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Timestamp: 2020-07-06 09:42:53+00:00

Document:
Accusato di essere uno “scippatore” e “insabbiatore” di inchieste. L'amarezza di Paolo Borsellino e come si difese
Il gruppo facebook “Fraterno sostegno ad Agnese Borsellino” è attivo da tempo attivi anche nella ricerca di documenti storici. Nell'ambito di tale attività aveva richiesto ed ottenuto, dal Consiglio superiore di magistratura, il verbale di un’audizione avvenuta nel dicembre 1991 che riguarda il giudice Paolo Borsellino. Sui giornali, Paolo Borsellino fu accusato di essere “uno “scippatore” e “insabbiatore” di inchieste. Una accusa che gli provocò non poco sconforto umano e morale e tanta amarezza.
Da molti ritenuta secretata (e conosciuta solo da pochi addetti del settore), l’audizione (Qui la deposizione completa, nel dicembre 1991), in verità, è pubblica dal 12 giugno 1998, dal momento in cui alcuni passaggi della stessa vengono riportati in una sentenza della Corte di Assise di Caltanissetta relativa all’omicidio Ciaccio Montalto. Nelle motivazioni, trattando dell’inattendibilità di Vincenzo Calcara e Rosario Spatola, per ciò che riguardava quel processo (nel Capitolo II, i Collaboratori ), si legge di una audizione del Giudice Borsellino davanti al Csm avvenuta il 10 dicembre del 1991 e riguardante fatti di notevole rilevanza, accaduti quell’estate nel Marsalese, che poi ebbero come apice proprio l’audizione, presso il Csm, del Dr Paolo Borsellino (all’epoca procuratore Capo a Marsala), del dr Francesco Taurisano (sostituto procuratore a Trapani) e del dr Antonino Coci (Procuratore Capo a Trapani). Questa la parte di sentenza che ha destato la nostra attenzione:
Quindi delle considerazioni gravissime visto che il Calcara, in alcuni processi precedenti, ad esempio Alagna e Aspromonte, era stato ritenuto attendibile per parte delle dichiarazioni, ma non per tutte, ma non fu ritenuto tale dalla corte nissena nel caso del processo Ciaccio Montalto. Cosa poi ripetutasi nel 2015 con la sentenza del processo Rostagno, dalle cui motivazioni si evince che il Calcara venne ritenuto sempre inattendibile e nelle stesse si fece riferimento anche al dispositivo del processo Ciaccio Montalto. Leggendo la sentenza nissena ci si è chiesto quali fossero quei fatti talmente importanti per prendere in considerazione l’audizione. Fatti, probabilmente, talmente gravi da portare una Corte d’Assise a cercare quel documento e usarlo anche per dimostrare dell’inattendibilità di due soggetti (CALCARA E SPATOLA) che altri collaboratori (SINACORI, FERRO, BRUSCA), attendibili e riscontrati, avevano già minato. Leggendo il verbale dell’audizione si comprendono, innanzitutto, accadimenti e tematiche che riguardano i primi collaboratori nel Trapanese; la modalità con cui venivano gestiti e il modus operandi degli interrogatori in un periodo in cui la legge sulla protezione dei collaboratori era entrata in vigore da poco o addirittura, per i collaboratori ante gennaio 1991, si applicava, per analogia, la legge sui dissociati per il terrorismo. I fatti che racconta Paolo Borsellino risalgono al periodo che va dal settembre 1989 al 9 settembre 1991, giorno in cui il Giudice scrive al Procuratore generale presso la repubblica di Palermo per chiedere un coordinamento migliore delle indagini preliminari. Bisogna premettere che nell’estate del 1991 la legge sui collaboratori (decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82) era a pieno regime ma non era ancora stata istituita la DIA che si occuperà dei collaboratori solo dopo il Decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345( convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410) quindi all’incirca dal marzo 1992. Per cui i “pentiti”, nel periodo di cui si parla, erano sotto la protezione dell’Alto Commissariato antimafia. Dal 1989( periodo in cui inizia la collaborazione di Rosario Spatola) fino al gennaio 1991 si era in una fase di transizione. La vicenda prendeva il via a causa di fughe di notizie apparse sul settimanale Epoca che riguardavano le dichiarazioni di Rosario Spatola e di Giacoma Filippello. L’audizione si era resa necessaria anche per una richiesta del Ministro di Grazia e Giustizia che proponeva il trasferimento d’ufficio, ex art. 2 R.D.L. 31 maggio 1946 n. 511, dei dottori Antonino COCI e Francesco TAURISANO, rispettivamente Procuratore della Repubblica e Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani. Leggendo il documento si evincono, soprattutto, le difficoltà con cui il giudice Borsellino ebbe a muoversi, il suo rigore morale e professionale, la sua oculatezza nel comprendere i fatti narrati dai collaboratori, il suo metodo investigativo per le indagini preliminari e per le fasi processuali. Si comprende il senso del dovere, il rispetto della legge, la sua indipendenza, il non farsi condizionare da alcuno, ne da nomi importanti, su cui indagò, ne da colleghi. E, tra le varie affermazioni, vi sono alcune da cui trapela il senso di responsabilità morale anche nei confronti dei suoi figli. Quindi un documento che va oltre i fatti avvenuti e che può aiutare a comprendere il giudice Paolo Borsellino in tutte le sue sfaccettature. Noi tratteremo il documento basandoci sui punti più salienti, ma è bene ricordare che va letto nella sua interezza per una migliore comprensione dello stesso.
Rosario Spatola e la NON affiliazione a Cosa Nostra. L’oculatezza di Borsellino nel valutare le dichiarazioni dei collaboratori. Nell’ambito di quel che doveva essere il primo interrogatorio di Spatola, da parte di Taurisano, Borsellino diede dei consigli al collega e gli disse che Spatola all’inizio della collaborazione aveva parlato di truffe, che aveva fatto, e di traffici di droga e i riscontri, disposti dal giudice, avevano dato quasi sempre esito positivo ma nel momento in cui lo Spatola su richiesta di Borsellino stesso- se fosse o meno inserito all’interno dell’organizzazione mafiosa- rispose che era un “cane sciolto”, cioè una persona che gravitava attorno all’organizzazione criminale mafiosa senza essere organicamente inserito, senza appartenere a “Cosa Nostra” secondo il rituale di affiliazione . Lo Spatola nella tarda primavera del 90, dopo che fu sottoposto alla protezione dell’Alto Commissariato Antimafia a Roma, iniziò a tempestare di telefonate i Carabinieri della sezione di Marsala con richieste di denaro e il giudice interpellato dai Carabinieri gli fece rispondere di “mandarlo a quel paese perché noi non amministriamo nessun denaro (evidentemente mascherandole sempre con grosse esigenze che aveva, lui, di sistemare la famiglia, di sistemare i figli ecc. ).” Borsellino sollecitò l’Alto Commissariato affinché sistemassero la famiglia dello Spatola e la moglie ed un figlio furono mandati in America. Il collaborante, proprio nel momento in cui richiedeva denaro in modo spropositato, disse ad un Brigadiere dei carabinieri che se non gli davano subito 50 milioni sarebbe sparito dalla circolazione e non avrebbe più confermato nulla; per cui il giudice, dopo aver ricevuto la relazione di servizio dallo stesso Brigadiere, chiese al Gip di emettere un provvedimento contro Spatola che fu eseguito a Roma. Questo fatto “irritò parecchio l’Alto Commissario perché i Carabinieri non lo avvertirono prima e quindi sembra che gli abbiano bruciato un residence dove l’Alto Commissario teneva questi pentiti”.
Il rigore del giudice: le successive indagini sulle dichiarazioni di Spatola. Nel rispondere ad una domanda del presidente della Commissione del Csm, dr Santoro, Borsellino specifica: “Guardi, Presidente, le dichiarazioni sono quelle che sono, le possiamo vedere tutti. Io le ho lette sul giornale: sono dichiarazioni che vanno viste con riferimento a quello che è stato accertato successivamente alle dichiarazioni. Io ho fatto delle indagini su queste dichiarazioni: per parecchie delle persone citate in queste dichiarazioni, o quanto meno per il Sen. PIZZO, io non sono riuscito a trovare nessun riscontro, ma ciò non toglie che la dichiarazione è dirompente perché è una dichiarazione che indica un Senatore della Repubblica come affiliato all’organizzazione mafiosa, e un Deputato della Repubblica affiliato all’organizzazione mafiosa. E io non le avevo conosciute perché erano state dieci mesi senza che nessuno avesse ritenuto di informarmi. Il TAURISANO mi disse anche che aveva raccolto altre dichiarazioni il 30 e 31 luglio, però non me ne disse il contenuto, mi disse soltanto che erano spariti”.
Il 13 agosto Borsellino si recò a Trapani e Taurisano gli consegnò quattro fogli di scrittura di computer che non avevano nessuna firma: né la sua, né firme di assistente, perché erano dichiarazioni che lui aveva tirato fuori dal computer, dove ne aveva conservato una copia, e glieli consegnò a mano. Successivamente,il loro contenuto, su specifica domanda di Borsellino a Spatola, risultò essere le dichiarazioni che il collaborante aveva fatto a Taurisano nei verbali di fine luglio poi spariti:“SPATOLA mi confermò che si trattava di verbali di sue dichiarazioni rese a TAURISANO. A questo punto, io glieli feci immediatamente sottoscrivere, redassi un verbale a parte di un interrogatorio reso a me che aveva questo contenuto, gli feci sottoscrivere i verbali, li feci sottoscrivere al Brigadiere dei Carabinieri di Montevago, che in quel momento mi assisteva” Borsellino inviò quelle dichiarazioni alla Procura di Trapani, scrivendone la storia:“questi mi sono stati consegnati, brevi manu, da TAURISANO; io ho dato ad essi contenuto giuridicamente accettabile che prima non avevano, e ve li restituisco, trattenendone copia.” La novità di queste dichiarazioni rispetto ai verbali del Settembre 90 era: “l’attribuzione della qualità di “uomo d’onore” all’On.le Calogero MANNINO. Invece nel verbale riportato, poi, nel settimanale “Epoca”, la qualità di “uomo d’onore”, attribuita all’On.le MANNINO, non c’era” Ed ai primi giorni di settembre anche parte di questi verbali del 30/31 luglio vengono pubblicati dalla stampa unitamente ad altri verbali ” Così come io apprendo che nei primi giorni di settembre vengono pubblicati anche altri verbali di cui mai si è parlato fra me e TAURISANO almeno quelli del 10 e 17 luglio, nel corso dei quali TAURISANO interroga la FILIPPELLO. Questi verbali, come poi ho accertato, furono pubblicati dalla stampa anche il 16 e 17 luglio.” In essi si parlava dell’onorevole Rino Nicolosi ex presidente della regione Sicilia.
I rapporti tra la procura di Marsala e quella di Trapani. La lealtà del giudice verso i colleghi Ad un certo punto dell’audizione, il dottore Santoro che sta presiedendo la Commissione referente, pone una specifica domanda: “Ha detto il collega COCI che tu gli avresti detto: “Ma è un colabrodo questo ufficio giudiziario?”. Questo ci ha detto COCI. Che significato poteva avere? “ E Borsellino :”Con riferimento al fatto – certo, non escludo, anzi lo posso anche confermare – che a settembre, quando io vedo all’inizio di agosto pubblicato un verbale, a settembre pubblicati gli altri verbali, addirittura NICOLOSI mi mostra le fotocopie di verbali, dei quali, tra l’altro, nessuno ha mai dichiarato la sottrazione, che io ad un certo punto abbia detto – “Un colabrodo” – mi sembra ampiamente giustificato. Perché è un “colabrodo” se si verificano queste faccende! Non intendo, evidentemente, dare nessun tipo di opinione sulla responsabilità di questa faccenda, perché non lo so. Voglio tener presente una cosa circa il mio atteggiamento nei confronti del Tribunale di Trapani: io sono stato nominato Procuratore. […] Quando fui nominato Procuratore della Repubblica a Marsala (nominato, peraltro, in mezzo alle polemiche) l’allora Procuratore Generale di Palermo, PAJNO, più volte mi pregò di andare a mettere il naso a Trapani, dicendo: “Diglielo a COCI che mandi avanti questa storia dello “SCONTRINO” (soprattutto lui batteva sulla vicenda dello “SCONTRINO”), vedi un poco a che punto sono arrivati.” Io, proprio per questo genere di sollecitazioni, ho evitato sempre di andare a mettere il naso a Trapani, perché io ero Procuratore della Repubblica e il mio collega di Trapani era un Procuratore della Repubblica. Io, tra l’altro, sono estremamente più giovane di lui e non volevo fare … ; anzi, una volta che raccolsi qualche cosa relativa allo “SCONTRINO”, che forse era molto vagamente relativa allo “SCONTRINO”, mi limitai a mandargliela di corsa a Trapani, e ricordo di aver detto al Maresciallo dei Carabinieri che mi assisteva (il quale diceva: “Questa cosa è lo “”SCONTRINO”” mettiamoci … “): Guardi, questa è una cosa che riguarda Trapani” , perché tra l’altro era una dichiarazione, che in questo momento neanche ricordo; tanti anni fa ho detto: “Se spunta sulla stampa che BORSELLINO si sta interessando dello “SCONTRINO” “, spunta che io voglio mettere il naso dovunque.” Io, in realtà, ho sempre voluto fare il mio mestiere con una rigida delimitazione di quelle che sono le mie competenze e, pertanto, anche questo atteggiamento di farmi io, il mio lavoro, e loro si facessero il loro l’ho sempre seguito. Io ho frequentato rarissime volte il Tribunale di Trapani, pur essendo estremamente interessato a tutti i fatti di criminalità mafiosa che si verificano in Sicilia. Li potevo seguire anche senza il contatto diretto con i colleghi e se si fosse verificata qualche vicenda che riguardava la nostra reciproca competenza l’avremmo regolata così come, con riferimento a quest’ultima vicenda, io, non appena mi accorsi che , in realtà, non si trattava di verbali raccolti da TAURISANO che riguardavano solo la mai competenza, ma in parte potevano riguardare anche la sua e in parte riguardavano Sciacca, immediatamente feci una richiesta, che è quella che stamattina ho prodotto in copia, al Procuratore Generale perché ci riunisse tutti e stabilisse gli ambiti delle reciproche competenze. Così, poi, fu fatto perché, nonostante non è rimasta traccia in nessun verbale perché il Procuratore Generale ha detto che, essendo tutti d’accordo, non era neanche necessario formalizzare questa decisione, si decise che l’On.le CANINO se lo faceva Trapani, l’On.le PIZZO e l’On.le GUNNELLA me li facevo io e l’On.le MANNINO se lo faceva il Procuratore della Repubblica di Sciacca, in ossequio (anche se personalmente poco convinto, ma so che devo prestare ossequio) alla famosa sentenza della I Sezione, presieduta dal collega CARNEVALE, che, con riferimento alle dichiarazioni di Antonino CALDERONE, allora raccolte dal collega FALCONE, decise, invece, che siccome la mafia non avrebbe una struttura unitaria, ogni Tribunale, ogni Procura delle 18 (quante ce ne sono in Sicilia), si fa la propria.”
Lo scetticismo sulle dichiarazioni di Spatola riguardo ai politici: l’accortezza del giudice nel valutare le propalazioni dei collaboranti Borsellino spiega inoltre il motivo per cui, riguardo ai nomi dei politici, fosse molto scettico quando Spatola ne parlava:” Io ho iniziato la mia audizione stamattina dicendo che l’idea che io mi sono fatto di questo SPATOLA è di una persona inserita soprattutto nel traffico delle sostanze stupefacenti: i miei verbali riguardano al 99% il traffico delle sostanze stupefacenti. Quando cominciò a parlare di organizzazione mafiosa con organigrammi, strutture, ecc. , io sono stato piuttosto scettico, intanto perché prima aveva dichiarato che lui non faceva parte di questa organizzazione, ma era un “cane sciolto” ; poi, le cose che mi raccontava denotavano un personaggio che stava tra il truffatore e il trafficante medio-piccolo. Io non gli ho fatto domande sui politici, anche se mi è stato contestato su qualche giornale, anzi addirittura in un documento di un partito politico del trapanese, dicendo: “Ma la Procura di Marsala fa domande sui politici?”. La Procura di Marsala certamente non esclude di fare domande sui politici, ma, con riferimento al personaggio, al Procuratore BORSELLINO non è venuto in testa di fare domande sui politici e aggiungo che, con riferimento almeno ai tre politici di cui io mi sono occupato e per i quali ho concluso le mie indagini, cioè PIZZO, Rosario NICOLOSI e Nicolò NICOLOSI, con riferimento almeno a questi tre, penso proprio di non aver avuto torto a non fare questo genere di domande, perché la situazione probatoria è stata assolutamente desolante quando sono andato a cercare riscontri a queste dichiarazioni”.
Borsellino chiede a Trapani se fossero state effettuate indagini sulle dichiarazioni di Spatola e Filipppello. E viene accusato di essere “scippatore” e “insabbiatore” di inchieste: la responsabilità morale anche nei confronti dei suoi figli. Il giudice aveva chiesto più volte al collega Taurisano se vi fossero state indagini sulle dichiarazioni di Spatola e Filippello relative agli interrogatori effettuati dallo stesso. E rispondendo alla commissione Csm, specifica:” Di queste indagini, di cui apprendo dalla sua voce, che abbia fatto TAURISANO io non ne ho assolutamente notizie, anche se le ho chieste ripetutamente. Io le ho cercate queste indagini di TAURISANO; addirittura, la stampa parlò di camion di documenti che venivano trasferiti da Trapani a Marsala e io fui accusato di essere “scippatore” e “insabbiatore” di inchieste, per avere solo chiesto la copia di un verbale! Mi consenta, Presidente, però ognuno di noi ha dei figli, e quando i miei figli leggono sul giornale che il loro padre, che loro ritengono essere Magistrato serio, che fa il suo dovere, diventa uno “scippatore” e “insabbiatore” di inchieste, mi consenta che dal punto di vista psicologico qualche cosa se ne risente. E allora ho cercato questi documenti. Il Prefetto di Trapani un giorno mi ha detto di aver appreso dalla radio che c’era una camion di documenti che si trasferivano da Trapani a Marsala e io dovetti dirgli che i documenti erano quattro pagine di verbale e una missiva mal scritta con cui me si li trasmetteva! Mal scritta, non perché non fosse scritta in italiano; c’era una data e sopra ce n’era un’altra. Non capisco perché: avrà sbagliato sul momento.”
Le indagini sui politici citati da Spatola e Filippello. Borsellino chiede l’archiviazione per Rino Nicolosi e Pietro Pizzo e richiesta di autorizzazione a procedere per Gunnella. “La richiesta di archiviazione che io ho fatto con riferimento a Rino NICOLOSI e Pietro PIZZO è stata accolta de plano dal G.I.P.” Borsellino aveva richiesto l’archiviazione per Nicolosi e Pizzo e l’ autorizzazione a procedere per l’On.le GUNNELLA che venne accolta dalla Camera dei deputati, per cui spiega alla Commissione: “Debbo continuare le indagini con riferimento alla posizione dell’On.le GUNNELLA e debbo continuare le indagini con riferimento alla posizione di quei nomi, che mi risultano da queste dichiarazioni, di mafiosi non politici, perché sono compresi in queste dichiarazioni”. Ndr: Antonino Coci fu trasferito d’Ufficio dal Csm nel luglio del 1992, mentre Francesco Taurisano chiese, ed ottenne, il trasferimento ad altra sede. L’aggravante nel trasferimento del dr Coci era non poter più esercitare funzioni giudiziarie in Sicilia, ne’ in uffici con funzioni penali, monocratiche o direttive. Coci, in sostanza, avrebbe dovuto lasciare la Sicilia e ricoprire funzioni civili in uffici collegiali in qualche altra parte d’ Italia, però anticipò ogni giudizio, ottenendo il collocamento in pensione. Nel luglio 1993, sempre a causa di quella vicenda (Spatola-Filippello-pubblicazione verbali) fu aperto un procedimento disciplinare presso il Csm nei confronti di Fancesco Taurisano che si concluse con l’assoluzione dalle gravi accuse mossegli sulla gestione di Rosario Spatola e Giacoma Filippello ma fu ammonito per aver omesso o tardato l’ invio a Paolo Borsellino, dei verbali di alcuni degli interrogatori dei due pentiti effettuati tra il settembre’90 e il luglio ’91 e per non aver verbalizzato nell’ ottobre del 1990 il confronto ”irrituale” tra Spatola e Filippello. LA VOCE DI NEW YORK

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