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Timestamp: 2019-07-17 18:20:53+00:00

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Art. 1026 codice civile - Applicabilità delle norme sull'usufrutto - Brocardi.it
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Articolo 1026 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1026 Codice civile
Le disposizioni relative all'usufrutto si applicano, in quanto compatibili, all'uso e all'abitazione (1).
(1) Se il bene perisce non sono applicabili gli artt. 1017 e 1019 (c.d. surrogazione reale avente ad oggetto l'indennità dovuta dal terzo o dall'assicuratore) e si verifica, dunque, l'estinzione del diritto. L'usuario potrà ricevere una somma di denaro pari al valore dell'uso, tenendo conto della sua presumibile durata ricavabile dalla capitalizzazione della quota di reddito che compete all'usuario. Il motivo di questa esclusione consiste nel fatto che l'ordinamento non contempla la possibilità che esista un diritto d'uso sui crediti.
La regolamentazione relativa ai diritti d'uso e di abitazione rinvia in gran parte alle disposizioni in tema di usufrutto.
Gli obblighi dell'usuario e dell'habitator possono essere, in ogni caso, evinti da casi concreti.
L'usuario e il titolare del diritto d'abitazione devono redigere l'inventario e dare garanzia per acquisire il possesso della cosa.
Nell'ipotesi di uso, se la cosa è fruttifera, il titolare può richiedere al proprietario i frutti in natura indispensabili per le necessità sue e della sua famiglia.
Quando il diritto viene meno, si deve restituire la cosa ricevuta in uso o l'immobile abitato, e risarcire la diminuzione o la perdita di consistenza materiale o di valore economico che essa abbia subito a seguito di un godimento negligente, ovvero di un'omessa o cattiva custodia, oppure per difetto delle riparazioni dovute.
Come nel caso di usufrutto, sussiste l'obbligo di mantenere la destinazione economica della cosa e di custodirla con la diligenza del buon padre di famiglia nell'esercizio del godimento della stessa.
Spiegazione dell'art. 1026 Codice civile
I diritti e gli obblighi del titolare del diritto di uso o di abitazione
La profonda analogia qualitativa esistente tra l'usufrutto e i diritti di uso e di abitazione, per cui si è detto, da un punto di vista descrittivo, che essi sono forme di usufrutto limitato, importa che molte disposizioni relative all'usufrutto si applicano anche a quei diritti. Per questo il nuovo codice, a differenza del codice del 1865, ha preferito, invece che dettare una serie di norme particolari all'uso e all'abitazione, fare un rinvio generico alle norme sull'usufrutto, delle quali si applicano quelle che sono compatibili con la natura e la funzione di quei diritti minori.
È rimasta solo riprodotta nell'art. 1026 la disposizione dell'art. 527 del vecchio codice, la quale pone a carico dell'usuario o del titolare del diritto di abitazione, in proporzione al suo godimento, le spese di coltivazione, quelle per l'ordinaria manutenzione e per i tributi (più precisamente: per i carichi annuali che gravano sul reddito). Se il titolare assorbe tutto il reddito della casa o abita tutta la casa, egli si trova, relativamente a quegli obblighi, nella stessa posizione dell'usufruttuario; se invece al godimento partecipa anche il proprietario, l'onere di quelle spese si ripartisce in proporzione del rispettivo godimento.
Fra le norme dettate per l'usufrutto che valgono anche per l'uso e l'abitazione si possono ricordare quella che riconosce all'usufruttuario il diritto al possesso (art. 982 del c.c.), dato che essa è una conseguenza della realità del diritto di usufrutto, realità che esiste anche per l'uso e l'abitazione; quella che determina la durata del diritto (art. 979 del c.c.) anche per quanto riguarda il termine per le persone giuridiche (non essendo affatto inconcepibile, per lo meno per il diritto di uso, che esso sia costituito a favore di una persona giuridica); quelle sulle accessioni, sulle addizioni, sui miglioramenti, sulla ripartizione dei frutti all'inizio o alla fine dell'usufrutto, sull'obbligo di restituzione e sulla misura della diligenza che deve essere impiegata nel godimento; sull'obbligo dell'inventario e della cauzione (essendo scomparsa la norma che concedeva all'autorità giudiziaria il potere di dispensare l'usuario e il titolare dell'abitazione dall'obbligo di prestare cauzione); sull'obbligo di custodia; e infine quelle sulle cause di estinzione.
Massime relative all'art. 1026 Codice civile
Cass. civ. n. 9920/2017
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9920 del 19 aprile 2017)
Cass. civ. n. 6293/2016
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6293 del 31 marzo 2016)
Cass. civ. n. 29763/2011
In tema di diritto di abitazione, cui si applicano gli artt. 985 c.c. e 986 c.c. per effetto del rinvio operato dall'art. 1026 c.c., il momento al quale occorre fare riferimento per la valutazione delle addizioni operate da chi ne è titolare è quello della consegna del bene al proprietario.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 29763 del 29 dicembre 2011)

References: Articolo 1026

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Cass. 
 sentenza 

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