Source: http://www.avvocatopedone.it/2018/07/05/cessazione-dellassegno-di-mantenimento-in-caso-di-instaurazione-di-una-nuova-famiglia/
Timestamp: 2019-05-22 18:38:52+00:00

Document:
Cessazione dell’assegno di mantenimento in caso di instaurazione di una nuova famiglia – AP CIVIL LAW FIRM – INFOLINE: 035.244201 Privacy Policy
Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 13 aprile – 27 giugno 2018, n. 16982
La Corte d’appello di Perugia, con sentenza del 20 settembre 2016, ha rigettato il gravame di Z.F. avverso l’impugnata sentenza che, dichiarando la separazione personale dal coniuge B.A. , l’aveva a lui addebitata per avere abbandonato la casa coniugale e gli aveva imposto il pagamento di un assegno di mantenimento della moglie, determinato in 1250,00 mensili.
La Corte ha ritenuto che non vi fosse prova che l’abbandono del tetto coniugale da parte di Z. fosse stato determinato dalla decisione della moglie di mandarlo via di casa né dall’infedeltà contestata alla moglie, essendo quest’ultima riferibile ad epoca coeva o successiva all’allontanamento del marito dalla casa coniugale; la Corte ha accertato una consistente differenza reddituale tra i coniugi a favore di Z. , al quale ha imposto il pagamento dell’assegno nella misura suindicata, non ritenendo provata la convivenza di fatto stabile e continuativa della B. con altra persona, al fine di giustificare l’eliminazione o la riduzione dell’assegno, sebbene avesse avuto una figlia con un altro uomo.
Avverso questa sentenza Z. ha proposto ricorso per cassazione, cui si è opposta la B..
La decisione di intraprendere una nuova convivenza è assunta da una persona che è ancora coniugata, in una fase delicata e temporanea della vita che potrebbe ancora sfociare nella riconciliazione dei coniugi, quindi non sempre è espressione di una compiuta scelta esistenziale implicante una reale progettualità di vita, qual è quella propria della convivenza con altra persona, la quale fa sorgere obblighi di “reciproca assistenza morale e materiale” (v. art. 1, comma 36, della legge n. 76 del 2017).
L’assegno deve essere idoneo ad assicurare al coniuge separato tendenzialmente un tenore di vita analogo a quello che egli aveva prima della separazione (Cass. n. 12196/2017) e tuttavia esso è dovuto “sempre che (il coniuge richiedente) non fruisca di redditi propri tali da fargli mantenere una simile condizione” (Cass. n. 14840/2006), dovendo l’assegno essere pur sempre “necessario al suo mantenimento”, ai sensi dell’art. 156 c.c.. Ciò induce a ritenere che il diritto all’assegno di mantenimento possa essere negato o eliminato se il coniuge debitore (convenuto nel giudizio per l’attribuzione dell’assegno o attore in quello per l’eliminazione o la revisione dello stesso) dimostri che l’altro coniuge abbia instaurato una convivenza more uxorio con altra persona che assuma i caratteri della stabilità, continuatività ed effettiva progettualità di vita, presumendosi in tal caso che le disponibilità economiche di ciascun convivente siano messe in comune nell’interesse del nuovo nucleo familiare.
La convivenza stabile e continuativa con altra persona deve ragionevolmente assumersi come fattore la cui prova è a carico del coniuge che si oppone all’attribuzione dell’assegno, trattandosi di un fatto potenzialmente impeditivo o estintivo del diritto azionato -che fa presumere la cessazione o l’interruzione dell’obbligo di mantenimento. La convivenza, diversamente che in passato (v. Cass. n. 12557/2004), non può ritenersi “di per sé neutra”, incidendo direttamente sulla valutazione dell’adeguatezza dei mezzi e sulla quantificazione dell’assegno eventualmente riconosciuto.
Resta ferma, come si è detto, la facoltà del coniuge richiedente l’assegno anche per il principio di vicinanza della prova – di allegare e dimostrare che quella convivenza non influisca in melius sulle proprie condizioni economiche, restando i suoi redditi complessivamente “inadeguati” a fargli conservare tendenzialmente il tenore di vita coniugale. Tale prova può essere data dal medesimo coniuge con ogni mezzo anche in via presuntiva che possa fare ritenere – soprattutto con riferimento al tenore di vita e ai redditi della persona convivente, secondo il prudente apprezzamento del giudice – che dalla convivenza egli non tragga benefici economici idonei a giustificare il diniego, l’eliminazione o la riduzione dell’assegno, in relazione al complesso delle circostanze del caso concreto.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 Cass.