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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PESCARA - FACOLTÀ DI ECONOMIA E MANAGEMENT - TESI DI LAUREA IN DIRITTO TRIBUTARIO COMPARATO FRODI ALL IVA EVASIONE DELL IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO NELLE IMPORTAZIONI DALLA SVIZZERA Relatore Chiar.mo PROF. Carlo GERONIMO CARDIA Laureando Fabio ANTONACCHIO MATR: ANNO ACCADEMICO 2005/2006
2 A Daniela
3 INDICE PREMESSA V CAPITOLO I L EVOLUZIONE NORMATIVA DELL IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO 1. L IVA ED IL BILANCIO COMUNITARIO LE RISORSE PROPRIE DELLA COMUNITÀ EUROPEA 2. LA DISCIPLINA IVA NELLA LEGISLAZIONE COMUNITARIA 2.1. LE PRIME DIRETTIVE IN MATERIA DI IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO 2.2. L ATTO UNICO EUROPEO E L OBIETTIVO DEL MERCATO INTERNO 2.3. LE PROPOSTE OPERATIVE DELLA COMMISSIONE IL PIANO COCKFIELD IL DOCUMENTO SCRIVENER 2.4. LE DECISIONI DEL CONSIGLIO ECOFIN 2.5. LE DIRETTIVE SUL REGIME DELL IVA INTRACOMUNITARIA 3. IL RECEPIMENTO DELLE DIRETTIVE CEE IN ITALIA 3.1. I PRINCIPI INTRODOTTI NELLA NORMATIVA IVA NAZIONALE 4. I REQUISITI PER L APPLICAZIONE DELL IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO 4.1. REQUISITO OGGETTIVO 4.2. REQUISITO SOGGETTIVO 4.3. TERRITORIALITÀ DELL IMPOSTA I
4 CAPITOLO II L IVA NEGLI SCAMBI CON L ESTERO 1.INTRODUZIONE 2. LA DISCIPLINA DELLE OPERAZIONI INTRACOMUNITARIE 2.1. GLI ACQUISTI INTRACOMUNITARI 2.2. LE CESSIONI INTRACOMUNITARIE 2.3. LE PRESTAZIONI DI SERVIZI 2.4. LE OPERAZIONI TRIANGOLARI TRIANGOLAZIONE NAZIONALE TRIANGOLAZIONE COMUNITARIA TRIANGOLAZIONE CON INTERVENTO DI SOGGETTO RESIDENTE AL DI FUORI DEL TERRITORIO COMUNITARIO 2.5. REGIMI SPECIALI MEZZI DI TRASPORTO NUOVI VENDITE A DISTANZA ENTI NON COMMERCIALI PRODUTTORI AGRICOLI 3. LE IMPORTAZIONI 3.1. IMPORTAZIONI NON SOGGETTE AD IVA 3.2. SOGGETTO PASSIVO, OBBLIGAZIONE TRIBUTARIA E CRITERI DI DETERMINAZIONE DELLA BASE IMPONIBILE. II
5 CAPITOLO III LE FRODI ALL IVA 1. L EVASIONE IVA IN ITALIA DOPO L INTRODUZIONE DELLA DISCIPLINA SULLE OPERAZIONI INTRACOMUNITARIE 2. I SETTORI A RISCHIO 2.1. COMMERCIO DI PRODOTTI TECNOLOGICI 2.2. COMMERCIO DI AUTOVETTURE 2.3. COMMERCIO DI CARNI BOVINE 2.4. COMMERCIO DI METALLI PREZIOSI 3. LE TIPOLOGIE DI FRODI ALL IVA INTRACOMUNITARIA 4. I CAROSELLI FISCALI FRAUDOLENTI 4.1. DEFINIZIONE DI CAROSELLO FISCALE FRAUDOLENTO 4.2. LA FATTURAZIONE PER OPERAZIONI INESISTENTI A SUPPORTO DELLE FRODI CAROSELLO 4.3. CARATTERI TIPICI DELLE FRODI CAROSELLO 4.4. SOGGETTI COINVOLTI NELLA FRODE CAROSELLO SOCIETÀ CARTIERA SOCIETÀ FILTRO INTERMEDIARIO IL FORNITORE ESTERO CHE OPERA COME CONDUIT COMPANY DIFFICOLTÀ PROBATORIE E DI RICOSTRUZIONE DELLE FRODI CAROSELLO ALL IVA 5. EVOLUZIONE DEL MECCANISMO FRAUDOLENTO E VARIANTI DELLA FRODE ALL IVA 5.1. COINVOLGIMENTO DI UN ELEVATO NUMERO DI IMPRESE RESIDENTI IN DIVERSI PAESI COMUNITARI 5.2. INTERPOSIZIONE DI MISSING TRADER ESTERI COME GARANZIA DI ANONIMATO LA COSTITUZIONE DI SOCIETÀ FITTIZIE CON FUNZIONI DI III
6 CARTIERA CENNI SULL IDENTIFICAZIONE FISCALE AI FINI IVA IN ITALIA: IL CASO DELLE SOCIETÀ FITTIZIE L INTERPOSIZIONE DELLA SOCIETÀ CARTIERA RESIDENTE ALL ESTERO NELLE FRODI ALL IVA CRITICITÀ EMERSE IN AMBITO PENALE RELATIVAMENTE ALLA CONDOTTA DEI RESPONSABILI OCCULTI DELLA CARTIERA : IL REATO DI EMISSIONE DI FATTURE PER OPERAZIONI INESISTENTI (SEGUE) L INTERPOSIZIONE CON FINI DIVERSI DALL EVASIONE DELLE IMPOSTE (SEGUE): LA DICHIARAZIONE FRAUDOLENTA MEDIANTE FATTURE PER OPERAZIONI INESISTENTI INTERPOSIZIONE DI CARTIERE ESTERE: POSSIBILI SOLUZIONI CAPITOLO IV FRODI ALL IVA NELLE IMPORTAZIONI DALLA SVIZZERA 1. INTRODUZIONE 2. PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI 2.1. LA CONFIGURABILITÀ DEL REATO DI EVASIONE DELL IVA ALL IMPORTAZIONE NEGLI SCAMBI COMMERCIALI CON LA CONFEDERAZIONE ELVETICA 2.2. L EVOLUZIONE GIURISPRUDENZIALE 3. IMPORTAZIONI DALLA SVIZZERA E DOPPIA IMPOSIZIONE 3.1. CENNI SULLA DISCIPLINA IVA NELLA CONFEDERAZIONE ELVETICA 4. ALCUNE RIFLESSIONI SULL ORIENTAMENTO ESPRESSO DALLA CORTE DI CASSAZIONE IV
7 CONCLUSIONI BIBLIOGRAFIA ALLEGATO: ANTONACCHIO F., FRODI ALL IVA NELLE IMPORTAZIONI DALLA SVIZZERA. ALCUNE RIFLESSIONI SULL ORIENTAMENTO DELLA GIURISPRUDENZA DI LEGITTIMITÀ, IN IL FISCO NR. /2006, PAGG. E SEGUENTI V
8 PREMESSA Questa tesi ha come scopo principale l analisi di un fenomeno che, oramai già da diversi anni, è divenuto oggetto di particolare attenzione da parte dell Amministrazione Finanziaria Italiana: le frodi nel settore dell imposta sul valore aggiunto. La diffusione di tali fenomeni criminali ha generato un evidente alterazione del regime di leale concorrenza, arrecando notevoli danni all Erario dei diversi Paesi appartenenti all Unione europea. L evasione d imposta ha oramai assunto dimensioni imponenti, specie in alcuni settori merceologici caratterizzati da una particolare sensibilità alla variabile dei prezzi. L incidenza di tali condotte può essere facilmente giustificata se si considera che i meccanismi fraudolenti che verranno descritti rendono possibile l appropriazione degli importi corrispondenti all IVA, con il conseguente facile arricchimento delle organizzazioni criminali, e consente di abbassare fraudolentemente il costo delle merci, al fine di poterle cedere ai clienti finali ad un prezzo più competitivo. Come è facile intuire, quindi, in mercati in cui la variabile del prezzo incide notevolmente sui volumi di affari che le imprese riescono a sviluppare, la perpetrazione di simili frodi consente di aumentare notevolmente le quantità di merci vendute e, quindi, di generare un crescente profitto, totalmente scollegato da qualsiasi logica concorrenziale ed unicamente riconducibile alla consumazione della complessa condotta criminosa realizzata dagli organizzatori della frode. I
9 Come se non bastasse, il progressivo affinamento di codesti fenomeni, con la creazione di strutture complesse in cui la merce compie vari passaggi prima di essere immessa effettivamente sul mercato, rende, da una parte, molto più complesso il rinvenimento della frode e, dall altra, una volta scoperta, ostacola notevolmente l attività di accertamento delle autorità inquirenti, con il conseguente affidamento sull impunità che insorge nei colpevoli. Sono queste le considerazioni che inducono ad analizzare tali condotte criminose, solitamente realizzate mediante fatture ed altri documenti per operazioni inesistenti. Dopo alcuni cenni sulla normativa generale dell imposta sul valore aggiunto, che ha subito profonde influenze da parte della disciplina comunitaria che ha introdotto importanti novità in ambito Iva, saranno passate in rassegna le disposizioni che disciplinano gli scambi intracomunitari e le importazioni da Paesi non appartenenti alla Comunità europea. Successivamente, saranno analizzati i più comuni meccanismi di frode, individuando i settori in cui l evasione dell imposta sul valore aggiunto ha assunto dimensioni preoccupanti. Particolare attenzione verrà dedicata all analisi dei cosiddetti caroselli fiscali fraudolenti, che vengono realizzati coinvolgendo diversi soggetti residenti in differenti Paesi al fine di sfruttare fraudolentemente il meccanismo d imposta previsto per le operazioni intracomunitarie e per rendere molto più complessa la ricostruzione della frode da parte delle Autorità di controllo. II
10 Pertanto, dopo una breve introduzione sui caroselli Iva, verrà esaminato il ruolo ricoperto all interno della frode dalle singole società che entrano a far parte della complesso circolo truffaldino. Tale analisi sarà finalizzata a comprendere le modalità della condotta criminosa e le motivazioni che spingono a ritenere che la medesima venga posta in essere mediante fatture per operazioni inesistenti. Una volta delineato il meccanismo tipico delle frodi carosello, verranno analizzate alcune forme evolute di frodi Iva, realizzate mediante l interposizione di soggetti residenti in diversi Stati o con l interposizione di società cartiere domiciliate in Paesi membri in cui è ancora garantito l anonimato o l emissione di azioni al portatore, che richiedono l identificazione ai fini Iva in Italia e vengono successivamente utilizzate nel nostro Paese come collettore di pericolosi fenomeni evasivi, che risultano particolarmente difficili da ricostruire e reprimere, proprio in virtù delle garanzie di anonimato concesse ai soci di fatto delle medesime. Verranno altresì esaminate le rilevanti difficoltà probatorie emerse nel corso dell azione di contrasto da parte dell Amministrazione finanziaria, difficoltà derivanti, tra l altro, dalla crescente complessità di tali fenomeni fraudolenti che interessano contemporaneamente più Paesi comunitari ed il cui contrasto richiede un forte dispendio di energie da parte degli organi deputati all accertamento. Le frodi esaminate, infatti, vengono ideate, promosse e realizzate da vere e proprie organizzazioni criminali, che maturano una profonda conoscenza dei sistemi tributari dei singoli Paesi coinvolti nelle frodi, al fine di sfruttarne le lacune legislative e di garantirsi, quindi, l impunità. III
11 Come se non bastasse, il rischio, palesato da taluna dottrina, di attribuire dignità di prova dell'illecito ad elementi che, tuttavia, se non accompagnati da ulteriori riscontri, hanno mero valore indiziario, sembrerebbe idoneo a vanificare lo sforzo repressivo prodotto negli ultimi anni nei Paesi in cui si sono largamente diffusi i caroselli fiscali fraudolenti. Bisogna procedere, quindi, alla ricostruzione dei flussi finanziari ed alla individuazione dei reali beneficiari dei proventi illeciti al fine di delineare un preciso e dettagliato quadro probatorio idoneo a supportare le ipotesi accusatorie definite dalle autorità inquirenti nei confronti degli organizzatori dei caroselli fiscali fraudolenti. L argomento centrale trattato nel presente lavoro sarà la analisi di una particolare tipologia di frode all Iva, consumata all atto dell importazione in contrabbando di merci dalla Confederazione elvetica. In seguito alla costante azione di contrasto da parte dell Amministrazione finanziaria, è emersa in diversi casi la consumazione di ingenti frodi, che sono state successivamente oggetto di contestazione in sede penale. Taluni dubbi interpretativi, derivanti dall attuale vigenza di una Convenzione sugli scambi commerciali tra la Comunità europea e la Svizzera, hanno richiesto il reiterato intervento della Suprema Corte di Cassazione, che in una recente sentenza emanata in relazione ad un procedimento penale riguardante l ipotesi di illecita importazione di metalli preziosi dalla Svizzera, ha finalmente fornito un orientamento univoco, relativamente alla concreta vigenza in ambito nazionale del reato di evasione d'iva all'importazione negli scambi commerciali tra l'italia e la Svizzera, pur considerandosi pienamente applicabile il divieto di applicazione dei dazi doganali negli scambi tra i due Stati. IV
12 Si rappresenta che, per la redazione del presente lavoro, il sottoscritto ha utilizzato taluni contributi personali oggetto di pubblicazione su riviste di diritto tributario, di cui è stata peraltro data menzione in bibliografia. V
13 CAPITOLO I L EVOLUZIONE NORMATIVA DELL IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO 1. L Iva ed il bilancio comunitario La normativa che disciplina l imposta sul valore aggiunto fonda le sue radici saldamente nella legislazione comunitaria, emanata con la finalità di giungere seppur gradualmente - all armonizzazione delle regole vigenti nei diversi Stati membri in materia di fiscalità indiretta. L'adeguamento delle normative nazionali in tale ambito, infatti, è stato sempre considerato un fattore d importanza pregiudiziale e funzionale alla realizzazione della completa integrazione economica e politica dell Europa. Lo stesso Trattato che istituisce la Comunità europea in seno agli articoli dal 90 al 93 (dal 95 al 99 nella numerazione originaria) 1 detta una serie di disposizioni tese non tanto a porre limiti alla sovranità fiscale degli Stati, quanto a sancire tassativamente il divieto di esercitarla in modo da proteggere le produzioni nazionali e da alterare la concorrenza all interno del mercato unico europeo. 1 L articolo 12 del Trattato di Amsterdam, firmato nella capitale olandese il 2 ottobre 1997 e in vigore dal 1 maggio 1999, prevede la nuova numerazione introdotta sia nel Trattato sull Unione europea, firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992, che nel Trattato che istituisce la Comunità europea, firmato a Roma il 25 marzo
14 In particolare, l art. 93 affronta il problema dell armonizzazione delle legislazioni nazionali relative alle imposte sulla cifra d affari, di consumo e delle altre imposte indirette, comprese le misure di compensazione, affidando alla Commissione il compito di esaminare le modalità attraverso cui pervenire alla realizzazione di tale obiettivo, fondamentale per il buon funzionamento di un mercato integrato, che presuppone l abolizione delle frontiere fiscali, oltre alla soppressione di tutte le barriere tecniche e commerciali. Per dare attuazione agli indirizzi programmatici indicati nel citato articolo 93, la Commissione avviò, sin dagli inizi degli anni 60, studi tesi a definire un sistema quanto più possibile uniforme di imposizione indiretta. La scelta dell IVA quale imposta paneuropea sulle cifre d affari (vale a dire sugli scambi), è stata in origine dettata proprio in relazione al suo aspetto aggregante degli scambi sopranazionali. 2 Fin dall attuazione del sistema comune dell IVA negli anni settanta, 3 le istituzioni comunitarie si erano poste l obiettivo di favorire tutte le misure necessarie per lo sviluppo di un mercato interno soggetto ad una sana concorrenza, nel quale venissero meno la tassazione all importazione e la detassazione all esportazione negli scambi tra gli Stati membri. 2 Paolo Centore, IVA comunitaria, IPSOA, 2001, pag Fin dal 1967, la Prima e la Seconda Direttiva del Consiglio (Direttive 67/227/CEE e 67/228/CEE, dell 11 aprile 1967, in G.U.C.E. n. 71 del 14 aprile 1967) in materia di armonizzazione delle legislazioni relative alle imposte sulla cifra d affari prevedevano l eliminazione dei sistemi d imposta cumulativa a cascata ancora in vigore e l adozione, da parte di tutti gli Stati membri, di un imposta generale sul consumo, proporzionale al prezzo dei beni e dei servizi, qualunque fosse il numero di transazioni intervenute nel processo di produzione e di distribuzione. 2
15 Tale obiettivo è stato peraltro ribadito nella sesta direttiva del Consiglio del 1977, 4 che costituisce la base della legislazione vigente sull IVA nell Unione europea. 5 L essenza dell IVA, conformemente a quanto ritenuto da una parte della dottrina italiana 6 e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, è riconducibile alla qualifica di imposta comunitaria, in considerazione della sua genesi e delle fonti che, complessivamente, la disciplinano sul versante del diritto comunitario e sul versante della normativa interna di recepimento, contribuendo a differenziarla nettamente rispetto ad altre imposte per le quali la sovranità dello Stato è tuttora significativa. Tale collegamento risulta ancora più marcato se si tiene conto che una parte rilevante del bilancio dell Unione europea è finanziata con la risorsa IVA. Pertanto, è possibile affermare che l IVA favorisca il buon funzionamento del mercato comune - in primo luogo perché assicura una neutralità concorrenziale tra gli operatori europei contribuendo altresì alla copertura delle spese delle varie politiche della Comunità europea, essendo una parte degli introiti destinati stabilmente al bilancio comunitario. 4 Direttiva n. 77/388/CEE del Consiglio del 17 maggio 1977, in G.U.C.E. L 145 del 13 giugno 1977, e successive modifiche. 5 Relazione speciale n. 9/98 della Corte dei Conti sulla tutela degli interessi finanziari dell Unione europea in materia di IVA sugli scambi intracomunitari, in G.U.C.E. C 356 del 20 ottobre 1998, pag Vd. Alberto Comelli, La natura dell imposta in L imposta sul valore aggiunto, Giurisprudenza sistematica di diritto tributario diretta da Francesco Tesauro, UTET, 2001, e dello stesso Autore Iva comunitaria e Iva nazionale. Contributo alla teoria generale dell imposta sul valore aggiunto, Cedam, 2000; Augusto Fantozzi, Diritto tributario, UTET, 1998, secondo cui «le direttive comunitarie sono talmente approfondite da costituire spesso un notevole aiuto per interpretare la norma nazionale. Nello stesso tempo, le interrelazioni tra diritto interno e diritto comunitario in materia di IVA sono così intense da aver reso frequenti le ipotesi in disapplicazione delle norme interne contrastanti con le direttive comunitarie». 3
16 Infatti, uno degli aspetti peculiari dell Unione europea, che la differenziano rispetto alle altre organizzazioni internazionali, è il sistema di finanziamento, che si fonda sulle cosiddette risorse proprie. Queste erano, in origine, composte: - dai proventi derivanti dai prelievi agricoli; - dai dazi doganali; - da un quota parte dell imposta sul valore aggiunto; - a titolo residuale, da altre entrate derivanti da politiche comuni Le risorse proprie della Comunità europea Tra i prelievi agricoli 7 sono ricompresi tutti i prelievi, supplementi, importi o elementi addizionali ed altri diritti fissati o da fissare da parte delle Istituzioni comunitarie sugli scambi con i Paesi terzi nel quadro della Politica Agricola Comune, nonché i contributi ed i diritti previsti nel quadro dell organizzazione comune di mercato dello zucchero. Dal 1997, i diritti doganali applicati sulle importazioni di prodotti agricoli da Paesi terzi non sono più classificati come prelievi agricoli, bensì come dazi agricoli 8. 7 Viene fatta una deduzione di un forfait del 10%, avente lo scopo di coprire le spese amministrative degli Stati membri. 8 L abolizione dei prelievi agricoli è stata decisa con l articolo 4 dell Accordo sull Agricoltura scaturito dal negoziato commerciale globale noto come «Uruguay Round» e recepito nell ordinamento comunitario con la Decisione del Consiglio in data 22 dicembre1994, pubblicata in G.U.C.E. L 336 del 23 dicembre
17 Tra i dazi doganali 9 rientrano tutti i diritti di confine indicati nella tariffa doganale comune e gli altri diritti fissati o da fissare da parte delle Istituzioni comunitarie in relazione agli scambi con i Paesi terzi. Il complesso delle entrate comunitarie rappresentate dai prelievi agricoli, dagli importi supplementari, dai dazi doganali e dai contributi sullo zucchero, viene comunemente indicato con l espressione «risorse proprie tradizionali», a dimostrazione dell importanza storica di tali componenti nell ambito del sistema di finanziamento autonomo dell Unione. I proventi derivanti dall imposta sul valore aggiunto furono inizialmente fissati in misura non superiore ad un aliquota dell 1%, applicata ad una base imponibile calcolata in modo uniforme. Tale criterio di calcolo venne fissato solo con la «Sesta Direttiva IVA» nel Una prima consistente modifica si ebbe il 7 maggio 1985, quando fu formalizzata, con una decisione 11 del Consiglio, la linea d azione dettata dal Consiglio Europeo di Fontainebleau del giugno Il tetto massimo dell aliquota fu aumentato all 1,4% e fu prevista una speciale clausola di salvaguardia in favore del Regno Unito, che consentiva di limitare il calcolo della base imponibile dell IVA, cui applicare l aliquota, al 55% del prodotto nazionale lordo. 9 Anche per questi, come per i dazi agricoli, viene fatta deduzione di un forfait del 10%, avente lo scopo di coprire le spese amministrative. 10 Direttiva 77/388 del 17 maggio 1977, in G.U.C.E. L 145 del 13 giugno Decisione n. 88/257, in G.U.C.E. L 128 del 14 maggio
18 Un ulteriore aggiornamento della disciplina seguì a breve. Con una nuova decisione 12 del 24 giugno 1988, il Consiglio stabilì che il principio della limitazione della base imponibile al 55% del prodotto nazionale lordo venisse esteso a tutti gli Stati membri. Fu creata, inoltre, una «quarta risorsa» al fine di ripianare il prevedibile minor gettito della risorsa IVA, nonché di aumentare le entrate e di far coincidere meglio le risorse proprie di ciascuno Stato con la loro capacità contributiva. La «quarta risorsa» viene calcolata applicando alla somma del prodotto nazionale lordo degli Stati un aliquota fissata annualmente nel quadro della procedura di bilancio, in modo da coprire la parte che non è finanziata da tutte le altre categorie di risorse, con lo scopo di assicurare il pareggio del bilancio. Uno degli ultimi interventi in materia è contenuto nella decisione del Consiglio del 31 dicembre 1994, che ha introdotto un ulteriore diminuzione, al 50% del prodotto nazionale lordo, della base imponibile per l applicazione dell aliquota IVA, con una diminuzione annuale progressiva di un punto percentuale nel periodo 1995/1999. In modo analogo e nello stesso periodo è stata prevista la diminuzione dell aliquota IVA dall 1,32% del 1995 all 1,00 del Infine, è stato stabilito un rapporto massimo di 1,27%, tra le risorse proprie ed il prodotto nazionale lordo degli Stati membri. 12 Decisione n. 88/376, in G.U.C.E. L 185 del 15 luglio
19 Per quanto riguarda la procedura di messa a disposizione delle risorse proprie, la disciplina è contenuta nel Regolamento n. 1150/2000, 13 successivamente oggetto di modifiche in seguito all emanazione del Reg. CEE 2028/ Le risorse proprie devono essere accreditate da ogni Stato membro su un conto esente da spese, aperto a nome della Commissione presso il Dicastero del Tesoro o l organismo da esso designato. Le risorse si considerano accertate, quando il servizio competente dello Stato membro ha comunicato al soggetto passivo l importo dovuto. L iscrizione sul conto delle somme concernenti i dazi doganali ed agricoli deve avvenire entro termini perentoriamente prefissati e sulla base delle somme effettivamente riscosse. L iscrizione delle somme dovute a titolo di risorsa IVA e di «quarta risorsa» segue termini specifici ed avviene mensilmente per dodicesimi della somma complessiva iscritta a bilancio di previsione. Il mancato rispetto dei termini imposti per l accredito delle risorse alla Commissione comporta l applicazione di un interesse sulle somme non accreditate per tutto il periodo cui sono trattenute, a carico dello Stato in mora. Poiché le ultime due risorse sono calcolate sulla base di valori preventivati, la Commissione procede, a consuntivo, al calcolo delle somme effettivamente dovute da ogni Stato ed alle conseguenti rettifiche. 13 Regolamento n. 1150/2000 del Consiglio del 22 maggio 2000, in G.U.C.E. L 130 del 31 maggio 2000, recante applicazione della Decisione 94/728 del 31 ottobre 1994 relativa al sistema delle risorse proprie della Comunità, in G.U.C.E. L 293 del 12 novembre Regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE/Euratom) n. 1150/2000 recante applicazione della decisione 94/728/CE/Euratom relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità, pubblicato nella G.U.C.E. del 27 novembre 2004, nr. L352, entrato in vigore il giorno successivo. 7
20 2. La disciplina Iva nella legislazione comunitaria 2.1. Le prime direttive in materia di imposta sul valore aggiunto All atto dell entrata in vigore del Trattato di Roma, in cinque dei sei Paesi all epoca aderenti alla CEE veniva applicata un imposta sulla cifra di affari del tipo cumulativo a cascata. 15 Solo la Francia aveva un sistema d imposta sul valore aggiunto già dal A seguito degli studi effettuati da un gruppo di esperti in seno alla Commissione - in attuazione di quanto disposto dall articolo 93 del Trattato - e formalmente raccolti nel cd. «rapporto Neumark» nel si arrivò alla conclusione che un sistema impositivo basato sul valore aggiunto fosse da preferire in quanto più congeniale ai principi per il buon funzionamento del mercato comune, in particolare per il raggiungimento di positivi effetti di neutralità concorrenziale. In negativo si osservò che un imposta cumulativa a cascata, applicata in ogni fase della produzione e della distribuzione ed alle prestazioni di servizi, anche se non priva di qualche pregio di natura pratica, presentava vari inconvenienti e difficoltà, quali la spinta alla concentrazione verticale delle imprese, a scapito della concorrenza, nonché la difficoltà di calcolare esattamente lo sgravio delle merci nazionali esportate e la tassazione compensativa all importazione. Sulla base di queste considerazioni la Commissione elaborò il parere n. 64/406 del 3 giugno 1964, concernente le strutture e le modalità di applicazione del 15 In Italia vi era l IGE (imposta generale sull entrata), istituita con R.D.L. 9 gennaio 1940 n. 2 e rimasta in vigore fino al 31 dicembre
21 sistema comune dell imposta sul valore aggiunto, con allegate delle note esplicative. Questi due atti non normativi anticiparono i principi fondamentali e le linee portanti del sistema, che furono poi trasfusi nelle prime due direttive in materia di IVA, entrambe adottate dal Consiglio l 11 aprile La I Direttiva 16 indica gli obiettivi di fondo del sistema IVA, tracciando i lineamenti del tributo e prevedendo che entro il 1 gennaio 1970 gli Stati membri dovessero applicarlo. 17 La II Direttiva 18 ha un contenuto dispositivo più definito in quanto, oltre a precisare meglio le caratteristiche del tributo, enuncia alcune nozioni uniformi di particolare rilievo per l adeguamento delle legislazioni fiscali degli Stati membri, quali: - il campo di applicazione, l oggetto dell imposta; - i soggetti passivi; - il concetto di cessione di bene, di prestazione di servizi e di importazione; - il regime delle detrazioni e delle prestazioni di servizi; - i regimi speciali; - le aliquote; - le esenzioni. 16 Prima Direttiva del Consiglio Cee n. 67/227 dell 11 aprile 1967, in G.U.C.E. n. 71 del 14 aprile 1967, In materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relativa alle imposte sulla cifra di affari. 17 In realtà seguì la III Direttiva del 9 dicembre 1969 che prorogò il termine al 1 gennaio 1972 e, solo per l Italia, la IV e la V Direttiva che ne fissavano l introduzione rispettivamente al 1 luglio 1972 ed, infine, al 1 gennaio Seconda Direttiva del Consiglio Cee n. 67/228 dell 11 aprile 1967, in G.U.C.E. n. 71 del 14 aprile 1967, In materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relativa alle imposte sulla cifra di affari. Struttura e modalità relativa del sistema comune d imposta sul valore aggiunto. 9
22 Una tappa fondamentale nell evoluzione comunitaria del sistema IVA si ebbe con l adozione della VI Direttiva del 13 maggio L obiettivo primario era quello di realizzare una base imponibile uniforme in tutti gli Stati membri, dettando una serie di norme e di regole comuni, più dettagliate rispetto a quelle delle prime due Direttive. Furono riviste e precisate, al fine del ravvicinamento delle normative nazionali, numerose nozioni quali quelle di campo di applicazione dell imposta, di soggetto passivo, di cessione di beni e di prestazioni di servizi, di luogo delle operazioni e di esenzione. Il contenuto della Sesta Direttiva è di natura tecnica, indirizzata, cioè, alla definizione dei principi fondamentali dell IVA e delle norme di applicazione e controllo 20. Formalmente, la Direttiva si presenta in parte come modificativa ed integrativa della Prima, in parte sostitutiva della Seconda che, per l effetto, cessa di avere efficacia. Si restringe fortemente la «banda di oscillazione» normativa che era stato previsto per il periodo di impatto della nuova imposta, incidendo sulla libertà di applicazione riconosciuta in origine a favore degli Stati membri. 19 Sesta Direttiva del Consiglio Cee n. 77/388 del 17 maggio 1977, in G.U.C.E. n. 145 del 13 giugno 1977, Sistema comune dell IVA. Base imponibile uniforme. 20 P. Centore, IVA comunitaria, IPSOA, 2001, pag. 19. Le norme della Sesta Direttiva sono riepilogate in «Capi» la cui titolazione richiama la struttura del D.P.R. n. 633/72. 10
23 2.2. L Atto unico europeo e l obiettivo del mercato interno Verso la fine degli anni 70, una grave recessione economica investì tutto l Occidente, determinando un regresso della Comunità, della sua produzione e dei suoi scambi, rispetto ai mercati più integrati degli Stati Uniti e del Giappone. Durante la fase della recessione, le cosiddette barriere non tariffarie, anziché essere soppresse come previsto dal Trattato di Roma, tendevano a moltiplicarsi, al fine di proteggere la produzione nazionale e gli interessi economici, non solo nei confronti dei Paesi terzi, ma anche di quelli comunitari. Al grave periodo di crisi economica coincise anche una fase di stasi da parte delle istituzioni comunitarie, che si trovarono di fronte alla constatazione che l attività produttiva e commerciale non si espandeva alla velocità sperata e l industria comunitaria non riusciva ad acquistare la competitività necessaria a contrastare quella statunitense e nipponica. L inversione di tendenza si ebbe con il superamento del concetto di mercato comune, come concepito nel Trattato CEE, al fine di realizzare un grande mercato interno nel quale fossero abolite tutte le barriere fisiche, tecniche e fiscali, che ancora ostacolavano la libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali. Il nuovo orientamento portò alla redazione di due atti importanti, che per la loro rilevanza di indirizzo programmatico e d impegno politico, hanno segnato una 11
24 incisiva svolta storica nel cammino della costruzione europea, determinandone l effettivo rilancio: 21 - il Libro bianco presentato dalla Commissione nel giugno del 1985; - l Atto unico europeo, adottato nel febbraio del Il Libro bianco è un complesso ed articolato documento, elaborato dalla Commissione sulla base degli indirizzi di politica comunitaria generale emersi nei Consigli europei, che venne approvato all unanimità dal Consiglio europeo svoltosi a Milano il 28 e 29 giugno Con tale atto si stabilì un preciso programma d azione per pervenire alla completa ed effettiva realizzazione di un grande mercato unico entro il 1992, secondo tappe fissate in base ad un calendario operativo e vincolante, composto da un pacchetto di circa trecento proposte di provvedimenti finalizzati alla soppressione delle barriere fisiche, tecniche e fiscali. Per il settore IVA, nel capitolo fiscale si evidenziava che il presupposto fondamentale per il conseguimento dell obiettivo fosse la sostituzione, negli scambi intracomunitari, del sistema di detassazione all esportazione e di imposizione all importazione con un altro, basato sulla tassazione delle merci e dei servizi nel Paese di origine degli stessi. Una valenza politica, giuridica ed operativa fu data alla strategia globale delineata nel Libro bianco, con l adozione dell Atto unico europeo nel febbraio Vd. Umberto Forte, L armonizzazione comunitaria dell IVA, allegato n. 1 alla rivista Il fisco n. 1 del 6 gennaio L Atto unico europeo fu firmato a Lussemburgo e a l Aja rispettivamente il 17 febbraio ed il 28 febbraio

References: sentenza 
 articolo 12
 art. 93
 articolo 93
 articolo 4
 articolo 93