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Sequestro preventivo e confisca beni patrimoniali � vincolo pertinenziale tra bene e attivita' delittuosa - Corte di cassazione penale - sentenza n. 10549/09 del 10/03/2009 Condividi su Facebook |
Sequestro preventivo e confisca beni patrimoniali � vincolo pertinenziale tra bene e attivita' delittuosa
Pubblicata da: Dott.ssa Daria Perrone Corte di cassazione penale sentenza 10549/09 del
NOTA A SENTENZA: Corte di Cassazione, Sez. pen. II , Sentenza 26 febbraio 2009 - dep. 10 marzo 2009 -� n. 10549
(Presupposti sequestro preventivo e confisca beni patrimoniali � �vincolo pertinenziale� tra il bene e l�attivit� delittuosa)
Con la sentenza in esame la Cassazione ribadisce, che in tema di misure cautelari reali, il sequestro preventivo e la successiva confisca dei beni patrimoniali prevista dall'art. 12 sexies d.l. 8 giugno 1992, n. 306, convertito in legge 8 luglio 1992, n. 356, non sono subordinati all'accertamento di un nesso eziologico tra i reati tassativamente enunciati nella norma di riferimento ed i beni oggetto della cautela reale e del successivo provvedimento ablatorio.� Ne consegue che non � necessaria la sussistenza del �nesso di pertinenzialit�� tra i beni ed i reati contestati, bens� un �vincolo pertinenziale�, di significato peculiare e pi� ampio, tra il bene e l'attivit� delittuosa facente capo al soggetto, connotato dalla mancanza di giustificazione circa la legittima provenienza del patrimonio nel possesso del soggetto nei confronti del quale sia stata pronunciata condanna o sia stata disposta l'applicazione della pena.
In tema di sequestro preventivo, poi, la Corte sottolinea che la verifica delle condizioni di legittimit� della misura cautelare da parte del Tribunale del riesame o della Corte di cassazione non pu� tradursi in anticipata decisione della questione di merito concernente la responsabilit� della persona sottoposta ad indagini in ordine al reato oggetto di investigazione, ma deve limitarsi al controllo di compatibilit� tra la fattispecie concreta e quella legale, rimanendo preclusa ogni valutazione riguardo alla sussistenza degli indizi di colpevolezza ed alla gravit� degli stessi.
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SECONDA SEZIONE PENALE
UDIENZA CAMERA DI CONSIGLIO DEL 26/02/2009 Composta dagli Ill.mi Sigg. Dott. ESPOSITO ANTONIO Presidente 1.Dott.GALLO DOMENICO Consigliere 2.Dott. DE CRESCIENZO UGO Consigliere 3.Dott. CHINDEMI DOMENICO Consigliere 4.Dott. RAGO GEPPINO Consigliere
N. IL XX/XX/19XX
avverso ORDINANZA del 18/09/2008 TRIB. LIBERTA' di CAGLIARI
sentita la relazione fatta dal Consigliere Chindemi Domenico sentite le conclusioni del P.G. Dr. D'Angelo Giovanni che ha concluso per il rigetto del ricorso udito il difensore Avv. Fattaccio Gianmarco del Foro di Cagliari che ha concluso per l'accoglimento del ricorso
1. Con ordinanza in data 18.9.2008 il Tribunale di Cagliari confermava il decreto emesso il 12/7/2008 dal Tribunale collegiale di Cagliari che aveva disposto il sequestro preventivo dei libretti di risparmio e rapporti diversi e dei relativi saldi attivi intestati a (imputato, tra l'altro, dei delitti di associazione per delinquere e ricettazione), ed ai suoi familiari. Proponeva ricorso per cassazione il difensore dell'imputato eccependo: a) violazione dell'articolo 606, lett. b) c) ed e) c.p.p., in relazione agli articoli 111 Cost. ,125, terzo comma, e 321, primo comma, c.p.p. e 12 sexies legge 356/92, ritenendo sia l'ordinanza del Tribunale di Cagliari, sia quella del Tribunale del riesame prive di motivazione con particolare riferimento alla necessaria valutazione del requisito della netta sproporzione tra il valore dei beni sequestrati e il reddito dell'imputato e dei suoi familiari, nonch� per essere carente il provvedimento per quanto concerne l'individuazione del valore dei beni dei quali il xxx avrebbe disposto tramite i suoi familiari, con riferimento all'analisi rigorosa dei redditi dei medesimi e al momento d'acquisto dei singoli cespiti; riteneva anche mancare la valutazione specifica della prova positiva in ordine all'origine illecita dei suddetti beni, supportata dalla difesa con produzioni documentali in sede di riesame. 2. Sulla dedotta sproporzione tra il valore dei beni sequestrati e il reddito dell'imputato e dei suoi familiari e sulla dedotta mancata valutazione specifica della prova positiva in ordine all'origine illecita dei suddetti beni, questa Suprema Corte ha pi� volte affermato il principio - condiviso dal Collegio - che ai fini del sequestro preventivo di beni confiscabili a norma dell'art. 12-sexies, D.L. 8 giugno 1992 n. 306, convertito con modificazioni nella legge 7 agosto 1992 n. 356 (modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalit� mafiosa) la prova circa la sproporzione, rispetto alla capacit� reddituale lecita del soggetto, del valore economico dei beni da confiscare grava sull'accusa (come � in effetti avvenuto nel caso di specie); ma una volta fornita tale prova sussiste una presunzione relativa di illecita accumulazione patrimoniale che pu� essere superata solo da specifiche e verificate allegazioni dell'interessato (cosa che non si � verificata; si veda Sez. 1, Ordinanza n. 25728 del 05/06/2008 Cc. - dep. 25/06/2008 - Rv. 240471). Peraltro il Tribunale ha, al riguardo, esaustivamente motivato rilevando come l'imputato, a fronte di inesistenti fonti lecite di reddito (le attivit� per le quali risulta iscritto nei pubblici registri non risultano esercitate e comunque non producono redditi) ha compiuto personalmente operazioni commerciali quasi totalmente di acquisto di beni per oltre � 100.000, importo sproporzionato rispetto al reddito della propria attivit� economica, rilevando che anche l'attivit� commerciale della figlia fosse totalmente sproporzionata rispetto al reddito prodotto dalla giovane, motivando ampiamente al riguardo. Questa Corte ha pi� volte stabilito il principio, condiviso dal Collegio, che in tema di misure cautelari reali, il sequestro preventivo e la successiva confisca dei beni patrimoniali prevista dall'art. 12 sexies d.l. 8 giugno 1992, n. 306, convertito in legge 8 luglio 1992, n. 356, non sono subordinati all'accertamento di un nesso eziologico tra i reati tassativamente enunciati nella norma di riferimento ed i beni oggetto della cautela reale e del successivo provvedimento ablatorio, dal momento che il legislatore ha operato una presunzione di accumulazione, senza distinguere se tali beni siano o meno derivati dal reato per il quale si procede o � stata inflitta la condanna. Ne consegue che non � necessaria la sussistenza del nesso di pertinenzialit� tra i beni e i reati ascritti agli imputati, bens� un vincolo pertinenziale, di significato peculiare e pi� ampio, tra il bene e l'attivit� delittuosa facente capo al soggetto, connotato dalla mancanza di giustificazione circa la legittima provenienza del patrimonio nel possesso del soggetto nei confronti del quale sia stata pronunciata condanna o sia stata disposta l'applicazione della pena. (Si vedano Sez. 2, Sentenza n. 45790 del 31/10/2003 Ud. - dep. 26/11/2003 - Rv. 227733; Sez. 1, Sentenza n. 15908 del 19/01/2007 Cc. - dep. 19/04/2007 - Rv. 236430; Sez. 2, Sentenza n. 11720 del 2008). Ci� � in perfetta sintonia anche con i principi costituzionali sul punto. Infatti questa Suprema Corte ha ritenuto manifestamente infondata, in riferimento agli artt. 3, 24, 27, 42 e 111 Cosi, la questione di legittimit� costituzionale dell'art. 12-sexies D.L. n. 306 del 1992, convertito con modifiche nella L. n. 356 del 1992, nella parte in cui consente la confisca anche oltre il biennio dalla data di esecuzione del sequestro dei medesimi beni, nonch� nella parte in cui, secondo l'interpretazione della giurisprudenza di legittimit�, pu� disporsi la conf�sca di beni nella disponibilit� del condannato a prescindere da qualsiasi nesso di pertinenzialit� o cronologico con i delitti contestati ed anzi con l'onere di allegazione o dimostrazione probatoria a carico dello stesso condannato circa la liceit� della provenienza. N� contrasta con i parametri costituzionali suindicati la ragionevolezza della presunzione di provenienza illecita dei beni patrimoniali, posto che l'elemento della "sproporzione" deve, comunque, essere accertato attraverso una ricostruzione storica della situazione dei redditi e delle attivit� economiche del condannato al momento dei singoli acquisti, il quale pu� esporre fatti e circostanza specifiche e rilevanti, indicando puntualmente le proprie giustificazioni (v. Corte cosi n. 18 del 1996; Sez. 1, Sentenza n. 21357 del 13/05/2008 C.c. - dep. 28/05/2008 - Rv. 240091). Il Tribunale del riesame ha gi� rilevato che le produzioni dell'imputato non hanno consentito di superare il dato di fatto risultante dagli accertamenti della P.G., in quanto l'impiego di denaro da parte del �xxx ��era del tutto sproporzionato sia rispetto al suo reddito ufficiale, inesistente stando alle sue dichiarazioni fiscali, sia rispetto all'attivit� economica dello stesso. Rileva la Corte che, pur con riferimento all'attivit� di armatore e di gestore di apparecchiature e congegni elettronici per attivit� ricreative di gioco, lo stesso non aveva dichiarato alcun reddito, senza fornire prova alcuna di un'effettiva evasione fiscale che gli avrebbe consentito di produrre il reddito necessario per le operazioni successivamente effettuate. In tema di sequestro preventivo, la verifica delle condizioni di legittimit� della misura cautelare da parte del Tribunale del riesame o della Corte di cassazione non pu� tradursi in anticipata decisione della questione di merito concernente la responsabilit� della persona sottoposta ad indagini in ordine al reato oggetto di investigazione, ma deve limitarsi al controllo di compatibilit�, ampiamente riscontrato nel caso in esame, tra la fattispecie concreta e quella legale, rimanendo preclusa ogni valutazione riguardo alla sussistenza degli indizi di colpevolezza ed alla gravit� degli stessi. (Sez. U, Sentenza n. 7 del 23/02/2000 Cc. - dep. 04/05/2000 - Rv. 215840; Sez. 2, Sentenza n. 12906 del 14/02/2007 Cc. - dep. 29/03/2007 - Rv. 236386; Sez.1, Sentenza n. 21736 del 11/05/2007 Cc. - dep. 04/06/2007 - Rv. 236474; Sez. 2, Sentenza n. 19657 del 17/04/2007 Cc. - dep. 21/05/2007 - Rv. 236590). Va, conseguentemente, rigettato il ricorso. Ai sensi dell'articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che rigetta il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al pagamento delle spese del procedimento.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali Cos� deliberato in camera di consiglio, il 26.2.2009 Depositata in cancelleria, il 10.03.2009.

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