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Timestamp: 2019-06-17 18:04:22+00:00

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Compenso all’avvocato e liquidazione delle spese processuali
15 Febbraio 2019 | Autore: Consulenze
> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Febbraio 2019
Il tribunale civile ha condannato il soccombente a pagare le spese legali dell’attore fissandole a un importo che è circa il doppio di quelle di cui al contratto fra l’attore e il proprio legale. Quest’ultimo vuole essere liquidato e dice che il sottoscritto attore gliele deve anticipare per poi diventare creditore neo confronti del soccombente. Sono tenuto ad anticipare questo importo?
Rapporto tra cliente e avvocato: il compenso
Il rapporto tra il cliente e l’avvocato, compreso il corrispettivo dovuto al professionista per la prestazione da eseguire è ovviamente disciplinato dalla legge [1].
In particolare, a proposito degli onorari dovuti al legale, una recente normativa ha sancito l’obbligo del preventivo scritto a carico dell’avvocato. In pratica, secondo questa legge [2], l’avvocato, prima di ricevere l’incarico, deve opportunamente informare il cliente, in forma scritta, della misura di massima del compenso, specificando spese, oneri e contributi dovuti al medesimo, per il mandato legale che dovrà portare a termine.
Si tratta di una pattuizione sostanzialmente libera, che potrebbe prevedere, ad esempio, anche il pagamento in percentuale sul risultato ottenuto e che prescinde dalla liquidazione giudiziale del compenso ad opera del magistrato investito della causa e che ha emesso la sentenza con la relativa condanna alle spese.
A questo proposito, infatti, come precisato dalla Suprema Corte di Cassazione [3], l’onorario è dovuto al professionista indipendentemente da quanto stabilito dal giudice in sentenza a proposito delle spese processuali e ben potrebbe esserci una differenza d’importo tra quanto previsto tra le parti e quanto regolato dal magistrato, visto che la liquidazione giudiziale delle suddette spese si basa su criteri di valutazione dell’attività compiuta, del tutto diversi da quelli che possono riguardare la misura del compenso tra il cliente e l’avvocato [4].
In altri termini, come specificato dalla Cassazione:
– il compenso dovuto dal cliente al suo avvocato si fonda sul contratto tra i medesimi;
– le spese processuali dovute dalla controparte, si fondano invece sul principio di causalità, cioè su quella parte che ha provocato la necessità di un processo e di tutta l’attività connessa ad esso [5].
La liquidazione delle spese processuali operata dal Tribunale poteva essere di misura diversa rispetto all’accordo sul compenso tra il lettore ed il suo avvocato, ben potendo esserci questa differenza, per le ragioni esposte in precedenza.
Detto ciò, la richiesta dell’avvocato e al lettore rivolta circa il pagamento delle spese processuali a cui è stata condannata la sua controparte, appare purtroppo corretta per i seguenti motivi:
– essa trova fondamento e giustificazione nel contratto di prestazione d’opera intellettuale intercorso tra il lettore ed il suo legale. Infatti è in base al contratto che l’avvocato ha diritto a quanto è stato oggetto di liquidazione giudiziale delle spese processuali: si tratta di un contratto rispetto al quale la controparte soccombente è del tutto estranea;
– essa trova fondamento e giustificazione, ancora una volta, nel contratto di prestazione d’opera intellettuale intercorso tra il lettore ed il suo legale, dove come da sua specifica informazione, non è contenuta alcuna deroga all’anzidetta regola contrattuale, ma è stato persino esplicitamente pattuito e precisato che l’eventuale maggior compenso assegnato dal giudice sarebbe stato di competenza del lettore. Si tratta di una disposizione contrattuale pienamente legittima, poiché non viola il principio di adeguatezza del compenso in proporzione all’attività prestata, visto che rimanda alla liquidazione giudiziale e non ad altro eventuale indebito criterio di calcolo.
Pertanto, la richiesta del legale del lettore è legittima, ferma restando la possibilità di richiedere e/o recuperare le somme in questione dalla sua controparte.
[1] Art. 2230 e seg. cod. civ.
[2] Art 9, co. 4 Dl 1/2012
[3] Cass. civ. sent. n. 5224/2018.
[4] Cass. civ. sent. n. 17739/2016
[5] Cass. civ. sent. n. 25992/2018 – 11448/1992;

References: sentenza 
 sentenza 
 Art. 2230
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.