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[Argomento] - Cassazione Penale 09/01/2017 N° 652 - Legge semplice
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[Argomento] – Cassazione Penale 09/01/2017 N° 652
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Testo completo della Sentenza – Cassazione penale 09/01/2017 n° 652:
Ordinanza 19 dicembre 2016 – 9 gennaio 2017, n. 652
1. Con sentenza del 25 maggio 2015 la Corte di appello di Ancona ha confermato la pronunzia di primo grado, emessa dal Tribunale di Macerata, con la quale D.T. era stato condannato per il reato di cui all’art. 624 bis, terzo comma (perchè aggravato ex art. 625 c.p. , comma 1, n. 2).
2. Propone ricorso il difensore dell’imputato, denunziando violazione di legge e vizi motivazionali in relazione all’art. 624 bis c.p., e al concetto, cui fa riferimento tale norma, di “luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora”.
3. Con memoria depositata in data 14 dicembre 2016, il difensore dell’imputato ribadisce quanto sostenuto con il ricorso, scindendo le tematiche sotto due profili: a) contesta la configurabilità del ristorante come “privata dimora”, in quanto luogo non destinato allo svolgimento degli atti della vita privata; b) dopo aver sottolineato che il D. si era introdotto nel ristorante durante l’orario di chiusura e dopo essersi accertato che nessuno fosse presente nel locale, esclude che, al momento del furto, nell’esercizio commerciale si stessero concretamente svolgendo “atti della vita privata”.
Motivi della decisione1. Il ricorso deve essere rimesso alle Sezioni Unite, rilevandosi un contrasto nella giurisprudenza di legittimità (già segnalato con relazione dell’Ufficio del Massimario n. 50/16 del 26 settembre 2016, in aggiornamento della relazione n. V/002/15), in particolare con riferimento alla questione della configurabilità del reato di cui all’art. 624 bis c.p. (furto in abitazione ossia mediante introduzione in luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora) quando l’azione delittuosa venga posta in essere in esercizi commerciali, studi professionali, stabilimenti industriali e, in generale, in luoghi di lavoro, segnatamente qualora la condotta sia ivi posta in essere in orario di chiusura al pubblico della sede lavorativa e, in particolare, nell’ipotesi di assenza di persone dedite ad una qualche attività o mansione all’interno di tali luoghi in detti orari.
2. Nel caso in esame la questione è rilevante giacchè, sulla base della ricostruzione dei fatti desumibile dalle sentenze di merito, l’imputato ha commesso il furto introducendosi in un ristorante, durante l’orario di chiusura pomeridiana.
3. Prima di affrontare lo specifico tema del contrasto sopra menzionato, è necessario formulare delle osservazioni di carattere generale quanto alla nozione di “privata dimora” accolta dalla giurisprudenza nelle diverse fattispecie del codice penale e processuale penale nelle quali essa viene in considerazione, dovendosi evidenziare che si tende a proporne una interpretazione a volte estensiva e altre volte restrittiva, che denuncia una incomprimibile divergenza di vedute.
Tenuto conto che l’art. 624 bis c.p., nasce da una novella del 2001, che intese ampliare l’ambito di punizione del furto, non più soltanto in “luogo destinato ad abitazione” (v. art. 625 c.p. , n. 1, ora abrogato), ma anche in ogni “luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora”, fondamentale appare richiamare le sentenze riguardanti il reato di violazione di domicilio (art. 614 c.p. ), che per prime hanno fornito una elaborazione della nozione di “privata dimora”, espressamente evocata nell’art. 624 bis c.p..
In quelle sentenze si era sottolineato, sulla base della stessa lettera dell’art. 614, che il concetto di “privata dimora” fosse più ampio di quello di “abitazione”, comprendendo ogni altro luogo che, pur non essendo destinato a casa di abitazione, venisse usato, anche in modo transitorio e contingente, per lo svolgimento dell’attività privata, come quella di studio, di svago, di lavoro, di commercio, rientranti nella larga accezione di “libertà domestica”.Sono stati considerati, pertanto, “luoghi di privata dimora” il bar, il negozio e gli altri luoghi, nei quali l’avente diritto, dopo la chiusura dell’esercizio al pubblico, si soffermi per l’esplicazione di un’attività privata (Sez. 1, n. 8955 del 5/3/1976, Granzotto, Rv. 134378; Sez. 5, n. 5767 del 14/5/1981, Giacomelli, Rv. 149312). Si è considerato luogo di privata dimora anche quello adibito all’esercizio di una attività, ove “ogni persona ha diritto di svolgere liberamente e legittimamente senza turbamenti da parte di terzi, ai quali può essere vietata la introduzione o la permanenza nel luogo stesso. Ne consegue che anche il ristorante, ove il soggetto esplica la propria attività commerciale, è luogo che viene protetto dalla norma su indicata, che attribuisce, perciò, al gestore del locale il potere di impedire l’accesso e di espellere coloro che si introducono per azioni illecite” (Sez. 2, n. 1353 del 06/11/1984, Barbagallo, Rv. 167811).
3.1. La stessa nozione di “privata dimora” è quella utilizzata, mediante richiamo espresso dell’art. 614 c.p.:
Si è tuttavia precisato che, al fine di individuare una linea di discrimine tra la più grave fattispecie sanzionata dall’art. 624 bis c.p., e quella di cui all’art. 624 c.p. , occorre pur sempre- poichè altrimenti vi sarebbe una tendenziale e arbitraria sovrapposizione delle due ipotesi
– che il luogo nel quale è perpetrato il furto abbia, per sua struttura o per l’uso che ne è fatto in concreto, una destinazione legata e riservata alla esplicazione di attività proprie della vita privata della persona offesa, ancorchè non necessariamente coincidenti con quelle propriamente domestiche o familiari ma identificabili anche con attività produttiva, professionale, culturale, politica. Deve, cioè, trattarsi di luoghi deputati allo svolgimento di attività che richiedano una qualche apprezzabile permanenza, ancorchè transitoria e contingente, della persona offesa, per taluna delle finalità predette. “Ciò del resto conformemente alla ratio della previsione che è quella della tutela della sicurezza fisica della vittima che si trovi all’interno di luoghi nei quali essa soggiorni sia pure per breve tempo per attività privata, essendo inoltre tale tipo di condotta sintomatico di una maggiore audacia e pericolosità dell’agente e, quindi, determinante un maggiore allarme sociale” (così in motivazione Sez. 4, n. 51749 del 13/11/2014, Iorio, Rv. 261577).
4. Giova qui sottolineare che anche l’ordinamento processuale – ed in particolare la disciplina sulle intercettazioni di conversazioni tra presenti – modula regime e strumenti autorizzatori del mezzo di ricerca della prova rispetto al presupposto che esso si realizzi o meno nei luoghi indicati dall’art. 614 c.p..
In senso contrario, si è affermata la sussistenza del reato di cui all’art. 615 bis c.p., con riferimento alla condotta di colui che con l’uso di una macchina fotografica si procuri indebitamente immagini di ragazze, partecipanti al concorso di “(OMISSIS)”, ritratte nude o seminude nel camerino appositamente adibito per consentire loro di cambiarsi d’abito, in quanto detto camerino rientra nei luoghi di privata dimora, intesi come luoghi che consentono una sia pur temporanea esclusiva disponibilità dello spazio, nel quale sia temporaneamente garantita un’area d’intimità e di riservatezza (Sez. 5 n. 36032 del 11/6/2008, Mistraletti, Rv.
241587).
5. Venendo al tema specifico oggetto del contrasto che si rimette, in via primaria, alle Sezioni unite – e cioè quello riguardante la interpretazione della nozione di “privata dimora” come rilevante ai fini della integrazione del reato di cui all’art. 624 bis (destinata, però, a ripercuotersi sulla interpretazione delle norme sopra citate oltre che sull’art. 628, comma 3, n. 3 bis, aggiunto da una novella del 2009), va detto che la esatta locuzione utilizzata nel precetto, e cioè il riferimento a “luoghi destinati in tutto o in parte a privata dimora”, ha fatto registrare evidenti contrasti.
5.1. E’ prevalente, al riguardo, l’orientamento interpretativo fondato sul rilievo che per “luogo di privata dimora” possa intendersi pure ogni luogo che serva all’esplicazione di attività culturali, professionali e politiche ovvero nel quale le persone si trattengano per compiere, anche in modo transitorio e contingente, atti della vita privata.Si è così ritenuto ravvisabile il delitto ex art. 624 bis c.p., nella condotta di chi, per commettere un furto, si introduca all’interno di una farmacia durante l’orario di apertura (Sez. 4, n. 37908 del 25/06/2009, Apprezzo, Rv. 244980), nel ripostiglio di un esercizio commerciale (Sez. 5, n. 22725 del 05/05/2010, Dunca, Rv. 247969), all’interno di un bar (Sez. 5, n. 30957 del 02/07/2010, Cirlincione, Rv. 247765) o in uno studio odontoiatrico (Sez. 5, n. 10187 del 15/02/2011, Gelasio, Rv. 249850).
In senso conforme risulta essersi pronunziata altra sentenza di questa Sezione, massimata nei seguenti termini: “In tema di furto in abitazione, “luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora” è qualsiasi luogo nel quale le persone si trattengano per compiere, anche in modo transitorio e contingente, atti della loro vita privata, comprese le parti accessorie di un edificio.
(La fattispecie era comunque relativa al furto di denaro contenuto in una cassetta per la raccolta di elemosina, posta all’esterno di un edificio di culto, ritenuto rientrare nel paradigma dell’art. 624 bis in quando parte accessoria del fabbricato)” (Sez. 5, n. 7266 del 08/10/2014, Oxley, Rv. 262546).
Si è precisato che, ai fini dell’integrazione della circostanza aggravante citata costituisce “luogo di privata dimora” ogni ambiente in cui le persone autorizzate a soggiornarvi siano titolari di uno “ius excludendi alios” e che sia in concreto idoneo a proteggere il diritto alla riservatezza, consentendo lo svolgimento di atti di vita privata. Si è, pertanto, escluso che, all’interno dell’ufficio postale, possa considerarsi luogo di privata dimora lo spazio di fronte agli sportelli, dove chiunque può accedere liberamente a differenza dell’area degli uffici in cui il pubblico non può accedere senza autorizzazione, in quanto il divieto di accesso consente di attribuire all’ambiente le caratteristiche di privata dimora (Sez. 2, n. 20200 del 21/04/2016, Ademaj e altro, Rv. 266759; si veda anche Sez. 2, n. 30419 del 16/03/2016, Favano, Rv. 267411).In senso contrario si è affermato, che, ai fini dell’integrazione della circostanza aggravante di cui all’art. 628 c.p. , comma 3, n. 3 bis, costituisce “luogo di privata dimora” l’area aperta al pubblico durante gli orari di ufficio di un’agenzia bancaria (Sez. 2, n. 28045 del 05/04/2012, Foglia, Rv. 253413; si vedano anche le risalenti Sez. 2, n. 9992 del 06/05/1983, Saraceno, Rv. 161358; Sez. 1, n. 5053 del 02/04/1979, Passalacqua, Rv. 142130).
6. Tanto premesso, volendo tentare una possibile composizione dei due criteri sopra rievocati, potrebbe affermarsi che per entrambi il connotato dell’accessibilità – al luogo del delitto – limitata a una cerchia ristretta di persone, unito a quello della destinazione di esso, anche se parte di un ambiente più ampio, al compimento di atti della vita privata, è essenziale per definire il luogo di “privata dimora” ai fini che ci occupano.
In altra pronunzia si è pure sottolineata l’irrilevanza del fatto che, al momento della consumazione del furto, i locali siano o meno aperti al pubblico, poichè tale circostanza è del tutto ininfluente sulla destinazione del locale medesimo a privata dimora, intesa come luogo di svolgimento di atti leciti inerenti alla vita lavorativa, sebbene in maniera non esaustiva, afferendo senza alcun dubbio la sfera lavorativa alla vita personale e, quindi, alla sfera privata del soggetto che vi si intrattiene (Sez. 5, n. 6210 del 24/11/2015, Tedde, Rv. 265875).Conformi a tale indirizzo sono altre sentenze (Sez. 2, n. 24763 del 26/5/2015, Mori, Rv. 264283 e Sez. 4, n. 32232 del 10/6/2009, Caglioni, Rv. 244432) riferite a furti in un ristorante in orario di chiusura; ed altresì Sez. 2, n. 24763 del 26/05/2015, Mori, Rv. 26428401, calibrata però, piuttosto, sui riflessi di tale conclusione, in materia di dolo.
In tempi più recenti è stata censurata la decisione del giudice di merito che aveva ritenuto integrato il delitto di cui agli artt. 56 e 624 bis c.p., commesso in orario notturno in un capannone industriale, senza alcun accertamento sulla natura dell’attività che si svolgeva al suo interno e sulla concreta possibilità che vi si trattenesse qualcuno anche in quell’orario, avuto riguardo alla frequenza e agli orari di presenza dei dipendenti e di altri soggetti (Sez. 4, n. 12256 del 26/1/2016, Cirulli, Rv. 266701).In analoghi termini si è pronunziata questa Sezione, che ha censurato la decisione del giudice di merito che aveva ritenuto integrato il delitto di cui all’art. 624 bis c.p., per un furto commesso all’interno di uno stabilimento industriale, durante la chiusura notturna, senza accertare concretamente che le caratteristiche dell’attività ivi normalmente svolta o, comunque, la consuetudine o le esigenze del ciclo produttivo richiedessero che taluno si trattenesse ivi durante la chiusura notturna (Sez. 5, n. 18211 del 10/3/2015, Hadovic, Rv. 263458).
Espressione dell’orientamento più restrittivo sembra essere anche una recente pronunzia della Seconda Sezione che, nel trattare un caso di rapina (contestata ai sensi dell’art. 628 c.p. , comma 3, n. 3 bis) commessa all’interno di un supermercato durante l’orario di chiusura (nel quale, al momento del fatto, si trovavano due commessi ed un cliente), ha affermato che il “concetto di “privata dimora”, ai fini della sussistenza della circostanza aggravante di cui all’art. 628 c.p., comma 3, n. 3 bis, ricomprende tutti i luoghi non pubblici nei quali le persone si trattengono per compiere, anche in modo transitorio e contingente, atti della vita privata, ma deve essere inteso in maniera restrittiva e, pertanto, limitato ai soli luoghi destinati funzionalmente al compimento di attività che appartengono alla sfera privata di un soggetto (Sez. 2, n. 23981 del 20/05/2016, Matera e altro, Rv. 267204).
7. A fronte del variegato panorama prospettato sembra indispensabile un intervento delle Sezioni Unite sullo specifico tema della interpretazione dell’art. 624 bis c.p., ma necessario anche per superare i contrasti che si delineano nella discussione più generale sulla possibilità di individuare un concetto di “luogo di privata dimora” che sia unitario ed unificante per tutte le ulteriori fattispecie che lo evocano.
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 Sentenza 
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 art. 625
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