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Timestamp: 2020-01-29 08:44:59+00:00

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Cassazione III penale del 15-05-2007, n. 18428 - testo integrale Sentenza
Cassazione III penale del 15-05-2007, n. 18428
Animali · penale · civile · alimentare · ristoranti · dolo · prescrizione · formulazione · affermato · condizioni · imputato · consiglieredott · regolamenti · impugnata
Incredibile alla fonte:http://www.personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=46808&catid=235&Itemid=487&contentid=46808&mese=12&anno=2014
" il Tribunale di Vicenza ha affermato la colpevolezza di S.C. in ordine al reato di cui all'art. 727 c.p., ascrittogli perche', in qualita' di amministratore unico del ristorante-pizzeria "(OMISSIS)", incrudeliva verso numerosi astici, detenendoli, vivi, sul ghiaccio in una teca frigorifero, e, cosi', sottoponendoli a sofferenze a causa di lenta asfissia."
"Si osserva che il giudice di merito ha affermato che gli astici di cui alla contestazione erano detenuti "in condizioni incompatibili con la loro natura produttive di gravi sofferenze", a causa della inosservanza delle prescrizioni contenute nei regolamenti comunali di alcune localita' italiane. Si deduce, quindi, che il giudice di merito ha illogicamente attribuito rilevanza penale a non meglio specificati regolamenti comunali e ha attribuito all'imputato una condotta concretatasi nello incrudelimento verso gli animali in assenza di prove afferenti all'elemento psicologico di tale condotta,"
"La sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio perche' il reato e' estinto per prescrizione."
S.C., n. a (OMISSIS), res. in (OMISSIS);
avverso la sentenza in data 24.4.2006 del Tribunale di Vicenza, con la quale venne condannato alla pena di Euro 688,00 di ammenda, quale colpevole del reato di cui all'art. 727 c.p..
Udito il P.M., in persona del Sost. Procuratore Generale Dott. Izzo Gioacchino, che ha concluso per l'annullamento senza rinvio della sentenza per prescrizione.
Con la sentenza impugnata il Tribunale di Vicenza ha affermato la colpevolezza di S.C. in ordine al reato di cui all'art. 727 c.p., ascrittogli perche', in qualita' di amministratore unico del ristorante-pizzeria "(OMISSIS)", incrudeliva verso numerosi astici, detenendoli, vivi, sul ghiaccio in una teca frigorifero, e, cosi', sottoponendoli a sofferenze a causa di lenta asfissia.
Il giudice di merito ha affermato che gli invertebrati, alla cui categoria appartengono gli astici, sono dotati di un sistema nervoso centrale che li rende sensibili agli stimoli esterni e capaci di percepire dolore; che il sistema di conservazione adottato dall'imputato era tale da cagionare agli stessi inutili sofferenze, provocandone lentamente la morte per asfissia; sofferenze che si sarebbero potute evitare adottando altri sistemi di conservazione, quali la completa immersione nel ghiaccio o la contenzione in apposite vasche dotate di un impianto di ossigenazione e comunque idonee a ricreare le condizioni ambientali necessarie per assicurarne la sopravvivenza, come richiesto da numerosi regolamenti comunali in materia.
La sentenza ha altresi' affermato che vi e' continuita' normativa tra le previsione della fattispecie contravvenzionale di cui all'abrogato art. 727 c.p. e quella conseguente alla riforma di cui alla L. 20 luglio 2004, n. 189.
Con il primo mezzo di annullamento il ricorrente denuncia la violazione ed errata applicazione dell'art. 727 c.p., come modificato dalla L. 20 luglio 2004, n. 189.
Si deduce, in sintesi, che la norma incriminatrice, come modificata dalla novella citata, risulta applicabile ai soli animali domestici o usi alla cattivita', e non anche gli animali selvatici destinati, come nel caso delle specie ittiche, alla macellazione per uso alimentare.
Con il secondo mezzo di annullamento si denuncia la sentenza per carenza o manifesta illogicita' della motivazione.
Si osserva che il giudice di merito ha affermato che gli astici di cui alla contestazione erano detenuti "in condizioni incompatibili con la loro natura produttive di gravi sofferenze", a causa della inosservanza delle prescrizioni contenute nei regolamenti comunali di alcune localita' italiane. Si deduce, quindi, che il giudice di merito ha illogicamente attribuito rilevanza penale a non meglio specificati regolamenti comunali e ha attribuito all'imputato una condotta concretatasi nello incrudelimento verso gli animali in assenza di prove afferenti all'elemento psicologico di tale condotta, che peraltro non e' piu' prevista dalla attuale formulazione dell'art. 727 c.p., e della effettiva idoneita' di quella accertata a produrre sofferenze nella specie ittica di cui si tratta. Con l'ultimo motivo di gravame il ricorrente lamenta la mancata assunzione di una prova decisiva, costituita da una indagine peritale in ordine alla natura della particolare specie animale di cui si tratta; prova necessaria al fine di accertare la effettiva capacita' di sofferenza di detta specie. Nel prosieguo del motivo si riporta sul punto l'elaborato di uno specialista in patologia generale delle varie specie animali, nel quale si afferma, in estrema sintesi, che gli invertebrati, con particolare riferimento agli astici, sono dotati esclusivamente di un sistema nervoso periferico, sviluppato a livello dei gangli, che determinano reazioni riflesse di fuga o difesa di fronte a determinate situazioni gia' memorizzate in precedenza, ma non sono capaci, in tali situazioni, di elaborare una sensazione di sofferenza propria delle specie superiori, dotate di un sistema nervoso centrale; che anche in relazione a tali specie animali sono in corso di elaborazione protocolli per procedere alla macellazione delle stesse, in modo da assicurare una condizione di minore stress;
protocolli nei quali e' previsto proprio l'abbassamento repentino della temperatura per procedere alla loro macellazione.
La sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio perche' il reato e' estinto per prescrizione.
Dalla data di commissione del fatto ((OMISSIS)), invero, e' interamente decorso in data 23.3.2005, prima della stessa sentenza di merito, il termine di prescrizione di cui all'art. 157 c.p., comma 1, n. 6), nella formulazione vigente alla data della violazione, e art. 160 c.p..
Per completezza di esame va rilevato che non sussistono cause di inammissibilita' del ricorso, non ravvisandosi in particolare la manifesta infondatezza dei motivi di gravame, ne' le condizioni per il proscioglimento dell'imputato con formula ampia ex art. 129 c.p.p., comma 2.
E' necessario rilevare su tale ultimo punto che, secondo il consolidato indirizzo interpretativo di questa Suprema Corte, vi e' continuita' normativa tra la formulazione dell'abrogato art. 727 c.p. e quella risultante dalla riforma di cui alla L. 20 luglio 2004, n. 189; che, inoltre, l'art. 727 c.p., comma 2, nella formulazione attualmente vigente (detenzione degli animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze), a differenza delle ipotesi di cui al comma 1, e' inequivocabilmente riferibile anche alle specie di animali selvatici e comprende nella sua previsione l'incrudelimento verso gli animali sanzionato dalla norma nella sua formulazione antecedente; che, nel resto, i rilievi del ricorrente richiedono un ulteriore esame di merito incompatibile con l'immediato effetto estintivo del reato derivante dalla intervenuta prescrizione.
La Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata per essere il reato estinto per prescrizione.
Cosi' deciso in Roma, nella Pubblica Udienza, il 18 aprile 2007.
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