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Timestamp: 2019-10-24 00:42:51+00:00

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Circolare sulla limitazione di iscrizione ai partiti - Pagina 3 - GrNet.it
Circolare sulla limitazione di iscrizione ai partiti
Messaggio da panorama » mar apr 10, 2018 7:04 pm
per Associazione solidarietà diritto e progresso (AS.SO.DI.PRO.): Andrea SACCUCCI
per Presidente del Consiglio dei ministri: Avv. STATO Carlo SICA Avv. STATO Maurizio GRECO
per Pierluigi Di Natale e altri (*);
per SILP CGIL-Sindacato Italiano Lavoratori Polizia CGIL (*);
per FICIESSE - Associazione Finanzieri Cittadini e Solidarietà (*);
per F.P. CGIL - Federazione Lavoratori della Funzione Pubblica CGIL (*);
per CGIL - Confederazione Generale Italiana del Lavoro (*);
per Stefano Dellabella e altri (*): Vittorio ANGIOLINI Emanuela MAZZOLA
per Piercarlo Cappellino e altri (*): Romano VACCARELLA
per Attilio Bassi e altri (*): Egidio LIZZA
Messaggio da panorama » mer apr 11, 2018 7:45 pm
Palazzo della Consulta, Piazza del Quirinale 41 Roma - Tel. 0646981 / 064698224/064698511
Messaggio da panorama » mer giu 13, 2018 4:35 pm
Ora la predetta sentenza verrà rimessa al Consiglio di Stato per poter definire la sentenza propria con ulteriori valutazioni o meno, quindi, qui passeranno altri mesi per concludere l'iter.
Poi dovrà essere il Governo a modificare la normativa e il competente Ministero della Difesa che dovrà adeguarsi. bla bla bla bla.
Personalmente penso e consiglio all'Associazione ASSODIPRO che sta curando il tutto, ha non fermarsi al giudizio della Corte Costituzionale e a quello del CdS e, quindi, se vuole colpire proprio nel segno una volta per sempre e per tutti, bisogna abbattere il "muro di gomma" e Sordo, facendo ulteriore ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo per una più definizione del riconoscimento al 100% dei diritti dei militari in tempo di pace a poter costituire Associazioni senza limiti o sbarramenti, visto che i Cobar/Coir e Cocer fino ad oggi non hanno mai contato nulla ma sono sempre stati organismi sottomessi alle Autorità Gerarchiche.
Con le Associazioni costituite basta anche un semplice Appuntato a far valere i diritti calpestati e abusi vari..
Bene ragazzi, quindi come detto sopra, OGGI, è uscita definitiva la sentenza della Corte Costituzionale avente n. 120/2018 che comunque è come sospettavo. Nulla di particolare a nostro favore nel modo migliore, siamo sempre incatenati. Altro che Democrazia e Libertà. I vincoli c'erano e ci saranno.
La sentenza menziona anche il Corpo forestale dello Stato:
1) - Gli stessi espongono di essere membri del Corpo forestale dello Stato, per i quali a seguito della soppressione del Corpo medesimo, si è disposto il passaggio nell’Arma dei carabinieri e la conseguente applicazione della relativa disciplina ivi compresa la disposizione di cui all’art. 1475 del d.lgs. n. 66 del 2010.
Ecco cosa colpisce:
2) - La questione di legittimità costituzionale prospettata dall’Associazione solidarietà diritto e progresso (AS.SO.DI.PRO.) e da F. S., con riguardo all’art. 6 della Carta sociale europea, è inammissibile in quanto amplia il thema decidendum delimitato dall’ordinanza di rimessione (ex multis, sentenze n. 276 e n. 203 del 2016, n. 56 del 2015 e n. 271 del 2011).
3) - Pertanto, il divieto di costituire tali associazioni, contenuto nella disposizione censurata, è incompatibile con l’art. 11 della CEDU.
4) - Quanto alla costituzione delle associazioni sindacali, trova allo stato applicazione la non censurata disposizione dell’art. 1475, comma 1, del d.lgs. n. 66 del 2010, secondo cui «La costituzione di associazioni o circoli fra militari è subordinata al preventivo assenso del Ministro della difesa». Si tratta di una condizione di carattere generale valida a fortiori per quelle a carattere sindacale, sia perché species del genere considerato dalla norma, sia per la loro particolare rilevanza.
5) - In ogni caso gli statuti delle associazioni vanno sottoposti agli organi competenti, e il loro vaglio va condotto alla stregua di criteri che senza dubbio è opportuno puntualizzare in sede legislativa, ma che sono già desumibili dall’assetto costituzionale della materia.
6) - A tal fine fondamentale è il principio di democraticità dell’ordinamento delle Forze armate, evocato in via generale dell’art. 52 Cost., che non può non coinvolgere anche le associazioni fra militari.
7) - Sotto altro profilo tale principio viene in evidenza nella prospettiva del personale interessato, quale titolare della libertà di associazione sindacale sancita dal primo comma dell’art. 39 Cost.: l’esercizio di tale libertà è infatti possibile solo in un contesto democratico.
8) - Altresì rilevante è il principio di neutralità previsto dagli artt. 97 e 98 Cost. per tutto l’apparato pubblico, e valore vitale per i Corpi deputati alla “difesa della Patria”; anch’esso ha come necessario presupposto il rigoroso rispetto della democrazia interna all’associazione.
9) - La verifica dell’esistenza di questi requisiti comporta in particolare l’esame dell’apparato organizzativo, delle sue modalità di costituzione e di funzionamento; ed è inutile sottolineare che tra tali modalità spiccano per la loro rilevanza il sistema di finanziamento e la sua assoluta trasparenza.
10) - Quanto ai limiti dell’azione sindacale, va anzitutto ricordato il divieto di esercizio del diritto di sciopero. Si tratta indubbiamente di una incisione profonda su di un diritto fondamentale, affermato con immediata attuazione dall’art. 40 Cost. e sempre riconosciuto e tutelato da questa Corte, ma giustificata dalla necessità di garantire l’esercizio di altre libertà non meno fondamentali e la tutela di interessi costituzionalmente rilevanti (sentenza n. 31 del 1969).
11) - Con riguardo agli ulteriori limiti, invece, è indispensabile una specifica disciplina legislativa.
- ) - Tuttavia, per non rinviare il riconoscimento del diritto di associazione,
- ) - nonché l’adeguamento agli obblighi convenzionali,
- ) - questa Corte ritiene che, in attesa dell’intervento del legislatore, il vuoto normativo possa essere colmato con la disciplina dettata per i diversi organismi della rappresentanza militare e in particolare con quelle disposizioni (art. 1478, comma 7, del d.lgs. n. 66 del 2010)
- ) - che escludono dalla loro competenza «le materie concernenti l’ordinamento, l’addestramento, le operazioni, il settore logistico-operativo, il rapporto gerarchico-funzionale e l’impiego del personale».
- ) - Tali disposizioni infatti costituiscono, allo stato, adeguata garanzia dei valori e degli interessi prima richiamati.
N.B.: Leggete il tutto qui sotto ma sopratutto il n. 11 di cui sopra.
Messaggio da panorama » dom set 30, 2018 9:07 am
per notizia (allego circolare del C.G.A. del 25 settembre 2018).
Nuove procedure per la legittima costituzione dei sodalizi tra/fra Militari, infatti, elenco 3 particolari condizioni elencati:
- il rispetto del divieto di sciopero e di aderire ad altre associazioni sindacali NON militari;
- l’adesione di soli militari in servizio (anche in Ausiliaria, in quanto personale pienamente assoggettabile agli obblighi di servizio)
- una chiarezza inequivocabile circa la struttura organizzativa e le modalità di costituzione, funzionamento e finanziamento, quest’ultimo limitato alle sole quote associative da Versare esclusivamente con Delega Stipendiale.
N.B.: da questi 3 elementi da me sopra indicati, si capisce (a mio parere) che è solo consentito la partecipazione dei SOLI MILITARI in servizio e, non di personale in congedo/pensione.
Messaggio da panorama » gio ott 04, 2018 12:26 am
Ministero della Difesa - Gabinetto del Ministro - Ecco la circolare originale del 21 settembre 2018 che ne disciplina la costituzione tra militari.
Messaggio da panorama » gio ott 04, 2018 12:33 am
L'attuale Ministro della Difesa si vede che ha a cuore l'amore di una famiglia rispetto ai precedenti Ministri.
Gli auguro buon lavoro è una lunga carriera.
Messaggio da Admin » gio ott 04, 2018 8:06 am
panorama ha scritto: L'attuale Ministro della Difesa si vede che ha a cuore l'amore di una famiglia rispetto ai precedenti Ministri.
Peccato che sembra una circolare dettata dagli Stati maggiori, che abbandona la tutela di coloro che hanno servito lo Stato in uniforme e che adesso sono in pensione.
Ci sono vari punti che, secondo me, salteranno con il primo ricorso al TAR, a cominciare dal "parere" dei capi di Forza Armata sulle istanze dei sindacato. Come si può pensare che un "datore di lavoro" metta bocca sulla congruità dello statuto di un sindacato nascente?
Prevedo batoste presso i tribunali amministrativi e Consiglio di Stato, altro che "amore".
Messaggio da Zenmonk » gio ott 04, 2018 11:29 am
La circolare in questione appare palesemente illegittima, violando l'art. 3 Cost., in quanto vieta in modo assoluto l'iscrizione dei militari in congedo alle associazioni sindacali dei militari e pertanto stabilisce una arbitraria e apodittica discriminazione tra pensionati e lavoratori destinati a divenire tali del medesimo comparto ed aventi pari diritto a tutela sindacale.
Si tratta in sintesi di una illegittima, odiosa e barbara sentenza di condanna alla morte civile emessa nei confronti di chi ha avuto il solo torto di servire lo Stato in armi fino all'età pensionabile.
Se prima della sua abrogazione ope judicis questo provvedimento incivile dovesse recare danni di qualsiasi natura, foss'anche morale, sappiano lorsignori che esiste l'istituto del danno erariale.
Messaggio da panorama » lun nov 26, 2018 6:38 pm
CdS Parere pubblicato oggi 26/11/2018 su:
"Applicazione dell’articolo 1475, comma 1, del Codice dell’ordinamento militare, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 120 del 13 giugno 2018, relativamente al rilascio del preventivo assenso del Ministro della difesa per la costituzione di associazioni professionali tra militari a carattere sindacale".
Messaggio da panorama » ven gen 18, 2019 8:30 pm
RUOLO DELLE CAUSE
ord. 12 dicembre 2017 Tribunale di Torino in funzione di Giudice del lavoro - CGIL - Funzione pubblica di Torino c/ Ministero della difesa
art. 1475, c. 2°, decreto legislativo 15/03/2010, n. 66
(Ordinamento militare - Limitazioni all'esercizio del diritto di associazione e divieto di sciopero - Previsione che i militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali)
- rif. art. 117, c. 1°, Costituzione, in relazione ad art. 11 Convenzione per la salvaguardia diritti dell'uomo e libertà fondamentali e ad art. 5, terzo periodo, della Parte II, G della Parte V, Carta sociale europea, adottata 03/05/1996, ratificata e resa esecutiva con legge 09/02/1999, n. 30
per CGIL - Funzione pubblica di Torino: Roberto CARAPELLE Cinzia DE MICHELI
Messaggio da panorama » ven mar 29, 2019 10:47 pm
Fa seguito al mio annuncio del 18/01/2019
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare), promosso dal Tribunale ordinario di Torino, in funzione di giudice del lavoro, nel giudizio vertente tra la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) - Funzione Pubblica di Torino e il Ministero della difesa, con ordinanza del 12 dicembre 2017, iscritta al n. 104 del registro ordinanze 2018 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 33, prima serie speciale, dell’anno 2018.
Visto l’atto di costituzione della CGIL - Funzione Pubblica di Torino;
udito nella camera di consiglio del 23 gennaio 2019 il Giudice relatore Giancarlo Coraggio.
Ritenuto che il Tribunale ordinario di Torino, in funzione di giudice del lavoro, con ordinanza del 12 dicembre 2017, iscritta al n. 104 del reg. ord. 2018, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare), per contrasto con l’art. 117, primo comma, della Costituzione, in relazione sia all’art. 11 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, e alle sentenze emesse in data 2 ottobre 2014 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, quinta sezione, Matelly contro Francia e Association de Défense des Droits des Militaires (ADefDroMil) contro Francia; sia all’art. 5, paragrafo unico, terzo periodo, della Parte II e all’art. G della Parte V della Carta sociale europea, riveduta, con annesso, fatta a Strasburgo il 3 maggio 1996, ratificata e resa esecutiva con la legge 9 febbraio 1999, n. 30;
che, secondo quanto il rimettente premette in fatto:
− la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) - Funzione Pubblica di Torino agisce ai sensi dell’art. 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento), convenendo in giudizio il Ministero della difesa;
− la CGIL - Funzione Pubblica di Torino sospetta di illegittimità costituzionale la norma censurata e lamenta la privazione dei diritti sindacali dei lavoratori passati nell’Arma dei carabinieri - ruolo forestale, a seguito della soppressione del Corpo forestale dello Stato, in quanto agli stessi, in ragione dell’assunzione dello stato giuridico di militare, sono divenute applicabili le limitazioni previste dall’art. 1475, comma 2, del d.lgs. n. 66 del 2010;
− la stessa CGIL chiede, quindi, che sia accertata l’antisindacalità del comportamento tenuto dal Ministero della difesa e che sia consentito lo svolgimento di un’assemblea sindacale, nonché l’adesione dei lavoratori interessati ad essa organizzazione sindacale;
che il giudice a quo ritiene rilevante la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del d.lgs. n. 66 del 2010, per contrasto con i parametri sopra richiamati, in quanto tale disposizione osterebbe all’adozione di misure idonee volte ad inibire comportamenti asseritamente antisindacali posti in essere dal datore di lavoro, che trovano giustificazione e fondamento proprio nella norma della cui conformità al dettato costituzionale si dubita;
che sussisterebbe il requisito della non manifesta infondatezza, in quanto:
− l’art. 11 della CEDU consente restrizioni dell’esercizio dei diritti sindacali dei militari, purché non si risolvano in una sostanziale privazione del diritto generale alla libertà di associazione per la difesa dei loro interessi professionali e morali, e il tenore degli artt. 5 e G della Carta sociale europea esclude la possibilità di prevedere una radicale privazione della libertà sindacale in capo ai componenti dei corpi militari;
− le citate sentenze della Corte EDU hanno chiarito che la legislazione nazionale non può mettere in discussione l’essenza stessa del diritto alla libertà sindacale, incidendo sui suoi elementi fondamentali, senza i quali il contenuto di tale libertà sarebbe vuotato della sua sostanza, e che fra detti elementi va ricompreso il diritto di formare un sindacato e di aderirvi;
− il Comitato europeo dei diritti sociali, in data 4 luglio 2016, su un reclamo collettivo proposto da un sindacato francese di appartenenti alla Gendarmerie nationale (reclamo n. 101/2013, Conseil Européen des Syndicats de Police − CESP − contro Francia), ha dichiarato la violazione degli artt. 5 e G della Carta sociale europea;
− l’art. 1475, comma 2, del d.lgs. n. 66 del 2010, vietando ai militari di «costituire associazioni professionali a carattere sindacale», nonché di «aderire ad altre associazioni sindacali», sarebbe disallineato rispetto al principio di diritto sancito dalla CEDU, nonché all’art. 5, terzo periodo, e all’art. G della Carta sociale europea, benché ispirato all’irrinunciabile esigenza (pur essa di rilevanza costituzionale) di assicurare la coesione interna, la neutralità e la prontezza delle Forze armate, per non pregiudicare la difesa militare dello Stato (art. 52 Cost.);
che, con atto depositato il 6 settembre 2018, si è costituita la CGIL - Funzione Pubblica di Torino, parte del giudizio principale, aderendo alla richiesta di declaratoria di illegittimità costituzionale e chiedendo che, poiché nella pendenza del giudizio incidentale è intervenuta la sentenza di questa Corte n. 120 del 2018, sia consentita la partecipazione del personale già appartenente al Corpo forestale dello Stato alle assemblee, escluse le materie di cui all’art. 1478, comma 7, del d.lgs. n. 66 del 2010, indette dalle associazioni sindacali attualmente esistenti;
che, in data 19 dicembre 2018, la CGIL - Funzione Pubblica di Torino ha depositato memoria con cui ha insistito in tale ultima richiesta.
Considerato che, preliminarmente, va rilevato che la domanda proposta dalla Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) - Funzione Pubblica di Torino, è inammissibile in quanto amplia il thema decidendum delimitato dall’ordinanza di rimessione (ex multis, sentenze n. 120 del 2018, n. 276 e n. 203 del 2016);
che oggetto di censura dell’ordinanza è l’art. 1475, comma 2, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare), nella formulazione anteriore alla sentenza n. 120 del 2018, secondo cui «I militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali» invece di prevedere che «I militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale alle condizioni e con i limiti fissati dalla legge; non possono aderire ad altre associazioni sindacali»;
che la disposizione presa in considerazione nell’ordinanza è stata integralmente sostituita nei termini sopra indicati;
che pertanto la questione proposta risulta, secondo la consolidata giurisprudenza costituzionale, ormai priva di oggetto (ex plurimis, ordinanze n. 26 del 2016 e n. 129 del 2015), con la conseguente manifesta inammissibilità della stessa.
dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare), per contrasto con l’art. 117, primo comma, della Costituzione, in relazione sia all’art. 11 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, e alle sentenze emesse in data 2 ottobre 2014 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, quinta sezione, Matelly contro Francia e Association de Défense des Droits des Militaires (ADefDroMil) contro Francia;
sia all’art. 5, paragrafo unico, terzo periodo, della Parte II, e all’art. G, della Parte V, della Carta sociale europea, riveduta, con annesso, fatta a Strasburgo il 3 maggio 1996, ratificata e resa esecutiva con la legge 9 febbraio 1999, n. 30, sollevata dal Tribunale ordinario di Torino, in funzione di giudice del lavoro, con l’ordinanza indicata in epigrafe.
Messaggio da panorama » sab mag 04, 2019 7:39 pm
Il CdS con l'allegata sentenza n. 2887/2019 del 3 maggio 2019, si è espresso definitivamente a seguito della Nota sentenza della Corte costituzionale, n. 120 del 7 giugno 2018.
Messaggio da panorama » sab giu 08, 2019 3:47 pm
Fa seguito alla sentenza del Tar Lazio postata da me in data 15/01/2018
SENTENZA sede di CONSIGLIO DI STATO, sezione SEZIONE 4, numero provv.: 201903859
N. 03859/2019 REG. PROV. COLL.
N. 03417/2018 REG. RIC.
sul ricorso numero di registro generale 3417 del 2018, proposto dal Ministero della difesa, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Associazione “Unione Forestali Carabinieri e Diritti - Unforced”, in persona del legale rappresentante pro tempore, Marco Moroni, Danilo Scipio e Francesca Fabrizi, rappresentati e difesi dall'avvocato Egidio Lizza, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Valadier, 43;
della sentenza in forma semplificata del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione I bis, 13 gennaio 2018, n. 409.
Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Associazione “Unione Forestali Carabinieri e Diritti - Unforced”, di Marco Moroni, Danilo Scipio e Francesca Fabrizi;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 febbraio 2019 il consigliere Giuseppe Castiglia;
Uditi per le parti l’avvocato Romano su delega dichiarata dell'avvocato Lizza e l'avvocato dello Stato Grumetto;
1. Con provvedimento del 4 settembre 2017, adottato a norma dell’art. 1475, comma 1, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (codice dell’ordinamento militare - c.o.m.), il Ministero della difesa ha negato l’assenso alla costituzione dell’associazione Unione forestali carabinieri e diritti - Unforced, dalle dichiarate finalità culturali e ricreativi, considerandola invece nei fatti di natura sindacale e quindi vietata dal comma 2 del medesimo art. 1475.
2. I signori Danilo Scipio, Marco Moroni, Francesca Fabrizi, già appartenenti al disciolto Corpo forestale dello Stato e transitati nell’Arma dei carabinieri, componenti dell’anzidetta associazione, nonché l’associazione stessa, hanno impugnato per violazione di legge ed eccesso di potere l’atto di diniego, insieme con gli atti connessi, sostenendo che le finalità enucleate dallo statuto escluderebbero le caratteristiche proprie dell’attività sindacale e che lo statuto sarebbe identico a quello di altra associazione, costituita nell’ambito della Guardia di finanza, giudicato idoneo dal Comando generale dopo l’introduzione di alcune modifiche.
In via subordinata hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale del citato art. 1475, comma 2, c.o.m., e delle disposizioni connesse, allegando il contrasto con gli artt. 11 e 14 della CEDU e con l’art. 5 della Carta sociale europea.
3. Con sentenza in forma semplificata 13 gennaio 2018, n. 409, il TAR per il Lazio, sez. I bis, escluso di dover investire della questione il Giudice delle leggi o disporre la sospensione impropria del giudizio in relazione alla medesima questione sollevata da questo Consiglio di Stato con l’ordinanza n. 2043/2017, ha accolto il ricorso nel merito.
Il Tribunale territoriale:
a) ha premesso che, anche sulla scorta di alcune decisioni della Corte EDU, le norme del codice dell’ordinamento militare che limitano l’esercizio dei diritti politici e sindacali dovrebbero essere sottoposte a una interpretazione strettamente letterale;
b) ha valutato che in concreto l’associazione, secondo il suo oggetto sociale, non avrebbe natura sindacale e il suo raggio d’azione rientrerebbe nel campo dell’esercizio della libera manifestazione del pensiero;
c) ha richiamato la sentenza di questo Consiglio di Stato n. 5845/2017 in tema di legittimità di iscrizione di un militare a un partito politico;
d) in conclusione, ha ritenuto che il Ministero avrebbe travisato la natura dell’associazione e ha annullato l’atto impugnato per il riesame della domanda di autorizzazione alla luce dei criteri indicati in sentenza, con condanna dell’Amministrazione resistente al pagamento delle spese di giudizio.
4. Il Ministero della difesa ha interposto appello avverso la sentenza di primo grado sostenendo che:
I) il primo giudice avrebbe confuso la reale natura dell’associazione per quello che dice di essere. In base ai propri atti fondativi, essa vorrebbe farsi portatrice degli interessi della categoria, essere interlocutrice dei poteri pubblici nelle riforme legislative e farsi promotrice di queste;
II) gli interessi dei cittadini militari sarebbero adeguatamente tutelati nel sistema della rappresentanza militare; non vi sarebbe disparità di trattamento rispetto ad altra associazione, già vietata nel 2001 e quindi autorizzata solo a seguito di una sostanziale modifica del proprio statuto;
III) sarebbe inconferente il parallelismo con il diritto di iscrizione a partiti politici, riconosciuto ai singoli dal Consiglio di Stato con la contestuale riaffermazione del divieto di assumere cariche statutarie nell’ambito di una formazione partitica; da ciò deriverebbe il vizio di carenza della motivazione.
L’Amministrazione ha anche proposto una domanda cautelare per la sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza impugnata. L’associazione si sarebbe già iscritta nei registri dei portatori di interessi di Camera, Unione europea e Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione, dimostrando la volontà di incidere sui processi decisionali delle Istituzioni con pericolo di danno per l’Amministrazione.
5. Gli originari ricorrenti si sono costituiti in giudizio per resistere all’appello considerandone inammissibili o infondati i motivi in quanto:
I) alla luce sia dell’atto costitutivo e dello statuto che dei concreti comportamenti tenuti (per i quali l’Amministrazione avrebbe idonee possibilità di sanzione, sino alla revoca dell’assenso), l’associazione non avrebbe natura sindacale soprattutto perché rimarrebbe estranea all’oggetto sociale la trattazione delle questioni economiche della categoria e la partecipazione alla contrattazione collettiva. Inoltre l’Amministrazione avrebbe del tutto trascurato la disponibilità a emendare lo statuto manifestata dall’associazione;
II) vi sarebbe perfetta sovrapponibilità fra lo statuto di Unforced e quello definitivo della parallela associazione costituita fra appartenenti al Corpo della Guardia di finanza;
III) il richiamo della sentenza del Consiglio di Stato n. 5845/2017 varrebbe solo a sorreggere una motivazione già resa e autonomamente compiuta.
Quanto alla domanda cautelare, gli appellati hanno sottolineato fra l’altro che la sentenza impugnata si limiterebbe a far rivivere il potere della PA di valutare l’istanza sottopostale dall’associazione.
6. Con ordinanza 8 giugno 2018, n. 2589, la Sezione, ritenuto che, in disparte ogni altro rilievo, la decisione della controversia non potesse prescindere dall’integrale conoscenza della sentenza della Corte costituzionale preannunziata nel comunicato dell’11 aprile 2018, ha accolto la domanda cautelare dell’Amministrazione ai soli fini di una sollecita definizione della causa nel merito a norma dell’art. 55, comma 10, c.p.a.
7. Entrambe le parti hanno depositato memorie e memorie di replica, nelle quali discutono la controversia alla luce della sentenza della Corte costituzionale 13 giugno 2018, n. 120, nel frattempo pubblicata, ribadiscono le precedenti argomentazioni e ne aggiungono di nuove.
8. All’udienza pubblica del 7 febbraio 2019, l’appello è stato chiamato e trattenuto in decisione.
9. Con la ricordata sentenza n. 120/2018, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1475, comma 2, c.o.m. “in quanto prevede che «I militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali» invece di prevedere che «I militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale alle condizioni e con i limiti fissati dalla legge; non possono aderire ad altre associazioni sindacali»”.
10. Al fine di dare attuazione alla sentenza in attesa dell’indispensabile intervento del legislatore, la cui inoperosità non potrebbe comunque far rinviare il riconoscimento del diritto di associazione nonché l'adeguamento agli obblighi convenzionali (sentenza cit., § 18), il Ministero della difesa ha diramato la circolare del 21 settembre 2019, intesa a impartire specifiche disposizioni per consentire l’avvio delle procedure per la costituzione di associazioni professionali a carattere sindacale.
Proprio con riferimento a tale circolare, il Ministero appellante sostiene l’improcedibilità del ricorso introduttivo del giudizio, in quanto l’associazione Unforced avrebbe reagito a essa solo con una “lettera aperta” trascurando di impugnarla e facendo così acquiescenza all’ultima attività provvedimentale dell’Amministrazione.
L’eccezione di improcedibilità è mal posta, in quanto estranea al perimetro del presente giudizio, e va rigettata, perché dalla mancata impugnazione della circolare potrà semmai seguire, se del caso, l’impossibilità di farne valere i vizi di illegittimità nel ricorso contro un nuovo diniego di autorizzazione, che su quell’atto trovi il proprio fondamento.
11. Nel merito, il Ministero insiste sulla tesi che Unforced avrebbe innegabile natura sindacale e il suo statuto conterrebbe disposizioni in contrasto con i limiti posti all’associazionismo sindacale militare dalla ricordata decisione di accoglimento parziale resa dalla Corte costituzionale. Ciò fa anche con argomenti ulteriori rispetto alla motivazione del diniego impugnato e nuovi rispetto ai motivi prospettati nell’appello (apertura dell’associazione a tutti i cittadini e ad altre associazioni di analogo tenore; interventi non consentiti in settore di carattere operativo, come apparirebbe da vari comunicati stampa; disposizioni dello statuto in contrato con l’esigenza di trasparenza del sistema di finanziamento; violazione dell’obbligo di sottoporre previamente i propri atti fondativi al vaglio dell’Amministrazione); argomenti come tali inammissibili.
12. Nella sua formulazione originaria, sola suscettibile di essere presa in considerazione, l’appello muove dal presupposto dell’esistenza di un generale divieto dell’associazionismo sindacale nell’ambito militare; divieto una volta previsto dal codice dell’ordinamento militare ma ormai venuto per effetto della dichiarazione di parziale illegittimità costituzionale della disposizione relativa.
In quanto la pronunzia del Giudice delle leggi ha effetto sui rapporti pendenti e sui giudizi in corso, è del tutto evidente che la legittimità della domanda di assenso alla costituzione dell’associazione in questione debba essere valutata al metro dell’assetto normativo sopravvenuto, del quale allo stato - in attesa dell’intervento del legislatore, sollecitato dalla Corte costituzionale - fanno parte anche le disposizioni interne contenute nella richiamata circolare ministeriale (in merito alla quale il Consiglio di Stato, sez. II, ha reso il parere 23 novembre 2018, n. 2756).
Come ha affermato la Corte costituzionale, “in ogni caso gli statuti delle associazioni vanno sottoposti agli organi competenti, e il loro vaglio va condotto alla stregua di criteri che senza dubbio è opportuno puntualizzare in sede legislativa, ma che sono già desumibili dall'assetto costituzionale della materia” (§ 16).
13. In conclusione, l’appello va respinto e la sentenza impugnata confermata con la diversa motivazione che precede, confermando l’annullamento del provvedimento impugnato e riaffermando l’onere dell’Amministrazione di riesaminare la domanda di autorizzazione alla luce delle sopravvenienze normative intervenute.
14. Considerata la novità della questione e il fatto nuovo costituito dalla sopravvenuta sentenza della Corte costituzionale n. 120/2018, più volte ricordata, le spese dell’attuale grado di giudizio possono essere compensate fra le parti.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l'effetto, conferma con diversa motivazione la sentenza impugnata.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 febbraio 2019 con l'intervento dei magistrati:
Giuseppe Castiglia	Paolo Troiano
Messaggio da panorama » mar set 03, 2019 10:22 pm
Associazioni professionali tra militari a carattere sindacale che hanno ottenuto l’assenso del Ministro per conto di Carabinieri
Decreto in data Roma 28 agosto 2019 a favore di:
UNARMA Associazione Sindacale Carabinieri
SIACC Sindacato Italiano Autonomo Carabinieri
Messaggio da panorama » sab ott 12, 2019 8:14 pm
Ricorso del 2009 per l'esecuzione del giudicato
costituzione dell'associazione denominata "Primarma"

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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art. 1475
 art. 117
 art. 11
 art. 5
 sentenza 
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SENTENZA 
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 art. 1475
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 § 18
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