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Timestamp: 2014-04-23 19:41:13+00:00

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Home Search this site: Alimenti per il coniuge Ammontare e durata del contributo di mantenimento a favore del coniuge in caso di divorzio Alimenti per il coniuge
Caso 266, 1 luglio 2011
Data creazione: 1 luglio 2011
Data modifica: 1 luglio 2011
Carattere vincolante delle convenzioni tra coniugi, alimenti dopo il divorzio ed esigibilità del consumo di sostanza, pagamento di interessi per pretese di scioglimento del regime dei beni Alimenti per il coniuge
Caso 228, 2 novembre 2009
L'art. 140 CC prevede che la convenzione sugli effetti del divorzio è giuridicamente valida soltanto se omologata dal Giudice. Essa deve figurare nel dispositivo della sentenza. Questa norma si applica a tutte le convenzioni concernenti le conseguenze patrimoniali al divorzio, in particolare relativamente agli alimenti, la liquidazione del regime matrimoniale e la regolamentazione di debiti tra coniugi, indipendentemente se contratti prima o dopo la procedura di divorzio, prima o dopo il matrimonio. Ciò vale anche per una convenzione sull'equa indennità prevista dall'art. 165 cpv. 1 e 2 CC, pretesa che d'altra parte deve essere fatta valere al più tardi con la procedura di divorzio (DTF 123 III 433, consid. 4b e 4c).Per contro l'art. 140 CC non si applica ai rapporti giuridici speciali esistenti tra coniugi, segnatamente per quei rapporti giuridici sviluppatisi indipendentemente dallo statuto matrimoniale delle parti, nel senso che avrebbero potuto essere creati tra chiunque altri; in effetti ad es. secondo l'art. 165 cpv. 3 CC l’indennità prevista non può essere pretesa se i contributi straordinari sono stati prestati in base a un contratto di lavoro, di mutuo o di società o in base a un altro rapporto giuridico. Tuttavia in caso di divorzio i coniugi decidono frequentemente di liquidare anche questi rapporti di dare e avere e, qualora fosse il caso, tali aspetti vanno comunque regolati prima di passare alla liquidazione del regime matrimoniale (cfr. sentenza TF 5C.171/2006 del 13 dicembre 2006, consid. 7.1 e 5C.87/2003 del 19 giugno 2003, consid. 4.1).Nel caso concreto i coniugi hanno sottoscritto una convenzione che contemplava tra l'altro anche il destino della società in nome collettivo da loro originariamente costituita e ciò nell'ambito di una liquidazione globale dei loro rapporti di dare e avere anche concernenti la liquidazione del regime matrimoniale. In questo caso, tenuto conto che l'accordo globale concerneva tutti questi elementi, i quali sono tra di loro interdipendenti, destinati a liquidare i rapporti patrimoniali tra i coniugi, anche se non hanno tutti la loro origine nel diritto matrimoniale, l'accordo deve essere sottoposto a omologazione da parte del Giudice, compresa la clausola relativa all'indennità che la moglie riceverà a seguito delle sue pretese sulla società in nome collettivo costituita con il marito (sentenza TF 5C.114/2003 del 4 dicembre 2003, consid. 2.2).
Una convenzione prodotta al Giudice nell'ambito di una richiesta comune di divorzio ai sensi degli art. 111 CC e 112 CC deve essere confermata dai coniugi dopo il termine di riflessione di due mesi a contare dalla loro audizione da parte del Giudice; pertanto è liberamente revocabile. Al contrario, le convenzioni prodotte al Giudice nell'ambito di una domanda unilaterale di divorzio ex art. 114 CC e 115 CC sono vincolanti per i coniugi: essi non possono revocarle unilateralmente, ma possono domandare al Giudice di non omologarle (sentenza TF 5C.270/2004 del 14 luglio 2005, consid. 3.2 in fine).Ai sensi dell'art. 140 cpv. 2 CC, prima di omologare la convenzione, il Giudice si assicura che i coniugi l’abbiano conclusa di loro libera volontà e dopo matura riflessione e che la medesima sia chiara, completa e non manifestamente inadeguata.L'omologazione sottostà dunque a cinque condizioni cumulative:- la matura riflessione dei coniugi;- la loro libera volontà;- il carattere chiaro della convenzione;- il carattere completo della convenzione;- l'assenza di una manifesta inadeguatezza ("inéquitable" nel testo francese e "unangemessen" in quello tedesco).Sulla condizione relativa alla "completezza della convenzione" cfr. ad es. anche DTF 129 III 417, consid. 2.1.1 in fine.Per verificare l'esistenza di un' "inadeguatezza manifesta" il Tribunale federale precisa che occorre comparare la soluzione prevista in convenzione con quanto sarebbe stato deciso dal Giudice senza la convenzione; se la soluzione prevista in convenzione presenta una differenza immediatamente riconoscibile per rapporto ad una eventuale decisione giudiziaria e si diparte dalla regolamentazione legale senza che sussistano considerazioni di equità, allora deve essere considerata come manifestamente inadeguata (cfr. anche sentenze TF 5C.163/2006 del 3 novembre 2006, consid. 4.1 e 5C.270/2004 del 14 luglio 2005, consid. 5.4.2); come per la lesione (art. 21 CO) occorre una sproporzione manifesta tra ciò che è attribuito a ciascun coniuge; il Giudice conserva un ampio margine di apprezzamento.Nel caso concreto il valore del bene è stato stimato dai periti privati scelti dalle parti, in esecuzione della convenzione da loro firmata, in CHF 500'000.00 ca., mentre il perito giudiziario ha indicato un valore di ca. CHF 414'000.00: tenuto conto di questa importante discrepanza, dato che alla moglie spetta la metà della differenza (o CHF 250'000.00 ca. o CHF 207'000.0 ca.), il Tribunale federale ha considerato che la convenzione fosse manifestamente inadeguata e dunque non suscettibile di omologazione ai sensi dell'art. 140 CC.
Per quanto concerne gli alimenti il Tribunale federale ricorda in questa sentenza i principi alla base del calcolo ex art. 125 CC (ossia per il periodo posteriore la pronuncia del divorzio). Ha ricordato che se la sostanza è risparmiata allo scopo previdenziale, si può pretendere dal debitore alimentare, così come pure dal creditore alimentare, che la consumi per mantenersi dopo l'età pensionabile (DTF 128 III 7, consid. 3.1.2 e DTF 128 III 257, consid. 3.).Nel caso concreto alla pronuncia del divorzio entrambi i coniugi avevano raggiunto l'età pensionabile; il marito tuttavia lavorava ancora. Avendo esercitato un'attività indipendente e non avendo accumulato averi di secondo pilastro, i coniugi hanno accumulato un'importante sostanza ai fini previdenziali. Ora, indipendentemente dal fatto che il marito lavori ancora, tenuto conto che l'art. 125 cpv. 1 CC prevede che solo se non si può ragionevolmente pretendere che un coniuge provveda da sé al proprio debito mantenimento, inclusa un’adeguata previdenza per la vecchiaia, l’altro coniuge gli deve un adeguato contributo di mantenimento, vista l'importante sostanza di cui possiede la moglie (vari milioni di franchi) si può pretendere che la medesima la consumi, tenuto conto che l'ha accumulata con lo scopo previdenziale, senza poter chiedere anche alimenti all'ex marito: il principio dell'indipendenza economica nel caso concreto prevale siccome la moglie è in grado di mantenere il suo tenore di vita con i propri mezzi economici.
Rifiuto di pagamento del contributo alimentare - grave reato contro l'obbligato Alimenti per il coniuge
Caso 216, 3 maggio 2009
Espongo qui di seguito le considerazioni più importanti del Tribunale d'appello su tale argomento.Secondo l'art. 125 cpv. 3 n. 3 CC un contributo alimentare risulta manifestamente iniquo, in particolare, ove l'avente diritto abbia commesso “un grave reato contro l'obbligato”. Tale disposizione si ispira alle finalità degli art. 477 n. 1 CC in materia di diseredazione e art. 249 n. 1 CO in materia di ripetizione di beni donati (Gloor/Spycher: Basler Kommentar, ZGB I, 3ª edizione, n. 40 ad art. 125). Determinante è la gravità concreta dell'infrazione, non la designazione giuridica astratta dell'illecito quale crimine o delitto (art. 10 cpv. 2 e art. 3 CP). Sicuramente gravi sono crimini o delitti intenzionali contro la vita e l'integrità fisica o sessuale, come pure contro il patrimonio (Schwenzer in: FamKommentar, Berna 2005, n. 96 ad art. 125 CC). Anche la calunnia può definirsi, dandosi il caso, un grave reato (Steinauer, Le droit des successions, Berna 2006, pag. 207 n. 379c; Guinand/Stettler/ Leuba, Droit des successions, 6ª edizione, pag. 89 n. 174). L'art. 125 cpv. 3 CC va, in ogni modo, applicato con cautela (DTF 127 III 65 consid. 2a, pag. 66).Nel caso concreto nel maggio del 2000 la moglie ha denunciato mendacemente il marito per lesioni semplici, accusandolo di avere picchiato il figlio con tanta violenza da provocarne il ricovero all'Ospedale e la frattura di tutt'e due le gambe. Sulla scorta della medesima falsità essa ha poi chiesto al Pretore la sospensione del diritto di visita tra padre e figlio, inducendo il Pretore a decretare un diritto di visita sorvegliato, della frequenza di una volta la settimana, per un'ora e mezzo. Solo un anno dopo la moglie ha consentito a ripristinare l'assetto libero degli incontri, quando ormai ciò appariva ineluttabile (in un referto il medico ha escluso l'esistenza di motivi per limitare le visite). Con il suo disegno malizioso la moglie è riuscita così a mortificare per un anno il marito nei suoi affetti più cari, limitandogli sempre per un anno i suoi incontri con il figlio.Si è trattata di una manovra ideata e condotta con determinazione, ove si consideri che la moglie ha segnalato gli stessi fatti all'Unità di intervento regionale, preposta a soccorrere le vittime di reati, e sulla base di un'attestazione rilasciata da un assistente sociale di tale servizio, ha chiesto al Pretore l'immediata sospensione del diritto di visita.Dato tale agire, il Tribunale d'appello ha considerato che la moglie non potesse quindi pretendere di colpire nell'intimo il marito con mezzi sleali e pretendere poi un contributo alimentare post divorzio.Il Tribunale d'appello ha poi precisato che del comportamento della madre non può, ad ogni buon conto, essere chiamato a risentire il figlio. In effetti, essendo la moglie tenuta a sostentare sé medesima con un'attività a tempo pieno, non può provvedere alla cura e all'educazione del minorenne che si potrebbe ragionevolmente esigere in natura da una madre dispensata – parzialmente o totalmente – dall'esercizio di un'attività lucrativa. La posta per cura e educazione del figlio correlata alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo è stata pertanto inserita nel fabbisogno in denaro del figlio, alimento questo assunto dal padre.
Mantenimento dopo il divorzio - calcolo delle eccedenze, precisazione Alimenti per il coniuge
Caso 210, 2 febbraio 2009
La sentenza oggetto del presente caso precisa la giurisprudenza pubblicata in DTF 134 III 145 (cfr. anche caso-198), siccome in quella sentenza il Tribunale federale aveva indicato che il metodo di calcolazione degli alimenti dopo la pronuncia del divorzio a favore del coniuge più debole economicamente secondo il criterio denominato "calcolo delle eccedenze" era da considerarsi di regola non appropriato. Autori di dottrina hanno criticato questa affermazione del Tribunale federale (cfr. ad es. Spycher, in ZBJV 144/2008, pag. 514 e Hausheer, in ZBJV 144/208, pag.568). Nella sentenza oggetto del presente caso, il Tribunale federale, pur volendo precisare la propria affermazione, ha tenuto comunque a ribadire che l'obiettivo (principio e criteri di calcolo) del mantenimento dopo il divorzio si distingue da quello per il mantenimento durante il matrimonio (nel primo caso si applicano i criteri dell'art. 125 CC, mentre nel secondo quelli dell'art. 163 CC). Nella sentenza pubblicata in DTF 134 III 145 alla moglie è stato computato un reddito dopo il divorzio, ciò che ha escluso l'applicazione del calcolo delle eccedenze per la calcolazione dell'alimento post divorzio: se fosse stato applicato, avrebbe condotto ad un risultato errato, ossia un alimento a favore della moglie che le avrebbe permesso di godere di un tenore di vita superiore a quello esistente durante il matrimonio. Inoltre non va dimenticato che tra i vari criteri di calcolo dell'alimento post divorzio rientra ad es. anche la costituzione di un'adeguata previdenza, sempre che i mezzi finanziari lo permettano, concetto questo che esula dal calcolo del contributo alimentare durante il matrimonio. A proposito dei "matrimoni che hanno concretamente influenzato la vita del coniuge creditore dell'alimento" va precisato che il criterio per verificare se si sia o meno in presenza di tali matrimoni non è solo la durata dei medesimi (matrimonio di lunga durata, ad es. dieci anni = matrimonio che ha concretamente influenzato la vita del coniuge creditore dell'alimento), bensì anche in caso di matrimoni di breve durata (ad es. inferiori ai cinque anni) si può essere in presenza di tali matrimoni, segnatamente quando dall'unione siano nati dei figli, poiché la necessità di accudire i figli fino ad una certa età implica per il coniuge che si occupa della loro educazione una capacità lucrativa nulla o solamente limitata. In un'altra sentenza il Tribunale federale ha pure precisato che ciò vale anche nel caso in cui un coniuge si è assunto l'onere di occuparsi del figlio dell'altro coniuge e abbia di conseguenza limitato la sua attività professionale (sentenza TF 5A_103/2008 del 5 maggio 2008, in FamPra 4/2008, N. 98). Preciso che nel caso di matrimoni che non hanno concretamente influenzato la vita dei coniugi (ad es. di principio che sono durati meno di cinque anni e dai quali non sono nati figli) non vi è alcun motivo di calcolare gli eventuali alimenti post divorzio prendendo in considerazione il tenore di vita goduto durante il matrimonio; in questi casi occorre riferirsi al tenore di vita che ciascun coniuge godeva prima di sposarsi, come se il matrimonio non avesse avuto luogo (cfr. ad es. sentenza TF 5C.244/2006 del 13 aprile 2007). Preciso infine che relativamente all'obbligo del coniuge affidatario dei figli di lavorare, la giurisprudenza relativa ai 10/16 anni di età dei figli (cfr. ad es. caso-055) non è assoluta, infatti si può pretendere che il coniuge affidatario continui a lavorare se nonostante i figli nati durante il matrimonio tale coniuge già lavorava; lo stesso dicasi se si è in presenza di figli collocati in una struttura, dato che ciò non impedisce al genitore affidatario di lavorare (sentenza TF 5A_100/2007, del 4 luglio 2007).
Computo di quali redditi e di quale sostanza per il calcolo dei contributi alimentari Alimenti
Caso 209, 19 gennaio 2009
A dipendenza delle circostanze, può non apparire arbitrario il parziale computo di una rendita per menomazione dell'integrità quale reddito nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento per la breve durata della procedura di divorzio.
La sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa. Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare. Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC. Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003). Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza). Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco. Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa. Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare. Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC. Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003). Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza). Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco. Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa. Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare. Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC. Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003). Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza). Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco. Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa. Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare. Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC. Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003). Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza). Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco. Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa. Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare. Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC. Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003). Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza). Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco. Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa. Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare. Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC. Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003). Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza). Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco. Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa. Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare. Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC. Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003). Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza). Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco. Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC).
Data creazione: 19 gennaio 2009
Nel caso-084 sono state commentate parte delle questioni qui trattate (in particolare la divisione del patrimonio qualora il marito non disponga di un secondo pilastro e tra i coniugi sia in essere il regime della separazione dei beni).Nel caso qui commentato il Tribunale federale ha precisato che in caso di divorzio il contributo alimentare a favore del coniuge più debole finanziariamente deve prendere in considerazione, tra i vari criteri previsti dall'art. 125 cpv. 2 CC, il reddito e il patrimonio dei coniugi (art. 125 cpv. 2 cifra 5 CC). A seconda della funzione e della composizione della sostanza si può pretendere da entrambi i coniugi che la sostanza sia intaccata. In particolare, se la sostanza è stata accumulata a scopo previdenziale si giustifica pretendere che sia intaccata qualora ciò sia necessario per assicurare il mantenimento dei coniugi dopo il loro pensionamento. Ciò non sarà tuttavia il caso qualora i beni che costituiscono la sostanza non siano realizzabili facilmente, se sono stati acquisiti per successione o se sono stati investiti nell'abitazione coniugale. Per il principio dell'uguaglianza tra i coniugi, si pretende che un coniuge intacchi la propria sostanza solo se anche l'altro farà altrettanto (a meno che non ne disponga - cfr. DTF 129 III 7, consid. 3.1.2 e riferimenti).Il Giudice può prevedere che il contributo alimentare sia aumentato o ridotto a scadenze determinate tenuto conto dell'evoluzione prevedibile della situazione economica delle parti. Tuttavia le aspettative ereditarie del coniuge debitore alimentare, anche se molto importanti, non vanno prese in considerazione nell'ambito della commisurazione del contributo alimentare ex art. 125 CC; tali aspettative, qualora si realizzassero, possono semmai dare la possibilità di chiedere la modifica della sentenza di divorzio secondo l'art. 129 cpv. 1 CC (cfr. sentenza TF 5C.84/2006 del 29 settembre 2006, consid. 5.2; cfr. anche caso-154 e sentenza del Tribunale federale ivi citata).
Reddito ipotetico - coniuge in formazione Alimenti per il coniuge
Caso 206, 17 novembre 2008
Sul concetto di reddito potenziale rimando al caso-185 e riferimenti. La presente fattispecie tratta di una procedura di misure a protezione dell'unione coniugale in cui i coniugi non hanno più alcuna intenzione di riconciliarsi. La moglie, cittadina brasiliana, si trova in Svizzera dal 2000; nel suo paese d'origine ha conseguito una licenza in diritto e una in psicologia all'Università in cui ha in seguito lavorato per 12 anni quale cancelliere giurista. Nel 2004 ha ottenuto a Losanna il diploma di studi approfonditi in diritto internazionale economico; conosce bene il portoghese, l'inglese e il francese (abita in svizzera romanda). Dall'ottobre 2005 è iscritta alla facoltà di diritto all'Università di Losanna in vista di ottenere, probabilmente nel 2007, l'equivalenza della sua licenza in diritto conseguita in Brasile. Nel frattempo ha svolto dei lavori temporanei (cura di bambini, vendita di prodotti di bellezza, ecc.). Il Tribunale cantonale di Losanna le ha conteggiato un reddito potenziale di CHF 1'500.00 mensili, tenendo in considerazione i redditi accessori nel frattempo da lei conseguiti. Secondo il Tribunale federale non sarebbe sostenibile ritenere che alla moglie non debba essere computato un reddito potenziale per un'attività a tempo pieno; diverso sarebbe se la moglie non avesse alcuna formazione professionale (cfr. art. 125 cpv. 2 cifra 7 CC, applicato per analogia), ciò che non è il caso nella presente fattispecie, e dato che la moglie si è iscritta all'Università a Losanna parecchi mesi dopo la separazione di fatto, non si può pretendere che il marito debba sopportare l'onere di questa formazione supplementare. Il Tribunale federale conclude indicando che dunque è giustificato computare un reddito potenziale alla moglie di CHF 3'000.00 mensili. Personalmente devo dire che il principio di ritenere addirittura arbitrario il giudizio del Tribunale cantonale di Losanna, che aveva ritenuto un reddito potenziale di soli CHF 1'500.00 mensili, per un'attività a tempo parziale (anche per permettere all'interessata di terminare la propria formazione universitaria a Losanna) è sorprendente. E' vero che l'interessata aveva già una formazione, ma è altrettanto vero che quella che stava ora ultimando, iniziata un anno dopo la separazione di fatto (quest'ultima è del 2004) e che sarebbe terminata nel 2007, non era certo sproporzionata. D'altra parte è ben altamente verosimile che con una licenza in diritto l'attività lavorativa a tempo pieno della moglie le avrebbe garantito la copertura del suo fabbisogno, ciò che con un importo di CHF 3'000.00 mensili non è ancora certo. Non condivido l'arbitrarietà della decisione dei Giudici cantonali, siccome pone un principio (quello di giustificare il computo di un reddito potenziale al termine di una formazione professionale) che vede la sua applicazione anche nei casi in cui si è in presenza (questa volta non nel caso concreto) di matrimoni di lunga durata, dove si potrebbe giustificare di prevedere un contributo alimentare anche dopo la pronuncia del divorzio e magari in modo duraturo. In questi casi la moglie, con una formazione analoga a quella della cittadina brasiliana oggetto del caso, potrebbe allora tranquillamente affermare di non essere obbligata a dover migliorare la propria formazione professionale e accontentarsi di guadagnare CHF 3'000.00 mensili; se ci si trovasse di fronte ad un matrimonio di lunga durata (oltre 10 anni) e ad un marito con uno stipendio medio-alto, con un conseguente buon tenore di vita della famiglia, il risultato paradossale potrebbe essere di condannarlo a pagare un contributo di mantenimento duraturo, dato che con i CHF 3'000.00 mensili di reddito la moglie non potrà mai mantenere il tenore di vita goduto durante la vita comune.
© 1999-2014 avv. Alberto F. Forni Switzerland

References: sentenza 
 art. 111
 art. 114
in fine
 DTF 
in fine
 sentenza 
 art. 125
 DTF 
 art. 477
 art. 249
 art. 125
 art. 3
 art. 125
 sentenza 
 DTF 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 DTF 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 DTF 
 art. 125
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 125