Source: https://comune-info.net/sotto-sgombero-il-municipio-dei-beni-comuni-di-pisa/
Timestamp: 2019-05-21 07:10:15+00:00

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Pisa contro lo sgombero - Comune-info
Pisa contro lo sgombero
Venerdì 1 febbraio: speciale Radio Roarr contro lo sgombero del Municipio dei beni comuni. Ore 15, segui la diretta streaming su Comune-info: [audio:http://95.142.163.156:8000/radioroarr.mp3]
E’ arrivato. Certo come il mal di testa dopo una serata in compagnia di amici. La J-Colors, l’impresa multinazionale che ha sgomberato e lasciato impolverato uno spazio di migliaia di metri quadrati a Pisa per andare alla ricerca di nuove opportunità di business in giro per l’Italia e per il mondo, ha pensato bene di chiedere lo sgombero di chi quel posto ha occupato riportandolo a nuova vita. Il 30 gennaio è arrivata la notizia che il 23 gennaio, pochi giorni prima della splendida tre giorni che ha ravvivato Pisa e non solo, il management ha depositato ai carabinieri la richiesta di sequestro dell’immobile con annesso sgombero. La questione del legame tra esperienze di «altra economia», liberazione di spazi sociali e pratiche di conflitto si fa sempre più pressante, soprattutto dopo gli ultimi avvenimenti di Roma con lo sgombero di Scup o delle minacce di uso della forza pubblica contro altre esperienze di autogestione in giro per l’Italia. Il 1 febbraio è prevista una conferenza stampa alle 12.30 per cominciare a denunciare il rischio che l’esperienze del Municipio dei Beni Comuni, da atto collettivo e partecipato diventi mero problema di ordine pubblico. Ma soprattutto è stata organizzata una diretta da Radio Roarr per le 15 sempre di domani (www.radioroarr.org) dove si cercherà di fare il punto della situazione con relativi aggiornamenti. Il tutto in attesa dell’assemblea di martedì 5 febbraio prossimo alle 21, dove tutti assieme si deciderà il da farsi. Tra le ipotesi una grande manifestazione per metà febbraio. Perchè, come dice il Municipio dei Beni Comuni”per tutte e tutti noi crediamo che il Colorificio sia veramente un bene comune, che dovremo saper difendere collettivamente facendone una battaglia nazionale, non asseragliandoci al suo interno, ma moltiplicando le attività che vi si svolgono. Per vincere questa partita che è tutta da giocare serve l’aiuto di tutti”. Sta a noi, adesso, calare le carte giuste. L’occupazione è legittima. Lo dicono i giuristi
“E’ inammissibile e potenzialmente produttivo di conseguenze politiche e giuridiche, che il Comune di Pisa consenta lo sgombero del Municipio dei Beni Comuni dal Colorificio Liberato”. Con un appello inviato a Sindaco, questore e prefetto, dieci giuristi del calibro di Salvatore Settis, Stefano Rodotà, Alberto Lucarelli calano una carta sostanziale nella partita che vede la JColors contrapporsi al Municipio dei Beni Comuni di Pisa. “Difendere il Municipio dei Beni Comuni” secondo chi anima lo spazio dell’ex-Colorificio Liberato è “oggi una battaglia per la democrazia a Pisa e non solo”. E l’appello dei giuristi, in attesa delle decisioni dell’assemblea di marted’ prossimo e della manifestazione del 16 febbraio, dimostrano che difendere Pisa vuol dire difendere tutti.
“Da oltre cinque anni un’area di 14.000 mq dove per quasi un secolo centinaia di lavoratori hanno prestato la loro manodopera è stata lasciata in stato di abbandono e degrado a poca distanza dal Campo dei Miracoli di Pisa. La multinazionale J Colors non ha più alcun interesse in termini produttivi, come dimostra il fatto che dal 2010 questo immobile non è più a bilancio e dall’Aprile 2012 l’azienda ha comunicato ufficialmente la cessazione dell’unità operativa, sospesa già negli anni passati con il licenziamento degli ultimi operai da Gennaio 2009. La JColors all’oggi non solo non ha nessun interesse nella ripresa dell’attività produttiva dello stabile, ma già dal 1998 ha cercato più volte di vendere l’area senza riuscirvi. A dimostrazione ulteriore di questo obiettivo risultano le numerose richieste al Comune di Pisa da parte della multinazionale JColors per ottenere una variante urbanistica che mutasse la destinazione d’uso dell’area da produzione di beni e servizi a residenziale. L’interesse meramente speculativo è confermato inoltre dal breve tempo intercorso tra l’acquisizione dell’area e del marchio da un secolo pisano del “Colorificio Toscano”, e la prima richiesta di variazione d’uso e collaterali trattative di vendita che è stato di soli venti giorni. La storia dell’area degli ultimi 15 anni e la più recente cessazione dell’attività produttiva indicano senza ombra di dubbio come la proprietà non abbia alcuna progettualità o urgente necessità di utilizzo dell’area. Le uniche operazioni che la J Colors ha effettuato sono state alcuni trasferimenti di macchinari dalla sede pisana a quella di Verbania, operazioni che il Municipio dei Beni Comuni che dal 20 Ottobre svolge le proprie attività all’interno dell’ex-colorificio, ha sempre permesso in clima di totale collaborazione, assistendo con i propri occhi all’ulteriore abbandono da parte della proprietà dello stabile pisano. Alla luce del colpevole abbandono, una vera derelictio delle utilità produttive tipiche della stessa, al Municipio dei Beni Comuni è apparso legittimo e sostenuto da più di un titolo costituzionale, sia di quelli sottocitati ma anche Art.1, Art. 2, Art. 3, Art. 4, Art. 9, Art. 11, Art. 18, Art.21, riaprire l’area della fabbrica e renderla accessibile alla città iniziando al suo interno numerose attività rispondenti a necessità e bisogni più volte emersi dal territorio e dalla popolazione presente, sia residente che studentesca, come la Ciclofficina, la palestra popolare e la parete d’arrampicata, attività sociali e culturali sia di tipo musicale, come i vari festival hip hop, hardcore o reggae, che hanno dato risalto alla scena musicale pisana indipendente, o teatrale, come anche iniziative di approfondimento e discussione. L’ex-colorificio inoltre è stato protagonista di importanti giornate dedicate all’arte, in cui le mura lasciate al degrado e all’usura del tempo hanno ripreso vita attraverso importanti murales di giovani artisti locali, ma anche attraverso l’arte principiante di giovani artisti di quartieri pisani disagiati, fino a fare diventare l’ex-colorificio una vera e propria “opera d’arte”. Ma la Progettualità che al suo interno si è delineata negli ultimi tre mesi è molto più varia, infatti è riuscita a dare risposte in termini di spazio a molte altre associazioni e a progetti di singoli cittadini e cittadine che fino ad oggi venivano ignorati. Attualmente la progettualità è ancora un work in progress che continuamente cresce e si arricchisce e che alleghiamo alla presente, a dimostrazione della necessità reale e urgente d’uso di questi locali da parte delle associazioni e dei collettivi. La progettualità elaborata tiene conto di criteri fondamentali per lo sviluppo urbano e paesaggistico dell’area di viale delle Cascine, che infatti si inserisce nella attuale destinazione d’uso produttivo dell’area (corsi di formazione artigianale per giovani e messa in circolazione di saperi relativi ai vecchi mestieri), tutelando l’impiego dei lavoratori che operano nelle industrie presenti, ma anche rispetto alla sua vicinanza all’obiettivo turistico di Piazza dei Miracoli e l’area del Parco di San Rossore, cerca di inserire iniziative di intrattenimento e di accoglienza. In ultimo ricordiamo l’importante avvenimento socio-culturale e politico di rilievo locale e nazionale che l’ex-colorificio ha ospitato nelle giornate del 25-26-27 Gennaio “United Colors of Commons”, iniziativa che ha visto la partecipazione di centinaia di persone non solo pisane ma da tutta Italia, e che ha visto nella giornata di sabato la ripresa dell’ importante dibattito giuridico sulla funzione sociale della proprietà privata di cui all’ Art. 42 Costituzione, sviluppatosi in precedenza in sede di redazione del Codice Civile e di Assemblea Costituente del ’48, e poi spentosi dalla fine degli anni settanta. Un dibattito riapertosi al Colorificio, con la partecipazione di cattedratici di varie università (Palermo, Torino, Perugia) e che verrà ampliato e ospitato, con la partecipazione attiva di Stefano Rodotà, su un prossimo numero della Rivista Critica di Diritto Privato da lui diretta. La liberazione dell’ex-colorificio rappresenta senz’ altro un’azione di natura politica, non finalizzata al conseguimento di un profitto personale o di un interesse di natura patrimoniale (cfr. Trib. Roma, VII sez., 8 febbraio 2012);l’ex area industriale risulta da molti anni inutilizzata, con la conseguenza che ampi spazi di suolo destinabili alla collettività per scopi diversi risultano completamente abbandonati e degradati a causa del comportamento assenteista della proprietà. I dimostranti hanno così recuperato l’immobile vacante attraverso pratiche di occupazione e di restituzione all’accessibilità pubblica e non certo di spoglio (inteso come privazione violenta o clandestina dell’altrui materiale possesso contrastabile ex 1168 Cod. Civ.), collocando consapevolmente la propria azione nel solco costituzionale dell’articolo 42 Cost. Questa norma, insieme a disposizioni come gli Art. 2, 3, 9 e 43 Carta fondamentale, tutela la personalità umana ed il suo svolgimento nell’ambito concreto delle pratiche politiche collettive qui poste in essere per il soddisfacimento di bisogni costituzionalmente garantiti. Il raggiungimento di questo scopo sociale passa attraverso la fruizione diretta di beni e servizi che sono appunto funzionali a perseguire e soddisfare interesse collettivi costituzionalmente rilevanti inclusi il lavoro (Art. 35), l’arte e la scienza (Art.33), e anche la salute (Art. 32). La derelizione di utilità funzionalmente sociali qualifica la situazione attuale dell’ex-colorificio. Questo immobile invece di essere ufficialmente espropriato o confiscato per valorizzarlo, adempiendo un obbligo costituzionale della “Repubblica” in tutte le sue articolazioni istituzionali di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’ uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (Art. 3 Cost.) in un periodo in cui il bisogno di spazi pubblici è sempre più forte, è di fatto lasciato al progressivo degrado, in un quadro di sostanziale connivenza pubblica con il potere privato. L’abbandono dell’immobile e la sua sottrazione alla cittadinanza realizza una logica abusiva di esclusione, che contrasta altresì con le istanze di solidarietà sociale e del diritto all’ accesso alla proprietà di cui allo stesso Art. 42. In questo contesto, se ciò che più conta è la funzione che tale bene può rivestire e gli interessi con cui esso è collegato, indipendentemente dalla titolarità pubblica o privata dello stesso, l’ex-colorificio rappresenta un bene comune, che la collettività può anzi deve valorizzare nell’ esercizio della cittadinanza attiva. Tale categoria giuridica trova un riconoscimento anche in giurisprudenza (cfr. SS.UU. sent. n. 3665/2011), dopo essere stata descritta in dottrina e aver trovato un pratico riscontro nella campagna referendaria “acqua bene comune” e nelle esperienze di occupazione del Cinema Palazzo e del Teatro Valle di Roma, del Teatro Marinoni di Venezia, Del Teatro Coppola di Catania, del Teatro Garibaldi di Palermo, al Pinelli di Messina al Teatro Rossi nella stessa Pisa, tutti luoghi riconosciuti come essenziali beni comuni, e recuperati per motivi morali e sociali alla fruizione collettiva. Si noti che tutte le suddette dimostrazioni di cittadinanza attiva sono state accettate da istituzioni del più diverso colore politico. Poiché la natura pubblica o privata del titolo formale ai beni comuni è da considerarsi teoreticamente irrilevante rispetto alla loro funzione costituzionalmente garantita (Vedi anche Commissione Ministero Giustizia Principi e Criteri Direttivi per la novellazione del Codice Civile, 14 giugno 2007) di fruizione collettiva e sociale (42 Cost.), l’ esercizio civilistico dello ius excludendi sull’ex-colorificio, a fronte di lunghi anni di abbandono, è da considerarsi emulativo ex art. 833 Codice Civile e dunque abusivo. Esso può essere in ogni caso unicamente esercitato nei limiti e nelle forme della tutela petitoria (Art. 948) in quanto sola procedura idonea a un approfondimento giurisdizionale delle questioni, anche costituzionali, inerenti il titolo. È evidente che il Municipio dei Beni Comuni è nato al fine di salvaguardare un bene altrimenti abbandonato, con lo scopo di conservarlo e, soprattutto, di valorizzarlo nell’ interesse di tutta la cittadinanza e che un interesse privato gravemente sospetto di essere abusivo emulativo e contrario a diritti fondamentali della persona non può certo servirsi delle forza pubblica per rientrare in un possesso inesistente in quanto non esercitato. Per questo noi giuristi e docenti universitari esperti in materia proprietaria e costituzionale riteniamo del tutto inammissibile e potenzialmente produttivo di conseguenze politiche e giuridiche, che il Comune di Pisa invece di valorizzare e incoraggiare questa importante esperienza di uso generativo della proprietà privata, consenta lo sgombero del Municipio dei Beni Comuni dal Colorificio Liberato. Non ci par dubbio che debba ritenersi costituzionalmente prevalente l’azione di valorizzazione dell’immobile rispetto allo stato di abbandono e di degrado cui esso stesso è sottoposto, di per sé idoneo a configurare un’ipotesi di abuso del diritto di proprietà. Nel ricordare al Prefetto e al Questore che solamente in modo gravemente lesivo delle proprie prerogative legali e costituzionali potrebbero procedere al di fuori dei limiti di legge e del controllo preventivo giurisdizionale ordinario, ci dichiariamo disponibili a collaborare nella ricerca di una soluzione giuridica che consenta la piena valorizzazione sociale e l’ accesso al bene comune contemperando le ragioni della produzione e generazione di beni comuni con quelle della proprietà. Primi firmatari: Prof. Avv. Ugo Mattei, Ordinario di Diritto Civile Università di Torino Prof. Avv. Luca Nivarra, Ordinario di Diritto Civile Università di Palermo Prof. Avv. Maria Rosaria Marella, Ordinario di Diritto Privato Università di Perugia Prof. Stefano Rodotà, Professore Emerito Diritto Civile Prof. Salvatore Settis, Accademico dei Lincei Prof. Alberto Lucarelli, Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico Università di Napoli Federico II Prof. Umberto Breccia, Ordinario di Diritto Privato Università di Pisa Prof. Elisabetta Grande, Ordinario di Diritto Comparato Università Piemonte Orientale Prof. Giovanni Marini, Ordinario di Diritto Comparato Università di Perugia Prof. Federica Giardini, ricercatrice Filosofia Politica Università Roma III
Ricominciare a colorare
United colors of commons ha messo insieme a Pisa persone e idee per immaginare una città diversa, relazioni sociali differenti, progetti che mettono al centro i bisogni delle persone. Non sappiamo cosa faranno quelli dell’ex colorificio occupato, sappiamo però che sono in cammino Una nuova idea di società
Pubblichiamo il documento/messaggio diffuso dai promotori di United colors of commons a Pisa. Una tre giorni importante per l’alta partecipazione (non solo pisani), per i temi e modi di discussione, e perché segna l’avvio di un percorso complesso, in grado di coinvolgere molte persone e organizzazioni sociali. Un percorso tutto da seguire. Comune-info ci sarà
Il dossier speciale dedicato a United colors of common
Scup (Sport e cultura popolare) è stato sgomberato venerdì mattina. Poi, grazie a una grande protesta, è stato occupato uno stabile in via Monza. Scup è palestra, biblioteca, scuola-popolare, spazio-bimbi, osteria, radio e mercato EcoSolPop, promosso con Reset. Scup è ribellione La resistenza e il mondo nuovo dei territori(Raúl Zibechi)
I movimenti che nascono nei territori, nelle campagne come nelle periferie urbane, hanno aperto profonde crepe nel sistema che legittima la dominazione. Un articolo dello scrittore e giornalista Raúl Zibechi

References: Art.1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 4
 Art. 9
 Art. 11
 Art. 18
 Art.21
 Art. 42
 Art. 2
 Art. 42
 art. 833
e contrario