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Timestamp: 2020-07-07 13:18:18+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 30091 del 21/11/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30091 del 21/11/2018
Cassazione civile sez. trib., 21/11/2018, (ud. 19/09/2018, dep. 21/11/2018), n.30091
sul ricorso iscritto al numero 17698-2012 proposto da:
P.R., nella qualità di liquidatore e legale
rappresentante della Spes s.r.l. in liquidazione, elettivamente
studio dell’Avv. Emanuele Coglitore, che lo rappresenta e difende,
unitamente all’Avv. Cinzia Zanaboni, come da procura speciale in
calce al ricorso
Toscana, n. 32/21/2012, depositata il 30/3/2012
1. Con sentenza del 30/3/2012, la Commissione tributaria regionale della Toscana rigettava l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la pronuncia emessa il 29/1/2010 dalla Commissione tributaria provinciale di Grosseto, così riconoscendo – in favore di P.R. – il rimborso del credito IVA vantato ed oggetto di apposita domanda; a giudizio del Collegio, la richiesta medesima – avanzata in fase di liquidazione della Soc. Spes s.r.l., poi cessata il 30/12/2004 – sarebbe stata soggetta al termine prescrizionale ordinario decennale, non a quello di decadenza biennale di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, sì che l’Agenzia delle Entrate non avrebbe dovuto provvedere in senso negativo. Quanto, poi, alla modalità di presentazione della istanza, non decisivo sarebbe risultato il mancato utilizzo del modello VR, emergendo comunque una sufficiente volontà del contribuente in tal senso.
2. Ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrare, affidato ad un motivo. Roberto Paradisi, nella qualità indicata, ha proposto rituale controricorso e successiva memoria, chiedendo il rigetto del ricorso e la conferma dell’impugnata sentenza.
3. Con la prima parte dell’unico motivo, si lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2946 c.c., D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 30 e 38-bis, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Contrariamente all’assunto di cui alla sentenza impugnata, si sostiene che la richiesta di rimborso IVA dovrebbe esser proposta mediante apposito modello VR – nella vicenda in esame pacificamente non presentato – nel quale il contribuente dovrebbe barrare la casella corrispondente alla causale del rimborso; presentazione che, dunque, costituirebbe un adempimento indispensabile, anche nel caso di cessazione di attività, e non una mera irregolarità formale (surrogabile con una mera indicazione del credito in dichiarazione), come da giurisprudenza di questa Corte.
4. In particolare, l’art. 38-bis cit. stabilisce che i rimborsi previsti nell’art. 30 – ossia quelli dovuti per versamento dì imposta in eccedenza sono eseguiti, su richiesta fatta in sede di dichiarazione annuale, entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione e che sulle somme rimborsate si applicano gli interessi in ragione del 2 per cento annuo, con decorrenza dal novantesimo giorno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, non computando il periodo intercorrente tra la data di notifica della richiesta di documenti e la data della loro consegna, quando superi quindici giorni. Tanto richiamato, questa Sezione ha ripetutamente sostenuto che per la domanda di rimborso dell’eccedenza d’imposta è sufficiente la manifestazione di una volontà diretta all’ottenimento del rimborso mediante la compilazione nella dichiarazione annuale del quadro “RX4”, anche se non accompagnata dalla presentazione del modello ministeriale “VR” (cfr. Cass. 9 ottobre 2015, n. 20255; Cass. 15 maggio 2015, n. 9941).
9. Alle medesime conclusioni, poi, perviene la Corte quanto alla seconda, con la quale si lamenta la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Si assume, in particolare, che il mancato rispetto del modello legale, nei termini appena richiamati, comporterebbe l’attrazione della fattispecie nella norma di carattere residuale, quale il D.Lgs. n. 546 cit., art. 21, comma 2; con la conseguenza che – non realizzandosi, da parte del contribuente, alcuna “normale” istanza di rimborso – troverebbe applicazione la norma da ultimo citata e, dunque, il termine di decadenza biennale ivi previsto per la presentazione dell’istanza.
La doglianza risulta infondata.
Come sopra accennato, infatti, questa Sezione ha sostenuto – con indirizzo condiviso e qui da ribadire – che, in tema di IVA, la domanda di rimborso relativa all’eccedenza di imposta risultata alla cessazione dell’attività di impresa è regolata dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 30, comma 2, con la conseguenza che è esaustiva la manifestazione di una volontà diretta all’ottenimento del rimborso, ancorchè non accompagnata dalla presentazione del modello ministeriale “VR”, ed è soggetta al termine ordinario di prescrizione decennale, e non a quello di decadenza biennale, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, ex art. 21, comma 2, applicabile solo in via sussidiaria e residuale (tra le altre, Sez. 5, n. 9941 del 15/5/2015, Rv. 635471).
La Corte rigetta il ricorso. Condanna l’Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.500,00, per compensi, oltre 15% per spese forfettarie, IVA ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 21
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 Cass. 
 Cass. 
 art. 21
 art. 21
 art. 30
 art. 21