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Timestamp: 2020-07-12 12:45:37+00:00

Document:
minaccia | 17 Giugno 2014
Nella fattispecie di minaccia, trattandosi di un reato di pericolo, non è richiesta la concreta intimidazione della parte offesa, bensì la comprovata idoneità della condotta ad intimidire una persona normale.
(Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 25772/14; depositata il 16 giugno)
Minaccia | 12 Maggio 2014
Il reato di minaccia deve considerarsi reato formale di pericolo e, in quanto tale, non postula l’intimidazione effettiva del soggetto passivo, essendo sufficiente che il male minacciato, in relazione alle concrete circostanze di fatto, sia tale potenzialmente da incutere timore e da incidere nella sfera di libertà psichica del soggetto passivo. Inoltre, la gravità del male minacciato va accertata avendo riguardo a tutte le modalità della condotta, in particolare al tenore delle eventuali espressioni verbali ed al contesto in cui si collocano, per verificare se, ed in quale grado, tali espressioni abbiano ingenerato timore o turbamento nella persona offesa.
(Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 19203/14; depositata il 9 maggio)
Minaccia | 21 Marzo 2014
Non è reato dire: “Fai silenzio davanti a me!”
Perché ricorra la fattispecie criminosa della minaccia è necessario prospettare alla vittima la possibilità concreta che le venga cagionato un male ingiusto, incidendo così sulla sua libertà psichica.
(Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 13055/14; depositata il 20 marzo)
minaccia | 15 Novembre 2013
«Vi ammazzo!»: c’è la prospettazione di un male ingiusto
Nel reato di minaccia elemento essenziale è la limitazione della libertà psichica mediante la prospettazione di un male ingiusto, potenzialmente idoneo ad incidere sulla libertà morale del soggetto passivo, da parte dell’autore alla vittima, senza che sia necessario che uno stato di intimidazione si verifichi concretamente in quest’ultima.
(Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 45673/13; depositata il 14 novembre)
Minaccia | 06 Novembre 2013
Non si configura come violenza privata la telefonata della ex moglie all’ex marito, se la condotta non perpetua gli effetti dell’intimidazione e non produce una concreta e specifica coercizione comportamentale della vittima, vulnerandone la libertà di autodeterminazione.
(Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza n. 44616/13; depositata il 5 novembre)
minaccia | 17 Settembre 2012
Gesto ambiguo: l’homo italicus segnala l'intenzione di voler fare «il mazzo» o indica la presenza di grossi massi?
Questa la bizzarra situazione sulla quale la Suprema Corte non può ritornare alla luce del noto principio per cui – in sede di legittimità – sia impedita la rivalutazione dei fatti. Ecco servita un’altra puntata del filone delle liti tipicamente italiane.
(Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza n. 35477/12; depositata il 14 settembre)
minaccia | 28 Marzo 2012
«Lei non sa chi sono io»: l’arroganza è reato
La sola attitudine della condotta ad intimorire è sufficiente per configurare il reato di minaccia. Punita l’arroganza: l’espressione «Lei non sa chi sono io... te la farò pagare» configura un reato.
(Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 11621/12; depositata il 26 marzo)

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