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Timestamp: 2019-08-18 15:20:45+00:00

Document:
Google e la giustizia (?) italiana
Inserito da Emilio P. <entropia@email.it> il 24 Febbraio 2010 - 18:56
La discussione e' d'obbligo anche fra di noi, o almeno credo.
Avrete letto tutti della sentenza emessa stamattina dal tribunale di Milano contro Google per aver lasciato appartentemente troppo a lungo sulla piattaforma Video (illazioni in attesa di leggere le motivazioni della sentenza fra 90gg) il video di un ragazzo disabile malmenato.
Io non so da che parte iniziare a commentare: sembra che la decisione sia stata presa senza tenere in conto alcuna delle caratteristiche del mezzo di cui si parla, della piattaforma accusata. Qualcuno nei commenti alla notizia ha fatto il paragone che trovo azzeccato che e' come se dovessero condannare anche la Beretta se qualcuno usa le sue pistole per uccidere, o la tv per aver ritrasmesso quell'episodio terribile.
Ovvio che nessuno di noi puo' cambiare la sentenza, cosi' come ovvio che Google si appellera' in tutti i gradi possibili di giudizio, ma questa e' purtroppo una pietra miliare nella storia di internet e non solo Italiana.
Re: Google e la giustizia (?) italiana
Inserito da Guglielmo Pizzinelli <thunderball@acamtel.com> il 24 Febbraio 2010 - 20:19
At 19.56 24/02/2010, Emilio P. ha scritto:
> Qualcuno nei commenti alla notizia ha fatto il paragone che trovo azzeccato che e' come se dovessero condannare anche la Beretta se qualcuno usa le sue pistole per uccidere,
Io non credo che sia azzeccato invece.
Diciamo che è come se condannassero me che apro le porte di casa mia a Pinco che decide di venirci ad ammazzare Pallo, solo che le pistole sono io che le lascio sul tavolo della sala, a disposizione.
Messa così diventa un po' difficile che io possa dire "Ah, ma io non c'entro proprio proprio proprio per nulla."
Certo, se ne passa una così, arrivare a: "Fuori Beppe Grillo o Travaglio o Macchianera" dalla rete, il passo è breve.
Re: Re: Google e la giustizia (?) italiana
Inserito da Pierfranco <grivo01@gmail.com> il 25 Febbraio 2010 - 08:33
Non concordo con la metafora delle porte di casa mia, con beretta sul tavolo e neppure con quella della Beretta, pura e semplice.
Google non è un privato cittadino, e neppure un fabbricante di armi. Sul tavolo della cucina, semmai ci sono il batticarne e il tritaprezzemolo. E la cucina in prestito è una sua attività.
Tanto vale arrestare un albergatore perchè sul suo letto è stato consumato uno stupro, silenziosamente ed a sua insaputa.
Vedo più Google com un taxi, sul quale una marea di gente sale, e se ne va in giro per scopi più o meno leciti.
Certamente se un cliente del taxi sale con un down e si mette seviziarlo in modo evidente, il tassita ha il dovere di denunciarlo.
Ma se lo pizzica di nascosto e lui non se ne accorge, non gliene si può fare una colpa..
Come al solito viene condannato esemplarmente il dito, mentre la luna rimane al suo posto.
Specialmente quando il dito è di una mano famosa: temo che i nostri giudici così 'emozionali' e politically correct ( ma anche i politici, e i giornalisti e così via: una banda di emotivi ansiosi o, permettetemi di pensar male, una banda di emotivanti ansiogeni..) non facciano de bene nè alla giustizia, neè alla gente.
Non è stata data la stessa rilevanza alla pena comminata ( e scontata ?) degli autori materiali del filmato e dell'atto in sè.
La morale che ci leggo è 'fate quel che volete', che poi qualcun'altro finisce nei guai.
In seconda battuta, leggo anche il tentativo di impadronirsi del controllo di un generico ' internet' da parte di linee di potere, cominciando col creare dei 'casi esemplari' i quali poi daranno l'opportunità di regolamentare e legiferare...
Re: Re: Re: Google e la giustizia (?) italiana
Inserito da Vittorio Guerci <vittorio.guerci@poste.it> il 25 Febbraio 2010 - 19:46
Sono anche io molto perplesso di fronte a una sentenza di cui, ovviamente, sarà opportuno attendere le motivazioni, ma il cui dispositivo certo appare molto sorprendente.
Su un sito statunitense, in un mare di commenti molto preoccupati, ho trovato comparato questo caso a quello di una condanna contro l'amministratore di un immobile su cui vengano scritti insulti razzisti, e mi pare sia abbastanza azzeccato.
Da quanto ho capito, Google ha provveduto a rimuovere il filmato appena ha avuto segnalazione, ma è impensabile una approvazione preventiva di tutto il materiale che gli utenti mettono on line. Eppure pare proprio questo quanto ci si attenda, mostrando chiaramente (e tristemente) una scarsa comprensione del mezzo.
A mio avviso i responsabili dell'accaduto sono, nell'ordine:
insegnanti e preside della scuola dove si son verificati i fatti;
famiglie dei responsabili;
autori degli atti di bullismo;
autore del filmato;
compagni di classe che non sono intervenuti;
Sarei davvero curioso di sapere come son stati puniti tutti quelli che sono su questa lista ben sopra i condannati attuali.
Ma il senso che pare di leggere in questa sentenza (nota sinora, ripeto, per il solo dispositivo) è che la colpa più grave è far sapere che succedono certe cose, ancora più che commetterle o permetterle. Ed è un pensiero che non mi piace per niente.
Re: Re: Re: Re: Google e la giustizia (?) italiana
Inserito da Pierfranco <grivo01@gmail.com> il 26 Febbraio 2010 - 08:04
Integro l'esempio del muro con un fatto che mi occorse qualche anno fa.
Dei buontemponi mi verniciarono con le bombolette la targa dell'auto oltre che a buona parte del posteriore.
Entrando in auto dalla parte opposta, non me ne resi conto e, aspettando una amica all'uscita dal lavoro venni 'estratto' dall'abitacolo, pistola alla testa, da due solerti tutori dell'ordine.
Dimostrato loro che l'auto era nella mia disponibilità non senza sforzo a causa dell'evidente 'gap' culturale che ci divideva, probabilmente a causa del fatto che io avevo potuto 'comprare tutte le vocali' mentre l'amministrazione già allora era in crisi ( l'auto era uno dei primi 'noleggi a lungo termine' ) venni penalmente accusato di 'aver occultato ' la targa.
A quel punto, dando in educatissime escandescenze feci notare che io ero la 'vittima' e che la targa era 'occultata' anche grazie al fatto che i teppisti potevano agire indisturbati, sapendo che il loro orario di servizio era quello di ufficio.
Questo è l'approccio che il 'pubblico' ha perlopiù nei confronti del cittadino, e di episodi simili vissuti in prima persona ne ho un certo numero.
Cambiano solo gli attori..una volta poliziotti, un'altra giudici, una volta inviati delle 'entrate, una volta vigili, un'altra finanzieri o carabinieri e così via.
Come quello dei magistrati, degli insegnanti, dei genitori, dei compagni e degli autori degli atti di bullismo del filmato...
Quel che cambia è che una volta, vili, se la prendevano con i più indifesi, pronti a ritirarsi velocemente davanti ad una motivata reazione, od alla telefonata di un 'potente'.
Oggi, emuli di loro colleghi che han fatto carriera, cercano i famosi, per diventarlo anch'essi o per creare il 'caso' ed ottenere per sè o per chi visibilità e vantaggi.
Sarà un caso, ma il Decreto Romani è in Parlamento, e nessun politico vi si oppone...non importa di quale partito sia.
Forse che internet è fastidioso per la politica italiana in sè ?
...e intanto festeggeremo i 150 anni del Regno d'Italia...si arriverà a 200 ?
Re: Re: Re: Re: Re: Google e la giustizia (?) italiana
Inserito da Andrea Grilli <andrea.grilli@gmail.com> il 1 Marzo 2010 - 22:02
penso di essere fuori dal coro, ma non vedo alcun pericolo ne necessita di drammatizzare sulla libertà.
Non vedo nella sentenza dei giudici neanche un tentativo di conquista di qualcosa, un giudice può avere le sue idee, ma non è una cricca alla skull and bones che complotta per la conquista del mondo.
probabilmente e semplicemente questa sentenza nasce da una zona grigia, per la quale i giudici hanno ritenuto opportuno sanzionare un comportamento.
esistono altri due gradi e Google, non essendo una associazione di amiconi o un privato, ma una delle più grande aziende del comparto internet, saprà sicuramente difendersi e usare gli avvocati migliori.
se dovesse essere confermata la sentenza, Google dovrà accettarla senza sfruttare la libertà, internet o altro per fare pressioni sulla pubblica opinione per salvare il suo business.
a differenza dei paesi anglosassoni se nel nostro paese, come in gran parte dell'europa, non c'è una legge che disciplini qualcosa quel qualcosa rientra nelle zone grigie. abbiamo bisogno che il legislatore disciplini, anche sbagliando, ma definisca delle regole e dei principi, poi come in tutti i paesi democratici discuteremo e cercheremo di migliorare.
evitiamo esagerazioni e paragoni impossibili.
aspettiamo le motivazioni e poi discuteremo argomentando cosa si può
proporre e che soluzioni si possono adottare per avere un internet migliore: postare un video su un bambino down che subisce abusi, non è libertà ne un internet che mi piace.
adesso vado a controllare se ho messo la pistola sotto il cuscino e se l'amministratore del palazzo ha cancellato le scritte dei teppisti... ;-))
Il giorno 26 febbraio 2010 09.04, Pierfranco ha scritto:
> Mlist - www.mlist.it
> Esperienze, idee, visioni. Su Internet
> se vuoi leggere tutti i messaggi di questo thread: http://www.mlist.it/discussion i/google-e-la-giustizia-italia na-3
> Un saluto ancora.
> Integro l'esempio del muro con un fatto che mi occorse qualche anno fa.
> Dei buontemponi mi verniciarono con le bombolette la targa dell'auto oltre che a buona parte del posteriore.
> Entrando in auto dalla parte opposta, non me ne resi conto e, aspettando una amica all'uscita dal lavoro venni 'estratto' dall'abitacolo, pistola alla testa, da due solerti tutori dell'ordine.
> Dimostrato loro che l'auto era nella mia disponibilità non senza sforzo a causa dell'evidente 'gap' culturale che ci divideva, probabilmente a causa del fatto che io avevo potuto 'comprare tutte le vocali' mentre l'amministrazione già allora era in crisi ( l'auto era uno dei primi
> 'noleggi a lungo termine' ) venni penalmente accusato di 'aver occultato ' la targa.
> A quel punto, dando in educatissime escandescenze feci notare che io ero la
> 'vittima' e che la targa era 'occultata' anche grazie al fatto che i teppisti potevano agire indisturbati, sapendo che il loro orario di servizio era quello di ufficio.
> Questo è l'approccio che il 'pubblico' ha perlopiù nei confronti del cittadino, e di episodi simili vissuti in prima persona ne ho un certo numero.
> Cambiano solo gli attori..una volta poliziotti, un'altra giudici, una volta inviati delle 'entrate, una volta vigili, un'altra finanzieri o
> carabinieri e così via.
> Come quello dei magistrati, degli insegnanti, dei genitori, dei compagni e degli autori degli atti di bullismo del filmato...
> Quel che cambia è che una volta, vili, se la prendevano con i più indifesi, pronti a ritirarsi velocemente davanti ad una motivata reazione, od alla telefonata di un 'potente'.
> Oggi, emuli di loro colleghi che han fatto carriera, cercano i famosi, per diventarlo anch'essi o per creare il 'caso' ed ottenere per sé o per chi visibilità e vantaggi.
> Sarà un caso, ma il Decreto Romani è in Parlamento, e nessun politico vi si oppone...non importa di quale partito sia.
> Forse che internet è fastidioso per la politica italiana in sé ?
> ...e intanto festeggeremo i 150 anni del Regno d'Italia...si arriverà a 200
> Sei iscritto a mlist-small con l'indirizzo andrea.grilli@gmail.com
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Re: Re: Re: Re: Re: Re: Google e la giustizia (?) italiana
Inserito da Marco Meneghello <marco@meneghello.net> il 2 Marzo 2010 - 19:15
Il giorno 01/mar/2010, alle ore 23.02, Andrea Grilli ha scritto:
> Non vedo nella sentenza dei giudici neanche un tentativo di conquista di qualcosa, un giudice può avere le sue idee, ma non è una cricca alla skull and bones che complotta per la conquista del mondo.
> probabilmente e semplicemente questa sentenza nasce da una zona grigia, per la quale i giudici hanno ritenuto opportuno sanzionare un comportamento.
Mi associo a questo invito alla prudenza.
C'è da dire, però, che sono rimasto abbastanza perplesso dal dibattito in rete. Molte delle discussioni che ho potuto leggere nei vari siti del settore, infatti, erano portate avanti da persone che - probabilmente - non avevano letto la sentenza, o almeno non l'avevano capita.
Ricordo, infatti, che i tre dirigenti sono stati assolti dall'accusa di diffamazione. Pertanto le lamentele sulla libertà, sul controllo preventivo ecc. non hanno ragione di esistere. Il Tribunale ha già deciso nel senso che diffamazione non v'è stata.
La condanna ha riguardato la tutela dei dati personali, ma i motivi non sono ancora stati pubblicati, pertanto ogni ipotesi è buona. Sembra, infatti, che il motivo principale sia il ritardo con cui Google si è attivata per rimuovere il video, che non corrisponderebbe alle "poche ore" citate da Google stessa. Quindi dobbiamo portare pazienza ed aspettare le motivazioni.
Dott. Marco Meneghello
Studio Legale Avv. Livio Zanin
Galleria Trieste, 6 - 35121 Padova, Italia
Phone: +39 049 875 0723 - Fax: +39 049 875 2122
Inserito da Pierfranco <grivo01@gmail.com> il 2 Marzo 2010 - 19:20
sarà, ma mai sa che non hai visitato dei tribunali, nè come imputato, nè come testimone nè come fruitore dei loro servizi come cittadino.
bande di skull+bones non ne ho viste, ma ho notato una discreta serie di lemonheads convinti che la legge sia loro, e che non si debbano limitare ad applicarla col buon senso 'del padre di famiglia' .
E, soprattutto, che lo scopo della 'obbligatorietà' della loro azione sia rivolta ad un personale riscontro in privata notorietà: stranamente procedimenti più datati ma 'anonimi' vengono ignorati, mentre si corre dietro a quelli che attizzano l'attenzione dei media...
Da qui sentenze non solo discutibili ma a 'lotteria' : a seconda del salumiere che ti serve puoi morire avvelenato o uscirne corroborato.
E per la stessa cosa, per lo stesso atto commesso, o non commesso.
e vedere il tuo destino in mano a dei 'commessi' che quando vengono beccati a nulalfare tirano sempre fuori i soliti grandi e rispettabili nomi non aiuta, anzi..
Poi vedremo nel caso specifico che numeri estrarrà Google attraverso i suoi importanti avvocati,
E per chi non dovesse essere Google ?
Scusate se non mi fido, ma vivo in questo paese da un po', e non ha mai fatto nulla per dimostrarmi di essere degno di fede..

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