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Timestamp: 2018-12-18 10:34:47+00:00

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Legittimità delle opzioni put e divieto di patto leonino
30 Ottobre 2018 /in Acquisizione e cessione di azienda, Fisco e Società, Operazioni straordinarie, Restartup, Societario, Startup, Startup, Valutazione di azienda /da Fisco e societa
Legittimità delle opzioni put e divieto di patto leonino, torna l’annosa questione. Con l’ordinanza n.17498 pubblicata il 04/07/2018 la Corte di Cassazione enuncia il seguente principio di diritto: “È lecito e meritevole di tutela l’accordo negoziale concluso tra i soci di società azionaria, con il quale l’uno, in occasione del finanziamento partecipativo così operato, si obblighi a manlevare l’altro dalle eventuali conseguenze negative del conferimento effettuato in società, mediante l’attribuzione del diritto di vendita (c.d. put) entro un termine dato ed il corrispondente obbligo di acquisto della partecipazione sociale a prezzo predeterminato, pari a quello dell’acquisto, pur con l’aggiunta di interessi sull’importo dovuto e del rimborso dei versamenti operati nelle more in favore della società”.
Si pone, ancora una volta, la questione della legittimità delle opzioni put e divieto di patto leonino, della legittimità dell’accordo interno tra soci, “uno dei quali si obblighi a manlevare l’altro dalle eventuali conseguenze negative del conferimento effettuato in società, mediante l’attribuzione del diritto di vendita (c.d. put) entro un termine dato ed il corrispondente obbligo di acquisto della partecipazione sociale a prezzo predeterminato”.
La ratio del divieto del patto leonino
La ratio del divieto del c.d. patto leonino “risiede nel preservare la purezza della causa societatis”. La Corte afferma che:
“perché il limite all’autonomia statutaria dell’art. 2265 cod. civ. sussista è necessario che l’esclusione dalle perdite o dagli utili costituisca una situazione assoluta e costante. Assoluta, perché il dettato normativo parla di esclusione “da ogni” partecipazione agli utili o alle perdite, per cui una partecipazione condizionata (ed alternativa rispetto all’esclusione in relazione al verificarsi, o non della condizione) esulerebbe dalla fattispecie preclusiva. Costante perché riflette la posizione, lo status, del socio nella compagine sociale, quale delineata nel contratto di società. Dunque, l’esclusione dalle perdite o dagli utili, in quanto qualificante lo status del socio nei suoi obblighi e nei suoi diritti verso la società e la sua posizione nella compagine sociale, secondo la previsione dell’art. 2265 cod. civ., viene integrata quando il singolo socio venga per patto statutario escluso in toto dall’una o dall’altra situazione o da entrambe” (così Cass. 29 ottobre 1994, n. 8927).
È, quindi, necessario che l’esclusione dagli utili o dalle perdite sia «assoluta e costante», cioè “deve finire per alterare la causa societaria nei rapporti con l’ente-società”. A tal fine, occorre valutare se:
“la causa societatis del rapporto partecipativo del socio in questione permanga invariata nei confronti dell’ente collettivo, o se, invece, venga irrimediabilmente deviata dalla clausola che lo esonera, atteso il suo contenuto, dalla sopportazione di qualsiasi perdita risultante dal bilancio sociale (nel corso della vita della società e sino alla liquidazione del patrimonio) o lo esclude dalla divisione degli utili maturati e deliberati in distribuzione ex art. 2433 cod. civ., o da entrambi, perché solo in tal caso potrà dirsi che l’art. 2265 cod. civ. sia stato violato”.
Seguendo tale impostazione, non potrà assumere alcun significato
“il trasferimento del rischio puramente interno fra un socio e un altro socio o un terzo, allorché non alteri la struttura e la funzione del contratto sociale, né modifichi la posizione del socio in società, e dunque non abbia nessun effetto verso la società stessa: la quale continuerà ad imputare perdite ed utili alle proprie partecipazioni sociali, nel rispetto del divieto ex art. 2265 cod. civ. e senza che neppure sia ravvisabile una frode alla legge ex art. 1344 cod. civ., la quale richiede il perseguimento del fine vietato da parte di un negozio che persegua proprio la funzione di eludere il precetto imperativo”.
La causa dell’operazione di acquisto delle azioni con opzione put
Come affermato dalla stessa Corte
“ragione pratica del meccanismo in discorso (…) è proprio quella di finanziamento dell’impresa, anche indirettamente, mediante il finanziamento ad altro socio, nell’ambito di operazioni di alleanza strategica tra vecchi e nuovi soci”.
In tali accordi
“la causa concreta è mista, in quanto associativa e di finanziamento, con la connessa funzione di garanzia assolta dalla titolarità azionaria e dalla facoltà di uscita dalla società senza la necessità di pervenire, a tal fine, alla liquidazione dell’ente”.
Inoltre, secondo i giudici (v. anche Cass. 29 ottobre 1994, n. 8927):
“gli interessi sottostanti sono analoghi a quelli rinvenibili nel pegno della partecipazione sociale: ove al creditore, pur non socio, è concesso il diritto di voto, al fine del migliore controllo e “garanzia” (in senso atecnico, non trattandosi di un patrimonio che ex art. 2740 cod. civ. si aggiunge a quello del debitore principale, ma di una causa definibile come assicurativa lato sensu) del suo credito”.
“Come il creditore pignoratizio, sebbene non socio, ha comunque interesse a votare per la valorizzazione della partecipazione sociale, la quale costituisce garanzia reale (stavolta in senso tecnico) del suo diritto di credito, così il finanziatore divenuto socio con clausola put ha un sicuro interesse a favorire le buone sorti della società e, con esse, del suo investimento: sia perché ha eseguito il conferimento, avendo investito pur sempre nell’intento di moltiplicare il valore del proprio denaro e non soltanto di recuperarlo dopo un dato periodo di tempo, sia soprattutto perché il suo debitore proprio grazie al successo dell’impresa economica potrà, con assai maggiore probabilità, restituire l’importo pattuito”.
La Corte, in conclusione afferma che:
“nell’opzione put a prezzo preconcordato si assiste all’assoluta indifferenza della società alle vicende giuridiche che si attuano in conseguenza dell’esercizio di essa, le quali restano neutrali ai fini della realizzazione della causa societaria, già per la presenza di elementi negoziali idonei a condizionare il potere di ritrasferimento a circostanze varie, capaci di orientare la scelta dell’oblato nel senso della vendita, ma anche della permanenza in società; onde non ne viene integrata l’esclusione da ogni partecipazione assoluta e costante dalle perdite”.
In tale negozio giuridico,
“il socio finanziatore assume tutti i diritti e gli obblighi del suo status, ponendosi il meccanismo sul piano della circolazione delle azioni, piuttosto che su quello della ripartizione degli utili e delle perdite”.
Se l’opzione put assolve ad una funzione di finanziamento del socio, ai fini di incentivazione dell’impresa economica collettiva, non alterando la causa societaria, non si ritiene che tale clausola possa integrare la violazione del divieto del patto leonino ex art. 2265 c.c.
https://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Legittimità-delle-opzioni-put-e-divieto-di-patto-leonino.jpg 426 640 Fisco e societa https://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Studio-Panato-Commercialista-Milano11.png Fisco e societa2018-10-30 17:50:582018-10-30 18:06:47Legittimità delle opzioni put e divieto di patto leonino
8 Ottobre 2018 /in commercialista, Operazioni straordinarie, Perizie di Stima, Restartup, Valutazione di azienda /da Perizie di Stima
Ricostituzione in capo all’incorporante delle riserve fiscali in ipotesi di fusione inversa: può capitare nella pratica professionale in caso di riorganizzazione societaria, di riorganizzazione di gruppo o in caso di LBO di dover approfondire la questione sia sotto il punto di vista fiscale sia sotto il punto di vista contabile e di bilancio.
Sul tema si è espressa recentemente l’Agenzia delle Entrate che ha ribadito, con la risposta all’interpello n. 27 del 4 ottobre 2018.
Principi affermati nella risoluzione n. 62/E del 2017
In tema di ricostituzione in capo all’incorporante delle riserve fiscali in ipotesi di fusione inversa si ritengono applicabili i seguenti principi affermati nella risoluzione n. 62/E del 2017:
in una fusione inversa per incorporazione, a conservarsi è il PNC della società che sopravvive legalmente all’operazione (i.e. incorporante/controllata), il quale non muta in conseguenza dell’operazione, conservando la composizione storica quali-quantitativa, in termini di capitale sociale, riserve di utili e di capitale, che aveva prima della fusione inversa;
sotto il profilo contabile, in caso di partecipazione totalitaria, il PNC post fusione deve essere in termini quantitativi pari a quello complessivo che si sarebbe avuto con la fusione diretta, poiché il valore totale delle società coinvolte è sempre lo stesso (c.d. principio di equivalenza tra fusione diretta e inversa);
le disposizioni di cui ai commi 5 e 6 dell’articolo 172 del TUIR si applicano con riferimento all’eventuale incremento del PNC dell’incorporante avvenuto a seguito della fusione. Pertanto, è a tale differenza da fusione che vanno applicate le citate disposizioni normative.
Effetti fiscali in caso di mancata ricostruzione delle riserve
Ai fini dell’applicazione dell’articolo 172, comma 5, del TUIR le riserve in sospensione d’imposta sono da ricostruirsi in capo alla Controllata-Incorporante al fine di evitarne la tassazione.
Tipicità della fusione inversa
In una fusione inversa il PNC dell’incorporante post fusione può subire una modifica quali-quantitativa quando l’incorporata possiede altri asset, oltre la partecipazione totalitaria nella controllata.
Ricostituzione in capo all’incorporante delle riserve fiscali in ipotesi di fusione inversa, scarica la risposta all’interpello n. 27 del 4 ottobre 2018
https://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Ricostituzione-delle-riserve-fiscali-in-ipotesi-di-fusione-inversa.jpg 426 640 Perizie di Stima https://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Studio-Panato-Commercialista-Milano11.png Perizie di Stima2018-10-08 07:30:132018-10-06 10:37:25Ricostituzione delle riserve fiscali in ipotesi di fusione inversa
https://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/wheel-2137043_640.jpg 449 640 Perizie di Stima https://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Studio-Panato-Commercialista-Milano11.png Perizie di Stima2018-10-06 10:03:582018-10-06 10:07:49Scissione proporzionale e valutazione anti-abuso
21 Settembre 2018 /in Acquisizione e cessione di azienda, Conflitto tra soci, Crisi e risanamento di impresa, Impresa, Operazioni straordinarie, Passaggio generazionale, Restartup, Startup, Valutazione di azienda /da Perizie di Stima
Il business plan: strumento di pianificazione strategica, valutazione aziendale e risanamento dell’impresa in crisi
Nell’attuale contesto economico il professionista ha l’opportunità di riscoprire e valorizzare le proprie conoscenze aziendalistiche supportando l’impresa nei (sempre più frequenti) momenti di discontinuità della vita aziendale.
Il piano di impresa (o business plan) rappresenta uno strumento fondamentale sia nella pianificazione strategica, sia nella valutazione di azienda, sia nel risanamento delle imprese in crisi. L’introduzione dei PIV e la pubblicazione di numerose linee guida consentono da una parte al professionista di affrontare queste sfide specializzandosi grazie ad una nutrita cassetta degli attrezzi ma dall’altra aumentano il rischio professionale per chi non seguirà le best practice professionali.
Il ruolo del professionista nei nuovi scenari di mercato
L’ impatto dei PIV e i maggiori rischi professionali
La Due diligence e valutazione di attendibilità della base informativa
Le finalità del piano
Le linee guida per la redazione dei piani di impresa
I contenuti e la struttura tipica del piano
La costruzione piano di impresa:
La valutazione delle ipotesi e le verifiche di coerenza e di fattibilità del piano o Action plan
Stress test e analisi di sensitività o sostenibilità finanziaria del piano
I principali errori presenti nei piani di impresa (Casi pratici)
Il percorso è indirizzato a quanti vogliono approfondire le tecniche di redazione/attestazione del piano di impresa come strumento di pianificazione strategica, valutazione aziendale e risanamento dell’impresa in crisi. Durante il corso si farà frequente riferimento a casi pratici e a tecnicalità utilizzabili anche nell’assistenza ordinaria all’impresa.
NOVEMBRE 8 GIOVEDì BOLOGNA IL BUSINESS PLAN
NOVEMBRE 9 VENERDì MILANO IL BUSINESS PLAN
Euroconference: Il business plan: strumento di pianificazione strategica, valutazione aziendale e risanamento dell’impresa in crisi
https://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Seminario-sul-business-plan.png 301 540 Perizie di Stima https://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Studio-Panato-Commercialista-Milano11.png Perizie di Stima2018-09-21 11:17:502018-10-16 13:46:53Seminario sul Business Plan
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References: Cass. 
 art. 2433
 art. 2265
 art. 1344
 Cass. 
 art. 2740
 art. 2265