Source: https://www.laleggepertutti.it/109642_quietanza-di-pagamento-efficacia-e-valore-il-fac-simile
Timestamp: 2018-10-20 20:25:26+00:00

Document:
Quietanza di pagamento, efficacia e valore: il fac simile
La liberatoria rilasciata dal creditore al momento del pagamento del debito da parte del debitore: gli effetti e il modello per la compilazione.
Quando si effettua un pagamento è buona norma farsi rilasciare una quietanza di pagamento, ossia una dichiarazione, da parte del creditore, di aver ricevuto il denaro a copertura (totale o parziale) del proprio credito. Una quietanza, pertanto, affinché possa svolgere completamente la sua funzione di estinzione del debito, deve contenere i seguenti elementi:
– l’indicazione dei soggetti interessati nella vicenda: creditore e debitore;
– l’indicazione della somma versata;
– l’indicazione della causale a cui tale cessione di denaro si riferisce (il contratto, il debito, ecc.);
– la data in cui avviene tale prestazione;
– le firme.
Se manca l’indicazione della data, la quietanza resta ugualmente valida. Per accertare la data della quietanza il giudice può infatti ammettere, tenuto conto delle circostanze, qualsiasi mezzo di prova.
1 È obbligatorio rilasciare la quietanza?
2 Come e dove si scrive la quietanza?
3 L’indicazione della causale nella quietanza di pagamento
4 Chi può rilasciare la quietanza?
5 Il fac-simile della quietanza di pagamento
6 Che valore di prova ha la quietanza?
7 Il creditore può contestare la quietanza da questi firmata?
È obbligatorio rilasciare la quietanza?
Il creditore è obbligato, su richiesta del debitore, a rilasciare la quietanza, non potendosi esimere da tale dichiarazione. Le spese di rilascio sono a carico dell’acquirente.
Il creditore può rifiutare la quietanza solo se il pagamento avviene con compensazione di rispettive prestazioni (per es.: entrambe le parti sono creditrici e debitrici l’una dell’altra).
Come e dove si scrive la quietanza?
La dichiarazione contenente la quietanza può essere riportata sul contratto stesso o su altro documento. Può altresì essere spedita con una posta elettronica certificata, una raccomandata a.r. o un telegramma. L’email semplice, essendo uno strumento che non garantisce la piena prova circa la provenienza, la data e il contenuto (al contrario della PEC) può essere facilmente contestata, pertanto se ne sconsiglia l’uso.
L’indicazione della causale nella quietanza di pagamento
Nella quietanza il creditore deve specificamente indicare l’obbligazione che l’acquirente ha inteso soddisfare con il pagamento (la cosiddetta “causale”). Ad esempio “Dichiaro di ricevere da Tizio l’importo di 100 quale corrispettivo della vendita fra noi stipulata in data 10 luglio 2010, avente ad oggetto il seguente bene…“.
L’omessa indicazione della causale non rende priva di effetti la quietanza, tuttavia fa sì che il suo valore possa essere, in presenza di una pluralità di rapporti di dare/avere tra le medesime parti, oggetto di contestazione. Così, in mancanza di indicazione del debito al quale si riferisce il pagamento, la quietanza si intenderà rilasciata per quello più vecchio.
Di norma la quietanza è rilasciata dal venditore ma può anche essere rilasciata da un suo rappresentante o da un mandatario, munito del potere di quietanzare anche se il pagamento è avvenuto in mani di terzi, ed anche se è avvenuto anteriormente al conferimento del mandato.
Chi può rilasciare la quietanza?
La quietanza può essere richiesta dall’acquirente o da un suo rappresentante o da un terzo che paghi su delegazione o spontaneamente. Nelle prime due ipotesi la quietanza sarà rilasciata a nome dell’acquirente.
Allo stesso modo la quietanza può essere rilasciata dal creditore o dal suo delegato che, al posto del primo, prenda in consegna la somma.
Il fac-simile della quietanza di pagamento
Nella quietanza le parti possono inserire ulteriori dichiarazioni, ad esempio:
– dichiarazione del venditore di aver ricevuto tutto quanto gli spettava (quietanza a saldo): è un atto unilaterale di riconoscimento dell’avvenuto pagamento. Si definisce anche “quietanza liberatoria”.
“Dichiaro di ricevere, in data …., dal sig. Mario Rossi, la somma di euro 100, a totale soddisfacimento del mio credito relativo al contratto di vendita del seguente bene … stipulato in data… Null’altro mi è dovuto per la suddetta obbligazione. La presente, pertanto, vale come quietanza liberatoria”.
Tale tipo di quietanza fa presumere il pagamento anche degli interessi;
– quietanza parziale: è la dichiarazione del creditore di aver ricevuto una parte del pagamento spettantegli; essa non libera il debitore dall’obbligo del pagamento del residuo.
“Dichiaro di ricevere, in data …., dal sig. Mario Rossi, la somma di euro 100, a parziale soddisfacimento del mio credito relativo al contratto di vendita del seguente bene … stipulato in data… Tale somma mi viene corrisposta a titolo di acconto sul maggior importo di euro…”;
– remissione del debito residuo: ad esempio se il venditore attesta di aver ricevuto un pagamento parziale e di non avere comunque più nulla a pretendere per l’importo residuo.
“Dichiaro di ricevere, in data …., dal sig. Mario Rossi, la somma di euro 100, a totale soddisfacimento del mio credito relativo al contratto di vendita del seguente bene … stipulato in data… Tale somma vi viene consegnata a completo soddisfo dell’importo pattuito, benché superiore. Pertanto il suddetto pagamento estingue ogni ulteriore debito riferito al predetto contratto, con remissione dell’obbligo di pagamento degli ulteriori importi. Nulla mi è più dovuto”.
Che valore di prova ha la quietanza?
La giurisprudenza unanime attribuisce alla quietanza efficacia di piena prova dell’avvenuta ricezione, da parte del venditore, di un determinato pagamento nonché della manifestazione di volontà dell’acquirente di soddisfare, con essa, una specifica obbligazione.
Per consolidato orientamento giurisprudenziale, la quietanza è un atto unilaterale che comporta il riconoscimento del pagamento e costituisce, quindi, fra le parti, quale confessione stragiudiziale proveniente dal creditore, e rivolta al debitore, piena prova dello specifico pagamento di una determinata somma di denaro per un determinato titolo
Il rilascio della quietanza per il capitale fa presumere il pagamento degli interessi, salvo prova contraria o successiva diversa specificazione dell’atto di quietanza.
Se manca un’espressa rinuncia in proposito, la quietanza non pregiudica il diritto del venditore all’eventuale risarcimento del maggior danno (ulteriore rispetto agli interessi moratori).
Il creditore può contestare la quietanza da questi firmata?
Il rilascio della quietanza fa piena prova dell’avvenuto pagamento, pertanto il quietanzante non può dimostrare il fatto contrario con testimoni. Ciò significa che il creditore non può contestare il rilascio della quietanza e, quindi, il suo contenuto attraverso le dichiarazioni di eventuali testi. Può farlo solo se dimostra che la quietanza è stata emessa a causa di un errore di fatto o di una violenza; solo in tal caso la quietanza è contestabile con l’utilizzo della prova testimoniale.
La quietanza “tipica”, essendo indirizzata al “solvens”, fa piena prova dell’avvenuto pagamento, sicché il quietanzante non è ammesso alla prova contraria per testi, salvo dimostri, in applicazione analogica dell’articolo 2732 cod. civ., che il rilascio della quietanza è avvenuto per errore di fatto o per violenza. La quietanza “atipica” contenuta nella dichiarazione di vendita di autoveicolo ex articolo 13 del r.d. 29 luglio 1927, n. 1814, invece, essendo indirizzata al conservatore del pubblico registro automobilistico affinché non iscriva il privilegio legale per il prezzo, non è prova piena, ma, al pari della confessione stragiudiziale fatta ad un terzo, è liberamente apprezzata dal giudice, senza soggiacere ai limiti di “revoca” della confessione sanciti dall’articolo 2732 cod. civ.
Corte di Cassazione, sezioni Unite, sentenza 22 settembre 2014 n. 19888
Il divieto di provare per testi patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento, previsto dall’articolo 2722 cod. civ., si riferisce al documento contrattuale, formato con l’intervento di entrambe le parti e racchiudente una convenzione, e non opera con riguardo ad una quietanza, che è atto contenente una dichiarazione unilaterale.
Corte di Cassazione, sezione III, Sentenza 7 marzo 2014 n. 5417
Il creditore che, rilasciando quietanza al debitore, ammette il fatto del ricevuto pagamento rende confessione stragiudiziale alla parte, con piena efficacia probatoria, ai sensi degli articoli 2733 e 2735 cod. civ., sicché non può impugnare l’atto se non provando, a norma dell’articolo 2732 cod. civ., che esso è stato determinato da errore di fatto o violenza, essendo insufficiente provare la non veridicità della dichiarazione.
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 21 febbraio 2014 n. 4196
La quietanza, come dichiarazione di scienza del creditore assimilabile alla confessione stragiudiziale del ricevuto pagamento, può essere superata dall’opposta confessione giudiziale del debitore, che ammetta, nell’interrogatorio formale, di non aver corrisposto la somma quietanzata; invero, l’articolo 2726 cod. civ. limita, quanto al fatto del pagamento, la prova per testimoni e per presunzioni, non anche la prova per confessione.
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 22 ottobre 2013 n. 23971
Il possesso delle quietanze, ancorché prive di intestazione ovvero intestate al “de cuius” o all’eredità, costituisce idonea prova presuntiva dei relativi pagamenti da parte del possessore, sempre che si riferiscano a debiti ereditari o all’assolvimento degli obblighi fiscali riconducibili alla successione ed il possessore si identifichi con uno degli eredi, salva l’allegazione di idonea prova contraria da parte dell’avente interesse.
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 18 settembre 2013 n. 21391
La quietanza rilasciata dal creditore ha natura di atto unilaterale recettizio contenente il riconoscimento, dell’avvenuto pagamento, con la conseguenza che, di regola, non è legittimo desumere, dal suo rilascio, l’esistenza di una volontà transattiva o di rinuncia ad altre pretese da parte del creditore, salvo che ciò non emerga da specifici elementi di fatto e dal complessivo contenuto del documento, secondo l’accertamento compiuto dal giudice di merito che, ove sorretto da adeguata e corretta motivazione, si sottrae al sindacato di legittimità.
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 28 maggio 2013 n. 13189

References: articolo 13
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