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Timestamp: 2020-07-06 04:52:49+00:00

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Incidenti stradali: il CID è prova legale solo se compilato in tutte le sue parti – Sentenza n. 7781 del 31 marzo 2010 – Confederazione Giudici di Pace
Incidenti stradali: il CID è prova legale solo se compilato in tutte le sue parti – Sentenza n. 7781 del 31 marzo 2010
Procedimento: Sentenza n. 7781 del 31 marzo 2010
INCIDENTI STRADALI: IL CID È PROVA LEGALE SOLO SE COMPILATO IN TUTTE LE SUE PARTI
Il modello CID ha valore di confessione ai sensi dell’art. 2735 cod. civ. nei confronti di colui che lo rilascia soltanto se è riempito concordemente e non anche nel caso in cui sia stato riempito contra pacta essendo stato rilasciato in bianco da uno dei sottoscrittori.
Cassazione, Sezione III, 31 marzo 2010, n. 7781
(Pres. Preden – Rel. Chiarini)
Con citazione dell’aprile 1996 C. e A. S. convenivano dinanzi al Giudice di Pace di Latina P. D. e la s.p.a. Sai deducendo che il omissis questi, in sosta, rimetteva improvvisamente in moto la macchina a marcia indietro andando ad urtare contro la parte anteriore dell’auto di proprietà di C. S., condotta da A. S., che restava ferito. Pertanto questi chiedeva il risarcimento dei danni personali e C. S. il risarcimento dei danni materiali all’auto.
Il giudice di Pace, dato atto che il modulo CID era stato contestato dal conducente A. S. adducendo di averlo sottoscritto in bianco ed in stato confusionale ragion per cui poi era stato impugnato di falso; ritenuto che il documento era incompleto perché mancante dell’indicazione delle persone rimaste ferite e quindi, non essendo vincolante per la decisione della causa, la querela non era da ammettere; esaminate le fotografie prodotte dal D. che rappresentavano i danni alla fiancata sinistra posteriore dell’auto, attribuiva il tamponamento alla manovra di costui in retromarcia in violazione dell’art. 154 C.d.S. e perciò attribuiva al D. la responsabilità nella maggior misura – 75% – ed escludeva la risarcibilità del danno morale richiesto da A. S..
La Sai, condannata al risarcimento dei danni nella predetta misura, interponeva appello invocando la prova della dinamica del sinistro secondo quanto confessato da A. S. nel modello CID e perciò chiedeva il rigetto delle domande. I S., con appello incidentale, riproponevano la querela di falso avverso il predetto modello e contestavano la misura della responsabilità attribuita al conducente A. S. e la valutazione dei danni.
1. – Pregiudizialità logico – giuridica va riconosciuta al secondo e al terzo motivo di ricorso con i quali i S. deducono: “Insufficiente e contraddittoria motivazione ex art. 360 n. 5 c.p.c. circa un punto decisivo della controversia prospettato dalle parti, nonché violazione o falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 n. 3 c.p.c. in relazione all’art. 116 c.p.c.”.
I motivi, congiunti, sono fondati in relazione all’erronea applicazione degli artt. 2735 cod. civ. e 2733, secondo comma nei confronti del conducente A. S. pur essendo incontestato che il modello CID non sia stato compilato in modo completo. Ed infatti detto modello – disciplinato ratione temporis dall’art. 5 del D.L. 857/1976, convertito nella legge 39/1977 (abrogata dal DLGS 209/2005, ma il cui secondo comma è testualmente riprodotto nell’art. 143.2 di detto DLGS): “Nel caso di scontro tra veicoli a motore per i quali vi sia obbligo di assicurazione i conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro sono tenuti a denunciare il sinistro avvalendosi del modulo fornito dall’impresa, il cui modello è approvato con decreto del ministro per l’industria, il commercio e l’artigianato. Quando il modulo sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro si presume, salvo prova contraria da parte dell’assicuratore, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso” – cessa di avere efficacia di prova legale sulla dinamica del sinistro tra autore e destinatario della dichiarazione allorché esso non è compilato in tutte le sue parti (Cass. 10304/2007). In tal caso pertanto le dichiarazioni ivi contenute assumono il valore di argomento di prova in ordine ai fatti relativi al sinistro non soltanto nei confronti degli altri coobbligati solidali, secondo il principio in tema di obbligazioni solidali per il quale un fatto sfavorevole ad un condebitore non è opponibile agli altri, ma anche nei confronti dello stesso autore delle dichiarazioni, ancorché egli, se non è proprietario del veicolo, non è litisconsorte necessario nella controversia tra danneggiato, danneggiante ed assicuratore, sì che, se il modello fosse stato completo, nei suoi confronti era applicabile l’art. 2733, secondo comma, e non terzo comma cod. civ. (Cass. 10304/2007).
2. – Con il quarto motivo i ricorrenti deducono: “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 n. 3 c.p.c. in relazione agli artt. 101, 156, 292, 343 c.p.c.”.
3. – Con il quinto motivo i medesimi deducono: “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto ai sensi dell’art. 360 n. 3 c.p.c. in relazione all’art. 2054 primo e secondo comma c.c., 246 e 116 c.p.c. nonché insufficiente o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia ex art. 360 n. 5 c.p.c.”.
I giudici di appello hanno ritenuto non accertabile la colpa concreta del D. valutando le testimonianze hic et inde dedotte. Sennonché i testi di questi erano incapaci a testimoniare perché, essendo rimasti feriti nell’incidente, hanno interesse a partecipare al giudizio, come tempestivamente eccepito. Di conseguenza l’unico teste era quello di parti attrici secondo cui, in violazione degli artt. 140 e 154 C.d.S., il D. si era immesso in retromarcia nella corsia percorsa da A. S., come emergeva anche dal danneggiamento sulla fiancata laterale sinistra, e non nella parte posteriore, come sarebbe stato in caso di tamponamento, dell’auto condotta dal D., come correttamente valutato dal giudice di primo grado, sì che l’appello incidentale per l’esclusione di qualsiasi responsabilità di A. S. doveva esser accolto.
4. – Con il sesto motivo deducono: “Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia prospettato dalle parti in ordine alla mancata liquidazione del danno morale, ex art. 360 n. 5 c.p.c., violazione e falsa applicazione di norme di diritto, ex art. 360 n. 3 c.p.c. in relazione all’art. 2059 c.c.”.
5. – Con il settimo motivo i S. lamentano: “Omessa o insufficiente motivazione circa punti decisivi della controversia prospettati dalla parte in sede di appello incidentale ex art. 360 n. 5 c.p.c.”.
6. – Con l’ottavo motivo deducono: “Violazione e falsa applicazione degli artt. 116 c.p.c. e degli artt. 3 e 5 legge 39/1977, nonché omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia prospettato dalla parte ex art. 360 n. 3 c.p.c.”.
Il motivo, che pur richiama un corretto principio di diritto – secondo il quale le disposizioni dell’art. 3 del D.L. 23 dicembre 1976, n. 857, conv. nella legge 26 febbraio 1977, n. 39 e del decreto del Presidente della Repubblica 16 gennaio 1981, n. 45, disciplinanti la cosiddetta procedura rapida di liquidazione, riguardano i sinistri con soli danni a cose e quelli che, con o senza danni a cose, abbiano causato lesioni personali, non aventi carattere permanente, mentre non si applicano ai sinistri che abbia determinato lesioni personali con postumi permanenti (Cass. 4/1998, 15027/2000), come nella fattispecie per A. S. – è inammissibile perché prospettato per la prima volta in questa sede senza indicare l’interesse concreto ed attuale all’applicazione del medesimo.
7. – Con il nono motivo deducono: “Omessa motivazione ex art. 360 n. 5 c.p.c. circa un punto decisivo della controversia prospettato dalle parti in relazione all’art. 93 c.p.c.”.
8. – Concludendo la sentenza impugnata va cassata in relazione ai motivi accolti e la causa va rinviata al Tribunale di Latina, in diversa composizione.
La Corte accoglie il secondo, terzo, sesto e settimo motivo di ricorso in relazione alla censura accolta; dichiara assorbiti il primo, il quarto ed il nono motivo, e rigetta gli altri. Cassa in relazione la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, al Tribunale di Latina, in diversa composizione.
Illegittimità del verbale di violazione C.d.S. per contraddittorietà della contestazione – Sentenza n. 3266 del 2010

References: Sentenza 
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 art. 360
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 sentenza 
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