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Timestamp: 2020-02-29 12:09:15+00:00

Document:
Riserve e dichiarazioni, obiezioni e dichiarazioni previste ...
Atto d’adesione depositato dalla Svizzera il 28 luglio 1948
Approvato dall’AF il 12 marzo 19481
La Corte internazionale di Giustizia istituita dalla Carta delle Nazioni Unite1 come organo giudiziario principale dell’Organizzazione è costituita e svolge la sua attività conformemente alle disposizioni del presente Statuto.
La Corte è un consesso di magistrati indipendenti, eletti, senza riguardo alla loro nazionalità, fra le persone che godono della massima considerazione morale e che soddisfano alle condizioni richieste per l’esercizio nei loro paesi rispettivi delle più alte funzioni giudiziarie, o che sono dei giureconsulti di notoria competenza in materia di diritto internazionale.
1. I membri della Corte sono eletti dall’Assemblea generale e dal Consiglio di Sicurezza sopra una lista di candidati proposti dai gruppi nazionali della Corte permanente d’Arbitrato, in conformità delle seguenti disposizioni.
2. Per ciò che riguarda i Membri delle Nazioni Unite non rappresentati nella Corte permanente d’Arbitrato, i candidati saranno presentati da gruppi nazionali designati a tal uopo dai loro governi nelle stesse condizioni come quelle previste per i membri della Corte permanente d’Arbitrato nell’articolo 44 della Convenzione dell’Aja del 19071 sulla soluzione pacifica dei conflitti internazionali.
3. In mancanza d’accordo speciale, l’Assemblea generale, su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza, regolerà le condizioni alle quali può partecipare all’elezione dei membri della Corte uno Stato che, pur essendo parte del presente Statuto, non è membro delle Nazioni Unite.
1. Almeno tre mesi prima della data stabilita per l’elezione, il Segretario generale delle Nazioni Unite invita per iscritto i membri della Corte permanente d’Arbitrato appartenenti agli Stati che sono parti del presente Statuto, come pure i membri dei gruppi nazionali designati conformemente al paragrafo 2 dell’articolo 4, a procedere entro un termine determinato, per gruppi nazionali, alla designazione di persone in grado di adempiere le funzioni di membro della Corte.
2. Ogni gruppo non può in nessun caso proporre più di quattro persone delle quali tutt’al più due della propria nazionalità. In nessun caso si può proporre un numero di candidati superiore al doppio dei seggi da occupare.
1. Il Segretario generale stende in ordine alfabetico un elenco delle persone così designate; solo queste persone sono eleggibili salvo il caso previsto nell’articolo 12, paragrafo 2.
2. Il Segretario generale trasmette questo elenco all’Assemblea generale ed al Consiglio di Sicurezza.
L’Assemblea generale ed il Consiglio di Sicurezza procedono, indipendentemente l’una dall’altro, all’elezione dei membri della Corte.
1. Sono eletti coloro che hanno raccolto la maggioranza assoluta dei voti nell’Assemblea generale e nel Consiglio di Sicurezza.
2. Nella votazione dei Consiglio di Sicurezza, sia per l’elezione dei giudici, sia per la nomina dei membri della commissione prevista nell’articolo 12 qui appresso, non è fatta distinzione alcuna tra membri permanenti e membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza.
3. Qualora il doppio scrutinio dell’Assemblea generale e del Consiglio di Sicurezza favorisca più di un attinente dello stesso Stato, si riterrà eletto soltanto il più anziano d’età.
1. Se, dopo il terzo scrutinio, rimangono ancora dei seggi vacanti, si potrà formare in ogni tempo, a richiesta dell’Assemblea generale o dei Consiglio di Sicurezza, una commissione mediatrice di sei membri, tre dei quali nominati dall’Assemblea generale e tre dal Consiglio di Sicurezza, a fine di scegliere mediante votazione a maggioranza assoluta, per ogni seggio vacante, un nome da sottoporre separatamente all’approvazione dell’Assemblea generale e del Consiglio di Sicurezza.
2. La commissione mediatrice può comprendere nella sua lista, ad unanimità, il nome di qualsiasi persona che possegga le condizioni richieste, anche se non figura sulla lista di presentazione prevista nell’articolo 7.
3. Ove la commissione mediatrice constati che non può riuscire a condurre a termine l’elezione, i membri della Corte già eletti provvederanno ai seggi vacanti, entro un termine da stabilirsi dal Consiglio di Sicurezza, scegliendo i titolari fra le persone che hanno ottenuto dei voti sia nell’Assemblea generale sia nel Consiglio di Sicurezza.
4. In caso di dimissioni di un membro della Corte, la dimissione deve essere diretta al Presidente della Corte, per essere trasmessa al Segretario generale. Quest’ultima notificazione ha per effetto di rendere vacante un seggio.
Si provvede all’occupazione dei seggi divenuti vacanti col procedimento seguito per la prima elezione, con riserva della disposizione qui appresso: nel mese dopo che il seggio si è reso vacante, il Segretario generale procede all’invito prescritto nell’articolo 5, e la data dell’elezione è fissata dal Consiglio di Sicurezza.
Il membro della Corte, eletto in sostituzione d’un membro il cui mandato non è ancora scaduto, termina il periodo di nomina del suo predecessore.
1. I membri della Corte non possono esercitare le funzioni di agente, di consulente giuridico o d’avvocato in qualsiasi affare.
2. Essi non possono prender parte alla trattazione di alcun affare di cui si sono occupati anteriormente come agenti, consulenti o avvocati di una delle parti, come membri di un tribunale nazionale o internazionale, di una commissione d’inchiesta od a qualsiasi altro titolo.
Nell’esercizio delle loro funzioni, i membri della Corte fruiscono dei privilegi e delle immunità di ordine diplomatico.
1. La sede della Corte è stabilita all’Aja. Tuttavia, la Corte può riunirsi ed esercitare le sue funzioni anche altrove qualora lo reputasse desiderabile.
2. I membri della Corte hanno diritto a congedi periodici; l’epoca e la durata di detti congedi sono fissate dalla Corte tenendo conto della distanza che separa l’Aja dal domicilio dei giudici.
3. I membri della Corte sono tenuti, salvo in caso di congedo, di impedimento per causa di malattia o d’altro motivo grave debitamente giustificato presso il Presidente, ad essere in ogni tempo a disposizione della Corte.
3. Quando, in casi siffatti, il membro della Corte e il Presidente non siano d’accordo, decide la Corte.
2. A condizione che il numero dei giudici disponibili per costituire la Corte non sia ridotto a meno di undici, il Regolamento della Corte può prevedere, secondo le circostanze e per turno, che uno o più giudici possano essere dispensati dall’assistere alle sedute.
1. La Corte può, in ogni tempo, costituire una o più camere composte di almeno tre giudici a seconda di quanto essa decide, per giudicare su determinate categorie d’affari, per esempio quelli concernenti il lavoro, il transito e le comunicazioni.
Le camere previste negli articoli 26 e 27 possono, col consenso delle parti, sedere e esercitare le loro funzioni altrove che all’Aja.
Al fine di sbrigare rapidamente gli affari, la Corte nomina annualmente una camera di cinque giudici chiamati a statuire, a richiesta delle parti, con procedura sommaria. Sono designati inoltre due giudici per sostituire quello dei giudici che si trovasse nell’impossibilità di assistere alla seduta.
1. I giudici della nazionalità di ciascuna delle parti conservano il diritto di sedere nell’affare onde la Corte è adita.
2. Ove una delle parti abbia un proprio attinente nella Corte, ogni altra parte può designare come giudice una persona di sua scelta. Quest’ultima deve essere scelta di preferenza fra le persone proposte in conformità degli articoli 4 e 5.
4. Il presente articolo si applica nei casi degli articoli 26 e 29. In siffatti casi, il Presidente prega uno o, dato il caso, due dei membri della Corte che compongono la camera, di cedere il posto ai membri della Corte appartenenti alla nazionalità delle parti interessate e, in mancanza o in caso d’impedimento, ai giudici specialmente designati dalle parti.
5. Quando più parti fanno causa comune esse contano, per l’applicazione delle disposizioni che precedono, come una sola. In caso di dubbio, decide la Corte.
2. Il Presidente riceve un’indennità annua speciale.
4. I giudici designati in applicazione dell’articolo 31, che non siano membri della Corte, ricevono una diaria speciale per ciascun giorno in cui esercitano le loro funzioni.
5. Questi onorari, indennità e diarie sono fissati dall’Assemblea generale. Essi non possono essere diminuiti finché durano le funzioni.
6. Lo stipendio del Cancelliere è fissato dall’Assemblea generale su proposta della Corte.
7. Sono fissate da un regolamento adottato dall’Assemblea generale le condizioni alle quali sono corrisposte pensioni ai membri della Corte e al Cancelliere, come pure le condizioni alle quali i membri della Corte e il Cancelliere sono rimborsati delle loro spese di viaggio.
Le spese della Corte vengono sostenute dalle Nazioni Unite nel modo che sarà stabilito dall’Assemblea generale.
3. Allorché in un affare sottoposto alla Corte sorgono divergenze circa l’interpretazione dell’atto costitutivo di un’organizzazione internazionale pubblica o circa quella di una convenzione internazionale adottata in virtù di questo atto, il Cancelliere informa di ciò questa organizzazione e le comunica tutta la procedura scritta.
l’interpretazione di un trattato;
l’esistenza di qualunque fatto il quale, se fosse provato, costituirebbe violazione di un impegno internazionale;
5. Le dichiarazioni fatte in applicazione dell’articolo 36 dello Statuto della Corte permanente di Giustizia internazionale2 per una durata che non è ancora spirata sono considerate, nei rapporti tra parti del presente Statuto, come accettazione della giurisdizione obbligatoria della Corte internazionale di Giustizia per la durata che rimane da trascorrere secondo queste dichiarazioni e conformemente ai loro termini.
con riserva della disposizione dell’articolo 59, le decisioni giudiziarie e la dottrina degli autori più autorevoli delle varie nazioni, come mezzi ausiliari per determinare le norme giuridiche.
1. Le lingue ufficiali della Corte sono la francese e l’inglese. Se le parti sono d’accordo perché tutta la procedura avvenga in francese, il giudizio sarà emanato in questa lingua. Se le parti sono d’accordo perché tutta la procedura avvenga in inglese, il giudizio sarà emanato in questa lingua.
3. A richiesta di una delle parti la Corte può autorizzare la parte interessata a far uso di una lingua diversa dalla francese o dall’inglese.
1. A seconda del diritto che fa norma nel singolo caso, le controversie sono portate davanti alla Corte, sia mediante notificazione del compromesso, sia con una richiesta rivolta al Cancelliere; in entrambi i casi si indicheranno l’oggetto litigioso e le parti in causa.
1. La Corte è autorizzata ad indicare, ove reputi che le circostanze lo richiedano, quali misure provvisionali debbano essere prese a tutela dei diritti d’entrambe le parti.
2. In attesa del giudizio definitivo l’indicazione di tali misure è immediatamente notificata alle parti ed al Consiglio di Sicurezza.
3. Gli agenti, consulenti ed avvocati delle parti davanti alla Corte fruiscono dei privilegi e delle immunità necessarie all’esercizio indipendente delle loro funzioni.
1. La procedura si divide in due fasi: l’una scritta e l’altra orale.
3. La comunicazione si fa per mezzo del Cancelliere nell’ordine ed entro i termini stabiliti dalla Corte.
4. Copia conforme di ogni atto prodotto da una delle parti deve essere trasmessa all’altra parte.
5. La procedura orale consiste nell’audizione per parte della Corte dei testi, periti, agenti, consulenti e avvocati.
2. La stessa procedura è seguita quando si tratti di procedere sul luogo all’assunzione di qualunque mezzo di prova.
I dibattimenti sono diretti dal Presidente ed in sua assenza dal Vicepresidente; nel caso d’impedimento di entrambi, dal più anziano dei giudici presenti.
L’udienza è pubblica, salvo che la Corte non decida altrimenti o che entrambe le parti domandino che il pubblico non sia ammesso.
La Corte emana ordinanze circa l’avviamento del processo nonché la determinazione della forma e dei termini entro i quali ogni parte deve presentare le proprie conclusioni finali; essa prende tutte le misure richieste dall’assunzione delle prove.
La Corte può in ogni momento affidare un’inchiesta od una perizia a qualsiasi persona, corpo, ufficio, commissione od organo di sua scelta.
Durante i dibattimenti si rivolgeranno ai testi ed ai periti tutte le domande che si ritengono utili secondo le condizioni fissate dalla Corte nel regolamento previsto nell’articolo 30.
Dopo aver ricevuto le prove e testimonianze entro i termini da essa fissati, la Corte può respingere qualunque nuova deposizione o nuovo documento che una delle parti volesse presentarle senza il consenso dell’altra.
1. Ove una delle parti non compaia o si astenga dal far valere le proprie ragioni, l’altra può chiedere alla Corte di aggiudicarle le proprie conclusioni.
Se la sentenza non esprime, in tutto o in parte, l’opinione unanime dei giudici, ogni giudice ha diritto di aggiungervi l’esposizione della sua opinione personale.
La sentenza è definitiva e inappellabile. In caso di contestazione circa il senso e la portata della sentenza, spetta alla Corte, ad istanza di una qualunque delle parti, d’interpretarla.
1. La revisione della sentenza non può essere eventualmente chiesta alla Corte se non quando siasi scoperto un fatto tale da esercitare un’influenza decisiva e che, prima dell’emanazione della sentenza, era ignoto tanto alla Corte quanto alla parte che domanda la revisione, senza che questa fosse in colpa nell’ignorarla.
2. La procedura di revisione s’inizia con una sentenza della Corte, la quale accerta espressamente l’esistenza del fatto nuovo, gli riconosce i caratteri che autorizzano la revisione e dichiara che quindi la domanda è ricevibile.
3. La Corte può subordinare l’inizio della procedura di revisione all’esecuzione preliminare della sentenza.
4. La domanda di revisione dev’essere fatta al più tardi entro sei mesi dalla scoperta del fatto nuovo.
1. Quando uno Stato reputi avere un interesse d’ordine giuridico in un litigio, può chiedere alla Corte d’essere ammesso ad intervenire in causa.
1. Ove si tratti d’interpretare una convenzione alla quale hanno partecipato anche altri Stati oltre le parti in causa, il Cancelliere li avverte senz’indugio.
2. Ognuno di essi ha diritto d’intervenire al processo e, quando eserciti tale diritto, l’interpretazione contenuta nella sentenza è obbligatoria anche in suo confronto.
2. Inoltre, tutti gli Stati ammessi a stare in giudizio davanti alla Corte e tutte le organizzazioni internazionali che secondo il parere della Corte, o secondo quello dei suo Presidente nel caso in cui questa non sia radunata, sono in grado di fornire schiarimenti, sono avvisati, con comunicazione speciale e diretta del Cancelliere, che la Corte è disposta ad accogliere dei rapporti scritti nel termine fissato dal Presidente, o ad ascoltare dei rapporti orali durante un’udienza pubblica tenuta a questo scopo.
Nell’esercizio delle sue attribuzioni consultive, la Corte si ispirerà inoltre alle disposizioni dello Statuto che si applicano in materia contenziosa, nei limiti in cui essa le reputerà applicabili.
Gli emendamenti al presente Statuto saranno eseguiti seguendo una procedura analoga a quella prevista per gli emendamenti alla Carta delle Nazioni Unite1, con riserva delle disposizioni che potrebbe adottare l’Assemblea generale, su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza, per regolare la partecipazione a questa procedura degli Stati che, pur avendo accettato il presente Statuto, non sono Membri delle Nazioni Unite.
La Corte può proporre gli emendamenti che essa reputerà necessario di apportare al presente Statuto, mediante comunicazioni scritte dirette al Segretario generale, perché siano esaminati conformemente alle disposizioni dell’articolo 69.
Campo d’applicazione il 22 novembre 20172
Data del deposito dell’ultima dichiarazione di riconoscimento della giurisdizione obbligatoria giusta l’art. 36 dello Statuto
Le riserve e dichiarazioni, nonché le dichiarazioni previste dall’articolo 36 dello Statuto non sono pubblicate nella RU, ad eccezione di quelle della Svizzera. I testi francese e inglese possono essere consultati sul sito internet dell’Organizzazione delle Nazioni Unite: https://treaties.un.org/ oppure ottenuti presso la Direzione del diritto internazionale pubblico (DDIP), Sezione Trattati internazionali, 3003 Berna.
Il 28 mag. 1999 i Governi di Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Slovenia e Macedonia hanno depositato una comunicazione concernente la dichiarazione prevista dall’art. 36 par. 2 fatta dalla Repubblica federale di Jugoslavia (oggi Serbia) il 25 apr. 1999.
Dal 20 giu. 1997 al 30 giu. 1997 lo Statuto era applicabile a Hong Kong in base a una dichiarazione d’estensione territoriale del Regno Unito. Il 1° lug. 1997 Hong Kong è diventata una Regione amministrativa speciale (RAS) della Repubblica Popolare Cinese. In virtù della dichiarazione cinese del 20 giu. 1997 lo Statuto è applicabile dal 1° lug. 1997 anche alla RAS Hong Kong.
Dal 13 dic. 1999 al 19 dic. 1999 lo Statuto era applicabile a Macao in base a una dichiarazione d’estensione territoriale del Portogallo. Il 20 dic. 1999 Macao è diventata una Regione amministrativa speciale (RAS) della Repubblica Popolare Cinese. In virtù della dichiarazione cinese del 13 dic. 1999 lo Statuto è applicabile dal 20 dic. 1999 anche alla RAS Macao.
Fino alla sua dissoluzione, la Repubblica federale socialista di Jugoslavia è stata uno dei membri originari delle Nazioni Unite secondo l’art. 3 dello Statuto (RS 0.120, ratifica: 19.10.1945/entrata in vigore: 24.10.1945) e uno dei membri originari del presente Statuto (partecipazione: dal 24.10.1945). Il 4 feb. 2003 la Repubblica federale di Jugoslavia è diventata Serbia e Montenegro.
Il 5 dic. 2001, il Governo columbiano ha notificato al Segretario generale delle Nazioni Unite l’abrogazione della sua dichiarazione del 30 ott. 1937 (RU 1970 1337). L’abrogazione ha preso effetto il 5 dic. 2001.
Il 10 gen. 1974, il Governo francese ha notificato al Segretario generale delle Nazioni Unite l’abrogazione della sua dichiarazione del 20 mag. 1966 (RU 1970 1337). L’abrogazione ha preso effetto il 10 gen. 1974.
La dichiarazione d’Israele del 17 ott. 1956 (RU 1959 285, 1984 977) è stata ritirata il 19 nov. 1985 con effetto dalla stessa data.
La dichiarazione dell’Unione Sudafricana del 12 set. 1955 (RU 1959 288) è stata revocata il 12 apr. 1967 con effetto immediato.
Riserve e dichiarazioni, obiezioni e dichiarazioni previste dall’articolo 36
2 RU 1970 1333, 1971 1816, 1974 985, 1975 449, 1976 2859, 1978 452, 1982 439, 1983 1090 1679, 1984 977, 1985 1371, 1986 528, 1987 425, 1988 2015, 1990 561, 1991 900, 1994 1149, 2005 993, 2008 89, 2010 3453, 2012 615, 2015 2433 e 2018 19. Una versione aggiornata del campo d’applicazione è pubblicata sul sito Internet del DFAE (www.dfae.admin.ch/trattati).
2. Der Gerichtshof kann, unter den in seinem Reglement vorgesehenen Bedingungen, von den öffentlich—rechtlichen internationalen Organisationen Auskünfte über die vor ihn gebrachten Angelegenheiten verlangen und nimmt solche Auskünfte auch entgegen, wenn sie ihm von diesen Organisationen aus eigener Initiative erteilt werden.
3. Wenn die Auslegung des konstituierenden Aktes einer öffentlich—rechtlichen internationalen Organisation oder eines auf Grund dieses Aktes abgeschlossenen internationalen Vertrages in einer dem Gerichtshof unterbreiteten Angelegenheit in Frage steht, so benachrichtigt der Gerichtsschreiber die betreffende Organisation hievon und übermittelt ihr die Protokolle des gesamten schriftlichen Verfahrens.
Instrument d’adhésion déposé par la Suisse le 28 juillet 1948
La Cour internationale de Justice instituée par la Charte des Nations Unies1 comme organe judiciaire principal de l’Organisation sera constituée et fonctionnera conformément aux dispositions du présent Statut.
2. En ce qui concerne les Membres des Nations Unies qui ne sont pas représentés à la Cour permanente d’Arbitrage, les candidats seront présentés par des groupes nationaux, désignés à cet effet par leurs gouvernements, dans les mêmes conditions que celles stipulées pour les membres de la Cour permanente d’Arbitrage par l’art. 44 de la Convention de La Haye de 1907 sur le règlement pacifique des conflits1.
1. Trois mois au moins avant la date de l’élection, le Secrétaire général des Nations Unies invite par écrit les membres de la Cour permanente d’Arbitrage appartenant aux Etats qui sont parties au présent Statut, ainsi que les membres des groupes nationaux désignés conformément au par. 2 de l’art. 4, à procéder dans un délai déterminé, par groupes nationaux, à la présentation de personnes en situation de remplir les fonctions de membre de la Cour.
Avant de procéder à cette désignation, il est recommandé à chaque groupe national de consulter la plus haute cour de justice, les facultés et écoles de droit, les académies nationales et les sections nationales d’académies internationales, vouées à l’étude du droit.
1. Le Secrétaire général dresse, par ordre alphabétique, une liste de toutes les personnes ainsi désignées; seules ces personnes sont éligibles, sauf le cas prévu à l’art. 12, par. 2.
Dans toute élection, les électeurs auront en vue que les personnes appelées à faire partie de la Cour, non seulement réunissent individuellement les conditions requises, mais assurent dans l’ensemble la représentation des grandes formes de civilisation et des principaux systèmes juridiques du monde.
2. Le vote au Conseil de Sécurité, soit pour l’élection des juges, soit pour la nomination des membres de la commission visée à l’art. 12 ci—après, ne comportera aucune distinction entre membres permanents et membres non permanents du Conseil de Sécurité.
1. Si, après la troisième séance d’élection, il reste encore des sièges à pourvoir, il peut être à tout moment formé sur la demande, soit de l’Assemblée générale, soit du Conseil de Sécurité, une commission médiatrice de six membres, nommés trois par l’Assemblée générale, trois par le Conseil de Sécurité, en vue de choisir par un vote à la majorité absolue, pour chaque siège non pourvu, un nom à présenter à l’adoption séparée de l’Assemblée générale et du Conseil de Sécurité.
2. La commission médiatrice peut porter sur sa liste le nom de toute personne satisfaisant aux conditions requises et qui recueille l’unanimité de ses suffrages, lors même qu’il n’aurait pas figuré sur la liste de présentation visée à l’art. 7.
2. Les juges dont les fonctions prendront fin au terme des périodes initiales de trois et six ans mentionnées ci—dessus seront désignés par tirage au sort effectué par le Secrétaire général, immédiatement après qu’il aura été procédé à la première élection.
Il est pourvu aux sièges devenus vacants selon la méthode suivie pour la première élection, sous réserve de la disposition ci—après: dans le mois qui suivra la vacance, le Secrétaire général procédera à l’invitation prescrite par l’art. 5, et la date d’élection sera fixée par le Conseil de Sécurité.
1. La Cour nomme, pour trois ans, son Président et son Vice—Président ; ils sont rééligibles.
2. Si le Président estime qu’un des membres de la Cour ne doit pas, pour une raison spéciale, siéger dans une affaire déterminée, il en avertit celui—ci.
1. La Cour peut, à toute époque, constituer une ou plusieurs chambres composées de trois juges au moins selon ce qu’elle décidera, pour connaître de catégories déterminées d’affaires, par exemple d’affaires de travail et d’affaires concernant le transit et les communications.
Tout arrêt rendu par l’une des chambres prévues aux art. 26 et 29 sera considéré comme rendu par la Cour.
Les chambres prévues aux art. 26 et 29 peuvent, avec le consentement des parties, siéger et exercer leurs fonctions ailleurs qu’à La Haye.
2. Si la Cour compte sur le siège un juge de la nationalité d’une des parties, toute autre partie peut désigner une personne de son choix pour siéger en qualité de juge. Celle—ci devra être prise de préférence parmi les personnes qui ont été l’objet d’une présentation en conformité des art. 4 et 5.
4. Le présent article s’applique dans le cas des art. 26 et 29. En pareil cas, le Président priera un, ou, s’il y a lieu, deux des membres de la Cotir composant la chambre, de céder la place aux membres de la Cour de la nationalité des parties intéressées et, à défaut ou en cas d’empêchement, aux juges spécialement désignés par les parties.
3. Le Vice—Président reçoit une allocation spéciale pour chaque jour où il remplit les fonctions de Président.
4. Les juges désignés par application de l’art. 31, autres que les membres de la Cour, reçoivent une indemnité pour chaque jour où ils exercent leurs fonctions.
3. Lorsqu’un Etat, qui n’est pas Membre des Nations Unies, est partie en cause, la Cour fixera la contribution aux frais de la Cour que cette partie devra supporter. Toutefois, cette disposition ne s’appliquera pas, si cet Etat participe aux dépenses de la Cour.
1. La compétence de la Cour s’étend à toutes les affaires que les parties lui soumettront, ainsi qu’à tous les cas spécialement prévus dans la Charte des Nations Unies1 ou dans les traités et conventions en vigueur.
2. Les Etats parties au présent Statut pourront, à n’importe quel moment, déclarer reconnaître comme obligatoire de plein droit et sans convention spéciale, à l’égard de tout autre Etat acceptant la même obligation, la juridiction de la Cour sur tous les différends d’ordre juridique ayant pour objet:
a réalité de tout fait qui, s’il était établi, constituerait la violation d’un engagement international;
3. Les déclarations ci—dessus visées pourront être faites purement et simplement ou sous condition de réciprocité de la part de plusieurs ou de certains Etats, ou pour un délai déterminé.
5. Les déclarations faites en application de l’art. 36 du Statut de la Cour permanente de Justice internationale2 pour une durée qui n’est pas encore expirée seront considérées, dans les rapports entre parties au présent Statut, comme comportant acceptation de la juridiction obligatoire de la Cour internationale de Justice pour la durée restant à courir d’après ces déclarations et conformément à leurs termes.
sous réserve de la disposition de l’art. 59, les décisions judiciaires et la doctrine des publicistes les plus qualifiés des différentes nations, comme moyen auxiliaire de détermination des règles de droit.
1. Les affaires sont portées devant la Cour, selon le cas, soit par notification du compromis, soit par une requête, adressées au Greffier—, dans les deux cas, l’objet du différend et les parties doivent être indiqués.
1. La procédure a deux phases: l’une écrite, l’autre orale.
2. La procédure écrite comprend la communication à juge et à partie des mémoires, des contre—mémoires, et, éventuellement, des répliques, ainsi que de toute pièce et document à l’appui.
Les débats sont dirigés par le Président et, à défaut de celui—ci, par le Vice-Président; en cas d’empêchement, par le plus ancien des juges présents.
1. Il est tenu de chaque audience un procès—verbal signé par le Greffier et le Président.
2. Ce procès—verbal a seul caractère authentique.
La Cour rend des ordonnances pour la direction du procès, la détermination des formes et délais dans lesquels chaque partie doit finalement conclure—, elle prend toutes les mesures que comporte l’administration des preuves.
Au cours des débats, toutes questions utiles sont posées aux témoins et experts dans les conditions que fixera la Cour dans le règlement visé à l’art. 30.
Après avoir reçu les preuves et témoignages dans les délais déterminés par elle, la Cour peut écarter toutes dépositions ou documents nouveaux qu’ une des parties voudrait lui présenter sans l’assentiment de l’autre.
2. La Cour, avant d’y faire droit, doit s’assurer non seulement qu’elle a compétence aux termes des art. 36 et 37, mais que les conclusions sont fondées en fait et en droit.
La décision de la Cour n’est obligatoire que pour les parties en litige et dans le cas qui a été— décidé.
1. La revision de l’arrêt ne peut être éventuellement demandée à la Cour qu’en raison de la découverte d’un fait de nature à exercer une influence décisive et qui, avant le prononcé de l’arrêt, était inconnu de la Cour et de la partie qui demande la revision, sans qu’il y ait, de sa part, faute à l’ignorer.
2. La procédure de revision s’ouvre par un arrêt de la Cour constatant expressément l’existence du fait nouveau, lui reconnaissant les caractères qui donnent ouverture à la revision, et déclarant de ce chef la demande recevable.
3. La Cour peut subordonner l’ouverture de la procédure en revision à l’exécution préalable de l’arrêt.
5. Aucune demande de revision ne pourra être formée après l’expiration d’un délai de dix ans à dater de l’arrêt.
2. Chacun d’eux a le droit d’intervenir au procès, et s’il exerce cette faculté, l’interprétation contenue dans la sentence est également obligatoire à son égard.
2. En outre, à tout Etat admis à ester devant la Cour et à toute organisation internationale jugés, par la Cour ou par le Président si elle ne siège pas, susceptibles de fournir des renseignements sur la question, le Greffier fait connaître, par communication spéciale et directe, que la Cour est disposée à recevoir des exposés écrits dans un délai à fixer par le Président, ou à entendre des exposés oraux au cours d’une audience publique tenue à cet effet.
3. Si un de ces Etats, n’ayant pas été l’objet de la communication spéciale visée au par. 2 du présent article, exprime le désir de soumettre un exposé écrit ou d’être entendu, la Cour statue.
4. Les Etats ou organisations qui ont présenté des exposés écrits ou oraux sont admis à discuter les exposés faits par d’autres Etats et organisations dans les formes, mesures et délais fixés, dans chaque cas d’espèce, par la Cour ou, si elle ne siège pas, par le Président. A cet effet, le Greffier communique, en temps voulu, les exposés écrits aux Etats ou organisations qui en ont eux—mêmes présenté.
Dans l’exercice de ses attributions consultatives, la Cour s’inspirera en outre des dispositions du présent Statut qui s’appliquent en matière contentieuse, dans la mesure où elle les reconnaîtra applicables.
Les amendements au présent Statut seront effectués par la même procédure que celle prévue pour les amendements à la Charte des Nations Unies1, sous réserve des dispositions qu’adopterait l’Assemblée générale, sur la recommandation du Conseil de Sécurité, pour régler la participation à cette procédure des Etats qui, tout en ayant accepté le présent Statut de la Cour, ne sont pas Membres des Nations Unies.
La Cour pourra proposer les amendements qu’elle jugera nécessaire d’apporter au présent Statut, par la voie de communications écrites adressées au Secrétaire général, aux fins d’examen conformément aux dispositions de l’art. 69.
Champ d’application le 22 novembre 20172
Date du dépôt de la dernière déclaration de reconnaissance obligatoire selon l’art. 36 du Statut
Les réserves, déclarations et les objections ainsi que les déclarations concernant l’art. 36 du Statut, à l’exception de celles de la Suisse, ne sont pas publiées au RO. Les textes en français et en anglais peuvent être consultés à l’adresse du site Internet des Nations Unies: https://untreaty.un.org/ ou obtenus à la Direction du droit international public (DDIP), Section des traités internationaux, 3003 Berne.
La déclaration de l’Union sud-africaine du 12 sept. 1955 (RO 1959 310) a été retirée le 12 avril 1967; ce retrait prend effet à compter de la même date.
Le 28 mai 1999 les Gouvernements de Bosnie-Herzégovine, de Croatie, de Slovénie et de Macédoine ont déposé une communication concernant la déclaration selon l’art. 36 de la République fédéral de Yougoslavie (aujourd’hui Serbie) daté du 25 avril 1999.
Du 20 juin 1997 au 30 juin 1997, le Statut était applicable à Hong Kong sur la base d’une déclaration d’extension territoriale du Royaume-Uni. A partir du 1er juillet 1997, Hong Kong est devenue une Région administrative spéciale (RAS) de la République populaire de Chine. En vertu de la déclaration chinoise du 20 juin 1997, le Statut est également applicable à la RAS Hong Kong à partir du 1er juillet 1997.
Du 13 déc. 1999 au 19 déc. 1999, le Statut était applicable à Macao sur la base d’une déclaration d’extension territoriale du Portugal. A partir du 20 déc. 1999, Macao est devenue une Région administrative spéciale (RAS) de la République populaire de Chine. En vertu de la déclaration chinoise du 13 déc. 1999, le Statut est également applicable à la RAS Macao à partir du 20 déc. 1999.
Le 5 décembre 2001, le Gouvernement colombien a notifié au Secrétaire général des Nations Unies l’abrogation de sa déclaration du 30 octobre 1937 (RO 1970 1337). Cette abrogation a pris effet le 5 décembre 2001.
Le 10 janv. 1974, le Gouvernement français a notifié au Secrétaire général des Nations Unies l’abrogation de sa déclaration du 20 mai 1966 (RO 1970 1337). Cette abrogation a pris effet le 10 janv. 1974.
La déclaration d’Israël du 17 oct. 1956 (RO 1959 298, 1984 977) a été retirée le 19 nov. 1985; ce retrait prend effet à compter de la même date.
Jusqu’à son démembrement, la République fédérale de Yougoslavie fut l’un des membres originaires des Nations Unies selon l’art. 3 de la Charte (RS 0.120, ratification: 19.10.1945/entrée en vigueur: 24.10.1945) et du présent Statut (participation dès le 24.10.1945). Le 4 fév. 2003, la République fédérale socialiste de Yougoslavie devient la Serbie-et-Monténégro.
Le Conseil fédéral suisse, dûment autorisé à cet effet par un arrêté fédéral pris le 12 mars 19483 par l’Assemblée fédérale de la Confédération suisse et entré en vigueur le 17 juin 1948,
déclare par les présentes que la Confédération suisse reconnaît comme obligatoire de plein droit et sans convention spéciale, à l’égard de tout autre Etat acceptant la même obligation, la juridiction de la Cour internationale de Justice sur tous les différends d’ordre juridique ayant pour objet:
Cette déclaration, qui est fondée sur l’art. 36 du Statut de la Cour internationale de Justice, portera effet dès la date à laquelle la Confédération suisse sera devenue partie à ce Statut et aussi longtemps qu’elle n’aura pas été abrogée moyennant un préavis d’un an.
2 RO 1970 1332, 1971 1816, 1974 985, 1975 449, 1976 2859, 1978 452, 1982 439, 1983 1090 1679, 1984 977, 1985 1371, 1986 528, 1987 425, 1988 2015, 1990 561, 1991 900, 1994 1149, 2005 993, 2008 89, 2010 3453, 2012 615, 2015 2433 et 2018 19. Une version du champ d’application mise à jour est publiée sur le site web du DFAE (www.dfae.admin.ch/traites).

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 26
 art. 26
 art. 4
 art. 26
 art. 36