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Timestamp: 2018-07-18 16:47:48+00:00

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Genitore indifferente verso il figlio: risarcimento del danno
Donna e famiglia Genitore indifferente verso il figlio: risarcimento del danno
Donna e famiglia Pubblicato il 24 aprile 2017
> Donna e famiglia Pubblicato il 24 aprile 2017
A pagare i danni al figlio vittima del disinteresse del genitore possono essere anche gli eredi di quest’ultimo.
I genitori devono occuparsi sia dell’assistenza materiale dei propri figli, provvedendo a fornire loro le risorse economiche per mantenersi fino all’indipendenza, sia di quella morale: il che significa essere presenti non solo nelle occasioni principali della loro vita, ma anche quotidianamente, mantenendo i contatti e prendendosi cura di ogni tipo di esigenza. Il genitore indifferente verso il figlio deve versargli il risarcimento del danno. Danno che può essere sia patrimoniale (nel caso in cui non venga versato il mantenimento), sia morale (nel caso in cui, pur provvedendo all’assistenza economica, il genitore mostri completo disinteresse al giovane).
Il figlio abbandonato che voglia ottenere il risarcimento può agire in tribunale contro il genitore oppure, qualora questi sia ormai defunto, anche contro i suoi eredi, i quali – succedendo in tutto il patrimonio attivo e passivo del parente – dovranno provvedere a liquidare i danni al figlio vittima dell’abbandono. È quanto chiarito dal Tribunale di Cagliari in una recente sentenza [1].
Secondo i giudici sardi, il disinteresse dimostrato da un genitore nei confronti di un figlio non soltanto integra la violazione degli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione, ma determina altresì un danno non patrimoniale dovuto al grave stato di sofferenza per la privazione della figura genitoriale, consistente nelle ripercussioni sociali e personali derivanti dalla consapevolezza di non essere mai stato desiderato come figlio e di essere, anzi, rifiutato [2].
L’obbligo dei genitori di educare e mantenere i figli scatta già con la nascita della prole e non può essere limitato o escluso anche se c’è l’accordo con l’altro genitore. Non si può scappare dai propri obblighi di genitore: il semplice fatto di essere consapevoli di aver dato alla luce un bambino e l’essersene disinteressati dà luogo a una responsabilità illecito endofamiliare.
Per tutelare i suoi diritti il figlio può agire contro il genitore per ottenere il risarcimento dei danni non patrimoniali. Se il genitore è deceduto a pagare sono i suoi eredi.
Poiché il danno patito dal figlio vittima dell’abbandono genitoriale non è facilmente dimostrabile né quantificabile, a liquidarlo sarà il giudice «secondo equità» ossia in base a quanto appare giusto in base al caso concreto.
[1] Trib. Cagliari sent. n. 259/17 del 25.01.2017.
[2] Cass. sent. n. 3079/2015.
Tribunale di Cagliari – Sezione civile – Sentenza 25 gennaio 2017 n. 259
Il Tribunale, in composizione collegiale nelle persone di:
dott. Maria Mura Presidente
dott. Maria Isabella Delitala Giudice Relatore
dott. Mario Farina Giudice
nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 7438/2010 promossa da:
GH.RO. elettivamente domiciliato in Cagliari presso lo studio dell’avv. Br.Mu. e De.Mu. che lo rappresentano e lo difendono con procura speciale alle liti apposta a margine della comparsa di costituzione del 11.12.12.
VA.LU., NU.MA., NU.PI., NU.SA., NU.WA. elettivamente domiciliati in Cagliari, presso lo studio dell’avv. Gi.Pu. che li rappresenta, con procura speciale alle liti apposta a margine della comparsa di costituzione e risposta
PUBBLICO MINISTERO, in persona del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.
Con atto di citazione ritualmente notificato Gh.Ro. ha convenuto in giudizio davanti a questo Tribunale i convenuti, eredi di Fa.Nu., esponendo:
– di essere nato il (…) a Cagliari da Ma.Gh., la quale aveva intrattenuto una relazione sentimentale con Fa.Nu.;
– che il Nu. lo incontrò spesso quando era in tenera età, ma dopo un anno, interruppe ogni rapporto con la Gh. e contrasse matrimonio con Va.Lu., dalla quale ebbe quattro figli;
– che il Nu. non ha mai provveduto al riconoscimento, né contribuito al suo mantenimento;
intervenuto per legge – che in data 3.7.1970 la Gh. si unì in matrimonio, in Olanda, con Nu.Lo. il quale lo riconobbe come proprio figlio;
– che all’età di 11 anni apprese il nome del padre naturale e, tornato in Italia nel 1986, gli scrisse una lettera, ma il Nu. rispose, tramite un legale, di non aver mai conosciuto la Gh.;
– che Fa.Nu. è deceduto il 12.1.2003;
– che nel 2008 l’attore impugnò il riconoscimento e con sentenza del 27.10.2009 il Tribunale di Cagliari dichiarò che Lo.Ro. non è figlio di Lo.Nu., con conseguente riacquisizione del cognome materno (Gh.) da parte dell’attore;
– che la condotta del Nu. gli ha causato un danno morale, consistente nelle sofferenze patite per essergli stato negato l’affetto paterno ed anche il dovuto apporto di natura economica ed educativa conseguente alla responsabilità genitoriale.
Tanto premesso ha chiesto che il Tribunale dichiarasse la paternità del Nu. condannasse i convenuti al risarcimento del danno non patrimoniale subito.
Si sono ritualmente costituiti in giudizio gli eredi di Fa.Nu., negando la paternità del proprio congiunto e chiedendo il rigetto della domanda.
La causa istruita con produzioni documentali, interrogatorio formale, prova testi e ctu, dopo la comunicazione degli atti al P.M., è stata, quindi, rimessa al Collegio per la decisione sulle conformi conclusioni trascritte in epigrafe.
Dalle risultanze processuali è emerso che Fa.Nu. era il padre di Ro.Gh.
Ma.Gh., madre dell’attore, ha confermato la relazione affettiva con il Nu., durata fino a oltre un anno dopo la nascita dell’attore, confermando che il Nu. interruppe ogni rapporto con lei nel 1961, pochi mesi dopo la nascita della seconda figlia.
Lo.La., sorella dell’attore, ha dichiarato di aver appreso dalla zia Lilia, quando era adolescente, che Fa.Nu. era il padre biologico suo e del fratello ed ha dichiarato che la zia portava Ro. da Fa.Nu. “anche di nascosto dalla madre”.
Di.Pa., cugina dell’attore, ha dichiarato di aver incontrato, a casa della nonna, Fa.Nu. che vi si recava per trovare Ro., e che quando quest’ultimo aveva circa un anno, il Nu. interruppe ogni rapporto.
Gh.Ed. ha confermato che il Nu. ebbe due figli con la sorella Ma.Gh., che la sorella Lilia, di nascosto dalla madre del bambino, accompagnava Ro. presso l’autofficina del Nu. per vedere il
padre, e che il Nu. interruppe ogni rapporto con la sorella Ma.Bo. quando Ro. aveva circa un anno.
I testi di parte convenuta hanno dichiarato di non aver mai avuto notizia di tale rapporto di filiazione.
Le indagini eseguite nel corso del giudizio dal dott. St.Ge. presso l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Cagliari, previa esumazione della salma del Nu., hanno consentito di affermare la compatibilità assoluta tra Nu.Pi. (convenuto) e Gh.Ro. (attore) e, con probabilità estremamente elevata (99,99%) il rapporto di paternità biologica tra Fa.Nu. e l’attore.
In accoglimento dell’azione per la dichiarazione giudiziale della paternità proposta dall’attore deve, pertanto, dichiararsi che Ro. Gh. nato (…) il 19.11.1959 è figlio di Fa.Nu. nato (…) e deceduto in Cagliari il (…), e, per l’effetto, deve essere ordinato all’Ufficiale di Stato civile del Comune di Cagliari di provvedere alle annotazioni di cui all’art. 48, ultimo comma del D.P.R. 3.11.2000, n. 396.
Ai sensi dell’art. 262 co 3 c.c. l’attore potrà assumere il cognome del padre, aggiungendolo, anteponendolo o sostituendolo a quello della madre.
L’attore ha anche chiesto il risarcimento del danno non patrimoniale subito per effetto del disinteresse del proprio genitore.
“L’obbligo dei genitori di educare e mantenere i figli (artt. 147 e 148 cod. civ.) è eziologicamente connesso esclusivamente alla procreazione, prescindendo dalla dichiarazione giudiziale di paternità o maternità, così determinandosi un automatismo tra responsabilità genitoriale e procreazione, che costituisce il fondamento della responsabilità aquiliana da illecito endofamiliare, nell’ipotesi in cui alla procreazione non segua il riconoscimento e l’assolvimento degli obblighi conseguenti alla condizione di genitore. Il presupposto di tale responsabilità e del conseguente diritto del figlio al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali è costituito dalla consapevolezza del concepimento, che non si identifica con la certezza assoluta derivante esclusivamente dalla prova ematologica, ma si compone di una serie di indizi univoci, quali, nella specie, la indiscussa consumazione di rapporti sessuali non protetti all’epoca del concepimento” (Cass. 26205 del 22/11/2013).
Nel caso di specie è risultato provato che il Nu. fosse pienamente consapevole della propria paternità, ed abbia mantenuto i rapporti con il figlio per circa un anno, prima di interromperli definitivamente.
La giurisprudenza ha da tempo elaborato la nozione di illecito endofamiliare con riferimento alla violazione degli obblighi connessi alla filiazione (cfr. Cass. 22.11.2013 n 26205; Cass 10.4.2012 n. 5652), chiarendo che la violazione dei relativi doveri non trova la sua sanzione, necessariamente e soltanto, nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia ma, nell’ipotesi in cui determini la lesione di diritti inviolabili della persona, costituzionalmente protetti, possa integrare gli estremi dell’illecito civile.
La Suprema Corte ha chiarito che “Il disinteresse mostrato da un genitore nei confronti di una figlia naturale integra la violazione degli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione della prole, e determina la lesione dei diritti nascenti dal rapporto di filiazione, che trovano negli articoli 2 e 30 della Costituzione – oltre che nelle norme di natura internazionale recepite nel nostro ordinamento – un elevato grado di riconoscimento e tutela, sicché tale condotta è suscettibile di integrare gli estremi dell’illecito civile e legittima l’esercizio, ai sensi dell’art. 2059 cod. civ., di un’autonoma azione volta al risarcimento dei danni non patrimoniali sofferti dalla prole” (Cass n. 3079 del 16/02/2015).
Il disinteresse dimostrato da un genitore nei confronti di un figlio integra da un lato, la violazione degli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione, e determina, dall’altro, un danno non patrimoniale dovuto al grave stato di sofferenza per la deprivazione della figura parentale paterna, consistente nelle ripercussioni sociali e personali derivanti dalla consapevolezza di non essere mai stato desiderato come figlio e di essere, anzi, rifiutato.
Nel caso di specie è risultato provato che l’attore conobbe il Nu., il quale lo frequentò per circa un anno per poi disinteressarsene completamente, apprese l’identità del proprio padre naturale durante l’adolescenza, venne riconosciuto dal coniuge della madre ma, nel 2008, propose una giudizio di impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità ed ottenne una sentenza che accertava che egli non era figlio di Nu.Lo., cercò di contattare il padre naturale senza risultato, e scrisse delle lettere ai convenuti (v. le scritture private prodotte dagli stessi) che, però, rifiutarono ogni contatto.
Il vuoto emotivo, relazionale e sociale dovuto all’assenza paterna nella vita dell’attore comporta il suo diritto al risarcimento del danno.
Per quanto concerne la sua liquidazione, in ottemperanza alla più recente giurisprudenza, che impone di dar conto dei criteri assunti a base del procedimento valutativo (v. Cass. 16222 del 31/07/2015), può farsi riferimento al parametro equitativo del danno da perdita parentale, che non può, evidentemente, essere assunto in modo integrale, stante la diversità della lesione, che in un caso è definitiva mentre nell’altro sempre eliminabile o suscettibile di attenuazione, ma può rappresentare un punto di riferimento per la liquidazione in via meramente equitativa.
Il risarcimento deve essere riconosciuto per l’arco temporale che va dalla nascita (12.11.1959) fino al decesso del genitore (12.1.2003).
Considerato che il travaglio emotivo per l’assenza della figura paterna si sviluppa soprattutto nel periodo infantile ed adolescenziale, quando il minore ha necessità di punti di riferimento e di confronto durante la crescita, che è stato parzialmente attenuato dalla presenza del coniuge della madre, che ha anche riconosciuto l’attore il quale ha potuto costruirsi un adeguato percorso di vita sotto il profilo lavorativo e relazionale, può essere equitativamente riconosciuta, a titolo di risarcimento del danno, una somma pari a 1/3 di quella minima prevista dalle tabelle di Milano per il decesso di un genitore, e pertanto la somma di Euro 54.660 (Euro 163.990/3).
Le somme suindicate sono calcolate a valori attuali e quindi su di esse non è dovuta rivalutazione e, trattandosi di liquidazione puramente equitativa, nel medesimo importo deve ritenersi incluso anche il danno da ritardato adempimento (v Cass. Sezioni Unite, 17 febbraio 1995 n. 1712 e successive conformi).
Al pagamento della suddetta somma saranno tenuti i convenuti, eredi di Nu.Fa., pro quota (Cass n 8487 del 29/04/2016).
Sono, infine, dovuti gli interessi legali dalla data della decisione al saldo.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando, disattesa ogni altra istanza, eccezione e deduzione:
1) dichiara che GH.RO. nato a Cagliari il 12.11.1959 è figlio di NU.FA. nato (…) e deceduto in Cagliari il (…);
2) per l’effetto, ordina all’Ufficiale di Stato civile del Comune di Cagliari di provvedere alle annotazioni di cui all’art. 48, ultimo comma del D.P.R. 3.11.2000, n. 396;
3) l’attore potrà assumere il cognome del padre, aggiungendolo, anteponendolo o sostituendolo a quello della madre;
4) condanna i convenuti al pagamento pro quota in favore dell’attore, a titolo di risarcimento del danno, della complessiva somma di Euro 54.660;
5) condanna i convenuti in solido tra loro alla rifusione in favore dell’attore delle spese processuali che liquida in complessivi Euro 11.371, comprese le spese di ctu (Euro 4.121), di cui Euro 7.250 per compensi di avvocato, oltre spese generali, IVA ed accessori di legge.
Così deciso in Cagliari il 16 gennaio 2017. Depositata in Cancelleria il 25 gennaio 2017.

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 Cass. 
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