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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 10/11/2015 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 10/11/2015
Posted by: Marco Occhipinti in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 10 novembre 2015
Fra i casi decisi oggi dalla Corte europea dei diritti dell’uomo due sono francesi: entrambi sulla libertà d’espressione ma totalmente opposti.
Nel caso Couderc e Hachette Filipacchi Associés c. Francia la Grande Camera della Corte di Strasburgo ha ritenuto conforme alla libertà d’espressione l’articolo col quale il settimanale francese Paris Match aveva rivelato che il principe Alberto di Monaco avesse avuto un figlio non riconosciuto: tale notizia era costata alla testata un condanna al risarcimento nei confronti del principe, ed a lui il riconoscimento ufficiale e pubblico, fatto alcune settimane dopo, che quello era effettivamente suo figlio; oggi, a distanza di 10 anni, quella condanna è dichiarata in violazione della libertà d’espressione.
Nel caso M’Bala c. Francia il Giudice europeo si è premurato di chiarire che il negazionismo verso l’Olocausto, anche se mascherato da satira, non può in alcun rientrare nei diritti umani sanciti dalla Convenzione europea: nell’occhio del ciclone il comico francese Dieudonné che, al termine di un suo spettacolo teatrale, aveva lasciato la parola ad Prof. Faurisson, tristemente famoso per aver negato anche l’esistenza stessa delle camera a gas e che aveva poi tenuto un vero e proprio comizio politico che valse a lui e al comico una – legittima – condanna nelle sedi giudiziarie.
Couderc e Hachette Filipacchi Associés c.
Francia [G.C.] 40454/07 1 I ricorrenti sono Anne-Marie Couderc e la società Hachette Filipacchi Associés, rispettivamente direttore ed editore del settimanale francese "Paris Match". Nel maggio del 2005 venne pubblicata da diversi giornali europei - per primo l'inglese "Daily Mail", ma anche il tedesco "Bunte" - la notizia che il principe di Monaco, Alberto Grimaldi, avesse avuto un figlio con tale Sig.ra Coste. Il "Paris Match", nonostante fosse stato diffidato dal principe Alberto di Monaco di non pubblicare l'articolo già preannunciato, propose ai suoi lettori un'intervista alla Sig.ra Coste correlata da fotografie ritraenti il principe Alberto con un bambino in braccio. Il 29 giugno 2005 il principe Alberto di Monaco ottenne la condanna dei ricorrenti ad un risarcimento in suo favore per 50.000,00 € ed alla pubblicazione, sulla prima pagina del "Paris Match", degli estratti della sentenza di condanna. Intanto, in luglio il principe riconobbe pubblicamente la paternità del figlio della Sig.ra Coste. Successivamente il Giudice d'appello ha confermato la medesima sentenza di condanna, ritenendo che il riconoscimento di paternità del principe Alberto di Monaco fosse stato indotto proprio dalla pubblicazione delle informazioni relative alla sua vita privata.
Oggi la Grande Camera, la formazione più autorevole della Corte europea, ha accolto il ricorso dichiarando la Francia responsabile di una indebita ingerenza nella libertà di espressione del settimanale "Paris Match". Articolo 10 Violazione dell'articolo 10 - Libertà di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Libertà di espressione)
Danni - domanda respinta (articolo 41 - danno non patrimoniale, danno patrimoniale; Equa soddisfazione)
Sahakyan c. Armenia 66256/11 3 Hayk Sahakyan è un cittadino armeno arrestato per lesioni personali gravi. Dopo un primo periodo di custodia cautelare in carcere, è stato liberato su cauzione. Tuttavia, pochi giorni dopo l'Autorità inquirente ne ha disposto una nuova detenzione, revocando la liberazione su cauzione. Tale nuova detenzione, durata 18 giorni, è infine stata annullata dal Giudice armeno che ha riconosciuto l'ingiustizia formale di quel periodo di detenzione. Il ricorrente ha allora chiesto giudizialmente una riparazione pecuniaria per l'ingiusta detenzione subita, ma in tutti i gradi di giudizio la sua domanda è stata rigettata: ciò perché, semplicemente, la legge armena non prevede alcun indennizzo per ingiusta detenzione.
Oggi il Sig. Sahakyan rivendica davanti alla Corte europea il suo diritto, sancito dall'articolo 5, ultimo comma, della Convenzione europea, di essere risarcito per i 18 giorni ingiustamente trascorsi in prigione; denuncia inoltre l'assenza in Armenia di una via di ricorso interna che gli consenta di far valere tale violazione. Il Giudice di Strasburgo, in accoglimento del suo ricorso, gli ha accordato un'equa riparazione di 3.000 per danno non patrimoniale che adesso l'Armenia dovrà corrispondergli. Articolo 5 Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-5 - Indennizzo)
Slavov e altri c. Bulgaria 58500/10 2 Daniel Petkov Slavov è un cittadino bugaro che è stato coinvolto nell'indagine contro ignoti per appropriazione indebita e corruzione in una municipalizzata dei trasporti del Comune di Varva. Il 30 ottobre 2009, alle 6.00 di mattina, gli investigatori hanno perquisito la sua abitazione, dove si trovavano anche la moglie ed i suoi due figli minorenni, e lo hanno tratto in arresto. La stampa ha dato copertura mediatica alla vicenda.
Oggi il Sig. Slavov e la sua famiglia lamentano molteplici violazione dei loro diritti: dai maltrattamenti alla detenzione illegale, dal diritto ad un equo processo fino al rispetto del proprio domicilio, passando per il diritto di proprietà e di avere una via di ricorso interna per denunciare violazioni della Convenzione europea. Articolo 3
Articolo 1 Prot. 1 Eccezione preliminare unita al merito e ha respinto (articolo 34 - Victim)
Resto irricevibili
Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8-1 - Rispetto del domicilio)
Violazione dell'articolo 13 + 8 - Diritto a un ricorso effettivo (Articolo 13 - rimedio effettivo) (articolo 8-1 - Rispetto del domicilio; Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare)
Danno morale - premio (articolo 41 - il danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
M’Bala c. Francia 25239/13 3 Dieudonné M'bala M'bala è un famoso comico francese. Il 26 dicembre 2008, al termine di un suo spettacolo ha invitato il Prof. Robert Faurisson, negazionista più volte condannato in Francia, a salire sul palco: a lui un altro attore, vestito con un pigiama a righe con sopra cucina una stella gialla con la scritta "ebreo", ha consegnato un premio "per l'infrequentabilità e l'insolenza". I Giudici francesi hanno poi condananto Dieudonné ad una multa di 10.000 € oltre un risarcimento simbolico verso la parte civile: essi hanno valutato che l'attività umoristica non poteva superare il limite assoluto del rispetto della dignità umana e che, salito sul palco il professore negazionista, lo spettacolo aveva perso i connotati di intrattenimento per diventare un evento politico.
Quest'oggi la Corte europea ha dichiarato irricevibile il ricorso di Dieudonné, avallando le motivazioni dei Giudici francesi nel condannarlo. Articolo 7
Articolo 10 Irricevibile rationae materiae
Çamlar c. Turchia 28226/04 3 Adnan Levent Çamlar è un cittadino turco arrestato a Londra per traffico di sostanze stupefacenti. I Giudici inglesi lo hanno assolto, mentre quelli turchi, in un processo parallelo a quello inglese, lo hanno condannato a 24 anni di reclusione. Le prime udienze del processo di primo grado si sono svolte davanti al Tribunale di Izmir in assenza del ricorrente: questi, comparso a processo iniziato, ha invano contestato gli atti processual isvolti in sua assenza e richiesto l'escussione di alcuni testimoni. Con istanza di revisione egli ha ottenuto prima l'annullamento della sentenza di condanna e conseguente liberazione, e poi una nuova condanna ad un pena di 20 anni e 6 mesi di reclusione, emessa dal medesimo Tribunale, su rinvo della Corte di cassazione turca. Tuttavia, non appena liberato il ricorrente si è recato in Regno Unito, sottraendosi così alla successiva condanna.
Oggi il Sig. Çamlar lamenta l'iniquità del processo celebratosi in Turchia perché alcuni atti processuali si sarebbero svolti in sua assenza, perché non è stato ammesso a chiamare alcuni testimoni e, infine, perché il Tribunale di Izmir che lo ha giudicato aveva, tra i giudici del collegio giudicante, un militare e perciò non sarebbe stato né imparziale né indipendente. La Corte europea ha quindi accertato la violazione dell'articolo 6 della COnvenzione europea perché il procedimento penale a cui è stato sottoposto il ricorrente non è stato complessivamente equo. Articolo 6 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - tribunale imparziale; tribunale indipendente)
Hakim İpek c. Turchia 47532/09 3 Hakim İpek è un cittadino turco ferito da un'arma da fuoco durante violenti scontri tra la polizia ed alcuni manifestanti. Egli ha denunciato due agenti di polizia di avergli sparato ma la sua denuncia è stata archiviata, riaperta con supplemento di indagini e nuovamente archiviata, perché non vi erano prove video o di altro tipo che fossero stati due pubblici ufficiali a sparare.
Oggi il Sig. İpek accusa la Turchia di avergli provocato ferite, tramite i propri agenti, di non aver svolto indagini effettive e serie sull'accaduto, precludendogli qualunque via di ricorso interna per far valere i propri diritti e discriminadolo. Articolo 3
Articolo 17 Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - Effettivo accertamento) (profilo procedurale)
Nessuna violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - La vita) (profilo sostanziale)
Kaçmaz c. Turchia 8077/08 2 Şakir Kaçmaz è un cittadino turco condannato all'ergastolo come membro dell'organizzazione illegale Hizbullah. Durante le indagini, egli è stato arrestato e per 28 giorni detenuto presso una stazione di polizia; successivamente è stato trasferito in un istituto penitenziario. Durante quella prima detenzione ed al momento dell'arresto, egli avrebbe subito maltrattamenti dagli investigatori: sarebbe stato, nudo e bendato, picchiato, strangolato, sottoposto ad elettroshock, sospeso in aria per le braccia e colpito con getti di acqua presurrizzata, nonché colpito ai testicoli. Diversi medici già durante la detenzione gli avevano refertato lesioni al viso ed una riduzione dell'udito a cusa della perforazione del timpano sinistro. Egli ha denunciato tali violenze, ma la sua decisione è stata archiviata perché le lesioni riportarte erano comapatibili con un uso legittimo della violenza nel corso dell'arresto. Durante le indagini, né il ricorrente è stato sottoposto a perizia medica, né i pubblici ufficiali coinvolti sono stati ascoltati.
Oggi il Sig. Kaçmaz ricorre alla Corte europea perché dichiari responsabile la Turchia delle violenze che ha subito al momento dell'arresto ed in carcere e per non aver svolto indagini adeguate sull'episodio: il Giudice di Strasburgo si è espresso in suo favore. Articolo 3 Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante; trattamento inumani) (aspetto sostanziale)
Danno patrimoniale - domanda respinta (Articolo 41 - danno morale; Equa soddisfazione)
Sharra e altri c. Albania 25038/08, 64376/09, 64399/09, 347/10, 1376/10, 4036/10,
12889/10, 20240/10, 29442/10, 29617/10, 33154/11, 2032/12 3 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - procedimento di esecuzione; Articolo 6-1 - Accesso al tribunale)
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