Source: http://www.alternativemed.biz/diritti_delluomo.htm
Timestamp: 2018-04-21 15:26:58+00:00

Document:
Diritti dell'Uomo - Convenzione di Oviedo
(Dichiarazione Universale)
DIRITTI UMANI - DIRITTI CIVILI (ONU)
vedi anche: DIRITTI dell'UOMO + Diritti Traditi 1 + Diritti + Diritti dell'Uomo + Diritti Umani traditi + Esperimenti sui bambini + Conflitto di Interesse + Difensori dei Diritti Umani + Sovranita' Individuale
Il tema dei diritti umani è un argomento decisamente ostico. Vuoi per l’ampiezza della materia, vuoi per il fatto che quasi sempre i diritti umani sono enunciati in documenti lunghissimi e non pienamente comprensibili ad una prima lettura, vuoi perché alla fine si ha sempre la sensazione che anche in questo campo prevalgano gli interessi politici e che il dibattito rimanga nelle mani di pochi.
I diritti umani, tuttavia, sono e devono rimanere un patrimonio dell’umanità, della società civile. E in questo senso sembra che si stia modificando anche il trend a livello internazionale, per esempio vengono sempre più spesso coinvolte nelle riunioni ufficiali in tema di diritti umani anche organizzazioni non governative, che, in quanto tali, rappresentano quella società civile cui si accennava sopra.
Bisogna prendere coscienza del fatto che il pieno rispetto dei diritti umani è prima di tutto una nostra responsabilità. Purtroppo le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno ed è evidente che gli strumenti di repressione e prevenzione esistenti non siano sufficienti ad eliminarle. Ecco quindi che improntare la propria vita sulla consapevolezza e sul rispetto dei diritti umani potrà portare benefici, seppur nel lungo periodo.
Questo vale per ognuno di noi, ma a maggior ragione per gli insegnanti, che hanno un compito ulteriore, quello di trasmettere ai propri alunni questa sorta di nuova coscienza civica. Insegnare e imparare i diritti umani è possibile attraverso dei percorsi nuovi e multidisciplinari che insegnino ai bambini ad opporsi ad ogni forma di violenza e discriminazione, che facciano capire l’arricchimento derivante dal convivere e cooperare con soggetti appartenenti a gruppi culturali diversi: educare non vuol dire solo trasmettere nozioni e concetti, ma anche e principalmente favorire l’interiorizzazione di un certo tipo di valori che guideranno poi il comportamento quotidiano individuale.
Con l’elaborazione di questa scheda si intende semplicemente fornire degli input che stimolino gli insegnanti ad elaborare dei percorsi didattici per l’educazione ai diritti umani.
Sarebbe opportuno tarare le attività in base all’età dei bambini, alla composizione ed alle dinamiche della classe, tuttavia anche la stessa scheda può essere utilizzata come percorso didattico. Infatti, nell’esposizione degli argomenti si è cercato di seguire una struttura logica ben precisa, dal generale al particolare, partendo dalla definizione dei diritti umani, passando per una breve esposizione della loro evoluzione nel tempo per arrivare alla descrizione delle singole categorie. Sono poi stati individuati degli strumenti per ciascun argomento esposto, cui è possibile collegarsi direttamente tramite dei links.
Investire nell’educazione significa investire per il futuro. Lo scopo è rendere consapevoli i bambini di essere titolari di una serie di diritti, che spettano loro in qualità di esseri umani e che per questo motivo spettano anche a tutti gli individui della terra. Di far capire che questi diritti potrebbero essere ingiustamente calpestati e che di fatto questo avviene nel mondo. Infine che esistono dei canali per rivendicare e far rispettare i propri diritti e quelli degli altri. La consapevolezza di essere titolari di diritti porterà ad un sentimento di responsabilizzazione nei confronti dei diritti degli altri: lo scopo finale che ci si prefigge promuovendo l’educazione ai diritti umani è quella di sviluppare negli individui la capacità a il desiderio non solo di difendere i propri diritti ma di battersi anche per l’affermazione di quegli degli altri.
vedi: Manuale dei Diritti dell'Uomo - PDF dal sito Senato.it
Si pensi al diritto di voto: un tempo non era nemmeno concepito che i cittadini potessero contribuire alla vita politica del loro Paese, poi questo diritto è stato concesso agli uomini appartenenti a certe classi sociali, poi a tutti gli uomini e si parlava di suffragio universale, che in realtà universale non era perchè per molti anni ancora le donne furono escluse dall’esercizio di questo diritto.
Molti diritti, poi, si sono evoluti o addirittura sono nati proprio in seguito alla proclamazione della Dichiarazione.
Un po’ la stessa cosa accadeva nell’antica Roma, dove come in Atene, essere titolari di diritti dipendeva dall’avere una certa posizione sociale: non tutta la popolazione era degna di essere inclusa nella categoria di popolo, ad alcuni soggetti era precluso l’esercizio di qualsiasi diritto , riservati esclusivamente ai cittadini liberi maschi e pater familiae.
Al contrario, la concezione moderna di diritti umani prevede che qualsiasi soggetto possa essere titolare di tali diritti a prescindere dalla sua posizione sociale.
Un contributo importante è stato dato dal Cristianesimo, che si fonda sull’idea dell’uguaglianza degli uomini davanti a Dio. In realtà questo principio si scontrava con la realtà dell’epoca e in particolare con i fondamenti su cui si basava il potere politico, che presupponeva una forte gerarchizzazione e delle profonde diseguaglianze sociali: condizioni essenziali per il feudalesimo, che presupponeva l’esistenza dei servi della gleba e quindi di soggetti sostanzialmente equiparati ad oggetti, che si potevano vendere o scambiare.
Risale a questo periodo un importante documento: la Magna Charta Libertatum del 1215, un documento emanato dal re d’Inghilterra Giovanni Senza Terra che contiene un elenco di diritti come, per esempio, il diritto alla proprietà privata, il diritto alla libertà, il diritto a non essere condannati senza motivo e comunque ad essere giudicati da un organo legittimo.
Così come in America anche in Francia si sviluppò un movimento per la rivendicazione dei diritti fondamentali. In questo caso perché il governo, impegnato in una serie di guerre, aveva investito in questa attività molto denaro, sottraendolo alla popolazione ed andandone quindi ad incrementare la povertà. Così al termine della Rivoluzione francese nel 1789 viene redatta la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Vennero sanciti diritti fondamentali come l’uguaglianza, la libertà di stampa, pensiero e religione, la presunzione di innocenza, il diritto alla proprietà privata.
Grazie a questi due precedenti, a partire dal 1900 prende il via un fenomeno che coinvolge tutto il mondo occidentale. Quindi nelle costituzioni, cioè nelle leggi fondamentali dei nuovi stati che via via si vanno formando, si sente la necessità di sancire gli stessi diritti rivendicati nella Dichiarazione di indipendenza americana e nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino francese.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite e il concetto di universalità dei diritti umani
A conclusione di questa breve carrellata storica possiamo trarre delle conclusioni. I diritti umani non nascono in un preciso momento storico, ma sono il frutto di un’evoluzione, dovuta alle rivendicazioni di fasce di popolazione che si ritenevano naturalmente titolari di certi diritti che però non venivano loro riconosciuti da chi gestiva il potere.
Occorre però sottolineare che ancora non si può parlare del riconoscimento di diritti universali: le dichiarazioni che abbiamo visto sopra sono legate ai cittadini di determinati Stati (per esempio l’Inghilterra, la Francia o gli Stati Americani), non si parla ancora di diritti riconosciuti nei confronti di tutti gli esseri umani e quindi ancora non si può parlare di universalità dei diritti. In questo senso la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo rappresenta un passo storico: perché non è la dichiarazione di un solo Stato.
Come è stato possibile questo cambiamento di prospettiva ?
La risposta è semplice: perché molti Stati del mondo si sono associati è hanno dato vita ad una grande organizzazione: l’organizzazione delle Nazioni Unite.
All’interno delle Nazioni Unite, che in realtà si occupano di molte altre questioni, ci sono rappresentanti di ogni Stato, insieme discutono e alla fine, con una votazione, prendono una decisione. In sintesi l’ONU funziona così, anche se in realtà ci sarebbero aspetti più problematici che, tuttavia, non è necessario sottolineare in questo momento.
La cosa importante è con l’istituzione di questa organizzazione è stato finalmente possibile prendere delle decisioni in materia di diritti umani che non valessero per un solo Stato. Con questa procedura è stata adottata la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo nel 1948 e, successivamente, molti altri documenti importanti per la promozione e la tutela dei diritti umani.
A partire da questa data, infatti, l’attività nel settore dei diritti umani è incrementata notevolmente dando vita a molte altre dichiarazioni e trattati che si occupano della tutela dei diritti di particolare categorie di individui: come donne, bambini, rifugiati ecc…
Tratto da: volint.it
vedi anche: Diritti degli Umani + Convenzione dei Diritti dell'Uomo + Diritti e Doveri + Diritti + Diritti Umani traditi
Video sui DIRITTI dell'UOMO, 1948
CONVENZIONE dei DIRITTI dell'UOMO 10 dicembre 1948 - Assemblea Generale dell'ONU + CONVENZIONE (EU) PER LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI DELL'UOMO E DELLE LIBERTA' FONDAMENTALI, EMENDATA DAL PROTOCOLLO N. 11
IMPORTANTE commento all'art. 18 dei Diritti dell'Uomo e della Costituzione italiana art. 21:
La libertà di opinione ed espressione sono il cuore della democrazia. Ognuno ha diritto di avere le proprie opinioni senza interferenze e diritto alla libertà di espressione, il che include la libertà di scoprire, ricevere e diffondere informazioni ed idee d’ogni genere, senza curarsi di frontiere, sia verbalmente che tramite qualunque mezzo di comunicazione di sua scelta. Nessuno può essere oggetto di alcuna forma di restrizione, nocumento o sanzione a causa di dichiarazioni, opinioni o credenze che abbia espresso.
PROTOCOLLO ICCPR: vedi www.dirittiumani.donne.aidos.it
Con la sua risoluzione 2200A (XXI) del 16 dicembre 1966, la Assemblea generale dell'Onu ha adottato il Patto internazionale sui diritti civili e politici e avviato il processo di firma, ratifica e adesione. Il Patto è entrato in vigore il 23 marzo 1976 e a metà del 2001 era stato ratificato da 147 stati. Questo Patto ed il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali sono i primi strumenti internazionali onnicomprensivi e giuridicamente vincolanti nel campo dei diritti umani, e, insieme alla Dichiarazione universale dei diritti umani costituiscono il nucleo della Carta internazionale dei diritti umani.
Considerando la Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948;Considerando la Convenzione di tutela dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali del 4 novembre 1950;
Considerando la Carta sociale europea del 18 ottobre 1961; Considerando il Patto Internazionale sul Diritti civili e politici e il Patto internazionale relativo al diritti economici, sociali e culturali del 16 dicembre 1966; Considerando la Convenzione per la protezione dell’individuo riguardo all’elaborazione dei dati a carattere personale del 28 gennaio 1981; Considerando anche la Convenzione relativa al diritti del bambino del 20 novembre 1989; Considerando che lo scopo del Consiglio d’Europa è di realizzare una unione più stretta fra i suoi membri, e che uno dei mezzi per raggiungere questo scopo è la tutela e lo sviluppo dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali; Consapevoli dei rapidi sviluppi della biologia e della medicina; Convinti della necessità di rispettare l’essere umano sia come individuo che nella sua appartenenza alla specie umana e riconoscendo l’importanza di assicurare la sua dignità;
Consapevoli delle azioni che potrebbero mettere in pericolo la dignità umana da un uso improprio della biologia e della medicina; Affermando che i progressi della biologia e della medicina debbono essere utilizzati per il beneficio delle generazioni presenti e future; Sottolineando la necessità di una cooperazione internazionale affinché l’Umanità tutta intera possa beneficiare dell’apporto della biologia e della medicina; Riconoscendo l’importanza di promuovere un dibattito pubblico sulle questioni poste dall’applicazione della biologia e della medicina e sulle risposte da fornire; Desiderosi di ricordare a ciascun membro del corpo sociale i suoi diritti e le sue responsabilità; Prendendo in considerazione i lavori dell’Assemblea Parlamentare in questo campo, compresa la Raccomandazione 1160 (1991) sull’elaborazione di una Convenzione di bioetica;
Capitolo I: Disposizioni generali Art. 1 Oggetto e finalità Le Parti di cui alla presente Convenzione proteggono l’essere umano nella sua dignità e nella sua identità e garantiscono ad ogni persona, senza discriminazione, il
rispetto della sua integrità e dei suoi altri diritti e libertà fondamentali riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina. Ogni Parte prende nel suo diritto interno le misure necessarie per rendere effettive le disposizioni della presente Convenzione. Art. 2 Primato dell’essere umano L’interesse e il bene dell’essere umano debbono prevalere sul solo interesse della società o della scienza. Art. 3 Accesso equo alle cure sanitarie. Le Parti prendono, tenuto conto dei bisogni della salute e delle risorse disponibili, le misure appropriate in vista di assicurare, ciascuna nella propria sfera di giurisdizione, un accesso equo a cure della salute di qualità appropriata.
Art. 4 Obblighi professionali e regole di condotta Ogni intervento nel campo della salute, compresa la ricerca, deve essere effettuato nel rispetto delle norme e degli obblighi professionali, così come nel rispetto delle regole di condotta applicabili nella fattispecie 2. Capitolo II: Consenso
Art. 5 Regola generale Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato.
Art. 6 Protezione delle persone che non hanno la capacità di dare consenso (1) Sotto riserva degli articoli 17 e 20, un intervento non può essere effettuato su una persona che non ha capacità di dare consenso, se non per un diretto beneficio della stessa.
(3) Allorquando, secondo la legge, un maggiorenne, a causa di un handicap mentale, di una malattia o per un motivo similare, non ha la capacità di dare consenso ad un intervento, questo non può essere effettuato senza l’autorizzazione del suo rappresentante, di un’autorità o di una persona o di un organo designato dalla legge.
Art. 7 Tutela delle persone che soffrono di un disturbo mentale. La persona che soffre di un disturbo mentale grave non può essere sottoposta, senza il proprio consenso, a un intervento avente per oggetto il trattamento di questo disturbo se non quando l’assenza di un tale trattamento rischia di essere gravemente pregiudizievole alla sua salute e sotto riserva delle condizioni di protezione previste dalla legge comprendenti le procedure di sorveglianza e di controllo e le vie di ricorso.
Art. 9 Desideri precedentemente espressi. I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione.
i) non esiste metodo alternativo alla ricerca sugli esseri umani, di efficacia paragonabile, ii) i rischi che può correre la persona non sono sproporzionati in rapporto con i benefici potenziali della ricerca, iii) il progetto di ricerca è stato approvato da un’istanza competente, dopo averne fatto oggetto di un esame indipendente sul piano della sua pertinenza scientifica, ivi compresa una valutazione dell’importanza dell’obiettivo della ricerca, nonché un esame pluridisciplinare della sua accettabilità sul piano etico, iv) la persona che si presta ad una ricerca è informata dei suoi diritti e delle garanzie previste dalla legge per la sua tutela, v) il consenso di cui all’articolo 5 è stato donato espressamente, specificamente ed è stato messo per iscritto. Questo consenso può, in ogni momento, essere liberamente ritirato.
(1) Una ricerca non può essere intrapresa su una persona che non ha, conformemente all’articolo 5, la capacità di consentirvi a meno che le condizioni seguenti siano riunite:
i) le condizioni enunciate all’articolo 16, dall’alinea (1) al (4) sono soddisfatte; ii) i risultati attesi dalla ricerca comportano un beneficio reale e diretto per la sua salute; iii) la ricerca non può effettuarsi con una efficacia paragonabile su dei soggetti capaci di consentirvi; iv) l’autorizzazione prevista all’articolo 6 è stata data specificamente e per iscritto, e v) la persona non vi oppone rifiuto.
i) la ricerca ha per oggetto di contribuire, con un miglioramento significativo della conoscenza scientifica dello stato della persona, della sua malattia o del suo disturbo, all’ottenimento, a termine, di risultati che permettano un beneficio per la persona interessata o per altre persone della stessa fascia d’età o che soffrano della medesima malattia o disturbo o che presentino le stesse caratteristiche, ii) la ricerca non presenta per la persona che un rischio minimo e una costrizione minima.
Art. 20 Tutela delle persone incapaci di consentire al prelievo d’organo (1) Nessun prelievo d’organo o di tessuto può essere effettuato su una persona che non ha la capacità di consentire conformemente all’articolo 5.
i) non si dispone di un donatore compatibile che gode della capacità di consentire, ii) il ricevente è un fratello o una sorella del donatore, iii) la donazione deve essere di natura tale da preservare la vita del ricevente, iv) l’autorizzazione prevista ai paragrafi 2 e 3 dell’articolo 6 è stata data specificamente e per iscritto, secondo la legge e in accordo con l’istanza competente, v) il donatore potenziale non oppone rifiuto.
Allorquando una parte del corpo umano è stata prelevata nel corso di un intervento, questa non può essere conservata e utilizzata per scopo diverso da quello per cui è stata prelevata se non in conformità alle procedure di informazione e di consenso appropriate.
(1) I compiti affidati al «Comitato» nel presente articolo e nell’articolo 29 sono effettuati dal Comitato Direttivo per la Bioetica (CDBI), o da un altro comitato designato a questo fine dal Comitato dei Ministri. (2) Senza pregiudizio delle disposizioni specifiche dell’articolo 29, ogni Stato membro del Consiglio d’Europa così come ogni Parte di cui alla presente Convenzione che non è membro del Consiglio d’Europa, può farsi rappresentare in seno al Comitato allorché questo adempie ai compiti affidati dalla presente Convenzione, e dispone di un voto.
(3) Ogni Stato menzionato all’articolo 33 o invitato ad aderire alla Convenzione conformemente alle disposizioni dell’articolo 34, che non fa parte della presente Convenzione, può designare un osservatore presso il Comitato. Se la Comunità europea non è Parte, essa può designare un osservatore presso il Comitato. (4) Al fine di tenere conto degli sviluppi scientifici, la presente Convenzione farà l’oggetto di un esame in seno al Comitato in un tempo massimo di cinque anni dopo la sua entrata in vigore, e in seguito ad intervalli che il Comitato potrà determinare.
(2) La presente Convenzione sarà sottoposta a ratifica, accettazione o approvazione.
Gli strumenti di ratifica, di accettazione o di approvazione saranno depositati presso il Segretario Generale del Consiglio d’Europa.
(4) Per ogni Firmatario che esprimerà ulteriormente il suo consenso a essere vincolato alla Convenzione, questa entrerà in vigore il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di tre mesi dopo la data di deposito del suo strumento di ratifica,di accettazione o di approvazione. Art. 34 Stati non membri (1) Dopo l’entrata in vigore della presente Convenzione, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa potrà, dopo consultazione delle Parti, invitare ogni Stato non membro del Consiglio d’Europa ad aderire alla presente Convenzione con una decisione presa con la maggioranza prevista all’articolo 20, alinea iv) dello Statuto del Consiglio d’Europa e all’unanimità dei voti dei rappresentanti degli Stati contraenti aventi il diritto di sedere in Comitato dei Minist
(2) Ogni Parte può, in qualsiasi momento in seguito, con una dichiarazione indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, estendere l’applicazione della presente Convenzione a ogni altro territorio designato nella dichiarazione e di cui essa assicura le relazioni internazionali o per la quale essa è stata abilitata a stipulare.
(1) Ogni Stato e la Comunità europea possono, al momento della firma della presente Convenzione o del deposito del documento di ratifica, formulare una riserva al contenuto di una disposizione particolare della Convenzione, nella misura in cui una legge in quel momento in vigore sul suo territorio non è conforme a questa disposizione.
Le riserve di carattere generale non sono autorizzate ai sensi del presente articolo.
(4) Ogni Parte che ha formulato la riserva prevista nel presente articolo può ritirarla a mezzo di una dichiarazione indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d’Europa.
La revoca avrà effetto il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di un mese dopo la data di ricevimento da parte del Segretario Generale.
Fatto a Oviedo il 4 aprile 1997 in francese e in inglese, i due testi fanno egualmente fede, in un solo esemplare che sarà depositato negli archivi del Consiglio d’Europa.
Il Segretario Generale del Consiglio d’Europa ne trasmetterà copia certificata conforme a ciascuno degli Stati membri del Consiglio d’Europa, alla Comunità europea, agli Stati non membri che hanno partecipato all’elaborazione della presente Convenzione, a ogni Stato invitato ad aderire alla presente Convenzione.

References: art. 21
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 9

Art. 20
 Art. 34