Source: http://www.studiolegalekosa.it/il-nuovo-art-93-comma-1-bis-del-codice-della-strada/
Timestamp: 2019-07-23 13:05:03+00:00

Document:
TARGHE ESTERE - IL NUOVO ART. 93 COMMA 1-BIS DEL CODICE DELLA STRADA - Studio Legale Kòsa Musacchio
LE MODIFICHE AL CODICE DELLA STRADA – IL NUOVO ART. 93 COMMA 1-BIS DEL CODICE DELLA STRADA – DUBBI DI INCOSTITUZIONALITA’ E CONTRASTO CON LE NORMATIVE EUROPEE.
Il succitato nuovo comma 1-bis dell’art. 93 del Codice della Strada, ad avviso della scrivente avvocato, risulta in palese contrasto con le normative europee, è del tutto incostituzionale, nonché risulta violare lo Statuto del Contribuente. Ecco alcuni motivi a sostegno.
CONTRASTO CON LE NORMATIVE EUROPEE:
L’art. 4 TUE prevede l’obbligo per gli Stati membri dell’Unione europea di adottare “tutte le misure di carattere generale o particolare atte ad assicurare l’esecuzione degli obblighi derivanti dai trattati o conseguenti agli atti delle istituzioni dell’Unione. Essi si astengano da qualsiasi misura che rischi di mettere in pericolo la realizzazione degli obiettivi dell’Unione” (obbligo di leale collaborazione).
Il principio affermato dall’art. 4 TUE nasce dalla consapevolezza che l’ordinamento dell’Unione, diversamente dagli ordinamenti nazionali, non costituisce un sistema chiuso e autosufficiente, ma ha bisogno, per potersi completamente realizzare, dell’integrazione con gli ordinamenti degli Stati membri. La stretta integrazione esistente tra l’ordinamento europeo e quello degli Stati membri implica necessariamente un coordinamento ed un’armonizzazione che, tuttavia, non sempre risultano attuati nella pratica, dando vita a fenomeni di contrasto tra le diverse disposizioni dettate dai due ordinamenti.
La soluzione di tali conflitti risulta particolarmente importante, in quanto i destinatari delle disposizioni europee e di quelle nazionali coincidono. La Corte di giustizia dell’Unione europea, attraverso una costante interpretazione giurisprudenziale, ha affermato due principi di fondamentale importanza, al fine impostare correttamente, in caso di conflitti, i rapporti tra il diritto europeo ed il diritto interno:
quello della diretta efficacia del diritto dell’Unione e
quello del primato del diritto dell’UE.
L’affermazione del principio della diretta efficacia del diritto dell’Unione non potrebbe costituire una garanzia sufficiente per i cittadini degli Stati membri, in quelle ipotesi in cui una norma dell’ordinamento dell’Unione dovesse contrastare con una disposizione interna, se quest’ultima dovesse prevalere sulla norma europea i diritti attribuiti ai singoli dell’ordinamento dell’Unione non troverebbero alcuna tutela.
A questo fine è rivolto un altro principio di derivazione giurisprudenziale, diretto proprio ad evitare tale eventualità: il primato del diritto dell’Unione europea – che interessa nel caso in esame. Con questa espressione si intende quel principio per cui in caso di conflitto, di contraddizione o di incompatibilità tra norme di diritto dell’Unione e norme nazionali, le prime prevalgono sulle seconde. Tale principio fu affermato per la prima volta nella celebre sentenza 6/64 Costa c. Enel, secondo cui:
con l’istituzione della Comunità gli Stati membri hanno limitato, sia pure in campi circoscritti, i loro poteri sovrani ed hanno creato un complesso di diritti vincolante per i loro cittadini e per loro stessi;
tale limitazione di sovranità ha come corollario l’impossibilità per gli Stati di far prevalere contro tale ordinamento un provvedimento unilaterale ulteriore, se ciò accadesse sarebbe scosso lo stesso fondamento giuridico dell’Unione.
Nella sentenza 106/77 Amministrazione delle Finanze c. Simmenthal, la Corte fu ancora più esplicita affermando che “in forza del principio della preminenza del diritto dell’Unione, le disposizioni del trattato e gli atti delle istituzioni, qualora siano direttamente applicabili, hanno l’effetto, nei loro rapporti col diritto interno degli Stati membri, non solo di rendere «ipso jure» inapplicabile, per il fatto stesso della loro entrata in vigore, qualsiasi disposizione contrastante della legislazione nazionale preesistente, ma anche – in quanto dette disposizioni e detti atti fanno parte integrante, con rango superiore rispetto alle norme interne, dell’ordinamento giuridico vigente nel territorio dei singoli Stati membri – di impedire la valida formazione di nuovi atti legislativi nazionali, nella misura in cui questi fossero incompatibili con norme comunitarie”.
Nella stessa sentenza la Corte chiariva quali erano gli effetti dell’applicazione di un tale principio, in particolare per quanto riguardava l’attività del giudice nazionale incaricato di applicare, nell’ambito delle proprie competenze, il diritto dell’Unione.
Il giudice nazionale, infatti, “ha l’obbligo di garantire la piena efficacia di tali norme, disapplicando all’occorrenza, di propria iniziativa, qualsiasi disposizione contrastante della legislazione nazionale, anche posteriore, senza doverne chiedere la previa rimozione in via legislativa o mediante qualsiasi altro procedimento costituzionale”.
Occorre sottolineare inoltre che il principio del primato del diritto dell’Unione europea seppure non inserito nei trattati è oggi pienamente sancito nella Dichiarazione n. 17 allegata ai Trattati in seguito alla riforma di Lisbona. Su questo punto è importante il parere del servizio giuridico annesso alla stessa Dichiarazione secondo cui “il fatto che il principio della preminenza non è incluso nel trattato non altera in alcun modo l’esistenza del principio stesso e la giurisprudenza esistente della Corte di giustizia”. Secondo il comma 1-bis dell’art. 93 del CdS “Salvo quanto previsto dal comma 1-ter, è vietato, a chi ha stabilito la residenza in Italia da oltre sessanta giorni, circolare con un veicolo immatricolato all’estero”.
La succitata norma risulta palesemente in contrasto con le normative europee, in quanto ostacola, principalmente, il mercato interno e le quattro libertà!!!
Il mercato interno si realizza in uno spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, in conformità alle disposizioni dei trattati (art. 26 TFUE). In tale prospettiva, l’Unione adotta le misure necessarie al fine di eliminare gli ostacoli di natura tecnica, giuridica e burocratica che impediscono ancora il libero scambio e la libera circolazione fra gli Stati membri. Risulta chiaro ed evidente che il succitato comma 1-bis dell’art. 93 del CdS viola principalmente:
Il diritto di stabilimento (artt. 49-55 TFUE);
Il diritto alla libera circolazione e soggiorno (art. 21 TFUE);
Il diritto alla libera circolazione dei lavoratori subordinati (art. 45 par. 1 TFUE);
Il diritto alla libera prestazione dei servizi (artt. 56-62 TFUE).
Si ricorda e si sottolinea che la normativa europea vieta decisamente sia le discriminazioni dirette o palesi che le discriminazioni indirette ed occulte, nonché quelle cd. “materiali” ovvero norme applicabili sia ai cittadini nazionali che a quelli di altri stati membri, ma che sfavoriscono questi ultimi proprio perché li trattano alla stessa stregua dei primi in situazioni in cui gli stessi non hanno possibilità o hanno difficoltà di soddisfare gli stessi criteri dei cittadini nazionali.
Le nuove previsioni del CdS impediscono e/o rendono difficoltosi la libera circolazione, il libero stabilimento e la libera prestazione di servizi in Italia da parte degli altri cittadini europei. Per fare un esempio semplice, se un libero professionista e/o lavoratore dipendente (magari stagionale nelle località di mare o nel Trentino Alto Adige) dovesse soggiornare / risiedere per motivi lavorativi più di 60 gg all’anno in Italia sarebbe costretto ad immatricolare il proprio mezzo/i in Italia al fine di potere circolare con gli stessi in Italia.
Tale fatto indubbiamente costituirebbe un grosso onere per il professionista e/o lavoratore dipendente, il quale per 60 gg di soggiorno / lavoro in Italia sarebbe costretto ad immatricolare, come detto, il proprio mezzo in Italia ed al rientro nel proprio paese d’origine reimmatricolare lo stesso nello Stato di provenienza. Tale obbligo comporterà sicuramente la rinunciare al lavoro da svolgere in Italia. Per tale ragione, si ritiene palese la violazione delle previsioni europee sul diritto al libero stabilimento ed alla libera prestazione dei servizi ed inoltre si ritiene discriminatoria nei confronti dei cittadini europei non italiani e/o residenti in modo permanente in un altro Stato europeo, in relazione all’accesso al lavoro.
Lo stesso ragionamento vale anche per i cittadini europei non italiani che intendono soggiornare più di 60 gg in Italia per fini turistici e/o di studio. E’ pertanto impossibile ed inconcepibile applicare una norma di simile assurdità nello spazio europeo. Per precisione, si fa presente, inoltre, che tutti i cittadini europei, al fine di potere soggiornare oltre 90 gg in Italia, sono obbligati a richiedere la propria registrazione presso l’anagrafe del Comune italiano, ex D.Lgs. n.30/07, attuativo della direttiva europea 2004/38/CE.
Per tale motivo, un lavoratore stagionale e/o un libero professionista e/o uno studente, che ha necessità di soggiornare / lavorare / studiare per oltre 90 gg in Italia, sarà assolutamente costretto a registrarsi presso l’anagrafe italiano. Risulta inoltre verosimile che il lavoratore stagionale / occasionale in Italia, consapevole di dovere ritornare l’anno successivo in Italia, per evitare nuove prassi burocratiche, decida di non cancellarsi dalla anagrafe italiana. Tale circostanza in realtà, nel caso in esame, risulta totalmente irrilevante, in quanto il concetto di residenza viene, in ogni caso, determinato in base ad elementi di fatto, prescindendo dalla registrazione formale presso l’anagrafe italiana (secondo l’art. 43 c.c. “La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale”).
Risulta sufficiente, quindi, al fine dell’applicazione della norma de quo, soggiornare effettivamente per almeno 60 gg, anche senza registrazione presso l’anagrafe. Infatti, assurdo, ma vero, basta “passare” 60 gg con il proprio mezzo immatricolato in un altro paese europeo in Italia e si è soggetti ad una sanzione amministrativa da € 712,00 a € 2.848,00, conseguente sequestro del mezzo, ulteriori spese per le targhe provvisorie, per la nuova assicurazione delle targhe provvisorie, spese di spedizione dei documenti e targhe, infinita “tiritera” burocratica di almeno 3 o 4 mesi al fin di riavere i documenti dal Consolato Italiano nel paese d’origine ed avere il proprio mezzo in regola. Tutto ciò ha dell’inconcepibile ed insensato!!!
Per i motivi di cui sopra, si ritiene palese il contrasto tra la norma in esame ed il diritto europeo e per tale ragione, pertanto, l’Ill.mo Giudice nazionale adito, ha l’obbligo, di propria iniziativa, a disapplicare il comma 1-bis dell’art. 93 del CdS e conseguentemente annullare la impugnata contravvenzione.
INCOSTITUZIONALITA’ DELLA NORMA, CONTRASTO CON LO STATUTO DEL CONTRIBUENTE E CONVENZIONI INTERNAZIONALI:
Ad avviso della scrivente difesa, il nuovo comma 1-bis dell’art. 93 del CDS risulta inoltre incostituzionale, nonché in contrasto anche con lo Statuto del Contribuente e con le Convenzioni Internazionali. Risultano, pertanto, essere violati i seguenti previsioni della Costituzione Italiana:
Con la sopraindicata norma viene palesemente violato l’art. 3 della Costituzione, poiché, la stessa viola il diritto alla uguaglianza sostanziale.
Nella maggior parte dei casi, le auto immatricolate all’estero, sono utilizzate da persone con la doppia residenza, una in Italia (a volte anche solo di fatto) ed un’altra nel proprio paese di provenienza. Dette persone si trovano spesso in Italia per ragioni economiche, cioè, al fine di reperire un reddito, pertanto, non si tratta di persone benestanti. Le suddette persone hanno però assoluta necessità di un veicolo con cui spostarsi in Italia o all’estero, non possono, quindi, disfarsi delle proprie autovetture.
La norma contestata in questa sede prevede una immediata ed obbligatoria immatricolazione delle suddette auto in Italia, ma sappiamo che la immatricolazione comporta dei rilevanti costi da sostenere presso la Motorizzazione, nonché al fine di contrarre la relativa assicurazione che, per le persone senza classe di rischio (persone che non hanno avuto auto immatricolate in Italia), ammonta a circa € 2.000,00 – ovviamente da pagare tutto immediatamente. Considerato che non risulta prevista una “procedura gratuita” per l’immediatissima immatricolazione del mezzo in Italia (il quale mezzo, peraltro, resta sempre intestato allo stesso proprietario e non si è di fronte ad un “trapasso”) e considerato inoltre che la norma non prevede un termine ragionevole, successiva alla sua entrata in vigore, entro il quale le auto in questione possano essere regolarizzare si considera che detta norma violi il diritto alla uguaglianza sostanziale delle persone.
Lo stesso articolo viene violato anche perché, la norma in esame permette, al comma 1-ter, la circolazione con mezzi immatricolati all’estero, da parte di residenti da oltre 60 gg in Italia, nel caso in cui il mezzo è “concesso in leasing o in locazione senza conducente da parte di un’impresa costituita in un altro Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo che non ha stabilito in Italia una sede secondaria o altra sede effettiva, nonché nell’ipotesi di veicolo concesso in comodato a un soggetto residente in Italia e legato da un rapporto di lavoro o di collaborazione con un’impresa costituita in un altro Stato membro dell’Unione europea o aderente allo Spazio economico europeo che non ha stabilito in Italia una sede secondaria od altra sede effettiva”. E’ permessa quindi la circolazione solo ed esclusivamente nel caso in cui i mezzi sono intestati ad aziende e non anche a persone fisiche e da quest’ultime ceduti in locazione e/o comodato d’uso a soggetti residenti in Italia. Per tale ragione si ritiene palese il carattere discriminatorio della norma.
La norma in esame risulta altresì violatrice della Costituzione e del presente articolo, in quanto, omette di precisare e permettere la circolazione con il mezzo immatricolato all’estero da parte di persona residente in Italia, nel caso in cui il proprietario e/o detentore dello stesso residente all’estero si trovi a bordo del mezzo.
Si ritiene discriminatoria la norma anche perché un parente, amico etc…residente all’estero, del residente in Italia, non possa a titolo di cortesia e/o a titolo di favore concedere la guida del proprio mezzo al residente in Italia. E’ del tutto assurdo!!! Non è, pertanto, concepibile che il divieto venga stabilito sulla base della residenza del conducente, ma ciò può e potrebbe stabilito solo ed esclusivamente sulla base della residenza del proprietario del mezzo.
Artt. 10, 11 e 117 della Costituzione:
Secondo i suddetti articoli le norme italiane devono essere in perfetta sintonia con le normative internazionali ed europee, se risultano in contrasto, oltre che inapplicabili sono anche incostituzionali – come meglio spiegato al punto 2).
Art. 77 della Costituzione:
Secondo il succitato articolo “in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge”.
Nel caso in esame non risulta ravvisabile alcuna necessità urgente, pertanto, solo ed esclusivamente il Parlamento avrebbe potuto legiferare in relazione all’argomento di cui al succiato art. 93 del CDS. La precedente versione della norma conteneva già un divieto da parte del residente in Italia di circolare in Italia con mezzi immatricolati all’estero ed allo stesso intestati. Inoltre, grazie alla collaborazione e cooperazione fra gli Stati membri e conseguente regolare scambio di dati dei rispettivi cittadini, anche fiscali, le contravvenzioni venivano e vengono regolarmente notificati anche all’estero.
Vi è di più, proprio perché il proprietario risulta residente in Italia, tali contravvenzioni possono essere regolarmente notificate anche in Italia. Se il soggetto che ha commesso una violazione al CdS risulta insolvente con targa estera lo risulterà anche con la targa italiana. Inoltre, se si trattasse di una questione fiscale, sarebbe stato sufficiente notificare al soggetto residente in Italia cartella di pagamento, in relazione alla differenza della tassa automobilistica già pagata all’estero e da pagare in Italia. La verità è invece che gli unici beneficiari delle nuove previsioni sono solo le Compagnie di Assicurazione e non anche lo Stato Italiano. Per tale ragione si considera che la norma in esame non abbia alcun carattere di urgenza, pertanto, nel caso in esame, il Governo non avrebbe potuto assolutamente legiferare.
Art. 3 dello Statuto del Contribuente:
Lo Statuto del Contribuente nella gerarchia delle normative interne si trova immediatamente dopo la Costituzione, per tale ragione, le leggi, D. Lgs., D. L. devono assolutamente conformarsi allo stesso. Nel caso dell’art. 93 del CdS così non è. Secondo l’art. 3 dello Statuto del contribuente “Relativamente ai tributi periodici le modifiche introdotte si applicano solo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni che le prevedono. In ogni caso, le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore o dell’adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti”.
Con la disposizione contenuta nell’art. 3, primo comma, il legislatore ha voluto tutelare il legittimo affidamento del contribuente, riaffermando, in termini impliciti, il principio generale della certezza del diritto. Sempre l’art. 3 contiene un’ulteriore disposizione di indubbio interesse poiché si prevede che per i tributi periodici, di norma quelli computati ad anno solare, le modifiche produrranno effetti solo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso nel momento in cui la modifica è approvata e comunque mai prima dal sessantesimo giorno dalla data della sua entrata in vigore.
La norma in esame introduce la tassa automobilistica per soggetti che prima non erano obbligati al versamento, per tale motivo, la correlata immatricolazione delle auto in Italia poteva essere prevista non prima del periodo d’imposta successivo. Per tale motivo la norma risulta violare anche l’art. 3 dello Statuto del Contribuente.
Art. 4 dello Statuto del Contribuente:
L’art. 4 dello Statuto del Contribuente prevede che non si possano disporre con decreto-legge nuovi tributi. In tal modo si provvede ad integrare la disposizione dell’art. 77 della Costituzione prevedendo, limitatamente alla materia fiscale, ulteriori limiti circa l’utilizzo di questo atto normativo con forza di legge. L’introduzione dell’art. 4 appare quindi di grande utilità istituzionale anche perché riconoscendo al solo Parlamento la possibilità di introdurre nuovi tributi, implicitamente affermando il principio già conosciuto in altri ordinamenti del “no taxation without rapresentation”. La suddetta normativa anche se indirettamente prevede la assoggettabilità a determinate persone (persone che hanno concesso la guida della propria autovettura ad un soggetto residente da almeno 60 gg in Italia) e/o beni ad un tributo (tassa automobilistica) e pertanto detta previsione non può essere assolutamente introdotta con decreto-legge.
Convenzione contro la doppia imposizione – Modello OCSE e art. 2 del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR):
La norma viene qualificata quale norma contro “l’esterovestizione delle autovetture”. La residenza fiscale delle persone fisiche in Italia viene determinata secondo l’art. 2 del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR), il quale stabilisce che ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti nello Stato le persone fisiche che per la maggior parte del periodo d’imposta:
sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente,
hanno la residenza o
il domicilio nel territorio dello Stato ai sensi del codice civile.
Si sottolinea, la residenza (effettiva o anagrafica) in Italia, al fine della determinazione della residenza fiscale in Italia, deve sussistere, per la maggior parte del periodo d’imposta, pertanto, per almeno 183 gg all’anno e sicuramente non sono sufficienti 60 gg, affinché si possa pretendere una imposta in capo ad un soggetto. Inoltre, al fine di evitare la doppia imposizione, gli Stati hanno sottoscritto una Convenzione contro la doppia imposizione – Modello OCSE, stabilendo degli specifici criteri per la determinazione del paese in cui dovrà avvenire l’imposizione. Detta convenzione si allinea perfettamente alle previsioni nazionali e richiede la “residenza” (centro d’interessi) per la maggior parte del periodo d’imposta nel paese che applica l’imposta. Per tale motivo, come detto, la residenza per soli 60 gg in Italia, non può di certo comportare alcun obbligo ed alcuna imposizione.
Per tale ragione si ritiene che la norma possa violare la suddetta Convenzione internazionale, pertanto, ex artt. 10 e 11 della Costituzione, risulta anche incostituzionale.
Tags: codice della strada comma 1-bis dell’art. 93 del CDS contrario alle normative europee incostituzionalità targhe estere TFUE
Tamas Laszlo Jurinak ha detto:
Hanno portato via la mia machina,lassando a piedi con tutta roba mia accanto la strada.Se potete aiutateci.
24 Gennaio 2019 alle 07:58
Buongiorno. Mi faccia avere copia del relativo verbale…
Una domanda al volo se posso..
Mia mamma , italiana di 55 anni ha un compagno Italo tedesco con residenza in Germania.. ha 2 auto con targa tedesca.. è corretto quindi che mia mamma non può più guidare nessuna delle 2 macchine in Italia?
totalmente assurdo, ma la norma dice esattamente questo.
Spero venga presto “portata” la questione da qualche Giudice avanti la Corte Costituzionale e/o Corte di Giustizia Europea.
Io la domanda ad un Giudice di Como l’ho già fatta…
29 Marzo 2019 alle 16:09
Buongiorno, mi hanno sequestrato l’auto di proprietà di un mio amico sloveno. I vigili mi hanno solamente chiesto se il mio amico è una ditta. Quando ho risposto che è solamente un amico non hanno voluto sapere altro. Non hanno voluto neppure vedere il contratto di comodato d’uso precedente firmato tra le parti.
Ho fatto ricorso al giudice di pace che ha fissato l’udienza per il 23 maggio 2019.
Ho anche ricevuto l’ordinanza del giudice che sospende l’esecutibilita del provvedimento ma l’ufficio motorizzazione non tiene conto nell’ordinanza e si rifiuta di consegnarmi il libretto.
29 Marzo 2019 alle 20:14
Egr. Sig. Calzi,
purtroppo non è una novità anche se è estremamente grave questo comportamento della P.A..
Il libretto deve essere restituito immediatamente.
Di che GdP e Motorizzazione si tratta?
Carboniero Emanuel Giovanni ha detto:
Io,italiano di nascita,e quindi residente in Italia sin dal primo giorno della mia vita,ho sposato una donna Rumena che ha “stabilito la residenza in Italia “. Nel 2016 suo padre ha depositato da un notaio e tradotto in ambo le lingue,un comodato d’uso x me è sua figlia,valido 5 annie di libera circolazione x Stati UE. Circa 2 volte all’anno suo padre viene in Italia o fa portare la sua vettura ( fiat panda 4×4 cross mjt del 2016) X dei controlli meccanici e manutenzione. Di queste cose mi occupo io come scritto da comodato d’uso.l’assicurazione ha il max del massimale a 6000000 di euro contratto con la Generali in Romania e intestata a mio suocero. La settimana scorsa sono stato fermato dalla polizia municipale di Caldogno (VI) alla guida della vettura del suocero con targa estera e mi hanno contestato art. 93 c.1 bis e c.7 bis. Ho fatto notare agli agenti che l’articolo parla di “conducente che ha stabilito la residenza” quindi mia moglie,e non io che ho sempre avuTo la residenza. X poter fare ricorso ho pagato x intero 712 euro ,obbligando però al sequestro della vettura presso un posto chiuso e privato x un massimo di 180 giorni ecc..ecc. Io ritengo che la contestazione a me non possa essere applicabile . Voi cosa ne pensate?
5 Aprile 2019 alle 22:41
è previsto anche per il deposito cauzionale il pagamento in misura ridotta.
La P.A. deve permettere al disponente di custodire l’auto sequestrata – se dispone di un posto non sottoposto a pubblico passaggio (box, cortile).
La norma vieta la circolazione con auto targate all’estero a chi ha la residenza in Italia da più di 60 gg (quindi anche a chi ha sempre vissuto qua).
Sussiste una palese incostituzionalità sul punto dei contratti di comodato, in quanto ciò è permesso alle aziende, ma non anche ai privati.
Inoltre Suo suocero nulla poteva sapere di questa norma, quindi, non può subire tutte queste gravi conseguenze.
A mio avviso, la norma è totalmente illegittima – io impugnerei la contravvenzione sollevando motivi di incostituzionalità della norma, nonché contrasto con le normative europee.
Marianna Dalmonte ha detto:
Kedves Margherita !
èn pàrtolom, ès alàìrom, az On petìciòjàt !
Nagyon szépen köszönöm Marianna ès hàtha több lesz ebből, mint egy petìciò!
Angelo piu ha detto:
7 Maggio 2019 alle 20:15
Buongiorno, siamo quattro persone residenti in italia dalla nascita, siamo dipendenti di
un azienda francese, con contratto e busta paga, facciamo tentata vendita, quindi guidiamo
furgoni con targa francese, sia in locazione che di proprietà, ci ha fermato e sequetrato
il mezzo la polizia locale. abbiamo pagato subito la sanzione ridotta per tenere il mezzo
nel nostro deposito. La motorizzazione mi dice che non avrei dovuto pagare, in quanto noi
dipendenti ci basta il contratto e la busta paga, come dovremmo comportarci? Grazie mille
7 Maggio 2019 alle 23:01
In caso di sequestro del mezzo, ex art. 213 CdS, “il proprietario ovvero, in caso di sua assenza, il conducente del veicolo o altro soggetto obbligato in solido, è nominato custode con l’obbligo di depositare il veicolo in un luogo di cui abbia la disponibilità o di custodirlo, a proprie spese, in un luogo non sottoposto a pubblico passaggio” e prescinde dal pagamento o meno della contravvenzione.
Il pagamento della contravvenzione, invece, non consente più l’impugnazione della stessa (art. 203 CdS), da parte di chi l’ha pagata ovviamente.
Potrà essere comunque impugnata dal proprietario del veicolo se colui che ha pagato è stato il conducente.
Vi consiglierei di impugnare la contravvenzione…ma bisogna valutare il caso concreto…
presto lavoro occasionale con una ditta estera ed occasionalmente prendo l auto
mi hanno fermato a bordo avevo un documento dove vi era scritto che per la mia collaborazione avevo il mezzo saltuariamente fino al 30.11.2019 in comodato d uso con le copie della titolare della ditta e mia
mi hanno contestato che non avevo il contratto di lavoro o di collaborazione.
11 Maggio 2019 alle 22:23
Certo che non è giusto, ma le ingiutizie sono all’ordine del giorno.
Secondo l’art. 93 del CdS a bordo dell’auto deve essere custodito solamente il contratto di comodato.
Le consiglio di impugnare la contravvenzione. Cordialità.
buonasera, ho una societa di noleggio in italia e vorrei noleggiare una auto con targa tesca in germania…
fin qui tutto regolare mi sembra di capire… posso a mia volta sub noleggiare il veicolo qui in italia con contratto di comodato d’uso? grazie
tutto regolare, la persona che prenderà l’auto in sub noleggio non dovrà però avere residenza in Italia da più di 60 gg.
18 Luglio 2019 alle 08:49
Sono un Italiano residente in Germania, e possiedo un auto acquistata in leasing, ed immatricolata in Germania.
Dovrei adesso recarmi in Italia, e vorrei sapere se posso fare guidare in Italia la mia auto da un parente, residente in Italia.
Egr. Sig. Righetti,
le auto concesse in leasing rientrano appunto nelle eccezioni di cui al comma 1-ter.
Il contratto di leasing, munito di data certa, deve essere custodito sempre a bordo dell’auto.
E’ consigliabile avere con sé anche una traduzione del contratto.

References: ART. 93
 ART. 93
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Art. 77
 art. 93

Art. 3

Art. 4
 art. 2
 art. 93
 art. 213