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Timestamp: 2019-07-15 18:19:51+00:00

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Interessi e rivalutazione monetaria - Rassegna di diritto del lavoro
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Cass. n. 18560/2019
Va escluso il cumulo tra interessi e rivalutazione in quanto in termini generali il credito del lavoratore nei confronti del proprio datore di lavoro, volto al risarcimento del danno biologico, non ha natura giuridica di credito di lavoro (peraltro, nella specie, trattandosi di datore di lavoro pubblico, il cumulo sarebbe comunque escluso: v. Cass. 10 gennaio 2013, n. 535 e Cass. 5 luglio 2011, n. 14705) trovando nel rapporto di lavoro soltanto l’occasione di contatto sociale che ha determinato la sua insorgenza, ma ha natura di credito risarcitorio.
Cass. n. 15755/2019
Il riconoscimento in via automatica della rivalutazione monetaria sulle somme dovute nell’ambito del rapporto di lavoro ai sensi della norma di cui all’art.429 comma 3^c.p.c. è previsto soltanto per il lavoratore subordinato o per il lavoratore autonomo che rientra nella fattispecie regolata dall’art.409 c.1 n.3 c.p.c. e dunque per il lavoratore che non abbia organizzato la propria attività avvalendosi di un’ autonoma struttura imprenditoriale, non essendo ravvisabile in tal caso appunto un rapporto di lavoro di natura coordinata ( cfr in tema di rapporto di agenzia Cass. n.3029/2015).
L’art.429 comma 3 citato, infatti, fa espresso riferimento a crediti “di lavoro”, che derivano quindi dallo svolgimento di prestazione lavorativa alle dipendenze di altro soggetto, o in coordinamento con lui, non da attività lavorativa organizzata in forma societaria o d’impresa, precisando successivamente che il giudice deve determinare, oltre gli interessi, il maggior danno eventualmente subito dal lavoratore per la diminuzione di valore del suo credito; del resto men che meno può essere la natura imprenditoriale del datore di lavoro a dar diritto all’ automatica liquidazione della rivalutazione monetaria, come argomentato dalla corte territoriale, in quanto la norma non legittima alcuna interpretazione in tale senso, consentendo di distinguere tra datori di lavoro imprenditori e non.
Si tratta invero di una disposizione legislativa posta in essere nell’interesse dellavoratore creditore, subordinato o “co.co .pro”che sia, che garantisce un trattamento più favorevole rispetto a quello previsto dalla disciplina generale di cui all’art.1224 c.c., in caso di ritardato o mancato pagamento di un’obbligazione di valuta.
Ne consegue l’esclusione dell’applicabilità del disposto di cui all’art. 429, 3^ comma terzo comma, c.p.c. e, quindi, dell’automatismo insito in detta previsione, riconosciuto solo in favore del lavoratore (cfr Cass. 546/2011), potendo il datore di lavoro aver diritto all’ ulteriore risarcimento da svalutazione monetaria soltanto ove abbia svolto specifica domanda e dimostrato, ai sensi del comma 2^ dell’art.1224 c.c., di aver subito un danno maggiore, non ristorabile con i soli interessi moratori.
Cass. n. 15018/2019
Interessi e rivalutazione monetaria costituiscono, ai sensi dell’art. 429 terzo comma cpc, parte essenziale del credito di lavoro, con la conseguenza che possono essere attribuiti “ex officio” nel giudizio intrapreso per la realizzazione del credito stesso, anche in sede di appello, sempre che non si sia sul punto formato un giudicato negativo, escluso nella specie per avere il giudice di primo grado rigettato in toto le domande proposte con gli atti introduttivi (cfr. Cass. 19.7.2006 n. 16531; Cass. 26.3.2010 n. 7395).
Cass. n. 14502/2019
La natura retributiva del credito al rimborso comporta che ad esso non può che essere applicata l’intera disciplina afferente al rapporto di lavoro e quindi anche le disposizioni di cui all’art. 429 cod.proc.civ. in tema di interessi e rivalutazione, costituendo dette voci una componente essenziale del credito medesimo (cfr. Cass. nr. 8175 del 2001; vedi anche Cass. nr. 12758 del 1998, in motivazione).
L’obbligo di corrispondere gli interessi e la rivalutazione su quote di retribuzione corrisposte in ritardo al lavoratore (quali sono quelle derivanti dalla sopravvenuta insussistenza del debito fiscale, per effetto del meccanismo diagevolazione ex legge nr. 289 del 2002) prescinde, infatti, dall’accertamento della responsabilità del datore di lavoro, poiché i suddetti accessori consistono in una qualità del credito ad esso automaticamente ed inscindibilmente connessa (cfr. in argomento, sia pure in relazione alla restituzione del credito contributivo, Cass. nr. 8026 del 2003).
Cass. n. 27377/2018
Per consolidato indirizzo di questa Corte, sulla base dell’art. 429 cod. proc. civ., alla corresponsione degli interessi e della rivalutazione monetaria viene riconosciuta la funzione adeguatrice del credito relativo a somme corrisposte in ritardo al lavoratore, nel senso che tali accessori sono configurati come elementi essenziali del credito principale che concorrono ad esprimerne l’esatta entità al momento della liquidazione, avendo natura di componenti necessarie del credito originario, come tali destinate ad entrare nel patrimonio del lavoratore indipendentemente dall’effettività del danno, per il solo fatto che il pagamento avvenga con ritardo rispetto alla maturazione del diritto (vedi, per tutte: Cass. SU 25 luglio 2002, n. 10955; Cass. SU 29 gennaio 2001, n. 38; Cass. 19 maggio 2015, n. 19015).
Tuttavia, con riguardo ai crediti di lavoro dei dipendenti pubblici (diversamente da quanto accade per i lavoratori privati, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 459 del 2000 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di analoga disposizione prima prevista anche per tali ultimi lavoratori), per effetto della legge n. 724 del 1994, art. 22, comma 36, in caso di ritardato pagamento dei crediti – di cui sia maturato il diritto alla percezione dopo il 31 dicembre 1994 – gli accessori devono essere corrisposti nella misura prevista dalla legge 30 dicembre 1991, n. 412, art. 16, comma 6, sicché l’importo dovuto a titolo di interessi è portato in detrazione delle somme eventualmente spettanti a ristoro del “maggior danno” subito dal titolare per la diminuzione del suo credito (vedi, per tutte: Cass. SU 7 luglio 2010, n. 16036; Cass. SU 25 marzo 2010, n. 7158; Cass. SU 17 luglio 2008, n. 19596).

References: Cass. 
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 sentenza 
 art. 22
 art. 16
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