Source: https://reports.salini-impregilo.com/it/2016-risultati/2016-1H/relazione-intermedia-gestione/gestione-rischi-dimpresa/principali-fattori
Timestamp: 2020-07-10 22:16:53+00:00

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Principali fattori di rischio e incertezze | Salini Impregilo Results Centre
In aggiunta a quanto indicato nel precedente paragrafo “Gestione dei rischi d’impresa” con riferimento all’universo degli eventi di rischio con potenziale impatto sull’operatività, si segnalano nel seguito le specifiche situazioni relative ai contenziosi significativi in essere ed all’esposizione al Rischio Paese al 30 giugno 2016, caratterizzate da profili di rischio e/o incertezza.
Il Commissario “ad Acta” incaricato dal T.A.R. di procedere al recupero dei crediti vantati dalle ex-affidatarie per il servizio di smaltimento dei rifiuti espletato sino al 15 dicembre 2005, ha depositato nel novembre 2014 la sua relazione definitiva nella quale ha stabilito che, a fronte della sorte creditoria spettante a Fibe a titolo di tariffa per il servizio prestato sino al 15 dicembre 2005, l’Amministrazione ha già direttamente incassato, senza rimetterlo a Fibe, l’importo di Euro 46.363.800 e che quanto ancora da recuperare ammonta a Euro 74.317.550.
A seguito delle dimissioni rassegnate dal Commissario “ad Acta”, della successiva nomina da parte del T.A.R. quale Commissario “ad Acta” del Comandante generale della Guardia di Finanza, nonché della prospettata incompatibilità da quest’ultimo sollevata, il T.A.R. in data 13 luglio 2015 ha nominato il capo di Gabinetto del MEF che, in data 10 settembre 2015, ha delegato un dirigente dello stesso MEF. Con nota del 16 novembre 2015 il nuovo Commissario ha richiesto al T.A.R. se l’incarico affidato comporti, oltre al recupero, anche il pagamento a FIBE di quanto già incassato dalla Amministrazione. Con sentenza n. 7323/2016, il TAR ha ritenuto che l’attività da svolgersi da parte del Commissario comporta la soddisfazione delle ragioni di FIBE solo in esito alla compiuta attività di accertamento e al termine della stessa, con ciò escludendo la possibilità di pagamenti in corso di procedimento anche di somme già recuperate dall’Amministrazione. FIBE intende impugnare tale sentenza.
A partire dal 2008, FIBE ha dovuto far fronte a una ripetuta serie di iniziative con cui i soggetti delegati dal Commissario di Governo alla gestione tecnico operativa imponevano alla stessa FIBE la riacquisizione del possesso di alcune aree e siti di stoccaggio, già ad essi consegnati ad agosto 2008, in quanto ritenuti non funzionali alla gestione del servizio. Il T.A.R. del Lazio ed il Consiglio di Stato, su impugnazione dei relativi provvedimenti da parte di FIBE, hanno affermato la funzionalità di tali siti al ciclo integrato dei rifiuti. In tale contesto, si inserisce l’iniziativa promossa dalla S.A.P. NA. S.p.A., società provinciale della Provincia di Napoli, innanzi al Tribunale di Napoli, che con circa 40 giudizi ha contestato il proprio intervenuto subentro nella titolarità di alcune aree e siti di stoccaggio provvisorio e definitivo, chiedendo in subordine il rimborso e la manleva nei confronti di FIBE S.p.A. e/o del Commissario di Governo dei costi di gestione medio tempore sostenuti e di quelli a sostenersi anche per una eventuale bonifica. A seguito di sentenze del Tribunale ordinario di Napoli, dichiarative del difetto di giurisdizione in favore del Giudice Amministrativo, la maggior parte di tale contenzioso è stata riassunta dalla stessa S.A.P. NA. S.p.A. innanzi al T.A.R. Campania. Con le sentenze depositate sui primi ricorsi andati in discussione, il T.A.R. Campania, ha integralmente respinto tutte le richieste avanzate dalla S.A.P. NA. S.p.A..
Nell’ambito del giudizio così introdotto, il T.A.R. ha nominato un verificatore che in data 31 marzo 2014 ha depositato la relazione finale nella quale, in sintesi, ha effettuato una ricognizione tra le somme indicate da FIBE nel suo ricorso e la documentazione sottostante, rilevando in ciò sostanziale rispondenza. In accoglimento dell’istanza istruttoria presentata da FIBE, il T.A.R. ha disposto un supplemento della verifica effettuata chiedendo di individuare l’esistenza e l’ammontare delle somme richieste e documentate dalle ricorrenti in sede di rendicontazione, la cui istruttoria è stata omessa o non completata dall’Amministrazione. Il T.A.R. ha stabilito il termine del 28 ottobre 2016 per il deposito della perizia, fissando l’udienza di discussione all’11 gennaio 2017.
Con ricorso notificato il 18 maggio 2009, R.G. 4189/09, le società hanno ancora adito il T.A.R. Lazio, impugnando l’OPCM n. 3748/09 laddove ha illegittimamente stabilito il conferimento presso il termovalorizzatore di Acerra dei soli rifiuti prodotti e stoccati a decorrere dalla data di risoluzione dei contratti di affidamento con le società (post 15 dicembre 2005). L’udienza di merito si è tenuta il 18 maggio 2016 e si è in attesa della sentenza.
Con sentenza n. 3886 in data 5 maggio 2011, il T.A.R. del Lazio ha accolto il ricorso di FIBE e ha condannato l’Amministrazione al pagamento per i costi non ammortizzati alla data di risoluzione per gli impianti di CDR in favore di FIBE dell’importo complessivo di Euro 205 milioni, oltre interessi legali e moratori dal 15 dicembre 2005 al soddisfo.
A seguito di procedura esecutiva promossa da FIBE e opposta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (PCM), FIBE ha ottenuto l’assegnazione di Euro 241 milioni a soddisfo del credito azionato per capitale e interessi legali e ha sospeso il procedimento esecutivo per l’ulteriore quota di interessi moratori richiesta. Entrambe le parti hanno instaurato il giudizio di merito. A seguito della remissione sul ruolo con Ordinanza del 17 luglio 2015 la causa è stata discussa nell’udienza del 21 ottobre 2015. Con sentenza del 12 febbraio 2016, il giudice ha rigettato la domanda per gli interessi moratori avanzata da Fibe, che intende impugnare la sentenza stessa.
Sempre in relazione al pagamento dei costi non ammortizzati al 15 dicembre 2005 per gli impianti CDR della Campania, sono in essere le attività volte al recupero dell’IVA versata sull’importo incassato in linea capitale di Euro 205 milioni, liquidato in sentenza. E’ stata quindi avviata un’autonoma azione legale che in data 28 gennaio 2015 ha portato all’ottenimento di un decreto ingiuntivo verso la PCM, ritualmente opposto in data 13 marzo 2015. All’udienza del 29 ottobre 2015 la causa è stata rinviata per conclusioni al 12 gennaio 2016 ed in tale occasione trattenuta in decisione.
Nel mese di maggio 2005 il Commissario di Governo ha intrapreso un’azione risarcitoria nei confronti di FIBE, FIBE Campania e FISIA Italimpianti per asseriti danni per un importo pari a circa Euro 43 milioni. Nel corso del giudizio, il Commissario di Governo ha aumentato le proprie richieste risarcitorie per oltre Euro 700 milioni, cui si aggiunge un’ulteriore richiesta di risarcimento per danni all’immagine quantificata nella misura di un miliardo di Euro.
Le Società si sono costituite in giudizio e, oltre a contestare le pretese avanzate dal Commissario di Governo, hanno chiesto in via riconvenzionale il risarcimento di danni e oneri di varia natura, per un importo di oltre Euro 650 milioni, cui si aggiunge un’ulteriore richiesta di risarcimento per danni all’immagine quantificata nella misura di Euro 1,5 miliardi. Nello stesso procedimento gli istituti bancari garanti verso il Commissario di Governo delle prestazioni contrattuali di FIBE e FIBE Campania, hanno anch’essi chiesto il rigetto della domanda del Commissario e, comunque, di essere tenuti indenni da Salini Impregilo (all’epoca Impregilo) che, si è costituita in giudizio e ha contestato la domanda degli istituti bancari garanti.
Avverso la sentenza dell’11 aprile 2011, che ha dichiarato il difetto di giurisdizione del Giudice ordinario a favore del Giudice Amministrativo, l’avvocatura dello Stato ha proposto appello con udienza fissata per la ricostruzione fascicolo al 2 febbraio 2017.
In data 1 agosto 2012 il Ministero della Giustizia e la Cassa Ammende, hanno riassunto innanzi al Tribunale di Milano, il giudizio di escussione delle fideiussioni, per complessivi Euro 13 milioni, rilasciate da alcuni primari istituti di credito a garanzia dell’esecuzione delle prescrizioni imposte dalla Procura di Napoli, nell’ambito del procedimento di sequestro degli impianti CDR.
L’importo complessivo richiesto è pari ad Euro 1.741 milioni cui si aggiunge la richiesta non quantificata per il danno aziendale causato al Gruppo per perdita del mercato di riferimento. Considerando che alcune richieste sono già contenute in altri giudizi, l’importo al netto delle stesse è pari, per i titoli quantificati, ad Euro 1.570 milioni. La PCM si è costituita in giudizio formulando domanda riconvenzionale per un importo di Euro 845 milioni per titoli già compresi in altri giudizi.
Va da ultimo segnalata la pendenza di un giudizio di opposizione a Decreto Ingiuntivo ottenuto da FS Logistica (ex Ecolog) nei confronti della PCM per il pagamento dei corrispettivi derivanti dall’incarico conferito dal 2001 al 2008 dall’allora Commissariato di Governo di trasportare i rifiuti all’estero. La pretesa monitoria è stata avanzata contro la PCM, la quale a sua volta, ha chiamato in garanzia la FIBE che ha proposto domanda riconvenzionale tesa al pagamento dei maggiori oneri subiti in corso di convenzione. Il Giudice ha ammesso CTU solo in relazione alle pretese di FS Logistica nei confronti della PCM ed oggetto del decreto ingiuntivo rinviando la causa al 31 marzo 2016. In tale occasione le controparti hanno depositato un accordo transattivo e chiesto un rinvio per completare l’iter. Il giudizio è stato rinviato al 22 settembre 2016 per la presa d’atto della transazione e la definizione del rapporto tra FS Logistica e PCM, mentre dovrebbe proseguire sulle rispettive pretese Fibe - PCM.
Nel mese di gennaio 2013 la Società si è vista notificare dal Comune di Acerra avvisi di accertamento in relazione al termovalorizzatore con i quali si richiede il pagamento dell’ICI e delle relative sanzioni di circa Euro 14,3 milioni per gli anni dal 2009 al 2011. L’importo preteso da Comune e contestato dalla Società, è stato confermato nella sua debenza ma ridotto nell’importo e nelle sanzioni dalla CTR di Napoli così da far annullare le originarie cartelle di pagamento emesse.
Seppure convinti di poter sovvertire, con il ricorso per cassazione, l’esito del giudizio, la Società, in ciò supportata dal parere dei legali, nell’esercizio 2015 ha provveduto ad accantonare, in via cautelativa, l’importo della sola imposta maggiorato degli interessi maturati.
Nell’ambito di tale procedimento, il GIP, con ordinanza del 26 giugno 2007, ha disposto il sequestro preventivo del “profitto del reato” contestato, quantificato nell’ammontare complessivo di Euro 750 milioni circa.
Il procedimento cautelare si è articolato per quasi cinque anni e si è definitivamente estinto, senza alcun provvedimento nei confronti del Gruppo, nel mese di maggio 2012. Il 4 novembre 2013 il Tribunale di Napoli ha emesso la sentenza in base alla quale tutti gli imputati sono stati assolti con le più ampie formule di rito. Nel marzo 2014 la Procura di Napoli ha impugnato detta sentenza e la prima udienza è stata rinviata al 29 giugno e quindi al 28 settembre 2016 in attesa della composizione definitiva del Collegio.
All’udienza del 1 aprile 2014 il Tribunale di Roma ha provveduto ad acquisire la sentenza resa dal Tribunale di Napoli - V sezione penale nel procedimento “madre” sopra descritto (il 15940/03 R.G.n.r.). Nell’udienza del 16 giugno 2016, il Tribunale, accogliendo la richiesta del P.M., ha pronunciato sentenza di assoluzione per tutte le persone fisiche imputate per intervenuta prescrizione. Il processo continuerà nei confronti degli enti coinvolti ex D.Lgs 231/2001. La prossima udienza è fissata per il 29 novembre 2016.
Le valutazioni degli amministratori in relazione alla situazione dei Progetti RSU Campania al 30 giugno 2016
Il quadro generale della situazione del Gruppo Salini Impregilo in relazione ai Progetti RSU Campania al 30 giugno 2016, si mantiene tuttora estremamente articolato e caratterizzato da profili di incertezza, come evidenziato dalla complessità degli argomenti sopra descritti.
Tenuto anche conto delle decisioni rese dalla magistratura amministrativa in relazione alle tematiche ambientali precedentemente descritte, ancorché pendenti nel merito e per le quali la valutazione del rischio di eventuale soccombenza, con il supporto dei legali che assistono FIBE nei relativi contenziosi, è qualificabile in un ambito di mera possibilità, non è allo stato ragionevolmente individuabile una precisa tempistica per la chiusura dei diversi iter procedimentali aperti.
In relazione a tale commessa si segnala che, nel corso della prima fase di pieno sviluppo delle attività produttive, si sono riscontrate alcune criticità che, per caratteristiche specifiche e per la rilevanza delle lavorazioni cui le stesse si riferiscono, hanno comportato la necessità di apportare significative revisioni in senso peggiorativo alle stime che avevano sotteso le prime fasi del progetto. Le maggiori criticità hanno riguardato, tra l’altro, le caratteristiche geologiche delle aree di scavo con specifico riferimento alle materie prime necessarie per la produzione dei calcestruzzi e ai processi lavorativi a cui tali materie prime devono essere sottoposte nel normale svolgimento delle attività realizzative. Ulteriori problematiche, inoltre, sono state riscontrate in esito all’adozione da parte della committenza di procedure operative e gestionali sostanzialmente difformi rispetto a quelle contrattualmente previste, con particolare riferimento ai processi di approvazione delle soluzioni tecniche e progettuali proposte dal contractor. Tali situazioni, già oggetto di specifica informativa nei precedenti documenti finanziari redatti dal Gruppo, si sono ulteriormente protratte negli esercizi 2013 e 2014. A fronte della persistente indisponibilità della committenza a voler ragionevolmente attivare gli opportuni strumenti contrattualmente previsti per la gestione di queste controversie si è preso atto della conseguente sopravvenuta impossibilità del contractor - e per esso dei soci contraenti originari - a proseguire a proprio pieno ed esclusivo rischio le attività costruttive necessarie al completamento del progetto, con la totale assunzione del carico finanziario a tale scopo richiesto senza alcuna concreta garanzia di avvio di un obiettivo contraddittorio con la controparte. In tale contesto, quindi, alla fine dell’esercizio 2013 è stata comunicata la formale volontà di sospendere immediatamente i lavori qualora la committenza si fosse dimostrata ancora una volta indisponibile ad affrontare la controversia secondo un approccio contrattuale improntato alla buona fede e alla comune volontà di tutte le parti di voler addivenire a un ragionevole accordo.
I confronti fra le parti, assistite dai rispettivi consulenti ed esperti legali/contrattuali, si erano protratti per tutto il mese di febbraio 2014 e in data 13 marzo 2014, era stato sottoscritto il relativo verbale di accordo. Gli elementi essenziali dell’accordo prevedevano, a fronte dell’impegno del contractor a riprendere i lavori e al completamento funzionale entro il 31 dicembre 2015, l’impegno del committente e imprese contraenti al supporto finanziario delle opere a finire fino ad un valore massimo di circa USD 1,4 miliardi. Tale impegno è stato assolto dal committente mediante la moratoria della restituzione delle anticipazioni contrattuali, già erogate per USD 800 milioni circa e con l’erogazione di ulteriori anticipazioni per USD 100 milioni; e dal gruppo di imprese contraenti mediante l’apporto diretto di risorse finanziarie proprie per USD 100 milioni, e l’ ulteriore contributo di risorse finanziarie, mediante conversione in liquidità di garanzie contrattuali già esistenti, per complessivi USD 400 milioni. Il rimborso degli ammontari accordati per il finanziamento delle opere da eseguire è stato rinviato in modo da risultare compatibile con l’atteso esito delle procedure arbitrali, già avviate, che stabiliranno le responsabilità delle parti in merito al complesso di extra-costi sostenuti e ancora da sostenere per effetto della situazione descritta.
Alla fine del 2014 il DAB (Dispute Adjudication Board) istituito dalle parti ai sensi del Contratto, riconobbe al consorzio Grupo Unidos por el Canal (GUPC, consorzio aggiudicatario) un’extension of time di 176 giorni e un compenso per extra costi pari a USD 244 milioni, di cui USD 233 milioni sono stati pagati nei primi mesi del 2015 e ulteriori USD 10 milioni nell’ultimo trimestre del 2015. Nel mese di dicembre 2015 e nel mese di gennaio 2016, il DAB ha riconosciuto ulteriori compensi a GUPC, relativamente a tre distinti reclami, rispettivamente per USD 6,2 milioni, USD 24,7 milioni e USD 11,2 milioni. Inoltre, il 20 giugno 2016, il DAB ha riconosciuto a GUPC ulteriori USD 2,7 milioni. Ulteriori compensi sono attesi per effetto di decisioni che il DAB sta attualmente preparando su altri Claims. Le decisioni sono attese entro la fine del 2016.
Sono inoltre in corso due distinti arbitrati - amministrati dalla Camera di Commercio Internazionale - tra GUPC (con i partners europei Sacyr, Salini Impregilo e Jan De Nul) e l’Autorità del Canale di Panama.
Il primo ha per oggetto la controversia relativa al c.d. Cofferdam e si trova ad uno stadio avanzato del procedimento: le udienze di merito si sono tenute nel mese di luglio 2016 a Miami e verranno seguite dalle memorie conclusionali e dal lodo, che sarà presumibilmente emesso nel primo trimestre del 2017.
Il secondo verte sull’oggetto delle decisioni del DAB emesse in relazione ai reclami per difformità del basalto rispetto alle qualità assicurate da ACP e i lunghi ritardi creati da ACP nell’approvare la design formula per le miscele del calcestruzzo. Questo procedimento è nella fase iniziale.
Nel corso dell’esercizio 2016 sono state aggiornate le stime degli extra costi a finire del progetto, e sempre supportati dai propri consulenti tecnici e legali, i corrispettivi aggiuntivi richiesti nell’ambito della procedura di contenzioso nei confronti del committente.
Nel frattempo, i lavori di ampliamento del Canale di Panama hanno soddisfacentemente superato la cosiddetta substantial completion e l’inaugurazione dell’opera è avvenuta nel giugno 2016.
In forza di ciò, Fiat ha instaurato, in data 18 aprile 2008, l’arbitrato previsto contrattualmente verso RFI, per vedersi riconoscere, in particolare, i danni subiti per i ritardi dei lavori imputabili al committente, il premio di accelerazione non conseguito per colpa dello stesso committente e maggiori corrispettivi. In data 9 luglio 2013, il Collegio Arbitrale ha emesso un lodo favorevole a Fiat, condannando RFI a pagare un ammontare di circa Euro 187 milioni (dei quali circa Euro 185 milioni di spettanza del Consorzio).
Poiché la sentenza della Corte di Appello è esecutiva e a seguito della notifica da parte di RFI di un atto di precetto a FCA per circa 175 milioni di Euro, FCA e RFI hanno raggiunto un accordo con il quale vengono date da FCA a RFI le seguenti garanzie per evitare l’esecuzione della predetta sentenza, impregiudicati i diritti sostanziali delle parti che vengono rimessi all’esito finale del giudizio: (i) versamento di un importo pari a circa Euro 66 milioni (in quota Salini Impregilo Euro 49 milioni), (ii) rilascio a RFI di una fideiussione bancaria del valore pari a Euro 100 milioni (in quota Salini Impregilo Euro 75 milioni).
I legali che assistono FCA nel contenzioso in esame ritengono che l’impugnazione della sentenza di Corte di Appello in Cassazione ha buone e rilevanti probabilità di successo; pertanto il Consorzio confida nel riconoscimento delle proprie ragioni all’esito finale del contenzioso e si ritengono recuperabili gli ammontari iscritti tra i crediti finanziari al 30 giugno 2016.
Con atto di citazione notificato al Consorzio COCIV il 18 settembre 2014, il committente RFI S.p.A. ha impugnato per nullità il lodo arbitrale reso inter partes in data 20-21 giugno 2013, chiedendo altresì la restituzione dell’importo di circa Euro 108 milioni (in quota Salini Impregilo circa Euro 74 milioni) incassato dal COCIV in forza del lodo stesso.
Il progetto per la realizzazione di due sezioni della linea 6 del Metro di Santiago è stato acquisito dal Gruppo Salini Impregilo, tramite la propria controllata Empresa Constructora Metro 6 Limitada, nel corso del 2013, per un valore originario di 3,3 milioni di Unidad de Fomento (equivalenti a Euro 122 milioni). Durante l’esecuzione del progetto sono emersi vari eventi che hanno interferito con l’attività, quali condizioni geologiche non previste e significativamente difformi da quelle rappresentate dal committente, variazioni all’ingegneria del progetto, ritrovamento di reperti archeologici e proibizione del Cliente ad effettuare lavori notturni nonostante si rimanesse nei limiti dei rumori ammissibili.
Il Cliente, nel mese di agosto 2014, ha rifiutato le richieste ed ha invece sottoposto il reclamo di Salini Impregilo direttamente ad un Arbitrato presso la Camera di Commercio di Santiago, senza rispettare le previsioni contrattuali che richiedevano la preventiva consultazione tra le parti per la scelta dell’arbitro unico.
Sempre in data 3 ottobre 2014, il committente ha presentato istanza alle banche cilene per l’escussione delle garanzie contrattuali (garanzie contrattuali locali contro garantite da banche europee) per un importo complessivo di 912.174 Unidad de Fomento (equivalente a Euro 29,9 milioni). Tali importi comprendono anche l’escussione integrale della garanzia per l’anticipo, nonostante che 156.323 Unidad de Fomento (equivalenti a Euro 5,1 milioni) fossero già stati restituiti al cliente mediante le certificazioni mensili (a tale proposito è stata presentata apposita denuncia penale in Cile).
Sono in corso trattative con il Committente per la definizione del contenzioso in esame.
Gli amministratori, supportati dai propri consulenti legali, ritengono corretto l’operato della società e ritengono recuperabili gli ammontari iscritti tra i crediti finanziari ed i lavori in corso al 30 giugno 2016.
Stante la complessità della situazione in atto ed i profili di incertezza connessi all’arbitrato in corso per quanto attiene sia alle valutazioni legali sia ai rapporti con il committente, non si può tuttavia escludere che in futuro si possano manifestare eventi tali da richiedere modifiche alle valutazioni attualmente effettuate.
Nel marzo 2006 Impregilo S.p.A. (oggi Salini Impregilo S.p.A.), in qualità di Capogruppo mandataria (con una quota del 45%) dell’Associazione Temporanea di Imprese a tal fine costituita (successivamente incorporata nel Consorzio Eurolink), ha stipulato con la Società Stretto di Messina S.p.A. il contratto per l’affidamento a contraente generale della progettazione definitiva, esecutiva e della realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina e dei suoi collegamenti stradali e ferroviari.
Un pool di istituti bancari ha inoltre sottoscritto la documentazione finanziaria, richiesta dal Capitolato a seguito dell’aggiudicazione della gara, relativa alla concessione di linee di credito per Euro 250 milioni da destinarsi alle prestazioni oggetto dell’affidamento. Sono state inoltre consegnate al committente, come contrattualmente previsto, garanzie di buona esecuzione delle opere pari a Euro 239 milioni. Nel corso del 2010 era stata formalizzata la riduzione a Euro 20 milioni della linea di credito.
Il contratto di Orastie-Sibiu prevedeva la realizzazione di 22,1 km di autostrada a doppia corsia per senso di marcia (a cui si sommano le relative corsie di emergenza). Nel settembre 2015 Salini Impregilo ha presentato domanda arbitrale nei confronti del Committente per il riconoscimento di alcuni claim concernenti l’estensione dei termini originali di consegna dei lavori ed il pagamento di somme ulteriori rispetto al prezzo previsto dal contratto, da imputare ad eventi imprevisti ed a comportamenti negligenti da parte del Committente. In data 13 gennaio 2016, raggiunto uno stato di avanzamento dei lavori pari al 99,9%, a seguito di una serie di controversie insorte tra le parti, il Committente ha risolto il contratto ed escusso le garanzie contrattuali per un importo di circa Euro 13 milioni, motivando tale decisione unilaterale con la pretesa mancata risoluzione di difetti notificati dalla Direzione Lavori. Tale risoluzione del contratto, che la Società ritiene del tutto infondata, è stata di conseguenza formalmente contestata. La disputa tra le Parti verrà definita mediante procedura arbitrale.
Gli amministratori, anche sulla base dei propri consulenti legali e tecnici, ritengono corretto l’operato seguito nella realizzazione della commessa e recuperabili gli ammontari iscritti nei lavori in corso di ordinazione al 30 giugno 2016 inclusivi delle richieste per corrispettivi aggiuntivi anch’essi oggetto della controversia.
Gli amministratori, anche sulla base dei propri consulenti legali e tecnici, ritengono recuperabili gli ammontari iscritti nei lavori in corso su ordinazione al 30 giugno 2016, inclusivi dei corrispettivi aggiuntivi pretesi nei confronti del committente e determinati in base all’aspettativa per cui il relativo riconoscimento possa essere ritenuto ragionevolmente certo, anche sulla base delle valutazioni peritali sopra descritte.
Il Committente, pur considerando la valenza strategica dell’opera nell’ambito del completamento dell’anello ferroviario della città di Napoli, non è più riuscito a far fronte ai propri impegni a causa delle difficoltà finanziarie che hanno caratterizzato il bilancio della Regione Campania, le quali di fatto hanno provocato una carenza di fondi nella controllata Metrocampania Nordest S.r.l., rendendo estremamente difficoltosa l’erogazione dei corrispettivi dovuti.
Considerato che, al fine di consentire lo svolgimento di detta ricognizione, il menzionato decreto legge ha stabilito l’improcedibilità di azioni esecutive nei confronti delle società a partecipazione regionale esercenti il trasporto ferroviario nell’arco dei 12 mesi dall’entrata in vigore del citato decreto legge n.83 (termine più volte prorogato e da ultimo confermato sino al 31 dicembre 2016 dall’art. 41 comma 5 del D.L. 133/2014), Todini Costruzioni Generali S.p.A. – alla quale è subentrata HCE Costruzioni S.p.A. - ha comunque avviato tutte le iniziative reputate necessarie per l’ottenimento dei suoi diritti acquisiti, mantenendo al contempo un rapporto non conflittuale con il Committente il quale, tuttora, considera come prioritario il lotto in oggetto per un’efficace funzionalità dell’anello ferroviario metropolitano.
Nel corso dell’anno 2014, e prima della formalizzazione dell’atto di cessione, il Committente ha disposto pagamenti parziali, in favore di Todini Costruzioni Generali S.p.A., per circa Euro 8,5 milioni. Sono in corso trattative con il Committente, che ha richiesto altresì la definizione della controversia insorta in merito all’esecuzione del lotto contiguo della ferrovia Napoli-Alifana (Secondigliano-Di Vittorio), appaltato ad un’A.T.I. di cui HCE Costruzioni S.p.A. è mandataria.
Gli amministratori, in ciò supportati dai propri consulenti legali e tecnici, ritengono corretto l’operato della società e recuperabili gli ammontari iscritti nei lavori in corso su ordinazione al 30 giugno 2016, inclusivi delle richieste per corrispettivi aggiuntivi anch’essi oggetto della controversia, determinati in base all’aspettativa per cui il relativo riconoscimento possa essere ritenuto ragionevolmente certo anche sulla base delle valutazioni peritali sopra descritte.
All’udienza del 26 marzo 2013, innanzi al Tribunale di Firenze, il Ministero dell’Ambiente si è costituito parte civile nei confronti dei responsabili civili della Todini Costruzioni Generali, Autostrade per l’Italia S.p.A. e gli altri appaltatori coinvolti (oltre ai medesimi imputati) formulando una richiesta di risarcimento danni “per equivalente patrimoniale” di importo non inferiore ad Euro 810 milioni ovvero nella diversa misura ritenuta di giustizia.
La fase istruttoria ha avuto inizio nel gennaio 2014 ed è tuttora in corso. All’udienza del 9 maggio 2016, HCE Costruzioni S.p.A. si è costituita in giudizio in qualità di conferitaria del ramo d’azienda Italia di Todini Costruzioni Generali S.p.A., nell’ambito del quale è ricompreso il contratto di appalto in oggetto ed il procedimento di cui trattasi.
Il Gruppo, acquisiti i necessari pareri dei propri consulenti, considera infondata la suddetta richiesta risarcitoria e, di conseguenza, remoto il rischio di un suo eventuale accoglimento. Gli amministratori non hanno pertanto ritenuto di dover effettuare alcun accantonamento in bilancio.
Si evidenzia che, in relazione a tale contenzioso, Salini Impregilo, in forza delle previsioni contenute negli accordi contrattuali sottoscritti con Immobiliare Lombarda S.p.A. in qualità di originario locatore dell’attuale sede sociale, è titolare di diritti di manleva in merito alle pretese avanzate dal precedente locatore per gli importi eccedenti il valore di Euro 8 milioni, diritti già esercitati con ricorso per Decreto Ingiuntivo. Il Decreto Ingiuntivo è stato emesso dal Tribunale di Milano ed è stato impugnato dalla Immobiliare Lombarda. Nelle more del giudizio di merito, tuttavia, la controparte ha provveduto a corrispondere l’importo richiesto in forza del provvedimento impugnato per il quale non è stata concessa alcuna sospensiva.
Si segnala che, nell’ambito di un Accertamento Tecnico Preventivo promosso da un preteso terzo danneggiato che lamenta danni di modesta entità (circa Euro 80.000), il giudice ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio perché vengano determinate le cause del cedimento della diga. La CTU depositata nel giugno 2015 attribuisce le cause del cedimento a diversi fattori concomitanti con differenti percentuali di concorso, e precisamente: carenze di progettazione 20%, di esecuzione 60%, di controllo 20%. Tale valutazione è stata contestata da Imprepar.
In relazione al procedimento penale avviato nei confronti del Consorzio C.A.V.E.T. e di alcune persone fisiche, fra cui alcuni ex-dirigenti del Consorzio stesso, il processo di appello si è concluso con sentenza emessa il 27 giugno 2011, che ha integralmente riformato la decisione di primo grado, annullando quindi i provvedimenti di condanna emessi in primo grado ed assolvendo, con ampie formule, sia il Consorzio sia le persone fisiche nei confronti delle quali erano state rilevate le imputazioni. In esito al ricorso per Cassazione sollevato dalla Procura di Firenze, in data 18 marzo 2013 la Suprema Corte ha parzialmente annullato il provvedimento emesso dalla Corte di Appello di Firenze e disposto il rinvio degli atti a quest’ultima. Il giudizio di rinvio presso la Corte di Appello di Firenze si è aperto il 30 gennaio 2014 ed in data 21 marzo 2014 la stessa Corte ha emesso il dispositivo di sentenza che respinge gran parte delle tesi accusatorie della Procura Generale, accogliendole però in alcuni importanti casi. La sentenza della Corte di Appello di Firenze è stata impugnata da tutti gli imputati e dal C.A.V.E.T, in qualità di responsabile civile, e nel settembre 2014 sono stati depositati i relativi ricorsi per Cassazione.
In data 21 aprile 2016 la Corte di Cassazione, IV Sezione penale, ha emesso il dispositivo di sentenza che ha annullato senza rinvio la sentenza 21 marzo 2014 della Corte d’Appello di Firenze per tutti gli aspetti penali e per la maggior parte degli aspetti civili, disponendo, solo per alcuni di questi ultimi, l’eventuale riassunzione avanti al competente giudice civile in grado d’appello. Si è in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza della Corte Suprema.

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