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Timestamp: 2019-11-23 02:41:01+00:00

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Finanziaria 2008: altre novità | studioFonzar's Blog
Finanziaria 2008: altre novità
Finanziaria 2008: nuova disciplina in materia di azione collettiva risarcitoria dei consumatori (class action)
Introdotta nel Codice del consumo (D.Lgs. n.206/2005) la normativa che prevede l’azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori nei confronti delle imprese. La nuova disciplina, prevista dalla legge finanziaria , troverà applicazione a partire dal 30 giugno 2008.
Con il nuovo art. 140-bis del Codice del consumo viene per la prima volta introdotta nel nostro ordinamento – in seguito al recepimento della direttiva sulle pratiche commerciali scorrette – la possibilità di promuovere azioni collettive a tutela degli interessi economici di una pluralità di consumatori ed utenti.
L’azione collettiva può essere esperita esclusivamente a tutela di interessi delle persone fisiche che agiscano al di fuori dell’attività professionale e/o imprenditoriale da queste eventualmente svolte, come previsto dall’art. 3 del Codice del consumo, ove viene dettata la definizione di consumatore/utente. Pertanto, lo strumento processuale in commento non potrà venir utilizzato a tutela degli interessi dell’imprenditore in quanto tale.
La tutela prevista dall’art. 140-bis – e questa appare come una delle novità più significative contenute nella disposizione – deve essere attivata unicamente dalle associazioni dei consumatori comprese nello specifico elenco istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico, oltre che da altre associazioni e comitati adeguatamente rappresentativi degli interessi collettivi. Ai singoli consumatori spetta, in ogni caso, il diritto di agire individualmente oppure di aderire ad un’azione collettiva avviata da una delle predette associazioni.
L’azione può essere avviata contro imprese nelle specifiche ipotesi di seguito indicate.
L’azione collettiva mira ad ottenere, previo accertamento del giudice, il risarcimento dei danni o la restituzione di somme spettanti ai singoli consumatori/utenti inerenti a:
a) rapporti giuridici relativi a contratti per adesione (vale a dire conclusi mediante modelli o formulari standard, diretti ad una generalità di consumatori, quali, ad esempio, quelli di telefonia, somministrazione, assicurativi e bancari, etc.);
b) atti illeciti extracontrattuali;
c) pratiche commerciali scorrette (artt. 27 e segg. del Codice del consumo);
d) comportamenti anticoncorrenziali (es. intese restrittive della concorrenza vietate dalla legge nazionale antitrust, Legge n. 287 del 1990).
Quindi, l’azione collettiva può essere avviata solo se afferente ad uno degli specifici ambiti sopra considerati ed a condizione che siano lesi i diritti di una pluralità di consumatori o utenti.
Giudice competente, in deroga sia alle norme generali sull’individuazione del foro competente per territorio sia a quelle specifiche dello stesso Codice del consumo (cd. “foro esclusivo del consumatore”) è il Tribunale, in composizione collegiale, del luogo in cui ha sede l’impresa.
Il consumatore, per avvalersi della tutela prevista dall’art. 140-bis, deve comunicare per iscritto all’associazione proponente l’azione collettiva la propria adesione; la partecipazione potrà avvenire sin dalla fase iniziale o, successivamente, mediante intervento nel corso del procedimento (fase di appello compresa).
Fase di ammissibilità
Il Tribunale è chiamato a verificare in via preliminare l’ammissibilità della domanda proposta, ed è tenuto a rigettarla nei casi di manifesta infondatezza, sussistenza di un conflitto di interessi ovvero inesistenza di un interesse collettivo suscettibile di adeguata tutela con tale azione. Con l’ordinanza che accerta l’ammissibilità, il giudice detta altresì le prescrizioni a carico dell’associazione proponente al fine di dare adeguata pubblicità all’azione collettiva.
Fase di giudizio
Il Tribunale, se accoglie la domanda, determina con sentenza i criteri di liquidazione delle somme da risarcire ovvero da restituire ai singoli consumatori; se possibile, indicando anche le somme minime. Nei sessanta giorni successivi alla notifica della decisione, l’impresa propone per iscritto a ciascun consumatore aderente il pagamento di una somma. La proposta diviene titolo esecutivo se accettata dal consumatore negli ulteriori sessanta giorni dal ricevimento della stessa.
La sentenza che definisce il giudizio ha effetto nei confronti dei soli consumatori che abbiano aderito all’azione collettiva.
Fase eventuale di quantificazione del risarcimento (o restituzione di somme) tramite camera di conciliazione
Qualora l’impresa non comunichi ai consumatori alcuna proposta ovvero qualora la proposta non venga da questi accettata, prende avvio l’eventuale ulteriore fase di determinazione delle somme dovute attraverso la costituzione di apposita camera di conciliazione, composta da due avvocati designati rispettivamente da ciascuna parte e presieduta da un terzo avvocato nominato dal Presidente del Tribunale. In alternativa, se le parti sono d’accordo, il Presidente del Tribunale può assegnare la determinazione della somme dovute ad uno degli organismi di conciliazione iscritti nell’apposito registro tenuto presso il Ministero della Giustizia (al quale sono anche iscritti gli organismi di conciliazione promossi dalle Camere di commercio locali). Il verbale di avvenuta conciliazione costituisce titolo esecutivo.
Finanziaria 2008: introdotto un limite all’utilizzo dei crediti d’imposta istituiti in base a norme speciali
canale: Fisco, Agevolazioni
La Legge Finanziaria per il 2008 ha introdotto un limite, con alcune specifiche esclusioni, all’utilizzo di quei crediti d’imposta che devono essere indicati nel quadro RU della dichiarazione dei redditi. Tali crediti, a decorrere dal 1° gennaio 2008, possono essere utilizzati nel limite annuale di 250.000 euro.
L’ammontare eccedente tale importo, è riportato in avanti e può essere compensato per l’intero importo residuo a partire dal terzo anno successivo a quello in cui si genera l’eccedenza.
L’articolo 1, comma 53, della legge n. 244/07, dispone che, a partire dal 1° gennaio 2008, anche in deroga alle disposizioni delle singole leggi istitutive, i crediti d’imposta da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi possono essere utilizzati nel limite annuale di 250.000 euro.
Si tratta di numerosi crediti d’imposta istituiti in base a norme speciali, come, ad esempio, il credito d’imposta per le operazioni di concentrazione previsto dall’art. 2 del D.L. n. 106/2005, o del credito d’imposta per l’acquisto o la rottamazione di autocarri previsto dall’articolo 1, comma 227, della legge n. 296/06.
L’ammontare eccedente l’importo annuo di 250.000 euro è riportato in avanti, anche oltre il limite temporale previsto eventualmente dalle singole leggi istitutive ed è comunque compensabile per l’intero importo residuo a partire dal terzo anno successivo a quello in cui si genera l’eccedenza.
La limitazione in questione, non si applica al credito d’imposta attribuito alle imprese in percentuale ai costi sostenuti per attività di ricerca industriale e di sviluppo precompetitivo previsto dal comma 280, dell’articolo 1 della Legge Finanziaria per il 2007 e, a decorrere dal 1° gennaio 2010, al credito d’imposta attribuito, ai sensi del comma 271 dell’articolo 1 sopra citato, alle imprese che effettuano l’acquisizione di determinati beni strumentali nuovi, destinati a strutture produttive ubicate nelle aree delle regioni Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise.
Inoltre, la limitazione e la conseguente possibilità di riporto in avanti dei crediti oltre i termini previsti dalle relative leggi istitutive non opera con particolare riferimento alle imprese impegnate in processi di ricerca e sviluppo e ubicate nelle regioni di Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise, ammissibili alle deroghe previste dall’art. 87, paragrafo 3, lettere a) e c), del Trattato istitutivo della Comunità europea, con un fatturato annuo non superiore ad euro 5.000.000 a condizione che presentino i seguenti ulteriori requisiti:
a) siano beneficiarie delle disposizioni previste per le aggregazioni aziendali dall’articolo 1, commi da 242 e 249 della legge 27 dicembre 2006 n. 296;
b) le azioni delle imprese in questione siano ammesse alla quotazione in un mercato regolamentato a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2007.
L’applicazione della suddetta esclusione opera nei limiti di un Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze con dotazione nel limite di 10 milioni di euro ed è subordinata alla presentazione di un’istanza preventiva, in base alla disciplina prevista dall’articolo 11 della legge n. 212/00 per l’interpello del contribuente, al fine di dimostrare la sussistenza dei requisiti sopra descritti.
L’efficacia dell’esclusione è subordinata all’autorizzazione della Commissione europea e necessita per la sua applicazione dell’emanazione di un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo (L. 296/2006, art. 1, commi 280-284)
canale: Agevolazioni, Fisco, Ricerca e Innovazione
E’ imminente l’emanazione del decreto che ne definisce le modalità operative.
La Legge Finanziaria 2007 (L. 296/2006, art. 1, commi 280-284) ha introdotto la possibilità per le imprese di utilizzare un credito d’imposta per i costi sostenuti per l’attività di ricerca e sviluppo finalizzata alla realizzazione di nuovi prodotti, processi produttivi o servizi.
L’utilizzo dell’agevolazione era subordinato all’approvazione da parte della Commissione Europea, pervenuta soltanto nel mese di dicembre 2007.
Il decreto interministeriale contenente le disposizioni attuative del credito d’imposta – che recepisce anche alcune modifiche apportate dalla legge Finanziaria 2008 (L. 244/2007, art. 1, comma 66) – è ora alla firma dei Ministri competenti.
Al fine di consentire alle imprese associate di valutare tempestivamente l’interesse per l’agevolazione, riportiamo di seguito quelle che dovrebbero essere le caratteristiche principali del credito d’imposta (anche sulla base dei documenti preparatori del decreto), con riserva di fornire ulteriori aggiornamenti appena sarà noto il testo definitivo del provvedimento.
Sono escluse le “imprese in difficoltà” come definite dagli Orientamenti comunitari in materia (vedi allegato).
Le attività agevolabili vengono definite facendo riferimento esclusivamente ed integralmente alle definizioni contenute nella Disciplina comunitaria relativa agli aiuti a favore di ricerca, sviluppo e innovazione (2006/C 323/01), di cui si riportano di seguito gli elementi essenziali:
b) “ricerca industriale”: ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un notevole miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti. Comprende la creazione di componenti di sistemi complessi necessaria per la ricerca industriale, in particolare per la validazione di tecnologie generiche, ad esclusione dei prototipi di cui alla lettera c);
Rientrano fra le attività ammissibili anche “produzione e collaudo di prodotti, processi e servizi, a condizione che non siano impiegati o trasformati in vista di applicazioni industriali o per finalità commerciali”. La realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali e di progetti pilota destinati ad esperimenti tecnologici e/o commerciali rientra fra le attività agevolabili solo “quando il prototipo è necessariamente il prodotto commerciale finale e il suo costo di fabbricazione è troppo elevato per poterlo usare soltanto a fini di dimostrazione e di convalida”.
Non sono ammissibili le modifiche di routine o le modifiche periodiche apportate a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti e altre operazioni in corso, anche quando
tali modifiche rappresentino miglioramenti.
Saranno agevolabili i costi sostenuti a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2006 e fino alla chiusura del periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2009, relativi a:
e) servizi di consulenza, forniti da prestatore che possieda certificazione europea, utilizzati esclusivamente ai fini dell’attività di ricerca e sviluppo (si attendono chiarimenti relativamente alla certificazione richiesta);
f) spese generali, a forfait, nella misura del 10% dei costi di cui alla lettera a);
I fabbricati, gli strumenti e le attrezzature sono agevolabili anche se acquisiti mediante locazione finanziaria. In tal caso, si considerano le quote di ammortamento figurativo fiscali ordinarie, calcolate sul costo sostenuto dal concedente per l’acquisto dei beni locati.
E’ previsto un credito d’imposta nella misura del 10% dei costi ammissibili.
La misura dell’agevolazione viene elevata al 40% qualora i costi siano riferiti a contratti stipulati con università ed enti pubblici di ricerca.
N.B. Al credito d’imposta per ricerca e sviluppo non si applicherà il limite annuale di utilizzo, pari a 250.000 euro, previsto dalla legge Finanziaria 2008 (art. 1, comma 53) per i crediti d’imposta da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi.
Procedure per l’utilizzo
Il credito d’imposta dovrà essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale sono stati sostenuti i costi agevolabili. In un’apposita sezione della dichiarazione dovrà inoltre essere riportato il prospetto relativo ai costi sulla base dei quali è stato determinato l’importo del credito.
Il credito d’imposta non concorrerà alla formazione del reddito né della base imponibile IRAP, e sarà utilizzabile ai fini dei versamenti delle imposte sui redditi e dell’IRAP dovute per il periodo d’imposta nel quale sono stati sostenuti i costi.
L’eventuale eccedenza sarà utilizzabile in compensazione a decorrere dal mese successivo al termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al medesimo periodo d’imposta.
Le imprese beneficiarie dovranno predisporre annualmente, entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, la seguente documentazione:
a) per quanto riguarda i costi del personale: fogli di presenza nominativi riportanti per ciascun giorno le ore impiegate nell’attività di ricerca e sviluppo;
b) per quanto riguarda gli strumenti e le attrezzature di laboratorio: dichiarazione relativa alla misura ed al periodo in cui gli stessi sono stati utilizzati per l’attività di ricerca e sviluppo;
c) per quanto riguarda i fabbricati dedicati esclusivamente alla realizzazione di centri di ricerca, dichiarazione relativa alla misura ed al periodo in cui gli stessi sono stati utilizzati per l’attività di ricerca e sviluppo.
La documentazione sopra elencata dovrà essere firmata dal legale rappresentante dell’impresa beneficiaria, o dal responsabile dell’attività di ricerca e sviluppo, e controfirmata da un revisore dei conti o da un professionista iscritto nell’albo dei revisori dei conti, dei dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali o in quello dei consulenti del lavoro, ovvero dal responsabile del centro di assistenza fiscale.
I documenti dovranno essere conservati presso l’azienda, insieme alle fatture relative agli acquisti di beni e servizi agevolati, ai fini di eventuali controlli da parte dell’Agenzie delle Entrate.
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References: art. 140
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