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Timestamp: 2017-12-11 11:17:49+00:00

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Chi siamo imbianchino Milano
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TITOLO I – Principi generali Art. 1 (Diritto alla protezione dei dati personali) L’art. 1 introduce nell’ordinamento il "diritto alla protezione dei dati personali", diritto fondamentale della persona, autonomo rispetto al più generale diritto alla riservatezza già richiamato dall’articolo 1 della legge n. 675/1996, come chiarisce anche il successivo art. 2. Un diritto che tiene conto delle molteplici prerogative legate al trattamento dei dati personali, anche oltre quelle attinenti al riserbo e alla tutela della vita privata. In tal modo il legislatore italiano si adegua al quadro normativo comunitario che, nella Carta dei diritti del cittadino europeo, garantisce già tale diritto fondamentale (art. 8) che si accinge ad assumere una connotazione ancora più solenne nel quadro dei lavori della Convenzione europea. Art. 2 (Finalità) L’art. 2 individua le finalità dell’intervento normativo, precisando che il codice garantisce che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità dell'interessato, e in particolare del diritto alla riservatezza e del "nuovo" diritto alla protezione dei dati personali. La norma, che riproduce, per questa parte, l’art. 1, comma 1, della legge n. 675/1996, rispetto alla definizione previgente si riferisce indistintamente all'interessato e non a persone fisiche o giuridiche, collegandosi, così, anche a diritti fondamentali eventualmente riconosciuti in altra sede dall’ordinamento anche a soggetti diversi da persone fisiche. L'art. 2, inoltre, codifica l'importante "principio di semplificazione nell’elevata tutela" secondo il quale il grado alto di tutela dei diritti è assicurato nel rispetto dei principi di semplificazione, armonizzazione ed efficacia delle modalità con le quali sono esercitati i medesimi diritti o devono essere adempiuti gli obblighi previsti a carico dei titolari del trattamento. Art. 3 (Principio di necessità nel trattamento dei dati) L’art. 3 introduce il "principio di necessità" nel trattamento dei dati personali, in base al quale, sin dalla loro configurazione, i sistemi informativi ed i software devono essere predisposti in modo da assicurare che i dati personali o identificativi siano utilizzati solo se indispensabili per il raggiungimento delle finalità consentite, e non anche quando i medesimi obiettivi possano essere raggiunti mediante l’uso di dati anonimi o che comunque consentano una più circoscritta identificazione degli interessati. Il principio introdotto integra e completa, con riferimento alla configurazione stessa dell’ambiente in cui i dati sono trattati, il principio di pertinenza e non eccedenza dei dati trattati già operante in relazione al trattamento dei medesimi dati (art. 11, già art. 9, l. n. 675/1996). Si tratta di una regola di ordine generale, prevista anche nella legislazione tedesca, e operante, benché non specificamente sanzionata, in specie per i sistemi e i programmi che verranno d’ora in poi predisposti. Art. 4 (Definizioni) L'art. 4 contiene le definizioni, raggruppate in un'unica disposizione, anche se riguardanti materie e trattamenti ben diversi fra loro, per consentirne un’agevole consultazione. Il comma 1 riguarda le definizioni "generali" già contenute nell'art. 1, comma 2, della legge n. 675/1996, alle quali sono state apportate alcune integrazioni: a) alla lett. a), la definizione di trattamento include anche la "consultazione", in attuazione di quanto previsto dall’art. 2, par. 1, lett. b) della direttiva 95/46/CE; b) la lett. c), contiene la definizione di "dati identificativi" già applicabile in base alla normativa previgente in materia di trattamenti per scopi statistici e di ricerca scientifica (art. 10, comma 5, d. lg. n. 281/1999); c) le lett. d) ed e), recepiscono in forma di definizioni le nozioni di dati sensibili e di dati "giudiziari", indicate, rispettivamente, agli articoli 22, comma 1, e 24 della legge n. 675/1996. La definizione di dati "giudiziari" è stata aggiornata tecnicamente a seguito all'adozione del testo unico in materia di casellario giudiziale e, inoltre, integrata in misura ragionevole con il riferimento alla qualità di imputato o di indagato, senza prendere in considerazione le violazioni amministrative, in attuazione di quanto previsto dalla direttiva 95/46/CE (art. 8, comma 5, il quale si riferisce ai trattamenti riguardanti "infrazioni"). Analoga operazione è stata effettuata per la definizione di "incaricati" (ricavata, in particolare, dall'art. 19 della legge n. 675/1996), con la quale si chiarisce, fra l’altro, che gli incaricati del trattamento possono essere solo persone fisiche (art. 4, comma 1, lett. h); d) alla lett. l), la definizione di "comunicazione" precisa che tale non può considerarsi la comunicazione effettuata nei confronti dell'interessato, del rappresentante del titolare nel territorio dello Stato, del responsabile o dell'incaricato, in linea con la citata direttiva europea 95/46/CE in base alla quale tali soggetti sono considerati "destinatari" dei dati e non rientrano nella nozione di "terzo" (art. 2, par. 1, lett. f), dir. 95/46/CE). Il comma 2 contiene le definizioni necessarie per i trattamenti effettuati nell'ambito delle comunicazioni elettroniche (cfr. in particolare, Parte II, Titolo X), le quali riproducono pressoché pedissequamente le definizioni riportate nella direttiva n. 2002/58/CE sul trattamento dei dati personali e sulla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche, nonché quelle, espressamente richiamate, della direttiva "quadro" n. 2002/21/CE in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica. Al riguardo va rilevato che la definizione di "comunicazione" di cui alla citata direttiva 2002/58 è riferita, nel testo, alla "comunicazione elettronica" per distinguerla dalla "comunicazione" tout court di cui al comma 1 dell'articolo in commento. Il comma 3 reca le definizioni relative alle misure minime di sicurezza di cui al Titolo V della Parte I e al disciplinare tecnico allegato al codice. Si tratta in gran parte di definizioni "nuove" indicative degli specifici adempimenti cui sono tenuti i titolari del trattamento a tutela della sicurezza dei dati e dei sistemi. Il comma 4 riproduce le definizioni contenute nel d. lg. n. 281/1999 in materia di trattamenti per scopi storici, statistici e scientifici, con la sola sostituzione, meramente formale, della locuzione "scopi di ricerca scientifica" con la locuzione "scopi scientifici". Art. 5 (Oggetto ed ambito di applicazione) L'art. 5 accorpa le disposizioni previgenti contenute in tre diversi articoli (artt. 2, 5 e 6, l. n. 675/1996). Per quanto riguarda il diritto nazionale applicabile (artt. 2 e 6, comma 1, l. n. 675/1996), l’art. 5 completa il recepimento del principio comunitario di "stabilimento" del titolare del trattamento, indicato dalla direttiva quale criterio di applicazione della normativa nazionale, recepimento avviato con il d. lg. n. 467/2001 (art. 4 dir. n. 95/46/CE). A tal fine, esso chiarisce che il codice disciplina il trattamento di dati personali, effettuato da chiunque "è stabilito" nel territorio dello Stato (oppure effettuato in un luogo comunque soggetto alla sovranità dello Stato), anche se riguarda dati detenuti all'estero (art. 5, comma 1). Il comma 3 riproduce la disposizione relativa al trattamento effettuato per fini esclusivamente personali (art. 5, l. n. 675/1996). Art. 6 (Disciplina del trattamento) L'art. 6 individua l'ambito di applicabilità delle disposizioni del codice. Esso fornisce una guida utile per il lettore, chiarendo che le disposizioni della Parte I, che recano le regole "sostanziali" per il trattamento dei dati personali, si applicano a tutti i trattamenti, salvo quanto previsto da eventuali disposizioni della Parte II in relazione ai particolari trattamenti ivi indicati. Nella Parte II, infatti, alcuni trattamenti, in ragione della loro specificità, sono disciplinati con disposizioni che in alcuni casi integrano, in altri derogano alle norme contenute nella Parte I.
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