Source: http://neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=13509
Timestamp: 2017-11-22 14:58:17+00:00

Document:
CORTE COSTITUZIONALE , SENTENZA 11 novembre 2016, n.241
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MERCOLEDÌ 22 NOVEMBRE AGGIORNATO ALLE 14:58
CORTE COSTITUZIONALE , SENTENZA 11 novembre 2016, n.241RICOGNIZIONE
La questione all’esame della Consulta concerne il cumulo della pensione privilegiata ordinaria con il reddito da lavoro autonomo.
Nella specie, viene censurato dal rimettente, per violazione dell’art. 3 Cost., il regime delineato dalle disposizioni citate, che consentono il beneficio del cumulo integrale della pensione di anzianità con il reddito da lavoro autonomo, limitandolo, invece, alla misura del 70% per i titolari di pensione privilegiata ordinaria.
Tale regime, infatti, sarebbe foriero di un’arbitraria disparità di trattamento, pregiudicando il titolare di una pensione privilegiata ordinaria che vanti i medesimi requisiti di anzianità di un pensionato che percepisca la pensione di anzianità.
La Consulta opta per l’infondatezza della questione.
Esse muovono, infatti, da una premessa – omogeneità tra pensione privilegiata ordinaria e pensione di anzianità – che non trova alcun riscontro nel dato normativo e nell’elaborazione della giurisprudenza costituzionale.
Differentemente, mentre la pensione di anzianità si atteggia come un beneficio concesso al lavoratore, che prescinde dal raggiungimento dell’età pensionabile e postula il mero avvenuto svolgimento dell’attività lavorativa per un tempo predeterminato (cfr. Corte Cost. n. 155/69 e n. 416/99), la pensione privilegiata ordinaria è ancorata a eventi dannosi (ferite, lesioni o infermità), provocati da una causa di servizio, e consegue alla cessazione del rapporto di impiego per inabilità permanente al servizio.
“La natura di “retribuzione differita”, che accomuna pensioni privilegiate ordinarie e pensioni di anzianità, non rende costituzionalmente obbligata una equiparazione di tali trattamenti agli effetti della disciplina del cumulo, né rileva la considerazione dell’eventuale coincidenza dei requisiti di anzianità, elemento sprovvisto di valenza significativa nell’àmbito di una regolamentazione incentrata sulle peculiarità delle singole prestazioni previdenziali. Invero, l’auspicata parificazione tra pensione privilegiata ordinaria e pensione di anzianità, agli effetti dell’applicazione di un cumulo integrale, non può derivare dalla circostanza, del tutto accidentale, che il titolare di pensione privilegiata ordinaria abbia tutti i requisiti per accedere anche alla pensione di anzianità”.
Pertanto, non può esserci alcuna comparazione tra le pensioni privilegiate ordinarie e le pensioni di anzianità, essendo il punto di equilibrio individuato dal legislatore conforme al principio di ragionevolezza.
Va dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 72, comma 2, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2001) e dell’art. 19 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133, sollevata dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Marche, giudice unico delle pensioni, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, con l’ordinanza indicata in epigrafe.
CORTE COSTITUZIONALE , SENTENZA 11 novembre 2016, n.241 - Pres. Grossi – est. Sciarra
1.– Con ordinanza del 17 marzo 2015, iscritta al n. 147 del registro ordinanze 2015, la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Marche, giudice unico delle pensioni, ha sollevato, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 72, comma 2, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001)» e dell’art. 19 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133.
1.1.– Il giudice rimettente espone di dover decidere il ricorso presentato il 30 settembre 2014 da R.P., generale dell’arma dei carabinieri, cessato dal servizio il 9 agosto 2000, con trentasette anni di anzianità contributiva, beneficiario di una pensione privilegiata ordinaria, in ragione di un’infermità dovuta a causa di servizio.
Il ricorrente nel giudizio principale ha impugnato la nota provvedimento n. 121294/FF del 26 maggio 2014, con cui l’Istituto nazionale per la previdenza sociale (INPS), direzione provinciale di Ancona Pensioni dipendenti PP.AA., ha accertato un indebito di Euro 199.000,76, in relazione al periodo dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno 2014, e ha disposto la restituzione di tale somma nel termine di trenta giorni dal ricevimento della nota, applicando, dal luglio 2014, la ritenuta cautelativa di Euro 375,26 (pari a un quinto della pensione) e provvedendo a una riduzione della pensione erogata mediante una ritenuta continuativa mensile di Euro 1.315,48, «per prestazione opera retribuita».
1.2.– In punto di fatto, il giudice rimettente evidenzia che il ricorrente gode di un trattamento ordinario privilegiato di quinta categoria di tabella A, sino al 9 agosto 2004, e, per il periodo successivo, di un trattamento privilegiato di quarta categoria.
Tale disposizione prevede la liquidazione della pensione privilegiata nella misura della pensione normale, «aumentata di un decimo», quando sia raggiunta l’anzianità di quindici anni, associata a dodici anni di servizio effettivo.
1.3.– In punto di non manifesta infondatezza, il giudice a quo muove dal presupposto che la pensione privilegiata sia riconducibile, in virtù di una consolidata giurisprudenza contabile, ai trattamenti di invalidità di cui all’art. 77, comma 2, della legge n. 388 del 2000, sottratti alla soppressione dei limiti di cumulo, disposta per le pensioni di anzianità dall’art. 19, comma 1, del d.l. n. 112 del 2008.
2.– Nel giudizio si è costituito l’INPS, con memoria dell’8 settembre 2015, e ha chiesto di dichiarare l’inammissibilità o l’infondatezza della questione di legittimità costituzionale.
La questione, inoltre, si presenterebbe «priva di incidentalità», in quanto perseguirebbe l’unico obiettivo di estendere il regime più favorevole di cumulo anche alle pensioni privilegiate ordinarie, senza produrre alcuna incidenza concreta sul provvedimento di recupero dell’indebito previdenziale, sottoposto al vaglio del giudice rimettente.
Il divieto del cumulo integrale tra pensione privilegiata ordinaria e redditi da lavoro autonomo sarebbe il frutto di una scelta discrezionale del legislatore, conforme al canone di ragionevolezza e memore della specificità della pensione privilegiata, beneficio che, dal 1° dicembre 2012, è stato riservato ai soli militari e al solo personale operante nel comparto sicurezza (art. 6 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante «Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici», convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214).
Il riconoscimento della pensione privilegiata, difatti, non si presenterebbe come «un beneficio connesso esclusivamente allo status del dipendente militare del tutto svincolato dal presupposto della capacità di servizio», ma si prefiggerebbe di integrare i redditi dell’interessato, «compromessi in ragione della cessata o diminuita capacità lavorativa conseguente alla malattia o all’infortunio».
3.– Nel giudizio, con memoria dell’8 settembre 2015, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto di rigettare, in quanto infondata, la questione di legittimità costituzionale sollevata del giudice contabile.
1.– La Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Marche, giudice unico per le pensioni, dubita della legittimità costituzionale dell’art. 72, comma 2, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001)» e dell’art. 19 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133.
1.1.– Il giudice rimettente censura, per violazione dell’art. 3 Cost., il regime delineato dalle disposizioni citate, che accordano il beneficio del cumulo integrale della pensione con il reddito da lavoro autonomo soltanto a chi percepisca una pensione diretta di anzianità (art. 19 del d.l. n. 112 del 2008) e assoggettano il titolare di una pensione privilegiata ordinaria diretta al meno favorevole regime di cumulo, limitato dall’art. 72, comma 2, della legge n. 388 del 2000 alla misura del 70 per cento.
Tale disparità di trattamento sarebbe lesiva dell’art. 3 Cost., anche sotto il profilo del contrasto con il canone di ragionevolezza, poiché pregiudicherebbe proprio «i cittadini che non solo hanno adempiuto al dovere ex articolo 4, comma 2, Cost. – identicamente ai titolari di pensione d’anzianità […] – ma che proprio a causa del servizio svolto, in favore dello Stato, hanno subìto una menomazione dell’integrità personale».
1.2.– La difesa dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) ha eccepito l’inammissibilità della questione per difetto di rilevanza. Molteplici eccezioni preliminari (il vincolo del giudicato, la carenza di interesse, l’incompetenza e la carenza di giurisdizione del giudice adìto) si rivelerebbero dirimenti e impedirebbero di applicare la disciplina censurata.
1.3– La difesa del Presidente del Consiglio dei ministri enuncia analoghi rilievi nel senso dell’infondatezza della questione proposta.
2.– Alla soluzione del dubbio di costituzionalità conviene premettere la ricognizione dei tratti salienti della disciplina del cumulo tra pensione e redditi da lavoro.
L’assimilazione traspare anche dall’art. 6 della legge 12 giugno 1984, n. 222 (Revisione della disciplina della invalidità pensionabile), che racchiude i princìpi per la revisione della disciplina delle invalidità pensionabili e regola in un medesimo contesto «assegno privilegiato di invalidità, pensione privilegiata di inabilità od ai superstiti, per cause di servizio».
3.– Inquadrata in tali coordinate, la questione di legittimità costituzionale si sottrae alle eccezioni di inammissibilità, svolte dalla difesa dell’INPS.
3.1.– L’eccezione di erronea individuazione della norma applicabile, da esaminare in via prioritaria, deve essere disattesa.
3.2.– Le considerazioni svolte implicano l’infondatezza dell’ulteriore eccezione di inammissibilità, che fa leva sull’omessa sperimentazione di una interpretazione adeguatrice.
3.3.–. La questione non può dirsi irrilevante, sul mero presupposto che siano ancora sub iudice alcuni profili pregiudiziali (carenza d’interesse del ricorrente, difetto di giurisdizione e di competenza del giudice adìto, vincolo del giudicato), potenzialmente preclusivi dell’esame del merito e decisi dal giudice rimettente con sentenza non definitiva, impugnata da entrambe le parti del giudizio principale.
Il giudice contabile, difatti, è deputato a decidere sui «ricorsi pensionistici civili, militari e di guerra», come oggi conferma anche il nuovo assetto della giustizia contabile definito dall’art. 151 del decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174 (Codice di giustizia contabile, adottato ai sensi dell’articolo 20 della legge 7 agosto 2015, n. 124).
Quanto alla competenza della Corte dei conti marchigiana, negata dalla difesa dell’INPS, non può ritenersi implausibile la valutazione del giudice rimettente, che ha escluso di poter configurare il giudizio principale come un giudizio di mera esecuzione di una decisione già passata in giudicato, giudizio demandato alla Corte dei conti centrale (art. 10 della legge 21 luglio 2000, n. 205, recante «Disposizioni in materia di giustizia amministrativa»).
5.– La disciplina, sottoposta al vaglio di costituzionalità, si inscrive in un contesto normativo quanto mai mutevole, che ha registrato l’avvicendarsi di interventi di segno diverso, ora in chiave limitativa del cumulo tra pensioni e redditi da lavoro, ora nella direzione di un progressivo superamento dei limiti originariamente imposti.
Nel cimentarsi con le disparate discipline succedutesi nel tempo, questa Corte ha affermato a più riprese che la sussistenza di un’altra fonte di reddito può giustificare una diminuzione del trattamento pensionistico (sentenza n. 197 del 2010), in quanto «la funzione previdenziale della pensione non si esplica, o almeno viene notevolmente ridotta, quando il lavoratore si trovi ancora in godimento di un trattamento di attività» (sentenza n. 275 del 1976).
Il pensionato che continua a lavorare «pone in essere una condotta che, da un lato, può avere rilievo ai fini di una riliquidazione della pensione, dall’altro consente al legislatore di tener conto del conseguente guadagno e della diminuzione del suo stato di bisogno» (sentenza n. 30 del 1976).
6.– Da tali princìpi il legislatore, nel caso di specie, non si è discostato.
6.1.– Le censure, in tutti i profili in cui si articolano, non sono fondate.
La pensione di anzianità si atteggia come «un beneficio concesso al lavoratore» (sentenza n. 155 del 1969), che prescinde dal raggiungimento dell’età pensionabile e postula il «mero avvenuto svolgimento dell’attività stessa per un tempo predeterminato» (sentenza n. 416 del 1999). La pensione privilegiata ordinaria è ancorata a eventi dannosi (ferite, lesioni o infermità), provocati da una causa di servizio, e consegue alla cessazione del rapporto di impiego per inabilità permanente al servizio.
6.2.– Il legislatore ha prefigurato un regime di particolare favore per le pensioni privilegiate, ricondotte da questa Corte alla categoria dei “trattamenti speciali di quiescenza” (sentenza n. 428 del 1993), rimarcando la peculiarità dei trattamenti privilegiati rispetto alle pensioni di anzianità. Tanto basta per escludere il raffronto tra le due prestazioni, nella prospettiva della disciplina del cumulo tra pensioni e redditi da lavoro.

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 SENTENZA 
 provvedimento n. 
 articolo 4
 sentenza