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Sapienza Università di Roma. Ateneo delle Scienze Umane delle Arti e dell Ambiente. Facoltà di Scienze della Comunicazione
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1 Sapienza Università di Roma Ateneo delle Scienze Umane delle Arti e dell Ambiente Facoltà di Scienze della Comunicazione Corso di Laurea Magistrale in Editoria Multimediale e nuove professioni dell informazione Cattedra di Teoria, etica e regolamentazione del giornalismo a.a Le intercettazioni telefoniche tra Diritto di cronaca e Privacy Davide Liberatori Relatore: Vittorio Roidi Correlatrice: Maria Romana Allegri 5
3 INDICE INTRODUZIONE pag. 5 CAPITOLO PRIMO: IL DIFFICILE RAPPORTO TRA IL DIRITTO DI CRONACA E IL DIRITTO ALLA PRIVACY 1.1 Diritto alla riservatezza e tutela civile della vita pag. 11 privata 1.2 La genesi della privacy: il right to be let alone pag Radici europee della riservatezza pag La legge italiana sulla privacy: dalla legge 675/1996 pag. 23 al testo Unico d.lgs 196/ Legittimità costituzionale del diritto di pag. 34 cronaca, Codice deontologico dei giornalisti e Carta dei doveri Limiti del diritto di cronaca : la verità dei pag. 54 fatti, essenzialità della notizia attendibilità della fonte CAPITOLO SECONDO: LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE 2.1 Le intercettazioni telefoniche: cosa sono, quando vengono utilizzate 2.2. Intercettazioni telefoniche a cavallo tra il diritto di cronaca e il diritto alla privacy dei soggetti pag. 67 pag. 75 7
4 2.3 Evoluzione della normativa in tema delle intercettazioni: disegni di legge Mastella e Alfano pag. 82 CAPITOLO TERZO: SCANDALI TELEFONICI 3.1 Telecom Sismi pag Calciopoli pag Vallettopoli pag Fastweb pag Bertolaso/Protezione Civile pag Fazio/Banca d Italia pag. 195 CAPITOLO QUARTO: INTERCETTAZIONI TELEFONICHE TRA EUROPA ED AMERICA 4.1 Analisi della legislazione in tema di intercettazioni pag. 207 al di fuori dei confini italiani 4.2 Francia pag Germania pag Regno Unito pag Stati Uniti pag. 224 CONCLUSIONI pag. 233 BIBLIOGRAFIA pag. 237 SITOGRAFIA pag
5 INTRODUZIONE Il precario equilibrio tra il diritto di cronaca esercitato della categoria giornalistica e il diritto alla privacy dei soggetti coinvolti nelle inchieste giudiziarie rese note dai mezzi di comunicazione di massa, diventa battaglia politica nell'ambito dell'utilizzo come strumento d'investigativo, delle intercettazioni telefoniche. I tentativi reiterati del legislatore di trovare il giusto equilibrio tra i due diritti, ad oggi sono tutti falliti (vedi proposta di legge Mastella, poi il ddl Alfano bocciato dalla Corte Costituzionale per evidenti vizi di incostituzionalità). Il grande polverone sollevatosi nelle aule parlamentari con la bocciatura dell'ultimo ddl sulle intercettazioni ha oltrepassato i confini della semplice contesa di partito ma si è trasformata in un lotta per il riconoscimento delle libertà fondamentali nel nostro paese. Ecco per esempio il parere dell'ex Garante per la privacy, Stefano Rodotà colui che per anni ha svolto un ruolo di spicco nella tutela del diritto alla riservatezza e che in merito alla legge Alfano aveva le idee abbastanza chiare "Se la legge sulle intercettazioni verrà approvata [...], sarà fatto un passo pericoloso verso un mutamento di regime. 9
6 I regimi non cambiano solo quando si è di fronte ad un colpo di Stato o ad una rottura frontale. In un colpo solo verranno pregiudicati la libertà di manifestazione del pensiero, il diritto di sapere dei cittadini, il controllo diffuso sull'esercizio dei poteri, le possibilità d'indagine della magistratura. Ci stiamo privando di essenziali anticorpi democratici [...]. 1 Questo lavoro tenta di gettare uno sguardo su una materia complessa ed ancora in evoluzione, un tipico esempio di confliggenza legale alla cui base sembrerebbe profilarsi un'unica domanda: le intercettazioni telefoniche e così come oggi le utilizza la magistratura, sono un rischio per la nostra sfera personale? Davvero esiste la possibilità che le nostre vite siano spiate e lasciate alla mercé dei mezzi di comunicazione diventando così di pubblico dominio? Nel primo capitolo si cercherà di affrontare la questione da un punto di vista prettamente legale, andando a rispolverare gli aspetti fondanti dei due diritti alla base del "conflitto d'interessi"
7 Verrà dapprima affrontato il diritto alla privacy partendo dai primi germogli di consapevolezza nel legislatore americano, fino alle evoluzioni sostanziali di tale diritto nel Vecchio Continente ed in particolare in Italia culminate con la legge 196 del A fare da contraltare, il discorso su gli aspetti legali del diritto di cronaca, vero e proprio fondamento di ogni sistema democratico, il cui esercizio favorisce la libera circolazione delle notizie e la consapevolezza dell'opinione pubblica sul mondo che la circonda. Nel secondo capitolo invece si cercherà di creare un quadro sullo strumento delle intercettazioni telefoniche, provando a scendere un po' più in profondità per capire le opportunità che offrono e le giuste modalità di utilizzo. Il terzo capitolo rappresenta una ricostruzione dei più noti scandali italiani degli ultimi anni che sono diventati di dominio pubblico grazie proprio all'uso delle intercettazioni telefoniche come strumento di lotta alla corruzione e al malaffare. Ecco quindi che verrà ripercorsa la storia di Calciopoli e Vallettopoli fino ai casi Fastweb, Fazio Banca d'italia e Bertolaso-Protezione civile. Si tenterà anche di ricordare attraverso quello che fu denominato lo scandalo Telecom-Sismi, come le 11
8 intercettazioni illegali e non autorizzate da un giudice, possano trasformarsi da valido alleato della lotta alla criminalità, in un pericoloso strumento di intromissione nella sfera personale dei cittadini. Nel quarto ed ultimo capitolo questa trattazione si conclude con un excursus sulle normative di Inghilterra, Francia, Germania e Stati Uniti per cercare di capire in che modo è regolata la legislazione sulle intercettazioni telefoniche nelle altre democrazie occidentali sperando di sollevare riflessioni nel lettore utilizzando il nostro paese come termine di paragon 12
9 CAPITOLO I 1.1 Diritto alla riservatezza e tutela civile della vita privata Le note vicende giudiziarie che hanno coinvolto, nel recentissimo passato, esponenti politici, personaggi dello show business, ed imprenditori, hanno contribuito ad innalzare l interesse nazionale intorno al problema legato alla tutela del diritto alla riservatezza degli individui e, più in particolare, sul rapporto tra il doveroso rispetto della privacy ed i diritti di cronaca, di critica e di manifestazione del pensiero. Diritti questi ultimi che rappresentano, come è noto, posizioni giuridiche di rilevanza altrettanto primaria, in quanto riconosciute e tutelate esplicitamente dalla Costituzione. Si tratta di andare ad affrontare un tipico caso di confliggenza legale tra interessi e diritti dotati, tutti, di legittimità costituzionale la cui spinosa matassa non potrà che venir risolta da una puntuale opera riformatrice del legislatore. Infatti, la questione ruota attorno all individuazione di una linea di confine ben circoscritta, al di là della quale la conoscenza pubblica dei fatti privati possa essere legittimamente ostacolata nel nome di un diritto alla riservatezza di tutti coloro che, come protagonisti o, come mere comparse incidentali, si trovano coinvolti in indagini 13
10 giudiziarie aventi ad oggetto fatti di rilevanza penale. All interno di questa ambigua relazione, la più accesa polemica riguarda l utilizzo dello strumento investigativo delle intercettazioni telefoniche e, soprattutto, i limiti alla liceità della pubblicazione integrale del loro contenuto, da parte dei mass media e in particolare, dei giornali. È necessario, quindi, per sviscerare la questione nel migliore dei modi, affrontare innanzitutto il primo interesse in gioco, il diritto alla riservatezza che, anche in assenza di una normativa puntale in grado di conferire espressamente contenuto e limiti dello stesso, è entrato ad ogni modo nel novero dei diritti della personalità come diritto soggettivo assoluto, costituzionalmente garantito; il nostro studio inizierà dai primi passi compiuti da tale diritto e quindi ci trasferiremo oltreoceano, negli Sati Uniti nei quali per primo è stato riconosciuto il diritto alla privacy. 1.2 La genesi della privacy: il right to be let alone Il diritto alla riservatezza, o meglio noto come, il diritto alla privacy, è compreso all interno della categoria più vasta dei diritti dell uomo, figli legittimi di quel corpus di diritti superiori definiti di first generation 1. Mentre la prima 1 BONETTI, Riservatezza e processo penale, Milano, 2003, 9 ss. 14
11 generazione è legata al rispetto di libertà civili fondanti in ogni sistema democratico come il diritto alla vita, alla libertà di pensieri o alla libera confessione religiosa, la seconda generazione si è affermata in un secondo momento, come risultato di una naturale evoluzione dei diritti di prima generazione. 2. Oltretutto a render più complicata la questione, il concetto di privacy presenta ancora dei confini nebulosi e che non si prestano facilmente ad esser delineati all interno di un univoca definizione considerando che l espressione privacy, non individua un bene giuridico dai tratti determinati, ma rimanda piuttosto ad un proteiforme agglomerato di esigenze che è andato (e va tutt ora n.d.r) negli anni infoltendosi 3 : ne consegue che nel termine privacy sono confluite situazioni e realtà così diverse da generare sovente della confusione. Nell ordinamento statunitense, il diritto alla privacy ha origini ottocentesche ed è frutto di un processo evolutivo che prende le mosse dall originario right to stay alone. Il saggio capostipite in materia di privacy è, infatti, The right 2 PISANI, Processo penale e diritti fondamentali, in AA.VV., Manuale di procedura penale, Bologna, 2001, 20 3 CARNEVALE, Autodeterminazione informativa e processo penale, in AA. VV., Protezione dei dati personali e accertamento penale, a cura di Negri, Roma, 2007, 10 15
12 to privacy 4, pubblicato il 15 dicembre 1890 da Samuel Warren e Louis Brandeis, studenti ad Harward ed ex soci di uno studio legale. Il tutto nasce da un esigenza privata dell Avvocato Warren, il quale, nella Boston di fine Ottocento, cercava affannosamente un modo per arginare il gossip di cui era vittima la moglie 5 : i due studiosi americani sostenevano la necessità di riconoscere e consacrare un vero e proprio right to privacy, inteso come right to be let alone 6, cioè una tutela della propria sfera privata contro ogni tipo di invasione illecita 7. La loro tesi è che gli organi di informazione avessero preso l abitudine seccante di invadere la vita domestica dei cittadini con il supporto di avanzati congegni di registrazione sonora e fotografici, costringendo i malcapitati a cercare rifugio nella propria intimità per mettersi al riparo da sguardi indiscreti. Lo scopo del loro lavoro era dimostrare se le leggi dell epoca fossero idonee a tutelare la vita privata dei soggetti, e se i tribunali garantissero il risarcimento del danno al cospetto di 4 WARREN-BRANDEIS, The right to privacy, in Harward Law Review, 4, 1890, 193 ss. 5 PAISSAN (a cura di), Privacy e giornalismo. Diritto di cronaca e diritti dei cittadini, Garante per la protezione dei dati personali, Roma, 2003, 1 6 GUGLIUZZA, Appunti su riservatezza e processo penale, in La Giustizia penale, 2007, I, 20 7 PELLACANI, Il diritto alla riservatezza del lavoratore nell ordinamento statunitense, in Il Diritto del lavoro, 2000, I,
13 una violazione 8. Così, già alla fine dell Ottocento, si poneva in primo piano il conflitto tra l interesse del cittadino ad evitare interferenze nella propria vita privata e quello opposto dei mezzi di comunicazione ad esercitare il diritto di cronaca e di informazione. Da attento lavoro, i due giuristi risalirono al fatto che, pur riconoscendo il valore legale dei sentimenti provati, la legge non prevedeva il risarcimento delle sofferenze di tipo morale, contemplando esclusivamente le intromissioni procurate dal civil assault e del trespass. Questi ultimi proteggevano la violazione della proprietà privata e, la paternità intellettuale, per la quale erano state predisposte norme specifiche a sua tutela riassunte come è ben noto sotto il termine copyright. Dimostrata l inadeguatezza del corpus di leggi a tutela della riservatezza dell individuo, al fine di individuare gli elementi fondativi della tutela della sfera emozionale dell individuo, Warren e Brandeis recuperarono il pensiero del giudice Thomas M. Cooley sul right to be let alone, il diritto ad essere lasciati in pace. Anche negli Stati Uniti, tuttavia, occorrerà attendere qualche decennio prima che il diritto alla privatezza, con tutte le sue implicazioni e 8 TOPPETTA, Linea di privacy. Informazione in equilibrio tra riservatezza e diritto di cronaca, Roma, 2004, 29 ss. 17
14 sfaccettature, assuma un rilievo comparabile con quello che oggi si impone a ogni giurista del mondo occidentale. Solo nel 1965 abbiamo la prima affermazione di carattere moderno da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, sulla rilevanza costituzionale del diritto alla riservatezza, che, pur non espressamente citato, viene ricavato da fonti legislative secondarie, tra cui spicca il Quarto emendamento, che tutela l individuo contro indagini irragionevoli. L attenzione verso il diritto alla riservatezza cresce con lo sviluppo del progresso tecnologico, ( basti pensare agli effetti provocati dal crescente ricorso a strumenti di memorizzazione e gestione elettronica dei dati, capaci di provocare una circolazione massiccia di informazioni del tutto sottratta al potere di controllo dei singoli interessati 9 ) che favorisce un incremento vertiginoso dei rischi di invasione della sfera privata degli individui, sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo 10. Il passo decisivo viene compiuto sul finire degli anni Sessanta, quando ormai appare chiaro che l evoluzione tecnica stia minando in maniera decisa le basi della privatezza individuale. All evoluzione tecnica ha 9 GUGLIUZZA op. cit PELLACANI op. cit
15 corrisposto una evoluzione dottrinale, giurisprudenziale e normativa del concetto di privacy, che è andato progressivamente trasformandosi includendo un numero sempre più ampio di interessi meritevoli di tutela. Dalla semplice esigenza di proteggere da indebite invasioni la propria sfera intima e privata, al diritto al segreto, all anonimato, al riserbo, all immagine, all identità, sino al diritto a mantenere il controllo sulle informazioni riguardanti la propria persona. Di questa evoluzione del concetto di privacy è evidente espressione la legge approvata in Italia nel 1996, in coincidenza con l ingresso del nostro paese nell area Schengen; legge sostituita nel 2003 dal Testo unico in materia di protezione dei dati personali approvato nel 2003 (D. Lgs. n. 196), meglio noto come Codice della privacy. In entrambi questi testi normativi viene sancito il diritto individuale alla protezione dei dati personali, e ne viene consacrata l autonomia rispetto a quelli alla riservatezza e all identità personale. Più che un diritto unitario, lo statuto della privacy si premura di tutelare un fascio di situazioni soggettive, da cui si estrapola l efficace concetto di autodeterminazione informativa, traducibile nel bisogno di riaffermare la potestà del singolo sui dati a lui riferibili. L espressione allude in particolare alla possibilità per 19
16 l individuo di controllare la circolazione delle informazioni che lo riguardano, seguendone i percorsi, verificandone gli usi, esigendo l aggiornamento, la rettifica, la cancellazione Radici europee della riservatezza Bisogna tener presente, che il diritto alla riservatezza è espressamente tutelato dalle cosiddette fonti internazionali, in particolare dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell uomo e delle libertà fondamentali (d ora in poi CEDU), adottata a Roma, il 4 novembre 1950, dai Paesi aderenti al Consiglio d Europa, e, a livello di Organizzazione delle Nazioni Unite, dal Patto internazionale sui diritti civili e politici, adottato e aperto alla firma dall Assemblea generale delle Nazioni Unite il 16 dicembre Si tratta di fonti dotate di vincolatività nei confronti dell ordinamento italiano 12 in quanto tradotti in legge ordinaria di ratifica ed esecuzione, per cui hanno presa diretta ed immediata sul processo penale in generale e, in particolare, sulla tutela della riservatezza che in esso può e deve enuclearsi CARNEVALE op. cit BONETTI op.cit Ibidem 20
17 Per quanto riguarda la Convenzione del 1950, le sue norme sono entrate a far parte del nostro ordinamento a seguito della l. 4 agosto 1955 n. 848 che l ha resa esecutiva. Gli articoli 8 e 17 sono quelli che più ci interessano: l art. 8, in particolare, afferma che ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza ; l art. 17, invece, è quello che rileva che nessuno può essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata (privacy, vie privée), nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a illegittime offese al suo onore e alla sua reputazione. Se le fonti internazionali tutelano un generale diritto alla riservatezza e al rispetto della vita privata, accanto ad esso si è via via affermato un nuovo diritto, quello alla protezione dei dati personali, che aspira ad abbracciare qualunque tipologia di informazioni relative a persone e tutti i possibili modi di trattale 14. Tale diritto, filiazione del più ampio diritto alla privacy, ha matrice sopranazionale, tanto che può essere definito il primo diritto di origine europea 15. Importato, come si è visto, dagli Stati Uniti, paese che per primo ha avvertito l esigenza di tutelare l individuo perché 14 CARNEVALE, op. cit ALLEGREZZA, Giustizia penale e diritto all autodeterminazione dei dati personali nella regione Europa, in Protezione dei dati personali e accertamento penale, Roma, 2007, 59 21
18 primo paese a confrontarsi con i pericoli derivati dall inarrestabile progresso tecnologico, il diritto all autodeterminazione informativa nasce e si sviluppa nel nostro Paese quale attuazione degli obblighi internazionali, prima, e comunitari, poi. Il diritto alla protezione dei dati personali si salda, sin dalle origini, con il progresso tecnologico ed esplode quale vera e propria emergenza con lo sviluppo della tecnologia informatica, in quanto l annullamento delle distanze fisiche e la possibilità di raccogliere, immagazzinare e incrociare dati, offerta dai mezzi informatici, pone seriamente a rischio il diritto del soggetto di controllare l uso che si fa dei propri dati personali e di impedire l accesso indesiderato 16. Ciò ha portato il Consiglio d Europa a sancire la Convenzione per la protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato dei dati di carattere personale il 28 gennaio 1981, che l Italia ha ratificato con la legge n. 98 del 21 febbraio Due dei punti salienti della Convenzione sono, da una parte, l indicazione delle condizioni di liceità dei trattamenti automatizzati e, dall altro, l enunciazione del divieto di trattamento di categorie particolari di dati personali, i cosiddetti dai sensibili, quali quelli rilevatori della razza, delle opinioni 16 ALLEGREZZA, op.cit
19 politiche, sessuali ecc. (di cui peraltro si ammette la deroga in presenza di garanzie approntate da parte delle leggi nazionali). Particolare importanza riveste anche la Direttiva 95/46/CEE del Parlamento Europeo e del Consiglio della Comunità Europea, relativa alla Tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione dei dati 17. Uno dei punti cardine è il principio del consenso dell interessato alla raccolta dei dati, inteso come condizione basilare per il loro reperimento e diffusione, con deroghe relative alla sussistenza di un interesse del titolare del dato o della collettività e alla sussistenza di un interesse preminente del responsabile del trattamento o di un terzo. Nel profilo dell interesse della collettività va situata l attività giornalistica che la legge comunitaria ha inquadrato nella disposizione dell art. 9, rubricato Trattamento di dati personali e libertà d espressione che recita: Gli Stati membri prevedono, per il trattamento di dati personali effettuato esclusivamente a scopi giornalistici o di espressione artistica o letteraria, le esenzioni o le deroghe
20 alle disposizioni del presente capo e dei capi IV e VI solo qualora si rivelino necessarie per conciliare il diritto alla vita privata con le norme sulla libertà d espressione. Quali siano i casi di necessità la Direttiva non lo ha chiarito, rinviandone la catalogazione ai singoli governi e alle decisioni motivate delle Autorità di controllo, di cui ha sollecitato l istituzione tra le cui funzioni c è quella di promuovere codici di condotta al fine di perseguire le istanze di ambiti specifici con la protezione dei diritti delle persone. L Unione Europea, seppur dotata di un comune reticolo di principi e regole, è comunque lontana dall essere un entità monolitica in tema di protezione della privacy, anzi resta per molti versi un mosaico di ordinamenti. Sul solco tracciato dalla Corte Suprema statunitense, la Corte Europea dei diritti dell uomo ha costruito due binari su cui far scorrere la disciplina del diritto alla riservatezza: il primo, volto a punire l abuso delle informazioni personali tese a creare un profilo dell utente al fine di evitare situazioni potenzialmente pericolose; il secondo, più ampio e difficilmente racchiudibile nei limiti di una definizione, teso a porre delle garanzie affinché ogni individuo fosse 24
21 schermato dal pericolo di sguardi indiscreti limitativi della propria autonomia 18. In relazione, invece, ai mezzi del rapportarsi intersoggettivo, la tutela si estende a qualsiasi forma di comunicazione, scritta, orale o veicolata attraverso flussi informatici, come conferma il fatto che, nell art. 8 della CEDU, alla parola corrispondenza non si accompagna alcun aggettivo: questo, al fine di prescindere dal mezzo, per assicurare l oggetto del messaggio 19. Sotto il nostro profilo, è interessante notare che l intercettazione di comunicazione, pur non citata dalla norma convenzionale, deve intendersi ricompresa nel concetto di vita privata e corrispondenza 20, dato che il diritto di comunicare a mezzo intermediario meccanico è protetto, indipendentemente dal suo contenuto concreto. 1.4 La legge italiana sulla privacy: dalla legge 675/1996 al testo Unico d.lgs 196/2003 I primi spunti di riflessione sul concetto di privacy, hanno sollevato diverse chiavi di lettura del problema bene 18 ALLEGREZZA, op. cit BONETTI, op. cit 114 ss 20 BONETTI, op. cit. 125 ss. 25
22 evidenziate dalla quantità di terminologie adottate, come privatezza, intimità privata, riservatezza, diritto ad essere lasciati soli, riserbo, vita privata, sfera privata del singolo, propria sfera di segretezza 21. Il primo vero tentativo italiano di disciplinare questa materia avviene con l emanazione della legge 675 del 1996 che ha cambiato un po le carte in tavola mettendo dei paletti precisi e costruendo dei recinti più alti e difficili da oltrepassare con leggerezza. 22 La legge definita la prima legge generale sui diritti fondamentali della persona umana 23, nonostante un testo assai farraginoso e piuttosto mal redatto, che introduce una disciplina eccessivamente e spesso inutilmente complessa 24 è stata approvata il 31 dicembre Il fatto che l intervento normativo rechi la data dell ultimo dell anno testimonia il suo travagliato iter legislativo. Infatti, dopo le due interruzioni anticipate del Parlamento datate 94 e 96, la legge venne approvata in tempi rapidissimi proprio sul 21 BONETTI, op. cit ROIDI, Cattive Notizie, 120 ss 23 BUSNELLI, Spunti per un inquadramento sistematico, in Tutela della privacy. Commentario alla l. 31 dicembre 1996, n. 675, a cura di C. M. BIANCA e BUSNELLI, Roma, 1999, P.M. VECCHI, sub art. 1 L. 31 dicembre 1996, n. 675 in Tutela della privacy. Commentario alla l. 31 dicembre 1996, n. 675, cit.,
23 finire del 1996, in relazione ad una duplice, pressante necessità: da un lato, senza regole specifiche sul flusso dei dati, l Italia sarebbe rimasta fuori definitivamente dall applicazione dell accordo di Schengen; dall altro, occorreva dare risposta alle sollecitazioni giunte dal legislatore comunitario con la Convenzione d Europa del 1981 e la direttiva n. 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio 25. L intervento normativo ha introdotto un vero e proprio statuto sulle informazioni personali, recando in sé una disciplina dalla portata generale, trasversale ai vari settori del diritto. Le sue finalità sono esplicate nel primo comma dell art. 1, che rappresenta una sorta di norma-manifesto, in cui si afferma in modo solenne che: la presente legge garantisce che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali, nonché della dignità delle persone fisiche, con particolare riferimento alla riservatezza e all identità personale ; il secondo comma chiarisce, invece, cosa debba intendersi sia per dato personale che per trattamento 26 di informazioni personali. 25 PAISSAN, op. cit, 8 ss. 26 Con dato personale la legge n. 675/96 si riferisce a qualsiasi informazione relativa a persona fisica o giuridica, ente od associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione 27
24 Nell esercizio dell attività giornalistica il trattamento dei dati personali deve essere conseguente ad una autorizzazione scritta dei soggetti interessati, a meno che non si verifichino tre condizioni: 1) Il primo requisito (soggettivo) è che il trattamento dei dati sensibili sia effettuato nell esercizio della professione di giornalista oppure da soggetti iscritti nell albo dei pubblicisti o nel registro dei praticanti (artt. 26 e 33 della l. 3 febbraio 1963, n. 69). 2) La seconda condizione è che il giornalista operi per l esclusivo perseguimento delle finalità della professione giornalistica. 3) La terza condizione è che il giornalista, professionista o pubblicista, rispetti i limiti del diritto di cronaca, in particolare quello dell essenzialità dell informazione rispetto a fatti di pubblico interesse. Al di là di queste, pur importanti, definizioni ed affermazioni di principio, la logica generale del provvedimento è stata personale (art. 1, comma 2, lett. c); per trattamento, invece, deve intendersi qualunque operazione o complesso di operazioni, effettuati per trattamento, invece, deve intendersi qualunque operazione o complesso di operazioni, effettuati anche senza l ausilio di strumenti elettronici, concernenti la raccolta, la registrazione, l organizzazione, la conservazione, la consultazione, l elaborazione, la modificazione, la selezione, l estrazione, il raffronto, l utilizzo, l interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati (art. 1, comma 2, lett. b) 28
25 quella di porre un rimedio al conflitto che può innescarsi tra difesa della vita privata e libera circolazione delle notizie, anche alla luce del loro enorme uso da parte di banche dati e di vari altri soggetti, incentivato dai progressi della comunicazione digitale e telematica. Ad ogni modo, la l. n. 675/96 non sembra avere avuto come obiettivo principale né una protezione intransigente della privacy né la completa liberalizzazione del diritto all informazione. Man mano che la privacy risulta funzionale alla salvaguardia di valori particolarmente forti, la tutela si fa gradualmente sempre più rigorosa; quando, invece, la privacy tende a confliggere con un diritto di pari rango a quello dell interessato, la sua tutela va attenuandosi 27. L Italia è stato uno degli ultimi paesi a mettersi al passo della direttiva, recependola in buona parte, ma l approvazione in extremis della legge finì per dare alla luce un testo in più parti imperfetto, in particolare riguardo alle norme sull attività giornalistica (il famoso articolo 25 del quale tratteremo nel prossimo capitolo in merito all attività giornalistica). Il Parlamento ne era tanto consapevole che approvò così la cosiddetta legge gemella n. 676/96, con la quale veniva assegnato al legislatore delegato il compito di 27 BUSNELLI, op. cit. 230 ss. 29
26 completare il lavoro avviato, emanando decreti legislativi per modificare il testo appena votato 28. La prima grande novità introdotta dalla legge riguarda l obbligo di autorizzazione dell interessato sull utilizzo e circolazione delle informazioni. Ciascun cittadino infatti è padrone dei propri dati e chiunque voglia utilizzarli deve passare attraverso gli estremi legali di una delibera. Si arriva quindi ad un approccio giornalistico che compie nel breve tempo un salto evolutivo profondo che fa prendere all Italia consapevolezza dell esistenza del right to be let alone americano, così come abbiamo ampiamente menzionato nei paragrafi precedenti. La legge sulla privacy produsse in breve tempo non solo una presa di coscienza da parte di una categoria professionale sull esistenza di interrogativi fino a non molto tempo prima ignorati, ma favorì anche la crescita dell intero sistema sociale sempre più consapevole dell importanza della tutela dei propri spazi privati. 29 Tra le novità più rilevanti apportate dalla legge n. 675/96 c è, sicuramente, l introduzione nell ordinamento italiano di una nuova autorità - il Garante per la privacy - con funzioni di controllo e di tutela della gestione dei dati personali. 28 TOPPETTA, op. cit ROIDI, op. cit. 97 ss 30
27 La sua funzione, è collegata al godimento di due diritti quello alla riservatezza e alla tutela della libertà personale da un lato, e quello all informazione dall altro tutelati direttamente dalla Costituzione, e di cui il Garante per la privacy deve garantire un equo contemperamento. Di qui la necessità di assicurare a quest autorità un livello ancora maggiore di indipendenza, in modo da evitare qualsiasi ingerenza o condizionamento da parte del potere politico ed economico. La configurazione del Garante per la privacy come autorità amministrativa indipendente è confermata e rafforzata dall art. 31 della l. n. 675, che elenca, nel dettaglio, i compiti istituzionalmente attribuiti all Autorità. Si va dalle funzioni di controllo a quelle interdittive, fino alle funzioni promozionali, consultive e propositive. Il Garante dispone, quindi, di una varietà di strumenti per promuovere un rapporto più trasparente fra i soggetti che elaborano informazioni personali e gli interessati, e per assicurare contemporaneamente una protezione multiforme e dinamica dei dati. In generale, viene privilegiato un approccio non autoritativo, orientato alla persuasione, ma non viene esclusa la possibilità di ricorrere, se necessario, a strumenti 31

References: art. 8
 art. 17
 art. 9
 art. 8
 art. 1
 art. 1
 articolo 25
 art. 31