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Timestamp: 2016-10-23 06:09:29+00:00

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Art. 769 cod. proc. civile: Istanza
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	L’inventario può essere chiesto al tribunale dalle persone che hanno diritto di ottenere la rimozione dei sigilli ed è eseguito dal cancelliere del tribunale o da un notaio designato dal defunto con testamento o nominato dal tribunale.
Quando non sono stati apposti i sigilli, l’inventario può essere chiesto dalla parte che ne assume l’iniziativa direttamente al notaio designato dal defunto nel testamento ovvero, in assenza di designazione, al notaio scelto dalla stessa parte.
Giurisprudenza annotataIstanza.
Natura; 2. Legittimazione; 3. Nullità dell’inventario; 4. Termine per la redazione dell’inventario; Proroga; 5. Spese di inventario; 6 Inventario ed imposta di successione; 6.1. Requisiti dell’inventario; 6.2. Limiti di rilevanza dell’apposizione dei sigilli; 7. Fallimento.
L’azione diretta alla formazione dell’inventario, da intendersi quale atto nel quale si elencano e si descrivono i beni mobili e immobili dai quali è costituito un patrimonio, differisce nella funzione e negli effetti da quella diretta a ottenere il sequestro, che mira alla conservazione delle cose sequestrate per assicurare la futura soddisfazione di un diritto di credito o di un diritto reale. Pertanto i relativi provvedimenti ben possono coesistere. Trib. Venezia, 7 ottobre 1946.
L’adozione di sequestro giudiziario o di un provvedimento di custodia ex art. 700 c.p.c. non è incompatibile con l’avvenuta accettazione di una eredità con beneficio di inventario. Trib. Parma, 16 dicembre 1952.
Il decreto che autorizza la formazione dell’inventario, ai sensi dell’art. 769 c.p.c., e quello che concede la proroga del termine per la redazione del medesimo sono provvedimenti emessi all’esito di un procedimento di cui è parte il solo istante e nel quale il giudice si limita ad accertare la riconducibilità del medesimo alle categorie di persone aventi diritto alla rimozione dei sigilli ai sensi dell’art. 763 c.p.c.; ne consegue che tali provvedimenti, non contenendo alcuna decisione in merito alla capacità a succedere del soggetto richiedente, sono riconducibili alla giurisdizione volontaria, e quindi privi del carattere di decisorietà e inidonei a passare in giudicato, con la conseguenza che non sono impugnabili col ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell’art. 111 cost. Cass. 20 gennaio 2010; conforme Cass. 18 luglio 2002, n. 10446.
Tutti coloro che possono avere diritto alla successione, e non solo gli eredi, sono legittimati a presentare istanza per la formazione dell’inventario del patrimonio ereditario. Pret. Bologna, 18 febbraio 1998.
Deve essere autorizzato, ai sensi del combinato disposto degli artt. 769, 763, 753, n. 2, c.p.c., l’inventario dei beni ereditari richiesto da soggetto avente diritto (anche solo astrattamente) alla successione. Pret. Roma, 23 luglio 1981.
La legittimazione a richiedere l’inventario dei beni del defunto ex art. 769 c.p.c., conseguente all’accettazione beneficiata dell’eredità, spetta alle persone che hanno diritto alla rimozione dei sigilli ai sensi dell’art. 763 c.p.c. anche quando l’apposizione dei sigilli, misura di natura tipicamente cautelare e che può quindi anche mancare, non sia stata in concreto disposta. Cass. 18 luglio 2002, n. 10446.
Il soggetto che, pur privo della qualità di presunto erede legittimo, fornisce precisi e concreti elementi indiziari circa la sussistenza di una scheda testamentaria a sua favore presso una cassetta di sicurezza intestata al defunto, quale persona ricompresa nella locuzione legislativa «coloro che possono avere diritto alla successione» di cui agli artt. 753, n. 2, 763 e 769 c.p.c., può ritenersi legittimato ad ottenere che siano disposti l’apertura e l’inventario del contenuto della stessa cassetta di sicurezza da parte di un notaio, ulteriormente competente a curare la pubblicazione dell’eventuale scheda testamentaria reperitavi, qualora a ciò non abbiamo ancora provveduto i presunti eredi legittimi. Pret. Milano, 10 dicembre 1990.
L’intervento di un giudicato che dichiari valido un testamento il cui contenuto esclude dalla successione ereditaria i successibili ex lege non legittimari, non priva costoro del diritto di chiedere che si proceda al completamento dell’inventario relativo a determinati documenti e carte, sigillati e no inventariati a seguito dell’opposizione dell’erede istituito. Cass. 8 gennaio 1964, n. 22.
Nullità dell’inventario.
È nullo l’inventario che, in una eredità beneficiata, sia stato eseguito senza tener conto dei mobili che si trovavano nell’ultima residenza del de cuius. Trib. Firenze, 2 luglio 1962.
Ai fini dell’efficacia dell’inventario redatto nel corso della procedura di eredità beneficiata, quest’ultimo per la sua validità formale è sostanzialmente e unitariamente disciplinato dalle norme del codice civile, diverse essendo soltanto le conseguenze a seconda che si verta in tema di responsabilità dell’erede (decadenza) ovvero di efficacia dell’inventario a vincere la presunzione di esistenza di denaro, gioielli e mobilia. In ogni caso non qualsiasi omissione od errore relativo alla redazione dell’inventario rende lo stesso inattendibile ai predetti fini. Trib. Milano, 17 aprile 1969.
La nullità dell’inventario eseguito in una eredità beneficiata importa che gli eredi debbono considerarsi erede puri e semplici. Trib. Firenze, 2 luglio 1962.
In mancanza di espressione previsione di legge, non è inesistente né nullo l’inventario ereditario redatto de relato, senza accesso nell’ultimo domicilio del de cuius. Trib. Padova, 1° aprile 1985.
anche Giurisprudenza sub artt. 770, 772, § 3.
Termine per la formazione dell’inventario. Proroga. Impugnazioni.
È inammissibile il ricorso per cassazione proposto da chi abbia accettato l’eredità con beneficio d’inventario avverso il decreto con cui il tribunale, in sede di reclamo, ha respinto la sua istanza di proroga del termine per redigere l’inventario. Cass. 8 febbraio 2010, n. 2721.
È inammissibile il ricorso per cassazione proposto da chi, facendo valere la qualità di erede universale del “de cuius” e lamentando un pregiudizio per i propri diritti successori, impugni l’ordinanza con cui il tribunale ha dichiarato l’inammissibilità del reclamo avverso i provvedimenti presidenziali di reiezione dell’istanza volta alla revoca del decreto che aveva ordinato ad altro soggetto, istituito erede con precedente testamento, la formazione dell’inventario e del provvedimento che aveva concesso una proroga per ultimarlo. Cass. 20 gennaio 2010, n. 922.
Spese di inventario.
In mancanza di testamento, le spese di inventario, che l’art. 511 c.c. prevede essere a carico dell’eredità, devono essere addebitate alle persone indicate dall’art. 565 c.c., sulla successione legittima, ed, in mancanza di altri successibili, allo Stato, nei limiti di cui all’art. 586 c.c. Cass. 24 luglio 2000, n. 9648.
Con lo stabilire che «le spese dell’apposizione dei sigilli, dell’inventario e di ogni altro atto dipendente dall’accettazione con beneficio di inventario sono a carico dell’eredità», l’art. 511 c.c. detta, per tali spese, un regime particolare, prevalente su quello dell’art. 90 c.p.c., che rimane operante solo per quanto attiene all’onere dell’anticipazione. Cass. 24 luglio 2000, n. 9648; conforme Cass. 29 maggio 1976, n. 1953.
Nel caso di eredità accettata col beneficio di inventario da alcuni eredi e puramente e semplicemente da altri, questi ultimi - per il combinato disposto degli articoli 511 e 754 del codice civile - sono personalmente e direttamente obbligati, in proporzione delle rispettive quote ereditarie, verso il notaio per il pagamento del compenso liquidatogli per prestazioni professionali esplicate in dipendenza dell’accettazione beneficiata. Cass. 29 maggio 1976, n. 1953.
Le spese di inventario chiesto da un coerede sono a carico dell’eredità e vanno sopportate, come gli altri pesi ereditari, da tutti i coeredi in proporzione delle rispettive quote. La circostanza che dall’eseguito inventario abbia tratto giovamento il solo erede che lo aveva chiesto non vale a spostare l’onere a carico di tutti i coeredi. Cass. 10 dicembre 1936, n. 3312.
Qualora l’eredità sia stata accettata con beneficio d’inventario dal rappresentante legale del minore, debitamente autorizzato, quest’ultimo, entro un anno dal compimento della maggiore età, può rinunziarvi, e non possono essere poste a suo carico le spese per l’inventario. Cass. 24 luglio 2000, n. 9648.
Inventario ed imposta di successione.
6.1. Requisiti dell’inventario.
In tema di imposta sulle successioni, la presunzione posta dall’art. 9, comma 2, del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, secondo il quale «si considerano compresi nell’attivo ereditario denaro, gioielli e mobilia per un importo pari al dieci per cento del valore globale netto imponibile dell’asse ereditario anche se non dichiarati o dichiarati per un importo minore, salvo che da inventario analitico. non ne risulti l’esistenza per un importo diverso», può essere vinta solo se l’inventario ivi previsto sia redatto in conformità agli artt. 769 e seguenti c.p.c. e cioè se esso risponda ai requisiti di validità formale e sostanziale fissati dal codice. Ciò in quanto, atteso che per l’applicazione dell’imposta presupposto indefettibile resta sempre l’appartenenza dei beni al patrimonio del defunto, la norma dell’art. 9, comma 2, del D.Lgs. n. 346 del 1990, con la presunzione da essa istituita, va correlata a denaro, gioielli e mobilia che risultino di diretta pertinenza del defunto. Cass. 14 marzo 2007, n. 5974; conforme Cass. 23 marzo 2011, n. 6612.
È altresì orientamento costante della giurisprudenza di legittimità che ai fini del superamento della presunzione dell’esistenza di gioielli e denaro nell’asse ereditario, stabilita dall’art. 31 del R.D. 30 dicembre 1923, n. 3270, si richiede che l’inventario sia fatto con la rigorosa osservanza delle modalità e dei termini previsti per l’acquisizione del relativo beneficio. Cass. 11 luglio 1966, n. 1824.
Contra: In tema d’imposta di successione, la presentazione dell’inventario prescritto dall’art. 9, comma 2, D.Lgs. 31 ottobre 1990 n. 346, oltre il termine fissato dall’art. 31 del medesimo D.Lgs., non inficia la sua valenza probatoria; infatti, il termine di sei mesi dalla data di apertura della successione per presentare la dichiarazione di successione e gli allegati, non è previsto espressamente dalla legge come perentorio, né può ritenersi tale, non essendo sanzionata specificamente la sua inosservanza, ma solo l’omissione della dichiarazione, ed essendo, anzi, previsto dall’art. 33 del D.Lgs. citato che essa possa essere presentata anche dopo la scadenza del termine, purché prima della notifica dell’accertamento d’ufficio; è, quindi, consentita la regolarizzazione della dichiarazione, se questa sia stata presentata prima dell’accertamento, anche se la documentazione non sia stata interamente prodotta, ma sia stata richiesta, entro la stessa data. Cass. trib., 26 febbraio 2009.
L’omissione e il ritardo impediscono di superare la presunzione ancorché il fatto non sia ascrivibile a colpa dell’erede. Cass. 10 aprile 1979, n. 2048; conforme Cass. 25 febbraio 1974, n. 555.
Non si richiede che tutti gli eventuali coeredi si trovino nella condizione di godere del beneficio di inventario, in quanto la disciplina tributaria delle successioni non ha lo scopo di regolare i limiti della responsabilità patrimoniale degli eredi per i debiti del de cuius, ma, unicamente, quello di fissare un sistema probatorio per la ricostruzione della consistenza dell’eredita devoluta. Pertanto, qualora uno dei coeredi, non in possesso di beni ereditari, abbia provveduto ritualmente alla redazione dell’inventario nel termine, ex art. 487 c.c., di sua spettanza ma oltre il termine fissato dall’art. 485 c.c. per gli altri coeredi in possesso di beni ereditari, deve ritenersi legittimamente accertata la consistenza effettiva dell’eredita, con il conseguente superamento della presunzione di cui all’art. 31 citato nei confronti di tutti i coeredi, anche di quelli che non possono godere del beneficio di inventario e debbano considerarsi eredi puri e semplici. Cass. 16 giugno 1980, n. 3820; conforme Cass. 10 dicembre 1979, n. 6381.
In tema d’imposta di successione, la presunzione di cui all’art. 9, secondo comma, del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, trovando fondamento nel la facile occultabilità di denaro contante, gioielli e mobilia, normalmente presenti nel patrimonio di ogni individuo, in tanto può essere superata dall’inventario redatto ai sensi degli artt. 769 e ss. c.p.c., in quanto quest’ultimo rappresenti, per quanto possibile, la situazione reale esistente al momento dell’apertura della successione, e quindi costituisca il momento conclusivo di un procedimento volto a garantire innanzitutto che la consistenza del patrimonio del de cuius non subisca alterazioni; a tal fine, non è pertanto sufficiente che l’inventario sia stato redatto da un notaio o da un cancelliere, cioè da un pubblico ufficiale abilitato ad attribuire certezza in ordine ai beni rinvenuti ed attendibilità alla loro valutazione, ma occorre anche l’osservanza del procedimento descritto negli artt. 752 - 777 c.p.c., il quale garantisce, attraverso l’apposizione dei sigilli, che i beni inventariati esauriscano quelli posseduti dal de cuius. Cass. 10 aprile 2006, n. 8345.
In tema di imposta sulle successioni, ai fini del superamento della presunzione di esistenza dell’asse di denaro e gioielli non è sufficiente, di per sé, la redazione dell’inventario da parte di un pubblico ufficiale, occorrendo invece sia una analitica dichiarazione ed indicazione dei beni anzidetti, sia l’idonea dimostrazione del minor valore di questi rispetto a quello presunto. Cass. trib., 9 maggio 2003, n. 7114.
Qualora il verbale di inventario sia stato redatto nello studio del notaio rogante, è essenziale altresì l’indicazione che il notaio si è recato nell’abitazione del de cuius per effettuare la ricognizione diretta dei beni ivi esistenti. Cass. 28 giugno 1984, n. 3837.
In materia di imposta di successione e ai fini della determinazione del valore delle azioni non quotate in borsa e delle quote di società non azionarie cadute in successione nel vigore dell’art. 16, 1° comma, lett. b), D.Lgs. n. 346 del 31 ottobre 1990, l’amministrazione finanziaria, qualora intenda contestare il valore di bilancio, ha previamente l’onere di contesta re i criteri formali di redazione dell’inventario o del bilancio, ovvero la veridicità o fedeltà del medesimo; soltanto per il tramite della contestazione dell’inventario - ovvero del bilancio - l’amministrazione recupera il potere di controllo in rettifica attribuito dall’art. 34, D.Lgs. n. 346. Cass. 9 aprile 2003, n. 5586.
6.2. Limiti di rilevanza dell’apposizione dei sigilli.
Ai fini della determinazione del valore imponibile per l’imposta di successione, la prova contraria atta a vincere la presunzione - di esistenza in predeterminata percentuale di gioielli, denaro e mobilio nell’attivo ereditario - di cui all’art. 31, R.D. 30 dicembre 1923, n. 3270 (poi abrogato dall’art. 8 del successivo D.P.R. n. 637 del 1972) può essere costituita solo da inventari che o siano stati redatti nel corso delle procedure di tutela, di fallimento, e di opposizione e rimozione di sigilli o che siano stati redatti - o comunque ivi validamente utilizzati - nel corso della procedura di accettazione beneficiaria introdotta da uno dei chiamati all’eredità della cui imposta si controverte; a tal fine tali documenti, oltre che completi, devono rispettare le prescrizioni formali dettate, in generale, per tutti gli inventari, e, in particolare, per quelli del corrispondente tipo, onde, specificamente quelli afferenti alla accettazione beneficiata, devono essere stati preceduti dall’adempimento della preventiva sigillazione, quando questa sia prescritta a pena di invalidità. (v. artt. 705 c.c., 763 comma 2 in relazione a 754 comma 1 c.p.c.). Cass. 7 luglio 2006, n. 15532; conforme Cass. 21 maggio 1990, n. 4578.
L’apposizione dei sigilli rappresenta un requisito di validità del documento solamente nelle ipotesi in cui la sigillazione sia tassativamente prevista dalla legge; al di fuori delle predette ipotesi, è normalmente sufficiente, affinché l’inventario risulti idoneo a vincere la predetta presunzione, che esso sia stato redatto in conformità degli art, 769 e ss. c.p.c. Cass. 22 maggio 2006, n. 11993.
Nella procedura concorsuale l’individuazione dei beni del fallito, sia immobili che mobili, eventualmente anche presso terzi, avviene mediante l’apposizione dei sigilli, che è ora atto del curatore e non più del giudice, e con l’inventario che, stante il richiamo dell’art. 87, legge fallimentare alle norme del codice di procedura civile, deve essere effettuato con le modalità previste dall’art. 769, c.p.c., avente ad oggetto sia i beni mobili, anche registrati, che immobili. Trib. Udine, 26 marzo 2010.
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References: art. 700
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 art. 769
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 art. 487
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