Source: http://leg16.camera.it/410?idSeduta=0168&tipo=stenografico
Timestamp: 2015-03-03 03:07:15+00:00

Document:
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alessandri, Bongiorno, Brancher, Brugger, Buttiglione, Caparini, Casero, Colucci, Cosentino, Cossiga, Cota, Crimi, Crosetto, De Biasi, Frassinetti, Gibelli, Giancarlo Giorgetti, Giro, Granata, Martini, Mazzocchi, Menia, Migliavacca, Milanato, Molgora, Mura, Palumbo, Pecorella, Soro, Torrisi, Vegas e Vito sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.Pertanto i deputati in missione sono complessivamente novantotto, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.
Trasferimento a Commissione in sede legislativa delle proposte di legge nn. 1800 e 1914
(ore 9,37).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'assegnazione di proposte di legge a Commissione in sede legislativa.Propongo alla Camera l'assegnazione in sede legislativa delle seguenti proposte di legge, delle quali la XII Commissione (Affari sociali) ha chiesto il trasferimento in sede legislativa, ai sensi dell'articolo 92, comma 6, del Regolamento:MUSSOLINI ed altri: «Modifica della denominazione e delle competenze della Commissione parlamentare per l'infanzia di cui all'articolo 1 della legge 23 dicembre 1997, n. 451» (1800);CAPITANIO SANTOLINI: «Modifica della denominazione e delle competenze della Commissione parlamentare per l'infanzia, di cui all'articolo 1 della legge 23 dicembre 1997, n. 451» (1914).(La Commissione ha elaborato un testo unificato).
(ore 9,38).
ANGELO COMPAGNON. Signor Presidente, intervengo per far presente a lei, affinché se ne faccia interprete, un fatto che è avvenuto il 25 aprile. Quest'anno il 25 aprile, come hanno scritto tutti i giornali, si è distinto per la volontà di farlo diventare una ricorrenza condivisa da tutti. Ebbene anch'io, ovviamente, sono su questa posizione.Voglio parlare però del fatto che un membro del Governo, il 25 aprile, è andato a commemorare questa data in un Pag. 2luogo molto significativo per la regione Friuli Venezia Giulia, ossia le malghe di Porzus, dove avvenne un eccidio molto grave e dove per vari motivi, anche ideologici, per molti anni le contrapposizioni sono state forti.Ritengo che questa visita sia stata significativa, importante e opportuna, ma quando il Governo partecipa ufficialmente a qualche evento, in una giornata così importante, ritengo che sia quanto meno educazione, se non necessità e opportunità, avvertire almeno i parlamentari della zona. Era, comunque, una cerimonia ufficiale tanto più che io ed alcuni colleghi trasversalmente abbiamo firmato la richiesta di far diventare Porzus monumento nazionale, al punto tale che proprio oggi, in Commissione, credo che sarà approvata questa proposta e, finalmente, Porzus diventerà monumento nazionale come simbolo e come bandiera di quel periodo nefasto che, purtroppo, troppe volte si è voluto nascondere, se non addirittura cancellare.Questo mio intervento intende sollecitare lei, signor Presidente, ad avvertire i membri del Governo affinché quando partecipano ad iniziative di questo tipo mettano in condizione tutti i parlamentari di parteciparvi, anche perché l'iniziativa e la visita sono condivisibili ed è auspicabile che si partecipi a tutti i livelli.Peraltro - e concludo -, le cose che si fanno in fretta e furia finiscono male. Difatti la macchina che accompagnava il membro del Governo si è incendiata durante il tragitto. Questa è sicuramente soltanto una nota di cronaca non auspicabile, ma voglio sottolineare, signor Presidente, che, tenendoci molto personalmente a quella giornata, soprattutto, per ciò che rappresentano le malghe di Porzus, non solo per il Friuli Venezia Giulia ma per l'Italia, ci terrei a poter partecipare, sapendolo prima, a tutte le manifestazioni.
PRESIDENTE. Onorevole Compagnon, speriamo che sia solo una nota di cronaca quella che lei ha sottolineato e non altro; altrimenti non passeremo più a stringerle la mano, caro onorevole Compagnon... La inviteremo tutti a tutti gli incontri che, non solo il Governo, ma tutti i colleghi parlamentari faranno in Friuli Venezia Giulia.
Seguito della discussione del disegno di legge: Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile (Approvato dalla Camera e modificato dal Senato) (A.C. 1441-bis-C)
(ore 9,43).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dalla Camera e modificato dal Senato: Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile.Ricordo che, nella seduta di ieri, è iniziato lo svolgimento degli interventi sul complesso degli emendamenti riferiti all'articolo 38.
(ore 9,45).
(Ripresa esame dell'articolo 38 - A.C. 1441-bis-C)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 38 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 1441-bis-C).Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, l'articolo 38 che abbiamo iniziato ad esaminare è dedicato a un tema di grande importanza nella vita politica, sociale e soprattutto economica del nostro Paese, ossia il tema della conciliazione tra i tempi di vita e i tempi di lavoro.È già stata avanzata qualche critica sul fatto che in questo provvedimento omnibus tutto sia stato un po' frettolosamente affastellato. Indubbiamente, anche questo capitolo avrebbe meritato un esame, un confronto, un approfondimento ed anche delle misure più ampie e specifiche. Inoltre, la revisione dell'articolo 9 della legge n. 53 del 2000 avrebbe forse meritato una riscrittura basata sulla visione di una politica fondata sul gap che ancora certo sussiste nei confronti dell'accesso delle donne in modo particolare alle attività di lavoro sotto vari profili, al doppio carico che nella maggior parte dei casi grava sulle donne esattamente sotto il profilo delle mansioni familiari, in un Paese ancora essenzialmente privo di servizi alla famiglia, e delle difficoltà di inserimento nella vita produttiva.Dunque, riteniamo che queste misure, per quanto lodevoli per diversi contenuti, siano un po' inadeguate e figlie del metodo dell'affastellamento tipico dei provvedimenti omnibus come quello in esame sullo sviluppo. In modo particolare, però, una critica va forse mossa al carattere indeterminato di queste previsioni perché, per quanto vengano dettagliati e articolati i campi e i settori su cui può e deve svolgersi la conciliazione tra i tempi di vita e i tempi di lavoro, ricordando diverse tipologie di progetti, di lavoro flessibile e di lavoro part-time, secondo le logiche correnti del mercato del lavoro, tuttavia è del tutto indeterminata la misura finanziaria che sostiene queste politiche.Infatti, nel comma 1 del novellato articolo 9 si legge che a queste politiche è destinata una quota individuata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro delegato alle politiche per la famiglia: una quota per l'appunto indeterminata. Noi pensiamo che forse, con un ordine del giorno, se il Governo è sensibile (che non predetermini questa quota ovviamente, ma che possa indicare dei minimi e dei massimi o dei tetti o dare delle indicazioni), si possa meglio specificare un punto senza il quale non si comprende bene di cosa stiamo parlando.Il secondo aspetto riguarda, invece, una migliore sistematica di questo testo.Come gruppo dell'Unione di Centro abbiamo proposto un emendamento sul quale ci soffermeremo in seguito, che dà una migliore sistematica al comma 3, specificando che, dopo le parole: «figli minori», sia opportuno aggiungere le parole: «fino a dodici anni di età o fino a quindici anni in caso di affidamento o di adozione» in modo speculare a quanto è già previsto per i lavoratori dipendenti, ossia estendendo la previsione anche ai lavoratori autonomi e, quindi, ai professionisti.Proprio in questo campo si ha spesso una sottovalutazione delle difficoltà delle donne nella vita professionale. Abbiamo più volte rilevato, anche in questo ramo del Parlamento, come esista una scarsa tutela della maternità per le professioniste, soprattutto in quella fase di formazione e di praticantato in cui le donne non sono iscritte alle casse di previdenza e non sono neanche tutelate da un rapporto di lavoro dipendente e, quindi, vi è una vera e propria lesione dei diritti costituzionali che garantiscono la maternità (solo per parlare di un tema e di un capitolo). Quindi, vi è una equiparazione tra le garanzie e i diritti previsti per i lavoratori dipendenti e quelli previsti per i lavoratori autonomi e i professionisti.Inoltre, proponiamo una migliore formulazione dell'oggetto con la proposta di sostituire la parola «disabili», riferita alle politiche di conciliazione, con l'espressione più ampia e anche più esatta che considera le persone disabili o non autosufficienti, ovvero le persone affette da documentata grave infermità. Si tratta di una tipologia assolutamente più vasta alla quale riconoscere le garanzie previste dall'articolo 38 al nostro esame.Spero che il dibattito e l'esame di questo articolo possano proseguire con la Pag. 4pacatezza e l'attenzione necessarie da parte dell'Assemblea e anche con qualche indicazione più specifica in sede di accoglimento degli ordini del giorno, perché credo che tutta l'Assemblea e il Parlamento abbiano a cuore la necessità di fare un passo in avanti sulla conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, che oggi costituiscono la principale penalizzazione per l'accesso delle donne al mondo del lavoro.
ANNA MARIA BERNINI BOVICELLI, Relatore per la I Commissione. Signor Presidente, la Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, su tutte le proposte emendative riferite all'articolo 38.
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.Poiché molti colleghi lo hanno chiesto, ricordo che alle ore 10,15 il Presidente della Camera commemorerà il collega e amico onorevole Gaspare Giudice.Per consentire l'ulteriore decorso del termine regolamentare di preavviso, di cui all'articolo 49 del Regolamento, sospendo la seduta, che riprenderà alle 10,05.
PRESIDENTE. Avverto che, ove i presentatori non comunichino il ritiro delle rispettive proposte emendative per le quali vi è un invito in tal senso, la Presidenza le porrà in votazione.Passiamo alla votazione dell'emendamento Paladini 38.1.Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cambursano. Ne ha facoltà.
RENATO CAMBURSANO. Signor Presidente, innanzitutto voglio ancora una volta ricordare, qualora qualcuno se ne dimenticasse, che questo provvedimento, come è già stato detto nella discussione sulle linee generali e anche con riferimento alla discussione sul complesso degli emendamenti, articolo per articolo, è un provvedimento che definire omnibus è davvero troppo poco, perché al suo interno è stato messo di tutto, di più e qualche volta anche di meno, come in questa occasione.Nell'articolo 38 constatiamo che viene modificato, riscritto, l'articolo 9 della legge n. 53 del 2000, che era stata condivisa da tutte le forze politiche non più tardi di nove anni fa e che riguardava il sostegno della maternità e della paternità, il diritto alla cura e alla formazione, ma anche al coordinamento dei tempi della città. Con ciò si intende conciliare i tempi della mamma o del papà con l'attività professionale, sia essa di lavoro dipendente o autonomo.Ebbene, il Governo e la maggioranza, con questo articolo, riscrivono quella legge almeno rispetto alla questione dei tempi andando verso un appesantimento, tant'è che prima per la conciliazione dei tempi di lavoro era riservato almeno il 50 per cento del Fondo delle politiche per la famiglia, ora invece tale quota viene stabilita annualmente con provvedimento del Presidente del Consiglio dei ministri senza alcun vincolo. Si darà - è scritto nel disegno di legge - priorità ai progetti che prevedano di applicare, in aggiunta alle misure di flessibilità, sistemi per la valutazione della prestazione dei risultati; si spartiscono i programmi di formazione per il reinserimento dei lavoratori dopo il periodo di congedo; con decreto del Presidente del Consiglio si stabilirà la percentuale delle risorse da destinare a ciascuna tipologia progettuale.Con questo emendamento noi chiediamo semplicemente che venga ripristinata Pag. 5la quota del 50 per cento del Fondo per la famiglia ai fini della conciliazione dei tempi di lavoro e di vita. Credo che questo sia il minimo di attenzione che l'Aula deve dedicare all'argomento, se si ha davvero a cuore la famiglia, la maternità e la paternità, se non si usano parole vuote, senza senso, o meglio, alle quali non si dà alcun peso.È vero che questo Governo e il suo Presidente ci hanno abituato a considerare nei comportamenti la donna un oggetto o quasi, tant'è che gli ultimi comportamenti vengono definiti - non sono parole mie, come sanno bene tutti i colleghi - «ciarpame senza pudore per l'imperatore».Ritengo che con l'emendamento in esame abbiamo un'occasione di riscrivere la norma, prestando un po' di attenzione verso la maternità e la paternità, ossia verso coloro che storicamente si sono sempre presi cura dei nostri figli, se non vogliamo costruire una società di sbandati che guardano più certi programmi televisivi che non hanno alcun valore e che non determinano alcun incremento in termini di valori nei nostri figli.Allora, dedichiamo un momento di attenzione all'argomento: ripristiniamo questa quota del 50 per cento. Lo chiedo alla relatrice, al presidente della Commissione e al Governo.Ciò non costa nulla, quindi poniamo questa attenzione verso i nostri genitori, verso le mamme e i papà, ma soprattutto verso i nostri figli.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Miotto. Ne ha facoltà.
ANNA MARGHERITA MIOTTO. Signor Presidente, debbo dire che l'emendamento che i colleghi dell'Italia dei Valori hanno presentato sarebbe degno di grande attenzione e anche di sostegno se avessimo le garanzie e se fossimo certi che questo Governo abbia intenzione di finanziare le politiche a sostegno della famiglia. Il guaio è che il Fondo per la famiglia, istituito dal Governo Prodi con la legge finanziaria per l'anno 2007 e incrementato con la finanziaria per l'anno 2008, è stato già fortemente ridimensionato con la prima finanziaria del Governo Berlusconi. Inoltre, il Fondo sarà ulteriormente ridimensionato nei due anni che abbiamo di fronte, ovvero nel triennio subirà un drastico ridimensionamento.Allora, se davvero volessimo dare fiducia all'intenzione di questo Governo di mantenere almeno il Fondo per la famiglia, si potrebbe discutere sulla misura del 50 per cento da destinare al finanziamento dei progetti di conciliazione. Il guaio è che questo Fondo verosimilmente è destinato quasi ad azzerarsi. Di conseguenza, la garanzia del 50 per cento su una somma che si avvicina allo zero, come potete capire, otterrebbe addirittura un effetto perverso.Capisco l'intenzione dei colleghi dell'Italia dei Valori, quindi sostengo la loro battaglia volta a difendere il finanziamento di queste politiche. Tuttavia, voglio denunciare un fatto. Con l'articolo 38 in verità si piega una legge importante - come è stato detto - come la n. 53 del 2000 a ragioni che hanno poco a che fare con la necessità di conciliare il lavoro e la maternità. Infatti, l'azione prioritaria della legge n. 53 del 2000, ovvero i progetti che possono consentire alle lavoratrici e ai lavoratori la flessibilità di orari e la flessibilità nell'organizzazione del lavoro, con l'ultima parte della lettera a) dell'articolo 38, primo comma, sono condizionati allo specifico interesse per i progetti che tendono ad applicare sistemi innovativi per la valutazione delle prestazioni e dei risultati.Colleghi, non prendiamoci in giro e non venite a dire che questa è la nuova legge sulla conciliazione. La legge sulla conciliazione tra maternità e lavoro, infatti, ha a che fare con la produttività, ma non è prioritario l'obiettivo della produttività dell'azienda in questo caso per poter finanziare i progetti di conciliazione. È prioritaria, invece, l'esigenza della donna in questo caso di conciliare il lavoro e la famiglia. Qui, invece, si afferma il contrario in quanto si subordina la necessità della conciliazione alle esigenze di produttività dell'azienda. Pag. 6Allora, questo è un provvedimento che guarda indietro e che fa fare passi indietro a tutta la cultura della conciliazione sviluppatasi con fatica in questi anni. Il problema non è di ridurre le risorse per queste iniziative, ma di commisurarle alle effettive iniziative e alle esigenze effettive che nascono dal territorio. Come tutti sanno, in questo campo le risorse sono state sempre sufficienti per finanziare i progetti, ma manca la cultura nelle aziende e, devo dire, perfino tra le forze sociali per ampliare queste iniziative.Allora, colleghi, si deve pensare bene prima di approvare in quest'Aula questo articolo 38 - lo dico sin d'ora - e spero che, soprattutto, le donne che sono in quella parte dello schieramento di maggioranza ci pensino. Ci sono tre emendamenti, ripeto, che fanno regredire il nostro Paese. Non si aiuta la maternità; anzi, le donne vengono penalizzate con questi emendamenti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
LUISA CAPITANIO SANTOLINI. Signor Presidente, intervengo anch'io sull'emendamento da noi presentato all'articolo 38, perché ovviamente quello che viene affermato in quest'articolo ci interessa molto; ci interessa molto ribadire la bontà dell'emendamento proposto. Il problema, come è stato detto anche dai colleghi precedentemente, riguarda una sorta di equiparazione tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti; ciò non era stato fatto con legge n. 53 del 2000. Essa peraltro, è una buona legge; noi all'epoca appoggiammo il Ministro Turco, che per prima fece - bisogna darle atto - la proposta di cercare una seria conciliazione tra le esigenze della famiglia, le esigenze dello status di lavoratori e le esigenze delle imprese. Però, era una legge «monca», com'è noto, perché mancava tutto il comparto dei lavoratori autonomi. Provvedere in questa direzione è urgente e necessario, è buona cosa; ma bisogna vedere come si fa.L'idea di riprendere e di ricalcare quello che era affermato nella legge n. 53 del 2000 ci sembra una cosa giusta, perché effettivamente va nella direzione di una equità sociale, di una pacificazione - se così posso dire - tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti. Peraltro, finalmente si prendono in considerazione le esigenze della famiglia. Quello che non comprendiamo è perché venga espresso parere contrario su questi emendamenti che tendono, ovviamente, a migliorare la normativa e certamente non a peggiorarla. Ove si tratti di famiglia, di figli, di disabili, di non-autosufficienti, di soggetti deboli, non capisco come mai si debbano respingere emendamenti che è interesse di tutti introdurre; ovvero interventi che siano più specifici, più precisi, più calzati sulla logica che dovrebbe guidare l'articolo 38.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI (ore 10,30)
LUISA CAPITANIO SANTOLINI. Noi avevamo chiesto di specificare l'età dei giovani dai 12 ai 15 anni, nel caso di affidamento o di adozione, e soprattutto abbiamo cercato di specificare «persone disabili non autosufficienti» affette da documentata grave infermità, per mettere dei paletti molto precisi e per permettere una applicazione più puntuale della legge. La formulazione troppo generica, troppo vaga, rischia di rendere una legge interpretabile in mille modi e, poi, alla fine inapplicabile.Rifiutare questi emendamenti è il segno di una cattiva coscienza; quando si parla di queste questioni, insisto, dovrebbe esserci un consenso trasversale in Commissione, in Aula. Si tratta di una questione prima culturale, poi politica e poi ancora economica, perché si riescono a trovare le risorse per affrontare le esigenze previste in questo articolo. Sono d'accordo con la collega che mi ha preceduto: occorre partire dalla famiglia, delle esigenze delle madri, delle mogli e delle figlie - che sono, soprattutto, coloro che assistono i soggetti deboli; non bisogna partire dalle esigenze Pag. 7delle imprese. Quest'ultima, infatti, mi sembra un'ottica distorta, una visione miope, soprattutto se proiettata nel futuro, perché non rende giustizia a quelle mamme e quelle figlie, a quelle mogli che hanno un compito gravoso di assistenza quotidiana, faticosa, talvolta quasi eroica nei confronti dei loro assistiti e dei loro malati.Allora, chiediamo davvero di ripensare a quel «no» che rifiuta i nostri emendamenti e di trovare un accordo, per una volta trasversale ed unanime su questioni che riguardano non solo le donne, le famiglie e i soggetti deboli, cui tutti sicuramente in quest'Aula siamo particolarmente attenti. Quindi, mi auguro davvero che ci sia un ripensamento e che il nostro emendamento possa essere approvato (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà, per un minuto.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, intervengo solo per una chiosa all'intervento della collega Miotto, per dire che anche noi dell'Italia dei Valori siamo assolutamente d'accordo sulla necessità di rifinanziare gli interventi cui è destinato anche quest'articolo e lavoreremo certamente, con il Partito Democratico e con l'Unione di Centro, perché ciò avvenga. Il nostro emendamento aveva uno scopo più limitato, perché riguardava semplicemente ciò che residua e la sua gestione (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paladini 38.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
Onorevole Luciano Rossi, non riesce a votare? Hanno votato tutti i colleghi? Onorevole Calderisi? Onorevole Giammanco?
(Presenti 389Votanti 386Astenuti 3Maggioranza 194Hanno votato sì 181Hanno votato no 205).
Prendo atto che i deputati Barbato, Ferranti, Binetti, Mazzarella, Galletti, Occhiuto e Monai hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.Prendo altresì atto che i deputati Traversa, Giammanco, Vessa e Castiello hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario e che i deputati Barbareschi e Di Stanislao hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.Avverto che l'emendamento Lo Moro 44.2 è stato ritirato.
Commemorazione del deputato Gaspare Giudice.
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e, con lui, l'intera Assemblea ed i membri del Governo). Onorevoli colleghi, vi prego di prestare un attimo di doverosa attenzione. Come sapete, nella giornata di ieri, si è spento a Palermo, dopo una lunga e grave malattia, il nostro collega Gaspare Giudice, nato a Canicattì, il 4 marzo 1943, componente di quest'Assemblea a partire dalla XIII legislatura.L'onorevole Giudice ha ricoperto numerosi incarichi parlamentari: è stato, a partire dalla XIV legislatura, autorevole componente della Commissione bilancio, della quale ha anche ricoperto la carica di presidente del Comitato pareri e, in questa legislatura, quella di vicepresidente. Relatore in occasione dell'esame dell'ultima legge finanziaria e in passato di altri rilevanti provvedimenti, si è sempre contraddistinto per una speciale attenzione ai temi connessi allo sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno, nonché alla difesa Pag. 8del ruolo e delle prerogative del Parlamento nell'ambito dell'esame di provvedimenti aventi natura finanziaria. Nella XV legislatura, è stato presidente del Comitato per la legislazione, carica che ha ricoperto con grande equilibrio istituzionale, unanimemente riconosciuto, dando impulso anche a nuove e significative prassi procedurali. Se quanto detto testimonia l'intensa attività svolta dal collega Gaspare Giudice nella Camera dei deputati, ciò che mi preme ricordarne oggi è l'impegno, l'intelligenza e la dedizione, che egli ha profuso nel suo lavoro di deputato, il rigore e la puntualità con i quali assolveva ai suoi compiti, la passione politica e il profondo rispetto per l'istituzione, che ha animato tutto il suo percorso all'interno di quest'Assemblea. Partendo, in modo trasparente e leale, da posizioni di parte, Gaspare Giudice non ha mai fatto mancare il suo contributo di esperienza alle varie discussioni, ricercando sempre, ove possibile, un punto di sintesi e di equilibrio e riuscendo a farsi apprezzare da tutti i colleghi, indipendentemente dalle parti politiche di appartenenza. Vorrei concludere questo doveroso ricordo richiamando il suo tratto di grande signorilità, di profonda umanità e di piena fiducia nelle istituzioni, un atteggiamento che mantenne anche nel passaggio più difficile e doloroso della sua esperienza pubblica, un passaggio che certamente lo segnò profondamente nell'anima e nel corpo. Proprio il ricordo di questo passaggio, dell'impegno dell'onorevole Giudice, vivo nella memoria di tutti i colleghi che hanno avuto l'onore di conoscerlo, rende oggi ancora più intenso e profondo per tutta l'Assemblea il dolore per la sua scomparsa. Vi prego di ricordarlo con un minuto di silenzio (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio - Generali applausi, cui si associano i membri del Governo).
FABRIZIO CICCHITTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è mio dovere ricordare il collega Giudice perché la sua scomparsa rappresenta una gravissima perdita umana, ma ancor di più politica, per il nostro gruppo parlamentare e, credo, per l'intero Parlamento.Si tratta di una perdita umana perché noi tutti abbiamo presente il tratto di cultura politica, di apertura al dialogo, di confronto e di capacità di ascolto che egli ha sempre manifestato, ma anche di una grave perdita politica perché nel nostro gruppo, in Parlamento, in Commissione bilancio, egli ha sempre dato voce a delle esigenze che sono presenti in questo Parlamento: quelle del Mezzogiorno, della politica meridionale, di un confronto con lo stesso Governo, di cui era forte sostenitore, sul terreno delle politiche economiche e sociali.Abbiamo, quindi, avuto un grande parlamentare per il tratto umano che lo caratterizzava, ma ancor di più per la funzione politica che svolgeva fra di noi. Gli dobbiamo questo, gli dobbiamo questa testimonianza e un ricordo non convenzionale per il ruolo politico che egli ha svolto in questo Parlamento (Applausi).Voglio aggiungere anche che, rispetto all'immagine che spesso all'esterno viene data del parlamentare e dei lavori parlamentari, Gaspare Giudice ha rappresentato la più grande negazione di quel cliché, perché lo abbiamo visto fra di noi anche fino a pochi giorni fa, segnato dalla malattia, ma sempre impegnato sui problemi, sulle questioni reali del Paese (Applausi).Era una persona che riteneva, in sostanza, che uno dei tratti fondamentali della politica fosse la passione: passione per le proprie idee, per le popolazioni che egli rappresentava, per una cultura politica. Questa è anche la politica: la passione e l'impegno, che non è settarismo, ma neanche cinismo. Questo era Gaspare Giudice!Non posso sottacere, perché ha costituito una delle ragioni drammatiche della sua vita e della sua esistenza, la vicenda giudiziaria che lo ha caratterizzato.Vedete, colleghi, Gaspare Giudice ha attraversato un percorso drammatico e ha rischiato di essere oggetto di quella che è Pag. 9stata chiamata «la sentenza anticipata», cioè la sentenza che ti uccide e ti massacra sui giornali prima ancora che i giudici si pronuncino. Egli è passato attraverso questa sentenza e poi è stato assolto dopo molti anni dalla magistratura giudicante (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).Noi non possiamo fare a meno, signor Presidente, di ricordare questo e di mettere insieme una serie di nomi, Tortora, Balzamo, Stefanini, Goria (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Unione di Centro), perché, indubbiamente, vi è un segno maledetto che ha caratterizzato come una pena di morte anticipata la vita di coloro i quali sono stati colpiti in modo strumentale dalla giustizia e ne sono usciti, ma, in certi momenti, segnati per la vita e per la morte da questa vicenda (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Unione di Centro).E in questo quadro voglio anche ricordare, fortunatamente presente fra di noi, un collega che stimo moltissimo, anche se su diverse posizioni politiche: il collega Calogero Mannino (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Unione di Centro), che ha attraversato quel percorso, e porto nella memoria gli anni in cui egli sembrava trasformato, perché era colpito dalla vicenda giudiziaria ma anche da una malattia.Questo è il dato. Onorevoli colleghi, credo che vi siano dei momenti nei quali dobbiamo riflettere su queste cose senza spirito di parte, quando soggetti che hanno questa statura politica impongono al Parlamento una riflessione e una rievocazione che non sia schematica, che non sia strumentale, che non sia di facciata. Noi dobbiamo a Gaspare una commemorazione che non sia ordinaria, ma a livello del grande personaggio che egli è stato (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Unione di Centro e di deputati del gruppo Partito Democratico - Congratulazioni).
GIANFRANCO MICCICHÈ, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Chiedo di parlare.
GIANFRANCO MICCICHÈ, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, al di là del dispiacere enorme e personale, la morte di Gaspare lascia dentro l'Aula un vuoto enorme, e credo non soltanto per noi deputati siciliani ma per tutti.Vi sono momenti in cui la tristezza diventa, o sembra diventare padrona della nostra vita; poi per fortuna alcuni ricordi riescono ad avere il sopravvento anche sulla stessa tristezza: i ricordi di un uomo vero, merce rara oggi, di un gentiluomo, merce ancora più rara, mai arrabbiato, mai scortese, mai vendicativo, sempre gentile, sempre disponibile con tutti. Un gentiluomo di cui sentiremo la mancanza, un grande lavoratore, un parlamentare straordinario; ringrazio sia il Presidente Fini che il presidente Cicchitto per le parole che hanno voluto affermare questa che è veramente una grande verità: un parlamentare straordinario, un grandissimo lavoratore, punto di riferimento per tantissimi di noi.La Commissione bilancio era diventata la sua casa qui a Roma. Presidente Giorgetti, se Gaspare fosse qui, mi chiederebbe certamente di ringraziarla per il rapporto di collaborazione enorme che lei ha creato con lui, di cui non faceva mai segreto: a proposito di qualsiasi argomento egli diceva sempre che l'onorevole Giorgetti lo avrebbe aiutato a risolvere il problema, se il problema era risolvibile. Io per questo la ringrazio sinceramente a nome di tutti noi (Applausi).Fu accusato ingiustamente, e ha sopportato con rara pazienza e rara dignità otto anni e mezzo di processo, da cui venne fuori con un'assoluzione piena, ma ne venne fuori senza trionfalismi, soltanto con pochissime lacrime: io ero insieme a lui il giorno in cui arrivò l'assoluzione. Non so, Fabrizio, se la sua malattia possa avere un collegamento diretto con quanto Pag. 10lui ha passato in quegli otto anni e mezzo, ma è sicuro che da quell'esperienza ne uscì fortemente depresso, fortemente depresso nell'animo e nel fisico.Poco fa, mentre parlava Cicchitto, un parlamentare - che sinceramente non conosco, chiedo scusa - si è avvicinato dicendomi: nel ricordare Gaspare, che cosa c'entra la vicenda giudiziaria? Credo che essa, nel ricordare Gaspare, non solo c'entri, ma c'entri perché questa è un'aula parlamentare, un'aula di dibattito, un'aula in cui tutti noi dovremmo avere il coraggio, la forza, la serenità e la tranquillità di discutere e di scoprire le cose che segnano la vita del nostro Paese e quel tipo di processo ha segnato la vita del nostro Paese, oltre che avere segnato personalmente la vita di Gaspare Giudice.Lui si è impegnato spessissimo nella soluzione dei problemi dei precari di Palermo. Un giorno mi disse: mi considero anch'io un precario nel mio lavoro di imputato, ma spero di non avere mai la sfortuna di diventare impiegato a tempo indeterminato nel lavoro di imputato.Fu segnato da quell'esperienza, onorevoli colleghi, fu segnato enormemente. Lui oggi lascia una moglie e tre splendide figlie - Domitilla, Costanza e Virginia -, tre ragazze intelligenti che conoscono le regole della vita e, quindi, conoscono anche le regole della morte, e che sanno quanto sia più naturale che siano i figli a perdere i genitori che non i genitori i figli. Chi perde un genitore diventa orfano, chi perde un figlio non ha neanche la possibilità di avere un vocabolo che lo qualifichi, tanto è innaturale nella vita.Ed è per questo che chiedo alle tre figlie di Gaspare di capire le regole della vita e di farsi una ragione di questa morte prematura. Oggi perdiamo un parlamentare amato e apprezzato da tutti, in Sicilia perdiamo un gentiluomo, un gentiluomo vero. Alla famiglia di Gaspare rivolgo un abbraccio fortissimo mio personale, del Presidente Berlusconi e di tutto il Governo. Grazie (Applausi).
GIANCARLO LEHNER. Signor Presidente, intervengo per ricordare l'onorevole Giudice ed anche per dare un'altra informazione all'Aula: credo che Giudice sarebbe contento di apprendere che il senatore socialista Pietro Pizzo, anche lui vittima di accuse infondate, dopo un'odissea durata oltre cinque anni è stato assolto perché il fatto non sussiste.Vorrei aggiungere, essendo purtroppo esperto di questo argomento ed avendo scritto saggi sull'argomento, che esiste in verità un nesso preciso tra stress carcerario, tra stress per giustizia ingiusta e, possiamo dire, patologia (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico).
ANTONIO BORGHESI. Sciacallo!
GIANCARLO LEHNER. Vorrei ricordare non soltanto Tortora, non solo Goria...
FURIO COLOMBO. Falcone e Borsellino!
GIANCARLO LEHNER. ...ma vi esorterei a leggere un mio saggio intitolato Il caso Sergio Caneschi per comprendere quali danni può comportare la convinzione di una persecuzione giudiziaria con la consapevolezza di essere innocenti. Grazie.
PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento Lo Moro 44.2 è stato ritirato.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento Ravetto 38.2.Chiedo alla presentatrice se acceda all'invito al ritiro formulato dalle Commissioni.
LAURA RAVETTO. Signor Presidente, prendo atto del parere contrario espresso dal Governo e dalle Commissioni sul mio emendamento e sono naturalmente pronta a ritirarlo ove persistesse questo parere. Tuttavia, ci tenevo a spiegare che l'emendamento mirava ad ampliare la platea dei beneficiari delle procedure di conciliazione, non limitando queste iniziative a quelle oggetto da accordi contrattuali e sindacali, ma presupponendo un finanziamento quando queste procedure sono oggetto di iniziative autonome del datore di lavoro. Non si tratta di creare nuove coperture finanziarie, ma soltanto di ampliare la platea dei beneficiari del Fondo.A chi eccepisce che si darebbe troppo discrezionalità al datore del lavoro in modo unilaterale faccio presente che, da una parte, si tratta sempre, e comunque, di un'iniziativa a beneficio dei lavoratori (ne abbiamo esempi in altre norme come la detassazione dei premi aziendali) e, dall'altra, che comunque la norma prevede una Commissione ministeriale per la valutazione progetti. Chiedo, quindi, una riflessione in tal senso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vannucci. Ne ha facoltà.
MASSIMO VANNUCCI. Signor Presidente, noi chiediamo invece al Governo e ai relatori di mantenere il loro parere contrario. Stiamo discutendo di misure per conciliare tempi di vita e di lavoro. L'articolo, infatti, si propone di erogare contributi in favore dei datori di lavoro privati o pubblici che attuino accordi contrattuali, iniziative in questo settore. L'emendamento vorrebbe introdurre, addirittura in via prioritaria rispetto all'accordo contrattuale, iniziative poste in essere dai datori di lavoro, quindi progetti unilaterali come condizione. Non possiamo essere d'accordo e nel caso la relatrice e il Governo modificassero il loro parere voteremmo contro l'emendamento e chiederemmo anche una riunione del Comitato dei diciotto.
PRESIDENTE. Onorevole Ravetto, se, come mi sembra di intuire dal loro silenzio, il relatore e il Governo non mutano il loro parere, insiste perché venga posto in votazione il suo emendamento?
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ma la pregherei di chiedere sollecitamente di parlare. Chi tace di solito...
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, dipende da quale consenso si deve dare. Per evitare turbative ad un testo che è stato approvato dall'altro ramo del Parlamento, che contiene sicuramente qualche criticità, e rendendomi conto delle osservazioni sottese nell'emendamento presentato dall'onorevole Ravetto, credo che la cosa migliore sia che esso venga trasposto in un ordine del giorno che il Governo sarebbe disponibile ad accogliere.
PRESIDENTE. Prendo atto che il presentatore dell'emendamento Ravetto 38.2 lo ritira.Passiamo alla votazione dell'emendamento Tassone 38.3.Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gnecchi. Ne ha facoltà.
MARIALUISA GNECCHI. Signor Presidente, credo che già sia stato sbagliato aver respinto l'emendamento Paladini 38.1 che prevedeva che lo stanziamento a favore dei progetti innovativi e di flessibilità fosse almeno al 50 per cento per le piccole aziende. Vorrei ricordare, in particolare ai colleghi della Lega e a tutti colleghi del Veneto, che essere insensibili verso le piccole aziende non fa onore al Parlamento; nella mia provincia, quella di Bolzano, ad esempio, in presenza di 55 mila aziende attive solo 16 mila occupano dipendenti e ben 11 mila di queste occupano da uno a cinque dipendenti.Per quanto riguarda l'emendamento Tassone 38.3, è ovvio che tutti i progetti di Pag. 12conciliazione servono proprio per favorire le situazioni delle famiglie nelle quali vi siano figli minori, persone disabili e non autosufficienti.Quindi poiché riteniamo che l'articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53, promossa da Livia Turco, fosse sicuramente migliore di come viene modificato con questo provvedimento e poiché capiamo che prima delle elezioni europee il Governo ed alcuni ministri abbiano bisogno di entrare in campagna elettorale affermando che hanno fatto qualcosa, ci teniamo a dire che la modifica dell'articolo 9 della legge n. 53 tramite questo emendamento al disegno di legge n. 1441-bis peggiora tale articolo. Ci preme perlomeno sottolineare e appoggiare gli emendamenti che a nostro avviso sarebbero, comunque, almeno migliorativi rispetto alla situazione originaria. Per questa ragione abbiamo votato a favore dell'emendamento riferito al comma 1 dell'articolo 38. Ci dispiace che tutte le regioni che hanno piccole aziende non abbiano colto la necessità di votare a favore dell'emendamento.Per quanto riguarda l'emendamento Ravetto 38.2, riguardo al quale è stato chiesto di trasfonderlo in un ordine del giorno, ci teniamo a dire che il fatto che le aziende attuino accordi contrattuali significa rendersi conto che le misure sulle quali si chiedono soldi e incentivi e, quindi, finanziamento da parte dello Stato, devono presupporre accordi contrattuali e quindi è evidente che si presuppone la condivisione. Con la modifica proposta dall'emendamento Ravetto 38.2 vediamo e anche temiamo che l'articolo 9 possa diventare un articolo in base al quale le aziende assumono iniziative e le propongono in modo favorevole alla conciliazione, anche se non è affatto detto che poi diventino anche misure a favore della conciliazione. Infatti, parlare di progetti nei quali si premiano anche orari di lavoro a tempo parziale o comunque orari di lavoro su sedi diverse che siano contrattati o condivisi all'interno dell'azienda, offre la garanzia che non si tratti di flessibilità di orario soltanto ed esclusivamente in momenti di crisi a favore della produzione o della situazione dell'azienda che agisce su sedi diverse.Quindi, è ovvio che, se l'articolo 9 originario della legge n. 53 del 2000 offriva tutte queste garanzie, la modifica recata dall'articolo 38 del disegno di legge 1441-bis rischia di permetterne un utilizzo un po' arbitrario.L'emendamento Tassone 38.3 - ho apprezzato anche l'intervento della collega Capitanio Santolini - ribadisce quanto già affermato ieri dalla collega Codurelli e dalla collega Miotto questa mattina. Come Partito Democratico siamo assolutamente a favore delle aziende, in particolare delle piccole aziende, perché possano attuare interventi a favore della conciliazione.Pensiamo che l'articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53, di Livia Turco sia migliore e chiediamo, anche con questa modifica che in generale è peggiorativa, di tener conto dello spirito originario della legge (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
MARIO TASSONE. Signor Presidente, intervengo soltanto per illustrare brevemente il nostro emendamento 38.3 a mia prima firma. Facciamo riferimento... prego, se c'è un problema importante... lo sa che io sono paziente...
PRESIDENTE. Onorevole Tassone, prosegua.
MARIO TASSONE. Chiedo scusa, signor Presidente. È una questione di fair play anche con i colleghi che hanno qualche problema.Stavo dicendo che con l'emendamento 38.3, a mia prima firma, tentiamo di destinare la quota prevista dall'articolo 1, il fondo per la famiglia, ai progetti certamente volti per il sostegno alla famiglia sostituendo le parole «ovvero disabili» con le seguenti che ritengo molto più complete e che sono indirizzate verso Pag. 13l'obiettivo che mi auguro si prefiguri anche la maggioranza e il Governo, aldilà del parere contrario espresso sull'emendamento. Dunque la proposta propone di sostituire le parole «ovvero disabili» con le seguenti: «fino a dodici anni di età o fino a quindici in caso di affidamento o di adozione, ovvero con a carico persone disabili o non autosufficienti, ovvero persone affette da documentata grave infermità».Voglio richiamare l'attenzione dei relatori e del Governo su tale aspetto: come si vede, tale dicitura risponderebbe a nostro parere allo scopo di questo comma dell'articolo 38. Vi è una platea molto più completa ed esaustiva: fare riferimento soltanto ai disabili rischia di tralasciare una realtà molto più bisognevole di attenzione, soprattutto con riferimento a questo fondo; quindi, in questo modo si darebbe senso e significato alla ratio che sottende a questo fondo e che sottende, a mio avviso, anche all'articolo 38.Al di là di ciò, vi è una visione molto limitata che, soprattutto, lascia fuori da questi benefici e da questi progetti situazioni su cui bisognerebbe invece porre maggiore attenzione e di cui bisognerebbe avere maggiore cura.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Tassone 38.3, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
Onorevole Di Virgilio, è riuscito?Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia
(Presenti 405Votanti 400Astenuti 5Maggioranza 201Hanno votato sì 192Hanno votato no 208).
Prendo atto che la deputata Coscia ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole, e che la deputata Castiello ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario e che il deputato Mazzarella ha segnalato che avrebbe voluto astenersi.Passiamo alla votazione dell'articolo 38.Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Miotto. Ne ha facoltà.
ANNA MARGHERITA MIOTTO. Signor Presidente, impiego trenta secondi per dire che voteremo contro l'articolo in esame, perché peggiora notevolmente l'articolo 9 della legge n. 53 dell'8 marzo 2000, subordinando la conciliazione alle esigenze della produttività dell'azienda, cancellando la formazione (che è lo strumento utile e necessario per il rientro dopo la maternità e il concedo), nonché la lettera c), con riferimento alla sostituzione delle lavoratrici autonome che sono in maternità, e relegando tale questione ad una situazione residuale nella legge.Inoltre, secondo voi la conciliazione si attua prioritariamente quando il lavoro di cura in famiglia per persone disabili e non autosufficienti è prioritario. In verità, la conciliazione nasce certo anche da tali situazioni, ma non è esclusivamente questa la condizione, nel senso che le misure di conciliazione tendono a non rendere crudele - come spesso accade - la scelta fra lavoro e maternità. Insomma, quella in esame è una legge che è contro la famiglia: altro che valorizzare la famiglia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 38.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
Hanno votato tutti i colleghi? Onorevole Angeli? Onorevole Cicu?Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia
(Presenti 414Votanti 411Astenuti 3Maggioranza 206Hanno votato sì 211Hanno votato no 200).
Prendo atto che la deputata Anna Teresa Formisano ha segnalato che non è riuscita a votare, che i deputati Cesa e De Poli hanno segnalato che avrebbero voluto astenersi e che la deputata Castiello ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.
(Esame dell'articolo 40 - A.C. 1441-bis-C)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 40 (Vedi l'allegato A - A.C. 1441-bis-C), al quale non sono state presentate proposte emendative.Passiamo dunque ai voti.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 40.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
Onorevole Rossi?Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia
(Presenti 408Votanti 407Astenuti 1Maggioranza 204Hanno votato sì 407).
Prendo atto che la deputata Anna Teresa Formisano ha segnalato che non è riuscita a votare, che i deputati Cesa e De Poli hanno segnalato che avrebbero voluto astenersi e che le deputate Coscia e Castiello hanno segnalato che non sono riuscite ad esprimere voto favorevole.
(Esame dell'articolo 41 - A.C. 1441-bis-C)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 41 (Vedi l'allegato A - A.C. 1441-bis-C) al quale non sono state presentate proposte emendative.Passiamo dunque ai voti.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 41.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
Onorevole Scilipoti? L'onorevole Scilipoti ha votato. Onorevole Razzi? L'onorevole Guzzanti ha votato? L'onorevole Guzzanti ha votato.Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia
(Presenti 410Votanti 212Astenuti 198Maggioranza 107Hanno votato sì 212).
(Esame dell'articolo 43 - A.C. 1441-bis-C)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 43 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 1441-bis-C).Cosa c'è, onorevole Vannucci?
MASSIMO VANNUCCI. Signor Presidente, poiché dobbiamo sostituirci con i colleghi della Commissione giustizia, le chiedo un minuto di tempo.
PRESIDENTE. Sta bene, procediamo sollecitamente.Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere delle Commissioni.
ANNA MARIA BERNINI BOVICELLI, Relatore. Signor Presidente, le Commissioni formulano un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli emendamenti Palomba 43.1, 43.2 e 43.3.
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo esprime parere contrario su tutte le proposte emendative.
PRESIDENTE. Avverto che, ove i presentatori non comunichino il ritiro delle rispettive proposte emendative, la Presidenza le porrà in votazione.Passiamo alla votazione dell'emendamento Palomba 43.1.Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.
FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, il cambio della guardia al tavolo del Comitato dei diciotto dimostra plasticamente la cesura che esiste in questo provvedimento omnibus, in cui una parte è dedicata all'economia ed un'altra alla giustizia. Caso strano, la giustizia non ricopre mai il ruolo che le spetta, un ruolo autonomo, non diciamo preminente.Alcune miniriforme che sono state presentate pomposamente come riforme del processo civile sono state inserite alla chetichella in un provvedimento di carattere economico collegato alla legge finanziaria. Ciò ha impedito alla Commissione giustizia e al Parlamento, in prima lettura, sia alla Camera, sia al Senato, un adeguato approfondimento delle questioni relative alla giustizia. Ne è uscito un provvedimento ibrido, un provvedimento a «toppe», a «pezze», che dimostra l'assoluta mancanza di idee, di linearità e di coerenza del Governo nell'affrontare con determinazione e con chiarezza di idee la riforma della giustizia. Non solo, ma nel corso della prima lettura, qui alla Camera dei deputati, noi opposizioni - noi dell'Italia dei Valori - avevamo proposto molti emendamenti migliorativi, pur contestando il metodo. Nessuno di questi è stato approvato, neanche una virgola ci è stato consentito di cambiare e poi cosa succede? Succede che il provvedimento va al Senato, il quale introduce 32 nuovi articoli e 7 nuove deleghe, molte delle quali in tema di giustizia.Signor Presidente, questo è un metodo che non va bene e che denota confusione nel Governo, che denota improvvisazione ed incapacità di programmare. Ecco perché abbiamo proposto questo emendamento soppressivo, non perché escludiamo di poter essere d'accordo su una parte del contenuto dell'articolo 43, ma perché respingiamo la cultura, o l'incultura, delle riforme fatte a pezzi o, per meglio dire, fatte a pezze.Non possiamo accettare che il Parlamento sia chiamato ad affrontare la corsa di vagoncini che vengono aggiunti, una volta qui, una volta lì, senza un disegno coerente, ma soltanto come frutto dell'improvvisazione del momento.Ecco perché, signor Presidente, su questo, come su altri articoli successivi, con i quali il Governo ci ammannisce pillole di pseudo-riforma della giustizia, non possiamo essere d'accordo.Per tale ragione, per denunciare la mancanza di chiarezza, la mancanza di coerenza e la mancanza di linearità del Governo auspichiamo l'approvazione di questo emendamento soppressivo.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, in realtà la valutazione di queste norme dedicate alla riforma della giustizia civile è più complessa, perché abbiamo avuto un metodo parlamentare sicuramente molto discutibile, a partire dal fatto che la Commissione giustizia è stata inizialmente, come lei saprà, signor Presidente, Pag. 16addirittura esautorata completamente dall'esame. Ciò potrebbe apparire una boutade trattandosi di riforma del processo civile e dunque di materia fuor dalla discussione di competenza della II Commissione.Si è dovuto a lungo penare per poter avere l'esame congiunto e per poter partecipare ai lavori della I Commissione e già questo denota qualcosa che, nel metodo e anche nella sostanza, non va bene.Nel corso dei lavori vi è stato un confronto sempre molto utile perché è chiaro che il problema dello snellimento e della maggiore efficienza della giustizia civile è un problema dell'intero Paese. Spesso perdiamo tempo a ripeterci analisi sui problemi e sulle ricette e, quando è il momento di affrontare le questioni, vorremmo tutti essere operativi e costruttivi anche per risolvere quel vecchio brocardo italiano, uno dei tanti che circola in materia di giustizia, secondo cui l'Italia è la culla del diritto e perciò il diritto si è addormentato.Devo dire che, forse, avremmo guadagnato tutti tempo se, in sede di primo esame di queste norme, ci fossimo concentrati sui suoi punti critici. Essi erano sostanzialmente tre: in particolare il filtro in Cassazione per i ricorsi, che appariva norma del tutto incostituzionale; il tema un po' originale dell'assunzione in forma scritta della testimonianza, molto innovativo e che avrebbe potuto, perché non è stato risolto neanche al Senato, essere scritto meglio, e il tema di questo processo sommario, cautelare, che meritava qualche precisazione.Si tratta di temi sui quali erano state presentate idee e dibattiti alla Camera, ma si è preferito approvare il testo così come era, confidando nell'opera del Senato.Credo che questa vicenda dimostri che, a volte, il bicameralismo imperfetto all'italiana lo facciamo funzionare noi, delegando problemi all'altro ramo del Parlamento. Adesso ci troviamo di nuovo ad esaminare il testo pervenutoci dal Senato, un testo che giunge un po' tardi e che contiene misure utili nella sostanza al processo civile, sebbene con una riforma da tutti definita certamente non organica e non all'altezza, tuttavia con una serie di misure sicuramente utili che esamineremo meglio nel prosieguo.Con grande fatica siamo arrivati, però, a questo risultato e, quindi, credo che l'atteggiamento che oggi manifestiamo, che è di apertura nei confronti delle riforme utili che sono qui contenute, ma di fermo dissenso sul metodo, sia il segno di una posizione assolutamente costruttiva che anche i colleghi della maggioranza dovrebbero, nei fatti, apprezzare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tenaglia. Ne ha facoltà.
LANFRANCO TENAGLIA. Signor Presidente, torna oggi in quest'Aula la riforma del processo civile e questa normativa ha preso avvio in questa Camera con un metodo completamente sbagliato, che abbiamo denunciato sin dall'inizio, sia per l'esautoramento della Commissione giustizia, sia perché quel testo, allora licenziato, non affrontava i tre nodi fondamentali del processo civile, vale a dire il riordino dei riti, la testimonianza scritta e il filtro in Cassazione.Abbiamo chiesto fortemente in questa Aula, al Governo e alla maggioranza, di affrontare questi temi. Ci è stato impedito e il provvedimento è stato trasmesso al Senato con lacune notevoli, che il Senato ha colmato solo in parte. Tali lacune sono state colmate solo riguardo al riordino dei riti civili, con l'inserimento di una norma di delega che avevamo invocato sin dall'inizio; una norma di delega che adesso è inserita in questa normativa che, tuttavia, è perfettibile e che ha delle pecche di genericità ma che, comunque, rappresenta già un passo in avanti rispetto a quello che è stato fatto all'inizio dal Governo e dalla maggioranza. Questa disciplina è ritornata con una normativa sul filtro in Cassazione assolutamente insoddisfacente e con dei vizi di costituzionalità che solo, grazie alla nostra insistenza, all'insistenza del Partito Democratico, e anche alla disponibilità della maggioranza, è stato possibile modificare Pag. 17in questa Camera, con un testo che adesso è equilibrato, sufficiente e che consentirà alla Corte di Cassazione di essere al passo, sotto il profilo dell'efficienza, con le altre Corti di Cassazione europee. È un grande risultato che va al merito soprattutto della minoranza parlamentare in questo ramo del Parlamento.Ma la normativa non è ancora sufficiente. Si tratta, infatti, di una normativa in altre parti lacunosa e pasticciata e la riforma del processo civile rischia di essere un'occasione mancata. Tuttavia, dobbiamo anche accontentarci in questo momento e cercheremo, ancora in quest'Aula, di migliorare il testo, con gli emendamenti che abbiamo presentato in quell'ottica di lavoro parlamentare, nell'interesse del Paese, dei cittadini, della giustizia e della sua efficienza.Vi sono anche altre tre parti della riforma che riguardano il processo amministrativo. Al riguardo, la nostra posizione è di netta contrarietà al testo che è stato votato dalla maggioranza.Poi vi è la disposizione in materia di Corte dei conti ed anche in questo caso dobbiamo denunciare un'occasione mancata. Il testo presenta alcuni aspetti positivi, ma anche una grave lacuna che è il mancato inserimento, nel procedimento presso la Corte dei conti, dei principi regolatori del giusto processo. Questa era l'occasione giusta per farlo, ma non è stato fatto e per tale ragione il nostro atteggiamento, su questa norma, sarà di astensione. Inoltre, credo che siano funzionali le norme che riguardano l'Avvocatura dello Stato che, peraltro, erano norme già discusse, approntate ed elaborate nella scorsa legislatura nel cosiddetto testo Nicolais.Pertanto, la nostra valutazione atterrà al merito degli articoli e delle questioni affrontate, cercando anche in quest'Aula - e sperando nella collaborazione della maggioranza - di migliorare il testo sotto vari aspetti, sotto gli aspetti che sono rimasti aperti e che, se non modificati e non migliorati, saranno l'ennesima occasione mancata di una riforma della giustizia nell'interesse dei cittadini.
ENRICO COSTA. Signor Presidente, vorrei in questa occasione rivendicare il lavoro che è stato svolto per giungere ad un testo sulla giustizia civile equilibrato, innovativo e che punta alla velocizzazione ed all'efficienza del processo civile.Si tratta di un provvedimento che è stato inserito nell'ambito di un collegato alla legge finanziaria proprio per segnalare l'urgenza di queste riforme e per fare in modo che queste riforme costituissero un segnale ai cittadini di intervento da parte del Governo e da parte del Parlamento.L'onorevole Tenaglia prima ha richiamato il ruolo dell'opposizione sulla norma relativa al filtro in Cassazione. Nell'ambito dell'evoluzione di questa norma e di come si è strutturata l'evoluzione anche giuridica dell'approccio parlamentare a questa norma, voglio evidenziare il ruolo della Commissione giustizia, che ha costituito davvero il motore del provvedimento e ha saputo affiancarsi tecnicamente al qualificante ed importante lavoro svolto dalle Commissioni riunite I e V che avevano in sede referente il provvedimento.La Commissione giustizia, in modo compatto ed unanime, ha saputo fare in modo che, con una condizione inserita nel parere da rendere al provvedimento, le Commissioni competenti prendessero atto di una modifica condivisa da tutti, apprezzata dall'opposizione, ma proposta dalla maggioranza con il ruolo propulsivo del Governo.Penso che questo ruolo di motore della Commissione giustizia abbia qualificato il Parlamento e ancora di più che vada apprezzato il ruolo dei presidenti e dei relatori delle Commissioni referenti che hanno fatto propria questa indicazione.Ringrazio, in questa sede - ci tengo a farlo veramente - l'onorevole Contento (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà), che ha saputo organizzare il lavoro su questa norma importantissima e Pag. 18qualificante che consentirà di sfoltire decisamente il lavoro della Corte di cassazione.Nel nostro Paese, sia in materia civile, sia in materia penale, vi sono tantissimi procedimenti pendenti e tantissimo arretrato. Il Governo ha voluto dare un segnale in termini di velocizzazione in materia di giustizia civile, ma lo sta facendo anche in materia di giustizia penale, perché la riforma del processo penale è approdata al Senato e lì si sta svolgendo la fase istruttoria.Su questi due binari paralleli è iniziata l'azione del Governo, che sarà difficile e complessa, perché ha a che fare con norme che forse sono farraginose e antiquate e da rimodernare, per rimanere in linea con le attese dei cittadini volte ad avere un processo rapido, veloce ed efficiente, che non faccia attendere chi vuole far valere i propri crediti, chi vuole difendersi, ma soprattutto chi è stato offeso da un reato.Quindi, auspichiamo veramente che questo provvedimento diventi legge al più presto e, parallelamente, possa diventarlo anche il provvedimento al Senato. Apprezziamo - lo ripeto - il lavoro che è stato svolto congiuntamente, con un'azione parlamentare veramente qualificante, per quel che riguarda la norma sul filtro in Cassazione, di cui si è parlato in precedenza (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palomba 43.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
L'onorevole Simeoni è riuscito.Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia
(Presenti 419Votanti 243Astenuti 176Maggioranza 122Hanno votato sì 24Hanno votato no 219).
Prendo atto che i deputati Calearo Ciman, Cesa e De Poli hanno segnalato che avrebbero voluto astenersi, e che i deputati Ruben, Germanà e Castiello hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palomba 43.2, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
Onorevole Cesario.Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia
(Presenti 429Votanti 247Astenuti 182Maggioranza 124Hanno votato sì 24Hanno votato no 223).
Prendo atto che i deputati Calearo Ciman, Cesa e De Poli hanno segnalato che avrebbero voluto astenersi e che i deputati Castiello e Ruben hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario.Passiamo alla votazione dell'emendamento Palomba 43.3.Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.
FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, questo emendamento potrebbe realmente costituire una vera piccola riforma nel senso di una maggiore razionalizzazione della giurisdizione.Con questo emendamento proponiamo che la Corte dei conti venga privata della competenza in materia pensionistica, la quale dovrebbe essere attribuita al giudice ordinario, così come è accaduto per le Pag. 19controversie in materia di lavoro pubblico, che prima erano di competenza del tribunale amministrativo regionale e ora sono, invece, della magistratura ordinaria del lavoro.Nella Costituzione non è scritta tra le competenze della Corte dei conti quella di occuparsi di materia pensionistica. Se la Corte se ne occupa, è in virtù di una legge ordinaria, che però non ha più senso alla luce dell'evoluzione delle giurisdizioni ordinaria e contabile o amministrativa.Sentiamo dire che si opporrebbe a questo disegno di razionalizzazione il fatto che la magistratura ordinaria è già oberata di lavoro, ma noi facciamo un semplice rilievo: se è giusto che la competenza o la giurisdizione sulla materia pensionistica passi alla giurisdizione ordinaria, si proceda in questo senso. Poi, per quanto riguarda i problemi del personale, è evidente che, se ci sarà un esubero nella Corte dei conti, si potrà fare in modo che il personale giudiziario transiti all'interno della giurisdizione ordinaria. Ciò è già avvenuto per molti magistrati militari e non comprendiamo perché non debba avvenire anche in questo caso.Su questo aspetto proponiamo davvero una riforma, e non quella contenuta nell'articolo 43, che è una semplice razionalizzazione di una competenza che comunque la Corte dei conti dovrebbe perdere.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palomba 43.3, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
Onorevole Cristaldi. Onorevole Cesario. Onorevole Zorzato.Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia
(Presenti 427Votanti 424Astenuti 3Maggioranza 213Hanno votato sì 203Hanno votato no 221).
Prendo atto che i deputati Galletti, Zazzera, Delfino ed Enzo Carra hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che la deputata Castiello ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario.Passiamo alla votazione dell'articolo 43.Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, vorrei che questa norma sulla Corte dei conti fosse presa ad emblema di un meccanismo di legiferare che naturalmente non può non preoccupare questa Assemblea.Ricordo che sulla Corte dei conti interveniamo periodicamente, perché ogni mese approviamo una norma. Nel disegno di legge Brunetta ad un certo punto fu inserita una delega sulla Corte dei conti. Vorrei chiamarle deleghe «scappa e fuggi», perché praticamente queste deleghe compaiono improvvisamente al Senato e ho la sensazione che siano frutto di spinte corporative: una volta vince la Cassazione perché chiede il filtro in un certo modo, una volta vince il Consiglio di Stato.Al Senato ha vinto la Corte dei conti, ma ha vinto con una delega, di cui non sentivamo la necessità se fatta in quel modo, in cui si è detto che d'ora in poi l'organo di garanzia e di autonomia della Corte dei conti è composto dal solo presidente. La settimana scorsa abbiamo eletto i componenti da parte di questo Parlamento ed è inutile dire che non conteranno nulla: mandiamo i rappresentanti del Parlamento dopo aver detto che non contano nulla.Adesso si vara un'altra norma: c'è un altro treno che passa e si scrive un'altra disposizione sulla Corte dei conti rispetto alla quale si pongono dei grossi problemi. Il collega Palomba ha presentato un emendamento Pag. 20con il quale si dice che è inutile che la stessa si occupi di pensioni, visto che di questa materia si occupa il giudice ordinario. Naturalmente si è detto di no, ma la Costituzione non prevede questa competenza, la Corte fa di più di quanto dovrebbe fare e rischia di fare meno bene.Vi è un grande problema, colleghi, quello dell'applicazione alla Corte dei conti del giusto processo: avete seguito qualche procedimento davanti alla Corte dei conti? Pensate che i principi costituzionali siano applicati in maniera integrale? Questa era l'occasione di riforma, invece facciamo passare queste deleghe «scappa e fuggi», perché di questo si tratta, in quanto non c'è responsabilità politica e sono frutto di pressioni sul Parlamento o sul Governo di istanze molto autorevoli e molto forti, di cui tutti abbiamo un po' bisogno. Quindi, per questo motivo credo che siano occasioni perse.Noi non possiamo votare contro, ma ci asteniamo perché perdiamo le occasioni per essere protagonisti di riforme di istituti importanti del nostro ordinamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 43.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
Onorevole Delfino. Onorevole Cesario è riuscito a votare?Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia
(Presenti 424Votanti 239Astenuti 185Maggioranza 120Hanno votato sì 214Hanno votato no 25).
Prendo atto che il deputato Vannucci ha segnalato che non è riuscito a votare mentre avrebbe voluto astenersi e che la deputata Castiello ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.
(Esame dell'articolo 44 - A.C. 1441-bis-C)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 44 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 1441-bis-C).Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
ANNA MARIA BERNINI BOVICELLI, Relatore per la I Commissione. Signor Presidente, le Commissioni formulano un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, su tutte le proposte emendative.
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Avverto che, ove i presentatori non comunichino il ritiro delle rispettive proposte emendative, la Presidenza le porrà in votazione.Ricordo che l'emendamento Lo Moro 44.2 è stato ritirato. Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Tassone 44.1 e Palomba 44.3.Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, considerato che ci sono più emendamenti, non solo dell'UdC, che insistono sulla soppressione dell'articolo 44, vale la pena ricordare brevemente che siamo in presenza di un'altra incursione normativa nell'assetto e nell'organizzazione dell'Avvocatura dello Stato, materia che anch'essa meriterebbe un intervento organico.Noi ci siamo abituati, per carità, anche intellettualmente a considerare ormai la legislazione e persino l'azione politica frutto della contingenza e dell'emergenza, Pag. 21però, pur non inseguendo disegni organici e totalizzanti, onnicomprensivi, un filo di sistematicità occorrerebbe anche nei confronti dei destinatari di queste norme.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MAURIZIO LUPI (ore 11,25)
PIERLUIGI MANTINI. In questo caso viene, in particolare, riformulato il meccanismo della redistribuzione dei compensi derivanti dall'attività professionale e difensiva che l'Avvocatura dello Stato svolge a favore degli enti pubblici, dello Stato in primo luogo, e non solo, attraverso un meccanismo di redistribuzione a pioggia anche al personale amministrativo di questi compensi derivanti da successi, cioè da liti vinte, sostanzialmente secondo il principio della soccombenza processuale.Questa incursione dell'articolo 44 (in verità non è la sola) determina delle incongruenze, innanzitutto perché queste decisioni vengono assunte in mancanza di un organo di autogoverno dell'Avvocatura. Inoltre, questa misura è demotivante rispetto all'impegno professionale che ciascuno mette su base anche territoriale nella difesa di enti pubblici territoriali nella specifica attività e causa. Infine, determina una sproporzione e una sperequazione anche dal punto di vista della redistribuzione presso gli altri livelli amministrativi. Si tratta appunto di una redistribuzione a pioggia che, peraltro, non è prevista neanche nei contratti nazionali dei dipendenti pubblici delle amministrazioni e ciò genera problematiche anche verso gli altri dipendenti. Insomma, si tratta di una norma inopportuna di cui chiediamo la soppressione.
FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, anche io vorrei illustrare brevemente, a nome dell'Italia dei Valori, questi emendamenti soppressivi, che si inseriscono in quel solco che abbiamo detto, ovvero il nostro totale rifiuto all'improvvisazione che il Governo e la maggioranza stanno dimostrando anche in questo disegno di legge. Il provvedimento in esame, infatti, a mano a mano si arricchisce di pezzettini, come in un vestito vecchio dove si mettono delle toppe con il rischio che poi tutto si strappi.Ho apprezzato anche il candore con il quale il collega Costa ha difeso le prerogative della Commissione giustizia, ovvero un preteso ruolo importante della Commissione giustizia relativamente al disegno di legge n. 1441-bis-C. Tuttavia, devo ricordargli che tutti noi ci siamo guardati in faccia e ci siamo chiesti quale fosse il nostro ruolo in questa materia così importante: ebbene, non abbiamo avuto nessun ruolo. La Commissione giustizia, infatti, è stata espropriata delle sue funzioni fondamentali. Non lo abbiamo detto soltanto noi - magari io sono stato il primo a segnalarlo insieme a tanti altri colleghi - ma anche da parte di colleghi della maggioranza sono giunte severe critiche a questo metodo.Con l'articolo 44, uno dei 32 nuovi articoli che il Senato ha aggiunto - o da senatori istigati dal Governo, o il Governo sostenuto da senatori - il provvedimento in esame sta diventando veramente un mostro. La norma sull'Avvocatura dello Stato non c'entra niente. Noi abbiamo un profondo rispetto dell'Avvocatura dello Stato, che svolge un ruolo importantissimo nel nostro sistema giuridico e nella difesa delle istituzioni e degli enti pubblici. Ma proprio per il rispetto che abbiamo per questa istituzione, pensiamo che non debba essere trattata così male, maltrattata e la cui riforma è ridotta ad un articolo con quattro commi, che sostanzialmente si occupa solo di questioni organizzative della stessa Avvocatura dello Stato.Noi crediamo che se l'Avvocatura dello Stato abbia bisogno di una riforma e che Pag. 22questa debba essere affrontata organicamente in misura e in maniera confacente alla dignità di questo organismo. Di conseguenza, tutte le volte che sarà necessario voteremo contro, non su singoli aspetti dei diversi provvedimenti, bensì contro un metodo usato dal Governo e dalla maggioranza, che tende a nascondere una profonda incapacità del Governo di affrontare i problemi della giustizia e la necessità di una sua vera riforma.In questo modo, cari amici del Governo, voi non risolverete i problemi della giustizia, ma alla fine della legislatura arriverete non con una riduzione del numero dei processi, bensì con un aggravamento. Non date i fondi per il personale e per le risorse, le vostre riforme sono fatte a pezzettini e mettono delle toppe in mancanza di un disegno organico. Purtroppo, dobbiamo constatare che non c'è niente di buono all'orizzonte per una vera riforma della giustizia. Ecco perché noi voteremo contro ogni riforma abborracciata e frutto di improvvisazione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Tassone 44.1 e Palomba 44.3, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
Onorevole Cesario? Onorevole Di Virgilio? Onorevole Speciale?Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia
(Presenti 434Votanti 267Astenuti 167Maggioranza 134Hanno votato sì 43Hanno votato no 224).
Prendo atto che il deputato Calearo Ciman ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto astenersi.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palomba 44.4, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
Onorevole Pollastrini? Onorevole Soro? Onorevole Mele? Onorevole Pizzolante? Onorevole Bocciardo? Onorevole Pizzolante? Qualcuno proceda.Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia
(Presenti 434Votanti 267Astenuti 167(Maggioranza 134Hanno votato sì 43Hanno votato no 224).
Prendo atto che il deputato Calearo Ciman ha segnalato che avrebbe voluto astenersi e che il deputato Barbareschi ha segnalato che non è riuscito a votare.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palomba 44.5, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
Onorevole Bellanova? Onorevole Pollastrini? Onorevole Cesareo? Vogliamo procedere, per l'onorevole Pollastrini e per l'onorevole Nannicini?Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia
(Presenti 436Votanti 265Astenuti 171(Maggioranza 133Hanno votato sì 43Hanno votato no 222).
Prendo atto che il deputato Calearo Ciman ha segnalato che avrebbe voluto Pag. 23astenersi e che il deputato Barbareschi ha segnalato che non è riuscito a votare.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palomba 44.6, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
(Presenti 435Votanti 266Astenuti 169(Maggioranza 134Hanno votato sì 43Hanno votato no 223).
Prendo atto che i deputati Calearo Ciman e Naccarato hanno segnalato che avrebbe voluto astenersi e che il deputato Barbareschi ha segnalato che non è riuscito a votare.Chiedo al presentatore dell'emendamento Palomba 44.10 se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.
FEDERICO PALOMBA. Mi limiterò ad illustrare brevemente le ragioni di questo emendamento. L'Avvocatura di Stato produce proventi derivanti dalle cause vinte e dagli arbitrati. Si tratta di un'attività che viene svolta all'interno di un rapporto con funzionale con la pubblica amministrazione. Non c'è altra pubblica amministrazione che abbia un incentivo, che mantenga risultati positivi - anche in termini economici - dell'attività svolta. Non abbiamo niente in contrario, naturalmente, né riguardo agli avvocati dello Stato, né nei confronti del personale dell'Avvocatura dello Stato. Tuttavia, vorremmo affermare un principio; chiediamo se non sia giusto o logico che, ove dei funzionari dello Stato traggano proventi dalla loro attività, tali proventi possano in qualche modo, in parte essere redistribuiti al personale - non ci opponiamo a questo; nel nostro emendamento resterebbe l'80 per cento. Ci domandiamo se non sia giusto che una quota, una parte di questi proventi - prodotti dalla qualità di pubblica di pubblico funzionario - non debbano ritornare in favore della collettività.Noi proponiamo che una quota venga redistribuita, che il 20 per cento di questi proventi vada a confluire nel Fondo unico per la giustizia. Riteniamo che questa sia una cosa giusta, tuttavia, vogliamo porre il problema e affermare un principio. Affinché non sembri che da parte nostra vi sia una volontà di contrapporci a niente e a nessuno, una volta affermato e consegnato il principio all'Aula, al Governo, alla maggioranza e all'opposizione, quindi ai parlamentari, ritengo di poter ritirare l'emendamento.
PRESIDENTE. Prendo atto che l'emendamento Palomba 44.10 è stato dunque ritirato.Passiamo ai voti.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palomba 44.11, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
I colleghi hanno votato? Onorevole Lanzillotta? Ha votato.Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia
(Presenti 438Votanti 267Astenuti 171Maggioranza 134Hanno votato sì 42Hanno votato no 225).
Prendo atto che il deputato Sposetti ha segnalato che avrebbe voluto astenersi e che il deputato Barbareschi ha segnalato che non è riuscito a votare.Passiamo alla votazione dell'articolo 44.Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, intervengo per esprimere il voto contrario su questo articolo 44. Ritengo che l'onorevole Mantini abbia già indicato il nostro atteggiamento, che ovviamente è la posizione espressa anche attraverso gli emendamenti. Approvando questo articolo 44, si fa un danno enorme all'Avvocatura dello Stato. Più volte ci siamo anche confrontati sul funzionamento e sulla delicatezza del ruolo dell'Avvocatura dello Stato, ma questo articolo non credo sia il modo migliore per affrontare tutta la problematica legata alla produzione, alla distribuzione degli incarichi, ai proventi e quindi alla funzionalità di questa importante struttura per la pubblica amministrazione.Noi avevamo pensato e immaginato - ecco perché avevo richiesto la soppressione dell'articolo 44 - che l'Avvocatura dello Stato dovesse avere una sua configurazione autonoma, un provvedimento a sé stante. Questo è un modo di legiferare - lo abbiamo detto anche sul provvedimento in generale - in termini schizofrenici. In questo provvedimento, abbiamo inserito tutto e il contrario di tutto, anche la problematica dell'Avvocatura dello Stato, con riflessi e soprattutto con soluzioni che certamente ci lasciano estremamente perplessi.Non credo che stiamo dando un aiuto né allo sviluppo economico né al funzionamento del nostro Paese, né alla semplificazione della vita nel nostro Paese, ma abbiamo arroventato moltissimi problemi che ci ritroveremo per intero anche dopo l'approvazione di questo provvedimento.Voglio vedere cosa avremo di ritorno in termini negativi. Mi auguro che gli effetti negativi saranno attutiti e che, ovviamente, come cittadino italiano, ci siano effetti positivi. Presumo, però, che ci potranno essere grandi difficoltà nella gestione di questa materia, in questo caso nella gestione di tutto il tema dell'Avvocatura dello Stato. Mi dispiace che il Governo e la maggioranza abbiano dimostrato una certa miopia, non una visione larga e ampia rispetto ai temi che avevamo affrontato e indicato.Ecco perché nella mia dichiarazione di voto contrario è implicito anche un invito ai colleghi dell'opposizione, ma soprattutto ai colleghi della maggioranza, a guardare veramente che cos'è l'articolo 44 e a capire che, anche per quanto riguarda la visione della gestione monocratica, dell'attribuzione degli incarichi, dei proventi della produzione e dei benefici economici, fuoriesce da tutto un sistema di garanzie che hanno la magistratura e altri organi dello Stato e certamente crea una disparità enorme.Ma crea anche una disparità con l'avvocatura degli enti pubblici, INPS, INAIL, INPDAP, regioni, enti subregionali e locali. La disparità economica crea sempre un certo malessere e, se crea un certo malessere su una struttura delicata dello Stato (perché è una struttura della pubblica amministrazione, e quindi dello Stato), mi preoccuperei moltissimo, se vi è questo dislivello e questo squilibrio.I dati delle ingiustizie e dei differenti trattamenti di carattere economico certamente producono effetti estremamente negativi. Ecco perché, signor Presidente, il mio invito e la mia sollecitazione - e con questo, ovviamente, ho finito - è di votare contro questo articolo 44 e di riprendere tutta la tematica dell'Avvocatura dello Stato in un'allocazione più naturale, in un provvedimento articolato in termini più razionali, invece che in questo provvedimento, che è onnicomprensivo e che parla di tutto e del contrario di tutto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 44.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
Onorevole Calderisi? Qualcuno provveda per l'onorevole Pollastrini, perché credo abbia un problema. È riuscita a votare. I colleghi hanno votato? Pag. 25Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia
(Presenti 433Votanti 265Astenuti 168Maggioranza 133Hanno votato sì 226Hanno votato no 39).
Prendo atto che i deputati Barbareschi e Simeoni hanno segnalato che non sono riusciti a votare, che i deputati Calearo Ciman e Mazzarella hanno segnalato che avrebbero voluto astenersi e che il deputato Monai ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
(Esame dell'articolo 45- A.C. 1441-bis-C)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 45 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 1441-bis-C).Avverto che, essendo stata avanzata specifica richiesta da parte del gruppo dell'Unione di Centro, che ha esaurito il tempo a sua disposizione, la Presidenza concede un ampliamento dei tempi per l'esame di questo provvedimento in ragione di un terzo di quelli originariamente previsti.Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, l'articolo 45 prevede una delega al Governo per il riordino del processo amministrativo. Vorrei innanzitutto osservare, anche per i colleghi che meno si occupano del rito amministrativo, che il processo amministrativo, almeno dal punto di vista della principale patologia dei processi italiani, è un processo relativamente breve, che funziona almeno sotto il profilo dei termini processuali: vi è una media di 7-8 mesi per la sentenza in primo grado, mentre vi è una media non superiore ad un anno, a parte le misure cautelari, per il processo di appello dinanzi al Consiglio di Stato.Vi sono, ovviamente, come in tutte le cose, aspetti che possono e devono essere migliorati, ma una delega così ampia - non vorrei che anche questa venisse intesa come una doglianza o un refrain da opposizione - è anch'essa senza principi e criteri per un motivo molto semplice: i criteri, per il vero, e alcuni principi vi sono, ma sono più sul processo, cioè sul rito processuale, mentre non vi è nulla sulla giurisdizione amministrativa, cioè sui confini delle materie di cui il giudice amministrativo deve occuparsi.Ed è invece proprio questo il tema più sentito, frutto di scontri tra Consiglio di Stato e Cassazione, come sanno tutti gli operatori: il riparto della giurisdizione, l'esatta competenza del giudice amministrativo e di quello ordinario; soprattutto rispetto ad una serie questioni, che potrei citare ma che i colleghi conoscono in larga misura, in cui gli interessi legittimi e i diritti soggettivi un po' si accavallano, e quindi meriterebbero un solo giudice.Su questo punto la delega assolutamente non dice nulla, ma si tratta di quello più delicato. Ricordo anche che la Corte costituzionale è già intervenuta alcune volte, in particolare con la sentenza n. 292 del 2000, giudicando l'illegittimità di una norma proprio per assenza di criteri di delega in materia di processo amministrativo; abbiamo quindi un precedente di incostituzionalità che dovrebbe allarmarci.Nel merito, poi, direi che i criteri sono molto imprecisi: si insiste su alcune misure che sono già ampiamente praticate, come l'istanza di trattazione anticipata di merito o l'istanza cautelare ante causam: tutte cose che nella prassi già si fanno. Sembra invece spuntare una teoria della riduzione dei termini per l'azione. Anche qui, il termine ordinario per fare ricorso è di 60 giorni; già è stato ridotto in alcuni casi a 30 giorni, ma 60 giorni è un termine non così lungo per la decadenza del ricorso: è sufficiente per rendersi conto della lesione di un diritto, di un danno, per preparare un'azione. Non è un termine così lungo! Quindi, insistere troppo sulla riduzione del termine al ricorso, significa francamente entrare in conflitto Pag. 26con l'articolo 24 della Costituzione, ossia ridurre troppo i termini per la difesa dei propri diritti.Devo poi dire che è sbagliato insistere sui riti speciali anche nel processo amministrativo: ritorniamo ad una congerie di riti diversi, ritorniamo a norme speciali per gli appalti, per le grandi infrastrutture. Anche per l'energia: anche qui vi è un tentativo, tutt'altro che depotenziato da queste norme, di attribuire troppa materia al TAR del Lazio. Penso alla norma contenuta nel provvedimento del Ministro Scajola sull'energia, che vorrebbe trasferire al TAR del Lazio tutte le controversie, anche quelle più modeste in materia di energia, in qualunque parte d'Italia si svolgano: anche quelle sul cosiddetto cappotto degli edifici, cioè quasi vertenze da condominio, tutte al TAR del Lazio.V'è poi da dire che invece l'articolo 45 non tiene conto di una certa tensione sul personale, perché è il personale che in larga misura è sottratto ai compiti giurisdizionali: mi riferisco alla vexata quaestio dell'altissimo numero di consiglieri di Stato distaccati presso i gabinetti degli uffici legislativi, gli organi di Governo, il che ovviamente incide anche, in questa proporzione, sull'efficienza del rito di secondo grado in Consiglio di Stato. Mi riferisco anche al fatto che forse andrebbe affrontata con un certo coraggio l'ipotesi di attribuire ai TAR una funzione simile; di attribuirla o di non attribuirla: abbiamo sempre il problema della natura «anfibia» del giudice amministrativo, che da una parte offre consulenza, il Consiglio di Stato al Governo, e dall'altro è giudice. Se si sceglie questa strada, forse la si potrebbe, se la si conferma per il Consiglio di Stato, utilizzare opportunamente anche per i TAR: anche i giudici amministrativi dei TAR potrebbero essere organi consulenziali delle pubbliche amministrazioni locali e regionali. O per entrambi i livelli, oppure per nessuno dei due livelli; ma questi nodi vengono elusi, non trattati!E poi devo dire che il passaggio finale è piuttosto bizzarro, perché abbiamo una riforma che l'articolo 45 affida, dal punto di vista della redazione delle norme, addirittura direttamente al Consiglio di Stato: va bene tutta l'autonomia normativa, le autodichie delle Camere, eccetera, ma insomma, immaginare che il Consiglio di Stato debba effettuare di per sé e con le proprie mani la redazione delle norme che lo riguardano, francamente è un passaggio che ci preoccupa; nel sommo rispetto che abbiamo del Consiglio di Stato, ovviamente.Una cosa infatti è l'utilizzo delle competenze di consiglieri di Stato presso organi di Governo, altra cosa è che il Governo, e addirittura il Parlamento, si rimettano al Consiglio di Stato anche per la redazione delle norme legislative (che, peraltro, riguardano il medesimo organo).Per tutte queste ragioni riteniamo inopportuna questa delega così ampia e non definita sui temi cruciali - che pure meritano l'intervento legislativo - del processo amministrativo, e avvertiamo veramente il Governo a procedere su questa materia con la dovuta delicatezza, che il testo in esame per ora non lascia intravedere.
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del liceo «Carlo Urbani» di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, che sono in visita alla Camera dei deputati e che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).Avverto che l'emendamento Vietti 47.5 è stato ritirato dal presentatore.Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere delle Commissioni.
ANNA MARIA BERNINI BOVICELLI, Relatore per la I Commissione. Signor Presidente, il parere delle Commissioni sulle proposte emendative riferite all'articolo 45 è contrario, previo invito al ritiro, con l'eccezione dell'emendamento Ferranti 45.4, sul quale vi è un parere favorevole e con una richiesta di specificazione agli onorevoli presentatori, Gibiino e Zaccaria, sui rispettivi identici emendamenti 45.16 e 45.17 in ordine alla collocazione all'interno dell'articolo della locuzione «in quanto compatibili», di cui si chiede la soppressione.
PRESIDENTE. Chiedo dunque ai presentatori degli identici emendamenti Gibiino 45.16 e Zaccaria 45.17 se intendano interloquire e rispondere alla richiesta avanzata dal relatore.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, si tratta semplicemente di una osservazione del Comitato per la legislazione; quando, con riferimento ai principi e criteri direttivi, si dice «in quanto compatibili», si dice di fatto al Governo: fai tu. Bisogna evidentemente espungere l'espressione «in quanto compatibili», perché così si ottiene un maggior vincolo; è chiaro infatti che ciò che non è compatibile non verrà applicato, ma in questo modo si lascia una discrezionalità smisurata. Occorre dunque eliminare tale inciso.
ANNA MARIA BERNINI BOVICELLI, Relatore per la I Commissione. Signor Presidente, mi scuso con lei, con i colleghi e con gli onorevoli presentatori, ma non riesco a vedere questa locuzione: leggo la locuzione «in quanto applicabili», non quella «in quanto compatibili».
ROBERTO ZACCARIA. Mi scusi, signor Presidente, l'espressione è uguale: si tratta cioè di eliminare l'espressione «in quanto applicabili», di espungere quindi quella parte e di lasciare minore discrezionalità al soggetto che deve applicare.
PRESIDENTE. Credo che adesso la questione sia chiara. Onorevole relatrice, il parere rimane contrario?
ANNA MARIA BERNINI BOVICELLI, Relatore per la I Commissione. Signor Presidente, per quanto mi riguarda, la spiegazione non è chiarissima e il parere resta contrario, previo invito al ritiro.
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo concorda con il parere espresso dalla relatrice, anche perché non capisco: se espungiamo la locuzione «in quanto applicabili» ciò significa che poi i criteri diventeranno ancora più ampi, e quindi tali emendamenti mi sembrano contraddittori.
PRESIDENTE. Sta bene.Immagino che gli approfondimenti potranno aver luogo al momento del passaggio alla fase di votazione degli emendamenti in questione.Ricordo che, ove i presentatori non comunichino il ritiro delle rispettive proposte emendative per le quali vi è un invito in tal senso, la Presidenza le porrà in votazione.Passiamo alla votazione dell'emendamento Palomba 45.1.Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.
FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, l'articolo 45 è una di quelle «toppe» che il Governo e la maggioranza, nell'intercambiabilità dei ruoli, hanno messo (e non ci si dica il Senato o la maggioranza, perché la loro maggioranza è schiacciante e fanno quello che vuole il Governo, limitandosi la maggioranza a premere il ditino e basta), è uno di quei trentadue nuovi articoli introdotti al Senato, una di quelle sette nuove deleghe introdotte al Senato nel pieno disinteresse per la dignità della Commissione giustizia, alla Camera e al Senato.Ci siamo visti scorrere il provvedimento sotto gli occhi senza avere nessuna possibilità di intervenire. Mi dispiace doverlo ricordare ancora all'onorevole Costa, ma non ha contato niente lui, né la sua maggioranza, né la Commissione giustizia, dove il Governo, così come nelle Assemblee parlamentari, è forte di una ampia maggioranza. Pag. 28Non ci si vengano a raccontare «bubbole» che non esistono, che non sono vere. Dovremmo oggi collaborare ad un testo sul quale si rifiuta la nostra collaborazione. Sentite continuamente dire: parere contrario, parere contrario, parere contrario su tutti gli emendamenti, e noi amici dell'opposizione dovremmo accontentarci delle astensioni, dei pareri contrari, e di qualcosa che va bene. Noi rifiutiamo questo criterio politico per cui la maggioranza decide le sue misure, ammesso che ne abbia una visione chiara, e poi pretende di imporle agli altri e di avere la collaborazione. Noi non ci stiamo!L'onorevole Mantini ha già spiegato le ragioni di merito per cui questo articolo 45 è un obbrobrio. Vorrei aggiungerne delle altre. M rivolgo alla maggioranza: il presidente Bruno ha svolto meritoriamente delle audizioni importanti, che si sono perlopiù risolte con giudizi severamente critici sulle novelle introdotto al Senato in modo particolare sull'articolo 45. Basti dire che il Governo rifiuta la sua azione necessaria di delega e appalta la delega, a sua volta, al Consiglio di Stato ovvero ad un organismo di grande autorevolezza quando pronuncia le sentenze, o quando è in sede consultiva, ma che non dovrebbe certamente, al di là di una funzione di consiglio e di collaborazione, essere delegato alla stesura del testo.Signor Presidente, onorevoli amici e colleghi, queste ragioni ci inducono ad affermare che su questo provvedimento svolgeremo un'opposizione dura. Non siamo d'accordo con questo metodo che condurrà ancora la giustizia allo sfascio, perché non rappresenta niente di organico, né di propositivo, e soprattutto non prevede niente di organico e funzionale in termini di risorse per la giustizia ordinaria e amministrativa. Ecco perché confidiamo che tutte le forze di opposizione votino a favore di questo emendamento soppressivo per la dignità del Parlamento e della stessa giustizia amministrativa.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palomba 45.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
Onorevole Pollastrini stiamo provvedendo. I colleghi hanno votato tutti? Onorevole Cosentino?Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia
(Presenti 422Votanti 418Astenuti 4Maggioranza 210Hanno votato sì 199Hanno votato no 219).
Prendo atto che il deputato Simeoni ha segnalato che non riuscito a votare.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ferranti 45.2, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.Dichiaro aperta la votazione.(Segue la votazione).
I colleghi hanno votato? Onorevole Scilipoti? Vi è riuscito.Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia
(Presenti 424Votanti 421Astenuti 3Maggioranza 211Hanno votato sì 200Hanno votato no 221).
Prendo atto che i deputati Duilio e Calearo Ciman hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che il deputato Simeoni ha segnalato che non è riuscito a votare.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ferranti 45.3, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.Dichiaro aperta la votazione. Pag. 29(Segue la votazione).
Onorevole Torrisi, ci riesce? L'onorevole Scilipoti c'è riuscito. Onorevole Barani... onorevole Castellani...... l'onorevole Castellani non ci riesce? C'è riuscita.Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia
(Presenti 428Votanti 425Astenuti 3Maggioranza 213Hanno votato sì 201Hanno votato no 224).
Prendo atto che i deputati Duilio, Calearo Ciman e Galletti hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che il deputato Simeoni ha segnalato che non è riuscito a votare.Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Gibiino 45.16 e Zaccaria 45.17.Come già precisato, ricordo che, per un errore tipografico, negli identici emendamenti Gibiino 45.16 e Zaccaria 45.17 le parole «in quanto compatibili» debbono intendersi sostituite dalle seguenti: «in quanto applicabili».Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, interverrò brevemente. A me pare che in questo caso si voglia concepire la delega come una sorta di supermercato: il Governo va ai banchi delle merci esposte e prende quelle che vuole. Non si può dire «in quanto applicabili» perché si lascia una discrezionalità enorme al Governo nello scegliersi autonomamente i criteri direttivi. Pertanto o si afferma che quelli sono i criteri direttivi e basta e qualcun altro penserà a sindacarne il rispetto oppure prevedere «in quanto applicabili» o «in quanto compatibili» è un non senso. Quindi facciano come vogliono, ma tengano conto che è un non senso.
LINO DUILIO. Signor Presidente, anch'io intervengo su questi identici emendamenti per sottolineare anche come presidente del Comitato per la legislazione - lo dico all'indirizzo sia della relatrice sia del Governo - che evidentemente c'è stato un refuso per quanto attiene al testo. Il testo discusso nel Comitato è «in quanto applicabili». In particolare, il sottosegretario Vegas, che non mi sta ascoltando e che pregherei di ascoltare...
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. La sto ascoltando!
LINO DUILIO. Lo dico non per fare polemica... ho capito, abbia pazienza, sottosegretario, lei un attimo fa ha detto che nel caso in cui si sopprima il riferimento «in quanto applicabili» si lascia una discrezionalità ancora maggiore. Mi permetto di osservare che è esattamente il contrario. Non esiste che il Parlamento faccia riferimento ad una normativa preesistente alla quale richiamarsi, lasciando poi al Governo la valutazione e l'opportunità di richiamarla o di non richiamarla in quanto valuterà il Governo.Quando si conferisce una delega, come il sottosegretario e la relatrice sanno, si deve precisare con esattezza il principio di riferimento e, quindi, in questo caso il testo della legge 15 marzo 1997, n. 59, che è evocabile o meno. Se lasciamo l'inciso «in quanto applicabili» è previsto un riferimento molto generico che fa sì che la delega non sia qualificata con certezza. Questo è il motivo per cui è stata chiesta la soppressione. Ovviamente non ne faccio una questione di Stato ma vorrei puntualizzare al sottosegretario che è esattamente l'opposto di quanto detto e pertanto si ribadisce l'opportunità di sopprimere quel riferimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gibiino. Ne ha facoltà.
VINCENZO GIBIINO. Signor Presidente, l'emendamento rimane così.
DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, cosa significa «rimane così»? Cioè con quelle tre parole che non sono nel testo?
PRESIDENTE. Ho precisato che le parole «in quanto compatibili» debbono intendersi sostituite da «in quanto applicabili».
DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Lei, signor Presidente, lo ha precisato ma il collega ha detto: «rimane così», ma cosa?
PRESIDENTE. Onorevole Gibiino, il presidente Bruno vorrebbe un intervento meno sintetico da parte sua.
VINCENZO GIBIINO. Signor Presidente, vi era già stato l'intervento dell'onorevole collega Zaccaria e del presidente del Comitato per la legislazione. Mi unisco al loro intervento. Pertanto l'emendamento, così come era formulato, per quanto ci riguarda, rimane in tal senso.
PRESIDENTE. Mi sembra ch

References: articolo 9
 articolo 38
e contrario
 sentenza 
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e contrario
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 articolo 44
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