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CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE
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Lelio Micheli
1 CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO (VIII LEGISLATURA) TERZA COMMISSIONE CONSILIARE PERMANENTE IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE Venezia, dicembre 20072 Il presente documento si propone come un semplice strumento di lavoro, in previsione del prossimo esame dei progetti di legge riguardanti il commercio equo e solidale già pervenuti a questa Commissione consiliare. Il dossier è stato realizzato a cura della segreteria della Terza Commissione consiliare: Cester Elisabetta e Filippini Francesca Stampato a cura della Stamperia del Consiglio Regionale 23 Sommario! ""#$" Mozione sul commercio equo e solidale ( ) Proposta di legge n. 1828/06 (Camera dei Deputati) % &''(')* +, -&''"./'# /0&'1)#( '* 20&''#*( ') &&''$)1*( ') &0$1#, $"$#, )# ##* *"*4 INTRODUZIONE COMMERCIO EQUO E SOLIDALE Con Commercio equo e solidale (o semplicemente Commercio equo, Fair trade in inglese) si intende quella forma di attività commerciale nella quale l obiettivo primario non è la massimizzazione del profitto, bensì la lotta allo sfruttamento e alla povertà legate a cause economiche o politiche o sociali. E, dunque, una forma di commercio internazionale nella quale si cerca di garantire ai produttori ed ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo un trattamento economico e sociale equo e rispettoso, e si contrappone alle pratiche di commercio basate sullo sfruttamento che si ritiene spesso applicate dalle aziende multinazionali. (Wikipedia). Il fenomeno si è sviluppato nel corso degli ultimi quarant anni a seguito della raggiunta consapevolezza delle distorsioni che si verificano nei rapporti commerciali tra paesi ricchi e paesi poveri a causa dello sfruttamento dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo, del mancato rispetto dell ambiente e della smodata ricerca del profitto. Negli ultimi anni, con la sempre crescente attenzione per queste tematiche, il CES è passato, da settore di nicchia confinato nel circuito specializzato dei negozi del commercio etico, alla grande distribuzione. La necessità di regolamentare in qualche modo il settore ha portato, dapprima, alla formulazione di serie normative di carattere volontario, secondo un duplice approccio. Si è proceduto, da un lato, alla predisposizione di Carte dei criteri a livello sia nazionale che europeo. In particolare, la Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale, approvata nel 1999 e aggiornata nel 2005, è il documento che definisce i valori e i principi condivisi da tutte le organizzazioni di Commercio Equo e Solidale Italiane. Secondo la Carta Il commercio Equo e solidale è un approccio alternativo al commercio convenzionale; esso promuove giustizia sociale ed economica,sviluppo sostenibile,rispetto per le persone e per l ambiente, attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei consumatori, l educazione, l informazione e l azione politica. Il Commercio Equo e Solidale è una relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: dai produttori ai consumatori.. Sempre secondo la Carta gli obiettivi del Commercio Equo e Solidale sono: 1. Migliorare le condizioni di vita dei produttori aumentandone l accesso al mercato, rafforzando le organizzazioni di produttori, pagando un prezzo migliore ed assicurando continuità nelle relazioni commerciali. 2. Promuovere opportunità di sviluppo per produttori svantaggiati, specialmente gruppi di donne e popolazioni indigene e proteggere i bambini dallo sfruttamento nel processo produttivo. 3. Divulgare informazioni sui meccanismi economici di sfruttamento, tramite la vendita di prodotti, favorendo e stimolando nei consumatori la crescita di un atteggiamento alternativo al modello economico dominante e la ricerca di nuovi modelli di sviluppo. 4. Organizzare rapporti commerciali e di lavoro senza fini di lucro e nel rispetto della dignità umana, aumentando la consapevolezza dei consumatori sugli effetti negativi che il commercio internazionale ha sui produttori, in maniera tale che possano esercitare il proprio potere di acquisto in maniera positiva. 45 5. Proteggere i diritti umani promuovendo giustizia sociale, sostenibilità ambientale, sicurezza economica. 6. Favorire la creazione di opportunità di lavoro a condizioni giuste tanto nei Paesi economicamente svantaggiati come in quelli economicamente sviluppati. 7. Favorire l incontro fra consumatori critici e produttori dei Paesi economicamente meno sviluppati. 8. Sostenere l autosviluppo economico e sociale. 9. Stimolare le istituzioni nazionali ed internazionali a compiere scelte economiche e commerciali a difesa dei piccoli produttori, della stabilità economica e della tutela ambientale, effettuando campagne di informazione e pressione affinchè cambino le regole e la pratica del commercio internazionale convenzionale. 10.Promuovere un uso equo e sostenibile delle risorse ambientali.. L altro approccio consiste nella stesura di norme volontarie armonizzate relative a sistemi di certificazione, in base ai quali i prodotti del commercio equo vengono etichettati da organismi certificatori privati specializzati, così garantendo la conformità dei prodotti adeterminati standard ed il rispetto dei principi caratterizzanti il settore; in particolare ci si riferisce al sistema di certificazione proposto da FLO (Fair Trade Labelling Organizations International) che attribuisce l etichetta Fairtrade. Non ci si può nascondere, peraltro, che la strada della regolamentazione in via volontaria ha dei limiti dovuti in primo luogo al pericolo di una qualche referenzialità. Si è sentita, pertanto, la necessità di una regolamentazione ufficiale del fenomeno del commercio equo e solidale, anche in considerazione del fatto che in materia di commercio internazionale esistono dei vincoli derivanti da norme internazionali e comunitarie. Il diritto comunitario L art. 2 del Trattato CE prevede che l Unione Europea promuova uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, ( ) il miglioramento della qualità dell ambiente, il miglioramento del tenore e delle qualità della vita e ancora, all articolo 131, afferma che l obiettivo della politica commerciale comune è quello di contribuire, secondo l interesse comune, allo sviluppo armonico del commercio mondiale, alla graduale soppressione delle restrizioni agli scambi internazionali ed alla riduzione delle barriere doganali. In una prima Risoluzione del 19 gennaio 1994 (n. A /93) il Parlamento Europeo invitava la Comunità Europea e gli Stati membri ad inserire organicamente il CEES nella politica comunitaria di cooperazione allo sviluppo e a sostenerne finanziariamente e riconoscerne giuridicamente l attività e le relative organizzazioni. Anche la Commissione nel 1994 predisponeva una Nota sul Commercio Alternativo nella quale manifestava l intenzione di favorire il CEES. Nel 1996 il Comitato Economico e Sociale (CES), esprimendo un parere positivo sul fenomeno, esortava la Commissione a finanziarlo. Successivamente, il 2 luglio 1998, il Parlamento Europeo ha approvato la Risoluzione A 4-198/98 sul Commercio Equo e Solidale secondo la quale il c.e.s. dovrebbe rispettare i seguenti criteri: - acquisti diretti; - prezzo equo formato dal prezzo corrente di mercato, laddove esista, più un premio c.e.s., fermo restando che tale prezzo non può scendere sotto una certa soglia; - pagamento parziale anticipato, se richiesto dal produttore, mancanza di monopoli, trasparenza dei prezzi; 56 - relazioni stabili e di lunga durata con i produttori; - nessuna discriminazione tra uomini e donne e nessun ricorso al lavoro infantile; - rispetto dell ambiente, protezione dei diritti dell uomo, delle donne e dei bambini, nonché rispetto dei metodi di produzione tradizionali; - rispetto dello sviluppo endogeno e sostegno all autonomia delle popolazioni locali. A tale Risoluzione ha fatto seguito la Comunicazione della Commissione al Consiglio sul Commercio equo e solidale COM/99/0619 che menziona, fra quelli che hanno beneficiato di contributi economici, gli organismi di certificazione dei marchi di commercio equo e solidale; le botteghe del mondo per le attività promozionali; l EFTA per spese di patrocinio, ricerca, sensibilizzazione e promozione. La Commissione Europea ha indicato, inoltre, i soggetti che tradizionalmente sono impegnati in questa attività: alcune Organizzazione non governative (ONG o NGO), nonché associazioni caritative o religiose, che sovente si sono in seguito trasformate in società commerciali, e le botteghe del mondo, cioè i negozi che effettuano la vendita diretta. Il diritto nazionale Anche in Italia, come in tutti gli altri Paesi europei, il commercio equo e solidale è un fenomeno in grande crescita che si è imposto all attenzione del mondo politico. Ricordiamo innanzitutto, anche per motivi cronologici, la Mozione sul commercio equo e solidale approvata dal Senato nella seduta del 6 febbraio Partendo dalla constatazione del crollo del prezzo del caffè e del cacao, con conseguenti ricadute negative sulle manodopere locali con forme di lavoro e di remunerazione spesso simili alla schiavitù, tale mozione impegnava il Governo a favorire la diffusione del commercio equo e solidale. Successivamente sono state presentate alcune proposte di legge. La Proposta di legge n. 3892/2003 Disposizioni per favorire lo sviluppo sostenibile, incentivare il commercio equo e solidale e promuovere la responsabilità sociale delle imprese introduce, fra l altro, il marchio etico e sociale che attesta l eticità del processo produttivo attraverso il quale il prodotto è stato realizzato. Il Disegno di legge n. 4130/2003 Delega al Governo in materia di fiscalità etica e di promozione dello sviluppo sostenibile fa rientrare il commercio equo e solidale tra le attività che promuovono lo sviluppo sostenibile e prevede attenuazioni al prelievo fiscale sul reddito derivante dall importazione e dalla distribuzione di prodotti alimentari, artigianali ed agricoli. Il Disegno di legge n. 3091/2004 Norme a favore del commercio equo e solidale, composto di due soli articoli, introduce agevolazioni fiscali sui prodotti che rispettano i criteri di certificazione Fair Trade. Il Disegno di legge n. 2728/2005 Riorganizzazione della cooperazione allo sviluppo prevede, fra l altro, che rientrino nell attività di cooperazione le iniziative che promuovono lo scambio commerciale equo e solidale tra l Italia e i Paesi partner. La proposta ha la finalità di permettere ad un maggior numero di categorie di soggetti l accesso ai benefici in favore degli enti che si occupano della cooperazione internazionale. 67 La Proposta di legge n. 3021/2005 Disciplina della cooperazione allo sviluppo equo e sostenibile riconosce l apporto del CEES alla cooperazione allo sviluppo e prevede l istituzione di un albo in cui verranno iscritte le organizzazioni del CEES che intendono beneficiare delle agevolazioni fiscali e delle esenzioni sui tassi d importazione. Infine, la Proposta di legge n Disposizioni per la promozione del commercio equo e solidale, presentata alla Camera il 16 ottobre 2006, dà una definizione del commercio equo e solidale, definisce il concetto di prezzo equo, individua le caratteristiche delle organizzazioni di commercio equo e solidale, definisce i prodotti del CEES e istituisce l Albo delle organizzazioni di commercio equo e solidale, oltre che il Registro della filiera integrale del commercio equo e solidale; viene anche prevista l Autorità del commercio equo e solidale. Il diritto regionale La Toscana è stata la prima Regione ad approvare una legge interamente dedicata al commercio equo e solidale. La L.R. 23 febbraio 2005, n. 37 ha l obiettivo di sostenere e agevolare l attività dei soggetti del CEES in quanto ritenuta funzionale agli obiettivi regionali di cooperazione decentrata allo sviluppo. Viene istituito il registro regionale del commercio equo e solidale a cui sono iscritti coloro che operano in forma stabile nel territorio regionale. Sono previsti incentivi alle imprese del settore e viene istituita la Giornata regionale del commercio equo e solidale. E prevista l emanazione di un regolamento attuativo circa: - l istituzione ed il funzionamento del disciplinare di prodotto; - i criteri e le modalità per l iscrizione, sospensione e revoca al registro; - i contenuti della relazione sullo stato di attuazione della legge; - le modalità organizzative e i contenuti della Giornata regionale del commercio equo e solidale. La seconda Regione a intervenire nel settore è stata il Friuli Venezia Giulia con l art. 26 della L.R. 5 dicembre 2005, n. 29. Tale norma contiene una definizione di commercio equo, anche se lacunosa in quanto coglie solo una parte del fenomeno. Una particolarità della norma friulana consiste nel riconoscimento ufficiale della denominazione Botteghe del Mondo. Tale denominazione viene conferita con Decreto dirigenziale, previa verifica dei requisiti, agli esercizi ove si effettui la vendita al dettaglio di beni che, almeno per l 80% del volume d affari, facciano parte del circuito del commercio equo e solidale. Anche la Regione Abruzzo ha disciplinato il settore con la L.R. 28 marzo 2006, n. 7 che è abbastana simile alla legge toscana alla quale evidentemente si ispira. L ultima Regione intervenuta a disciplinare il commercio equo e solidale nel proprio territorio è stata la Liguria con la L.R. 13 agosto 2007, n. 32. Tale normativa dà una definizione del CEES, istituisce l Elenco regionale delle organizzazioni del commercio equo e solidale al quale sono iscritti i soggetti non aventi scopo di lucro, organizzatiin forma collettiva e democratica, che operano in forma stabile sul territorio regionale, appartenenti alle categorie nella stessa legge individuate. E interessante rilevare come sia già stato adottato il provvedimento attuativo di tale legge. Per concludere, bisogna ricordare che sono stati presentati, in altre Regioni, dei Progetti di legge tesi a disciplinare ed incentivare il settore: Regione Piemonte: PDL 466/07 e PDL 479/07; Regione Lombardia: PDL 128/06; Regione Veneto: PDL 191/06 e PDL 203/06. 78 LA NORMATIVA COMUNITARIA 89 Risoluzione del Parlamento europeo sul commercio equo e solidale e lo sviluppo (2005/2245(INI)) Il Parlamento europeo, vista la propria risoluzione del 2 luglio 1998 sul commercio equo e solidale(1), vista la propria risoluzione del 10 luglio 2003 sulla crisi del mercato internazionale del caffè(2), vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 12 febbraio 2004, dal titolo "Catene di prodotti agricoli di base, dipendenza e povertà -Proposta di piano d'azione a livello di UE" (COM(2004)0089), vista la comunicazione della Commissione al Consiglio, del 29 novembre 1999, sul "commercio equo e solidale" (COM(1999)0619), visto il parere del comitato economico e sociale europeo, del 27 ottobre 2005, sul tema "Commercio etico e programmi di garanzia per i consumatori"(3), visti la dichiarazione e il piano d'azione sui prodotti di base africani adottati dalla Conferenza dei ministri del commercio dell'unione africana tenutasi ad Arusha il novembre 2005, visto il consenso di São Paulo, undicesima sessione della conferenza delle Nazioni Unite su commercio e sviluppo (UNCTAD), tenutasi a São Paulo il giugno 2004, visti gli articoli da 177 a 181 del trattato che istituisce la Comunità europea, visto l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli stati dell'africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 (accordo di Cotonou)(4) e modificato a Lussemburgo il 25 giugno 2005(5), e in particolare l'articolo 23, lettera g), visto il compendio sulle strategie di cooperazione all'accordo di Cotonou, pubblicato dalla Commissione nel 2001, visto il manuale sugli appalti pubblici ecocompatibili, dal titolo "Acquistare verde!", pubblicato dalla Commissione nel 2004, visto il rapporto dell'afnor (Agence française de normalisation) sui criteri e requisiti applicabili alle attività delle organizzazioni di Commercio equo e solidale del 9 dicembre 2005, visto l'articolo 45 del proprio regolamento, visti la relazione della commissione per lo sviluppo e il parere della commissione per il commercio internazionale (A6-0207/2006), 910 A. considerando che il Commercio equo e solidale si è dimostrato un mezzo efficace di promozione dello sviluppo sostenibile, B. considerando che il Commercio equo e solidale e altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali sono accomunati dall'ambizione di immettere sul mercato, commercializzare e promuovere prodotti rispondenti a determinati criteri sociali, ambientali e di sviluppo, C. considerando che il Commercio equo e solidale e altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali costituiscono importanti strumenti per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM), in particolare l'eliminazione della povertà e il partenariato mondiale per lo sviluppo, D. considerando che i prezzi di molti dei principali prodotti agricoli esportati dai paesi in via di sviluppo, quali zucchero, cotone, cacao e caffè, sono caduti tra il 30 e il 60 % tra il 1970 e il 2000, obbligando i piccoli agricoltori a vendere i propri raccolti al di sotto del costo di produzione e riducendo le entrate di molti tra i paesi più poveri del mondo, e considerando che il Commercio equo e solidale può fornire soluzioni a questo problema, E. considerando che gli articoli XXXVI-XXXVIII dell'accordo generale sulle tariffe ed il commercio (GATT) impegnano i membri dell'organizzazione mondiale del commercio (OMC) ad intraprendere, ove necessario, un'azione collettiva per assicurare la stabilizzazione dei prezzi dei prodotti primari; considerando che l'unione africana insiste affinché la questione dei prodotti di base venga trattata nell'ambito dei negoziati OMC in corso, F. considerando che l'articolo 23, lettera g) dell'accordo di Cotonou prevede il sostegno alla promozione del Commercio equo; che il compendio sulle strategie di cooperazione all'accordo di Cotonou prevede, alla sezione , paragrafo 64, che la cooperazione sostenga sia i gruppi di produttori nei paesi in via di sviluppo, che le ONG nell'ambito dell'unione europea attraverso dotazioni di bilancio e risorse del FES, e che tale sostegno venga utilizzato per finanziare il lancio di nuove linee di prodotti, campagne di sensibilizzazione dei consumatori, attività educative e costruzione di capacità, G. considerando che il Commercio equo e solidale persegue due obiettivi inseparabili: da un lato, fornire opportunità di sviluppo a produttori e lavoratori su piccola scala nei paesi in via di sviluppo e, dall'altro, incoraggiare il sistema di commercio internazionale e le imprese private ad operare in una maniera che sia più equa e si indirizzi maggiormente verso lo sviluppo sostenibile; che il movimento internazionale per il Commercio equo e solidale persegue quest'ultimo obiettivo dando l'esempio ed esercitando pressioni sui governi, sulle organizzazioni internazionali e sulle imprese, H. considerando che altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali perseguono obiettivi diretti sia a sostenere uno sviluppo sostenibile a vantaggio dei produttori e lavoratori dei paesi in via di sviluppo, sia a consentire ad imprese private di divenire parte attiva nello sviluppo sostenibile e di sostenere efficacemente tale processo, I. considerando che le organizzazioni di Commercio equo e solidale svolgono un ruolo importante nel rafforzare la sensibilizzazione in merito alle relazioni Nord-Sud, in particolare attraverso campagne d'informazione e il rafforzamento della cooperazione tra cittadini, nonché ricorrendo al concetto di città e università del Commercio equo e solidale, 1011 J. considerando che le vendite del Commercio equo e solidale in Europa sono aumentate in media del 20% l'anno dal 2000, a beneficio di oltre un milione di produttori e delle loro famiglie e dimostrando un crescente interesse dei consumatori europei nei confronti degli acquisti responsabili; considerando che il tasso di crescita in detto commercio varia tra i diversi Stati membri dell'unione europea e che la quota di mercato globale del Commercio equo e solidale continua ad essere ridotta, ma sta sviluppandosi rapidamente, mentre le tendenze internazionali sono analogamente incoraggianti, K. considerando che un crescente numero di rivenditori europei fa sforzi considerevoli per sostenere il Commercio equo e solidale e altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali, divulgando i propri valori e offrendone i prodotti nei propri punti vendita, L. considerando che milioni di produttori vogliono entrare a far parte del sistema di Commercio equo e solidale e di altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali e che vi é un enorme potenziale di crescita; considerando che le politiche internazionali in ambito commerciale e agricolo creano difficoltà, in particolare per le piccole e medie imprese dei paesi in via di sviluppo, compresi i produttori del Commercio equo e solidale, M. considerando che occorre sensibilizzare maggiormente i consumatori europei circa l'impatto positivo del Commercio equo e solidale sulla situazione socio-economica dei produttori e delle rispettive comunità locali, N. considerando che produttori e consumatori traggono vantaggio da un marchio di garanzia del Commercio equo e solidale unico e riconoscibile come quello già esistente, O. considerando che, nel contesto del Commercio equo e solidale, occorre rivolgere particolare attenzione al ruolo delle donne, che sono i principali attori economici nello sviluppo sostenibile, P. considerando che il Commercio equo e solidale si è rivelato uno strumento efficace di sostegno per i popoli indigeni, dando loro opportunità di vendere i propri prodotti direttamente ai mercati europei, mantenendo nel contempo i propri modi di vita e di lavoro tradizionali, Q. considerando che i prodotti del Commercio equo e solidale sono commercializzati in due modi diversi: il percorso integrato, nel quale i prodotti (soprattutto oggetti d'artigianato) sono importati da organizzazioni del Commercio equo e solidale e distribuiti soprattutto in negozi specializzati del Commercio equo e solidale (i cosiddetti "Worldshops") e il sistema dell'etichettatura, in base al quale i prodotti sono etichettati da agenzie di certificazione specializzate del Commercio equo e solidale, che certificano che la catena di produzione rispetta i principi del Commercio equo e solidale, R. considerando che nel corso degli ultimi cinque decenni il movimento internazionale del Commercio equo e solidale, e più precisamente le seguenti organizzazioni: FLO (Fairtrade Labelling Organizations International), IFAT (International Fair Trade Association), NEWS (Network of European Worldshops) ed EFTA (European Fair Trade Association), ha elaborato a livello internazionale norme volontarie armonizzate per i prodotti del Commercio equo e solidale etichettati e non, nonché per le organizzazioni di tale commercio, 1112 S. considerando che, alla luce del successo del Commercio equo e solidale e dell'assenza di protezione giuridica, sussiste il rischio che tale concetto possa essere utilizzato abusivamente da imprese che entrino nel mercato del Commercio equo e solidale senza rispettarne i criteri; considerando che ciò può ridurre i benefici per i produttori poveri e marginalizzati dei paesi in via di sviluppo, diminuire egualmente la trasparenza per i consumatori e violare il diritto degli stessi ad un'informazione appropriata sui prodotti, T. considerando che alcuni Stati membri hanno avviato procedure legislative volte a regolamentare l'uso dell'espressione "Commercio equo e solidale" e i criteri per lea qualifica di organizzazione del Commercio equo e solidale, U. considerando che la Commissione non ha una politica uniforme per quanto concerne il Commercio equo e solidale e le altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali e considerando che non vi è un coordinamento strutturato tra le diverse direzioni generali al riguardo, V. considerando che attualmente in Europa l'assistenza e il sostegno al Commercio equo e solidale, alle organizzazioni del Commercio equo e solidale e ad altre iniziative altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali sono attualmente limitati e frammentati, W. considerando che nelle istituzioni europee vengono offerti sempre più prodotti del Commercio equo e solidale, X. considerando che vi sono strumenti mediante i quali i governi possono sostenere il Commercio equo e solidale, che sono compatibili con l'omc, purché non siano discriminatori nei confronti degli Stati membri dell'omc, 1. invita la Commissione a presentare una raccomandazione sul Commercio equo e solidale, riconoscendo che un atto legislativo non vincolante è, in questo momento, un tipo di atto più adeguato e che non implica il rischio di un eccesso di regolamentazione e la invita altresì ad esaminare la possibilità di presentare una raccomandazione sulle altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali; 2. ritiene che, al fine di eliminare il rischio di abusi, il Commercio equo e solidale deve soddisfare una serie di criteri, definiti in Europa dal movimento per il Commercio equo e solidale nei termini seguenti: a) un prezzo equo al produttore, che garantisca un salario equo e copra i costi di una produzione sostenibile e il costo della vita; tale prezzo deve essere almeno pari al prezzo minimo e ai premi del Commercio equo e solidale, ove questi siano stati definiti dalle associazioni internazionali del Commercio equo e solidale, b) se il produttore lo richiede, parte del pagamento deve essere versata in anticipo, c) relazioni stabili e a lungo termine con i produttori e partecipazione dei produttori alla definizione delle norme del Commercio equo e solidale, d) trasparenza e tracciabilità lungo l'intera catena di fornitura, al fine di garantire un'informazione adeguata al consumatore, 1213 e) condizioni di produzione che rispettino l'ottava convenzione di base dell'organizzazione internazionale del lavoro (OIL), f) rispetto per l'ambiente, protezione dei diritti dell'uomo e, in particolare, dei diritti della donna e del bambino, nonché rispetto dei metodi di produzione tradizionali che promuovono lo sviluppo economico e sociale, g) sviluppo di capacità e responsabilizzazione dei produttori, in particolare dei produttori e dei lavoratori su piccola scala e marginalizzati dei paesi in via di sviluppo e delle loro organizzazioni, oltreché delle rispettive comunità, onde garantire la sostenibilità del Commercio equo e solidale, h) sostegno alla produzione e accesso al mercato per le organizzazioni dei produttori, i) attività di sensibilizzazione sulla produzione del Commercio equo e solidale e le relazioni commerciali, la missione e gli obiettivi del Commercio equo e solidale e l'ingiustizia prevalente delle norme commerciali internazionali, j) la sorveglianza e la verifica del rispetto di questi criteri, laddove le organizzazioni del Sud del mondo devono svolgere un ruolo di maggior peso al riguardo, che porti a una riduzione dei costi e a una maggiore partecipazione locale al processo di certificazione, k) regolari valutazioni dell'impatto delle attività di Commercio equo e solidale; 3. sottolinea che la quota più significativa di aumento delle vendite di prodotti del Commercio equo e solidale è stata raggiunta con i prodotti etichettati e che iniziative di etichettatura del Commercio equo e solidale sono state sviluppate nella maggior parte dei paesi europei; 4. osserva che l'europa costituisce il maggior mercato per i prodotti del Commercio equo e solidale, con una quota stimata tra il 60 e il 70% delle vendite mondiali e un potenziale di ulteriore crescita; 5. ricorda che l'istituzione di un sistema commerciale multilaterale libero ed equo costituisce lo strumento migliore per realizzare un'efficace gestione della globalizzazione a beneficio di tutti; ricorda inoltre, che il sistema di Commercio equo-solidale si è dimostrato uno strumento importante per la riduzione della povertà e lo sviluppo sostenibile e ritiene che, a lungo termine, potrebbe facilitare l'equa partecipazione dei paesi in via di sviluppo al sistema commerciale multilaterale, garantire loro un accesso stabile e sostenibile al mercato europeo come pure sensibilizzare maggiormente i consumatori; 6. ricorda che, laddove gli accordi commerciali internazionali non rispondono alle esigenze dei paesi poveri, il sistema del Commercio equo e solidale si è dimostrato efficace in termini di riduzione della povertà e sviluppo sostenibile; ritiene che, in una prospettiva a lungo termine, esso possa consentire ai paesi in via di sviluppo di partecipare pienamente al sistema multilaterale degli scambi commerciali; 7. invita la Commissione e il Consiglio a promuovere il Commercio equo e solidale e le altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali quali strumenti efficaci per il raggiungimento degli OSM e a riconoscere l'importante ruolo delle organizzazioni di Commercio equo e solidale e di altre 1314 iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali nel sostenere produttori su piccola scala e marginalizzati nei paesi in via di sviluppo, nonché nel sensibilizzare i consumatori europei nei confronti di relazioni commerciali sostenibili ed etiche tra Nord e Sud, in generale, e del Commercio equo e solidale in particolare; 8. ricorda che le politiche commerciali europee devono migliorare l'accesso al mercato per i piccoli produttori del Sud; 9. invita la Commissione a effettuare uno studio per esaminare come il Commercio equosolidale potrebbe divenire un modello per una politica commerciale sostenibile in grado di stimolare scambi Nord-Sud equilibrati come pure per individuare gli ostacoli al commercio che hanno le più gravi conseguenze negative sulle popolazioni povere del pianeta; 10. invita la Commissione a riconoscere che, accanto al movimento per il Commercio equo e solidale, vi sono altri programmi credibili che, sotto l'egida dell'iseal (l'alleanza internazionale per l'accreditamento e l'etichettatura sociale e ambientale), contribuiscono alla definizione di norme sociali e ambientali per quanto riguarda la certificazione di terzi; 11. invita la Commissione e gli Stati membri a prendere misure appropriate per assicurare che i consumatori abbiano accesso a tutte le informazioni di cui hanno bisogno per fare scelte consapevoli; ritiene che i consumatori debbano avere il diritto di un rapido accesso all'informazione sui prodotti, che deve essere facilmente comprensibile e presentata in modo trasparente; 12. invita la Commissione a cooperare con il movimento internazionale del Commercio equo-solidale per sostenere criteri chiari e ampiamente applicabili al fine di valutare, alla luce degli stessi, i programmi di garanzia per i consumatori, sostenere la fiducia dei consumatori nei confronti di tali programmi e consolidare le filiere dei prodotti del Commercio equosolidale; 13. invita la Commissione a lanciare specifici "inviti a presentare proposte" in relazione al Commercio equo e solidale e a sensibilizzare maggiormente i consumatori, promuovere i programmi di garanzia e i marchi e la raccolta sistematica dei dati e la valutazione degli effetti nell'ue; 14. chiede alla Commissione di coordinare meglio le sue attività nel campo del Commercio equo e solidale e delle altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali intraprese dalle diverse direzioni generali responsabili per i settori dello sviluppo, commercio, occupazione e affari sociali, protezione del consumatore, mercato interno e agricoltura, e a rendere il Commercio equo e solidale e le altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali una parte integrale delle sue politiche in questi settori; 15. invita la Commissione e il Consiglio a prendere in considerazione ed esaminare l'applicazione di un'aliquota IVA ridotta per i prodotti del Commercio equo e solidale e a sopprimere i dazi d'importazione sui prodotti del Commercio equo e solidale originari di paesi in via di sviluppo; sottolinea che tutti i prodotti cui verrebbe applicata un'aliquota IVA ridotta dovrebbero essere oggetto di un rigoroso monitoraggio onde evitare abusi; 1415 16. esorta gli Stati membri che stanno attualmente elaborando normative attinenti al Commercio equo e solidale, o che possono influire sulle organizzazioni del Commercio equo e solidale o su altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali, a basare tutti i criteri rilevqnti sulle conoscenze e l'esperienza dei soggetti interessati, incluso il movimento internazionale del Commercio equo e solidale, e a valutare attentamente, quale primo passo, il rischio di un eccesso di regolamentazione, nonché il possibile impatto di tale regolamentazione sui produttori su piccola scala e marginalizzati; 17. invita la Commissione ad attuare l'articolo 23, lettera g) dell'accordo di Cotonou e le disposizione fissate dal compendio sulle strategie di cooperazione all'accordo, in particolare i paragrafi da 61 a 64; 18. invita la Commissione a istituire un punto di contatto interno che garantisca il regolare coordinamento tra i vari servizi della Commissione sulle questioni relative al Commercio equo e solidale; 19. invita la Commissione a fornire assistenza al Commercio equo e solidale: a) nei paesi in via di sviluppo, elaborando misure volte a sviluppare nuovi prodotti del Commercio equo e solidale, fornire assistenza tecnica e di costruzione della capacità (ad esempio per soddisfare le norme sanitarie e fitosanitarie europee, le norme sull'origine nonché il crescente numero di norme settoriali), incoraggiare il passaggio alla manifattura (valore aggiunto), sostenere programmi di costruzione della capacità e di responsabilizzazione, sostenere finanziamenti anticipati per i produttori del Commercio equo e solidale e assistere nella distribuzione dei prodotti del Commercio equo e solidale sui mercati locali, ponendo un accento particolare sui progetti attuati da donne, b) nell'unione europea, elaborando misure per sostenere programmi di sensibilizzazione al Commercio equo e solidale, campagne d'informazione e attività promozionali, ricerche sull'impatto e sulle migliori pratiche, analisi della catena di approvvigionamento, valutazioni della tracciabilità e della responsabilità, sostegno alla commercializzazione dei prodotti del Commercio equo e solidale attraverso sostegno concreto per i negozi "worldshop", c) nell'unione europea e nei paesi in via di sviluppo, promuovendo l'attività e il ruolo delle organizzazioni del Commercio equo e solidale; 20. invita la Commissione, previa consultazione dei soggetti interessati, a presentare al Parlamento una proposta per un'azione e un finanziamento adeguati nel settore del Commercio equo e solidale e di altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali; 21. invita la Commissione a esaminare possibilità per rafforzare la sensibilizzazione nei confronti del Commercio equo e solidale e di altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali, in particolare nelle scuole e attraverso di esse; 22. esorta le autorità pubbliche in Europa ad integrare criteri di Commercio equo e solidale nei loro bandi di gara e nelle loro politiche d'acquisto ed invita la Commissione a promuovere tale approccio elaborando, ad esempio, orientamenti per bandi di gara del Commercio equo e solidale; 1516 23. ricorda che soprattutto gli enti pubblici regionali effettuano elevati investimenti nei mercati dei prodotti rilevqnti; li invita pertanto a prestare, nei loro bandi di gara, particolare attenzione ai prodotti del commercio equo e solidale; 24. accoglie favorevolmente lo sforzo crescente, in particolare al Parlamento europeo, volto ad offrire prodotti del Commercio equo e solidale e sottolinea che tutte le istituzioni dell'unione europea dovrebbero utilizzare tali prodotti nei propri servizi interni; 25. sottolinea che il Commercio equo e solidale e le altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali possono costituire strumenti efficaci per rendere le imprese socialmente sensibili e socialmente responsabili; 26. sottolinea l'importanza di rendere più inclusiva la politica europea sulla responsabilità sociale delle imprese, continuando ed intensificando gli incontri tra le diverse parti interessate, incluse le sedi dove sono presenti le organizzazioni del Commercio equo e solidale; 27. esorta la Commissione a sostenere meccanismi per lq partecipazione, ove possibile, dei produttori nella fissazione dei prezzi, come previsto al paragrafo 63 del compendio sulle strategie di cooperazione all'accordo di Cotonou; 28. esorta la Commissione ad appoggiare la richiesta dell'unione africana di trattare in linea prioritaria la questione dei prezzi dei prodotti di base nell'ambito dei negoziati commerciali mondiali attualmente in corso, in conformità con gli impegni dell'omc, in particolare con gli articoli del GATT XXXVI-XXXVIII; 29. invita la Commissione ad adottare iniziative, conformemente al paragrafo 2, lettera a), dell'articolo XXXVIII del GATTper elaborare misure volte a stabilizzare e a migliorare le condizioni di mercato per i prodotti primari di particolare interesse per i paesi meno sviluppati, che comprendano misure per conseguire prezzi stabili, equi e remunerativi per le esportazioni di tali prodotti; 30. accoglie favorevolmente l'introduzione di speciali clausole sociali ed ambientali nel sistema delle preferenze generalizzate + (GSP+), ma ritiene necessario rafforzare il meccanismo di controllo di tale sistema; 31. esorta la Commissione ad elaborare una politica coerente per la promozione e la protezione dei produttori su piccola scala e marginalizzati, inclusi i produttori del Commercio equo e solidale, che rappresenti le loro opinioni nonché quella dei produttori legati ad altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali, tenendo conto del loro punto di vista nell'ambito dei negoziati commerciali bilaterali, regionali e multilaterali quali gli accordi di partenariato economico; 32. invita la Commissione a tenere conto dell'approccio del Commercio equo e solidale e di altri approcci commerciali sociali ed ambientali quando elabora la politica commerciale dell'unione europea; 1617 33. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché all'oil, al programma per l'ambiente delle Nazioni Unite, all'unctad e all'omc. (1) GU C 226 del , pag. 73. (2) GU C 64E del , pag (3) GU C 28 del , pag. 72. (4) GU L 317 del , pag. 3. (5) GU L 287 del , pag18 Comunicazione della Commissione al Consiglio sul «commercio equo e solidale» /* COM/99/0619 def. */ COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO sul "commercio equo e solidale" (presentata dalla Commissione) COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO sul "commercio equo e solidale" INDICE 1. Introduzione 2. Il concetto di «commercio equo e solidale» 3. Come funziona in pratica il commercio equo e solidale Il movimento commercio equo e solidale tradizionale 3.2. Iniziative in materia di marchi 3.3. Principali organizzazioni che partecipano al commercio equo e solidale 4. Il commercio equo e solidale nell'unione europea 4.1. Attività commerciale 4.2. Attività politica 4.3. Interesse dei consumatori 5. Attività in corso a sostegno del commercio equo e solidale 5.1. Aiuto finanziario alle organizzazioni che praticano il commercio equo e solidale 5.2. Altri contributi finanziari 5.3. Normativa 1819 5.4. altre attività connesse : commercio leale/codici di condotta 6. Commercio equo e solidale, OMC e globalizzazione degli scambi 7. Considerazioni per un sostegno dell'unione Europea alle attività del commercio equo e solidale 1. INTRODUZIONE Secondo quanto dispone l'articolo 177 del trattato che istituisce la Comunità europea, la politica della Comunità nel settore della cooperazione allo sviluppo favorisce: - "lo sviluppo economico e sociale sostenibile dei paesi in via di sviluppo, in particolare di quelli più svantaggiati, - l'inserimento armonioso e progressivo dei paesi in via di sviluppo nell'economia mondiale, - la lotta contro la povertà nei paesi in via di sviluppo." Il commercio equo e solidale costituisce un esempio di come le relazioni e le pratiche commerciali possano contribuire a colmare il divario tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo ed a favorire l'integrazione di questi ultimi nell'economia mondiale. Le iniziative in materia di «commercio equo e solidale» offrono al consumatore la possibilità di contribuire, con le sue scelte, allo sviluppo economico e sociale sostenibile dei paesi in via di sviluppo. Il presente documento scaturisce dall'impegno, assunto dalla Commissione nella riunione del Consiglio del giugno 1998, di presentare una comunicazione sul commercio equo e solidale, nonché dalla richiesta in tal senso formulata dal Parlamento europeo (relazione Fassa). Esso definisce il concetto di commercio equo e solidale ed espone brevemente la situazione attuale al fine di alimentare il dibattito sulla linea d'azione che l'unione europea potrebbe adottare per favorire la diffusione del commercio equo e solidale, che risponde agli obiettivi prioritari della politica di sviluppo dell'ue enunciati nell'articolo 177 del trattato. La presente comunicazione costituisce pertanto un primo abbozzo di una posizione della Commissione in materia di commercio equo e solidale, che andrà ulteriormente precisandosi ed articolandosi con le attuali politiche comunitarie. 1920 2. Il concetto di «commercio equo e solidale» Il concetto di commercio equo e solidale si è andato sviluppando nel mondo occidentale nel corso degli ultimi 40 anni, in risposta alla crescente consapevolezza del fatto che i vantaggi derivanti dagli scambi e dall'espansione del commercio non sono equamente ripartiti tra tutti i paesi e tra i vari strati della popolazione di ciascun paese. L'obiettivo del commercio equo e solidale è di garantire che il prezzo pagato ai produttori rappresenti una congrua remunerazione del loro apporto di lavoro, competenza e risorse ed una giusta quota del profitto globale. Questo obiettivo viene generalmente realizzato mediante l'impegno dei partecipanti all'iniziativa di commercio equo e solidale a pagare un prezzo equo, negoziato caso per caso. Per le merci il cui prezzo è concordato a livello internazionale (come il caffè e il cacao), viene fissato un prezzo minimo tale da assicurare ai produttori un reddito superiore al prezzo mondiale delle derrate vendute. Grazie a questa maggiorazione, i produttori possono dotarsi di sistemi di produzione perfezionati ed introdurre condizioni di lavoro favorevoli agli imprenditori agricoli, ai salariati e all'ambiente. Il commercio equo e solidale offre ai produttori dei paesi in via di sviluppo un reddito maggiorato e nuovi sbocchi di mercato, contribuendo così a creare condizioni favorevoli ad una migliore tutela sociale ed ambientale nei paesi in via di sviluppo. I cittadini europei sono tutelati dalle legislazioni nazionali e dalla normativa comunitaria in settori quali l'igiene e la sicurezza sul lavoro, la protezione dell'ambiente, i diritti e gli obblighi reciproci dei lavoratori e dei datori di lavoro. Questi diritti legali (per esempio le norme fondamentali sul lavoro sancite dalla dichiarazione dell'oil sui diritti fondamentali dei lavoratori del 18 giugno 1998) non sempre sono garantiti dall'ordinamento nazionale dei paesi in via di sviluppo ed anche se lo sono, le condizioni economiche o altre circostanze rendono spesso difficile il rispetto della legge. Il commercio equo e solidale tenta di appianare queste difficoltà promuovendo uno sviluppo economico equilibrato ed una crescita sostenibile a partire dalla base. Esso aspira inoltre a ridurre, almeno in parte, il divario tra paesi industrializzati e in via di sviluppo, approfonditosi negli ultimi decenni in conseguenza della diminuzione relativa dei prezzi delle materie prime e in particolare delle derrate agricole. La pratica del commercio equo e solidale favorisce particolarmente i piccoli produttori, soprattutto agricoltori e artigiani, i quali spesso vivono in regioni rurali periferiche e non producono in quantità sufficiente per esportare direttamente, cosicché dipendono da intermediari sia per la vendita dei prodotti che per l'assunzione di credito. Alcuni di essi hanno cercato di ridurre tale dipendenza associandosi in cooperative e mettendo in comune risorse, attrezzature e competenze tecniche e talvolta anche servizi collettivi come la sanità e l'istruzione. Le organizzazioni commerciali alternative - di cui si farà menzione più avanti - possono dare una spinta decisiva allo sviluppo di queste cooperative, con il pagamento di un prezzo equo e con la prestazione di assistenza di vario tipo, dall'acquisto di un fax alla consulenza in materia di esportazioni. 20 Vedere altro
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 articolo 131
 art. 26
 ART. 1
 Art. 2
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3