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Timestamp: 2017-12-14 00:36:39+00:00

Document:
LE NOVITÀ FISCALI DI DICEMBRE 2010 E GENNAIO 2011
1. Fusione di società - Regime dell'imposta sostitutiva (Ris.124/E)
2. Utilizzo e riporto delle perdite per soggetti agevolati (Ris. 129/E)
3. Tremonti campionari – Ulteriori indicazioni (Circ. 57/E)
4. Prezzi di trasferimento – Oneri documentali (Circ. 58/E)
5. Tremonti ter – Detassazione degli investimenti in macchinari (Ris. 132/E)
6. Attività di noleggio – Ammortamento dei beni strumentali (Ris. 133/E)
7. Trust - Chiarimenti (Circ. 61/E)
8. Rapporto di concessione - Spese di manutenzione (Ris. 5/E)
9. Rinnovo parco circolante e veicoli ecologici – Ripristino codici tributo (Ris. 8/E)
10.Parametro di impresa di più rilevanti dimensioni (Provv. 20/12/2010)
11.Abuso di diritto (Cass. sentenza n. 1372)
12.Deducibilità compensi amministratori (Cass. n. 24957/2010)
13.Deducibilità costi black list (Cass. n. 26298/10)
14.Indeducibilità sanzioni anti-trust (Cass. n. 600/2011)
15.Sospensione versamenti tributari e contributivi alluvionati Veneto (DM 1/12/2010)
16.Tassazione agevolata per lavoro notturno e straordinario (Ris. 130/E)
17.Modelli definitivi CUD e 730 e detassazione degli incrementi di produttività
18.Esportazioni da uno Stato membro ad un Paese extra-UE (Ris 134/E)
19.Reverse charge alle cessioni di telefoni cellulari e microprocessori (Circ. 59/E)
20.Reverse charge alle cessioni di beni e prestazioni di servizi (Ris. 140/E)
21.Contabilità presso terzi - Rimborso dell’eccedenza (Ris. 6/E)
22.Rimborso dell’imposta – contribuenti “virtuosi” (Ris. 9/E)
23.Dichiarazione autonoma - Comunicazione annuale dati (Circ 1/E)
24.Comunicazione delle transazioni con operatori economici black list (Circ. 2/E)
25.Obbligo comunicazione operazioni inferiori a 3mila euro (Provv.22/12/2010)
26.Partite IVA - Autorizzazione per le operazioni intracomunitarie (Provv. 29712/2010)
27.Detrazione e compensazione (Cass. n. 42462/2010)
28.Prescrizione decennale rimborsi IVA (Cass. 25318/2010)
29.Cessione da soggetto inesistente e detrazione d’imposta (Cass. 24965/2010)
30.Operazioni relative a pagamenti e giroconti (Corte di Giustizia Europea C-276/09)
31.Abuso e risparmio d’imposta (Corte di Giustizia Europea C-277/09)
32.Cessioni intracomunitarie di beni (Corte di Giustizia Europea C-285/09)
33.Leasing nautico (Corte di giustizia europea C-116/10)
34.Green paper on VAT (Com(2010) 695/4)
35.Fatturazione elettronica - Comunicazione Commissione europea (Com(2010) 712)
36.Decreto “milleproroghe” (DL 225/2010) - Misure fiscali
37.Legge di stabilità 2011 (L.n. 220/2010) – Misure fiscali
38.OCSE – Revenue statistics 2010
39.OCSE – Tax policy studies
40.Commissione Europea - Reti d’impresa
41.Commissione Europea – Consultazione sulle doppie imposizioni
42.BusinessEurope – Risposta a consultazione IASB su lease accounting
L’Agenzia delle Entrate precisa che nel caso di una fusione per incorporazione dove l’incorporante adotta gli IAS, se il disavanzo da annullamento è imputato in una riserva negativa di patrimonio netto (e non distribuito tra i vari elementi attivi e passivi dell’incorporata e l’avviamento) non è applicabile il regime di imposizione sostitutiva finalizzato al riconoscimento fiscale dei maggiori valori dei beni dell’incorporata previsto dall’art. 172, c. 10-bis.
La questione nasce dal fatto che le operazioni straordinarie, realizzate da soggetti IAS adopter, che costituiscono una mera riorganizzazione della struttura societaria di imprese riconducibili al medesimo gruppo (business combination of entities under common control) e non un’acquisizione in senso economico (IFRS 3) non si contabilizzano con il metodo dell’acquisto (attribuzione alle attività e alle passività il costo di acquisto), ma applicando il criterio della continuità dei valori, in quanto non si realizza l’acquisizione di un patrimonio né il controllo di un’entità. Il documento ASSIREVI, OPI n. 1, prevede che per ragioni di prudenza, deviando di fatto dal criterio della continuità di valori “ la società risultante dalla fusione (…) storni la parte del valore della partecipazione nella società incorporata (…) che eccede il valore contabile dei beni ricevuti”, richiedendo, a tale scopo, “una rettifica in diminuzione del patrimonio netto della società risultante dalla fusione”.
Considerata la formulazione letterale dell’articolo 172 citato, la registrazione in una riserva negativa di patrimonio netto, pur riflettendo da un punto di vista sostanziale i plusvalori latenti sulle immobilizzazioni ricevute per effetto della fusione, non permette di beneficiare del regime in oggetto perché non si genera alcun disallineamento tra i valori civili iscritti in bilancio e i corrispondenti valori fiscali.
Le imprese che fruiscono di regimi di parziale o totale detassazione del reddito o di esenzione dell’utile sono soggette a limiti di utilizzo e di riporto delle perdite di esercizio. L’art. 84, Tuir prevede che “per i soggetti che fruiscono di un regime di esenzione dell’utile la perdita è riportabile per l’ammontare che eccede l’utile che non ha concorso alla formazione del reddito negli esercizi precedenti”.
· a decorrere dal periodo di imposta 2007, l’utile che non concorre alla formazione del reddito deve essere memorizzato in un prospetto extra-contabile poiché rappresenta il “limite” da utilizzare ad abbattimento delle perdite future;
· superati i 5 periodi di imposta successivi alla formazione dell’utile, questo non assume più rilevanza ai fini dell’abbattimento della perdita che, dunque, potrà essere interamente riportata.
Con riguardo, invece, alle attività che fruiscono di regimi di parziale o detassazione del reddito, è stato precisato che i soggetti destinatari della disciplina indicata nell’art. 83, Tuir – secondo cui “le relative perdite fiscali assumono rilevanza nella stessa misura in cui assumerebbero rilevanza i risultati positivi” - sono solo i soggetti che beneficiano di una esenzione dal reddito calcolata applicando una prestabilita percentuale di esenzione. In assenza di una percentuale prestabilita, infatti, non sarebbe individuabile la “misura in cui assumerebbero rilevanza i risultati positivi” come richiesto dalla norma.
La circolare reca chiarimenti sulla disciplina agevolativa, prevista dal D.L 40/2010, che detassa gli investimenti in attività di ricerca industriale e sviluppo precompetitivo finalizzate alla realizzazione di campionari, realizzati dalle imprese del settore tessile e calzaturiero. La nuova circolare, che integra ed in parte sostituisce le precisazioni già fornite dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 22/E del 29 aprile 2010, interviene, in particolare, sull’ampliamento della platea dei soggetti beneficiari, sul requisito della territorialità, sul nuovo quadro di riferimento comunitario della misura e su taluni aspetti procedurali. Si rinvia alla nostra circolare FFW n. 19362 del 14 dicembre 2010 per ogni ulteriore approfondimento.
L’Agenzia delle Entrate ha fornito utili chiarimenti sulla documentazione relativa ai prezzi di trasferimento di beni o servizi praticati dalle imprese nell'ambito delle operazioni di cui all'art. 110, comma 7 del TUIR, che deve essere fornita per beneficiare della non applicabilità delle sanzioni (art. 26 del DL 78/2010).
La norma prevede che le società debbano comunicare all’amministrazione il possesso della documentazione prevista con le modalità e nei termini indicati nel Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate emanato il 29 settembre 2010 (cfr nostra circolare FFW n. 19347 del 5 ottobre 2010), che ha tra l’altro previsto che:
- la comunicazione relativa al periodo d’imposta in corso al 31 maggio 2010 va effettuata in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi;
- quella concernente i periodi d’imposta antecedenti va inviata entro 90 giorni dalla data di pubblicazione del Provvedimento (entro il 28 dicembre 2010), ovvero oltre tale termine ma in ogni caso prima dell’inizio di accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali il soggetto abbia avuto formale conoscenza.
Con un comunicato del 22 dicembre 2010, l’Agenzia ha chiarito le modalità tecniche per la trasmissione della comunicazione di possesso della documentazione idonea sui prezzi di trasferimento per il periodo in corso e quelli precedenti, tramite canale telematico Entratel.
La circolare n. 58 ha precisato che:
· non pregiudicano la disapplicazione delle sanzioni eventuali omissioni che non compromettono l’analisi degli organi di controllo, come l’omessa documentazione di operazioni residuali rispetto al totale delle operazioni da documentare. Inoltre, la documentazione può essere predisposta solo con riferimento ad alcuni esercizi e non necessariamente a tutti;
· in caso di attività istruttorie (verifiche etc) in corso al 28 dicembre 2010, il contribuente può accedere al regime di disapplicazione delle sanzioni se ha comunicato entro il 28 dicembre 2010 il possesso della documentazione e fornisce poi tempestivamente la documentazione agli organi verificatori;
· nel caso di atti di accertamento già emanati, l’accesso del contribuente al regime di disapplicazione delle sanzioni sarà ammesso sulla base della valutazione, da parte dell’Agenzia, del comportamento tenuto del contribuente durante l’attività istruttoria e della idoneità della documentazione consegnata;
· nel caso di attività di controllo iniziate dopo il 28 dicembre 2010 e fino al 30 giugno 2011, in caso di trasmissione della comunicazione di possesso, la documentazione presentata dal contribuente in relazione ai periodi d’imposta anteriori al 2010 potrà considerasi idonea anche in caso di omessa redazione della parte più complessa, relativa all’analisi economica e alla scelta del metodo di determinazione del prezzo di trasferimento (paragrafo 5.1.3 della Documentazione Nazionale), che potrà essere integrata successivamente entro 15 giorni dalla richiesta dei verificatori;
· la comunicazione di possesso della documentazione relativa ad anni pregressi può essere trasmessa anche dopo il 28 dicembre 2010, a condizione che non siano iniziati accessi, ispezioni o verifiche o altre attività di accertamento (non è tuttavia ostativo l’inizio di attività di accertamento relative solo a comparti impositivi diversi da quelli cui si riferisce la normativa transfer pricing);
· la documentazione deve essere redatta in italiano, ma è possibile presentare allegati in lingua inglese; una sub-holding può utilizzare il Masterfile predisposto dalla controllante estera in lingua inglese senza necessità di tradurlo, quando questo sia in linea con il Codice di Condotta europeo e le linee guida OCSE;
· alle imprese che effettuano la comunicazione è attribuito un profilo di rischio minore ai fini dei controlli;
· sono inoltre fornite specifiche indicazioni per le stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti e per le piccole e medie imprese, così come individuate secondo le definizioni che vengono fornite dal Provvedimento.
Si ricorda che il tema è stato oggetto di una riunione ad hoc del Gruppo Fisco Internazionale di Confindustria, con la partecipazione dell’Agenzia delle Entrate e del Dipartimento delle Finanze. Le slides utilizzate nel corso della riunione sono disponibili all’interno della Comunità Fisco.
Le imprese che hanno omesso di indicare la deduzione per fruire dell’agevolazione Tremonti ter nella dichiarazione dei redditi presentata entro il termine ordinario (da intendersi nel termine più ampio di novanta giorni dalla scadenza del termine originario) possono, al fine di avvalersi del beneficio, presentare una dichiarazione integrativa a favore di cui all’art. 2, comma 8-bis, del DPR 322/1998.
La mancata indicazione nella dichiarazione originaria della deduzione non può essere interpretata come espressione della volontà di rinunciare alla fruizione del beneficio.
6. Attività di noleggio – Ammortamento di beni strumentali (Ris 133/E)
Ai fini della corretta determinazione dei coefficienti di ammortamento applicabili, occorre far riferimento, in linea di principio, all’attività esercitata dal locatore o comodante e non al settore di attività in cui il locatario/comodatario utilizza il bene.
Tuttavia, tale regola non si applica per le imprese che operano nel settore del noleggio e per le quali l’applicazione dei coefficienti indicati nel gruppo delle attività residuali non riflette l’effettivo deperimento del bene.
In tali ipotesi, il coefficiente di ammortamento deve essere ricercato nel gruppo di attività dell’utilizzatore, purché il bene venga impiegato per tutta la sua vita utile esclusivamente nel medesimo settore di attività, anche da parte di più utilizzatori.
L’Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori chiarimenti in merito alla disciplina fiscale dei Trust (art.1, c. 74 -76 della Legge Finanziaria 2007), che si aggiungono a quelli già forniti con la circolare n. 48/07. La precedente circolare prevedeva i seguenti regimi fiscali in base alla tipologia di trust:
- Trust trasparenti, con beneficiari individuati, i cui redditi vengono imputati per trasparenza ai beneficiari;
- Trust opachi, senza beneficiari individuati con potere discrezionale sulla distribuzione del reddito in capo al trustee (gestore), i cui redditi vengono direttamente tassati in capo al trust medesimo;
- Trust misti, dove i redditi in parte sono accantonati a capitale ed in parte distribuiti ai beneficiari, tassati secondo le precedenti regole sulle rispettive quote.
La circolare n. 61 chiarisce in quali casi l’utilizzo dei trust è qualificabile ai fini fiscali come mera interposizione nel possesso di beni (es. il caso dei trust nei quali l’attività del gestore risulta eterodiretta dalle istruzioni vincolanti riconducibili al disponente o ai beneficiari), con conseguente irrilevanza fiscale del trust e tassazione in capo al beneficiario.
Inoltre, con riferimento alla tassazione dei Trust esteri, la circolare specifica che:
- il reddito imputato dal trust ai beneficiari residenti (per trasparenza) è imponibile in Italia in capo a questi ultimi, quale reddito di capitale, ai sensi dell’art. 44, c 1, lett. g-sexies) dell’art. 44 TUIR, a prescindere dalla circostanza che il trust sia o meno residente in Italia e che il reddito sia stato prodotto o meno nel territorio dello Stato.
- qualora il reddito imputato al beneficiario residente sia stato prodotto dal Trust in Italia e quindi ivi soggetto a tassazione, non è assoggettato a tassazione in capo al beneficiario.
I redditi di trust italiani, trasparenti o misti imputati in capo a beneficiari non residenti, vanno considerati comunque prodotti in Italia, ai sensi dell’art. 23, lett. b) del TUIR e, quindi, ivi sottoposti a tassazione, a prescindere dalla loro effettiva corresponsione.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le spese di manutenzione dei beni gratuitamente devolvibili (alla fine del rapporto di concessione) sono deducibili, ai sensi dell’art. 107, comma 2 del TUIR, nel limite dell’intera opera che verrà successivamente devoluta, a prescindere dalla circostanza che sia stata realizzata dal concedente o finanziata con contributi dello stesso.
Diversamente, il limite di deducibilità dell’ammortamento finanziario di cui all’art. 104 del TUIR deve essere correlato al costo effettivamente sostenuto, al netto degli eventuali contributi del concedente.
L’Agenzia ha disposto il ripristino, a decorrere dalla liquidazione del mese di gennaio 2011, della possibilità di utilizzare in compensazione, attraverso modello F24, i crediti di imposta connessi agli incentivi per la rottamazione dei veicoli più inquinanti e la sostituzione con veicoli ecologici (art. 1 commi da 230 a 236, Legge 296/2006).
La sospensione dei codici tributo relativi ai crediti d’imposta in argomento era stata disposta a seguito della rilevazione di una serie di anomalie riscontrate dall’Agenzia nell’utilizzo degli stessi, successivamente verificate e risolte.
Con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate è stato fissato il parametro di riferimento per l’individuazione delle imprese di più rilevante dimensione,nei confronti delle quali l'Agenzia delle Entrate attiva un controllo sostanziale, di norma, entro l'anno successivo a quello della presentazione (c.d. Tutoraggio, art. 27, comma 9 DL 185/2008).
A decorrere dal 1° gennaio 2011, si considerano imprese di più rilevante dimensione quelle che conseguono un volume d'affari o ricavi non inferiori a 150 milioni di euro.
Con la sentenza n. 1372/2010, la Cassazione è ritornata sulla materia dell’abuso del diritto manifestando una importante apertura.
Il caso, sostanzialmente riconducibile ad una operazione di leveraged by out, riguardava la fusione per incorporazione di alcune società italiane facenti parte di un gruppo, preceduta dall’acquisto, mediante indebitamento, da parte di una di esse dell’intero capitale sociale delle altre. A seguito della fusione, l’Amministrazione finanziaria aveva ritenuto elusivo il beneficio fiscale della deduzione degli interessi da parte dell’incorporante. Secondo l’Ufficio la fusione si sarebbe potuta effettuare senza che l’incorporante acquistasse preventivamente a debito le azioni delle incorporate e, così facendo, non avrebbe ottenuto il beneficio della deduzione degli interessi passivi. Diversi i principi affermati dalla Suprema Corte:
· il sindacato dell’amministrazione finanziaria non può spingersi ad imporre una misura di ristrutturazione diversa tra quelle giuridicamente possibili solo perché tale misura avrebbe comportato un maggior carico fiscale;
· l’Amministrazione finanziaria ha l’onere di provare perché la forma giuridica (o il complesso delle forme giuridiche) impiegata abbia carattere anomalo o inadeguato rispetto all’operazione economica intrapresa; mentre, al contribuente compete provare l’esistenza di un contenuto economico dell’operazione diverso dal mero risparmio fiscale;
· l’applicazione del principio dell’abuso del diritto deve essere guidata da una particolare cautela, essendo necessario trovare una giusta linea di confine tra pianificazione fiscale eccessivamente aggressiva e libertà di scelta delle forme giuridiche;
· la presenza di valide ragioni extra fiscali, che escludono il carattere abusivo di una operazione, non necessariamente si identificano, soprattutto con riguardo ai gruppi di imprese, in una redditività immediata dell’operazione ma possono essere anche di natura meramente organizzativa e consistere nel miglioramento strutturale e funzionale dell’impresa.
Sul tema dell’abuso del diritto, Confindustria, ABI ed Ania hanno inviato una lettera congiunta al Ministro Tremonti – disponibile nella sezione documenti della Comunità professionale fisco - per chiedere un intervento normativo che riporti nel sistema fiscale un adeguato grado di certezza per le imprese.
La Cassazione ha chiarito che nell’attuale normativa tributaria (art. 62 del TUIR) non esistono limiti alla deducibilità dal reddito di impresa dei compensi agli amministratori, a differenza della normativa passata (art. 59, comma 3 del DPR n. 597/73) che limitava al deducibilità dei compensi agli amministratori soci nei limiti delle misure correnti per gli amministratori non soci (al fine di evitare possibili manovra elusive di distribuzione occulta di utili).
Pertanto la spettanza e la deducibilità dei compensi è determinata dal consenso che si forma fra le parti, senza che all’amministrazione finanziaria sia riconosciuto un potere di valutazione sulla congruità o inerenza (che rileva ai fini impositivi sotto il profilo qualitativo e non quantitativo, e che rientra nella libertà dell’imprenditore di impostare la propria strategia di impresa).
La Corte riconosce comunque la possibilità dell’Amministrazione finanziaria di sindacare compensi insoliti o sproporzionati degli amministratori in presenza di atti simulati o negozi in frode alla legge.
La Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte per insufficiente motivazione delle ragioni per le quali si ritenevano dimostrate dall’impresa italiana le condizioni esimenti dell’art. 110, comma 11 del TUIR, che permettono di superare il divieto di deduzione per le imprese italiane dei costi derivanti operazioni intercorse con fornitori black list di cui al comma 10.
La Corte ricorda che all’Amministrazione finanziaria è sufficiente invocare tale divieto, mentre spetta al contribuente l’onere di provare la sussistenza delle condizioni esimenti.
La Corte ha ribadito che le sanzioni pecuniarie in materia di tutela della concorrenza e del mercato irrogabili dall'Autorità Garante della Concorrenza o anche dalla Commissione UE, non configurano "costi" deducibili dal reddito d'impresa e ciò “in considerazione della loro finalità punitiva e della loro complessiva disciplina.”
La Corte aveva già elaborato tale principio nella sentenza n. 5050 del 3 marzo dello scorso anno, argomentando che tale tipo di sanzioni “non deriva da un'attività connessa al corretto esercizio dell'impresa e non può pertanto qualificarsi come fattore produttivo, trattandosi di condotta non soltanto autonoma ed esterna rispetto alla normale vita della impresa, ma antitetica rispetto al corretto svolgimento di tale attività”. In tale sentenza la suprema Corte aveva inoltre affermato che considerare tali sanzioni deducibili ne neutralizzerebbe la ratio punitiva.
Il punto è stato negli ultimi anni variamente discusso in dottrina. Le tesi a favore della deducibilità generalmente poggiano sul principio che l’inerenza di una spesa non presuppone un giudizio di merito sulla sua bontà, ma richiede che essa risulti inevitabile in conseguenza delle scelte operate nell’esercizio dell’attività di impresa. La Corte sembra invece implicitamente ritenere che le attività anticoncorrenziali non costituiscono un corretto esercizio dell’impresa.
Per il periodo dal 31 ottobre 2010 al 20 dicembre 2010, il Dm 1/12/2010 ha disposto nei confronti dei soggetti alluvionati del Veneto, identificati dagli elenchi allegati sub A al decreto, la sospensione (senza diritto al rimborso di quanto già versato) :
a) dei termini relativi ai versamenti anche rateizzati delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive scadenti nello stesso periodo;
b) dei termini relativi ai versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali.
Il decreto prevedeva in origine che i versamenti differiti fossero effettuati entro il 22 dicembre 2010, ma tale termine è stato differito al 30 giugno 2011 dall’art. 2, comma 2 del DL 225/2010 (c.d decreto Milleproroghe, di cui al punto 35 della presente circolare).
L'Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori chiarimenti sulle modalità applicative della detassazione di cui all'art. 2, comma 1, lett. c) del DL 93/2008.
Con riferimento all'organizzazione di lavoro su turni (diurni e notturni) adottata nella loro attività dalle imprese di uno specifico settore (editoria), l'Agenzia ha riconosciuto l'applicazione della detassazione secondo le modalità già illustrate nella risoluzione n. 83 dell'agosto scorso: detassazione sull'intero compenso ordinario più maggiorazione per il turno notturno, sulla sola maggiorazione per il turno diurno.
Viene confermato che il regime agevolativo, per ragioni di coerenza logico-sistematica, è applicabile anche ai lavoratori non turnisti che prestano il loro lavoro giornaliero normale nel periodo notturno, ed a coloro che, occasionalmente, si trovano a rendere prestazioni rientranti nella nozione di lavoro notturno, così come definito dalla contrattazione collettiva.
L'Agenzia delle Entrate conclude chiarendo che il lavoro su turni deve ritenersi pertanto in linea di principio agevolabile a condizione che:
· esista una correlazione tra le somme erogate ed uno dei requisiti previsti dalla norma (la risoluzione cita sinteticamente solo la produttività, la competitività e la redditività, ma il riferimento deve intendersi fatto anche con riguardo all'efficienza organizzativa richiamata nella Ris n. 59/08);
· tale correlazione sia attestata esplicitamente dall'impresa negli spazi riservati della certificazione CUD 2011.
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato con provvedimento del Direttore dell’Agenzia i modelli definitivi del modello CUD2011 e 730/2011 (Provv Dir Ag Ent del 17 gennaio 2011, prot. n. 1978/2011). Tra le indicazioni contenute si segnalano in particolare quelle relative all’esposizione delle somme erogate per l’incremento della produttività del lavoro ai sensi dell’art. 2, del DL 93/2008 e successive proroghe. Nel modello CUD 2011 al punto 93 dovranno essere indicati:
· l’intero compenso erogato per lavoro notturno (e non la sola maggiorazione), le somme erogate per prestazioni di lavoro straordinario, ai sensi dell’art. 2, comma 1 lett. c), del D.L. n. 93 del 2008, nonché le indennità o maggiorazioni di turno (Ris. n. 83 del 2010).
· la quota di sgravio contributivo concesso sulle retribuzioni variabili fissate dalla contrattazione collettiva di secondo livello, qualora ricorrano le condizioni per l’applicazione, sulle predette somme, dell’imposta sostitutiva del 10 per cento prevista per i premi di produttività e di risultato.
Nelle annotazioni del CUD 2011 (cod. BX) l’impresa dovrà certificare che le somme sono state erogate a titolo di incremento della produttività del lavoro; tale certificazione assolve all’obbligo del rilascio di apposita dichiarazione previsto dalla Circ. 47/2010 e confermata nella Ris. 130/2010.
L’impresa dovrà indicare nei punti 97 e 99 rispettivamente le somme erogate negli anni 2008 e 2009 per il conseguimento di elementi di produttività e redditività ovvero per lavoro straordinario assoggettabili a imposta sostitutiva in tali anni, sulle quali invece è stata effettuata la tassazione ordinaria. Tale compilazione è necessaria anche qualora abbia già certificato al dipendente detti importi a seguito della risoluzione n. 83 del 2010.
Nel caso di cessazione del rapporto di lavoro nel 2010, ma prima dell’emanazione della risoluzione n. 83, con relativo rilascio della certificazione unica, il sostituito può richiedere al sostituto la consegna di una nuova certificazione (utilizzando il CUD 2011). Diversamente, ove la cessazione del rapporto di lavoro sia intervenuta prima del 2010, il sostituto d’imposta è tenuto, dietro richiesta da parte del sostituito di una attestazione relativa ai compensi erogati nel 2008 e/o 2009 detassabili, al rilascio del CUD 2011 per l’attestazione di tali dati, sempre ove sia obbligato alla presentazione del modello 770/2011 semplificato.
Con riferimento al modello 730/2011, si dovranno riportare nel rigo F14 quanto indicato nei punti 97 e 99 del modello CUD 2011 ed il codice fiscale del sostituto d’imposta erogante.
L’Agenzia delle Entrate, modificando in senso restrittivo la versione delle istruzioni 730 in bozza sul suo sito dal 15 dicembre scorso, ha previsto che i lavoratori che si avvalgono per il 730/2011 dell’assistenza fiscale del proprio sostituto d’imposta, potranno richiedere il rimborso direttamente nel modello 730/2011 soltanto se lo stesso sostituto ha prestato assistenza fiscale al contribuente anche con riferimento agli anni per i quali viene effettuata.
In assenza di tali requisiti, i lavoratori dovranno rivolgersi ad un CAF o presentare un’istanza di rimborso. Tale limitazione è stata motivata sulla base della necessità che per la corretta determinazione del rimborso il datore di lavoro debba essere a conoscenza di tutte le informazioni presenti nella dichiarazione dei redditi delle annualità interessate. Ciò appare palesemente contraddetto dalle stesse istruzioni del modello 730 in cui si prevede comunque l’obbligo per i lavoratori che si rivolgono all’assistenza fiscale di esibire il CUD 2011 attestante le somme erogate negli anni 2008 e/o 2009 a titolo di incremento della produttività, il CUD e la dichiarazione dei redditi relativi all’anno nel quale sono stati erogati i compensi.
L’Agenzia delle Entrate chiarisce il corretto trattamento ai fini IVA di operazioni di cessione all’ingrosso di materiali lapidei nei confronti di operatori stabiliti in Arabia Saudita. Nello specifico, l’operatore economico nazionale acquista il materiale lapideo presso fornitori operanti in Stati membri dell’Unione Europea e li trasferisce successivamente ai destinatari sauditi, per mezzo di un agente che agisce quale mandatario senza rappresentanza, senza far transitare gli stessi per il territorio italiano.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, la prestazione svolta dall’agente, consistente nel trasferire la merce mediante nave dallo Stato membro del fornitore all’Arabia Saudita, si configura quale trasporto di beni, soggetto ai criteri di territorialità dettati dall’art. 7-ter, co. 1 del DPR n. 633/72, mentre la prestazione principale di trasferimento dei beni costituisce una cessione all’esportazione.
Per effetto di tali considerazioni, la prestazione di trasporto di beni può godere del regime di non imponibilità di cui all’art. 9, co. 1, n. 2) del decreto IVA, che considera non imponibili i trasporti relativi a beni in esportazione.
19.Reverse charge cessioni di telefoni cellulari e microprocessori (Circ. 59/E)
L’Agenzia delle Entrate fornisce i primi chiarimenti applicativi circa l’applicazione del reverse charge alle cessioni di telefoni cellulari e microprocessori, misura originariamente introdotta con la finanziaria 2007 ed autorizzata a livello comunitario con Decisione del Consiglio del 22 novembre 2010, n. 2010/710/UE.
Quanto all’ambito oggettivo, la misura si rende applicabile a
· telefoni cellulari, concepiti come dispositivi fabbricati o adattati per essere connessi a una rete munita di licenza e funzionanti a frequenze specifiche, con o senza altro utilizzo;
· dispositivi a circuito integrato quali microprocessori e unità centrali di elaborazione prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale,
con una definizione più ampia, rispetto al testo dell’art. 17, c 6, lett. c) del DPR n. 633/72, che fa riferimento a cessioni di personal computer e di loro componenti ed accessori.
Con riferimento all’ambito soggettivo, l’Agenzia delle Entrate precisa che l’obbligo dell’inversione contabile trova applicazione per le sole cessioni effettuate nella fase distributiva che precede il commercio al dettaglio e non per la fase di commercio al dettaglio dei beni indicati.
Nell’individuazione della data di decorrenza dei nuovi obblighi di inversione contabile, l’Agenzia delle Entrate richiama i principi dello Statuto del contribuente espressi nell’art. 3, c. 2 della L. n. 212/00, secondo cui “le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore o dell’adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti”. Quindi i nuovi obblighi non potrebbero entrare in vigore per che siano trascorsi 60 giorni dal 25 novembre 2010, data di pubblicazione sulla G.U.U.E. della Decisione di autorizzazione.
Tuttavia, per tener conto delle esigenze di adattamento necessarie alle imprese per potersi adeguare alle nuove modalità di assolvimento dell’imposta, l’Agenzia indica che le nuove regole saranno efficaci nei confronti delle operazioni effettuate – a norma dell’art. 6 del DPR 633/72 – dal 1° aprile 2011.
20.Sanzioni e ravvedimento operoso per reverse charge (Ris. 140/E)
In merito alle corrette modalità di esecuzione del ravvedimento operoso in caso di errato assolvimento dell’imposta con il meccanismo dell’inversione contabile, l’Agenzia delle Entrate precisa che la violazione commessa potrà essere sanata con il pagamento – in misura ridotta – della sola sanzione del 3% dell’imposta irregolarmente assolta, senza necessità di porre in essere ulteriori adempimenti a rettifica del comportamento tenuto.
L’Agenzia inoltre specifica che l’imposta di riferimento cui commisurare la sanzione del 3% è l’importo complessivo dell’IVA relativa alle operazioni attive irregolarmente determinata nella liquidazione mensile o trimestrale di riferimento e, conseguentemente, l’importo minimo di 258 euro e quello massimo, pari a 10.000 euro, irrogabili a titolo di sanzione rileveranno con riferimento all’IVA sulle operazioni attive irregolarmente determinata in ciascuna liquidazione periodica.
Il ravvedimento operoso sarà quindi perfezionato, nel caso esaminato, con il pagamento della sanzione ridotta pari ad un decimo del 3% e non potrà superare la soglia di 1.000 euro (il 10% di 10.000).
Viene confermato, infine, che, ai sensi dell’art. 6, co. 9-bis, del D.Lgs. n. 471/97, la soglia di 10.000 euro vige solo per le violazioni commesse negli anni 2008, 2009 e 2010.
Qualora venga affidata a terzi la tenuta della contabilità, l’art. 1, co. 3 del DPR n. 100/98 dispone che, per determinare il saldo della liquidazione IVA mensile relativa al mese precedente rispetto al termine di versamento, il contribuente può fare riferimento all’imposta divenuta esigibile nel secondo mese precedente.
Di tale sfasamento temporale, tuttavia, non si tiene conto quando si determina l’eccedenza di credito relativa a periodi inferiori all’anno oggetto di richiesta di rimborso nelle ipotesi di cui all’art. 30, co. 3, lett. a), b), c) ed e) del DPR n. 633/72. Quindi, ad esempio, per la richiesta di rimborso IVA relativa al primo trimestre occorre fare riferimento alla differenza tra l’imposta esigibile relativa alle operazioni attive registrate nei mesi di gennaio, febbraio e marzo e l’imposta detraibile relativa agli acquisti registrati negli stessi tre mesi.
In caso di istanza di rimborso IVA annuale presentata da contribuenti c.d. “virtuosi” è necessario allegare una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, che attesti l’esistenza dei requisiti specificati dall’art. 38-bis, co. 7, lett. c) del DPR n. 633/72.
Qualora un contribuente “virtuoso” non presenti congiuntamente al modello VR tale dichiarazione sostitutiva, questi può presentare successivamente tale dichiarazione per mantenere l’esonero dalla presentazione di idonee garanzie, entro i seguenti termini:
· nel caso di rimborsi con procedura semplificata, entro quaranta giorni dalla presentazione dell’istanza di rimborso (che rappresentano il termine ultimo della fase istruttoria prodromica alla liquidazione del rimborso);
· nel caso di rimborsi con procedura ordinaria, entro il momento in cui l’Amministrazione finanziaria richiede la documentazione che attesti l’esistenza del credito e la spettanza del rimborso. In tal caso, il contribuente potrà presentare la dichiarazione sostitutiva congiuntamente a tale documentazione.
L’Agenzia delle Entrate precisa che, nell’ottica della semplificazione degli adempimenti IVA, la possibilità per i contribuenti di non comprendere la dichiarazione annuale IVA nella dichiarazione unificata è riconosciuta nei confronti di tutti i contribuenti e non solo a favore dei contribuenti che intendono utilizzare in compensazione o richiedere a rimborso il credito maturato, secondo le disposizioni dettate dall’art. 10 del DL n. 78/2009.
Pertanto, indipendentemente dalla presenza di un credito o di un debito annuale, tutti i soggetti passivi d’imposta possono presentare la dichiarazione IVA entro il mese di febbraio di ciascun anno, ed in tal caso, sono esonerati dall’obbligo di presentazione della Comunicazione annuale IVA.
Con la circolare n. 2/E del 28 gennaio l’Agenzia delle Entrate, accogliendo anche le richieste di nuovi chiarimenti espresse da Confindustria, ha fornito ulteriori precisazioni circa le modalità di predisposizione delle comunicazione delle transazioni con operatori black list, di cui all’art. 1 del DL n. 40/2010.
Per una analisi più approfondita dei chiarimenti si rinvia ad un prossima circolare sul tema.
25.Obbligo comunicazione operazioni non inferiori a 3mila euro (Provv.22/12/2010)
Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha approvato il 22 dicembre il Provvedimento di attuazione dell’obbligo introdotto con l’art. 21 del DL n. 78/2010, di comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini IVA, a carico dei soggetti passivi d’imposta.
Oggetto della comunicazione sono le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese e ricevute dai soggetti passivi IVA, per le quali i corrispettivi dovuti, secondo le condizioni contrattuali, sono di importo pari o superiore a 3 mila euro al netto dell’IVA. Per le operazioni per le quali non vi è l’obbligo di emissione della fattura il predetto limite è elevato a 3.600 euro al lordo dell’imposta applicata. Nel caso in cui siano stipulati più contratti tra loro collegati, ai fini del calcolo del limite, si considera l’ammontare complessivo dei corrispettivi previsti per tutti i predetti contratti.
Il provvedimento specifica che l’obbligo di comunicazione sussiste anche con riferimento alle operazioni effettuate nel corso dell’anno 2010: limitatamente a questo anno d’imposta, i soggetti passivi sono obbligati a comunicare esclusivamente le operazioni (attive e passive) soggette all’obbligo di fatturazione, il cui importo sia pari o superiore a 25 mila euro.
Il provvedimento elenca una serie di operazioni escluse dall’obbligo di comunicazione (sia per il 2010, sia per gli anni successivi):
· le esportazioni di cui all'art. 8, comma 1, lettere a) e b) del DPR n. 633/1972;
· le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi cosiddetti black list di cui al decreto del Ministro delle finanze in data 4 maggio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 107 del 10 maggio 1999 e al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 21 novembre 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 273 del 23 novembre 2001;
· le operazioni che hanno costituito oggetto di comunicazione all'Anagrafe tributaria, ai sensi dell’art. 7 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605.
In fase di prima applicazione è inoltre specificato che sono escluse dall’obbligo di comunicazione le operazioni rilevanti per le quali non vige un obbligo di emissione della fattura effettuate fino al 30 aprile 2011.
Ai fini della determinazione del periodo di riferimento in cui comunicare una determinata operazione, occorre far riferimento al momento della registrazione ai sensi degli artt. 23, 24 e 25 del decreto IVA o, in mancanza, al momento di cui all’art. 6 del medesimo decreto.
Con riferimento al termine di presentazione della comunicazione, il Provvedimento specifica che, a regime, la comunicazione va effettuata entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento. Per il solo periodo d’imposta 2010 la comunicazione può essere effettuata fino al 31 ottobre 2011.
26.Partite IVA - Autorizzazione per le operazioni intracomunitarie (Provv. 29/12/2010)
Con Provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 2010/188376 e n. 2010/188381 del 29 dicembre 2010 sono state dettate le modalità attuative dell’art. 27 del DL n. 78/2010, norma che ha applicato anticipatamente i principi espressi dal Regolamento UE n. 904/2010 del 7 ottobre scorso e ha subordinato la possibilità di effettuare operazioni intra-comunitarie per i soggetti passivi IVA al rilascio di una specifica autorizzazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Per una più dettagliata analisi dei Provvedimenti si rinvia alla Circolare FFW n. 19380 del 26 gennaio scorso.
La III Sezione penale della Corte di Cassazione si è pronunciata sull’utilizzo in detrazione di un falso credito IVA nella dichiarazione IVA relativa all’anno d’imposta 2008, nonché sull’uso indebito in compensazione di un credito IVA inesistente con un debito della medesima imposta.
La Corte ha affrontato, in particolare, la questione della configurabilità del reato di cui all’art. 10-quater del D.Lgs. n. 74/2000, che punisce con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versi le imposte dovute per un importo superiore a 50.000 euro per ciascun periodo d’imposta, utilizzando in compensazione, ai sensi dell'art. 17 del D.Lgs. n. 241/1997, crediti non spettanti o inesistenti.
La Corte ha ritenuto infondate le motivazioni addotte dal contribuente, secondo cui la compensazione con crediti non spettanti o inesistenti, posta a fondamento della fattispecie prevista dall’art. 10-quater del D.Lgs. n. 74/2000, sia solo la compensazione c.d. orizzontale tra crediti e debiti di imposta di natura diversa. Secondo la Corte di Cassazione l’art. 17 del D.Lgs. n. 241/1997 ha solo ampliato le ipotesi di compensazione già previste da norme tributarie, non escludendo affatto che l’istituto possa trovare applicazione relativamente a tributi della stessa specie.
La Cassazione ha stabilito che la richiesta di rimborso del credito IVA risultato alla cessazione dell’attività, in quanto fattispecie specificatamente disciplinata dall’art. 30, co. 2 del DPR n. 633/72, è soggetta al termine di prescrizione ordinario decennale e non a quello biennale di cui all’art. 21 del D.Lgs. n. 546/92, che si applica solo in via sussidiaria e residuale, in mancanza di disposizioni specifiche.
Secondo la Corte di Cassazione il diritto alla detrazione dell’IVA versata in rivalsa ad un soggetto diverso dal cedente/prestatore che ha, tuttavia, emesso la fattura, non sorge immancabilmente per il solo fatto dell’avvenuta corresponsione dell’imposta formalmente indicata in fattura, ma richiede che il committente/cessionario, che invoca la detrazione, fornisca riscontri precisi sul proprio stato soggettivo in ordine all’altruità della fatturazione.
La distinzione tra il soggetto che ha emesso la fattura e quello che ha ceduto la merce o prestato il servizio fa venir meno il requisito della detraibilità dell’imposta per carenza del requisito dell’inerenza all’attività d’impresa dell’operazione fatturata. In altri termini, la Corte ritiene che il costo dell’IVA versata sulla fattura relativa ad operazione soggettivamente inesistente rappresenti necessariamente un costo non inerente.
La Corte di Giustizia Europea ha indicato il corretto trattamento ai fini IVA da attribuire ad alcune somme – Separate payment handling charge - che una compagnia telefonica addebita ai propri clienti, qualora questi utilizzino determinate tipologie di pagamento della fattura relativa ai servizi di telefonia mobile.
Secondo la Corte le prestazioni menzionate non presentano, dal punto di vista dei clienti, alcun interesse autonomo rispetto al servizio di telefonia. La compagnia telefonica offre ai propri clienti solo la possibilità di pagare le fatture di telefonia mobile secondo il metodo di pagamento che essi ritengono più comodo e consente, pertanto, all’operatore di incrementare il volume d’affari del servizio fornito a titolo principale.
Pertanto, la prestazione di servizi definita di gestione dei pagamenti deve, in realtà essere considerata come accessoria alla prestazione principale di servizi di telecomunicazione.
Secondo la Corte di Giustizia Europea una prestazione di leasing che, sfruttando le asimmetrie di trattamento IVA previste dall’ordinamento di due diversi Stati membri, non subisce tassazione né nel luogo dove è stabilito il committente, né in quello dove è stabilito il prestatore, non è da considerare in contrasto con il principio di divieto di compiere operazioni abusive.
Inoltre, l’assenza del versamento di IVA a valle non può rappresentare un motivo sufficiente per negare la detrazione dell’imposta assolta a monte sull’acquisto di beni effettuato dal soggetto che beneficia della detassazione dell’operazione.
La Corte di Giustizia Europea ha stabilito che, nel caso sia effettivamente realizzata una cessione intra-comunitaria di beni, ma, in occasione di tale cessione, il cedente abbia nascosto l’identità del vero cliente per consentirgli di eludere il pagamento dell’IVA, lo Stato membro dal quale parte il bene oggetto della cessione è legittimato a negare il titolo di non imponibilità alla cessione così realizzata.
La Corte di Giustizia Europea ha stabilito che non è possibile accordare il trattamento di non imponibilità, concesso per le operazioni assimilate alle esportazioni, alle prestazioni di locazione di navi date a persone che le utilizzano esclusivamente a fini di diporto e non a scopo di lucro, al di fuori di qualsiasi attività economica. La non imponibilità non può andare a beneficio di servizi di locazione di una nave destinati a coloro che intendano usarli a fini strettamente privati, in quanto consumatori finali.
Il sistema dell’IVA, basato su norme comuni di matrice comunitaria implementate a livello nazionale dai singoli Stati membri, incontra crescenti difficoltà che ne impediscono un efficiente funzionamento e rischiano di minare il corretto funzionamento del mercato comune europeo.
In considerazione di tali criticità, la Commissione Europea ha indetto una consultazione sul futuro dell’IVA, invitando tutti i soggetti interessati a fornire risposte alle richieste presentate nel documento, intitolato “Green Paper on the future of VAT– Towards a simpler, more robust and efficient VAT system”.
La consultazione ha l’obiettivo di lanciare un ampio dibattito per favorire una valutazione complessiva dell’attuale sistema di funzionamento dell’imposta ed identificare quali misure prendere per un funzionamento dell’imposta più coerente con il mercato unico europeo.
Con la Comunicazione su come sfruttare i vantaggi della fatturazione elettronica in Europa la Commissione Europea, prendendo atto della limitata diffusione di tale strumento specie tra le PMI, delinea le priorità per la promozione della fatturazione elettronica all’interno dell’UE, secondo gli auspici dichiarati nell’Agenda digitale europea:
· garantire la coerenza del contesto normativo;
· favorire l’adozione in massa della fatturazione elettronica da parte del mercato, puntando sulle piccole e medie imprese;
· stimolare la creazione di un ambiente che consenta di raggiungere la massima portata possibile;
· promuovere un modello di dati standard per la fattura elettronica;
· promuovere la fatturazione elettronica a livello nazionale e europeo.
36. Decreto “milleproroghe” (DL 225/2010)
Il decreto legge prevede proroghe non onerose di termini in scadenza (art. 1) e proroghe onerose di termini con indicazione della relativa copertura finanziaria (art. 2, 3).
L’articolo 1, comma 1 prevede la proroga al 31 marzo 2011 di tutte le disposizioni che non comportano oneri finanziari e che abbiano una scadenza anteriore al 15 marzo 2011, rinviando ad una tabella l’individuazione tassativa delle norme prorogate. Il comma 2 prevede la possibilità di disporre una ulteriore proroga al 31 dicembre 2011 con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri dei termini e regimi giuridici ivi indicati.
Tra le principali disposizioni non onerose contenute nella predetta tabella segnaliamo le proroghe relative a:
- entrata in vigore della mensilizzazione del modello 770;
- pubblicazione degli studi di settore in vigore per l'anno 2010, al 31 marzo 2011;
- blocco delle leggi regionali che aumentano le addizionali Irap (fino all’entrata in vigore dei decreti attuativi del federalismo fiscale);
Con riferimento alle disposizioni onerose segnaliamo tra le disposizioni più significative:
- spostamento al 31 dicembre 2011 della sanatoria dell'art. 19 del DL 78/2010 prevista per i titolari di immobili non dichiarati al catasto ovvero oggetto di lavori che hanno comportato una variazione di consistenza o di destinazione non dichiarata.
- differimento dal 20 dicembre 2010 al 30 giugno 2011 dei termini per il versamento dei tributi, contributi previdenziali ed assistenziali e premi inail per gli alluvionati del Veneto (gli oneri per il 2010 pari a 93 milioni dal fondo rimborsi e compensazioni crediti di imposta esistente presso l'Agenzia delle Entrate);
- sospensione della riscossione per l'Abruzzo delle rate in pagamento tra gennaio e giugno 2011 relative ai tributi non versati nel periodo di sospensione dei tributi (tale periodo decorreva dal 6 aprile 2009 al 20 dicembre 2010 per le persone fisiche non titolari di reddito di impresa o di lavoro autonomo con volume di affari non superiore a 200 mila euro, mentre per tutti gli altri soggetti la sospensione andava dal 6 aprile 2009 al 30 giugno 2010). La ripresa della riscossione sarà decisa con decreto del DPCM in modo da evitare effetti negativi sui saldi pubblici;
- proroga delle agevolazioni per il settore cinematografico sono prorogate al 30 giugno 2011, nei limiti di spesa di 45 milioni di euro per l'anno 2011. Tali crediti di imposta non sono soggetti al limite di utilizzo annuale di euro 250.000 previsto per i crediti da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi
- proroga per il periodo di imposta 2011 delle disposizione in materia di deduzione forfetaria dal reddito di impresa in favore degli esercenti impianti di distribuzione di carburante. I nuovi importi delle deduzioni forfetarie saranno stabiliti con apposito decreto del MEF di concerto con il MISE.
- fissazione al 31 dicembre 2011 dei termini per la conclusione delle procedure di alienazioni del patrimonio immobiliare del Ministero della Difesa, per il raggiungimento di obiettivi di finanza pubblica.
Si riporta di seguito una breve sintesi dei principali interventi fiscali previsti dalla legge 13 dicembre 2010 n. 220:
Leasing immobiliare – art. 1, commi 15 ss. La legge di stabilità modifica il trattamento tributario dei contratti di locazione finanziaria di immobili strumentali, eliminando il complesso meccanismo di tassazione attuale e prevedendo: l’applicazione delle imposte ipocatastali in misura ordinaria (4%) al momento del primo trasferimento del bene (acquisto da parte della società di leasing); il venir meno dell’obbligo di registrazione del contratto con pagamento dell’imposta di registro (1%); la successiva applicazione delle imposte ipocatastali in misura fissa al secondo trasferimento del bene (riscatto del bene e trasferimento dalla società di leasing all’utilizzatore). Il nuovo regime si applica ai contratti stipulati dal 1 gennaio 2011, ed anche ai contratti già in corso previo pagamento di un’imposta sostitutiva da versare entro il 31 marzo 2011, con le modalità indicate dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 14/01/2011.
Sanzioni ed accertamento - art. 1, commi 17 ss . Sono aumentate le sanzioni applicabili nei casi in cui i contribuenti si avvalgono di determinati istituti deflattivi del contenzioso (accertamento con adesione, acquiescenza, definizione delle sole sanzioni, conciliazione giudiziale) o del ravvedimento operoso. Le novità si applicano agli atti definibili emessi dagli uffici dell’Agenzia delle entrate dal 1 febbraio 2011. Sempre in materia di accertamento si prevede, inoltre, che gli uffici potranno effettuare i controlli formali delle dichiarazioni tenendo conto di “specifiche analisi del rischio di evasione” oltre che dei criteri selettivi fissati dal ministero delle finanze. Gli uffici potranno inoltre procedere ad accertamenti parziali anche sulla base delle indicazioni fornite dai contribuenti nei questionari inviati all’Amministrazione finanziaria.
Credito di imposta R&S - art. 1, comma 25. Viene introdotto un credito di imposta a favore delle imprese che affidano ad università o enti pubblici di ricerca attività di R&S, con uno stanziamento di 100 milioni di euro. L’individuazione delle tipologie di interventi, dei soggetti beneficiari etc è demandata ad un successivo decreto del MEF-MIUR. Dall’agevolazione è esclusa l’eventuale attività di ricerca svolta in azienda, e l’ambito temporale è limitato al 2011.
Detassazione premi di produttività - art.1, comma 47. Viene esteso all'anno 2011 il regime di detassazione delle somme erogate connesse ad incrementi di produttività.
Come comunicato con la news RISAS del 12 gennaio scorso, da contatti in via ufficiosa con il Ministero del Lavoro, il beneficio della detassazione per l'anno 2011 sembrerebbe subordinato alla previa stipula di contratti di secondo livello (territoriali o aziendali). In attesa di chiarimenti ufficiali da parte dell'Agenzia delle Entrate e del Ministero del Lavoro sulle modalità di applicazione del regime fiscale nel 2011, ed in assenza degli accordi di cui all'art. 53, comma 1 del DL 78/2010, risulta consigliabile per le imprese sospendere l'applicazione del beneficio.
Per il 2011 la soglia reddituale di accesso all’agevolazione sarà 40.000 euro (era di 35.000 per il 2010).
Detrazione 55% – art.1, comma 48. La detrazione Irpef/Ires per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici si applica anche alle spese 2011, ma la detrazione deve essere ripartita su dieci quote annuali di pari importo (e non cinque come in precedenza previsto).
IVA sulle cessioni di Immobili strumentali da parte di costruttori - art.1, comma 86. Si dispone l’allungamento da quattro a cinque anni del periodo entro cui le imprese di costruzione possono effettuare cessioni imponibili IVA di immobili diversi da quelli strumentali per natura (fabbricati abitativi). Attualmente le cessioni di questi fabbricati non strumentali - da parte delle imprese costruttrici o delle imprese che vi hanno effettuato interventi di ristrutturazione - sono soggette ad IVA a condizione che avvengano entro quattro anni dalla data di ultimazione della costruzione o dell’intervento di recupero. Decorso tale periodo le cessioni di tali immobili sono esenti da IVA, con il rischio di ripercussioni derivanti dalla rettifica delle detrazione dell’imposta già operata sulle forniture relative alla costruzione degli immobili stessi. L’allungamento a 5 anni disposto dalla norma solleva parzialmente da questo rischio gli operatori del settore immobiliare.
E’ stato pubblicato il 16 dicembre il Rapporto dell’OCSE “Revenue Statistics 2010” che esamina l’andamento del gettito fiscale nei principali paesi industrializzati dal 1965 al 2009. Il Rapporto mostra che nel 2009 la maggior parte dei paesi ha registrato una flessione nel gettito in termini di cassa ed ha introdotto tagli fiscali per attutire gli effetti della recessione seguita alla crisi finanziaria.
Alcuni recenti pubblicazioni fiscali dell’OCSE si soffermano sulla difficoltà, a seguito della crisi, di trovare un equilibrio tra i vincoli di finanza pubblica e la necessità di non deprimere la crescita e la competitività:
· Il Tax Policy Brief “Tax Policy Reform and Fiscal Consolidation” evidenzia come il consolidamento delle finanze pubbliche richieda un attento equilibrio tra tagli alla spesa ed aumenti delle entrate, da realizzare attraverso interventi di riforma dei sistemi fiscali nazionali (rimodulazione del prelievo con riduzione delle imposte dirette in particolare sulle imprese, ed aumento delle imposte sui consumi e delle imposte sulle proprietà immobiliari residenziali; tassazione ambientale; miglioramento della compliance fiscale etc);
· Il Tax Policy Study n. 19 “Choosing a broad Base – Low rate Approach to Taxation” affronta il dibattito sulla validità ed efficacia dei regimi di favore fiscale, presentando una serie di case studies specifici (es. aliquote ridotte Iva e bonus fiscali per l’acquisto di immobili);
· Il Tax Policy Study n. 20 “Tax Policy Reform and Economic Growth” presenta alcuni dati empirici e teorici sulle riforme dei sistemi fiscali ed analizza gli aspetti di “politica economica” delle riforme: dalle circostanze che possono agevolare oppure ostacolare un governo nella presentazione di un progetto di riforma, alle modalità con cui i policy-makers possono superare ostacoli alla realizzazione delle riforme.
La Commissione Europea ha dato il 26 gennaio il via libera alla misura sulle reti d’impresa, confermando che l’agevolazione fiscale prevista dall’art. 42 del DL n. 78/10 non costituisce un aiuto di Stato ai sensi della disciplina comunitaria, perché essa è riconosciuta a tutte le imprese, senza limitazioni né di diritto né di fatto.
La Commissione Europea ha pubblicato il 25 gennaio un documento di sintesi “Summary Report” di tutte le segnalazioni ricevute nell’ambito della consultazione, lanciata prima dell’estate, al fine di approfondire i fenomeni di doppia imposizione legati ad attività transfrontaliere. Si ricorda che Confindustria ha partecipato alla consultazione, inviando alla Commissione il documento predisposto nell’ambito del Gruppo di lavoro Fisco Internazionale e disponibile sulla Comunità Fisco.
Business Europe ha risposto alla consultazione avviata dallo IASB sull' Exposure Draft di revisione del principio contabile internazionale concernente la contabilizzazione delle operazioni di leasing - IAS 17. Confindustria ha fornito le proprie osservazioni nell’ambito della consultazione, evidenziando tra l’altro le perplessità suscitate dalla complessità nella gestione delle procedure contabili e nella periodica revisione dei parametri di registrazione. Si rinvia in proposito al documento in proposito pubblicato all’interno della Comunità Fisco.

References: sentenza 
 art. 27
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 art. 1
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