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Piano d'azione nazionale per l'occupazione 2004
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Fabia Guerra
1 2 Piano d'azione nazionale per l'occupazione 2004 Allegati3 4 Piano d'azione nazionale per l'occupazione 20045 INTRODUZIONE Il Piano Nazionale d Azione per l Occupazione (NAP) rappresenta il documento programmatico con cui gli Stati membri dell Unione Europea, con un ciclo a cadenza triennale, illustrano le linee guida delle politiche del lavoro adottate nel corso dell anno precedente ed indicano le linee d azione per il triennio successivo. Obiettivo del NAP è quello di innestare nella Strategia di Lisbona le politiche della Strategia per l Occupazione con lo scopo di innalzare il tasso di occupazione e di ridurre la disoccupazione, in particolare quella dei giovani, delle donne e degli ultracinquantenni. Il NAP si colloca come documento successivo al Documento di Programmazione Economico-Finanziaria e contemporaneo all adozione, da parte del Consiglio dei Ministri, della Legge Finanziaria. Esso è dunque parte integrante delle scelte di politica economica, da cui assume il quadro di riferimento macro-economico e le risorse finanziarie disponibili per l attuazione delle politiche ivi previste. Il Piano 2004 è diverso da quello presentato lo scorso anno perché il ciclo triennale della Strategia per l Occupazione prevede che in questa annualità si proceda soltanto ad un aggiornamento degli interventi attuati. Il prossimo anno, invece, vi sarà una completa azione di valutazione delle politiche intraprese nel corso del triennio e degli effetti sul mercato del lavoro italiano. Peraltro, in quella occasione si dovranno analizzare i risultati conseguiti a cinque anni dalla nuova Strategia per l Occupazione, il grado di raggiungimento degli obiettivi, le criticità determinatesi. Inoltre, il NAP 2004 è il primo tentativo di rispondere alle conclusioni del Rapporto Kok I, e alle sollecitazioni da questo derivanti per interventi volti a favorire l adattabilità, lo sviluppo del capitale umano, l occupabilità, una governance efficace. Il NAP 2004 reitera l importanza per il Governo delle politiche strutturali adottate a partire dal 2001, ed in particolare la legge Biagi di riforma del mercato del lavoro, la legge Bossi-Fini per la gestione dei flussi migratori e la legge di riforma dell istruzione e formazione professionale. A queste si deve aggiungere la riforma del sistema previdenziale approvata nel luglio scorso, che ha completato il quadro degli strumenti necessari per garantire una società attiva, giusta, ed inclusiva. Queste politiche contribuiscono ad accrescere l occupazione, a migliorare la qualità del mercato del lavoro, ad innalzare il livello del capitale umano, a costruire un futuro più sicuro e sostenibile. La redazione del NAP 2004, coordinata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, è stata affidata ad un gruppo di lavoro presieduto dal Sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi. Alla sua stesura hanno partecipato i Ministeri dell Economia e Finanze, dell Istruzione, Università e Ricerca, delle Attività Produttive, nonché i Dipartimenti della Funzione Pubblica, dell Innovazione e Tecnologie e delle Pari Opportunità. Il NAP è stato discusso e approvato nel Consiglio dei Ministri del 28 Ottobre La stesura del NAP 2004 ha registrato la stretta e positiva collaborazione con le Regioni e le Province autonome e il loro Coordinamento Interregionale, supportato dalla partecipazione della Tecnostruttura delle Regioni per il Fondo Sociale Europeo. La cooperazione nella predisposizione di questo documento è una chiara testimonianza di una gestione condivisa negli obiettivi delle riforme strutturali necessarie per accrescere l occupazione e migliorare la qualità del lavoro, quale solo può derivare dal progressivo consolidarsi di una sussidiarietà verticale virtuosa. Altrettanto positivo, infatti, si è rivelato il confronto con le Province e le Autonomie locali. Il NAP è stato approvato dalla Conferenza unificata Stato-Regioni-Città ed Autonomie locali del..ottobre Continuo è stato il confronto con le parti sociali nella preparazione del Piano Nello spirito del dialogo sociale europeo, le parti sociali hanno elaborato quest anno un documento comune, entrato pienamente a fare parte del NAP 2004, nel quale hanno espresso una loro valutazione, a volte non unanime e conservando posizioni autonome, sulle riforme strutturali adotatte dal Governo. Esse inoltre hanno formulato osservazioni e commenti durante la predisposizione del documento che sono state valutate con attenzione, poiché il successo nell opera di modernizzazione dell Italia dipenderà anche dai percorsi innovativi che sapranno scegliere nell attuazione delle riforme strutturali, ed in particolare in quella del mercato del lavoro.6 PIANO D'AZIONE NAZIONALE PER L'OCCUPAZIONE 20047 INDICE A Le politiche nazionali per l occupazione: progressi verso i tre obiettivi generali pag 1 La situazione del mercato del lavoro Le politiche di intervento B Risposta alle Linee Guida specifiche pag 4 GL1: Misure attive e preventive per le persone disoccupate e inattive GL2: Creazione di posti di lavoro e imprenditorialità GL3: Affrontare il cambiamento e promuovere l adattabilità e la mobilità nel mercato del lavoro GL4: Promuovere lo sviluppo del capitale umano e l apprendimento lungo l arco della vita GL5: Aumentare la disponibilità di manodopera e promuovere l invecchiamento attivo GL6: Parità uomo-donna GL7: Promuovere l integrazione delle persone svantaggiate sul mercato del lavoro e combattere la discriminazione nei loro confronti GL8: Far si che il lavoro paghi attraverso incentivi finanziari per aumentare l attrattiva del lavoro GL9: Trasformare il lavoro nero in occupazione regolare GL10: Affrontare le disparità regionali in materia di occupazione C Risposta alle raccomandazioni del Consiglio pag Raccomandazione comune: aumentare l adattabilità dei lavoratori e delle imprese. 2. Raccomandazione comune: attrarre più persone ad entrare e rimanere nel mercato del lavoro: rendere il lavoro una vera opportunità per tutti. 3. Raccomandazione comune: investire maggiormente e con più efficacia nel capitale umano e nella formazione continua. 4. Raccomandazione comune: assicurare effettiva attuazione alle riforme attraverso una migliore governance. D Dialogo istituzionale e sociale pag 32 Relazioni tra le parti sociali e il governo Relazioni tra le parti sociali8 A. LE POLITICHE NAZIONALI PER L OCCUPAZIONE PROGRESSI VERSO I TRE OBIETTIVI GENERALI La situazione del mercato del lavoro Nel mese di settembre 2004 l ISTAT ha diffuso i primi dati (riguardanti i primi due trimestri del 2004) derivanti dalla nuova indagine continua sulle forze lavoro 1. Allo scopo di rendere i dati della vecchia indagine trimestrale coerenti con i nuovi dati, è stata inoltre effettuata una revisione dell intera serie storica (diffusa per adesso solo per quanto riguarda i principali aggregati), dall ottobre 1992 ad oggi. La ricostruzione presenta dati complessivamente più positivi per il mercato del lavoro italiano, con più elevati livelli dei tassi di occupazione e una più ridotta disoccupazione. La tendenza del mercato del lavoro italiano rimane positiva. Nonostante un ciclo economico debole (+ 0,3% del PIL), nel 2003 l Italia fa registrare, per l ottavo anno consecutivo, un consistente incremento occupazionale (+328 mila unità). Il tasso di crescita rispetto al 2002 è stato dell 1,5%, mantenendosi in linea con gli anni precedenti ed il numero di occupati ha superato la barriera dei 22 milioni di unità (22 milioni e 241 mila). Ciò mentre il rallentamento della crescita economica in Europa ha avuto conseguenze negative sulla crescita dell occupazione, che ha fatto registrare una significativa frenata, con disoccupazione in aumento. La crescita dell occupazione ha riguardato sia i lavoratori dipendenti che quelli indipendenti, i quali recuperano, quindi, rispetto agli anni precedenti. Nel corso degli ultimi dodici mesi, secondo la nuova rilevazione Istat, inoltre, si registra un vistoso aumento degli occupati a tempo indeterminato mentre diminuisce la quota di contratti a termine. Questa diminuzione, che porta a 8,6% la quota sugli occupati, appare dovuta interamente alla componente maschile poiché la componente femminile registra un incremento. Dal punto di vista settoriale la crescita è stata trainata soprattutto dal settore delle costruzioni, mentre il solo settore agricolo continua a registrare un calo che perdura ormai da molti anni. La prima lettura di questi dati, dunque, sembra indicare un andamento molto positivo del mercato del lavoro in Italia con maggiore occupazione, più stabilità e con lo sviluppo di tipologie contrattuali che meglio si adattano alle esigenze dei lavoratori, in particolare all occupazione femminile. Nello stesso tempo, questi risultati dovrebbe ridimensionare le paure per una crescente precarizzazione del mercato del lavoro, dovuta all introduzione di nuove forme di contratto e alla piena trasparenza dei meccanismi di domanda e offerta. La crescita dell occupazione appare anche dovuta all effetto di progressiva emersione del sommerso, un effetto di tipo indiretto ma che comunque segnalerebbe che l introduzione di tipologie contrattuali più flessibili possa erodere alcune fasce di lavoro sommerso, favorendone l emersione. Migliorano anche tutti i principali indicatori: il tasso di occupazione complessivo raggiunge il 57,5 (era il 56,7 nel 2002) e quello delle donne il 45,1 (dal 44,4) ed il tasso di disoccupazione scende all 8,4%. La tendenza positiva si è mantenuta anche nei primi due trimestri del 2004, nei quali, tuttavia, si registra un lieve rallentamento della crescita. Positiva anche la performance dei meno giovani, per i quali i dati della vecchia indagine indicavano un recupero del tasso di occupazione superiore ad un punto percentuale (la ricostruzione delle serie storiche non è ancora disponibile per questa fascia di popolazione). Il quadro positivo nasconde tuttavia tendenze diversificate all interno dell Italia: la crescita dell occupazione si è infatti concentrata soprattutto nel Centro e, in minor misura, nel Nord del Paese. Al contrario il Mezzogiorno, già caratterizzato da performance meno brillanti, ha fatto registrare una lieve flessione (-0,4%), che tuttavia non si è comunque ripercossa in una crescita della disoccupazione, quanto in una riduzione dell offerta di lavoro. Come conseguenza di tali tendenze, il divario tra i tassi di occupazione nelle due macroaree è pari ad oltre 17 punti (22 per le donne). Alla luce dei dati risultanti dalla nuova ricostruzione della serie storica, l obiettivo di raggiungere nel 2005 un tasso di occupazione del 58,5% appare senz altro percorribile, come pure sembra raggiungibile un tasso di occupazione femminile 1 Le modifiche metodologiche apportate all indagine sulle forze di lavoro (rese necessarie anche dalla necessità di adeguarsi al Regolamento Comunitario n. 577/98) hanno interessato aspetti di rilevante importanza quali la tecnica e la tempistica con cui la rilevazione viene eseguita, il frame per l individuazione degli occupati e dei disoccupati e, in misura meno rilevante, la struttura del campione (allo stesso tempo l ISTAT ha anche aggiornato alle risultanze censuarie le tecniche di riporto all universo dei dati campionari). Per dettagli circa le modifiche operate nella nuova rilevazione continua si veda ISTAT, La nuova rilevazione sulle forze di lavoro, giugno 2004, reperibile presso l indirizzo internet 19 pari al 46%; perché tale obiettivo venga raggiunto, è tuttavia necessario puntare soprattutto ad accrescere l occupazione nella fasce di popolazione che hanno maggiori margini, ed in particolare nel Mezzogiorno, sia tra i maschi che, soprattutto nella componente femminile. FIGURA 1 65,0 60,0 55,0 50,0 target 2005 target 2005 Nord e Centro Mezzogiorno Italia 45,0 40,0 35,0 30,0 Tasso di occupazione complessivo Tasso di occupazione femminile Esaminando più in dettaglio alcune tendenze, si deve osservare nell ultimo anno dati non ricostruiti un forte incremento degli occupati nella fascia di età tra i 50 e i 59 anni, con +152 mila occupati in più rispetto all anno precedente. In particolare, se si considera separatamente la fascia anni, si evidenzia a livello nazionale ancora un tasso di occupazione del 30,3%. Sulle serie storiche di indicatori quali la partecipazione e l occupazione degli individui over 55 influiscono fattori demografici e sociali che possono essere di supporto nell interpretazione di un contesto nel quale il tasso di occupazione (e partecipazione al mercato del lavoro) maschile risulta più alto in quei contesti territoriali il Centro Sud - dove i percorsi lavorativi sono spesso meno lineari. Anche la partecipazione al mercato del lavoro delle donne in età superiore ai 55 anni è cresciuta nelle regioni Centro-Settentrionali dove un mercato maggiormente dinamico ha favorito e stimolato l offerta di lavoro. Per quanto attiene alla occupazione femminile,l incremento tendenziale più forte di quello della componente maschile, determina il ridursi del gap occupazionale, così come quello relativo ai tassi di disoccupazione. I dati statistici, inoltre, sembrano indicare una crescita rilevante delle donne che lavorano con un contratto a tempo parziale mentre gli uomini in tempo parziale diminuiscono- mostrando, dunque, come questa tipologia di lavoro presenti una non trascurabile capacità di crescita tra le donne e possa contribuire al loro avvicinamento al mercato del lavoro. Le politiche di intervento Le politiche di intervento adotatte nel corso del hanno avuto come obiettivo quello di sostenere le tendenze positive del mercato del lavoro, al fine di accrescere il tasso di occupazione che resta ancora troppo basso in Italia- e di attirare sul mercato quelle fasce di popolazione che ne sono escluse: donne, ultracinquantenni, giovani del Mezzogiorno. In secondo luogo, esse hanno avuto lo scopo di diminuire il periodo di tempo trascorso nelle ricerca di un nuovo impiego o nella condizione di disoccupazione. L Italia si è iscritta, dunque, a pieno titolo nella Strategia di Lisbona, promuovendo adeguate politiche di welfare to work e sviluppando azioni di valorizzazione del capitale umano. A questo scopo si è accelerato il processo di adozione degli atti regolamentari e amministrativi necessari per attuare pienamente la legge Biagi, processo che ormai è quasi ultimato. La legge Biagi, intervenendo da un lato sul mercato, dall altro sulle tipologie contrattuali può assicurare, infatti, una maggiore trasparenza nei meccanismi di incontro tra 210 domanda e offerta e, ugualmente, può garantire alle imprese di beneficiare delle opportunità della competizione internazionale senza, però, penalizzare i lavoratori e, anzi, migliorando la qualità del lavoro. L attuazione della legge Biagi è stata accompagnata da una azione a livello microeconomico volta a favorire l emersione del lavoro irregolare. Il conseguimento di avvisi comuni tra Governo e parti sociali nel settore dell edilizia e in quello dell agricoltura, tradizionalmente i più esposti a questo fenomeno, ha rappresentato un significativo risultato nella lotta al lavoro nero e per promuovere un lavoro di qualità superiore. L introduzione di maggiori flessibilità non ha indotto fenomeni di segmentazione del mercato del lavoro. Come abbiamo appena visto, i dati indicano anzi una caduta della quota dei contratti a termine, effetto questo sia di un non utilizzo di questa tipologia contrattuale in una situazione di incertezza economica, sia nelle difficoltà del sistema a gestire strumenti nuovi e che producono cambiamenti organizzativi significativi. Nonostante ciò, il Governo considera ora prioritaria il riordino del sistema di sostegni al reddito (ammortizzatori sociali) il cui iter intende accelerare in Parlamento. Il riordino del sistema degli ammortizzatori sociali si fonda sul principio che, pure garantendo una serie di strumenti di sostegno al reddito, deve essere scoraggiato ogni atteggiamento di tipo passivo, ogni pratica che tende a favorire una uscita prematura dal mercato del lavoro, ogni abitudine ad usare in maniera ripetuta di questo sostegno reddituale. Al contrario, le azioni di sostegno all erogazione monetaria devono fondarsi su rigidi criteri di accesso, su solide azioni di formazione e addestramento, sull incentivazione di atteggiamenti attivi o pro-attivi. Essenziale sarà il supporto delle Regioni e delle parti sociali nella definizione dei programmi formativi e di ricollocamento dei lavoratori. 311 B. RISPOSTA ALLE LINEE GUIDA SPECIFICHE GL1: Misure attive e preventive per le persone disoccupate e inattive 1.1 Attuazione della riforma Biagi e del collocamento La riforma del mercato del lavoro, avviata con l approvazione della Legge Biagi e del Decreto legislativo 276/03, sta trovando la sua progressiva attuazione mediante atti regolamentari e contratti collettivi. In particolare, nel corso del 2004: è stata ampliata la platea dei soggetti abilitati a svolgere attività di collocamento al lavoro. I Centri per l impiego provinciali sono ora affiancati da altri organismi, pubblici o privati, autorizzati o accreditati mediante un regime unico di accreditamento regionale. Sono state introdotte le Agenzie per il lavoro che, una volta autorizzate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, possono svolgere attività di somministrazione o fornitura professionale di manodopera, intermediazione, ricerca e selezione del personale e supporto alla ricollocazione professionale; è stato approvato il sistema della Borsa continua nazionale del lavoro, un sistema aperto e trasparente di incontro domanda/offerta di lavoro e di offerta di servizi basato su nodi regionali. Si passa così da un sistema accentrato e gerarchico ad un sistema generale policentrico, in cui convivono attori diversi, dotati di autonomia, all interno di standard codificati. Una rete delle reti, basata su standard terminologici ed organizzativi comuni e condivisi che valorizza le soluzioni tecnologiche già avviate sul territorio in una logica integrata con le strategie regionali di e-governement. Nel corso dei prossimi mesi la Borsa verrà gradualmente attivata, aprendosi anche agli operatori privati; è stato istituito il libretto formativo del cittadino, che sarà definito d intesa con le Regioni, le Autonomie locali e le Parti Sociali. Lo strumento costituirà il libretto personale del lavoratore nel quale saranno registrate le competenze formali e informali acquisite durante il percorso formativo e lavorativo purché riconosciute e certificate; è stato riorganizzato il tirocinio, quale strumento di raccordo tra Pubbliche Amministrazioni, sistema formativo e aziende, e che comprende tutte le esperienze che non costituiscono rapporto di lavoro, in questo ambito è stato istituito il tirocinio estivo, applicabile anche a soggetti minorenni con almeno 15 anni di età; sono state ricondotte le collaborazioni coordinate e continuative, attraverso un processo di graduale svuotamento, al lavoro subordinato o al lavoro a progetto ; è stata definita la fattispecie normativa del lavoro meramente occasionale, intendendosi quello con durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell anno solare, con lo stesso committente, con un compenso totale percepito non superiore a euro; sono state introdotte politiche di workfare per favorire l inserimento lavorativo dei lavoratori svantaggiati attraverso il ricorso, in via sperimentale, a deroghe alla disciplina generale della somministrazione;, si è proceduto a ridurre il contenzioso in materia di qualificazione dei nuovi contratti, mediante una procedura volontaria di certificazione che prevede anche il coinvolgimento delle parti sociali e delle università. 1.2 Il nuovo collocamento Significativi sono i progressi nella messa a regime del nuovo sistema di collocamento pubblico. Si è registrato un notevole impulso da parte delle Regioni: 12 Regioni, tra il 2003 e il 2004, hanno approvato appositi atti. Le attività legate all accertamento dello stato di disoccupazione associate ad una combinazione dei nuovi servizi attivati presso i Cpi hanno contribuito a sburocratizzare l attività delle strutture. Si pensi alla notevole crescita delle funzioni di orientamento (più 11,4% rispetto al 2002) e di azioni di accompagnamento al lavoro (consulenza, counselling, tutoraggio, elaborazione di piani individuali di inserimento) frequentemente codificate in carte dei servizi che definiscono un rapporto con l utenza più trasparente tanto sul piano degli obiettivi da raggiungere, quanto su quello degli strumenti messi a disposizione. Peraltro, le prassi previste dagli strumenti normativi hanno accentuato l esigenza di un maggiore raccordo tra le politiche del lavoro e quelle della formazione e dell istruzione, tanto sul piano degli indirizzi regionali e provinciali, quanto su quello della realizzazione di reti territoriali. In particolare, riguardo a queste ultime: circa il 71% delle province italiane ha allacciato rapporti formalizzati con organismi pubblici o privati; il 54% di esse, inoltre, ha stipulato accordi quadro con i Comuni, soprattutto per garantire una maggiore diffusione del servizio sul territorio attraverso punti informativi comunali; il 69% delle province, infine, è coinvolto nella realizzazione di iniziative o di implementazione di progetti cofinanziati dalla UE. 412 1.3 La rete dei servizi per l impiego In Italia il sistema dei Servizi pubblici per l impiego conta 536 strutture (Centri per l impiego) a titolarità provinciale (+9 rispetto alle 527 del 2002), alle quali vanno aggiunti i 220 Sportelli Multifunzionali attivati, a partire dal 2002, dalla Regione Siciliana con compiti di erogazione di politiche attive del lavoro. Nell ultimo anno le azioni di monitoraggio condotte su scala nazionale (Rapporto di monitoraggio dell ISFOL) hanno mostrato come il sistema nel suo complesso abbia registrato avanzamenti sul piano strutturale, strumentale, funzionale. Tali andamenti, peraltro, assumono ulteriore significato se contestualizzati all interno della riforma del mercato del lavoro, delle recenti disposizioni in materia di collocamento e definizione dello stato di disoccupazione attraverso le quali sono stati tradotti nell ordinamento italiano e, soprattutto, nella prassi organizzativa degli uffici territoriali degli Spi, gli orientamenti della Commissione Europea in materia. Riguardo alla gestione dei servizi da parte delle amministrazioni provinciali e, sotto il profilo dell assistenza tecnica, delle Agenzie regionali per il lavoro si osserva l introduzione di sistemi e di strumenti innovativi di organizzazione e gestione delle risorse, tanto strumentali (assetti e modalità operative di funzionamento, layout, logistica e dotazioni informatiche) quanto umane (politiche del personale). Va evidenziato il generalizzato miglioramento del livello qualitativo dei servizi erogati dai Cpi, con un aumento significativo della quota di Centri in grado di offrire servizi altamente qualificati (dal 34,8% del 2002, al 48,4% del 2003). Su base territoriale il maggiore incremento si registra nelle regioni del Sud Italia, che continuano, pur rimanendo ancora al di sotto della media nazionale, il processo di riduzione della distanza dalle regioni del Centro-Nord. A tale avanzamento ha contribuito anche la scelta, operata dall Italia nel quadro del QCS Ob.1, di includere la messa a regime di un numero di Servizi per l Impiego tale da garantire la copertura di almeno il 50% della popolazione regionale, tra i criteri in base ai quali è stata attribuita, nel corso del 2003, una riserva di premialità del 6% della quota nazionale di cofinanziamento del QCS. 1.4 Attuazione della riforma del sistema educativo Nel corso del 2004 è stato avviato anche l iter di applicazione della legge delega n. 53/2003 di riforma del sistema scolastico e formativo. E stato emanato il decreto legislativo relativo alla scuola dell infanzia e al primo ciclo dell istruzione (Decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59). Sono stati, inoltre, approvati in via preliminare dal Consiglio dei Ministri i seguenti decreti: Schema di decreto legislativo concernente il diritto - dovere all istruzione e alla formazione; Schema di decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative all alternanza scuola lavoro; Schema di decreto legislativo concernente l istituzione del Servizio nazionale di valutazione del sistema di istruzione e formazione, nonché riordino dell Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell istruzione. Politiche attive delle Regioni Sul versante della programmazione delle policy in molte Regioni va rilevato il costante aggiornamento dei Piani per il lavoro e la formazione, con particolare riferimento agli obiettivi da perseguire in ordine alla nuova Strategia Europea per l Occupazione e al mutato contesto normativo nazionale. Allo stesso modo è importante segnalare un intensa attività di programmazione, che sta assumendo caratteristiche importanti anche a livello decentrato, con piani per l occupazione provinciali che dettagliano in molti casi gli atti di indirizzo regionali, realizzando così quel meccanismo di sussidiarietà e di buona governance nelle politiche territoriali per l impiego. FSE: principali scelte di riprogrammazione. Rispetto all asse A le decisioni di investimento delle Regioni/PA hanno condotto ad un incremento complessivo delle risorse. In particolare, si sottolinea che in relazione alla misura che promuove l implementazione del sistema dei Servizi per l impiego si è inteso privilegiare una prospettiva di consolidamento e di innalzamento degli standard di funzionamento e di verifica della qualità. Rilevante e comune a molti, l impegno ad implementare il monitoraggio sugli aspetti qualitativi delle attività svolte. In alcune realtà si è scelto di incrementare le azioni di contrasto delle forme di lavoro irregolare e gli interventi legati all inserimento e reinserimento nel mercato del lavoro. Inoltre, si tende a sostenere la transizione dei giovani al lavoro: piuttosto diffusa, infatti, la necessità di rafforzare l apprendistato. Rispetto alla disoccupazione di lunga durata si investirà in modo consistente in interventi formativi che possano consentire di superare situazioni di crisi e che contrastino l impoverimento della professionalità dei soggetti maggiormente esposti al rischio di marginalizzazione, prevedendo, in sintesi, azioni di supporto ai processi di ristrutturazione. 513 GL2: Creazione di posti di lavoro e imprenditorialità 2.1. Gli strumenti di incentivazione dell autoimprenditorialità e dell autoimpiego A partire dal secondo semestre del 2003, grazie ad un apposito stanziamento finanziario deliberato dal CIPE, l attività di concessione di nuove agevolazioni ha potuto essere riavviata. Per quanto riguarda il Titolo I del decreto 185/00, che incentiva la creazione e lo sviluppo di imprese costituite da giovani nelle aree depresse del Paese attraverso quattro diverse misure di intervento, nel corso del 2003 sono pervenute 156 nuove domande di finanziamento, per il 98% concentrate nel Sud. Sono state ammesse alle agevolazioni 28 proposte per un totale di 37 j/ml. L occupazione complessivamente generata dalle iniziative finanziate è pari a 330 unità. Il Titolo II del decreto, invece, offre tre opportunità di autoimpiego: il Lavoro Autonomo, la Microimpresa e il Franchising. Queste tre misure costituiscono il principale strumento di sostegno per la realizzazione e l avvio di piccole attività imprenditoriali da parte di disoccupati o persone in cerca di prima occupazione e sono applicabili in tutti i comuni del Sud e in oltre comuni del Centro Nord, pari complessivamente al 74% circa del totale dei comuni italiani. La gestione 2003 degli incentivi all autoimpiego è stata caratterizzata dall introduzione di modifiche di processo necessarie a renderlo coerente con un mutato quadro normativo e ad aumentarne il livello di efficacia ed efficienza. Nel corso del 2003 sono state presentate nuove domande e ne sono state ammesse a finanziamento Sul complesso delle domande istruite, il 5,1% riguarda richieste provenienti dalle aree del Centro Nord e il restante 94,9% domande provenienti dal Sud. Il tasso di ammissione del 2003 è risultato maggiore rispetto alla media storica (70% contro il 34%), evidenziando un sensibile miglioramento della qualità progettuale. A fronte di domande ammesse alle agevolazioni sono stati complessivamente assunti impegni di spesa per agevolazioni finanziarie pari a ,78 j. Ulteriori impegni di spesa, per complessivi ,75 j, sono stati assunti per servizi di assistenza tecnica ai beneficiari in fase di realizzazione degli investimenti e di start up. Nel corso del 2003 sono state erogate agevolazioni finanziarie per un importo complessivo pari a j ,46. L occupazione complessivamente generata dalle iniziative finanziate è pari a unità: 94,3% nelle regioni del Sud ed il restante 5,7% nelle regioni del Centro Nord. Analisi di genere - Domande presentate e ammesse: distribuzione territoriale e settoriale Risulta particolarmente significativo l interesse manifestato dalle donne verso gli strumenti di promozione dell Autoimpiego e, in particolare, verso gli incentivi erogati dal Lavoro Autonomo. Il 41% della domanda complessiva registrata su tale misura è di genere femminile, con un divario, rispetto alla componente maschile, che si è annullato negli anni: la percentuale della domanda femminile è passata dal 26% registrato nel 1996 al 48% del La scomposizione territoriale del totale delle richieste di finanziamento avanzato dalle donne evidenzia una maggiore presenza femminile per le iniziative presentate da proponenti del Centro Nord (48% contro il 40% del Sud). Per Microimpresa, la rilevazione di genere evidenzia dati meno brillanti indicando, probabilmente, una maggiore difficoltà delle donne a presentare iniziative imprenditoriali più complesse di quelle realizzabili sotto forma di ditta individuale. Per questa misura, infatti, la componente femminile (calcolata sul numero complessivo dei soci delle imprese che hanno fatto richiesta delle agevolazioni) si attesta al 33%, con una ripartizione territoriale (33% al Sud e 27% al Centro Nord). L analisi settoriale delle iniziative ammesse alle agevolazioni segnala la forte presenza femminile nelle imprese del turismo con il 72% circa. Segue il settore del commercio con il 51% e quello dei servizi alle persone con il 38% circa delle ditte agevolate a titolarità femminile. 2.2 Il progetto Fertilità Sono stati stanziati circa 36 milioni di euro per realizzare un programma di sostegno allo start up di cooperative sociali (Progetto Fertilità) promosse da realtà cooperativistiche consolidate e da altre organizzazioni del Terzo Settore quali ONG, associazioni, organizzazioni di volontariato, fondazioni, enti ecclesiastici. L incentivo fondamentale è un contributo per l accrescimento patrimoniale, pari al doppio del capitale sociale, finalizzato alla realizzazione di investimenti e nuova occupazione. In risposta all apposito bando sono pervenute 297 domande per complessivi 529 progetti di creazione o sviluppo di impresa sociale. La differenza tra il numero delle domande e quello dei progetti deriva dalla facoltà dei promotori di presentare fino ad un massimo di 10 iniziative imprenditoriali (cosiddetti progetti a grappolo). La valutazione ha condotto all approvazione di 116 domande per un totale di 182 progetti, 95 dei quali finanziati già nel corso del L occupazione a regime generata dalle iniziative finanziate è stimata in 706 unità, di cui il 54% costituito da persone svantaggiate e disabili (in alcune Regioni - Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Basilicata - tutti i nuovi lavoratori sono svantaggiati o disabili). 614 2.3 Il contributo del Fse (QCS Ob. 1 e 3 misura D3) e di Equal (misura 2.2) Il 2003 ha visto rafforzarsi e consolidarsi, su tutto il territorio nazionale, il contributo del FSE al raggiungimento degli obiettivi del Nap in materia di creazione di posti di lavoro e imprenditorialità. Dal punto di vista finanziario nel 2003 si registra una capacità di spesa generalmente superiore rispetto alle annualità precedenti, anche se permangono specificità a livello territoriale a volte marcate. Dal punto di vista dell attuazione fisica nel 2003, con riferimento alle sole Regioni ob. 3, risultano approvati progetti. Sempre con riferimento al Centro-nord gli interventi finanziati con il Fse, in coerenza con gli obiettivi della misura, hanno riguardato progetti riferibili prevalentemente a tre ambiti: gli incentivi per il lavoro autonomo, i percorsi integrati per la creazione di impresa e la formazione per la creazione di impresa. Tuttavia ampiamente diffuse sono state anche le attività di orientamento, consulenza e informazione rivolte alle persone. Dal punto di vista dei target raggiunti dalle azioni cofinanziate, emerge come gli interventi rivolti al sostegno dell imprenditorialità abbiano intercettato un utenza giovane, ma non necessariamente e non sempre giovanissima (il 40% è rappresentato infatti da persone con un età compresa tra i 30 e i 44 anni): in particolare le forme di incentivazione diretta alla creazione di impresa si sono indirizzate a una platea di soggetti che nel 50% dei casi supera i 30 anni. Inoltre più del 60% degli utenti raggiunti presenta un titolo di studio elevato. Complessivamente dunque è possibile affermare che le azioni rivolte al sostegno dell imprenditorialità finanziate dal Fse si sono caratterizzate principalmente come misure di enterprise creation piuttosto che di job creation. Per quanto riguarda la misura 2.2 (Asse Imprenditorialità) di Equal, le PS Settoriali (a valenza nazionale) ammesse a finanziamento sono 9 e le PS Geografiche 62 per un totale di spesa certificata nel 2003 di Euro. Le finalità dei progetti attivati attraverso la misura in questione consistono in: promozione della governance dello sviluppo territoriale; miglioramento delle competenze organizzative e manageriali degli imprenditori sociali; emersione delle situazioni di lavoro precario o irregolare; sviluppo di strumenti di finanziamento del non profit; sviluppo dell approccio multidimensionale per la sostenibilità dell impresa sociale; approccio di partnership che permette di sviluppare le azioni individuate dalla misura, agendo simultaneamente e in modo integrato su più dimensioni; rafforzamento delle competenze professionali ed organizzative nel Terzo settore; crescita sociale ed economica dei lavoratori/soci delle cooperative sociali, nonché degli utenti dei servizi. Il ruolo delle Regioni Dal punto di vista della legislazione, le Regioni e P.A. hanno, da un lato, provveduto a rifinanziare le disposizioni normative esistenti e, dall altro, disciplinato e promosso interventi per favorire il consolidamento e lo sviluppo delle PMI. Una tendenza che emerge con forza è l attenzione per la promozione, il sostegno e lo sviluppo della cooperazione sociale e del non-profit. Si sottolinea come siano in corso in alcune Regioni veri e propri processi di riordino degli strumenti di politica a favore delle imprese e la creazione di testi unici concertati con le categorie produttive e le forze sociali. Per quanto riguarda la progettualità regionale, nell ultimo anno si segnala il rafforzamento degli interventi formativi rivolti alle persone per la creazione di impresa, dei percorsi di inserimento lavorativo, delle iniziative di sostegno di natura economica volti ad agevolare l avvio e lo sviluppo di imprese innovative generate da spin-off aziendali o accademici, con particolare attenzione alla componente femminile, ai giovani ed alle fasce deboli. Inoltre, anche alla luce dell allargamento dell Unione Europea, le Regioni e P.A. sono fortemente impegnate nei processi di internazionalizzazione e di promozione all estero del sistema delle piccole e medie imprese e interessate a prendere parte al programma del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali finalizzato ad implementare ed a sostenere la mobilità transnazionale attraverso azioni di sistema dirette verso alcuni Paesi UE ed extra-ue. Un forte valore aggiunto all attività delle Regioni/PA rispetto allo scorso anno viene fornito dalla presenza di numerosi progetti a valenza interregionale. FSE: principali scelte di riprogrammazione. L asse D ha evidenziato un generale aumento di risorse rispetto alla dotazione inizialmente programmata. Tutte le Regioni hanno confermato il ruolo centrale degli interventi innovativi finalizzati allo sviluppo dell imprenditorialità e all adeguamento e adattabilità delle imprese e delle risorse umane all evoluzione del mondo del lavoro. Una priorità di intervento comune a tutte le Regioni rimane lo sviluppo di nuova imprenditoria con particolare attenzione ai nuovi bacini per l impiego. La strategia di consolidamento dell imprenditoria e dell occupabilità nei campi di interesse delle Regioni è inoltre perseguita attraverso lo sviluppo delle competenze e del potenziale umano quale fattore di competitività nel settore della Ricerca e Sviluppo Tecnologico. GL3: Affrontare il cambiamento e promuovere l adattabilità e la mobilità nel mercato del lavoro 3.1 I nuovi istituti contrattuali della legge Biagi I nuovi istituti contrattuali istituiti con la legge Biagi, in un ottica di modernizzazione degli strumenti giuridici del mercato del lavoro, si pongono l obiettivo di promuovere un lavoro regolare, adattabile, effettivamente tutelato. In particolare: 715 lavoro intermittente, ossia la disponibilità del lavoratore, anche a tempo indeterminato, a svolgere prestazioni di carattere discontinuo o intermittente (job on call), su richiesta del datore e con congrua indennità mensile di disponibilità, nei periodi di fermo; lavoro a coppia o job sharing; lavoro a progetto, per coloro che svolgono un lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione e per il quale sono previste maggiori tutele; lavoro occasionale e accessorio, ovvero un attività lavorativa sporadica, svolta da soggetti a rischio di esclusione sociale o non ancora nel mercato del lavoro o prossimi all uscita. Tali soggetti comunicano la loro disponibilità ai SPI provinciali o agli operatori, pubblici e privati, accreditati dalla Regione. Questa tipologia contrattuale comprende attività varie ma il dato distintivo è costituito dalla modalità di stipula, che dovrebbe avvenire non tra le parti contraenti ma con l acquisto presso agenzie autorizzate di voucher o buoni equivalenti ad un certo ammontare di prestazioni, la cui corrispondente cifra viene pagata al lavoratore dopo la prestazione. 3.2 La mobilità territoriale Il processo di mobilità interna per motivi di lavoro costituisce un fenomeno quantitativamente significativo e crescente nel nostro Paese. I dati ISTAT e le elaborazioni SVIMEZ degli ultimi anni stimano che il flusso attiene a persone annue, la maggior parte delle quali di età compresa tra i 25 e i 35 anni, diplomati e laureati. Le zone di maggiore attrazione sono rappresentate dalle aree distrettuali del nord, dai cluster distrettuali del centro e della dorsale adriatica che sembrano costituire i nuovi poli di richiamo per le persone disoccupate che risiedono nel Mezzogiorno. La decisione di spostarsi è costituita da un insieme di fattori, tra cui di assoluto rilievo risulta il reddito derivante dall opportunità di lavoro ma altrettanti importanti sono la qualità e la quantità di servizi cui si può fruire nel territorio di destinazione. Allo scopo di accompagnre e di facilitare l inserimento, non solo lavorativo, delle persone in mobilità, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in collaborazione con le Regioni e con il supporto di Italia Lavoro, ha realizzato nel corso del 2003 l azione di sistema SUDNORDSUD con l obiettivo di: a) progettare, formare e implementare una rete nazionale di servizi per l impiego pubblica e privata in grado di proporre un modello di servizio per l incontro domanda offerta di lavoro in mobilità geografica; b) accompagnare i flussi con iniziative di stimolo, promozione e assistenza tecnica; c) sperimentare, promuovere e articolare una gamma di interventi di politica attiva mirata ai soggetti in mobilità. I risultati conseguiti dal progetto sono di rilievo: una rete costituita da 60 Centri per l impiego e 75 nodi privati, dislocati in 17 regioni e in 70 province; 300 operatori pubblici e privati appositamente formati; 20 progetti di localizzazione in accompagnamento per circa lavoratori attraverso percorsi di formazione al nord per ritornare con il lavoro al sud; 8 laboratori di autoimpiego attivi presso i Centri per l impiego; 7 tavoli dell accoglienza attivati in 6 regioni del centro nord con il coinvolgimento di oltre 150 soggetti istituzionali e attori locali; 50 progetti di lavoro attivati dalla rete che riguardano 1500 soggetti in mobilità accompagnata e 250 imprese; dopo tre mesi di attivazione, oltre posti di lavoro costantemente a rotazione presenti sulla bacheca telematica ASPIDEA insieme a circa nominativi di persone che hanno dato la propria disponibilità ad intraprendere esperienze di mobilità. A questo percorso si sono aggiunti diverse azioni di supporto: un intesa fra Ministero del Lavoro e Politiche Sociali e Ministero dell Istruzione, Università e Ricerca per realizzare 4500 tirocini in mobilità post diploma collegati a progetti IFTS destinati a giovani del Mezzogiorno per figure professionali che difficilmente possono sperimentarsi sul territorio di provenienza (ICT e Meccatronica). Il progetto, con il supporto delle Regioni, intende saggiare le opportunità offerte dal tirocinio svolto presso imprese del Centro - Nord che già hanno investito risorse - o che mostrano interesse ad investire - nelle aree del Mezzogiorno, in modo da sostenere il rientro dei corsisti nelle regioni di provenienza. Il progetto è in fase di avvio, ha durata triennale, prevede l attivazione entro la fine dell anno di 33 corsi nel Mezzogiorno per formare 660 specialisti nel settore ICT; una collaborazione fra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Ministero delle Attività Produttive per realizzare, nell ambito della riprogrammazione Fse, tirocini formativi in mobilità di andata e ritorno e percorsi integrati di inserimento lavorativo per soggetti svantaggiati presso imprese e stabilimenti realizzati grazie ai finanziamenti pubblici al sud (Legge 488/92); un iniziativa con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per interventi concertati sull accoglienza abitativa dei lavoratori in mobilità. un accordo tra Ministero del Lavoro e Politiche Sociali e Sviluppo Italia per garantire l interazione fra le opportunità di finanziamento e di supporto per l autoimpresa ed i servizi forniti nella rete dei laboratori per l autoimprenditorialità ai giovani in mobilità geografica che intendano avviare un attività in proprio; iniziative promosse dalle Province per integrare con risorse proprie le azioni della rete nazionale sostenendo strumenti flessibili di politica attiva; un programma quadro integrato SudNord/NordSud tra Stato-Regioni-Autonomie Locali, per la realizzazione del quale sono state impegnate risorse finanziarie pari a 10 milioni di euro. Il Programma si articola in due aree di attività che hanno 816 l obiettivo di mettere a regime la sperimentazione dei tirocini formativi in mobilità geografica e di consolidare la rete di servizi alle imprese e alle persone creata attraverso l azione di sistema. 3.3 La mobilità nei Paesi dell Unione: la rete EURES E in corso di rinnovo il sistema di IT di EURES al fine di poter adempiere all obbligo di rendere visibili e consultabili da parte di tutti gli Stati Membri le offerte di lavoro entro il In tal senso, sarà necessario agevolare e monitorare il superamento degli ostacoli alla mobilità; anche nel quadro dell allargamento occorrerà fornire informazioni sui lavoratori facilmente accessibili durante il periodo di transizione; bisognerà infine predisporre un sistema di valutazione e monitoraggio dei risultati ottenuti dal servizio EURES. Strategie regionali e scelte di riprogrammazione FSE Al programma quadro hanno aderito 16 Regioni più la provincia Autonoma di Trento. Un ulteriore accordo interregionale per la realizzazione dei tirocini formativi vede coinvolte la Provincia Autonoma di Trento, la Calabria e la Campania. La finalità è quella di favorire lo sviluppo della mobilità del lavoro, dell occupabilità e del partenariato fra territori ed imprese, dello sviluppo locale dei territori regionali e provinciali e della qualità dell accoglienza. In merito al Programma di Iniziativa Comunitaria Equal, nell ambito della riprogrammazione del DOCUP, l asse adattabilità è stato rivisitato alla luce della riforma del mercato del lavoro adottata a livello nazionale che promuove una nuova organizzazione del mercato del lavoro, basata su un innovativo modello di raccordo degli attori, pubblici e privati, che modifica il sistema delle relazioni industriali e introduce nuovi istituti di diritto del lavoro. Riguardo alle politiche per l adattabilità finanziate dal FSE la formazione continua resta una delle politiche cardine finalizzate al raggiungimento di elevati livelli qualitativi della forza lavoro. Vengono confermati percorsi professionalizzanti finalizzati al supporto ai processi di qualificazione delle risorse umane e di stabilizzazione dell occupazione per combattere eventuali rischi di precarizzazione del mercato del lavoro. Accanto ai tradizionali corsi formativi, divengono cruciali le azioni di sostegno e di sensibilizzazione finalizzate a sviluppare nelle imprese, soprattutto di piccola e media dimensione, la consapevolezza che la formazione continua sia un elemento di crescita e di competitività nel mercato. Le Regioni confermano inoltre la priorità relativa alla formazione continua nel settore pubblico, con la finalità di accompagnare i processi di innovazione nel settore derivanti dalla riorganizzazione delle funzioni amministrative, attraverso programmi di valorizzazione delle risorse umane coinvolte nella programmazione e nella gestione dei nuovi compiti a livello territoriale. GL4: Promuovere lo sviluppo del capitale umano e l apprendimento lungo l arco della vita 4.1 Le politiche per la formazione continua Le politiche per la formazione continua si basano su un sistema ampio e consolidato di strumenti di finanziamento e gestione, costituito in primo luogo dal FSE e dalla legge 236/93, ma anche dai nuovi Fondi Paritetici Interprofessionali. Con il 2003 si è conclusa la fase transitoria di avvio dei Fondi Interprofessionali e si sta procedendo alla piena attuazione del meccanismo che consente alle imprese di destinare il gettito derivante dal contributo di parte dello 0,30 delle retribuzioni versato all INPS alla formazione continua dei propri dipendenti. Dieci sono i Fondi (tab. 1) fino ad oggi costituiti e autorizzati, rappresentativi di una larga parte del mondo delle imprese e dei lavoratori. Al 30 giugno 2004 sono risultate iscritte aziende, per un totale stimato dall INPS di lavoratori dipendenti (pari a circa il 40% degli interessati). 917 TABELLA 1 Prospetto riassuntivo dei fondi interprofessionali costituiti ed autorizzati a dicembre 2003 Fondi paritetici interprofessionali Settori interessati Decreti di autorizzazioni del MLPS Organizzazioni firmatarie Risorse D.D. 148/I/2003-art. 2 (Euro) (*) Risorse D.D. 148/I/2003-art. 1 (Euro) (*) Risorse D.D. 351/I/2003 (Euro) (*) Totale risorse (Euro) (*) Adesioni aziende (***) Adesioni lavoratori (***) FONDIMPRESA Industria 28/11/2002 Confindustria; Cgil; Cisl; Uil , , , , Fondo Formazione PMI Industria 21/01/2003 Confapi; Cgil; Cisl; Uil , , , , FOR.TE Terziario, comparti del commercio-turismo-servizi, creditizio finanziario, assicurativo e logistica-spedizioni-trasporto 31/10/2002 Confecommercio; Abi; Ania; Confetra; Cgil; Cisl; Uil , , , , FON.TER Terziario, comparti turismo e distribuzione-servizi 24/02/2003 Confesercenti; Cgil; Cisl; Uil , , , , FONDO ARTIGIANATO FORMAZIONE Artiginato; Piccole e medie imprese 31/10/2001 Confartigianato; Cna; Casartigiani; Cgil; Cisl; Uil , , , , FONCOOP Cooperazione 10/05/2002 A.G.C.I.; Confcooperative; Legacoop; Cgil; Cisl; Uil , , , , FONDIRIGENTI Industria 06/03/2003 Confindustria; Federmamager , , , , FONDIR Terziario, comparti del commercio-turismo-servizi, creditizio-finanziario, assicurativo e logistica-spedizioni-trasporto 06/03/2003 Confcommercio; Abi; Ania; Confetra; Fendac; Federdirigenti credito; Sinfub; Fidia , , , , FONDO DIRIGENTI PMI Piccole e medie imprese industriali 04/08/2003 Confapi; Federmanager Dipendenti (autodichiarazioni) FONDOPROFESSIO- NI Studi professionali e aziende ad essi collegate 29/12/2003 Consilp; Confprofessioni; Confedertecnica; Cipa; Cgil; Cisl; Uil TOTALE , , , , (*) Si tratta della ripartizione delle risorse ex art. 118 legge 388/2000 disposta con il Decreto Dirigenziale n. 148/I/2003 e il Decreto Dirigenziale n. 351/I/2003 (è in via di ripartizione la quota residua del (**) Fondo costituito e autorizzato in data successiva al 30 giugno (***) Stime INPS, ottobre18 Per quanto riguarda la legge 236/93, il tradizionale canale di finanziamento della formazione continua in Italia, nel corso del 2003 si è realizzata una svolta nella strategia attuativa della legge. La distribuzione di risorse alle Regioni (50 milioni di euro) è stata accompagnata da un provvedimento sui criteri generali per la promozione dei Piani formativi individuali, aziendali e territoriali, che si muove in direzione di una specializzazione degli strumenti di finanziamento esistenti tale da assicurare il coinvolgimento dei destinatari delle azioni di formazione continua più difficilmente raggiungibili dai nuovi Fondi Paritetici Interprofessionali. Si prevede infatti: da un lato, di favorire l integrazione con il Fse e valorizzare le diverse linee del sostegno pubblico alla formazione continua tenendo conto dell avvio dei Fondi; dall altro, che il 70% delle risorse assegnate alle Regioni dovranno indirizzarsi ad interventi dedicati: a) ai lavoratori delle imprese private con meno di 15 dipendenti; b) ai lavoratori di qualsiasi impresa privata con contratti di lavoro a tempo parziale, a tempo determinato o di collaborazione coordinata e continuativa nonché inseriti nelle tipologie contrattuali ad orario ridotto, modulato o flessibile e a progetto previste dalla legge 30/2003; c) ai lavoratori di qualsiasi impresa privata collocati in cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria, o con età superiore a 45 anni o in possesso del solo titolo di licenza elementare o istruzione obbligatoria. Il restante 30% delle risorse è finalizzato a destinatari definiti e individuati dalla stesse Regioni e Province Autonome. E prevista un attività di monitoraggio delle iniziative finanziate da realizzarsi sulla base indicatori elaborati dal Ministero con il supporto dell Isfol. Relativamente al contributo del FSE, la misura D1, dedicata allo sviluppo della formazione continua quale strumento di adattabilità delle imprese e dei lavoratori, è presente nella programmazione ob.1 e ob.3. Nel corso del 2003 la realizzazione dei progetti cofinanziati legati a tali obiettivi ha subito un notevole incremento rispetto agli anni precedenti di attuazione del programma Complessivamente sono stati spesi 228 milioni di euro che costituiscono il 49% della spesa e impegnati 421 milioni di euro ossia il 42%. La valutazione intermedia dell ob.3 conclude che, allo stato attuale, risulta ancora difficile pensare alla formazione continua come strumento di garanzia dei lavoratori più deboli e che le scelte formative delle aziende si concentrano su lavoratori relativamente forti. Per quanto riguarda la Formazione Continua Individuale, la cui sperimentazione ha preso avvio nel 1998, con la legge 53/2000 essa si configura come un diritto soggettivo. I dispositivi organizzativi attraverso cui si realizza l offerta da parte delle Regioni (o Province, nei casi in cui la materia è stata decentrata) sono due: i cataloghi e i voucher. I lavoratori in genere sono tenuti a compartecipare alla spesa con quote fino al 20% del totale. Sebbene non siano ancora disponibili monitoraggi approfonditi in grado di delineare il quadro completo dell esperienza, le analisi che sono state condotte fino ad oggi segnalano, oltre ai risultati positivi in termini di adesione dei lavoratori e di gradimento delle amministrazioni regionali per la semplicità di gestione del meccanismo del voucher, anche alcune necessità relative: a) all attivazione di misure di accompagnamento adeguate ai lavoratori più deboli ; b) allo sviluppo di un offerta mirata ai fabbisogni professionali dell area territoriale di riferimento e caratterizzata da condizioni logistiche e di flessibilità adeguati alle caratteristiche e alle esigenze dell utenza. Occorre osservare che l esperienza della FCI si sta configurando come un opportunità di grande importanza per lo sviluppo di politiche di lifelong learning e che molte Regioni stanno attivando azioni di monitoraggio accurate. Cominciano a profilarsi anche nuovi comportamenti aziendali, che, in qualche caso, promuovono l accesso dei lavoratori alla FCI, evitando le complicazioni organizzative e i costi economici connessi con l attivazione di piani formativi aziendali. Tra le tipologie formative emergenti un attenzione particolare va posta sui voucher aziendali, che possono definirsi come incentivi economici di natura individualizzata volti al finanziamento di attività formativa documentabile scelta dai destinatari (lavoratori delle imprese). Da un analisi dei voucher erogati attraverso gli strumenti di finanziamento nazionale (236/93 e 53/2000 tipologia B) si evidenzia come i lavoratori complessivamente coinvolti siano quasi per la 236/93 e circa per la 53/00. In considerazione delle difficoltà incontrate dalle Regioni per l attuazione degli interventi il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali nel progettare il provvedimento relativo alla nuova fase di trasferimento di risorse alle Regioni (emanato nel maggio 2004, ha suddiviso tra le Regioni poco più di 30 milioni di euro), ha previsto che una quota pari al 5% di quanto trasferito possa essere impiegata dalle Regioni per finanziare iniziative di informazione e pubblicità diretta ai lavoratori, alle imprese ed alle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori. E stato inoltre disposto l invio da parte delle Regioni di un Rapporto annuale sull andamento delle attività elaborato sulla base di linee guida e indicatori predisposti dal Ministero. Si segnala, infine, che nel corso del 2003 l analisi dei bandi di gara emessi dalle Amministrazioni centrali e regionali ob. 1 e ob. 3 ha evidenziato una crescita dell utilizzo del voucher formativo nell ambito della programmazione del FSE. 4.2 Educazione degli adulti L attività dei Centri territoriali permanenti coinvolge persone adulte attraverso l offerta di tre tipologie di corso: finalizzati al conseguimento di un titolo di studio (utenti ); di lingua in favore di cittadini stranieri (utenti ); modulari, principalmente di informatica e lingua straniera (utenti ). Pur in presenza di un incremento del numero degli adulti frequentanti i corsi serali nelle istituzioni secondarie superiori, pari a unità, è stato promosso un progetto finalizzato ad incrementare significativamente il numero degli adulti in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore. 1119 4.3 Istruzione e formazione professionale per i giovani fino a 18 anni La legge n. 53/03 ha previsto che l obbligo scolastico nonché l obbligo formativo siano ridefiniti ed ampliati con il diritto-dovere all istruzione e alla formazione per almeno 12 anni o, comunque, sino al conseguimento di una qualifica entro il diciottesimo anno di età. In attesa che vengano emanati i decreti di attuazione, il MIUR, il MLPS, le Regioni, le province autonome di Trento e Bolzano, le Province, gli Enti Locali, in sede di Conferenza unificata, nel giugno 2003, hanno siglato un Accordo quadro per la realizzazione, di un offerta formativa di istruzione e formazione professionale a carattere sperimentale. A seguito di tale accordo, le Regioni hanno stipulato distinti protocolli di intesa con il MIUR e il MLPS, dando così avvio alle sperimentazioni. Complessivamente nell anno scolastico 2003/2004 sono stati avviati percorsi sperimentali triennali, per un totale di allievi. Nel gennaio 2004, al fine di consentire il rilascio di una qualifica professionale spendibile a livello nazionale, sono stati definiti, in sede di Conferenza Stato Regioni, standard formativi minimi relativi alle competenze di base. Attualmente si sta operando per giungere ad una definizione condivisa in relazione alle certificazioni intermedie e finali e al riconoscimento dei crediti ai fini dei passaggi tra i sistemi. L attuazione dei progetti pilota, registrerà per l anno 2004/2005 un sensibile incremento. Lo schema di decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative all alternanza scuola-lavoro la disciplina come modalità di realizzazione della formazione del secondo ciclo per quegli studenti che, avendo compiuto il quindicesimo anno d età, sono tenuti a conseguire, nell esercizio del diritto-dovere all istruzione e alla formazione, almeno una qualifica professionale. La finalità di tale innovazione è quella di assicurare ai giovani, oltre alle conoscenze di base, l acquisizione di competenze spendibili sul mercato del lavoro. Con la sua introduzione il processo educativo esce dalla classe come luogo esclusivo di apprendimento e si realizza in contesti diversi, in un organico collegamento delle istituzioni scolastiche e formative con il mondo del lavoro e della società civile. Tali esperienze possono essere realizzate anche in imprese simulate utilizzando il laboratorio come ambiente di apprendimento contestualizzato: a tale proposito si segnala l attivazione di un apposita Rete telematica delle imprese formative simulate (IFS). A giugno 2004 le imprese formative simulate attive sono risultate 477. Dal prossimo anno scolastico ne saranno attivate altre 280, già autorizzate e finanziate con risorse del FSE, pari a 12 milioni di euro per il biennio , per un totale di 757. Gli allievi di istituzioni scolastiche del territorio nazionale coinvolti sono attualmente circa 8000 e si prevede che saliranno, nel prossimo anno scolastico, a circa In attesa della compiuta definizione dell iter di approvazione del decreto, circa 300 istituzioni scolastiche dislocate su tutto il territorio nazionale stanno realizzando, attraverso convenzioni con imprese e agenzie pubbliche e private, una sperimentazione di progetti di alternanza scuola-lavoro che coinvolge circa alunni. Nell anno 2004, a tale scopo, è previsto un finanziamento pari a 13 milioni di euro, che diventeranno 30 nel Con il PON scuola, inoltre, sono stati autorizzati corsi relative ad esperienze di stage e di alternanza, per un ammontare di risorse pari a euro Per quanto riguarda i contratti a contenuto formativo per i giovani, secondo i più recenti dati INPS la crescita sostenuta dell occupazione in apprendistato registrata ininterrottamente a partire dal 1997 sembra essersi arrestata. La diminuzione della media degli occupati nel 2002 ha pesato in particolare nelle regioni del Nord Italia. Al contrario, il numero di giovani che assolve il diritto dovere all istruzione e alla formazione attraverso l esercizio dell apprendistato mostra segnali di crescita: il dato più recente riferito al totale degli apprendisti con età compresa tra 15 e 17 anni fa riferimento a unità di occupati al 31 ottobre La domanda di formazione da parte dei giovani che assolvono il dirittodovere all istruzione e formazione attraverso l apprendistato ha trovato, finora, una risposta solo parziale da parte delle Regioni. L avanzamento nella costruzione dei sistemi di apprendistato non è uguale per tutte le Regioni: accanto a quelle che hanno un modello consolidato permangono Regioni in cui gli interventi per l apprendistato conservano un carattere di discontinuità. La crescita dell offerta formativa implica una crescita della spesa per l apprendistato: le Regioni hanno fatto maggiore ricorso sia a risorse proprie che ai POR. L entrata in vigore del decreto legislativo 276/2003 è destinata a produrre un impatto rilevante sui sistemi regionali di apprendistato, richiedendo di rinnovare il modello alla luce di nuove indicazioni, prima fra tutte la differenziazione introdotta dalla nuova normativa fra tre tipologie di apprendistato. Allo stesso tempo, il decentramento amplifica il ruolo delle Regioni cui viene affidato il compito di regolamentare l istituto. 4.4 Istruzione e formazione a livello post-secondario La filiera IFTS, istituita per rispondere alla necessità di acquisire da parte di un più largo numero di giovani e adulti competenze tecnico-specialistiche di livello medio-alto, in grado di rispondere all evoluzione dei processi organizzativi e tecnologici del mondo produttivo, omogenee su tutto il territorio nazionale. Dalle analisi condotte in merito al primo triennio di programmazione emerge che l offerta si è triplicata, coinvolgendo un totale di circa iscritti. I percorsi IFTS sembrano rispondere in maniera adeguata alle esigenze di un target di riferimento piuttosto eterogeneo: lieve la preponderanza della componente maschile (55,6%); significativa la presenza di adulti con più di 31 anni (15,7%). Ad un anno dal termine dei corsi risulta occupato il 50,8% dei corsisti: i dati mostrano che sono i 1220 giovanissimi, con meno di 21 anni, ad essere stati facilitati nell inserimento professionale; le difficoltà maggiori, invece, si registrano per gli ultra 35enni. La disaggregazione degli occupati per sesso mostra quanto le donne ancora continuino a scontare le maggiori difficoltà per l inserimento professionale. Per accrescere la rispondenza della specializzazione tecnica superiore ai fabbisogni formativi del territorio e, più in generale della società europea della conoscenza, la nuova fase sarà caratterizzata dalla stretta connessione tra il sistema dell IFTS e gli interventi in materia di ricerca scientifica e di trasferimento tecnologico. E in questo quadro che si inserisce l iniziativa avviata con il Protocollo d intesa sottoscritto dal MIUR, dal MLPS e dalle Regioni Piemonte e Sardegna. L intesa riguarda i seguenti obiettivi: a) definire un piano pluriennale di interventi per collegare istruzione, formazione, lavoro, ricerca scientifica e trasferimento tecnologico; b) intervenire, con priorità, per la messa a regime del sistema dell IFTS attraverso la promozione di Poli di eccellenza. Infine, con l'accordo sancito in sede di Conferenza Unificata il 29 Aprile 2004 sugli standard delle competenze tecnico-professionali delle prime 37 figure nazionali di riferimento si concluderà, a breve, la prima fase di programmazione dell'ifts che si è svolta negli anni 1999/2003. Le iniziative delle Regioni Nell ultimo anno la progressiva attuazione della L. 53/2003 ha visto le Regioni impegnate su diversi piani. All interno del Dlgs 276/03 stanno lavorando alla realizzazione del libretto formativo. Strettamente legato a questo il tema della certificazione delle competenze, rispetto al quale le Regioni, nei loro diversi ambiti di pertinenza (istruzione/formazione/lavoro) hanno dato avvio ad un importante progetto interregionale per la definizione di un sistema nazionale condiviso. Per quanto riguarda gli interventi di sistema, le Amministrazioni regionali hanno scelto di continuare a investire per rafforzare la qualità dei sistemi sinora messi a regime, in modo particolare supportando le successive fasi dell accreditamento. Si rileva, inoltre, l intento di diverse Regioni e PA di effettuare costantemente e regolarmente interventi di manutenzione qualitativa dei sistemi con l obiettivo di creare apparati complessi ma efficienti in grado di garantire istruzione e formazione lungo tutto l arco della vita. La scelta di investire nell innovazione e sulla costante formazione degli operatori è un fattore strategico. La lotta alla dispersione scolastica e formativa è una priorità. L obiettivo della SEO di posti di lavoro più numerosi e migliori è perseguito dalla gran parte delle Amministrazioni regionali con una forte attenzione a dotare di risorse adeguate l alta formazione privilegiando il raccordo con il mondo dell università e della ricerca scientifica. GL5: Aumentare la disponibilità di manodopera e promuovere l invecchiamento attivo 5.1 Riforma del mercato del lavoro La riforma Biagi prevede numerosi interventi che, in via diretta o indiretta, risultano finalizzati a promuovere la permanenza o il reingresso nel mercato del lavoro di persone ultra cinquantenni. In particolare: i) l istituzione delle cd. agenzie sociali per l impiego o di personal service che, sulla base di apposita convezione con il soggetto pubblico, sono incentivate 1 alla temporanea presa in carico dei lavoratori svantaggiati al fine di un loro più rapido ricollocamento sul mercato del lavoro; ii) il lavoro intermittente che può essere sperimentato, tra l altro, per i lavoratori con più di 45 anni di età che siano stati espulsi dal ciclo produttivo o siano iscritti alle liste di mobilità e di collocamento ; iii) il contratto di inserimento che prevede, tra le categorie di soggetti ammessi, i lavoratori con più di cinquanta anni di età che siano privi di un posto di lavoro ed in genere quelli che desiderino riprendere una attività lavorativa e che non abbiano lavorato per almeno due anni ; iv) il lavoro a progetto; v) il lavoro accessorio. 5.2 Riforma del sistema pensionistico Il 28 luglio 2004 il Parlamento ha approvato la legge delega di riforma del sistema previdenziale. La riforma si propone di raggiungere due obiettivi principali, sulla base anche degli orientamenti condivisi a livello europeo: a) elevare gradualmente l età pensionabile, per tenere conto degli andamenti demografici; b) sviluppare la previdenza complementare, 1 A seconda della durata del contratto di lavoro stipulato con il lavoratore svantaggiato, alle agenzie è consentito di: operare in deroga al principio della parità di trattamento tra lavoratori somministrati e lavoratori dell azienda utilizzatrice (contratto di durata non inferiore di 6 mesi), detrarre dal compenso e dalla contribuzione dovuta allo stesso lavoratore, l indennità (sussidio) e la contribuzione figurativa ad spettante in virtù del suo stato di disoccupazione (contratti di durata non inferiore a 9 mesi). 13 Vedere altro
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References: art. 118
 Art. 35
 articolo 45
 articolo 117
 Art. 1
 Articolo 1
 art. 25
 articolo 52
 Art. 25
 Articolo 1
 art. 41
 art. 41
 Art. 1