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Warning: ob_start(): output handler 'ob_gzhandler' conflicts with 'zlib output compression' in /web/htdocs/www.firest.eu/home/index.php on line 2 Cassazione Penale, Sezione IV: sentenza n. 31210 del 20 Luglio 2016. - Calendario corsi [9/2019]
Cassazione Penale, Sezione IV: sentenza n. 31210 del 20 Luglio 2016.
Morti e feriti per un incendio generatosi da un container carico di rifiuti speciali pericolosi. Numerose violazioni e responsabilità amministrativa dell'impresa.
Relatore: GRASSO GIUSEPPE
Data Udienza: 19/05/2016
6) per avere violato l'art. 2 del d.lgs. n. 74/00, per essersi avvalso, al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto, di più fatture emesse dalla D.M.T. s.r.l., recanti importo superiore al prezzo effettivo. 1.1. La Corte d'appello di Milano, con sentenza del 17/6/2015, alla quale si era rivolto l'imputato, la E. e la parte civile K.X. , salvo a disporre provvisionale in favore della predetta parte civile, confermò quella di primo grado.
Le violazioni penali alla normativa tributaria erano state considerate consequenziali alla contabilizzazione di fatture emesse dalla T.N.L. (ovvero dalla D.M.T.) per prestazioni di servizi mai resi, così ricavandone la E. ingiusto vantaggio economico.
Il M.G. nega il ricorrere della fattispecie: i motivi erano stati, anzi, puntualmente correlati alle singole contestazioni e non si era fatto luogo a nessuna delle ipotesi nelle quali si suole ritenere che l'appello debba giudicarsi inammissibile perché non attinente al tema della decisione, apodittico od impreciso; non potendosi allo stesso precludere il diritto di attingere a tutti gli atti istruttori, in presenza di sentenza emessa nelle forme del rito abbreviato. In ogni caso, anche ad ammettere la reiterazione di critiche già sviluppate nel corso del giudizio di primo grado, l'inammissibilità non può configurarsi ove <<[le doglianze] vengano poste in relazione con la sentenza impugnata>>.
5.3. Con il terzo motivo viene prospettata violazione di legge a riguardo del configurato nesso di causalità. Secondo la prospettazione impugnatoria la Corte di merito aveva erroneamente privilegiato la ricostruzione della dinamica che era stata suggerita dai consulenti del P.M., senza adeguatamente approfondire il decorso alternativo ipotizzato dalla difesa. Il container dei setacci non era stato neppure scoperchiato dall'Incendio e le bombole di GPL coinvolte erano rimastre intatte, fatta eccezione per quella rinvenuta squarciata ed il cui tubo di collegamento al sistema di saldatura risultava tranciato dal muletto condotto da S.L., deceduto nell'incendio. Trattavasi, per il ricorrente, di <<una serie causale sopravvenuta, del tutto indipendente dalle omissioni di sicurezza e ambientali contestate (...) [di] un decorso degli eventi del tutto eccentrico rispetto alle conseguenze che le stesse regole cautelari presidiavano>>.
La Corte di Milano, prosegue il ricorrente, non aveva fatto luogo ad un serio giudizio controfattuale e nella ricostruzione del nesso eziologico era venuta meno ai principi di recente espressi dalla Cassazione (S.U. 24/4/2014, n. 38343); principi che il M.G. profusamente riprendeva. In definitiva, si duole il ricorrente, la Corte di merito aveva screditato la versione dell'imputato non sulla base del compendio probatorio ma per il preconcetto maturato sulla di lui attendibilità.
5.4. Con il quarto motivo il ricorrente prospetta che, incorrendo in vizio motivazionale, la sentenza non aveva correttamente applicato la regola dell'oltre ogni ragionevole dubbio, essendo stata ingiustamente svalorizzata la versione alternativa ed avendo <<omesso una seria analisi degli elementi di fatto prospettati dalla difesa>>.
5.5. Con il quinto ed ultimo motivo il M.G., denunziando vizio motivazionale, si duole del mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, in quanto contraddittoriamente il Giudice dell'appello aveva escluso potersi applicare l'attenuante innominata per l'intervenuto risarcimento, in quanto di ciò si era tenuto benevolmente conto nella quantificazione della pena e, allo stesso tempo, aveva considerato che la particolare gravità dei fatti e l'elevato grado della colpa fossero preclusivi dell'invocato riconoscimento. Né si era tenuto conto della complessiva condotta dell'imputato e dell'esistenza di <<copiosa documentazione in materia di sicurezza e ambiente:>>.
Ove la Corte territoriale avesse posto attenzione alle carte processuali, secondo la ricorrente, avrebbe dovuto concludere che nessun risparmio di spesa ne era conseguito, avendo la società <<sempre dedicato particolare attenzione alla sicurezza dei lavoratori>>. Era stato adottato il DVR e i DUVRI, tutti i lavoratori erano formati ed informati, nonché dotati di DPI. L'utilizzo di una società esterna per attività di facchinaggio non aveva comportato alcun risparmio di spesa. In definitiva, errando, la sentenza aveva ritenuto che al verificarsi dell'evento dovesse necessariamente corrispondere un'assenza di predisposizione di cautele e, quindi, un mancato investimento in materia di sicurezza ed ambientale.
10.1. Il secondo, il terzo ed il quinto motivo non si sottraggono al giudizio d'inammissibilità per manifesta infondatezza. Ribadendosi quanto di recente compiutamente puntualizzato in sede di S.U. (sent. n. 38343 del 24/4/2014, dep. 18/9/2014, Rv. 261112), coniugando, il d.lgs. n. 231/01, i tratti dell'ordinamento penale e di quello amministrativo, il sistema che ne discende, di tertium genus, configura una ipotesi di responsabilità per fatto proprio colpevole e provato l'illecito, ricade sull'ente l'onere di dimostrare di avere efficacemente adottato, prima della commissione del reato, modelli gestionali ed organizzativi idonei a prevenire i reati della specie di quello verificatosi. Dimostrazione che qui non è stata affatto resa disponibile.
Non è, di poi, seriamente dubitabile che dalla macroscopica violazione delle regole volte ad assicurare la sicurezza sul lavoro, la prevenzione di disastri, il rispetto per l'ambiente, nonché la corretta utilizzazione della manodopera siano derivati risparmi aziendali, anche rilevanti (ovviamente, per le fatturazioni per operazioni in tutto od in parte inesistenti il guadagno illecito assume rilievo diretto). È appena il caso di soggiungere che il vantaggio, ovviamente, non deriva dal disastro, dalle morti e dalle lesioni procurate, ma dal risparmio di spesa che avrebbe impedito simili eventi (cfr., di recente, Sez. 4, 19/2/2015, Bartoloni ed altri).
Non si è mancato di precisare, come si è anticipato, che la sussistenza dell'interesse o vantaggio per l'ente vanno riferiti alla condotta e non all'esito antigiuridico, giacché, indubbiamente, non rispondono all'interesse dell'ente, o non procurano allo stesso un vantaggio, la morte o le lesioni riportate da un suo dipendente in conseguenza di violazioni di norme antinfortunistiche (sul punto, di rilievo la massima Rv. 261115, tratta dalla sent. a S.U. prima citata).
10.2. Il quarto motivo, volto a censurare stima di merito, non può essere, del pari, scrutinato, in quanto inammissibile. Sul punto la Corte di merito ha reso, infatti, esaustiva e logica motivazione, che ha tenuto conto del risparmio di spesa incamerato e, tuttavia, della tardiva «inversione di rotta» della società (adozione di un MOG e sostituzione dell'amministratore), giungendo, così alla stima della sanzione giudicata congrua.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e ciascuno al versamento della somma di euro 1500 a favore della cassa delle ammende. Condanna altresì il ricorrente M.G. alla rifusione delle spese sostenute dalle parti civili in questo giudizio, spese che si liquidano:
in euro 2500, oltre accessori come per legge in favore di ciascuna delle seguenti parti: Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro; Camera del Lavoro Metropolitana di Milano; F.C.; M.K.; L.S. ; M.F.; A.A.S.; K.X.;
in euro 2000, oltre accessori come per legge in favore della parte civile Comune di Paderno Dugnano.
Davide Degrassi 05/12/2016

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