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Timestamp: 2019-11-18 13:40:21+00:00

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SICEA: 2012
IL MINISTRO PAOLA SEVERINO AL SALONE DELLA GIUSTIZIA DI ROMA PARLA ANCHE DI MEDIAZIONE
Stamani si è aperto il IV° Salone della Giustizia di Roma che si protrarrà fino a domenica I° dicembre.
Il Ministro della Giustizia Paola Severino è intervenuta nella mattina per l’apertura dei lavori del Salone ed ha parlato anche del futuro della mediazione obbligatoria, ricordando innanzitutto che è necessario aspettare la sentenza della Corte Costituzionale: “La mediazione è un importante strumento deflattivo. Stiamo facendo riunioni con magistrati e avvocati per verificare quali possano essere le possibili forme di mediazione obbligatoria … Vogliamo studiare il tema per ottenere i massimi effetti”.
Nei tre giorni di lavori del Salone della Giustizia di Roma moltissimi saranno gli interventi illustri, tra gli altri, Il presidente del Senato Renato Schifani, il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, il presidente della Camera di commercio Giancarlo Cremonesi, monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, il presidente del Tribunale di Roma Mario Bresciano, il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa, il presidente dell’Unione delle camere penali Valerio Spigarelli, il rettore dell’università La Sapienza Luigi Frati, il direttore dell’agenzia Ansa Luigi Contu, il direttore del Messaggero Mario Orfeo, il direttore di Rai news 24 Corradino Mineo... sarà l’intervento del Ministero dell’Interno Anna Maria Cancellieri a chiudere il Salone domenica I° dicembre.
IV° SALONE DELLA GIUSTIZIA
AGGIORNAMENTI MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Nella giornata di ieri la X° Commissione del Senato ha dichiarato inammissibile l'emendamento che avrebbe potuto reintrodurre l'obbligo di ricorrere al tentativo di conciliazione per la risoluzione di alcune tipologie di controversie.
L’emendamento “salva-mediazione” era stato proposto da parlamentari di schieramenti opposti all’indomani della comunicazione da parte della Corte Costituzionale dell'intenzione di dichiarare illegittima per eccesso di delega la norma che imponeva l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione per controversie in materia di condominio, RC auto, locazioni…
Il Ministro Paola Severino ha comunque espresso parole di speranza per l'istituto della mediazione civile in Italia “Il sogno non e' del tutto svanito perché comunque si e' trattato di una sentenza di tipo tecnico, la delega che era stata riempita dal precedente Governo è stata ritenuta fuori dai confini… Noi stiamo aspettando la motivazione della sentenza della Corte Costituzionale e se quest'ultima, nel merito fosse d'accordo sul tema della mediazione obbligatoria, magari come misura temporanea o comunque fortemente deflattiva, noi dovremmo provare a verificare se ci sono gli estremi per reintrodurla”.
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EMENDAMENTO SALVA MEDIAZIONE: OGGI FORSE LA GIORNATA DECISIVA
Oggi al Senato è in programma la votazione sul decreto sviluppo-bis contenente anche l’emendamento “salva mediazione”.
Decisiva quindi la giornata di oggi per il destino dell’emendamento prima bocciato e poi reinserito e modificato per superare le critiche dei tanti oppositori: modifiche che incideranno principalmente su durata e dispendio del tentativo di conciliazione.
Da ricordare innanzitutto che il lavoro delle Commissioni si sta svolgendo ancora all'oscuro delle motivazioni che hanno portato la Corte Costituzionale a dichiarare incostituzionale l’obbligatorietà della mediazione civile e commerciale, dal momento che non è ancora stata depositata la sentenza della Corte che ha diffuso soltanto uno stringato comunicato stampa.
Nonostante questo il Senato sta operando per cercare di mantenere l'obbligatorietà dell’istituto pur apportando significative modifiche alla prima stesura dell’emendamento “salva mediazione”:
- riduzione delle materie che prevedono la mediazione civile come condizione di procedibilità. Verrebbero scartate materie come la diffamazione a mezzo stampa, le dispute famigliari e quelle ereditarie.
- modifiche sui tempi: la mediazione non potrà protrarsi più di 60 giorni contro i 120 giorni di prima e la data di fissazione del primo colloquio verrebbe anticipata al massimo di un mese di attesa, rispetto ai 4 previsti inizialmente. Infine, l’istituto della mediazione potrebbe essere obbligatorio per alcune materie per un periodo di prova di tre anni, quindi fino al 2015 e non più fino al 2017 come inizialmente proposto.
Queste modifiche, nell’ottica della Commissione, dovrebbero poter conciliare le ragioni degli Organismi di Mediazione e dei Mediatori civili con gli interessi e le numerose opposizioni provenienti principalmente dal mondo forense.
Pubblicato da sicea a 04:07 Nessun commento:
Il comunicato stampa diramato dalla Corte Costituzionale in cui si anticipa una sentenza di illegittimità per la mediazione obbligatoria ha agitato interessi e visioni differenti, spesso in contrasto, sull'istituto della Mediazione civile e commerciale.
In particolare i sostenitori dell' obbligatorietà della mediazione hanno iniziato a valutare il da farsi: tra questi molti hanno sostenuto la proposta in Parlamento di un emendamento "salva mediazione".
Questo ad oggi lo stato dell'arte:
13 novembre il Forum Nazionale degli Organismi di Mediazione e dei Mediatori Civili incontra i rappresentanti della Commissione Giustizia della Camera del PD, e la Sen.Vicari, relatrice al decreto sviluppo del Senato.
Da tali incontri, emerge la volontà del Parlamento di salvare la mediazione obbligatoria. Anche Confindustria si dice favorevole.
14 novembre il Forum Nazionale degli Organismi di Mediazione e dei Mediatori Civili chiede al Governo di dare "parere favorevole" agli emendamenti. Il Governo, nella persona del sottosegretario prof. avv. Salvatore Mazzamuto, si è espresso favorevolmente nei confronti dell'emendamento 16.0.2.
15 novembre gli emendamenti Ghigo/D'Alia vengono dichiarati inizialmente inammissibili, ma grazie all'opera della Sen. Simona Vicari, vengono riammessi.
20 novembre i senatori De Lillo e Latronico aggiungono la loro firma all'emendamento Ghigo 16.0.2
21 novembre circolano nella mattinata notizie circa la bocciatura dell'emendamento Ghigo 16.0.2 poi smentite con comunicato del Forum Nazionale degli Organismi di Mediazione e dei Mediatori Civili: "L'emendamento "salva mediazione" resta in piedi. Le notizie circolate di una Sua bocciatura in sede referente sono del tutto infondate e volte a rendere incandescente il clima......Nonostante il gruppo del PD ed alcuni deputati trasversali agli schieramenti politici restino alla finestra, in attesa della sentenza della Corte Costituzionale, non è detto che nelle prossime ore, preso atto che l'ostacolo non sarebbe più la reintroduzione dell'obbligatorietà a tempo della mediazione, ma i titoli per l'accesso alla professione del mediatore, sia possibile trovare un accordo, andando ad incidere sull'art. 4, comma 3, lett.a) del D/M 180/2010 salvaguardando le professionalità acquisite, a partire dal 1 gennaio 2013."
Pubblicato da sicea a 02:21 Nessun commento:
LA MEDIAZIONE COME STRUMENTO DI RISOLUZIONE DELLE CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO
Appare oggi di estrema attualità parlare di crisi da sovraindebitamento, sia per il delicato momento congiunturale che ci troviamo a vivere sia per la recente introduzione in Italia di una specifica previsione legislativa (L.n 3/2012) in materia.
In materia di sovraindebitamento la Commissione della Comunità europea nell’ultimo decennio ha fortemente sensibilizzato gli Stati membri nel valutare e promuovere soluzioni giuridiche al problema del sovraindebitamento e molto in questa direzione è già stato fatto da Francia, Germania, Olanda e Inghilterra.
Anche in Italia nell’ultimo anno sono state introdotte le “nuove procedure di sovraindebitamento, in particolare: il D.L. 212/2011, recante disposizioni urgenti in materia di composizione delle crisi da sovraindebitamento e disciplina del processo civile.
La L. 3/2012, recante disposizioni in materia di usura, estorsione e composizione delle crisi da sovraindebitamento.
In sostanza la procedura di sovraindebitamento consente al debitore di proporre un accordo di ristrutturazione dei debiti, con l’ausilio degli Organismi di composizione della crisi (OCC): si tratta di una procedura di composizione di tipo “negoziale”, che può assumere anche connotazione meramente liquidatoria; richiede l’approvazione dell’accordo da parte di una maggioranza qualificata di creditori, il ruolo attivo e di “mediazione” degli OCC e la nomina (eventuale) di un liquidatore.
Camera dei Deputati: Contrasto dell'usura e crisi da sovraindebitamento
Commissione francese contro le crisi da sovraindebitamento
Sistema olandese
Pubblicato da sicea a 08:53 Nessun commento:
ANDAMENTO DELLA MEDIAZIONE CIVILE IN ITALIA NEL I° SEMESTRE 2012. FONTE MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Il Ministero della Giustizia ad ottobre ha pubblicato i dati relativi all’andamento della mediazione civile e commerciale in Italia nel primo semestre 2012: dopo il comunicato stampa diffuso dalla Corte Costituzionale che annuncia l’illegittimità della mediazione obbligatoria ex D.Lgs. 28/2010, sono d’obbligo alcune considerazioni.
La rilevazione statistica rilasciata dal Ministero della Giustizia fornisce alcune importanti informazioni sull’andamento della mediazione civile, sia volontaria che obbligatoria.
La prima considerazione da fare si basa sull’andamento quantitativo delle mediazioni: confrontiamo il numero di mediazioni iscritte nel primo semestre 2012 con quelle degli ultimi 8 mesi del 2011.
La riproposizione su base mensile dei dati ci permette di elaborare la tabella seguente:
Tabella 1) – Procedimenti di Mediazione
Come ben evidenzia la tabella 1. nel primo semestre 2012 si registra un incremento, sia per i procedimenti iscritti che per quelli definiti, superiore al 100%, mentre per le controversie pendenti l’incremento supera il 200%. Oltre ad evidenziare il vertiginoso aumento delle mediazioni presentate in un lasso di tempo relativamente breve (6 mesi) la tabella 1 evidenzia anche che è necessario più di un incontro di mediazione.
Le adesioni alla procedura di mediazione nel periodo marzo 2011 – marzo 2012 si assestano al 37%, mentre la mediazione con aderente comparso ha esito positivo (cioè si conclude con un accordo) nel 48% dei casi.
Nonostante la breve esperienza dell’istituto un dato di estrema importanza ci viene fornito dalla presenza degli avvocati in mediazione: tra parte istante e chiamati non vi è alcuna apprezzabile differenza, infatti per l’84% dei casi i proponenti sono assistiti da legali mentre i chiamati nell’86% dei casi. L’istituto di mediazione, nonostante il breve lasso di tempo dall’entrata in vigore della legge, dimostra una decisiva maturità.
Il dato più interessante a ns. modo di vedere è quello che mette in evidenza il tasso di definizione delle controversie in mediazione per tipologia di organismo.
Questa tabella è illuminante in quanto mette a confronto: a) l’esperienza delle Camere di Commercio, b) il ruolo degli Ordini degli avvocati e degli altri ordini professionali, c) il ruolo ed il relativo peso degli Organismi privati, d) l’attitudine dei chiamati in mediazione a presentarsi, e) il tasso di definizione dell’accordo raggiunto se l’aderente compare.
La tabella che segue fornisce informazioni decisive anche sul modello organizzativo della mediazione introdotta dal D. Lgs. 28/2010. Questa tabella sembra suggerire che la pluralità di tipologie di organismi risponde ad una domanda di conciliazione anch’essa differenziata.
Le Camere di Commercio, hanno sicuramente il primato storico della mediazione in Italia, per cultura, tradizione, e ruolo istituzionale. Ma i risultati che possiamo leggere sono davvero “strabilianti” in quanto, un coacervo di organismi privati, alcuni, forse troppi, senza organizzazione, sono riusciti ad ottenere dei risultati non pensabili sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Infatti nel I° semestre 2012 le mediazioni captate dagli Organismi privati rappresentano quasi il 50% della totalità delle istanze presentate da tutti gli organismi nel periodo di riferimento.
E’ stato detto che senza la presenza degli Ordini professionali, con tutta la buona volontà degli Organismi privati, la mediazione non avrebbe potuto avere successo.
Ed ecco che oggi, analizzando i dati del primo semestre 2012, apprendiamo che gli Ordini degli avvocati, apparentemente gli unici professionisti ad avere la preparazione per svolgere al meglio la professione di mediatore, riescono a gestire solo il 24,28% del totale delle mediazioni che si svolgono in Italia.
Il dato che ci deve far pensare, il più importante in quanto misura il potere deflattivo della mediazione e la diffusione nella società dell’istituto, è la percentuale di risoluzione della controversia con un accordo: si vede bene che gli organismi degli Ordini degli avvocati riescono a concludere la controversia con un accordo solo nel 34,50% dei casi mentre presso gli Organismi di mediazione privati si ha una percentuale di accordo nel 51,40% dei casi!
Non parliamo poi degli Organismi degli altri ordini professionali, solo 214 procedimenti definiti, ossia poco più di 3 mediazioni pro-capite ed una performance in termini di risultato del 28,80%, la più bassa del panorama degli Organismi di mediazione italiana.
Possiamo trarre un altro elemento di analisi di rilievo dal peso percentuale dei chiamati in mediazione, che, se rispondono in modo convinto ( il 38% aderisce) alle convocazioni delle Camere di Commercio, centri di cultura economica, istituzioni note, diffuse sul territorio, e, perché no, con budget per la comunicazione di cui gli organismi privati non possono nemmeno lontanamente disporre, con non meno convinzione aderiscono alle mediazioni presso gli organismi privati (34,90%).
Di segno opposto sono le informazioni che si ottengono dalle performance degli Ordini professionali in genere ed in modo particolare dagli Ordini degli avvocati: istituzioni conosciute, rette da professionisti noti e di esperienza, che potremmo definire “collettori naturali” di tutte le mediazioni (solo il 16% delle istanze vengono proposte senza la presenza dei legali) sono riusciti a richiamare meno di ¼ delle mediazioni totali.
Oltre a ciò si osserva che la performance che gli ordini professionali riescono ad ottenere è deludente anche dal punto di vista qualitativo, infatti in meno del 35% dei casi in cui le parti si presentano si riesce a raggiungere un accordo, contro quasi il 50% delle Camere di Commercio, ed oltre il 51% degli Organismi privati.
Per quanto i dati presentati dal Ministero siano ancora “acerbi” possiamo trarre alcune importanti indicazioni:
a) Il modello organizzativo introdotto, Organismi privati ed Organismi di espressione pubblica, sembra rispondere in modo molto efficace ed adeguato alle esigenze del mercato. Il cittadino può seguire la tradizione, rivolgendosi alle Camere di Commercio, oppure seguire il proprio consulente, rivolgendosi all’organismo dell’Ordine professionale o rivolgersi agli Organismi privati. Secondo la tabella n. 2 i cittadini che hanno scelto gli organismi privati hanno visto la risoluzione delle proprie controversie nel 51,4% dei casi.
b) Gli Organismi privati raggiungono maggiori risultati e quindi rispondono alla domanda di giustizia alternativa in modo più efficace, in quanto hanno, almeno nel caso degli Organismi strutturati, programmi aziendali, investono in conoscenza ed osservano la società senza il vincolo della difesa della propria categoria professionale.
c) L’Organismo privato, così come l'organismo di emanazione camerale, anche se in misura minore, hanno la possibilità di accogliere una pluralità di mediatori provenienti da esperienze professionali molteplici e riesce a cogliere l’essenza della controversia basando l’analisi della situazione sugli interessi delle parti. Poiché la risoluzione delle controversie in mediazione avviene con approcci multidisciplinari è facilmente comprensibile che il successo di questi due tipi di Organismi è dovuto al tipo di approccio ed alla diversa organizzazione.
Siamo convinti che se gli Organismi di mediazione avranno la possibilità di dimostrare nel tempo le proprie potenzialità, il divario di performance tra Organismi di emanazione professionale ed Organismi privati e delle Camere di Commercio sarà ancora più marcato e non colmabile.

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