Source: http://simbolicapolitica.it/Materiali/materiali_01.htm
Timestamp: 2019-04-24 16:36:34+00:00

Document:
Simbolica Politica: profilo disciplinare e pubblicazioni
Simbolica politica è espressione che ha assunto un duplice significato.
Contenutisticamente designa il campo del vissuto e delle manifestazioni che fondano ed orientano la vita associata col concorso di elementi attinti all’immaginario collettivo, come nel caso dei miti di appartenenza e di tutte le forme di autoriconoscimento di una collettività, sia di ordine etnico-culturale che religioso o civile. [1]
Metodologicamente indica la disciplina che si occupa di tali fenomeni; area di ricerca specifica, in ambito accademico geminatasi dalla Filosofia politica. [2]
Topica scientifica [Indice]
Le civiltà si sono costruite col concorso dell’immaginario. Con l’immaginario si possono tanto conservare e trasformare quanto distruggere. L’immaginario deve quindi essere conosciuto e preso come riferimento indispensabile anche nella sfera politica, per la comprensione dei vari fenomeni che la riguardano, nelle loro manifestazioni collettive e personali. Il simbolico ne è la forma costitutiva, espressiva e comunicativa. [3]
In molti suoi aspetti il simbolico è stato da lungo tempo oggetto di studio, soprattutto da parte dell'estetica, dell'antropologia culturale e dell’etnologia, della linguistica e della psicologia, in contesti differenziati e specifici: ogni scienza dell’uomo, potrebbe dirsi, ha nel simbolo la sua matrice. [4] [5]
Per lungo tempo, però, solo sporadicamente e in maniera incidentale la simbolica si è affacciata nelle scienze politiche e socio-istituzionalistiche; in questi campi, i pochissimi che le hanno prestato attenzione (si pensi, per esempio, dopo un Miguel Garcia Pelayo, ad un Murray Edelman, per citare un autore che ha avuto successo in diversi paesi) si sono, in effetti, interessati piuttosto ai suoi aspetti esteriori e, per dire così, esclusivamente fenomenici. Oppure il suo studio è stato articolato in quello di forme meramente rappresentative o di forme specifiche di linguaggio (basti citare, per tutti, Ernst Cassirer)[6].
«Dopo Cassirer, di cui tutti, consapevolmente o no, quale che sia il nostro interesse, siamo debitori, non abbiamo alcuna difficoltà ad ammettere che l'uomo non è tanto definibile come “animale razionale” quanto come “animale simbolico”, e che la storia dell'uomo in quanto tale inizia nel momento in cui, senza alcun mutamento dell'apparato neuronico, un oscuro pre-uomo ha trasformato un segnale in un simbolo, vale a dire in un segno che non si limita a “designare” un oggetto ma viene utilizzato per “concepire” un oggetto.»
(- Mario Trevi, Il simbolo trasformatore; introduzione a M. Moreno, La dimensione simbolica, Padova, 1973, p. 8 -)
Tematica [Indice]
La simbolica politica è impostata su concetti e strumenti analitici che considerano il simbolo come una realtà immaginale (misto inscindibile di realtà e di immaginazione, di dimensioni del conscio e dell’inconscio, nelle cui strutture di senso non ha rilevanza la differenza tra significanti e significati), che trova il suo supporto nella coscienza liminare.
Per coscienza liminare viene intesa la soglia di incontro tra l’esperienza sensibile e razionale e le pulsioni informi del profondo, coese in un vissuto unitario, nel quale soggettualità e oggettualità si identificano con piena interdipendenza. [7]
Di qui i caratteri specifici che si riconoscono al simbolo: a) costitutività, b) non arbitrarietà, c) specularità, d) natura identitaria, e) potenziale energicità patica, f) eventuale enantiodromia. [8] Sono, questi, tutti caratteri che fanno del simbolo una manifestazione del vissuto e non solo semplice rappresentazione che rinvii ad altro:
«...simboli in senso stretto e tali per cui in essi significante e significato sono inscindibili, perché sono un tutt'uno indistintamente, e per essi il significato non esiste nemmeno se non nel simbolo e come simbolo.»
(- Giulio Maria Chiodi, Propedeutica alla simbolica politica, vol.I, Milano, 2006, lezione IV, p. 42 -)
Questa inscindibilità, tuttavia, non esime la simbolica da una esplicita consapevolezza del doppio versante che, per così dire, delimita il simbolo:
«Quando l'archetipo si manifesta nel qui e ora dello spazio e del tempo, esso può essere percepito in una qualche forma della mente conscia. Allora noi parliamo di simbolo. L'archetipo dunque si incarna nel simbolo, prende corpo, forma, diviene rappresentabile, mediante il materiale fornito dalla mente conscia, si materializza in una immagine.»
(- Jolande Jacobi, Complex archetype symbol in the psycology of C. G. Jung, Londra, 1959, p. 74 -)
«L'inconscio fornisce, per così dire, la forma archetipica, che in se stessa è vuota e pertanto irrappresentabile. Ma dal lato conscio essa è immediatamente riempita con il materiale rappresentativo che le è affine o simile, ed è resa percepibile.»
(- Carl Gustav Jung, Der philosophische Baum in Von den Wurzeln des Bewussteins, Zurigo, 1945,p. 491 -)
Il simbolico è una dimensione universalmente presente in tutte le strutture e le dinamiche sociali; naturalmente lo è, e in forma forse più immediata ed evidente che in altre, anche nella politica. La politica, sotto questi profili, non è dunque altro che una gerarchizzazione del simbolico. Produce i suoi miti e si nutre di miti, che sono a loro volta proiezioni oggettivate ed elaborate dell'immaginazione simbolica. Anche quando il puro bisogno materiale e la necessità si impongono come scelte determinanti, non possono mai venir meno nella politica le valenze di riconoscimento, di aggregazione e di guida, che si costituiscono su dimensioni simboliche e mitiche. Quando queste tendono ad attenuarsi o a disperdersi nelle atomizzazioni della vita sociale - mai, però, possono completamente cancellarsi - allora si producono quelle disgregazioni, quelle corruzioni e quelle crisi di identità collettiva, che segnano il decadimento di un sistema e preludono all'avvento di nuovi ordini. [9]
Coerentemente con questa nozione di simbolo, la simbolica politica opera ricostruzioni dei paradigmi (sempre simbolici e archetipali), che determinano o condizionano i comportamenti sociali nel loro sistema di credenze e nelle loro forme di aggregazione, comprese specifiche attenzioni alle valenze simboliche dei miti classici. Essa, così, mette in luce la portata costitutiva della realtà immaginale, le caratteristiche dei miti politici, le configurazioni e le modalità di espressione dell’immaginario collettivo, e le forme di legittimazione del potere e delle scelte collettive, in cui concorrono tanto i momenti estetici quanto le istanze morali e le acquisizioni del costume, quanto le forme creative che non trovano spiegazione in un quadro cognitivo di tipo razionalistico, utilitaristico o semplicemente etnografico. [10] Su queste basi, in definitiva, la “simbolica politica” si prefigge di introdurre, nella teoresi classica della “filosofia politica”, materiali di indagine e chiavi di lettura che ne estendano i confini in direzione di una psico-teoresi della dimensione politica dell’uomo, intendendola specificamente e in primo luogo come suo “vissuto” politico. [11]
Ciò, di nuovo, vuol dire considerare l’animale socio-politico come animal symbolicum piuttosto che, semplicemente e riduttivamente, come animal rationale, ben sapendo, tuttavia, che proprio l’animale socio-politico può da se stesso ingannarsi classificandosi, orgogliosamente e ingenuamente, come “razionale” (nel senso, ovviamente, “illuministico” e non, ad es., "idealistico" del termine).
Esemplificando, nel rapporto fra “mito” e “politica” è possibile assumere due antitetici atteggiamenti: uno che, rispondendo al “mito della logica”, identifica il mito per allontanarsene, aspirando ad un pensiero e ad un’azione così supposti liberi e disalienati; un altro che, al contrario, rispondendo alla “logica del mito”, lo riconosce e rinnova, liberandolo dalle varie razionalizzazioni che lo hanno celato o dissimulato: [12]
«Presi separatamente, questi due atteggiamenti assumono un carattere di unilateralità che li contrappone sterilmente. La ragione non sa più di che cosa dar ragione - giacché la ragione di se stessa è altrove, nel mito - ed il mito perde la funzione essenziale di vivificare le passate ma non sorpassate ragioni del presente.
Il filo conduttore [- dell'analisi simbolica, n.d.r. -] è dato dal convincimento che, ai fini di una valida ermeneutica politica, logica e mitologica coesistono, costituendo ciascuna il momento del necessario trascendimento dell'altra, ovvero svolgendo una reciproca funzione regolativa.»
(-Domenica Mazzù, Editoriale in D.Mazzù, Voci dal Tartaro. Per un'ermeneutica simbolica dello Stato, Pisa, 1999-)
Nota lessicale [Indice]
3.1 Simbolica / Simbologia
"Simbolica" non è sinonimo di "simbologia": quest'ultima indica la semplice conformazione percettiva e materiale del simbolo; in questo senso soltanto può accadere che il vocabolo "simbolo" venga usato come sinonimo di "segno" (ad esempio, nelle locuzioni "simbolo matematico", "simbolo linguistico", "simbolo di costante logica" ecc.).
In altre parole, l'estensione, o denotazione, del termine "simbologia" è più ampia di quella del termine "simbolo" in senso stretto, essendo riferita, nell'uso, anche alla conformazione materiale dei meri "segni". [13]
3.2 Immaginale / Coscienza liminare
Il termine "immaginale", che ha avuto diffusione molto variata soprattutto dopo l'uso introdotto da Henry Corbin, acquista nella simbolica politica un suo significato specifico, che lo fa costitutivo del simbolo: senza essere sinonimo di "immaginario" che è contrapposto al reale, esso è espressione di uno stato di coscienza (liminare), in cui l'immaginazione si fa realtà e la realtà si fa immaginazione, ingenerando strutture di senso fortemente identitarie [14], laddove:
«Lo stato di coscienza liminare concerne, precisamente, quelle manifestazioni, tanto sensibili quanto mentali, di origine tanto cognita quanto incognita, che ci coinvolgono senza che noi scindiamo - o ci sia possibile farlo - gli aspetti ...visibili, constatabili e razionalmente argomentabili, e dunque consci ...da quelli ...insondabili. invisibili, indeterminabili, e quindi inconsci.»
(- Giulio Maria Chiodi, Propedeutica alla simbolica politica, vol.II,Milano,2010,lezione XXXIII,pp. 172-3 -)
3.3 Inconscio collettivo / Immaginario collettivo
Inconscio collettivo (di ciascuno [15] ) ed Immaginario collettivo (della comunità di appartenenza) sono diversi e dovrebbero rimanere radicalmente distinti, riferendosi essi ai due separati versanti del "simbolo" in senso stretto, sebbene possa accadere che vengano disinvoltamente assimilati.
Inoltre, nell'uso corrente, accade che la seconda locuzione sia approssimativamente riferita tanto ai "luoghi comuni" della pubblica opinione quanto, più correttamente, al "canone culturale" del Conscio collettivo. [16]
È appena il caso di ricordare, infine, che l'inconscio "collettivo" di ciascuno non va, tecnicamente e concettualmente, confuso con l'inconscio "personale" di ciascuno. [17]
3.4 Specularità (/ speculare)
La "specularità" compare, sopra, tra i caratteri (non tassativamente censiti) del simbolo. Come tale, non corrisponde alla nozione, più comune, di riproduzione di immagini, in apparenza, latitudinalmente (nord/sud, alto/basso) simmetriche ma longitudinalmente (est/ovest, destra/sinistra) invertite, da parte di una superficie riflettente.
Etimologicamente, peraltro, questa accezione non risulta originaria, come aggettivo del nome di strum. speculum (specchio), derivato dal verbo denominale speculari (esaminare, osservare), a sua volta derivato dalla radice indeuropea SPEK (guardare durativo). [18]
Come carattere del "simbolo", invece, la specularità:
«...deriva da quello...della [sua] non arbitrarietà. Il simbolo rispecchia sempre una realtà che altrimenti non si coglierebbe o che nemmeno si darebbe.»
(- Giulio Maria Chiodi, Propedeutica alla simbolica politica, vol.I, Milano, 2006, lezione IV, p. 43 -),
per cui, il simbolo:
«...rispecchia in forma totalizzante delle alterità che ci coinvolgono.»
(- Giulio Maria Chiodi, Propedeutica alla simbolica politica, vol.II, Milano, 2010, lezione XX, p. 12 -).
Si tratta, dunque, del carattere che riassume quella "inscindibilità" tutta simbolica tra significante e significato, sopra esplicitata con le parole di Jolande Jacobi e Carl Gustav Jung. È, infine, a tale "specularità" che è specificamente rivolta e naturalmente attenta la coscienza liminare.
Significativi antecedenti storico-culturali possono esemplificarsi con i seguenti due brani di Platone e Paolo di Tarso, quest'ultimo particolarmente per quello che, poi, sarà il "simbolismo medioevale":
«Credi che tali persone possano vedere [...] altro se non le ombre proiettate dal fuoco sulla parete della caverna che sta loro di fronte? [...] Se quei prigionieri potessero conversare fra loro, non credi che penserebbero di chiamare oggetti reali le loro visioni?»
(- Platone, La Repubblica, VII -),
«Videmus nunc per speculum in aenigmate, tunc autem facie ad facies (Ora [sulla terra] vediamo come in uno specchio, in maniera enigmatica; allora [nella vita eterna] vedremo faccia a faccia).»
(- Paolo di Tarso, 1ª Lettera ai Corinzi, 13,12 -).
Relativamente a quest'ultima esemplificazione concettuale, è bene ricordare che solo a partire dal XIV secolo sono stati prodotti specchi tecnologicamente paragonabili a quelli odierni, essendo costituiti quelli dell'antichità da semplici superfici metalliche più o meno levigate, riproducenti, quindi, immagini confuse e/o deformate.
Note [Indice]
01. cfr. D. Mazzù, Logica e mitologica del potere, Torino, 1990, pp.7-20.
02. In Italia, per il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, rientra nell'Area 14, set_
tore SPS/01; affinità di I livello con Area 12, IUS/20; affinità di II livello con Area 14, SPS/02.
03. cfr. G.M.Chiodi, Prefazione a G.M.Chiodi (cura di), L'Immaginario e il Potere, Milano, 1992, pp. 5-6.
04. cfr. G.M.Chiodi, Prefazione a D.Mazzù, Il complesso dell'usurpatore, Milano, 1999, pp. VI-XIV.
05. cfr. anche Editoriale in M. Moreno, La dimensione simbolica, Padova, 1973.
06. cfr. G.M.Chiodi, ult.cit., ivi.
07. cfr. G.M.Chiodi, Propedeutica alla simbolica politica, vol. I, Milano, 2006, p. 24-33.
08. ult.cit., pp. 39-44.
09. cfr. G.M.Chiodi, Prefazione a G.M.Chiodi (cura di), L'Immaginario e il Potere, cit., ivi.
10. cfr. G.M.Chiodi, Propedeutica alla simbolica politica, vol. I, Milano, 2006, pp. 24-33; vol.II, Milano,
2010, pp.171-175.
11. cfr. G.M.Chiodi, Prefazione a G.M.Chiodi (cura di), L'Immaginario e il Potere, cit., ivi.
12. cfr. D.Mazzù, Editoriale in D.Mazzù, Voci dal Tartaro. Per un'ermeneutica simbolica dello Stato,
Pisa, 1999.
13. cfr. G.M.Chiodi, Propedeutica alla simbolica politica, vol. I, Milano, 2006, pp. 34-42.
14. cfr. G.M.Chiodi, Propedeutica alla simbolica politica, vol. I cit., pp. 24-33; vol.II cit., pp. 171-175;
s.A., La coscienza liminare, Milano, 2011.
15. cfr. J.Jacobi, La psicologia di C.G.Jung, 1944; VI ed. Olten, 1971; tr.it. Torino, 1973, pp. 17-23.
16. cfr. M. Moreno, La dimensione simbolica, Padova, 1973, pp. 30-33, 54-56.
17. cfr. J.Jacobi, ult.cit., ivi.
18. G. Devoto, Avviamento alla etimologia della lingua italiana, Firenze, 1968-79; si vedano le voci
"specchio", "speculare"1, "speculare"2,"spia", "specie" ecc.
· 1 Topica scientifica
· 2 Tematica
· 3 Nota lessicale
§ 3.1 Simbolica / Simbologia
§ 3.2 Immaginale / Coscienza liminare
§ 3.3 Inconscio collettivo / Immaginario collettivo
§ 3.4 Specularità (/ speculare)
· 4 .........
· 6 Bibliografia
§ 6.1 Riviste
§ 6.2 Altre Riviste
§ 6.3 Collane
§ 6.4 Altre Collane
§ 6.5 Testi di orientamento
§ 6.6 Altre pubblicazioni
6.1 Riviste [Simbolica Politica]
6.2 Altre Riviste [Simbolica Politica]
6.3 Collane [Simbolica Politica]
6.4 Altre Collane [Simbolica Politica]
6.5 Testi di orientamento [Simbolica Politica]
6.6 Altre pubblicazioni [Simbolica Politica]

References: § 3

§ 3

§ 3

§ 3

§ 6

§ 6

§ 6

§ 6

§ 6

§ 6