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Timestamp: 2020-08-05 02:50:53+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9271 del 11/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9271 del 11/04/2017
Cassazione civile, sez. III, 11/04/2017, (ud. 08/02/2017, dep.11/04/2017), n. 9271
sul ricorso 28119/2014 proposto da:
G.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA
BRIZZOLARI, rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO COSTANZA
C.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VICENZA
26, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE FABIO, che la
avverso la sentenza n. 357/2014 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
In relazione ad un contratto di locazione ad uso diverso intercorso con la conduttrice C.M., G.M. richiese il risarcimento dei danni per il deterioramento del telaio del portone di ingresso dell’immobile e per i canoni non versati per il dovuto periodo di preavviso del recesso.
Il Tribunale rigettò la domanda in relazione ad entrambi i profili, con sentenza che è stata confermata dalla Corte di Appello di Palermo, sul duplice rilievo che i danni al portone non erano stati provati e che il contratto era stato risolto per mutuo consenso delle parti.
Ricorre per cassazione il G., affidandosi a tre motivi illustrati da memoria; resiste l’intimata a mezzo di controricorso.
1. Col primo motivo (che denuncia l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio), il ricorrente contesta che il contratto sia stato risolto per mutuo consenso e che la conduttrice non abbia mai invocato il recesso per gravi motivi ai sensi della L. n. 392 del 1978, art. 27; rileva, al riguardo, che nella memoria difensiva del 9.12.2009, a mezzo della quale si era costituita nel giudizio di primo grado, la C. aveva fatto espresso riferimento alla raccomandata dell’11.10.2008, con cui aveva “dettagliatamente specificato le ragioni del recesso anticipato assolvendo quindi l’unico obbligo giuridico-normativo gravante su di essa” ed aveva precisato che “ai fini del valido ed efficace esercizio del diritto potestativo di recesso del conduttore è sufficiente che egli manifesti con lettera raccomandata al locatore i gravi motivi per cui intende recedere”; aggiunge che analoghe deduzioni erano state reiterate in atti successivi e che non era dunque dubitabile che la conduttrice avesse inteso esercitare il proprio recesso per gravi motivi ai sensi della L. n. 392 del 1978, art. 27.
2. Col secondo motivo (che denuncia, oltre all’omesso esame di un fatto decisivo, la falsa applicazione degli artt. 1367 e 1372 c.c.), il G. si duole che la Corte abbia “tralasciato di considerare ben tre elementi di fatto di primaria rilevanza”, ossia la nota del 26.11.2008 con cui l’Immobiliare s.r.l. (che gestiva l’immobile per conto del locatore) aveva sollecitato la conduttrice a pagare il canone relativo al mese di novembre 2008 in tal modo manifestando la prosecuzione del rapporto; inoltre, la clausola contenuta nel verbale di rilascio del 5.12.2008, con cui le parti avevano dato atto che restava “salvo e impregiudicato ogni e qualsiasi diritto nascente dal contratto di locazione sottoscritto in data 11.1.2008”, sintomatica del fatto che, nonostante si fosse proceduto al rilascio dell’immobile, il contratto avrebbe continuato a produrre effetti; infine, la circostanza che il locatore avesse ribadito la necessità di applicare la L. n. 392 del 1978, art. 27, con nota del 19.2.2009, cui aveva fatto seguito una trattativa fra le parti per dirimere la controversia.
Tanto premesso, si duole che la Corte non abbia applicato il criterio ermeneutico di cui all’art. 1367 c.c. (comportante la necessità di interpretare la clausola di “salvezza” contenuta nel verbale del 5.12.2008 nel senso che potesse produrre un qualche effetto) ed abbia erroneamente applicato l’art. 1372 c.c., in difetto di una “chiara, inequivoca e concorde volontà di porre nel nulla il regolamento negoziale”.
3. Il terzo motivo denuncia l'”erronea applicazione della L. n. 392 del 1978, art. 27″: premesso che tale norma consente al conduttore di esercitare il recesso per gravi motivi, il G. evidenzia che l’inerzia manifestata a fronte della manifestazione della volontà della conduttrice di recedere costituiva la naturale conseguenza della natura potestativa del diritto di recesso, senza che potesse valere come espressione della volontà di risolvere consensualmente il rapporto (ma, al più, come volontà di non contestare la ricorrenza dei gravi motivi per l’esercizio del recesso, fatto salvo l’obbligo di versare i canoni per il periodo di preavviso).
4.2. Risulta inoltre integrata la denunciata falsa applicazione dell’art. 1367 c.c., atteso che la Corte ha qualificato tout court come “formula di stile” la riserva contenuta nel verbale di rilascio senza attenersi al canone ermeneutico secondo cui le clausole negoziali debbono essere interpretate nel senso in cui possono avere qualche effetto, anziché in quello secondo cui non ne avrebbero alcuno.
4.3. La sentenza va pertanto cassata con rinvio alla Corte di merito che dovrà rivalutare la vicenda esaminando specificamente i fatti decisivi sopra individuati e attenendosi al criterio ermeneutico di cui all’art. 1367 c.c., alla luce del principio secondo cui “in tema di locazione di immobile urbano, l’accettazione da parte del locatore della anticipata riconsegna dell’immobile locato con la riserva di ottenere il pagamento dei canoni non ancora scaduti fino al termine del contratto non fa venir meno per il conduttore che esercita il recesso senza il rispetto del previsto termine di preavviso (nel caso, sei mesi) l’obbligo di pagare il canone per tutto tale periodo, ovvero fino al momento in cui l’immobile medesimo venga locato a terzi” (Cass. n. 5841/2004).

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 27
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