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Timestamp: 2020-01-24 11:00:17+00:00

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﻿ ArchivioAntimafia - Documenti processuali su Via D’Amelio
Il 19 luglio 1992 una Fiat 126 contenente circa 100 chilogrammi di tritolo è esplosa in via Mariano D'Amelio uccidendo il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, banuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L'unico sopravvissuto fu Antonino Vullo che fu portato in ospedale in gravi condizioni.
La deposizione dell'agente superstite, il giorno dopo l'attentato
La relazione della prima volante arrivata in via d'Amelio
Il primo rapporto della squadra mobile sulla strage (del giorno successivo, 20 luglio 1992)
Processi sulla strage di Via D'Amelio
Borsellino I
Il primo processo, derivato dalle dichiarazioni del falso "pentito" Scarantino, ha avuto luogo nella corte d'assise di Caltanissetta presieduta da Renato Di Natale, conclusosi il 26 gennaio 1996 ha condannato all'ergastolo Salvatore Profeta, Giuseppe Orofino e Pietro Scotto e a 18 anni per il collaboratore Vincenzo Scarantino, come richiesta della Procura.
In secondo grado, la corte presieduta da Giovanni Marletta ha confermato l'ergastolo solo per Profeta, invece Orofino è stato condannato per favoreggiamento a nove anni e Scotto è stato assolto. Scarantino aveva già ritrattato le sue accuse.
Sentenza della corte d'assise di Caltanissetta
Sentenza della corte d'assise d'appello di Caltanissetta
Verbali non depositati del falso pentito Scarantino
La corte d'assise presieduta da Pietro Falcone, il 13 febbraio 1999, ha emesso sette ergastoli (Salvatore Riina, Pietro Aglieri, Carlo Greco, Giuseppe Graviano, Francesco Tagliavia, Salvatore Biondino e Gaetano Scotto) e altre dieci condanne per associazione mafiosa.
Il 18 marzo 2002, la corte d'appello, presieduta da Francesco Caruso, ha modificato la sentenza, aumentando gli ergastoli così da portarli a tredici (Cosimo Vernengo, Natale Gambino, Giuseppe La Mattina, Lorenzo Tinnirello, Gaetano Murana e Giuseppe Urso). Dopo la clamorosa ritrattazione, Scarantino è ritornato sui propri passi ad accusare, ed è stato in parte creduto. La Procura generale ha portato in tribunale anche un nuovo collaboratore di giustizia, Calogero Pulci.
La sentenza della corte d'assise di Caltanissetta
La sentenza della corte d'assise d'appello di Caltanissetta Clicca qui per il formato DOC
Il primo grado si è concluso il 9 dicembre 1999. Il collegio presieduto da Carmelo Zuccaro ha inflitto 17 ergastoli e 175 anni di reclusione, dieci le assoluzioni. Condanne a vita per Giuseppe Madonia, Nitto Santapaola, Giuseppe Farinella, Raffaele Ganci, Antonino Giuffrè, Filippo Graviano, Michelangelo La Barbera, Giuseppe e Salvatore Montalto, Pippo Calò, Bernardo Brusca, Matteo Motisi, Bernardo Provenzano, Salvatore Biondo, Cristoforo Cannella, Domenico e Stefano Ganci. Ventisei anni per il "pentito" Salvatore Cancemi, 23 per Giovanbattista Ferrante, 16 a Giovanni Brusca.
In appello, per Cancemi e Ferrante è arrivato uno sconto di pena: la corte presieduta da Giacomo Bodero Maccabeo gli ha riconosciuto l'attenuante prevista per i collaboratori di giustizia. Ma dei 22 ergastoli chiesti dalla procura generale, ne sono stati decretati solo 11 (e due sono nuovi: per Salvatore Biondo, classe 1956 e Francesco Madonia). Non confermati quelli inflitti in primo grado per Stefano Ganci (condannato a 30 anni), per Giuseppe Farinella, Giuseppe Madonia, Nitto Santapaola, Nino Giuffrè, Salvatore Montalto e Matteo Motisi, condannati a 20 anni.
La sentenza della Suprema Corte, di annullamento con rinvio di alcune posizioni, ha determinato un nuovo processo d'appello, a Catania.
La sentenza della corte d'assise di Caltanissetta Clicca qui per il formato DOC
Nuovi procedimenti giudiziari
Le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza hanno smentito Scarantino. Per i pm nisseni è iniziata una nuova fase di indagini, non solo sulla fase esecutiva della strage di via Mariano D'Amelio, ma anche credette a Vincenzo Scarantino.
La Procura di Caltanissetta, diretta da Sergio Lari, ha poi chiesto l’emissione di quattro ordinanze di custodia cautelare, riguardanti il capomafia pluriergastolano Salvino Madonia (è accusato di aver partecipato nel dicembre 1991 alla riunione della Cupola in cui si decise l’avvio della strategia stragista), i boss Vittorio Tutino e Salvatore Vitale (il primo rubò con Spatuzza la 126 per la strage; il secondo abitava nel palazzo della madre di Borsellino, in via d’Amelio, e avrebbe fatto da talpa). Un quarto provvedimento ha riguardato il pentito Calogero Pulci, l’unico in libertà: è accusato di calunnia aggravata, perché con le sue dichiarazioni avrebbe finito per fare da riscontro al falso pentito Vincenzo Scarantino.
L'ordinanza del gip di Caltanissetta Alessandra Giunta (2/3/2012):
L'autodifesa dello 007 Lorenzo Narracci
È stato indagato per concorso in strage, i pm di Caltanissetta hanno sospettato che fosse lui il misterioso uomo nel garage di via Villasevaglios, ma Spatuzza non l’ha riconosciuto.
L’audizione di Narracci
Errore o dolo?
Un errore fatto per l'ansia di trovare un colpevole, o un depistaggio costruito ad arte? Un’ombra inquietante è nella nota inviata dall’Aisi alla procuratore Lari, che riferisce di una collaborazione con i servizi segreti intrattenuta in passato dal dirigente Arnaldo La Barbera, il coordinatore del gruppo d’indagine “Falcone-Borsellino”.
I magistrati di Caltanissetta hanno chiesto alla polizia scientifica di ricostruire minuziosamente la scena di via d’Amelio, per cercare di individuare la genesi del depistaggio istituzionale, ma anche per evidenziare ulteriori riscontri alla verità offerta dal pentito Spatuzza.
La Corte d’assise d’appello del Borsellino bis ha invitato la Procura di Caltanissetta a svolgere nuovi accertamenti sulle informazioni ricevute dal consulente informatico Gioacchino Genchi, riguardo a presenze dei Servizi all'interno del Castello Utveggio, situato sul Monte Pellegrino, da cui è facilmente visibile Via D'Amelio. Il servizio segreto civile, sotto la gestione del direttore Mario Mori, ha comunicato ufficialmente alla Procura di Caltanissetta che nella struttura di Monte Pellegrino non ha mai operato alcuna base del Sisde. Con la stessa nota, l’allora vertice del Sisde comunicava che l’autista di un ex direttore del Cerisdi, la scuola per manager che sorge al castello Utveggio, era contestualmente un agente dei servizi segreti.
Richiesta di archiviazione della Procura di Caltanissetta riguardante la presenza di una cellula dei servizi segreti nel Castello Utveggio di Monte Pellegrino
La sparizione dell'agenda rossa
L'agenda rossa del giudice Borsellino era posta nella sua borsa di cuoio all'interno dell'auto, dopo la strage di via D'Amelio lì sono stati ritrovati gli oggetti personali, ma non l'agenda. È stato aperto un procedimento contro Giovanni Arcangioli accusato di aver sottratto l'agenda.
La Corte di Cassazione ha stabilito il non luogo a procedere.
Sentenza del GUP Paolo Scotto che dichiara il non luogo a procedere nei confronti di Giovanni Arcangioli
Sentenza della Cassazione che stabilisce il non luogo a procedere contro Giovanni Arcangioli
Appunto del SISDE
Il 15 Gennaio 2013 il quotidiano "La Repubblica" riesce a ottenere un appunto del SISDE scritto pochi giorni dopo la strage di Via D'Amelio.
Sentenza Primo Grado (20/4/2017)
Audio udienze processo Borsellino Quater:

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