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Timestamp: 2020-08-09 15:41:47+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 28130 del 31/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28130 del 31/10/2019
Cassazione civile sez. I, 31/10/2019, (ud. 25/09/2019, dep. 31/10/2019), n.28130
sul ricorso n. 22547/2018 proposto da:
presso la Corte di Cassazione, rappresentato e difeso dall’Avv.
Paolo Sassi giusta procura in calce al ricorso;
8/6/2018;
25/09/2019 dal Cons. Dott. Alberto Pazzi.
1. con decreto in data 8 giugno 2018 il Tribunale di Campobasso respingeva il ricorso proposto da A.S. avverso il provvedimento di diniego di protezione internazionale emesso dalla locale Commissione territoriale al fine di domandare il riconoscimento dello status di rifugiato, del diritto alla protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex artt. 2 e 14 e del diritto alla protezione umanitaria ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3 e D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6;
in particolare il Tribunale, dopo aver ritenuto non attendibile il racconto del migrante (il quale aveva riferito di aver lasciato il Togo dopo essersi opposto alla pratica della mutilazione dei genitali delle sue due figlie femmine, temendo di subire ripercussioni in caso di rientro in patria): i) reputava che non sussistessero i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato, in quanto i motivi prospettati, qualora attendibili, non erano riconducibili a quelli indicati nella normativa regolante il diritto al rifugio, poichè in Togo esisteva una legislazione che puniva gli autori di queste pratiche di mutilazione e il ricorrente non aveva fatto ricorso alle istituzioni di sicurezza del suo territorio; ii) rilevava che in Togo non sussisteva una situazione di violenza indiscriminata tale da comportare un pericolo grave per l’incolumità della persona, non essendo sufficiente a configurare una simile situazione la situazione socio-politico del paese, così come non era possibile ritenere che il ricorrente potesse essere esposto a condanne o trattamenti inumani o degradanti in dipendenza di quanto riferito; iii) constatava come il richiedente asilo non avesse allegato o provato elementi che fossero utili a ravvisare una sua particolare vulnerabilità;
ricorre per cassazione avverso questa pronuncia A.S., al fine di far valere tre motivi di impugnazione;
3.1 il primo motivo di ricorso denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8,D.Lgs. n. 25 del 2007, art. 1 (rectius art. 2), lett. e) e g), artt. 3, 14 e art. 16, comma 1, lett. b), nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, costituito dalla mancata valutazione della vicenda personale del richiedente asilo e della situazione esistente in Togo: il Tribunale avrebbe valutato non correttamente la vicenda personale del migrante, malgrado le sue dichiarazioni trovassero pieno riscontro nella documentazione allegata al ricorso, e così avrebbe a torto omesso di riconoscergli lo status di rifugiato, pur in presenza di un ragionevole timore di subire serie persecuzioni e gravi violazioni dei diritti umani in caso di rimpatrio a causa dell’opposizione alla mutilazione delle sue figlie, per la quale era stato picchiato brutalmente e perseguitato;
il Tribunale inoltre avrebbe trascurato di considerare che in realtà la situazione esistente in Togo era caratterizzata da una crescente insicurezza, a causa dell’elevato rischio di attentati terroristici e delle violazioni dei diritti umani perpetrate dai membri delle forze di sicurezza, e precarie condizioni di vita;
3.2.1 quanto al riconoscimento dello status di rifugiato occorre considerare che la valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma. 5, lett. c);
questo apprezzamento di fatto è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile; si deve invece escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura e interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito (Cass. 3340/2019);
nella specie il Tribunale ha accertato, in fatto, non solo che il richiedente asilo aveva reso “un racconto non attendibile”, ma anche che, pur volendo considerare attendibili le dichiarazioni rese, la legislazione del Togo e le forze di sicurezza offrono tutela rispetto a questo tipo di violenza;
la censura in esame quindi da un lato non propone critiche che rientrino nel novero delle censure ammissibili e mira invece a una non consentita rivisitazione del merito della vicenda (Cass. 8758/2017), dall’altro non solleva alcun appunto rispetto all’ultimo dei motivi illustrati, rendendo così inammissibile l’intera impugnazione proposta (si vedano in questo senso Cass. 11222/2017 e Cass. 18641/2017); 3.2.2 ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), è dovere del giudice verificare, avvalendosi dei poteri officiosi di indagine e informazione di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, se la situazione di esposizione a pericolo per l’incolumità fisica indicata dal ricorrente, astrattamente riconducibile ad una situazione tipizzata di rischio, sia effettivamente sussistente nel paese nel quale dovrebbe essere disposto il rimpatrio, sulla base di un accertamento che deve essere aggiornato al momento della decisione (Cass. 17075/2018);
il Tribunale si è ispirato a simili criteri, laddove ha ritenuto, in virtù del rapporto di Amnesty International, che in (OMISSIS), pur in presenza di una situazione di tensione politica, non fossero in corso guerre civili o situazioni di conflitto interno;
4.1 il secondo mezzo lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio costituito dalla mancata valutazione della situazione esistente in Togo: il Tribunale, posto che i seri motivi necessari per il riconoscimento di questa forma di protezione potevano essere ricondotti a situazioni tanto soggettive quanto oggettive relative al paese di provenienza, avrebbe omesso di considerare da un lato le peculiarità della vicenda personale del migrante, dall’altro che le condizioni di vita che il richiedente asilo avrebbe avuto nel paese di origine, dove vi era una situazione di insicurezza e instabilità tale da determinare la violazione dei diritti fondamentali della persona, sarebbero state oggettivamente del tutto inadeguate;
il che tuttavia non comporta mutamenti nel relativo regime impugnatorio, che resta quello, ordinario e generale, dell’opposizione prevista dall’art. 170 dello stesso D.P.R., dovendosi escludere che la pronuncia sulla revoca, in quanto adottata con il decreto che definisce il merito, sia, per ciò solo, impugnabile immediatamente con il ricorso per cassazione, rimedio previsto solo per l’ipotesi contemplata dall’art. 113 del Testo Unico in parola (si vedano in questo senso Cass. 3028/2018, Cass. 29228/2017 e Cass. 32028/2018);
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato in misura pari a quello ove dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

References: Sentenza 
 art. 32
 art. 5
 art. 8
 art. 1
 art. 2
 art. 16
 art. 3
 Cass. 
 Cass. 
 art. 14
 art. 8
 art. 5
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13
 art. 13