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Timestamp: 2018-04-20 16:42:50+00:00

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E’ sufficiente la s.c.i.a. per un muro di recinzione?
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Mercoledì 06 Gennaio 2016 23:55
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI – sentenza 4 gennaio 2016 n. 10 (sui casi in cui, ai fini della realizzazione di recinzioni, muri di cinta e cancellate è sufficiente la d.i.a. – in seguito s.c.i.a.; fattispecie relativa a muro divisorio di due lotti in cemento armato con sovrastante rete metallica)– Pres. Severini, Est. Castriota Scanderbeg – Barba Lorenzo, in proprio e quale titolare della ditta Lorinox di Barba Lorenzo (Avv.ti Bassi e Lattanzi) c. Unione Bassa Est Parmense (Avv. Ollari) e Calzolari (n.c.) – (annulla T.A.R. Emilia Romagna – Parma, Sez. I, sentenza n. 7 del 2015). 1. Edilizia ed urbanistica – Attività edilizia – Recinzioni, muri di cinta e cancellate – Realizzazione – Casi in cui deve ritenersi assoggettata al regime della d.i.a. (in seguito: s.c.i.a.) e casi in cui deve essere necessariamente preceduta dal rilascio del permesso di costruire – Individuazione.
2. Edilizia ed urbanistica – Abusi edilizi – Ordine di demolizione – Di un muretto divisorio e/o di cinta in cemento armato di modesta altezza, di scarso impatto visivo e di scarsa incidenza sul piano urbanistico-edilizio – Ove l’effettiva funzione divisoria dei distinti lotti di proprietà sia in concreto assicurata da una rete metallica infissa sul predetto muro – Illegittimità.
1. La realizzazione di recinzioni e muri di cinta di modesti corpo ed altezza e delle cancellate è generalmente assoggettabile al solo regime della denuncia di inizio di attività di cui all’articolo 22 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (T.U. edilizia) e, in seguito, al regime della segnalazione certificata di inizio di attività di cui al nuovo articolo 19 della l. n. 241 del 1990, ove dette opere non superino in concreto la soglia della trasformazione urbanistico-edilizia, occorrendo, invece, il permesso di costruire, ove detti interventi superino tale soglia (1).
2. E’ illegittima l’ordinanza di demolizione di un manufatto realizzato senza il preventivo rilascio del permesso di costruire, nel caso in cui tale manufatto consista in un muretto divisorio di due lotti e/o di cinta in cemento armato, di modesta altezza, tale da superare appena il piano di campagna, di scarso impatto visivo e, quindi, di scarsa incidenza sul piano urbanistico-edilizio, ove l’effettiva funzione divisoria sia in concreto assicurata da una rete metallica infissa sul predetto muro. In tale ipotesi, infatti, il muro divisorio deve ritenersi assoggettato a semplice d.i.a. (ora s.c.i.a.), con la conseguenza che non è passibile di ordinanza di demolizione, atteso che, per le opere sottoposte a d.i.a., la sanzione applicabile è unicamente la sanzione pecuniaria (cfr. art. 37, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, che fa salve le ipotesi degli interventi eseguiti su beni culturali ovvero in zona tipizzata come “A” dallo strumento urbanistico) (2).
————————————————— (1) Cfr. Cons. Stato, sez. IV, 3 maggio 2011, n. 2621.
(2) La sentenza in rassegna ha preliminarmente rilevato che il Testo unico dell’edilizia (approvato con d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380) non contiene indicazioni dirimenti: non vi è detto se il muro di cinta necessiti del permesso di costruire in quanto intervento di nuova costruzione (ai sensi degli articoli 3, comma 1, lettera e) e 10 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380) ovvero se sia sufficiente la denuncia di inizio di attività di cui all’articolo 22 del medesimo d.P.R. n. 380 del 2001 (in seguito: segnalazione certificata di inizio di attività, ai sensi dell’ articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, nel testo introdotto dal comma 4-bis dell’ articolo 49 d.l. 31 maggio 2010, n. 78, come convertito con modificazioni dalla l. 30 luglio 2010, n. 122).
E’ stato ricordato che l’orientamento prevalente del Consiglio di Stato è nel senso che, più che all’astratto genus o tipologia di intervento edilizio (sussumibile nella categoria delle opere funzionali a chiudere i confini sui fondi finitimi), occorre far riferimento all’impatto effettivo che le opere a ciò strumentali generano sul territorio: con la conseguenza che si deve qualificare l’intervento edilizio quale nuova costruzione (con quanto ne consegue ai fini del previo rilascio dei necessari titoli abilitativi) quante volte abbia l’effettiva idoneità di determinare significative trasformazioni urbanistiche e edilizie (v. ad es. Cons. Stato, VI, 4 luglio 2014 n. 3408, in questaRivista, pag. http://www.lexitalia.it/a/2014/15086).
Sulla base di tale approccio attento al rapporto effettivo dell’innovazione con la preesistenza territoriale, e che prescinde dal mero e astratto nomen iuris utilizzato per qualificare l’opusquale muro di recinzione (o altre simili), la realizzazione di muri di cinta di modesti corpo e altezza è generalmente assoggettabile al solo regime della denuncia di inizio di attività di cui all’articolo 22 e, in seguito, al regime della segnalazione certificata di inizio di attività di cui al nuovo articolo 19 della l. n. 241 del 1990 (v. in tal senso Cons. Stato, IV, 3 maggio 2011, n. 2621). Non contraddice quanto appena detto la circostanza che, nel caso specifico, la precitata sentenza della sez. VI n. 3408 del 2014, il Collegio abbia invece ritenuto necessario il permesso di costruire per la realizzazione di un muro di cinta con altezza al colmo pari a 1,70 mt., tenuto conto del fatto che la ratio decidendi era nel senso che quel singolo intervento aveva determinato un’incidenza sull’assetto complessivo del territorio di entità ed impatto tali da produrre un’apprezzabile trasformazione urbanistica o edilizia.
Era quella una motivazione puntuale, adattata al caso di specie, confermativa dell’approccio sostanzialista (e non nominalistico) che attribuisce in ogni caso rilievo alla consistenza quali-quantitativa del concreto intervento edilizio sul territorio.
Ciò detto, deve essere conseguentemente qui puntualmente confermato l’orientamento secondo cui, in linea generale, la realizzazione di recinzioni, muri di cinta e cancellate rimane assoggettata al regime della d.i.a. (in seguito: s.c.i.a.) ove dette opere non superino in concreto la soglia della trasformazione urbanistico-edilizia, occorrendo – invece – il permesso di costruire, ove detti interventi superino tale soglia.
Nella specie il muro divisorio in questione risulta di altezza tanto modesta da essere visivamente percepito solo dal lato della proprietà del ricorrente, essendo dall’altra parte completamente neutralizzato, sul piano dell’impatto visivo, dal terrapieno che copre il muro per quasi tutta la sua altezza.
Per conseguenza, l’impatto sortito dal manufatto in parola sul piano urbanistico-edilizio risulta di scarsa incidenza solo che si consideri che – come emerge dal materiale fotografico acquisito – lo stesso manufatto supera di poco (al di là della sua maggiore o minore percezione visiva a seconda del versante prospettico) il piano di campagna; e che l’effettiva funzione divisoria dei distinti lotti di proprietà è in concreto assicurata da una rete metallica infissa sul predetto muro (sulla legittimità del titolo alla apposizione della rete metallica non si è fatta qui questione, l’ordine di abbattimento avendo riguardato il solo muro portante).
Nel caso in questione, pertanto, il manufatto non rappresenta un’opera comportante un’apprezzabile trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio: tanto più se si considera che il giudizio è necessariamente relazionale rispetto al concreto contesto e che, nella specie, queste opere sono state realizzate contestualmente ed in funzione complementare a quelle di urbanizzazione di una vasto comparto a destinazione artigianale-industriale.
Rassegna stampa a cura
del Responsabile dell’Ufficio Tecnico 4° Servizio

References: sentenza 
 sentenza 
 articolo 19
 art. 37
 sentenza 
 articolo 19
 articolo 49
 articolo 19
 sentenza