Source: https://rweibel.wordpress.com/stranieri/naturalizzazioni/
Timestamp: 2016-12-05 04:28:33+00:00

Document:
Ultimo aggiornamento generale: 6.5.2011
ultime modifiche: 30.03.2013
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modifica di legge adottata il 20 giungo 2014:
Sul sito del parlamento: Revisione totale LCitt
Pagina tematica della segreteria di stato per la migrazione SEM
Presentazione e commento su humanrights.ch, con valutazione
critica e documentazione
Dov’è regolato l’acquisto della cittadinanza?
Può farsi svizzero chiunque? – Idoneità
Cosa si fa per combattere abusi?
La Svizzera concede la cittadinanza a tutti? – Cifre
Chi non ha genitori svizzeri, può acquistare la cittadinanza se risiede in Svizzera e vi ha risieduto per almeno 12 anni, ed è ben integrato.
Parimenti, la cittadinanza svizzera si perde con l’annullamento del rapporto di filiazione con i genitori svizzeri (per esempio con l’adozione da parte di un cittadino straniero). Per il resto, salvo casi di annullamento della naturalizzazione, la cittadinanza svizzera la si può perdere soltanto se si ha un’altra nazionalità – rinunciandovi, oppure per revoca se la propria condotta è stata di grave pregiudizio agli interessi o alla buona reputazione della Svizzera.
All’inizio del 20mo secolo, per diminuire il numero di stranieri, la Confederazione autorizzava i Cantoni a dare automaticamente la cittadinanza svizzera ai figli di stranieri nati in Svizzera. Nel 1919, la durata di residenza veniva aumentata a 6 anni e solo nel 1952 agli attuali 12 anni.
I principi di base sull’acquisto della cittadinanza svizzera sono regolati nella Legge federale sull’acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera, LCit. Non si può acquistare o perdere la cittadinanza senza l’autorizzazione da parte della Confederazione. Solo nell’ambito della naturalizzazione ordinaria Comune e Cantone devono a loro volta dare il proprio consenso. Nell’ambito della naturalizzazione agevolata hanno il diritto di essere sentiti. Annullamento, svincolo e revoca della cittadinanza richiedono sempre l’accordo di Cantone e Confederazione.
Chi: svizzeri di nascita ma che hanno perso la cittadinanza (per rinuncia oppure perché la nascita, avvenuta all’estero, non è stata notificata entro i ventidue anni compiuti).
Termini: entro 10 anni, se la notifica è stata omessa per motivi scusabili; senza limiti temporali, se il richiedente ha stretti vincoli con la Svizzera oppure dopo un anno di residenza in Svizzera.
Idoneità: anche chi chiede la reintegrazione deve essersi conformato all’ordinamento giuridico svizzero e non compromettere la sicurezza interna o esterna (v. al relativo capitolo).
Procedura: Per i richiedenti la cui ultima attinenza era nel Canton Ticino, la procedura viene avviata mediante domanda presso il Diparimento delle istituzioni. La decisione spetta alla Confederazione, che decide dopo aver sentito il Cantone.
Chi: coniuge o partner registrato di cittadino/a svizzero/a dopo convivenza di almeno 3 anni e se la convivenza perdura; figlio minore di 22 anni di uno straniero non incluso nella domanda di naturalizzazione del genitore; minorenne apolide.
Requisiti di residenza: minimo 5 anni di residenza, di cui l’ultimo prima della domanda di naturalizzazione.
Idoneità: v. al relativo capitolo.
Procedura: la procedura viene avviata mediante domanda presso il Comune di domicilio. Il Cantone deve dare il proprio preavviso e sente il Comune, ma la decisione finale spetta alla Confederazione.
Requisiti di residenza: minimo 12 anni, di cui 5 immediatamente precedenti la domanda di naturalizzazione. Per il Ticino, almeno 3 anni nel Comune in cui si chiede l’avvio della procedura, almeno 5 anni in Ticino. Facilitazioni: gli anni trascorsi in Svizzera durante l’adolescenza (10-20) contano doppio. Se la domanda viene presentata da due coniugi, le condizioni di residenza per il secondo coniuge sono ridotte.
Idoneità: v. il relativo capitolo
Esame: il/la candidato/a deve superare un esame orale in cui vengono accertate le conoscenze della lingua italiana, di civica, di storia e di geografia svizzere e ticinesi. Facilitazioni: chi ha frequentato la scuola media, il liceo o una scuola commerciale ticinese è esonerato dall’esame.
Procedura: Esame comunale e voto del Legislativo comunale; verifica da parte del servizio naturalizzazioni cantonale; autorizzazione federale; voto del Gran Consiglio.
Requisiti di residenza: nel Cantone, dalla nascita e ininterrottamente per almeno dodici anni.
Ogni candidato/a alla naturalizzazione deve essersi integrato nella comunità svizzera, attenuto all’ordine giuridico svizzero e non compromettere la sicurezza interna od esterna della Svizzera (art. 26 LCit). Il suo casellario giudiziario deve essere pulito (non deve aver subito condanne oppure queste ultime sono state cancellate in seguito a buona condotta; nessuna procedura penale in corso). Non deve avere debiti: nessun attestato di carenza beni né esecuzioni in corso; deve aver pagato le imposte. Non deve essere a carico della pubblica assistenza (rendite di invalidità, vecchiaia, ecc., così come le prestazioni complementari, per contro sono prestazioni assicurative per la perdita – completa o parziale – della capacità di guadagno; anche gli assegni di famiglia, compresi gli assegni di prima infanzia e integrativi non sono da considerarsi pubblica assistenza).
Spetta innanzitutto all’autorità comunale assumere tutte le informazioni possibili riguardanti la personalità del richiedente, quella dei membri della sua famiglia, in particolare per quanto attiene all’integrazione nella comunità ticinese, alla condotta, alle condizioni economiche e sociali, come pure alle relazioni con il paese d’origine (art. 6 RLCCit). Il grado di approfondimento e le esigenze poste dai singoli Comuni possono variare molto, ciò che è problematico dal punto di vista dell’uguaglianza. Nel mese di luglio 2009 il Consiglio di Stato ha perciò pubblicato delle direttive all’attenzione degli enti locali.
Requisiti comuni per tutti i tipi di naturalizzazione, in particolare criteri di idoneità:
Manuale sulla cittadinanza, capitolo 4: Requisiti comuni e criteri di cittadinanza, pubblicato dall’ufficio federale della migrazione, in particolare il capitolo 4.7. sull’idoneità.
“Le assemblee comunali dispongono di un ampio potere di apprezzamento e possono esigere dal richiedente una “certa integrazione locale”. Non si giustifica tuttavia di fare assurgere l’affiliazione ad associazioni o ad altre organizzazioni ad unico criterio d’integrazione determinante, poiché ciò misconoscerebbe l’essenza dell’integrazione, che consiste in un’assimilazione graduale alle consuetudini svizzere.” (DTF 138 I 242)
La religione e le convinzioni politiche non sono di per sé un criterio di idoneità!
La naturalizzazione o la reintegrazione possono essere annullate entro otto anni (art. 41 LCit) se è stata ottenuta grazie a dichiarazioni false o in seguito all’occultamento di fatti essenziali.
E’ competente la Confederazione, con il consenso del Cantone di origine.
La cittadinanza può inoltre essere revocata in ogni tempo se la persona possiede anche un’altra cittadinanza e la sua condotta è di grave pregiudizio agli interessi e alla buona reputazione della Svizzera (per esempio per crimini di guerra).
Se, prima della naturalizzazione, la persona interessata era titolare di un permesso di dimora, la nuova situazione esige che venga riesaminato l’eventuale diritto di risiedere in Svizzera oppure l’allontanamento della persona interessata.
Se, prima della naturalizzazione, la persona interessata era titolare di un permesso di domicilio, le è conferito il medesimo statuto che possedeva prima della naturalizzazione purché non sussistano motivi di decadenza o revoca secondo gli articoli 61 e 63 LStr. Dai motivi che hanno condotto all’annullamento della naturalizzazione non si può desumere automaticamente che sussistono motivi di revoca.
Le domande di naturalizzazione, anche in via agevolata federale, vanno presentate al Municipio del Comune di domicilio, quelle di reintegrazione al Dipartimento delle istituzioni.
Dal 1. gennaio 2009, contro le decisioni del legislativo comunale è dato ricorso al Consiglio di Stato, contro quelle del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio è dato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo (Art. 50 LCit.; art. 41a LCCit) (il termine di ricorso è di 15 giorni). Nella pratica, si può ricorrere per violazione di norme procedurali o di diritti fondamentali (in particolare: uguaglianza, diritto ad una decisione motivata), compreso l’arbitrio. A livello federale, è dato il ricorso di diritto pubblico, per la naturalizzazione ordinaria solo il ricorso in materia costituzionale (limitato alla violazione di diritti garantiti dalla costituzione).
In DTF 138 I 305 è stato riconosciuto che si può far valere che tutte le condizioni di naturalizzazione federali e cantonali sono manifestamente adempiute, per cui il rifiuto della naturalizzazione viola agli art. 9 e 8 cpv. 1 Cost.
Nel 2006, in Svizzera ogni 1’000 abitanti residenti, 6,2 cittadini stranieri hanno ottenuto la nazionalità rossocrociata. Il Ticino con 5,9 naturalizzazioni ogni 1’000 abitanti (0,59%) è risultato essere leggermente sotto la media nazionale.
Rispetto ai cittadini svizzeri residenti, il tasso di naturalizzazione è stato dello 0.78% (7.8 naturalizzazioni ogni 1’000 svizzeri residenti.
In media, a livello svizzero, ogni anno vengono presentate ca. 30’000 nuove domande di naturalizzazione (in via agevolata e in via ordinaria).
Rapporto del Consiglio di Stato sulla mozione 20 marzo 2007 presentata da Carlo Luigi Caimi e cofirmatari “Aspetti problematici delle naturalizzazioni”, messaggio no. 6068 del 6.5.08 (www.ti.ch > parlamento > messaggi).
Direttive per l’ottenimento dell’attinenza comunale, della cittadinanza ticinese e della cittadinanza svizzera da parte di cittadini stranieri (scarica il pdf), Edizione Sezione degli enti locali, maggio 2009.
Istruzioni e circolari della Confederazione sulla cittadinanza, giurisprudenza, storia ecc.:
Manuale sulla cittadinanza.
Obbligo di motivare una decisione di rifiuto e procedura da seguire (sentenza del Tribunale cantonale amministrativo 52.2010.143 del 4.11.2010)
L’art. 51b LCit sancisce il principio secondo cui il rifiuto di una domanda di naturalizzazione dev’essere motivato (cpv. 1) (cpv. 1). Di conseguenza, il consiglio comunale rispettivamente l’assemblea comunale può respingere una domanda di naturalizzazione soltanto se una proposta di rifiuto è stata presentata e motivata (cpv. 2).
Se la decisione del legislativo comunale di non concedere l’attinenza comunale non si fonda su una proposta motivata, non rispetta i diritti procedurali degli interessati, segnatamente il loro diritto di essere sentiti e va quindi annullata e rinviata all’autorità comunale per nuova decisione (cfr. DTF 129 I 217, DTF 129 I 232, DTF 134 I 56, DTF 132 I 196, DTF 131 I 18).
Il TRAM non ravvede motivo per cui non possa essere posta in atto la procedura indicata nella circolare del Consiglio di Stato n. 20100625-4 del 25 giugno 2010, ove si indica che in un caso del genere, l’incarto va rinviato al municipio, il quale “raccoglierà le motivazioni negative presso i consiglieri comunali, eventualmente tramite schede che mantengano l’anonimato; accorderà il diritto di essere sentito agli interessati; riformulerà il messaggio municipale e lo trasmetterà al consiglio comunale, tenendo conto della volontà della maggioranza del plenum (inserendo le proprie osservazioni). La nuova proposta negativa dovrà essere accompagnata da una scheda separata che riporta la motivazione destinata alla commissione. In caso di nuova decisione negativa del plenum del consiglio comunale, occorrerà intimare agli interessati la decisione motivata, comprensiva dei mezzi e termini di ricorso.”
Quando si può ricorrere al Tribunale federale (DTF 1 D_6/2011 del 12.6.2012):
E’ dato il ricorso sussidiario in materia costituzionale. Si può far valere il rispetto degli art. 9 e 8 cpv. 1 Costituzione federale. In particolare: la mancata naturalizzazione è contraria al divieto di arbitrio e di discriminazione se tutte le condizioni per la naturalizzazione, sia di diritto cantonale che federale, sono adempiute.
La partecipazione alla vita pubblica non è l’unico criterio per un’integrazione riuscita (DTF 1D_5/2011 del 12.6.2012).
La partecipazione alla vita pubblica costituisce un possibile criterio per un’integrazione riuscita, ma non può essere elevata a conditio sine qua non senza tenere conto delle circostanze di vita concrete. Ci sono d’altronde anche molte svizzere e svizzeri che vivono in modo ritirato e non partecipano attivamente a livello comunale (caso di una donna che lavora e si occupa di un figlio disabile).
Si veda anche la giurisprudenza citata sul sito della Confederazione (Ufficio federale per la migrazione): giurisprudenza.

References: art. 41
 DTF 
 art. 9
 DTF 
 DTF 
 DTF 
 DTF 
 DTF 
 art. 9