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⭐Ombudsman-Giurì Bancario
Ombudsman-Giurì Bancario
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1 Associazione per la soluzione delle controversie bancarie, finanziarie e societarie - ADR Ombudsman-Giurì Bancario Massimario e testo completo delle decisioni di maggiore interesse A cura del Conciliatore BancarioFinanziario 20122 INDICE 1. Servizio di custodia e amministrazione titoli pag Condizioni generali di servizio pag Esercizio dei diritti d opzione pag Aumenti di capitale e offerte pubbliche di acquisto pag Servizio di investimenti finanziari pag Gestioni patrimoniali pag Fondi comuni di investimento pag Prodotti assicurativi pag Sicav pag Prestiti obbligazionari pag Servizio di negoziazione titoli pag Prestazione dei servizi di investimento pag Obblighi informativi pag Valutazione di adeguatezza pag Valutazione di appropriatezza pag Esecuzione degli ordini pag Liquidazione delle operazioni pag Trading on-line pag Prestazione del servizio pag Operatività in marginazione pag Esercizio opzioni pag Ordini condizionati pag Corso del titolo pag Operatività scalper pag Negoziazione azioni della banca pag Operazioni di conversione pag3 4. Risarcimento del danno pag Requisiti del danno pag Determinazione del danno pag Valutazione equitativa del danno pag Liquidazione del danno pag Danni non risarcibili pag Assunzione dei mezzi di prova pag Onere a carico della parte ricorrente pag Dichiarazioni delle parti pag Questioni di procedura pag Pendenza del processo civile o della mediazione pag Instaurazione del contraddittorio pag Incompetenza per materia pag Tassazione delle operazioni in titoli pag Questioni societarie pag Trasferimento titoli pag Richiesta di documentazione pag Attività di gestione ed amministrazione pag Buoni Fruttiferi Postali pag Incompetenza per valore pag Difetto di legittimazione attiva pag Difetto di legittimazione passiva pag Ne bis in idem pag Cessazione della materia del contendere pag Archiviazione del ricorso pag Carenza di giurisdizione pag Revocazione pag4 1. SERVIZIO DI CUSTODIA E AMMINISTRAZIONE TITOLI 1.1. Condizioni generali di servizio Titoli intestati a minore - Ordine di vendita non eseguito Atteggiamento reticente e non diligente dell intermediario Risulta censurabile il comportamento della banca che, pur avendo antecedentemente permesso il trasferimento di titoli inadeguati su un deposito intestato ad un minorenne, richieda poi l autorizzazione del giudice tutelare per la vendita dei titoli stessi, comunicando, solo dopo un anno dalla richiesta di liquidazione, la necessità di tale autorizzazione; ne consegue la valutazione equitativa del danno, motivata dalla scarsa collaborazione con i clienti e dal mancato rispetto del principio di diligenza cui l operatore professionista è tenuto (ricorso n. 277/2012, decisione del 26 settembre 20122). Espongono i ricorrenti che la banca, dopo aver comprato titoli a nome della figlia minorenne ora, per la vendita degli stessi, vuole il tutore ; chiedono, avendo necessità del denaro, che la questione sia risolta. Con successiva lettera, i ricorrenti, precisato che la prima richiesta di vendita è stata presentata ad un funzionario della banca con e.mail del 19 novembre 2011, chiedono il risarcimento di 5.082,00, pari alla differenza tra il controvalore dei titoli alla predetta data e quello risultante dalla media tra le due punte massime toccate dalle quotazioni (in data 6 giugno 2011 e 15 marzo 2012). Nelle sue repliche la banca precisato che i titoli intestati alla minore (BTP 01 AGO %) provenivano da trasferimento, in data 20 maggio 2009, dal dossier titoli della madre - riferisce che i ricorrenti hanno richiesto, in data 27 marzo 2012, il trasferimento dei predetti titoli presso un altro istituto di credito e che l operazione è stata eseguita tempestivamente il giorno successivo, con conseguente estinzione del contratto di deposito in essere; ritiene pertanto superato l occorso e cessata la materia del contendere. Dalla documentazione prodotta dalle parti, il Collegio rileva quanto segue. In data 12 maggio 2009 è stato stipulato, a nome della minore, figliuola dei ricorrenti, il contratto per il servizio di custodia ed amministrazione titoli e per i servizi di ricezione e trasmissione di ordini, incluso il servizio di consulenza in materia di investimenti; il contratto è stato sottoscritto dalla minore e dai suoi genitori. In pari data è stata effettuata la intervista profilo cliente nei confronti della minore; documento che risulta firmato per accettazione dalla minore e dai suoi genitori. Le risposte al questionario forniscono il seguente quadro: nessuna conoscenza ed esperienza in riferimento a tutte le tipologie di strumenti finanziari; orizzonte temporale di breve termine, fino a 18 mesi; obiettivo: orientamento alla protezione del capitale; propensione al rischio: ottenere rendimento massimo basso, sopportando il rischio di perdita molto bassa. Ne risulta un profilo estremamente prudente, come infatti definito dalla banca ( cauto, a margine dell intervista; cauto-breve, in una scheda cliente, datata 3 novembre 2011, esibita dai ricorrenti). Sotto la stessa data del 12 maggio 2009 i ricorrenti hanno ordinato il trasferimento, dal conto titoli intestato alla ricorrente a quello intestato alla minore, di v.n. BTP 01/08/34 5%. Con e.mail del 18 novembre 2010 il ricorrente ha chiesto alla banca di disinvestire tutto il pacchetto BTP e rimetterli nel conto della ricorrente. 35 In data 15 aprile 2011 il ricorrente ha chiesto alla banca un prospetto dettagliato sulla situazione attuale privata Giancarlo, Graziella e Cristina tot. BTP, etc, e scadenze perché altrimenti non so nemmeno come sono. Il 9 novembre 2011 la banca comunicava al ricorrente che i titoli a nome di Cristina possono essere venduti esclusivamente con l autorizzazione del Giudice tutelare in quanto trattasi di minore. Il 2 dicembre 2011 il ricorrente, riferendosi all incontro svoltosi il precedente 11 novembre presso la filiale, in cui aveva sollevato il problema della perdita di valore dovuto ad un errore della sede, chiede che si provveda a risolvere la questione. Il 7 dicembre 2011 il ricorrente, facendo riferimento ai colloqui del giorno precedente presso la filiale, chiede un risarcimento del 50% sulle perdite sui titoli invenduti (della ricorrente e della minore) e di liberare immediatamente il vincolo del tutore sui titoli (della minore) visto che non è mai stato nominato perché mai richiesto dalla banca. Dalla dettagliata esposizione di cui sopra, il Collegio ritiene accertato che fin dal novembre 2010 i ricorrenti hanno sollevato la questione del disinvestimento dei titoli posseduti dalla ricorrente e dalla minore e che solo a distanza di un anno la banca ha comunicato l impossibilità di vendere i titoli di proprietà della minore senza l autorizzazione del giudice tutelare. Ritiene inoltre il Collegio che la banca non avrebbe dovuto eseguire l ordine di trasferimento del 12 maggio 2009, sia perché non supportato da autorizzazione del giudice tutelare, sia perché riguardante un titolo a lunga scadenza, non congruo con le caratteristiche dell interessata risultanti dalla profilatura. Un ultimo rilievo va fatto anche circa il comportamento tenuto dalla banca, che non si è peritata di fornire alcuna informazione circa la gestione delle risalenti ed insistenti richieste dei ricorrenti, ed ha invece tentato - perfino nei riguardi dell Ombudsman nel corso del presente procedimento - di circoscrivere la domanda al solo episodio finale (richiesta di trasferimento dei titoli ad altra banca, tempestivamente eseguita) con la pedissequa richiesta di ritenere cessata la materia del contendere: comportamento censurabile anche ai sensi dei principi di cui all articolo 96, primo comma, c.p.c; apparendo oltre tutto verosimile che alla decisione di chiedere il trasferimento dei titoli presso altro intermediario i ricorrenti possano essere stati implicitamente indotti proprio dall atteggiamento reticente della banca e dai ritardi nella trattazione della questione. In conclusione, considerato il comportamento della banca, improntato a scarsa collaborazione con il cliente, e non rispettoso del principio di particolare diligenza cui l operatore professionista è tenuto; considerato altresì che tale comportamento ha indubbiamente impedito ai ricorrenti di procedere con l urgenza richiesta alla vendita dei titoli in momenti di più alta quotazione dei titoli stessi, causando quindi un danno, che peraltro, vista la mancanza di precisi elementi di riferimento, deve essere valutato in via equitativa; il Collegio dichiara la banca tenuta entro trenta giorni dalla comunicazione della presente decisione e con invio all Ombudsman di idonea documentazione a comprova a versare ai ricorrenti, anche nella qualità di esercenti la genitoriale potestà sulla su nominata minore, l importo di 3.000,00, equitativamente determinato Operazione di aumento del capitale sociale Comunicazione alla clientela della tempistica per l esercizio dei diritti d opzione Riferimento ai soli diritti derivanti dal possesso di azioni Non applicabilità della tempistica ai diritti acquistati sul mercato La banca che, in occasione di un operazione di aumento del capitale sociale, abbia comunicato al titolare di diritti di opzione le modalità per il loro esercizio facendo esclusivo riferimento ai diritti d opzione collegati al possesso di azioni, avendo creato nell investitore la 46 convinzione che ai diritti d opzione acquistati sul mercato non si applichi tale disciplina, è tenuta al risarcimento del danno per non aver fornito una corretta informativa al cliente e per avergli, conseguentemente, impedito l esercizio dei diritti acquistati sul mercato (ricorso n. 756/2012, decisione del 19 dicembre 2012). Espone il ricorrente di aver ricevuto il 18 luglio 2012 l avviso della banca relativo alla proprietà di n. 20 diritti d opzione (legati al possesso di azioni/obbligazioni), per i quali venivano richieste istruzioni entro il giorno 23 luglio 2012, in mancanza delle quali si sarebbe provveduto alla vendita d ufficio; precisa che tale lettera non conteneva alcun riferimento ai limiti temporali per l esercizio dei diritti d opzione non derivanti dal possesso di azioni/obbligazioni, ossia per diritti d opzione acquisiti sul mercato. Precisa il ricorrente che il 18 luglio 2012 non era già più in possesso dei predetti n. 20 diritti e che il 19 luglio ne aveva acquistati altri n. 5, andando poi in filiale per aderire all operazione di aumento del capitale; in tale occasione, la banca gli aveva confermato che i diritti potevano essere acquistati fino al 25 luglio e che potevano essere esercitati fino al 1 agosto 2012, pena la perdita degli stessi. Il 20 luglio aveva, quindi, acquistato altri n. 5 diritti tramite il servizio di internet banking; il 26 luglio si era recato in filiale per aderire alla citata operazione di aumento di capitale ed era stato informato che tali diritti non erano più in suo possesso causa vendita automatica d ufficio del 24 luglio Lamenta, in merito, il ricorrente che tali diritti, essendo stati acquistati sul mercato libero, si potevano esercitare fino al 1 agosto 2012; chiede, quindi, di avere n azioni Fondiaria SAI al prezzo di 1,00, come previsto dall aumento di capitale. Chiede, inoltre, la correzione dei prezzi di carico delle azioni raggruppate per non perdere il beneficio fiscale derivante dalla minusvalenza. Replica la banca che le modalità operative di gestione dei diritti inoptati erano valide anche per le operazioni poste in essere successivamente al 13 luglio 2012 (data di invio dell avviso dell aumento di capitale); quindi, anche i diritti acquistati sul mercato successivamente alla partenza dell operazione societaria mantenevano le stesse caratteristiche di quelli assegnati in virtù del possesso delle azioni alla data di partenza dell operazione e come tali erano stati gestiti. Precisa la banca che l esercizio dei diritti entro il 1 agosto 2012 era sempre stato possibile, ma, in assenza di ulteriori disposizioni da parte del ricorrente nell ambito del rapporto di deposito e con le modalità dettagliate nella comunicazione del 13 luglio 2012 aveva provveduto d iniziativa alla vendita dei diritti; sottolinea, infine, che il 26 luglio 2012 i diritti non erano più negoziabili e, quindi, non era nemmeno possibile riacquistarli sul mercato. Infine, la banca precisa che era disponibile a mettere il ricorrente nelle stesse condizioni in cui si sarebbe trovato aderendo all aumento di capitale Fonsai qualora i n. 5 diritti acquistati non fossero stati oggetto di vendita in automatico. Controreplica il ricorrente che il danno non era dovuto solo alla vendita dei diritti ed alla mancata sottoscrizione dell aumento di capitale, ma al blocco delle azioni che gli aveva impedito di disporne e di venderle nei giorni successivi all accorpamento; sottolinea che gli era stato tolto il diritto di proprietà finché non erano state debitamente svalutate ; quantifica il danno nell importo di 1.860,00. Il Collegio, dall esame della documentazione inviata in copia dalle parti in corso di istruttoria, rileva che la banca ha inviato al ricorrente la lettera datata 13 luglio 2012, recante l avviso relativo all operazione di aumento del capitale Fondiaria SAI S.p.A. ; in tale lettera, la banca ha comunicato che al ricorrente, quale intestatario di azioni Fondiaria SAI, erano stati assegnati n. 20 diritti, in relazione a n. 20 azioni ordinarie Fondiaria SAI S.p.A. possedute (il 2 luglio 2012 era avvenuta l operazione di raggruppamento, che aveva comportato l accorpamento 57 delle vecchie azioni ordinarie in rapporto di 1 nuova azione ogni 100 vecchie possedute; il ricorrente possedeva n. 200 vecchie azioni ordinarie); la banca ha, poi, invitato il ricorrente a comunicare tempestivamente le Sue istruzioni entro il giorno 23 luglio 2012, facendo presente che, qualora non fossero pervenute tali istruzioni entro il termine indicato, sarebbe stata effettuata la vendita d ufficio dei predetti diritti d opzione. In allegato a tale avviso, il Dettaglio dell operazione societaria specificava che i termini dell operazione erano dal 16 luglio 2012 al 1 agosto 2012 e che la trattazione diritti andava dal 16 luglio 2012 al 25 luglio Rileva, poi, il Collegio che il 18 luglio 2012 il ricorrente ha venduto, tramite i servizio di Banca Multicanale, i sopra citati n. 20 diritti d opzione, realizzando un controvalore di 179,35; il 19 luglio 2012 ha provveduto, sempre tramite Banca Multicanale, all acquisto di n. 5 diritti, per un controvalore di 28,05; il 19 luglio 2012 ha, poi, aderito all aumento di capitale per n. 5 diritti di opzione, sottoscrivendo n azioni ordinarie Fondiaria SAI ; il 20 luglio 2012 ha acquistato ulteriori n. 5 diritti, per un controvalore di 31,55. Il 24 luglio 2012 la banca ha provveduto alla vendita dei predetti n. 5 diritti inoptati, non accreditando alcun importo al ricorrente, in quanto il controvalore era inferiore alle commissioni applicate. Il 1 agosto 2012 la banca ha immesso nel deposito titoli intestato al ricorrente n azioni rivenienti dall esercizio dei diritti in data 19 luglio Il Collegio prende atto che le parti hanno concordemente dichiarato che il ricorrente, in data 26 luglio 2012, si è recato in filiale per aderire all operazione di aumento di capitale; in tale occasione, la banca ha informato il ricorrente che i n. 5 diritti erano stati venduti d ufficio. Premesso tutto quanto sopra, il Collegio osserva che, nella lettera del 13 luglio 2012, la banca ha fatto riferimento solo ai diritti di opzione spettanti al ricorrente sulle azioni dallo stesso possedute; gli ha, infatti, comunicato che, in virtù del fatto che era intestatario di n. 20 azioni ordinarie, gli erano stati assegnati altrettanti diritti di opzione e, solo per l esercizio di questi ultimi, gli era stato richiesto di comunicare tempestivamente le Sue istruzioni entro il giorno 23 luglio Il Collegio ritiene, quindi, che l avviso inviato dalla banca abbia ragionevolmente creato nel ricorrente la convinzione che i diritti d opzione acquistati sul mercato (e non direttamente collegati al possesso di azioni) non fossero assoggettati alla disciplina ed alla tempistica di cui all avviso stesso. Rileva, comunque, il Collegio che l assunto del ricorrente in base al quale il danno riportato è stato dovuto al blocco delle azioni che gli ha impedito di disporne e di venderle nei giorni successivi all accorpamento non risulta compatibile con il fatto che come disposto nell Offerta di sottoscrizione di azioni ordinarie e di risparmio / Aumento del capitale sociale a pagamento di Fondiaria SAI le azioni di nuova emissione (ottenute mediante l esercizio dei diritti di opzione) sarebbero state accreditate e rese disponibili per i sottoscrittori dal 1 agosto 2012; pertanto, solo a partire da tale data il ricorrente avrebbe potuto metterle in vendita. Rileva, poi, il Collegio che le quotazioni del titolo hanno mantenuto, dal 1 agosto 2012 ad oggi, un valore che è rimasto stabile nel tempo e si è aggirato sempre introno ad 1,00 (corrispondente, questo, al prezzo di sottoscrizione delle nuove azioni). Quanto sopra premesso, il Collegio considerato, da un lato, che la non corretta informativa fornita dalla banca ha impedito l esercizio dei diritti di opzione acquistati dal ricorrente e, dall altro, che quest ultimo, anche se avesse esercitato i diritti nel periodo previsto, non avrebbe potuto successivamente ricavare il vantaggio economico che asserisce di aver perso (infatti, il valore massimo raggiunto dalle azioni in discorso dal 1 agosto ad oggi è stato di 1,10 euro) per la mancata vendita delle azioni in questione ritiene di poter determinare il danno lamentato dal ricorrente in via equitativa, valutandolo in 150,00. 68 Pertanto, il Collegio dichiara la banca tenuta - entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione della decisione da parte della segreteria e con invio all Ombudsman bancario di idonea documentazione a comprova a riconoscere al ricorrente la somma di 150,00, come sopra determinata. Per quanto concerne, infine, la richiesta di provvedere alla correzione dei prezzi di carico delle azioni raggruppate per non perdere il beneficio fiscale derivante dalla minusvalenza, il Collegio rileva che tale problematica attiene ad adempimenti ai quali la banca, in qualità di depositaria, è tenuta ai sensi dell art cod. civ. Il Collegio considerato che, a norma di Regolamento, l Ombudsman bancario può pronunciarsi in materia di investimenti ed operazioni finanziarie e che esulano quindi dal suo ambito di competenza le questioni riguardanti gli aspetti gestionali e amministrativi dei depositi titoli, essendo i relativi contratti classificabili quali contratti bancari, sui quali è competente a giudicare l Arbitro Bancario Finanziario dichiara l inammissibilità di tale capo della domanda Esercizio dei diritti d opzione Blocco dell esercizio dei diritti di opzione Mancata sottoscrizione contratto Mifid In caso di blocco all acquisto di strumenti finanziari dovuto alla mancata sottoscrizione del contratto Mifid, la banca è comunque tenuta ad adempiere, con la dovuta diligenza del mandatario, all obbligo di cui all art cod. civ., chiedendo, in tempo utile, all investitore istruzioni per l esercizio dei diritti di opzione, pur avvertendolo che possono essere impartite solo disposizioni di vendita (ricorso n. 177/2011, decisione del 16 febbraio 2012). Lamenta il ricorrente che il 10 giugno 2011 la banca gli aveva scaricato 513 diritti di opzione Intesa SanPaolo, senza accreditarne il controvalore ; precisa che tali diritti, nel periodo di trattazione, avevano registrato un valore che era oscillato da 0,091 a 0,133, per cui aveva riportato una perdita di un importo tra i 46,68 e 68,00 euro. Chiede, quindi, il ricorrente l intervento dell Ombudsman Bancario a tutela delle proprie ragioni. Replica la banca che il ricorrente, nonostante ripetuti inviti, si era rifiutato di sottoscrivere il contratto Mifid, obbligatorio per la prestazione dei servizi di investimento; di conseguenza, era stato apposto un blocco nell operatività relativa all acquisto di strumenti finanziari. Precisa, comunque, la banca che il 13 gennaio 2012 aveva accreditato sul conto corrente del ricorrente la somma di 35,46, con valuta 15 maggio 2011, per chiudere la richiesta avanzata in merito alla mancata vendita dei predetti n. 513 diritti. Infatti, per il calcolo dell importo da liquidare al ricorrente, era stato attribuito il prezzo medio di 57,456, ai quali erano stati detratti 16,00 per commissione minima ed 6,00 per rimborso spese. Il Collegio rileva che, con del 2 novembre 2011, la banca ha comunicato al ricorrente di aver provveduto ad accreditare per 35,46 il conto corrente intestato al ricorrente stesso; riscontra che tale accredito è avvenuto con valuta 30 settembre Con lettera del 13 gennaio 2012, la banca ha comunicato al ricorrente la rettifica valuta di tale accredito: la nuova valuta applicata è stata 15 maggio Il Collegio rileva poi che, nel periodo di trattazione (23 maggio giugno 2011), i diritti di opzione in esame hanno riportato quotazioni oscillanti, ma tendenzialmente crescenti - da 0,091 ad 0,133. 79 Il Collegio, pur riconoscendo corretto il blocco dell operatività apposto dalla banca in assenza di sottoscrizione del contratto Mifid, ritiene che, comunque, nel caso di specie, per adempiere, con la dovuta diligenza del mandatario, all obbligo di cui all art cod. civ. (... la banca deve chiedere in tempo utili istruzioni al depositante... ), la banca avrebbe comunque dovuto chiedere tali istruzioni al cliente, pur avvertendolo che le sue disposizioni, considerato il blocco relativo all acquisto di strumenti finanziari, avrebbero potuto riguardare esclusivamente l alienazione dei diritti e che, in assenza di suoi ordini, i diritti sarebbero stati venduti, ai sensi della citata disposizione. Poiché non è possibile avanzare ipotesi circa il momento in cui il cliente, anche se correttamente avvertito, avrebbe conferito la disposizione di vendita, il Collegio - considerato anche ingiustificato l addebito di commissioni nel caso di specie - ritiene di poter stabilire in via equitativa il danno lamentato, valutandolo nell importo di 100,00. Il Collegio dichiara pertanto la banca tenuta entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione della decisione da parte della segreteria e con l invio all Ombudsman bancario di idonea documentazione a comprova - a versare al ricorrente tenuto conto della somma già accreditata di 35,46 l importo netto arrotondato di 65, Best Execution Obbligo della banca di chiedere istruzioni Anche se la banca, ponendo in vendita i diritti di opzione nell ultimo giorno di quotazione con la clausola al meglio, si è attenuta al criterio della best execution, tuttavia considerato che il contratto di deposito titoli prevede che nel caso di esercizio del diritto di opzione la banca chiede istruzioni al depositante e provvede alla vendita soltanto a seguito di ordine scritto e in mancanza di istruzioni ( ) cura la vendita dei diritti essa non può considerarsi esonerata dall obbligo di chiedere istruzioni al cliente, anche se i diritti siano stati acquisiti in limine rispetto alla scadenza del periodo di trattazione (ricorso n. 198/2011, decisione del 14 marzo 2012). Espone il ricorrente che il 16 giugno 2011 era in possesso di n diritti di opzione UBI e che l ultimo giorno di contrattazione era il 17 giugno 2011; precisa che, alle ore 9,00 di tale giornata, la banca aveva venduto tutti i diritti di opzione in suo possesso, con un ordine di vendita senza limite, al valore di 0,0455 euro e senza una preventiva informativa. Atteso che la banca aveva violato specifici obblighi contrattuali, in quanto avrebbe dovuto procedere alla vendita tramite la strategia Best Execution e previa specifica informativa, il ricorrente chiede il rimborso della perdita subita, pari ad 3.460,00; specifica, infatti, che l ultimo giorno di trattazione il valore di tali diritti aveva raggiunto il valore massimo di 0,09 euro, mentre la banca aveva venduto a 0,045 euro. Replica la banca che il ricorrente aveva acquistato i diritti in oggetto sul mercato, in data 14 e 15 giugno 2011, e, pertanto, non era stato possibile predisporre in tempi utili un informativa riguardo i termini dell aumento di capitale; precisa la banca che l art. 1838, comma 2, doveva essere interpretato nel senso di garantire in via prioritaria la liquidazione dei titoli, compatibilmente con le condizioni di mercato, al fine di evitare il verificarsi della decadenza dei diritti per mancato esercizio con conseguente azzeramento del loro valore. Precisa poi la banca che l inserimento di un limite di prezzo avrebbe subordinato la transazione al raggiungimento di tale soglia di valore, concretizzando un rischio effettivo di ottenere un non eseguito. 810 Il Collegio, dall esame della documentazione inviata in copia dalle parti in corso di istruttoria, rileva che l art. 1, comma 2, del Contratto di deposito titoli e strumenti finanziari a custodia e amministrazione, sottoscritto dal ricorrente il 3 aprile 2009, prevede che nel caso di esercizio del diritto di opzione ( ) la banca chiede istruzioni al depositante e provvede alla esecuzione dell operazione soltanto a seguito di ordine scritto e previo versamento dei fondi eventualmente occorrenti; in mancanza di istruzioni in tempo utile, la banca cura la vendita dei diritti di opzione per conto del depositante. Verifica poi il Collegio che il ricorrente ha acquistato n diritti di opzione UBI Banca in più tranches, fra il 14 ed il 15 giugno 2011, operando direttamente tramite il servizio di trading on line della banca. Rileva, poi, il Collegio che la banca ha inserito l ordine di vendita dei n diritti di opzione UBI Banca con il parametro di prezzo al meglio ; l ordine ha trovato esecuzione alle ore 9,00 del 17 giugno 2011, al prezzo di 0,0455 euro. Rammenta il Collegio che, ai sensi dell art del Regolamento della Borsa Italiana, l immissione di una proposta senza limite di prezzo in vendita determina l abbinamento con una o più proposte di acquisto aventi i prezzi più convenienti esistenti al momento della sua immissione e fino ad esaurimento delle quantità disponibili ; pertanto, tale parametro di vendita, comporta che l ordine venga eseguito al miglior prezzo disponibile sul mercato dal momento dell'inserimento. Pertanto, ad avviso del Collegio, la banca, operando tramite l inserimento della clausola vendita al meglio, ha agito in conformità a quanto stabilito dall art. 45, comma 1, del Regolamento in materia di intermediari, adottato con Delibera Consob n del 29 ottobre 2007, in base al quale: gli intermediari adottano tutte le misure ragionevoli e, a tal fine, mettono in atto meccanismi efficaci, per ottenere, allorché eseguono ordini, il miglior risultato possibile per i loro clienti, avendo riguardo al prezzo, ai costi, alla rapidità e alla probabilità di esecuzione e di regolamento, alle dimensioni, alla natura dell'ordine o a qualsiasi altra considerazione pertinente ai fini della sua esecuzione (Best Execution). E evidente che, per ordini inseriti nell ultimo giorno di trattazione, l ordine al meglio è quello che, con maggiore probabilità, dovrebbe evitare il rischio di lasciare invenduta la partita, con il conseguente azzeramento del valore alla fine della giornata borsistica. In merito a quanto affermato dal ricorrente circa il raggiungimento di un valore di quotazione di 0,09, il Collegio verifica che, nel corso della giornata del 17 giugno, sono state registrate quotazioni tra un minimo di 0,041 ed un massimo di 0,049. Premesso quanto sopra, e considerato quindi che la modalità di offerta sul mercato dei diritti di opzione, nell ultimo giorno di quotazione, risulta quella maggiormente rispondente al criterio della best execution, resta da valutare il comportamento della banca con riguardo alla previsione contrattuale sopra richiamata. Il Collegio osserva che la clausola in questione non prevede limitazioni circa il tempo di acquisizione dei diritti di opzione; né se tali diritti siano acquisiti direttamente dal cliente; né prevede eccezioni alla modalità dell ordine scritto. Il Collegio pur avendo presente che, nella concreta operatività dell intermediario, le acquisizioni che avvengono in limine rispetto alla scadenza del periodo di trattazione possano creare difficoltà di presa in carico ai fini della corretta osservanza della disposizione contrattuale da un lato, osserva che la tassatività della disposizione contrattuale può indurre il cliente a fare affidamento sulla sua precisa esecuzione da parte della banca; dall altro, non può esimersi dal rilevare che anche il cliente ha l obbligo, considerata la brevità dei tempi a disposizione, della quale egli non può non avere piena coscienza, di cooperare con la banca, usando la normale diligenza (art c.c.), al fine della migliore esecuzione della prestazione. 911 Valutati i rispettivi comportamenti delle parti, il Collegio dichiara la banca tenuta entro trenta giorni dalla comunicazione della presente decisione e con invio all Ombudsman bancario di idonea documentazione a comprova - a riconoscere al ricorrente l importo di 100,00, determinato in via equitativa Operazioni di aumento del capitale Ordine di esercizio dei diritti d opzione Mancata esecuzione - Successivo acquisto di azioni Risarcimento danno In caso di mancata esecuzione dell ordine di esercizio dei diritti di opzione ed ulteriore mancata alienazione d ufficio degli stessi, la banca è tenuta a rimborsare al cliente il controvalore dei diritti inoptati facendo riferimento al criterio di calcolo che si basi sulla differenza di valore del titolo pre e post negoziazione, non potendo pretendere che il successivo acquisto di nuove azioni, effettuato direttamente dall investitore, compensi la perdita da questi subita (ricorso n. 156/2012, decisione del 26 settembre 2012). Riferisce il ricorrente: 1. di aver acquistato, in data 21 aprile 2011, azioni della banca Monte dei Paschi di Siena; 2. di essere stato informato, in data 17 giugno 2011, dell aumento di capitale disposto dall emittente; 3. di aver comunicato alla banca di voler aderire all aumento di capitale, esercitando i diritti di opzioni incorporati nelle azioni di cui era titolare; 4. di aver appreso, nel mese di agosto 2011, che il proprio ordine non era stato eseguito dalla banca; 5. che, d altro canto, le opzioni non erano neanche state vendute dalla banca nonostante che, nella comunicazione del 17 giugno 2011, fosse previsto che: in mancanza di [...] istruzioni entro il 30 giugno 2011, il diritto di opzione verrà venduto dalla filiale ove è radicato il deposito titoli. Chiede il ricorrente che la banca gli rimborsi il valore delle opzioni rimaste inoptate ed invendute. Replica la banca: a) che il ricorrente, in data 8 agosto 2011, aveva acquistato altre azioni della MPS; b) di aver provveduto a rimborsare al ricorrente - accogliendo così il suo reclamo relativo alla mancata esecuzione da parte dell intermediario dell ordine di sottoscrivere l aumento di capitale - la somma di 53,40, accreditata al cliente in data 3 ottobre 2011, pari alla differenza tra il valore di azioni acquistate in data 8 agosto ed il valore che le stesse avevano in occasione dell operazione di aumento di capitale. Il Collegio, esaminata la documentazione prodotta dalla parti, rileva innanzi tutto che non vi è contestazione tra le parti circa l evento lamentato dal ricorrente, vale a dire la mancata esecuzione, da parte della banca, dell ordine dato dal cliente di sottoscrivere le nuove azioni; rileva inoltre che la banca ha anche mancato di alienare i diritti di opzione, operazione alla quale avrebbe comunque dovuto provvedere a norma di quanto prescritto dall articolo 1838 c.c., come pure dalla stessa banca indicato nella richiamata comunicazione del 17 giugno Il Collegio, pur riconoscendo l impegno della banca nel tentativo di porre rimedio all errore compiuto (rimborso al ricorrente della somma corrispondente alla maggiore spesa sostenuta dal cliente per acquistare, in data 8 agosto 2012, azioni MPS rispetto al costo che avrebbe sostenuto in occasione dell operazione di aumento di capitale), considera, tuttavia, tale soluzione 1012 non satisfattiva delle ragioni del ricorrente, considerato che l acquisto di n azioni della stessa specie, da lui direttamente operato in data 8 agosto 2011, non appare necessariamente consequenziale al mancato esercizio dei diritti di opzione, ma piuttosto un nuovo investimento autonomamente deciso. Ritiene pertanto meritevole di accoglimento la richiesta del ricorrente di ottenere, a risarcimento del danno, il pagamento del controvalore dei diritti di opzione non utilizzati, controvalore dallo stesso indicato in 500,00, con riferimento ad un criterio di calcolo, che appare ragionevole (e, comunque, non contestato dalla banca), basato sulla differenza di valore del titolo pre- e post- esercizio dell opzione. Quanto sopra considerato, il Collegio dichiara la banca tenuta entro trenta giorni dalla comunicazione della decisione da parte della segreteria tecnica e con l invio all Ombudsman bancario di idonea documentazione a comprova a versare al ricorrente l importo corrispondente al valore dei diritti di opzione come sopra indicato, al netto dell importo di 53,40 già accreditato in data 3 ottobre 2011 e maggiorato degli interessi legali da tale data a quella di esecuzione della presente decisione Istruzioni alla banca via telefono Mancata esecuzione da parte della banca Risarcimento danno Qualora la banca, nell informativa relativa ad una operazione di aumento di capitale sociale inviata alla clientela, non abbia prescritto alcuna forma specifica per le istruzioni che il cliente intenda impartire in merito all esercizio o alla vendita dei diritti d opzione, l investitore può legittimamente avvertire telefonicamente la banca di non eseguire alcuna operazione relativa ai diritti d opzione, facendo presente che provvederà egli stesso, tramite canale telematico, ad una eventuale vendita dei diritti; di conseguenza, non risultando opponibile al cliente la vendita d ufficio dei diritti d opzione, la banca è tenuta al risarcimento del danno conseguente (ricorso n. 299/2012, decisione del 10 ottobre 2012). Riferisce il ricorrente: 1. di essere titolare di azioni ordinarie di Unicredit; 2. che, a seguito dell aumento di capitale disposto dall emittente in data 4 gennaio 2012, aveva a disposizione opzioni per la sottoscrizione delle azioni di nuova emissione; 3. di essere stato contattato, in data 18 gennaio 2012, dalla banca che lo aveva avvertito che il termine ultimo per la vendita sul mercato di tali diritti [di opzione] sarebbe stato il 20 gennaio 2012, chiedendogli, inoltre, quali erano le sue intenzioni in merito; 4. di aver risposto all intermediario di essere al corrente di quanto riportato nella nota informativa dell emittente, che avrebbe provveduto egli stesso tramite canale telematico ad una eventuale vendita dei diritti di opzione e che avrebbe fatto sapere in tempo utile per l adesione all aumento di capitale le proprie disposizioni al riguardo; 5. di avere, inoltre, avvertito la banca di non effettuare, di propria iniziativa, alcuna operazione avente ad oggetto le opzioni in questione; 6. di aver provveduto, in data 19 gennaio 2012, tramite canale telematico, alla vendita di diritti di opzione; 7. di aver informato la banca, in data 20 gennaio 2012, della sua volontà di aderire all aumento di capitale per i rimanenti diritti di opzione e di aver appreso, invece, che l intermediario aveva provveduto, alle ore 9.37 del medesimo giorno, a vendere i predetti diritti sul mercato; 1113 8. che la banca, interrogata circa l accaduto, aveva risposto di aver comunicato a tutti i possessori di azioni Unicredit, con lettera datata 5 gennaio 2012, che - in mancanza di precise istruzioni dell azionista, da impartire entro il 19 gennaio l intermediario avrebbe provveduto automaticamente a vendere sul mercato i diritti di opzione relativi alle azioni possedute. Il ricorrente - lamentando di non aver mai ricevuto la suddetta lettera e sostenendo di aver comunque comunicato alla banca di non effettuare alcuna operazione senza il suo esplicito consenso - chiede che l Ombudsman bancario condanni la banca: 1) a trasferirgli n azioni ordinarie Unicredit al prezzo di 1,943 per azione così come stabilito per l aumento di capitale del gennaio 2012; 2) a stornare, con valuta identica a quella dell addebito per le azioni cedute, la somma si 3.958,51 derivante dalla illegittima vendita dei diritti di opzione effettuata dalla banca in data 20 gennaio 2012, malgrado l esplicita indicazione a non vendere ; 3) a versargli la somma di quale risarcimento per il tempo perso e per l indisponibilità delle azioni in oggetto per tutto il periodo di risoluzione della controversia. Replica la banca di aver informato, sia telefonicamente, in data 18 gennaio 2012, sia per iscritto con lettera datata 5 gennaio 2012, il ricorrente di fornire per tempo precise istruzioni scritte, entro e non oltre il 19 gennaio 2012, circa l operazione di sottoscrizione dell aumento di capitale o la vendita dei diritti di opzione e che in mancanza delle predette istruzioni la banca avrebbe provveduto a vendere i diritti con relativo accredito del ricavato sul conto del cliente ; poiché il ricorrente non aveva fornito le predette istruzioni la banca aveva, di conseguenza, provveduto a vendere i diritti di opzione sul mercato. Il Collegio, esaminata la documentazione prodotta dalle parti, osserva che: 1. il ricorrente ha affermato di aver espressamente avvertito la banca, nella telefonata del 18 gennaio 2012, di non eseguire alcuna operazione relativamente alle opzioni, sostenendo che avrebbe provveduto egli stesso tramite canale telematico ad una eventuale vendita dei diritti di opzione o avrebbe fatto sapere in tempo utile per l adesione all aumento di capitale se intendeva aderire o meno; 2. la banca ha invece affermato che il ricorrente, sempre nella telefonata del 18 gennaio, si riservava di comunicare successivamente alla banca le intenzioni della moglie [ ], intestataria dei titoli, in merito alla sottoscrizione dell aumento di capitale o alla vendita dei diritti e che poiché nessuna disposizione, né scritta né verbale, veniva trasmessa alla filiale, la banca, come da lettera inviata in data 5 gennaio 2012 a tutti i clienti possessori di tali azioni con la quale si invitava i medesimi a fornire disposizioni entro la data del 19 gennaio 2012, provvedeva alla vendita dei diritti con relativo accredito del ricavato su conto corrente del cliente ; 3. la predetta lettera del 5 gennaio non prevedeva che le istruzioni dovessero essere fornite alla banca per iscritto; 4. il ricorrente, in data 19 gennaio 2012, ha, di propria iniziativa, provveduto a vendere, tramite i canali telematici, parte delle proprie opzioni. Quanto sopra considerato, il Collegio ritiene che il ricorrente, in coerenza con quanto indicato nella comunicazione della banca del 5 gennaio 2012 (che, tuttavia, sostiene di non aver mai ricevuto), abbia chiaramente esposto, nella telefonata del 18 gennaio 2012, le proprie intenzioni in merito alle opzioni possedute, fornendo, altresì, precise istruzioni di non eseguire alcuna operazione con oggetto i predetti diritti; tale conclusione è avvalorata anche dal fatto che il ricorrente ha, in assoluta autonomia, alienato parte dei diritti di opzione, manifestando così la precisa volontà di voler gestire in prima persona l eventuale dismissione delle opzioni. Ciò posto, il Collegio - considerato che il ricorrente aveva intenzione di esercitare i diritti di opzione (per la parte non venduta in data 19 gennaio 2012), sottoscrivendo azioni di nuova 1214 emissione accoglie la domanda del cliente e dichiara la banca tenuta entro trenta giorni dalla comunicazione della decisione da parte della segreteria tecnica e con l invio all Ombudsman bancario di idonea documentazione a comprova a trasferire al ricorrente azioni ordinarie Unicredit (al prezzo unitario previsto dall emittente per l operazione di aumento di capitale), addebitando a quest ultimo il relativo controvalore e stornando le somme a lui accreditate a seguito della vendita delle opzioni avvenuta il 20 gennaio Per quanto riguarda, invece, l ultimo capo della domanda del ricorrente relativa al risarcimento del danno per il tempo perso e per l indisponibilità delle azioni in oggetto per tutto il periodo di risoluzione della controversia, il Collegio, per il primo punto, ritiene di attenersi al principio che non sia risarcibile il danno non patrimoniale (inteso come danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica) ove in esso si ricomprendano pregiudizi non scaturenti dalla lesione di interessi di rango costituzionale, ovvero non derivanti da fatti reato (v. Cass. Sezioni Unite, n /2008); e, per il secondo, considera che non è stata fornita alcuna prova circa il danno da indisponibilità dei titoli; dichiara, pertanto, inaccoglibile questo capo della domanda Aumenti di capitale e offerte pubbliche di acquisto Azioni cum Mancata informativa sulle modalità di vendita Qualora risulti impossibile la vendita tramite trading on line di azioni cum (che conferiscono al titolare il diritto ad un assegnazione gratuita di azioni in caso di possesso continuato per un certo periodo), dovendosi prima richiedere il cambiamento del codice ISIN alla banca, quest ultima se non ha fornito informazioni trasparenti ed esaustive sia sull esistenza di un doppio codice sia sugli adempimenti a carico dell azionista - è tenuta al risarcimento del danno, considerando anche che il servizio di trading on-line deve consentire un operatività tempestiva (ricorso n. 18/2012, decisione del 28 marzo 2012). Espone la ricorrente di aver acquistato n azioni Enel Green Power Cum il 2 novembre 2010 e, dal momento dell inserimento in portafoglio, era stata privata della possibilità di trading; chieste spiegazioni alla banca, l unica risposta che aveva avuto era stata che con il codice cum era vincolata e non poteva vendere se non dopo un anno dalla data di acquisto. Precisa di sapere perfettamente che questo non accadeva con altre banche e che, dopo una serie di discussioni con la banca, le era stato assicurato che avrebbe potuto vendere in ogni momento, naturalmente rinunciando al vantaggio del cum se l avesse fatto prima dello scadere dell anno, ma solo nel preciso momento della vendita. Lamenta la ricorrente che, nell aprile 2011, non aveva potuto vendere il titolo quando aveva raggiunto un prezzo tale che avrebbe potuto ricavare un buon guadagno ; successivamente il prezzo del titolo era sceso. Chiede l intervento dell Ombudsman a tutela dei suoi diritti, anche perché, dopo un anno di possesso continuativo, non aveva ricevuto l assegnazione gratuita di azioni. Replica la banca che il prospetto informativo delle azioni Enel Green Power, acquistate dalla ricorrente il 28 ottobre 2010, prevedeva l assegnazione gratuita di n.1 azione ogni n. 20 azioni possedute, qualora le azioni fossero rimaste in deposito presso la Monte Titoli fino al 4 novembre 2011, altrimenti avrebbero perso tale diritto. Precisa la banca che, in caso di vendita, l intermediario aveva l obbligo di modificare il codice ISIN delle azioni vendute, informando Monte Titoli secondo le modalità dalla stessa 1315 impartite; avendo la ricorrente richiesto con del 19 aprile 2011 di poter vendere le azioni a lei intestate, il 20 aprile 2011 era stato variato il predetto codice, al fine di consentire alla ricorrente stessa la negoziazione del titolo. Ciò aveva, ovviamente, comportato l esclusione dall assegnazione gratuita del bonus share previsto. Il Collegio, dall esame della documentazione inviata in copia dalle parti in corso di istruttoria, rileva che il 28 ottobre 2010 la ricorrente ha sottoscritto n azioni Enel Green Power, al prezzo unitario di 1,60; tali azioni, come risulta dal Prospetto Informativo relativo all Offerta Pubblica di Vendita, nel caso in cui il sottoscrittore avesse mantenuto senza soluzione di continuità la piena proprietà per dodici mesi dalla data di pagamento delle azioni stesse, avrebbero conferito al titolare il diritto all assegnazione gratuita di n. 1 azione ogni n. 20 azioni possedute. Rileva il Collegio che la ricorrente, con del 19 aprile 2011, ha comunicato alla banca che alcuni giorni fa aveva tentato di vendere le azioni in suo possesso, in quanto avevano raggiunto un prezzo tale che avrebbe potuto vendere avendo un buon guadagno, ma che non essendo abilitata a farlo, aveva perduto l opportunità di vendere ; aveva, quindi, chiesto di intervenire sollecitamente per risolvere tale disservizio. Prende, poi, atto che la banca il 20 aprile 2011 ha provveduto a cambiare il codice ISIN dei titoli in questione, in modo da consentire la negoziazione degli stessi e che tale modifica ha comportato la perdita del diritto all assegnazione gratuita di azioni. Prende, inoltre, atto il Collegio che la banca ha affermato che, in base alle disposizioni della CentroSim S.p.A. (società di intermediazione mobiliare del settore banche popolari) relative alla OPV delle azioni in questione, aveva immesso nel deposito della ricorrente le n azioni Enel Green Power Cum (identificate da uno specifico codice ISIN) e, al momento della richiesta di vendita, aveva provveduto a modificare tale codice ( In caso di vendita, è fatto obbligo all intermediario incaricato di modificare il codice ISIN per il quantitativo delle azioni cum vendute informando tempestivamente anche la Monte Titoli ). Premesso quanto sopra, il Collegio riscontra che le disposizioni sopra riportate, costituenti regolamentazione interna al settore delle banche popolari, non contenevano alcuna indicazione circa eventuali adempimenti a carico dell azionista nel caso in cui questi avesse voluto disporre la vendita dei suoi titoli; gli unici oneri previsti erano quelli a carico dell intermediario (cambiamento del codice ISIN e conseguente comunicazione alla Monte Titoli). Né risulta che la banca abbia dato informazioni trasparenti ed esaustive circa l esistenza del doppio codice, nonché sulle conseguenze del cambiamento (in particolare, circa la possibilità, o meno, di ripristinare il vecchio codice in caso di mancata esecuzione della vendita). Il Collegio osserva che la banca, considerato che la ricorrente operava tramite trading online, avrebbe dovuto predisporre sul portale modalità di esecuzione che consentissero un operatività tempestiva, in particolare facendo in modo che l inserimento di un ordine di vendita sul mercato delle azioni in discorso avviasse, in automatico, il cambiamento del codice ISIN, sì che l ordine stesso potesse poi pervenire senza indugio al mercato. Nel caso di specie, invece, la ricorrente, non solo non ha potuto effettuare la vendita nei giorni precedenti il 19 aprile 2011, ma ha dovuto anche inviare una specifica richiesta alla banca per poter ottenere di operare il 20 aprile Riscontrato che, nel periodo in cui la ricorrente avrebbe voluto effettuare la vendita, il prezzo delle azioni in esame è oscillato da un minimo di 1,938 ad un massimo di 2,016, il Collegio, non potendosi ragionevolmente ipotizzare né quando l operazione sarebbe potuta effettivamente avvenire, né il relativo prezzo di realizzo, dichiara la banca tenuta entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione della presente decisione e con invio all Ombudsman di idonea documentazione a comprova a risarcire il pregiudizio subito dalla ricorrente, riconoscendole l importo di 700,00, determinato in via equitativa. 1416 2. SERVIZIO DI INVESTIMENTI FINANZIARI 2.1. Gestioni patrimoniali Decesso dell intestatario - Liquidazione agli eredi Presentazione di idonea documentazione all intermediario In caso di decesso dell intestatario di una gestione patrimoniale, gli eredi che intendono richiedere la liquidazione devono presentare all intermediario la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà autenticata da un notaio, cancelliere o segretario comunale, non essendo a tal fine sufficiente l invio per della mera dichiarazione sostitutiva sopra menzionata (ancorché accompagnata dai documenti di identità dei coeredi) (ricorso n. 427/2011, decisione del 26 aprile 2012). Lamenta la ricorrente che, in qualità di coerede del Sig. S. L. e quale procuratore di G. e B. L. ed E. R., il 24 novembre 2011 aveva inoltrato alla banca la richiesta di rimborso della gestione patrimoniale Linea Serena, intestata al de cuius; precisa che aveva allegato tutti i documenti necessari ai fini del disinvestimento di tale patrimonio e che la banca si era rifiutata di dare corso alla pratica per l ottenimento della liquidazione della predetta gestione. Chiede, quindi, la ricorrente che la banca provveda all evasione della pratica di rimborso in questione, oltre al riconoscimento dei frutti maturati, ritenendo la documentazione inviata alla banca sufficiente ai fini del corretto e regolare disinvestimento della gestione del de cuius. Replica la SGR che era necessario che i coeredi si recassero in filiale per l espletamento degli obblighi di identificazione e adeguata verifica prescritti dalla normativa in materia di antiriciclaggio, nonché per la sottoscrizione del modulo di revoca e della quietanza per il rilascio delle attività successorie; precisa, poi, che la dichiarazione sostitutiva dell atto di notorietà, prodotta in copia fotostatica unitamente a copia non autenticata del documento d identità di una delle ricorrenti ed inviata per posta elettronica, non risultava autenticata nella sottoscrizione. Sottolinea, infatti, che non era sufficiente allegare la copia del documento d identità, essendo necessaria l autenticazione della sottoscrizione, redatta da notaio, cancelliere, o pubblico ufficiale. Il Collegio, in base alle concordi dichiarazioni delle parti e dalla documentazione inviata in copia dalle stesse, riscontra che i ricorrenti, in qualità di coeredi del Sig. S. L. deceduto il 25 novembre 2010 hanno inoltrato, con del 24 novembre 2011 (inviata sia alla banca che alla. SGR), la richiesta di liquidazione della gestione patrimoniale Linea Serena intestata al de cuius; in allegato a tale è stata inviata la seguente documentazione: dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà; certificato di morte; dichiarazione di successione presentata all Agenzia delle Entrate; stato di famiglia del de cuius; copia documenti di identità e copia codici fiscali degli eredi. Premesso quanto sopra, il Collegio rammenta che l art. 21 del D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000 prevede che qualsiasi istanza o dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà da presentare a soggetti diversi dagli organi della pubblica amministrazione o gestori di servizi pubblici deve essere autenticata da un notaio, cancelliere, segretario comunale, dal dipendente addetto a ricevere la documentazione o altro dipendente incaricato dal sindaco; in tale ultimo caso, l autenticazione è redatta di seguito alla sottoscrizione ed il pubblico ufficiale, che autentica, attesta che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza, previo accertamento dell identità del dichiarante, indicando le modalità di identificazione, la data ed il luogo di autenticazione, il proprio nome, cognome e la qualifica rivestita, nonché apponendo la propria firma e il timbro dell ufficio. 1517 Di conseguenza, il Collegio, riscontrato che la documentazione inviata dai ricorrenti non soddisfa i requisiti formali richiesta dalla sopra citata normativa, non rilevando irregolarità nel comportamento della banca e della SGR che, tra l altro, ha dichiarato la piena disponibilità a dare esecuzione quanto prima alla richiesta di revoca conclude per l inaccoglibilità del ricorso Profilo di rischio dell investitore Consapevolezza delle caratteristiche dell investimento - Mancanza di obbligo di risultato a carico del gestore - Non addebitabilità al gestore delle perdite Nel caso in cui l investitore abbia un profilo di rischio con buona esperienza in materia di strumenti finanziari e disposto a rischiare contenute perdite potenziali al fine di una crescita del capitale, non possono ricondursi ad eventuali responsabilità della banca le perdite verificatesi nell ambito di una gestione patrimoniale, non risultando, inoltre, alcuna clausola contrattuale che imponga alla banca in qualità di gestore di garantire determinati risultati nell esecuzione del servizio di investimento, né tantomeno risultando fornita all intermediario specifiche direttive di gestione del patrimonio (ricorso n. 180/2012, decisione del 12 settembre 2012). Espone il ricorrente: 1. di aver sottoscritto con la banca, in data 18 ottobre 2002, un contratto di gestione di patrimoni mobiliari; 2. di aver riscontrato, negli anni , l accumularsi di perdite per un importo complessivo pari ad ,59. Lamenta il ricorrente di aver precisato, in occasione della stipula del contratto, che il suo intento non era speculativo ma unicamente quello di salvaguardare il capitale recuperando con la gestione unicamente l effetto inflattivo ; posto, invece, che la banca non ha osservato le direttive impartite ed ha effettuato investimenti che hanno prodotto le minusvalenze in questione, chiede all Ombudsman di condannare l intermediario al rimborso della somma di ,59, oltre alla perdita dovuta all inflazione. Replica la banca, argomentando: a. che il contratto della linea monetaria in questione non prevedeva la garanzia del capitale investito ed il recupero dell effetto inflattivo ; b. che la gestione in discorso, dal 18 ottobre 2002, data della sua sottoscrizione, al 4 novembre 2011 data della sua estinzione, ha segnato una performance storica positiva pari al 13,09% ; c. che, tuttavia, ogni investimento, anche quello più prudente, non è esente da rischi legati all andamento dei mercati finanziari. Il Collegio - esaminata la documentazione prodotta dalle parti, ed in particolare il questionario Mifid sottoscritto in data 5 febbraio osserva che il profilo che emerge dalle risposte fornite dal ricorrente è quello di un investitore avveduto, con buona esperienza in materia di strumenti finanziari, conscio dei rischi associati al servizio di gestione dei portafogli e disposto a rischiare contenute perdite potenziali in conto capitale al fine di perseguire una ragionevole crescita del capitale investito ; ritiene, pertanto, che il ricorrente fosse consapevole del rischio insito negli investimenti mobiliari e della possibilità che, nel corso della gestione, si potessero verificare delle minusvalenze. Il Collegio osserva, inoltre, che il contratto di gestione patrimoniale sottoscritto dal ricorrente non contiene alcuna clausola che imponga alla banca di garantire determinati risultati 1618 nell esecuzione del servizio di investimento, né tantomeno risulta da alcun documento scritto che il ricorrente abbia, in occasione della stipula del contratto, fornito all intermediario specifiche direttive in merito alla gestione del proprio patrimonio. Il Collegio rileva, infine, che le perdite contestate dal ricorrente si sono verificate esclusivamente nel corso del , mentre la gestione effettuata dalla banca, iniziata nel 2002, si è contraddistinta per una performance nel complesso positiva. Quanto sopra considerato, non ravvisandosi, in relazione alla gestione patrimoniale in discorso, alcuna responsabilità imputabile alla banca, il Collegio dichiara il ricorso inaccoglibile Liquidazione Commissione d ingresso posticipata Inopponibilità Non risulta opponibile al cliente la clausola che, all interno del contratto relativo ad una gestione patrimoniale, prevede l applicazione di una commissione di ingresso posticipata da pagare solo in caso di prelievo anticipato rispetto ad una scadenza determinata in base ad un aliquota decrescente fino all azzeramento alla scadenza naturale dell investimento risolvendosi tale commissione in una penalizzazione a carico del cliente che abbandona il rapporto prima di un termine ritenuto congruo dall intermediario; confligge, inoltre, tale clausola con l art. 10, secondo comma, della Legge 248/2006 che prevede, nei contratti di durata, la facoltà del cliente di recedere sempre dal contratto senza penalità e senza spese di chiusura (ricorso n. 476/2012, decisione del 15 novembre 2012). Espone la ricorrente, ex titolare di una gestione patrimoniale in fondi multilinea denominata GPF Active Plus : 1. di aver richiesto, nel mese di marzo 2011, il disinvestimento del suddetto prodotto finanziario, eseguito successivamente per un totale di ,00 ; 2. di aver ricevuto, nel mese di giugno 2011, la rendicontazione della gestione alla data del 21 marzo 2011; 3. di aver riscontrato, nella predetta rendicontazione, una voce denominata commissioni di gestione totali di 8.271,00 ed un altra voce denominata totale competenze di gestione di 7.383,04, importo dato dalla somma di ulteriori due voci denominate commissioni di gestione di 563,04 e commissioni di ingresso posticipate o sottoscrizioni differite di 6.820,00. La ricorrente, ritenendo che tali commissioni siano del tutto ingiustificate, chiede un indagine approfondita sulla congruità dei predetti addebiti e l eventuale restituzione delle somme illegittimamente sottratte. Replica la banca affermando che tale gestione prevedeva, oltre alle ordinarie commissioni di gestione, le commissioni di ingresso posticipate, cioè da pagare solo in caso di prelievo anticipato rispetto ad una scadenza determinata, che nel caso de quo fu fissata a 96 mesi dalla sottoscrizione, in base ad una aliquota decrescente mese per mese. Il prodotto risultava sottoscritto il 14 ottobre 2005 ed è stato estinto in data 21 marzo 2011, cioè al 66 mese successivo all apertura della gestione. Per tale scadenza era prevista un aliquota di commissione di ingresso posticipata pari al 4,96% del capitale di sottoscrizione. Applicando tale aliquota al capitale iniziale, pari ad ,00, si ottiene una commissione pari ad 7.638,40, che sommata alle commissioni di gestione del trimestre pari ad 633,50 genera una commissione totale pari a 8.271,90. Continua la banca sostenendo che la seconda voce contestata dalla cliente, cioè il totale competenze di gestione pari ad 7.383,04, è riferita alle commissioni relative solo ad una delle 1719 linee che componevano l intero mandato e, pertanto, è già compresa nella commissione totale di 8.271,00 sopra descritta. Sulla base della documentazione agli atti, il Collegio verifica innanzitutto quanto dichiarato dalla banca circa l importo di 7.383,04, che risulta in effetti essere un addendo delle commissioni di gestione totali addebitate alla cliente. Accerta poi il Collegio che: la ricorrente era intestataria della GPF Active Plus (sottoscritta in data 14 ottobre 2005 per un controvalore complessivo di ,00); tale gestione è stata liquidata il 21 marzo 2011; la banca ha applicato la commissione di ingresso posticipata pari ad 7.638,40; tale commissione, da pagare solo in caso di prelievo anticipato rispetto ad una scadenza determinata in base ad una aliquota decrescente, mese per mese fino all azzeramento alla scadenza naturale dell investimento, ammontava, al momento del disinvestimento, al 4,96% del capitale investito. Premesso quanto sopra, il Collegio nota che, nei contratti di gestione, come quello in esame, è usuale comportamento degli operatori di prevedere commissioni, generalmente denominate di sottoscrizione o di ingresso, che peraltro non vengono percepite all atto della conclusione del contratto, ma differite, nel se e nel quanto, al verificarsi di due condizioni: che il cliente receda totalmente o parzialmente dal contratto; e che ciò avvenga entro un determinato periodo di tempo; viene in genere anche prevista una progressiva diminuzione della commissione, fino al completo annullamento, qualora non sia intervenuto alcun recesso nel periodo stabilito. Va innanzitutto precisato che, nel caso in esame, sulla base delle espressioni adoperate nel rappresentare contrattualmente tale tipologia di commissioni, deve ritenersi che le parti, al di là della formale definizione di commissione di ingresso posticipato, abbiano inteso in realtà convenire una commissione di uscita, che si risolve quindi in una penalizzazione a carico del cliente che abbandona il rapporto prima di un termine ritenuto evidentemente congruo dall intermediario ai fini di una remunerativa coltivazione del rapporto stesso. Il Collegio ritiene poi essenziale, per il corretto inquadramento della fattispecie in esame e della relativa disciplina, fare riferimento sia alla normativa di cui all articolo 33 del codice del consumo che a quella introdotta dalla legge 248 del 2006 (c.d. decreto Bersani). Va ricordato in proposito che l articolo 10 della legge 248 del 2006 reca due commi. Il primo sostituisce integralmente l articolo 118 del TUB, introducendo maggiori garanzie a tutela del cliente nei casi di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali. Il secondo comma, invece, introduce la seguente disposizione: In ogni caso, nei contratti di durata, il cliente ha sempre la facoltà di recedere dal contratto senza penalità e senza spese di chiusura. La mancata inclusione di questo comma nell articolato del richiamato articolo 118, e la portata, quindi, di particolare autonomia che il legislatore sembra aver voluto conferire a questa disposizione, fanno ritenere che si sia inteso estendere il suo contenuto a tutti i contratti di durata, che siano essi quelli contemplati dal TUB, come anche quelli esistenti in altri settori economici. Ciò, del resto, in conformità alla ratio generale della legge, oltre tutto resa esplicita sia nella rubrica del Titolo I Misure urgenti per lo sviluppo, la crescita e la promozione della concorrenza e della competitività, sia nel primo comma dell articolo 1 ( in relazione alla improcrastinabile esigenza di rafforzare la libertà di scelta del cittadino consumatore e la promozione di assetti di mercato maggiormente concorrenziali ). Concorre infine a tale interpretazione anche la circostanza che la stessa rubrica dell art. 10 si riferisce genericamente alla modifica unilaterale delle condizioni contrattuali, non limitandone quindi la portata allo specifico settore bancario; e, ancor di più, la considerazione che tale titolazione è stata sostituita, in sede di conversione, a quella originariamente recata dal decreto-legge, che titolava Condizioni contrattuali dei conti correnti bancari. I principi richiamati, e le espressioni adoperate, inducono quindi a ritenere che il 1820 legislatore abbia inteso riferirsi alla più ampia dimensione delle normative previste a tutela dei rapporti intercorrenti, in genere, tra professionisti e consumatori. A ciò si aggiunga che lo stesso Codice del consumo, all art. 33, comma 2, lettera e), considera vessatorie le clausole che consentono al professionista di trattenere somme versate dal consumatore in caso di recesso dal contratto senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal professionista il doppio della somma corrisposta se è quest ultimo a recedere ; previsione, questa, assente nel contratto in esame. Premesso quanto sopra, il Collegio, ritenuto che la pattuizione relativa alla su citata commissione debba considerarsi nulla, dichiara la banca tenuta - entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione della decisione da parte della segreteria e con invio all Ombudsman bancario di idonea documentazione a comprova a riconoscere alla ricorrente l importo pagato a titolo di commissioni di ingresso posticipate, per complessivi 7.638,40, maggiorato degli interessi legali dalla data del 21 marzo 2011 fino a quella dell effettivo pagamento Liquidazione agli eredi della gestione patrimoniale Presentazione della dichiarazione sostitutiva di atto notorio Necessità Poiché la normativa vigente in tema di successioni ereditarie prevede che gli intermediari finanziari possono procedere alla liquidazione dell asse ereditario solo dietro presentazione della dichiarazione sostitutiva di atto notorio, i coeredi non possono legittimamente chiedere il riscatto di una gestione patrimoniale intestata al de cuius limitandosi ad esibire una dichiarazione di successione non autenticata (ricorso n. 671/2012, decisione del 19 dicembre 2012) Piena discrezionalità dell intermediario nell esecuzione del mandato di gestione - Contestazione delle transazioni effettuate dalla banca Inaccoglibilità I coeredi non possono contestare le transazioni effettuate dalla banca sulla gestione patrimoniale intestata al de cuius, qualora sia contrattualmente previsto che l intermediario, nell esecuzione del mandato, ha piena discrezionalità ed autonomia operativa, compresa la possibilità di compiere tutti gli atti relativi alla gestione senza necessità del preventivo assenso da parte del contraente (ricorso n. 671/2012, decisione del 19 dicembre 2012). Chiedono i ricorrenti, in qualità di eredi del Sig. ( ) (deceduto nel 2010), quanto segue: a) il rimborso di 1.452,08, a titolo di risarcimento del differenziale dei prezzi di vendita dei titoli Credem tra il momento del loro ordine di vendita e la data di vendita effettiva ; 2) il rimborso di 4.814,00, come risarcimento della perdita della gestione patrimoniale di Credem, delle commissioni di gestione e delle spese di transazione; precisano, infatti, che erano state effettuate numerose transazioni inspiegabili sulla predetta gestione. Chiedono, infine, l elenco dettagliato degli incentivi percepiti dalla banca nell intera durata del rapporto contrattuale con il de cuius, sia in relazione alla gestione in esame che a tutto quanto investito nel deposito titoli. Replica la banca che, per quanto riguarda il rimborso delle azioni Sicav e della gestione patrimoniale, la dichiarazione sostitutiva di atto notorio era stata consegnata da parte degli eredi solo il 14 novembre 2010; in relazione alla movimentazione della gestione patrimoniale, evidenzia che le operazioni in contestazione erano derivate dal modello che caratterizzava la specifica linea di 19 Vedere altro
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References: articolo 96
 art. 1838
 art. 1
 art. 45
 articolo 1838
 Cass. 
 art. 21
 art. 10
 articolo 33
 articolo 10
 articolo 118
 articolo 118
 articolo 1
 art. 10
 art. 33
 Sentenza