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Timestamp: 2020-06-02 10:42:57+00:00

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Uncategorized – Studio legale AVV. calogiuri
Quando la neve si scioglie…
La gelida perturbazione pittorescamente rinominata “Burian” ha flagellato per giorni la nostra penisola.
Temperature sotto-zero si sono accompagnate ad un manto candido che tutto ha ricoperto.
Situazione tanto suggestiva quanto fonte di disturbo, inconvenienti e, spesso, danni inaspettati a causa del ghiaccio e della neve accumulatesi sul manto stradale.
I maggiori danni si manifestano proprio quando la neve si scioglie, momento nel quale le nostre strade si riscoprono tappezzate di crateri e a farne le spese siamo spesso noi automobilisti.
Resta da capire se, a quali condizioni e nei confronti di chi sia possibile rivalersi.
Affronteremo la questione analizzando principi giuridici applicabili non solo all’ipotesi di danni all’autovettura causati da buche stradali non tempestivamente riparate ma anche ai frequenti casi di incidenti causati da lastre di ghiaccio sull’asfalto o di cadute dovute a passaggi pedonali resi impraticabili.
Sul punto la norma di riferimento è l’art. 2051 del codice civile che prevede che “Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito” ed in materia di “buche stradali” la giurisprudenza è copiosa ed in costante evoluzione.
Tale responsabilità afferisce al genus della responsabilità oggettiva, per la cui configurazione è sufficiente la prova da parte del danneggiato del danno e del nesso di causalità tra il danno e la cosa, senza che a nulla rilevi la condotta colposa o meno del custode, il quale viene ritenuto responsabile semplicemente per l’esistenza di un rapporto di dominio di fatto con la cosa.
Tale responsabilità può essere evitata dal custode solo con la prova della sussistenza del c.d. caso fortuito.
Circa l’interpretazione della suddetta locuzione sono stati scritti fiumi di dottrina e giurisprudenza, arrivando ad identificare il caso fortuito in quel fatto, naturale o del terzo, connotato da imprevedibilità ed inevitabilità in senso oggettivo.
Per quanto di nostro interesse occorre quindi chiedersi se e a quali condizioni le precipitazioni atmosferiche possa ritenersi “caso fortuito” e quindi idonee ad essere individuate come causa da sola sufficiente a determinare l’evento dannoso e, conseguentemente, ad elidere la responsabilità del custode.
La Corte di Cassazione si è di recente pronunciata sul punto e ha chiarito che anche per quanto riguarda le precipitazioni atmosferiche la loro riconducibilità all’ipotesi del caso fortuito è condizionata dal possesso dei caratteri dell’eccezionalità e dell’imprevedibilità, dovendo quindi sostanziarsi in un avvenimento imprevedibile, imponderabile che si inserisca improvvisamente nella serie causale come fattore determinante l’evento in maniera autonoma.
Dunque, l’accertamento del fortuito rappresentato dall’evento naturale deve essere essenzialmente orientato da dati scientifici di stampo statistico.
È evidente quindi come anche grazie alle crescenti competenze tecnico -scientifiche in tema di meteorologia sia sempre più difficile ritenere integrato il suddetto requisito, posto che le precipitazioni atmosferiche sono oramai facilmente prevedibili e, pertanto, il custode non potrà salvo casi eccezionali invocarle a sua scusa, posto che è francamente difficilmente sostenerne l’imprevedibilità e l’inevitabilità degli effetti
Se hai subito danni a causa delle recenti precipitazioni atmosferiche contatta lo studio per valutare la possibilità di richiedere un risarcimento dei danni subiti.
Cass., Sez. III Civ., ordinanza n. 2482 del 1 febbraio 2018
Parcheggio e Violenza Privata….a quali condizioni?
Larga parte del nostro tempo e delle nostre giornate le passiamo dietro il volante e, spesso, l’autovettura diviene strumento, o pretesto, di condotte che rischiano di veder riverberare le proprie conseguenze in ambito penale.
In tale ambito sempre più frequenti sono i fenomeni di c.d. “road rage”, ossia il dare sfogo ai più reconditi istinti dell’animo umano perché mossi dall’aver subito soprusi, o presunti tali, mentre ci si trova alla guida.
La Giurisprudenza si è ultimamente trovata a dover analizzare tale fenomeno nel tentativo di delineare gli stretti confini in cui condotte di ostruzionismo automobilistico possono arrivare ad integrare il delitto di “Violenza Privata” p. e p. ex art. 610 c.p.
Prima di scendere nel dettaglio è opportuno tratteggiare i canoni che identificano la suddetta fattispecie incriminatrice.
L’art. 610 c.p. sancisce che “Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a quattro anni…” pertanto, per ritenere integrato il suddetto illecito il soggetto attivo della condotta dovrà porre in essere, sul piano oggettivo, l’esercizio di una violenza fisica o morale o la prospettazione di un male ingiusto da lui dipendente teso a costringere il soggetto passivo della condotta, la persona offesa, a fare, tollerare od omettere una condotta determinata.
Tale ultimo elemento risulta di fondamentale importanza posto che in assenza di tale requisito finalistico (..costringe altri a..) non si potrebbe parlare di Violenza Privata ma dovrebbe analizzarsi la possibile integrazione dei singoli reati di minaccia, molestia o percosse.
Pertanto è essenziale che la condotta violenta o minacciosa posta in essere abbia determinato una situazione di costrizione ingiusta che determini la perdita o la significativa compressione della capacità di autodeterminazione o di movimento del soggetto passivo.
Chiarita la fattispecie di cui stiamo parlando cerchiamo ora di capire se, e a quali condizioni, ostacolare un’altra autovettura con la propria possa essere punibile ai sensi dell’art. 610 c.p.
La Giurisprudenza di fine 2017 ed inizio 2018 ha offerto plurime pronunce sul punto, osservando la situazione da differenti prospettive.
La Corte di Cassazione con la Sentenza n. 53978/17 ha chiarito che la condotta di un soggetto che, durante una discussione, parcheggi la propria autovettura talmente vicina a quella del suo interlocutore così da impedirne la discesa dalla sua portiera e costringendolo a scendere dal lato passeggero deve essere ritenuta condotta integrante atti di “Violenza Privata”.
Conclusione motivata dal fatto che tale comportamento è stato ritenuto concretamente idoneo ad integrare quella violenza idonea a condizionare pesantemente la libertà di autodeterminazione e movimento della persona offesa che, come detto, è richiesta dalla norma incriminatrice in commento, posto che la “violenza” deve essere individuata in “qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offesa della libertà di determinazione e di azione”.
Il parcheggiare con l’evidente volontà di impedire la discesa del guidatore non va però confuso con la, ben più comune condotta, del parcheggiare rendendo volontariamente, per ripicca, difficoltosa la manovra all’auto del vicino di parcheggio.
La Suprema Corte si è trovata a dover interpretare proprio tale fattispecie e con la sentenza n. 1912/18 ha chiarito come tale ultima condotta, seppur censurabile, non è ritenuta idonea ad integrare gli elementi costitutivi dell’art. 610 c.p., questo perché il rendere difficoltosa la manovra non è condotta che impedisce categoricamente il transito dell’auto lesa e, pertanto, la mera difficoltà di manovra non è idonea ad integrare quella violenza diretta a costringere che è richiesta per parlare di violenza privata posto che non determina alcun impedimento assoluto.
È invece evidente la punibilità di un soggetto che volontariamente occupi la sede stradale con la propria autovettura impedendo così ad un altro veicolo di ripartire.
Lo hanno statuito gli Ermellini nella pronuncia n. 5358/18 chiarendo come “il fatto stesso di impedire ad altri automobilisti di transitare sulla strada pubblica o di riprendere la marcia» deve ritenersi sufficiente ai fini dell’integrazione del delitto di «violenza privata».
– Cass. sez. V Pen., sentenza n. 53978/17 dep. 30.11.2017
– Cass. sez. V Pen., sentenza n. 1912/18 dep. 17.1.2018
– Cass. sez. V Pen., sentenza n. 5358/18 dep. 5.2.2018

References: art. 610
 Sentenza 
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 Cass. sez. 
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