Source: http://sucardrom.blogspot.it/2011_11_01_archive.html
Timestamp: 2013-05-26 01:11:34+00:00

Document:
U Velto - Il Mondo, notizie ed immagini dai mondi sinti e rom: novembre 2011
"Signor sindaco, mi permetta di affermare che lei è veramente forte con i deboli e debole con i forti.
Sono appena trascorsi due giorni dal feroce regolamento dei conti tra bande mafiose e malavitose di Ostia con il triste esito di due omicidi, e il nostro sindaco non trova altro da fare che perpetrare l'ennesimo sgombero - con l'uso di coltelli per squarciare tende, materassi e coperte - del micro campo dei pacifici rom alle Acque Rosse di Ostia". È Quanto si legge nella lettera denuncia che don Franco De Donno, responsabile Caritas di Ostia, scrive al sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
"Non smettiamo di gridare e ricordare che il problema dei rom di Ostia - si legge - è costantemente monitorato dalle forze del volontariato (giovani universitari e delle scuole, Comunità di sant'Egidio, Caritas) d'intesa con i servizi sociali del municipio: per essi si sta provvedendo a una progettualità di emersione e di integrazione lavorativa e alloggiativa, che ha tuttavia i suoi tempi più o meno lunghi. Non ne possiamo più con questo gioco a rimpiattino per cui ci troviamo a veder distrutto in poche ore un percorso che noi stiamo costruendo con fatica giorno per giorno".
E ancora: "A cosa serve distruggere senza costruire? O si fa finta di non sapere che le stesse persone sgomberate una volta non hanno altra alternativa che ricollocarsi a qualche metro di distanza se non addirittura allo stesso posto? E quanti soldi della pubblica amministrazione vengono sperperati - scrive don De Donno - per operazioni che ogni volta costano ciascuna 10 mila euro? Che non si debba pensare che dopo questo inutile tira e molla dispendioso per tutti forse per risolvere il problema non resti che la deportazione o l'eliminazione?".
Infine, don De Donno afferma: "Chissà che non ricorrano gli estremi di una denuncia penale per una recidiva manifesta volontà contro la salvaguardia e la difesa di uno dei diritti fondamentali della persona, cioè quello della salute e di conseguenza di omissione di atti di ufficio da parte della amministrazione di Roma Capitale? Chiedo scusa, signor sindaco, se la mia indignazione è giunta oltre il limite". da RepubblicaRoma Pubblicato da
Nel maggio 2008 l'ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, su indicazione dell'ex Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, aveva decretato lo stato di emergenza in tre Regioni italiane (Lombardia, Lazio e Campania) per la presenza dei “nomadi”. Oggi a distanza di tre anni il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dall'ERRC e da due rom, abitanti nell'ex “campo” di Casilino 900, cancellando di fatto lo stato di emergenza per le comunità sinte e rom.
Il Consiglio di Stato con sentenza n. 6050 del 16 novembre 2011 ha rigettato il ricorso in appello della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell'Interno, della Protezione civile e delle Prefetture di Roma, Milano e Napoli contro la sentenza del 1 luglio 2009 del TAR del Lazio che aveva in parte dichiarato illegittimi i decreti di emergenza “nomadi” emanati nel 2008. Il Consiglio di Stato non si è limitato a rigettare il ricorso ma ha anche accolto il controricorso presentato dall'ERRC e dai due abitanti del Casilino 900, sgomberato nel 2010. Non sappiamo ad oggi quali potranno essere le ripercussioni a questa sentenza per una ragione. Il ricorso è stato presentato sui decreti del 2008 ma successivamente l'ex Presidente del Consiglio ha emanato altri cinque decreti, aggiungendo a Lombardia, Lazio e Campania anche le Regioni Veneto e Piemonte. Di queste ultimi due Regioni non si fa menzione nella sentenza del Consiglio di Stato e quindi di fatto ancora decretate. Il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha dichiarato alla stampa: ''Ho appreso di questa sentenza ma non siamo ancora in grado di interpretarla esattamente per sapere quali siano le conseguenze''. Alemanno, che ha parlato uscendo da Palazzo Chigi, ha chiarito che ''se non prevede annullamenti retroattivi, cosa che non credo, la sentenza non ci preoccupa tanto perchè il prefetto Pecoraro ha praticamente completato tutti gli atti''. ''Il Consiglio di Stato - ha concluso Alemanno - ha anticipato praticamente la conclusione del mandato del prefetto Pecoraro''
Ad oggi nessuna reazione dal Governo italiano che come tutti sanno è ora guidato dal dott. Monti. Nessuna reazione da Milano, dove il Prefetto Lombardi, ha partecipato alla sgomberopoli dell'ex Sindaco Moratti e del suo vice De Corato. Nessuna reazione nemmeno dalla Giunta Pisapia che ha iniziato il suo mandato nel peggiore dei modi, sgomberando intere famiglie senza nessuna seria alternativa abitativa.
La sentenza crediamo chiuda definitivamente una stagione d'inferno per tanti rom e sinti. Il Consiglio di Stato ha sentenziato che non esistevano i presupposti per dichiarare lo stato di emergenza: “le motivazioni sono insufficienti per decretare lo stato di emergenza per un pericolo più paventato che realmente esistente”. Ora un Governo serio e responsabile dovrebbe revocare tutti i decreti, se ancora attivi, e predisporre come richiesto dall'Unione europea una Strategia nazionale che sappia recepire le proposte fatte dalle associazioni sinte e rom alla manifestazione “tutti uniti” dei giorni scorsi (in foto). Anche su questo misureremo il nuovo Governo. di Yuri Del Bar e Carlo Berini
L'omicida ha motivato il suo folle gesto perchè accecato dalla perdita della figlia di 28 anni, morta di overdose nello scorso settembre. Secondo l'omicida la figlia comprava la droga da un rom che abitava a Calcinatello e per intimidire questo presunto spacciatore si era appostato la notte del 26 ottobre sparando una fucilata contro la finestra di una casa, dove appunto si trovava Ionut Yamantida che stava guardando la televisione. Ionut dopo pochi minuti moriva tra all'Ospedale tra le braccia della giovane moglie che da li a pochi giorni ha dato alla luce ad un bambino orfano. Ionut con sua moglie si trovava da pochi giorni a Calcinatello ospite della famiglia rom proprietaria della casa. La stampa a questo punto si è gettata a capofitto sulla storia dell'uomo e sul suo dramma per la morte della figlia drogata. L'omicida avrebbe infatti dichiarato ai Carabinieri di Desenzano: "L'ho fatto per evitare che altri ragazzi, come mia figlia, potessero essere uccisi dalla droga". E gli avvocati di Luciano Manca hanno chiesto la scarcerazione perchè l'omicida non avrebbe avuto la volontà di uccidere ma solo di spaventare le persone che abitavano nella casa. La stampa non ha visto altro e da giorni martella sul dramma vissuto da Luciano Manca.
Se il presunto spacciatore non fosse stato rom certamente a Luciano Manca non sarebbe mai venuto in mente di farsi giustizia imbracciando un fucile per ammazzare un ragazzo di 18 anni. Chiedo a voi che leggete: chi ha armato la mente di Luciano Manca? di Carlo Berini Pubblicato da
Il Naga, associazione Volontaria di Assistenza Socio-Sanitaria e per i Diritti di Cittadini Stranieri, Rom e Sinti, ha lanciato sul web una petizione indirizzata al Sindaco e al Prefetto per bloccare tutti gli sgomberi degli insediamenti rom e sinti a Milano. Si chiede di coinvolgere le famiglie stesse e costruire delle serie alternative prima di arrivare ad uno sgombero. Si chiede anche conto del piano comunale a favore delle famiglie sinte e rom. Per fimare la petizione clicca qui
L’associazione Naga si dichiara contraria ad ogni sgombero di insediamenti abitativi di cittadini Rom nel Comune di Milano, in particolare di quelli che non siano accompagnati da politiche di accoglienza e alternative valide, sia in termini di migliori e più stabili condizioni abitative che di concrete possibilità di integrazione scolastica e lavorativa, con il preventivo coinvolgimento delle famiglie stesse. Riteniamo che, a maggior ragione con l’arrivo delle basse temperature e di avverse condizioni atmosferiche, vi debba essere la cessazione immediata di qualsiasi sgombero.
“La persecuzione nazista degli zingari”: chi scrive la storia svolge un'azione politica
Una sintesi della posizione di Guenter Lewy, sulla persecuzione nazista subita dai sinti e dai rom, l'ho già espressa nel primo post ma l'analizzerò puntualmente nei prossimi post. Le posizioni di Mantelli e di Luzzato che introducono il lettore al libro di Lewy le analizzo brevemente adesso perchè sono divergenti da quanto affermato da Guenter Lewy.
Lewy afferma nelle sue conclusioni che la persecuzione subita da sinti e da rom non può essere definita un genocidio e quindi non può essere comparata alla persecuzione subita dagli ebrei, sopratutto perchè non è presente nella legislazione della Germania nazista un corpus legislativo coerente e cogente che espliciti la volontà dei nazisti a sterminare i sinti e i rom.
Sergio Luzzato nelle note di copertina del libro di Lewy afferma l'esatto contrario. E afferma che è difficile accettare che un giorno del calendario, appunto Il Giorno della Memoria, sia stato istitutito in Occidente solo per commemorare la Shoah anziché il genocidio in generale. Secondo Luzzato i sinti e rom meriterebbero di condividere un posto accanto agli ebrei. Condividere un posto nella memoria collettiva dell'umana vergogna.
Più accurata l'analisi di Bruno Mantelli che introduce il libro di Lewy ma rimane lo stesso giudizio già espresso da Sergio Luzzato. La sua analisi di nove pagine precede la prefazione scritta da Lewy su cui scriverò nel prossimo post.
Secondo Mantelli esistono delle divergenze tra la persecuzione degli ebrei e quella dei sinti e dei rom. Un percorso parallelo che ha però dei punti di divergenza. Uno di questi punti è la mancanza di un dispositivo come le Leggi di Norimberga che però, ci ricorda Mantelli, sono state utilizzate in maniera estensiva e che hanno colpito anche i sinti e rom.
Inoltre era differente l'impianto razziale. Per gli ebrei era cogente la fede mosaica, ovvero la cosiddetta ebraicità e quindi era perseguitato chi era considerato puro ebreo con una scala razziale che considerava l'albero genealogico. Per i sinti e rom il male assoluto erano invece i “misti”, in quanto i "puri" erano il prototipo della razza ariana, essendo i sinti e rom l'ultima popolazione che era migrata in Europa dalla Valle dell'Indo, culla della razza ariana. Gli studi razziali del Centro di ricerche di igiene razziale e biologia della popolazione, diretto da Robert Ritter, si sono appunto concentrati, a partire dal 1936, esclusivamente sui sinti e sui rom tedeschi (in particolare i sinti che erano maggioritari in Germania), decretando che «meno del 10% dei sinti e dei rom erano “puri” mentre il restante 90% erano da considerare incroci indesiderabili, nei cui confronti era opportuno prendere misure atte a ghettizzarli, impedirne la riproduzione, deportarli e infine eliminarli». Questo tipo modo di argomentare, secondo Mantelli, è tipico del nazifascismo e di ogni fascismo in quanto portatore di un nucleo ideologico razzista. E che Mantelli definisce “la razzizzazione delle differenze, dei comportamenti e dei pregiudizi”. Non risultano quindi, secondo Mantelli, particolarmente convincenti le letture (come quella fatta da Guenter Lewy) che separano drasticamente le persecuzioni subite da sinti, rom ed ebrei. «In entrambi i casi [ebrei / sinti e rom], comunque, il risultato sarebbe stato il genocidio». Tesi assolutamente opposta a quella espressa nel libro che Mantelli sta presentando.
La differenza tra Luzzato e Mantelli, oltre all'analisi più accurata del secondo, sono alcune sfumature verbali. Per esempio Mantelli a pagina 17 (gli esempi sono innumerevoli ma lascio a voi lettori il compito di individuarli) per gli ebrei parla di “persecuzione antiebraica” mentre per i sinti e rom parla di “campagna antizingara”. Anche le parole hanno un loro significato e Mantelli sembra andare a punta di fioretto contro la tesi di Lewy, mentre Luzzato è molto più esplicito. Differenze che a qualcuno potranno sembrare insignificanti, ma che hanno un loro peso nella lettura di un fatto storico.
Una nota a margine di cui parlerò più ampiamente nel prossimo post. Sergio Luzzato nelle note di copertina utilizza, per definire i sinti e rom, la seguente terminologia: “zingari”, sinti e rom, “cultura nomade”, “tsigani”. Matteli utilizza in maniera preminente il termine eteronimo “zingari” ma utilizza anche il termine “gitani”, presenti solo nella penisola iberica e quindi non soggetti alla persecuzione da parte dei nazisti.
Il libro “La persecuzione degli zingari” è scritta da uno storico, Guenter Lewy. La pubblicazione è presentata in copertina da Sergio Luzzato (storico) e ha un'introduzione scritta da Bruno Mantelli (storico). Penso sia bene porsi la domanda: chi è lo storico?
E' uno studioso che raccoglie tutte le fonti (orali, scritte, documentari, fotografiche, filmiche...) su un determinato periodo o un singolo fatto, le interpreta (cioè le legge e assegna importanza in rapporto a ciò che intende affermare) e costruisce un racconto. La storia è un'interpretazione di ciò che è successo.
La storia, come ha scritto Marc Bloch, è la scienza degli uomini nel tempo, comprensione del presente mediante il passato, e del passato mediante il presente.
Solitamente più fonti sono disponibili su un determinato periodo o su un singolo fatto e più l'interpretazione sarà vincolata. Al contrario con poche fonti (poco materiale) l'interpretazione sarà molto meno vincolata e più legata all'intuizione dello stesso storico. L'interpretazione e il racconto che viene scritto è soggettivo e quasi sempre, come anche in questo caso, ha una valenza politica. Tant'è che sulla storia di un determinato periodo o di un singolo fatto ci sono dibattiti anche molto accesi tra gli stessi storici sulle diverse interpretazioni dei fatti. Questi dibattiti durano anche decenni come appunto quello sulle persecuzioni subite da sinti e da rom, durante il periodo nazifascista.
Qual'è la valenza politica della storia sulla persecuzione dei sinti e dei rom da parte dei nazisti?
Non è una sola, sono molteplici e possono avere una ricaduta diretta sulla vita delle persone oggi. Anche di chi non ha vissuto in quel determinato periodo storico. Le persone che hanno subito la persecuzione e che oggi sono ancora vive possono pretendere un risarcimento, come lo potrebbero pretendere i figli e i nipoti delle vittime. Potrebbero anche pretendere la restituzione dei beni sottratti. Ma non solo perchè ad esempio oggi tutti i sinti e rom chiedono legittimamente, ad esempio in Italia, che sia modificata la legge che istituisce il Giorno della Memoria e sia riconosciuta dal Parlamento italiano la persecuzione subita durante il nazifascismo. di Carlo Berini
Il primo post su “La persecuzione nazista degli zingari” è: note critiche al libro di Guenter Lewy Pubblicato da
La manifestazione delle associazioni sinte e rom TUTTI UNITI, promossa dalla Federazione Rom e Sinti Insieme, è stata un grande successo.
Un ringraziamento a tutti i sinti, a tutti i rom e a tutti i racli che hanno partecipato. Un ringraziamento a tutte le associazioni che si sono impegnate.
Un ringraziamento particolare a: l'On. Letizia De Torre, all'On. Maria Luisa Gnecchi, al Senatore Pietro Mercenaro che hanno supportato la federazione nell'organizzazione dell'evento.
Un ringraziamento anche al Senatore Roberto Di Giovan Paolo, al Senatore Marco Perduca, all'On. Livia Turco e all'On. Di Pietro che abbiamo incontrato a margine della conferenza stampa che si è tenuta a Montecitorio.
Un ringraziamento a Pietro Monnanni dell'UNAR che ha inviato una bellissima lettera alla federazione, portata alla manifestazione da Pietro Vulpiani.
Un ultimo ringraziamento ai giornalisti e ai mezzi d'informazione che hanno offerto spazio alla manifestazione e alle ragioni che hanno spinto 400 sinti e rom a lasciare le proprie case e venire a Roma a proprie spese in pullman, in auto e i treno per chiedere rispetto! A tutti grazie.
Per chi non ha potuto partecipare per il vincolo dato dalla Questura di Roma che ci aveva intimato di non essere in più di 300 persone, dopo i fatti del 15 ottobre, ecco tre video:
La conferenza stampa alla Camera dei Deputati (clicca per vedere)
Il servizio del TG3 (clicca per vedere)
Il servizio de Il Fatto Quotidiano (clicca per vedere)
La prima riguarda lo status di minoranze storico linguistiche (Legge 482/99). I Sinti e Rom sono minoranze presenti in Italia dal 1400, quindi storiche come per esempio il ladino, il franco provenzale, il tedesco... Non essere riconosciuti in Italia è un grave handicap come hanno sottolineato tutte le istituzioni internazionali, dal Parlamento europeo al Consiglio d'Europa all'OSCE, fino ad arrivare all'ONU. La seconda richiesta, inserire i Sinti e Rom nel Giorno della Memoria, è una questione di fatto già avvenuta con le tante manifestazioni e commemorazioni del Porraimos (divoramento) che sono tenute il 27 gennaio. Ad esempio a Bolzano, con Comune e Provincia, abbiamo messo una targa sulle mura del campo di concentramento. Ciò che manca è l'atto formale, essere inseriti nella Legge 211/2000.
E' un impegno che l'Italia ha preso con la Commissione europea e che ancora non ha assolto. Chiediamo l'istituzione di un tavolo tecnico o più tavoli tecnici per affrontare, come abbiamo scritto nel documento. Nove questioni fondamentali: l'abitare, il lavoro, la cultura, la partecipazione dei Sinti e dei Rom, l'antidiscriminazione, la scuola, la sanità, il welfare e la situazione giuridica dei Rom immigrati e profughi. Questioni semplici ma allo stesso tempo complesse che devono vedere la nostra partecipazione per essere affrontate in maniera corretta. Si sono persi sessant'anni con politiche di segregazione e discriminazione come quelle sui campi nomadi. Chiediamo di cambiare rotta e di essere noi i protagonisti. Basta all'assistenza paternalistica, dobbiamo essere noi gli artefici del cambiamento. Datecene la possibilità. Quali sono per voi le questioni più urgenti da risolvere in Italia ? E in Europa?Sicuramente il lavoro, l'abitare e la cultura. Nel nostro documento facciamo proposte semplici e chiare per punti. Non ci sono spazi per equivoci o malintesi. Vogliamo affrontare queste questioni con serietà e competenza. Ma siamo noi Sinti e Rom che dobbiamo essere protagonisti. Non siamo più disposti a delegare agli altri la soluzione dei nostri problemi.
A chi governa oggi l'Italia e a chi governerà domani il nostro Paese diciamo a gran voce: i Sinti e Rom ci sono. Le scuse non sono più accettabili, dobbiamo insieme lavorare seriamente per uscire dal tunnel buio dove ci troviamo. Il Governo in questi ultimi tre anni sembrava un cieco che non sapeva dove andare. Ecco, noi oggi facciamo un passo e prendiamo la mano al Governo per guidarlo ad uscire insieme da questo tunnel che ha portato in questi anni a tanti drammi e a troppe vittime innocenti. Bisogna crederci e bisogna impegnarsi, per esempio dagli Anni 80 molte famiglie Sinte ma anche tante famiglie Rom hanno acquistato dei terreni agricoli per non finire rinchiusi nei “campi nomadi”. Queste famiglie hanno posizionato su questi terreni delle case mobili o roulotte perché la legge lo permetteva. Negli anni successivi tante altre famiglie Sinti e Rom hanno seguito questo esempio uscendo dai “capi nomadi”. Dal primo gennaio 2005 è entrato in vigore il Testo Unico 380/2001 che a reso illegali urbanisticamente questo tipo di abitare. Chiediamo che sia modificala le legge perché non riusciamo a capire il motivo che spinge l’Italia a rendere illegale una soluzione abitativa che aiuterebbe a uscire dalla logica dei campi nomadi. Nessuna forza politica italiana vuole i “campi nomadi”, questa che proponiamo e una soluzione che abbiamo trovato noi Sinti e Rom e che abbiamo sperimentato in tutti questi anni.
Quante persone prevedete di riuscire a mobilitare il 9 novembre?Non saremo più di quattrocento persone perché così ci ha chiesto la Questura, dopo le violenze che sono successe nella manifestazione del 15 ottobre scorso. Potevamo essere molti, molti di più. Tantissimi saranno a casa davanti alla televisione per vederci. Spero che ci diano spazio nei telegiornali nazionali. Casa, scuola e lavoro: a che punto siamo in Italia (sempre rispetto alle popolazioni Sinti e Rom)? Quali sono le maggiori difficoltà? E quali passi avanti o indietro sono stati fatti negli ultimi anni?La situazione è diversificata. Buone pratiche singole ci sono in tutti questi settori. Penso a Mantova, a Bolzano, in parte anche a Torino e Reggio Emilia, ma anche a Gioia Tauro, dove proprio alcuni giorni fa il Consiglio comunale ha deliberato che ai Rom italiani concentrati adesso in un campo, saranno assegnate appartamenti in tutta la Città.
E quel bambino e quella bambina quando saranno più grandi saranno ancora costretti a vivere in un cosiddetto “campo nomadi”? E ancora sempre quel bambino e quella bambina quando saranno un uomo e una donna che rabbia proveranno quando gli diranno: non ti assumo perché sei Sinto, perché sei Rom? Sono problemi non facili da affrontare ma che se oggi li affrontiamo insieme, sono sicuro che fra dieci anni la situazione sarà completamente diversa. Bisogna avere coraggio, la vista lunga e tanto, tanto impegno. Avere avuto qualche riscontro finora rispetto alle vostre richieste? Qualche politico o istituzione se ne sta interessando?Sappiamo di avere un sostegno importante dal Parlamento e dalla Commissione europea ma anche dal Consiglio d'Europa che tengono sotto stretta sorveglianza il nostro Paese. L'UNAR negli ultimi due anni con la Campagna Dosta! ha iniziato a lavorare insieme a noi. La Commissione del senato per i Diritti Umani ha in questi mesi prodotto un documento interessante. Molti parlamentari, sia di centrodestra che di centrosinistra, si sono impegnati a formulare in Parlamento delle proposte che condividiamo. E' un inizio ma è ancora troppo poco, sporadico. Non c'è un disegno complessivo che ci veda pienamente protagonisti. Credo che sia ora di costruirlo insieme. Pubblicato da
Nella giornata di ieri, a seguito dell'alluvione che ha colpito il torinese e dell'allontanamento dei rom accampati nel campo di Lungo Stura Lazio per motivi di sicurezza, l'onorevole Cavallotto (in foto) della Lega Nord è intervenuto sull'evento dichiarando “La pioggia è riuscita nell'impresa fallita da Fassino, cioè lo sgombero del campo nomadi abusivo di Lunga Stura”. Una dichiarazione choc che arriva nel giorno in cui vengono commemorate le vittime di questa alluvione, vittime che il gruppo della Lega Nord del comune di Torino ha chiesto di ricordare con un minuto di silenzio.
A.I.Z.O. rom e sinti, Associazione che da 40 anni opera a favore dell'inclusione del popolo rom, si esprime costernata per queste dichiarazioni, che non possono essere giustificate con nessuna motivazione. Una calamità naturale come un'alluvione è una tragedia che colpisce l'intera popolazione e il popolo rom, spesso duramente colpito da queste disgrazie, merita la stessa solidarietà di tutto il resto della popolazione. Ricordiamo per esempio la morte di una bambina rom durante un'alluvione di alcuni anni fa', quando il fiume Stura è esondato all'altezza del campo autorizzato di Strada dell'Aeroporto, rischiando di travolgere tutte le abitazioni dell'area realizzata dal Comune. Gioirsi di un evento così tragico che può mettere a repentaglio la vita di persone, di qualsiasi etnia esse siano, è un atto vile e criminoso e che risulta stridente con la richiesta del gruppo della Lega Nord di osservare un minuto di silenzio per esprimere solidarietà alle famiglie colpite dalle recenti alluvioni. Gli esponenti della Lega sembra continuino a dividere la popolazione in due categoria: una a cui esprimere solidarietà e vicinanza, un'altra da dimenticare e considerare solo quando crea problemi.
La replica del deputato, intervenuto dopo le polemiche che hanno suscitato le sue parole, non sono sufficienti per giustificare delle parole così pesanti e irrispettose della vita umana. A.I.Z.O. ritiene che sia di fondamentale importanza affrontare la situazione del accampamento di Lungo Stura Lazio ma trovando soluzioni alternative per le persone che vi abitano che permettano loro di emanciparsi dalla condizione del grande campo abusivo e non le costringano a cercare un'altra area dove accamparsi tra topi e immondizia, senza acqua e elettricità. Uno sgombero senza alternative di certo non risolve il problema della sicurezza e della legalità e risulta essere solo un'inutile spreco di risorse economiche, ma augurarsi che sia un'alluvione a sgomberare il campo è oltremodo insensato e irrispettoso. A.I.Z.O. invece si augura che dichiarazioni di questo tenore, che provocano anche l'indignazione della comunità internazionale, non vengano più espresse da coloro che fanno parte dell'attuale governo. di AIZO Pubblicato da
Gioia Tauro (RC), Marino: “La dislocazione delle famiglie rom decisa dal Comune è una vera svolta nella politica sociale della città”
La decisione assunta dal Consiglio comunale di Gioia Tauro il 30 settembre 2011 di dislocare gradualmente le famiglie rom italiane sul territorio per eliminare lo stato di emarginazione e favorire l’inclusione sociale di questi cittadini è una scelta importante che costituisce una vera svolta nella politica sociale di questa città, quindi va sostenuta e incoraggiata.
Questo provvedimento ha la finalità di rendere più inclusiva la città, eliminando gradualmente quei ghetti urbani che tanti danni hanno arrecato all’intera collettività e che sono stati generati da una politica sociale e da un atteggiamento che giustificava l’emarginazione di questi cittadini con il falso assunto dell’impossibile convivenza tra cittadini rom e non rom.
L’isolamento nei ghetti ha prodotto in queste persone una condizione di esclusione sociale che viene attribuita alla loro cultura, mentre è un effetto della situazione subita. Difatti gli studiosi da tempo affermano che concentrare in un luogo per tanti anni delle persone povere, come sono i cittadini rom, significa generare automaticamente un quartiere ghetto, ossia un luogo dove gli svantaggi sociali dei singoli si sommano impedendo che questi cittadini si possano includere nel tessuto sociale.
Pertanto il ghetto quale luogo di degrado e di esclusione non è una scelta dello stile di vita dei cittadini rom, come si pensa, ma è invece una condizione generata dallo stesso concentramento subito per decenni. Non a caso i ghetti si formano non solo dal concentramento di rom, ma pure di quello di cittadini poveri non-rom, com’è avvenuto nei quartieri-ghetto del CEP a Reggio Calabria, di Scampia a Napoli, dello Zen a Palermo, di Librino a Catania, di Tor Bella Monaca a Roma ecc… Partendo da questo dato oggettivo, che ci viene dalle ricerche scientifiche, si comprende che le informazioni sullo stile culturale dei rom come generatore di situazioni di degrado ed autoemarginazione sono del tutto false.
I cittadini rom sono persone come tutte le altre, la cui cultura non è più diversa di quanto non lo sia quella di un qualunque vicino di casa non rom. La cultura rom ha moltissimi elementi in comune con le culture del nostro territorio, perché si è sviluppata in questa regione, e come tutte le culture si è determinata dal contatto e dall’intreccio con le altre identità culturale. La diversità culturale assoluta che viene attribuita ai rom è solo una pura invenzione che serve ad alimentare le paure della gente e a giustificare quella politica dell’emarginazione sociale e del capro espiatorio che genera l’odio ed il conflitto sociale necessari per nascondere le vere cause dei problemi sociali.
La convivenza nello stesso condominio o nello stesso quartiere con famiglie rom è assolutamente possibile com’è possibile quella con famiglie non rom. I fatti lo dimostrano ampiamente. Tante famiglie rom da anni abitano accanto a cittadini non rom, a Reggio Calabria (circa 70) a Gioia Tauro a Melito Porto Salvo (circa 18) e in tante altre città italiane. Questi nuclei non hanno riprodotto le situazioni di degrado dei ghetti, ma invece hanno avviato un percorso di autentica inclusione sociale sviluppando dei buoni rapporto con i vicini di casa.
Partendo da queste considerazioni l’amministrazione comunale di Gioia Tauro, vuole realizzare un progetto di equa dislocazione per far uscire gradualmente i cittadini rom dallo stato di emarginazione sociale in cui si trovano da decenni per farli abitare nella città accanto ai concittadini non rom, garantendo loro il diritto fondamentale all’inclusione sociale. Questo progetto porterà dei sicuri vantaggi non solo ai rom, ma all’intera collettività perché eliminerà gradualmente i ghetti e tutti i problemi ad essi connessi.
In questi giorni l’Amministrazione ha avviato il progetto assegnando un alloggio in dislocazione ad una famiglia rom, ma qualcuno ha tentato di ostacolare questa operazione vandalizzando l’alloggio per impedire l’insediarsi di questo nucleo. Invitiamo i cittadini, la Chiesa e tutta la società civile di Gioia Tauro a sostenere questo progetto e a condannare apertamente questi atti di discriminazione che non rappresentano il sentire comune di questa importante città. di Antonino Giacomo Marino, Presidente ON Reggio Calabria
Alla manifestazione e al documento ha già aderito Aizo Rom e Sinti, ma non solo. Di seguito un primo elenco delle adesioni arrivate:
Grandini Ernesto - Guglierminotti Luca – Torsi Matteo – Quirini Demis – Diego Grisetti – Dellasantina Atos- Terenghi Amos – Ferrari Emilio- Ascari Donatella – Lucchesi Massimo- Triberti Tommaso- Fabrizio Casavola – Torre Roberto – Sanes Cavazza – Rinaldi Guido – Quirini Demis – De Barre Belinda – Truzzi Antonio - Truzzi Samuel – Luca Dotti – Carlo Berini - On. Rita Bernardini - Barbara Repetto, presidente di Forum Democratico (BZ) – Toni Visentini, giornalista editorialista del Corriere dell'Alto Adige. (BZ) - Guido Margheri, Consigliere comunale( BZ) - Gustomaina - Daniele De Berardinis - Baruc Box - Mahalla - Doriana Pavanello - Primo Schönsberg, Consigliere comunale ( BZ) -Matteo Zanirato (BZ) - Nadja Schuster (BZ) - Ass. per i popoli minacciati (BZ) - Biblioteca Culture del Mondo (BZ) - Mauro di Vieste (BZ) - Nicoletta Macciocu (BZ) - Fabio Visentin (BZ) - Alessandro Borzaga (BZ) - Gruppo EveryOne - Elisa Pavone (BZ) - Andreas Melchiori – Nuris Isabel Mendoza (BZ) - Rainer Girardi (BZ) - Sichel Elisabeth (BZ) Rete dei diritti, Elisa Pavone (BZ) - Maria Chiara Pasquali Assessora Comune (BZ)- Gertrud Gius (BZ)- Silvia Grinzato (BZ) - Karl Tragust Prov. (BZ) - “Enmigrinta” – bollettino mensile contro le discriminazioni (BZ) - Aaron Belotti (Merano BZ)- Virginia Bascià (MeranoBZ) Lorenzo Sola, Segr. Gen. CGIL - AGB (BZ) - Giovanna Bellotti (Campogalliano MO) – Piero Colacicchi (FI) - Miryam Salfeld - Nadia De Paoli (Cerea VR) - Anna Zinelli, Cooperativa Sociale Terre Unite ONLUS (BS)
Per chi suona la campana a Pisa? Quante volte ancora attraverseremo, indifferenti, i confini che ci allontanano dalla cosiddetta civiltà per approdare nei paludosi territori dominati dalla barbarie? Gran parte degli articoli sui rom pubblicati sulla stampa cittadina, palesano pregiudizi farciti di mezze verità e autentiche bugie.
Ultimamente, una bugia spesso propagandata è proprio quella di descrivere il campo rom di Marina di Pisa, come un accampamento abusivo. Certo, la definizione “abusivo” si presta a varie interpretazioni, che mutano con tempi e risentono del clima sociale, della strumentalizzazione politica, della crisi economica e sociale.
Il campo di Marina di Pisa nasce per volontà dell’Amministrazione Fontanelli nell’Ottobre 2003, per la esigenza di trovare una sistemazione ad alcuni nuclei familiari sgomberati da una proprietà privata di Tirrenia, famiglie inserite nel progetto Città Sottili. Ricordiamo che alcuni abitanti e commercianti di Marina manifestarono la loro contrarietà a questo insediamento e in quella occasione organizzarono anche il blocco della strada che conduce al campo per impedire il trasporto dei bambini e delle bambine con lo scuolabus! Nel corso degli anni, il comune di Pisa ha inviato numerose altre famiglie in quel campo, con la promessa che sarebbe stata solo una sistemazione provvisoria. In seguito, altre famiglie sono state “spinte fuori” dal campo di Coltano (2009-2010!) ed obbligate a collocarsi nel campo di Marina. Altri nuclei familiari che alloggiavano in appartamenti nelle province di Pisa e Livorno, quando hanno ricevuto lo sfratto dal Comune, non potendo fare ritorno al campo di Coltano, hanno trovato accoglienza nel campo di Marina in virtù di accordi presi prima e in assenza di soluzioni alternative praticabili. Nei fatti è il Comune di Pisa ad avere riempito di famiglie il campo di Marina, quindi perché continuare a parlare di accampamento abusivo?
Questa breve ricostruzione storica induce a riflettere sul significato della parola “abusivo”. Ci domandiamo chi abbia rispettato le cosiddette regole, chi invece le ha semplicemente raggirate? I rom, anche quando seguono le regole o fanno valere le loro ragioni sono sempre visti o descritti come degli abusivi, a differenza di chi solitamente interpreta le regole a senso unico, cambia le parole o le date, si rimangia gli impegni assunti ma non per questo viene mai considerato un abusivo della verità.
“Dovete rispettare le regole”, è il loro eterno e sacro ritornello. Non sono forse “abusivi” anche quei responsabili, che spesso nascondono la faccia e celano la verità dei fatti? All’Assessore consigliamo di leggere i fatti con una lente diversa: i rom abitanti in via Filattiera, a Marina di Pisa, se sono diventati abusivi, insieme al campo, lo sono anche per colpa degli uffici della Società della salute. A Marina abitano famiglie rom, che con fatica cercano di integrarsi e che fino a ieri hanno mandato i loro figli a scuola, proprio come chiedeva loro l’Amministrazione Comunale di Pisa.
Dalla stampa cittadina si evince che quella stessa integrazione, che passa anche e soprattutto dalla scuola, ora viene vista dagli stessi che l’hanno propagandata (sventolando ai 4 venti-solo pochi mesi fa-gli ottimi risultati raggiunti), come una “minaccia”. Meglio allora interrompere lo scuolabus per i bimbi, è un buon deterrente per scoraggiare quei fastidiosi rom “abusivi”, per evitare che l’inserimento sociale dei rom avvenga! Ma questo è un altro capitolo di una storia che sembra non conoscere mai fine!
Sara Cozzani e Olivia Curzio (Opera nomadi Pisa), Federico Giusti (Confederazione cobas), don Agostino Rota Martir (campo rom Coltano), Sergio Bontempelli (Africa Insieme) Pubblicato da

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