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Timestamp: 2017-01-17 11:14:10+00:00

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⭐VOLONTARIATO E AZIONE POLITICA TRASFORMATIVA: LA VALUTAZIONE DELLA PROGETTAZIONE. a cura di Pina De Angelis e Roberto Fiorini
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1 VOLONTARIATO E AZIONE POLITICA TRASFORMATIVA: LA VALUTAZIONE DELLA PROGETTAZIONE a cura di Pina De Angelis e Roberto Fiorini I risultati di una ricerca valutativa realizzata sui progetti sostenuti dal Csv Marche dal 2002 al2 Edito da: Centro di Servizio per il Volontariato - A.V.M. Via Trionfi, Ancona Tutti i diritti riservati È vietata la riproduzione anche parziale e con qualsiasi mezzo senza l autorizzazione scritta dell editore. Prima edizione: maggio 2009 Stampato presso: Bieffe Srl Via Zona Artigianale P.I.P Recanati (MC) ISBN3 Introduzione Per conoscere, per capire Il Consiglio direttivo dell Avm insieme al Comitato di gestione del Fondo Speciale per il volontariato della Regione Marche, da tempo sentivano la necessità di conoscere in modo più scientifico rispetto al passato, cosa avesse prodotto la progettazione che le organizzazioni di volontariato marchigiane hanno sviluppato, grazie al sostegno del Csv, dal bando del 2002 a quello del A distanza di 7 anni perciò, si è ritenuto importante e utile dedicare alla nostra esperienza di sostegno alla progettazione del volontariato un momento di riflessione e valutazione condiviso, che si è tradotto in questo volume. Gli obiettivi di questa pubblicazione sono dunque: 1. tentare di verificare se negli anni la capacità progettuale del volontariato è migliorata; 2. conoscere se e in che modo i progetti hanno o meno avuto continuità negli anni; 3. valutare come si sono sviluppare le reti delle Odv che hanno partecipato alla realizzazione dei progetti; 4. conoscere l eventuale coinvolgimento delle Istituzioni a supporto della realizzazione e degli obiettivi dei progetti al termine del finanziamento del Csv; 5. tentare una valutazione dell impatto dei progetti sulle varie realtà territoriali. Augurandomi che l intento e i contenuti di questo volume possano suscitare preziose riflessioni ed analisi, come contributi utili alla discussione che si sta sviluppando a livello regionale e nazionale sul tema, attualissimo, del sostegno alla progettazione con l utilizzo dei fondi dell art. 15 ex legge 266/91, colgo l occasione per ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questa pubblicazione, riconoscendogli passione ed impegno. INTRODUZIONE Enrico Marcolini Presidente Avm-Csv Marche 34 5 Introduzione Un percorso condiviso, consapevole e di sistema Nel 2002 il Comitato di Gestione, a seguito di una lunga riflessione, in un clima di serrato confronto nazionale tra Volontariato, Centri di Servizio e Fondazioni di origine Bancaria successivo alla Comunicazione del Ministro Turco in tema di sostegno ai progetti da parte dei Csv, deliberò di attribuire al Centro di Servizio delle Marche le risorse necessarie alla prima sperimentazione di Bando per il sostegno della progettazione delle Organizzazioni di Volontariato. Tale decisione maturò nella valutazione di alcuni elementi, che si reputarono fattori necessari per l estensione dell azione del Csv nella direzione di un superamento letterale delle previsioni del Dm 8 ottobre Innanzi tutto la considerazione che il Csv, superata la fase di start up successiva alla sua istituzione avvenuta nel 1997, dimostrava un crescente radicamento sul territorio ed un positivo rapporto con il Volontariato. Inoltre il livello di organizzazione amministrativa, ovvero di capacità del Centro di produrre documenti preventivi e di rendiconto corretti, autorizzava ad immaginare la capacità dello stesso, in un trend di risorse crescenti, di sostenere l impatto operativo delle procedure relative al Bando. Di qui la scelta di aprire la stagione del sostegno alla progettazione, seppure in una modalità che vedesse il Csv al centro dei percorsi e delle responsabilità amministrative, che non prevedesse l erogazione diretta di denaro alle Odv e che contenesse criteri di valutazione orientati a premiare le istanze: proposte da reti di Odv, meglio ancora se allargate ad altri soggetti territoriali (Enti Locali, Terzo Settore, Fondazioni, ecc.); coerenti con le politiche locali del settore in cui si innestava la progettazione; in cui il Volontariato fosse il protagonista progettuale ed operativo, nella molteplice veste di denuncia, di anticipazione, di sperimentazione, di qualificazione dei servizi. INTRODUZIONE 56 Altri elementi che il Comitato di Gestione reputò imprescindibili e volle fortemente furono: il coinvolgimento della Regione Marche e delle Fondazioni Bancarie nella fase di valutazione delle istanze; l assenza del Co. Ge dalla fase di valutazione di merito (ad eccezione del primo anno, il 2002); una attenzione all impatto dei progetti sulle realtà di riferimento. Il lavoro che viene presentato in questa pubblicazione, voluto e realizzato insieme da Co. Ge e Csv, intende rappresentare un primo momento di riflessione sui risultati raggiunti nei primi quattro anni ( ), nella direzione della trasparenza e del miglioramento del Bando e delle relative procedure. È il segno di un sistema maturo, scevro da arroccamenti e da sterili irrigidimenti di parte, che si mette in discussione e si apre alla interlocuzione con i soggetti del territorio, nello spirito dell accordo del 22 ottobre 2008 siglato da Acri, Forum del Terzo Settore, Convol, CSV.net, Consulta Nazionale del Volontariato e Consulta Nazionale dei Comitati di Gestione. È altresì la conferma della volontà di considerare il Fondo Speciale per il Volontariato, le risorse messe a disposizione dalle Fondazioni di origine Bancaria, uno strumento di crescita del Volontariato e della comunità nella piena valorizzazione e nel rispetto dei ruoli di Csv e Comitato di Gestione. Marcello Mataloni Presidente Co. Ge. Marche 6 INTRODUZIONE7 Capitolo 1 Il volontariato oggi e la progettazione 1.1 Il volontariato oggi: qualche dato dalla letteratura nazionale 1 Da diversi anni ormai il volontariato è, senza esagerare, una presenza e soprattutto una risorsa insostituibile per l Italia. Lo è, con grande evidenza, nei momenti di emergenza nazionale (l ultima, solo in ordine di tempo, quella del sisma in Abruzzo), ma lo è anche nel quotidiano, con una miriade di attività diverse, per la maggior parte portate avanti senza clamore e lontano dai riflettori, sempre all insegna della solidarietà verso l altro o della difesa dei beni comuni e dei diritti. Già, ma cosa deve intendersi più precisamente per volontariato? Quali i numeri delle associazioni e dei volontari? Con quale distribuzione geografica? Come sono composte le organizzazioni? Quali i settori di maggiore attivismo? Una delle fotografie più recenti del mondo del volontariato in Italia è quella contenuta nella quarta Rilevazione nazionale sulle organizzazioni di volontariato (Odv) realizzata a fine 2006 dalla Fivol 2 (Federazione italiana volontariato) e curata da Renato Frisanco. La rilevazione, che è stata condotta a 5 anni dalla precedente del 2001, ha coinvolto un campione di Odv su tutto il territorio nazionale, pari al 36% di tutte le organizzazioni iscritte e non iscritte ai Registri del volontariato. Per distinguere le Odv, la ricerca si è basata su parametri molto restrittivi, prendendo in esame soltanto le associazioni in possesso dei requisiti di gratuità, solidarietà e democraticità, previsti dalla legge quadro sul volontariato (legge 266/91). 1 Fonte: Agenzia Redattore sociale: lanci del /VOLONTARIATO 2 Fivol (Federazione italiana volontariato) fondata e sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, eretta ad ente morale nel 1991, con lo scopo di promuovere, incoraggiare e sostenere il volontariato in tutte le sue forme e in tutti i campi, è stata incorporata da ottobre 2007 nella Fondazione Europa Occupazione: Impresa e Solidarietà (Feo) dando vita così alla Feo-Fivol, che opera nelle aree Sportello della solidarietà (sostegno e incentivazione ad iniziative di natura sociale), Ricerca e documentazione, Promozione e cultura del volontariato. IL VOLONTARIATO OGGI E LA PROGETTAZIONE 78 1.1.1 I numeri totali Secondo i calcoli della Fivol, le Odv ammontano a e i volontari sono poco più di , di cui poco meno di (il 57,4% del totale) svolge l attività in maniera continuativa e sistematica. Una crescita, quella della solidarietà organizzata in associazioni, che dipende in parte dall emersione del fenomeno seguito da osservatori come i Csv (Centri di servizio per il volontariato) presenti in tutt Italia, dalla massiccia iscrizione ai Registri del volontariato e dalla candidatura a valersi del 5 per mille. Una presenza, quella del volontariato che appare radicata e piuttosto capillare. Mediamente sono infatti 6 Odv ogni abitanti, anche se con coefficienti diversi su aree geografiche differenti: i due estremi sono al nord est con un grado di densità di 7.2 e il sud con 4.6. Venendo alle singole regioni, il primato italiano spetta proprio alle Marche con 9.5, al polo opposto invece la Campania con 2.7. A livello provinciale infine, svettano Belluno, Gorizia, Sondrio e Mantova, tutte con una densità superiore a 12 unità La distribuzione Geograficamente parlando, le maggiori concentrazioni di volontariato organizzato sono al nord e al nord-est: 52 Odv su 100 sono nelle regioni settentrionali con il 54,8% dei volontari attivi, al nord est c è il tasso più alto di volontari assidui (63,1%). Al sud invece opera circa il 28% delle Odv e il 23,7% dei volontari complessivi, ma è un divario, quello tra presenze al nord e sud, che va progressivamente riducendosi. Nell ultimo quinquennio infatti si è registrato un + 20,2% di Odv al sud, a fronte di un +12,6% al nord est I volontari nelle Odv Rispetto al numero dei volontari, in Italia prevalgono Odv che potremo definire medio-piccole. Un organizzazione su 4 non ha più di 5 volontari e 6 su 10 non superano le 10 unità. La rilevazione evidenzia che nascono sempre più associazioni con non più di 5 volontari fondatori: dal 24% del al 41% del Inoltre, nel 54,3% dei casi non superano i 20 operatori; quelle più grandi (con oltre 40 operatori) sono 21 su 100. Nel 24,3% delle Odv i volontari attivi sono non più di 5 e nel 61,3% non sono più di 10. Anche questo contribuisce a creare la situazione delle cosiddette organizzazioni di presidenti : ossia il fatto che il 37,1% ha un presidente in carica da più di 6 anni (in media più di due mandati). Tra i vertici è cresciuta la presenza delle donne, dal 29,5% del 2001 al 33,6%, mentre è pressoché paritaria la presenza dei volontari per genere. In aumento anche l attivismo dei giovani fino a 30 anni, che passano dall 8,3 al 12,5% del totale, pur restando ancora pochi, ovvero solo il 21,5% dei volontari attivi complessivi. Sono presenti nel 47% delle Odv esaminate, ma quasi mai (solo nel 12,5% dei casi) rappresentano la metà o la mag- 8 CAPITOLO 19 gioranza dei volontari. La presenza dei giovani nelle Odv è più alta al sud, dove sono nel 58,4% dei casi e nel 22% sono la maggioranza dei volontari Le organizzazioni e le reti Il 52,4% delle Odv è indipendente, ovvero non affiliata o federata a organismi del volontariato nazionale; un dato che mostra un aumento di quasi 8 punti percentuali rispetto al 2001, evidenziando dunque la nascita più frequente di nuove organizzazioni autonome e svincolate da sigle nazionali: le non affiliate infatti sono il 73,1% delle Odv nate negli ultimi 5 anni (nel decennio precedente erano il 62,9%, nel periodo il 44,4%) e la loro crescita si registra soprattutto nei settori della partecipazione civica, mentre le Odv federate sono impegnate molto di più negli ambiti del welfare I settori Resta dominante il settore d intervento socio-assistenziale, vi opera il 47% delle Odv, segue quello sanitario con il 22,2%, e poi quello della promozione della donazione del sangue e organi, con il 16,4%. Sono in aumento l impegno nell educazione e la formazione, nella protezione civile, nella tutela e promozione dei diritti e della cultura, e nella solidarietà internazionale, in cui si adopera il 10% delle Odv del campione I destinatari A chi si rivolge l attività del volontariato in Italia? In primo luogo ai malati in genere e agli infortunati (il 37,6% delle Odv), ai minori e ai giovani (il 33%). Allo stesso livello ci sono anziani, persone in stato di necessità, soprattutto in difficoltà momentanee (gli utenti degli sportelli e i centri d ascolto). Tra il 10 e il 20% delle Odv invece, è attiva a beneficio dei disabili, poveri e senza dimora, immigrati e minoranze etniche, famiglie e/o coppie. In misura minore infine, tutti gli altri tipi di utenti: donne con problematiche specifiche, persone con dipendenze, detenuti ed ex, vittime di violenza, abuso, usura. Rispetto alla precedente indagine, è cresciuta l attenzione per le giovani generazioni (dal 25,5% del 2001 al 33% del 2006) e per gli adulti con problemi (dal 26,6% al 32,6%), mentre non è cresciuto, proporzionalmente al fenomeno, il numero di Odv che si occupano di immigrati, profughi e nomadi. Più i Comuni sono grandi, più cresce l impegno delle Odv verso immigrati, poveri, detenuti ed ex e vittime di violenza, categorie che proprio nei contesti urbani risultano piuttosto concentrate oltre che maggiormente visibili. All inverso c è una corrispondenza tra i centri più piccoli e l impegno dedicato agli anziani Non solo gratuità Il quarto rapporto Feo-Fivol ha calcolato che nel 2006 c erano operatori retribuiti all interno delle Odv invece sono i volontari che ricevono un rimborso spese forfettario (ossia non giustificato sulla base di spese documentate) da IL VOLONTARIATO OGGI E LA PROGETTAZIONE 910 intendersi come una sorta di piccolo compenso in deroga al principio di gratuità. Dal punto di vista delle Odv invece offre un rimborso forfettario ai propri volontari il 6,2% del campione nazionale, dato che sale al 9,2% nelle regioni del sud dove è più acuta la tendenza a fidelizzare i giovani nella gestione dei servizi. Inoltre, il 16,2% delle Odv non garantisce la gratuità assoluta delle proprie prestazioni, chiedendo all utenza, su base obbligatoria o facoltativa, un corrispettivo. Sono soprattutto le Odv delle regioni del sud, e quelle delle isole in particolare, ad essere più inclini a questa strategia di recupero fondi per i servizi e per la loro sostenibilità. 1.2 Il volontariato nelle Marche: dimensioni e caratteristiche 3 Per quanto riguarda invece il panorama del volontariato marchigiano, cosa emerge dalla Quarta rilevazione nazionale della Feo-Fivol? Nelle Marche l indagine è stata condotta su un campione di 480 realtà operative (escluse unità di secondo livello, coordinamenti e consulte), pari al 33,1% del totale, iscritte e non al Registro regionale del volontariato, ma rispondenti ai requisiti della legge quadro 266/91 e della legge regionale 48/ Mappatura del fenomeno Le Odv delle Marche censite nel corso della rilevazione sono , che rispetto alla ricerca del 2001 fanno segnare un +28%. Il fenomeno ha una densità di 9.5 Odv per abitanti, ben distribuite nel territorio: la densità più elevata (10.2) è in provincia di Ancona, la più bassa (8.9) in quella di Ascoli Piceno. Complessivamente sono le persone coinvolte nel volontariato a vario titolo (volontari continuativi e non, donatori di sangue o organi, soci e tesserati, personale retribuito); i volontari sono , di cui (55,7%) in modo continuativo e sistematico. L impegno medio settimanale da loro garantito è di 66,5 ore per ogni Odv, che complessivamente fa ore settimanali di volontariato, equivalente al lavoro di 1800 operatori a tempo pieno. Uno sviluppo, quello della solidarietà organizzata attiva nelle Marche, che è stato particolarmente intenso durante gli anni 90, in coincidenza con l emanazione delle leggi di riconoscimento del volontariato a livello nazionale e regionale Grado di formalizzazione Le Odv delle Marche risultano in maggioranza affiliate o federate alle sigle del volontariato nazionale (58,3% - tra le quali spiccano Avis, Avulss e Gvv che in- 3 Fonte: Le organizzazioni di volontariato nelle Marche nella rilevazione Fivol 2006, a cura di Renato Frisanco e Paola Matricardi - estratto dalla Quarta rilevazione nazionale sulle organizzazioni di volontariato Fivol Questo numero si riferisce al Secondo il Report del Csv Marche sulle attività svolte - primo semestre 2008 le Odv della regione sono 1654 (dati al ). 10 CAPITOLO 111 sieme rappresentano poco meno di un terzo del complesso delle unità federate presenti nelle Marche, seguono per frequenza Aido e Anpas), tuttavia nel periodo più recente ( ) c è una maggiore incidenza delle Odv indipendenti (dal 53,8% al 63,6%) connesse più con la partecipazione diretta di cittadini organizzati (principio di sussidiarietà), che con la capacità di affiliazione delle centrali nazionali del volontariato o della promozione ecclesiale. Questo aumento infatti si registra soprattutto nei settori della partecipazione civica, mentre le Odv affiliate sono impegnate in misura molto maggiore nei tradizionali versanti del welfare. Un incremento che può significare maggiore frammentazione, ma anche novità di senso nell agire volontario, per l orientamento a nuovi bisogni e a forme inedite di protagonismo dei cittadini. 8 Odv su 10 sono iscritte al Registro regionale (il 18,7% in più rispetto al 2001), con una maggiore diffusione nella provincia di Pesaro-Urbino (88 su 100) e minore nell ascolano (30 su 100). Questa propensione alla pubblicizzazione si legge come una volontà delle Odv di proporsi come partner gestionale dell ente pubblico, di accreditarsi attraverso l idoneità derivante dall iscrizione al Registro e di acquisire le prerogative e i vantaggi fiscali di una onlus. Parallelamente c è anche una generalizzata formalizzazione e diffusa strutturazione delle Odv: 9 su 10 dispongono di uno statuto registrato o autenticato Settori d intervento e utenti Nella rilevazione del 2006 l attività prevalente delle Odv si conferma nelle attività socio-assistenziali (27,5%) e sanitarie (9,8%), nelle attività educativo-formative (14,2%), nella promozione della donazione del sangue e organi (14,1%), nella difesa e valorizzazione del patrimonio ambientale (7,7%), nella tutela e promozione dei diritti (6,7%), ricreativo e/o sportive (4,2%) e culturali (7,5%). A confronto con altre regioni c è una maggiore vocazione delle Marche per l impegno nella cultura e nei beni culturali, mentre sono meno rappresentate attività sanitarie e di protezione civile (quest ultime realizzate a livello comunale e non nella forma di Odv). Le più anziane sono quelle di promozione della donazione del sangue e di organi, il 50% delle quali è nato prima del Per quanto riguarda il livello di specializzazione, il 35,6% delle Odv è monosettoriale, il 48,5% è a bassa differenziazione, non più del 15,8% ha un elevata differenziazione dei settori di intervento. Dunque una situazione orientata verso una diffusa specializzazione delle Odv marchigiane nell offerta di servizi/interventi e un netto orientamento alla realizzazione di servizi leggeri (bassa complessità organizzativa e sostenibilità finanziaria, ma non meno importanti). Quanto agli utenti, 82 Odv su 100 dichiarano di occuparsi di specifiche utenze o gruppi di cittadini, in media di due diversi tipi di utenza, si tratta di svariate categorie segnate da bisogni e condizioni di disagio più o meno conclamato. In prima istanza prendono in carico malati in generale e infortunati (35,4%), a se- IL VOLONTARIATO OGGI E LA PROGETTAZIONE 1112 guire le generazioni di minori e giovani (35,1%), e anziani, inclusi i non autosufficienti (31,1%), persone in stato di bisogno (29,3%) ovvero in stato di momentanea difficoltà (utenti tipici di sportelli informativi e di centri di ascolto), disabili (18,9%), immigrati e minoranze etniche (17,2%), indigenti e senza dimora (14,4%), famiglie e/o coppie (13,1%). Più distanziati, con percentuali dal 7,1 al 1,8%, sono tutti gli altri tipi di cittadini/utenti: donne con problematiche specifiche (prostituzione compresa), persone con dipendenze, detenuti ed ex, vittime di violenze, abuso, usura e altri Un universo molecolarizzato Una delle peculiarità principali del fenomeno anche marchigiano è la sua molecolarizzazione, accentuata da: la nascita di Odv con pochissimi fondatori (nel 48% dei casi non più di 5) e il modesto numero medio dei partecipanti (il 67,3% non supera i 20, il 16,7% ne hanno oltre 40, il 33,3% fino a 10 operatori). Il numero medio dei volontari continuativi (14,2 nel 2006) tende a diminuire, con -20% rispetto al 2001: un assottigliamento che nelle Marche è stato più accentuato rispetto all area Centro (17,9) e al valore nazionale (18,3). Oltre ai volontari attivi diminuiscono anche le ore di tempo da essi complessivamente donate per Odv: dalle 69,3 ore/settimana in media del 2001 alle 66,5 del La dimensione dei gruppi è pertanto generalmente modesta: il 41,7% delle Odv conta sull attivismo di non più di 5 volontari mentre nel 69,4% non ne contano più di 10. Questa accentuata parcellizzazione del fenomeno comporta il rischio di autoreferenzialità, di perdita di vision (capacità di collaborazione e coordinamento con altre realtà per i beni comuni), di isolamento o marginalità. Il fatto che ci sono sempre meno persone disposte a farsi carico in modo continuativo e responsabile di un Odv influisce anche nel ricambio, più lento, delle cariche elettive e quindi nella presenza di molte associazioni dei presidenti : il 30,7% delle Odv ha un presidente in carica da più di 2 mandati (ovvero più di 6 anni). Interessante sotto questo profilo, l aumento di donne presidenti (che è al 34,2%), pur restando confermata la prevalenza di presidenti uomini (63,3%), a fronte di una presenza pressoché paritaria tra volontari maschi e femmine Difficoltà Anche per le Odv marchigiane le criticità sono legate al difficile reperimento dei volontari, in particolare quelli giovani, e dei finanziamenti, su cui c è una situazione prevalentemente stazionaria se non precaria. Nel 37,1% c è una stabilità di entrambi, nel 34,1% si registra una crescita (di volontari e finanziamenti, solo di volontari e solo di finanziamenti), nel 16,5% c è una situazione di incertezza, nel 6,3% dei casi c è stata una perdita di risorse umane e di fondi. Finanziamenti e nuovi volontari sono proporzionali alla dimensione delle Odv (soffrono di più le Odv più piccole, nelle Odv più grandi la loro disponibilità aumenta). 12 CAPITOLO 113 Pur avendo registrato un leggero recupero (legato presumibilmente all impegno promozionale delle Odv e all attività del Csv nelle scuole) sono ancora poche le presenze giovanili: i giovani (fino ai 29 anni) sono presenti come volontari continuativi nel 39% delle Odv e rappresentano il 23,3% dei volontari attivi. Le Odv delle Marche risultano meno attrattive nei confronti dei giovani rispetto alle percentuali del centro Italia e a quelle nazionali, una problematica legata al dato anagrafico e alla difficoltà di tenuta di impegno sociale dei giovani, ma anche delle difficoltà delle Odv di promuovere la partecipazione giovanile Professionalizzazione In misura tendenzialmente crescente negli ultimi anni, le Odv delle Marche dispongono di personale remunerato: il 9,7% annovera uno o più dipendenti, mentre il 9,1% conta su collaboratori. Vi sono poi le Odv (il 6%) in cui una o più persone opera a rimborso spese forfetario, ossia non giustificato sulla base di spese documentate, che quindi può considerarsi come piccola remunerazione. Complessivamente le Odv che nelle Marche si avvalgono di operatori remunerati sono il 23,3% (erano il 17,6% nel 2001) Capacità comunicativa Al 2006, il 47,3% delle Odv dispone di un indirizzo di posta elettronica o di un sito web (nel 2001 era il 22,1%), il 24,8% di esse è dotato di entrambi gli strumenti, mentre il 27,9% non ne possiede alcuno Criticità La rilevazione Feo-Fivol ha evidenziato che in alcuni casi le Odv iscritte al Registro regionale risultano in difetto rispetto al requisito della gratuità previsto dalla legge 266/91. Il 6,5% del campione esaminato (composto da 383 Odv) dà un rimborso spese forfetario ai volontari (sono 6.6 in media per unità, dove presenti), mentre il 12,3% delle Odv non garantisce la gratuità assoluta delle prestazioni chiedendo all utenza, su base facoltativa o obbligatoria, un corrispettivo per una o più prestazioni ricevute. 1 Odv su 10 infine, presenta una quota di lavoro remunerato equivalente o prevalente rispetto a quello reso dai volontari. 1.3 Il sostegno alla progettazione: il contesto nazionale Per dare una dimensione generale possiamo affermare che, complessivamente dal 2001 al 2007 compreso, sono stati supportati dai Centri di Servizio in Italia oltre progetti. Nel corso dell anno 2007, 39 centri su 76, in 13 Regioni, hanno svolto attività di gestione diretta della progettazione. Nel corso degli anni il lavoro di sostegno si è sostanziato in 3 modalità rappresentate nella Figura 1.1; la prima rientra nelle attività di consulenza specifica IL VOLONTARIATO OGGI E LA PROGETTAZIONE 1314 fornita dai centri, la seconda è la modalità specifica su cui si concentra il presente articolo, mentre la terza rappresenta una area sperimentata solo da alcuni centri. In questa terza modalità, alcuni Csv hanno gestito, direttamente insieme alle Odv o come tramite per le Odv, progetti con Fonti di Finanziamento diverse da quelle derivanti dall art. 15 della 266/91, come ad esempio Bandi Nazionali o Europei. Pur non essendo una prassi consolidata, queste esperienze oltre a consentire l accesso a forme di finanziamento complesse e non sempre alla portata di una Odv, hanno permesso di accrescerne la competenza e l esperienza, aprendo la strada a possibili percorsi autonomi da parte delle stesse. Figura 1.1 Osservando quanto è stato fatto dai Centri in questi anni, si notano molte esperienze significative nate e realizzate proprio nell intento di sostenere le Odv nel loro percorso di crescita e sviluppo. Come si evidenzia dalla Figura 1.2, ad oggi è stata considerata attività di Progettazione, l insieme di tutte quelle attività e forme di sostegno alle organizzazioni di volontariato nelle loro attività proprie. Questo viene realizzato attraverso la messa a disposizione di risorse strumentali, umane e l erogazione di risorse economiche necessarie alle organizzazioni a sperimentare attività per meglio interpretare ed agire la propria esclusiva missione. 14 CAPITOLO 115 Figura 1.2 Inoltre, in alcuni casi le attività proposte si sono configurate come azioni rivolte al mondo del volontariato da parte del Csv, in collaborazione, accordo o delega con una o più Odv in quanto portatrici di know how, esperienze e competenze vitali per il tessuto territoriale. In altri casi invece sono state vere e proprie forme di supporto alla crescita e sviluppo della Odv, attraverso il sostegno di iniziative interne di formazione, promozione, comunicazione rivolte specificatamente alla Odv stessa. Il processo di sostegno complessivo alla progettazione delle Odv si sviluppa in 5 fasi correlate tra loro e con una precisa sequenza logica e temporale come rappresentato nella Figura 1.3. IL VOLONTARIATO OGGI E LA PROGETTAZIONE 1516 Figura Condivisione preliminare Questa modalità è assolutamente peculiare, perché i Centri nascono nella logica della condivisione e qualunque programma viene discusso e modellato in momenti di approfondimento e confronto per individuare e mettere a disposizione quanto serve al volontariato. Quindi gli scambi tra volontariato e i suoi principali portatori d interesse per la programmazione sono molti, articolati e, in alcuni casi, altamente formalizzati. Per questa prima fase del processo si ribadisce l importanza delle metodologie per il coinvolgimento dei diversi attori, tenendo conto che la condivisione è l elemento cardine della filosofia di lavoro dei Centri Diffusione e promozione I Centri attraverso gli spazi ed i servizi legati alla comunicazione, che usano abitualmente tutte le migliori possibilità dei media odierni, in modo facile e soprattutto efficace comunicano le opportunità della progettazione. Diventa inoltre strategico raggiungere tutti i potenziali destinatari perché in questo modo le organizzazioni, sfruttando le occasioni della progettazione attraverso la collaborazione con altre associazioni o nel realizzare specifiche attività, migliorano il loro radicamento sul territorio e di conseguenza anche la relazione con il Centro Servizio. Questo aspetto è altresì fondamentale perché consente a tutti di conoscere e quindi di partecipare, dando effettivamente pari opportunità. 16 CAPITOLO 117 1.3.3 Sostegno alla progettazione e realizzazione Compito primario di un Centro di servizio è quello di attivarsi e trovare gli strumenti migliori per supportare le Odv anche in questo settore. Gli aspetti toccati sono molti ed in alcuni casi si concretizzano ancor prima dello sviluppo delle ipotesi progettuali attraverso forme di analisi più o meno complesse e ricerche mirate sui territori. Sul piano della consulenza o della formazione le modalità di erogazione tipiche si adattano all esigenza di fornire competenze e autonomie in campo progettuale. Sono presenti nella maggior parte dei Centri figure definibili esperti di progettazione che lavorano su tutte le opportunità di finanziamento. Considerato il volume dei progetti elaborati e resi poi operativi si possono stimare impegni orari consistenti da parte di tutti gli operatori dei centri e questo comporta una definizione omogenea delle modalità di imputazione di questi costi all interno dei budget dei Csv Monitoraggio e controllo durante lo svolgimento delle azioni Il progetto per un Csv è l occasione per aiutare le organizzazioni a crescere; la coerenza con gli obiettivi, l efficacia delle azioni ma anche la legittimità con i dettati normativi e i fini istituzionali sono elementi importantissimi. La costante osservazione delle dinamiche dei progetti, inoltre, aiuta a correggere gli errori e cercare le condizioni per il loro sviluppo anche nel tempo. Gli strumenti sono diversi e si utilizza reportistica abbastanza strutturata piuttosto che incontri sul tipo del focus group per pianificare o elaborare le attività; inoltre quasi tutti i centri hanno sviluppato strumenti di controllo in itinere delle spese in modo da facilitare la rendicontazione finale Valutazione finale Ciascun contesto regionale ha definito e sperimentato strumenti di valutazione, chi concentrandosi di più sui risultati per l Odv, anche in termini di cambiamenti organizzativi, chi sui beneficiari e destinatari finali degli interventi 6. Alcuni modelli, come ad esempio le sperimentazioni fatti nelle Marche ed in Toscana, sono assolutamente innovativi e vengono presi a riferimento anche in altri contesti in cui si promuovono interventi sociali. Il mix di queste modalità operative, le singole azioni evidenziate nella già citata Figura 1.3, dipende da quanto previsto dai Centri di servizio nelle diverse regioni. Indipendentemente dalle singole azioni messe in atto e dall incrocio tra le stesse, è importante che i Centri promuovano il consolidamento dei principi di base sino ad oggi condivisi: 1. massima diffusione delle iniziative e trasparenza negli atti 2. centralità, autonomia e pluralismo del volontariato 5 Ad esempio dal 2009 nel Veneto, come previsto dal Co. Ge. La spesa del personale relativa alla valutazione dei progetti a valenza locale può essere compresa nelle spese del III settore (cioè della progettazione) consentendo per la prima volta l allocazione di risorse a ciò specificamente dedicate. 6 Nelle sezioni specifiche dei vari Bilanci Sociali è possibile ricavare parte dei risultati rispetto a quanto è possibile misurare in termini di ricaduta degli stessi progetti. IL VOLONTARIATO OGGI E LA PROGETTAZIONE 1718 3. valorizzazione e sostegno delle reti 4. sviluppo di processi partecipativi 5. promozione del volontariato attraverso il sostegno e la diffusione delle buone prassi. Infine per analizzare nel dettaglio le modalità di rapporto tra Odv e Centri e la gestione dei processi sono state individuate 3 direttrici, rappresentate in rosso nella Figura 1.4. Dall analisi svolta emerge chiaramente la complessità e ricchezza delle esperienze realizzate dai Centri, che utilizzano ed incrociano i singoli elementi in modalità diversificate, senza che si possano identificare dei collegamenti predefiniti tra gli elementi. È possibile ad esempio avere bandi di idee che prevedono il Csv come centro di costo, attraverso un percorso di accompagnamento come parte integrante e bandi per co-progettazione che vedono l Odv come centro di costo con un coordinamento diretto del Csv. Figura 1.4 Ci soffermiamo in modo più analitico sulla modalità di accesso: lo si ritiene un nodo fondamentale su cui lavorare, in quanto rappresenta uno degli snodi con maggiori differenze. Si è introdotto, anche se nel linguaggio corrente si sono spesso utilizzate le abbreviazioni bandi e co-progettazione, il termine bando per entrambe le macro-categorie in quanto si rimanda ad una modalità che rende evidente e pubblico il processo messo in atto; la macro categoria, come si vede nella Figura 1.4, è poi suddivisa in sottomodalità di accesso che caratterizzano ulteriormente la fase iniziale del processo progettuale. Nella Tabella 1.1 sono evidenziate le caratteristiche specifiche delle due modalità. 18 CAPITOLO 119 Tabella 1.1 Livello di coinvolgimento della Odv a monte, nella definizione generale del processo Livello di coinvolgimento della Odv nel processo di progettazione Impegno organizzativo e logistico da parte del Centro Ruoli ed impegno delle risorse umane del Centro Bandi a graduatorie Spesso vengono coinvolte le Odv in fase di definizione dei bisogni e delle priorità, attraverso specifici incontri territoriali o attraverso gli organi consultivi e direttivi dei Centri. In alcuni percorsi le Odv sono assolutamente autonome nella definizione dei passaggi del processo di progettazione, mentre in altri vi è un ruolo di stimolo della rete e di accompagnamento più forte da parte del Centro. In linea di massima vi è comunque una ampia autonomia da parte delle Odv nelle scelte tematiche, di modalità di azione e di stesura del progetto da presentare. Il centro, nella funzione di supporto alla progettazione, è presente in base alle richieste e necessità sia delle singole Odv sia delle reti e territori, fornendo anche supporto logistico e strumentale laddove necessario. Molte le figure coinvolte nel processo, per seguire le fasi della stesura e diffusione dei bandi, la consulenza e accompagnamento, il tutoraggio in fase di realizzazione ed il supporto in fase di rendicontazione finale. In linea di massima, il ruolo degli operatori è più di affiancamento e accompagnamento per alcune fasi e di controllo per altre. Bandi per Co-progettazione Le Odv vengono coinvolte direttamente in fase di definizione dei bisogni e delle priorità, attraverso specifici incontri territoriali o di tavoli tematici specifici. In questo modello è assolutamente rilevante il coinvolgimento delle Odv sin da questa fase. In tutte le fasi del processo fino alla presentazione finale dei progetti elaborati, è forte l impegno e la presenza del Csv nella condivisione degli obiettivi e degli strumenti per raggiungerli. In base a modelli specifici varia il livello di autonomia delle Odv nella fase di ideazione progettuale. Costante la presenza a vari livelli degli operatori del Csv, con un consistente impegno di risorse umane e materiali lungo tutto il processo progettuale dall ideazione alla realizzazione. Molte le figure che accompagnano il processo in tutte le sue fasi assumendo ruoli di coordinamento e gestione delle attività. In base a differenti modelli varia il livello di coinvolgimento diretto degli operatori del Centro, sino a sfumare in ruoli di supporto a distanza. IL VOLONTARIATO OGGI E LA PROGETTAZIONE 1920 Le modalità di assegnazione delle risorse Bandi a graduatorie La definizione dei costi fatta nel progetto è analizzata in sede di valutazione dei progetti, in modo da verificarne la coerenza e correttezza prima dell avvio del progetto. Il budget approvato è il riferimento per tutti passaggi successivi. Sono previste forme in cui il centro di costo è l Odv ed altre in cui lo è il Centro. In linea di massima è sempre prevista una forma di anticipo ed un saldo erogato solo dopo opportuni controlli sia relativi alla spesa sia alla effettiva realizzazione degli interventi previsti. Bandi per Co-progettazione Il processo di co-costruzione del budget prosegue spesso anche in fase di realizzazione dei progetti attraverso correzione in itinere per aggiustamenti progressivi sino a raggiungere un progetto finanziabile in base ai pre-requisiti. Viene usata maggiormente la forma del Csv come centro di costo, anche se non in via esclusiva. Il controllo delle spese è costante da parte degli operatori dei Centri, che ne curano la correttezza e la congruenza con il progetto. Come già accennato, si ritiene fondamentale, indipendentemente dalle singole scelte e dal mix degli elementi, che siano rispettate alcune regole che rendano tutto il processo trasparente e chiaro: coinvolgimento di tutti i soggetti del Sistema nella definizione di priorità 7 ; coinvolgimento dei diversi attori (volontariato, Centri di Servizio, Fondazioni e Co. Ge.) nelle fasi del processo per armonizzare gli interventi contributivi; regole certe e chiare sin dall inizio; massima diffusione in modo che tutti siano a conoscenza dell opportunità pari opportunità per tutti di partecipare; trasparenza negli atti; coinvolgimento dei Centri di Servizio e di soggetti esterni (Co. Ge., Fondazioni bancarie, istituzioni, università, esperti ) per limitare autoreferenzialità e evidenziare la terzietà del processo valutativo e selettivo nel processo di valutazione. Molte altre analisi e schemi potrebbero essere realizzati per tentare di sistematizzare una realtà così complessa ed articolata, che vede tanti attori diversi alla ricerca di strade condivise per rendere il sistema sempre più trasparente ed efficace nell affrontare i problemi sociali. Si ritiene comunque fondamentale precisare un aspetto, che proprio tra questi ragionamenti si potrebbe perdere: il lavoro dei Centri di Servizio deve centrarsi 7 Particolare attenzione alle Istituzioni preposte alle definizione di priorità come ad es. nel campo della protezione civile e nel campo sanitario, e comunque laddove esistano protocolli, programmi provinciali e/o regionali nel cui alveo le odv si devono muovere. 20 CAPITOLO 1 Vedere altro
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 Art.3

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 Articolo 1
 articolo 13

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