Source: http://www.camera.it/leg17/824?tipo=A&anno=2014&mese=11&giorno=06&view=filtered&commissione=10
Timestamp: 2018-07-21 17:32:55+00:00

Document:
Interrogazioni n. 5-03546 Mucci: Iniziative urgenti a favore del portale Italia.it e n. 5-03550 Prodani: Iniziative urgenti a favore del portale Italia.it.
Mi riferisco alle interrogazioni con le quali l'onorevole Mucci e l'onorevole Prodani chiedono quali azioni il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo intenda porre in essere per assicurare la funzionalità del portale Italia.it in vista dell'avvio di Expo2015.
Vorrei iniziare dal 22 gennaio 2010, data nella quale veniva stipulata, tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo e la Promuovi Italia S.p.A., una convenzione per la realizzazione e l'attuazione del Portale Nazionale del turismo, con una durata prevista dal 1o febbraio 2010 al 31 gennaio 2013.
Venivano affidate alla stessa Società anche la selezione e la contrattualizzazione delle risorse professionali impiegate nella realizzazione del Portale.
Per l'affidamento dei servizi tecnici relativi allo staff di redazione del Portale, Promuovi Italia S.p.A. aveva indetto una gara europea all'esito della quale risultava vincitore il raggruppamento di imprese Monrif Net Srl – Zeppelin Group srl e Paesionline Srl.
La Unicity S.p.A, seconda classificata, impugnava avanti il TAR del Lazio i provvedimenti di aggiudicazione chiedendo l'annullamento della gara, il risarcimento dei danni nonché, in via incidentale, la sospensione dell'esecuzione dei provvedimenti impugnati.
Il ricorso si concludeva a favore della società Unicity S.p.A che, per l'effetto della sentenza, si aggiudicava la gara. Il 15 maggio del 2012, Promuovi Italia S.p.A. sottoscriveva con la predetta società il contratto per la fornitura dei servizi tecnici connessi alla redazione del Portale Nazionale del turismo, per un importo di euro 1.874.157,00.
Essendosi dilatati i tempi per la conclusione delle procedure di gara veniva concessa una proroga, senza oneri aggiuntivi a carico dell'Amministrazione, fino al 30 aprile 2015.
La messa in liquidazione di Promuovi Italia S.p.A., in applicazione di quanto disposto dal comma 10 dell'articolo 16 del decreto-legge 83/2014 (cosiddetto Decreto Art Bonus), ha cambiato sensibilmente lo scenario: le risorse finanziarie a disposizione non permettevano a priori il pagamento degli stati di avanzamento dei lavori non ancora liquidati, e quelli previsti per i mesi successivi fino al termine del contratto. Il liquidatore della Società risolveva quindi il contratto con Unicity S.p.A., applicando la clausola, specificatamente apposta, che consentiva il recesso per motivi di pubblico interesse.
A seguito di ciò la Direzione generale per le politiche del turismo ha esercitato, a sua volta, il proprio diritto di recesso, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 6 (sub punto 6.1) della Convenzione del 22 gennaio 2010, nella quale era prevista la facoltà di recedere dagli impegni assunti nei confronti di Promuovi Italia S.p.A., qualora, nel corso dello svolgimento delle attività, fossero sopravvenuti fatti o provvedimenti che avessero reso oggettivamente impossibile la prosecuzione del rapporto contrattuale.
Nel contempo, nell'ottica di determinare uno sviluppo ed un potenziamento Pag. 197del Portale, secondo quanto disposto dallo stesso articolo 16 del decreto-legge Art Bonus, si è provveduto ad affidarne la gestione all'ENIT, a far data dal 26 settembre 2014.
Proprio in considerazione dell'urgenza, l'ENIT ha ritenuto opportuno avvalersi dalle competenze professionali del personale che aveva lavorato per Unicity, provvedendo a richiedere a detta Società lo svolgimento di servizi specifici, per un importo inferiore alla soglia comunitaria, servizi che la Società ha garantito di poter fornire senza interruzione.
In una situazione particolarmente delicata, tenuto conto della rilevanza che il Portale riveste quale insostituibile strumento di promozione e commercializzazione del «Prodotto Italia» sullo scenario internazionale, si è cercato di assicurarne la funzionalità, senza soluzione di continuità.
Al fine di realizzare un'incisiva ed innovativa azione di promozione dell'immagine dell'Italia e dei suoi aspetti di maggiore attrattività turistica, è allo studio un piano di sviluppo per apportare miglioramenti immediati in vista dell'ormai prossimo appuntamento dell'Expo2015.
Esperti di marketing e comunicazione provenienti anche dall'ENIT, lavoreranno, con la redazione, alla realizzazione di un piano strategico che terrà conto di quanto fornito dal Laboratorio del Turismo Digitale, collaborando con le Regioni, gli Enti locali e gli operatori turistici.
In ordine alla problematica delle inadempienze nei confronti dei lavoratori di Unicity, si rende noto che, con lettera raccomandata indirizzata a Promuovi Italia S.p.A., al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e ad Unicity S.p.A, la CGIL Roma Nord, in nome e per conto dei propri iscritti, ha comunicato l'intenzione di vantare il diritto alla responsabilità solidale, ai sensi dell'articolo 29 del decreto legislativo 276/2003.
A tal fine, la predetta Organizzazione sindacale ha richiesto il congelamento cautelativo di ogni eventuale pagamento e/o restituzione di cauzione in favore di Unicity S.p.A. e il pagamento diretto di quanto dovuto ai lavoratori. Inoltre, nell'ottica di valutare la possibilità di una definizione stragiudiziale della controversia, ha richiesto un incontro urgente.
In riscontro alla citata lettera raccomandata, Unicity S.p.A ha dichiarato di non volersi sottrarre agli obblighi assunti nei confronti dei lavoratori e ha manifestato la propria disponibilità a partecipare all'incontro.
Interrogazione n. 5-03575 Vallascas: Formazione di operatori specializzati in turismo di montagna nella regione Sardegna.
Mi riferisco all'interrogazione con la quale l'onorevole Vallascas chiede quali iniziative il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo intenda porre in essere per verificare se il Collegio nazionale delle guide, previsto dall'articolo 15 della legge n. 6 del 2 gennaio 1989 – Ordinamento della professione di guida alpina, abbia definito, congiuntamente alla Regione Sardegna, i requisiti tecnici, le prove attitudinali nonché la durata e contenuti dei corsi di formazione necessari per l'accesso al registro regionale delle guide turistico sportive.
Preliminarmente, devo a tale riguardo precisare che non rientra tra le funzioni di vigilanza esercitate da questo Ministero sul Collegio nazionale delle guide, la possibilità di intervenire affinché si intraprenda una collaborazione operativa tra lo stesso Collegio nazionale e la Regione Sardegna.
Peraltro un intervento in tal senso dello Stato andrebbe in senso contrario allo stesso spirito della legge, che si limita ad enunciare principi generali per dare un doveroso riconoscimento giuridico e un'adeguata disciplina ad una attività, come quella delle guide alpine che, da originario sport a carattere amatoriale, si è trasformata in una vera e propria professione.
Al fine tuttavia di fornire all'onorevole interrogante un chiarimento in merito ai ritardi nell'auspicato riconoscimento della figura professionale della Guida Montana maestro di arrampicata, si è provveduto a contattare lo stesso Collegio nazionale delle guide alpine.
Il Collegio Nazionale delle guide alpine – viene comunicato – concorda sul fatto che la disciplina dell’outdoor in Italia richieda una profonda revisione, volta a ridefinire e normare un comparto che ha importanti ricadute sul prodotto turistico nazionale, come ben evidenziato dallo stesso onorevole interrogante; il Collegio ritiene però che le Regioni possono configurare professioni della montagna soltanto a condizione di non sovrapporne le attribuzioni alle attribuzioni proprie delle guide alpine maestri d'alpinismo, così come ora descritte nella ricordata legge n. 6 del 1989, identificate, come tali, nell'uso di tecniche ed attrezzature alpinistiche (articolo 2, comma 2), e nella progressione a mezzo di corda (articolo 21, comma 2). Non si è prodotta pertanto alcuna ingiustificata interruzione della «collaborazione tra Regione Sardegna e Collegio nazionale delle guide alpine». Ma è stato evidenziato che soltanto una modifica dell'attuale normativa nazionale che introduca la figura del Maestro di arrampicata potrebbe fornire legittimità ad una normativa regionale in proposito.
In questo ambito il Ministero ben potrà assicurare il proprio contributo. Dal canto suo, il Collegio Nazionale delle Guide Alpine Italiane – comunica – è pronto, sin d'ora, a concorrere alla definizione di una figura professionale che non si sovrapponga all'ambito di competenza della guida alpina maestro di alpinismo, anche mediante forme di convenzionamento che assicurino la formazione e la preparazione comunque necessarie per chiunque intenda svolgere la sua attività professionale in ambiente montano, anche alla luce della recente legge n. 4 del 14 gennaio 2013, che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi.
Interrogazioni n. 5-03832 Mucci: Irregolarità nella gestione dell'Agenzia Promuovi Italia Spa.
Mi riferisco all'interrogazione con la quale l'onorevole Mucci richiede alcuni chiarimenti in merito alle vicende che hanno, di recente, interessato la Società Promuovi Italia Spa.
Come correttamente rammentato dall'onorevole interrogante, Promuovi Italia spa è un'agenzia che svolge attività di formazione e promozione turistica ed è controllata al 100 per cento dall'Agenzia nazionale del turismo, ENIT, e quindi – a partire dall'ottobre 2013 – dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Occorre in primo luogo premettere che il Governo, con il decreto legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, ha deciso la messa in liquidazione della Società Promuovi Italia, nell'ambito della complessiva riforma dello strumento operativo di promozione del turismo costituito da ENIT, che viene trasformato in ente pubblico economico.
Il Commissario liquidatore di Promuovi Italia sta procedendo celermente, attraverso una apposita «due diligence», a fare chiarezza su tutti i complessi aspetti emersi. Il Governo confida, in un breve arco temporale, di poter definire e semplificare il quadro organizzativo, rimuovendo così alla radice ogni aspetto problematico in questo settore.
Ciò premesso passo all'esame analitico dei punti dedotti, secondo l'ordine espositivo dell'onorevole Mucci.
Giova premettere che la Società Promuovi Italia eroga servizi alle Amministrazioni che le conferiscono apposite commesse. La gran parte delle commesse in questo ambito consistono nella gestione di talune azioni di sussidio alle imprese del settore: i relativi fondi non costituiscono pertanto una dotazione finanziaria di Promuovi Italia a carattere generale.
Promuovi Italia trasferisce infatti tali fondi alle imprese beneficiarie. In questo contesto può comprendersi la vicenda relativa al finanziamento del programma «Lavoro e Sviluppo» del Ministero dello sviluppo economico, come si chiarirà meglio nei punti seguenti.
Secondo dati forniti dalla società in liquidazione, nell'ambito del Progetto «Lavoro e Sviluppo» (che viene realizzato da Promuovi Italia per la parte destinata al comparto del Turismo, e da Italia Lavoro per la parte destinata al restante sistema produttivo) Promuovi Italia ha realizzato, a partire dal 2006, oltre 9.600 tirocini per soggetti disoccupati e svantaggiati residenti nel meridione, 80 per cento dei quali svolti in Regioni Obiettivo 1 e oggi Convergenza (nel sud d'Italia) e, come previsto dalla Convenzione istitutiva del Progetto, il restante 20 per cento in mobilità in Italia e all'estero (in Cina, Russia e Germania).
Negli anni che vanno dal 2007 al 2011 il 72,5 per cento dei tirocini realizzati nel Meridione (e non il 25 per cento segnalato nell'articolo di Wired) si è concluso con una offerta di lavoro ai partecipanti, verificata e certificata dai Comitati Tecnici Ministeriali che governano il progetto.
Per quanto riguarda la terza annualità del Progetto, attualmente in corso: alla data del 21 ottobre 2014 sono stati avviati 1.334 percorsi, 899 dei quali completati. Nel 39,15 per cento dei casi (tirocini Pag. 200conclusi) si è registrata una offerta di lavoro, corrispondente alle seguenti tipologie contrattuali:
rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato: 51 per cento
rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato: 13 per cento
altre tipologie contrattuali: 36 per cento.
Per quando riguarda gli affitti a tirocinanti fuori sede: gli alloggi sono sempre stati individuati sulla base di procedure ad evidenza pubblica, attivate dal 2006 all'aprile del 2010 dall'Amministratore Delegato della Società, e, successivamente, dal Direttore Generale poi licenziato, in carica da quella data. Su questa vicenda il Consiglio di Amministrazione di Promuovi Italia ha realizzato un audit interno. L'ex Direttore generale ha ritenuto di denunciare il caso all'attività giudiziaria che sta verificando la situazione. La Società ha garantito e garantisce la massima collaborazione all'Autorità Inquirente.
Riguardo alla posizione del sig. Bussandri, riferisco che, in seguito alla ristrutturazione della società, egli ha effettivamente accettato la novazione alla qualifica di quadro offerta anche agli altri dirigenti licenziati.
Un'accurata verifica ex post dei conti di Promuovi Italia (periodo 2008-2012) ha fatto emergere alcune criticità rilevanti, segnalate in una apposita «due diligence» disposta dall'Organo amministrativo nel primo trimestre 2014 e realizzata da KPMG (primario advisor internazionale).
In particolare, sono stati rilevati:
forti scostamenti tra budget e consuntivi di periodo;
mancato accantonamento del TFR;
costo del lavoro elevato e non soggetto ad alcun controllo;
risultati di bilancio insufficienti a sostenere la struttura dei costi, nonostante l'azienda sia in house ed operi quindi su margini prefissati.
Per quanto attiene al Bilancio 2013, il Consiglio di Amministrazione ha approvato il 27 maggio scorso il Progetto e la Relazione, che hanno avuto anche il parere favorevole del Collegio Sindacale. Il documento è stato portato in Assemblea il 10 luglio scorso ma, in presenza delle procedure di messa in liquidazione (prevista, come è noto, dall'articolo 16 del Decreto Legge «Art Bonus»), è stata rinviata la sua approvazione, in attesa delle verifiche del Liquidatore.
Una profonda riorganizzazione aziendale si era resa necessaria in applicazione della legge 135/2012 (spending review), e per mettere sotto controllo i conti, che già dal primo trimestre 2012 non erano in equilibrio, soprattutto per il costo del lavoro e per i problemi emersi in alcune commesse.
Il Consiglio di Amministrazione, nominato nel giugno 2012, ha operato sulla base di indicazioni di carattere generale, dettate da esigenze di spending review, in ordine alla riduzione dei costi. In tale contesto si colloca il licenziamento dell'ex Direttore generale della società, che è risultato pienamente legittimo anche in sede contenziosa ove il Giudice del Lavoro, nei mesi scorsi, ha respinto il ricorso presentato dall'ex Direttore avverso il suo licenziamento in tronco, condannandolo alle spese legali.
Indubbiamente il clima interno particolarmente conflittuale, ha effettivamente pregiudicato la corretta funzionalità della società ed ha concorso nella decisione del Governo di porre in liquidazione la Società.
In questo contesto il progetto Lavoro e Sviluppo, che prevede tre annualità (le prime due già esaurite dalla precedente gestione), è in corso di definizione con la prevista rendicontazione al Ministero dello sviluppo economico. L'anticipazione dei 12,47 milioni cui fa riferimento l'onorevole interrogante è riferita alla terza annualità e di tal somma risultano già erogati da Promuovi Italia nei confronti dei soggetti beneficiari 7,63 milioni.
Stiamo valutando gli strumenti più adeguati, d'accordo con il Ministero dello Pag. 201sviluppo economico, per definire le residue procedure nel quadro della liquidazione di Promuovi Italia.
La mancanza di liquidità in una società come Promuovi Italia deriva da una condizione di parziale sbilancio delle poste in essere derivanti dalla attuale fase di liquidazione. Le peculiari gestioni di questo genere possono presentare uno iato cronologico tra la corresponsione dei fondi e l'incasso delle somme corrisposte dalle Amministrazioni.
Come sopra chiarito, Promuovi Italia (a differenza di altre Società di Stato) non dispone di una dotazione finanziaria propria: le vengono assegnati incarichi (commesse), che vengono portati a termine e per i quali riceve i pagamenti dovuti.
Ad esempio, sulla base delle Convenzioni che dispongono le attività, i Ministeri committenti anticipano le somme, in altri casi liquidano stati di avanzamento, e cioè rimborsano costi già sostenuti. Se c’è equilibrio, la società riesce ad onorare gli impegni nei tempi dovuti (e secondo standard eccellenti, sempre prendendo in considerazione l'ambito delle Società di Stato), se c’è disequilibrio, la gestione va in sofferenza.
Come ho precedentemente esposto, Promuovi Italia ha manifestando la volontà di recedere dal contratto con Unicity, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 11.6 del contratto, per sopravvenuti motivi di pubblico interesse così come comunicato dalla Direzione generale per le politiche del turismo per le vie brevi. Ribadisco infatti che il Governo, con il decreto legge del 31 maggio 2014, n. 83, convertito in legge il 29 luglio 2014, n. 106 ha disposto, nell'ambito della liquidazione di Promuovi Italia Spa l'attribuzione ad Enit, tra l'altro, della gestione del portale «Italia.it» al fine anche del suo potenziamento. L'azienda, a tutela propria, dell'Amministrazione e dell'azionista, ha presentato tra il gennaio ed il maggio 2014 ben 5 denuncie-querela alla Procura della Repubblica di Roma, in merito a varie fattispecie di reato. Risulta che sono in corso le indagini, affidate dai PM alla Polizia giudiziaria.
Peraltro, per i rilevanti riflessi di ordine economico ed erariale (connessi agli illeciti emersi), il Consiglio di Amministrazione uscente ha informato doverosamente la Procura della Corte dei Conti del Lazio, che ha aperto apposito fascicolo. L'Unità di Verifica degli Investimenti Pubblici, nel corso dei controlli effettuati sulle commesse assegnate alla società, ha rilevato difformità nelle rendicontazioni presentate all'Unione europea negli anni 2010-2012. Il liquidatore ha in corso le opportune interlocuzioni con gli uffici competenti per risolvere i numerosi problemi.
La società Promuovi Italia comunica di non aver notizie in merito al fatto che la Guardia di Finanza starebbe indagando su fatture false emesse da Promuovi Italia. Sono però in corso diverse inchieste da parte della Procura della Repubblica di Roma. Quella sul sistema informatico vedrebbe un indagato (sulla base delle risultanze odierne), mentre la polizia giudiziaria ha compiuto un'acquisizione di documenti circa dieci giorni fa, relativamente alle buste paga falsificate.
Per quanto riguarda l'asserita assunzione di un nipote del dott. Rocca, all'epoca dirigente della Presidenza del Consiglio dei Ministri, da accertamenti in merito (svolti anche dall'Organismo di vigilanza ex decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231) è risultato che una persona – in rapporti di parentela con la moglie del funzionario ministeriale – è stata contrattualizzata dall'azienda nel 2011 come collaboratore a progetto per effetto di una procedura non conforme. L'incarico gli è stato successivamente rinnovato sino all'ultima scadenza (luglio 2014), dopo di che l'azienda ha interrotto il rapporto.
I mancati pagamenti alla società Unicity sono legati al complesso procedimento di messa in liquidazione di Promuovi Italia. Come noto il liquidatore è tenuto ad ordinare secondo i titoli di preferenza della legge civile, i crediti avanzati dai fornitori e dagli altri creditori della società. Peraltro la gestione del portale, in base al decreto legge 83/14, più volte richiamato, verrà curato da ENIT.Pag. 202
Riferisco, da ultimo, che il costo del personale di Promuovi Italia (inteso come dipendenti e collaboratori) si attesta, a settembre 2014, su un importo lordo aziendale mensile di 369.073 euro (che comprende contributi previdenziali e pensionistici, accantonamenti per trattamento di fine rapporto e ogni altro onere), e registra una consistente riduzione rispetto ai costi ereditati dalla precedente gestione.
I costi del personale sono imputati alle commesse per le quali il personale di Promuovi Italia lavora.
Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2015). (C. 2679-bis Governo).
Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2015 e bilancio pluriennale per il triennio 2015-2017. (C. 2680 Governo).
Tabella n. 2: Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2015 e per il triennio 2015-2017 (limitatamente alle parti di competenza).
RELAZIONE APPROVATA DALLA X COMMISSIONE
esaminata la Tabella n. 2 – relativa allo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2015 e per il triennio 2015-2017 – del disegno di legge di bilancio (C. 2680 Governo) e relativa nota di variazioni (C. 2680-bis Governo) e le connesse parti del disegno di legge di stabilità 2015 (C. 2679-bis Governo), in relazione alle parti di competenza della Commissione;
integralmente richiamati i contenuti del parere con osservazioni trasmesso alla Commissione referente in ordine alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014 (Doc. LVII, n. 2-bis) ed alla Relazione al Parlamento redatta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, e deliberata dal Consiglio dei Ministri il 30 settembre 2014;
richiamata altresì la Relazione recante variazione alla nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014 (Doc. LVII, n. 2-ter);
sottolineata, dunque, l'importanza della scelta operata dal Governo in merito all'effettuazione di una manovra finanziaria fondata sulla ricerca di «un punto di equilibrio – come osservato da Banca d'Italia in sede di audizione – tra le esigenze del sostegno alla crescita e la disciplina di bilancio» e che conseguentemente – integrando, nel corpo delle disposizioni del disegno di legge di stabilità 2015, interventi strutturali dedicati alla domanda interna (a partire dalla stabilizzazione del bonus di 80 euro, di cui all'articolo 4) ed interventi strutturali sul versante dell'offerta (a partire dalla deduzione del costo del lavoro dalla base imponibile IRAP di cui all'articolo 5 e dagli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato di cui all'articolo 12) con specifiche misure di politica industriale quali il credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo di cui all'articolo 7 e le misure in materia di ecobonus e ristrutturazione di cui all'articolo 8 – complessivamente determina un miglioramento dell'indebitamento netto strutturale di circa lo 0,3 per cento del PIL ed un indebitamento netto nominale – programmaticamente dedicato al supporto della domanda aggregata e della competitività del Paese – pari al 2,6 per cento del PIL,
a) in riferimento alla deduzione del costo del lavoro dall'imponibile IRAP di Pag. 204cui all'articolo 5 del disegno di legge di stabilità 2015, valuti la Commissione referente, in sede di confronto con il Governo, l'impatto dell'aumento dell'aliquota standard – dal 3,5 per cento al 3,9 per cento e retroattivo sull'esercizio in corso al 2014 – nei confronti delle imprese che si avvalgono dell'opera di dipendenti a tempo determinato o di collaboratori ovvero che, nella propria attività, non fanno ricorso a lavoro dipendente e che, pertanto, non beneficeranno della misura in argomento, risultando invece penalizzate dall'incremento d'aliquota, e verifichi altresì la possibilità – nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica – di misure compensative quali un adeguato innalzamento della franchigia IRAP per le imprese fino a 180 mila euro circa di base imponibile;
b) in riferimento alle misure concernenti il TFR in busta paga, di cui all'articolo 6 del disegno di legge di stabilità 2015, valuti la Commissione referente, in sede di confronto con il Governo, i costi complessivamente stimabili delle operazioni di finanziamento assistito da garanzia in favore dei datori di lavoro che abbiano alle proprie dipendenze meno di 50 addetti ed optino per lo schema di accesso al credito di cui al comma 5 del già richiamato articolo 6, fermo restando che, ai sensi del comma 6, ai finanziamenti in argomento non possano essere applicati «tassi, comprensivi di ogni eventuale onere, superiori al tasso di rivalutazione della quota di trattamento di fine rapporto lavoro di cui all'articolo 2120 del codice civile», e verifichi altresì l'impatto di tale scelta di smobilizzo del TFR e dell'innalzamento della tassazione sui fondi pensione – di cui all'articolo 44 – sullo sviluppo, nel nostro Paese, del pilastro della previdenza integrativa;
c) in riferimento all'articolo 7 concernente il credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo, verifichi la Commissione referente – in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica – la possibilità di rivederne la prevista applicabilità alla sola spesa incrementale «rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015», e ciò almeno a partire dall'ambito di piccole imprese innovative che impieghino non meno del 30 per cento degli addetti totali in attività di ricerca e sviluppo e che investano in ricerca non meno del 30 per cento del fatturato o dei costi operativi, nonché la possibilità di annoverare tra i soggetti beneficiari della misura in argomento – come già previsto dalle fin qui vigenti normative in materia – i consorzi e le reti di impresa attive nell'ambito dei processi di ricerca, sviluppo e innovazione;
d) in riferimento all'articolo 19, comma 1, concernente riduzione di trasferimenti alle imprese, valuti la Commissione referente, in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica, la possibilità – a fronte della prevista riduzione di 50 milioni di euro, per il 2015, dello stanziamento in conto interessi a valere sul Fondo rotativo investimenti della Cassa Depositi e Prestiti (legge n. 311/2004, articolo 1, comma 361) – di interventi utili al miglioramento del ricorso alla misura;
e) in riferimento all'articolo 19, comma 11, concernente riduzioni di crediti d'imposta, valuti la Commissione referente, in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica, impatto e possibilità di riesame dell'azzeramento, a decorrere dal 2016, delle agevolazioni – di cui all'articolo 8, comma 10, lettera c) della legge 23 dicembre 1998, n. 48, e successive modifiche ed integrazioni – «per gasolio e GPL impiegati per riscaldamento in aree geograficamente o climaticamente svantaggiate»;
f) in riferimento all'articolo 20, comma 1, concernente riduzione di trasferimenti in favore di enti ed organismi pubblici, valuti la Commissione referente, in sede di confronto con il Governo e nel Pag. 205quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica, la possibilità di riesaminare la riduzione per 3 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2015-2017 e successivi, delle somme finalizzate alla valorizzazione dell'Istituto Italiano di Tecnologia;
g) in riferimento al superamento parziale della clausola di salvaguardia della Legge di stabilità 2014, di cui all'articolo 18, ed alla nuova clausola di salvaguardia di cui all'articolo 45 del disegno di legge di stabilità 2015, approfondisca la Commissione referente, in sede di confronto con il Governo, l'impatto sulla dinamica attesa della crescita di incrementi delle aliquote IVA e di altre imposte tali da assicurare – ove non venissero adottati ulteriori interventi di spending review – il raggiungimento dell'Obiettivo di Medio Termine per un ammontare di circa 16, 8 miliardi nel 2016, 26,2 miliardi nel 2017 e 28,9 miliardi nel 2018;
h) in riferimento agli interventi di spending review complessivamente previsti dal disegno di legge di stabilità 2015, solleciti la Commissione referente, in sede di confronto con il Governo, la più ampia adozione della metodologia dei costi standard, come, tra l'altro, richiesto dalle Regioni;
i) in riferimento alla fiscalità immobiliare e rammentato che l'aliquota IMU media gravante sugli immobili d'impresa è risultata pari, nel 2014 e su base nazionale, allo 0.9 per cento, generando un gettito superiore ai 7 miliardi di euro, valuti la Commissione referente – in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica – almeno la possibilità di proporre per il 2015 – nella prospettiva di una riforma della tassazione immobiliare che conduca all'istituzione di un solo tributo, attraverso l'accorpamento di IMU e TASI, con riduzione del prelievo a carico degli immobili strumentali all'esercizio dell'attività d'impresa e compiuta deducibilità del tributo medesimo da imposte dirette ed IRAP – un significativo rafforzamento della deducibilità dell'imposta dal reddito d'impresa o professionale;
j) in riferimento ai pubblici investimenti ed anche alla luce dei fabbisogni d'intervento per circa 3,9 miliardi di euro emergenti dal decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, verifichi la Commissione referente – in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica – la possibilità del progressivo rafforzamento della spesa in conto capitale ai fini del rafforzamento della dotazione infrastrutturale del Paese, anche attraverso la più attenta e coerente programmazione finanziaria del Fondo Sviluppo Coesione e delle sue disponibilità complessive per circa 54 miliardi di euro nel periodo fino al 2020.
Tabella n. 3: Stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico per l'anno finanziario 2015 e per il triennio 2015-2017 (limitatamente alle parti di competenza).
esaminata la Tabella n. 3 – relativa allo stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico per l'anno finanziario 2015 e per il triennio 2015-2017 – del disegno di legge di bilancio (C. Governo 2680) e relativa nota di variazioni (C. 2680-bis Governo) e le connesse parti del disegno di legge di stabilità 2015 (C. 2679-bis Governo) in relazione alle parti di competenza della Commissione;
integralmente richiamati i contenuti del parere con osservazioni trasmesso alla Commissione referente in ordine alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014 (Doc. LVII, n. 2-bis) ed alla Relazione al Parlamento redatta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, e deliberata dal Consiglio dei Ministri il 30 settembre 2014,
1. provveda la Commissione referente – in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica – ad assicurare adeguata copertura finanziaria al «Piano export» di cui all'articolo 30 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 – secondo quanto, tra l'altro, segnalato da questa Commissione alla lettera q) delle osservazioni rese, nel contesto del parere favorevole al citato provvedimento, alla Commissione VIII – tenendo conto del fatto che, ai fini dell'attuazione di detto «Piano», era stata preannunciata la mobilitazione di risorse per oltre 270 milioni di euro nel triennio 2015-2017, e provveda altresì la Commissione referente ad assicurare il rifinanziamento del fondo previsto dall'articolo 3 della legge n. 295 del 1973 (che rappresenta il fondamentale strumento di sostegno alle esportazioni nazionali) e del fondo previsto dall'articolo 2, comma 1, della legge n. 394 del 1981 (che raccoglie gli strumenti di sostegno all'internazionalizzazione delle imprese italiane nei Paesi extra UE, con prevalenza delle PMI), nonché a riesaminare tanto la dotazione di risorse per un complesso di misure dedicate al sostegno dell'internazionalizzazione (organizzazione mostre, camere di commercio italiane all'estero, consorzi, supporto agroalimentare), i cui stanziamenti, ai sensi della «Tabella C», risultano ridotti di circa il 50 per cento (circa 7 milioni di euro), venendo poi ulteriormente decurtati nella misura di 2 milioni di euro a decorrere dal 2015 ai sensi dell'articolo 19, comma 1, del disegno Pag. 207di legge di stabilità 2015, quanto la diminuzione di risorse destinate all'Agenzia-ICE per circa 1,5 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2015-2017 e successivi;
2. provveda la Commissione referente – in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica – ad assicurare adeguata copertura finanziaria alla cosiddetta «Sabatini-bis», di cui all'articolo 2 del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, tenendo conto della rapida saturazione del plafond disponibile per tale incentivo;
3. provveda la Commissione referente – in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica – ad assicurare copertura finanziaria ai voucher per la digitalizzazione delle PMI di cui all'articolo 6 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, e verifichi altresì la Commissione referente lo stato di attuazione delle misure in favore dei consorzi di garanzia fidi di cui all'articolo 1, commi 54 e 55, della legge 27 dicembre 2013, n. 147;
4. provveda la Commissione referente – in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica – ad assicurare adeguata copertura finanziaria agli interventi a sostegno del settore aerospaziale, tenendo in specie presenti le esigenze di progressivo rinnovamento della costellazione di satelliti attivi nell'ambito del programma duale «Cosmo SkyMed», nonché le prospettive di sviluppo del lanciatore VEGA e gli impegni e le opportunità concernenti la Stazione Spaziale Italiana, dal cui complesso emergerebbe, secondo talune stime, la necessità di stanziamenti aggiuntivi nell'ordine dei 200 milioni annui, a partire dal 2015 e lungo un adeguato orizzonte temporale di stabile programmazione, e provveda altresì la Commissione referente a riesaminare la riduzione – di circa 3 milioni di euro a decorrere dal 2015 – della prevista contribuzione in favore di ENEA;
a) verifichi la Commissione referente, in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica, la possibilità di rivedere – in riferimento alle disposizioni in materia di ecobonus e ristrutturazioni di cui all'articolo 8 ed alle connesse previsioni di cui all'articolo 44, comma 27 – il raddoppio – dal 4 per cento all'8 per cento – della ritenuta d'acconto di cui all'articolo 25, comma 1, del decreto-legge n. 78/2010, tenendo conto degli effetti a carico delle imprese in termini di minore liquidità disponibile e di maggiori posizioni creditorie nei confronti dell'Erario, e verifichi altresì la Commissione referente la possibilità di riconsiderare la riduzione della detrazione IRPEF ed IRES sulle misure antisismiche dal 65 per cento al 50 per cento;
b) verifichi la Commissione referente, in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica, la possibilità di rivedere – in riferimento alle disposizioni di cui all'articolo 19, comma 1 – il definanziamento per 50 milioni, nel 2016, delle zone franche urbane di cui al decreto-legge n. 66/2014, articolo 22-bis, comma 1, nonché – in riferimento alle disposizioni di cui all'articolo 19, comma 3 – l'eliminazione dello stanziamento 2015 per circa 40 milioni di euro in materia di incentivi per l'acquisto di veicoli (bonus rottamazione di cui al decreto-legge n. 83/2012, articolo 17-undecies), contestualmente definendo modifiche utili al miglioramento della fruizione di detti incentivi;
c) verifichi la Commissione referente, in sede di confronto con il Governo, la possibilità di rivedere le disposizioni di cui all'articolo 34 in ordine all'assoggettamento delle camere di commercio alla tesoreria unica – ferma restando la partecipazione del sistema camerale agli obiettivi di finanza pubblica attraverso il Pag. 208rispetto dei vincoli di spesa ed il versamento dei relativi risparmi nelle casse dello Stato – e ciò allo scopo di concorrere ad assicurare la tempestività operativa delle funzioni di detto sistema e, in specie, delle funzioni di sostegno economico delle imprese;
d) verifichi la Commissione referente, in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica, impatto e possibilità di riesame della riduzione della dotazione finanziaria del programma ministeriale 1.7 «Lotta alla contraffazione e tutela della proprietà industriale», riduzione pari – ai sensi dell'articolo 24, comma 1 – a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015-2017 e successivi.
Tabella n. 7: Stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2015 e per il triennio 2015-2017 (limitatamente alle parti di competenza).
esaminata la Tabella n. 7 – relativa allo stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2015 e per il triennio 2015-2017 – del disegno di legge di bilancio (C. 2680 Governo) e relativa nota di variazioni (C. 2680-bis Governo) e le connesse parti del disegno di legge di stabilità 2015 (C. 2679-bis Governo) in relazione alle parti di competenza della Commissione;
integralmente richiamati i contenuti del parere con osservazioni trasmesso alla Commissione referente in ordine alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014 (Doc. LVII, n. 2-bis) ed alla Relazione al Parlamento redatta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, e deliberata dal Consiglio dei Ministri il 30 settembre 2014,
a) in riferimento alle disposizioni di cui all'articolo 28 concernenti «Riduzioni delle spese e interventi correttivi del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca», verifichi la Commissione di merito – in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica – la possibilità di riesaminare le misure recate dal comma 17 di detto articolo in ordine alla gestione stralcio del Fondo Speciale Ricerca Applicata nell'ottica di rafforzare la prioritaria finalizzazione di residue disponibilità per 140 milioni di euro a progetti di ricerca;
b) in riferimento alle disposizioni di cui all'articolo 28 concernenti «Riduzioni delle spese e interventi correttivi del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca», raccomandi la Commissione di merito – in sede di confronto con il Governo – il più attento monitoraggio della concreta applicazione delle misure recate dai commi 20 e 21 di detto articolo in ordine alla riduzione di circa 43 milioni di euro, a decorrere dall'anno 2015, delle disponibilità iscritte nel Fondo ordinario per gli Enti e le Istituzioni di Ricerca (FOE) sulla base della rideterminazione dei compensi dei componenti degli organi e di una razionalizzazione della spesa per acquisto di beni e servizi, ma senza che ciò comprometta il supporto alla ricerca di base ed applicata;
c) in riferimento alla riduzione di circa 50 milioni di euro della dotazione di Pag. 210competenza, a decorrere dal 2015, del capitolo di bilancio 7245 – relativo al Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica – verifichi la Commissione di merito – in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica – impatto e possibilità di riconsiderazione di tale contrazione di disponibilità.
Tabella n. 13: Stato di previsione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per l'anno finanziario 2015 e per il triennio 2015-2017 (limitatamente alle parti di competenza).
esaminata la Tabella n. 13 – relativa allo stato di previsione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per l'anno finanziario 2015 e per il triennio 2015-2017 – del disegno di legge di bilancio (C. 2680 Governo) e relativa nota di variazioni (C. 2680-bis Governo) e le connesse parti del disegno di legge di stabilità 2015 (C. 2679-bis Governo) in relazione alle parti di competenza della Commissione,
1. in riferimento ai capitoli di bilancio 6820 e 6821 concernenti l'ENIT e recanti, per il 2015, una dotazione complessiva di competenza di circa 18 milioni di euro, verifichi la Commissione referente – in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica – la possibilità di un rafforzamento di tali stanziamenti alla luce tanto delle riconosciute potenzialità dell'offerta turistica italiana e di un rinnovato ruolo concorrente dell'Agenzia Nazionale del Turismo alla loro valorizzazione, quanto di un esame comparativo della missione, delle risorse e dei risultati conseguiti da analoghe agenzie operanti nei principali Stati membri dell'Unione europea;
2. in riferimento al capitolo di bilancio 6823 – relativo a «Somme da destinare alle politiche di sviluppo e competitività del turismo» – recante, per il 2015, una dotazione complessiva di competenza di 10,6 milioni di euro, nonché in riferimento al capitolo di bilancio 6825 – relativo a «Spese per lo start-up dell'offerta turistica nazionale attraverso l'uso di tecnologie e lo sviluppo di software originali» – verifichi la Commissione referente – in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica – la possibilità di un rafforzamento di tali stanziamenti alla luce delle riconosciute potenzialità dell'offerta turistica italiana e della necessità di specifici interventi volti ad accompagnare processi di aggregazione e di crescita dimensionale delle imprese;
3. con specifico riferimento agli stanziamenti per i crediti d'imposta di cui all’ articolo 9 in materia di digitalizzazione degli esercizi ricettivi e di cui all'articolo 10 in materia di strutture ricettive turistico-alberghiere del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, ne verifichi la Commissione Pag. 212referente – in sede di confronto con il Governo e nel quadro delle compatibilità e degli equilibri della finanza pubblica – la possibilità di rafforzamento anche alla luce dell'opportunità di una loro progressiva estensione ad altre componenti della filiera dell'offerta turistica italiana,
a) valuti la Commissione referente la possibilità di sostenere processi di recupero e di rilancio di stabilimenti termali, anche nella prospettiva di privatizzazioni di realtà pubbliche attraverso convenzioni dedicate tra Cassa depositi e prestiti Spa e il sistema bancario, e solleciti altresì al Governo la verifica dell'adeguatezza della tariffa massima di assistenza termale;
b) valuti la Commissione referente la possibilità di una proroga delle concessioni demaniali pertinenziali in attesa di un riordino complessivo della materia dei canoni demaniali marittimi.
PROPOSTA DI RELAZIONE ALTERNATIVA PRESENTATA DAI DEPUTATI DEL GRUPPO SEL
esaminato, per le parti di propria competenza, il disegno di legge A.C 2679-bis recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)»;
la legge di stabilità rappresenta un momento fondamentale del disegno di politica economica che ogni Governo deve realizzare;
dopo le richieste di chiarimento da parte della Commissione UE il Governo ha ulteriormente accentuato il carattere recessivo della manovra di finanza pubblica accettando nei fatti una correzione del deficit di circa lo 0,4 per cento (0,38 per cento = 1,6 miliardi (0,1 per cento) + 4,5 miliardi (0,28 per cento) di cui alla lettera di risposta del Ministro Padoan alla Commissione);
la manovra contiene l'ulteriore rinvio del pareggio di bilancio al 2017 e l'indicazione di un obiettivo per il deficit attorno al 3 per cento per il 2014 e di circa il 2,5 per cento per il 2015 (dopo le correzioni richieste dalla Commissione UE). La volontà espressa di perseguire una politica di bilancio leggermente meno restrittiva risulterebbe di per sé un elemento positivo, ma ciò che preoccupa fortemente è l'assoluta mancanza di una definizione strategica organica e coerente di rilancio dell'economia italiana, dalle politiche industriali alle politiche del lavoro, al sostegno alla domanda;
l'Europa ha risposto alla crescente instabilità dei mercati finanziari imboccando la strada dell'austerità. Non può sfuggire il fallimento dell'approccio degli ultimi anni che a partire dalla primavera 2010 ha visto il varo di programmi di riequilibrio dei conti pubblici pesantissimi, simultanei e concentrati in un lasso di tempo relativamente breve. Il riequilibrio dei conti pubblici è avvenuto al prezzo di pesanti ricadute economiche e sociali (catastrofiche, nel caso greco). La finanza speculativa e i settori più ricchi della popolazione ne sono usciti rafforzati a spese dei ceti popolari;
il 2014 non è stato l'anno della ripresa, come le previsioni stimavano, ma il terzo di recessione per l'economia italiana. Il PIL italiano è sceso di più del 9 per cento rispetto al livello del 2008. Il nostro Paese corre un serio rischio di deflazione e di arrivare ad un quarto anno di recessione. Con questo prolungamento, Pag. 214l'esperienza della crisi per il nostro Paese si conferma peggiore di quella degli anni trenta. Un confronto storico sfavorevole che è condiviso con molte altre economie europee. Oggi come allora, la recessione ha una sola causa: la caduta della domanda aggregata. Su questa avrebbero dovuto intervenire le misure per la ripresa a livello europeo. Al contrario, la politica economica adottata ha sospinto i paesi in una pericolosa trappola di stagnazione e deflazione. Occorre che si cambi lo schema in modo radicale, con l'impostazione di politiche monetarie e fiscali espansive coordinate tra le economie europee;
ma le politiche dei singoli Paesi dell'UE, vincolati dai parametri statistici e dalle procedure del Fiscal Compact, appaino come ingessate;
le misure fin qui adottate dal 2011 ad oggi dai diversi Governi italiani hanno peggiorato notevolmente le finanze pubbliche del nostro Paese, portando la nostra economia alla recessione, deprimendo i consumi delle famiglie e aumentando notevolmente la disoccupazione, in particolare quella dei giovani. Politiche analoghe sono state imposte in quasi tutti i Paesi della UE;
le conseguenze di questa politica sono sotto gli occhi di tutti: oggi, quasi 27 milioni di persone sono disoccupate nell'Unione Europea. La disoccupazione nell'eurozona è salita dal 7,8 per cento del 2008 al 12,1 per cento del novembre 2013. In Grecia, dal 7,7 per cento al 24,4 per cento e in Spagna dal 11,3 per cento al 26,7 per cento nello stesso periodo. In Europa, i disoccupati con meno di 25 anni sono 4,5 milioni. Nella sola Italia, la disoccupazione giovanile, secondo i recenti dati Istat ha toccato il 44,2 per cento ed i disoccupati sono 6 milioni;
in Italia nonostante si siano già succeduti tre differenti governi la linea seguita è sempre la stessa: quella impostaci dalla BCE. L'attuale Governo sta per altro cercando di accelerare l'attuazione delle indicazioni contenute nella lettera dell'agosto 2011 della stessa BCE, per il momento solo parzialmente realizzate. Anche se i dati confermano il non funzionamento di quelle politiche imposte dalla UE la nota di aggiornamento del DEF, esso persegue testardamente nell'applicazione di quelle stesse indicazioni;
lo slittamento al 2017 del pareggio di bilancio non rappresenta una vera sfida alla Commissione europea come lo è la decisione francese di mantenere il deficit sopra il 4 per cento per i prossimi anni;
la Francia ha infatti dichiarato che non rientrerà nei limiti del deficit del 3 per cento fino al 2017, l'Italia è vicina a sforarlo anche se continua ad affermare che lo rispetterà. La Banca centrale europea è da tempo ben sotto all'obiettivo dell'inflazione al 2 per cento a cui è vincolata dal suo mandato. La Germania è in surplus commerciale eccessivo. Tutte le parti coinvolte sono in evidente difetto rispetto alle regole che si sono collettivamente e consensualmente date. Per una ragione o per l'altra, tutti, alla fine, hanno infranto qualche regola;
un sistema in cui nessuno riesce a rispettare le regole va ripensato. Le misure da attuare subito per rilanciare la domanda, al livello dell'Unione, sono chiare e se non ci fossero vincoli politici e gli interessi dei centri finanziari da salvaguardare, si andrebbe dritti per quella strada. C’è un largo consenso tra gli studiosi sul fatto che quando un'economia è in pericolo di deflazione e appesantita dal debito bisogna attuare politiche di bilancio espansive (attraverso un taglio delle tasse o tramite un aumento della spesa) finanziate dalla Banca centrale;
il Trattato di funzionamento della UE (TFUE) all'articolo 126 definisce eccessivo il disavanzo pubblico se il rapporto tra indebitamento e PIL supera il 3 per cento (oltre che se il rapporto debito/PIL supera il 60 per cento). Se tale limite viene superato la sanzione più significativa che l'UE potrebbe comminare al nostro Paese è quella di imporci un deposito infruttifero presso la BCE costituito in due parti. Pag. 215Una fissa dello 0,2 per cento del PIL, e una variabile, pari allo 0,1 per cento del PIL per ogni punto (o frazione di punto) di sfondamento del 3 per cento. Se il deficit è pari al 4 per cento l'Italia dovrà pagare meno di 5 miliardi, rispetto ai 45 miliardi che il 4 per cento di deficit nel triennio 2015-2017 ci renderebbe disponibili;
il rispetto rigoroso delle regole e del sottostare ai parametri imposti dai trattati deve essere un comportamento seguito da tutti i partners europei, non sono ammesse eccezioni se non unanimemente concordate. Stando a questo principio elementare non si comprende come la Germania possa derogare ampiamente dal rispetto del parametro del surplus commerciale mentre da «bravo scolaretto» il Governo italiano sottolinea in ogni occasione il rispetto del limite del 3 per cento nel rapporto debito/Pil da parte dell'Italia;
per avviare a soluzione una crisi economico finanziaria dai disastrosi effetti sociali che dura ormai da più di otto anni, un periodo talmente lungo che il sistema capitalistico non ha mai affrontato prima, è necessario adottare misure shock sul piano economico che mal si conciliano con un misero allentamento della stretta di bilancio e il solo slittamento al 2017 del pareggio di bilancio. Ben altre sarebbero le soluzioni che però trovano ostacoli insormontabili nelle troppo rigide regole europee non più al passo con la situazione profondamente cambiata e che richiederebbe una forte e reale flessibilità temporanea concordata, almeno sul rispetto del rapporto deficit/Pil, per un reale rilancio economico e produttivo salvaguardando nel contempo l'occupazione e i diritti fondamentali del lavoro;
si sarebbero dovuto predisporre una manovra per triennio 2015-2017 – seguendo l'esempio francese – che prevedesse un congruo indebitamento a sostegno di una seria e condivisa programmazione di politiche di sviluppo sostenibile e per il lavoro, attraverso il superamento di un punto percentuale del limite del 3 per cento nel rapporto deficit/Pil;
si sarebbe dovuto destinare le risorse che ne risulterebbero, pari a circa 45 miliardi nel triennio considerato, insieme ad altre risorse nazionali, ad un Piano nazionale per il lavoro che prevedesse misure per creare da subito centinaia di migliaia di posti di lavoro. Lo Stato deve diventare datore di lavoro di ultima istanza attraverso la messa in opera di un Programma Nazionale sperimentale triennale di interventi pubblici, un Green New Deal italiano. L'asse di un Piano per il lavoro, deve consistere innanzitutto nel favorire la ricerca, l'innovazione e la formazione, nella messa in sicurezza del nostro territorio e degli edifici scolastici, la cura e la valorizzazione del paesaggio e dei beni culturali, il rilancio di un'agricoltura multifunzionale, la riqualificazione delle città, l'efficienza energetica degli immobili, la riforma e il rinnovamento della PA e del welfare, l'innovazione e la sostenibilità delle reti (trasporti, energia, digitalizzazione del Paese,...);
la manovra avrebbe dovuto prevedere, nell'ambito della politica industriale nazionale, modalità per un intervento pubblico al fine di salvaguardare gli asset strategici, stimolare le innovazioni e la ricerca, facilitare la riconversione ecologica dell'apparato produttivo, garantire i livelli occupazionali, traendo ispirazione dal meglio dell'esperienza storica dell'IRI;
viceversa, la manovra predisposta dal Governo riduce le imposte per le imprese senza avere alcuna garanzia che aumenteranno i loro investimenti, che non delocalizzeranno i loro siti produttivi o che non licenzieranno oppure che si produrranno reali incrementi occupazionali non sostitutivi;
si interviene riducendo il costo del lavoro e precarizzando i rapporti di lavoro, togliendo diritti basilari ai lavoratori: si cerca dunque di competere sul profilo basso senza cercare di aumentare la produttività di tutti i fattori del nostro sistema produttivo, e ci si rassegna a diventare un Paese di serie B;
infatti, i dati dimostrano che la deregolazione del mercato del lavoro non Pag. 216crea solo precarietà e perdita di diritti, ma anche perdita di produttività e quindi perdita di capacità di crescita; questa svalutazione del lavoro che andrà aggravandosi quando si dispiegheranno gli effetti nefasti della controriforma del Jobs Act presuppone imprese di basso valore, che invece di innovare scaricano tutti i costi della competizione internazionale sul costo del lavoro; così facendo ci si rassegna al declino industriale del nostro Paese;
essa non estende i benefici fiscali a pensionati, partite Iva e incapienti, penalizza ancora una volta i dipendenti pubblici, non prevede investimenti pubblici se non per grandi opere per lo più inutili, lascia irrisolto il problema dei cd. «esodati», non prevede risorse adeguate per mantenere gli ammortizzatori sociali esistenti per non dire della loro estensione universale, penalizza i giovani professionisti sul piano fiscale;
la manovra contiene una clausola di salvaguardia «monstre» che scatterà dal 2016 e che si aggiunge a quella già prevista dal Governo Letta in termini di aumenti di imposte (la quale prevede, al netto dei 3 miliardi inglobati nei saldi dell'attuale legge di stabilità, 4 miliardi per il 2016 e 7 miliardi a decorrere dal 2017); il Governo si impegna ad assicurare il raggiungimento del saldo strutturale di bilancio in pareggio dal 2017 aumentando le aliquote Iva e le imposte indirette per un ammontare di altri 12,4 miliardi nel 2016, 17,8 miliardi nel 2017 e 21,4 miliardi nel 2018. La clausola se esercitata avrebbe però un effetto recessivo pari allo 0,7 per cento del PIL nel triennio 2016-2018 dovuta ad una contrazione complessiva di consumi ed investimenti per 1,3 punti del PIL;
la manovra avrà comunque effetti recessivi perché prosegue nella politica dei tagli alla spesa pubblica anche per coprire la diminuzione delle imposte, tagli che notoriamente hanno un moltiplicatore superiore in termini di crescita del PIL della riduzione delle tasse;
i ceti popolari pagheranno in termini di riduzione dei servizi essenziali e di incrementi della tassazione locale i pochi benefici dovuti al bonus da 80 euro;
considerato che, per quanto riguarda le parti di competenza della X Commissione:
con riferimento all'articolo 17 recante disposizioni in materia di credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo e regime opzionale si rileva come, dopo tanti annunci e tante promesse, il provvedimento in esame abbia partorito una misura veramente misera. Il Governo Renzi è tornato indietro perfino rispetto a quanto prodotto dall'esecutivo Letta in materia di credito di imposta per la ricerca. Così da un biennio l'Italia, in piena crisi da mancanza di investimenti privati e da competitività dell'offerta, si ritrova con un bonus che incentiva gli investimenti in ricerca ed in innovazione dimezzato dal 50 al 25 per cento;
si ricorda che persino con il Governo Berlusconi era stato introdotto un credito di imposta pari al 90 per cento degli investimenti fatti nel biennio 2011-2012 con università o enti di ricerca, recuperabile per quote paritetiche in tre anni. I 155 milioni di euro a suo tempo stanziati in bilancio non sono stati neppure tutti utilizzati dal mondo produttivo, a riprova che i timori della Ragioneria Generale dello Stato spesso cozzano con la realtà della recessione. Prima il bonus fiscale, sempre deciso dal Governo Berlusconi, era stato commisurato al valore complessivo degli investimenti fatti dalle imprese: il 10 per cento;
a fine 2013 il Governo Letta ha vara un credito di imposta pari al 50 per cento delle spese incrementali in ricerca a partire dall'esercizio 2014. La burocrazia ha lasciato la norma inattuata e così le imprese che hanno creduto nella serietà della Repubblica italiana e hanno fatto nel corso del 2014 investimenti in ricerca confidando nel credito di imposta si ritrovano oggi con un deficit di cash flow da dover finanziare ed un credito di imposta di gran lunga depauperato del suo potenziale iniziale; Pag. 217
in pieno credit crunch non è un gap facile da chiudere attingendo al credito bancario e a poco vale che la relazione illustrativa dell'articolo in esame preveda che ove sussistano soggetti beneficiari della normativa che cessa alla data del 31 dicembre 2014, le relative posizioni giuridiche soggettive saranno tenute in considerazione fino a poter costituire criterio preferenziale nel decreto del Ministero dell'economia e delle finanze con cui sono dettate le misure applicative della norma (il c.d. Bonus Letta ex articolo 3 del decreto-legge 145/2013), perché il testo del disegno di legge non fa alcun riferimento a questo criterio di preferenzialità;
ora il provvedimento in esame cambia nuovamente le carte in tavola con un credito di imposta i cui effetti si produrranno, ragionevolmente, solo a partire dalla seconda parte del 2016 quando i bilanci saranno stati depositati;
sarebbe stato molto più serio, onde evitare di impattare nuovamente sulle aspettative delle imprese, lasciare la norma Letta invariata. In questo modo si potevano premiare pienamente in pochi mesi le imprese che, nel corso del 2014, hanno avuto il coraggio di investire mentre il PIL crollava e la deflazione prendeva il largo;
in Francia per il triennio 2013-2015 il Cir, il credito di imposta per la ricerca francese, varato nel 1983, è stato dotato di un fondo annuo di 5 miliardi di euro perché raddoppiato dal Presidente Francois Hollande;
suscita, inoltre, perplessità l'impostazione eccessivamente universalista della norma in commento applicabile a tutte le imprese indipendentemente dal settore economico in cui operano e indipendentemente dal tipo di ricerca svolta. Nell'ambito di questa norma, infatti, potrebbe rientrare anche la ricerca nel settore dell'industria militare. Si ritiene, quindi, incredibile come questo Governo invece di varare norme con un minimo di universalismo nei settori in cui dovrebbe farlo come quello della redistribuzione del reddito (vedi bonus 80 euro, piuttosto che il neo-bonus per le neomamme), nei settori in cui, invece, dovrebbe individuare gli asset strategici su cui investire concretamente non lo fa adottando principi di un generalismo quasi imbarazzante;
la prima delle modifiche apportate rispetto al testo originario riguarda il periodo di applicazione della misura. Nella nuova versione, l'agevolazione decorrerà dal 2015 (anziché dal 2014) e resterà operativa per 5 anni (anziché 3). Del beneficio potranno fruire tutte le imprese senza limiti di fatturato decade quindi il vincolo che escludeva le aziende con fatturato superiore a 500.000 euro, né vincoli relativi alla forma giuridica o al settore economico di appartenenza. L'investimento minimo annuale in ricerca e sviluppo richiesto per poter accedere all'incentivo è di 30.000 euro, a fronte dei 50.000 euro della versione precedente, mentre il limite annuo di credito di imposta fruibile viene innalzato a 5 milioni di euro rispetto ai 2,5 milioni precedenti. La misura del bonus è pari al 25 per cento dell'incremento della spesa per ricerca e sviluppo sostenuta in ciascuno dei cinque anni di imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2014, rispetto alla media della spesa sostenuta nei tre esercizi antecedenti al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2015. Non più quindi una media mobile come nella precedente versione, che raffrontava le spese di ricerca e sviluppo dell'esercizio per il quale si intendeva calcolare il credito di imposta con la media delle spese sostenute nei tre esercizi immediatamente precedenti ad esso, bensì un media di rendimento «fissa». Per le sole voci a) e c) (ovverosia spese per personale altamente qualificato e contratti di ricerca stipulati con università ecc) si prevede che il credito di imposta venga riconosciuto nella misura del 50 per cento della spesa sostenuta, senza però fare riferimento al criterio incrementale rispetto ad una media di riferimento;
per quanto attiene al costo dell'intervento, la relazione tecnica quantifica gli effetti finanziari netti recati dall'articolo in Pag. 218esame in 218, 95 milioni di euro nel 2015, 392, 15 milioni di euro nel 2016, 483, 15 milioni di euro nel 2017, 510,45 milioni di euro nel 2018, 510, 45 milioni di euro nel 2019, 127, 45 milioni di euro nel 2020.... praticamente nulla rispetto a quanto investe la Francia annualmente su questa misura. Chissà poi quanto reggerà la copertura finanziaria di riferimento;
anche le disposizioni relative al regime opzionale per marchi e brevetti suscitano perplessità. A guardar bene la legge di stabilità 2015 prevede che potranno esercitare l'opzione prevista dalla norma le società e gli enti di ogni tipo, compresi i trust, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato, a condizione di essere residenti in Paesi nei quali è in vigore un accordo per evitare la doppia imposizione e con i quali lo scambio di informazioni sia effettivo. Ma come sarà esercitato il controllo, soprattutto con riferimento ai trust, non appare chiaro. L'unica cosa certa è che, in caso di utilizzo diretto e solo in caso di utilizzo diretto, il contributo economico di tali beni alla produzione del reddito complessivo beneficia dell'esclusione a condizione che lo stesso sia determinato sulla base di un apposito accordo con l'amministrazione finanziaria;
si apre quindi un particolare tipo di procedura, meglio conosciuta come «procedura di ruling» che consiste, in buona sostanza nella determinazione in via preventiva ed in contraddittorio con l'Agenzia delle Entrate dell'ammontare dei componenti positivi di reddito impliciti e dei criteri per l'individuazione dei componenti negativi riferibili ai predetti componenti positivi;
detta procedura è attualmente disciplinata dall'articolo 8 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, che ha previsto, per le imprese con attività internazionale, la possibilità di poterla utilizzare, secondo disposizioni ben precise meglio definite con il recentissimo provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate del 23 luglio 2004, che individua i requisiti soggettivi ed oggettivi per l'accesso al ruling e stabilisce le modalità operative per l'avvio della procedura da parte del contribuente. Ma in base a questo provvedimento direttoriale, è ammessa al ruling qualunque impresa con attività internazionale residente nel territorio dello Stato, qualificabile come tale ai sensi delle disposizioni vigenti in materia di imposte sui redditi, che, in alternativa o congiuntamente: 1)si trovi, rispetto a società non residenti, in una o più delle condizioni indicate nel comma 7 dell'articolo 110 del TUIR, ovvero in rapporto di controllo diretto o indiretto; 2) il cui patrimonio, fondo o capitale sia partecipato da soggetti non residenti ovvero partecipi al patrimonio, fondo o capitale di soggetti non residenti; 2) abbia corrisposto a o percepito da soggetti non residenti, dividendi, interessi o royalties. Sono, inoltre, ammesse le imprese non residenti che esercitano la propria attività nel territorio dello Stato attraverso una stabile organizzazione, qualificabile come tale ai sensi delle disposizioni vigenti in materia di imposte sui redditi;
la legge di stabilità 2015 ora, cambia di nuovo il quadro normativo di riferimento, prevedendo che l'accordo possa avere luogo nel caso in cui i redditi siano realizzati nell'ambito di operazioni intercorse con società che direttamente o indirettamente controllano l'impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l'impresa, disponendo quindi un'estensione dell'ambito applicativo soggettivo ed oggettivo dell'istituto del ruling ed includendo anche soggetti diversi da imprese che hanno attività internazionale. Ma, in ogni caso, l'applicabilità del credito di imposta per la ricerca e lo sviluppo disciplinato dallo stesso articolo della legge di stabilità 2015 non trova applicazione per le spese relative alla creazione di nuovi marchi o brevetti;
inoltre, le disposizioni in materia di marchi e brevetti rischiano di essere troppo vaghe e discrezionali, nonché destinate e prestarsi a favoritismi nei confronti Pag. 219di grandi gruppi come la Fiat che hanno delocalizzato all'estero gran parte della loro attività produttiva oltre che la sede legale e fiscale, come peraltro evidenziato dalla stampa nazionale e locale;
anche se non di diretta pertinenza della Commissione X, ma comunque legata alla strategia seguita dal Governo in materia di privatizzazioni, appare di dubbia portata la norma contenuta nell'articolo 23 con riferimento alla privatizzazione di Poste Italiane Spa. Nel complesso, si tratta di una norma particolarmente critica perché, ad oggi, non è dato sapere se il processo di privatizzazione che il Governo sta definendo con riferimento a Poste italiane Spa riuscirà ad assicurare concretamente la tutela e la protezione sociale di tutti i lavoratori attualmente impiegati presso l'ente, con particolare riferimento a quelli operanti nel settore del recapito postale. Sotto tale profilo si evidenzia che solo lo scorso 20 ottobre, Mario Petitto, segretario della Cisl Slp, «le voci, quelle vere» sul nuovo piano industriale di Poste Italiane che l'amministratore delegato Francesco Caio sta preparando indicano «17-20 mila esuberi», su un organico di circa 143 mila persone. La Cisl rappresenta il 52 per cento dei dipendenti del Gruppo;
si evidenziano inoltre, con riferimento alle dotazioni di bilancio del Ministero dello sviluppo economico, ai sensi dell'articolo 24 della legge di stabilità 2015, importanti riduzioni delle dotazioni finanziarie delle spese del Ministero dello sviluppo economico per il triennio 2015-2017 che ammontano complessivamente a quasi 11,7 milioni nel 2015, 9 milioni nel 2016 e 10 milioni di euro nel 2017. Le principali diminuzioni gravano sulla missione «Competitività e sviluppo e delle imprese» ed in particolare sui programmi «Incentivazione del sistema produttivo»(con una riduzione di 5, 2 milioni di euro nel 2015 e 2, 4 milioni di euro nel 2016 e nel 2017), ma soprattutto sui programmi di «Lotta alla contraffazione» (con una riduzione pari a 5 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2015-2017);
il provvedimento al nostro esame non contiene neanche una disposizione sul gravissimo problema delle delocalizzazioni delle attività produttive e sulle crisi industriali in generale;
con riferimento alle disposizioni concernenti l'IRAP, articolo 5 del provvedimento in esame, non si escludono dall'applicazione della norma le imprese che hanno delocalizzato all'estero la propria attività produttiva o, con conseguente messa in mobilità e licenziamento del personale. Inoltre, si dovrebbe intervenire affinché le aziende che hanno messo in mobilità più di 100 addetti in zone la cui disoccupazione supera la media nazionale, come nel Mezzogiorno, vengano esentate dal pagamento dell'IRAP per almeno tre anni, purché presentino un piano industriale concordato con il Governo e le parti sociali e, previo mantenimento della tutela e della protezione sociale dei relativi livelli occupazionali;
non vengono previste misure tese a rafforzare il funzionamento dei Confidi nel Mezzogiorno e, soprattutto, non compaiono norme volte a sostenere il turismo nelle zone territoriali a maggiore vocazione turistica;
occorrerebbe, invece, istituire una vera e propria Green BanK, autorizzando la CDP ad assolvere ai compiti di istituzione finanziaria per lo sviluppo della «green economy», stipulando un apposita convenzione con la società Cassa depositi e prestiti Spa al fine di avvalersi della medesima e delle società da essa partecipate per l'istruttoria e la gestione dei profili finanziari delle iniziative di investimenti relativi ad operazioni ed interventi di sostegno finanziario diretto ed indiretto e dei quali deve essere garantita una redditività adeguata del capitale investito, a favore delle imprese di piccole e medie dimensioni, nonché degli enti locali, ivi comprese le società da essi controllate e/o partecipate, per investimenti nel campo della «green economy», con particolare riferimento a quelli interessanti i Pag. 220territori montani e rurali italiani, e con peculiare riguardo per il sostegno agli investimenti nel campo dell'innovazione, della ricerca e dello sviluppo nei territori a cosiddetto «fallimento di mercato» al fine di ammortizzare e annullare i deficit strutturali permanenti di tali territori;
e ancora, a prendere le opportune iniziative, anche normative, per la costituzione di un'Agenzia nazionale sul modello «Fraunhofer» al fine di incrementare l'innovazione di processi e prodotti ed incrementare la competitività del nostro apparato produttivo, ed a autorizzare la CDP a finanziarla attraverso il Fondo strategico italiano adeguandone opportunamente la mission;
per queste e altre ragioni illustrate in premessa,
DELIBERA DI RIFERIRE IN SENSO CONTRARIO.
PROPOSTA DI RELAZIONE ALTERNATIVA PRESENTATA DAI DEPUTATI DEL GRUPPO FI-PdL
esaminato il testo del DDL Stabilità 2015 e valutato che il provvedimento in esame dovrebbe contenere il rifinanziamento del Fondo di cui all'articolo 3 della Legge n. 295/1973, per gli interventi di sostegno finanziario alle esportazioni a pagamento differito e all'internazionalizzazione del sistema produttivo, che rappresenta il fondamentale strumento di sostegno alle esportazioni nazionali, regolato da accordi in sede OCSE e di cui fruiscono le imprese concorrenti degli altri Paesi;
considerato che l'intervento del Fondo di cui all'articolo 3 della Legge n. 295/73 è a supporto dell'esportazione di beni di investimento infrastrutture, cantieristica, produzione aeronautica, impianti, macchinari – con effetti strategici per la competitività dell'economia italiana, finanziata anche tramite il programma Export Banca (CDP-SACE-ABI-SIMEST) e che il Piano previsionale dei fabbisogni finanziari del Fondo 295/73 per gli anni 2015/2017, approvato il 9 giugno 2014 dall'apposito Comitato interministeriale (MISE-MEF-MAE), indica l'esigenza di nuovi stanziamenti per l'anno 2015 per euro 229 milioni e di 298 milioni annui per il 2016 e il 2017;
verificato che per l'anno 2015 il fabbisogno indicato assume carattere definitivo e che in assenza del finanziamento per l'anno 2015 del Fondo 295/73, si potrebbe verificare l'interruzione dell'intervento nel corso del 2015, con effetti anche sui contratti già acquisiti nel presupposto dell'intervento;
appurato dunque che l'intervento per il credito all'esportazione di cui al Fondo 295/73, è di fondamentale importanza anche per la bilancia commerciale italiana poiché genera un effetto netto positivo per il Bilancio dello Stato, in quanto ogni euro di contributo attiva oltre 24 euro di forniture effettive, cui va aggiunto l'indotto (Cfr. Relazione MEF al Parlamento Doc. XXXV-bis n. 1, pago 41). Basti pensare che nel 2013 sono stati approvati interventi per oltre 4,9 miliardi di euro e che eventuali limitazioni all'intervento porrebbero gli esportatori italiani di beni d'investimento in una posizione di insostenibile e definitivo svantaggio competitivo, con perdite significative di quote di esportazione ed aggravio significativo della bilancia commerciale e con effetti particolarmente negativi sui livelli occupazionali (esempio cantieri del settore navale-croceristico);
considerato che per l'anno 2014, il rifinanziamento del Fondo 295/73 per euro 200 milioni è stato assicurato dall'articolo 1 comma 29, della Legge di stabilità 2014 (legge n. 147 del 2013), con la seguente disposizione: «Per assicurare il sostegno all'esportazione, la somma di 200 milioni di euro delle disponibilità giacenti sul conto corrente di tesoreria di cui Pag. 222all'articolo 7, comma 2-bis, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, e successive modificazioni, è versata all'entrata del bilancio dello Stato nel 2014 a cura del titolare del medesimo conto, per essere riassegnata al fondo di cui all'articolo 3 della legge 28 maggio 1973, n. 295, per le finalità connesse all'attività di credito all'esportazione e di internazionalizzazione del sistema produttivo.»;
verificato che il disegno di legge di stabilità 2015 non contiene disposizioni di rifinanziamento del Fondo 295/73 che possano apportare sostegno all'esportazione e all'internazionalizzazione delle imprese,
PROPOSTA DI RELAZIONE ALTERNATIVA PRESENTATA DAI DEPUTATI DEL GRUPPO MOVIMENTO 5 STELLE
esaminata la legge di stabilità 2015;
rilevato che presso il Ministero dello Sviluppo Economico, risultano ancora aperti 160 tavoli di crisi che vedono coinvolti 155.000 lavoratori a rischio ed è perciò necessario adottare con urgenza misure strategiche volte a stimolare la ripresa del nostro sistema produttivo, della competitività delle imprese, dell'occupazione, dei consumi. Tra le misure che dovranno giocare un ruolo fondamentale, vi sono: il rifinanziamento del Fondo Centrale di Garanzia per permettere alle PMI l'accesso al credito, la promozione della start-up innovativa, le agevolazioni della Nuova Sabatini per l'innovazione tecnologica degli impianti industriali, i finanziamenti agevolati a valere sul Fondo per la crescita sostenibile per il sostegno della ricerca e dell'innovazione, i CDS (contratti di sviluppo) come strumento di rafforzamento dello sviluppo territoriale anche attraverso l'attrazione di investimenti esteri;
constatato che la suddetta legge di stabilità non prevede un forte sostegno di risorse economiche all'autorizzazioni di spesa suddette;
considerate poi insufficienti le risorse al Fondo sostegno made in Italy, limitate a 11 milioni di euro;
rilevato che nella tabella del MEF il Governo dichiara che è prioritario il pagamento dei debiti commerciali pregressi all'Amministrazioni, ma ad oggi i valori stimati dalla Banca d'Italia non sono soddisfacenti: lo Stato al 31.12.2012 doveva 90 miliardi ai suoi fornitori, solo 31,3 sono stati pagati al 23 settembre 2014, ne restano quindi ancora circa 60 miliardi da saldare, senza tenere conto del fatto che ulteriori arretrati potrebbero essersi accumulati dopo il 31 dicembre 2012;
considerato che per il settore turistico il bilancio di previsione nonché la legge di Stabilità non prevedono alcuna risorsa aggiuntiva. Sarebbe auspicabile creare quindi un fondo comune per promuovere il sistema Italia nel mondo, mettendo insieme le risorse nazionali e regionali;
rilevato che la legge di Stabilità 2015 aumenta l'imposizione fiscale a carico di cittadini e imprese. Il Ministro Padoan, infatti, nel corso dell'ultima audizione alla Camera, ha spiegato che la pressione fiscale registrerà una lieve contrazione tra il 2014 e il 2015, passando dal 43,3 per cento al 43,2,per poi però salire al 43,6 per cento nel 2016 e nel 2017. Ciò significa che aumenterà di 0,3 punti percentuali;
considerato infine che tra gli aumenti tributari che saranno avvertiti fin da subito dai cittadini, e che per la loro ampiezza stanno suscitando non poco clamore, ricordiamo l'incremento dell'aliquota Pag. 224sulle rendite derivanti dai fondi pensioni, che passerà dall'11,5 al 20 per cento, e quello sul Tfr in busta paga: chi optasse, infatti, per il trasferimento, vedrebbe il proprio trattamento di fine rapporto non più tassato con un'aliquota agevolata, ma con quella ordinaria. L'aliquota della rivalutazione del Tfr, inoltre, passa dall'11 al 17 per cento,

References: articolo 16
 articolo 6
 articolo 1
 articolo 22
 articolo 17
 articolo 9
 articolo 3
 articolo 5