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Timestamp: 2018-12-15 16:45:58+00:00

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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 19 gennaio 2015, n. 753. Un comportamento prevaricatore del coniuge, assolutamente incompatibile con il fondamento comunitario della vita familiare, giacché un atteggiamento unilaterale, sordo alle valutazioni ed alle richieste dell'altro coniuge, eccessivamente rigido, può tradursi, nella violazione dell'obbligo, nei confronti dell'altro coniuge, di concordare l'indirizzo della vita familiare e, in quanto fonte di angoscia e dolore per il medesimo, nella violazione del dovere di assistenza morale e materiale sancito dall'art. 143 cod. civ. - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 19 gennaio 2015, n. 753. Un comportamento prevaricatore del coniuge, assolutamente incompatibile con il fondamento comunitario della vita familiare, giacché un atteggiamento unilaterale, sordo alle valutazioni ed alle richieste dell'altro coniuge, eccessivamente rigido, può tradursi, nella violazione dell'obbligo, nei confronti dell'altro coniuge, di concordare l'indirizzo della vita familiare e, in quanto fonte di angoscia e dolore per il medesimo, nella violazione del dovere di assistenza morale e materiale sancito dall'art. 143 cod. civ.
sentenza 19 gennaio 2015, n. 753
Nel caso di specie, viene in rilievo l’art. 360, comma primo, n. 5, cod. proc. civ., nel testo risultante dalle modifichi apportate dall’art. 54, comma 1, lett. b) del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. con modificazioni dalla l. 7 agosto 2012, n. 134 (pubblicata nel S.O. n. 171, della Gazzetta Ufficiale 11 agosto 2012, n. 187), e applicabile, ai sensi del comma 3 del medesimo art. 54, alle sentenze pubblicate dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (al riguardo, va ricordato che, ai sensi dell’art. 1, comma 2, della legge di conversione,, quest’ultima è entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale). Come chiarito dalle Sezioni Unite di questa Corte, l’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., così come nóvellato, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cqi esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Nè consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni degli artt. 366, primo comma, `n. 6, e 369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ., il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cqi esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (Cass., Sez_ Un., sentenza 7 aprile 2014, n. 8053).
3. Con il terzo motivo, si lamënta, ai sensi dell’art. 360, comma primo, n, 3, cod. proc. civ., violazione dell’art . 151 cod. civ., rilevando che i comportamenti addebitati al B. sono temporalmente collocabili in epoca successiva all’inizio della causa di separazione eche le condotte precedenti sono identificabili in meri tratti caratteriali privi di incidenza causale rispetto alla crisi del matrimonio. il motivo, nella misura in cui insiste nel denunciare la rilevanza che sarebbe stata attribuita a comportamenti posteriori alla crisi coniugale, è inammissibile, in quanto non si confronta con la reale ratio decidendi della sentenza impugnata quale si è supra ricostruita; è, del pari, inammissibile, laddove, senza esplicitamente denunciare un vizio motivazionale e senza, neppure nella sostanza, individuare fatti decisivi il cui esame sarebbe stato omesso, aspira ad una diversa valutazione delle risultanze istruttorie che;, hanno condotto la Corte territoriale non a registrare delle mere diversità caratteriali tra i coniugi, ma un comportamento prevaricatore del B., assolutamente incompatibile con il fondamento comunitario della vita familiare, giacché un atteggiamento unilaterale, sordo alle valutazioni ed alle richieste dell’altro coniuge, eccessivamente rigido, può tradursi, nella violazione dell’obbligo, nei confronti dë(l’altro coniuge, di concordare l’indirizzo della vita familiare e, in quanto fonte di angoscia e dolore per il medesimo, nella violazione del dovere di assistenza morale e materiale sancito dall’art. 143 cod. civ. (si vedano, al riguardo, i principi affermati da Cass., sez. 1, sentenza 2 settembre 2005, n. 17710).
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 3 dicembre 2015, n. 24621....

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