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Timestamp: 2018-03-20 00:09:41+00:00

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Gaume (I, II): DIVISIONE DEL MONDO SOPRANNATURALE.
DIVISIONE DEL MONDO SOPRANNATURALE.
Certezza di questa divisione: il dualismo universale e permanente. — Causa di questa divisione: un atto colpevole. — Origine storica del male. — Spiegazione del brano di san Giovanni: Una grande battaglia vi fu nel cielo, ecc. — Natura di questa battaglia. — Grandezza di questa battaglia. — In quale cielo ebbe luogo. — Due ordini di verità: le verità naturali e le verità soprannaturali. — Gli angeli per natura conoscono le prime con certezza. — La prova ha avuto come oggetto una verità facente parte dell'ordine soprannaturale. — Caduta degli angeli.
Abbiamo appena veduto che il mondo superiore, il mondo delle intelligenze pure, governa necessariamente l'uomo ed il mondo che gli è inferiore; ne risulta logicamente che il Re del mondo superiore è il vero Re di tutto quanto. Angeli, uomini, forze della natura non sono che agenti. Tutto dipende da lui, e lui solo non dipende da nessuno; così pare che l'universo tutto dovrebbe essere pace ed unità, ma la realtà è un'altra: il dualismo è ovunque.
Ma il dualismo è nel mondo inferiore solo perchè è nel mondo superiore, è nel mondo dei fatti solo perchè è nel mondo delle cause. La divisione e la guerra sono scoppiate in cielo prima di discendere sulla terra: profonde, accanite, universali, permanenti, ciò che esse sono tra gli uomini sono pure tra gli angeli. In breve, il mondo soprannaturale è diviso in buono e cattivo, ecco la seconda verità fondamentale che occorre mettere in risalto.
Poichè Dio è la bontà per essenza, tutto ciò che esce dalle sue mani può essere solo buono [1], e poichè una parte degli abitanti del mondo superiore sono malvagi, e che non sono tali per natura, bisogna necessariamente concludere che lo sono divenuti: niente diviene cattivo se non per propria colpa, ogni colpa suppone il libero arbitrio, dunque gli angeli cattivi erano liberi ed hanno abusato di questa loro libertà. Ma qual'è la prova che hanno fallito? La ragione ne constata l'esistenza, ma solo la rivelazione può spiegarne la natura. Per non sragionare eternamente, bisogna dunque chiederlo a Dio stesso, autore della prova e testimonio dei suoi esiti.
Ecco ciò che il Vecchio di giorni dice al suo confidente più intimo: Una grande battaglia vi fu nel cielo: Michele ed i suoi angeli combattevano contro il Dragone, ed il Dragone combatteva, ed i suoi angeli con lui [2]. Queste poche parole racchiudono tesori di luce; ivi, ed ivi solo, è l'origine storica del male, altrove solo eterna incertezza, contraddizione, tenebre, brancolare nel buio. Poichè stiamo parlando del problema fondamentale del mondo, insistiamo su ogni sillaba dell'oracolo divino.
Che cos'è questa battaglia, proelium? Poichè gli angeli sono puri spiriti, la battaglia non fu una lotta materiale, come quella dei Titani della mitologia, nè una battaglia simile a quelle che si combattono sulla terra, dove i combattenti si attaccano a vicenda da lungi con dei proiettili, si battono corpo a corpo, si abbattono e si schiacciano; una battaglia fra angeli è puramente intellettuale così come gli esseri che vi partecipano, è un contrasto tra puri spiriti in cui gli uni dicono sì a una verità, gli altri no.
Si tratta di una grande battaglia, proelium magnum. Ed in effetti essa è grande, sotto tutti i punti di vista; grande per il numero e la potenza dei combattenti, grande perchè fu l'inizio di tutte le altre, grande per le sue immense ed eterne conseguenze, grande perchè l'oggetto ne fu la verità. Per dividere il cielo in due schiere irreconciliabili, per trascinare nell'abisso la terza parte degli angeli e per assicurare per sempre la beatitudine degli altri, bisogna che la verità oggetto della controversia sia stata un dogma fondamentale [3].
Quale può essere la natura di questa verità proposta, a modo di prova, all'adorazione della gerarchia celeste? Per gli angeli come per gli uomini, vi sono due tipi di verità: le verità di ordine naturale e le verità di ordine soprannaturale; le prime non eccedono le facoltà naturali dell'angelo e dell'uomo, ma non è così per le seconde. Spieghiamo questo punto dottrinale.
Ogni essere, opera di un Dio infinitamente buono, è stato creato per la beatitudine; la beatitudine dell'essere consiste nella propria unione con il fine per il quale è stato creato. Poichè tutti gli esseri sono stati creati da Dio e per Dio, la loro beatitudine consiste nella loro unione con Dio; negli esseri intelligenti, fatti per conoscere ed amare, questa unione si verifica per mezzo della conoscenza e dell'amore. Questa conoscenza e questo amore, sviluppati per quanto lo permettono le forze della natura, costituiscono la beatitudine naturale della creatura
Ma Dio non si è contentato di ciò, e la sua bontà, essenzialmente comunicativa, per procurare agli esseri dotati di intelligenza una beatitudine infinitamente più grande, ha voluto che gli angeli e gli uomini si unissero al Bene supremo per mezzo di una conoscenza molto più chiara e per mezzo di un amore molto più intimo di quanto l'esigesse la loro beatitudine naturale: ecco dunque la beatitudine soprannaturale.
Ecco anche due tipi di conoscenza di Dio o della verità: una conoscenza naturale, che consiste nella visione di Dio per quanto la creatura ne è capace con le sue proprie forze, ed una conoscenza soprannaturale, che consiste in una visione di Dio superiore alle forze della natura ed infinitamente più chiara della prima. Questa seconda conoscenza è un favore interamente gratuito, e gli esseri liberi, angeli e uomini, devono, per assicurarsene il possesso, soddisfare alle condizioni alle quali Dio la promette.
Ecco infine, come appena detto, due tipi di verità nei confronti degli angeli e degli uomini: le verità di ordine naturale e le verità di ordine soprannaturale. Gli angeli conoscono perfettamente, completamente, nei loro principii e nelle loro ultime conseguenze, nell'insieme e nel dettaglio, tutte le verità di ordine naturale, che cioè rientrano nella sfera originaria della loro intelligenza; in questa sfera non è possibile per loro nessun errore, nessun dubbio e di conseguenza nessuna contraddizione [4]. Donde ne viene loro questa ammirabile prerogativa? Dall'eccellenza stessa della loro natura. Spieghiamo anche questo punto di alta filosofia così noto alla barbarie del medio evo e così ignoto al nostro secolo dei lumi.
L'angelo è un'intelligenza pura, il suo intelletto è sempre in atto, mai in potenza: come dire che l'angelo non ha, come l'uomo, solo la facoltà o la possibilità di conoscere, ma che conosce attualmente. Ascoltiamo quei grandi filosofi, sempre antichi e sempre nuovi, detti Padri della Chiesa, ed i teologi scolastici: «Gli angeli, affermano, non hanno bisogno per conoscere nè di ricercare, nè di ragionare, nè di comporre, nè di dividere: essi guardano e vedono. Ragione ne è che, dal primo istante della loro creazione, essi hanno avuto tutta la loro perfezione naturale e hanno posseduto le specie intelligibili, o rappresentazioni delle cose, perfettamente chiare, per mezzo delle quali vedono tutte le verità che possono conoscere naturalmente. Il loro intelletto è come uno specchio perfettamente puro, nel quale si riflettono e si imprimono senza ombra, senza aumento ne diminuzione, i raggi del sole della verità.
Diverso è l'intelletto dell'uomo: è uno specchio imperfetto, disseminato di macchie più o meno spesse e più o meno numerose, che si dileguano solo in parte con lo sforzo laborioso e continuamente ripetuto dello studio e del ragionamento; questo perchè l'anima umana, essendo unita al corpo, deve ricevere successivamente degli elementi sensibili, e per mezzo degli elementi sensibili una parte delle specie intelligibili per mezzo delle quali conosce la verità. È proprio per questo che l'anima è unita al corpo [5].»
Poichè a partire dall'istante della loro creazione gli angeli conobbero perfettamente tutte le verità dell'ordine naturale, la loro prova ha avuto necessariamente come oggetto una qualche verità di ordine soprannaturale. Queste verità, inaccessibili alle forze originarie del loro intelletto, sono loro divenute note solo per rivelazione. «Negli angeli, dice san Tommaso, vi sono due conoscenze: una naturale, con la quale conoscono le cose sia per la loro essenza, sia per le specie innate; in virtù di questa conoscenza non possono arrivare ai misteri della grazia, perchè questi misteri dipendono dalla pura volontà di Dio. L'altra soprannaturale, che li beatifica, in virtù della quale vedono il Verbo e tutte le cose nel Verbo. Con questa visione essi conoscono i misteri della grazia, non tutti nè tutti egualmente, ma a seconda di ciò che piace a Dio di rivelar loro [6].»
Ed il combattimento ebbe luogo nel cielo, in Coelo. Quale cielo? Vi sono tre cieli o tre sfere di verità; il cielo delle verità naturali, il cielo della visione beatifica, il cielo della fede, intermediario tra i due precedenti.
Abbiamo appena veduto che, dal primo istante della loro creazione, gli angeli conobbero perfettamente, nel loro insieme e nelle loro ultime conseguenze, tutte le verità dell'ordine naturale; in questa conoscenza consiste la loro gloria, perchè essa stabilisce la loro immensa superiorità sull'uomo. Così, da parte loro, non vi è nessun interesse a protestare contro qualcuna di queste verità, nè essi hanno la possibilità di farlo, perchè ad ogni essere ripugna invincibilmente la propria distruzione. Poichè le verità di ordine naturale sono note agli angeli, protestare contro di esse significherebbe protestare contro il loro essere angelico stesso, e negarle significherebbe una sorta di suicidio. Il combattimento dunque non ha avuto luogo nel cielo delle verità naturali; e nemmeno ha avuto per teatro il cielo della visione beatifica, perchè questo cielo, ricompensa della prova, è il soggiorno eterno della pace, ove tutte le intelligenze angeliche ed umane, poste di fronte alla verità che contemplano senza velo, confermate in grazia, unite nella carità e consumantisi nella gloria, vivono della stessa vita, senza che siano possibili opposizioni, divisioni, rivalità.
Quale fu dunque il cielo della battaglia? Evidentemente il luogo o lo stato nel quale gli angeli dovevano, come l'uomo, subire la prova per meritare la gloria. In che consisteva la prova? Evidentemente nell'ammettere qualche mistero sconosciuto di ordine soprannaturale; questa ammissione, per essere meritoria, doveva essere onerosa, ossia doveva avere per oggetto qualche mistero che, agli occhi degli angeli, sembrava scandalizzare la loro ragione, derogare alla loro eccellenza e nuocere alla loro gloria.
Ammettere umilmente questo mistero sulla parola di Dio, adorarlo malgrado la sua oscurità e la ripugnanza della loro natura, per poi vederlo dopo averlo creduto: tale era la prova degli angeli. Con quest'atto di sottomissione, le loro sublimi intelligenze, piegando la loro fronte radiosa davanti all'Altissimo, gli avrebbero detto: «Noi siamo solo delle creature, solo Voi siete l'Essere degli esseri. La vostra scienza è infinita, e la nostra, per quanto possa essere grande, non lo è. La vostra carità eguaglia la vostra saggezza: noi accettiamo volentieri nella pienezza dell'amore il mistero che vi degnate di rivelarci.» Nei decreti di Dio quest'atto di adorazione, che implicava l'amore e la fede, era decisivo per gli angeli, così come un atto simile lo fu per Adamo, e come lo è per ciascuno di noi: Chiunque non crederà sarà condannato [7].
«E Michele ed i suoi angeli combattevano contro il Dragone: Michael et angeli ejus proeliabantur cum Dracone. Appena proposto il dogma da credere, uno degli arcangeli più brillanti, Lucifero, lanciò il grido di rivolta: Io protesto. Ci si vuol far discendere; io salirò. Si vuole abbassare il mio trono: io l'eleverò al di sopra degli astri. Siederò sul monte dell'alleanza, ai lati dell'Aquilone. Sarò io, e non un altro, ad essere simile all'Altissimo [8]. Una parte degli angeli ripeté: Noi protestiamo [9].»
A queste parole un arcangelo, non meno brillante di Lucifero, esclamò: «Chi è simile a Dio? Chi può rifiutarsi di credere ed adorare ciò che egli propone alla fede ed all'adorazione delle sue creature? Io credo ed adoro [10].» La moltitudine delle gerarchie celesti ripeté: «Noi crediamo ed adoriamo.»
Immediatamente puniti non appena colpevoli, Lucifero ed i suoi soci, trasformati in orrendi demoni, furono precipitati nelle profondità di quell'inferno che il loro orgoglio aveva appena scavato [11].
Terribile severità della giustizia di Dio! Quale ne è la causa, e per quale motivo egli ha avuto misericordia dell'uomo e non dell'angelo? La ragione risiede nella superiorità della natura angelica; gli angeli sono inconvertibili, ma non così l'uomo. «È un articolo di fede cattolica, dice san Tommaso, che la volontà degli angeli buoni è confermata nel bene, la volontà dei malvagi ostinata nel male. La causa di questa ostinazione non risiede nella gravità della colpa, ma nella condizione della natura. Tra l'apprensione [apprehensio, N.d.T.] dell'angelo e l'apprensione dell'uomo vi è questa differenza, che l'angelo apprende o afferra immutabilmente con il suo intelletto come noi stessi afferriamo i primi principi che conosciamo. L'uomo al contrario, con la propria ragione, comprende o afferra la verità in maniera variabile, procedendo da un punto all'altro, avendo anche la possibilità di passare dal sì al no: ne consegue che la sua volontà aderisce ad un oggetto solo in maniera variabile, poichè conserva persino il potere di distaccarsene ed attaccarsi all'oggetto contrario. Diversamente ne è della volontà dell'angelo, la quale aderisce fissamente ed immutabilmente [12].»
Sappiamo dell'esistenza, del luogo e del risultato della prova; ma quale ne fu la natura? Altrimenti detto: Qual'è precisamente il dogma la cui rivelazione divenne la pietra d'inciampo per una parte delle intelligenze celesti? L'esame di questa questione sarà oggetto dei capitolo seguenti.
[1] Deus charitas est. I Joan., IV, 16. — Vidit Deus cuncta quae fecerat, et erant valde bona. Gen., I, 31.
[2] Et factum est proelium magnum in coelo; Michael et angeli ejus proeliabantur cum Dracone; et Draco pugnabat, et angeli ejus. Apoc, XII, 7.
[3] Et cauda ejus trahebat tertiam partem stellarum coeli, et misit eos in terram. Apoc., XII, 4.
[4] Angelus intelligendo quidditatem alicujus rei, simul intelligit quidquid ei attribui potest, vel removeri ab ea... per se non potest esse falsitas, aut error, aut deceptio in intellectu alicujus angeli... Nescientia autem est in angelis non respectu naturalium cognoscibilium, sed supernaturalium. S. Th., I p. q. LVIII, art. 4; id., art. 5; id., q. LVIII, art. 2 ; id., q. LVIII, art. 5.
[5] Angelus semper est actu intelligens, non quandoque actu et quandoque potentia, sicut nos. S. Th., I p., q. L, art. 1, corp.; et q. LIV, art. 4, corp.; id., q. LV, art. 2 corp.; id., q. LVIII, art. 1, corp.; id., q. LXXXVII, art. 1, corp. — Angeli non congregant divinam cognitionem a rebus divisibilibus aut a sensibilibus. S. Dionys., de Divin. nom., cap. VII, 88. — Id., Viguier, Institut, etc., cap. XI, § 111, p. 63.
[6] I p., q. LVII, art. 5, corp.
[7] Qui vero non crediderit, condemnabitur. Marc, XVI, 16.
[8] Conscendam, super astra Dei exaltabo solium meum, sedebo in monte testamenti, in lateribus Aquilonis.., similis ero Altissimo. Is., XIV, 13, 14.
[9] Ecco la prima origine del protestantesimo, che in questo senso si può vantare di non esser nato ieri.
[10] Quis ut Deus?
[11] Simul fuit peccatum angeli persuasio et consensus; sicut est accensio candelae, illuminatio aeris et visio, quae omnia sunt instantanea. S. Th., in Sentent., lib. II. dist. 6, art. 2. — II Petr., II, 4.
[12] Pars I, q. LXIV, art. 2, corp.; et 1a 2ae, q. LXXXV, art 2, ad 3.

References: art. 4
 art. 5
 art. 2
 art. 5
 art. 1
 art. 4
 art. 2
 art. 1
 art. 1
 § 111
 art. 5
 art. 2
 art. 2