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Timestamp: 2018-11-16 04:30:16+00:00

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Incendio colposo: le responsabilità dei proprietari
20 luglio 2017 | Autore: Emanuele Carbonara
Quando il titolare di un fondo o di un edificio risponde dell’incendio divampato nella sua proprietà? Quali sono le conseguenze penali e civili dell’accaduto?
In caso di incendio vanno verificate, in concreto, le responsabilità del proprietario del bene colpito. Se questi ha omesso comportamenti doverosi, non ha rispettato normative di sicurezza oppure si è comportato in modo imprudente, può risponde dell’accaduto a livello penale. Il codice, infatti, punisce l’incendio colposo con la reclusione da uno a cinque anni. A livello civile, poi, il proprietario è tenuto a risarcire il danno cagionato a cose o persone, a meno che non provi il caso fortuito. Scopriamo dunque, nel dettaglio, quali sono le responsabilità dei proprietari in caso di incendio colposo.
1 Incendio colposo: quando è reato
1.1 Quali sono gli obblighi del proprietario?
1.2 Quando il proprietario è colpevole?
1.3 Quando l’incendio può dirsi pericoloso?
1.4 Cosa si intende per «incendio»?
2 Incendio colposo: la responsabilità civile del proprietario
2.1 Cos’è il caso fortuito?
2.2 Che succede se anche il danneggiato è colpevole?
Incendio colposo: quando è reato
Il titolare di un immobile (che sia un edificio, un fondo, un complesso, una fabbrica e così via) può andare incontro a responsabilità penale in caso di incendio sviluppatosi nella sua proprietà. Il codice penale, al riguardo, prevede che «chiunque cagiona per colpa un incendio è punito con la reclusione da uno a cinque anni» [1]. La legge, dunque, prende espressamente in considerazione l’ipotesi dell’incendio colposo sancendo, per il responsabile, una pena che può rivelarsi piuttosto consistente.
Accanto alla norma generale, poi, ne esiste una speciale, applicabile allo specifico caso dell’incendio boschivo: il codice prevede che chiunque cagiona, colposamente, un incendio «su boschi, selve o foreste ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento, propri o altrui» è punito (come prima) con la reclusione da uno a cinque anni [2].
Detto ciò, dobbiamo chiederci quando, effettivamente, può configurarsi il reato di incendio colposo (o incendio boschivo colposo).
Quali sono gli obblighi del proprietario?
Il proprietario del bene in cui si è sviluppato l’incendio assume una «posizione di garanzia» rispetto al bene stesso. Significa che egli ha il potere (e conseguentemente l’obbligo) di prendere tutte le precauzioni necessarie per scongiurare il pericolo di incendio. Se non lo fa e il propagarsi delle fiamme è dipeso da una sua condotta colposa, la legge lo considera responsabile di quanto successo.
Quando il proprietario è colpevole?
Il proprietario è colpevole quando ha causato l’incendio per negligenza, imperizia, imprudenza o per non aver osservato normative che gli imponevano determinati obblighi. Si pensi al soggetto che non effettui una corretta manutenzione sugli impianti della sua proprietà (impianto elettrico, canna fumaria ecc.), al contadino che dia fuoco a rami e foglie secche in presenza di forte vento oppure, ancora, all’imprenditore che non osservi la normativa di sicurezza prevista per la prevenzione degli incendi. In tutti questi casi, quindi, la legge ritiene il proprietario colpevole del rogo. Egli, pur non appiccando intenzionalmente il fuoco, si rende protagonista di azioni o omissioni determinanti, da cui deriva un grave pericolo per l’incolumità pubblica.
Non è quindi l’azione di accendere un fuoco che viene punita, ma il fatto di porre in essere comportamenti colposi che hanno provocato o agevolato il propagarsi delle fiamme (ad esempio il fatto di non avere gli impianti a norma). Al contrario, non sussiste responsabilità penale quando non sono ravvisabili colpe in capo al proprietario: si pensi all’incendio boschivo causato dalla sigaretta lanciata da un passante.
Quando l’incendio può dirsi pericoloso?
Perché possa configurarsi l’illecito penale è necessario provare (oltre alla colpa del proprietario) che l’incendio abbia causato un concreto pericolo per la pubblica incolumità. L’esistenza di tale pericolo, quindi, andrà accertata e dimostrata caso per caso nel processo penale [3].
Secondo la giurisprudenza, tuttavia, detto elemento si considera già acquisito se l’incendio ha investito anche cose di proprietà altrui (presunzione iuris et de iure, che non ammette prova contraria): in pratica, il fuoco che divampa su cose altrui può dirsi, per ciò solo, pericoloso per la collettività [4].
Questa distinzione svanisce in caso di incendio boschivo, ove il pericolo per la pubblica incolumità è sempre presunto (e non va quindi dimostrato in sede processuale).
Cosa si intende per «incendio»?
Il concetto di «incendio» va distinto da quello di «fuoco» [5]. L’incendio, infatti, è caratterizzato da:
vastità delle proporzioni;
larga diffusione delle fiamme;
tendenza a progredire;
difficoltà di spegnimento.
Si è detto che il reato si configura quando dall’incendio derivi pericolo per l’incolumità pubblica. Ora, non è detto che tale pericolo dipenda dalle fiamme in sé considerate. Andrà valutata, infatti, anche la presenza di altri elementi come:
mancanza di ossigeno e aria irrespirabile;
gas nocivi derivanti dal materiale incendiato ecc.
Incendio colposo: la responsabilità civile del proprietario
Sul versante civile, il proprietario del bene è responsabile se l’incendio cagiona danni a soggetti terzi o a cose di loro proprietà. Secondo il codice, infatti, «ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito» [6]. In pratica, chi ha la disponibilità materiale di una cosa deve esercitare su di essa un’adeguata vigilanza, al fine di prevenire pericoli o danni per altri. Il proprietario/custode, sul piano civile, è automaticamente responsabile del danno (cosiddetta «responsabilità oggettiva»): non occorre quindi provare l’esistenza di una sua condotta colposa (come avviene invece in sede penale). L’unico strumento che il proprietario ha per sottrarsi al risarcimento è dimostrare che l’incendio si è sviluppato per caso fortuito.
Cos’è il caso fortuito?
Il caso fortuito è un evento imprevedibile, inaspettato, imprevisto che possa dirsi causa esclusiva dell’incendio (si pensi al fulmine che colpisce un albero o alla sigaretta gettata da estranei sull’erba secca). Deve trattarsi in sostanza, di un qualcosa che sia al di fuori della sfera di controllo del proprietario. La Cassazione, ad esempio, ha escluso la responsabilità del proprietario per il rogo scaturito dal lancio di bottiglie incendiarie da parte di ignoti [7].
Che succede se anche il danneggiato è colpevole?
In questo caso il giudice ridurrà il risarcimento, in proporzione alle colpe effettive dei soggetti coinvolti [8]. Si pensi al danneggiato che ritarda nell’invocare l’aiuto dei carabinieri o dei vigili del fuoco [9]. In questi casi egli provoca a se stesso (colposamente) un danno maggiore di quello che gli sarebbe derivato se avesse tenuto una condotta adeguata. Ragioni di equità, quindi, giustificano una riduzione proporzionale del risarcimento dovuto.
[1] Art. 449 cod. pen.
[2] Art. 423 bis cod. pen.
[3] Cass. sent. n. 45438/2015 del 21.10.2015.
[4] Cass. sent. n. 43126/2008 del 29.10.2008.
[5] Cass. sent. n. 14263/2017 del 23.02.2017.
[7] Cass. sent. n. 3953/2015 del 26.02.2015.
[8] Art. 1227, comma 1, cod. civ.
[9] Cass. sent. n. 3389/2015 del 20.02.2015.

References: Art. 449
 Art. 423
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 1227
 Cass.