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Timestamp: 2017-12-11 07:43:15+00:00

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giovanni del giaccio - #unaltracittà | Il dissenso è nobile, la critica è doverosa (Andrea Barbato) | Pagina 2
14 novembre 2017 gdelgia	Tag:anzio, criminalità, legalità	Lascia un commento
13 novembre 2017 gdelgia	Tag:3.0, anzio, savarino, segretario, trasparenza	Lascia un commento
Malasuerte e le pressioni delle istituzioni comunali
6 novembre 2017 6 novembre 2017 gdelgia	Tag:anzio, malasuerte, politica, pressioni	Lascia un commento
“Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali“. E’ un piccolo passaggio della sentenza del Tribunale di Velletri sulla vicenda Malasurte. E’ nel capitolo che riguarda la storia del “pizzo” per la gestione dei parcheggi delle auto di chi si imbarca per Ponza che qualcuno voleva far passare per un patto commerciale e che, invece, era una richiesta di denaro per evitare fastidi.
Quello che l’indagine aveva messo a nudo, oggi è nero su bianco nella sentenza e ha trovato ampio riscontro anche in sede dibattimentale, quando i testi hanno ricostruito quella storia. Quel passaggio (e non solo) forse andrebbe fatto leggere a un Prefetto e un Ministro che con troppa fretta sembrano aver archiviato il caso Anzio.
C’è stata pressione da esponenti delle istituzioni: lo sapevamo, l’abbiamo detto, ora lo scrivono dei giudici. Non è penalmente rilevante, a quanto è emerso, ma resta politicamente disdicevole. La vicenda Malasuerte, infatti, è la cartina al tornasole di come questa maggioranza abbia intessuto rapporti, ottenuto consensi, supportato cooperative, mediato se c’era da “sistemare” una storia come quella dei parcheggi e – a questo punto – chissà quante altre. I nomi che compaiono in quella sentenza tra gli imputati li ritroviamo in altre inchieste, sempre relative al Comune, sempre con le stesse cooperative. Dalle proroghe alle aggressioni nel passaggio di consegne dell’appalto del verde. Ho già avuto modo di parlarne qui. I nomi dei politici, invece – chi teste, chi imputato – cambiano e in alcuni casi coincidono.
Ma il punto non era e non è giudiziario, chi pure è stato condannato in primo grado resta innocente fino a sentenza definitiva. No, il discorso è di responsabilità politica.
Ci lasciano una città dove la delinquenza comune ha messo il vestito bello, ha avvicinato/è stata avvicinata dalla politica, ma cosa più preoccupante ha stretto, in questo caso, contatti con esponenti del clan dei Casalesi. Di questo si accorgono o non? Hanno nulla da dire?
E non ritroviamo, forse, nelle espressioni “muscolari” verso i cittadini, ora “imbecilli locali” ora “disturbati mentali”, nel disprezzo verso i comitati, i giornalisti, chiunque non appartenga al loro sistema di potere, il clima che traspare dalle pagine di quella indagine e della sentenza emessa, fatto di minacce, gente schiaffeggiata, pistole sui tavoli?
Ci lasciano i veleni che li hanno contraddistinti nel 2013 e che oggi sembrano magicamente superati, dimenticando che in quel clima a farne le spese fu, a margine del primo consiglio comunale, il direttore del settimanale “il Granchio” aggredito. Qualcuno pensò all’epoca che tutto sommato avevano fatto bene, vero?, come pensa oggi che sia il minimo prendersela con chi riporta degli atti e chiede spiegazioni, arrivando quasi a prendere a schiaffi l’editore di Controcorrente.
No, è intollerabile. Le istituzioni comunali non dovrebbero fare pressioni, meno che mai gli accoliti politici o chi ha dato loro consensi. No, le istituzioni dovrebbero avere rispetto, di tutti, chi fa politica e vince avrebbe il dovere di attuare il programma che si è dato, immaginare una città diversa, impegnarsi perché si realizzi. Invece è passato e passa il principio “abbiamo vinto, facciamo come vogliamo“. A partire da quella che mi piace definire come la legalità delle cose quotidiane, sistematicamente calpestata.
Una cosa è certa, questa sentenza mette un punto fermo. Nel 2018, quando voteremo, c’è chi avrà la responsabilità politica di averci regalato Malasuerte (e chissà quante altre situazioni del genere) e chi non.
Sarà una netta linea di demarcazione.
Sangue infetto, una petizione internazionale
28 ottobre 2017 gdelgia	Tag:sangue, sangue infetto, scandalo	Lascia un commento
Una petizione internazionale sullo scandalo del sangue infetto in Italia. La propone Brigitte Knor, cittadina olandese, una delle tante belle persone conosciute grazie al libro inchieste e al documentario che stiamo preparando.
Chi volesse firmarla, può collegarsi a questo link
Il testo: “Infected blood is a crime against humanity because everyone has blood, and the blood should be clean all over the world. The Italian government must pay out immeditately the people involved by international pressure. There are processes won but the Italian government does nothing!”
La traduzione: “Il sangue infetto è un crimine contro l’umanità perché tutti hanno il sangue e il sangue dovrebbe essere pulito in tutto il mondo. Il governo italiano deve pagare in modo impeccabile le persone coinvolte dalla pressione internazionale. Ci sono processi vinti ma il governo italiano non fa nulla!“
Ciao e grazie Angelo, vittima del sangue infetto
25 ottobre 2017 gdelgia	Tag:magrini, politrasfusi, sangue infetto	5 commenti
L’appuntamento era alla stazione di Torino Porta Susa. “Porti con sé una pennetta, le darò tanto di quel materiale…” Angelo Magrini, vittima dello scandalo del sangue infetto e per anni presidente dell’Associazione politrasfusi italiani , se n’è andato oggi. La notizia me l’ha data Pasquale, un altro malato, una delle tante persone che ho conosciuto grazie al libro inchiesta “Sangue sporco.Trasfusioni, errori e malasanità” e poi con il documentario “The bloodgate” che del libro è la naturale evoluzione giornalistica.
Chissà se Angelo ha fatto in tempo a prendere quella che definì “una mancia per morire“, i 100.000 euro che il Ministero della Salute offriva (e offre) come transazione per chiudere la mole di risarcimenti dovuti per gli omessi controlli nel corso degli anni. Di certo finché è stato in vita ha sempre lottato, è sempre stato in prima fila.
Mi dissero che era un personaggio da prendere con le molle, intorno alle associazioni ci sono spesso delle leggende, certo è che come ricordava il giornalista e scrittore Ryszard Kapuściński tu devi sempre provare a metterti dall’altra parte se vuoi capire davvero.
Angelo è tra quelli che mi ha aiutato di più a stare dalla parte dei malati, a capirne la sofferenza, a ricostruire quegli anni. Con una mole di documenti – tra i quali le lettere con le quali Duilio Poggiolini diceva agli industriali del farmaco che i controlli non servivano… – che aveva raccolto in modo quasi maniacale.
Guai a dirgli che era un “miracolato“, per questo mi piace pubblicare qui il link al capitolo del libro che racconta la sua storia. Voglio anche ricordare qualche “scambio” acceso perché non riuscimmo a organizzare la presentazione del libro a Torino quando voleva lui, ma soprattutto la sua presenza a Cesena, alla prima uscita del testo nel quale non solo si racconta la sua storia ma c’è tanto del suo archivio. Aveva lasciato l’ospedale dove era stato sottoposto a un’angioplastica, si era messo in treno ed era venuto alla presentazione, quindi era ripartito.
Grazie Angelo, vittima come tanti (troppi) prima del sangue infetto e poi dell’accanimento di un Ministero che continua a negare l’evidenza, nonostante la mole di sentenze che ogni settimana vengono pronunciate dai Tribunali di tutta Italia. Grazie della collaborazione, della pazienza, di quel caffè che volesti pagare tu a Torino, della visita a sorpresa a Cesena, degli scambi accesi via mail. La battaglia non si ferma, lo sai.
I cartelli, le multe, il decreto non opposto. Altro che politica
25 ottobre 2017 gdelgia	Tag:anzio, campagna elettorale, cartelli, crisi	Lascia un commento
E’ una storia che arriva dalla campagna elettorale del 2013, dalla “sanatoria” dei cartelli 6×3 che portò – guarda caso – solo esponenti del centro-destra di governo a occupare quegli spazi. Allora, da sfidante e candidato sindaco, Candido De Angelis fece fuoco e fiamme. Ad aprile 2013, con delibera 32 si è proceduto alla “Regolarizzazione impianti pubblicitari già esistenti“.
De Angelis chiese lo spazio e gli fu negato, era già occupato da Bruschini, Placidi e compagnia. Il candidato sindaco del Pd, Ivano Bernardone, presentò un esposto – forse archiviato e del quale comunque non si conosce il seguito, siamo a Velletri – e in uno dei primi consigli comunali un’interrogazione che è stata riportata qui per chi vuole approfondire.
Non sappiamo che fine abbiano fatto le sanzioni a chi ha svolto campagna elettorale in modo illegittimo, sappiamo però che la vicenda del decreto ingiuntivo accennata in quella ricostruzione ha avuto uno sviluppo.
Proviamo a raccontarlo. Quattro dei cartelli vengono usati dal Comune per pubblicizzare la conquista della “Bandiera blu“. Ci sta, anche se eravamo in piena campagna elettorale e non era opportuno né, forse, regolare. A un certo punto l’azienda presenta fattura e chiede di essere pagata, ma in Comune non si capisce chi avesse ordinato quei “6×3“. Non ci sono pezze d’appoggio, forse qualche assessore a voce ha detto di procedere, tanto “poi si sistema“, a proposito di modello di governo che il centro-destra rivendica.
Non si “sistema” e l’azienda presenta un decreto ingiuntivo, al quale l’ufficio legale del Comune di Anzio si oppone il 2 aprile, affidandosi con una determina, come previsto, a un avvocato. Il quale non si opporrà mai, perché nelle alte sfere della politica di casa nostra, quelle dove in questi giorni si “gioca” alla crisi, qualcuno ha deciso così.
Ci sarebbe – ma volendo, qualche consigliere comunale potrebbe avere accesso senza troppi giri – una lettera del sindaco che invita a non costituirsi. Di sicuro la determina non risulta revocata, non all’albo pretorio almeno, mentre l’ufficio Ragioneria del Comune avrebbe “disimpegnato” la spesa per l’avvocato. Risultato? Non ci siamo opposti, pagheremo quei cartelli chiesti non si sa da chi e con quale pezza d’appoggio, oltre interessi e tutto ciò che un decreto ingiuntivo comporta. Funziona così, la chiamano politica.
Mi piacerebbe tanto essere smentito e, al tempo stesso, anche sapere che fine hanno fatto le multe a chi affiggeva irregolarmente. Hai visto mai, in un impeto di trasparenza, questa maggioranza allargata…
Massimo, il collega gentile che non dimentichiamo

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