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Timestamp: 2019-05-25 02:56:21+00:00

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Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 14 novembre 2014, n. 5600. Stante quanto disposto dall'art. 2 bis della L. n. 241 del 1990, affinché sia configurabile la responsabilità della Pubblica Amministrazione, devono sussistere tutti i presupposti, oggettivi e soggettivi, della responsabilità dell'Amministrazione in quanto il mero superamento del termine fissato ex lege o per via regolamentare alla conclusione del procedimento costituisce indice oggettivo, ma non integra piena prova del danno. - Renato D'Isa
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Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 14 novembre 2014, n. 5600. Stante quanto disposto dall'art. 2 bis della L. n. 241 del 1990, affinché sia configurabile la responsabilità della Pubblica Amministrazione, devono sussistere tutti i presupposti, oggettivi e soggettivi, della responsabilità dell'Amministrazione in quanto il mero superamento del termine fissato ex lege o per via regolamentare alla conclusione del procedimento costituisce indice oggettivo, ma non integra piena prova del danno.
sentenza 14 novembre 2014, n. 5600
sul ricorso numero di registro generale 6003 del 2012, proposto da:
Consiglio nazionale delle ricerche, in persona del rappresentante legale, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliato presso gli uffici di quest’ultima in Roma, via (…);
Al.Se., rappresentato e difeso dall’avvocato D.Le., con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Roma, (…);
della sentenza 15 maggio 2012, n. 4382 del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, Roma, Sezione III- ter
visto l’atto di costituzione in giudizio di Alberto Selli;
relatore nell’udienza pubblica del giorno 21 ottobre 2014 il Cons. Vincenzo Lopilato e uditi per le parti l’avvocato dello Stato Ga. e l’avvocato D.Le..
1.- Il Consiglio nazionale delle ricerche – CNR ha indetto, con bando dell’8 aprile 1993, un concorso interno per soli titoli finalizzato all’individuazione di quarantuno funzionari appartenenti al V livello economico, “profilo funzionario di amministrazione”, da inquadrare nel IV livello economico del medesimo profilo. L’art. 7 del bando prevedeva che il suddetto livello professionale sarebbe stato attribuito ai vincitori “con decorrenza, a tutti gli effetti, dall’1 luglio 1989”.
Il CNR ha pubblicato, in data 25 novembre 2003, la graduatoria nell’ambito della quale il sig. Selli Alberto veniva collocato all’undicesimo posto.
Lo stesso CNL, con atto del 12 gennaio 2004, prot. n. 1934868, eliminava dalla graduatoria il sig. Se. per essere lo stesso cessato dal servizio in data 1 aprile 2002.
1.1.- La parte ha impugnato tale determinazione innanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, chiedendo, in particolare, il risarcimento del danno subito per il lungo tempo trascorso, pari ad undici anni, per l’espletamento della procedura concorsuale.
1.2.- Il Tribunale amministrativo, con sentenza non definitiva 15 febbraio 2011, n. 1425, ha declinato la giurisdizione sulla questione relativa alla progressione in carriera trattandosi di una progressione orizzontale e non verticale e ha ritenuto sussistente la giurisdizione amministrativa in ordine alla richiesta risarcitoria. Con la stessa sentenza è stato chiesto all’amministrazione di rivalutare “ora per allora” i titoli del ricorrente per stabilire se lo stesso, qualora il concorso si fosse concluso nei termini previsti, sarebbe risultato vincitore.
La causa è stata decisa, in via definitiva, con sentenza 15 maggio 2012, n. 4382. In particolare, il primo giudice -valutata la documentazione depositata dall’amministrazione e, in particolare, il verbale del 25 novembre 2003, n. 75 con cui la commissione aveva collocato il ricorrente all’undicesimo posto – ha accolto la domanda di risarcimento del danno da ritardo. L’amministrazione è stata condannata a corrispondere al ricorrente una somma pari alle differenze tra quanto percepito e quanto avrebbe percepito se gli fosse stata riconosciuta la progressione in carriera nel periodo che va dal 1° luglio 1989 all’1 aprile 2002. A tale somma, rileva il Tribunale, deve essere aggiunta la rivalutazione monetaria fino al soddisfo e gli interessi calcolati nella misura legale sul capitale rivalutato dalle singole scadenza fino al soddisfo.
3.- Il CNR ha proposto appello per i motivi indicati nella parte in diritto.
3.1.- Si è costituito in giudizio il ricorrente di primo grado chiedendo il rigetto dell’appello e rilevando, tra l’altro, che il Tribunale amministrativo, con sentenza 18 marzo 2013, n. 2749, aveva, medio tempore, accolto il ricorso di ottemperanza proposto dalla parte resistente nel presente giudizio.
4.- La causa è stata decisa all’esito dell’udienza pubblica del 21 ottobre 2014.
1.- La questione posta all’esame della Sezione attiene alla sussistenza dei presupposti per la configurabilità della responsabilità del Consiglio nazionale delle ricerche conseguente alla violazione delle norme che impongono il rispetto di determinati tempi per la conclusione della procedura concorsuale. Nello specifico la questione attiene alla sussistenza della responsabilità per avere concluso il concorso, descritto nella parte in fatto, dopo undici anni dalla sua indizione. Ciò avrebbe impedito alla parte privata, resistente nel presente giudizio, di ottenere i benefici della progressione in carriera, in quanto la stessa, prima dell’approvazione della graduatoria, è stata collocata a riposo per il raggiungimento dei limiti di età.
2.- In via preliminare, deve rilevarsi che l’art. 2 bis della legge n. 241 del 1990 prevede che la pubblica amministrazione è tenuta “al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento”.
La giurisprudenza amministrativa ha già avuto modo di chiarire che, affinchè sia configurabile tale responsabile, devono sussistere tutti i presupposti, oggettivi e soggettivi, della responsabilità dell’amministrazione in quanto “”il mero superamento del termine fissato ex lege o per via regolamentare alla conclusione del procedimento costituisce indice oggettivo, ma non integra piena prova del danno” (Cons. Stato, sez. VI, 10 giugno 2014, n. 2964).
3.- Con un primo motivo, si assume che non potrebbe configurarsi la responsabilità del CNR, in quanto la durata del concorso è dipesa da difficoltà organizzative e logistiche, derivanti dalla necessità della previa determinazione della vacanze dei posti disponibili, nonché dal fatto che si sono resi doverosi due successivi annullamenti d’ufficio per “irregolarità commesse nel corso del procedimento”.
3.- Con un secondo motivo si deduce che mancherebbe un ulteriore presupposto costituito dal possesso della qualifica di dipendente al momento della presentazione della domanda.
4.- Con un terzo motivo si assume che il CNR, in ogni caso, non potrebbe essere responsabile per eventuali comportamenti illegittimi posti in essere dalle commissioni di concorso.
5.- Con un ultimo motivo si assume la erroneità della sentenza nella parte in cui non ha proceduto ad una valutazione equitativa del danno parametrata alla “perdita della possibilità di conseguire la superiore posizione”. Sotto altro aspetto si deduce la erronea condanna al pagamento di interessi e rivalutazione e non la condanna al pagamento dei soli interessi legali, con decorrenza dal 12 gennaio 2004.
6.- In applicazione della regola della soccombenza, l’appellante è condannato al pagamento, in favore della parte resistente, delle spese processuali che si determinano in euro 5.000,00 (cinquemila), oltre accessori di legge.
Il Consiglio di Stato – Sezione sesta – definitivamente, pronunciando:
Consiglio di Stato, sezione quinta, sentenza 19 febbraio 2018, n. 1031....

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