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Timestamp: 2016-12-03 14:27:14+00:00

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⭐Ai Comuni Alle Province Alle Autorità d'ambito Ai gestori del servizio pubblico di fognatura e depurazione All'A.R.P.A.V.
Ai Comuni Alle Province Alle Autorità d'ambito Ai gestori del servizio pubblico di fognatura e depurazione All'A.R.P.A.V.
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Gilberta Castelli
1 Circolare del Presidente della Giunta Regionale n. 12 del 9/8/02, approvata con D.G.R.V. n del 2/8/02, recante "Norme di Attuazione del Piano Regionale di Risanamento delle Acque. Testo coordinato con la normativa statale e regionale vigente in materia di tutela delle acque dall'inquinamento". Nota esplicativa. Ai Comuni Alle Province Alle Autorità d'ambito Ai gestori del servizio pubblico di fognatura e depurazione All'A.R.P.A.V. LORO SEDI La Direzione regionale Geologia-Ciclo dell'acqua ha predisposto un testo coordinato e aggiornato - che, si precisa, non ha alcun valore normativo -, che si propone ai soggetti interessati quale utile strumento operativo, al fine di facilitare la lettura della circolare indicata in oggetto. Il testo, infatti, visualizza in modo rapido ed efficace le modifiche intervenute nelle Norme di Attuazione del P.R.R.A. in forza della normativa statale e regionale di settore. Nello specifico, il testo si articola come segue: 1. nella colonna sinistra è riportato il testo originario delle Norme di Attuazione del P.R.R.A.; 2. nella colonna destra è riportato il testo delle Norme di Attuazione del P.R.R.A. integrato e coordinato con la normativa statale e regionale di settore, in particolare: in grassetto figurano le disposizioni coordinate con il D.Lgs. 152/99. in grassetto corsivo figurano le disposizioni coordinate con le leggi regionali di settore; tra parentesi sono indicate le singole disposizioni statali e regionali che trovano applicazione. Infine, si ricorda che la Legge 31 luglio 2002, n. 179, "Disposizioni in campo ambientale", (in G.U. n. 189 del 13/8/02) ha modificato alcune disposizioni del D.Lgs. 152/99: a) all'articolo 29, comma 2, il termine del 13/6/02, stabilito per l'adeguamento degli scarichi esistenti recapitanti sul suolo per i quali non sia accertata l'impossibilità tecnica o l'eccessiva onerosità a recapitare in corpi idrici superficiali, è stato prorogato al 31 dicembre 2003; b) all'articolo 33, comma 3, relativamente al divieto di smaltimento di rifiuti, anche triturati, in fognatura, è stata introdotta l'eccezione per i rifiuti organici provenienti dagli scarti dell'alimentazione umana, misti ad acque domestiche, trattati mediante apparecchi dissipatori di rifiuti alimentari che ne riducano la massa in particelle sottili, previa verifica tecnica degli impianti e delle reti da parte dell'ente gestore. Il Dirigente regionale Ing. Andrea Costantini 72 PIANO REGIONALE DI RISANAMENTO DELLE ACQUE NORME DI ATTUAZIONE TITOLO I Finalità e norme generali TITOLO I Finalità e norme generali Art. 1 - Campo di applicazione 1. Le presenti norme definiscono, con riferimento al programma di attuazione del Piano regionale di risanamento delle acque (P.R.R.A), la disciplina degli scarichi delle pubbliche fognature e degli insediamenti civili che non recapitano in pubbliche fognature in applicazione dell'art. 14 della legge 10 maggio 1976, n.319 e successive modifiche ed integrazioni. Art. 2- Zone omogenee di protezione 1. Al fine di definire una disciplina organica che tenga conto dei diversi gradi di vulnerabilità del territorio regionale nonché delle particolari caratteristiche idrografiche, geomorfologiche ed insediative, il territorio regionale viene suddiviso in zone omogenee di protezione. 2. Tali zone sono individuate dall'interserzione di fasce territoriali omogenee con le aree tributarie ai principali corpi idrici regionali, come riportato nell'allegata planimetria n. 4 che fa parte integrante della presente normativa. 3. I limiti di accettabilità degli scarichi di cui all'articolo 1 sono stabiliti in funzione della zona nella quale gli scarichi stessi sono ubicati e del carico inquinante Art. 1- Campo di applicazione (Art. 2, lett. g) e i) D.Lgs. 152/99) 1. Le presenti norme definiscono, con riferimento al programma di attuazione del Piano regionale di risanamento delle acque (P.R.R.A), la disciplina degli scarichi di acque reflue urbane e di acque reflue domestiche che non recapitano in reti fognarie. Art. 2- Zone omogenee di protezione 1. Al fine di definire una disciplina organica che tenga conto dei diversi gradi di vulnerabilità del territorio regionale nonché delle particolari caratteristiche idrografiche, geomorfologiche ed insediative, il territorio regionale viene suddiviso in zone omogenee di protezione. 2. Tali zone sono individuate dall'interserzione di fasce territoriali omogenee con le aree tributarie ai principali corpi idrici regionali, come riportato nella planimetria n. 4 che fa parte integrante della presente normativa. 3. I limiti di accettabilità degli scarichi di cui all articolo 1 sono stabiliti in funzione della zona nella quale gli scarichi stessi sono ubicati e del carico inquinante 83 collettato dalla rete fognaria espresso in abitanti equivalenti. Art. 3 - Ambiti territoriali 1. Il territorio regionale è altresì suddiviso in 35 «ambiti territoriali ottimali», di cui all'allegata planimetria n. 5 che fa parte integrante della presente normativa, all'interno dei quali i servizi di fognatura e di depurazione dovranno essere programmati e gestiti da un unico «ente di gestione tecnico-amministrativa». 2. Nelle zone adiacenti il confine degli ambiti di cui al comma 1 potranno essere organizzati schemi fognari che interessano ambiti adiacenti, ove tecnicamente giustificabili. collettato dalla rete fognaria espresso in abitanti equivalenti. Art. 3 - Ambiti territoriali 1. (Abrogato da Legge regionale 27 marzo 1998, n.5) 2. (Abrogato da Legge regionale 27 marzo 1998, n.5) 3. All'interno degli ambiti il P.r.r.a. definisce gli schemi fognari intercomunali di maggiore rilevanza, di cui alle allegate planimetrie da 7.1 a 7.18 che fanno parte integrante della presente normativa, l'ubicazione degli impianti pubblici di depurazione con potenzialità prevista superiore a abitanti equivalenti nonchè i corpi idrici ricettori dei relativi scarichi. 4. L'ubicazione degli impianti di depurazione, i relativi bacini di utenza e l'individuazione del corpo idrico ricettore, così come individuati nella cartografia di piano, sono vincolanti. 3. Fino all'approvazione dei programmi pluriennali di intervento di cui alla legge regionale 27 marzo 1998, n. 5, il P.R.R.A. definisce gli schemi fognari intercomunali di maggiore rilevanza, di cui alle allegate planimetrie da 7.1 a 7.18 che fanno parte integrante della presente normativa, l'ubicazione degli impianti pubblici di depurazione con potenzialità prevista superiore a abitanti equivalenti nonché i corpi idrici ricettori dei relativi scarichi. 4. Fino all'approvazione dei programmi di cui al comma 3, l'ubicazione degli impianti di depurazione, i relativi bacini di utenza e l'individuazione del corpo idrico ricettore, così come individuati nella cartografia di piano, sono vincolanti. 94 Art. 4 - Ente di gestione 1. L'Ente di gestione tecnicoamministrativo è l'organismo operativo che ha il compito della gestione, della manutenzione e dell'aggiornamento delle reti e degli impianti, ed eventualmente della progettazione e costruzione di opere con fondi propri o degli enti locali appartenenti all'ambito. Art. 4 - Ente di gestione (Abrogato dalla Legge regionale 27 marzo 1998, n.5) 2. Tali enti sono costituiti da comuni, comunità montane, consorzi di enti pubblici, il cui atto costitutivo è approvato nelle forme di legge. 3. All'ente di gestione sono attribuite le seguenti funzioni: a) definizione del programma dei servizi di fognatura e depurazione; b) esercizio dei servizi sopraindicati direttamente, o mediante la costituzione di un'azienda speciale, o mediante la concessione, sulla base di apposito disciplinare, a enti o imprese pubbliche o private, o mediante appalto; c) autorizzazione agli allacciamenti degli scarichi nelle pubbliche fognature; d) controllo della qualità e della qualità degli scarichi immessi nelle fognature; e) verifica della funzionalità degli impianti per il rispetto dei limiti di accettabilità delle acque scaricate, anche in rapporto alle condizioni del corpo idrico ricettore; f) coordinamento dei servizi di tariffazione ed esazione dei canoni versati dagli utenti sulla base della normativa vigente. 4. Negli ambiti territoriali ottimali, gli enti di gestione, qualora già non esistenti, dovranno essere costituiti entro un anno dall'entrata in vigore del P.r.r.a. 5. Il Presidente della Giunta regionale, entro i tre mesi successivi 105 all'approvazione del piano, prende atto dell'esistenza dei consorzi, il cui perimetro coincide con quello dell'ambito territoriale, e attribuisce loro la qualifica di ente di gestione. 6. Negli altri casi, decorsi inutilmente i tre mesi, la Giunta regionale assume le funzioni e le responsabilità dell'ente di gestione, ove non decida di affidare tale funzione a un ente o consorzio pubblici, operanti all'interno dell'ambito territoriale. 7. Qualora gli enti di gestione non siano costituiti entro il termine di cui al comma quarto, la Giunta regionale, entro i successivi 60 giorni, nomina un commissario per l'espletamento della procedura di costituzione dell'ente. 8. Entro tre mesi dall'entrata in vigore del P.r.r.a., il Consiglio regionale approva, su proposta della Giunta regionale, uno schema di statuto per l'organizzazione e il funzionamento degli enti di gestione di cui al primo comma. 9. L'Ente di gestione adotta un regolamento di fognatura sulla base dello schema del regolamento tipo allegato alla presente normativa. 10. Le tariffe da applicarsi per i servizi di fognatura e di depurazione, entro i limiti massimi stabiliti dalle leggi vigenti, devono in ogni caso tendere all'integrale finanziamento dei relativi costi di gestione. Art. 5 Definizioni Ai fini delle presenti norme si definiscono: a) pubblica fognatura: una rete organica e organizzata di collettori fognari impermeabili gestita da comuni, Art. 5 - Definizioni Ai fini delle presenti norme si definiscono: a) rete fognaria: il sistema di condotte per la raccolta ed il convogliamento delle acque reflue urbane (art.2, lett. aa) 116 comunità montane o loro consorzi; b) impianto di depurazione: ogni struttura tecnica che dia luogo, mediante applicazione di idonee tecnologie, a una riduzione del carico inquinante del liquame a essa convogliato dai collettori fognari; c) scarichi di pubbliche fognature: gli effluenti di sistemi fognari gestiti da comuni e consorzi intercomunali; d) scarichi degli insediamenti civili: quelli provenienti dagli insediamenti definiti dall'articolo 1 quater lettera b) della legge 8 ottobre 1976, n. 690 e dalle delibere del Comitato interministeriale 8 maggio 1980 e 28 gennaio 1983; e) scarichi degli insediamenti produttivi: quelli provenienti dagli insediamenti definiti dall'articolo 1 quater lettera a) della legge 8 ottobre n. 690; f) scarico in corpo idrico superficiale: recapito di reflui mediante apposito collettore nel corpo idrico; g) scarico sul suolo e sugli strati superficiali del suolo: recapito di reflui nello strato superficiale di terreno ove hanno luogo fenomeni biochimici utili alla autodepurazione nonché sulle incisioni D.Lgs. 152/99); b) impianto di depurazione: ogni struttura tecnica che dia luogo, mediante applicazione di idonee tecnologie, a una riduzione del carico inquinante del liquame a essa convogliato dai collettori fognari; c) acque reflue urbane: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche separate, e provenienti da agglomerato (art.2, lett. i) D.Lgs. 152/99); d) acque reflue domestiche: acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche (art.2, lett.g) D.Lgs. 152/99); e) acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici o installazioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalla acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento (art.2, lett.h) D.Lgs. 152/99); f) corpi idrici superficiali: i corsi d'acqua naturali o artificiali, i laghi naturali o artificiali; le acque di transizione formanti laghi salmastri, lagune e zone di foce in mare e le acque costiere marine (art.59, co.6, n.1 L.R.33/85); g) suolo e strati superficiali del sottosuolo: lo strato superficiale del terreno, destinato ad uso agricolo e non, ove hanno luogo fenomeni biochimici utili alla depurazione degli 127 fluviali, torrentizie e del terreno anche se sedi occasionali di deflussi idrici superficiali; h) scarico nel sottosuolo e nelle falde acquifere sotterranee: recapiti di reflui mediante apposito manufatto che interessi direttamente i depositi alluvionali sede dei corpi idrici sotterranei (acquiferi freatico e artesiani) nonché le formazioni rocciose al di sotto della copertura vegetale; i) scaricatori di piena: dispositivi che consentono lo scarico delle portate di supero in tempo di pioggia in determinate sezioni delle reti di fognatura di tipo misto; l) nucleo abitato isolato: aggregato di edifici esterno ai centri abitati che disti almeno 500 metri da centri abitati o da altri nuclei; m) abitante equivalente: si definisce abitante equivalente la stima del carico inquinante di origine diversa da quella abitativa ottenuta mediante la conversione in abitanti civili del numero degli addetti industriali e dei capi di bestiame, assumendo il valore di 54 g/giorno come quantità di ossigeno necessaria per degradare la materia organica contenuta nello scarico giornaliero prodotto da un abitante civile. scarichi, anche connesso con fossati a perdere non collegati a corpi idrici superficiali (art.59, co.6, n.2 L.R.33/85); h) sottosuolo e falde acquifere sotterranee: depositi alluvionali sede dei corpi idrici sotterranei (acquiferi freatico e artesiani) nonché formazioni rocciose al di sotto della copertura vegetale; i) scaricatori di piena: dispositivi che consentono lo scarico delle portate di supero in tempo di pioggia in determinate sezioni delle reti di fognatura di tipo misto; l) nucleo abitato isolato: area che non costituisce agglomerato, inteso quale area in cui la popolazione ovvero le attività economiche sono sufficientemente concentrate così da rendere possibile, e cioè tecnicamente ed economicamente realizzabile, anche in rapporto ai benefici ambientali conseguibili, la raccolta ed il convogliamento delle acque reflue urbane verso un sistema di trattamento di acque reflue urbane o verso un punto di scarico finale (art.2, lett. m) D.Lgs. 152/99); m) abitante equivalente: il carico organico biodegradabile avente una richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni (BOD5) pari a 60 grammi di ossigeno al giorno (art.2, lett. a) D.Lgs. 152/99). 138 TITOLO II Disciplina delle pubbliche fognature Art. 6 - Limiti di accettabilità 1. Per nuclei abitati al di sopra della soglia S 1, di cui alle tabelle 1.1 e 1.2, è obbligatoria la realizzazione di una fognatura dinamica con relativo impianto di trattamento. 2. Lo scarico degli impianti di potenzialità fino alla soglia S 2 dovrà rispettare i limiti di cui alla colonna C 1 della tabella 2, fatta esclusione per l'area tributaria della Laguna di Venezia per la quale si dovrà fare riferimento alla tabella Sopra detta soglia S 2, i limiti di accettabilità vengono diversificati in relazione alla potenzialità dell'impianto e alla ubicazione nelle «zone» definite all'articolo 2, in conformità a quanto indicato nelle citate tabelle 1.1, 1.2 e Gli scarichi di pubbliche fognature che convogliano reflui di insediamenti produttivi, in misura tale da conferire ai liquami in ingresso all'impianto di depurazione caratteristiche qualitative sostanzialmente diverse da quelle attribuibili agli scarichi provenienti dai soli insediamenti civili, dovranno avere caratteristiche qualitative entro i limiti della tabella 2, o quelli di tabella A della legge 10 maggio n. 319 e successive modifiche e integrazioni, qualora i secondi risultino più restrittivi. 5. La gestione degli impianti e i relativi controlli vanno effettuati a norma della legge regionale 16 aprile 1985 n. 33 e dell'art.4, comma terzo, delle presenti norme. TITOLO II Disciplina delle acque reflue urbane Art. 6- Limiti di accettabilità 1. Per agglomerati al di sopra della soglia S 1, di cui alle tabelle 1.1 e 1.2, è obbligatoria la realizzazione di una rete fognaria con relativo impianto di trattamento. 2. Lo scarico degli impianti di potenzialità fino alla soglia S 2 dovrà rispettare i limiti di cui alla colonna C 1 della tabella 2, fatta esclusione per l area tributaria della Laguna di Venezia per la quale si dovrà fare riferimento alla tabella Sopra detta soglia S 2, i limiti di accettabilità vengono diversificati in relazione alla potenzialità dell impianto e all ubicazione nelle zone definite all articolo 2, in conformità a quanto indicato nelle citate tabelle 1.1, 1.2 e Gli scarichi di reti fognarie che convogliano acque reflue industriali in misura tale da conferire ai liquami in ingresso all impianto di depurazione caratteristiche qualitative sostanzialmente diverse da quelle attribuibili agli scarichi di acque reflue domestiche, dovranno avere caratteristiche qualitative entro i limiti della tabella 2, o quelli di tabella 3 dell allegato 5 al decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 e successive modifiche e integrazioni, qualora i secondi risultino più restrittivi. 5. La gestione degli impianti e i relativi controlli vanno effettuati a norma della legge regionale 16 aprile 1985 n. 33 e successive modifiche e integrazioni. 149 6. Gli scarichi di vasche tipo Imhoff a servizio di pubbliche fognature con potenzialità inferiore alla soglia S 1 non sono soggetti al rispetto di limiti di accettabilità. Il corretto dimensionamento e la possibilità di trattamenti integrativi dovrà essere verificato dall autorità di controllo in sede di rilascio della autorizzazione prescritta. Tali strutture depurative sono soggette inoltre al seguente regime: 1) è obbligatoria la tenuta del quaderno di manutenzione di cui all'articolo 38 della L.R. 16 aprile 1985 n. 33, su cui vanno indicate le operazioni di pulizia e controllo che dovranno essere eseguite almeno ogni 6 mesi; 2) è richiesta la nomina di un tecnico responsabile; 3) non è richiesto il rispetto del limite di inedificabilità assoluta di almeno 100 metri richiesto dalla Deliberazione del Comitato Interministeriale per la Tutela delle Acque dall'inquinamento del ; devono comunque essere assicurate condizioni di salubrità per gli insediamenti circostanti. In ogni caso tali vasche devono essere coperte. Le disposizioni precedenti si applicano anche nel caso in cui alla vasca tipo lmhoff venga accostato qualche elemento altrettanto semplice quale un dissabbiatore a gravità, una griglia o un sistema di fitodepurazione. Per vasche tipo Imhoff di potenzialità superiore alla soglia S 1 devono essere previsti trattamenti integrativi preferibilmente di tipo naturale atti a garantire effluenti entro i limiti tabellari. Gli scarichi di vasche tipo Imhoff esistenti di potenzialità superiori alla soglia S 1 debbono adeguarsi alla normativa entro 3 anni dalla entrata in vigore del presente articolo. 6. Gli scarichi di vasche tipo Imhoff a servizio di reti fognarie di potenzialità inferiore alla soglia S 1 non sono soggetti al rispetto di limiti di accettabilità. Il corretto dimensionamento e la possibilità di trattamenti integrativi dovrà essere verificato dall autorità di controllo in sede di rilascio della autorizzazione prescritta. Tali strutture depurative sono soggette inoltre al seguente regime: 1) è obbligatoria la tenuta del quaderno di manutenzione di cui all'articolo 38 della L.R. 16 aprile 1985 n. 33, su cui vanno indicate le operazioni di pulizia e controllo che dovranno essere eseguite almeno ogni 6 mesi; 2) è richiesta la nomina di un tecnico responsabile; 3) non è richiesto il rispetto del limite di inedificabilità assoluta di almeno 100 metri richiesto dalla Deliberazione del Comitato Interministeriale per la Tutela delle Acque dall'inquinamento del ; devono comunque essere assicurate condizioni di salubrità per gli insediamenti circostanti. In ogni caso tali vasche devono essere coperte. Le disposizioni precedenti si applicano anche nel caso in cui alla vasca tipo lmhoff venga accostato qualche elemento altrettanto semplice quale un dissabbiatore a gravità, una griglia o un sistema di fitodepurazione. Per vasche tipo Imhoff di potenzialità superiore alla soglia S 1 devono essere previsti trattamenti integrativi preferibilmente di tipo naturale atti a garantire effluenti entro i limiti tabellari. Gli scarichi di vasche tipo Imhoff esistenti di potenzialità superiori alla soglia S 1 debbono adeguarsi alla normativa entro 3 anni dalla entrata in vigore del presente articolo. 1510 7. All'interno di ciascun ambito dovrà essere previsto almeno un impianto di depurazione dotato di una specifica sezione per il trattamento degli spurghi proveniente dai pozzi neri e dalle fosse Imhoff e del percolato di discariche di rifiuti. 8. Gli impianti di depurazione aventi potenzialità superiore a abitanti equivalenti dovranno essere dotati di un sistema di monitoraggio per il controllo dei parametri significativi. 9. Fino al raggiungimento dei limiti di accettabilità previsti per ciascun impianto di depurazione, così come stabilito nel progetto approvato, tutti gli insediamenti produttivi e quelli di cui ai commi 8 e 9 del successivo articolo 17, i cui liquami recapitano nell'impianto stesso, debbono rispettare i limiti di cui alla tabella C della legge 10 maggio 1976, n. 319 e successive modifiche e integrazioni, salvo diverse più restrittive indicazioni del regolamento di fognatura. 10. I limiti di accettabilità per le varie classi di impianto, con riferimento ai parametri e alle colonne di tabella 2, sono definiti nella Guida tecnica per ogni Comune del Veneto. Qualora l impianto di depurazione, pur essendo situato in un territorio appartenente ad un ben definito bacino idrografico, scarichi in corpo idrico afferente ad un diverso bacino tributario, valgono i limiti del corpo idrico ricettore finale. 11. Il campionamento per il controllo del rispetto dei limiti di accettabilità dovrà essere eseguito mediante campionamento medio nelle ventiquattro ore, costituito dalla mescolanza di più prelievi istantanei effettuati in un arco di tempo, tra l'uno e l'altro, non superiore 7. All'interno di ciascun ambito dovrà essere previsto almeno un impianto di depurazione dotato di una specifica sezione per il trattamento degli spurghi proveniente dai pozzi neri e dalle fosse Imhoff e del percolato di discariche di rifiuti. 8. Gli impianti di depurazione aventi potenzialità superiore a abitanti equivalenti dovranno essere dotati di un sistema di monitoraggio per il controllo dei parametri significativi I limiti di accettabilità per le varie classi di impianto, con riferimento ai parametri e alle colonne di tabella 2, sono definiti nella Guida Tecnica per ogni Comune del Veneto. Qualora l impianto di depurazione, pur essendo situato in un territorio appartenente ad un ben definito bacino idrografico, scarichi in corpo idrico afferente ad un diverso bacino tributario, valgono i limiti del corpo idrico ricettore finale. 11. Il campionamento per il controllo del rispetto dei limiti di accettabilità deve essere eseguito mediante campionamento medio ponderato nell'arco di 24 ore (Allegato 5 D.Lgs. 152/99). 1611 alle 3 ore. Qualora un impianto di depurazione non sia dotato di campionatore automatico adeguato al tipo di campionamento sopradescritto, si applica la metodologia di campionamento prevista all'articolo 5 lettere b) e c) della Legge regionale n. 64/79. Il numero minimo annuo di campioni è fissato in base alle dimensioni dell'impianto di trattamento, con raccolta ad intervalli regolari nel corso dell'anno: -da a a.e.: 12 campioni nel primo anno; 4 campioni negli anni successivi, se si può dimostrare che nel primo anno l'acqua è conforme ai limiti di accettabilità del P.R.R.A.. Se uno dei 4 campioni non è conforme, nell'anno successivo devono essere prelevati 12 campioni; - da a a.e.: 12 campioni; - da e oltre: 24 campioni. Sotto i a.e.: il numero dei campioni viene fissato in sede di autorizzazione. I gestori degli impianti di trattamento di acque reflue urbane hanno l'obbligo di effettuare l'autocontrollo delle acque in entrata e in uscita all'impianto nei casi e con le modalità di cui al punto 1.1 dell'allegato 5 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 e successive modifiche e integrazioni. Il numero minimo annuo di campioni è fissato in base alle dimensioni dell'impianto di trattamento, secondo quanto stabilito all'allegato 5 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 e successive modifiche e integrazioni. Sotto i a.e.: il numero dei campioni viene fissato in sede di autorizzazione. Art.7- Scarichi nelle acque correnti superficiali e suolo, diluzione degli scarichi. 1. E' fatto divieto di scaricare sul suolo reflui di impianti di depurazione aventi potenzialità superiore a abitanti equivalenti. Art.7- Scarichi nelle acque correnti superficiali e suolo. 1. E vietato lo scarico sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo (Art.29, co.1 D.Lgs. 152/99), ad eccezione degli scarichi di acque reflue urbane per i quali sia accertata l'impossibilità tecnica o l'eccessiva onerosità, a fronte dei benefici ambientali conseguibili, a recapitare in corpi idrici superficiali (Art.29, co.1, lett.c) D.Lgs. 152/99). In caso di scarico sul suolo, valgono i limiti della tabella 4 dell'allegato 5 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 (Art.29, co.1, lett.c) D.Lgs. 152). 1712 2. La portata minima decadica del corpo idrico ricettore Q1, misurata a monte di scarichi provenienti da detti impianti, dovrà essere pari ad almeno tre volte la portata media giornaliera Q2 dello scarico stesso. 2. Sono definiti scarichi in corpo idrico superficiale anche gli scarichi in un corso d acqua che ha portata naturale nulla per oltre 120 giorni ovvero in un corpo idrico non significativo. In tali casi, l autorizzazione tiene conto del periodo di portata nulla e della capacità di diluizione del corpo idrico e stabilisce prescrizioni e limiti al fine di garantire le capacità autodepurative del corpo ricettore e la difesa delle acque sotterranee. (Art.45, co.8 D.Lgs.152/99) 3. Fatto salvo il rispetto dei limiti di accettabilità di cui alle tabelle allegate alla presente normativa, la portata Q1 potrà risultare al minimo pari alla portata Q2 sempreché a valle dello scarico, a una distanza calcolata secondo la formulad = Q2/Q1 x200 (m),la concentrazione del BOD 5 risulti non superiore a 10 mg/l nei punti della sezione individuati secondo lo schema di figura Tale limite dovrà essere rispettato per almeno due campionamenti su tre, essendo tollerato per uno solo dei tre campionamenti lo scostamento dei limiti, in misura non superiore al 25%. Nel caso di scostamento superiore al 25% e fino al 50%, si potrà procedere alla ripetizione del campionamento. 5. Gli impianti esistenti, che attualmente scaricano in corpi idrici con rapporti di diluizione inferiori a quelli di cui al comma 2 del presente articolo, dovranno modificare opportunamente l'ubicazione dello scarico entro tre anni dall'entrata in vigore della presente normativa. 3. (Art.45, co.8 D.Lgs.152/99) 4. (Art.45, co.8 D.Lgs.152/99) 5. (Art.45, co.8 D.Lgs.152/99) 1813 6. Qualora l'idrografia superficiale o condizioni particolari non consentano il rispetto dei rapporti minimi sopraindicati, potranno essere concesse deroghe, consentendo anche lo scarico sul suolo, solo sulla base di studi idrogeologici comprovanti la compatibilità dello scarico con la tutela dei corpi idrici sotterranei. 7. Gli scarichi di impianti ricadenti nella fascia della ricarica degli acquiferi (R), dovranno, di norma, essere evitati. Qualora, per comprovate ragioni di natura tecnico-economica, ciò non sia possibile, potranno essere ammessi purché rispettino le prescrizioni di cui all'articolo 6. Potranno rientrare nei limiti di colonna A 2 purché la portata media annua del corpo idrico ricettore sia pari ad almeno 50 volte la portata Q2 dello scarico. 8. Nel caso di corsi d'acqua destinati a uso potabile sono imposte condizioni particolari per gli scarichi, ivi compreso il divieto di sversamento nel tratto interessato dalle prese acquedottistiche, calcolato sulla base dei rapporti delle portate. 9. Per gli impianti di depurazione di potenzialità inferiore a abitanti equivalenti, ove l'idrografia superficiale non consenta i rapporti minimi di diluizione previsti al comma 2, lo scarico depurato potrà essere consentito in corpi idrici con portate inferiori a quelle previste al comma 2 o sul suolo con l'osservanza di tutte le norme di cui alla delibera del Comitato interministeriale del 4 febbraio 1977 nonché del D.P.R. 24 maggio 1988, n Al fine di collaborare al controllo della qualità dell'acqua i consorzi di bonifica possono effettuare, tramite il loro personale, prelievi nei punti di scarico nei 6. (Art.45, co.8 D.Lgs.152/99) 7. Gli scarichi di impianti ricadenti nella fascia della ricarica degli acquiferi (R) dovranno, di norma, essere evitati. Qualora, per comprovate ragioni di natura tecnico-economica, ciò non sia possibile, potranno essere ammessi purché rispettino le prescrizioni di cui all'articolo 6. Potranno rientrare nei limiti di colonna A 2 purché la portata media annua del corpo idrico ricettore sia pari ad almeno 50 volte la portata Q2 dello scarico. 8. Nel caso di corsi d'acqua destinati a uso potabile sono imposte condizioni particolari per gli scarichi, ivi compreso il divieto di sversamento nel tratto interessato dalle prese acquedottistiche, calcolato sulla base dei rapporti delle portate. 9. (Art.45, co.8 D.Lgs.152/99) 10. Al fine di collaborare al controllo della qualità dell'acqua i consorzi di bonifica possono effettuare, tramite il loro personale, prelievi nei punti di scarico nei 1914 canali di bonifica e di irrigazione i cui controlli devono essere effettuati dalle unità locali socio sanitarie per le analisi di competenza. canali di bonifica e di irrigazione, i cui controlli devono essere effettuati dall'agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione Ambientale per le analisi di competenza. Art. 8 - Scarichi nelle acque correnti superficiali, norme per solfati e cloruri 1. Nei corsi d'acqua non destinati all'uso idropotabile, l'autorità competente all'approvazione del progetto può autorizzare concentrazioni di solfati e cloruri allo scarico di impianti di depurazione superiori a quelli indicati nella tabella purché nel corpo idrico ricettore, nella sezione posta a una distanza di 200 metri dallo scarico, i valori del SAR (Sodium Adsorption Ratio) e della conducibilità siano contenuti nel diagramma di cui alla figura 2, mentre il Boro non dovrà superare il valore di 1 mg/l e il carbonato sodico residuo non dovrà superare il valore di 2 mg/l. Art. 8 - Scarichi nelle acque correnti superficiali, norme per solfati e cloruri 1. Nei corsi d'acqua non destinati all'uso idropotabile, l'autorità competente all'approvazione del progetto può autorizzare concentrazioni di solfati e cloruri allo scarico di impianti di depurazione superiori a quelli indicati nella tabella purché nel corpo idrico ricettore, nella sezione posta a una distanza di 200 metri dallo scarico, i valori del SAR (Sodium Adsorption Ratio) e della conducibilità siano contenuti nel diagramma di cui alla figura 2, mentre il Boro non dovrà superare il valore di 1 mg/l e il carbonato sodico residuo non dovrà superare il valore di 2 mg/l. 2015 2. In presenza di utilizzazioni irrigue situate tra il punto di scarico e la sezione sopra individuata le condizioni di cui al precedente comma dovranno verificarsi in corrispondenza della utilizzazione stessa. 2. In presenza di utilizzazioni irrigue situate tra il punto di scarico e la sezione sopra individuata le condizioni di cui al precedente comma dovranno verificarsi in corrispondenza della utilizzazione stessa. Art. 9 - Corpi idrici a debole ricambio 1. In considerazione delle particolari condizioni degli ecosistemi, del ricambio naturale nonché delle utilizzazioni delle acque, sono vietati gli scarichi nei laghi e nei serbatoi. 2. Eventuali deroghe potranno essere autorizzate previa verifica della compatibilità dello scarico con l'ecosistema interessato. Art. 9 - Corpi idrici a debole ricambio 1. In considerazione delle particolari condizioni degli ecosistemi, del ricambio naturale nonché delle utilizzazioni delle acque, sono vietati gli scarichi nei laghi e nei serbatoi. 2. Eventuali deroghe potranno essere autorizzate previa verifica della compatibilità dello scarico con l'ecosistema interessato. 3. Ai fini di quanto disposto dal presente articolo vengono assimilati agli scarichi in laghi e serbatoi anche quelli effettuati negli immissari a una distanza dalla sezione di immissione inferiore a D = 2 S/π (in Km), dove S è la superficie in Kmq dello specchio d'acqua in corrispondenza del livello medio di invaso. Art Scarichi a mare 1. Gli scarichi a mare di acque reflue devono rispettare i limiti di cui alla colonna M 1 della tabella Lo scarico deve sempre avvenire tramite condotta di lunghezza tecnicamente adeguata, munita di idoneo dispersore posizionato a una profondità tale da non compromettere le attività connesse con le acque costiere. 3. Ai fini di quanto disposto dal presente articolo vengono assimilati agli scarichi in laghi e serbatoi anche quelli effettuati negli immissari a una distanza dalla sezione di immissione inferiore a D = 2 S/π (in Km), dove S è la superficie in Kmq dello specchio d'acqua in corrispondenza del livello medio di invaso. Art Scarichi a mare 1. Gli scarichi a mare di acque reflue devono rispettare i limiti di cui alla colonna M 1 della tabella Lo scarico deve sempre avvenire tramite condotta di lunghezza tecnicamente adeguata, munita di idoneo dispersore posizionato a una profondità tale da non compromettere le attività connesse con le acque costiere. 2116 3. L'opera di scarico dovrà essere comunque approvata dalla autorità competente che provvederà a verificare il rispetto delle condizioni di cui al precedente comma. 3. L'opera di scarico dovrà essere comunque approvata dalla autorità competente che provvederà a verificare il rispetto delle condizioni di cui al precedente comma. Art Scarichi nel sottosuolo 1. E' fatto divieto di scaricare acque reflue, provenienti da pubbliche fognature, nel sottosuolo. Art Adeguamento degli impianti e/o scarichi esistenti. Art. 11- Scarichi nel sottosuolo 1. E' fatto divieto di scaricare acque reflue urbane nelle acque sotterranee e nel sottosuolo. (Art.30, co.1 D.Lgs. 152/99) Art.12 - Adeguamento degli impianti e/o scarichi esistenti. 1. Gli scarichi degli impianti di depurazione di pubbliche fognature esistenti alla data di entrata in vigore della presente normativa, devono essere adeguati ai rispettivi limiti di accettabilità entro i termini seguenti: - impianti che scaricano nella fascia di ricarica degli acquiferi (R) e nell'area tributaria alla laguna di Venezia (L e G): entro due anni dall'entrata in vigore della presente normativa; - impianti che scaricano nella fascia costiera (C), nella pianura (U e P), nella fascia montana e pedemontana (M): entro tre anni dall'entrata in vigore della presente normativa. 2. Gli scarichi degli impianti di pubbliche fognature di cui al primo comma, di potenzialità superiore ai abitanti equivalenti, dovranno in ogni caso rispettare almeno i limiti di cui alla colonna C 2 della tabella 2 entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente normativa. 3. Gli impianti di cui al primo comma che attualmente scaricano in acque correnti superficiali con rapporti di diluizione inferiori a quelli di cui all'art. 7 dovranno 2217 modificare opportunamente l'ubicazione dello scarico entro 3 anni dall'entrata in vigore della presente normativa. 4. Per quanto riguarda le norme di cui all'articolo 8 i limiti fissati dovranno essere raggiunti entro due anni dall'entrata in vigore della presente normativa, potendosi ammettere fino al suddetto termine uno scarto massimo del 10% sui valori di tali limiti. Per gli impianti per i quali sono in corso lavori di adeguamento lo scarto massimo consentito è elevato al 30%. 5. Il rispetto delle norme di cui all'articolo 9 dovrà essere conseguito entro due anni dall'entrata in vigore della presente normativa. 6. In sede di approvazione dei progetti riguardanti gli adeguamenti degli impianti di depurazione, di cui al primo comma del presente articolo, gli enti potranno chiedere una dilazione dei termini per l'ultimazione delle previste necessarie opere sulla base di motivate giustificazioni circa l'impossibilità dell'osservanza dei previsti tempi realizzativi. 7. I progetti degli impianti indicati nel presente articolo e nei successivi articoli 13, 15 e 16, che scaricano nei canali di bonifica e di irrigazione, sono approvati sentito il consorzio di bonifica competente. Art Nuovi impianti di depurazione 7. I progetti degli impianti indicati nel presente articolo e nei successivi articoli 13, 15 e 16, che scaricano nei canali di bonifica e di irrigazione, sono approvati sentito il consorzio di bonifica competente. Art Nuovi impianti di depurazione 1. Gli impianti di depurazione di pubbliche fognature non ancora iniziate all'entrata in vigore della presente normativa, o quelli esistenti per i quali il P.r.r.a. prevede l'ampliamento o quelli in costruzione nel caso in cui le opere 2318 vengano eseguite per stralci esecutivi, potranno conseguire gradi di depurazione intermedi fintanto che l'impianto non sia completato. 2. Detti limiti intermedi dovranno corrispondere a quelli della zona di ubicazione del relativo scarico, riferito alla classe di potenzialità dello stralcio, ma comunque non inferiori ai valori della colonna C 2 della tabella In tali casi il progetto esecutivo dovrà comprendere un programma dettagliato delle fasi e dei tempi di realizzazione e dei relativi gradi di depurazione previsti. 4. Rimane comunque facoltà dell'autorità competente all'approvazione del progetto, in presenza di particolari situazioni di rischio ambientale, di prescrivere il raggiungimento dei limiti definitivi di zona, fin dalla realizzazione del primo stralcio. 5. Gli obiettivi definitivi del piano dovranno essere raggiunti entro il termine stabilito dall'articolo 7 del dpr 3 luglio 1982, n19 Art Allacciamenti 1. I progetti delle reti di fognatura dovranno comprendere anche tutte le opere per l'allacciamento delle utenze. 2. Sempreché non realizzati in corso d'opera, entro un anno dalla ultimazione dei collettori principali dovranno essere eseguiti tutti gli allacciamenti privati alle reti di fognatura, conformemente alle prescrizioni impartite dall'ente di gestione. 3. L'attivazione degli allacciamenti privati è condizionata alla funzionalità dell'impianto di depurazione comunale e consortile. 4. In caso di mancata realizzazione delle opere di allacciamento di cui al comma 2, il Sindaco dovrà, previa diffida agli interessati, procedere alla esecuzione d'ufficio a spese dell'inadempiente. Art Impianti provvisori 1. Al fine di limitare le conseguenze dell'inquinamento dell'ambiente nelle fasi intermedie di attuazione del P.r.r.a., qualora non risulti fattibile in tempi brevi la completa realizzazione degli schemi fognari al piano, potranno essere realizzati impianti di depurazione provvisori al servizio di aree parziali facenti parte degli ambiti di cui all'art. 3 della presente normativa. 2. La realizzazione di tali impianti provvisori è subordinata all'approvazione da parte dell'organo competente del progetto generale dell'intero schema fognario nonché del progetto stralcio relativo all'area parziale servita indicante localizzazione, potenzialità, grado di depurazione Art.14 - Allacciamenti 1. I progetti delle reti di fognatura devono comprendere anche tutte le opere per l'allacciamento delle utenze. 2. Sempreché non realizzati in corso d'opera, entro un anno dalla ultimazione dei collettori principali dovranno essere eseguiti tutti gli allacciamenti privati alle reti di fognatura, conformemente alle prescrizioni impartite dal gestore. 3. L'attivazione degli allacciamenti privati è condizionata alla funzionalità dell'impianto di depurazione. 4. In caso di mancata realizzazione delle opere di allacciamento di cui al comma 2, il Sindaco dovrà, previa diffida agli interessati, procedere alla esecuzione d'ufficio a spese dell'inadempiente. Art.15- Impianti provvisori. 1. Al fine di limitare le conseguenze dell'inquinamento dell'ambiente nelle fasi intermedie di attuazione del P.r.r.a., qualora non risulti fattibile in tempi brevi la completa realizzazione degli schemi fognari al piano, potranno essere realizzati impianti di depurazione provvisori al servizio di aree parziali facenti parte degli ambiti di cui all'art. 3 della presente normativa. 2. La realizzazione di tali impianti provvisori è subordinata all'approvazione da parte dell'organo competente del progetto generale dell'intero schema fognario nonché del progetto stralcio relativo all'area parziale servita indicante localizzazione, potenzialità, grado di depurazione 2520 raggiunto, corpo idrico ricettore e tempi di realizzazione dell'impianto provvisorio. 3. La relativa autorizzazione allo scarico è da considerarsi provvisoria e dovrà essere concessa a tempo determinato. 4. I limiti di accettabilità dei reflui allo scarico di tali impianti provvisori dovranno rispettare: a) la colonna A 1 della tabella 2 per gli impianti ubicati nella fascia della ricarica (R) e nall'area tributaria alla Laguna di Venezia (L e G) aventi potenzialità superiore alla soglia S 2, di cui alla tabella 1; b) la colonna C 2 della tabella 2 per gli impianti ubicati nelle fasce di pianura (P e U) e costiera (C) aventi potenzialità superiore a detta soglia S 2 ; c) la colonna C 1 della tabella 2 per gli impianti ubicati nella fascia di montagna (M) nonché per tutti gli impianti di potenzialità inferiore a detta soglia S 2. Art Scaricatori di piena raggiunto, corpo idrico ricettore e tempi di realizzazione dell'impianto provvisorio. 3. (Art.45, co.7 D.Lgs. 152/99) 4. I limiti di accettabilità dei reflui allo scarico di tali impianti provvisori dovranno rispettare: a) la colonna A 1 della tabella 2 per gli impianti ubicati nella fascia della ricarica (R) e nall'area tributaria alla Laguna di Venezia (L e G) aventi potenzialità superiore alla soglia S 2, di cui alla tabella 1; b) la colonna C 2 della tabella 2 per gli impianti ubicati nelle fasce di pianura (P e U) e costiera (C) aventi potenzialità superiore a detta soglia S 2 ; c) la colonna C 1 della tabella 2 per gli impianti ubicati nella fascia di montagna (M) nonché per tutti gli impianti di potenzialità inferiore a detta soglia S 2. Gli scarichi recapitanti in corpi idrici superficiali, di potenzialità superiore a abitanti equivalenti, devono essere adeguati ai limiti della tabella 1 e, se di potenzialità superiore a abitanti equivalenti e recapitanti in area sensibile, della tabella 2 dell'allegato 5 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 e successive modifiche e integrazioni entro le scadenze indicate all'articolo 31, comma 3 del medesimo decreto. (punto 1.1 Allegato 5 D.Lgs. 152/99) Gli scarichi recapitanti sul suolo devono essere adeguati a quanto previsto all'articolo 29, comma 2 e 3, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 e successive modifiche e integrazioni. Art. 16- Scaricatori di piena 26 Vedere altro
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