Source: http://docplayer.it/2003371-Organizzazione-gestione-e-controllo-alla-luce-del-d-lgs-8-giugno-2001-n-231-bergamo-17-maggio-2012-roberto-galdino-diego-piselli.html
Timestamp: 2017-02-26 19:49:49+00:00

Document:
Organizzazione, gestione e controllo alla luce del D. Lgs. 8 giugno 2001, n Bergamo, 17 maggio Roberto Galdino Diego Piselli - PDF
Organizzazione, gestione e controllo alla luce del D. Lgs. 8 giugno 2001, n Bergamo, 17 maggio Roberto Galdino Diego Piselli
Download "Organizzazione, gestione e controllo alla luce del D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231. Bergamo, 17 maggio 2012. Roberto Galdino Diego Piselli"
Giada Niccolina Gatto
1 1 Organizzazione, gestione e controllo alla luce del D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 Bergamo, 17 maggio Roberto Galdino Diego Piselli2 2 ARGOMENTI DELL INCONTRO Presentazione della disciplina del D.Lgs. 231/2001. Cenni ad altre ipotesi di responsabilità degli enti. La disciplina del modello organizzativo nel D. Lgs. 231/2001 e quella di altri modelli organizzativi e di compliance. Il Modello organizzativo e la responsabilità degli amministratori. Il contenuto del Modello di organizzazione, gestione e controllo parte generale. Il processo di analisi per la mappatura del rischio di integrazione di condotte illecite e o comportamenti non conformi ai sensi del D.lgs. 8 giugno 2001, n Finalizzazione della mappatura dei rischi alla redazione della parte speciale del Modello di organizzazione, gestione e controllo ed all adozione delle azioni correttive e preventive necessarie a colmare i gap e o rischi riscontrati. Esemplificazione. La stesura dei protocolli di buon comportamento (controlli preventivi) secondo le linee guida di Confindustria. Composizione, ruolo, compiti, poteri e responsabilità dell organismo di vigilanza. Prime verifiche e indicazioni della giurisprudenza. Conclusioni. I vantaggi dell adozione di un modello di organizzazione e controllo.3 3 PRINCIPALI RIFERIMENTI NORMATIVI E DI PRASSI SULLA MATERIA DELLA RESPONSABILITÀ EX D.LGS. 231/2001 Legge 29 settembre 2000, n. 300 di recepimento di diversi atti internazionali (convenzioni OCSE contro corruzione, ecc.); D. lgs. 231/2001 «Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalita' giuridica»; Relazione Ministeriale al decreto; D. Lgs. 81/08 Testo Unico Sicurezza (art. 30); Circolare Gdf 19 marzo 2012 n ; Circolare CNDEC n. 26 del 10 novembre 2011; Linee guida Confindustria per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex D.Lgs. n. 231/2001; Riferimento programmatico di grande importanza: articolo 5ter legge 24 marzo 2012 n. 27 (rating di legalità).4 4 LA RESPONSABILITÀ PENALE-AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI: SINTESI La responsabilità penale-amministrativa di cui al decreto 231 comporta l applicazione di sanzioni pecuniarie o interdittive quando vengano commessi dei reati nell ambito dell organizzazione di: enti forniti di personalità giuridica, società fornite di personalità giuridica e associazioni anche prive di personalità giuridica, imprese individuali (Cass. 15 dicembre 2010, n ), capogruppo in riferimento alle società controllate (Trib. Milano 20 settembre 2004) e forse - studi professionali (Cass. Pen. n del 7 febbraio 2012 relativa a laboratorio odontotecnico in forma di snc). Questa responsabilità non si estende a: Stato, Enti pubblici territoriali ed Enti con funzioni di rilievo costituzionale (partiti, sindacati, ecc.). Questa responsabilità sorge per reati commessi nell interesse o a vantaggio dell ente (è esclusa qualora l autore abbia commesso il reato per esclusivo vantaggio proprio o di terzi).5 5 I reati presupposto devono essere commessi da: Art. 5 Lettera A - soggetti che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione dell Ente stesso o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale o che ne esercitano, anche di fatto, la gestione ed il controllo; Art. 5 Lettera B - persone sottoposte alla direzione o vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera A. La responsabilità è esclusa in caso di adozione da parte degli Enti di modelli organizzativi (MOG) idonei a prevenire il compimento dei reati.6 6 IL MODELLO ORGANIZZATIVO E LA PREVENZIONE DELLA RESPONSABILITÀ Il D.lgs. 231/2001 offre la possibilità agli enti di essere esonerati dalla responsabilità qualora i medesimi: si dotino ed attuino specifici modelli organizzativi e di gestione, idonei alla prevenzione di reati della medesima specie di quello commesso, di modo che un eventuale reato possa essere commesso solo aggirando fraudolentemente i predetti il MOG; si dotino di un organismo di vigilanza ad hoc, dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo, che abbia effettivamente esercitato le sue funzioni ed i suoi compiti durante il momento di commissione del reato.7 7 ELEMENTI PRINCIPALI DI UN «SISTEMA 231» D IMPRESA. Istituzione di presidi organizzativi, procedure e protocolli idonei a prevenire reati. Istituzione di un organismo di vigilanza, autonomo e dotato di poteri di iniziativa, incaricato di vigilare sull attuazione e sull aggiornamento del modello organizzativo adottato. Introduzione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare l inosservanza delle misure prescritte modello organizzativo adottato. Previsione di obblighi di informazione nei confronti dell organismo di vigilanza. Adozione di un piano di informazione e formazione del personale sulle procedura previste dal modello organizzativo adottato.8 8 LA NOVITÀ PRINCIPALE DEL D. LGS. 231 Prima del D.Lgs. 231/2001: Gli enti non erano responsabili dei reati commessi da soggetti appartenenti alla loro organizzazione. (art. 27 Cost.). Esistevano solo alcuni casi di responsabilità civile: artt. 196 (Obbligazione civile per le multe e le ammende inflitte a persona dipendente) e 197 c.p. (Obbligazione civile delle persone giuridiche per il pagamento delle multe e delle ammende), articolo 2049 c.c. (responsabilità civile per fatto del preposto). La responsabilità civile non aveva valenza sanzionatoria ed era totalmente collegata alle vicende della responsabilità del collaboratore dell ente oggetto di sanzione penale. Dopo il D. Lgs. 231/2001: Le società e gli enti previsti dal decreto sono soggetti a responsabilità penale amministrativa (così definita da Cass. Pen /09) per i reati «d impresa» commessi a loro vantaggio o nel loro interesse da: persone che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione dell ente o da chi esercita, anche di fatto, funzioni di direzione e controllo; persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui al punto precedente. La responsabilità delle società e degli enti è indipendente da quella dei loro collaboratori.9 9 ALTRE NOVITA DEL DECRETO Prima del decreto non esistevano se non per i settori sottoposti a vigilanza prudenziale - strumenti normativi finalizzati a stimolare la compliance normativa di società ed enti. Dopo il decreto e anche per effetto degli sviluppi successivi società ed enti vengono stimolati ad organizzarsi in modo da assicurare la compliance normativa attraverso: esenzione da responsabilità penale-amministrativa e da altre responsabilità (in materia antinfortunistica, ambientale ); vantaggi ed esclusive nei rapporti contrattuali con la Pubblica Amministrazione.10 10 I FONDAMENTI DELLA DISCIPLINA DEL DECRETO 231 Il presupposto della responsabilità penale amministrativa degli enti è la c.d. «colpa di organizzazione»: vengono sanzionati i soggetti che non hanno saputo scongiurare, attraverso opportuna struttura organizzativa, la commissione di determinati reati collegati allo scopo dell ente. La responsabilità sorge sia per mancata o insufficiente dotazione ed attuazione di modelli organizzativi e gestionali efficienti, sia per difetto di controllo sul corretto operato di chi opera, a diverso titolo, nell interesse dell ente. Il decreto impone quindi l adozione di uno specifico e dettagliato compliance program.11 11 IL CONTESTO NORMATIVO DEL DECRETO Contesto di riforma del diritto dell economia nel senso: della valorizzazione sia pure frammentaria - della responsabilità degli enti (2497 c.c. in materia di gruppi, artt. 30 e 123 Codice processo amministrativo d. lgs. 104/2010); della promozione della creazione di modelli organizzativi e di controllo efficienti e orientati alla compliance (nuovi artt. 2381, 2403 c.c.); della promozione di una cultura della prevenzione del rischio: rischio di incidenti sul lavoro (TUSL 81/08); rischio ambientale, rischio relativo alla riservatezza (Codice privacy 169/2003) e rischio- reato (d. lgs. 231/2001 e successive integrazioni); della progressiva imposizione (a partire dai settori soggetti a vigilanza prudenziale) dell obbligo di adozione di compliance program d impresa.12 12 IL CONTESTO «SOCIALE» DEL DECRETO Il decreto si è inserito nel contesto: del movimento di autoriforma del mondo delle imprese, delle associazioni, delle professioni e della Pubblica Amministrazione nella direzione della redazione e dell attuazione di Codici Etici e protocolli di buon comportamento e corretta organizzazione; dell affermazione del concetto e dei protocolli di qualità dei prodotti e dei servizi; della progressiva diffusione nell opinione pubblica di una cultura della legalità e del rispetto delle regole e della sempre maggiore attenzione dei consumatori e degli utenti alle implicazioni etiche delle scelte di consumo.13 13 RESPONSABILITÀ PENALE AMMINISTRATIVA EX DECRETO 231 E RESPONSABILITÀ PER ABUSO DI DIREZIONE E COORDINAMENTO. CENNI. La responsabilità penale-amministrativa ex decreto 231 è la prima responsabilità amministrativa generale di un ente conosciuta in Italia per colpa organizzativa. Ad essa si affiancano responsabilità amministrative nei settori oggetto di vigilanza e la responsabilità amministrativa della P.A. nel solo settore degli appalti. La filosofia di fondo del decreto 231 è riflessa anche nella nuova disciplina della responsabilità civile per abuso di direzione e controllo di società (2497ss. c.c.), con le seguenti precisazioni: anche quella prevista dall articolo 2497 cod. civ. è una responsabilità generalissima e ex ante indeterminata; anche per la responsabilità da direzione e coordinamento e prevista l esenzione dello stato (ex art. 19, comma 6, del D.L. 1 luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni, nella L. 3 agosto 2009, n. 102); la legge non prevede esplicitamente che la responsabilità per abuso di direzione e controllo possa essere esclusa dall adozione di particolari modelli organizzativi; questa responsabilità può però essere esclusa quando si dimostrino vantaggi derivanti dal gruppo: questo implica che venga organizzata e sia documentabile ai terzi l esistenza di una struttura organizzativa tale da compensare svantaggi e vantaggi della soggezione a direzione e coordinamento.14 14 IL MODELLO ORGANIZZATIVO PREVISTO DAL DECRETO 231 E GLI ALTRI MODELLI ORGANIZZATIVI E COMPLIANCE PROGRAM. LA DISCIPLINA DEL CODICE CIVILE. Il modello organizzativo previsto dal decreto 231 è un sistema di procedure orientato alla prevenzione dei reati all interno dell organizzazione d impresa che ha come effetto secondario il miglioramento dell efficienza e del rendimento dell impresa. Il codice civile prevede (artt e 2403) un «adeguato» assetto organizzativo, amministrativo e contabile, la cui adozione è obbligatoria nelle società di capitali e la cui finalità è l effettiva e ottimale realizzazione degli obiettivi aziendali. Il modello organizzativo previsto dal decreto 231 è di massimaorientato alle relazioni esterne dell impresa/ente. Il modello «adeguato» previsto dal codice civile ha di massima - rilevanza interna.15 15 LA DIVERSA RILEVANZA DEL MOG 231 E DEL MODELLO «ADEGUATO» DEL CODICE CIVILE Il modello 231 è rilevante nella fase patologica della vita d impresa. La sua assenza comporta sanzioni amministrative per l impresa. Il modello organizzativo «adeguato» previsto dal codice civile è rilevante in tutte le fasi della vita d impresa. La sua assenza non implica sanzioni amministrative.16 16 IL MODELLO ORGANIZZATIVO PREVISTO DAL DECRETO 231 E GLI ALTRI MODELLI ORGANIZZATIVI E COMPLIANCE PROGRAM. LA NORME INTEGRATIVE DEL CODICE CIVILE. Oltre al codice civile molti altri plessi normativi prevedono l adozione di modelli organizzativi orientati alla compliance normativa. Per esempio: - la normativa relativa ai settori oggetto di vigilanza regolamentare (T.U. Bancario 385/1993 e Disposizioni Banca d Italia: T.U. Finanziario 58/1998 o Codice Assicurazioni 209/2005); - la disciplina antiriciclaggio: l articolo 3 d. lgs. 231/2007 impone l adozione di «idonei e appropriati sistemi e procedure in materia di obblighi di adeguata verifica della clientela, di segnalazione delle operazioni sospette, di conservazione dei documenti, di controllo interno, di valutazione e di gestione del rischio, di garanzia dell'osservanza delle disposizioni pertinenti e di comunicazione per prevenire e impedire la realizzazione di operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo».17 17 IL MODELLO ORGANIZZATIVO PREVISTO DAL DECRETO 231 E GLI ALTRI MODELLI ORGANIZZATIVI E COMPLIANCE PROGRAM. LA NORME INTEGRATIVE DEL CODICE CIVILE. Oltre al codice civile molti altri plessi normativi prevedono l adozione di modelli organizzativi orientati alla compliance normativa. Ancora: la disciplina in tema di sicurezza sul lavoro: l articolo 30, comma 1, d.lgs. 81/08 prevede l adozione di un «modello organizzativo e gestionale per la definizione e l'attuazione di una politica aziendale per la salute e sicurezza, ai sensi dell'articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, idoneo a prevenire i reati di cui agli articoli 589 e 590, terzo comma, del codice penale, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela della salute sul lavoro. La disciplina in tema di tutela dei dati personali (d. lgs. 196/2003), che prevede articolate procedure per la sicurezza dei dati e la designazione di un Responsabile preposto alla tutela dei dati personali. La disciplina in tema di informazione contabile nelle società quotate (articolo 154bis del d. lgs. 58/1998).18 18 AFFINITA E DIFFERENZE TRA IL MODELLO 231 E I MODELLI ORGANIZZATIVI PREVISTI DALLE LEGGI SPECIALI. I modelli organizzativi «legali» ulteriori rispetto a quello 231 hanno finalità ulteriori rispetto alla prevenzione del rischio reato. I modelli organizzativi «legali» ulteriori rispetto a quello 231 integrati da disposizioni delle Autorità di Vigilanza. sono continuamente Diversi modelli organizzativi previsti dalle normative settoriali prevedono figure di compliance officer che hanno funzioni analoghe all Organismo di Vigilanza 231 (es.: responsabile (responsabile trattamento dei dati, Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari nelle quotate). Anche l assenza o l inosservanza dei modelli organizzativi previsti dalle leggi speciali può determinare l applicazione di sanzioni amministrative.19 19 LA RILEVANZA DELL ASSETTO ORGANIZZATIVO NELL ATTIVITÀ DI IMPRESA DECRETO 231 E I CODICI DI AUTOREGOLAMENTAZIONE I modelli organizzativi imposti dalla legge sono arricchiti e integrati da codici di autoregolamentazione del mondo imprenditoriale che prevedono, a vario titolo, sistemi organizzativi d impresa, come: Codice di autodisciplina borsa italiana (articolo 7: obbligo di sistema di controllo interno e gestione dei rischi), Codice Deontologico Farmindustria (che prevede particolari procedure comunicative), Protocolli di legalità Confindustria/Enti Pubblici (che impongono l adozione di procedure di scelta dei contraenti e di monitoraggio dell attività), Protocollo di legalità Expo 2015/Prefettura di Milano. Contribuiscono ad integrare i modelli organizzativi imposti dalla legge anche i codici etici di singole grandi aziende (es.: codice antimafia Italcementi).20 20 IL CONTENUTO DELL ASSETTO/MODELLO ORGANIZZATIVO 231 Il contenuto del modello 231 e del connesso modello organizzativo d impresa è per certi fini previsto dalla legge in via diretta: articolo 30 d. lgs. 81/08; il contenuto del modello 231 è per altri fini previsto dalla legge in via indiretta: è, cioè, desumibile dalla natura del reato presupposto; in altri casi è desumibile da codici, regole tecniche di risk management e prassi di categoria: importanti le Linee Guida di Confindustria, specifiche istruzioni amministrative (Circolare GDF 19 maggio 2012) e precedenti giurisprudenziali.21 21 IL CONTENUTO DEL MODELLO 231: IL CASO DEI REATI PRESUPPOSTO IN TEMA DI TUTELA DEI DATI PERSONALI L articolo 45 della legge di semplificazione 35/2012 (di conversione del d.l. 5/2012) ha disposto l abolizione del Documento Programmatico sulla sicurezza previsto dal Codice in materia di tutela dei dati personali; tra i reati presupposto del decreto 231 rimane, però, l illecito trattamento di dati; è quindi evidente che in questa materia il contenuto del modello organizzativo 231 deve riflettere la tecnica di redazione del DPS, «sostituito» dal modello 231.22 22 IL CONTENUTO DEL MODELLO 231: L INTERFERENZA CON LA MATERIA TRIBUTARIA. La disciplina tributaria non impone direttamente un particolare modello organizzativo per la prevenzione del rischio dell evasione. Tra i reati- presupposto previsti dal decreto 231 non rientrano quelli tributari. Le due discipline potrebbero però incontrarsi. Per esempio: una recente decisione della Cassazione (Cass. Penale 16 febbraio 2007) ha ammesso, a certe condizioni, il concorso tra il reato di frode fiscale e il reato di truffa aggravata ai danni dello stato (reato presupposto per l applicazione del decreto 231).23 23 IL CONTENUTO DEI MODELLI ORGANIZZATIVI D IMPRESA PER L EFFICIENZA E LA COMPLIANCE PREVISTI DAL CODICE CIVILE I modelli organizzativi obbligatori previsti dal codice civile (artt e 2403) non sono oggetto di specifica disciplina. Il criterio di organizzazione del sistema di governance e controllo dei rischi deve quindi essere desunto dalle regole tecniche e dalle indicazioni giurisprudenziali.24 24 IL CONTENUTO DEI MODELLI ORGANIZZATIVI D IMPRESA PER L EFFICIENZA E LA COMPLIANCE PREVISTI DALLE LEGGI SPECIALI Nei settori regolati il contenuto del modello è desumibile dalle istruzioni delle Autorità di Vigilanza. Nel settore della sicurezza sul lavoro occorre fare riferimento all articolo 30 del d. lgs. 81/08. In altri settori (come la privacy) la legge dà importanti indicazioni di riferimento.25 25 CONCLUSIONE SU MODELLO ORGANIZZATIVO 231 E ALTRI MODELLI ORGANIZZATIVI Il modello 231 è concentrato su di un aspetto della corretta organizzazione d impresa: la prevenzione del rischio di alcuni reati e non sembra ad una prima approssimazione - obbligatorio; il modello organizzativo previsto dal codice civile si riferisce a tutta l attività d impresa ed è formalmente obbligatorio; il modello organizzativo previsto dalle leggi speciali è obbligatorio ma si riferisce a rischi diversi dal rischioreato (o lo riguarda solo indirettamente).26 26 OBBLIGATORIETÀ DEL MODELLO 231? In alcuni casi il modello è esplicitamente obbligatorio: Società quotate al segmento STAR di Borsa Italiana; Imprese che aspirino all accreditamento presso Enti Locali: sanità Regione Sicilia (Decreti n. 1179/11 e 1180/11), Formazione Professionale Regione Lombardia (decreto regionale n. 588/2010), convenzionamento con Regione Calabria; Imprese a partecipazione pubblica per effetto di leggi regionali (es. ASL lombarde); Previsione articolo 30 T.U. Sicurezza Lavoro. Il modello è in realtà sempre implicitamente obbligatorio in termini di ruolo e responsabilità degli amministratori.27 27 IL MODELLO 231, IL RUOLO E LA RESPONSABILITÀ DEGLI AMMINISTRATORI L adozione e l attuazione del modello 231 (così come dei criteri di comportamento previsti dai codici volontari di categoria) costituiscono componenti fondamentali della diligenza degli amministratori e specificano il precetto generale di diligenza connessa alla natura dell incarico di cui all articolo 2392 cod. civ. Gli amministratori che abbiano trascurato adozione o attuazione del modello sono civilmente responsabili verso la società, i creditori sociali e tutti i soggetti legittimati al risarcimento (prima applicazione Trib. Milano 1774 del : «L'amministratore delegato e presidente del C.d.A. è tenuto al risarcimento della sanzione amministrativa di cui all'art. 10 d.lg. n. 231/2001, nell'ipotesi di condanna dell'ente a seguito di reato, qualora non abbia adottato o non abbia proposto di adottare un modello organizzativo»).28 28 MODELLO 231 E ALTRI MODELLI ORGANIZZATIVI Il modello 231 convive nell impresa con altri modelli organizzativi. Vi sono importanti spinte nel senso dell unificazione dei modelli: possibile coincidenza tra Collegio Sindacale e Organismo di Vigilanza 231 (art. 14 legge stabilità 183/2011); coincidenza tra modello 231 e modello organizzativo in tema di sicurezza sul lavoro e antiriciclaggio; Attribuzione di funzioni analoghe al Collegio Sindacale e all ODV in tema di antiriciclaggio; logica coincidenza tra prevenzione del rischio reato e corretta organizzazione d impresa.29 29 VERSO UN MODELLO UNICO? Nella prospettiva della scienza dell organizzazione si può immaginare forse un modello organizzativo unico che tenga conto dell esigenza di prevenire il rischio reato e gli altri rischi d impresa. Dovranno essere superate molte problematiche, come quella della possibile diminuzione dell efficacia di un modello 231 «contaminato» dalle molte esigenze d impresa.30 30 MODELLO 231 E ALTRI MODELLI: VERSO UN COMUNE APPROCCIO RISK BASED Il modello 231 e gli altri modelli organizzativi possono essere accomunati in un contesto di gestione e controllo imprenditoriale secondo l approccio risk based. In questa prospettiva possono essere valorizzate importanti indicazioni dei Principi di Revisione e in particolare i principi nn. 315 (comprendere l impresa e valutare i rischi di errori significativi) e 330 (procedure di revisione in funzione dei rischi identificati).31 31 LA PROSPETTIVA DEL RATING DI LEGALITÀ Articolo 5ter legge di liberalizzazione 27/2012: «Al fine di promuovere l'introduzione di principi etici nei comportamenti aziendali, all'autorità garante della concorrenza e del mercato è attribuito il compito di procedere, in raccordo con i Ministeri della giustizia e dell'interno, alla elaborazione di un rating di legalità per le imprese operanti nel territorio nazionale; del rating attribuito si tiene conto in sede di concessione di finanziamenti pubblici da parte delle pubbliche amministrazioni, nonché in sede di accesso al credito bancario». Questa norma può costituire un importante chiave di lettura di tutto il sistema del decreto 231 perché: l obbligatorietà dell adozione de modello 231 ne viene confermata; la valenza propulsiva del modello per l impresa ne viene esaltata.32 32 UN NUOVO RUOLO PER I CONSULENTI DELL IMPRESA L enfasi del legislatore sull adozione di modelli organizzativi di impresa per l efficienza e la compliance, la sostanziale obbligatorietà dell adozione di questi modelli (e in particolare del modello 231) pongono una nuova sfida per i professionisti. I professionisti possono essere protagonisti di un nuovo tipo di consulenza, non già orientato all assistenza in singoli atti d impresa, bensì diretto a orientare l organizzazione generale dell impresa nel senso dei principi di trasparenza, legalità, efficienza e correttezza. I professionisti possono, in particolare, orientare la propria consulenza secondo l approccio risk based da contrapporsi ad un mero approccio rule based, che offre minore valore aggiunto per l impresa. Questa consulenza potrebbe essere orientata in futuro alla prospettiva del «rating di legalità».33 33 LE INDICAZIONI DELLA GIURISPRUDENZA SULLA «TENUTA» DEI MODELLI La giurisprudenza ha sviluppato una forte «cultura 231» nei primi dieci anni di applicazione della normativa. Si ricordano casi famosi: - caso Thyssenkrupp (sanzione ex art. 25 septies comma 1 D.Lgs. 231/01 in misura pari a 1000 quote e sanzioni interdittive di cui all art. 9 comma 1 per una durata non inferiore ai tre mesi e non superiore all anno); - caso Impregilo (sanzione non applicata in virtù della preventiva adozione e implementazione di un MOG efficiente e corretto).34 34 Il CASO IMPREGILO. TRIB. MILANO 17 NOVEMBRE 2009 Caso in cui il modello organizzativo è stato ritenuto idoneo perché il reato era stato realizzato con palese elusione del modello medesimo; il Tribunale ha quindi escluso la responsabilità rilevando che l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; sentenza confermata in appello.35 35 I PARAMETRI DI VALUTAZIONE DELL ORGANIZZAZIONE DI IMPREGILO Parametri valorizzati dal Tribunale di Milano: Previsione di procedure interne che contemplavano la presenza di due o più soggetti per l esecuzione delle attività considerate a rischio; Previsione di procedure di monitoraggio e controllo che prevedevano anche la nomina di un soggetto responsabile dell operazione; Istituzione di incontri formativi sulla normativa 231; Istituzionalizzazione di momenti di confronto fra il Collegio Sindacale e l organismo di vigilanza; Previsione di procedure autorizzative specifiche per comunicati stampa, divulgazione di analisi e studi aventi ad oggetto strumenti finanziari.36 36 CASO IVRI HOLDING (GIP MILANO, 20 Sett./9 Nov. 2004) Il GIP ha ritenuto inidonei i modelli organizzativi di diverse società operanti nel settore della vigilanza perché: lacunosi e generici; redatti senza tenere conto della storia della società e in particolare di precedenti attività corruttive; caratterizzati da requisiti troppo poco severi per la designazione dei componenti dell ODV; carenti di indicazioni circa le attività di formazione dei componenti dell ODV; privi della previsione di comminazione di sanzione disciplinare nei confronti degli amministratori, direttori generali e compliance officers che per negligenza ovvero imperizia non abbiano saputo individuare, e conseguentemente eliminare, violazioni del modello e, nei casi più gravi, perpetrazione di reati; privi dell indicazione dell obbligo per i dipendenti, i direttori, gli amministratori della società di riferire all organismo di vigilanza notizie rilevanti e relative alla vita dell ente, a violazioni del modello o alla consumazione di reati. Documenti analoghi
LA CORRUZIONE TRA PRIVATI: APPROFONDIMENTI In data 18 ottobre 2012, dopo un lungo iter parlamentare, il Senato ha approvato il maxi-emendamento al Disegno di Legge recante Disposizioni per la prevenzione Dettagli Salute e sicurezza sul lavoro: responsabilità amministrativa delle persone giuridiche
- PARTE SPECIALE G- I REATI IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO G.1. I reati di cui all art. 25 septies del D.Lgs. n. 231/2001 La Legge 3 agosto 2007, n. 123, ha introdotto l art. 25 septies del Dettagli Norme di riferimento del modello generale di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del d.lgs. 231/01
ISTITUTO POLIGRAFICO E ZECCA DELLO STATO Norme di riferimento del modello generale di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del d.lgs. 231/01 Sintesi Approvato dal Consiglio di Amministrazione Dettagli Programma di Compliance Antitrust. Allegato B al Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D. LGS. 231/2001
Programma di Compliance Antitrust Allegato B al Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D. LGS. 231/2001 Approvato dal Consiglio di Amministrazione in data 19 febbraio 2015 Rev 0 del 19 febbraio Dettagli Linee guida dell Associazione Bancaria Italiana per l adozione di modelli organizzativi sulla responsabilità amministrativa delle banche
Approvazione del CDA del 06/08/2014 Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (ai sensi del D.Lgs. 231/2001) Indice PARTE GENERALE... 3 1 INTRODUZIONE... 4 1.1 DEFINIZIONI... 4 1.2 IL DECRETO LEGISLATIVO Dettagli Il Modello 231 e l integrazione con gli altri sistemi di gestione aziendali
RESPONSABILITA D IMPRESA D.lgs. 231/01 L EVOLUZIONE DEI MODELLI ORGANIZZATIVI E DI GESTIONE 27 maggio 2014 ore 14.00 Il Modello 231 e l integrazione con gli altri sistemi di gestione aziendali Ing. Gennaro Dettagli CODICE DI COMPORTAMENTO INTEGRATIVO ARTICOLO 1 OGGETTO
CODICE DI COMPORTAMENTO INTEGRATIVO ARTICOLO 1 OGGETTO 1. Il presente Codice di Comportamento integrativo definisce, in applicazione dell'art. 54 del DLgs. n. 165/2001 come riformulato dall'art.1, comma Dettagli Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D. Lgs. 231/2001
Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D. Lgs. 231/2001 CIRA S.C.p.A. (PARTI GENERALI) DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL 14 GENNAIO 2014 REVISION HISTORY DOC. Dettagli L attività di Internal Audit nella nuova configurazione organizzativa
L attività di Internal Audit nella nuova configurazione organizzativa Massimo Bozeglav Responsabile Direzione Internal Audit Banca Popolare di Vicenza Indice 1. I fattori di cambiamento 2. L architettura Dettagli BREVI OSSERVAZIONI sul LAVORO DI PUBBLICA UTILITÀ
BREVI OSSERVAZIONI sul LAVORO DI PUBBLICA UTILITÀ Tra le modifiche introdotte nell agosto 2010 all art. 186, C.d.S., vi è anche l inserimento del nuovo comma 9 bis, che prevede l applicazione del lavoro Dettagli 1. Premessa. Il contesto generale.
Modello di organizzazione, gestione e controllo ex d.lgs. 231/01 PARTE SPECIALE- REATI SOCIETARI. Art. 25 Duodecies Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare Adozione con delibera Dettagli MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DI UNICREDIT S.P.A. AI SENSI DEL D.LGS. 231/01
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DI UNICREDIT S.P.A. AI SENSI DEL D.LGS. 231/01 UniCredit Group INDICE CAPITOLO 1: Ambito e finalità del Modello di Organizzazione e Gestione... 2 1.1 Premessa... 2 Dettagli Servizio Amministrativo di Supporto alle Autorità Indipendenti Via Michele Iacobucci, 4 L Aquila
COMUNE DI FROSSASCO C.A.P. 10060 - PROVINCIA DI TORINO Regolamento per l applicazione delle sanzioni amministrative in materia di violazioni ai regolamenti e alle ordinanze comunali Legge 24 novembre 1981, Dettagli Gabinetto dell On. le Ministro. Organismo Indipendente di Valutazione. Presidente del Consiglio Superiore dei LL.PP.
Dipartimento per le Infrastrutture, gli affari generali ed il personale Direzione generale del personale e degli affari generali Divisione 4 Ufficio Ispettivo e Disciplina Via Nomentana, 2 00161 Roma tel.06.4412.3285 Dettagli GENERAL MOTORS ITALIA S.R.L.
Società Italiana Dragaggi S.p.A. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO Ex DECRETO LEGISLATIVO 8 giugno 2001 n. 231 e successive integrazioni e modificazioni INDICE PARTE GENERALE 1. IL DECRETO Dettagli Le novità per gli appalti pubblici
Le novità per gli appalti pubblici La legge 98/2013 contiene disposizioni urgenti per il rilancio dell economia del Paese e, fra queste, assumono particolare rilievo quelle in materia di appalti pubblici. Dettagli COMUNE DI CAPOTERRA Provincia di Cagliari
COMUNE DI CAPOTERRA Provincia di Cagliari UFFICIO DEL SEGRETARIO GENERALE Responsabile Settore Affari del Personale-Anticorruzione-Trasparenza CODICE DI COMPORTAMENTO INTEGRATIVO ARTICOLO 1 OGGETTO Il Dettagli Gruppo PRADA. Codice etico
Gruppo PRADA Codice etico Indice Introduzione 2 1. Ambito di applicazione e destinatari 3 2. Principi etici 3 2.1 Applicazione dei Principi etici: obblighi dei Destinatari 4 2.2 Valore della persona e Dettagli Deliberazione n.57/pareri/2008
Deliberazione n.57/pareri/2008 REPUBBLICA ITALIANA CORTE DEI CONTI SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA LOMBARDIA composta dai magistrati: dott. Nicola Mastropasqua Presidente dott. Giorgio Cancellieri Dettagli Modello n. 1) Spett.le Comune di Schio Settore 04 Servizio Amministrativo di Settore Ufficio Appalti e Assicurazioni Via Pasini n. 33 36015 S C H I O
Modello n. 1) Spett.le Comune di Schio Settore 04 Servizio Amministrativo di Settore Ufficio Appalti e Assicurazioni Via Pasini n. 33 36015 S C H I O AUTODICHIARAZIONE Oggetto: Appalto n. FNN2012/0003 Dettagli Format per la relazione sul governo societario e gli assetti proprietari
Format per la relazione sul governo societario e gli assetti proprietari V Edizione (gennaio 2015) Premessa alla quinta edizione (gennaio 2015) Questa nuova edizione del format per la redazione della relazione Dettagli Per IMPRESE/SOCIETA. Presentata dalla Impresa
MARCA DA BOLLO DA 14,62 Per IMPRESE/SOCIETA DOMANDA DI PARTECIPAZIONE ALL AUTORITA PER LA VIGILANZA SUI CONTRATTI PUBBLICI DI LAVORI, SERVIZI E FORNITURE Via di Ripetta, 246 00186 - Roma CIG 03506093B2 Dettagli PROGRAMMA. ANTICORRUZIONE E GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA. ADEMPIMENTI, PRASSI OPERATIVA E MODELLI ORGANIZZATIVI 20 gennaio 2014
PROGRAMMA ANTICORRUZIONE E GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA. ADEMPIMENTI, PRASSI OPERATIVA E MODELLI ORGANIZZATIVI 20 gennaio 2014 Avv. Renato Botrugno - Avvocato in Roma La normativa prevista dalla legge Dettagli MODELLO DELLA DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA
MODELLO DELLA DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA Spett.le ACSM-AGAM S.p.A. Via P. Stazzi n. 2 22100 COMO CO Oggetto: Dichiarazione sostitutiva in merito al possesso dei requisiti di ordine generale prescritti dall Dettagli DIRITTI DEI CONSUMATORI
DIRITTI DEI CONSUMATORI 1. Quali sono i diritti dei consumatori stabiliti dal Codice del Consumo 2. Qual è la portata della disposizione? 3. Qual è l origine dell elencazione? 4. In che cosa consiste il Dettagli C O M U N E DI M O L I T E R N O
C O M U N E DI M O L I T E R N O (Provincia di Potenza) REGOLAMENTO SUI CONTROLLI INTERNI Approvato con delibera consiliare n.05 del 6/02/2013 modificato con delibera consiliare n. 54 del 30/11/2013 Indice Dettagli L abuso edilizio minore
L abuso edilizio minore L abuso edilizio minore di cui all art. 34 del D.P.R. 380/2001. L applicazione della sanzione pecuniaria non sana l abuso: effetti penali, civili e urbanistici. Brunello De Rosa Dettagli DISPOSIZIONI DISCIPLINARI CONTRATTUALI PERSONALE NON DIRIGENTE DEL COMPARTO REGIONI E AUTONOMIE LOCALI (estratto C.C.N.L. del 11.04.
ISTITUTO AUTONOMO CASE POPOLARI DELLA PROVINCIA DI FOGGIA DISPOSIZIONI DISCIPLINARI CONTRATTUALI PERSONALE NON DIRIGENTE DEL COMPARTO REGIONI E AUTONOMIE LOCALI (estratto C.C.N.L. del 11.04.2008) TITOLO Dettagli PROCEDURA PER L EFFETTUAZIONE DI OPERAZIONI CON PARTI CORRELATE
PROCEDURA PER L EFFETTUAZIONE DI OPERAZIONI CON PARTI CORRELATE ADOTTATA AI SENSI DELL ART. 4 DEL REGOLAMENTO CONSOB 17221 DEL 12 MARZO 2010 (e successive modifiche) Bologna,1 giugno 2014 Indice 1. Premessa... Dettagli Ordinamento del personale degli enti locali
Questionario n. 2 Ordinamento del personale degli enti locali 1) Qual è la differenza tra rapporto organico e rapporto di servizio? A) Il rapporto organico non ha natura giuridica, il rapporto di servizio Dettagli L ATTIVITA DI DIREZIONE E COORDINAMENTO. La pubblicità dei gruppi nella riforma del diritto societario
L ATTIVITA DI DIREZIONE E COORDINAMENTO. La pubblicità dei gruppi nella riforma del diritto societario Di Claudio Venturi Sommario: - 1. Premessa. 2. Ambito di applicazione. 3. Principi fondamentali. 3.1. Dettagli CERVED RATING AGENCY. Politica in materia di conflitti di interesse
CERVED RATING AGENCY Politica in materia di conflitti di interesse maggio 2014 1 Cerved Rating Agency S.p.A. è specializzata nella valutazione del merito creditizio di imprese non finanziarie di grandi, Dettagli La delega di funzioni in materia di illeciti amministrativi: brevi appunti operativi per la vigilanza ambientale
La delega di funzioni in materia di illeciti amministrativi: brevi appunti operativi per la vigilanza ambientale A cura della Dott.ssa Stefania Pallotta Il primo nucleo di ogni attività di accertamento Dettagli ai sensi del D.Lgs 231/2001
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE GESTIONE E CONTROLLO GASPARINA DI SOPRA Società Cooperativa Sociale Modello di organizzazione gestione e controllo ai sensi del D.Lgs 231/2001 Sistema Disciplinare 1 ELENCO DELLE Dettagli DDL 1345-S in materia di delitti ambientali. (Approvazione in Senato 4 marzo 2015)
DOCUMENTO DI SINTESI relativo al MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DI WYETH LEDERLE S.r.l. aggiornato il 1 Dicembre 2014 INDICE PARTE GENERALE 1. IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO: IL DECRETO Dettagli CODICE ETICO DI CEDAM ITALIA S.R.L.
CODICE ETICO DI CEDAM ITALIA S.R.L. Il presente codice etico (di seguito il Codice Etico ) è stato redatto al fine di assicurare che i principi etici in base ai quali opera Cedam Italia S.r.l. (di seguito Dettagli ALLEGATO C FACSIMILE DICHIARAZIONE RILASCIATA ANCHE AI SENSI DEGLI ARTT. 46 E 47 DEL D.P.R. 445/2000
ALLEGATO C FACSIMILE DICHIARAZIONE RILASCIATA ANCHE AI SENSI DEGLI ARTT. 46 E 47 DEL D.P.R. 445/2000 (N.B. la presente dichiarazione deve essere prodotta unitamente a copia fotostatica non autenticata Dettagli RISOLUZIONE N. 211/E
RISOLUZIONE N. 211/E Direzione Centrale Normativa e Contenzioso Roma,11 agosto 2009 OGGETTO: Sanzioni amministrative per l utilizzo di lavoratori irregolari Principio del favor rei 1. Premessa Al fine Dettagli DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DEI REQUISITI GENERALI DI CUI ALL ART. 38, C. 1 DEL D.LGS. N. 163/06
PROCEDURA APERTA, AI SENSI DELL ART. 124 DEL D.LGS. 163/2006 E DELL ART. 326 DEL DPR 207/2010, PER L AFFIDAMENTO QUADRIENNALE DEL SERVIZIO DI CONSULENZA E BROKERAGGIO ASSICURATIVO. CIG: 30590339E1 DICHIARAZIONE Dettagli Si precisa che nessuna delle modifiche rientra tra le ipotesi che attribuiscono ai soci il diritto di recesso.
RELAZIONE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE SULLE MODIFICHE DEGLI ARTICOLI 15, 17, 27 E 28 DELLO STATUTO SOCIALE, E SULL INTRODUZIONE DELL ART. 28 BIS. La presente Relazione ha lo scopo di illustrare in Dettagli Il concorso di persone nell illecito amministrativo ambientale: la disciplina normativa e la prassi applicativa
Il concorso di persone nell illecito amministrativo ambientale: la disciplina normativa e la prassi applicativa A cura della Dott.ssa Stefania Pallotta L art. 5 della legge n. 24 novembre 1981, n. 689 Dettagli ALLEGATO 1 Soggetti, azioni e misure finalizzati alla prevenzione della corruzione
ALLEGATO 1 Soggetti, azioni e misure finalizzati alla prevenzione della corruzione A Soggetti e ruoli della strategia di prevenzione... 3 A.1 Soggetti e ruoli della strategia di prevenzione a livello nazionale... Dettagli IL PRINCIPIO DEL NE BIS IN IDEM E LA SENTENZA GRANDE STEVENS : PRONUNCIA EUROPEA E RIFLESSI NAZIONALI
IL PRINCIPIO DEL NE BIS IN IDEM E LA SENTENZA GRANDE STEVENS : PRONUNCIA EUROPEA E RIFLESSI NAZIONALI Nota a: Corte EDU, Grande Stevens e altri contro Italia - ric. 18640/10, 18647/10, 18663/10, 18668/10 Dettagli PROCEDURA APERTA AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO DI TRASPORTO SCOLASTICO DEI COMUNI DI VOLTERRA E CASTELNUOVO VAL DI CECINA A.S. 2012/2013 2013/2014
PROCEDURA APERTA AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO DI TRASPORTO SCOLASTICO DEI COMUNI DI VOLTERRA E CASTELNUOVO VAL DI CECINA A.S. 2012/2013 2013/2014 (CIG ) (CPV ) Io sottoscritto... nato a... il...... nella mia Dettagli PROGRAMMA PER LA TRASPARENZA DECRETO LEGISLATIVO 14 MARZO 2013 N. 33
Settore Segreteria e Direzione generale Ufficio Trasparenza e Comunicazione PROGRAMMA PER LA TRASPARENZA DECRETO LEGISLATIVO 14 MARZO 2013 N. 33 Relazione anno 2014 a cura del Segretario Generale e della Dettagli PROCEDURA PER OPERAZIONI CON PARTI CORRELATE
PROCEDURA PER OPERAZIONI CON PARTI CORRELATE (ai sensi dell art. 4 del Regolamento adottato da Consob con delibera n. 17221 del 12 marzo 2010, come successivamente modificato ed integrato) INDICE 1. OBIETTIVI Dettagli Linee guida per l elaborazione di modelli organizzativi di gestione e controllo ex d.lgs. N. 231/01
Linee guida per l elaborazione di modelli organizzativi di gestione e controllo ex d.lgs. N. 231/01 Giugno 2012 INTRODUZIONE Con la presente guida, Confndustria Assoconsult intende offrire ai propri associati Dettagli DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA RESA AI FINI DEL RILASCIO DELLA INFORMAZIONE ANTIMAFIA. (Resa ai sensi dell'art. 46 del D.P.R. n.
CHIARAZIONE SOSTITUTIVA RESA AI FINI DEL RILASCIO DELLA INFORMAZIONE ANTIMAFIA (Resa ai sensi dell'art. 46 del D.P.R. n. 445/2000) Il/La sottoscritto/a nato/a a Il residente a via nella sua qualità di Dettagli COMUNE DI BRIGNANO GERA D ADDA (Provincia di Bergamo) Regolamento recante la disciplina dei Controlli interni
ALL. 5 CITTA DI BARLETTA Medaglia d oro al Valor Militare e al Merito Civile Città della Disfida ***** Regolamento sul funzionamento dell Organismo Indipendente di valutazione \ Approvato con deliberazione Dettagli SER 1 S.p.A. CODICE ETICO ex D. Lgs. 231/2001
SER 1 S.p.A. CODICE ETICO ex D. Lgs. 231/2001 PREMESSA... 4 DISPOSIZIONI GENERALI... 5 Articolo 1... 5 Ambito di applicazione e Destinatari... 5 Articolo 2... 5 Comunicazione... 5 Articolo 3... 6 Responsabilità... Dettagli LA RESPONSABILITÀ IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO
LA RESPONSABILITÀ IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO I ruoli individuati dal T.U. n. 81/2008 e la delega di funzioni Sicurezza delle Costruzioni Direzione Legislazione Opere Pubbliche INDICE PARTE PRIMA Dettagli CODICE ETICO E DI COMPORTAMENTO
CODICE ETICO E DI COMPORTAMENTO 2ª Edizione - Approvato dal Consiglio di Amministrazione di Calzedonia Holding S.p.A - il 17 marzo 2014 ENG INTRODU- ZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE DEL CODICE ETICO Un Azienda Dettagli IL TRIBUNALE DELLE IMPRESE. Dalle Sezioni Specializzate della proprietà p industriale e intellettuale alle Sezioni Specializzate dell Impresa.
Milano, 16 aprile 2012 CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA UFFICIO DEI REFERENTI PER LA FORMAZIONE DECENTRATA DEL DISTRETTO DI MILANO LE RECENTI NOVITA' NORMATIVE E IL LORO IMPATTO SUL MONDO DELLA GIUSTIZIA: Dettagli La sanzione prevista per chi ha commesso un reato è LA PENA. Essa può essere pecuniaria (tipo multa, denaro) o detentiva (reclusione in carcere).
Breve percorso sulla Magistratura La Magistratura La funzione giurisdizionale è la funzione dello stato diretta all applicazione delle norme giuridiche per la risoluzione delle controverse tra cittadini Dettagli Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni
Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni Codice Etico Rev. 03 Versione del 21/01/2013 Approvato della Giunta Esecutiva del 18/02/2013 Ratificato del Consiglio Direttivo entro il Dettagli Direzione Centrale Entrate. Roma, 10/04/2015
Direzione Centrale Entrate Roma, 10/04/2015 Circolare n. 72 Ai Dirigenti centrali e periferici Ai Responsabili delle Agenzie Ai Coordinatori generali, centrali e periferici dei Rami professionali Al Coordinatore Dettagli Autorità Nazionale Anticorruzione
Autorità Nazionale Anticorruzione (Bozza di delibera) Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (c.d. whistleblower) Parte I - Questioni generali 1. Ricognizione della Dettagli PARTE SPECIALE 3 Altri reati
MODELLO ORGANIZZATIVO ai sensi del D.Lgs. 231/2001 PAGINA 1 DI 13 - SOMMARIO 1. TIPOLOGIA DI REATI... 3 1.1 DELITTI CONTRO LA PERSONALITA INDIVIDUALE... 3 1.2 SICUREZZA SUL LAVORO... 3 1.3 RICETTAZIONE, Dettagli Cagliari, 22 luglio 2010
Cagliari, 22 luglio 2010 L azione dell Ance L Associazione Nazionale Costruttori Edili si è da sempre posta l obiettivo di supportare le imprese associate nella adozione di strumentazione organizzativa Dettagli SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO RECANTE DISPOSIZIONI SULLA CERTEZZA DEL DIRITTO NEI RAPPORTI TRA FISCO E CONTRIBUENTE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO RECANTE DISPOSIZIONI SULLA CERTEZZA DEL DIRITTO NEI RAPPORTI TRA FISCO E CONTRIBUENTE VISTI gli articoli 76 e 87 della Costituzione; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA VISTA la Dettagli Sezione A1) da compilare in caso di società, ente anche pubblico, fondazione, trust:
DICHIARAZIONE AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEL D. LGS. N. 231 DEL 21 NOVEMBRE 2007 IN TEMA DI ANTIRICICLAGGIO MODULO DI IDENTIFICAZIONE E DI ADEGUATA VERIFICA DELLA CLIENTELA (AI SENSI DEGLI ARTT. 18 E 19 Dettagli Le Circolari della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro. N.6 del 29.05.2013 SOCIETA TRA PROFESSIONISTI
Le Circolari della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro N.6 del 29.05.2013 SOCIETA TRA PROFESSIONISTI Introduzione Le Societá tra Professionisti, introdotte dalla legge 183/2010, sono una delle novitá Dettagli ART. 19 Costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali
121 TITOLO III - DELL ATTIVITÀ SINDACALE ART. Costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali Rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità Dettagli Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l Integrità delle amministrazioni pubbliche Autorità Nazionale Anticorruzione
Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l Integrità delle amministrazioni pubbliche Autorità Nazionale Anticorruzione Delibera n.12/2013: Requisiti e procedimento per la nomina dei Dettagli Regolamento per la formazione continua degli Assistenti Sociali
Regolamento per la formazione continua degli Assistenti Sociali Approvato nella seduta di Consiglio del 10 gennaio 2014 Del.01/2014 IL CONSIGLIO NAZIONALE DELL ORDINE DEGLI ASSISTENTI SOCIALI CONSIDERATO Dettagli DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL 12 DICEMBRE
REGOLAMENTO DI FUNZIONAMENTO DELL ORGANISMO DI VIGILANZA D.LGS 231/01 DI GALA S.P.A. DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL 12 DICEMBRE 2013 INDICE ARTICOLO 1 SCOPO E AMBITO DI APPLICAZIONE..3 Dettagli CODICE FISCALE: DNG LDA 65R17 F205S PARTITA IVA: 12131140159 Corso Matteotti, 56 20081 ABBIATEGRASSO (MI) Tel/Fax: 02.94.60.85.56
Cosa devo fare per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro se assumo il primo dipendente/collaboratore? Come datore di lavoro devo: 1. valutare i rischi a cui andrà incontro questa persona compiendo il Dettagli - - - - - - - - - - - - 1 - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - AFM S.p.A. Sede Legale in Bologna, Via del Commercio Associato n. 22/28 MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO Dettagli Art. 3. Codice disciplinare
Codice Disciplinare - Roma Multiservizi SpA Roma Multiservizi SpA CODICE DISCIPLINARE C.C.N.L. per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati / multi servizi. Ai Dettagli SCIA valida anche ai fini dell art. 86 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, approvato con R.D. 18/6/1931, n. 773.
MAGNETI MARELLI S.P.A. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE GESTIONE E CONTROLLO EX D.LGS. 231/2001 INDICE DEFINIZIONI... 5 SEZIONE I... 7 INTRODUZIONE... 7 1. Il decreto legislativo n. 231/01 e la normativa rilevante... Dettagli Il sistema di controllo interno e di gestione dei rischi nel nuovo Codice di Autodisciplina. Roma, 18/10/2012. Francesco La Manno Borsa Italiana
Il sistema di controllo interno e di gestione dei rischi nel nuovo Codice di Autodisciplina Roma, 18/10/2012 Francesco La Manno Borsa Italiana Il Codice di Autodisciplina 1999: Prima versione del Codice Dettagli CODICE ETICO. Sommario 1. Premessa Pag. 2 2. Principi Pag. 2
. (FAC-SIMILE ISTANZA DI PARTEZIPAZIONE) AL COMUNE DI PIANA DEGLI ALBANESI DIREZIONE A.E.S. LAVORI PUBBLICI E PROGETTAZIONE VIA P. TOGLIATTI, 2 90037 PIANA DEGLI ALBANESI (PA) Il sottoscritto.... nato Dettagli JOBS ACT: DISPOSIZIONI LEGGE N. 78 DEL 16/05/2014 DI CONVERSIONE DEL D.L. N. 34 DEL 20/03/2014
Tipologia: LAVORO Protocollo: 2006614 Data: 26 maggio 2014 Oggetto: Jobs Act: disposizioni Legge n. 78 del 16/05/2014 di conversione del D.L. n. 34 del 20/03/2014 Allegati: No JOBS ACT: DISPOSIZIONI LEGGE Dettagli Procedura aperta per l affidamento della fornitura di disinfestanti e derattizzanti. ALLEGATO C
Procedura aperta per l affidamento della fornitura di disinfestanti e derattizzanti. ALLEGATO C ISTRUZIONI PER LA COMPILAZIONE La dichiarazione che segue deve essere resa dall Impresa concorrente completa Dettagli L ESECUZIONE FORZATA NEI CONFRONTI DELLA P.A.
L ESECUZIONE FORZATA NEI CONFRONTI DELLA P.A. 1. La responsabilità patrimoniale della P.A. ed i suoi limiti Anche lo Stato e gli Enti Pubblici sono soggetti al principio della responsabilità patrimoniale Dettagli Del RTI costituito dalle seguenti società: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.
MARCA DA BOLLO DA 14,62 Per RAGGRUPPAMENTO TEMPORANEO D IMPRESA DOMANDA DI PARTECIPAZIONE ALL AUTORITA PER LA VIGILANZA SUI CONTRATTI PUBBLICI DI LAVORI, SERVIZI E FORNITURE Via di Ripetta, 246 00186 Roma Dettagli CIRCOLARE N. 23/E. OGGETTO: Ravvedimento Articolo 13, comma 1, lettera a-bis), del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 Chiarimenti.
REGISTRO DELLE PERSONE CHE HANNO ACCESSO A INFORMAZIONI PRIVILEGIATE OVS S.P.A. Approvato dal Consiglio di Amministrazione di OVS S.p.A. in data 23 luglio 2014, in vigore dal 2 marzo 2015 1 1. PREMESSA Dettagli CODICE DELLE LEGGI ANTIMAFIA
CODICE DELLE LEGGI ANTIMAFIA [D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 e ss.mm.ii. (di seguito Codice)] Entrata in vigore delle ultime modifiche (D.Lgs. n. 153/2014): 26 novembre 2014 D.P.C.M. n. 193/2014 Regolamento Dettagli Adempimenti fiscali nel fallimento
ORDINE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI ED ESPERTI CONTABILI DI LECCO Adempimenti fiscali nel fallimento A cura della Commissione di studio in materia fallimentare e concorsuale Febbraio 2011 INDICE 1. Apertura Dettagli MODELLO D - DICHIARAZIONI PROGETTISTI MANDANTI R.T.I. o di cui si AVVALE IL CONCORRENTE
Al Comune di Lamporecchio Ufficio Tecnico Lavori Pubblici - Piazza Berni, 1-51035 Lamporecchio (PT) OGGETTO: CONCESSIONE DEI LAVORI DI COSTRUZIONE E GESTIONE DI UN IMPIANTO DI TELERISCALDAMENTO ALIMENTATO Dettagli CODICE ETICO SOMMARIO. Premessa Principi generali. pag. 2 pag. 2 pag. 3 pag. 3 pag. 4 pag. 4 pag. 5 pag. 7 pag. 7 pag. 7 pag. 8 pag. 8 pag.
CODICE ETICO SOMMARIO Premessa Principi generali Art. I Responsabilità Art. II Lealtà aziendale Art. III Segretezza Art. IV Ambiente di Lavoro, sicurezza Art. V Rapporti commerciali Art. VI Rapporti con Dettagli OPERE RIUNITE BUON PASTORE ISTITUZIONE PUBBLICA DI ASSISTENZA E BENEFICENZA CASTELLO N. 77 VENEZIA Tel. 0415222689-0415222353
OPERE RIUNITE BUON PASTORE ISTITUZIONE PUBBLICA DI ASSISTENZA E BENEFICENZA CASTELLO N. 77 VENEZIA Tel. 0415222689-0415222353 BANDO DI CONCORSO PUBBLICO PER TITOLI ED ESAMI A N. 5 POSTI A TEMPO PIENO ED Dettagli 300 (RESPONSABILITA' AMMINISTRATIVA PERSONE GIURIDICHE).
DECRETO LEGISLATIVO 8 giugno 2001, n. 231 (in Gazzetta Ufficiale, 19 giugno, n. 140). - Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche Dettagli Parere: Assegnazione mansioni superiori
Parere: Assegnazione mansioni superiori Fatto: Le Poste italiane S.p.a. affidano il conferimento temporaneo di mansioni superiori dal livello C a B, ai propri dipendenti, i quali, di conseguenza, sono Dettagli Nel procedimento per la sospensione dell esecuzione del provvedimento impugnato (art. 5, L. 742/1969).
Il commento 1. Premessa La sospensione feriale dei termini è prevista dall art. 1, co. 1, della L. 07/10/1969, n. 742 1, il quale dispone che: Il decorso dei termini processuali relativi alle giurisdizioni Dettagli REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI IN SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA LOMBARDIA
Lombardia 300/2014/PAR REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI IN SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA LOMBARDIA composta dai magistrati: dott. Gianluca Braghò dott. Donato Centrone dott. Andrea Luberti Dettagli Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) Esercizi di commercio su aree pubbliche SUBINGRESSO IN ATTIVITA' TIPO A TIPO B
CODICE PRATICA *CODICE FISCALE* GGMMAAAA HH:MM Mod. Comunale (Modello 0047 Versione 002 2014) Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) Esercizi di commercio su aree pubbliche SUBINGRESSO IN ATTIVITA' Dettagli 2017 © DocPlayer.it Privacy Policy | Condizioni del servizio | Feed-back

References: articolo 5
 Art. 5
 Art. 5
 articolo 2049
 Cass. 
 articolo 2497
 art. 19
 articolo 3
 articolo 30
 articolo 30
 articolo 45
 articolo 30
 articolo 30
 articolo 2392
 Articolo 5
 art. 25
 art. 9
 sentenza 
 art. 25
 art. 25
 ARTICOLO 1
 ARTICOLO 1
 art. 186
 Art. 25
 ARTICOLO 1
 art. 34
 ART. 4
 ART. 38
 ART. 124
 ART. 326
 ART. 28
 art. 5
 SENTENZA 
 SENTENZA 
 art. 4
 Articolo 1
 Articolo 2
 Articolo 3
 ART. 19
 ARTICOLO 1
 Art. 3
 art. 86
 Articolo 13
 art. 1