Source: http://milella.blogautore.repubblica.it/2017/05/27/insofferenti-alla-legge/
Timestamp: 2018-08-18 05:02:48+00:00

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Insofferenti alla legge - Toghe - Blog - Repubblica.it
Il manifesto congressuale di Area democratica per la giustizia
"La vicenda Tar-Musei dimostra che stiamo attraversando una fase di insofferenza assoluta verso la giurisdizione". Dice proprio così il presidente dell'Anm Eugenio Albamonte, toga di Area, la corrente che raccoglie i magistrati di sinistra, sia quelli di Magistratura democratica che quelli del Movimento per la giustizia. Da venerdì sono riuniti a Napoli, in uno splendido Castel dell'Ovo, per il primo congresso della loro storia. Per un caso, la due giorni si svolge proprio nella città che vede i riflettori puntati sulla procura della Repubblica. Non solo per destino di uno dei suoi protagonisti, il pm Henry John Woodcock, finito sotto inchiesta disciplinare per una conversazione amichevole che ha scatenato contro di lui antichi rancori e risentimenti, ma anche per la scelta del nuovo procuratore. Gianni Melillo, di Area, e Federico Cafiero de Raho, di Unicost, sono qui tutti e due, a parlarsi e sorridersi come se non fossero alla vigilia settimane decisive. Lunedì 29 l'audizione al Csm, poi il Consiglio dovrà scegliere chi dei due mandare a Napoli e chi alla Procura nazionale antimafia. Situazione ancora ballerina. Ma nel frattempo un pm come Woodcock, che sotto l'ex procuratore Colangelo aveva proficuamente lavorato su inchieste calde come Bisignani, Papa, De Gregorio, adesso viene accusato da procuratore facente funzioni Fragliasso.
Ma cade qui la constatazione del presidente dell'Anm, registrare "l'insofferenza verso la giurisdizione". Un atteggiamento che sta spingendo il Pd, quando uno dei suoi esponenti è coinvolto in un caso giudiziario, a usare un linguaggio berlusconiano. Dopodiché vale la raccomandazione dell'ex procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati: "Alla giustizia penale si deve chiedere di accertare fatti di reato specifici e responsabilità individuali, con il livello di prova che si esige per una condanna, nel pieno rispetto delle garanzie di difesa, e non di indagare e pretendere di risolvere problemi politici e sociali". Bruti cita Giovanni Falcone: "Non si può ragionare "intanto io contesto il reato, poi si vedrà" perché da questa contestazione poi derivano conseguenze incalcolabili". Ma, sul piano politico, va registrata una singolare tendenza: inchieste, processi, intercettazioni che erano esaltate, se riguardavano la destra del Paese e soprattutto Berlusconi, adesso sono vessatorie e negativa sé riguardano il Pd. Ma un equilibrio è necessario, altrimenti si sconfina nella negazione delle inchieste sulla politica. Perché, prima da una parte e poi dall'altra, da destra e da sinistra, saranno comunque giudicate inutili e infondate. E torniamo così alla "insofferenza della giurisdizione" giustamente registrata da Albamonte.
alexandertwo 9 giugno 2017 alle 22:21
Quel libro, gentile sig.a Maddale Na, l'ho già letto, unitamente ad altri, con finalità "analoghe", riguardanti altre categorie, Alcuni dello stesso autore, quali "L'altra casta" (sul sindacato) e "Ladri" (sugli evasori ed i politici che li proteggono). Ma anche scritti da altri autori, di cui ne cito solo alcuni.
Stella e Rizzo con "La casta" (sui politici), "Razza stracciona" (su certi nostri imprenditori), "Così parlò il cavaliere" (dizionario del berlusconismo), "La cricca" (sui conflitti di interesse che soffocano il Paese). Da ricordare, poi, Mario Giordano con "Sanguisughe" (sui titolari di pensioni d'oro) e "Spudorati" (sui privilegi dei parlamentari). Senza dimenticare Citro e Bonetti con "Cepus Dei" (su scandali e corruzione riguardo a mafie accademiche, ordini professionali, fondamentalismo cattolico) e Alberto Statera con "Il termitaio" (sui signori degli appalti che governano l'Italia). E qui mi fermo, ma l'elenco potrebbe continuare ancora per molto.
Ecco, allora, perchè io considero offensivo e, al limite, diffamatorio parlare di "Ultracasta" per la Magistratura. Il titolo di un solo libro non può essere preso quasi fosse un... Vangelo. Da un confronto con anche alcune soltanto delle altre "categorie" (ad esempio, i politici), ribadisco che l'epiteto mi sembra assolutamente fuori luogo. E ciò, soprattutto, se ci si basa su tutti gli aspetti e non solo su quello delle retribuzioni (pur con tutti gli annessi). Vogliamo confrontare l'utilità per i cittadini dei diversi "lavori"? E la preparazione che è necessaria per provvedervi al meglio? E Il rapporto costi/benefici delle diverse funzioni? L'ipocrisia del'accusa alla Magistratura di debordare dai sui ambiti quandi i politici non sanno (non vogliono) fare pulizia al loro interno, rimettendosi alla "sentenza definitiva" dei giudici? Ed anche qui le domande potrebbero continuare.
A proposito della vituperata richiesta del CSM sulla "riabilitazione", perchè dimenticare che le stesso CSM è stato "costretto" a richiedere lo stop del famoso decreto Renzi che impone agli agenti di polizia giudiziaria di riferire ai superiori gli sviluppi delle indagini, senza informare il PM? E' stato accertato che questa norma, approvata la scorsa estate, è causa di "possibili interferenze" nelle indagini. E proprio i recenti sviluppi del caso CONSIP, con il coinvolgimento del col. Alessandro Sessa per depistaggio (avrebbe mentito sui tempi di comunicazione dell'indagine al "capo"), da un lato potrebbero aprire uno spiraglio per l'individuazione della talpa che, facendo avvisare gli indagati, ha compromesso l'indagine (a vantaggio della "real" famiglia Renzi?), e dall'altro rivelare il perchè di tanta fretta dell'ex PdC nel voler far approvare quella disposizione "grimaldello".
Malgrado tuto ciò, l'Ultracasta deve essere ritenuta la Magistatura. Lo ha affermato Stefano Liviadotti de "l''Espresso"!
alexandertwo 9 giugno 2017 alle 22:29
Nell'auspicare, gentile dott. Messina, che Lei vorrà continuare ad intervenire in "Toghe", malgrado... tutto, le confermo il mio grato apprezzamento sia per le tesi e le precisazioni che fornisce, sia per il modo e la competenza con i quali le esprime.
Le ricambio cari saluti.
alexandertwo 10 giugno 2017 alle 00:12
Gentile sig. Salvatore Menna,
la ringrazio molto per le sue espressioni di stima e le ricambio cordiali saluti.
Maddale Na 10 giugno 2017 alle 00:44
Gent.mo Sig. aleksandertwo, ho già citato in altra occasione il detto “se Atene piange, Sparta non ride”. Diciamo pure che, quanto a privilegi, quella dei Magistrati non è l’unica casta in Italia. A parte i politici, vi sono i sindacalisti, i baroni universitari, i banchieri, i titolari di pensioni d'oro e tanti altri ancora. Ma è forse questo un buon motivo per non parlare dei privilegi dei Magistrati in un blog che si chiama Toghe?
Vorrei però soffermarmi su un’altra Sua affermazione e più precisamente quella con cui Lei sembra voler giustificare le retribuzioni, da me definite “laute”, dei Magistrati, dicendo “Vogliamo confrontare l'utilità per i cittadini dei diversi "lavori"? E la preparazione che è necessaria per provvedervi al meglio? E Il rapporto costi/benefici delle diverse funzioni? Orbene, poiché io il raffronto stipendiale l’avevo fatto con i professori delle scuole superiori devo concludere che secondo Lei:
a) l’utilità per i cittadini dell’attività dei giudici non è paragonabile a quella degli insegnanti che devono “soltanto” educare e preparare i nostri figli ad affrontare il futuro e il lavoro;
b) che la preparazione per provvedere al meglio ad essere un buon professore non è neanche paragonabile a quella necessaria per essere un buon magistrato;
c) che il rapporto costi/benefici della funzione educativa non è neanch’esso paragonabile a quello della funzione giudiziaria:
Quest’ultima affermazione mi pare particolarmente azzardata posto che, da più autorevoli parti si sottolinea che proprio la lentezza e le inefficienze del nostro servizio giustizia rappresentano una palla al piede della nostra economia perché spaventano gli investitori (stranieri e non), deprimono gli sforzi degli imprenditori onesti e condannano il Paese al declino economico.
Intendiamoci, non che la Scuola italiana versi in condizioni più smaglianti della Giustizia. Ma almeno i professori si accontentano dei loro “non lauti” stipendi.
salvatore menna 10 giugno 2017 alle 08:44
Come è sacrosanto rivendicare i propri diritti, e fra questi vi è certamente il diritto di adeguamento del proprio stipendio all'aumento del costo della vita, è sbagliatissimo fare confronti fra le varie categorie di lavoratori. Ogni categoria ha le sue peculiarità oggettive e i suoi rischi connessi. Un esempio banalissimo può essere, lo dico solo a titolo di esempio, che non ho mai sentito o letto, di un professore scolastico morto ammazzato perché faceva il proprio dovere. Fare paragoni perciò tra gli insegnanti scolastici e i giudici mi pare, perlomeno, inappropriato.
salvatore menna 10 giugno 2017 alle 09:05
Come sarebbe bello sapere tutta la verità, ma veramente tutta, sulle confidenze fatte dal mafioso Graviano a un altro carcerato nella loro ora d'aria, come pare. Graviano sembra che accusi Silvio Berlusconi di averlo tradito e di non aver rispettato la promessa di farlo uscire dalla galera, nel caso che lui, Graviano, sarebbe stato arrestato. L'ex cavaliere gli avrebbe chiesto di compiere una strage e gli avrebbe assicurato l'incolumità. Promessa non mantenuta perché, testuali parole del mafioso, "adesso mi lascia marcire in carcere" Gli avvocati del caimano hanno proclamato tutti a gran voce l'innocenza del loro facoltoso cliente. Ma è chiaro che non hanno alcuna credibilità, visto che si tratta del loro cliente forse più importante. Dobbiamo affidarci ai nostri bravi giudici e io spero che, come in tante altre occasioni, ce la faranno a informarci, per filo e per segno, di tutta la vicenda.
alexandertwo 10 giugno 2017 alle 09:49
Mi scusi, gentile sig.a Maddale Na, ma la prima osservazione ispiratami dal lungo elenco nel suo post è stata: "molto rumore per nulla". Non mi sono neanche sognato di inserire nei diversi confronti i professori delle scuole italiane. Ad assestare colpi micidiali all'intero settore si sono accaniti i governi sia berlusconiani (con ministre tipo Gelmini) sia renziani (con ministre quali Giannini o Fedeli, questa nel governo fotocopia Gentiloni).
Poichè, però, Lei mi ci "chiama", approfitto per precisare che nel termine "mafie accademiche" vanno appunto ricompresi i c.d. baroni universitari, soprattutto delle facoltà di medicina e giurisprudenza. Infatti, riguardo a molti di questi ultimi come non ricordare l'attività professionale privata con i propri studi legali - segnatamente nel campo penale - dove più alta è la gravità del reato commesso dal "delinquente" che si affida alla loro difesa, tanto più alti sono i compensi richiesti? Riuscire a far assolvere un imputato che il reato ascrittogli lo aveva effettivamente commesso
non credo sia il "massimo" dal punto di vista delle legittime aspettative di una collettività di cittadini onesti.
Francesco Messina, giudice Trani 10 giugno 2017 alle 11:42
Gentile Alexandertwo, La ringrazio per le parole che mi ha rivolto.
Lei troppo attento per non aver capito che il precipitoso tentativo delll'anonimo del 10 giugno 2017 alle 00:44 di spostare, con Lei, la discussione su un'inesistente contrapposizione tra insegnanti e magistrati è dovuto solo a nascondere il risultato dei dialoghi precedenti, quelli, cioè, in cui è apparso chiaro che il predetto anonimo non sia capace di confrontarsi con chiarezza, in modo aperto e trasparente con persone che egli accusa - da anni - di fatti negativi, anche molto gravi (ed è questa la radicale differenza rispetto agli scritti di altri soggetti che utilizzano i "nick name").
E' altrettamento evidente che tale comportamento "oscuro" azzera il valore di quanto l'anonimo scriva, appunto, da anni.
Venendo a cose più serie, vi è da dire che io e miei colleghi collaboriamo spesso con insegnanti delle scuole superiori per fare formazione giuridico-culturale agli studenti (l'abbiamo fatto anche in occasione del 25esimo anniversario delle stragi siciliane).
Sono esperienze importanti, che arricchiscono anche perchè, in svariate occasioni, abbiamo fatto visitare i Tribunali agli studenti; abbiamo fatto vedere loro come lavorano magistrati e i dipendenti amministrativi; abbiamo realizzato anche simulazioni di processi per mettere i ragazzi nella condizione di comprendere i principi essenziali del diritto, oltre che il peso e l'onere di dover giudicare ogni cosa con equilibrio; abbiamo indicato la necessità di assumersi sempre le proprie responsabilità, denunciando e mettendoci sempre "la faccia", senza mai nascondersi.
Proprio su quest'ultimo aspetto di vita civile, uno degli incontri l'ho tenuto insieme a Giovanni Impastato, il fratello di Peppino, in un "auditorium" liceale affollatissimo di studenti, quanto mai attenti, silenziosi ma, come ci hanno detto dopo, appassionati.
Insomma, in tante iniziative, abbiamo cercato di far capire; di mostrare le difficoltà di un lavoro delicato la cui peculiarità non può essere affrontata con schemi mentali impropri, sistematicamente negativi, linguisticamente sgangherati o, addirittura, falsi.
Peraltro, rappresentare una contrapposizione stipendiale tra magistrati e insegnanti è ridicola perchè dimentica le tantissime iniziative comuni di tali rappresentanti dello Stato, comprese quelle di natura squisitamente economica.
alexandertwo 10 giugno 2017 alle 17:01
A conferma delle considerazioni da me espresse in uno dei post di ieri (h. 14,58), anche a "sostegno" di quanto in precedenza osservato dal sig. Salvatore Menna, torno sulla questione Riina.
In un articolo odierno, Antonio Esposito, l'allora presidente della sezione di Cassazione che condannò giustamente Berlusconi per frode fiscale, ha oggi letteralmente "fatto a pezzi" la sentenza della ex "sua" sezione concernente il sanguinario boss corleonese, alimentando ancor di più tutti i "cattivi pensieri" sorti, in moltissimi commentatori, riguardo alle vere motivazioni alla base della inaspettata decisione. Esposto ha confutato - nel merito - ogni aspetto toccato dagli "ermellini", dimostrando la coerenza e la fondatezza, su ognuno di essi, di quanto deciso dai giudici di Bologna.
Ma quello che risulta più inquietante, e gravissimo, è che Esposito denuncia che la Cassazione non poteva entrare nel merito delle determinazioni di questi ultimi. Doveva (e poteva) soltanto "dichiarare inammissibile il ricorso" degli avvocati di Riina, come effettivamente aveva richiesto il PG della Suprema Corte nell'udienza, Infatti, ha precisato, che contro le ordinanze del Tribunale di Sorveglianza - ai sensi dell'art. 71 ter Ordin. Penit. - è ammesso ricorso soltanto per "violazione della legge" e, cioè, per "inosservanza o erronea applicazione di legge", o per "inosservanza di norme processuali". Se Esposito è nel giusto, come parrebbe, tutto il comportamento della Cassazione, e non solo la sua sentenza, sarebbe davvero inconcepibile ed assurdo. Ciò stante, ho quasi timore nel pormi la domanda sul perchè tutto ciò sia avvenuto.
Riguardo all'altro "corno" della questione - le rivelezioni del boss Graviano su Berlusconi - è auspicabile che le due Procure, interessate al riguardo da quella di Palermo, non lascino cadere la "novità" e vogliano riaprire il caso con ulteriori approfondimenti di quanto possa essere avvenuto e fare, una volta per tutte e nell'interesse superiore del Paese, definitiva e inappellabile chiarezza sui rapporti "grigi" che ancora viene ipotizzato, senza però una decisiva dimostrazione, poter essere intercorsi tra il condannato (una sola volta) di Arcore e gli esponenti di Cosa Nostra.
Maddale Na 12 giugno 2017 alle 09:13
Per chi ha occhi per vedere e orecchie per intendere, consiglierei il video del discorso del Colonnello, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Cosenza in occasione del 203esimo anniversario dalla fondazione dell'Arma. Sottopongo ai lettori alcuni passi: “oggi la maggior parte dei nostri interventi si conclude con la immediata rimessione in libertà del soggetto e questo ha un effetto DEVASTANTE sulla percezione di sicurezza del cittadino”; e ancora: “è DEVASTANTE vedere la vittima, che rimane in caserma con i carabinieri a compilare tonnellate di atti, mentre il delinquente se ne va a casa”. Ma il Comandante non si è fermato qui perché ha fatto riferimento anche alle INTERPRETAZIONI RESTRITTIVE DELLA GIURISPRUDENZA ad esempio in tema di flagranza di reato, che fanno sì che il rapinatore, fermato a un km di distanza dal luogo dove si è verificato l’evento con indosso i frutti del suo crimine, non possa essere arrestato. Ed ha anche fatto cenno alla sentenza che arriverà dopo 10 anni “FORSE, quando ci saranno state DIECI SOSPENSIONI CONDIZIONALI”!
Ed ha concluso rappresentando il disagio degli appartenenti all’Arma quando, a distanza di 10 anni dai fatti, devono eseguire un ordine di carcerazione nei confronti di chi ormai si è nuovamente inserito nel tessuto sociale ed è divenuto un buon cittadino.
Nel dire certe cose, mi sembra, dunque, di essere perciò in una buona, ottima compagnia, tenuto presente che, se al Legislatore si deve ascrivere la colpa maggiore per le leggi criminogene partorite negli ultimi tempi, la Magistratura non può chiamarsene fuori. L’assurdità di quelle leggi potrebbe essere temperata da interpretazioni meno lassiste. E invece si aggiunge perdonismo a perdonismo.
Per chi fosse interessato, ecco il link del discorso del Comandante.
https://www.youtube.com/watch?v=k8Fu4GvalHQ
Francesco Messina, giudice Trani 12 giugno 2017 alle 21:27
Per fare corretta informazione
La "qualità" degli scritti dell'anonimo MaddaleNA - di cui è sempre bene ricordare la sua incapacità di confrontarsi lealmente nelle sedi istituzionali o scientifiche, a differenza di quanto fanno le Forze dell'ordine che, invece, si confrontano con i magistrati sulla corretta applicazione delle norme in vigore, con riflessione critica sulle stesse - la si può valutare anche dalle sue omissioni.
Mi riferisco al filmato "linkato" dal predetto anonimo laddove quest'ultimo ha omesso di riportare proprio le parole del Comandante dell'Arma circa: a) il costante confronto delle forze dell'ordine con i magistrati; b) l'esistenza di norme di legge non adeguate al contesto criminale in cui si vive (di cui sono ben consci i magistrati, tanto che tale discrasia è stata più volte denunciata dall'ANM).
Peraltro, sono concetti che ho scritto da anni su questo blog, avvertendo che fare leggi adeguate al contesto in cui si vive è compito del potere legislativo. Perché è quel potere che opera le scelte politiche di contrasto alla criminalità.
Ciò posto, l'anonimo - che dispensa messaggi sempre negativi verso i magistrati italiani (con la sola eccezione di quelli deceduti per morte naturale o violenta) - ignora, evidentemente, alcuni fondamentali insegnamenti della Suprema Corte di Cassazione in tema di flagranza di reato.
Infatti, le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione (Sez. U, Sentenza n. 39131 del 24/11/2015, Presidente: Santacroce G.) hanno stabilito che è illegittimo l'arresto in flagranza operato dalla polizia giudiziaria sulla base delle informazioni fornite dalla vittima o da terzi nell'immediatezza del fatto, poichè, in tale ipotesi, NON sussiste la condizione di "quasi flagranza", la quale presuppone la IMMEDIATA ed AUTONOMA percezione, da parte di chi proceda all'arresto, delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l'indiziato (nella specie l'arresto era stato eseguito sulla base delle sole indicazioni della persona offesa, riguardanti le generalità dell'aggressore).
Naturalmente, la sentenza va letta nella sua integrale motivazione, e non solo nella massima che ho riportato.
Posso, però, dire che essa risponde a situazioni investigative che avevano dilatato eccessivamente la possibilità d'intervento delle forze dell'ordine in rapporto al precetto costituzionale della eccezionalità delle ipotesi di limitazione della libertà personale.
Si tratta di una sentenza emessa dalle Sezioni Unite che, come sa chi conosce il diritto, indica una precisa linea interpretativa di cui devono tener conto i giudici di merito nelle loro interpretazioni dei casi concreti.
Nell'interpretazione giurisprudenziale quotidiana a me nota non consta l'automatica liberazione dell'indagato in caso di arresto (sottolineo: LIBERAZIONE, e non scarcerazione. La "liberazione" è riferita alla mancata applicazione da parte del giudice di QUALSIASI misura coercitiva, mentre la "scarcerazione" può prevedere gli arresti domiciliari - che sono una misura cautelare a tutti gli effetti - oppure altre misure coercitive previste per legge).
Ciò dimostra che, diversamente da quanto sostenuto dal suddetto anonimo, il primo reato compiuto da una persona non è sempre "gratis".
In proposito, riporto due massime della Suprema Corte di Cassazione in tema di "incensuratezza" dell'indagato:
1). "Ai fini della valutazione in ordine alla sussistenza dell'esigenza cautelare del pericolo di recidiva ed alla scelta della misura coercitiva in concreto adeguata a soddisfarla, la pregressa INCENSURATEZZA dell'indagato ha valenza di MERA presunzione relativa di minima pericolosità sociale, che ben può essere SUPERATA valorizzando l'intensità del pericolo di recidiva desumibile dalle accertate modalità della condotta in concreto tenuta".
(Cass. Sez. 5, Sentenza n. 42784 del 23/05/2016, Presidente: Savani P.)
Un "incensurato", quindi, ben può essere arresto ed essere sottoposto a misura cautelare, compresa quella massima carceraria, qualora ne ricorrano i presupposti previsti per legge (presupposti che sono stati, di recente, molto limitati dalle nuove norme).
2. "In tema di sospensione condizionale della pena, il giudice di merito, nel valutare la concedibilità del beneficio, NON ha l'obbligo di prendere in esame tutti gli elementi richiamati nell'art. 133 cod. pen., potendo limitarsi ad indicare quelli da lui ritenuti prevalenti in senso ostativo della sospensione. (Nella specie, la S.C. ha disatteso le censure difensive in ordine all'eccessivo rilievo conferito, dalla sentenza impugnata, al rinvio a giudizio per fatti analoghi, data l'incensuratezza dell'imputato).
(Cass. Sez. 2, Sentenza n. 37670 del 18/06/2015, Presidente: Fiandanese F.)
alexandertwo 12 giugno 2017 alle 22:38
Pienamente da condividere, gentile sig. Maddale Na, la coraggiosa denuncia di questo alto ufficiale dell'Arma e grazie per la sua cortese segnalazione. Trovo però un po' "carente" che sull'argomento non siano intervenuti anche, con maggior risonanza in campo nazionale, i vertici a livello centrale della stessa Arma. Forse, il gen Del Sette - prorogato nell'incarico di comandante generale dal governo Renzi, malgrado l'indagine a suo carico per lo scandalo Consip - non se la è sentita di criticare i governi (da Berlusconi in avanti) che le norme "permissive" hanno fatto approvare, ed in particolare quello guidato da Renzi, così "garantista" nei suoi confronti?
E tanto per convenire sul fatto che, qualche volta, il Magistrato purtroppo si "accoda" alla intenzione lassista della politica, vorrei citare l'odierno caso della... "assoluzione" di Fabrizio Corona. Più che entrare nel merito della decisione (condanna ad un solo anno contro i cinque chiesti dal PM), vorrei segnalare quello che parrebbe essere comunque un sostanziale "trattamento di favore". Perchè il processo a questo imputato, che era stato arrestato per nuovi reati il 10 ottobre 2016, mentre era in affidamento ai servizi sociali per "scontare" condanne già definitive, si è tenuto soltanto dopo otto mesi? E' questa l'attesa media per tutti i "normali" imputati o nei suoi confronti si è stati estremamente veloci? Se è la seconda ipotesi, c'è da chiedersi: perche? Forse gli si vuole permettere di riprendere il suo "lavoro" retribuito con compensi in nero per continuare ad evadere e frodare il fisco (come anche da lui stesso confessato)?
Maddale Na 13 giugno 2017 alle 12:24
Nel mio ultimo intervento ho fatto riferimento a chi ha occhi per vedere e orecchie per intendere. Puntualmente, colto da un riflesso di Pavlov, è saltato su “qualcuno” a difendere la “categoria” (chiamiamola così se il termine casta non piace), così dimostrando di non avere né occhi né orecchie. C’è infatti da chiedersi se quel “qualcuno” il mio intervento lo abbia mai letto e, se lo avesse letto, lo abbia capito. Lo stesso dicasi del discorso del Colonnello (lo ha ascoltato?). Il Comandante Provinciale ha fatto delle denunce ben precise con riferimento alle interpretazioni giurisprudenziali sulla quasi flagranza. E, con buona pace della giurisprudenza citata da “qualcuno”, ha fatto l’esempio del rapinatore fermato a un km di distanza dal luogo dove ha commesso il crimine con ancora indosso il maltolto. Ha poi citato i ritardi della giustizia (sentenza che arriverà dopo 10 anni, forse) e non ha mancato di alludere anche al vizietto di concedere a man salva la sospensione condizionale della pena (“quando ci saranno state DIECI SOSPENSIONI CONDIZIONALI”). Per finire ha parlato dell’irragionevolezza di una Giustizia che arriva a somministrare la pena dopo 10 anni, a volte, quando il reo si è già reinserito nel tessuto sociale. Che doveva dire di più il Colonnello? Io dico che è stato EROICO! Certo ha parlato dell’inadeguatezza delle leggi e ha fatto riferimento al disagio non solo dei Carabinieri ma anche dei Magistrati nel doversi confrontare con quelle leggi. Con la differenza, però, che i Carabinieri quelle leggi le APPLICANO, mentre i Magistrati le stesse leggi le INTERPRETANO. E sappiamo bene che quei poteri interpretativi sono talmente ampi che, a volte, per non dir spesso, il dettato legislativo viene manipolato, stravolto, violentato fino a fargli dire il contrario di quel che il legislatore voleva dire. Qualche settimana fa ho riportato il caso di quel magistrato che ha rimesso in libertà un tale che, trovato in possesso di circa 1000 dosi di droga, si era difeso dichiarando che erano destinate al “consumo di gruppo”. Criminogena la legge che ha depenalizzato il consumo di gruppo di stupefacenti, ma che dire dell’applicazione giurisprudenziale di quella legge?
Vorrei ringraziare il Gent.mo Sig. aleksandertwo per il suo intervento equilibrato e misurato. Egli ha colto l’aspetto di “coraggiosa denuncia” del discorso dell’alto ufficiale. Tanto più CORAGGIOSA, ove si consideri che le sue parole hanno riguardato non solo il Potere Politico ma anche quello Giudiziario. E forse per questo motivo non saranno state viste di buon occhio dal Comandante Generale che, ripeto forse, potrebbe d'ora in avanti considerare il suo subordinato come uno che vuole “raddrizzar le gambe ai cani”.
Francesco Messina, giudice Trani 13 giugno 2017 alle 15:00
L'anonimo "MaddaleNA" continua a ignorare il contenuto della sentenza della Suprema Corte di Cassazione, Sezioni Unite, non avendola, evidentemente, né letta, né studiata.
Sempre più grottesca, poi, appare la sua "verità" su fatti o episodi, in realtà, non verificabili (rapinatore fermato a un km di distanza dal luogo dove ha commesso il crimine con ancora indosso il maltolto. Quando? Come? In che contesto?).
Il nuovo "garantismo" dell'anonimo - che qualche tempo fa si lamentava dell'eccesso di "manette" da parte dei magistrati - giunge, poi, a una straordinaria novità giuridica: i Carabinieri applicano le leggi, mentre in magistrati le interpretano.
Come se ai magistrati fosse permesso di "manipolare", "stravolgere", "violentare" (la legge) "fino a fargli dire il contrario di quel che il legislatore voleva dire".
Sono parole ed espressioni gravissime e inqualificabili nei confronti della magistratura italiana di cui l'autore non ha il coraggio di assumersi la responsabilità.
Grazie a Dio, le forze dell'ordine sono molto più attente e coraggiose dell'anonimo. Sanno bene che conoscere l'interpretazione giurisprudenziale significa applicare la legge (altrimenti non avrebbero senso i corsi di formazione per la Polizia Giudiziaria a cui partecipano come relatori anche i magistrati).
Così come è preciso onere dei magistrati conoscere i profili operativi del lavoro delle forze dell'ordine e calibrare anche su di esso la loro decisione.
Il punto è che l'applicazione della legge non è concetto OPPOSTO all'interpretazione, ma COMPLEMENTARE a esso.
Quanto, infine, al beneficio della sospensione condizionale della pena, chiunque abbia ascoltato l'intervento del Comandante avrà capito che quella delle "dieci sospensioni della pena" era una iperbole, non fosse altro perché:
a) il certificato del casellario giudiziale, che è presente negli atti processuali e quindi a disposizione del giudice, contiene l'indicazione dei benefici GIA' concessi all'imputato;
b) l'ufficio del P.M. può chiedere al giudice dell'esecuzione la REVOCA del beneficio concesso oltre i casi previsti per legge.
E' quello che avviene nella quotidiana attività lavorativa.
Basta leggere, informarsi, studiare.
E partecipare ai confronti scientifici, quelli da cui l'anonimo del 13 giugno 2017, ore12:24, continua a fuggire pavidamente.
alexandertwo 13 giugno 2017 alle 16:07
Mi sia permesso anticipare una osservazione di carattere generale, che poi cercherò di giustificare e dimostrare, prendendo come riferimento notizie e/o considerazioni contenute negli ultimi interventi postati dal dott. Francesco Messina e dalla sig.a Maddale Na.
Alcuni vertici istituzionali mi sembrano molto distanti dall'agevolare e supportare le azioni di contrasto contro il crimine, risultando troppo impegnati - a mio avviso - a non disturbare "il manovratore", rappresentato dal potere politico e dagli organi di governo e lasciando, conseguentemente, gli operatori sul campo a combattere, quando va bene, solo con armi spuntate.
Come argutamente denunciato dal dott. Messina, la prima e maggiore responsabile è proprio la casta politica cui va imputato di lasciarci con "norme di legge non adeguate al contesto criminale in cui si vive". E che il contrasto alla criminilità sia l'ultimo dei pensieri del potere legislativo, lo dimostrano certi contenuti delle ipotesi di "riforma" che lo stesso sta cercando di introdurre. Da qui, paradossalmente, l'auspicio che, forse, è meno peggio l'inerzia.
Passando alla Magistratura, si deve subito stendere un velo pietoso sul CSM. Con la nuova presidenza, anche l'ANM, purtroppo, non lascia ... ben sperare (basti il doveroso richiamo di Davigo ad Albamonte, dopo l'improvvida uscita su Riina). Riguardo alla Corte di Cassazione, oltre ai puntuali esempi qui forniti in merito all'interpetazione di certi precetti, non si può assolutamente sottacere il recente exploit riguardo al trattamento da riservare al sanguinario boss mafioso Riina. Credo che basti quanto esposto nel suo pregevolissimo intervento dall'ex presidente Antonio Esposito - da me citato col post del 10 giugno (h. 17,01) - a fare piazza pulita di questo quasi incocepibile... scivolone degli "ermellini"
Per quanto concerne le Forze dell'ordine, è alquanto difficile poter esprimere valutazioni soltanto positive sia sul capo della Polizia (Franco Gabrielli), sia sul comandante generale della Guardia di Finanza (Giorgio Toschi), entrambi nominati da Renzi. La stampa ne ha parlato adeguatamente ed ogni cittadino può conoscerne i profili.
Riguardo all'Arma de Carabinieri, è quasi superfluo ricordare che, nell'ambito dell'affaire CONSIP, sono indagati il comandante generale (Del Sette) e quello della Legione Toscana (Saltalamacchia) per rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento, unitamente al ministro, "super renziano", Luca Lotti.
Non si deve mai indulgere a fare delle generalizzazioni, ma soprattutto nelle indicate questioni è assolutamente necessario e doveroso distinguere le posizioni dei "vertici" da quelle di tutti gli altri esponenti e componenti delle medesime Istituzioni.
Maddale Na 13 giugno 2017 alle 19:43
In queste ore i giornali stanno dando notizia di un fatto su cui è opportuno meditare.
a) una donna residente nel circondario del tribunale di Caltagirone presenta, per ben 12 (DODICI!) volte, denunzia contro il marito per un’escalation di minacce, violenze e vessazioni;
b) i magistrati (due) della locale Procura della Repubblica non se ne danno per inteso e non intervengono, rimanendo inescusabilmente inerti;
c) alla fine il marito violento ammazza, con sei coltellate, la moglie usando lo stesso coltello che le aveva fatto vedere ripetutamente dicendole: “con questo ti ammazzerò”.
I tre figli della donna hanno proposto azione civile per il risarcimento dei danni conseguente alla colpa grave di due PM che avevano mantenuto una deprecabile inerzia di fronte alle reiterate denunzie della vittima e la Corte d’Appello di Messina ha accolto la loro domanda condannando la Presidenza del Consiglio al pagamento in loro favore di un indennizzo di circa euro 300.000.
Quello che i giornali non dicono o che riferiscono in modo sbagliato, sicché la gente deve sapere, è:
1) che l’azione di responsabilità è stata proposta dai tre orfanelli non nei confronti dei magistrati, ma nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Chi dovrà pagare l’indennizzo perciò sarà l'Erario e cioè tutti noi;
2) chi è stato condannato, infatti, nonostante quello che inesattamente riferisce la stampa, è solo lo Stato e non anche i due Magistrati;
3) nei confronti dei due PM gli orfanelli per legge, perché così dispone la Legge Vassalli, pur dopo la sua recente modifica, NON POTEVANO proporre alcuna istanza risarcitoria;
4) sarà lo Stato che, dopo aver pagato, potrà esercitare la cosiddetta azione di rivalsa nei confronti dei due Magistrati;
5) con tale azione, peraltro, non potrà recuperare tutto quello che avrà pagato perché sempre la Legge Vassalli (art. 8) prevede che la rivalsa non possa superare una somma pari al terzo di una annualità dello stipendio, al netto delle trattenute fiscali, percepito dal magistrato al tempo in cui l'azione di risarcimento è proposta, anche se dal fatto è derivato danno a più persone e queste hanno agito con distinte azioni di responsabilità;
6) è ben vero che tale limite non si applica al fatto commesso con dolo, ma è anche vero che, in questa specifica ipotesi, non di dolo si tratta ma di colpa grave, anzi gravissima;
7) la recente riforma della Legge Vassalli, quella per la quale i Magistrati si sono stracciati le vesti, ha aumentato da un terzo alla metà la misura della rivalsa. Lascio ai sottili interpreti del diritto di stabilire se ai fatti di cui sopra si dovrà applicare la vecchia norma o quella nuova;
8) comunque stiano le cose, ipotizzando che i due magistrati percepissero, al tempo in cui l’azione è stata proposta, uno stipendio netto di € 100.000, se la caveranno con una rivalsa che andrà per ciascuno di essi dai 33.000 ai 50.000 euro. Il resto fino a concorrenza dei 300.000 ce lo rimetteremo noi contribuenti.
E si tenga presente che il danno risarcito dallo Stato avrebbe potuto essere anche di 3 milioni di euro e, purtuttavia, la rivalsa sarebbe stata sempre quella.
Chissà quanto invidiosi saranno medici e ingegneri di questo trattamento privilegiato.
alexandertwo 13 giugno 2017 alle 22:54
La tristissima vicenda oggetto dell'ultimo post della sig.a Maddale Na, secondo quanto ho potuto ricostruire dalle notizie di stampa, presenta degli aspetti di gravità ancora maggiore, a mio avviso, rispetto a quelli denunciati nello stesso post. Soprattutto in base a quanto riportato dal quotidiano on-line di Messina "TempoStretto" - quello che vi ha dedicato più spazio - si devono ulteriormente evidenziare, oltre a quelle ancor più gravi di quei PM, delle ingiustificabili notevoli mancanze anche da parte di altre Istituzioni pubbliche.
Nell'inerzia di quei Magistrati, la Corte messinese avrebbe accertato non solo la colpa grave, ma anche il dolo. Se così fosse, indipendentemente da quello che prevede la legge in termini di responsabilità e risarcimenti, credo non sia giusta la permanenza di costoro nella Magistratura, dove si chiede ai suoi esponenti di apparire, e non solo di essere, equi ed imparziali. E ciò anche nell'interesse della stragrande maggioranza dei Magistrati corretti.
Fa riflettere, però, il fatto che, oltre a quella dei Magistrati, ci sia stata l'inerzia colpevole anche di altre Istituzioni. Le 12 denunce presentate dalla vittima facevano seguito alle aggressioni dalla stessa subite anche in pubblico. Perchè nessuno ha condotto indagini e nessuno ha preso alcun provvedimento di polizia?
Il Tribunale ha riconosciuto solo i danni patrimoniali e non quelli morali patiti dai tre figli. La sentenza è in linea con la legge che prevede anche i secondi solo in caso di privazione della libertà personale. Forse però sarebbe stata auspicabile una "coraggiosa" interpretazione "evolutiva e costituzionalmente orientata" come era stato richiesto dal legale delle parti lese.
Al cugino della vittima, che aveva accolto nella sua famiglia i bambini, era stato riconosciuto un ristoro economico per l'impegno assuntosi, ristoro che è stato dimezzato quando ha adottato formalmente i ragazzi che erano ancora minorenni.
Qualche perplessità finisce per suscitarla anche l'entità della pena che sta scontando l'uxoricida (20 anni di carcere) autore di un delitto tanto efferato.
Guardando ai tanti molteplici aspetti, mi sembra di poter stigmatizzare un pessimo comportamento da parte dello Stato attraverso più di una delle sue Istituzioni.
gianfranco fiore 14 giugno 2017 alle 00:25
Per tornare al tema del post ,vi sono molte imprese che non hanno neanche la struttura per poter espletare un appalto e,se lo vincessero ci rimetterebbero, ma ad andare al TAR e al CdS ci guadagnano con accordi o danni,solo per i concorsi ci si rimette,come dimostra l’eclatante vicenda della professoressa Giuseppina Eboli o,andando più lontano nel tempo il ricorso al CdS Tullio Ascarelli ed Edoardo Volterra ,bocciato come licenziamento ingiusto dovuto alle leggi razziali e,dovettero avvallersi di una sentenza ottenuta dal professor Ugo Forti per ottenere la pensione,nonostante la dottrina e l’autorevole Vittorio Emanuele Orlando fossero a loro favore. Il CdS allora aveva paura di Benito Mussolini,oggi chissà che penseranno del ministro Dario Franceschini !
Maddale Na 14 giugno 2017 alle 10:14
Gent.mo Sig. aleksandertwo, apprezzo molto la Sua definizione di “tristissima” di questa vicenda. Tristissima per la povera vittima e per i suoi tre figlioletti e, se mi consente, anche per la Giustizia italiana. Non credo che la Corte Messinese, nonostante quello che riferisce la stampa, abbia accertato oltre alla colpa grave anche il dolo. Se così fosse, in un Paese dove vige il principio dell’azione penale obbligatoria, la Procura competente (nella specie la Procura di Messina, competente per i magistrati operanti nella Corte d’appello confinante di Catania), avrebbe iniziato d’ufficio un procedimento penale.
Eviterei poi di chiamare in causa in questa tristissima vicenda anche le forze di Polizia sulla base del detto “aver compagno al duol scema la pena”.
La Polizia e i Carabinieri fanno rapporto alla Procura della Repubblica, eseguono i suoi ordini e le sue direttive e, sulla base delle leggi vigenti e della loro interpretazione giurisprudenziale, hanno margini di intervento molto ristretti.
Se riascolta con attenzione il discorso del Comandante Provinciale dei Carabinieri di Cosenza da me citato, era proprio questo quello di cui si lamentava il Colonnello quando parlava della “quasi flagranza” e della beffa della vittima che rimane in caserma con i carabinieri a compilare tonnellate di atti mentre il delinquente se ne va a casa. E questo è probabilmente quello che è accaduto nella tristissima vicenda in questione.
Quelle tonnellate di atti saranno state con ogni probabilità trasmesse alla Procura e lì saranno rimaste sepolte in un cassetto.
Ma nella vicenda in questione va sottolineato un altro aspetto ricavabile dalla stampa che più diffusamente ne ha riferito.
Una prima domanda di risarcimento dei tre orfanelli era stata dichiarata inammissibile dai giudici messinesi perché ritenuta tardiva, in quanto proposta dopo due anni dall’uccisione della madre.
È dovuta intervenire la Corte di Cassazione per dichiarare che, data la minore età dei tre ragazzini, quella decisione non aveva “giuridico fondamento” e, anzi, si poneva “in contrasto frontale” con la Costituzione che assicura tutela anche ai soggetti minori per quanto riguarda “l’accesso alla giustizia”. Questo perché il termine biennale, in un caso del genere, non poteva ovviamente decorrere dal giorno della morte della donna ma “dal momento in cui i minori stessi avessero acquistato la capacità di agire”, ovvero dal giorno in cui un adulto fosse stato ufficialmente nominato loro tutore!
Quest'ultimo aspetto della vicenda sparge sale sulle ferite perché dimostra quante resistenze, quanti ostacoli e quante difficoltà devono affrontare coloro che intendono essere risarciti per i danni loro arrecati da Magistrati nell’esercizio delle loro funzioni.
Domenico Corradini H. Broussard 14 giugno 2017 alle 13:00
E di quei pm del Tribunale di Caltagirone non si occuperà la Sezione disciplinare del Csm? Né si occuperà il Procuratore generale presso la Cassazione, per un’eventuale loro iscrizione nel Registro degli indagati?
Dopo la malagiustizia, un’altra malagiustizia?
Qui quei pm non meritano alcuna lode. Ma credo una sanzione non solo per responsabilità civile indiretta.
alexandertwo 14 giugno 2017 alle 16:56
Anch'io avevo già letto -- gentile sig. Maddale Na dell'intervento della Cassazione, con l'interpretazione evolutiva della legge. Non lo avevo espressamente citato perchè, a mio avviso, dimostrava ancora una volta la "arretratezza" della nostra legislazione (con la colpevolezza, quindi, della politica) e la necessità di un ennesimo intervento della Magistratura per "supplire" a tale ricorrente incapacità dei politici a far fronte alle vere esigenze dei cittadini, soprattutto di quelli onesti e rispettosi della legge. Il riferimento direttamente alla Costituzione, fatto dalla Cassazione, mi spinge, infatti, a ritenere che i giudici di prima istanza la legge (ordinaria), che disciplinava il caso, l'avevano regolarmente applicata.
Quanto alle sacrosante denunce del comandante provinciale dei CC, spero che Magistratura e Politica, nei rispettivi aspetti di competenza, possano e vogliano porvi rimedio e, che il caso messinese possa essere solo, pur nella sua gravità ed assurdità, un caso limite da parte dei Magistrati.
E non per prendere ancora un volta le difese della Magistratura, ma debbo evidenziare che, purtroppo, in ogni caso in cui un qualsiasi cittadino si rivolge allo Stato per ottenere un risarcimento, questo oppone delle enormi resistenze che sono superabili solo con grandissimi sforzi.
Se ha un po' di pazienza, vada a leggersi le vergognose vicende legate al c.d. "uranio impoverito", con lo Stato che, attraverso le più alte gerarchie militari, continua ad opporsi - negando il legame di causa-effetto - alle richieste sia del personale militare e civile colpito da gravi patologie e invalidità, sia dei congiunti di quelli purtroppo deceduti.
Ed anche qui la Magistratura è intervenuta in difesa del soggetto "più debole". Infatti, sul finire dello scorso 2016, le S.U. della Cassazione hanno deciso che anche i militari possono rivolgersi al giudice ordinario per ottenere gli indennizzi previsti dalla legge c.d. "Vittime del dovere" (n. 266/2005), anziche dover seguire i più tortuosi percorsi della giustizia amministrativa. Con questa sentenza la Cassazione - meritoriamnte, a mio avviso - ha recisamente respinto la opposta tesi sostenuta dal Ministero dellal Difesa.
alexandertwo 14 giugno 2017 alle 23:24
P.S. al mio commento delle ore 16,56.
Nel concludere il mio commento di ieri (h. 22,54) avevo denunciato come nella tristissima vicenda si poteva rinvenire un pessimo comportamento dello Stato (in generale) attraverso più di una delle sue componenti. Nel suo commento odierno, la sig. Maddale Na, tornando sull'argomento, ribadiva - tra l'altro - che l'unica responsabilità doveva essere invece addebitata ai Magistrati.
A conferma della mia considerazione, per completezza d'informazione, ritengo doveroso far seguire qui alcune integrazioni dei fatti sulla scorta di quanto affermato dal cognato della vittima (e padre adottivo dei suoi tre bambini) ed oggi riportato su altre testate giornalistiche.
Relativamente alle azioni legali per poter proporre la richiesta di risarcimento, il sig. C.C. ha fatto notare che molti avvocati di grido gli "hanno girato le spalle", arrivando anche a considerarlo "un pazzo".
Riguardo alle denunce, allora presentate dalla vittima, la ricorrente risposta dei Carabinieri, a giustificazione della loro inerzia, sarebbe sempre stata quella "di aver le mani legate" e che "finchè non c'è sangue non ci possiamo muovere"
Ora, aggiungendo quanto qui riportato a tutte le precedenti considerazioni, la conclusione più valida da poter trarre non finisce con l'essere quella della inadeguatezza della legislazione e quindi della responsabilità maggiore degli esponenti politici (indipendentemente dal loro "colore")?.
vmvinceskij 14 giugno 2017 alle 23:37
a proposito di insofferenza alla legge, Lei che credo sia pratica dell’ambiente giudiziario napoletano, la pensa come il Suo collega Guglielmo Pepe? Esiste, come si vocifera nell’ambiente, una sorta di “cupola” tra giudici, avvocati, società assicuratrici, medici legali (CTP, consulenti tecnici di parte), assoldati di volta in volta dalle ASL, dagli Ospedali e dai medici, e CTU (consulenti tecnici d’ufficio, ausiliari dei giudici, che poi in cause di colpa medica sono medici) che “aggiusta” i processi di colpa medica a sfavore dei danneggiati, già di per sé soggetti deboli, combinando schifezze di tutti i tipi e facendo strame della legge?
“Intanto invito lei e gli altri a leggere con attenzione la testimonianza di vmvinceskij che, so per esperienza molto diretta e che un giorno forse racconterò, riguarda casi purtroppo non isolati. Tutt'altro”.
http://pepe.blogautore.repubblica.it/2016/05/09/quante-vittime-in-italia-di-errori-medici-e-sanitari/#comment-343334
Per non parlare della giurisprudenza ondivaga dei Tribunali e della Corte di Cassazione in materia di colpa medica, per cui nelle citazioni che i giudici e gli avvocati ne fanno c'è tutto e il contrario di tutto, e bisogna solo sperare che la causa sia decisa da un magistrato che abbia sposato la stessa interpretazione del tuo legale.
PS: Sarebbe interessante leggere in merito anche il parere del Dott. Messina, ma beninteso non sulla giurisprudenza della Corte di Cassazione, ma se a Trani si ventila l'esistenza di una "cupola" analoga a quella di cui si vocifera a Napoli.
Maddale Na 15 giugno 2017 alle 08:04
Gent.mo Sig. alexandertwo, la sentenza della Suprema Corte, che ha cassato la precedente sentenza della Corte di Appello di Messina la quale, confermando la sentenza di primo grado del Tribunale, aveva dichiarato inammissibile l’azione di risarcimento dei tre orfanelli, non è stata poi tanto “evolutiva” e innovativa quanto si potrebbe credere. I Giudici della Cassazione, in questo caso, non hanno fatto alcun volo pindarico, né hanno operato alcun intervento ortopedico per far dire alla legge il contrario di quello che la legge diceva. Se si legge la sentenza, si può constatare che la Cass. afferma testualmente che: “L'interpretazione adottata dal giudice di merito appare, peraltro, smentita, ANCHE SUL PIANO LETTERALE, dal TESTUALE DETTATO NORMATIVO che, alla luce di una lettura costituzionalmente orientata, pone al centro del processo ermeneutico che investe il giudice la locuzione "DAL MOMENTO IN CUI L'AZIONE È ESPERIBILE", proposizione destinata ipso facto ad attenuare e correggere in parte qua la rigidità dell'istituto della decadenza, così da ricollegare l'exordium termini al momento in cui l'incapace dispone di rappresentanza e/o assistenza”. Dunque, in questo caso almeno, non diamo la responsabilità di quanto è accaduto ai politici che non sanno scrivere le leggi (lo fanno in tantissime altre occasioni ma non in questa). In questo caso la responsabilità va ascritta ai giudici di merito, prima il Tribunale e poi la Corte di Appello di Messina, che hanno letto male una norma chiara “ANCHE SUL PIANO LETTERALE”.
alexandertwo 15 giugno 2017 alle 12:58
Due osservazioni, gentile sig.a Maddale Na, riguardo al suo ultimo post.
a) permango della mia idea che la Cassazione ha aperto alla richiesta di risarcimento, dando una "lettura costituzionalmente orientata" alla normativa. Potrò sbagliare, ma io intendo l'espressione come una interpretazione che in base a principi costituzionali ha portato a superare l'applicazione letterale della norma stessa. E, in sostanza, la critica ai giudici di merito, più che quella di una errata applicazione della norma, appare essere quella di una interpretazione della stessa, per alcuni versi, manchevole.
b) in ogni caso, l' insufficienza e l'arretratezza della normativa, e la conseguente responsabilità anche in tal caso della politica, rispetto alle esigenze dei cittadini onesti, ben si rinviene, senza ombra di dubbio, nella denuncia dell'alto esponente dei Carabinieri.
E che queste due "caratteristiche" siano una peculiarità immanente nel "lavoro" dei nostri politici (indipendentemente dalla loro estrazione) se ne è avuta un'ulteriore palese dimostrazione con l'approvazione definitiva della c.d. "riforma del processo penale", di cui molto si è argomentato anhe qui in "Toghe".
Maddale Na 15 giugno 2017 alle 14:16
Gent.mo Sig. alexandertwo, il “dettaglio” del cognato della vittima (successivamente nominato tutore dei tre orfanelli), il quale ha raccontato che molti avvocati di grido (da lui interpellati per proporre quell'azione di responsabilità, che, anche se non direttamente, comunque coinvolgeva i due Magistrati) gli "hanno girato le spalle", arrivando anche a considerarlo "un pazzo", è molto eloquente. Qual è la conclusione che ne dobbiamo trarre? Io credo che sia solo una. GLI AVVOCATI HANNO PAURA; e questo non fa certo onore alla loro professione. Hanno paura di mettersi contro la “categoria” (abbiamo stabilito che il termine "casta" non deve essere usato). E, se questa PAURA ce l’hanno, una ragione ci dovrà pur essere. Suvvia, facciamo due più due!
alexandertwo 15 giugno 2017 alle 21:55
Mi scusi gentile sig.a Maddale Na, ma Lei continua ed insiste, purtroppo, con le generalizzazioni. Nella vicenda di Messina, non tutti gli avvocati avrebbero dimostrato, stando alla sua opinione, di aver avuto paura, ma solo quelli che "hanno girato le spalle", indicati, guarda caso, come "... di grido". Conseguentemente, con coraggio, hanno accettato di supportare il sig. C.C. soltanto l'avv. Alfredo Galasso e la sua collega (anche di studio) avv. Licia D'Amico.
Ma io, contrariamente a Lei, non traggo sicure ed univoche conclusioni sul perchè ciò sia accaduto, Farei, altrimenti, come quel famoso bue... parlante. Al massimo potrei fare delle illazioni, con la valenza ed il fondamento loro propri.
Per non sottrarmi, comunque, alla discussione, personalmente, ipotizzerei che le motivazioni di coloro che si sono tirati indiestro siano state molto più "prosaiche". E, cioè, altissime probabilità di incassare una sconfitta professionale, considerata la innegabile oggettiva difficoltà del caso, e pochissime probabilità di poter lucrare sostanziose parcelle, attesa la condizione sociale ed economica dei clienti.
Prima di chiudere, però, ritengo doveroso - sempre con riferimento al solo caso specifico - ricordare brevemente chi è l'avv. prof. Alfredo Galasso. Docente di materie giuridiche in più Università e Scuole di Specializzazione; autore di numerose pubblicazioni di diritto civile e attualità politica e istituzionale; Presidente onorario della Associazione Nazionale "Antonino Caponnetto"; nell'esercizio della professione forense ha difeso numerose famiglie di vittime di mafia, oltre ad essere stato difensore di parte civile al maxiprocesso contro la mafia e contro Giulio Andreotti. Ha difeso, inoltre, i familiari delle vittime nei processi della strage di Ustica e dell'incendio del traghetto "Moby Prince".
Quanto sbaglia Beppe Grillo quando afferma che... "uno vale uno"!
alexandertwo 16 giugno 2017 alle 14:52
Su "Repubblica.it" - ediz. Firenze di oggi sono riportate alcune agghiaccianti intercettazioni delle telefonate intercorse tra i carabinieri della caserma di Aulla e quelli di altre della Lunigiana (Toscana), nell'ambito delle indagini - portate avanti dalla Procura di Massa - contro ben 30 appartenenti all'Arma (di cui 8 colpiti da misure cautelari) ai quali è contestata, a vario titolo, l'enormità di 104 diversi capi d'imputazione (dal falso all'abuso d'ufficio, dalle lesioni al sequestro di persona, alla violenza sessuale) e di cui pressochè tutta la stampa ne ha trattato doviziosamente ieri.
Non è mio costume, diversamente da altri anche nel blog, procedere a generalizzazioni che, nel caso, getterebbero pesanti ombre sulla intera benemerita Istituzione, ma trovo estremamente grave che i superiori di questi galantuomini in oltre un anno - è da tanto tempo che è stata avviata l'indagine della Magistratura - non solo non abbiano preso gli adeguati provvedimenti ma neanche si siano accorti del singolare modus operandi adottato dai loro sottoposti. E per degli... "investigatori" la cosa, inevitabilmente, viene poi a connotorsi anche di rilievi "comici" dopo quelli ovviamente "tragici".
Ho ritenuto doveroso accennare anche qui a questa vicenda, perchè l'indagine è partita da un avvocato che ha presentato denuncia per i pestaggi subiti da un suo cliente. E, a conferma di un certo fondamento di alcune "illazioni" da me fatte in precedenti post, questi l'ha confermata. malgrado il maresciallo coinvolto l'avesse "invitato" a ritirarla, facendo anche velate e indirette minaccie (sarebbe stato poi appurato che avrebbe incaricato un complice di
incendiare l'auto dell'avvocato).
In chiusura, però, non ci si può non domadare se sia solo una mera casuale coincidenza che questa inerzia delle alte sfere dell'Arma si verifichi in Toscana, dove il comandante della relativa Legione è il generale Saltalamacchia, grande amico della famiglia Renzi. Se è fondata l'accusa del suo coivolgimento, per rivelazione di segreto investigativo e favoreggiamento, nell'inchiesta CONSIP, non verrebbe spontaneo chiedersi se non avrebbe fatto meglio ad occuparsi di più dei suoi sottoposti, anzichè dedicare le sue maggiori attenzioni ai suoi "padrini" politici?
Maddale Na 16 giugno 2017 alle 17:59
Gent.mo Sig. alexandertwo, io su questo blog parlo prevalentemente di Magistrati e di Magistratura per la semplice ragione che il blog si chiama “Toghe”; e perciò mi sembra il luogo più opportuno per discutere di chi indossa la “toga”, piuttosto che il “camice” del medico o la “divisa” del militare o la “tuta” del meccanico. Lei ipotizza che le ragioni dei rifiuti opposti da molti avvocati di grido siano da ricercare nelle “altissime probabilità di incassare una sconfitta professionale, considerata la innegabile oggettiva difficoltà del caso”. Ma da dove ricava questa convinzione? La causa era semplice. I fatti chiarissimi. Rappresentati dalle 12 denunce della vittima rimaste senza risposta e dalla riprovevole inerzia dei Pm che dovevano provvedere. Era persino più facile della causa contro il chirurgo che nell’addome del paziente dimentica garze, pinze e magari il telefonino. E, per ritenere ammissibile l’azione dei tre fratellini, la Cassazione non ha dovuto fare alcuno sforzo. Nessun volo pindarico. Le è bastato fare riferimento all’interpretazione LETTERALE fondata sul TESTUALE DETTATO NORMATIVO della legge che chiarissimamente si esprimeva dicendo "DAL MOMENTO IN CUI L'AZIONE È ESPERIBILE". Se vuol leggersela per intero la sentenza emessa da Cass. Sez. 3, del 12/9/2014, n. 19265, il link è il seguente : http://www.federalismi.it/nv14/articolo-documento.cfm?Artid=27349&content=in+materia+di+esperibilit%C3%A0+dell%27azione+da+parte+di+minori+privi+di+rappresentanza+legale+per+far+valere+la+responsabilit%C3%A0+dei+magistrati&content_author=
Dunque le altissime probabilità di incassare una sconfitta professionale non erano certo ricollegabili alla difficoltà oggettiva del caso ma, semmai, alle DIFFICOLTÀ AMBIENTALI. È molto più plausibile ritenere che gli avvocati di grido non si siano voluti fare dei NEMICI NELL'AMBIENTE. In un ambiente che, come la Corte di Cassazione ha stigmatizzato nella sentenza, pur di dichiarare inammissibile la domanda dei tre orfanelli, ha trascurato il TESTUALE e LETTERALE dettato normativo della legge.
Quando poi parla delle “pochissime probabilità di poter lucrare sostanziose parcelle, attesa la condizione sociale ed economica dei clienti”, ancora una volta dà per scontato che si trattava di una “causa persa”. Ma, se persa era, lo era non per la sua oggettiva difficoltà, ma per la qualità delle controparti che stavano sullo sfondo del giudizio, dietro il paravento della Presidenza del Consiglio.
In ogni caso, onore all’Avvocato Galasso non tanto e non solo per la sua indiscussa capacità professionale, quanto soprattutto per il suo CORAGGIO.
alexandertwo 16 giugno 2017 alle 22:21
Prendo atto, gentile sig.a Maddale Na, che la sua illazione riguardo alla alta probabilità di sconfitta dei legali in quella causa conduce ad una ipotizzata, ma non provata, "difficoltà ambientale". Io confermo la mia di illazione, anche perchè sono in grado di sbagliare da solo, senza necessità di consigli di altri.
Quanto alla sua (personalissima e priva di oggettivo fondamento) perentoria conclusione circa il perchè dei bassi compensi ottenibili dai legali, non posso che rimanere basito (non ho affatto dato per scontato che fosse una "causa persa") e fare un'altra illazione: "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire".
Lasciandole, naturalmente, la piena libertà e la più ampia autonomia di preferire quelle conclusioni - replicate, anche un po' stancamente - che a Lei risultano più logiche e/o plausibili.
Francesco Messina, giudice Trani 17 giugno 2017 alle 11:54
Alexandertwo, la sentenza di cui lei ha discusso ha una motivazione molto complessa e che sta suscitando molte riflessioni.
Mi permetta solo di considerare surreale o grottesco, a seconda delle sensibilità, il dialogo sulla "paura" degli avvocati.
Mi creda: ci sono cose molto più serie e interessanti a cui valga la pena dedicare attenzione.
Lasci perdere le banalità...
Domenico Corradini H. Broussard 17 giugno 2017 alle 12:05
credo che non sia il solo ad attendere in questo blog la sua valutazione, anche dal punto di vista penale, dell’inerzia che hanno avuto quei pm del Tribunale di Caltagirone.
Non si può stare sempre dalla parte dei Magistrati. Almeno qualche volta, quando è il caso, bisogna stare dalla parte delle vittime, e dunque con critico pensiero su questo o sul quel Magistrato.
Grazie per l’ospitalità, una sua risposta sperando.
alexandertwo 17 giugno 2017 alle 17:05
La ringrazio, gentile dott. Messina , per il suo cortese consiglio. Il fatto è che generalmente mi faccio guidare dall'educazione ("... , rispondere è cortesia").
Le ricambio, cordialmente, l'augurio di un buon fine settimana.
Presumo anche Lei, ma io credo che dalla parte delle vittime, indipendentemente da chi le ha rese tali, bisogna starci sempre e non... se del caso.
Maddale Na 17 giugno 2017 alle 19:44
Motivazione “molto complessa”? Quella di Cass., Sez. 3, del 12/9/2014, n. 19265 (questa è infatti quella di cui il Gent.mo Sig. alexandertwo discuteva nei suoi precedenti interventi)? Ma quando mai? Possibile che un addetto ai lavori possa fare un’affermazione del genere? Basta leggere la sentenza, per la quale ho fornito il link, per rendersi conto che è proprio il CONTRIO. Infatti:
a) la sentenza è particolarmente breve tant’è che la parte motivazionale consta di APPENA 531 PAROLE! Questa inusitata brevità, già per se stessa, è indice della non complessità, per non dire SEMPLICITÀ, della questione. In caso contrario non sarebbe stata liquidata dalla Suprema Corte con UN PAIO DI PAGINETTE DI MOTIVAZIONE. Possibile che un addetto ai lavori non abbia mai letto le sentenze della Cassazione che affrontano questioni effettivamente molto complesse, contrastate e dibattute? Constano di migliaia e migliaia di parole e di decine di pagine. Sono dei veri e propri trattati di diritto.
b) Il P.M., che ha rappresentato la Procura Generale in udienza, ha concluso per l'accoglimento del ricorso dei tre orfanelli. Dunque, neanche la P.G. ha avuto dubbi di sorta.
c) L’Avvocatura dello Stato, che difendeva la posizione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, addirittura NON HA PRESENTATO CONTRORICORSO, ma si è limitata a costituirsi al solo fine di partecipare, com'era suo dovere d'ufficio, alla discussione della causa alla pubblica udienza. Il che, per chi se ne intende di queste cose, equivale a dire: “MI ARRENDO E MI RIMETTO ALLA CLEMENZA DELLA CORTE”.
d) La motivazione della Corte di Cassazione esordisce con un eloquentissimo “Il ricorso è MANIFESTAMENTE FONDATO”.
e) La Corte di Cassazione non ha compensato le spese del giudizio, come di regola fa in presenza di questioni particolarmente complesse e dibattute e contrastate, ma ha cassato la sentenza impugnata e rinviato, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte di appello di Messina in altra composizione.
Lascio ai lettori ogni altra sconsolante considerazione.
Maddale Na 18 giugno 2017 alle 10:13
Qualcuno ha rotto il silenzio per scrivere “ci sono cose molto più serie e interessanti a cui valga la pena dedicare attenzione”.
Dal suo punto di vista lo capisco. Questa “tristissima vicenda”, della povera donna ammazzata con sei coltellate perché i PM non hanno tenuto nella dovuta considerazione le sue 12 denunzie e dei suoi tre orfanelli, risarciti con una somma che è poco più di un'ELEMOSINA, prima la si dimentica e si volta pagina, meglio sarà per la “categoria” (abbiamo stabilito che il termine casta non deve essere usato).
Che cosa ci insegna la vicenda? È presto detto.
a) che chi subisce un danno per negligenza inescusabile di un magistrato non può fargli direttamente causa, come potrebbe fare al chirurgo che lo ha danneggiato;
b) che la causa deve essere proposta nei confronti dello Stato in persona del Presidente del Consiglio;
c) che, ciononostante, il malcapitato sarà soggetto ad incontrare resistenze e ostacoli di ogni sorta, come testimoniano le due sentenze di inammissibilità della domanda emesse dal Tribunale e dalla Corte d'Appello prima dell’intervento riparatore della Cassazione;
d) che competenti a conoscere del giudizio di risarcimento sono i “colleghi della porta accanto” del magistrato negligente. Nel caso in esame non i giudici di Torino o di Trieste ma quelli della Corte d'Appello di Messina, immediatamente confinante con quella di Catania;
e) che fra gli ostacoli va annoverata anche la difficoltà di trovarsi un difensore disposto ad intraprendere il giudizio perché molti avvocati, anche “di grido”, RIFIUTANO ed arrivano a definire il potenziale cliente come un “PAZZO”;
f) che ai tre orfanelli non spetta (perché così prevede la legge sulla responsabilità civile dei magistrati) alcun risarcimento per danno non patrimoniale, al contrario di quanto sarebbe avvenuto se la loro mamma fosse morta a seguito di incidente stradale. Con la conseguenza che in loro favore è stata liquidata la MISERABILE somma di circa 300.000 euro da dividersi in tre (meno di quanto alcune sentenze liquidano in favore di certuni magistrati quando sono oggetto di diffamazione a mezzo stampa);
g) che, qualunque sia l’importo del risarcimento che lo Stato dovesse essere condannato a pagare, il rimborso, che poi potrà pretendere nei confronti di chi il danno lo ha procurato, non può superare l’ammontare di un terzo o della metà dello stipendio di un anno del Magistrato (grosso modo da 33.000 a 50.000 euro). E questo anche che se, per ipotesi, il risarcimento dovesse ammontare a 1-2-3-10 milioni di euro;
h) che la differenza, fra quanto pagato dallo Stato e quanto rimborsato in via di rivalsa dal Magistrato, ce la dobbiamo rimettere di tasca nostra noi contribuenti.
vmvinceskij 18 giugno 2017 alle 13:54
Citazione: “a) che chi subisce un danno per negligenza inescusabile di un magistrato non può fargli direttamente causa,come potrebbe fare al chirurgo che lo ha danneggiato;
Sì, è vero, è un evidente doppio standard. Ma poi, nel caso del chirurgo, può succedere che:
(1) Dopo i fatti narrati qui http://pepe.blogautore.repubblica.it/2016/05/09/quante-vittime-in-italia-di-errori-medici-e-sanitari/#comment-343330,
(2) il CTU (figlio di un docente universitario e principe del foro napoletano e di una magistrata), il quale aveva chiesto e ottenuto dalla giudice (GOT) una proroga di mesi per dotarsi degli strumenti telematici per depositare i chiarimenti, come prescrive ora le legge, in via telematica, se ne è letteralmente fregato, anche della minaccia della giudice di deferirlo all’Ordine dei medici, e ha depositato i chiarimenti (una sola pagina, in cui, anziché rispondere alle richieste di chiarimento lunghe alcune pagine, ha fatto ulteriori passi indietro) con quasi un anno di ritardo e per giunta in forma cartacea, foglio che poi è stato scannerizzato in Cancelleria (c’è il suo timbro) e inserito nel fascicolo.
(3) La nuova giudice non ha preso nessun provvedimento circa il ritardo o sul fatto che i chiarimenti (una sola pagina) non chiarissero nulla sui numerosi quesiti posti e fossero stati depositati con quasi un anno di ritardo e in forma cartacea; ha rigettato la richiesta di sostituzione del CTU, ha ritenuto la perizia conclusa e ne ha “condiviso” tutte le assunzioni, ritenendole “logiche [ho preparato un appunto di 10 pagine per il mio legale ai fini dell’appello: tra ctu, controdeduzioni e chiarimenti ho contato e confutato 10 contraddizioni o fallacie logiche più o meno gravi, ndr] e basate su solide basi scientifiche” (a parte che il CTU non ha allegato uno straccio di prova, si tratta in buona parte di una balla), per cui: (a) ha rigettato la richiesta dell’attore per il danno biologico per assenza del nesso causale; (b) ha riconosciuto la violazione del consenso informato sia per il terzo intervento del pomeriggio, sia per la sussistenza del danno severo ritenuto preesistente[1], ma non ha riconosciuto alcun risarcimento sia perché non è stato chiesto nell’Atto di citazione (del 2009) né prima della comparsa conclusionale e nel termine previsto (la giudice cita una sentenza della Corte di Cass. del 2015, cioè quando – se ho capito bene – la stessa Corte ha introdotto la fattispecie specifica del vulnus alla autodeterminazione), sia perché “l’attore non ha provato nemmeno mediante presunzioni che se fosse stato correttamente informato non si sarebbe sottoposto all’intervento chirurgico”, che, a parte l’errata e incongrua formulazione dell’obiezione, poiché le opzioni non sono 2 ma almeno 4 (ma ella evidentemente non ha letto gli atti di causa e si è basata soltanto sullo sleale e fuorviante CTU: sia il CTP dell’Ass., persona onesta, sia evidenze scientifiche autorevoli da me trovate in Internet lo smentiscono), a me - e credo a TUTTI - pare una motivazione del tutto strampalata, poiché per confutarla basta chiedere al ciabattino all’angolo o a Catalano: se tu hai 2 malattie, una grave e urgente ed un’altra innocua e già rinviata senza quasi problemi da 3 anni, quale ti fai curare prima? La risposta è superflua. Essa, per i giuristi dotti ed esigenti è traducibile con la locuzione latina “res ipsa loquitur. Per contro, la giudice ha omesso del tutto nella sentenza sia la falsificazione della cartella clinica - reato penale – (denunciata dal paziente alla AG), sia l’accanimento diagnostico, oggetto di richiesta specifica di risarcimento nell’Atto di citazione.
Ed ha condannato l’attore al pagamento delle spese legali (una bazzecola, tra i 20 e i 25.000€).
[1] Cioè, secondo i logicissimi CTU e giudice, un medico chirurgo oculista primario, quindi esperto, diagnostica una patologia severa, non lo dice al paziente e non prescrive gli accertamenti strumentali obbligati se non obbligatori anche per un principiante, commettendo una duplice negligenza grave e inescusabile e, in più, violando il consenso informato; accertamenti che poi prescrive, ed in misura incongrua (dichiarando al paziente davanti a testimoni - altri medici - una motivazione falsa), soltanto a partire da 12 giorni dopo l’operazione.
alexandertwo 18 giugno 2017 alle 14:50
Gentile sig.a Maddale Na, essendo stato indirettamente da Ella sollecitato (in conclusione del suo post di ieri sera) a trarre delle considerazioni, non posso esimermi dall'esprimere qualche osservazione, pur senza tornare ancora una volta nel merito della questione.
E cio, perchè, non si può non convenire col dott. Messina sull'esistenza di cose più serie ed interessanti, ma non perche la vicenda qui ampiamente e doverosamente dibattua non lo abbia meritato e non lo meriti, ma perchè la troppa insistenza porta, come sta portando, a continuare a parlarne tanto per parlarne. Almeno a mio parere.
Mi scusi, ma la sua ostinata insistenza a voler trarre comunque un giudizio di assoluta colpevolezza nei confronti dei soli "giudici" sta assumento toni, mi permetta, quasi "fedriani": Non ricorda la famosa favola del lupo e dall'agnello ("superior stabat lupus... .")?
Mi limito a ricordare, al riguardo, solo alcuni dei suoi tanti passaggi, precisando che le sue "affermazioni" non traggono valenza (o l'aumentano) soltanto perchè reiterate fino alla noia o perchè accompagnate da espressioni come, ad esempio, "ma quando mai" o "chi se ne intende di queste cose".
Magistrati non sono solo i giudici del Tribunale e della Corte d'Appello di Messina, ma anche quelli della Corte Cassazione. E la vicenda dimostra come la Magistratura riesca al suo interno ad adottare "interventi riparatori": Al contario di quanto avviene in politica dove si continua a perseverare, dolosamente e fraudolentemente negli "errori" (emblematici gli scandali del referendun sui voucher e quello delle reiterete gaffe e bugie della ministra Boschi sulla banca di suo padre).
Addossare ai giudici anche la "difficoltà" del reperimento da parte delle vittime di avvocati che le difendano è come consigliare o incitare i legali, soprattutto se penalisti, a... cambiare mestiere. La professione non li porta a doversi confrontare - difendendo i propri clienti - sempre con dei Magistrati?
Quanto, infine, all'aspetto del risarcimento a carico di noi contrbuenti, l'osservazione a me pare degna della serie "pagliuzza e trave": Ma non riesce a quantificare (almeno per ordine di grandezza), gentile signora, rispetto alla "differenza" da Lei temuta, l'importo nettamente più gravoso ed ingiustificato che ci verrà addossato, solo per fare un esempio tra i tanti, a causa del salvataggio pubblico di soggetti economici privati come la banche (malamente) gestite da familari di ministri tuttora in carica o da sodali nominati da governi e cricche politiche? (Ogni riferimento che si dovesse ipotizzare riguardo a Banca Etruria, al M.P.S. e alle due traballanti banche venete è decisamente voluto e pienamente pertinente).
Francesco Messina, giudice Trani 18 giugno 2017 alle 14:55
Alexandertwo, Lei ha colto molto bene il senso del mio intervento.
La motivazione dei giudici di Messina pone interrogativi seri e questioni giuridiche complesse su cui si sta discutendo.
Capisco la Sua educazione, ma converrà con me che discutere della "paura" degli avvocati è talmente ridicolo da non perderci tempo.
Semmai, l'unica cosa su cui riflettere è la conferma chi, senza coraggio, continua a strepitare dietro l'anonimato, dopo aver dato ampia prova di fuga pavida dal confronto responsabile, chiaro e trasparente; con l'ovvia conseguenza che il suo dire, su qualsiasi argomento, non ha alcuna credibilità.
Ma sono sicuro anche questo Lei, come gli altri lettori, l'ha pienamente capito.
Maddale Na 19 giugno 2017 alle 08:50
Che posso dire di più? Io svolgo ragionamenti. Motivo le mie affermazioni. Fornisco elementi oggettivi di riscontro. Qualcuno vorrebbe mettere la sordina. Ma, quando un seme cade nel terreno, prima o poi germoglia. I lettori del blog, e credo che siano tantissimi, leggono, riflettono, considerano e traggono le loro conclusioni.
vmvinceskij 19 giugno 2017 alle 16:41
Perché ha censurato il mio commento? Io aborro la censura immotivata. E, mi pare di ricordare, lei è contraria alla censura.
Ho descritto fatti, senza fare nomi. Se vuole, le invio i documenti. Così può fare ammenda.
Adesso, per curiosità, vado a pubblicare il mio commento censurato nel blog di Guglielmo Pepe, per verificare se è pubblicabile.
Liana Milella 19 giugno 2017 alle 21:06
Pubblico questo post perché lo ritengo eccessivo.
Avevo tenuto in stand by il post perché troppo particolareggiato e - come sanno i lettori di Toghe - evito di pubblicare singole storie per la semplice ragione che poi si moltiplicherebbero, senza contare altri problemi.
Non mi piace neppure che si "giochi" tra i numerosi blog di Repubblica. Io mi occupo di giustizia e valuto i post con questo metro.
alexandertwo 19 giugno 2017 alle 22:29
In adesione alla frase conclusiva dell'ultimo intervento della sig.a Maddale Na, mi permetta - gentile dott.ssa Milella - di esprimermi riguardo al post che Lei, giustamente e per motivazioni eufemisticamente indicate - ha tenuto in stand by.
La mia ormai lunga consuetudine con "Toghe", mi porta a non rinvenirvi alcuna delle finalità e delle utilità che giustificano l'inserimento di scritti nello stesso blog. Quel post, molto pomposamente qualificato "commento" dal suo autore, è soltanto - a mio parere - la descrizione di una vicenda che, forse, si situa tra malasanità e malagiustizia. Con tutta la cristiana e umana comprensione per la vittima, non si può non notare che destinataria dello stesso doveva essere più propriamente una Istituzione quale il "Tribunale per i diritti del malato" o una delle tante associazioni che tutelano i diritti degli utenti e dei consumatori. Ciò, naturalmente, fatte salve le azioni giuridiche di legge contro giudici, medici e... affini.
L'eventuale suo rifiuto alla pubblicazione, quindi, più che una "censura", sarebbe stato più propriamente un motivato "rigetto" dovuto ad improponibilità dello stesso per... difetto di giurisdizione.
vmvinceskij 20 giugno 2017 alle 15:38
La sua preoccupazione per non passare per censora è apprezzabile.
Tuttavia, noto che la parziale incomprensibilità e illogicità della sua risposta svela (almeno a me) un conflitto interno e quindi un leggero senso di colpa.
Io le avevo posto (e non solo a lei), in data 14/6, qui in questo suo blog che tratta di toghe e di giustizia e che io visito saltuariamente, un quesito preciso, su un tema non solo personale (cui ovviamente sto provvedendo utilizzando gli strumenti offerti dall'ordinamento), ma - pare, con mia profonda sorpresa e costernazione - generale, che attiene ai vizi del mondo di chi opera dentro e attorno alla giustizia (il prevalere - sui principi, le regole e i diritti - di interessi particolari di persone "potenti"); lei non ha ritenuto legittimamente di rispondere.
A mio avviso è stata una scelta debole.
Maddale Na 21 giugno 2017 alle 11:33
Della serie per cui in fondo, in fondo, ma molto in fondo, a volte la Giustizia trionfa.
Notizia dell’ultima ora. Il Tribunale penale di Napoli ha assolto “perché il fatto non sussiste”, ripeto “PERCHÉ IL FATTO NON SUSSISTE”, 13 imputati accusati a vario titolo di pilotare in modo sistematico e seriale le gare di appalto relative alla manutenzione, alla rottamazione e, in generale, a tutti i lavori riguardanti carri e locomotive di Trenitalia spa.
Fin qui, niente di strano. I processi si fanno per accertare se uno è colpevole o innocente.
Fatto sta che di questi 13 imputati, poi assolti con la formula più ampia che ci sia, due dirigenti di Trenitalia e due imprenditori erano stati ristretti in CARCERE in custodia cautelare e un altro, pure imprenditore, era stato messo agli ARRESTI domiciliari.
P.S. Titolari delle indagini erano stati i PM napoletani Henry John Woodcock e Francesco Curcio. Tempo impiegato per giungere alla sentenza di primo grado SETTE anni.
alexandertwo 22 giugno 2017 alle 14:57
"Forza Italia, addirittura con Gianni Letta, cerca di cambiare il codice Antimafia. L'esplicita richiesta arriva al PD che, con Zanda e Finocchiaro, ribadisce che si tratta di un 'provvedimento strategico'". Questo è l'incipit dell'articolo odierno, su Repubblica, della dott.ssa Milella, che poi specifica che a preoccupare la stessa Forza Italia è una specifica disposizione del codice che prevede l'applicazione delle misure preventive personali e patrimoniali, già in vigore per contrastare i reati di mafia, anche ai reati quali la corruzione (anche in atti giudiziari), l'induzione e la concussione.
Una prima inevitabile domanda che ci si pone è: ma Berlusconi si preoccupa tanto di una norma del genere, anche perchè ha unpressante interesse diretto e personale essendo imputato, tra l'altro, per corruzione in atti giudiziari (processo Ruby-ter)?
Alla quale ne segue un'altra: ma tutta questa attenzione di Forza Italia per certi soggetti delinquenziali non potrebbe essere letta come una inderetta conferma che certe forze politiche, all'epoca, non si fecero scrupolo - come molti elementi e congetture dimostrerebbero (vedi recenti ammissioni di pentiti di mafia) - di avviare quella famosa trattativa tra esponenti dello Stato e mafia, forse ancora non esaurita, stante certi "atteggiamenti" un po' ambigui tenuti da alcuni segmenti politici?
Ciò, a mio avviso,comunque, permette di affermare, senza possibilità di smentita, una certa male fede (o la dabbenaggine) di coloro che - anche in "Toghe" - non si fanno scrupolo di indicare ancora alcune considerazioni, recenti o passate, del pregiudicato di Arcore, come punti di riferimento per discutere e valutare episodi e vicende della realtà più attuale.
alexandertwo 22 giugno 2017 alle 15:23
P.S. al mio commento delle ore 14,57.
"La 'ndrangeta è presente in tutti i settori nevralgici. Ed ha rapporti con istituzioni, servizi segreti e massoneria".
Questo è quanto emerge - tra l'altro - dalla Relazione della Direzione Nazionale Antimafia, oggi presentata dal procuratore nazionale, Franco Roberti e dalla presidente della Commissione, Rosy Bindi.
E Berlusconi continua a proporre iniziative a favore di esponenti della criminalità organizzata e di coloro che mettono in atto e supportano azioni corruttive. Quello che vuole tentare di apparire come il c.d. "uomo nuovo" della politica alle prossime elezioni nazionali.
alexandertwo 22 giugno 2017 alle 22:13
Un'altra encomiabile conseguenza del decreto legislativo n.8 del 2016, quella "perla" dei nostri parlamentari e del governo Renzi che ha derubricato alcuni delitti in meri illeciti amministrativi. I giudici della Cassazione (con sentenza n. 30798/2017 - 3^ sez. pen.), interpretando la norma dell'art. 527 cod. pen. alla luce della sopravvenuta "depenalizzazione", sono stati costretti a cassare una condanna per atti osceni - commessi da un maniaco (?), in ben tre occasioni, alla presenza di minori - perchè il luogo dove erano stati commessi, come ora giuridicamente richiesto, non è uno di quelli "abitualmente frequentato da minori".
E poichè soltanto la fattispecie del secondo comma di quell'articolo mantiene la rilevanza penale, la Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado (che aveva confermato quella di primo grado) e trasmesso gli atti al Prefetto ai fini dell'irrogazione della sanzione amministrativa.
E adesso si scateneranno, probabilmente, le solite anime belle che accuseranno la Magistratura di buonismo e perdonismo, ignorando gli sfracelli che si continuano a compiere nella nostra legislazione, ad opera del "legislatore", a partire dalle c.d. norme "ad personam" e "ad aziendam" di berlusconiana memoria.
Per una approfondita e completa conoscenza della vicenda, e dei suoi risvolti giuridici, si confronti tutto quanto scritto da Marina Crisafi per http:/ /www.studiocataldi.it /

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 Cass. 
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 Cass. Sez. 
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