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Timestamp: 2020-06-02 22:29:48+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 10325 del 26/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10325 del 26/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 26/04/2017, (ud. 02/02/2017, dep.26/04/2017), n. 10325
sul ricorso 500-2012 proposto da:
G.F.B., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato
in ROMA, VIA CRESCENZIO 58, presso lo studio dell’avvocato RAFFAELLA
NARDI, rappresentato e difeso dall’avvocato ALFREDO CAVALLO, giusta
OSCARTIELLE S.P.A., P.I. (OMISSIS), in persona del legale
DEGLI SCIPIONI 132, presso lo studio dell’avvocato GIAMPIERO AGNESE,
LUCARINI, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 291/2011 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,
depositata il 29/06/2011 R.G.N. 393/2010;
è comparso l’Avvocato GIOVANNI PETRELLA;
udito l’Avvocato DOMENICO LUCARINI.
Con sentenza del 29 giugno 2011, la Corte d’Appello di Brescia, confermava la decisione resa dal Tribunale di Brescia e rigettava la domanda proposta da G.F.B. nei confronti della Oscartielle S.p.A., avente ad oggetto la condanna della Società, alla quale il primo era legato da un rapporto di agenzia, al pagamento di differenze su provvigioni maturate, delle indennità di fine rapporto, dei premi dovuti per il raggiungimento degli obiettivi ed al risarcimento del danno per inosservanza, nel corso del rapporto, degli obblighi di rendiconto e di tempestivo pagamento.
Con il primo motivo, il ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione degli artt. 112,118, 210, 394, 420 e 437 c.p.c. in una con il vizio di motivazione, la nullità della sentenza e/o del procedimento in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c.; il vizio di motivazione su punti decisivi della controversia e la nullità della sentenza e/o del procedimento in relazione alla violazione dell’art. 112 c.p.c., censura la mancata ammissione del richiesto ordine di esibizione delle scritture contabili e della CTU, essenziali a suo dire ai fini della prova dell’azionato credito per provvigioni.
Nel secondo motivo, rubricato con riferimento al vizio di motivazione, alla nullità della sentenza e/o del procedimento in relazione alla violazione dell’art. 112 c.p.c.ed alla violazione e falsa applicazione dell’art. 116 c.p.c., viene reiterata la medesima censura in relazione al complessivo iter valutativo delle risultanze istruttorie.
I primi due motivi, che, in quanto strettamente connessi, possono essere qui trattati congiuntamente, devono ritenersi infondati alla luce dell’orientamento espresso da questa Corte (cfr. Cass. 19.10.2009, n. 22115 e Cass. 7.7.2011, n. 14968) cui il Collegio intende dare continuità, in base al quale, laddove l’agente agisca in giudizio per il pagamento delle provvigioni, lo stesso è onerato della prova dei fatti costitutivi della sua pretesa, ovvero gli affari da lui promossi, potendo, a tali fini, ricorrere alla richiesta dell’ordine di esibizione delle scritture contabili, stante la funzione di strumento istruttorio residuale a questo assegnato dall’ordinamento, solo se la prova del fatto non è acquisibile aliunde e se l’iniziativa non ha finalità meramente esplorative, presupposti la cui ricorrenza è rimessa al giudice di merito cosicchè il mancato esercizio da parte di questi del relativo potere discrezionale non è sindacabile in questa sede, esclusa in ogni caso la possibilità di supplire al difetto di prova con la richiesta di consulenza tecnica, non essendo questa ammissibile per l’accertamento di fatti non provati dalla parte.
Parimenti infondato risulta il terzo motivo atteso che il disconoscimento del diritto alle indennità di fine rapporto risulta correttamente ricollegato al difetto dei presupposti legittimanti la corresponsione delle stesse, in particolare, per quel che riguarda l’indennità di preavviso ex art. 1750 c.c., la non riconducibilità della cessazione del rapporto, risoltosi di diritto per intervenuto fallimento dell’agente, del resto modo di risoluzione espressamente contemplato nel contratto inter partes, al recesso della preponente, per quel che riguarda l’indennità ex art. 1751 c.c., la non riconducibilità della cessazione del rapporto, per la medesima ragione sopra indicata, a fatto non imputabile all’agente, per quel che riguarda il FIRR, perchè corrisposta senza residui dall’Enasarco.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1750
 art. 1751