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Timestamp: 2020-02-24 11:09:06+00:00

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DPC | Cass., Sez. un., 27.1.2011 (dep. 26.5.2011), n. 21039, Pres. ...
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È la legge, dunque, a fissare il termine per la redazione dei motivi della sentenza pubblicata con la lettura del dispositivo.
Non è previsto, per la sentenza di non luogo a procedere, che il giudice possa fissare un termine diverso (e più lungo) per la redazione dei motivi. E, a tale proposito, l’interpretazione giurisprudenziale aveva sempre escluso l’applicabilità del menzionato art. 544 comma 3, dettato per le sole sentenze pronunciate in giudizio, anche abbreviato [cfr. ex plurimis Cass. V 28.4.1995, p.m. in proc. Chiurazzi, in CED Cass., n. 202250; Cass. VI 1.10.2007, p.m. in proc. Esposito, ivi, n. 238037].
La Corte [Cass. S.U. 26.6.2002, D’Alterio, in Cass. pen., 2002, 3682] ha risposto in senso negativo, richiamandosi al tenore letterale dell’art. 128 che fa espressamente «salvo quanto disposto per i provvedimenti emessi nell’udienza preliminare e nel dibattimento», così mostrando di escludere l’applicabilità dell’art. 128 ai provvedimenti dal giudice assunti all’esito dell’udienza preliminare.
Non va, dunque, notificato o comunicato avviso di deposito, alle parti presenti alla lettura del dispositivo, della motivazione della sentenza di non luogo a procedere, sempre che la stessa sia stata depositata entro il trentesimo giorno.
Detto principio è stato, poi, più volte riaffermato [Cass. VI 9.10.2003, P.g. in proc. Bassetto, in Cass. pen., 2005, 2693; Cass. VI 28.6.2007, p.c. in proc. Bimbi, in CED Cass., n. 237087; Cass. VI 1.10.2007, p.m. in proc. Esposito, cit.; Cass. I 12.3.2008, p.m. in proc. Capocci, in CED Cass., n. 239801], precisandosi che neppure l’irrituale fissazione di un termine più ampio per il deposito muta i termini della questione, posto che le parti sono al corrente del termine massimo entro cui deve essere depositata la sentenza [Cass. VI 9.10.2003, P.G. in proc. Bassetto, cit.; Cass. VI 1.10.2007, p.m. in proc. Esposito, cit.] e chiarendosi, inoltre, che il termine di impugnazione resta sempre quello di quindici giorni, stabilito dall’art. 585, comma 1, lett. a), per i provvedimenti emessi a seguito di procedimento in camera di consiglio, essendo ininfluente l’irrituale applicazione, da parte del giudice, di un termine più ampio per il deposito della motivazione, ai sensi dell’art. 544, comma 3 [Cass. VI 7.5.2008, P.G. in proc. Formisano, ivi, n. 240076; Cass. VI 11.10.2007, p.m. in proc. Lancella, ivi, n. 238156; unica voce dissonante, clamans in deserto, Cass. IV 22.9.2010, p.m. in proc. Poloni, ivi, n. 248769].
2.4. In dottrina si era, poi, ulteriormente precisato [BRICCHETTI-PISTORELLI L’udienza preliminare. Dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari ai riti alternativi, Milano 2003, p. 273; CASSIBBA, L’udienza preliminare, Milano 2007, p. 243]:
a) La dottrina meno recente ne desumeva che la circostanza era applicabile soltanto in caso di commissione di fatti previsti dallo stesso articolo (vale a dire di fatti di bancarotta fraudolenta o di bancarotta semplice o di ricorso abusivo al credito) e non di fatti previsti da articoli diversi (ad es. fatti di bancarotta fraudolenta e fatti di bancarotta semplice).
In tale ultimo caso, riprendevano, pertanto, vigore le disposizioni sul concorso materiale di reati (segnatamente quelle sulla continuazione di cui all’art. 81, comma secondo, c.p.).
I singoli fatti di bancarotta, quindi, pur unitariamente considerati quoad poenam, conservano, ove ne ricorrano i presupposti, la loro autonomia sia sul piano ontologico che su quello giuridico.
b) Ed è questo il percorso che la Corte segue per entrare nel “cuore” della questione devolutale, vale a dire l’esclusione (o meno) del divieto di bis in idemper l’eventuale giudicato intervenuto su alcuno dei fatti di bancarotta posti in essere.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 544
 Cass. 
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 sentenza 
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