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Timestamp: 2020-05-30 14:43:46+00:00

Document:
Milalegal - Mina Lanfranconi & Associati - Corte di Giustizia dell’Unione Europea: il marchio “Fack Ju Göthe” non è contrario al buon costume
Con sentenza del 27 febbraio 2020, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata in merito all’interpretazione del concetto giuridico di “buon costume” quale impedimento assoluto alla registrazione come marchio dell’Unione Europea, nell’ormai noto caso relativo alla validità del segno “Fack Ju Göthe”.
Il marchio in questione, corrispondente al titolo di una commedia cinematografica di grande successo in Germania, veniva depositato nel 2015 dalla Constantin Film Produktion GmbH davanti all’EUIPO, che rifiutava la domanda di marchio sulla base dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera f) del Regolamento 207/2009: la componente “Fack Ju”, foneticamente simile e dal significato analogo all’espressione “Fuck you”, era stata ritenuta intrinsecamente volgare, idonea a turbare il pubblico di riferimento e, pertanto, contraria al buon costume.
La decisione dell’EUIPO veniva confermata dapprima dalla Quinta Commissione di Ricorso e, successivamente, dalla sentenza del Tribunale dell’Unione Europa del 24 gennaio 2018 (T-69/17). La Constantin Produktion ricorreva pertanto alla Corte di Giustizia contestando anzitutto l’erronea interpretazione dell’articolo 7, comma primo, lettera f) del Regolamento operata dal Tribunale, nonché come l’esame svolto dal Tribunale, per verificare se il marchio fosse in contrasto con il buon costume, non avesse tenuto conto di tutti gli elementi probatori allegati dalla ricorrente a dimostrazione dell’effettiva percezione del segno da parte del pubblico di riferimento.
Nell’esaminare i motivi di ricorso, la Corte di Giustizia ha definito il concetto di buon costume, definizione assente nel testo del Regolamento 207/2009. Secondo la ricostruzione della Corte, il principio può riferirsi all’insieme dei valori e norme fondamentali a cui una società aderisce tenuto conto il contesto sociale, ivi incluse le diversità culturali, religiose o filosofiche che lo caratterizzano, in un determinato momento storico.
A detta della Corte, anche l’esame volto a stabilire se un segno di cui è richiesta la registrazione come marchio dell’Unione Europea sia contrario al buon costume non potrebbe pertanto prescindere da un’analisi di tutti gli elementi specifici del contesto di riferimento per stabilire in che modo il pubblico percepisce il segno rispetto ai prodotti o i servizi oggetto della domanda di registrazione. In particolare, l’esame in questione non può limitarsi ad una valutazione astratta del marchio richiesto o di alcune sue componenti, ma vanno accertatati tutti gli elementi allegati dal richiedente a dimostrazione che il marchio non sia percepito dal pubblico di riferimento come contrario al buon costume ovvero che l’utilizzo dello stesso non sia percepito come contrario ai valori e alle norme sociali della società.
Rileva la Corte come nel caso di specie, in astratto, il pubblico di riferimento, ossia il pubblico di lingua tedesca, potrebbe associare la parte del marchio “Fack Ju” all’espressione “fuck you” la quale, seppure non più generalmente usata con sole finalità di allusione sessuale, incarnerebbe sentimenti di rabbia e rancore e sarebbe pertanto contraria al buon costume. Tuttavia, la Corte stabilisce che l’esame sulla contrarietà al buon costume ai fini della registrabilità di un segno non potrà ridursi ad un esame in astratto. Nel caso in esame, occorre infatti considerare in concreto tutti i numerosi elementi di fatto allegati dalla richiedente, tra cui il grande successo della produzione cinematografica nel pubblico di lingua tedesca, la circostanza che detto vasto pubblico non avesse sollevato alcuna critica al titolo della commedia, le prove che il film fosse stato accessibile ad u pubblico di giovani e che persino il Goethe Institute (istituto culturale tedesco attivo nel mondo per la diffusione della conoscenza della lingua tedesca) aveva usato il film per fini didattici. Tutti questi elementi suggeriscono come il pubblico di riferimento tedesca non percepisca l’espressione oggetto della domanda di registrazione come contrario alla comune morale e, quindi, al buon costume.
Secondo la Corte, L'EUIPO ed il Tribunale dell’Unione Europea non avevano tenuto sufficientemente conto degli elementi allegati a riprova dell’effettiva percezione da parte del pubblico di riferimento dell’espressione "Fack Ju Göhte”. La Corte di Giustizia ha pertanto annullato sia la sentenza del Tribunale UE sia la decisione dell'EUIPO ritenendo che avessero effettuato un’interpretazione e un’applicazione erronea dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera f), del regolamento n. 207/2009 e pertanto annullando la decisione impugnata.
L’Ufficio Europeo per la tutela della proprietà intellettuale dovrà quindi nuovamente pronunciarsi sulla richiesta di registrazione avanzata dalla Constantin Film.
Di questo autore: « Il Tribunale di Milano sul caso Kappa - Fake Lab: marchi identici e senza parodia!	Il mero “stoccaggio” per conto di terzi di prodotti a marchio contraffatto non è contraffazione di marchio! »

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e contrario
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