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Timestamp: 2020-01-28 03:04:52+00:00

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Integra il reato di violenza sessuale il bacio sulla guancia, anche nel corso di un rapporto sessuale a pagamento, qualora tale modalità di esecuzione del rapporto fuoriesca dalle attività a cui la donna ha prestato il consenso, potendo ritenersi che tale condotta incida sulla libertà sessuale della vittima. È quanto stabilito dalla Cassazione penale con sentenza n. 2201 del 21 gennaio 2020.
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui la Corte d’appello aveva dichiarato l’inammissibilità di un atto di appello proposto avverso una sentenza di primo grado, ritenendo applicabile la c.d. riforma “Orlando” del 2017 anche agli appelli depositati prima della sua entrata in vigore, la Corte di Cassazione (sentenza 13 gennaio 2020, n. 843) – nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui erroneamente la Corte d'appello aveva ritenuto applicabile retroattivamente la riforma delle impugnazioni introdotta con la legge n. 103 del 2017 - ha affermato che, ai fini dell'applicabilità dell'art. 581, lett. d), c.p.p. - inserito dall'art. 1, comma 55 della legge 23 giugno n. 103 del 2017 ed in base al quale "l'impugnazione si propone con atto scritto nel quale sono indicati il provvedimento impugnato, la data del medesimo e il giudice che lo ha emesso, con l'enunciazione specifica, a pena di inammissibilità.... d) dei motivi, con l'indicazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta" - deve farsi riferimento, in assenza di una disciplina transitoria, alla data di presentazione dell'atto di appello, che costituisce il momento in cui matura l'aspettativa dell'appellante alla valutazione di ammissibilità dell'impugnazione, sicché la nuova disciplina è inapplicabile agli appelli presentati prima della sua entrata in vigore.
Elegge domicilio presso il difensore, poi viene arrestato: dove le notifiche?
Le Sezioni unite della Cassazione penale sono chiamate a risolvere il contrasto sul luogo ove notificare gli atti all’imputato detenuto, ma che abbia anche eletto domicilio. Il Primo Presidente Aggiunto, con decreto del 27 dicembre 2019 ha fissato, per la soluzione della questione (sottoposta con ordinanza 13 dicembre 2019 n. 50429) l’udienza al 27 febbraio 2020.
Confisca del veicolo dopo l’esito positivo della messa alla prova: può disporla solo il Prefetto
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui il giudice aveva pronunciato sentenza di proscioglimento dell’imputato giudicato per il reato di guida senza patente, atteso l’esito positivo della messa alla prova, disponendo contestualmente la confisca del veicolo sequestrato, la Corte di Cassazione (sentenza 8 gennaio 2020, n. 266) – nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui il Tribunale, erroneamente interpretando l'art. 168-ter, comma 2, c.p., aveva esercitato una potestà riservata all'Autorità Amministrativa, nel caso di specie, al Prefetto - ha affermato che, nel caso della sanzione amministrativa della confisca del veicolo, la competenza all'irrogazione della stessa all'esito della positiva "messa alla prova" e dell'estinzione del reato, va individuata, ai sensi dell'art. 224, comma 3, C.d.S. in capo al Prefetto.
Anche una zattera è una costruzione se, con l’ancoraggio al fondale, modifica lo stato dei luoghi
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale del riesame aveva rigettato la richiesta di revoca od annullamento di pontone galleggiante ancorato alle sponde di un canale d'acqua all'interno di un Parco Regionale, procedendosi nei confronti dell’indagato per i reati di cui all'art.44 lett. c) d.P.R. 380/2001 e 181, co., d. lgs. 42/2004, la Corte di Cassazione (sentenza 9 gennaio 2020, n. 380) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui l'opera oggetto del sequestro non aveva nulla a che vedere con le violazioni edilizie contestate, trattandosi di un natante, ovverosia di una zattera a motore - ha diversamente affermato che anche un natante rientra nel concetto di "costruzione" elaborato dalla giurisprudenza allorquando modifichi, attraverso lo stabile ancoraggio ad un fondale, lo stato dei luoghi in quanto funzionalmente asservito ad ambiente di lavoro per la pesca dei molluschi, senza essere assistito dal carattere di assoluta precarietà dell'esigenza che è preordinato a soddisfare.
Per il reato di lesioni stradali aggravate in conseguenza del fatto che la persona offesa ha riportato lesioni guaribili in oltre quaranta giorni &egrave; possibile, ricorrendo le condizioni previste dall&rsquo;art. 131-bis c.p., riconoscere la particolare tenuit&agrave; del fatto. &Egrave; quanto affermato dal Tribunale di Milano con sentenza del 9 dicembre 2019.
Trasferisce, per profitto, il contenuto di una banca dati su supporto informatico: che reato è?
In tema di reati a tutela del diritto d’autore, integra il reato previsto dall’art. 171-bis, co. 2, I. n. 633 del 1941, il trasferimento su supporto informatico, al fine di trarne profitto, del contenuto di una banca dati appartenente ad una società privata, contenente gli indirizzi da utilizzare per l'invio di comunicazioni elettroniche di Direct e-mail marketing, in violazione delle disposizioni di cui agli artt. 64-quinquies e 64-sexies, nonché l’averne eseguito l'estrazione e il reimpiego in violazione delle disposizioni di cui agli artt. 102-bis e 102-ter della medesima legge (Cass. pen., sez. III, sentenza 8 gennaio 2020, n. 220).
Inammissibilità del ricorso cautelare per cassazione per mancanza di specificità nei motivi
Ai fini dell’adozione di una misura cautelare è sufficiente qualunque elemento probatorio idoneo a fondare un giudizio di qualificata probabilità sulla responsabilità dell’indagato in ordine ai reati addebitatigli e gli indizi non devono essere valutati secondo gli stessi criteri richiesti per il giudizio di merito dell’art. 192, 2° comma, c.p.p. Inoltre, va sottolineato che il ricorso per cassazione, il quale deduca insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e assenza delle esigenze cautelari, è ammissibile soltanto se denuncia la violazione di specifiche norme di legge o la manifesta illogicità della motivazione del provvedimento secondo i canoni della logica ed i principi di diritto.
Giusto ammettere la p.o. al gratuito patrocinio anche se la denuncia è destinata all’archiviazione
La Corte costituzionale, con ordinanza 3/2020, dichiara manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 74, comma 1, d.lgs. n. 115 del 2002, laddove impone l’ammissione al gratuito patrocino della persona offesa, senza poter compiere alcun vaglio in ordine alla rilevanza penale dei fatti denunciati.
CEDU: illegittima la condanna per un presunto articolo diffamatorio sull'omicidio di Walter Tobagi
Pronunciandosi su un caso “italiano” in cui si discuteva della legittimità della condanna per il reato di diffamazione, inflitta a due giornalisti del settimanale “Gente”, per aver pubblicato a distanza id 25 anni dalla morte, un articolo ritenuto diffamatorio riguardante le oscure vicende dell’assassinio del giornalista Walter Tobagi, avvenuto nel 1980, la Corte di Strasburgo ha ritenuto, all’unanimità (sentenza 16 gennaio 2020 n. 59347/11), che vi fosse stata la violazione dell'articolo 10 (liberà di espressione) della Convenzione EDU. Il caso riguardava la condanna per diffamazione di due soggetti, il giornalista ed il direttore editoriale del settimanale “Gente”, a seguito della pubblicazione di un articolo sull'omicidio nel 1980 del giornalista Walter Tobagi, assassinato da un gruppo terroristico vicino alle Brigate Rosse. Per quanto riguarda le notizie raccolte basate su interviste, la Corte EDU ha ribadito la sua precedente giurisprudenza, che impone la necessità di fare una distinzione tra le dichiarazioni del giornalista e quelle fatte da terzi e riportate in un articolo. Nel caso di specie, la Corte di Strasburgo ha rilevato che i giudici italiani non avevano differenziato tra le dichiarazioni del primo ricorrente e quelle rese da D.C., ossia la fonte delle dichiarazioni del giornalista, fonte che era stata citata nell'articolo. La Corte ha anche osservato che i due ricorrenti avevano prodotto un numero assai elevato di documenti e prove sostanziali dei fatti che consentivano di considerare la versione dei fatti, presentata nell'articolo, credibile e fondata su una solida base fattuale. La Corte EDU ha anche rilevato che le dichiarazioni “incriminate” erano relative ad eventi risalenti alla fine del 1979 e che l'articolo era stato pubblicato 25 anni più tardi, nel 2004. In conclusione, la Corte di Strasburgo ha ritenuto che i giudici italiani, accertando che le osservazioni di D.C. non erano veritiere ed erano contrarie alla "verità per come stabilita dai tribunali in ultima istanza", non avevano fornito motivi pertinenti e sufficienti per valutare le informazioni fornite dai due ricorrenti.
Nel caso sottoposto all’esame della II sezione della Corte di cassazione gli imputati erano stati condannati per il reato di tentata estorsione aggravata dall'uso del metodo mafioso, in relazione al fatto che avessero minacciato le persone offese al fine di ottenere l'immediato adempimento di una obbligazione, senza attendere l'esito della causa civile pendente (con la minaccia che ove non avessero ottemperato “qualcuno si sarebbe fatto male"). La Corte, con ordinanza del 16 dicembre 2019 n. 50696, ha deciso di rimettere la questione alle Sezioni Unite affinchè decida se trattasi di estorsione ovvero di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
Si ha reato paesaggistico anche per interventi interrati ovvero non esternamente visibili
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui il giudice di appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado ad un imputato per aver eseguito abusivamente lavori in zona paesaggisticamente vincolata, la Corte di Cassazione (sentenza 9 gennaio 2020, n. 370) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui era insussistente il reato contestato (art. 181, D. Lgs. n. 42/2004) per non essere le opere realizzate visibili all'esterno, trattandosi, in un caso, di una chiusura mediante vetrata nascosta da un muro più alto e, negli altri, di manufatti completamente interrati - ha invece ribadito che in tema di tutela delle aree sottoposte a vincolo, ai fini della configurabilità del reato paesaggistico, non assume alcun rilievo l'assenza di una possibile incidenza sul bene sotto l'aspetto attinente al suo mero valore estetico, dovendosi invece tener conto del rilievo attribuito dal legislatore alla interazione tra elementi ambientali ed antropici che caratterizza il paesaggio nella più ampia accezione ricavabile dalla disciplina di settore, con la conseguenza che anche interventi non esternamente visibili, quali quelli interrati, possono determinare una alterazione dell'originario assetto dei luoghi suscettibile di valutazione in sede penale.
Ai fini dell'applicazione delle misure di prevenzione previste dall'art. 6 della legge 13 dicembre 1989 n. 401, la nozione di condotta violenta o di incitamento alla violenza commessa “in occasione” o “a causa” di manifestazioni sportive non implica una immediata connessione spaziale o temporale tra l’incontro sportivo e il comportamento, essendo sufficiente che il primo sia stato il pretesto o la ragione dell’azione, indipendentemente dal luogo o dal momento di quest'ultima.
Contemporanea detenzione di droghe pesanti e leggere: consentito inquadrare il fatto nella lieve entità
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui il giudice di appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado ad un imputato per il reato di detenzione illecita a fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina (droga pesante) e del tipo hashish e marijuana (droghe leggere), escludendo che il fatto potesse essere inquadrato nella ipotesi della c.d. lieve entità, prevista dal co. 5 dell’art. 73, TU Stup., la Corte di Cassazione (sentenza 7 gennaio 2020, n. 114) – nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui la motivazione della Corte d’appello era censurabile quanto alla detenzione delle sostanze stupefacenti diverse dalla cocaina, tenuto conto della loro modestissima quantità - ha affermato che sebbene l'esito più comune, nel caso di contestuale detenzione di sostanze stupefacenti di diversa qualità, conduca in concreto ad una valutazione unitaria del fatto, non è in astratto da escludersi l'ipotesi che tale valutazione possa portare in alcuni casi a scindere la qualificazione giuridica del fatto, inducendo il Giudice a riconoscere che una delle violazioni registrate debba essere ricondotta nell'ambito dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90.
Facoltà di astensione nelle unioni civili: valida anche per le testimonianze anteriori alla legge Cirinnà
In tema di reati contro l’amministrazione della giustizia, l’art. 384, c.p. che prevede la causa di non punibilità del “prossimo congiunto” per il reato di falsa testimonianza, costituisce norma di carattere penale ovvero sostanziale che ha trovato nelle previsioni recate dal D.lgs. n. 6 del 2017, art. 2, comma 1, lett. a) e, dunque, per i conviventi in forza di unione civile tra persone dello stesso sesso, una mera esplicazione. Ne consegue, pertanto, che la norma di garanzia a favore dei dichiaranti (ossia l'avviso previsto dall’art. 199, c.p.p.) nel caso di persone conviventi o che abbiano convissuto – la quale si applica limitatamente ai fatti verificatisi ovvero appresi durante la convivenza – è applicabile anche ai fatti antecedenti all’entrata in vigore della c.d. legge Cirinnà, anche se il rapporto di convivenza è a tale momento precedente (Cassazione penale, sezione VI, sentenza 17 dicembre 2019, n. 50993).
La Procura della Repubblica di Bologna elabora “Linee guida” rivolte alle forze dell’ordine con lo scopo di fornire modelli di comportamento uniformi ed orientati a realizzare gli obiettivi della legge n. 69 del 2019 nell’avvicinare e prendere in carico i casi di violenza domestica e di genere.
All’imputato assente nel giudizio abbreviato non va più notificato l’estratto della sentenza
Con la sentenza n. 698 del 2020, le Sezioni Unite penali della Corte di cassazione hanno dato risposta al quesito “se anche successivamente alla riforma della disciplina in absentia di cui alla legge 278 aprile 2014 n. 67, l’estratto della sentenza emessa all’esito del rito abbreviato debba essere notificata all’imputato non comparso”.
Chi guida ha un “obbligo di attenzione” nei confronti del pedone: avvistarlo e non investirlo
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado al conducente di un’autovettura, cui era stato addebitato il reato di omicidio colposo per aver cagionato il decesso di un pedone, investito mentre attraversava la strada, la Corte di Cassazione (sentenza 19 dicembre 2019, n. 51147) – nel disattendere la tesi della difesa secondo cui i giudici di merito non avevano assolutamente valutato l'incidenza della condotta del pedone quale concausa o causa sufficiente a determinare l'evento - ha diversamente ribadito che la regola prudenziale e cautelare fondamentale che deve presiedere al comportamento del conducente, vada sintetizzata nell'"obbligo di attenzione" che questi deve tenere al fine di "avvistare" il pedone sì da potere porre in essere efficacemente gli opportuni (rectius i necessari) accorgimenti atti a prevenire il rischio di un investimento.
Non si presume la colpevolezza del proprietario di un cane che abbia morsicato un passante sulla via pubblica. È rilevante ai fini del giudizio che l'animale sia tenuto a guinzaglio e che abbia reagito alla precedente “provocazione” infertagli dal ciclista che gli abbia calpestato la coda. È quanto affermato dalla Cassazione penale, sez. IV, sentenza n. 50562 del 16 dicembre 2019.
Quali sono i presupposti per la responsabilità del concorrente esterno nel reato di rissa?
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la pronunzia con la quale il Tribunale aveva dichiarato non doversi procedere nei confronti di un minore per il reato di rissa a seguito della concessione del perdono giudiziale, la Corte di Cassazione (sentenza 18 dicembre 2019, n. 51103) – nell’accogliere la tesi della difesa secondo cui l'imputato non aveva materialmente partecipato alla rissa, donde non ne doveva rispondere per il semplice fatto di avere assistito alla medesima facendo "cerchio" insieme a numerose altre persone ai corrissanti - ha in particolare affermato, quanto alla natura concorsuale della condotta, che, ai fini della configurabilità del concorso “esterno” nel reato di cui all’art. 588, c.p., occorreva accertare in che termini e per quali ragioni la condotta tenuta (nella specie consistita nell'"accerchiamento" dei contendenti) avesse potuto rafforzare il loro intento, così da differenziarla rispetto al naturale ed irrilevante comportamento di chi, per mera curiosità, vuole assistere a quanto sta avvenendo in sua presenza.
Il necessario “punto” delle Sezioni unite sulle intercettazioni a strascico
Con la sentenza n. 51 del 2020, le sezioni unite penali della Corte di cassazione hanno dato risposta al quesito “se il divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali le intercettazioni siano state disposte, di cui all'art. 270 c.p.p., riguardi anche i reati non oggetto della intercettazione ab origine disposta e che, privi di collegamento strutturale, probatorio e finalistico con quelli invece già oggetto di essa, siano emersi dalle stesse operazioni di intercettazione”.
Guida in stato di ebbrezza … in attesa del nuovo Codice della Strada
In tema di guida in stato di ebbrezza, allorquando l'alcoltest risulti positivo, costituisce onere della pubblica accusa fornire la prova del regolare funzionamento dell'etilometro, della sua omologazione e della sua sottoposizione a revisione. Dopo le numerose novit&agrave; legislative recate in materia di circolazione stradale nel mese di dicembre 2018 (1) - tutte contenute nel &ldquo;Codice della Strada per l&rsquo;udienza&rdquo; - e la famosa sentenza n. 88 del 17/4/2019 della Corte costituzionale, che ha dichiarato la parziale illegittimit&agrave; dell&rsquo;art. 222 C.d.S (2), si ritiene di dare atto della recente sentenza n. 38618, depositata il 19/9/2019 dalla IV sezione penale, con cui la Suprema Corte ha ritenuto di modificare il proprio tradizionale orientamento. &nbsp;
Il D.L. n. 161/2019, imprevedibilmente comparso sulla Gazzetta ufficiale dell’ultimo dell’anno, ha sostanzialmente abrogato la “riforma Orlando” in materia di intercettazioni. E questo non può fare che piacere a chi, come me, non ha esitato a definire tale provvedimento la peggior legge, dopo le leggi razziali del 1938. Tuttavia, resta l’amara constatazione che le molteplici riforme che negli ultimi anni hanno riguardato la giustizia penale si sono caratterizzate per l’estrema incertezza e variabilità delle scelte politiche, evidente conseguenza della attuale instabilità politica. Assistiamo, infatti, a riforme e controriforme che stravolgono il sistema penale e processuale, talvolta a “leggi-bandiera”, come l’abolizione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, che serve soltanto a tranquillizzare l’elettorato ma anziché accelerare il corso del processo lo rendono infinito, talaltra a modifiche, anche profonde, degli istituti penali o processuali approntate con leggi delega, la cui attuazione è regolarmente rinviata, con differimenti e proroghe di efficacia normativa reiterate per anni. Così è successo per la riforma in materia di intercettazioni, ora rinviata per la quarta volta al 1° marzo 2020 e intanto “rattoppata” con un imprevedibile decreto-legge, che “sdogana” definitivamente il virus trojan e pone il pubblico ministero al centro delle decisioni, anziché riservare tale ruolo al giudice per le indagini preliminari, che per sua natura è l’organo garante della legittimità delle indagini preliminari e quindi dovrebbe essere anche il “giudice delle intercettazioni”.
È responsabile il medico che non ha prescritto il test antirosolia e la donna poi deve abortire?
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado ad un medico, cui era stato addebitato il reato di cui all’art. 593-bis c.p. per aver colposamente provocato l’interruzione della gravidanza di una sua paziente, la Corte di Cassazione (sentenza 20 dicembre 2019, n. 51479) – nell’accogliere la tesi della difesa secondo cui non sarebbe stato certo il nesso causale tra la condotta omissiva dell'imputato e l'evento abortivo - ha diversamente ribadito che compito del giudice di merito è quello di indicare le ragioni per le quali - avuto riguardo ai dati fattuali emersi nel dibattimento - si attribuisca alla condotta colposa del medico (nella specie, la mancata prescrizione del test antirosolia) una significativa incidenza sulla scelta abortiva, tale da far ritenere la sussistenza del nesso causale tra omissione e l'aborto medesimo.
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui la Corte d’appello aveva dichiarato la sussistenza delle condizioni per l'estradizione allo Stato della Georgia di un cittadino georgiano, ricercato per essere sottoposto a procedimento penale per i reati di maltrattamenti in famiglia, trattamento illecito di dati personali, nonchè per l'esecuzione di una sentenza di condanna definitiva per il reato di rapina e sequestro di persona, tutti asseritamente commessi ai danni della propria ex moglie, Procuratore della Repubblica presso la città georgiana di Tblisi, la Corte di Cassazione (sentenza 12 dicembre 2019, n. 50419) – nell’accogliere la tesi della difesa, secondo cui la richiesta di consegna era strumentale e legata a motivi persecutori politici e alle ritorsioni della ex moglie dell’estradando, personaggio influente e sospetto - ha invece rilevato che, risultando da fonti internazionali particolarmente qualificate le gravi carenze che hanno afflitto il sistema giudiziario dello Stato della Georgia, quanto ad imparzialità ed indipendenza, essendo state registrate interferenze di tipo politico, ove la prospettazione del rischio di un processo persecutorio è stata in qualche modo suffragata dall’interessato con elementi specifici ed idonei ad avvalorare la tesi difensiva, impone alla Corte d’appello, chiamata a valutare la richiesta di consegna estradizionale, un approfondito accertamento del c.d. fumus persecutionis, con obbligo di far ricorso alle informazioni od agli accertamenti previsti dall'art. 704 c.p.p., comma 2.
Quando la casa è pericolante, non sempre ne risponde l’amministratore di condominio
In tema di omissione di lavori in costruzioni che minacciano rovina negli edifici condominiali, nel caso di mancata formazione della volontà assembleare e di omesso stanziamento di fondi necessari per porre rimedio al degrado che dà luogo al pericolo non può ipotizzarsi la responsabilità per il reato di cui all'art. 677 c.p. a carico dell'amministratore del condominio per non aver attuato interventi che non erano in suo materiale potere, ricadendo in siffatta situazione su ogni singolo proprietario l'obbligo giuridico di rimuovere la situazione pericolosa, indipendentemente dall'attribuibilità al medesimo dell'origine della stessa (Cassazione penale, sezione I, 12 dicembre 2019, n. 50366).
Conversione delle pene pecuniarie: disciplina costituzionalmente legittima ma troppo farraginosa
La Corte costituzionale, con sentenza n. 279 del 20 dicembre 2019, invita il legislatore a rendere più efficiente la disciplina prevista per la conversione della pena pecuniaria, per far sì che essa possa effettivamente costituire un’alternativa credibile rispetto alle pene privative della libertà.
Bomba carta al derby di calcio: punibile chi ha incitato l’hooligan a lanciare l’ordigno
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado ad un tifoso, per aver lanciato, con conseguente deflagrazione, una bomba carta nel contesto di un incontro calcistico di grande rilevanza, quale il derby tra il Torino e la Juventus, all'interno dello stadio, la Corte di Cassazione (sentenza 12 dicembre 2019, n. 50340) – nel respingere la tesi della difesa secondo cui erroneamente i giudici di merito avrebbero provveduto alla individuazione della condotta di compartecipazione e del contributo della stessa alla consumazione del reato - ha invece ribadito che la presenza fisica allo svolgimento dei fatti integra un'ipotesi di concorso morale penalmente rilevante non allorquando si mantenga in termini di mera passività o connivenza, bensì qualora si attui in modo da realizzare un rafforzamento del proposito dell'autore materiale del reato e da agevolare la sua opera, sempre che il concorrente si sia rappresentato l'evento del reato ed abbia partecipato ad esso esprimendo una volontà criminosa uguale a quella dell'autore materiale.
L’evoluzione giurisprudenziale del reato di pornografia minorile
Di seguito l'articolo del dott. Giordano, pubblicato su Diritto Penale e Processo n. 12/2019, Ipsoa, Milano. Il reato di &ldquo;pornografia minorile&rdquo; punisce condotte diverse, accomunate dalla strumentalizzazione sessuale del minore, di cui &egrave; tutelata l&rsquo;immagine, la dignit&agrave; e l&rsquo;equilibrato sviluppo psico-fisico. Per evitare di trattare con eccessivo rigore la produzione di materiale pornografico mediante l&rsquo;utilizzazione di minori, ai fini della configurabilit&agrave; del delitto previsto dall&rsquo;art. 600 ter c.p., la giurisprudenza riteneva necessario il presupposto del pericolo di diffusione delle immagini o dei video, ravvisando, in mancanza, il reato di mera detenzione di tale materiale. Di recente, la Suprema Corte ha preso atto dell&rsquo;evoluzione tecnologica, reputando il requisito richiesto del tutto anacronistico, perch&eacute; insito nell&rsquo;uso di smartphone, tablet e computer dotati di fotocamera, che rendono agevole il collegamento alla rete internet, facendo diventare potenzialmente diffusiva qualsiasi produzione di immagini o di video.
Espulso, per 8 anni non vede la madre: misura legittima se il vincolo con la famiglia non è solido
Pronunciandosi su un caso “russo” in cui si discuteva della legittimità della decisione delle autorità giudiziarie di disporre l’espulsione di un cittadino polacco, di madre russa, con divieto di far rientro in Russia per la durata di otto anni, in quanto ritenuto pericoloso per l’ordine e la sicurezza pubblica, avendo riportato una condanna per il reato di lesioni personali volontarie, la Corte di Strasburgo ha escluso, sebbene a maggioranza (4 voti a 3), che il provvedimento avesse violato l’art. 8 della Convenzione EDU. La Corte (sentenza 17 dicembre 2019 n. 2967/12) ha rilevato in particolare che il divieto di rientro per una durata così lunga era giustificato dalla gravità del reato commesso, nè trovava ostacoli nel fatto che l’espulso avesse la propria madre in Russia e che pertanto per un periodo così lungo non avrebbe potuto vederla, in quanto non si trattava di un minore ma di un adulto maggiorenne (all’epoca dell’espulsione trentunenne), non rilevando il fatto che egli fosse cresciuto in Russia e lì avesse studiato a lungo. I legami con la famiglia di origine, nella specie con la madre, non potevano infatti ritenersi così “forti” da potersi ritenere violato il diritto alla vita familiare di cui all’art. 8 della Convenzione EDU. Le autorità giudiziarie, del resto, avevano valutato tutti gli aspetti e, per la Corte EDU, avevano assicurato il giusto equilibrio tra i contrapposti interessi in gioco.
Se dalla rissa non derivano lesioni il fatto del minorenne può essere irrilevante
La sentenza del Tribunale per i minorenni di Caltanissetta del 28 ottobre 2019 n. 78, tratta della fattispecie incriminatrice della rissa e dedica spazio all’istituto della irrilevanza del fatto di cui all’art. 27 D.P.R. 488/1988, limitandone l’ambito oggettivo all’ipotesi di cui al primo comma, nel caso di mancata derivazione causale di lesioni o morte, contestualmente ampliandone alla fase dibattimentale l’applicabilità processuale.
Alcoltest su paziente in codice rosso: sempre necessario l’avviso per l’assistenza del difensore
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza di assoluzione con cui la Corte d’appello aveva mandato esente da responsabilità il conducente di un’autovettura, giunto presso l'ospedale in 'codice rosso' a seguito di incidente con politraumi, accusato del reato di guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti, ritenendo che il prelievo ematico per la verifica dell'assunzione di alcol e droga, non rientrasse in un protocollo medico, ma fosse conseguente all'impulso della polizia giudiziaria che ne aveva fatto richiesta, la Corte di Cassazione (sentenza 10 dicembre 2019, n. 49898) – nel disattendere la tesi del PM che aveva proposto ricorso contro la sentenza assolutoria, secondo cui, diversamente, l'imputato era stato sottoposto ad esami strumentali e prelievi nell'ambito di protocolli sanitari e non su richiesta esclusiva della polizia giudiziaria - ha invece ribadito che, correttamente, era stata affermata l'inutilizzabilità degli esami svolti presso il nosocomio, ove l'imputato era stato condotto subito dopo il sinistro stradale, non essendo stato dato il dovuto avviso di farsi assistere da un difensore.
Una sanzione pecuniaria può essere inflitta a un’entità sprovvista di personalità giuridica?
Una sanzione pecuniaria irrogata in uno Stato Ue può essere eseguita in un altro Stato Ue quando tale sanzione riguardi un’entità che non dispone, in questo secondo Stato, di personalità giuridica? L’Avvocato generale Prit Pikamae ritiene di sì e, nelle conclusioni del 12 novembre 2019 (causa C‑183/18), afferma che una decisione che infligge una sanzione pecuniaria debba essere eseguita nei confronti di una persona giuridica nello Stato membro di esecuzione anche se le disposizioni nazionali di attuazione della decisione quadro 2005/214/GAI non prevedono tale possibilità. A parere dell’AG, ricadrebbe nella nozione di persona giuridica anche un’entità sprovvista di personalità giuridica, a condizione che essa costituisca un’unità organizzativa con un’entità dotata di personalità giuridica.
D.L. intercettazioni in G.U.: rinviata al 1° marzo 2020 l'entrata in vigore della riforma
Molte le novità contenute nel decreto-legge 30 dicembre 2019 n. 161, recante “Modifiche urgenti alla disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni” (pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 31 dicembre 2019, n. 305).
Nuova legittima difesa: occorre accertare rigorosamente l’esistenza del “grave turbamento”
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado ad un uomo, condannato per il reato di omicidio colposo, riconosciuto l’eccesso colposo di legittima difesa, avendo sparato ad una persona, uccidendola, che aveva tentato di introdursi all’interno della sua abitazione per commettere un furto, la Corte di Cassazione (sentenza 10 dicembre 2019, n. 49883) – nell’accogliere la tesi della difesa secondo cui la condotta tenuta rientrava nel nuovo art. 55 c.p., stante l'accertato stato di "grave turbamento" in cui si era trovato l'imputato in conseguenza della situazione di pericolo in atto – ha precisato che ai fini del giudizio sulla causa di non punibilità di cui all'art. 55, co. 2, c.p. come introdotto dalla legge n. 36 del 2019, non è sufficiente il generico riferimento alla situazione di “significativo turbamento” in cui il reo ha agito, occorrendo invece accertare la situazione di “grave turbamento” cui si riferisce la norma codicistica.
Graffia con la chiave il cofano di una macchina: giusta la condanna per danneggiamento
In tema di reati contro il patrimonio, &egrave; qualificabile come danneggiamento lo sfregio, mediante uso di una chiave, della carrozzeria di un'autovettura, siccome costituente non una semplice alterazione estetica, facilmente rimuovibile con una ripulitura, ma una lesione non temporanea o superficiale dell'integrità del veicolo, in quanto idonea a diminuire immediatamente la protezione del medesimo dai fenomeni atmosferici e di ossidazione (Cassazione penale, sezione II, sentenza 29 novembre 2019, n. 48615).
Tolleranza e favoreggiamento della prostituzione: nessuna violazione dei precetti costituzionali
La Corte costituzionale, con la sentenza del 20 dicembre 2019 n. 278, ribadisce le argomentazioni recentemente sviluppate con la sentenza n. 141 del 2019, affermando la legittimità dell’incriminazione di condotte espressione della medesima strategia d’intervento alla base della legge n. 75 del 1958.
Truffa mediante accredito su carta Postepay: quando si consuma il reato?
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza della Corte d’appello che aveva confermato quella di primo grado, che aveva condannato un uomo per il reato di truffa commessa facendosi accreditare su una carta di pagamento Postepay una somma di denaro a fronte della vendita di un oggetto sul sito di e-commerce “E-bay”, mai consegnato all’acquirente, la Corte di Cassazione (sentenza 4 dicembre 2019, n. 49195) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui era stato commesso un errore nell’individuazione del giudice territorialmente competente a causa della errata individuazione del momento di consumazione del reato - ha invece ribadito che quando il profitto è conseguito mediante accredito su carta di pagamento ricaricabile, il tempo e il luogo di consumazione del reato sono quelli in cui la persona offesa ha proceduto al versamento del denaro sulla carta, poichè tale operazione ha realizzato contestualmente sia l'effettivo conseguimento del bene da parte dell'agente, che ottiene l'immediata disponibilità della somma versata, e non un mero diritto di credito, sia la definitiva perdita dello stesso bene da parte della vittima.
L’omicidio stradale: le principali e più recenti sentenze della Cassazione
Il reato di omicidio stradale, previsto dall’art. 589-bis c.p., esaminato attraverso le principali sentenze dalla Cassazione penale nei suoi profili generali, con riguardo all’aggravante dell’alterazione da abuso di alcool e di droghe, al mancato richiamo alla c.d. colpa generica, alla rilevanza delle circostanze e all’obbligo di arresto in flagranza.
Mago si fa dare ventimila euro per togliere la “fattura” all’innamorato: è truffa
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza della Corte d’appello che aveva confermato quella di primo grado, che aveva condannato un uomo per il reato di truffa aggravata in quanto commessa ingenerando il timore di un pericolo immaginario, la Corte di Cassazione (sentenza 5 dicembre 2019, n. 49519) – pur accogliendo l’eccezione di prescrizione del reato, ha tuttavia disatteso la tesi difensiva secondo cui il reato non poteva dirsi configurabile per la scarsa credibilità della “profezia” che avrebbe ingenerato il timore, considerata l’elevato grado di scolarizzazione della vittima - ha invece ribadito che integra il reato di truffa aggravata il comportamento di colui che, sfruttando la fama di mago, chiromante, occultista o guaritore, ingeneri nelle persone offese la convinzione dell'esistenza di gravi pericoli gravanti su di esse o sui loro familiari e, facendo loro credere di poter scongiurare i prospettati pericoli con i rituali magici da lui praticati, le induca in errore, così procurandosi l'ingiusto profitto consistente nell'incameramento delle somme di denaro elargitegli con correlativo danno per le medesime.
A chi ha solo il “foglio rosa” non può essere sospesa la patente di guida
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza di patteggiamento con cui il giudice, nell’applicare la pena per il reato di guida in stato di ebbrezza, aveva disposto anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, la Corte di Cassazione (sentenza 4 dicembre 2019, n. 49184) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui il Tribunale aveva illegalmente disposto la statuizione accessoria della sospensione della patente di guida per la durata di anni uno in quanto il soggetto era munito di foglio rosa e dunque non aveva ancora conseguito la patente - ha invece affermato che, dovendo essere considerata “tamquam non esset” la sanzione della sospensione della patente di guida nei confronti di soggetto il quale non l'abbia mai conseguita o al quale sia stata revocata, alla luce dell'assenza - anche in via meramente potenziale - di conseguenze dannose, deve escludersi l'esistenza di un interesse a ricorrere avverso l'irrogazione di una sanzione amministrativa non applicabile a suo carico.
Furto di bici non legata: niente aggravante se la fiducia nel prossimo è stata malriposta
La ratio sottesa all’applicazione dell’aggravante dell’esposizione della cosa alla pubblica fede è destinata a perdere pregnanza ogniqualvolta l’affidamento nel rispetto dell’altrui proprietà da parte di terzi appare “malriposto”, ovvero, quando non la destinazione, non la consuetudine né tantomeno la necessità, bensì solo la comodità e/o la trascuratezza nella vigilanza hanno determinato il maggior rischio di un’azione furtiva in danno dei propri beni (Tribunale di Spoleto, sentenza 26 novembre 2019, n. 579).
Lascia la carriola sul marciapiede mentre pota la siepe e causa un incidente: sono lesioni colpose
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza del giudice di pace che aveva assolto un imputato dal reato di lesioni personali colpose per aver lasciato incustodita una carriola sulla pubblica via, provocando un incidente, la Corte di Cassazione (sentenza 2 dicembre 2019, n. 48758) – nell’accogliere la tesi del PM e della difesa della parte civile, secondo cui erroneamente era stato interpretato l'art. 21 cod. strada, che si riferisce non solo ai lavori eseguiti “sulla” sede stradale, ma anche a quelli eseguiti “dalla” strada - ha invece affermato che l'art. 21 cod. strada, laddove stabilisce che chiunque esegue lavori o deposita materiali sulle aree destinate alla circolazione o alla sosta di veicoli e di pedoni deve adottare gli accorgimenti necessari per la sicurezza e la fluidità della circolazione e mantenerli in perfetta efficienza sia di giorno che di notte, si riferisce non solo ai lavori che abbiano ad oggetto la sede stradale, ma più in generale ai lavori che si svolgano sulla sede stradale, anche se riguardanti beni diversi, come, ad esempio, fabbricati che vi si affacciano.
Niente particolare tenuità a chi cerca di rubare soldi all’anziano amico presso cui è ospite
Il giudizio finale di particolare tenuità dell'offesa postula necessariamente la positiva valutazione di tutte le componenti richieste per l'integrazione della fattispecie, sicché i criteri indicati nel primo comma dell'art. 131-bis c.p. sono cumulativi quanto al giudizio finale circa la particolare tenuità dell'offesa ai fini del riconoscimento della causa di non punibilità, e alternativi quanto al diniego, nel senso che l'applicazione della causa di non punibilità in questione è preclusa dalla valutazione negativa anche di uno solo di essi (Cassazione penale, sezione V, 11 dicembre 2019, n. 50171).
Detenuta ai domiciliari resta dalla vicina per un malore oltre l’orario consentito: è evasione
Con la decisione n. 4470/2019, la Corte d’Appello di Roma (Terza Sezione Penale) ha confermato l’orientamento della giurisprudenza di legittimità in tema di integrazione del delitto di evasione: nel caso di specie, la Corte ha escluso la sussistenza della causa di giustificazione dello stato di necessità dedotto a propria difesa dall’imputata alla quale era stato contestato il volontario allontanamento dalla propria abitazione al di fuori delle fasce orarie autorizzate dallo misura della detenzione domiciliare concessa dal Tribunale di Sorveglianza di Roma.
È punibile il gestore del locale pubblico dove si consuma droga?
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado al gestore di un’associazione culturale, cui era stato contestato il reato di agevolazione dell'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, la Corte di Cassazione (sentenza 28 novembre 2019, n. 48556) – nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui un maggiore approfondimento degli elementi risultanti dal processo avrebbe evidenziato la mancanza dell'elemento soggettivo – ha invece affermato che la prova della consapevolezza soggettiva del reo, nel delitto di agevolazione dell'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 79, TU Stup.), non può essere tratta meccanicisticamente dalla consumazione collettiva di droga che avviene all'interno del locale gestito dal reo, ma presuppone la prova della sussistenza della volontà agevolatrice nell'uso della sostanza da parte degli avventori.
La sentenza costituzionale n. 141 del 2019, in materia di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione: il “caso” è davvero “chiuso”?
Di seguito l'articolo del Prof. Veronesi, pubblicato su Studium Iuris n. 11/2019, Cedam, Padova. Il contributo analizza gli argomenti utilizzati dalla Corte nella sua sentenza n. 141 del 2019, adottata in materia di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione, mettendone in luce le premesse, talune contraddizioni e i non pochi profili problematici. Si segnala altres&igrave; come la Corte, nella sua motivazione, prepari il terreno anche a nuovi interventi del legislatore, ben diversi &ndash; nei loro contenuti &ndash; da quanto sancito (e vietato) dalla disciplina vigente.
Pugni ai controllori sull’autobus per evitare la multa: è resistenza a pubblico ufficiale
La sentenza del Tribunale Vicenza del 16 aprile 2019 n. 491, si muove sinuosamente nel solco della consolidata giurisprudenza a mente della quale nella nozione di pubblico ufficiale ai sensi dell’art. 357 c.p. ed ai fini dell’operatività del modulo di incriminazione di cui all’art. 337 c.p. vi rientrano tutti quei soggetti che, pubblici dipendenti o semplici privati, quale che sia la loro posizione soggettiva, possono e debbono, nell'ambito di una potestà regolata dal diritto pubblico, formare e manifestare la volontà della pubblica amministrazione oppure esercitare, indipendentemente da formali investiture, poteri autoritativi, deliberativi o certificativi, disgiuntamente e non cumulativamente considerati. In altri termini, ciò che rileva è l’individuazione di poteri autoritativi e certificativi in capo al controllore dei titoli di viaggio, disciplinati da norme di diritto pubblico, a prescindere da investiture formali.
Nessuna giurisdizione per reati commessi da stranieri in Libia a danno di migranti giunti in Italia
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale del riesame aveva respinto la richiesta del PM di applicazione della misura cautelare in carcere nei confronti di un extracomunitario accusato dei delitti di sequestro di persona a scopo di estorsione pluriaggravato, tortura aggravata e violenza sessuale, commessi in territorio libico in danno di alcuni migranti giunti successivamente nel territorio italiano, la Corte di Cassazione (sentenza 27 novembre 2019, n. 48250) – nel disattendere la tesi del PM, secondo cui vi sarebbe il riconoscimento della giurisdizione italiana in ogni caso in cui sussista un rapporto di stretta connessione tra gli illeciti perpetrati interamente all'estero e quelli rispetto a cui possa legittimamente esplicarsi la pretesa punitiva dello Stato - ha invece ribadito che qualora vengano in considerazione fatti commessi interamente all'estero, seppure connessi ad altri che abbiano radicato la giurisdizione italiana, in assenza di un fondamento normativo idoneo a derogare al principio di territorialità, quali gli istituti del diritto di inseguimento e della presenza costruttiva, non può ritenersi giustificabile una tale espansione della potestà punitiva.
Straniero espulso prima della citazione a giudizio: sì alla pronuncia di improcedibilità
La Corte costituzionale, con sentenza n. 270/2019, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. l’art. 13, comma 3-quater, d.lgs. n. 286 del 1998 nella parte in cui non prevede che, nei casi di decreto di citazione diretta a giudizio, il giudice possa rilevare, anche d’ufficio, che l’espulsione dell’imputato straniero è stata eseguita prima che sia stato emesso il provvedimento che dispone il giudizio e che ricorrono tutte le condizioni per pronunciare sentenza di non luogo a procedere.
Diritto agli alimenti: la prova sulla sussistenza del bisogno è a carico del richiedente
La ricorrente non ha assolto l’onere probatorio circa la ricorrenza dei presupposti richiesti per riconoscimento dell’assegno alimentare, poichè la patologia diagnosticata, pur menomando gravemente la capacità di prestazione lavorativa specifica, non era tale da impedire lo svolgimento di attività lavorative e generiche, ad esempio nel settore delle pulizie domestiche. Lo ha stabilito la Cassazione civile, sez. I, sentenza 16 febbraio 2020, n. 770.
Sì all’ascolto indiretto del minore, anche in mancanza di espressa delega giudiziale
L’ascolto del minore può dirsi realizzato in quanto sostenuto dalla professionalità dell’esperto nominato che vi proceda, senza che l’incombente formale demandato dal giudice possa dirsi inosservato solo in quanto manchi nel conferimento dell’incarico un’espressa delega all’ascolto. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I sentenza 21 gennaio 2020, n. 1191.
L’abbandono della casa coniugale non giustifica l’addebito se è conseguenza della crisi
In tema di separazione dei coniugi, il volontario abbandono del domicilio familiare da parte di uno dei coniugi, costituendo violazione del dovere di convivenza, è di per sé sufficiente a giustificare l'addebito della separazione, a meno che non risulti provato che esso è stato determinato dal comportamento dell'altro coniuge o sia intervenuto in un momento in cui la prosecuzione della convivenza era già divenuta intollerabile ed in conseguenza di tale fatto. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, ordinanza 15 gennaio 2020, n. 648.
Revisione dell’assegno divorzile: il revirement giurisprudenziale non è “giustificato motivo”
La formula dei “giustificati motivi” ex art. 9 l. div. non essere estesa fino a ricomprendere anche una diversa interpretazione avallata dai diritto vivente giurisprudenziale, in quanto l’interpretazione costituisce una mera chiave di lettura dei dati di fatto rilevanti per il diritto, ma non li produce essa stessa né nel mondo fenomenico né quale fonte normativa. A stabilirlo è la Cassazione con sentenza 20 gennaio 2020, n. 1119
La mancanza di rapporti con il padre non é ostativa all’aggiunta del patronimico
Legittimamente viene disposta l'attribuzione al minore, in aggiunta al cognome della madre, di quello del padre, allorché il giudice del merito, da un lato, escluda la configurabilità di un qualsiasi pregiudizio derivante da siffatta modificazione accrescitiva del cognome, e, dall'altro lato, consideri che, non versando ancora nella fase adolescenziale o preadolescenziale, il minore, tuttora bambino, non abbia ancora acquisito con il matronimico, nella trama dei suoi rapporti personali e sociali, una definitiva e formata identità, in ipotesi suscettibile di sconsigliare l'aggiunta del patronimico. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, sentenza 16 gennaio 2020, n. 772.
Separazione, assegnazione della casa coniugale: le pertinenze seguono sempre la res principale?
Nel contesto dell'assegnazione, a uno degli ex coniugi, dell'immobile già destinato a casa coniugale, una volta ritenuta accertata la natura pertinenziale di ulteriori beni, è onere di chi contesta tale natura dimostrare la cessazione del vincolo pertinenziale onde evitare l'operare dell'automatismo previsto dal comma I dell'art. 818 c.c., secondo cui la pertinenza resta soggetta agli effetti degli atti e dei rapporti giuridici che riguardano la cosa principale. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 14 gennaio 2020, n. 510.
La moglie abbandona improvvisamente la casa familiare? Le va addebitata la separazione
E’ inammissibile, perché inteso ad una riedizione del giudizio di merito, il ricorso avverso la sentenza della Corte di Appello che ha confermato l’addebito della separazione alla moglie, allontanatasi in modo unilaterale e non temporaneo dalla casa familiare. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, sentenza 13 gennaio 2020, n. 509.
Vi è stato di abbandono quando entrambi i genitori sono detenuti
In tema di dichiarazione dello stato di adottabilità, lo stato detentivo di lunga durata dei genitori costituisce una causa di forza maggiore non transitoria che oggettivamente impedisce un adeguato svolgimento delle funzioni genitoriali, incidendo negativamente sul diritto del bambino di vivere in un contesto unito e sereno negli anni più delicati della sua crescita. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, sentenza 10 gennaio 2020, n. 319.
Il sempre maggior ricorso da parte dei minori ad Internet e a mezzi di comunicazione telematica, per quanto costituisca l’esercizio di un diritto costituzionalmente tutelato, li espone al pericolo di abusi da parte di terzi e rende concreto il rischio che essi stessi facciano di questi strumenti un utilizzo tale da ledere la sfera giuridica di altre persone. Per questo, secondo il Tribunale per i Minorenni di Caltanissetta, i genitori sono tenuti ad impartire ai propri figli un’educazione idonea ad assicurare un corretto uso di queste tecnologie e vigilare sulle concrete forme il cui detto uso finisce con l’esplicitarsi.
Elevato costo della vita nella città di residenza: sì alla riduzione dell’assegno divorzile
Nei procedimenti di separazione e divorzio, gli elementi di fatto che possono incidere sull'attribuzione e determinazione degli obblighi economici, ove verificatisi successivamente alla decisione di primo grado, devono essere presi in esame nel corso del giudizio di appello. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, sentenza 9 gennaio 2020, n. 174.
Affido di minori: nella scelta è da privilegiarsi il legame parentale
Con sentenza della Sezione unica civile del Tribunale di Como del 5 giugno 2019, in una delicata controversia di separazione personale tra coniugi, in tema di affidamento dei figli minori, si &egrave; affermato il principio secondo cui, in caso di riscontrata inidoneit&agrave; del genitori, per assenza o disinteresse prolungato ovvero per un comportamento massivamente delegatorio delle funzioni genitoriali, pur in assenza delle condizioni di decadenza di cui all&rsquo;art. 330 c.c., l&rsquo;affido a familiari, in particolare alla zia paterna, rientra tra le facolt&agrave;, rimessa al potere discrezionale del giudice, gi&agrave; prevista dallo art. 155 6. co c.c., norma non venuta meno a seguito delle novelle 54/2006 e 219/2012 stante la riserva generale di cui all&rsquo;art. 337 ter cc e art. 6 8.co L 898/70 (sul punto, Cass civ., Sez. 1, n. 24996 del 10/12/2010 con riferimento al caso di minore affidato ai nonni materni). La scelta verso i parenti, piuttosto che altri terzi soggetti va ritenuta privilegiata anche alla luce della legge n. 183 del 1984, che prevede un regime di favor nei confronti dei parenti (fino al quarto grado) che accolgono i minori nel loro ambito domestico, di fatto legittimi affidatari dei minori loro congiunti senza limiti di tempo. Nel caso di specie, era stato accertato un comportamento gravemente dismissivo della madre, rimasta contumace nel giudizio, che aveva sottratto il figlio minore per lungo tempo portandolo con s&eacute; all&rsquo;estero e, rientrata in Italia, aveva abbandonato il domicilio coniugale. Al contempo, il padre aveva operato una massiva delega delle proprie funzioni genitoriali in favore della zia, cui aveva stabilmente affidato l&rsquo;educazione e la cura del minore e le relative responsabilit&agrave;.
I diritti del coniuge italiano nella successione del testatore straniero
Si profilano le seguenti questioni di massima di particolare rilevanza: a) se la qualificazione degli istituti e delle materie, ai fini dell'individuazione delle norme sostanziali applicabili, debba operarsi in base all'inquadramento effettuato dall'ordinamento straniero o in base alle norme e alle qualificazioni della lex fori; b) se l'operatività del rinvio ex art. 13, co. 1, l. n. 218/1995, sia escluso allorquando la legge straniera richiamata sia in contrasto con il principio di universalità e unitarietà della successione; c) qualora debba tenersi conto delle norme di rinvio contenute nella legge straniera e queste ultime contemplino il sistema della scissione, se, in quali limiti e con quali modalità, detto rinvio investa anche la validità ed efficacia del titolo successorio, e se quindi possa operare relativamente a taluni soltanto dei cespiti inclusi nell'asse; d) se invece il rinvio alla lex rei sitae, oggetto della norma straniera richiamata, comporti unicamente l'applicabilità delle norme concernenti le modalità di acquisto dei beni ereditari. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, ordinanza 3 gennaio 202, n. 18.
Madre pregiudica il rapporto del figlio con l’ex marito: sì al risarcimento
In materia di affidamento dei figli, tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali del figlio con l'altro genitore, al di là di egoistiche considerazioni di rivalsa su quest'ultimo. Lo ha stabilito il Tribunale di Cosenza, sez. II, decreto 7 novembre 2019, n. 549.
Testamento: giudizio ordinario e giudizio monitorio, quando opera la sospensione ex art. 295 c.p.c.
Al fine di disporre la sospensione del processo, ex art. 295 c.p.c., occorre che tra le due cause, ambedue vertenti in ambito testamentario, intercorra un nesso di pregiudizialità non in senso logico ma tecnico-giuridico, poiché la sospensione è preordinata ad impedire la formazione di giudicati contrastanti. Siffatta condizione ricorre unicamente in presenza di una relazione tra rapporti giuridici sostanziali distinti ed autonomi, uno dei quali (pregiudiziale) deve integrare la fattispecie dell’altro (dipendente), in modo tale che la decisione sul primo si rifletta inevitabilmente, condizionandola, su quella del secondo. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 17 dicembre 2019, n. 33303.
Annullamento del testamento: litisconsorzio necessario
Nelle cause aventi ad oggetto l’impugnazione del testamento sono parti necessarie, oltre le persone istituite eredi, anche coloro che succederebbero ex lege, ove l’atto di ultima volontà fosse riconosciuto invalido, tenuto conto della unitarietà inscindibile del rapporto dedotto in giudizio, che non potrebbe rimanere contemporaneamente regolato per alcuni dal testamento e per altri dalla legge. Principio affermato da Cass. n. 33302 del 2019.
Ricorso per la revoca dell’assegno divorzile: senza procura speciale l’avvocato deve pagare le spese
La Cassazione, con ordinanza n. 32004 del 9 dicembre 2019, ha statuito che, se l'avvocato ricorre per cassazione senza essere munito di una valida procura speciale, assume la posizione di parte e a seguito della declaratoria di inammissibilità del ricorso, in quanto unico soccombente, dovrà essere condannato al pagamento delle spese di giudizio.
Dichiarazione di paternità: ammessa la consulenza tecnica delegata ad un terzo
In un ricorso avente ad oggetto la dichiarazione di paternità la Corte di Cassazione ha ritenuto di dover disporre l’integrazione del contraddittorio, in favore di una delle parti presenti nei gradi precedenti di giudizio, in quanto sussiste un litisconsorzio necessario processuale, considerato che la presenza delle stesse parti deve essere necessariamente persistente in ogni sede di impugnazione al fine di evitare contrasto di giudicato. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 12 dicembre 2019, n. 32677.
Quando non si contesta la qualità di erede ma la titolarità del credito asseritamente ereditato
Sebbene la denuncia di successione sia in astratto idonea a dimostrare la volontà di accettare l’eredità, nel caso ove non risulta in discussione la posizione ereditaria bensì la titolarità del credito oggetto della controversia che si assume di aver ereditato, risulta indispensabile, in presenza di una specifica contestazione, che il testamento sia prodotto al fine di dimostrare la pretesa vantata. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. III, ordinanza 13 dicembre 2019, 32798.
Danno da mancato riconoscimento: oltre 16.000 euro al figlio per i 18 anni di vuoto affettivo
Il risarcimento del danno subito dal figlio in conseguenza del mancato riconoscimento del padre deve essere parametrato ad un arco temporale in cui pu&ograve;, plausibilmente e secondo l&rsquo;id quod plerumque accidit, essersi in concreto avvertito il vuoto affettivo-consolatorio dovuto alla mancanza del padre, cio&egrave; verosimilmente fino alla maggiore et&agrave;. Lo stabilisce il Tribunale Vicenza, 24 Ottobre 2019.
Per dimostrare la titolarità del credito caduto in successione occorre il testamento olografo
Sebbene la denuncia di successione sia in astratto idonea a dimostrare la volontà di accettare l’eredità (essendo incontestata la sua qualità di figlio del de cuius), è indispensabile, a fronte di una specifica contestazione e onde dimostrate la titolarità del credito caduto in successione, produrre il testamento olografo. Lo stabilisce la Cassazione civile, ordinanza 13 dicembre 2019, n. 32798.
Decadenza dalla responsabilità genitoriale: la Corte di Cassazione precisa i contenuti dell’accertamento
Va confermata la decadenza della responsabilità genitoriale in capo a colui sul quale è stata riscontrata l’incapacità di occuparsi in modo responsabile del figlio, e di assicurare allo stesso un minimo di cure materiali, calore affettivo, aiuto psicologico, indispensabili per lo sviluppo e la formazione della sua personalità. Tale giudizio deve essere svolto tenendo conto del superiore interesse del minore, attraverso un apprezzamento di fatto ove risulti insita la verifica della irrealizzabilità, in concreto, del diritto del minore di crescere nell’ambito della propria famiglia di origine. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 11 dicembre 2019 n. 32413.
Sottrazione internazionale di minori: quando il rientro forzoso viene negato
Con l’ordinanza 18 ottobre 2019, n. 32411 la Corte di Cassazione, sez. I civile, ha dichiarato l’inammissibilità dei motivi del ricorso proposto. Le doglianze avverso il decreto del Tribunale dei Minorenni di Roma (il quale ha respinto la richiesta, effettuata dal padre, di ordine di rimpatrio in Giappone delle due figlie minorenni) si risolvono nella violazione e falsa applicazione delle norme in materia di sottrazione internazionale dei minori contenute nella Convenzione dell’Aja del 1980, resa esecutiva con Legge 64/1994.
La volontà della madre di prendersi cura del figlio non evita la dichiarazione di adottabilità
In tema di dichiarazione di adottabilità del minore, compito del servizio sociale incaricato non è solo quello di rilevare le insufficienze in atto del nucleo familiare ma, soprattutto, di concorrere con interventi di sostegno a rimuoverle, ove possibile, sicché ricorre la "situazione di abbandono" sia in caso di rifiuto ostinato a collaborare con i servizi predetti, sia qualora, a prescindere dagli intendimenti dei genitori, la vita da loro offerta al figlio sia inadeguata al suo normale sviluppo psico-fisico, cosicché la rescissione del legame familiare è l’unico strumento che possa evitargli un più grave pregiudizio ed assicurargli assistenza e stabilità affettiva. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 11 dicembre 2019, n. 32412.
La C.T.U. è “psicodiagnostica”? Prerogative e limiti dell’esperto
Di seguito l'articolo del Prof. Camerini, pubblicato su Famiglia e Diritto n. 12/2019, Ipsoa, Milano. Per lo psichiatra o lo psicologo quali clinici la ricerca della &ldquo;verit&agrave;&rdquo; dei fatti appare come qualcosa di libero, da farsi secondo il metodo e le teorie cui egli aderisce. Nel processo, per contro, la ricerca della &ldquo;verit&agrave;&rdquo; avviene conflittualmente, ossia nello scontro di interessi e di punti di vista delle parti, a ciascuna delle quali deve essere garantita la partecipazione alle varie attivit&agrave;, comprese la ricerca, l&rsquo;assunzione e la valutazione delle prove. Queste garanzie non assistono, invece, l&rsquo;attivit&agrave; investigativa del c.t.u. Cos&igrave;, stando alla lettera delle norme procedurali, la c.t.u. dovrebbe limitarsi all&rsquo;esame delle prove gi&agrave; acquisite e non andare alla ricerca di altre, n&eacute; assumerle, n&eacute; elaborare prescrizioni. Nelle c.t.u. in tema di separazione e affidamento non &egrave; necessario (anzi pu&ograve; risultare fuorviante) effettuare di default una valutazione sulla personalit&agrave; dei genitori. La valutazione delle capacit&agrave; genitoriali rappresenta un&rsquo;attivit&agrave; istruttoria non necessariamente collegata dalle caratteristiche di personalit&agrave; dei periziandi. &Egrave; auspicabile che gli espetti chiamati in prima persona nella consulenza (spesso anche di formazione differente) di rapportarsi tra loro seguendo una linea unitaria (e per quanto possibile uniforme sull&rsquo;intero territorio nazionale), nonch&eacute; alle parti, ai loro legali e in ultima analisi anche al giudice di meglio comprendere l&rsquo;ambito di indagine e gli obiettivi della consulenza stessa.
Successione: il possesso della qualità di “erede” attiene al merito del giudizio
Il possesso della qualità di erede, incidendo sulla titolarità del diritto fatto valere in giudizio, non sostanzia una questione di legittimazione in senso proprio, bensì attiene al merito ed è rilevabile d’ufficio dal giudice in tutto il corso del processo. Solo la legittimazione va verificata in base alla prospettazione della domanda, mentre l’appartenenza del diritto controverso riguarda la fondatezza della domanda. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 2 dicembre 2019, n. 31402.
E’ illegittimo l’assegno divorzile disposto in base al tenore di vita matrimoniale
Il riconoscimento dell'assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, richiede l'accertamento dell'inadeguatezza dei mezzi o comunque dell'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l'applicazione dei criteri di cui alla prima parte della norma i quali costituiscono il parametro di cui si deve tenere conto per la relativa attribuzione e determinazione, ed in particolare, alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all'età dell'avente diritto. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 11 dicembre 2019, n. 32398.
Adottabilità: stato di abbandono del minore e disponibilità dei parenti entro il quarto grado
Lo stato di abbandono del minore non può essere escluso in conseguenza della disponibilità a prendersi cura di loro, manifestata da parenti entro il quarto grado, ove non sussistano rapporti significativi pregressi tra gli stessi ed il bambino, e neppure possano individuarsi potenzialità di recupero dei rapporti, non traumatiche per il minore, in tempi compatibili con lo sviluppo equilibrato della loro personalità. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 4 dicembre 2019, n. 31672.
Gli accordi prematrimoniali nel disegno di legge governativo per la riforma del codice civile
Di seguito l'articolo del Prof. Amagliani, pubblicato su I Contratti n. 6/2019, Ipsoa, Milano. Il programma (forse troppo) ambizioso di revisione del codice in parte qua: accordi prematrimoniali o accordi preliminari alla vita familiare? Il tema degli accordi prematrimoniali, che ha da tempo destato l&rsquo;attenzione della dottrina e che di recente &egrave; stato evocato in occasione di una nota e discussa decisione delle Sezioni Unite, riceve ulteriori spunti di riflessione dal progetto di revisione del codice civile consegnato dall&rsquo;esecutivo al disegno di legge delega n. 1151, comunicato alla presidenza del Senato della Repubblica il 19 marzo 2019, il quale, per quel che qui interessa, si propone di &ldquo;consentire la stipulazione tra nubendi, tra coniugi, tra le parti di una programmata o costituita unione civile, di accordi intesi a regolare tra loro, nel rispetto delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell&rsquo;ordine pubblico e del buon costume, i rapporti personali e patrimoniali, anche in previsione dell&rsquo;eventuale crisi del rapporto, nonch&eacute; a stabilire i criteri per l&rsquo;indirizzo della vita familiare e l&rsquo;educazione dei figli&rdquo;.
Delibazione sentenza di nullità del matrimonio: sì, se la moglie sapeva che l’ex non voleva figli
La sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio religioso per esclusione da parte di un coniuge di uno dei "bona" matrimoniali, quale quello relativo alla prole, non impedisce il riconoscimento dell'esecutività della sentenza ecclesiastica, quando quella esclusione, ancorché unilaterale, sia stata portata a conoscenza dell'altro coniuge prima della celebrazione del matrimonio, o, comunque, questi ne abbia preso atto, ovvero quando vi siano stati concreti elementi rivelatori di tale atteggiamento psichico non percepiti dall'altro coniuge solo per sua colpa grave. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 9 dicembre 2019, n. 32027.
Successione: la figlia, che succede al padre, può chiedere la restituzione dell’immobile in cui vive l’ex compagna
Nell’ipotesi ove la convivente del proprio padre detenga un immobile di proprietà dello stesso padre, la figlia che gli succede mortis causa ha diritto a ottenere dalla compagna del padre la restituzione del bene, previo preavviso, nella specie quantificato in mesi sei. Lo stabilisce la Cassazione, sez. II, ordinanza 26 novembre 2019, n. 30832.
Assegno di divorzio: dipende dalle scelte di vita dei due ex coniugi durante il matrimonio
Per determinare il quantum dell’assegno di divorzio, il giudice deve condurre una valutazione comparativa e composita delle situazioni economico-patrimoniali dei due ex coniugi, che tenga in debita considerazione le cause che hanno originato l’eventuale disparità di potere economico tra questi ultimi. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI, sentenza 2 dicembre 2019, n. 31359.
La morte del coniuge separato estingue il giudizio di divorzio
Nel giudizio di divorzio, la sopravvenuta morte del coniuge determina la cessazione della materia del contendere, con riferimento al rapporto di coniugio e a tutti i profili economici connessi: onde l’evento della morte sortisce l’effetto di travolgere ogni pronuncia in precedenza emessa e ancora non passata in giudicato, assumendo esso rilevanza in relazione alla specifica res litigiosa. A confermarlo è la Cassazione con ordinanza 2 dicembre 2019, n. 31358.
Il tradimento non è sufficiente a fondare la prova della mancanza di affectio coniugalis
Con l’ordinanza 5 febbraio – 26 novembre 2019, n. 30900, la Corte di Cassazione, sez. VI civile, Presidente, dott. Genovese, Giudice Relatore, dott. Bisogni, ha dichiarato l’infondatezza del ricorso proposto. Le doglianze avverso la sentenza della Corte d’Appello di Perugia, la quale ha respinto la domanda di delibazione della sentenza ecclesiastica di annullamento del matrimonio, si risolvono nell’errata interpretazione e qualificazione della convivenza, essendo la stessa, secondo il ricorrente, null’altro se non l’esplicazione di un matrimonio meramente formale, privo del suo distintivo carattere coniugale. La Corte di Cassazione, dopo aver richiamato la giurisprudenza costituzionale formatasi sul punto, ha stabilito che la convivenza come coniugi, ove protrattasi per almeno tre anni, integra una situazione giuridica di ordine pubblico italiano, come tale ostativa alla dichiarazione di efficacia della sentenza ecclesiastica di nullità. Inoltre, aggiunge la Suprema Corte, il dato pacifico della convivenza continuativa non può essere messo in discussione deducendo una non adesione affettiva al rapporto di convivenza: invero, affinché la mancanza di affectio coniugalis sia rilevante, occorre una ricognizione comune e una esteriorizzazione della esclusione del carattere coniugale della convivenza.
L’assegno divorzile spetta anche se la ex moglie ha rifiutato nuove offerte di lavoro
L’assegno divorzile spetta anche se la ex moglie ha rifiutato nuove offerte di lavoro. Al fine di stabilire la doverosità dell’assegno divorzile non è dirimente che la ex moglie sia bilingue ed abbia ricevuto offerte di lavoro. Lo ha stabilito la Cassazione civile, sez. VI - 1, ordinanza 25 novembre 2019, n. 30638.
In Italia milioni di famiglie convivono con un animale da compagnia e sono sempre più frequenti i casi in cui, nel momento della crisi della coppia, cani e gatti (ma a volte anche conigli, furetti, pesci, tartarughe, pappagalli) diventano oggetto del contendere nei Tribunali per stabilire a chi debbano essere definitivamente affidati o per regolamentare la loro gestione ed il loro mantenimento.
Di seguito l'articolo del Prof. Sesta, pubblicato su Famiglia e Diritto n. 11/2019, Ipsoa, Milano. L&rsquo;Autore, ponendosi alla ricerca di una comune linea di tendenza in Europa che contrassegni l&rsquo;evoluzione dei rapporti familiari e del diritto di famiglia, osserva che negli ultimi decenni si &egrave; verificato un passaggio dalla preminente rilevanza giuridica del matrimonio, che in tutti gli ordinamenti europei stava alla base dei rapporti familiari, a quella dei legami di filiazione, oggi contrassegnati da una autonoma stabilit&agrave; giuridica: &egrave; proprio la fermezza del vincolo di filiazione e il comune esercizio della responsabilit&agrave; genitoriale, che reca riconoscibilit&agrave; e identit&agrave; alla famiglia contemporanea.
Mamma troppo permissiva e distante emotivamente: il minore viene stabilito presso il padre
In tema di affidamento dei figli minori il giudizio prognostico che il giudice, nell'esclusivo interesse morale e materiale della prole, deve operare, circa le capacità dei genitori di crescere ed educare il figlio, va formulato tenendo conto, in base ad elementi concreti, delle modalità con cui i genitori hanno precedentemente svolto i propri compiti, nonché della personalità del genitore stesso. Lo ha ribadito la Cassazione con ordinanza n. 30191 del 2019.
Successione: il figlio può escludere gli eredi dal conto corrente in comune con la madre?
Il figlio della de cuius preleva interamente il denaro e chiude il conto corrente bancario cointestato con la madre. Lo stesso figlio può escludere da tali risorse gli ulteriori eredi, affermando di averle impiegate per le spese funerarie, che risultano comunque pro quota tra tutti gli eredi? Il collegio della VI Sezione Civile della Corte di Cassazione, con l’Ordinanza Interlocutoria n. 30213, depositata il 20 novembre 2019, ha rinviato la questione alla II Sezione civile dello stesso giudice di legittimità, per la discussione in pubblica udienza. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI, ordinanza Interlocutoria 20 novembre 2019, n. 30213.
L’irreperibilità del padre separando può fondare l’affido esclusivo del figlio alla madre
Con sentenza n. 833 del 29 ottobre 2019 la Sezione unica civile del Tribunale di Rimini, nel giudizio di separazione personale tra coniugi, svoltosi in contumacia del genitore convenuto, ha accolto la domanda di affidamento esclusivo dei figli minori alla madre, con domiciliazione presso la stessa, sul presupposto del disinteresse e della irreperibilità del padre, dichiarato contumace nel giudizio di separazione. Nel confermare le disposizioni provvisorie ed urgenti adottate dal Presidente in tema di affidamento, inoltre, il Collegio ha regolamentato il diritto di visita del padre, con le cautele della presenza della madre e previo accordo con la stessa, in diretta corrispondenza con le esigenze del minore, e determinato la misura dell’assegno mensile a carico del coniuge non affidatario a titolo di contributo al mantenimento del figlio. La decisione in esame ribadisce l’orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui, nel valutare l’opportunità dell’affidamento esclusivo dei minori, il giudice della separazione deve attenersi al criterio fondamentale dell'esclusivo interesse morale a materiale della prole, previsto (in passato dall'art. 155 c.c. ed oggi) dall'art. 337 quater c.c., il quale, imponendo di privilegiare la soluzione che appaia più idonea a ridurre al massimo i danni derivanti dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il migliore sviluppo della personalità del minore, richiede un giudizio prognostico circa la capacità del singolo genitore di crescere ed educare il figlio, da esprimersi sulla base di elementi concreti attinenti alle modalità con cui ciascuno in passato ha svolto il proprio ruolo, con particolare riguardo alla capacità di relazione affettiva, nonché mediante l'apprezzamento della personalità del genitore. Nel caso di specie il Tribunale di Rimini ha valorizzato l’elemento della irreperibilità da lungo tempo del padre del minore – per tale motivo dichiarato contumace dal giudice della separazione – segno di completo disinteresse per lo stesso e di una palese inidoneità educativa. Le citate circostanze costituiscono emergenze probatorie che escludono la sussistenza di un minimo legame relazionale con il figlio e le condizioni di capacità di accudirlo nella quotidianità. Oltre all’affidamento in via esclusiva alla madre del minore, il Tribunale ha assegnato alla stessa la cosa coniugale, perché continui ad occuparla con il figlio, regolamentato il diritto di visita del padre, imponendo la presenza della moglie separata agli incontri con il minore, e, soprattutto, in via d’ufficio imposto a carico del marito contumace un assegno mensile a titolo di contributo al mantenimento del figlio.
Va ridotto il mantenimento al figlio trentaduenne e laureato
La cessazione dell'obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti deve essere fondata su un accertamento di fatto che abbia riguardo all'et&agrave;, all'effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, all'impegno rivolto verso la ricerca di un'occupazione lavorativa nonch&eacute;, in particolare, alla complessiva condotta personale tenuta, dal raggiungimento della maggiore et&agrave;, da parte dell'avente diritto. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 21 novembre 2019, n. 30491.
Bambino adottato negli U.S.A. da genitori dello stesso sesso: questione rimessa alle S.U.
Le Sezioni unite sono state interpellate in ordine a una vicenda in cui è stato richiesto il riconoscimento della sentenza statunitense sull’adozione legittimante di un bambino, da parte di due persone dello stesso sesso. Al contempo si dovrà decidere se il sindacato del giudice italiano debba estendersi pure alla fase della valutazione straniera sullo stato di adottabilità. In dettaglio, la I sezione civile della Corte di Cassazione, con l’Ordinanza interlocutoria n. 29071, depositata l’11 novembre, ha evidenziato la questione, rimettendola al massimo consesso, se la Carta Costituzionale, unitamente alla legge n. 183 del 1984 (in tema di adozione ed affidamento dei minori) e alla legge n. 76 del 2016 (cd. Cirinnà, sulla regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso), ed oltre al principio dell’ordine pubblico, contrastino con l’efficacia del provvedimento statunitense che ha consentito a due partner omosessuali l’adozione legittimante.
Spese straordinarie per il mantenimento dei figli: l’elenco completo
Mentre per quanto riguarda il problema contributo al mantenimento dei figli non si registrano in tempi recenti novità di rilievo – a eccezione dell’ampia discussione destata dai disegni di legge presentati nel corso della corrente legislatura in tema di collocamento paritetico e di eliminazione del contributo economico – le questioni relative alla qualificazione e quantificazione delle spese straordinarie hanno avuto ultimamente uno sviluppo notevole, per cui oggi l’operatore dispone di strumenti efficaci e quasi “automatici” che hanno ridimensionato notevolmente la conflittualità sul punto.
Vi è litisconsorzio necessario tra tutti i soggetti indicati nel testamento
I soggetti menzionati nel testamento sono litisconsorti necessari per il solo fatto di essere stati contemplati nella scheda, a prescindere dalla loro qualità di eredi o legatari e a prescindere dalla loro concorrente qualità di potenziali successibili ex lege. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-2, sentenza 18 novembre 2019, n. 29826.
Successione: l’azione di riduzione nel contesto della donazione simulata
Il legittimario pretermesso non è chiamato alla successione per il solo fatto della morte del de cuius, potendo acquistare i suoi diritti solo dopo l’esperimento delle azioni di riduzione o di annullamento del testamento. Per l’effetto, la condizione della preventiva accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, ex art. 564 c.c., I comma, per l’esercizio dell’azione di riduzione, opera soltanto per il legittimario che abbia al contempo tempo la qualità di erede, e non anche per il legittimario totalmente pretermesso dal testatore. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 19 novembre 2019, n. 30079.
Il ricorso alla dichiarazione di adottabilità costituisce una soluzione estrema
Lo stato di abbandono che giustifica la dichiarazione di adottabilità ricorre quando i genitori non sono in grado di assicurare al minore quel minimo di cure materiali, calore affettivo, aiuto psicologico indispensabili per lo sviluppo e la formazione della sua personalità e quando detta situazione non sia dovuta a forza maggiore di carattere transitorio, ma sia, per la sua durata e caratteristiche, tale da pregiudicare il corretto sviluppo psicofisico del minore. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 31 ottobre 2019, n. 28207.
Donna giovane che si licenzia, non ha diritto all’assegno di divorzio
Se la beneficiaria dell’assegno divorzile è ancora in giovane età ed ha dimostrato di avere piena capacità lavorativa, il mantenimento da parte dell’ex coniuge non sussiste perché, semmai esistente uno stato di bisogno, esso è stato causato da una precisa volontà della ex moglie che ben avrebbe potuto continuare a svolgere la sua attività lavorativa ed eventualmente cercarne nel frattempo una più redditizia o consona alle sue esigenze personali. Lo ha ribadito la Cassazione nell'ordinanza n. 26594/2019.
L’individuazione del genitore che appaia il più idoneo a ridurre al massimo i danni subiti dal figlio per la disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare allo stesso il migliore sviluppo della sua personalità deve essere fatta sulla base di un giudizio prognostico circa la capacità del padre o della madre di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione di genitore singolo; giudizio che, ancorandosi ad elementi concreti, potrà fondarsi sulle modalità con cui il medesimo ha svolto in passato il proprio ruolo, con particolare riguardo alla sua capacità di relazione affettiva, di attenzione, di comprensione, di educazione, di disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché sull'apprezzamento della personalità del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell'ambiente che è in grado di offrire al minore. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 4 novembre 2019, n. 28244.
Figlio di due madri: la Consulta decide sull’iscrizione dell’atto di nascita
Con la sentenza n. 237 del 2019 il Giudice delle leggi ha dichiarato l’inammissibilità della questione di legittimità costituzionale sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 30 e 117, comma 1, Cost., quest’ultimo in relazione agli artt. 3 e 7 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, della norma che si desume dagli artt. 250 e 449 c.c., 29, comma 2, e 44, comma 1, del d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396, 5 e 8 della legge 19 febbraio 2004, n. 40, nella parte in cui non consentirebbe di formare in Italia un atto di nascita in cui vengano riconosciute come genitori di un cittadino di nazionalità straniera due persone dello stesso sesso, quando la filiazione sia stabilita sulla base della legge applicabile in base all’art. 33 del diritto internazionale privato, poiché - per un verso - non sarebbe stata precipuamente individuata la rilevanza sostanziale ovvero amministrativa della norma virtuale che impedirebbe l’iscrizione nell’atto di nascita di due madri e - per altro verso – l’attribuzione della natura di norma di applicazione necessaria, sebbene non in contrasto con l’ordine pubblico, non avrebbe tenuto conto delle puntuali norme in tema di filiazione, qualificate espressamente dalla legge come norme di applicazione necessaria.
Accertamento paternità: va valutato il rifiuto di sottoporsi al test ematico
Nell’ambito del giudizio promosso per l’accertamento della paternità naturale, il rifiuto di sottoporsi ad indagini ematologiche costituisce un comportamento valutabile da parte del giudice, ai sensi dell’articolo 116, II comma, codice di rito civile, di così elevato valore indiziario da poter da solo consentire la dimostrazione della fondatezza della domanda. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 8 novembre 2019, n. 28886.
Disconoscimento di paternità: il cognome paterno può essere mantenuto su espressa domanda
In caso di disconoscimento della paternità, il mantenimento da parte del figlio maggiorenne del cognome paterno è espressione di un diritto potestativo e personalissimo, che deve tradursi in una domanda di accertamento da proporsi in sede giudiziale; tale domanda non può ritenersi ricompresa nella mera e generica opposizione all’azione di disconoscimento proposta che l’avente diritto abbia manifestato, resistendo all’avversa azione. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 6 novembre 2019, n. 28518.

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 art. 2
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 art. 55
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 art. 9
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 art. 155
 art. 6
 art. 13
 art. 295
 art. 295
 Cass. 
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 art. 564
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