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Fax - Cassazione Penale 30/05/2016 N° 22800 - Legge semplice
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Fax – Cassazione Penale 30/05/2016 N° 22800
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Numero: 22800
Testo completo della Sentenza Fax – Cassazione penale 30/05/2016 n° 22800:
avverso la sentenza del 23/05/2013 della Corte di appello di Milano;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. LOY Maria Francesca, che ha concluso chiedendo l’annullamento senza rinvio;
udito il difensore, avv. Edoardo Fumagalli, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso.
1. Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Milano ha confermato la sentenza emessa il 28 febbraio 2011 dal Tribunale di Lecco nei confronti di M.A., ritenuto colpevole del delitto di peculato continuato e condannato alla pena di anni 1 e mesi 6 di reclusione con i doppi benefici.
Nel giudizio di merito si è accertato che il M., agente scelto della Polizia di Stato, addetto al posto fisso presso l’ospedale (OMISSIS), aveva utilizzato in 13 occasioni il fax dell’ufficio per trasmettere documentazione relativa a pratiche infortunistiche allo Studio Scai con il quale collaborava insieme al suocero: la circostanza, confermata da testimoni, era stata ammessa dallo stesso imputato, che, in altre occasioni, aveva utilizzato anche la fotocopiatrice dell’ufficio per finalità estranee all’attività istituzionale.
Ritenuto che l’utilizzo di strumentazione pubblica per fini privati integra il peculato, la Corte di appello ha escluso la possibilità di ravvisare nel caso di specie il peculato d’uso, come prospettato dalla difesa dell’imputato, in quanto le energie utilizzate non potevano essere restituite; ha anche escluso la configurabilità dell’ipotesi lieve di cui all’art. 323 bis c.p., in quanto il modesto valore economico dei beni aveva giustificato il riconoscimento dell’attenuante di cui all’art. 62 c.p., n. 4, mentre la valutazione globale del fatto non consentiva di riconoscerne un disvalore minimo.
– violazione dell’art. 606 c.p.p., lett. b) ed e): si deduce l’insussistenza del reato per mancanza di danno patrimonialmente apprezzabile, stante la modestia della condotta, consistita nell’invio di 13 fax nell’arco di due mesi, ed il salto logico della motivazione nella parte in cui ritiene che l’imputato aveva destinato l’ufficio a succursale della società privata. L’utilizzazione dei beni della pubblica amministrazione sarebbe stata episodica e non avrebbe leso la funzionalità dell’ufficio;
– violazione dell’art. 606 c.p.p., lett. b), ed e), in relazione all’art. 314 c.p., comma 2: la Corte di appello avrebbe errato nel non ritenere configurabile il peculato d’uso, ravvisato nel caso di indebito utilizzo del telefono d’ufficio per la non realizzabilità della appropriazione definitiva delle energie costituite dalle onde elettromagnetiche così come della somma al cui esborso l’uso indebito espone l’ufficio nè è stato chiarito perchè non ricorresse nel caso di specie, stante il carattere occasionale e l’inoffensività della condotta.
Nella sentenza n. 19054/13 le Sezioni Unite hanno chiarito che in caso di utilizzo del telefono d’ufficio non sono oggetto di appropriazione definitiva né il bene materiale nè l’energia elettrica, necessaria ad attivare le onde elettromagnetiche, che viene in rilievo quale entità di consumo inscindibilmente legata al funzionamento dell’apparecchio e, pertanto, non può costituire l’oggetto diretto, specifico ed autonomo della condotta dell’agente, né il costo che la pubblica amministrazione sopporta per l’utilizzo indebito del bene, trattandosi di una conseguenza della condotta dell’agente infedele, il quale non ha il previo possesso delle somme corrispondenti all’onere economico che la pubblica amministrazione sostiene per effetto della sua condotta.
L’infondatezza del ricorso ne imporrebbe il rigetto, tuttavia, sullo stesso prevale, in assenza di altri elementi suscettibili di determinare un’assoluzione nel merito del ricorrente, l’applicazione della causa sopravvenuta di estinzione del reato ai sensi dell’art. 129 c.p.p., comma 1, in quanto il reato di cui all’art. 323 c.p., così riqualificato il fatto, è estinto per prescrizione, essendo maturato il termine massimo di anni sette e mesi sei dalla data di consumazione (da settembre 2007 a giugno 2008) e non risultando rinvii.
Riqualificato il fatto come abuso d’ufficio ex art. 323 c.p., annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il reato è estinto per intervenuta prescrizione.
Così deciso in Roma, il 26 aprile 2016.
abuso-dufficio

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