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Timestamp: 2020-08-10 03:39:51+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11547 del 06/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11547 del 06/06/2016
Cassazione civile sez. VI, 06/06/2016, (ud. 28/04/2016, dep. 06/06/2016), n.11547
sul ricorso 850/2014 proposto da:
V.V., elettivamente domiciliato in Roma Piazza Cavour
GIORGIO GRITTI, giusta delega in calce alla memoria;
avverso la sentenza n. 282/1/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di ROMA del 29/01/2013, depositata il 17/05/2013;
La CTR di Roma ha respinto il ricorso dell’Agenzia contro la sentenza n. 52/46/2012 della CTP di Roma che aveva accolto il ricorso di V.V. ad impugnazione di avviso di accertamento per maggiore IRPEF relativa all’anno 2005, avviso consequenziale a quello emanato nei confronti della società “Valerosy sas” ai fini della tassazione (“per trasparenza”) dei maggiori redditi imputabili ai fini IRPEF anche ai soci dei maggiori ricavi accertati in capo alla menzionata società.
La predetta CTR ha motivato la decisione nel senso che il collegio si era già (favorevolmente) pronunciato in ordine all’avviso di accertamento relativo alla società per il medesimo anno di imposta, ciò che finiva per comportare l’inevitabile nullità degli avvisi emessi nei confronti dei soci. D’altronde i motivi di appello apparivano così generici, nei limiti di un richiamo a quelli formulati nell’appello relativo al procedimento riguardante la società, che l’appello medesimo non poteva considerarsi fornito del carattere di specificità. L’Agenzia ha interposto ricorso per cassazione affidato a unico motivo.
Infatti, preliminarmente rispetto all’esame dei motivi di impugnazione proposti dalla parte ricorrente, occorre porre rilievo sulla questione dell’omessa pronuncia, da parte del giudice del merito e in controversia caratterizzata da litisconsorzio necessario tra le parti, sulla questione dell’integrazione del contraddittorio.
Risulta infatti che la Commissione Regionale, pur dando atto che il reddito accertato in capo ai soci è diretta conseguenza di quello accertato per il medesimo anno di imposta a carico della società (e per quanto nessuna espressa censura fosse stata proposta a tale proposito), non ha affatto provveduto sulla questione relativa al necessario contraddittorio tra soci e società.
Poichè è pacifico che nella specie qui in esame il contraddittorio non sia stato integrato – nei confronti dei restanti soci e della società in relazione al reddito della quale dovrà essere stabilito il reddito da partecipazione imputabile ai soci – in ossequio al principio sopra richiamato, non resta che annullare la pronuncia qui impugnata e rimettere la controversia al giudice di primo grado (la CTP di Roma), affinchè provveda al rinnovo di tutta la procedura irritualmente esperita, previa l’integrazione del contraddittorio nei confronti delle altre parti necessarie.
che la sola parte controricorrente ha depositato memoria illustrativa, nella quale ha evidenziato che – per alcune delle posizioni coinvolte nell’evidenziato fenomeno di contraddittorio necessario – sono già state pronunciate sentenze definitive che hanno idoneità a riverberare i propri effetti anche a riguardo delle altre posizioni. A siffatto proposito va detto in termini preliminari che si tratta di atto e di produzioni del tutto irrituali anche nella prospettiva di maggior favore per l’introduzione nel processo degli sviluppi di fatto verificatisi medio tempore. Ed infatti, la recente Cass. Sez. 6-5, Sentenza n. 11365 del 01/06/2015, proprio in quest’ottica di favore, ha comunque statuito che: “L’esistenza di un giudicato esterno è rilevabile di ufficio anche in sede di legittimità, e, qualora esso si sia formato dopo la notifica del ricorso per cassazione, i relativi documenti giustificativi possono essere prodotti, dalla parte regolarmente costituitasi, fino all’udienza di discussione; ove, invece, tale produzione venga effettuata, prima della menzionata udienza, dal resistente costituitosi irritualmente (perchè con controricorso tardivo o con comparsa depositata per la sola discussione orale), eventualmente in allegato alla memoria ex art. 378 c.p.c. o art. 380 bis c.p.c., comma 2, di quei documenti non può tenersi conto, salvo che l’irritualità di detta costituzione non sia sanata dalla partecipazione del resistente alla discussione orale”. Nella specie di causa detti presupposti fanno difetto e perciò non può che convenirsi sul fatto che memoria e documenti in allegato prodotti debbano considerarsi irritualmente introdotti nel processo. D’altronde, sulle circostanze di fatto e di diritto che la parte anzidetta ha inteso valorizzare (e che non sarebbe comunque compito di questa Corte vagliare e delibare, attesi gli ambiti di cognizione del giudizio di legittimità che non consentono una verifica circa la compiutezza dell’esame delle molteplici posizioni societarie che sono qui coinvolte), ha precipuo titolo ad occuparsi il giudice del merito, una volta che il processo sarà ritualmente riassunto avanti a detto giudice nel pieno e rituale contraddittorio tra le parti necessariamente coinvolte;
La Corte, provvedendo sul ricorso, annulla la decisione impugnata e rinvia alla CTP di Roma che, in diversa composizione e previa integrazione del contraddittorio tra le parti necessarie, provvederà nuovamente sul ricorso introduttivo. Spese di lite integralmente compensate.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 art. 378
 art. 380