Source: http://www.exeo.it/free/piano_di_lottizzazione_convenzione_urbanistica_inadempimento
Timestamp: 2013-12-05 08:59:16+00:00

Document:
Piano di lottizzazione convenzione urbanistica inadempimento
la mia stravaganza era forse preferibile a quella "saggezza" dei molti, laggiù, dove spesso la vita - incatenata dal consueto e regolata da tutte quelle pressioni che arrivano perfino a trasformare l'arte e la fede in una merce - non è che una calma disperazione, un deserto di egoismo e di apatia (Walter Bonatti) HOME
HOMEedilizia urbanisticapianificazione urbanisticapiani attuativilottizzazione, recuperoPiano di lottizzazione: convenzione urbanistica, inadempimento
Piano di lottizzazione: convenzione urbanistica, inadempimento
titolo :PIANI URBANISTICI ATTUATIVI
collana:osservatorio di giurisprudenza - 104
978-88-97916-40-6
Piani urbanistici attuativi, durata, reiterazione e proroga, cessata efficacia, efficacia, procedura espropriativa, variazioni di volumetrie,- PEEP -, assegnazione aree, determinazione del fabbisogno, dimensionamento, iniziativa dei privati, localizzazione, mancato completamento, modalità di attuazione, principio del pareggio, - PIANO DI LOTTIZZAZIONE - competenza, convenzione urbanistica, espropriabilità, iniziativa privata, iniziativa pubblica, rapporti con il piano regolatore, - PIANO DI RECUPERO - individuazione dei singoli immobili, obbligatorietà, oneri di manutenzione, parere commissione edilizia, presupposti, - PIANO PARTICOLAREGGIATO -, affidamento del privato, assegnazione dei lotti, destinazioni ad uso pubblico, parere della commissione edilizia, - PIP - assegnazione aree, convenzione, modalità di attuazione, principio del pareggio, scelta aree, valutazione interessi, - PROGRAMMA COSTRUTTIVO ERP - disciplina applicabile, motivazione, PROGRAMMA DI RIABILITAZIONE - espropriabilità, - PROGRAMMA DI RIQUALIFICAZIONE URBANA - contratti di quartiere, società di trasformazione urbana, soggetti attuatori, programma integrato di intervento, programma pluriennale di attuazione.
Sintesi: In caso di piano di attuazione che presenta assorbenti profili di negozialità, poi tradottisi nella pattuizione delle reciproche obbligazioni, le questioni sorte in executivis debbono risolversi alla luce delle specifiche previsioni convenzionali, e dei principi in materia di obbligazioni e contratti richiamati dall’art.11 della legge 241/90 in materia di accordi ad oggetto pubblico (fattispecie nella quella possono pacificamente farsi rientrare le convenzioni urbanistiche).
Estratto: «3. Il piano di attuazione approvato, è caratterizzato dall’iniziativa progettuale dei privati proponenti e, seppur validato e fatto proprio dall’amministrazione a mezzo del formale inserimento nel contesto pianificatorio comunale, presenta assorbenti profili di negozialità, poi tradottisi nella pattuizione delle reciproche obbligazioni aventi ad oggetto il facere dei proponenti ed il dare dell’amministrazione (somme corrispondenti al totale scomputo degli oneri concessori). Le questioni sorte in executivis debbono dunque risolversi alla luce delle specifiche previsioni convenzionali, e dei principi in materia di obbligazioni e contratti richiamati dall’art.11 della legge 241/90 in materia di accordi ad oggetto pubblico (fattispecie nella quella possono pacificamente farsi rientrare le convenzioni urbanistiche).»
Sintesi: Costituisce inadempimento il fatto del lottizzante che, a fronte dell’impossibilità concerne solo una porzione delle opere progettate (impregiudicata restando la realizzazione delle altre secondo valutazioni rimesse al prudente apprezzamento dell’amministrazione nel cui interesse l’opera è stata concepita e l’obbligazione assunta), blocchi la realizzazione di tutta l’infrastruttura, secondo un ragionamento improntato a criteri di economicità ed efficienza (inutilità delle singole parti) che avrebbe al più giustificato una tempestiva e leale informazione al committente, ma non l’assunzione di decisioni di blocco totale in palese contrasto con la volontà di quest’ultimo.
Estratto: «4. Pregiudiziale sotto il profilo logico giuridico è l’esame dell’eccezione di nullità della convenzione per impossibilità giuridica del suo oggetto. L’impossibilità risiederebbe, secondo l’appellante nell’esistenza di due vincoli di carattere ostativo ed assoluto.4.1. È noto l’orientamento secondo il quale l’impossibilità giuridica, alla stregua delle norme vigenti alla data del contratto, ad ottenere il rilascio dei provvedimenti amministrativi di autorizzazione necessari per l'utilizzazione del bene per l'uso convenuto o per la sua trasformazione secondo le esigenze dell'uso contrattualmente previsto, rende nullo il contratto per l'impossibilità dell'oggetto, a norma degli art. 1346 e 1418 c.c.. 4.2. Il principio tuttavia non può utilmente valorizzarsi in questa sede, e ciò per due ordini di ragioni: - il primo è che l’impossibilità giuridica, per poter rilevare, deve avere carattere assoluto ed insuperabile. Non è questo il caso oggetto d’esame. Più che di impossibilità, nel caso di specie, trattasi di difficoltà connesse alla tutela dei vincoli in relazione agli specifici contenuti progettuali elaborati dagli stessi lottizzanti e da essi integrabili o modificabili al fine di renderli compatibili con le esigenze eventualmente prospettate dall’autorità preposta alla gestione del vincolo. Le difficoltà sono ovviamente collegate ai tempi necessari ad ottenere le autorizzazioni ed alla collaborazione delle parti nel consentire, secondo buona fede, variazioni o proroghe necessarie all’esatto rispetto del vincolo, in guisa da assicurare la realizzabilità delle previsioni convenzionali complessive. La congruità del termine e la leale cooperazione fra le parti sono tuttavia questioni che rilevano sul giudizio di imputabilità dell’inadempimento e non già su quello di astratta possibilità giuridica. Né può darsi rilievo al presunto carattere assoluto del vincolo di inedificabilità nei 10 metri dall’argine del fiume, poiché è circostanza che non si è mai profilata in concreto nel suo potenziale ostativo, che interessa un piccolissimo tratto della passeggiata, e deriva – come condivisibilmente dedotto dal Comune - da un assunto dell’appellante privo di riscontro probatorio, tra l’altro fondato sul pregresso abuso edilizio realizzato (sulla base di un titolo asseritamente illegittimo) da un altro lottizzante.- Il secondo è che, a tutto concedere, l’impossibilità concerne solo una porzione delle opere progettate, impregiudicata restando la realizzazione delle altre secondo valutazioni rimesse al prudente apprezzamento dell’amministrazione nel cui interesse l’opera è stata concepita e l’obbligazione assunta. L’appellante, invece, ha bloccato la realizzazione di tutta l’infrastruttura, secondo un ragionamento improntato a criteri di economicità ed efficienza (inutilità delle singole parti) che avrebbe al più giustificato una tempestiva e leale informazione al committente, ma non l’assunzione di decisioni di blocco totale in palese contrasto con la volontà di quest’ultimo.»
Sintesi: I vizi delle opere di urbanizzazione e la scadenza del termine di validità della convenzione di lottizzazione giustificano la decadenza dalla convenzione stessa, con l’incameramento della polizza fideiussoria che garantiva l’esecuzione delle opere di urbanizzazione.
Estratto: «Nel provvedimento impugnato si da atto altresì, oltre alla mancanza del parcheggio e alla inidoneità delle opere a svolgere la loro funzione (per assenza di manutenzione), del fatto che alcune opere hanno una dislocazione diversa da quella prevista nelle previsioni progettuali.La sussistenza di dette mancanze, unitamente alla scadenza del termine di validità della convenzione di lottizzazione, hanno giustificato l’adozione dell’impugnata delibera di decadenza, con l’incameramento della polizza fideiussoria che garantiva l’esecuzione delle opere di urbanizzazione.A seguito di tale provvedimento il Comune dovrà procedere al completamento delle opere di urbanizzazione con la somma incamerata e, ove questa non sia sufficiente, dovrà porre a carico dei lottizzanti le ulteriori spese non coperte dalla polizza fideiussoria, fermo restando l’obbligazione, propter rem, degli acquirenti dei lotti.L’obbligazione non riguarda però, e di per sé, chi utilizza le opere di urbanizzazione ( Cass. 12571/02), ma il soggetto che chiede la concessione edilizia o il soggetto che subentra a quest’ultimo nella costruzione del fabbricato e quindi nell’utilizzo della concessione edilizia, mentre alcuna successione nell’obbligazione si verifica nei confronti degli acquirenti le costruzioni. (cfr. TAR Sardegna sez. II, ric. 290/07; Cass.civile, sez. III, 15.5.2007 n. 11196).In sostanza l'obbligazione di provvedere alla realizzazione delle opere di urbanizzazione, assunta dal lottizzante con la stipula della convenzione di lottizzazione edilizia è propter rem, nel senso che l’adempimento di essa può essere richiesto non solo a colui che tale convenzione ha stipulato, ma anche a colui, se soggetto diverso, che richiede la concessione edilizia (vedi Cassazione civile sez. I, 20 dicembre 1994, n. 10947; nonché Cassazione civile, sez. II, 26 novembre 1988 n. 6382); ovvero nel senso che colui che realizza opere di trasformazione edilizia ed urbanistica, valendosi della concessione edilizia rilasciata al suo dante causa, ha nei confronti del Comune gli stessi obblighi che gravano sull'originario concessionario, ed è con quest'ultimo solidalmente obbligato per il pagamento degli oneri di urbanizzazione (vedi Cassazione civile sez. III, 17 giugno 1996, n. 5541).Una volta completate le opere di urbanizzazione, i lotti non ancora edificati potranno ottenere la concessione edilizia in quanto, come chiarito dalla Sezione con la citata sentenza 19/06, “la lottizzazione è stata fatta espressamente salva dal legislatore (cfr. art. 2 lett. b dell’art. 10 bis della LR 45/1989, come introdotto dalla LR 23/1993), essendo state le opere di urbanizzazione avviate entro il 17.11.1989”.»
Sintesi: In assenza di specificazioni a riguardo, la previsione in una lottizzazione, tra le opere di urbanizzazione primaria, di una strada da "destinare in perpetuo a pubblico transito", deve essere intesa come strada da destinare a pubblico transito pedonale e veicolare: pertanto è inadempiente il privato che non realizzi una strada idonea anche al traffico veicolare.
Estratto: «Individuate le azioni che il Comune ha inteso esperire con il presente giudizio, occorre rilevare che nel caso concreto sussiste il presupposto di entrambe, ossia l’inadempimento contrattuale. È incontestato, infatti, che effettivamente dalla convenzione di lottizzazione a suo tempo stipulata derivi l’obbligo delle parti intimate di realizzare le opere di urbanizzazione primaria e di cederle al Comune gratuitamente, e che nella concessione edilizia n. 99 del 23 settembre 1998 per la realizzazione delle indicate opere di urbanizzazione primaria sia prevista la medesima strada interna indicata nella convenzione di lottizzazione.È incontestato, inoltre, che tale strada, da intendersi come strada destinata al pubblico transito veicolare e pedonale, non sia stata interamente realizzata. Mentre, infatti, nella proprietà Bianchi la predetta strada risulta essere stata costruita, nell’altra parte dell’area della lottizzazione, di proprietà di Ciari Fernando (prima) e poi dei suoi aventi causa Lamoratta Stefano e Lamoratta Viviana, in luogo della strada vi è un giardino che rappresenta un ostacolo alla prosecuzione della stessa.Né può fondatamente sostenersi che la realizzazione del giardino in questione al servizio di uno dei fabbricati oggetto della concessione n. 134 dell’11 febbraio 1999, per l’edificazione di due edifici di civile abitazione all’interno dell’area della lottizzazione di proprietà di Ciari Fernando, e delle concessioni n. 86 del 26 ottobre 1999 e n. 53 del 4 dicembre 2000, concernenti variazioni al progetto di cui alla citata concessione n. 134, sia qualificabile come una variante in corso d’opera dichiarata e rappresentata dalla Direzione Lavori nella dichiarazione di fine lavori del 9 luglio 2001 come rientrante nella fattispecie di cui all’art. 39 della L.R. 52/1999 – la cui intitolazione è <<Varianti in corso d’opera>>, in forza del quale, secondo la formulazione dello stesso ratione temporis, «1. Non si procede alla demolizione ovvero all'applicazione delle sanzioni di cui agli articoli precedenti nel caso di realizzazione di varianti, purché esse siano conformi agli strumenti urbanistici e ai regolamenti edilizi vigenti e non in contrasto con quelli adottati, non comportino modifiche della sagoma né delle superfici utili e non modifichino la destinazione d'uso delle costruzioni e delle singole unità immobiliari, nonché il numero di queste ultime, e sempre che non si tratti di immobili vincolati ai sensi della legge n. 1089/1939 e legge n. 1497/1939 e successive modificazioni e integrazioni. 2. Le varianti non devono comunque riguardare interventi di restauro, come definiti dall'articolo 31 della legge n. 457/1978.» - stante l’inidoneità dello strumento giuridico invocato (variante in corso d’opera) ad apportare una modifica sostanziale allo strumento urbanistico attuativo in questione. Con la soppressione della strada interna, infatti, si andava ad incidere sull’assetto del territorio e non sulle caratteristiche dell’edificio, come previsto nel progetto allegato alla convenzione di lottizzazione. Inoltre, trattandosi di una modifica sostanziale alla convenzione di lottizzazione, la stessa poteva essere apportata – per le ragioni innanzi esposte – solo con la manifestazione di volontà di tutti i soggetti che hanno concorso alla formazione della convenzione (cfr., Cons. Stato, sez. IV, 19 febbraio 2008, n. 534).Né tale situazione può essere superata assumendosi – come sostenuto dal Sig. Ciari - che, a fronte della dichiarazione di fine lavori e accertamento di conformità del 9 luglio 2001, sottoscritta dal Direttore dei Lavori, cui erano allegati gli elaborati progettuali recanti l’esistenza dell’opera (giardino), l’amministrazione avrebbe dovuto tempestivamente verificare, in adempimento agli obblighi di vigilanza sanciti dall’art. 27 del D.P.R. 380/2001, la legittimità dell’opera (giardino) in questione derivante dalla sua asserita sussumibilità nella fattispecie di cui al citato art. 39 della L.R. 52/1999, e non avrebbe potuto essa, pertanto, a distanza di ben tre anni richiederne la demolizione, quando ormai si era ingenerato un affidamento degli intestatari del titolo edilizio sulla regolarità delle opere eseguite.La asserita negligenza dell’amministrazione, infatti, e il suo protratto silenzio non potrebbero comunque comportare, in assenza di una norma espressa in tal senso, un assenso implicito alle varianti dichiarate e rappresentate dalla Direzione Lavori nella dichiarazione di fine lavori. Senza contare, poi, l’insuperabile ostacolo derivante dalla ripetuta immodificabilità della convenzione senza la manifestazione di volontà di tutti i soggetti che hanno concorso alla sua formazione.Né, infine, può fondatamente sostenersi che la previsione della realizzazione di una strada interna ai lotti da destinare a pubblico transito non implichi ex se, stante la genericità della formulazione della convenzione per cui è causa, la destinazione della stessa a traffico veicolare, per poi concludere che, essendo stata realizzata una strada a pubblico transito pedonale, non sarebbe riscontrabile un formale inadempimento.Infatti, in assenza di specificazioni a riguardo, la previsione in una lottizzazione, tra le opere di urbanizzazione primaria, di una strada da “destinare in perpetuo a pubblico transito”, non può che essere intesa come strada da destinare a pubblico transito pedonale e veicolare, come risulta peraltro confermato dalla contestuale previsione di marciapiedi, che non avrebbe ragion d’essere se si trattasse di una strada destinata al solo traffico pedonale.»
Sintesi: Qualora la convenzione di lottizzazione preveda un termine entro il quale i privati devono realizzare le opere di urbanizzazione primaria o cedere delle aree al comune, il diritto della P.A. all'adempimento coattivo o alla risoluzione si prescrive in dieci anni a partire da detto termine.
Estratto: «Pur non avendo le parti convenute in alcun modo contestato che effettivamente dalla convenzione di lottizzazione a suo tempo stipulata derivi il loro obbligo di realizzare le opere di urbanizzzazione primaria e di cederle gratuitamente al Comune, tuttavia i Sig.ri Lamoratta e Bianchi hanno eccepito la prescrizione del diritto del Comune all’adempimento per decorso dell'ordinario termine decennale.L’eccezione non ha pregio.Considerato che la convenzione risale al 1998 e che la stessa ha precisato che il termine entro il quale i privati avrebbero dovuto assolvere l'obbligo di cessione delle aree è quello decennale, solo a partire dalla scadenza della convenzione medesima la mancata esecuzione delle opere può rilevare ai fini dell’inadempimento. Di conseguenza, solo da quel momento il Comune acquisisce il titolo per richiedere la cessione delle aree e per eventualmente esercitare il diritto all’adempimento forzoso o alla risoluzione del contratto per inadempimento dello stesso (cfr. TAR Brescia, n. 1126/2001 e n. 65/2003; TAR Campania, Napoli, sez.II, n. 2773/2007). “In sostanza, l'obbligazione del privato diventa esigibile proprio al termine della scadenza della convenzione e da tale momento inizia a decorrere pure l'ordinario termine di prescrizione” (T.A.R. - Abruzzo L'Aquila, sez. I, 13 novembre 2008, n. 1218).Seguendo questo percorso argomentativo, in linea con le tesi sviluppate dal ricorrente, soltanto quando siano decorsi dieci anni (ordinario termine prescrizionale ex art. 2946 C.C.) a partire da tale termine iniziale (quello di scadenza della convenzione), il diritto può dichiararsi prescritto.Nel caso concreto, la prescrizione maturerebbe dunque alla scadenza del decimo anno dalla scadenza della convenzione e dunque nel 2018.»
n°129 PIANO DI LOTTIZZAZIONE --> CONVENZIONE URBANISTICA --> INADEMPIMENTO --> OBBLIGAZIONI PROPTER REM
Sintesi: L’obbligazione propter rem per mancata realizzazione delle opere di urbanizzazione non riguarda di per sé chi utilizza tali opere, ma il soggetto che chiede la concessione edilizia o il soggetto che subentra a quest’ultimo nella costruzione del fabbricato e quindi nell’utilizzo della concessione edilizia, mentre alcuna successione nell’obbligazione si verifica nei confronti degli acquirenti le costruzioni.
Sintesi: L'obbligazione di provvedere alla realizzazione delle opere di urbanizzazione, assunta dal lottizzante con la stipula della convenzione di lottizzazione edilizia, è propter rem, nel senso che l’adempimento di essa può essere richiesto non solo a colui che tale convenzione ha stipulato, ma anche a colui, se soggetto diverso, che richiede la concessione edilizia.
Sintesi: Colui che realizza opere di trasformazione edilizia ed urbanistica, valendosi della concessione edilizia rilasciata al suo dante causa, ha nei confronti del Comune gli stessi obblighi che gravano sull'originario concessionario, ed è con quest'ultimo solidalmente obbligato per il pagamento degli oneri di urbanizzazione.
Sintesi: Gli obblighi nascenti dalle convenzioni di urbanizzazione sono da qualificare come obbligazioni propter rem, pertanto dell'inadempimento sono responsabili e possono essere convenuti in giudizio dalla P.A. anche gli aventi causa degli stipulanti.
Estratto: «La giurisprudenza ricostruisce gli obblighi di urbanizzazione come obbligazioni propter rem, alla luce della disciplina dettata dall’art. 28 della Legge 1150/42, modificata dall’art. 8 della legge 765/67, che all’obbligazione del proprietario del terreno oggetto di lottizzazione in ordine agli oneri di urbanizzazione aggiunge l’obbligazione del titolare della concessione edilizia. Il rilascio della stessa concessione è, infatti, subordinato all’impegno di eseguire le opere di urbanizzazione primaria. Dalle citate norme emerge, quindi, un collegamento immediato e diretto dei suddetti obblighi con la proprietà, giustificato dalla scelta legislativa di far ricadere i costi sociali di tali opere sui soggetti che intervengono con certe modalità sul territorio. Ebbene, da questa natura dell’obbligazione di urbanizzazione discende, condividendosi ancora una volta quanto rilevato a riguardo dal ricorrente, la soggezione a detto vincolo di tutti i soggetti che hanno partecipato alla convenzione e quindi anche di colui che non è proprietario del lotto sul quale deve essere realizzato il singolo intervento. La più recente giurisprudenza, dalla quale il collegio non ha motivo di discostarsi, sul punto ha, infatti, riconosciuto che detti obblighi vengono determinati con riferimento all'intera area oggetto di lottizzazione, e quindi gravano su tutti i lotti, indipendentemente dalla circostanza che su di essi insistano le opere di urbanizzazione da eseguire (cfr., Cassaz. civile, sez. I, 22 dicembre 2005, n. 28492).Nel caso di specie, su questi presupposti, soggetti obbligati all’adempimento contrattuale devono ritenersi, in solido, il Sig. Ciari, sul cui fondo va completata la strada, e il Sig. Bianchi, in qualità di proprietario di uno dei lotti facenti parte ab origine della lottizzazione “Re lo Stecco”. Inoltre, l’obbligo del Sig. Bianchi di costruire la strada interna ai lotti appare confermato, come evidenziato dal ricorrente, dalla lettera della convenzione in oggetto. Infatti, l’accordo, dopo aver dato atto che il Sig. Bianchi e il Sig. Ciari sottoscrivono la convenzione urbanistica come proprietari dei terreni e come titolari d’impresa individuale, identifica gli stessi con un soggetto unitario denominato “Ditta lottizzante” (pag. 2), la quale, nelle successive clausole contrattuali appare come la titolare dei diritti e degli obblighi. In particolare, si conviene che “la ditta lottizzante si obbliga per se, eredi, successori ed aventi causa a qualsiasi titolo anche particolare: … 2) ad assumere a proprio carico i seguenti oneri relativi alle opere di urbanizzazione primaria inerenti alla lottizzazione: le strade interne ed i parcheggi…che verranno costruiti a cura e spese della ditta lottizzante” (pag. 3.). Sembra quindi costituirsi tra i due soggetti, così come condivisibilmente sostenuto sempre dal ricorrente, “una figura atipica per il perseguimento di uno scopo comune ed unitario, rappresentato dalla realizzazione e dalla fornitura di opere e servizi assai complessi ed onerosi, necessari alla sistemazione di un certo sito” (pag. 11 del ricorso).Inoltre, il novero dei soggetti tenuti all’adempimento in solido degli obblighi e degli oneri assunti nei confronti del Comune di Figline, deve essere allargato ai Sig.ri Lamoratta Stefano e Lamoratta Viviana in virtù della clausola 10 della convenzione di lottizzazione che, per il caso di alienazione delle aree interessate, prevede il subentro dell’acquirente nella posizione negoziale dei lottizzanti. Questi, però, non sono liberati, ma rimangono solidalmente responsabili con l’acquirente per gli obblighi originariamente assunti. I Sig.ri Lamoratta Stefano e Lamoratta Viviana, hanno, infatti, acquisito con scrittura privata del 02.04.2002 (Ufficio del Registro di Firenze 02.04.02 n. 188) un fabbricato e annesso resede, costruito sul terreno oggetto della lottizzazione. E la Convenzione di lottizzazione subordina la nascita dell’obbligazione solidale relativa agli oneri di urbanizzazione, non ancora soddisfatti al momento dell’alienazione, ad un dovere di informazione a carico del venditore lottizzante e di formazione della prova scritta di tale comunicazione e della relativa accettazione degli acquirenti. La convenzione all’ art. 10 prescrive, infatti, che «Nel caso che la ditta lottizzante alieni le aree lottizzate essa lottizzante si impegna a rendere esplicitamente edotti gli acquirenti degli oneri assunti nei confronti del Comune e non ancora soddisfatti alla data delle predetta alienazione. La predetta circostanza dovrà risultare dall’atto di vendita unitamente all’esplicito impegno dell’acquirente di subentrare in tutto al lottizzante nell’assunzione degli obblighi assunti. Indipendente da quanto sopra, il lottizzante rimarrà comunque solidalmente responsabile con l’acquirente per i suddetti oneri».Tale presupposto risulta pienamente integrato. Infatti, in ottemperanza di tale impegno, l’art. 3 dell’atto di compravendita sottoscritta dai Sig.ri Lamoratta e dal Sig. Ciari dà conto che «parte venditrice garantisce che quanto forma oggetto del presente atto è immune da iscrizioni e/o trascrizioni (…) ad eccezione delle limitazioni derivanti dalla convenzione urbanistica sopramenzionata che parte acquirente dichiara di ben conoscere ed accettare».E comunque, anche a voler prescindere da quanto sopra, la legittimazione passiva dei Sigg.ri Lamoratta può ricostruirsi, ancora una volta, a partire dalla qualificazione degli obblighi di urbanizzazione nascenti dalla convenzione in termini di obbligazioni propter rem. La giurisprudenza, infatti, è ormai pacifica nell’individuare i soggetti privati obbligati al rispetto della convenzione, oltre che nelle parti originarie e in coloro che richiedono la concessione edilizia, se diversi dai primi, anche in chi realizza le opere di trasformazione urbana od edilizia e in tutti i suoi aventi causa in quanto subentranti nelle aree oggetto del piano di lottizzazione (cfr., ex multis, Cass., sez. II, 27.8.2002, n. 12571 la quale afferma che «La natura reale dell’obbligazione in esame riguarda dunque i soggetti che stipulano la convenzione, quelli che richiedono la concessione, quelli che realizzano l’edificazione ed i loro aventi causa»; in senso conforme, Tar Sicilia Catania, sez. I, 29 ottobre 2004 , n. 3011; Tar Lombardia Brescia 13 agosto del 2003, n. 1157; Tar Toscana Firenze, sez. I, 20 dicembre 1999, n. 1096). Pertanto, anche seguendo questa diversa argomentazione, i Sig.ri Lamoratta devono considerarsi responsabili in solido della costruzione della strada interna, quali aventi causa dai lottizzanti originari del terreno e quali proprietari sia del fabbricato, frutto dell’attività di lottizzazione, che del terreno su cui insiste.»
n°130 PIANO DI LOTTIZZAZIONE --> CONVENZIONE URBANISTICA --> INADEMPIMENTO --> PRESCRIZIONE
Sintesi: Il termine di prescrizione per la P.A. per far valere il diritto alla cessione delle aree nascente dalla convenzione urbanistica decorre dal termine di adempimento fissato dalla stessa convenzione.
Estratto: «3) Si deve, a questo punto, affrontare una questione preliminare di merito, sollevata da parte resistente con la memoria del 1 aprile 2011, con cui si lamenta la sopravvenuta prescrizione del diritto azionato dal Comune di Lecco.Stando all’assunto del patrocinio resistente, in caso di termini di adempimento infradecennali previsti in convenzione, la prescrizione non decorrerebbe dalla scadenza del termine decennale di validità della convenzione medesima, ma dai suddetti termini “interni” alla convenzione e, comunque, nel caso che qui occupa, essendo state le opere di urbanizzazione ultimate fin dal 1995, il diritto del Comune alla cessione avrebbe potuto essere fatto valere soltanto entro il 6.10.1998 (cioè entro il termine di 10 anni dalla stipulazione della convenzione, avvenuta il 6.10.1988). Il Collegio non ritiene condivisibile la tesi come poc’anzi prospettata. Preme evidenziare, in tal senso, come la difesa resistente tenda a confondere fra loro due termini di diversa natura: il termine di validità del Piano, da un lato e, dall’altro, il termine di prescrizione del diritto alla cessione delle aree.Sul primo, mentre può condividersi l’impostazione della società laddove applica alla convenzione di lottizzazione il termine decennale fissato dall’art. 16 della legge urbanistica (n. 1150/1942) per l’attuazione del Piano particolareggiato, non si comprendono le conclusioni a cui la stessa società mostra di pervenire, affermando la sopravvenuta prescrizione del diritto alla cessione delle aree sin dal 6 ottobre del 1998, alla scadenza dei dieci di validità della convenzione medesima. Sul punto, infatti, è opportuno precisare come, pur mostrandosi la giurisprudenza incline ad applicare al Piano di lottizzazione un termine massimo di durata per esso non espressamente previsto, ricavato in via analogica da quello dettato dall’art. 16, co 5° cit., per il Piano particolareggiato, l'individuazione di siffatto termine venga ritenuta necessaria al solo scopo di non attribuire alle lottizzazioni convenzionate l' effetto di condizionare a tempo indeterminato la pianificazione urbanistica futura, rispondendo così ad un preminente interesse pubblico, non soltanto per l'esecuzione delle opere di urbanizzazione, ma anche per l'edificazione dei lotti (cfr. Consiglio Stato, sez. V, 12 ottobre 2004 n. 6527; sez. VI, 20 gennaio 2003 n. 200; IV, 11 marzo 2003 n. 1315; id. 16 marzo 1999, n. 286; nonché Consiglio di Stato sez. IV, 2 giugno 2000 n. 3172). In sostanza, stando alla richiamata giurisprudenza, tale termine è applicabile soltanto alle disposizioni a contenuto espropriativo e non anche alle prescrizioni urbanistiche del Piano, destinate a rimanere pienamente operanti e vincolanti senza limiti di tempo, fino all’eventuale approvazione di un nuovo piano attuativo (cfr. in tal senso anche la previsione dell’art. 10 della convenzione, sulle conseguenze riconducibili alla scadenza della convenzione). Tanto premesso, ciò che preme qui evidenziare è la erroneità dell’impostazione volta a far coincidere automaticamente la scadenza del termine di validità del Piano di lottizzazione e, quindi, della convenzione, con la scadenza del termine di prescrizione del diritto alla cessione delle aree.In verità, per la individuazione di tale ultimo termine, si deve avere riguardo alla disciplina posta dagli artt. 2934 e ss. c.c., ove – per quanto qui di rilievo - si prevede che: “la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere” (cfr. art. 2935 c.c.).Ebbene, nel caso che qui occupa, si tratta di stabilire da quando il Comune di Lecco avrebbe potuto richiedere l’adempimento dell’obbligazione di cessione assunta dalla società nella cit. convenzione. Secondo la ricorrente incidentale, la risposta al quesito sarebbe ricavabile dall’art. 3 della convenzione, il quale così statuisce: <<…le cessioni avverranno nel momento in cui il Comune di Lecco ne farà richiesta e comunque entro 10 anni dalla firma della presente convenzione; …>>. Sennonché, proprio facendo leva su tale clausola convenzionale, letta anche alla luce delle norme codicistiche che disciplinano il “tempo dell’adempimento” (di cui agli artt. 1183 e ss. c.c.), non si ricava affatto la conclusione cui mostra di pervenire la società, allorché àncora il dies a quo del termine di prescrizione alla data del 6.10.1988, coincidente con la data di sottoscrizione della convenzione medesima, giungendo, così, a ritenere prescritto il diritto alla cessione alla data del 6.10.1998.In verità, le surrichiamate norme prevedono chiaramente che, nel caso in cui sia fissato un termine entro cui la prestazione deve essere eseguita, si deve distinguere a seconda che tale termine risulti fissato a favore del debitore, del creditore o di entrambi. Soltanto nel caso di termine fissato “esclusivamente” a favore del creditore, quindi, è previsto che quest’ultimo “può” esigere la prestazione prima della scadenza (cfr. l’art. 1185, I° co. c.c.).Ne consegue che, nel caso di specie, potendo il Comune esigere la prestazione entro il termine di 10 anni dalla stipula della convenzione, si deve individuare nella data del 6.10.1998 la scadenza del termine di adempimento previsto in convenzione, destinato, così, ad abbracciare l’intero arco di validità decennale della convenzione medesima. Con l’ulteriore conseguenza per cui solo in coincidenza di tale ultima data può essere individuato il dies a quo per la decorrenza del termine ordinario di prescrizione decennale del diritto alla cessione delle aree de quibus, destinato a maturare, quindi, nei dieci anni successivi al 6.10.1998 e, quindi, alla data del 6.10.2008. In nessun caso, quindi, può essere avallata la tesi della società resistente, volta ad affermare la prescrizione del diritto alla cessione alla data del 6.10.1998.Ciò, senza trascurare la circostanza che non risulta affatto univoca l’interpretazione della ridetta clausola nel senso di prevedere il termine “esclusivamente” a favore del Comune, tenuto conto della necessità di un’interpretazione complessiva delle clausole convenzionali ( cfr. in tal senso la sentenza della Cassazione civile, sez. III, 11 gennaio 2006, n. 261, ove la S.C. ha riconosciuto corretta l’impostazione seguita dal giudice di merito che non aveva ritenuto - in una convenzione di lottizzazione tra un privato e un Comune - che il termine ultimo entro il quale il privato si sarebbe dovuto attivare per compiere le opere di urbanizzazione fosse ricavabile da una singola clausola che stabiliva un termine massimo, ma ritenendo piuttosto necessario procedere all'interpretazione complessiva delle clausole negoziali, da cui si ricavava che, alle opere di urbanizzazione, il privato doveva provvedere via via che nascevano gli insediamenti abitativi e, comunque, prima della scadenza del termine di efficacia della convenzione).Più in generale, preme al Collegio evidenziare, per completezza di motivazione, che - pur non registrandosi un orientamento giurisprudenziale univoco in ordine all’individuazione del dies a quo del termine di prescrizione degli obblighi convenzionali (tematica su cui ci si permette di rinviare a quanto esposto nella sentenza di questa stessa sezione n. 1760/2011 cit., nonché alla copiosa giurisprudenza ivi richiamata) – tuttavia, la soluzione del caso in esame non richiede neppure di prendere posizione sulla predetta questione, data la coincidenza del termine di adempimento (fissato dall’art. 3 cit. in 10 anni dalla stipula della convenzione) con quello di validità della convenzione (di cui all’art. 10 della convenzione medesima, nonché, come sopra desunto dagli artt. 16, 5° co. e 28, 5° co., della legge 17 agosto 1942 n. 1150).Ne consegue che, anteriormente alla proposizione dell’odierno gravame non risultava affatto prescritto il diritto del Comune alla cessione delle aree, tenuto conto che il termine di prescrizione non poteva iniziare a decorrere prima della scadenza del termine di adempimento decennale, a sua volta decorrente dal 06.10.1998. Poiché, entro la data del 06.10.2008, il Comune ha dimostrato di attivarsi per richiedere l’adempimento, sia in via stragiudiziale (cfr. racc. del 08.09.1999 cit.) che con la instaurazione dell’odierno gravame, si deve ritenere pienamente azionabile il diritto del Comune di Lecco alla cessione delle aree da parte della resistente società.Consegue da ciò l’infondatezza della dedotta prescrizione.»
n°131 PIANO DI LOTTIZZAZIONE --> CONVENZIONE URBANISTICA --> INADEMPIMENTO --> RIMEDI
Sintesi: L'amministrazione che si è resa inadempiente alle obbligazioni indicate nella convenzione stipulata con il privato (nella specie, esecuzione di opere di impermeabilizzazione, di raccolta delle acque e di allaccio alla fognatura) può essere condannata all'esatto adempimento delle prestazioni oggetto di obbligazione convenzionale, nonché (ricorrendone i presupposti) al risarcimento del danno ingiustamente cagionato al privato.
Estratto: «In ordine all’inadempimento per omessa esecuzione, da parte del comune di Latina, delle opere di impermeabilizzazione, di quelle di raccolta delle acque e di allaccio alla fognatura, risulta, nella relazione peritale del CTU, che effettivamente dette opere non sono state realizzate da parte del comune; mentre le opere di impermeabilizzazione realizzate dalla società sono risultate poste in essere non a regola d'arte e talmente ammalorate da risultare inservibili. Infatti, nella relazione peritale del CTU si legge (pag. 12) che, a seguito dei sopralluoghi effettuati, è stato verificato che “…relativamente alle opere di impermeabilizzazione della copertura dell'edificio nella parte di proprietà della società B.A. risulta che su parte del terrazzo di copertura e, precisamente per una superficie di circa metri quadri 1800, risulta posta in opera soltanto una membrana impermeabile che, al momento del sopralluogo, è apparsa notevolmente deteriorata dagli agenti atmosferici. Infatti una buona parte risulta sollevata dall'azione del vento, mentre la restante parte risulta fessurata per l'azione del gelo e del sole…Tali lavori sarebbero stati eseguiti dalla società B.A. nell'anno 2001. Tali opere di impermeabilizzazione, a causa della loro esecuzione non a regola d'arte e della loro parziale esecuzione risultano inservibili e, come tali, da rimuovere e… pertanto l'impermeabilizzazione della copertura deve essere eseguita nella sua totalità per una superficie di circa metri quadri 2500…”; si legge, a pag. 16 che non risulta che, da parte del comune di Latina, siano state eseguite le opere necessarie per la raccolta delle acque meteoriche con allaccio alla fognatura pubblica a favore dell'immobile privato.Ritiene, pertanto, il collegio, sulla base della convenzione stipulata tra le parti (art. 8) e della relazione peritale del CTU, che l'amministrazione, inadempiente, sia tenuta ad eseguire le opere di impermeabilizzazione, nonché le opere di raccolta delle acque e di allaccio alla fognatura. Conseguentemente condanna l'amministrazione all'esatto adempimento delle prestazioni oggetto di obbligazione convenzionale.»
Sintesi: È del tutto lecito il comportamento contrattuale dell’amministrazione che, dinanzi ad un inadempimento grave dei lottizzanti, ha escusso le garanzie da questi prestate per l’esatto adempimento.
Sintesi: In caso di inadempimento agli obblighi assunti dal lottizzante, è legittimo il comportamento dell’amministrazione che, anziché insistere per l’esatto adempimento (salvo il danno per il ritardo) anche a mezzo dell’esecuzione d’ufficio in danno, preferisca chiudere il rapporto e procedere autonomamente alle opere infrastrutturali contando, evidentemente, nel più proficuo utilizzo delle somme derivanti dai contributi concessori vanamente scomputati.
Estratto: «5.1. Sgombrato il campo da suggestioni legate alla pretesa autoritatività ed unilateralità del termine assegnato (la natura consensuale è fuori discussione, ed anzi, l’amministrazione ha aderito alla richiesta di proroga del termine, mostrando un atteggiamento collaborativo dinanzi ad un primo inadempimento), non può ragionevolmente sostenersi che un termine di circa otto anni (cinque originari più tre in regime di proroga) costituisca un’imposizione incongrua, né a fortiori, di impossibile rispetto.5.2. Possono condividersi sul punto le valutazioni del primo giudice, il quale, ha da un lato rimarcato l’ascrivibilità ai lottizzanti del ritardo nella consegna della documentazione alla Soprintendenza e, dall’altro, l’onere dei lottizzanti di predisporre la documentazione progettuale necessaria per il parere sul vincolo, sollecitata dalla Soprintendenza.Dunque è del tutto lecito il comportamento contrattuale dell’amministrazione che, dinanzi ad un inadempimento grave dei lottizzanti, ha escusso le garanzie da questi prestate per l’esatto adempimento.»
Sintesi: La difformità delle opere di urbanizzazione realizzate rispetto a quelle autorizzate con la concessione non impedisce la pronuncia costitutiva ex art. 2932 c.c., avente ad oggetto la cessione di aree alla P.A. da parte dei lottizzanti.
Estratto: «4) Passando ad esaminare il merito del ricorso principale, il Collegio deve valutare le obiezioni svolte da parte resistente alla possibilità da parte del Comune di utilizzare lo strumento di cui all’art. 2932 c.c. per ottenere l’adempimento, da parte della lottizzante Bolis srl, dell’obbligo di cessione delle aree a suo tempo assunto.Ebbene, stando alla tesi resistente, la strada dell’adempimento coattivo non sarebbe praticabile, poiché lo stesso Comune di Lecco si sarebbe reso inadempiente alla medesima convenzione di cui si pretenderebbe, in questa sede, l’attuazione.Ciò, poiché il Comune avrebbe autorizzato l’esecuzione di opere di urbanizzazione difformi da quelle previste nel P.L. 16 e, con particolare riguardo all’area di proprietà Bolis, oggetto di cessione, avrebbe realizzato, in luogo di un’area a verde, limitrofa al lotto 10, due strade: una al servizio del parcheggio pubblico (che invece avrebbe dovuto essere raggiunto solo dalla via Rovinata, esterna al P.L.); l’altra, al servizio di una proprietà esterna al P.L.Nelle repliche di parte comunale, sul punto, si evidenzia come le modifiche a cui fa riferimento la soc. resistente sarebbero state autorizzate dal Comune su richiesta degli stessi lottizzanti (fra cui la stessa Bolis srl), con la concessione edilizia n. 28141, del 6.06.1991. In particolare, le modifiche in questione sarebbero state contenute nel progetto presentato dall’arch. Amigoni, mandatario dei lottizzanti in qualità di direttore dei lavori per le urbanizzazioni del P.L. La mancata impugnazione del predetto titolo edilizio, ormai inoppugnabile, precluderebbe alla resistente qualunque contestazione relativamente alle opere realizzate in conformità del progetto assentito con la citata C.E. 28141.Il Collegio ritiene fondata la domanda della ricorrente, dovendosi disattendere le obiezioni della difesa resistente.Come evidenziato nella stessa memoria depositata dalla Bolis srl il 01.04.2011, le opere di urbanizzazione furono realizzate e collaudate sin dal 1995 (cfr. certificato di collaudo del 25.09.1995 allegato da entrambe le parti ), per cui “non sussisteva alcun impedimento … per la cessione delle aree” (cfr. pg. 6 memoria cit.).Dalla documentazione versata in atti non emerge, quindi, alcuna dimostrazione di una eventuale contestazione da parte della lottizzante Bolis in ordine all’operato del Direttore dei Lavori, arch. Amigoni, essendo, al contrario, prodotto in atti il certificato di collaudo sopra indicato, che dà espressamente atto della correttezza dell’esecuzione delle ridette opere di urbanizzazione.In tali evenienze, risultano inammissibili, prima ancora che infondate, le deduzioni della ricorrente incidentale, laddove esse si appuntano su presunte difformità delle opere previste nel P.L. originario, rispetto a quelle in concreto realizzate, atteso che, le predette modifiche risultano assentite dalla stessa esponente, sia pure a mezzo del Direttore dei Lavori dalla stessa incaricato dell’attuazione del Piano (cfr., al riguardo, la previsione contenuta nell’art. 8 della cit. convenzione, ove si legge che: “i lottizzanti si impegnano a presentare istanza di concessione edilizia per le opere di urbanizzazione…i lottizzanti dovranno effettuare il tracciamento a propria cura e spese delle nuove strade e delimitare le opere di urbanizzazione e standards da cedere al Comune mediante l’apposizione di picchetti. …Il progetto da presentare per la concessione edilizia dovrà essere di tipo esecutivo. I lottizzanti dovranno indicare al Comune il nominativo del direttore dei lavori per l’esecuzione delle opere di urbanizzazione. …”).Né si può accedere alla tesi della società, per cui il Direttore Lavori sarebbe stato incaricato della sola esecuzione del P.L. originario e non delle modifiche successive, atteso che, non soltanto la Bolis non ha fornito la dimostrazione dei limiti del mandato conferito in tal senso all’arch. Amigoni, ma neppure, come già detto, ha allegato e documentato di avere mai svolto contestazioni in ordine alle predette modifiche e, ciò, sia in occasione del rilascio della C.E. n. 28141, del 6.06.1991, che in occasione del collaudo delle predette opere, certificato sin dal 25.09.1995.Ne consegue che, non risultando configurabile un inadempimento a carico del Comune in ordine alla convenzione, essendo state realizzate le modifiche dell’originario P.L. con l’accordo di tutte le parti interessate alla lottizzazione di cui è causa, viene meno l’ostacolo ravvisato dalla società per l’accoglimento della domanda svolta con l’odierno gravame.A diverso avviso non conduce, infatti, l’ulteriore deduzione della resistente che fa leva sulla difformità delle opere realizzate rispetto a quelle autorizzate con la cit. C.E., poiché, in disparte la circostanza che non risulta agli atti che le lamentate difformità siano imputabili al Comune, sembrando, anzi, che la realizzazione delle suddette opere in conformità della C.E. 28141 incombesse sui lottizzanti, non si vede per quale ragione la ridetta difformità dovrebbe ridondare in un impedimento alla pronuncia costitutiva ex art. 2932 c.c., avente ad oggetto la cessione delle aree così come prevista a carico della società in convenzione.Non risulta, giova ribadire, alcun abuso edilizio contestato a carico della società in ordine alla realizzazione delle predette opere in difformità della C.E. (senza sottacere, al riguardo, che - ove fosse configurabile un abuso - lo stesso sarebbe imputabile alla stessa società lottizzante, sia in quanto proprietaria delle aree interessate dalle lamentate difformità, benché oggetto di obbligazione di cessione a favore del Comune, sia in quanto soggetto co-obbligato all’esecuzione delle opere di urbanizzazione in conformità del titolo edilizio richiesto e ottenuto dal Comune ricorrente).»
Sintesi: A seguito del provvedimento di decadenza dalla convezione di lottizzazione il Comune deve procedere al completamento delle opere di urbanizzazione, utilizzando la somma incamerata azionando la polizza fideiussoria che ne garantiva l’esecuzione e, ove questa non sia sufficiente, ponendo a carico dei lottizzanti le ulteriori spese non coperte dalla polizza fideiussoria, fermo restando l’obbligazione, propter rem, degli acquirenti dei lotti.
Sintesi: In caso di inadempimento della convenzione di lottizzazione, la P.A. può chiedere sia l'esecuzione in forma specifica sia la risoluzione dell'accordo, e anche avvalersi della calusola contrattuale che le permette di realizzare in via diretta, ma a spese degli obbligati, le opere di urbanizzazione.
Estratto: «Sul piano sostanziale, deriva da quanto detto l’applicazione dei principi del codice civile in materia di obbligazioni e contratti.In particolare, poiché nella vicenda in esame una parte del rapporto contesta alla controparte l’adempimento degli obblighi di fare, viene in rilievo la disciplina dell’inadempimento del contratto (art. 1453 c.c.) e dell’esecuzione in forma specifica quale rimedio volto ad ottenere la medesima prestazione dedotta in accordo (art. 2931 c.c.). L’art. 11 accresce, infatti, la pienezza della tutela avanti al giudice amministrativo non solo estendendo la vocatio in ius, ma anche ammettendo il ricorso ai rimedi contrattuali, previsti dal codice civile, nel processo amministrativo.Invero, il rimedio contrattuale di cui all’art. 1453 c.c. non appare incompatibile con la definizione delle convenzioni di lottizzazione in termini di accordo procedimentale e non di contratto. L’accordo ex art. 11, infatti, delinea un assetto di interessi perseguibile solo attraverso l'adempimento di obbligazioni a carico dell'una e dell'altra parte del rapporto. In caso di inadempimento, della parte lottizzante o del suo avente causa, dell'obbligo di eseguire le prescritte opere di urbanizzazione primaria e secondaria, l'amministrazione deve poter contare su tutti i rimedi offerti dall'ordinamento ad un privato creditore per poter realizzare coattivamente il proprio interesse. Sul punto, la giurisprudenza, ha riconosciuto che «in materia di lottizzazioni, in caso di inadempimento da parte del lottizzante (o di un suo avente causa) dell'obbligo di eseguire le prescritte opere di urbanizzazione, l'amministrazione deve poter disporre di tutti i rimedi offerti dall'ordinamento ad un qualsiasi creditore per poter realizzare coattivamente il proprio interesse», e quindi anche dell’azione di adempimento (T.A.R. Lombardia Brescia, 13 agosto 2003, n. 1157). Questa azione, appartenendo all'area della cosiddetta tutela specifica o satisfattoria diretta ad assicurare al creditore il raggiungimento del preciso interesse sottostante al diritto di cui è titolare, consente all’amministrazione di ottenere l'assetto di interessi programmato dal negozio giuridico attraverso il comando giurisdizionale che integra la fonte dell'obbligazione con effetti propri e principalmente con l'effetto di assoggettare il debitore all'esecuzione forzata.Il percorso con cui si arriva a questa conclusione è illustrato nella citata pronuncia del T.A.R. Lombardia Brescia, 13 agosto 2003, n. 1157. In tale occasione il giudice amministrativo, accertata l'equiparazione tra convenzione di lottizzazione e accordo sostitutivo, sulla scorta della prevalente giurisprudenza sull'art. 11 comma 5, ha inteso far conseguire a tale premessa (la riconduzione della fattispecie all'istituto dell'accordo sostitutivo e, quindi, nell'alveo della giurisdizione esclusiva) una tutela della situazione giuridica sottesa che potesse definirsi piena. A questo scopo, si è valorizzato il rinvio ai principi e alle azioni previste nel codice civile in materia di obbligazioni e contratti per regolare la fattispecie.Secondo tale ricostruzione della questione, pienamente condivisa dal collegio, il giudice amministrativo adito deve considerarsi legittimato a decidere sulle domande avanzate dal Comune di Figline, volte ad accertare l’inadempimento e a far condannare i lottizzanti al risarcimento in forma specifica o per equivalente, in applicazione della disciplina civilistica.In questo quadro, deve essere valutata la previsione della convenzione di lottizzazione in oggetto che attribuisce al Comune, per il caso di mancata esecuzione delle prestazioni dedotte in contratto, la facoltà di realizzare in via diretta, ma a spese degli obbligati, le opere di urbanizzazione. La clausola n. 9 del suddetto atto, infatti, riserva al Comune «la facoltà di provvedere direttamente all’esecuzione delle opere di lottizzazione in sostituzione dei lottizzanti inadempienti ed a spese dei medesimi previo avviso in ogni caso non inferiore a novanta giorni, da comunicarsi mediante lettera raccomandata».Tale rimedio deve ritenersi concorrente con l’azione di adempimento. Ciò posto, a fronte dell’asserito persistente e definitivo inadempimento dei lottizzanti, e permanendo l’interesse alla costruzione dell’opera per cui è causa, il Comune di Figline Valdarno ha proposto il ricorso in esame con cui ha inteso esercitare la facoltà riconosciutagli dalla convenzione e, perciò, procedere alla realizzazione in via diretta dell’opera, previa autorizzazione del giudice adito ad accedere nella proprietà privata del Sig. Fernando Ciari e Stefano e Viviana Lamoratta, ovvero, in alternativa, chiedere la condanna in solido dei convenuti alla costruzione della stessa opera di urbanizzazione ai sensi dell’art. 1453 c.c..»
Clicca qui per maggiori informazioni leggi alcune pagine gratuite del prodotto
© COPYRIGHT EXEO L'articolo sopra riportato è un estratto di un prodotto di Exeo Edizioni. Tutti i diritti sono riservati. Vai a : Seleziona un altro articolo ...[07/02/2013] Piano di lottizzazione[07/02/2013] Piano di lottizzazione: convenzione...[07/02/2013] Piano di lottizzazione: convenzione...[07/02/2013] Piano di lottizzazione: convenzione...[07/02/2013] Durata del piano di lottizzazione[07/02/2013] Effetti e funzione del piano di lot...[07/02/2013] Piano di lottizzazione: idoneità vi...[07/02/2013] Piano di lottizzazione: iniziativa ...[07/02/2013] Piano di lottizzazione: iniziativa ...[07/02/2013] Piano di lottizzazione: modifica[07/02/2013] Piano di recupero[07/02/2013] Piano di recupero: individuazione d...[07/02/2013] Piano recupero
Che percentuale delle risorse nette derivanti dalla valorizzazione del bene trasferito è destinata al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato?
Iniziato il 05/12/2011	Il 50%

References: art. 1346
 Cass. 
 sentenza 
 art. 2
 art. 39
 art. 2946
 art. 10
 art. 2935
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2932
 art. 2932
 art. 11