Source: http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoPenale/2020-07-16/dlgs-2312001-pubblicato-gu-testo-dlgs-che-attua-cd-direttiva-pif-esteso-catalogo-reati-presupposto-154856.php
Timestamp: 2020-08-13 23:57:10+00:00

Document:
D.lgs. 231/2001. Pubblicato in G.U. il testo del D.lgs. che attua la c.d. 'Direttiva PIF': esteso il catalogo dei reati presupposto
D.lgs. 231/2001. Pubblicato in G.U. il testo del D.lgs. che attua la c.d. "Direttiva PIF": esteso il catalogo dei reati presupposto
Fabrizio Ventimiglia. Marco Marengo | 16/07/2020 14:05
a cura dell'avv Fabrizio Ventimiglia e del Dott. Marco Marengo, Studio Legale Ventimiglia
È stato pubblicato questa mattina, nella Sezione Generale della Gazzetta Ufficiale, il testo definitivo del D.lgs. 14 luglio 2020, n. 75 che dà attuazione alla Direttiva (UE) 2017/1371 (c.d. Direttiva PIF), in materia di contrasto alle frodi che ledono gli interessi finanziari dell'Unione europea.
Sono molteplici gli aspetti di interesse per la disciplina di cui al D.lgs. 231/2001.
L'art. 5 del D.lgs. 75/2020 prevede, invero, una significativa estensione del novero dei reati che possono determinare la responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.lgs. 231/2001. In particolare, la modifica riguarda le seguenti categorie di reati:
• delitti nei rapporti con la P.A. (artt. 24 e 25, D.lgs. 231/2001);
• delitti tributari (art. 25-quinquiesdecies, D.lgs. 231/2001);
• delitti di contrabbando (nuovo art. 25-sexiesdecies, D.lgs. 231/2001).
In relazione ai primi, il Decreto prevede la responsabilità degli enti con riferimento ai reati di frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.) e frode in agricoltura (art. 2, L. 898/1986), richiamati dal modificato art. 24, D.lgs. 231/2001, ora rubricato "Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato, di un ente pubblico o dell'Unione europea o per il conseguimento di erogazioni pubbliche, frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblico e frode nelle pubbliche forniture".
Si tratta di reati che completano il quadro di quelli già richiamati dal previgente art. 24, D.lgs. 231/2001, caratterizzati dall'appropriazione e/o dalla distrazione indebita di fondi o beni provenienti dal bilancio dello Stato, dell'Unione europea o dai bilanci da questa gestiti o gestiti per suo conto. Non si tratta, pertanto, di nuovi profili di rischio, ma del rafforzamento e dell'estensione di rischi che, dove esistenti, dovrebbero già aver trovato riscontro nell'analisi dei rischi effettuata ai fini della redazione del Modello organizzativo ex D.lgs. 231/2001.
Nondimeno, particolarmente per le realtà che operino nel settore delle pubbliche forniture e/o nel settore agro-alimentare, sarà essenziale provvedere a un aggiornamento del risk-assessment al fine di verificare la tenuta delle prassi e delle procedure in essere anche con riferimento a questi nuovi reati presupposto.
Sempre con riferimento ai reati realizzabili nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, il D.lgs. 75/2020 è intervenuto sull'art. 25, D.lgs. 231/2001, prevedendo l'inserimento tra i reati presupposto ivi menzionati delle fattispecie di peculato "semplice" (art. 314 c.p.), peculato "mediante l'errore altrui" (art. 316 c.p.) e abuso d'ufficio (art. 323 c.p.). Tuttavia, in accoglimento delle osservazioni già formulate dalla II Commissione permanente della Camera, rese con riferimento allo Schema di D.lgs., il testo definitivo prevede che l'estensione della responsabilità amministrativa degli enti a questi reati sia limitata ai casi di danno agli interessi finanziari dell'Unione europea.
Come è noto, infatti, la Direttiva (UE) 2017/1371, della quale il D.lgs. 75/2020 costituisce attuazione, prevede che gli Stati membri garantiscano una tutela efficace e persuasiva rispetto alle condotte lesive degli interessi finanziari dell'Unione europea. Per questo motivo, la prospettiva di una generalizzata introduzione di reati presupposto, quali quelli di peculato e abuso d'ufficio, astrattamente realizzabili a prescindere dalla lesione di interessi unionali aveva sollevato dubbi di illegittimità costituzionale per "eccesso di delega". Preoccupazioni, infine, accolte dal legislatore delegato.
Non ha trovato accoglimento, al contrario, l'eccezione mossa dalla 2° Commissione permanente del Senato circa l'incompatibilità strutturale dei delitti di peculato con la disciplina della responsabilità da reato degli enti ex D.lgs. 231/2001. Posto che quest'ultima, come è noto, chiede che la condotta sia compiuta da una persona riferibile all'organizzazione dell'ente, nel suo interesse o vantaggio, ci si è chiesti come questo possa verificarsi quando a commettere il delitto debba essere un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, per giunta con condotte destinate a ledere, piuttosto che ad avvantaggiare, l'organizzazione di riferimento.
Sul punto, il legislatore delegato dedica una nota di attenzione nella relazione illustrativa allegata al testo definitivo del Decreto. In particolare, questi ricorda come l'introduzione del peculato tra i reati presupposto del D.lgs. 231/2001 sia espressamente imposta dall'art. 6 della Direttiva (UE) 2017/1371. Inoltre, evidenzia come l'ipotesi alla quale la Direttiva sembra riferirsi vedrebbe il soggetto agente riferibile all'ente prendere parte, in qualità di concorrente "estraneo", alla condotta appropriativa materialmente posta in essere dal pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio. In particolare, viene riportato l'esempio del direttore generale di una Società che riesca a persuadere un funzionario UE ad appropriarsi di fondi dell'Unione e ad investirli nella sua Società.
Tuttavia, sembra che anche in questo caso l'ultima parola spetterà alla giurisprudenza. Solo dall'effettiva applicazione – o disapplicazione – di questi nuovi profili di responsabilità amministrativa potrà infatti trarsi, in concreto, il peso che i nuovi reati andranno a rivestire nell'economia del "sistema 231".
Quanto ai delitti tributari, il D.lgs. 75/2020 interviene a integrare il recente art. 25-quinquiesdecies, D.lgs. 231/2001. La norma, in particolare, prevede ora al nuovo comma 1-bis che si applichino all'ente le seguenti sanzioni pecuniarie:
• fino a 300 quote, per il delitto di dichiarazione infedele (art. 4, D.lgs. 74/2000);
• fino a 400 quote, per il delitto di omessa dichiarazione (art. 5, D.lgs. 74/2000);
• fino a 400 quote, per il delitto di indebita compensazione (art. 10-quater, D.lgs. 74/2000)
.Il Decreto prevede, inoltre, l'applicazione delle sanzioni interdittive di cui all'art. 9, comma 2, lett. c), d) ed e), D.lgs. 231/2001, anche per la realizzazione, nell'interesse o a vantaggio dell'ente, delle neo introdotte fattispecie.
Il legislatore delegato, in questo caso sin dallo schema di D.lgs., prevede peraltro una forte limitazione alla rilevanza ex D.lgs. 231/2001 dei nuovi reati tributari.
L'art. 5, comma 1, lett. c), n. 1), D.lgs. 75/2020, prevede infatti quali condizioni che le condotte siano realizzate:
1) nell'ambito di sistemi fraudolenti di tipo transfrontaliero;
2) al fine di evadere l'imposta sul valore aggiunto;
3) per un importo complessivo non inferiore a euro 10.000.000.
La portata applicativa del nuovo comma 1-bis dell'art. 25-quinquiesdecies, D.lgs. 231/2001, sembra quindi circoscritta alle Società e ai Gruppi imprenditoriali di maggiori dimensioni e forza economica, con riferimento alle sole condotte fraudolente più gravi e decettive, poste in essere su scala internazionale. Una scelta che sembra coerente, del resto, con le richieste di tutela provenienti dalla stessa Direttiva (UE) 2017/1371.
Se in via di principio, pertanto, le piccole e medie imprese potranno guardare con minor preoccupazione ai nuovi reati tributari, un'eccezione, peraltro, potrebbe aversi nei casi in cui siano parte di Gruppi multinazionali, ovvero detengano partecipazioni in Società estere. Rispetto a queste realtà "multiformi" sarà importante, pertanto, lo svolgimento e/o il rinnovo di una approfondita analisi del contesto economico e societario di riferimento, volta a identificare con precisione l'entità e la qualità del rischio fiscale rilevante ai sensi del D.lgs. 231/2001.
Il D.lgs. 75/2020, nell'intento di apprestare la più completa tutela possibile agli interessi finanziari dell'Unione europea, prevede infine l'introduzione di un nuovo art. 25-sexiesdecies nel D.lgs. 231/2001, volto a prevedere la responsabilità dell'ente per la realizzazione, nel suo interesse o vantaggio, dei reati di contrabbando previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43. Come è noto, infatti, in seguito all'istituzione dell'unione doganale tra gli Stati membri dell'UE, i dazi doganali rappresentano una risorsa propria dell'Unione e come tali concorrono alla definizione del bilancio europeo.
In particolare, con riferimento a queste fattispecie, l'art. 5, comma 1, lett. d), D.lgs. 75/2020, prevede che il neo introdotto art. 25-sexiesdecies, D.lgs. 231/2001, commini la sanzione pecuniaria fino a 200 quote, ovvero fino a 400 quote se i diritti di confine dovuti superino i 100.000 euro. In ogni caso, è prevista l'applicazione delle sanzioni interdittive di cui all'art. 9, comma 2, lett. c), d) ed e), D.lgs. 231/2001.
L'introduzione dei reati di contrabbando tra quelli che possono determinare la responsabilità degli enti ai sensi del D.lgs. 231/2001 avrà un impatto significativo sulle realtà di tipo industriale. Queste Società, particolarmente se caratterizzate per una intensa rete di relazioni commerciali con l'estero, dovranno quindi provvedere ad aggiornare senza ritardo i propri Modelli organizzativi ex D.lgs. 231/2001.
Il quadro complessivo di questi interventi, già di per sé significativo, assume ancor maggiore rilevanza in ragione del delicato contesto economico in cui versa l'Eurozona. Da un lato, invero, l'esigenza di approntare una tutela efficace e persuasiva agli interessi finanziari dell'UE, impegnata a varare un piano di aiuti economici senza precedenti nella Storia, sembra un obiettivo non più rinviabile. Dall'altro, la prevedibile maggior circolazione di fondi provenienti dal bilancio unionale porterà all'oggettivo aumento delle occasioni di reati in frode all'UE. In questo contesto, il D.lgs.75/2000 e la stessa Direttiva PIF sembrano confermare il ruolo decisivo assunto dal D.lgs. 231/2001 nel contrasto alle frodi finanziarie, non più soltanto in chiave nazionale.

References: art. 25
 art. 24
 art. 24
 art. 25
 art. 25
 art. 25