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Timestamp: 2018-10-22 01:08:52+00:00

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Indagini finanziarie non autorizzate | Commercialista Telematico
Indagini finanziarie non autorizzate
<?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />La Corte di Cassazione, con sentenza n. 4001 del 19 febbraio 2009 ha ritenuto che le indagini finanziarie non preventivamente autorizzate non inficiano il successivo avviso di accertamento.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
La Corte Suprema ritiene che “la mancanza della autorizzazione dell’ispettore compartimentale (o, per la Guardia di Finanza, del comandante di zona) prevista ai fini della richiesta di acquisizione, dagli istituti di credito, di copia dei conti bancari intrattenuti con il contribuente, non preclude l’utilizzabilità dei dati acquisiti, atteso che la detta autorizzazione attiene ai rapporti interni e che in materia tributaria non vige il principio (presente nel codice di procedura penale) della inutilizzabilità della prova irritualmente acquisita, salvi i limiti derivanti da eventuali preclusioni di carattere specifico (v. Cass. n. 4987/2003)”.
Infatti, “l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, richiesta per la trasmissione, agli uffici delle imposte, dei documenti, dati e notizie acquisiti dalla Guardia di finanza nell’ambito di un procedimento penale, è posta a tutela della riservatezza delle indagini penali, non dei soggetti coinvolti nel procedimento medesimo o di terzi, con la conseguenza che la mancanza dell’autorizzazione, se può avere riflessi anche disciplinari a carico del trasgressore, non tocca l’efficacia probatoria dei dati trasmessi, né implica l’invalidità dell’atto impositivo adottato sulla scorta degli stessi. Quanto poi al requisito motivazionale del provvedimento autorizzatorio, l’apprezzamento della gravità degli indizi può essere espresso anche in modo sintetico, oppure indiretto, tramite il riferimento ai dati allegati dall’autorità richiedente (v. tra le altre Cass. n. 28695/2005)”.
Pertanto, per la Cassazione “a prescindere da ogni altra considerazione, la mancanza (e, a fortiori, l’eventuale illegittimità) dell’autorizzazione (del comandante di zona o dell’autorità giudiziaria) ai fini dell’acquisizione di documentazione bancaria (ovvero dell’utilizzazione di quella acquisita nell’ambito di un processo penale) non incide sul valore probatorio dei dati acquisiti né sulla validità dell’atto impositivo adottato sulla scorta dei suddetti dati”.
La sentenza emessa, in pratica modifica un orientamento che ritenevamo consolidato.
Se è vero che in ambito di prove illecite si va consolidando l’orientamento favorevole al Fisco teso a ritenere che comunque gli atti illeciti siano utilizzabili, sul punto dell’autorizzazione la Corte di Cassazione aveva assunto una posizione diversa.
Con la sentenza n. 15209 del 30.11.2000 (depositata il 29.11.2001) la Corte di Cassazione aveva ritenuto necessario l’intervento preventivo per iscritto dell’autorità che deve disporre l’accesso.
La Corte, acclarato che il giudice tributario ha accertato che la Guardia di Finanza ha proceduto all’accesso senza disporre di una previa autorizzazione scritta del proprio comando, ritiene che dalla lettura delle disposizioni che regolano l’accesso, “non sembra sussista alcun dubbio che esso prescriva un intervento preventivo della Autorità che deve disporre l’accesso (non si vede come possa sussistere una disposizione successiva al fatto); ed altrettanto ovvio che tale disposizione debba essere data per iscritto essendo eccezionali le ipotesi in cui la Amministrazione agisce, con rilevanza verso terzi, con atti meramente verbali. Si tratta poi di ipotesi in cui il ricorso all’atto scritto è reso impossibile da situazioni di fatto o di assoluta urgenza (si pensi agli ordini emanati dal responsabile dell’ordine pubblico). Non vi è invece alcuna ragione pratica che possa consentire il ricorso nella materia qui in esame a disposizioni verbali, mentre la forma scritta è imposta proprio dalla esigenza per il contribuente che ha diritto di assistere all’accesso di verificare che esso si svolga nell’ambito della legge”.
Successivamente, la stessa Cassazione, con la sentenza n. 12017/2007 ha osservato che “in assenza di una regolare autorizzazione la perquisizione non è valida, secondo quanto affermato anche dalla giurisprudenza di legittimità, e la documentazione acquisita nel corso della verifica fiscale non è utilizzabile ai fini dell’accertamento delle violazioni tributarie”.
La normativa fiscale ha previsto l’obbligo per l’Ufficio e/o la Guardia di Finanza di richiedere la preventiva autorizzazione all’organo superiore.
La stessa Amministrazione finanziaria – nella circolare n. 32/2006 – ha evidenziato che l’autorizzazione deve essere richiesta prima di iniziare l’attività di controllo.
Per la Corte di Cassazione, invece, neanche in questi casi – assenza di autorizzazione – si determina l’invalidità degli elementi probatori, così acquisiti.

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 Cass. 
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