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Timestamp: 2019-03-26 23:07:53+00:00

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Esame di avvocato 2018: atto giudiziario di diritto penale, la soluzione proposta « Concorso in magistratura
Esame di avvocato 2018: atto giudiziario di diritto penale, la soluzione proposta
Di lì a breve arriva Caio proprietario del cane ucciso, che stravolto per accaduto denunzia Tizio.All'esito del processo penale di primo grado, il giudice ritiene Tizio responsabile del delitto previsto e punito dall'art. 544 bis c.p. e lo condanna con la pena di mesi 4 di reclusione, senza riconoscere alcuna circostanza attenuante in considerazione del fatto che l'imputato ha diversi precedenti penali per reati contro il patrimonio. Ad avviso del giudicante Tizio ha causato la morte del cane di Caio "senza necessità", avendo agito al solo fine di difendere il proprio animale di compagnia. Il candidato assunte le vesti del legale di Tizio rediga l'atto giudiziario più idoneo alla difesa del proprio assistito.
ILL.MA CORTE D’APPELLO DI _________
L’Avv. _________, del Foro di _________, C.F. _____ PEC _____ e Fax_____, con studio in _________, Via _________, difensore di fiducia giusta procura speciale agli atti del Sig. Tizio, nato a _________, il _________, C.F. residente in _________, Via _________, domiciliato ai fini del presente giudizio in Via _____, dichiara di proporre
avverso la Sentenza n. ________ Rg. Sent. emessa dal Tribunale penale di _________ nell’ambito del procedimento penale n. _________ R.G.N.R., pronunciata in data _________ depositata in data _________, con la quale il Sig. Caio veniva dichiarato responsabile del reato di cui all’ art 544 bis c.p. e per l’effetto condannato alla pena di mesi 4 di reclusione, per i seguenti:
1) Assoluzione perché il fatto non costituisce reato.
Questa difesa vuole attenzionare la Corte sull ‘errore commesso dal giudice di primo Grado in ordine alla valutazione nel condannare l’odierno appellante:la sentenza va necessariamente riformata per vari motivi di doglianza.
I fatti per i quali è processo, così come emersi dalla escussione dibattimentale, hanno portato all’evidenza che vi sia stata una aggressione da parte di un cane di grossa taglia di proprietà del Sig. Caio, privo di guinzaglio e fuori dal controllo di vigilanza del proprietario il quale si avventava contro il cane dell’odierno appellante cercando di azzannarlo.
La ricostruzione del fatto storico ha acclarato altresì che il Sig. Tizio ha reagito colpendo il cane con un grosso bastone reperito nelle vicinanze, cagionando la morte del cane di Caio. Orbene, alcuni elementi di fatto andavano opportunamente e più correttamente interpretati in diritto, al fine di dare alla vicenda una collocazione giuridica più consona ai dettami normativi vigenti e giurisprudenziali esistenti. Non sfuggirà a questa Corte che la reazione di Tzio sia stata determinata dalla necessità di far fronte a un’aggressione al proprio animale con compromissione dell’ incolumità del proprio cagnolino e della propria incolumità fisica. Il reperimento di un bastone nelle immediate vicinanze del sinistro era frutto di una decisione repentina e conseguente all’imminente pericolo di salvaguardare la cura della propria persona e del proprio animale da un pericolo imminente, ed appariva verosimilmente come l’unico possibile rimedio esperibile per difendersi, stante lo stato dei luoghi. E’ notorio il fatto che la fuga in queste circostanze non sortisca effetto alcuno. .
E’ caduto in errore il Tribunale nel non considerare l’orientamento della Corte di Cassazione in forza del quale è statuito che nel concetto di necessità (ex. 544bis c.p) che esclude la punibilità, “sia compreso lo stato di necessità di cui all’54 c.p. e ogni altra situazione che induca all’uccisione o al danneggiamento dell’animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno alla persona o ai beni ritenuto altrimenti inevitabile” (Cass. Pen. Sent 50329/2016). L’uccisione potrà dirsi “necessaria” soltanto se posta in essere per soddisfare l’esigenza di tutela della vita del cane di Tizio. Un cane di grossa taglia di fronte ad un cane di piccola taglia e l’impossibilità di una soluzione alternativa, non consentivano a Tizio altra scelta.
La giurisprudenza ha infatti ritenuto configurabile la scriminante dello stato di necessità nel caso in cui il proprietario di un cane di piccola taglia uccida un altro cane per difendere il proprio animale dall’aggressione. Per la Corte, nel concetto di necessità è infatti ricompresa ogni situazione che induca all’uccisione o al danneggiamento dell’animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno alla persona o ai beni ritenuto altrimenti inevitabile (così anche Cass. pen. 50329/2016).
E’ incontestabile che di fronte alla salvaguardia della vita del proprio cane nonché della propria integrità fisica vi sia una parità di bilanciamento d’interessi tale da giustificare la condotta di Tizio e poterla far rientrare nell’alveo della scriminante di cui all’art 54 c.p.
Non è emerso infatti dai fatti di causa che vi fossero altri rimedi idonei da parte di Tizio per difender se stesso e i l proprio animale mentre è acclarato che Caio lasciava incustodito il proprio cane di grossa taglia senza la museruola.
Per tutti i motivi sopra esposti l’imputato andava assolto perché il fatto non costituisce reato.
2)riconoscimento della lieve tenuità del fatto ex art. 131 bis c.p.
E’ noto che l’attenuante di cui al 131 bis c.p sia in giurisprudenza esclusa dalla sola ricorrenza della crudeltà nell’ uccisione animale, circostanza non ricorrente nella condotta di Tizio. Si chiede, pertanto, la non punibilità della condotta per lieve tenuità del fatto e x art 131 bis c.p
3) In ulteriore subordine: riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche ex art 62 bis c.p
In via del tutto gradata, ove non dovessero accogliersi le ragioni sopra esposte, questa difesa per mero tuziorismo, ritiene di poter evidenziare che un ulteriore errore è rinvenibile nelle motivazioni della pronuncia impugnata: il Giudice di primo grado non ha riconosciuto i presupposti per la concessione delle circostanze attenuanti generiche alla condotta dell’odierno imputato. E’ da considerare infatti che l’esistenza di precedenti correlati ai reati contro il patrimonio in capo a Tizio, non sia sufficiente a negare il beneficio richiesto. Occorre infatti che il giudice si riporti alla valutazione del reato per cui è processo, esaminando l’intera comportamento e i tratti della personalità del sig Tizio nonchè l'intera situazione posta a fondamento del diniego delle attenuanti generiche.
Manca dall’analisi della sentenza la possibilità di comprendere il percorso logico – argomentativo che ha spinto il giudicante a non concedere le attenuanti generiche, carenza che risulta tanto più grave quanto lo è la rilevanza del fatto.
Riportarsi esclusivamente a dei precedenti non specifici e non correlati al caso, induce questa difensa ad impugnare anche questo punto della decisione per carenza e manifesta illogicità della motivazione.
Per tali ragioni si insiste, solo in caso di eventuale condanna, nella concessione delle circostanze attenuanti generiche ex 62 bis c.p
Per tutto quanto sopra esposto, il sottoscritto difensore nell’interesse del proprio assistito
che l’Ill.ma Corte di Appello adita voglia, in riforma dell’impugnata sentenza,
1) Assolvere l’odierno appellante perché il fatto non costituisce reato (oppure perché il fatto non sussiste ove si fosse seguita l’altra linea interpretativa);
2) In via subordinata, non doversi procedere per lieve tenuità del fatto ex 131 bis c.p
3) In via ulteriormente gradata, e solo in caso di eventuale pronuncia di condanna, voglia riconoscere le circostanze attenuanti generiche ex art. 62 bis c.p. e per l’effetto ridurre la pena al minimo edittale con la concessione dei benefici di legge ove ne ricorrano i presupposti.
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References: Sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 131
 sentenza 
 art. 62