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Timestamp: 2019-06-24 09:34:38+00:00

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La controversia in tema di diniego di autotutela tributaria appartiene alla giurisdizione tributaria | Commercialista Telematico
La sentenza n. 4714 del 30 settembre 2008 del Consiglio di Stato sez. quarta merita di essere segnalata all’attenzione dell’operatore tributario, poiché ha statuito che la controversia in tema di diniego di autotutela tributaria appartiene alla giurisdizione tributaria.
In particolare, l’iter logico giuridico adottato da tale pronuncia così recita:
“Al riguardo, sono intervenute talune recenti decisioni delle Sezioni unite della Corte di cassazione (nn. 16778/05 e 7388/07) che hanno affermato il principio secondo cui l’attribuzione al giudice tributario, da parte della L.n. 448 del 2001, art. 12, delle controversie in materia di tributi di qualunque genere e specie comporta che anche relative agli atti di esercizio dell’autotutela tributaria, come quello nella specie impugnato, in quanto comunque incidenti sul rapporto tributario obbligatorio, devono ritenersi devoluti al giudice la cui giurisdizione è radicata in base alla materia, indipendentemente dalla specie di atto impugnato.
E’ stato, quindi, ritenuto che la natura discrezionale dell’esercizio dell’autotutela non comporti la sottrazione delle controversie su relativi atti al giudice naturale, la cui giurisdizione è definita mediante una clausola generale, per il solo fatto che gli atti di cui tale giudice si occupa sono vincolati. E’ stato, invero, ribadito (SS.UU. N. 7388 cit.) che l’attribuzione al giudice tributario di una controversia che può concernere la lesione di interessi legittimi non incontra un limite nell’art. 103 Cost. non sussistendo, secondo una costante giurisprudenza costituzionale, una riserva assoluta di giurisdizione sugli interessi legittimi a favore del giudice amministrativo, potendo il legislatore attribuire la relativa tutela ad altri giudici (cfr. ord. n. 165 e 414 del 2001 e sent. N. 240 del 2006).
In conclusione, alla luce del ricordato orientamento giurisprudenziale, che il Collegio condivide, l’appello va rigettato, con conseguente conferma della sentenza impugnata, sussistendo in materia la giurisdizione del giudice tributario davanti al quale il giudizio dovrà proseguire con conservazione degli effetti, sostanziali e processuali, prodotti dalla domanda originaria, secondo quanto stabilito dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 77 del 2007.
Orbene, è evidente che siffatta declaratoria comporta l’interesse del contribuente di conoscere i seguenti capisaldi in tema di traslatio iudicii innanzi al giudice tributario competente (Giudice ad quem ):
Ø La traslatio iudicii va effettuata nel termine indicato dal Giudice a quo o, in mancanza, entro il termine di sei mesi di cui al primo comma dell’articolo 50 del codice di procedura civile. L’art. 50 C.P.C. prevede che sia lo stesso giudice che si dichiara incompetente a fissare il termine per la riassunzione davanti al giudice ritenuto competente; in mancanza di tale indicazione, il termine per la riassunzione è di sei mesi dalla comunicazione della sentenza (in tal senso Consiglio di Stato sez. vi sentenza n. 2231 del 13 maggio 2008).
Ø Se la riassunzione non avviene nei termini predetti, il processo si estingue (articoli 50, secondo comma e 307, terzo comma del codice di procedura civile).
Ø Successivamente alla statuizione del Giudice incompetente sul difetto di giurisdizione, il giudizio può essere riassunto innanzi giudice competente con conservazione degli effetti sostanziali e processuali della domanda introduttiva del giudizio tributario. Pertanto, in applicazione dei criteri enunciati dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 77 del 2007, nel giudizio di riassunzione innanzi al giudice competente non possono essere formulate domande ulteriori rispetto a quelle sollevate nel giudizio originariamente instaurato innanzi al Giudice incompetente Sul punto valgono i chiarimenti di cui alla sentenza della Corte di cassazione n. 7392 del 19 marzo 2008, con la quale è stato precisato che “Secondo l’orientamento consolidato di questa Corte, la riassunzione del processo non comporta la costituzione di un nuovo rapporto processuale, bensì la prosecuzione di quello inizialmente instaurato, sicché sotto ogni aspetto, sia sostanziale che processuale, la posizione delle parti nel processo, a seguito della riassunzione, è e deve essere esattamente quella assunta nell’originario ricorso (cfr. Cass. n. 11628 del 2007)”.
Ø Circa la forma ed il contenuto dell’atto di riassunzione, si richiamano, in particolare, le disposizioni di cui all’articolo 125 delle norme di attuazione del codice di procedura civile e la relativa giurisprudenza di legittimità (cfr. tra le altre, Cass. n. 18170 del 9 settembre 2004; n. 6255 del 21 giugno 1999).
Ø La mancata riassunzione determina l’estinzione dell’intero processo, con il venir meno delle sentenze emesse nel corso di esso e la conseguente definitività dell’atto originariamente impugnato (cfr. Cass. n. 3040 dell’8 febbraio 2008, secondo cui “l’estinzione del processo travolge la sentenza …, ma non l’atto amministrativo che – come noto – non è un atto processuale bensì l’oggetto dell’impugnazione”).
Ø Nell’eventuale giudizio di riassunzione devono essere esaminate solo le questioni ritualmente introdotte innanzi al Giudice incompetente e riproposte innanzi al Giudice fornito di giurisdizione.
Ø <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />La Suprema Corte, con sentenza n. 780 del 19 gennaio 2001, ha ribadito che “Come è pacifico nella giurisprudenza di legittimità la dichiarazione di estinzione del processo è bensì subordinata alla eccezione della parte interessata, ma il giudice non è vincolato ad attenersi alle ragioni addotte dalla parte medesima a fondamento della eccezione potendo egli rilevare di ufficio il fatto estintivo non dedotto, ovvero sostituire una causa estintiva valida a quella inidonea dedotta dalla parte” (cfr. anche Cass. n. 699 del 22 gennaio 2000, con la quale si sottolinea che “l’eccezione di estinzione del processo è caratterizzata da un’assoluta pregiudizialità, ossia deve precedere ogni altra difesa; e, in ipotesi di contestuale proposizione di più eccezioni, è necessaria la precisazione che essa è proposta in via pregiudiziale, senza la quale deve ritenersi tacitamente rinunciata”).
nel giudizio contro: Agenzia delle Entrate – Ufficio di …
Il sig……(cod. fisc. …..), rappresentato ed assistito dall’Avv./Dott./Rag. …, per delega a margine del presente atto, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in … alla Via …, n. … C.A.P. …
che, con atto del …, impugnava dinanzi Tar di………..un……. dell’Ufficio di …, contestandone la legittimità e la fondatezza;
che il Tar adito, con sentenza del …, dichiarava il proprio difetto di giurisdizione e nel contempo dichiarava la competenza della Commissione tributaria provinciale di …;
che è interesse dell’istante riassumere il ricorso proposto, al fine di ottenerne l’accoglimento;
il ricorso, già proposto innanzi al tar …dichiaratosi incompetente.
A tal fine, integralmente riporta il testo dell’originario ricorso del quale chiede l’accoglimento:
che codesta Ecc.ma Commissione tributaria provinciale, in accoglimento del ricorso voglia …
3) copia dell’atto impugnato;
sul ricorso N. …..del 2004, proposto da … s.p.a., rappresentata e difesa dagli Avv.ti M. S. e C. S., elettivamente domiciliata in Roma, via …………….. n…, presso l’Avv. A. C.;
Agenzia delle entrate, in persona del Direttore p.t. e Ministero dell’Economia e Finanze, in persona del Ministro p.t., rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato. presso la stessa domiciliati ex lege in Roma, via……………n….;
della sentenza n. …./2003 del TAR del Lazio, Sezione II;
Relatore, alla Camera di consiglio del……… 2008 il cons. A. L.;
Uditi, altresì, gli Avv.ti C. D. su delega dell’avv. C. S. e l’avvocato dello Stato S.;
1. La soc. ……… s.p.a. impugnava davanti al TAR del Lazio il provvedimento dell’Agenzia delle entrate – Ufficio di Roma 3 del …/../2002, di rigetto dell’istanza di autotutela presentata dalla medesima società in data …/../2000, relativa ad avviso di accertamento di valore di base imponibile per determinazione dell’imposta INVIM.
Si costituivano in giudizio le Amministrazioni resistenti, che chiedevano il rigetto del ricorso, in via preliminare per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo; in subordine per inammissibilità ed infondatezza della domanda.
2. Il TAR del Lazio, con la sentenza in epigrafe indicata, dichiarava inammissibile il ricorso per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo.
3. La sentenza è stata appellata dalla soc. ……..spa che, a sostegno dell’impugnazione deduce con il primo motivo l’erronea interpretazione degli artt. 3 e 19 D.Lgs. n. 546/92, nonché la mancata applicazione dell’art. 7 dello Statuto del contribuente; con il secondo motivo la violazione degli artt. 24 e 111 della Costituzione.
4. Si sono costituite in giudizio le Amministrazioni appellate, eccependo l’infondatezza delle proposte censure, in quanto la tesi del TAR appare loro ineccepibile, essendo pacifico che la res litigiosa riguarda la legittimità dell’esercizio del potere tributario da parte dell’Amministrazione finanziaria, Quanto al secondo motivo di appello le Amministrazioni rilevano che la mancata conoscenza dell’udienza di trattazione del ricorso innanzi alla Commissione tributaria è dovuta a negligenza della parte ricorrente che non ha comunicato in cancelleria il cambio di sede.
5. La soc. ………spa ha depositato memoria difensiva, segnalando che successivamente alla proposizione del ricorso in appello, in data ../../2007, ha ricevuto la notifica di una cartella di pagamento per un importo di Euro ………,.. seguente all’avviso di liquidazione del 2000.
Pur confermando le proprie richieste, la società ha chiesto che, in caso di condivisione della pronuncia di I grado, si riconosca il diritto della società appellante a beneficiare della conservazione degli effetti sostanziali e processuali prodotti dalla proposizione della domanda al giudice privo di giurisdizione nel processo che seguirà avanti al giudice competente, secondo quanto stabilito dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 77 del 12 marzo 2007.
6. Il ricorso è stato inserito nei ruoli di udienza del 6 maggio 2008 e trattenuto per la decisione.
1. Il Collegio, in adesione alla tesi sostenuta nella sentenza impugnata, ritiene che la controversia appartenga alla giurisdizione tributaria.
Al riguardo, sono intervenute talune recenti decisioni delle Sezioni unite della Corte di cassazione (nn.16778/05 e 7388/07) che hanno affermato il principio secondo cui l’attribuzione al giudice tributario, da parte della L.n. 448 del 2001, art. 12, delle controversie in materia di tributi di qualunque genere e specie comporta che anche relative agli atti di esercizio dell’autotutela tributaria, come quello nella specie impugnato, in quanto comunque incidenti sul rapporto tributario obbligatorio, devono ritenersi devoluti al giudice la cui giurisdizione è radicata in base alla materia, indipendentemente dalla specie di atto impugnato.
E’ stato, quindi, ritenuto che la natura discrezionale dell’esercizio dell’autotutela non comporti la sottrazione delle controversie su relativi atti al giudice naturale, la cui giurisdizione è definita mediante una clausola generale, per il solo fatto che gli atti di cui tale giudice si occupa sono vincolati. E’ stato, invero, ribadito (SS.UU. n. 7388 cit.) che l’attribuzione al giudice tributario di una controversia che può concernere la lesione di interessi legittimi non incontra un limite nell’art. 103 Cost., non sussistendo, secondo una costante giurisprudenza costituzionale, una riserva assoluta di giurisdizione sugli interessi legittimi a favore del giudice amministrativo, potendo il legislatore attribuire la relativa tutela ad altri giudici (cfr. ord. n. 165 e 414 del 2001 e sent. n. 240 del 2006).
2. In conclusione, alla luce del ricordato orientamento giurisprudenziale, che il Collegio condivide, l’appello va rigettato, con conseguente conferma della sentenza impugnata, sussistendo in materia la giurisdizione del giudice tributario davanti al quale il giudizio dovrà proseguire con conservazione degli effetti, sostanziali e processuali, prodotti dalla domanda originaria, secondo quanto stabilito dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 77 del 2007.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale – Sezione IV- definitivamente pronunciando in ordine al ricorso in appello indicato in epigrafe, lo rigetta nei termini di cui in motivazione e, per l’effetto, conferma la sentenza impugnata.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio del 6 maggio 2008, con l’intervento dei Signori:
G. T. – Presidente
C. S. – Consigliere
A. A. – Consigliere
A. L. – Consigliere,
C. D. – Consigliere
A. L. G. T.

References: sentenza 
 art. 12
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 Cass. 
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