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Timestamp: 2020-07-04 19:31:17+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2198 del 27/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2198 del 27/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 27/01/2017, (ud. 30/11/2016, dep.27/01/2017), n. 2198
sul ricorso 10592-2016 proposto da:
S.F., C.D., elettivamente domiciliati in ROMA,
VIALE IPPOCRATE, 33, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO NUCARO
AMICI, rappresentati e difesi dall’avvocato NICOLA SIMONELLI giusta
avverso il decreto n. 13380/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
emesso il 15/06/2015 e depositato il 20/10/2015;
30/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ELISA PICARONI.
che, con decreto depositato il 20 ottobre 2015, la Corte d’appello di Roma ha accolto l’opposizione L. n. 89 del 2001, ex art. 5 ter proposta da C.D. e S.F. avverso il decreto con il quale il Consigliere designato aveva rigettato la domanda di equa riparazione per l’irragionevole durata del giudizio introdotto dinanzi al Tribunale di Napoli – sezione lavoro con ricorso in data 17 maggio 1999, e concluso con sentenza della Corte d’appello di Napoli in data 28 giugno 2012;
che la Corte d’appello, dato atto dell’avvenuta produzione dei documenti comprovanti il passaggio in giudicato della sentenza conclusiva del giudizio presupposto e accertata la tempestività del ricorso per equa riparazione, ha computato in otto anni la durata eccedente e riconosciuto ai ricorrenti, a titolo di indennizzo, l’importo complessivo di 4.000,00 Euro ciascuno, oltre interessi dalla domanda al saldo;
che il Ministero della giustizia, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, ricorre per la cassazione del decreto sulla base di due motivi; che C.D. e S.F. resistono con controricorso.
che con entrambi i motivi di ricorso, il Ministero della giustizia denuncia violazione e/o falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 4 contestando l’applicazione della disciplina della sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, al termine sostanziale di decadenza, previsto dall’art. 4 citato;
che a sostegno della tesi, più volte respinta da questa Corte come lo stesso ricorrente non manca di evidenziare, sono richiamate la sentenza delle Sezioni Unite n. 16783 del 2012 – che ha escluso il decorso della prescrizione estintiva decennale in pendenza del processo presupposto -, e la nuova formulazione della L. n. 89 del 2001, artt. 3 e 4 che hanno introdotto la fase monitoria del procedimento, connotata da speditezza e urgenza, che il ricorrente reputa non conciliabile con la proroga dei termini cui dà luogo la sospensione ex L. n. 742 del 1969;
che le doglianze sono manifestamente infondate alla luce della costante giurisprudenza di questa Corte, che non è messa in discussione dagli argomenti sopra indicati;
che, infatti, come chiarito da tempo (Cass., sez. 1, sent. n. 5895 del 2009), poichè fra i termini per i quali la L. 7 ottobre 1969, n. 742, art. 1 prevede la sospensione nel periodo feriale vanno ricompresi non solo i termini inerenti alle fasi successive all’introduzione del processo, ma anche il termine entro il quale il processo stesso deve essere instaurato, allorchè l’azione in giudizio rappresenti, per il titolare del diritto, l’unico rimedio per fare valere il diritto, detta sospensione si applica anche al termine di sei mesi previsto dalla L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 4 per la proposizione della domanda di equa riparazione per violazione della durata ragionevole del processo;
che viene dunque in rilievo il diritto di azione, come puntualmente evidenziato nella motivazione della richiamata sentenza n. 5895 del 2009 di questa Corte, sicchè la lettura sollecitata dal ricorrente presenta profili di potenziale contrasto con la giurisprudenza costituzionale in quanto ostativa all’attuazione del diritto alla ragionevole durata del processo in ambito nazionale;
che la conclusione non muta alla luce della nuova configurazione bifasica dell’unico procedimento, la cui ratio acceleratoria si realizza con la previsione della idoneità del provvedimento assunto all’esito della fase monitoria a definire il giudizio, nel caso di mancata proposizione dell’opposizione (ex plurimis, Cass., sez. 6-2, sent. n. 19348 del 2015);
che il ricorso è rigettato e il Ministero ricorrente è condannato al pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate come in dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente Ministero della giustizia al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 800,00, oltre spese generali e accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta civile – 2 della Corte suprema di Cassazione, il 30 novembre 2016.

References: Sentenza 
 art. 5
 sentenza 
 sentenza 
 art. 4
 sentenza 
 art. 1
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