Source: http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0296&tipo=stenografico
Timestamp: 2017-05-25 04:59:26+00:00

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Seduta n. 296 di martedì 23 settembre 2014
La seduta comincia alle 17,05.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Adornato, Alfreider, Bindi, Capezzone, Cicchitto, Colonnese, Damiano, Di Battista, Luigi Di Maio, Epifani, Manciulli, Meta, Taglialatela e Valeria Valente sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
I deputati in missione sono complessivamente ottantatré, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.
Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, recante misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive (A.C. 2629) (Esame e votazione di questioni pregiudiziali)
(ore 17,07).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle questioni pregiudiziali Scotto ed altri n. 1, Grimoldi ed altri n. 2, De Rosa ed altri n. 3 e Brunetta e Palese n. 4 (Vedi l'allegato A – A.C. 2629), presentate al disegno di legge n. 2629: Conversione in legge del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, recante misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive.
A norma del comma 4 dell'articolo 40 del Regolamento, nel concorso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione. In tale discussione, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 40, potrà intervenire, oltre ad uno solo dei proponenti (purché appartenenti a gruppi diversi), per illustrare ciascuno degli strumenti presentati per non più di dieci minuti, un deputato per ognuno degli altri gruppi, per non più di cinque minuti.
Al termine della discussione si procederà, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 3, quarto periodo, del Regolamento, ad un'unica votazione sulle questioni pregiudiziali presentate.
L'onorevole Rocco Palese ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Brunetta n. 4, di cui è cofirmatario.
ROCCO PALESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, Forza Italia pone la questione pregiudiziale di costituzionalità per il decreto-Pag. 2legge 12 settembre 2014, n. 133, significando in via preliminare che il Governo, per l'ennesima volta, utilizza la decretazione d'urgenza in maniera abbastanza frequente, nonostante che sia stato più volte sottolineato che questo strumento dovrebbe essere un po’ «calmierato». Ma ormai siamo a una raffica continua da parte del Governo di provvedimenti e di misure varati con decreto-legge. Così come, ancora una volta, in maniera difforme rispetto ai principi sanciti dalla Costituzione e dalla giurisprudenza costituzionale e richiamati più volte dalla Presidenza della Repubblica, il Governo approva un provvedimento d'urgenza eterogeneo e confuso. Il continuo ricorso alla decretazione d'urgenza, che si caratterizza, in questa legislatura, per testi «omnibus» che mettono insieme disposizioni del tutto diverse tra loro e che riprendono più volte temi affrontati in provvedimenti immediatamente precedenti, dà vita ad una produzione normativa ingestibile, scorretta e illegittima, che sfugge alla comprensione dell'opinione pubblica, degli operatori economici e persino degli addetti ai lavori. Quindi, il Governo dice, e professa ovunque, che occorre semplificare, che la semplificazione è un obiettivo, ma di fatto vi è questo diluvio di norme continue e, peraltro, anche la poca distanza dal punto di vista temporale di alcune norme e di alcuni provvedimenti, che vengono continuamente mutati.
Le disposizioni contenute all'interno del decreto-legge n. 133 del 2014 intervengono nel settore delle opere infrastrutturali, delle concessioni autostradali e dell'Agenda digitale, nonché nei confronti degli enti territoriali, in materia ambientale e dell'energia; a queste si aggiungono disposizioni di semplificazione burocratica e per il settore dell'edilizia e immobiliare, di attrazione di investimenti esteri e per il made in Italy, per il sistema delle imprese e del settore turistico, ed ancora: disposizioni in tema di ammortizzatori sociali ed in materia di porti e aeroporti.
Vi è anche da significare che l'inaccettabile ritardo di quattordici giorni della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica rispetto alla data di approvazione del testo da parte del Consiglio dei ministri rafforza, inoltre, anche in questa occasione, la convinzione delle difficoltà tecniche, giuridiche e legislative riscontrate, riferite in particolare all'eterogeneità, come più volte ho richiamato, delle materie trattate all'interno del medesimo provvedimento.
Il rilievo del criterio di omogeneità nel contenuto costituisce uno dei perni fondamentali sui quali la Corte costituzionale ha da ultimo fondato i percorsi argomentativi legati alla verifica del rispetto degli indispensabili requisiti di straordinaria, necessità e urgenza richiesti dall'articolo 77 della Costituzione per la legittima adozione dei decreti-legge. Le finalità degli articoli del decreto-legge in esame confermano una netta mancanza di coordinamento delle norme all'interno di un unico provvedimento d'urgenza, violando il vincolo implicitamente disposto dall'articolo 77 della Costituzione e ribadito esplicitamente dall'articolo 15 della legge 23 agosto 1988, n. 400. In particolare, ci sono state diverse sentenze della Corte costituzionale che hanno stabilito in maniera inequivocabile che tutto questo contrasta con i principi della Costituzione. Vi sono poi i ripetuti richiami del Presidente della Repubblica, ma anche della Presidente della Camera, Boldrini in riferimento all'abuso continuo da parte del Governo dell'utilizzo di questa forma, dell'utilizzo dei decreti-legge, e soprattutto c’è una serie di disposizioni totalmente disomogenee.
Ulteriori profili di criticità in ordine all'eterogeneità della materia trattata e dalla mancanza dei requisiti di necessità e urgenza si riscontrano in diversi capitoli. Tra l'altro, il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga è coperto con risorse provenienti dallo stanziamento per gli incentivi all'occupazione dei giovani del Mezzogiorno e Centro-Nord, dal Fondo per l'occupazione dei giovani e delle donne e dal Fondo di rotazione, ovvero il canale di finanziamento della formazione permanente dedicato alle piccole e medie imprese. Vengono, quindi, depauperati fondi per il sostegno alle politiche occupazionali, Pag. 3e non per mettere in campo politiche attive mirate per creare occupazione; la decisione di reperire le risorse attraverso la decurtazione di dotazioni finanziarie già insufficienti, per favorire l'inserimento nel mercato del lavoro delle donne e dei giovani del Mezzogiorno, appare tra l'altro tanto grave quanto contrastante con le drammatiche esigenze sociali ed economiche del Paese in tema di politiche per il lavoro, evidenziate dagli indicatori statistici internazionali, che posizionano l'Italia tra i più alti livelli di disoccupazione in Europa. E anche questo è un principio che contrasta con la Costituzione, che sancisce, invece, che bisogna cercare di diminuire ed eliminare le disuguaglianze, cioè soprattutto quelle territoriali. Risulta, inoltre, illegittima la presenza di norme che non rispettano pienamente le competenze Stato-regioni, intervenendo su materie che l'articolo 117 affida alla legislazione concorrente, che riguardano, ad esempio, l'individuazione dei nuovi inceneritori o l'attuazione dei programmi di risanamento ambientale.
L'articolo 8 (riguardante la modifica della normativa in materia di terre e rocce da scavo), inoltre, dispone una vera e propria delega al Governo, con principi e criteri direttivi, contravvenendo al divieto di inserire deleghe all'interno dei decreti-legge. La perseveranza da parte del Governo nel riproporre all'esame del Parlamento provvedimenti d'urgenza al cui interno si rinvengono innumerevoli aspetti problematici, riconducibili al mancato rispetto dei requisiti costituzionali richiesti, rappresenta il proseguimento di un metodo procedurale non più accettabile, che non risponde alle continue sollecitazioni in merito al ripristino di un corretto percorso costituzionale dei provvedimenti, e che determina una produzione normativa fuori controllo e illegittima, determinando difatti i principali profili per cui noi riteniamo e proponiamo all'Assemblea di deliberare di non procedere all'esame del disegno di legge atto Camera n. 2629, per i motivi sopra esposti.
PRESIDENTE. Il deputato Sannicandro ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Scotto n. 1, di cui è cofirmatario.
ARCANGELO SANNICANDRO. Signor Presidente, egregi colleghi, siamo ormai, per l'ennesima volta, chiamati a discutere di una decretazione d'urgenza che sta diventando il modo ordinario di legiferare in questo Parlamento. Non è più uno strumento eccezionale, da adottare nei limiti e alle condizioni precisamente indicate dalla nostra Costituzione, ma è diventato il modo ordinario di produzione della legislazione primaria, e questo è inaccettabile; è inaccettabile perché realizza una Costituzione materiale ben diversa dalla Costituzione formale. In particolare, non fa altro che sottrarre a quest'Aula la potestà legislativa. È ormai trascorso circa un anno e mezzo dall'avvio di questa legislatura e, se volgiamo lo sguardo indietro, ci rendiamo conto che non abbiamo fatto altro che convertire in legge innumerevoli decreti-legge.
Ora, in questo caso c’è ancora qualcosa di più: non soltanto viene stravolta la Costituzione e l'equilibrio dei poteri in essa sancito, ma viene anche stravolto il senso della riforma del Titolo V della Costituzione, così come pochi anni fa fu legiferato. Non dimentichiamo che oggi la competenza dello Stato è ben limitata dall'articolo 117 della Costituzione e che tutta la materia, sostanzialmente, per la competenza legislativa è passata nelle mani delle regioni. Fu il risultato della stagione del decentramento amministrativo, della stagione del federalismo, della deregulation anche. Se noi andiamo a vedere questo decreto-legge, ci accorgiamo invece che stiamo procedendo in senso del tutto contrario. Anche la potestà delle regioni è compressa ed anche i poteri dei comuni sono praticamente, in alcuni casi, completamente azzerati.
Ora, si tratta di ben 45 articoli, di 10 capitoli, di innumerevoli commi, un volume di circa 70 pagine che questo Parlamento dovrebbe vagliare velocemente, che dovrebbe passare attraverso tutte le Pag. 4Commissioni, praticamente, perché tanti e numerosi sono gli aspetti della legislazione che vengono presi in considerazione, e quindi anche la competenza delle Commissioni è aggirata. In fin dei conti è anche aggirata la potestà di controllo che spetta al Capo dello Stato, perché è evidente che un volume di tale natura, di tale complessità, non potrà essere esaminato accuratamente anche dal Quirinale. Ora, il Quirinale ci ha spesso invitati a rivedere i nostri comportamenti – da ultimo, ricordo il messaggio di dicembre 2013 – per cui sarebbe ora che noi prendessimo una decisione, la decisione di far rispettare a questo Governo la Costituzione italiana e che ci restituisse il potere legislativo.
Ma questo Governo fa ancora di più: con questa normativa, questo Governo non fa altro che dare una mano al ritorno su ampia scala della corruzione nel campo dei lavori pubblici. Quando scoppiò Tangentopoli, voglio ricordare che si discusse ampiamente su come arginare il fenomeno, intervenendo sulla legislazione in materia di lavori pubblici ed in materia di appalti. E che cosa si stabilì ? Si stabilì, per esempio, che i progetti di opere pubbliche potevano andare a gara soltanto quando fossero progetti esecutivi e soprattutto quando fossero, come dire, precisi anche nel dettaglio, tant’è vero che fu stabilita e fu introdotta la responsabilità del progettista per quel tipo di progetto che andava ad elaborare. Oggi, con questo decreto-legge, dove siamo arrivati ? Siamo arrivati al punto che il commissario previsto dall'articolo 1 per sbloccare, come si dice, il cantiere dell'alta velocità-alta capacità Napoli-Bari oppure dell'altro cantiere in Sicilia, può tranquillamente fare i progetti, può fare le varianti dei progetti già approvati, può addirittura mettere a gara i lavori senza che ci sia un progetto esecutivo. Il che significa, in parole povere, che si mette a gara un qualcosa che è vuoto, il nulla, salvo poi, in via privata, regolare l'individuazione dell'opera, i confini dell'opera, il costo dell'opera, gli accessori dell'opera, e via discorrendo. Ma non è che questo fenomeno, questa deregulation la troviamo soltanto nell'articolo 1. Se noi andiamo a vedere, per esempio, l'articolo 33, che parla del risanamento ambientale dell'area di Bagnoli, abbiamo, riscopriamo la stessa filosofia. Se andiamo a leggere altre norme, in materia per esempio di cosiddetta semplificazione burocratica oppure in materia di edificazione pubblica e privata, vediamo che tutte le norme che un tempo furono inventate per evitare che la corruzione si diffondesse sono sostanzialmente a piè pari saltate.
Pertanto, non basta lamentarsi del fatto che in Italia la corruzione è enorme: bisogna anche studiare come evitare che si aprano dei varchi nella legislazione. Invece qui, con la filosofia di andare velocemente innanzi, si «abbatte» di tutto e di più. Si può benissimo prendere qualunque articolo di questo decreto-legge e si scoprirà che la filosofia è una sola: si chiamano impedimenti allo sviluppo, impedimento alla crescita, quelli che, invece, un tempo erano i paletti per evitare la corruzione, per evitare il malaffare. Vi è una dovizia di esempi, di cui la lettura analitica e dettagliata che faremo quando si discuterà in termini generali di questo decreto-legge e si esamineranno gli articoli potrà dare piena contezza.
Pertanto, egregi colleghi ed egregia Presidente, i moniti della Corte costituzionale sono ormai numerosi, i moniti del Presidente della Repubblica sono altrettanto numerosi e, allora, il problema che si pone, come disse un giurista, non è di affidarci sempre alla Corte costituzionale: il problema che si pone è che noi – noi – alziamo la voce e ci riappropriamo delle nostre competenze, dei nostri poteri. Fu detto giustamente che se il Parlamento è silente, la Corte costituzionale non può andare oltre quello che normalmente fa, e lo fa dietro input. Una cosa è certa: se tutti i comuni italiani, se le regioni italiane si attivassero ed impugnassero questo decreto, in qualche maniera, di fronte alla Corte costituzionale, in tutti i 45 articoli ci sarebbero migliaia – io dico – di occasioni per poter far lavorare la Corte costituzionale abbondantemente nei prossimi anni.
Si tenta in questa maniera di anticipare quella che dovrebbe essere la riforma, la Pag. 5nuova riforma del Titolo V della Costituzione, che si muove su una precisa filosofia: quella di riportare al centro quelle che erano le competenze recentemente attribuite alle regioni. Si tratta di eliminare tutte quelle norme che sono state finora varate in ossequio all'articolo 97 della Costituzione, che stabilisce che bisogna garantire il buon andamento e l'imparzialità della pubblica amministrazione. Qui, invece, ripeto, si va in tutt'altra direzione.
Faccio ancora un altro esempio. È stata prevista la possibilità di fare trattative private per lavori pubblici.
ARCANGELO SANNICANDRO. Un altro minuto. È prevista la diffusione dell'uso della trattativa privata. Al di sotto della soglia comunitaria si può tranquillamente procedere, sostanzialmente, ad una trattativa privata, invitando, praticamente, soltanto tre ditte. Il responsabile del procedimento, per esempio, per la manutenzione delle scuole può benissimo fare trattativa privata, invitando appena cinque ditte – invitando essa amministrazione cinque ditte, ripeto, non che cinque ditte debbano affacciarsi alla pubblica amministrazione – per lavori fino a 200 mila di euro.
Quindi, si tratta di un «mare» di deregulation, per cui, secondo me, questa normativa dovrebbe avere anche il parere dell'Autorità contro la corruzione (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
PRESIDENTE. Il deputato Grimoldi ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 2.
PAOLO GRIMOLDI. Signor Presidente, il provvedimento in esame, concernente la conversione in legge del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, reca misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive. Questo provvedimento presenta profili di incompatibilità con diverse norme costituzionali e con la giurisprudenza Costituzionale che è intervenuta ripetutamente in merito alle circostanze che rendono ammissibile o meno l'utilizzo del decreto-legge.
La recente prassi legislativa del ricorso continuo e reiterato dell'uso della decretazione d'urgenza utilizzata dall'attuale Governo, e più volte censurata dalle numerose sentenze della Corte costituzionale che hanno sollecitato il ripristino di un corretto percorso costituzionale, produce uno svuotamento e una mortificazione del ruolo del Parlamento, in contrasto ai dettami dell'articolo 70 della Costituzione, che affida alle Camere l'esercizio della funzione legislativa.
La Corte costituzionale ha più volte censurato la carenza di omogeneità dei decreti-legge e ha considerato tale requisito rilevante tanto quanto i requisiti espressamente prescritti dall'articolo 77 della Costituzione, nonché quelli indicati dall'articolo 15, comma 3, della legge n. 400 del 1988. Il problema dell'omogeneità è intrinsecamente connesso con quello della sussistenza dei presupposti di necessità e urgenza, del quale costituisce una sorta di corollario. Lo stesso titolo di questo decreto-legge non è in alcun modo esaustivo né chiarificatore rispetto all'eterogeneità di temi che il decreto-legge in realtà abbraccia, non rappresentando una serie di disposizioni presenti nel testo del decreto-legge, in materia di bonifiche, di ammortizzatori sociali, di trasporto pubblico locale, di veicoli a basse emissioni. Leggendo, tra l'altro, il provvedimento, più che «sblocca Italia» si sarebbe dovuto chiamare semplicemente «sblocca rifiuti».
Sarebbe stato preferibile suddividere le norme del decreto-legge all'esame in più decreti-legge, in relazione al settore interessato dagli interventi di rilancio del Paese ed al differente grado di necessità e urgenza degli stessi. Il provvedimento, infatti, riguarda materie molto diverse, ad esempio le opere pubbliche, la tutela dell'ambiente, l'edilizia scolastica e il rischio Pag. 6idrogeologico. Come indicato, tra l'altro, anche dal Presidente della Repubblica: «provvedimenti eterogenei nei contenuti (...) sfuggono alla comprensione dell'opinione pubblica (...)». Guardando al passato e a come l'attuale Presidente della Repubblica intervenne su alcuni decreti-legge assolutamente eterogenei, ci chiediamo anche perché ultimamente il Presidente della Repubblica taccia un po’ troppo su questi decreti-legge. C'era sembrato in passato, con altre maggioranze di Governo, molto più puntiglioso e attento, vorremmo che ogni tanto proferisse una parola perché in questo decreto-legge c’è una eterogeneità assoluta.
La stessa assegnazione alle Commissioni ha portato qualche polemica nelle Commissioni stesse. La Commissione trasporti voleva il provvedimento in capo a sé, così come la Commissione attività produttive e la Commissione finanze; alla fine, un provvedimento che hanno chiamato «sblocca Italia» va nella Commissione ambiente. Come capite c’è qualche piccola incongruenza da registrare.
La carenza dei requisiti di necessità e urgenza si palesa ad esempio nell'articolo 3 che propone dei finanziamenti per la realizzazione delle opere dichiarate «indifferibili, urgenti e cantierabili», ripartiti fino al 2020, proponendo, però, risorse esigue pari a soli 39 milioni di euro per il 2013 e 26 milioni di euro per il 2014 e poi rimandando agli anni a venire lo stanziamento di risorse più imponenti. È evidente la presa in giro sul finanziamento alle opere pubbliche.
Non corrisponde, poi, al principio di urgenza anche l'articolo 15 che, senza proporre scadenze definite e impegni precisi, operativi o finanziari, da parte del Governo, prevede la promozione da parte del Governo di un Fondo privato di servizio per il rilancio delle imprese industriali, basato per intero sulle eventuali azioni di investitori istituzionali e professionali.
Non si ritiene, poi, coerente alle caratteristiche della decretazione di urgenza, oltre che carente, come al solito, di copertura finanziaria, l'articolo 24 che contiene perlopiù un rinvio ai comuni per definire i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi da parte dei privati, per la pulizia, la manutenzione e l'abbellimento delle aree verdi.
Il decreto-legge presenta diversi profili di illegittimità costituzionale anche in riferimento alla violazione dell'articolo 81 della Costituzione. Difatti alcune disposizioni del presente decreto-legge, pur comportando oneri a carico del bilancio dello Stato, non provvedono a illustrarne l'ammontare certo, ovvero indicano in maniera vaga le modalità per farvi fronte.
Si ritiene discriminatorio e lesivo della certezza del diritto l'articolo 4 che intende favorire la realizzazione delle opere segnalate dai comuni alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel preciso periodo dal 2 al 15 giugno 2014.
Il decreto-legge, in più parti, viola il riparto delle competenze tra Stato e Regioni stabilito dall'articolo 117 della Costituzione, utilizzando con estrema facilità i poteri sostitutivi dello Stato nei confronti delle regioni e facendo un ampio uso di commissari straordinari, per il rischio idrogeologico, per l'adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione, per la realizzazione delle opere pubbliche, per la formazione e attuazione del programma di risanamento ambientale e rigenerazione urbana; in questo modo si istituisce uno stato di emergenza permanente e stabilizzato nel Paese che costituisce una forzatura del sistema democratico di governo, per il quale, tra l'altro, voglio ricordare, l'adozione di regimi commissariali derogatori, anziché accelerare l'esecuzione delle opere, ha in molti casi ritardato la realizzazione delle stesse.
Poi, il nocciolo del provvedimento, sul quale la Lega non solo darà battaglia ma farà proprio ostruzionismo, è l'articolo 35, che contiene misure urgenti per l'individuazione e la realizzazione di impianti di recupero di energia dai rifiuti urbani e speciali, costituenti infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale. Traduzione dal burocratese: laddove sono stati realizzati impianti di termovalorizzazione, il Governo interviene per assegnare Pag. 7a questi impianti il massimo della portata che può essere bruciata, in barba ad ogni più elementare regola di meritocrazia dei territori e delle amministrazioni che hanno percentuali altissime di raccolta differenziata e che in modo meritorio hanno costruito impianti per lo smaltimento dei rifiuti. Il Governo, a gamba tesa, in barba alla meritocrazia, dice adesso che in questi impianti si deve bruciare tutto quello che è bruciabile, raggiungendo le soglie massime di rifiuti che possono essere bruciati e mettendo a rischio in questo modo la salute dei cittadini, creando un trasporto dei rifiuti sul territorio nazionale che aumenterà inevitabilmente l'inquinamento ma soprattutto anche i costi dello smaltimento dei rifiuti stessi che i cittadini si troveranno a pagare. Ciò evidentemente penalizza alcuni territori e invece va a premiare i territori inadempienti e gli amministratori incapaci che non hanno saputo far fronte neanche allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.
Noi crediamo che far lavorare i termovalorizzatori a saturazione sia assolutamente pericoloso e ci chiediamo dove a sinistra siano finiti gli ambientalisti e coloro che per tanti anni ci hanno raccontato che dovevamo fare la raccolta differenziata. Oggi, a sinistra, della raccolta differenziata non interessa più niente a nessuno ? Oggi a sinistra abbiamo deciso che va bruciato tutto perché qualche vostro amministratore è incapace di fare la raccolta differenziata dei rifiuti ? Questo è quello che è contenuto in questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).
Vorremmo sentire proferire almeno una parola dagli ambientalisti del Partito Democratico, invece che vedere supinamente arrivare questi provvedimenti che premiano gli amministratori incapaci e penalizzano gli amministratori, anche capaci, del Partito Democratico di altre regioni. In alcune città del nord, una per tutte Brescia, il sindaco, del Partito Democratico, non ha esitato a definire questo provvedimento una schifezza che penalizza la sua città e il suo territorio.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Grimoldi.
PAOLO GRIMOLDI. Spero che in quest'Aula qualcuno, non solo della minoranza PD, abbia il coraggio di alzare la testa invece che dire sempre di sì non al Governo ma a chi farà le liste, visto che il Presidente del Consiglio incarna anche il segretario di partito, che farà le liste. Troppo spesso gli esponenti del PD a quattrocchi ci dicono «avete ragione», ma non ce n’è uno che abbia un ottavo, una frazione di coraggio per poi porre la questione in Aula (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).
PRESIDENTE. Il deputato De Rosa ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 3.
MASSIMO FELICE DE ROSA. Signor Presidente, colleghi, qui ci troviamo di fronte alla svolta autoritaria di un Governo di sinistra che svolta decisamente a destra.
Non sto a ripetere che non c’è omogeneità sui vari temi, ci sono norme di carattere regolamentare, non c’è organicità, e ci sono istanze semplicemente dei soliti poteri economici che hanno portato, appunto, le loro istanze all'interno di un decreto-legge. Questo decreto-legge, anche rispetto alle sentenze della Corte costituzionale, come hanno detto altri colleghi parlamentari, non è accettabile, non è costituzionalmente accettabile. Ma andiamo anche nel merito, perché noi ci siamo chiesti dove siano la necessità ed urgenza e i requisiti previsti dalla nostra Costituzione per emanare un atto avente forza di legge, la cui misura economica principale altro non è che una partita di giro di risorse già stanziate, e i cui effetti si produrranno dal 2017.
Voglio concentrarmi solo su alcuni dei purtroppo numerosi aspetti che rendono questo provvedimento indigeribile sotto il profilo costituzionale. Partiamo da un esempio nel passato, la legge obiettivo nel 2001. Qui i partiti che avrebbero dato vita al PD presentarono le loro pregiudiziali di Pag. 8costituzionalità, chiedendo di sospendere l'esame di quel provvedimento a loro avviso lesivo, tra l'altro, delle prerogative costituzionalmente protette delle autonomie locali. Vi leggo proprio interventi testuali di colleghi ex DS, Vigni, che dicevano sulla legge obiettivo che è un provvedimento sbagliato, dannoso e inefficace, sbagliato a partire dall'idea stessa di dar vita a due regimi diversi, uno in deroga per le cosiddette grandi opere, l'altro ordinario per le opere minori. Diceva che era un provvedimento a loro parere dannoso, perché smantella una corretta programmazione e considera l'ambiente un ostacolo, e di fatto elude una corretta valutazione di impatto ambientale. Ma quel che è peggio è che prevede di realizzare le grandi opere in deroga alla legislazione sui lavori pubblici, che ha introdotto regole di trasparenza e di correttezza del mercato: ciò facendo si correrebbe il rischio grave di tornare al passato. Questo è quello che dicevano deputati poi confluiti nel PD !
Anche l'onorevole Realacci parlava all'epoca come deputato della Margherita, e diceva che un altro punto delicato è rappresentato dall'accelerazione delle procedure, dallo scavallamento delle autonomie locali e dalla sterilizzazione della valutazione di impatto ambientale, considerata quasi un impaccio. Noi vediamo che all'interno dello «sblocca-Italia» abbiamo delle norme che sono peggio della legge obiettivo, e adesso sarebbero difese dal PD: ci chiediamo come sia possibile ! Ci chiediamo anche perché non si impari mai dagli errori del passato: ma qui non solo non imparate dai vostri errori, ma rifate anche quelli della destra berlusconiana. Siete diabolici !
Probabilmente Renzi è riuscito davvero a cambiare verso. Se nel 2001 la sua parte politica dubitava della legittimità costituzionale di un disegno di legge ordinario (perché quello era un disegno di legge) che dettava disposizioni specifiche nelle materie dell'urbanistica e dell'edilizia, adesso sembra non accorgersi che con decreto-legge si vuole far ben peggio: attraverso l'articolo 17, che apportando numerose modifiche al Testo unico dell'edilizia, si pone in palese contrasto con l'articolo 117 della Costituzione come modificato dalla riforma costituzionale del 2001.
Nella nostra pregiudiziale abbiamo evidenziato molte incongruità del testo rispetto alla nostra Carta costituzionale. Non ho il tempo di illustrarle tutte, quindi ve ne indico solamente alcune. Attraverso l'articolo 8, si demanda ad un atto normativo successivo una disposizione di riordino della normativa sulle terre e rocce da scavo: qui mi spiegate l'urgenza di dare delle deleghe per un riordino della normativa, che urgenza c’è ?
L'articolo 9 attribuisce agli enti locali la possibilità di individuare gli interventi da realizzare con estrema urgenza, consentendo un quadro derogatorio alla normativa sugli appalti, in palese violazione dei principi nazionali e comunitari di libera concorrenza, nonché dei principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione. Poi andiamo a chiedere a Cantone di risolvere i nostri problemi ! Intanto però «annaffiamo» il terreno del malaffare.
L'articolo 15, attraverso il quale si vuole favorire la nascita di un fondo finanziario privato per il sostegno delle imprese di medie e grandi dimensioni, appare privo di un'efficace forma giuridica, e sembra una norma di indirizzo del tutto ingiustificata nell'ambito di un provvedimento di urgenza.
L'articolo 34 semplifica le procedure in materia di bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati, con l'assenza del requisito della necessità e dell'urgenza; e anche qui mettiamo un nuovo commissario, su cui ci siamo espressi tutti durante l'anno passato: abbiamo detto «basta commissari», vediamo che proprio siamo stati ...ascoltati.
L'articolo 35 che promuove la realizzazione di una rete di inceneritori, è in evidente contrasto con gli articoli 11, 32 e 42 della Costituzione, oltre che con le direttive comunitarie. Però qui abbiamo usato un nuovo termine, quindi siamo passati da inceneritori a termovalorizzatori a termorecuperatori e pensiamo che Pag. 9la gente sia fessa e non se ne accorga. Gli articoli 37 e 38 violano la competenza concorrenziale stabilita dall'articolo 117 della Costituzione dello Stato con le regioni in materia di produzione, trasporto e distribuzione dell'energia, essendo scritti per favorire le esigenze delle multinazionali petrolifere. Vorrei inoltre soffermarmi su un articolo che evidenzia la superficialità di questo Governo e del suo Premier, talmente inebriato dal mondo di twitter, delle slide e dei selfie da aver perso il senso della realtà, una realtà che non può prescindere dalla presenza di un ordinamento giuridico e di una pubblica amministrazione, con le sue regole e i suoi principi. Mi riferisco all'articolo 4, in base al quale è sufficiente che un amministratore locale abbia risposto, fra il 2 e il 15 giugno, a un post, a una letterina – che neanche tutti i comuni hanno ricevuto – fatta da Renzi, quindi in base a un post e a una risposta noi avremmo un elenco di opere da sovvenzionare che ad oggi non risulta agli atti da analizzare all'interno della Commissione, quindi noi dobbiamo decidere su un decreto e non sappiamo domani se queste opere saranno finanziate, dove, in che comuni, che richieste sono arrivate e con che criteri. Dovremmo delegare tutto al Governo, fidandoci del suo autoritarismo. Oggi il PD deve togliere la maschera e decidere se stare con i tanti e disprezzati «comitatini», come li chiama Renzi, e con i cittadini, oppure dalla parte dei poteri forti, quelli che gliel'hanno scritto questo decreto, perché questo decreto non l'hanno scritto neanche i deputati del PD (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), l'hanno scritto i poteri forti che comandano Renzi come un pupazzo. Tra i provvedimenti varati dal Governo Renzi, lo «sblocca Italia» – o forse dovremmo chiamarlo lo «sfascia Italia» – è forse il peggiore in assoluto, indubbiamente è quello che più si discosta dalla cornice fissata dalla Carta costituzionale. Votare a favore di questa pregiudiziale significa semplicemente chiedere il rispetto della nostra Costituzione, io credo che questo veramente sia un punto di svolta, i deputati del PD devono dimostrare dignità e mettersi contro il loro Governo che sta portando avanti questa schifezza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PAOLO TANCREDI. Signor Presidente, gli argomenti utilizzati dalle opposizioni nell'avanzare la richiesta di non procedere alla discussione del decreto n. 133, cosiddetto «sblocca Italia» si fondano su una serie di elementi ed osservazioni che vado ad elencare e successivamente a contestare. Innanzitutto le pregiudiziali citano una serie di sentenze della Corte costituzionale in materia di omogeneità e contenuti dei decreti-legge nonché di messaggi inviati dal Presidente della Repubblica alle Camere, documenti dai quali si desumerebbe, in relazione a questo decreto, la mancanza dei requisiti sia della necessità che dell'urgenza. Passando ai contenuti del decreto, si contestano poi in particolare l'articolo 3, incremento ai fondi infrastrutture, in quanto si configurerebbe una semplice riallocazione delle risorse, peraltro in anni futuri, in quanto appena 68 milioni sono stati assegnati per gli esercizi finanziari 2013 e 2014 e 231 per il 2015, 159 per il 2016, solo dal 2017 arriverebbero tranche significative della dotazione. L'articolo 9, che attribuisce agli enti locali la possibilità di individuare gli interventi finalizzati alla messa in sicurezza degli edifici scolastici, alla riduzione dei rischi idraulici e meteorologici, all'adeguamento alla normativa ambientale urbanistica e di tutela dei beni culturali da realizzare con estrema urgenza, consentendo di conseguenza una semplificazione delle procedure e l'avvio di un quadro derogatorio alla normativa sugli appalti in palese violazione dei principi nazionali e comunitari sulla concorrenza. Con riferimento alla definizione attribuita ad alcune opere di essere grandi, urgenti e indifferibili, si innescherebbe una pratica autorizzatoria che non rispetta le rispettive competenze delle amministrazioni locali, limitando queste ultime ad un mero atto di assenso Pag. 10su un progetto definitivo anziché su un parere nella prassi autorizzatoria. L'articolo 17, che intervenendo in materia urbanistica e di edilizia, apporta numerose modifiche al Testo unico dell'edilizia riguardanti semplificazione relativa agli interventi di manutenzione straordinaria, l'estensione e autorizzazione della comunicazione di inizio lavori come requisito per l'avvio degli interventi edilizi, l'eliminazione di diversi obblighi documentali nonché diverse semplificazioni procedurali, la riduzione dei termini per il rilascio del permesso a costruire. Tutto questo si configurerebbe, secondo sempre le opposizioni, come una violazione dell'articolo 117 della Costituzione, in quanto la materia definita – governo del territorio – rientra nell'ambito della legislazione concorrente.
Gli articoli 37 e 38 del decreto-legge in esame violerebbero la competenza concorrenziale stabilita dall'articolo 117 della Costituzione dello Stato con le regioni in materia di produzione, trasporto e distribuzione di energia.
Secondo la pregiudiziale del MoVimento 5 Stelle – leggo testualmente – «è evidente che tali norme sono state scritte per favorire le esigenze della categoria delle multinazionali petrolifere».
Si ravviserebbero, inoltre, profili di incostituzionalità laddove si prevede che i decreti che autorizzano l'attività di ricerca comprendano le dichiarazioni di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza e l'apposizione del vincolo espropriativo, senza distinguere tra una mera attività di prospezione e la vera e propria attività di coltivazione.
Sperando di avere una maggiore attenzione, Presidente, perché veramente il brusio lo trovo...
PAOLO TANCREDI. Vorrei contestare anche le parti relative alle bonifiche dei siti inquinati, da effettuare secondo il modello Ilva, nonché la realizzazione di termovalorizzatori, in quanto le disposizioni violerebbero sempre l'articolo 117, su materie che questo affida alla legislazione concorrente, a cagione del fatto che si accentrano alla Presidenza del Consiglio e a un commissario straordinario tutti gli eventuali interventi di bonifica e rigenerazione urbana di aree che verranno dichiarate con deliberazione del Consiglio dei ministri di rilevante interesse nazionale.
Inaccettabile, infine, secondo Forza Italia, sarebbe il ritardo di quattordici giorni della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Comincerei a contestare le diverse osservazioni a partire proprio dall'ultima, e cioè che sarebbero inaccettabili ritardi di quattordici giorni della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica rispetto alla data di approvazione del testo. Il ritardo dimostra, invece, proprio il contrario, e cioè la serietà di questo Governo che ha speso oltre dieci giorni per assicurare una valida copertura.
La sentenza n. 22 del 2012 della Corte chiaramente precisa che l'urgente necessità di provvedere può riguardare una pluralità di norme accomunate dalla natura unitaria delle fattispecie disciplinate, ovvero anche dall'intento di fronteggiare situazioni straordinarie, complesse e variegate che richiedono interventi oggettivamente eterogenei afferenti quindi a materie diverse, ma indirizzati all'unico scopo di approvare rimedi urgenti rispetto a situazioni straordinarie venutesi a determinare.
I fili conduttori del provvedimento in esame, sia pure nella rilevante eterogeneità delle norme, sono assai pochi e tutti urgenti: rilanciare le opere pubbliche, rilanciare l'edilizia privata, rafforzare la sicurezza e gli approvvigionamenti energetici del Paese...
PRESIDENTE. Onorevole Tancredi, concluda.
PAOLO TANCREDI. Presidente, finisco, però ho parlato in una confusione inaccettabile, inaccettabile.
PRESIDENTE. Colleghi ! Ha ragione, onorevole Tancredi, ha ragione.
PAOLO TANCREDI. La necessità avanzata concordemente da tutte le forze politiche è di intervenire con urgenza contro il dissesto idrogeologico per la messa in sicurezza degli edifici pubblici, in particolare delle scuole, e per la salute pubblica. Dopo aver chiesto a gran voce procedure emergenziali, le opposizioni contestano ora che il Governo abbia adottato tali procedure emergenziali.
E, ancora, c’è la tutela del made in Italy. La discussione sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità è diventata, Presidente, un'abitudine e quasi una fase obbligata del procedimento ogni volta che si discute di un decreto-legge. Comprendiamo i...
PRESIDENTE. Ora deve concludere però, onorevole.
PAOLO TANCREDI. ...dei parlamentari dell'opposizione – e concludo – molti dei quali sono anche i nostri, ma l'abuso della questione di costituzionalità su ogni provvedimento, qualunque sia la natura del provvedimento, rischia di finire con lo spuntare un'arma che è un'arma seria in difesa dei diritti fondamentali della Costituzione.
Per questo, convintamente il gruppo Nuovo Centrodestra voterà contro le questioni pregiudiziali presentate sul decreto-legge n. 133.
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 17,50).
Si riprende la discussione. PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Gioia, per tre minuti. Ne ha facoltà.
LELLO DI GIOIA. Signora Presidente, il gruppo Socialista voterà contro le questioni pregiudiziali che sono state poco fa illustrate perché riteniamo che siano infondate e, comunque, non conformi alla Costituzione.
Il decreto n. 133, pur essendo costituito da moltissime aree, è totalmente omogeneo e coerente.
Noi pensiamo che questo decreto sia realmente un provvedimento che sblocca le situazioni incancrenite all'interno di questo Paese e, quindi, rilancia la possibilità di interventi di produttività e l'economia di questo Paese.
Riteniamo, altresì, come si possa non considerare che in questo decreto vi sono interventi su opere infrastrutturali, sull'accordo di programma per la rete ferroviaria, interventi che riguardano sblocchi di attività che erano state bloccate da anni, evidentemente per difficoltà che si erano determinate. Ci sono interventi che riguardano l'ambiente, interventi che riguardano la bonifica, interventi che riguardano i porti, gli aeroporti, la logistica, il dissesto idrogeologico, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa per eventi calamitosi che si sono verificati nel nostro Paese. Mi chiedo come sia possibile pensare che queste materie non siano coerenti rispetto all'urgenza che questo Paese ha per lo sviluppo, per determinare condizioni di crescita e, quindi, per riproporre la possibilità dell'occupazione in questo Paese. Di questo ne abbiamo necessità.
Certo, vi è anche il dovere di potere ampliare e discutere, di fare in modo che si possano determinare quelle condizioni perché si possa migliorare il provvedimento. Ed è chiaro anche che viene a mancare una centralità del Parlamento, ma questo è necessario perché si costruisca una condizione unanime affinché si possano modificare le regole all'interno di questo Parlamento; ma non è certamente il caso del decreto-legge n. 133 del 2014 che pone, appunto, le condizioni per modificarle.
Il decreto-legge n. 133 del 2014 è un provvedimento che determina, appunto, quella necessità di urgenza per rilanciare Pag. 12il Paese ed è per questo che noi voteremo contro le questioni pregiudiziali che sono state presentate.
ENRICO BORGHI. Signor Presidente, come spesso accade, in occasione delle discussioni relative alle questioni pregiudiziali di costituzionalità, si sostituiscono, a delle espressioni legate alla effettiva esigenza di valutare il quadro di correttezza formale fra il decreto-legge depositato e la nostra Carta costituzionale, delle osservazioni di merito, che spesso sono più funzionali ad anticipare il dibattito che successivamente esauriremo sia in sede di Commissione sia in sede di Aula.
Vorremmo, pertanto, riportare le valutazioni, nell'esprimere la posizione del nostro partito, alle due questioni sostanziali sulle quali siamo chiamati all'interno di questa Aula a decidere, che sono la verifica rispetto alla congruità dell'utilizzo della decretazione d'urgenza in rapporto all'articolo 77 della Costituzione e la conformità con la Carta costituzionale di alcune delle disposizioni che il decreto-legge ha introdotto nel nostro ordinamento.
Sostanzialmente, i rilievi che sono arrivati dalle opposizioni in quest'Aula hanno lamentato, da un lato, la supposta mancanza di requisiti di straordinaria necessità ed urgenza e, dall'altro, l'eterogeneità dei contenuti del decreto-legge. Noi riteniamo che entrambi i rilievi siano superabili.
Per quanto attiene alla materia della omogeneità, certamente vi è un quadro di oggettiva complessità che fa sì che oggi noi abbiamo norme di diversa articolazione, di diversa complessità.
Noi innanzitutto possiamo riscontrare una corretta corrispondenza fra il titolo del decreto-legge e i contenuti degli articoli e questa è una delle questioni richiamate più volte sia dalla Corte costituzionale sia dagli interventi del Presidente della Repubblica, a cui si faceva riferimento in precedenza. C’è, cioè, una correttezza formale tra il contenuto e il titolo del decreto-legge, cosa che consente di potere dire che i rilievi sono avanzati in via strumentale e non in via effettivamente contenutistica.
Ma anche per quanto riguarda la questione della omogeneità di contenuto, noi vorremmo ricordare che queste disposizioni intendono raggiungere un obiettivo.
E questa è una delle questioni che la Corte costituzionale nei suoi pronunciamenti ha richiamato come essere uno degli elementi di positiva valutazione anche nei casi di specie, come questo, nei quali esistono più materie prese in esame.
Qual è l'obiettivo ? È quello della esigenza, come richiama anche l'acronimo giornalistico del decreto, di sbloccare numerose materie oggi ferme dal punto di vista delle competenze, delle allocazioni finanziarie e delle responsabilità attuative per corrispondere alla capacità da parte del Governo e del Parlamento di venire incontro peraltro ad alcune questioni che le opposizioni in questo contesto hanno più volte sollecitato. E qui, cari colleghi, bisognerebbe che ci mettessimo d'accordo perché non si può, alla mattina, criticare il Governo che non fa nulla per fare ripartire l'economia e, al pomeriggio, venire a criticare il Governo perché fa qualcosa per far ripartire l'economia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Bisognerebbe che si facesse un po’ pace con se stessi rispetto a questo tipo di valutazioni.
Dal punto di vista strettamente giuridico, questo decreto è in linea con le indicazioni che la Corte costituzionale ha dato, cioè si pone un obiettivo preciso che è quello di sbloccare parti della competenza burocratica dello Stato e degli enti locali per intervenire positivamente sul quadro economico del nostro Paese.
Per entrare nel merito – molto rapidamente, signor Presidente – di alcune questioni e di alcuni rilievi che sono stati forniti e per venire alla seconda questione e, cioè, quella della cosiddetta eterogeneità e conformità del quadro costituzionale, due delle tre pregiudiziali in discussione hanno rilevato che all'articolo 8 ci sarebbe Pag. 13una delega legislativa mascherata. In realtà, è un intervento di delegificazione che va incontro ad una delle esigenze maggiormente avvertite nel Paese. E anche i rilievi sull'articolo 35 che qui sono stati fatti, che – lo voglio dire in particolare al collega Grimoldi – ci impegneranno all'interno della discussione in sede di Commissione per migliorare il contenuto, stanno comunque nel quadro della competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera s) della Costituzione, perché qui è in discussione la dimensione nazionale dell'interesse tutelato, che coincide con la realizzazione di un sistema adeguato e integrato di gestione dei rifiuti idoneo.
Per questi motivi, signor Presidente, noi proponiamo di deliberare per procedere con l'esame respingendo le questioni pregiudiziali.
Non essendo ancora decorso il termine di preavviso per lo svolgimento di votazioni con il procedimento elettronico, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 18,05.
La seduta, sospesa alle 17,55, è ripresa alle 18,10.
Sul grave incidente verificatosi a Ca’ Emo.
PRESIDENTE. Colleghi, prima di procedere nei nostri lavori, vorrei attirare la vostra attenzione su un episodio doloroso (Si leva in piedi e, con lei, l'intera Assemblea e i membri del Governo). Come, purtroppo, è noto a tutti, nella giornata di ieri quattro operai sono morti a causa di un grave incidente verificatosi all'interno di un impianto industriale per lo smaltimento di rifiuti speciali di Ca’ Emo, una frazione del comune di Adria, in provincia di Rovigo. Nel medesimo episodio sono rimasti feriti un quinto operaio e un vigile del fuoco.
Questa vicenda, al di là dell'accertamento delle singole responsabilità, che verranno vagliate dall'autorità giudiziaria, pone, purtroppo, ancora una volta, con forza, all'attenzione di tutte le autorità interessate e dell'opinione pubblica, il drammatico tema degli incidenti sul lavoro, al quale ciascuno, per quanto gli compete, è chiamato a dare risposte.
In questo doloroso momento, desidero rivolgere, a nome dell'intera Assemblea, un commosso omaggio alle vittime di questa tragedia, nonché l'espressione del più sentito cordoglio ai loro familiari. Voglio, inoltre, augurare pronta guarigione alle persone rimaste ferite. Invito, dunque, l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). Vi ringrazio (Generali applausi cui si associano i membri del Governo). A ricordo di questi quattro operai morti, ha chiesto di parlare il deputato Diego Crivellari. Prego, ne ha facoltà.
DIEGO CRIVELLARI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, lunedì, in Polesine, si è consumata una tragedia sul lavoro che ha pochi precedenti. Morire di lavoro succede ancora in Italia, e succede pure nel profondo nord-est. L'incidente è accaduto alla Co.Impo di Adria, in provincia di Rovigo, azienda da anni operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Una nube di ammoniaca, generata da uno sversamento improvviso di acido solforico, e quattro lavoratori privi di vita: un bilancio pesantissimo.
Voglio ricordare i nomi delle vittime: Nicolò Bellato, 28 anni, impiegato, morto nel tentativo di soccorrere i colleghi, Paolo Vallesella, 53 anni, Marco Berti, 47, tutti e tre di Adria, e Giuseppe Baldan, 47 anni, di Piove di Sacco, Padova. Lavoratori, ma anche mariti, padri, figli. Due, invece, sono i feriti, tra i quali un vigile del fuoco. A provocare le esalazioni sarebbe stato un mix incontrollato di sostanze chimiche, collegabili allo sversamento inaspettato dell'acido nella vasca contenente rifiuti.Pag. 14 Questo quanto accaduto secondo le prime ricostruzioni, come hanno riportato gli organi di stampa, anche se queste indicazioni dovranno essere supportate dai risultati degli esami scientifici. Sarà, ora, l'inchiesta della procura di Rovigo ad accertare se vi siano stati errori od omissioni, e, soprattutto, se siano state rispettate, da parte dell'azienda, tutte le normative previste sulla sicurezza.
Oggi, soprattutto, però, è il momento del dolore, del cordoglio e della doverosa vicinanza alle famiglie delle vittime. Una tragedia assurda ha colpito lavoratori impegnati a svolgere la loro mansione con impegno e con dedizione, tentando di aiutarsi e soccorrersi fino all'ultimo.
Ciò che è accaduto non ha probabilmente precedenti nella memoria recente del Polesine, il lutto che vive la città di Adria è il lutto che vive tutta una provincia, un territorio dinamico, dove quello del lavoro è un valore vero, sentito, tramandato di generazione in generazione. La nostra vicinanza alle famiglie deve, allora, poter essere finalmente il segno che il Parlamento, che un Paese intero, non può e non vuole arrendersi al fatalismo e archiviare simili disgrazie come l'ennesimo fatto di cronaca.
DIEGO CRIVELLARI. Il cordoglio deve trasformarsi oggi in motivo di una consapevolezza: di maggiore impegno nell'applicazione dei controlli e delle norme sulla sicurezza. La prevenzione e la sicurezza nel lavoro rappresentano per tutti noi una sfida continua. Tragedie come quella di Adria non devono più accadere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Franco Bordo. Ne ha facoltà. Colleghi, vi prego di attenervi ai tempi per favore.
FRANCO BORDO. Signor Presidente, un ennesimo tragico incidente sul lavoro ha strappato alla vita quattro operai: Nicolò, Paolo, Marco, Giuseppe, allungando questa tragica striscia di morte che da settimane registra una preoccupante recrudescenza. Morti che ci dimostrano ancora come il tema della salute e della sicurezza dei luoghi di lavoro continui ad essere un'emergenza sottovalutata e colpevolmente derubricata anche dal dibattito politico.
Oggi è il momento del dolore, però penso che dobbiamo riflettere sulla necessità che nel mondo del lavoro la prima richiesta che ci viene fatta è quella, oggi, di dare risposta alla certezza del lavoro e, soprattutto, alla certezza di poter vivere tranquillamente in sicurezza e poter tornare a casa dopo il lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Matteo Bragantini. Ne ha facoltà.
MATTEO BRAGANTINI. Onorevole Presidente, colleghi, oggi ricordiamo altre quattro vittime, ma quante vittime del lavoro ci sono ogni giorno ? Quanti incidenti sul lavoro ci sono ? È vero anche che questi sono diminuiti negli ultimi anni, non so se per la crisi economica – ci sono meno lavoratori e più disoccupati – o perché veramente c’è più prevenzione sui luoghi di lavoro.
Forse – io sono giovane – non è grazie alle leggi che sono state fatte che c’è stata, forse, più prevenzione. Alcune delle leggi che sono state fatte, forse, danno sicurezza sulla carta, non vera sicurezza sui luoghi di lavoro. Troppo spesso parlando con gli imprenditori, parlando con gli operai, si ravvisa che alcune norme non hanno senso, non sono concepite come vera sicurezza, ma semplicemente come un atto burocratico. Forse dovremmo veramente ragionare e chiedere agli operatori come si possano superare questi incidenti, questi incidenti mortali. Forse non ci riusciremo mai totalmente perché è nelle cose umane che ci sono delle macchine sempre più sofisticate che possono funzionare con mille sistemi di sicurezza, con paratie e via dicendo, ma lo stesso, ogni tanto, qualcuno si fa male.Pag. 15 Dunque, oggi è importante come Camera ricordare questi quattro morti, augurare ai feriti di guarire in fretta e ricordare, però, anche tutte quelle vittime che non hanno fatto scalpore perché magari era una, non quattro, ed era anche successo in modo, tra virgolette, più normale, perché ce ne sono troppe di vittime sul lavoro in questo Stato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gigli. Ne ha facoltà.
GIAN LUIGI GIGLI. Signor Presidente, colleghi, quanto accaduto ad Adria costituisce l'ennesima, purtroppo, tragedia che si verifica nel mondo del lavoro. Non passa, quasi, giornata in cui non ci sia un incidente, anche se questo certamente è tra i più tragici. Quattro lavoratori, quattro giovani vittime, sottratte alle loro famiglie. È presto per capire quanto abbia inciso la fatalità, quanto un'eventuale superficialità, quanto, soprattutto, il mancato rispetto delle regole di sicurezza.
Quello che è certo, però, è che, insieme al dolore, in questo momento il nostro animo è ricolmo anche di stupore per l'eroismo vero manifestato nel portare soccorso alle vittime fino al punto di rimanere coinvolti personalmente poi nella tragedia: una solidarietà che, per fortuna, fa onore al nostro popolo e fa onore ai nostri lavoratori.
Il richiamo è ovviamente quello alla necessità di incrementare le norme di sicurezza sul lavoro, perché nessun bene è più prezioso di quello della vita umana. In questo momento il nostro pensiero va alle famiglie delle vittime, a cui porgiamo le più sincere condoglianze, va ai sopravvissuti, a cui auguriamo pronta guarigione, va certamente anche alla intera città di Adria, al mondo del lavoro, così duramente colpito, auspicando con forza che anche dal nostro intervento legislativo e dall'azione di Governo possano essere create le premesse perché queste vicende, almeno in proporzioni così tragiche, non si ripetano più.
WALTER RIZZETTO. Signor Presidente, a nome del gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle noi esprimiamo il più vivo cordoglio e vicinanza, in primis, ai familiari delle vittime e, in seconda ma non ultima battuta, anche ai feriti, a cui rivolgiamo i nostri migliori auguri.
È una vicinanza dovuta, Presidente. Noi molte volte qui, all'interno dell'Aula della Camera dei deputati, ricordiamo le vittime del mondo del lavoro, soprattutto ricordandole purtroppo in un momento difficile per quanto riguarda il lavoro. Speriamo – lo ricordava prima qualche collega – che quantomeno le procedure di sicurezza all'interno di quella azienda siano state osservate in maniera puntuale, ma questa purtroppo non sarà una scusante e sicuramente non riporterà in vita i quattro lavoratori che sono morti e non li riporterà sicuramente ai loro cari.
Ogni volta che accade un fatto, una tragedia di questo tipo, Presidente, è tutto uno stracciarsi le vesti, è tutta una dichiarazione. Noi chiediamo in questo caso rispetto per le vittime, chiediamo a volte anche un po’ meno di retorica e chiediamo che la politica, in questo caso, stia vicina a queste persone e che in maniera propedeutica, Presidente, cerchi di fare veramente di tutto con azioni normative per la sicurezza sul lavoro in Italia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Vecchio. Ne ha facoltà.
ANDREA VECCHIO. Signora Presidente, anch'io e tutto il mio gruppo ci vogliamo unire al cordoglio espresso in quest'Aula per la morte di questi lavoratori, augurandoci che i lavoratori feriti guariscano presto.
Io voglio richiamare quanto detto dal deputato Bragantini, ossia che gli incidenti sul lavoro in Italia sono continui, ci sono ogni giorno delle vittime e celebrarne solo alcune, anche se l'evento tragico di Adria ha fatto scalpore, e non celebrarle tutte mi sembra una mancanza di rispetto verso le altre.
Allora, mi permetto di proporre a lei, affinché se ne faccia portatrice verso la Pag. 16Camera, di destinare una volta la settimana, all'apertura della seduta, un minuto per commemorare tutte le vittime del lavoro che ogni giorno in Italia purtroppo si ripetono, in maniera che tutti abbiano pari dignità, perché nella morte, come diceva Totò, c’è la livella (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).
PRESIDENTE. Deputato Vecchio, certamente ognuno di loro ha pari dignità, non c’è dubbio. Ha chiesto di parlare la deputata Di Salvo. Ne ha facoltà.
TITTI DI SALVO. Signor Presidente, a nome del gruppo LED – Libertà e Diritti – Socialisti europei mi unisco alle parole delle colleghe e dei colleghi che hanno parlato prima di me. Non è la prima volta che dolorosamente la Camera è chiamata a commemorare incidenti sul lavoro e, nonostante questo, non ci si arrende al dolore, alla insopportabilità di morire di lavoro.
Vede, Presidente, naturalmente è stato detto che bisogna accertare le responsabilità. Penso che bisogna fare anche di più. Quegli operai lavoravano senza maschere in un'impresa che gestiva rifiuti, a contatto con l'acido solforico. In questo caso esistono le leggi, esiste però un problema diverso che è quello del rispetto delle leggi e delle ispezioni e del ruolo delle ispezioni per rispettare le leggi. Il nostro ruolo di legislatori fa sì che noi non possiamo semplicemente commentare e addolorarci di fronte a quelle morti. Il 12 ottobre è la giornata nazionale in cui noi commemoriamo. Penso che, quando l'Italia parla di riforma del lavoro, noi oggi dobbiamo sapere che la riforma più importante del lavoro è fare in modo che per lavorare non si debba morire. Mi pare questo il centro, il bisogno, l'imperativo che, a chi come noi fa le leggi, deve essere proposto.
SIMONE BALDELLI. Signor Presidente, quando ci sono morti sul lavoro le istituzioni hanno il dovere morale e istituzionale di ricordarle, sapendo che quando si ricordano i morti sul lavoro, quando si onorano queste vittime che cadono, è sempre una sconfitta per tutti, specie in una Repubblica che si fonda sul lavoro.
Ritengo che, nel ricordare questi lavoratori e questo episodio, la Camera stia compiendo un atto di tragico grande rispetto – per questo la ringrazio, signor Presidente – un atto di solidarietà che deve essere ben distinto e distante sia dalla retorica sia dalla polemica. Lei, Presidente, ha detto chiaramente che ci sarà un percorso di accertamento delle responsabilità da parte dell'auorità giudiziaria. È di tutta evidenza che in questa sede a noi preme, almeno al mio gruppo, esprimere solidarietà, vicinanza alle famiglie delle vittime, ed anche a quei lavoratori che sono rimasti feriti, a quei soccorritori, a quella testimonianza di solidarietà che pure c’è stata. In un mondo come quello del lavoro, in cui pure in questi anni si è compiuto un grande sforzo per migliorare le condizioni di lavoro e di sicurezza, in cui si sono registrati, anche da un punto di vista statistico, dei risultati positivi, questo fatto come i tanti che a volte rimangono dimenticati, ci ricorda che si può e si deve fare di più e meglio (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bernardo. Ne ha facoltà.
MAURIZIO BERNARDO. Signor Presidente, anche a nome del Nuovo Centrodestra vogliamo esprimere quel moto di cordoglio, le condoglianze e la vicinanza alle famiglie delle quattro vittime cadute nell'adempiere a quello che risulta essere quel momento naturale che è l'occupazione, momento rispetto al quale oggi, certamente più di prima, ci battiamo perché vi sia un rilancio del mondo delle imprese, di quei giovani che hanno perso il lavoro.
Ma dobbiamo constatare che ancora in questi momenti ci sono caduti nei settori Pag. 17più disparati e in aree geografiche anche diverse, laddove dovremmo essere indotti, trovando uniformità di intenti e di intenzioni, nell'essere rigorosi nel sanzionare coloro che non rispettano la dignità e la sicurezza della vita umana. Allo stesso tempo, noi dobbiamo trovare comunque una soluzione che porti il nostro Paese a superare quei momenti in cui oggi si trovano quelle famiglie, sia di coloro che sono sopravvissuti, a cui va il nostro auspicio di una pronta guarigione, e soprattutto di coloro che sono caduti in quello che io definisco il servizio principale di quell'attività del mondo del lavoro. Ebbene a quelli noi tutti quanti diciamo: diamo una risposta al di là della retorica.
LELLO DI GIOIA. Grazie Presidente, anzi, signora Presidente, il gruppo socialista è vicino alle famiglie, ma è indignato, è indignato per ciò che accade sistematicamente in questo Paese. Noi dovremmo parlare di lavoro, dovremmo parlare di come fare in modo che si possa occupare o di dare speranza alle giovani generazioni e, pur tuttavia, stiamo qui, giorno dopo giorno, a commemorare morti sia sul lavoro sia in ordine alle grandi emergenze di questo Paese.
Io credo che sia giusto fare di più, fare di più per tutelare i tanti lavoratori che vivono in una condizione di grande difficoltà da un punto di vista di sicurezza e di tutela. È giusto che ci siano norme ancora più stringenti, perché si dia certezza alla vita sul lavoro e non certamente certezza della morte. Noi pensiamo, come socialisti e come coloro i quali hanno scritto i diritti sul lavoro, che, oggi più che mai, vi sia necessità di certezze e anche di diritti. E siamo anche fortemente vicino a coloro i quali stanno ancora vivendo un momento di grande drammaticità, perché feriti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Partito Socialista Italiano (PSI) – Liberali per l'Italia (PLI)).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il sottosegretario Ivan Scalfarotto, che voleva esprimere anche a nome del Governo la solidarietà. Prego, ne ha facoltà.
IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, io tengo, a conclusione di questo giro di interventi da parte di tutte le forze politiche, ad esprimere il cordoglio più profondo da parte dell'intero Governo per la perdita dei quattro lavoratori in Veneto e, naturalmente, gli auguri più affettuosi e più vivi per i feriti e per le persone che dovranno recuperare la salute dopo questo gravissimo incidente.
È chiaro che, in un momento nel quale il Governo e tutto il Paese sono impegnati nel tentativo e nello sforzo collettivo di portare il Paese fuori dalla crisi e di restituire posti di lavoro, il fatto che una così grave tragedia si consumi in un luogo di lavoro assume un significato particolarmente importante. Quindi, era fondamentale per noi, anche a nome dei colleghi di Governo, sottolineare il nostro sforzo, la nostra presenza, la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime e dei lavoratori coinvolti nell'incidente.
PRESIDENTE. La ringrazio, sottosegretario. Questo era l'ultimo intervento sulla commemorazione.
Si riprende la discussione (ore 18,35).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali Scotto ed altri n. 1, Grimoldi ed altri n. 2, De Rosa ed altri n. 3 e Brunetta e Palese n. 4.
Di Gioia, Martella, Scotto, Ciracì, Quintarelli, Censore...
Presenti 502 Votanti 500 Astenuti 2 Maggioranza 251 Hanno votato sì 182 Hanno votato no 318.
(I deputati Morani e Zardini hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).
Colleghi, a questo punto sospendiamo brevemente la seduta della Camera per consentire la ripresa della seduta comune, perché devo comunicare i risultati relativi alla votazione. Mi dispiace, ma ci sono delle procedure da seguire. Quindi, la seduta è sospesa.
La seduta, sospesa alle 18,35, è ripresa alle 18,42.
Inversione dell'ordine del giorno. ETTORE ROSATO. Chiedo di parlare.
ETTORE ROSATO. Signor Presidente, intervengo per chiederle, dopo aver concordato la cosa con gli altri gruppi, di anticipare rispetto al punto 2 all'ordine del giorno il punto 8, cioè la ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di San Marino.
PRESIDENTE. Se sulla richiesta del deputato Rosato di inversione dell'ordine del giorno, nel senso di procedere all'esame del punto 8, recante, come è stato detto, l'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di San Marino in materia di collaborazione finanziaria, non vi sono obiezioni, la stessa richiesta si intende accolta dall'Assemblea.
Discussione del disegno di legge: S. 1301 – Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di San Marino in materia di collaborazione finanziaria, fatto a San Marino il 26 novembre 2009 (Approvato dal Senato) (A.C. 2278).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di San Marino in materia di collaborazione finanziaria, fatto a San Marino il 26 novembre 2009.
(Discussione sulle linee generali – A.C. 2278)
Prendo atto che il relatore, Gianluca Pini, e il Governo non intendono intervenire.
Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
(Esame degli articoli – A.C. 2278)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Passiamo all'esame dell'articolo 1 al quale non sono state presentate proposte emendative (Vedi l'allegato A – A.C. 2278). Passiamo dunque ai voti. Pag. 19 Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Pini, Pagano, Locatelli, Morani...
Presenti 485 Votanti 484 Astenuti 1 Maggioranza 243 Hanno votato sì 484.
(Il deputato Zardini ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole).
Passiamo all'esame dell'articolo 2, al quale non sono state presentate proposte emendative (Vedi l'allegato A – A.C. 2278).
Piepoli, Totaro, Bossa, Tancredi...
Presenti 487 Votanti 486 Astenuti 1 Maggioranza 244 Hanno votato sì 486.
Passiamo all'esame dell'articolo 3 (Vedi l'allegato A – A.C. 2278), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Gregori, Piepoli, Malisani, Marti, Bergamini, Zardini...
(Presenti 493 Votanti 492 Astenuti 1 Maggioranza 247 Hanno votato sì 492). (Dichiarazioni di voto finale – A.C. 2278)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gigli. Prendo atto che rinuncia. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcolin. Prendo atto che rinuncia. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rabino. Ne ha facoltà.
MARIANO RABINO. Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alli. Prendo atto che rinuncia. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Del Grosso. Prendo atto che rinuncia. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Arlotti. Ne ha facoltà.
TIZIANO ARLOTTI. Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).
PRESIDENTE. Sono così concluse le dichiarazioni di voto finale. Ha chiesto di parlare il relatore Gianluca Pini. Ne ha facoltà.
GIANLUCA PINI, Relatore. Signor Presidente, molto brevemente, per ringraziare tutti i colleghi e la Commissione, per esprimere soddisfazione per il fatto che dopo cinque anni – quasi cinque anni, perché parlo del 26 novembre 2009 – si porta a compimento tutto quel percorso di riappacificazione, non solo sotto il profilo diplomatico ma anche finanziario e bancario, e si dà compimento a quell'altra parte del Trattato in materia economica, perché questo riguarda appunto le materie finanziaria, assicurativa e bancaria, e speriamo e ci auguriamo che i cosiddetti rapporti di buon vicinato non siano solo di buon vicinato ma di ottimo vicinato, come lo erano nel passato con San Marino, e che San Marino riesca, come faceva nel passato, ad assorbire anche una parte della forza lavoro dei territori italiani confinanti e che quel livello di occupazione che c'era nel 2008 e nel 2009, al netto delle questioni legate alla crisi internazionale, possa, anche grazie all'approvazione della ratifica di questo Trattato, tornare ai livelli ante crisi, ante crisi diplomatica e superarli abbondantemente, perché i presupposti ci sono tutti.
(Votazione finale ed approvazione – A.C. 2278)
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 2278, di cui si è testé concluso l'esame.
S. 1301 – Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di San Marino in materia di collaborazione finanziaria, fatto a San Marino il 26 novembre 2009 (Approvato dal Senato) (2278):
(Presenti 491 Votanti 489 Astenuti 2 Maggioranza 245 Hanno votato sì 488 Hanno votato no 1). Seguito della discussione della proposta di legge: Bolognesi ed altri: Introduzione nel codice penale del reato di depistaggio e inquinamento processuale (A.C. 559-A) (ore 19).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge: d'iniziativa del deputato Bolognesi ed altri: Introduzione nel codice penale del reato di depistaggio e inquinamento processuale.
Ricordo che nella seduta del 28 luglio 2014 si è conclusa la discussione sulle linee generali e il relatore è intervenuto in sede di replica mentre il rappresentante del Governo vi ha rinunciato.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per il seguito della discussione è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta del 31 luglio 2014.
Constando il testo di un unico articolo, al fine di consentire una più ampia valutazione delle questioni poste dal provvedimento, la Presidenza ha ritenuto di ammettere alla discussione ed al voto un Pag. 21numero maggiore di emendamenti, pari, al doppio di quelli che sarebbero consentiti.
A tal fine il gruppo di Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente ha segnalato gli emendamenti da porre comunque in votazione.
(Esame dell'articolo unico – A.C. 559-A)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico della proposta di legge, nel testo della Commissione, e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A – A.C. 559-A).
La I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (Vedi l'allegato A – A.C. 559-A).
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARINA SERENI (ore 18,55)
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
WALTER VERINI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Chiarelli 1.150 e Molteni 1.50.
La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Molteni 1.51, se riformulato nel seguente modo: sopprimere le parole «sostituirlo con il seguente» e inserire le parole: «dopo il comma 5, aggiungere il seguente».
La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Chiarelli 1.152...
PRESIDENTE. L'emendamento Chiarelli 1.152 non è stato segnalato. Onorevole Verini – mi scusi – in ordine all'emendamento Molteni 1.51, lei ha sostituito le parole «sono sostituite», ma mantenendo sempre le parole: «da uno a cinque anni» ?
WALTER VERINI, Relatore. No, Presidente. Bisogna solo sopprimere le parole «sostituirlo con il seguente» e inserire le parole: «dopo il comma 5, aggiungere il seguente». La locuzione «da uno a cinque anni» rimane certamente.
WALTER VERINI, Relatore. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Chiarelli 1.151, 1.164 e 1.153...
PRESIDENTE. Onorevole, l'emendamento Chiarelli 1.153 non è stato segnalato.
WALTER VERINI, Relatore. La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Chiarelli 1.174. Sull'emendamento Chiarelli 1.154...
PRESIDENTE. Non è stato segnalato.
WALTER VERINI, Relatore. La Commissione esprime parere contrario sui subemendamenti Chiarelli 0.1.100.7 e 0.1.100.2.
PRESIDENTE. Quest'ultimo subemendamento non è stato segnalato.
WALTER VERINI, Relatore. La Commissione esprime parere favorevole sul subemendamento Chiarelli 0.1.100.3, se riformulato, nel senso di sostituire le parole: «da uno a quattro anni» con le parole: «fino a quattro anni».
Sul subemendamento Chiarelli 0.1.100.6...
WALTER VERINI, Relatore. La Commissione esprime parere contrario sul subemendamento Chiarelli 0.1.100.4, mentre esprime parere favorevole sul subemendamento Sarti 0.1.100.1. La Commissione esprime parere contrario sul subemendamento Chiarelli 0.1.100.5, mentre esprime parere favorevole sul suo subemendamento Pag. 220.1.100.100. La Commissione esprime parere favorevole sul suo emendamento 1.100, mentre esprime parere contrario sugli emendamenti Chiarelli 1.158, Daniele Farina 1.53 e Chiarelli 1.160, 1.162 e 1.163. Il parere è favorevole sull'emendamento 1. 102 della Commissione, mentre è contrario sull'emendamento Chiarelli 1.165. Il parere è favorevole sull'emendamento 1.103 della Commissione, mentre è contrario sull'emendamento Chiarelli 1.167. Il parere è contrario sull'emendamento 1.104...
PRESIDENTE. Si tratta di un emendamento della Commissione, onorevole Verini.
WALTER VERINI, Relatore. Perché c’è una discrasia tra...
PRESIDENTE. C’è una discrasia sui numeri. L'emendamento 1.104 è della Commissione ed è a pagina 8 del mio fascicolo degli emendamenti.
WALTER VERINI, Relatore. Sì, lo sto vedendo. Comunque il parere è favorevole, perché si tratta di un emendamento della Commissione. Mi scuso per questo...
PRESIDENTE. No, non si preoccupi.
WALTER VERINI, Relatore. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Sarti 1.54 e 1.55 e invita i presentatori al ritiro dell'emendamento Sarti 1.57.
La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Sarti 1.58.
PRESIDENTE. Infine, qual è il parere sull'emendamento 1.101 della Commissione ?
WALTER VERINI, Relatore. La Commissione raccomanda l'approvazione del suo emendamento 1.101.
PRESIDENTE. Perfetto !
WALTER VERINI, Relatore. Grazie per la collaborazione, Presidente.
COSIMO MARIA FERRI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chiarelli 1.150, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Murer, Nizzi. Ci sono altri ? Farina, Portas ha votato, è a posto. Gianni Farina ha votato.
(Presenti 470 Votanti 451 Astenuti 19 Maggioranza 226 Hanno votato sì 58 Hanno votato no 393). (Il deputato Airaudo ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molteni 1.50, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Malisani, Lavagno, Monchiero, Fantinati. Di Gioia ha votato. Fantinati non riesce a votare. Simoni ha votato. Fantinati è a posto.Pag. 23 Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 468 Votanti 465 Astenuti 3 Maggioranza 233 Hanno votato sì 73 Hanno votato no 392). (Il deputato Airaudo ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).
L'emendamento Molteni 1.51, a seguito della riformulazione, deve essere votato dopo l'emendamento Sarti 1.58, che è a pagina 9 del fascicolo degli emendamenti.
Prendo atto che l'onorevole Molteni accetta la riformulazione del suo emendamento 1.51. Quindi, lo voteremo quando arriveremo all'esame delle proposte emendative aggiuntive.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Chiarelli 1.151.
FRANCESCO PAOLO SISTO. Illustre Presidente, questa è una norma che, se fosse introdotta così come è scritta, potrebbe costituire un gravissimo pregiudizio per i diritti degli indagati. Questa norma era nata, lo si ricorderà, in tutta fretta perché la si voleva approvare prima della commemorazione della strage di Bologna e così aveva un senso, tenuto conto di quello che è accaduto per le stragi e, come l'emendamento Chiarelli 1.151 chiarisce, con riferimento ai reati di eversione dell'ordine costituzionale, strage, articoli 285, 422 e 416-bis del codice penale e articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e traffico illegale di armi, cioè i reati per cui il depistaggio, tant’è che la norma era qualificata soltanto come tale nell'articolo 372-bis del codice penale, aveva una sua logica.
Erano reati di particolare gravità, in cui fenomeni di deviazione erano stati così duramente stigmatizzati dalla storia, tale da legittimare quanto meno per segnalare la patologia di questo fenomeno, la necessità di punire chi agiva scientemente; e non sia ultroneo rammentare che era una norma riferita al pubblico ufficiale.
Era una norma che riguardava i pubblici ufficiali che, in distonia con il proprio impegno, depistavano le indagini. Bene, vi prego di osservare in che cosa è stata trasformata questa orribile norma: in una norma che consente di contestare lo sviamento delle indagini per i reati comuni. Io mi chiedo e vi chiedo, chiedo a quest'Aula, come si possa dare un contenuto tipico di rilevanza penale ad una norma che ha come contenuto lo sviamento delle indagini. Ma chi stabilisce qual è la retta via delle indagini, signori ? La polizia giudiziaria e il pubblico ministero. Noi stiamo dando alle procure e alla polizia giudiziaria il potere di determinare il contenuto incriminatorio di una norma. Una follia !
Io penso che, se è vero che l'appetito vien mangiando, qualche volta si mangiano anche i bambini da questo punto di vista.
È una norma che andava limitata soltanto alle stragi, al pubblico ufficiale aveva un senso storico; è diventata un'occasione irripetibile per il partito delle procure che si annida anche in quest'Aula per dare alle procure la possibilità di condizionare le indagini. Ma che bisogno c’è ? C’è il favoreggiamento reale, personale, la falsa testimonianza, le false informazioni alla polizia giudiziaria. No, lo sviamento delle indagini !
Signori, io vi prego di riflettere: noi stiamo consegnando un'arma micidiale per conculcare l'andamento delle indagini. Io vi dico che questa è una norma barbara che, se dovesse passare, caratterizzerà questo Parlamento per un Parlamento che non sa fare leggi di rilevanza penale a difesa dei cittadini.
Vi prego di riflettere: questo emendamento restituisce a quella norma il suo senso. Il 372-bis dà al pubblico ufficiale che devia le indagini la ragione per essere punito, per particolari reati gravi, ma al pubblico ufficiale; il comune cittadino in balia della polizia giudiziaria che svia le indagini – che vuol dire ? che va contro Pag. 24quella che è l'impostazione che la procura dà alle indagini – risponde di un reato. Immaginate la capacità persuasiva negativa di questa norma per determinarne i contenuti.
Lo dico con un appello disperato di un parlamentare che sa come sarà utilizzata questa norma e il disinteresse dell'Aula mi auguro che possa essere catalizzato verso una crisi di resipiscenza che, al di là dei numeri, possa consentire alle coscienze di ciascuno di restituire al Parlamento la dignità che merita. Vi prego di votarlo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
DANIELE FARINA. Signor Presidente, io non condivido i toni apocalittici del collega Sisto, tuttavia nelle sue parole c’è un contenuto di verità. Se voi prendete l'originario testo della proposta di legge, primo firmatario il collega Bolognesi, la n. 559, voi vedrete un articolato molto secco che riguarda puramente il reato di depistaggio e ne qualifica gli estremi.
Strada facendo la natura di questa fattispecie di reato che introduciamo nel nostro ordinamento è cambiata. Se ne è accostata una diversa, il cosiddetto inquinamento processuale. Noi abbiamo lavorato per tentare di riportare il testo alla versione del collega Bolognesi, che prevedeva un reato proprio non un reato generico e individuava specificamente alcune tipologie di reato che hanno segnato drammaticamente la storia della Repubblica. Non ci ha convinto l'idea che quella versione, quell'articolato, non avrebbe contemplato coloro che pubblici ufficiali non sono e che possono e hanno potuto avere un ruolo dentro quelle storie e quelle vicende, perché se i non pubblici ufficiali possono avere avuto un ruolo e forse lo potranno avere senza i pubblici ufficiali, senza i servitori infedeli dello Stato, nulla essi avrebbero potuto, nulla. Questa è la ragione per cui voteremo favorevolmente questo emendamento dei colleghi di Forza Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chiarelli 1.151, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Tartaglione, Brescia, Gianni Farina, Palma...
(Presenti 481 Votanti 457 Astenuti 24 Maggioranza 229 Hanno votato sì 100 Hanno votato no 357). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chiarelli 1.164, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Rizzetto, Milanato, Sorial, Sibilia, Marazziti...
(Presenti 488 Votanti 470 Astenuti 18 Maggioranza 236 Hanno votato sì 61 Hanno votato no 409).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Chiarelli 1.174.
FRANCESCO PAOLO SISTO. Signor Presidente, siamo all'emendamento Chiarelli 1.164, vero ?
PRESIDENTE. Siamo all'emendamento Chiarelli 1.174. L'emendamento Chiarelli 1.164 lo abbiamo appena bocciato.
FRANCESCO PAOLO SISTO. Signor Presidente, abbiamo bocciato l'emendamento Chiarelli 1.164 o l'emendamento Chiarelli 1.153 ?
PRESIDENTE. Abbiamo appena votato e respinto l'emendamento Chiarelli 1.164. Ora siamo all'emendamento Chiarelli 1.174.
FRANCESCO PAOLO SISTO. Bene, Presidente. In questo emendamento, il collega Chiarelli non solo propone una razionalizzazione della pena fino a quattro anni, ma ripropone la necessità di ridurre il panorama dei reati a quelli che erano originariamente previsti dalla norma.
Voglio segnalare ancora, perché si possa avere contezza di come questa norma sia una norma del tutto incapace di produrre qualsiasi effetto benefico all'interno del sistema, anzi, che, proprio nel primo comma del nuovo articolo 375, vi sono alcune espressioni che lasciano chiaramente intravedere quale possa essere l'uso assolutamente strumentale e non consentito di questa norma.
Il numero 2 del primo comma dell'articolo 375 fa riferimento alla condotta di chi, per sviare un'indagine o un processo penale, «distrugge, sopprime, occulta o rende comunque inservibili, in tutto o in parte, un documento o un oggetto da impiegare» – attenzione – «come elemento di prova o comunque utile alla scoperta di un reato o al suo accertamento».
Mi chiedo, e rinnovo tale richiesta all'Aula: che cosa significa, dal punto di vista penalistico, «un oggetto da impiegare come elemento di prova o utile alla scoperta di un reato o al suo accertamento» ? Espressioni vaghe, inquisitorie, che non hanno alcuno spessore di tipicità, alcuna garanzia, perché chi stabilisce qual è un oggetto utile all'accertamento ? Qual è la tipicità, che, nella fase delle indagini, può essere contestata ? Questo emendamento, l'emendamento 1.174, consente di restituire a questo regime, assolutamente intollerabile, almeno un alveo ridotto, almeno quei reati che ne legittimano, in qualche modo, l'eccezionalità. Chiedo che venga votato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chiarelli 1.174, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Lainati...
(Presenti 482 Votanti 465 Astenuti 17 Maggioranza 233 Hanno votato sì 86 Hanno votato no 379). Passiamo alla votazione del subemendamento Chiarelli 0.1.100.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Chiarelli. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO GIOVANNI CHIARELLI. Signor Presidente, probabilmente l'Aula non ha preso effettivamente cognizione della gravità alla quale siamo chiamati a rispondere se non dovessero effettivamente passare sia questo subemendamento, sia quelli precedenti. In effetti, l’iter di questa proposta di legge è iniziato per sopperire a tutta una serie di lacune che vi erano state su tante gravissime stragi di cui l'Italia ancora non ha assicurato alla giustizia i colpevoli. Si era «partiti» con questa proposta di legge che parlava di un reato che era proprio il depistaggio. Come spesso accade, e come Pag. 26l'onorevole Sisto poco fa ha illustrato, mano a mano che si è andati avanti, dalla proposta di legge di depistaggio si è passati alla proposta di depistaggio e inquinamento processuale, come se già, fino ad oggi, la normativa in ordine all'inquinamento processuale non fosse già abbastanza esaustiva per l'autorità giudiziaria. Oggi, nel 2014, ci troviamo di fronte al fatto che se un cittadino distrugge artificiosamente, o artificiosamente altera in parte alcuni documenti, non sa a quale reato va incontro. Oggi stiamo dando uno strumento a una parte della magistratura per consentire di fare delle contestazioni su un fatto avvenuto anni prima, senza, magari, che ci sia la colpevolezza, quindi la mancanza del dolo specifico, solo perché stiamo introducendo una norma che consentirà ad alcuni pubblici ministeri di poter contestare quel tipo di reato successivamente a quanto avvenuto, senza avere, l'eventuale indagato, la possibilità di potersi difendere in ordine a quella che era la volontarietà di quell'azione.
Un altro fatto che, a mio parere, gli addetti ai lavori dovrebbero anche considerare è che noi abbiamo in Italia, nel nostro ordinamento, una serie di norme precise: la falsa testimonianza, la frode processuale, il favoreggiamento reale, il favoreggiamento personale, non si comprende perché il depistaggio, che dovrebbe essere il reato tipico dei pubblici ufficiali, oggi lo si vuole contestare anche al comune cittadino che non ha nulla a che fare con le indagini stesse. Per cui io invito l'Aula ad approfondire, prima di votare, e chiedo che si voti favorevolmente questo subemendamento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Chiarelli 0.1.100.7, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Turco, Dambruoso, Pastorino, Di Salvo, Tripiedi...
(Presenti 496 Votanti 478 Astenuti 18 Maggioranza 240 Hanno votato sì 96 Hanno votato no 382). Passiamo alla votazione del subemendamento Chiarelli 0.1.100.3, per il quale il relatore ha proposto una riformulazione. Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione.
DAVIDE TRIPIEDI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
DAVIDE TRIPIEDI. Signor Presidente, adesso c’è stato un deputato della Repubblica che ha votato per un altro deputato della Repubblica assente in quest'Aula. Per favore, stia attenta, faccia ritirare la tessera qua di fianco perché è una vergogna che ci ritroviamo in quest'Aula a fare le persone disoneste (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !
PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi di non votare per i colleghi assenti e ai deputati segretari eventualmente di togliere la scheda.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Chiarelli 0.1.100.3, nel testo riformulato, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Brugnerotto, Nuti.
(Presenti 490 Votanti 487 Astenuti 3 Maggioranza 244 Hanno votato sì 389 Hanno votato no 98). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Chiarelli 0.1.100.4, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Cariello...
(Presenti 496 Votanti 479 Astenuti 17 Maggioranza 240 Hanno votato sì 74 Hanno votato no 405). Passiamo alla votazione del subemendamento Sarti 0.1.100.1, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Sarti. Ne ha facoltà.
GIULIA SARTI. Signor Presidente, intervengo solo per spiegare la motivazione di questo emendamento, che vuole aggiungere all'elenco dei reati anche quelli dell'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale. Questo perché, se il testo rimane com’è attualmente, al contrario di ciò che può pensare l'onorevole Sisto o qualche altro deputato in quest'Aula, la norma si applicherebbe solo ovviamente ai reati di strage, quindi ai casi di procedimenti penali riguardanti fatti di strage e anche di associazione mafiosa (articolo 416-bis).
Il problema è che, se non inseriamo i reati di quell'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale, rimangono esclusi tutti quei reati finalizzati all'associazione mafiosa e, quindi, questa è un'aggiunta importantissima. Infatti, i casi di depistaggio e di inquinamento processuale che hanno fatto la storia di questo Paese non sono soltanto quelli legati ovviamente alle stragi terroristiche, ma anche quelli legati alle stragi di mafia.
Ricordo che ci sono tutt'ora processi in corso proprio perché gli accertamenti che erano stati fatti fino ad ora, con sentenze definitive, anche su una delle più importanti stragi di questo Paese, una delle più gravi, come la strage di via D'Amelio, quel processo è stato completamente rivisto a causa di un depistaggio messo in atto – tutti ricorderanno Vincenzo Scarantino – e, quindi, oggi siamo a due processi nuovi, che sono quello sulla trattativa Stato-mafia e il Borsellino-quater, proprio perché in questi anni e negli anni precedenti si sono messi in atto pesantissimi depistaggi.
Aggiungere questi reati previsti dall'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale è un consiglio che ci è stato dato – rispondo anche alle critiche che sono state mosse – grazie al contributo delle audizioni che abbiamo fatto in Commissione giustizia. Ci siamo avvalsi dei consigli e delle parole di procuratori autorevoli, come Armando Spataro e, soprattutto, Roberto Scarpinato: un procuratore a cui sono giunte delle minacce; proprio nei giorni scorsi, i primi di settembre, gli è arrivata una lettera recapitata dentro il suo ufficio, sulla sua scrivania. Cosa sta facendo Roberto Scarpinato in questo periodo ? Sta mettendo le mani sull'appello del caso Mori e Obinu per la mancata cattura di Bernardo Provenzano del 1995, quindi sta gestendo probabilmente l'appello che sarà celebrato tra poco per richiederlo. Poi sta indagando sui rapporti che ci sono stati tanti anni fa tra i servizi segreti di questo Paese, la mafia e uomini delle istituzioni.
Queste indagini e questi processi che sto seguendo probabilmente stanno facendo tremare qualche sedia in questo Paese e quello che tutti noi ci chiediamo è come sia possibile che qualcuno da fuori Pag. 28si introduca nell'ufficio di un procuratore generale presso la Corte d'appello depositando una lettera di minaccia con all'interno spiegati addirittura i suoi movimenti precisi, le sue abitudini. Quello che è successo è gravissimo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e in quest'Aula nessuno si è mosso per esprimere la propria solidarietà al procuratore generale. Quello che stiamo facendo oggi, avvalendoci del suo contributo a questa proposta di legge, è anche dare un segnale importantissimo per far capire quanto sia utile ancora la magistratura di questo Paese, checché se ne dica, e quanto sia utile chiedere con forza l'accertamento della verità ancora oggi dopo moltissimi anni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
FRANCESCO PAOLO SISTO. Signor Presidente, do atto alla collega Sarti di essere sempre estremamente precisa e di avere la capacità di coniugare le categorie giuridiche con quelle fattuali, ma vorrei ricordarle che qui non siamo di fronte alla individuazione dei reati che costituiscono il parterre di questa norma. Qui parliamo di un'aggravante che comporta l'applicazione di una pena da 6 a 12 anni.
Benissimo, la necessità di introdurre questi reati per un'aggravante, non toglie però anzitutto la eccentricità del suo pur apprezzabile discorso che mi sembra abbia in altra sede una sua significazione, ma non toglie il dato che per questi reati, Presidente, durante le indagini saranno applicabili le misure cautelari personali nei confronti di questi soggetti e non mi riferisco ai reati di strage. Mi riferisco anche ai reati comuni. Cioè noi potremmo avere un pubblico ministero che per il soggetto che svia le indagini, durante le indagini, può chiedere una misura cautelare.
Voi capite cosa significa questo potere di percussione nei confronti della raccolta della prova durante le indagini ? E qui non dobbiamo scuotere la testa, qui dobbiamo preoccuparci non dell'abuso ma dell'applicazione interessata, sia pure in perfetta buona fede investigativa, ma il convincimento della correttezza della pista di accusa è di una parte del processo, non del giudice. Non c’è alcun tipo di controllo sull'andamento delle indagini: chi stabilisce qual è l'elemento utile all'accertamento, non la prova o l'elemento di prova, l'oggetto o l'elemento utile, un'espressione atipica che potrà essere un contenitore in cui entra di tutto ? Io non mi preoccuperei del 51-bis. Non mi preoccuperei dei reati strumentali ma mi preoccuperei della strumentalità di una norma che consente di privare della libertà personale il soggetto che ponga in essere un'attività antinomica, contraria alla scelta delle indagini. Le indagini devono rappresentare un trampolino verso l'accertamento della verità, non possono essere il presupposto per privare il soggetto della libertà personale con un arbitrio che noi stiamo consegnando nelle mani delle procure. Io voterò contro questo subemendamento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Sarti 0.1.100.1, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Carfagna... Costantino...
(Presenti 486 Votanti 461 Astenuti 25 Maggioranza 231 Hanno votato sì 364 Hanno votato no 97). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Pag. 29Chiarelli 0.1.100.5, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Piccoli Nardelli... Gregori... Venittelli... Carella... togliete i dispositivi dentro la postazione se avete qualcosa dentro...
(Presenti 495 Votanti 477 Astenuti 18 Maggioranza 239 Hanno votato sì 76 Hanno votato no 401). (I deputati Airaudo e Petraroli hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.100.100 della Commissione, con il parere favorevole del Governo.
Bossa... Gregori... Portas... Dambruoso... Di Lello...
(Presenti 491 Votanti 475 Astenuti 16 Maggioranza 238 Hanno votato sì 386 Hanno votato no 89). Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.100 della Commissione.
FRANCESCO PAOLO SISTO. Signor Presidente, con questo emendamento si cerca di attutire qualche danno di evidente incompatibilità con qualsivoglia discorso di carattere tecnico-giuridico. In particolare, sostituire le parole: «da due a otto anni» con «da uno a cinque anni» – vorrei tranquillizzare chi dovesse sentirsi sollevato da questa modifica – non cambia assolutamente niente.
Siamo di fronte ad una scelta che, apparentemente riduttiva per essere più digeribile, non tocca minimamente le prerogative afflittive che questa norma può e deve avere. Rammenterò proprio solcando questo emendamento che abbiamo appena votato l'approvazione delle circostanze attenuanti diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114 come impossibili da bilanciare con le aggravanti. Questo significa che questa è una norma che acquista un sapore assolutamente speciale senza alcuna giustificazione, essendo riservata a reati comuni: cioè, non si è mai visto che una norma riservata a reati assolutamente comuni abbia una connotazione del giudizio di bilanciamento assolutamente speciale.
Dunque, io vorrei capire le ragioni per cui il Parlamento deve ascrivere alle procure e alla polizia giudiziaria questo potere di incidenza smisurato non nella libertà dei cittadini, ma nella libertà di provare la propria assenza di responsabilità. Perché il punto è proprio questo: allorquando vi sarà la chance di produrre, dinanzi al pubblico ministero come proprio diritto, gli elementi di dissuasione dal ritenere la propria responsabilità, immediatamente questa norma potrà essere applicabile al solo pensiero che quell'elemento possa sviare il «corretto» andamento delle indagini. Io penso questo emendamento della Commissione costituisca un tenero tentativo – che fa tenerezza – di ridimensionare un reato che rimane, comunque, un mostro giuridico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.100 della Commissione, nel testo Pag. 30subemendato con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Hanno votato tutti i colleghi ? Turco, Ginefra.
(Presenti 482 Votanti 468 Astenuti 14 Maggioranza 235 Hanno votato sì 396 Hanno votato no 72). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chiarelli 1.158, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
(Segue la votazione). Fratoianni, Gelmini.
(Presenti 484 Votanti 465 Astenuti 19 Maggioranza 233 Hanno votato sì 68 Hanno votato no 397). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Daniele Farina 1.53, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
(Segue la votazione). Fratoianni, Ricciatti, Villarosa, Luigi Gallo, Paola Bragantini.
(Presenti 479 Votanti 461 Astenuti 18 Maggioranza 231 Hanno votato sì 181 Hanno votato no 280).
(La deputata Cimbro ha segnalato di aver erroneamente votato a favore mentre avrebbe voluto votare contro).
Passiamo all'emendamento Chiarelli 1.160.
GIANFRANCO GIOVANNI CHIARELLI. Signor Presidente, con questo emendamento si cerca di arginare quella che è la grande lacuna che la proposta di legge ci ha presentato; sostanzialmente, con tanto buonsenso e io mi auguro che ci sia da parte di tutti la condivisione.
Mi stupisco, anche, come possa il Governo aver dato parere positivo su questo emendamento. Io ritengo che nel mondo intero ci debba essere giustizia e non solo per una parte, ma la giustizia deve essere anche giusta. Sostanzialmente noi con questo emendamento vorremmo che tutte le indagini, così come è giusto che sia, tutte le attività di indagine – premesso che dovrebbero riguardare, lo ribadiamo sempre, i pubblici ufficiali e qua, invece, riguardano tutti i comuni cittadini – debbano assurgere a responsabilità solo qualora qualsiasi atto, qualsiasi gesto, qualsiasi comportamento sia utile o sia un concreto elemento di prova. Perché dire di distruggere, sopprimere, alterare una qualsiasi cosa, senza che la stessa possa poi essere utile alle indagini, consentirà solo ed esclusivamente ad indurre un magistrato anche ad arrestare la gente per farla magari parlare o per farle raccontare determinate cose in modo compiacente e poi accertarsi che quegli elementi di prova non sono utili per il procedimento. Questa è la preoccupazione che si ha, questa è la preoccupazione che Forza Italia vuole gridare in quest'Aula.Pag. 31 Ecco perché io penso che anche il Governo dovrebbe rivedere il suo parere in ordine a questo emendamento, perché sostanzialmente dobbiamo solo parlare di elementi di fatto concreti e non, in particolare, di supposizioni. Sostanzialmente noi chiediamo che vengano sostituite le parole da: «un documento» fino alla fine della lettera con le seguenti: «gli elementi di prova del reato emersi nel corso delle indagini o del procedimento, ovvero quelli utili al fine dell'accertamento del reato stesso». È un piccolo argine che si dà e che non consentirà a nessuno di poter esercitare, attraverso l'emissione di misure cautelari, la coercizione di una confessione. Ecco perché voteremo a favore di questo emendamento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chiarelli 1.160, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Rizzo, Luigi Gallo, Carloni...
(Presenti 477 Votanti 458 Astenuti 19 Maggioranza 230 Hanno votato sì 62 Hanno votato no 396).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chiarelli 1.162, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dall'Osso, Monchiero, Rampi, Rampelli...
(Presenti 473 Votanti 455 Astenuti 18 Maggioranza 228 Hanno votato sì 64 Hanno votato no 391).
L'emendamento Chiarelli 1.163 è precluso dall'approvazione del subemendamento 0.1.100.100.
Passiamo all'emendamento 1.102 della Commissione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.102 della Commissione, con il parere favorevole del Governo.
Piepoli, Caparini, Giulietti, Saltamartini, Paola Bragantini...
(Presenti 479 Votanti 462 Astenuti 17 Maggioranza 232 Hanno votato sì 389 Hanno votato no 73).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chiarelli 1.165, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
(Presenti 476 Votanti 459 Astenuti 17 Maggioranza 230 Hanno votato sì 66 Hanno votato no 393). Pag. 32
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.103 della Commissione, con il parere favorevole del Governo.
Stumpo, Di Lello, Piras.
(Presenti 478 Votanti 460 Astenuti 18 Maggioranza 231 Hanno votato sì 403 Hanno votato no 57). (Il deputato Occhiuto ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chiarelli 1.167, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Lavagno, Gutgeld, Tidei, Dell'Aringa, Sorial.
(Presenti 481 Votanti 463 Astenuti 18 Maggioranza 232 Hanno votato sì 65 Hanno votato no 398).
(La deputata Ciprini ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.104 della Commissione, con il parere favorevole del Governo.
(Presenti 480 Votanti 463 Astenuti 17 Maggioranza 232 Hanno votato sì 403 Hanno votato no 60).
(Il deputato Colaninno ha segnalato di aver erroneamente votato contro e che avrebbe voluto votare a favore).
Avverto che gli emendamenti Sarti 1.54 e 1.55 sono preclusi dalla votazione dell'emendamento 1.100 della Commissione e che l'emendamento Sarti 1.57, per il quale c'era un invito al ritiro, è stato assorbito dal subemendamento 0.1.100.100 della Commissione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sarti 1.58, sul quale vi è il parere contrario della Commissione e del Governo. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sarti. Ne ha facoltà.
GIULIA SARTI. Signor Presidente, questo emendamento muove dal fatto che purtroppo in questo Paese, dato che ancora non abbiamo una riforma dei termini di prescrizione – e la attendiamo da anni –, almeno per questo reato, c'era, c’è e ci sarebbe l'esigenza di far decorrere i termini di prescrizione dal momento della scoperta della notizia di reato.
Purtroppo, come ho detto, siamo ancora in attesa, e il problema dovuto ai termini di prescrizione sballati in questo Paese è che spesso molti reati, come sarà ad esempio anche questo del depistaggio e dell'inquinamento processuale, non si potranno perseguire perché ovviamente saranno già decorsi i termini di prescrizione, e quindi ci sarà l'impossibilità di tornare indietro e di punire, anche nel caso in cui venga scoperto chi ha avuto dei comportamenti Pag. 33depistativi, così come descritti dal primo comma di questo articolo che stiamo introducendo nel codice penale.
Da qui l'esigenza di questo emendamento; e spero che ci sia un'inversione di marcia da parte della maggioranza, perché sarebbe un segnale importante, dato che anche questa esigenza veniva proprio dai consigli dati dagli operatori del settore, che spesso si sono trovati all'interno delle aule giudiziarie, e anche nel corso delle indagini, a far fronte a soggetti che si sapeva per certo avevano magari occultato prove o falsificato documenti, ma sono tuttora nell'impossibilità di intervenire, proprio perché sono fatti accaduti tanti anni fa, e che quindi non possono essere perseguiti.
GIANFRANCO GIOVANNI CHIARELLI. Signor Presidente, non basta questa norma o questa proposta di legge, che francamente – sicuramente, più che francamente – sarà cassata; anche perché abbiamo fatto una bella esperienza in ordine a quelli che sono i provvedimenti che poi, il Senato o la Corte costituzionale, in ogni caso ci bocciano.
Vorrei solo attrarre l'attenzione di quest'Aula su una considerazione, una considerazione che mi preoccupa, ma che preoccupa tutti i cittadini italiani: si vorrebbe, attraverso questo emendamento, consentire che la prescrizione non ci sia mai per nessun tipo di questo procedimento. Cioè sostanzialmente un soggetto per tutta la vita non sa quando inizia ad essere indagato e quando finisce poi il procedimento ! Esattamente l'opposto di quello che dovremmo fare: avere tempi certi della giustizia, consentire che la magistratura svolga al meglio il proprio lavoro in termini decenti, e consentire ai poveri cittadini italiani di sapere quando inizia un procedimento e quando finisce. Questo va esattamente nella direzione opposta: cioè consentirebbe di non avere mai, mai la possibilità di sapere quando quel reato o quell'imputazione finisce. Penso che sia veramente è un emendamento di inciviltà, cioè è un emendamento che va esattamente al contrario di quello che gli italiani e un giusto processo, o la giustizia in generale ci richiedono. Ecco perché noi voteremo fermamente contro questo emendamento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sarti 1.58, con il parere contrario di Commissione e Governo.
Di Benedetto, Santerini, Bargero, Baruffi, Paolo Rossi...
(Presenti 462 Votanti 460 Astenuti 2 Maggioranza 231 Hanno votato sì 99 Hanno votato no 361). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molteni 1.51, nel testo riformulato, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Lavagno, Nardi, Toninelli, Portas, Bonaccorsi, Fauttilli, Fantinati...
(Presenti 470 Votanti 427 Astenuti 43 Maggioranza 214 Hanno votato sì 307 Hanno votato no 120). Pag. 34
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.101 della Commissione, con il parere favorevole e del Governo.
Lavagno, Di Lello, Gadda, Luigi Gallo, Santerini...
(Presenti 467 Votanti 451 Astenuti 16 Maggioranza 226 Hanno votato sì 399 Hanno votato no 52). Si è così concluso l'esame degli emendamenti. Interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà nella seduta di domani, per lo svolgimento delle dichiarazioni di voto finale e per la votazione finale, a partire dalle ore 9.
Sul calendario dei lavori dell'Assemblea e aggiornamento del programma. PRESIDENTE. Comunico che, a seguito dell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, l'esame della proposta di legge n. 65 e abbinata – Misure per il sostegno e la valorizzazione dei comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti e dei territori montani e rurali nonché deleghe al Governo per la riforma del sistema di governo delle medesime aree e per l'introduzione di sistemi di remunerazione dei servizi ambientali, e disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici, già previsto a partire da venerdì 26 settembre, è rinviato ad altra data.
Martedì 30 settembre, a partire dalle ore 20 e comunque al termine delle votazioni del Parlamento in seduta comune, durante la sospensione per il relativo scrutinio, avrà luogo un'informativa urgente del Governo sugli effetti per le imprese nazionali derivanti dalle sanzioni commerciali disposte dalla Federazione russa nei confronti dell'Unione europea.
Gli argomenti previsti all'ordine del giorno dell'Assemblea per il pomeriggio di martedì 30 settembre saranno esaminati a partire dalla successiva giornata di mercoledì 1o ottobre.
Nella mattina di martedì 7 ottobre avrà luogo un'informativa urgente del Governo in ordine alla ridefinizione della quota di cofinanziamento italiano ai Fondi europei per la programmazione 2014-2020.
Convocazione della Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare dell'Iniziativa Centro Europea (InCE) per l'elezione del Presidente.
PRESIDENTE. Comunico che, d'intesa con il Presidente del Senato della Repubblica, la Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare dell'Iniziativa Centro Europea (InCE) è convocata nella giornata di giovedì 25 settembre 2014 alle ore 8,30, presso il Senato della Repubblica, per procedere all'elezione del presidente.
Per la risposta a strumenti del sindacato ispettivo e sull'ordine dei lavori (ore 19,55).
PIERGIORGIO CARRESCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, per due minuti. Chiedo gentilmente ai colleghi che stanno giustamente e legittimamente uscendo di fare un po’ di silenzio.
PIERGIORGIO CARRESCIA. Signor Presidente, vorrei sollecitare, tramite la Presidenza della Camera, la risposta a due interrogazioni. La prima è la n. 4-5301 del 26 giugno, con la quale si chiede al Ministro dell'interno di chiarire se intende rivedere la portata di una circolare che ha Pag. 35inopinatamente abolito la riforma in peius per i segretari comunali, con un'interpretazione singolare della legge finanziaria del 2014, penalizzando sia l'autonomia finanziaria degli enti locali sia finendo per trattare situazioni uguali in modo differente.
La seconda è la n. 4-05468 del 10 luglio, con la quale si chiedeva al Ministro dello sviluppo economico se intenda o meno fare chiarezza sui soggetti destinatari dell'obbligo del pagamento del canone di abbonamento speciale che oggi sembra gravare anche su coloro che detengono uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive in esercizi pubblici, locali aperti al pubblico per scopi strettamente connessi alle attività lavorative e comunque diversi dall'intrattenimento.
Le chiedo di farsi interprete presso il Governo della necessità di una sollecita risposta.
MARIA MARZANA. Signor Presidente, intervengo per sollecitare ancora una volta la risposta alla mia interrogazione, la n. 4-03913 depositata il 10 marzo 2014 e già sollecitata il 24 luglio scorso.
L'atto riguarda lo svolgimento delle consultazioni elettorali svolte il 28 ottobre 2012 per l'elezione del Presidente della regione Sicilia e per il rinnovo dell'Assemblea regionale siciliana, inficiate da presunte condotte illegittime.
Dopo un'odissea durata più di un anno e mezzo tra ricorsi e atti di ottemperanza con risvolti anche di carattere penale, a seguito della sparizione dei plichi elettorali dal palazzo di giustizia di Siracusa, i giudici del Consiglio di giustizia amministrativa di Palermo hanno disposto la nuova mini tornata elettorale per il 5 ottobre 2014 in alcune sezioni dei comuni di Pachino e di Rosolini, tra l'altro quest'ultimo commissariato perché anch'esso interessato da brogli elettorali.
Sollecito, dunque, il Ministro dell'interno affinché si impegni, sin da subito, a chiarire l'ordine di intervento del suo Dicastero, ad operare ogni controllo ed impiegare ogni mezzo per evitare condotte illegittime quali compravendita di voti, fenomeno della «scheda ballerina» ed in via preventiva a disporre una nuova composizione dei seggi in cui si voterà, nonché, sin dalla campagna elettorale già in corso, a prevedere la presenza massiccia delle forze dell'ordine.
Considerata l'imminente chiamata alle urne occorre una pronta risposta del Ministro per scongiurare nuove distorsioni del risultato elettorale e garantire lo svolgimento corretto della consultazione.
DIEGO DE LORENZIS. Chiedo di parlare.
DIEGO DE LORENZIS. Signor Presidente, io prendo la parola per quello che è accaduto oggi in quest'Aula.
Siamo stati chiamati a votare non una, ma ben quattro richieste di incostituzionalità sul decreto «Sblocca Italia». Ora, dalla votazione che è stata effettuata, si può desumere facilmente che anche il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà ha votato a favore delle pregiudiziali di incostituzionalità del decreto-legge.
Allora, dato che in quel decreto-legge, all'articolo 37, è inserita un'opera che riguarda anche la Puglia, io mi auguro che, invece di quello che è accaduto in passato, per esempio con la ratifica dell'Accordo trilaterale tra Albania, Grecia e Italia riguardo al gasdotto transadriatico, il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà, che quella regione la governa con il suo presidente Nichi Vendola, forse almeno per la campagna elettorale potrà, almeno per questo decreto-legge, impugnare lo stesso decreto davanti alla Corte costituzionale e manifestare, per una volta, un pochino di coerenza.
SIMONE VALENTE. Signor Presidente, desidero sollecitare la risposta all'interrogazione n. 4-04553, presentata il 17 aprile con riferimento ad alcune irregolarità verificatesi all'interno della Federazione italiana danza sportiva.
Infatti, nel febbraio 2011, la Federazione è stata commissariata dalla giunta nazionale del CONI, a seguito di una serie di irregolarità e manipolazioni verificatesi durante le gare federali, sfociate in un vero e proprio scandalo definito «Danzopoli», che coinvolse giudici, tecnici di gara e addirittura l'ex presidente della federazione.
E purtroppo la vicenda si inserisce in un quadro desolante, caratterizzato dagli scandali del doping, da innumerevoli vicende giudiziarie legate a vari aspetti, quali l'impiantistica sportiva e le assunzioni irregolari, che destano grande preoccupazione sul futuro del mondo sportivo italiano.
Allora, oggi più che mai è importante non soltanto fare chiarezza ma soprattutto vigilare sull'intero sistema delle federazioni sportive, sempre più spesso coinvolte in gravi episodi di mala amministrazione, scarsa trasparenza nei bilanci e clientelismo dilagante. Ricordo, a tal proposito, l'ultima interrogazione presentata dal MoVimento 5 Stelle sulla Federazione italiana baseball, in quanto abbiamo sollevato alcune irregolarità.
Allora, in conclusione, ricordo che il CONI eroga alle federazioni circa 411 milioni di euro di soldi pubblici che andrebbero gestiti nella maniera più adeguata. Allora, occorre ristabilire la fiducia della società civile nei valori dello sport e, quindi, il Governo dovrebbe dare risposte chiare a tutti gli sportivi italiani e a tutte le società che ogni giorno operano in questo settore (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
LUCA FRUSONE. Chiedo di parlare.
LUCA FRUSONE. Presidente, questa notte c’è stato il primo intervento armato degli Stati Uniti in Siria. Questo intervento non ha assolutamente nessuna ragione nel diritto internazionale, essendo un intervento unilaterale di uno Stato che interviene in un altro senza l'autorizzazione dello Stato in questione, quindi della Siria, e senza l'autorizzazione delle Nazioni Unite. Quindi, assolutamente un intervento che potrebbe essere accomunato a quello che ci fu in Iraq, sempre da parte degli Stati Uniti, che non ha, come ho detto, nessun «cappello» di diritto internazionale.
Ma io intervengo più che altro per chiedere il rispetto di un ordine del giorno a mia firma che è stato accolto con l'ultimo «decreto missioni» perché, appunto, questo ordine del giorno recita: «impegna il Governo a chiedere nelle sedi opportune che ogni iniziativa sul territorio siriano della coalizione anti-Isis sia autorizzata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite» – e, quindi, già questo intervento non è stato assolutamente autorizzato – «con il più largo consenso della comunità internazionale e che siano evitate iniziative unilaterali che possano mettere a rischio la compattezza stessa del fronte anti-Isis». Quindi, in poche parole questo ordine del giorno già è stato disatteso.
Probabilmente, non ve ne siete nemmeno accorti che avete dato parere favorevole a questo intervento – e non so nemmeno perché lo avete fatto passare – ma a questo punto chiedo che il Governo almeno rispetti le posizioni che ha preso nell'ultimo «decreto missioni» (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PAOLA BINETTI. Presidente, noi abbiamo avuto, durante tutta la fine dell'estate qui in piazza, molto spesso i giovani medici che ponevano delle istanze abbastanza ragionevoli rispetto alle scuole Pag. 37di specializzazione e, soprattutto, rispetto al fatto che quest'anno ci sarà in ottobre il concorso nazionale.
Ebbene, due o tre giorni fa ci sono state le prove relative non a quella che è una scuola di specializzazione ma a quella che è la scuola di medicina generale, alla quale hanno concorso quest'anno moltissimi medici perché la prospettiva del concorso nazionale evidentemente crea qualche ansia.
Ciò che io voglio porre all'attenzione dell'Aula, anche se i colleghi sono pochi però mi interessa che resti agli atti, è che questi esami si sono svolti in un clima di grandissima confusione per tre motivi. In primo luogo, perché gli organizzatori non avevano previsto il numero dei partecipanti e, quindi, non avevano calcolato esattamente gli aspetti logistici che hanno reso lunghe e farraginose tutte le pratiche di identificazione ma poi, soprattutto, hanno creato a cascata un'altra serie di inconvenienti. Infatti, le buste sono state aperte prima in alcune commissioni che in altre, quindi con la possibilità di fare circolare dati e informazioni.
I partecipanti hanno avuto a loro disposizione gli strumenti tecnici in questo momento più comuni, come sono gli smartphone, i tablet eccetera, e il clima che si è creato alla fine di tutto questo è tutt'altro che il clima della trasparenza, della meritocrazia e, in un certo senso, della valorizzazione e anche dell'innovazione nella facoltà per ottenere una qualità migliore di formazione dal punto di vista delle giovani generazioni di medici.
Poiché tra meno di un mese ci sarà il concorso nazionale per le scuole di specializzazione, io vorrei che questo risultasse veramente chiaro, che non è questo il clima, lo spirito ed il motivo con cui si vuole imprimere alla nostra università e, in particolare, alla facoltà di medicina un cambio virtuoso.
DANILO TONINELLI. Chiedo di parlare.
DANILO TONINELLI. Signor Presidente, il mio intervento rappresenta un'analisi del voto per gli otto membri laici del Consiglio superiore della magistratura. Anche stavolta, come è prassi nelle ultime votazioni precedenti del Parlamento in seduta comune, degli otto membri laici cinque alla maggioranza e tre all'opposizione. Mi verrebbe da ridere ovviamente: all'opposizione, ma capiamoci meglio e dopo ridiamo. Tre degli otto sono andati al Partito Democratico, pari al 40 per cento del totale e il Partito Democratico ha raggiunto il 25 per cento dei voti alle ultime elezioni 2013. Un membro laico a Scelta Civica, pari al 12,5 per cento del totale degli otto, a fronte dell'8 per cento alle ultime elezioni; NCD un posto, pari al 12,5 per cento del totale e NCD ha preso il 4,38 per cento alle europee perché non esisteva nelle elezioni del 2013.
Arriviamo alla parte ridicola, diciamo, delle opposizioni ovviamente. Due a Forza Italia, che definire opposizione è una barzelletta, il 25 per cento del totale degli otto posti, forza politica che ha preso alle ultime elezioni del 2013 il 21 per cento dei voti.
Di conseguenza arriviamo all'ultimo, ancor più ridicolo, un posto al CSM per SEL che di opposizione non ha neppure l'ombra, pari al 12,5 per cento del totale degli otto, a fronte di un 3 per cento secco alle ultime elezioni europee.
È stata esclusa l'unica opposizione reale di questo Paese, il MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) che nelle ultime elezioni 2013 ha raggiunto 46 mila voti in più del Partito Democratico, che governa il Paese grazie al «Porcellum», ad una legge elettorale incostituzionale e che ha militarizzato, e purtroppo lo farà anche sulla Corte costituzionale, tutti gli organi di garanzia che i nostri padri costituenti hanno creato per difendere la democrazia e per difendere il rispetto delle leggi.
PRESIDENTE. Onorevole Toninelli, non l'ho interrotta anche se lei sa bene, perché è stato così anche la scorsa settimana con il Vicepresidente Giachetti, che Pag. 38non essendo possibile il commento dei dati in seduta comune non dovrebbe essere consentito nemmeno in quest'Aula commentare i dati del voto che abbiamo effettuato sul CSM.
FRANCESCO PAOLO SISTO. Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione e con commozione tutti i commenti e le valutazioni dei colleghi in ordine ai quattro morti sul lavoro, però io credo che al di là delle commemorazioni che indubbiamente sono qualche volta necessarie e rientrano anche nella manualistica parlamentare, i toni accorati, i toni comunque addolorati per quello che è accaduto, bisogna porsi il problema serio di che cosa si può fare di concreto per evitare che questo possa drammaticamente ripetersi.
Presidente, io credo che la sicurezza sul lavoro si colleghi ad una parola che non è certamente repressione; la parola è prevenzione, cioè io credo che per risparmiare una morte sul lavoro bisogna mettere gli imprenditori in condizione di vedere la sicurezza sul lavoro come un'opportunità, non come un'afflizione, cioè convincerli che essere più sicuri e rispettare l'articolo 2087 del codice civile e dare sicurezza internamente ed esternamente non costituisce solamente un dovere che viene sanzionato poi nelle forme del decreto legislativo n. 231 o nelle forme del codice penale o del codice civile, ma costituisce un'opportunità. Come ? Presidente, noi dobbiamo insistere sugli sgravi fiscali dei costi della sicurezza. I costi della sicurezza debbono essere per gli imprenditori completamente, al 100 per cento, defalcati da ogni possibile imposta. Debbono essere utilizzati per migliorare la posizione dell'impresa.
Penso che soltanto incentivando l'investimento in tema di sicurezza, con una forte prevenzione utile, conveniente, in un momento di grande crisi, noi possiamo davvero intervenire come Parlamento, non con i minuti di raccoglimento che servono per l'anima, ma con le leggi che servono per evitare i morti. Allora, invito caldamente il Parlamento, la Commissione lavoro, a porre in cantiere, ove già non vi fossero...
FRANCESCO PAOLO SISTO. ... iniziative tese coralmente, indipendentemente dalle appartenenze, a dare ai nostri imprenditori la convenienza della sicurezza. Investire in prevenzione significa certamente evitare altre perdite, e non si venga a dire che ci vogliono le coperture, perché non vi è alcuna copertura più opportuna, più idonea e più necessaria di quella che sto chiedendo con questo intervento.
SILVIA CHIMIENTI. Chiedo di parlare.
SILVIA CHIMIENTI. Signor Presidente, come era prevedibile, il TAR ha bocciato la sperimentazione affrettata del MIUR sull'accorciamento del liceo da cinque a quattro anni. La motivazione di adeguamento agli standard europei viene giudicata «superficiale e insufficiente» dai magistrati. Secondo il TAR, il provvedimento è illegittimo in assenza del parere del CNPI, il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, abolito dal 1o gennaio 2013. Sono stati ritenuti fondati anche i rilievi sulla disparità di trattamento che si sarebbe venuta a creare tra studenti quadriennali e studenti quinquennali.
L'ennesima misura finalizzata a tagliare cattedre e a indebolire ancora di più il sistema di istruzione è stata bloccata dal tribunale amministrativo del Lazio. Il Ministro sarà costretto a ritirare i decreti, ma per i circa 200 studenti delle scuole che avevano fatto partire la sperimentazione questa inversione di rotta è deleteria e pericolosa. Le inaccettabili inefficienze del MIUR e le continue manovre caotiche e non ponderate danneggiano le famiglie e le scuole.Pag. 39 È incredibile che il Ministro Giannini abbia recentemente dichiarato di voler rendere strutturale questa sperimentazione, partita solo l'anno scorso e ora bocciata dalla magistratura, in quanto azzardata e non supportata da approfonditi studi preventivi. Attendiamo, quindi, un'immediata risposta da parte del Ministro per quelle scuole e quelle famiglie che saranno penalizzate fortemente da questa sentenza del TAR (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
DAVIDE CRIPPA. Signor Presidente, questo è un richiamo al Regolamento, ai sensi dell'articolo 51, comma 2. Oggi è successo, in Commissione attività produttive, durante le votazioni sulla proposta di legge concernente le chiusure domenicali, che, su esplicita richiesta del MoVimento 5 Stelle di votazione palese di un emendamento, sia stata negata dal presidente Epifani questa possibilità.
Vorrei leggere testualmente l'articolo 51, comma 2, del Regolamento, ove recita che: «La votazione nominale può essere richiesta in Assemblea da venti deputati o da uno o più presidenti di Gruppi che, separatamente o congiuntamente, risultino di almeno pari consistenza numerica; in Commissione da quattro deputati o da uno o più rappresentanti di Gruppi (...)».
Ma a quali attività si riferisce ? Al comma 1 si prevede: «Salve le votazioni riguardanti persone, che si effettuano a scrutinio segreto, l'Assemblea e le Commissioni votano normalmente per alzata di mano, a meno che sia richiesta la votazione nominale (...)».
A questo punto, è stata addotta come motivazione una lettera che la Presidente mandò al presidente Damiano circa il medesimo tema poco tempo fa. In realtà, quella, a nostro avviso, è semplicemente una giustificazione, un narrare di fatti poco attinenti, perché all'articolo 51 non vi è nulla da interpretare. In questo caso è impossibile che venga negata a una forza di minoranza la volontà di trasferire alla maggioranza la responsabilità nominale del voto.
Noi vogliamo, in quel modo, rendere possibile la votazione rendendo chiaro chi vota contro determinati tipi di provvedimenti che riguardano la vita e la salute di tutti i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Onorevole Crippa, il richiamo al Regolamento, come lei sa, riguarda la fase procedurale che si sta svolgendo, in quel momento preciso, in Aula. Quindi, prendo il suo intervento come una segnalazione, che trasferirò alla Presidente della Camera per eventuali verifiche.
Mercoledì 24 settembre 2014, alle 9:
1. – Seguito della discussione della proposta di legge: BOLOGNESI ed altri: Introduzione nel codice penale del reato di depistaggio e inquinamento processuale (C. 559-A).
2. – Seguito della discussione delle mozioni Ottobre, Giachetti, Vito, Leone, Kronbichler, Marcolin, Dellai, Corsaro, Pisicchio, Di Lello, Bruno ed altri n. 1-00291 e Corda ed altri n. 1-00406 concernenti iniziative a tutela del cittadino italiano Enrico Forti, condannato e detenuto negli Stati Uniti.
3. – Seguito della discussione delle mozioni Marcon ed altri n. 1-00424, Gianluca Pini ed altri n. 1-00563, Basilio Pag. 40ed altri n. 1-00577, Causin ed altri n. 1-00578, Scanu, Marazziti ed altri n. 1-00586, Cicchitto ed altri n. 1-00590 e Brunetta ed altri n. 1-00593 concernenti la partecipazione italiana al programma di realizzazione e acquisto degli aerei Joint Strike Fighter-F35.
4. – Seguito della discussione del testo unificato dei progetti di legge: GARAVINI ed altri; NICCHI ed altri; CARFAGNA e BERGAMINI; D'INIZIATIVA DEL GOVERNO; GEBHARD ed altri; FABBRI: Disposizioni in materia di attribuzione del cognome ai figli (C. 360-1943-2044-2123-2407-2517-A).
5. – Seguito della discussione delle mozioni Brambilla ed altri n. 1-00460, Gagnarli ed altri n. 1-00559, Vezzali ed altri n. 1-00571, Nicchi ed altri n. 1-00573, Rondini ed altri n. 1-00580, Cova ed altri n. 1-00581 e Dorina Bianchi ed altri n. 1-00585 concernenti iniziative, nell'ambito del semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea, per la tutela dei diritti degli animali.
6. – Seguito della discussione delle mozioni Gallinella ed altri n. 1-00160, Prataviera ed altri n. 1-00360, Palese ed altri n. 1-00576, Kronbichler ed altri n. 1-00579, Galgano e Mazziotti Di Celso n. 1-00583, Berlinghieri ed altri n. 1-00587, Dorina Bianchi e Bernardo n. 1-00589 e Buttiglione e Dellai n. 1-00597 concernenti iniziative per la riforma dei criteri di formazione del bilancio comunitario, con particolare riferimento al meccanismo del cosiddetto «sconto inglese».
7. – Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
TESTO INTEGRALE DELLE DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE DEI DEPUTATI MARIANO RABINO E TIZIANO ARLOTTI SUL DISEGNO DI LEGGE DI RATIFICA N. 2278.
MARIANO RABINO. Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, l'Accordo tra Italia e San Marino in materia di collaborazione finanziaria, stipulato il 26 novembre 2009 disciplina e rafforza la collaborazione tra le autorità finanziarie dei due Paesi, ridisegnando l'assetto delle relazioni bilaterali in materia finanziaria, e favorisce lo sviluppo delle stesse in un'ottica di stabilità, trasparenza ed integrità dei sistemi finanziari.
Esso ricalca le indicazioni normative e le raccomandazioni fornite dalle organizzazioni internazionali e/o comunitarie competenti in materia, in questo caso fornite dall'Unione europea, nonché dal Gruppo d'azione finanziaria internazionale (GAFI).
L'Italia lo ratifica dopo quasi cinque anni, a seguito del brusco stop nelle relazioni tra i due Stati verificatosi a seguito degli obblighi di comunicazione previsti dal decreto legge 40/2010 (di fatto i soggetti Iva italiani erano tenuti a comunicare telematicamente le cessioni di beni o le prestazioni di servizi poste in essere con operatori economici domiciliati o residenti in uno Stato «black list» o con rappresentanti fiscali o stabili organizzazioni in Italia di questi).
Non dimentichiamo che San Marino, prima della crisi, impiegava oltre settemila lavoratori nostri connazionali che risiedono prevalentemente nelle zone di confine, ossia nel riminese e nel pesarese.
Sia per la congiuntura negativa, sia per il peggioramento dei rapporti, questi numeri sono scesi abbondantemente sotto le cinquemila unità di occupati, così come gli investimenti italiani nella piccola repubblica si sono nel tempo affievoliti.Pag. 41 Tornare alla normalità, con l'esclusione di San Marino dalla «black list» porterà sicuramente all'inversione di questa tendenza.
L'accordo in esame è il risultato dei negoziati bilaterali tra i due Paesi, condotti successivamente alla firma dell'Accordo di cooperazione economica (avvenuta il 31 marzo 2009) che prevedeva infatti la stipula di un patto ad hoc per la regolazione degli aspetti relativi alla collaborazione in materia finanziaria.
Ciò, al fine di prevenire e reprimere ancor più efficacemente i fenomeni connessi agli abusi di mercato, al riciclaggio di denaro ed al finanziamento del terrorismo e garantendo, altresì, un adeguato sistema di controllo dei movimenti transfrontalieri di denaro contante.
Si tratta di un importante passo in avanti sulla strada dell'integrazione dei sistemi finanziari e della loro trasparenza: viene infatti stabilito il principio di collaborazione per quel che riguarda la vigilanza nei settori bancario, finanziario ed assicurativo.
Agli enti finanziari e creditizi sammarinesi può essere concesso di accedere ai sistemi di pagamento dell'area euro, secondo condizioni determinate dalla Banca d'Italia con il consenso della BCE.
Vengono stabiliti, inoltre, una serie di impegni tra i due Paesi: vigilare le frontiere, verificare la clientela bancaria (archiviandone doviziosamente i dati), segnalare le operazioni sospette, trasferire le informazioni relative a possibili azioni di riciclaggio.
L'Accordo si collega, inoltre, alla Convenzione tra Italia e San Marino per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi fiscali, con Protocollo aggiuntivo, firmata a Roma il 21 marzo 2002 ed al Protocollo di modifica, firmato a Roma il 13 giugno 2012.
Quest'ultimo ha modificato la Convenzione del 2002, aggiornandola nel rispetto del modello OCSE 2005, che è il modello standard internazionale, con particolare riferimento allo scambio di informazioni.
Si prevede che Io Stato contraente oggetto di una richiesta utilizzi i poteri a sua disposizione anche qualora le informazioni in questione non siano rilevanti per i propri fini fiscali interni, esplicitando, anzi, che tale ultima eventualità non possa essere invocata per rifiutare di fornire quelle informazioni.
Inoltre, la nuova formulazione riduce la portata del cosiddetto segreto bancario, stabilendo che lo Stato richiesto non possa rifiutare di fornire le informazioni con la sola motivazione che esse siano detenute da una banca, da un'istituzione finanziaria o da un mandatario operante in qualità di agente o fiduciario.
La ratifica della Convenzione per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi fiscali è stato un elemento determinante nella decisione, intervenuta con il decreto del Ministero dell'Economia e delle finanze del 12 febbraio 2014, di espungere la Repubblica di San Marino dalla «black list» fiscale.
La Repubblica del Monte Titano si è impegnata in questi anni in numerosi interventi di adeguamento sostanziale del quadro normativo ai più avanzati standard internazionali, in materia di trasparenza e scambio di informazioni.
Tra l'altro, l'approvazione, da parte delle autorità sammarinesi, di una importante riforma fiscale che persegue l'obiettivo di un recupero di efficienza nel prelievo tributario, lo avvicina a livelli congrui rispetto a quelli italiani ed europei.
Come è stato giustamente osservato già nella discussione in Commissione, la ratifica dell'accordo all'esame dell'Aula renderà trasparente e privo di ombre il sistema finanziario sammarinese: i rapporti tra San Marino e Italia torneranno ad essere ottimali come un tempo e l'interscambio commerciale, produttivo e occupazionale potrà rapidamente tornare ai livelli pre-crisi.
Una svolta decisiva quindi, che disciplina e rafforza la collaborazione tra le rispettive autorità finanziarie, ridisegnando l'assetto delle relazioni bilaterali in materia finanziaria e creando le migliori Pag. 42condizioni per nuove prospettive di collaborazione economica e commerciale, in un quadro di rapporti saldi e ordinati.
Per tutte queste ragioni, Scelta Civica per l'Italia esprimerà con convinzione il proprio voto favorevole sul provvedimento.
TIZIANO ARLOTTI. L'Accordo di collaborazione finanziaria fra Repubblica Italiana e Repubblica di San Marino completa di fatto il quadro di accordi bilaterali fra i due Stati, dopo la ratifica dell’ accordo per evitare le doppie imposizioni fiscali in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi fiscali entrato in vigore il 3 Ottobre 2013.
La ratifica della Convenzione per evitare le doppie imposizioni è stato altresì un elemento determinante per la successiva decisione di espunzione della Repubblica di San Marino dalla Black list fiscale intervenuta con decreto del Ministro dell'Economia il 12 Febbraio 2014 anche a seguito di un adeguamento del quadro normativo sammarinese ai più avanzati standard internazionali in materia di trasparenza e scambio di informazioni.
L'Accordo di collaborazione finanziaria disciplina e rafforza le relazioni in materia finanziaria e favorisce le stesse consentendo di prevenire e reprimere abusi di mercato, riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo e un adeguato sistema di controllo dei movimenti transfrontalieri di denaro contante.
La ratifica di questo accordo discende dalla firma dell'Accordo di Cooperazione Economica e conseguentemente rende operativo lo stesso.
Nella visita del Presidente a San Marino, che ho precedentemente ricordato, il Presidente ha sollecitato in particolare il tema della cooperazione economica, a partire dal campo della ricerca e della innovazione attraverso la realizzazione del Polo tecnologico e scientifico, ma anche nel campo delle infrastrutture strategiche legate alla mobilità, alla cultura, alla salvaguardia e alla valorizzazione dell'ambiente e del territorio.
Si tratta di dare in sostanza ulteriore impulso ad un rapporto di cooperazione capace di consolidare e aumentare le opportunità di lavoro (ad oggi oltre 5.500 italiani lavorano come frontalieri a San Marino) e di sviluppo, incrementando l'interscambio commerciale, pari a 4,5 miliardi di euro con un attivo di bilancia per l'Italia di un miliardo.
Credo che con l'approvazione e ratifica di questi ulteriori accordi abbiamo festeggiato i 75 anni dalla stipula dell'Accordo di amicizia e buon vicinato nel migliore dei modi.
Si apre una nuova stagione di relazioni e di rapporti fra due Paesi che si rinnovano i sentimenti di amicizia e di cooperazione con reciproca soddisfazione e guardano insieme al futuro con maggiore speranza.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO INDICE ELENCO N. 1 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13) Votazione O G G E T T O Risultato Esito Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss 1
Ddl 2629 – Quest. preg. n. 1,2,3,4
Ddl 2278 – articolo 1 485
articolo 2 487
articolo 3 493
Ddl 2278 – voto finale 491
Pdl 559-A – em. 1.150 470
em. 1.50 468
em. 1.151 481
em. 1.164 488
em. 1.174 482
subem. 0.1.100.7 496
subem. 0.1.100.3 490
subem. 0.1.100.4 496
INDICE ELENCO N. 2 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26) Votazione O G G E T T O Risultato Esito Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss 14
subem. 0.1.100.1 486
subem. 0.1.100.5 495
subem. 0.1.100.100 491
em. 1.100 482
em. 1.158 484
em. 1.53 479
em. 1.160 477
em. 1.162 473
em. 1.102 479
em. 1.165 476
em. 1.103 478
em. 1.167 481
em. 1.104 480
INDICE ELENCO N. 3 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 29) Votazione O G G E T T O Risultato Esito Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss 27
em. 1.58 462
em. 1.51 rif. 470
em. 1.101 467

References: articolo 40
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 articolo 74
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 articolo 375
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articolo 3