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Timestamp: 2019-09-15 12:49:30+00:00

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Consigio di Stato, sez IV ric 52 / 2016 - testo integrale Sentenza
Consigio di Stato, sez IV ric 52 / 2016
Trasparenza · internet · derivati · finanza · banche · investimenti · accesso · pubblica amministrazione · civile · accesso atti amministrativi
fonte:https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=SCXUMEUFIK5RG6TEFQBYJWUDQA&q=
"5. ' Viceversa, l'appello e' da condividere, laddove e' diretto contro la condanna alle spese di giudizio di primo grado.
Infatti, sul punto la statuizione del TAR non puo' essere condivisa, e cio' per due ordini di ragioni. Il primo: e' stata l'inerzia del Ministero intimato a provocare la lite, su un'iniziativa d'accesso che lo stesso TAR ha definito «' ispirata all'apprezzabile fine di svolgere attivita' di informazione a vantaggio della pubblica opinione'», dunque non pretestuosa. Il secondo: l'infondatezza della pretesa azionata discende non ictu oculi, ma da una vicenda in se' normativamente complessa e connotata da arresti di giurisprudenza e da avvisi della dottrina non univoci e tuttora in divenire, inerenti ad aspetti seri e delicati a rilevanza costituzionale. Per l'una ragione e per l'altra, quindi, sussistevano fin dall'inizio i giustificati motivi per compensare integralmente dette spese, donde la riforma della sentenza appellata sul punto. "
"E ancora diversi sono i presupposti che disciplinano l'accesso ai sensi del decreto legislativo n. 97 del 2016, che svincola il diritto di accesso da una posizione legittimante differenziata (art. 5 del decreto n. 33 del 2013 nel testo novellato) e, al contempo, sottopone l'accesso ai limiti previsti dall'articolo 5 bis. In tal caso, la P.A. intimata dovra' in concreto valutare, se i limiti ivi enunciati siano da ritenere in concreto sussistenti, nel rispetto dei canoni di proporzionalita' e ragionevolezza, a garanzia degli interessi ivi previsti e non potra' non tener conto, nella suddetta valutazione, anche le peculiairta' della posizione legittimante del richiedente.
In conclusione, l'appello e' da respingere per la non dimostrata sussistenza, nel caso di specie, da parte dell'appellante di una posizione legittimante ai sensi e nei termini di cui alla legge n. 241. "
della sentenza del TAR Lazio ' Roma, sez. III, n. 13250/2015, resa tra le parti e concernente il diniego di accesso agli atti su contratti finanziari in derivati tra lo Stato e taluni istituti di credito;
Relatore alla camera di consiglio del 14 luglio 2016 il Cons. Silvestro Maria Russo e uditi altresi', per le parti, l'avv. Belisario e l'Avvocato dello Stato Tortora;
1. ' Il dott. Guido Romeo assume d'esser giornalista e data business editor del periodico Wired, per il quale cura vari articoli ed inchieste sulla finanza pubblica.
In tal sua qualita', in data 23 marzo 2015, egli ha chiesto al Ministero dell'economia e delle finanze di accedere ed estrarre copia di «' tutti i contratti ISDA Master Agreement, Master Service Agreement e Mandate Agreement, ' 'contratti in derivati', relativi Term Sheet e qualsiasi altro documento connesso, attualmente in essere'» tra l'Italia e diciannove istituti di credito stranieri. In subordine, egli ha chiesto d'accedere ai «' 13 contratti in derivati attualmente in vigore tra lo Stato italiano' e banche e istituti finanziari', per i quali e' ancora presenta la clausola di recesso anticipato'». Tanto perche' la testata Wired, tenuto conto sia dell'inchiesta parlamentare in corso e dell'attualita' di esso, ha deciso di «' avviare un'inchiesta giornalistica' sul tema'». A suo dire, sussiste l'interesse ad accedere ai documenti stessi per esercitare il diritto di cronaca ex art. 21 Cost., mentre questi «' sono necessari al fine di divulgare informazioni di utilita' sociale' (e) ' non sono tra quelli considerati riservati'» da tal P.A.
2. ' Il Ministero e' rimasto inerte sull'istanza attorea.
Sicche' il dott. Romeo ha adito il TAR Lazio, a seguito del silenzio cosi' serbato e con il ricorso n. 6692/2015 RG, al fine d'accedere ai citati documenti e di accertare e dichiarare il proprio diritto ad ottenerne l'ostensione e l'esibizione ex art. 116, c. 4, c.p.a. Il dott. Romeo, premettendo cenni su tali contratti in derivati tra Stato e istituti finanziari e sulla trasparenza dei dati sulla spesa pubblica, deduce l'assenza di divieti, nella fonte primaria e nel combinato disposto dell'art. 7 del DM 5 gennaio 2012 e dell'art. 3 del DM 13 ottobre 1995 n. 561, all'accesso di tali atti o alla loro divulgazione.
L'adito TAR, con sentenza n. 13250 del 24 novembre 2015, ha respinto la pretesa attorea, con la condanna alle spese di lite. In particolare, il TAR ha ritenuto che: a) 'la posizione di giornalista del dott. Romeo e l'interesse dei potenziali lettori ad una maggior informazione sui contratti in derivati non sono elementi sufficienti a fondare una legittimazione qualificata all'accesso; b) ' l'effetto di tale divulgazione e' pregiudizievole sulle attivita' in derivati, con svantaggio competitivo di Stato ed istituti nel mercato relativo.
3. ' Appella quindi il dott. Romeo, con il ricorso in epigrafe, deducendo l'erroneita' dell'impugnata sentenza per: A) ' non aver riconosciuto, in capo a lui, un interesse rilevante e differenziato a tal accesso (strumentale alla liberta' d'informazione garantita e riconosciuta agli organi di stampa) nonche' in considerazione degli obblighi di buona fede e di collaborazione cui e' tenuta la P.A. verso il privato; B) ' la falsa rappresentazione dei fatti di causa, essendo stato chiesto un numero delimitato di atti (individuati in modo specifico secondo quanto gia' reso pubblico in esito a detta indagine parlamentare), non preordinato ad un controllo generalizzato dell'attivita' amministrativa; C) ' l'illegittimita' del diniego tacito circa taluni affermati e non dimostrati effetti pregiudizievoli sulle attivita' in derivati; D) ' l'illegittima condanna alle spese di lite. Resiste in giudizio il Ministero intimato, che insiste per il difetto di legittimazione dell'appellante all'accesso e per l'infondatezza del presente gravame.
All'udienza camerale del 14 luglio 2016, su conforme richiesta delle parti, il ricorso in epigrafe e' assunto in decisione dal Collegio.
4. ' L'appello e' fondato limitatamente alla statuizione sulle spese del giudizio, per il resto non potendo esser condiviso, anche se la sentenza del Tribunale amministrativo merita, in punto di motivazione, le precisazioni che si esporranno.
Per quanto riguarda le controdeduzioni dell'Amministrazione appellata, si rammenti che, nel caso in esame, l'odierno appellante ha agito a seguito del silenzio serbato dalla P.A. sulla sua istanza d'accesso. Sicche' non dura fatica il Collegio a reputare l'assunto della difesa erariale, sullo scopo dell'accesso per svolgere un controllo generalizzato dell'azione amministrativa e sull'effetto pregiudizievole dell'eventuale ostensione dei richiesti contratti in derivati sul mercato relativo, nulla piu' che un argomento difensionale. Ma cio' si risolve nella inammissibile 'secondo ricevuti princi'pi- sostituzione d'un concreto provvedimento di diniego, mai emanato, con uno scritto difensivo che, volto a surrogare una inespressa volonta' della P.A., che potrebbe pure avere opinioni piu' articolate al riguardo.
Per altro verso, con riguardo a quanto deduce l'appellante, e' ben noto al Collegio, ma altrettanto non pertinente ai presenti fini, l'arresto di questo Consiglio (cfr. Cons. St., V, 17 marzo 2015 n. 1370), secondo cui «' il diritto di accesso ' e' collegato a una riforma di fondo dell' Amministrazione, ispirata ai principi di democrazia partecipativa, della pubblicita' e trasparenza dell'azione amministrativa desumibili dall'art. 97 Cost., che s'inserisce a livello comunitario nel piu' generale diritto all'informazione dei cittadini rispetto all'organizzazione e alla attivita'' amministrativa quale strumento di prevenzione e contrasto sociale ad abusi e illegalita''», poiche' nella specie si controverte non sulla ratio generale dell'accesso, ma della sua utilizzabilita' da parte dell'appellante nella concreta situazione per cui e' causa e nel contesto normativo della legge n. 241, invocato dall'appellante medesimo.
Invero, il punto centrale della presente controversia e' e resta, avendo voluto l'appellante adoperare proprio lo strumento ex artt. 22 e ss. della l. 7 agosto 1990 n. 241 deducendo la propria liberta' di informarsi per informare, la soggezione del diritto di accesso, come ivi delineato, alle stringenti regole cola' previste e, quindi, la legittimazione dell'appellante al loro uso e, di conseguenza, ai rimedi che l'ordinamento appresta a garanzia di questo.
Di cio' il TAR ha dato buona contezza, laddove ha precisato che, se fosse «' sufficiente l'esercizio dell'attivita' giornalistica ed il fine di svolgere un'inchiesta' su una determinata tematica per ritenere, per cio' solo, il richiedente autorizzato ad accedere a documenti in possesso' (della P.A.) ', sol perche' genericamente riconducibili all'oggetto di detta 'inchiesta', si finirebbe per introdurre una sorta di inammissibile azione popolare sulla trasparenza dell'azione amministrativa che la normativa sull'accesso non conosce'».
4.2 In altri termini, l'istanza di accesso proposta in via amministrativa dall'appellante e la conseguente domanda giudiziale vanno valutate, per saggiare la legittimita' del diniego (rectius: silenzio) opposto dall'Amministrazione alla luce dell'invocato disposto normativo, senza poter prendere in considerazione la successiva evoluzione della disciplina normativa in materia di trasparenza delle pubbliche amministrazioni e di conoscenza dei relativi atti.
Non sfugge al Collegio come dottrina e giurisprudenza abbiano svolto un'opera di ridefinizione della formula dell'art. 21 Cost., giungendo a configurare una liberta' di cronaca ed una piu' ampia liberta' d'informare. Cio' ha comportato da tempo il consolidamento dell'autonomia della liberta' di informazione, in se' e rispetto alla liberta' di opinione e di stampa, ma soprattutto la maturazione della differenza tra profilo attivo e profilo passivo della liberta' stessa. In particolare, per quel che qui concerne, il primo profilo si sostanzia nella liberta' d'informare (cioe' di comunicare e diffondere idee e notizie), il secondo, che attiene ai destinatari dell'informazione, si specifica nella liberta' di esser informati, ma, si badi, come mero risvolto passivo della liberta' d'informare, oltre che nella liberta' di accedere alle informazioni.
L'elaborazione piu' significativa, cui ha dato luogo l'interpretazione evolutiva dell'art. 21 Cost., si rinviene senz'altro sul profilo passivo della liberta' d'informazione.
Al riguardo, l'attenzione s'e' incentrata anzitutto sulle posizioni soggettive inerenti alla liberta' di informarsi, con particolare riguardo sia all'interesse a ricevere le notizie in circolazione e non coperte da segreto o da riservatezza, sia all'interesse a ricercare le notizie. Tralasciando il primo interesse, poiche' esula dall'oggetto del presente giudizio, piu' complessa e' la fisionomia dell'interesse a ricercare le notizie, che l'appellante in sostanza ha azionato in questa sede. V'e', per vero, una stretta interdipendenza tra quell'interesse e l'attivita' di chi divulga le informazioni, tant'e' che la giurisprudenza, anche antica, di questa Sezione si e' espressa (cfr. Cons. St., IV, 6 maggio 1996 n. 570; cfr., piu' di recente, id., 22 settembre 2014 n. 4748) sulla posizione qualificata e differenziata degli organi di stampa (e, quindi, dei giornalisti) circa la conoscenza (del contenuto) degli atti detenuti dalla P.A. Si richiama, da ultimo, anche il nuovo approdo «' dell'ordinamento comunitario in subjecta materia circa una compiuta evoluzione verso una societa' dell' informazione e della conoscenza (cfr. Direttiva 2003/98/CE) '».
4.3 Tuttavia, se e' vera la relazione giuridica tra chi informa e chi viene informato, non solo non si puo' legittimamente predicare l'esistenza d'un diritto soggettivo in capo ai destinatari tale addirittura da condizionare la posizione di chi informa pure nei contenuti e nel risultato, ma non si ravvisa, nel corpo dello stesso art. 21 Cost., il fondamento di un generale diritto di accesso alle fonti notiziali, al di la' del concreto regime normativo che, di volta in volta e nell'equilibrio dei molteplici e talvolta non conciliabili interessi in gioco, regolano tal accesso.
In altre parole, occorre evitare ogni generalizzazione sul rapporto tra diritto d'accesso e liberta' di informare. Il nesso di strumentalita' tra le due figure, che pure esiste, si sostanzia non gia' reputando, come fa l'appellante, il diritto di accesso qual presupposto necessario della liberta' d'informare, ma nel suo esatto opposto. È il riconoscimento giuridico di questa che, in base alla concreta regolazione del primo, diviene il presupposto di fatto affinche' si realizzi la liberta' d'informarsi.
Sicche', come ha a suo tempo detto la Sezione, e' pur vero che «' in linea di principio non si puo' equiparare la posizione di una testata giornalistica o di un operatore della stampa a quella di un qualunque soggetto giuridico per quanto attiene al diritto di accesso ai documenti amministrativi'». Tuttavia, «' occorre' pur sempre tener presente l'ambito soggettivo e quello oggettivo prescritti dalla legge entro i quali va riconosciuta la tutela sottesa all'accesso, presupponendo' un interesse personale e concreto, strumentale all'accesso'». Pertanto «' non e' consentito dilatare l'ambito applicativo della normativa garantista di cui al citato art. 22 della legge n. 241'».
Cio' non significa che v'e' un diniego generale al diritto di accesso alle fonti per l'informazione, ne' che il diritto ad essere informati si esaurisca nella liberta' d'informarsi come mero risvolto fattuale della liberta' d'informare.
Vuol dire piuttosto che va condotta un'indagine circa la consistenza della situazione legittimante all'accesso e che la relativa valutazione va articolata a seconda della disciplina normativa di riferimento, che varia in significative parti sia con riguardo ai caratteri della posizione legittimante (l'interesse 'diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata' di cui alla legge n. 241), sia dei vari presidi che la legge pone verso l'accesso generalizzato (non collegato, cioe', ad un interesse qualificato e differenziato o comunque volto a un controllo diffuso sull'attivita' dei pubblici poteri). In particolare sul versante dei rapporti con i pubblici poteri, il legislatore non sconta limiti generali nel prevedere in favore dei cittadini una serie piu' o meno ampia di diritti ad essere informati, come avviene, per esempio, con le regole di pubblicita' ex art. 29 del Dlg 14 marzo 2013 n. 33.
E' fondamentale sottolineare, al riguardo, che l'evoluzione della legislazione in materia, che pure e' via via sempre piu' aperta alle esigenze di trasparenza dell'azione pubblica, ha portato a configurare le diverse forme di accesso piu' che a guisa di un unico e globale diritto soggettivo di accesso agli atti e documenti in possesso dei pubblici poteri, come un insieme di sistemi di garanzia per la trasparenza, tra loro diversificati pur con inevitabili sovrapposizioni. Sicche' s'avra' una maggiore o minore estensione della legittimazione soggettiva, a seconda della piu' o meno diretta strumentalita' della conoscenza, incorporata negli atti e documenti oggetto d'accesso, rispetto ad un interesse protetto e differenziato, diverso dalla mera curiosita' del dato, di colui che esprime si' il bisogno di accedere, ma con le modalita' previste dalla specifica disciplina normativa invocata.
In altri termini, e' da considerare che il sistema nel suo complesso da' luogo a vari tipi d'accesso, con diverse finalita' e metodi d'approccio alla conoscenza ed altrettanti livelli soggettivi di pretesa alla trasparenza dei pubblici poteri. Tali livelli, nel sistema della legge n. 241 'che costituisce il parametro normativo di riferimento nel presente giudizio- saranno piu' ampi quando riguardano la partecipazione di un soggetto ad un procedimento amministrativo (art. 7, c. 1; art. 8, c. 2, lett. b; art. 10, lett. a) della l. 241/1990) o ad un processo amministrativo gia' in atto (art. 116, c. 2, c.p.a.: cfr., p. es., Cons. St., III, 14 marzo 2013 n. 1533), oppure quando l'accesso riguardi «' documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici'» (art. 24, c. 7 della legge n. 241); ma richiederanno pur sempre, nel sistema della legge n. 241, una posizione legittimante nei termini richiesti da quella disciplina. È allora ben chiaro che il diritto d'accesso ex legge n. 241 agli atti amministrativi non e' connotato da caratteri di assolutezza e soggiace, oltre che ai limiti di cui all'art. 24 della l. 241/1990, alla rigorosa disamina della posizione legittimante del richiedente, il quale deve dimostrare un proprio e personale interesse (non di terzi, non della collettivita' indifferenziata) a conoscere gli atti e i documenti richiesti. Come si e' detto, il diritto di cronaca e' presupposto fattuale del diritto ad esser informati ma non e' di per se' solo la posizione che legittima l'appellante all'accesso invocato ai sensi della legge n. 241.
Ne' sembri tutto cio' in contrasto con la c.d. 'societa' dell'informazione' cui a livello europeo tende (cfr. considerando n. 2) la dir. n. 2003/98/CE, poiche', al di la' dell'enfasi cosi' manifestata, tale fonte comunque non esclude, nei ben noti ed ovvi limiti di ragionevolezza e proporzionalita', regimi nazionali che possano delimitare l'accesso anche con riferimento alla titolarita' di una posizione legittimante).
Diversi sono i presupposti che connotano i casi di c.d. 'accesso civico' ex art. 5 del Dlg 33/2013 (anche nel testo previgente alla novella del 2016), che tuttavia presuppongono la sussistenza di un obbligo di pubblicazione (cfr. funditus Cons. St., VI, 20 novembre 2013 n. 5515).
E ancora diversi sono i presupposti che disciplinano l'accesso ai sensi del decreto legislativo n. 97 del 2016, che svincola il diritto di accesso da una posizione legittimante differenziata (art. 5 del decreto n. 33 del 2013 nel testo novellato) e, al contempo, sottopone l'accesso ai limiti previsti dall'articolo 5 bis. In tal caso, la P.A. intimata dovra' in concreto valutare, se i limiti ivi enunciati siano da ritenere in concreto sussistenti, nel rispetto dei canoni di proporzionalita' e ragionevolezza, a garanzia degli interessi ivi previsti e non potra' non tener conto, nella suddetta valutazione, anche le peculiairta' della posizione legittimante del richiedente.
In conclusione, l'appello e' da respingere per la non dimostrata sussistenza, nel caso di specie, da parte dell'appellante di una posizione legittimante ai sensi e nei termini di cui alla legge n. 241.
5. ' Viceversa, l'appello e' da condividere, laddove e' diretto contro la condanna alle spese di giudizio di primo grado.
Infatti, sul punto la statuizione del TAR non puo' essere condivisa, e cio' per due ordini di ragioni. Il primo: e' stata l'inerzia del Ministero intimato a provocare la lite, su un'iniziativa d'accesso che lo stesso TAR ha definito «' ispirata all'apprezzabile fine di svolgere attivita' di informazione a vantaggio della pubblica opinione'», dunque non pretestuosa. Il secondo: l'infondatezza della pretesa azionata discende non ictu oculi, ma da una vicenda in se' normativamente complessa e connotata da arresti di giurisprudenza e da avvisi della dottrina non univoci e tuttora in divenire, inerenti ad aspetti seri e delicati a rilevanza costituzionale. Per l'una ragione e per l'altra, quindi, sussistevano fin dall'inizio i giustificati motivi per compensare integralmente dette spese, donde la riforma della sentenza appellata sul punto.
6. ' L'appello va accolto in tali limiti, ma la complessita' della questione e la parziale soccombenza suggeriscono l'integrale compensazione, tra le parti, pure delle spese del presente giudizio.
Cosi' deciso in Roma, nella Camera di consiglio del 14 luglio 2016, con l'intervento dei sigg. Magistrati:
L'ESTENSOREIL PRESIDENTESilvestro Maria RussoFilippo Patroni Griffi
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 art. 29
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 art. 10
 art. 5
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