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Timestamp: 2020-02-20 09:17:56+00:00

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Ammortamento alla francese e Capitalizzazione degli interessi. L’accertamento peritale e i recenti contributi giurisprudenziali – BANCHE E POTERI
Pubblicato a novembre 5, 2019 da Avv. Vincenzo Cancrini
Ammortamento alla francese e Capitalizzazione degli interessi. L’accertamento peritale e i recenti contributi giurisprudenziali
La definizione empirica del concetto di “piano di ammortamento” la ricaviamo da una delle sentenze cd. “quasi gemelle” del Tribunale di Cremona, secondo cui “…il piano di ammortamento è una tabella che descrive la dinamica di un’operazione di scambio in base ad un tasso stabilito e alla struttura della rata definendo, ad ogni scadenza, la quota capitale e interessi da imputare sulla singola rata.Infatti, il piano di ammortamento può essere costruito solo dopo aver calcolato il valore della rata per cui l’operazione di rimborso è in equilibrio in relazione al rapporto dare avere tra le parti. Ne consegue, necessariamente, che per definire il piano di ammortamento debba essere stabilito, oltre al tasso di interesse, il regime di interessi da utilizzare per l’imposizione del principio di equità finanziaria da cui scaturisce il valore della rata”(Cfr. Trib. Cremona sent. 28.3.2019 n. 227).
COS’È IL CD. PIANO “ALLA FRANCESE”
Il piano di ammortamento alla francese è il piano di rimborso del mutuo e/o del finanziamento, caratterizzato dall’avere una rata di rimborso costantenel tempo, con la quale viene rimborsato sia il capitale mutuato e sia gli interessi. Per la precisione, nel modello di piano di rimborso “alla francese” più usuale e tipico in Italia, le ratedel piano di ammortamento sono costituite da una quota del capitalerimborsato, che è sempre crescentee da una quota di interessi, che è sempre decrescente.
In breve, le prime ratedel piano di rimborso sono caratterizzate dall’essere prevalentemente costituite da interessi e in minima parte percentuale dal capitale rimborsato. Le ultime ratedel piano di rimborso sono invece costituite prevalentemente da capitale e in minima parte da interessi.
Nella prassi i piani di ammortamento vengono allegatiai contratti di mutuo (o finanziamento) con lo scopodi consentire ai mutuatari di avere evidenza delle singole rate dovute e della composizionedelle stesse di quote di capitale e di interessi.
I contratti esaminati prevedono normalmente l’obbligo del mutuatario di rimborsare la somma mutuata con gli interessi in rate periodiche (mensili, trimestrali, semestraliecc.) comprensive di capitale ed interessi secondo il piano di ammortamento alla francese, che viene – appunto – allegatoe generalmente sottoscritto.
Come visto, infatti, secondo il metodo francese la quota di interessi è più alta nel primo periodo e decresce nel corso dell’ammortamento, mentre, al contrario, la quota di capitale è più bassa all’inizio e cresce progressivamente(secondo una legge di progressione geometrica che è tipica della capitalizzazione composta). Per questo motivo l’ammortamento francese è anche detto “progressivo“.
La specifica composizione delle due quote che compongono la rata determina una rata costante, ossia di importo sempre uguale per tutta la durata dell’ammortamento. Per questo motivo l’ammortamento francese è anche detto “a rata costante“[1].
Il modello sopra descritto, come accennato, costituisce il modello per così dire tipico di piano di rimborso alla francese. Tuttavia la prassi conosce molteplici, forse infiniti, metodi di scomposizione delle rate e di imputazione delle stesse a capitale ed interessi che in questa sede non è possibile esaminare. Si pensi, ad esempio, ai finanziamenti cd. “bullet”[2], caratterizzati dalla restituzione del capitale in una soluzione unica, quindi “in un colpo solo”con la corresponsione del solo interesse durante tutto il periodo di ammortamento, ovvero ai finanziamenti cd. “zero coupon bond”che sono, invece, delle obbligazioni prive di cedola (detta per l’appunto coupon) che non prevedono, quindi, il pagamento di un interesse periodico, ma la somma rimborsata alla scadenza del titolo è superiore rispetto al valore nominale dello stesso, perché incorpora il costo dell’operazione[3]. In tutti questi modelli è applicabile il regime di capitalizzazione composto; tuttavia, non sempre si verifica un effetto anatocistico vietato dall’ordinamento[4].
Allo stesso modo esistono svariate tipologie di piani di ammortamento, diverse da quello cd. “alla francese”, come ad esempio quello cd. “all’italiana” caratterizzato dall’avere una quota di capitale costante e una quota di interessi decrescente[5]o quello cd. “alla tedesca” in realtà molto simile al piano francese poiché prevede anch’esso il pagamento di una rata costante, ma con la caratteristicadel pagamento degli interessi in via anticipata, cioè all’inizio del periodo in cui matureranno o“all’americana” detto anche a due tassi, in quanto presuppone due operazioni, una di finanziamento e l’altra di investimento[6].
“…Secondo il metodo dell’ammortamento c.d. francese, una volta individuato (sulla base della formula matematica di cui sopra) l’ammontare della rata costante, la costruzione del piano di rimborso procede quindi secondo i seguenti passaggi, e cioè:1)si calcolano gli interessi sul debito iniziale e si determina la quota interessi della prima rata: 2)si sottrae la quota interesse così individuata dalla rata costante e si ricava per differenza la quota capitale della prima rata; 3)la quota capitale di tale prima rata si porta in detrazione dal debito iniziale e si ottiene il debito residuo; 4)sul debito residuo rinveniente dalla prima rata si calcola la quota interessi della seconda rata; 5)dalla rata costante si ricava per differenza la quota capitale della seconda rata: 6)la quota capitale della seconda rata va a ridurre il debito residuo su cui si calcola la quota interessi della terza rata, e così di seguito fino all’ultima rata.
In altri termini, nel sistema progressivo ciascuna rata comporta la liquidazione ed il pagamento di tutti (ed unicamente de)gli interessi dovuti per il periodo cui la rata stessa si riferisce.Tale importo viene quindi integralmente pagato con la rata laddove la residua quota di essa va già ad estinguere il capitale. Ciò non comporta tuttavia capitalizzazione degli interessi, atteso che gli interessi conglobati nella rata successiva sono a loro volta calcolati unicamente sulla residua quota di capitale ovverosia sul capitale originario detratto l’importo già pagato con la rata o le rate precedenti. (…)
Infatti, a prescindere da ogni rilievo circa la confusione – sottesa alla doglianza spiegata – tra tasso pattuito (per vero, esattamente indicato per iscritto nel contratto di mutuo) ed il costo materiale dell’operazione di prestito (che potrebbe risultare maggiore laddove il contratto contemplasse il ricorso all’interesse composto e quindi alla capitalizzazione degli interessi, da valutarsi nei limiti di cui all’art. 1283 cod. civ.) è appena il caso di rilevare come la circostanza che il sistema di ammortamento c.d. francese non dia comunque luogo ad alcun fenomeno di capitalizzazione degli interessi esclude anche, di conseguenza, alcuna discordanza tra il tasso pattuito per iscritto e quello eventualmente effettivo….”(Cfr. TRIBUNALE di PISA sent. n. 491/2017).
Sembrerebbe quasi che ci sia stato una sorta di passaparola o di “tam-tam” tra i Giudici di diversi Tribunali, perché il Tribunale di Roma, con una recentissima pronuncia, parimenti afferma:“Come è noto nell’ammortamento alla francese a fronte di un capitale preso a prestito al momento iniziale, il debitore deve corrispondere N rate di importo costante R comprensive di interessi, calcolati al tasso I e la costruzione del piano di ammortamento avviene secondo i seguenti criteri:
Le due sentenze sopra riportate non sono condivisibili in quanto non spiegano il fenomeno della lievitazione esponenziale degli interessi connesso al regime di capitalizzazione composto proprio del piano “alla francese”, limitandosi ad una mera descrizione per certi versi errata e, comunque, superficiale e parziale del fenomeno[7].
Non è, parimenti, condivisibile quell’orientamento giurisprudenziale di legittimità, secondo cui “nei c.d. mutui ad ammortamento, la formazione delle rate di rimborso, nella misura composita predeterminata di capitale ed interessi, attiene alle mere modalità di adempimento di due obbligazioni poste a carico del mutuatario– aventi ad oggetto l’una la restituzione della somma ricevuta in prestito e l’altra la corresponsione degli interessi per il suo godimento, che sono ontologicamente distinte e rispondono a finalità diverse. Il fatto che nella rata esse concorrano, allo scopo di consentire all’obbligato di adempiervi in via differita nel tempo, non è dunque sufficiente a mutarne la natura nè ad eliminarne l’autonomia”(V. Cass. n. 2593/03 e, in motivazione Cass. nn. 28663/13 e 603/13, nonché Cass. n. 2072/13).
Così e come non può essere condivisa la spiegazione secondo cui, posto che nelle singole rate del piano di ammortamento la quota di interessi è sempre decrescente, ciò dimostra che è calcolata su un capitale da rimborsare via via minoree, quindi, non si verifica alcun effetto anatocistico.
IL REGIME DI CAPITALIZZAZIONE
Al contrario la spiegazione del fenomeno deve essere ricercata nei principi che regolano la capitalizzazione o la capitalizzazione
con interessi semplici(detta anche regime di capitalizzazione “semplice”)
o la capitalizzazionecon interessi composti[8(detta anche regime di capitalizzazione “composta”)
Quindi si può parlare di capitalizzazione con applicazione di interessi sempliciquando gli interessi, maturati da un dato capitale nel periodo di tempo considerato, non vengono aggiunti al capitale che li ha prodotti(capitalizzazione) e, quindi, non maturano a loro volta interessi, ai sensi dell’art. 821 c.c.
L’interesse viene detto composto quando, invece di essere pagato o riscosso, è aggiunto al capitale iniziale che lo ha prodotto. Questo comporta che alla maturazione degli interessi il montante verrà riutilizzato come capitale iniziale per il periodo successivo, ovverosia che anche l’interesse produce interesse[9].
Facendo l’esempio di un mutuo di € 100.000,00 rimborsabile, con piano di ammortamento alla francese in regime di capitalizzazione composta, in 4 anni, con rate annuali al 10% di interesse, si rinviene che “dal tempo 0 al tempo 1”il mutuatario ha avuto a disposizione l’intera somma di euro 100.000 ma è altresì vero che lo stesso non ha stabilito di rimborsare tutto dopo 1 solo periodo, ma dopo nperiodi. Se pago un interesse di € 10.000,00 (pari al 10%) dopo un solo periodo è palese che sto pagando come se il mutuo fosse scaduto dopo 1 solo anno, ma quella che è scaduta dopo solo 1 periodo è solo la prima quota di capitale (ovvero la somma che contrattualmente al tempo iniziale ho stabilito di rimborsare al tempo 1), e non l’intera somma, e così via rata per rata.
Osserva autorevole dottrina che “… il monte interessi, corrispondente all’effettivo esborso, è dipendente, oltre che dal TAN, dal regime impiegato; questo peculiare aspetto rimane facilmente sottratto all’attenzione dell’operatore retail che associa al TAN la misura del prezzo”(Cfr. Dr. Roberto Marcelli“L’INTERESSE COMPOSTO E L’ANATOCISMO”in www.ilcaso.it; ). In particolare, “… per lo più sfugge la dinamica esponenziale del tasso composto: intuitivamente non è così facile, anche per soggetti culturalmente emancipati ma non specializzati nella materia, percepire e acquisire consapevolezza della diversa dimensione del monte interessi che si viene a creare in un finanziamento a tasso compostorispetto ad un finanziamento a tasso semplice. D’altra parte, come accennato, il prezzo del finanziamento, più che dal tasso, è propriamente espresso dall’ammontare degli interessi corrispostie questi ultimi dipendono anche dal regime finanziario adottato, congiuntamente alla frequenza temporale dei termini di pagamento”. È stato altresì aggiunto chenell’ammortamento alla francese “… definito il valore della rata costante, è determinato il monte interessi e quindi il prezzo del finanziamento in termini assoluti”(Cfr. Dr. R. Marcelli“L’INTERESSE COMPOSTO E L’ANATOCISMO”cit.).
È importante sottolineare che “… il monte interessi maggiorato, riveniente dalla rata costante determinata in regime composto, è indipendente dal criterio di imputazione (a capitale e interessi) della rata, in quanto nel regime composto è il montante ad ogni scadenza, dedotto l’importo della rata, ad essere produttivo di interessi”. In tal modo gli interessi risultano pagati anticipatamente rispetto alla scadenza del capitale e al tempo stesso il monte interessi permane maggiorato nel valore esponenziale della capitalizzazione composta (Cfr. Dr. R. Marcelli cit.).
Ad un medesimo T.A.N. corrispondono monti interessi di diverso ammontare a seconda del regime finanziario adottato. Infatti, è stato evidenziato in dottrina che “La criticità insorge se nel contratto di finanziamento con piano di ammortamento alla francese (a rata costante) è riportato il TAN ma non è convenuto né il regime finanziario, né il riferimento del calcolo degli interessi– al capitale in scadenza o al debito residuo – e nell’allegato vengono riportati dei valori numerici che all’operatore retail, privo di un’expertise specifica, nulla dicono di tali scelte, che risultano di fatto diverse da quelle evocate dall’art. 821, 3° comma c.c.. Poiché, nella circostanza, per un medesimo tasso espresso dal TAN, l’ammontare degli interessi varia apprezzabilmente in funzione dei patti che regolano le modalità di produzione e pagamento, il prezzo del finanziamento può risultare, per l’operatore economico, formalmente inespresso e indeterminato. La legge matematica che regola la determinazione dell’oggetto del contratto rimane celata nell’implicito calcolo della rata, ponendo per altro un problema di rispetto dell’art. 1284 c.c. Se il medesimo TAN può dare luogo a due distinte e diverse prestazioni, senza l’esatta identificazione del regime finanziario adottato che consenta di ‘eseguire un calcolo matematico il cui criterio risulti con esattezza dallo stesso contratto’, viene meno il requisito di determinabilità imposto dall’art. 1284 c.c.”(sulla validità della clausola determinativa degli interessi corrispettivi stipulata ex art. 1284 c.c., si veda Cass. n. 25205/2014; conforme Cass. n. 8028/2018).
Osserva il Tribunale di Cremona che “Il piano di ammortamento ha valore precettivo nella misura in cui è coerente in ogni suo aspetto con le previsioni contenute nel mutuo, rispetto al quale si pone come accordo esecutivo. Laddove il piano aggiunga elementi non previamente esplicitati nel contratto di mutuo, ad esempio riportando la misura con cui le rate sono ripartite in quota interessi e quota capitale, non è comunque conforme al contratto, nel senso che non può sopperire all’obbligo sancito dall’art. 117, comma IV, T.U.B. secondo cui il contratto deve indicare– tra l’altro – le condizioni praticate, ossia il regime finanziario di determinazione degli interessi”.
Infatti, nel regime di capitalizzazione composta “il capitale via via rimborsato è produttivo di un interesse che incorpora anche interessi non ancora esigibili perché non giunti a scadenza (si tratta di interessi che sono in corso di maturazione). Infatti, l’importo della prima quota di interesse, indica come dopo un solo periodo l’istituto riscuota gli interessi anche relativi alle quote di capitale non scadute”(Cfr. Trib. Cremona sent. n. 287/2019).
In altri termini la divergenza tra il “prezzo” del mutuo con applicazione degli interessi capitalizzati con l’interesse semplice, rispetto al “prezzo” ottenibile in capitalizzazione composta, induce a ritenere che sussiste altresì un c.d. “effetto sorpresa” nel cliente, rilevante per l’applicazione della struttura rimediale di cui all’art. 1195 c.c.[10]al fine di ottenere la diversa imputazione delle rate del piano.
Quanto al riferimento all’art. 821 c.c., ci limitiamo ad osservare che costituisce ius receptumquello secondo cui l’obbligazione pecuniaria, a norma dell’art. 821 3° comma c.c. matura giorno per giorno (come accade nel regime di capitalizzazione semplice) e non giorno su giorno (come accade nel regime di capitalizzazionecomposto).
Quanto, infine, alla sussistenza dell’effetto anatocistico vietato dall’art. 1283 c.c. bisogna innanzitutto sgombrare il campo da quella tesi secondo cui “Nello specifico l’approccio all’anatocismobancario proposto da parte attrice trascura il dato normativo, che si riferisce esclusivamente alla produzione di interessi su interessi scaduti (art. 1283 c.c.: “gli interessi scaduti possono produrre interessi solo …” art. 120 comma 2 TUB: “gli interessi debitori maturati …. non possono produrre interessi ulteriori)”(Cfr. Trib. Roma sent. n. 17766 del 19.9.2019 – Est. Dr. Carlomagno). In altri termini, secondo taluni giudici l’effetto anatocistico vietato dall’art. 1283 c.c. presuppone che gli interessi siano maturati, mentre invece nella fattispecie in esame non ricorrerebbe la detta ipotesi della “maturazione degli interessi”.
Tale tesi non è sostenibile, atteso che dottrina e giurisprudenza prevalente ritengono che il divieto di pattuizione implicito dell’art. 1283 c.c. sia esteso ad ogni tipologia di interessi pecuniari e che il requisito di interessi scaduti, esigibili e dovuti per almeno sei mesi costituisca la sola condizione,sine qua non,di producibilità degli interessi su interessi (Cfr. R. Razzante, La Cassazione ha tumulato l’anatocismo, filodiritto.it, 13 febbraio 2016; anche C. Colombo, L’anatocismo, Giuffré, 2007, pag. 79, dove sul punto si richiama altresì Cass. n. 3500/86, Cass. n. 3805/04; Cass. n. 17813/02; Cass. n. 11097/04 e in dottrina, A. Nigro, L’anatocismo nei rapporti bancari: una storia infinita?, in Diritto Bancario, 2001; D. Sinesio, Il recente dibattito sull’anatocismo nel conto corrente bancario: profili problematici, in Dir. E giur. 2000).
Erra il Tribunale di Torino (Sent. 30.5.2019 Est. Dr. Astuni) quando afferma che l’effetto della capitalizzazione composta dapprima si evidenzi, poi si perda e poi, ancora, riemerga, quasi fosse un sottomarino in navigazione, perché tali affermazioni contrastano con veri e propri teoremi, cioè con certezze scientifiche della matematica finanziaria.
Nel momento stesso in cui il piano di ammortamento viene configurato si determina “a priori”sia il “monte complessivo degli interessi”da applicare al prestito e sia la “rata costante”mediante la quale il prestito verrà rimborsato per capitale ed interessi, attraverso l’applicazione della seguente formula
Quindi, analizzando un piano di ammortamento stilato alla francese in capitalizzazione composta, si osserva che, una volta determinato il c.d. “monte complessivo interessi”, tali interessi vengono sommati al capitale e ripartiti nelle singole rate di rimborso del prestito (comprensive di “capitale ed “interessi”) per essere “spalmati”per tutto il tempo di durata del rimborso del finanziamento. Ciò significa che è soltanto “apparente”, ma non reale, il fenomeno in base al quale gli interessi sono calcolati solo sul capitale residuo, perché in applicazione dell’algoritmo proprio della capitalizzazione composta il “capitale residuo” è di per sé stesso impregnato della “quota interessi” che sono stati via via già pagati con il pagamento delle singole rate in cui si articola il piano. In pratica, è come se ad ogni scadenza si estinguesse il mutuo e poi si ricominciasse daccapo.
In proposito va ricordato che l’art. 644 c.p., così come sostituito dall’art. 1 della legge n. 108 del 7.7.1996, al 3° (terzo) comma prevede che: “il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”venga stabilito dalla legge ed in tal senso vale la pena di ricordare che la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n° 33331/2011 ha da tempo statuito che “…non può certo consentirsi la capitalizzazione di interessi usurari, che, in quanto illeciti, renderebbero nulla qualsiasi pattuizione di capitalizzazione, dalla quale, anzi, potrebbe emergere proprio la usurarietà del tasso applicato…”.
In aggiunta, le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno da tempo stabilito che “Il Giudice innanzi al quale sia stata proposta domanda di nullità contrattuale deve rilevare di ufficio l’esistenza di una causa di quest’ultima diversa da quella allegata dall’istante, essendo quella domanda pertinente ad un diritto autodeterminato, sicché è individuata indipendentemente dallo specifico vizio dedotto in giudizio”(Cfr. Cass. S.U. n° 26242/2014).
Da ultimo, pare opportuno segnalare che la Suprema Corte di Cassazione, con la recentissima Ordinanza del 21/5/2018 n. 12455 della 1° Sezione, ha ribadito che“…le norme che prevedono la nullità di patti contrattuali che determinano la misura degli interessi in tassi così elevati da raggiungere la soglia dell’usura, introdotte con l’art. 4 della l. n. 108 del 1996, pur non essendo retroattive, comportano l’inefficacia ex nunc delle clausole dei contratti conclusi prima della loro entrata in vigoresulla base del semplice rilievo, operabile anche d’ufficio dal giudice, che il rapporto giuridico, a tale momento, non si era ancora esaurito (cfr. fra le più recenti Cass. civ. sez. I n. 17150 del 17 agosto 2016) …”
L’OBBLIGO DI CTU
Costituisce ius recptumil principio secondo cui “…nella prova per presunzioni non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, essendo sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile, secondo un criterio di normalità, ovvero che il rapporto di dipendenza logica tra il fatto noto e quello ignoto sia accertato alla stregua di canoni di probabilità, la cui sequenza e ricorrenza possano verificarsi secondo regole di esperienza…”(Cfr. Cass. civ. sez. 3° Ord. 30/05/2019 n. 14762 – Rel. Di Florio).
Parimenti il Tribunale di Roma confonde il concetto di “rata costante” con quello di piano di rimborso alla francese e non si avvede che in tale piano, proprio per il regime composto del calcolo degli interessi, sussiste un fattore esponenziale che determina la lievitazione del monte interessi, atteso che gli interessi (calcolati in regime di capitalizzazione composta) pagati con ogni singola rata, proprio per effetto della formula (o algoritmo) della capitalizzazione composta, vengono ad essere incorporati anche nel capitale residuo della rata successiva e così via, rata per rata. È bene rammentare, infatti, che la formula matematica propria del piano “alla francese”conteggia anche gli interessi che si generano tra una rata e l’altra che, di per sé stesse, come visto, sono già comprensive di interessi,con conseguente violazione degli artt. 821, 1283 e 1284 c.c.
[1]La formula di attualizzazione che determina l’importo della rata costante effettua una distribuzione di quote capitali di importo crescente e di quote interessi decrescenti secondo il regime di calcolo dell’interesse composto. La formula che determina l’importo della rata è la seguente:
dove Rè la rata, Cil capitale iniziale, iil tasso di interesse sul capitale residuo ed nil numero di rate. Il tasso di interesse, solitamente annuale, va eventualmente riportato alla stessa cadenza delle rate (es. se mensili va diviso per 12, se semestrali per 2 e così via).
[2]parola inglese che significa letteralmente “proiettile”. Le modalità di rimborso di questo tipo di prestito o finanziamento, prevedono un piano di ammortamento con la corresponsione del solo interesse durante tutto il periodo di ammortamento, mentre il capitale erogato inizialmente viene restituito in un’unica soluzione alla scadenza. Un prestito bullet offre all’investitore un maggior rendimento in quanto la quota capitale del prestito non si riduce progressivamente nel corso del tempo, di conseguenza gli interessi vengono sempre calcolati sull’intero capitale iniziale. Infatti, la struttura del finanziamento Bullet prevede che il beneficiario paghi unicamente le rate degli interessi, ma allo scadere del piano di ammortamento, che in genere è di breve o al massimo medio termine, oppure anche prima se espressamente previsto dal contratto, deve restituire l’intero importo concesso come finanziamento, oppure rinegoziare un allungamento del prestito stesso.
[3]Il più noto e diffuso titolozero couponitaliano è il Buono Ordinario del Tesoro (BOT), cioè un titolo senza interessi pagati attraverso una cedola, di durata inferiore o pari a 12 mesi. Solitamente queste obbligazioni sono di breve durata, inferiore ad un anno, ma ne esistono anche di molto lunghe.
[4]Cfr. R. MARCELLI “L’AMMORTAMENTO ALLA FRANCESE: NELLA RATA SI ANNIDA L’ANATOCISMO”in www.ilcaso.it9.4.2019 “nei finanziamenti di tipo Bullet, con pagamento periodico degli interessi e rimborso del capitale in un’unica soluzione alla scadenza, ancorché si verta di regime composto, gli interessi corrisposti sono proporzionali al capitale e non presentano la lievitazione esponenziale che, invece, si determinerebbe in regime composto, laddove anche gli interessi fossero corrisposti in unica soluzione alla scadenza unitamente al capitale (Finanziamenti tipo Zero coupon)”
[5] nel piano “all’italiana” con quota di capitale costante e quota interessi si ottiene la determinazione di una rata decrescente nel tempo e, dunque, una spesa di interessi più contenuta rispetto ad un piano “alla francese” a rata costante a causa della maggiore rapidità con cui viene abbattuto il capitale
[6]Nel piano di rimborso “all’americana” la rata viene scissa in due parti. La prima destinata a sostenere il costo degli interessi del prestito, il cui debito rimane invariato per tutto il tempo. L’altra indirizzata ad un piano di accumulo retribuito ad un tasso differente, di solito inferiore. L’obiettivo è che al termine dell’operazione le somme capitalizzate nell’ambito dell’investimento, denominate “fondo di ammortamento”, diano origine ad un importo pari al debito contratto, che potrà così essere estinto.
[7]Secondo taluni autori, il Trib. Roma nella sentenza del 19.9.19 adotta fin anche una descrizione di ammortamento alla francese che “si presta a plurimi rilievi critici che non sembra possano essere trascurati. Ancorché si riscontri un uso promiscuo del termine alla francese, a rigori, con tale ammortamento i padri storici della scienza finanziaria solevano individuare i piani nei quali ricorrono tre condizioni: i) rata costante; ii) ammortamento graduale, in regime finanziario composto; iii) interessi della rata calcolati sul debito residuo. Diversamente, nell’uso corrente, adottato anche dai moderni accademici e dagli stessi operatori del credito, il termine ‘ammortamento alla francese’ viene associato esclusiva- mente al concetto di ‘rata costante’, tanto che nei contratti si incontra la terminologia ‘alla francese o rata costante’, oppure più semplicemente ‘a rata costante’, in alternativa di ‘alla francese’. La circostanza non è di poco conto in quanto il piano di ammortamento ‘alla francese’, se inteso nei termini indicati storicamente da De Finetti, Bonferroni, Santoboni, Levi ed altri, risulta definito sia nella rata che nella sua composizione. Al contrario, inteso nell’uso ormai corrente di ‘rata costante’, rimane indefinito; se poi si utilizza il regime composto, rimane definito esclusivamente nell’importo della rata, risultando la partizione della stessa, in quota capitale e quota interessi, una scelta ulteriore fra le tante matematicamente possibili e finanziariamente equivalenti. Oltretutto generica e posticcia risulta la definizione riportata nelle Disposizioni di Trasparenza della Banca d’Italia: incorrendo in una palese imprecisione, si identifica, più semplicemente, l’ammortamento alla francese con la rata che prevede la quota capitale crescente e la quota interessi decrescente; la definizione risulta sistematicamente ripresa e riportata nei glossari e legende che nei contratti devono spiegare ‘con un linguaggio preciso e semplice’ i termini tecnici. Anche l’ABF ha avuto modo di rilevare l’uso promiscuo del termine ‘alla francese’, valutando: ‘Tale piano non risulta espressamente definito ‘alla francese’, né ciò invero potrebbe assumere decisa rilevanza, atteso che non pare esistere nella prassi un unico tipo di ammortamento ‘alla francese’ (come parrebbe ritenere la parte ricorrente)’. (ABF Milano, n.3569/15). L’ormai radicata sinonimia fra ammortamento ‘alla francese’ e ‘a rata costante’ risulta acquisita e confermata dalla giurisprudenza; nella sentenza del Tribunale di Milano n. 5733/14, alla quale si sono uniformate successive decisioni giurisprudenziali, si ribadisce espressamente: ‘con il termine “piano di ammortamento alla francese” (ovvero “a rata costante”) dovrebbe intendersi unicamente il piano che preveda rate di rimborso costanti nel tempo, ipotesi all’evidenza consentita solo in caso di mutui a tasso fisso’´(Cfr. R. MARCELLI “AMMORTAMENTO ALLA FRANCESE: equivoci e pregiudizi” in www.ilcaso.it)
[8]In realtà, dal punto di vista della matematica finanziaria, sarebbe più corretto contrapporre al fenomeno della “capitalizzazione degli interessi composti” quello della “non capitalizzazione degli interessi semplici” (Cfr. Prof. Antonio Annibali, Prof.ssa Carla Baracchini, Ing. Alessandro Annibali, Prof. Francesco Olivieri in “Le controversie Bancarie, Attualità di Giurisprudenza, Dottrina e casi pratici, anno II, num. 15/2018 – ISSN 2611-0083”; nonchè Antonio Annibali, C. Baracchini, A. Annibali “Anatocismo e Ammortamento di mutui alla francese – Manuale” in www.attuariale.it)
[9]In breve, se la durata del prestito è superiore al periodo di tempo per cui l’interesse viene conteggiato, si parla di tasso di interesse composto, perché vengono conteggiati nel calcolo dell’interesse finale anche gli interessi parziali già maturati per ogni periodo. L’interesse composto si divide in: i) discontinuo annuo; ii) discontinuo convertibile; iii) continuo o matematico.
[10]Articolo 1195. Chi, avendo più debiti, accetta una quietanza nella quale il creditore ha dichiarato di imputare il pagamento a uno di essi, non può pretendere un’imputazione diversa, se non vi è stato dolo (1439) o sorpresa da parte del creditore (2726).
“I contratti bancari tipici nell’applicazione giurisprudenziale”
corso di formazione in diritto bancario-15 novembre 2019
dicembre 9, 2019, 6:53 am
dopo diversi seminari, studi autonomi, letture ed incontri formativi in materia, devo ammettere che, ad oggi, la motivazione esatta per la quale in alcuni casi di ammortamento a rata costante ci si imbatta nell’anatocismo non mi è chiara.
Sappiamo che la giurisprudenza prevalente sia ritrosa ad ammettere la possibilità dell’anatocismo in casi di tal fatta, domando, non è che per caso le varie spiegazioni offerte ai Giudici siano ‘poco convincenti’?
Non ipotizzo questo per piacere di andare a rompere le…uova nel paniere ma, al contrario, per esigenza di personale chiarezza che, a questo punto, devo pensare possa essere legittimamente estesa anche ai Giudici di volta in volta investiti della questione.
D’altronde, per un discorso esclusivamente logico, o la materia è ad esclusivo appannaggio di pochi eletti per la sua intrinseca difficoltà di comprensione, oppure chi deve comprendere e giudicare non viene messo nelle condizioni di farlo.
Nel primo caso sarebbe inutile perseverare nel tentativo di spiegazione (ed infatti alcuni sostengono di ‘provare’ con l’anatocismo e fondare maggiormente in sede giudiziaria, le doglianze dei propri assistiti sulla trasparenza bancaria); nel secondo caso, è necessario interrogarsi a fondo sulla questione.
Provo ad ipotizzare che una spiegazione convincente non possa prescindere da una riduzione della cosa nei suoi termini basilari, come se ci si trovasse di fronte ad un bambino interessato all’anatocismo ed ai suoi sottoinsiemi.
Dire che esiste una capitalizzazione semplice ed una composta non credo comporti particolari sforzi di comprensione.
Dire che la prima ha un carattere proporzionale e la seconda uno esponenziale, forse presenta qualche problema in più (che però non mi riguarda), ma non credo che aiuti la comprensione del fenomeno, anzi.
Dire che, tra le varie possibilità di imputazione degli interessi ne esista uno (o più) che produce anatocismo ed uno (od altri) che non lo produce, è questione che può essere chiara solo nella sua enunciazione letterale, non nell’aspetto pratico/funzionale.
Se vogliamo dare una spiegazione al terzo giudicante dobbiamo evitare qualsiasi forma di tautologia, invero frequenti nelle letture da me incontrate, al netto delle eventuali ragioni protezionistiche della spiegazione, ragioni che, allo stato, posso solo ipotizzare in forma astratta, quale eventualità di genere ed ontologica.
In quest’ordine di idee, ci si chiede tuttavia, per quale motivo vengano proposti e svolti una serie di corsi e seminari qualora le ragioni protezionistiche della verità fossero, appunto, esercitate.
Si rammenta infatti che esistono eminenti studi in questa direzione ad opera di sociologi, psicologi e rètori, chiedere al Consigliere M. Rossetti per ulteriori dettagli.
Detto questo e senza questa ipotesi considerare, credo sia comprensibile in termini generici, poter capire che il regime composto possa prevedere il pagamento degli interessi con imputazione al capitale in scadenza o con capitalizzazione degli stessi, ma…c’è un ‘ma’, ad avviso di chi scrive.
Se nella definizione di regime composto trovo: ‘il regime di capitalizzazione a interesse composto si caratterizza per il fatto che, al termine di ogni periodo, il capitale impiegato incorpora gli interessi maturati, in modo che anche questi ultimi producano interessi nei periodi seguenti’, non abbiamo particolari questioni di comprensione, almeno credo.
Se però io poi trovo: ‘Delle due fattispecie ricomprese matematicamente nel regime composto – pagamento e capitalizzazione degli interessi – solo quest’ultima risulta connessa con l’anatocismo’, devo per forza dedurre che NON tutti i ‘regimi composti’ generano anatocismo.
Che vi sia cioè un regime composto che, tramite il pagamento degli interessi a scadenza, evita / non incorre nel fenomeno anatocistico.
Ma allora la definizione di cui prima non è corretta, completa, esaustiva ecc.
In ogni caso, dal combinato disposto delle due affermazioni, (della definizione e del passo qui sopra) risulta che l’anatocismo è la produzione di interessi su interessi, e la capitalizzazione è produzione di interessi su interessi.
Quindi non ho spiegato nulla, mi trovo nel feedback della tautologia.
Hai voglia a dire che capitalizzazione significa ‘prendere gli interessi maturati e metterli nel capitale che diventerà la base di calcolo dei successivi interessi’, non risolve né spiega il concetto sopra il quale si vorrebbe far chiarezza, cioè l’effetto anatocistico in (alcune tipologie) di ammortamento alla francese.
Sta bene che una volta presi gli interessi e messi nel (nuovo) capitale, siccome questo è composto da precedenti interessi maturati io sto pagando interessi su interessi, ma bisogna far chiarezza, secondo me, sul fatto che, scrivere ‘Delle due fattispecie ricomprese matematicamente nel regime composto – pagamento e capitalizzazione degli interessi – solo quest’ultima risulta connessa con l’anatocismo’, purtroppo, non fa che ripetere ciò è stato già detto in svariate sedi.
Rimane da spiegare per quale motivo, solo con la distribuzione degli interessi su enne rate di pagamento, potrebbe nascondersi l’effetto anatocistico.
È inutile scrivere pagine e pagine di dissertazioni di matematica finanziaria perché, se un individuo medio non è in grado di comprenderle, anche il giudice non le comprenderà, e la decisione non sarà che sfavorevole al mutuatario, salvo casi particolari e minoritari.
Allora, tra le varie possibili manifestazioni della capitalizzazione in regime composto dell’interesse, ve n’è una che – forse – (bisogna dire ‘forse’ prima di affermare la certa presenza dell’anatocismo, perché bisogna instradare il Giudice con gradualità alla nostra ragione, non affermarla apoditticamente, altrimenti il Giudice la rifiuta e si allinea alla giurisprudenza prevalente, ricalcando – quando non copia – motivazioni ridotte al semplicistico) – forse – dicevo, presenta anatocismo.
Infatti, – ed ecco un esempio (monco) (e che quindi io non sono in grado di mostrare compiutamente adesso), la distribuzione dell’interesse sull’intero periodo nel quale io devo restituire i soldi, poiché un parte degli interessi sono pagati prima col periodo passato, ma una parte insiste ancora sul capitale residuo…non posso limitarmi a dire: ‘se invece, alla scadenza, gli interessi maturati vengono capitalizzati, ha luogo la produzione di interessi secondari e quindi anatocistici’, perché non faccio altro che esprimermi in termini tautologici che il Giudice, comprensibilmente, rifiuterà.
Ovvio che se c’è capitalizzazione c’è anatocismo, ma dove sta la capitalizzazione?
Manca la dimostrazione della capitalizzazione degli interessi (distribuiti sulle rate), che è il core (anche ‘er core’, guarda caso) della spiegazione!!!
Le conseguenze del TAN che rispecchia o meno la misura del prezzo e/o la sua proporzionalità, non spiega nulla, perché è una conseguenza che non dimostra il quid, è solo un altro punto di vista, un segnale, un ulteriore modo di vedere l’anatocismo, che però rimane indimostrato.
L’unica (mezza) spiegazione possibile (in realtà, solo una deduzione), è che, nella quota indicata come ‘capitale’ negli ammortamenti francesi, sia presente invece una quota (nascosta) di interessi.
Ma come…ehm…lo dimostro?
Tralasciando, purtroppo o fortunatamente, tutti quei casi in cui, pur ‘nonostante il pagamento anticipato, rimane invariato il monte interessi esponenziale, con l’implicito effetto anatocistico.’, non varrà a nulla la menzione del ‘principio di scindibilità’, al Giudice non interessa nulla del principio di scindibilità semplicemente perché nella maggior parte dei casi, non ne sa nulla.
Uno degli aspetti più importanti, e vado al core del mio commento, è la necessità assoluta per gli avvocati, di NON demandare la spiegazione al Giudice da parte del CTP, perché in quel momento egli rimarrà sulle sue posizioni, non potrà essere convinto da una spiegazione che non comprende!
L’avvocato DEVE spiegare prima al Giudice, prima del CTP.
‘Vede sig. Giudice, nell’ammortamento alla francese l’effetto anatocistico è presente ma nascosto.
Se considerate questo elemento, più questo secondo, più un terzo e così via…è evidente che il mutuatario stia pagando (o abbia pagato) interessi su interessi, fatto che è vietato dalla legge’.
Se il principio appena dimostrato viene calato nel caso concreto che ci occupa, il sig. Tizio ha pagato ben xx.xxx,xx in più di quanto dovuto, se invece fosse stato lui applicato un interesse NON calcolato su altro interesse’.
Ma se io non ho la chiave di spiegazione, che non può essere certo una dissertazione di cento pagine con inserzione di altri mille concetti di matematica finanziaria, non ho le armi di dissuasione, c’è poco da fare.
Si verifica un effetto roll over della dimostrazione.
Spero in un gradito riscontro/dibattito ecc ecc.
dicembre 10, 2019, 11:05 am
grazie per il Tuo contributo, che ritengo prezioso perché mi consente di indirizzare nella giusta direzione i miei sforzi, finalizzati a SEMPLIFICARE la spiegazione del fenomeno dell’anatocismo e/o dell’indeterminatezza del tasso nei mutui derivante dalla formula matematica propria dei piani di ammortamento alla francese.
Tra qualche giorno pubblicherò nuovo contributo. Se vuoi sentiamoci in privato (vcancrini@studiocancrini.it)

References: Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1284
 Cass. 
 Cass. 
 art. 120
 Cass. 
 Cass. 
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 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
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