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Timestamp: 2018-09-24 18:20:19+00:00

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Dopo la quietanza di pagamento non si può pretendere altro denaro
> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 maggio 2015
La differenza della somma rispetto all’attestazione di pagamento si può pretendere solo dimostrando che c’è stato un errore di fatto o una violenza.
Se il creditore ha rilasciato, al debitore, la quietanza di pagamento non può poi sostenere di non aver ricevuto il prezzo integrale di quanto gli spetta. Tutt’al più potrebbe solo affermare (ma deve comunque dimostrarlo) che il consenso gli è stato estorto con la violenza o che è incorso in un errore di fatto (per esempio, crede di firmare un documento e invece ne firma un altro).
Lo ha detto la Cassazione in una sentenza depositata ieri [1].
Il creditore non potrebbe portare a proprio sostegno neanche la prova di aver ricevuto solo una parte della somma dovuta (per esempio: un assegno ove si evinca chiaramente che l’importo è inferiore a quella dovuta pattuita). Ciò non basta. L’unico modo, dunque, per poter ottenere anche il denaro residuo è impugnare la validità dell’atto di quietanza, dando prova che, quando è stato redatto e firmato, la volontà del creditore era viziata da errore o violenza. Ma, per poter agire in tal senso, è necessario farlo entro cinque anni.
Unica “sfumatura limitativa” in ordine al valore probatorio della quietanza, prosegue la sentenza richiamata, va riconosciuta nel caso della cosiddetta “quietanza atipica” contenuta nelle dichiarazioni di vendita degli autoveicoli indirizzate al conservatore del PRA (pubblico registro automobilistico).
[1] Cass. sent. n. 10202/15 del 19.05.2015.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 22 gennaio – 19 maggio 2015, n. 10202
Presidente Mazzacane – Relatore D’Ascola
1) Dal 2001 l’odierno ricorrente pretende 100 milioni di lire dai signori V.G. e C. a titolo di saldo finale del prezzo di acquisto di una porzione di fabbricato sito in (omissis) , mappale 398 sub 1 e 3- 2 e 4. Sostiene di aver incassato soltanto 600 dei 700 milioni di lire pattuiti.
Il tribunale di Alessandria ha accolto la domanda dell’attore D.S. , ma la Corte di appello di Torino con sentenza 23 luglio 2007 ha capovolto la decisione e ha respinto la pretesa. D.S. ha impugnato questa sentenza con un motivo di ricorso per cassazione, notificato il 22 ottobre 2008, resistito da controricorso V. .
Ha osservato che era onere dell’attore fornire la prova della non veridicità della quietanza da lui rilasciata. Prova del tutto mancata, in assenza di riscontri contabili di pagamento. Ha infine richiamato la natura di confessione stragiudiziale della quietanza
. stessa, con efficacia di piena prova ex art. 2735 cc.
Il ricorso denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1199 e 1414 “anche in relazione all’art. 1364 c.c.”.
I giudici di appello hanno in primo luogo chiaramente valorizzato che nell’atto di vendita non veniva solo accusata la ricezione del pagamento di 300 milioni di lire, cioè il prezzo indicato in atto, ma che il D. aveva rilasciato “ampie finali quietanze liberatorie di pieno saldo, con espressa rinuncia ad ogni diritto di ipoteca legale”.
Riportando la testuale dizione contrattuale, la Corte territoriale ha desunto da questa formula “la chiara volontà” di attestare l’avvenuta integrale definizione ed estinzione “di ogni residua pendenza economica tra le parti”.
4) Non pertinente è la censura svolta, peraltro prospettata senza farsi carico del fatto che ci si trova in presenza una quietanza titolata, cioè facente riferimento al rapporto fondamentale, quale è quella che abbia per oggetto il pagamento del “saldo prezzo” di vendita di un immobile e contenga il riferimento al contratto di compravendita.
La Corte di appello ha pertanto rimproverato a parte attrice di non aver offerto la prova, che su di essa incombeva (cfr anche Cass. 5623/89), di non aver ricevuto l’integrale prezzo di settecento milioni di lire, circostanza smentita dagli elementi presuntivi dettagliatamente recensiti nella sentenza impugnata, e della relativa volontà di quietanzare solo parte del prezzo e non “l’intero importo realmente pattuito”.
Questi principi sulla assenza della prova richiesta e sull’onere della prova, fondamentale ratiodella decisione, non sono stati oggetto di specifica censura.
5)Resta però da aggiungere, per completezza argomentativa, che, a prescindere dalla sua inconferenza, la linea interpretativa sostenuta in ricorso è contraria all’insegnamento delle Sezioni Unite sia in materia di simulazione contrattuale, scandita da Cass. 6877/02 e 7246/07, sia in tema di forza probatoria della quietanza.

References: sentenza 
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 Cass. 
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 art. 2735
 Cass. 
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 Cass.