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Timestamp: 2019-07-17 15:31:49+00:00

Document:
«Marchio dell’Unione europea – Procedimento di dichiarazione di nullità – Marchio dell’Unione europea tridimensionale – Forma di una bottiglia rosa – Impedimenti alla registrazione assoluti – Articolo 7, paragrafo 1, lettera b), del regolamento (CE) n. 207/2009 [divenuto articolo 7, paragrafo 1, lettera b), del regolamento (UE) 2017/1001] – Carattere distintivo – Articolo 7, paragrafo 1, lettera e), da i) a iii), del regolamento n. 207/2009 [divenuto articolo 7, paragrafo 1, lettera e), da i) a iii), del regolamento 2017/1001]»
Nella causa T‑325/18,
18 Ne consegue che è l’articolo 7, paragrafo 1, lettere b) ed e), del regolamento n. 207/2009, nella sua versione precedente alla modifica (in prosieguo: il «regolamento n. 207/2009 ante-modifica»), ad essere applicabile nel caso di specie, dato che il marchio contestato è stato registrato il 26 marzo 2014 a seguito di una domanda di registrazione depositata il 14 novembre 2013, il che non è messo in discussione dalle parti. Oltretutto, dalla formulazione della decisione impugnata emerge che è proprio l’articolo 7, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009 ante-modifica, ad essere stato applicato dalla commissione di ricorso e ad essere stato dedotto dalla ricorrente nel corso del procedimento amministrativo.
20 Occorre constatare, come rilevato dall’EUIPO, che la ricorrente ha allegato al ricorso due documenti che non erano stati prodotti nel corso del procedimento amministrativo, diretti a dimostrare l’asserita presenza sul mercato di bottiglie di forma simile e di colore rosa provenienti da marche concorrenti durante il periodo pertinente. Secondo la ricorrente, tali documenti sono idonei a corroborare la documentazione prodotta dinanzi all’EUIPO per quanto riguarda l’asserita assenza di carattere distintivo del marchio contestato.
21 Orbene, alla stregua dell’EUIPO, occorre rilevare che tali documenti, prodotti per la prima volta dinanzi al Tribunale, non possono essere presi in considerazione. Infatti, il ricorso dinanzi al Tribunale ha ad oggetto il controllo della legittimità delle decisioni delle commissioni di ricorso dell’EUIPO ai sensi dell’articolo 72 del regolamento 2017/1001, ragion per cui la funzione del Tribunale non è quella di riesaminare le circostanze di fatto alla luce dei documenti presentati dinanzi ad esso per la prima volta. Occorre quindi escludere in quanto irricevibili i summenzionati documenti senza che sia necessario esaminarne l’efficacia probatoria [v. sentenza del 6 ottobre 2011, Bang & Olufsen/UAMI (Raffigurazione di un altoparlante), T‑508/08, EU:T:2011:575, punto 22 e giurisprudenza ivi citata].
22 La ricorrente ritiene che la decisione impugnata sia viziata da una contraddizione nella motivazione in quanto la commissione di ricorso, da un lato, ha respinto la domanda di nullità introdotta sul fondamento dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 207/2009, e al contempo ha affermato, dall’altro lato, nell’ambito dell’esame dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera e), iii), di tale medesimo regolamento, che il carattere distintivo del marchio contestato era estremamente ridotto, tenuto conto dell’assenza intrinseca di capacità distintiva delle caratteristiche del segno qualificate come essenziali, ossia la forma della bottiglia e la colorazione rosa, considerate sia separatamente sia congiuntamente.
23 Orbene, secondo la ricorrente, tenuto conto del fatto che l’unico altro elemento del marchio contestato, ossia la lettera maiuscola «B» in rilievo sul collo della bottiglia, è stato considerato non essenziale o privo di rilevanza dalla commissione di ricorso, e che sia la forma della bottiglia sia la sua colorazione rosa sarebbero di uso comune nel settore, il marchio contestato è privo di carattere distintivo nel suo complesso. Tale conclusione s’imporrebbe nel caso di specie, in quanto tutti gli elementi costitutivi di detto marchio sarebbero stati considerati privi di capacità distintiva intrinseca. In tali circostanze, è solo in subordine che la ricorrente contesta la valutazione della commissione di ricorso relativa all’asserita irrilevanza degli elementi di prova da essa dedotti al fine di mettere in discussione il carattere distintivo del marchio contestato.
29 A tal riguardo, la commissione di ricorso ha rilevato che, al fine di provare che il marchio contestato era privo di capacità distintiva, la ricorrente aveva prodotto risultati di varie ricerche effettuate su Internet, utilizzando i termini «bottiglia collio» e «pink bottle/bottiglia collio rosa». Inoltre, secondo la commissione di ricorso, la ricorrente aveva fornito i risultati di una ricerca effettuata su Internet che comportava fotografie di bottiglie di altre marche al fine di dimostrare che altri produttori di vino utilizzavano già bottiglie rosa.
30 La commissione di ricorso ha constatato che i documenti costituiti principalmente da immagini scaricate da un motore di ricerca su Internet non costituivano elementi concreti idonei a mettere in discussione la validità del marchio contestato e quindi ad avvalorare la tesi secondo cui detto marchio era privo di capacità distintiva. In particolare, in primo luogo, la commissione di ricorso ha rilevato che i risultati legati alla ricerca «bottiglia collio» non erano pertinenti poiché, da un lato, dimostravano solo fatti noti e non controversi, ossia che la forma della bottiglia detta «collio» era nota anteriormente al 2013 e che essa era abitualmente impiegata per i vini frizzanti e per il prosecco in particolare, e, dall’altro, non riguardavano il marchio nel suo complesso. In secondo luogo, il documento legato alla ricerca «pink bottle‑alcoholic drink» consisterebbe in una mera raccolta d’immagini senza alcuna spiegazione fornita circa la loro pertinenza, nonostante numerose bottiglie non fossero rosa, appartenessero al titolare del marchio contestato o fossero troppo piccole per essere chiaramente visibili. Inoltre, a parere della commissione di ricorso, fatta eccezione per una marca di champagne che, secondo la ricorrente sarebbe stata commercializzata perlomeno dal 2012, le immagini in questione non indicavano se le bottiglie facessero riferimento a prodotti presenti sul mercato e, se del caso, se la loro presenza fosse antecedente alla data di deposito della domanda di registrazione del marchio contestato e non specificavano neppure il territorio interessato. Di conseguenza, la commissione di ricorso ha considerato che nemmeno detto documento consentisse di constatare che l’uso di bottiglie rosa fosse diffuso alla data di riferimento.
31 Per contestare la valutazione della commissione di ricorso su questo punto, la ricorrente si limita ad affermare che «dalla documentazione dimessa innanzi alla [c]ommissione [di ricorso] [come corroborata da quella prodotta dinanzi al Tribunale,] appare tutt’altro che “impossibile” desumere la presenza sul mercato di una moltitudine di bottiglie di forma e colorazione rosa identiche a quelle [...] d[el] marchio contestat[o]», il cui utilizzo fosse diffuso prima della data di riferimento. Essa sostiene, a tal riguardo, che la commissione di ricorso avrebbe ritenuto rilevante il fatto che il Rosé impérial della marca di champagne Moët & Chandon era presente sul mercato nell’edizione Tag your love da moltissimi anni e, in ogni caso, in data anteriore a quella del deposito del marchio contestato. Ciò sarebbe valso anche per un altro marchio di champagne, depositato come marchio dell’Unione europea nel 2007, a proposito del quale la commissione di ricorso aveva espresso dubbi in merito alla sua commercializzazione effettiva. Orbene, secondo la ricorrente, i nuovi documenti da essa prodotti dinanzi al Tribunale consentirebbero di dissipare tale dubbio.
33 Per quanto riguarda i documenti contenuti nel fascicolo dell’EUIPO, come constatato a ragione dalla commissione di ricorso, essi, non contenendo indicazioni precise sulla data e sul territorio di commercializzazione delle bottiglie che presentano somiglianze con quelle del marchio contestato, non consentono di metterne in discussione la validità. Infatti, al pari dell’EUIPO e come rilevato dalla commissione di ricorso, la mera esistenza d’immagini su Internet non dimostra che i prodotti di cui trattasi siano effettivamente presenti sul mercato e che lo fossero prima del novembre 2013.
34 Tale valutazione non è messa in discussione dagli argomenti della ricorrente secondo cui la commissione di ricorso avrebbe considerato rilevante il fatto che il produttore del marchio Moët & Chandon avrebbe immesso sul mercato una linea di bottiglie rosa prima della data di deposito del marchio contestato. Infatti, una constatazione del genere non emerge in alcun modo dalla decisione impugnata, dal momento che la commissione di ricorso si è limitata a osservare che la ricorrente, pur sostenendo che le bottiglie rosa di detta marca erano state commercializzate perlomeno dal 2012, non aveva prodotto prove che dimostrassero la veridicità di tale allegazione e, di conseguenza, la commissione di ricorso non ne ha tenuto conto. Ne consegue che la ricorrente non può utilmente sostenere che la commissione di ricorso abbia riconosciuto una qualsiasi rilevanza al suo argomento legato all’asserita presenza sul mercato di bottiglie di forma e di colore identici a quelli del marchio contestato anteriormente alla data di deposito di quest’ultimo.
37 Ne consegue che, nonostante la circostanza che la commissione di ricorso abbia indicato, al punto 56 della decisione impugnata, che la forma di bottiglia di cui trattasi era priva di qualsiasi carattere distintivo, tale considerazione deve essere letta nel contesto in cui è stata formulata, ossia quello dell’esame dell’impedimento assoluto alla registrazione di cui all’articolo 7, paragrafo 1, lettera e), iii), del regolamento n. 207/2009. Essa non consente quindi di ritenere che la decisione impugnata sia viziata da una contraddizione interna, come asserisce la ricorrente, per quanto attiene alla valutazione del carattere distintivo, ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera b), di detto regolamento. Infatti, come precisato dalla commissione di ricorso nello stesso punto della decisione impugnata, tale assenza di carattere distintivo della forma esclude che il suo design possa essere qualificato come «notevole», «particolare» o «facilmente riconoscibile», conformemente a quanto richiesto dalla giurisprudenza rilevante in materia.
38 Inoltre, come immediatamente rilevato dalla commissione di ricorso nella sua analisi, sebbene il marchio contestato sia un segno tridimensionale esso non si riduce alla sola forma della bottiglia, ma comprende altri elementi o caratteristiche, ossia la colorazione rosa a specchio e la lettera maiuscola «B». Pertanto, l’affermazione della commissione di ricorso secondo cui la forma era, di per sé, priva di ogni carattere distintivo, quand’anche fondata, non può condurre automaticamente alla conclusione secondo cui il marchio contestato è privo di carattere distintivo nel suo complesso. Inoltre, si deve rammentare che l’analisi di ognuno degli altri elementi costitutivi di detto marchio è stata realizzata alla luce dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera e), iii), del regolamento n. 207/2009 al fine di determinare se essi potevano essere considerati come costituenti caratteristiche tali da conferire un valore sostanziale ai prodotti in questione e non rispetto al loro carattere distintivo intrinseco o al carattere distintivo del marchio in quanto tale. Ne consegue che, alla stregua delle considerazioni vertenti sulla forma della bottiglia, formulate nell’ambito dell’esame dell’impedimento di cui all’articolo 7, paragrafo 1, lettera e), iii), del regolamento n. 207/2009, il fatto che la commissione di ricorso abbia qualificato l’altro elemento del marchio contestato, ossia la lettera maiuscola «B», come una caratteristica «non essenziale», non consente di dichiarare che la decisione impugnata è viziata da una contraddizione della motivazione per quanto riguarda il carattere distintivo di detto marchio.
43 Per quanto attiene alla descrizione del marchio contestato, la commissione di ricorso ha rilevato che esso era registrato come marchio tridimensionale, ma racchiudeva caratteristiche relative alla forma e alla grafica, ossia la forma di una bottiglia detta «collio», la colorazione rosa a specchio nonché la lettera maiuscola «B», dello stesso colore del corpo della bottiglia, con caratteri tipografici relativamente comuni.
44 Come osserva l’EUIPO, i prodotti che non hanno forma intrinseca necessitano di una confezione per la commercializzazione, la quale deve essere assimilata, ai fini dell’esame di una domanda di registrazione come marchio, alla forma del prodotto. Infatti, si deve rilevare che il marchio contestato è costituito dalla forma del condizionamento dei prodotti di cui trattasi e non dalla forma dei prodotti stessi, poiché, per loro natura, le bevande non possono essere vendute nello stato in cui si trovano e necessitano di un condizionamento [v., in tal senso, sentenza del 3 dicembre 2003, Nestlé Waters France/UAMI (Forma di una bottiglia), T‑305/02, EU:T:2003:328, punto 30.
53 La commissione di ricorso ha constatato che, ai fini dell’applicazione della disposizione derivante dal regolamento n. 207/2009 ante-modifica, il colore non può essere assimilato alla forma del marchio contestato. Infatti, come rammentato al precedente punto 15 e come correttamente constatato dalla commissione di ricorso, la possibilità che un marchio possa essere funzionale a motivo di una caratteristica diversa dalla forma del prodotto è stata introdotta dal regolamento 2015/2424, il quale non era applicabile al momento dei fatti di causa.
55 Ne risulta che la ricorrente non può utilmente sostenere che, non prendendo in considerazione la circostanza, peraltro non dimostrata, che la colorazione rosa del marchio contestato consentirebbe di preservare le proprietà delle bevande dall’azione della luce esterna, la commissione di ricorso ha violato l’articolo 7, paragrafo 1, lettera e), ii), del regolamento n. 207/2009, nella sua versione applicabile ai fatti di causa, la quale riguarda i segni costituiti esclusivamente dalla «forma necessaria per ottenere un risultato tecnico». Del resto, la ricorrente non ha per nulla suffragato la sua affermazione secondo cui sarebbe la combinazione particolare della forma e della colorazione rosa che consentirebbe di ottenere un siffatto risultato, di modo che nemmeno tale affermazione può trovare accoglimento.
57 La ricorrente afferma che la colorazione rosa a specchio del marchio contestato, la quale, secondo il suo titolare, costituirebbe uno degli elementi essenziali nella strategia di detto marchio, conferisce ai prodotti di cui trattasi un «autonomo valore estetico», idoneo a renderli più attrattivi per il consumatore, per il quale tale colore alluderebbe alla femminilità, all’amore e alla tenerezza. Del resto, la ricorrente, riferendosi alle conclusioni dell’avvocato generale Szpunar nella causa Louboutin e Christian Louboutin (C‑163/16, EU:C:2018:64), sostiene che «la combinazione di colore e forma è assoggettabile al divieto della “forma che dà un valore sostanziale al prodotto”».
59 La commissione di ricorso ha innanzitutto, in applicazione dei principi elaborati dalla giurisprudenza e delle decisioni anteriori dell’EUIPO, identificato le caratteristiche essenziali del segno di cui trattasi nella forma della bottiglia e nel suo colore rosa a specchio. Per contro, ha rilevato che l’altro elemento del segno, ossia la lettera maiuscola «B» che figura sul fianco della bottiglia, non aveva un impatto decisivo sul design di quest’ultima. La commissione di ricorso ha poi constatato che né la forma né la colorazione rosa del segno, sia separatamente sia considerate nel complesso, erano idonee a conferire un valore sostanziale ai prodotti di cui trattasi. A tal riguardo, in primo luogo, per quanto riguarda la forma della bottiglia, la commissione di ricorso ha rilevato che, come era stato riconosciuto dalle parti, essa era sicuramente banale e utilizzata da diversi decenni dalle aziende vinicole italiane, in particolare per i vini frizzanti. Inoltre, tale forma di bottiglie detta «collio» doveva essere considerata come una semplice variante di forme esistenti da tempo «immemorabile». In altri termini, la forma di cui trattasi era, secondo la commissione di ricorso, del tutto priva di carattere distintivo e, di conseguenza, il suo design non poteva essere descritto come «notevole», «particolare» o suscettibile di «facile memorizzazione». In secondo luogo, la commissione di ricorso ha ritenuto che neppure il colore rosa, che alludeva alla femminilità, all’amore o alla tenerezza e che era frequentemente impiegato per impreziosire prodotti o confezioni, né l’effetto specchio della superficie della bottiglia, che era dovuto alla lucidatura del vetro, apportassero un elemento di design «notevole» o «particolare».
62 Orbene, con la sua argomentazione, la ricorrente si limita, in sostanza, ad affermare che il colore rosa che ricopre interamente la bottiglia conferisce ai prodotti considerati un valore sostanziale. Poiché il colore non può essere assimilato a una caratteristica della forma del segno, il quarto motivo deve essere respinto in quanto inconferente per gli stessi motivi illustrati al precedente punto 53.
63 In effetti, le valutazioni della commissione di ricorso che non riguardano la forma del segno non sono pertinenti con riferimento alla formulazione dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera e), iii), del regolamento n. 207/2009, come in vigore all’epoca dei fatti, e pertanto non avrebbero dovuto apparire nell’analisi relativa a tale articolo. Tuttavia, pur essendo censurabile, la presenza di siffatte valutazioni della commissione di ricorso, dirette in particolare a rispondere, facendo applicazione dei principi elaborati dalla giurisprudenza che ha interpretato detta disposizione, agli argomenti sollevati dalla ricorrente dinanzi ad essa e relativi essenzialmente alle proprietà estetiche del colore del segno, non ha l’effetto di mettere in discussione la legittimità della decisione impugnata, nei limiti in cui, da un lato, il rigetto dell’impedimento assoluto alla registrazione in questione si fonda altresì su un’analisi relativa alla forma del segno, la quale costituisce il criterio di valutazione pertinente ai fini dell’applicazione dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera e), iii), del regolamento n. 207/2009, e, dall’altro, la legittimità di tale analisi non è affatto messa in discussione dalla ricorrente dinanzi al Tribunale.

References: Articolo 7
 articolo 7
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 sentenza 
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