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Timestamp: 2020-07-14 10:00:54+00:00

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IL VENTO DEL CAMBIAMENTO SI ARRESTA IN CORSO ITALIA – IN ALLEGATO L’ACCORDO CONFINDUSTRIA E CGIL-CISL-UIL
di lucmu (del 29/06/2011, in Lavoro, linkato 5575 volte)
Il vento è cambiato è l’espressione più diffusa per descrivere quanto è successo nel nostro paese in questi ultimi mesi, per dare senso generale allo splendido risultato delle elezioni amministrative e alla netta affermazione dei referendum popolari, su temi peraltro fortemente caratterizzati politicamente e culturalmente.
Indubbiamente, qualcosa di grosso sta succedendo, perché non solo ora si intravede davvero la fine del ciclo berlusconiano-leghista, ma soprattutto si è affacciato prepotentemente un nuovo protagonismo democratico, dal basso e giovane, come non si vedeva da tanto tempo.
Una partecipazione straordinaria, una vera e propria riappropriazione dello spazio pubblico e della politica, manifestatasi ben oltre –e forse a prescindere- i confini dei partiti politici dell’opposizione. Un movimento che si è impadronito della rete, delle piazze e di mille iniziative, ma anche un movimento fragile, perché esprime molte più domande ed aspettative che risposte. Un movimento non tanto dissimile poi, nella sua ansia di futuro e cambiamento, dagli indignati di Madrid e Atene, con la differenza che qui ed ora ha trovato degli obiettivi a positivo, come Pisapia o De Magistris e come i referendum popolari.
Insomma, è ampiamente giustificata l’ondata di ottimismo e gioia che si è liberata dopo le amministrative e i referendum, poiché siamo di fronte a una possibilità straordinaria di cambiare. Ma, com'è risaputo, vincere due battaglie, anche se importanti, non significa affatto aver vinto la guerra e sconfiggere l’avversario non significa avere pronta l’alternativa, specie in tempi di crisi ed austerity.
Anzi, le politiche dell’austerità, che postulano la salvezza delle banche e il sacrificio delle popolazioni, per ovvi motivi tendono a non gradire troppo la democrazia e la partecipazione. Lo sanno bene in Grecia, in Portogallo o in Irlanda, dove non importa chi e come votano gli elettori, tanto le politiche le decidono le banche centrali e i fondi monetari. E lo sentiamo ogni giorno al notiziario, perché basta che una privatissima agenzia di rating faccia vedere il pollice verso perché interi Stati sovrani vengano spinti verso il baratro della bancarotta.
Ma soprattutto c’è il fatto che il grado di democrazia di una nazione si misura nei luoghi di lavoro, dove ognuno e ognuna di noi, se non è disoccupato, passa buona parte della sua vita. E da questo punto di vista non stiamo andando affatto bene. Precari a parte, i quali per definizione non dispongono di diritti, gli ultimi 12 mesi sono stati segnati dall’assalto di Marchionne, al quale fondamentalmente interessa la Fiat, ma che per forza di cose ha determinato l’apertura di una questione generale.
Ma dal punto di vista che ci interessa qui, quello del vento che cambia, anche la fiera resistenza operaia a Pomigliano e Mirafiori e la coerenza della Fiom hanno aperto una questione generale, poiché la carica democratica e partecipativa è quasi subito fuoriuscita dalla fabbrica, occupando uno spazio politico e simbolico ampio e vasto, come aveva dimostrato la straordinaria manifestazione voluta dalla Fiom il 16 ottobre scorso. Anzi, osiamo affermare che le battaglie ed i movimenti messisi in moto nell’autunno scorso –gli operai, gli studenti, i comitati per i beni comuni- sono stati determinanti per innaffiare il campo che poi avrebbe fatto germogliare le primavere di Milano, Napoli e di altre città.
E una delle principali materie del contendere a Pomigliano e Mirafiori è costituita propria dalla questione democratica, cioè dalla domanda del chi decide, cosa decide e come decide. Infatti, i contratti aziendali sostitutivi del contratto nazionale aboliscono le elezioni dei delegati sindacali (Rsu) da parte degli operai –ci saranno soltanto i “delegati” nominati (Rsa) dalle segreterie di quei sindacati che hanno firmato il contratto di Marchionne-, rendono sanzionabile l’esercizio del diritto di sciopero mediante la clausola dell’esigibilità e di consultazione dei lavoratori e delle lavoratrici non si parla neanche più. Insomma, comanda il padrone, l’operaio lavora in silenzio e il “sindacalista” garantisce l’ordine.
In altre parole, un bel bavaglio per tutti e tutte è l’altra faccia della medaglia della politica dell’austerity. Una cosa scandalosa che dovrebbe suscitare la più netta delle opposizioni da parte di ogni sindacato degno di questo nome. E qualcuno quella opposizione effettivamente l’ha fatta, come la Fiom e i sindacati di base o come molti lavoratori e lavoratrici. A molti sembrava che anche la Cgil potesse resistere al richiamo della foresta, specie ora, con il vento che è cambiato, con le piazze piene e con quel nuovo entusiasmo democratico che attraversava la società. Invece no, non è andata così, anzi!
L’accordo interconfederale tra Confindustria, Cisl, Uil e Cgil, siglato il 28 giugno, rappresenta un grave passo indietro e un cedimento altamente significativo. Basta leggerlo, anche se non si conosce il sindacalese, per capire che vi hanno trovato notevole spazio tutti i principali temi che stanno a cuore a Confindustria, al Governo e a Bonanni, dall’esigibilità dei contratti (leggi: norme antisciopero) alla blindatura della rappresentanza, passando per la derogabilità del contratto nazionale, destinato a questo punto a diventare poco più di una cornice.
Se la firma della Cgil sotto questo accordo verrà confermata si apriranno tempi difficili e cupi per la democrazia e le libertà sindacali nel nostro paese e per tutte le forze sindacali ancora indipendenti da padroni e governo. Ma non basta, perché è evidente che i suoi effetti andrebbero ben oltre i confini delle aziende, assumendo una valenza generale, di negazione manifesta del vento di cambiamento e della straordinaria partecipazione civica e politica.
Insomma, questi mesi hanno indicato una via, cioè che il cambiamento si costruisce nella società e non nei palazzi, investendo sulla partecipazione libera e democratica degli uomini e delle donne. L’accordo firmato ieri ne indica un’altra, opposta e pericolosa per i lavoratori e, più in generale, per la possibilità di costruire un’alternativa non solo a Berlusconi, ma soprattutto al berlusconismo e alle politiche dell’austerity.
Questo articolo è stato pubblicato anche sul giornale on line Paneacqua.eu il giorno 30 giugno.
cliccando sull’icona qui sotto puoi scaricare il testo dell’Accordo tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil, siglato il 28 giugno 2011
di lucmu (del 14/07/2011, in Politica, linkato 1075 volte)
FIAT: FALLITA LA STRATEGIA DEL BAVAGLIO – IN ALLEGATO IL TESTO DELLA SENTENZA DEL 16 LUGLIO
di lucmu (del 18/07/2011, in Lavoro, linkato 1201 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato sul giornale online Paneacqua il 18 luglio 2011
Ma chi ha vinto la causa sul contratto di Pomigliano? La Fiat o la Fiom o chi? Un quesito tutt’altro che banale, vista l’altalena di interpretazioni e dichiarazioni contrastanti che si sono susseguite dopo la pubblicazione della sentenza del giudice del lavoro di Torino, sabato notte.
Da parte nostra, sebbene sia necessario attendere le motivazioni della sentenza per una valutazione definitiva, anticipiamo da subito che consideriamo di capitale importanza il fatto che sia stata dichiarata illegittima l’espulsione manu militari della Fiom dallo stabilimento di Pomigliano (e quindi anche di Mirafiori), poiché questo significa che la Fiom continuerà ad esistere in Fiat e che dunque continuerà ad esistere, sebbene in condizioni difficili, la possibilità perché i lavoratori possano esprimersi liberamente e in maniera indipendente. In altre parole, chi pensava di cancellare la Fiom ha fatto male i conti e la partita non è affatto chiusa.
Ma vediamo da vicino questa sentenza.
Anzitutto, occorre formulare un’avvertenza. Cioè, ad oggi conosciamo soltanto il dispositivo, ma mancano ancora le motivazioni della sentenza, che verranno depositate dal giudice del lavoro, Vincenzo Ciocchetti, entro 60 giorni. Segnaliamo questo fatto perché nel caso in questione le motivazioni sono di cruciale importanza per capire tutte le implicazioni delle decisioni del tribunale di Torino.
In secondo luogo, va detto chiaramente che Marchionne e la Fiat si portano a casa un risultato importante, che avrà delle conseguenze ben oltre il perimetro degli stabilimenti italiani del gruppo Fiat-Chrysler, visto che la sentenza riconosce la legittimità della stipula di contratti di lavoro aziendali in sostituzione di quelli nazionali e del meccanismo della costituzione ad hoc di nuove società (newco) dove riassumere con contratto diverso i propri dipendenti.
Terzo, è più che probabile che l’accordo interconfederale tra Cgil-Cisl-Uil e Confindustria del 28 giugno scorso, sebbene giuridicamente estraneo alla causa, abbia però influito non poco sulle decisioni finali del giudice. Infatti, non sembra un caso che quell’accordo sia stato portato in tribunale in extremis, cioè lo stesso sabato, proprio dai legali della Fiat a sostegno della propria posizione, anche se fino al giorno prima la stessa Fiat sparava a zero su quell’intesa, perché ritenuta insufficiente. Insomma, giuridicamente irrilevante, ma politicamente pesante…
In quarto luogo, eccoci al punto positivo: il giudice ha dato torto marcio alla Fiat sul punto dell’estromissione della Fiom dalla fabbrica di Pomigliano, in quanto non firmataria del contratto della newco (“dichiara antisindacale la condotta posta in essere”). E, pertanto, il tribunale “ordina a Fabbrica Italia Pomigliano S.p.A. di riconoscere, in favore di Fiom-Cgil, la disciplina giuridica come regolata dal Titolo Terzo (…), artt. da 19 a 27, della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei Lavoratori)”.
Per i non addetti ai lavori, ricordiamo che gli articoli in questione stabiliscono il diritto di costituire rappresentanze sindacali, indire assemblee, avere permessi sindacali e disporre del diritto di affissione e di un locale per le rappresentanze. Insomma, avere agibilità sindacale. Tuttavia, qui c’è anche un’apparente contraddizione nel dispositivo della sentenza, poiché il famoso articolo 19 della legge 300, così come modificato dal referendum del 1995, afferma che tutti questi diritti ci sono soltanto per le organizzazioni “firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva” e la Fiom, appunto, non è firmataria.
Orbene, in attesa delle motivazioni della sentenza, che chiariranno definitivamente questo aspetto, sottolineiamo però che allo stato soltanto alcuni esponenti di Cisl e Uil interpretano la sentenza in senso restrittivo, mentre non solo la Fiom, ma anche, ad esempio, il Prof. Maresca, nella sua lunga intervista su il Sole 24 Ore di ieri, ritiene che la firma non sia necessaria.
Insomma, per concludere questa lunga argomentazione, possiamo senz’altro affermare che la Fiom non esce con le ossa rotte da questa causa e che anzi ottiene un risultato importante in termini di agibilità sindacale.
Un risultato, peraltro, dal significato più generale in termini di difesa della democrazia sui luoghi di lavoro, perché ribadisce la vigenza del principio costituzionale che “l’organizzazione sindacale è libera” (art. 39) e che non è una variabile dipendente degli interessi del padrone e/o di qualche sindacato complice.
Poi, certo, Marchionne passa con le newco, la sostituzione del contratto nazionale o le deroghe ad esso vanno avanti come un treno ovunque, le Rsu e il libero voto degli operai non ci saranno più in Fiat, ma difficilmente si poteva pensare che un giudice solitario risolvesse una questione che è sociale e politica e che chiama in causa ben altre responsabilità. Ma una cosa Marchionne e suoi complici non sono riusciti a fare: fucilare la Fiom e mettere il bavaglio agli operai. E questo non è poco, perché consente ai metalmeccanici e a tutti e tutte noi di poter continuare la battaglia.
cliccando sull’icona qui sotto puoi scaricare il dispositivo della sentenza del Tribunale di Torino del 16 luglio 2011, relativa al ricorso Fiom contro il contratto Fiat Pomigliano
di lucmu (del 22/07/2011, in Movimenti, linkato 902 volte)
di lucmu (del 31/07/2011, in Regione, linkato 1035 volte)
14/07/2020 @ 12:00:53

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