Source: http://vajont.info/isbrec/REBER/isbrec4cini.html
Timestamp: 2017-11-24 03:53:32+00:00

Document:
Documenti (1) verbali Cini | Archivi processuali Vajont - Reberschak
Si pubblicano alcuni documenti significativi tratti dall'archivio processuale del Vajont (gli interrogatori di Vittorio Cini, presidente della Sade al momento del disastro) e dell'archivio della Commissione parlamentare d'inchiesta sul disastro del Vajont (l'audizione di Fiorentino Sullo, ministro dei lavori pubblici all'epoca del disastro).
Per la trascrizione dei documenti si sono mantenuti la massima fedeltà e il più rigoroso rispetto del testo originale; tuttavia si e provveduto ad eseguire alcuni interventi formali, ispirati ai criteri di omogeneità e uniformità, soprattutto nella grafia (per esempio nell'uso delle lettere maiuscole). Laddove usata (per esempio documenti 1.1 e 1.2.) si è mantenuta la grafia Vaiont invece di Vajont (43). Si sono adottati poi interventi nella punteggiatura, assai limitati, ma doverosi per la corretta comprensione del testo.
1. INTERROGATORIO di VITTORIO CINI, PRESIDENTE DELLA SOCIETà ADRIATICA DI ELETTRICITà DAL 1953 AL 1964.
Vittorio Cini (44), presidente della Società adriatica di elettricità dal 1953 al 1964 - quindi anche al tempo del disastro del Vajont - fu chiamato a deporre in tre circostanze. Nella prima, il 5 giugno 1967, dal giudice istruttore di Belluno, Mario Fabbri, nel corso dell'istruttoria formale, che si era aperta nel febbraio 1964 (nota 45). Un seconda volta, il 20 luglio 1968, dal sostituto procuratore della Repubblica di Venezia, Ennio Fortuna, in occasione del procedimento penale apertosi «a carico di Biadene ed altri» (46) con un esposto presentato dall'avvocato Alberto Scanferla al procuratore generale della Corte d'appello di Venezia per "truffa" concernente il passaggio dell'impianto del Vajont dalla Sade all'Enel (47).
Un terzo interrogatorio si verificò il 14 maggio 1969 durante il dibattimento nel processo di primo grado a L'Aquila.
Nel periodo tra le due guerre Cini fu con Giuseppe Volpi uno dei principali esponenti del cosiddetto "gruppo veneziano", di cui fu la "mente finanziaria". Le sue attività industriali si svilupparono principalmente nei settore finanziario, siderurgico, elettrico, marittimo, turistico, assicurativo (48). Egli fece parte del consiglio di amministrazione della Sade dal 1924 al 1943.
Nel 1953, alla morte del presidente della società, Achille Gaggia - stretto e fedele collaboratore di Volpi e del "gruppo veneziano"-, assunse la presidenza della società elettrica, che tenne fino all'incorporamento della Sade nella Montecatini, decisa nell'agosto 1964.
Le affermazioni di Cini durante gli interrogatori e le deposizioni sono volte a distinguere la funzione e il ruolo degli amministratori della Sade da quelli invece dei tecnici. In particolare Cini sottolinea con forza il suo compito quale presidente della società: «rappresentanza», «consulenza finanziaria», «presidenza degli organi collegiali» (49).
Le funzioni del presidente, a detta di Cini, erano esenti «dalla cura di problemi di carattere amministrativo o tecnico» (50), quindi distanti da faccende di spiccio ordine pratico o di stretta incombenza tecnica: il presidente e il consiglio di amministrazione deliberavano «circa le linee generali della politica della società»5. Cini poi tende a mettere in evidenza con forza che tali compiti venivano svolti senza una personale presenza continua nella sede della società, e affermava: «raramente mettevo piede negli uffici della società» (51).
Cini rimarca l'autonomia di cui godevano i tecnici della Sade, dovuta a un esplicito rapporto di fiducia che in loro veniva riposto in nome delle loro eccellenti qualifiche professionali. Soprattutto il servizio costruzioni idrauliche poteva svolgere le sue attività con la più completa indipendenza decisionale. Tale servizio anzi era in grado di prendere decisioni impegnative pure sul piano finanziario, che poi venivano ratificate dal consiglio di amministrazione: fu il caso ad esempio della costruzione del by-pass dopo la frana del 4 novembre 1960 sulla sponda sinistra del Vajont, che comportò un aggravio di spesa nella costruzione del bacino di 500 milioni o, addirittura, di un miliardo di lire (53).
Quanto ai problemi insorti nel bacino del Vajont, Cini dichiara di esserne venuto a conoscenza solo dopo il disastro (54). Nel consiglio di amministrazione della società si era parlato una sola volta di tali questioni - nella seduta del 29 marzo 1961 (55) - relativamente all'onere finanziario gravante sulla costruzione della galleria di sorpasso decisa appunto dopo la frana del novembre 1960. A questo proposito Cini durante l'interrogatorio reso innanzi al sostituto procuratore di Venezia, tende a rilevare un'imprecisione - a suo giudizio - in cui sarebbe incorso il giudice istruttore di Belluno, che nella sua sentenza scrisse che il presidente della Sade «sia pure in una sola occasione (...) si occupò dei problemi del Vajont» 56.
Egli, dice, aveva sentito parlare del movimento franoso del Vajont solo nella seduta del consiglio di amministrazione del marzo 1961, ma ciò non significava che si fosse "occupato" del Vajont «una sola volta» (57): evidentemente Cini intende riferirsi agli aspetti finanziari del Vajont, di cui effettivamente il consiglio della Sade aveva discusso più volte.
1.1. ARCHIVIO DEL TRIBUNALE DE L'AQUILA, PROCESSO VAJONT - Tribunale di Belluno. Ufficio istruzione
b.5. Esami testi eseguiti durante l'istruttoria formale (suddivisi in due fascicoli) fasc.5.2. Esami testi eseguiti durante l'istruttoria formale (affoliazione da 378 alla fine) n. 958-959 sen. Vittorio Cini53
Fascicolo N.5. Tribunale di Belluno
n. 818/1963 del reg.< istr > gen.< erale > della Procura n. 85/1964 del reg.< istro > gen.< erale > dell'Ufficio istruzione
Procedimento penale contro 1) Biadene Alberico 2) Pancini Mario 3) Frosini Pietro 4) Sensidoni Francesco 5) Batini Curzio 6) Penta Francesco 7) Greco Luigi 8) Violin Almo 9) Tonini Dino 10) Marin Roberto 11) Ghetti Augusto imputati di cooperazione in disastro colposo di frana, disastro colposo di inondazione, omicidio e lesioni colpose plurimi, in relazione al disastro del Vajont del 9 ottobre 1963.
Contiene esami testi eseguiti durante l'istruttoria formale (affoliazione da 378 alla fine)
Esame di testimonio senza giuramento. Affoliazione N. 958 Art.< icolo > 357 Cod.< ice > proc.< edura > pen.< ale >
L'anno millenovecentosessantasette59 il giorno 5 del mese di giugno alle ore 9 in Belluno, Ufficio istruzione, avanti di noi dr. Mario Fabbri, giudice istruttore, presente il P.< ubblico > M.< inistero > dr. Mandarino 60, assistiti dal cancelliere 61, e comparso il testimonio seguente cui rammentiamo anzitutto a mente dell'art. 357 del Codice di procedura penale l'obbligo di dire tutta la verità null'altro che la verità, e le pene stabilite contro i colpevoli di falsa testimonianza.
Interrogato quindi sulle sue generalità, esso risponde: sono e mi chiamo sen.< atore > Vittorio Cini nato a Ferrara il 20.2.1885, residente a Venezia.
I.< nterrogato > r.< isponde >:
Sono stato presidente della Sade fino al momento della fusione con la soc.< ietà > Montecatini, dopo la nazionalizzazione 62.
La mia permanenza nella società Sade si articola in due distinti periodi: dal 1924 al 1943, data nella quale mi dimisi dal consiglio facendo proposito di rientrarvi e di dedicarmi alla cura delle mie attività. Nel 1943 abbandonai anche tutti gli altri consigli nei quali sedevo.
Nel 1953, alla data della morte del sen. Achille Gaggia (63) - presidente della Sade - per insistenza di amici e dei suoi familiari rientrai nella soc. Sade ed assunsi la carica della presidenza che ho detenuto come ho detto fino al momento della fusione con la Montecatini.
A d.< omanda > r.< isponde >:
Quanto alle mie funzioni di presidente, preciso che esse, nel rispetto dei compiti statutari, si concretavano nella rappresentanza della società, nell'esercizio di consulenza finanziaria e nella presidenza degli organi collegiali: consiglio di amministrazione ed assemblea degli azionisti. Del consiglio di amministrazione era segretario uno dei direttori generali, cioè l'ing. Antonello (64). Quanto alla funzione della presidenza e del consiglio, preciso che esse prescindevano dalla cura di problemi di carattere amministrativo o tecnico, problemi che facevano capo ai servizi rispettivi. Occorre che io dica, al proposito, che la struttura della società sia per sua natura sia per gli uomini che erano preposti ai servizi, offriva ogni garanzia ed era motivo di tranquillità.
- Per quanto concerne il Vaiont preciso che quel che so oggi lo ho appreso soprattutto dopo il disastro: conoscevo, in precedenza, il Vaiont come uno dei tanti impianti della Sade, ancora in costruzione, e solo in una occasione ne ho sentito parlare in consiglio (65), se non erro. In tale occasione, se non vado errato, l'ing. Antonio Rossi (66) - vicepresidente con notevole esperienza tecnica e con particolare conoscenza della società per essere nella stessa fin dalla sua costituzione - riferì di un franamento di sponda (67) che dava origine alla necessità di costruzione di un'opera sussidiaria che permettesse l'esercizio del bacino anche nell'ipotesi di ulteriori smottamenti.
Appresi trattarsi di un by-pass (68) e a mia richiesta dall'ing. Antonello venni a conoscere il costo dell'opera ammontante ad oltre mezzo miliardo (69).
- Per quanto riguarda il funzionamento del servizio costruzioni idrauliche, debbo dire che tale settore godeva di ampia autonomia, maggiore di quella degli altri settori. Ciò per due ragioni: l'una consistente nel complesso dei problemi tecnici che imponevano una tale autonomia; l'altra consistente nel fatto che il servizio era affidato all'ing. Semenza (70) che per la sua personalità offriva garanzia di competenza massima. Debbo aggiungere che il coordinamento tra i diversi servizi avveniva tramite l'ing. Antonello e l'ing. Marin (71), nonchè tramite i due vicepresidenti ingg. Rossi e Gaggia (72), secondo le rispettive competenze: i servizi amministrativi, finanziari e di contabilità erano coordinati dall'ing. Antonello sotto la guida dell'ing. Gaggia; i servizi tecnici - eccezion fatta per il servizio costruzioni idrauliche - facevano capo all'ing. Marin il quale curava soprattutto il servizio di trasporto primario e di distribuzione.
(Segue Cini - Affoliazione N. 959)
Il servizio costruzioni idrauliche era invece coordinato dall'ing. Antonio Rossi. Ciò in quanto l'ing. Semenza, che aveva quantomeno statura professionale pari o superiore a quella dei direttori generali, teneva rapporti, in materia tecnica, con la vicepresidenza direttamente. Torno a precisare che trattavasi di opera di coordinamento e non di ingerenza nella direzione delle questioni tecniche.
- Prendo atto della domanda che la S.< ignoria >V.< ostra > mi rivolge in ordine al circa mezzo miliardo. Fu questa l'unica occasione in cui sentii parlare del movimento franoso sul Vaiont. Ritengo di dover precisare tale circostanza anche perchè, secondo me, impropriamente il giudice istruttore ritenne di scrivere che io mi ero occupato, sia pure una sola volta, del Vaiont (73).
- Nel 1960 possedevo circa 250.000 azioni della Sade, incrementate poi daemissioni ...
(segue deposizione 20. 7.1968 sen. Cini [n.] 75)
... gratuite che ebbero luogo nello stesso 1960 e nel 1962 sino a complessive 360.000 azioni circa. Tale numero di azioni in mio possesso rimase invariato fino all'epoca della fusione con la Montecatini, tranne l'incremento delle azioni dovute alle ragioni di cui sopra. Di tutto ciò posso dare prova sicura in ogni momento. Non so dire quali interessi avessero nella Sade gli altri amministratori ed i tecnici più qualificati. Intendo solo insistere nel sottolineare che le caratteristiche dei servizi Sade erano il decentramento e l'autonomia dei servizi stessi. Più di ogni altro era autonomo, per le ragioni sopra spiegate, il S.< ervizio > c.< ostruzioni > i.< drauliche >, sia sotto la direzione dell'ing. Semenza sia sotto la direzione dell'ing. Biadene.
L.< etto > c.< onfermato > s.< ottoscritto >
1.3. ARCHIVIO DEL TRIBUNALE DE L'AQUILA, PROCESSO VAJONT, Tribunale de L'Aquila.
b. 26 II. Verbale di dibattimento. Fasc. 4. Esame parti civili, testi, periti e consulenti tecnici. Fasc.5. Copie dattiloscritte dei fasc. 3 e 4
Fasc.4. Verbali di dibattimento. Udienze dal 14-4 al 22-9-1969. Esame parti civili, testi, periti e consulenti
Prosieguo dell'udienza 13-5-1969, 14 maggio ore 10. Teste sen. Cini Vittorio, nn.244-24684
Tribunale de L'Aquila
N. 104/1968 R.G. Vol 26¡ Fasc. 4 Processo penale c/o Biadene Alberico + 7
Disastro del Vajont. Verbale di dibattimento. Udienze dal 14-4 al 22-9-1969.
Esame parti civili, testi, periti e consulenti tecnici [n.] 244
Chiamato il teste e rammentata l'ammonizione fatta il ... lo invita a prestare il giuramento prescritto negli artt. 142 e 449 Cod.< ice > proc.< edura > pen.< ale > e all'uopo stando esso in piedi, gli dà lettura della seguente formula:
«Consapevole delle responsabilità che col giuramento assumete davanti a Dio e agli uomini, giurate di dire tutta la verità e null'altro che la verità».
Il teste pronuncia la parola «Lo giuro».
Quindi richiesto delle sue generalità, risponde:
Sono sen. Cini Vittorio, qualificato in atti (foglio 958 vol.< ume > V)86 (...)87,
Confermo, dopo averne avuta lettura, le deposizioni da me rese al G.I. di Belluno (fo.< glio > 958 vol.< ume > V) ed al P.< ubblico > M.< inistero > di Venezia (fo< glio > 74 fascicolo allegato al verbale di dibattimento, vol.< ume > 26/A)88.
D.< omanda > r.< isponde > (domande dell'avv.to Losso 89, di p.< arte > c.< ivile >.
La relazione tenuta dall'ing. Rossi il 29-3-1961, come tutte le relazioni di quel genere, venne effettuata sulla base dei dati forniti dal Servizio costruzioni idrauliche; io non avevo alcuna conoscenza tecnica sulla situazione di pericolo del Vajont e, a questo proposito, mi riporto a quanto già dichiarato.
D.r. Io non conoscevo, nel modo più assoluto, il verbale della riunione al cantiere del Vajont del 15-16 novembre 1960 90.
D.r. Non conoscevo i rapporti del prof. Muller91; [segue Cini] [n.] 245 ne sentii parlare solo dopo il disastro.
D.r. Non conoscevo i pareri del prof. Penta92, come non conoscevo le relazioni del prof. Semenza 93 e del prof. Caloi 94.
D.r. (domanda dell'avv.to Ascari 95, di p.< arte > c.< ivile >). Ripeto ancora una volta che, a ragione o a torto, il rapporto del prof. Muller che prevedeva una frana di 200 milioni di m3 di materiale nel bacino del Vajont, condannando il bacino stesso - come dice l'avv.to Ascari - alla inutilizzazione, non venne portato a conoscenza del consiglio di amministrazione. E la ragione è che il Servizio costruzioni idrauliche ritenne tale documento di natura squisitamente tecnica e, quindi, solo di sua competenza.
D.r. (domanda dell'avv.to Di Paolo 96, di p. c.). Sapevo benissimo che il by-pass doveva servire, nel caso che fossero [venute] giù delle frane che avrebbero potuto dividere il bacino in due parti, a mettere appunto in comunicazione tali due parti fra loro.
A questo punto il Presidente, dato che l'avvocato Salvatore Di Paolo insiste nel porre altre domande dopo che lo stesso avvocato aveva affermato che la precedente sarebbe stata l'unica domanda che egli avrebbe rivolta al teste, dapprima gli toglie la parola e quindi, poichè esso avvocato persiste nel suo atteggiamento, lo invita ad uscire dall'aula.
Dopo di che il Presidente dispone una breve sospensione dell'udienza.
Ripresa l'udienza, l'avv.to Di Paolo chiede che sia rivolta al teste la seguente domanda: «Chiarisca il teste, avendo egli dichiarato che l'ing. Antonello, dopo la incorporazione della Sade nella Montecatini, era passato alla Finanziaria Adriatica, se il detto ing. Antonello non sia invece diventato, dopo l'incorporazione suddetta, membro del consiglio di amministrazione della Spa Montecatini-Edison».
Il Presidente respinge la domanda perchè non pertinente.
D.r. (domanda dell'avv.to Carloni 97, di p.< arte > c.< ivile >). Non mi risulta che il bacino del Vajont abbia avuto una utilizzazione diversa da quella derivante dagli esercizi degli invasi e svasi in via sperimentale 93.
D.r. (domanda dell'avv.to V. Camerini 99, dell'avvocatura dello Stato). Quando, nella seduta del consiglio segue Cini [n.] 246 di amministrazione del marzo 1961, si parlò della costruzione del by-pass, non vennero fornite, dal Servizio costruzioni idrauliche, dati sulla entità della temuta frana.
Il cancelliere Guglielmo Grippo
Il presidente Marcello Del Forno
[Inventario] [Verb. Cini] [Audiz. Sullo] [Protagonisti]
43. Per l'uso delle grafie Vajont, Vaiont, Vayont si rinvia a quanto osservato in premessa alla parte documentaria del volume "Il Grande Vaiont" (p. 278).
44. Ferrara 20 febbraio 1885 - Venezia 18 settembre 1977.
45. Precisamente il 15 febbraio; l'istruttoria si sarebbe conclusa il 20 febbraio 1968 con la sentenza del giudice istruttore.
46. Vittorio Cini, presidente della Sade, Vito Antonio di Cagno, presidente dell'Enel, Feliciano Benvenuti, amministratore provvisorio della Sade incaricato di curare il trasferimento dei beni all'Enel, Roberto Marin, Vittore Antonello, Mario Pancini, Giuseppe Gaggia, ed altri ancora, tecnici prima della Sade e poi dell'Enel, indagati per aver nascosto il vizio del bacino e averlo classificato come 'bene elettrico'. A tale proposito il pubblico ministero di Belluno, Mandarino, si era così espresso nella sua requisitoria: «Tutti i responsabili accolgono passivamente le richieste degli uomini della Sade, rimasti psicologicamente legati a tale società sebbene passati all'Enel, che vogliono arrivare al collaudo per chiudere la partita Vajont: così la Sade avrebbe maturato il diritto al prezzo per l'espropriazione di un bene elettrico che, destinato ad interrarsi, oramai era soltanto un grave pericolo pubblico. Con il collaudo la Sade avrebbe anche maturato il diritto al contributo statale e sarebbe stata regorizzata la posizione della centrale del Colomber, che da tempo funzionava abusivamente» (PROCURA DELLA REPUBBLICA. BELLUNO, Requisitoria, p. 414).
Sulla centrale di Colomber cfr. la successiva nota 76.
47. L'esposto venne presentato il 29 gennaio 1968 dall'avvocato Scanferla, che curava la transazione tra l'Enel e il Consorzio fra i danneggiati della catastrofe del Vajont. Il procedimento venne affidato alla Procura della Repubblica di Venezia, che aprì formale istruttoria: sulla base della requisitoria del sostituto procuratore della Repubblica Fortuna del 30 luglio 1968, il giudice istruttore pronunciò il «non doversi procedere nell'azione penale» per mancanza di specifiche prove e di «substrato logico», perche il fatto era stato condotto «a favore della società da cui prima dipendevano e senza personale tornaconto anzi con interesse, tutto sommato, contrario». Il fascicolo del procedimento venne acquisito in copia autentica dal Tribunale de L'Aquila (ATLA), PV. Tribunale de L'Aquila, Atti processuali, b. 26 A. Documenti e atti prodotti in corso di dibattimento, fasc. 26.A.2. Copie autentiche dei seguenti atti e documenti del procedimento penale avanti il procuratore della Repubblica di Venezia, di cui il decreto - di non doversi promuovere azione penale - del consigliere istruttore, datato 11 ottobre 1968).
48. Nel 1931 Cini era presente quale amministratore in 29 società, di 9 delle quali era presidente: tra queste va ricordata almeno la presidenza del Credito industriale, la banca finanziaria del "gruppo veneto". Nel 1921 era stato incaricato di predisporre il piano di ristrutturazione per il salvataggio della società siderurgica Ilva e nel 1926 Mussolini direttamente gli aveva conferito il compito di "fiduciario del governo" per presentare un progetto sulla questione agraria in provincia di Ferrara. Nominato senatore nel 1934, fu commissario della Esposizione universale di Roma (E42) dal 1936 al 1942, ministro delle comunicazioni dal febbraio al giugno 1943.
Internato nel campo di concentramento di Dachau dal settembre 1943 al luglio 1944, fu fatto fuggire dal figlio con la condiscendenza di Goebbels; riparò in Svizzera e divenne il principale finanziatore tra gli industriali del movimento di resistenza nel Veneto.
Sottoposto al giudizio di una commissione di inchiesta del Comitato di liberazione nazionale regionale veneto tra l'agosto e il settembre 1945, gli fu riconosciuta la «volontà di partecipare intensamente con gravi sacrifici finanziari e con più gravi rischi della persona alla lotta contro i tedeschi».
Presidente della Sade dal 1953 al 1964, anno in cui la società elettrica decise di confluire nella Montecatini. Promotore della Fondazione dedicata al figlio Giorgio nell'isola di San Giorgio a Venezia.
(M. REBERSCHAK, Cini Vittorio, in Dizionario Biografico degli italiani, 25, Roma 1981, pp. 626-634; R. PETRI, La frontiera industriale. Territorio, grande industria e leggi speciali prima della Cassa per il Mezzogiorno, Milano 1990, pp. 63-70; M. REBERSCHAK, 'Giustizia straordinaria? I verbali della commissione d'inchiesta del Comitato di liberazione nazionale regionale veneto sul caso Cini', in 'Studi veneti offerti a Gaetano Cozzi', Venezia 1992, pp. 461-474; IDEM, Vittorio Cini: un uomo, un secolo, in 'La Fondazione Giorgio Cini. Cinquant'anni di storia', a cura di U. Agnati, Venezia2001, pp. 13-23; IDEM, Gli uomini capitali: il «gruppo veneziano», Volpi, Cini e gli altri, in Storia di Venezia. L'Ottocento e il Novecento, a cura di M. Isnenghi - S. J. Woolf, 2, Roma 2002, pp. 1271- 1276, 1280-1290).
49. Documento 1.1.
51. Documento 1.2.
53. Documenti 1.1., 1.2.; ATLA, PV Tribunale di Belluno. Ufficio istruzione, b. 5. Esami testi eseguiti durante l'istruttoria formale, suddivisi in due fascicoli, fasc.5.2. Esami testi eseguiti durante l'istruttoria formale, affoliazione da 378 alla fine, n. 955 Vittore Antonello.
54. Documento 1.1.
55. Cfr. ATLA, PV. Tribunale di Belluno. Ufficio istruzionei, b. 1.I. Certificati anagrafici, denuncie e atti vari, fasc. 1.5. Verbali del Consiglio di amministrazione Sade, società adriatica di elettriticta. Venezia, Verbali del Consiglio di amministrazione, X, seduta 29 marzo 1961.
56. REPUBBLICA ITALIANA, Sentenza del giudice istruttore, p. 415.
57. Documento 2.1.
58. Dattiloscritto originale di 2 pagine recto e verso, su moduli con intestazione prestampata.
59. Nell'originale: «millenovecento67».
60. Arcangelo Mandarino, procuratore della Repubblica di Belluno, pubblico ministero nel procedimento penale sul disastro del Vajont (cfr. PROCURA DELLA REPUBBLICA. BELLUNO, Requisitoria).
61. Giorgio Cavallini.
62. La decisione, presa nell'agosto 1964, anticipo di un anno l'analoga risoluzione che avrebbe adottata l'altra società elettrica, la Edison, la cui confluenza nella Montecatini diede origine alla Montedison (ARCHIVIO STORICO BANCA INTESA. PATRIMONIO BANCA COMMERCIALE ITALIANA, Ufficio studi. Bilanci di società per azioni, SOCIETà ADRIATICA di elettricità', Assemblea straordinaria 6 agosto 1964, s.l. s.a. [Venezia 1964]; BIBLIOTECA DELL UNIVERSITà BOCCONI, Bilanci, SOCIETà ADRIATICA DI elettricità', Assemblea straordinaria 6 agosto 1964, s.1. s.a. [Venezia 1964])
63. Gaggia fu presidente della Sade prima tra il 1943 e il 1945, poi dal 1947 al 1953. Su Gaggia cfr.: M. REBERSCHAK, Tra il vecchio e il nuovo. Gruppi dirigenti e forme di potere: due casi, in 'La resistenza nel veneziano. La società veneziana tra fascismo, resistenza, repubblica', a cura di G. Paladini - M. Reberschak, Venezia s.a. [1985], pp.306-320; A. VITIELLO, La grande famiglia degli elettrici, in Storia dell'industria elettrica in Italia, 3, Espansione e oligopolio. 1926-1945, a cura di G. Galasso, Roma-Bari 1993, pp.434-435; M. REBERSCHAK, Gaggia Achille, in Dizionario biografico degli italiani, 51, Roma 1998, pp. 218-223; IDEM, Gli uomini capitali, pp. 1278, 1284-1287.
64. Vittore Antonello.
65. ATLA, PV Tribunale di Belluno. Ufficio istruzione, b. 1.I. Certificati anagrafici, denuncie e atti vari, fasc. 1.5. Verbali del Consiglio di amministrazione della Sade, società adriatica di elettricità. Venezia, Verbali del Consiglio d'amministrazione, X, seduta 29 marzo 1961.
66. Cfr. VITIELLO, La grande famiglia degli elettrici, pp. 435-436.
67. Si tratta della frana di 800.000 m3 caduta il 4 novembre 1960 in concomitanza con il primo invaso sperimentale del bacino, su cui il vicepresidente Rossi riferì, minimizzazndo l'evento indicato come un «frana di modeste dimensioni»: «Nell'autunno del 1960, probabilmente in dipendenza delle eccezionali precipitazioni, si è determinata all'interno del serbatoio una frana di modeste proporzioni. Il fenomeno - che non interessa la diga - ha successivamente innescato altri movimenti che potrebbero dare luogo a frane di proporzioni più rilevanti. Il serbatoio è stato vuotato per effettuare gli opportuni accertamenti e controlli ed è stata iniziata la costruzione di una galleria che permetterà di mettere in comunicazione i due invasi che si verrebbero a formare qualora le frane dovessero sbarrare trasversalmente il serbatoio» (ATLA, PV. Tribunale di Belluno. Ufficio istruzione, b. 1.I. Certificati anagrafici, denuncie e atti vari, fasc. 1.5. Verbali del Consiglio di amministrazione Sade, società adriatica di elettricità. Venezia, Verbali del Consiglio d'amministrazione, X, seduta 29 marzo 1961.
68. La decisione era stata presa dal progettista Carlo Semenza, dopo diverse consultazioni tecniche; Semenza nell'aprile 1961 parlò della vicenda col suo maestro Vincenzo Ferniani in questi termini: «Non le nascondo che il problema di queste frane mi sta preoccupando da mesi: le cose sono probabilmente piu grandi di noi e non ci sono provvedimenti pratici adeguati. (...) Dopo tanti lavori fortunati e tante costruzioni, anche imponenti, mi trovo veramente di fronte a una cosa che per le sue dimensioni mi sembra sfuggire dalle nostre mani» (ATLA, PV. Atti istruttoria, b. 1, fasc. Frana Vaiont, lettera di C. Semenza a V. Ferniani, Venezia 20 aprile 1961, 61).
La galleria by-pass sarebbe stata completata nell'ottobre 1961.
69. Nell'interrogatorio dell'istruttoria formale Antonello indico invece in un miliardo di lire il costo della galleria (ATLA, PV Tril7unale diBelluno. Ufficio istruzione, b.5. Esami testi eseguiti durante l'istruttoria formale, suddivisi in due fascicoli, fasc. 5.2. Esami testi eseguiti durante l'istruttoria formale, affoliazione da 378 alla fine, n. 955 ing. Vittore Antonello).
70. Carlo Semenza, il progettista della diga del Vajont.
71. Roberto Marin, l'altro direttore generale della Sade, insieme a Vittore Antonello.
72. Luigi Gaggia, cugino di Achille Gaggia.
73. 30 ottobre 1961. Su Semenza cfr. Scritti di Carlo Semenza, a cura dell'Ufficio studi della società adriatica di elettricità;, Venezia 1 962; cfr. anche VITTELLO, La grande famiglia degli elettrici, cit., p. 436.
74. Alberico (Nino) Biadene. Cfr. ibidem.
75. Vanno ricordati tra gli altri il figlio geologo, Edoardo, che individuò un'antica frana preistorica sul versante sinistro della valle del Vajont, il geotecnico Leopold Muller, che valutò un possibile volume di frana di 200 milioni di m³, il geofisico Pietro Caloi, che aveva segnalato l'andamento di numerose microscosse sismiche in zona, l'ingegnere idraulico Augusto Ghetti, che effettuò le prove di simulazione su modello idraulico a Nove; anche il geologo Francesco Penta per la commissione di collaudo nominata dal consiglio superiore dei lavori pubblici aveva segnalato una linea di frattura sul monte Toc lunga 2500 metri (cfr. SENATO DELLA REPUBBLICA, Commissione parlamentare d'inchiesta sul disastro del Vajont, pp. 72-90).
76. In realtà la centrale di Colomber, alimentata dal Vajont, era stata messa in funzione dal novembre 1962 con la dizione «in via provvisoria e a proprio rischio»; di ciò aveva preso atto anche il consiglio di amministrazione della Sade alla fine dello stesso novembre (REPUBBLICA ITALIANA, Sentenza del giudice istruttore, pp. 70, 206-207).
77. Società finanziaria costituitasi dopo la confluenza della Sade nella Montecatini.
78. Alessandro Brass, difensore di Biadene.
79. Copia autentica di dattiloscritto di 2 pagine recto e verso su moduli con intestazioni prestampate.
80. Nell'originale: «millenovecento68».
81. Il cancelliere Todaro.
82. In realtà Cini nella Sade fu presente come consigliere nel primo periodo indicato e fu poi presidente nel secondo periodo.
83. Nella sentenza il giudice istruttore Fabbri aveva scritto: «Ricerchiamo, cioè, la ragione per la quale gli organi al vertice della Sade (tra gli altri il vice presidente Rossi, che sempre si tenne al corrente - come risulta pacifico per dichiarazione degli imputati - della grave situazione geologica; lo stesso presidente della Sade Vittorio Cini, che [...] - sia pure in una sola occasione [...] si occupò dei problemi del Vajont) non intervennero ad evitare che il bacino stesso potesse costituire oggetto di grave responsabilità, soprattutto patrimoniale, per il pericolo di scoscendimento della sponda stessa»
(REPUBBLICA ITALIANA, Sentenza del giudice istruttore, p. 415).
84. Manoscritto originale di 3 pagine recto e verso (tranne l'ultima pagina scritta solo su recto) su moduli con intestazioni prestampate. Copia dattiloscritta nell'indicato fascicolo 5.
85. La parte prestampata del foglio non è compilata.
86. Vedi documento 1.1.
87. Si omettono le parti del foglio prestampato non riempite («figlio di..., di anni..., nato a.... domiciliato a..., di professione...»).
88. Vedi documento 1.2.
89. Manlio Losso.
90. In conseguenza della frana caduta nella sponda sinistra del bacino il 4 novembre 1960, si svolsero alcuni sopralluoghi, visite e riunioni, tra cui anche quella indicata nel testo del dibattimento, alla quale parteciparono il geotecnico Leopold Muller, il geologo Edoardo Semenza, gli ingegneri della Sade Alberico Biadene, Mario Pancini, Linari e Ruol: di questa riunione vennero stesi degli appunti, nei quali si diceva « [a ovest del torrente Massalezza] il blocco retrostante reca la scritta "scivola", il blocco antistante "è spinto e si spacca in pilastri". (...) a est del Massalezza: unico blocco su cui è scritto "scivola". (...) invaso - no perchè il fenomeno di frana diventa incontrollato! svasare» (ATLA, PV Atti istruttoria, b. 67, Riunione 15-16 novembre 1969, 1999).
91. Il geotecnico Muller venne incaricato di studiare la situazione del bacino del Vajont sin dal luglio 1957. Di particolare rilievo furono i rapporti 15° e il 17°, redatti rispettivamente agli inizi di febbraio e di maggio 1961, in cui si evidenziavano il volume della massa e il tipo di frana in movimento: «Le masse rocciose si muovono verso valle su una larghezza di 1700 metri. La lunghezza media delle masse di scorrimento è di 500, al massimo 600 metri nella direzione di movimento, misurata orizzontalmente. Il suo spessore nella metà inferiore della zona occidentale (misurato verticalmente) è di 250 m. e nella zona orientale 200 m., in media quindi 250 metri. A mio parere non possono esistere dubbi su questa profonda giacitura del piano di slittamento o della zona limite: il volume della massa di frana deve quindi essere considerato di circa 200 milioni di metri cubi»; «Non si tratta soltanto di uno slittamento su una superficie di stratificazione, bensì di un movimento che si produce sotto forma di uno spostamento a falde in una roccia friabile e sfaldata che si trova fra strati di roccia dura. Questi movimenti della massa in slittamento nelle zone di roccia disgregata (...) sembrano ripetersi anche in scala più grande. Ciò può essere dedotto sia sulla base delle gradinate che si osservano sul terreno, sia su quella dell'alterazione della roccia friabile disgregata con banchi di roccia dura» (ATLA, PV. Atti istruttoria, b. 19, Diga del Vajont. 15° rapporto geologico. La frana. della zona del Toc, Leopold Muller 3 febbario 1961, 1729; Diga del Vajont. 17° relazione tecnico-geologica. Lo slittamento della roccia nella zona del Toc, Franz Pacher 5 maggio 1961, 1731).
92. Si tratta soprattutto dei promemoria stesi dal geologo Francesco Penta dopo le visite effettuate dalla commissione di collaudo il 28 novembre 1960 e il 17 ottobre 1961, e il sopralluogo da lui eseguito il 10 aprile 1961. Nel primo promemoria Penta scrisse: «Nella parte alta del versante si osservano invece fenditure nel suolo e lesioni nei manufatti. Una di queste fenditure, che si sviluppa nella parte alta del versante per una lunghezza di circa 2.500 metri ha fatto sorgere i maggiori timori. Essa è stata infatti interpretata come l'intersezione con il terreno di una superficie di rottura profonda e che arriverebbe praticamente fino al fondo valle, separando dalla montagna una enorme massa di materiale» (Ivi, b. 101, Promemoria sui movimenti franosi sul fianco sinistro della Valle del Vajont, Francesco Penta 1 dicembre 1960, 4079; b. 102, Promemoria sulle indagini nella zona del Toc e nelle vicinanze dell'abitato di Erto, Francesco Penta 31 ottobre 1961, 4163).
93. Il geologo Edoardo Semenza, figlio del progettista Carlo, sin dal luglio 1959 era stato incaricato di procedere a una serie di studi geologici sul Vajont; insieme al collega Franco Giudici all'inizio del giugno 1960 presentò una relazione, nella quale indicava gli esiti di una frana preistorica sul versante sinistro della valle del Vajont - «una enorme massa rocciosa "scivolata" a valle», così veniva indicata -, nonchè la presenza di molte fratture, più o meno profonde, mettendo in guardia sulle possibili conseguenze di ulteriori invasi: «È evidente che in corrispondenza di queste fratture si determinano facilmente distacchi successivi (...), specialmente durante l'abbassamento dell'acqua d'invaso» (Ivi, b. 81, Studio geologico del serbatoio del Vajont, F. Giudice - E. Semenza giugno 1960, 2397; cfr. E. SEMENZA, La Storia del Vajont raccontata dal geologo che ha scoperto la frana, Ferrara 2001, pp. 44-79).
94. Il geofisico Pietro Caloi fin dal 1957 aveva ricevuto il compito di svolgere indagini geosismiche e geotecniche sulla valle del Vajont. In una relazione del febbraio 1961 egli, con la sua assistente Maria Cecilia Spadea, richiamava l'attenzione sull'esistenza di «materiale fortemente inomogeneo, conseguenza di un deterioramento evidente fino a notevole profondita'»
(ATLA, PV Atti istruttoria, b. 1, fasc. Frana Vajont, Indagine geosismica condotta nel dicembre 1960 a monte della diga del Vajont in sponda sinistra, Pietro Caloi - Maria Cecilia Spadea 10 febbraio 1961, 16).
95. Odoardo Ascari.
96. Salvatore Di Paolo.
97. Giovanni Carloni.
98. Vedi invece nota 76.
99. Vincenzo Camerini.

References: sentenza 
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