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Emotrasfusioni: azione risarcitoria ed equa riparazione possono coesistere | Sindacato FSI
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Emotrasfusioni: azione risarcitoria ed equa riparazione possono coesistere
SEZIONE VI – 3 CIVILE
Sentenza 10 dicembre 2014, n. 25964
sul ricorso 4457-2013 proposto da:
B.M.T. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COSSERIA 2, presso lo studio del dott. PLACIDI ALFREDO, rappresentata e difesa dall’avvocato PERRONE PAOLA, giusta mandato a margine del ricorso;
MINISTERO DELLA SALUTE (OMISSIS) in persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che ope legis lo rappresenta e difende;
avverso la sentenza n. 120/2012 della CORTE D’APPELLO di LECCE del 7.12.2011, depositata il 20/02/2012;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 13/11/2014 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCO DE STEFANO;
udito per la ricorrente l’Avvocato Bruno Taverniti (per delega avv. Paola Perrone), che si riporta agli scritti.
1. – E stata depositata in cancelleria relazione, resa ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ. e datata 2.10.13, regolarmente notificata ai difensori delle parti, relativa al ricorso avverso la sentenza della corte di appello di Lecce n. 120 del 20.2.12, del seguente letterale tenore: “1. – B.M.T. ricorre, affidandosi ad un complesso ed articolato motivo, per la cassazione della sentenza in epigrafe indicata, con la quale è stato respinto il suo appello avverso la reiezione, per riconosciuta prescrizione, della sua domanda di condanna del Ministero della Salute al risarcimento dei danni da lei patiti per lesioni da emotrasfusione non sicura. L’intimato resiste con controricorso.
2. – Il ricorso può essere trattato in camera di consiglio – ai sensi degli artt. 375, 376 e 380-bis cod. proc. civ., oltretutto soggetto alla disciplina dell’art. 360-bis cod. proc. civ. – parendo potervi essere rigettato.
3. – La ricorrente (che risulta avere presentato l’istanza di indennizzo ex L. n. 210 del 1992 in data 1.6.94 ed intentato l’azione con citazione in primo grado notificata in data 5.4.02) sviluppa un indifferenziato motivo (rubricato “violazione e falsa applicazione degli artt. 2935, 2943, 2946 e 2947 c.c. e art. 112 c.p.c., nonchè insufficiente analisi dei fatti e circostanze decisivi ai fini della risoluzione della controversia a norma dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5”), con cui cumulativamente contesta l’identificazione, oltretutto con giurisprudenza “retroattiva”, dell’exordium praescriptionis nella data di presentazione della domanda di indennizzo ex lege 210/92, invocando configurarsi nella specie ipotesi di reato più gravi delle sole lesioni colpose – riconosciute anche in alcuni procedimenti penali – e quindi il più ampio termine prescrizionale decennale, comunque decorrente da quando ella era venuto a conoscenza della malattia e del contagio in modo sufficientemente affidabile, cioè dalla data di comunicazione del responso delle apposite commissioni ospedaliere.
4. – Dal canto suo, l’intimato argomenta – tra l’altro – sull’inammissibilità del ricorso, sia in quanto tendente a conseguire un terzo grado di merito, sia per la conformità della gravata sentenza alla giurisprudenza consolidata di legittimità, sull’assenza di nesso di causalità, sull’impossibilità di riferirsi al verbale delle CC.MM.OO., sul corretto dies a quo da porre a base del termine prescrizionale e sulla non sussistenza di delitti più gravi di quello di lesioni colpose.
5. – Il ricorso – in disparte i dubbi sull’ammissibilità di un motivo connotato da un’inestricabile commistione di profili di violazione o falsa applicazione di norme di diritto e di vizi motivazionali – è infondato.
In materia è consolidato orientamento di questa Corte:
5.1. che sussisteva a carico del Ministero della sanità (oggi Ministero della salute), anche prima dell’entrata in vigore della L. 4 maggio 1990, n. 107, un obbligo di controllo e di vigilanza in materia di raccolta e distribuzione di sangue umano per uso terapeutico; sicchè il giudice, accertata l’omissione di tali attività con riferimento alle cognizioni scientifiche esistenti all’epoca di produzione del preparato, ed accertata l’esistenza di una patologia da virus HIV, HBV o HCV in soggetto emotrasfuso o assuntore di emoderivati, può ritenere, in assenza di altri fattori alternativi, che tale omissione sia stata causa dell’insorgenza della malattia e che, per converso, la condotta doverosa del Ministero, se fosse stata tenuta, avrebbe impedito il verificarsi dell’evento (per tutte: Cass. Sez. Un., 11 gennaio 2008, n. 576); sicchè, per l’unicità dell’evento lesivo – infezione da HBV, HIV, HCV – derivato dall’emotrasfusione (Cass. 29 agosto 2011, n. 17685; Cass. Sez. Un., 11 gennaio 2008, n. 576), la responsabilità può agevolmente ricavarsi nell’omissione, da parte del Ministero, dei controlli, consentiti dalle conoscenze mediche e dei più datali parametri scientifici del tempo, sull’idoneità del sangue ad essere oggetto di trasfusione (tra le altre: Cass. 14 luglio 2011, n. 15453), in epoca anche anteriore alla più risalente delle scoperte dei mezzi di prevenibilità delle relative infezioni, individuabile nel 1978;
5.2. che la responsabilità del Ministero della salute per i danni conseguenti ad infezioni da virus HBV, HIV e HCV contratte da soggetti emotrasfusi è di natura extracontrattuale (non configurandosi un contatto sociale tra il Ministero ed i singoli individui sottoposti a trasfusione, ma, a tutto concedere, tra quelli e le singole strutture in cui la trasfusione è operata), nè sono ipotizzabili, al riguardo, figure di reato tali da innalzare i termini di prescrizione (epidemia colposa o lesioni colpose plurime, i cui elementi materiali sono esclusi; e non rilevando ipotesi accusatorie penali non consacrate in condanne definitive e nei confronti di soggetti il cui operato non possa sicuramente ascriversi all’intimato, ove neppure esso risulti coinvolto nei relativi procedimenti penali); ne consegue che il diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di aver contratto tali patologie per fatto doloso o colposo di un terzo è soggetto al termine di prescrizione quinquennale che decorre, a norma dell’art. 2935 c.c. e art. 2947 c.c., comma 1, non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione causativa del danno o dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, bensì da quello in cui tale malattia viene percepita o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo, usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche, a tal fine coincidente di norma non con la comunicazione del responso della Commissione medica ospedaliera di cui alla L. n. 210 del 1992, art. 4, bensì al più tardi con la proposizione della relativa domanda amministrativa (Cass. Sez. Un., 11 gennaio 2008, n. 576; Cass. 23 maggio 2011, nn. 11301 e 11302; Cass., ord. 5 luglio 2011, n. 14694; Cass. 13 luglio 2011, n. 15391);
5.3. che il termine di presentazione della domanda di indennizzo ai sensi della L. n. 210 del 1992 è quello ultimo e più favorevole per il danneggiato, essendo evidente che, a quella data, si è conseguito un apprezzabile grado di consapevolezza (non essendo richiesta la certezza) sugli elementi costitutivi della fattispecie risarcitoria configurabile, cioè il danno, l’evento produttivo del medesimo ed il nesso causale, mentre la colpa dell’amministrazione può in modo del tutto adeguato essere prefigurata in base agli elementi a disposizione nel momento in cui si insta per fare valere un quadro patologico chiaramente riferito alla somministrazione di sangue infetto; in altri termini, la personalizzazione degli accertamenti di fatto sulla consapevolezza del danneggiato, effettivamente oggetto della stessa giurisprudenza delle Sezioni Unite di questa Corte, non può mai spostare ulteriormente in avanti l’exordium praescriptionis, ma solo rilevare in peius per il danneggiato, ove sia positivamente provato che egli abbia avuto una chiara consapevolezza del danno, del nesso causale con l’emotrasfusione e della colpa della controparte anche in tempo anteriore; la data di presentazione della domanda di indennizzo rappresenta quindi – per così dire – la barriera preclusiva finale, oltre la quale la consapevolezza del danneggiato deve presumersi corrispondente all’id quod plerumque accidit e con quel grado non già di certezza assoluta, ma di rilevante e plausibile completezza sufficiente per intraprendere un’azione per danni (tra le più recenti: Cass. 14 giugno 2013, n. 14931; Cass. 18 giugno 2013, n. 15207, che esclude pure una valenza interruttiva alla comunicazione del responso della C.M.O.).
6. – Nel caso di specie è rigorosamente motivato dalla corte territoriale che, in relazione alla data di presentazione della domanda di indennizzo, il termine prescrizionale quinquennale era già ampiamente elasso alla data di instaurazione del giudizio di primo grado: pertanto, non essendo sviluppati argomenti idonei a mutare i detti consolidati orientamenti, del ricorso va proposto il rigetto”.
2. – Non sono state presentate conclusioni scritte, ma parte ricorrente ha depositato memoria con istanza di rinvio ed il suo difensore è comparso in camera di consiglio per essere ascoltato.
3. – In via preliminare, non può trovare accoglimento l’istanza di disporre il rinvio a nuovo ruolo, finalizzata ad attendere l’esito della procedura di equa riparazione di cui al D.L. n. 90 del 2014, art. 21-bis e la conclusione della procedura transattiva in essere col Ministero.
La norma invocata dalla parte ricorrente (precisamente, il D.L. 24 giugno 2014, n. 90, art. 27-bis, conv. con modif. in L. 11 agosto 2014, n. 114, entrato in vigore il 19.8.14) così dispone:
“Art. 27-bis. (Procedura per ristorare i soggetti danneggiati da trasfusione con sangue infetto, da somministrazione di emoderivati infetti o da vaccinazioni obbligatorie).
1. Ai soggetti di cui alla L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, comma 361, che hanno presentato entro la data del 19 gennaio 2010 domanda di adesione alla procedura transattiva, nonchè ai loro aventi causa nel caso in cui nelle more sia intervenuto il decesso, è riconosciuta, a titolo di equa riparazione, una somma di denaro, in un’unica soluzione, determinata nella misura di Euro 100.000 per i danneggiati da trasfusione con sangue infetto e da somministrazione di emoderivati infetti e nella misura di Euro 20.000 per i danneggiati da vaccinazione obbligatoria. Il riconoscimento è subordinato alla verifica del possesso dei requisiti di cui al decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali 28 aprile 2009, n. 132, art. 2, comma 1, lett. a) e b), del regolamento di cui al e alla verifica della ricevibilità dell’istanza. La liquidazione degli importi è effettuata entro il 31 dicembre 2017, in base al criterio della gravità dell’infermità derivatane agli aventi diritto e, in caso di pari entità, secondo l’ordine del disagio economico, accertato con le modalità previste dal regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, nei limiti della disponibilità annuale di bilancio.
2. Fatto salvo quanto previsto al comma 3, la corresponsione delle somme di cui al comma 1 è subordinata alla formale rinuncia all’anione risarcitoria intrapresa, ivi comprese le procedure transattive, e a ogni ulteriore pretesa di carattere risarcitorio nei confronti dello Stato anche in sede sovranazionale. La corresponsione è effettuata al netto di quanto già percepito a titolo di risarcimento del danno a seguito di sentenza esecutiva.
3. La procedura transattiva di cui alla L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, comma 361, prosegue per i soggetti che non intendano avvalersi della somma di denaro, a titolo di equa riparazione, di cui al comma 1 del presente art.. Per i medesimi soggetti si applicano, in un’unica soluzione, nei tempi e secondo i criteri di cui al medesimo comma 1, i moduli transattivi allegati al decreto del Ministro della salute 4 maggio 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 162 del 13 luglio 2012.
4. Agli oneri derivanti dalla disposizione di cui al comma 1 si provvede nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente iscritte nello stato di previsione del Ministero della salute, di cui alla L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, comma 361″.
3.1. In linea di principio, il rinvio del giudizio di legittimità, atteso il carattere ufficioso del suo impulso e la necessità di rispettare per quanto possibile i limiti di durata fissati in due anni per i giudizi in grado di legittimità dalla giurisprudenza sovranazionale, non è di regola consentito, soprattutto quando l’istanza non sia congiunta ed abbia come conseguenza la lesione del principio – ormai, come noto, recepito direttamente nella Carta fondamentale – della ragionevole durata del processo: essendo obbligato qualsiasi giudice ad applicare ogni norma processuale in modo da non violare il detto principio.
3.2. Come si è visto, la norma invocata dalla parte ricorrente: a) introduce un’equa riparazione forfetaria (con riferimento alla patologia dedotta in giudizio, pari ad Euro 100.000), subordinata peraltro ad un duplice presupposto:
– la formale rinuncia all’azione risarcitoria intrapresa, comprese le procedure transattive, nonchè a ogni ulteriore pretesa di carattere risarcitorio nei confronti dello Stato anche in sede sovranazionale;
e prevedendosi la corresponsione al netto di quanto già percepito a titolo di risarcimento del danno a seguito di sentenza esecutiva;
– la sussistenza dei due requisiti di cui al regolamento di cui al decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali 28 aprile 2009, n. 132, art. 2, comma 1, lett. a) e b), (esistenza di un danno ascrivibile alle categorie di cui alla Tabella A annessa al D.P.R. 30 dicembre 1981, n. 834, accertato dalla competente Commissione Medico Ospedaliera di cui all’art. 165 del D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092, o dall’Ufficio medico legale della Direzione generale della programmazione sanitaria, dei livelli essenziali di assistenza e dei principi etici di sistema del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, o da una sentenza; esistenza – tranne che per il caso di transazioni da stipulare con gli aventi causa dell’emotrasfuso – del nesso causale tra il danno e la trasfusione con sangue infetto o la somministrazione di emoderivati infetti o la vaccinazione obbligatoria, accertata ad opera della competente Commissione o dall’Ufficio Medico Legale o da una sentenza);
b) prevede, in favore di coloro che non intendano avvalersi dell’equa riparazione appena introdotta, che prosegua la procedura transattiva di cui alla L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, comma 361.
3.3. In questo contesto, la protrazione della pendenza del presente ricorso, collegata al chiesto rinvio a nuovo ruolo, risulta del tutto neutra per la parte ricorrente:
– ai fini della corresponsione dell’equa riparazione: perchè questa non è affatto esclusa da un’eventuale soccombenza sulla domanda risarcitoria, quale quella prospettata nella su trascritta relazione e nella evenienza che le sue conclusioni siano condivise dal Collegio; del resto, la diversità di natura e funzione delle due erogazioni ben fonda la possibilità di una loro coesistenza ed anzi di una reciproca indifferenza, salva sola la previsione della detrazione della seconda dall’importo della prima; e, comunque, fin dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 90 del 2014, introduttiva della norma invocata, nulla ha impedito all’odierna parte ricorrente di formalizzare quella piena ed incondizionata rinunzia, alla quale la detta nuova norma subordina l’accesso all’erogazione dell’equa riparazione;
– ai fini della prosecuzione della procedura transattiva: perchè al riguardo diversi sono i presupposti e consolidata rimane – proprio in punto di exordium praescriptionis, questione ritenuta dirimente nella su trascritta relazione – la giurisprudenza di questa Corte di legittimità: sicchè la concessione, per il passato, di rinvii più non può giustificarsi dinanzi all’immutata persistenza delle condizioni complessive ed in mancanza di responso, a quasi cinque anni dalla presentazione della relativa domanda, della P.A. sull’istanza di transazione (non costituendo quest’ultimo un obbligo per la medesima: Cass. 30 luglio 2014, n. 17403), nell’ottica del necessario contenimento dei tempi del processo; e neppure potendo farsi carico al processo ed alla giurisdizione – con la compressione del relativo ordinario sviluppo – delle difficoltà, anche finanziarie, di altre amministrazioni dello Stato nel far fronte ad impegni legislativamente assunti.
4. – Ciò posto e quindi rigettata l’istanza di rinvio, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella su trascritta relazione e di doverne fare proprie le conclusioni, avverso lo specifico merito delle quali del resto nessuna delle parti ha ritualmente mosso alcuna critica osservazione.
5. – Pertanto, ai sensi degli artt. 380-bis” e 385 cod. proc. civ., il ricorso va rigettato.
Quanto alle spese del giudizio di legittimità, applicandosi alla specie l’art. 92 cod. proc. civ., nella formulazione previgente (e cioè quella anteriore alla modifica di cui alla L. n. 263 del 2005, art. 2, comma 1, applicabile alla fattispecie ratione temporis), un giusto motivo di integrale compensazione va ravvisato nel sostanziale trend legislativo di definizione stragiudiziale del contenzioso, reso manifesto dapprima dalla procedura transattiva prevista dalla L. 29 novembre 2007, n. 222 – di conversione del D.L. n. 159 del 2007 – e dalla L. 24 dicembre 2007, n. 244, per il componimento dei giudizi risarcitori per effetto di trasfusioni con sangue infetto (pur lasciando, beninteso, del tutto libera la P.A. di valutare se pervenire alla transazione), nonchè da ultimo confermato dal D.M. 4 maggio 2012 (pubbl. in G.U. 13.7.12) e dal D.L. n. 90 del 2014, stesso art. 21-bis sopra esaminato.
6. – Peraltro, deve trovare applicazione il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione: ai sensi di tale disposizione, il giudice dell’impugnazione è vincolato, pronunziando il provvedimento che la definisce, a dare atto – senza ulteriori valutazioni discrezionali – della sussistenza dei presupposti (rigetto integrale o inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) per il versamento, da parte dell’impugnante soccombente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione da lui proposta, a norma del medesimo art. 13, comma 1- bis.
La Corte rigetta il ricorso e compensa tra le parti le spese del giudizio di legittimità; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile, il 13 novembre 2014.
Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2014

References: Sentenza 
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 sentenza 
 art. 112
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 art. 2947
 art. 4
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 21
 art. 27
 art. 2
 art. 2
 sentenza 
 art. 2
 art. 2
 sentenza 
 art. 2
 art. 2
 Cass. 
 art. 2
 art. 21
 art. 13
 art. 1
 art. 13
 art. 13
 art. 13