Source: http://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=15771
Timestamp: 2018-09-18 13:19:10+00:00

Document:
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 20 aprile 2018, n.17987
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MARTEDÌ 18 SETTEMBRE AGGIORNATO ALLE 15:18
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 20 aprile 2018, n.17987MASSIMA
Nel delitto di corruzione in atti giudiziari per stabilire se la decisione giurisdizionale sia conforme o contraria ai doveri di ufficio deve aversi riguardo non al suo contenuto ma al metodo con cui a essa si perviene, nel senso che il giudice, che riceve da una parte in causa denaro o altra utilità o ne accetta la promessa, rimane inevitabilmente condizionato nei suoi orientamenti valutativi, e la soluzione del caso portato al suo esame, pur accettabile sul piano della formale correttezza giuridica, soffre comunque dell’inquinamento metodologico a monte. Ne consegue che il delitto di corruzione in atti giudiziari si configura pur quando il denaro o l’utilità siano ricevuti, o di essi sia accettata la promessa, per un atto già compiuto, cosiddetta corruzione susseguente, ed è indifferente, ai fini della sua configurabilità, che l’atto compiuto sia conforme, o non, ai doveri di ufficio.
La Corte di appello di Lecce confermava la sentenza di condanna emessa dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Lecce in data 8 gennaio 2014 per il delitto di corruzione in atti giudiziari a carico di un avvocato, che aveva corrisposto, nella qualità di difensore di plurimi soggetti sorvegliati speciali di P.S., utilità non dovute a un Giudice di pace, affinché costui compiesse atti contrari ai doveri di ufficio in violazione dei doveri di imparzialità ed indipendenza propri dell’esercizio della funzione giurisdizionale. In particolare il giudice aveva alterato il meccanismo di assegnazione del contenzioso, trattenendo sei ricorsi presentati dall’imputato e smistandone altri sei ad altro "compiacente" giudice di pace, in violazione della precostituzione del giudice naturale per legge, e aveva emanato tempestivamente i provvedimenti di sospensione della revoca della patente di guida e dilatato, in maniera ingiustificata il corso della procedura, mediante pretestuosi rinvii della trattazione, in modo da vanificare la misura disposta dal prefetto e far coincidere la durata del processo di merito con quella della revoca della patente di guida. Pertanto, l’imputato ricorreva in Cassazione, deducendo violazione di legge ed il vizio di motivazione in relazione alla ritenuta sussistenza della corruzione in atti giudiziari nella forma susseguente.
La vicenda analizzata dalla Corte nella sentenza in epigrafe riguarda un giudice di pace che aveva riservato a se e ad altro giudice a lui collegato la trattazione di dodici ricorsi proposti da un avvocato suo amico, in violazione della disciplina tabellare che regola le assegnazioni degli affari e i ricorrenti avevano ottenuto in tempi celeri la sospensione dei provvedimenti prefettizi di revoca della patente, tanto da essere rientrati in possesso del titolo abilitativo alla guida pur nel periodo di sottoposizione alla misura della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza. L’avvocato, inoltre, in occasione delle festività natalizie aveva regalato al giudice un cesto con caviale e champagne: si può configurare il reato di corruzione in atti giudiziari? Nel dare risposta a tale interrogativo i giudici di legittimità evidenziano che ciò che assume rilievo qualificante nella specie è la contaminazione del libero ed indipendente esercizio della funzione giurisdizionale e la previa assicurazione di una gestione assolutamente parziale dei ricorsi propositi dall’imputato. In altri termini, non è il contenuto dell’atto giudiziario in sé a qualificare come propria o impropria la corruzione, ma il metodo mediante il quale si giunge alla decisione, che, pur formalmente corretta in ipotesi, è risultata compromessa a priori. Nel delitto di corruzione in atti giudiziari, infatti, per stabilire se la decisione giurisdizionale sia conforme o contraria ai doveri di ufficio deve aversi riguardo non al suo contenuto ma al metodo con cui a essa si perviene, nel senso che il giudice, che riceve da una parte in causa denaro o altra utilità o ne accetta la promessa, rimane inevitabilmente condizionato nei suoi orientamenti valutativi, e la soluzione del caso portato al suo esame, pur accettabile sul piano della formale correttezza giuridica, soffre comunque dell’inquinamento metodologico a monte. In definitiva la fattispecie analizzata integra un’ipotesi di corruzione in atti giudiziari susseguente, atteso che il delitto di corruzione in atti giudiziari si configura pur quando il denaro o l’utilità siano ricevuti, o di essi sia accettata la promessa, per un atto già compiuto, cosiddetta corruzione ed è indifferente, ai fini della sua configurabilità, che l’atto compiuto sia conforme, o non, ai doveri di ufficio.
3. L’avv. Giancarlo Chiariello, difensore dell’U. , ricorre avverso tale sentenza e ne chiede l’annullamento, deducendo tre motivi di ricorso e, segnatamente:
4. Con memoria depositata in data 20.12.2017 l’avv. Giancarlo Chiariello ha eccepito la nullità, ai sensi dell’art. 178, lett. c), cod. proc. pen. della notifica dell’avviso di deposito della sentenza impugnata all’imputato, in quanto eseguita non già presso la propria residenza ((omissis) ), domicilio dichiarato dall’U. , bensì presso il proprio studio professionale ((omissis) ).

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza