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Timestamp: 2018-04-23 11:55:34+00:00

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R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio. (Sezione Seconda Quater) SENTENZA - PDF
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1 N /2014 REG.PROV.COLL. N /2011 REG.RIC. R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 3570 del 2011, proposto da:**, rappresentato e difeso dagli avv. Roberto Savarese, Francesco Simone, con domicilio eletto presso Roberto Savarese in Roma, corso Trieste, 16; contro Ministero dell'interno, in persona del l.r.p.t., rappresentato e difeso dall'avvocatura generale dello Stato di Roma, via dei Portoghesi, 12; Prefettura di Roma; per l'annullamento del provvedimento della Prefettura di Roma prot. K10/ del che decreta l'inammissibilità dell'istanza ricorrente di richiesta della concessione della cittadinanza italiana; Visti il ricorso e i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'interno;
2 Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 luglio 2014 il dott. Pietro Morabito e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO e DIRITTO I)-Il ricorrente (soggiornante nel territorio italiano sin dal , data di rilascio del primo permesso di soggiorno, continuativamente rinnovatogli sino al e da tale data sostituito con Carta di soggiorno a t.i. ) impugna il provvedimento in epigrafe, con cui è stata dichiarata inammissibile la propria istanza di concessione della cittadinanza italiana (prodotta il 05 novembre 2007), per mancanza del requisito della residenza continuativa da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica (risulta, infatti, cancellato per irreperibilità dalle liste anagrafiche della Capitale il e di essere stato ivi reiscritto il ). Deducendo censure di eccesso di potere e violazione dell art.9 della legge n.91 del 1992 e dell art.1 del d.p.r. n.572 del 1993, egli sostiene che la propria permanenza legale nel territorio italiano è documentata dalle certificazioni (che esibisce) relative ai salari mensilmente percepiti presso azienda sita in Anguillara Sabazia (Roma) dove lavora a tempo indeterminato dall nonché dai relativi CUD, dall estratto contribuivo rilasciato dall Inps (che attesta l attività svolta anche nel biennio febbraio febbraio 2005 ed il regolare versamento dei contributi), dal permesso di soggiorno rinnovatogli dalla locale Questura e, da ultimo, dalla Carta di soggiorno per il cui rilascio è necessario indicare gli indirizzi di residenza in Italia.
3 L Amministrazione intimata resiste al ricorso con memoria in cui patrocina la correttezza del proprio operato. II)- Il ricorso in epigrafe, per quanto validamente articolato, non persuade. In punto di diritto, peraltro, giova rammentare che la disposizione che regola la materia nella quale si inquadra l'oggetto del contendere è contenuta nella legge n.91 del 1992 che, all'art. 9, così dispone: "La cittadinanza italiana può essere concessa con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su proposta del Ministro dell'interno:.. f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica. Dunque l'art.9 L. n.91/1992 esprime un concetto di " residenza legale " suscettibile di una lettura coincidente con quella di un'acclarata e legittima presenza sul territorio nazionale. In particolare, il suddetto concetto di " residenza legale " è stato successivamente integrato dall'art. 1 del regolamento di esecuzione (d.p.r. n. 572/1993) della citata legge, ove è stabilito che si considera tale quello integrato dal soddisfacimento delle condizioni e degli adempimenti " previsti dalle norme in materia di ingresso e di soggiorno degli stranieri e da quelle in materia d'iscrizione anagrafica ". Tale previsione regolamentare ha pertanto introdotto, accanto ai ricordati presupposti di legittimo ingresso e regolare soggiorno, quello della residenza attestata dai registri anagrafici. In altri termini, l'art.9 citato attribuisce rilevanza giuridica ai periodi di soggiorno nel territorio italiano solo se coperti dall'apposito titolo autorizzatorio e certificati dall'autorità anagrafica, in quanto la condizione di "residenza legale" va riferita a quella indicata dall'art.1 c.2 lett.a) d.p.r. citato, che presuppone che il residente abbia soddisfatto le condizioni e gli adempimenti previsti dalla norme in
4 materia di ingresso e di soggiorno degli stranieri in Italia e da quelle in materia di iscrizione anagrafica. In tale prospettiva, non si rivela utile a configurare il presupposto della "residenza legale ultradecennale" il mantenimento di una situazione residenziale di mero fatto, essendo invece a tal fine necessario che la stessa sia stata accertata in conformità alla disciplina interna in materia di anagrafe. Ne consegue che non si può prescindere dall'iscrizione anagrafica mediante la produzione di dati ed elementi atti a comprovare "aliunde" la presenza sul territorio. Del pari, l'interessato non può provare la residenza attraverso prove diverse dalla certificazione anagrafica perché la legge demanda ai registri anagrafici l'accertamento della popolazione residente e coerentemente l'art. 1 d.p.r. n.362/1994 e l'art.1 c.2 d.p.r. n.572/1993 impongono che la prova della residenza sia fornita attraverso l'esibizione del certificato di iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente (cfr., in tal senso, Cons. St. III^, n.6143/2011, sez. VI, 25 marzo 2009, n. 1788; nonché le decisioni di questa Sezione nn e 5576 del 2013, e del 2012, cui adde sez. I^ ter n.4134 del 2013). Dunque - "la residenza, per potersi considerare "legale", così come prescrive la norma citata, non può prescindere dall'iscrizione anagrafica, la quale rappresenta un requisito richiesto dalla legge, alla cui assenza non è possibile ovviare mediante la produzione di dati ed elementi atti a comprovare aliunde la presenza sul territorio"; - per cui "lo straniero che intende ottenere la concessione della cittadinanza italiana deve anzitutto verificare il possesso attuale ed ininterrotto del requisito della residenza legale e, dunque, dell'iscrizione anagrafica" e "ove si verifichino dei disguidi o degli errori da parte dell'amministrazione nelle cancellazioni anagrafiche,
5 l'interessato ha l'onere di attivarsi tempestivamente al fine di ottenere una rettifica dei dati". Da quest'ultima enunciazione giurisprudenziale (coerente al sistema, così come delineato nelle precedenti pronunce richiamate) si evince, dunque, che il requisito della residenza legale ultradecennale deve "essere attuale e ininterrotto" e che incombe sullo straniero l'onere di attivarsi in caso di disguidi e/o errori nelle cancellazioni anagrafiche che lo riguardano. Nel caso in esame, lo straniero non contesta la sua cancellazione per irreperibilità disposta nel febbraio 2003, né la sua reiscrizione avvenuta solo nel febbraio 2005, limitandosi a documentare la sua legale permanenza nel territorio italiano; né, per altro profilo, impugna il d.p.r. citato del 1993 nella parte di interesse. Sennonché, la soluzione di continuità così verificatasi ha impedito al ricorrente di poter vantare, alla data della presentazione della domanda di cittadinanza ( ), il prescritto requisito del possesso attuale e ininterrotto della residenza legale da più di dieci anni: in altri termini, la medesima cancellazione del ha determinato una interruzione tale per cui si è irrimediabilmente "consumato" il precedente periodo (pur ultradecennale) di residenza legale e solo dalla reiscrizione anagrafica (nel febbraio 2005) è iniziato a decorrere il nuovo periodo ininterrotto di residenza legale "attuale" al momento della presentazione dell'istanza. Il disposto della lettera f) dell'art.9 citato richiede, infatti, quale presupposto di ammissibilità, che lo straniero risieda legalmente e continuativamente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica, al momento della presentazione dell'istanza, con ciò connotando di attualità il suddetto requisito temporale ed escludendo che possa acquistare rilievo qualsiasi permanenza legale pregressa ma storicamente
6 conclusa e non dotata di continuità e attualità con la presentazione della domanda di cittadinanza. In questo senso, risulta corretta la motivazione di inammissibilità addotta dalla Prefettura di Roma, laddove afferma che "l'interessato non risulta aver risieduto continuativamente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica", poiché tra la reiscrizione anagrafica del e la data di presentazione dell'istanza (23 maggio 2005) non era decorso il prescritto termine minimo continuativo di 10 anni. In conclusione, così come il prescritto periodo minimo decennale di residenza legale non può essere raggiunto mediante la sommatoria di più distinti soggiorni legali tra loro non continuativi, allo stesso modo esso non può essere integrato da un precedente soggiorno legale ultradecennale continuativo ma giuridicamente risolto e che si collochi, dunque, in discontinuità temporale con il momento di presentazione della domanda di cittadinanza. In ragione delle suesposte osservazioni il ricorso va respinto. Ad avviso del Collegio sussistono i presupposti, ai sensi dell art.92 C.p.a., per come richiamato espressamente, dall'art. 26, comma 1, c.p.a., per compensare integralmente le spese di giudizio tra le parti costituite. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso indicato in epigrafe, lo respinge. Spese compensate.
7 Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 luglio 2014 con l'intervento dei magistrati: Eduardo Pugliese, Presidente Pietro Morabito, Consigliere, Estensore Stefano Toschei, Consigliere L'ESTENSORE IL PRESIDENTE DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 06/08/2014 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 art.9
 art.1
 art.92
 sentenza