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Il nesso eziologico nella responsabilità aquiliana.
(Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 21 aprile – 23 giugno 2015, n. 12923)
Il (omissis) è deceduto G.V. , a seguito di un incidente stradale provocato dall’automobile di T.M. , che ha tamponato il ciclomotore condotto dall’infortunato.
La moglie del G. , L.D. , che era ricoverata in Ospedale per un tumore terminale addominale, informata dell’accaduto, ha chiesto di essere dimessa e – giunta a casa – è deceduta la sera dello stesso giorno, per collasso cardiocircolatorio.
I figli, G.S. , W. e A. , nonché i fratelli di G.V. , Sa. , M. e G.G. , hanno proposto al Tribunale domanda di risarcimento dei danni nei confronti del responsabile e della sua assicuratrice s.p.a. Liguria Ass.ni. Esperita l’istruttoria nel contraddittorio con la compagnia assicuratrice, il Tribunale ha attribuito l’esclusiva responsabilità del sinistro al T. e ha condannato i convenuti in via solidale al risarcimento dei danni, quantificati in Euro 430.382,97 (detratto l’acconto versato dalla compagnia) in favore dei figli per la morte del padre, e in Euro 99.125,77 complessivi in favore dei fratelli di G.V. , oltre ai due terzi delle spese del giudizio.
Con sentenza 11 – 26 maggio 2011 n. 1556 la Corte di appello di Milano ha riconosciuto il diritto della L. al risarcimento dei danni morali, per il breve tempo in cui è sopravvissuta al marito, danni che ha quantificato in Euro 21.000,00.
Ha escluso la sussistenza del nesso causale fra l’incidente stradale e la morte della L. e ha confermato nel resto la sentenza impugnata, ponendo a carico di Gr.Sa. , M. e G. un quarto delle spese di appello.
La giurisprudenza di questa Corte ha più volte avvertito che, in tema di responsabilità civile extracontrattuale, il nesso causale tra la condotta illecita ed il danno è regolato dal principio di cui agli artt. 40 e 41 cod. pen., in base al quale un evento è da considerare causato da un altro se il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo, nonché dal criterio della cosiddetta causalità adeguata, sulla scorta del quale, all’interno della serie causale, occorre dare rilievo solo a quegli eventi che non appaiano – ad una valutazione “ex ante” – del tutto inverosimili.
Ne consegue che, ai fini della riconducibilità dell’evento dannoso ad un determinato fatto o comportamento, non è sufficiente che tra l’antecedente ed il dato consequenziale sussista un rapporto di sequenza temporale, essendo invece necessario che tale rapporto integri gli estremi di una sequenza possibile, alla stregua di un calcolo di regolarità statistica, per cui l’evento appaia come una conseguenza non imprevedibile dell’antecedente (Cass. civ. Sez. 3, 31 maggio 2005 n. 11609; Cass. civ. Sez. Lav., 14 aprile 2010 n. 8885; Cass. civ. Sez. 1, 23 dicembre 2010 n. 26042; Cass. civ. Sez. 3, 21 luglio 2011 n. 15991).
In ordine al problema in oggetto viene infatti in rilievo una nozione di prevedibilità che è diversa da quella che attiene alle conseguenze dannose, a cui si riferisce l’art. 1225 cod. civ., e che è diversa anche dalla prevedibilità posta a base del giudizio di colpa, poiché essa prescinde da ogni riferimento alla diligenza dell’uomo medio, ossia all’elemento soggettivo dell’illecito, e concerne invece le regole statistiche e probabilistiche necessarie per stabilire il collegamento di un certo evento ad un dato fatto o comportamento.
Nell’ambito di tale nozione di prevedibilità, sono risarcibili in tema di responsabilità aquiliana i danni che siano un effetto normale dell’illecito, in base al suddetto criterio della causalità adeguata (Cass. civ. n. 11609/2005, cit.).
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