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Timestamp: 2020-08-13 06:53:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7773 del 27/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7773 del 27/03/2017
Cassazione civile, sez. I, 27/03/2017, (ud. 01/02/2017, dep.27/03/2017), n. 7773
sul ricorso 27683/2014 proposto da:
Vodafone Omnitel B.V., in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via dei Due Macelli n.
66, presso l’avvocato Cerasi Francesco (c/o DLA PIPER Studio Legale
Tributario Associato), che la rappresenta e difende unitamente
all’avvocato Dragotti Gualtiero Luca, Valenti Roberto, giusta
Italtel S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore,
l’avvocato V.E., rappresentata e difesa dagli avvocati
Arnoletti Laura Maria, Magliani Andrea, giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 1369/2014 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
uditi, per la ricorrente, gli Avvocati FRANCESCO CERASI e ROBERTO
VALENTI che hanno chiesto l’accoglimento del ricorso;
udito, per la controricorrente, l’Avvocato LAURA MARIA ARNOLETTI che
Alberto, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.
1. La Corte d’appello di Milano ha respinto impugnazione proposta da Vodafone Omnitel N.V. (d’ora in avanti, solo Vodafone) contro la sentenza del Tribunale di quella stessa città con la quale, a seguito della reiezione delle domande proposte sia contro di essa che contro Italtel SpA (d’ora in avanti, solo Italtel) da (OMISSIS) srl (d’ora in avanti, solo (OMISSIS)), per l’accertamento della carenza di originalità e creatività del software sviluppato da Italtel ed installato presso Vodafone in sostituzione di quello precedentemente fornitole (a seguito di alcune contestazioni della titolare del trovato), avrebbe omesso di pronunciarsi sulla domanda di manleva proposta, nello stesso giudizio, da Vodafone nei riguardi di Italtel, per tutte le spese sostenute per effetto delle iniziative giudiziali di (OMISSIS) nel detto giudizio.
1.1. Premette il giudice di appello che (OMISSIS) aveva acquisito da Italtel un software (denominato (OMISSIS), divenuto poi (OMISSIS)), che era stato concesso in licenza a Omnitel, ma – secondo le contestazioni dell’attrice – le convenute avrebbero utilizzato l’applicativo con un numero di licenze di accesso superiore a quelle concesse in uso da (OMISSIS), sicchè la titolare del prodotto avrebbe dismesso quel programma e promosso, ai sensi dell’art. 161 L.A., un procedimento giudiziale per la descrizione e la perizia del nuovo software utilizzato dalle convenute, al fine di accertarne l’effettiva autonomia ed originalità ovvero la carenza di originalità di quello sviluppato da Italtel ed installato presso Omnitel, in quanto derivante dal proprio, con richiesta di inibitoria e condanna risarcitoria.
1.2. A fronte di tale inziativa, Italtel aveva proposto domanda riconvenzionale e Omnitel, nell’opporsi ad essa (lamentando che, in considerazione del comportamento dell’attrice la quale aveva imposto alcune chiavi di attivazione del prodotto, l’avrebbe costretta a munirsi di un diverso software) ha chiesto, oltre alla condanna di (OMISSIS) ai danni cagionatole, in forza degli accordi contrattuali in essere con Italtel, anche di essere da quest’ultima manlevata da ogni spesa necessaria in conseguenza dell’azione giudiziale proposta da (OMISSIS), che l’aveva coinvolta nella lite.
1.3. Il Tribunale, secondo l’avviso della Corte territoriale, nel respingere la domanda avanzata da (OMISSIS) e quelle riconvenzionali di danni delle convenute, avrebbe assorbito (o, meglio, rigettato per implicito) quella di manleva proposta da Vodafone nei riguardi di Italtel, in conseguenza del rigetto delle altre domande, con la condanna di (OMISSIS) al pagamento delle spese in favore di Vodafone ed al parziale rimborso di quelle sostenute da Italtel (compensate al 30%), oltre che suddiviso con Italtel quelle di CTU.
2. Secondo la Corte territoriale, pur avendo Vodafone astrattamente diritto a chiedere, nei riguardi di Italtel, la rivalsa in ordine alle spese sostenute, tuttavia essa non aveva “in alcun modo allegato, prima ancora che provato, le spese da cui chiede(va) di essere garantita” (p. 8) e indicate “nell’ammontare che sar(ebbe stato) ritenuto equo e comunque non inferiore a Euro 100.000” (p. 9).
2.1. In particolare, l’allegazione della parte era inammissibile, ai sensi dell’art. 345 c.p.c., in quanto nuova rispetto alle conclusioni formulate in 1^ grado, dove la domanda di manleva era stata limitata all’ammontare “che sa(ebbe stato) determinato nel corso del (presente) giudizio”, senza altrimenti quantificarli e chiedere un loro apprezzamento equitativo, nè allegare elementi idonei a tale quantificazione.
2.2. Insomma, sarebbe mancata la chiara determinazione dell’oggetto della domanda, essenziale ai sensi degli artt. 163 e 342 c.p.c..
2. Avverso tale decisione Vodafone ha proposto ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi di censura, illustrati anche da memoria, contro cui ha resistito Italtel, con controricorso.
1. Con il primo motivo di ricorso: Mancato rilievo dell’omessa pronuncia sulla domanda di manleva da parte del giudice di prima istanza – Nullità della sentenza in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4.
1.1. Secondo la ricorrente, la Corte territoriale nel motivare l’infondatezza della doglianza relativa all’omessa pronuncia da parte del primo giudice in ordine alla domanda di manleva proposta da Omnitel verso Italtel, ha respinto la critica affermando che essa era stata assorbita (rectius, rigettata) in conseguenza del rigetto delle domande dell’attrice.
1.2. Ma, tale motivazione era erronea in quanto si potrebbe parlare di assorbimento solo in presenza di un rapporto di continenza, pregiudizialità logica o implicazione tra le domande ciò che, nella specie, difetterebbe, essendo, quella proposta, ancorata ad una apposita previsione contenuta nell’art. 13 degli accordi intercorsi tra le parti litiganti.
1.3. In ogni caso, la domanda di Vodafone sarebbe stata autonomamente apprezzabile ed inequivocabilmente formulata, sia nella comparsa di risposta, sia nella prima memoria, sia nel verbale dell’ udienza di precisazione delle conclusioni e sia nella conclusionale.
2. Con il secondo motivo: Omessa e/o insufficiente motivazione in ordine al ritenuto assorbimento della domanda di manleva da parte del giudice di prima istanza – Omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5 in relazione alla lamentata violazione dell’art. 112.
2.1. Anzitutto, la ricorrente censura il carattere apodittico della motivazione relativa sia alla decisione di assorbimento della domanda di manleva da parte del giudice di primo grado e sia del rigetto dell’appello da parte del giudice distrettuale, il quale si sarebbe limitato a confermare l’assorbimento della domanda di manleva senza chiarirne le ragioni.
3. Con il terzo: Insufficiente e/o contraddittoria motivazione su di un fatto decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.
3.1. Assume la ricorrente che la Corte territoriale avrebbe errato negando che essa non aveva allegato, prima ancora che provato, le spese (dalle quali chiedeva di essere garantita e manlevata da Italtel) incontrate a causa dell’azione intentale da (OMISSIS), la cui domanda, formulata compiutamente solo in appello, avrebbe incontrato le preclusioni di cui all’art. 345 c.p.c..
3.2. Infatti, la domanda di manleva sarebbe stata proposta sin dalla comparsa di risposta in prime cure e reiterata all’udienza di precisazione delle conclusioni, oltre che illustrata nella memoria conclusionale.
3.3. Tanto farebbe escludere il vizio ricondotto alla previsione di cui all’art. 345 c.p.c. atteso che, sia la sua formulazione e sia i documenti, sarebbero stati indicati e prodotti nel corso del primo giudizio (le note spese depositate con la memoria istruttoria e con quella di replica), senza che la successiva deduzione in appello della richiesta di liquidazione equitativa possa dirsi integrare una novità.
3.4. Infatti, la deduzione equitativa atterrebbe esclusivamente al quantum debeatur e non già all’an sicchè, ove anche sia stato tardivo il ricorso all’equità, la domanda resterebbe integra, escludendosi solo il ricorso all’equità e potendosi giungere ad una decisione sulla base dei documenti necessari alla quantificazione del credito, attraverso una valutazione più analitica.
4. Con il quarto: violazione e/o falsa applicazione degli artt. 163 e 243 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.
4.1. Secondo la ricorrente la Corte avrebbe errato nel ritenere inammissibile la domanda di manleva per “totale carenza di allegazione” atteso che la documentazione sarebbe stata allegata alla prima memoria istruttoria ed integrata successivamente.
5. I primi due mezzi di cassazione, tra di loro strettamente connessi, possono essere esaminati congiuntamente; ma essi risultano inammissibili in quanto non considerano la complessiva motivazione contenuta nella sentenza impugnata.
5.1. Con essa, infatti, la Corte territoriale ha sostanzialmente respinto le censure della ricorrente non già basandosi sul considerato assorbimento della domanda, come avrebbe implicitamente fatto il primo giudice, ma sulla premessa che la domanda di rivalsa, pur essendo astrattamente proponibile, non era in concreto fondata perchè l’istante non aveva “in alcun modo allegato, prima ancora che provato, le spese da cui chiede(va) di essere garantita” (p. 8 della sent.) e indicate “nell’ammontare che sar(ebbe stato) ritenuto equo e comunque non inferiore a Euro 100.000” (p. 9 della sent.). In tal modo – secondo il giudice distrettuale – l’allegazione risultava inammissibile, ai sensi dell’art. 345 c.p.c., in quanto nuova rispetto alle conclusioni formulate in 1^ grado, dove la domanda di manleva era stata limitata all’ammontare “che sa(ebbe stato) determinato nel corso del (presente) giudizio”, senza quantificarli e chiedere un apprezzamento equitativo nè allegare elementi idonei. Sicchè mancherebbe la chiara determinazione dell’oggetto della domanda, essenziale ai sensi degli artt. 163 e 342 c.p.c..
5.2. I detti due primi mezzi di cassazione, non censurando la complessiva e sostanziale motivazione contenuta nel provvedimento impugnato, risultano ellittici e non decisivi ai fini dell’impugnazione e perciò non meritevoli di scrutinio di merito.
5.3. Perciò, rilevano i restanti mezzi di cassazione, ma pure essi da esaminare congiuntamente perchè connessi.
6. Con essi, infatti, si deduce l’erroneità della decisione di appello che avrebbe reputato inammissibile la richiesta di manleva tout court sol perchè, in appello, la stessa avrebbe incentrato la richiesta di quantificazione in via equitativa, escludendosi rilievo ai documenti pure versati in atti, mano a mano, nel corso dell’avanzamento del giudizio di primo grado.
7. Ma anche tale complessiva censura è inammissibile.
7.1. Infatti, rispetto al regolamento delle spese giudiziali dato dal primo giudice, relativo alla condanna dell’attrice (OMISSIS) in favore di Omnitel, e non impugnato dal ricorrente in ordine alla sua consistenza (con la conseguente formazione anche del giudicato in ordine al suo regolamento circa l’an ed il quantum), la società ricorrente nulla osserva ed allega circa l’alterità e la diversità di quel regolamento rispetto alle spese oggetto della domanda di rivalsa (non bastando il richiamo al patto esistente ma occorrendo una chiara specificazione della sua causa petendi rapportata al giudicato).
7.2. In sostanza, la società ricorrente non spiega perchè il giudice di merito avrebbe potuto e dovuto liquidare altre spese, ponendole a carico della Italtel in via di rivalsa, in considerazione del fatto che tali ulteriori spese attengono e trovano la loro causa pur sempre nel giudizio in cui la ricorrente, chiamata in prima persona, ha – da un lato – vinto rispetto a (OMISSIS) -attrice e – da un altro – perso, rispetto alla domanda riconvenzionale proposta nei confronti dell’attrice, onde di quelle spese ulteriori (di cui si chiede la condanna di Italtel in rivalsa) non è dato sapere la ragione del loro addebito alla consorte in causa, piuttosto che l’assorbimento di esse nella decisione di condanna di (OMISSIS) (al loro pagamento e quantificazione) in favore di Omnitel.
7.3. La ricorrente, non chiarendo questi profili, non solo non ha consentito alla Corte territoriale di comprendere l’esatta portata della sua domanda e la sua diversità da quella accolta con la condanna di (OMISSIS), ma non consente ora neppure a questa Corte di rilevare la ragione di decisività delle considerazioni svolte rispetto alla decisione del giudice distrettuale, da essa non condivise, ma avevano sostanzialmente lamentato proprio la mancanza di una chiara determinazione dell’oggetto della domanda, essenziale ai sensi degli artt. 163 e 342 c.p.c..
8. In conclusione, il ricorso è complessivamente inammissibile e, in conseguenza della sua sostanziale reiezione, le relative spese sono da porre a carico della soccombente e liquidate come da dispositivo, in uno con la dichiarazione di sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali, in favore della resistente, che liquida in complessivi Euro 5.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali forfettarie ed accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara che sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso di cui al procedimento n. 10994/15, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione prima civile della Corte di cassazione, dai magistrati sopra indicati, il 1 febbraio 2017.

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