Source: http://www.giacintoauriti.com/notizie/117-la-consulta-sentenzia-la-truffa-della-conversione-lire-euro.html
Timestamp: 2019-04-20 06:59:24+00:00

Document:
La Consulta sentenzia la truffa della conversione Lire/Euro
Torna d'attualità l'argomento della conversione ,in euro, delle lire ancora in circolazione, grazie alla sentenza della Corte Costituzionale n.216/2015 che dichiara incostituzionale l'Art. 26 del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201 emanato dal governo Monti.
Con l’avvento dell’euro, il 28 febbraio 2002 è cessato il corso legale della lira. La legge ha dato ai cittadini la possibilità di cambiare le lire con l’euro nei successivi dieci anni e cioè fino al 28 febbraio 2012.
Con il decreto del governo Monti del 6 dicembre 2011 si anticipava di tre mesi la “cessazione di convertibilità” delle lire in euro che sarebbe avvenuta il 28 febbraio 2012. Fino al 6 dicembre 2011 le lire che erano rientrate ammontavano ad un controvalore in euro di 63 miliardi. Sono rimasti esclusi dalla conversione 1,2 miliardi di controvalore di lire euro.
La sentenza nasce dalla denuncia di alcuni possessori di lire che dopo l'immediata entrata in vigore del decreto legge si sono visti rifiutare la conversione in euro da parte delle filiali della Banca d'Italia ,che ha dovuto rispettare il suddetto decreto. L'ammontare delle lire ancora detenute dai cittadini denuncianti corrispondevano a € 27.543,67 , una cifra irrisoria rispetto a 1,2 miliardi che non erano stati ancora cambiati ma che ha fatto in modo che venisse alla luce quanto vi esponiamo.
Innanzitutto mettiamo in evidenza l'enorme ritardo della Corte Costituzionale sulla questione monetaria che la stessa consulta avrebbe dovuto affrontare sin dalla ratifica dei Trattati di Maastricht nel 1992.
Delle omissioni da parte della Corte Costituzionale ne avevamo già parlato in questo articolo che vi suggeriamo di rileggere http://www.giacintoauriti.eu/notizie/90-il-presidente-costituzionalista-mattarella-omette-di-dire-che-l-euro-e-anticostituzionale.html
Ma ora veniamo alla sentenza del 5 novembre 2015 con la quale la Consulta consente di rendere convertibili le lire che gli italiani hanno ancora in possesso.
La Corte scrive che la la legge del dicembre 2011 voluta da Monti vìola l'art. 42 della Costituzione, proprio quell'articolo che Giacinto Auriti difendeva energicamente contro il trattato di Maastricht e che dimostra la lungimiranza del nostro luminare professore. Tanto lungimirante che emise il SIMEC propio in attuazione dell'Art.42 ( come è visibile sul retro dello stesso del SIMEC )
Un articolo di cui la Corte si accorge solo ora che è stato vìolato. Oltre a tale articolo 42, nella sentenza si legge che l'art. 26 del d.l. 6 dicembre 2011 n. 201 vìola anche l'art. 1 della Convenzione Europa dei Diritti dell'Uomo ( CEDU ) e l'Art.3 della Costituzione. Nello specifico di queste vìolazioni la Consulta scrive:
"La norma contrasterebbe, in secondo luogo, con gli artt. 42, terzo comma, e 117, primo comma, Cost., quest’ultimo in riferimento all’art. 1 del Protocollo addizionale alla CEDU, in quanto realizzerebbe, di fatto, una sorta di espropriazione ai danni dei possessori delle banconote in lire, della quale beneficiano in prima battuta lo Stato, mediante il trasferimento del relativo controvalore al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato, e in ultima analisi i possessori dei titoli del debito pubblico, che vedono così rafforzata la garanzia dei loro crediti. La questione è fondata, in relazione alla censurata violazione dell’art. 3 Cost."
Bene, sono esattamente gli articoli di Legge ai quali si riferiva Auriti per difendere gli italiani dall'Euro e dall'Europa delle Banche. Per capire la lungimiranza di Auriti sulla difesa di tali leggi vediamo cosa esse prevedono.
L'Art. 42 della Costituzione al terzo comma sancisce che “La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale” e qui la Consulta ha dimostrato che l'impossibilità da parte dei possessori a convertire le lire si configura come un esproprio dei “beni privati” senza indennizzo perchè il valore incorporato da quelle lire, ossia il loro potere d'acquisto, è stato reso nullo dall'impossibilità della conversione e quindi quelle lire sono diventate carta straccia.
Si conferma, quindi, la tesi del valore per induzione giuridica di Auriti . Ossia che il valore della moneta non dipende dalla forma o dalla materia con cui è composta ma dipende dalla convenzione sociale legiferata che dà valore alal moneta per la certezza della sua accettazione. Soprattutto si conferma che la proprietà della moneta è del privato cittadino, proprio ciò che sosteneva Auriti con l'interpretazione autentica dell'Art. 42 della Costituzione.
Inoltre, la stessa Corte dice che “nemmeno la sopravvenienza dell’interesse di Stato alla riduzione del debito pubblico può costituire adeguata giustificazione di un intervento così radicale in danno ai possessori della vecchia valuta. Nel caso in esame non risulta operato alcun bilanciamento fra l’interesse pubblico perseguito dal legislatore e il grave sacrificio imposto ai possessori di banconote in lire, dal momento che l' effetto immediato della non conversione non lascia alcun termine residuo, fosse anche minimo, per la conversione. Né, d’altro canto, lo scopo perseguito imponeva un tale integrale sacrificio, visto che, come si poteva prevedere fin dall’approvazione della norma, per la maggior parte delle banconote in lire corrispondenti al controvalore versato all’entrata del bilancio dello Stato non sarebbe stata chiesta la conversione."
In sintesi , per chiarire questo passaggio, la Consulta dice che i possessori di lire, espropriati del loro valore e potere d'acquisto derivante dalla non convertibilità della vecchia moneta, non hanno ricevuto alcun indennizzo per il “sacrificio” alla rinuncia di conversione e dice, altresì, che lo Stato non può nascondersi dietro il paravento della “pubblica utilità” quando dichiara che il valore delle lire non convertite sia stato usato per ridurre il Debito Pubblico perchè chi in precedenza ha convertito le lire in Euro ha ricevuto in mano la nuova moneta invece che il nulla per ridurre il debito pubblico. In sostanza, chi aveva cambiato le lire in precedenza aveva effettuato una conversione di moneta e non una “rinuncia” in favore dei creditori dello Stato, detentori dei Titoli di Debito Pubblico. Debito Pubblico che non è affatto diminuito con questo "sacrificio" imposto ai detentori degli 1,2 miliardi di controvalore in euro delel lire.
Da qui ne discende anche la vìolazione dell'Art. 3 della Costituzione.
L'Art. 3 della Costituzione sancisce che “ tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso , di razza, di lingua , di religione , di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
E qui la Consulta ha dimostrato che il governo Monti con il Decreto Legge del 2011 intendeva tutelare i privati detentori di Titoli di Stato discriminando i possessori dei valori monetari delle lire che sarebbero dovute essere convertite in euro ledendoli nel princìpio di uguaglianza e creandogli un ostacolo di ordine economico, anziché rimuoverlo.
Ma un aspetto importantissimo della sentenza ,che dà ragione a quanto enunciato per oltre quarant'anni da Auriti, lo troviamo nell'ammissione della vìolazione dell'Art.1 del CEDU ( Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo ).
La Corte Costituzionale, infatti, dichiara quanto segue in merito a tale vìolazione:
“ La norma contrasterebbe all’art. 1 del Protocollo addizionale alla CEDU, in quanto realizzerebbe, di fatto, una sorta di espropriazione ai danni dei possessori delle banconote in lire, della quale beneficiano in prima battuta lo Stato, mediante il trasferimento del relativo controvalore al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato, e in ultima analisi i possessori dei titoli del debito pubblico, che vedono così rafforzata la garanzia dei loro crediti. “
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) considera come «bene» anche un profitto futuro, se il guadagno è stato acquisito o è stato oggetto di un credito esigibile, sicché l’eventuale interesse generale sotteso alla scelta legislativa non sarebbe sufficiente, nel caso concreto, a legittimare l’espropriazione disposta dalla norma denunciata.
Con questi riferimenti nella sentenza, da parte della Consulta, si può affermare che il Debito Pubblico sia detestabile e quindi il rifiuto del suo pagamento è un atto legittimo che la politica dovrebbe fare. Questa sentenza rafforza la proposta del giovane economista Salvatore Tamburro che portò alla ribalta mediatica la questione del Debito Detestabile.
A questo punto crolla qualsiasi pretesa giuridica delle banche della BCE sul loro diritto di proprietà della moneta perchè se la lira è stata riconosciuta dalla Consulta di proprietà del possessore e se essa ha subìto solo una conversione in nuova moneta a corso legale, chiamata Euro, e se è lo Stato che dà valore legale alla moneta, di cui è il cittadino a crearne il valore con l'accettazione, l'Euro non può essere considerato di proprietà delle banche partecipanti al capitale della BCE né può essere prestato allo Stato essendo lo Stato l'insieme della collettività di cittadini proprietari della moneta di valore legale tramite la Legge. Proprietari !! Come sancito dalla Corte Costituzionale. Proprietari di un bene economico a contenuto patrimoniale di proprietà del cittadino che lo ha acquisito a fronte dell'esigibilità derivante dal credito prodotto e commisurato con il suo lavoro ( come definisce il CEDU ).
Ma nel frattempo che la politica comprenda la grande portata di questa sentenza per il benessere dell'economia italiana e degli italiani, Banca d'Italia e Ministero delle Finanze stanno decidendo come fare per contabilizzare e restituire 1,2 miliardi di euro ( di vecchie lire ) a coloro che non ancora le hanno convertite.
Questa sentenza li mette in crisi perchè la Banca d'Italia aveva già trasferito l'ammontare delle lire residue non ancora rientrate , pari al valore di 1,2 miliardi di euro, al Fondo Ammortamento Debito Pubblico ,con cui lo Stato ha garantito i suoi creditori.
Pertanto ci sono da porsi queste domande: chi pagherà la conversione se questi soldi sono stati già usati dallo Stato in maniera anticipata ? La Banca d'Italia non pagherà ai possessori di lire soldi che ha già pagato anticipatamente allo Stato. Sarà lo Stato stesso a dover tirar fuori 1,2 miliardi di euro dal suo bilancio tagliando fondi da qualche parte. ?
Scuola di Studi Giuridici e Monetari-Giacinto Auriti
P.S.: Chissà se la Consulta si sarà accorta della incostituzionalità della Legge Delega che istituisce il Bail In, come scrivemmo qui http://www.giacintoauriti.eu/notizie/98-per-una-volta-siamo-a-favore-della-bce-ma.html
Sentenza Corte Costituzionale:
http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2015&numero=216
Documento Banca d'Italia :
Art. 3 Costituzione :
https://www.senato.it/1025?sezione=118&articolo_numero_articolo=3
Art. 42 Costituzione:
https://www.senato.it/1025?sezione=122&articolo_numero_articolo=42
Convenzione Europea Diritti Umani :
http://www.studiperlapace.it/documentazione/europrot1.html
D.L. 6 dicembre 2011, n.201:

References: sentenza 
 sentenza 
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 articolo 42
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Sentenza 

Art. 3

Art. 42