Source: https://www.culturacattolica.it/cultura/il-calendario-del-marciapiedaio/giorno-per-giorno/il-calendario-del-20-luglio
Timestamp: 2019-01-23 07:22:28+00:00

Document:
Il calendario del 20 Luglio
▪	1304 - Edoardo I d'Inghilterra cattura l'ultima roccaforte ribelle delle Guerre d'indipendenza scozzese, il Castello di Stirling
▪	1810 - La Colombia dichiara l'indipendenza dalla Spagna
▪	1833 - Una folla contraria ai Mormoni distrugge la pressa per il Libro dei comandamenti.
▪	1864 - Guerra di secessione americana: Battaglia di Peachtree Creek - Nei pressi di Atlanta (Georgia), le forze confederate guidate dal generale John Bell Hood attaccano senza successo le truppe unioniste del generale William T. Sherman
▪	1866 - Terza guerra di indipendenza italiana: la flotta guidata dall'ammiraglio austriaco Wilhelm von Tegetthoff affonda il Re d'Italia e il Palestro nella battaglia di Lissa.
▪	1871 - La Columbia Britannica si unisce alla confederazione del Canada
▪	1881 - Guerre indiane: il capo Sioux, Toro Seduto porta gli ultimi fuggitivi del suo popolo alla resa alle truppe statunitensi, a Fort Buford nel Montana
▪	1917 - La Dichiarazione di Corfù, che creerà il Regno di Jugoslavia dopo la fine della prima guerra mondiale, viene firmata dal comitato jugoslavo e dal Regno di Serbia
▪	1944 - Adolf Hitler sopravvive al Complotto del 20 luglio, un tentativo di assassinio guidato da Claus von Stauffenberg
▪	1948 - Guerra Fredda: il Presidente statunitense Harry Truman istituisce il primo arruolamento di leva in tempo di pace degli Stati Uniti d'America, in un periodo di crescente tensione con l'Unione Sovietica
▪	1951 - Re Abdullah I di Giordania viene assassinato mentre partecipa alle preghiere del venerdì a Gerusalemme
▪	1960 - Lo Sri Lanka (all'epoca Ceylon) elegge Sirimavo Bandaranaike come Primo Ministro, è la prima donna al mondo ad essere a capo di un governo
▪	1961 - Programma Mercury: La Liberty Bell 7 viene ripescata dall'Oceano Atlantico
▪	1964 - Guerra del Vietnam - le forze Viet Cong attaccano Cai Be, la capitale della Provincia di Dinh Tuong, uccidendo 11 soldati sudvietnamiti e 40 civili (30 dei quali sono bambini)
▪	1969
- Programma Apollo: l'Apollo 11 si posa sulla Luna e, poche ore dopo, Neil A. Armstrong ed Edwin "Buzz" Aldrin diventano i primi esseri umani a camminare sulla sua superficie.
- Finisce la Guerra del calcio tra El Salvador e Honduras
▪	1974 - Guerra del luglio 1974: Le forze turche invadono Cipro
▪	1976 - Programma Viking: La sonda Viking 1 atterra su Marte
▪	1982 - L'IRA fa esplodere due bombe nel centro di Londra, uccidendo 8 soldati, ferendo 47 persone e causando la morte di 7 cavalli
▪	1985 - Il luogo in cui affondò il galeone spagnolo Nuestra Señora de Atocha (nel *1622), viene trovato a 60 chilometri dalla costa di Key West (Florida), da cercatori di tesori che recupereranno 400 milioni di dollari in monete ed argento
- Václav Havel si dimette da presidente della Cecoslovacchia
- Guerra di Bosnia: distruzione dell'Oslobođenje
▪	2001 - Genova: Durante scontri in piazza in occasione del G8 viene ucciso Carlo Giuliani, con un colpo di pistola sparato da un carabiniere
▪	2002 - Italia: un treno partito da Palermo e diretto a Venezia deraglia a Rometta Marea, frazione di Rometta (Messina), causando la morte di otto persone
▪	2008 - Conclusione della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) a Sydney
▪	1866 - Emilio Faà di Bruno (Alessandria, 7 marzo 1820 – al largo dell'Isola di Lissa, 20 luglio 1866) è stato un militare italiano. Ufficiale della Regia Marina durante la terza guerra di indipendenza, morì nella Battaglia di Lissa.
Figlio di Luigi, marchese di Bruno, e di Carolina Sappa de' Milanesi era fratello maggiore di Francesco Faà di Bruno, sacerdote e scienziato.
Divenuto comandante della corvetta San Giovanni, gli fu affidato nel 1863 il compito di visitare i consolati italiani nelle Americhe. Al ritorno da quella missione fu nominato Capitano di Vascello di 2° classe. Nel 1864 fu inviato a Filadelfia ad ispezionare i lavori di costruzione della fregata Re d'Italia. Successivamente fu il primo italiano a entrare nella Baia di Baffin.
Nel 1866 fu promosso a Capitano di Vascello di 1° classe e assunse il comando della corazzata Re d'Italia, al comando della quale prese parte alla battaglia di Lissa.
Ma nel corso della battaglia, il Re d'Italia, a bordo del quale si trovava inizialmente anche l'ammiraglio Persano, affondò, speronato dalla corazzata austriaca Ferdinand Max, e Faà di Bruno perì con la sua nave.
▪	1903 - Papa Leone XIII, nato Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci (Carpineto Romano, 2 marzo 1810 – Roma, 20 luglio 1903), è stato il 256° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica (dal 1878 alla morte).
Leone XIII è ricordato nella storia dei papi dell'epoca moderna come pontefice che ritenne che fra i compiti della Chiesa rientrasse anche l'attività pastorale in campo socio-politico. Se con lui non si ebbe la promulgazione di ulteriori dogmi dopo quello dell'infallibilità papale solennemente proclamato dal Concilio Vaticano I, egli viene tuttavia ricordato quale primo papa delle encicliche. Egli ne scrisse infatti 86, con lo scopo di superare l'isolamento nel quale lo Stato Pontificio si era ritrovato dopo la perdita del potere temporale con l'unità d'Italia.
La sua più famosa enciclica fu la Rerum Novarum con la quale si realizzò una svolta nella Chiesa cattolica, ormai pronta ad affrontare le sfide della modernità come guida spirituale internazionale. In questo senso correttamente gli fu attribuito il nome di "Papa dei lavoratori" e di "Papa sociale", infatti scrisse la prima enciclica esplicitamente sociale nella storia della Chiesa cattolica e formulò quindi i fondamenti della dottrina sociale della Chiesa.
Leone XIII è noto anche per essere il primo Papa, dopo mille anni di Storia, a non esercitare il potere temporale.
La famiglia apparteneva alla piccola nobiltà rurale. Il padre era commissario di guerra e colonnello. Già in gioventù Vincenzo Gioacchino Pecci si segnalò quale ragazzo dotato con una particolare predilezione per lo studio della lingua latina. Egli fu allievo del collegio dei gesuiti di Viterbo e, dal 1824 al 1832, studiò teologia presso il Collegium Romanum. La formazione per il servizio diplomatico e amministrativo pontificio presso l'Accademia dei Nobili a Roma occupò Vincenzo Gioacchino Pecci dal 1832 al 1837, anno in cui egli fu ordinato sacerdote. Già nel 1838 fu inviato quale delegato papale a Benevento, città appartenente allo Stato pontificio. In seguito, con la stessa funzione fu mandato a Perugia. Nel 1843 Gregorio XVI lo nominò vescovo titolare; la cerimonia si svolse in San Lorenzo in Panisperna.
Nella città umbra Pecci restò dal 1846 al 1877, ossia per più di trent'anni, si dice perché fosse considerato un ribelle dal potente Cardinal Segretario di Stato Giacomo Antonelli. In questi anni, nonostante i difficili rapporti col nuovo stato italiano, realizzò nel territorio diocesano oltre cinquanta chiese (dette chiese Leonine) ed altri edifici. Fu fatto cardinale nel concistoro del 19 dicembre 1853 e successivamente camerlengo del collegio cardinalizio, dopo la morte del cardinal segretario di Stato Antonelli. Il 20 febbraio 1878 fu eletto papa come successore di papa Pio IX dopo un conclave di soli due giorni, il primo dopo la fine del potere temporale dei papi.
L'incoronazione di Leone XIII ebbe luogo nella Cappella Sistina il 3 marzo 1878. La sua salute cagionevole lasciava presagire un pontificato di transizione. Esso si sarebbe, invece, rivelato addirittura il terzo per durata all'epoca[1] (considerando anche san Pietro) e, solo recentemente, è stato superato da quello di papa Giovanni Paolo II.[2]
La scelta del nome "Leone" (in omaggio a papa Leone XII che ammirò molto in gioventù) costituì un primo segno che il nuovo Papa intendeva perseguire un mutamento nell'impostazione del papato rispetto al proprio predecessore.
In Germania, invece, con una serie di concessioni a Bismarck Leone XIII seppe - opponendosi anche al Partito cattolico tedesco, la Zentrumspartei – porre termine al Kulturkampf. Pure in Francia – suscitando anche lì il malcontento dei settori cattolici più conservatori– invitò i cattolici al rappacificamento con la Terza Repubblica, malgrado quest'ultima, governata da maggioranze viepiù radicali e anticlericali, avviasse un programma di progressiva secolarizzazione delle istituzioni, a iniziare dal settore scolastico. Tale evoluzione sfociò, nel 1905 dopo la morte di Leone XIII, nella separazione fra Stato e Chiesa.
Maggior successo ebbe la politica del Pontefice nelle controversie aperte con la Svizzera e con i Paesi dell'America latina. Vi furono i primi contatti con gli USA e con la Russia e pure le relazioni con il Regno Unito e la Spagna migliorarono. La statura internazionale del Papa – pur non raggiungendo il livello di coinvolgimento politico e di influenza a cui Leone XIII mirava - si accrebbe anche grazie alla mediazione che egli svolse sia nel conflitto delle Isole Caroline sia per la guerra di Cuba del 1898.
Fu particolarmente attivo dal punto di vista dell'insegnamento, fondando istituti di filosofia ed università cattoliche in diverse città (Lovanio, Washington), ed aprì agli studiosi parte degli archivi segreti del Vaticano. Importante anche l'incentivo ad alcune cause di beatificazione e canonizzazione; ad esempio fu lui a canonizzare Chiara da Montefalco oppure che il 19 dicembre 1878 ordinò di riaprie il processo di beatificazione di Camilla da Varano, ossia la beata Battista.
Il suo metodo di vita era molto semplice: dormiva pochissimo, parco di cibi ed amante delle passeggiate in giardino. Non fumava[3].
Oltre alle passeggiate, nel mite autunno romano si dilettava uccellando al rocolo fatto piantare appositamente nei giardini del Vaticano, ma, quando riusciva a prendere gli uccelli che cadevano nelle reti, li accarezzava e quindi li rimetteva in libertà. Altrettanto faceva con le tortore che gli venivano offerte come simbolo nelle funzioni di beatificazione e di canonizzazione.
La sua memoria era molto sviluppata: non solo ricordava tutti i più piccoli incidenti della sua vita giovanile e dell'adolescenza, ma anche le letture fatta sia di recente che nel più lontano passato. Fu un dantista appassionato ed un lettore assiduo di giornali. Sua grande letizia era dialogare con persone più anziane di lui, dai quali si informava con vivo interesse delle abitudini di vita.
Fu il primo pontefice ad essere ripreso da una cinepresa. In quell'occasione il Papa si apprestò a dare la sua prima benedizione mediatica[4].
Nelle insonnie della sua tarda età a volte formava nella mente un distico latino. Egli allora scendeva dal letto[5], si accostava al tavolo, senza rumore per non svegliare il suo fidato cameriere Pio Centra che dormiva in anticamera, ed al fioco lume della lampada da notte scriveva i versi che aveva pensato. E talvolta indugiava ad aggiungerne altri che gli sgorgavano dalla lucida mente.
Lo coglievano talvolta de raffreddori che poi, al divenire di dominio pubblico, erano scambiati per reali malattie. Non voleva saperne di stufe e caloriferi, voleva soltanto il braciere ciociaro in mezzo alla camera. Solo negli ultimi tempi, grazie al dottor Lapponi, si lasciò persuadere ad adottare un adeguato sistema di riscaldamento.
Dopo una lunghissima agonia, Leone XIII muore il 20 luglio 1903 alle ore 16. La Domenica del Corriere del 26 luglio del 1903 scrive:
Pochi mesi prima di morire, l'ultranovantenne pontefice incide su di un disco alcune preghiere e l'apostolica benedizione: grazie all'invenzione del fonografo, la parola del papa può arrivare ai cattolici di ogni parte del mondo.
Il conclave successivo alla sua morte fu più breve di quanto comunemente previsto: iniziò la sera del 31 luglio 1903 e terminò il 4 agosto. Fra i 62 cardinali convenuti, le tendenze erano due: continuare la politica del Pontefice scomparso (con colui che era stato accanto al Papa come segretario di Stato, Mariano Rampolla del Tindaro), o cambiare rotta. Ed a sorpresa (anche per influenze esterne) venne eletto il cardinale Giuseppe Sarto, Patriarca di Venezia, che prenderà il nome di Pio X.
▪	Inscrutabili Dei Consilio (1878).
▪	Quod Apostolici Muneris (1878). È la prima enciclica di un papa di carattere sociale.
▪	Aeterni Patris (1879). Con questa enciclica Leone XIII vuole rilanciare la filosofia tomista, reputata la più adeguata per la riforma di una società in via di secolarizzazione, e la più congeniale al messaggio cristiano.
Arcanum Divinae Sapientiae (1880). È la prima enciclica di un papa dedicata al tema della famiglia e del matrimonio cristiano. In difesa della famiglia, insidiata da rinascenti errori, il pontefice esalta il valore del matrimonio, elevato da Gesù alla dignità di sacramento. Ricordata l'origine del matrimonio e le successive aberranti degenerazioni della poligamia, Leone XIII riafferma gli scopi e la disciplina delle nozze cristiane; condanna il matrimonio civile e il divorzio; riafferma l'esclusivo potere legislativo e giudiziario della Chiesa in materia di vincolo nuziale.
▪	Diuturnum (1881). La Chiesa non fa preferenza di regime politico, purché esso rispetti il diritto di Dio. Attraverso un modo di elezione non si dà la potestà (che viene solo da Dio), ma si stabilisce soltanto chi debba essere a detenerla.
▪	Supremi Apostolatus Officio (1883).
▪	Immortale Dei (1885). Leone XIII si chiede: se tra i liberali alcuni dicono che l’uomo è in dipendenza da Dio a livello personale, perché questo non deve essere valido anche per un’intera società? Certo il problema è anche in quale religione riconoscersi: ed è chiarissimo, afferma il papa, che la vera religione è quella cattolica, in posizione chiaramente antiliberale.
Quest’argomento è così sintetizzabile: la sovranità di Dio si estende dal singolo all’intera società. La religione ha a che fare col bene comune. Una società bene organizzata deve tendere al bene comune, ed in questo bene comune rientra la pratica della religione con il compimento dei doveri verso Dio. Uno Stato non può non favorire anche la religione. In questo caso prevale un’accezione platonica del bene comune, mentre oggi il bene comune viene portato a livello sociale-economico.
1.	Libertas (enciclica) (1888). La separazione fra Chiesa e Stato è inaccettabile perché irragionevole, in quanto l’individuo singolo è in sé religioso, e non si vede perché non debba esserlo un’intera società. Leone XIII contrasta alcuni di quelli che oggi sono definiti diritti umani in nome dei "diritti di Dio": l’uomo è libero di avere il diritto di non credere, ma – secondo Leone XIII – c’è anche un diritto di Dio ad essere adorato. E questo diritto è prevalente su quello di qualsiasi uomo. È questo il cuore di tutta l’impostazione di Leone XIII.
Con la sensibilità odierna non si può parlare di un diritto di Dio, se non in senso molto analogico: i diritti umani vengono riconosciuti e tutelati dalla legge perché possono essere violati e messi in difficoltà, ma nel caso di Dio non si può dire assolutamente questo. Leone XIII risente ancora di una impostazione differente, in cui la società è in relazione a Dio. L’idea gelasiana di Leone XIII tenta di oltrepassare – senza riuscirci – l’ormai avvenuta divisione totale fra Stato e Chiesa. Ormai bisognerà accettare quel che è accaduto, cercando di assicurare la libertà reciproca delle due parti.
Nella Libertas, la separazione fra Chiesa e Stato viene considerata inacettabile perché l’intera società dev’essere considerata religiosa come il singolo uomo (estensione dei diritti di Dio alla società) e, inoltre, perché la religione dev’essere considerata come un bene comune della società.
Leone XIII comincia a distinguere sulla libertà di coscienza. Il concetto positivo è "fare tutto quel che piace". Quello negativo sta nel non subire impedimenti per scegliere la propria religione dentro uno Stato laico: questa libertà si può tollerare in base alla distinzione fra tesi e ipotesi. Non è conforme a verità e giustizia dare a tutti la libertà religiosa, ma viene tollerata tale situazione per via dei tempi gravi che si percorrono, ed in ragione della salvaguardia del bene comune.
▪	Rerum Novarum (1891), la prima e una delle più importanti encicliche sociali: inizia a definire la dottrina sociale della Chiesa cattolica per la modernità.
▪	Annum Sacrum (1899), con la consacrazione al Sacro Cuore.
▪	1923 - Francisco (Pancho) Villa, pseudonimo di Doroteo Arango Arámbula (Durango, 5 giugno 1878 – Parral, 20 luglio 1923), è stato un rivoluzionario e guerrigliero messicano, eroe popolare della rivoluzione messicana del 1910 - 1911.
Poderose biografie (e decine di film) hanno messo in luce numerosi aspetti della sua personalità, descrivendolo in maniera pressoché unanime come un individuo idealista, umano al di lá della sua dimensione eroica e sinceramente interessato al miglioramento delle condizioni di vita dei ceti più deboli. Morirà assassinato nel 1923 a Parral, Stato di Chihuahua (Messico settentrionale).
Francisco Pancho Villa era nato vicino a Durango, nel ranch la Coyoitoda di San Juan del Rìo di proprietà di Lopez Negrete, da una coppia di mezzadri, Augustin Arango e Micaela Arámbula.
Braccato sui monti della Sierra (dove diventerà Francisco Pancho Villa) fu più volte catturato riuscendo sempre a farsi rilasciare grazie all'interessamento di influenti amicizie; di lì a poco si sarebbe arruolato - con mansioni di ufficiale - nelle truppe degli eserciti irregolari di Francisco Indalecio Madero e Alvaro Obregon: forse, per lui, era una ideale continuazione della lotta di sempre contro gli odiati possidenti. Nel 1910, con una nuova identità e una coscienza immacolata era quindi pronto a scendere dalle montagne per partecipare attivamente a quella che sarebbe stata chiamata la rivoluzione messicana.
Identità nuova e nuovi ideali
Negli anni successivi, con Madero al governo, Pancho Villa servì nell'esercito sotto il generale Victoriano Huerta che lo condannò a morte per insubordinazione; non gli restò che espatriare negli Stati Uniti, salvo tornare dopo il rovesciamento di Madero e il suo conseguente assassinio in un'imboscata da parte di Huerta nel 1913. Villa fiancheggiò poi, nella guerra civile del 1913-1914 tesa ad abbattere il nuovo despota Huerta, il leader del movimento progressista Venustiano Carranza, dal quale si distaccò tuttavia quando questi divenne presidente, ritenendolo troppo moderato.
Ad ogni buon conto, Villa riuscì ad assicurarsi il controllo dello Stato di Chihuahua dove - con l'aiuto di Emiliano Zapata - fomentò la rivolta contadina non esitando a oltrepassare, in risposta al sostegno fornito dal governo statunitense al presidente Carranza, la frontiera americana. Per oltre un anno venne invano inseguito oltre il confine dalle truppe inviate dal presidente Woodrow Wilson.
I primi aerei contro Villa
Il 9 marzo 1916 Villa condusse millecinquecento guerriglieri messicani in un attacco contro la città di Columbus, nel Nuovo Messico, dove era presente una guarnigione di seicento soldati americani. L'abitato fu messo a ferro e fuoco ed anche un albergo venne fatto esplodere; la conseguenza fu la morte di diciassette persone. Il presidente Wilson rispose a questo gesto dimostrativo con una spedizione punitiva: pose una taglia di 5.000 dollari sulla testa di Villa e inviò settemila soldati guidati dal generale John "Blackjack" Pershing e dal suo braccio destro, George Patton, personalità che si sarebbero entrambe distinte nel I conflitto mondiale, sui monti sopra Chihuahua per dargli la caccia.
In quella occasione le truppe statunitensi impiegarono i mezzi più moderni per quell'epoca, come camion, motocarri, motociclette e carri armati; fu impiegato persino un dirigibile pilotato personalmente dal generale Pershing. Senza contare l'impiego - per la prima volta - di aerei da combattimento (otto, riportano le cronache dell'epoca). Tutto fu vano: il tentativo di catturare Villa e i suoi uomini si protrasse, appunto senza esito, fino alla fine di gennaio dell'anno successivo.
Le imprese da rivoluzionario di Pancho Villa termineranno nel 1920: con l'assassinio di Carranza e l'ascesa alla presidenza di Alvaro Obregon. Pancho depose le armi ritirandosi nella "hacienda" di Canutillo a lui assegnata dove si dedicò ad una vita da proprietario terriero. Tre anni più tardi morirà assassinato (come coloro per cui aveva combattuto, Madero, Zapata, Carranza e Obregon) nella cittadina di Parral, proprio dove si sentiva più al sicuro, nel natio Stato di Chihuahua.
Il mito Villa sullo schermo
Di Pancho Villa il cinema si è occupato moltissimo sin dai tempi del muto. In alcuni casi, le pellicole ancora prive di sonoro documentavano, quasi con taglio documentaristico, le gesta del celebre guerrigliero impiegando lo stesso Villa nei panni di se stesso; il primo Villa dello schermo fu interpretato da Raoul Walsh (quando ancora quello che sarebbe diventato un grande regista non aveva abbandonato la carriera di attore con cui aveva debuttato).
Poi, nel corso del Novecento - dai primi film di David Griffith e Harry Aitken - sono stati molti gli attori che si sono alternati nel ruolo (in alcuni casi anche più volte), fino alle interpretazioni di star come Telly Savalas, Hector Elizondo, Yul Brynner e Antonio Banderas, ultimo Pancho Villa dello schermo. Tuttavia l'interpretazione più incisiva rimane quella di Wallace Beery, nel film di Jack Conway "Viva Villa!". Beery vinse, per la sua straordinaria caratterizzazione, la Medaglia d'oro alla 2ª Mostra del cinema di Venezia.
▪	1937 - Il marchese Guglielmo Marconi (Bologna, 25 aprile 1874 – Roma, 20 luglio 1937) è stato un fisico e inventore italiano. È conosciuto per aver sviluppato per primo un efficace sistema di comunicazione con telegrafia senza fili via onde radio che ottenne una notevole diffusione: evoluzioni di tale sistema portarono allo sviluppo dei moderni metodi di telecomunicazione come la televisione, la radio, e in generale tutti i sistemi che utilizzano le comunicazioni senza fili.
In seguito riuscì, premendo un tasto telegrafico posto su un bancone, a far squillare un campanello posto dall'altro lato della stanza.[6] Una notte di dicembre, Guglielmo sveglia la madre, la invita nel suo rifugio segreto e le mostra l'esperimento che ha realizzato. Il giorno dopo anche il padre assiste all'esperimento. Quando si convince che il campanello suona senza collegamento con fili, mette mano al portafoglio e regala al figlio i soldi necessari per l'acquisto di nuovi materiali.[senza fonte] Il giovane Marconi prosegue nei suoi esperimenti anche all'aperto. In campagna aumenta la potenza delle emissioni e la distanza che separa il trasmettitore dal ricevitore, capace di ricevere i segnali dell'alfabeto Morse.
Marconi installò un analogo trasmettitore a scintilla nel Centro Radio di Coltano, presso Pisa, nel 1903, che venne utilizzato fino alla seconda guerra mondiale prima per comunicare con le colonie d'Africa, quindi con le navi in navigazione, ed in seguito ampliata e potenziata tanto da diventare una delle più potenti stazioni radio d'Europa.
A Roma, la mattina del 19 luglio 1937, Guglielmo Marconi accompagnò alla stazione la moglie, diretta a Viareggio per festeggiare il settimo compleanno della figlia Elettra. Dopo essere ritornato nella sua casa di via Condotti ebbe una crisi cardiaca. Dopo che il suo medico personale, il dottor Cesare Frugoni, gli comunicò la gravità delle sue condizioni, Marconi fece chiamare un sacerdote, ricevette l'estrema unzione e morì alle 3:45 del mattino del 20 luglio.[17] In segno di lutto, quello stesso giorno le stazioni radio di tutto il mondo interruppero contemporaneamente le trasmissioni per due minuti.
Risulta con certezza che Tesla in un qualche momento della sua vita aprì il proprio laboratorio più volte a Marconi, fornendogli delle notizie utili, che sono state poi sviluppate e attuate dallo scienziato italiano.[18]
La rivendicazione dell'invenzione della radio di Marconi fu sempre contestata da Nikola Tesla. Nel 1943 una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti riconosce a Nikola Tesla la paternità del brevetto della radio.[19] La sentenza della Corte Suprema Statunitense tuttavia non è universalmente riconosciuta.
Molto tempo prima, nel 1911, l'High Court britannica nella persona di Mr. Justice Parker deliberò su un analogo procedimento[20] la validità dei brevetti di Marconi e negli anni prima del '43 molte altre sentenze sono state pronunciate con andamenti altalenanti per le parti in causa. Sulla causa della Corte Suprema Statunitense vi sono critiche dovute anche al fatto che all'epoca la società Marconi aveva una causa legale in atto con l'esercito Statunitense e la sentenza della Corte Suprema rese nulle le richieste della società Marconi sulle presunte violazioni intellettuali dell'esercito. In realtà ciò non è vero del tutto visto che il governo Usa pagò la somma di circa 43.000 dollari di allora, oltre agli interessi, alla società di Marconi per un brevetto di Oliver Lodge che suddetta società aveva comprato da quest'ultimo[21].
I sostenitori di Marconi deliberarono che Marconi non era a conoscenza del lavoro di Nikola Tesla negli Stati Uniti. Comunque i lavori "Sulla luce ed altri fenomeni di altra frequenza" (Philadelphia/St. Louis; Franklin Institute in 1893) e "Esperimenti con correnti alternate ad alto potenziale e frequenza" (London; 1892) furono diffusi in tutto il mondo e quindi è possibile che in realtà Marconi conoscesse i lavori.[22]
Tesla nel marzo 1900 brevettò (consegnato nel 1897[23]) un sistema di trasmissione di energia elettrica che poteva essere anche usato per trasmissione di segnali radio.[24][25] Nel 1898 brevettò un radiocomando multicanale che permetteva su breve distanza di comandare vascelli, il sistema base di controllo era formato da quattro circuiti sintonizzati alla stessa frequenza.
▪	1. [1]
▪	2. [2] due anni prima di Marconi
▪	3. 1894-95
▪	4. a b [3]
▪	5. [4]
▪	6. Guglielmo Marconi, padre della radio
▪	7. [5]
▪	8. [6]
▪	9. Luigi Solari, Guglielmo Marconi e la Marina Militare Italiana, Rivista Marittima, febbraio 1948
▪	10. Controversia Popov-Marconi
▪	11. http://www.ieee.ca/millennium/radio/radio_differences.html
▪	12. a b «Elettra Marconi inaugura il museo dedicato al padre Guglielmo», Il Resto del Carlino, 7 maggio 2009. URL consultato in data 7 maggio 2009.
▪	13. Luigi Solari, Marconi la radio in pace e in guerra, Mondadori, Milano, 1949
▪	14. radiomarconi.com
▪	15. Franco Monteleone, La radio italiana nel periodo fascista: studio e documenti, 1922-1945, Marsilio Editore, 1976, p. 44
▪	16. Onorificenze tributate a Marconi
▪	17. Quotidiano la Stampa del 21 luglio 1937, pag. 1
▪	18. baccelli1.interfree.it - tesla.pdf
▪	19. MARCONI WIRELESS T. CO. OF AMERICA v. U.S., 320 U.S. 1 (1943) La sentenza riguarda una disputa tra la società Marconi e l'esercito USA riguardo l'utilizzo di quattro brevetti. La sentenza americana si basa anche sulle applicazioni pratiche preesistenti prior arts di Tesla che sono datate dal 1891 al 1893 prima di tutti gli altri sperimentatori
▪	20. La disputa era tra Marconi e Stone e risale al 1911 prima della sentenza della Corte Suprema USA. Il caso è discusso ampiamente nella sentenza e riguarda due diversi componenti usati da entrambi i contendenti per regolare la sintonia nei quattro circuiti base della radio. Stone ottenne lo stesso risultato inserendo una capacità variabile, quindi per questo motivo la Corte USA nel 1943 affermò che entrambi i brevetti erano validi e quindi la causa era da rivedere.
▪	21. [7] i primi cinque versi della sentenza
▪	22. nel suo brevetto 676,332 [8] a pag 2 riga 69 compare il termine "Tesla Coil", bobina di Tesla. Nonostante ciò Marconi non citò l'inventore nel suo discorso al Nobel
▪	23. pdf
▪	24. U.S. Patent 645,576, March 20, 1900 - System Of Transmission Of Electrical Energy primo esempio brevettato di quattro circuiti sintonizzati alla stessa frequenza due utilizzati come trasmittente e due come ricevente
25. en:Invention of radio#note-23
▪	1945 - Paul Valéry (Sète, 30 ottobre 1871 – Parigi, 20 luglio 1945) è stato uno scrittore francese, autore di poemi e saggi.
Figlio di padre d'origine corsa e di madre genovese, Paul Valéry frequentò le scuole primarie a Sète (in quel periodo scritto Cette), presso i Domenicani, proseguendo poi al liceo di Montpellier. Nel 1889 cominciò gli studi di diritto, pubblicando, nello stesso anno, i suoi primi versi nella Revue maritime de Marseille. Queste sue prime opere sono ascrivibili al movimento simbolista.
Nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1892, a Genova cadde in ciò che avrebbe poi descritto come una grave crisi esistenziale. Al mattino era deciso a ripudiare gli idoli della letteratura, dell'amore e dell'imprecisione per consacrare l'essenza della sua vita a ciò che indicò come la via dello spirito: ce lo testimoniano i suoi cahiers, diari nei quali si costringe ad annotare ogni mattino tutte le sue riflessioni. Dopo di cui, aggiunge come battuta di spirito, avendo consacrato queste ore alla via dello spirito, mi sento in diritto di essere sciocco per il resto del giorno. Aveva quindi escluso completamente la poesia dalla sua vita? No, anche se, a suo dire, ogni poema che non avesse la precisione esatta della prosa non ha nessun valore, oppure, come aveva affermato Malherbe, la tiene alla stessa distanza del suo predecessore che aveva detto molto più seriamente che un buon poeta non è più utile al suo paese di quanto non sia un buon giocatore di bocce. Ad ogni modo, Valéry indicò ripetutamente questa notte come la sua vera nascita, l'inizio della sua vita mentale. Nel 1894, si trasferì a Parigi, dove trascorse il resto della sua vita, e dove cominciò a lavorare come redattore al ministero della guerra. Rimase lontano dalla scrittura poetica per consacrarsi alla conoscenza di sé e del mondo. Segretario personale di Edouard Lebey, amministratore della Havas, la prima agenzia di stampa, si affannava ogni mattino all'alba alla redazione dei suoi Cahiers, diari intellettuali e psicologici, che vedranno la pubblicazione, non interamente, solo dopo la sua morte. Nel 1900 sposò Jeannine Gobillard, con cui ebbe tre figli.
Nel 1917, sotto l'influenza principalmente di André Gide, ritornò alla poesia, con La Jeune Parque, pubblicato presso la Gallimard, a cui seguirono un altro grande poema, Le Cimetière marin (1920) e una raccolta, Charmes (1922). Sotto l'influsso di Stéphane Mallarmé, privilegiò sempre nella sua poetica il formale dominio a scapito del senso e dell'ispirazione. Dopo la prima guerra mondiale, divenne una sorta di "poeta ufficiale" immensamente celebre che, nella sua mancanza di interesse verso le cariche e gli onori, si diverte a vedere gli ossequi di cui è circondato. Nel 1924, venne eletto presidente del Pen Club francese, poi membro dell'Académie française l'anno seguente. Seguirono anni di cariche sempre più importanti, al consiglio dei musei, al centro universitario di Nizza, la presidenza della commissione di sintesi per la cooperazione culturale per l'esposizione universale del 1936; nel 1937, addirittura, una cattedra (quella di poetico al Collège de France) venne creata appositamente per lui. Infine, nel 1939 divenne presidente onorario della SACEM, l'omologo francese della SIAE. Ma durante tutto questo tempo, la sua vera professione continuava nell'ombra: la profondità delle riflessioni che diede alle stampe in opere consistenti (Introduction à la méthode de Léonard de Vinci, La soirée avec monsieur Teste), i suoi studi sul divenire della civiltà (Regards sur le monde actuel) e la sua viva curiosità intellettuale lo resero un interlocutore ideale per Raymond Poincaré, Louis de Broglie, Henri Bergson e, addirittura, Albert Einstein.
Sotto l'occupazione, essendosi rifiutato di collaborare, Valéry perse il suo posto d'amministratore a Nizza. Morì il 20 luglio 1945, poche settimane dopo la fine del secondo conflitto. Il presidente francese Charles de Gaulle richiese per lui funerali di stato, dopo i quali venne sepolto a Sète, al cimitero del mare che aveva già celebrato nel suo famoso poema. Dopo la sua morte, furono pubblicati alcuni estratti dei suoi diari, i Cahiers, ai quali consegnava quotidianamente l'evolversi della sua coscienza e le sue relazioni con il tempo, i sogni, il linguaggio.
I Quaderni di Valéry (261 quaderni manoscritti, 26.600 pp.), vero e proprio "laboratoire intime de l'esprit" schiudono a numerose riflessioni, filosofiche, estetiche, religiose ed antropologiche. Essi testimoniano la perenne ricerca che animò la sua riflessione intorno ad ambiti diversi, tesa, in un primo momento, a cercare un "système" di operazioni mentali esteriorizzabili, che a loro volta costituissero la compiuta messa in forma del "travail de l'esprit"; vi si scoprono le sue inquietudini sull'eternità della civilizzazione (Le nostre civilizzazioni sanno adesso d'essere mortali), sul futuro dei diritti dello spirito, sul ruolo della letteratura nella formazione, e la retroazione del progresso sull'uomo; la critica ai concetti "vaghi e impuri" di cui si serve la filosofia (quali, ad esempio, spirito, metafisica, interiorità), quindi la conseguente azione di "repulisti" della situazione verbale, oltre che un'insospettata componente affettivo-spirituale che aspira a liberarsi da un "divino" istituzionalizzato per recuperarlo in maniera pura, scevra di ogni contaminazione fiduciaria. La serie Variété, invece, si compone di scritti di tutt'altro tono: quelli che gli sono stati richiesti e che, senza alcun dubbio e per sua stessa confessione, non avrebbe mai scritto. Non sono meno testimoni di altri della profondità di analisi spesso abbagliante (si legga in particolar modo Notre destin et le lettres, in Regards sur le monde actuel). La sua corrispondenza, segnatamente quella con André Gide, ma anche quella con Gustave Fourment, André Fontainas e Pierre Louÿs è stata ormai pubblicata interamente, mentre la totalità dei Cahiers è consultabile nella biblioteca del Centre Pompidou di Parigi; inoltre, i principali manoscritti inediti sono conservati per la maggior parte presso il Dipartimento dei Manoscritti Occidentali e Orientali della Bibliothèque Nationale di Parigi (site Richelieu). Questo materiale è tuttora in corso di pubblicazione, specialmente ad opera dell'Equipe des Etudes Paul Valéry (ITEM-CNRS).
▪	1973 - Bruce Jun Fan Lee (cinese tradizionale 李小龍, in pinyin Lǐ Xiǎolóng; San Francisco, 27 novembre 1940 – Hong Kong, 20 luglio 1973) è stato un attore e artista marziale statunitense.
▪	1993 - Gabriele Cagliari (Guastalla, 14 giugno 1926 – Milano, 20 luglio 1993) è stato un dirigente d'azienda italiano, operante soprattutto nell’industria chimica. Fu presidente dell'ENI dal 1989 al 1993.
Originario di Guastalla, si laureò al Politecnico di Milano in ingegneria industriale. Appena laureato entrò alla Montecatini, da dove poi passò all’Anic, dove partecipò alla realizzazione dei grandi impianti petrolchimici. Lavorò poi alla Liquigas ed alla Eurotecnica, una piccola società di impiantistica della quale Cagliari fu uno dei fondatori.
Nel 1981 ritornò all’Anic, ricoprendo questa volta il ruolo di direttore generale e poi di amministratore delegato, impegnandosi per il risanamento del comparto chimico dell’ENI. Nel 1983 fu nominato membro della giunta esecutiva dell’ente petrolifero, su designazione del PSI, al quale era considerato vicino politicamente.
Nel novembre del 1989, sempre su indicazione del PSI, fu nominato presidente dell’ENI. Negli anni del suo mandato, Cagliari si trovò a dover trattare con il governo e con la Montedison le complesse trattative sulla gestione della joint-venture chimica Enimont.
Nel febbraio del 1993 Cagliari fu interrogato dalla Procura di Roma, proprio per il suo ruolo nella valutazione di Enimont fatta dall’ENI al momento dell’acquisto. Il 9 marzo 1993 fu arrestato su richiesta della procura di Milano, accusato di avere autorizzato il pagamento di tangenti per fare aggiudicare una commessa alla Nuovo Pignone, società del gruppo ENI ; successivamente, gli furono contestati ulteriori reati compiuti durante la sua permanenza ai vertici dell’ENI.[2][3].
Il 20 luglio 1993 Gabriele Cagliari fu ritrovato morto nelle docce del carcere di San Vittore, dove aveva trascorso quattro mesi di carcerazione preventiva, durante i quali era stato ripetutamente interrogato sugli sviluppi del caso Enimont. Cagliari si uccise soffocandosi con un sacchetto di plastica; il suo suicidio, probabilmente preannunciato da una lettera scritta ai familiari pochi giorni prima, scatenò un acceso dibattito sull’utilizzo dello strumento della custodia cautelare da parte della magistratura.
▪	2006 - Charles Bettelheim (Parigi, 20 novembre 1913 – Parigi, 20 luglio 2006) è stato un economista e storico francese.
Dal dibattito cubano alla critica dell'economicismo
Nel dibattito cubano del'63, Bettelheim si oppose alle idee "volontariste" di Che Guevara, che voleva abolire il libero mercato e la produzione di merci attraverso un'industrializzazione molto rapida e centralizzata, che avrebbe determinato la nascita dell'"uomo nuovo" della società socialista. Bettelheim prese posizione contro questo piano - che anche Fidel Castro aveva sottoscritto: sia Guevara che Castro preferivano la monocultura dello zucchero come base dell'economia cubana, piuttosto che una più stretta analogia all'economia dell'URSS. Per Cuba, Bettelheim suggerì un'economia diversificata, basata sull'agricoltura, accompagnata da industrializzazione prudente, ampia pianficazione centrale e forme miste di proprietà con elementi di mercato - una strategia pragmatica e simile a quelle della NEP portate avanti in Russia da Lenin nel 1922. In contrapposizione a Guevara, Bettelheim affermava (in linea con gli ultimi scritti di Stalin) che la "legge del valore" rappresentava obiettivi e istanze sociali che non potevano affermarsi tramite scelte ostinate, ma solo grazie a un processo di trasformazione sociale a lungo termine.
Sebbene il suo nome e il suo lavoro siano stati dimenticati, Charles Bettelheim ha comunque lasciato tracce. Il suo marxismo eterodosso contribuì a mettere in dubbio il "progressismo" e il "produttivismo", idee da sempre molto diffuse a sinistra, per costruire un pensiero "alternativo", che non solo diede origine all'idea di "emancipazione sociale dalla crescita industriale" come fine in se stesso, ma aspirava a inserire lo sviluppo produttivo in un contesto di coscienza sociale (in pratica, l'idea già elaborata da Karl Marx di mettere fine allo sfruttamento nel processo produttivo tramite una "conscia sottomissione" alla produzione per bisogni sociali). Bettelheim fu infine anche intermediario tra Socialismo ed Ecologia e, nel campo delle teorie economiche, le sue analisi - che distinguevano forme differenti di capitalismo - influenzarono la cosiddetta "Regulation school".

References: sentenza 
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