Source: https://www.iusexplorer.it/Rivista/Rivista_Italiana_di_Medicina_Legale/Polizze_sanitarie_nelle_dinamiche_?IdDatabanks=144&IdDocMaster=8324356
Timestamp: 2020-01-20 11:18:44+00:00

Document:
POLIZZE SANITARIE NELLE DINAMICHE CONTEMPORANEE DELLA LONGEVITÀ - Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario
Autori: Landini Sara
Titolo: POLIZZE SANITARIE NELLE DINAMICHE CONTEMPORANEE DELLA LONGEVITÀ
Pagine: pp. 512-530
L’Autrice analizza le polizze sanitarie alla luce del ruolo che l’incremento delle aspettative di vita ha sulla società e sui trattamenti sanitari.
POLIZZE SANITARIE NELLE DINAMICHE CONTEMPORANEE DELLA LONGEVITÀ
1) Per le scienze attuariali la principale sfida rimane l’individuazione di tecniche di misurazione di tale rischio. Si osserva infatti come “tra i rischi cui sono soggetti fondi pensione ed imprese di assicurazione, quello che la popolazione di riferimento viva mediamente più a lungo rispetto all’aspettativa di vita ipotizzata nelle valutazioni di bilancio è definito « rischio di longevità ». Esso ha ripercussioni negative in particolare sugli impegni degli Enti che erogano prestazioni di rendita legate alla sopravvivenza, poiché i pagamenti devono essere elargiti per un periodo più lungo rispetto a quanto previsto nella fase di valutazione. La misurazione della longevità richiede valutazioni probabilistiche della vita residua della popolazione assicurata e quindi lo sviluppo di modelli di proiezione che consentano di stimare l’evoluzione futura del fenomeno”: S. Levantesi - M. Menzietti, Allungamento della vita media e rischio assicurativo, Napoli, Esi, 2016, p. 4-5. Da qui l’idea di utilizzare particolari strumenti finanziari come mezzo di gestione del rischio: D. Blake - W. Burrows,Survivor bonds: helping to hedge mortality risk, in Journal of Risk and Insurance, 2001, 68, pp. 339-348; Id., Living with mortality:Longevity Bonds and other Mortality-Linked Securities, in British Actuarial Journal, 2006, 12(I): pp. 153-228.
2) A. Golini - A. Rosina, Il secolo degli anziani. Come cambierà l’Italia. Ed. Il Mulino, Bologna 2011; C. Gori, La riforma dell’assistenza ai non autosufficienti: ipotesi e proposte, Fondazione Smith-Kline. Ed. Il Mulino, Bologna, 2006.
3) Ci piace ricordare la partecipazione di giuristi e medici nella stesura del testo come risulta dalla relazione di presentazione del Disegno di legge. Come sottolinea la relatrice della legge, l’On. Donata Lenzi (in http://www.donatalenzi.it, newsletter del 16 dicembre 2017), alla stesura del testo base hanno collaborato in modo proficuo medici e giuristi. Tra cui il Prof. Stefano Canestrari, il Prof. Paolo Zatti, la Professoressa Patrizia Borsellino e il Prof. Carlo Casonato).
4) Si veda il libro di A. Gawande, Beeing mortal. Medice and what matters in the end, Metropolitan Books, New York, 2014, p. 11 ss. L’autore si confronta con un nuovo approccio, dal punto di vista medico, al tema della mortalità e della cura delle malattie non guaribili. Ci piace ricordarne un passo celebre: “In the end, people don’t view their life as merely the average of all its moments-which, after all, is mostly nothing much plus some sleep. For human beings, life is meaningful because it is a story. A story has a sense of a whole, and its arc is determined by the significant moments, the ones where something happens. Measurements of people’s minute-by-minute levels of pleasure and pain miss this fundamental aspect of human existence. A seemingly happy life maybe empty. A seemingly difficult life may be devoted to a great cause. We have purposes larger than ourselves”.
5) Si veda in particolare R. Boudreau, The Relevance of Existential Philosophy in Medicine, in J. Clin. Res. Bioeth, 2018, p. 326. L’autore evidenzia un recente trend esistenziale delle risposte mediche anche grazie all’intervento delle nuove tecnologie: “Health and the practice of medicine have continued to evolve over the past centuries; however, it should be emphasized that it is existential perspectives that maintain the importance of a body-soul connection and the wider perspective in achieving a state of wellness. A state of wellness is different from modern conceptualizations of health and it has been opined that modern medical methodology focuses on revenues and actions of physicians in marketing medical technologies that do not necessarily produce positive outcomes. Although medical technologies have allowed people to extend their lives as a perceived benefit, this technological type of intervention has many times led to lack of responsiveness to the natural progression of holistic physiological well-being. Medical practice should be viewed through a wider lens as a method of addressing a state of wellness and balance between body and soul, in order to achieve the desires and needs of both doctors and patients”. Si veda anche S. Svenaeus, Нermeneutics of medicine and the phenomenology of health-Steps towards a philosophy of medical practice, Norwell MA, 2010, Kluwer Academic Publishers, p. 5; H. Bradby, Medicine, health and society. Sage Publications, Los Angeles, 2012, p. 5; I. Illich, Medical nemesis: The exploration of health, New York, Random House, 1976, p. 9; R. Ahlzen, Illness as unhomelike being-in-the-world? Phenomenology and medical practice, in Med Health Care Philos, 2011, pp- 323-331.
6) N. De Nicola, Le assicurazioni mutue in Italia, Milano, 2001, p. 31 ss.
7) E. Pitacco, Prodotti assicurativi sanitari e previdenziali nel nuovo scenario demografico. Profili attuariali, Relazione al congresso di scienze e tecnica delle assicurazioni, 2004, in www.ecostat.unical.it.
8) G. Volpe Putzolu, Le assicurazioni. Produzione e distribuzione, Il Mulino, Bologna, 1991, p. 152.
9) La giurisprudenza tende ad applicare le norme sull’assicurazione contro i danni, e in particolare gli artt. 1904, 1913 e 1915, anche alle assicurazioni contro gli infortuni. Cfr. C. Cass., 25 novembre 1999, n. 13140, in Mass. Foro it., 1999; C. Cass., 11 marzo 2005, n. 5435, in Dir. ed economia assicuraz., 2006, 159.
10) Si tratta di un’ipotesi, in quest’ultimo caso, di payment protection insurance. Il finanziatore infatti si garantisce dal rischio di possibili malattie del finanziato che potrebbero incidere sulle sue capacità lavorative e quindi anche sulla possibilità di adempiere al proprio debito. IVASS (Autorità italiana di controllo del mercato assicurativo), all’interno del provvedimento 2946/2011, che ha introdotto il comma 1 bis dell’art. 46 del reg. n. 5/2006, ora ripreso nel Regolamento 40/2018 art. 55, ha vietato alle banche e a qualsiasi istituto che eroga mutui di essere intermediari e beneficiari di una polizza assicurativa collegata ad un mutuo. L’articolo 36 bis del d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, detto « Salva Italia » considera espressamente scorretta la pratica commerciale che obbliga il cliente alla sottoscrizione di una polizza assicurativa erogata dalla stessa banca, istituto o intermediario che concede il mutuo. L’articolo 28 inserito nel d.l. del 24 gennaio 2012 sancisce inoltre che, se l’erogazione del mutuo è condizionata alla stipula di un’assicurazione sulla vita, gli intermediari sono tenuti a sottoporre al cliente almeno due preventivi di due differenti gruppi assicurativi. È inoltre importante, per possibile affinità di problematiche rispetto al tema più generale delle polizze collegate, ripercorrere le osservazioni da ultimo compiute da C. Baldinelli su « Regolamentazione e autoregolamentazione. La tematica delle PPI » consultabile online in https://docplayer.it/34303979-Regolamentazione-e-autoregolamentazione-la-tematica-delle-ppi-corrado-baldinelli-ivass.html. Il segretario generale IVASS ha focalizzato la propria attenzione in particolare su: possibili conflitti in caso di prodotti venduti dalle Banche ai propri correntisti laddove la compagnia faccia parte del gruppo bancario o si tratti di polizze emesse dalle banche. L’attenzione in questi casi è posta sulla determinazione delle provvigioni. È stata messa all’indice la « vendita di prodotti assicurativi fatui » ovvero non adeguati. Ad esempio una polizza che comprenda delimitazioni del rischio che finiscono per rendere i contraenti (o gli assicurati) inassicurabili in termini di rischio o che finiscono per rendere inoperativa in concreto la copertura (si pensi ad oneri di difficile attuazione e inutili, addossati all’assicurato o al beneficiario ai fini della soddisfazione del proprio credito indennitario). L’autorità di controllo ha poi messo all’indice la vendita di una pluralità di coperture secondo un combinato standardizzato che non risponde alle esigenze del singolo contraente/assicurato. A tali osservazioni sono seguite iniziative, apprezzate dall’Authority, di autoregolamentazione con protocolli di intesa sottoscritti da soggetti portatori di interessi confliggenti. Più recentemente, nella propria lettera al mercato del 26 agosto 2015, IVASS ha individuato le seguenti criticità in caso di polizze abbinate a contratti di finanziamento: 1. contratti assicurativi caratterizzati da esclusioni, limitazioni e carenze tali da ridurre significativamente la portata delle garanzie; 2. modalità di offerta dei contratti non sempre improntate a canoni di trasparenza e correttezza; 3. costi che potrebbero essere eccessivi e poco giustificati.
11) G. Volpe Putzolu, op.loc.cit.
12) V. G. Volpe Putzolu, op. cit., p. 190 ContraL. Di Nella, Le assicurazioni per il rischio di non autosufficienza, in Rass. dir. civ., 2013, p. 335.
13) In tal senso B. Krosta, Über den Begriff der Versicherung, Berlin, 1911, p. 63. Recentemente si è detto che l’art. 1882 “esprimerebbe due modelli irriducibili ad unità”: così P. Corrias, La causa del contratto di assicurazione: tipo assicurativo o tipi assicurativi?, in Riv. dir. civ., 2013, p. 45.
14) In tal senso E. Bruck, Das Privatversicherungsrecht, Mannheim - Berlin - Leipzig, 1930, p. 364 ss.
15) V. Il legame tra impresa e contratto nell’assicurazione sembra, peraltro, innegabile anche in considerazione dell’attuale contesto normativo e delle numerose disposizioni che segnano punti di contatto tra impresa e contratto di assicurazione.Si pensi in particolare agli artt. 11 e 13 del codice delle assicurazioni e all’art. 1883 c.c. ove è sancito che il contratto di assicurazione può essere stipulato soltanto con un imprenditore autorizzato dall’Autorità di vigilanza del settore. A questi aggiungiamo l’art. 1901 c.c. che conterrebbe il principio di indivisibilità del premio, funzionale alle esigenze tecnico-gestionali dell’impresa di assicurazione, e l’art. 167 cod. ass. (d.lgs. 209/2005) che prevede la nullità del contratto assicurativo stipulato con un’impresa non autorizzata o sottoposta a divieto di nuovi affari. Si veda già prima dell’entrata in vigore del codice delle assicurazioni G. Volpe Putzolu, op. cit., p. 62 ss.; A. Antonucci,Assicurazione tra impresa e contratto, Bari: Cacucci: Giuffré, 1994, pp. 1-54.
16) Cfr. C. Cass., Sez. Un., 31.3.2008, n. 8271, in Foro it., 2008, I, 1434, con nota di V. Ferrari,La funzione previdenziale fra diritto pubblico e diritto privato.
17) Intendiamo riferirci all’art. 13 del d.lgs. 252/2005. Sulla funzione previdenziale dell’assicurazione vita si veda inoltre in particolare G. Cottino - M. Irrera,Il contratto di assicurazione in generale, in O. Cagnasco, G. Cottino, M. Irrera,L’assicurazione: l’impresa e il contratto, X, Padova, 2001, p. 70; Forni,Assicurazione e impresa, Milano, 2009, p. 233.
18) Sul rischio demografico come elemento caratterizzante dell’assicurazione sulla vita cfr. G. Volpe Putzolu,op.cit. , p. 169 la quale lo definisce come “presenza di un rischio attinente alla vita umana”.
19) V. in particolare F. Carusi, La causa dei negozi giuridici e l’autonomia della volontà nel diritto privato italiano, Napoli, 1947, pp. 150 -152. Rilevanza degli interessi delle parti contraenti sotto il profilo causale è riconosciuta da C. Scognamiglio, Interpretazione del contratto e interessi dei contraenti, Padova, Cedam, 1992, p. 225 ss. Si è parlato altresì di causa come “interesse obiettivato nel regolamento contrattuale” così: D. Carusi, La disciplina dellacausa, in I contratti in generale, a cura di E. Gabrielli, t. 1, Torino, 1999, p. 532 e ancora la causa è stata identificata “con l’assetto astratto di interessi cui la norma subordina l’assunzione di rilevanza giuridica dell’affare privato”: U. LaPorta, Il problema della causa del contratto, I, La causa ed il trasferimento dei diritti, Giappichelli, Torino, 2000, p. 25.
20) E. Pitacco, Il rischio salute nell’ambito delle assicurazioni vita. Profili tecnico-attuariali, in Atti del V Congresso nazionale di Scienza delle assicurazioni, Torino, 1996, pp. 69-70.
21) V. supra.nota 1.
22) G. Volpe Putzolu, L’evoluzione dell’assicurazione sulla vita. Problemi giuridici, in Assicurazioni, 1997, p. 23 ss.
23) I. Leoncini, Reati-contratto e reati in contratto, in Contratto e reato, a cura di Flamini e Ruggeri, Napoli, 2014, p. 177 e M. Rabitti,Contratto illecito e norma penale, Milano: Giuffré, 2000, p. 93 ss. che distingue cogenza da imperatività ai fini della valità del contratto. Si tratterebbe di un’ipotesi di c.d. nullità virtuale contrapposta alla nullità testuale in cui la legge espressamente prevede la nullità come conseguenza della violazione del disposto normativo. G. De Nova, Il contratto contrario a norme imperative, in Riv. crit. dir. priv., 1985, p. 435 ss.; F. Vassalli, In tema di norme penali e nullità del negozio giuridico, in Riv. crit. dir. priv., 1985, p. 471 ss.; M. Mantovani, Divieti legislativi e nullità del contratto, in Nuova giur. civ., 1987, II, p. 68 ss.; F. Chiappetta, I contratti d’investimento, la violazione della disciplina sulla sollecitazione del pubblico risparmio ed il problema della nullità c.d. virtuale, in Riv. dir. comm. 1991, II, p. 80 ss.; G. Villa, Contratto e violazione di norme imperative, Milano, 1993, p. 25 ss.; G. Dimito, Nullità, nullità virtuale ed interessi tutelati, in Giur. pugliese, 1995, p. 62 ss.; P. Zanelli, La nullità inequivoca, in Contr. impr., 1998, pp. 1256-1259; F. Galgano, Della nullità del contratto, in Simulazione, nullità del contratto e annullabilità del contratto, a cura di Galgano F. F.Peccenini, M. Franzoni, D. Memmo, R. Cavallo Borgia, in Comm. cod. civ. Scialoja - Branca, continuato da F. Galgano, Bologna-Roma, 1998, p. 79 ss.
24) Cfr. M. Bertolino, voce Suicidio (istigazione o aiuto al), in Dig. Disc. pen, Torino, 1999, vol. XIV, p. 116; D. Martinelli, In tema di rafforzamento del proposito suicida, in Cass. Pen, 2007, 4568.
25) Si veda il commento di A. Casalinuovo, Elemento soggettivo e contributo morale nel delitto di aiuto o istigazione al suicidio, nota a G.u.p. Catanzaro 14.2.2001, Vono, in Cass. pen., 2003, p. 636.
26) Recentemente la Cassazione penale si è pronunciata sul caso Blue Whale. C. Cass., 23 novembre 2017, n. 57503, in Ilpenalista.it, 8 maggio 2018, con nota A. Valerio,Il Blue Whale Challenge è un “gioco” odioso ma perché vi sia reato non è sufficiente la semplice istigazione. Qui la Corte ha delimitato il concetto di istigazione al suicidio: “Perché possa dirsi integrato il paradigma normativo di cui all’art. 580 c.p. occorre che l’istigazione al suicidio venga accolta, in quanto la norma postula che il soggetto indotto commetta effettivamente l’atto autolesivo; la figura tipica si realizza altresì allorquando il soggetto istigato – appunto accogliendo l’istigazione – compia un tentativo di suicidio (fatto che di per sé non costituisce reato) e, non riuscendo a realizzare il proposito, si procuri almeno una lesione grave o gravissima. Rimangono quindi fuori dall’alveo previsionale della disposizione codicistica suddetta tutte quelle ipotesi di: a) istigazione non accolta; b) istigazione accolta ma non seguita dalla concretizzazione – a opera dell’istigato – di un tentativo di suicidio; c) istigazione accolta, alla quale faccia seguito l’esecuzione di un atto suicida, che sia però tale da comportare solo lesioni lievi o lievissime”.
27) Corte d’Assise di Milano ord., 14 febbraio 2018, in Foro it., 2018, c. 414 “Non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 580 c.p., nella parte in cui prevede che le condotte di agevolazione dell’esecuzione del suicidio, che non incidano sul percorso deliberativo dell’aspirante suicida, siano sanzionabili con la pena della reclusione da cinque a dieci anni, senza distinzione rispetto alle condotte di istigazione, in riferimento agli art. 3, 13, 25, 2° comma, e 27, 3° comma, Cost.”.
28) La Corte Costituzionale con sentenza 14 marzo 2018, n. 11, www.cortecostitutizionale.it afferma: “Questa Corte ritiene pertanto che il presente giudizio non possa essere definito indipendentemente dalla risoluzione della questione sulla legittimità costituzionale dell’art. 580 c.p. nella parte in cui incrimina le condotte di aiuto al suicidio in alternativa alle condotte di istigazione e quindi a prescindere dal loro contributo alla determinazione o al rafforzamento del proposito di suicidio.La norma è così interpretata dal diritto vivente in funzione del dato letterale dell’art. 580 c.p., del suicidio come un fatto in sé riprovevole e del diritto alla vita come tutelabile a prescindere dalla volontà dell’individuo. Questa interpretazione risulta però in violazione degli artt. 2, 13, I comma e 117 della Costituzione in relazione agli artt. 2 e 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, in forza dei quali il diritto a por fine alla propria esistenza costituisce una libertà della persona, facendo quindi ritenere non lesiva di tale bene la condotta di partecipazione al suicidio che però non pregiudichi la decisione di chi eserciti questa libertà.Per questi motivi la sanzione indiscriminata di tutte le condotte di aiuto al suicidio e la previsione della stessa pena prevista per le condotte di istigazione, risulta in violazione dei principi di cui agli artt. 3, 13, II comma, 25, II comma, 27, III comma della Costituzione, che individuano la « ragionevolezza » della pena in funzione dell’offensività del fatto.” Sul tema della disponibilità della propria vita, anche attraverso una rilettura dell’art. 5 c.c. sugli atti dispositivi del corpo, si vede F. Giunta, Diritto di morire e diritto penale. I termini di una relazione problematica, in Riv. it. dir. e proc. pen., 1997, p. 86 e ss. Successivamente la Corte è intervenuta, in risposta all’ordinanza di remissione della Corte di Assise di Milano di cui alla nota precedente, invocando l’intervento del legislatore, con una sorta di ultimatum, con la sentenza Corte Costituzionale, 16.11.2018, n.207, in Ilpenalista.it 3 gennaio 2019, con nota di A. Salerno, Eutanasia cosciente e agevolazione del suicidio: l’ultimatum della Corte costituzionale. Si afferma: “Laddove, come nella specie, la soluzione del quesito di legittimità costituzionale coinvolga l’incrocio di valori di primario rilievo, il cui compiuto bilanciamento presuppone, in via diretta ed immediata, scelte che anzitutto il legislatore è abilitato a compiere, questa Corte reputa doveroso – in uno spirito di leale e dialettica collaborazione istituzionale – consentire, nella specie, al Parlamento ogni opportuna riflessione e iniziativa, così da evitare, per un verso, che, nei termini innanzi illustrati, una disposizione continui a produrre effetti reputati costituzionalmente non compatibili, ma al tempo stesso scongiurare possibili vuoti di tutela di valori, anch’essi pienamente rilevanti sul piano costituzionale". Pertanto nelle sue conclusioni la Corte rinvia all’udienza pubblica del 24 settembre 2019 la trattazione delle questioni di legittimità costituzionale sollevate con l’ordinanza indicata in epigrafe.
29) Si veda C. Cass. 15 giugno 2010, n. 22782, in Mass. Foro it., 2010: “Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 580 c.p., sotto il profilo del rafforzamento dell’altrui proposito suicida, occorre sia la dimostrazione dell’obiettivo contributo all’azione altrui di suicidio, sia la prefigurazione dell’evento come dipendente dalla propria condotta. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione con cui il giudice di merito ha affermato la responsabilità dell’imputato, in ordine al reato di cui all’art. 580 c.p., "presumendo una speculare intelligenza del rapporto reciproco dell’autore del reato e del suicida in termini di azione-reazione così assorbendo la prova del dolo in quella della causalità).” La giurisprudenza di merito pure tende a leggere in chiave restrittiva la disposizione di cui all’art. 580 cp. “In tema di istigazione o aiuto al suicidio (art. 580 c.p.), integra una agevolazione penalmente rilevante la sola condotta che sia direttamente e strumentalmente connessa all’attuazione materiale del suicidio e che si ponga essenzialmente come condizione di facilitazione del momento esecutivo del suicidio stesso (ad esempio fornire i mezzi per il suidicio, offrire le istruzioni sull’uso degli stessi, ecc.). Ne consegue che non integra il delitto di cui all’art. 580 c.p. la condotta di chi, senza influire sull’altrui proposito suicida, determinandolo o rafforzandolo, si limiti ad accompagnare in auto l’aspirante suicida dalla propria abitazione in Italia fino ad una struttura per il suicidio assistito situata in Svizzera.”: Tribunale Vicenza, 2 marzo 2016, in Riv.it.dir.eproc.pen., 2017, 1, 300, con nota di S. Chiara, Suicidio assistito in Svizzera. Riflessioni in ordine alla rilevanza penale della condotta di agevolazione.
30) L’art. 1895 prevede infatti che: “Il contratto è nullo se il rischio non è mai esistito o ha cessato di esistere prima della conclusione del contratto.” La dottrina italiana, pronunciatasi sul tema, ha definito il rischio come possibilità oggettiva di accadimento dell’evento assicurato. Si veda in particolare G. Volpe Putzolu, Il contratto di assicurazione, in Tratt. Rescigno, Torino: Utet, 1987, p. 98.Esiste così una relazione circolare tra i due elementi: rischio ed evento. Il rischio varia in funzione dell’evento, dal momento che ogni evento avrà una diversa probabilità di verificarsi.D’altro canto l’evento per essere assicurabile deve essere connotato da un certo grado di incertezza circa la sua verificabilità affinché possa sussistere il rischio, in mancanza del quale si avrà la nullità del relativo contratto di assicurazione ex art. 1895.L’evento sarà, nel caso dell’assicurazione contro i danni, una circostanza lesiva degli interessi dell’assicurato e, come tale, produttiva di un sinistro, inteso come concreto pregiudizio dell’interesse.Nel caso dell’assicurazione sulla vita l’evento sarà, invece, un accadimento attinente alla vita umana. G. Fanelli. Considerazioni sul concetto giuridico di rischio, in Assicurazioni, 1944, I, p. 50 ss.; T. Ascarelli, Studi in tema di contratto, Milano, 1953, p. 343 ss.; L. Buttaro, Assicurazione in generale, in Enc. Dir., III, Milano, 1958, p. 448.
31) Discussa la natura di sanzione della nullità che per alcuni rappresenterebbe una risposta con funzione deterrente rispetto ad una violazione. Così in particolare G. Codacci Pisanelli, L’invalidità come sanzione delle regole non giuridiche, Milano, 1940, p. 55 ss. Contra L. Lonardo, Ordine pubblico e illiceità del contratto, Napoli, 1993, p. 143 ss. con il quale si concorda nel ritenere la nullità piuttosto il risultato di un giudizio su un atto, giudizio che non dipende da una colpevolezza di chi lo ha posto in essere e che non ha funzione punitivo/deterrente.
32) “L’illegalità è frutto di una valutazione di contrarietà all’ordinamento giuridico compiuta in via immediata e diretta dalla stessa legge. Il giudizio di contrarietà a norma imperativa si realizzerà pertanto secondo un processo comparativo tra la fattispecie legale in cui è espresso il divieto e il negozio concretamente realizzato dalle parti. Per contro nel giudizio di conformità all’ordine pubblico e al buon costume, in senso stretto, il parametro di valutazione non è costituito da una norma giuridica configurante un imperativo categorico definito in una fattispecie astratta realizzata mediante la composizione di concetti universali e come tali idonei ad essere sussunti all’interno di un’argomentazione logico – formale. Infatti i parametri su cui si fonda il giudizio di liceità, ovvero ordine pubblico e buon costume, non sembrano avere un contenuto normativo universalmente disposto, ma paiono più correttamente riconducibili alla categoria delle clausole generali, costituendo così piuttosto “norme di direttiva che delegano al giudice la formazione della norma (concreta) di decisione vincolandolo a una direttiva espressa attraverso il riferimento a uno standard sociale”: così L. Mengoni, Spunti per una teoria delle clausole generali, in Riv. crit. dir. priv., 1986, p. 13. V. sul punto anche A. Belvedere, Le clausole generali tra interpretazione e produzione di norme, in Pol. Dir., 1988, p. 631 ss. La distanza tra illegalità e illiceità risulta, però, ridotta se si tiene conto che la determinazione di tale "norma concreta di decisione", non potrà che essere fondata sui principi dedotti dall’interprete dalle stesse norme di legge in quanto queste rappresentano l’unico indice da cui l’interprete può dedurre il concetto di conformità all’ordinamento. In tal senso G. Panza, Buon costume e buona fede, Napoli, 1973, pp. 187-188. Con riferimento al solo ordine pubblico A. Guarnieri, L’ordine pubblico e il sistema delle fonti del diritto civile, Padova, 1974, p. 112. In perfetta antitesi si pone altra parte della dottrina che individua nell’ordine pubblico e nel buon costume un insieme di principi metalegali. V. in particolare A. Trabucchi, voce Buon costume, in Enc. dir., vol. V, 1959, pp. 702-703.; R. Nicolò, voce Diritto civile, in Enc. dir., vol. XII, Milano, 1964, pp. 904-920; S. Rodotà, Ordine pubblico o buon costume?, in Giur. it., 1970, I, p.104 ss.Del resto il riferimento a principi metalegali fondati sulla coscienza sociale di un dato momento storico non recepiti in norme dell’ordinamento rappresentativo di quel contesto socio-culturale potrebbero risultare in contrasto con le stesse norme dell’ordinamento.Non pare invero ammissibile che la ricerca della "norma concreta di decisione" possa varcare i confini della legalità vietando ciò che l’ordinamento riconosce come lecito. Sul punto v. in particolare G.B. Ferri, Ordine pubblico, buon costume e la teoria del contratto, Milano, 1970, p. 271.
33) L’art. 1927 c.c. prevede infatti che “In caso di suicidio dell’assicurato, avvenuto prima che siano decorsi due anni dalla stipulazione del contratto, l’assicuratore non è tenuto al pagamento delle somme assicurate, salvo patto contrario. L’assicuratore non è nemmeno obbligato se, essendovi stata sospensione del contratto per mancato pagamento dei premi, non sono decorsi due anni dal giorno in cui la sospensione è cessata.” È vero che l’ipotesi del suicidio presenta caratteri particolari: il suicidio è un gesto estremo che difficilmente può lasciar pensare ad un intento fraudolento dell’assicurato ordinato a lucrare l’indennizzo; inoltre il destinatario della somma non potrà essere l’assicurato, ma sarà necessariamente un terzo designato come beneficiario. L’assicurazione per il caso di morte è infatti necessariamente stipulata nella forma dell’assicurazione a favore.Sono forse queste le considerazioni che hanno portato il legislatore, già dal codice di commercio del 1882, a disciplinare in maniera peculiare la morte dell’assicurato per suicidio.Qui l’art. 450 prevedeva l’esclusione della copertura assicurativa per il solo “suicidio volontario”. Ricordiamo sul punto le parole di uno dei Maestri del diritto delle assicurazioni C. Vivante, Il suicidio nelle assicurazioni sulla vita, Bologna, 1890, p. 12: “consento nella massima tradizionale che insegna a considerare il suicidio come malefizio sociale. Anche io sono d’avviso che ognuno abbia il dovere di vivere, perché la vita di tutti è indispensabile al normale e progressivo svolgimento delle forze sociali”.
34) Sul principio di ubiquità, in relazione alla interpretazione dell’art. 6 c.p., in caso di concorso si veda F. Aragona, Sulla rilevanza degli atti preparatori ai fini del principio di ubiquità nel concorso di persone nel reato, in Riv. it. dir. e proc. pen., 1969, p. 545.
35) G. Rocco, Sanità integrativa: ruolo centrale nel welfare aziendale, in Dir. e pratica lav., 2018, 1048; Id. La sanità integrativa: un sistema in evoluzione, in Dir. e pratica lav., 2016, 2361; E. Piras, Fondi sanitari integrativi e società di mutuo soccorso: le nuove frontiere della sanità integrativa, in Resp. civ. e prev., 2016, p. 1870.
36) M.Lippi, S.Rago, C. Ugolini, Il ruolo delle mutue sanitarie interattive, Il Mulino, Bologna, 2012 hanno dato vita ad una ricerca volta a misurare il valore aggiunto del non profit nel settore sanitario. Si è in particolare cercato di valutare la capacità delle mutue sanitarie integrative di costruire reti di protezione in grado di ampliare ed integrare quelle offerte dal settore pubblico. Gli autori pongono in luce un valore aggiunto culturale (ispirazione e diffusione dei principi solidaristici) e sociale (maggiore interazione tra soci, tra socie e società). Come valore aggiunto economico si nota che il mutualismo e la ripartizione del rischio tra gli aderenti riduce notevolmente comportamenti opportunistici e fenomeni di azzardo morale. Il rischio non è trasferito ad un soggetto terzo, ma ripartito tra gli aderenti. Inoltre non viene effettuata selezione del rischio anche se sono previsti meccanismi (periodi di carenza, scoperti, ecc.) idonei ad evitare condotte opportunistiche e meccanismi di selezione avversa.
37) Cfr. J.M. Andre, L’assurance maladie complémentaire en France: état des lieux et perspectives, in RDSS 2011 p. 210; M. Borgetto, Les complémentaires santé, renouveau ou déclin de l’assurance maladie?, in RDSS 2014 p. 789; B. Dormont,La couverture des soins par les assurances-maladie obligatoire et complémentaires: quels enjeux pour le système de soins ?, in RDSS, 2014 p. 806.

References: art. 55
 Cass. 
 Cass. 
 art. 3
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 1895