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Timestamp: 2020-08-12 10:06:39+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 30177 del 20/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30177 del 20/11/2019
Cassazione civile sez. trib., 20/11/2019, (ud. 24/09/2019, dep. 20/11/2019), n.30177
sul ricorso 6816-2018 proposto da:
C.M.A., elettivamente domiciliata ROMA VIA DELLA
MERCEDE 21, presso lo studio dell’avvocato LUCIANO FILIPPO BRACCI,
avverso la sentenza n. 4504/2017 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
p. 1. C.M.A. propone quattro motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 4504/17 del 19 luglio 2017, con la quale la commissione tributaria regionale del Lazio, a conferma della prima decisione, ha ritenuto legittimo l’avviso di accertamento catastale notificatole dall’Agenzia delle Entrate – Ufficio Territorio in relazione a tre immobili siti in Roma, microzona residenziale n. 1 (Centro – (OMISSIS) e (OMISSIS)), e fatti oggetto di revisione parziale di classamento e rendita ai sensi del D.P.R. n. 138 del 1998 e della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335.
La commissione tributaria regionale, in particolare, ha ritenuto che l’avviso di accertamento in questione fosse sufficientemente motivato, perchè esso: – indicava il presupposto della revisione ex arti, comma 335, cit. (rilevante scostamento nel rapporto tra il valore medio di mercato ed il corrispondente valore medio catastale riscontrabile nella microzona di riferimento rispetto all’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali); – si basava non su specifiche e riscontrate modifiche apportate agli immobili, bensì sul fatto che questi ultimi si trovassero inseriti in una microzona comunale contrassegnata, rispetto all’originario classamento catastale, da mutato contesto territoriale, riqualificazione urbana e notevole aumento di redditività; – in ogni caso, si era limitato a variare soltanto la classe, e ciò sulla base di parametri comparativi elaborati dall’UTE e conoscibili dal contribuente.
p. 2.1 In via preliminare, la ricorrente chiede l’annullamento della sentenza, con rinvio al primo giudice, per mancata integrazione del contraddittorio, in entrambi i gradi di merito, nei confronti di C.G.M., nella sua qualità di usufruttuario di due unità immobiliari revisionate, e comproprietario della terza.
Con il primo motivo di ricorso si deduce – ex art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335. Per avere la Commissione Tributaria Regionale affermato la legittimità dell’avviso di accertamento nonostante che quest’ultimo (riportato in ricorso): – facesse riferimento alle caratteristiche della microzona comunale, e non alla valutazione mirata, caso per caso, dei singoli immobili; – contenesse affermazioni standard valide per qualsiasi fattispecie, in contrasto con quanto stabilito da C. Cost. con sent. n. 249/17 e con l’esigenza che, proprio perchè assegnata nell’ambito di un riclassamento diffuso e di microzona, la nuova rendita muovesse dalle caratteristiche del singolo immobile.
Con il secondo, il terzo ed il quarto motivo di ricorso si lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) – ‘motivazione apparentè ed ‘inesistenza della motivazionè. Per avere la commissione tributaria regionale: – (secondo motivo) adottato essa stessa una motivazione generica e non mirata sulla fattispecie concreta (cioè sulla effettiva congruità della motivazione dell’avviso di accertamento opposto); – (terzo motivo) omesso di argomentare alcunchè sul motivo subordinato di appello avente ad oggetto l’incidenza, sul valore degli immobili, del vincolo storico – artistico su di essi gravante (non considerato nel provvedimento di riclassamento); – (quarto motivo) omesso di motivare sul rigetto del motivo subordinato di appello con il quale si contestava, nel merito, il cambio di categoria (erroneamente escluso dalla CTR), attese le caratteristiche degli immobili e le risultanze fattuali e valutative emergenti dalla prodotta consulenza tecnica.
p. 2.2 Considerazioni di economia processuale e di ragionevole durata del processo inducono alla disamina unificata (stante la sostanziale identità della questione giuridica ad essi sottesa) dei motivi di ricorso, il cui accoglimento determina l’assorbimento dell’eccezione preliminare.
Si tratta, come anticipato, di orientamento che specifica e ribadisce un indirizzo già affermatosi (con riguardo sia alla città di Roma, sia ad altre città), secondo cui (Cass. ord. 6-5 n. 23129/18): “In tema di estimo catastale, qualora il nuovo classamento sia stato adottato ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, nell’ambito di una revisione parziale dei parametri della microzona nella quale l’immobile è situato, giustificata dal significativo scostamento del rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al suddetti parametri di legge ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, allorchè da questi ultimi non siano evincibili gli elementi (come la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato) che, in concreto, hanno inciso sul diverso classamento, esigendosi che detto obbligo motivazionale sia assolto in maniera rigorosa in modo che il contribuente sia posto in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento, avente carattere “diffuso””.
la specifica rilevanza ed autonomia del riclassamento operato dall’amministrazione finanziaria ai sensi della L. n. 311 del 2004, ex art. 1, comma 335 cit. (per microzone comunali connotate da significativo ed anomalo scostamento del rapporto tra il valore medio di mercato e corrispondente valore medio catastale rispetto all’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali), rispetto a quello invece operato ai sensi della L. cit., medesimo art. 1, comma 336, (per immobili non dichiarati o fatti oggetto di variazioni edilizie), ovvero ancora della L. n. 662 del 1996, art. 3 comma 58 (su istanza dei Comuni, per aggiornamento o palese incongruità del valore catastale corrente);
la riconduzione della tipologia di riclassamento in concreto adottata a vero e proprio presupposto giuridico della pretesa di nuova classificazione e maggiore rendita, con conseguente preclusione per l’amministrazione di variare o sostituire in corso di giudizio l’opzione inizialmente prescelta e comunicata al contribuente (Cass. 22900/17; 25766/18; 10403/19), pena l’inammissibile mutamento di causa petendi;
– il coefficiente esplicativo minimo dell’accertamento ai sensi della L. n. 311 del 2004, ex art. 1, comma 335, non si discosta dai parametri generali di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 7 ed alla L. n. 241 del 1990, art. 3, fermo restando, per la specificità della materia catastale, il più gravoso onere motivazionale in linea generale gravante sull’amministrazione allorquando il riclassamento intervenga d’ufficio, e non a seguito di procedura partecipata Docfa (Cass. 31809/18, 12777/18 ed innumerevoli altre);
– fermo restando il richiamo all’elemento puramente “posizionale” (inclusione dell’unità immobiliare nella microzona omogenea), occorre che l’avviso dia conto pure dell’elemento ‘ediliziò in ragione della singola unità immobiliare e del fabbricato che la ricomprende, “non essendo sostenibile che tutti gli immobili di una stessa zona abbiano necessariamente la medesima classe”.
Ha infatti osservato la Corte che: “è bene ricordare, peraltro, che la natura e le modalità dell’operazione enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare; obbligo che, proprio in considerazione del carattere ‘diffusò dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento”.
Il carattere “diffuso” o “di massa” del riclassamento operato ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335 – a sua volta giustificato dal riferimento della procedura ad interi comparti del territorio comunale da ritenersi per definizione omogenei non può, neppure nel presente caso, consentire una motivazione stereotipata, “di stile”, ed ancorata a generiche considerazioni di notorietà. Esso richiede pur sempre, secondo quanto osservato anche dalla C. Cost. cit. proprio in ragione del suddetto carattere, l’indicazione in avviso di richiami sufficientemente concreti, verificabili ed individualizzanti quanto ai fattori di riqualificazione urbana della microzona ed a loro incidenza di classamento sulla destinazione, tipologia, profilo caratteristico e redditività dell’immobile considerato.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 1
 art. 360
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 art. 3
 art. 1
 art. 7
 art. 3
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