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1 DOCUMENTI ARISTEIA documento n. 59 Il patto di famiglia: profili civilistici Maggio 2006
2 Il patto di famiglia
3 Il patto di famiglia DOCUMENTO ARISTEIA N. 59 IL PATTO DI FAMIGLIA Oggetto del documento é la normativa sul c. d. patto di famiglia, vale a dire il contratto con cui l imprenditore trasferisce in tutto o in parte l azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce in tutto o in parte le proprie quote ad un o più discendenti. Pertanto, prendendo le mosse dalla definizione del patto e dalla sua qualificazione giuridica, l indagine prosegue lungo diversi livelli. Si tenta, infatti, di definire l ambito soggettivo di applicazione del contratto in questione da un lato, e l ambito oggettivo dello stesso contratto dall altro lato. Per un verso, dunque, si analizzano le disposizioni dettate dalla novella in esame relativamente ai soggetti che vengono interessati dalla vicenda quali parti del contratto o partecipanti al contratto ovvero terzi sopravvenuti; per altro verso si focalizza l attenzione sull oggetto del patto, vale a dire sul trasferimento dell azienda e delle partecipazioni societarie. Il tutto cercando di porre in luce alcuni aspetti di effettiva problematicità in cui gli operatori si imbatteranno nella stipulazione dei primi patti di famiglia e nelle valutazioni dei complessi aziendali che a quelli devono essere necessariamente allegate SOMMARIO: 1. Introduzione 2. La normativa di riferimento e i precedenti progetti di legge 3. La natura del patto di famiglia 4. La forma del patto di famiglia 5. La compatibilità con le disposizioni dettate in materia di impresa familiare e il rispetto delle differenti tipologie societarie 6. Il requisito soggettivo del patto 6.1 L imprenditore 6.2 I discendenti dell imprenditore 6.3 I legittimari La partecipazione del coniuge e dei legittimari al contratto La compensazione dei legittimari partecipanti al patto e non assegnatari ex art. 768 quater c.c L art. 768 sexies c.c. e i legittimari non partecipanti al patto 7. I requisiti oggettivi del patto 8. I vizi del consenso 9. Lo scioglimento del contratto 10. La conciliazione 11. Conclusioni 1. INTRODUZIONE La legge 14 febbraio 2006 n. 55 recante Modifiche al codice civile in materia di patto di famiglia, entrata in vigore dal 16 marzo 2006, ha inserito un nuovo capo V bis all interno del titolo IV del libro II del codice civile, dedicato, appunto, al tema del patto di famiglia. Più specificamente si tratta di sette nuove disposizioni (artt. 768 bis 768 octies), inserite tra quelle relative all annullamento e alla rescissione della divisione ereditaria (capo V, titolo IV) e quelle dettate in materia di donazioni di cui al titolo V del libro II, concernenti la sistemazione dell assetto patrimoniale dell imprenditore attraverso uno strumento, il patto di famiglia, appunto, che consente la trasmissione dell azienda o delle partecipazioni societarie quando l imprenditore o colui che detiene tali partecipazioni è ancora in vita, introducendo, in questa maniera, nel nostro ordinamento una deroga alle disposizioni in materia di successione ereditaria.
4 Si deve preliminarmente notare, infatti, che la stessa legge n. 55 modifica il contenuto dell art. 458 c.c. relativo, come noto, al divieto di patti successori prevedendo testualmente che: Fatto salvo quanto disposto dagli artt. 768 bis e seguenti, è nulla ogni convenzione con cui taluno dispone della propria successione. E del pari nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi.. Dunque, gli artt. 768 bis c.c. e ss. derogano per espressa previsione del legislatore al c.d. divieto di patti successori 1. In prima analisi, sebbene senza pretesa di esaustività circa una problematica alla quale in questa sede si vuole solamente accennare, occorre stabilire se la deroga cui fa riferimento l art. 458 c.c. vada riferita unicamente all ipotesi contemplata nel primo periodo dell art. 458 c.c., vale a dire all ipotesi del patto successorio istitutivo di erede, ovvero rivesta carattere generale. A parte la ricostruzione sintattica della disposizione, da cui in prima battuta si potrebbe argomentare che la deroga sia da riferire solamente all ipotesi del c.d. patto istitutivo di erede, non è dato rinvenire nel testo, né nella ratio complessiva posta alla base dell istituto che qui si commenta e che emerge dalla lettura combinata di tutte le disposizioni contenute nel capo V bis, del libro II, titolo IV del codice civile, alcunché che induca a ritenere che il legislatore abbia inteso effettuare distinzioni, con riferimento alla deroga, tra le fattispecie indicate nell art. 458 c.c. Prima di procedere nell analisi specifica della normativa in commento si rende opportuno, al fine di ricostruire la genesi della novella, soffermarsi brevemente sulle vicende che hanno indotto il nostro legislatore a soffermarsi sul precipuo aspetto del patto di famiglia, atteso che la necessità di riformare il titolo IV del libro II del codice civile vede la sua origine in tempi oramai lontani LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO E I PRECEDENTI PROGETTI DI LEGGE Come precedentemente accennato la disciplina introdotta con la l. n. 55/2006 non rappresenta una novità 3. Da tempo, infatti, si era avvertita la necessità di procedere ad una regolamentazione della successione nei 1 I patti successori cui fa riferimento l art. 458 c c, infatti, sono istitutivi, dispositivi e rinunciativi. Il patto successorio istitutivo è la convenzione con cui un soggetto dispone della propria successione. Il patto successorio dispositivo, invece, è una convenzione con cui taluno dispone di diritti che gli potranno derivare da una successione non ancora aperta. E, infine, rinunciativo, il patto successorio con cui taluno rinuncia a diritti che gli potranno derivare da una successione non ancora aperta. Sui patti successori e sulle profonde diversità che intercorrono tra l ipotesi prevista nel primo periodo dell art. 458 c.c. (patto istitutivo) e quelle successive (patti dispositivi e rinunciativi), si vedano tra gli altri, M. V. DE GIORGI, Patto successorio, in Enc. Dir., Milano, 1982, 533 ; M. C.BIANCA, Il divieto di patti successori, in Diritto civile, 2, Milano, 2001, 488 ss. 2 A livello normativo, l esigenza di cui sopra fu avvertita e recepita in alcuni settori produttivi già da tempo. Basti pensare, con riferimento all impresa agricola, al caso dell erede del coltivatore diretto del fondo cui l art. 49 l. n. 203/1982 riconosce il diritto di continuare l attività del dante causa anche con riferimento alle porzioni del fondo ricomprese nelle quote spettanti agli altri coeredi. 3 Sull aspetto specifico e per l inquadramento della problematica si veda, AA.VV., La trasmissione familiare della ricchezza, Padova, 1995, Fondazione Aristeia 4
5 beni produttivi che riuscisse a sormontare le rigide limitazioni poste nel nostro codice civile 4, raccogliendo così anche le sollecitazioni formulate dalla Commissione Europea. La raccomandazione n. 94/1069 della Commissione Europea relativa alla successione nelle piccole e medie imprese 5, infatti, invitava gli Stati membri ad adottare misure necessarie per facilitare la successione nelle piccole e medie imprese al fine di assicurarne la sopravvivenza e il mantenimento dei livelli occupazionali ivi impiegati. Le misure che venivano indicate dovevano specificamente consentire 6 : - la sensibilizzazione dell imprenditore ai problemi connessi alla sua futura successione; - la continuazione dell impresa individuale ovvero della società personale nel caso di decesso dell imprenditore i di uno dei soci; - il buon esito della successione all interno dell ambito familiare tramite un adeguata imposizione fiscale. Al fine di garantire la continuità 7 delle società di persone e delle imprese individuali gli Stati membri venivano invitati a: - predisporre strumenti che al verificarsi dell ipotesi di decesso di un socio consentissero agli altri soci di decidere in merito alla continuazione della società con o senza la partecipazione degli eredi del socio deceduto, liquidando eventualmente a questi ultimi la quota spettante al socio defunto. In proposito si stabiliva che il contratto di società potesse derogare al principio della continuità della società; - introdurre nell ambito degli ordinamenti interni, laddove si palesassero eventuali contraddizioni tra contratto di società e disposizioni testamentarie o il regime previsto per la donazione, norme in base alle quali il contratto di società potesse prevalere sugli atti unilaterali posti in essere da uno dei soci; - provvedere affinché le norme interne in materia di successioni (e in particolare quelle relative alla comunione dei beni), laddove si verificasse, appunto, l ipotesi del decesso di un socio di società di persone o di un imprenditore individuale, non potessero mettere in pericolo la continuità dell impresa; 4 La necessità di procedere ad una revisione del sistema successorio almeno per quanto riguardava il fenomeno impresa era stata puntualmente messa in luce da P. SCHLESINGER, Interessi dell impresa e interessi familiari, in La trasmissione familiare della ricchezza, cit., 135, che individuava nei conflitti tra i familiari coinvolti dal problema del governo di un azienda un fattore di disgregazione delle fortune familiari. Sulla crisi del diritto delle successioni, A. ZOPPINI, Le successioni nel diritto comparato (note introduttive), in Diritto privato comparato, Bari, 2005, 318 ss. 5 Si tratta della raccomandazione CE n. 94 del 7 dicembre 1994, pubblicata in Gazzetta ufficiale n. L 385 del 31 dicembre 2004, pp Particolarmente significativa appare la serie di considerando che precedono la formulazione del testo vero e proprio. In essi, infatti, si segnalano alcuni dati e alcune esigenze avvertite dalla stessa Commissione al fine di pervenire al miglioramento del contesto giuridico, fiscale e amministrativo delle imprese, dato che annualmente diverse migliaia di imprese erano obbligate a cessare la loro attività a causa di difficoltà dovute al regime successorio vigente nei rispettivi ordinamenti 6 Art. 1, Racc. 94/1069 CE, Obiettivi. 7 Art. 5, Racc. 94/1069 CE, Continuità delle società di persone e delle imprese individuali. Fondazione Aristeia 5
6 - provvedere affinché la sopravvivenza dell impresa non venisse messa in pericolo dalle regole adottate al fine della liquidazione delle quote possedute dal de cuius agli eredi. Tali concetti venivano ribaditi con la Comunicazione della Commissione 98/C 93/02 8 relativa alla trasmissione delle piccole e medie imprese. Nel novero delle misure individuate per migliorare la continuità delle imprese la Commissione segnalava i patti di impresa e gli accordi di famiglia 9 già in parte utilizzati in alcuni paesi (come ad esempio, la Spagna) e comunque riconosciuti come alternativa debole rispetto ai patti di successione. Con questa Comunicazione, la Commissione invitava quegli Stati membri in cui i patti successori erano espressamente vietati dall ordinamento interno ad introdurre i patti di impresa e gli accordi familiari visto che l assenza di simili istituti rendeva inutilmente complicata una sana gestione patrimoniale 10. Alla luce delle indicazioni emerse negli atti normativi della Commissione europea, si pone l attuale novella che si occupa precipuamente delle tematiche già individuate in altra sede con la terminologia di patto di famiglia e patto di impresa Pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. C 93 del 28 marzo Secondo la Commissione tali strumenti potevano essere utilizzati per mantenere regole gestionali da una generazione all altra. 10 Così espressamente la Comunicazione 98/C 93/02, par. d) 11 L attuale riforma si collega al disegno di legge n. 2799, presentato nel corso della XIIa legislatura e ad una ricerca finanziata dal CNR in tema di Successione ereditaria nei beni produttivi coordinata dal prof. Pietro Rescigno e dal Prof. Antonio Masi. La ricerca in questione - che confluì nel disegno di legge ad iniziativa del Sen. Pastore ed altri nel aveva condotto all elaborazione di due distinte proposte relative, per un verso, all elaborazione di un art bis sul patto di impresa, e per altro verso alla formulazione di un art. 734 bis, in tema di patto di famiglia Secondo la formulazione elaborata da quel gruppo di ricerca, in relazione al patto di impresa, l art bis c.c. disponeva che l atto costitutivo potesse prevedere a favore della società, dei soci o di terzi il diritto di acquistare le azioni nominative cadute in successione. Per l esercizio del riscatto l atto costitutivo non poteva prevedere un termine superiore a sessanta giorni dalla comunicazione alla società dell apertura della successione. Il prezzo doveva corrispondersi al valore delle azioni e, salvo patto contrario, doveva essere pagato contestualmente all esercizio del riscatto. Si precisava, in merito, che in caso di mancato accordi dovesse essere nominato ai sensi dell art bis c.c. un perito per la determinazione del valore delle azioni. Infine, si precisava che dall apertura della successione all esercizio del riscatto, o all espresso rifiuto di esercitarlo ovvero alla scadenza del termine su indicato (sessanta giorni), il diritto di voto connesso alle azioni cadute in successione era sospeso, ancorché le medesime venissero computate nel capitale ai fini del calcolo delle quote richieste e per le deliberazioni dell assemblea. Il termine per esercitare il diritto di opzione veniva parimenti sospeso. Sul patto di impresa, per tutti, M. STELLA RICHTER JR., Il patto di impresa nella successione nei beni produttivi, in Diritto privato, 1998, Padova, 1999, 268 e ss. La proposta relativa, invece, al patto di famiglia, di cui all art. 734 bis c.c., prevedeva che l imprenditore potesse assegnare, con atto pubblico, l azienda a uno o più discendenti. Si disponeva che al contratto dovessero partecipare oltre all imprenditore i discendenti che sarebbero stati legittimari se in quel momento si fosse aperta la successione. Gli acquirenti dell azienda dovevano liquidare gli altri discendenti legittimari e non assegnatari con il pagamento di una somma non inferiore al valore delle quote previste dagli artt. 536 e ss. Quanto ricevuto dai contraenti non era soggetto a collazione o riduzione. All apertura della successione dell imprenditore, il coniuge e gli altri legittimari che non vi avessero partecipato potevano chiedere a tutti i beneficiati del contratto il pagamento della somma su menzionata aumentata dagli interessi legali. Sull interpretazione della citata disposizione, M. IEVA, Divieto di patti successori e tutela dei legittimari, in Riv. Not., 2005, I, 934 ss.; A. ZOPPINI, Il patto di famiglia (Linee per la riforma dei patti sulle successioni future), in Studi in onore di L. Salis, 2000, 255, secondo il quale il patto di famiglia mira essenzialmente a promuovere la riallocazione consensuale del controllo Ciò, secondo l Autore, si basa sul presupposto che l imprenditore può identificare il soggetto più indicato per assumere il governo della propria impresa. Fondazione Aristeia 6
7 3. LA NATURA DEL PATTO DI FAMIGLIA Ai sensi dell art. 768 bis c.c., E patto di famiglia il contratto con cui, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l imprenditore trasferisce, n tutto o in parte, l azienda e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote ad uno o più discendenti. Occorre, in prima istanza, soffermarsi sulla natura del patto di famiglia e, in primo luogo, appurare se si tratti di atto mortis causa o di atto inter vivos. Circa la natura del contratto menzionato nell art. 768 bis c.c., v è da dire che esso può sicuramente qualificarsi come atto inter vivos 12, e non come atto mortis causa. Con riferimento alla fattispecie in esame, un confronto con alcune delle disposizioni relative a negozi mortis causa avalla l interpretazione qui proposta. In primo luogo depone a favore della tesi sostenuta, la formulazione dell art. 768 bis c.c. e alla carenza in esso di qualsiasi riferimento ad una disposizione per il tempo futuro. L art. 768 bis c.c., infatti, recita che con il patto di famiglia l imprenditore trasferisce l azienda o le proprie quote, facendo intuire che l effetto traslativo avviene nell immediatezza e contestualmente al patto, senza possibilità di ipotizzare che si producano effetti relativi ad un momento futuro rispetto a quello della sua conclusione. Viceversa, l art. 587 c.c., relativo al testamento, tipico atto mortis causa, prevede espressamente che la disposizione del testatore sarà efficace per il tempo in cui avrà cessato di vivere. In secondo luogo, nella disciplina relativa al patto di famiglia non è contemplata la facoltà di revoca da parte del disponente, come invece viene previsto, ad esempio, con riferimento alle disposizioni testamentarie (artt. 679 e ss. c.c.). Alla luce di simili considerazioni, restano dunque da esaminare le caratteristiche di questo negozio che la legge definisce espressamente un contratto 13. In primis, allora, si rende opportuno procedere all esatta individuazione delle parti. Il patto di famiglia si presenta come un negozio bilaterale. Parti del contratto, infatti, sono il disponente e i discendenti assegnatari delle azienda o delle partecipazioni societarie. Ciò si desume dalla lettera dell art. 768 bis c.c., recante appunto la nozione del contratto in oggetto, ma anche dall art. 768 quater c.c. che, relativamente al coniuge e ai legittimari prevede una mera partecipazione alla stipulazione del contratto medesimo e, vieppiù, dall art. 768 sexies c.c., relativo ai rapporti con i terzi, dove terzi sono il coniuge e gli altri legittimari che non hanno partecipato al contratto e che al momento 12 Sulla distinzione tra atto inter vivos e atto mortis causa, si veda per tutti, G. GIAMPICCOLO, Atto mortis causa, in Enc. Dir., Milano, 1959, 232. L autorevole Autore, evidenziava che nell atto mortis causa questa assumesse rilievo rispetto all atto stesso, nel senso che l atto posto in essere sulla base dell evento, rappresentato appunto dal decesso, è finalizzato a disciplinare rapporti e situazioni che si originano proprio con la morte del soggetto. 13 In questo senso, anche C. BOLOGNESI, La continuità generazionale dell impresa: codificazione del patto di famiglia. Ma non sarà una deroga al divieto dei patti successori, in Impresa, 2006,451 Fondazione Aristeia 7
8 dell apertura della successione dell imprenditore possono chiedere il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote riservate a favore dei legittimari. Dal combinato disposto delle citate disposizioni emerge come i legittimari, sia quelli partecipanti al patto, sia quelli sopravvenuti, sono contrapposti, quanto alla posizione giuridica assunta nell ambito della vicenda, al disponente e all assegnatario dell azienda o delle partecipazioni societarie. Fatta questa precisazione, occorre soffermarsi sulle caratteristiche del detto contratto rispetto alle quali la legge non fornisce precise indicazioni. Come più volte accennato, la novella stabilisce che con il patto di famiglia l imprenditore o il titolare delle partecipazioni trasferisce in tutto o in parte l azienda o le quote. Siamo dunque in presenza di un contratto ad effetti traslativi immediati, in quanto, come prima accennato, la disposizione inerisce il presente e non il futuro. Sebbene siano evidenti le affinità con la donazione, va segnalata in questa sede la differente terminologia impiegata dal legislatore nella definizione del contratto in oggetto. Ai sensi dell art. 769 c.c., infatti, la donazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità, un parte arricchisce l altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un obbligazione. Come se il legislatore della novella, utilizzando il termine trasferire nella formulazione della nozione del patto di famiglia, avesse voluto, per un verso, distinguerlo dal contratto di donazione, e per altro verso evidenziare che tramite tale contratto si realizza il trasferimento di parte della ricchezza, dell azienda e delle quote rappresentative delle partecipazioni societarie, da una generazione all altra. Inoltre, ancorché l art. 768 bis c.c. non qualifichi la natura del trasferimento, in base ad un interpretazione letterale della normativa si propende per riconoscere la natura di atto a titolo gratuito, almeno per quanto riguarda il disponente, essendo invece da indagare il contenuto dell obbligazione posta a carico dell assegnatario. Pertanto si potrebbe ritenere che il patto di famiglia sia stato ideato quale contratto distinto dalla donazione con una sua peculiare disciplina o, per converso, ammettere che rappresenti un tipico esempio di negozio giuridico in cui sono contenuti più atti: donazioni, atti solutori, rinunzie ai diritti di legittima 14. Quanto alla causa del contratto, e a sostegno di una certa differenziazione rispetto alla donazione, si può sostenere che essa non è rappresentata solo o necessariamente dallo spirito di liberalità. In altri termini, potremmo ravvisare una causa mista dal momento che accanto alla causa di liberalità che potrebbe contraddistinguere il trasferimento dell azienda o delle partecipazioni a favore dei discendenti assegnatari esisterebbe una causa solutoria relativa alla liquidazione anticipata dei diritti spettanti al coniuge e ai legittimari che partecipano al contratto ancorché non siano destinatari del trasferimento (e dunque trattarsi nello specifico di un negotium mixtum cum donatione). Non solo: muovendo dagli studi della più autorevole dottrina che individua nella causa la funzione economico individuale del contratto posto in essere, e quindi la intende come ragione dell affare o funzione pratica che le parti hanno assegnato al contratto, non può non rilevare la circostanza per cui il contratto de quo è posto in essere per assicurare il passaggio generazionale dell impresa e/o delle partecipazioni 14 In tal senso M.C. LUPETTI, Patti di famiglia:note a prima lettura, in CNN Notizie, 14 febbraio 2006, 3. Fondazione Aristeia 8
9 societarie. E proprio in questa funzione pratica si potrebbe ravvisare la causa del nuovo tipo contrattuale patto di famiglia 15. In ultima istanza, non si può fare a meno di evidenziare che alcuni tra i primi commentatori 16 ritengono che il patto possa essere qualificato come un esempio di donazione modale ex art. 793 c.c. e che il modus, posto a carico dell assegnatario e a favore dei legittimari esclusi, sia rappresentato dalla liquidazione di una somma corrispondente al valore della quota di legittima che sarebbe loro eventualmente spettata al momento dell apertura della successione dell imprenditore. La qualificazione del patto di famiglia non può prescindere, a nostro avviso, dall esame dell intera disciplina recata dalla novella, vale a dire delle norme relative alla forma dell atto, delle disposizioni concernenti i soggetti che vi partecipano, ovvero di quelle inerenti, da un lato all oggetto del patto, dall altro lato i diritti espressamente riconosciuti a quanti non risultino beneficiari del patto medesimo 4. LA FORMA DEL PATTO DI FAMIGLIA Ai sensi dell art. 768 ter c.c. Il contratto deve essere concluso per atto pubblico, a pena di nullità La norma non aggiunge altra specificazione. Invero, se si dovesse accettare la teoria che rinviene nell istituto in esame un esempio di donazione modale, si potrebbe dubitare se all atto della stipulazione del contratto si renda necessario l intervento di due testimoni. In proposito, la normativa di riferimento non è quella del codice civile che, anzi, non precisa alcunché in merito all intervento dei testimoni 17, bensì la legge notarile che, al contrario, ne richiede espressamente l assistenza 18. E pur vero, però, che la novella non fa menzione della necessità di far assistere i due testimoni. Il che, alla luce delle recenti modifiche apportate dalla l. 28 novembre 2005, n. 246 Semplificazione e riassetto normativo per l anno 2005 che richiede la presenza dei due testimoni per tutti gli atti di donazione, potrebbe fare argomentare che il patto di famiglia, ancorché condivida alcuni tratti della donazione modale, è nell intenzione del legislatore, disciplinato come un negozio a sé. 15 Sulla causa del contratto, intesa dal punto di vista della funzione economico individuale, G.B. FERRI, Causa e tipo nella teoria del negozio giuridico, Milano 1966, 249; C.M. BIANCA, Diritto civile, 3, Milano, 2000, In tal senso, A. MERLO, Il patto di famiglia, in CNN Notizie,14 febbraio 2006, 4; M.C. LUPETTI, Patti di famiglia, note a prima lettura, icit., 2 17 Ai sensi dell art. 782 c.c., infatti, la donazione deve essere fatta per atto pubblico sotto pena di nullità 18 Art. 48, L. 16 febbraio 1913, n. 89 Ordinamento del notariato e degli archivi notarili, recentemente modificato dall art. 12 della l. 28 novembre 2005, n. 246 recante la Semplificazione e riassetto normativo per l anno 2005, prevede che la presenza di due testimoni, oltre in altri casi previsti per legge, si rende necessaria per gli atti di donazione, per le convenzioni matrimoniali e le loro modificazioni e per le dichiarazioni con cui i coniugi esprimano la scelta del regime di separazione dei beni nonché ogni volta in cui anche una sola delle parti o non possa leggere o scrivere ovvero quando una delle parti o il notaio ne richiedano la presenza. Fondazione Aristeia 9
10 5. LA COMPATIBILITÀ CON LE DISPOSIZIONI DETTATE IN MATERIA DI IMPRESA FAMILIARE E IL RISPETTO DELLE DIFFERENTI TIPOLOGIE SOCIETARIE Prima di soffermarsi sull aspetto inerente il requisito soggettivo del patto, vale a dire quello relativo alla precisa individuazione dei soggetti che possono essere interessati dalla normativa, e sulla tematica concernente il requisito oggettivo, vale a dire quella inerente i beni o diritti oggetto del trasferimento effettuato dal disponente a favore degli assegnatari, si reputa necessario tentare di chiarire la portata dell inciso compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie che compare nella nozione di patto di famiglia recata dall art. 768 bis c.c. In primo luogo, alla luce di tale precisazione, occorre stabilire quali siano le disposizioni dettate in materia di impresa familiare da cui non si può prescindere nella stipulazione del patto. L impresa familiare disciplinata dall art. 230 bis c.c. introdotto dalla legge di riforma del diritto familiare (l.n.19 maggio 1975, n. 151) è un impresa individuale 19 nell ambito della quale collaborano i familiari specificatamente indicati nel secondo comma dell art. 230 bis c.c. e cioè il coniuge, i parenti entro il terzo, gli affini entro il secondo grado 20. Questi soggetti devono svolgere in maniera continuativa la propria attività lavorativa nell ambito della famiglia o nell ambito dell impresa familiare, salvo che sia configurabile un diverso rapporto di lavoro (ad esempio subordinato). Come autorevolmente notato 21, la preoccupazione del legislatore è stata quella di tutelare la posizione dei familiari dell imprenditore che lavorino nell ambito della sua impresa riconoscendo loro una serie di diritti che, in virtù del rapporto instaurato tra imprenditore e collaboratori, non sarebbero altrimenti azionabili. Pertanto, i diritti patrimoniali riconosciuti al familiare sono puntualmente indicati nel primo comma dell art. 230 bis c.c. Al familiare collaboratore spettano: - il diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia; - il diritto di partecipazione agli utili, ai beni acquistati con questi utili e agli incrementi dell azienda, anche in ordine all avviamento, proporzionalmente alla quantità e alla qualità del lavoro prestato. Il diritto di partecipazione agli utili e agli incrementi é intrasferibile, fatta eccezione per il caso in cui tale trasferimento venga effettuato a favore di altri familiari. Inoltre, ai sensi del quinto comma dell art. 230 bis c.c., in caso di divisione ereditaria o di trasferimento d azienda, viene riconosciuto ai familiari un diritto di prelazione sull azienda. La prelazione, può essere esercitata anche individualmente secondo quanto stabilito dall art. 732 c.c. Ai familiari viene altresì assicurato il potere di partecipare alla decisioni maggiormente significative della vita aziendale 22 : decisioni concernenti l impiego degli utili e degli incrementi, decisioni inerenti alla gestione 19 In tal senso, ad esempio, si esprime Cass., sez. lav., 20 giugno 2003, n in cui viene specificato che nel caso di specie si tratta di impresa appartenente solamente al suo titolare. Tra la dottrina, F. FERRARA F. CORSI, Gli imprenditori e la società, Milano, 2006, 67; G. FERRI, Manuale di diritto commerciale, Torino, 2006, Vi rientrano anche i figli naturali, gli adottivi e i legittimati, mentre la giurisprudenza ha escluso il coniuge legalmente separato (nel senso da ultimo segnalato, App. Milano, 24 marzo 1978, in Riv. Not., 1978, 1359) 21 In tal senso G. F. CAMPOBASSO, Diritto commerciale, I, diritto dell impresa, Torino 2004, 74; G. FERRI, cit., Potere di codeterminazione con l imprenditore, secondo l autorevole interpretazione di G. FERRI, cit., 41 Fondazione Aristeia 10
11 straordinaria, agli indirizzi produttivi e alla cessazione dell impresa, che vengono adottate a maggioranza dei familiari partecipanti all impresa medesima. Fatte queste premesse, si rende necessario soffermarsi sulla situazione che si potrebbe verificare qualora oggetto del patto sia il trasferimento di un azienda alla quale collaborino anche familiari diversi da quelli che risultino assegnatari della medesima. Senza dubbio ai familiari non assegnatari che continuino a collaborare nell impresa familiare deve essere riconosciuto il diritto al mantenimento in proporzione alla qualità e alla quantità del lavoro prestato all interno dell impresa; si reputa anche che agli stessi soggetti sia riconosciuto il diritto di partecipazione agli utili e agli incrementi: è all evidenza, quindi, che la somma che dovrebbe essere liquidata dall assegnatario ai familiari legittimari quale conseguenza della stipulazione del patto dovrebbe restare distinta dai diritti patrimoniali in oggetto. Maggiormente problematica, invece, appare la questione relativa al riconoscimento del diritto di prelazione di cui all art. 230 bis, quinto comma, c.c. in capo ai familiari collaboratori, laddove l imprenditore intenda stipulare un patto di famiglia. In via preliminare, v è da dire che in generale l aspetto del diritto di prelazione ai familiari collaboratori è stato indagato in più occasioni dalla dottrina che, peraltro, non ha raggiunto posizioni uniformi sia in merito all individuazione dei casi in cui questo debba essere riconosciuto, sia in merito alla qualificazione degli atti di trasferimento cui tale diritto vada ricollegato. Con riferimento al primo aspetto, si è sostenuto da un lato che la disposizione di cui al quinto comma dell art. 230 bis c.c. sia applicabile solamente al caso in cui i familiari-collaboratori siano altresì coeredi dell imprenditore riducendo il diritto di prelazione ad un diritto di preferenza nella formazione delle porzioni dei beni ereditari 23 ; dall altro lato, muovendo dall assunto che la ratio posta alla base della disposizione in commento sia quella di tutelare l interesse alla destinazione dell azienda all impresa familiare come prevalente sull interesse del coerede alla porzione reale dell asse ereditario 24 si è ammesso che il diritto di prelazione spetti a tutti i compartecipi, ancorché non coeredi. Avuto riguardo al secondo aspetto, invece, sebbene l art. 230 bis c.c., non effettui distinzione tra atti a titolo oneroso e atti a titolo gratuito, e sebbene l opinione prevalente riconosce il diritto di prelazione solamente con riferimento agli atti a titolo oneroso, parte della dottrina ne ammette l esistenza anche in ipotesi di trasferimento a titolo gratuito 25. La questione si mostra di evidente complessità laddove l impresa familiare diventi oggetto di un patto di famiglia. 23 E. GABRIELLI, I rapporti patrimoniali tra coniugi, Trieste, 1981, 50; M. TANZI, Impresa familiare, I, diritto commerciale, in Enc. Giur. Treccani, XVI, Roma, 1989, secondo il quale l impiego del termine trasferimento ricomprende tutte le ipotesi di cessione del complesso produttivo ad eccezione di quella mortis causa 24 Così testualmente, C. M. BIANCA, Diritto civile, 2, cit Si nota che la lettera della norma, dove si accenna solamente in modo generico al trasferimento d azienda, può indurre ad ipotizzare che con quel termine il legislatore abbia inteso riferirsi a qualsiasi negozio ad effetti traslativi e dunque anche al negozio di donazione. In questa ipotesi, il donatario, mentre perderebbe l azienda che necessariamente verrebbe assegnata ai familiari collaboratori che esercitino il diritto di prelazione, conseguirebbe da questi ultimi una somma pari al valore dell azienda. Sul punto M. TANZI, cit. Fondazione Aristeia 11
12 Pertanto, occorre, ritornare sull aspetto da cui si prendeva le mosse, vale a dire sull interpretazione dell inciso contenuto dell art. 768 bis c.c. che vincola gli stipulanti il patto al rispetto della disciplina dettata in materia di impresa familiare. Il modo in cui tale norma è stata formulata e, in particolare, l utilizzo dell avverbio compatibilmente, fa propendere per un interpretazione estensiva, nel senso che, laddove si intenda stipulare un patto di famiglia, in presenza di un impresa familiare, sia da considerare la relativa disciplina nella sua interezza e dunque anche le disposizioni dettate sul diritto di prelazione riconosciuto ai familiari-collaboratori. Parrebbe, dunque, che il legislatore nell ottica della conservazione dell impresa del disponente abbia inteso accordare comunque preferenza ai familiari-collaboratori che in quella abbiano prestato la propria attività, piuttosto che ad altri soggetti. In un certo qual modo sembra che il legislatore, in presenza di un impresa familiare ex art. 230 bis c.c., tramite il richiamo a tutta la disciplina effettuato dall inciso introdotto nell ambito dell art. 768 bis c.c., abbia voluto garantire che l impresa venga gestita da un discendente già collaboratore dell imprenditore e non da un soggetto che, ancorché discendente, non vi abbia lavorato e non sia realmente interessato alle sorti della stessa. Da questa premessa conseguono, pertanto, alcune considerazioni. Se all impresa del disponente collaborano solo ed esclusivamente i discendenti che risulteranno assegnatari in virtù del patto di famiglia voluto dall imprenditore, nulla quaestio: il patto potrà essere facilmente concluso senza che i discendenti assegnatari abbiano interesse ad esercitare il diritto di prelazione. Se, al contrario, nell impresa familiare collaborano familiari che non siano discendenti dell imprenditore ovvero che non siano i discendenti a cui l imprenditore intenda trasferire l azienda, la stipulazione del patto di famiglia comporterà necessariamente che questi ultimi rinuncino espressamente a far valere il diritto di prelazione. Continuando con la disamina dell art. 768 bis c.c è d obbligo soffermarsi altresì sulla restante precisazione, vale a dire sull inciso rispetto delle differenti tipologie societarie.. In proposito, si reputa che nel patto di famiglia si debba tenere in considerazione sia della disciplina codicistica, sia di eventuali previsioni contenute nello statuto relativamente al trasferimento delle partecipazioni. Dunque laddove si tratti di s.s. e di s.n.c., stante il rinvio alle norme dettate in tema di s.s. effettuato dall art c.c., visto l intuitus personae su cui si fonda la partecipazione dei soci, per il trasferimento delle quote occorrerà il consenso di tutti i soci come richiesto dall art c.c., sempre che non sia diversamente convenuto 26. Invece nel caso di s.a.s. si derogherà alla regola dell unanime consenso quando il trasferimento concerna la quota del socio accomandante: in questa ipotesi, data la diversa posizione da questi assunta 26 Sull intuitus personae che contraddistinguerebbe i tipi sociali in commento, si veda ex pluribus Cass. 14 febbraio 1984, n Fondazione Aristeia 12
13 all interno della compagine sociale e salvo diversa disposizione dell atto costitutivo, occorrerà il consenso di tanti soci che rappresentino la maggioranza del capitale ex art c.c. Per quanto concerne, infine, i tipi sociali a base capitalistica, occorre far riferimento a quanto disposto nell art bis c.c. nell ambito della disciplina della s.p.a., alle previsioni contenute nell art c.c. per quanto concerne la disciplina delle s.r.l. e a quanto disposto dagli artt e 2460 c.c. relativamente alla s.a.p.a IL REQUISITO SOGGETTIVO DEL PATTO DI FAMIGLIA Come anticipato nel par. 2, da quanto è possibile evincere dalla lettera della legge, e da quanto è dato ricostruire dalla ratio ispiratrice della riforma in commento, sono parti del contratto l imprenditore ed uno o più discendenti che beneficiano del trasferimento dell azienda o delle partecipazioni sociali dal primo detenute. La legge prevede che altre categorie di soggetti partecipino al contratto o possano relazionarsi, sebbene in un momento successivo a quello della stipulazione del medesimo, con le parti stesse. Ci riferiamo al coniuge e ai legittimari dell imprenditore menzionati sia nell art. 768 quater c.c., sia nell art. 768 sexies c.c. 6.1 L IMPRENDITORE Nel definire il patto di famiglia, il legislatore precisa che con esso l imprenditore trasferisce in tutto o in parte l azienda e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce in tutto o in parte le proprie quote. La formulazione della norma nella parte de qua ha destato alcune perplessità tra i primi commentatori che hanno evidenziato come solamente colui che trasferisce l azienda venga qualificato imprenditore. Di qui i dubbi espressi con riferimento alla qualifica spettante a colui che trasferisce le partecipazioni societarie. Premesso che in ordine a questo ultimo spetto la legge richiede alla parte che compie il trasferimento la titolarità della partecipazione societaria, restando esclusa dall ambito di applicazione della novella, ad esempio, l ipotesi del trasferimento del diritto di usufrutto concesso sulle partecipazioni societarie 28, la questione è di non poco momento. 27 Da tempo la s.a.p.a. é stata indicata come tipo sociale più adatto per consentire la trasmissione dell impresa all interno della famiglia, ponendola al riparo da possibili scalate esterne. Sul punto, per tutti, R. WEIGMANN, L accomandita per azioni come cassaforte familiare, in La trasmissione familiare della ricchezza, cit., 140 ss.; N. ABRIANI, L utilizzo della accomandita per azioni in funzione di holding di gruppi imprenditoriali, in AA.VV., Diritto delle società, Milano, 2004, 262, il quale evidenzia comunque che a seguito della riforma del diritto societario l appetibilità della s.a.p.a. sembra essere fortemente attenuata., sia perché lo schema sociale della nuova s.r.l. si presta a conseguire gli stessi obiettivi con maggiore sicurezza per i soci, sia perché il novellato regime di responsabilità previsto per le società che esercitano direzione e coordinamento, accresce il rischio di assunzione di responsabilità da parte della holding, e dunque, quando essa sia una s.a.p.a., da parte dei soci accomandatari 28 Sulla nozione di partecipazione sociale, vedi da ultimo, M. COSSU, Società aperte e interesse sociale, Torino, 2006, 268, che conclude che sono titolari di una partecipazione sociale, e dunque portatori di interessi sociali, solamente i soci. Fondazione Aristeia 13
14 Per alcuni 29, infatti, se intenzione del legislatore è stata quella di tutelare e favorire il passaggio generazionale della c.d. società di famiglia, la disposizione in esame dovrebbe essere oggetto di un interpretazione restrittiva, nel senso di limitarne l applicazione ai soli casi in cui il trasferimento delle partecipazioni comporti da un lato, la possibilità di influire effettivamente sulla gestione dell impresa, e dall altro lato l assunzione della qualifica di imprenditore in capo all assegnatario. Così argomentando, il trasferimento di un piccolo pacchetto azionario di una società quotata, acquistato per mere finalità speculative, sfuggirebbe dall ambito di applicazione della novella 30. Per altri, invece, vista la lettera della legge, le norme in esame troverebbero applicazione anche con riferimento a partecipazioni detenute da un socio di minoranza, ovvero possedute dal socio risparmiatore o dal nudo proprietario 31. In merito è necessario evidenziare che il termine imprenditore viene frequentemente impiegato nella novella in modo atecnico. Si pensi, ad esempio, che a fronte della precisazione contenuta nel menzionato art. 768 bis c.c., da cui parrebbe potersi evincere che il legislatore abbia voluto considerare sia il caso dell imprenditore che trasferisce l azienda, sia quello del titolare che trasferisce le partecipazioni societarie detenute, nel successivo art. 768 quater c. c., relativamente alla partecipazione al contratto, la legge menziona genericamente la successione nel patrimonio dell imprenditore, senza effettuare alcuna distinzione nel senso di cui sopra. Tali considerazioni, unite alla circostanza che impone all interprete di attenersi anche, in sede di prime riflessioni, al tenore letterale delle disposizioni che si intende analizzare, inducono a suggerire una lettura estensiva della disposizione recata dal citato art. 768 bis c.c. e dunque a ritenere applicabile la normativa anche al trasferimento di partecipazioni societarie non significanti. 6.2 I DISCENDENTI DELL IMPRENDITORE Sono parte del contratto, dunque, uno o più discendenti dell imprenditore. La specificazione è di non poco rilevo dal momento che con essa il legislatore ha voluto delimitare il gruppo dei possibili assegnatari ai soli figli e nipoti, escludendo sia il coniuge, sia i fratelli, sia gli ascendenti (se ancora in vita) dell imprenditore medesimo. L esclusione del coniuge e dei parenti in linea collaterale trova giustificazione nell intenzione del legislatore di prediligere la successione in linea retta. E fuor di dubbio che l imprenditore, può decidere di effettuare il trasferimento direttamente a favore del nipote che più si è contraddistinto per capacità manageriali. In questo caso, le ragioni del figlio o dei figli esclusi verranno tutelate attraverso il meccanismo previsto dall art. 768 quater c.c. 29 A. BUSANI, Azienda ceduta in due mosse, in Il sole 24 ore, cit., 26, secondo il quale, le partecipazioni cui fa riferimento la norma in commento possono rappresentare l oggetto di un patto di famiglia solamente quando esse siano espressione di un attività imprenditoriale del titolare. 30 In questo senso anche M. C. LUPETTI, Patto di famiglia: note a prima lettura, cit., 4 31 G. FIETTA, Patto di famiglia, cit.,2 ss. Fondazione Aristeia 14
15 E ugualmente certo che il coniuge non può essere assegnatario del trasferimento mentre può partecipare al contratto in quanto legittimario, come previsto dal menzionato art. 768 quater c.c I LEGITTIMARI Passiamo ad esaminare le disposizioni che più direttamente si occupano dei legittimari. Preliminarmente occorre rammentare che ai sensi dell art. 536 c.c. sono legittimari le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione. E come tali vengono indicati il coniuge, i figli legittimi o naturali, gli ascendenti legittimi 33. A queste categorie di successibili, detti anche riservatari, la legge prevede che venga necessariamente attribuita una quota del patrimonio del de cuius la c.d. legittima o riserva, contrapposta alla quota disponibile che è quella di cui il soggetto può disporre liberamente in vita. La legge individua la quota di riserva differenziandola sia nell entità, sia con riferimento alla persona del legittimario e al grado di parentela che legava quest ultimo al de cuius e si occupa, altresì, di specificare la quota spettante a più legittimari in concorso tra di loro. Per cui, a titolo esemplificativo, se il de cuius lascia un solo figlio, legittimo o naturale, a questo è riservata la metà del patrimonio; se i figli sono più di uno è loro riservata la quota di due terzi da dividersi in parti uguali 34. Ai fini del calcolo della legittima si procede tramite una vera e propria operazione matematica, la c.d. riunione fittizia del patrimonio del de cuius, tramite la quale si riuniscono fittiziamente tutti i beni, sia quelli effettivamente presenti nel patrimonio del defunto al momento della morte, sia quelli fuoriusciti da tale patrimonio perché donati che si vanno a sommare ai primi. Sull asse ereditario così formato si calcola la 32 Il che potrebbe destare perplessità al verificarsi di alcune ipotesi. Si pensi ad esempio al caso dell imprenditore coniugato ma senza figli (legittimi e naturali) che volesse trasferire al proprio coniuge l azienda a lui appartenente a titolo personale ex art. 177, ultimo comma, c.c. Necessariamente questo soggetto, laddove intendesse anticipare il passaggio di consegne ad un momento anteriore rispetto a quello dell apertura della sua successione, dovrebbe ricorrere al negozio di donazione essendogli precluso l utilizzo dello schema contrattuale del patto di famiglia. Stesse considerazioni potrebbero avanzarsi con riferimento all ipotesi dell imprenditore, non coniugato, senza figli naturali, senza ascendenti e con un solo fratello 33 A differenza dei figli, gli ascendenti legittimari sono solamente quelli legittimi. Ai figli legittimi, in virtù della disposizione contenuta nel secondo comma dell art. 536 c.c. sono equiparati i legittimati, vale a dire coloro che divengono legittimi in seguito al matrimonio dei rispettivi genitori naturali o per provvedimento del giudice, e i figli adottivi. Inoltre, a favore dei discendenti dei figli legittimi o naturali, che succedono per rappresentazione in luogo del loro ascendente ex art. 467 c.c., la legge riserva gli stessi diritti che sono riconosciuti ai figli legittimi o naturali del de cuius ( art. 536 c.c., ult. comma). 34 La riserva disposta a favore degli ascendenti legittimi di chi muore senza lasciare figli legittimi o naturali è di un terzo del patrimonio, salvo il caso in cui questi concorrano con il coniuge: in questa ipotesi, infatti, al coniuge è riservata la metà del patrimonio e agli ascendenti un quarto (ex art. 544 c.c.). La riserva disposta a favore del coniuge è della metà del patrimonio, salvo il concorso con i figli del defunto. In caso di concorso del coniuge con un unico figlio spetta a d entrambi un terzo del patrimonio. Se invece i figli legittimi o naturali sono più di uno ad essi è riservata la metà del patrimonio e al coniuge spetta u n quarto del patrimonio del de cuius (ex art. 524 c.c.). Corre l obbligo di precisare ulteriormente che al coniuge, in ogni caso, vale a dire anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui beni mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Ai sensi dell art. 548 c.c. il coniuge legalmente separato a cui non sia stata addebitata la separazione può vantare gli stessi diritti successori riconosciuti al coniuge non separato. Fondazione Aristeia 15
16 quota di cui il defunto poteva disporre e conseguentemente si calcola la quota di legittima riservata agli eredi necessari (ex art. 556 c.c.). Tutto ciò premesso la novella sul patto di famiglia prevede espressamente che il coniuge e coloro che risulterebbero legittimari se si aprisse la successione dell imprenditore, ancorché non assegnatari dell azienda o delle partecipazioni sociali, partecipano al contratto (art. 768 quater c.c.). La disposizione offre alcuni spunti di riflessione LA PARTECIPAZIONE DEL CONIUGE E DEI LEGITTIMARI AL CONTRATTO Corre l obbligo, infatti, di soffermarsi sulle modalità con cui deve avvenire la partecipazione dei soggetti indicati nel citato art. 768 quater c.c. Prima di procedere, però, va notato che la dottrina che per prima si è soffermata sull aspetto in questione ha evidenziato l illogicità della previsione nella parte in cui impone la partecipazione del coniuge, stante la finalità tipica del nuovo istituto che, coma già precisato più volte, va ravvisata nell esigenza di assicurare un facile passaggio generazionale della ricchezza ai discendenti. In proposito è stato notato che chi è coniuge al momento della stipulazione del patto non necessariamente lo è al momento dell apertura della successione 35. Fatte queste premesse, v è da dire che l art. 768 quater c.c., pur prevedendo espressamente che debbano partecipare al contratto i soggetti prima menzionati, non specifica le modalità con cui tale partecipazione deve avvenire né le conseguenze che dalla mancata partecipazione di uno o più legittimari potrebbero derivare. Secondo alcuni, la partecipazione del coniuge e dei legittimari rappresenta un requisito essenziale del contratto, a pena di nullità 36. A sostegno di questa tesi, in effetti, potrebbe deporre il tenore letterale della norma che specifica che al contratto devono partecipare anche il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari. Secondo altri, al contrario, ancorché il coniuge e gli altri legittimari non abbiano partecipato, il contratto dovrebbe ritenersi comunque valido ed efficace, atteso che il successivo art. 768 sexies c.c. prevede a favore del coniuge e dei legittimari che risultino tali al momento dell apertura della successione dell imprenditore e che non abbiano partecipato al patto la possibilità di chiedere ai beneficiari il pagamento di una somma pari al valore della legittima. Resta dunque da appurare quale sia il significato da attribuire all espressione devono partecipare e occorre analizzare le differenti situazioni che ad essa si possono ricollegare. In base ad un interpretazione sistematica della novella, dal combinato disposto degli artt. 768 quater e 768 sexies c.c. sembra potersi evincere che la locuzione in commento vada intesa nel senso che il disponente e gli assegnatari siano tenuti ad invitare a partecipare al contratto il coniuge e i legittimari. Con la conseguenza 35 A. ZOPPINI, Il patto di famiglia non risolve le liti, Sole 24 ore del 3 febbraio 2006, 27; ID, Il patto di famiglia (linee per la riforma dei patti sulle successioni future), cit., A. MERLO, Il patto di famiglia, cit., 3 ; A. BUSANI, Salvi i diritti del figlio arrivato in seguito in Il Sole 24 ore, 20 febbraio 2006, 27 Fondazione Aristeia 16
17 che in caso di mancato invito il patto non produrrà effetto nei confronti di tali soggetti, ai quali, pertanto, andrà riconosciuta la possibilità di agire in riduzione ex art. 557 c.c. Differente è l ipotesi del legittimario che nonostante l invito non partecipi al contratto. Costui, pur non perdendo i suoi diritti successori, potrà esercitarli solamente al momento dell apertura della successione chiedendo agli assegnatari il pagamento della somma corrispondente al valore della legittima aumentata degli interessi legali. Ma ulteriori ipotesi si potrebbero verificare nella pratica. Ad esempio quella del legittimario - un figlio legittimo o naturale ad esempio che sia incapace d agire perché minorenne, ovvero che versi in stato di incapacità legale al momento della stipulazione del contratto. Nel primo caso (legittimario minore di età) sarà tenuto a partecipare il rappresentante legale del minore, previamente autorizzato dal giudice tutelare, trattandosi di un atto eccedente l ordinaria amministrazione di evidente utilità per il figlio minorenne come impone l art. 320, terzo comma, c.c. Come evidenziato 37, poi, non deve essere trascurata l ipotesi di un possibile conflitto di interessi tra minore e rappresentante legale. Infatti, se tale eventuale conflitto non dovrebbe creare difficoltà laddove sorga tra imprenditore disponente e figlio minore, in quanto, come espressamente prevede l art. 320, ultimo comma, c.c., la rappresentanza dei figli spetta in questo caso esclusivamente all altro genitore, più complicata si prospetta l ipotesi in cui il rappresentante legale del minore sia anche uno dei legittimari chiamati a partecipare al contratto. In questo residuale caso, troverà applicazione quanto disposto dall art. 320, ultimo comma, c.c. che prevede la nomina di un curatore speciale ex art. 78 c.p.c. da parte del giudice tutelare laddove sorga conflitto di interessi patrimoniali tra i figli e i genitori esercenti la patria potestà 38. L istanza di nomina del curatore dovrà provenire dal rappresentante in conflitto di interessi ex art. 78 c.p.c. In ultima istanza, si deve rappresentare l ipotesi del legittimario minorenne con un solo genitore che sia anche disponente 39. Anche in questo caso l interesse del legittimario minore va tutelato e necessariamente non dal rappresentante legale, vale a dire il genitore, che si trova in evidente conflitto di interessi in quanto disponente, bensì da un curatore speciale nominato ai sensi dell art. 78 c.cp.c. Ciò si desume sempre dall ultimo comma dell art. 320 c.c., in base al quale, anche quando sorge conflitto di interessi tra minore e il genitore che in via esclusiva esercita la potestà, deve essere nominato dal giudice tutelare un curatore speciale. 37 A. BUSANI, Minori, va evitato il conflitto, in Il sole 24 ore, cit., Sul punto si segnala Cass., 16 settembre 2002, n , secondo la quale è ravvisabile un conflitto di interessi tra chi è incapace di stare in giudizio personalmente ed il suo rappresentante legale (nella specie, figlio minore e rispettivi genitori) ogni volta in cui l incompatibilità delle rispettive posizioni è anche solo potenziale, a prescindere dalla sua effettività; ne consegue che la rispettiva verifica va compiuta in astratto ed ex ante secondo l oggettiva consistenza della materia del contendere dedotta in giudizio, anziché in concreto ed a posteriori alla stregua degli atteggiamenti assunti dalle parti in causa. 39 Ad esempio: Tizio, vedovo, trasferisce la propria azienda a Caio figlio maggiorenne che lo aiuta nella gestione dell impresa. Sempronio figlio minorenne di Tizio in quanto legittimario deve partecipare al patto. Fondazione Aristeia 17
18 Passando all esame del secondo caso innanzi prospettato, vale a dire del legittimario che versi in uno stato di incapacità legale, occorre distinguere tra interdetto e inabilitato 40. Laddove uno dei legittimari sia interdetto si renderà necessaria la partecipazione al patto di famiglia del tutore nominato ai sensi dell art. 424 c.c. Tutore che dovrà essere previamente autorizzato dal giudice tutelare ai sensi dell art. 374 c.c. Quando invece il legittimario sia un inabilitato si renderà necessaria la partecipazione al patto di famiglia dello stesso inabilitato e del curatore che gli sia stato nominato in funzione di assistenza al fine del compimento degli atti di straordinaria amministrazione ex art. 424 c.c. Laddove poi il tutore o il curatore siano anche disponente o legittimario partecipante al patto si potrebbe creare nuovamente una situazione di conflitto di interessi tra incapace e tutore/curatore, simile a quella su prospettata, che condurrebbe necessariamente alla nomina di un curatore speciale ex art. 78 c.p.c LA COMPENSAZIONE DEI LEGITTIMARI PARTECIPANTI AL PATTO E NON ASSEGNATARI EX ART. 768 QUATER C.C. Il secondo comma dell art. 768 quater c.c. recita testualmente che: Gli assegnatari dell azienda o delle partecipazioni societarie devono liquidare gli altri partecipanti al contratto, ove questi non vi rinunziano in tutto o in parte, con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote previste dagli artt. 536 e seguenti; i contraenti possono convenire che la liquidazione, in tutto o in parte, avvenga in natura. Si tratta, come già anticipato, di una compensazione delle ragioni dei legittimari, sempre che questi non vi abbiano rinunziato in tutto o in parte a fronte dell assegnazione effettuata dall imprenditore a favore di uno dei discendenti o di più discendenti per realizzare il passaggio generazionale 41. Il vantaggio che tali legittimari conseguono consiste nella possibilità di realizzare una somma collegata alla titolarità di un diritto che solo ipoteticamente potrebbero esercitare al momento dell apertura della successione dell imprenditore. L aspetto da ultimo considerato si presta ad ulteriori precisazioni. In primo luogo, va considerato che l assegnazione anticipata della somma corrispondente alla quota di legittima riservata ai legittimari partecipanti, se da un lato previene come detto una certa aleatorietà, in quanto non tutti quelli che sono legittimari al momento della stipulazione del patto lo saranno al momento dell apertura della successione, e dunque potrebbe rivelarsi vantaggiosa perché conseguita prima del 40 Non è questa la sede per approfondire le cause che possono condurre ad una sentenza di interdizione o di inabilitazione. Corre l obbligo di precisare, solamente, che ai sensi dell art. 414 c.c. il maggiore di età o il minore emancipato che versino in condizioni di abituale infermità di mente tale da renderli incapaci di provvedere ai propri interessi, sono interdetti quando ciò si rende necessario per assicurare la loro adeguata protezione. Diversamente, secondo quanto recita l art. 415 c.c. possono essere inabilitati: il maggiore di età infermo di mente lo stato del quale non è talmente grave da dar luogo ad una pronuncia di interdizione, ovvero i prodighi o quanti facendo uso abituale di sostanze stupefacenti o alcolici espongono sé stessi o la propria famiglia a gravi pregiudizi economici. Possono anche essere inabilitati il sordomuto e il cieco dalla nascita se non hanno ricevuto un educazione sufficiente. 41 A ben vedere dal combinato disposto degli artt. 768 bis e 768 quater c.c. il patto di famiglia potrebbe essere qualificato come contratto a favore di terzo, essendo l assegnatario obbligato nei confronti dei legittimari partecipanti al patto Fondazione Aristeia 18
19 verificarsi dell avvenimento rispetto al quale l esercizio del detto diritto appare condizionato, vale a dire dell apertura della successione dell imprenditore, dall altro lato la stessa assegnazione anticipata della legittima potrebbe rivelarsi svantaggiosa, in quanto il valore dell azienda o delle partecipazioni potrebbe accrescersi nel lasso di tempo che intercorre tra stipula del patto e apertura della successione. In secondo luogo, si evince che i legittimari non assegnatari possano rinunziare in tutto o in parte alla liquidazione anticipata, ma non ai loro diritti di successione. Come rilevato 42, la previsione della liquidazione anticipata della somma corrispondente alla quota di legittima, ancorché necessaria, al fine di garantire un adeguata tutela delle ragioni del legittimario non assegnatario, probabilmente resterà sulla carta, in quanto il discendente assegnatario sarà solitamente un soggetto capace ma giovane e quindi privo di adeguate risorse finanziarie per far fronte alla compensazione. Per questo motivo la disposizione in oggetto ha generato non poche perplessità tra i commentatori della novella. Secondo alcuni, infatti, sarebbe stato più opportuno stabilire che con il patto di famiglia il disponente attribuisse l azienda ad uno o più discendenti e al contempo prevedesse l assegnazione di alcuni beni personali agli altri legittimari non assegnatari 43. L art. 768 quater c.c. continua con un ambigua previsione, quella contenuta nel terzo comma, dove si stabilisce che: I beni assegnati con lo stesso contratto agli altri partecipanti non assegnatari dell azienda, secondo il valore attribuito in contratto, sono imputati alle quote di legittima loro spettanti; l assegnazione può essere disposta anche con successivo contratto che sia espressamente dichiarato collegato al primo e purché vi intervengano i medesimi soggetti che hanno partecipato al primo contratto o coloro che li abbiano sostituiti. A detta di alcuni 44 dalla menzionata disposizione si potrebbe evincere che con lo stesso contratto, vale a dire quello con cui si è regolato il patto di famiglia, ovvero con un contratto posto in essere successivamente ma al primo collegato, si possano assegnare altri beni ricompresi nel patrimonio del disponente ai legittimari non assegnatari dell azienda. Una simile interpretazione consente di ipotizzare che un soggetto, senza ricorrere allo schema contrattuale della donazione, possa disporre di una parte notevole del proprio patrimonio (non solo dell azienda o delle partecipazioni sociali possedute, ma anche di altri beni) tramite un istituto che invece, appare creato solamente al fine di assicurare il passaggio generazionale dell impresa o delle partecipazioni. Sul punto, ancorché la norma non appaia di immediata comprensione, si può avanzare un ulteriore interpretazione. 42 In tal senso, A. BUSANI, L intesa tra generazioni scegli l erede, in Il sole 24 ore, cit., 27 il quale evidenzia come sarebbe stato più opportuno stabile che l obbligo di liquidazione dei legittimari non assegnatari fosse stato previsto a carico dell imprenditore. 43 In tal senso anche G. FIETTA, cit.,, 8 44 P. GRILLO, Successioni d impresa. Rischi e opportunità dei nuovi patti di famiglia, in La settimana fiscale, 11, 2006, 33 e ss. Fondazione Aristeia 19
20 E possibile argomentare, infatti, che l ipotesi ivi contemplata si riferisca solamente all assegnazione di beni in natura, cui fa espressamente riferimento il secondo comma dell art. 768 quater c.c., e quindi ad una datio in solutum stabilita di comune accordo dalle parti e dai partecipanti. Si potrebbe prospettare, dunque, la seguente soluzione. Con il contratto si dovrà determinare l ambito di applicazione, il contenuto del patto di famiglia, l indicazione della somma da liquidare in compensazione di legittima calcolata sulla base di una perizia di stima del valore dei cespiti aziendali o delle partecipazioni necessariamente allegata al contratto medesimo. Nello stesso contratto, poi, dovrebbero essere specificatamente indicati i beni in natura e il relativo valore da assegnare ai partecipanti al contratto non assegnatari in alternativa della somma da liquidare in compensazione di legittima. Tale assegnazione può essere disposta anche in un momento successivo rispetto alla stipulazione del patto di famiglia per mezzo di un contratto collegato al primo al quale sono tenuti ad intervenire gli stessi soggetti che a quello hanno partecipato. Con riferimento all aspetto da ultimo menzionato, v è da dire, poi, che il legislatore ammette l ipotesi che al contratto collegato possano partecipare soggetti (terzi rispetto al patto) in sostituzione degli originari partecipanti. In altri termini, dalla lettera della legge sembra potersi evincere che, laddove i partecipanti al patto non possano intervenire al successivo contratto collegato (perché ad esempio deceduti nel lasso di tempo intercorrente tra stipulazione del patto e stipulazione del contratto collegato successivo al patto), interverranno solamente coloro che li abbiano sostituiti nella posizione originariamente ricoperta, vale a dire quanti siano legittimari degli originari partecipanti, stante la precisa indicazione fornita dal primo comma dell art. 768 quater c.c. 45 che limita la partecipazione al contratto ai legittimari. Infine, l ultimo comma dell art. 768 quater c.c. prevede che Quanto ricevuto dai contraenti non è soggetto a collazione o a riduzione. La disposizione offre lo spunto per alcune considerazioni. In primo luogo è a dirsi che la norma non fa distinzione tra quanto ricevuto dagli assegnatari e quanto ricevuto dai partecipanti 46, quasi a voler ricomprendere tra i contraenti anche coloro che sono in altre disposizioni della novella indicati come partecipanti al contratto. In secondo luogo, come evidenziato da parte della dottrina, l aspetto in questione poteva essere maggiormente approfondito in sede di riforma alla luce di quanto già previsto nel codice civile 47. La disposizione, comunque, va intesa nel senso di rendere definitiva l assegnazione effettuata tramite il patto e di impedire che al momento dell apertura della successione dell imprenditore vengano esercitate azioni o 45 In proposito, si veda, M.C.LUPETTI, Patti di famiglia: note a prima lettura, cit., 9 che a sostegno della tesi menziona la proposta di legge n dove viene specificato che si tratta dei legittimari nel frattempo subentrati. Conseguentemente, secondo l autore, nel caso in cui al legittimario non siano subentrati altri legittimari nessuna assegnazione dovrà essere eseguita a favore dei suoi eredi. 46 G.FIETTA, cit., A. ZOPPINI, Il patto di famiglia non risolve le liti, cit., 27 Fondazione Aristeia 20

References: art. 768
 art. 768
 art. 458
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 art. 49
 Art. 1
 Art. 5
 art. 734
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 art. 768
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 art. 768
 art. 768
 art. 587
 art. 768
 art. 768
 art. 768
 art. 769
 art. 768
 art. 793
 art. 768
 art. 782
 Art. 48
 art. 12
 art. 768
 art. 230
 art. 230
 art. 230
 art. 230
 art. 732
 art. 230
 art. 230
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 art. 768
 art. 230
 art. 768
 art. 768
 Cass. 
 art. 768
 art. 768
 art. 768
 art. 768
 art. 768
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 art. 768
 art. 536
 art. 177
 art. 536
 art. 467
 art. 536
 art. 544
 art. 524
 art. 548
 art. 556
 art. 768
 art. 768
 art. 768
 art. 557
 art. 320
 art. 320
 art. 320
 art. 78
 art. 78
 art. 78
 art. 320
 art. 424
 art. 374
 art. 424
 art. 78
 ART. 768
 art. 768
 sentenza 
 art. 414
 art. 415
 art. 768
 art. 768
 art. 768
 art. 768