Source: https://www.iedm.it/istituto/statuto/
Timestamp: 2018-12-16 03:19:51+00:00

Document:
[Redatta nel 1996, la Premessa allo Statuto riprende e aggiorna quella scritta da Bosio e Cirese nel 1966 alla fondazione dell’IEdM]
L’Istituto Ernesto de Martino per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario è stato fondato nel 1966 per iniziativa di Gianni Bosio (1923-1971) e Alberto Mario Cirese.
In funzione dal primo gennaio 1966, in esso sono confluiti e confluiscono i risultati delle ricerche sul campo di numerosi studiosi.
Archivio sonoro specializzato che ha pure raccolto materiali di ogni genere riguardanti le culture del mondo popolare e proletario, assumendo quindi aspetto multimediale, l’Istituto è stato ed è soprattutto un laboratorio per l’analisi del comportamento sociale passato e presente del mondo oppresso e antagonista (modi di produzione, forme sociali derivate e dinamiche che ne scaturiscono, processi di trasformazione e di ricomposizione della classe), per la valorizzazione delle culture orali e in particolare per la loro utilizzazione critica negli studi storico-socio-antropologico-linguistici e all’interno della società tutta.
La mondializzazione del sistema economico occidentale, l’integrazione politica e ideologica di buona parte del pianeta insieme all’accrescimento della dipendenza delle aree “deboli” da quelle “forti”, la tendenza all’uniformazione dei modi di vita e delle culture indeboliscono o dissolvono le alterità cui l’antropologia era solita rivolgere l’attenzione. Ma altre se ne ricostruiscono, spesso altrettanto radicali, nella forma di antiche alterità che resistono contaminandosi con la modernità o in quella della moltiplicazione dei particolarismi nel cuore stesso delle società occidentali. Nondimeno è vero che nozioni come alterità, sguardo esterno, osservazione partecipante, mondo popolare e proletario, classe, richiedono di essere riesaminate alla luce delle trasformazioni degli ultimi decenni.
Quindi, i punti di partenza nel lavoro di ricerca proprio all’Istituto, non possono che essere oggi due e strettamente legati: l’osservazione, la ricerca diffusa, l’analisi dei dati resi disponibili da una raccolta fatta anche con margini di casualità e senso del contingente; e, come unico insieme con questa osservazione e ricerca diffusa, una costante messa in discussione di tutte le grandi categorie e della loro assunzione come date: solo rirapportandole tutte alla realtà si può avviare un processo di loro verifica ed eventualmente di loro adeguamento o sostituzione. Solo così potrà forse prendere forma un qualche nuovo paradigma teorico.
In particolare, di fronte a uno sviluppo sociale transculturale, l’Istituto si propone una critica rigorosa di:
tutti quegli approcci che tendono a perpetuare la visione esotica degli altri, anche sotto forma della “autenticità” nell’illusione della preservazione delle culture altre “così come sono” o sotto forma della scoperta dell’esotico dentro la stessa metropoli;
delle categorie di osservazione “etnocentriche” e “androcentriche”.
Anche categorie come “mondo popolare e proletario”, “alterità” e “classe” in questo momento debbono essere assunte provvisoriamente, in vista di una loro ridefinizione o magari di un loro definitivo abbandono a vantaggio di altre più utili allo sviluppo della ricerca oggi.
“Mondo popolare e proletario” e “alterità” sono stati da sempre concepiti nel lavoro dell’Istituto strettamente correlati a “classe”, intesa come una formazione sociale e culturale che nasce e si trasforma nella realtà attraverso processi che si possono studiare solo nel loro svolgersi nel tempo e come punti d’arrivo provvisori di processi sociali prolungati. La classe va quindi sempre considerata come il punto d’arrivo di un processo storico reale. Lo studio di questo processo, che è stato sempre l’obbiettivo centrale dell’Istituto, in questa fase di macroscopiche trasformazioni sia del capitale sia del lavoro salariato, è più che mai indispensabile per la ridefinizione delle categorie.
“Classe” diventa quindi anche una categoria euristica e analitica da utilizzarsi badando a condurre non solo l’analisi sulle vecchie forme di aggregazione, ma guardando con curiosità e attenzione soprattutto alle nuove forme di aggregazione in fieri. Sarà quindi cura dell’Istituto condurre ricerche e analisi permanenti sulle trasformazioni interne al mondo del lavoro e alle sue forme associative, sui fenomeni indotti dall’immigrazione, dalla sottoccupazione (lavoro temporaneo, saltuario, flessibile) e dalla disoccupazione, non trascurando la ricerca di ogni forma di alterità, proponendosi di fissare realtà antiche e nascenti in molti luoghi e in diverse situazioni d’Italia.
La ricerca condotta su fonti orali e fonti scritte resta nel lavoro dell’Istituto il momento di organizzazione di una interdisciplinarietà che include e rapporta tra loro quel campo variamente e incertamente definito come etnologia, etnografia, antropologia, folklore ecc., quell’altro non più nettamente distinguibile dal primo che è possibile definire come “sociologia critica” e quello della storia. La negazione delle tradizionali divisioni disciplinari tra questi campi e, all’interno della storia, tra storia “grande” e trapassata, e “piccola” e presente, è stata e rimane una costante nel lavoro dell’Istituto. Questa posizione è stata particolarmente feconda di risultati, dando vita alle prime elaborazioni storiche condotte con l’uso critico di fonti orali.
Non è questo il solo terreno su cui le prospettive e le speranze poste a fondamento dell’Istituto si sono inverate. Negli ultimi decenni le società industriali e i loro settori più avanzati sono venuti a essere sempre più inestricabilmente inseriti in un sitema di relazioni con altri tipi di società o ciò che ne resta, per cui diviene sempre più difficile distinguere urbano e industriale da rurale e tradizionale. E infatti parte dell’antropologia e della sociologia lavorano oggi in direzione di una unificazione dei loro oggetti di ricerca e per la sperimentazione di metodi complementari di lavoro, obbiettivo che è pure di taluni etnostorici, etnomusicologi, etnopsicanalisti, etnopsichiatri, psicologi cognitivi, linguisti ed economisti, a confermare che i processi di interpenetrazione tra discipline diverse si sono progressivamente ampliati. Per molti studiosi l’antropologia ha smesso di essere la scienza delle “società esotiche” per diventare riflessione critica trasversale su qualunque società. È sempre più un’antropologia “del noi”, che assume a proprio oggetto gli stessi dislivelli di cultura della società di appartenenza, studiando l’insieme delle situazioni di alterità e diversità ovunque si manifestino, interessandosi alla vita quotidiana, alla socialità, alla cultura e ai rapporti simbolici che conferiscono senso alla vita dei gruppi, prendendo le distanze dalle realtà istituzionali per aprirsi a problematiche nuove man mano che va scoprendo i principi di organizzazione della società che studia (per esempio, una comunità rurale, un quartiere urbano, un grande complesso ospedaliero, una fabbrica, un settore di lavoro, una prigione ecc.). E ciò fa guardando non solo a quanto è permanenza ed equilibrio ma anche a quanto è dinamismo, rottura, strappo, opposizione.
In ambito sociologico si indagavano ormai con sempre maggior frequenza non solo le società metropolitane, con i loro mutevoli squilibri interni, ma anche le società periferiche, adottando l’osservazione partecipante e l’analisi qualitativa delle pratiche sociali. In particolare, talune sue correnti si sono sempre più preoccupate di osservare e analizzare le pratiche sociali e le culture orali sia nei microcosmi che nella società globale (sociologia delle espressioni della cultura popolare che si sforzano di cogliere e valutare le rotture, le sovversioni e gli spostamenti compiuti da tali espressioni in rapporto alle logiche dominanti; sociologia delle controculture; sociologia della critica della vita quotidiana; sociologia dei riti quotidiani di interazione, ecc.).
Parte degli storici, con il loro progressivo allargamento d’orizzonte dalle realtà istituzionali alle masse e ai fenomeni sociali, con la dilatazione del proprio operare alla “lunga durata” e il restringimento alla “brevissima durata” ( la cosiddetta “storia immediata”), con la ormai acquisita consapevolezza che per comprendere la società e fare buona storia occorre padroneggiare i discorsi che vengono fatti su di essa dai gruppi dirigenti o di opposizione che ne fanno parte, andando cioè al di là dei discorsi e delle pratiche dominanti e prendendo in esame dati “sommersi” e apparentemente marginali, sono sempre più portati a occuparsi di argomenti che in passato erano per lo più oggetti privilegiati di antropologia o sociologia.
In tutti questi processi di ricerca ha trovato ampia conferma la fondamentale indicazione, che è anche nella “tradizione” dell’Istituto, relativa alla necessità dell’osservazione ravvicinata per esplorare le soggettività attraverso il contatto diretto e la raccolta di testimonianze orali. Solo dalla valorizzazione del contributo delle persone con cui lavoriamo nella ricerca sul campo alla conoscenza di sé e del loro mondo e attraverso la riflessione critica sul ruolo stesso del ricercatore, si può arrivare, nei diversi campi, a temperare la “scienza sociale dell’osservatore”, ponendo in una prospettiva storica il suo oggetto d’indagine e assumendo la distanza necessaria per una sua valutazione comparativa e una sua apertura all’universale.
Nel complesso si può dire che le ragioni che avevano portato alla creazione dell’Istituto si sono dimostrate fondate e quindi esso mantiene ancor oggi la fisionomia di un organismo che – come scriveva il suo fondatore – “ricerca, raccoglie, ordina, elabora, utilizza il complesso delle manifestazioni della cultura orale di tutto il mondo popolare e proletario.
Un taglio diverso, un rapporto diverso escluderebbe le contraddizioni che esistono nel mondo popolare e delle classi: taglierebbe l’Istituto fuori dalle fonti, dalle matrici, dai canali conduttori che rappresentano l’asse, forse più importante, per arricchire sul versante della spontaneità della ricerca i materiali che l’Istituto va allineando”.
Compito dell’Istituto e dei gruppi a esso collegati è anche quello di obbiettivare con la ricerca le emersioni che provengono dal mondo popolare e dal proletariato. La ricerca non può rimanere fine a se stessa, aggiungeva infatti Bosio, il che equivale a dire che “la conoscenza delle condizioni di lavoro, delle forme dello sfruttamento collegata alla lotta per trasformare una condizione soggetta, si lega dunque a un certo tipo di ricerca, di popolarizzazione e di intervento. Non vi è condizione di lavoro e di sfruttamento che non sia legata al suo proprio intervento, un intervento che lo stesso operaio conosce e indica. Si tratta di provocare queste situazioni e questo atteggiamento e di renderli comuni collegandoli”. In altre parole, l’Istituto deve assicurare le condizioni indispensabili per verificare le esperienze e per metterle a frutto, continuando a proporsi come luogo ideale e organizzativo nel quale liberamente possano convergere, confrontarsi e integrarsi i risultati e i progetti così delle analisi conoscitive come della ricerca sul campo e più in genere della documentazione e della loro comunicazione. Un luogo dunque di sperimentazione reale di indirizzi, di tecniche e di metodi: non un istituto già fatto ma da farsi nella ricerca concreta. Suo compito è inoltre, da una parte, quello di rendere più largamente note e utilizzabili quelle infrastrutture documentarie e strumentali in grado di incrementare le ricerche cui si applicano l’Istituto e le forze che in esso convergono e, dall’altra parte, di dare il massimo di circolazione possibile ai risultati di conoscenza e di metodo cui i ricercatori pervengono. E di proporre alcuni indirizzi generali come ipotesi di lavoro alla cui verifica possano collaborare i gruppi di interesse, le specifiche competenze e i settori di indagine in cui l’Istituto intende articolarsi.
Le infrastrutture documentarie e strumentali dovranno essere costituite non soltanto dalla ordinata e razionale conservazione e dagli inventari dei risultati delle rilevazioni sul campo e più in genere delle ricerche passate e future dei collaboratori dell’Istituto, ma anche dall’approntamento e dalla pubblicazione di raccolte sistematiche, di indici analitici, di repertori ragionati del materiale documentario che gli studi italiani o stranieri sono venuti mettendo in luce in questo o quel settore specifico e di significativo interesse.
Le ipotesi di lavoro che costituiscono l’oggetto centrale delle verifiche che l’Istituto intende promuovere possono così enunciarsi:
la condizione essenziale per ogni ulteriore utilizzazione teorica e pratica del patrimonio concettuale ed espressivo del mondo popolare e proletario è costituita da un attacco conoscitivo metodologicamente rigoroso e finalizzato a cogliere la realtà al di là delle mascherature ideologiche e mistificatorie e attento a non isolare arbitrariamente l’oggetto della ricerca dal contesto storico globale in cui si inserisce;
la garanzia contro i rischi delle mescolanze promiscue tra ricerca conoscitiva e riproposta ideologica non è costituita dalla astratta separazione dei due momenti, ciascuno chiuso in una sua pretesa autonomia, ma sta invece in un rapporto dialettico che, ove se ne abbia profonda consapevolezza, fa sì che la ricerca pura si traduca in impegno e l’impegno in scienza;
l’impegno civile che ha sostanziato di sé i momenti più importanti della lunga tradizione di ricerche sul mondo popolare e proletario si esprime, oggi, come rifiuto di accettare passivamente le operazioni di organizzazione dei consensi che si attuano soprattutto attraverso i grandi canali di comunicazione di massa; come contestazione attiva della pretesa del potere e dei gruppi egemonici odierni di imporre unilateralmente i propri modelli culturali e di sottomettere integralmente la produzione di cultura alle leggi del mercato e alla logica del profitto; come comunicazione scientifica oppositiva di documenti diretti e di analisi critiche che rompano l’esclusivismo culturale ufficiale; come proposta di nuovi prodotti di cultura consapevolmente legati al recupero del fondamentale carattere oppositivo che anima modi e forme del mondo popolare e proletario.
Infine: momento importante di una difesa della memoria del mondo popolare e proletario è anzitutto il garantirne la perpetuazione di fronte ai tentativi di distruzione che vengono operati da gran parte della industria culturale e delle istituzioni (per esempio, a tutt’oggi non esiste una legge che tuteli il patrimonio orale o audiovisivo alla stregua di quello cartaceo).
Per l’attuazione di questo programma di ricerche e verifiche l’Istituto provvederà, come suo compito istituzionale, all’approntamento delle strutture organizzative, documentarie e strumentali; alla utilizzazione delle competenze specifiche che, al di fuori dell’Istituto, appaiano necessarie per l’organico approfondimento delle ricerche; alla più larga disponibilità possibile (ed eventualmente anche alla ricerca) dei documenti necessari ai progetti perseguiti; alla programmazione di ricerche sistematiche da condurre in proprio o da affidare a collaboratori qualificati, e all’appoggio a iniziative personali o di gruppo che giudichi meritevoli; alla creazione delle condizioni e delle occasioni per il confronto, la discussione e lo scambio delle esperienze e dei risultati di lavoro dei gruppi o dei singoli che aderiscono all’Istituto, e per la verifica complessiva della validità o meno delle ipotesi di lavoro e della struttura organizzativa dell’Istituto nel suo complesso; all’apprestamento dei dischi, audiovisivi, libri, spettacoli, concerti, film, convegni, ecc., ritenuti utili per lo sviluppo del lavoro dell’Istituto.
per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario, fondato da Gianni Bosio e Alberto Mario Cirese nel 1966
Letto, discusso e approvato dall’Assemblea Annuale Ordinaria e Straordinaria dei Soci dell’Istituto Ernesto de Martino (Milano, Circolo Arci Corvetto, 13 aprile 1997)
L’Istituto Ernesto de Martino per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario fu fondato nel 1966 da Gianni Bosio. II 21 dicembre 1972, con atto pubblico presso il Notaio Dott. Giuliana Raja, n. 103255 Rep., n. 3213 Racc., registrato a Milano il 9.1.1973, l’Istituto si costituì come Associazione con la denominazione “Istituto Ernesto De Martino per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario – Fondato da Gianni Bosio nel 1966”. In quella occasione fu steso e approvato lo Statuto dell’Associazione, che ne ha costituito da allora la base di funzionamento.
II presente Statuto costituisce la modifica, operata secondo i dettami del Codice Civile, di quello Statuto originario, che si componeva di una “Premessa” e di un testo articolato in sei articoli, integralmente sostituiti dalla presente stesura approvata dall’Assemblea dei Soci in data 13 aprile 1997.
Art. 1) – È costituita con sede legale in Milano, via Abbondio Sangiorgio 12, e sede operativa in Sesto Fiorentino (Firenze) l’Associazione denominata “ISTITUTO ERNESTO DE MARTINO PER LA CONOSCENZA CRITICA E LA PRESENZA ALTERNATIVA DEL MONDO POPOLARE E PROLETARIO – FONDATO DA GIANNI BOSIO NEL 1966” (qui di seguito citata anche come “Associazione IEDM”).
L’Associazione ha durata illimitata e non ha alcun fine di lucro.
I fondamenti teorici, politico-culturali e scientifici della Associazione IEDM sono esposti nella Premessa del 1966 (Allegato A), e in quella approvata contestualmente al presente Statuto (Allegato B), di cui fanno parte integrante.
Per il raggiungimento dei propri scopi l’Associazione IEDM promuover à e svolgerà, in proprio o avvalendosi di risorse esterne, attività di ricerca, di studio, di elaborazione, catalogazione e diffusione di materiali, prodotti e servizi, in qualsiasi forma: tra cui, a titolo puramente esemplificativo ma non esclusivo, promuovere organizzare ed effettuare ricerche, convegni, corsi, seminari, spettacoli; produrre, editare, pubblicare rappresentare e diffondere anche per via commerciale, materiali scritti, sonori, iconografici e audiovisivi su supporto cartaceo, ottico, elettronico e magnetico e comunque realizzati con ogni altro mezzo attualmente conosciuto o che possa essere scoperto in futuro. Promuoverà inoltre, nelle forme ritenute più opportune, contatti, intese, accordi anche operativi, sia a livello nazionale che internazionale con enti, associazioni, gruppi locali o persone singole che perseguano, in tutto o in parte, fini analoghi o complementari a quelli dell’Associazione IEDM. Promuoverà anche la nascita di gruppi e associazioni affiliate all’Associazione IEDM.
FONDI E PROVENTI
Art. 3) – I fondi e i proventi dell’Associazione IEDM sono costituiti da:
le quote di associazione, di iscrizione e di contribuzione dei soci e altri eventuali contributi di qualunque fonte;
i reperti derivanti dal perseguimento degli scopi statutari;
gli eventuali proventi derivanti dalle attività dell’Associazione IEDM;
i beni e le attrezzature utilizzati per il perseguimento degli scopi sociali;
lasciti e donazioni di qualunque genere purché accettati dagli organi sociali;
le giacenze e i depositi presso banche, istituti di credito, uffici postali e simili.
Art. 4) – L’associazione IEDM è composta da soci ordinari, sostenitori, iscritti, onorari: possono essere soci le persone di qualunque nazionalità, purché maggiorenni.
I soci ordinari sono persone fisiche che condividono e fanno propri i principi e gli scopi dell’associazione IEDM e partecipano regolarmente alla sua attività. Essi sono soggetti al pagamento di una quota annuale di associazione.
Sono soci ordinari i soci citati nell’atto costitutivo come “soci fondatori” e quelli che sono stati o saranno successivamente ammessi con deliberazione dell’Assemblea. L’ammissione di nuovi soci ordinari è deliberata dall’Assemblea su proposta di almeno tre dei suoi componenti.
I soci sostenitori sono persone giuridiche (enti pubblici o privati, fondazioni, associazioni e simili e associazioni non riconosciute), interessate a sostenere anche finanziariamente gli scopi e le attività dell’Associazione IEDM. Essi sono soggetti al versamento di una quota annuale di contribuzione in danaro o altro.
L’ammissione di nuovi soci sostenitori è deliberata dall’Assemblea su proposta di almeno tre dei suoi componenti; i nuovi soci sostenitori devono comunicare il nome e il cognome del foro rappresentante nell’Associazione IEDM dando a quest’ultima tempestiva notizia di ogni variazione.
I soci iscritti sono persone fisiche interessate all’attività dell’Associazione IEDM, che si impegnano a rispettarne i principi lo Statuto e i regolamenti. Sono ammessi dalla Giunta Esecutiva e sono tenuti al pagamento di una quota annuale di iscrizione. Particolari condizioni di iscrizione possono essere deliberate dalla Giunta Esecutiva.
Sono soci iscritti anche i rappresentanti formalmente designati da gruppi o associazioni di cui all’Art. 2, ultimo comma, del presenta statuto.
I soci onorari sono persone fisiche che hanno conseguito particolari meriti su scala nazionale o internazionale nel campo delle ricerche e degli studi inerenti agli scopi dell’Associazione IEDM. Vengono chiamati a far parte della Consulta scientifica e non sono tenuti al pagamento di quote. La nomina a socio onorario è deliberata dall’Assemblea su proposta di almeno cinque dei suoi membri.
Tutti i soci hanno diritto a partecipare alle attività dell’Associazione IEDM e ad usufruire dei servizi offerti dalla stessa e dell’accesso ai materiali conservati presso l’Associazione IEDM, alle condizioni fissate da apposito regolamento approvato dall’Assemblea.
La qualità di socio viene meno, oltre che per morte,
per il mancato versamento, entro le scadenze fissate, dei contributi e/o delle quote di associazione, di iscrizione o di contribuzione dovute;
per recesso che va comunicato dal socio alla Giunta esecutiva. II recesso non dà diritto alla restituzione delle quote e contributi già versati;
a seguito di delibera motivata dell’Assemblea, su proposta della Giunta esecutiva, qualora il socio abbia messo in atto comportamenti lesivi per l’immagine dell’Associazione IEDM o di nocumento per il regolare svolgimento della sua attività. Il provvedimento di esclusione pronunciato dall’Assemblea è inappellabile.
Art. 5) – Sono organi dell’Associazione IEDM:
la Consulta scientifica.
Art. 6) – L’Assemblea è costituita da tutti i soci ordinari in regola con il pagamento delle quote associative; ad essa possono partecipare senza diritto di voto i soci sostenitori, iscritti e onorari.
L’Assemblea si riunisce, su convocazione del Presidente, in sessione ordinaria almeno una volta all’anno e inoltre ogni qualvolta lo richiedano la Giunta esecutiva o la maggioranza semplice [/in alternativa: un terzo/] dei soci ordinari o almeno un terzo degli aventi diritto a partecipare all’Assemblea stessa. La richiesta di convocazione e la convocazione devono indicare, in un ordine del giorno, i punti su cui l’Assemblea sarà chiamata a deliberare.
approvare gli indirizzi programmatici di attività;
approvare il regolamento interno per l’accesso ai materiali custoditi dall’Associazione IEDM e per la loro utilizzazione;
deliberare l’ammissione dei soci ordinari e la nomina dei soci onorari;
stabilire ogni anno, per l’anno successivo, le quote minime annuali di associazione, di contribuzione o di iscrizione;
approvare le modifiche statutarie e decidere lo scioglimento dell’Associazione IEDM, determinandone le modalità e provvedendo alla demolizione del fondo associativo residuo;
fissare ogni anno per l’anno successivo il compenso dovuto al Presidente.
L’Assemblea è validamente costituita in prima convocazione quando sia presente o rappresentata la maggioranza dei soci ordinari; in seconda convocazione – che potrà avere luogo anche nello stesso giorno della prima – quale che sia il numero dei soci ordinari presenti.
Gli associati potranno farsi rappresentare nell’Assemblea da altro associato delegato per scritto. Nessun associato potrà essere portatore di più di due deleghe.
L’Assemblea è presieduta dal Presidente dell’Associazione IEDM o, in caso di sua assenza o impedimento, dal socio ordinario più anziano di età tra i presenti. Delibera di norma a maggioranza assoluta dei membri presenti o rappresentati.
Per l’approvazione di modifiche allo statuto e per la delibera di scioglimento dell’Associazione IEDM è richiesta la presenza, anche per delega, dei due terzi degli aventi diritto e il voto favorevole della maggioranza di quelli presenti.
Art. 7) – La Giunta esecutiva viene eletta dall’Assemblea e dura in carica tre anni; i suoi membri sono rieleggibili. La carica è gratuita.
La Giunta è composta dal Presidente e da non meno di tre e non più di otto soci ordinari. Viene convocata dal Presidente o, in caso di comprovato impedimento, dal membro più anziano di età. Le sedute sono valide in presenza di almeno la metà dei suoi membri; le delibere sono prese a maggioranza; in caso di parità prevale il voto di chi la presiede.
Qualora, per qualsiasi ragione, il numero dei componenti della Giunta scenda stabilmente sotto la metà, la Giunta sarà integrata, sino alla data della successiva Assemblea, per cooptazione tra gli aventi diritto.
La Giunta esecutiva disciplina e coordina l’attività dell’Associazione IEDM mettendo in atto gli indirizzi programmatici approvati dall’Assemblea e intraprendendo tutte le iniziative necessarie. Predispone il bilancio preventivo e consuntivo, i programmi e i rendiconti dell’attività.
Costituisce settori e gruppi di ricerca, di studio, di lavoro, di progetto, assegnando i relativi incarichi e le relative responsabilità, e stabilendo eventuali compensi. Stabilisce le modalità di corresponsione delle quote di associazione, di iscrizione e di contribuzione; formula proposte all’Assemblea in ordine all’attuazione di quanto previsto nel presente Statuto. Delibera in merito all’ammissione di soci sostenitori e all’accettazione di lasciti e donazioni.
Art. 8) – Il Presidente è eletto dall’Assemblea, dura in carica tre anni ed è rieleggibile. Convoca e presiede l’Assemblea e la Giunta esecutiva. Garantisce la linea e il livello culturale e scientifico dell’Associazione IEDM, ne assicura il regolare funzionamento e ne promuove lo sviluppo, secondo i deliberati programmatici dell’Assemblea e avvalendosi della collaborazione operativa della Giunta esecutiva e dei pareri espressi dalla Consulta scientifica che presiede.
Il Presidente rappresenta l’Associazione IEDM a tutti gli effetti, con tutti i poteri di ordinaria e di straordinaria amministrazione dei fondi associativi senza alcuna limitazione, ivi compresi quelli di aprire ed estinguere conti correnti, prelevare sugli stessi, emettere, incassare, girare, avallare assegni, cambiali tratte e pagherò bancari, di depositare, prelevare, rilasciare quietanze e in genere di compiere ogni altra operazione anche presso banche, istituti di credito, enti pubblici, persone fisiche e giuridiche, comprese le Poste per il ritiro di raccomandate e assicurate.
Il Presidente, di intesa con la Giunta esecutiva, può designare uno dei membri di quest’ultima come Tesoriere, assegnandogli le deleghe relative; e può attribuire ad altro membro della Giunta, con atto scritto, l’incarico di sostituire lo stesso Presidente nelle proprie funzioni in caso di impedimento.
Art. 9) – Il Collegio dei revisori dei conti è composto da tre membri effettivi con un supplente; è eletto dall’Assemblea e dura in carica tre esercizi. I revisori sono rieleggibili; la carica è gratuita.
Il Collegio controlla l’amministrazione dell’Associazione IEDM verificando le operazioni di cassa, accertando la regolare tenuta della contabilità, esaminando i bilanci preventivi e consuntivi e certificandone la veridicità.
Art. 10) – La Consulta scientifica è formata dai soci onorari e da membri eletti dall’Assemblea su proposta della Giunta. Viene convocata dal Presidente – che assume anche la presidenza della Consulta, o la delega volta a volta a uno dei suoi membri, – almeno una volta l’anno. Alle sue riunioni, valide quale che sia il numero dei membri intervenuti, possono partecipare, a proprie spese, tutti i soci.
La Consulta fornisce pareri in merito all’impostazione e all’orientamento culturale e scientifico dell’Associazione IEDM e ai suoi rapporti con la comunità scientifica e accademica nazionale e internazionale. Di tali pareri il Presidente dell’Associazione IEDM riferisce all’Assemblea perché questa ne tenga il dovuto conto nelle proprie deliberazioni.
Art. 11) – L’Assemblea, all’atto della deliberazione di scioglimento, provvede alla nomina di un liquidatore munito dei più ampi poteri e decide circa la destinazione degli eventuali residui attivi. I beni costituiti dai fondi di archivio, qualora non vengano richiesti dai depositanti, dovranno essere destinati a enti di diritto pubblico aventi finalità culturali.
Art. 12) – Per quanto non previsto nel presente statuto valgono le norme di legge in materia associativa.
Allegato A: la Premessa del 1966;
Allegato B: Premessa approvata contestualmente al presente Statuto.
Approvato all’unanimità il 13 aprile 1997

References: Art. 1

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12