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Timestamp: 2020-08-06 20:12:03+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 25470 del 12/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25470 del 12/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 12/12/2016, (ud. 19/10/2016, dep.12/12/2016), n. 25470
sul ricorso 14677-2015 proposto da:
D.F.R., titolare della ditta individuale OCM di
D.F.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CARDINAL BOFONDI 9,
presso la Prof.ssa SAVERIA VOLPONE, rappresentato e difeso dagli
avvocati GIUSEPPE VITALE, GIOVANNI VITALE giusta procura a margine
avverso l’ordinanza n. 9729/2014 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE di
ROMA del 3/04/2014, depositata il 06/05/2014;
udito l’Avvocato Giovanni Vitale difensore del ricorrente che insiste
D.F.R. ricorre contro l’Agenzia delle Entrate, che resiste con controricorso, per la revocazione della sentenza di questa Corte n. 9729/2014, con la quale è stato respinto il ricorso del contribuente avverso la sentenza della CTR Calabria n. 156/01/2010.
La Corte dichiarava l’inammissibilità del primo motivo di ricorso, con il quale il ricorrente aveva denunciato l’omessa pronuncia e la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato in ordine alle prestazioni indicate nelle fatture emesse da altra ditta (De Martino) perchè generico ed in quanto mirava a proporre una differente valutazione del materiale probatorio al vaglio del giudice di merito.
La Corte rigettava pure gli altri motivi di ricorso, avuto riguardo al denunziato vizio di omessa pronuncia in ordine alla mancata motivazione dell’avviso di accertamento ed alla mancata indicazione del metodo seguito dall’Agenzia nel motivare l’avviso di accertamento. Con riferimento, invece, all’applicabilità dello jus superveniens di cui al D.L. n. 16 del 2012, in ordine alla deducibilità dei costi anche per operazioni soggettivamente inesistenti, questione sollevata in memoria dal contribuente, la Corte, premesso che la suddetta deducibilità non operava ove i costi suddetti fossero in contrasto con i principi di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità, rilevava che nel caso di specie il contribuente non aveva provato la sussistenza, in concreto, di detti requisiti.
La ricorrente assume che l’ordinanza qui impugnata sarebbe viziata da due errori di carattere revocatorio, ex art. 395 c.p.c., n. 4).
Il primo inficerebbe la statuizione con la quale l’ordinanza impugnata ha affermato l’inammissibilità della censura sollevata dal contribuente qualificandola come “generica”, fondando detta statuizione sul fatto che questi non aveva riportato il contenuto delle fatture rilasciate da Di Martino.
Secondo la prospettazione del ricorrente, da un lato, il contenuto delle fatture in oggetto era stato indicato, dall’altro, le stesse fatture erano state allegate in copia al ricorso per cassazione ed il loro contenuto era stato riportato integralmente nella memoria ex art. 380 bis c.p.c..
Il primo motivo appare inammissibile per assenza del carattere di decisività del fatto (Cass. 10544/2002), di guisa che dalla sua diversa considerazione discenderebbe con certezza una decisione diversa (Cass. 914/1996).
Nel caso di specie l’ordinanza impugnata ha infatti affermato l’inammissibilità della censura del ricorrente per due distinte rationes decidendi, l’una derivante dalla genericità del motivo, l’altra afferente al fatto che la censura tendeva a proporre una differente valutazione del materiale probatorio, rispetto a quella già effettuata dal giudice di merito.
Il dedotto errore revocatorio si riferisce alla sola valutazione di genericità del motivo – in quanto non corredato dalla specifica descrizione delle fatture ivi richiamate – e non anche all’ulteriore rilievo di inammissibilità, derivante dalla circostanza che la censura implicava il riesame di materiale probatorio già vagliato dai giudici di merito.
Non può dunque ritenersi che il dedotto errore sia stato motivo essenziale, determinante della pronuncia impugnata per revocazione (Cass. 25376/2006).
Sotto altro profilo si rileva che il denunziato vizio si risolve, in realtà, nella contestazione di un errore nella valutazione da parte della Corte sulle modalità di formulazione del motivo e sulla errata applicazione del principio di autosufficienza del ricorso, che non appaiono in sè riconducibili al paradigma dell’errore di fatto di cui all’art. 395 c.p.c., n. 4), il quale, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, deve presentare i caratteri di evidenza ed obiettività (cfr. ex multis Cass. 4456/2015).
Con il secondo motivo si censura la statuizione con la quale l’ordinanza impugnata ha escluso la sussistenza, nel caso di specie, dei requisiti per la deducibilità dei costi in relazione ad operazioni soggettivamente inesistenti in forza del D.L. n. 16 del 2012.
Secondo la prospettazione del contribuente,l’ordinanza impugnata non avrebbe preso in considerazione la sentenza definitiva di assoluzione ex art. 530 c.p.p. in suo favore, omettendo così, in conseguenza di un’errata percezione della realtà fattuale, di rilevare che detta sentenza integrava, di per sè, il presupposto per l’applicazione dello jus superveniens in tema di deducibilità dei costi da reato D.L. 2 marzo 2012, n. 16, ex art. 8.
La sentenza di assoluzione del contribuente e la Circ. 32/E del 3.8.2012 – allegata alla memoria depositata ex art. 380 bis costituirebbero fatti obiettivi e decisivi, che l’ordinanza impugnata avrebbe erroneamente omesso di considerare.
Pure tale motivo deve ritenersi inammissibile.
La questione della deducibilità dei costi per effetto dello jus superveniens di cui al D.L. n. 16 del 02012 risulta specificamente presa in esame nell’ordinanza impugnata, mentre la valutazione di carenza, nel caso di specie, dei requisiti di effettività, inerenza, competenza, certezza e determinatezza, con conseguente implicito giudizio di irrilevanza della pronuncia di assoluzione ex art. 530 c.p.p. del contribuente, anche alla luce della circolare dell’Agenzia n. 32/E del 3.8.2012 (citata nella memoria ex art. 380 bis), appaiono, in astratto, riconducibili ad una incompleta od erronea valutazione ed interpretazione delle risultanze processuali, e non anche al travisamento della prova, che implica non già una valutazione ma la constatazione o accertamento che quel dato o elemento utilizzato nella pronuncia è contraddetto da uno specifico atto processuale(Cass. 12362/2006).
Condanna il ricorrente alla refusione delle spese del presente giudizio, che liquida in per 5.600,00 Euro, per onorari oltre a rimborso spese prenotate a debito.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 395
 art. 380
 Cass. 
 sentenza 
 art. 530
 sentenza 
 art. 8
 sentenza 
 art. 380
 art. 530
 art. 380
 art. 13