Source: http://www.filcams.cgil.it/farmacie-altola-della-consulta-2/
Timestamp: 2018-09-22 19:44:48+00:00

Document:
Farmacie: Altolà della Consulta
1- Altolà della Consulta sulle farmacie
2- Una doccia fredda per i Comuni
3- Grossista e dettagliante
4- Le dismissioni dei Comuni ai privati
Altolà della Consulta sulle farmacie
La partecipazione a società di gestione municipali è incompatibile con l’attività di distribuzione
La sentenza colpisce in primo luogo il gruppo Gehe che si è aggiudicato la metà delle concessioni concluse in Italia
ROMA – Duro colpo ai processi di privatizzazione delle farmacie comunali. E rischio concreto che vadano in fumo molte delle operazioni di cessione già concluse, a cominciare da quella di Milano. Nel segno dell’abolizione di qualsiasi conflitto d’interessi, la Corte costituzionale (sentenza n. 275, depositata ieri) ha dichiarato incostituzionale l’articolo 8 della legge 361/1991 di riordino del settore farmaceutico, «nella parte in cui non prevede che la partecipazione a società di gestione di farmacie comunali è incompatibile con qualsiasi altra attività nel settore della produzione, distribuzione, intermediazione e informazione scientifica del farmaco».
Il giudizio della Consulta prende le mosse proprio dal "caso Milano". Nel 2001 il Comune meneghino ha ceduto alla tedesca Gehe, società attiva nel settore della distribuzione dei farmaci, l’80% delle 84 farmacie milanesi per 251 miliardi di lire. La "scalata" della Gehe rientrava in un piano più ampio: su 15 cessioni totali effettuate in Italia, ben sette sono state concluse dai Comuni con la società tedesca.
Lo "shopping" milanese è stato molto contestato, soprattutto dai titolari di farmacie private aderenti a Federfarma, che nel 2002 hanno presentato ricorso al Tar Lombardia, impugnando gli atti con cui il Comune di Milano ha trasformato l’azienda municipale che gestiva le farmacie prima in azienda speciale e poi in Spa e ha ceduto l’80% del pacchetto azionario alla Gehe.
Il Tar ha depositato un’ordinanza di sospensione del giudizio e trasmissione degli atti alla Consulta, ritenendo rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 8 della legge 362/1991. Contestando, cioè, la partecipazione delle società distributrici di farmaci alla gara del Comune di Milano. Secondo i ricorrenti, la norma sarebbe in contrasto con gli articoli 3 e 32 della Costituzione (uguaglianza e tutela della salute). Una tesi accolta dalla Corte, che premette: «Il regime delle incompatibilità per l’attività del singolo farmacista privato è stato posto dal legislatore al fine di salvaguardare l’interesse pubblico al corretto svolgimento del servizio farmaceutico e in ultima analisi alla salvaguardia del bene salute». Ripercorrendo le incompatibilità previste per i singoli farmacisti, la Corte riconosce quindi alla norma «il valore di un principio generale applicabile a tutti i soggetti che, in forma singola o associata, siano titolari o gestori di farmacie».
Appare allora «irragionevole» la mancata previsione per le farmacie comunali di un tale tipo di incompatibilità. Perché il divieto di partecipazione alla gestione delle farmacie di società attive in altri settori della filiera del farmaco – conclude la Consulta – punta a «evitare conflitti di interesse che possano ripercuotersi negativamente sullo svolgimento del servizio farmaceutico e, quindi, sul diritto alla salute». Soddisfatta Federfarma. «La Corte – commenta il presidente, Giorgio Siri – ha ritenuto valide le nostre argomentazioni. Se produttori, distributori intermedi e venditori sono la stessa persona, è evidentemente a rischio la salute del cittadino». Per Siri, inoltre, la sentenza sana un’altra anomalia: «Alcune multinazionali hanno tentato di fare in Italia quello che non potevano fare a casa loro. In Germania, ad esempio, dove l’incompatibilità è sancita dalla legge». Restano da chiarire gli effetti della sentenza sulle altre "scalate" della Gehe alle farmacie municipalizzate. Laddove però, come a Milano, ci sono contenziosi pendenti, i giudici amministrativi dovranno adeguarsi al pronunciamento della Corte costituzionale. «È fuori di dubbio – si legge nelle considerazioni iniziali della sentenza – che l’eventuale dichiarazione di incostituzionalità della norma in questione determinerebbe riflessi diretti sui requisiti soggettivi dei partecipanti alla gara, influendo, per questa via, sull’esito della stessa».
Una doccia fredda per i Comuni
La perplessità degli assessori – La società tedesca: il nostro è un buon progetto
MILANO – Sorpresa, irritazione e anche un po’ di preoccupazione, visto che il rischio di dover rifare la gara non appare del tutto infondato. Come era prevedibile il Comune di Milano, ex azionista di maggioranza dell’Afm (farmacie municipali, ora farmacie milanesi), cedute al gruppo tedesco Gehe nell’aprile del 2001 per 130 milioni di euro, non ha accolto bene la sentenza della Corte costituzionale che "esclude" le multinazionali del farmaco dalla gestione delle ex farmacie comunali (si veda l’articolo a fianco).
Le prime reazioni che filtrano da Palazzo Marino sono molto caute, data la complessità giuridica della materia, ma Mario Talamona, assessore alle Privatizzazioni, non si sottrae a un commento: «La sentenza – dice Talamona – ci ha colti di sorpresa, soprattutto per i principi ai quali s’ispira: sembra trattarsi dell’estensione, in termini generali, di un’incompatibilità prevista per singoli casi di questo settore. Di sicuro è un’estensione inusuale e senza precedenti e che rivela un approccio molto protezionistico. Così, a caldo – continua l’assessore – è difficile prevedere le conseguenze di questa sentenza: da parte nostra valuteremo con estrema attenzione tutte le possibili risposte e poi decideremo che cosa fare».
A Milano l’operazione venne condotta in porto tra mille polemiche: a protestare furono i piccoli imprenditori farmacisti, che puntavano ad assicurarsi il controllo dell’Afm. Ma la loro offerta venne considerata meno vantaggiosa di quella della Gehe. Sul fronte degli amministratori pubblici, è molto prudente anche Gianluca Galletti, assessore al Bilancio al Comune di Bologna, la prima città italiana a percorrere la strada della privatizzazione delle farmacie comunali al tempo della precedente Giunta di centro-sinistra, proprio con la Gehe che non a caso mantiene nel capoluogo emiliano la sua sede per l’Italia.
«Andranno valutati gli effetti dal punto di vista giuridico – sottolinea Galletti – la Corte costituzionale o gli organi preposti dovranno dare delle indicazioni sul da farsi. Allo stato attuale non riesco a valutare pienamente la portata di questa sentenza, ma mi pare davvero difficile tornare indietro su un provvedimento che risale ormai al ’99, con tutti gli effetti che questo ha avuto». Un’opinione condivisa dall’assessore all’Economia di Firenze, Francesco Colonna.
«Stiamo cercando di comprendere le motivazioni e valutare le eventuali conseguenze, con molta attenzione – dichiara invece l’amministratore delegato di Gehe Italia, Sante Fermi- Restiamo però convinti di un fatto: stiamo portando avanti un buon progetto con risultati positivi e con la soddisfazione dei cittadini».
M.CAV. M.MOR.
Grossista e dettagliante,
colosso da 18 miliardi di ricavi
MILANO - In Italia tutti continuano a chiamarla Gehe, ma in realtà ha cambiato nome: a Stoccarda, dove ha sede il quartier generale, è stata infatti ribattezzata Celesio a partire dal 25 maggio scorso. La società si definisce come il leader europeo nella distribuzione di
farmaceutici e l’anno scorso ha realizzato un fatturato di 18,4 miliardi di euro.
In qualità di "grossista", Celesio ha 128 filiali in dieci Paesi europei, mentre come "dettagliante", l’ex Gehe controlla 1.847 farmacie in Gran Bretagna, Norvegia, Italia, Irlanda, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Belgio. In totale, i dipendenti sono circa 25mila in 11 Paesi europei.
Fondata dal signor Franz Ludwig Gehe e presto quotata in Borsa (al listino di Dresda era approdata già nel 1904), la società oggi fa parte dei 100 gruppi più importanti del Paese ed è controllata da una finanziaria di Duisburg con una quota del 58%, l’8,6% fa capo ad Axa mentre circa un terzo dell’azionariato è rappresentato da investitori
Le dismissioni dei Comuni ai privati
Le operazioni già concluse
Milano: il Comune ha ceduto l’80% dell’Afm, che gestisce le 84 farmacie
comunali, alla multinazionale tedesca Gehe.
Bologna: l’80% delle azioni della società per la gestione delle 36 farmacie
comunali è stato ceduto alla Gehe.
Firenze: il Comune ha ceduto l’80% delle azioni della Farmacie Fiorentine -Afam
Spa, che gestisce le 21 farmacie comunali, alla Comifar (Phoenix).
Cremona: è andato alla Gehe il 78% delle azioni della Spa per la gestione
delle 14 farmacie comunali.
Prato: la Gehe ha ottenuto il 75% della Spa per la gestione delle 14 farmacie
comunali della città toscana.
Brescia: il Comune ha ceduto l’80% della Farcom Spa per la gestione delle
12 farmacie comunali alla Cooperativa Esercenti Farmacie di Brescia.
Modena: il Comune ha ceduto il 39% della Spa per la gestione delle 12 farmacie
pubbliche a un’associazione temporanea di imprese denominata Farmacoop
(Coop estense, Coop Nordest di Reggio Emilia, Sofinco e Parco, Coopfond,
Farmacie comunali di Reggio Emilia).
Rimini: la maggioranza delle quote della Spa che gestisce le 8 farmacie
comunali è stata rilevata da Alliance Unichem.
Arezzo: il Comune ha ceduto la maggioranza delle quote della Spa per
la gestione delle 7 farmacie comunali a una società costituita da titolari di farmacia
e Umbrafarm (cooperativa di farmacisti).
Grosseto: è andato a Codifarma il 49% delle azioni della Spa per la, gestione
delle 6 farmacie comunali.
Lucca: il Comune ha ceduto il 78% della società per la gestione delle 5
farmacie comunali ad Alleanza Salute Italia.
Cesena: il 75% della società per la gestione delle 4 farmacie è stato rilevato
da Alleanza Salute Italia.
Altre cessioni: Lissone (3 farmacie) a Gehe; Parma (3 farmacie) a Gehe; San
Giovanni Valdarno (2 farmacie) sempre a Gehe.

References: sentenza 
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