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Stato, Chiese e pluralismo confessionale - PDF
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1 Sara Domianello (ordinario di Diritto ecclesiastico nella Facoltà di Giurisprudenza dell Università di Messina) «I conflitti tra convinzioni sono inevitabili, ma non dobbiamo lasciare che questi conflitti ci portino a dichiarare che alcune convinzioni sono presenti nel nostro diritto, mentre altre non vengono riconosciute. Possiamo provare a nascondere e ad oscurare i conflitti mediante i sotterfugi, se non possiamo fare di nulla di meglio. Comunque, se è possibile, dobbiamo onestamente e apertamente trovare delle maniere che consentano a tali convinzioni largamente condivise di sopravvivere in tensione una con l altra, tutte riconosciute come parte del nostro diritto e tutte pronte al momento (che potrebbe non arrivare mai) in cui il conflitto potrà essere risolto e potranno essere tutte salvaguardate. Dobbiamo farlo, non perché tutti dovremmo condividerle tutte, ma perché è l unica maniera nella quale possiamo essere la società che i nostri ideali costituzionali ci chiedono di essere». G. CALABRESI, Il dono dello spirito maligno. Gli ideali, le convinzioni, i modi di pensare nei loro rapporti col diritto, trad. italiana di C. Rodotà, Milano, 1996, p Le garanzie della laicità civile e della libertà religiosa nella tensione fra globalismo e federalismo * SOMMARIO: 1. Il tipo di «bene» in gioco e la dose di intervento pubblico che serve a correggerne e sostenerne il «mercato» - 2. Supporti teorici, obiettivi reali e costi delle riforme che nell ultimo ventennio ne hanno condizionato la «fornitura» in Italia - 3. Quali «materie prime» occorrono per produrre laicità civile e libertà religiosa, dove se ne trovano i giacimenti e quale ampiezza ha il mercato interessato a procurarsele. 1 - Il tipo di «bene» in gioco e la dose di intervento pubblico che serve a correggerne e sostenerne il «mercato» La quantità di parole - scritte e, ancor più, dette - che si è riversata in quest ultimo periodo e ancora continua a grandinare sui temi richiamati nel titolo del mio intervento (laicità, libertà religiosa, globalismo e federalismo) mi ha persuaso a sacrificare la chiave di
2 lettura storico/antropologico/sociologico/filosofica utilizzata assai più frequentemente quando si discute in generale dell approccio al cosiddetto «fattore religioso», a tutto vantaggio di una non nuova ma forse un po meno scontata impostazione del medesimo discorso in chiave giuridico/economica, e, per essere più precisa, in termini di economia del settore pubblico 1. Dedicherò pertanto solo un brevissimo cenno e molti rinvii bibliografici sia al nesso che potrebbe collegare la ripresa del sacro alla caduta delle ideologie 2, sia agli effetti, di segno negativo e/o * Relazione al Convegno su Federalismo fiscale, principio di sussidiarietà e neutralità dei servizi sociali erogati. Esperienze a confronto (Ravenna, 4 6 maggio 2006), destinato alla pubblicazione negli Atti. 1 Sull utilità di una pur cauta applicazione anche agli studi del diritto ecclesiastico europeo della versione più matura dell economic approach utilizzato dagli studi giuridici e socio-religiosi nordamericani, si è soffermato recentemente E. DIENI, Su alcune tecniche da proporre ai fini dell «eguale libertà» di tutte le confessioni religiose in Europa: utilità e limiti di una analisi economica, in Chiese cristiane, pluralismo religioso e democrazia liberale in Europa, Atti del Convegno della Fondazione Michele Pellegrino, a cura di F. Bolgiani, F. Margiotta Broglio e R. Mazzola, Bologna, 2006, p. 163 ss. Ma, con riguardo ai medesimi problemi, si vedano ancor prima: S. CREACO, Towards An Economic Analysis of Religion, in Dir. eccl., 1998, I, p. 635 ss.; M. VENTURA, La laicità dell Unione Europea. Diritti, mercato, religione, Torino, 2001; S. FERRARI, Religione, società e diritto in Europa occidentale, in Soc. dir., 2004, n. 2, p. 217 ss.; N. COLAIANNI, A vent anni dalla prima intesa. Un analisi economica, in Quad. dir. pol. eccl., 2004/1, p. 233 ss.; G. MACRÌ, Europa, lobbyng e fenomeno religioso. Il ruolo dei gruppi religiosi nella nuova Europa politica, Torino, 2004; A. FERRARI, Laicità e religione civile tra stato e società: modello americano e modello europeo a confronto, in Pluralismo e religione civile. Una prospettiva storica e filosofica, a cura di G. Paganini ed E. Tortarolo, Milano, 2004, p. 253 ss. 2 Evidenzia i due paradossi della riapertura della storia, nonostante la diffusa idea che alla globalizzazione sarebbe corrisposta piuttosto la fine della stessa, e del ritorno dei conflitti ideologici proprio sotto la forma degli scontri religiosi che si credevano tramontati in un mondo laicizzato, E. SANGUINETI, in Sanguineti/Novecento, a cura di G. Galletta, Genova, 2005, p. 10 ss.; ma sulla difficoltà incontrata in Europa occidentale specialmente dall Italia nell attuazione di un serio riformismo liberaldemocratico proprio a causa dell eccesso di miti politici di cui risulta imbevuto il pensiero italiano novecentesco, v. pure G. BEDESCHI, La fabbrica delle ideologie, Roma- Bari, 2002; così come, sul paradosso della giustificazione di conflitti bellici con la necessità di difesa dei diritti umani e sull esigenza di non dimenticare che il fondamento obbligatorio del diritto risiede nella sua terzietà o non-parzialità, v. le considerazioni e gli ulteriori rinvii bibliografici di C. CARDIA, Genesi dei diritti umani, 2ª ed., Torino, Anche P. LILLO - nel Suo Globalizzazione del diritto e fenomeno religioso, Torino, 2002, p richiama l analisi con cui M. R. FERRARESE (in Le istituzioni della globalizzazione. Diritto e diritti nella società transnazionale, Bologna, 2000, p. 56), dopo avere segnalato l antitesi vistosa tra «i vari annunci di fine della storia» ed «un Occidente assediato da odi etnici e da esasperate affermazioni di identità, e intriso 2
3 esso stesso di una crescente pluralità di appartenenze e modi di essere», conclude che «lo scacchiere delle appartenenze, rimosso dalla porta degli stati occidentali, si riaffaccia dalle tante finestre regionali, etniche e culturali». Più di recente, sul carattere di umanissimi prodotti culturali che agli occhi dell ecclesiasticista contemporaneo sarebbero destinate a presentare tutte le religioni - ivi comprese le c.d. religioni rivelate -, in quanto costituenti rappresentazioni collettive, mediate in termini simbolici, del sistema di valori etico-giuridici di una determinata società, ha insistito pure S. FERLITO, nel Suo Le religioni, il giurista e l antropologo, Soveria Mannelli, 2005, p. 93 ss. Sul paradosso di un «universale giuridico moderno ( ) troppo debole per reggere il peso delle differenze irriducibili e per definire le modalità di una cooperazione fra diversi che non si risolva nella neutralità apparente dello scambio» e al contempo «troppo forte, giacché si attribuisce la funzione di essere l unico criterio di visibilità, rappresentabilità dell individuo e della collettività, lasciando fuori campo ogni potere reale di fatto e ogni effettiva diseguaglianza», insiste inoltre P. BARCELLONA, Le passioni negate, Troina, 2001, p. 97 ss. ma passim, il quale evidenzia «un nesso strutturale fra la globalizzazione economica e l universalismo giuridico nella versione attuale dei diritti umani», nel senso che entrambe i fenomeni realizzano «in pratica, un estrema singolarizzazione», tragica conseguenza dell avere la modernità cancellato la «memoria del Mediterraneo», cioè del luogo ove la coesistenza degli opposti trovò rappresentazione storica. Meno pessimista al riguardo, sebbene non direi ottimista quanto piuttosto freddamente realistico, il giudizio di F. GALGANO, La globalizzazione nello specchio del diritto, Bologna, 2005, che (v. in particolare p. 197 ss.) si dichiara fiducioso nella capacità della società globale di affidarsi a forme di legittimazione del potere politico alternative alla democrazia, tese ad usare il diritto in funzione diffusamente partecipativa più che preventiva, con la conseguente valorizzazione delle fonti produttrici del diritto non-scritto e la progressiva sostituzione dei contratti alle leggi e dei giudici al parlamento. Sennonché, proprio i rischi di neoconfessionismi e neogiurisdizionalismi reali che potrebbero legittimamente realizzarsi grazie ad un incontrollata delegificazione della disciplina di gran parte delle fattispecie regolate al momento attuale da fonti legislative del c.d. «diritto ecclesiastico italiano» e le inaccettabili limitazioni di diritti fondamentali di libertà che potrebbero pretendere di giustificarsi con la massima liberalizzazione di uno shopping del diritto esteso al mercato religioso, hanno reso avvertiti gli studi specialistici più recenti della necessità di incrementare, esattamente all opposto, la pubblica offerta di assicurazioni sociali a copertura dei rischi che potrebbero impedire la formazione stessa o quanto meno la diffusione adeguata del mercato cui affidare l attuazione di una politica ecclesiastica mondiale atta a garantire a ciascuno il diritto di esprimere davvero liberamente le proprie preferenze in campo religioso. Oltre ai rilievi ricavabili sul punto specifico dalle Voci del Digesto/Pubbl. riunite in S. BERLINGÒ - G. CASUSCELLI - S. DOMIANELLO, Le fonti e i principi del diritto ecclesiastico, Torino, 2000 e dai saggi raccolti a cura di G. B. VARNIER nel volume Il nuovo volto del diritto ecclesiastico italiano, Soveria Mannelli, 2004, v. al riguardo anche M. C. FOLLIERO, «A costo zero»: il costo del solidarismo. Enti religiosi e non profit tra crisi delle risorse e giustiziabilità del principio di sussidiarietà, in Dir. eccl., 2004, I, p. 541 ss.; G. CIMBALO, La scuola tra servizio pubblico e principio di sussidiarietà, Torino, 1999; G. D ANGELO, Crisi dello Stato, riforme costituzionali, principio di sussidiarietà, Roma, 2005; e, last but not least, l analisi condotta da G. CALABRESI, un professore di torts della Yale University, poi giudice federale della U.S. Court of 3
4 positivo, che la verifica dell esistenza di un simile collegamento sarebbe in grado di determinare sul piano dell attività di governo in senso ampio, tanto di una società globale 3, quanto di società locali 4. Appeals di New York, ne Il dono dello spirito maligno, trad. it. di C. Rodotà, Milano, Sensibili alla necessità di evitare i rischi segnalati nelle ricerche da ultimo richiamate appaiono invece le conclusioni tratte da A. SPADARO (nel saggio Sui principi di continuità dell ordinamento, di sussidiarietà e di cooperazione fra Comunità/Unione Europea, Stato e Regioni, in Riv. trim. dir. pubbl., 1994/4, p ss.) in merito alla spinta positiva che al processo d integrazione potrebbe imprimersi dando attuazione alla Grundnorm di efficienza e funzionalità dei rapporti interordinamentali (fra fonti e fra istituzioni). 3 Sugli effetti di un apertura «verso l esterno» del diritto ecclesiastico prodotto a livello di singoli ordinamenti nazionali mi ero espressa positivamente, a commento di F. MARGIOTTA BROGLIO - C. MIRABELLI - F. ONIDA, Religioni e sistemi giuridici, Bologna, 1997, ne I nuovi studi di diritto ecclesiastico comparato: problemi e tendenze, in Quad. dir. pol. eccl., 1997/2, p. 385 ss., ma v., fra i tanti altri, anche per ulteriori e più aggiornati rinvii, sia gli scritti di M. VENTURA, di S. FERRARI e di G. MACRÌ già citati supra alla nota 1, sia F. E. ADAMI, Il fenomeno religioso nei Paesi dell Unione Europea, Urbino, 2002; S. BERLINGÒ, La condizione delle Chiese in Europa, in Dir. eccl., 2002, I, p ss.; ID., Libertà religiosa, pluralismo culturale e laicità dell Europa, in Studi in onore di Anna Ravà, Torino, 2003, p. 69 ss.; C. CARDIA, Ordinamenti religiosi e ordinamenti dello Stato. Profili giurisdizionali, Bologna, 2003, p. 13 ss.; G. MACRÌ (a cura di), Libertà religiosa in Italia, in Europa e negli ordinamenti sopranazionali, Salerno, 2003; P. FLORIS, L Unione e il rispetto delle diversità. Intorno all art. 22 della Carta di Nizza, in Studi in onore di Anna Ravà, cit., p. 421 ss.; S. LARICCIA, I diritti delle minoranze in Europa, ivi, p. 477 ss.; M. C. FOLLIERO, Questa libertà religiosa questi diritti sociali. Processi costituenti europei processi costituenti interni: farsi un idea, sempre ivi, p. 445 ss., ma anche in La libertà religiosa, a cura di M. Tedeschi, vol. I, Soveria Mannelli, 2002, p. 165 ss.; A. G. CHIZZONITI (a cura di), Chiesa cattolica ed Europa centro-orientale. Libertà religiosa e processo di democratizzazione, Milano, 2004; M. PARISI (a cura di), Le organizzazioni religiose nel processo costituente europeo, Napoli, 2005; ID., Il sistema europeo di relazioni tra gli stati e le organizzazioni religiose: conservazione o innovazione nella prospettiva della costituzione dell Unione europea?, in Dir. eccl., 2005, I, p. 316 ss.; e in ultimo G. MACRÌ - M. PARISI - V. TOZZI, Diritto ecclesiastico europeo, Roma-Bari, Sui costi e i benefici di un apertura «verso l interno» del diritto ecclesiastico nazionale, v. specialmente gli scritti di G. CASUSCELLI, Diritto ecclesiastico regionale, in Digesto/Pubbl., IV ediz., vol. V, 1990; R. BOTTA (a cura di), Interessi religiosi e legislazione regionale, Milano, 1994; G. GIOVETTI, Il diritto ecclesiastico di produzione regionale, Milano, 1997; R. BOTTA (a cura di), Le norme di interesse religioso negli statuti regionali, provinciali, comunali, Milano, 1999; A. G. CHIZZONITI, Il turismo religioso tra normativa statale e normativa regionale, nell introduzione al Codice del turismo religioso, curato dallo Stesso Autore, Milano, 1999, p. 1 ss.; G. FELICIANI (a cura di), Confessioni religiose e federalismo, Bologna, 2000; S. BARTOLE, Dal regionalismo delle Regioni al regionalismo delle etnie, in Le Regioni, 2000, n. 6, p. 964 ss.; G. CIMBALO (a cura di), Europa delle regioni e confessioni religiose. Leggi e provvedimenti regionali di interesse ecclesiastico, Torino, 2002; A. MANGIA, Stato e Confessioni religiose dopo la riforma del Titolo V, in Quad. pol. dir. eccl., 2002/2, p. 343 ss.; G. PASTORI, Regioni e confessioni religiose nel nuovo ordinamento costituzionale, ivi, 2003/1, p. 3 ss.; P. CONSORTI, Nuovi rapporti fra la Repubblica e le confessioni religiose? Sui 4
5 Mi soffermerò, invece, ad esporre ed argomentare la tesi che le garanzie assicurate alla laicità civile ed alla libertà religiosa all interno dell ordine profano debbano essere considerate un «bene pubblico» e ricondotte, più specificamente, alle categorie dei «beni meritori», come la cosiddetta scuola dell obbligo, e dei «beni pubblici internazionali» o direi meglio «dell umanità», come quelli richiesti e forniti dalle comunità ultranazionali per la tutela dell ambiente globale ovvero della sicurezza o della stabilità economica mondiali 5. riflessi ecclesiasticistici della riforma del Titolo V, parte seconda, della Costituzione, ivi, 2003/1, p. 13 ss.; A. G. CHIZZONITI - D. MILANI, Immigrazione, diritto regionale e libertà religiosa, ivi, 2004/2, p. 430 ss.; D. MILANI, La tutela degli interessi religiosi delle comunità locali tra riforma della Costituzione e nuovi statuti regionali, ivi, 2005/2, p. 201 ss.; V. RESTA, La legislazione regionale sul turismo religioso dopo la riforma costituzionale del 2001, in Quad. dir. pol. eccl., 2006/2, p. 491 ss. 5 Il nesso aria-pulita/godimento-di-libertà potrebbe essere sfruttato, ad esempio, per ricondurre la fornitura dei beni immateriali di cui si discute nel testo all interno di una nozione di «ambiente in senso ampio», come spazio reso o mantenuto favorevole alla migliore crescita, non soltanto fisica ma anche spirituale, di quanti lo popolano. Quanto poi alla necessità di ascrivere alla specifica categoria dei cosiddetti merit goods anche le garanzie di laicità civile e libertà religiosa offerte agli individui (dal pubblico e/o dal privato), tale necessità potrebbe non farsi derivare da quella visione paternalista dell attività pubblica che appare sempre meno convincente perché irrispettosa delle preferenze dei consumatori, e potrebbe più cautamente ricondursi - come nel testo si tenterà di spiegare meglio più avanti - all esistenza oggettiva di talune esternalità, venendo così ancorata, da una parte, all esigenza di ridistribuire equamente risorse che il mercato di tipo concorrenziale ha distribuito in modo sperequato, e d altra parte, all esigenza di prendere sufficienti precauzioni contro l alto rischio che gli individui possano compiere, sotto la spinta del fervore religioso, azioni gravemente autolesive (cioè, contrarie al proprio interesse) destinate a comportare un onere (anche) per la collettività. Per un analisi molto acuta dell effetto latamente assicurativo di un certo tipo di intervento pubblico proprio in materia di convinzioni di fede, rinvio al prezioso studio di G. CALABRESI già citato supra alla nota 2. Ma per una più ampia teorizzazione del paternalismo per così dire precauzionale ed altri esempi sull utilità della sua pratica, v. J. E. STIGLITZ, Economia del settore pubblico, 1. Fondamenti teorici, 2ª ed., trad. ital. di N. Meccheri e S. Mele, Milano, 2003, p. 67 ss., ma passim. A sostegno della tesi che il problema dei rapporti tra democrazia e diritti va riproposto innanzitutto come problema di ingegneria istituzionale e che i diritti fondamentali risultano meglio garantiti se affidati e non sottratti alla sovranità popolare, mentre la democrazia limitata dai diritti produce una inevitabile traslazione di poteri dal legislatore democratico all organo giudiziario, v. inoltre l analisi proposta da A. PINTORE, I diritti della democrazia, Roma-Bari, 2003, specialmente laddove (p. 128) l Autrice avverte che assumere come fondante il valore dell autodeterminazione degli individui e dei gruppi comporta l accettazione dell inesistenza di qualsiasi garanzia normativa contro l autodistruzione della 5
6 Sono persuasa infatti a raccogliere l autorevole appello di chi ritiene sia ora «il tempo di cercare di formulare alcune visioni alternative del ruolo ( ) dello Stato in questo secolo, ( ) basate sull uso della scienza economica, ma motivate dall impegno per la giustizia sociale e la democrazia» 6 ; in quanto, mi convinco ogni giorno di più che dalla formulazione di visioni siffatte si possano ricavare interessanti conclusioni anche con specifico riguardo al tema del trattamento giuridico del fattore religioso, investito non meno violentemente di altri dai problemi che ha trascinato con sé l onda lunga della globalizzazione, a cominciare da quelli creati dalla preferenza per una deregulation mirata a conquistare - anziché la migliore combinazione tra pubblico e privato - il massimo contenimento dell ingerenza pubblica non azzerabile 7. Tra i giuristi, proprio gli studiosi del diritto ecclesiastico italiano, vigente e vivente, hanno avuto infatti in questi anni l opportunità di assistere da un palco d onore alla rappresentazione, non ancora conclusa, di quella sorta di maxiprocesso in cui anche la responsabilità democrazia o la distruzione, da parte di una democrazia, di qualunque diritto fondamentale. 6 L appello è di J. E. STIGLITZ, In un mondo imperfetto. Mercato e democrazia nell era della globalizzazione, a cura di L. Pennacchi, Roma, 2001, p Sull importanza che per la qualificazione del rapporto tra diritto, religione e Stato riveste la linea direttrice costituzionale relativa al rapporto pubblico-privato e sull ondata riformatrice volta ad accentuare una vasta deregulation, ed a favorire in molti modi la libertas privatorum che ha investito ultimamente il diritto ecclesiastico, v. anche C. CARDIA, Principi di diritto ecclesiastico, 2ª ed., Torino, 2005, p. 117 ss. Coincidono col giudizio espresso sul punto più in particolare nel testo anche le osservazioni recenti di M. PARISI, Principio di sussidiarietà orizzontale ed interventismo sociale delle organizzazioni religiose: alcune note per una riflessione critica, in Annali dell Università degli studi del Molise, 7/2005, Napoli, 2006, p. 271 ss. Allo stesso riguardo, più in generale, L. PENNACCHI, nell Introduzione al testo citato supra nella nota precedente, p. IX, ricorda inoltre che Stiglitz ha dedicato, sin dalla fine degli anni ottanta, una vasta produzione alla verifica dell inadeguatezza che, lentamente ma inesorabilmente, comincia a manifestare il modello americano di governo minimale, man mano che emerge chiara la volontà di porre in discussione non solo questa o quella politica sociale deviata o superata - da correggere o da limitare - ma l idea stessa, il nucleo strutturale del welfare, con le sue profonde pulsioni redistributive ed egualitarie. Affatto casualmente, dunque, l ecclesiasticista M. C. FOLLIERO ha intitolato una delle sue ultime ricerche monografiche Enti religiosi e non profit tra Welfare State e Welfare Community. La transizione, Torino, Sulle interessanti problematiche generali connesse proprio alle modalità di transizione dalla democrazia e verso la democrazia, consiglio la lettura del bel saggio di L. MORLINO, Democrazie e democratizzazioni, Bologna,
7 principale dei difetti e ritardi 8 nella crescita del nostro paese dal punto di vista delle garanzie di laicità civile e libertà religiosa viene imputata ad un ingerenza statale arbitraria e ad un sovraccarico di produzione normativa, soprattutto negoziata 9. E, fra gli ecclesiasticisti italiani, chi qui interviene è, da tempo sempre più esplicitamente, un critico molto severo della versione dei fatti che viene attualmente rappresentata in tal veste dinanzi all opinione pubblica ed anche un sostenitore vibrante della necessità costituzionale di impegnarsi a favorire - anziché, a scoraggiare o ad ostacolare - la produzione e l applicazione di un diritto ecclesiastico degli ordinamenti profani (evolutosi in senso) qualitativamente democratico, cioè fatto (non esclusivamente, ma anche) di quella giusta dose di leggi che appare indispensabile ad assicurarne la confezione su misura di libertà, eguaglianza e rispetto delle identità La terminologia più familiare agli ecclesiasticisti italiani userebbe forse la formula alternativa occasioni mancate e interventi manchevoli, adottata da G. CASUSCELLI come titolo di un saggio pubblicato ne Il Ponte, 1977, p. 349 ss. 9 Quanto al giudizio secondo il quale sarebbe ogni giorno sempre più evidente la ridondante superfluità e l inutile farraginosità di un diritto ecclesiastico civile che pretendesse di continuare a fondarsi su specifici interventi del legislatore ancorati all attuazione di quel nocciolo duro di valori che definisce il profilo identitario di ogni (piccolo, medio o grande) sistema giuridico dotato (oltre che di forma democratica anche e soprattutto) di qualità democratica - giudizio non condiviso nel testo ora anche col sostegno significativo di Autori liberi da ogni sospetto di appartenere alla storica schiera dei difensori dei concordati, quali ad esempio F. ONIDA, A vent anni dal Concordato. «Quale separatismo, oggi?», in Quad. dir. pol. eccl., 2004/1, p. 57 ss. e N. COLAIANNI, Eguaglianza e diversità culturali e religiose. Un percorso costituzionale, Bologna, 2006, passim, ma cfr. ad es. la nota 152 a p mi limito qui per brevità a rinviare all analisi svolta da M. RICCA, Unità dell ordinamento giuridico e pluralità religiosa nelle società multiculturali, in Quad. dir. pol. eccl., 2000/1, p. 87 ss. e in particolare p. 123 ss. (e ancora prima in Metamorfosi della sovranità e ordinamenti confessionali, Torino, 1998, passim), ma non sarebbe onesto tacere che la teoria di uno sviluppo della disciplina del fenomeno religioso nella direzione suggerita apertamente da questo Autore affascinò in un primo periodo molti fra gli ecclesiasticisti, di varia generazione, che, innamorati del separatismo puro, restarono lungamente sordi, forse soltanto a causa dell irrazionalità d ogni amore, al lucido quanto sintetico avvertimento che, proprio sulla incompatibilità tra separatismo e diritto ecclesiastico civile, aveva espresso autorevolmente anche G. CATALANO, nel suo saggio Separatismo e diritto ecclesiastico civile, negli Studi in onore di P. A. D Avack, I, Milano, 1976, p. 695 ss. 10 Di recente, ho tentato di offrire un contributo proprio di questo tipo sollecitando una riflessione scientifica interdisciplinare aperta al dialogo con i promotori delle iniziative parlamentari, in relazione alla specifica e vexata quaestio degli effetti economici del riconoscimento civile dell invalidità dei matrimoni canonici trascritti: cfr. Gli effetti economici dell invalidità dei matrimoni concordatari. De iure condito e de iure condendo, in Familia/Quaderni, n. 7, a cura di S. Domianello, Milano, Ma ho 7
8 A questo proposito, non merita a mio parere d essere trascurata la convergenza molto singolare che possiamo registrare oggi fra le conclusioni tratte recentemente da (un professore di diritto commerciale, studioso attento delle istituzioni dell economia capitalistica, quale) Francesco Galgano - particolarmente in merito alla nuova lex mercatoria come diritto uniforme spontaneo, alla universalità ritrovata e ad un Grande Diritto (quello con la maiuscola) creato a livello diffuso dagli usi spontanei della classe imprenditoriale e successivamente filtrato dai professori/giuristi nel setaccio culturale di equità o congruità rispetto ai Princìpi di Unidroit 11 - e le conclusioni tratte recentemente da (un professore di diritto ecclesiastico civile, studioso attento delle istituzioni della chiesa cattolica, quale) Gaetano Lo Castro - soprattutto in merito al destino fallimentare cui non riuscirebbe a sottrarsi nessun modello di (sotto)sistema di leggi civili presuntuosamente mirato alla ricerca ed insistito in vari scritti nella difesa delle ragioni avanzate da quella scuola di pensiero scientificamente apprezzata che sostiene la necessità costituzionale di favorire la produzione di legislazione civile dalla buona fattura tecnica che assicuri la giusta dose di intervento pubblico nella fornitura di laicità profana e libertà religiosa. V. sul punto, anche per ulteriori rinvii, le Voci del Digesto/Pubbl. Fonti del diritto ecclesiastico di S. BERLINGÒ, Intese con le confessioni religiose diverse dalla cattolica di G. CASUSCELLI e S. DOMIANELLO, Diritto ecclesiastico regionale e Uguaglianza e fattore religioso di G. CASUSCELLI, raccolte insieme anche in Le fonti e i principi del diritto ecclesiastico italiano, cit.. Invece, fra i miei scritti, v. in particolare: Ordine pubblico, giurisprudenza per principi e delibazione matrimoniale, Milano, 1989, p. 33 ss.; Costituzionalismo critico e principio di bilateralità, in Nuovi studi di diritto canonico ed ecclesiastico, a cura di V. Tozzi, Salerno, 1990, p. 213 ss.; Gli insegnamenti religiosi nella scuola pubblica: una pluralità di scelte legislative irriducibili a sistema, in Dir. eccl., 1993, I, p. 248 ss.; L evoluzione della giurisprudenza costituzionale in materia ecclesiastica: vantaggi e rischi del passaggio dalla copertura delle fonti a quella dei valori, in Giurisprudenza costituzionale e fattore religioso. Le pronunzie della Corte costituzionale in materia ecclesiastica ( ), Milano, 1999, p. 3 ss.; Laicità e pluralismo del sistema matrimoniale italiano a vent anni dalla revisione del Concordato e dall Intesa valdese, in Quad. dir. pol. eccl., 2004/1, p. 111 ss.; Note sulla utilità pratica del Diritto ecclesiastico come scienza, in Il nuovo volto del diritto ecclesiastico italiano, a cura di G. B. Varnier, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2004, p. 287 ss.; La rappresentazione di valori nei simboli: un illusione che alimenta ipocrisia e fanatismo, in Simboli e comportamenti religiosi nella società globale, a cura di M. Parisi, Napoli, 2006, p. 17 ss.; ed in ultimo Giustizia costituzionale e trascrizione dei matrimoni concordatari, nel volume Diritto ecclesiastico e Corte costituzionale, a cura di R. Botta, Napoli, 2006, p. 137 ss.. Sull utilità di un opera che, controcorrente, valorizzi come strada istituzionale autenticamente democratica quella che attribuisce al legislatore, prima che ad ogni altro potere, la principale responsabilità della custodia dei diritti cosiddetti fondamentali, insiste con argomenti a me parsi molto persuasivi anche A. PINTORE, op. cit., p. 118 ss. 11 V. il saggio di F. GALGANO già citato supra alla nota 2, soprattutto p. 56 ss. 8
9 all imposizione dall alto di un perfettibile coordinamento formale di ordini sostanzialmente diversi, ed al conseguente auspicio che in futuro sia (prima ed a prescindere dalle leggi profane) la grande scienza dei giuristi ad assumere su di sé il compito più umile di ricercare e ritrovare l omogeneità della dimensione giuridica traendola dal basso della società globale, ossia dagli equilibri spontaneamente raggiunti all interno di questa 12. Si tratta di una convergenza che, di per sé, potrebbe anche suscitare lo stupore ma non meritare affatto l attenzione del giurista poco incline a sollevare inutili polveroni, se - a giustificare le preoccupazioni di quest ultimo - non subentrasse il rischio che l involontaria convergenza costituisca il sintomo di un fenomeno più ampio, destinato ad incidere molto profondamente sul processo di effettiva democratizzazione delle società umane (piccole, medie e grandi). Il pericolo che, dietro questa apparentemente innocua convergenza teorica, potrebbe intravedere un giurista attento e indipendente (o anche soltanto disincantato al modo esemplare di un Norberto Bobbio 13 ) è che si stia venendo ad instaurare, di fatto, un alleanza persino tra fedi o ideologie - cioè, tra visioni del mondo ancorate alla scoperta di una Verità - del tutto opposte fra loro (come, nel nostro caso, l ideologia comunista/marxista e la fede cristiano/cattolica), col preciso e non sempre dichiarato obiettivo comune di riuscire ad ottenere (attraverso le preferenze individuali espresse) da una società lasciata libera di autoregolamentarsi, quell «avvantaggiata» posizione di partenza che - nel gioco degli ordinamenti formalmente democratici - non si può più sperare di tornare con facilità ad ottenere (attraverso i privilegi accordati) da un sistema sostanzialmente autoritario, e non si è riusciti ad ottenere nel rispetto delle regole del gioco (attraverso i diritti riconosciuti) da un sistema sostanzialmente democratico. La gravità delle conclusioni ricavabili da questi segnali, unita alla complessità tecnica delle questioni pratiche ed alla delicatezza, ove non addirittura alla drammaticità 14, delle scelte coinvolte nella trattazione 12 V. G. LO CASTRO, Matrimonio, diritto e giustizia, Milano, 2003, soprattutto p. 267 ss. 13 Specialmente nei saggi pubblicati su «MondOperaio» fra il 1975 e il 1989 ed ora anche raccolti in Compromesso e alternanza nel sistema politico italiano, Roma, Sin dall introduzione al Suo libro, qui già citato supra alla nota 2, G. Calabresi sottolinea la tragicità che contraddistingue quelle decisioni, che non possono essere prese in una maniera accettabile per tutti, e quindi ancora più difficilmente possono essere prese bene, rinviando proprio su questo specifico punto a G. CALABRESI - P. BOBBITT, Scelte tragiche, trad. it. a cura di C. M. Mazzoni e V. Varano, Sul 9
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