Source: https://www.laleggepertutti.it/229054_legge-mancino-cosa-prevede
Timestamp: 2018-08-19 00:16:21+00:00

Document:
6 agosto 2018 | Autore: Carlos Arija Garcia
I contenuti, le pene, le fondamenta ed il testo del provvedimento contro il fascismo e la discriminazione per motivi di razza, etnia, nazionalità o religione.
Ogni estate porta con sé, sistematicamente, due cose delle quali si potrebbe fare a meno: un giallo e una polemica. Il primo balza alle cronache subito con la complicità dell’assenza di altre notizie di rilievo. La seconda è spesso frutto del caldo che dà alla testa o, forse, del fatto di non avere nient’altro di più interessante a cui pensare. La polemica di quest’estate gira attorno all’argomento che, da qualche mese, tiene più banco di lavoro, pensioni o aumento della povertà: lo scontro sociale con gli immigrati. Grazie a chi ha avanzato di nuovo la proposta di abolire la legge Mancino sull’odio razziale (Forza Nuova e Lega l’hanno già fatto in passato), sulle spiagge come in città non si parla d’altro. Ma quanti sanno effettivamente cosa prevede la legge Mancino? Quanti ricordano il contenuto di un provvedimento approvato 25 anni fa a cavallo tra il primo governo di Giuliano Amato e quello di Carlo Azeglio Ciampi (eravamo agli strascichi della Prima Repubblica [1]) proposta dall’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino?
La legge Mancino punisce degli atteggiamenti che una società civile come quella italiana dovrebbe escludere dal proprio Dna anche senza bisogno di un intervento legislativo. Comportamenti legati a concetti come neofascismo, violenza e discriminazione per motivi di razza, di religione o di etnia. Questo è il più importante strumento legislativo in vigore per reprimere i crimini d’odio, a partire da quegli episodi che ultimamente sembra si siano diffusi con troppa facilità.
Vediamo che cosa contiene la legge Mancino, che cosa punisce nel dettaglio e quali sono le pene previste per i reati di odio razziale o religioso.
1 Legge Mancino: il contenuto
2 Legge Mancino: le pene
3 Legge Mancino: le fonti normative
Legge Mancino: il contenuto
Il principio essenziale contenuto nella legge Mancino è questo: la discriminazione, l’odio o la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi è reato. Sia che un soggetto abbia questi atteggiamenti in prima persona sia che inciti o istighi qualcun altro ad adottare comportamenti del genere.
Dunque, non solo commettere questi atti ma anche istigare o incitare a farli. Qual è la differenza tra queste due azioni che, tra l’altro, vengono punite diversamente dalla legge Mancino?
Per «incitare» si intende stimolare qualcuno a compiere un’azione, che non deve per forza essere illecita. Ad esempio, si può incitare un ragazzo ad impegnarsi nello studio o a farsi coraggio per vincere una sfida. Così come lo si può incitare all’odio o alla vendetta facendogli capire che una determinata etnia è pericolosa e va respinta perché non è come la nostra.
Per «istigare», invece, si intende spingere qualcuno con parole o con abili e sottili sollecitazioni a compiere un gesto dannoso o illecito o a commettere un reato come, ad esempio, aggredire chi appartiene ad una determinata razza, etnia, Paese straniero o religione.
La legge Mancino vieta anche l’organizzazione, l’associazione, il movimento o il gruppo che ha tra i propri scopi quello di incitare alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi, cioè per questioni di razza, di etnia, di nazionalità o di religione. Non è permesso nemmeno esibire in pubblico dei simboli o compiere dei gesti propri di associazioni di questo tipo.
Infine, il testo punisce chi esalta in pubblico esponenti, princìpi, fatti o metodi fascisti o le loro finalità antidemocratiche.
Legge Mancino: le pene
Che cosa prevede la legge Mancino per chi commette uno dei reati sopra elencati? Vediamo:
reclusione fino a 1 anno e 6 mesi o multa fino a 6.000 euro per chi promuove delle idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico oppure commette o istiga a commettere atti discriminatori per motivi di razza, di etnia, di nazionalità o di religione;
reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi commette o incita a commettere atti di violenza o di provocazione alla violenza per gli stessi motivi;
reclusione da 6 mesi a 4 anni anche per chi partecipa ad organizzazioni o gruppi che hanno come scopo l’incitamento alla discriminazione o alla violenza (sempre per i motivi citati) oppure presta loro assistenza. La pena è più severa per chi è a capo di questi movimenti: da 1 a 6 anni di reclusione;
reclusione fino a tre anni per chi esterna in pubblico oppure ostenta emblemi o simboli delle organizzazioni appena descritte;
arresto da 3 mesi ad 1 anno per chi si reca allo stadio con simboli razzisti o fascisti;
reclusione da 6 mesi a 2 anni per chi esalta in pubblico esponenti, fatti o metodi fascisti o le loro finalità antidemocratiche. Se c’è l’aggravante del fascismo, la pena prevista è la reclusione da 1 a 3 anni.
Legge Mancino: le fonti normative
La legge Mancino (in basso trovi il testo completo) si ispira ad una serie di norme già presenti nel nostro ordinamento ed in quello internazionale. Una di queste fa capo direttamente alla Costituzione italiana. La XII disposizione transitoria e finale, infatti, vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista sotto qualsiasi forma. Significa che non si può creare un’associazione, un movimento o un qualsiasi gruppo a cui appartengano almeno 5 persone che abbiano tra le proprie finalità quelle antidemocratiche proprie del fascismo [2] e cioè:
esaltare, minacciare o usare la violenza come forma di lotta politica;
favorire la soppressione delle libertà previste dalla Costituzione;
denigrare la democrazia, le sue istituzioni ed i valori della Repubblica;
fare della propaganda razzista;
esaltare esponenti, fatti e metodi propri del partito fascista;
compiere dei gesti fascisti in pubblico.
Alla base della legge Mancino c’è anche la Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, accordo firmato a New York il 7 marzo del 1966 e recepita in Italia 9 anni più tardi [3]. Questa convenzione vincola gli Stati firmatari a dichiarare qualsiasi cultura di superiorità fondata sulla distinzione razziale scientificamente falsa, moralmente condannabile e socialmente pericolosa ed ingiusta. Inoltre, i Paesi firmatari devono:
sancire che niente può giustificare la discriminazione razziale;
adottare ogni misura necessaria volta alla sua eliminazione;
prevenire e combattere le dottrine e le pratiche razziali.
Nello specifico, e al fine di debellare qualsiasi forma di discriminazione, gli Stati aderenti alla Convenzione sono tenuti a:
dichiarare come crimini punibili dalla legge qualsiasi tipo di diffusione di idee basate sulla superiorità e sull’odio razziale, qualsiasi incitamento alla discriminazione o atti di violenza;
dichiarare illegali le organizzazioni e le attività di propaganda che inciti alla discriminazione o alla violenza e che incoraggino alla partecipazione di tali attività;
non consentire alle autorità pubbliche o alle istituzioni nazionali o locali l’incitamento o l’incoraggiamento alla discriminazione per motivi di razza.
[1] Legge n. 205/1993 del 25.06.1993.
[2] Legge n. 645/1952 del 20.06.1952.
[3] Legge n. 654/1975 del 13.10.1975.
LEGGE 205/1993 del 25 giugno 1993, n. 205 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, recante misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
2. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni. Inizio pagina
1-ter. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro di Grazia e Giustizia determina, con proprio decreto, le
modalità di svolgimento dell’attività non retribuita a favore della collettività di cui al comma 1-bis, lettera a).
Articolo 2 (Disposizioni di prevenzione)
Articolo 3 (Circostanza aggravante)
Articolo 4 (Modifiche a disposizioni vigenti)
Articolo 5 (Perquisizioni e sequestri)
Articolo 6 (Disposizioni processuali)
2. Nei casi di flagranza, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di procedere all’arresto per uno dei reati previsti dai commi quarto e quinto dell’articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, nonché quando ricorre la circostanza di cui
all’articolo 3, comma 1, del presente decreto, per uno dei reati previsti dai commi primo e secondo del medesimo articolo 4 della legge n. 110 del 1975.
Articolo 7 (Sospensione cautelativa e scioglimento)
Amato – Mancino – Conso

References: Articolo 2

Articolo 3

Articolo 4

Articolo 5

Articolo 6
 articolo 4

Articolo 7