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COMUNE DI RUSSI Lunedì, 10 febbraio 2014
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1 COMUNE DI RUSSI Lunedì, 10 febbraio 2014
2 Lunedì, 10 febbraio 2014 Prime Pagine 10/02/2014 Prima Pagina Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) 1 10/02/2014 Prima Pagina La Voce di Romagna 2 politica locale 10/02/2014 La Voce di Romagna Pagina 12 Dalla cultura al walfare il sindaco Sergio 3 10/02/2014 Il Sole 24 Ore Pagina 6 GIANNI TROVATI Investimenti Pa, tagliati 100 miliardi 5 10/02/2014 Il Sole 24 Ore Pagina 6 La «cura» è europea ma le scelte sono italiane 7 10/02/2014 Il Sole 24 Ore Pagina 7 VALERIA UVA Debiti, partecipate in affanno 9 10/02/2014 Il Sole 24 Ore Pagina 15 Meno burocrazia su apprendistato, stage e sicurezza 11 10/02/2014 Il Sole 24 Ore Pagina 19 LAURA DOMINICI Il business dei cataloghi a tema 13 10/02/2014 Il Sole 24 Ore Pagina 31 Dismissioni con iter alleggerito 16 10/02/2014 Il Sole 24 Ore Pagina 32 ALESSANDRO BELTRAMI Disavanzi a recupero «lungo» 18 10/02/2014 Italia Oggi Sette Pagina 6 PAGINE A CURA DI ANDREA MASCOLINI Grandi opere in alto mare Solo il 13% è stato completato 20 10/02/2014 Italia Oggi Sette Pagina 6 Il ministro Lupi punta sul Fondo unico 22 10/02/2014 Italia Oggi Sette Pagina 40 PAGINE A CURA DI BENEDETTA PACELLI Dal medico di base al pediatra le specializzazioni salva lavoro 24 sport 10/02/2014 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 17 Il Russi cade in casa Festeggia il Sant' Antonio 26 10/02/2014 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 20 Russi 0 San Antonio /02/2014 La Voce di Romagna Pagina 28 Il Russi da corsa si ferma davanti al Santo 28
5 Pagina 12 La Voce di Romagna politica locale RUSSI. Dalla cultura al walfare il sindaco Sergio Retini replica alla lettera aperta di Sel e Comunisti Italiani "La 'Cadena' di Insieme per Russi è ben solida". Esordisce così il sindaco di Russi Sergio Retini in risposta alla Lettera aperta diffusa in questi giorni in città da Sel e Comunisti Italiani: "Auguriamo a Sel e ai Comunisti Italiani di trovare una loro dimensione nella nuova formazione politica che hanno annunciato di voler costituire, ma la lista civica di centro sinistra 'Insieme per Russi' si ricandida con forza, chiarezza e senso di responsabilità alla guida della città. Quanto ai risultati che secondo loro non avremmo raggiunto, sono solo i cittadini a dover decidere". "Che il Comune di Russi abbia la tassazione più bassa di tutta la provincia prosegue Retini è un dato di fatto riconosciuto da tutte le associazioni di rappresentanza. Per quanto riguarda gli investimenti, sono stati realizzati tutti quelli che il patto di stabilità consentiva e se il patto è diventato sempre più stringente il Comune di Russi, al pari di tutti i Comuni d' Italia, ne ha subito tutte le conseguenze. Sul versante culturale e sociale Russi è uno dei pochi Comuni che è andato in controtendenza, aumentando regolarmente le spese su istruzione (+14%), cultura (+15%) e welfare (+41%). E anche questi sono dati incontrovertibili. A Russi non ci sono liste di attesa all' asilo nido e le nostre tariffe d' accesso ai servizi sono fra le più basse della provincia, cosi come per il Centro Paradiso, un servizio di cui usufruiscono moltissime famiglie. Gli interventi di sostegno alle famiglie in difficoltà, in particolare a quelle dei lavoratori colpiti dalla crisi, sono costantemente aumentati; sul versante sanitario è partita la Casa della Salute e i nostri servizi forniti dall' ASP sono decisamente buoni. Stiamo costruendo degli appartamenti per anziani in piazza Farini e sono in fase di realizzazione a San Pancrazio appartamenti ad affitto agevolato oggetto di una convenzione col Comune di Russi. Lo stesso vale per la cultura. Il nostro Teatro è stato fortemente rilanciato. La collaborazione con la parrocchia ha consentito di dare una bellissima sede alla Scuola di Musica presso la Casa della Giovane e al cinema Jolly di riprendere le proiezioni. In quanto alle nomine degli assessori e del vicesindaco, perché è bene puntualizzare che è questo a cui Sel e Comunisti Italiani alludono, sono state dal sottoscritto chiaramente concordate col portavoce nominato a suo tempo da Sel e Socialisti uniti alle Amministrative del 2009, portavoce che Continua > 3
6 Pagina 12 < Segue La Voce di Romagna politica locale prese atto della non possibilità di assegnare a Sel un assessore e non ne fece un elemento di rottura. Discorso diverso vale invece per i Comunisti Italiani, che avevano avanzato la candidatura di un loro assessore, richiesta che non trovò risposta. Ecco perché ribadisco che massimalismo, demagogia e strumentalizzazioni sono chiari segni di mancanza di cultura di governo, necessaria invece conclude Retini a una buona amministrazione". 4
7 Pagina 6 Il Sole 24 Ore I nodi della ripresa LA POLITICA ECONOMICA. Investimenti Pa, tagliati 100 miliardi La crisi riduce la spesa pubblica «produttiva» ma non ferma quella ordinaria IN FLESSIONE Il Patto di stabilità non è la causa di tutto: ha frenato Comuni e Regioni, ma lo Stato ha ridotto ancora di più gli sforzi. Luciano Cimbolini Gianni Trovati I buchi aperti nelle strade battute dalla pioggia di queste settimane, i cantieri infrastrutturali che si interrompono e l' agenda digitale che tarda a passare dalle parole ai fatti. I segnali della crisi degli investimenti pubblici sono tanti, e si incontrano in tanti aspetti della vita quotidiana. I numeri scritti nei bilanci di Stato ed enti territoriali, però, traducono queste impressioni in dati impressionanti. Partiamo dai numeri: 100,4 miliardi in meno di spesa per investimenti, e una trentina di miliardi in più di spesa corrente, cioè quella che serve per far funzionare macchina amministrativa e servizi. È questo il conto cumulato presentato dagli anni della crisi di finanza pubblica o, per essere più precisi, è l' effetto delle scelte di politica economica che hanno puntellato gli anni dell' emergenza. I numeri emergono dall' analisi della spesa pubblica centrale e locale negli anni dal 2008 al 2012, resa possibile dalla pubblicazione degli ultimi dati del bilancio centrale da parte della Ragioneria generale dello Stato e dalle analisi della Corte dei conti sui bilanci degli enti territoriali. Per questi ultimi, e in particolare per i Comuni, l' effetto stringente del Patto di stabilità, che si è concentrato proprio sulla spesa per gli investimenti senza troppo curarsi invece delle uscite correnti, era noto. Il Patto, però, non deve essere assunto come unico capro espiatorio, perché i numeri dicono che la flessione più consistente si è registrata a livello centrale: nel solo 2012 agli investimenti sono stati dedicati complessivamente 38 miliardi in meno rispetto al 2008, anno di debutto per la febbre dei bilanci, e questa "perdita" si è concentrata per il 45% nei conti dello Stato, mentre Comuni e Province hanno contribuito alla flessione per il 37% e il resto riguarda le Regioni. Parallelo, e ancora più evidente, è il peso della macchina centrale nella dinamica delle uscite correnti: il 2012 ha registrato impegni di spesa per 17,6 miliardi in più rispetto al 2008, e il 94% di questo incremento (16,7 miliardi) è scritto nei conti dell' amministrazione centrale. Morale della favola: la spesa corrente, su cui si è esercitato il dibattito sui tagli lineari e sui costi standard, nonostante la pioggia di manovre e di spending review è cresciuta, anche se in modo ovviamente meno vivace del passato, mentre quella degli investimenti, che sarebbe chiamata a migliorare infrastrutture e competitività, è Continua > 5
8 Pagina 6 < Segue Il Sole 24 Ore crollata. Intendiamoci: non tutta la spesa corrente è "cattiva", perché oltre alle spese per gli uffici, gli affitti e le tante diseconomie della Pa finiscono sotto questa etichetta anche gli ammortizzatori sociali e il welfare locale. Certe, invece, sono le gravi conseguenze a catena che il taglio continuo agli investimenti ha sulle infrastrutture (materiali e tecnologiche) e sulle chance di ripresa anche delle imprese che lavorano per la Pubblica amministrazione. In pratica, le Pubbliche amministrazioni sembrano di fatto aver risposto alla crisi tagliando dov' era più facile, ossia nel conto investimenti (in altre parole, nel futuro). Lo stesso decreto «sblocca debiti», infatti, ha finanziato il pagamento del pregresso, ma non ha creato condizioni migliori per nuovi interventi, al punto che l' Unione europea torna a scendere in campo per minacciare una procedura d' infrazione sui nuovi pagamenti eternamente inceppati. Nonostante le varie revisioni della spesa, invece, il mix fra legittime esigenze collettive (per esempio gli ammortizzatori sociali) e resistenze di ogni genere di tipo lobbistico (per esempio agenzie, consorzi ed enti intermedi di vario genere), ha impedito di frenare la spesa corrente. È lì tuttavia che si gioca la vera partita dei conti pubblici (e non solo). Date le grandezze (750 miliardi al netto delle quote capitale di rimborso del debito), senza economie correnti non sarà possibile trovare risorse per rilanciare gli investimenti, diminuire la pressione fiscale e migliorare deficit e debito. È la congiuntura economica a imporre un' inversione di rotta. I numeri danno l' idea dei margini di manovra: se la spesa corrente di Stato ed enti territoriali anziché aumentare fosse scesa del 6% (1,2% su base annua), sarebbe stato possibile nel quinquennio, a saldi invariati, mantenere sui livelli del 2008 la spesa d' investimento impegnata, assorbendo integralmente i 38 miliardi di tagli. RIPRODUZIONE RISERVATA. GIANNI TROVATI 6
9 Pagina 6 Il Sole 24 Ore L' ANALISI. La «cura» è europea ma le scelte sono italiane Stefano Pozzoli I dati confermano quello che ognuno di noi aveva percepito. La spesa pubblica, in barba alle richieste di Bruxelles e alle promesse dei vari Governi, ha continuato a crescere anche dopo il E le manovre finanziarie di questi anni? Sono state un cura che ricorda quei cattivi tentativi di dieta in cui si vuole ridurre il colesterolo, e poi ci si accorge che sono calate solo le lipoproteine Hdl, il colesterolo "buono". In sostanza ha continuato a correre solo la spesa corrente, mentre gli investimenti sono crollati. I numeri raccontano un quinquennio di sostanziale fallimento nel governo della spesa: se solo si fosse riusciti a contrarre la spesa corrente di pochi decimi di punto l' anno obiettivo raggiungibile senza fantomatiche misure draconiane avremmo potuto mantenere i livelli di investimento degli anni prima della crisi del debito sovrano. Chi dà il cattivo esempio è lo Stato, ma gli enti territoriali non mostrano una dinamica diversa: ovunque la spesa corrente aumenta e quella per investimenti ha una flessione impressionante. Oggi, semplicemente restando ai livelli e alla composizione della spesa del 2008, avremmo avuto nel quinquennio circa 100 miliardi di investimenti in più e 30 miliardi di spesa corrente in meno, con effetti di volano evidenti su un' economia prostrata dalla crisi. Sono gli effetti della politica Ue, si obietterà. In parte è vero, perché una delle conseguenze del patto europeo di stabilità e crescita è quello di costringerci a ridurre il disavanzo (e quindi la spesa) e a contenere il debito. Però, a parte il fatto che non ci siamo poi sforzati molto nel rispettare gli accordi (il debito nominale dal 2008 al 2012 è aumentato di oltre 300 miliardi), occorre riflettere seriamente sugli strumenti di governo della spesa pubblica che ci siamo dati in Italia. L' unico effetto delle politiche di contenimento della spesa è stato di far sì che le Pa smettessero di investire, e cioè che tenessero il peggiore dei comportamenti ai fini della auspicata ripresa del ciclo economico. E tutto ciò, se nulla cambia, è destinato ad aggravarsi con la prossima entrata a regime del fiscal compact perché Comuni, Regioni e Stato, se non possono assumere mutui, non investono, in quanto non sono capaci di ritagliare una quota ragionevole di risorse dal "risparmio" sulla spesa corrente. Questi dati certificano anche il fallimento almeno parziale del Patto di stabilità interno: prevedere un unico obiettivo e non due (uno sulla spesa corrente e uno sugli investimenti), anche se variamente articolati su cassa e competenza, ricorda da vicino le diete anticolesterolo appena citate. Va Continua > 7
10 Pagina 6 < Segue Il Sole 24 Ore aperta una riflessione pragmatica che assicuri la parità dei saldi (ovvero gli obiettivi Ue) e una migliore qualità della spesa, senza aspettarsi regali da nessuno: anche la golden rule, se ci sarà, non potrà mai essere un "tana libera tutti" per la spesa corrente. La politica della riduzione della spesa corrente seguita fino ad oggi è stata fatta di misure estemporanee e più demagogiche che sostanziali. Occorre cambiare, anche qui, radicalmente il punto di vista, e speriamo che Cottarelli, commissario alla spending review, dimostri che si può fare qualcosa di diverso e di più efficace. RIPRODUZIONE RISERVATA. 8
11 Pagina 7 Il Sole 24 Ore I nodi della ripresa I PAGAMENTI. Debiti, partecipate in affanno Primi effetti dello sblocca arretrati della Pa: Comuni più veloci al saldo L' IMPATTO Lo stock di fatture insolute scende di sette punti Ma per le aziende degli enti locali il calo è dimezzato. Valeria Uva I primi effetti del pagamento dei debiti Pa arretrati fanno capolino dalla montagna di insoluto dei fornitori e anche nei rapporti tra privati. Per la prima volta l' Osservatorio di Cerved Group sulle abitudini di pagamento delle imprese ha registrato a settembre 2013 una flessione di sette punti nello stock di fatture Pa non pagate, rispetto all' anno precedente, sceso dal 51,5% del 2012 al 44,6 per cento. E allo stesso tempo, anche le imprese fornitrici della Pa nel terzo trimestre 2013 hanno ridotto i mancati pagamenti verso i propri partner commerciali dal 37,2% al 33,8% come numero di fatture e del 4,4% come importo. Ma la sta pagando a due velocità: in modo più spedito nei Comuni e negli enti del Servizio sanitario nazionale; più lentamente nelle società partecipate dagli enti locali. Se infatti tutta la pubblica amministrazione è riuscita nel solo terzo trimestre a ridurre del 12% l' arretrato, nello stesso periodo le partecipate hanno guadagnato solo 3,5 punti percentuali: dal 36,8% del 2012 ora "solo" il 33,3% delle fatture rivolte verso le spa degli enti locali resta parcheggiato sulle scrivanie. L' analisi di Cerved si basa su un campione molto vasto di fatture: 336mila emesse dagli operatori sia verso soggetti pubblici che privati. E monitora gli effetti dei primi pagamenti di debiti Pa che a settembre scorso ammontavano a circa 11 miliardi (cifra oggi raddoppiata a 22 miliardi). Per l' amministratore delegato di Cerved Group, Gianandrea De Bernardis, «il ministero dell' Economia ha immesso nel mercato un' iniezione di liquidità importante e se ne cominciano a intravedere i primi effetti positivi». Soltanto un anno fa, infatti, a dicembre 2012 ben il 67% dei conti presentati alle amministrazioni non si trasformava in assegni, contro il 48,2% di settembre Segnale incoraggiante, anche se una fattura resta pur sempre inevasa. Infatti l' allarme resta: «Nulla è cambiato sul fronte dei tempi di pagamento» aggiunge De Bernardis. Anzi, la quota di enti che pagano con maggiore ritardo oltre i 60 giorni è persino aumentata, passando dal 17,6% del terzo trimestre 2012 al 18,5 dello stesso periodo E anche in questo caso le partecipate della Pubblica amministrazione conquistano la maglia nera: negli stessi periodi hanno visto ridursi di due punti i buoni pagatori e crescere di tre i ritardari nei 60 giorni. «Si è intervenuti soprattutto sullo stock di arretrato, magari saldando le fatture più vecchie, e molto meno sui flussi» precisa l' amministratore delegato di Cerved. Con il rischio, quindi, che una volta chiusa la fase straordinaria, i ritardi tornino ai livelli precedenti. Che si tratti di una fase veramente eccezionale lo dimostrano anche i singoli casi concreti. Continua > 9
12 Pagina 7 < Segue Il Sole 24 Ore Come l' esperienza della Tbs Group, società leader nei servizi di ingegneria clinica, attiva in Italia e all' estero. Dei circa 160 milioni di crediti con le Asl, comprese alcune cessioni alcuni risalenti anche al 2009 la società è riuscita a ottenere circa il 65%, tagliando circa due mesi di attesa. «Ma per il saldo attendiamo in media ancora 205 giorni» precisa Fabio Fantoni, direttore divisione dispositivi medici. Una distanza che resta abissale guardando all' Europa. «In Inghilterra bastano 45 giorni, appena 30 in Germania». L' iniezione di liquidità ha sbloccato anche a cascata alcuni crediti dei fornitori della Pubblica amministrazione con altri operatori commerciali. Nel terzo trimestre 2013 si sono ridotti i mancati pagamenti rispetto all' anno precedente sia in termini di fatture non liquidate (dal 37,2 al 33,8%) sia in termini di valore dello scaduto ( 4,4%). I piu virtuosi? I big con fatturati oltre i 50 milioni ( 5%). «Probabilmente c' è stato un effetto selezione commentano ancora dal Cerved : i più piccoli sono già usciti dal mercato». Allo stesso modo chi è riuscito a sopravvivere cerca di tutelarsi. Come segnala il Cerved, «sono sempre di più i fornitori che pretendono il pagamento alla consegna». RIPRODUZIONE RISERVATA MANCATI PAGAMENTI DELLA PA... Fatture non pagate dalla Pubblica amministrazione sul totale delle fatture scadute in ogni trimestre. Dati in percentuale...e DELLE PARTECIPATE Valore fatture non pagate sul totale delle fatture scadute. Dati in % 94 giorni Pagamenti dei fornitori Pa Tempo medio di attesa per il saldo nei rapporti tra imprese I NUMERI Fonte: Cerved Group 77 giorni Saldo altri fornitori Pagamenti più veloci per chi non lavora con il settore pubblico 65% Arretrato partecipate del Sud Quasi sette su dieci i debiti inevasi nelle Spa del Mezzogiorno. VALERIA UVA 10
13 Pagina 15 Il Sole 24 Ore Semplificazioni. Le ricette delle imprese. Meno burocrazia su apprendistato, stage e sicurezza L' IMPEGNO Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha annunciato un nuovo pacchetto con 25 semplificazioni. Apprendistato, tirocini, sicurezza sul lavoro. Tre "capitoli" messi in cima alla lista delle priorità in attesa che veda la luce il pacchetto di 25 semplificazioni annunciato la scorsa settimana dal ministro Enrico Giovannini. Indicazioni che arrivano dalle principali associazioni imprenditoriali. Da Confindustria, il presidente Giorgio Squinzi, ha sottolineato, nel corso dell' audizione in Commissione parlamentare il 4 febbraio scorso, che «L' Italia è ostaggio di una burocrazia soffocante» e «vanno ridotti gli oneri burocratici nei settori più critici per chi fa impresa», a partire da lavoro e previdenza, ma anche salute e sicurezza. In più, nel dossier presentato dall' associazione di Viale dell' Astronomia in Parlamento sulla "non attuazione" di misure di semplificazione che risalgono fino al 2008, in materia di lavoro figura per esempio il pacchetto sulla sicurezza formale, contenuto nel decreto del "fare" (69/2013): dalla semplificazione della valutazione dei rischi ai modelli unici per la redazione del piano di sicurezza di un' impresa, fino alle denunce telematiche degli infortuni, tutte misure ancora non del tutto attuate. «La sicurezza dei nostri lavoratori ha sottolineato Squinzi è per noi priorità assoluta, ma chiediamo che le tutele siano vere e non fondate su pezzi di carta e passaggi procedimentali senza senso». Le principali richieste che arrivano dai "piccoli" riguardano l' apprendistato. Per quello professionalizzante, sottolineano da Confartigianato, si dovrebbe eliminare l' obbligo di formazione di base e trasversale erogata dalle Regioni, mentre per il contratto in diritto dovere si punta a introdurre una maggiore uniformità, a livello territoriale, del monte ore di formazione e a ridurre le ore di frequenza scolastica. E Confcommercio evidenzia la necessità di semplificare gli adempimenti relativi alla gestione del rapporto di lavoro. Un capitolo rilevante riguarda poi la disciplina dei tirocini, che può variare in base alla regione in cui si trova, nonostante la presenza di linee guide nazionali varate oltre un anno fa (e non ancora recepite da tutti i governatori). Per far "cadere" una babele di regole ancora presenti le imprese chiedono una disciplina più snella e omogenea. Più semplici dovrebbero essere a detta degli operatori anche formule "atipiche" come la Continua > 11
14 Pagina 15 < Segue Il Sole 24 Ore somministrazione e il lavoro a chiamata. Sul primo fronte, Assolavoro (associazione delle agenzie interinali) chiede meno vincoli su staff leasing e sull' indicazione della causale. Sul secondo si evidenzia, in particolare da Confesercenti, come l' obbligo introdotto dalla riforma Fornero (legge 92/2012) di comunicazione preventiva, insieme ai ripetuti interventi amministrativi per definire le modalità e gli strumenti, abbia creato difficoltà e incertezze per le imprese. Ultimo tra i capitoli rilevanti da "snellire" è la convalida delle dimissioni, una procedura che pone gravosi adempimenti a carico del datore di lavoro. Fr. Ba. RIPRODUZIONE RISERVATA Le criticità 1 Lavoro e sicurezza Ancora ai blocchi di partenza il pacchetto su sicurezza formale sul lavoro previsto dal decreto del "fare" che prevede modelli unici per la redazione del piano di sicurezza e la denuncia telematica degli infortuni 2 Apprendistato Le imprese chiedono meno vincoli sulla formazione per l' apprendistato professionalizzante e garantire una maggiore uniformità sul territorio delle regole per l' apprendistato in diritto dovere 3 Tirocini Non sono ancora state recepite in tutte le Regioni le linee guida nazionali sui tirocini approvate oltre un anno fa (24 gennaio 2013). Le imprese chiedono una disciplina più semplice e omogenea 4 Somministrazione Le agenzie per il lavoro chiedono l' abrogazione dell' obbligo di motivazione della causa e dei limiti di contingentamento fissati dai contratti collettivi, oltre alla semplificazione della disciplina dello staff leasing 5 Durc La lettura del Durc (Dichiarazione unica di regolarità contributiva) non è ancora possibile online, cosa che solleverebbe le aziende da controlli eccessivi 6 Dimissioni La procedura varata con la riforma Fornero del 2012 ha introdotto nuovi adempimenti per il datore di lavoro sulla convalida delle dimissioni e la risoluzione consensuale del contratto. 12
15 Pagina 19 Il Sole 24 Ore Trend Con l' avvento di social network e lo sviluppo di internet l' offerta ora punta sulle motivazioni della clientela. Il business dei cataloghi a tema Mete italiane attrattive per cultura e storia Viaggi di nozze in espansione. Laura Dominici Lasciate da parte i cataloghi di viaggio suddivisi per area geografica. Il mondo dell' offerta turistica lavorerà sempre più sugli interessi dei viaggiatori e da geografiche le mappe diventeranno motivazionali. Sono le vacanze a tema il business del futuro. Un salto culturale dettato dallo sviluppo del web e dei social network. Ne darà conto la Borsa internazionale del turismo, che farà il punto sulle tendenze del settore. Con 7,8 milioni di posti letto e 2,2 milioni di addetti nell' industria dell' ospitalità, il settore in Italia deve puntare sul rilancio della formazione. «È importante la qualità del servizio, dell' esperienza di viaggio. Alla base di tutto ci sono le persone e la loro professionalità», spiega Ugo Picarelli, direttore di FareTurismo, l' evento sulla formazione in programma a marzo. Ma ecco i trend. L' e commerce Se a qualcuno appariamo come un' Italia poco digitale per quanto riguarda la promozione online, nell' e commerce siamo piuttosto "smart". Tra i servizi è sempre il turismo quello più venduto online (5 miliardi, il 43% del totale, fonte Netcomm), con una crescita del 13% e uno scontrino medio di 280 euro per acquisto. Per migliorare le perfomance sarà inevitabile un' integrazione dell' esperienza d' acquisto con una soluzione mobile, visto che nel 2013 in Italia gli accessi via smartphone e tablet sono aumentati del 30% e per pianificare un viaggio un quinto dei viaggiatori italiani si affida ai social media (fonte TripAdvisor). Da gennaio a ottobre 2013 le presenze straniere in Italia sono state 169,8 milioni (+ 3% le spese, fonte Osservatorio nazionale del turismo) contro un calo di quelle domestiche dell' 8% (169,1 milioni) e per il 2014 saranno ancora una volta i mercati stranieri a contrastare il calo dei turisti italiani (+2 3% le stime Ciset). In luna di miele Tra i segmenti che sconfiggono la crisi spiccano i viaggi di nozze (176mila vacanze e 352mila viaggiatori l' anno, con una spesa di 3 5mila euro, fonte Codacons) per un giro d' affari di 4,5 miliardi. Primi beneficiari sono le agenzie di viaggi, cui fa ricorso il 76% delle coppie, ma cresce il ricorso al web. In espansione anche i matrimoni di stranieri celebrati in Italia (6mila l' anno, Jfc) con inglesi, russi e americani in prima fila per aggiudicarsi le location di charme. Fra le destinazioni preferite Toscana, Costiera amalfitana, Umbria e Veneto. Per i viaggi romantici gli italiani prediligono le mete esotiche. Ai Caraibi una delle mete più trendy è Anguilla, nelle Piccole Antille, che si propone anche per nozze in loco. La Repubblica Dominicana rimane un classico e punta a promuovere le località meno battute come l' Isola di Saona. Nell' Oceano Indiano il must sono le Seychelles. Più a oriente c' è la Thailandia, che focalizzerà la sua presenza a Bit 2014 sul segmento sposi, con testimonianze di coppie celebri. Nel Pacifico, si evidenziano le Isole Continua > 13
16 Pagina 19 < Segue Il Sole 24 Ore Cook. Città d' arte Per molti stranieri la meta del cuore è l' Italia con le sue città d' arte. Nel primo quadrimestre 2014 il Ciset prevede un andamento positivo per i turisti dai Bric e dall' Europa dell' Est. Cultura e storia sono assi nella manica per Toscana, Lazio e Veneto, mentre la Lombardia farà leva sull' Expo Agguerrita anche l' offerta del Sud Italia, con la Puglia e i suoi resort e il rinnovato museo archeologico di Reggio Calabria con i Bronzi di Riace. Sulla intenzioni per la prossima Pasqua, qualche indicazione viene dal Centro studi del Touring club italiano che ha realizzato un questionario. «In Italia i nostri connazionali premiano le destinazioni di turismo culturale tradizionale (Roma, Firenze e Venezia) annuncia l' analisi Tci ma non mancano alcune sorprese. Al quarto posto si trovano Bologna, Genova e Verona; al quinto, sempre pari merito, Milano, Napoli e Torino. Poco segnalato, se si esclude Napoli, il Sud Italia. La Puglia è più indicata come meta di viaggio della Sicilia, presente in classifica solo con Palermo». All' estero, secondo il Touring «Parigi è ancora la meta più ambita dagli italiani, seguita da Londra. Berlino occupa il terzo posto». Archeologia Un altro segmento in espansione è il turismo archeologico, che vale (rilevazioni Ciset) 36,4 milioni di visitatori in Italia, per oltre 113 milioni di introiti. Il dato più significativo riguada i circuiti: dal 2001 al 2012, hanno registrato una crescita del 118,5% per le visite (oltre otto milioni di visitatori) e un +158,7% di introiti (50 milioni). Il circuito principale resta quello romano (Colosseo, Palatino e Foro Romano), seguito da Pompei: l' uno e l' altro sono i siti più visitati in Europa, seguiti dall' Acropoli e da Stonehenge. Avventura Sono riservati a una nicchia di aficionados i viaggi avventura, che vedono tra le mete di tendenza del 2014 l' Africa subsahariana. Nel dettaglio, l' Etiopia attrae per i siti naturalistici come la Valle dell' Omo e quelli archeologici come Axum; il Botswana offre il richiamo del deserto del Kalahari e i bacini dei fiumi; la Namibia abbina il fascino europeo di città come Luderitz alla natura del parco nazionale Etosha. Sempre forte l' appeal del Centro Sud America. In Argentina l' ultima tendenza sono i viaggi alla scoperta delle vestigia coloniali, mentre il punto forte del Messico si conferma la combinazione tra siti archeologici maya, natura e spiagge tropicali. Sul fronte tour operating è recente l' acquisizione, da parte di Kel 12, dell' operatore Backpackers World Viaggi Avventura, per esplorare la tipologia di viaggiatori che si muove spesso in autonomia. Sulla stessa linea Charme&Adventure, un nuovo t.o. che intende catturare una domanda in crescita nella direzione dei viaggi su misura e all' insegna dello sport e dell' avventura. RIPRODUZIONE RISERVATA CONVEGNO A ROMA «Cultura e turismo. Una strategia di sistema per l' Italia»: è il tema del convegno promosso dal Formez e da Federculture che si terrà mercoledì prossimo a Roma presso la Biblioteca nazionale centrale (viale Castro Pretorio 105) a partire dalle 9. Si discuterà delle potenzialità del settore turistico, in particolare se collegate a una efficace valorizzazione del nostro patrimonio artistico. Secondo Carlo Flamment, presidente del Formez, «se il nostro Paese sarà in grado di recuperare parte delle competitività persa, nel 2016 il turismo potrà raggiungere almeno l' 11,9% del Pil, creando 900mila nuovi posti di lavoro». All' incontro parteciperanno, tra gli altri, il ministro per i Beni Culturali, Massimo Bray, e quello della Pubblica amministrazione, Gianpiero D' Alia. LA BIT A MILANO Le date La 34ª Borsa internazionale del turismo si svolgerà presso la Fiera di Milano a Rho da giovedì 13 a sabato 15 febbraio. Ingresso gratuito per i visitatori professionali che si preregistreranno entro il 12 febbraio. Ingresso misto trade consumer sabato 15 febbraio. Due sezioni: Italy e The World La sezione Italy, ai padiglioni 1 3, sarà animata da operatori provenienti da tutte le regioni italiane. Molte le istituzioni che hanno deciso di investire accompagnando gli operatori e quindi mostrando ai buyer anche le potenzialità dei loro territori. La sezione The World, ai padiglioni 2 4, presenterà destinazioni da oltre 100 Paesi. In particolare, in un' area in forte crescita come l' Est Europa, si segnalano Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Macedonia, Continua > 14
17 Pagina 19 < Segue Il Sole 24 Ore Polonia e Russia. Da Medio Oriente e Mediterraneo arrivano Algeria, Autorità palestinese, Cipro, Egitto, Iran, Israele, Libia, Marocco, Tunisia, Turchia e Yemen. Tra le nazioni della zona Asia Pacifico ecco Bangladesh, Cambogia, Cina, Corea del Sud, Giappone, India, Malesia, Nepal, Sri Lanka, Thalandia. Dall' Africa subsahariana mete come Botswana, Etiopia, Namibia, São Tomé e Principe, Seychelles, Uganda. Dalle Americhe Anguilla, Argentina, Cuba, Messico, Repubblica Dominicana. Business village Il Business Village favorirà l' incontro tra domanda e offerta. Numerose le adesioni tra i maggiori operatori italiani e internazionali. Bit BuyItaly e Bit BuyClub Gli storici workshop evolvono in un programma di appuntamenti prefissati allo stand. Confermato inoltre l' aumento degli hosted buyer specializzati: oltre gli operatori provenienti da tutto il mondo. Particolare attenzione anche al segmento business travel e Mice. La definizione dei contingenti ha tenuto conto dei paesi target individuati da Expo 2015 e oltre 500 buyer hanno dichiarato di voler programmare pacchetti speciali Expo Servizi Crescono anche i servizi e in particolare, per tutti gli espositori, la piattaforma di free matching pre manifestazione, che permette di sviluppare contatti di business. Completerà l' evento un' importante componente formativa e informativa, che vedrà la presenza di alcuni dei più importanti opinion leader e influencer del settore. LAURA DOMINICI 15
18 Pagina 31 Il Sole 24 Ore Immobili pubblici. Come cambia la procedura da seguire dopo le modifiche introdotte con il decreto legge Imu Bankitalia. Dismissioni con iter alleggerito Anche gli enti locali potranno usare la trattativa privata Possibile sanare gli abusi edilizi. Carmen Chierchia Con una sanatoria delle opere abusive e la possibilità per Comuni e Province di attivare la trattativa privata arrivano nuovi incentivi per le dismissioni di immobili pubblici, compresi quelli degli enti locali. Le novità sono contenute nell' articolo 3 del decreto legge n. 133/2013 (il decreto Imu Bankitalia) convertito nella legge 5/2014. Le novità si innestano sulle disposizioni dell' articolo 11 quinquies del Dl 203/2005 che contiene la procedura per la dismissione dei beni immobili pubblici: in pratica, il ministero dell' Economia autorizza con proprio decreto l' agenzia del Demanio a vendere con trattativa privata i beni immobili appartenenti al patrimonio pubblico. Ora l' articolo 3 del Dl 133/2013 introduce tre previsioni nell' articolato contesto normativo sulla dismissione dei beni pubblici: esi consente di sanare eventuali irregolarità edilizie presenti nell' immobile alienato; rsi chiarisce quale sia la destinazione d' uso dei beni che possono essere oggetto di alienazione; tsi conferisce agli enti territoriali la possibilità di accedere alla procedura finora applicata alla vendita dei beni demaniali per l' alienazione dei propri beni immobili. Viene esteso alle cessioni contemplate dall' articolo 11 quinquies del Dl 203/2005 (cioè le vendite a trattativa privata da parte dell' agenzia del Demanio autorizzate) il ricorso all' istituto del condono per sanare le eventuali irregolarità edilizie commesse nelle strutture dei beni. In particolare, attraverso il rinvio alla legge n. 47/1985 (e precisamente all' articolo 40, comma 6) si concede al privato acquirente di un immobile di presentare la domanda di sanatoria entro un anno dalla data dell' atto di trasferimento. Ovviamente si deve trattare di irregolarità edilizie non altrimenti sanate (ad esempio, interventi realizzati fuori dai limiti temporali previsti dalle passate leggi sui condoni edilizi del 1985, 1994 e 2003) e che non rientrino tra le opere non suscettibili di sanatoria (ad esempio, opere senza titolo eseguite su aree sottoposte a vincoli assoluti di inedificabilità). La destinazione d' uso La seconda novità del decreto Imu Bankitalia riguarda la destinazione d' uso degli immobili da dismettere: nella previgente versione della norma, si consentiva all' agenzia del Continua > 16
19 Pagina 31 < Segue Il Sole 24 Ore Demanio di vendere beni immobili ad «uso non abitativo». Questa formulazione ha fatto sorgere non poche questioni interpretative soprattutto con riguardo a quei beni con destinazione mista, prevalentemente non abitativa ma con locali destinati ad alloggio (si pensi a un edificio con destinazione in parte residenziale e in parte ad uffici). La modifica ora elimina questi problemi interpretativi, riformulando il precetto normativo con l' inserimento dell' avverbio «prevalentemente»: di fatto, oggi, potranno essere oggetto di trattativa privata con l' agenzia del Demanio gli immobili ad uso non prevalentemente abitativo appartenenti al patrimonio pubblico. La prevalenza dell' uso non abitativo, per una più chiara ed agevole applicazione del precetto, dovrà intendersi in rapporto alla superficie dell' intero immobile. Gli enti territoriali Con l' ultima previsione normativa si introduce una nuova procedura per la dismissione di beni immobili di proprietà degli enti territoriali. Comuni, Province, Città metropolitane e ogni altro ente territoriale (ma anche le Regioni) potranno decidere di dismettere propri beni e affidare la vendita all' agenzia del Demanio che, previa autorizzazione ministeriale, procederà con trattativa privata. Secondo la procedura delineata dal legislatore: gli enti territoriali dovranno individuare i beni che intendono dismettere con propria delibera; la delibera, oltre ad individuare i beni, conferirà mandato al ministero dell' Economia di procedere secondo l' articolo 11 quinquies, primo comma, del Dl 203/2005; il Ministero potrà inserire i beni individuati dagli enti territoriali nel proprio decreto dirigenziale di autorizzazione dell' agenzia del Demanio a vendere. RIPRODUZIONE RISERVATA Il quadro delle regole 01 LA VENDITA A TRATTATIVA PRIVATA Con l' articolo 11 del Dl 203/2005 si autorizza l' agenzia del Demanio a vendere a trattativa privata, anche in blocco beni immobili ad uso «non abitativo» 02 LA SANATORIA PER I BENI DA CEDERE L' articolo 3 del Dl 133/2013 interviene sulle stesse procedure di dismissione stabilendo che: e gli acquirenti dei beni nell' ambito di operazioni di dismissione potranno presentare istanza di condono per le opere realizzate abusivamente entro un anno dal rogito; r l' oggetto delle operazioni di dismissione sono gli immobili a uso non prevalentemente abitativo, compresi ad esempio edifici con destinazione in parte residenziale e ad uffici; t si ammette alla procedura dell' articolo 11 quinquies Dl 203/2005 anche la vendita dei beni di proprietà degli enti territoriali. 17
20 Pagina 32 Il Sole 24 Ore Riforma della contabilità. Bonus sul Patto e meno limiti al personale negli enti con i bilanci in ordine. Disavanzi a recupero «lungo» Ripiano del 15% nei primi tre anni per gli effetti dei residui cancellati MOSAICO QUASI COMPLETO Con il primo «sì» del Governo al decreto correttivo si pongono le basi per l' avvio del nuovo sistema dall' anno prossimo. Alessandro Beltrami Il via libera del Governo al decreto correttivo della riforma della contabilità (si veda Il Sole 24 Ore dell' 1 febbraio) è il preludio per la partenza a regime del nuovo sistema contabile a decorrere dal 1 gennaio prossimo. Il provvedimento deve ora affrontare un lungo iter che, presumibilmente, porterà il testo in «Gazzetta Ufficiale» entro l' estate. Nei prossimi giorni, infatti, le modifiche apportate dal Governo devono essere discusse in Conferenza Stato Città e autonomie locali per poi passare il vaglio in Parlamento prima della definitiva approvazione, sempre in Consiglio dei Ministri. Il decreto, molto corposo, comprende il principio generale della competenza finanziaria e i principi applicati alla contabilità finanziaria, alla contabilità economico patrimoniale, alla programmazione e al bilancio consolidato, così come modificati dal gruppo di lavoro istituito presso la Copaff lungo gli oltre due anni di sperimentazione. La riforma fonda le radici sull' esigenza di aggiornare la contabilità al contesto maturato negli ultimi anni e sull' esigenza di individuare strumenti contabili in grado di offrire informazioni attendibili sui principali aggregati (continua a essere di attualità la conoscenza dell' effettivo ammontare dei debiti della Pa) e di rispondere a sempre più pressanti istanze Ue di rappresentazione dei dati contabili completi ed integrati. Il risultato è un insieme coordinato di modifiche incisive, dall' adozione di un unico piano integrato dei conti all' approvazione di nuovi schemi di bilancio fino ad arrivare, come detto, a regole contabili uniformi per Comuni, Province e Regioni. Questi ambiziosi obiettivi si traducono in modifiche sia nel sistema di contabilizzazione, sia nella rappresentazione dei dati contabili. Sotto il primo profilo, i pilastri della riforma sono il fondo pluriennale vincolato e il fondo crediti di dubbia esigibilità. Dal punto di vista della rappresentazione, le novità più rilevanti sono il nuovo documento unico di programmazione (Dup), in sostituzione dell' attuale relazione previsionale e programmatica, e l' unificazione del bilancio annuale e del bilancio pluriennale in un unico strumento, focalizzando così l' attenzione sull' importanza della programmazione degli enti locali. Il fondo crediti di dubbia esigibilità rappresenterà la vera svolta nella gestione delle risorse. Il principio applicato alla contabilità finanziaria, infatti, disciplina una regola matematica per la sua determinazione con l' obiettivo di rendere disponibili le sole risorse effettivamente incassate, non consentendo più la Continua > 18
21 Pagina 32 < Segue Il Sole 24 Ore realizzazione di spese sulla base di crediti di difficile esazione. Dal 2015 gli enti che applicano il nuovo sistema contabile dovranno accantonare un importo pari ai crediti mediamente non riscossi nel quinquennio precedente, in via direttamente proporzionale all' incapacità di riscuotere i propri crediti. La determinazione del fondo deve riguardare tanto le previsioni di competenza, quanto le somme ancora iscritte tra i residui attivi dei rendiconti degli anni precedenti, imponendo un notevole sforzo in fase di avvio nel nuovo sistema. Non a caso, tra gli interventi correttivi approvati dal Consiglio dei Ministri è prevista una modifica nei modi e nei tempi di ripianare il disavanzo derivante dal primo riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi. Se dal riaccertamento e dall' accantonamento del fondo crediti di dubbia esigibilità calcolato sui residui attivi che corrispondono ad obbligazioni giuridiche esigibili ma non riscosse dovesse emergere un disavanzo di amministrazione, le modalità e i tempi della sua copertura sono definiti con Dm dell' Economia, di concerto con il Viminale, in base agli effetti che il primo riaccertamento produce. In attesa del decreto, lo schema approvato prevede un ripiano di una quota pari almeno al 15% nei primi tre anni, che aumenta al 25% nel caso in cui siano usati per il ripiano i proventi da alienazioni patrimoniali o altre entrate in conto capitale. Per premiare gli enti che, al contrario, non producono disavanzo al variare dei criteri di contabilizzazione, il Dlgs prevede incentivi con un possibile allentamento del Patto e dei limiti della spesa di personale. Tale previsione tradisce una forte preoccupazione degli effetti che potrebbero prodursi dall' introduzione a regime della riforma. Del resto, anche il decreto legge 126/2013 poi non convertito, prevedeva il ripiano dell' eventuale disavanzo in 10 anni per gli enti che sono entrati nell' ultimo anno di sperimentazione. RIPRODUZIONE RISERVATA Le tappe 01 L' OK AL DECRETO Il 1 febbraio il Governo ha dato via libera al decreto correttivo della riforma della contabilità 02 LA «CONFERENZA» Le modifiche apportate dal Governo dovranno essere discusse nei prossimi giorni nella Conferenza Stato Città e autonomie locali 03 PARLAMENTO E CDM Dopo l' ok in Conferenza, il testo dovrà passare al vaglio del Parlamento e poi tornare in Consiglio dei ministri per la definitiva approvazione da parte del Governo 04 TESTO IN GAZZETTA Una volta approvato il testo dovrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale 05 PIENA OPERATIVITÀ La partenza a regime del nuovo sistema contabile a partire dovrebbe scattare il 1 gennaio prossimo. ALESSANDRO BELTRAMI 19
22 Pagina 6 Italia Oggi Sette Lo stato di attuazione del Programma delle infrastrutture strategiche (Pis) Grandi opere in alto mare Solo il 13% è stato completato Grandi infrastrutture completate soltanto per il 13% del valore totale del programma varato nel 2002; mancano 212 miliardi per completare il programma (il 56% del valore totale); è in fase di progettazione il 60% del valore degli interventi programmati, di cui la maggior parte a livello preliminare. È quanto si desume dall' ottavo Rapporto messo a punto dal Servizio studi della camera, insieme al Cresme, che fa il punto sull' evoluzione del Programma delle infrastrutture strategiche (Pis) , aggiornando il quadro al 31 ottobre I dati sulle opere e sulla disponibilità di risorse. Oggetto della rilevazione sono stati lotti, tra opere, interventi, sottointerventi e ulteriori dettagli, relativi a un totale di 403 infrastrutture (ma non vengono considerati cinque procedimenti interrotti), per 375,3 miliardi di euro di costo presunto, cioè senza considerare oneri successivi all' aggiudicazione (varianti, riserve, contenziosi ecc.). In realtà dei 403 interventi inseriti nel Pis sono state oggetto di delibera approvativa del Cipe (con progetto preliminare o Definitivo) per il materiale stanziamento delle risorse 199 opere, cioè il 38% del costo dell' intero Programma per un valore di 141 miliardi di euro. Per quel che riguarda l' analisi dei costi e delle disponibilità finanziarie il Rapporto evidenzia come, rispetto all' intero Programma, le attuali disponibilità finanziarie ammontino a 163,3 miliardi di euro, il che significa che esiste una copertura finanziaria pari al 44% del costo dell' intero Programma; il fabbisogno residuo ammonta a 212 miliardi (56%) includendo nel calcolo eventuali fondi residui. Lo stato di avanzamento. Aumentano le opere ultimate al 31 dicembre 2013 e quelle in fase di progettazione, a fronte di un ridimensionamento delle quote dei lavori in gara, affidati o in corso di esecuzione. Il valore delle opere ultimate, pari a circa 47 miliardi di euro, rappresenta il 13% del valore totale del Programma al 31 ottobre 2013, contro il 10% di un anno prima (6,3 miliardi di euro in più, pari a un incremento del 15%). Il valore delle opere in fase di progettazione, pari a circa 222 miliardi di euro, rappresenta il 60,4% del valore totale del Programma, al netto dei contratti rescissi, di quelli misti nonché di quelli per i quali non è stato individuato il livello di attuazione raggiunto, al 31 ottobre 2013 contro il 60% di un anno prima (3,6 miliardi di euro in più, pari a un incremento dell' 1,7%). Continua > 20
23 Pagina 6 < Segue Italia Oggi Sette Le criticità: tempi lenti e aumenti di costi. Sono ancora in fase progettuale 59 opere, per un costo complessivo presunto di 41,6 miliardi, di cui 9 del costo di circa 4,7 miliardi sono entrate a far parte del perimetro Cipe nell' ultimo anno. Rilevante è il fatto che di queste opere in progettazione, il 70% sia ancora al primo livello, quello del preliminare (si tratta di 41 opere, erano 39 l' anno scorso quando la percentuale di opere da progettare era al 77%). In sostanza, quindi, emerge che l' avanzamento complessivo delle opere programmate si registra soprattutto nelle fasi successive alla gara, che portano all' avvio dei lavori, ma appare più difficile l' avanzamento progettuale e la messa in gara dei progetti. Ciò è dovuto, secondo i ricercatori, alle limitate risorse pubbliche e alla crisi economica e finanziaria in atto che non favoriscono l' attivazione delle nuove norme che dovrebbero incentivare il ricorso a procedure alternative al tradizionale appalto per la realizzazione delle opere, a partire dal Partenariato pubblico privato (Ppp). Per quanto riguarda il rispetto dei tempi di ultimazione, i dati dell' ultimo monitoraggio confermano ancora una volta la tendenza al ritardo, di almeno un anno, anche a causa delle varianti e del contenzioso nonché della crisi in atto che contribuisce al fallimento di alcune imprese esecutrici dei lavori. Le prospettive. Secondo il Rapporto, l' approvazione Definitiva del pacchetto di direttive appalti e concessioni potrebbe offrire una occasione importante di rivisitazione generale della normativa nazionale in considerazione dei principi ispiratori della nuova disciplina europea improntati alla semplificazione delle procedure e all' utilizzo strategico degli appalti in risposta alla Strategia Europa A ciò si deve poi aggiungere l' eventuale revisione della «legge obiettivo», cui fa riferimento l' ultimo documento programmatico trasmesso dal governo, la revisione del riparto di competenze costituzionali tra Stato e regioni relativamente all' esercizio delle attribuzioni in materia di grandi infrastrutture, nonché la Definizione di meccanismi di consultazione per una migliore gestione dei conflitti territoriali. Riproduzione riservata. PAGINE A CURA DI ANDREA MASCOLINI 21
24 Pagina 6 Italia Oggi Sette Il ministro Lupi punta sul Fondo unico Un fondo unico per le infrastrutture con dotazione dello 0,3% del Pil; nuovo programma quinquennale da proporre al Cipe; ruolo della Cassa depositi e prestiti nella definizione di un Pef degli interventi programmati; revisione delle priorità, da spostare sui nodi della mobilità. Sono queste alcune delle linee di riforma dell' intera disciplina della Legge obiettivo e del decreto 190/2002, confluiti nel codice dei contratti pubblici, così come desumibili dalla lettura dell' Allegato infrastrutture al Def presentato nei mesi scorsi dal ministero delle infrastrutture. Nel documento si individua una possibile riforma puntata soprattutto su due profili: quello di carattere normativo e quello di carattere programmatorio. Per quel che riguarda le modifiche normative il ministero delle infrastrutture punta innanzitutto alla istituzione di un Fondo unico infrastrutture che annualmente dovrà essere implementato con una quota pari allo 0,3% del prodotto interno lordo. Detto questo per i fondi, sul piano della programmazione il dicastero di Porta Pia prefigura un nuovo sistema in cui il ministro delle infrastrutture e dei trasporti di intesa con il ministro dell' economia e delle finanze, il ministro dello sviluppo economico, il ministero dell' ambiente e con la Conferenza stato regioni, sottoponga alla approvazione del Cipe un Programma quinquennale delle infrastrutture strategiche coerente con la programmazione comunitaria delle Reti TEN T, da aggiornare annualmente attraverso l' Allegato infrastrutture al Documento di economia e finanza. Importante è la previsione, in prospettiva, di una obbligatoria Verifica ambientale strategica (Vas) e di una asseverazione da parte della Cassa depositi e prestiti, alla quale dovrebbe essere affidato il compito di Definire un apposito Piano economico finanziario e di ottimizzare il possibile ritorno di investimento consentendo, in tal modo, la creazione di un Fondo rotativo. Inoltre, sempre sul piano normativo, il ministero proporrebbe di riformulare e aggiornare le «Intese Generali Quadro» previste dal Decreto legislativo 190/2002 Sul piano programmatico, invece, la riforma dovrebbe assicurare un salto di fase nella visione complessiva dei processi di modernizzazione infrastrutturale del territorio italiano: la priorità dovrà passare dai corridoi e «archi di rete» primari ai nodi, urbani, portuali, logistici, della mobilità, telematici, quali punti di intersezione delle reti, ad alta efficienza tecnologica e organizzativa e vere sedi di produzione di valore. Questo perché il sistema infrastrutturale sarà sempre più misurato in termini qualitativi e in termini di dotazione «immateriale». Tale passaggio di fase dovrà essere realizzato attraverso forme di collaborazione e di sussidiarietà fra amministrazione centrale e autonomie Continua > 22

References: articolo 3
 articolo 11
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 articolo 40
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