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divorzio Archivi | Pagina 2 di 4 | Avvocatoblog
31/03/2012 da Simone Falusi Lascia un commento
Il rifiuto di avere rapporti sessuali con il coniuge è causa di addebito della separazione?
In 25 anni di matrimonio, mia moglie si e’ ”concessa” raramente fino ai giorni nostri in cui abbiamo rapporti intimi 2 o 3 volte l’anno, senza un motivo.
Posso chiedere la separazione con addebito?
Risposta: il persistente rifiuto di intrattenere rapporti affettivi e sessuali con il coniuge, provocando oggettivamente frustrazione e disagio e, non di rado, irreversibili danni sul piano dell’equilibrio psicofisico, costituisce gravissima offesa alla dignità e alla personalità del partner.
Questo rifiuto quindi configura e integra violazione dell’inderogabile dovere di assistenza morale sancito dall’art. 143 c.c., che ricomprende tutti gli aspetti di sostegno nei quali si estrinseca il concetto di comunione coniugale.
Il volontario comportamento di non intrattenere rapporti sessuali con il coniuge sfugge, pertanto, ad ogni giudizio di comparazione, non potendo in alcun modo essere giustificato come reazione o ritorsione nei confronti del partner e legittima pienamente l’addebitamento della separazione, in quanto rende impossibile al coniuge il soddisfacimento delle proprie esigenze affettive e sessuali e impedisce l’esplicarsi della comunione di vita nel suo profondo significato.
In questo senso si è espressa la Corte di Cassazione.
L’addebito, tuttavia, presuppone che la mancanza dei rapporti sessuali sia stata la causa della separazione e non una conseguenza di una preesistente crisi coniugale.
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06/06/2011 da Simone Falusi Lascia un commento
Divorzio: ancora sul riconoscimento della sentenza di divorzio emessa all’estero
Sono Italiano mi sono sposato a Roma 1988 con una donna Inglese, quattro anni fa ci siamo divorziati di comune consenso in Inghilterra perche vivevamo li, Io non ho mai registrato il divorzio a Roma Vorrei sapere come procedere per la registrazione a Roma.
Risposta: il tema è stato affrontato in precedenti post (usa la funzione ricerca per trovare gli articoli sul tema in questo blog). La strada più sicura (per evitare eventuali ‘contestazioni’ con l’ufficio dello stato civile del comune in cui deve essere iscritta la sentenza straniera) è quella di passare attraverso il consolato italiano del paese in cui è stata pronunciata la sentenza: per quanto riguarda l’Inghilterra, segnalo questo link al sito del consolato italiano, contenente le informazioni che Lei cerca.
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29/03/2010 da Simone Falusi Lascia un commento
Modifica delle condizioni di divorzio e necessaria assistenza del difensore
Sono stato citato in giudizio per la modifica delle condizioni divorzili stabilite con sentenza nel 2004.
Posso presentarmi da solo o devo necessariamente costituirmi con un avvocato difensore? In caso possa presentarmi da solo, devo presentare una memoria difensiva?
Risposta: l’articolo 9 della legge sul divorzio prevede che dopo la pronuncia del divorzio le relative condizioni possano essere modificate dal Tribunale, qualora sopraggiungano “giustificati motivi”. Poiché il procedimento è stato instaurato solo da un coniuge e, quindi, si è instaurato un contenzioso nei confronti dell’altro, è necessaria l’assistenza di un avvocato.
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23/02/2010 da Simone Falusi Lascia un commento
Buongiorno, ho 33 anni sono sposata da circa 8 anni e ho una figlia di 20 mesi, non andando d’accordo con mio marito (con il quale ho la divisione dei beni e la casa è per il 70% suo e per il 30% mia) capita molto spesso di litigare, molto spesso vorrei andare via da casa o che lui se ne andasse (naturalmente lui non va via neanche costretto) e che la bambina rimanesse con me vorrei sapere come mi devo comportare in questi casi? la bimba la posso portare via con me? cosa dice la legge in merito?
Risposta: l’abbandono della casa familiare, integrando una violazione di un obbligo matrimoniale, potrebbe essere causa di addebito della separazione, a meno che non sia giustificato.
L’abbandono della casa familiare, ad esempio, non concreta una causa di addebitabilita’ della separazione quando sia determinato dall’intollerabilità’ della prosecuzione della convivenza gia’ palesatasi in epoca antecedente (Cass., sezione 1, 20 Gennaio 2006, n. 1202; Cass., sez. 1, 10 Giugno 2005, n. 12373; Cass., sez. 1, 11 Agosto 2000, n. 10682). Quindi, occorre valutare caso per caso se sia giustificabile un abbandono del tetto coniugale prima della separazione.
Quello che posso consigliarTi, se la convivenza con Tuo marito è diventata intollerabile, è di chiedere la separazione, che può essere consensuale o giudiziale.
La separazione consensuale può essere chiesta quando i coniugi riescono a trovare un accordo su tutte le condizioni della loro separazione (rapporti patrimoniali ed affidamento figli): in tale caso i coniugi possono presentare domanda congiunta al Tribunale competente.
Dopo il deposito del ricorso viene fissata un’udienza (dinnanzi al Presidente del Tribunale) in cui i coniugi devono comparire personalmente; successivamente a tale udienza, se gli accordi dei coniugi sono ritenuti non pregiudizievoli per la prole, il Tribunale omologa la separazione.
L’iter di questo procedimento è più veloce e si conclude solitamente nel giro di 3/4 mesi dal deposito del ricorso.
Qualora i coniugi non raggiungano un accordo sulle condizioni della separazione, ciascuno dei coniugi può chiedere (con l’assistenza di un avvocato) la separazione giudiziale con ricorso depositato in Tribunale e notificato all’altro coniuge.
Anche in questo caso la prima udienza del giudizio prevede la comparizione personale dei coniugi davanti al Presidente del Tribunale, il quale può adottare i porvvedimenti necessari ed urgenti a tutela del coniuge debole e della prole. Successivamente, il procedimento si svolge come una causa ordinaria che si conclude con una sentenza.
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16/02/2010 da Simone Falusi Lascia un commento
Separazione e Divorzio: modifica dell’assegno di mantenimento
Sono separato da due anni con un accordo economico molto oneroso. La mia ex non vuole trovare un lavoro adducendo l’esigenza di accudire i figli (13 e 18 anni); all’atto del divorzio posso chiedere di rivedere l’importo stabilito in fase di separazione? Premetto che lei mi ha già detto che non firmerà il divorzio.
Risposta: le condizioni della separazione contenute nell’accorso omologato da Tribunale sono sottoposte alle clausola rebus sic stantibus, il che significa che i coniugi possono chiederne la revoca o la modifica se si verifica un cambiamento della situazione di fatto preesistente.
Anche l’ammontare dell’assegno di mantenimento, quindi, può essere modificato dal giudice il quale, però, deve accertare che l’equilibrio economico risultante al momento della pronuncia della separazione risulta alterato dal sopraggiungere di circostanze e fatti che le parti non ebbero la possibilità di prevedere e non previdero in sede di separazione.
Quindi, in presenza di giustificati motivi, la modifica delle condizioni di separazione può essere chieste dai coniugi anche prima della pronuncia di divorzio.
Con la pronuncia di divorzio potrà, quindi, essere assegnato al coniuge debole un assegno divorzile, che non è la continuazione dell’assegno di mantenimento riconosciuto in sede di separazione.
Si deve ricordare,infatti, che l’ assegno divorzile, pur presupponendo, sulla falsariga dell’assegno di mantenimento, la mancanza di mezzi idonei al raggiungimento di un tenore di vita uguale o analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, presenta profili diversi dall’assegno di mantenimento.
Queste differenze derivano dal fatto che mentre con la separazione il vincolo coniugale permane, con il divorzio si estingue.
Quindi con la pronuncia di divorzio si estingue il diritto all’assegno di mantenimento riconosciuto in sede di separazione.
Da ciò discende anche che l’assegno di mantenimento non vincola in sede di determinazione dell’assegno divorzile, quantunque, di fatto, in mancanza di apprezzabili sopravvenienze, l’assegno di divorzio viene spesso ragguagliato all’assegno di mantenimento.
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25/01/2010 da Simone Falusi Lascia un commento
Divorzio congiunto: è possibile delegare un terzo?
Attualmente vivo in Thailandia, vorrei sapere se in un divorzio consensuale devo necessariamente presenziare all’udienza in tribunale? per me sarebbe un costo eccessivo , viaggio,soggiorno ecc.
Risposta: se, per un evento di straordinaria rilevanza quale è il matrimonio, il legislatore ha reputato possibile la sua celebrazione in assenza di uno dei coniugi, sostituito da un “rappresentate”, portatore della volontà dell’assente (vedi art.111 c.c.), così un siffatto meccanismo potrebbe essere riprodotto per l’atto che scioglie il vincolo coniugale, avuto riguardo al fatto che nel contesto di un procedimento giudiziario il fattore prevalente è la volontà dei coniugi. Si tratta del c.d. divorzio per procura.
Questa soluzione sarebbe dettata dalla logica e dal buon senso, tuttavia molti tribunali ritengono che la presenza dei coniugi davanti al giudice sia necessaria sul presupposto che la comparizione personale è condizione essenziale perché per l’esperimento del tentativo di conciliazione e, soprattutto, per prendere atto delle effettiva volontà delle parti.
D’altra parte si deve ricordare che la stessa legge sul divorzio (legge 898/70 e succ. mod.) all’art. 4 comma 7° prevede che “I coniugi devono comparire davanti al presidente del tribunale personalmente, salvo gravi e comprovati motivi, e con l’assistenza di un difensore”.
Pertanto, è ammissibile che la parte impedita a comparire all’udienza presidenziale per “gravi e comprovati motivi”, posso farsi rappresentare da un terzo all’udienza.
A noi è capitato che, per problemi di salute non temporanei uno dei coniugi non potesse essere presente all’udienza: in questi casi il coniuge impedito è stato rappresentato in udienza da un parente al quale era stata rilasciata una procura speciale con atto notarile.
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01/07/2009 da Simone Falusi Lascia un commento
Il divorzio non è “automatico”
Buongiorno Avvocato, parlando con la mia ex moglie “sono separato da quasi 3 anni” mi ha detto che è uscita una legge da pochissimo tempo nella quale dopo i 3 anni di separazione avviene automaticamente il divorzio, vorrei sapere se è vero oppure no.
Risposta: direi proprio di no. Nessuna modifica è stata apportata all’art. 3 (comma II) della legge 898/70 (c.d. sul divorzio) secondo cui il divorzio può essere chiesto quando “è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale (…) In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno tre anni a far tempo dalla avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale”.
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