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Document:
Enzo Colonna. Il blog. - Pagina 256 di 258 - Altamura, la Murgia e la Puglia (un sito nato da Altamura 2001)
La lettera indirizzata dal prof. avv. Gagliardi La Gala.
Pubblicato	il	 20 Maggio 2000 by	altamura2001
Bari lì 20/5/2000
OGGETTO: procedimento concernente l’acquisizione
del Teatro Mercadante.
in seguito alla Sua autorizzazione
del 13/4/2000 ho provveduto ad inviare al Presidente pro-tempore
del Consorzio Teatro Mercadante l’articolata lettera datata 6/4/2000.
Ancorchè sia decorso oltre
un mese non vi è stato alcun formale riscontro alle civile,
bonarie, sollecitazioni ivi contenute.
Pertanto, ho riesaminato l’intera
questione in tutti i profili di fatto e di diritto e ritengo che,
ora, l’iter da perseguire sia il seguente:
a) il Sindaco dovrà
inviare al Soprintendente per i Beni Ambientali, Architettonici,
Artistici e Storici di Bari un atto di iniziativa del procedimento
ablatorio giusta lo schema allegato alla presente;
b) si dovrà officiare
l’ottimo Collega Antonio Ventura del Foro di Altamura che, con il
pregnante parere del 18/11/1999 aveva evidenziato le nullità
delle determinazioni assunte dal Consorzio in ordine alla modifica
dello Statuto (ove i consorziati hanno ritenuto di atttribuirsi
impropriamente il diritto di proprietà del manufatto), di
esperire dinanzi al Tribunale di Altamura azione giudiziaria per
la declaratoria di nullità e di illiceità di tali
atti (il Comune in virtù della propria appartenenza diretta
al Consorzio è legittimato a proporre tale azione e non versa
in situazione di prescrizione trattandosi di azione di nullità).
La Giunta, con un proprio deliberato,
dovrà avallare le azioni sopra indicate sub a) e b).
Mi riservo, con separata nota,
di verificare a breve la concreta percorribilità giuridica
dell’attivazione contestuale di un ulteriore procedimento amministrativo
che conduca il Prefetto di Bari ad intervenire sul Consorzio adottando
provvedimenti idonei al suo scioglimento.
(Avv. Franco Gagliardi La Gala)
Allegato: n.1.
della nota che l’Illustrissimo Signor
Sindaco, avallato da una delibera di Giunta, dovrà inviare
con plico R.A.R. al Soprintendente per i Beni Ambientali, Architettonici,
Artistici e Storici di Bari e per conoscenza al Ministro per i Beni
Dopo qualche giorno da tale invio
dovrà essere richiesto incontro diretto del Sindaco con il
Soprintendente (naturalmente accompagnerò il Signor Sindaco
a tale incontro).
Il Teatro Mercadante è
un bene d’interesse storico-artistico regolarmente sottoposto a
motivato, pregnante, vincolo, giusta decreto del Ministero per i
Beni Culturali ed Ambientali del 16/4/1984, che lo ha dichiarato
d’interesse particolarmente importante ai sensi della Legge 1/6/1939
n.1089.
Purtroppo, da molti anni, il bene
non è in grado di assolvere la funzione cui è destinato,
in quanto versa in uno stato di assoluto degrado.
Non si tratta solo di riportare
l’immobile all’originaria destinazione d’uso, ma di evitare il perimento
Per quanto è dato informalmente
sapere, l’On.le Soprintendenza, nel corso del 1997, ebbe ad effettuare
un sopralluogo ed a riscontrare tale situazione di compromissione;
nel contempo, la Soprintendenza ebbe ad invitare formalmente il
Consorzio Teatro Mercadante in persona del suo Presidente pro-tempore
a porre in essere il recupero funzionale dell’edificio predisponendo
adeguato progetto di restauro conservativo.
A tutt’oggi non risulta che alcun
idoneo lavoro (che peraltro dovrebbe essere previamente autorizzato
dalla Soprintendenza) sia stato posto in essere, né tantomeno
che un regolare progetto sia stato sottoposto al vaglio dell’On.le
Allo stato non risulta che il
Consorzio Teatro Mercadante sia in grado di provvedere a tali adempimenti,
né che abbia attivato minimali procedimenti (corroborati
da idonea, pertinente, documentazione: segnatamente progettazione)
per usufruire di contributi pubblici.
L’unico atto che il Consorzio
Teatro Mercadante ha ritenuto di porre in essere è stata
una modifica dello Statuto mirante a mutare il “diritto al palco”
dei consorziati in “diritto di proprietà” degli stessi sul
manufatto (naturalmente, tale atto illecito e nullo sarà
sindacato dal Comune di Altamura nelle sedi giudiziarie ordinarie).
Tanto rilevato e premesso, si
invita l’On.le Soprintendenza a verificare la sussistenza degli
inadempimenti e lo stato fisico in cui versa un bene di cotanta
importanza per la vita civile e culturale di Altamura, ed all’esito
di attivare il procedimento per l’ablazione del bene ai sensi dell’art.91
del D.Leg.vo 29/10/1999 n.490 nel rispetto delle norme regolamentari
di cui all’art.66 e ss. del R.D. 30/1/1913 n.363.
Nel contempo, si rappresenta all’On.le
Soprintendenza non solo che l’istanza alla effettiva restituzione
dell’uso del bene alla Collettività scaturisce da una iniziativa
popolare di migliaia di cittadini, ma che il Consiglio Comunale
per il restauro ed il ripristino del manufatto ha previsto nel bilancio
una posta di rilevante importo (giusta attestazione dell’Ufficio
di Ragioneria che si unisce alla presente).
Naturalmente, ove venisse attivato
un procedimento ablatorio il Consiglio Comunale non troverebbe ostacolo
a destinare tali fondi anche all’esproprio del manufatto.
Il delicato problema giuridico
dei titolari del diritto a percepire il prezzo di esproprio, si
pone come un posterius da risolvere in contraddittorio con
l’On.le Soprintendenza, in relazione alla permanenza in vita del
Consorzio Teatro Mercadante (che ove ritenuto soggetto legittimato
a percepire il prezzo di esproprio, dovrebbe pur sempre per regola
statutaria destinare tali importi al miglioramento del bene).
Da ultimo, si voglia considerare
che il suolo su cui insiste il manufatto è di proprietà
pubblica, e che il Comune è socio del Consorzio Teatro Mercandante.
Pubblicato	il	 11 Aprile 2000 by	altamura2001
Caro D’Andrea,desidero sottoporre alla Tua cortese attenzione il problema del Teatro Mercadante di Altamura.Trattasi di un bene di notevole interesse storico, melanconicamente muto da tanto tempo e che pur sta molto a cuore ai miei concittadini per i ricordi che evoca e per il ruolo che potrebbe continuare a svolgere.La sovrintendenza di Bari nel 1997 ha invitato, purtroppo senza ottenere alcun risultato, il consorzio di privati "apparentemente proprietari" a predisporre, a causa dell’avanzato stato di degrado in cui versa l’edificio, un progetto di restauro conservativo. Realisticamente non è pertanto questa la via per ridare voce al Teatro e nemmeno per garantirne la conservazione.Con decreto in data 16 aprile 1984, il Tuo Ministero ha fortunatamente provveduto a dichiarare il Mercadante "bene di interesse particolarmente importante".Occorre ora passare alla fase successiva e, conformemente al T.U. n. 490 del 1999, norme in materia di beni culturali e ambientali, procedere all’espropriazione dell’immobile.In questa direzione si è già espresso all’unanimità il consiglio comunale di Altamura e la richiesta è stata inoltrata al Ministero insieme con una petizione sottoscritta da seimila cittadini.T’invito pertanto a adoperarti, nell’interesse generale, affinché sia avviata al più presto dal tuo Ministero la procedura d’espropriazione, il cui completamento offrirebbe la possibilità al Comune di utilizzare le risorse che il POR 2000 della Puglia riserva alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.Conoscendo la Tua sensibilità, confido sul Tuo generoso e sollecito impegno: non si può non ascoltare una legittima richiesta di un’intera Cittadinanza. Non si tratta soltanto di rischiare la perdita di fondi regionali, ma soprattutto di evitare di assistere impotenti al degrado inesorabile di un pezzo della nostra storia, di penalizzare ulteriormente una Città del Sud che non elemosina elargizioni ma rivendica il diritto di fruire ancora di uno strumento culturale e quindi di vero sviluppo.
Pubblicato	il	 6 Aprile 2000 by	altamura2001
di analizzare un perspicuo, esemplare, parere reso all’Amministrazione
atteso l’intento di raggiungere con più immediatezza
l’interesse pubblico nei termini che, nel prosieguo, Le saranno
essa, v’è, però, un dato di fatto ben fermo:
teatrale nell’immobile in questione.
Sono certo che l’On.le Consorzio
un procedimento ablatorio nei termini e nei modi che l’ordinamento
a chiederLe – a nome e nell’interesse dell’Ente – di condurre
all’esame dell’On.le Consorzio l’intiera problematica
un evento stupendo e memorabile il fatto che l’On.le Consorzio,
recuperando appieno l’autentico spirito che informò
figli della nobile Città di Altamura; a Lei l’onere
e quale alto magistero scaturirebbe, invece, da una posizione dell’On.le
al patrimonio dell’Ente Locale!
ed esternare ideali che sottendono l’azione amministrativa)
lasciare un’ulteriore impronta positiva nella vita di una città
che tanto merita, aggiungere un incredibile credito d’onore
esigenze sociali, ed, invece, quale valore — nell’oggi,
culturali che sono sgorgate all’unisono dal seno della intera
naturalmente, nell’ambito di una equilibrata dialettica. Non
disponibilità, l’Ente Locale non potrà non sovvenire
ad oggettive, storiche, esigenze dell’antico Consorzio, facendosi
Una sinergia tra l’On.le
produrrà sicuramente, nell’immediato, proficui frutti
consentendo all’Ente Locale di attivare – tra le altre – forme
Pubblicato	il	 5 Marzo 2000 by	altamura2001
e lello rella
(Comitato cittadino "Il Teatro di tutti")
comitatoteatro@hotmail.com
Qualcuno continua a dire che la situazione
è complessa, difficile da risolvere. Si alimenta ad arte
la confusione, introducendo ulteriori elementi di complicazione
e di perplessità. Quale risultato si vuol perseguire? Dilatare
ancora a dismisura i tempi della riapertura e della riconquista
del Teatro alla città?
E’ opportuno allora spendere
alcune buone ragioni a favore dell’acquisizione al patrimonio
comunale del Teatro; seguire la strada del ragionamento per far
comprendere che la situazione e la soluzione da noi suggerita sono
semplici, quasi banali, anzi ovvie. Solo chi, per i motivi più
vari, non vuole vedere ora risolto il problema dell’abbandono
e del degrado del Teatro può proseguire nel lamentoso refrain
della difficoltà e della confusione, che sono, come è
noto, gli alibi a cui si fa usualmente ricorso per gabbare la gente
semplice e di buon senso e per mascherare le proprie reali intenzioni.
Cerchiamo dunque di isolare le
risposte possibili alla domanda: perché la stragrande maggioranza
della cittadinanza altamurana (in 6000 hanno sinora aderito alla
petizione da noi promossa) sta chiedendo all’amministrazione
ed al consiglio comunali di espropriare e di riprendere un bene
che da sempre è stato sentito come un bene di tutti, della
collettività?
1) Perchè esproprio,
in questo caso, significa realizzare semplicemente il trasferimento
della proprietà del Teatro dal Consorzio (un ente giuridico
privato che riuniva un tempo i trecento cittadini che contribuirono
economicamente alla costruzione del Teatro ed ora conta appena una
trentina di soci) al Comune; vale a dire da chi (il Consorzio) un
secolo fa’ riusciva effettivamente, per l’ampiezza della
compagine associativa e la pubblicità delle proprie attività,
a rappresentare gli interessi diffusi dell’intera collettività,
impegnandosi per statuto a "conservare ed amministrare il Teatro",
ed ora non riesce, per esiguità dei componenti e di risorse
economiche proprie, a mantenere fede a quel patto stipulato con
la città, a chi (il Comune) per legge è tenuto ora
a difendere gli interessi di tutti su un bene di evidente utilità
pubblica e può assicurare il recupero e la riapertura, quindi
un futuro non precario, del Teatro.
2) Perché esproprio
significa restituire alla collettività un bene realizzato
davvero con uno sforzo collettivo senza precedenti: il suolo su
cui sorge, le suppellettili ed il sipario sono stati concessi gratuitamente
dal Comune; circa 300 cittadini nel 1895, altre centinaia negli
anni successivi, hanno contribuito economicamente alla costruzione
del Teatro; decine di operai, artigiani e professionisti (ad esempio
il progettista, l’ingegnere Vincenzo Striccoli) hanno prestato
anche gratuitamente la propria opera ed il proprio lavoro.
3) Perché esproprio
significa tradurre giuridicamente un senso di appartenenza collettiva
del Teatro che è già forte e radicato. E’ sufficiente
domandare ad un qualunque altamurano di chi, pensi, sia il Teatro.
La risposta stupita è una sola: perché non è
del Comune?!
4) Perché esproprio
significa dar finalmente corso anche ad Altamura alla nuova stagione
politico-amministrativa del settore dei beni culturali, inaugurata
da recenti provvedimenti (dei governi Prodi e D’Alema) per
l’attuazione del decentramento amministrativo, che vedrà
in pochi anni un sensibile aumento di beni ed istituzioni culturali
governate direttamente a livello locale. Gli enti territoriali sono
chiamati ad attivare reti locali (cittadine, provinciali, territoriali)
i cui nodi, enti ed istituzioni culturali della "filiera culturale",
possono condividere strutture, costi organizzativi e specifiche
competenze professionali, ottimizzandone in tal modo la gestione.
Esperienze e ricerche sinora avviate (come al solito il Sud si muove
anche in questo campo con ritardo rispetto al Centro-Nord Italia)
valorizzano le potenzialità economiche, sociali e culturali
derivanti dalla creazione di sistemi civici di integrazione dei
servizi culturali, di cui un Teatro, un Museo o una Biblioteca rappresentano
le cellule di base. Sono proprio questi elementi costitutivi di
base, che gli enti locali possono concretamente offrire e gestire,
a delineare non solo la mappa dell’offerta culturale italiana,
ma anche quel patrimonio di beni, risorse e servizi degli enti locali
che rivela la qualità della vita di una comunità e
quindi la capacità di attrazione di ulteriori risorse (nuovi
investimenti produttivi, flussi turistici, investimenti nazionali
e comunitari nel settore dei beni e delle attività culturali,
valorizzazione di nuove professionalità). E’ sufficiente
menzionare solo l’ultimo, in ordine di tempo, dei provvedimenti
adottati: il decreto del Ministro Melandri n. 470 del 4 novembre
1999, in vigore dal 30 dicembre 1999, che dispone il regolamento
sui "criteri e modalità di erogazione di contributi
in favore delle attività teatrali, in corrispondenza agli
stanziamenti del Fondo unico per lo spettacolo". Il regolamento
riorganizza il meccanismo di distribuzione delle risorse finanziarie
statali privilegiando le attività teatrali stabili ("L’attività
teatrale stabile è attività di interesse pubblico
ed è caratterizzata dal peculiare rapporto con il territorio
entro il quale è ubicato ed opera il soggetto che la svolge,
nonché da particolari finalità artistiche, culturali
e sociali, dalla priorità dell’assenza di fine di lucro
e dal conseguente reinvestimento nell’attività teatrale
degli eventuali utili conseguiti": art. 12), in particolare
quelle svolte dai "Teatri stabili ad iniziativa pubblica"
("I teatri stabili ad iniziativa pubblica sono costituiti dalle
regioni e dagli enti locali, direttamente o attravero forme associative
o consortili di loro emanazione": art. 13, 0, 0); in ogni caso, anche
quando non abbiano i requisiti per divenire teatri stabili, i teatri
municipali godono di un regime di favore in ordine ai "contributi
sui costi della gestione della sala e della pubblicità"
5) Perché esproprio
significa avere accesso, in via prioritaria e preferenziale (gli
"interventi in immobili di proprietà di enti pubblici
territoriali, e soggetti alle disposizioni della legge 1° giugno
1939, n. 1089" sono al primo posto nell’ordine di priorità:
art. 4, comma 2, decreto ministeriale n. 516/97), ai finanziamenti
previsti per il restauro, la ristrutturazione e l’adeguamento
funzionale degli immobili adibiti a teatro (legge n. 135/97, art.
4; legge n. 444/98, art. 1; legge n. 513/99, art. 2; decreto ministeriale
n. 516/97).
6) Perché esproprio
significa avere la possibilità per il Comune di effettuare
i costosi lavori di restauro attingendo ai circa 300 miliardi destinati
dal Programma Operativo Regionale (POR), elaborato nell’ambito
dell’Agenda 2000-2006 (i fondi strutturali riservati dalla
Comunità Europea alle regioni del Sud Italia), alla "Tutela
e valorizzazione del patrimonio culturale" (Asse 2, Settore
2.1, del POR). In particolare, il Settore 2.1 prevede, tra gli altri,
almeno due programmi di intervento che fanno al caso del Teatro
di Altamura: "valorizzazione e tutela del patrimonio culturale
pubblico attraverso interventi di: recupero di contenitori destinati
ad attività culturali, teatrali, musicali e cinematografiche"
(Misura 14, 0, 0); "interventi per il miglioramento dell’offerta
e della qualità dei servizi culturali, finalizzata anche
ad accrescere il suo potenziale attrattivo a livello nazionale ed
internazionale" (Misura 16). E’ appena il caso di evidenziare
che ciò significa riaprire il teatro a costo zero (o ridotto
al minimo) per il Comune, alla duplice condizione però che
"il bene sia pubblico e che il destinatario dei finanziamenti
sia un’amministrazione pubblica". I tempi sono stretti:
entro la fine di quest’anno la Regione individuerà i
progetti da ammettere al finanziamento. Chi (privato o forza politica)
si opporrà all’acquisizione al patrimonio comunale del
Teatro o ne tarderà l’acquisizione si assumerà
dunque una gravissima responsabilità nei confronti della
7) Perché esproprio
significa, dopo dieci anni di abbandono e di degrado, intervenire
rapidamente sul bene. L’eventuale contenzioso che il consorzio
vorrà intentare contro la città non potrà pregiudicare
l’acquisizione al patrimonio comunale del Teatro, ma interesserà
unicamente la misura dell’indennizzo di esproprio. E’
ovvio peraltro che un simile contenzioso sarebbe l’occasione
e la sede ideale per fare definitivamente chiarezza sul reale ed
attuale assetto proprietario del Teatro: chi chiede un indennizzo
deve infatti provare ed esibire il proprio titolo di proprietà.
Non è escluso che un tale contenzioso possa accertare definitivamente
che il teatro, come qualcuno ha ipotizzato in questi anni, è
già della città, quindi del Comune che ne è
8) Perché esproprio
significa trasferire la proprietà del teatro dal suo attuale
proprietario, che si assume essere il Consorzio, al Comune. I diritti
dei singoli consorziati non verrebbero toccati ed espropriati (si
raffronti la situazione giuridica prima e dopo l’esproprio
attraverso le Tabelle 1 e 2). A loro lo statuto fondamentale
del 1895 e la legge n. 1336 del 1939 riconoscono unicamente il diritto
di palco o poltrona, vale a dire il diritto ad essere preferiti
nell’acquisto dell’abbonamento teatrale stagionale: se
la proprietà del teatro passasse al Comune, la loro posizione
giuridica ed i loro diritti non subirebbero alcun mutamento. Anzi
sarebbe interesse degli stessi consorziati agevolare il trasferimento
del Teatro al Comune, poiché in tal modo potrebbero esercitare
appieno il loro diritto di palco in un teatro finalmente riaperto
e funzionante. Né l’esproprio determinerebbe lo scioglimento
del Consorzio: infatti, continuerebbe ad essere un’associazione
senza fini di lucro che riunisce i titolari del diritto di palco
e che ha come unico scopo statutario "la conservazione del
teatro", scopo a cui sarebbe destinato il proprio fondo comune
costituito non più dall’immobile (passato al Comune),
ma dalla somma ricevuta a titolo di indennizzo (si veda la Tabella
3). Tale somma, quindi, non potrebbe mai essere divisa tra i
componenti del consorzio (è bene ricordare che anche il Comune
è membro del consorzio), ma sarebbe destinata sempre al perseguimento
di quel nobile scopo associativo. Che sia cento lire o un miliardo,
l’indennizzo non potrebbe mai essere distratto da quell’unica
destinazione: la conservazione del Teatro.
9) Perché esproprio
significa assicurare al Teatro un assetto proprietario stabile,
non soggetto a capricci privati e non condizionato dalle ristrettezze
finanziarie di un’associazione. Dopo anni di trattative mancate,
mediazioni fallite o fallimentari, capaci solo di elaborare soluzioni
giuridicamente inconsistenti od illegittime, l’esproprio per
pubblica utilità (per pubblica necessità, si dovrebbe
dire!) si rivela oggi come l’unica via d’uscita legittima
e rapida rispetto ad una condizione di stallo che dura da almeno
10) Perché esproprio
significa dare una risposta ad una comunità che chiede oggi,
con forza, di essere difesa nella sua storia, nei suoi diritti e
nel suo futuro. Chiede a chi amministra la cosa pubblica di restituirle
quanto le spetta: un Teatro che sia davvero di tutti.
Pubblicato	il	 10 Dicembre 1999 by	altamura2001
Dieci anni tra silenzi
ed abusi
(Comitato Cittadino "Il
teatro di tutti")
Abbiamo atteso anni perché
qualcuno finalmente capisse che dire Teatro Consorziale non implicasse
l’affermazione di una proprietà esclusiva, divisa in
quote, dei singoli consorziati; non significasse ridurre il regime
giuridico del Teatro a quello di un misero sottoscala condominiale.
Abbiamo atteso anni nella speranza
vana che qualcuno dei consorziati fosse toccato dal dubbio che quello
che andavamo sostenendo, in svariate occasioni e sedi, non era il
frutto demagogico ed avvelenato della nostra immaginazione, ma semplicemente
quello che coscienza e legge ci imponevano di dire e pensare.
Anni trascorsi senza che a qualcuno
di loro venisse il sospetto che la difesa ostinata ed immotivata
di un "abuso" avrebbe determinato, com’è inevitabilmente
avvenuto, una paralisi di dieci anni, quindi danni e svantaggi per
tutti: sia per chi rivendicava (i consorziati), sia soprattutto
per chi subiva (la città) l’abuso.
Anni mediocremente caratterizzati
da una classe politica, quella al potere e quella all’opposizione,
unita nel silenzio, nell’ipocrisia e nell’indifferenza.
Anni di inconcludenza che, com’è
prassi dalle nostre parti, non potevano non concludersi con l’ennesima
richiesta di parere ad un libero professionista.
Dieci anni durante i quali unici a
richiedere con forza che nella vicenda-Mercadante si affermassero
verità e legalità sono stati singoli cittadini ed
associazioni; solitariamente: sono stati loro (con articoli di giornale,
petizioni e ricorsi amministrativi) a consentire che si determinasse
questo primo momento di chiarezza.
A chi (grande cosa, la posta elettronica!)
mi sta chiedendo, per aver seguito in questi anni il caso, cosa
pensi del parere, rispondo semplicemente: "Non c’è
nulla di nuovo", e non certo per svilire il coscienzioso lavoro
dell’avvocato Ventura (solo un paio di questioni tecnico-giuridiche
di carattere secondario ci dividono), ma solo per rimarcare che
quanto andavamo dicendo in questi anni non era "a priori"
giusto o sensato; era quanto suggerivano logica, leggi e atti. Solo
demagogie, compromessi di una classe politica essa stessa compromessa,
egoismi, potevano stravolgere e non vedere la realtà, velandola
delle proprie pulsioni, contraddizioni ed inibizioni.
In questo senso, un operatore del
diritto non poteva, salvo smentire se stesso ed il proprio lavoro,
che ribadire quello che noi (ad esempio nell’ultimo ricorso
indirizzato nel maggio scorso al Comune da 11 associazioni e movimenti
cittadini) abbiamo da sempre sostenuto. Perché allora si
è voluto pervicacemente attendere, non capire e non vedere
e non sentire? Per dieci anni! Non so… o, meglio, la risposta
è troppo chiara e complessa per poter essere riportata in
Che fare ora? Questo importa davvero.
Dire che "non c’è
nulla di nuovo" significa infatti anche ricordare che "c’è
tutto ancora da fare". Mi limito a segnalare i prossimi appuntamenti,
come sempre, secondo logica e diritto:
1) Il Comune non può, a questo
punto, che prendere atto della validità e bontà delle
argomentazioni svolte dalle undici associazioni nel ricorso del
maggio scorso in cui contestavano l’illogicità e l’invalidità
dell’accordo sottoscritto tra Comune e Consorzio. Deve dunque
considerare nulla l’intesa.
2) Il Comune, sulla base delle medesime
considerazioni (ora confermate dall’avvocato Ventura), dovrà
considerare altrettanto nullo lo Statuto consorziale del 1993 con
cui i consorziati si autoattribuivano la proprietà divisa
in quote del teatro; ove necessario, dovrà impugnarlo in
sede di giustizia civile. Se non vi provvederà, lo faranno
per esso associazioni e semplici cittadini, ora legittimati ad agire
nell’interesse del comune in qualunque sede (legge 265 del
1999, la c.d. Napolitano-Vigneri).
3) Una volta azzerati accordo e statuto,
si potrà convocare una conferenza di servizi con la partecipazione
di tutte le parti interessate, la quale, in tempi certi e definiti
in anticipo, lavori per una soluzione giuridica ed economica del
problema del recupero e della gestione del Teatro.
4) Soluzioni come quella di Striccoli
e Viti (nella duplice ed incompatibile veste di consiglieri comunali
e di amministrazione del Consorzio), che tentano il compromesso
tra il salvataggio del proprio (le quote di proprietà: ancora
ne parlano!) ed il rabbonimento del prossimo (una società
ad azionariato diffuso sul modello di Prato da noi in passato suggerito),
si rivelano pasticciate e giuridicamente impossibili. Ogni qualsivoglia
soluzione concordata deve passare imprescindibilmente attraverso
la rimozione dello Statuto del 1993, attraverso quindi un ritorno
allo spirito ed alla lettera dello Statuto originario del 1895.
5) Veti ed ostacoli, pretestuosamente
frapposti sulla strada di una dignitosa (per la città) soluzione,
potranno sempre essere facilmente rimossi con l’esproprio da
parte del Comune o con la procedura di scioglimento del consorzio
da parte del Prefetto ai sensi dell’art. 42 del codice civile.
Questa volta, speriamo proprio di
non dover attendere altri dieci anni perché qualcuno intenda.
Pubblicato	il	 30 Novembre 1999 by	altamura2001
STACCA STANGA [2]
La stangata dell’amministrazione Stacca è riuscita a metà. Grazie alla nostra opera di informazione sulle intenzioni del sindaco ed alla nostra attività di proposta, la maggioranza, con un emendamento dell’ultima ora, ha fatto marcia indietro rispetto alla decisione di aumentare l’ICI per gli immobili diversi dalla prima casa dal 5,8 al 6 per mille.
Nel consiglio comunale del 26 aprile, sono state così confermate le stesse aliquote ICI dell’anno scorso (4 per mille sulla prima casa; 5,8 per mille per tutti gli altri immobili). Durante la riunione, il consigliere comunale del Movimento Aria Fresca Enzo Colonna – nonostante sia stato ancora fatto oggetto di violenti, volgari, vili (perché allusivi e per nulla argomentati) attacchi personali dal "primo cittadino" – ha proposto un emendamento finalizzato ad impegnare l’amministrazione comunale a prevedere, già dal 2007, l’esenzione o la riduzione dell’ICI, per un determinato periodo, a favore dei cittadini che decidano di installare su abitazioni o opifici impianti fotovoltaici o pannelli solari. L’emendamento non è stato accolto, ma almeno è stato fatto proprio dall’amministrazione come raccomandazione su cui si sente impegnata.
Sempre il nostro consigliere Enzo Colonna ha presentato un ulteriore emendamento, come già l’anno scorso, finalizzato ad impegnare l’amministrazione a prevedere misure di incentivazione della raccolta differenziata (il cui è livello è tuttora tra i più bassi d’Italia, circa il 6% nel 2006), riconoscendo in particolare sconti e riduzioni della tassa sui rifiuti solidi urbani (TARSU) per i cittadini che facciano la raccolta differenziata. Pure questo emendamento non è stato accolto, anche se più esponenti della maggioranza si sono dichiarati disponibili a prendere in considerazione la proposta.
Confermata invece la previsione dell’addizionale IRPEF. È la prima volta ad Altamura!! La maggioranza ha votato la sua introduzione nella misura dello 0,35%. La riteniamo una tassa ingiusta che colpirà soprattutto i lavoratori dipendenti (che si vedranno alleggerite le buste paga già a partire da quest’anno) e soprattutto non garantisce gli altamurani dall’uso che i signori dell’amministrazione vorranno fare di quasi un milione e mezzo di euro che prevedono di incassare.
Non riuscendo a convincere i consiglieri di maggioranza dell’assenza di valide ragioni per questo ulteriore balzello, il nostro consigliere ha proposto che almeno fosse previsto un vincolo di destinazione sulle somme incamerate con l’addizionale: ha proposto che tali somme fossero destinate a essere utilizzate solo ed esclusivamente per realizzare nuove aule per scuole e asili (in particolare nel quartiere Lama di Cervo) o per realizzare nuove aree di verde attrezzato e non fossero invece dirottate sulla spesa corrente (cioè nel "calderone" da cui questi amministratori pescano soldi per elargire contributi a pioggia, compensare incarichi conferiti con dubbie procedure e consulenze a professionisti non altamurani, per pagare ditte private con costi doppi, per pagare spazi di propaganda politica in radio e tv riservati al sindaco ed alla maggioranza, ecc.). Anche questo emendamento non è stato accolto dall’amministrazione. I cittadini, quindi, non avranno il controllo sull’uso che di tali risorse farà l’amministrazione.
Altamura, 28 aprile 2007

References: art. 12
 art. 13

art. 4
 art.
4
 art. 1
 art. 2