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Timestamp: 2020-08-10 21:19:12+00:00

Document:
Estensione del fallimento ai soci e relazione ex art. 33 c.5 - Forum FALLIMENTI - RELAZIONE PERIODICA E CONTO GESTIONE
Estensione del fallimento ai soci e relazione ex art. 33 c.5
Sono curatore di una ditta individuale (priva di ogni tipo di documento e contabilità) che in un secondo momento è stata dichiarata società di fatto comportando, dopo circa un anno, l'estensione del fallimento ad altri 2 soci. Di fatto quindi gestisco 3 procedure distinte ma collegate tra loro e con lo stesso comitato dei creditori:
1) fallimento ditta individuale iscritta alla CCIAA
2) fallimento socio persona fisica con altre sue attività imprenditoriali iscritte alla CCIAA
3) fallimento socio persona fisica senza alcuna attività imprenditoriale propria
Il fallimento n. 3 è l'unico che ha dell'attivo rappresentato da alcuni immobili intestati al fallito e su cui si stanno espletando le operazioni legate all'inventario, valutazione degli immobili ecc. Gli altri due fallimenti sono totalmente privi di attivo (in caso di liquidazione dell'attivo del fallimento 3, questo ovviamente andrà a copertura del passivo fallimentare comune per i fallimenti 1-2-3) e quindi nessuna operazione viene al momento posta in essere.
Con riferimento alla relazione periodica ex art. 33 c. 5, vi chiedo se è corretto se per il fallimento 3, privo di iscrizione alla CCIAA, la relativa relazione periodica non venga deposita c/o il Registro Imprese considerando che non è materialmente possibile farlo non avendo, come già detto, alcuna iscrizione alla CCIAA.
Se questo poteva non destare grosse problematiche in occasione della prima relazione semestrale (che è stata redatta simultaneamente per tutti e 3 i fallimenti e che era pressoché identica) che è stata depositata presso il Registro Imprese per il fallimento 1 e 2, ora in occasione della seconda relazione relativa al fallimento 3 (gli altri 2 fallimenti non necessitano di alcuna nuova relazione in quanto non è stata posta in essere alcuna operazione e non c'è stato alcun aggiornamento) mi chiedo se il mancato deposito in CCIAA rappresenti un problema in termini di mancata pubblicità.
Duplicare la stessa identica relazione anche per il fallimento 1 e 2 mi sembra ridondante considerato che il comitato dei creditori è il medesimo.
RE: Estensione del fallimento ai soci e relazione ex art. 33 c.5
Secondo la descrizione che lei fa, dovrebbe gestire non tre ma quattro procedure fallimentari. In vero, se abbiamo ben capito, il primo imprenditore individuale fallito (chiamiamolo A) si è scoperto che l'impresa apparentemente individuale, era riferibile ad una società di fatto (chiamiamola X), in cui il fallito operava insieme ad altri due soci (B e C). In applicazione del quinto comma dell'art. 147 l.fall., è stato dichiarato il fallimento della società X, e il fallimento degli altri due soci illimitatamente responsabili B e C, e non anche del socio A, perché già dichiarato fallito, sicchè lei, se questa ricostruzione è esatta, è curatrice del fallimento della società X, e dei fallimenti dei soci A, B e C.
Questa puntualizzazione non è fine a se stessa, in quanto essa tende ad evidenziare come il primo fallimento di A- che per fallire doveva essere imprenditore iscritto al registro imprese, anche se poi non teneva la contabilità- una volta scoperto che uesta attività non faceva capo ad un singolo ma ad una società di fatto, diventa quest'ultima il soggetto imprenditore, da cui a cascata sono discesi i fallimenti dei soci, come nel caso in cui dichiarato direttamente il fallimento di una società venga dichiarato anche il fallimento dei soci illimitatamente responsabili; poichè il fallimento di questi segue come detto a cascata, senza cioè, appurare se siano imprenditori e se siano insolventi, per il solo fatto di essere soci, è normale che costoro possano non essere imprenditori e non avere alcuna iscrizione al registro imprese.
In questi casi non si può che fare una unica relazione, che tratta della società e dei soci e la si trasmette al registro delle imprese all'iscrizione della società; la stessa cosa può essere fatta nella sua fattispecie, alla luce di quanto sopra detto..
RE: RE: Estensione del fallimento ai soci e relazione ex art. 33 c.5
Il fallimento della società non è stato dichiarato per cui, come anticipato, esistono 3 procedure e non 4 (anche se condivido che sarebbe stato corretto avere la 4^ procedura riferita alla società di fatto). Facendo seguito al vs. parere e non esistendo la 4^ procedura, deduco che dovrò replicare la stessa identica relazione, cioè con i fatti che attengono al socio 3, anche per il fallimento 1 della ditta individuale (poi società di fatto), pur avendo lo stesso comitato di creditori e poi depositarlo al Registro Imprese. In questo modo il deposito non avviene per il fallimento del socio 2. Attendo un vs riscontro. Grazie anticipatamente
RE: RE: RE: Estensione del fallimento ai soci e relazione ex art. 33 c.5
A dire il vero non riusciamo a capire come una ditta individuale sia stata in un secondo momento "dichiarata società di fatto comportando, dopo circa un anno, l'estensione del fallimento ad altri 2 soci", senza che sia stato dichiarato il fallimento della società di fatto, che costituisce il presupposto indispensabile per estendere il fallimento ai soci.
Ad ogni modo, prendiamo atto della sua precisazione, e per far fronte a questa situazione, a nostro avviso anomala, l'unica via è quella da lei indicata.

References: art. 33
 art. 33
 art. 33
 art. 33
 art. 33
 art. 33