione esecutorietà DI del Tribunale di Torino.
Il credito della Banca è rilevante Oltre 100.000 Euro).
Multiplio, ossia su c/c e su finanziamento.
Dal tenore della stessa risulta decisiva la produzione di un elaborato peritale a sostegno delle pretese attoree, nonchè (consiglio di strategia processuale) l’avvio preventivo all’udienza del procedimento di mediazione.”
Tribunale di Torino – Opposizione a decreto ingiuntivo
L’Avv. Emanuele Crozza (foro di Torino) ha ottenuto il provvedimento allegato in opposizione al decreto ingiuntivo precedentemente emesso dal tribunale di Torino. Di seguito trasmettiamo integralmente il brevissimo commento del collega Avv. Crozza:
“Sono lieto di mettere a disposizione dei Colleghi la sentenza con la quale il Tribunale di Torino ha accolto la nostra opposizione a decreto ingiuntivo. Il provvedimento, pur a mio avviso non condivisibile in alcuni passi, è interessante in merito soprattutto al tema delle produzioni documentali ed al diritto del fideiussore. Infatti il Tribunale ha ritenuto tardive le produzioni effettuate dalla banca nel corso delle operazioni peritali ed ha riconosciuto che la clausola di pagamento a prima richiesta non implica la qualificazione come garanzia autonoma. Il Giudice ha così condannato la banca, che chiedeva circa Euro 166.000,00, a restituire circa Euro 32.000,00.”
Tribunale di Torino – Amissione CTU
In allegato l’ordinanza ottenuta presso il Tribunale di Torino dall’Avv. Laura Annoni di cui di seguito Vi lasciamo Suo breve commento:
“Trasmetto in allegato il provvedimento da me ottenuto in collaborazione con l’Avv. Enio Gnocato avanti il Tribunale di Torino, con cui il Giudice. dr.ssa Maurizia Giusta -nel rigettare l’avversaria istanza di ordinanza ex art. 183 ter c.p.c. in ragione delle plurime contestazioni svolte dagli attori e all’esigenza di svolgere accertamenti istruttori- ha concesso CTU con riguardo ad un complesso rapporto bancario avente ad oggetto un conto corrente con apertura di credito e un rapporto di mutuo ipotecario.
Più precisamente, il Giudice ha rilevato l’opportunità di disporre la CTU, al fine di accertare:
– il Tasso di Interesse Effettivo Globale applicato dalla Banca sul conto corrente tenuto conto degli eventuali effetti della capitalizzazione;
– con riguardo al mutuo, gli interessi -convenzionale e moratorio- oltre ai costi e alle spese addebitate a parte attrice, al fine di accertare se il TEG applicato superi il tasso soglia e se il tasso di interesse effettivo globale medio annuo applicato dall’Istituto di credito risulti superiore al tasso trimestrale rilevato secondo i criteri di cui alla legge 108/96; nonché l’eventuale effetto anatocistico del piano di ammortamento a rate costanti.”
Tribunale di Torino – ordinanza 210 cpc
Vi trasmettiamo interessante ordinanza, ottenuta dal collega Avv. Riccardo Guarino (foro di Napoli), presso il Tribunale di Torino in una causa avente ad oggetto un rapporto di conto corrente. Il Giudice Istruttore ha emesso ordine alla Banca di esibizione della documentazione completa ex art. 210 cpc preso atto che il CTU non avrebbe avuto, altrimenti, documentazione sufficiente atta a riscontrare alla richiesta di chiarimenti.
Tribunale di Torino – Revoca di Decreto Ingiuntivo di oltre € 100.000
La presente sentenza merita di essere segnalata in quanto statuisce la revoca di un decreto ingiuntivo di Euro 108.344,81 ottenuto dall’istituto di credito nei confronti di un correntista.
La motivazione del provvedimento è da trovarsi nella sussistenza di un pregresso giudizio di accertamento negativo del credito avviato previamente al deposito del ricorso per ingiunzione.
L’eccezione di litispendenza è fondata, il che comproverebbe la bontà e l’efficacia dell’azione in prevenzione operata dal correntista posto che a mente della sentenza “la debenza integrale delle somme portate dal decreto ingiuntivo dipende dall’accoglibilità delle eccezioni sollevate dagli attuali opponenti nella causa pendente presso il Tribunale di Roma”.
Segue la revoca del decreto, la dichiarazione di competenza del Tribunale di Roma e la soccombenza anche in punto spese di lite della Banca”.

References: Sentenza 
 SENTENZA 
 art. 281
 sentenza 
 art. 118
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 118
 ART. 100
 SENTENZA 
 art. 100
 art. 118
 sentenza 
 art. 119
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 183
 art. 210
 sentenza 
 sentenza