Source: https://palermoprime.it/2018/10/27/alle-origini-della-congiura-parte-seconda/
Timestamp: 2019-06-18 09:10:32+00:00

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Alle Origini Della Congiura (parte seconda) – Palermo Prime
Alle Origini Della Congiura (parte seconda)
“Il richiamo agli antichi padri di Campofelice vibrò nell’aula consiliare e più d’un consigliere ne rimase colpito, non tutti per la verità: l’interesse generale della popolazione si scontrava con gli interessi particolari di chi voleva tutelare antichi privilegi”. Scopriamo cosa successe, nella seconda parte di questo avvincente racconto.
Ultimo aggiornamento Dic 20, 2018
Salvatore Marziani Valguarnera, Principe di Furnari.
La convocazione del consiglio comunale fu dunque fissata per Giovedì 20 marzo 1890, alle ore 7 pomeridiane, nella solita sala delle adunanze in piazza Garibaldi. La seduta ebbe inizio con un’ora di ritardo, quindi alle ore 8 di sera. A quell’ora Campofelice diventava un paese deserto (anche ora a dire la verità), perché i Campofelicesi sono tutti, o quasi, “chi peri sutta u tavulinu” (l’ora canonica della parca cena). Il presidente della seduta è Vincenzo Rao, secondo assessore titolare, funzionante da Sindaco. Non appena ‘Nzulu Rao aprì la seduta, Francesco Spalla chiese ed ottenne la parola.
Onorevole consiglio, pria che le Signorie Vostre passano a questa deliberazione, di autorizzarmi o a favore o contro, per uscire la sentenza dei trazzeri comunali e vicinali che trovansi presso il Tribunale di Termini Imerese e tutti i documenti esistenti presso gli avvocati Aristide Battaglia e Sanfilippo, documenti appartenenti ai diritti promiscui di questa comune, mi permetto o Signori che sarebbe un vostro dovere approntare delle spese, per non perdere tali diritti che a noi appartengono e che da molto tempo i vostri antichi padri facevano la lotta per tutelare l’interesse di tutta la comune, ove tale compimento non verrà di voi questa sera, vi faccio osservare che non son io che parlo è il popolo tutto che reclama e mi ha dato il mandato per assistere e tutelare l’interesse. Quel popolo che vi portò a sedere in questa Sala Comunale e che sta in aspettativa a veder ciò che voi decidete, e se mai ognun di noi metterà la mano per contro, allora non può essere più meritevole di quello che voi avete promesso. Il consiglio può fare la sua votazione a pro o a contro, ed io mi riserbo la mia protesta.
Le parole di Spalla, molto semplici, erano parole sentite e pronunciate con profonda commozione e trasporto; il richiamo agli antichi padri di Campofelice vibrò nell’aula consiliare e più d’un consigliere ne rimase colpito, non tutti per la verità: l’interesse generale della popolazione si scontrava con gli interessi particolari di chi voleva tutelare antichi privilegi. La tutela di questi privilegi aveva necessariamente bisogno di rappresentanza, e chi meglio degli stipendiati dagli eredi Furnari poteva soddisfare tali esigenze! Erano stati eletti proprio per questo: Rao e Lanza erano schiavi del proprio mandato e obbedivano a logiche che andavano contro gli interessi del popolo di Campofelice. Le parole di Spalla però, seppur pronunciate con la semplicità di un lavoratore, avevano scosso i consiglieri. Chi poteva osare mettersi contro gli interessi del popolo e, soprattutto, quali argomentazioni produrre a sostegno di una tesi contraria a quegli interessi? Rao fece cenno a Luigi Lanza di provvedere, come ho avuto modo di raccontare in altro scritto. Lanza, inteso “testa ri lignu”, era una mente politica sopraffina, a lui veniva demandato il compito di controbattere quando si doveva venir fuori da un momento complicato, e questo lo era. Luigi Lanza sapeva benissimo che doveva barcamenarsi in un percorso difficile, non poteva palesare la sua contrarietà alle richieste di Spalla, sarebbe stato attaccato violentemente dallo stesso e additato quale nemico del popolo, ed allora doveva giocare sporco, doveva cioè demolire la credibilità del suo interlocutore in modo da minarne le tesi. Da politico navigato quale era, sapeva che denigrare l’avversario era l’unico modo per distruggere alle fondamenta la sua credibilità, annacquando, di fatto, le tesi che sosteneva. Chiesta ed ottenuta la parola Lanza così replicava.
Onorevole consiglio, vi faccio osservare motivando le ragioni, che il Signore consigliere Spalla, non lo fa per vantaggio della comune o dei comunisti, ma piuttosto per i suoi desideri, tanto ciò questa è la prima prova. Il signor Spalla pria di essere consigliere ricorse al Municipio per idea di etichette partigiane, per lo spandente dell’acqua potabile che volle che si mettesse all’asta per gabellazione, che vi erano tanti offerenti, mentre lui stesso ha fatto la prima offerta in parola di lire 250. La rappresentanza del Municipio per levare questi mormorii, rendendosi certa che la comune introitasse qualche somma, allora deliberarono di chiedere l’autorizzazione ed invitarono il consiglio a deliberare. Il consiglio deliberò che si mettesse all’asta e formò le condizioni dell’asta, mentre all’ora dell’asta vi fu un’asta deserta, e che neanco il signor Spalla più comparve con le 250 lire. Dopo che fu eletto consigliere il signor Spalla, vi fu la polizia delle strade che la Giunta credette bene di dare in trattativa privata, per la somma deliberata dell’anno scorso in lire 160, mentre per una proposta fatta dal suddetto Spalla, che volle che si mettesse all’asta, quest’anno giungerà a lire 500, mentre il risultato fu lire 115. Dopo fa un’altra proposta per i diritti promiscui, fa puntare una seduta appositamente per comparire al consiglio i documenti e la sentenza che si trovavano in mano dei suoi amici. Comparve il giorno della seduta, calunniandosi che il suo amico gli fa trovare la porta chiusa, quindi non presenta niente di ciò che promise. Dopo il consiglio autorizzò lui di andare a prendere le produzioni e i documenti, che lui sapeva quale avvocato li possedeva. Partì per ritirare questi documenti, non fece altro con la sua venuta di presentare al Municipio solo la nota delle spese fatte e niente documenti, solo tante scuse e che diceva che le carte le portò e le doveva presentare queste carte, non presentò altro che chiacchiere e nient’altro che questo. Appunto per ciò faccio conoscere all’onorevole consiglio quanto è grande il vantaggio all’inverso apportato alle casse comunali, quindi prego il consiglio di respingere all’unanimità la sua proposta…
Per far sì che le argomentazioni di spalla risultassero non credibili, volle così Luigi Lanza denigrare il consigliere; era l’unico modo per evitare di palesare il suo esclusivo intento, cioè quello di evitare che il consiglio comunale autorizzasse il povero Spalla al ritiro dei documenti e della sentenza, tutelando in questo modo gli interessi degli eredi della principessa di Furnari. Spalla rimase allibito dall’intervento duro e violento di Lanza, ma cercò comunque di replicare.
…Faccio osservare che, tutto quello che ha detto il consigliere Lanza, è del tutto estraneo all’ordine del giorno, in questa seduta si parla solo di tutelare gli interessi del nostro popolo, e non già di piccolezze che riguardano lo spandente dell’acqua e altre sciocchezze, il consigliere Lanza si è guardato bene di parlare della vittoria che fu ottenuta previa una sentenza attenta di quel Tribunale che dava in favore della nostra comune, e che tale sentenza il consiglio è in piena facoltà uscire a spese del Municipio e mettersi nel materiale possesso, o perlomeno comunicarla agli eredi della signora principessa di Furnari pel dippiù a praticarsi. Riguardo poi ad un altro più forte interesse per tutelare, come abbiamo diritto, ai diritti promiscui, solamente ci resta di fare osservare a questo rispettabile consiglio, che la sentenza di distacco provvisorio, la comune solo ne ebbe salme dieci, che attualmente si trovano in nostro possesso. Faccio osservare, ancora, che la sentenza primitiva che dava quel Tribunale all’epoca e sin ora nulla si è veduto; per tutte queste ragioni credo sia opportuno che il consiglio stabilisca una somna per le spese degli avvocati e per uscire la sentenza, non è in diritto del consigliere Lanza negare che il Municipio appronti queste spese in favore dei comunisti di Campofelice. Il consigliere Lanza eviti di fare comedia, l’amministrazione comunale non ha bisogno che egli appronti di propria sacca le spese, quando si parla di interesse comunale il Municipio non deve temere nulla e non deve avere nessun umano riguardo, gli interessi del popolo sono sacri. Qui non vi sono romanzi, qui non vi sono comedie, qui non vi sono ciarle, ogni consigliere deve essere imparziale, io andai a fare una gita a mie spese, senza nessun appronto da parte del Municipio, quindi non ho apportato nessun danno alla cassa del Comune, così come disse il consigliere Lanza nel suo intervento.
Francesco Spalla non cadde nel tranello teso da Luigi Lanza, con molto garbo rispose alle sue provocazioni, riportando la discussione sul giusto binario dell’ordine del giorno per cui il consiglio era stato convocato. La trappola non aveva funzionato, Spalla seppe rispondere e gettò nuovamente la palla nel campo degli avversari. Intanto s’era già fatta la mezzanotte, i 19 fanali a petrolio illuminavano a malapena le strade interrate del Casale, il presidente dovette aggiornare la seduta all’indomani. Riusciranno i nostri eroi a portare al compimento il loro nobile intento? Avevo preventivato che il racconto si potesse completare in due parti, ma anche per noi l’ora è tarda, quindi il finale lo scopriremo certamente nella terza ed ultima parte del nostro piccolo ma avvincente racconto…Alla prossima!

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