Source: http://www.prgonline.it/PRGC/N_T_A.htm
Timestamp: 2019-11-19 14:55:56+00:00

Document:
Estratto Norme Tecniche di Attuazione - Comune di Modena
PARTE III - DISCIPLINA DELL'UTILIZZAZIONE DEL SUOLO
CAPO 31 - LE ZONE TERRITORIALI OMOGENEE
ART. 31.0 - DEFINIZIONE DELLE ZONE TERRITORIALI OMOGENEE
Ai sensi dell'art. 13 della legge regionale 7 dicembre 1978, n. 47 le zone territoriali omogenee sono le seguenti:
ZONA TERRITORIALE OMOGENEA A: parti del territorio interessate da agglomerati urbanistico-edilizi che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale oppure da porzioni di essi, comprese le aree circostanti che possono considerarsi per tali caratteristiche parte integrante degli agglomerati stessi;
ZONA TERRITORIALE OMOGENEA B: parti del territorio totalmente o parzialmente edificate diverse dalle zone A e a prevalente destinazione residenziale;
ZONA TERRITORIALE OMOGENEA C: parti del territorio destinate a nuovi insediamenti residenziali;
ZONA TERRITORIALE OMOGENEA D: parti del territorio, anche se parzialmente o totalmente edificate, da destinare ad insediamenti a prevalente funzione produttiva di tipo industriale, artigianale, commerciale, direzionale e turistico;
ZONA TERRITORIALE OMOGENEA E: parti del territorio destinate ad usi agricoli ;
ZONA TERRITORIALE OMOGENEA F: parti del territorio destinate ad attrezzature di interesse generale;
ZONA TERRITORIALE OMOGENEA G: parti del territorio destinate ad assicurare agli insediamenti la dotazione di servizi e di spazi pubblici o riservati ad attività collettive, a verde pubblico ed a parcheggi, nonché la specificazione urbanistica del Piano di adeguamento e sviluppo della rete distributiva.
ART. 31.1 - DISCIPLINA DELLA ZONA TERRITORIALE OMOGENEA A
La zona territoriale omogenea A è disciplinata dal Piano regolatore ai sensi dell'art. 36 della legge regionale 7 dicembre 1978, n. 47 mediante l'individuazione delle destinazioni d'uso edilizie e delle trasformazioni edilizie e/o urbanistiche ammesse per ciascuna unità minima di intervento.
Nella zona territoriale omogenea A5 non è consentito il recupero di tettoie , baracche ed ogni altro manufatto precario, nonché dei proservizi di altezza inferiore a ml 2,5; è consentito il mantenimento della funzione agricola.
ART. 31.2 - DISCIPLINA DELLE ZONE TERRITORIALI OMOGENEE B, C, D, F, G
Le zone territoriali omogenee B, C, D ,F, G in territorio urbano sono disciplinate mediante due gradi di pianificazione: generale e dettagliata.
La pianificazione generale (o impianto strutturale) suddivide tali zone territoriali omogenee in partizioni denominate zone elementari . Distintamente per ciascuna di queste sono definiti limiti massimi di capacità insediativa, limiti minimi di dotazione di aree per servizi di quartiere e attrezzature generali, altezze massime e destinazioni ammesse per le costruzioni mediante prescrizioni generalmente non immediatamente eseguibili.
La pianificazione dettagliata è formata mediante strumenti urbanistici di attuazione, progetti di pubblica utilità e prescrizioni immediatamente eseguibili relative ad aree elementari.
Le zone territoriali omogenee B, D ,F, G in territorio extraurbano sono differenziatamente disciplinate, con prescrizioni immediatamente eseguibili, ai seguenti Capi 34, 36, 38 e 39.
Nelle zone territoriali omogenee B4, D6, F2 e G2 non è consentito il recupero abitativo di tettoie , baracche ed ogni altro manufatto precario, nonché dei proservizi, di altezza inferiore a ml 2,5, così come definiti nel glossario delle presenti norme; è consentito il mantenimento della funzione agricola.
ART. 31.3 - DISCIPLINA GENERALE DELLE ZONE OMOGENEE B, C, D, F, G
Le norme e prescrizioni di carattere generale sono riferite a partizioni delle suddette zone territoriali omogenee denominate "zone elementari", perimetrate ed identificate cartograficamente alle tavole n. 2.1, ... 2.36 di cui all'art. 11.0, 1. comma, lett. b).
La "Normativa delle zone elementari" di cui alla lett. f) del medesimo articolo, alla voce "Norme e prescrizioni comuni all'intera zona elementare ", determina, separatamente per ciascuna zona elementare:
destinazione di zona;
numero massimo di abitazioni ammesso;
superficie utile massima per funzioni produttive ammessa;
superficie fondiaria minima da reperirsi per servizi di quartiere concorrenti alla dotazione minima di cui all'art. 46 della legge regionale 7 dicembre 1978, n. 47;
superficie fondiaria minima per attrezzature di interesse generale;
altezza massima delle costruzioni;
destinazioni d'uso edilizie ammesse, con gli eventuali rispettivi limiti quantitativi.
Le suddette prescrizioni, di regola non immediatamente eseguibili, devono ottenere definizione dettagliata mediante:
strumenti urbanistici di attuazione;
progetti di pubblica utilità;
le "Prescrizioni relative alle aree comprese nella zona elementare " di cui al seguente art. 31.4.
ART. 31.4 - DISCIPLINA DETTAGLIATA DELLE ZONE OMOGENEE B, C, D, F, G
Le norme e prescrizioni dettagliate sono riferite ad aree interne alle suddette zone elementari, corrispondenti a quelle di cui all'art. 37 della legge regionale 7 dicembre 1978, n. 47, e riunite nel testo della Normativa delle zone elementari alla voce "Norme e prescrizioni relative alle aree comprese nella zona elementare ".
A tale scopo la Normativa delle zone elementari ripartisce ciascuna zona elementare, su di una base cartografica in scala non inferiore a 1:5.000, in una o più aree soggette ad una medesima disciplina, perimetrandole ed identificandole univocamente. A ciascuna di tali aree attribuisce inoltre una o più delle seguenti destinazioni urbanistiche:
industria e artigianato di produzione;
servizi di quartiere, concorrenti agli standards di cui all'art. 46, 1. comma della legge regionale 7 dicembre 1978, n. 47;
attrezzature generali.
Le aree destinate a funzioni residenziali, terziarie, produttive sono subordinate dalle "Norme e prescrizioni relative alle aree comprese nella zona elementare" ad uno solo dei seguenti tipi di disciplina:
disciplina di uno strumento urbanistico attuativo vigente;
formazione obbligatoria di uno strumento urbanistico attuativo;
disciplina confermativa, come specificata dal successivo art. 33.4, con prescrizioni anche differenziate nelle diverse zone territoriali omogenee ;
norme diffuse che definiscono per l'intera area le potenzialità edificatorie e le destinazioni d'uso edilizie;
prescrizioni specificamente riferite a singoli immobili o porzioni di territorio, che definiscono in particolare capacità insediativa massima, destinazioni edilizie ammesse, altezze delle costruzioni, nonché eventuali indicazioni anche qualitative.
Distintamente per ciascuna delle aree o immobili di cui alle lett. b), d), e) del precedente comma le "Norme e prescrizioni relative alle aree comprese nella zona elementare" determinano inoltre:
destinazioni d'uso edilizie specificamente ammesse, con riferimento alla classificazione di cui al Capo 23;
altezza massima, espressa in numero di piani utili e/o come misura lineare;
capacità insediativa massima per residenza, espressa in abitazioni , come valore assoluto o come densità fondiaria;
capacità insediativa massima per funzioni produttive, espressa in superficie utile, come valore assoluto o come densità fondiaria;
prescrizioni quantitative e/o qualitative di carattere particolare.
Nel caso di immobili soggetti a vincolo conservativo a norma del Capo 61 le destinazioni sono attribuite agli spazi interni in riferimento al dimensionamento ed alle caratteristiche del progetto di recupero.
A meno di specifiche indicazioni le aree destinate a servizi di quartiere o ad attrezzature generali sono disciplinate, come parti di zona F e di zona G, rispettivamente ai Capi 38 e 39 delle presenti Norme.
A fini di completezza sono riportate fra le indicazioni cartografiche della Normativa delle zone elementari anche le prescrizioni concernenti la tutela dell'ambiente e delle risorse naturali, la tutela del patrimonio culturale e paesistico e i vincoli specifici di cui alle Parti V, VI, VII delle presenti Norme.
ART. 31.5 - DISCIPLINA DELLA ZONA TERRITORIALE OMOGENEA E
La zona territoriale omogenea E è disciplinata mediante l'individuazione delle strutture ed infrastrutture a servizio dell'economia agraria e la definizione delle trasformazioni ammesse per la loro realizzazione o potenziamento. Gli immobili in territorio extraurbano non destinati all'agricoltura sono subordinati, in rapporto alla loro consistenza e destinazione, alla disciplina delle zone A, B, D, F, G extraurbane.
In tutti i casi in cui venga consentito il recupero dei predetti immobili, precedentemente asserviti ad unità poderali agricole, per funzioni non connesse con l’esercizio dell’attività agricola, è esclusa, nella medesima unità poderale agricola, anche se oggetto di frazionamento, la realizzazione di nuovi edifici abitativi.
ART. 31.6 - ATTUAZIONE DELLE NORME DI ZONA ELEMENTARE
Le trasformazioni per le quali sussista l'obbligo di adeguamento alla disciplina di Piano regolatore, ai sensi dell'art. 10.3 delle presenti norme, devono in particolare conformarsi a quanto prescritto dalla Normativa delle zone elementari , secondo le modalità indicate dai seguenti articoli.
ART. 31.7 - DISCIPLINA DELLE AREE SOGGETTE ALLA FORMAZIONE DI UNO STRUMENTO URBANISTICO ATTUATIVO
Le trasformazioni ricadenti in aree soggette alla formazione obbligatoria di uno strumento urbanistico attuativo devono essere precedute dalla compiuta formazione dello strumento urbanistico richiesto. Parimenti devono essere precedute dalla compiuta formazione di uno strumento urbanistico attuativo, ai sensi dell'art. 20 della legge regionale 7 dicembre 1978, n. 47, nelle zone omogenee B, quando l’ambito di intervento sia superiore a 5000 mq:
le trasformazioni d'uso o la ristrutturazione di complessi insediativi di notevoli dimensioni rispetto al contesto in cui devono inserirsi e comunque gli interventi superiori a 30.000 mc di volume costruibile ;
le nuove costruzioni con indice di utilizzazione fondiaria superiore ai 3 mc/mq.
Tale strumento deve essere esteso ad una superficie territoriale non inferiore a quella indicata dalla Normativa delle zone elementari nel caso di Piano particolareggiato e non inferiore a quella di pertinenza di una unità tipologica , oppure a quella indicata dalla autorizzazione o invito di cui all'art. 14.2, 8. comma, nel caso di Piano di recupero.
Gli strumenti urbanistici di attuazione, ricercando la più congrua collocazione delle attività ed in coerenza all'art. 3 della legge regionale 8 novembre 1988, n. 46, possono integrare modeste quote di ulteriori destinazioni, anche se non esplicitamente indicate dalla normativa di zona territoriale omogenea o di zona elementare , purché compatibili, quando siano necessarie per assicurare completezza e funzionalità del servizio agli insediamenti. In tale caso dovrà essere assicurato il reperimento delle aree per servizi pubblici.
In assenza dei suddetti strumenti sugli immobili compresi nell'area sono ammesse manutenzione ordinaria e straordinaria, opere interne, ampliamenti senza aumento di carico urbanistico , modifiche allo stato dei luoghi, adeguamento funzionale, nonché demolizione sulle costruzioni non soggette a vincolo conservativo , ad esclusione di quelle ubicate nelle zone A4 di cui all’art. 32.7. Sugli immobili soggetti a vincolo conservativo sono ammesse inoltre le trasformazioni edilizie di tipo conservativo specificamente prescritte a norma del Capo 61, senza incremento delle unità immobiliari e senza modificazioni delle destinazioni d’uso esistenti.
La potenzialità edificatoria all’interno delle zone disciplinate da strumento urbanistico attuativo, sia di iniziativa pubblica, sia di iniziativa privata, va computata e/o ripartita proporzionalmente, quando sia fissata in valori assoluti, con riferimento a tutte le aree di intervento, ivi comprese quelle già destinate o da destinare a strade, piazze e altri spazi pubblici o di uso pubblico, nonché le aree di risulta dalla copertura di acque pubbliche.
E così via.....................

References: ART. 31

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 art. 33

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