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Timestamp: 2018-02-18 21:54:39+00:00

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L'incompetenza per materia del giudice di pace
L’incompetenza per materia del giudice di pace
Incompetenza del giudice di pace
La sentenza n. 8954 del 3 aprile 2007 (dep. il 16 aprile 2007) della Corte Cass. SS.UU. merita di essere portata all’attenzione dell’operatore tributario in quanto ha statuito il seguente importante principio in tema di opposizione al fermo amministrativo innanzi all’incompetente giudice di pace (nel caso di specie la controversia, anteriore all’entrata in vigore della L. n. 248/2006, che ha devoluto la materia alle Commissioni tributarie, era di competenza del Tribunale data la natura tributaria del credito, ma tale incompetenza non era stata né eccepita, né rilevata in primo grado dal giudice di pace): Il valore di una controversia di opposizione a fermo amministrativo di autoveicolo deve essere determinato con riguardo all’ammontare del credito che ha dato luogo al fermo. Perciò, è appellabile la sentenza del Giudice di pace che abbia deciso in ordine ad un fermo a garanzia di un credito superiore ad euro 1.100 ed è conseguentemente inammissibile il ricorso per cassazione proposto dal concessionario contro tale sentenza (Cass. n. 17456 del 2006).<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
– Secondo l’orientamento delle Sezioni Unite (1) del giudice di legittimità , il fermo amministrativo di bene mobile registrato, regolato dall’art. 86 del D.P.R. n. 602 del 1973, è preordinato all’espropriazione forzata, atteso che il rimedio, disciplinato da norme collocate nel Titolo II sulla riscossione coattiva delle imposte, si inserisce nel processo di espropriazione forzata esattoriale quale mezzo di realizzazione del credito, con la conseguenza che la tutela giudiziaria esperibile nei confronti del suddetto rimedio deve realizzarsi davanti al giudice ordinario con le forme dell’opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi (Cass., SS.UU., ord. n. 14701 e n. 2053 del 2006).
Considerato che il fermo amministrativo di autoveicoli ex art. 86 del D.P.R. n. 602 del 1973 è un atto dell’esecuzione (2) relativa ad un credito tributario, come nella specie, indubbiamente la competenza sull’opposizione, spettava al Tribunale (3) (e non al Giudice di pace) ai sensi dell’art. 9, comma 2, del codice di procedura civile [oggi (4) a pronunciarsi su tale opposizione spetta alla giurisdizione del giudice tributario ai sensi dell’art. 26-quinquies, lettera e-ter), del D.L. n. 223 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 248 del 2006].
– La sentenza del giudice di pace, impugnata in cassazione, è una sentenza resa in una controversia relativa a beni mobili attribuita alla competenza di un diverso giudice (Tribunale) e decisa dal Giudice di pace, in quanto non è stata eccepita o rilevata l’incompetenza di detto giudice, la quale è impugnabile con l’appello (Cass. n. 12726/2004).
– Sussiste, nel caso di specie, l’ incompetenza per materia del giudice di pace adito, che non è stata eccepita, né rilevata ex officio nei limiti temporali stabiliti dall’art. 38 del codice di procedura civile; peraltro, per le controversie il cui valore della causa è eccedente la soglia di euro 1.100,00 stabilita dall’art. 113, comma 2, del codice di procedura civile non sussiste il potere del Giudice di pace di pronunciare secondo equità con sentenza inappellabile e ricorribile esclusivamente per cassazione.
– Il valore della causa di opposizione al fermo amministrativo adottato ex art. 86 del D.P.R. n. 602 del 1973 deve essere determinato secondo la regola espressa dall’art. 17 del codice di procedura civile e cioè in relazione al credito per il quale si procede all’esecuzione forzata: nel caso di specie tale credito ammonta ad euro 1.506,44 ad un importo, cioè, eccedente, il limite per il giudizio equitativo del Giudice di pace a norma dell’art. 113, comma 2, del codice di procedura civile.
– Il mezzo di impugnazione esperibile avverso la sentenza emessa dal Giudice di pace, nel caso di specie, era, quindi, l’appello, dato che l’individuazione di tale mezzo “va effettuata in funzione della domanda, con riguardo al suo valore … e non del contenuto concreto della decisione e del criterio decisionale adottato (equitativo o di diritto)” (Cass. n. 23896 del 2006; SS.UU., n. 13917 del 2006).
Secondo l’art. 339 c.p.c. nella formulazione antecedente alla modifica di cui al D.L. 40/2006 non erano appellabili le sentenze pronunciate dal giudice di primo grado (tribunale o giudice di pace) secondo equità, ex art.114 c.p.c.. Il d.l. n.40/2006 ha mantenuto l’inappellabilità per le sentenze del Tribunale, mentre per le sentenze del giudice di pace l’appellabilità è consentita, anche se solo per violazione delle norme sul procedimento, per violazione delle norme costituzionali o comunitarie e per violazione dei principi regolatori della materia. Il limite della giurisprudenza equitativa del giudice di pace è, pertanto, quella fissata dall’art. 113, comma 2, c.p.c.; riguarda, quindi, le cause di valore non superiore a millecento euro. Al fine di stabilire se una sentenza del giudice di pace sia appellabile o ricorribile in Cassazione si deve fare riferimento al valore della domanda e non al modo in cui il giudice ha deciso. E’ quanto stabilito recentemente dalla Sezione III Civile della Corte di Cassazione con la sentenza n. 4061 depositata il 21 febbraio 2007. Il mezzo di impugnazione proponibile deve essere individuato in relazione al valore della domanda proposta, e non alla somma liquidata dal Giudice di pace, che rappresenta il contenuto concreto della decisione. Va ribadito il principio già espresso con la sentenza della Cassazione, Sezioni Unite, n. 13917/06, con cui si era risolto il contrasto esistente tra due orientamenti della giurisprudenza in relazione all’individuazione del mezzo di impugnazione esperibile avverso le sentenze del giudice di pace. Il primo orientamento riteneva infatti inappellabili le sentenze emesse sulla base del principio di equità, in considerazione degli artt. 339, comma 2, c.p.c. e 113 c.p.c. e riteneva, quindi, che il mezzo di impugnazione deve essere determinato in base al contenuto, al valore della domanda; il secondo orientamento faceva riferimento al c.d. principio dell’apparenza, secondo cui la scelta del mezzo di impugnazione dipende dalla qualificazione giuridica data dal giudice all’azione.
1) il provvedimento di fermo è un atto funzionale all’espropriazione forzata e, quindi, mezzo di realizzazione del credito dell’amministrazione, per cui la tutela giurisdizionale nei confronti dello stesso si deve realizzare dinanzi al giudice ordinario con le forme dell’opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi (art. 57 del d.P.R. n. 602 del 1973). Tale orientamento è condiviso dalla giurisprudenza amministrativa (Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 13settembre 2005, n. 4689) e dal giudice di legittimità (Corte di cassazione Sezioni unite civili Ordinanza 17 gennaio 2007, n. 875)
2) La procedura è la seguente. Il contribuente moroso riceve un preavviso di fermo dei veicoli. Contemporaneamente si avvia la procedura per l’iscrizione dei fermo dei veicoli di loro proprietà. L’iscrizione del fermo comporta il divieto di circolazione del veicolo. Per i trasgressori è prevista la pena pecuniaria minima di 656,25 euro e la confisca del mezzo, oltre ai rischi sul piano assicurativo (le assicurazioni non coprono più un veicolo fermato). Nei primi 3 mesi dell’anno 2007 e’ raddoppiato il ricorso alle ganasce fiscali. In testa il Lazio con 100.977 fermi, poi Lombardia (82.827), Campania (76.284) e Toscana (54.330). Seguono Piemonte (37.362), Veneto (32.701), Em.Rom. (28.837), Calabria (26.445), Sardegna (26.252) Puglia (20.288) Marche (14.640), Liguria (11.666), Umbria (8.667), Basilicata (6.884), Abruzzo (4.177),Trentino AA (4.123),Fvg (3.483), Molise (2.500),Vda (566).
3) il Tribunale Roma con l’ ordinanza del 08.08.2006 ha ammesso la possibilità di disporre, ex art. 700 cpc, la sospensione della procedura di fermo veicoli sulla base della sola comunicazione di preavviso di fermo amministrativo senza dover attendere l’emissione del provvedimento di fermo. Il Collegio, infatti, chiamato a conoscere la vicenda in sede di reclamo avverso il diniego di provvedimento di urgenza (diniego motivato sulla base della natura non provvedimentale, dunque di per sé non lesiva, del preavviso) ha disposto la “sospensione della procedura di fermo” riconoscendo il fumus del ricorso proposto ed il periculum in mora per il ricorrente. Il Tribunale di Roma , con la sentenza 44533/04,ha “ordinato alla Monte dei Paschi di Siena di non chiedere al Conservatore del P.R.A. di Roma l’iscrizione del fermo amministrativo della autovettura targata […] ovvero, qualora tale richiesta fosse stata già avanzata, di chiedere la cancellazione di tale iscrizione”.Secondo diverso orientamento(Tribunale di Napoli, Giudice Dott. Raffaele Rossi, provvedimento del 4 gennaio 2007) il fermo amministrativo di autoveicoli ex art.86 DPR 602/1973 è atto funzionale all’espropriazione forzata esattoriale e viene a giuridica esistenza soltanto con la sua iscrizione al P.R.A., producendo da tale momento effetti sostanziali nella sfera giuridica del soggetto destinatario. La comunicazione di preavviso di fermo amministrativo è atto non previsto dalla sequenza procedimentale dell’esecuzione esattoriale; essa è nella mera discrezionalità del Concessionario per la riscossione e ha il contenuto di invito al debitore all’adempimento spontaneo dell’obbligazione senza produrre alcun vincolo o limitazione alla piena disponibilità del bene mobile sul quale grava la mera “minaccia” di un fermo amministrativo indicato nel preavviso. In ipotesi di preavviso cui non sia seguita la effettiva esecuzione del fermo amministrativo sul veicolo , non producendosi alcuna lesione nella sfera giuridica del soggetto destinatario, non può ritenersi ammissibile un’azione tesa alla declaratoria di illegittimità della pretesa creditoria vantata o della procedura di riscossione esattoriale per difetto di interesse ad agire.
4)Per la sentenza n. 1825/07, pubblicata il 26.2.2007, del giudice di pace di Bari la modifica apportata all’art. 19 del D.Lgs. 546/1992 ad opera del Decreto n.223/2006, con la quale si è inserito espressamente il fermo amministrativo tra gli atti che possono formare oggetto di impugnazione dinanzi alle Commissioni Trib., in verità nulla di nuovo ha disposto, avendo solo esplicitato l’impugnabilità di un atto che già ai sensi dell’art. 2 poteva/doveva essere oggetto d’impugnazione dinanzi al Giudice tributario. La competenza giurisdizionale va ripartita secondo il seguente criterio: se il fermo amministrativo è disposto per crediti tributari, la relativa opposizione andrà sollevata dinanzi al Giudice Tributario; se, invece, il credito per il quale viene disposto il fermo ha natura “non tributaria” (es. sanzione amministrativa), il Giudice competente sarà quello individuato secondo i criteri normali che presiedono (ex art. 103 Cost.) al riparto di giurisdizione: e poiché il fermo ha natura cautelare (e non è un atto amministrativo), il Giudice dinanzi al quale proporre l’opposizione sarà il Giudice ordinario.(giudice di pace di bari sent. n. 1825/07, pubblicata il 26.2.2007) Tale sentenza del Giudice di Pace di Bari (sent. n. 1825/07, pubblicata il 26.2.2007), in definitiva , afferma che la giurisdizione in materia di fermo amministrativo va ripartita nella seguente maniera: se il credito per il quale viene disposto il fermo ha natura tributaria, la Giurisdizione spetterà al Giudice Tributario; ove, invece, il credito non abbia natura tributaria, la Giurisdizione spetterà al Giudice ordinario.

References: sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 86
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 86
 sentenza 
 art.114
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 700
 sentenza 
 art.86
 sentenza 
 art. 103
 sentenza