Source: https://anclsu.com/centro-studi/7
Timestamp: 2019-08-19 01:52:34+00:00

Document:
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[titolo] => Dichiarato il fallimento, il rapporto di lavoro rimane sospeso in attesa della nomina del curatore fallimentare
[corpo] => In seguito alla dichiarazione di fallimento dell'imprenditore, il rapporto di lavoro rimane sospeso in attesa della dichiarazione del curatore ai sensi dell’ art. 72 della Legge Fallimentare (R.D. n. 267 del 1942), il quale può scegliere di proseguire nel rapporto, ovvero di sciogliersi da esso. Fino al compimento di tale scelta, pertanto, il rapporto pendente è in una fase di sospensione ed il curatore, esercitando una facoltà espressamente riconosciutagli dalla legge, non può ritenersi inadempiente, fatta salva l’actio interrogatoria del lavoratore o eventuali azioni di questi per il risarcimento del danno causato dall'inerzia colpevole del curatore, sempre che ne ricorrano i presupposti di diritto comune. Successivamente, qualora il curatore deliberi di subentrare nel rapporto di lavoro, esso prosegue con l'obbligo di adempimento per entrambe le parti delle prestazioni corrispettive, mentre qualora intenda sciogliersi dal rapporto dovrà farlo nel rispetto delle norme limitative dei licenziamenti individuali e collettivi, non essendo in alcun modo sottratto ai vincoli propri dell'ordinamento lavoristico. Pertanto, la curatela che abbia proceduto ad intimare un licenziamento illegittimo è esposta alle conseguenze risarcitorie previste dall'ordinamento, secondo la disciplina applicabile tempo per tempo, a tutela della posizione del lavoratore (nel caso concreto ha, dunque, errato, la corte territoriale nel negare l’ammissione al passivo del fallimento per crediti della ricorrente relativi al periodo successivo al licenziamento dichiarato inefficace con sentenza passata in giudicato).
[riassunto] => L'approfondimento della sentenza della Corte di Cassazione 23 marzo 2018, n. 7308 è a cura del Centro Studi Nazionale
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[titolo] => La sentenza della Corte di Cassazione 23 marzo 2018, n. 7308
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[titolo] => Modello di diffida dal recupero integrale dei benefici contributivi
[occhiello] => Il modello è stato predisposto dall'Avvocato Francesco Stolfa
Nel numero 2 della rivista "Il Consulente Milleottantuno" di marzo 2018 l'Avvocato Francesco Stolfa ha illustrato gli effetti dell’art. 6, comma 10, d.l. 338/89. Nel numero 3 di aprile della rivista viene proposto un modello di diffida per l’applicazione di questa norma, atteso il mancato rispetto di essa in molti casi, da inviare agli enti competenti per l’ispezione.
[riassunto] => Il modello è stato predisposto dall'Avvocato Francesco Stolfa
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[titolo] => Diffida dal recupero integrale dei benefici contributivi
[dataarticolo] => 2018-03-30 10:44:00
[titolo] => Le ferie possono essere concesse in base alle esigenze aziendali
[occhiello] => Approfondimento del Centro Studi Nazionale sulla sentenza n. 6411 della Corte di Cassazione
Con la sentenza n. 6411, la Corte di Cassazione ha stabilito che il rifiuto del datore di
lavoro ad una richiesta di ferie avanzata senza il rispetto del periodo di preavviso
previsto dal contratto collettivo non deve essere motivato da speciali esigenze di
carattere organizzativo, come nel caso di diniego a fronte di una richiesta tempestiva:
l'azienda potrà concedere le ore di ferie richieste compatibilmente con le esigenze
aziendali. Quindi, non è il rifiuto che deve essere motivato da speciali esigenze di
carattere organizzativo ma è la concessione delle ore che sarà effettuata
compatibilmente con le esigenze aziendali. Peraltro, la richiesta tardiva non fa
perdere al lavoratore il diritto di fruire in futuro delle ferie rifiutate: tale estinzione è
ravvisabile solo nella mancata richiesta di ferie.
Inoltre, la sentenza sfiora soltanto l'annosa questione del diritto al risarcimento del
danno per mancato godimento delle ferie che, come è noto, ormai spetta al lavoratore
anche in assenza di responsabilità del datore di lavoro. In questo caso la Corte di
Cassazione ha ribadito il diritto del lavoratore ad un risarcimento in forma specifica
per il danno da mancato riposo psicofisico, risarcimento che, nel caso di specie, non è
stato seguito da alcuna condanna solo per il fatto che la richiesta avanzata dal
lavoratore in tal senso era eccessivamente generica.
[riassunto] => Approfondimento del Centro Studi Nazionale sulla sentenza n. 6411 della Corte di Cassazione
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[titolo] => Sentenza della Corte di Cassazione 15 marzo 2018, n. 6411
[dataarticolo] => 2018-03-23 11:26:00
[titolo] => Il regime contributivo degli apprendisti non è un’agevolazione
Con sentenza n. 6428 pubblicata il 15 marzo 2018, la Corte di Cassazione, interpretando l’art. 10 della legge n. 30/2003, ha affermato che il mancato rispetto del trattamento economico e normativo previsto dal contratto collettivo di settore, sottoscritto dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, riverbera il proprio effetto su eventuali sgravi contributivi fiscali percepiti, ma non tocca la minore contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, dovuta in caso di assunzione di apprendisti.
Secondo la Corte tale esclusione è determinata dal fatto che si è in presenza di “contribuzione propria” che si applica indistintamente a tutti i datori di lavoro che assumono con la tipologia contrattuale dell’apprendistato.
Tale principio era stato, chiaramente, sostenuto dal Ministero del Lavoro con la circolare n. 5/2008.
Di seguito la sentenza della Corte di Cassazione 15 marzo 2018, n. 6428.
[riassunto] => Sentenza della settimana
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[slug] => il-regime-contributivo-degli-apprendisti-non-e-un-agevolazione
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[titolo] => I contratti di collaborazione in ambito sportivo
[occhiello] => Nota di commento a cura del Centro Studi Nazionale Ancl Su “Cesare Orsini”
1. Quadro normativo attuale.
La Legge di Bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205) ha introdotto alcune novità per le associazioni e le società sportive dilettantistiche.
Il legislatore ha innanzitutto precisato che le collaborazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I., nonché delle società sportive dilettantistiche lucrative, costituiscono oggetto di contratti di collaborazione coordinata e continuativa (cfr. art. 1, comma 358 della legge 27 dicembre 2017, n. 205), richiamando così quanto disposto dall’art. 2, comma 2 lett. d) del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 e introducendo un regime di esenzione fiscale pari ad euro 10.000 complessivi annui (rispetto al tetto precedente, pari ad euro 7.500 complessivi annui).
Viene poi introdotto un regime differenziato per il trattamento fiscale e previdenziale delle collaborazioni rese in favore di questi soggetti. I compensi corrisposti dalle società sportive dilettantistiche lucrative (nuova tipologia introdotta proprio dalla Legge di Bilancio) saranno assimilati, sotto il profilo fiscale, ai redditi derivanti dal lavoro dipendente; mentre i redditi corrisposti dalle associazioni o società sportive dilettantistiche non lucrative saranno assimilati ai redditi diversi (cfr. art. 1, comma 359 della legge 27 dicembre 2017, n. 205; le novità fiscali e previdenziali saranno approfondite nel paragrafo 3).
La differenziazione in questione ha un impatto concreto sulla realtà in quanto solo i redditi erogati dalle associazioni non lucrative – fino ad un massimo di euro 10.000 – possono usufruire dell’esenzione fiscale, mentre per le società o associazioni sportive a carattere lucrativo, il legislatore ha escluso l’applicazione del beneficio della decommercializzazione dei proventi prevista dall’art. 148 del Tuir (d.p.r. 22 dicembre 1986, n. 917) ai fini delle imposte sui redditi e dall’art. 4 del d.p.r. 26 ottobre 1972, n. 633 per quanto concerne l’Iva. Inoltre, per queste ultime, non è possibile determinare il reddito e l’Iva in base al regime forfettario previsto dalla legge 16 dicembre 1991, n. 398. Per le associazioni o società lucrative rimane solo un’agevolazione sull’Ires, in quanto l’aliquota prevista è pari al 12% anziché al 24%, a condizione che abbiano ottenuto l’iscrizione all’interno del registro del C.O.N.I..
[riassunto] => Le novità introdotte dalla legge 27 dicembre 2017, n. 205
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[nome] => Note di approfondimento
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[titolo] => Il principio della retribuzione virtuale in edilizia
La Corte d’Appello di L’Aquila con sentenza n. 31 del 25 gennaio 2018 ha fornito un importante principio interpretativo inerente la c.d. retribuzione virtuale in edilizia introdotto dall’art. 29 del decreto legge n. 244/95 convertito in legge n. 341/95.
Come noto, tale norma prevede che «i datori esercenti attività edile anche se in economia sono tenuti ad assolvere la contribuzione previdenziale ed assistenziale su di una retribuzione commisurata ad un numero di ore settimanali non inferiore all’orario di lavoro normale stabilito dai contratti collettivi nazionali di lavoro (…) e dai relativi contratti integrativi territoriali di attuazione».
L’INPS con circolare n. 269/2005 ha ritenuto che i contratti di lavoro part-time non fossero soggetti al principio della retribuzione virtuale, ma successivamente al rinnovo del CCNL Edilizia artigianato del 23 luglio 2008 che ha introdotto un limite massimo alla stipula dei contratti part-time, l’Istituto con circolare n. 6 del 13 gennaio 2010 ha cambiato orientamento, ritenendo illegittimi i contratti part-time stipulati  in eccedenza rispetto alla quota massima prevista dal CCNL, considerandoli a tempo pieno e quindi soggetti alla disciplina della retribuzione virtuale.
La Corte d’Appello è stata di contrario avviso ritenendo che «il superamento della quota massima di stipulazione dei contratti a tempo parziale non possa portare, ai fini contributivi, all’applicazione della retribuzione virtuale».
Ciò in quanto è vero che «la legge 341/95 ha introdotto una deroga al principio generale secondo il quale la contribuzione deve essere parametrata sulla retribuzione in concreto corrisposta al lavoratore» ma, successivamente all’entrata in vigore di tale disciplina, il decreto legislativo n. 61/2000 ha disciplinato il contratto a tempo parziale e tale normativa «non prevede un numero massimo di ore al di sotto del quale alle parti non è consentita la stipulazione, né indica una quota massima di contratti part-time stipulabili dal datore di lavoro».
«Il legislatore, infine – continua la Corte – non ha espressamente disciplinato il regime contributivo dei contratti part-time, con ciò lasciando intendere che essi sottostanno alle regole ordinarie e generali».
La Corte d’Appello ribadisce che la tesi dell’INPS non può essere condivisa «sia perché i CCNL non hanno efficacia erga omnes, sia perché, in assenza di una norma di legge che ponga un limite massimo alla stipulazione di contratti a tempo parziale, la norma contrattuale collettiva non può incidere sul rapporto previdenziale, che è disciplinato unicamente dalla legge».
La Corte conclude quindi che «il contratto a tempo parziale, anche se stipulato in eccedenza rispetto alla quota prevista dal contratto collettivo, è quindi soggetto a contribuzione parametrata alla retribuzione in concreto erogata al lavoratore e non al regime della “retribuzione virtuale”».
Ancora una volta ha prevalso la tesi sostenuta da sempre dai consulenti del lavoro e si auspica che l’INPS ne prenda atto e riveda le sue posizioni con un’apposita circolare onde evitare ai datori di lavoro del settore edile ulteriori costi per difendersi in giudizio.
[riassunto] => L'approfondimento sulla sentenza è curato da Osvaldo Galizia
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[titolo] => Sentenza della Corte d'Appello de L'Aquila n.31/2018
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[titolo] => Agevolazioni incentivi nella Legge di bilancio 2018
[occhiello] => Il tema del mese - marzo 2018
Nell'edizione di marzo 2018 del "Tema del mese" redatto dal Centro Studi Ancl Nazionale, si approfondisce il tema delle agevolazioni e degli incentivi nella Legge di bilancio 2018
[riassunto] => Il tema del mese - Marzo 2018
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[nome] => Tema del mese
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[titolo] => Agevolazioni e incentivi nella legge di bilancio 2018
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[titolo] => Integrazione Tema del mese
[dataarticolo] => 2018-03-09 09:28:00
[titolo] => Interposizione illecita di manodopera?
[corpo] => Secondo la recente pronuncia della Corte di Cassazione a sezioni unite, in tema di interposizione di manodopera, il datore di lavoro, il quale nonostante la sentenza che accerta il vincolo giuridico, non ricostituisce i rapporti di lavoro, senza alcun giustificato motivo, dovrà sopportare il peso economico delle retribuzioni, pur senza ricevere la prestazione lavorativa corrispettiva, sebbene offerta dal lavoratore.
[riassunto] => La sentenza della settimana: interposizione illecita di manodopera? Il committente dovrà corrispondere la retribuzione anche se non vorrà ricevere la prestazione del lavoratore.
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[titolo] => Sentenza della Corte di Cassazione 7 febbraio 2018, n. 2990
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[titolo] => Rappresentanza e rappresentatività sindacale: lo stato dell’arte
[corpo] => Nel mondo del diritto del lavoro la questione della rappresentanza e rappresentatività del sindacato è uno degli argomenti più appassionanti. Tema che periodicamente viene accantonato o torna di attualità. Nascono come funghi contatti collettivi siglati da organizzazioni sindacali sia datorili che dei lavoratori che, per ottenere il passaporto di “maggiormente e/o comparativamente più rappresentative”, debbono essere in qualche modo “misurate”. Ma come si deve procedere in questi casi non è chiaro, tant’è che più volte ci sono stati tentativi di accordo per individuare quali criteri avrebbero dovuto determinare l’indice di rappresentatività, ma senza esito. Il “peccato” però è quello originale, per la mancata attuazione dell’art. 39 della Costituzione che, solo, indica la via da seguire per il riconoscimento della personalità giuridica alle organizzazioni sindacali. La mancata attuazione, per ovvi motivi, comporta diverse conseguenze fra le quali i dubbi perenni sull’efficacia dei CCNL stipulati se possano avere efficacia erga omnes, ovvero questa efficacia si debba raggiungere con altri indicatori quali l’appartenenza delle parti alle organizzazioni firmatarie del contratto, la sottoscrizione del contratto individuale di lavoro e simili.
[riassunto] => L'approfondimento di Giovanni Cruciani è stato pubblicato su "Italia Oggi" del 23 febbraio 2018
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[titolo] => Rappresentanza e rappresentatività sindacale
Dichiarato il fallimento, il rapporto di lavoro rimane sospeso in attesa della nomina del curatore fallimentare
contenuto per: iscritti06 aprile 2018
L'approfondimento della sentenza della Corte di Cassazione 23 marzo 2018, n. 7308 è a cura del Centro Studi Nazionale
Modello di diffida dal recupero integrale dei benefici contributivi
contenuto per: iscritti03 aprile 2018
Il modello è stato predisposto dall'Avvocato Francesco Stolfa
Le ferie possono essere concesse in base alle esigenze aziendali
contenuto per: iscritti30 marzo 2018
Approfondimento del Centro Studi Nazionale sulla sentenza n. 6411 della Corte di Cassazione
Il regime contributivo degli apprendisti non è un’agevolazione
contenuto per: iscritti23 marzo 2018
I contratti di collaborazione in ambito sportivo
contenuto per: iscritti22 marzo 2018
Le novità introdotte dalla legge 27 dicembre 2017, n. 205
Il principio della retribuzione virtuale in edilizia
contenuto per: iscritti15 marzo 2018
L'approfondimento sulla sentenza è curato da Osvaldo Galizia
Agevolazioni incentivi nella Legge di bilancio 2018
contenuto per: UP14 marzo 2018
Il tema del mese - Marzo 2018
Interposizione illecita di manodopera?
contenuto per: iscritti09 marzo 2018
La sentenza della settimana: interposizione illecita di manodopera? Il committente dovrà corrispondere la retribuzione anche se non vorrà ricevere la prestazione del lavoratore.
Rappresentanza e rappresentatività sindacale: lo stato dell’arte
contenuto per: tutti23 febbraio 2018
L'approfondimento di Giovanni Cruciani è stato pubblicato su "Italia Oggi" del 23 febbraio 2018
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References: art. 72
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 art. 1
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