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Timestamp: 2020-08-14 18:40:29+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 30719 del 25/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30719 del 25/11/2019
Cassazione civile sez. VI, 25/11/2019, (ud. 03/07/2019, dep. 25/11/2019), n.30719
sul ricorso 25762-2017 proposto da:
G.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BARBERINI 47,
EMANUELE DE ROSE, GIUSEPPE MATANO, ESTER ADA VITA SCIPLINO;
avverso la sentenza n. 681/2017 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
con sentenza depositata il 6/6/2017, la Corte d’appello di Firenze ha rigettato l’appello proposto da G.G. contro la sentenza resa dal Tribunale della stessa sede che, a sua volta, aveva rigettato la domanda proposta dalla G., volta ad accertare l’insussistenza del proprio obbligo di iscriversi e versare i contributi presso la Gestione separata degli esercenti attività commerciali tenuta dall’INPS in relazione all’attività svolta di produttore diretto o libero di assicurazioni per conto di Alleanza Assicurazioni s.p.a.;
avverso tale pronuncia la G. ha proposto ricorso per cassazione, deducendo tre motivi di censura;
con il primo motivo, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del contratto collettivo corporativo 25.5.1939 per la disciplina dei rapporti tra le agenzie, le sub-agenzie e i produttori di assicurazioni, del D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2 (conv. con L. n. 326 del 2003), e dell’art. 12 preleggi per avere la Corte di merito ritenuto che le disposizioni del predetto contratto fossero riferibili sia ai produttori il cui rapporto si sia instaurato con un’agenzia di assicurazioni sia per coloro che svolgono l’attività in virtù di un rapporto costituito direttamente con la compagnia di assicurazioni;
con il secondo motivo, la parte ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 13 preleggi per avere la Corte territoriale applicato analogicamente il contratto collettivo corporativo cit. a una fattispecie da esso non tipizzata;
con il terzo motivo, la parte ricorrente si duole della violazione e falsa applicazione del contratto collettivo corporativo 25.5.1939, cit., del D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2 (conv. con L. n. 326 del 2003), e dell’art. 2697 c.c. per avere la Corte di merito ritenuto che la sua attività di produttore libero fosse assimilabile a quella dei produttori di IV gruppo di cui al contratto collettivo corporativo cit.;
i tre motivi possono essere esaminati congiuntamente, in considerazione dell’intima connessione delle censure svolte, e sono manifestamente fondati, dovendosi dare continuità al principio secondo cui l’obbligo di iscrizione di cui al D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2, cit., non include la posizione dei produttori di assicurazione che svolgono la loro attività direttamente per conto delle imprese assicurative, ma solo quella dei produttori collegati ad agenti o subagenti, in quanto il richiamo della norma al contratto collettivo corporativo intercorrente tra produttori ed agenzie e sub-agenzie e la qualità dei soggetti collettivi contraenti è, per la precisione del rinvio, un elemento significativo utilizzato dal legislatore per strutturare la disposizione, che porta ad escludere la correttezza di interpretazioni analogiche (Cass. 27/11/2018, n. 30693; Cass. n. 1768 del 2018; da ultimo, Cass. 24/5/2019, n. 14301);
il principio è stato ribadito anche a fronte delle perplessità sollevate da questa Sesta sezione con ordinanza interlocutoria n. 13049 del 2018, e si è precisato che, ai fini dell’inquadramento previdenziale dei produttori assicurativi diretti, rilevano le concrete modalità di esercizio dell’attività di ricerca del cliente assicurativo, con la conseguenza che l’iscrizione va effettuata presso la Gestione commercianti ordinaria ove tale attività sia svolta dal produttore in forma di impresa e presso la Gestione separata di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, ove l’attività in questione sia esercitata mediante apporto personale, coordinato e continuativo, privo di carattere imprenditoriale, o in forma autonoma occasionale da cui derivi un reddito annuo superiore ad Euro 5.000,00 (Cass. n. 30554 del 2018 e n. 130/2019);
la Corte di merito non si è attenuta all’anzidetto principio, con la conseguenza che la sentenza impugnata deve essere cassata e la causa, non essendo necessari accertamenti di fatto ulteriori, può essere decisa nel merito con il riconoscimento dell’insussistenza dell’obbligo della ricorrente di iscrizione nella gestione commercio ai sensi della L. n. 326 del 2003, art. 44, comma 2.
La assoluta novità delle questioni trattate unita alla complessità delle stesse, testimoniata dalla difformità delle soluzioni emerse nella giurisprudenza di merito, giustifica la compensazione delle spese dell’intero processo.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara G.G. non tenuta all’iscrizione nella gestione relativa agli esercenti attività commerciali ai sensi del D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2, conv. in L. n. 326 del 2003; dichiara compensate le spese dell’intero processo.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 44
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 Cass. 
 Cass. 
 art. 2
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 art. 44
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