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Timestamp: 2020-01-26 17:28:45+00:00

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Studio Avvocato Duchemino Torino | Archivi Mensili: Agosto 2019
Separazione a Torino: miniguida dell’avvocato divorzista a Torino sull’abbandono della casa coniugale
Pubblicato su 29 Ago 2019 di Studio Duchemino
In quest’epoca di crisi della famiglia molte vicende dolorose toccano i coniugi: chi cerca un avvocato esperto di separazioni a Torino lo fa perchè l’esperienza matrimoniale è giunta al termine e lo si comprende quando la “coabitazione” è resa impossibile o la coppia sa che continuando a vivere insieme, ne ricevono un danno anzitutto i figli. Proprio per questo la legge prevede questi elementi come cause sufficienti di separazione.
La prima cosa che l’avvocato della separazione chiarisce al cliente è che la separazione è diversa dal divorzio, agli occhi dell’ordinamento. Il divorzio scioglie il vincolo matrimoniale, mentre la separazione non lo scioglie: chi si separa rimane “marito e moglie”, anche se dopo il provvedimento del presidente del tribunale che autorizza a vivere separati i coniugi non hanno più l’obbligo di fedeltà.
Secondo la giuriprudenza – Cass. civ., sez. , I, 8 maggio 2013, n. 10719 -:
Molti clienti chiedono all’avvocato della separazione che fare della casa in affitto. Ricordiamo che secondo la giurisprudenza quando in sede di separazione personale la casa familiare viene assegnata al coniuge non titolare del rapporto di locazione, la cessione del contratto a favore del coniuge assegnatario (che deriva ai sensi dell’art. 6 L. n. 392/78) opera ex lege e determina l’estinzione del rapporto di locazione in capo al coniuge originario conduttore, senza alcuna possibilità di una sua reviviscenza neppure nel caso di abbandono dell’immobile da parte del nuovo conduttore.
Attenzione: molti clienti chiedono all’avvocato se possono abbandonare la casa coniugale, perchè sono esasperati. In questo caso bisogna dire che in tema di separazione personale dei coniugi, l’abbandono della casa familiare non costituisce causa di addebitabilità della separazione quando sia stato determinato dal comportamento dell’altro coniuge, ovvero quando il suddetto abbandono sia intervenuto nel momento in cui l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si sia già verificata, ed in conseguenza di tale fatto.
Prima di abbandonare la casa coniugale è sempre bene cercare un avvocato per la separazione a Torino e chiedere un consulto prima di doversi poi pentire. Per ulteriori approfondimenti si rimanda qui.
Articolo redatto a Torino e ad Alpignano da Studio Duchemino
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Assemblea condominiale: facciamo chiarezza con l’avvocato immobiliarista a Torino
Pubblicato su 28 Ago 2019 di Studio Duchemino
Uno dei temi più affrontati dall’avvocato immobiliarista è quello del condominio e dell’assemblea condominiale. Molti condomini, infatti, hanno bisogno di supporto legale quando si approcciano al tema del condominio e vogliono difendersi in assemblea condominiale. Facciamo, quindi, un po’ di chiarezza su questo tema.
Molti vogliono sapere che tipo di valore ha il verbale di assemblea. Secondo la giurisprudenza – ad esempio Cass. civ., sez. , VI, 9 maggio 2017, n. n. 11375
Il verbale di un’assemblea condominiale ha natura di scrittura privata, sicché il valore di prova legale del verbale di assemblea condominiale, munito di sottoscrizione del presidente e del segretario, è limitato alla provenienza delle dichiarazioni dai sottoscrittori e non si estende al contenuto della scrittura e, per impugnare la veridicità di quanto risulta dal verbale, non occorre che sia proposta querela di falso, potendosi, invece, far ricorso ad ogni mezzo di prova. Incombe, tuttavia, sul condomino che impugni la delibera assembleare l’onere di sovvertire la presunzione di verità di quanto risulta dal relativo verbale.
In poche parole, per contestare il verbale di assemblea, sostenendo che non è vero, bisogna vincere una “presunzione” secondo cui “si presume vero” fino a prova contraria. Infatti, nel diritto processuale le presunzioni sono fatti che si presumono veri perchè la legge per comodità li ritiene tali, anche se molte volte si può offrire la prova del contrario (non sempre).
Vedere anche, per approfondire, la sentenza Cass. civ. 23 novembre 2016, n. 23903.
Abbiamo imparato, quindi, che il verbale di assemblea non ha valore incontestabile e non è inattaccabile, specialmente se è stato manomesso dall’amministratore o riporta dati falsi.
In alcune assemblee, si usa delegare l’amministratore. L’avvocato immobiliarista aiuterà il cliente a capire se le scelte dell’amministratore che vota a favore di se stesso possano essere contestate. C’è in effetti un limite: il voto vincolato. Infatti, la giurisprudenza insegna che il conflitto di interessi dell’amministratore rispetto al condomino (ad esempio in una deliberazione che preveda la riconferma dello stesso amministratore) non è un dato di fatto, ma va dimostrato. Non si può dire che l’amministratore che vota per la sua riconferma sulla base di una delega sia “sempre e comunque” in conflitto di interessi.
La riprova sta nel fatto che, sempre secondo i giudici:
laddove l’amministratore in carica sia stato munito di delega c.d. “vincolata” al voto di conferma dell’amministratore medesimo e, dunque, non agisca nell’esercizio di un potere discrezionale, attenendosi – piuttosto – alla puntuale osservanza della scelta specificamente effettuata a monte dal condomino delegante, non può ravvisarsi la sussistenza di un conflitto di interessi tra rappresentante e rappresentato (Trib. civ., Roma, sez. , V, 15 marzo 2012, n. n. 5411).
Al di là delle problematiche, quindi, legate alle verbalizzazioni nella sostanza, almeno a livello formale rimane certo che non commette reato l’amministratore che produca o usi un verbale non firmato e di cui non si conosco se è conforme all’originale. Semmai questi discorsi sulla falsità dell’eliminazione di parti del verbale si possono fare sull’originale del documento, perchè:
(Cass. pen., sez. , V, 13 marzo 2012, n. 9608)
Quando il cliente deve rivolgersi all’avvocato immobiliarista a Torino? Quando ha il sospetto di irregolarità gravi dell’assemblea condominiale. A livello di curiosità, si ricorda che il Presidente dell’assemblea può contingentare i tempi del dibattito (Cass. civ., sez. , II, 13 novembre 2009, n. 24132); inoltre, che l’assemblea non ha il potere di riconoscere in modo confessorio certe realtà, imponendo debiti ai vari condomini, perchè è stato correttamente osservato che
La dichiarazione di scienza contenuta in un verbale di assemblea condominiale, qualora comporti l’imposizione di un peso a carico di tutti i condomini, non ha l’efficacia di una confessione stragiudiziale attribuibile a tutti i condomini (presenti all’assemblea, assenti e dissenzienti), non rientrando nei poteri dell’assemblea quello di imporre oneri ulteriori rispetto a quelli previsti da specifiche disposizioni di legge. (Nella specie la S.C. ha ritenuto che l’attestazione della sussistenza del nesso eziologico tra i beni condominiali e le infiltrazioni lamentate da un condomino contenuta in un verbale condominiale, comportando essa l’obbligo di tutti i condomini di risarcire “pro quota” i relativi danni, non avesse la predetta efficacia, giacchè i presenti all’assemblea consenzienti non avevano la capacità di confessare anche per gli assenti e i dissenzienti, non potendo porre a loro carico oneri non condivisi) (Cass. civ., sez. , II, 9 novembre 2009, n. 23687).
Per quanto riguarda la convocazione all’assemblea, se il condomino è assente a casa si considera consegnato l’avviso al momento del rilascio del relativo avviso di giacenza del plico presso il destinatario, e non già con il momento in cui successivamente l’atto viene consegnato.
Inoltre, le delibere sono annullabili se l’amministratore non ha dato il tempo di verificare la documentazione contabile ai condomini (Cass. civ., sez. , II, 19 maggio 2008, n. 12650).
Insomma, si è capito che i problemi relativi all’assemblea condominiale possono essere moltissimi: falsità materiali e ideologiche del verbale, difetto di convocazione e ordine del giorno, problemi legati alla raccomandata inviata per convocare i condomini …
E’ importante che il condomino, qualora abbia sospetti, individui subito un avvocato immobiliarista a Torino per accertare se alcune condotte possono considerarsi illecite e agire di conseguenza.
Articolo redatto ad Alpignano e a Torino da Studio Duchemino il 28 agosto 2019
Pubblicato in Diritto	| Tag: annullabilità della delibera condominiale, falso nel verbale condominiale, mancata convocazione	| Lascia un commento |
Apprendistato: quando rivolgersi all’avvocato del lavoro a Torino?
Pubblicato su 23 Ago 2019 di Studio Duchemino
Molti giovani vengono assunti con l’apprendistato: si tratta di un contratto di lavoro a tempo tendenzialmente indeterminato, che mescola formazione e lavoro.
Secondo la giurisprudenza il contratto di apprendistato, anche nel regime normativo di cui alla l. n. 25 del 1955, si configura come rapporto di lavoro a tempo indeterminato a struttura bifasica, nel quale la prima fase è contraddistinta da una causa mista (al normale scambio tra prestazione di lavoro e retribuzione si aggiunge l’elemento specializzante costituito dallo scambio tra attività lavorativa e formazione professionale), mentre, nella seconda, soltanto residuale, perché condizionata al mancato recesso ex art. 2118 c.c., il rapporto (unico) continua con la causa tipica del lavoro subordinato.
Ricordiamo, quindi, il motivo per cui l’apprendistato è un lavoro indeterminato, ma solo tendenzialmente: perchè il datore di lavoro, al suo termine naturale, può recedere nelle forme stabilite dall’art. 2118 c.c..
E’ ovvio, quindi, che il recesso deve avvenire con il preavviso e nelle forme di legge, quindi anche per iscritto.
Quando rivolgersi all’avvocato del lavoro? Quando in effetti si ha il sospetto che il datore di lavoro non abbia rispettato queste regole, instaurando nuovi contratti senza terminare in modo corretto l’apprendistato.
Ricordiamo, infatti, che dopo l’apprendistato il datore di lavoro può intrattenere con il lavoratore un contratto a tempo determinato, se non vuole assumerlo subito a tempo indeterminato.
In questi casi è bene informarsi con l’avvocato su come tutelarsi, in quanto il datore di lavoro deve rispettare precisi termini: 12 mesi per il contratto e poi eventuale proroga o rinnovo, rispettando anche qui precise regole che solo l’avvocato può spiegare al cliente, riferendosi al caso specifico portato alla su attenzione.
Il rispetto dei termini per la disdetta dall’apprendistato è fondamentale. La giurisprudenza – Cass. civ., sez. , lav., 19 settembre 2016, n. 18309 – ha stabilito che
non è tempestiva se esercitata il giorno prima della conclusione del rapporto di apprendistato, in violazione del termine di preavviso contrattuale, derivandone, in forza dell’art. 19 della l. n. 25 cit., la continuazione del rapporto lavorativo come ordinario rapporto di lavoro subordinato assoggettato alla regola generale in materia di durata, del tempo indeterminato.
L’avvocato del lavoro saprà mettere in guardia il cliente anche sulla questione della formazione.
Infatti, secondo la giurisprudenza – Cass. civ., sez. , lav., 30 giugno 2014, n. 14754 –
Nel contratto di apprendistato, il dato essenziale è rappresentato dall’obbligo del datore di lavoro di garantire un effettivo addestramento professionale finalizzato all’acquisizione, da parte del tirocinante, di una qualificazione professionale, sicché il ruolo preminente che la formazione assume rispetto all’attività lavorativa esclude che possa ritenersi conforme a tale speciale figura contrattuale un rapporto avente ad oggetto lo svolgimento di attività assolutamente elementari o routinarie, non integrate da un effettivo apporto didattico e formativo di natura teorica e pratica, con accertamento rimesso al giudice di merito ed incensurabile in cassazione, se congruamente motivato.
E’ quindi ovvio che anche sull’oggetto contrattuale è bene fare attenzione. Non tutte le aziende rispettano questi requisiti, perchè spesso l’apprendistato è utilizzato come risparmio fiscale e non per quello che realmente è.
Non tutti gli sviamenti dallo schema della formazione e delle mansioni sono gravi. Ad esempio le mansioni in parte diverse. Secondo Cass. civ., sez. , lav., 3 marzo 2014, n. 4920 l’assegnare
in correlazione con la ristrutturazione del reparto produttivo, e con l’affiancamento di altro dipendente più esperto, mansioni in parte diverse da quelle dedotte in contratto
non costituisce necessariamente un inadempimento che porta alla trasformazione in contratto indeterminato definitivo.
Per un regolare apprendistato, occorre (Cass. civ.,sez. , L, 10 maggio 2013, n. 11265)
lo svolgimento effettivo, e non meramente figurativo, sia delle prestazioni lavorative da parte del dipendente sia della corrispondente attività di insegnamento da parte del datore di lavoro, la quale costituisce elemento essenziale e indefettibile del contratto di apprendistato, entrando a far parte della causa negoziale. Spetta al giudice di merito verificare, con valutazione non censurabile in sede di legittimità se congruamente motivata, la ricorrenza di una attività formativa, pur modulabile in relazione alla natura e alle caratteristiche delle mansioni che il lavoratore è chiamato a svolgere, purché adeguata ed effettivamente idonea a raggiungere lo scopo di attuare una sorta di ingresso guidato del giovane nel mondo del lavoro.
Quando il lavoro svolto e i modi non sono consoni con quanto stabilito dalla legge è bene rivolgersi immediatamente all’avvocato del lavoro, trovandone uno ad Alpignano, in provincia o anche a Torino, al fine di verificare subito la situazione. Le aziende, infatti, raramente commettono errori di valutazione, se assistite dai propri consulenti del lavoro, mentre il lavoratore si trova senza difesa in situazioni in cui qualunque protesta lo porterebbe al licenziamento. E’ bene, quindi, valutare insieme all’avvocato del lavoro la situazione al fine di decidere se gli illeciti sono tanto gravi da impugnare il rapporto di lavoro.
Articolo redatto ad Alpignano e a Torino da Studio Duchemino il 23 agosto 2019
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Cedolare secca sugli immobili commerciali: chiedi all’avvocato immobiliarista
Pubblicato su 9 Ago 2019 di Studio Duchemino
Di recente è stata introdotta la possibilità della “cedolare secca” sugli affitti di immobili c 1. Di che cosa si tratta? Si tratta dell’estendere una celebre forma di tassazione forfettaria all’ambito degli immobili commerciali (ad es. i negozi).
Tale ipotesi, però, vive un momento di stagnazione fin dal suo nascere. Il proprietario di immobile commerciale si rivolge all’avvocato immobiliarista per sapere come fare a fruire di questa agevolazione, ma i problemi non mancano.
Si tratta di una materia in cui il ruolo dell’avvocato immobiliarista si incontra con quello del tributarista o del commercialista: in quanto bisogna fare i conti sia con le risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate, sia con l’interpretazione delle nuove norme fiscali, che non sono chiarissime.
Semplificando, la cedolare si applicherebbe agli:
Immobili destinati ad essere locati, solo C/1;
Superficie immobili sino a 600 mq;
Non è possibile applicare la cedolare secca se al 15.10.2018 gli stessi soggetti avevano in essere già un contratto di locazione;
Locatore non agisce nell’attività di impresa.
Per evitare che i locatori fruiscano della cedolare secca interrompendo artificialmente contratti in corso al 15 ottobre 2018, la norma esclude l’applicazione in questi casi. Nasce il dibattito interpretativo, perchè molti clienti chiedono all’avvocato immobiliarista come fare per estendere la cedolare secca quando il contratto è in scadenza naturale.
Alla prima scadenza, sulla base della legge Equo Canone o alla seconda, quindi? La legge rinnova automaticamente il contratto alla prima scadenza, quando il diniego di rinnovo del locatore non è motivato da ragioni tassative. In alcuni casi, si ritiene che il contratto scada naturalmente anche quando la prima scadenza cade nell’anno in corso e il diniego di rinnovo sia inoltrato dal locatore per sue ragioni.
In altri casi si ritiene che la norma si applichi solo alla seconda scadenza.
l’Agenzia delle Entrate emana una risoluzione che estende, per gli eredi, la cedolare secca alla proroga di contratto, considerandola come nuovo contratto. Per approfondimenti, si consulti Risp. A.E. 22 luglio 2019 n. 297.
E’ evidente che siamo in una fase di passaggio. Se ci saranno coperture finanziarie, tale norma sarà estesa nei prossimi anni per agevolare le attività commerciali, in caso contrario sarà stata una delle tante occasioni uniche e perse.
Qui potete comunque trovare il provvedimento.
Se il defunto non poteva optare per la cedolare secca, non potrà farlo nemmeno l’erede, salvo il discorso della proroga dei contratti in corso.
Il locatore società o persona giuridica non può fruire di questo regime, anche se tale limite aveva senso per le locazioni abitative. La qualifica del conduttore, invece, non conta nulla.
Attenzione, quindi: chi possiede negozi e vuole fruire della cedolare secca dovrà attentamente informarsi presso l’avvocato immobiliarista a Torino per verificare, in effetti, se nel suo caso particolare sussistono i requisiti della legge finanziaria 2019.
Articolo redatto ad Alpignano il 9 agosto 2019 da Studio Duchemino, studio legale a Torino
Pubblicato in Diritto, Economia	| Tag: cedolare secca locazioni commerciali, cedolare secca negozi	| Lascia un commento |

References: Cass. 
 Cass. 
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 art. 2118
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.