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Timestamp: 2017-01-17 23:32:08+00:00

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Versamenti in banca, possibile l’accertamento fiscale
Lo sai che? Pubblicato il 11 agosto 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Versamenti in banca, possibile l’accertamento fiscale L’AUTORE: Redazione
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Indagini bancarie: sui professionisti la Cassazione fa marcia indietro; può scattare la presunzione di evasione fiscale.
Se il professionista non riesce a giustificare la provenienza dei soldi contanti versati in banca può scattare l’accertamento fiscale. È quanto ha chiarito l’altro ieri la Cassazione [1] a soli quattro giorni da una sentenza di segno diametralmente opposto [2].
Qualche giorno fa la Suprema Corte aveva sposato una tesi favorevole ai contribuenti titolari di attività di tipo professionale: nei confronti di costoro, non andrebbe applicata la norma di legge [3] secondo cui prelievi e versamenti non giustificati si “presumono” reddito e, quindi, vanno tassati. La questione era stata affrontata già due anni fa dalla Corte Costituzionale [4] che aveva dichiarato l’incostituzionalità della norma, sempre riguardo ai professionisti, ma solo con riferimento ai prelievi e non anche ai versamenti. Invece, la Suprema Corte aveva proteso per una interpretazione più allargata dell’inapplicabilità della legge [5]. Ora però il ripensamento.
A distanza, dunque, di circa una settimana, i giudici di legittimità cambiano idea: gli accrediti ingiustificati sui conti bancari del professionista si presumono essere incassi, ossia reddito. Per cui, se non interviene una prova contraria a scalfire tale presunzione, essi vanno tassati. In pratica, se il professionista non è in grado di giustificare la provenienza del denaro, l’indagine bancaria può dar luogo a un accertamento fiscale e a un recupero a tassazione delle somme depositate.
Non deve essere dunque l’Agenzia delle Entrate – come aveva sostenuto pochi giorni fa la Cassazione – a provare che gli accrediti sul conto corrente riguardano importi incassati per l’attività professionale, ma spetta al contribuente difendersi e fornire la prova, ossia motivare il versamento.
In definitiva – si legge in sentenza – con riferimento ai versamenti effettuati dai professionisti sui propri conti correnti resta invariata la presunzione legale [6] posta dalla legge a favore del fisco: presunzione che fa ritenere tali accrediti, quando non giustificati, come reddito non dichiarato.
[1] Cass. sent. n. 16697/16 del 9.08.2016
[2] Cass. sent. n. 16440/16 del 5.08.2016
[3] Art. 32 Dpr 600/73. La norma dispone una presunzione legale in favore del fisco, secondo la quale i versamenti e i prelevamenti non giustificati possono essere considerati ricavi
[4] C. Cost. sent. n. 228/2014.
[5] Art. 32 Dpr 600/73. La norma dispone una presunzione legale in favore del fisco, secondo la quale i versamenti e i prelevamenti non giustificati possono essere considerati ricavi.
[6] Tale presunzione, data la fonte legale, non necessita dei requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti dall’articolo 2729 cod. civ. invece per le presunzioni semplici. Spetta al contribuente dimostrare che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non sono riferibili ad operazioni imponibili, fornendo, a tal fine, una prova non generica, ma analitica, con indicazione specifica della riferibilità di ogni versamento bancario, in modo da dimostrare come ciascuna delle operazioni effettuate sia estranea a fatti imponibili.
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