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Timestamp: 2020-07-10 00:26:37+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 34085 del 19/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34085 del 19/12/2019
Cassazione civile sez. trib., 19/12/2019, (ud. 10/09/2019, dep. 19/12/2019), n.34085
Sul ricorso iscritto al numero 5878 del ruolo generale dell’anno
Speranza s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore
S.B., rappresentata e difesa, giusta procura speciale a margine
del controricorso, dall’Avv.to Angelo Stefanori e dall’avv.to
Guglielmo Castaldo, elettivamente domiciliata presso lo studio del
primo difensore, in Roma Via Giuseppe Ferrari n. 2;
regionale dell’Umbria, n. 150/02/2012, depositata in data 12 luglio
10 settembre 2019 dal Relatore Cons. Putaturo Donati Viscido di
– con sentenza n. 150/02/2012, depositata in data 12 luglio 2012, non notificata, la Commissione tributaria regionale dell’Umbria, rigettava l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore, nei confronti di Speranza s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, avverso la sentenza n. 128/07/2011 della Commissione tributaria provinciale di Perugia che, previa riunione, aveva accolto i ricorsi proposti dalla suddetta società avverso gli avvisi di accertamento n. (OMISSIS) e (OMISSIS) con i quali l’Ufficio, previ p.v.c. della G.d.F. del 20 febbraio 2009 e del 9 giugno 2010, aveva contestato alla contribuente, per l’anno 2005, l’indebita deduzione dei costi e detrazione dell’Iva in relazione ad operazioni ritenute soggettivamente inesistenti di acquisto intracomunitario di autovetture tramite soggetti interposti (“cartiere”, quali la Queen Car s.r.l., la Dora Car s.r.l. e Autocentrum s.a.s.);
– la CTR – nel confermare la sentenza di primo grado – in punto di diritto, per quanto di interesse, ha affermato che l’Ufficio non aveva fornito un “riscontro probatorio certo” – anche con riguardo all’asserito prezzo praticato inferiore a quello di mercato – per addivenire ad un accertamento presuntivo circa la inesistenza soggettiva delle operazioni commerciali in questione;
– avverso la sentenza della CTR, l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione affidato a due motivi, cui resiste, con controricorso, la società contribuente articolando ricorso incidentale affidato a due motivi;
– il ricorso è stato fissato in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 2, e dell’art. 380-bis.1 c.p.c., introdotti dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016, 197.
– con il primo motivo, la ricorrente principale denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 19, 21, 23 e 28, del D.L. n. 429 del 1982, art. 4, lett. d), convertito dalla L. n. 516 del 1982, come modificato dal D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 2, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, nonchè dell’art. 2697 c.c. per avere la CTR – a fronte dei molteplici elementi presuntivi emersi dai p.v.c della G.d.F. circa la inesistenza soggettiva delle operazioni in questione – fatto ricadere sull’Ufficio l’onere di fornire “prova certa” della fittizietà soggettiva della fatturazione;
– con il secondo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’insufficiente motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio, per non avere la CTR argomentato in ordine ai molteplici elementi presuntivi della fittizietà soggettiva delle operazioni commerciali in questione emersi dai p.v.c. della G.d.F. nonchè in ordine alla ritenuta estraneità della società contribuente al meccanismo fraudolento relativo alla contestata inesistenza soggettiva delle operazioni medesime;
– va preliminarmente disattesa l’eccezione di inammissibilità del secondo motivo per asserita applicazione della regola della pronuncia c.d. “doppia conforme” di cui all’art. 348 ter c.p.c.; ciò in quanto la sentenza impugnata è stata depositata in data 12 luglio 2012 (a fronte di appello depositato il 20/12/11) per cui non può trovare applicazione nè l’art. 348 ter c.p.c. nè la nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5;
– i motivi – da esaminare congiuntamente per connessione – sono fondati per le ragioni di seguito indicate;
– in materia, questa Corte ha affermato il seguente principio di diritto: “In tema di IVA, l’Amministrazione finanziaria, se contesta che la fatturazione attenga ad operazioni soggettivamente inesistenti, inserite o meno nell’ambito di una frode carosello, ha l’onere di provare, non solo l’oggettiva fittizietà del fornitore, ma anche la consapevolezza del destinatario che l’operazione si inseriva in una evasione dell’imposta, dimostrando, anche in via presuntiva, in base ad elementi oggettivi e specifici, che il contribuente era a conoscenza, o avrebbe dovuto esserlo, usando l’ordinaria diligenza in ragione della qualità professionale ricoperta, della sostanziale inesistenza del contraente; ove l’Amministrazione assolva a detto onere istruttorio, grava sul contribuente la prova contraria di avere adoperato, per non essere coinvolto in un’operazione volta ad evadere l’imposta, la diligenza massima esigibile da un operatore accorto, secondo criteri di ragionevolezza e di proporzionalità in rapporto alle circostanze del caso concreto, non assumendo rilievo, a tal fine, nè la regolarità della contabilità e dei pagamenti, nè la mancanza di benefici dalla rivendita delle merci o dei servizi” (Cass. Sez. 5, n. 9851 del 20/04/2018; Sez. 5, n. 27566 del 30/10/2018);
– nella specie, la CTR non ha fatto corretta applicazione dei suddetti principi in quanto, con una motivazione incongrua e affetta da vizi logici-giuridici – a fronte dei molteplici elementi presuntivi della inesistenza soggettiva delle operazioni risultanti dai p.v.c. della G.d.F. del 20 febbraio 2009 e 9 giugno 2010, posti a fondamento degli avvisi di accertamento in questione (quali la mancanza di strutture commerciali e aziendali delle società interposte Dora s.r.l. e Queen Car s.r.l.; il mancato versamento dell’Iva da parte di queste ultime e la mancata presentazione di dichiarazioni fiscali; vendite delle autovetture a prezzi manifestamente inferiori a quelli praticati dai fornitori esteri, etc.) – ha fatto erroneamente ricadere sull’Ufficio l’onere della “prova certa” della fittizietà della fatturazione, con ciò viziando la decisione quanto alla ritenuta inconfigurabilità, nella specie, della inesistenza soggettiva delle operazioni commerciali de quibus;
– con il primo motivo del ricorso incidentale, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57, per essere l’avviso di accertamento (OMISSIS) sostanzialmente identico – trattandosi della contestazione delle medesime operazioni così come della determinazione dell’imposta – a quello precedentemente notificato dall’Agenzia n. (OMISSIS) ed oggetto di annullamento da parte di quest’ultima;
– con il secondo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, artt. 6 e 7, della L. n. 241 del 1990, art. 3, nonchè del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, per essere entrambi gli avvisi di accertamento in questione illegittimi per omessa motivazione redatta per relationem, con richiamo ad atti (p.v.c. della G.d.F.) non allegati agli atti impositivi e fondati su documentazione non nella disponibilità della contribuente;
– secondo il consolidato orientamento di questa Corte, il ricorso incidentale (anche se qualificato come condizionato) deve essere giustificato dalla soccombenza (non ricorrendo altrimenti l’interesse processuale a proporre ricorso per cassazione), cosicchè è inammissibile il ricorso incidentale, con il quale la parte, che sia rimasta completamente vittoriosa nel giudizio di appello, risollevi questioni non decise dal giudice di merito perchè non esaminate o ritenute assorbite, salva la facoltà di riproporre le questioni medesime al giudice del rinvio in caso di annullamento della sentenza (v. Cass. 23548/2012; 19366/2007);
– in conclusione, va accolto il ricorso principale, dichiarato inammissibile quello incidentale; con cassazione della sentenza impugnata e rinvio anche per le spese del giudizio di legittimità alla Commissione tributaria regionale dell’Umbria, in diversa composizione, per un riesame della vicenda alla luce dei principi sopra enunciati.
La Corte accoglie il ricorso principale; dichiara inammissibile il ricorso incidentale; cassa l’impugnata sentenza e rinvia alla Commissione tributaria regionale dell’Umbria, in diversa composizione, anche per il governo delle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, il 10 settembre 2019.

References: Sentenza 
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 art. 1
 art. 4
 art. 2
 art. 54
 sentenza 
 art. 43
 art. 57
 art. 3
 art. 42
 art. 54
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 Cass. 
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