Source: http://www.avvocationline.net/avvocati/diritto/featured/
Timestamp: 2017-09-21 10:25:51+00:00

Document:
Avvocati Online Network | Archive | Featured
Come aprire il proprio studio legale col finanziamento della Cassa Forense?
Posted on 30 maggio 2017. Tags: agevolazioni, Cassa Forense, come aprire uno studio legale, featured, feratured, finanziamenti, finaqnziamenti avvocati, giovani avvocati, prestiti avvocati, studio legale, under 35
La Cassa Forense anticipa fino a 15mila euro agli avvocati under 35 per aprire il proprio studio legale
L’importo – che non è a fondo perduto e dovrà essere rimborsato ratealmente in 5 anni – parte da 5 mila fino a 15 mila euro complessivi e viene stanziato dalla Cassa Forense a sostegno degli avvocati under 35 per le spese di avviamento dello studio legale.
Requisiti – Per essere ammesso al finanziamento il richiedente deve:
1) essere in regola con le comunicazioni reddituali alla Cassa Forense;
2) aver dichiarato, nell’ultimo Modello 5, un reddito professionale inferiore a € 40.000;
3) non aver ancora compiuto 35 anni alla data di presentazione dell’istanza;
4) aver maturato un’anzianità di iscrizione minima, alla Cassa, di 2 anni, compreso l’eventuale periodo di praticantato
La richiesta di prestito deve essere inoltrata esclusivamente on-line tramite l’apposito accesso riservato presente sul sito della Cassa Forense. C’e’ tempo fino al 31 ottobre per presentare la domanda per l’annualità 2017
Discussioni e sondaggio sul forum avvocati
[fonti: cassaforense.it – newslegali.it ]
Posted in Featured, Notizie InteressantiComments (0)
Posted on 04 aprile 2017.
La Corte Europea Diritti dell’Uomo ha stabilito che il gestore di un sito-blog non puo’ essere considerato responsabile dei commenti offensivi pubblicati da terzi, ma lo può divenire se non provvede alla loro rimozione una volta arrivati alla sua attenzione
Nullum crimen, nulla poena sine culpa. La Corte europea dei diritti dell’uomo, con la sentenza n. 74742/14 del 9 marzo 2017 si è pronunciata sulla responsabilità del gestore di un blog assolto nel caso di commenti offensivi pubblicati da terzi. La Corte, con voto unanime, ha respinto il ricorso sostenendo che i giudici avessero giustamente bilanciato il diritto al rispetto della vita privata (art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo) con quello alla libertà di espressione (art. 10 della Convenzione) ribadendo il principio che non si puo’ incolpare il blogger dei commenti offesivi postati da terzi, almeno non per principio di responsabilità oggettiva.
Tantomeno in questo caso nel quale – a seguito delle rimostranze ricevute – il commento era stato cancellato con scuse a seguito di comunicazione e dopo un solo giorno.
La CEDU sottolineava anche la presenza di un disclaimer che spiegava che i commenti non erano moderati nè sottoposti ad alcun controllo prima della pubblicazione e che quindi i commentatori assumevano piena responsabilità per le proprie dichiarazioni.
In ragione di cio’ si è scelto di non incolpare il webmaster-blogger invece dell’autore anonimo del commento diffamatorio
L’articolo Corte Europea Diritti dell’Uomo: il webmaster-blogger non è responsabile dei commenti offensivi pubblicati da terzi proviene da News Legali.
Posted in Featured, Notizie InteressantiCommenti disabilitati su Corte Europea Diritti dell’Uomo: il webmaster-blogger non è responsabile dei commenti offensivi pubblicati da terzi
Milleproroghe. Prorogato di 1 anno il termine per maturare i requisiti di iscrizione all’albo dei cassazionisti
Con l’approvazione del decreto c.d. Milleproroghe alla Camera si è prorogato di 1 anno il termine per maturare i requisiti di iscrizione all’albo dei patrocinanti in Cassazione previsto dalla norma transitoria della legge professionale (legge n. 247 del 2012).
Ora è quindi consentita l’iscrizione all’albo speciale agli avvocati che maturino i requisiti previsti prima della riforma entro 5 anni (invece degli attuali 4 anni) dall’entrata in vigore della legge n. 247 del 2012, e quindi entro il 2 febbraio 2018.
L’articolo Decreto milleproroghe; novità per i patrocinanti in Cassazione sembra essere il primo su News Legali.
Posted in Featured, Notizie InteressantiCommenti disabilitati su Decreto milleproroghe; novità per i patrocinanti in Cassazione
Posted on 22 febbraio 2017.
L’articolo Aspiranti avvocati: prorogato il regime transitorio dell’esame per avvocato sembra essere il primo su News Legali.
Posted in Featured, Notizie InteressantiCommenti disabilitati su Aspiranti avvocati: prorogato il regime transitorio dell’esame per avvocato
Posted on 19 ottobre 2016.
L’articolo Cassazione: non e’ punibile la coltivazione casalinga una sola pianta di marijuana o canapa indiana sembra essere il primo su News Legali.
Posted in Featured, Notizie InteressantiCommenti disabilitati su Cassazione: non e’ punibile la coltivazione casalinga una sola pianta di marijuana o canapa indiana
Posted on 01 agosto 2016.
BANDO DI CONCORSO MAGISTRATURA
[News Legali 02-08-2016 ]
L’articolo Magistratura. Concorso per titoli per 202 posti di giudice tributario presso le Commissioni Tributarie regionali e provinciali sembra essere il primo su News Legali.
Posted in Featured, Notizie InteressantiCommenti disabilitati su Magistratura. Concorso per titoli per 202 posti di giudice tributario presso le Commissioni Tributarie regionali e provinciali
Posted on 10 luglio 2016.
Attenti ai baci sulla guancia senza autorizzazione esplicita, il rischio e’ l’incriminazione per tentata violenza sessuale.
Cassazione penale, sez. III, sentenza 07/04/2016 n° 13940
Con la sentenza n. 13940 la Suprema Corte ha infatti stabilito che il bacio sulla guancia senza consenso e’ violenza sessuale. La pena è ridotta per la minor gravità del delitto “tentato”
Nell’ambito di un processo per stalking, un uomo aveva azzardato un bacio sulla guancia non gradito alla donna di cui era infatuato e ne aveva tentato un secondo; La Corte di Cassazione, III sezione penale, con la sentenza n. 13940/2016 – valutata anche la condotta generale ed altri atti persecutori di “stalking” da parte del reo – ha considerato i tentativi di baci sulla guancia come “atti sessuali” e ha confermato la condanna per l’imputato, riducendo la pena per la minor gravità del delitto “tentato”.
In assenza di testimoni, la Cassazione – dopo un’attenta valutazione – ha considerato sufficienti le dichiarazioni della persona offesa.
Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 21-01-2016) 07-04-2016, n. 13940
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dr.ssa MARINELLI Felicetta, che ha
concluso chiedendo la dichiarazione di inammissibilità del ricorso;
1. Con sentenza del 14 marzo 2014 la Corte d’appello di Roma, provvedendo sulla impugnazione proposta
da S.M. nei confronti della sentenza del 16 luglio 2013 del Tribunale di Roma, che lo aveva condannato alla
pena di anni tre di reclusione per i reati di cui all’art. 612 bis c.p., comma 1, (per avere compiuto atti
persecutori in danno di B.D. tali da ingenerare un perdurante stato di ansia e di paura per la sua incolumità
e da comportare una alterazione delle sue usuali abitudini di vita) e di cui agli artt. 56 e 609 bis c.p. (per
avere costretto la medesima B.D. a subire atti sessuali, consistiti in un bacio sulla guancia, e tentando di
compierli in una seconda occasione), ha qualificato entrambi gli episodi di violenza sessuale come tentati ed
ha ritenuto sussistente l’ipotesi attenuata di cui all’art. 609 bis c.p., comma 3, rideterminando
conseguentemente la pena in anni uno e mesi nove di reclusione.
La Corte territoriale, nel disattendere le censure dell’appellante, ha respinto l’eccezione di nullità del decreto
di citazione a giudizio, ritenuto indeterminato dall’imputato, evidenziando la sufficiente descrizione delle
condotte globalmente ascritte all’imputato, in guisa tale da escludere qualsiasi pregiudizio ai suoi diritti
difensivi. Dopo aver disatteso anche la censura relativa alla insussistenza del reato di cui all’art. 612 bis
c.p., in ragione della sistematicità delle condotte dell’imputato e della loro incidenza sulle abitudini della
parte offesa, determinanti anche l’insorgere di un perdurante e grave stato d’ansia, la Corte d’appello ha
ricondotto alla ipotesi tentata anche il primo episodio di violenza sessuale, allorquando l’imputato era
riuscito a dare alla parte offesa un bacio sulla guancia prima che la stessa si divincolasse, per non avere la
condotta dell’imputato interessato una zona erogena.
La Corte d’appello, applicando la diminuente di cui all’art. 609 bis c.p., u.c. e confermando il giudizio di
equivalenza tra le attenuanti generiche e la recidiva, ha rideterminato la pena finale in anni uno e mesi nove
2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso l’imputato mediante il suo difensore, affidato a sette motivi,
così riassunti entro i limiti previsti dall’art. 173 disp. att. c.p.p..
2.1. Con il primo ed il secondo motivo ha denunciato violazione di legge penale in relazione all’art. 612 bis
c.p. e vizio di motivazione, per la mancanza di motivazione in ordine al ritenuto cambiamento di abitudini
della vittima, che aveva mostrato di saper resistere alle richieste dell’imputato, di cui, comunque, non era
stata accertata l’offensività della condotta.
2.2. Con il terzo motivo ha dedotto vizio di motivazione, per la contraddittorietà della stessa e per l’omessa
considerazione delle deposizioni dei testi della difesa, in ragione dell’acritico richiamo della sentenza di
primo grado (anche grafico, mediante inserimento di copia fotostatica di parti della sentenza del Tribunale
all’interno della motivazione della sentenza di appello) e delle diverse conclusioni in ordine alla
consumazione del primo episodio di violenza sessuale cui era pervenuta la Corte d’appello.
2.3. Con il quarto motivo ha denunciato violazione di legge processuale, in relazione all’art. 191 c.p.p., per
l’inutilizzabilità di prove illegittimamente acquisite, mediante perquisizioni e sequestri dichiarati nulli con
ordinanza del Tribunale di Roma del 17/9/2012.
2.4. Con il quinto, sesto e settimo motivo ha denunciato violazione di legge processuale, per la violazione
del divieto di reformatio in peius, mancanza di motivazione in ordine al giudizio di comparazione tra le
circostanze attenuanti generiche e la recidiva ed alla misura della pena, nonchè in ordine alla mancata
concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena, perchè la Corte d’appello, dopo aver
riqualificato l’episodio del 21 marzo 2012 di cui al capo b) come delitto tentato e valutato più grave ai fine
della determinazione della pena tale reato, ha applicato un aumento per la continuazione con il capo a) di
mesi sei, superiore a quello applicato dal primo giudice.
1. I primi tre motivi, mediante i quali sono state denunciate violazione di legge e vizio di motivazione, in
ordine alla sussistenza del reato di cui all’art. 612 bis c.p. ed alla valutazione delle dichiarazioni dei
testimoni della difesa e della attendibilità della parte offesa, risultano inammissibili a causa della loro
genericità.
Giova ribadire che, secondo la uniforme e costante interpretazione della giurisprudenza di legittimità, i
motivi di ricorso per cassazione devono ritenersi generici non solo quando risultano intrinsecamente
indeterminati, ma altresì quando difettino della necessaria correlazione con le ragioni poste a fondamento
del provvedimento impugnato (Sez. 5, n. 28011 del 15/02/2013 Rv. 255568), cosicchè è inammissibile il
ricorso per cassazione quando manchi l’indicazione della correlazione tra le ragioni argomentate dalla
decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell’atto d’impugnazione, che non può ignorare le
affermazioni del provvedimento censurato (cfr., ex plurimis, Sez. 2, n. 19951 del 15/05/2008 Rv. 240109).
Ai fini della validità del ricorso per cassazione non è, perciò, sufficiente che il ricorso consenta di individuare
le statuizioni concretamente impugnate e i limiti dell’impugnazione, ma è altresì necessario che le ragioni
sulle quali esso si fonda siano esposte con sufficiente grado di specificità e che siano correlate con la
motivazione della sentenza impugnata; con la conseguenza che se, da un lato, il grado di specificità dei
motivi non può essere stabilito in via generale ed assoluta, dall’altro, esso esige pur sempre – a pena di
inammissibilità del ricorso – che alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata vengano contrapposte
quelle del ricorrente, volte ad incrinare il fondamento logico- giuridico delle prime. E’ quindi onere del
ricorrente, nel chiedere l’annullamento del provvedimento impugnato, prendere in considerazione gli
argomenti svolti dal giudice di merito e sottoporli a critica, nei limiti – s’intende – delle censure di legittimità.
Nel caso di specie la Corte territoriale, dopo aver condiviso con il primo giudice la valutazione di piena
attendibilità della parte offesa, ha ribadito le ragioni poste a fondamento della affermazione di responsabilità
dell’imputato in relazione al reato di atti persecutori (art. 612 bis c.p.), evidenziando l’ossessivo
corteggiamento della parte offesa, protrattosi per mesi e divenuto via via sempre più aggressivo e
minaccioso (anche a seguito delle denunce e querele presentate dalla parte offesa), in guisa tale da
provocare nella vittima un perdurante e grave stato d’ansia (dalla sentenza di primo grado, richiamata in
quella d’appello, risulta che la B. aveva dichiarato di aver iniziato ad aver paura di ogni estraneo, di cercare
di non stare mai da sola e di avere avuto incubi notturni), costringendola anche ad alterare
significativamente le sue abitudini (non potendo più viaggiare in autobus ed avendo dovuto abbandonare
per un periodo il social network Facebook).
A fronte di tali considerazioni l’imputato si è limitato, omettendo qualsiasi confronto critico con gli argomenti
posti a fondamento della affermazione della sua responsabilità, a ribadire, genericamente, la mancanza
degli elementi costitutivi del reato ed il mancato accertamento della modificazione delle abitudini di vita
della vittima e l’assenza nella stessa di uno stato d’ansia o di agitazione, che sarebbe comunque
incompatibile con il controllo dalla stessa mantenuto in occasione degli approcci dell’imputato e nell’avergli
inizialmente fornito un falso nome ed un falso indirizzo di posta elettronica, ed anche con l’aver richiesto la
presenza dissuasiva del padre sull’autobus proprio allo scopo di controllare e dissuadere l’imputato.
Il rilievo da parte dei giudici di merito dello stato d’ansia e di agitazione della parte offesa, quale
conseguenza delle condotte dell’imputato, non è incompatibile con le resistenze della stessa alle insistenze
ed ai comportamenti invasivi dell’imputato, e dunque non determina la prospettata illogicità e
contraddittorietà della motivazione (ravvisabili quando i giudici di merito non abbiano esaminato tutti gli
elementi a loro disposizione, non abbiano dato esauriente risposta alle deduzioni delle parti e,
nell’interpretazione degli elementi a loro disposizione, non abbiano esattamente applicato le regole della
logica, le massime di comune esperienza e i criteri legali, in modo da fornire la giustificazione razionale della
scelta di determinate conclusioni a preferenza di altre, ovvero abbiano ignorato un atto probatorio quando
esistente, o lo abbiano affermato quando mancante), avendo la Corte d’appello spiegato logicamente con
l’età, la cortesia e l’educazione della parte offesa il fatto che la stessa non si sia sottratta alle conversazioni
ed agli sfoghi a bordo di mezzi pubblici da parte dell’imputato e che, proprio per impedire ulteriori sviluppi
di tali approcci, abbia fornito dati e recapiti non veri, evidenziando anche come proprio il fatto che la stessa
si sia fatta accompagnare sull’autobus dal padre costituisca indice della esasperazione che si era
determinata nella giovane e nella sua famiglia in conseguenza delle condotte dell’imputato. Tali rilievi non
risultano affatto illogici o contraddittori nel senso anzidetto, essendo del tutto compatibili con l’età della
vittima e con la situazione di disagio immediatamente venutasi a creare a seguito degli approcci
dell’imputato, e dunque non determinano alcun vizio della motivazione, essendo del tutto compatibili con il
rilevato stato d’ansia e agitazione della vittima.
La Corte d’appello ha poi esaminato, considerandole irrilevanti, le deposizioni rese dai testimoni indicati
dalla difesa, alla luce dell’univoco quadro probatorio a carico dell’imputato e della irrilevanza della normalità
dei comportamenti dell’imputato in altre occasioni, con motivazione che, dunque, sfugge alle censure di
insufficienza formulate dal ricorrente.
2. Il quarto motivo di ricorso, mediante il quale è stata denunciata violazione di norme processuali, per
l’utilizzo di prove illegittimamente acquisite, a seguito della dichiarazione di nullità del decreto di
perquisizione e sequestro, risulta inammissibile, perchè il ricorrente non ha illustrato l’incidenza della
eliminazione dell’elemento a carico acquisito illegittimamente (nella specie un computer, due modem,
quattro chiavette USB, un telefono sottoposti a sequestro all’esito della perquisizione eseguita nella sua
abitazione) sul complesso dell’apparato argomentativo posto a fondamento della affermazione della sua
responsabilità (fondato, prevalentemente, sulle dichiarazioni della parte offesa e degli altri testimoni indicati
dal Pubblico Ministero).
Ed invero quando, come nel caso in esame, con il ricorso per cassazione si lamenti l’inutilizzabilità di un
elemento a carico, il motivo di impugnazione deve illustrare l’incidenza dell’eventuale eliminazione del
predetto elemento ai fini della cosiddetta “prova di resistenza”, in quanto gli elementi di prova acquisiti
illegittimamente diventano irrilevanti ed ininfluenti se, nonostante la loro espunzione, le residue risultanze
risultino, come nel caso in esame, sufficienti a giustificare l’identico convincimento (Sez. 3, n. 3207 del
02/10/2014, Calabrese, Rv. 262011; Sez. 4, n. 24455 del 22/04/2015, Plataroti, Rv. 263731). Nella specie i
giudici di merito hanno fondato l’affermazione di responsabilità dell’imputato per entrambi i reati contestati
sulle dichiarazioni della parte offesa e su quelle, convergenti, degli altri testimoni, tra cui il padre della
vittima, una zia della stessa, un cugino e vari altri soggetti che avevano avuto modo di notare sia i
comportamenti dell’imputato sia le reazioni della parte offesa, ed il ricorrente non ha indicato quale
potrebbe essere l’incidenza su tale apparato argomentativo della eliminazione del materiale indebitamente
sequestrato, con la conseguente inammissibilità della censura.
3. Infondati risultano il quinto, il sesto ed il settimo motivo di ricorso, mediante i quali sono state sollevate
censure in ordine al trattamento sanzionatorio disposto dalla Corte d’appello.
3.1. Per quanto riguarda la censura di violazione di legge, per l’applicazione (a seguito della qualificazione
del fatto di cui al capo B come reato tentato e della considerazione di tale reato come più grave) di aumenti
per la continuazione superiori a quelli applicati dal Tribunale, deve rilevarsi che ciò non implica violazione di
legge nè illogicità della motivazione, in quanto la riqualificazione del fatto determina il riacquisto della sua
autonomia sanzionatoria, e quindi la relativa pena può autonomamente essere rideterminata senza alcun
vincolo con l’aumento di pena in precedenza applicato, senza che possa dirsi violato il principio di legalità (in
termini Sez. 5, Sentenza n. 12233 del 24/02/2004, Orlando, Rv. 228762).
3.2. La censura relativa alla determinazione della pena risulta del tutto generica, non essendo stata
considerata in alcun modo la motivazione al riguardo della Corte d’appello, che ha dato atto della elevata
intensità del dolo, della pericolosità specifica dell’imputato desunta da una precedente condanna per il reato
di cui all’art. 609 bis c.p., u.c., e dal protrarsi delle condotte persecutorie anche successivamente
all’intervento della polizia giudiziaria, con motivazione che risulta del tutto adeguata e con la quale il
ricorrente ha omesso qualsiasi confronto, tantomeno critico.
3.3. Per quanto riguarda l’omessa concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena,
oggetto del settimo motivo di ricorso, deve rilevarsi che la Corte d’appello ha dato atto della esatta
corrispondenza tra la pena come rideterminata all’esito della impugnazione (in anni uno e mesi nove di
reclusione) e la custodia cautelare sofferta dall’imputato, dichiarando di conseguenza la perdita di efficacia
della custodia cautelare ed ordinando l’immediata liberazione dell’imputato.
In tale situazione di fatto non sussistevano i presupposti per disporre la sospensione condizionale della
pena, in quanto costituisce principio più volte affermato dalla giurisprudenza di legittimità quello secondo
cui deve ritenersi illegittima la decisione con cui il giudice di merito disponga la sospensione condizionale di
una pena detentiva completamente espiata, in quanto detto beneficio ha come presupposto che la pena
inflitta debba essere, in tutto o in parte, da espiare, presupposto senza il quale non può svolgere la funzione
assegnatagli dall’ordinamento (Sez. 5, n. 2787 del 22/10/2014, Pinelli, Rv. 262582; conf. Sez. 5, n. 23240
del 21/04/2011, Marinerò, Rv. 250463; Sez. 4, n. 3619 del 26/02/1993, Giordano, Rv. 193650). E’ stato, in
particolare, evidenziato che è lo stesso tenore letterale dell’art. 163 c.p., che, nel far riferimento alla
sospensione dell’esecuzione della pena”, individua nell’irrogazione di una pena da eseguirsi il presupposto
dell’istituto, e che l’istanza special-preventiva verso la quale è orientato l’istituto in esame sarebbe frustrata
da una sua applicazione svincolata dall’esecuzione della pena” effettivamente oggetto della sospensione.
Il ricorso deve, in conclusione, essere integralmente respinto ed il ricorrente condannato al pagamento delle
In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri identificativi, a norma
del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, in quanto imposto dalla legge.
L’articolo Cassazione: il bacio sulla guancia senza consenso e’ tentata violenza sessuale sembra essere il primo su News Legali.
Posted in Featured, Notizie InteressantiCommenti disabilitati su Cassazione: il bacio sulla guancia senza consenso e’ tentata violenza sessuale
Rinviato a gennaio 2017 il Processo Amministrativo Telematico (GU n.151 del 30-6-2016)
Posted on 01 luglio 2016. Tags: processo amministrativo telematico, Processo telematico
Con decreto legge 30 giugno 2016, n. 117 e’ stata prorogata fino al 01/01/2017 la sperimentazione del processo amministrativo telematico partita dal 4 aprile e che avrebbe dovuto concludersi il 30 giugno 2016.
Gazzetta Ufficiale n.151 del 30-6-2016 PDF
Proroga di termini previsti da disposizioni legislative in materia di processo amministrativo telematico. (GU n.151 del 30-6-2016)
Vigente al: 30-6-2016
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; Ritenuta la straordinaria necessita’ ed urgenza di provvedere alla proroga di termini di prossima scadenza in materia di avvio a regime del processo amministrativo telematico al fine di garantire il regolare svolgimento del processo amministrativo; Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 30 giugno 2016; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri; Emana
1. All’articolo 38, comma 1-bis, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, e successive modificazioni, le parole: «dal 1° luglio 2016» sono sostituite dalle seguenti: «dal 1° gennaio 2017». 2. All’articolo 13, comma 1-bis, delle norme di attuazione di cui all’allegato 2 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, e successive modificazioni, le parole: «fino alla data del 30 giugno 2016» sono sostituite dalle seguenti: «fino alla data del 31 dicembre 2016». Art. 2
Avvio del processo amministrativo telematico
1. Al processo amministrativo telematico di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 febbraio 2016, n. 40, e’ dato avvio alla data del 1° gennaio 2017. Art. 3
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addi’ 30 giugno 2016
L’articolo Rinviato a gennaio 2017 il Processo Amministrativo Telematico (GU n.151 del 30-6-2016) e’ tratto da News Legali.
Posted in Featured, Notizie InteressantiCommenti disabilitati su Rinviato a gennaio 2017 il Processo Amministrativo Telematico (GU n.151 del 30-6-2016)
L’AGCOM chiede di tassare le app di chat come Whatsapp e Messenger
Posted on 27 giugno 2016. Tags: AGCOM, App, Renzi, tasse
L’Italia sara’ il primo paese a tassare Whatsapp, Messenger e le applicazioni di chat gratuite? #WhatsappTax ?
Questa non sarebbe la solita bufala da social ma è davvero l’incredibile proposta del Garante per le Comunicazioni (Agcom). Lo scopo? “Compensare” gli operatori che comprano e rivendono i numeri di telefono e costruiscono infrastrutture per vendere traffico voce e dati. Direttamente con prelievo dal credito telefonico.
La brillante idea e’ proposta – in qualità di relatore – dall’ex-vicesegretario regionale dei giovani DC veneti Antonio Preto, dal 2012 commissario dell’Autority per le garanzie nelle Comunicazioni.
Il Garante per le Comunicazioni avrebbe quindi rilevato che tutte le applicazioni di messaggistica gratuite, come Whatsapp o Facebook Messenger, viaggiano sulle reti internet costruite dalle società di telecomunicazioni, utilizzando anche i numeri di telefono assegnati ai clienti dalle stesse, il tutto senza pagare ulteriori costi per tale transito, e questo – secondo lui – renderebbe legittimo un ulteriore prelievo dal credito dell’utente.
Il Garante conclude affermando che tali servizi dovrebbero inoltre fornire un call-center italiano per dare modo alle persone di ricevere assistenza in caso di problemi (proprio come dovrebbero fare gli efficienti call center robot dei nostri operatori TLC a pagamento), e che debbano rendere possibile la chiamata gratuita ai numeri di emergenza.
Questa operazione – in breve – porterebbe l’Italia a essere l’unico paese al mondo nel quale il cittadino – regolare cliente di operatore TLC al quale ha pagato e paga costantemente canoni e servizi per un numero telefonico – e’ obbligato a pagare ulteriori importi per i servizi fruiti via internet. L’alternativa sarebbe venire isolati dai produttori di app che non hanno voglia di scendere a patti con l’esosita’ record dello stato Italiano. Con tante grazie al Governo Renzi da parte delle “lobbies” delle compagnie telefoniche.
Ma la vera domanda e’: la nostra Autority per le garanzie nelle Comunicazioni, chi garantisce? E chi garantisce i cittadini dall’Authority?
L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) è un’autorità italiana di regolazione e garanzia, con sede principale a Napoli e sede secondaria operativa a Roma, istituita con la legge Maccanico, alla quale è affidato il duplice compito di assicurare la corretta competizione degli operatori sul mercato e di tutelare il pluralismo e le libertà fondamentali dei cittadini nel settore delle telecomunicazioni, dell’editoria, dei mezzi di comunicazione di massa e delle poste. (Wiki)
http://www.repubblica.it/economia/2016/06/28/news/agcom_whatsapp_e_le_app_di_messaggistica_paghino_l_uso_della_rete_telefonica_-142965748/
http://www.studiocataldi.it/articoli/22592-whatsapp-si-paghera-col-credito-telefonico.asp
http://www.secoloditalia.it/2016/06/cosi-renzi-ex-burocrate-ue-vogliono-farci-pagare-whatsapp/
(@drc)
L’articolo L’AGCOM chiede di tassare le app di chat come Whatsapp e Messenger sembra essere il primo su News Legali.
Posted in Featured, Notizie InteressantiCommenti disabilitati su L’AGCOM chiede di tassare le app di chat come Whatsapp e Messenger
Posted on 25 giugno 2016.
Secondo gli ultimi dati statistici sulle professioni piu’ colpite dalla crisi, gli avvocati rischiano di diventare i nuovi poveri
Molti professionisti del diritto dichiarano di aver perso fino al 35% del loro reddito, tra i motivi principali la crisi economica in Italia e gli oneri del sistema previdenziale dopo la riforma introdotta dal Governo Monti.
Molta sfiducia e pessimismo crescente anche tra i giovani aspiranti avvocati, rispetto ai decenni scorsi la “crisi delle vocazioni” e’ sensibile e i numeri degli gli iscritti alla facolta’ di Giurisprudenza e dei praticanti avvocati che si presentano all’esame sono in costante calo.
Guarda il servizio de LA7 – a cura di Egilde Verì – che illustra come mai i “professionisti siano diventati i nuovi proletari”
[Da praticanti.com]
Posted in Featured, Notizie InteressantiCommenti disabilitati su L’ avvocato e’ tra le professioni piu’ colpite dalla crisi. Si parla di “nuovi poveri”
Processo penale: il giudice dell’esecuzione può dichiarare estinto il reato per prescrizione a seguito di una pronuncia di incostituzionalità
Processo penale: la prescrizione del reato prevale sulla nullità assoluta e insanabile della sentenza predibattimentale d’appello pronunciata in violazione del contraddittorio
CELEX:32016R1012R(03): La rettifica non riguarda la lingua di ricerca utilizzata.
CELEX:32017D1565: Decisione (UE) 2017/1565 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 settembre 2017, relativa alla concessione di assistenza macrofinanziaria a favore della Repubblica di Moldova
CELEX:32017R1563: Regolamento (UE) 2017/1563 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 settembre 2017, relativo alla scambio transfrontaliero tra l’Unione e i paesi terzi di copie in formato accessibile di determinate opere e di altro materiale protetto da diritto d’autore e da diritti connessi a beneficio delle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa
CELEX:32017L1564: Direttiva (UE) 2017/1564 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 settembre 2017, relativa a taluni utilizzi consentiti di determinate opere e di altro materiale protetto da diritto d’autore e da diritti connessi a beneficio delle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa, e che modifica la direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione
Par condicio: l’Agcom non può irrogare sanzioni senza la previa contestazione dei fatti
[url=http://www.corriere.it/cron...
Intendevo dire che prima di apri...
scusate per gli errori e la velo...
mauro non c'è bisogno di essere ...
Re:Consigli di vita: praticantato o cosa?
all'estero (a meno che io vada i...
la sentenza, se ho letto bene, r...
quoto An.sinteticamente ha dett...
certo, certo... le banche e le a...
Eheh ash non mi dire che fai il ...
Bah 1 le sentenze le devi legge...
Archivi Seleziona mese settembre 2017 (150) agosto 2017 (66) luglio 2017 (286) giugno 2017 (133) maggio 2017 (57) aprile 2017 (53) marzo 2017 (57) febbraio 2017 (56) gennaio 2017 (54) dicembre 2016 (60) novembre 2016 (71) ottobre 2016 (82) settembre 2016 (59) agosto 2016 (41) luglio 2016 (125) giugno 2016 (140) maggio 2016 (121) aprile 2016 (99) marzo 2016 (111) febbraio 2016 (107) gennaio 2016 (90) dicembre 2015 (145) novembre 2015 (215) ottobre 2015 (205) settembre 2015 (158) agosto 2015 (105) luglio 2015 (192) giugno 2015 (165) maggio 2015 (164) aprile 2015 (153) marzo 2015 (171) febbraio 2015 (143) gennaio 2015 (145) dicembre 2014 (168) novembre 2014 (172) ottobre 2014 (158) settembre 2014 (149) agosto 2014 (144) luglio 2014 (151) giugno 2014 (164) maggio 2014 (152) aprile 2014 (184) marzo 2014 (206) febbraio 2014 (175) gennaio 2014 (174) dicembre 2013 (153) novembre 2013 (126) ottobre 2013 (126) settembre 2013 (108) agosto 2013 (112) luglio 2013 (131) giugno 2013 (145) maggio 2013 (136) aprile 2013 (125) marzo 2013 (146) febbraio 2013 (139) gennaio 2013 (130) dicembre 2012 (144) novembre 2012 (121) ottobre 2012 (110) settembre 2012 (132) agosto 2012 (112) luglio 2012 (149) giugno 2012 (124) maggio 2012 (113) aprile 2012 (120) marzo 2012 (159) febbraio 2012 (122) gennaio 2012 (143) dicembre 2011 (149) novembre 2011 (138) ottobre 2011 (138) settembre 2011 (127) agosto 2011 (125) luglio 2011 (166) giugno 2011 (169) maggio 2011 (151) aprile 2011 (150) marzo 2011 (90) febbraio 2011 (74) gennaio 2011 (76) dicembre 2010 (102) novembre 2010 (98) ottobre 2010 (130) settembre 2010 (171) agosto 2010 (39) luglio 2010 (88) giugno 2010 (68) aprile 2010 (4) marzo 2010 (6) febbraio 2010 (3) gennaio 2010 (1) dicembre 2009 (1) ottobre 2009 (2) luglio 2009 (1) giugno 2009 (1) maggio 2009 (1) febbraio 2009 (1) novembre 2008 (4) aprile 2008 (1) giugno 2007 (2) maggio 2007 (1) ottobre 2006 (1) luglio 2006 (2) giugno 2006 (2) maggio 2006 (1) marzo 2006 (2) febbraio 2006 (1) gennaio 2006 (1) dicembre 2005 (1) novembre 2005 (2) luglio 2005 (3) giugno 2005 (1) maggio 2005 (2) aprile 2005 (4) febbraio 2005 (1) gennaio 2005 (3) dicembre 2004 (1) novembre 2004 (3) ottobre 2004 (2) settembre 2004 (1) luglio 2004 (5) giugno 2004 (2) maggio 2004 (3) aprile 2004 (9) marzo 2004 (2) giugno 2003 (1) marzo 2003 (1) novembre 2002 (1) ottobre 2002 (1) settembre 2002 (1) febbraio 2002 (1) gennaio 2002 (1)

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 52
 Art. 2
 Art. 3
 sentenza