Source: https://www.laleggepertutti.it/130148_efficacia-del-giudicato-penale-in-altri-giudizi
Timestamp: 2020-07-04 06:19:04+00:00

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Efficacia del giudicato penale in altri giudizi
Efficacia della sentenza di condanna nel giudizio civile o amministrativo, efficacia della sentenza di proscioglimento per particolare tenuità del fatto nel giudizio civile o amministrativo di danno, efficacia della sentenza di assoluzione nel giudizio civile o amministrativo.
La pronuncia su di una imputazione contenuta in una sentenza penale divenuta irrevocabile, può avere riflessi anche in altri giudizi: civile, amministrativo, disciplinare.
In tutti gli ordinamenti si è posto il problema del riflesso che la sentenza, sul fatto illecito costituente reato, ha sull’azione di danno esercitata nella separata sede civile e se la pronuncia penale abbia o meno un’assoluta valenza pregiudiziale.
Nei sistemi inquisitori, la sentenza penale ha sempre efficacia anche nei separati giudizi civili o amministrativi, ciò perché non viene tollerato in alcun modo un contrasto di giudicati. I sistemi processuali accusatori, invece, sono connotati dalla separazione delle giurisdizioni, pertanto una sentenza penale che condanni od assolva l’imputato, non esercita influenza sul separato giudizio civile.
1 Il nostro sistema
2 Efficacia della sentenza di condanna nel giudizio civile o amministrativo
3 Efficacia della sentenza di proscioglimento per particolare tenuità del fatto nel giudizio civile o amministrativo di danno (art. 651bis c.p.p.)
4 Efficacia della sentenza di assoluzione nel giudizio civile o amministrativo (art. 652 c.p.p.)
5 Efficacia della sentenza penale nel giudizio disciplinare (art. 653 c.p.p.)
6 Efficacia della sentenza penale di condanna o di assoluzione in altri giudizi civili o amministrativi (art. 654 c.p.p.)
Il nostro sistema processuale abbraccia una soluzione di tipo misto, per cui la pregiudizialità o meno del giudicato penale nel separato giudizio civile, dipende dalla tempestività o meno con cui sia stata esercitata l’azione in sede civile.
— se l’azione civile è esercitata in modo «tempestivo», e cioè prima che nel processo penale si sia giunti alla sentenza di primo grado, la sentenza irrevocabile di assoluzione non pregiudica la decisione della separata causa civile di natura risarcitoria (cfr. artt. 75, c. 2 e 652, c. 1, c.p.p.);
— se invece, l’azione civile è esercitata in modo «intempestivo», in quanto proposta dopo la sentenza di primo grado penale o perché il danneggiato si era costituito parte civile e, successivamente, ha trasferito l’azione in sede civile, il processo civile deve essere sospeso (art. 75, c. 3, c.p.p.) in attesa della definizione di quello penale, la cui sentenza ha efficacia pregiudicante sulla decisione civile, secondo le disposizioni degli artt. 651, 652, 653 e 654 c.p.p.
Nonostante la intempestività, non deve essere sospeso il processo civile nei seguenti casi: quando ammesso l’imputato al rito abbreviato, la parte civile non l’abbia accettato, per non subire le conseguenze della contrazione del diritto alla prova (art. 441, c. 4); in caso di patteggiamento (art. 444, co. 2); quando il processo penale sia sospeso per incapacità dell’imputato (art. 71, c. 6) [1]; nel caso in cui la parte civile sia stata estromessa dal processo penale (art. 88, c. 3).
Efficacia della sentenza di condanna nel giudizio civile o amministrativo
La sentenza irrevocabile di condanna, pronunciata sia all’esito del dibattimento che del giudizio abbreviato, ha efficacia di giudicato limitatamente alla affermazione della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale ed alla circostanza che l’imputato lo ha commesso, nei giudizi civili ed amministrativi promossi sia contro l’imputato, che contro il responsabile civile, se citato o intervenuto.
Ad esempio, se nel processo viene accertata la responsabilità penale dell’imputato in un omicidio colposo stradale, nel conseguente giudizio civile risarcitorio il punto della sua responsabilità non può più essere messo in discussione; invece il giudice civile può valutare il grado della sua colpa e l’eventuale concorso di colpa della vittima, per il quale il giudicato penale non ha un’efficacia vincolante [2].
Efficacia della sentenza di proscioglimento per particolare tenuità del fatto nel giudizio civile o amministrativo di danno (art. 651bis c.p.p.)
La sentenza penale irrevocabile di proscioglimento, pronunciata in dibattimento per particolare tenuità del fatto (ai sensi dell’art. 131bis c.p.), ha efficacia di giudicato quanto all’accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso, nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno promosso nei confronti del condannato e del responsabile civile che sia stato citato ovvero sia intervenuto nel processo penale.
La medesima efficacia ha la sentenza irrevocabile di proscioglimento pronunciata per particolare tenuità del fatto in sede di rito abbreviato, salvo che vi si opponga la parte civile che non abbia accettato il rito abbreviato. In tal caso infatti la parte civile può valutare che il rito a prova contratta non gli consente di esercitare in modo compiuto il diritto alla prova.
Efficacia della sentenza di assoluzione nel giudizio civile o amministrativo (art. 652 c.p.p.)
La sentenza irrevocabile di assoluzione pronunciata sia all’esito del dibattimento che del giudizio abbreviato, ha efficacia di giudicato limitatamente quanto all’accertamento che il fatto non sussiste, alla circostanza che l’imputato non lo ha commesso o che è stato compiuto in adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima, nei giudizi civili ed amministrativi promossi dal danneggiato (o da altri nel suo interesse), sempre che questi si sia costituito o sia stato messo in grado di costituirsi parte civile.
Tornando all’esempio di prima, se nel processo penale per omicidio colposo stradale viene stabilito che l’imputato non ha determinato il sinistro, ciò è vincolante anche per il giudice civile nel relativo processo.
Va rimarcato che tale efficacia pregiudicante per il danneggiato non si verifica, se, come detto sopra, questi ha esercitato l’azione civile in modo «tempestivo»; oppure, se non l’abbia fatto, quando non è stato messo in grado di costituirsi parte civile nel processo penale, ad es. per non essere stato avvisato dell’udienza.
Inoltre, come già segnalato, non subisce l’effetto pregiudicante dell’assoluzione, la parte civile che non abbia accettato la celebrazione del rito abbreviato, per non subire
le conseguenze della contrazione del diritto alla prova (art. 441, c. 4).
Le disposizioni di cui agli artt. 651, 652 653 e 654 c.p.p. costituiscono un’eccezione al principio dell’autonomia e della separazione dei giudizi penale e civile e non è, pertanto, applicabile in via analogica oltre i casi espressamente previsti. Ne consegue che, ai sensi dell’art. 652, soltanto la sentenza penale irrevocabile di assoluzione, pronunciata in seguito a dibattimento, ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni ed il risarcimento del danno, mentre le sentenze di non doversi procedere perché il reato è estinto per prescrizione o per amnistia non hanno alcuna efficacia extrapenale, a nulla rilevando che il giudice penale, per pronunciare la sentenza di proscioglimento, abbia dovuto accertare i fatti e valutarli giuridicamente; ne consegue, altresì, che, nel caso da ultimo indicato il giudice civile, pur tenendo conto degli elementi di prova acquisiti in sede penale, deve interamente ed autonomamente rivalutare il fatto in contestazione (Cass. Sez. Un. 26-1-2011, n. 1768).
Efficacia della sentenza penale nel giudizio disciplinare (art. 653 c.p.p.)
La sentenza penale irrevocabile ha un’efficacia pregiudicante nel giudizio disciplinare innanzi alla Pubblica Amministrazione (non innanzi ai privati, es. datore lavoro).
In particolare, la sentenza di assoluzione ha efficacia di giudicato nel giudizio per responsabilità disciplinare quanto all’accertamento che il fatto non sussiste o non costituisce illecito penale ovvero che l’imputato non lo ha commesso.
La sentenza di condanna ha efficacia di giudicato nel giudizio per responsabilità disciplinare quanto all’accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso.
Tale efficacia è attribuita anche alla sentenza di patteggiamento (art. art. 445, c. 1bis).
Efficacia della sentenza penale di condanna o di assoluzione in altri giudizi civili o amministrativi (art. 654 c.p.p.)
L’art. 654 disciplina l’efficacia della sentenza penale irrevocabile «in altri» giudizi civili o amministrativi, diversi quindi da quelli risarcitori o disciplinari previsti dagli articoli precedenti. L’operatività della norma è condizionata dalle seguenti circostanze:
— che la sentenza sia stata resa in dibattimento;
— che i soggetti nei confronti dei quali debba avere efficacia pregiudicante siano l’imputato, la parte civile o il responsabile civile.
Ricorrendo tali circostanze, la sentenza penale ha un’efficacia pregiudicante sul giudizio civile o amministrativo, quando in questi si controverte intorno a un diritto o a
un interesse legittimo il cui riconoscimento dipende dall’accertamento degli stessi fatti materiali che furono oggetto del giudizio penale.
A titolo esemplificativo, la condanna (o l’assoluzione) penale per truffa, può determinare l’esito del giudizio civile di annullamento del contratto per dolo; la condanna (o l’assoluzione) da un’accusa di furto aziendale, può incidere sull’esito del processo civile per licenziamento per giusta causa.
L’efficacia pregiudicante della sentenza penale opera purché la legge civile non ponga
[1] Con sentenza 22-10-1996, n. 354, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 75, comma 3, c.p.p., nella parte in cui non prevede che la disciplina ivi contenuta non trovi applicazione nel caso di accertato impedimento fisico permanente che non permetta all’imputato di comparire all’udienza, ove questi non consenta che il dibattimento prosegua in sua assenza.
[2] Cass. III, 28-9-2004, n. 19387.

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 art. 445
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 Cass.