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REGOLAMENTO ORGANIZZATIVO DEL COMITATO CONTROLLO E RISCHI. DI ENEL S.p.A. - PDF
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Aureliana Riccardi
1 REGOLAMENTO ORGANIZZATIVO DEL COMITATO CONTROLLO E RISCHI DI ENEL S.p.A. Documento approvato dal Consiglio di Amministrazione di Enel S.p.A. nella riunione del 19 dicembre 2006 e successivamente modificato nelle riunioni del 24 febbraio 2010, del 9 novembre 2010, del 16 giugno 2011, del 18 dicembre 2012, del 10 luglio 2014 e del 9 febbraio 2016
2 2 ART. 1 Composizione 1.1 Il Comitato controllo e rischi di Enel S.p.A. (nel prosieguo, per brevità, il Comitato ) è composto da almeno tre Amministratori non esecutivi, di cui uno con funzioni di Presidente. La maggioranza dei componenti il Comitato, tra cui il Presidente, è dotata dei requisiti di indipendenza indicati dal Codice di Autodisciplina delle società quotate. Almeno un componente del Comitato possiede un adeguata esperienza in materia contabile e finanziaria o di gestione dei rischi, da valutarsi dal Consiglio di Amministrazione al momento della nomina. 1.2 Il Presidente e gli altri componenti il Comitato vengono nominati e possono essere revocati con deliberazione motivata del Consiglio di Amministrazione. 1.3 Il Comitato, su proposta del Presidente, nomina un segretario, scelto anche al di fuori dei propri componenti, cui è affidato il compito di redigere il verbale delle riunioni. ART. 2 Compiti 2.1 Il Comitato ha il compito di supportare, con un adeguata attività istruttoria, di natura propositiva e consultiva, le valutazioni e le decisioni del Consiglio di Amministrazione relative al sistema di controllo interno e di gestione dei rischi, nonché quelle relative all approvazione delle relazioni finanziarie periodiche. In tale ambito, il Comitato rilascia il proprio parere preventivo al Consiglio di Amministrazione: a) sulle linee di indirizzo del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi, in modo che i principali rischi concernenti Enel S.p.A. e le società da essa controllate ivi inclusi i vari rischi che possono assumere rilievo nell ottica della sostenibilità nel medio-lungo periodo
3 3 risultino correttamente identificati, nonché adeguatamente misurati, gestiti e monitorati; b) sul grado di compatibilità dei rischi di cui alla precedente lettera a) con una gestione dell impresa coerente con gli obiettivi strategici individuati; c) sull adeguatezza del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi rispetto alle caratteristiche dell impresa e al profilo di rischio assunto, nonché circa l efficacia del sistema stesso; d) sul piano di lavoro predisposto dal Responsabile della Funzione Audit; e) sulla descrizione, contenuta nella relazione sul governo societario, delle principali caratteristiche del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi e delle modalità di coordinamento tra i soggetti in esso coinvolti, ivi compresa la valutazione sull adeguatezza del sistema stesso; f) sui risultati esposti dalla Società di revisione nella eventuale lettera di suggerimenti e nella relazione sulle questioni fondamentali emerse in sede di revisione legale; g) sulla proposta relativa alla nomina, alla revoca e alla remunerazione del Responsabile della Funzione Audit, nonché circa l adeguatezza delle risorse assegnate a quest ultimo per l espletamento delle proprie funzioni. 2.2 Al Comitato, nell assistere il Consiglio di Amministrazione, sono inoltre attribuiti i seguenti compiti: a) valutare, unitamente al Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari e sentiti la Società di revisione e il Collegio Sindacale, il corretto utilizzo dei principi contabili e la loro omogeneità ai fini della redazione delle relazioni finanziarie periodiche; b) esprimere pareri su specifici aspetti inerenti alla identificazione dei principali rischi aziendali; c) esaminare le relazioni periodiche, aventi per oggetto la valutazione del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi, e quelle di particolare rilevanza predisposte dalla Funzione Audit;
4 4 d) monitorare l autonomia, l adeguatezza, l efficacia e l efficienza della Funzione Audit; e) esaminare i contenuti del bilancio di sostenibilità rilevanti ai fini del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi, rilasciando in proposito un parere preventivo al Consiglio di Amministrazione chiamato ad approvare il bilancio medesimo; f) esaminare, congiuntamente al Comitato per la Corporate Governance e la Sostenibilità, le principali regole e procedure aziendali connesse al sistema di controllo interno e di gestione dei rischi che risultano avere rilevanza nei confronti degli stakeholder con particolare riferimento al Modello organizzativo e gestionale predisposto ai sensi del Decreto Legislativo n. 231/2001, al Codice etico, al Piano tolleranza zero alla corruzione e alla Politica sui diritti umani e sottoporre tali documenti all approvazione del Consiglio di Amministrazione, valutando loro eventuali successive modifiche o integrazioni; g) svolgere gli ulteriori compiti che gli vengono attribuiti dal Consiglio di Amministrazione; h) riferire al Consiglio di Amministrazione, almeno semestralmente, sull attività svolta nonché sull adeguatezza del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi; i) supportare, con un adeguata attività istruttoria, le valutazioni e le decisioni del Consiglio di Amministrazione relative alla gestione di rischi derivanti da fatti pregiudizievoli di cui il Consiglio di Amministrazione sia venuto a conoscenza. 2.3 Il Comitato può chiedere alla Funzione Audit lo svolgimento di verifiche su specifiche aree operative, dandone contestuale comunicazione al Presidente del Collegio Sindacale, al Presidente del Consiglio di Amministrazione e all Amministratore incaricato del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi, salvo i casi in cui l oggetto della richiesta di verifica verta specificamente sull attività di tali soggetti. 2.4 Il Comitato ha facoltà di accesso alle informazioni ed alle funzioni aziendali necessarie per lo svolgimento dei propri compiti e può avvalersi a spese
5 5 della Società di consulenti esterni, nei limiti del budget approvato dal Consiglio di Amministrazione. 2.5 Il Presidente del Comitato riferisce al primo Consiglio di Amministrazione utile in merito alle riunioni svolte dal Comitato stesso. ART. 3 Convocazione, svolgimento e verbalizzazione delle riunioni 3.1 Il Comitato si riunisce con frequenza adeguata al corretto svolgimento delle proprie funzioni. 3.2 L avviso di convocazione, contenente l indicazione del giorno, dell ora e del luogo della riunione e l elenco delle materie da trattare, viene inviato ai componenti il Comitato da parte del segretario, su indicazione del Presidente, di regola almeno tre giorni prima di quello fissato per la riunione; nei casi di urgenza il termine può essere più breve, nel rispetto comunque di un preavviso minimo di 24 ore. La convocazione delle riunioni può avvenire anche su richiesta del Presidente del Consiglio di Amministrazione, dell Amministratore incaricato del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi o del Presidente del Collegio Sindacale, nonché a seguito di segnalazione da parte del Responsabile della Funzione Audit. L avviso di convocazione viene inviato da parte del segretario anche ai membri effettivi del Collegio Sindacale e ad eventuali altri soggetti invitati dal Presidente del Comitato a prendere parte alla riunione nonché, per conoscenza, al Presidente del Consiglio di Amministrazione e all Amministratore incaricato del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi. 3.3 Le riunioni del Comitato sono presiedute dal Presidente o, in caso di sua assenza o impedimento, dal componente più anziano di età.
6 6 3.4 Alle riunioni del Comitato partecipa il Presidente del Collegio Sindacale, che può designare altro Sindaco effettivo a presenziare in sua vece; possono comunque partecipare anche gli altri Sindaci effettivi. Alle riunioni in questione partecipa inoltre, di regola, il Responsabile della Funzione Audit. Il Presidente può di volta in volta invitare alle riunioni del Comitato altri componenti il Consiglio di Amministrazione ovvero esponenti delle funzioni aziendali o soggetti terzi, la cui presenza possa risultare di ausilio al migliore svolgimento delle funzioni del Comitato stesso. 3.5 Le riunioni del Comitato possono tenersi anche mediante mezzi di telecomunicazione, a condizione che tutti i partecipanti possano essere identificati e di tale identificazione si dia atto nel relativo verbale e sia loro consentito di seguire la discussione e di intervenire in tempo reale alla trattazione degli argomenti affrontati, scambiando se del caso documentazione. 3.6 Per la validità delle riunioni del Comitato è necessaria la presenza della maggioranza dei componenti in carica. 3.7 Le determinazioni del Comitato sono prese a maggioranza assoluta dei presenti; in caso di parità prevale il voto di chi presiede. 3.8 Le riunioni del Comitato risultano da verbali che, firmati da chi presiede la riunione e dal segretario, vengono conservati a cura del segretario in ordine cronologico e trasmessi in copia ai componenti il Comitato, ai membri effettivi del Collegio Sindacale, nonché al Presidente del Consiglio di Amministrazione e all Amministratore incaricato del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi.
7 7 ART. 4 Modifiche del regolamento 4.1 Il Comitato verifica periodicamente l adeguatezza del presente Regolamento e sottopone al Consiglio di Amministrazione eventuali proposte di modifica o integrazione.
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CODICE DI AUTODISCIPLINA * * * * * * * * * Il presente Codice di Autodisciplina è adottato con delibera del Consiglio di Amministrazione di MARR S.p.A. del 20 marzo 2007 (successive modifiche intervenute

References: ART. 1
 ART. 2
 ART. 3
 ART. 4
 Art. 149
 art. 41
 Articolo 1
 Art. 1