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Timestamp: 2020-08-12 12:46:08+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 28386 del 05/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28386 del 05/11/2019
Cassazione civile sez. VI, 05/11/2019, (ud. 04/06/2019, dep. 05/11/2019), n.28386
sul ricorso 6081-2018 proposto da:
rappresentata e difesa dagli avvocati CINIETTI MAURIZIO, PARENTE
B.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE GIULIO CESARE
71, presso lo studio dell’avvocato FLORITA ANTONELLA, rappresentato
e difeso dagli avvocati SERRA SILVIA, ZILIO MONICA;
CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’ANWOCATURA dell’Istituto
avverso la sentenza n. 47/2017 del TRIBUNALE di TORINO, depositata il
che con ordinanza in data 18 gennaio 2018 la Corte d’Appello di TORINO dichiarava inammissibile, ai sensi dell’art. 348-bis c.p.c. e art. 348-ter c.p.c., l’appello proposto da EQUITALIA SERVIZI DI RISCOSSIONE spa avverso la sentenza del Tribunale della stessa sede n. 47/2017, che aveva accolto l’opposizione proposta da B.S. nei confronti di EQUITALIA SERVIZI DI RISCOSSIONE S.p.A e dell’INPS avverso la intimazione di pagamento notificatagli in data 22 marzo 2016, dichiarando la prescrizione dei crediti contributivi dell’INPS, oggetto di tre cartelle esattoriali;
che, per quanto ancora in discussione, a fondamento della decisione il Tribunale osservava che il termine quinquennale di prescrizione del credito trovava applicazione anche nel periodo successivo alla notifica della cartella esattoriale non opposta, non essendo applicabile l’art. 2953 c.c., in conformità al principio enunciato da Cass. SU n. 23397/2016. Nella fattispecie di causa la intimazione di pagamento era stata notificata in epoca successiva al decorso del quinquennio rispetto alla data di notifica delle cartelle esattoriali (1.8.2009)
che avverso la sentenza del Tribunale ha proposto ricorso AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE, articolato in un unico motivo, cui hanno resistito l’INPS, anche quale procuratore speciale di SCCI spa, e B.S. con controricorso;
che la parte ricorrente ha dedotto con l’unico motivo- ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione dell’art. 2946 c.c., censurando la sentenza per avere ritenuto che il termine di prescrizione dei contributi posti in riscossione restasse quinquennale anche nel periodo successivo alla notifica della cartella esattoriale non opposta
Ha assunto che, anche in ipotesi di ritenuta inapplicabilità dell’art. 2953 c.c., il termine di cui all’art. 2946 c.c. troverebbe applicazione in quanto con la trasmissione del ruolo all’Agente della riscossione si determinerebbe un effetto novativo, soggettivo ed oggettivo, dell’obbligazione posta in riscossione: le singole obbligazioni per contributi, sanzioni, accessori e spese – dovute a separate ragioni di credito – verrebbero inglobate in un unico credito, senza che sia possibile scorporarne le voci; con la conseguenza che la prescrizione non seguirebbe il regime originario dei crediti contributivi portati dal ruolo.
A riscontro della rinnovata natura della obbligazione la parte ricorrente ha indicato vari indici normativi, tra i quali il riferimento ai “debiti della medesima specie” operato al D.P.R. n. 603 del 1972, art. 31 o il richiamo al “credito per cui si procede” contenuto nel D.P.R. n. 602 del 1973, art. 76, comma 2, e art. 77, comma 1.
Ha dedotto che una univoca indicazione nel senso dell’applicazione ai crediti esattoriali della prescrizione ordinaria si trarrebbe dal D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 20, a tenore del quale l’ente creditore, dopo il discarico dell’Agente della riscossione per inesigibilità del credito iscritto, può riaffidarlo in riscossione ove individui significativi elementi reddituali e patrimoniali riferibili ai debitori, a condizione che non sia decorso il termine di prescrizione “decennale”. La norma era applicabile alla generalità dei crediti da iscriversi a ruolo e da essa emergeva la individuazione in dieci anni del termine di prescrizione dopo l’affidamento del ruolo all’agente della riscossione. Il legislatore delle leggi esattoriali sì era ispirato al criterio dell’adozione di una disciplina uniforme della riscossione a mezzo ruolo e quando aveva inteso limitare l’ambito di applicazione di talune disposizioni alle sole entrate tributarie -ovvero alle imposte sui redditi- lo aveva previsto espressamente. Gli artt. 19 e ss. erano tra l’altro contemplati nel capo secondo del D.Lgs. n. 112 del 1999, relativo ai principi generali dei diritti e degli obblighi del concessionario ed erano, dunque, applicabili alla generalità dei crediti da iscriversi a ruolo.
che ritiene il Collegio si debba dichiarare inammissibile il ricorso a mente dell’art. 360-bis c.p.c., n. 1;
che le censure svolte con l’unico motivo non pongono in discussione il principio, enunciato dalle sezioni Unite di questa Corte nell’arresto del 17 novembre 2016 n. 23397, secondo cui la scadenza del termine per proporre opposizione avverso la cartella esattoriale non determina la conversione del termine di prescrizione breve (nella specie quinquennale, L. n. 335 del 1995, ex art. 3, commi 9 e 10) in termine decennale, secondo il regime dell’art. 2953 c.c.; si assume, piuttosto, che lo stesso effetto derivi dalla novazione della obbligazione prodotta dalla iscrizione a ruolo, in ragione della disciplina prevista dal D.P.R. n. 602 del 1973.
Invero – anche a voler ammettere, come sostiene parte ricorrente, la applicabilità della procedura di discarico alla riscossione dei crediti previdenziali e la sua rilevanza anche esterna ai rapporti tra ente impositore ed agente della riscossion e- resterebbe preclusivo il rilievo (cfr. sentenza citata, in motivazione, punto 19.6 e 19.7) che la norma fa riferimento al termine di prescrizione decennale, con espressione ellittica, unicamente in quanto trattasi del termine che si applica ordinariamente per la riscossione delle imposte, senza alcun possibile riferimento all’art. 2953 c.c. ed, a maggior ragione, ad un effetto novativo derivante dalla iscrizione a ruolo dei crediti (fiscali e previdenziali).
che le spese, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza nei confronti dei controricorrenti INPS e B.S.;
che, trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (che ha aggiunto D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater) – della sussistenza dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la impugnazione integralmente rigettata.
La Corte dichiara la inammissibilità del ricorso. Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in favore di ciascuna parte in Euro 200 per spese ed Euro 3.700 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge, per B.S. con attribuzione al difensore.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 348
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 31
 art. 76
 art. 77
 art. 20
 art. 3
 sentenza 
 art. 1
 art. 13
 art. 13
 art. 13