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Timestamp: 2020-02-18 06:55:41+00:00

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Art 384 cpc | Codice di procedura civile | Enunciazione del princìpio di diritto e decisione della...
Art. 384 c.p.c. Enunciazione del princìpio di diritto e decisione della causa nel merito.
La Corte enuncia il princìpio di diritto quando decide il ricorso proposto a norma dell'articolo 360, primo comma, n. 3), e in ogni altro caso in cui, decidendo su altri motivi del ricorso, risolve una questione di diritto di particolare importanza. La Corte, quando accoglie il ricorso, cassa la sentenza rinviando la causa ad altro giudice, il quale deve uniformarsi al princìpio di diritto e comunque a quanto statuito dalla Corte, ovvero decide la causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto. Se ritiene di porre a fondamento della sua decisione una questione rilevata d'ufficio, la Corte riserva la decisione, assegnando con ordinanza al pubblico ministero e alle parti un termine non inferiore a venti e non superiore a sessanta giorni dalla comunicazione per il deposito in cancelleria di osservazioni sulla medesima questione. Non sono soggette a cassazione le sentenze erroneamente motivate in diritto, quando il dispositivo sia conforme al diritto; in tal caso la Corte si limita a correggere la motivazione.
chevron_left Art. 383
Art. 385 chevron_right
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 20 gen 2017, n. 1546
È illegittima la destinazione ad una corte di appello, con funzioni di consigliere, del procuratore aggiunto presso la Direzione Nazionale Antimafia in applicazione della sanzione accessoria del trasferimento d'ufficio ex art. 13, comma 1, del d.lgs. n. 109 del 2006, operata in sede di rinvio ex art. 384 c.p.c. in violazione del principio di diritto enunciato in fase rescindente quanto all'integrazione di un illecito demansionamento, non essendo ravvisabile un'evenienza sopravvenuta, tale da rimettere in discussione quel principio, nell'acquisto di efficacia di norme successive all'udienza di discussione del giudizio "a quo" ma precedente la pubblicazione della relativa sentenza, né potendo integrare un'eccezione al suddetto vincolo l'esercizio della cd. funzione paranormativa consiliare riguardo al conferimento degli incarichi direttivi, trattandosi di autoregolamentazione subordinata alle disposizioni normative fatte proprie dal medesimo principio di diritto.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 02 feb 2015, n. 1823
Non è configurabile un eccesso di potere giurisdizionale nella decisione del Consiglio di Stato, adottata in sede di giudizio di ottemperanza per la mancata esecuzione di una sentenza di annullamento della deliberazione di conferimento di un incarico giudiziario direttivo da parte del Consiglio Superiore della Magistratura, che abbia ritenuto ammissibili i motivi aggiunti presentati dall'interessato diretti ad accertare la natura elusiva del giudicato della successiva rinnovata deliberazione e, quindi, in accoglimento degli stessi, abbia escluso la presenza di elementi significativi di novità, esercitando anche i conseguenti poteri sostitutivi, mediante designazione di un commissario "ad acta" (in fattispecie anteriore all'entrata in vigore delle modifiche apportate dall'art. 2, comma 4, del d.l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, all'art. 17, comma 2, della Iegge 24 marzo 1958, n. 195), venendo in questione solo il modo in cui la giurisdizione è stata in concreto esercitata, senza che assuma rilievo che uno dei candidati concorrenti all'incarico direttivo fosse prossimo al pensionamento.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 07 mag 2014, n. 9830
In caso di impugnazione delle sentenze del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, le Sezioni Unite operano come giudice di legittimità al vertice dello specifico sistema giurisdizionale, con conseguente applicazione di tutte le norme che regolano il suddetto giudizio, sicché, ricorrendo le condizioni di cui all'art. 384, secondo comma, cod. proc. civ., i poteri della Corte sono gli stessi del giudice "a quo" e può, salvo che la legge disponga diversamente, decidere nel merito, dovendosi ritenere una diversa soluzione - di annullamento con rinvio, nella prospettiva, anche solo eventuale, di un ulteriore successivo ricorso per cassazione - incompatibile con il principio della ragionevole durata del processo allorché la decisione non necessiti di ulteriori accertamenti ma discenda "de plano" dal principio affermato dalla Corte.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 31 lug 2012, n. 13617
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 03 lug 2009, n. 15602
Nel giudizio di rinvio, è precluso qualsiasi riesame dei presupposti di applicabilità del principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione, non solo in ordine agli "errores in iudicando" relativi al diritto sostanziale, ma anche per le violazioni di norme processuali, tutte le volte in cui il principio sia stato enunciato rispetto a un fatto con valenza processuale. Pertanto, quando la Corte abbia affermato, in relazione ad un atto amministrativo impugnato davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, la sua idoneità a ledere una posizione giuridica soggettiva giuridicamente protetta e la sua autonoma impugnabilità, tale qualificazione non può essere rimessa in discussione, in sede di rinvio, sulla base di profili diversi, quali il carattere endoprocedimentale dell'atto.
Art. 143 disp. att. c.p.c.
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References: Art. 384
 sentenza 
 Art. 383

Art. 385
 Sentenza 
 art. 13
 art. 384
 Sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 

Art. 143