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Timestamp: 2018-12-13 20:09:10+00:00

Document:
presentate il 19 aprile 2018 (1)
Causa C‑137/17
[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal rechtbank van eerste aanleg te Antwerpen (Tribunale di primo grado di Anversa, Belgio)]
«Rinvio pregiudiziale – Direttiva 2006/123/CE – Direttiva 2007/23/CE – Direttiva 2013/29/UE – Immissione sul mercato e libera circolazione di articoli pirotecnici – Libertà di stabilimento – Misure nazionali restrittive – Ordine pubblico – Sanzioni penali – Regime di autorizzazione»
1. La presente causa, che trae origine da alcuni procedimenti penali a carico di rivenditori al dettaglio di articoli pirotecnici, offre alla Corte l’opportunità di pronunciarsi sul campo di applicazione delle direttive relative agli articoli pirotecnici, sulla conformità con il diritto dell’Unione di una normativa nazionale che limita la vendita di articoli pirotecnici contenenti più di un chilogrammo di miscela pirotecnica (2) e sulla conformità con la direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno (3), di un sistema di doppia autorizzazione per l’immagazzinamento di articoli pirotecnici.
1. La direttiva «servizi»
2. L’articolo 1, paragrafo 5, della direttiva «servizi» dispone quanto segue:
«La presente direttiva non incide sulla normativa degli Stati membri in materia di diritto penale. Tuttavia gli Stati membri non possono limitare la libertà di fornire servizi applicando disposizioni di diritto penale che disciplinano specificamente o influenzano l’accesso ad un’attività di servizi o l’esercizio della stessa, aggirando le norme stabilite nella presente direttiva».
3. Ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, di tale direttiva:
«La presente direttiva si applica ai servizi forniti da prestatori stabiliti in uno Stato membro».
4. Al capo III di tale direttiva, intitolato «Libertà di stabilimento dei prestatori», l’articolo 9, intitolato «Regimi di autorizzazione», al paragrafo 1 così dispone:
5. L’articolo 10 della direttiva «servizi» prevede quanto segue:
«1. I regimi di autorizzazione devono basarsi su criteri che inquadrino l’esercizio del potere di valutazione da parte delle autorità competenti affinché tale potere non sia utilizzato in modo arbitrario.
7. Il presente articolo non mette in discussione la ripartizione di competenze, a livello locale o regionale, delle autorità degli Stati membri che concedono tale autorizzazione».
2. Direttiva 2007/23/CE
6. Il considerando 4 della direttiva 2007/23/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 maggio 2007, relativa all’immissione sul mercato di articoli pirotecnici (4), indica quanto segue:
«La direttiva 96/82/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose [(5)] stabilisce requisiti di sicurezza per gli stabilimenti in cui sono presenti esplosivi, comprese le sostanze pirotecniche».
7. L’articolo 1 della suddetta direttiva così dispone:
«1. La presente direttiva stabilisce norme volte ad attuare la libera circolazione degli articoli pirotecnici nel mercato interno assicurando nel contempo un livello elevato di protezione della salute umana e di sicurezza pubblica nonché la tutela e l’incolumità dei consumatori, e tener conto degli aspetti pertinenti connessi alla protezione ambientale.
8. L’articolo 2 di tale direttiva prevede quanto segue:
1) “articolo pirotecnico”: qualsiasi articolo contenente sostanze esplosive o una miscela esplosiva di sostanze destinate a produrre un effetto calorifico, luminoso, sonoro, gassoso o fumogeno o una combinazione di tali effetti grazie a reazioni chimiche esotermiche automantenute;
3) “fuoco d’artificio”: un articolo pirotecnico destinato a fini di svago;
8) “distributore”: la persona fisica o giuridica presente nella catena di fornitura che, nel corso della propria attività, mette a disposizione un articolo pirotecnico sul mercato;
9. L’articolo 6 della direttiva 2007/23 dispone quanto segue:
«1. Gli Stati membri non vietano, limitano od ostacolano l’immissione sul mercato di articoli pirotecnici che soddisfano i requisiti della presente direttiva.
2. Le disposizioni della presente direttiva non ostano a provvedimenti da parte di uno Stato membro volti a vietare o limitare il possesso, l’uso e/o la vendita al pubblico di fuochi d’artificio di categoria 2 e 3, articoli pirotecnici teatrali e altri articoli pirotecnici che siano giustificati per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza, incolumità delle persone, o protezione ambientale.
10. Ai sensi dell’articolo 20, primo comma, di tale direttiva:
«Gli Stati membri stabiliscono le disposizioni applicabili alle infrazioni alla legislazione nazionale adottata ai sensi della presente direttiva e ne garantiscono l’applicazione. Le sanzioni previste devono essere efficaci, proporzionate e dissuasive».
3. Direttiva 2013/29/UE
11. L’articolo 45 della direttiva 2013/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 giugno 2013, concernente l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato di articoli pirotecnici (6), così recita:
«Gli Stati membri stabiliscono le disposizioni in materia di sanzioni applicabili alle infrazioni da parte degli operatori economici alla legislazione nazionale adottata ai sensi della presente direttiva e prendono tutte le misure necessarie a garantirne l’applicazione. Tali disposizioni possono includere sanzioni penali in caso di violazioni gravi.
Le sanzioni previste sono effettive, proporzionate e dissuasive».
12. Ai sensi dell’articolo 5 del wet betreffende ontplofbare en voor de deflagratie vatbare stoffen en mengsels en de daarmede geladen tuigen (legge relativa a sostanze e miscele esplosive e deflagranti e agli oggetti che le contengono) (7), del 28 maggio 1956:
«Le infrazioni alle disposizioni adottate ai sensi dell’articolo 1 sono punite con una pena detentiva da quindici giorni a due anni e con l’ammenda da cento a mille franchi, o soltanto con una di dette pene».
13. L’articolo 200 del koninklijk besluit houdende algemeen reglement betreffende het fabriceren, opslaan, onder zich houden, verkopen, vervoeren en gebruiken van springstoffen (regio decreto recante un regolamento generale sulla fabbricazione, il deposito, il possesso, la vendita, il trasporto e l’uso di esplosivi) (8), del 23 settembre 1958, così dispone:
«Nessun esplosivo può essere conservato, in quantità superiori a quelle che chiunque può detenere ai sensi dell’articolo 265, se non in magazzini o depositi debitamente autorizzati».
14. Ai sensi dell’articolo 257 di tale decreto:
«La vendita di esplosivi, in quantità superiori a quelle che ogni privato può possedere e indicate all’articolo 265, può essere realizzata solo se sono soddisfatte le seguenti condizioni:
1° l’acquirente è in possesso di un’autorizzazione al trasporto di cui all’articolo 72;
2° l’acquirente è in possesso di un’autorizzazione a immagazzinare o detenere provvisoriamente tali prodotti;
3° l’acquirente dimostra di svolgere un’attività professionale nel settore degli esplosivi, come produttore, commerciante o utilizzatore di esplosivi.
La condizione di cui al punto 2 si applica solo se le merci acquistate sono destinate all’immagazzinamento o alla detenzione provvisoria nel territorio belga.
Il venditore verifica e conserva tutti i documenti presentati dagli acquirenti per provare l’adempimento degli obblighi di cui al primo comma. Tali documenti saranno, per almeno tre anni, tenuti a disposizione degli agenti della Direction générale Qualité et Sécurité du Service public fédéral Économie, P.M.E., Classes moyennes et Énergie [Direzione generale Qualità e Sicurezza del Servizio pubblico federale Economia, P.M.I, Classi medie ed Energia] e delle autorità giudiziarie e di polizia nei locali in cui si effettuano le vendite».
15. L’articolo 260 del regio decreto così stabilisce:
«I rivenditori devono sempre essere titolari di un’autorizzazione al deposito; non possono detenere o vendere, neppure in quantità minima, esplosivi diversi da quelli indicati all’articolo 261.
I depositi devono essere ubicati e tenuti come indicato all’articolo 251».
16. Ai termini dell’articolo 261 di tale decreto:
«La natura e la quantità di esplosivi che possono essere conservati dai rivenditori sono determinate in ciascun caso particolare dal decreto di autorizzazione, secondo il livello di sicurezza di ciascun deposito.
I seguenti prodotti non possono essere detenuti oltre i quantitativi che seguono:
2° fuochi d’artificio per feste e di segnalazione fino a cinquanta chilogrammi di contenuto in [PTS];
17. L’articolo 265 di detto decreto stabilisce:
«Non è richiesta autorizzazione per detenere:
7° una quantità di fuochi d’artificio per feste e di segnalazione fino a [un] chilogrammo di contenuto in [PTS]».
18. L’articolo 300, primo comma, del regio decreto prevede quanto segue:
«Le infrazioni alle disposizioni del presente regolamento, ad eccezione dell’articolo 295, ai provvedimenti adottati in applicazione di tali disposizioni, nonché alle disposizioni dei decreti di autorizzazione, sono punibili con le pene previste dalla legge del 28 maggio 1956».
19. Nell’ambito del procedimento principale gli imputati sono Van Gennip BVBA, Original BVBA nonché i sigg. Antonius ten Velde e Antonius van der Schoot.
20. Original è un’impresa con sede sociale a Olen (Belgio), non lontano dai Paesi Bassi, che svolge attività di importazione, di commercio all’ingrosso e di distribuzione di fuochi d’artificio per feste. A tale titolo, essa ha, segnatamente, due punti vendita a Baerle‑Duc (Belgio), un comune situato in parte nella provincia del Brabante settentrionale (Paesi Bassi) e inserito nel comune di Baarle‑Nassau (Paesi Bassi), i quali sono gestiti da Van Gennip, che ha sede a Baerle‑Duc. I sigg. ten Velde e van der Schoot, due cittadini dei Paesi Bassi, sono i responsabili dei predetti punti di vendita, vale a dire, rispettivamente, Zena-Tabak-O-Tiek e Zena-De Bunker.
21. I quattro imputati nel procedimento principale sono, in sostanza, accusati nella loro veste di rivenditori al dettaglio di prodotti pirotecnici per aver immagazzinato fuochi d’artificio per feste il cui peso in PTS avrebbe superato il peso massimo contenuto nelle autorizzazioni loro rilasciate dalle autorità belghe, per aver immagazzinato fuochi d’artificio per feste in luoghi di deposito non autorizzati e per aver venduto a un privato che non disponeva di un’idonea autorizzazione un quantitativo di fuochi d’artificio per feste il cui peso in PTS superava un chilogrammo.
22. Dalla decisione di rinvio risulta che i sigg. ten Velde e van der Schoot hanno affermato che la qualifica come reati prevista dalla normativa belga è incompatibile con l’articolo 45 della direttiva 2013/29, secondo il quale le sanzioni penali sono limitate alle violazioni gravi, e che nessuno dei fatti che sono loro contestati costituisce un’infrazione di tal genere.
23. Secondo la decisione di rinvio, gli imputati e l’openbaar ministerie (pubblico ministero, Belgio) sono in disaccordo sulla questione se l’obbligo di possedere sia un’autorizzazione federale in materia di esplosivi sia un’autorizzazione regionale ambientale sia conforme alle direttive 2007/23 e 2013/29 nonché alla direttiva «servizi». In particolare, alcuni degli imputati sostengono che, essendo la normativa belga contraria al diritto dell’Unione, taluni dei fatti che sono loro contestati non possono essere considerati illeciti.
24. L’interpretazione del diritto dell’Unione potrebbe incidere sul carattere punibile o meno dei fatti addebitati agli imputati.
25. In tali condizioni, il rechtbank van eerste aanleg te Antwerpen (Tribunale di primo grado di Anversa, Belgio) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
«1) Se le seguenti violazioni della normativa belga sugli articoli pirotecnici siano qualificabili come “violazioni gravi”, ai sensi dell’articolo 45 della direttiva [2013/29]:
a) la vendita di articoli pirotecnici in quantità di 2,666 kg di [PTS], configurante una violazione degli articoli 265, paragrafo 7, e 257 del regio decreto (…), che vieta[no] la vendita di articoli pirotecnici in quantità superiore a 1 kg di PTS qualora il consumatore non disponga di un’autorizzazione amministrativa ottenuta individualmente a detenere una quantità superiore di articoli pirotecnici;
b) il superamento del limite circoscritto del deposito e il mancato rispetto dei luoghi di deposito previsti in un’autorizzazione pirotecnica federale, mentre era già disponibile un’autorizzazione ambientale regionale per l’immagazzinamento in tali luoghi delle quantità superiori effettive di cui trattasi;
c) il deposito a titolo provvisorio di quantità molto ridotte di articoli pirotecnici in luoghi diversi non specificamente autorizzati per il deposito, entro il perimetro di un negozio di articoli pirotecnici al dettaglio, che dispone sia di un’autorizzazione federale per i fuochi d’artificio che di un’autorizzazione ambientale regionale.
2) Se il principio della libera circolazione degli articoli pirotecnici, sancito all’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva [2007/23] (attualmente divenuto articolo 4, paragrafo 1, della direttiva [2013/29]), eventualmente in combinato disposto con l’articolo 10 della direttiva [“servizi”], osti ad una normativa nazionale che assoggetta i luoghi di deposito di articoli pirotecnici conformi alla direttiva [2007/23], connessi al commercio al dettaglio, al duplice requisito di disporre, da un lato, di un’autorizzazione rilasciata ai sensi della normativa vertente sulla fabbricazione, il deposito, il possesso, la vendita, il trasporto e l’uso degli esplosivi, e, dall’altro, di un’autorizzazione rilasciata nel contesto della normativa sulle autorizzazioni ambientali per impianti nocivi, mentre entrambi i regimi di autorizzazione perseguono di fatto lo stesso obiettivo (la prevenzione di rischi per la sicurezza) e solo uno dei due regimi di autorizzazioni (nella fattispecie quello relativo agli esplosivi) prevede un limite massimo (molto) ridotto per il deposito di fuochi d’artificio per feste (fino a 50 kg di miscela pirotecnica quale sostanza attiva).
3) Se il principio della libera circolazione degli articoli pirotecnici, sancito all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva [2013/29] e all’articolo 6, paragrafo [1] della direttiva [2007/23] (eventualmente in combinato disposto con gli articoli 34, 35 e 36 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), in combinato disposto con il principio di proporzionalità, osti ad un regime nazionale che vieta il possesso o l’uso e la vendita a consumatori di fuochi d’artificio per feste (fuochi d’artificio di categoria 2 e 3 ai sensi della direttiva [2007/23]) che contengono più di 1 kg di miscela pirotecnica».
26. Con la sua prima questione pregiudiziale, il giudice del rinvio chiede alla Corte se le violazioni di cui gli imputati nel procedimento principale sono accusati costituiscano violazioni gravi ai sensi dell’articolo 45 della direttiva 2013/29.
27. A tal riguardo, come sottolineato da più parti nel corso dell’udienza, i fatti di cui gli imputati nel procedimento principale sono accusati si sono svolti tra il 22 novembre 2010 e il 27 gennaio 2013 e sono, pertanto, precedenti all’adozione e all’entrata in vigore della direttiva 2013/29 (9).
28. Inoltre, contrariamente all’articolo 45 della direttiva 2013/29, l’articolo 20 della direttiva 2007/23 non indica che gli Stati membri possono prevedere sanzioni penali per le violazioni gravi, ma si limita ad affermare che questi ultimi stabiliscono le disposizioni applicabili alle infrazioni alla legislazione nazionale adottata ai sensi di tale direttiva e che tali sanzioni devono essere efficaci, proporzionate e dissuasive.
29. In tali circostanze, ritengo che non occorra interpretare la nozione di «violazioni gravi», contenuta soltanto nella direttiva 2013/29, dal momento che tale direttiva non è applicabile ratione temporis al procedimento principale.
30. Inoltre, anche supponendo che si sostenga che l’articolo 45 della direttiva 2013/29 sia una norma più favorevole che debba essere applicata con effetto retroattivo in quanto, contrariamente all’articolo 20 della direttiva 2007/23, autorizza gli Stati membri a prevedere sanzioni penali unicamente per le violazioni gravi, tale affermazione non potrebbe, a mio avviso, essere condivisa.
31. In via preliminare, occorre sottolineare che discende da ciascuna di tali disposizioni che non solo gli Stati membri hanno l’obbligo di prevedere sanzioni da applicare in caso di violazione delle disposizioni della legislazione nazionale adottate ai sensi delle direttive 2007/23 e 2013/29, ma anche che tali sanzioni devono essere efficaci, proporzionate e dissuasive (10).
32. Tale obbligo degli Stati membri deriva dalle specificità legate all’attuazione e all’esecuzione del diritto dell’Unione. Queste ultime, infatti, spettano principalmente agli Stati membri (11) e, al fine di garantire l’efficacia della normativa relativa agli articoli pirotecnici, questa deve essere accompagnata da un regime di sanzioni che spetta agli Stati membri determinare (12).
33. Pertanto, disposizioni come l’articolo 20 della direttiva 2007/23 o l’articolo 45 della direttiva 2013/29 sono tipiche (13) del diritto dell’Unione, in quanto esse non sono altro che il riflesso della natura sui generis dell’applicazione e dell’esecuzione del diritto dell’Unione (14).
34. Orbene, l’interpretazione di tali disposizioni proposta dagli imputati nel procedimento principale mira a conferire loro una portata che non è loro propria.
35. Infatti, è giocoforza constatare che tali disposizioni non stabiliscono né le incriminazioni né le sanzioni applicabili (15), ma si limitano a indicare che gli Stati membri hanno l’obbligo di prevedere queste ultime.
36. A tale proposito, si deve rilevare che le direttive 2007/23 e 2013/29 sono fondate rispettivamente sull’articolo 95 del CE (ora articolo 114 TFUE) e sull’articolo 114 TFUE e non sull’articolo 83 TFUE. Pertanto, contrariamente ai testi basati su quest’ultima disposizione, le direttive 2007/23 e 2013/29 enunciano norme volte a garantire la libera circolazione degli articoli pirotecnici nel mercato interno e non norme intese a stabilire norme minime per le sanzioni penali applicabili a determinati fatti o comportamenti (16).
37. Inoltre, dal momento che l’articolo 20 della direttiva 2007/23 non precisa la natura delle sanzioni che gli Stati membri possono adottare, la formulazione di tale disposizione li autorizza indubbiamente a determinare la natura delle sanzioni e, di conseguenza, ad imporre sanzioni penali in caso di violazione delle disposizioni nazionali adottate a norma della direttiva 2007/23 (17).
38. Infine, tale interpretazione non è a mio avviso rimessa in discussione dalla modifica nella formulazione operata dal legislatore nella redazione dell’articolo 45 della direttiva 2013/29, in quanto tale formulazione non può avere l’effetto di limitare la discrezionalità degli Stati membri quanto alla natura delle sanzioni adottate ai sensi dell’articolo 20 della direttiva 2007/23 (18).
39. Per contro, occorre ricordare che la circostanza che, formalmente, il giudice nazionale abbia formulato una questione pregiudiziale facendo riferimento a talune disposizioni del diritto dell’Unione, non osta a che la Corte fornisca a detto giudice tutti gli elementi di interpretazione che possono essere utili per la soluzione della causa di cui è investito, indipendentemente dal fatto che esso vi abbia fatto o meno riferimento nella formulazione delle sue questioni. A tal proposito, la Corte è tenuta a trarre dall’insieme degli elementi forniti dal giudice nazionale e, in particolare, dalla motivazione della decisione di rinvio, gli elementi di diritto dell’Unione che richiedono un’interpretazione tenuto conto dell’oggetto della controversia (19).
40. A tal riguardo, in primo luogo, si deve rilevare che, poiché i fatti di cui sono stati accusati gli imputati nel procedimento principale si sono svolti tra il 22 novembre 2010 e il 27 gennaio 2013, essi rientrano ratione temporis nell’ambito di applicazione della direttiva 2007/23. Di conseguenza, ritengo opportuno, al fine di fornire una risposta utile al giudice del rinvio, riformulare la questione pregiudiziale al fine di determinare se l’articolo 20 di tale direttiva permetta agli Stati membri di imporre sanzioni penali.
41. Orbene, come ho già rilevato al paragrafo 37 delle presenti conclusioni, la risposta a tale questione è chiaramente affermativa. Spetta, tuttavia, al giudice del rinvio verificare che le sanzioni previste siano efficaci, proporzionate e dissuasive.
42. In secondo luogo, dalla seconda questione pregiudiziale risulta che il giudice del rinvio non esclude che il sistema belga di doppia autorizzazione per l’immagazzinamento di articoli pirotecnici al fine della loro vendita rientri nell’ambito di applicazione della direttiva «servizi». Inoltre, due violazioni indicate nella prima questione pregiudiziale sono violazioni alle autorizzazioni rilasciate nell’ambito di questo sistema di doppia autorizzazione. Di conseguenza, occorre stabilire se gli Stati membri possano prevedere sanzioni penali in caso di violazione della normativa nazionale che disciplina l’accesso alle attività di servizi o l’esercizio delle medesime.
43. Orbene, poiché l’articolo 1, paragrafo 5, della direttiva «servizi» dispone che essa non incide sulla normativa degli Stati membri in materia di diritto penale, a condizione che non abbia l’effetto di aggirare le norme contenute in tale direttiva, la risposta a questa domanda è affermativa.
44. Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, ritengo che occorra rispondere alla prima questione pregiudiziale dichiarando che, senza che sia necessario determinare se le violazioni di cui trattasi siano violazioni gravi, l’articolo 20 della direttiva 2007/23 e l’articolo 1, paragrafo 5, della direttiva «servizi» devono essere interpretati nel senso che gli Stati membri possono prevedere sanzioni penali a condizione che, per quanto riguarda la direttiva 2007/23, dette sanzioni siano efficaci, proporzionate e dissuasive e che, per quanto riguarda la direttiva «servizi», le disposizioni nazionali non abbiano l’effetto di aggirare le norme di tale direttiva, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.
45. Con la sua seconda questione pregiudiziale, il giudice del rinvio chiede alla Corte se il principio della libera circolazione di articoli pirotecnici, previsto all’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2007/23, letto, all’occorrenza, in combinato disposto con l’articolo 10 della direttiva «servizi», osti a norme nazionali che subordinano i depositi di articoli pirotecnici conformi alla direttiva 2007/23, connessi al commercio al dettaglio, al possesso di una doppia autorizzazione presupponendo, da un lato, un’autorizzazione rilasciata in virtù della legislazione sulla fabbricazione, il deposito, il possesso, la vendita, il trasporto e l’uso dei prodotti esplosivi e, dall’altro, un’autorizzazione rilasciata in base alla legislazione relativa agli impianti nocivi, mentre entrambi i regimi di autorizzazione perseguono lo stesso obiettivo, cioè la prevenzione dei rischi per la sicurezza, e solo uno dei due regimi di autorizzazione prevede un limite massimo ridotto per il deposito di fuochi d’artificio per feste.
46. A tale proposito, sebbene il giudice del rinvio menzioni la direttiva 2007/23 e la direttiva «servizi», ritengo che la normativa nazionale di cui trattasi non rientri nell’ambito di applicazione della prima.
47. Infatti, la direttiva 2007/23 disciplina il trattamento degli articoli pirotecnici prima dell’immissione sul mercato, nonché la loro immissione sul mercato. Per contro, essa disciplina l’immagazzinamento nella misura in cui esso ha un effetto diretto sulle caratteristiche e la sicurezza di tali articoli. Così, risulta in particolare dal considerando 4 della direttiva 2007/23 (20) e dall’articolo 14, paragrafi 1 e 2, della stessa direttiva che l’immagazzinamento rientra in tale testo solo nei limiti in cui le condizioni di immagazzinamento non devono compromettere la conformità del prodotto pirotecnico ai requisiti essenziali di sicurezza previsti in tale direttiva.
48. Orbene, la normativa nazionale riguarda l’immagazzinamento degli articoli pirotecnici conformi ai requisiti previsti dalla direttiva 2007/23 e destinati ad essere venduti nel contesto del commercio al dettaglio.
49. Inoltre, se è vero che il sistema della doppia autorizzazione menzionato al paragrafo 23 delle presenti conclusioni riguarda formalmente l’immagazzinamento degli articoli pirotecnici e non l’accesso o l’esercizio dell’attività di commercio al dettaglio di tali prodotti, la quale costituisce un «servizio» ai fini dell’applicazione della direttiva «servizi» (21), l’immagazzinamento degli articoli pirotecnici destinati ad essere venduti costituisce un presupposto indispensabile per tale attività di commercio al dettaglio.
50. Infatti, da un lato, risulta dal fascicolo sottoposto alla Corte che le disposizioni del regio decreto in questione riguardano i «rivenditori» e, di conseguenza, l’immagazzinamento per la vendita. Dall’altro, subordinare ad autorizzazione la quantità di articoli pirotecnici che può essere immagazzinata nel contesto di un’attività di commercio al dettaglio incide innegabilmente sia sull’accesso a tale attività sia sul suo esercizio. Pertanto, l’assenza di autorizzazione all’immagazzinamento o un’autorizzazione molto ridotta possono di fatto limitare l’accesso a tale attività o il suo esercizio.
51. Di conseguenza, ritengo che sia alla luce della direttiva «servizi» e, in particolare, del suo articolo 10 (22), che occorre risolvere la seconda questione pregiudiziale.
52. Rilevo, inoltre, che la portata della questione sollevata dal giudice del rinvio è, in definitiva, limitata dal momento che egli si interroga sulla compatibilità del sistema belga di doppia autorizzazione con il diritto dell’Unione e non sulla compatibilità dei sistemi regionale e federale con il diritto dell’Unione.
53. A questo proposito, l’argomento degli imputati nel procedimento principale, secondo cui i due regimi di autorizzazione perseguono lo stesso obiettivo, si basa su una premessa erronea.
54. Infatti, risulta dalle spiegazioni fornite dal governo belga in udienza che, per quanto riguarda gli imputati nel procedimento principale, l’immagazzinamento di articoli pirotecnici per la vendita di tali articoli richiede l’acquisizione di due autorizzazioni. Da un lato, spetta alle autorità locali, le quali sono responsabili della protezione dell’ambiente, il rilascio di un’autorizzazione ambientale che permetta l’immagazzinamento di una determinata quota di articoli pirotecnici contenenti una determinata quota di PTS. Dall’altro, spetta alle autorità federali, responsabili della sicurezza e della salute della popolazione, il rilascio di un’autorizzazione per l’immagazzinamento di una determinata quota di articoli pirotecnici contenenti una determinata quota di PTS.
55. Di conseguenza, contrariamente a quanto hanno sostenuto gli imputati nel procedimento principale, tali regimi di autorizzazione perseguono necessariamente obiettivi diversi e l’ottenimento di ciascuna autorizzazione è subordinato a criteri diversi. A questo proposito, se è certamente vero che le quote autorizzate ai sensi di tali autorizzazioni possono essere diverse, tali regimi non sono peraltro contraddittori, dal momento che il rispetto dell’autorizzazione che fissa la quota inferiore comporta necessariamente il rispetto dell’altra autorizzazione.
56. Per quanto riguarda la conformità del sistema di doppia autorizzazione in questione con l’articolo 10 della direttiva «servizi», il paragrafo 1 di tale disposizione richiede che i regimi di autorizzazione si «bas[ino] su criteri che inquadrino l’esercizio del potere di valutazione da parte delle autorità competenti affinché tale potere non sia utilizzato in modo arbitrario», mentre il paragrafo 2 enuncia tali criteri.
57. Ritengo che il sistema belga soddisfi tali criteri.
58. Infatti, in primo luogo, sulla base delle informazioni di cui dispone la Corte, i criteri su cui il sistema belga si basa sono, a mio avviso, giustificati da un motivo imperativo di interesse generale, vale a dire la tutela della sicurezza pubblica e dell’ambiente, e, mediante la pubblicazione delle normative federali e regionali, sono resi pubblici previamente, trasparenti e accessibili.
59. In secondo luogo, tali criteri sono, a mio avviso, chiari e inequivocabili. A tale riguardo, come ho già sottolineato, i due sistemi di autorizzazione non costituiscono una duplicazione e mirano a tutelare interessi pubblici diversi, pertanto non si può sostenere che l’intervento delle autorità federali e regionali rimetta in discussione questa valutazione. Inoltre, l’obbligo di detenere sia un’autorizzazione federale sia un’autorizzazione regionale non può costituire di per sé un motivo di incompatibilità con la direttiva «servizi», dal momento che il legislatore dell’Unione ha esplicitamente indicato all’articolo 10, paragrafo 7, di detta direttiva che tale articolo «non mette in discussione la ripartizione di competenze, a livello locale o regionale, delle autorità degli Stati membri che concedono tale autorizzazione».
60. In terzo luogo, gli elementi di cui dispone la Corte non consentono di valutare il carattere non discriminatorio, proporzionale e obiettivo di tali requisiti, che deve, di conseguenza, essere verificato dal giudice del rinvio.
61. Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, ritengo che il sistema belga di doppia autorizzazione per l’immagazzinamento di articoli pirotecnici non sia incompatibile con l’articolo 10 della direttiva «servizi», fatto salvo il carattere non discriminatorio, proporzionale e obiettivo dei criteri che regolano l’esercizio del potere discrezionale delle autorità competenti, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.
62. Con la sua terza questione pregiudiziale, il giudice del rinvio chiede alla Corte se il principio della libera circolazione di articoli pirotecnici, derivante dalle direttive 2007/23 e 2013/29, lette, all’occorrenza, alla luce degli articoli 34, 35 e 36 TFUE, in combinato disposto con il principio di proporzionalità, osti a norme nazionali che vietano la detenzione o l’utilizzo da parte dei consumatori e la vendita a questi ultimi di fuochi d’artificio per feste contenenti più di un chilogrammo di PTS.
63. Sotto un primo profilo, è stato sostenuto, nel corso del procedimento dinanzi alla Corte, che la normativa belga costituisce una regola tecnica ai sensi della direttiva 98/34/CE (23) e che, in assenza di notifica alla Commissione europea, questa normativa è inapplicabile (24).
64. In udienza, il governo belga ha sostenuto che, poiché la normativa nazionale è una misura «necessaria per garantire la protezione delle persone, e segnatamente dei lavoratori, in occasione dell’impiego di prodotti» di cui all’articolo 1 della direttiva 98/34, quest’ultima non sarebbe applicabile.
65. Non trovo convincente tale tesi.
66. Infatti, sebbene sia evidente, come verrà dimostrato, che la normativa belga mira a tutelare la sicurezza pubblica e la sicurezza delle persone, tale normativa non riguarda l’impiego dei prodotti, bensì la vendita di questi ultimi.
67. Il governo belga ha altresì sostenuto che, nella misura in cui la precedente normativa subordinava la vendita di articoli pirotecnici al fatto che l’acquirente disponesse di un’autorizzazione qualora il prodotto in questione contenesse 500 g di PTS, la normativa di cui trattasi nel caso di specie costituirebbe l’attenuazione di una misura precedente la cui notifica non sarebbe obbligatoria.
68. A tale riguardo, la Corte ha dichiarato che modifiche apportate ad un progetto di regola tecnica già notificato alla Commissione, in conformità all’articolo 8, paragrafo 1, primo comma, della direttiva 98/34, che rispetto al progetto notificato comportano solo un’attenuazione delle condizioni di uso del prodotto di cui trattasi, riducendo quindi l’impatto eventuale della regola tecnica sugli scambi commerciali, non costituiscono una modifica importante del progetto e non sono dunque assoggettate all’obbligo di previa notifica (25).
69. Orbene, nel caso di specie, gli elementi sottoposti alla Corte non consentono di dimostrare con certezza se la precedente normativa più restrittiva sia stata notificata alla Commissione ai sensi della direttiva 98/34.
70. In tali circostanze, ritengo che spetti al giudice del rinvio determinare se ciò fosse avvenuto e se, di conseguenza, il governo belga potesse omettere di notificare la nuova normativa.
71. In ogni caso, la normativa belga non costituisce, a mio avviso, una regola tecnica ai sensi dell’articolo 1, punto 11, della direttiva 98/34.
72. Secondo la Corte, la nozione di «regola tecnica» comprende quattro categorie di misure, ossia, in primo luogo, la «specificazione tecnica», ai sensi dell’articolo 1, punto 3, della direttiva 98/34, in secondo luogo, l’«altro requisito», come definito all’articolo 1, punto 4, di tale direttiva, in terzo luogo, la «regola relativa ai servizi», di cui all’articolo 1, punto 5, della medesima direttiva e, in quarto luogo, le «disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che vietano la fabbricazione, l’importazione, la commercializzazione o l’utilizzo di un prodotto oppure la prestazione o l’utilizzo di un servizio o lo stabilimento come fornitore di servizi», ai sensi dell’articolo 1, punto 11, della medesima direttiva (26).
73. A tal riguardo, in primo luogo, ritengo che la normativa controversa non rientri nella categoria delle regole relative ai servizi, poiché non riguarda i servizi della società dell’informazione, ai sensi dell’articolo 1, punto 2, di tale direttiva.
74. In secondo luogo, la nozione di «specificazione tecnica» indica la specificazione che figura in un documento che definisce le caratteristiche richieste di un prodotto, come la denominazione di vendita, l’imballaggio, l’etichettatura e le procedure di valutazione della conformità. Per la Corte, tale nozione presuppone che la misura nazionale si riferisca necessariamente al prodotto o al suo imballaggio in quanto tali, definendo quindi una delle caratteristiche richieste di un prodotto (27). Orbene, la normativa belga non si riferisce al prodotto o al suo imballaggio in quanto tali, di modo che, come ha sostenuto la Commissione in udienza, la normativa in questione non definisce una delle caratteristiche richieste di un prodotto.
75. In terzo luogo, la Corte ha già precisato che, per poter essere qualificati come «altri requisiti», le misure nazionali di cui trattasi devono costituire condizioni in grado di influenzare in modo significativo la composizione, la natura o la commercializzazione del prodotto di cui trattasi (28).
76. La normativa in questione, subordinando la vendita di articoli pirotecnici il cui contenuto in PTS è superiore ad un chilogrammo al possesso di un’autorizzazione, non costituisce un requisito imposto al prodotto in sé, bensì un obbligo imposto agli operatori economici e non può, pertanto, essere qualificata come «altro requisito» ai sensi della direttiva 98/34 (29).
77. In quarto luogo, per quanto riguarda la categoria di cui all’articolo 1, punto 11, della direttiva 98/34, vale a dire il divieto di fabbricazione, di importazione, di commercializzazione o di utilizzo di un prodotto, in base alla giurisprudenza, tale categoria di regole tecniche presuppone che le disposizioni nazionali di cui trattasi abbiano una portata evidentemente più ampia di una limitazione a taluni usi possibili del prodotto in questione, e che non si limitino pertanto ad una semplice restrizione dell’utilizzo di quest’ultimo. Infatti tale categoria di regole tecniche fa riferimento, più in particolare, a misure nazionali che consentono solamente un utilizzo puramente marginale del prodotto in questione rispetto ai vari utilizzi ragionevolmente ipotizzabili dello stesso (30).
78. Orbene, è giocoforza constatare che la normativa nazionale di cui trattasi non vieta la vendita di articoli pirotecnici contenenti più di un chilogrammo di PTS, ma la subordina al possesso, da parte dell’acquirente, di un’autorizzazione. Di conseguenza, tali prodotti possono essere venduti a consumatori titolari di siffatta autorizzazione e a professionisti di modo che, a mio avviso, tale normativa lascia spazio a una commercializzazione che non sia puramente marginale.
79. Sotto un secondo profilo, per rispondere alle domande del giudice del rinvio, occorre determinare se il principio della libera circolazione di articoli pirotecnici derivante dalle direttive 2007/23 e 2013/29, lette, all’occorrenza, alla luce degli articoli 34, 35 e 36 TFUE, in combinato disposto con il principio di proporzionalità, osti a norme nazionali che vietano la detenzione o l’utilizzo da parte dei consumatori e la vendita a questi ultimi di fuochi d’artificio per feste contenenti più di un chilogrammo di PTS.
80. A tal riguardo, in primo luogo, occorre ricordare che il sig. van der Schoot è imputato per aver in particolare venduto fuochi d’artificio per feste e di segnalazione, per un totale di più di un chilogrammo di PTS ivi contenuta, a un privato che non disponeva dell’autorizzazione necessaria a tal fine; che, poiché la violazione per cui egli imputato è avvenuta il 23 dicembre 2012, la direttiva 2007/23 è applicabile ratione temporis e che, secondo la decisione di rinvio, i fuochi d’artificio in questione appartengono alle categorie 2 e 3 ai sensi della direttiva 2007/23 ed erano stati messi a disposizione sul mercato.
81. In secondo luogo, la direttiva 2007/23 ha compiuto un’armonizzazione esaustiva delle condizioni, sia sostanziali che procedurali, che gli articoli pirotecnici devono soddisfare al fine della loro immissione sul mercato e, poiché l’articolo 6, paragrafo 1, di tale direttiva garantisce non soltanto la prima messa a disposizione sul mercato, ma la libera circolazione degli articoli pirotecnici (31), la relativa misura belga dev’essere valutata in considerazione delle disposizioni di tale direttiva e non alla luce del diritto primario (32).
82. In terzo luogo, è indubbio che la normativa in questione, per sua stessa natura, limiti, ai sensi dell’articolo 6 della direttiva 2007/23, il possesso, l’uso e/o la vendita al pubblico di fuochi d’artificio contenenti più di un chilogrammo di PTS. Tuttavia, ritengo che tale normativa miri, come ha sostenuto il governo belga, a tutelare gli interessi essenziali di cui al paragrafo 2 di tale disposizione e, in particolare, l’ordine pubblico, la pubblica sicurezza, o l’incolumità delle persone (33).
83. Per quanto riguarda l’idoneità della normativa a proteggere l’ordine pubblico, la pubblica sicurezza e l’incolumità delle persone, ritengo che la misura controversa sia idonea a garantire la realizzazione di tali obiettivi (34).
84. A tale riguardo, occorre ricordare che, ai sensi degli articoli 4 TUE e 72 TFUE, gli Stati membri rimangono responsabili del mantenimento dell’ordine pubblico nel loro territorio. Pertanto, questi ultimi restano liberi di determinare le misure idonee a mantenerlo (35) o a tutelare la pubblica sicurezza (36), conformemente alle loro necessità nazionali, e in funzione delle specifiche circostanze di tempo e di luogo.
85. Tuttavia, l’invocazione dell’eccezione di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di incolumità delle persone costituisce una deroga al principio fondamentale della libera circolazione, da intendersi in modo restrittivo e la cui portata non può essere determinata unilateralmente dagli Stati membri (37). Il margine di discrezionalità di cui dispongono gli Stati membri deve, pertanto, essere esercitato entro i limiti imposti dal diritto dell’Unione (38).
86. A questo proposito, occorre ricordare che la Corte ha già dichiarato che, per poter invocare l’ordine pubblico come causa di giustificazione, deve sussistere una minaccia effettiva e abbastanza grave per un interesse fondamentale della società (39).
87. Nel caso di specie, non vi è dubbio che il fatto di subordinare la vendita al pubblico di articoli pirotecnici contenenti più di un chilogrammo di PTS all’ottenimento di un’autorizzazione sia idoneo a prevenire minacce all’ordine e alla sicurezza pubblici.
88. Infatti, poiché gli articoli pirotecnici «sono di per sé pericolosi» (40), essi possono, tenuto conto della loro composizione, in particolare per gli articoli con più di un chilogrammo di PTS, compromettere la sicurezza delle persone. Inoltre, per la loro stessa natura e in funzione delle circostanze in cui essi sono utilizzati, questi articoli possono turbare l’ordine pubblico.
89. Inoltre, poiché la tutela dell’ordine pubblico, della pubblica sicurezza e dell’incolumità delle persone, come risulta dal paragrafo 84 delle presenti conclusioni, è indissolubilmente legata alle circostanze di tempo e di luogo, non posso nascondere il fatto che la pericolosità intrinseca degli articoli pirotecnici contenenti più di un chilogrammo di PTS è aggravata nell’attuale contesto, segnato dalla minaccia terroristica.
90. In tali circostanze, è legittimo, a mio avviso, che gli Stati membri sottopongano ad un’autorizzazione l’acquisto da parte di privati di articoli il cui contenuto in PTS supera un determinato massimale, in quanto, da un lato, non è escluso che tali articoli siano, singolarmente o in combinazione con altri prodotti, utilizzati per fini non ludici e, dall’altro, il semplice uso di articoli pirotecnici a elevato contenuto di PTS può, nel contesto attuale, dar luogo a movimenti di folla e a panico.
91. Orbene, la normativa nazionale di cui trattasi è, senza dubbio, atta a proteggere l’ordine pubblico, la pubblica sicurezza e l’incolumità delle persone, in quanto permette di controllare e, se del caso, di limitare la quantità di PTS in possesso di una persona.
92. Per quanto riguarda la necessità della normativa nazionale in questione, tenuto conto del carattere incompleto del rinvio pregiudiziale, del fatto che spetta al giudice del rinvio stabilire se, ed eventualmente in quale misura, la normativa nazionale sia proporzionata all’obiettivo di interesse generale perseguito (41), ma che la Corte può fornirgli indicazioni tratte dal fascicolo (42), mi limiterò a fornire una cornice di analisi sulla cui base egli dovrà valutare se la normativa vada oltre quanto necessario per proteggere l’ordine pubblico, la sicurezza pubblica e l’incolumità delle persone.
93. In primo luogo, l’articolo 6, paragrafo 2, della direttiva 2007/23 è formulato in maniera tale da conferire agli Stati membri un rilevante margine di discrezionalità quanto alle misure interessate da tale disposizione.
94. Infatti, l’ambito di applicazione di tale disposizione è molto ampio, in quanto gli obiettivi eventualmente perseguiti dagli Stati membri sono diversi. Le misure possono essere non solo misure di divieto, ma anche misure di restrizione e possono riguardare sia il possesso che l’uso e la vendita di determinati prodotti pirotecnici.
95. Tale interpretazione è, a mio parere, rafforzata dal fatto che il considerando 10 della direttiva 2007/23 stabilisce un nesso di causa ed effetto tra, da un lato, il fatto che l’impiego di articoli pirotecnici e in particolare di fuochi d’artificio rientra in abitudini e tradizioni culturali notevolmente divergenti in ciascuno Stato membro e, dall’altro, la necessità di consentire agli Stati membri di adottare disposizioni nazionali per limitare l’uso o la vendita al pubblico di determinate categorie di fuochi d’artificio per ragioni di pubblica sicurezza o di incolumità delle persone.
96. In secondo luogo, la normativa nazionale in esame non detta alcun divieto assoluto di vendita, ma, subordinando tale vendita al fatto che il consumatore disponga di un’autorizzazione preventiva, mira a limitare la vendita di determinati prodotti al consumatore. Inoltre, tale misura restrittiva si applica non a tutti i prodotti pirotecnici, ma unicamente ai prodotti contenenti un determinato peso di tale composizione pericolosa, quale è la PTS.
97. In terzo luogo, nell’attuale contesto, misure meno restrittive, come la registrazione in seguito all’acquisto di prodotti contenenti un determinato peso di PTS, non sono, a mio parere, altrettanto efficaci per tutelare gli interessi fondamentali in questione. Infatti, sebbene tale formalità consenta di determinare la quantità di PTS acquistata da un consumatore, essa non consente di limitare tale quantitativo né, di conseguenza, di contrastare efficacemente le minacce agli interessi fondamentali invocati dal governo belga.
98. Alla luce dell’insieme di tali considerazioni, ritengo, da un lato, che la normativa belga non costituisca una regola tecnica ai sensi della direttiva 98/34 e, dall’altro, che tale normativa restringa, ai sensi dell’articolo 6 della direttiva 2007/23, la libera circolazione dei fuochi d’artificio per feste, ma che essa sia stata adottata per ragioni di ordine pubblico, di sicurezza pubblica e di incolumità delle persone e non vada oltre quanto è necessario per tutelare tali interessi, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.
99. Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo alla Corte di rispondere alle questioni pregiudiziali sollevate dal rechtbank van eerste aanleg te Antwerpen (Tribunale di primo grado di Anversa, Belgio) nei seguenti termini:
1) L’articolo 20 della direttiva 2007/23/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 maggio 2007, relativa all’immissione sul mercato di articoli pirotecnici, e l’articolo 1, paragrafo 5, della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, devono essere interpretati nel senso che gli Stati membri possono prevedere sanzioni penali a condizione che dette sanzioni siano efficaci, proporzionate e dissuasive, e che le disposizioni nazionali non abbiano l’effetto di aggirare le norme di quest’ultima direttiva, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.
2) Il sistema di doppia autorizzazione oggetto del procedimento principale per l’immagazzinamento di articoli pirotecnici non è incompatibile con l’articolo 10 della direttiva 2006/123, fatto salvo il carattere non discriminatorio, proporzionale e obiettivo dei criteri che regolano l’esercizio del potere discrezionale delle autorità competenti, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.
3) La normativa che subordina la vendita di articoli pirotecnici contenenti più di un chilogrammo di composizione pirotecnica al possesso, da parte dell’acquirente, di un’autorizzazione non costituisce una regola tecnica ai sensi della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione, come modificata dalla direttiva 98/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 luglio 1998. Tale normativa limita la libera circolazione dei fuochi d’artificio per feste ai sensi dell’articolo 6 della direttiva 2007/23, ma mira a proteggere l’ordine e la sicurezza pubblici e non va oltre quanto è necessario per tutelare tali interessi, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.
2 In prosieguo: la «PTS» («pyrotechnische sas» in neerlandese).
3 GU 2006, L 376, pag. 36; in prosieguo: la «direttiva “servizi”».
4 GU 2007, L 154, pag. 1.
5 GU 1997, L 10, pag. 13.
6 GU 2013, L 178, pag. 27.
7 Belgisch Staatsblad, 9 giugno1956, pag. 3990.
8 Belgisch Staatsblad, 22 dicembre 1958, pag. 9075 (in prosieguo: il «regio decreto»).
9 A tale riguardo, ricordo che la direttiva 2013/29 è stata adottata il 12 giugno 2013, e che, ai sensi del suo articolo 49, è entrata in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e che, ai sensi del suo articolo 48, la direttiva 2007/23 è stata abrogata con effetto dal 1o luglio 2015.
10 Sul carattere efficace, proporzionato e dissuasivo delle sanzioni che gli Stati membri devono adottare in conformità al diritto dell’Unione, v., Hagueneau-Moizard, C., «Sanction nationale du droit communautaire: “Sanctions effectives, proportionnées et dissuasives”», L’exécution du droit de l’Union, entre mécanismes communautaires et droits nationaux, Bruylant, Bruxelles, 2009, pagg. da 205 a 223.
11 V., a tal proposito, dichiarazione n. 43, allegata all’atto finale del Trattato di Amsterdam, secondo la quale «l’applicazione amministrativa del diritto [dell’Unione] compete essenzialmente agli Stati membri secondo le rispettive norme costituzionali.» (GU 1997, C 340, pag. 140). Come ha sottolineato Jean-Paul Jacqué, «[l]’attuazione del diritto [dell’Unione] da parte degli Stati membri riveste un’importanza centrale. Infatti, [l’Unione] non dispone delle competenze necessarie all’attuazione diretta del diritto [dell’Unione] negli Stati membri», Jacqué, J.‑P., Droit institutionnel de l’Union européenne, 5ª ed., Dalloz, Parigi, 2009, pag. 601.
12 Secondo Catherine Hagueneau-Moizard, «[l]’effetto reale del diritto [dell’Unione] dipende dalla sua attuazione da parte degli Stati» (Hagueneau-Moizard, C., «Sanction nationale du droit communautaire: “Sanctions effectives, proportionnées et dissuasives”», L’exécution du droit de l’Union, entre mécanismes communautaires et droits nationaux, Bruylant, Bruxelles, 2009, pagg. da 205 a 223, in particolare pag. 207). Tale obbligo gravante sugli Stati membri è peraltro rafforzato dal principio di leale cooperazione, poiché tale principio impone agli Stati membri di adottare tutte le misure atte a garantire la portata e l’efficacia del diritto dell’Unione [v. sentenza del 21 settembre 1989, Commissione/Grecia (68/88, EU:C:1989:339, punti 23 e 24)].
13 A titolo di esempio, v. l’articolo 15 della direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica (GU 2000, L 180, pag. 22).
14 Una disposizione di una direttiva che prevede che le sanzioni siano efficaci, proporzionate e dissuasive è pertanto qualificata come «disposizione standard» da Catherine Hagueneau-Moizard (Hagueneau-Moizard, C., «Sanction nationale du droit communautaire: “Sanctions effectives, proportionnées et dissuasives”», L’exécution du droit de l’Union, entre mécanismes communautaires et droits nationaux, Bruylant, Bruxelles, 2009, pagg. da 205 a 223, in particolare pag. 210).
15 Il termine «sanzione» viene qui inteso in senso molto ampio in quanto comprende le sanzioni di qualunque genere.
16 V., in particolare, direttiva 2014/57/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, relativa alle sanzioni penali in caso di abusi di mercato (GU 2014, L 173, pag. 179), il cui articolo 1, paragrafo 1, così dispone: «La presente direttiva stabilisce le norme minime per le sanzioni penali applicabili all’abuso di informazioni privilegiate, alla comunicazione illecita di informazioni privilegiate e alla manipolazione del mercato, al fine di assicurare l’integrità dei mercati finanziari all’interno dell’Unione e di rafforzare la protezione degli investitori e la fiducia in tali mercati».
17 V., in senso analogo, sentenza del 10 luglio 2008, Feryn (C‑54/07, EU:C:2008:397, punto 37).
18 A tale proposito, va sottolineato il fatto che l’esplicito riconoscimento della possibilità per gli Stati membri di adottare sanzioni penali in caso di infrazione grave sia stato inizialmente previsto all’articolo 41 del regolamento (CE) n. 765/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008, che pone norme in materia di accreditamento e vigilanza del mercato per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti e che abroga il regolamento (CEE) n. 339/93 del Consiglio (GU 2008, L 218, pag. 30), e che, da allora, numerose direttive «nuovo approccio in materia di armonizzazione e standardizzazione tecnica» contengono disposizioni la cui formulazione è analoga a quella dell’articolo 45 della direttiva 2013/29, vale a dire, segnatamente, l’articolo 42 della direttiva 2014/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, concernente l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato di strumenti per pesare a funzionamento non automatico (GU 2014, L 96, pag. 107), l’articolo 46 della direttiva 2014/53/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, concernente l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato di apparecchiature radio e che abroga la direttiva 1999/5/CE (GU 2014, L 153, pag. 62), o l’articolo 47 della direttiva 2014/68/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, concernente l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato di attrezzature a pressione (GU 2014, L 189, pag. 164).
19 V. le mie conclusioni nella causa Essent Energie Productie (C‑91/13, EU:C:2014:312, paragrafo 35).
20 Il considerando 7 della direttiva 2013/29 è ancora più esplicito, in quanto indica che «[l]a sicurezza durante l’immagazzinamento è disciplinata dalla direttiva 96/82 (…), che stabilisce requisiti di sicurezza per gli stabilimenti in cui sono presenti esplosivi, comprese le sostanze pirotecniche».
21 V. sentenza del 30 gennaio 2018, X e Visser (C‑360/15 e C‑31/16, EU:C:2018:44, punti da 84 a 97).
22 A tale riguardo, la normativa nazionale di cui trattasi, subordinando l’immagazzinamento a un’autorizzazione, rientra in tale disposizione e non costituisce un requisito di cui al considerando 9 della direttiva «servizi» [v., in tal senso, la sentenza del 30 gennaio 2018, X e Visser (C‑360/15 e C‑31/16, EU:C:2018:44, punti da 113 a 123)]. Inoltre, quand’anche fosse sostenuto che tutti gli elementi del procedimento principale si collocano all’interno di un solo Stato membro, la Corte ha ritenuto che una tale circostanza non rimetta in discussione l’applicabilità del capo III della direttiva «servizi» [v., in tal senso, sentenza del 30 gennaio 2018, X e Visser (C‑360/15 e C‑31/16, EU:C:2018:44, punto 110)].
23 Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 giugno 1998 che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione (GU 1998, L 204, pag. 37), come modificata dalla direttiva 98/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 luglio 1998 (GU 1998, L 217, pag. 18) (in prosieguo: la «direttiva 98/34»).
24 Sentenza dell’8 novembre 2007, Schwibbert (C‑20/05, EU:C:2007:652, punti da 38 a 42). V., ugualmente, sentenza del 10 luglio 2014, Ivansson e a. (C‑307/13, EU:C:2014:2058, punto 48).
25 Sentenza del 15 aprile 2010 Sandström (C‑433/05, EU:C:2010:184, punto 47).
26 Sentenza del 1o febbraio 2017, Município de Palmela (C‑144/16, EU:C:2017:76, punto 25 e giurisprudenza ivi citata).
27 Sentenza del 10 luglio 2014, Ivansson e a. (C‑307/13, EU:C:2014:2058, punto 19 e la giurisprudenza ivi citata).
28 Sentenza del 27 ottobre 2016, James Elliott Construction (C‑613/14, EU:C:2016:821, punto 69 e giurisprudenza ivi citata).
29 V., in tal senso, sentenze del 21 aprile 2005 Lindberg (C‑267/03, EU:C:2005:246, punto 87), nonché, del 13 ottobre 2016, M. e S. (C‑303/15, EU:C:2016:771, punti 29 e 30).
30 Sentenze del 21 aprile 2005, Lindberg (C‑267/03, EU:C:2005:246, punti 76 e 77), nonché del 19 luglio 2012, Fortuna e a. (C‑213/11, C‑214/11 e C‑217/11, EU:C:2012:495, punti 31 e 32).
31 Ciò deriva, a mio avviso, dalla sentenza del 27 ottobre 2016, Commissione/Germania (C‑220/15, EU:C:2016:815, punti da 35 a 47), e in particolare, dall’interpretazione data alla portata dell’articolo 2, punto 2, e all’articolo 6 della direttiva 2007/23. Sottolineo ugualmente che, a tal fine, la Corte ha rigettato l’argomento tedesco secondo cui «gli Stati membri sarebbero competenti a regolamentare ogni fase successiva del[la] distribuzione [degli articoli pirotecnici], fino alla vendita al dettaglio al consumatore finale».
32 Sentenza del 10 settembre 2014, Vilniaus energija (C‑423/13, EU:C:2014:2186, punto 39).
33 Nel diritto dell’Unione, è raro l’utilizzo della nozione di «incolumità delle persone». Inoltre, tale nozione non è, come rilevato dal legislatore dell’Unione al considerando 41 della direttiva «servizi», dichiarando che «la nozione di pubblica sicurezza comprende le questioni di incolumità pubblica», chiaramente distinta dalla nozione di «sicurezza pubblica».
34 Ritengo che sia necessario verificare che la misura nazionale sia in grado di garantire il conseguimento dell’obiettivo perseguito e che non vada oltre quanto necessario per il conseguimento di quest’ultimo, e ciò anche se il requisito di proporzionalità non è indicato in senso stretto all’articolo 6 della direttiva 2007/23. Infatti, tenuto conto del fatto che il principio di proporzionalità, in quanto principio generale del diritto, alimenta tutto il diritto dell’Unione e che le misure degli Stati membri che limitano le libertà di circolazione tutelate dal Trattato sono soggette a un controllo di proporzionalità, ritengo che le misure adottate ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 2, della direttiva 2007/23 debbano essere soggette, in quanto eccezioni, a tale controllo.
35 V., a tal proposito, le mie conclusioni nella causa Josemans (C‑137/09, EU:C:2010:433, paragrafo116 nonché la nota a piè di pagina 61).
36 Le considerazioni svolte dall’avvocato generale Mayras nelle sue conclusioni nella causa van Duyn (41/74, non pubblicate, EU:C:1974:123, pag. 1357), secondo cui «gli Stati, con le eccezioni richiamate proprio da determinate disposizioni [dell’Unione] (…) hanno il potere esclusivo di adottare i provvedimenti necessari per la tutela della pubblica sicurezza nel loro territorio e di valutare in quali casi questa sicurezza possa essere minacciata», di modo che la pubblica sicurezza «resta, almeno per il momento, nazionale e ciò è conforme alla realtà delle cose nei limiti in cui le esigenze della pubblica sicurezza variano, nel tempo e nello spazio, da uno Stato all’altro», sono, a mio avviso, pienamente attuali.
37 V., in senso analogo, sentenza del 31 gennaio 2006, Commissione/Spagna (C‑503/03, EU:C:2006:74, punto 45).
38 V., in senso analogo, sentenza del 4 dicembre 1974, van Duyn (41/74, EU:C:1974:133, punto 18).
39 V., in senso analogo, sentenza del 29 ottobre 1998, Commissione/Spagna (C‑114/97, EU:C:1998:519, punto 46).
40 Conclusioni dell’avvocato generale Bobek nella causa Commissione/Germania (C‑220/15, EU:C:2016:534, paragrafo 50).
41 V., in tal senso, sentenza del 23 ottobre 2003, Schönheit e Becker (C‑4/02 e C‑5/02, EU:C:2003:583, punto 82).
42 V. sentenza del 13 aprile 2010, Bressol e a. (C‑73/08, EU:C:2010:181, punto 65 e la giurisprudenza ivi citata).

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