Source: http://www.agrestistudiolegale.it/giurisprudenza-corte-di-cassazione-sez-i-civile-sentenza-16-maggio-13-giugno-2016-n-12119-concordato-preventivo-e-presupposti-per-la-collocazione-in-prededuzione-del-credito-profess/
Timestamp: 2020-04-05 01:44:55+00:00

Document:
Giurisprudenza – Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 16 maggio – 13 giugno 2016, n. 12119 – Concordato preventivo e presupposti per la collocazione in prededuzione del credito professionale ex art. 111 LF | Studio Legale Mariano Agresti Matera
Con la sentenza 16 maggio – 13 giugno 2016, n. 12119 la Suprema Corte torna sul tema della collocazione o meno in prededuzione dei crediti per prestazioni professionali funzionali alla proposizione della domanda di concordato preventivo. La recente pronuncia della Corte di Cassazione statuisce che per tale tipologia di crediti professionali può essere riconosciuta la collocazione in prededuzione purché, dall’analisi del caso concreto, risultino integrate due condizioni: – il nesso di funzionalità tra l’attività professionale prestata ed il buon esito della procedura; – l’effettiva utilità per i creditori dell’attività svolta.
Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 16 maggio – 13 giugno 2016, n. 12119
Presidente Bernabai – Relatore Nazzicone
Con sentenza del 10 gennaio 2015, la Corte d’appello di Catanzaro, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha dichiarato la sussistenza del credito professionale dei ricorrenti di Euro 1.936.260,00, con privilegio generale ai sensi dell’art. 2751-bis, 2 comma, c.c. e collocazione sussidiaria ex art. 2776 c.c., con interessi legali dal 1 gennaio 2004, negando la prededuzione.
Ha rilevato la corte territoriale che la sentenza della Cassazione dell’8 aprile 2013, n. 8534 le ha demandato di accertare se, nella specie, il credito professionale debba essere ammesso in prededuzione, precisandone i requisiti, consistenti nel nesso di funzionalità tra l’attività professionale ed il buon esito della procedura, nonché nell’effettiva e concreta utilità per i creditori, conseguente dapprima all’amministrazione controllata e quindi al concordato preventivo, per avere consentito una sia pure contenuta realizzazione dei loro crediti.
Infatti, gli indici di tale supposta utilità, offerti all’attenzione della corte dai professionisti nel proprio atto di riassunzione, sono – quanto alla procedura di amministrazione controllata – la stessa ammissione ad essa, la predisposizione di un accordo con le banche (non andato a buon fine per l’opposizione della Cassa di risparmio di Calabria s.p.a. e di Lucania s.p.a.) ed il suggerimento di cedere l’attività nel settore degli appalti con la redazione del contratto (non concluso perché non autorizzato dal G.D.); mentre – quanto al concordato preventivo – si indicano la predisposizione della domanda, avente come contenuto la proposta di cedere i beni pro soluto con diritto dei creditori all’intero ricavato, di offrire loro gli immobili dei soci e le partecipazioni di Gr.Pe. , di continuare l’attività d’impresa con i ventidue appalti in corso, di pagare integralmente tutti i creditori (percentuale ridotta, in sede di omologazione, all’80%).
Si tratta, tuttavia, di una mera utilità astratta, perché connessa alla fattibilità delle proposte ed alla legittimità delle procedure, mentre è mancata l’indicazione di una soddisfazione reale, ancorché minima, dei creditori.
1. – Con il primo motivo, i ricorrenti deducono la violazione e la falsa applicazione degli art. 2909 c.c., 324 e 384 c.p.c., per avere la sentenza impugnata valutato l’utilità per i creditori ex post, in contrasto col giudicato interno al riguardo, formatosi in virtù della precedente pronuncia di questa Corte n. 8534 del 2013, laddove ha deciso sul primo motivo del ricorso incidentale avversario: infatti, la questione della valutazione ex ante non fu posta nel precedente ricorso per cassazione ed il principio enunciato dalla precedente sentenza di legittimità è stato equivocato dalla corte in sede di rinvio.
Con il secondo motivo, denunziano la violazione degli art. 115, 345 e 394 c.p.c., ai sensi dell’art. 360, 10 comma, n. 5, c.p.c., per non avere la sentenza impugnata considerato come nuova l’eccezione di Igiemme s.p.a. volta ad affermare la valutabilità ex post dell’utilità per i creditori.
Con il terzo motivo, censurano la violazione e la falsa applicazione dell’art. 2230 c.c., perché la valutazione ex post dell’utilità per i creditori finisce per rendere di risultato la prestazione d’opera intellettuale svolta dai ricorrenti, i quali hanno previsto il pagamento di tutti i creditori al 100% nella proposta di concordato, ma non ne potevano anche garantire il pagamento integrale, onde la corte del merito avrebbe introdotto nell’ordinamento una nuova ipotesi di responsabilità oggettiva.
Con il quarto motivo, denunziano la violazione e la falsa applicazione degli art. 22 preleggi, 2909 c.c., 324 c.p.c., 111, 160, 181, 186 e 192 l.f., per avere la corte del merito reiterato il dispositivo della precedente decisione d’appello n. 921 del 2010, laddove, invece, questa era stata cassata dalla S.C. solo quanto all’accertamento della spettanza, o no, della prededucibilità del credito, onde il dispositivo medesimo va ritenuto illegittimo o superfluo; inoltre, la corte del merito ha male interpretato il principio posto dalla S.C. al giudice del rinvio, quanto alla valutazione ex post dell’utilità per i creditori concorsuali, anche tenuto conto di Cass., sez. un., n. 1521 del 2013, la quale discorre di fattibilità economica del piano con valutazione prognostica.
Con il quinto motivo, chiedono la decisione della causa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., dichiarando che al credito professionale dei ricorrenti spetta la prededuzione ex art. 111 l.f..
Con l’unico motivo del ricorso incidentale condizionato, parte controricorrente deduce la violazione e la falsa applicazione dell’art. 384, 2 comma, c.p.c., per avere il giudice del rinvio male interpretato la sentenza di questa S.C., la quale aveva demandato di verificare la spettanza della prededuzione sotto entrambi i criteri da essa individuati – ristrutturazione della posizione debitoria dell’impresa ed utilità per i creditori – e non solo quanto al secondo.
2.1. – La corte del merito ha, in primo luogo, correttamente recepito il dictum di Cass. 8 aprile 2013, n. 8534, la quale – chiarito che, ai fini della prededuzione, accanto all’adeguatezza funzionale della prestazione alle necessità risanatorie dell’impresa, occorre altresì il soddisfacimento dei creditori nei limiti consentiti dalle circostanze, in quanto le relative prestazioni siano state nel concreto utili per i medesimi, avendo consentito una sia pur contenuta realizzazione dei crediti – ha fissato il principio di diritto, vincolante per il giudice del rinvio ex art. 384, 2 comma, c.p.c., secondo cui la prededuzione può essere riconosciuta solo “nella misura che tenga conto dell’utilità concretamente derivata ai creditori dalla continuazione dell’attività aziendale, conseguente dapprima all’amministrazione controllata e quindi al concordato preventivo“.
2.2. – È principio consolidato, dal quale il Collegio non intende discostarsi, quello per cui, a norma dell’art. 384 c.p.c., l’enunciazione del principio di diritto vincola il giudice di rinvio che ad esso deve uniformarsi, anche qualora, nel corso del processo, siano intervenuti mutamenti della giurisprudenza di legittimità, sicché anche la Corte di cassazione, nuovamente investita del ricorso avverso la sentenza pronunziata dal giudice di merito, deve giudicare sulla base del principio di diritto precedentemente enunciato, e applicato dal giudice di rinvio, senza possibilità di modificarlo, neppure sulla base di un nuovo orientamento giurisprudenziale della stessa Corte (tra le tante, Cass. 17 marzo 2014, n. 6086; cfr. anche Cass., 24 maggio 2007, n. 12095; Cass., 2 agosto 2012, n. 13873; Cass., 3 settembre 2013, n. 20128).
2.3. – Secondo il su riportato principio, affermato da Cass. n. 8534 del 2013 e vincolante pure in questa sede, l’utilità per i creditori deve essere riscontrata ex post, ossia con una valutazione che non si fermi alla astratta prospettazione di un beneficio per i medesimi, ma lo accerti in concreto: ciò emerge dalle stesse parole usate, laddove il principio di diritto enunciato discorre di “utilità concretamente derivata“, con utilizzo inequivoco – prima ancora dell’avverbio – del participio passato.
Occorre non dimenticare che si discorre non dell’an della controprestazione dovuta ai professionisti per la loro opera, ma della prededucibilità; né si discorre di una pretesa “responsabilità oggettiva” dei medesimi, non trattandosi in nessun modo di fattispecie riconducibile agli art. 1218 o 2043 c.c..
Del resto, detta decisione ha pure affermato come la compressione che il creditore subisce al suo diritto per effetto del procedimento di concordato, nel bilanciamento con l’esigenza di agevolazione dell’imprenditore ad uscire dallo stato di crisi, si giustifica solo ove ricorrano le condizioni, da un lato, della piena conoscenza di tutti i dati da parte dei creditori e, dall’altro lato, del “raggiungimento della duplice finalità perseguita con l’instaurazione della detta procedura, consistenti nel superamento della situazione di crisi dell’imprenditore (che comunque in tal modo cosi definisce la sua parentesi commerciale negativa), da una parte, e nel riconoscimento in favore dei creditori di una sia pur minimale consistenza del credito da essi vantato in tempi di realizzazione ragionevolmente contenuti“.
Deve provvedersi altresì all’accertamento di cui all’art. 13, comma 1 quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, inserito dall’art. 1, comma 17, l. 24 dicembre 2012, n. 228, applicabile ai procedimenti iniziati dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge, avvenuta il 30 gennaio 2013.
Dà atto che sussistono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato, ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.

References: sentenza 
 art. 111
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2776
 sentenza 
 art. 2909
 sentenza 
 sentenza 
 art. 115
 sentenza 
 art. 22
 art. 111
 sentenza 
 Cass. 
 art. 384
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1218