Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-26562-del-17-10-2019
Timestamp: 2020-04-01 02:20:24+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 26562 del 17/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26562 del 17/10/2019
Cassazione civile sez. I, 17/10/2019, (ud. 25/09/2018, dep. 17/10/2019), n.26562
sul ricorso iscritto al n. 24208/2018 R.G. proposto da:
H.N., rappresentato e difeso dall’Avv. Chiara Costagliola,
H.N., cittadino del Pakistan, ha proposto ricorso per cassazione, per cinque motivi, avverso il decreto del 18 luglio 2018, con cui il Tribunale di Campobasso ha rigettato la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato e, in subordine, della protezione sussidiaria o del permesso di soggiorno per motivi umanitari da lui proposta; che il Ministero dell’interno non ha svolto attività difensiva.
con il primo motivo d’impugnazione il ricorrente denuncia la violazione e/o la falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 2, lett. g), D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, lett. a) e c) e D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, comma 1, lett. c), del nonchè l’omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, censurando il decreto impugnato per aver ritenuto che la sua vicenda personale non giustificasse il riconoscimento della protezione sussidiaria, senza tener conto delle prevaricazioni e delle minacce da lui subite nel Paese di origine e delle informazioni fornite da fonti internazionali, da cui risulta la situazione di conflitto armato in atto nel suo Paese di origine;
che il motivo è in parte infondato, in parte inammissibile, avendo il Tribunale escluso motivatamente da un lato la credibilità della vicenda personale narrata dal ricorrente, e quindi l’esposizione dello stesso ad un rischio particolare o individuale, ricollegabile alle minacce da lui subite ad opera di un politico, dall’altro l’esistenza di una situazione di violenza indiscriminata derivante da un conflitto armato in atto nella regione di provenienza del ricorrente (Punjab);
che, nel ritenere inattendibili le dichiarazioni rese a sostegno della domanda, il decreto impugnato ne ha evidenziato il carattere generico e stereotipato, rilevando che la narrazione della vicenda personale, oltre a riferirsi ad un episodio di delinquenza locale non coinvolgente direttamente il ricorrente, non era accompagnata dall’individuazione dei responsabili delle minacce subite da quest’ultimo e dalla sua famiglia, ed era sfornita di riferimenti ad elementi circostanziati e verificabili;
che il predetto giudizio, correttamente improntato ai criteri previsti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice di merito, ed è pertanto censurabile in sede di legittimità esclusivamente ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, (cfr. Cass., Sez. I, 7/08/2019, n. 21142; 12/06/2019, n. 15794; 5/02/2019, n. 3340);
che con il secondo motivo il ricorrente deduce la violazione e/o la falsa applicazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, osservando che, nell’escludere la sussistenza di motivi di carattere personale tali da giustificare il riconoscimento della protezione umanitaria, il Tribunale non ha tenuto conto della grave minaccia derivante dalla situazione di violenza indiscriminata connessa al conflitto interno in atto nel Pakistan e della sua esposizione al rischio di vendetta personale, essendosi limitata a dare atto della mancanza di malattie e legami personali con l’Italia;
che con il terzo motivo il ricorrente lamenta la violazione e/o la falsa applicazione dell’art. 116 c.p.c., comma 1, ribadendo che, nel rigettare la domanda di riconoscimento della protezione umanitaria, il decreto impugnato ha omesso di valutare la documentazione prodotta, da cui risultava la situazione di pericolo derivante dalle minacce ed intimidazioni da lui subìte ad opera di esponenti di un gruppo sunnita;
che con il quarto motivo il ricorrente denuncia la violazione e la falsa applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 74, comma 2 e del D.Lgs. 28 gennaio 2005, n. 2008, art. 28-bis, censurando il decreto impugnato per aver revocato l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, sulla base di una superficiale valutazione della manifesta infondatezza della domanda, in contrasto con le norme costituzionali, internazionali e sovranazionali che, riconoscendo il diritto di asilo, postulano necessariamente l’effettività della relativa tutela giurisdizionale, e con la lettera dell’art. 74 cit., che si riferisce ai soli casi in cui risulti ictu cuii l’inammissibilità della domanda o l’infondatezza della pretesa;
che i due motivi, da esaminarsi congiuntamente, in quanto aventi ad oggetto la medesima questione, sono inammissibili, dal momento che la revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato adottata con il provvedimento che definisce il giudizio di merito, anzichè con separato decreto, come previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136, non comporta mutamenti nel regime impugnatorio, che resta quello, ordinario e generale, dell’opposizione prevista dal citato D.P.R., art. 170, dovendosi escludere che la pronuncia sulla revoca, in quanto adottata con il predetto provvedimento, sia per ciò solo impugnabile immediatamente con il ricorso per cassazione, rimedio previsto solo per l’ipotesi contemplata dal D.P.R. citato, art. 113, (cfr. Cass., Sez. I, 11/12/2018, n. 32028; Cass., Sez. III, 8/02/2018, n. 3028; Cass., Sez. II, 6/12/2017, n. 29228);

References: Sentenza 
 art. 2
 art. 3
 art. 14
 art. 3
 art. 5
 art. 74
 art. 28
 art. 136
 art. 170
 art. 113