Source: https://www.osservatorioamianto.com/assistenza-legale/natura-giuridica-maggiorazioni-contributive/
Timestamp: 2018-03-20 03:39:23+00:00

Document:
Benefici contributivi, risarcimento danni da esposizione - ONA
>> Home Page >>Assistenza legale >> Tutela legale per benefici contributivi per esposizione ad amianto >> La natura giuridica delle maggiorazioni contributive ex art. 13, comma 8, Legge 257/92.
La rivalutazione contributiva per coloro che siano rimasti esposti all’amianto con concentrazioni pari o superiori alle 100 ff/ll nella media delle otto ore lavorative per oltre 10 anni, ex art. 13 comma 8 legge 257/92, è riconosciuta indipendentemente dalla diagnosi di malattia asbesto correlata, ‘in funzione compensativa dell’obiettiva pericolosità dell’attività lavorativa spiegata’ (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza n. 4913 del 2001 ed ex multis).
Alcuni giudici di merito avevano sospettato l’illegittimità della norma e l’hanno sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale (Corte Costituzionale, Sentenza n. 5 del 2000), la quale si è pronunciata rigettando la censura perché infondata, ravvisando la determinatezza della fattispecie nel richiamo al presupposto temporale della esposizione ultradecennale coniugata al sistema di tutela previdenziale e a quello del rischio morbigeno, e la razionalità e ragionevolezza in relazione alla capacità delle polveri e fibre di amianto presenti nel luogo di lavoro di determinare conseguenze pregiudizievoli ‘da indurre il Legislatore, sia pure ai fini di prevenzione’ oltre alla rivalutazione del periodo contributivo utile a maturare anticipatamente il diritto pensione.
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la Sentenza 4913/2001, ha dunque circoscritto l’ambito di operatività della fattispecie ai soli casi, nei quali nell’ambiente di lavoro presumibilmente ci fosse una esposizione pari o superiore a 100 ff/ll, e l’avente diritto fosse riuscito a renderne la prova, pur con elevato grado di probabilità.
La Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 127 del 2002, è intervenuta nuovamente al fine di rendere l’esatta interpretazione delle norme di cui all’art. 13 comma 8 legge 257/92, e ha stabilito che nel riconoscimento del diritto non è ammessa alcuna selezione che si fondi sulla titolarità del rapporto e sulla categoria merceologica, in quanto ha una funzione compensativa dell’obiettiva pericolosità dell’attività svolta per via della presenza di amianto nell’ambiente lavorativo.
Selezionare tra gli esposti all’amianto, per un periodo di oltre 10 anni, a concentrazioni oltre la soglia delle 100 ff/ll nella media delle otto ore lavorative, per escluderne una vasta platea (ferrovieri, militari, etc.) solo perché non erano dipendenti di imprese che producevano prodotti in amianto o lo lavorassero direttamente, non risponde allo spirito e allo “scopo della norma (che)… è quello di indennizzare i lavoratori che hanno una aspettativa di vita inferiore rispetto a quelli non esposti all’amianto” (Corte di Appello di Perugia, Sezione Lavoro, Sentenza n. 441 del 2008) cosicchè anche la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la Sentenza 19.01.2007 n. 1179, riferendosi ai marittimi, ha dettato un principio di diritto di portata generale:
“ciò che rileva per il diritto alla rivalutazione contributiva è la sussistenza di un rischio morbigeno (qualificato) e dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall’esposizione all’amianto, e non pure la soggettività dell’ente - FS, poste casse marittime, IPSEMA o INAIL - che gestisce l’assicurazione” e ciò anche perché nel nostro Paese molte aziende di Stato hanno utilizzato l’amianto e perché gli enti pubblici non hanno dato applicazione al disposto di cui all’art. 32 della Costituzione e, pur consapevoli del fatto che il minerale determinasse danni alla salute e all’ambiente (come dimostra l’inserimento dell’asbestosi nelle tabelle delle malattie professionali utilizzate dall’Inail per l’erogazione delle prestazioni assicurative fin con la legge 455 del 1943), ne hanno permesso un sempre maggior utilizzo, con un apice di ingerenza negli anni ’70 ed ’80, quando già se ne conosceva anche la natura di cancerogeno.
Solo con l'arrivo della condanna in ambito europeo sono stati adottati (con il D.L.vo 277/91) limiti di soglia, ed è vietato l’impiego e la lavorazione dell'amiato (con la legge 257/92), e quindi contraddice il disposto dell’art. 38, anche come proiezione delle norme di cui all’art. 32 (per la funzione preventiva) nonché il principio di eguaglianza e i criteri di razionalità della interpretazione e applicazione oltre che del venire in essere della disposizione legislativa, secondo quanto stabilito dalla Corte Costituzionale in relazione all’art. 3, e soprattutto contraria alla tutela del lavoro e dei principi di solidarietà e dignità che si trovano scolpiti nelle norme di cui agli artt. 35 e 36 della Costituzione, anche perché tutto ciò poteva essere evitato, e molte vite umane potevano essere salvate.
Le modifiche alla fattispecie di cui all'art.13 comma 8 legge 257/92 introdotte dall'articolo 47 della legge 326/03
“La domanda di certificazione dell'esposizione all'amianto, predisposta secondo lo schema di cui all'allegato 1, deve essere presentata alla sede INAIL entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, a pena di decadenza dal diritto ai benefici pensionistici di cui all'art. 2, comma 1. Per data di presentazione della domanda si intende la data di arrivo alla sede INAIL o la data del timbro postale di invio nel caso di raccomandata”. (art. 3, comma 2, del D.M. 27.10.2004)
Scopri come ottenere il prepensionamento amianto, consultando la nostra guida:
>> https://www.osservatorioamianto.com/assistenza-legale/aumento-pensioni-malati-amianto/
L'Osservatorio Nazionale Amianto assiste tutti coloro che ne richiedono l'intervento. E' sufficiente contattare il numero verde per avere assistenza legale gratuita.

References: art. 13
 art. 13
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza