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Timestamp: 2019-01-17 16:11:21+00:00

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Corte di Cassazione, sezione VI penale, sentenza 23 giugno 2016, n. 26347 - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione VI penale, sentenza 23 giugno 2016, n. 26347
La fattispecie associativa prevista dall’articolo 74, comma 6, del dpr n. 309 del 1990 richiede, quale imprescindibile condizione, che tutte le singole condotte, commesse in attuazione del programma criminoso, siano sussumibili nella fattispecie dei fatti di lieve entità e di minima offensività previsti dall’articolo 73, comma 5, dello stesso dpr.
1. Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Catania ha parzialmente riformato la sentenza emessa il 12 giugno 2014, all’esito del giudizio abbreviato, dal G.u.p. del locale Tribunale nei confronti di (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS): in particolare, ha assolto la Ingegneri dal reato di partecipazione all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, contestato al capo B), e ha conseguentemente rideterminato la pena per il reato di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, contestato al capo B1); ha, inoltre, rideterminato la pena per il (OMISSIS), ravvisata la continuazione tra i fatti oggetto del presente procedimento e quelli oggetto della sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Catania il 23 giugno 2010, irrevocabile il 5 maggio 2011, e ha confermato nel resto la sentenza di primo grado per tutti gli altri imputati.
2. Avverso la sentenza hanno proposto ricorso i difensori degli imputati, che ne chiedono l’annullamento per i motivi di seguito illustrati:
3. (OMISSIS) articola quattro motivi:
4. (OMISSIS) articola tre motivi:
5. (OMISSIS) articola due motivi:
6. (OMISSIS) articola 5 motivi:
7. (OMISSIS) articola 7 motivi:
1. I ricorsi del (OMISSIS), del (OMISSIS), del (OMISSIS) e della (OMISSIS) sono inammissibili, i ricorsi del (OMISSIS) e del (OMISSIS) infondati e solo parzialmente fondato il ricorso del (OMISSIS) per le ragioni di seguito illustrate.
2. I motivi di ricorso proposti nell’interesse del (OMISSIS) sono manifestamente infondati ad eccezione del motivo relativo al trattamento sanzionatorio.
3. Il ricorso della (OMISSIS) e’ inammissibile, in quanto ripropone censure gia’ motivatamente disattese dai giudici di appello, con argomentazione congrua ed immune da vizi logici o giuridici, con la quale il ricorso non si confronta.
3. E’ palesemente infondato il primo motivo, in quanto le conversazioni riportate in sentenza, correttamente interpretate dai giudici di merito e, peraltro, di assoluta chiarezza, dimostrano che l’imputata operava cessioni e consegne in favore degli acquirenti del compagno e su indicazione dello stesso prelevava la sostanza stupefacente, disponibile in diverse qualita’, stanti gli espliciti riferimenti a sostanze diverse, ed individuabile anche in cocaina, espressamente definita “coca cola” ed in ragione del prezzo indicato in 70 Euro, che avrebbe dovuto riscuotere dall’acquirente di turno. Peraltro, la dedotta dipendenza dalle disposizioni del (OMISSIS) non esclude il dolo dell’imputata, consapevole di prestare un apporto e di collaborare nell’attivita’ illecita del compagno al punto da ricordargli gli appuntamenti e di rimproverargli la scarsa puntualita’, come sottolineato in sentenza; ne’ la condizione di consumatori di entrambi puo’ incidere sul dolo o sminuire il disvalore dei fatti, costituendo, di norma, un fattore propulsivo delle condotte.
4. Parimenti inammissibile e per le ragioni esposte per la (OMISSIS) e’ il ricorso del (OMISSIS).
5. Anche il ricorso del (OMISSIS) e’ inammissibile, in quanto reiterativo di censure disattese dai giudici di appello con motivazione puntuale ed esaustiva.
6. Il ricorso del (OMISSIS) va rigettato, stante l’infondatezza dei motivi.
7. Anche il ricorso del (OMISSIS) e’ infondato, in quanto propone censure, che si risolvono nella richiesta di una reinterpretazione dei colloqui e del rapporto tra il (OMISSIS) e l’imputato, inammissibile in questa sede a fronte di un apparato motivazionale coerente e logico.
Corte di Cassazione, sezione V penale, sentenza 18 agosto 2016, n....

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