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Timestamp: 2020-04-04 16:23:11+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 21310 del 20/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21310 del 20/10/2016
Cassazione civile sez. lav., 20/10/2016, (ud. 25/05/2016, dep. 20/10/2016), n.21310
sul ricorso 27352-2010 proposto da:
ANTONINI, rappresentato e difeso dall’avvocato SERGIO NUNZI, giusta
avverso la sentenza n. 775/2010 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
depositata il 08/06/2010 R.G.N. 569/2009; udita la relazione della
causa svolta nella pubblica udienza del 25/05/2016 dal Consigliere
Dott. UMBERTO BERRINO;
Con sentenza del 18.5 – 8.6.2010 la Corte d’appello di Firenze ha accolto parzialmente l’impugnazione dell’Inps avverso la sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Livorno che aveva riconosciuto a C.L. il diritto al beneficio della rivalutazione contributiva L. n. 257 del 1992, ex art. 13, comma 8, sulla base del coefficiente moltiplicatore 1,5 per il periodo novembre 1972 – febbraio 1986 di esposizione all’amianto e, per l’effetto, ha ritenuto applicabile il coefficiente 1,25 introdotto dalla nuova normativa ai fini della predetta rivalutazione.
La Corte territoriale ha escluso che il C. fosse decaduto dalla possibilità di invocare il predetto beneficio, in quanto ad una prima domanda amministrativa del 29.12.1995, dopo la quale era stato incardinato un procedimento giurisdizionale conclusosi con sentenza dichiarativa della decadenza, aveva fatto seguito una seconda domanda amministrativa del 13.6.2005. Inoltre, secondo la Corte di merito, la disciplina applicabile ai fini della determinazione del coefficiente di rivalutazione era quella della nuova normativa nel cui vigore era stata presentata la seconda domanda. Per la cassazione della sentenza propone ricorso principale il C. con due motivi, al quale resiste l’Inps con controticorso. A sua volta, l’istituto previdenziale deposita ricorso incidentale affidato ad un solo motivo, illustrato da memoria ex art. 378 c.p.c., al cui accoglimento si oppone il ricorrente principale.
Col primo motivo del ricorso principale il C. si duole della violazione o falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, della L. 27 marzo 1992, n. 257, art. 9 e art. 13, comma 8, come modificata dalla L. 4 agosto 1993, n. 271, e del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 47 convertito con modifiche dalla L. 24 novembre 2003, n. 326 e successive integrazioni, nonchè della L. n. 350 del 2003, art. 3, comma 132. Assume il C. che, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte di merito, nel suo caso trovava applicazione il più vantaggioso coefficiente 1,5, posto che con la successiva L. n. 350 del 2003, art. 3, comma 132, era stato previsto che continuava ad applicarsi la normativa previgente anche a coloro che avessero maturato alla data del 2 ottobre 2003 il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, art. 13, comma 8. Invero, il medesimo ricorrente chiarisce che in sede di appello aveva documentato di aver conseguito il diritto a pensione con decorrenza dal mese di novembre del 1996 e, quindi, alla suddetta data del 2 ottobre 2003 aveva maturato il diritto al conseguimento del beneficio richiesto, in quanto già titolare di trattamento pensionistico, per cui nessuna rilevanza poteva assumere la circostanza della proposizione nel 2005 della domanda amministrativa. Inoltre, il fatto che esso ricorrente aveva inoltrato la domanda di riconoscimento all’Inail sin dal 1996 consentiva di far ritenere applicabile in suo favore la disposizione di cui alla L. n. 350 del 2003, art. 3, comma 132, che prevedeva espressamente l’applicabilità dell’originaria disciplina della L. n. 257 del 1992 anche a coloro che avevano inoltrato domanda all’Inail in data antecedente al 2.10.2003.
Col secondo motivo, proposto per violazione o falsa applicazione dell’art. 92 c.p.c., anche con riferimento al D.L. n. 269 del 2003, art. 47 convertito dalla L. n. 326 del 2003, ed alla L. n. 388 del 2000, art. 80, comma 25, il ricorrente principale si duole della disposta compensazione delle spese del doppio grado di giudizio, sostenendo che non vi era stata soccombenza reciproca, posto che la Corte d’appello aveva parzialmente modificato la sentenza di primo grado solo nella parte concernente l’individuazione del coefficiente da applicare ai fini della rivalutazione contributiva, senza aver nemmeno esplicitato i giusti motivi che l’avevano indotta ad adottare la compensazione integrale.
Da parte sua l’INPS deduce, con l’unico motivo del ricorso incidentale, la violazione del D.P.R. 30 aprile 1970, n. 639, art. 47 e del D.L. 29 marzo 1991, n. 103, art. 6 convertito nella L. 1 giugno 1991, n. 106, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, contestando che alla data di proposizione del ricorso giudiziario del 28.5.2007 non fosse ancora maturata la decadenza triennale ed obiettando che non era condivisibile quanto ritenuto nell’impugnata sentenza in ordine al fatto che la decorrenza del relativo termine fosse da individuare nella seconda delle due domande amministrative, vale a dire quella 13 giugno 2005 anzichè quella del 29 dicembre 1995. Sostiene, Infatti, la difesa dell’ente previdenziale che il termine di decadenza sostanziale di carattere pubblicistico di cui trattasi doveva computarsi a decorrere dalla prima domanda amministrativa, per cui all’atto della proposizione della domanda giudiziaria lo stesso era già scaduto, non potendo operare una sua reviviscenza per effetto della seconda domanda amministrativa, allorquando il diritto da azionare era già pregiudicato.
Osserva la Corte che va trattato in via preliminare il ricorso incidentale dell’Inps in quanto lo stesso implica la risoluzione della questione dirimente della decadenza dal diritto oggetto di causa, diversamente dal ricorso principale che verte su questioni di carattere consequenziale che presuppongono l’esistenza dello stesso diritto.
Orbene, il ricorso Incidentale dell’Inps è fondato.
Invero, la funzione della decadenza sostanziale è quella di tutelare la certezza delle determinazioni concernenti erogazioni di spese gravanti sui bilanci pubblici (cfr, ex plurimis, Cass SU, n. 12718/2009, in motivazione) e tale funzione (e, quindi, la stessa concreta utilità della predisposizione di un meccanismo decadenziale) verrebbe irrimediabilmente frustrata ove si ritenesse che la semplice riproposizione della domanda consentisse il venir meno degli effetti decadenziali già verificatisi.
Pertanto, il ricorso incidentale va accolto, mentre resta assorbito l’esame di quello principale che presuppone l’esistenza del diritto travolto dalla rilevata decadenza. Ne consegue che l’impugnata sentenza va cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, stante l’intervenuta decadenza dall’azione giudiziaria del 28.5.2007 rispetto alla domanda amministrativa del 29.12.1995, lo stesso va deciso nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, con rigetto dell’originaria domanda.
Le spese del presente giudizio di legittimità seguono, invece, la soccombenza di C.L. e vanno liquidate come da dispositivo.
La Corte accoglie il ricorso incidentale, dichiara assorbito il ricorso principale, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda. Condanna il ricorrente principale al pagamento delle spese del presente giudizio nella misura di Euro 2100,00, di cui Euro 2000,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge. Dichiara compensate tra le parti le spese dei gradi di merito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 sentenza 
 sentenza 
 art. 378
 art. 9
 art. 13
 art. 47
 art. 3
 art. 3
 art. 13
 art. 3
 art. 47
 art. 80
 sentenza 
 art. 47
 art. 6
 sentenza 
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