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Timestamp: 2019-10-13 22:37:31+00:00

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INTERESSI CORRISPETTIVI ED INTERESSI MORATORI NON SI SOMMANO AI FINI DELL’USURA. LA SUPREMA CORTE (S.C.) DI CASSAZIONE FA CHIAREZZA – Deciba Professional
INTERESSI CORRISPETTIVI ED INTERESSI MORATORI NON SI SOMMANO AI FINI DELL’USURA. LA SUPREMA CORTE (S.C.) DI CASSAZIONE FA CHIAREZZA
Posted on luglio 23, 2019 by Angelo Dornetti
(sentenza 28 giugno 2019, n. 17447)
La S.C. di Cassazione ha chiarito l’equivoco creatosi all’esito della nota precedente sentenza n. 350/2013 in tema di “sommatoria” fra interessi corrispettivi e moratori ai fini della rilevazione della soglia di cui alla L. n. 108/96.
Ribadito che tale ritenuta tesi in realtà non era mai stata affermata con la recente decisione la S.C. ha chiarito che:
–“in prospettiva del confronto con il tasso soglia antiusura non è corretto sommare interessi corrispettivi ed interessi moratori”.
All’origine di tale conclusione c’è la constatazione, ovvia, che i due tassi sono distinti tra loro: se il debitore è regolare nei termini deve corrispondere gli interessi corrispettivi, quando è in ritardo al posto degli interessi corrispettivi deve pagare quelli moratori.
Da qui la sentenza che i tassi non si possano sommare semplicemente perché si riferiscono a basi di calcolo diverse.
Il tasso corrispettivo (taeg) si calcola sul capitale residuo, il tasso di mora si calcola sulla rata scaduta.
Questo vale anche dove sia stato predisposto un piano di ammortamento, così detto “alla francese”, nella cui rata concorrono la graduale restituzione del costo complessivo del bene e la corresponsione degli interessi.
Si tratta di una pattuizione che ha il solo scopo di scaglionare nel tempo le due distinte obbligazioni.
La sopra menzionata sentenza n. 350/2013 non aveva mai inteso avallare la tesi del “cumulo”, limitandosi semplicemente a cogliere un precedente orientamento che riteneva anche gli interessi moratori soggetti al vaglio di “usura” che di fatto è avvenuta con la sentenza delle Sezioni Unite n. 24675/2017
Il tasso corrispettivo (taeg) ed il tasso di mora devono essere valutati separatamente e pertanto, tale operazione di “cumulo” risulta completamente errata e priva di ogni fondamento.
La somma dei tassi non solo è macroscopicamente infondata, in quanto basata su grossolani errori giuridici e di matematica finanziaria come dimostrato nelle varie sentenze (Trib. Napoli Nord 20 giugno 2016 n. 939; Trib. Roma sentenza 16 giugno 2016 n. 12284; Trib. Torino sentenza 28 marzo 2016; Trib. Milano sentenza 12 novembre 2014; Trib. Torino sentenza 17 settembre 2014; Trib. Verona sentenza 28 aprile 2014; Trib. Napoli ordinanza 15 aprile 2014; Trib. Treviso ordinanza 11 aprile 2014), ed anche per la natura sostitutiva e non additiva del tasso di mora (Trib. Napoli sentenza 18 aprile 2014, n. 5949);
ma anche “temeraria” (Trib. Ascoli Piceno sentenza 9 marzo 2017, n. 226; Trib. Catania, sentenza 7 marzo 2017, n. 1139; Trib. Napoli, sentenza 5 settembre 2016, n. 9672; Trib. Milano sentenze 28 aprile 2016, n. 5279 e 27 ottobre 2015, n. 11997) e ritenuta un “non tasso” e/o un “tasso creativo” (Trib. Ivrea, sentenza 26 febbraio 2016, n. 152).
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