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Timestamp: 2018-10-17 21:34:57+00:00

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Art. 1917 codice civile: Assicurazione della responsabilità civile
Nell’assicurazione della responsabilità civile (1) l’assicuratore è obbligato a tenere indenne l’assicurato di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione, deve pagare a un terzo, in dipendenza della responsabilità dedotta nel contratto. Sono esclusi i danni derivanti da fatti dolosi.
L’assicuratore ha facoltà, previa comunicazione all’assicurato, di pagare direttamente al terzo danneggiato l’indennità dovuta, ed è obbligato al pagamento diretto se l’assicurato lo richiede (2).
Le spese sostenute per resistere all’azione del danneggiato contro l’assicurato sono a carico dell’assicuratore nei limiti del quarto della somma assicurata. Tuttavia, nel caso che sia dovuta al danneggiato una somma superiore al capitale assicurato, le spese giudiziali (3) si ripartiscono tra assicuratore e assicurato in proporzione del rispettivo interesse.
Assicurazione della responsabilità civile: contratto inteso a tenere indenne l’assicurato da quanto egli sia tenuto a pagare ad un terzo a titolo di risarcimento danni per essere incorso in responsabilità civile nei suoi confronti.
(1) Tale assicurazione è contratta generalmente da soggetti che sono particolarmente esposti a dover risarcire danni a terzi, ad esempio in quanto esercitano una determinata professione, o perché svolgono attività pericolose o nel caso di proprietà o guida di veicoli.
A fondamento della responsabilità civile vi è la colpa; infatti, questa particolare assicurazione ha l’obiettivo di proteggere l’assicurato proprio dalle conseguenze derivanti da tali colpe.
(2) Relativamente alle modalità di pagamento dell’indennità da parte dell’assicuratore, questi ha l’obbligo di pagare direttamente al terzo danneggiato nel caso in cui ciò è richiesto dall’assicurato; in caso contrario, l’assicuratore ha soltanto la facoltà di pagare direttamente.
(3) La garanzia dell’assicuratore si estende alle spese sostenute dall’assicurato per contestare le pretese del danneggiato al fine di evitare la sua responsabilità. Esse sono considerate equivalenti alle spese di salvataggio.
In tema di assicurazione della responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli a motore, la previsione di una clausola di esclusione della garanzia assicurativa per i danni cagionati dal conducente non abilitato alla guida non è idonea ad escludere l'operatività della polizza ed il conseguente obbligo risarcitorio dell'assicuratore, se detto conducente, legittimamente abilitato alla guida, abbia omesso di rispettare prescrizioni e cautele imposte dal codice della strada. Infatti, per mancanza di abilitazione alla guida deve intendersi l'assoluto difetto di patente, ovvero la mancanza, originaria o sopravvenuta, delle condizioni di validità e di efficacia della stessa (sospensione, revoca, decorso del termine per la conferma, sopravvenienza di condizioni ostative), onde, ove esista un'abilitazione alla guida, l'inosservanza di prescrizioni o limitazioni, eventualmente imposte dal legislatore, non si traduce in una limitazione della validità od efficacia del titolo abilitativo, ma integra una ipotesi di mera illiceità della guida.
Cassazione civile sez. III 25 settembre 2014 n. 20190
In materia di assicurazione della responsabilità civile, la costituzione in giudizio dell'assicurato, essendo svolta nell'interesse dell'assicuratore, chiamato in causa, e finalizzata all'imparziale accertamento dell'esistenza dell'obbligo d'indennizzo, comporta che l'assicurazione sopporti le spese legali sostenute dall'assicurato nei limiti di quanto disposto dall'art. 1917, comma 3, c.c..
Cassazione civile sez. III 11 settembre 2014 n. 19176
Va cassata la pronuncia di merito che, con riferimento ad una polizza che copriva la responsabilità professionale di un avvocato, aveva individuato il fatto costitutivo di tale responsabilità nella produzione del danno civilistico (nella specie, verificatosi con l'emanazione della sentenza che, dichiarando intempestivo l'atto di appello proposto dal professionista assicurato, aveva condannato l'appellante alle spese di giudizio) piuttosto che nell'avveramento dei presupposti causali del rischio assicurativo dedotto in contratto (nella specie, la proposizione tardiva del gravame). Cassa App. Milano 13 febbraio 2007
Cassazione civile sez. III 13 marzo 2014 n. 5791
Ai fini della validità del contratto di assicurazione della responsabilità civile, non è consentita l'assicurazione di un rischio i cui presupposti causali si siano già verificati al momento della stipula, dovendo essere futuro rispetto a tale momento non il prodursi del danno, quanto l'avversarsi della causa di esso, senza che rilevi che il concreto pregiudizio patrimoniale si sia poi verificato dopo la conclusione del contratto, in quanto conseguenza inevitabile di fatti già avvenuti in precedenza. (In applicazione di tale principio, la S.C ha cassato la sentenza di merito la quale, in ipotesi di assicurazione della responsabilità professionale di un avvocato, aveva escluso l'obbligo indennitario dell'assicuratore, essendo accaduto durante il tempo dell'assicurazione, agli effetti dell'art. 1917 cod. civ., il fatto della proposizione di un appello tardivo, ma non anche il deposito della sentenza che ne dichiarava l'intempestività). Cassa con rinvio, App. Milano, 13/02/2007
In tema di assicurazione della responsabilità civile, la quale rappresenta una "species" dell'assicurazione contro i danni, il rischio, quale elemento essenziale dell'assicurazione, non coincide con il concetto di danno; conseguentemente, ai fini della validità dell'assicurazione, laddove si tratti di fare applicazione del disposto dell'art. 1917 c.c., al di là di eventuali deroghe pattizie ai principi da esso risultanti, l'evento che deve essere futuro ed incerto rispetto al momento della stipulazione del contratto non è il prodursi del danno in senso civilistico, bensì l'avverarsi della causa di esso. Infatti non è mai consentita la stipulazione dell'assicurazione di quel rischio i cui presupposti causali si siano già verificati al momento della stipula, a nulla rilevando che l'evento - e quindi il concreto pregiudizio patrimoniale - si sia verificato dopo la conclusione del contratto.
Poiché con nel contratto di assicurazione l'assicuratore non assume alcun obbligo di risarcimento nei confronti di terzi, ma soltanto un obbligo di tenere indenne l'assicurato che ne faccia richiesta ai sensi dell'art. 1917, comma 2, c.c., nel processo penale manca sia il presupposto oggettivo-sostanziale (obbligo del risarcimento "ex lege") sia il presupposto soggettivo-processuale (destinatario del diritto all'indennizzo) per l'esercizio diretto dell'azione civile da parte del danneggiato nei confronti della società di assicurazione, che non è legittimata a partecipare al giudizio.
Cassazione penale sez. IV 26 febbraio 2014 n. 14536
Nell’assicurazione delle responsabilità civile, l’obbligazione dell’assicuratore al pagamento dell’indennizzo all’assicurato, è autonoma e distinta dall’obbligazione risarcitoria dell’assicurato verso il danneggiato, e ciò anche nell’eventualità in cui l’indennità venga pagata – materialmente – direttamente al terzo ai sensi dell’art. 1917, comma 2 c.c..
Tribunale Nocera Inferiore sez. II 16 maggio 2013 n. 431
All'assicuratore della responsabilità civile il quale pur non avendo partecipato al relativo giudizio abbia, per gli effetti di cui al comma 2 dell'art. 1917 c.c., pagato direttamente al danneggiato la somma che l'assicurato è stato condannato a corrispondere a titolo di risarcimento con sentenza di primo grado immediatamente esecutiva, spetta, qualora detta sentenza sia riformata in appello con il rigetto della domanda risarcitoria, l'azione di ripetizione di indebito oggettivo ex art. 2033 c.c., attesa la inesistenza di una legittima "causa solvendi", senza che importi che il pagamento sia avvenuto spontaneamente. Cassa senza rinvio, App. Milano, 18/05/2007
Cassazione civile sez. III 10 maggio 2013 n. 11121
La norma di cui all’art. 1917, comma 3 c.c. non riguarda il regime e la misura delle spese giudiziali relative all’assicuratore ed assicurato circa la fondatezza dell’azione di garanzia, ma soltanto le spese direttamente sostenute dall’assicurato per resistere alla pretesa del terzo ovvero quelle che l’assicuratore direttamente assume di se quale gestore della lite.
Tribunale Roma sez. XI 27 maggio 2013 n. 11578

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 art. 2033