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Timestamp: 2017-12-11 11:35:46+00:00

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Legge 5 febbraio 1992, n. 104 | Progetto No Barriere
La legge n. 104 del 5 febbraio 1992 “Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti
delle persone handicappate” è la legge quadro voluta al fine di garantire l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. All’interno di essa, all’articolo 23 comma 3 è disciplinata l’effettiva possibilità di accesso al mare, mediante il riferimento al decreto del Ministro dei lavori pubblici n. 236 del 14 giugno 1989, in attuazione della legge n. 13 del 9 gennaio 1989. Gli stabilimenti balneari devono dunque adeguarsi alle prescrizioni di legge, apprestando, come riportato nella Circolare Ministeriale 23 gennaio 1990 “almeno una cabina ed un locale igienico idoneo ad accogliere persone con ridotta od impedita capacità motoria o sensoriale, nonché di rendere la struttura stessa visitabile nel senso specificato dall’art. 3.1 del decreto 236/89 sopra citato, soprattutto in funzione dell’effettiva possibilità di balneazione, attraverso la predisposizione di appositi percorsi orizzontali”.
Legge 5 febbraio 1992, n. 104 (“Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti
delle persone handicappate”)
Pubblicata sulla GU n.39 del 17 febbraio 1992
(Testo vigente dopo le ultime modifiche introdotte dalla Legge 8 marzo 2000, n. 53 e dal Decreto
Legislativo 26 marzo 2001, n. 151)
a) garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona
handicappata e ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella
b) previene e rimuove le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il
raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione della persona handicappata
alla vita della collettività, nonché la realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali;
c) persegue il recupero funzionale e sociale della persona affetta da minorazioni fisiche, psichiche e
sensoriali e assicura i servizi e le prestazioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle
minorazioni, nonché la tutela giuridica ed economica della persona handicappata;
d) predispone interventi volti a superare stati di emarginazione e di esclusione sociale della persona
handicappata.
1. La presente legge detta i principi dell'ordinamento in materia di diritti, integrazione sociale e
assistenza della persona handicappata. Essa costituisce inoltre riforma economico-sociale della
Repubblica, ai sensi dell'articolo 4 dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con
legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 5.
1. E' persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale,
stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione
2. La persona handicappata ha diritto alle prestazioni stabilite in suo favore in relazione alla natura e
alla consistenza della minorazione, alla capacità complessiva individuale residua e alla efficacia
delle terapie riabilitative.
3. Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età,
in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella
sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni
riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.
4. La presente legge si applica anche agli stranieri e agli apolidi, residenti, domiciliati o aventi
stabile dimora nel territorio nazionale. Le relative prestazioni sono corrisposte nei limiti ed alle
condizioni previste dalla vigente legislazione o da accordi internazionali.
4. Accertamento dell'handicap.
Gli accertamenti relativi alla minorazione, alle difficoltà, alla necessità dell'intervento assistenziale
permanente e alla capacità complessiva individuale residua, di cui all'articolo 3, sono effettuati dalle
unità sanitarie locali mediante le commissioni mediche di cui all'art.1 della Legge 295 del
15/10/1990, che sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in
servizio presso le unità sanitarie locali.
1. La rimozione delle cause invalidanti, la promozione dell'autonomia e la realizzazione
dell'integrazione sociale sono perseguite attraverso i seguenti obiettivi:
a) sviluppare la ricerca scientifica, genetica, biomedia, psicopedagogica, sociale e tecnologica anche
mediante programmi finalizzati concordati con istituzioni pubbliche e private, in particolare con le
sedi universitarie, con il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), con i servizi sanitari e sociali,
considerando la persona handicappata e la sua famiglia, se coinvolti, soggetti partecipi e
consapevoli della ricerca;
b) assicurare la prevenzione, la diagnosi e la terapia prenatale e precoce delle minorazioni e la
ricerca sistematica delle loro cause;
c) garantire l'intervento tempestivo dei servizi terapeutici e riabilitativi, che assicuri il recupero
consentito dalle conoscenze scientifiche e dalle tecniche attualmente disponibili, il mantenimento
della persona handicappata nell'ambiente familiare e sociale, la sua integrazione e partecipazione
alla vita sociale;
d) assicurare alla famiglia della persona handicappata un'informazione di carattere sanitario e
sociale per facilitare la comprensione dell'evento, anche in relazione alle possibilità di recupero e di
integrazione della persona handicappata nella società;
e) assicurare nella scelta e nell'attuazione degli interventi socio-sanitari la collaborazione della
famiglia, della comunità e della persona handicappata, attivandone le potenziali capacità;
f) assicurare la prevenzione primaria e secondaria in tutte le fasi di maturazione e di sviluppo del
bambino e del soggetto minore per evitare o constatare tempestivamente l'insorgenza della
minorazione o per ridurre e superare i danni della minorazione sopraggiunta;
g) attuare il decentramento territoriale dei servizi e degli interventi rivolti alla prevenzione, al
sostegno e al recupero della persona handicappata, assicurando il coordinamento e l'integrazione
con gli altri servizi territoriali sulla base degli accordi di programma di cui all'articolo 27 della
Legge n. 142 del 08/06/1990;
h) garantire alla persona handicappata e alla famiglia adeguato sostegno psicologico e
psicopedagogico, servizi di aiuto personale o familiare, strumenti e sussidi tecnici, prevedendo, nei
casi strettamente necessari e per il periodo indispensabile, interventi economici integrativi per il
raggiungimento degli obiettivi di cui al presente articolo;
i) promuovere, anche attraverso l'apporto di enti e di associazioni, iniziative permanenti di
informazione e di partecipazione della popolazione, per la prevenzione e per la cura degli handicap,
la riabilitazione e l'inserimento sociale di chi ne è colpito;
l) garantire il diritto alla scelta dei servizi ritenuti più idonei anche al di fuori della circoscrizione
m) promuovere il superamento di ogni forma di emarginazione e di esclusione sociale anche
mediante l'attivazione dei servizi previsti dalla presente legge.
6. Prevenzione e diagnosi precoce
1. Gli interventi per la prevenzione e la diagnosi prenatale e precoce delle minorazioni si attuano nel
quadro della programmazione sanitaria di cui agli articoli 53 e 55 della Legge 23 dicembre 1978, n.
833 , e successive modificazioni.
2. Le regioni, conformemente alle competenze e alle attribuzioni di cui alla Legge 8 giugno 1990, n.
142 , e alla Legge 23 dicembre 1978, n. 833 , e successive modificazioni, disciplinano entro sei
mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge:
a) l'informazione e l'educazione sanitaria della popolazione sulle cause e sulle conseguenze
dell'handicap, nonché sulla prevenzione in fase preconcezionale, durante la gravidanza, il parto, il
periodo neonatale e nelle varie fasi di sviluppo della vita, e sui servizi che svolgono tali funzioni;
b) l'effettuazione del parto con particolare rispetto dei ritmi e dei bisogni naturali della partoriente e
del nascituro;
c) l'individuazione e la rimozione, negli ambienti di vita e di lavoro, dei fattori di rischio che
possono determinare malformazioni congenite e patologie invalidanti;
d) i servizi per la consulenza genetica e la diagnosi prenatale e precoce per la prevenzione delle
malattie genetiche che possono essere causa di handicap fisici, psichici, sensoriali di
e) il controllo periodico della gravidanza per la individuazione e la terapia di eventuali patologie
complicanti la gravidanza e la prevenzione delle loro conseguenze;
g) nel periodo neonatale, gli accertamenti utili alla diagnosi precoce delle malformazioni e
l'obbligatorietà del controllo per l'individuazione ed il tempestivo trattamento dell'ipotiroidismo
congenito, della fenilchetonuria e della fibrosi cistica. Le modalità dei controlli e della loro
applicazione sono disciplinate con atti di indirizzo e coordinamento emanati ai sensi dell'articolo 5,
primo comma, della Legge 23 dicembre 1978, n. 833 . Con tali atti possono essere individuate altre
forme di endocrinopatie e di errori congeniti del metabolismo alle quali estendere l'indagine per
tutta la popolazione neonatale;
h) un'attività di prevenzione permanente che tuteli i bambini fin dalla nascita anche mediante il
coordinamento con gli operatori degli asili nido, delle scuole materne e dell'obbligo, per accertare
l'inesistenza o l'insorgenza di patologie e di cause invalidanti e con controlli sul bambino entro
l'ottavo giorno, al trentesimo giorno, entro il sesto ed il nono mese di vita e ogni due anni dal
compimento del primo anno di vita. E' istituito a tal fine un libretto sanitario personale, con le
caratteristiche di cui all'articolo 27 della Legge 23 dicembre 1978, n. 833 , su cui sono riportati i
risultati dei suddetti controlli ed ogni altra notizia sanitaria utile a stabilire lo stato di salute del
i) gli interventi informativi, educativi, di partecipazione e di controllo per eliminare la nocività
ambientale e prevenire gli infortuni in ogni ambiente di vita e di lavoro, con particolare riferimento
agli incidenti domestici.
3. Lo Stato promuove misure di profilassi atte a prevenire ogni forma di handicap, con particolare
riguardo alla vaccinazione contro la rosolia.
7. Cura e riabilitazione
1. La cura e la riabilitazione della persona handicappata si realizzano con programmi che prevedano
prestazioni sanitarie e sociali integrate tra loro, che valorizzino le abilità di ogni persona
handicappata e agiscano sulla globalità della situazione di handicap, coinvolgendo la famiglia e la
comunità. A questo fine il Servizio sanitario nazionale, tramite le strutture proprie o convenzionate,
a) gli interventi per la cura e la riabilitazione precoce della persona handicappata, nonché gli
specifici interventi riabilitativi e ambulatoriali, a domicilio o presso i centri socio-riabilitativi ed
educativi a carattere diurno o residenziale di cui all'articolo 8, comma 1, lettera l);
b) la fornitura e la riparazione di apparecchiature, attrezzature, protesi e sussidi tecnici necessari per
il trattamento delle menomazioni.
2. Le regioni assicurano la completa e corretta informazione sui servizi ed ausili presenti sul
territorio, in Italia e all'estero.
8. Inserimento ed integrazione sociale
a) interventi di carattere socio-psico-pedagogico, di assistenza sociale e sanitaria a domicilio, di
aiuto domestico e di tipo economico ai sensi della normativa vigente, a sostegno della persona
handicappata e del nucleo familiare in cui è inserita;
b) servizi di aiuto personale alla persona handicappata in temporanea o permanente grave
limitazione dell'autonomia personale;
c) interventi diretti ad assicurare l'accesso agli edifici pubblici e privati e ad eliminare o superare le
barriere fisiche e architettoniche che ostacolano i movimenti nei luoghi pubblici o aperti al
d) provvedimenti che rendano effettivi il diritto all'informazione e il diritto allo studio della persona
handicappata, con particolare riferimento alle dotazioni didattiche e tecniche, ai programmi, a
linguaggi specializzati, alle prove di valutazione e alla disponibilità di personale appositamente
qualificato, docente e non docente;
e) adeguamento delle attrezzature e del personale dei servizi educativi, sportivi, di tempo libero e
f) misure atte a favorire la piena integrazione nel mondo del lavoro, in forma individuale o
associata, e la tutela del posto di lavoro anche attraverso incentivi diversificati;
g) provvedimenti che assicurino la fruibilità dei mezzi di trasporto pubblico e privato e la
organizzazione di trasporti specifici;
i) organizzazione e sostegno di comunità alloggio, case-famiglia e analoghi servizi residenziali
inseriti nei centri abitati per favorire la deistituzionalizzazione e per assicurare alla persona
handicappata, priva anche temporaneamente di una idonea sistemazione familiare, naturale o
affidataria, un ambiente di vita adeguato;
l) istituzione o adattamento di centri socioriabilitativi ed educativi diurni, a valenza educativa, che
perseguano lo scopo di rendere possibile una vita di relazione a persone temporaneamente o
permanentemente handicappate, che abbiano assolto l'obbligo scolastico, e le cui verificate
potenzialità residue non consentano idonee forme di integrazione lavorativa. Gli standard dei centri
socio-riabilitativi sono definiti dal Ministro della sanità, di concerto con il Ministro per gli affari
sociali, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano di cui all'articolo 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400;
m) organizzazione di attività extrascolastiche per integrare ed estendere l'attività educativa in
continuità ed in coerenza con l'azione della scuola.
9. Servizio di aiuto personale
1. Il servizio di aiuto personale, che può essere istituito dai comuni o dalle unità sanitarie locali nei
limiti delle proprie ordinarie risorse di bilancio, è diretto ai cittadini in temporanea o permanente
grave limitazione dell'autonomia personale non superabile attraverso la fornitura di sussidi tecnici,
informatici, protesi o altre forme di sostegno rivolte a facilitare l'autosufficienza e le possibilità di
integrazione dei cittadini stessi, e comprende il servizio di interpretariato per i cittadini non udenti.
2. Il servizio di aiuto personale è integrato con gli altri servizi sanitari e socio-assistenziali esistenti
sul territorio e può avvalersi dell'opera aggiuntiva di:
a) coloro che hanno ottenuto il riconoscimento dell'obiezione di coscienza ai sensi della normativa
vigente, che ne facciano richiesta;
b) cittadini di età superiore ai diciotto anni che facciano richiesta di prestare attività volontaria; c)
4. Al personale di cui alla lettera b) del comma 2 si estende la disciplina dettata dall'articolo 2,
comma 2, della Legge 11 agosto 1991, n. 266.
10. Interventi a favore di persone con handicap in situazione di gravità
1. I comuni, anche consorziati tra loro o con le province, le loro unioni, le comunità montane e le
unità sanitarie locali, nell'ambito delle competenze in materia di servizi sociali loro attribuite dalla
Legge 8 giugno 1990, n. 142 , possono realizzare con le proprie ordinarie risorse di bilancio,
assicurando comunque il diritto alla integrazione sociale e scolastica secondo le modalità stabilite
dalla presente legge e nel rispetto delle priorità degli interventi di cui alla legge 4 maggio 1983, n.
184, comunità-alloggio e centri socioriabilitativi per persone con handicap in situazione di gravità.
1-bis. Gli enti di cui al comma 1 possono organizzare servizi e prestazioni per la tutela e
l'integrazione sociale dei soggetti di cui al presente articolo per i quali venga meno il sostegno del
nucleo familiare. (1)
2. Le strutture di cui alla lettera l) e le attività di cui alla lettera m) del comma 1 dell'articolo 8 sono
realizzate d'intesa con il gruppo di lavoro per l'integrazione scolastica di cui all'articolo 15 e con gli
organi collegiali della scuola.
3. Gli enti di cui al comma 1 possono contribuire, mediante appositi finanziamenti, previo parere
della regione sulla congruità dell'iniziativa rispetto ai programmi regionali, alla realizzazione e al
sostegno di comunità-alloggio e centri socio-riabilitativi per persone handicappate in situazione di
gravità, promossi da enti, associazioni, fondazioni, Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza
(IPAB), società cooperative e organizzazioni di volontariato iscritte negli albi regionali.
4. Gli interventi di cui ai commi 1 e 3 del presente articolo possono essere realizzati anche mediante
le convenzioni di cui all'articolo 38.
5. Per la collocazione topografica, l'organizzazione e il funzionamento, le comunità-alloggio e i
centri socio-riabilitativi devono essere idonei a perseguire una costante socializzazione dei soggetti
ospiti, anche mediante iniziative dirette a coinvolgere i servizi pubblici e il volontariato.
6. L'approvazione dei progetti edilizi presentati da soggetti pubblici o privati concernenti immobili
da destinare alle comunità-alloggio ed ai centri socio-riabilitativi di cui ai commi 1 e 3, con vincolo
di destinazione almeno ventennale all'uso effettivo dell'immobile per gli scopi di cui alla presente
legge, ove localizzati in aree vincolate o a diversa specifica destinazione, fatte salve le norme
previste dalla legge 29 giugno 1939, n. 1497, e successive modificazioni, e dal decreto-legge 27
giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla Legge 8 agosto 1985, n. 431, costituisce
variante del piano regolatore. Il venir meno dell'uso effettivo per gli scopi di cui alla presente legge
prima del ventesimo anno comporta il ripristino della originaria destinazione urbanistica dell'area.
11. Soggiorno all'estero per cure
1. Nei casi in cui vengano concesse le deroghe di cui all'articolo 7 del decreto del Ministro della
sanità 3 novembre 1989, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 273 del 22 novembre 1989, ove nel
centro di altissima specializzazione estero non sia previsto il ricovero ospedaliero per tutta la durata
degli interventi autorizzati, il soggiorno dell'assistito e del suo accompagnatore in alberghi o
strutture collegate con il centro è equiparato a tutti gli effetti alla degenza ospedaliera ed è
rimborsabile nella misura prevista dalla deroga.
2. La commissione centrale presso il Ministero della sanità di cui all'articolo 8 del Decreto del
Ministro della sanità 3 novembre 1989, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 273 del 22 novembre
1989, esprime il parere sul rimborso per i soggiorni collegati agli interventi autorizzati dalle regioni
sulla base di criteri fissati con atto di indirizzo e coordinamento emanato ai sensi dell'articolo 5,
primo comma, della Legge 23 dicembre 1978, n. 833, con il quale sono disciplinate anche le
modalità della corresponsione di acconti alle famiglie.
12. Diritto all'educazione e all'istruzione
2. E' garantito il diritto all'educazione e all'istruzione della persona handicappata nelle sezioni di
scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle
3. L'integrazione scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona
handicappata nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione.
4. L'esercizio del diritto all'educazione e all'istruzione non può essere impedito da difficoltà di
apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all'handicap.
5. All'individuazione dell'alunno come persona handicappata ed all'acquisizione della
documentazione risultante dalla diagnosi funzionale, fa seguito un profilo dinamico-funzionale ai
fini della formulazione di un piano educativo individualizzato, alla cui definizione provvedono
congiuntamente, con la collaborazione dei genitori della persona handicappata, gli operatori delle
unità sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola, personale insegnante specializzato della scuola,
con la partecipazione dell'insegnante operatore psico-pedagogico individuato secondo criteri
stabiliti dal Ministro della pubblica istruzione. Il profilo indica le caratteristiche fisiche, psichiche e
sociali ed affettive dell'alunno e pone in rilievo sia le difficoltà di apprendimento conseguenti alla
situazione di handicap e le possibilità di recupero, sia le capacità possedute che devono essere
sostenute, sollecitate e progressivamente rafforzate e sviluppate nel rispetto delle scelte culturali
6. Alla elaborazione del profilo dinamico-funzionale iniziale seguono, con il concorso degli
operatori delle unità sanitarie locali, della scuola e delle famiglie, verifiche per controllare gli effetti
dei diversi interventi e l'influenza esercitata dall'ambiente scolastico.
7. I compiti attribuiti alle unità sanitarie locali dai commi 5 e 6 sono svolti secondo le modalità
indicate con apposito atto di indirizzo e coordinamento emanato ai sensi dell'articolo 5, primo
8. Il profilo dinamico-funzionale è aggiornato a conclusione della scuola materna, della scuola
elementare e della scuola media e durante il corso di istruzione secondaria superiore.
9. Ai minori handicappati soggetti all'obbligo scolastico, temporaneamente impediti per motivi di
salute a frequentare la scuola, sono comunque garantite l'educazione e l'istruzione scolastica. A tal
fine il provveditore agli studi, d'intesa con le unità sanitarie locali e i centri di recupero e di
riabilitazione, pubblici e privati, convenzionati con i Ministeri della sanità e del lavoro e della
previdenza sociale, provvede alla istituzione, per i minori ricoverati, di classi ordinarie quali sezioni
staccate della scuola statale. A tali classi possono essere ammessi anche i minori ricoverati nei
centri di degenza, che non versino in situazioni di handicap e per i quali sia accertata l'impossibilità
della frequenza della scuola dell'obbligo per un periodo non inferiore a trenta giorni di lezione. La
frequenza di tali classi, attestata dall'autorità scolastica mediante una relazione sulle attività svolte
dai docenti in servizio presso il centro di degenza, è equiparata ad ogni effetto alla frequenza delle
classi alle quali i minori sono iscritti.
10. Negli ospedali, nelle cliniche e nelle divisioni pediatriche gli obiettivi di cui al presente articolo
possono essere perseguiti anche mediante l'utilizzazione di personale in possesso di specifica
formazione psico-pedagogica che abbia una esperienza acquisita presso i nosocomi o segua un
periodo di tirocinio di un anno sotto la guida di personale esperto.
13. Integrazione scolastica
1. L'integrazione scolastica della persona handicappata nelle sezioni e nelle classi comuni delle
scuole di ogni ordine e grado e nelle università si realizza, fermo restando quanto previsto dalle
Leggi 11 maggio 1976, n. 360, e 4 agosto 1977, n. 517, e successive modificazioni, anche
a) la programmazione coordinata dei servizi scolastici con quelli sanitari, socio-assistenziali,
culturali, ricreativi, sportivi e con altre attività sul territorio gestite da enti pubbici o privati. A tale
scopo gli enti locali, gli organi scolastici e le unità sanitarie locali, nell'ambito delle rispettive
competenze, stipulano gli accordi di programma di cui all'articolo 27 della Legge 8 giugno 1990, n.
142. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro
della pubblica istruzione, d'intesa con i Ministri per gli affari sociali e della sanità, sono fissati gli
indirizzi per la stipula degli accordi di programma. Tali accordi di programma sono finalizzati alla
predisposizione, attuazione e verifica congiunta di progetti educativi, riabilitativi e di
socializzazione individualizzati, nonché a forme di integrazione tra attività scolastiche e attività
integrative extrascolastiche. Negli accordi sono altresì previsti i requisiti che devono essere
posseduti dagli enti pubblici e privati ai fini della partecipazione alle attività di collaborazione
b) la dotazione alle scuole e alle università di attrezzature tecniche e di sussidi didattici nonché di
ogni altra forma di ausilio tecnico, ferma restando la dotazione individuale di ausili e presìdi
funzionali all'effettivo esercizio del diritto allo studio, anche mediante convenzioni con centri
specializzati, aventi funzione di consulenza pedagogica, di produzione e adattamento di specifico
c) la programmazione da parte dell'università di interventi adeguati sia al bisogno della persona sia
alla peculiarità del piano di studio individuale;
d) l'attribuzione, con decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, da
emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, di incarichi professionali
ad interpreti da destinare alle università, per facilitare la frequenza e l'apprendimento di studenti non
e) la sperimentazione di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 419, da
realizzare nelle classi frequentate da alunni con handicap.
2. Per le finalità di cui al comma 1, gli enti locali e le unità sanitarie locali possono altresì prevedere
l'adeguamento dell'organizzazione e del funzionamento degli asili nido alle esigenze dei bambini
con handicap, al fine di avviarne precocemente il recupero, la socializzazione e l'integrazione,
nonché l'assegnazione di personale docente specializzato e di operatori ed assistenti specializzati.
3. Nelle scuole di ogni ordine e grado, fermo restando, ai sensi del decreto del Presidente della
Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e successive modificazioni, l'obbligo per gli enti locali di fornire
l'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o
sensoriali, sono garantite attività di sostegno mediante l'assegnazione di docenti specializzati.
4. I posti di sostegno per la scuola secondaria di secondo grado sono determinati nell'ambito
dell'organico del personale in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge in modo da
assicurare un rapporto almeno pari a quello previsto per gli altri gradi di istruzione e comunque
entro i limiti delle disponibilità finanziarie all'uopo preordinate dall'articolo 42, comma 6, lettera h).
5. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado sono garantite attività didattiche di sostegno,
con priorità per le iniziative sperimentali di cui al comma 1, lettera e), realizzate con docenti di
sostegno specializzati, nelle aree disciplinari individuate sulla base del profilo dinamico-funzionale
e del conseguente piano educativo individualizzato.
6. Gli insegnanti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano,
partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di
competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti (1 bis).
6 - bis. Agli studenti handicappati iscritti all'università sono garantiti sussidi tecnici e didattici
specifici, realizzati anche attraverso le convenzioni di cui alla lettera b) del comma 1, nonché il
supporto di appositi servizi di tutorato specializzato, istituiti dalle università nei limiti del proprio
bilancio e delle risorse destinate alla copertura degli oneri di cui al presente comma, nonché ai
commi 5 e 5 -bis dell'articolo 16. (1 ter)
(1bis) Vedi anche il D.M. 9 luglio 1992.
14. Modalità di attuazione dell'integrazione
1. Il Ministro della pubblica istruzione provvede alla formazione e all'aggiornamento del personale
docente per l'acquisizione di conoscenze in materia di integrazione scolastica degli studenti
handicappati, ai sensi dell'articolo 26 del D.P.R. 23 agosto 1988, n. 399, nel rispetto delle modalità
di coordinamento con il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica di cui
all'articolo 4 della Legge 9 maggio 1989, n. 168. Il Ministro della pubblica istruzione provvede
a) all'attivazione di forme sistematiche di orientamento, particolarmente qualificate per la persona
handicappata, con inizio almeno dalla prima classe della scuola secondaria di primo grado;
b) all'organizzazione dell'attività educativa e didattica secondo il criterio della flessibilità
nell'articolazione delle sezioni e delle classi, anche aperte, in relazione alla programmazione
scolastica individualizzata;
c) a garantire la continuità educativa fra i diversi gradi di scuola, prevedendo forme obbligatorie di
consultazione tra insegnanti del ciclo inferiore e del ciclo superiore ed il massimo sviluppo
dell'esperienza scolastica della persona handicappata in tutti gli ordini e gradi di scuola,
consentendo il completamento della scuola dell'obbligo anche sino al compimento del diciottesimo
anno di età; nell'interesse dell'alunno, con deliberazione del collegio dei docenti, sentiti gli
specialisti di cui all'articolo 4, secondo comma, lettera l), del decreto del Presidente della
Repubblica 31 maggio 1974, n. 416, su proposta del consiglio di classe o di interclasse, può essere
consentita una terza ripetenza in singole classi.
2. I piani di studio delle scuole di specializzazione di cui all'articolo 4 della Legge 19 novembre
1990, n. 341, per il conseguimento del diploma abilitante all'insegnamento nelle scuole secondarie,
comprendono, nei limiti degli stanziamenti già preordinati in base alla legislazione vigente per la
definizione dei suddetti piani di studio, discipline facoltative, attinenti all'integrazione degli alunni
handicappati, determinate ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della citata Legge n. 341 del 1990. Nel
diploma di specializzazione conseguito ai sensi del predetto articolo 4 deve essere specificato se
l'insegnante ha sostenuto gli esami relativi all'attività didattica di sostegno per le discipline cui il
diploma stesso si riferisce, nel qual caso la specializzazione ha valore abilitante anche per l'attività
didattica di sostegno.
3. La tabella del corso di laurea definita ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della citata Legge n. 341
del 1990 comprende, nei limiti degli stanziamenti già preordinati in base alla legislazione vigente
per la definizione delle tabelle dei corsi di laurea, insegnamenti facoltativi attinenti all'integrazione
scolastica degli alunni handicappati. Il diploma di laurea per l'insegnamento nelle scuole materne ed
elementari di cui all'articolo 3, comma 2, della citata Legge n. 341 del 1990 costituisce titolo per
l'ammissione ai concorsi per l'attività didattica di sostegno solo se siano stati sostenuti gli esami
relativi, individuati come obbligatori per la preparazione all'attività didattica di sostegno,
nell'ambito della tabella suddetta definita ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della medesima Legge n.
341 del 1990.
4. L'insegnamento delle discipline facoltative previste nei piani di studio delle scuole di
specializzazione di cui al comma 2 e dei corsi di laurea di cui al comma 3 può essere impartito
anche da enti o istituti specializzati all'uopo convenzionati con le università, le quali disciplinano le
modalità di espletamento degli esami e i relativi controlli. I docenti relatori dei corsi di
specializzazione devono essere in possesso del diploma di laurea e del diploma di specializzazione.
5. Fino alla prima applicazione dell'articolo 9 della citata Legge n. 341 del 1990, relativamente alle
scuole di specializzazione si applicano le disposizioni di cui al Decreto del Presidente della
Repubblica 31 maggio 1974, n. 417, e successive modificazioni, al Decreto del Presidente della
Repubblica 31 ottobre 1975, n. 970 e all'articolo 65 della Legge 20 maggio 1982, n. 270.
6. L'utilizzazione in posti di sostegno di docenti privi dei prescritti titoli di specializzazione è
consentita unicamente qualora manchino docenti di ruolo o non di ruolo specializzati. 7. Gli accordi
di programma di cui all'articolo 13, comma 1, lettera a), possono prevedere lo svolgimento di corsi
di aggiornamento comuni per il personale delle scuole, delle unità sanitarie locali e degli enti locali,
impegnati in piani educativi e di recupero individualizzati.
15. Gruppi di lavoro per l'integrazione scolastica
1. Presso ogni ufficio scolastico provinciale è istituito un gruppo di lavoro composto da: un
ispettore tecnico nominato dal provveditore agli studi, un esperto della scuola utilizzato ai sensi
dell'articolo 14, decimo comma, della Legge 20 maggio 1982, n. 270, e successive modificazioni,
due esperti designati dagli enti locali, due esperti delle unità sanitarie locali, tre esperti designati
dalle associazioni delle persone handicappate maggiormente rappresentative a livello provinciale
nominati dal provveditore agli studi sulla base dei criteri indicati dal Ministro della pubblica
istruzione entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Il gruppo di
lavoro dura in carica tre anni.
2. Presso ogni circolo didattico ed istituto di scuola secondaria di primo e secondo grado sono
costituiti gruppi di studio e di lavoro composti da insegnanti, operatori dei servizi, familiari e
studenti con il compito di collaborare alle iniziative educative e di integrazione predisposte dal
3. I gruppi di lavoro di cui al comma 1 hanno compiti di consulenza e proposta al provveditore agli
studi, di consulenza alle singole scuole, di collaborazione con gli enti locali e le unità sanitarie
locali per la conclusione e la verifica dell'esecuzione degli accordi di programma di cui agli articoli
13, 39 e 40, per l'impostazione e l'attuazione dei piani educativi individualizzati, nonché per
qualsiasi altra attività inerente all'integrazione degli alunni in difficoltà di apprendimento.
4. I gruppi di lavoro predispongono annualmente una relazione da inviare al Ministro della pubblica
istruzione ed al presidente della giunta regionale. Il presidente della giunta regionale può avvalersi
della relazione ai fini della verifica dello stato di attuazione degli accordi di programma di cui agli
artt. 13, 39 e 40 (2).
16. Valutazione del rendimento e prove d'esame
1. Nella valutazione degli alunni handicappati da parte degli insegnanti è indicato, sulla base del
piano educativo individualizzato, per quali discipline siano stati adottati particolari criteri didattici,
quali attività integrative e di sostegno siano state svolte, anche in sostituzione parziale dei contenuti
programmatici di alcune discipline.
2. Nella scuola dell'obbligo sono predisposte, sulla base degli elementi conoscitivi di cui al comma
1, prove d'esame corrispondenti agli insegnamenti impartiti e idonee a valutare il progresso
dell'allievo in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziali.
3. Nell'ambito della scuola secondaria di secondo grado, per gli alunni handicappati sono consentite
prove equipollenti e tempi più lunghi per l'effettuazione delle prove scritte o grafiche e la presenza
di assistenti per l'autonomia e la comunicazione.
4. Gli alunni handicappati sostengono le prove finalizzate alla valutazione del rendimento scolastico
o allo svolgimento di esami anche universitari con l'uso degli ausili loro necessari.
5. Il trattamento individualizzato previsto dai commi 3 e 4 in favore degli studenti handicappati è
consentito per il superamento degli esami universitari previa intesa con il docente della materia e
con l'ausilio del servizio di tutorato di cui all'articolo 13, comma 6 -bis . É consentito, altresì, sia
l'impiego di specifici mezzi tecnici in relazione alla tipologia di handicap , sia la possibilità di
svolgere prove equipollenti su proposta del servizio di tutorato specializzato. (2 bis)
5 - bis. Le università, con proprie disposizioni, istituiscono un docente delegato dal rettore con
funzioni di coordinamento, monitoraggio e supporto di tutte le iniziative concernenti l'integrazione
nell'ambito dell'ateneo. (2 ter)
1. Le regioni, in attuazione di quanto previsto dagli articoli 3, primo comma, lettere l) e m), e 8,
primo comma, lettere g) e h), della Legge 21 dicembre 1978, n. 845, realizzano l'inserimento della
persona handicappata negli ordinari corsi di formazione professionale dei centri pubblici e privati e
garantiscono agli allievi handicappati che non siano in grado di avvalersi dei metodi di
apprendimento ordinari l'acquisizione di una qualifica anche mediante attività specifiche nell'ambito
delle attività del centro di formazione professionale tenendo conto dell'orientamento emerso dai
piani educativi individualizzati realizzati durante l'iter scolastico. A tal fine forniscono ai centri i
sussidi e le attrezzature necessarie.
2. I corsi di formazione professionale tengono conto delle diverse capacità ed esigenze della
persona handicappata che, di conseguenza, è inserita in classi comuni o in corsi specifici o in corsi
3. Nei centri di formazione professionale sono istituiti corsi per le persone handicappate non in
grado di frequentare i corsi normali. I corsi possono essere realizzati nei centri di riabilitazione,
quando vi siano svolti programmi di ergoterapia e programmi finalizzati all'addestramento
professionale, ovvero possono essere realizzati dagli enti di cui all'articolo 5 della citata Legge n.
845 del 1978, nonché da organizzazioni di volontariato e da enti autorizzati da leggi vigenti. Le
regioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvedono ad adeguare
alle disposizioni di cui al presente comma i programmi pluriennali e i piani annuali di attuazione per
le attività di formazione professionale di cui all'articolo 5 della medesima legge n. 845 del 1978.
4. Agli allievi che abbiano frequentato i corsi di cui al comma 2 è rilasciato un attestato di
frequenza utile ai fini della graduatoria per il collocamento obbligatorio nel quadro economicoproduttivo
5. Fermo restando quanto previsto in favore delle persone handicappate dalla citata Legge n. 845
del 1978, una quota del fondo comune di cui all'articolo 8 della legge 16 maggio 1970, n. 281, è
destinata ad iniziative di formazione e di avviamento al lavoro in forme sperimentali, quali tirocini,
contratti di formazione, iniziative territoriali di lavoro guidato, corsi prelavorativi, sulla base di
criteri e procedure fissati con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale entro sei
18. Integrazione lavorativa
1. Le regioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, disciplinano
l'istituzione e la tenuta dell'albo regionale degli enti, istituzioni, cooperative sociali, di lavoro, di
servizi, e dei centri di lavoro guidato, associazioni ed organizzazioni di volontariato che svolgono
attività idonee a favorire l'inserimento e l'integrazione lavorativa di persone handicappate.
2. Requisiti per l'iscrizione all'albo dei cui al comma 1, oltre a quelli previsti dalle leggi regionali,
a) avere personalità giuridica di diritto pubblico o privato o natura di associazione, con i requisiti di
cui al capo II del titolo II del libro I del codice civile;
3. Le regioni disciplinano le modalità di revisione ed aggiornamento biennale dell'albo di cui al
4. I rapporti dei comuni, dei consorzi tra comuni e tra comuni e province, delle comunità montane e
delle unità sanitarie locali con gli organismi di cui al comma 1 sono regolati da convenzioni
conformi allo schema tipo approvato con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale,
di concerto con il Ministro della sanità e con il Ministro per gli affari sociali, da emanare entro
centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge (3).
5. L'iscrizione all'albo di cui al comma 1 è condizione necessaria per accedere alle convenzioni di
cui all'articolo 38. 6. Le regioni possono provvedere con proprie leggi:
a) a disciplinare le agevolazioni alle singole persone handicappate per recarsi al posto di lavoro e
per l'avvio e lo svolgimento di attività lavorative autonome;
b) a disciplinare gli incentivi, le agevolazioni e i contributi ai datori di lavoro anche ai fini
dell'adattamento del posto di lavoro per l'assunzione delle persone handicappate.
(3) Il D.M. 30 novembre 1994 (G.U. 16 dicembre 1994, n. 293) ha stato approvato lo schema-tipo
di convenzione previsto dal presente articolo
19. Soggetti aventi diritto al collocamento obbligatorio
1. In attesa dell'entrata in vigore della nuova disciplina del collocamento obbligatorio, le
disposizioni di cui alla Legge 2 aprile 1968, n. 482, e successive modificazioni, devono intendersi
applicabili anche a coloro che sono affetti da minorazione psichica, i quali abbiano una capacità
lavorativa che ne consente l'impiego in mansioni compatibili. Ai fini dell'avviamento al lavoro, la
valutazione della persona handicappata tiene conto della capacità lavorativa e relazionale
dell'individuo e non solo della minorazione fisica o psichica. La capacità lavorativa è accertata dalle
commissioni di cui all'articolo 4 della presente legge, integrate ai sensi dello stesso articolo da uno
specialista nelle discipline neurologiche, psichiatriche o psicologiche.
20. Prove d'esame nei concorsi pubblici e per l'abilitazione alle professioni
1. La persona handicappata sostiene le prove d'esame nei concorsi pubblici e per l'abilitazione alle
professioni con l'uso degli ausili necessari e nei tempi aggiuntivi eventualmente necessari in
relazione allo specifico handicap.
2. Nella domanda di partecipazione al concorso e all'esame per l'abilitazione alle professioni il
candidato specifica l'ausilio necessario in relazione al proprio handicap, nonché l'eventuale
necessità di tempi aggiuntivi.
21. Precedenza nell'assegnazione di sede
1. La persona handicappata con un grado di invalidità superiore ai due terzi o con minorazioni
iscritte alle categorie prima, seconda e terza della tabella A annessa alla legge 10 agosto 1950, n.
648, assunta presso gli enti pubblici come vincitrice di concorso o ad altro titolo, ha diritto di scelta
prioritaria tra le sedi disponibili.
22. Accertamenti ai fini del lavoro pubblico e privato
1. Ai fini dell'assunzione al lavoro pubblico e privato non è richiesta la certificazione di sana e
robusta costituzione fisica.
23. Rimozione di ostacoli per l'esercizio di attività sportive, turistiche e ricreative
1. L'attività e la pratica delle discipline sportive sono favorite senza limitazione alcuna. Il Ministro
della sanità, con proprio decreto da emanare entro un anno dalla data di entrata in vigore della
presente legge, definisce i protocolli per la concessione dell'idoneità alla pratica sportiva agonistica
alle persone handicappate.
2. Le regioni e i comuni, i consorzi di comuni ed il Comitato olimpico nazionale italiano (CONI)
realizzano, in conformità alle disposizioni vigenti in materia di eliminazione delle barriere
architettoniche, ciascuno per gli impianti di propria competenza, l'accessibilità e la fruibilità delle
strutture sportive e dei connessi servizi da parte delle persone handicappate.
3. Le concessioni demaniali per gli impianti di balneazione ed i loro rinnovi sono subordinati alla
visitabilità degli impianti ai sensi del Decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n.
236, di attuazione della Legge 9 gennaio 1989, n. 13, e all'effettiva possibilità di accesso al mare
4. Le concessioni autostradali ed i loro rinnovi sono subordinati alla visitabilità degli impianti ai
sensi del citato decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
5. Chiunque, nell'esercizio delle attività di cui all'articolo 5, primo comma, della legge 17 maggio
1983, n. 217, o di altri pubblici esercizi, discrimina persone handicappate è punito con la sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da lire un milione a lire dieci milioni e con la chiusura
dell'esercizio da uno a sei mesi.
24. Eliminazione o superamento delle barriere architettoniche
1. Tutte le opere edilizie riguardanti edifici pubblici e privati aperti al pubblico che sono suscettibili
di limitare l'accessibilità e la visitabilità di cui alla Legge 9 gennaio 1989, n. 13 , e successive
modificazioni, sono eseguite in conformità alle disposizioni di cui alla Legge 30 marzo 1971, n.
118, e successive modificazioni, al regolamento approvato con Decreto del Presidente della
Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, alla citata Legge n. 13 del 1989, e successive modificazioni, e al
citato Decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
2. Per gli edifici pubblici e privati aperti al pubblico soggetti ai vincoli di cui alle leggi 1° giugno
1939, n. 1089, e successive modificazioni, e 29 giugno 1939, n. 1497, e successive modificazioni,
nonché ai vincoli previsti da leggi speciali aventi le medesime finalità, qualora le autorizzazioni
previste dagli articoli 4 e 5 della citata legge n. 13 del 1989 non possano venire concesse, per il
mancato rilascio del nulla osta da parte delle autorità competenti alla tutela del vincolo, la
conformità alle norme vigenti in materia di accessibilità e di superamento delle barriere
architettoniche può essere realizzata con opere provvisionali, come definite dall'articolo 7 del
Decreto del Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956, n. 164, nei limiti della compatibilità
suggerita dai vincoli stessi.
3. Alle comunicazioni al comune dei progetti di esecuzione dei lavori riguardanti edifici pubblici e
aperti al pubblico, di cui al comma 1, rese ai sensi degli articoli 15, terzo comma, e 26, secondo
comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni, sono allegate una
documentazione grafica e una dichiarazione di conformità alla normativa vigente in materia di
accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche, anche ai sensi del comma 2 del
4. Il rilascio della concessione o autorizzazione edilizia per le opere di cui al comma 1 è subordinato
alla verifica della conformità del progetto compiuta dall'ufficio tecnico o dal tecnico incaricato dal
comune. Il sindaco, nel rilasciare il certificato di agibilità e di abitabilità per le opere di cui al
comma 1, deve accertare che le opere siano state realizzate nel rispetto delle disposizioni vigenti in
materia di eliminazione delle barriere architettoniche. A tal fine può richiedere al proprietario
dell'immobile o all'intestatario della concessione una dichiarazione resa sotto forma di perizia
giurata redatta da un tecnico abilitato.
5. Nel caso di opere pubbliche, fermi restando il divieto di finanziamento di cui all'articolo 32,
comma 20, della legge 28 febbraio 1986, n. 41, e l'obbligo della dichiarazione del progettista,
l'accertamento di conformità alla normativa vigente in materia di eliminazione delle barriere
architettoniche spetta all'Amministrazione competente, che ne dà atto in sede di approvazione del
6. La richiesta di modifica di destinazione d'uso di edifici in luoghi pubblici o aperti al pubblico è
accompagnata dalla dichiarazione di cui al comma 3. Il rilascio del certificato di agibilità e di
abitabilità è condizionato alla verifica tecnica della conformità della dichiarazione allo stato
7. Tutte le opere realizzate negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico in difformità dalle
disposizioni vigenti in materia di accessibilità e di eliminazione delle barriere architettoniche, nelle
quali le difformità siano tali da rendere impossibile l'utilizzazione dell'opera da parte delle persone
handicappate, sono dichiarate inabitabili e inagibili. Il progettista, il direttore dei lavori, il
responsabile tecnico degli accertamenti per l'agibilità o l'abitabilità ed il collaudatore, ciascuno per
la propria competenza, sono direttamente responsabili. Essi sono puniti con l'ammenda da lire 10
milioni a lire 50 milioni e con la sospensione dai rispettivi albi professionali per un periodo
compreso da uno a sei mesi.
8. Il Comitato per l'edilizia residenziale (CER), di cui all'articolo 3 della legge 5 agosto 1978, n.
457, fermo restando il divieto di finanziamento di cui all'articolo 32, comma 20, della citata legge n.
41 del 1986, dispone che una quota dei fondi per la realizzazione di opere di urbanizzazione e per
interventi di recupero sia utilizzata per la eliminazione delle barriere architettoniche negli
insediamenti di edilizia residenziale pubblica realizzati prima della data di entrata in vigore della
9. I piani di cui all'articolo 32, comma 21, della citata legge n. 41 del 1986 sono modificati con
integrazioni relative all'accessibilità degli spazi urbani, con particolare riferimento
all'individuazione e alla realizzazione di percorsi accessibili, all'installazione di semafori acustici
per non vedenti, alla rimozione della segnaletica installata in modo da ostacolare la circolazione
10. Nell'ambito della complessiva somma che in ciascun anno la Cassa depositi e prestiti concede
agli enti locali per la contrazione di mutui con finalità di investimento, una quota almeno pari al 2
per cento è destinata ai prestiti finalizzati ad interventi di ristrutturazione e recupero in attuazione
delle norme di cui al regolamento approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile
1978, n. 384.
11. I comuni adeguano i propri regolamenti edilizi alle disposizioni di cui all'articolo 27 della citata
Legge n. 118 del 1971, all'articolo 2 del citato regolamento approvato con decreto del Presidente
della Repubblica n. 384 del 1978, alla citata legge n. 13 del 1989, e successive modificazioni, e al
citato decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236 entro centottanta giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge. Scaduto tale termine, le norme dei regolamenti edilizi
comunali contrastanti con le disposizioni del presente articolo perdono efficacia.
25. Accesso alla informazione e alla comunicazione
1. Il Ministro delle poste e delle telecomunicazioni contribuisce alla realizzazione di progetti
elaborati dalle concessionarie per i servizi radiotelevisivi e telefonici volti a favorire l'accesso
all'informazione radiotelevisiva e alla telefonia anche mediante installazione di decodificatori e di
apparecchiature complementari, nonché mediante l'adeguamento delle cabine telefoniche.
2. All'atto di rinnovo o in occasione di modifiche delle convenzioni per la concessione di servizi
radiotelevisivi o telefonici sono previste iniziative atte a favorire la ricezione da parte di persone
con handicap sensoriali di programmi di informazione, culturali e di svago e la diffusione di
decodificatori.
26. Mobilità e trasporti collettivi
1. Le regioni disciplinano le modalità con le quali i comuni dispongono gli interventi per consentire
alle persone handicappate la possibilità di muoversi liberamente sul territorio, usufruendo, alle
stesse condizioni degli altri cittadini, dei servizi di trasporto collettivo appositamente adattati o di
2. I comuni assicurano, nell'ambito delle proprie ordinarie risorse di bilancio, modalità di trasporto
individuali per le persone handicappate non in grado di servirsi dei mezzi pubblici.
3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni elaborano,
nell'ambito dei piani regionali di trasporto e dei piani di adeguamento delle infrastrutture urbane,
piani di mobilità delle persone handicappate da attuare anche mediante la conclusione di accordi di
programma ai sensi dell'articolo 27 della Legge 8 giugno 1990, n. 142. I suddetti piani prevedono
servizi alternativi per le zone non coperte dai servizi di trasporto collettivo. Fino alla completa
attuazione dei piani, le regioni e gli enti locali assicurano i servizi già istituiti. I piani di mobilità
delle persone handicappate predisposti dalle regioni sono coordinati con i piani di trasporto
predisposti dai comuni.
4. Una quota non inferiore all'1 per cento dell'ammontare dei mutui autorizzati a favore dell'Ente
ferrovie dello Stato è destinata agli interventi per l'eliminazione delle barriere architettoniche nelle
strutture edilizie e nel materiale rotabile appartenenti all'Ente medesimo, attraverso capitolati
d'appalto formati sulla base dell'articolo 20 del regolamento approvato con Decreto del Presidente
5. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro dei trasporti
provvede alla omologazione di almeno un prototipo di autobus urbano ed extraurbano, di taxi, di
vagone ferroviario, conformemente alle finalità della presente legge.
6. Sulla base dei piani regionali e della verifica della funzionalità dei prototipi omologati di cui al
comma 5, il Ministro dei trasporti predispone i capitolati d'appalto contenenti prescrizioni per
adeguare alle finalità della presente legge i mezzi di trasporto su gomma in corrispondenza con la
loro sostituzione.
27. Trasporti individuali
1. A favore dei titolari di patente di guida delle categorie A, B, o C speciali, con incapacità motorie
permanenti, le unità sanitarie locali contribuiscono alla spesa per la modifica degli strumenti di
guida, quale strumento protesico extra-tariffario, nella misura del 20 per cento, a carico del bilancio
2. Al comma 1 dell'articolo 1 della Legge 9 aprile 1986, n. 97, sono soppresse le parole: ", titolari di
patente F" e dopo le parole: "capacità motorie," sono aggiunte le seguenti: "anche prodotti in serie,".
"2-bis. Il beneficio della riduzione dell'aliquota relativa all'imposta sul valore aggiunto, di cui al
comma 1, decade qualora l'invalido non abbia conseguito la patente di guida delle categorie A, B o
C speciali, entro un anno dalla data dell'acquisto del veicolo. Entro i successivi tre mesi l'invalido
provvede al versamento della differenza tra l'imposta sul valore aggiunto pagata e l'imposta relativa
all'aliquota in vigore per il veicolo acquistato."
4. Il Comitato tecnico di cui all'articolo 81, comma 9, del testo unico delle norme sulla disciplina
della circolazione stradale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959,
n. 393, come sostituito dall'articolo 4, comma 1, della legge 18 marzo 1988, n. 111, è integrato da
due rappresentanti delle associazioni delle persone handicappate nominati dal Ministro dei trasporti
su proposta del Comitato di cui all'articolo 41 della presente legge.
5. Le unità sanitarie locali trasmettono le domande presentate dai soggetti di cui al comma 1 ad un
apposito fondo, istituito presso il Ministero della sanità, che provvede ad erogare i contributi nei
28. Facilitazioni per i veicoli delle persone handicappate
1. I comuni assicurano appositi spazi riservati ai veicoli delle persone handicappate, sia nei
parcheggi gestiti direttamente o dati in concessione, sia in quelli realizzati e gestiti da privati.
2. Il contrassegno di cui all'articolo 6 del regolamento approvato con Decreto del Presidente della
Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, che deve essere apposto visibilmente sul parabrezza del veicolo,
è valido per l'utilizzazione dei parcheggi di cui al comma 1.
29. Esercizio del diritto di voto
1. In occasione di consultazioni elettorali, i comuni organizzano i servizi di trasporto pubblico in
modo da facilitare agli elettori handicappati il raggiungimento del seggio elettorale.
2. Per rendere più agevole l'esercizio del diritto di voto, le unità sanitarie locali, nei tre giorni
precedenti la consultazione elettorale, garantiscono in ogni comune la disponibilità di un adeguato
numero di medici autorizzati per il rilascio dei certificati di accompagnamento e dell'attestazione
medica di cui all'articolo 1 della Legge 15 gennaio 1991, n. 15.
3. Un accompagnatore di fiducia segue in cabina i cittadini handicappati impossibilitati ad esercitare
autonomamente il diritto di voto. L'accompagnatore deve essere iscritto nelle liste elettorali. Nessun
elettore può esercitare la funzione di accompagnatore per più di un handicappato. Sul certificato
elettorale dell'accompagnatore è fatta apposita annotazione dal presidente del seggio nel quale egli
ha assolto tale compito.
30. Partecipazione
1. Le regioni per la redazione dei programmi di promozione e di tutela dei diritti della persona
handicappata, prevedono forme di consultazione che garantiscono la partecipazione dei cittadini
31. Riserva di alloggi
1 All'articolo 3, primo comma della Legge 5 agosto 1978, n. 457 e successive modificazioni, è
aggiunta, in fine, la seguente lettera:
"r-bis) dispone una riserva di finanziamenti complessivi per la concessione di contributi in conto
capitale a comuni, Istituti autonomi case popolari, comunque denominati o trasformati, imprese,
cooperative o loro consorzi per la realizzazione con tipologia idonea o per l'adattamento di alloggi
di edilizia sovvenzionata e agevolata alle esigenze di assegnatari o acquirenti handicappati ovvero
ai nuclei familiari assegnatari di abitazioni assistiti da contributo pubblico, tra i cui componenti
figurano persone handicappate in situazione di gravità o con ridotte o impedite capacità motorie."
2. Il contributo di cui alla lettera r-bis) del primo comma dell'articolo 3 della legge 5 agosto 1978, n.
457, introdotta dal comma 1 del presente articolo, è concesso dal Comitato esecutivo del CER
direttamente ai comuni, agli Istituti autonomi case popolari, alle imprese, alle cooperative o loro
consorzi indicati dalle regioni sulla base delle assegnazioni e degli acquisti, mediante atto
preliminare di vendita di alloggi realizzati con finanziamenti pubblici e fruenti di contributo
pubblico.] (5)
3. Il contributo di cui al comma 2 può essere concesso con le modalità indicate nello stesso comma,
direttamente agli enti e istituti statali, assicurativi e bancari che realizzano interventi nel campo
dell'edilizia abitativa che ne facciano richiesta per l'adattamento di alloggi di loro proprietà da
concedere in locazione a persone handicappate ovvero ai nuclei familiari tra i cui componenti
figurano persone handicappate in situazione di gravità o con ridotte o impedite capacità motorie. (5)
4. Le associazioni presenti sul territorio, le regioni, le unità sanitarie locali, i comuni sono tenuti a
fornire al CER, entro il 31 dicembre di ogni anno, ogni informazione utile per la determinazione
della quota di riserva di cui alla citata lettera r-bis) del primo comma dell'articolo 3 della legge 5
agosto 1978, n. 457 (5)
(4) La lettera r bis) è stata così modificata dall'articolo 2 comma 3 della Legge 30 aprile 1999, n.
32. Agevolazioni fiscali
1. Le spese mediche e quelle di assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente
invalidità e menomazione, per la parte del loro ammontare complessivo che eccede il 5 o il 10 per
cento del reddito complessivo annuo dichiarato a seconda che questo sia o meno superiore a 15
milioni di lire, sono deducibili dal reddito complessivo del contribuente che ha sostenuto gli oneri
per sè o per le persone indicate nell'articolo 433 del codice civile, purché dalla documentazione
risulti chi ha sostenuto effettivamente la spesa, la persona da assistere perché invalida e il domicilio
o la residenza del percipiente (6).
(6) Abrogato dall'art. 2, D.L. 31 maggio 1994, n. 330, convertito dall'articolo 1 comma 1 della legge
27 luglio 1994, n. 473
33. Agevolazioni
1. La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, anche adottivi, di minore con handicap
in situazione di gravità accertata ai sensi dell'articolo 4, comma 1, hanno diritto al prolungamento
fino a tre anni del periodo di astensione facoltativa dal lavoro di cui all'articolo 7 della Legge 30
dicembre 1971, n. 1204, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso
istituti specializzati.] (7quinquies)
2. I soggetti di cui al comma 1 possono chiedere ai rispettivi datori di lavoro di usufruire, in
alternativa al prolungamento fino a tre anni del periodo di astensione facoltativa, di due ore di
permesso giornaliero retribuito fino al compimento del terzo anno di vita del bambino.
3. Successivamente al compimento del terzo anno di vita del bambino, la lavoratrice madre o, in
alternativa, il lavoratore padre, anche adottivi, di minore con handicap in situazione di gravità,
nonché colui che assiste una persona con handicap in situazione di gravità parente o affine entro il
terzo grado, convivente, hanno diritto a tre giorni di permesso mensile coperti da contribuzione
figurativa, fruibili anche in maniera continuativa a condizione che la persona con handicap in
situazione di gravità non sia ricoverata a tempo pieno. (7) (7bis)(7quater)
4. Ai permessi di cui ai commi 2 e 3, che si cumulano con quelli previsti all'articolo 7 della citata
Legge n. 1204 del 1971, si applicano le disposizioni di cui all'ultimo comma del medesimo articolo
7 della legge n. 1204 del 1971, nonché quelle contenute negli articoli 7 e 8 della legge 9 dicembre
1977, n. 903. (7quater)
continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato ha diritto a scegliere, ove
possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo
consenso ad altra sede. (7bis)(7quater)
6. La persona handicappata maggiorenne in situazione di gravità può usufruire alternativamente dei
permessi di cui ai commi 2 e 3, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al
proprio domicilio e non può essere trasferita in altra sede, senza il suo consenso. (7bis)(7quater)
7. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3, 4 e 5 si applicano anche agli affidatari di persone
handicappate in situazione di gravità. (7ter)(7quater)
(7) L'art. 2, D.L. 27 agosto 1993, n. 324, convertito dalla Legge 27 ottobre 1993, n 423, ha fornito
l'interpretazione dell'espressione «hanno diritto a tre giorni di permesso mensile».
(7bis) I commi 3, 5 e 6 sono stati così modificati da ultimo dall'articolo 19 della Legge 8 marzo
2000, n. 53.
(7ter) Circa le disposizioni del presente articolo si veda anche l'articolo 20 della Legge 8 marzo
(7quater) Circa le misure introdotte dalla legge n. 53/2000 si veda la Circolare INPS 17 luglio 2000,
(7quinquies) Il primo comma dell'articolo 33 è stato abrogato dall'articolo 86 del Decreto legislativo
26 marzo 2001, n. 151.
34. Protesi e ausili tecnici
1. Con decreto del Ministro della sanità da emanare, sentito il Consiglio sanitario nazionale, entro
sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nella revisione e ridefinizione del
nomenclatore-tariffario delle protesi di cui al terzo comma dell'articolo 26 della legge 23 dicembre
1978, n. 833, vengono inseriti apparecchi e attrezzature elettronici e altri ausili tecnici che
permettano di compensare le difficoltà delle persone con handicap fisico o sensoriale.
35. Ricovero del minore handicappato
1. Nel caso di ricovero di una persona handicappata di minore età presso un istituto anche a
carattere sanitario, pubblico o privato, ove dall'istituto sia segnalato l'abbandono del minore, si
applicano le norme di cui alla legge 4 maggio 1983, n. 184.
36. Aggravamento delle sanzioni penali
1. Per i reati di cui agli articoli 519, 520, 521, 522, 523, 527 e 628 del codice penale, nonché per i
delitti non colposi contro la persona, di cui al titolo XII del libro II del codice penale, e per i reati di
cui alla Legge 20 febbraio 1958, n. 75, qualora l'offeso sia una persona handicappata la pena è
aumentata da un terzo alla metà.
2. Per i procedimenti penali per i reati di cui al comma 1 è ammessa la costituzione di parte civile
del difensore civico, nonché dell'associazione alla quale risulti iscritta la persona handicappata o un
suo familiare.
37. Procedimento penale in cui sia interessata una persona handicappata
1. Il Ministro di grazia e giustizia, il Ministro dell'interno e il Ministro della difesa, ciascuno
nell'ambito delle proprie competenze, disciplinano con proprio decreto le modalità di tutela della
persona handicappata, in relazione alle sue esigenze terapeutiche e di comunicazione, all'interno dei
locali di sicurezza, nel corso dei procedimenti giudiziari penali e nei luoghi di custodia preventiva e
38. Convenzioni
1. Per fornire i servizi di cui alla presente legge i comuni, anche consorziati tra loro, le loro unioni,
le comunità montane e le unità sanitarie locali per la parte di loro competenza, si avvalgono delle
strutture e dei servizi di cui all'articolo 26 della Legge 23 dicembre 1978, n. 833. Possono inoltre
avvalersi dell'opera di associazioni riconosciute e non riconosciute, di istituzioni private di
assistenza non aventi scopo di lucro e di cooperative, sempreché siano idonee per i livelli delle
prestazioni, per la qualificazione del personale e per l'efficienza organizzativa ed operativa,
mediante la conclusione di apposite convenzioni.
2. I comuni, anche consorziati tra loro, le loro unioni, le comunità montane, rilevata la presenza di
associazioni in favore di persone handicappate, che intendano costituire cooperative di servizi o
comunità-alloggio o centri socioriabilitativi senza fini di lucro, possono erogare contributi che
consentano di realizzare tali iniziative per i fini previsti dal comma 1, lettere h), i) e l) dell'articolo
8, previo controllo dell'adeguatezza dei progetti e delle iniziative, in rapporto alle necessità dei
soggetti ospiti, secondo i principi della presente legge.
39. Compiti delle regioni
1. Le regioni possono provvedere, nei limiti delle proprie disponibilità di bilancio, ad interventi
sociali, educativo formativi e riabilitativi nell'ambito del piano sanitario nazionale, di cui all'articolo
53 della Legge 23 dicembre 1978, n. 833, e successive modificazioni, e della programmazione
regionale dei servizi sanitari, sociali e formativo-culturali.
2. Le regioni possono provvedere, sentite le rappresentanze degli enti locali e le principali
organizzazioni del privato sociale presenti sul territorio, nei limiti delle proprie disponibilità di
bilancio (8):
a) a definire l'organizzazione dei servizi, i livelli qualitativi delle prestazioni, nonché i criteri per
l'erogazione dell'assistenza economica integrativa di competenza dei comuni;
b) a definire, mediante gli accordi di programma di cui all'articolo 27 della Legge 8 giugno 1990, n.
142, le modalità di coordinamento e di integrazione dei servizi e delle prestazioni individuali di cui
alla presente legge con gli altri servizi sociali, sanitari, educativi, anche d'intesa con gli organi
periferici dell'Amministrazione della pubblica istruzione e con le strutture prescolastiche o
scolastiche e di formazione professionale, anche per la messa a disposizione di attrezzature,
operatori o specialisti necessari all'attività di prevenzione, diagnosi e riabilitazione eventualmente
svolta al loro interno;
c) a definire, in collaborazione con le università e gli istituti di ricerca, i programmi e le modalità
organizzative delle iniziative di riqualificazione ed aggiornamento del personale impiegato nelle
attività di cui alla presente legge;
d) a promuovere, tramite le convenzioni con gli enti di cui all'articolo 38, le attività di ricerca e di
sperimentazione di nuove tecnologie di apprendimento e di riabilitazione, nonché la produzione di
sussidi didattici e tecnici;
e) a definire le modalità di intervento nel campo delle attività assistenziali e quelle di accesso ai
f) a disciplinare le modalità del controllo periodico degli interventi di inserimento ed integrazione
sociale di cui all'articolo 5, per verificarne la rispondenza all'effettiva situazione di bisogno;
g) a disciplinare con legge, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i criteri
relativi all'istituzione e al funzionamento dei servizi di aiuto personale;
h) ad effettuare controlli periodici sulle aziende beneficiarie degli incentivi e dei contributi di cui
all'articolo 18, comma 6, per garantire la loro effettiva finalizzazione all'integrazione lavorativa
delle persone handicappate;
i) a promuovere programmi di formazione di personale volontario da realizzarsi da parte delle
l) ad elaborare un consuntivo annuale analitico delle spese e dei contributi per assistenza erogati sul
territorio anche da enti pubblici e enti o associazioni privati, i quali trasmettono alle regioni i
rispettivi bilanci, secondo modalità fissate dalle regioni medesime;
l-bis) a programmare interventi di sostegno alla persona e familiare come prestazioni integrative
degli interventi realizzati dagli enti locali a favore delle persone con handicap di particolare gravità,
di cui all'articolo 3, comma 3, mediante forme di assistenza domiciliare e di aiuto personale, anche
della durata di 24 ore, provvedendo alla realizzazione dei servizi di cui all'articolo 9, all’istituzione
di servizi di accoglienza per periodi brevi e di emergenza, tenuto conto di quanto disposto dagli
articoli 8, comma 1, lettera i), e 10, comma 1, e al rimborso parziale delle spese documentate di
assistenza nell'ambito di programmi previamente concordati; (9)
l-ter) a disciplinare, allo scopo di garantire il diritto ad una vita indipendente alle persone con
disabilità permanente e grave limitazione dell'autonomia personale nello svolgimento di una o più
funzioni essenziali della vita, non superabili mediante ausili tecnici, le modalità di realizzazione di
programmi di aiuto alla persona, gestiti in forma indiretta, anche mediante piani personalizzati per i
soggetti che ne facciano richiesta, con verifica delle prestazioni erogate e della loro efficacia. (9)
40. Compiti dei comuni
1. I comuni, anche consorziati tra loro, le loro unioni, le comunità montane e le unità sanitarie locali
qualora le leggi regionali attribuiscano loro la competenza, attuano gli interventi sociali e sanitari
previsti dalla presente legge nel quadro della normativa regionale, mediante gli accordi di
programma di cui all'articolo 27 della Legge 8 giugno 1990, n. 142, dando priorità agli interventi di
riqualificazione, di riordinamento e di potenziamento dei servizi esistenti.
2. Gli statuti comunali di cui all'articolo 4 della citata Legge n. 142 del 1990 disciplinano le
modalità del coordinamento degli interventi di cui al comma 1 con i servizi sociali, sanitari,
educativi e di tempo libero operanti nell'ambito territoriale e l'organizzazione di un servizio di
segreteria per i rapporti con gli utenti, da realizzarsi anche nelle forme del decentramento previste
41. Competenze del Ministro per gli affari sociali e costituzione del Comitato nazionale per le
politiche dell'handicap
1. Il Ministro per gli affari sociali coordina l'attività delle Amministrazioni dello Stato competenti a
realizzare gli obiettivi della presente legge ed ha compiti di promozione di politiche di sostegno per
le persone handicappate e di verifica dell'attuazione della legislazione vigente in materia.
2. I disegni di legge del Governo contenenti disposizioni concernenti la condizione delle persone
handicappate sono presentati previo concerto con il Ministro per gli affari sociali. Il concerto con il
Ministro per gli affari sociali è obbligatorio per i regolamenti e per gli atti di carattere generale
adottati in materia.
3. Per favorire l'assolvimento dei compiti di cui al comma 1, è istituito presso la Presidenza del
Consiglio dei ministri il Comitato nazionale per le politiche dell'handicap.
4. Il Comitato è composto dal Ministro per gli affari sociali, che lo presiede, dai Ministri
dell'interno, del tesoro, della pubblica istruzione, della sanità, del lavoro e della previdenza sociale,
nonché dai Ministri per le riforme istituzionali e gli affari regionali e per il coordinamento delle
politiche comunitarie. Alle riunioni del Comitato possono essere chiamati a partecipare altri
5. Il Comitato è convocato almeno tre volte l'anno, di cui una prima della presentazione al Consiglio
dei ministri del disegno di legge finanziaria.
a) tre assessori scelti tra gli assessori regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano
designati dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome ai sensi
dell'articolo 4 del decreto legislativo 16 dicembre 1989, n. 418; (10)
b) tre rappresentanti degli enti locali designati dall'Associazione nazionale dei comuni italiani
(ANCI) e un rappresentante degli enti locali designato dalla Lega delle autonomie locali;
c) cinque esperti scelti fra i membri degli enti e delle associazioni in possesso dei requisiti di cui
agli articoli 1 e 2 della legge 19 novembre 1987, n. 476, che svolgano attività di promozione e tutela
delle persone handicappate e delle loro famiglie;
8. Il Ministro per gli affari sociali, entro il 15 aprile di ogni anno, presenta una relazione al
Parlamento sui dati relativi allo stato di attuazione delle politiche per l'handicap in Italia, nonché
sugli indirizzi che saranno seguiti. A tal fine le Amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento
autonomo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali trasmettono,
entro il 28 febbraio di ciascun anno, alla Presidenza del Consiglio dei ministri tutti i dati relativi agli
interventi di loro competenza disciplinati dalla presente legge. Nel primo anno di applicazione della
presente legge la relazione è presentata entro il 30 ottobre.
9. Il Comitato, nell'esercizio delle sue funzioni, è coadiuvato da una commissione permanente
composta da un rappresentante per ciascuno dei Ministeri dell'interno, delle finanze, del tesoro,
della pubblica istruzione, della sanità, del lavoro e della previdenza sociale, dell'università e della
ricerca scientifica e tecnologica, nonché da tre rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei
ministri di cui uno del Dipartimento per gli affari sociali, uno del Dipartimento per gli affari
regionali, uno del Dipartimento per la funzione pubblica. La commissione è presieduta dal
responsabile dell'Ufficio per le problematiche della famiglia, della terza età, dei disabili e degli
emarginati, del Dipartimento per gli affari sociali.
(10) La Corte costituzionale, con sentenza 21-29 ottobre 1992, n. 406 (G.U. 4 novembre 1992, ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 41, sesto comma, nella parte in cui, con riguardo alla
lettera a), prevede che il Comitato "si avvale di", anziché "è composto da".
Art. 41-bis. Conferenza nazionale sulle politiche dell'handicap
Il Ministro per la solidarietà sociale, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 dei decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, promuove indagini statistiche e conoscitive sull'handicap e
convoca ogni tre anni una conferenza nazionale sulle politiche dell'handicap alla quale invita
soggetti pubblici, privati e dei privato sociale che esplicano la loro attività nel campo dell'assistenza
e della integrazione sociale delle persone handicappate. Le conclusioni di tale conferenza sono
trasmesse al Parlamento anche al fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione vigente.
(11) Primo articolo della Legge 21 maggio 1998, n. 162.
Art. 41-ter. Progetti sperimentali
1. Il Ministro per la solidarietà sociale promuove e coordina progetti sperimentali aventi per oggetto
gli interventi previsti dagli articoli 10, 23, 25 e 26 della presente legge.
2. Il Ministro per la solidarietà sociale, con proprio decreto, d'intesa con la Conferenza unificata di
cui all'articolo 8 dei decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, definisce i criteri e le modalità per la
presentazione e la valutazione dei progetti sperimentali di cui al comma 1 nonché i criteri per la
ripartizione dei fondi stanziati per il finanziamento dei progetti di cui al presente articolo. (12)
42. Copertura finanziaria
1. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per gli affari sociali, è istituito il
Fondo per l'integrazione degli interventi regionali e delle province autonome in favore dei cittadini
2. Il Ministro per gli affari sociali provvede, sentito il Comitato nazionale per le politiche
dell'handicap di cui all'articolo 41, alla ripartizione annuale del Fondo tra le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, in proporzione al numero degli abitanti.
3. A partire dal terzo anno di applicazione della presente legge, il criterio della proporzionalità di
cui al comma 2 può essere integrato da altri criteri, approvati dal Comitato di cui all'articolo 41,
sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano di cui all'articolo 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, con riferimento a
situazioni di particolare concentrazione di persone handicappate e di servizi di alta specializzazione,
nonché a situazioni di grave arretratezza di alcune aree.
4. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono a ripartire i fondi di loro
spettanza tra gli enti competenti a realizzare i servizi, dando priorità agli interventi in favore delle
persone handicappate in situazione di gravità e agli interventi per la prevenzione.
5. Per le finalità previste dalla presente legge non possono essere incrementate le dotazioni
organiche del personale della scuola di ogni ordine e grado oltre i limiti consentiti dalle
disponibilità finanziarie all'uopo preordinate dal comma 6, lettera h).
6. E' autorizzata la spesa di lire 120 miliardi per l'anno 1992 e di lire 150 miliardi a decorrere dal
1993, da ripartire, per ciascun anno, secondo le seguenti finalità:
b) lire 1 miliardo per il finanziamento del soggiorno all'estero per cure nei casi previsti dall'articolo
c) lire 4 miliardi per il potenziamento dei servizi di istruzione dei minori ricoverati di cui all'articolo
f) lire 1 miliardo e 600 milioni per l'attribuzione di incarichi a interpreti per studenti non udenti
nelle università di cui all'articolo 13, comma 1, lettera d);
h) lire 19 miliardi per l'anno 1992 e lire 38 miliardi per l'anno 1993 per l'assunzione di personale
docente di sostegno nelle scuole secondarie di secondo grado prevista dall'articolo 13, comma 4;
m) lire 5 miliardi per i contributi ai progetti per l'accesso ai servizi radiotelevisivi e telefonici
previsti all'articolo 25;
n) lire 4 miliardi per un contributo del 20 per cento per la modifica degli strumenti di guida ai sensi
dell'articolo 27, comma 1;
o) lire 20 miliardi per ciascuno degli anni 1992 e 1993 per le agevolazioni per i genitori che
lavorano, previste dall'articolo 33;
p) lire 50 milioni per gli oneri di funzionamento del Comitato e della commissione di cui all'articolo
q) lire 42 miliardi e 512 milioni per l'anno 1992 e lire 53 miliardi e 512 milioni a partire dall'anno
1993 per il finanziamento del Fondo per l'integrazione degli interventi regionali e delle province
autonome in favore dei cittadini handicappati di cui al comma 1 del presente articolo.
7. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, pari a lire 120 miliardi per l'anno 1992 e
a lire 150 miliardi a decorrere dall'anno 1993, si provvede mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1992-1994, al capitolo 6856 dello stato di
previsioni e del Ministero del tesoro per il 1992, all'uopo utilizzando l'accantonamento
"Provvedimenti in favore di portatori di handicap".
8. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
43. Abrogazioni
L'articolo 230 del testo unico approvato con regio decreto 5 febbraio 1928, n. 577, l'articolo 415 del
regolamento approvato con regio decreto 26 aprile 1928, n. 1297, ed i commi secondo e terzo
44. Entrata in vigore
La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella

References: articolo 4
 articolo
19
in fine
 articolo
7
 sentenza 

Art. 41

Art. 41