Source: http://sguardisuigeneris.blogspot.com/2012/02/
Timestamp: 2018-07-16 20:22:47+00:00

Document:
Sguardi sui Generis: febbraio 2012
Questa mattina in Val Clarea sono inziate le operazioni di sgombero della baita e l'esproprio -illegittimo ed illegale- dei terreni limitrofi.
http://www.notav.info/top/ciechi-sordi-e-guerrafondai-ecco-il-volto-del-tav/
Le forze dell'ordine sin da questa mattina all'alba hanno bloccato l'accesso a tutti i sentieri che portano alla baita e non fanno passare nè gli amministratori locali nè i giornalisti.
I militanti presenti alla baita questa mattina al momento dello sgombero hanno messo in atto azioni di resitenza passiva per rallentare i tempi dell'esproprio, durante una di queste azioni un ragazzo è rimasto gravemente ferito mentre si trovava sul traliccio dell'elettricità sul quale era salito.
Le sue condizioni restano incerte e gravissime, per ora abbiamo conferma che Luca abbia riportato fratture multiple, fra cui una al bacino, ed ha un'emorragia interna di cui non si sa ancora l'entità.
Ecco il link alla diretta di Luca di questa mattina:
http://www.notav.info/top/la-diretta-di-luca-a-radio-black-out-prima-di-cadere/
La situazione generale è in continua evoluzione, sono in corso blocchi dell'autostrada per impedire il cambio della celere ecc..invitiamo tutt* a salire immeditamanete in Val Susa, per ora entrambe le statali sono libere e percorribili, per avere info in tempo reale inviatiamo all'ascolto di RBO http://radioblackout.org/streaming/
Chi si trova in altre città potrà comunque dare un prezioso contributo alla lotta, l'invito è infatti quello di indire inziative di solidarietà e sostegno in modo capillare ovunque sia possibile, ecco l'elenco delle prossime iniziative per la giornata di oggi http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/4083-a-fianco-del-movimento-no-tav-e-di-luca-iniziative-in-tutta-italia
Pubblicato da Sguardi sui Generis a 13:03 0 commenti
Verso l'8 marzo: seconda assemblea pubblica a palazzo nuovo
L'assemblea cittadina riunitasi lo scorso 22 febbraio all'Antico Macello lancia un secondo appuntamento in vista dell'8 Marzo.
Alla luce degli attacchi che si stanno dando in Piemonte e non solo all'autodeterminazione delle donne e alla funzione delle strutture consultor...iali, nel panorama più ampio di una fase connotata da misure di austerity e contenimento della crisi affatto neutre al genere, riteniamo necessario declinare questa giornata in un momento di mobilitazione e di lotta! Perciò ci incontreremo Mercoledì 29 Febbraio alle ore 18:30 a Palazzo Nuovo per costruire insieme questa giornata.
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ICONOGRAFIA DELLA CRISI - Breve incursione nell'immaginario montiano in prospettiva di genere
L'iconografia, tecnicamente, riguarda le arti figurative. Anche la politica, tuttavia, produce spesso immagini con una forte valenza simbolica, specialmente nello sforzo di auto-legittimarsi e nella costruzione di miti fondativi. La storia dell'intreccio tra simboli e politica nel nostro paese è particolarmente interessante se analizzata con la lente del genere. A proposito del Risorgimento, ad esempio, si può parlare di un vero e proprio gender painting, dove la donna è figura allegorica per eccellenza: il suo corpo rappresenta, di volta in volta, la fecondità della nazione nascente, la terra da difendere, la terra disonorata da riscattare, il valore supremo della famiglia ecc... Gli esempi pittorici sono numerosissimi, basta contemplare la letteratura in materia.
L'uso allegorico e politico della figura femminile resta in gran parte invariato nel corso della storia italiana dal Risorgimento ad oggi. Il fascismo vi attinge a piene mani portandolo al parossismo, ma anche la democrazia del dopoguerra si muove ampiamente in questo orizzonte simbolico. L'esempio più recente, e a tratti paradossale, di questa iconografia irriducibile si può ritrovare nel movimento Se non ora quando che – in una certa misura – ha cercato di operare una risemantizzazione dell'immaginario tradizionale (e, va da sé, patriarcale): la “donna per bene” come figura del riscatto nazionale è, infatti, una versione rivisitata e ammodernata di vecchie allegorie.
L'attuale fase politica e la cronaca degli ultimi mesi offrono un secondo esempio particolarmente interessante: il governo Monti, infatti, ha operato uno sforzo notevole sul piano dell'auto-legittimazione simbolica con cui ha tentato di aggirare il deficit di legittimità politica che lo caratterizza. La figura intorno a cui si articola “l'iconografia montiana” è quella del sacrificio, anch'essa fortemente radicata nell'immaginario nostrano. La retorica sacrificale, infatti, permea l'intero processo di formazione dello Stato unitario italiano e accompagna la sua storia successiva. Ancora oggi, richiamarsi al sacrificio per il paese Italia produce potenti effetti retorici che vengono agiti contro possibili pratiche di composizione o ricomposizione politica di classe: per il bene del paese, è bene che tutti siano un po' martiri. Il sacrificio, infatti, possiede per definizione una valenza etica. Il governo Monti, si potrebbe forse dire, non si è presentato soltanto come un governo tecnico, ma anche come un governo etico – eticamente motivato e legittimato. Sarebbe interessante sondare la genesi di questa legittimazione etica, che parrebbe affondare le sue radici nell'humus dell'anti-berlusconismo di sinistra. Ma questo è un problema che merita, all'occorrenza, una riflessione a parte.
Il sacrificio – si è detto – costituisce il fulcro dell'allegoria montiana che ha l'obiettivo politico di cambiare di segno semantico gli effetti reali delle sue politiche: rendere virtuoso ciò che virtuoso non è, ossia l'impoverimento della popolazione perseguito con ogni mezzo. La scena del sacrificio possiede una forte caratterizzazione di genere: ogni sacrificio, infatti, prevede una madre che piange. Sembra un copione, eppure è andata proprio così: Elsa Fornero piange mentre recita il suo mantra sacrificale. All'atteggiamento asciutto di Monti – che ricorda quello di virile accettazione del destino auspicato da Weber – fa da contro altare l'empatia materna del ministro del Welfare.
L'immaginario non risolve i problemi della politica perché i conflitti non sono simbolici ma reali. Tuttavia, gioca un ruolo di prim'ordine nella formazione della soggettività politica e l'immaginario pubblico in cui ci muoviamo continua a muoversi nello spettro di una radicale strumentalizzazione della figura femminile. La retorica montiana del sacrificio non è neutra; neutra non può essere la sua decostruzione, la sua critica e le lotte che si danno e si daranno.
Pubblicato da Sguardi sui Generis a 11:01 0 commenti
Il Tribunale Amministrativo Regionale ha recentemente respinto il secondo ricorso presentato contro la cosiddetta delibera Ferrero. Il portato politico della delibera è stato sottolineato da più parti e la sua realizzazione contestata da una soggettività politica eterogenea ricomposta dalla comune determinazione a difendere il principio di autodeterminazione delle donne. Per una disamina della delibera, per una ricognizione del suo percorso e dei momenti di lotta che vi si oppongono si rimanda ad articoli precedenti e link.
In questa sede si vuole focalizzare l'attenzione sulla motivazione addotta per il respingimento del ricorso. Il ragionamento esibito si regge su un'argomentazione che si può esplicitare in tre semplici passaggi, due premesse e una conclusione: 1) la delibera riguarda donne gravide; 2) le donne non gravide non sono interessate dalla delibera; 3) le donne non gravide non hanno interesse a ricorrere. L'argomento, a quanto pare, possiede una sua plausibilità nel ragionamento giuridico che, tuttavia, si lascia ai tecnici del mestiere il compito di valutare ed eventualmente criticare. La validità logica di un simile argomento, invece, pare piuttosto labile, quanto meno se si considera che lo stato di gravidanza è uno stato transitorio ed è quindi difficile stabilire se una donna che, oggi non è gravida ma potrebbe esserlo prima o poi, abbia o meno il diritto di essere inclusa nella categoria delle donne che hanno interesse a ricorrere. Tuttavia, anche questi ragionamenti (rapidamente abbozzati) non colgono il nodo della questione in quanto la fallacia dell'argomento è di natura politica.
Pubblicato da Sguardi sui Generis a 08:10 0 commenti
La scorsa puntata di Intereferenze, programma in onda tutte le domeniche dalle 16 alle 17 su Radio Blackout, ci siamo occupate di portare nell'etere torinese la voce di tutt* coloro che si trovavano nei diversi presidi che si svolgevano nei pressi delle carceri piemontesi. Qualche giorno prima molti degli arrestati No Tav erano stati trasferiti d'urgenza dalla prigione di Torino verso altre carceri, nel vano tentativo di disperderli e indebolire la determinazione di cui si sono fatti portatori anche dietro le mura della detenzione.
Il giorno dopo ci è arrivata la notizia del trasferimento agli arresti domiciliari di alcun* di quest* compagn*, notizia accolta con gioia e che va a confermare l'infondatezza dell'attacco repressivo inscenato contro il popolo No Tav tutto dall'apparato giudiziario.
Alcun* si trovano però ancora in carcere, a loro rivolgiamo tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà, nella speranza di vederli presto liber*, così come rinnoviamo ai compagn* ora ai domiciliari la nostra vicinanza, consapevoli della parzialità del miglioramento delle loro condizioni.
Qui di seguito, gli estratti audio delle dirette dai presidi, oltre che dal corteo che si stava svolgendo a Genova in solidarietà agli arrestati.
Per tutt* coloro che ancora si trovano in carcere, per quell* che sono costrett* da altre misure restrittive solo a causa del loro impegno a difesa della Val di Susa e del futuro di tutti noi, rinnoviamo in nostro grido: LIBER* TUTT*! LIBER* SUBITO!
Dal presidio ad Alba:
Dal presidio ad Ivrea:
Dal presidio ad Alessandria:
Dal presidio a Saluzzo:
Dal corteo a Genova:
Pubblicato da Sguardi sui Generis a 19:34 0 commenti
Pubblicato da Sguardi sui Generis a 15:23 0 commenti
La dispersione dei compagni NoTav arrestati a seguito delle loro proteste per le disumane condizioni detentive delle Vallette è solo l’ultimo pezzo di un puzzle politico che restituisce il disegno di un accanimento inquietante. La conferma delle misure cautelari da parte del tribunale del riesame, i trasferimenti d’urgenza, le dichiarazioni del sindacato di polizia penitenziaria sull’attività di “propaganda e proselitismo” dei NoTav fra i carcerati lasciano profilare una linea d’azione che è contemporaneamente punitiva e contenitiva. Punitiva nella misura in cui è all’esemplarità della vicenda che è affidato il compito di valere da monito per un intero movimento sociale, contenitiva perché le strategie messe in campo cercano di depotenziare la conflittualità del movimento e dei singoli NoTav isolandoli, frammentandoli, tentando di alienarli da altri soggetti sociali.
È quanto avvenuto alle Vallette dove, a fronte del rifiuto da parte di due NoTav a rientrare in cella in segno di protesta contro la sospensione delle ore d’aria regolamentari e le restrizioni su quelle di socialità, i secondini hanno minacciato di punire tutti i detenuti, nell’infame tentativo di far giocare le rivendicazioni dei compagni contro l’interesse degli altri carcerati. Un tentativo che si è rivelato fallimentare: i detenuti hanno sostenuto i compagni nel continuare la loro protesta fino a quando la polizia penitenziaria non è intervenuta per ripristinare con la forza la propria autorità. Neppure il paternalismo del direttore del carcere Buffa è valso a riassorbire le richieste dei NoTav che hanno ribadito la loro indisponibilità a barattarle con concessioni personali. A loro, alla loro capacità di ricomporre istanze sociali e costruire rivendicazioni comuni anche in una condizione come quella carceraria, talmente connotata dalla disparità di ruoli, poteri, libertà e agibilità degli spazi da essere rappresentazione emblematica delle contraddizioni sociali, va tutta la nostra solidarietà, il nostro orgoglio, il nostro affetto.
Se la detenzione mira a sfiancare, frustrare, inibire le aspirazioni di giustizia sociale di chi custodisce in sé il desiderio di lottare per una possibilità altra, la protesta dei compagni NoTav dimostra come le sbarre di un carcere non possano fermare il movimento, come esso sia vivente e incarnato nelle singole esistenze, ovunque esse siano, sempre capaci di farlo giocare come elemento ricompositivo da una valle all’altra, da una cella all’altra, nelle condizioni della maggiore subalternità e frammentazione. Il tempestivo intervento della procura che ha disposto il trasferimento e la dispersione dei compagni rappresenta la reazione intimorita di una controparte che si vede restituire le proprie armi spuntate. Non è bastato l’arresto a pacificare le istanze del movimento, non basterà la dispersione dei NoTav a renderli inoffensivi, silenziosi, collaborativi.
Pubblicato da Sguardi sui Generis a 22:48 0 commenti
Il 9 febbraio il tribunale del riesame ha confermato gli arresti per quattro dei No Tav arrestati il 26 gennaio scorso; poche ore dopo diversi di loro sono stati trasferiti d'urgenza in altre carceri del Piemonte.
La ragione che ha mosso questa scelta va ricercata nella protesta che alcuni compagni avevano messo in piedi all'interno del carcere delle Vallette per protestare contro le condizioni di vita e le restrizioni inaccettabili a cui dovevano sottostare tutti i giorni.
Una protesta che ha fatto paura, come si legge dalle dichiarazioni del sindacato della polizia penitenziaria, che ha riferito che “Questo gruppo di detenuti No Tav svolge un’intensa campagna di propaganda e di proselitismo all’interno della decima sezione del padiglione C"; una protesta che ha raccolto consensi tra tutti quanti i detenuti e ha dimostrato che chi oggi si trova lì dentro per essersi messo in gioco assieme a tutti e tutte noi nella lotta No Tav, non abbassa la testa nemmeno ora e continua la propria battaglia anche all'interno del carcere.
Se l'intento dei trasferimenti è quello di scoraggiare e dividere i No Tav arrestati, possiamo dire con certezza che non ci sono riusciti perché conosciamo la forza e la determinazione che muove tutti i compagni e le compagne che oggi si trovano in carcere e sappiamo che questa operazione non ha che rafforzato la loro convinzione che siamo dalla parte del giusto!
Nella giornata di domani si terranno presidi sotto tutte le carceri in cui si trovano attualmente i No Tav.
Facciamo sentire la nostra solidarietà e che i
No Tav non sono soli...ovunque!
Il TAR spalanca le porte degli ospedali pubblici ai volontari del movimento per la vita
Nella giornata di ieri, venerdì 10 febbraio, è arrivato il pronunciamento del TAR in merito al secondo ricorso promosso dall'associazione Casa delle Donne riguardante l'ingresso massiccio dei volontari del Movimento Per la Vita all'interno dei consultori e degli ospedali pubblici.
Di seguito alleghiamo la rassegna stampa di oggi, consapevoli del fatto che lo strumento del ricorso ad un tribunale sia solo uno fra i tantissimi strumenti di lotta contro questi individui; non ci intimidiscono né loro, né personaggi come Augusta Montaruli, strenua promotrice di questo pericolosissimo protocollo.
Proseguiremo la nostra lotta con la serenità e la determinazione che ci contraddistingue, perché i volontari del MPV non trovino nessuno spazio all'interno di consultori ed ospedali!
- Torino Cronaca
Pubblicato da Sguardi sui Generis a 15:24 0 commenti
Negli scorsi giorni abbiamo ricevuto diverse notizie preoccupanti a proposito delle condizioni di Gabriela, compagna No TAV, reclusa dentro al carcere delle Vallette.
Pubblichiamo di seguito un aggiornamento
e invitiamo tutt* a scriverle telegrammi e lettere per farle sentire tutta la nostra solidarietà!
Del resto siamo No TAV, fermarci è impossibile!
casa circondariale Lorusso e Cotugno via Pianezza 300
Pubblicato da Sguardi sui Generis a 01:09 0 commenti

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