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Timestamp: 2018-05-26 17:47:47+00:00

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COMUNICATO STAMPA SULLA SENTENZA CONTRADA
È stata depositata la motivazione della sentenza della Corte di Cassazione con la quale, il 6 luglio scorso, è stata dichiarata ineseguibile e improduttiva di effetti penali la pronuncia con cui nel 2006 la Corte d’Appello di Palermo aveva condannato Bruno Contrada per concorso esterno in associazione di tipo mafioso; pronuncia che, nel 2015, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha dichiarato illegittima, in quanto emessa in relazione a condotte che, al tempo della loro commissione, non costituivano reato e, perciò, contrastante con il principio di legalità sancito dall’art. 7 Cedu. Qualche breve riflessione.
La sentenza della Suprema Corte afferma alcuni specifici principi:
1) le sentenze della Corte EDU hanno portata immediatamente percettiva per tutte le parti interessate, in primis per lo Stato destinatario della pronuncia; dimodochè lo Stato medesimo (e per esso i suoi organi, a partire da quelli giudiziari) è obbligato a darvi esecuzione, senza godere di alcun margine di discrezionalità al riguardo;
2) a fronte di sentenze della Corte EDU che abbiano affermato la violazione dell’art. 7 della Convenzione da parte del Giudice nazionale, non è consentita a quest’ultimo alcuna riapertura del processo (attraverso lo strumento della revisione c.d. europea), dal momento che – essendo stata accertata dalla Corte Europea la mancanza di base legale del supposto reato – non si può (ri)celebrare un processo per un reato inesistente;
3) di conseguenza, in questo caso, lo strumento processuale atto a consentire l’ottemperanza dell’ordinamento interno alla sentenza della Corte EDU è l’incidente di esecuzione (coi contenuti dell’art. 670 c.p.p. piuttosto che dell’art. 673 c.p.p.), volto alla rimozione degli effetti del giudicato censurato dalla Corte Europea;
4) in conclusione, avendo la Corte di Cassazione rimosso dall’ordinamento tutti gli effetti della pronuncia che aveva affermato la responsabilità penale di Bruno Contrada, quest’ultimo deve reputarsi, sotto ogni profilo giuridico, innocente.
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