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Timestamp: 2020-04-10 12:14:19+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18697 del 23/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18697 del 23/09/2016
Cassazione civile sez. I, 23/09/2016, (ud. 23/03/2016, dep. 23/09/2016), n.18697
sul ricorso 24826-2010 proposto da:
COMUNE DI VERONA, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIALE LIEGI 32, presso l’avvocato MARCELLO
CLARICH, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati
FULVIA SQUADRONI, GIOVANNI ROBERTO CAINERI, giusta procura a margine
FARMEL S.R.L., (p.i. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante
267, presso l’avvocato LUCA SAVINI ZANGRANDI, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato FRANCO VINCI, giusta procura a
avverso la sentenza n. 1676/2009 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,
depositata il 10/10/2009;
udito, per il ricorrente, l’Avvocato CHIARA CARLI, con delega, che ha
udito, per la controricorrente, l’Avvocato LUCA SAVINI ZANGRANDI che
p. 1. – Con sentenza del 10 ottobre 2009 la Corte d’appello di Venezia, pronunciando nella causa di opposizione alla stima promossa da Farmel Srl nei confronti del Comune di Verona, ha determinato l’indennità di espropriazione in Euro 133.455 e quella di occupazione in un dodicesimo di quanto liquidato per indennità di esproprio per ogni anno dal (OMISSIS) nonchè in un dodicesimo dell’indennità annua per ogni mese o frazione di mese, ordinando al Comune di Verona il deposito di tali somme, al netto di quanto già depositato, oltre accessori e spese.
Ha in particolare osservato la Corte d’appello:
1) che il terreno espropriato si estendeva per 3692 metri quadrati, parte di un unico appezzamento della complessiva estensione di 11.712 metri quadrati, di natura agricola ed adibito a seminativo, e che, a seguito della realizzazione di opere stradali da parte della pubblica amministrazione, il fondo residuo era risultato diviso in due appezzamenti;
2) che il fondo agricolo costituiva un bene unitario per la destinazione che allo stesso era stata impressa, con la conseguenza che, trattandosi di occupazione parziale, l’indennità di espropriazione, a norma della L. n. 2359 del 1865, art. 40 doveva essere determinato nella differenza tra il giusto prezzo che l’immobile avrebbe avuto prima dell’occupazione ed il giusto prezzo della parte residua dopo l’occupazione;
3) che il valore medio nella zona del campo veronese da adibirsi a coltura seminativa era pari a Euro 14,99 al metro quadrato e che tale valore, con riguardo alla porzione non espropriata, andava diminuito ad Euro 2,00 per una parte e ad Euro 5,00 per l’altra;
4) che, pertanto, la differenza tra il valore del fondo ante esproprio ed il valore post esproprio, tenuto conto anche del deprezzamento di un immobile esistente in loco, era pari alla menzionata somma di Euro 133.455,00, su cui occorreva calcolare l’indennità per l’occupazione temporanea a norma della L. n. 865 del 1971, art. 20 nell’arco temporale tra il (OMISSIS), data di immissione in possesso, ed il (OMISSIS), data dell’emissione del decreto di esproprio, nonchè in un dodicesimo dell’indennità annua per ogni mese o frazione di mese.
p. 2. – Contro la sentenza il Comune di Verona ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi.
Farmel Srl ha resistito con controricorso illustrato da memoria.
p. 3. – Il ricorso contiene 4 motivi.
p. 3.1. – Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 2359 del 1865, art. 40 nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
Sostiene il Comune di Verona che la Corte d’appello di Venezia avrebbe determinato l’indennità di espropriazione in base all’art. 40 citato senza spiegare l’adozione dei criteri da esso dettati a fronte degli altri pure individuati dal consulente tecnico d’ufficio nominato nella fase di merito e, in particolare, senza scrutinare – nonostante il punto fosse stato oggetto di specifiche critiche indirizzate dal proprio consulente tecnico di parte al consulente tecnico d’ufficio – la sussistenza dei requisiti previsti da tale norma, la quale presupporrebbe che la parte espropriata e quella non espropriata costituiscano unità funzionale ed economica e che il distacco della prima, a seguito dell’espropriazione, influisca negativamente sul valore della seconda.
p. 3.2. – Il secondo motivo denuncia come il precedente violazione e falsa applicazione della L. n. 2359 del 1865, art. 40 nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
Sostiene il Comune di Verona che la Corte d’appello avrebbe fatto propria un’affermazione desunta dalla consulenza tecnica d’ufficio che non era invece in essa contenuta, dal momento che, mentre il consulente aveva quantificato in Euro 14,99 al metro quadrato il valore commerciale unitario dell’area non espropriata, la Corte d’appello aveva determinato in detta misura il valore medio dei terreni seminativi nel campo veronese. In definitiva, così facendo, secondo il ricorrente, la Corte d’appello aveva quantificato l’indennità ai sensi del citato art. 40 non già sulla base dei valori tabellari, ma su quelli di mercato, pressappoco doppi rispetto a quelli tabellari.
p. 3.3. – Il terzo motivo denuncia ancora una volta violazione della L. n. 2359 del 1865, art. 40 nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
Sostiene il Comune di Verona che, anche ad ammettere la sussistenza dei presupposti per l’applicazione del citato art. 40, anche ad ammettere che la liquidazione dell’indennità dovesse essere effettuata non sulla base dei valori agricoli medi, ma del valore commerciale, la valutazione compiuta dalla Corte d’appello, sulla base della consulenza tecnica d’ufficio, era comunque eccessiva ed ingiustificata, dal momento che non era stato indicato il tipo di coltura praticato.
p. 3.4. – Il quarto motivo concerne la determinazione del quantum dell’indennità di occupazione illegittima in violazione della L. n. 865 del 1971, art. 20.
In esso si evidenziano come i motivi di impugnazione concernenti la quantificazione dell’indennità di espropriazione vadano a ricadere anche sulla determinazione dell’indennità di occupazione legittima.
p. 4. – Il ricorso va accolto nei termini che seguono.
p. 4.1. – Il primo motivo è fondato.
Questa Corte ha più volte avuto modo di ribadire che: “In tema di espropriazione parziale, la L. n. 2359 del 1865, art. 40 (applicabile ratione temporis) non postula soltanto che l’espropriazione abbia suddiviso in almeno due parti il fondo, ma richiede altresì la duplice condizione che la parte residua sia intimamente collegata con quella espropriata da un vincolo strumentale ed obiettivo (per destinazione ed ubicazione) tale da conferire all’intero immobile unità economica e funzionale, e che il distacco di una parte di esso influisca oggettivamente in modo negativo sulla parte residua” (Cass. 5 settembre 2008, n. 22409).
Nel caso in esame emerge dalla sentenza impugnata che il fondo colpito in parte da esproprio, originariamente esteso 11.712 metri quadrati ed espropriato per 3692 metri quadrati, costituiva un bene unitario per effetto della destinazione ad esso impressa: ed in altri termini era cioè nel suo complesso destinato allo svolgimento della medesima attività agricola. Da tale premessa la Corte d’appello ha tratto, senza svolgere alcun’altra considerazione, la conseguenza della spettanza dell’indennità dovuta in caso di occupazione parziale ai sensi della L. 25 giugno 1865, n. 2359, art. 40.
La Corte di merito, così facendo, ha totalmente omesso di dar conto della concreta sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge, i quali non sono soddisfatti dalla mera circostanza che l’espropriazione abbia colpito il fondo soltanto in parte, richiedendosi che la parte non espropriata abbia, per le più disparate ragioni ipotizzabili, subito un pregiudizio tale da comportare una perdita di valore.
Nè tale obiettivo pregiudizio può essere desunto dal passaggio della sentenza in cui si afferma che “dopo la realizzazione dello svincolo stradale che ha determinato la divisione del fondo residuo in due lotti di minore estensione il valore per metro quadrato e diminuito ad Euro 2,00 per la parte costituente la scarpata ed a Euro 5,00 per il restante terreno agricolo, anche in considerazione che la parte di terreno all’esterno dell’anello stradale è attualmente priva di accesso”, se non altro perchè, secondo quanto risulta, la porzione ipoteticamente interclusa (anche se non è chiaro se con l’espressione “priva di accesso” la Corte abbia inteso riferirsi all’interclusione) non è l’intera area non colpita da espropriazione.
p. 4.2. – Il secondo motivo va respinto, non potendosi ormai fare riferimento ai valori agricoli medi.
A seguito della giurisprudenza costituzionale (v. Corte cost. n. 348 e 349/2007, n. 181/2011) e dell’evoluzione normativa (L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, comma 89, che ha modificato il D.P.R n. 327 del 2001, art. 87), l’unico criterio di stima applicabile è tornato ad essere quello del valore di mercato.
p. 4.3. – Il terzo motivo va accolto.
Non è dato intendere, infatti, dalla lettura della sentenza impugnata, su quali basi il valore commerciale del terreno sia stato quantificato in Euro 14,99 al metro quadro, non risultando quale fosse in concreto il tipo di cultura praticato sul terreno in questione.
p. 4.4. – Il quarto motivo è assorbito, dovendosi eventualmente ricalcolare l’indennità per l’occupazione legittima in funzione dell’indennità di espropriazione ipoteticamente dovuta.
p. 5. – La sentenza è cassata in relazione ai motivi accolti e rinviata anche per le spese alla Corte d’appello di Venezia in diversa composizione, la quale si atterrà ai principi dianzi formulati.
accoglie il primo e terzo motivo di ricorso, rigetta il secondo, assorbito il quarto, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia anche per le spese alla Corte d’appello di Venezia in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 40
 art. 20
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 art. 20
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 art. 40
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 art. 2
 art. 87
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