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Timestamp: 2019-06-26 10:09:15+00:00

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A-Gawrysiak-Zablocka-J-Zablocki-Appunti-Codice-Civile-Polacco
N. 8 – 2009 – Contributi
Appunti sul Codice Civile Polacco
Sommario: I. Premessa. – II. Gli emendamenti del Codice Civile. – III. Le sentenze della Corte Costituzionale. – IV. L’adattamento delle regolamentazioni giuridiche al cosiddetto acquis communautaire. – V. L’implementazione al di fuori dell’ambito del Codice Civile. – VI. Discussione sulla necessità di un nuovo codice civile. – VII. Conclusioni.
L’atto giuridico fondamentale che regola in Polonia i rapporti giuridici in materia civile è costituito dalla legge del 23 aprile dell’anno 1964, detto Il codice civile[1] (in polacco Kodeks Cywilny con l’abbreviazione k.c.). Il sistema del Codice Civile si basa sul principio pandettistico elaborato nel XIX secolo dalla dottrina tedesca. Il Codice Civile si compone di quattro libri. Il primo libro che ha per titolo “Parte generale”, comprende le norme che disciplinano le questioni di carattere generale ed esse trovano applicazione nei diversi piani dei rapporti giuridico-civili. Il libro secondo, che ha per titolo “La proprietà e gli altri diritti reali” è stato dedicato ai rapporti di natura giuridico-reale e dunque a quelli per i quali gli oggetti materiali recitano un ruolo fondamentale. Il libro terzo comprende le norme che riguardano le obbligazioni, mentre il libro quarto si occupa delle norme che disciplinano le regole di successione. È da aggiungere che oltre al Codice Civile nella legge del 25 febbraio dell’anno 1964 (e dunque approvata meno di due mesi prima del Codice Civile) fu varato il codice di famiglia e di tutela, con cui è stato regolato il diritto di famiglia.
Il Codice Civile è in vigore ormai da oltre quarant’anni[2] e per quanto sia stato novellato[3] parecchie decine di volte, tuttavia ancora il suo testo non ha raggiunto un carattere unificazione-completa[4].
Da una parte si prenda in considerazione che 40 anni di vita cogente del Codice polacco civile costituiscono poca cosa. Infatti in Europa ci sono degli stati nei quali l’atto giuridico fondamentale per il diritto privato è in vigore da un periodo di tempo notevolmente assai più lungo. Come esempio si possono portare il codice civile napoleonico del 1804 [5], il codice civile tedesco del 1894 [6] o il codice civile austriaco del 1811 [7].
Pur nondimeno, da una altra parte 40 anni di vita cogente del Codice Civile polacco costituisce pur anche un periodo abbastanza lungo. Occorre infatti prendere in considerazione che nel corso di approvazione del Codice civile polacco la Polonia era uno stato totalitario comunista. Nella dottrina comunista per ragioni ideologiche veniva contestato quello che per la cultura giuridica europea[8] (che aveva come genesi il diritto romano) costituiva la suddivisione fondamentale del sistema giuridico nel diritto pubblico e nel diritto privato[9]. Nella sua originaria prima versione del Codice Civile, secondo la Costituzione della Repubblica Popolare Polacca del 1952[10], esso sviluppò la tipologia della proprietà colà trattata, accentuando il carattere preferenziale verso la proprietà collettiva e soprattutto della proprietà indivisibile dello stato. Da questo ne conseguiva che venivano trattati in modo particolarmente preferenziale gli enti economici collettivizzati e che rappresentavano nei rapporti giuridico-civili il tipo di proprietà collettiva. Tra l’altro fu regolata dettagliatamente la questione dell’influenza delle delibere amministrative sotto forma di rapporti giuridico-civili tra gli enti economici collettivizzati. Merita di essere citato il caso, tra l’altro, dell’articolo 397 del Codice Civile. Sulla scorta di detto articolo, se sulla base di opportune norme a un determinato ente economico collettivizzato veniva imposto l’obbligo di stipulare con un altro designato ente economico collettivizzato un contratto di vendita, un contratto di fornitura o un contratto avente per oggetto altre prestazioni con una contemporanea precisazione dell’oggetto del contratto o del termine, nel corso del quale il contratto deve essere sottoscritto, alla controparte spettava la pretesa di esigere la stipula di detto contratto. Vale pure la pena sottolineare che il Consiglio dei Ministri o su sua autorizzazione qualche altro organo superiore dell’amministrazione statale poteva stabilire delle condizioni generali o modelli di contratti per una determinata categoria di contratti tra enti economici collettivizzati o tra detti enti e altri soggetti (art. 384 del Codice Civile nella versione originaria).
Nel 1989 in Polonia è avvenuta la caduta del comunismo. I cambiamenti che si sono verificati nella vita socio-politica hanno trovato il loro riflesso anche nella sfera dei rapporti giuridici civili ed hanno generato numerose novellazioni del Codice Civile.
II. – Gli emendamenti del Codice Civile
Tra le più importanti novellazioni del Codice Civile occorre annoverare la legge del 28 luglio dell’anno 1990[11]. Con essa venivano cancellate le già su accennate norme che prevedevano dettagliate regolamentazioni in riferimento agli enti economici collettivizzati e persino questi stessi enti vennero abrogati. Allora, anche è stata emendata la tipologia socialista della proprietà assieme alla privilegiata proprietà collettiva. Inoltre detta novellazione ha introdotto nel Codice Civile delle istituzioni che esistevano nella Seconda Repubblica cioè in Polonia nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale. Queste istituzioni non furono prese in considerazione nella prima originaria versione del Codice Civile, poiché furono considerate assai inutili nel sistema socialista nonché alcune altre istituzioni giuridiche utili in una economia di libero mercato. Cosí dunque, allora, è stato aggiunto al Codice Civile l’articolo 353 nel quale è stato redatto il principio della libera contrattazione, l’articolo 357 che prevede la possibilità di cambiamenti di clausole in situazioni straordinarie (la cosiddetta grande clausola rebus sic stantibus), l’articolo 358 che prevede la possibilità di fissare la valorizzazione dei compensi in denaro sia sulla base di un accordo (§ 2) come anche in via giudiziaria (§ 3 la cosiddetta piccola clausola rebus sic stantibus), l’articolo 55 e seguenti concernenti le imprese considerate come l’insieme organizzato di elementi materiali e immateriali, destinati alla conduzione di attività economica; l’articolo 921 e seguenti riguardanti l’assegno e le carte valori. La novellazione di luglio dell’anno 1990 ha altresì introdotto dei cambiamenti nelle norme riguardanti la perenzione delle pretese rivendicative. E’ stato introdotto il principio che la prescrizione viene presa in considerazione unicamente su richiesta del convenuto. Inoltre nell’ambito delle successioni nel settore delle aziende agricole, emendando le limitazioni nel caso di successione testamentaria.
Il 23 agosto dell’anno 1996 [12] è stata deliberata una successiva grande novellazione del Codice Civile. Tuttavia essa non ebbe una portata cosí fondamentalmente ampia come la novellazione dell’anno 1990. In conseguenza di essa, nel Codice Civile trovarono posto le regolamentazioni generali riguardani le gare d’appalto considerate come uno dei modi per la stipulazione dei contratti (art. 70 e seguenti). Restarono cambiati i principi riguardanti la tutela patrimoniale dei beni personali (art. 448) nonché è stata ampliata la tutela del soggetto acquirente (art. 577 e ss.).
Di converso, la novellazione del 14 febbraio dell’anno 2003 [13] fu caratterizzata da un cambiamento sistematico. In conseguenza di essa finalmente rimase regolarizzata la situazione giuridica dei soggetti privi di personalità giuridica ma che sono in possesso di capacità giuridica (art. 33). È stata introdotta la definizione della figura dell’imprenditore (art. 43) e la regolamentazione riguardante le imprese (la cosiddetta denominazione sotto la quale opera l’imprenditore – art. 431 e ss.). È stato altresí definito il concetto di procura (la cosiddetta delega rilasciata dall’imprenditore – art. 109 e seguenti). Infine sono stati introdotti dei cambiamenti aggiuntivi nell’ambito della stipulazione dei contratti.
III. – Le sentenze della Corte Costituzionale
Evidentemente non si può tacere che si sono verificate anche certe situazioni nelle quali il legislatore polacco ha agito in maniera negligente e non è stato al passo con i cambiamenti delle norme del Codice Civile. Le situazioni delle norme che risultano in contrasto con i principi fondamentali dell’ordinamento dello Stato, tuttavia, possono essere attualmente eliminate in maniera risolutiva attraverso le sentenze della Corte Costituzionale (in pollacco Trybunał Konstytucyjny con l’abbreviazione TK). Questo organo è infatti competente a stabilire l’incompatibilità di una legge con la costituzione (quella attualmente in vigore è stata deliberata nell’anno 1997)[14]. La qualcosa ha come conseguenza la perdita di valore delle regolamentazioni incostituzionali. È per questa ragione, dunque, che trattando dei cambiamenti delle norme contenute nel Codice Civile non si può fare a meno di citare la sentenza della Corte Costituzionale del 31 gennaio dell’anno 2001 [15]. Con essa detta Corte, facendo riferimento alle successioni apertesi dopo il giorno in cui è stata pubblicata (il 14 febbraio dell’anno 2001) ha riconosciuto essere in contrasto con la Costituzione la maggior parte delle norme riguardanti la successione legittima delle aziende agricole prevista dalla legge[16].
Fu altresì, rilevante negli effetti la sentenza della Corte Costituzionale del 4 gennaio dell’anno 2001 [17], la quale trattava della responsabilità per i danni provocati dai pubblici funzionari. Le regolamentazioni contenute nel Codice Civile e che limitavano la possibilità di rivendicare da parte dei soggetti danneggiati le proprie pretese, risultarono incoerenti con l’articolo 77 comma 1 della Costituzione. Per l’appunto, questo stabilisce che ognuno gode del diritto ad ottenere il risarcimento del danno, che ha dovuto subire a causa dell’operato, in contrasto con il diritto, da parte di un organo della pubblica amministrazione. In conseguenza a ciò la Corte Costituzionale ha abrogato l’articolo 418 del Codice Civile per via del requisito che prevedeva la colpa del funzionario, e che era prevista in detta norma. Inoltre ha confermato la legittimità costituzionale del riconoscimento della responsabilità da parte dello Stato nell’articolo 417 del Codice Civile. Queste responsabilità, infatti, sono da collegare con l’operato, in contrasto con il diritto, da parte del funzionario e non, come era in precedenza, con la colpa del funzionario. Dalla sentenza della Corte Costituzionale ne conseguì anche un’altro effetto e cioè una notevole accelerazione dei lavori sulla indispensabile novellazione del Codice Civile nel campo della responsabilità dello Stato[18].
IV. – L’adattamento delle regolamentazioni giuridiche al cosiddetto acquis communautaire
Nella trattazione dei cambiamenti introdotti nel Codice Civile nel corso dell’ultima decina e oltre d’anni, non ci si può nemmeno dimenticare che una parte di essi costituiva una conseguenza del fatto che in Polonia era mutato il sistema economico. Ma d’altra parte, altresí essa è stata condizionata dal fatto che in conseguenza dei cambiamenti politici avvenuti, la Polonia ha messo in movimento tutti gli sforzi per conseguire l’adesione, prima come membro associate e successivamente come membro effettivo, alla Comunità Europea. Il 16 dicembre dell’anno 1991, è stato sottoscritto a Bruxelles il Trattato Europeo che stabiliva l’associazione della Repubblica di Polonia da una parte e dall’altra, con la Comunità Europea e i suoi Stati Membri[19]. Successivamente il 16 aprile dell’anno 2003 è stato sottoscritto ad Atene il trattato che prevedeva l’adesione a pieno titolo della Repubblica di Polonia alla Unione Europea. Ed è a decorrere dal primo maggio dell’anno 2004 che la Polonia è divenuta membro effettivo della Comunità Europea.
L’aspirazione a conseguire lo status di membro associate prima e successivamente l’adesione a pieno titolo come membro effettivo della Comunità Europea comportava in sè l’obbligo di disciplinare le regolamentazioni giuridiche polacche (comprese anche quelle che si trovano nell’ambito del diritto civile) al cosiddetto acquis communautaire. In particolare, sotto questo aspetto, occorre rivolgere l’attenzione al fatto che nel diritto polacco era necessario inserire, al fine di uniformarle, tutta una serie di direttive comunitarie. Secondo l’articolo 249 del Trattato, che istituiva la Comunità Europea[20], le direttive costituiscono la fonte del diritto comunitario. Esso obbliga in maniera cogente ogni stato membro, cui sono indirizzate, a conseguire il risultato previsto, lasciando pur tuttavia alle singole autorità nazionali la libertà di scelta della forma e dei mezzi diretti a conseguire questo risultato. Le direttive però, non costituiscono il presupposto che regola di norma in modo pieno le questioni che formano il loro oggetto ed esigono una precisazione o una interpretazione da parte degli stati membri (vale a dire una implementazione o una trasposizione nel diritto nazionale). Gli stati membri devono fare questo prima della scadenza del termine fissato nelle norme di una data direttiva. Di regola questo periodo di tempo va da un anno fino a tre anni. L’implementazione delle direttive consiste fondamentalmente nell’emissione di un atto giuridico, operato dall’organo competente dello Stato-membro, il quale introduce le norme contenute nelle direttive, nell’ordinamento giuridico di questo Stato[21]. La trasposizione delle direttive deve consistere nel conferimento alla loro sostanza di un potere vincolante non contestabile e che si salda nel diritto nazionale conservando la necessaria specificità, precisione e chiarezza al fine di appagare più che in modo soddisfacente il principio della certezza del diritto[22]. Una implementazione delle direttive, condotta non entro i termini previsti o fatta in modo improprio, ha come conseguenza quella di far nascere dei diritti a favore dei soggetti e che possono essere rivendicati dinanzi ai giudici nazionali nell’ambito della concezione dell’effetto diretto nonché si concretizza nel loro diritto al risarcimento[23].
Una parte delle direttive comunitarie è stata implementata in Polonia attraverso il cambiamento delle norme già esistenti oppure aggiungendo nuove norme al Codice Civile. A questo punto, in particolare occorre menzionare 1) la novellazione operata con la legge del 24 luglio dell’anno 1998[24], riguardante la responsabilità delle persone che conducevano attività alberghiera e aziende simili (art. 846 e ss.); 2) la novellazione operata con la legge del 2 marzo dell’anno 2000 [25], concernente i modelli dei contratti. Il cambiamento aveva come scopo il rafforzamento della posizione del consumatore nei confronti dell’imprenditore che proponeva i fac-simili dei contratti (art. 384 e ss.). Inoltre veniva presa in considerazione la responsabilità per i danni arrecati da prodotti pericolosi (art. 449 e ss.); 3) la novellazione operata con la legge del 26 luglio dell’anno 2000 [26] e che riguardava i contratti di agenzia. Il cambiamento aveva come finalità il rafforzamento della posizione giuridica dell’agente nei confronti dell’imprenditore che dà il mandato (art. 758 e ss.); 4) la novellazione operata con la legge del 18 settembre dell’anno 2001 [27] e che aveva come oggetto la prestazione delle dichiarazioni di volontà in forma elettronica.
V. – L’implementazione al di fuori dell’ambito del Codice Civile
Pur nondimeno, nel contempo non tutte le direttive comunitarie, riguardanti questioni di diritto civile, rimasero implementate nel Codice Civile. Una parte di queste, infatti, rimase trascritta nel diritto polacco in leggi distinte. Tra queste è necessario ricordare anzitutto: 1) la legge del 2 marzo dell’anno 2000 riguardante la tutela di alcuni diritti dei consumatori nonchè la responsabilità derivante dai danni causati da un prodotto pericoloso[28]; 2) la legge del 13 luglio dell’anno 2000 che aveva per oggetto la tutela dei soggetti che acquisivano il diritto ad usufruire della casa o di un locale per uso abitativo nel tempo stabilito in ogni anno[29] ; 3) la legge del 27 luglio dell’anno 2002 avente per oggetto delle particolari condizioni di vendita al consumatore nonchè i cambiamenti del Codice Civile[30] ; 4) la legge del 20 luglio dell’anno 2001 concernente il credito ai consumatori[31]. Le decisioni assunte in tal senso erano la conseguenza da un lato delle regolamentazioni continuamente fluide di siffatte questioni nel diritto della Comunità Europea, mentre dall’altro lato derivavano dalle effettive difficoltà costruttive nell’implementazione delle regole comunitarie nel sistema giuridico polacco[32].
Del resto esistono ancora anche delle altre questioni importanti da risolvere e che sono state regolamentate fuori dell’ambito del Codice Civile. Tali questioni si aggiungono a tutte quelle indicate poco di anzi, più sopra e le quali sono la conseguenza del fatto che una parte delle direttive comunitarie è rimasta implementata nel diritto polacco in leggi separate. Già all’inizio stesso della presente relazione è stato menzionato il fatto che il diritto di famiglia non è stato regolato in seno al Codice Civile, bensì nella legge contenuta nel codice di famiglia e di tutela. Così è avvenuto nonostante che esistesse una tradizione europea occidentale di opposto avviso, la quale si era consolidata attraverso i secoli. Questa tradizione riconosceva il diritto di famiglia quale parte integrante del diritto civile e lo collocava nell’alveo dei codici civili. Nella formazione della regolamentazione polacca ebbe il sopravvento il fatto che la dottrina comunista considerava il diritto di famiglia quale un ramo giuridico distinto e separato dal diritto civile. Ed è stato in conseguenza di questa ragione che non solo nell’Unione Sovietica ma anche negli altri paesi che si definivano “di democrazia popolare”, il diritto di famiglia è rimasto regolato in codici distinti e separati[33]. Nel Codice Civile non è stata regolamentata neppure l’istituzione dell’ipoteca, nonostante che questa rappresenti un elemento fondamentale per la libera economia di mercato. Fu cosí deciso in tale materia sol perchè negli anni 60 del ventesimo secolo, tale istituzione venne considerata non necessaria nell’ambito del sistema socialista. In effetti, attualmente, l’ipoteca è regolamentata attraverso la legge del 6 luglio dell’anno 1982 [34]. A differenza dell’ipoteca (la quale oltre al fatto di essere menzionata nel catalogo dei diritti reali minori (Iura in re aliena) su cosa altrui ma che non è in generale regolata attraverso il Codice Civile), nello stesso Codice Civile si trovano le norme generali riguardanti un altro diritto reale minore su cosa altrui, vale a dire il pegno (art. 306 e ss.). Pur tuttavia, oltre a queste regolamentazioni, in distinte e separate leggi si trovano le regolamentazioni riguardanti il pegno registrato e il pegno tributario[35].
Il fatto, poi, che parecchie delle istituzioni essenziali di diritto civile restino fuori dall’ambito del Codice Civile costituisce una delle argomentazioni principali, sollevate dai fautori che sostengono la sostituzione di questo atto con un nuovo codice.
Un’altra carenza del Codice Civile, su cui spesso si appunta l’attenzione, è costituito dal fatto che in questo atto sono rimaste le clausole generali di pretta e chiara marca comunista. E tutto questo nonostante che nell’ambito della novellazione operata nel luglio dell’anno 1990, dal Codice Civile siano stati depennati i richiami in esso contenuti ai principi del sistema della Repubblica Popolare Polacca. Valga come esempio l’articolo 4 del Codice Civile, il quale fino a quella data stabiliva che le norme del diritto civile devono essere interpretate e applicate secondo i principi del sistema e in armonia con le finalità della Repubblica Popolare Polacca. Pertanto, non è fuor di luogo sottolineare che le clausole generali costituiscono lo strumento che rende possibile la individualizzazione delle soluzioni sulla base dei principi che hanno, per la natura delle cose, una formulazione generale nonchè comportano un ammorbidimento del rigorismo del diritto. Esse devono assicurare alle norme un sufficiente grado di elasticità. Questo, da un lato rende possibile sentenziare in diversi stati di fatti che non rientrano in alcuno schema, in considerazione delle circostanze particolari di un dato caso. Invece, dall’altro lato le clausole generali costituiscono un freno a un processo troppo veloce “di invecchiamento” e di perdita di attualità delle norme giuridiche. Tali norme, infatti, grazie al grado di elasticità acquisito attraverso l’inserimento delle clausole generali possono essere ancora applicate, nonostante che si sia verificato un cambiamento delle condizioni economiche, le quali esercitano la loro influenza nella mutazione delle valutazioni dei rapporti giuridici, in relazione ai quali l’organo giudiziario emetterà la sentenza[36]. Tuttavia, il nocciolo della questione consiste in questo: che le clausole di carattere generale contenute nel Codice Civile (quali ad esempio” i principi della convivenza sociale”, “le finalità socio-economiche del diritto”) non si prestano più a questo, vale a dire a rallentare il processo troppo veloce “di invecchiamento” delle norme, poichè già da sole queste hanno perduto la loro attualità. Infatti, non c’è dubbio che occorre dire addio[37] a tali clausole per le sequenti ragioni. In primo luogo, in relazione alla loro origine, le funzioni tipicamente proprie svolte attraverso esse nel sistema della Repubblica Popolare Polacca sono diventate inattuali. In secondo luogo, in riferimento a quello che oggi è considerato infondato e cioè l’aspirazione ad accentuare l’opposizione del sistema giuridico socialista al sistema “borghese”. Pur nondimeno, è evidente il fatto che non è possibile che tale operazione avvenga attraverso una semplice sostituzione delle vecchie clausole con delle nuove, quale ad esempio possono essere “le buone costumanze”, “i principi di equità”, “il buon senso”, “la bona fede”. Questa operazione, affinchè sia condotta con il crisma della razionalità, richiede un’analisi precisa di tutte quelle istituzioni giuridiche, nell’ambito delle quali compaiono le vecchie clausole. Infatti, occorre per prima cosa stabilire se l’utilizzo di clausole generali o di locuzioni indefinite risulti in una data situazione necessario ed eventualmente quali locuzioni adoperare[38]. Pertanto, si deve partire dal presupposto che il processo di modernizzazione del Codice Civile avviene soltanto attraverso dei cambiamenti parziali. Ne consegue che non si può escludere la situazione che l’eliminazione delle vecchie clausole generali si dilungherà nel tempo. E purtroppo questo fatto è da considerarsi non vantaggioso dal punto di vista dei principi di una corretta legislazione. Altresí continueranno a coesistere le vecchie accanto alle nuove clausole generali, le quali hanno lo scopo di introdurre, con l’occasione, delle integrazioni o delle parziali novellazioni di singoli frammenti del Codice Civile[39].
VI. – Discussione sulla necessità di un nuovo codice civile
L’idea sulla necessità di varare un nuovo codice civile è stata presentata nei suoi dettagli attraverso la Commissione Legislativa che ha sede presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Detta Commissione nel suo rapporto dell’anno 2006 affermava quanto segue: «È oltremodo importante acciocché il Codice Civile risponda alle richieste del tempo presente. Disgraziatamente, il suo attuale stato lascia l’impressione di una codificazione parziale e in notevole misura obsoleta. Questo è la conseguenza di una serie di fattori. In primo luogo, si intende sottolineare l’origine di detto codice il quale porta come data l’anno 1964; ed a questo è da aggiungere negativamente che il suo punto d’appoggio e il suo fulcro è da porre nelle premesse del sistema socialista. Per quanto importanti, i cambiamenti effettuati nel Codice Civile nel corso di questi ultimi sedici anni non sono stati sufficienti ad eliminare i molti rimasugli e strascichi dell’antico sistema di cui rappresentano la zavorra. Inoltre è da aggiungere che questi cambiamenti sono stati operati ad casum ed in essi è mancata la presa in esame del codice nella sua interezza. In queste condizioni è venuto fuori il fenomeno della decodificazione delle materie, le quali dovrebbero trovare posto nel Codice Civile, mentre al contrario sono state collocate fuori del codice e quindi a detrimento della sua completezza»[40].
Tuttavia, nello stesso tempo, nell’eseguire una valutazione del Codice Civile, occorre pure sottolineare i suoi innegabili pregi: vale a dire, la precisione linguistica e la sua concisione. A questo proposito occorre rilevare che oltre alle istituzioni di provenienza sovietica – tipicamente proprie degli stati cosiddetti del socialismo reale – il Codice Civile nella sua essenza riuscì a mantenere la continuazione del diritto civile storicamente polacco, quale si era venuto formando nell’arco di tempo della sua unificazione. Chiaramente ci si riferisce al tempo della creazione, nel periodo tra le due grandi guerre e subito dopo la seconda guerra mondiale, dell’omogeneo diritto civile polacco in sostituzione dei sistemi giuridici degli ex stati occupanti[41], che fino ad allora erano in vigore. È grazie al fatto di avere ereditato un diritto unificato che il Codice Civile Polacco è risultato, in confronto agli altri codici varati nei restanti paesi “del blocco socialista” – ricco di istituzioni già esistenti nei paesi a sistema capitalistico.
Per queste ragioni anche le modifiche del Codice Civile Polacco dopo l’anno 1989 risultarono, nonostante tutto, più semplici in confronto al lavoro di novellazione di analoghi atti giuridici, messo in opera negli altri stati post-comunisti. Pertanto, questo ha fatto sí che in Polonia non si verificasse la necessità urgentemente estrema di varare un nuovo codice civile cosí come è avvenuto negli altri stati dell’Europa Centro-Orientale. Pure per questi motivi, da una parte in alcuni paesi sono state già portate a termine nuove codificazioni civili (come in Lituania, in Ucraina, nella Slovenia, in Russia) mentre in altri paesi (quali la Repubblica Ceca, la Slovacchia e l’Ungheria) questi lavori risultano in avanzato stato di realizzazione. Ecco che dall’altra parte in Polonia, relativamente solo in tempi recenti, si è iniziato in maniera seria a prendere in considerazione la possibilità di sostituzione del codice civile dell’anno 1964, con un nuovo atto giuridico. Ancora dodici anni fa, la Commissione incaricata della Codificazione del Diritto Civile[42], definiva in maniera più precisa gli indirizzi della propria attività. In conseguenza, si riconosceva che i suoi lavori non avrebbero avuto come tendenza la creazione di un nuovo codice civile. Detti lavori sarebbero stati indirizzati a completare e, ove sarebbe risultato assolutamente necessario, ad apportare delle modifiche. E tutto questo al fine di adeguare la relativa legge ai medesimi standards mondiali cosí come veniva indicato nei dettagli dalle direttive della Comunità Europea[43]. Questo presupposto ha costituito anche il fondamento per una nuova composizione della Commissione di Codificazione del Diritto Civile, chiamata in essere nell’ anno 2002[44]. È soltanto nell’anno 2004 che l’anzidetta Commissione di Codificazione del diritto civile ha stabilito quanto segue. 1) È necessario non trascurare i lavori indispensabili, diretti a novellare l’attuale Codice Civile. 2) Occorre non rinunziare alla preparazione di progetti di altre leggi importanti per il diritto civile. 3) E infine bisogna intraprendere i lavori diretti a fissare i presupposti del nuovo codice civile, a tracciare il suo abbozzo e la sua struttura interna nonché le relazioni con le norme di diritto civile contenute nelle leggi non comprese nei codici[45]. Come conseguenza di questi lavori è nato il più volte citato “Libro Verde – Visione ideale del Codice Civile nella Repubblica di Polonia”, nonché il progetto del primo libro del Codice civile, con l'aggiunta delle argomentazioni giustificative, presentato nell’ottobre 2008 dalla Commissione di Codificazione del Diritto Civile[46].
Al momento presente non esiste dunque, ancora in Polonia nel complesso il progetto di un nuovo codice civile. I lavori intrapresi a questo scopo avranno sicuramente una durata che si protrarrà nel tempo per parecchi anni. La formulazione delle singole norme giuridiche dovrà infatti essere preceduta da studi perspicaci e accuratamente profondi. Detti studi dovranno avere il carattere della comparazione giuridica, pur prendendo in attento esame il ricco patrimonio della dottrina e della giurisprudenza polacca. Occorrerà anzitutto portare attenzione alle sentenze e alle delibere della Suprema Corte di Cassazione nonché della Corte Costituzionale. E infine bisognerà portare alla luce le tendenze volte a istituire il codice europeo delle obbligazioni[47]. Il nuovo codice civile, nell’attuale situazione, dovrebbe essere la continuazione della dottrina civilistica polacca e non la rivoluzionaria eliminazione di questa. I lavori attorno al nuovo codice civile dovrebbero avere uno spettro tale da portare ad una ampia consultazione con l’ambiente non solo dei giuristi ma anche con altri gruppi del mondo sociale e professionale. La nuova codificazione avrà un senso ed un significato se indicherà come risolvere i problemi che si manifestano nel corso dei tempi, allorquando si sono manifestati dei cambiamenti nella gerarchia dei valori e sono altresí comparsi nuovi rapporti socio-economici.
[1] «Dziennik Ustaw» = «Gazzetta Ufficiale» nr.16, pos. 93 con le modifiche. I testi degli atti normativi sono disponibili in lingua polacca sulla pagina della Camera Bassa del Parlamento Polacco www.sejm.gov.pl
[2] Secondo le disposizioni della legge del giorno 23 maggio dell’anno 1964. – Le norme introduttive del Codice Civile («Gazzetta Ufficiale» nr. 16, pos. 94 con le modifiche), le norme del Codice Civile (salvo piccole eccezioni) sono entrate in vigore il primo gennaio dell’anno 1965.
[3] La prima novellazione è stata compiuta nell’anno 1971; fino all’anno 1989 sono state operate sei successive novellazioni. Un autentico boom delle modificazioni si è verificato solo dopo i cambiamenti del sistema economico.
[4] Per quanto riguarda la concezione del testo unificato si confronti il § 98 e ss. del Decreto del Consiglio dei Ministri 20 giugno 2002, sul tema dei “Principi di tecnica legislativa” («Gazzetta Ufficiale» nr. 100, pos. 908).
[5] Code Civil des Français, entrato in vigore il 21 marzo 1804.
[6] Das Bűgerliche Gesetzbuch (BGB), entrato in vigore il primo gennaio dell’anno 1900.
[7] Das Allgemaine Bügerliche Gesetzbuch (ABGB), entrato in vigore il 10 gennaio 1812.
[8] Zielona księga. Optymalna wizja Kodeksu cywilnego w Rzeczpospolitej Polskiej (Il Libro Verde. Visione ideale del Codice Civile nella Repubblica di Polonia), (red.) Z. Radwański, Varsavia 2006, 13 (il testo nella versione inglese è accessibile sul sito: http//www.ejcl.org/112/ greenbookfinal-2.pdf. )
[9] Secondo Ulpiano il diritto pubblico è costituito dalle norme, le quali si riferiscono al sistema dello stato romano, mentre invece il diritto privato è costituito da quelle norme, le quali concernono gli interessi dei singoli soggetti. Alcune norme sono infatti previste nell’interesse generale, altre invece nell’interesse dei singoli soggetti (D. 1,1,1,2: publicum ius est, quod ad statum rei Romanae spectat, privatum quod ad singulorum utilitatem: sunt enim quaedam publice utilia, quaedam privatim).
[10] «Gazzetta Ufficiale» nr. 33, pos. 232. Il testo unificato con le modificazioni in «Gazzetta Ufficiale» dell’anno 1976, nr. 7, pos. 36.
[11] «Gazzetta Ufficiale» nr. 55, pos. 321.
[12] «Gazzetta Ufficiale» nr. 114, pos. 542.
[13] «Gazzetta Ufficiale» nr. 49, pos. 408.
[14] «Gazzetta Ufficiale» nr. 78, pos. 483 con le modifiche.
[15] Iscrizione, atto P4/99, «Gazzetta Ufficiale» nr. 11 pos. 91. Le sentenze della Corte Costituzionale (i riassunti delle più importanti sentenze si trovano anche nelle versioni inglese e francese) sono anche accessibili sul sito internet www.tribunal.pl .
[16] La novellazione del luglio dell’anno 1990, trattata già dianzi, ha abrogato infatti le norme riguardanti le limitazioni relative alla successione testamentaria delle aziende agricole, ma non riguardava la successione legittima.
[17] Iscrizione, Atto SK 18/00. «Gazzetta Ufficiale» nr. 145, pos. 1638.
[18] Legge del 17 giugno dell’anno 2004, «Gazzetta Ufficiale» nr. 162, pos. 1692.
[19] «Gazzetta Ufficiale» dell’anno 1994, nr.11, pos. 38.
[20] Testo unificato «Gazzetta Ufficiale» 2002, C325, p. 1. Questo testo è stato successivamente modificato «Gazzetta Ufficiale» 2003, L236 p. 1 nonchè «Gazzetta Ufficiale» 2005, L157, p. 11. Versione polacca: «Gazzetta Ufficiale» 2004, nr. 90, pos. 864, allegato 2.
[21] S. Biernat, Źródła prawa Unii Europejskiej, [w:] Prawo Unii Europejskiej. Zagadnienia systemowe (La fonte del diritto della Unione Europea, in, Il diritto della Unione Europea. Le questioni di sistema), 2a ed. (red.) J. Barcz, Warszawa 2003, 190.
[22] C. Mik, Europejskie prawo wspólnotowe. Zagadnienia teorii i praktyki (Diritto comunitario europeo. Le questioni della teoria e della prattica), I, Warszawa 2000, 666.
[23] C. Mik, op. cit., 500.
[24] «Gazzetta Ufficiale» nr. 117, pos. 758.
[25] «Gazzetta Ufficiale» nr. 22, pos. 271 e modificazioni.
[26] «Gazzetta Ufficiale» nr. 74, pos. 857.
[27] «Gazzetta Ufficiale» nr. 130, pos. 1450 con modificazioni.
[28] «Gazzetta Ufficiale» nr. 22, pos. 271 con modificazioni. Come di già è stato indicato più sopra, questa legge ha portato ad aggiungere al Codice Civile delle norme sulla responsabilità nel caso di un prodotto pericoloso nonché delle modificazioni riguardanti i modelli contrattuali. Tuttavia, nel contempo solamente in questa legge (e dunque non nel Codice Civile) rimasero regolamentate delle questioni di assai elevato valore giuridico come i contratti stipulati fuori del locale dell’impresa e i contratti stipulati a distanza.
[29] «Gazzetta Ufficiale» nr. 74, pos. 885 e modificazioni. Questa legge regola il cosiddetto timesharing.
[30] «Gazzetta Ufficiale» nr. 141, pos. 1176 e modificazioni.
[31] «Gazzetta Ufficiale» nr. 100, pos. 1081 e modificazioni.
[32] Cfr. Z. Radwański, Założenia, (Premesse), cit., 10.
[33] Cfr. Z. Radwański, Założenia, (Premesse), cit., 10.
[34] La legge sul Catasto e sull’Ipoteca, testo unificato «Gazzetta Ufficiale» dell’anno 2001, nr. 124, pos. 1361 e modificazioni.
[35] Cfr. la legge del 6 gennaio dell’anno 1996 sul pegno registrato e sul registro dei pegni, «Gazzetta Ufficiale» nr. 149, pos. 703 e modificazioni nonché l’art. 41 e ss. della legge del 29 agosto dell’anno 1997 – Legge Finanziaria, testo unificato «Gazzetta Ufficiale» dell’anno 2005, nr. 8, pos. 60 e modificazioni. Con ciò stesso occorre ricordare che attualmente è rappresentato il concetto che la regolamentazione materiale-giuridica del pegno registrato dovrebbe trovare posto nel codice civile, mentre invece l’ulteriore esistenza del pegno tributario sottoposto all’iscrizione nel registro condotto dall’Ufficio delle Imposte Dirette non trova giustificazione. Cfr anche il Zielona Księga (Libro Verde), 81.
[36] Cfr. E. Rott-Pietrzyk, Klauzula generalna rozsądku w prawie prywatnym (La clausola generale del buon senso nel diritto privato, Varsavia 2007, 284-285.
[37] Cfr. Zielona Księga (Il Libro Verde), cit., 57.
[38] Cfr. Zielona Księga (Il Libro Verde), cit., 57.
[39] Cfr. Zielona Księga (Il Libro Verde), cit., 57.
[40] Cfr. M. Kępski, M. Seweryński, A. Zieliński, Rola Kodyfikacji na przykładzie prawa prywatnego w procesie legislacyjnym, (Il ruolo della Codificazione sull’esempio del diritto privato nel processo legislativo), «Przegląd Legislacyjny» («Rassegna Legislativa») nr. 1 (2006), 10.
[41] Occorre infatti ricordare che, dopo la Prima Guerra Mondiale, la Polonia riconquistando l’indipendenza dopo oltre 100 anni di occupazione straniera, era rimasta sotto il potere di cinque legislazioni diverse, vigenti nei già ex-paesi occupanti. Nelle zone dell’antica occupazione Russa era in vigore il Codice Napoleonico dell’anno 1804 con le modificazioni. Nelle zone che erano state sottoposte all’occupazione russa e che non facevano parte del Regno di Polonia era in vigore il diritto russo, vale a dire, volume decimo, parte prima della Codificazione Zarista. Nelle zone annesse a seguito di occupazione alla Prussia, era in vigore il codice civile Tedesco dell’anno 1896. Nelle zone meridionali che facevano parte dell’occupazione austriaca, era in vigore il codice civile austriaco dell’anno 1811, mentre nel non molto esteso territorio di Spisz ed Orawa era in vigore il diritto ungherese.
[42] Creata con Decreto-Legge del Consiglio dei Ministri 109/96 del 17 settembre dell’anno 1996. Testo in «Przegląd Legislacyjny» ( «Rassegna Legislativa») nr. 1 (1997).
[43] Cfr. Z. Radwański, Założenia (Premesse), cit., p. 5.
[44] Cfr. Z. Radwański, Założenia (Premesse), cit., 5.
[45] Cfr. Z. Radwański, Założenia (Premesse), cit., 7.
[46] Il testo è disponibile sulla pagina http://ms.gov.pl/kkpc/kkpc.php
[47] Contemporaneamente si sottolinea che l’idea di istituire il Codice Europeo delle obbligazioni non occorre trattarla come un argomento contrario ad intraprendere i lavori sul nuovo codice civile polacco. Il Codice Europeo delle obbligazioni, persino nel caso in cui vedrà la luce, non si occuperà dell’intero ambito del diritto civile, ma solamente di una sua parte. (Questo dà ad intendere la sua denominazione). Inoltre, se si prende in esame la posizione ufficiale della Comunità Europea e principalmente la posizione preponderante dei governi degli Stati-Membri, esso sarà assai probabilmente un diritto “morbido” (soft law) e non esclude la necessità di un regolamento interno agli stati del diritto delle obbligazioni. Cfr. Zielona Księga (Il Libro Verde), cit., 200.

References: art. 431
 art. 109
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 § 98