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Timestamp: 2020-08-14 06:08:26+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22939 del 13/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22939 del 13/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 13/09/2019, (ud. 09/07/2019, dep. 13/09/2019), n.22939
sul ricorso 27338-2018 proposto da:
B.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO 38,
presso lo studio dell’avvocato LANZILAO MARCO, che lo rappresenta e
RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI ROMA,
avverso la sentenza n. 1034/2018 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 16/02/2018;
La Corte di appello di Roma, con la sentenza in epigrafe indicata, ha rigettato la domanda di riconoscimento della protezione internazionale presentata da B.E., nato in Nigeria, il quale ha proposto ricorso per cassazione con quattro mezzi; il Ministero dell’Interno è rimasto intimato.
1. Il ricorso è sviluppato nei seguenti motivi: I) Errato esame circa un fatto decisivo del giudizio individuato nella condizione di pericolosità e nella situazione di violenza generalizzata esistenti in Nigeria, in riferimento a tale censura il ricorrente lamenta la contraddittorietà e l’apparenza della motivazione, laddove la Corte territoriale, pur avendo riconosciuto la presenza di gruppi terroristici in Nigeria, sia nella zona del nord-est, dove è attivo il guppo Boko-Haram, sia nel Delta del Niger, ha escluso un pericolo per il ricorrente al rientro in Patria; II) Omesso/errato esame delle dichiarazioni rese dal ricorrente alla Commissione territoriale e delle allegazioni portate in giudizio per la valutazione della sua condizione personale; III) Mancata concessione della protezione sussidiaria cui il ricorrente aveva diritto in ragione delle condizioni socio/politiche del Paese di provenienza ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, sostenendo che il Paese è interamente sconvolto da un conflitto armato; IV) Mancata concessione del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, nonchè violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, che vieta l’espulsione dello straniero che possa essere perseguitato nel suo Paese di origine o ivi possa correre gravi rischi ed invoca anche il diritto alla salute ed alla alimentazione.
3. Va richiamata per tutti la giurisprudenza di legittimità secondo la quale il vizio della sentenza previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dev’essere dedotto, a pena d’inammissibilità del motivo, giusta la disposizione dell’art. 366 c.p.c., n. 4, non solo con l’indicazione delle norme che si assumono violate ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intellegibili ed esaurienti, intese a motivata mente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella decisione impugnata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornite dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendo alla corte regolatrice di adempiere al suo compito istituzionale di verificare il fondamento della lamentata violazione (Cass. n. 24298 del 29/11/2016).
Anche le censure motivazionali avrebbero dovuto essere sviluppate, secondo il modello codicistico, con l’indicazione del fatto di cui si deduce l’omesso esame: invero nel caso di specie le doglianze, oltre ad essere formulate in maniera apodittica, trascurano del tutto la ratio decidendi sviluppata dalla Corte in merito alla inattendibilità di quanto esposto dal ricorrente a sostegno della domanda di protezione internazionale, anche in relazione alla dichiarata omosessualità, e non illustrano i fatti il cui esame sarebbe stato omesso (Cass. Sez. U. n. 8053 del 07/04/2014; Cass. n. 20721 del 13/08/2018).
4. Va, quindi, aggiunto che la Corte, nonostante la ritenuta inattendibilità delle dichiarazioni, ha compiuto anche una valutazione circa l’insussistenza di un pericolo terroristico nella zona di provenienza a sud della Nigeria, contrariamente a quanto assume il ricorrente, che si limita a sostenere la sua tesi, trascurando la complessiva motivazione fondata correttamente sulle emergenze delle fonti internazionali, sulla valutazione della situazione della zona di provenienza, su circostanze di fatto quali le ragioni del suo allontanamento, riconducibili a questioni di criminalità comune.
Quanto alla prospettazione di una vulnerabilità conseguente al rischio dell’integrità psico-fisica, prefigurata come lesione al diritto alla salute ed all’alimentazione, va osservato che la prospettazione risulta assolutamente astratta e connotata di novità.
Non si provvede sulle spese, attesa la mancata attività difensiva da

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 14
 art. 19
 sentenza 
 Cass.