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Timestamp: 2019-03-24 05:08:23+00:00

Document:
Danno da perdita del rapporto parentale: quando viene risarcito
Qui la sentenza: Tribunale Torre Annunziata - II sez. civ. - sentenza n. 1943 del 10-09-2018
Riferimenti normativi: artt. 1226, 2059 c.c;
Precedenti giurisprudenziali: Cass. n. 18163/2007; Cass. n. 22601/2013; Cass. civ. sez III, 08/07/2014, n. 15491, Cass. civ. 17/01/2008, n. 870; Cass. Civ. 28/08/2007, n. 18163; Corte Cost. n.372/1994; Cass. 30/06/2011, n. 14402; Cass. civ. sez. III, 09/05/2011, n. 10107.
A seguito del decesso del padre, gli eredi legittimi, compresi anche i nipoti del defunto, si erano rivolti al giudice di primo grado al fine di vedere condannare l’Azienda Sanitaria Locale – presso la quale il primo era stato ricoverato per ben due volte nell’arco di poche ore – al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dagli eredi a causa della morte del parente, generata – secondo la tesi attrice – dal negligente comportamento dei medici della struttura sanitaria.
Tali accuse venivano rigettate dalla convenuta Azienda sanitaria che sosteneva la correttezza dell’operato dei medici della struttura, avendo essi prescritto tutti gli esami diagnostici richiesti dalla sintomatologia presentata dal paziente.
Il Giudice di primo grado, valutata la sussistenza del nesso causale tra la condotta omissiva imputata al personale sanitario della struttura sanitaria e l’evento della morte del genitore (nonché nonno) degli attori, e valutata come negligente la condotta dei medici, ha ritenuto accoglibile, seppur in parte, la richiesta degli eredi, condannando l’Azienda Sanitaria a risarcire a ciascuno degli stessi i danni non patrimoniali dai medesimi subiti a causa della morte del de cuius.
Con riguardo al primo profilo di danno, il Tribunale nel formulare il suo giudizio in merito all’esistenza di un danno biologico terminale in capo agli eredi ha, nel suo discernimento, richiamato alcune sentenze della Suprema Corte le quali affermavano che in caso di lesione dell’integrità fisica con esito letale era configurabile un danno biologico risarcibile in capo al danneggiato, e trasmissibile agli eredi, solo se la morte era intervenuta dopo un apprezzabile lasso di tempo, così da potersi concretamente configurare un’effettiva compromissione dell’integrità psicofisica del soggetto leso, e non già quando la morte sia sopraggiunta immediatamente o comunque a breve distanza dall’evento, giacché essa non costituisce la massima lesione possibile del diritto alla salute, ma lesione di un bene giuridico diverso, e cioè del bene della vita. Su tale scia, il Giudice di primo grado ha ritenuto che il danno patito dal paziente, nell’intervallo di tempo tra la lesione del bene salute e il sopraggiungere della morte – nel caso di specie circa 12 ore tra la prima richiesta di intervento e la morte – rientrava nel danno da inabilità temporanea la cui quantificazione deve essere operata tenendo conto delle caratteristiche peculiari del suddetto pregiudizio, consistenti in un danno alla salute, che sebbene temporaneo, è massimo nella sua entità ed intensità e risulta essere trasmissibile agli eredi. Al fine di quantificare sotto il profilo economico tale danno il Giudice di primo grado si è affidato ai criteri orientativi elaborati dalla giurisprudenza milanese per la liquidazione del danno terminale.
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di Paolo Accoti 8 febbraio 2018

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 Cass. 
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