Source: https://wishakamax.wordpress.com/2013/05/29/quando-un-prete-e-un-ragazzino-ti-insegnano-qualcosa/
Timestamp: 2020-05-30 23:06:16+00:00

Document:
Quando un prete e un ragazzino ti insegnano qualcosa | Serbatoio di pensieri occasionali
← Einstein era un genio La relatività dell’amore →
26 pensieri su “Quando un prete e un ragazzino ti insegnano qualcosa”
Paciocchidifrancy 29 maggio 2013 alle 10:21
Wish aka Max Autore articolo 29 maggio 2013 alle 12:03
elinepal 29 maggio 2013 alle 10:26
Ecco. Mi sono fatta un pianto. Mi dispiace Wish, mi sembra che la vita in questo momento ti stia chiedendo tante lacrime. Però cogli la grandezza che c’è anche nel dolore. E questa è cosa buona e giusta. Un prete che legge un brano teatrale in chiesa merita l’applauso. Tu meriti un abbraccio….
Wish aka Max Autore articolo 29 maggio 2013 alle 12:04
Eh sì. Non a caso ho detto “prete intelligente”. Mi ha dato proprio l’impressione di una persona fuori del comune. Persona. Anche fuori dal ruolo, intendo.
pani 29 maggio 2013 alle 11:32
Ad un certo punto della vita certe storie non si vorrebbero nemmeno sentire. Segno che si sta invecchiando.
Wish aka Max Autore articolo 29 maggio 2013 alle 12:05
Come è vero, caro pani, come è vero! E però purtroppo succedono, e anche più spesso di quanto ci si augurerebbe.
itacchiaspillo 29 maggio 2013 alle 11:34
Com’è difficile parlare della morte!
E’ difficile quando tocca chi non ti aspettavi.
E si dice che “non se lo meritava”. Ma chi lo merita??
Mi sa che quel ragazzo di 14 anni è diventato uomo tutto d’un tratto…
Wish aka Max Autore articolo 29 maggio 2013 alle 12:09
Sai, purtroppo la risposta a “chi lo merita?” è “Tutti”. Nel senso che questa è veramente l’unica certezza che abbiamo. Siamo di passaggio. Solo che in certi casi sembra che il passaggio sia troppo breve. E quando è così, ci si sente maggiormente messi di fronte alla nostra morte, come se ci specchiassimo e dietro di noi vedessimo la signora con la falce. Memento mori, ricordi? Lo avevi postato tu un po’ di tempo fa. E sì, Luca è un uomo. E che uomo.
ђคгเєl 29 maggio 2013 alle 12:01
quando certe cose toccano persone a noi vicine è sempre difficile esprimersi.
un figlio maggiore, pur se di soli 14 anni si ritrova in questi casi a diventare grande. E’ un’istinto naturale mi sa. Suo papà dall’altro saprà guidarlo in questo cammino,ne sono certa.
Wish aka Max Autore articolo 29 maggio 2013 alle 12:11
E’ singolare che tu dica questo. Luca, il ragazzo-uomo, ha detto la stessa cosa. Senza che gli si rompesse la voce.
ђคгเєl 29 maggio 2013 alle 14:29
…un piccolo uomo che ha già la mano del suo papà che lo guida.
tramedipensieri 29 maggio 2013 alle 12:53
Wish aka Max Autore articolo 29 maggio 2013 alle 13:15
tittisissa 29 maggio 2013 alle 13:52
Quante volte mi sono ritrovata a fare le tue stesse considerazioni..
Un uomo esce di casa e non ne fa più ritorno, lasciando dietro di se un vuoto incolmabile ed un profondo cambiamento nelle persone che gli sono state accanto quotidianamente.
Forse, vivere ogni giorno assaporandone il vero gusto, come se fosse l’ultimo, è davvero un buon consiglio da seguire.
Inoltre due pensieri, uno ciascuno per i due uomini che hai citato.
Non ho grande stima della categoria ecclesiastica, per cui un prete del genere, al di là del ruolo, mi si rivela come uomo intelligente e di apprezzabile sensibilità e lo dico come una che ha cambiato commossa il proprio avatar per ricordare don Andrea Gallo, dopo la sua recente scomparsa. Senza aver stima, lo confesso, per gli “uomini di chiesa”.
Il secondo pensiero, probabilmente derivante dal fatto che ho un figlio adolescente che rivedo nei volti di tutti i ragazzi di cui sento parlare, va a quel piccolo grande uomo, che ha dovuto suo malgrado imparare troppo in fretta a fare l’uomo di casa, lasciandosi alle spalle definitivamente il ruolo di adolescente che era giusto continuasse a d interpretare ancora per un po’.
A te, caro amico, un forte abbraccio.
Non è decisamente un bel periodo ❤
Wish aka Max Autore articolo 29 maggio 2013 alle 19:46
Eh sì. Era giusto che ci rimanesse adolescente. E la sorella che crescesse nell’adolescenza con un padre amorevole. Come detto, spero che non cedano alla disperazione.
tittisissa 29 maggio 2013 alle 21:57
Non cederanno. Alla fine prevarrà l’istinto di sopravvivenza. Ed il buon senso. Su tutto il dolore.
ludmillarte 29 maggio 2013 alle 15:37
Wish aka Max Autore articolo 29 maggio 2013 alle 15:43
Elisabetta Lelli 30 maggio 2013 alle 00:01
Grazie di avere reso partecipe anche me di quest’altra tua perla preziosa, Max.
La indosserò nel Cuore, non me ne separerò.
Wish aka Max Autore articolo 30 maggio 2013 alle 00:24
Grazie a te di essere passata, e grazie per l’abbraccio 🙂
Luci 30 maggio 2013 alle 10:18
A volte le persone che sembrano avere maggior bisogno della nostra consolazione finiscono per consolare noi, per darci forza, per insegnarci qualcosa di nuovo ed importante. Finiscono per illuminarci. Luca (e guarda un po’ la radice del suo nome, “lux”) ha saputo fare questo. Ed è un esempio, un grande esempio. Il suo papà, da lassù o da qualsiasi altra parte, sarà orgoglioso di lui…
Wish aka Max Autore articolo 30 maggio 2013 alle 10:32
L’attenzione al particolare. Ecco. Lux. Grazie, perché è come la relatività. E’ lì, ma non lo vedevo. 🙂
laura 30 maggio 2013 alle 18:38
Ho vissuto in prima persona la tragedia di una vita spezzata … Forse dovremmo vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo e rendere omaggio con le nostre azioni alla vita, a Dio. Ma noi siamo fatti per sognare, per programmare, per credere fermamente che ci sarà un domani (e in un modo o in un altro ci crediamo tutti nel domani). Ed è proprio questo il dolore più grande, quello di sapere che non c’è più tempo per le innumerevoli cose rimandate da fare con quella persona, per tutti gli abbracci non dati, per i sussurri non condivisi…
Poi all’improvviso cambia qualcosa, non so cosa succede ma succede, e quella persona la senti di nuovo, è lì… e ti sta abbracciando…
Wish aka Max Autore articolo 30 maggio 2013 alle 19:34
Spero di non aver riaperto ferite, e sono molto d’accordo con quel che dici. Nonostante i proponimenti, il carpe diem, il memento mori, non riusciamo proprio a viverlo. Troppo concentrati sulle cazzatelle, e poco focalizzati sui “fondamentali”. Sindrome da onnipotenza, sindrome da vita eterna, chissà.
E se riesci a vivere quell’abbraccio sono contento per te, davvero. 🙂
laura 30 maggio 2013 alle 21:18
grazie 🙂 solo qualche volta, ma è già qualcosa
io spero lo possa vivere tu quell’abbraccio e ancora di più la moglie e i figli del tuo amico
ammennicolidipensiero 6 giugno 2013 alle 16:29
il libro di diego fabbri è bellissimo. non avrei mai immaginato che quel testo teatrale potesse entrare in una chiesa, neanche per sbaglio. un gesto di coraggio, forse il miglior regalo che un uomo di chiesa possa fare ad una famiglia avvolta dal dolore (ma io lo dico da miscredente, quindi non faccio testo più di tanto…)

References: articolo 29
 articolo 29
 articolo 29
 articolo 29
 articolo 29
 articolo 29
 articolo 29
 articolo 29
 articolo 30
 articolo 30
 articolo 30