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Timestamp: 2017-03-30 21:06:22+00:00

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1 Società per Azioni Sede Legale e Direzione Generale Corso Venezia Milano Capitale Sociale ,00 i.v. Registro delle Imprese di Milano e Codice Fiscale n Albo delle Banche n Codice ABI 3267 Aderente al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e al Fondo Nazionale di Garanzia INFORMATIVA AL PUBBLICO AI SENSI DELLE NUOVE DISPOSIZIONI DI VIGILANZA PRUDENZIALE PER LE BANCHE (Circ. Banca d Italia n. 263 del 27 dicembre 2006) Data di riferimento: 31 dicembre 20132 INDICE INTRODUZIONE... 4 EVOLUZIONE REGOLAMENTARE DELLA NORMATIVA IN AMBITO PRUDENZIALE... 4 CONTENUTI DELL INFORMATIVA... 6 TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Informativa qualitativa Rischio di credito Strategie e processi per la gestione dei rischi Struttura e aspetti organizzativi Sistemi di gestione, misurazione e controllo Tecniche di mitigazione del rischio di credito Rischio di controparte Rischio di mercato Rischio operativo Rischio di concentrazione Rischio di tasso di interesse sul portafoglio bancario Rischio di liquidità Rischio residuo Rischio strategico Rischio di reputazione Rischio connesso aqll operatività verso soggetti collegati Rischio di Leva finanziaria (Leverage Ratio) TAVOLA 2 Ambito di applicazione Informativa qualitativa TAVOLA 3 Composizione del Patrimonio di Vigilanza Informativa qualitativa Informativa quantitativa TAVOLA 4 Adeguatezza patrimoniale Informativa qualitativa Informativa quantitativa TAVOLA 5 Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche Informativa qualitativa Attività finanziarie deteriorate Informativa quantitativa TAVOLA 6 Rischio di credito: informazioni relative ai portafogli assoggettati al metodo standardizzato Informativa qualitativa Informativa quantitativa TAVOLA 8 Tecniche di attenuazione del rischio Informativa qualitativa Informativa quantitativa TAVOLA 12 Rischio operativo Informativa qualitativa3 TAVOLA 13 Esposizioni in strumenti di capitale: informazioni sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario Informativa qualitativa Informativa quantitativa TAVOLA 14 Rischio di tasso di interesse sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario Informativa qualitativa Informativa quantitativa TAVOLA 15 Sistemi e prassi di remunerazione e incentivazione Informativa qualitativa Remunerazione del Consiglio di Amministrazione e del Consigliere Delegato Remunerazione dell Organo di Controllo Remunerazione del Direttore Generale e del Vice Direttore Generale Remunerazione dei Responsabili delle funzioni di controllo Remunerazione dei Dipendenti Trattamento in caso di scioglimento del rapporto o di fine mandato Informativa qualitativa Tav. 15 informazioni aggregate sulle remunerazioni4 INTRODUZIONE La struttura della regolamentazione prudenziale, definita dall Organo di Vigilanza con la Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006 Nuove disposizioni di Vigilanza prudenziale per le banche e successivi aggiornamenti si basa su tre Pilastri : il Primo Pilastro, che introduce requisiti patrimoniali specifici per fronteggiare i rischi tipici dell attività bancaria e finanziaria (di credito, di controparte, di mercato e operativi), per i quali sono previste metodologie alternative di calcolo caratterizzate da diversi livelli di complessità di misurazione e di controllo; il Secondo Pilastro, che richiede alle banche di dotarsi di una strategia e di un processo di controllo dell adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica (ICAAP Internal Capital Adequacy Assessement Process), di formalizzarli in un apposito documento, il Resoconto ICAAP, nonché di effettuare un accurata identificazione dei rischi ai quali sono esposte in relazione alla propria operatività e ai mercati di riferimento, considerando pure rischi ulteriori rispetto a quelli di Primo Pilastro; il Terzo Pilastro, che introduce gli obblighi di informativa al pubblico riguardanti l adeguatezza patrimoniale, l esposizione ai rischi delle banche e le caratteristiche generali dei relativi sistemi di gestione e controllo. Il presente documento adempie agli obblighi di trasparenza informativa nei confronti degli operatori del mercato attinenti all adeguatezza patrimoniale, all esposizione ai rischi e alle caratteristiche generali dei sistemi di gestione e controllo degli stessi previsti dal Titolo IV della Circolare 263 di Banca d Italia del 27 dicembre 2006 e successivi aggiornamenti, cosiddetto Terzo pilastro. Dal 1 gennaio 2014 l informativa al pubblico sarà disciplinata dal Regolamento UE n. 575/2013 (c.d. CRR), Parte Otto e Parte Dieci, Titoli I, capo 3 e dalle norme tecniche di regolamentazione o di attuazione emanate dalla Commissione Europea. L Informativa al pubblico si articola in 10 tavole contenenti informazioni di natura qualitativa e quantitativa, così come stabilito dall Allegato A del Titolo IV, Sezione II della Circolare n 263/2006. In conformità con quanto previsto dal Titolo IV, Capitolo 1, Sezione II, della citata Circolare, le tavole prive di informazioni non sono pubblicate. I dati forniti nelle sezioni dedicate all informativa quantitativa sono espressi in migliaia di euro. La Banca ha formalizzato le procedure volte ad assicurare il rispetto dei requisiti di informativa, la completezza, la correttezza e la veridicità delle informazioni pubblicate, valutandone l adeguatezza anche in termini di modalità e frequenza della diffusione delle informazioni. Le scelte operate dal nostro Istituto per adeguarsi ai requisiti di informativa sono state approvate dal Consiglio di Amministrazione, mentre l organo con funzione di gestione (Direttore Generale) ha il compito di adottare le misure necessarie al rispetto dei requisiti. All organo con funzione di controllo (Collegio Sindacale) compete la verifica dell adeguatezza delle procedure adottate. Il presente documento è redatto da Banca Galileo Spa e la sua pubblicazione è stata autorizzata con delibera del Consiglio di Amministrazione del 29 maggio Banca Galileo pubblica l informativa al pubblico sul suo sito internet EVOLUZIONE REGOLAMENTARE DELLA NORMATIVA IN AMBITO PRUDENZIALE In data 27 giugno 2013 sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell Unione Europea i testi del Regolamento n. 575/2013 (Capital Requirements Regulation - CRR) e della Direttiva 2013/36/UE (Capital Requirements Directive - CRD IV), che traspongono nell Unione Europea gli standard definiti dal Comitato di Basilea per la Vigilanza Bancaria (c.d. framework Basilea 3) e che costituiscono il nuovo quadro normativo di riferimento nell UE per banche ed imprese di investimento (SIM) a partire dal 1 gennaio Il Regolamento, avente efficacia diretta negli Stati membri, definisce le norme in materia di fondi propri, requisiti patrimoniali minimi, rischio di liquidità, rischio di controparte, leva finanziaria (leverage) e informativa al pubblico. 45 La Direttiva dovrà invece essere recepita negli ordinamenti nazionali e contiene disposizioni in materia di autorizzazione all esercizio dell attività bancaria, libertà di stabilimento e libera prestazione dei servizi, cooperazione fra autorità di vigilanza, processo di controllo prudenziale, metodologie per la determinazione delle riserve di capitale (buffer), disciplina delle sanzioni amministrative e regole su governo societario e remunerazioni. A conclusione di un processo di consultazione pubblica avviato nel mese di novembre, il 19 dicembre 2013 Banca d Italia ha pubblicato la Circolare 285 Disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche che dà attuazione alla nuova disciplina comunitaria operando nel contempo una revisione e semplificazione della disciplina di vigilanza delle banche. La Circolare è strutturata in tre parti: i) la prima è dedicata al recepimento in Italia della direttiva 2013/36/UE attraverso disposizioni attuative di competenza della Banca d'italia ai sensi del Testo Unico Bancario; ii) la seconda contiene l indicazione, a titolo ricognitivo, delle norme del Regolamento immediatamente applicabili unitamente all esplicitazione delle discrezionalità nazionali esercitate dall autorità italiana; iii) la terza contiene disposizioni che, seppur non armonizzate a livello europeo, sono necessarie per allineare il sistema regolamentare italiano alle migliori prassi e ai requisiti stabiliti dagli organismi internazionali. Il nuovo framework introduce diversi elementi di novità rispetto alla vigente normativa prudenziale prevedendo, in particolare: - una ricomposizione del capitale delle banche a favore di azioni ordinarie e riserve di utili (c.d. Common Equity Tier 1), al fine di accrescerne la qualità; - l adozione di criteri più stringenti per la computabilità di altri strumenti di capitale (gli attuali strumenti innovativi di capitale e le passività subordinate callable; - una maggiore armonizzazione degli elementi da dedurre, con riferimento a talune categorie di attività per imposte anticipate (Attivita fiscali differite che dipendono dalla redditivita futura e derivano da differenza temporanee, ad eccezione di quelle trasformate o trasformabili in crediti d imposta) e alle partecipazioni rilevanti in società bancarie, finanziarie e assicurative) e l inclusione parziale nel common equity degli interessi di minoranza. Le nuove regole saranno introdotte con gradualità: la nuova definizione di patrimonio di vigilanza prevede un phasingin nella maggior parte dei casi articolato su 4 anni, mentre gli altri strumenti di capitale non più conformi saranno esclusi gradualmente dall aggregato patrimoniale, utile ai fini di vigilanza, entro il Disciplina delle riserve di capitale A partire dal 1 gennaio 2014 le banche non appartenenti a gruppi bancari dovranno avere un livello di capitale di migliore qualità (Common Equity Tier 1) pari al 7% delle attività ponderate per il rischio, di cui il 4,5% a titolo di requisito minimo e il 2,5% come riserva di conservazione del capitale. Sono state previste, già a partire dal 1 gennaio 2014, misure di conservazione che prevedono, nel caso di mancato rispetto del requisito combinato di riserva di capitale (pari alla somma delle varie riserve di capitale applicabili), l applicazione di limiti alle distribuzioni (dividendi, remunerazioni variabili, acquisto azioni proprie, ecc.) e l obbligo di dotarsi di un piano di conservazione del capitale che indichi le misure che si intendono adottare per ripristinare il livello di capitale necessario a mantenere le riserve di capitale richieste. Disposizioni transitorie in materia di fondi propri Nell ambito delle modalità attuative della disciplina contenuta nel CRR vengono precisate le scelte di competenza dell Autorità di Vigilanza relative al regime transitorio per l applicazione delle disposizioni in materia di Fondi Propri. In particolare, nel contesto della nuova definizione dei Fondi Propri, l art. 35 del CRR prevede il divieto di applicare i filtri prudenziali volti a eliminare, totalmente o parzialmente, i profitti o le perdite non realizzati/e sulle attività o passività valutate al fair value in bilancio. Pertanto, relativamente alle attività classificate in bilancio alla voce 40 - Attività finanziarie disponibili per la vendita (Available for sale - AFS), il CRR prevede l eliminazione dei corrispondenti filtri prudenziali (simmetrici o asimmetrici, a seconda dei casi). A seguito del perdurare della crisi del debito sovrano in Europa e tenuto conto del processo di radicale revisione dell attuale principio di riferimento in materia di strumenti finanziari, lo IAS 39, nel pacchetto legislativo di CRR/CRD IV è stata introdotta una deroga che prevede la possibilità di neutralizzare gli impatti sui Fondi Propri delle variazioni di fair value degli strumenti finanziari classificati in AFS, qualora tali strumenti siano rappresentativi di esposizioni verso Amministrazioni centrali dell Unione Europea. La citata deroga rientra nella discrezionalità delle Autorità di Vigilanza nazionali e può essere applicata sino all adozione da parte della Commissione di un regolamento che omologhi l IFRS 9, il principio internazionale d'informativa finanziaria che sostituirà lo IAS 39. 56 La Circolare 285 prevede il mantenimento in vigore in via opzionale del filtro prudenziale su utili e perdite non realizzati relativi a esposizioni verso Amministrazioni centrali dell Unione Europea classificate nel portafoglio AFS. Sulla base di quanto previsto nell atto di emanazione della Circolare 285, l opzione, che doveva essere esercitata entro il 31 gennaio 2014 e applicata a tutti i titoli AFS della specie detenuti, è irrevocabile. La Banca, già con delibera del Consiglio di Amministrazione del 29 giugno 2010, stabilì di aderire all opzione di sterilizzazione, applicabile alle sole plusvalenze e minusvalenze rilevate a partire dal 1 gennaio 2010, introdotta dalla Banca d Italia con il Provvedimento in materia di filtri prudenziali al patrimonio di vigilanza del 18 maggio Banca Galileo ha confermato, nella seduta del 30 gennaio 2014, di non includere, in alcun elemento dei Fondi Propri, profitti o perdite non realizzati, relativi alle esposizioni verso le Amministrazioni centrali classificate nella categoria Attività finanziarie disponibili per la vendita (AFS) dello IAS 39 approvato dall UE. Informativa al pubblico Dal 1 gennaio 2014, l informativa al pubblico sarà regolata dal CRR, Parte Otto e Parte Dieci, Titoli I, Capo 3 e dalle norme tecniche di regolamentazione o di attuazione emanate dalla Commissione Europea per disciplinare: - i modelli uniformi per la pubblicazione delle informazioni riguardanti i fondi propri; - modelli uniformi per la pubblicazione delle informazioni riguardanti i fondi propri nel periodo a decorrere dal 1 gennaio 2014 al 31 dicembre 2021; - gli obblighi di informativa in materia di riserve di capitale; - i modelli uniformi per la pubblicazione delle informazioni riguardanti gli indicatori di importanza sistemica; - l informativa concernente le attività di bilancio prive di vincoli; - i modelli uniformi per la pubblicazione delle informazioni riguardanti la leva finanziaria (leverage ratio). CONTENUTI DELL INFORMATIVA Tavola 1 Requisito informativo generale Fornisce obiettivi e politiche di gestione per ciascuna categoria di rischio. Tavola 2 Ambito di applicazione Riporta la denominazione della banca a cui si applicano gli obblighi di informativa. Tavola 3 Composizione del patrimonio di Vigilanza Informa sulle principali caratteristiche degli elementi patrimoniali e rende noto l ammontare del patrimonio di base, del patrimonio supplementare e di terzo livello, del patrimonio di Vigilanza e degli elementi negativi di quest ultimo. Tavola 4 Adeguatezza patrimoniale Illustra sinteticamente il metodo applicato dalla banca per la valutazione dell adeguatezza patrimoniale, fornendo inoltre misura del requisito patrimoniale a fronte del rischio di credito relativo a ciascun segmento regolamentare d attività e del requisito patrimoniale a fronte dei rischi di mercato inerenti le attività del portafoglio di negoziazione a fini di Vigilanza e le altre attività. Tavola 5 Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche Fornisce ulteriori informazioni sul rischio di credito e di diluizione, oltre a dati quantitativi inerenti le esposizioni creditizie lorde totali distinte per tipologia di esposizione e controparte, la distribuzione delle esposizioni per aree geografiche e per settore economico o tipo di controparte, la distribuzione dell intero portafoglio per vita residua, le esposizioni deteriorate e le rettifiche di valore, la dinamica di queste ultime. Tavola 6 Rischio di credito: informazioni relative ai portafogli assoggettati al metodo standardizzato Elenca le agenzie esterne di valutazione del merito di credito prescelte e le classi regolamentari di attività per le quali ciascuna di esse è utilizzata; fornisce per ciascuna classe regolamentare di attività i valori delle esposizioni associati alle varie classi di merito e di quelle dedotte dal patrimonio di Vigilanza. Tavola 8 Tecniche di attenuazione del rischio 67 Descrive le principali tipologie di garanzie reali accettate, le politiche e i processi per la valutazione e la gestione delle stesse ed esplicita i tipi di garanti. Fornisce per ciascun segmento regolamentare di attività il valore delle esposizioni coperte da garanzie reali finanziarie e da altre garanzie reali e di quelle coperte da garanzie personali. Tavola 12 Rischio operativo Illustra il metodo adottato per il calcolo dei requisiti patrimoniali a fronte del rischio operativo. Tavola 13 Esposizioni in strumenti di capitale Fornisce informazioni sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario. Tavola 14 - Rischio di tasso di interesse sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario Illustra la natura del rischio di tasso di interesse, chiarendo pure la frequenza di misurazione di questa tipologia di rischio e le ipotesi di fondo utilizzate nella misurazione e gestione dello stesso. Fornisce misura dell aumento/diminuzione degli utili o del capitale economico (o di altri indicatori rilevanti) nell ipotesi di uno shock dei tassi verso l alto o verso il basso. Tavola 15 Sistemi e prassi di remunerazione e incentivazione Descrive il processo decisionale seguito per definire le politiche di retribuzione ed incentivazione della Banca e loro caratteristiche di maggior rilievo. TAVOLA 1 - Requisito informativo generale 1.1. Informativa qualitativa Per Banca Galileo il presidio del rischio è un obiettivo fondamentale. Il suo perseguimento garantisce la salvaguardia del patrimonio aziendale assicurando la massima efficacia ed efficienza del processo di creazione del valore, integra la duplice dimensione rischio-rendimento nei processi decisionali ed operativi di gestione e garantisce la coerenza dei processi operativi con le strategie, le politiche e i regolamenti interni. Il principio organizzativo che guida l individuazione degli attori coinvolti nel processo di governo dei rischi è quello della separazione delle quattro funzioni essenziali che sono: - definizione della strategia di gestione dei rischi; - misurazione e controllo dei rischi; - contenimento dei rischi entro i limiti adotatti dalla Bnaca e che verranno ricompresi nel quadro di riferimento per la determinazione della propensione al rischio della banca (Risk Appetite Framework - RAF ); - gestione dei rischi; - verifica della adeguatezza del sistema di misurazione e gestione dei rischi. In ottemperanza a quanto indicato dagli Organi di Vigilanza, Banca Galileo ha posto in essere soluzioni organizzative volte a: - assicurare la necessaria separatezza tra le funzioni operative e quelle di controllo per evitare situazioni di conflitto di interesse nell assegnazione delle competenze; - consentire di identificare, misurare, valutare e monitorare adeguatamente tutti i rischi assunti o assumibili nei diversi segmenti operativi; - stabilire attività di controllo a ogni livello operativo; - assicurare idonee procedure di reporting ai diversi livelli direzionali ai quali sono attribuite funzioni di controllo; - garantire che le anomalie riscontrate dalle unità operative, dalla funzione di revisione interna o da altri addetti ai controlli siano tempestivamente portate a conoscenza di livelli appropriati dell azienda e gestite con immediatezza. Il Consiglio di Amministrazione di Banca Galileo delibera gli orientamenti strategici e le politiche di gestione del rischio, tenendo conto della specifica operatività e provvedendo al loro riesame periodico al fine di assicurarne l efficacia nel tempo. Definisce, inoltre, le linee generali del processo di valutazione dell adeguatezza patrimoniale in relazione ai rischi assunti, ne assicura l adeguamento tempestivo in relazione a modifiche significative delle linee strategiche, dell assetto organizzativo, del contesto operativo di riferimento e promuove il pieno utilizzo delle risultanze a fini strategici e nelle decisioni d impresa. Banca Galileo S.p.A. ha recepito nei Regolamenti interni e nell Ordinamento organizzativo i meccanismi di governo societario finalizzati alla formalizzazione dei compiti e delle responsabilità degli Organi e delle Funzioni aziendali coinvolte nella gestione e nel controllo dei rischi. 78 Il complesso delle regole interne, procedure operative e strutture di controllo poste a presidio dei rischi aziendali è strutturato secondo un modello che integra metodologie di controllo a diversi livelli, tutte convergenti con gli obiettivi di assicurare efficienza ed efficacia dei processi operativi, salvaguardare l integrità del patrimonio aziendale, tutelare dalle perdite, garantire l affidabilità e l integrità delle informazioni e verificare il corretto svolgimento dell attività nel rispetto della normativa interna ed esterna. Il Sistema dei Controlli Interni si articola su tre livelli: - controlli di primo livello o controlli di linea, diretti ad assicurare il corretto svolgimento delle operazioni; i controlli sono effettuati dalle stesse strutture produttive o incorporati dalle procedure; - controlli di secondo livello o controlli sulla gestione dei rischi, affidati a unità diverse da quelle produttive; - controlli di terzo livello, affidati alla Funzione Internal Audit e finalizzati alla valutazione e verifica periodica della completezza, della funzionalità e dell adeguatezza del Sistema dei Controlli Interni. Con delibera del Consiglio di Amministrazione in data 30 ottobre 2013 è stato approvato un progetto di riorganizzazione aziendale con lo scopo di dotare la Banca di una struttura organizzativa adeguata a sostenere lo sviluppo territoriale e la crescita dei volumi previsti dal Piano strategico. Il Progetto ha previsto tra l altro la riorganizzazione del sistema dei controlli interni tenendo conto, oltre che delle indicazioni ricevute, della nuova normativa regolamentare in materia (Circolare Banca d Italia n. 263 del 27 dicembre aggiornamento). La precedente struttura organizzativa del sistema dei controlli era costituita da quattro funzioni distinte: le funzioni Antiriciclaggio, Compliance e Risk Management, a cui competevano i cosiddetti controlli di secondo livello, e la Funzione Internal Auditing, deputata ai cosiddetti controlli di terzo livello. A queste si aggiunge l Organismo di Vigilanza, istituito ai sensi del decreto legislativo n. 231 del Da un punto di vista organizzativo si è mantenuta questa suddivisione delle funzioni, pienamente in linea con quanto previsto dalla normativa di vigilanza. Si è ritenuto d altra parte necessario potenziare il presidio fornito dalle singole funzioni, in termini di risorse umane e tecniche, al fine di aumentare l efficacia e l ampiezza delle verifiche, assicurando nel contempo adeguati flussi informativi agli organi aziendali. A tal fine si è affidata l attività di internal auditing ad un soggetto esterno pur mantenendo la capacità di controllo al proprio interno e la responsabilità delle attività esternalizzate. Come referente interno della funzione esternalizzata è stato nominato un membro del Consiglio di Amministrazione, dotato dei necessari requisiti richiesti dalla normativa e senza altre cariche o deleghe operative. L attività di risk management e la relativa responsabilità è stata affidata ad una risorsa dedicata, dotata dei necessari requisiti di professionalità e competenza. Il Consiglio di Amministrazione ha ritenuto inoltre opportuno affidare la responsabilità della funzione di conformità alle norme e di antiriciclaggio ad una risorsa dotata dei necessari requisiti di professionalità e competenza, inserita in modo permanente nel personale dell Istituto. Il Consiglio di Amministrazione di Banca Galileo ha approvato in data 19 dicembre 2013 il documento Autovalutazione della situazione aziendale rispetto alle previsioni del 15 Aggiornamento della Circolare 263 del 27 dicembre 2006 di Banca d Italia Gap Analysis L autovalutazione è stata condotta da Banca Galileo sulla base di un approfondita analisi preliminare della normativa, nell ambito della quale sono stati individuati e approfonditi i singoli requisiti normativi desumibili dal documento della Banca d Italia, comprendendo pertanto sia quelli di nuova introduzione, sia quelli pre-esistenti. La Relazione di autovalutazione sintetizza gli esiti dell attività compiuta dalla Banca in merito all adeguatezza della situazione aziendale rispetto alle prescrizioni normative introdotte dal 15 aggiornamento della Circolare n. 263/2006 per individuare i conseguenti interventi necessari, tenuto conto del principio di proporzionalità e della successiva Comunicazione n del 05/07/2013 di Banca d Italia. La situazione aziendale di Banca Galileo è risultata in linea con le disposizioni di Vigilanza precedentemente emanate. Sono in corso le attività progettuali per l adeguamento, entro i termini previsti dalla Normativa, alle novità normative introdotte dal 15 aggiornamento della circolare n.263/2007. Nell ambito del sistema dei controlli, particolare rilevanza assume il Processo interno di controllo prudenziale ICAAP disciplinato dalle disposizioni di Vigilanza prudenziale per le banche, emanate dalla Banca d Italia con Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006 e successive modificazioni, applicate da Banca Galileo con decorrenza 1 gennaio9 La Banca si è dotata di un proprio Regolamento ICAAP che disciplina i ruoli, le funzioni e i processi necessari per la determinazione del livello di capitale interno adeguato a fronteggiare ogni tipologia di rischio. La predisposizione del processo ICAAP ha previsto l approvazione del modello organizzativo, l attribuzione della mission/responsabilità alle strutture coinvolte, l individuazione dei meccanismi di coordinamento tra le strutture coinvolte e i processi organizzativi. Il Regolamento ICAAP descrive gli Organi responsabili dell istituzione e del corretto funzionamento dell ICAAP e le Strutture delegate incaricate dell implementazione, dell attivazione e della gestione del processo di determinazione del capitale interno complessivo. Il processo ICAAP persegue i seguenti macro obiettivi: - individuare e misurare o, quantomeno, valutare tutti i rischi a cui la Banca è o potrebbe essere esposta; - identificare i metodi che meglio si adattano a misurare il capitale interno ed utilizzarli per rapportare il capitale complessivo al livello dei rischi; - definire gli obiettivi di adeguatezza patrimoniale, attuali e prospettici, alla luce dei rischi individuati e tenendo conto degli obiettivi strategici ed operativi che si è deciso di perseguire; - assicurare l integrità di tutto il processo di gestione (controlli interni, analisi e revisione). Gli organi sociali e le funzioni aziendali che maggiormente sono coinvolti nello svolgimento del Processo sono il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale, la Direzione Generale e tutte le singole unità operative della Banca interessate alla individuazione, alla misurazione e alla gestione dei rischi, ciascuno per quanto di propria competenza. In tema di governance, la responsabilità primaria del processo è collocata in capo agli Organi societari i quali, al fine di fronteggiare i rischi a cui la Banca può essere esposta, predispongono idonei dispositivi di governo societario e di adeguati meccanismi di gestione e controllo. Nell ambito dell ICAAP rilevante è il ruolo assegnato e svolto dalla struttura di Risk Management quale sostanziale catalizzatore dell intero processo. Essa, infatti, provvede all attivazione di tutte le fasi dell ICAAP, alla raccolta ed elaborazione di molti risultati intermedi o parziali, alla rappresentazione dei risultati conseguiti agli esponenti aziendali ed alla trasmissione della rendicontazione predisposta ed approvata dalla Banca agli Organi di Vigilanza. La Funzione Internal Auditing conduce annualmente una revisione interna dell intero processo, valutandone la solidità e la corretta applicazione del Regolamento. Infine, annualmente, il Consiglio di Amministrazione valuta l adeguatezza del processo ICAAP rispetto agli obiettivi di quantificazione del rischio e del capitale interno a loro copertura ed identifica le aree di miglioramento e le eventuali azioni correttive che la Banca intende porre in essere. La Banca, nel perseguire la propria strategia di crescita graduale e armonica, si caratterizza per un assunzione dei rischi improntata alla prudenza e alla consapevole gestione degli stessi. L attività crediti in particolare è stata da sempre ispirata all attenta selezione delle controparti e anche la gestione del patrimonio della Banca e della liquidità sono stati sinora caratterizzati da un profilo di rischio basso. Nell esercizio 2013 lo sviluppo dell attività creditizia ha continuato ad essere ispirata all'attenta selezione delle controparti. L attuale andamento dell economia non consente infatti una modifica delle politiche di erogazione del credito, che proseguirà nell ambito delle prudenti linee guida da sempre perseguite e che ci caratterizzano. Anche in presenza di un difficile quadro economico generale, Banca Galileo ha continuato a perseguire una strategia improntata allo sviluppo delle masse nella maggior tutela possibile della qualità del credito. La crescita dell attività creditizia ha fatto perno sulla conoscenza delle controparti e dei territori dove la Banca opera. E stata inoltre confermata la scelta di mantenere la concentrazione del rischio di credito su controparti selezionate evitando la frammentazione della clientela. Tale scelta operativa ha consentito di mantenere un assidua relazione e conoscenza con la clientela affidata e quindi il necessario presidio di controllo andamentale. La dotazione patrimoniale viene mantenuta, rispetto al profilo dei rischi assunti e assumibili, su dimensioni adeguate e comunque poste ben al di sopra dei requisiti regolamentari previsti. La Banca continuerà a gestire il portafoglio di proprietà, nell ambito dei parametri previsti dalle disposizioni di Vigilanza, con un profilo di basso rischio, pronta a cogliere le opportunità che il mercato saprà offrire. Sulla base degli orientamenti descritti, dell esperienza maturata e alla luce delle contingenze attuali e prospettiche del sistema economico-finanziario, la Banca ritiene di essere esposta, tra i rischi potenziali, alle fattispecie di seguito indicate: 910 - Rischio di credito (rischio di Primo pilastro): rischio che una controparte affidata non sia in grado di far fronte puntualmente e integralmente alle proprie obbligazioni, ovvero che una variazione del suo merito creditizio generi una corrispondente variazione del valore di mercato della posizione. Nell ambito del rischio di credito viene valutato anche il Rischio di trasferimento, ovverosia il rischio che una banca, esposta nei confronti di un soggetto che si finanzia in una valuta diversa da quella in cui percepisce le sue principali fonti di reddito, realizzi delle perdite dovute alle difficoltà del debitore di convertire la propria valuta nella valuta in cui è denominata l esposizione e il Rischio Paese inteso come il rischio di perdite causate da eventi che si verificano in un paese diverso dall Italia; - Rischio di controparte (rischio di Primo Pilastro): particolare sotto-categoria del rischio di credito, che si manifesta nel caso in cui la controparte di una transazione avente a oggetto determinati strumenti finanziari (pronti contro termine) risulti inadempiente prima del regolamento della transazione stessa; - Rischio di mercato (rischio di Primo Pilastro): rischio legato all operatività sui mercati riguardante gli strumenti finanziari, le valute e le merci; - Rischio operativo (rischio di Primo Pilastro): rischio di subire perdite derivanti dall inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi interni, oppure da eventi esogeni; - Rischio di concentrazione (rischio di Secondo Pilastro): rischio derivante da esposizioni verso controparti o gruppi di controparti connesse (concentrazione per singolo prenditore) o appartenenti al medesimo settore economico o alla medesima area geografica (concentrazione geografica e/o settoriale); - Rischio di tasso di interesse sul portafoglio bancario (rischio di Secondo Pilastro): rischio derivante da variazioni potenziali dei tassi di interesse; - Rischio di liquidità (rischio di Secondo Pilastro): rischio di non essere in grado di adempiere alle proprie obbligazioni alla loro scadenza o di finanziare l attivo di bilancio con la necessaria tempestività e secondo criteri di economicità; - Rischio residuo (rischio di Secondo Pilastro): rischio corrispondente all ipotesi che il processo e le tecniche utilizzate per attenuare il rischio di credito non risultino pienamente efficaci e, quindi, possano comportare l insorgere di perdite; - Rischio strategico (rischio di Secondo Pilastro): rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del capitale derivante da cambiamenti del contesto operativo o da decisioni aziendali errate, da attuazione e aggiornamento inadeguati del Piano di sviluppo, da scarsa reattività a fronte di modifiche del contesto competitivo; - Rischio di reputazione (rischio di Secondo Pilastro): rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del capitale derivante da una percezione negativa dell immagine del gruppo da parte dei soci, dei clienti, delle controparti, degli investitori, delle Autorità; - Rischio connesso all operatività verso soggetti collegati: rischio che la vicinanza di taluni soggetti ai centri decisionali della banca possa compromettere l oggettività e l imparzialità delle decisioni relative alla concessione di finanziamenti e ad altre transazioni nei confronti dei medesimi soggetti, con possibili distorsioni nel processo di allocazione delle risorse, esposizione della banca a rischi non adeguatamente misurati o presidiati, potenziali danni per depositanti e azionisti; - Rischio correlato alla normativa antiriciclaggio: nella classificazione dei rischi, quello di riciclaggio viene ricondotto prevalentemente tra quelli di natura legale e reputazionale. Il rischio legale è ricompreso nell ambito dei rischi operativi e come tale concorre alla determinazione del requisito patrimoniale previsto dal cd. primo pilastro ; il rischio reputazionale viene trattato nell ambito del cd. secondo pilastro e contribuisce, quindi, alla stima del grado di adeguatezza del capitale complessivo dell intermediario. Il rischio di riciclaggio si sostanzia nella possibilità di essere, anche inconsapevolmente, strumentalizzati per il compimento di attività illecite quali a) la conversione o il trasferimento di beni, effettuati essendo a conoscenza che essi provengono da un'attività criminosa o da una partecipazione a tale attività, allo scopo di occultare o dissimulare l'origine illecita dei beni medesimi o di aiutare chiunque sia coinvolto in tale attività a sottrarsi alle conseguenze giuridiche delle proprie azioni; b) l'occultamento o la dissimulazione della reale natura, provenienza, ubicazione, disposizione, movimento, proprietà dei beni o dei diritti sugli stessi, effettuati essendo a conoscenza che tali beni provengono da un'attività criminosa o da una partecipazione a tale attività; c) l'acquisto, la detenzione o l'utilizzazione di beni essendo a conoscenza, al momento della loro ricezione, che tali beni provengono da un'attività criminosa o da una partecipazione a tale attività; d) la partecipazione ad uno degli atti di cui alle lettere precedenti, l'associazione per commettere tale atto, il tentativo di perpetrarlo, il fatto di aiutare, istigare o consigliare qualcuno a commetterlo o il fatto di agevolarne l'esecuzione; - Rischio di Leva finanziaria (Leverage Ratio): rischio che un livello di indebitamento particolarmente elevato rispetto alla dotazione di mezzi propri renda la banca vulnerabile, rendendo necessaria l adozione di misure correttive al proprio piano industriale, compresa la vendita di attività con contabilizzazione di perdite che potrebbero comportare rettifiche di valore anche sulle restanti attività. 1011 Di seguito sono descritti obiettivi e politiche di gestione per ciascuna delle categorie di rischio elencate Rischio di credito Strategie e processi per la gestione dei rischi Per il calcolo dei requisiti patrimoniali sui rischi di credito la Banca utilizza il metodo Standardizzato, come definito dalla normativa di Vigilanza. L attività creditizia è fondata su canoni di sana e prudente gestione, di attenzione alla remunerazione del rischio e su una condotta operativa corretta ed efficiente, orientata all instaurazione di un rapporto con le controparti affidatarie basato sulla reciproca fiducia e sulla trasparenza. La positiva evoluzione dell attività creditizia ha fatto perno sulla conoscenza delle controparti e dei territori dove la Banca opera. L approfondita analisi del merito creditizio in fase di erogazione e il rigoroso monitoraggio dei rapporti da parte delle funzioni preposte, permette a Banca Galileo di perseguire una strategia improntata allo sviluppo delle masse nella maggior tutela possibile della qualità del credito, anche in presenza di un quadro economico generale che si conferma difficile. La strategia di gestione del credito è quindi improntata a un attenta selezione delle controparti fondata su una contenuta propensione al rischio e a un assunzione consapevole dello stesso, che si estrinseca: - nella valutazione attuale e prospettica della rischiosità; - nella diversificazione delle esposizioni, al fine di contenerne la concentrazione; - nel rigettare operazioni che possano pregiudicare la redditività e la solidità della Banca. La Banca ha continuato a privilegiare forme di finanziamento destinate a supportare specifiche esigenze, contenendo il più possibile gli impieghi di natura finanziaria e perseguendo una politica del credito improntata a prudenza, ricorrendo anche a garanzie collaterali funzionali alla mitigazione del rischio. In genere è escluso il finanziamento di iniziative aventi un chiaro scopo speculativo. Per talune forme di credito più specialistico, Banca Galileo si avvale dei servizi di società terze, con le quali ha stipulato accordi commerciali. Banca Galileo non opera in derivati su crediti. L attività di supporto e consulenza ai clienti si sviluppa mediante l instaurazione di un rapporto dialettico, fondato sulla trasparenza e sulla chiarezza, con l obiettivo di consolidare relazioni di lungo periodo. La dimensione raggiunta e la rilevanza delle connesse problematiche di rischio impongono una forte attenzione a tutti gli aspetti che riguardano il processo creditizio. La Banca ha definito adeguate politiche e tecniche di erogazione, gestione e monitoraggio del credito. L attività di erogazione del credito è disciplinata dal Regolamento Crediti, funzionale al corretto bilanciamento tra l esigenza di tempestività nella risposta alla domanda di credito e la rigorosa rilevazione del grado di affidabilità della clientela. La struttura dei poteri delegati è delineata con precisione. Struttura e aspetti organizzativi Il processo di gestione del credito si fonda sul coinvolgimento di diverse funzioni che presidiano, secondo le competenze attribuite, le politiche creditizie, la relazione commerciale, l istruttoria, l erogazione, la gestione delle garanzie, la revisione periodica, il monitoraggio e il presidio del rischio di credito. Il processo di erogazione del credito si svolge nel rispetto delle regole e delle autonomie fissate dal Consiglio di Amministrazione contenute nell Ordinamento organizzativo - Struttura dei poteri delegati e nel Regolamento Crediti. In particolare, il Regolamento Crediti disciplina l'istruttoria, l'erogazione, la gestione e il controllo del credito ai diversi livelli operativi della Banca. Esso riporta in particolare le norme generali per l erogazione del credito, le modalità di esercizio delle facoltà per le varie categorie di rischio, i criteri generali e le procedure di concessione, l'istruttoria e l'amministrazione dei fidi e i criteri per la gestione e la sorveglianza dei rischi. 1112 Il processo di erogazione è strutturato su livelli di autonomia distribuiti su Filiali, Area Affari, Vice Direttore Generale, Direzione Generale e Consiglio di Amministrazione in base a criteri di importo e categoria di rischio delle linee di credito. Il processo di acquisizione, valutazione, gestione, controllo e realizzo delle tecniche di attenuazione del rischio di credito è disciplinato dal Regolamento delle Garanzie. Il Regolamento ICAAP descrive gli organi responsabili della istituzione e del corretto funzionamento dell ICAAP e le strutture delegate incaricate dell implementazione e gestione del processo di determinazione del capitale a fronte del rischio di credito e, in generale, del capitale interno complessivo. I soggetti coinvolti nel processo creditizio e le principali funzioni sono: - il Consiglio di Amministrazione: approva le linee programmatiche della Banca, le strategie da adottare e le politiche in tema di erogazione del credito e delle attività sul mercato. Si assicura, al riguardo, che i compiti e le responsabilità siano allocati in modo chiaro e appropriato con particolare riguardo ai meccanismi di delega e li sottopone a revisione ove se ne ravvisi la necessità, prevede altresì strumenti di verifica dell esercizio dei poteri delegati; - il Direttore Generale: attua le strategie e le politiche stabilite dal Consiglio di Amministrazione, esercita l attività deliberativa in ambito creditizio secondo le deleghe ricevute, garantisce un efficace gestione dell operatività aziendale e dei rischi, definendo procedure di controllo adeguate. Relaziona periodicamente il Consiglio di Amministrazione sull andamento della gestione e interviene per eliminare le carenze e le disfunzioni eventualmente rilevate; - il Vice Direttore Generale: eroga il credito nell ambito delle deleghe accordate, propone al Direttore Generale l aggiornamento delle deleghe in materia di concessione creditizia, esprime il parere di merito sulle proposte di erogazione del credito di competenza degli organi superiori; - il Responsabile Area Affari: coordina l attività di analisi, concessione e gestione del credito, presidiandone la qualità e assicurando l efficacia e l efficienza dei processi di erogazione e gestione del credito. La funzione collabora al controllo dei rischi creditizi, eroga il credito nell ambito delle deleghe accordate, gestisce le posizioni anomale e sovrintende alla gestione del credito, al recupero dei rapporti a pre-contenzioso e a contenzioso; - il Servizio Segreteria Fidi-Garanzie: supporta la Filiale nell istruttoria delle pratiche di affidamento, verifica e completa quelle che superano la facoltà di delibera della Filiale esprimendo il proprio parere, cura tutti gli adempimenti concernenti la gestione automatizzata delle garanzie acquisite e il rilascio di quelle a favore di terzi. Cura il perfezionamento delle operazioni di credito speciale e di finanziamento a medio lungo termine. Collabora con l Area Affari alla gestione delle posizioni classificate, segnala le posizioni a rischio elevato, effettua un rigoroso controllo sull andamento delle posizioni anomale fino al rientro alla normalità o all eventuale classificazione tra le sofferenze, individua le posizioni che presentano criticità e promuove la classificazione a rischio anomalo delle posizioni; - la Filiale: gestisce la relazione con il cliente acquisendo la documentazione prevista per la valutazione del merito creditizio, predispone la domanda di affidamento e delibera le pratiche di sua competenza. Concorre al monitoraggio delle posizioni affidate al fine di individuare con tempestività quelle che presentano segnali di degrado e, di concerto con la Direzione, attua gli opportuni interventi; - la Funzione Internal Auditing, dal 1 gennaio 2014 esternalizzata alla società Meta S.r.l.: verifica, con riferimento a tutte le fasi del processo, il rispetto della normativa interna ed esterna; - la Funzione Risk Management: supporta la Direzione Generale nella valutazione e controllo dei rischi assunti, è la struttura delegata a realizzare il processo di determinazione del capitale interno complessivo. Essa verifica costantemente il livello di qualità del portafoglio crediti della Banca, richiedendo l intervento dell Area Affari laddove vengano rilevate anomalie andamentali o peggioramento di rating; controlla sistematicamente le anomalie e l andamento dei rischi di credito, relaziona mensilmente il Consiglio di Amministrazione e la Direzione Generale sulle posizioni che presentano sconfinamenti e sui dati delle posizioni incagliate e delle sofferenze; relaziona con cadenza semestrale il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale e la Direzione Generale sulle attività svolte; verifica il rispetto dei massimali per i grandi rischi, controlla i rischi di credito per gli esponenti aziendali e verifica il rispetto delle disposizioni concernenti la revisione periodica delle pratiche di fido; - la Funzione Compliance: nell ambito delle deleghe previste, identifica nel continuo le norme applicabili alla Banca e valuta l impatto sui processi aziendali proponendo modifiche organizzative e procedurali finalizzate ad assicurare adeguato presidio dei rischi di non conformità identificati. Nell analisi e nella gestione del credito l obiettivo principale della Banca è quello di avere piena cognizione della rischiosità delle concessioni e di assicurarsi, per quanto possibile, che l evoluzione delle operazioni non dia luogo a eventi inattesi sotto il profilo patrimoniale ed economico. 1213 La struttura destinata al presidio delle funzioni di erogazione del credito rende omogenei i processi valutativi del merito creditizio e di governo dei processi di erogazione. Gli schemi di delega adottati prevedono poteri nel complesso contenuti per le figure decentrate. I momenti di istruttoria e delibera e di revisione delle linee di credito sono regolamentati da un iter istruttorio e deliberativo in cui intervengono i diversi organi competenti; tali fasi sono supportate e controllate dalla procedura che consente la verifica (da parte di tutte le funzioni preposte alla gestione del credito) delle posizioni affidate. In sede di istruttoria, per le richieste di affidamenti in base all entità, la valutazione, anche prospettica, si struttura su più livelli e si basa prevalentemente su dati tecnici e sull approfondimento della specifica situazione economico-patrimoniale della controparte e dei suoi garanti. L iter istruttorio delle pratiche vede in genere il coinvolgimento iniziale del Responsabile della Filiale che intrattiene il rapporto con la clientela. Tutto il processo di concessione si avvale di strumenti informatici; in particolare, l istruttoria della richiesta avviene mediante la pratica elettronica di fido che comprende i dati economico-patrimoniali e le informazioni di tipo qualitativo/andamentale sulla clientela affidata e sul settore in cui quest ultima opera. Sistemi di gestione, misurazione e controllo I controlli di linea o di primo livello, finalizzati all individuazione, misurazione, gestione e monitoraggio del rischio di credito, sono svolti dal Responsabile della Filiale con il supporto di strumenti informatici utilizzati in fase sia di assunzione dei rischi che di gestione e monitoraggio della relazione. La Banca adotta, ai fini di supporto dell attività creditizia e di controllo andamentale, un sistema di rating interno chiamato Credit Rating System, che è un sistema integrato di valutazione del merito creditizio del cliente e prevede la classificazione della clientela in un numero di classi in linea con la normativa di Vigilanza, in funzione del diverso grado di rischio associato alla clientela analizzata (Privati consumatori, Small Business, PMI, Corporate, Finanziarie e Istituzioni). Il Credit Rating System classifica gli affidati in bonis in otto classi di rating (dalla AAA, la migliore, alla CC, la peggiore sotto controllo ), riservando tre ulteriori classi ai crediti in default ( C+ per gli inadempimenti persistenti - i crediti scaduti/sconfinati da 90 giorni - C per gli incagli e D per le sofferenze). L attribuzione del rating ad ogni cliente avviene attraverso i seguenti moduli di analisi: - analisi dell andamento del rapporto presso la Banca; - analisi dell andamento del cliente presso il sistema (fatta sulla base dati di Centrale dei Rischi); - analisi di bilancio; - analisi settoriale sviluppata con due diverse modalità in relazione al segmento di clientela da analizzare: - analisi dei tassi di decadimento settoriale diffusi da Banca d Italia; - analisi dei microsettori con individuazione dell I.S.E.F. (indicatore della situazione economico finanziaria del settore). Il rating dipende esclusivamente dalle caratteristiche della controparte ed è indipendente da eventuali garanzie acquisite. Ogni modulo di analisi produce uno scoring che rappresenta la valutazione del cliente relativamente a quel singolo aspetto analizzato. Il sistema di valutazione, attraverso un insieme di parametri di derivazione statistica, perviene a valutazioni di dettaglio riguardanti i diversi aspetti sopramenzionati. Il calcolo del rating finale è il risultato congiunto dei giudizi scaturiti dall analisi oggettiva delle informazioni di base. Al valore di rating attribuito viene affiancata la probabilità di default (PD) e il tasso di perdita in caso di insolvenza o loss given default (LGD). La procedura elabora una probabilità di default generica a 12 mesi per ogni classe di rating intesa come rapporto tra il numero delle posizioni andate in default nel corso dell anno ed il numero di affidati ad inizio periodo. La probabilità di insolvenza (default) del singolo cliente è misurata quantitativamente dalla perdita che la Banca potrebbe subire al verificarsi dell inadempimento. Il rischio di perdita viene quantificato attraverso la correlazione dei tre elementi fondamentali di misurazione del rischio per singola contropartita: - PD (Probability of Default) = in che percentuale dei casi si rischia la perdita; - LGD (Loss Given Default) = quanto sarà la perdita all atto del default; - EAD (Exposure at Default) = su quale esposizione effettiva si sosterrà la perdita. 1314 La disponibilità di tali fattori di rischio, consente una valutazione del profilo di rischio completa, contribuendo a migliorare il patrimonio informativo a supporto del processo del credito. I valori di PD e LGD consentono altresì la determinazione della perdita attesa, che rappresenta una stima della presumibile perdita associata all esposizione creditizia, e che costituisce, in quanto elemento di costo, supporto nella determinazione degli accantonamenti prudenziali. Parallelamente alle valutazioni ottenute vengono raccolti in via automatica i giudizi assegnati da primaria agenzia internazionale di rating, in particolare per l esposizione nei confronti di governi centrali. Banca Galileo adotta le cosiddette PD Consortili, ricavate cioè dai tassi di insolvenza degli ultimi 3 anni su clientela di classe omogenea delle banche clienti dell outsourcer informatico. Il sistema viene attualmente utilizzato come supporto informativo all attività istruttoria, per il calcolo delle svalutazioni collettive ai fini IAS e per il controllo andamentale. Una volta suddivise le esposizioni in diverse classi ( portafogli ), a seconda della natura della controparte ovvero delle caratteristiche tecniche del rapporto o delle modalità di svolgimento, vengono applicati a ciascun portafoglio, tenendo conto dell effetto delle tecniche di attenuazione del rischio di credito (CRM), i coefficienti di ponderazione previsti dalla normativa. Ai fini del monitoraggio del rischio di credito Banca Galileo utilizza il software "Credit Capital Manager-CCM", fornito dall'outsourcer informatico, che consente, tra l altro, di analizzare l'assorbimento patrimoniale evidenziando il requisito patrimoniale richiesto a fronte delle esposizioni soggette al rischio di credito e aggregate sulla base di varie dimensioni di analisi quali classe di analisi, tipo rapporto, etc.. La Funzione Risk Management, funzione organizzativa in staff alla Direzione Generale, ha la funzione di supportare la Banca nella valutazione e controllo dei rischi assunti, tra cui il rischio di credito. La Funzione verifica la qualità del portafoglio crediti, monitorando le anomalie, gli sconfinamenti e l andamento dei rischi di credito. Il processo creditizio prevede inoltre, nelle singole fasi che lo compongono, una serie di controlli indirizzati alla mitigazione dei rischi. Particolare attenzione è dedicata al rispetto dei limiti alla concentrazione del rischio di credito della singola controparte finanziata o del gruppo di clienti tra cui sussistono connessioni di carattere giuridico o economico e del rispetto dei limiti previsti per l ammontare complessivo delle esposizioni di maggior importo. La normativa richiede espressamente che al rispetto dei limiti quantitativi fissati si uniscano strumenti volti ad assicurare la buona qualità dei crediti in considerazione degli effetti che l'insolvenza del grande prenditore può avere sulla solidità patrimoniale della banca. Banca Galileo ha funzioni e strutture in grado di valutare il merito creditizio dei gruppi e dei singoli prenditori. Sono in uso specifiche modalità di istruttoria dei grandi rischi che prevedono l acquisizione e l analisi dei bilanci consolidati, delle situazioni intermedie, schemi di gruppo e organigrammi. La fase di istruttoria, diretta all accertamento dei presupposti di affidabilità attraverso la valutazione del merito creditizio dei richiedenti, prevede l esame della coerenza delle caratteristiche dell operazione rispetto alle finalità del finanziamento, la verifica dell idoneità di eventuali garanzie a coprire il rischio di un mancato rimborso, l economicità dell intervento creditizio. La decisione in merito alla concessione dell affidamento è presa dai competenti organi deliberanti, in sede di erogazione, valutando attentamente tutte le informazioni emerse durante l iter istruttorio, nonché ogni ulteriore elemento di giudizio eventualmente disponibile. Al fine di un maggiore presidio del rischio di credito, gli organi deliberanti esaminano regolarmente il rating attribuito. Le linee di credito sono rese operative dopo la comunicazione e l accettazione del cliente, e messe a disposizione del prenditore solo ad avvenuto perfezionamento di quanto previsto nella delibera, avuto riguardo in particolare all acquisizione delle garanzie previste e alla loro verifica in termini di idoneità e correttezza. Successivamente alla concessione, le posizioni fiduciarie, indipendentemente dalla loro entità, vengono assoggettate a un riesame periodico, o revisione, volto ad accertare la persistenza delle condizioni di solvibilità del debitore e degli eventuali garanti, la qualità del credito, la validità e il grado di protezione delle relative garanzie e la remuneratività del rapporto in relazione al profilo di rischio riscontrate in sede di istruttoria e considerate ai fini dell erogazione dei finanziamenti. In tale ambito, particolare importanza viene riservata all esame delle cause che hanno comportato eventuali variazioni del rating. Le revisioni sono portate all attenzione del competente organo di delibera. 1415 Il monitoraggio del credito e delle garanzie viene esercitato attraverso l osservazione costante dell affidabilità delle controparti e la periodica verifica circa la persistenza dei requisiti generali e specifici e il valore delle protezioni acquisite, al fine di assicurarne piena ed efficace escutibilità in caso di insolvenza del debitore. Le attività di monitoraggio sono esperite al fine di appurare precocemente l insorgere di sintomi negativi e porre in atto con la massima tempestività ed efficacia le azioni necessarie a prevenirne l ulteriore deterioramento. Intervengono nel processo di monitoraggio ordinario il Servizio Segreteria Fidi - Garanzie e l Area Affari. La Segreteria Fidi - Garanzie si occupa del sistematico controllo delle posizioni di rischio, intervenendo per la rimozione di eventuali anomalie che dovessero manifestarsi. Le posizioni affidate sono sottoposte a sorveglianza e monitoraggio al fine di cogliere tempestivamente l insorgere o il persistere di eventuali anomalie. Tale attività viene svolta in primis dal Responsabile della Filiale che, intrattenendo i rapporti diretti con la clientela, è in grado di percepire immediatamente eventuali segnali di deterioramento o anomalia. L analisi mensile di un eventuale peggioramento del rating o il verificarsi di anomalie andamentali inducono la Segreteria Fidi - Garanzie a segnalare l anomalia al Responsabile della Filiale che provvede a intervenire sui singoli rapporti dandone riscontro agli organi di Direzione. Le posizioni che presentano sconfinamenti sono oggetto di quotidiano monitoraggio e valutazione da parte del Responsabile di Filiale, della Segreteria Fidi Garanzie, del Risk Management e della Direzione Generale. In capo a quest ultima sono concentrate le autonomie per le quotidiane autorizzazioni previste da specifica procedura informatica. Nelle fasi di istruttoria, erogazione e monitoraggio si effettuano i controlli in ordine alla concentrazione dei rischi con riferimento alle esposizioni verso controparti o gruppi di controparti cui sussistono connessioni di carattere giuridico e/o economico, così come regolamentato. Particolare attenzione è volta al rispetto della disciplina sui grandi rischi intesi quali esposizioni di importo pari o superiore al 10% del patrimonio di Vigilanza diretta a limitare i rischi di instabilità derivanti dall inadempimento di un cliente singolo o di un gruppo di clienti connessi verso cui la Banca è esposta in misura rilevante rispetto al patrimonio di Vigilanza. Le posizioni a rischio unico sono verificate attentamente e si utilizzano i previsti collegamenti di gruppo che consentono il rispetto delle autonomie di delibera e delle soglie prudenziali previste. A tal fine si utilizzano schemi di gruppo e organigrammi che consentono di meglio evidenziare le connessioni esistenti e i rischi unici previsti. In sede di istruttoria e di delibera si verifica attentamente il rispetto dei limiti individuali in ordine ai finanziamenti di importo rilevante che, secondo la disciplina vigente di Vigilanza, costituiscono grandi rischi. In ottemperanza al contenuto normativo dell art. 136 del D.Lgs. n. 385/1993 così come modificato dalla legge 28 dicembre 2005, n. 262, sono stati assunti gli adempimenti atti ad assicurare il rispetto delle disposizioni. Il corretto censimento dei gruppi di clienti connessi (posizioni a rischio unico) è di fondamentale importanza per l esatta individuazione delle autonomie deliberative, per il controllo del rischio di credito, per il rispetto della concentrazione dei rischi e per l invio di corrette segnalazioni all Organo di Vigilanza. Questa attività è oggetto di specifica normativa interna che disciplina le modalità, i processi e le funzioni coinvolte nel corretto censimento a rischio unico delle posizioni. Banca Galileo adotta regole di comportamento che consentono la possibilità di conoscere i grandi rischi, valutarne la qualità, seguirne l andamento nel tempo. Vengono raccolti periodicamente i flussi informativi che consentono di aggiornare l archivio elettronico preposto a garantire l individuazione, il censimento e il monitoraggio dei soggetti coinvolti dalla disciplina, mediante apposito censimento anagrafico. L attribuzione di tale categoria anagrafica impone, come organo minimo deliberante, il Consiglio di Amministrazione. Banca Galileo ha adottato, in data 26 giugno 2012, il Regolamento in materia di operazioni con Soggetti Collegati con cui sono individuati i criteri e le regole cui attenersi per assicurare la trasparenza e la correttezza, sostanziale e procedurale, delle operazioni con Soggetti Collegati. Il Regolamento, con delibera del Consiglio di Amministrazione dell 8 marzo 2013, è stato oggetto di adeguamento, per renderlo conforme alla legge 221/2012 modificativa dell art. 136 del Testo Unico Bancario. 1516 La disciplina delle operazioni con parti correlate mira a presidiare il rischio che la vicinanza di taluni soggetti ai centri decisionali della banca possa compromettere l oggettività e l imparzialità delle decisioni relative alla concessione di finanziamenti e ad altre transazioni nei confronti dei medesimi soggetti, con possibili distorsioni nel processo di allocazione delle risorse, esposizione della banca a rischi non adeguatamente misurati o presidiati, potenziali danni per depositanti e azionisti. Il primo presidio è costituito dai limiti prudenziali per le attività di rischio nei confronti dei soggetti collegati. Il rispetto dei limiti prudenziali alle attività di rischio verso soggetti collegati deve essere assicurato in via continuativa. La banca valuta i rischi connessi con l operatività verso soggetti collegati (di natura legale, reputazionale o di conflitto d interesse), se rilevanti per l operatività aziendale, nell ambito del processo interno di valutazione dell adeguatezza patrimoniale (ICAAP); in particolare, nei casi di superamento dei limiti prudenziali per cause indipendenti da volontà o colpa della banca, ad integrazione delle iniziative previste nel piano di rientro tiene conto delle eccedenze nel processo di determinazione del capitale interno complessivo. Il regime transitorio disposto dal 9 aggiornamento del 12 dicembre 2011 della Circolare n. 263 ha previsto che le posizioni in essere alla data di emanazione dell aggiornamento che risultano ancora eccedenti alla data del 31 dicembre 2012 devono essere ricondotte nei limiti prudenziali entro, di regola, il 31 dicembre Le eventuali eccedenze di carattere straordinario che dovessero ancora sussistere a quella data contribuiranno alla determinazione del capitale interno complessivo. Il secondo presidio prevede apposite procedure deliberative al fine di preservare la corretta allocazione delle risorse e tutelare adeguatamente i terzi da condotte espropriative. A tal fine il Regolamento adottato dalla Banca prevede specifiche procedure applicabili alle operazioni con Soggetti Collegati e definisce gli assetti organizzativi e le norme operative previste per tali operazioni. Il Regolamento, in particolare, individua le operazioni con Soggetti Collegati definendo quelle di Maggiore Rilevanza, di Minor Rilevanza, di Importo Esiguo, Ordinarie, con esponenti aziendali (art. 136 TUB), urgenti, e operazioni di competenza dell assemblea. Nel definire le procedure di compimento di operazioni con Soggetti Collegati, il Regolamento prevede le modalità di censimento anagrafico dei soggetti e di tenuta del Registro dei Soggetti Collegati. Banca Galileo ritiene che la misura massima delle attività di rischio verso Soggetti Collegati ritenuta accettabile, con riferimento alla totalità delle esposizioni verso i soggetti collegati, sia pari al Patrimonio di Vigilanza, comunque nel rispetto dei limiti prudenziali previsti dalla disciplina nei confronti dei singoli soggetti. Il presidio dei profili di rischio viene perseguito in tutte le fasi gestionali che caratterizzano la relazione fiduciaria. Le normative interne disciplinano le varie tipologie di crediti anomali, le modalità per il trasferimento delle posizioni in bonis ad attività deteriorate, nonché gli Organi Aziendali che hanno facoltà di autorizzare il passaggio tra le diverse classificazioni di credito. Si definiscono attività finanziarie deteriorate le attività che ricadono nelle categorie delle sofferenze, delle partite incagliate, delle esposizioni ristrutturate o delle esposizioni scadute e/o sconfinanti, deteriorate secondo le regole definite dall Organo di Vigilanza. Queste attività sono soggette a valutazioni analitiche ai fini di bilancio. La Segreteria Fidi - Garanzie effettua il monitoraggio sistematico del portafoglio crediti, operando diversi controlli delle posizioni, soprattutto di quelle che denotano una maggiore rischiosità per la presenza di indici di deterioramento rilevati dall analisi sia dei bilanci delle aziende che dei dati andamentali relativi ai rapporti stessi. Particolare attenzione viene posta agli sconfinamenti e alle posizioni con morosità superiore ai 30 giorni. La classificazione a incagli delle posizioni viene disposto dagli organi delegati dal Consiglio di Amministrazione che definiscono anche l ammontare degli accantonamenti da effettuare. Gli stessi Organi deliberanti dispongono l eventuale ritorno in bonis delle posizioni. Particolare attenzione è posta ai criteri previsti dall Organo di Vigilanza per l individuazione dei c.d. incagli oggettivi. Le posizioni classificate a incaglio vengono controllate sistematicamente da parte della Segreteria Fidi - Garanzie che, in collaborazione con l Area Affari, gestisce i rapporti classificati al fine di presidiare al meglio le ragioni creditorie della Banca. La Funzione Risk Management controlla sistematicamente il livello di qualità del portafoglio crediti. I crediti che presentano una situazione di obiettiva difficoltà che possa essere prevedibilmente rimossa in un congruo periodo di tempo vengono classificati a incaglio. I crediti anomali possono ritornare in bonis a seguito del venir meno dei motivi che ne hanno determinato la classificazione a crediti deteriorati. Le rettifiche di valore sono apportate nel pieno rispetto della normativa e secondo principi di assoluta prudenza. 1617 In particolare i crediti deteriorati classificati nelle diverse categorie di rischio in base alla normativa emanata dalla Banca d Italia sono oggetto di un processo di valutazione analitica; l ammontare della rettifica di valore di ciascun credito è pari alla differenza tra il valore di bilancio dello stesso al momento della valutazione (costo ammortizzato) ed il valore attuale dei previsti flussi di cassa futuri. Ai fini della determinazione del valore attuale dei flussi, gli elementi fondamentali sono rappresentati dall individuazione degli incassi stimati, dalle relative scadenze o dalla tempistica di rientro prudenzialmente stimata e del tasso di attualizzazione da applicare. Qualora al credito da classificare sia applicato un tasso d interesse variabile, il tasso di attualizzazione utilizzato al fine di determinare la perdita è pari al tasso di interesse in essere sul rapporto al momento della classificazione, ovvero alla media ponderata dei tassi di interesse in essere sulle diverse forme di utilizzo dei rapporti riferiti alla medesima controparte al momento della classificazione. I flussi di cassa relativi a crediti il cui recupero è previsto entro il breve termine (12 mesi) non vengono attualizzati. La valutazione del portafoglio crediti deteriorati è puntualmente aggiornata durante tutte le fasi di gestione del recupero del credito in funzione dei mutamenti in fatto ed in diritto. I valori di I valori di presumibile realizzo ed i tempi di recupero sono stati stimati tenendo conto delle azioni concordate con la clientela e, per le posizioni sottoposte a procedure giudiziali, delle indicazioni espresse dalle controparti in sede di richiesta di ammissione alle procedure. La Banca gestisce il recupero dei crediti in sofferenza per il tramite di studi legali esterni. Gli organi delegati hanno valutato attentamente i crediti deteriorati definendo svalutazioni analitiche fondate su elementi oggettivi e ispirate a principi di prudenza. Con cadenza semestrale viene approntato dalla Funzione Risk Management e sottoposto all approvazione del Consiglio di Amministrazione un documento, denominato Evoluzione qualità del credito, che riporta l analisi del portafoglio impieghi dell Istituto. Ogni trimestre viene sottoposto al Consiglio di Amministrazione un report che riporta l elenco degli affidamenti concessi dalle funzioni aziendali delegate La realizzazione delle attività di stress test per il rischio di credito secondo l approccio standard viene effettuato tramite le analisi di sensitività, valutando l impatto sulle attività di rischio ponderate (Risk-Weighted Asset) delle seguenti componenti che concorrono a determinare la ponderazione delle singole posizioni: esposizione, garanzie finanziarie, garanzie ipotecarie, tassi di insolvenza. Sulla base dei driver individuati si costruiscono una serie di stress test sugli scenari scelti: scenari di operatività ordinaria con peggioramento del tasso di insolvenza, scenari di crisi interna e scenari di crisi che interessano tutto il mercato. Annualmente viene redatta redatta la Rendicontazione ICAAP, sottoposta a delibera del Consiglio di Amministrazione e inoltrata ai competenti Organi di Vigilanza; con periodità semestrale viene misurato, insieme agli altri rischi cui è esposta la Banca, il rischio di credito, eseguite le prove di stress e valutata l esposizione complessiva dell istituto in rapporto al proprio patrimonio. Tecniche di mitigazione del rischio di credito La Banca utilizza lo strumento delle garanzie per mitigare il rischio di credito e ha adottato, con riferimento alle Nuove Disposizioni di Vigilanza Prudenziale per le banche Circolare Banca d Italia n.263 del 27 dicembre 2006 e successivi aggiornamenti, il metodo semplificato. Le garanzie reali più utilizzate sono quelle ipotecarie e pignoratizie su denaro e titoli. Le garanzie personali (per la maggior parte fideiussioni) sono per lo più rilasciate da persone fisiche e da società produttive il cui merito creditizio, oggetto di specifica valutazione, è considerato di livello adeguato anche se non di per sé determinante alla concessione del credito. La presenza delle garanzie è tenuta in considerazione per la ponderazione degli affidamenti complessivi concedibili a un cliente o a un gruppo giuridico e/o economico cui appartiene. 1718 Al valore di stima delle garanzie reali, così come previsto dal regolamento crediti, sono applicati scarti prudenziali commisurati alla tipologia degli strumenti di copertura prestati. Il valore delle garanzie reali su strumenti finanziari quotati su mercati regolamentari rappresenta una parte residuale del valore complessivo delle garanzie e viene monitorato mediante aggiornamento dei valori di mercato al fine di verificare il rispetto degli scarti previsti. Le garanzie contrattuali raccolte sono predisposte secondo schemi contrattuali consolidati verificandone l opponibilità ai terzi, l escutibilità e l assenza di condizioni di operatività. La Banca è dotata di un processo in grado di assicurare l efficiente gestione e la puntuale valutazione degli immobili vincolati in via reale. Inoltre, anche al fine di adempiere alle disposizioni di Vigilanza, viene effettuata una periodica rivalutazione del valore degli stessi ricorrendo a fornitore esterno che utilizza metodi statistici, mentre per i mutui ipotecari la cui esposizione residua risulta superiore al 5% del patrimonio di Vigilanza viene aggiornata la perizia nei termini previsti dalla normativa. Il valore delle garanzie reali su strumenti finanziari, quotati sui mercati regolamentati, viene automaticamente rivalutato, con cadenza giornaliera e sulla base dei prezzi di listino, allo scopo di verificare, rispetto all affidamento accordato, il permanere della situazione di copertura iniziale e permettere, al venire meno di tale condizione, il tempestivo esame dei gestori. La Banca non dispone di accordi di compensazione relativi a operazioni in bilancio e fuori bilancio. Banca Galileo non utilizza strumenti derivati o assicurativi per ridurre il rischio di credito. Nell ambito del rischio di credito l atto di emanazione della Circolare 285 di Banca d Italia (entrata in vigore dal 1 gennaio 2014), pubblicato nel Bollettino di vigilanza di dicembre 2013, richiede di prendere in considerazione anche il rischio di trasferimento ed il rischio paese, valutandone la materialità del rischio già per l esercizio ICAAP Il rischio di trasferimento è il rischio che una banca, esposta nei confronti di un soggetto che si finanzia in una valuta diversa da quella in cui percepisce le sue principali fonti di reddito, realizzi delle perdite dovute alle difficoltà del debitore di convertire la propria valuta nella valuta in cui è denominata l esposizione. Il Rischio di trasferimento viene esaminato in sede di istruttoria fidi dagli organi coinvolti e dagli organi deliberanti in sede di valutazione del rischio di credito. Non vi sono linee di credito accordate a soggetti non residenti e non risultano clienti affidati esposti a tale rischio. Il rischio paese è il rischio di perdite causate da eventi che si verificano in un paese diverso dall Italia. Il concetto di rischio paese è più ampio di quello di rischio sovrano in quanto è riferito a tutte le esposizioni indipendentemente dalla natura delle controparti, siano esse persone fisiche, imprese, banche o amministrazioni pubbliche. Anche il Rischio paese è oggetto di esame in sede di istruttoria e delibera di affidamenti. Non risultano posizioni esposte in misura rilevabile a tale rischio Rischio di controparte Il rischio di controparte è una particolare fattispecie del rischio di credito che genera una perdita se le transazioni poste in essere con una determinata controparte hanno un valore positivo al momento dell insolvenza. A differenza del rischio di credito generato da un finanziamento, dove la probabilità di perdita è unilaterale, in quanto essa è in capo alla sola Banca erogante, il rischio di controparte crea, di regola, un rischio di perdita di tipo bilaterale. Infatti, il valore di mercato della transazione può essere positivo o negativo per entrambe le controparti. I fattori di ponderazione sono quelli previsti per il rischio di credito. Il trattamento prudenziale del rischio di controparte si applica, allo stato attuale dell operatività della Banca, alle fattispecie di pronti contro termine passivi. Per la misurazione del rischio di controparte Banca Galileo ha scelto di adottare il metodo Semplificato. 1819 A presidio dell'attività di gestione del portafoglio Banca Galileo ha adottato il Regolamento Finanza che prevede limiti di composizione del portafoglio di proprietà e, conseguentemente, limiti nell utilizzo dei titoli sottostanti ai pronti contro termine. La Banca non opera in opzioni o derivati Rischio di mercato E previsto l'obbligo per le banche di rispettare in via continuativa requisiti patrimoniali per i rischi generati dalla operatività sui mercati riguardanti gli strumenti finanziari, le valute e le merci. Per il calcolo dei requisiti patrimoniali sui rischi di mercato la Banca utilizza il metodo Standardizzato, come definito dalla normativa di Vigilanza. Il rischio di mercato è rappresentato dalle perdite potenziali che possono derivare da oscillazioni sfavorevoli dei prezzi di mercato sul portafoglio titoli non immobilizzato, da una sfasatura temporale del periodo di ridenominazione dei tassi tra le attività e le passività fruttifere e dalle variazioni dei cambi sulle componenti denominate in valute estere. I rischi di mercato che interessano l attività sono quelli di rischio di posizione (generico e specifico), rischio di regolamento e rischio di concentrazione per quanto riguarda il portafoglio di negoziazione a fini di Vigilanza e, con riferimento all intero bilancio, il rischio di cambio. Non vi sono posizioni aperte su merci. Nel corso del 2013, il portafoglio titoli di negoziazione, interamente liquidato nel corso del precedente esercizio, è stato movimentato in misura marginale, l operatività ha riguardato unicamente la sottoscrizione e la vendita nel breve periodo successivo di titoli di stato a tasso fisso. La gestione del portafoglio titoli di proprietà è stata indirizzata a strumenti finanziari classificabili nella categoria Disponibili per la vendita (AFS) (attività finanziarie disponibili per la vendita). In tale portafoglio confluiscono i titoli di proprietà che la Banca acquisisce nell ambito della mera attività di tesoreria e non di trading. L assorbimento patrimoniale legato a tali attività viene calcolato nel rischio di credito. Il suddetto comparto rappresenta un portafoglio di investimenti che seppur non posseduti sino alla scadenza ( non immobilizzato ) non sono destinati a una imminente vendita, in quanto non detenuti per contribuire alla gestione della liquidità nel breve termine. Vi rientrano pertanto gli strumenti finanziari che rappresentano un investimento temporaneo ma non momentaneo di liquidità, non finalizzati a lucrare un margine dalla negoziazione nel breve termine e, nel contempo, non destinati a permanere fino alla scadenza nel patrimonio della Banca. Il rischio di posizione esprime il rischio che deriva dall'oscillazione del prezzo dei valori mobiliari per fattori attinenti all'andamento dei mercati e alla situazione della società emittente. Il rischio di posizione, calcolato con riferimento al portafoglio di negoziazione a fini di Vigilanza della Banca, comprende due distinti elementi: a) il rischio generico, che si riferisce al rischio di perdite causate da un andamento sfavorevole dei prezzi della generalità degli strumenti finanziari negoziati. La metodologia utilizzata da Banca Galileo al fine del calcolo del rischio generico su titoli di debito è il metodo per scadenza. Con tale metodo, il requisito patrimoniale per il rischio generico sui titoli di debito è determinato sulla base di un sistema di misurazione del rischio di tasso d'interesse che prevede il calcolo della posizione netta relativa a ciascuna emissione e la successiva distribuzione, distintamente per ciascuna valuta, in fasce temporali di vita residua. Esso è dato dalla somma dei valori delle posizioni residue e delle posizioni compensate, queste ultime ponderate secondo le modalità previste. b) il rischio specifico, che consiste nel rischio di perdite causate da una sfavorevole variazione del prezzo degli strumenti finanziari negoziati dovuta a fattori connessi con la situazione dell'emittente. Il requisito patrimoniale per il rischio specifico sui titoli di debito viene calcolato come segue: le posizioni nette in ciascun titolo del portafoglio di negoziazione a fini di Vigilanza, calcolate conformemente alle disposizioni sulla compensazione preventiva, sono suddivise in categorie omogenee, in funzione della natura dell'emittente o obbligato, della presenza di strumenti di attenuazione del rischio, della eventuale valutazione esterna o interna del merito di credito e delle durate residue. 1920 Il requisito patrimoniale per il rischio di posizione su titoli di capitale risulta dalla somma dei requisiti previsti dalla normativa. Il requisito a fronte del rischio di regolamento viene calcolato sulle posizioni del portafoglio di negoziazione a fini di Vigilanza non ancora liquidate dopo lo scadere della data di consegna dei titoli di debito, dei titoli di capitale, delle merci oppure degli importi di denaro dovuti. Le transazioni in titoli di debito, titoli di capitale, contratti derivati, valute e merci non ancora regolate dopo la loro data di scadenza espongono la banca al rischio di perdita derivante dal mancato regolamento della transazione. Sono esclusi dalla presente disciplina i contratti di pronti contro termine attivi e passivi, nonché le operazioni di assunzione o concessione di titoli o di merci in prestito. Il requisito patrimoniale a fronte del rischio di concentrazione si riferisce a quelle posizioni del portafoglio di negoziazione a fini di Vigilanza che determinano il superamento del "limite individuale di fido". Tale requisito è calcolato in base alle posizioni di rischio del portafoglio di negoziazione a fini di vigilanza che hanno determinato il superamento del suddetto limite. Le attività di rischio che rientrano nel portafoglio di negoziazione a fini di vigilanza della Banca non sono prese in considerazione ai fini del rispetto della disciplina. Le banche possono superare il limite individuale di fido purché rispettino le condizioni previste dalla normativa. Il rischio di cambio rappresenta il rischio di subire perdite per effetto di avverse variazioni dei corsi delle divise estere su tutte le posizioni detenute dalla banca indipendentemente dal portafoglio di allocazione. Il rischio di posizione su merci rappresenta il rischio di subire perdite patrimoniali sulle posizioni in merci. La Banca ha adottato il Regolamento Finanza che delinea tra l altro le strategie di gestione del portafoglio di proprietà, definendo limiti al valore complessivo del portafoglio, limiti al rischio di concentrazione, limiti di rischio di tasso (duration) e limiti di rischio emittente. Le stringenti indicazioni definite nella politica di gestione del portafoglio approvata dal Consiglio di Amministrazione riducono notevolmente i rischi assumibili con particolare riguardo al rischio di posizione, generico e specifico, al rischio di concentrazione e di cambio. Le posizioni relative al portafoglio di negoziazione sono oggetto di segnalazione periodica alla Direzione Generale. In sede di redazione dei report, le posizioni vengono attivamente controllate sulla base di informazioni provenienti da fonti di mercato. La Banca effettua la valutazione al fair value (valore corrente) delle posizioni allocate nel portafoglio di negoziazione a fini di Vigilanza in base a sistemi di misurazione sperimentati. La valutazione in base ai prezzi di mercato implica una valutazione giornaliera delle posizioni in base a prezzi di chiusura prontamente disponibili provenienti da fonti indipendenti. Viene svolta anche una verifica indipendente dei prezzi mediante consultazione di quotidiani specialistici o provider. Giornalmente l Area Finanza predispone per la Direzione Generale il report relativo alla tesoreria della Banca su cui viene dettagliata la composizione del portafoglio suddivisa per titolo, valore nominale, prezzo di carico, prezzo di mercato e plusvalenza/minusvalenza. Il Regolamento Finanza prevede anche, per quanto riguarda il rischio di concentrazione, limiti operativi e procedure per la definizione del rischio complessivo sommato agli eventuali rischi in essere di credito. La Funzione Risk Management verifica il rispetto dei limiti previsti dal regolamento interno Rischio operativo Per il calcolo dei requisiti patrimoniali sul rischio operativo la Banca utilizza il metodo Base (Basic Indicator Approach, BIA) con il quale il requisito patrimoniale è calcolato applicando un coefficiente regolamentare ad un indicatore di volume di operatività aziendale, individuato nel margine di intermediazione. Il rischio operativo è definito come il rischio di subire perdite derivanti da inadeguatezze, malfunzionamenti o carenze nei processi interni o nei sistemi, da comportamenti delle risorse umane, o derivanti da eventi esterni. 20 Vedere altro
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 art. 136
 art. 136
 art. 34
 ART. 4
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