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Timestamp: 2020-08-15 20:18:37+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19555 del 19/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19555 del 19/07/2019
Cassazione civile sez. VI, 19/07/2019, (ud. 06/03/2019, dep. 19/07/2019), n.19555
sul ricorso 23102-2017 proposto da:
B.L., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso
la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato EZIO
MARIA TARANTINO;
CLEMENTINA PULLI, EMANUELA CAPANNOLO, MANUELA MASSA, NICOLA VALENTE;
avverso la sentenza n. 197/2017 della CORTE D’APPELLO di LECCE,
depositata il 22/03/2017;
partecipata del 06/03/2019 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCA
che con sentenza in data 20 gennaio – 22 marzo 2017 n. 197 la Corte d’Appello di Lecce confermava la sentenza del Tribunale della stessa sede, che aveva respinto la domanda proposta da B.L. nei confronti dell’INPS per l’attribuzione della pensione di reversibilità, in relazione alla pensione di cui era stata titolare la madre deceduta;
che la corte Territoriale condivideva il giudizio del Tribunale sulla mancanza di prova della vivenza del B. a carico dell’ascendente.
Dalla documentazione in atti risultava che il B. non conviveva con la madre all’epoca del decesso di quest’ultima bensì con la moglie ed i loro due figli; solo successivamente era stata dichiarata la separazione dei coniugi e la casa coniugale era rimasta nella disponibilità del B., il che confermava che questi era proprietario della casa di abitazione.
Inoltre dai certificati di pensione della de cuius si evinceva che quest’ultima percepiva un importo di pensione di Euro 748,35; il B. al momento del decesso della madre era titolare di pensione di inabilità civile e quindi percepiva un reddito pressochè uguale a quello della de cuius;
che avverso la sentenza ha proposto ricorso B.L., articolato in un unico motivo, cui ha opposto difese l’INPS con controricorso;
che con l’unico motivo la parte ricorrente ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.
Ha esposto che la domanda era fondata sul proprio stato di inabilità (essendo egli invalido civile, in quanto affetto da sordità congenita) e di avere documentato di essere disoccupato, al pari della moglie nonchè di avere due figli minori, allegando che l’intero nucleo familiare era a carico della madre.
L’Inps aveva fornito i criteri obiettivi per valutare il requisito della vivenza a carico con propria Delib. 31 ottobre 2000, n. 478, con la quale si stabiliva di considerare a carico i figli maggiorenni inabili che avevano un reddito non superiore a quello richiesto dalla legge per la pensione di invalido civile totale; questa Corte di legittimità (Cass. 3 luglio 2007 n.- 14996) aveva affermato che il requisito della vivenza a carico doveva essere riferito ai criteri forniti dall’Istituto previdenziale (per ragioni di certezza giuridica, di parità di trattamento e di protezione di valori costituzionalmente tutelati). Il requisito reddituale, che comportava la presunzione di vivenza a carico, era dunque integrato.
che invero il giudizio in ordine alla vivenza del figlio maggiorenne inabile a carico dell’ascendente costituisce un accertamento di fatto rimesso al giudice del merito, sindacabile in sede di legittimità, quanto ai suoi esiti, unicamente con la deduzione di un vizio della motivazione (tra le altre: Cass. sez. lav. 13.04.2018 n. 9237; Cass. 20 aprile 2016 n. 8023).
Nella fattispecie di causa il giudizio di assenza della vivenza a carico è stato fondato nella sentenza impugnata non soltanto sulla titolarità da parte del B. della pensione di inabilità civile ma anche sulla mancanza di convivenza con la genitrice, sulla proprietà della casa di abitazione, sulla equivalenza tra l’importo dei redditi dell’ascendente e quanto percepito dal figlio.
Pertanto si è in presenza di un giudizio di fatto, che prescinde dalla violazione delle norme denunziata con il ricorso.
Sotto il profilo del vizio di motivazione risulta, invece, preclusivo il rilievo della applicabilità ratione temporis dell’art. 348 ter, commi 4 e 5 c.p.c., sicchè la deducibilità del vizio è esclusa dal giudizio conforme reso nei due gradi di merito in ordine alla assenza della vivenza del B. a carico dell’ascendente;
che pertanto, la causa deve essere decisa in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. in difformità dalla proposta del relatore;
che la parte ricorrente è esente dal carico delle spese ex art. 152 disp. att. c.p.c., come risulta dalla sentenza d’appello;
che, trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013 sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, (che ha aggiunto il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater), – della sussistenza dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la impugnazione integralmente rigettata.
Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 6 marzo 2019.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. sez. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 375
 art. 152
 sentenza 
 art. 1
 art. 13