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Timestamp: 2019-07-15 19:08:00+00:00

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Test attitudinali per idoneità riammissione nei ruoli della Polizia di Stato | Sentenze
Test attitudinali per idoneità riammissione nei ruoli della Polizia di Stato
Scritto il Novembre 13, 2014 Novembre 15, 2016 da sentenze
I test e gli esami per valutare l’idoneità alla riammissione nei ruoli della Polizia di Stato, svolti da soggetti per compiti di istituto ordinariamente preposti al riguardo, una volta effettuati, non possono formare oggetto di riedizione in momento successivo, con il solo richiamo allo “stress giudiziario in atto”, dovendo invece avere una valenza oggettiva in quel momento e non potendo essere esposti a continue modifiche di fronte a eventuali nuove e diverse condizioni.
Consiglio di Stato sentenza n. 5576 del 12 novembre 2014
1. Il Tribunale amministrativo regionale per le Marche – Ancona – Sezione I, con sentenza n. 143 del 21 novembre 2013 depositata il 24 gennaio 2014, ha accolto in parte, con compensazione delle spese, il ricorso proposto dal signor Omissis, sovrintendente capo della Polizia di Stato presso il Commissariato di Polizia di Omissis, avverso il provvedimento del Ministero dell’Interno n. 333 D/2887 del 19 febbraio 2013, con cui si disponeva la visita volta all’accertamento dell’idoneità attitudinale e psico-fisica nei confronti dello stesso riammesso in servizio dal 27 febbraio 2013 nonché avverso il decreto e la nota stesso numero ambedue in data 20 marzo 2013, recanti la cessazione del ricorrente dal servizio condizionata alla conclusione del procedimento penale pendente per gli artt. 81 c.p.v., 317, 610 e 61 n. 9 c.p. (concussione continuata e violenza privata aggravata), che aveva dato motivo alla sospensione del medesimo dal servizio dal 27 febbraio 2008.
Il giudice di prime cure ha in primis ribadito la legittimità del provvedimento con cui il Ministero ha disposto la detta visita ai sensi dell’art. 2 D.M. n. 198/2003, esercitando una potestà riconosciuta anche dalla giurisprudenza (III, n. 1051/2013), quindi ha ritenuto inattendibile l’esito negativo (media globale inferiore ai 12/20) del giudizio sulle capacità attitudinali del ricorrente, rilasciato dall’apposita Commissione presso il Centro Psicotecnico del Dipartimento di P.S. e basato su prove, in particolare sul colloquio, eseguite in un momento contingente di grande stress e stato emotivo collegati alle vicende giudiziarie ancora in itinere, a fronte di 30 anni di servizio e anche in contrasto con la valutazione di un professionista privato che ha effettuato successivamente con esito favorevole una serie di tests attitudinali.
Il T.A.R., nell’annullare pro parte i provvedimenti impugnati, ha disposto la rinnovazione del giudizio attitudinale del ricorrente con diversa Commissione.
2. Il Ministero, con atto dell’Avvocatura generale dello Stato notificato il 17 aprile 2014 e depositato il 2 maggio 2014, ha interposto appello, con domanda di sospensiva, sottolineando, con richiamo a più sentenze di questo Consesso, la discrezionalità tecnica dell’accertamento in questione, che per la tua oggettività è irripetibile e prescinde da stress o stati emotivi del momento, irrilevanti e ininfluenti al riguardo.
3. L’appellato ha depositato in data 3 giugno 2014 controricorso a sostegno della inattendibilità dei tests ministeriali affermata dal T.A.R., insistendo però sulla richiesta di riforma della sentenza nella parte che dispone nuovi tests nei confronti dello stesso, ritenendo probanti a tal fine quelli sostenuti successivamente da professionista privato, specialista in materia.
Peraltro si chiede nelle conclusioni la mera conferma della sentenza appellata.
4. La Sezione, con ordinanza n. 2356 del 5 giugno 2014, ha accolto l’istanza cautelare, ritenendo meritevoli di favorevole apprezzamento profili sul piano del fumus, posto che la valutazione della Amministrazione, di natura tecnico-discrezionale, appariva immune da vizi di illogicità e di irrazionalità.
Il contenzioso verte sostanzialmente sulla valutazione dei tests attitudinali sostenuti dall’appellante presso l’apposito Centro Psicotecnico del Dipartimento di P.S. e che la competente Commissione ha ritenuto non tali da renderlo ancora idoneo ad essere riammesso nei ruoli della Polizia di Stato, mentre il T.A.R. ha ritenuto quel giudizio influenzato dallo stress causato dai procedimenti penali ancora in itinere con conseguente inattendibilità e contraddittorietà dei tests stessi e dei provvedimenti anche nel confronto con altri analoghi tests cui l’interessato si è sottoposto presso uno psicologo-psicoterapeuta privato.
La Sezione già con la citata ordinanza cautelare n. 2356/2014 ha posto in evidenza il carattere tecnico-discrezionale della valutazione dell’Amministrazione, immune da vizi di illogicità ed irrazionalità ed in effetti quella valutazione risulta estesa e puntuale circa l’esame specifico delle capacità attitudinali e non poteva non esserlo, in quanto volta ad assicurare la permanenza dei necessari requisiti in capo a persona che, assente dal servizio per i disposti 5 anni di sospensione obbligatoria, comunque pretendeva di rientrare nell’espletamento di compiti di polizia notoriamente complessi e onerosi.
Ne consegue che non è condivisibile l’assunto del giudice di prime cure, posto che, ad avviso della Sezione, quegli esami e quei tests, svolti da soggetti per compiti di istituto ordinariamente preposti al riguardo, non potevano formare oggetto di riedizione in momento successivo, con il solo richiamo allo “stress giudiziario in atto”, dovendo invece avere una valenza oggettiva in quel momento e non potendo essere esposti a continue modifiche di fronte a eventuali nuove e diverse condizioni.
Si può presumere pure che tale circostanza abbia avuto una qualche oggettiva e naturale conseguenza sulle generali condizioni psicologiche, ma quello stress allora sarebbe durato per tutta la vicenda giudiziaria, per cui, in astratto, le prove avrebbero dovuto essere rinviate alla conclusione di quel procedimento, come sicuramente non era intendimento dell’interessato che infatti nessuna richiesta ha inoltrato in tali sensi.
Lo stesso stress non ha comunque inciso sulla valutazione psico-diagnostica rilasciata dalla Commissione ad altro fine nello stesso contesto medico.
D’altra parte l’effettuazione dei tests ben poteva essere rinviata ad altra data per oggettivi motivi di forza maggiore, quali, ad esempio, impossibilità fisica e/o psichica momentanea.
Né ha rilevanza in questa sede il successivo accertamento attitudinale effettuato da esperto privato, in quanto di parte e di portata più generale, tale da non superare il giudizio invece fornito da organismi, come detto, ordinariamente deputati in proposito.
Non può poi oggettivamente accedersi alla pretesa dell’interessato che, con il controricorso in epigrafe, addirittura sostiene di non doversi sottoporre neanche a nuovi tests con altra Commissione ministeriale ritenendo sufficienti per l’appunto quelli sostenuti con il citato professionista.
7. Ne consegue che l’appello va accolto con la conseguente riforma della sentenza impugnata e il rigetto del ricorso in primo grado, salvo l’eventuale riesame dell’Amministrazione di nuova aggiornata istanza.
La particolarità del caso e il tempo trascorso inducono a compensare le spese di giudizio.
definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, rigetta il ricorso in primo grado.
TESTS ATTITUDINALI test attitudinali, tests attitudinali, valutazione tecnico-discrezionale
Precedente Impresa familiare, forma societaria, incompatibilità Successivo Trasferimento di autorità, art. 1 co. 1 bis l. 86/2001, applicazione non retroattiva

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 art. 1