Source: https://it.scribd.com/document/150078695/Raccolta-Di-Quesiti-Urbanistica-e-Edilizia-Sardegna
Timestamp: 2019-10-22 13:47:11+00:00

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quesiti urbanistica
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RACCOLTA | DI | QUESITI | IN | MATERIA | DI | PIANIFICAZIONE | PAESAGGISTICA | URBANISTICA | E | DI | EDILIZIA|
Indice Acronimi
AREE S AREE DESTINATE A SPAZI PUBBLICI P.A.I. PIANO ASSETTO IDROGEOLOGICO P.d.L. PIANO DI LOTTIZZAZIONE P.U.L. PIANO DI UTILIZZO DEI LITORALI P.U.C. PIANO URBANISTICO COMUNALE S.I.C. SITI DI INTERESSE COMUNITARIO S.U.A.P. SPORTELLO UNICO PER LE ATTIVIT PRODUTTIVE V.A.S. VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA ZONA B ZONA DI COMPLETAMENTO RESIDENZIALE ZONA C ZONA DI ESPANSIONE RESIDENZIALE ZONA D ZONA INDUSTRIALE, ARTIGIANALE E COMMERCIALE ZONA F ZONA TURISTICA Z.P.S. ZONA DI PROTEZIONE SPECIALE
.01 .02 .03 .04 .05 .06 .07 .08 .09 .10 .11 .12 .13 .14 .15 .16 .17 .18 .19 .20 .21 .22 .23 .24 .25 .26 .27 .28 .29 .30 .31
Introduzione Verifica di coerenza del Piano Urbanistico Comunale e applicazione delle misure di salvaguardia Richiesta di parere in merito alla durata di un vincolo preordinato allesproprio contenuto in un Piano Particolareggiato Parere su vigenza Programma di Fabbricazione a seguito annullamento del Piano Urbanistico Comunale Richiesta autorizzazione utilizzo bitume per opere di completamento strade rurali Richiesta di parere sulla realizzazione di un impianto di deposito e trasformazione ramaglie in zona agricola (zona E) Richiesta di parere in merito alla possibilit di realizzare una struttura alberghiera in zona turistica (zona F) Impianti serricoli in zona industriale, artigianale e commerciale (zona D) Richiesta di parere sulla realizzazione di un caseificio in zona di completameno residenziale (zona B) Richiesta di parere sulla possibilit di ricostruire una parte di fabbricato in centro storico Cessione per standard Piani di Lottizzazione, applicazione Decreto Assessoriale 2266/U del 1983 Richiesta di parere sullapplicabilit della Legge Regionale 5/2006 in materia edilizio-urbanistica Richiesta di parere in merito alla realizzabilit di una piscina Quesito su autorizzazione paesaggistica in merito a impianto fotovoltaico di 1.858,56 kWp da realizzarsi in Zona Industriale Richiesta di parere su ristrutturazione in centro storico Richiesta di parere sugli ambiti di paesaggio Richiesta di parere sulla realizzazione di un impianto per la distribuzione di carburanti da realizzare in zona agricola (zona E) Richiesta di parere in merito alla nozione di interclusione ex art. 15 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale Richiesta parere su incrementi volumetrici ex art. 17 Legge Regionale 2/2007 Richiesta di parere in ordine alla possibilit di ampliamento di un edificio in fascia di rispetto stradale Aggiornamento oneri concessori Zone turistiche (zona F) e loro utilizzazione per edificazioni con destinazione residenziale Richiesta di parere sulla realizzazione di un impianto per la distribuzione di carburanti Parere tecnico sul rilascio di una Concessione Edilizia relativa a un miglioramento fondiario Richiesta di parere sulle specifiche edificatorie di un lotto compreso in una lottizzazione convenzionata e registrata il 16 giugno 1977 Richiesta di parere su un orientamento Comitato Tecnico Regionale per lUrbanistica in materia di Piani Urbanistici Regionali approvati senza Valutazione Ambientale Strategica Richiesta di parere su aree destinate a spazi pubblici (aree S) Parere in merito allinstallazione di strutture precarie in zona agricola (zona E) Deposito materiale lapideo Realizzazione di pergole fotovoltaiche e concessione del sottosuolo comunale per la costruzione di vani interrati da destinarsi ad attivit enologica Chiarimenti in merito al mutamento di destinazione duso Richiesta di agevolazione per il recupero di locali di sgombero (giugno 2009) (luglio 2009) (settembre 2009) (settembre 2009) (novembre 2009) (dicembre 2009) (gennaio 2010) (gennaio 2010) (febbraio 2010) (febbraio 2010) (febbraio 2010) (marzo 2010) (marzo 2010) (aprile 2010) (aprile 2010) (aprile 2010) (aprile 2010) (aprile 2010) (aprile 2010) (aprile 2010) (maggio 2010) (maggio 2010) (giugno 2010) (giugno 2010) (giugno 2010) (giugno 2010) (luglio 2010) (settembre 2010) (settembre 2010) (settembre 2010) (settembre 2010)
5 7 9 11 13 15 17 19 21 23 25 27 29 31 35 37 39 41 43 45 47 49 51 53 55 57 59 61 63 65 67 69
.32 .33 .34 .35 .36 .37 .38 .39 .40 .41 .42 .43 .44 .45 .46 .47 .48 .49
Autorizzazione paesaggistica per interventi edilizi in zona di completamento residenziale (zona B), allinterno del centro matrice Quesito in merito allinterpretazione dellart. 27, comma 2, lett. d), delle norme tecniche di attuazione del Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico Richiesta parere in merito alla realizzazione di una pensilina per un impianto fotovoltaico integrato Quesiti sullapplicazione dellart. 52 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale Insediamento di attivit alberghiere in zona industriale, artigianale e commerciale (zona D) del Piano Urbanistico Comunale vigente Insediamento di attivit varie in zona industriale, artigianale e commerciale (zona D) Richiesta parere su Piano di Lottizzazione (P. d. L.) Richiesta di parere sulla realizzazione di un impianto per la distribuzione di carburanti Interpretazione art. 2, comma 8, Legge Regionale 13/2008 per la costruzione di un edificio ad uso residenziale commerciale in area situata a meno di cento metri da un edificio di culto Trasformazione di un locale di sgombero in un locale ad uso abitativo Richiesta parere sulla possibilit, nellambito di un Piano di Lottizzazione, di realizzare, una tipologia edilizia diversa da quella prevista, pur nel rispetto degli indici previsti per la tipologia originaria Competenza del Sportello Unico Per le Attivit Produttive per la realizzazione di un centro satellite da parte dellEnel Quesito sullapplicazione dellarticolo 15 del D.P.R. 380/2001 Parere su un cambio di destinazione duso in zona agricola, da residenziale a ricettivo (turistico - rurale) Determinazione degli oneri concessori in materia di sopraelevazione di uno scantinato al rustico per la realizzazione di una casa di civile abitazione alla quale rimane annesso lo scantinato Parere sullinterpretazione dellart. 17 L.egge Regionale 2/2007 Richiesta parere su applicazione normativa urbanistica Richiesta di parere interpretativo sullapplicazione degli oneri concessori relativamente ad un intervento di cambio di destinazione duso di un fabbricato non pi funzionale allattivit agricola da destinare ad attivit di turismo rurale Possibilit di installare un impianto fotovoltaico in zona agricola (zona E) al servizio di una struttura ricettiva sita in zona di completamento residenziale (zona B) Parere su cambio di destinazione duso, in zona di completamento residenziale (zona B), da residenziale a direzionale
(settembre 2010) (settembre 2010) (settembre 2010) (ottobre 2010) (ottobre 2010) (ottobre 2010) (ottobre 2010) (ottobre 2010) (ottobre 2010) (ottobre 2010) (ottobre 2010) (ottobre 2010) (ottobre 2010) (novembre 2010) (novembre 2010) (novembre 2010) (dicembre 2010) (dicembre 2010)
71 73 75 77 79 81 83 85 87 89 91 93 95 97 99 101 103 105
.50 .51
(gennaio 2011) (gennaio 2011)
LAssessorato degi Enti Locali, Finanze ed Urbanistica - Direzione Generale della pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia, attraverso il Servizio Affari generali e giuridici, svolge unattivit di supporto tecnico-giuridico nelle materie di propria competenza, nellintento operativo di fornire risposte agli interrogativi delle amministrazioni pubbliche in tema di pianificazione paesaggistica, di urbanistica e di edilizia. Tale attivit, nellambito di una costruttiva collaborazione tra amministrazioni, ha lobiettivo di portare a soluzione, con la necessaria pragmaticit, questioni operative e di dettaglio, incrementando lefficienza delle stesse pubbliche amministrazioni coinvolte nei processi di pianificazione e di gestione dei processi edilizi. In tale ottica, con la presente pubblicazione si rende disponibile una selezione dei pareri resi dagli uffici regionali ai quesiti giuridici presentati dalle Amministrazioni Comunali. I quesiti riportati chiariscono alcuni aspetti afferenti le questioni di maggior rilievo nelle materie di competenza della Direzione Generale, con particolare riferimento al Piano paesaggistico regionale. La raccolta intende rappresentare unulteriore strumento di consultazione, in grado di fornire un concreto ausilio al lavoro di tutti gli operatori del settore, consentendo loro di trovare validi spunti per la risoluzione di questioni applicative, o per lapprofondimento di tematiche specifiche. Si precisa che esula dalle funzioni dellAmministrazione regionale la formulazione di interpretazioni autentiche delle norme giuridiche contenute in testi legislativi, che compete unicamente allorgano legislativo che le ha emanate: il presente documento ha, pertanto, il solo scopo divulgativo ed informativo e non pu essere utilizzato per altri fini. La pubblicazione delle risposte, che sar aggiornata periodicamente con linserimento dei pareri asseverati di maggior interesse, disposta attraverso unimpostazione che consente la ricerca dei quesiti per argomento correlato (ad esempio, autorizzazioni paesaggistiche, fotovoltaico, piano di lottizzazione, vincoli ) e per riferimento normativo. LAssessore Nicol Rassu
Verifica di coerenza del Piano Urbanistico Comunale (P.U.C.) e applicazione delle misure di salvaguardia
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Riferimenti normativi: Art. 12 D.P.R. 380/2001 Art. 31 L. R. 7/2002
In via preliminare, si osserva che ai sensi dellart. 12, comma 3, del D.P.R. 380/2001 La misura di salvaguardia non ha efficacia decorsi tre anni dalla data di adozione dello strumento urbanistico, ovvero cinque anni nellipotesi in cui lo strumento urbanistico sia stato sottoposto allamministrazione competente allapprovazione entro un anno dalla conclusione della fase di pubblicazione. Questa norma per si riferisce allipotesi in cui lo strumento urbanistico viene adottato e pubblicato dal Comune e successivamente inviato, insieme alle osservazioni pervenute, alla Regione per la approvazione ai sensi dellart. 10 della L. 1150/42. Nel caso della Regione Autonoma della Sardegna, la L.R. 45/1989 ha trasferito in capo ai Comuni anche la fase di esame delle osservazioni e lapprovazione dello strumento urbanistico. Infatti, con la L.R. 7/2002 stata introdotta, successivamente allapprovazione dei Piani Urbanistici Comunali da parte del Comune, la verifica di coerenza di competenza della Regione. Pertanto, lattivit di verifica della Regione interviene soltanto dopo che il Comune ha provveduto allapprovazione dello strumento urbanistico in seguito allesame delle osservazioni e delle opposizioni presentate sulla deliberazione di adozione. Ai sensi dellart. 20 della L.R. 45/1989, il Piano Urbanistico Comunale entra in vigore il giorno della pubblicazione del provvedimento di approvazione definitiva nel Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna. Tuttavia, tale pubblicazione non pu essere disposta se non previo espletamento della verifica di coerenza. Alla luce di quanto sopra esposto, il termine di un anno dalla conclusione della fase di pubblicazione di cui allart. 12 sopra richiamato non potrebbe trovare applicazione letterale, in quanto lapprovazione di competenza della stessa amministrazione. Tuttavia, poich la normativa regionale impone ai Comuni linvio del piano urbanistico alla Regione successivamente alla delibera comunale di approvazione, il termine di un anno si dovrebbe intendere riferito alla data di tale deliberazione. Ne consegue che se il Comune invia alla Regione tutta la documentazione richiesta per la verifica di coerenza entro tre anni dalla prima delibera di adozione del Piano Urbanistico Comunale, e comunque entro lanno dalla delibera di approvazione, le misure di salvaguardia troveranno applicazione per cinque anni dalla prima delibera di adozione. Se, invece, il Comune non rispetta tali termini, le misure di salvaguardia non avranno pi efficacia decorsi tre anni ai sensi delle norme sopra citate. Pertanto, nel caso in esame, le misure di salvaguardia sono efficaci per cinque anni a decorrere dalla data del 26 maggio 2004. Per quanto riguarda, invece, il Piano Particolareggiato e la durata delle relative misure di salvaguardia, si ricorda che lart. 21 della L.R. 45/1989 attribuisce lapprovazione definitiva dello stesso al medesimo organo competente per la sua adozione, con conseguente applicazione dei termini in precedenza indicati. 7
Raccolta di quesiti in materia di pianificazione paesaggistica, di urbanistica e di edilizia
Si evidenzia, infine, che le misure di salvaguardia cui si fa riferimento non devono essere confuse con quelle previste dal Piano Paesaggistico che si applicano nellattesa delladeguamento degli strumenti urbanistici comunali alle norme dello stesso Piano.
Regione Autonoma della Sardegna - Assessorato degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica
Richiesta di parere in merito alla durata di un vincolo preordinato allesproprio contenuto in un Piano Particolareggiato
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Riferimenti normativi: Art. 9 D.P.R. 327/2001 Art. 39 D.P.R. 380/2001
A norma dellart. 9, comma 2, del D.P.R. 327/2001, il vincolo preordinato allesproprio ha la durata di cinque anni, da quando diventa efficace lo strumento di apposizione dello stesso. Entro tale termine pu essere emanato il provvedimento che comporta la dichiarazione di pubblica utilit dellopera. Decorso tale periodo, senza che si sia provveduto a darvi attuazione, il vincolo preordinato allesproprio decade e sul bene oggetto del vincolo sono consentiti gli interventi in conformit alle prescrizioni di cui allart. 9 del Testo Unico in materia edilizia (D.P.R. 380/2001). Si evidenzia, altres, che in capo allAmministrazione comunale sussiste il potere di reiterazione dei vincoli preordinati allespropriazione, ma con alcune limitazioni. Nel citato art. 9, comma 4, infatti, si precisa che il vincolo preordinato allesproprio, dopo la sua decadenza, pu essere motivatamente reiterato, con la rinnovazione dei procedimenti di approvazione del piano urbanistico generale, ovvero di una sua variante, e tenendo conto delle esigenze di soddisfacimento degli standard urbanistici. Con riguardo al riferimento al Piano Particolareggiato contenuto nel quesito, si evidenzia che esso non pone, generalmente, dei vincoli preordinati allesproprio, che sono propri dello strumento urbanistico generale, ma costituisce dichiarazione di pubblica utilit per le aree oggetto di esproprio. Appare inoltre opportuno ricordare che il Piano Particolareggiato non ha durata illimitata ma deve essere attuato entro dieci anni dalla sua approvazione. Scaduto inutilmente tale termine, esso diventa inefficace per la parte in cui non abbia avuto attuazione, rimanendo soltanto fermo a tempo indeterminato lobbligo di osservare nella costruzione di nuovi edifici e nella modificazione di quelli esistenti, gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti nel piano stesso (art. 17 L. 1150/42). Se, come indicato nel quesito in esame, il Piano Particolareggiato stato riapprovato nel 1996, esso divenuto inefficace, nel senso sopra precisato, nel 2006. Pertanto, qualora lAmministrazione comunale intendesse riconfermare il vincolo a viabilit nel centro storico, dovr adottare apposita variante allo strumento urbanistico generale ed al piano particolareggiato del centro storico vigente, procedendo allimmediata esecuzione dellopera pubblica prevista. In merito alla questione della indennizzabilit di vincoli legittimamente reiterati, lAmministrazione scrivente rileva che la disposizione dellart. 39, comma 1, D.P.R. 380/2001, emanata in relazione alla decisione della Corte Costituzionale 179/1999, la quale impone la corresponsione al proprietario di una indennit commisurata allentit del danno effettivamente prodotto, pu riguardare i soli vincoli posti con il piano urbanistico generale e con la relativa variante e non anche quelli posti con altri provvedimenti comportanti varianti allo strumento urbanistico.
Parere su vigenza Programma di Fabbricazione (P.d.F) a seguito di annullamento del Piano Urbanistico Comunale (P.U.C.)
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Circa la vigenza del Programma di fabbricazione a seguito dellannullamento del Piano Urbanistico Comunale da parte del T.A.R., linterpretazione giurisprudenziale ricollega allannullamento di uno strumento urbanistico un effetto caducante che determina lautomatica reviviscenza dello strumento urbanistico originario, che nel caso in esame costituito dal Programma di Fabbricazione. Pertanto, la disciplina di riferimento quella dello strumento urbanistico precedente nel caso di richiesta in corso. Per quanto riguarda gli atti emessi in attuazione del Piano Urbanistico Comunale annullato si segnala che i titoli edilizi gi rilasciati sulla base dello stesso, non perdono automaticamente la loro validit, in quanto lannullamento opera come causa di illegittimit sopravvenuta. Pertanto, il Comune deve valutare se agire in autotutela per annullare i titoli, verificando la sussistenza dellinteresse pubblico attuale alla rimozione dellatto. Ovviamente, in alcuni casi, tale interesse immanente, come quando si opera su aree rese edificabili dallo strumento annullato ma non ancora edificate, mentre quando si in presenza di edifici gi realizzati sulla base di titoli rilasciati anteriormente allannullamento del Piano Urbanistico Comunale occorre valutare anche il grado di affidamento del privato. Inoltre, potrebbero sussistere dei titoli che sono, comunque, in regola anche con la vecchia disciplina e che, pertanto, non avrebbero ragione di essere annullati. Il Comune, quindi, dovrebbe prendere atto dellintervenuto annullamento, effettuare una ricognizione dei titoli rilasciati sulla base del Piano Urbanistico Comunale annullato e verificare su quali si deve agire in autotutela.
Richiesta autorizzazione utilizzo bitume per opere di completamento strade rurali
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Riferimenti normativi: Art. 103 N.T.A. del P.P.R. Art. 149 D.LGS. 42/2004
La sentenza del TAR Sardegna 2241/2007 recita testualmente: La mera qualificazione (art. 103, comma 5) di alcune categorie indeterminate di infrastrutture (al limite tipizzate, ma non individuate) quali di interesse paesaggistico non criterio idoneo a giustificare un aggravamento del procedimento di rilascio dei titoli abilitativi. Se alcuni tratti delle infrastrutture cui la norma tecnica si riferisce risulteranno qualificati, in altre parti del piano, come beni paesaggistici o beni identitari, secondo le indicazioni delle schede, del glossario e delle cartografie, le modalit di realizzazione degli interventi relativi saranno soggette al nulla osta regionale, strumento idoneo a garantirne la tutela; negli altri casi, non possono essere imposte specifiche modalit di realizzazione degli interventi, a meno che i singoli enti locali, nelladeguamento dei rispettivi piani, non condividano, per scelta autonoma, lesigenza di introdurre ulteriori prescrizioni a tutela di particolari opere alle quali essi stessi, nellesercizio della propria autonomia, riconoscano una rilevanza paesaggistica. In seguito a tale sentenza, i Servizi Governo del Territorio competenti possono autorizzare, sulla viabilit ricadente in ambiti sottoposti a vincolo paesaggistico, la realizzazione del manto di finitura con conglomerati bituminosi o cementizi sulla base della valutazione della compatibilit paesaggistica degli interventi, prevista dallart. 146 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D. Lgs. 42/2004). Pertanto, qualora le strade interessate ricadano in ambito sottoposto a vincolo paesaggistico, deve essere inoltrata a questo Servizio apposita istanza completa della relazione paesaggistica e della documentazione prevista dal D.P.C.M. del 12 dicembre 2005. In tal sede, cos come riportato dallart. 103, comma 5, delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale, sar cura del Comune fornire adeguata dimostrazione, da valutarsi a cura dellUfficio scrivente, che alla realizzazione dellintervento non si pu provvedere con lutilizzo di tecnologie alternative. Si evidenzia che gli interventi di manutenzione ordinaria consistenti nel ripristino del manto bituminoso deteriorato non sono soggetti ad autorizzazione paesaggistica ai sensi dellart. 149, comma 1, lettera a), del Codice su citato.
Richiesta di parere sulla realizzazione di un impianto di deposito e trasformazione ramaglie in zona agricola (zona E)
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Gli impianti in oggetto possono essere localizzati in zona agricola soltanto se realizzati da imprenditori agricoli, per lo svolgimento di attivit qualificabili come connesse (a quella svolta in via principale) ex art. 2135, comma 3, del Codice Civile. Ai fini della connessione necessario che concorrano due requisiti: - il primo - di natura soggettiva in forza del quale le attivit connesse debbono essere poste in essere dallo stesso imprenditore agricolo che compie una delle attivit principali; - il secondo - di natura oggettiva - in base al quale tali attivit devono avere ad oggetto i prodotti ottenuti prevalentamente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dallallevamento di animali. Ove non si verifichino le condizioni previste dal Codice, lattivit non pu ritenersi connessa allimpresa agricola principale, perdendo, in tal modo, i caratteri dellattivit agricola per acquistare natura industriale. Si evidenzia, infine, che gli impianti aventi natura intrinsecamente industriale e privi delle condizioni per la connessione con lattivit agricola, sono incompatibili con la destinazione di zona agricola, e potranno essere localizzati esclusivamente in zona D.
Riferimenti normativi: Art. 2135 del C.C.
Richiesta di parere in merito alla possibilit di realizzare una struttura alberghiera in zona turistica (zona F)
Argomenti correlati: zona turistica (zona F) strutture ricettive
Gli interventi in esame ricadono tra quelli da realizzarsi nelle zone territoriali omogenee C, D, G ed F, allinterno della fascia dei 2.000 metri dalla linea di battigia e previsti dagli strumenti attuativi gi approvati e convenzionati, nei Comuni non dotati di piano urbanistico comunale di cui alla L.R. 45 del 1989. Tali interventi sono disciplinati dallart. 13 comma 1, lett. d), della L.R. 4/2009*. La norma citata prevede che gli interventi possano essere realizzati a condizione che le relative opere di urbanizzazione siano state legittimamente avviate prima dellapprovazione del Piano Paesaggistico Regionale. A norma del comma 2 dello stesso articolo gli interventi suindicati, possono essere realizzati previa verifica della coerenza delle volumetrie programmate con il contesto paesaggistico ed ambientale di riferimento, effettuata di concerto tra Amministrazione regionale e amministrazione comunale. In tale sede potrebbe essere stabilito il ridimensionamento e ladeguamento degli interventi programmati al fine di renderli coerenti con le finalit del Piano Paesaggistico Regionale. Pertanto si rinvia al Comune la valutazione degli aspetti sopra evidenziati, di propria competenza nonch ladozione dei relativi provvedimenti.
*Si precisa che successivamente alla redazione del parere la L.R. n. 4 del 2009 stata modificata e integrata.
Impianti serricoli in zona industriale, artigianale e commerciale (zona D)
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In via preliminare, si ricorda che lart. 3 del Decreto Assessoriale 2266/U del 1983, nellindividuare le zone territoriali omogenee, prevede che, per lo svolgimento delle attivit di cui allart. 2135 del Codice Civile, gli edifici, attrezzature ed impianti connessi al settore agro-pastorale [] debbano essere localizzati in zona E. La zona D , invece, destinata alla realizzazione di impianti industriali, artigianali, commerciali, di conservazione, trasformazione o commercializzazione di prodotti agricoli e/o della pesca. Poich gli impianti serricoli sono costituiti da strutture idonee per la messa a dimora, sviluppo e produzione delle colture orto frutto - floricole, essi non possono che trovare ubicazione in zona agricola. Tale conclusione non appare, peraltro, contraddetta dallart. 14 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Urbanistico Comunale, allegato al quesito in esame, in quanto, n esplicitamente n implicitamente, si prevede la possibilit di insediamento delle attivit serricole in zona D.
Piano Paesaggistico Regionale Richiesta di parere sulla realizzazione di un caseificio in zona di completamento residenziale (zona B)
Argomenti correlati: zona di completamento residenziale (zona B) impianti produttivi
In via preliminare si ricorda che lart. 3 del Decreto Assessoriale 2266/U del 1983, nellindividuare le zone territoriali omogenee, prevede che gli impianti industriali, artigianali, commerciali, di conservazione, trasformazione o commercializzazione di prodotti agricoli e/o della pesca debbano essere localizzati in zona D. Tuttavia, lart. 15, lettera d), delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Urbanistico Comunale prevede che i laboratori artigiani e similari possano essere realizzati anche in zona B, a condizione che per la loro natura e destinazione non producano effetti inquinanti e si tratti di attivit non moleste. Al riguardo si evidenzia che il D.M. del 5 settembre 1994, che contiene lelenco delle industrie insalubri, colloca le industrie di produzione di formaggi tra quelle c.d. di I classe ovvero maggiormente insalubri. Queste ultime, a norma dellart. 216 T.U. delle leggi sanitarie (R.D. 1265/1934), debbono essere tenute lontane dalle abitazioni. Ad ogni modo, la norma consente che una industria o manifattura, inserita nella prima classe, possa essere permessa nellabitato se chi lesercita provi che, per lintroduzione di nuovi metodi o speciali cautele, non rechi nocumento alla salute del vicinato. Poich lopera che si intende realizzare risulta cos classificata, lAmministrazione comunale potr legittimamente assentirla, previa verifica della sussistenza del presupposto indicato.
Richiesta di parere sulla possibilit di ricostruire una parte di fabbricato in centro storico
Argomenti correlati: centro storico demolizione e ricostruzione
Riferimenti normativi: Art. 52 N.T.A del P.P.R.
In via preliminare, occorre precisare che ai sensi dellart. 52, comma 1, delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale (P.P.R.) Fino alladeguamento degli strumenti urbanistici al Piano Paesaggistico Regionale, nelle aree caratterizzate da centri e nuclei storici (...) sono consentiti, per i Comuni non dotati Piano Particolareggiato, unicamente gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, nonch di ristrutturazione edilizia interna; mentre, per i Comuni dotati di Piano Particolareggiato, possono essere realizzati gli interventi ivi consentiti, previa verifica di conformit con quanto disposto dalle norme del Piano Paesaggistico Regionale. Ci premesso, a parere della Direzione scrivente, la ricostruzione della palazzina come prima della demolizione, pu avvenire, solamente se il Piano Particolareggiato, adeguato al Piano Paesaggistico Regionale, preveda tale edificio nella sua conformazione originaria, nel rispetto degli abachi che garantiscono il corretto inserimento del fabbricato nel contesto del centro storico. In assenza di Piano Particolareggiato, invece, saranno consentiti solamente gli interventi previsti dallart. 52, comma 1, lettera a). Occorre, inoltre, evidenziare che lart. 14 della L.R. 4/2009 dispone che Nelle more delladeguamento degli strumenti urbanistici comunali al Piano Paesaggistico Regionale, alle sue varianti ed agli atti di aggiornamento e revisione, i Comuni, con deliberazione del consiglio comunale, verificano la coerenza delle disposizioni dei vigenti piani particolareggiati dei centri storici ricadenti nelle aree di antica e prima formazione con le disposizioni del Piano Paesaggistico Regionale, sue varianti ed atti aggiornamento e di revisione, e possono procedere alla loro attuazione per le parti coerenti. Pertanto, si rinvia al Comune la valutazione degli aspetti sopra evidenziati, di propria competenza nonch ladozione dei relativi provvedimenti.
Cessione per standard Piani di Lottizzazione, applicazione Decreto Assessoriale 2266/U del 1983
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Salvo quanto previsto dallart. 7 del Decreto Assessoriale 2266/U del 1983, ai fini del computo dei rapporti massimi fra spazi destinati agli insediamenti residenziali e spazi pubblici dei piani di lottizzazione delle zone C, si applicano esclusivamente i parametri di cui allart. 6 del Decreto Assessoriale 2266/U del 1983. Si ricorda, che lart. 8 si applica ai Piani di Lottizzazione a carattere non residenziale, ovvero non destinati allinsediamento di nuovi abitanti.
Richiesta di parere sullapplicabilit della legge regionale 5/2006 in materia edilizio-urbanistica
Ai sensi dellart. 3, commi 3 e 4, della L.R. 5/2006 contenente la Disciplina generale per le attivit commerciali, le gallerie vanno distinte dallarea destinata allesposizione ed alla vendita dei prodotti in quanto spazi di passaggio tra gli esercizi commerciali che compongono il centro commerciale, nei quali vietata ogni forma di vendita. Tuttavia, dal punto di vista urbanistico, qualora le gallerie siano inserite allinterno di un unico fabbricato che contiene il centro commerciale, non possono essere distinte dallo stesso in quanto parte integrante dellintero edificio. Infatti, comunque vengano distribuiti gli spazi allinterno della costruzione, questi vanno in ogni caso calcolati nel volume complessivo dellintero fabbricato. Pertanto, a parere della Direzione scrivente, nel caso sopra specificato non possibile escludere le gallerie dal computo delle superfici commerciali ai fini del calcolo dei volumi complessivi delledificio in cui esse sono ubicate.
Riferimenti normativi: Art. 3 L. R. 5/2006
Richiesta di parere in merito alla realizzabilit di una piscina
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Riferimenti normativi: Art. 10 bis L. R. 45/1989 Art. 5 L. R. 3/2009 Art. 26 e ss. N. T. A. del P.P.R.
Nel quesito in oggetto si afferma che lopera che si intende realizzare costituisce una pertinenza di una abitazione esistente allinterno della fascia dei 300 metri dal mare, in zona urbanistica F, priva di piano attuativo ed in area perimetrata dal Piano Paesaggistico Regionale (P.P.R.) quale seminaturale. In merito, si deve rilevare che la fattispecie in esame ricade, nella disciplina dellart. 10 bis della L.R. 45/1989, intitolato Piani territoriali paesistici: tutela delle zone di rilevante interesse paesistico ambientale. Come correttamente sottolineato dal richiedente, tale norma stata recentemente modificata dallart. 5, comma 7, della L.R. 3/2009 che esclude dal vincolo di inedificabilit nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia gli interventi relativi alla realizzazione delle pertinenze di cui allart. 817 del Codice Civile. In ogni caso, occorre precisare che, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, una piscina pu essere considerata una pertinenza di un edificio gi esistente, solamente nellipotesi in cui sia destinata al servizio esclusivo dello stesso, sia sfornita di un autonomo valore di mercato e sia dotata di un volume minimo tale da non consentire una sua destinazione autonoma e diversa da quella dellimmobile cui accede. Inoltre, si evidenzia che le aree seminaturali sono componenti di paesaggio, cio porzioni di territorio che possono al loro interno ricomprendere anche beni paesaggistici, ad esempio boschi. Pertanto, qualora larea in cui dovrebbe essere realizzato lintervento costituisca bene paesaggistico, trover applicazione la disciplina per esso prevista. Se, invece, larea oggetto di intervento non ricade allinterno di un bene paesaggistico, si applica la disciplina contenuta negli artt. 26 e ss, che richiede ulteriori approfondimenti da parte degli enti chiamati a dare attuazione al Piano Paesaggistico Regionale. Pertanto, a parere della Direzione scrivente, spetter al Comune, in fase autorizzativa dellintervento in questione, verificare la sussistenza dei caratteri sopraddetti, ferma restando la necessit del rilascio del nulla osta paesaggistico.
Quesito su autorizzazione paesaggistica in merito a impianto fotovoltaico di 1.858,56 kWp da realizzarsi in Zona Industriale di Interesse Regionale
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In riferimento al quesito in oggetto, inerente alla natura delle aree S.I.C. (Siti di Interesse Comunitario) e Z.P.S. (Zone di Protezione Speciale) alla luce del Piano Paesaggistico Regionale (P.P.R.), si comunica che la Direzione scrivente ha predisposto apposita nota, che si allega di seguito, nella quale si precisa linterpretazione ricavabile dalle norme di attuazione dello stesso Piano in merito alle aree di ulteriore interesse naturalistico e si specifica che lautorizzazione paesaggistica non necessaria per il semplice fatto che un intervento ricada in una Z.P.S. o in un S.I.C., posto che tali aree non sono qualificabili come beni paesaggistici. Tale autorizzazione sar necessaria se lintervento va ad incidere su altri beni dotati di autonoma valenza paesaggistico ambientale, in quanto, come accade di norma, S.I.C. e Z.P.S. si sovrappongono a porzioni di territorio paesaggisticamente protette, come, ad esempio, isole minori (art. 142 D.Lgs. 42/2004, lettera a) e artt. 15 e 17, comma 3, lettera a), b) e c) P.P.R.), stagni (art. 142 D.Lgs. 42/2004, lettera i) e art. 17, comma 3, lettera g) P.P.R.) o foreste (art. 142 D.Lgs. 42/2004, lett. g) e art. 17, comma 4, lettera a) P.P.R.); parchi naturali etc. Allegato: Aree di ulteriore interesse naturalistico individuate dal Piano Paesaggistico Regionale. Artt. 17 e 21 delle Norme Tecniche di Attuazione. Con riferimento alla tematica inerente al concetto di aree di ulteriore interesse naturalistico contenuto nel Piano Paesaggistico Regionale si evidenzia quanto segue. Lespressione in oggetto ricorre sia allarticolo 17, comma 3, lettera k) delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale in cui si richiamano le Aree di ulteriore interesse naturalistico comprendenti le specie e gli habitat prioritari, ai sensi della Direttiva CEE 43/92, sia nellart. 21, comma 2, lettera c) quali aree comprese allinterno delle componenti di paesaggio espressamente riconosciute e disciplinate. Tali aree vengono poi specificate nellart. 38 Aree di ulteriore interesse naturalistico. Definizione. Larticolo 38 al primo comma specifica che le aree di ulteriore interesse naturalistico sono quelle le cui risorse naturali necessitano di particolare tutela, che concorrono alla qualit paesaggistica del territorio, differenti rispetto alle aree di interesse naturalistico gi istituzionalmente tutelate di cui allart. 33, a quelle identificate ai sensi della L.R. 31/1989, ai S.I.C e alle Z.P.S., di cui alla Direttiva Habitat 43/92 CEE. Lart. 33, al primo comma, prevede che le aree di interesse naturalistico istituzionalmente tutelate sono costituite da ambiti territoriali soggetti a forme di protezione istituzionali, rilevanti ai fini paesaggistici e ambientali e comprendono le aree protette istituite ai sensi della L. 394/91 e della L.R. 31/89, le aree della rete Natura 2000 (Direttiva 92/43/CE e Direttiva 79/409/CE), le oasi permanenti di protezione faunistica e cattura ai sensi della L.R. 31
Riferimenti normativi: Art. 17 N.T.A del P.P.R. Art. 21 N.T.A del P.P.R. Art. 33 N.T.A del P.P.R. Art. 38 N.T.A del P.P.R. Art. 1 L. R. 13/2008
23/98, le aree gestite dallEnte Foreste. Sembrerebbe potersi desumere, dal confronto tra le norme, che le aree S.I.C. e Z.P.S., nonch quelle identificate ai sensi della L.R. 31/1989 gi istituzionalmente tutelate e definite nellart. 33, non rientrino, sulla base della definizione contenuta nellart. 38, tra le fattispecie previste dalla lettera k) del comma 3 dellart. 17 e pertanto non siano sottoposte a vincolo paesaggistico in base al citato art. 17 del Piano Paesaggistico Regionale. Tuttavia, tale conclusione appare bisognosa di ulteriori precisazioni. Infatti, da un lato, si osserva una non perfetta coincidenza tra le ipotesi di cui alla lettera k), comma 3, dellart. 17 (in cui si fa riferimento alle Aree di ulteriore interesse naturalistico comprendenti le specie e gli habitat prioritari, ai sensi della Direttiva CEE 43/92) e le aree definite allart. 38 (in cui si fa riferimento ad aree [] differenti rispetto alle aree di interesse naturalistico gi istituzionalmente tutelate di cui allart. 33, a quelle identificate ai sensi della L.R. 31/1989, ai S.I.C e alle Z.P.S., di cui alla Direttiva Habitat 43/92 CEE). Pertanto, nella prima ipotesi le aree comprenderebbero le specie e gli habitat prioritari, mentre nella seconda ipotesi tali aree sarebbero differenti rispetto sia alle aree della rete Natura 2000, sia ai S.I.C. che pure potrebbero includere specie e habitat prioritari (si ricorda, incidentalmente, che la Direttiva richiamata CEE 43/92 riguarda soprattutto i S.I.C.). In secondo luogo, tale conclusione potrebbe generare incertezza sulla natura di beni paesaggistici di parchi e riserve naturali o regionali. Tali fattispecie sono comunque identificate come beni paesaggistici sia dal Codice Urbani e sia nello stesso Piano Paesaggistico (art. 17, comma 4 lettera b) N.T.A. del P.P.R., ma anche art. 8, comma 3, lettere b) e c) in cui si afferma che rientrano tra le aree soggette alla tutela del Piano Paesaggistico Regionale: b) i territori ricompresi nei parchi nazionali o regionali e nelle altre aree naturali protette in base alla disciplina specifica del Piano del parco o dei decreti istitutivi e c) le riserve e i monumenti naturali e le altre aree di rilevanza naturalistica e ambientale ai sensi della L.R. n. 31/89). Pertanto, occorre capire a quali aree si riferisce la lettera k) comma 3 dellart. 17 e se esse siano coincidenti con quelle dellart. 38. Gli artt. 33 e 38 si inseriscono allinterno di una serie di elementi che il P.P.R. prende in considerazione in quanto aree individuate allinterno delle componenti di paesaggio. In particolare, questo trova conferma nel gi citato art. 21 comma 2 lett. c) delle N.T.A.. In tal senso, lart. 38, ai commi 2 e 3, dispone: 2. La Regione, in collaborazione con gli enti locali, provvede a individuare e delimitare cartograficamente le aree in questione. In particolare, esse comprendono alberi monumentali e relative aree di rispetto, aree agro-forestali speciali (oliveti e mandorleti con pi di 30 anni di impianto), colture terrazzate, anche delle aree periurbane, boschi da seme, parcelle di sperimentazione forestale storica, categorie di copertura vegetale del territorio sardo di particolare rilevanza indicate nellAllegato
2, biotopi di rilevante interesse, con particolare riferimento agli habitat dellAllegato I della Direttiva 92/43 CEE e succ. mod., non individuati nellambito della rete Natura 2000 della Regione Sardegna o di altre normative nazionali e regionali, fascia di transizione tra ecosistemi terrestri e marini, luoghi classici caratterizzati dalla presenza di specie vegetali e faunistiche endemiche, arboreti, orti botanici e giardini storici. 3. Rientrano tra le aree in questione le aree di notevole interesse faunistico e le aree di notevole interesse botanico e fitogeografico.. Rispetto a tali elementi, si deve preliminarmente rilevare che gli alberi monumentali, compresi anche nellart. 38, sono assoggettati ad autonomo vincolo ai sensi dellart. 17, comma 3 lettera l) delle N.T.A.; inoltre, gli stessi elementi vengono poi ripresi anche nellAllegato 2 alle N.T.A., nella tabella che contiene le specificazioni delle categorie di beni paesaggistici ex art. 143 del D.Lgs. 42/2004 e che in corrispondenza dei beni indicati alle lettere k) e l) non contiene pi riferimenti espliciti alle specie e agli habitat naturali di cui alla Direttiva CEE 43/92. Se si passa poi allanalisi dellindice dei beni e componenti contenuto nelle stesse norme di attuazione, si rileva che tra le categorie di beni paesaggistici ambientali ex art.143 del D.Lgs. 42/2004, in corrispondenza delle Aree di ulteriore interesse naturalistico comprendenti le specie e gli habitat prioritari, ai sensi della Direttiva CEE 43/92 sono menzionate soltanto le aree di notevole interesse faunistico e le aree di notevole interesse botanico e fitogeografico, alle quali associato apposito segno grafico di campitura, che trova corrispondenza anche nella legenda delle carte del Piano paesaggistico, nonch nelle stesse carte. Tuttavia, scorrendo lo stesso indice, si riscontra anche una categoria autonoma, non compresa tra i beni paesaggistici ambientali, denominata Aree di ulteriore interesse naturalistico, chiaramente riferibile allart. 38, ma priva di segni grafici di campitura in quanto viene espressamente previsto che lidentificazione di tali aree verr effettuata dalla Regione in collaborazione con gli Enti locali. Tale categoria non compare, conseguentemente, n nella legenda della cartografia del Piano n allinterno delle stesse carte. Sul punto, si deve inoltre ricordare che lart. 1 della L.R. 13/2008, recante Norme urgenti in materia di beni paesaggistici e delimitazione dei centri storici e dei perimetri cautelari dei beni paesaggistici e identitari, dopo aver specificato, nei commi 1 e 2 quali siano i beni paesaggistici e identitari protetti dal Piano, richiede espressamente la necessit della puntuale individuazione del bene ai fini dellapposizione del vincolo. Inoltre, nello stesso articolo, al comma 3, si precisa che Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 valgono anche nel periodo dapplicazione delle norme di salvaguardia di cui allarticolo 145 del decreto legislativo n. 42 del 2004, e successive modifiche e, comunque, anche per tutto il periodo transitorio dadeguamento degli strumenti urbanistici comunali ai piani paesaggistici., prevedendosi labrogazione di Ogni diversa disposizione eventualmente contenuta nei piani paesaggistici vigenti. Pertanto, alla luce degli elementi sopra esposti, si deve ritenere che la categoria delle aree di cui alla lettera k) del comma 3 dellart. 17, non sia pienamente coincidente con quella di cui 33
allart. 38. In merito, si evidenzia che soltanto le aree di notevole interesse faunistico e le aree di notevole interesse botanico e fitogeografico di cui al comma 3 dellart. 38 appaiono ai sensi della richiamata L.R. 13/2008 sicuramente ascrivibili ai beni paesaggistici, in quanto puntualmente cartografati e delimitati. Tuttavia, tali beni possono trovarsi sia allinterno delle aree individuate come S.I.C. e Z.P.S., sia allesterno. Questo comporta che: 1) le aree S.I.C. e Z.P.S. non sono beni paesaggistici ai sensi dellart. 17, comma 3, lettera k). Tuttavia tali aree sono considerate dal Piano Paesaggistico Regionale agli artt. 33 e ss., quali parti delle componenti di paesaggio e, pertanto, solo se ricadono allinterno della perimetrazione di un bene paesaggistico entreranno anche nella valutazione paesaggistica; altrimenti saranno comunque tutelate non gi come bene paesaggistico ma bens secondo le normative speciali di derivazione comunitaria previste per esse; 2) rientrano invece sotto la previsione dellart. 17, comma 3, lettera k), le aree di notevole interesse faunistico e le aree di notevole interesse botanico e fitogeografico di cui allart. 38 e pertanto sono a tutti gli effetti beni paesaggistici. Nel caso in cui tali aree ricadono anche allinterno delle aree S.I.C. e Z.P.S, andranno comunque soggetti ad autorizzazione paesaggistica, nonostante la norma dellart. 38 parli di aree differenti rispetto alle aree istituzionalmente tutelate. Ci in quanto, lindividuazione specifica di tali aree sotto laspetto faunistico, botanico e fitogeografico, prevale, in quanto norma specifica, sulla loro localizzazione in termini generici anche nelle zone S.I.C. e Z.P.S.. Si ribadisce, pertanto, che le aree S.I.C. o Z.P.S., come detto al precedente p.to 1), non sono beni paesaggistici e che, solo limitatamente alla parte di esse interessate da un vincolo paesaggistico ai sensi del Decreto Legislativo 42/2004 e/o del Piano Paesaggistico Regionale, la realizzazione degli interventi deve comunque ritenersi assoggettata allautorizzazione paesaggistica rilasciata ai sensi dellart. 146 del Decreto Legislativo su citato.
Richiesta di parere su ristrutturazione in centro storico
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Riferimenti normativi: Art. 52 N.T.A. del P.P.R. Art. 3 D.P.R. 380/2001
Ai sensi dellart. 52, comma 1, delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale, fino alladeguamento degli strumenti urbanistici al Piano Paesaggistico Regionale, nelle aree caratterizzate da centri e nuclei storici, mentre, per i Comuni dotati di Piano Particolareggiato, possono essere realizzati gli interventi ivi consentiti, previa verifica di conformit con quanto disposto dalle norme del Piano Paesaggistico Regionale, per i Comuni non dotati di Piano Particolareggiato ovvero che pur avendolo non hanno eseguito la verifica di conformit, sono consentiti unicamente gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo ai sensi dellart. 3 del D.P.R. 380/2001, nonch di ristrutturazione edilizia interna. In proposito si deve precisare che la ristrutturazione edilizia interna non trova definizione nel D.P.R 380/2001; n, ovviamente, lintervento del quale si tratta pu essere circoscritto alle sole opere interne cos come delineate dallart. 15 della L.R. 23/1985 che, se ricadenti nelle zone A dei piani urbanistici, dovrebbero essere tali da rispecchiare le originarie caratteristiche costruttive. La fattispecie considerata dalla norma del Piano Paesaggistico Regionale si pone quindi in una situazione intermedia tra le opere interne e la ristrutturazione edilizia, come definita dal citato D.P.R. 380/2001. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi delledificio, leliminazione, la modifica e linserimento di nuovi elementi ed impianti, nonch i lavori di demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per ladeguamento alla normativa antisismica. Da quanto detto sopra, ne consegue che possano essere effettuati lavori di ristrutturazione riguardanti lorganizzazione funzionale delledificio, comportante anche unarticolazione diversa degli spazi interni. Non sono pertanto ammissibili le opere esterne che incidano sul volume, sulla sagoma, sulla copertura e sulle originarie caratteristiche complessive delledificio. Tali previsioni risultano confermate dallart. 13, comma 1, lettera a), della L.R. 4/2009* laddove stabilisce che, sino alladeguamento degli strumenti urbanistici comunali al Piano Paesaggistico Regionale, in zona A siano realizzabili interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico, di restauro e di risanamento conservativo, non contemplando gli interventi di ristrutturazione.
Richiesta di parere sugli ambiti di paesaggio del Piano Paesaggistico Regionale
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Gli ambiti di paesaggio rappresentano un riferimento spaziale di pianificazione paesaggistica. In particolare, essi costituiscono porzioni di territorio delimitate ai fini dello studio delle rispettive caratteristiche peculiari, al cui interno vengono identificati i beni assoggettati a tutela dal Piano Paesaggistico Regionale. Si deve, pertanto, escludere che gli ambiti di paesaggio possano considerarsi, di per s, aree protette.
Richiesta di parere sulla realizzazione di un impianto per la distribuzione di carburanti da realizzare in zona agricola (zona E)
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Secondo il costante orientamento giurisprudenziale, gli impianti di distribuzione carburanti, in quanto servizi pubblici a rete, possono essere ubicati in tutte le zone urbanistiche salvo eccezioni espresse basate su particolari ragioni o vincoli. In linea con lorientamento citato, la Direzione scrivente ha precisato che la realizzazione di tali impianti in zona agricola non comporta la necessit di ricorrere allintesa di cui allart. 11 Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale poich si tratta di strutture tecnologiche di supporto alla viabilit automobilistica. Da ci consegue anche lesclusione della necessit di una variante allo strumento urbanistico generale per la loro realizzazione. Inoltre, lart. 6.6 della Delibera della Giunta Regionale 45/7 del 5 dicembre 2003 disciplina le fattispecie relative alla realizzazione oltre che di autonomi servizi allauto e allautomobilista, di attivit commerciali o di pubblici esercizi (somministrazione di alimenti e bevande) prevedendo una superficie netta di vendita compresa tra 30 mq e quella massima prevista per esercizi di vicinato di cui allart. 4 del D.Lgs. 114/1998 (non superiore a 150 mq nei Comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 250 mq nei Comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti). Infine, si ricorda che al di fuori delle ipotesi sopra evidenziate, il Piano Paesaggistico Regionale prevede che le trasformazioni ammissibili nellagro siano soltanto quelle connesse alle attivit agricole.
Riferimenti normativi: Art. 11 N.T.A. del P.P.R. Art. 4 D.LGS. 114/1998 D.G.R. 45/7 del 2003
Richiesta di parere in merito alla nozione di interclusione ex art. 15 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale
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Lart. 13, comma 1, lettera b) n. 2 della L.R. 4/2009* prevede che, in zona C, sino alladeguamento degli strumenti urbanistici comunali siano realizzabili gli interventi previsti nei vigenti strumenti urbanistici qualora le aree siano intercluse, ovvero contigue ed integrate in termini di infrastrutture, con lambito urbano. Premesso che lo scopo della norma richiamata quello di consentire la realizzazione, nel periodo transitorio, degli interventi edificatori, previsti dai piani urbanistici vigenti, per i quali non esista conflittualit con le scelte operate dal Piano Paesaggistico Regionale e la utilizzazione edilizia delle aree che non hanno alcuna rilevanza sotto il profilo della tutela del paesaggio, nella ovvia presunzione che le stesse, per la destinazione urbanistica loro assegnata e per la particolare localizzazione nellambito del centro abitato, si trovino in una situazione consolidata in quanto parte dellinsediamento urbano, si precisa che di esclusiva competenza dell Amministrazione comunale la valutazione, ai fini edificatori, della sussistenza degli elementi di fatto necessari ai fini del rilascio dei relativi titoli abilitativi.
Riferimenti normativi: Art. 15 N.T.A. del P.P.R.
Richiesta parere su incrementi volumetrici ex art. 17 L.R. 2/2007
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Riferimenti normativi: Art. 17 L. R. 2/2007 Art. 3 L. 104/1992
Listanza di permesso di costruire in deroga agli indici di zona previsti dagli strumenti urbanistici vigenti, contemplata dallart. 17, comma 2, lettera c), della L.R. 2/2007, come modificato dallart. 8, comma 28, della L.R. 3/2008, pu essere avanzata rispetto allimmobile in cui la persona, affetta da grave disabilit risiede abitualmente. Infatti, la previsione della deroga diretta ad assicurare la massima fruibilit degli spazi destinati ad abitazione principale dei disabili gravi. Questo trova conforto laddove la legge richiede che la domanda per il rilascio del permesso di costruire sia corredata da una certificazione medica rilasciata dalla competente azienda sanitaria, attestante la situazione di handicap grave non emendabile ai sensi dellart. 3, comma 3, della L. 104 del 5 febbraio 1992, e successive modifiche, della persona ivi residente. Si deve per evidenziare che la volont del legislatore solo uno dei possibili criteri di interpretazione delle norme giuridiche. Tra essi particolare rilievo assume quello di carattere logico-sistematico, in base al quale la norma deve essere considerata alla luce dei principi costituzionali e legislativi dellordinamento nel quale si colloca. In particolare, la disposizione in esame si inserisce in un contesto normativo, di rango costituzionale (artt. 2, 3, 32 etc..) e primario inequivocabilmente rivolto alla rimozione degli ostacoli di ordine sociale che limitano la libert e luguaglianza delle persone disabili, anche attraverso le normative nazionali e regionali in tema di eliminazione delle barriere architettoniche. In tal senso orientata la stessa giurisprudenza amministrativa secondo cui le disposizioni specificamente volte ad assicurare le migliori condizioni di fruibilit del bene della vita a soggetti fortemente menomati nel fisico prevalgono su altre che, ancorch legittime, costituiscono una sorta di impedimento alla piena realizzazione delle finalit perseguite dalle prime. Pertanto, a parere della Direzione scrivente, la norma deve essere interpretata nel senso che il requisito della residenza del disabile nellimmobile non rappresenti elemento imprescindibile al rilascio del titolo abilitativo, costituendo, invece, un criterio ordinario rivolto allindividuazione dellimmobile sul quale realizzare lintervento. Infatti, si rileva che il richiamo alla residenza ha lo scopo di impedire il rilascio del permesso di costruire su pi immobili con riferimento allo stesso disabile. Tuttavia questo non pu essere di ostacolo al rilascio del titolo nel caso in cui, pur in assenza dellattuale residenza nellimmobile, si sia in presenza di una volont univoca nel voler destinare a dimora abituale del disabile limmobile da ampliare, determinandosi, in tal modo il collegamento tra il disabile e limmobile. Ai fini della norma dunque necessario che lintervento edilizio sia destinato a garantire la massima fruibilit degli spazi destinati ad abitazione principale dei disabili gravi, ivi compresi quelli che avranno tale destinazione a seguito dellintervento edilizio. Diversamente, si escluderebbe dallapplicazione della norma una serie di situazioni nelle quali, come nel caso in esame, la possibilit di trasferire la residenza impedita dallattuale stato dellimmobile. Naturalmente, in questo caso non potr essere concesso lampliamento dellimmobile nel quale attualmente risiede il disabile. 43
Richiesta parere su incrementi volumetrici ex art. 17 L. R. 2/2007
Questa interpretazione coerente con il successivo comma 3 dello stesso art. 17, laddove dispone che allatto del rilascio del titolo abilitativo sulle nuove volumetrie sia istituito un vincolo quinquennale di non variazione della destinazione duso, di non alienazione e non locazione a soggetti non portatori di handicap, da trascriversi presso la conservatoria dei registri immobiliari. Nella fattispecie in esame, lintento di abitare limmobile sul quale si intende realizzare lintervento non appena verranno ultimati i lavori, si evince chiaramente, anche alla luce della considerazione che limpedimento allimmediato cambio di residenza costituito dalla pronuncia del Giudice Tutelare, e pare sufficiente a costituire il legame tra limmobile e il disabile richiesto dalla norma. Naturalmente, rimangono immutati tutti i restanti requisiti richiesti per listanza di concessione quali lattuale disponibilit dellimmobile sul quale si deve intervenire. Si evidenzia infine che, in generale, nelle ipotesi in cui il permesso di costruire richiesto per interventi in deroga (nel caso specifico alle prescrizioni di piano) permane, in capo allamministrazione, un residuo di potere discrezionale nel rilascio del suddetto titolo. Trattandosi di normativa che modifica la logica del piano, da ritenere che lautorit preposta al rilascio del provvedimento non possa limitarsi ad unattivit di mera applicazione della norma ma debba necessariamente effettuare una ponderazione accurata dei diversi interessi coinvolti dalla realizzazione del progetto. Nellesercizio di tale potere, finalizzato ad impedire un uso improprio della suddetta normativa in deroga, consentito allAmministrazione comunale prevedere appositi obblighi ovvero apporre condizioni cui subordinare il rilascio o la cessazione delleffetto del provvedimento in esame (es: allegare alla dichiarazione di ultimazione lavori la richiesta di trasferimento di residenza e sottoporre la validit del titolo abilitativo alla condizione risolutiva delleffettivo trasferimento, da parte del disabile, nellimmobile oggetto degli ampliamenti volumetrici richiesti).
Richiesta di parere in ordine alla possibilit di ampliamento di un edificio in fascia di rispetto stradale
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Secondo i normali principi in materia di successione nel tempo delle norme giuridiche, ogni atto regolato dalla normativa vigente al tempo in cui esso posto in essere. In particolare, la disciplina, fuori dai centri abitati, delle distanze dal confine stradale da osservarsi nelledificazione attualmente contenuta nellart. 16, comma 1, del nuovo Codice della strada, che in combinato disposto con lart. 26 del regolamento esecutivo dello stesso codice, sancisce il divieto di realizzare ampliamenti fronteggianti le strade a distanza inferiore a quelle stabilite. Pertanto, lipotesi di ampliamento di cui trattasi, da valutarsi in conformit ai parametri urbanistico-edilizi ed ai requisiti del richiedente, potrebbe realizzarsi sulla base della considerazione che le opere previste in aderenza agli edifici esistenti, poich si sviluppano nella opposta direzione e non sul fronte strada, non risultano essere fronteggianti la strada nelle parti in cui sono in aderenza alledificato gi esistente. Si precisa, infine, che lultimo comma dellart. 7 della Circolare applicativa della L.R. 3/2008 (art. 1 commi 16-32) esclude la possibilit di attivare presso il S.U.A.P. - Sportello Unico Attivit Produttive le procedure amministrative di condono edilizio e di sanatoria.
Aggiornamento oneri concessori
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La Regione Sardegna non ha provveduto alla determinazione del costo di costruzione per i nuovi edifici ai sensi dellart. 16, comma 9, del D.P.R. 380/2001, pertanto, secondo quanto dispone la norma sopra citata, in assenza di tale determinazione, il costo di costruzione dovr essere adeguato annualmente e autonomamente dai Comuni, in ragione dellintervenuta variazione dei costi di costruzione accertata dallISTAT. Inoltre, in assenza di uno specifico atto della Regione che modifichi i parametri relativi agli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria ai sensi dellart. 16, comma 4, del D.P.R. 380/2001, compete allAmministrazione comunale individuare il metodo che ritiene pi idoneo per laggiornamento degli oneri in esame.
Riferimenti normativi: Art. 16 D.P.R. 380/2001
Zone turistiche (zona F) e loro utilizzazione per edificazioni con destinazione residenziale
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Riferimenti normativi: Art. 3 e ss. D. A. 2266/U del 2003
Il Decreto del Presidente della Giunta Regionale 9743-271 (c.d. Decreto Soddu) del 1 agosto 1977, poi sostituito dal Decreto Assessoriale 2266/U del 1983, ma applicabile alla fattispecie originaria, in quanto risalente al 1982, nella disciplina delle zone F dettava le seguenti precisazioni: - allart. 3 definisce le zone F turistiche come Le parti del territorio di interesse turistico con insediamenti di tipo prevalentemente stagionale; - allart. 4, nella previsione dei limiti di densit edilizia si assume come parametro per le zone F 60 mc ad abitante, di quali 50 per residenza e 10 per servizi pubblici; - sempre nello stesso art. 4, per le zone F prescritto lindice fondiario massimo di 1 mc/mq,salvo che per gli insediamenti residenziali che non potranno superare, per tipologie isolate, lindice fondiario di 0,50 mc-mq. Rispetto a tale disciplina, il citato Decreto 2266/U del 1983, riporta allart. 3, per le zone F, la stessa definizione del precedente decreto (Le parti del territorio di interesse turistico con insediamenti di tipo prevalentemente stagionale), ma cambia i parametri relativi ai limiti di densit edilizia. Infatti, lart. 4 del Decreto 2266/U prevede per le zone F lindice fondiario massimo di 0.75 mc/mq, senza ulteriori distinzioni. Inoltre, lo stesso articolo introduce una precisazione per quanto riguarda il calcolo degli abitanti insediabili, introducendo una distinzione tra zone F, per le quali viene ripresa la disciplina dettata nel precedente Decreto (60 mc ad abitante, di cui 50 per residenza e 10 per servizi pubblici), e zone F costiere per le quali si introduce un criterio di calcolo della capacit insediativa basato sulla fruibilit ottimale del litorale, calcolato in base al rapporto tra posti bagnante e lunghezza del litorale. Nello stesso articolo si precisa che almeno il 20 per cento della capacit insediativa cos ottenuta deve essere riservato ad attrezzature alberghiere, paralberghiere e villaggi turistici a rotazione duso. Sulla base di tale disamina, si pu affermare che la realizzazione in zona F di edifici con destinazione residenziale non astrattamente esclusa dalle norme vigenti, purch la caratteristica che connota le zone F, cio quella di essere destinata in misura prevalente alla residenza di tipo stagionale, non venga snaturata dalla presenza di edifici con altra destinazione residenziale.
Richiesta di parere sulla realizzazione di un impianto per la distribuzione di carburanti
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La verifica di coerenza di cui allart. 31 della L.R. 7/2002 effettuata, esclusivamente, sugli atti di programmazione urbanistica generale degli enti locali. Poich i Regolamenti contenenti requisiti e le caratteristiche delle aree destinate allinstallazione di impianti di distribuzione di carburanti non rientrano, di per s, tra gli atti pianificatori indicati, gli stessi verrebbero assoggettati a verifica di coerenza solo se costituissero parte integrante dello strumento urbanistico generale. Si ricorda, a tal proposito, che in data 5 dicembre 2003 la Regione Sardegna, con Deliberazione 45/7, ha emanato le Linee guida programmatiche regionali di razionalizzazione della rete distributiva di carburanti, la quale contiene, tra laltro, i vincoli di contenuto e di procedura che dovranno essere rispettati dai Comuni nelladozione degli atti di autorizzazione allinstallazione di impianti di distribuzione di carburanti. Le stesse dispongono lobbligo per ciascun Comune di provvedere allapprovazione dellatto di programmazione comunale in materia di carburanti e/o alladeguamento degli atti programmatici eventualmente gi approvati.
Riferimenti normativi: Art.31 L.R. 7/2002 D.G.R. 45-7/2003
Parere tecnico sul rilascio di una Concessione Edilizia relativa a un miglioramento fondiario
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Il trasferimento di volumi tra due fondi, cio lo spostamento della cubatura spettante ad unarea secondo le prescrizioni urbanistiche, a vantaggio di altra area, appartenente o meno allo stesso proprietario o titolare di altri diritti reali di godimento, costituisce operazione pacificamente ammessa nei limiti sottoindicati. Ovviamente, qualora i proprietari delle due aree coinvolte siano diversi, occorre necessariamente il consenso di entrambi. Inoltre, secondo un costante orientamento giurisprudenziale, lo spostamento della cubatura spettante ad unarea a favore di unaltra consentito se sono soddisfatte le seguenti condizioni: la contiguit delle aree e la loro omogeneit sotto il profilo urbanistico, con particolare riferimento alle destinazioni di zona e ai parametri edilizi e urbanistici per esse previsti dal piano regolatore. Tali condizioni si ritengono indispensabili al fine di non alterare limpostazione del piano urbanistico che, attraverso prescrizioni e standards inderogabili, ha prefigurato lorganizzazione spaziale degli insediamenti nel territorio comunale e la localizzazione dei volumi assentibili, tenendo conto delle situazioni riscontrate in sede di analisi territoriale con lobiettivo della sostenibilit ambientale e paesaggistica dei nuovi interventi. Pertanto, lasservimento di unarea a vantaggio di unaltra, necessario per realizzare il trasferimento di cubatura, pur essendo in astratto perseguibile, non pu prescindere dalle norme fissate dallo strumento urbanistico, nel senso che loperazione pu essere conseguita nel rispetto e alle condizioni eventualmente determinate dal piano regolatore. La giurisprudenza ha, inoltre, chiarito che il trasferimento di volumetria pu avvenire anche con schemi contrattuali a carattere obbligatorio che si perfezionano con il provvedimento amministrativo che consente la costruzione. Dalla lettura del quesito parrebbe inoltre che il terreno a favore del quale dovrebbe operare il trasferimento di cubatura risulti a sua volta asservito ad altro terreno di un terzo. Se cos fosse, tralasciando ogni valutazione relativa alle vicende contrattuali intercorrenti tra le parti, che non compete alla Direzione scrivente, si deve osservare che il diritto di edificare inerente al fondo che, a sua volta, condizionato dalla capacit volumetrica dello stesso, per cui una volta che al fondo attribuita una determinata capacit volumetrica, il proprietario potrebbe edificare, naturalmente nei limiti posti dal Piano e comunque rendendo pubblico e opponibile il nuovo asservimento. Pertanto, nel caso specifico, si ritiene che lasservimento di che trattasi possa essere accolto se le aree risultino contigue, ancorch non confinanti, e se abbiano la stessa destinazione di zona e la medesima regolamentazione urbanistica, sempre che questo sia coerente con i limiti posti dallo strumento urbanistico.
Richiesta di parere sulle specifiche edificatorie di un lotto compreso in una lottizzazione convenzionata e registrata il 16/06/1977
Argomenti correlati: piano di lottizzazione
Riferimenti normativi: Art. 17 L. 1150/1942
Lindirizzo giurisprudenziale prevalente afferma, in via generale, che la nuova pianificazione dellarea mediante un nuovo strumento urbanistico contenente previsioni in contrasto totale o parziale con il piano di lottizzazione precedente comporta la revoca implicita della convenzione di lottizzazione, con la conseguenza che il titolo edilizio rilasciato dopo ladozione del nuovo piano ed in contrasto con le nuove previsioni urbanistiche illegittimo. Tuttavia, il Consiglio di Stato ha recentemente precisato che i rapporti tra piano di lottizzazione e Piano urbanistico sopravvenuto siano disciplinati dallart. 17, primo comma, della L. 1150/1942, secondo il quale, decorso il termine stabilito per lesecuzione del piano particolareggiato, questo diventa inefficace per la parte in cui non abbia avuto attuazione, rimanendo soltanto fermo a tempo indeterminato lobbligo di osservare, nella costruzione di nuovi edifici e nella modificazione di quelli esistenti, gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti dal piano stesso. Quindi, nel caso di approvazione del nuovo piano urbanistico, o vi un espresso e specifico richiamo alle prescrizioni del precedente strumento attuativo su cui si intenda incidere, oppure in assenza di tali puntualizzazioni tale approvazione irrilevante per la perdurante efficacia delle prescrizioni del piano attuativo (Cons. Stato, sez. IV, 4/12/ 2007, n. 6170). Nel caso in esame, le norme del Piano urbanistico comunale attualmente vigente contengono, agli artt. 17 e 18, le disposizioni e gli indici sulla base dei quali dovranno essere redatti i piani di lottizzazione nelle sottozone C1 e C2. Tuttavia, le stesse norme prevedono espressamente, per le zone C in generale, che per le parti gi assoggettate a pianificazione attuativa valgono le norme dei piani relativi a ciascuna di esse. Questa previsione contenuta in un atto di pianificazione generale consente di affermare che il nuovo piano, non ha voluto modificare le norme dei piani attuativi gi approvati, ma anzi ne ha confermato lattuale vigenza. Quindi, se vero quanto riportato dal richiedente in merito alla quasi completa edificazione delle aree interessate dal piano di lottizzazione, affermazione della quale si ha anche un riscontro nella relazione del Piano, su queste aree si devono continuare ad applicare le disposizioni del Piano di lottizzazione a suo tempo approvato, mentre le disposizioni di cui agli artt. 17 e 18 delle norme del Piano urbanistico comunale si dovranno applicare nella redazione dei piani di lottizzazione futuri, come si desume dal tenore letterale delle norme citate. Pertanto, nelle aree interessate dal Piano di lottizzazione di cui al quesito, coloro che non avendo ancora realizzato le costruzioni intendano chiedere il titolo abilitativi, devono rispettare le norme del Piano di lottizzazione.
Richiesta di parere sullorientamento del Comitato Tecnico Regionale per lUrbanistica in materia di Piani Urbanistici Comunali approvati senza Valutazione Ambientale Strategica
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Per consolidato orientamento del Comitato Tecnico Regionale per lUrbanistica, i Piani Urbanistici Comunali approvati senza Valutazione Ambientale Strategica vengono dichiarati non coerenti rispetto alla delibera della Giunta Regionale 24/23 del 23 aprile 2008 contenente Direttive per lo svolgimento delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale e di Valutazione Ambientale Strategica.
Richiesta di parere su aree destinate a spazi pubblici (aree S)
Argomenti correlati: aree destinate a spazi pubblici (aree S)
Allorquando la trasformazione comporti modifiche alle originarie previsioni del Piano Urbanistico Comunale appare necessario ricorrere alla procedura di variante dello strumento urbanistico. Tuttavia, qualora sintenda procedere alla realizzazione di unopera pubblica, potr applicarsi larticolo unico della L.R. 32/1996 il cui comma 2 consente di accelerare le procedure di esecuzione delle stesse, dimezzando i termini di approvazione della variante. Infine, si ricorda che a norma dellart. 6 ultimo comma del Decreto Assessoriale 2266/U del 1983, per i Comuni della IV classe, previa dimostrazione della sufficienza dei servizi esistenti relativi allistruzione ed alle attrezzature di interesse comune, gli spazi pubblici possono ridursi soltanto alle aree S3 ed S4.
Riferimenti normativi: L. R. 32/1996
Parere in merito allinstallazione di strutture precarie in zona agricola (zona E)
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A norma dellart. 83 delle norme tecniche di attuazione del Piano Paesaggistico Regionale, non ammessa, in zona E, la realizzazione dei punti di ristoro di cui allart. 10 delle Direttive per le zone agricole, approvate con D.P.G.R. 228/1994. Tuttavia, nel caso di strutture amovibili e temporanee, si ritiene che non sorgano particolari problemi di compatibilit con tale norma n con la destinazione di zona agricola, proprio in virt del loro carattere precario. A tal proposito, occorre precisare che, secondo il costante orientamento della Cassazione penale accolto anche dalla giurisprudenza amministrativa, il concetto di precariet deve essere correlato non solo ad elementi strutturali, ma anche a profili funzionali, dovendosi qualificare precarie solo quelle opere che non siano destinate ad un uso durevole o, quanto meno, stabile. Si evidenzia, inoltre, che la temporaneit dellutilizzo dellopera precaria, requisito diverso da quello del suo impiego stagionale. In particolare, presentano il carattere della precariet quei manufatti eseguiti per soddisfare bisogni momentanei e destinati ad essere rimossi; pertanto, non possono considerarsi provvisorie quelle opere che, per oggettiva destinazione, hanno una funzione permanente e rinnovabile nel tempo, come ad esempio i chioschi/bar estivi.
Riferimenti normativi: Art. 83 N.T.A. del P.P.R. D.P.G.R. 228/1994 (Direttive Zone Agricole)
Deposito materiale lapideo
Argomenti correlati: deposito materiali
Riferimenti normativi: Art. 3 D.P.R. 380/2001 Art. 3 D. A. 2266/U 1983 (Decreto Floris) D. LGS. 152/2006 (Decreto Ronchi)
Ai sensi del D.P.R. 380/2001, la realizzazione di depositi di merci o di materiali, la realizzazione di impianti per attivit produttive allaperto ove comportino lesecuzione di lavori cui consegua la trasformazione permanente del suolo inedificato riconducibile agli interventi di nuova costruzione (art. 3, comma 1 lettera e.7 D.P.R. 380/2001). Per quanto attiene agli interventi ammessi nelle zone industriali, artigianali e commerciali (zone D) ancora non pianificate, si ricorda che lart. 9 del D.P.R. 380/2001 stabilisce gli interventi consentiti in assenza di pianificazione urbanistica, e precisamente: a) gli interventi previsti dalle lettere a), b), e c) del primo comma dellart. 3 dello stesso D.P.R. 380/2001 che riguardino singole unit immobiliari o parti di esse; b) fuori dal perimetro dei centri abitati, gli interventi di nuova edificazione nel limite della densit massima fondiaria di 0,03 metri cubi per metro quadro; in caso di interventi a destinazione produttiva, la superficie coperta non pu comunque superare un decimo dellarea di propriet. Lo stesso art. 9 precisa, al comma 2, che nelle aree nelle quali non siano stati approvati gli strumenti urbanistici attuativi previsti dagli strumenti urbanistici generali come presupposto per ledificazione, oltre agli interventi gi indicati sotto la lettera a), sono consentiti gli interventi di cui alla lettera d) del primo comma dellart. 3 del D.P.R. 380/2001 che riguardino singole unit immobiliari o parti di esse. Non essendo compresi tra gli interventi ammissibili quelli di nuova costruzione come sopra definiti, se ne desume che gli stessi non possono essere realizzati in assenza di pianificazione attuattiva. Per contro, nessun ostacolo sembra porsi alla realizzazione di depositi di materiali allaperto che non comportino lesecuzione di lavori cui consegua la trasformazione permanente del suolo inedificato. Lart. 3 del Decreto Assessoriale 2266/U del 1983, prevede che gli impianti industriali, artigianali, commerciali, di conservazione, trasformazione o commercializzazione di prodotti agricoli e/o della pesca debbano essere localizzati nelle zone D, mentre le parti di territorio destinate ad usi agricoli e quelle con edifici, attrezzature ed impianti connessi al settore agropastorale e a quello della pesca, e valorizzazione dei loro prodotti, siano incluse nelle zone E, nelle quali possono essere anche ammessi interventi che sulla base della natura particolare, non possano essere localizzati in altre zone omogenee. Pertanto, in zona E, il deposito di tali materiali non , di norma, ammissibile. Appare ammissibile soltanto nel caso in cui la natura del deposito oggetto del quesito fosse veramente temporanea e provvisoria, cio di breve durata e tale da non comportare, di fatto, alterazione dellutilizzo agricolo del suolo ovvero la trasformazione del suolo, attraverso la predisposizione di opere destinate a stabile utilizzo dello stesso suolo come deposito, quali sbancamenti, scavi, o simili. 63
Inoltre, non conoscendo la natura e la derivazione del materiale indicato, si deve, in via precauzionale, osservare che qualora il materiale lapideo rientri nella definizione di rifiuto si applica quanto disposto dal D.Lgs. 152/2006 e successive modifiche, in particolare nella Parte IV intitolata Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati. Infatti, ai sensi dallart. 183, comma 1, lett. m) del citato D.Lgs. 152/2006, costituisce deposito temporaneo il raggruppamento di rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti e nel rispetto delle condizioni definite nella medesima norma. Secondo il disposto degli artt. 208, comma 17 e 210, comma 5, del D.Lgs. 152/2006, il deposito temporaneo di rifiuti cos definito sottratto al regime autorizzatorio prescritto mentre in caso contrario, sar applicabile la sanzione prevista per lo stoccaggio non autorizzato.
Realizzazione di pergole fotovoltaiche e concessione del sottosuolo comunale per la costruzione di vani interrati da destinarsi ad attivit enologica
Argomenti correlati: fotovoltaico
Riferimenti normativi: Art. 9 D.P.R. 380/2001
Lart. 9 del D.P.R. 380/01 stabilisce gli interventi consentiti in assenza di pianificazione urbanistica, e precisamente: a) gli interventi previsti dalle lettere a), b), e c) del primo comma dellart. 3 che riguardino singole unit immobiliari o parti di esse; b) fuori dal perimetro dei centri abitati, gli interventi di nuova edificazione nel limite della densit massima fondiaria di 0,03 metri cubi per metro quadro; in caso di interventi a destinazione produttiva, la superficie coperta non pu comunque superare un decimo dellarea di propriet. 2. Nelle aree nelle quali non siano stati approvati gli strumenti urbanistici attuativi previsti dagli strumenti urbanistici generali come presupposto per ledificazione, oltre agli interventi indicati al comma 1, lettera a), sono consentiti gli interventi di cui alla lettera d) del primo comma dellart. 3 del Testo Unico che riguardino singole unit immobiliari o parti di esse. Nel caso specifico si osserva che, normalmente, per pergole fotovoltaiche si intende una struttura di pertinenza di unit a carattere residenziale che consente il sostegno di verde rampicante su terrazzi, cortili o giardini, con una ridotta superficie di copertura in pianta. In tal senso, a parere della Direzione, lintervento pu essere ammesso se costituisce pertinenza di abitazioni gi edificate e rispetta i limiti di legge sopra riportati. In merito alla seconda parte del quesito, ossia alla possibilit di concedere al soggetto privato luso del suolo asservito ad uso pubblico e del sottosuolo pubblico da destinarsi ad attivit enologica, si deve evidenziare che la competenza per simili valutazioni attiene allAmministrazione comunale, dovrebbe ponderare attentamente la compatibilit dellutilizzo privato con la necessit per il Comune di avere la pi completa disponibilit dellarea pubblica, in vista del soddisfacimento di interessi pubblici anche futuri, salvo diversi accordi o convenzioni da stipularsi tra lAmministrazione comunale e il proponente che garantiscano la realizzazione di detti interessi, anche in relazione alla natura dellarea pubblica e dalla sua destinazione.
Chiarimenti in merito al mutamento di destinazione duso
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Riferimenti normativi: Art. 12 N.T.A. del P.P.R. Art. 52 N.T.A. del P.P.R.
In materia di mutamenti di destinazione duso nei centri di antica e prima formazione, le disposizioni del Piano Paesaggistico Regionale che assumono rilevanza sono lart. 12 e lart. 52 delle Norme Tecniche di Attuazione (N.T.A.) del Piano Paesaggistico Regionale. La prima delle norme citate, di carattere generale, prevede che negli ambiti di paesaggio, salva lapplicazione di diverse disposizioni previste dal presente Piano Paesaggistico Regionale, sono in tutti i casi ammessi: a) gli interventi edilizi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico, di ristrutturazione e restauro che non alterino lo stato dei luoghi, il profilo esteriore, la volumetria degli edifici, la destinazione duso . La disposizione in argomento elenca gli interventi di trasformazione comunque ammissibili allinterno degli ambiti di paesaggio costieri individuati dal Piano Paesaggistico Regionale, specificando al contempo che fatta salva lapplicazione delle ulteriori norme specifiche dettate per beni, componenti di paesaggio o assetti territoriali. In particolare, riguardo ai centri di antica e prima formazione, la norma specifica costituita dallart. 52 delle N.T.A. il quale prevede che fino alladeguamento dei piani urbanistici comunali al Piano Paesaggistico Regionale siano consentiti: a) per i Comuni non dotati di piano particolareggiato, unicamente gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, ai sensi dellart. 3 del D.P.R. 380/2001, nonch di ristrutturazione edilizia interna; b) per i Comuni dotati di Piano Particolareggiato, gli interventi previsti nel medesimo Piano, previa verifica di conformit dello stesso alle ulteriori disposizioni contenute nei successivi commi dellart. 52 (si veda anche lart. 14 della L.R. 4/2009*). La disposizione richiamata non contiene limitazioni specifiche in merito al mutamento di destinazione duso degli edifici presenti nei centri di antica e prima formazione, mutamenti che, pertanto, risultano ammissibili a condizione che rispettino le previsioni degli strumenti urbanistici comunali. Pertanto, per gli immobili ubicati nelle aree caratterizzate da centri e nuclei storici, gli interventi di restauro e di risanamento conservativo, nonch gli interventi di ristrutturazione edilizia interna, realizzati senza modifica dellaspetto esteriore e che non snaturino gli elementi costitutivi e le parti strutturali delledificio, anche se comportanti variazioni di destinazioni duso, risultano compatibili con le Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale, purch consentiti dagli strumenti urbanistici comunali. Si evidenzia, infine, che ai sensi dellart. 149 comma 1 lett. a) del D. Lgs. 42/2004, per gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, consolidamento statico e restauro conservativo, che non alterino lo stato dei luoghi e laspetto esteriore degli edifici, non comunque richiesta lautorizzazione paesaggistica.
Richiesta di agevolazione per il recupero di locali di sgombero
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In materia urbanistica le disposizioni per il recupero dei sottotetti sono contenute nellart. 15 della L.R. 4/2009 che consente lutilizzazione volumetrica, al solo scopo residenziale, del piano sottotetto esistente alla data di entrata in vigore della legge (ossia alla data del 1 novembre 2009), semprech limmobile oggetto di intervento ricada in area dove tale operazione non sia esplicitamente vietata dal Consiglio Comunale ai sensi del comma 7 del predetto art. 15.
Autorizzazione paesaggistica per interventi edilizi in zona di completamento residenziale (zona B), allinterno del centro matrice
Argomenti correlati: autorizzazione paesaggistica centro matrice
La L.R. 28/1998, intitolata Norme per lesercizio delle competenze in materia di tutela paesistica trasferite alla Regione Autonoma della Sardegna con larticolo 6 del D.P.R. 480 del 22 maggio 1975, e delegate con lart. 57 del D.P.R. 348 del 19 giugno 1979, prevede allart. 3 che siano rilasciate dallorgano comunale competente per territorio, secondo la procedura indicata nella stessa legge, le autorizzazioni di cui allart. 7 della L. 1497/1939, (ora at. 146 del D. Lgs. 42/2004) relative una serie di interventi specificati nello stesso art. 3, tra i quali rientrano anche quelli oggetto del quesito. Tuttavia, si deve osservare che lentrata in vigore dellart. 146 D. Lgs. 42/2004, nel testo modificato dal D.Lgs 63/2008 impone che le strutture che rilasciano il provvedimento possiedano determinati requisiti di competenza tecnico-scientifica nonch la separazione tra le strutture che svolgono le funzioni in materia paesaggistica e urbanistico-edilizia. In tal senso, la deliberazione della Giunta Regionale n. 37/11 del 30 luglio 2009 provvede a definire i criteri per la verifica della sussistenza dei requisiti di organizzazione e di competenza tecnico-scientifica nei soggetti delegati allesercizio della funzione autorizzatoria in materia di paesaggio, ai sensi della L.R. 28/1998. Pertanto, il Comune per poter esercitare in concreto la delega prevista dalla citata L.R. 28/1998 dovr provvedere agli adempimenti richiesti dalla citata deliberazione delle Giunta Regionale. In assenza non pu svolgere le funzioni autorizzatorie in materia paesaggistica. Si evidenzia, infine, che il Comune interessato non dotato di Piano Particolareggiato del Centro storico e quindi ai sensi dellart. 52 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale, fino alladeguamento dei piani urbanistici comunali al Piano Paesaggistico Regionale, nelle aree caratterizzate da centri e nuclei storici, tenuto conto delle perimetrazioni riportate nella cartografia del Piano Paesaggistico Regionale, sono consentiti, per i Comuni non dotati di Piano Particolareggiato, unicamente gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo ai sensi dellart. 3 D.P.R. 380/2001, nonch di ristrutturazione edilizia interna.
Quesito in merito allinterpretazione dellart. 27, comma 2, lett. d), delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico
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Riferimenti normativi: Piano Assetto Idrogeologico, art. 27
LAmministrazione comunale chiede se sia corretta la motivazione di un proprio parere negativo sulla possibilit di procedere al frazionamento di un locale commerciale in due distinte unit immobiliari, da realizzarsi attraverso la costruzione di una parete separatrice interna, senza cambio di destinazione duso, motivato dal fatto che in area a rischio idrogeologico molto elevato, il P.A.I. consenta soltanto le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria, nonch il restauro e risanamento conservativo, ma non includa la ristrutturazione, allinterno del quale ricadrebbe invece lintervento richiesto. In merito, non appare contestato che il P.A.I. non consenta interventi di ristrutturazione ma la concreta riconducibilit dellintervento proposto tra le fattispecie delle opere di ristrutturazione edilizia. In via preliminare, si osserva che ai sensi del D.P.R. 380/2001 gli interventi di ristrutturazione edilizia, sono definiti come gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi delledificio, leliminazione, la modifica e linserimento di nuovi elementi ed impianti. Sul punto, la giurisprudenza ha chiarito che ove i lavori eseguiti non abbiano finalit di mera conservazione e di miglioramento funzionale dellorganismo edilizio, ma siano diretti alla sua trasformazione in unentit diversa, cos da ottenere pi unit immobiliari in luogo dellunica precedente, si integrerebbe la fattispecie della ristrutturazione edilizia. Sulla base di quanto esposto, si ritiene corretta linterpretazione che il Comune di ha assunto in merito alla tipologia dellintervento edilizio, e di conseguenza la non ammissibilit dellintervento ricadente in zona a rischio idrogeologico molto elevato, in quanto escluso dalle categorie di interventi fattibili elencate nellart. 27, comma 2, delle N.T.A. del Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico.
Richiesta parere in merito alla realizzazione di una pensilina per un impianto fotovoltaico integrato
Riferimenti normativi: Art. 27 del Piano Assetto Idrogeologico, Art. 27
Si deve preliminarmente osservare che il Comune tenuto alladeguamento dello strumento urbanistico al Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.), col recepimento delle limitazioni ivi prescritte. Nelle more delladeguamento, il Comune tenuto allosservanza delle norme di attuazione del Piano di Assetto Idrogeologico che trovano immediata applicazione e prevalgono sulle norme eventualmente contrastanti previste dagli strumenti urbanistici comunali. Nel caso specifico, per quanto desumibile dalla richiesta di parere, lintervento previsto ricade in area di pericolosit idraulica molto elevata e consiste nella realizzazione di una pensilina dellaltezza di m 1,70 e superficie di 55 mq, destinata alla sistemazione di pannelli fotovoltaici necessari a produrre energia elettrica per una abitazione adiacente. In proposito, si osserva che lart. 27, comma 2, lett. i, delle N.T.A. del Piano di Assetto Idrogeologico consente in astratto la realizzazione dellintervento proposto, mentre il comma 4 dello stesso art. 27 fa divieto di realizzare strutture e manufatti mobili e immobili, ad eccezione di quelli a carattere provvisorio o precario indispensabili per la conduzione dei cantieri o specificamente ammessi dalle presenti norme (art. 27 lett. a) e nuovi impianti tecnologici fuori terra ad eccezione dei ripetitori e dei tralicci per il trasporto dellenergia elettrica e di quelli espressamente consentiti dalle presenti norme (art. 27 lett. g). Pertanto, lintervento proposto pare, in astratto, assentibile soltanto previa predisposizione dello studio di compatibilit idraulica, esplicitamente previsto dal comma 6, lettera b, dellart. 27 delle N.T.A. del Piano di Assetto Idrogeologico. Il fatto che il Comune, cui compete applicare le norme del Piano di Assetto Idrogeologico in sede di rilascio del titolo, edilizio, abbia assunto una determinazione negativa in relazione al progetto presentato fa presumere una ponderata valutazione, nel caso concreto in considerazione della particolare tipologia dellintervento che lascia trasparire una lettura delle citate disposizioni orientata a vietare la realizzazione di nuove strutture fuori terra, ad eccezione di quelle obiettivamente precarie, in quanto comportano nelle aree in questione, a pericolosit idraulica molto elevata, un potenziale ostacolo al regolare deflusso delle acque. Il fatto che in precedenza siano stati autorizzati interventi edilizi, non porta alcun argomento se tali interventi erano stati autorizzati prima che il Piano di Assetto Idrogeologico fosse adottato.
Quesiti sullapplicazione dellart. 52 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale
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Riferimenti normativi: Art. 15 L.R. 23/1985
Lart. 52 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale recita: 1. Fino alladeguamento dei piani urbanistici comunali al Piano Paesaggistico Regionale, nelle aree caratterizzate da centri e nuclei storici, tenuto conto delle perimetrazioni riportate nella cartografia del Piano Paesaggistico Regionale, sono consentiti : a) per i Comuni non dotati di piano particolareggiato, unicamente gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo ai sensi dellart 3 D.P.R. 380/2001, nonch di ristrutturazione edilizia interna; b) per i Comuni dotati di Piano Particolareggiato, possono essere realizzati gli interventi ivi consentiti, previa verifica di conformit con quanto previsto nei successivi commi del presente articolo. Pertanto, per gli immobili ubicati nelle aree caratterizzate da centri e nuclei storici, possono essere realizzati gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo. La ristrutturazione edilizia interna non trova definizione nel D.P.R. 380/2001, ma non pu essere circoscritta alle sole opere interne cos come delineate dallart. 15 della L.R. 23/1985 che, ove ricadenti nelle zone A dei piani urbanistici, devono essere tali da rispecchiare le originarie caratteristiche costruttive. La fattispecie considerata dalla norma del Piano Paesaggistico Regionale si pone quindi in una situazione intermedia tra le opere interne e la ristrutturazione edilizia, come definita dal citato D.P.R. 380/2001. Ne consegue che, nella fattispecie possano essere ricompresi i lavori riguardanti lorganizzazione funzionale delledificio, comportanti anche una articolazione diversa degli spazi interni. Pertanto, gli interventi di ristrutturazione edilizia interna risultano compatibili con le N.T.A. del Piano Paesaggistico Regionale se realizzati senza modificazioni dellaspetto esteriore e nel rispetto degli elementi costitutivi e delle parti strutturali delledificio, anche se comportanti variazioni del numero delle unit immobiliari e/o variazioni di destinazione duso, purch consentiti dagli strumenti urbanistici vigenti. Ci desumibile dal comma 3 del medesimo articolo 52 delle N.T.A. del Piano Paesaggistico Regionale in cui ricompresa anche la ristrutturazione edilizia interna quale ulteriore declinazione degli interventi di riqualificazione e recupero che lo stesso Piano Paesaggistico Regionale prescrive per i tessuti edilizi e urbani con caratteristiche storiche, con la finalit di conservarne le tracce e i caratteri. Per quanto attiene allapplicazione delle disposizioni della L. R. 4/2009*, lart. 2 della stessa legge dispone al comma 7 che Le previsioni di cui al presente articolo non si applicano agli edifici compresi nella zona urbanistica omogenea A, come individuata negli strumenti urbanistici comunali, ad eccezione di quelli aventi meno di cinquantanni in contrasto con i caratteri architettonici e tipologici del contesto ed a condizione che lintervento comporti un miglioramento della qualit architettonica estesa allintero edificio e sia armonizzato con il contesto storico e paesaggistico in cui si inserisce. 77
Tale contrasto espressamente dichiarato con delibera del Consiglio Comunale del Comune competente approvata perentoriamente entro il termine di novanta giorni dallentrata in vigore della presente legge. Pertanto, se il Comune non ha provveduto, entro il termine indicato, allindividuazione degli immobili nelle condizioni previste, le disposizioni sugli ampliamenti volumetrici contenute nello stesso art. 2 della L.R. 4/2009* non possono essere applicate. Tale conclusione confermata dalla Circolare contenente indirizzi applicativi sulla L.R. 4/2009* approvata con deliberazione della Giunta Regionale 9/15 del 2 marzo 2010, dove si afferma che: La deliberazione in questione deve essere stata assunta nel termine perentorio di 90 giorni dallentrata in vigore della legge, cio entro il 30 gennaio 2010, e costituisce atto presupposto per il rilascio della concessione edilizia riferita agli interventi di ampliamento e adeguamento da eseguire in centro storico.
Insediamento di attivit alberghiere in zona industriale, artigianale e commerciale (zona D) del Piano Urbanistico Comunale vigente
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Lintervento che si intende realizzare consiste nel cambio di destinazione duso di un immobile aziendale sito in zona industriale, artigianale e commerciale del Piano Urbanistico Comunale vigente per la realizzazione di una struttura alberghiera a servizio della stessa zona urbanistica. Lart. 16 delle Norme Tecniche Di Attuazione del Piano Urbanistico Comunale non include esplicitamente la destinazione alberghiera tra quelle compatibili con la destinazione industriale e commerciale, pertanto, a parere della Direzione scrivente, lintervento in esame non si pu realizzare.
Insediamento di attivit varie in zona industriale, artigianale e commerciale (zona D)
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Lintervento che si intende realizzare consiste nellavvio di unattivit avente ad oggetto il commercio di prodotti per lagricoltura, con relativi locali destinati a deposito di trattori, vendemmiatrici, camion e furgoni, il commercio di alimenti, farmaci e accessori per animali, con annesso ambulatorio veterinario e un piccolo punto di ristoro, funzionale alle suddette attivit in un Piano di lottizzazione a destinazione commerciale - industriale - artigianale, zona omogenea D del Piano Urbanistico Comunale vigente. Lart. 3 del Decreto Assessoriale n. 2266/U del 1983 definisce le zone D come Le parti del territorio destinate a nuovi insediamenti per impianti industriali, artigianali, commerciali, di conservazione, trasformazione o commercializzazione di prodotti agricoli e/o della pesca. Inoltre, lart. 16 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Urbanistico Comunale stabilisce che in zona D sono consentite le attivit legate al commercio, allindustria, allartigianato e similari, previa predisposizione di un Piano di Lottizzazione o di un Piano Particolareggiato. Nel caso in esame, sembrerebbe che le attivit sopraindicate siano tutte riconducibili allesercizio di unattivit commerciale, pertanto, a parere della Direzione scrivente, lintervento risulta assentibile.
Riferimenti normativi: Art. 3 D. A. 2266/U 1983 (Decreto Floris)
Richiesta parere su Piano di Lottizzazione (P.d.L.)
Relativamente al luogo in cui devono essere concretamente individuate le aree da destinare dal piano attuativo a standards urbanistici, gli artt. 6 e 7 del Decreto Assessoriale 2266/U del 1983 - analogamente a quanto previsto dagli artt. 3 e 4 del Decreto Ministeriale 1444/1968 stabiliscono che, nelle zone C di espansione residenziale, il reperimento delle quantit minime di spazi pubblici deve essere assicurato integralmente allinterno di dette zone, attraverso la predisposizione di apposito piano particolareggiato o di lottizzazione convenzionata. Detta previsione motivata dalla natura stessa della zona in questione, che comprende le parti del territorio inedificate e destinate a nuovi complessi residenziali. Pertanto, trattandosi di aree libere, non vi sarebbe ragione di reperire altrove gli standards. A conferma di ci si osserva che la possibilit di individuare le aree a standards al di fuori della zona cui si riferiscono, consentita per il centro storico (zona A) e per la zona di completamento residenziale (zona B), solo a fronte di provata impossibilit di reperirle al loro interno, poich, trattandosi di zone completamente o quasi totalmente edificate, potrebbe mancare o essere insufficiente la disponibilit delle aree.
Riferimenti normativi: Artt. 6 e 7 D. A. 2266/U del 1983 (Decreto Floris)
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Riferimenti normativi: Art. 4 D.A. 2266/U 1983 (Decreto Floris)
Secondo il costante orientamento giurisprudenziale del Consiglio di Stato, gli impianti di distribuzione carburanti, in quanto servizi pubblici a rete, possono essere ubicati in tutte le zone urbanistiche salvo eccezioni espresse basate su particolari ragioni o vincoli. Da ci consegue lesclusione della necessit di una variante allo strumento urbanistico generale per la loro realizzazione. Peraltro, tale previsione deve intendersi circoscritta al mero impianto di distribuzione, quale complesso unitario costituito da uno o pi apparecchi di erogazione automatica di carburanti con le relative attrezzature ed accessori. In linea con lorientamento citato, la Direzione scrivente ha precisato che la realizzazione di tali impianti in zona agricola non comporta la necessit di ricorrere allintesa di cui allart. 11 delle Norme Tecniche di Attuazione (N.T.A.) del Piano Paesaggistico Regionale poich si tratta di strutture tecnologiche di supporto alla viabilit automobilistica. Per quanto riguarda la deroga allindice fondiario di cui allart. 4 del Decreto Assessoriale 2266/U del 1983, si ricorda che essa opera esclusivamente per impianti di interesse pubblico ubicati in zona agricola. Infine, le eventuali attivit commerciali connesse a tali impianti dovranno essere contenute nei limiti dimensionali di cui allart. 6 della delibera della Giunta Regionale 45/7 del 5 dicembre 2003 (superficie netta di vendita compresa tra 30 e 150 mq) e, se localizzate in zona industriale, artigianale e commerciale (zona D), necessiteranno del relativo piano attuativo.
Interpretazione art. 2, comma 8, L.R. 13/2008 per la costruzione di un edificio ad uso residenziale - commerciale in area situata a meno di cento metri da un edificio di culto
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La L.R. 4/2009*, allart. 13, comma 1, lettera b), punto 2), consente la realizzazione, con le ordinarie procedure di legge, degli interventi previsti nei vigenti strumenti urbanistici che ricadano nelle aree delimitate dagli strumenti urbanistici come zone territoriali omogenee C, G e D, limitatamente alla funzione commerciale, qualora le aree siano intercluse, ovvero contigue ed integrate in termini di infrastrutture, con lambito urbano. Dal quesito risulta che lintervento ricade entro la fascia dei 100 metri da un bene paesaggistico. In merito, si rileva che, lart. 13, comma 1 lettera f), della citata L.R. 4/2009*, dispone che: nelle more delladeguamento degli strumenti urbanistici comunali ai piani paesaggistici regionali, allinterno delle aree ricomprese nella fascia di larghezza pari a 100 metri, ove prevista, a partire dal perimetro pi esterno dei beni paesaggistici ed identitari, come definiti dalla L.R. 13/2008, articolo 1, possono essere realizzati gli interventi di trasformazione del territorio e degli edifici esistenti, compresa la realizzazione di nuovi corpi di fabbrica, esclusivamente a condizione che abbiano ottenuto lautorizzazione paesaggistica, rilasciata ai sensi del D.Lgs 42/2004 smi, artt. 146 e seguenti. I contenuti e le prescrizioni dellautorizzazione costituiscono commisurazione e valutazione della compatibilit dellintervento proposto con linteresse paesaggistico tutelato. Pertanto, lintervento ricadente entro tale fascia pu realizzarsi previo ottenimento di autorizzazione paesaggistica.
Riferimenti normativi: Art. 2 L. R. 13/2008 Art. 146 D. LGS. 42/2004
Trasformazione di un locale di sgombero in un locale ad uso abitativo
Il cambio di destinazione duso di un locale di sgombero in un locale ad uso abitativo consentita nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, urbanistiche ed edilizie. Qualora il locale di sgombero sia situato in un sottotetto si applica la disciplina prevista dallart. 15 della L.R. 4/2009*.
Richiesta parere sulla possibilit, nellambito di un Piano di Lottizzazione, di realizzare, una tipologia edilizia diversa da quella prevista, pur nel rispetto degli indici previsti per la tipologia originaria
Le opere realizzate in esecuzione del Piano di Lottizzazione (P.d.L.) devono essere conformi a quelle assentite dal Comune col provvedimento amministrativo che autorizza la lottizzazione stessa. Qualora si intenda discostarsi dalle previsioni del P. d. L. sar necessaria unapposita variante allo strumento attuativo, da approvarsi a norma degli artt. 20 e 21 della L.R. 45/1989.
Competenza dello Sportello Unico per le Attivit Produttive (S.U.A.P.) per la realizzazione di un centro satellite da parte dellEnel
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Riferimenti normativi: Art. 1 L. R. 3/2008
La competenza del S.U.A.P. collegata al fatto che lopera sia strumentale allesercizio di attivit imprenditoriale, mentre non rileva la natura dellopera stessa. In merito, occorre evidenziare che ai sensi dellart. 1, comma 16, della L.R. 3/2008, il S.U.A.P. responsabile di tutti i procedimenti amministrativi relativi alle attivit economiche e produttive di beni e servizi e di tutti i procedimenti amministrativi inerenti alla realizzazione, allampliamento, alla cessazione, alla riattivazione, alla localizzazione e alla rilocalizzazione di impianti produttivi, ivi incluso il rilascio delle concessioni o autorizzazioni edilizie. Il successivo comma 17 stabilisce che per impianti produttivi devono intendersi gli insediamenti relativi a tutte le attivit di produzione di beni e di servizi, ivi incluse le attivit agricole, commerciali e artigianali, le attivit turistiche e alberghiere, ogni attivit imprenditoriale di edilizia residenziale, i servizi resi dalle banche e dagli intermediari finanziari e i servizi di telecomunicazioni. Il comma 16 individua, quindi, due diverse ipotesi in cui competente il S.U.A.P: quella di un procedimento genericamente relativo ad attivit economiche e produttive di beni e servizi, da una parte, e quella di un procedimento (sempre relativo ad attivit produttive ma in pi) implicante la realizzazione, lampliamento, la cessazione, la riattivazione, la localizzazione di impianti produttivi, ivi incluso il rilascio delle concessioni o autorizzazioni edilizie, dallaltra. Solo nella prima ipotesi, data lassenza dinterventi sul territorio, lo speciale procedimento S.U.A.P. pu restare legato soltanto ad un presupposto di natura soggettiva (il fatto che il richiedente sia un imprenditore), mentre nella seconda ipotesi, ove sono in gioco valutazioni di carattere edilizio e paesaggistico, la competenza S.U.A.P. presuppone un ulteriore requisito, questa volta di natura oggettiva, dato dal fatto che ledificio da realizzare sia un impianto produttivo, vale a dire unopera direttamente strumentale alla produzione, nei termini espressamente chiariti dal successivo comma 17 (T.A.R. Sardegna sentenza 246/2010). Per quanto riguarda il caso in esame, a parere della Direzione scrivente, la realizzazione dellintervento sembra rientrare tra le attivit svolte dallEnel come concessionario di un pubblico servizio in quanto riguarda la costruzione delle infrastrutture necessarie per la distribuzione dellenergia prodotta dagli operatori del settore.
Quesito sullapplicazione dellarticolo 15 del D.P.R. 380/2001 Serre fotovoltaiche
Riferimenti normativi: Art. 15 D. P. R. 380/2001 D. LGS. 387/2003
Lart. 15 del D.P.R. 380/2001, intitolato Efficacia temporale e decadenza del permesso di costruire, prescrive al comma 4 che Il permesso decade con lentrata in vigore di contrastanti previsioni urbanistiche, salvo che i lavori siano gi iniziati e vengano completati entro il termine di tre anni dalla data di inizio. La giurisprudenza ha avuto occasione di chiarire che le nuove previsioni urbanistiche non sono solo quelle contenute negli strumenti di pianificazione urbanistica comunale ma anche quelle introdotte da fonti legislative e regolamentari e immediatamente applicabili. Tale disciplina, secondo quanto riportato nel quesito, pare ripresa dallo strumento urbanistico del Comune. Con la deliberazione 10/3 del 12 marzo 2010, avente ad oggetto Applicazione della L.R. 3/2009, art. 6, comma 3 in materia di procedure autorizzative per la realizzazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Atto di indirizzo e linee guida, la Giunta Regionale, ha elaborato alcuni indirizzi sul tema della produzione di energia da fonti rinnovabili, approvando, nella stessa delibera, delle linee guida per lo svolgimento del procedimento unico di cui allart. 12 del D. Lgs. 387/2003 e s.m.i.. Con la successiva deliberazione della Giunta Regionale 25/40 del 1 luglio 2010, avente ad oggetto Competenze e procedure per lautorizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Chiarimenti D.G.R. 10/3 del 12 marzo 2010. Riapprovazione Linee Guida si provveduto a fornire ulteriori indicazioni e precisazioni in materia, approvando una nuova versione delle linee guida in sostituzione di quelle gi approvate. In proposito, si deve osservare che entrambe le versioni delle linee guida recitano allart. 1: (1). Lo scopo delle presenti linee guida quello di contribuire al perseguimento degli obbiettivi comunitari, nazionali e regionali di diffusione delle fonti rinnovabili e dellefficienza energetica mediante un sistema semplificato di regole volte a chiarire le modalit e i termini per lottenimento della autorizzazione unica per la costruzione e lesercizio degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ai sensi dellart. 12 del D.Lgs. 29 dicembre 2003 n. 387; (2). Le presenti linee guida esplicano lo svolgimento del procedimento relativo alla costruzione e allesercizio di impianti di produzione di energia elettrica mediante lutilizzo di fonti rinnovabili. Loggetto disciplinato quindi il procedimento relativo alla costruzione e allesercizio degli impianti di produzione energetica, del quale si chiariscono le fasi, le competenze e i requisiti richiesti, non gi gli aspetti strettamente urbanistici, di cui, per quanto qui interessa, sono disciplinati gli aspetti problematici relativi al caso in cui per la realizzazione dellimpianto sia necessaria la variante agli strumenti urbanistici. Si deve anche osservare che lo scopo delle linee guida di fornire una guida per chiarire il complesso di norme vigenti in materia di fonti rinnovabili attraverso una ricognizione delle varie ipotesi. Peraltro, nessuna norma attribuisce alle linee guida la capacit di incidere sugli strumenti urbanistici. Nel caso specifico, la disciplina delle serre fotovoltaiche attiene alla relazione tra la struttura serricola e la produzione 95
energetica da parte di imprenditori agricoli. Tuttavia, tale aspetto non concerne in astratto la fattibilit di impianti serricoli nelle zone agricole. Pertanto, a parere della Direzione scrivente, non pu considerarsi quale previsione urbanistica intesa ai sensi del richiamato art. 15 del D.P.R. 380/2001. In proposito, si evidenzia che, anche se confluiscono allinterno di un procedimento unico ai sensi dellart. 12 del D.Lgs. 387/2003, occorre tenere distinti il profilo urbanistico, legato alla realizzazione della struttura sulla quale si aggiunge limpianto che produce energia, da altri profili quali lautorizzazione alla produzione di energia o la connessione della produzione di energia con leventuale attivit agricola. Pertanto, si deve ritenere che le disposizioni contenute nelle linee guida non costituiscano nuove previsioni urbanistiche immediatamente applicabili anche ai rapporti sorti in base a titoli gi ottenuti*.
*Si precisa che, successivamente alla redazione del parere, con Delibera della Giunta Regionale n. 27/16 del 1 giugno 2011, sono state emanate le nuove linee guida in materia.
Parere su un cambio di destinazione duso in zona agricola, da residenziale a ricettivo (turistico - rurale)
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In generale, secondo quanto disposto dallart. 3 della L.R. 4 del 2009, come precisato negli indirizzi applicativi della stessa, nelle zone agricole non sono consentiti i mutamenti di destinazione duso che comportino variazioni in aumento dei limiti o dei rapporti previsti dal Decreto Assessoriale 2266/U del 1983, dalle Direttive per le zone agricole (approvate con D.P.G.R. 228 del 1994), nonch dalla strumentazione urbanistica comunale. Relativamente al caso specifico prospettato, si osserva che per la zona agricola, in attesa delladeguamento degli strumenti urbanistici comunali al Piano Paesaggistico Regionale, trova applicazione lart. 83 comma 5 delle N.T.A. del Piano Paesaggistico Regionale, il quale stabilisce che per i manufatti esistenti non pi necessari alla conduzione agricola del fondo, orientata alla utilizzazione dei manufatti stessi per interventi di turismo rurale ai sensi degli articoli 8, 9 e 10 della L.R. 27/1998, il piano urbanistico possa consentire la modifica di destinazione duso senza incrementi volumetrici, nel rispetto delle specifiche caratteristiche tipologiche e architettoniche, nonch delle caratteristiche paesaggistico-ambientali dei luoghi. Poich lintento della norma quello di consentire la conversione di manufatti esistenti, gi utilizzati per la conduzione agricola del fondo e non pi necessari a tale scopo, evidente che deve trattarsi di edifici ultimati. In caso contrario, non sar assentibile il cambio di destinazione duso indicato in oggetto.
Riferimenti normativi: Art. 83 N.T.A. del P.P.R. D.P.G.R. 228/1994 (Direttive Zone Agricole) Art. 8 e ss. L.R. 27/1998
Determinazione degli oneri concessori in materia di sopraelevazione di uno scantinato al rustico per la realizzazione di una casa di civile abitazione alla quale rimane annesso lo scantinato
In via preliminare, occorre richiamare lart. 3, comma 1, lett. e e.1), del D.P.R. 380/2001 che indica tra gli interventi di nuova costruzione i manufatti edilizi fuori terra o interrati, ovvero lampliamento di quelli esistenti allesterno della sagoma esistente. Ci premesso, si ritiene che la sopraelevazione di uno scantinato al rustico per la realizzazione di una casa di civile abitazione alla quale rimane annesso lo scantinato rientri tra gli interventi indicati dalla norma suddetta, pertanto, il contributo sul costo di costruzione deve essere determinato in base allart. 16, comma 9, del D.P.R. 380/2001.
Riferimenti normativi: Art. 3 D. P. R. 380/2001 Art. 16 D. P. R. 380/2001
Parere sullinterpretazione dellart. 17 L.R. 2/2007
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Riferimenti normativi: Art. 17 L. R. 2/2007
Preliminarmente si osserva che le disposizioni contenute nellart. 17 della L.R. 2/2007 consentono di ottenere concessioni edilizie in deroga agli indici di zona previsti dagli strumenti urbanistici vigenti, finalizzate allampliamento dellabitazione in cui il disabile risiede abitualmente. In particolare, larticolo in esame, al primo comma stabilisce che Fino allemanazione di unorganica legge regionale in materia urbanistica, al fine di assicurare la massima fruibilit degli spazi destinati ad abitazione principale dei disabili gravi, negli edifici ricompresi nelle zone A, con apposito studio particolareggiato dellintervento e nelle restanti zone omogenee di cui al Decreto Assessoriale 20 dicembre 1983, 2266/U, sono consentiti, anche in deroga agli indici di zona previsti dagli strumenti urbanistici vigenti, interventi funzionali di ampliamento volumetrico realizzati in aderenza agli edifici esistenti per un massimo di 120 mc. Come si evince chiaramente, la norma consente lampliamento volumetrico, fino al massimo indicato, a condizione che lo stesso sia realizzato in aderenza agli edifici esistenti, e che sia finalizzato ad ottenere la massima fruibilit degli spazi destinati ad abitazione principale del disabile, tenendo conto della specifica disabilit. Si evidenzia che larticolo in esame detta disposizioni di carattere urbanistico che non incidono nei rapporti tra privati scaturenti dal diritto civile quale, nel caso specifico, lobbligo di rispettare le distanze delle costruzioni dalle vedute di cui allart. 907 del c. c.. Pertanto, nei limiti di quanto precisato e nel rispetto di eventuali diritti di terzi, nel quesito in esame, non parrebbero esservi impedimenti allapplicazione dellart. 17 della L.R. 2/2007.
Richiesta parere su applicazione normativa urbanistica e planivolumetrico
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Dallesame delle norme tecniche di attuazione del Piano Regolatore Generale (P.R.G.) emerge che, con riferimento alla zona urbanistica interessata, i proprietari delle aree oggetto degli interventi, avrebbero dovuto individuare e ripartire le cessioni delle aree da destinare alla viabilit, mediante lelaborazione di un planivolumetrico. In generale, il planivolumetrico consiste nella rappresentazione grafica dei volumi edilizi realizzati e realizzabili in una determinata zona, al fine di evidenziare se la nuova iniziativa progettata possa legittimamente inserirsi nellassetto territoriale preesistente. Peraltro, poich lo stesso costituisce modalit di attuazione, nel dettaglio, delle disposizioni del Piano Regolatore Generale, si impone alle parti il rispetto della destinazione prevista dallo stesso planivolumetrico per le aree in questione, nel caso di specie a viabilit. Sebbene il planivolumetrico sia presupposto per il rilascio della concessione edilizia, non per questo si pu ritenere equivalente ad un piano attuativo. Tuttavia, le superfici destinate ad uso pubblico, dovrebbero essere cedute, sulla base della normativa vigente, mediante la stipula di apposita convenzione, in mancanza della quale non si verifica alcun trasferimento di propriet a favore del Comune. In alternativa, qualora persista linteresse allacquisizione delle aree, si potr procedere allespropriazione delle stesse sulla base di specifiche previsioni di Piano, non avendo lapprovazione del solo planivolumetrico lefficacia di costituire vincoli preordinati allesproprio. Con riferimento al caso specifico relativo alla recinzione dellarea, si deve osservare che il Comune dovrebbe valutare se, a seguito della previsione contenuta nel planivolumetrico approvato e della effettiva destinazione delle aree interessate, a viabilit, si possa ritenere costituita una servit di uso pubblico sulle stesse, con conseguente facolt del Comune di agire per la tutela di tale diritto. Infine, trattandosi di zona sottoposta a vincolo paesaggistico, si conferma la necessit del previo rilascio dellautorizzazione paesaggistica.
Richiesta di parere interpretativo sullapplicazione degli oneri concessori relativamente ad un intervento di cambio di destinazione duso di un fabbricato non pi funzionale allattivit agricola da destinare ad attivit di turismo rurale
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Riferimenti normativi: Art. 2 L. R. 18/1998 Artt. 8 e SS. L. R. 27/1998 Art. 17 e 19 D. P. R. 380/2001
Lart. 17 comma 3 del D.P.R. 380/2001, dispone che Il contributo di costruzione non dovuto: a) per gli interventi da realizzare nelle zone agricole, ivi comprese le residenze, in funzione della conduzione del fondo e delle esigenze dellimprenditore agricolo a titolo principale, ai sensi dellarticolo 12 della L. 9 maggio 1975, n. 153. Lart. 19, comma 3 dello stesso D.P.R., precisa inoltre che: Qualora la destinazione duso delle opere indicate nei commi precedenti, nonch di quelle nelle zone agricole previste dallarticolo 17, venga comunque modificata nei dieci anni successivi allultimazione dei lavori, il contributo di costruzione dovuto nella misura massima corrispondente alla nuova destinazione, determinata con riferimento al momento dellintervenuta variazione. Dalla lettura delle norme si pu osservare come lesonero dal contributo consentito per gli interventi da realizzare nelle zone agricole in funzione della conduzione del fondo e delle esigenze dellimprenditore agricolo a titolo principale. La legislazione regionale o nazionale consente allimprenditore agricolo di svolgere attivit agrituristica. In particolare, la L.R. 18/1998 dispone, allart. 2, che Per attivit agrituristiche si intendono esclusivamente le attivit di ricezione ed ospitalit esercitate dagli imprenditori agricoli di cui allarticolo 3, attraverso lutilizzazione della propria azienda, in rapporto di connessione e complementarit rispetto alle attivit di coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento del bestiame, che devono comunque rimanere principali. Pertanto, lattivit agrituristica esercitata con le modalit previste dalla legge presenta una connessione con lattivit agricola e gli interventi necessari per allestire i locali per lo svolgimento di tale attivit rientrano nellipotesi di esenzione dal contributo prevista nellart. 17 comma 3 del D.P.R. 380/2001, sopra richiamato. Lattivit di turismo rurale, che viene apparentemente accomunata allattivit di agriturismo dalla L.R. 18/1998, intitolata appunto Nuove norme per lesercizio dellagriturismo e del turismo rurale Abrogazione della legge regionale 20 giugno 1986, n. 32 e modifiche alla L.R. 23 novembre 1979, n. 60., trova poi la sua specifica disciplina nella L.R. 27/1998, che, allart. 8, recita: Per turismo rurale si intende quel complesso di attivit di ricezione, di ristorazione, di organizzazione del tempo libero e di prestazione di ogni altro servizio finalizzato alla fruizione turistica dei beni naturalistici, ambientali e culturali del territorio rurale extraurbano. Nello stesso articolo, si precisa che il termine turismo rurale riservato esclusivamente alle attivit di turismo rurale svolte ai sensi della medesima legge. Inoltre, lart. 9 della L.R. 27/1998 indica i soggetti legittimati allesercizio del turismo rurale, senza che vi siano ricompresi gli imprenditori agricoli. Pertanto, contrariamente allagriturismo in cui lattivit ricettiva assume carattere complementare a quella agricola, che rimane comunque prevalente, lattivit di turismo rurale non attivit riconducibile alla conduzione del fondo o alle esigenze dellimprenditore agricolo a titolo principale, ma attivit diversa, riconducibile allattivit ricettiva, come conferma105
to, del resto dal fatto che viene prevista e disciplinata in una legge intitolata Disciplina delle strutture ricettive extra alberghiere, integrazioni e modifiche alla L.R. 22 del 14 maggio 1984, concernente: Norme per la classificazione delle aziende ricettive e abrogazione della L.R. 21 del 22 aprile 1987. Questo esclude la possibilit di fruire dellipotesi di esenzione di cui al richiamato art. 17 comma 3 del D.P.R. 380/2001. Pertanto, nel caso di mutamento di destinazione duso di fabbricato da attivit agricola ad attivit di turismo rurale dovranno essere corrisposti i relativi oneri concessori.
Possibilit di installare un impianto fotovoltaico in zona agricola (zona E) al servizio di una struttura ricettiva sita in zona di completamento residenziale (zona B)
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Riferimenti normativi: D. LGS. 387/2003
Lart. 12 del Decreto Legislativo 387 del 29 dicembre 2003, recante Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dellenergia elettrica prodotta da fonti rinnovabili nel mercato interno dellelettricit, stabilisce, al comma 7, che gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili programmabili e quelli alimentati da fonti rinnovabili non programmabili o comunque non assegnabili ai servizi di regolazione di punta, possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici. Secondo la norma sopra richiamata, nellubicazione dellimpianto si dovr tener conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversit, nonch del patrimonio culturale e del paesaggio rurale. Inoltre, lart. 5, comma 8, del Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico 19 febbraio 2007 prevede che il quale gli impianti parzialmente integrati, quelli con integrazione architettonica e quelli di potenza non superiore a 20 kW sono considerati impianti non industriali e conseguentemente non sono soggetti alla verifica ambientale, semprech non ubicati in aree protette. Tale disciplina richiamata anche nella deliberazione della Giunta regionale 25/40 del 1 luglio 2010, avente ad oggetto Competenze e procedure per lautorizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Chiarimenti Delibera Giunta Regionale 10/3 del 12 marzo 2010. Riapprovazione Linee Guida. In proposito, si deve osservare che tali linee guida recitano allart. 1: Lo scopo delle presenti linee guida quello di contribuire al perseguimento degli obbiettivi comunitari, nazionali e regionali di diffusione delle fonti rinnovabili e dellefficienza energetica mediante un sistema semplificato di regole volte a chiarire le modalit e i termini per lottenimento della autorizzazione unica per la costruzione e lesercizio degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ai sensi dellarticolo 12 del D. Lgs. 387 del 29 dicembre 2003. 2. Le presenti linee guida esplicano lo svolgimento del procedimento relativo alla costruzione e allesercizio di impianti di produzione di energia elettrica mediante lutilizzo di fonti rinnovabili. Si deve osservare che lo scopo di tale documento di fornire una guida per chiarire il complesso di norme vigenti in materia di fonti rinnovabili attraverso una ricognizione delle varie ipotesi. Per quanto qui interessa, si deve osservare che lart. 7, comma 7 dellallegato alla deliberazione della Giunta Regionale sopra citata prevede che Nel caso di impianti ubicati al di fuori di apposite aree individuate dagli strumenti urbanistici comunali per la realizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili oppure nel caso di impianti collocati in aree diverse dalla zona urbanistica D o G specifica e che non consentono il mantenimento degli usi 107
tipici, con particolare riferimento a quelli agro-silvopastorali della zona urbanistica nella quale ricadono, necessaria la variazione dello strumento urbanistico. Nelle stesse linee guida si prevede, inoltre, che Nei casi in cui limpianto debba essere realizzato, anche in forma integrata, su una nuova struttura edilizia, non avente carattere strettamente strumentale alla produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, il rilascio dellautorizzazione unica subordinato al conseguimento, da parte del richiedente del titolo abilitativo a costruire per la struttura edilizia principale. Tali principi, pur se dettati per i casi di autorizzazione unica, possono essere assunti come guida anche nelle ipotesi minori in cui non richiesta tale autorizzazione. Anche la giurisprudenza ritiene, in linea generale, compatibile linstallazione degli impianti fotovoltaici in zona agricola, facendo per salva la potest del Comune di individuare apposite aree in cui ubicare tali impianti. Dal testo del quesito non risultano previsioni comunali che contrastino in qualche modo la possibilit di posizionare impianti nelle zone agricole. Il Comune potr verificare se gli impianti consentano il mantenimento degli usi tipici, con particolare riferimento a quelli agro - silvopastorali della zona. Nel caso in esame lintervento risulta al servizio di una struttura ricettiva sita in zona B di completamento residenziale, e viene dunque qualificato pertinenza. In proposito, si osserva che la giurisprudenza ha evidenziato che non sempre il concetto di pertinenza urbanistica coincide con quello civilistico, essendo questultimo caratterizzato dalla sottoposizione di una cosa al servizio di unaltra, mentre il concetto urbanistico riguarda manufatti di modesta entit che non incidono sul carico urbanistico. In particolare, si osserva che la giurisprudenza ha ritenuto ammissibile la realizzazione di un impianto fotovoltaico in zona agricola a servizio di un fabbricato esistente sito in zona urbanistica diversa. Ci premesso, a parere della Direzione scrivente, si ritiene che lAmministrazione comunale potr valutare lammissibilit dellintervento alla luce di quanto sopra evidenziato*.
Parere su cambio di destinazione duso, in zona di completamento residenziale (zona B), da residenziale a direzionale
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Riferimenti normativi: Art. 11 Art. 12 L. R. 23/1985
Sul piano urbanistico, la disciplina organica del mutamento di destinazione duso contenuta negli articoli 11 e 12 della L.R. 23/1985. In particolare, i cambi di destinazione duso senza opere da residenziale ad altre destinazioni, nel caso in cui siano conformi agli standards urbanistici previsti dallo strumento urbanistico sono soggetti a semplice autorizzazione, ovvero, se difformi, lautorizzazione potr essere rilasciata a condizione che linteressato ceda ulteriori aree ad integrazione della quota prevista in rapporto alla mutata destinazione duso. Poich lart. 11 si riferisce genericamente al mutamento di destinazione da residenziale ad altre destinazioni, si ritiene che lautorizzazione edilizia sia necessaria in ogni caso, sia che limmobile debba essere destinato ad ufficio aperto al pubblico che ad ufficio non aperto al pubblico. In tal senso, si deve precisare che a parere della Direzione scrivente, per insediamenti di carattere direzionale sono da intendersi quegli uffici che per lafflusso di pubblico connesso alle loro funzioni,presentino notevoli esigenze di superfici per parcheggi. Qualora non sussista questa esigenza, lufficio dovrebbe essere considerato servizio connesso con la residenza, sulla base della valutazione che compete allAmministrazione comunale. In questultimo caso, il proprietario non sar tenuto alla cessione di ulteriori aree. Per quanto riguarda la denuncia di variazione catastale della nuova destinazione duso, si ritiene che contestualmente allottenimento del titolo autorizzativo, debba essere presentata la dichiarazione di variazione duso catastale allUfficio dellAgenzia del Territorio competente, in quanto, modificando la categoria edilizia, cambiano anche la rendita catastale e i relativi parametri per il calcolo dellimposta comunale.
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References: art. 15
 art. 17
 art. 2
 Art. 12
 Art. 31
 Art. 9
 Art. 39
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 Art. 149
 sentenza 
 art. 2135
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 Art. 52
 Art. 3
 Art. 10
 Art. 5
 Art. 26
 art. 17
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 Art. 21
 Art. 33
 Art. 38
 Art. 1
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 Art. 3
 Art. 11
 Art. 4
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 Art. 83
 Art. 3
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 Art. 52
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 art. 3
 art. 27
 art. 27
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 articolo 52
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 Art. 3
 Art. 4
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 articolo 1
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 Art. 146
 Art. 1
 sentenza 
 Art. 15
 art. 6
 art. 15
 Art. 83
 Art. 8
 Art. 3
 Art. 16
 Art. 17
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 Art. 11
 Art. 12