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Il legittimo utilizzo del denaro contante – Domande Frequenti
di Dott. Gabriele Righetti, pubblicato il 08 gennaio 2013, alle ore 1:36
Da Rischio Calcolato un post che fa parte della trilogia ”La gestione del denaro contante (questa sconosciuta)”
1° – “Il passaggio oltre confine secondo la legge con denaro contante al seguito” (20.3.2012),
2° – “Il legittimo utilizzo del denaro contante – Domande frequenti” (2.4.2012),
3 – “Denaro contante sempre più regolamentato” (13.4.2012).
La limitazione all’uso del contante nacque per contrastare il riciclaggio di denaro sporco con la Legge 197 del 1991 (a quel tempo fino a 20 milioni di lire). L’Unione Europea ha emanato varie direttive da allora ed oggi, in recepimento della III direttiva UE (2005/60/CE) sul riciclaggio, la relativa normativa in Italia è regolamentata dal Decreto Legislativo n. 231 del 2007[1] il quale stabilisce che pagamenti da una certa cifra in su (la cosiddetta “soglia”, 1.000 euro dal 6.12.2011) devono essere effettuati in modo “tracciabile”, ovvero ricostruibile attraverso istituti bancari, parabancari (carte di credito) o di Poste Italiane S.p.A. .
L’utilizzo del denaro contante è da tempo “succube” di una intensa opera comunicativa che ha inteso, con successo, a portare sull’idea che pagare in contante è un comportamento sporco e che l’utilizzo fattone in maniera principale nella propria vita non è propriamente etico ed anche “moderno” (rispetto all’uso del bancomat e della carta di credito).
L’equivalenza ultimissima indotta è che chi utilizza in via principale contante ha una condotta non trasparente[2], per via di qualcosa “sicuramente” da nascondere.
L’ “ignoranza” (da “ignorare”) dei cittadini ma anche delle banche e dei bancari (a cominciare dal rifiuto di consegnare importi di contante superiori a 999,99 euro e/o a segnalare il cliente alla U.I.F[3] ed alla Guardia di finanza[4])ed in ultimo di chi controlla, fa poi il resto.
Il presente intervento si prefigge di fare luce su un aspetto della vita quotidiana che preoccupa non poco le famiglie, i datori di lavoro, i commercianti ed i professionisti che giornalmente e per diverse ragioni si trovano a dover risolvere problemi pratici relativi al (eventuale) superamento del limite per l’utilizzo del contante.
In calce anche una sezione dedicata alle “domande frequenti”.
L’Art. 49 del D.Lgs. 231/2007 (attuale normativa “antiriciclaggio”) “tecnicamente” sceglie, al comma 1, una modalità dispositiva intimorente: “è vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito …. o titoli al portatore in euro o in valuta estera effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore … è complessivamente pari o superiori a euro mille. Il trasferimento può tuttavia essere eseguito per il tramite di banche …”.
L’attuale limite di 1.000 euro costituisce la cosiddetta “soglia” al di sotto della quale è possibile utilizzare denaro contante per effettuare pagamenti tra privati e società ed amministrazioni non bancarie. Pagamenti per acquisti ma anche per donazioni, prestiti, lasciti a partire da 1.000 euro, tra privati o privati e società od amministrazioni non bancarie, devono essere bancariamente “tracciabili” (bonifici, assegni nominativi, vaglia, giroconti, addebiti su carte di credito / di debito, ecc.), ovvero transitare su banche, poste ed istituti di moneta elettronica.
La soglia antiriciclaggio per l’utilizzo del denaro contante è partita con Lire 20 milioni con l’Art. 1 della Legge 197/1991 , poi l’importo è via via stato modificato per numerose volte per arrivare all’attuale di 1.000 euro
La nuova soglia di 1.000 per la tracciabilità
Per effetto della modifica introdotta dall’Art. 12 del D.L. 201/2011 (cd. Manovra “Salva Italia”) è stato modificato l’Art. 49, comma 1, D.Lgs. 231/2007 e quindi ridotto da un importo pari o superiore a 2.500,00 euro ad un importo pari o superiore a 1.000,00 euro il limite a partire dal quale è vietato il trasferimento tra soggetti diversi di denaro contante[5].
Il vigente Art. 49 D.Lgs. 231/2007 oltre ad abbassare la soglia a 1.000 euro per la tracciabilità bancaria obbligatoria, prevede anche:
– il divieto di pagamenti frazionati che si prefiggono di artatamente eludere l’obbligo di tracciabilità: “il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati” (comma 1 dell’Art. 49 del D.Lgs. 231/2007);
– le modalità con le quali eseguire la tracciabilità: “il trasferimento per contanti per il tramite dei soggetti di cui al comma 1 (banche ecc.) deve essere effettuato mediante disposizione accettata per iscritto dagli stessi, previa consegna ai medesimi della somma in contanti. A decorrere dal terzo giorno lavorativo successivo a quello dell’accettazione, il beneficiario ha diritto di ottenere il pagamento nella provincia del proprio domicilio” (comma 2 dell’Art. 49 del D.Lgs. 231/2007). L’intermediario abilitato, inoltre, dopo aver accettato per iscritto tale incarico, consegna alla parte creditrice il denaro contante, “rilevando” l’operazione, “identificando” le parti interessate e “comunicando” i dati all’Anagrafe finanziaria dei rapporti presso l’Agenzia delle entrate.
Seppure la “nuova” soglia sia in vigore dal 6.12.2011, giorno stesso della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale ai sensi dell’Art. 50 del D.L. 201/2011 (cd. Manovra “Salva Italia”), le violazioni commesse fino al 31.1.2012 (riferite alle nuove limitazioni d’importo, ovvero comprese tra 1.000,00 e 2.499,99 euro). non costituiscono infrazione come specificato nel comma 1, secondo periodo, dell’art. dall’Art. 12 del D.L. 201/2011 inserito in sede di conversione nella legge 214/2011.
Variazioni dei limiti relativi all’uso del contante, degli assegni “liberi” e dei libretti al portatore nel tempo:
ambito temporale di riferimento: soglia:
A seguito di comportamenti di alcuni istituti di credito o singoli bancari che interpretavano la norma sulla soglia come una limitazione ai versamenti e prelievi allo sportello[6], da conti correnti o libretti di risparmio, è intervenuto il Ministero dell’economia e delle finanze con Circolare prot 989136 del 4.11.2011. Nella suddetta circolare il Ministero ribadisce che “le operazioni di prelievo e/o di versamento di denaro contante (ultra soglia, n.d.r.) richieste da un cliente non concretizzano automaticamente una violazione” della soglia di cui all’Art. 49 del D.Lgs. 231/2007. Ovvero: le banche non possono considerare automaticamente violata la limitazione del contante (un prelevamento / versamento di 1.100 ma anche di 5.000 euro ma anche di 10.000 euro, e così via). Ed in effetti, le norme contro il riciclaggio non hanno mai previsto, sin dalla prima versione contenuta nella Legge 197 del 1991, un divieto di operare su conti per qualsiasi cifra. L’unica prescrizione era/è quella di limitare i trasferimenti di denaro tra privati o tra privati e imprese od amministrazioni non bancarie entro la soglia.
Il Ministero continua nell’affermare che la denuncia del cliente al Ministero dell’economia di cui all’Art. 51 del D.Lgs 231/2007 debba essere effettuata dagli operatori bancari “solo qualora concreti elementi inducano a ritenere violata la disposizione normativa” della soglia, come ad esempio la richiesta di contante da parte di quel cliente che presenti fatture commerciali ultra soglia che intende saldare.
Di fatto il limite ai prelevamenti è semplicemente la disponibilità delle somme sul conto, mentre per i versamenti nessuna barriera vige.
Valore oggetto di trasferimento ed operazioni frazionate
Relativamente al nuovo limite di trasferimento di denaro contante[7] tra soggetti diversi (e diversi dalle banche), appare opportuno portare in rassegna in questa sede le interpretazioni emanate a seguito del cd. “correttivo antiriciclaggio” di cui al D.Lgs. 151/2009, quale importante intervento legislativo che ha effettuato importanti precisazioni operative, soprattutto in relazione alla specificazione che il divieto riguarda complessivamente il valore oggetto di trasferimento ed alle operazioni “frazionate”.
Operazioni frazionate “legittime”
Con tale provvedimento è stata riconosciuto come legittimo il trasferimento in più soluzioni, tra soggetti privati, di importi complessivamente pari o superiori alla soglia consentita, sempre che il frazionamento in più operazioni “inferiori alla soglia” sia previsto da prassi commerciali ovvero sia conseguenza della libertà contrattuale (ad esempio, vendite a rate) e non, invece, artificiosamente realizzato per dissimulare il passaggio di somme ingenti in contanti[8].
Acconti settimanali in alcuni settori di attività
Alcuni settori di attività, quali l’edilizia, l’agricoltura od il lavoro domestico, presentano la prassi molto diffusa caratterizzata dal pagamento di acconti settimanali in contanti di importo inferiore a 1.000,00 euro, che complessivamente danno luogo ad una paga mensile pari o superiore a tale limite. Spesso si tratta di accordi verbali che si protraggono da tempo nelle aziende e nelle famiglie.
A tal riguardo la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, con circolare n. 1 del 23.1.2012, ha precisato che “con riferimento ai rapporti di lavoro in essere la prassi adottata costituisce oramai un diritto acquisito dal lavoratore che è penetrato nel contratto individuale, con la conseguenza che non viola alcuna regola di antiriciclaggio”[9].
Anticipi per trasferte dei dipendenti
I tecnici del Ministero dell’economia e delle finanze, in occasione di Telefisco 2012, hanno precisato che, con riguardo agli anticipi per le trasferte dei dipendenti, il “trasferimento” del contante si deve considerare compiutamente realizzato al momento della consegna dell’anticipo e che lo stesso, se superiore a 1.000,00 euro, viola il divieto con conseguente applicabilità della sanzione.
Per ovviare al problema il datore di lavoro deve mettere a disposizione le somme in contante presso una banca, che verserà l’importo direttamente al dipendente.
Trasferimenti padre/figlio
Sempre in occasione di Telefisco 2012, i tecnici del Ministero dell’economia e delle finanze hanno sottolineato come la violazione in esame sia configurabile anche quando un padre trasferisca contanti (per un importo superiore a 1.000,00 euro) al figlio (minorenne e privo di posizione fiscale autonoma) per sostenere le spese relative a un viaggio di studio.
Verifica dell’artificioso frazionamento
I chiarimenti forniti, comunque, non risolvono tutti i profili problematici correlati, tra l’altro, al fatto che la verifica circa la sussistenza di una prassi commerciale o, di contro, di un’elusione della normativa in questione è rimessa all’autorità amministrativa[10].
Ipotesi aggravate – La sanzione è maggiormente gravosa nel caso in cui gli importi trasferiti siano elevati: nel caso di violazione dei limiti di trasferimento del denaro contante (nonché di libretti di deposito al portatore e di titoli al portatore) superiori a 50.000,00 euro la sanzione minima è aumentata di cinque volte, ai sensi dell’Art. 58, comma 7-bis, secondo periodo, del D.Lgs 231/2007.
Si applica, quindi, la sanzione amministrativa pecuniaria dall’1% al 40% dell’importo trasferito ove questo sia compreso tra 1.000,00 e 50.000,00 euro, con un minimo di 3.000,00 euro, e la sanzione dal 5% al 40% dell’importo trasferito ove questo sia superiore a 50.000,00 euro, sempre con un minimo di 3.000,00 euro.
Denuncia delle infrazioni
Gli agenti antiriciclaggio (personale degli intermediari finanziari, notai, avvocati, commercialisti, revisori legali dei conti, antiquari, ecc.) sono tenuti a comunicare le infrazioni alle Ragionerie territoriali dello Stato (quale organo periferico del Ministero dell’economia e delle finanze) ai sensi dell’art. 4 del D.M. 17.11.2011, in vigore dal 30.11.2011.
Denuncia all’Agenzia delle entrate
L’Art. 12, comma 11, del D.L. 201/2011 convertito ha integrato l’Art. 51, comma 1, del D.Lgs. 231/2007 stabilendo che i destinatari della legge antiriciclaggio (D.Lgs 231/2007) che hanno notizia delle infrazioni in materia di utilizzo del contante, assegni “liberi” e libretti al portatore ne riferiscono entro 30 giorni al Ministero dell’Economia e delle Finanze ovvero, più correttamente, alle Ragionerie territoriali competenti:
per la contestazione e gli altri adempimenti previsti dall’Art. 14 della Legge 689/1981;
“e per la immediata comunicazione della infrazione anche all’Agenzia delle entrate che attiva i conseguenti controlli di natura fiscale” [11].
In un clima di totale confusione sulle modalità e destinatari della denuncia, il Governo Monti con l’Art. 8, comma 7. del D.L. 16/2012 ha modificato l’Art. 51, comma 1, del D.Lgs. 231/2007, stabilendo che, dal 2.3.2012, in presenza di violazioni all’utilizzo del denaro contante, degli assegni “liberi” o dei libretti al portatore, occorre non solo una comunicazione alle competenti Ragionerie territoriali dello Stato da parte dei soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio (cd. “agenti antiriciclaggio), ma anche una segnalazione alla Guardia di finanza, e non più all’Agenzia delle entrate. Sarà, poi, la Guardia di finanza a darne tempestiva comunicazione anche all’Agenzia delle entrate, ove ravvisi l’utilizzabilità di elementi ai fini dell’attività di accertamento.
Non si capisce se tale intervento muova dalla constatazione e superamento dell’inefficienza degli uffici del Ministero dell’economia oppure costituisca un elemento di (ulteriore) forte pressione sui cittadini.
La denuncia da parte degli “agenti antiriciclaggio” può essere redatta in carta libera ed inviata tramite raccomandata A/R. In essa occorre trascrivere:
Segnalazione di operazioni sospette di riciclaggio
Nel ricordare che una denuncia di maggiore importanza è quella di “operazione sospetta di riciclaggio”, occorre in questa sede rilevare come possa costituire elemento di sospetto:
in particolare, il prelievo o il versamento in contante con intermediari finanziari di importo pari o superiore a 15.000,00 euro[12].
In ordine a tale specificazione normativa, la circolare del Ministero dell’economia e delle finanze prot. 297944 del 11.10.2010 ha precisato che i soggetti destinatari degli obblighi di segnalazione delle operazioni sospette devono:
Procedimento amministrativo sanzionatorio
La circolare del Ministero dell’economia e delle finanze n. 2 del 16.1.2012, si sofferma sulle fasi del procedimento amministrativo sanzionatorio attivato dalla comunicazione effettuata ai sensi dell’Art. 51, comma 1, del D.Lgs. 231/2007 dai soggetti istituzionali o privati.
Il procedimento è suddiviso nelle seguenti fasi:
contestazione (e decadenza);
decretazione;
1. Contestazione (e decadenza)
Le Ragionerie territoriali dello Stato cui sono inviate le comunicazioni relative alle violazioni hanno 90 giorni, dal protocollo di arrivo della segnalazione, per procedere alla contestazione, nel caso in cui le segnalazioni siano complete e procedibili.
Contestazione da parte della Guardia di Finanza – La contestazione delle violazioni in questione potrebbe essere effettuata anche da nuclei della Guardia di finanza.
In tali casi, ai fini dell’apertura del conseguente fascicolo, occorre considerare i seguenti elementi:
possibile decadenza della notifica alla parte (se questa non abbia già firmato in pari data il verbale);
eventuale prescrizione delle violazioni contestate;
corretta impostazione giuridica delle responsabilità (con riguardo ad obbligati, ipotesi di concorso e di solidarietà);
completezza dell’eventuale documentazione probante allegata al processo verbale (estratti delle scritture societarie, fatture o dichiarazioni delle parti);
esatta identificazione dell’infrazione contestata;
inserimento, ove previsto, della possibilità di oblazione[13].
Successivamente alla contestazione, il “reo” ha la possibilità[14] di:
inviare memorie difensive o
chiedere un’audizione presso la competente Ragioneria territoriale dello Stato.
3. Decretazione
Espletate le modalità che garantiscono la piena partecipazione al procedimento dell’interessato ed acquisiti gli eventuali ulteriori elementi necessari, si procede a decretare[15] la sanzione o il proscioglimento nel merito o l’archiviazione per motivi procedurali (per prescrizione/decadenza, ad esempio).
Il decreto deve essere corredato da congrua ed esaustiva motivazione, fornendo elementi di risposta alle eventuali deduzioni prodotte dalla parte.
4. Notifica
Il provvedimento sanzionatorio deve essere notificato entro i termini di prescrizione (cinque anni dalla notifica della contestazione agli autori della violazione)[16].
Dopo la notifica, si attende la scadenza dei termini di impugnabilità dinanzi al Tribunale[17] del luogo in cui è stata commessa la violazione (30 giorni ovvero 60 nel caso di soggetto residente all’estero[18]).
Scaduti i termini per la presentazione del riscorso (ovvero nel caso di presentazione del ricorso nei termini, ma in assenza di sospensione da parte del giudice per mancanza di gravi motivi) l’ufficio deve inviare un sollecito di pagamento prima di procedere ad iscrizione a ruolo dell’importo della violazione tramite Equitalia.
L’Art. 60, comma 2, del D.Lgs. 231/2007 rende applicabile l’istituto dell’oblazione di cui all’Art. 16 della Legge 689/81: ai sensi di tale disposizione è ammesso il pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa, o, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale, pari al doppio del relativo importo, oltre alle spese del procedimento, entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione.
Trattasi di una modalità estintiva molto “interessante”, soprattutto alla luce di quanto precisato dalle Circolari del Ministero dell’economia e delle finanze n. 281178 del 5.8.2010 e n. 2 del 16.1.2012, che, a tali fini, non attribuiscono rilievo alla sanzione minima di 3.000,00 euro. Ne deriva, ad esempio, che la violazione per il pagamento in contanti di un importo pari a 2.500,00 euro potrebbe essere sanata con un esborso di 50,00 euro (il 2% dell’importo trasferito ovvero il doppio del minimo edittale).
Tale istituto, però, trova applicazione solo per le violazioni dell’ Art. 49, commi 1, 5 e 7, del D.Lgs. 231/2007 (ovvero per le violazioni relative ai limiti di utilizzo del denaro contante ed all’emissione di assegni bancari, postali e circolari, il cui importo non sia superiore a 250.000,00 euro (come si è espresso il Ministero dell’economia e delle finanze con propria Circolare n. 2 del 16.1.2012).
Infine, occorre segnalare che il pagamento in misura ridotta, inoltre, non è esercitabile da chi si sia già avvalso della medesima facoltà per altra violazione dell’ Art. 49, commi 1, 5 e 7, del D.Lgs. 231/2007, il cui atto di contestazione sia stato ricevuto dall’interessato nei 365 giorni precedenti la ricezione dell’atto di contestazione concernente l’illecito per cui si procede (ai sensi dell’ Art. 60, comma 2 ultimo periodo, D.Lgs. 231/2007).
Ci si è più volte soffermati che una norma finalizzata a contrastare il riciclaggio di denaro sporco vuole essere utilizzato quale bastone per finalità antievasive dall’Agenzia delle entrate e dalla Guardia di finanza.
Queste amministrazioni dello stato non potranno che utilizzare, e controllare, una parte infinitesimale della tracciabilità bancaria obbligatoria, ma nonostante questo perseguiranno il loro risultato a causa dell’indotta “moral suasion” da parte dei cittadini adempienti alla legge.
E ciò in eccesso alle condivisibili finalità di lotta al riciclaggio ed alle organizzazioni criminali e terroristiche le quali a quanto sembra, oltre a non temere questa norma, ed a parte qualche risultato ben pubblicizzato, non sembrano granchè scalfite dalle forze dello stato “regolari”.
Pagamenti di bollettini in c/c postale – I bollettini di conto corrente postali possono essere pagati in contanti?
Il conto corrente postale è a tutti gli effetti uno strumento tracciabile e Poste Italiane S.p.A. è a tutti gli effetti un intermediario finanziario, quindi si possono pagare “in contanti” anche singoli bollettini oltre soglia (pari o superiori a 1.000 euro).
Versamenti / prelevamenti in banca – Il versamento in banca di somme in contanti oltre soglia (pari o superiori ai 1.000 euro) comporta l’applicazione della sanzione prevista dalla legge?
Il caso di un soggetto che si rechi presso la propria banca per effettuare dei versamenti in contante sul proprio conto corrente configura operazione di trasferimento tra il soggetto e la banca (che, come noto, è un intermediario finanziario abilitato).
Quindi, il versamento o il prelievo di somme in contanti superiori ai 2500 euro, siano esse effettuate in una unica soluzione o in più soluzioni, non è passibile di sanzione per la violazione del divieto di trasferimento in contanti di somme di valore pari o superiori a 1.000 euro.
Prelevamento in banca per versamento di denaro all’estero – È possibile effettuare un prelievo di contante di rilevante importo per essere versato in altro istituto di credito, anche estero?
Il caso è “limite” e forse non frequente, ma la risposta è affermativa, nell’adempimento degli obblighi a cui si va incontro. Innanzitutto occorre informare sulla legittimità giuridica dell’operazione e l’assenza di violazioni della legge antiriciclaggio sia il direttore che il cassiere dell’istituto presso il quale viene effettuato il prelievo (affinchè non debbano ravvisare l’operazione in violazione alla legge e la segnalino alla Ragioneria territoriale dello stato e/o la Guardia di finanza).
Nel caso il denaro contante venga versato in un istituto di credito abilitato non occorre fare nulla se non conservare la documentazione di prelievo e versamento o investimento.
Se il denaro (per importi pari o superiori a 10.000 euro) dovesse essere portato all’estero per essere versato in un istituto di credito equivalentemente abilitato a quelli nazionali occorre compilare la dichiarazione da trasmettere antecedentemente in via telematica o consegnata al momento del passaggio del confine in uscita (ulteriori informazioni possono essere recuperate in questo post). In caso di “esportazione” di denaro occorre poi indicare le operazioni nelle sezioni III e II del Quadro RW della dichiarazione annuale dei redditi nonché pagare la “recente” imposta di bollo sugli investimenti situati all’estero (di cui QUI e QUI).
Cambio oro – Un soggetto si reca in un negozio di scambio oro; dopo aver ceduto un proprio bene potrebbe essere pagato in contanti per importi pari o superiori a 1.000,00 euro?
No, per tali importi è necessario effettuare il trasferimento tramite intermediari finanziari abilitati (banche e poste) in quanto il negozio di scambio oro non è in intermediario finanziario abilitato ed allora il pagamento in contanti oltre soglia (da 1.000 euro in su) tra utente e un “non-intermediario abilitato” è passibile di sanzione. Lo scambio può legittimamente avvenire in contanti soltanto nel caso in cui abbia come controparte un soggetto qualificato dalla legislazione in materia come intermediario finanziario abilitato.
Prestito di denaro ad amici – È possibile il prestito di soldi ad amici? Quali comportamenti adottare in ipotesi di eventuali donazioni e/o prestiti fatti ad amici?
I soggetti che intervengono nell’operazione di trasferimento di contanti sono ordinariamente tenuti alla regolamentazione entro/oltre soglia di 1.000 euro di cui all’Art. 49 del D.Lgs. 231/2007. Per cui, nel caso si trasferiscano somme ad amici, la sanzione per la violazione del trasferimento di contanti superiori a euro 1.000,00 si applica ugualmente (nella misura che va dall’1% al 40% della somma trasferita).
Pagamento busta paga – Nel caso di un rapporto contrattuale che prevede una busta paga ogni quindici giorni ciascuna di importo inferiore a 1.000 euro, è possibile regolare per contanti la singola busta paga?
La possibilità è ammessa in quanto il periodo di riferimento della busta paga è stato concordato contrattualmente.
Pagamenti di domestici – I pagamenti alla badante o alla colf possono essere fatti in contanti?
È il caso di un pagamento in contanti che deriva da un contratto che prevede un pagamento mensile, per cui è “ordinariamente” passibile di sanzione un pagamento in contanti oltre soglia (pari o superiore a 1.000 euro) relativi ad una mensilità.
La Fondazione dei Consulenti del lavoro è dell’opinione, però, che se abitualmente viene fatto un pagamento infra-mensile (settimanale, ad esempio) il singolo pagamento è inferiore a 1.000 euro, lo stesso sarà possibile anche se la somma dei pagamenti su base mensile è superiore alla soglia di limitazione del contante.
Pagamento parte in contanti e parte con modalità tracciabile – Un soggetto acquista arredi per la propria abitazione per un importo pari a euro 1.600. È possibile effettuare il pagamento sino a euro 999,99 in contanti e il resto con un assegno bancario?
Il contante utilizzato rispetto alla singola operazione non deve essere complessivamente pari o superiore alla soglia di limitazione del contante (ovvero 1.000 euro). Quindi nel caso considerato è possibile combinare il pagamento in contanti sino a 999,99 euro e la parte rimanente con modalità tracciabile (assegno bancario, postale, circolare, bonifico e altri strumenti similari).
Pagamenti dilazionati – Una fattura di importo di 2.400,00 euro prevede una modalità di pagamento a 30/60/90 giorni secondo i normali usi commerciali. È consentito pagare in contanti le singole parti?
Se si tratta di normali usi commerciali il pagamento, ad esempio nel caso in esame, in tre parti della fattura è possibile effettuarlo in contanti qualora ogni parte non superi la soglia (pari o superiore a 1.000 euro). È importante che la suddetta modalità sia riportata in fattura.
Pagamenti totali oltre soglia per fatture sotto soglia – Nel caso di fatture dello stesso fornitore, ciascuna di importo inferiore ai 1.000,00, è possibile il pagamento in contanti, nella stessa data, considerato il fatto che complessivamente l’ammontare delle due fatture è superiore ai 1.000,00 euro?
Di fronte a più fatture si ritiene possibile il pagamento in contanti quando il singolo trasferimento, collegato alla singola fattura, è sotto la soglia di riferimento. Oggetto di osservazione è quindi il valore dell’operazione documentato dalle singole fatture.
Acconti e rate sotto soglia per pagamenti totali ultra-soglia – Gli acconti e saldi di singolo importo inferiore alla “soglia” di 1.000 euro, quando nella loro sommatoria superano tale soglia, devono essere tracciabili in quanto considerati importi frazionati di una operazione ultra-soglia?
Specificamente al settore dei pacchetti turistici venduti da agenzie viaggi e tour operators, ma anche valido in via più generale, il Ministero dell’Economia lo scorso ottobre ha chiarito che se chiaramente indicato nel contratto il totale dello stesso, i tempi e le modalità delle singole rate, l’acconto ed i successivi versamenti fino al saldo possono essere corrisposti in contanti in quanto non finalizzata ad eludere l’Art. 49 del D.Lgs. 231/2007 (purchè ciascuno di importo inferiore a 1.000 euro anche se l’importo complessivo pagato sia pari o superiore alla soglia).
Versamenti degli incassi e pagamenti delle fatture di acquisto – Per l’attività di commercio al dettaglio è consuetudine versare in un contro corrente bancario gli incassi per importi superiore a 1.000 euro così come è possibile effettuare dei prelevamenti per il pagamento delle fatture di modesta entità. E’ ancora possibile mantenere un comportamento simile alla luce delle novità introdotte?
Le operazioni indicate sono in linea con la normativa antiriciclaggio. Va aggiunto che operazioni di versamento e prelevamento possono essere oggetto di segnalazione solo se l’intermediario ha acquisito informazioni che possono qualificare le operazioni come sospette di riciclaggio.
Pagamento di tributi – È ammesso il pagamento in contanti ad Equitalia o Servizio tributi di un ente locale territoriale (il Comune, ad esempio) di una cartella esattoriale di importo pari o superiore ai 1.000 euro?
Poiché il pagamento di una cartella esattoriale viene fatto presso un soggetto che non è un intermediario finanziario abilitato, il pagamento in contanti di una cartella esattoriale presso Equitalia od un Comune comporterebbe la violazione del divieto. Quindi, anche in questo caso, cartelle di pagamento oltre soglia (pari o superiori a 1.000 euro) devono essere fatte attraverso mezzi di pagamento tracciabili.
Chi è soggetto alle sanzioni – Se pago in contanti oppure ricevo un pagamento in contanti, chi paga la sanzione? Chi è il responsabile, colui che paga l’importo oppure colui che riceve la somma in contanti?
In tal caso, l’Art. 58 del D.Lgs. 231/2007 non fa nessuna distinzione tra colui che trasferisce il denaro o emette l’assegno e colui che riceve l’assegno o i contanti., per cui entrambi hanno commesso la violazione e sono sanzionabili.
Pagamento in compensazione – Il pagamento per compensazione di debiti oltre la soglia dei mille euro con crediti corrispondenti viola le regole della limitazione dell’uso del contante?
Non essendoci trasferimento di denaro la compensazione tra crediti e debiti è consentita. In questo caso non c’è stato alcun trasferimento di denaro ma solo un accordo di pagamento senza corresponsione di denaro. È estremamente opportuno documentare con una scrittura la compensazione di credito o la delegazione di debito.
Pagamento di canone di locazione – Un contratto di locazione prevede un canone annuo pari a euro 9.000. Si concorda un pagamento mensile di euro 750,00 in contanti del canone. È un comportamento compatibile con le recenti disposizioni in materia di limitazione all’uso del contante?
Trattandosi di accordo tra le parti che prevede il pagamento di un canone mensile sotto la soglia dei mille euro non viene violata la norma di limitazione del contante non essendo il pagamento sotto soglia di 750 euro dovuto per un obbligo contrattuale e non “artificiosamente frazionato”. Diversamente, se il canone fosse stato bimensile per un importo pari a € 1.500,00 la modalità di pagamento per non incorrere in sanzioni deve essere tracciabile. Infine, nel caso in conduttore debba pagare in ritardo più mensilità e l’importo complessivo superi la soglia, il pagamento va effettuato in maniera tracciabile (banca, posta ed anche carta di credito, se ne è dotato il locatore).
Versamenti / finanziamenti in società da parte dei soci – Un socio di una S.r.l. effettua un versamento in contanti di importo pari a € 10.000 sul c/c della società indicando sulla contabile che si tratta di un versamento in c/finanziamento infruttifero. Il commercialista che segue la contabilità, a seguito del controllo dell’estratto conto bancario, ritiene di dover comunicare il fatto alla Ragioneria territoriale dello stato / Guardia di finanza. È corretto?, si accordano per il pagamento in contanti, ogni 15 giorni, per importi sotto la soglia. Al momento dell’incasso viene rilasciata regolare fattura. Al termine del lavoro viene emessa una fattura complessiva portando in diminuzione gli acconti ricevuti e richiedendo il saldo di importo oltre soglia e pagamento tracciabile. È corretto?
Si, se la rateazione dell’importo del compenso professionale è previsto contrattualmente ed in quanto il saldo di importo oltre soglia è stato fatto correttamente con modalità tracciabile.
Il commercialista non deve effettuare alcuna comunicazione per violazione dell’uso del contante in quanto l’operazione è stata compiuta avvalendosi di un intermediario finanziario. Fatto salvo il caso che si tratti di operazione sospetta di riciclaggio.
(“Difesa Fiscale“)
[1] La relazione illustrativa al D.Lgs. 231/2007 evidenzia che l’utilizzo del contante continua a rappresentare, in Italia, una quota elevata dei mezzi di pagamento.
[2] Come spiegare a costoro che tale modalità di pagamento è quella più responsabile con riferimento alle finanze personali, a differenza di quella operata a credito mensile con le carte di credito che induce a spese talora compulsive o di quella addirittura da scampare effettuata sulla base dei contratti “revolving” offerti ai consumatori?
[3] “Unità di Informazione Finanziaria”, organo della Banca d’Italia demandato alla supervisione, controllo, applicazione e sanzioni in materia antiriciclaggio.
[4] a partire dal 2.3.2012, ai sensi dell’Art. del D.L. 16/2012,.
[5] In verità il provvedimento investe tutto ciò che risulta “al portatore” e quindi anche:
– gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 1.000,00 euro devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;
– gli assegni circolari, i vaglia cambiari e postali possono essere richiesti, per iscritto, dal cliente senza clausola di non trasferibilità se di importo inferiore a 1.000,00 euro;
– il saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore non può essere pari o superiore a 1.000,00 euro. I libretti con saldo pari o superiore a 1.000,00 euro devono essere estinti ovvero il loro saldo deve essere ridotto ad una somma non eccedente il predetto importo entro il 31.3.2012.
[6] Ma anche, in taluni casi, ad effettuare la segnalazione dell’operazione come sospetta di riciclaggio alla Unità di Informazione Finanziaria (Banca d’Italia).
[7] Ed anche di libretti al portatore o di titoli al portatore.
[8] Soluzione ribadita dal Min. Economia e Finanze, Circ. 2 del 16.1.2012, dove si afferma che se la suddivisione di un importo pari o superiore a 1.000,00 euro dipende da contratti stipulati tra le parti, di cui si possa avere contezza o prova, che prevedano ad esempio rateazioni o somministrazioni, diviene possibile interpretare la molteplicità dei trasferimenti come prassi commerciale e non elusione della normativa.
In pratica, l’acquisto di un bene per 5.000,00 euro può essere rateizzato in dieci tranche in contanti da 500,00 euro cadauna, ma non in cinque da 1.000,00 euro.
[9] Continuano i consulenti del lavoro: “con riferimento ai nuovi rapporti, è bene regolamentare nel contratto individuale i criteri di pagamento della retribuzione anche confermando la prassi esistente per la generalità dei lavoratori presenti in azienda. Nessun problema si pone anche per i casi di rimborsi spese corrisposti mensilmente in contanti agli amministratori a fronte di giustificativi consegnati anche se complessivamente nell’anno dovesse superare la soglia di 1.000 euro”.
[10] Ne consegue che, al fine di evitare il rischio di gravose conseguenze sanzionatorie, gli “agenti antiriciclaggio” dovessero venire a conoscenza del trasferimento in contanti di una somma complessivamente pari o superiore a 1.000,00 euro attraverso più operazioni singolarmente inferiori alla soglia, potrebbe essere indotto, in via cautelativa, ad effettuare comunque la comunicazione agli organi competenti.
“La disponibilità da parte dell’Agenzia dei detti dati consentirà analisi del rischio più approfondite e consentirà selezioni più accurate dei soggetti a maggiore rischio evasione e frode con conseguente maggiore incisività dell’azione di contrasto degli illeciti fiscali e maggiore efficacia dell’attività di accertamento” (così la Relazione illustrativa del D.L. 201/2011 (Decreto “Salva Italia), sub art. 12).
[12] Ai sensi dell’Art. 41, comma 1, ultimo periodo, del D.Lgs. 231/2007, inserito dall’Art. 36, comma 1, lett. b), del D.L. 78/2010.
[13] Tali elementi, come sottolinea la Circolare del Ministero dell’economia e delle finanze, n. 2 del 16.1.2012, devono chiaramente essere contenuti anche nelle contestazioni che vengono prodotte e notificate dalle Ragionerie territoriali dello Stato, in base alle segnalazioni di infrazioni pervenute.
[14] Tale facoltà deve essere esercitata entro 30 giorni dalla notifica. Tuttavia, osserva la Circolare del Ministero dell’economia e delle finanze, n. 2 del 16.1.2012, su questi termini si è sempre concessa dilazione per consentire alla parte una piena difesa
[15] Parere della Commissione consultiva – In presenza di violazioni contestate singolarmente superiori a 250.000,00 euro, il decreto viene redatto dopo l’esame della Commissione consultiva prevista dall’Art. 1 del DPR 14.5.2007 n. 114, che si conclude con un parere obbligatorio, ma non vincolante, ai sensi dell’ Art. 60 del D.Lgs. 231/2007. La Commissione consultiva, ricorda la Circolare del Ministero dell’economia e delle finanze, n. 2 del 16.1.2012, ha nel corso della sua attività formulato alcuni pareri di massima, per le categorie di violazioni di importo inferiore a 250.000,00 euro, da utilizzarsi come riferimenti per la decretazione, fermo restando il limite minimo di 3.000,00 euro per le violazioni commesse dopo il 15.6.2010.
[16] Tali termini sono opponibili dalla parte ed altresì rilevabili d’ufficio e costituiscono un giustificato motivo di revoca del decreto in sede di eventuale ricorso
[17] Ai sensi dell’ Art. 6, comma 4, lett. e) ed f) del D.Lgs. 150/2011, l’Autorità giudiziaria competente per le opposizioni in materia valutaria e di antiriciclaggio è fortunatamente il Tribunale e non il Giudice di pace.
[18] Il ricorso va notificato alla Ragioneria dello stato per conto del Ministero dell’economia e delle finanze e non all’Avvocatura dello Stato.
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Tags: denaro contante, Monti, Pamela Anderson, Spread
Le aziende che commerciano con l’estero in alcuni casi
ricevono direttamente nei paesi esteri (es. in occasione di fiere) dei
pagamenti in acconto o a saldo di regolari fatture; spesso tali importi
risultano sopra i fatidici 1000 euro.
Tralasciamo in questo caso le normative estere che regolano le transazioni per
contanti e l’esportazione di valuta, diverse ovviamente da paese a paese e
teniamo conto solo della normativa italiana.
L’imprenditore torna in Italia, effettua in dogana/frontiera la regolare dichiarazione
(se gli importi sono superiori a 10.000 euro), versa i contanti in banca
producendo a supporto le fatture e la dichiarazione doganale, poi registra in
contabilità aziendale il pagamento rendendo quindi palese il nesso tra la
fattura ed il regolamento per contanti.
Secondo lei tale comportamento si configura come violazione della norma che
vieta il trasferimento di contante o tale norma non si applica se è
dimostrabile che il trasferimento è avvenuto all’estero e quindi fuori dal
perimetro di applicazione della normativa italiana?
Sarebbe interessante capire quale possa essere il comportamento della banca,
del commercialista e della GdF rispetto alla segnalazione o meno al MEF.
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References: Art. 49
 Art. 49
 Art. 49
 Art. 60
 art. 12
 Art. 60
 Art. 6