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Timestamp: 2017-01-16 17:24:15+00:00

Document:
Circolare INPS n. 17 del 08.02.2006
Decreto legislativo 10.9.2003, n. 276,
articoli da 33 a 40. Contratto di lavoro intermittente
SOMMARIO: Disciplina previdenziale del rapporto
di lavoro intermittente
articoli da 33 a 40 del
D.Lgs. 10.9.2003, n. 276, di attuazione dell�'articolo 4 della legge 14.2.2003,
n. 30 (recante deleghe in materia di
occupazione e mercato del lavoro), il contratto di lavoro intermittente è il
contratto mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di
lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa nei limiti di cui al
successivo articolo 34 della stessa fonte.
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con
circolare n. 4 del 3 febbraio 2005
(in G.U. Serie Generale n. 33 del 10.2.2005) (All. 1), ha dettato chiarimenti in
merito al corretto inquadramento di tale nuova fattispecie contrattuale,
precisando altresì che la finalità alla quale essa risponde è quella di dare
adeguata veste giuridica a prestazioni di lavoro discontinue e intermittenti,
anche al fine di regolarizzare prassi esistenti, e quantitativamente rilevanti,
di lavoro non dichiarato o comunque non regolare. Il predetto dicastero ha
inoltre precisato che:
- il contratto di lavoro intermittente è
una speciale tipologia di contratto di lavoro subordinato;
- al contratto di lavoro intermittente si
applica, per quanto compatibile, il complesso delle discipline stabilite per il
- esso può essere stipulato a tempo
indeterminato o a tempo determinato, ai sensi dell�'art. 33,
comma 2, del D.Lgs. n. 276/2003;
- in caso di contratto di lavoro
intermittente a tempo determinato, le ragioni che legittimano la stipula del
contratto sono indicate dal D.Lgs. n. 276/2003 e/o dalla contrattazione
collettiva, e non trova applicazione la disciplina di cui al D.Lgs. n. 368/2001;
- in quanto speciale tipologia di rapporto
di lavoro subordinato, non trova ad esso applicazione, neanche per analogia, la
disciplina del contratto di lavoro a tempo parziale;
- possono essere conclusi dallo stesso
lavoratore più contratti di lavoro intermittente con diversi datori di lavoro;
il contratto di lavoro intermittente può altresì coesistere con altre
tipologie contrattuali, a patto che tra le varie tipologie di rapporti non
sussistano incompatibilità.
Lo schema negoziale del
lavoro intermittente prevede:
1) Lavoro intermittente con espressa
pattuizione dell�'obbligo di disponibilità: il lavoratore si obbliga a restare
a disposizione del datore di lavoro, a tempo indeterminato o a termine, per
effettuare prestazioni lavorative in maniera intermittente, cioè quando il
datore stesso le richieda; egli riceve, in cambio del vincolo di disponibilità
assunto, una indennità di disponibilità;
2) Lavoro intermittente senza obbligo di
disponibilità: in questa fattispecie il prestatore non si impegna
contrattualmente ad accettare la chiamata del datore di lavoro, e dunque non
matura il diritto all�'indennità correlata all�'impegno di disponibilità,
bensì solo la retribuzione per il lavoro eventualmente prestato.
Come indicato dal Ministro del lavoro e delle politiche
sociali con circolare n. 4/2005 il
datore di lavoro può utilizzare la prestazione lavorativa dei lavoratori
intermittenti nei limiti di cui all�'articolo 34 del D.Lgs. n. 276/2003 e
1) per lo svolgimento di prestazioni di
carattere discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai
contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e dei prestatori di
lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale;
2) per periodi predeterminati nell�'arco
della settimana, del mese o dell�'anno ai sensi dell�'articolo 37 del D.Lgs. n. 276/2003
3) in via sperimentale con soggetti in
stato di disoccupazione con meno di 25 anni di età ovvero con lavoratori con
più di 45 anni di età, anche pensionati (2).
La prima tipologia è individuata dal legislatore con
riferimento alle oggettive caratteristiche delle prestazioni, che devono essere
di carattere discontinuo o intermittente, secondo le esigenze indicate in via
preventiva dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e
prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o
territoriale. In assenza di previsioni autorizzatorie da parte della
contrattazione collettiva, è stato previsto dall�'articolo 40 del D.Lgs. n. 276 del 2003 l�'intervento, in via provvisoriamente
sostitutiva, del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con apposito
decreto da adottarsi trascorsi sei mesi dalla data di entrata in vigore dello
stesso decreto legislativo. In attuazione di tale previsione è stato quindi
adottato il D.M. 23.10.2004, pubblicato il G.U. 4.11.2004, n. 259 (All. 2), che
ha fatto rinvio alle tipologie di attività indicate nella tabella allegata al
R.D. 06.12.1923, n. 2657(3). Il Ministero ha precisato nella circolare
richiamata che le attività indicate nella predetta tabella devono essere
considerate unicamente come parametro di riferimento oggettivo per sopperire
alla mancata individuazione da parte delle fonti contrattuali delle esigenze di
carattere discontinuo o intermittente specifiche di ogni settore, cosicché non
devono ritenersi operanti, ai fini dell�'individuazione della tipologia di
attività lavorativa oggetto del contratto di lavoro intermittente, i requisiti
dimensionali e le altre limitazioni alle quali il decreto fa riferimento.
La seconda tipologia di contratto è individuata dalle
norme con riferimento ai periodi temporali di possibile esecuzione delle
prestazioni di lavoro, e si caratterizza inoltre per il fatto che l�'indennità
di disponibilità, pur pattuita tra le parti, spetta al lavoratore solo in caso
di effettiva chiamata nel periodo di riferimento.
La terza tipologia di casi è individuata dall�'art. 34, comma 2, con riferimento
alle condizioni soggettive dei prestatori di lavoro. Ai sensi di questa norma il
contratto di lavoro intermittente può in ogni caso essere concluso con
riferimento a prestazioni rese da soggetti con meno di 25 anni di età ovvero da
lavoratori con più di 45 anni di età, anche pensionati.
Secondo le precisazioni contenute nella richiamata
circolare, al contratto di lavoro intermittente si applica, per quanto
compatibile, la disciplina prevista per il rapporto di lavoro subordinato,
limitatamente ai periodi nei quali il lavoratore si trova a svolgere
effettivamente la prestazione di lavoro che è oggetto del contratto.
Diversamente, per i periodi di disponibilità concordata tra le parti, tali
discipline non risultano applicabili.
É vietato il
ricorso al lavoro intermittente:
a) per la sostituzione di lavoratori che
esercitano il diritto di sciopero;
sindacali, presso unità produttive nelle quali si sia proceduto, entro i sei
mesi precedenti, a licenziamenti collettivi ai sensi degli articoli 4 e 24 della
legge 23 luglio 1991, n. 223, che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle
stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente ovvero
presso unità produttive nelle quali sia operante una sospensione dei rapporti o
una riduzione dell'orario, con diritto al trattamento di integrazione salariale,
c) da parte delle imprese che non abbiano
effettuato la valutazione dei rischi ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 19
settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni.
L�'articolo 35 prevede che il contratto
di lavoro intermittente debba essere stipulato in forma scritta ai fini della
prova dei seguenti elementi:
a) indicazione della durata e delle
ipotesi, oggettive o soggettive, previste dall'articolo 34 che consentono la
b) luogo e la modalità della
disponibilità, eventualmente garantita dal lavoratore, e del relativo preavviso
di chiamata del lavoratore che in ogni caso non può essere inferiore a un
giorno lavorativo;
c) il trattamento economico e normativo
spettante al lavoratore per la prestazione eseguita e la relativa indennità di
disponibilità, ove prevista, nei limiti di cui al successivo articolo 36;
d) indicazione delle forme e modalità, con
cui il datore di lavoro è legittimato a richiedere l'esecuzione della
prestazione di lavoro, nonché delle modalità di rilevazione della prestazione;
e) i tempi e le modalità di pagamento
della retribuzione e della indennità di disponibilità;
f) le eventuali misure di sicurezza
specifiche necessarie in relazione al tipo di attività dedotta in contratto.
a) Periodi di lavoro.
Come sopra precisato, al contratto di lavoro
intermittente si applica, per quanto compatibile, la disciplina prevista per il
rapporto di lavoro subordinato, limitatamente ai periodi nei quali il lavoratore
si trova a svolgere effettivamente la prestazione di lavoro che è oggetto del
contratto. Sussiste inoltre, come indicato nella circolare ministeriale, un
principio di non discriminazione del lavoratore intermittente rispetto al
lavoratore ordinario. Da ciò consegue che ai fini degli adempimenti
previdenziali trovano applicazione le ordinarie previsioni dettate per la
generalità dei lavoratori del settore di attività nel quale il lavoratore
intermittente viene impiegato e, in particolare, le disposizioni in materia di
minimale contrattuale e giornaliero di cui all�'art. 1, comma 1, della legge n.
389 del 1989 e all�'art. 7, comma 1, secondo periodo, della legge n. 638/1983,
a parità di orario di lavoro svolto (4).
Qualora la durata dell�'attività svolta sia stata
inferiore a quella contrattualmente prevista per la generalità dei lavoratori
della stessa qualifica dipendenti dall�'azienda, troverà applicazione il
criterio dettato dall�'articolo 38, comma 2, del D.Lgs. n.
276 del 2003, in base al quale il trattamento economico, normativo e
previdenziale del lavoratore intermittente, da individuarsi, come sopra detto
sulla base delle ordinarie previsioni vigenti per i lavoratori ad orario pieno,
deve essere riproporzionato in relazione alla durata della prestazione
lavorativa effettivamente eseguita dal lavoratore. Per quanto attiene al
trattamento previdenziale, il proporzionamento in questione si deve effettuare
dividendo l�'importo della retribuzione da prendere a riferimento ai sensi dell�'art.
1, comma 1, della legge n. 389/1989 e/o dell�'articolo 7, comma 1, secondo
periodo, della legge n. 638 del 1983 (che determinano rispettivamente il
minimale contrattuale e giornaliero di retribuzione imponibile ai fini
previdenziali) per le ore di lavoro corrispondenti nello stesso periodo. Ne
deriverà l�'individuazione di un valore retributivo orario, costituente un
mero parametro di calcolo, che dovrà essere poi moltiplicato per le ore di
lavoro effettivamente svolte dal lavoratore nello stesso periodo, al fine di
individuare la retribuzione da prendere in riferimento ai fini dell�'adempimento
Occorre inoltre tenere in considerazione l�'eventualità
che la chiamata del lavoratore avvenga negli ultimi giorni del mese, con la
conseguente difficoltà per i datori di lavoro di rispettare i termini
ordinariamente previsti per la presentazione della denuncia mensile DM/10 e per
il versamento dei contributi. A tale proposito si ritiene possibile avvalersi
delle previsioni contenute nella delibera n. 5 del 26.03.1993, punto 2),
trattandosi in sostanza di dover tenere conto di una variabile della
retribuzione legata alla particolarità della tipologia contrattuale prescelta
dalle parti del rapporto di lavoro, che rende fisiologicamente incerta la
retribuzione da prendere in considerazione nel mese (5).
b )Periodi di disponibilità
Ai sensi dell�'art. 38, comma 3, del D.Lgs. n.
276/2003 per tutto il periodo in cui il lavoratore intermittente è in
disponibilità, in carenza di una prestazione di lavoro, non è titolare di
alcun diritto tra quelli riconosciuti ai lavoratori subordinati e non matura
alcun trattamento economico e normativo, salva l�'indennità di disponibilità
che gli é dovuta quale corrispettivo della espressa pattuizione contenuta nel
La misura della predetta indennità è stabilita dai
contratti collettivi e comunque non può essere inferiore a quella prevista,
ovvero periodicamente aggiornata, con decreto del Ministero del lavoro. Il D.M.
10.3.2004, pubblicato in G.U. 22.3.2004, n. 68 (All. 3), ha stabilito in
proposito un importo non inferiore al 20 per cento della retribuzione prevista
dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato, precisando gli elementi
che a tale fine devono essere presi a riferimento, ossia minimo tabellare,
indennità di contingenza, Edr, ratei di mensilità aggiuntive. L�'indennità
è divisibile in quote orarie.
Il Ministero ha precisato che l�'indennità ha natura
di reddito da lavoro dipendente ai sensi dell�'art. 51 del TUIR, in quanto somma
dovuta in relazione ad un rapporto di lavoro subordinato. Ne consegue che
sussiste l�'obbligo contributivo previdenziale ed assistenziale con riferimento
all�'importo di indennità pattuito tra le parti nel contratto individuale,
senza il rispetto delle ordinarie disposizioni in materia di minimale
giornaliero e/o contrattuale di retribuzione imponibile ai fini previdenziali.
Infatti, anche se l�'articolo 38, comma 3, sancisce che
per tutto il periodo in cui il lavoratore intermittente resta disponibile a
rispondere alla chiamata del datore di lavoro non è titolare di alcun diritto
riconosciuto ai lavoratori subordinati, poiché ai sensi dell�'articolo 36, comma 2, le somme
contribuzione obbligatoria sia ai fini IVS che ai fini delle prestazioni di
malattia e maternità, è da ritenere che tali eventi debbano essere assicurati
anche in tali periodi. Al di fuori di tale previsione, l�'art. 36, co. 3 dispone che l�'indennità
è espressamente esclusa dal computo di ogni istituto di legge o di contratto
- l�'art. 36, comma 4, prevede che in
caso di malattia o altro evento che renda temporaneamente impossibile rispondere
alla chiamata, il lavoratore è tenuto ad informare tempestivamente il datore di
lavoro; in tale periodo di temporanea indisponibilità egli non matura il
diritto all�'indennità di disponibilità; se invece non ottempera all�'obbligo
di comunicazione predetto, perde il diritto all�'indennità stessa per un
periodo pari a 15 giorni;
- l�'art. 36, comma 6, prevede che se
il lavoratore che a ciò si è obbligato contrattualmente, rifiuta senza
giustificazione di rispondere alla chiamata da parte del lavoratore, può
aversi, tra l�'altro, la restituzione della quota di indennità riferita al
periodo successivo all�'ingiustificato rifiuto.
In entrambi i casi che precedono, pertanto, si avrà
una riduzione dell�'indennità pattuita nel contratto accompagnata da una
correlativa riduzione del versamento contributivo.
Ulteriore fattispecie particolare è quella in cui il
contratto di lavoro intermittente preveda lo svolgimento delle prestazioni
intermittenti solo in periodi predeterminati nell�'arco della settimana, del
mese o dell�'anno; in tal caso il diritto alla indennità sussiste solo se il
lavoratore, che si è obbligato a rispondere alla chiamata, sia poi
effettivamente chiamato; in tal caso l�'indennità deve essere corrisposta, e
quindi è dovuta, per tutto il periodo di inattività precedente e successivo
alla chiamata, nell�'arco del periodo di disponibilità pattuito.
L�'articolo 36, comma 7, del D.Lgs. n.
276 del 2003 ha previsto l�'adozione di un decreto ministeriale per la
definizione di una misura di retribuzione convenzionale in relazione alla quale
i lavoratori intermittenti potranno versare l�'eventuale differenza
contributiva con riferimento ai periodi di lavoro nei quali hanno percepito una
retribuzione di importo inferiore rispetto alla stessa retribuzione
convenzionale ovvero abbiano usufruito dell�'indennità di disponibilità, fino
a concorrenza della medesima misura.
Con D.M. 30.12.2004, pubblicato in G.U. Serie Generale
del 18.2.2005, n. 40 (All. 4), è stata determinata la retribuzione
convenzionale in relazione alla quale i lavoratori intermittenti possono versare
la differenza contributiva per i periodi in cui abbiano percepito una
retribuzione ovvero abbiano usufruito dell�'indennità di disponibilità in
misura inferiore a quella corrispondente alla predetta retribuzione
Il parametro retributivo convenzionale individuato è
quello disciplinato dall�'art. 7, comma 1, primo periodo del D.L. 12.9.1983, n.
463, convertito in legge 11.11.1983, n. 638, come modificato dall�'art. 1,
comma 2, primo periodo, del D.L. 9.10.1989, n. 338, convertito in legge
7.12.1989, n. 389, e successive modificazioni (limite per l�'accredito dei
contributi obbligatori e figurativi). Pertanto, qualora dalla riparametrazione
come sopra effettuata derivi l�'individuazione di un valore retributivo di
riferimento inferiore a quello corrispondente alla retribuzione convenzionale
individuata ai sensi del suddetto decreto, il lavoratore intermittente potrà
versare la contribuzione sulla differenza.
Qualora, invece, dalla riparametrazione consegua l�'individuazione
di un valore retributivo superiore a quello corrispondente alla retribuzione
convenzionale, l�'obbligo assicurativo dovrà essere assolto in relazione al
predetto valore.
Lavoro intermittente ed agevolazioni
all�'applicabilità di agevolazioni contributive (es: legge 407/1990, legge n.
223/1991) in caso di instaurazione di rapporti di lavoro intermittente, il
Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha recentemente precisato (6) che
ogni ipotesi agevolativa, rivestendo carattere di eccezionalità e derogando
alla normale disciplina sugli obblighi di carattere contributivo, in linea di
massima, sembra applicabile nei soli casi in cui sia espressamente richiamata.
Poiché il D.Lgs. n. 276/2003, relativamente al
contratto di lavoro intermittente, non ha operato alcun riferimento all�'applicabilità
di specifiche agevolazioni contributive già vigenti nel nostro ordinamento, ne
consegue che per detta tipologia contrattuale non è possibile accedere ad
alcuna misura agevolativa.
Modalità di compilazione della denuncia DM10.
Ai fini del corretto assolvimento degli obblighi
contributivi riferiti ai lavoratori in questione, le aziende interessate si
Nel quadro A del modello DM10/2 i lavoratori
intermittenti vanno ricompresi nel computo dei lavoratori in forza all�'azienda,
indipendentemente dall�'orario di lavoro svolto.
Ai fini del calcolo della forza aziendale FZ, il
prestatore di lavoro intermittente è computato nell�'organico dell�'impresa
in proporzione all�'orario di lavoro effettivamente svolto nell�'arco di
ciascun semestre, ai sensi dell�'art. 39 L.276/2003; non vanno
pertanto considerate le ore in cui il lavoratore resta in disponibilità.
Numero dipendenti retribuiti tempo pieno: 12
Numero dipendenti non retribuiti: 1
Numero dipendenti a chiamata: 2
Orario di lavoro contrattuale mensile a tempo pieno:160
Ore di lavoro svolte dai lavoratori a chiamata nel
1° lavoratore 80
2° lavoratore 80
Totale delle ore di lavoro svolte dai lavoratori a
chiamata = 160 (160/160 = 1) .
Numero dei dipendenti da indicare nel quadro A:15.
Numero dei dipendenti da indicare con il codice FZ:14.
Numero dipendenti a chiamata: 4
1° lavoratore 90
2° / 50
3° / 85
chiamata = 240 (240/160 = 1,5), arrotondato a 1
Numero dei dipendenti da indicare nel quadro A:16.
Numero dei dipendenti da indicare con il codice FZ:13.
intermittenti devono essere esposti nel quadro B-C del modello DM10/2,
utilizzando i codici di nuova istituzione che seguono:
- nel caso di lavoratore con contratto di
lavoro intermittente a tempo indeterminato 1G00 (operaio), 2G00
(impiegato).
lavoro intermittente a tempo indeterminato per i periodi in cui percepisce l�'indennità
di disponibilità 1G0T (operaio), 2G0T (impiegato).
lavoro intermittente a tempo determinato 1H00 (operaio), 2H00
lavoro intermittente a tempo determinato per i periodi in cui percepisce l�'indennità
di disponibilità 1H0T (operaio), 2H0T (impiegato).
In corrispondenza dei codici sopra esposti, le
aziende indicheranno nelle caselle:
- N. dipendenti il numero dei
- N. giornate, le ore
retribuite nel caso di lavoratore chiamato a svolgere la prestazione ovvero le
ore per le quali ha percepito l�'indennità di disponibilità;
- Retribuzioni, l�'ammontare
delle retribuzioni imponibili erogate al lavoratore per la prestazione eseguita
ovvero l�'ammontare dell�'indennità di disponibilità corrisposta al
lavoratore nel mese di riferimento;
- Somme a debito, la
contribuzione dovuta.
8.3. Modalità di compilazione del mod. EMens
compilazione della denuncia EMens sono istituiti i nuovi codici tipo
contribuzione, con il seguente significato:
Lav. interm. tempo indeterminato
Lav. interm. tempo determinato
Nel ribadire che la
contribuzione obbligatoria verrà accreditata tanto ai periodi di effettiva
prestazione lavorativa, quanto a quelli in cui è stata corrisposta l�'indennità
di disponibilità, i datori di lavoro, ai fini della composizione del flusso
EMens, dovranno indicare:
- nell�'elemento <TipoContribuzione>
i particolari codici tipo contribuzione sopra elencati;
- nell�'elemento <Imponibile> l�'intero
imponibile esposto nel DM10/2 (sommatoria di retribuzione effettiva e indennità
di disponibilità)
- nell�'elemento <Settimana> le
informazioni relative alle settimane e/o frazioni di settimana del mese
denunciato, per le quali è stata corrisposta retribuzione e/o indennità di
- nell�'elemento <SettimaneUtili> il
numero - espresso in centesimi - delle settimane ottenute dividendo il totale
delle ore retribuite nel mese per l�'orario contrattuale settimanale del
corrispettivo lavoratore a tempo pieno (ad esempio, nel caso di 98 ore
retribuite nel mese e di 40 ore contrattuali settimanali si indicherà il valore
245, esprimendo in centesimi il risultato così ottenuto 98 : 40 = 2,45).
Qualora nel mese sia stata corrisposta anche l�'indennità
di disponibilità, nella sezione <DatiParticolari> dovrà essere compilato
l�'elemento <DispIntermittenti>, di nuova istituzione, valorizzando gli
- <ImportoDisp>, con l�'ammontare
della sola indennità di disponibilità, già totalizzato nell�'imponibile
- <NumSettimaneDisp> con il numero
delle settimane in cui l�'indennità è stata pagata
- <SettimaneUtiliDisp> con il numero
- espresso in centesimi - delle settimane ottenute dividendo il numero delle
sole ore indennizzate nel mese per l�'orario contrattuale settimanale del
corrispettivo lavoratore a tempo pieno.
Qualora l�'assunzione del lavoratore sia avvenuta
negli ultimi giorni del mese, con conseguente denuncia dei contributi nel mese
successivo a quello di riferimento, dovrà essere comunque compilata la denuncia
EMens, nella quale - oltre agli elementi identificativi del lavoratore -
verranno valorizzati anche gli elementi <Assunzione>, <Settimana>.
Analogamente si dovrà operare nel caso di chiamata del
lavoratore negli ultimi giorni del mese, tenuto conto della particolare
tipologia contrattuale in esame, che può rendere difficile per l�'azienda il
rispetto dei termini ordinari di presentazione della denuncia mensile DM/10 e
(1) Detti periodi sono stati individuati nella richiamata circolare ministeriale
- week-end: dalle 13 del venerdi pomeriggio alle
06.00 del lunedì mattina;
- festività natalizie: dal 1° dicembre al 10
- festività pasquali: dalla domenica delle Palme
al martedì successivo al Lunedì dell�'Angelo;
- ferie estive: dal 1° giugno al 30 settembre.
Ulteriori periodi possono essere previsti dai contratti collettivi stipulati da
associazioni di datori e prestatori comparativamente più rappresentative sul
piano nazionale o territoriale, ovvero, in via suppletiva, dal decreto
ministeriale previsto all�'articolo 40.
(2 ) La disposizione contenuta nel testo originario dell�'art. 34, co. 2, è stata così
modificata dall�'art. 1bis della legge 14.05.2005, n. 80, di conversione del D.L. 2005,
n. 35. Pertanto, a
decorrere dall�'entrata in vigore di questa norma, non si richiede più per la
conclusione del contratto in questione il requisito della disoccupazione o in
occupazione per i soggetti con meno di 25 anni di età, e non è più previsto
per i lavoratori con più di 45 anni di età l�'avvenuta espulsione dal ciclo
produttivo ovvero l�'iscrizione nelle liste di mobilità e di collocamento.
(3) La tabella contiene, come noto, l�'elenco delle occupazioni che richiedono
un lavoro discontinuo o di semplice attesa o custodia alle quali non si
applicano le limitazioni dell�'orario di lavoro sancite dall'art. 1 del R.D.L.
15 marzo 1923, n. 692 (art. 3, R.D.L. 15.03.1923, n. 692, e art. 6 del
regolamento 10.09.1923, n. 1955).
(4) Cfr. Circolare n. 21 del 4
(5) Cfr. circolare n. 292 del 3.12.1993 e circolare n. 117 del 7.12.2005, punto 1.
(6) Cfr. la risposta ad istanza di interpello ex art. 9, D.Lgs. n. 124/2004 del 22 dicembre 2005, allegato 5.
CIRCOLARE 3 febbraio 2005, n. 4
Lavoro intermittente, articoli 33 e seguenti del decreto legislativo 10
settembre 2003, n. 276. Chiarimenti e indicazioni operative.
[in Raccolta di Tax & Lex]
Decreto ministeriale 23.10.2004
1. É ammessa la stipulazione di contratti di lavoro
intermittente con riferimento alle tipologie di attività indicate nella tabella
allegata al Regio Decreto 6 dicembre 1923, n. 2657.
2. Salvo diversa previsione della contrattazione
collettiva e in attesa delle determinazioni ivi contemplate, la regolamentazione
del lavoro intermittente di cui agli articoli 33 e seguenti, del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276, non pregiudica l'applicazione delle
clausole contenute nei contratti collettivi, in vigore prima del 24 ottobre
2003, che già disciplinavano l'esecuzione di prestazioni di lavoro
intermittente o a chiamata.
Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
Approvazione della tabella indicante le occupazioni che richiedono un lavoro
discontinuo o di semplice attesa o custodia alle quali non é applicabile la
limitazione dell'orario sancita dall'art. 1 del R.D.L. 15 marzo 1923, n. 692.
Tabella - Tabella indicante le occupazioni che richiedono un lavoro discontinuo
o di semplice attesa o custodia, alle quali non è applicabile la limitazione
dell'orario sancita dall'art. 1, R.D.L. 15.03.1923, n. 692 (art. 3, R.D.L.
15.03.1923, n. 692, e art. 6 del regolamento 10.09.1923, n. 1955)
In vigore dal 5 gennaio 1923
Lavori discontinui o di attesa o custodia ai quali non si applica la limitazione
dell'orario di lavoro di cui alla legge n. 692/23 - benefici del dibattimento a
porte chiuse e di assistere all'udienza - elenco
4. Fattorini (esclusi quelli che svolgono mansioni che richiedono
un'applicazione assidua e continuativa) uscieri e inservienti (1).
L'accertamento che le mansioni disimpegnate dai fattorini costituiscono
un'occupazione a carattere continuativo e` fatta dall'Ispettorato del lavoro.
5. Camerieri, personale di servizio e di cucina negli alberghi, trattorie,
esercizi pubblici in genere, carrozze letto, carrozze ristoranti e piroscafi, a
meno che nelle particolarità del caso, a giudizio dell'Ispettorato
dell'industria e del lavoro, manchino gli estremi di cui all'art. 6 del
regolamento 10 settembre 1923, n. 1955 (2).
7. Personale addetto all'estinzione degli incendi.
8. Personale addetto ai trasporti di persone e di merci: Personale addetto ai
trasporti di persone e di merci: Personale addetto ai lavori di carico e
scarico, esclusi quelli che a giudizio dell'Ispettorato dell'industria e del
lavoro non abbiano carattere di discontinuità (3).
9. Cavallanti, stallieri e addetti al governo dei cavalli e del bestiame da
trasporto, nelle aziende commerciali e industriali.
10. Personale di treno e di manovra, macchinisti, fuochisti, manovali,
scambisti, guardabarriere delle ferrovie interne degli stabilimenti.
11. Sorveglianti che non partecipano materialmente al lavoro.
13. Personale degli ospedali, dei manicomi, delle case di salute e delle
cliniche, fatta eccezione per il personale addetto ai servizi di assistenza
nelle sale degli ammalati, dei reparti per agitati o sudici nei manicomi, dei
reparti di isolamento per deliranti o ammalati gravi negli ospedali, delle
sezioni specializzate per ammalati di forme infettive o diffusive, e, in genere,
per tutti quei casi in cui la limitazione di orario, in relazione alle
particolari condizioni dell'assistenza ospedaliera, sia riconosciuta necessaria
dall'Ispettorato dell'industria e del lavoro, previo parere del medico
provinciale (2).
14. Commessi di negozio nelle città con meno di cinquantamila abitanti a meno
che, anche in queste città, il lavoro dei commessi di negozio sia dichiarato
effettivo e non discontinuo con ordinanza del prefetto, su conforme parere delle
organizzazioni padronali ed operaie interessate, e del capo circolo
dell'Ispettorato dell'industria e del lavoro competente per territorio (4).
17. Personale addetto alla sorveglianza degli apparecchi di sollevamento e di
distribuzione di acqua potabile.
18. Personale addetto agli impianti di riscaldamento, ventilazione e
inumidimento di edifici pubblici e privati.
19. Personale addetto agli stabilimenti di bagni e acque minerali, escluso il
personale addetto all'imbottigliamento, imballaggio e spedizione.
20. Personale addetto ai servizi di alimentazione e d'igiene negli stabilimenti
21. Personale addetto servizi igienici o sanitari, dispensari ambulatori,
guardie mediche e posti di pubblica assistenza, a meno che, a giudizio
dell'Ispettorato corporativo, manchino nella particolarità del caso, gli
estremi di cui all'art. 6 del Regolamento 10 settembre 1923, n. 1955
(prestazioni discontinue o di semplice attesa o custodia) (4), (5).
22. Barbieri, parrucchieri da uomo e da donna nelle città con meno di centomila
abitanti, a meno che, anche in queste città, il lavoro dei barbieri e
parrucchieri da uomo e da donna sia dichiarato effettivo e non discontinuo con
ordinanza del prefetto su conforme parere delle organizzazioni padronali ed
operaie interessate e del capo circolo dell'Ispettorato dell'industria e del
lavoro competente per territorio (2).
25. Personale addetto alla guardia dei fiumi, dei canali e delle opere
26. Personale addetto alle pompe di eduzione delle acque se azionate da motori
27. Personale addetto all'esercizio ed alla sorveglianza dei forni a fuoco
continuo nell'industria della calce e cemento, a meno che, a giudizio
dell'Ispettorato del lavoro, nella particolarità del caso, concorrano speciali
circostanze a rendere gravoso il lavoro. Fuochisti adibiti esclusivamente alla
condotta del fuoco nelle fornaci di laterizi, di materiali refrattari, ceramiche
e vetrerie.
28. Personale addetto nelle officine elettriche alla sorveglianza delle
macchine, ai quadri di trasformazione e di distribuzione, e alla guardia e
manutenzione delle linee e degli impianti idraulici, a meno che, a giudizio
dell'Ispettorato dell'industria e del lavoro, la sorveglianza, nella
particolarità del caso, non assuma i caratteri di cui all'art. 6 del
d) dei forni di ossidazione, riduzione e calcinazione nelle industrie chimiche,
a meno che si tratti di lavori che, a giudizio dell'Ispettorato dell'industria e
del lavoro, non rivestano i caratteri di cui all'art. 6 del regolamento 10
settembre 1923, n. 1955 (2);
31. Capistazione di fabbrica e personale dell'ufficio ricevimento bietole nella
industria degli zuccheri.
33. Personale addetto esclusivamente nell'industria del candeggio e della
tintoria, alla vigilanza degli autoclavi ed apparecchi per la bollitura e la
lisciviatura ed alla produzione con apparecchi automatici del cloro
elettrolitico.
34. Personale addetto all'industria della pesca (6).
35. Impiegati di albergo le cui mansioni implichino rapporti con la clientela e
purché abbiano carattere discontinuo (così detti impiegati di bureau come i
capi e sottocapi addetti al ricevimento, cassieri, segretari con esclusione di
quelli che non abbiano rapporti con i passeggeri), a meno che nella
particolarità del caso, a giudizio dell'Ispettorato dell'industria e del
lavoro, manchino gli estremi di cui all'art. 6 del regolamento 10 settembre
1923, n. 1955 (prestazioni discontinue o di semplice attesa o custodia) (2),
36. Operai addetti alle pompe stradali per la distribuzione della benzina,
comunemente detti pompisti. a meno che nella particolarità del caso, a giudizio
dell'Ispettorato dell'industria e del lavoro manchino gli estremi di cui
all'art. 6 del regolamento 10 settembre 1923, n. 1955 (prestazioni discontinue o
di semplice attesa o custodia) (2), (8).
37. Operai addetti al funzionamento e alla sorveglianza dei telai per la
segatura del marmo, a meno che nella particolarità del caso a giudizio
dell'Ispettorato corporativo manchino gli estremi di cui all'art. 6 del
regolamento 10 settembre 1923, n. 1955 (4), (9).
38. Interpreti alle dipendenze di alberghi o di agenzie di viaggio e turismo,
esclusi coloro che hanno anche incarichi od occupazioni di altra natura e coloro
le cui prestazioni, a giudizio dell'Ispettorato corporativo, non presentano
nella particolarità del caso i caratteri di lavoro discontinuo o di semplice
attesa (2), (10).
39. Operai addetti alle presse per il rapido raffreddamento del sapone, ove
dall'Ispettorato corporativo sia nei singoli casi, riconosciuto il carattere
discontinuo del lavoro (2), (11).
40. Personale addetto al governo, alla cura ed all'addestramento dei cavalli
nelle aziende di allevamento e di allenamento dei cavalli da corsa (12).
41. Personale addetto esclusivamente al governo e alla custodia degli animali
utilizzati per prodotti medicinali o per esperienze scientifiche nelle aziende o
istituti che fabbricano sieri (13).
42. Personale addetto ai corriponti, a meno che nella particolarità del caso, a
giudizio dell'Ispettorato del lavoro, manchino gli estremi di cui all'art. 6 del
regolamento 10 settembre 1923, n. 1955 (prestazioni discontinue o di semplice
attesa o custodia). (14)
43. Artisti dipendenti da imprese teatrali, cinematografiche e televisive;
operai addetti agli spettacoli teatrali, cinematografici e televisivi;
cineoperatori, cameramen recording o teleoperatori da ripresa, fotografi e
intervistatori occupati in imprese dello spettacolo in genere ed in campo
documentario, anche per fini didattici. (15)
44. Operai addetti esclusivamente alla sorveglianza dei generatori di vapore con
superficie non superiore a 50 mq. quando, nella particolarità del caso, detto
lavoro abbia carattere di discontinuità, accertato dall'Ispettorato del lavoro.
45. Operai addetti presso gli aeroporti alle pompe per il riempimento delle
autocisterne e al rifornimento di carburanti e lubrificanti agli aerei da
trasporto, eccettuati i singoli casi nei quali l'Ispettorato del lavoro accerti
l'inesistenza del carattere della discontinuità. (17)
46. Operai addobbatori o apparatori per cerimonie civili o religiose ove
dall'Ispettorato del lavoro sia, nei singoli casi, riconosciuto il carattere
discontinuo del lavoro. (18)
(1) Voce N. 4 - così modificata dal D.P.R.
30.07.51, n. 760 (G.U. n. 208 del 1951).
(2) L'Ispettorato corporativo, citato nel presente comma, è, attualmente,
l'Ispettorato provinciale del lavoro.
(3) Voce n. 8 - così modificata dal R.D. 17.06.29, n. 1133 (G.U. n. 162 del
(4) L'Ispettorato corporativo, citato nel presente comma, è, attualmente,
sostituito dal capo dell'Ispettorato provinciale del lavoro.
(5) Voce n. 21 - così modificata dal R.D. 11.07.41, n. 933 (G.U. n. 216 del
(6) Voce n. 34 - aggiunta dal R.D. 05.02.28, n. 288 (G.U. n. 57 del 1928).
(7) Voce n. 35 - aggiunta dal R.D. 14.02.29, n. 221 (G.U. n. 59 del 1929).
(8) Voce n. 36 - aggiunta dal R.D. 25.04.29, n. 883 (G.U. n. 135 del 1929).
(9) Voce n. 37 - aggiunta dal R.D. 31.03.30, n. 357 (G.U. n. 93 del 1930).
(10) Voce n. 38 - aggiunta dal R.D. 15.10.31, n. 1469 (G.U. n. 283 del 1931).
(11) Voce n. 39 - aggiunta dal R.D. 31.12.31, n. 1833 (G.U. n. 56 del 1932).
(12) Voce n. 40 - aggiunta dal R.D. 24.03.32, n. 441 (G.U. n. 108 del 1932).
(13) Voce n. 41 - aggiunta dal R.D. 22.06.33, n. 1408 (G.U. n. 260 del 1933).
(14) Voce n. 42 - aggiunta dal R.D. 31.08.33, n. 1311 (G.U. n. 244 del 1933).
(15) La presente voce n. 43, prima aggiunta dall'articolo unico, R.D.
28.04.1938, n. 784 (G.U. 22.06.1938 n. 140) è stata poi così modificata dal
D.P.R. 30.04.76, n. 517.
(16) Voce n. 44 - aggiunta dal D.P.R. 02.12.51, n. 1556 (G.U. n. 11 del 1952).
(17) Voce n. 45 - aggiunta dal D.P.R. 16.08.52, n. 1238 (G.U. n. 229 del 1952).
(18) Voce n. 46 - aggiunta da D.P.R. 07.01.56, n. 86 (G.U. n. 59 del 1956).
Indennità mensile di disponibilità da corrispondere al lavoratore nell'ambito
del contratto di lavoro intermittente, ai sensi dell'art. 36 del decreto
1. Nel contratto di lavoro intermittente, la misura dell'indennità mensile di
disponibilità, divisibile in quote orarie, corrisposta al lavoratore per i
periodi nei quali lo stesso garantisce la disponibilità al datore di lavoro in
attesa di utilizzazione, è determinata nel 20% della retribuzione prevista dal
CCNL applicato.
1. La retribuzione mensile da prendere come base di riferimento per la
determinazione dell'indennità di cui all'art. 1, è costituita da: minimo
tabellare; indennità di contingenza; E.D.R.;
1. Per la determinazione delle quote orarie si assume come coefficiente divisore
orario quello del CCNL applicato.
D.M. 30 dicembre 2004.
Determinazione della retribuzione convenzionale per il versamento della
differenza contributiva da parte dei lavoratori assunti con contratto di lavoro
1. 1. I lavoratori assunti con contratto di
lavoro intermittente, ai sensi dell'art. 33 del decreto legislativo 10 settembre
2003, n. 276, per i periodi coperti da contribuzione obbligatoria in cui abbiano
percepito una retribuzione ovvero abbiano usufruito dell'indennità di
disponibilità di cui all'art. 36 del citato decreto legislativo n. 276 del
2003, in misura inferiore a quella che garantisce, per gli stessi periodi, il
rispetto del parametro introdotto dall'art. 7, comma 1, primo periodo, del
legge 11 novembre 1983, n. 638, come modificato dall'art. 1, comma 2, primo
periodo, del decreto-legge 9 ottobre 1989, n. 338, convertito, con
modificazioni, dalla legge 7dicembre 1989, n. 389, e successive modificazioni,
possono, a domanda, versare la contribuzione ai fini dell'assicurazione per
l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti sulla differenza della retribuzione
ovvero della citata indennità di disponibilità percepite, fino a concorrenza
del predetto parametro.
2. Le modalità del predetto versamento sono rimesse alle determinazioni
dell'ente impositore.
DIREZIONE GENERALE PER L�'ATTIVITÀ ISPETTIVA
Prot. n° 3147
Alla Associazione Industriali di Bari
70126  Bari
Oggetto: art. 9, D.Lgs. n. 124/2004 - risposta istanza di interpello
avanzata alla Associazione Industriali di Bari  Lavoro intermittente 
Applicazione delle agevolazioni contributive previste dall�'art. 8, comma 9, L.
n. 407/1990  Diritto alla indennità di disoccupazione.
L�'Associazione Industriali di Bari ha avanzato richiesta di interpello in
ordine ad alcune problematiche connesse al contratto di lavoro intermittente
introdotto dal D.Lgs. n. 276/2003. In particolare si chiede:
- se, in caso di stipula di un contratto di lavoro a tempo indeterminato con
prestazioni intermittenti ai sensi dell�'art. 33 e segg. del D.Lgs. n.
276/2003, il datore di lavoro ha diritto a godere, in presenza dei requisiti
previsti dalla L. n. 407/1990, delle agevolazioni contributive previste dall�'art.
8, comma 9, della predetta legge;
- se, in riferimento al penultimo periodo del paragrafo Trattamento
economico, normativo e previdenziale della circolare Ministeriale n. 4/2005, in cui è evidenziato il
diritto da parte del lavoratore intermittente, in presenza dei requisiti
previsti, a godere dell�'indennità di disoccupazione ordinaria o ridotta
limitatamente ai periodi non lavorati, tale indennità spetta anche nei periodi
in cui è corrisposta dal datore di lavoro l�'indennità di disponibilità .
Al riguardo, acquisito il parere della Direzione generale per le Politiche
Previdenziali, della Direzione generale della Tutela delle Condizioni di Lavoro
e dell�'INPS, nel corso della riunione tenutasi in data 9 settembre 2005, si
Con riferimento al primo quesito si ricorda anzitutto che l�'art. 8, comma 9,
della L. n. 407/1990 ammette i datori di lavoro  in caso di assunzioni con
contratto a tempo indeterminato di lavoratori disoccupati da almeno ventiquattro
mesi o sospesi dal lavoro e beneficiari di trattamento straordinario di
integrazione salariale da un periodo uguale a quello suddetto, quando esse non
siano effettuate in sostituzione di lavoratori dipendenti dalle stesse imprese
per qualsiasi causa licenziati o sospesi  al versamento dei contributi
previdenziali ed assistenziali nella misura del 50% per un periodo di trentasei
mesi, ovvero l�'esonero totale per uguale periodo nelle ipotesi in cui tali
assunzioni siano effettuate da imprese operanti nei territori del Mezzogiorno di
cui al D.P.R. n. 218/1978 ovvero da imprese artigiane.
In primo luogo va ricordato che tale previsione, come ogni ipotesi agevolativa
del resto, riveste carattere di eccezionalità, derogando alla normale
disciplina sugli obblighi di carattere contributivo e pertanto, in linea di
massima, sembrerebbe applicabile nei soli casi in cui sia espressamente
In proposito, infatti, il D.Lgs. n. 276/2003, ove intende prevedere una
disciplina agevolativa di tipo contributivo relativa agli istituti introdotti,
la richiama esplicitamente come avviene, ad esempio, con riferimento alla
somministrazione (art. 25,
comma 1), all�'apprendistato (art. 53, comma 3) ed al contratto
di inserimento (art. 59,
Relativamente al contratto di lavoro intermittente, viceversa, non è
rinvenibile alcun riferimento all�'applicabilità di specifiche ipotesi
agevolative già vigenti nel nostro ordinamento, proprio in quanto per tale
tipologia contrattuale è previsto un apposito regime contributivo, almeno nelle
ipotesi di lavoro intermittente che comportano la corresponsione della
indennità di disponibilità.
Con riferimento al secondo quesito, relativo alla corresponsione della
indennità di disoccupazione per i periodi non lavorati, va invece chiarito che
la stessa non appare compatibile ove il lavoratore usufruisca dell�'indennità
- Torino, 1 ora e 59 minuti fa	Rivalutazione beni d'impresa 2015 (Societa' di Capitali)
- Cornaredo, 6 giorni fa	AteneoWeb s.r.l.

References: articolo 34
 articolo 36
 art. 6
 art. 9
 art. 6
 art. 9