Source: http://www.ilcommercialistainrete.com/2010/01/
Timestamp: 2017-10-21 16:01:49+00:00

Document:
Il Commercialista in Rete: 01/2010
Sono una giovane creatrice di borse e gioielli completamente realizzati a mano che vendo saltuariamente in mercatini e e-shop pur non avendo partita iva in quanto, essendo opere d'ingegno,non necessitano di autorizzazione amministrativa e di conseguente emissione dello scontrino fiscale ai sensi di legge, dell’articolo 4 comma 2 lettera H del decreto legge 114/98 del 31/03/1998.
Recentemente ho trovato un negozio interessato alla vendita delle mie creazioni ma con un sistema di contovendita. Mi ha chiesto però di specificare le eventuali condizioni.
Dando un'occhiata in rete il consiglio più diffuso è di rilasciare una dichiarazione in cui si dice che lascio tot oggetti, che ricaverò tot euro in caso di vendita, e che dico che sono lavori artigianali e fatti occasionalmente. Ciò è corretto?esistono modelli di contratti per il contovendita?quali sono le percentuali più opportune da proporre?
Quesito: lavoro dipendente e prestazioni occasionali d'opera.
sono un dipendente assunto a tempo indeterminato.
Una società mi ha chiesto se, senza interferire con la mia situazione lavorativa, posso svolgere per loro piccoli interventi occasionali, non continuativi ed assolutamente sporadici.
Si tratterebbe di due/tre interventi annui che complessivamente richiederebbero un impegno di una decina di giorni lavorativi, per un ammontare inferiore ai 5000 € annui.
Come posso svolgere tale attività, rimanendo nell'ambito della Legge e senza avere grane col Fisco?
Ho letto di "lavoro in ritenuta d'acconto", se non vado errato dovrebbe significare che questa società riterrebbe dal mio compenso una certa che verrebbe poi in qualche modo corrisposta al Fisco, è esatto?
Dovrei dichiarare anche questi redditi in qualche modo?
Quesito: dottorato e figli a carico.
ho 25 anni e a breve inizierò il dottorato di ricerca, con una borsa di studio, non dell'univeristà ma di un altro ente di ricerca. Comunqe dello stesso identico importo della borsa usuale, e a tutti gli effetti ad essa equivalente.
Volevo sapere se risulterei ancora a carico di mio padre.
Quesito: iva e agevolazioni fiscali.
la mia convivente ha ricevuto in donazione un edificio rurale, accatastato come C2 (stalla e fienile, in disuso da più di 10 anni)
Abbiamo avuto il "Permesso di costruire" dal comune per la ristrutturazione e la trasformazione in civile abitazione
Il primo quesito riguarda l'aliquota , è al 10% ?
il secondo la possibilità di usufruire della detrazione 36% visto che lavoriamo comunque su un c2 che solo in seguito alla ristrutturazione cambierà la destinazione d'uso
Quesito:diritti su acquisti dischi negli USA.
Ho una societa' che produce dischi e li propone in vendita in america. Periodicamente ricevo assegni in $, vorrei sapere come comportarmi sia nei confronti dell'IVA che delle IIDD. Alla fonte non ci sono trattenute.
sono un pensionato INPS dal 2004 e inoltro la presente per sottoporVi il mio caso con la speranza di una possibile soluzione per il recupero di una rilevante somma di Irpef trattenutami dal datore di lavoro sull'incentivazione all'esodo percepita nel 2001 quando avevo 54 anni.
Sono al corrente che l'istanza di rimborso doveva essere inoltrata, a pena di decadenza, entro 48 mesi dalla percezione dell'incentivazione.
Ritengo però ingiusto questo termine in quanto, nel caso specifico (che credo riguardi migliaia di ex lavoratori), viene generata una ulteriore discriminazione che si aggiunge a quella della parità di trattamento dei sessi.
Infatti, considerato che la norma Italiana era in contrasto con quella Europea e che la Corte di Giustizia UE ha condannato l'Italia al risarcimento, sarebbe corretto dare la possibilità di richiedere il rimborso del 50% dell'Irpef pagata con inizio dei 48 mesi di prescrizione decorrenti dalla data della sentenza della Corte UE e non dalla data di versamento dell'Irpef.
Contributi Inps per colf e badanti. Gli importi dovuti per il 2010.
Pubblicati, nella circolare Inps n. 11 del 28 gennaio, i contributi per colf e badanti in vigore dal 1° gennaio 2010. Gli importi sono stati aggiornati alle nuove fasce di retribuzione, rilevate dalla variazione annuale Istat sui consumi che, tra il 2008 e il 2009, è risultata dello 0,7 per cento. Modesto l'aumento dell'importo contributivo che, ad esempio, nella prima fascia di retribuzione oraria (fino a 7,22 euro l'ora) registra un +0,01% rispetto al 2009.
Scudo fiscale, estensione dei termini. Scadenza fissata al 30 aprile 2010.
Invalidità civile. Utilizzo procedura telematica.
Per la gestione coordinata della fasi amministrative e sanitarie del nuovo processo di riconoscimento dell’invalidità civile, l’Inps ha realizzato un’apposita applicazione, disponibile nella sezione “Servizi on-line” del sito internet dell’Istituto. Nell’abito di tale procedura, la domanda per il riconoscimento dei benefici può essere presentata, oltre che dai cittadini in possesso del PIN rilasciato dall’Istituto, soltanto dagli Enti di Patronato e dalle Associazioni di categoria dei disabili (ANFFAS, ANMIC, ENS e UIC). Queste ultime, munite di PIN, sono abilitate ad utilizzare la procedura per la compilazione e trasmissione telematica delle domande. Gli Enti di Patronato, invece, sono gli unici organismi abilitati all’utilizzo della procedura per seguire l’intero procedimento fino all’eventuale erogazione della prestazione.
Il prorata si determina sui conti annuali.
L’Agenzia delle Entrate, rispondendo ad un quesito formulato nel corso della teleconferenza organizzata dal Sole 24 Ore, svoltasi lo scorso 27 Gennaio, ha precisato che l’Iva non versata in ragione dell’utilizzo di un prorata determinato in base alle risultanze contabili dell’ultima liquidazione periodica dell’anno precedente, invece che con riferimento ai dati annuali, configura un caso di insufficiente versamento; quindi, tale violazione sconta la sanzione del 30 per cento, che potrà essere ridotta mediante ricorso all’istituto del ravvedimento operoso.
Bollo auto 2010 - Guida al pagamento.
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la guida al pagamento del bollo auto e moto per l’anno 2010.
Rapporto tra gli incentivi fiscali e i contributi comunitari, regionali e locali.
Con risoluzione l’Agenzia delle Entrate ha illustrato le modalità di fruizione, ai fini Irpef, della detrazione d’imposta del 55 per cento per gli interventi di riqualificazione degli immobili, nel caso in cui la stessa concorra con eventuali incentivi comunitari, regionali o locali, riconosciuti per i medesimi interventi.
RISOLUZIONE N. 3/E DEL 26 GENNAIO 2010
Affitto di azienda con plafond.
Trasferimento del plafond a stretto rigore normativo. Nei casi di affitto di azienda dell'"esportatore abituale", infatti, l'affittuario può acquistare e importare beni e servizi senza pagamento dell'Iva (nei limiti, appunto, del plafond), anche se il contratto non prevede espressamente il trasferimento di tutti i rapporti con la clientela.
Può sintetizzarsi così il chiarimento dell'Agenzia delle Entrate, arrivato per bocca del sottosegretario Daniele Molgora nell'ambito delle interrogazioni a risposta immediata, tenutesi ieri presso la Commissione Finanze della Camera.
La risposta è nella norma
La necessità di trasferimento delle posizioni creditorie e debitorie relative all'azienda affittata emergeva da vecchie pronunce dell'Amministrazione finanziaria che, sebbene oramai datate, non erano state ancora ufficialmente "aggiornate".
In effetti, la norma di riferimento (l'articolo 8 del Dpr 633/1972) condiziona il passaggio del plafond alla sua espressa previsione nel contratto di affitto e alla relativa comunicazione, entro 30 giorni, all'ufficio dell'Agenzia delle Entrate territorialmente competente. Nient'altro. Nessun cenno ai rapporti con la clientela, il trasferimento dei quali, perciò, non è richiesto.
Via libera "controllato"
L'apertura non significa, in ogni modo, recinto aperto. Si è fatto cenno all'imprescindibilità della comunicazione agli uffici finanziari del subentro dell'affittuario nel plafond. Una comunicazione che attiverà l'Agenzia delle Entrate nella verifica di eventuali utilizzi distorti dell'istituto e, soprattutto, nella ricerca di profili elusivi delle operazioni di affitto di azienda, specie nelle ipotesi in cui il trasferimento dei rapporti con la clientela non è previsto.
Accertamento induttivo. Verifiche su conti correnti bancari.
In caso di incendio della documentazione contabile, il contribuente può opporsi all’accertamento induttivo anche mediante prova testimoniale, ma se non riesce a giustificare i versamenti sui propri conti correnti bancari l’atto impositivo resta valido.
È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con sentenza n. 587 del 15 gennaio 2010, ha accolto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, spiegando anche che gli elementi acquisiti a seguito di una ricerca sui conti correnti invertono comunque l’onere probatorio sul contribuente.
La sentenza della Commissione tributaria regionale, ora opposta in Cassazione, rigettando l’appello dell’ufficio, ha confermato l’illegittimità dell’avviso di accertamento emesso a seguito di indagini bancarie nei confronti di un imprenditore individuale. Quest’ultimo ha asserito di non aver potuto eccepire nulla contro la contestazione perché la documentazione (quella prevista dall’articolo 22 del Dpr 600/1973 e dall’articolo 39 del Dpr 633/1972), per cause assolutamente accidentali, era andata distrutta da un incendio.
Il giudice a quo, sposando la tesi del contribuente, ha ritenuto che l’Amministrazione finanziaria ha instaurato il contenzioso senza che però ne sussistessero i presupposti in quanto le indagini bancarie esaminate in modo acritico dall’ufficio non potevano fare emergere a carico del verificato presunzioni precise e concordanti. Non solo. Il giudice del riesame aveva anche rilevato come i dati bancari non fossero adeguati a rappresentare la base di un accertamento induttivo e che, in fondo, il privato non avesse alcuna colpa se le scritture erano andate distrutte. Sostanzialmente, quindi, la circostanza che il privato non avesse più la documentazione non legittimava l’Amministrazione a ricorrere alle indagini bancarie e, dunque, alla ricostruzione induttiva del reddito.
Di segno opposto a quella dei giudici di merito la posizione della Cassazione. L’Agenzia delle Entrate, ricorrente, aveva chiesto al giudice di legittimità di chiarire se, in presenza di indagini finanziarie (recte, verifica bancaria) e, quindi, di presunzioni legali, il contribuente, privo di scritture contabili, fosse legittimato e di conseguenza giustificato a denunciare semplicemente la vicenda senza apportare documentazione sostitutiva o altri mezzi di prova a norma dell’articolo 2724, n. 3), cc, “dimostrato l’erroneità della ricostruzione della posizione reddituale operata dall’Ufficio”.
Argomenta la Suprema corte al riguardo che, secondo giurisprudenza consolidata (per tutte, più di recente, Cassazione 4589/2009), in presenza di elementi dotati di siffatto grado di certezza (quale è il potere di cui trattasi, previsto dall’articolo 32, comma 1, n. 2), Dpr 600/1973), l’onere probatorio si inverte automaticamente sul contribuente, ma che, comunque, lo stesso è onerato di dimostrare che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non siano riferibili a operazioni imponibili, mentre l’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto, ex lege, attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti bancari (e non dimostrati ai fini dell’utilizzazione reddituale).
Detto principio è accompagnato da un altrettanto consolidato orientamento di legittimità (v. Cassazione 10175/1995, 10238/1997, 13605/2003, 21233/2006, 9610/2008) secondo cui, nel caso di incolpevole impossibilità di produrre documentazione contabile a prova contraria, a causa di furto ovvero di incendio, in base alla regola generale contenuta nel richiamato articolo 2724, n. 3), cc, la perdita senza colpa del documento occorrente alla parte per attestare una circostanza a lei favorevole non costituisce motivo di esclusione dall’onere della prova, né sposta il medesimo a carico dell’ufficio, ma rileva esclusivamente come situazione autorizzativa del contribuente per ricorrere alla prova per testimoni o per presunzioni, in deroga ai limiti a tal fine stabiliti nel processo tributario.
In tal modo, la Suprema corte ammette un’“eccezione” alla rigida regola contenuta nell’articolo 7, comma 4, del Dlgs 546/1992 (norma che indirettamente mira a garantire il mantenimento dell’efficacia probatoria delle scritture contabili e dei documenti, impedendo che la distruzione di essi venga preordinata a fini di evasione fiscale), in base al quale nel processo tributario non sono “ammessi il giuramento e la prova testimoniale” (in proposito, occorre ricordare che, con sentenza 10962/1992, la terza sezione penale della Cassazione ha stabilito che l’evasione totale delle imposte e la mancata istituzione dei libri contabili obbligatori non escludono la configurabilità della frode per distruzione od occultamento di documenti contabili dal momento che l’evasore avrebbe dovuto conservare tutte le altre scritture prescritte dalla normativa fiscale).
In tal caso, a ben vedere, la Corte è stata flessibile per forza di cose poiché, in caso contrario, il contribuente, con i documenti andati distrutti da un incendio piuttosto che sottratti da terzi, avrebbe potuto avere ragione a prescindere dal loro contenuto. Infatti, soltanto l’omessa manifestazione di volersi avvalere di ulteriori mezzi istruttori comporta il mancato assolvimento degli oneri probatori e il rigetto del ricorso (Cassazione 21233/2006).
Sull’argomento della perdita o distruzione accidentale o furto dei documenti contabili c’è da osservare che manca nell’ordinamento una norma specifica che ne disciplini le conseguenze, ad eccezione dell’articolo 39, comma 2, lettera c), Dpr 600/1973, dove si dichiara che, qualora le scritture contabili non siano disponibili per “causa di forza maggiore”, viene attribuito all’ufficio il potere di determinazione induttiva del reddito, avvalendosi anche di presunzioni semplici, ancorché prive dei requisiti di gravita precisione e concordanza (articolo 2729 cc).
La causa di forza maggiore, in linea generale, è quella scriminante in cui l’evento si manifesta malgrado l’adozione di un comportamento diligente (bonus pater familias). Per effetto di tale situazione normativa, è evidente come sia abbastanza problematico il comportamento che il contribuente deve seguire nel caso in cui le scritture, per motivi indipendenti dalla propria volontà, vengano perdute. L’unica conclusione certa che si può trarre dall’interpretazione della norma sopra richiamata è che, in sede di controllo, l’ufficio dovrà adottare l’accertamento induttivo e non quello analitico, non essendo possibile basarlo sulle scritture contabili in quanto mancanti. Ciò, comunque, non significa che il contribuente, che nonostante la propria buona volontà abbia avuto distrutti o sottratti i documenti e le scritture contabili, sia esonerato dal rimediare al danno.
Al contrario, la giurisprudenza concorda nell’affermare che il contribuente, successivamente all’evento dannoso, abbia il dovere di adoperarsi per ricostruire i dati e gli elementi contenuti nelle scritture andate distrutte. Nella pronuncia 10238/1997, la Cassazione ha stabilito infatti che incombe al contribuente l’onere di provare l’affermata distruzione dei documenti contabili, in quanto, in base alle generalissime regole processuali, l’enunciazione di un fatto deve essere provata da chi lo adduce (“reus in excipiendo fit actor”).
Anche la stessa Amministrazione finanziaria (risoluzione 445366/1991) ha riconosciuto, non sussistendo ostacoli sotto il profilo normativo, l’evento di forza maggiore in presenza di furto di documentazione, regolarmente denunciato, non attribuibile a negligenza, con conseguente possibilità per il contribuente di adottare una procedura di “ricostruzione” contabile per la registrazione dei dati rilevanti ai fini dell’Iva.
È evidente che un comportamento positivo del contribuente, improntato alla attiva collaborazione nella ricostruzione delle scritture contabili, non potrà non essere favorevolmente valutato dal giudice nell’ambito del suo prudente apprezzamento.
La soluzione della prospettata problematica è oggi, comunque, meno incidente, considerato che oramai la contabilità è posta in essere - generalmente - in maniera informatica, senza sottacere la disciplina che ha semplificato la tenuta dei libri contabili. La soppressione dell’obbligo della bollatura e vidimazione dei registri Iva nonché del registro dei cespiti ammortizzabili permette agevolmente di poter ristampare in qualunque momento le scritture contabili, per cui, fermo restando che per il passato resta valida la regola stabilita dalla riferita giurisprudenza e dal citato documento di prassi, oggi si può ammettere una nuova istituzione del libri mancanti, numerando le pagine necessarie e provvedendo alla ristampa dei registri smarriti o distrutti. E’ anche utile a tal fine, prima di procedere alla ristampa dei registri che sono andati perduti, procedere con una denuncia alla competente autorità di pubblica sicurezza.
Il problema è più delicato nella diversa ipotesi in cui la perdita riguardi anche (o soltanto) le fatture e, in generale, i documenti probatori dei fatti di gestione (ricevute, corrispondenza commerciale, eccetera), nel qual caso il contribuente si vedrà addossato il gravoso compito di reperire dai propri interlocutori (clienti, fornitori, banche, eccetera) le copie mancanti, non essendo onere dell’Amministrazione procedere a un esame incrociato dei dati dei diversi contribuenti.
Da ultimo, resta da ricordare che l’articolo 10 del Dlgs 74/2000punisce con la reclusione chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o l’Iva, ovvero di consentire l’evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari.
Cauzioni per imballaggi a rendere.
Fatturazione in vista per gli imballaggi non riconsegnati. Gli importi addebitati ai clienti per i "contenitori", espressamente destinati alla restituzione, ma che non sono rientrati, costituiscono somme soggette a Iva. La norma, però, concede la possibilità di fatturarli una sola volta all'anno, entro il mese di gennaio.
In generale, il prezzo pagato per gli imballaggi, qualora ne sia stato pattuito il rimborso al momento della restituzione, è escluso dalla base imponibile Iva. La loro cessione costituisce un'operazione autonoma pur essendo necessario evidenziare l'importo della relativa caparra nella fattura di vendita della merce.
Tuttavia, può accadere che gli stessi imballaggi, o alcuni di essi, non vengano resi. Pertanto, la somma incassata a titolo di cauzione dal cedente viene definitivamente incamerata. Ciò determina l'obbligo di fatturazione del corrispettivo, ora soggetto a Iva.
A questo punto, la regolarizzazione contabile della mancata restituzione dei "contenitori" può avvenire o seguendo le regole generali per la fatturazione (articolo 21 del Dpr 633/1972) o avvalendosi delle particolari disposizioni contenute nel decreto ministeriale dell'11 agosto 1975 e cioè emettendo, entro il 31 gennaio (per il 2010, entro il 1° febbraio), una fattura globale annua per tutte le consegne effettuate nel periodo d'imposta precedente, anche nei confronti di diversi clienti.
Norma speciale, fattura speciale
Nel documento contabile, al posto dell'indicazione dei cessionari, andrà annotato il riferimento al Dm 18 agosto 1975: questo perché la fattura in questione non deve essere consegnata ai clienti.
L'Iva sarà applicata alla differenza tra imballaggi consegnati e restituiti in ogni anno solare. A tal fine, durante ciascun periodo d'imposta, i venditori sono tenuti ad annotare, su di un apposito registro, le consegne e le restituzioni di recipienti e imballaggi, divisi per tipo e aliquota. Naturalmente, la base imponibile sarà data dalla somma delle cauzioni relative alle mancate rese.
Nessuna terza chance
Riguardo all'opportunità di procedere alla regolarizzazione contabile degli importi incassati per il mancato rispetto dei "patti di resa" mediante fatturazione differita, l'Agenzia con la risoluzione n. 10/2002 ha avuto modo di escludere tale procedura in quanto la fatturazione differita degli imballaggi ceduti a condizione di resa avverrebbe prima dell'eventuale verificarsi della mancata riconsegna degli stessi, presupposto impositivo dell'avvenuta cessione degli imballaggi. Infatti, "l'effettiva restituzione degli imballaggi è condizione affinché siano esclusi dalla base imponibile ai fini dell'Iva gli importi relativi agli imballaggi dei quali sia stata pattuita la resa,…, la mancata restituzione degli stessi imballaggi rappresenta il presupposto inderogabile dell'emissione, nei confronti del cessionario, della fattura relativa alla cessione degli imballaggi non resi - separatamente dalla fatturazione della cessione della merce - assoggettata in via autonoma ad Iva con aliquota ordinaria".
Quesito: prestazione di lavoro autonomo in Italia - IVA anche a stranieri.
avrei una domanda riguardo alla imposizione dell'IVA nel ambito delle prestazioni intercomunitarie. Sono una libera professionista di cittadinanza e residenza tedesca e vorrei, a partire da quest'anno, effettuare prestazioni del tipo scientifico ad un'associazione scientifica-culturale in Italia. L'Agenzia delle Entrate tedesca mi ha confermato che per questo tipo di lavoro il luogo di prestazione è da considerarsi l'Italia e che, perciò, non sono soggetta ad IVA.
L'associazione italiana, però, mi ha chiesto di compilare la "Richiesta di trattamento convenzionale da parte di soggetti non residenti" della circolare n. 9B/2004 che prevede una ritenuta del 30 per cento a titolo d'imposta. Dunque non ho capito se sarei soggetta alla tassazione italiana IVA (o Irpf?).
Dovrei forse aggiungere che in Germania mi avvalgo del regime dei minimi (la cosiddetta "Kleinunternehmerregelung") che per entrate sotto 17.500 €/anno non prevede l'imposizione dell'IVA. L'onorario dell'associazione italiana ammonterebbe a 5.000 €/anno.
Quesito: acquisto casa in regime di separazione.
Ho la possibilità di acquistare casa insieme al mio attuale compagno ma ancora
non ho divorziato in quanto mi sono legalmente separata a Febbraio 2009 e devo
aspettare ancora due anni.
Non voglio perdere l'occasione di fare questo acquisto e vorrei sapere come
posso acquistare la casa senza che il mio ex compagno possa avere alcun diritto
Quesito: detrazione bonifico.
Nell'anno in corso ho effettuato un bonifico a favore dei terremotati d'Abruzzo attraverso la Onlus Specchio dei Tempi de La Stampa. Vorrei sapere se tale bonifico possa essere detratto ed in qual percentuale in sede di compilazione del 730.
Quesito: iva in fattura ditta slovena.
Siamo una ditta slovena, con sede e numero fiscale sloveno. Voremmo collaborare con le ditte italiane offrendo servizi di lavaggio vetri, vetture etc. La nostra legge fiscale prevede, che se lavoriamo per le ditte italiane, fatturiamo senza IVA (articolo 25 del ZDDV)
Cio che ci interessa e' , se dobbiamo avere qualche permesso, registrarci in qualche ufficio statale, per poter svolgere la nostra attivita nel caso di qualche controllo effetuata dalla guardia di finanza etc.
Quesito: contratto di lavoro in villaggio turistico.
sono il presidente di una Asd a regime agevolato, Mi è stato proposto un contratto per un alvoro di 3 mesi in un villaggio turistico con alcuni artisti che collaborano con la mia associazione. il periodo previsto è di mesi tre ed è prevista un'esibizione serale al giorno di questo gruppo di artisti. Ho già svolto questo tipo di attività ed allora feci un semplice contratto di collaborazione occasionale (era per un periodo piu breve), esente da trattenute perchè erano tutti al di sotto di 7.500 di reddito annui. I questo caso posso usare lo stesso tip di contratto, anche se di 3 mesi e solo di 3 mesi? Sono obbligato a versare contributi enpals anche se di fatto sono istruttori che la sera insegnano a balllare o a cantare?
Se si, in linea di massima quantoincide in percentuale rispetto al netto?
Per quant riguarda la registrazione della fattura, sarà necessario compilare il registro iva e successivamente versre il 50%, vero? Ci sono altre "novità"?
Quesito: ritenute dividendi.
Ho acquisito come cliente una SRL posseduta da 3 soci con quota 26% c.u. e 1 socio con quota 22% e uguale diritto di voto.
Controllando la documentazione, ho notato che sia ne 2009 che nel 2008 sono stati distribuiti i dividendi e che al socio con quota 22% è stata applicata la ritenuta alla fonte a titolo di saldo del 12,5%.
- la quota del 22% (con pari diritti di voto) è qualificata?
- Il socio "22%" che si è visto applicare la ritenuta, nel caso fosse considerata quota qualificata, può recuperarla nel quadro RL di unico contestualmente alla tassazione del 40% degli stessi (erano utili ante 2007), anche se non doveva subirla?
E-learning con controllo.
Il Consiglio Nazionale forense, con Circolare n. 3, ha fissato nel dettaglio paletti e procedure per la formazione continua e telematica a distanza, stabilendo che nel corso della formazione online vi debbano essere momenti di verifica, come la formulazione di quesiti non complessi, a intervalli irregolari e non prevedibili, per ottenere i crediti formativi, l'iscritto deve rispondere in modo esatto a tutti i quesiti senza il supporto di materiale didattico.
Valori contributivi ENPALS 2010.
L'ENPALS ha determinato i valori contributivi per l'anno 2010 per lavoratori dello spettacolo e sportivi professionisti.Per l’anno 2010 il limite minimo di retribuzione giornaliera, per l’assolvimento degli obblighi contributivi di legge, riferito ai settori di competenza dell’ENPALS, è pari a 43,79 euro (9,5% dell'importo del trattamento minimo mensile di pensione a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti in vigore al 1.1.2010, pari a euro 460,97 mensili).
Nell'ipotesi, pertanto, di contratti collettivi nazionali, che prevedano l'effettuazione di 5 giornate lavorative settimanali, per un totale di 40 ore, la paga oraria è pari ad euro 5,47 (43,79 x 5 : 40).
Per i lavoratori iscritti a forme pensionistiche obbligatorie dopo il 31.12.95 il massimale annuo della base contributiva e pensionabile (art. 2, comma 18, della Legge n. 335/95), rivalutato in base all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati calcolato dall'ISTAT nella misura dello 0,7%, è pari, per l’anno 2010, ad euro 92.147,00.
Il contributo di solidarietà (nella misura del 5%, di cui 2,50% a carico del datore di lavoro e 2,50% a carico del lavoratore), si applica sulla parte di retribuzione annua eccedente l’importo del massimale retributivo e pensionabile pari, per l’anno 2010, ad euro 92.147,00. L’aliquota aggiuntiva (art. 3-ter del Decreto Legge n. 384/92) (1% a carico del lavoratore), si applica sulla parte di retribuzione annua eccedente, per l’anno 2010, l’importo di euro 42.364,00 e sino al massimale annuo di retribuzione imponibile pari ad euro 92.147,00.
Per il lavoratori già iscritti a forme pensionistiche obbligatorie al 31.12.95 il massimale di retribuzione giornaliera imponibile è pari ad euro 671,75.
Il contributo di solidarietà (nella misura del 5%, di cui 2,50% a carico del datore di lavoro e 2,50% a carico del lavoratore) si applica sulla parte di retribuzione giornaliera eccedente il massimale di retribuzione giornaliera imponibile relativo a ciascuna delle fasce indicate dall'ENPALS. L’aliquota aggiuntiva (1% a carico del lavoratore) si applica sulla parte di retribuzione giornaliera eccedente, per l’anno 2010, l’importo di euro 135,78 e sino al massimale di retribuzione giornaliera imponibile relativo a ciascuna delle predette fasce di retribuzione giornaliera.
Per gli sportivi professionisti iscritti a forme pensionistiche obbligatorie dopo il 31.12.95, il massimale annuo della base contributiva e pensionabile è pari, per l’anno 2010, ad euro 92.147,00.
Per gli sportivi professionisti già iscritti a forme pensionistiche obbligatorie al 31.12.95 il massimale di retribuzione giornaliera imponibile è pari ad euro 295,34.
(Circolare ENPALS 25/01/2010, n. 3)
Pagamento bollo auto scaduto.
Oltre il 1° febbraio
Fonte: Agenza Entrate
Ravvedimento breve per l'acconto IVA.
Risparmio energetico: bonus 55% o altri incentivi.
A decorrere dal 1° gennaio 2009, chi effettua interventi sugli immobili finalizzati al risparmio energetico si trova di fronte a un bivio: usufruire della detrazione dall’Irpef del 55% relativa alle spese sostenute o beneficiare di eventuali incentivi comunitari, regionali o locali, riconosciuti per i medesimi interventi. Va da sé l’impossibilità di cumulare il bonus fiscale con le agevolazioni previste dalla legge 23/2002 della Regione Piemonte, destinate appunto a promuovere le iniziative dirette alla “sostenibilità” del patrimonio edilizio piemontese.
Lo ribadisce l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 3/E del 26 gennaio, rispondendo a un quesito dell’Amministrazione regionale.
L’idea di una riqualificazione energetica è da tempo promossa a livello internazionale attraverso politiche che individuano nel cambiamento del modo di costruire e di gestire gli edifici esistenti, il segreto per la salvaguardia dell’ambiente e per la tutela del benessere dell’umanità. Per questo motivo sia lo Stato, sia la Comunità europea, sia le Amministrazioni locali a tutti i livelli hanno dato vita a varie forme di agevolazioni per favorire l’adeguamento del patrimonio edilizio a standard di più elevata efficienza energetica.
Un’attività legislativa intensa che in qualche modo ha contribuito al mutamento del quadro normativo nazionale. In poco più di un anno, si è passati da una previsione di compatibilità tra detrazione fiscale del 55% e altre tipologie di aiuti (decreto ministeriale 19 febbraio 2007, articolo 10, comma 2) all’incumulabilità tra le diverse agevolazioni (decreto legislativo 115/2008).
Nel documento di prassi si fa riferimento, in particolare, al punto in cui si dice che “a decorrere dal 1 gennaio 2009 gli strumenti di incentivazione di ogni natura attivati dallo Stato per la promozione dell’efficienza energetica, non sono cumulabili con ulteriori contributi comunitari, regionali o locali, fatta salva la possibilità di cumulo con i certificati bianchi e fatto salvo quanto previsto dal comma 4”. Si tratta dell’articolo 6, comma 3 del Dlgs 115/2008 ed è la disposizione chiamata in causa dalla stessa Amministrazione regionale proprio per la parte che contiene la deroga.
A chiarire la portata della norma in questione è intervenuto anche il ministero dello Sviluppo economico, sottolineando che per “ulteriori contributi comunitari, regionali o locali” si intende l’erogazione di somme sia in forma diretta (destinate a incidere sull’importo della spesa) sia indiretta (agevolazioni di altra natura, ad esempio, finanziamenti agevolati). Poiché il bonus del 55% è riconducibile fra “gli strumenti di incentivazione di ogni natura attivati dallo Stato”, il contribuente che, dal 1° gennaio 2009, sostiene spese per interventi di riqualificazione energetica deve necessariamente scegliere tra la detrazione o la fruizione di eventuali incentivi comunitari, regionali o locali.
Usucapione: benefici prima casa.
Le agevolazioni spettanti per l’acquisto della “prima casa” sono limitate in caso di immobile acquisito per usucapione: valgono solo per l’imposta di registro e non anche per quelle ipotecarie e catastali; queste ultime sono applicabili con l’aliquota ordinaria.
Ad affermarlo la Corte di cassazione con la sentenza n. 581 del 15 gennaio.
Premesso che, sul piano civilistico, l’usucapione designa il modo di acquisto a titolo originario della proprietà o di altro diritto reale di godimento con il possesso continuato per venti anni (articolo 1158 cc), nella vertenza in oggetto un contribuente ricorre nei confronti di un avviso di liquidazione in tema di imposte indirette (registro, ipotecarie, catastali e Invim), ritenendo applicabili i benefici prima casa anche a sentenza di acquisto per usucapione, negati invece dall’ente impositore.
La Commissione tributaria provinciale accoglie il ricorso, riconoscendo la spettanza del beneficio per tutte le imposte implicate nella vicenda, il cui giudizio viene confermato in appello con sentenza ora gravata da ricorso per Cassazione, nel cui unico motivo l’Amministrazione finanziaria assume che i benefici prima casa non siano tutti applicabili alle sentenze dichiarative di acquisto per usucapione di un immobile destinato ad abitazione.
Il giudice di legittimità, sovvertendo gli uniformi giudicati di merito, accoglie il ricorso prevedendo un beneficio a stretto giro e cioè circoscritto soltanto al Registro e non anche alle altre imposte, come surrettiziamente ritenuto dalla sentenza opposta.
Tra l’altro, la sezione tributaria, nel passaggio centrale della motivazione, afferma che, secondo l’orientamento di legittimità (Cassazione 29371/2008, 5447/2008), i benefici fiscali previsti per l’acquisto a titolo oneroso della “prima casa” si applicano anche, in linea di principio, alle sentenze dichiarative dell’acquisto per usucapione, a condizione che l’immobile usucapito sia destinato a prima casa di abitazione, in virtù della previsione di cui all’articolo 8, nota II-bis), della tariffa, parte prima, allegata al Dpr 131/1986. In questo caso, però, i suddetti benefici sono limitati soltanto all’imposta di registro e all’Invim (per quest’ultima imposta, vedi Cassazione 7170/2002), mentre ne restano escluse le imposte ipotecarie e catastali (Dlgs 347/1990), in quanto il richiamato articolo 8, nota II-bis), non fa menzione di queste ultime. Perciò, i benefici per l’acquisto della “prima casa” non sono applicabili a una sentenza dichiarativa di usucapione (in precedenza, con sentenza 23900/2007, la Suprema corte ha affermato che la nota II-bis) - che ha parificato la tassazione delle sentenze dichiarative di usucapione a quella degli atti di trasferimento - non consente affatto un’automatica e indiscriminata estensione agli atti giudiziari accertativi dell’usucapione di qualunque norma, anche a carattere generale, agevolatrice degli atti di trasferimento a titolo oneroso).
Che non possa essere invocato il beneficio in narrativa - conclude la sentenza - a fattispecie di acquisizione della proprietà a titolo originario discende dall’insuscettibilità di applicazione analogica delle leggi eccezionali nonché dall’insussistenza di identità di ratio. In tal modo, affermando che le disposizioni agevolative de quibus non sono suscettibili di interpretazione estensiva, la Cassazione riconferma il principio di diritto secondo cui, allorché si verte in tema di norme di favore e, quindi, di natura eccezionale, le disposizioni relative vengono a qualificarsi di stretta interpretazione e, come tali, non estensibili a situazioni e negozi giuridici diversi da quelli espressamente contemplati, ai sensi dell’articolo 14 delle disposizioni sulla legge in generale (Cassazione 1613/2002, 10889/2003).
Sulla questione esaminata dalla pronuncia annotata si osserva che i provvedimenti che accertano l’acquisto per usucapione della proprietà di beni immobili pur distinguendosi, sotto il profilo civilistico, dalle fattispecie negoziali contemplate nell’articolo 1, parte prima, della tariffa allegata al Dpr 131/1986 (atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di beni immobili in genere, atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari di godimento, eccetera), sono tuttavia equiparati alle medesime per il trattamento tributario in forza della nota II-bis) dell’articolo 8 della stessa tariffa che rinvia, per la relativa tassazione, alle disposizioni dell’articolo l.
In particolare, l’articolo 8, comma 1, lettera c), prevede l’aliquota dell’l% per gli atti dell’autorità giudiziaria di accertamento di diritti a contenuto patrimoniale; tuttavia, la nota II-bis) dispone che i provvedimenti che accertano l’acquisto per usucapione della proprietà di beni immobili sono soggetti all’imposta di registro secondo le disposizioni dell’articolo 1 della tariffa, che disciplina, tra le altre fattispecie negoziali, gli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà dei medesimi beni.
La circolare 267/1997 ha chiarito che la nota II-bis) è stata introdotta allo scopo di reprimere manovre elusive consistenti nel mascherare gli atti di compravendita per non corrispondere i relativi tributi, escludendo, tuttavia, che l’assoggettamento delle sentenze dichiarative dell’avvenuta usucapione della proprietà di beni immobili alle medesime aliquote previste per i normali trasferimenti realizzi ex lege una forma di equiparazione tra le due categorie di atti.
Pertanto, secondo il documento interpretativo, quando si tratta di agevolazioni prima casa, è da escludere un’automatica “simmetria” tra acquisti di abitazioni con sentenza di usucapione e acquisti di abitazioni mediante trasferimenti a titolo oneroso, con la conseguenza che le imposte ipotecaria e catastale dovute in sede di registrazione delle sentenze dichiarative dell’usucapione sconteranno anch’esse le medesime aliquote previste per i trasferimenti di beni immobili, ossia, rispettivamente, il 2 e l’1% (articolo 1, tariffa allegata al Dlgs 347/1990 e articolo 10 dello stesso decreto) (diversa sarebbe stata la tassazione se si fossero applicati i benefici prima casa anche per tali imposte, poiché in detta evenienza i due tributi avrebbero scontato due tasse fisse nella misura di 168 euro ciascuna).
In piena sintonia con l’indirizzo dell’Amministrazione finanziaria, anche la Corte di cassazione che ha confermato la lettura restrittiva della disposizione.
Pertanto, sulla scorta dell’uniforme orientamento amministrativo e giurisprudenziale, si può concludere affermando che le imposte ipotecarie e catastali dovute per la registrazione di sentenza dichiarativa di usucapione siano soggette ad aliquota proporzionale, proprio nel rispetto della funzione antielusiva apposta dal legislatore alla più volte menzionata nota II-bis) dell’articolo 8 della tariffa annessa al Dpr 131/1986.
Corrispettivi "telematici" anche per la grande distribuzione.
Con il provvedimento direttoriale del 12 marzo 2009, l'Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori indicazioni tecnico-procedurali in relazione alla facoltà, che la legge finanziaria per il 2005 ha concesso alle imprese operanti nel settore della grande distribuzione organizzata, di trasmettere telematicamente i corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e prestazioni di servizi, conseguiti nel mese di riferimento.
Il provvedimento ha riformulato e sostituito quello precedente dell'8 luglio 2005 e ha ridefinito il tracciato telematico.
La circolare n. 2/E del 25 gennaio illustra ed esplicita tutte le novità introdotte col provvedimento del 2009, fornendo chiarimenti anche in merito al contenuto del tracciato telematico, nel quale sono individuate puntualmente tutte le informazioni che i soggetti interessati all'invio telematico dei corrispettivi dovranno trasmettere all'Agenzia delle Entrate.
Tra le novità introdotte, in primis, si evidenzia l'estensione della facoltà di trasmettere telematicamente i corrispettivi anche alle imprese di servizi, che svolgono attività riconducibili alle prestazioni di cui all'articolo 3 del Dpr 633/1972, purché operanti con "più punti vendita" ubicati nel territorio dello Stato e a condizione che almeno uno di essi rispetti i requisiti dimensionali individuati dall'articolo 1, comma 430, della legge 311/2004 (superficie superiore a 150 metri quadri nei comuni con meno di 10mila abitanti, superiore a 250 metri quadri nei comuni con più di 10mila abitanti).
Pertanto, non potranno avvalersi della facoltà
•le imprese che operano con un solo punto vendita, ancorché aventi le dimensioni richieste dalla norma
•le imprese che operano con più punti vendita senza i prescritti requisiti dimensionali.
Si ricorda che l'invio telematico sostituisce l'obbligo di certificazione fiscale dei corrispettivi mediante il rilascio della ricevuta fiscale ovvero dello scontrino fiscale, fermo restando l'obbligo di emissione della fattura su richiesta del cliente. Di conseguenza, vengono meno l'obbligo di installazione e utilizzo dei misuratori fiscali e tutti gli obblighi collegati.
Invero, le imprese della grande distribuzione che decideranno di continuare a utilizzare i misuratori fiscali ancora in uso presso i punti vendita, fino a esaurimento delle memoria fiscale, dovranno "defiscalizzare" le macchine in questione, che emetteranno, quindi, scontrini fiscalmente non rilevanti.
Questa agevolazione, però, opera esclusivamente per i punti vendita che, come detto, rispettano i requisiti dimensionali previsti dal comma 430, per cui i punti vendita che hanno dimensioni inferiori rispetto a quelle richieste dalla norma continueranno a emettere la ricevuta o lo scontrino fiscale.
La circolare n. 2/E chiarisce che - fermo restando che le attività di cessione di beni e di prestazione di servizi destinate a un'amplia platea di clienti debbono essere svolte attraverso due o più punti vendita dislocati sul territorio nazionale - il requisito dimensionale si considera rispettato anche nelle ipotesi in cui un esercizio commerciale, nel quale coesistono l'attività di cessione e quella di servizi, abbia complessivamente le caratteristiche dimensionali di cui al comma 430. Il documento di prassi fa l'esempio della somministrazione di alimenti e bevande svolta tramite un bar, un ristorante ovvero un punto di ristoro all'interno di un esercizio commerciale, che effettui, prevalentemente, attività di cessione di beni.
Ne consegue che le aziende con un unico punto vendita, pur delle dimensioni richieste, all'interno del quale svolgano contemporaneamente sia un'attività di cessione di beni sia di prestazione di servizi, non potranno avvalersi della facoltà di invio telematico dei corrispettivi.
A partire dai corrispettivi relativi al mese di giugno 2009, i dati da trasmettere telematicamente riguardano i corrispettivi relativi a un mese solare e vanno inviati entro il quindicesimo giorno lavorativo successivo alla scadenza del mese di riferimento, inteso come il giorno 15 del mese successivo a quello di riferimento.
•nel calcolo dei giorni si ricomprendono anche i sabati, le domeniche e gli eventuali giorni festivi per i quali potrebbe essere prevista l'apertura al pubblico
•se il giorno 15 coincide con un sabato, una domenica o un giorno festivo, l'invio telematico può avvenire entro il primo giorno lavorativo successivo.
L'Agenzia delle Entrate ha, inoltre, specificato che tutti gli invii ordinari (escluso, quindi, gli invii per la comunicazione dell'adesione o della revoca dell'opzione) devono essere "continui", cioè non si può trasmettere il file relativamente a un mese se prima non si è inviato quello relativo al mese precedente, affinché sia garantita l'integrità del dato dei corrispettivi conseguiti nell'intero periodo di imposta.
Per quanto riguarda l'adesione alla trasmissione (vincolante per un intero periodo d'imposta):
•chi si avvale per la prima volta della facoltà di invio telematico dei corrispettivi può effettuare il primo invio ordinario solo dopo aver comunicato la propria scelta all'Agenzia delle Entrate, contrassegnando, nel tracciato telematico, lo specifico campo relativo alla "adesione alla trasmissione telematica"
• chi ha già effettuato invii anteriormente al mese di giugno 2009 non è tenuto alla comunicazione di adesione "preventiva", ma deve procedere direttamente con l'invio ordinario secondo la tempistica e le modalità fissate dal provvedimento del 12 marzo 2009.
Se l'impresa cessa tutti i propri punti vendita nel corso del periodo di imposta, può comunicare la revoca dell'opzione in corso d'anno (tramite la compilazione dello specifico campo relativo alla "revoca alla trasmissione telematica"), visto il venir meno del requisito oggettivo.
Relativamente alle informazioni contenute nel tracciato tecnico, queste le principali novità illustrate dalla circolare:
1. l'informazione trasmessa deve essere "unica", riguardante l'importo complessivo dei corrispettivi - anche di segno negativo laddove, ad esempio, nella giornata siano state emesse note di credito di importo superiore ai corrispettivi - compresi quelli documentati con fattura, relativi alle operazioni effettuate nella giornata, al lordo dell'imposta (escludendo, però, i corrispettivi conseguiti a fronte di operazioni di cessione di immobili e/o di beni strumentali)
2. i corrispettivi devono essere indicati "partitamente" a seconda del diverso regime Iva applicato alle operazioni: non imponibili, esenti, regimi speciali, imponibili (suddivisi per ciascuna aliquota applicata: 4, 10 e 20%), nonché assenza di corrispettivi per la giornata di riferimento
3. è prevista la possibilità di compilare e trasmettere un apposito record di dettaglio relativamente a quei punti vendita che hanno aderito alla ventilazione dei corrispettivi. In tale record, nel campo "tipologia operazione", è presente, infatti, il valore "VV" che indica, appunto, che i corrispettivi sono stati registrati col metodo della ventilazione. Nel medesimo campo, inoltre, sono ripetuti tutti i valori indicati al precedente punto 2 che dovranno essere valorizzati in tutte le ipotesi in cui i corrispettivi sono stati certificati con emissione di fattura (articolo 4 del Dm 24 febbraio 1973)
4. il soggetto, cui la Camera di commercio ancora non ha attribuito l'identificativo Rea (Repertorio economico amministrativo) definitivo, deve indicare il "numero provvisorio" rilasciato dalla Cciaa, che potrà essere, ad esempio, il protocollo o altro numero assegnato alla pratica.
Diritto annuale dovuto alle camere di commercio: nessuna variazione per il 2010.
In data 4 gennaio 2009, è stato pubblicato, sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, il decreto interministeriale 22 dicembre 2009, concernente “Determinazione delle misure del diritto annuale dovuto per l’anno 2010 dalle imprese alle camere di commercio”. Sia gli scaglioni di fatturato che gli importi del diritto annuale non subiscono alcuna variazione rispetto a quelli previsti per l’anno 2009.Gli importi del diritto annuale per l’anno 2010
Qualora l’impresa individuale o la società, oltre alla sede principale, ha sedi secondarie nella stessa provincia o altrove, è dovuto un pagamento a ciascuna Camera competente per territorio. La stessa regola si applica alle imprese con sede legale all’estero e dislocamenti in Italia.
Le imprese iscritte o annotate al Registro delle imprese al 1 gennaio 2010 devono versare il diritto annuale 2010 alla Camera di Commercio di ubicazione entro il termine previsto per il pagamento del primo acconto delle imposte sui redditi, ovvero 16 giugno 2010.
Gli importi del diritto annuale si dividono in importi stabiliti in misura fissa e importi variabili calcolati in base al fatturato, e si differenziano nelle seguenti categorie:
- Sezione ordinaria - Importo variabile in base al fatturato
-Società estere
-Nuova iscrizione
Importi da versare per la sede legale
Gli importi da versare per la sede legale di ogni impresa sono i seguenti:
-Imprese individuali - (piccoli imprenditori, artigiani, coltivatori diretti ed imprenditori agricoli) € 88,00;
-Società semplici agricole € 88,00;
-Società semplici non agricole € 144,00;
-Società tra avvocati D.Lgs. n. 96/2001 € 170,00.
Importo aggiuntivo per le unità locali
Le imprese con sede in Italia, che esercitano attività economica attraverso una o più unità locali devono versare per ciascuna di esse l’importo che di seguito indichiamo, pari al 20% di quello dovuto per la sede, fino ad un massimo di € 200,00.
-Unità locali di imprese individuali (piccoli imprenditori, artigiani, coltivatori diretti ed imprenditori agricoli): € 17,60;
-Unità locali di società semplici agricole: € 17,60;
-Unità locali di società semplici non agricole: € 28,80;
-Unità locali di società tra avvocati: € 34,00.
Le imprese che devono calcolare l’importo in base al fatturato sono le seguenti:
-imprese individuali commerciali e le società di persone (snc, sas, ss);
-società di capitali (srl unipersonale e pluripersonale, spa e sapa);
-società consortili (a responsabilità limitata e pe azioni);
-consorzi con attività esterna;
-società cooperative, le società di mutuo soccorso, gli enti economici pubblici privati, aziende speciali, i consorzi previsti dalla L. 267/2000 e il geie.Scaglioni di fatturato
Per queste imprese l'importo del diritto dovuto è commisurato al fatturato complessivo dell'impresa realizzato nell’esercizio precedente, come stabilito dall’art. 17 della legge n. 488/1999, ed è calcolato secondo le misure fisse e le aliquote determinate con decreto ministeriale 22 dicembre 2009.
L’importo non è frazionabile in rapporto alla durata d’iscrizione nell’anno (art. 3 comma 2 D.M. 359/01).
Tavola n. 1 - Gli importi in misura variabile per le imprese iscritte nella sezione ordinaria (anno 2009) - Imprese estere/imprese italiane con unità locali all'estero
Tavola n. 2 - Le unità locali (anno 2010)
Di seguito si riporta l’elenco delle diverse tipologie di iscrizione o nella sezione speciale o nella sezione ordinaria delle imprese che si iscrivono nel corso dell’anno.
Inoltre vengono indicati gli importi del diritto annuale da pagare: il primo importo si riferisce al pagamento da effettuare per la sede legale; il secondo da effettuare per l’eventuale unità locale.
a) Imprese iscritte o annotate nella sezione speciale
Imprese individuali (piccoli imprenditori, artigiani, coltivatori diretti e imprenditori agricoli): € 88,00 (sede legale) / € 18,00 (unità locale)
Società semplici agricole: € 88,00 (sede legale) / € 18,00 (unità locale)
Società semplici non agricole: € 144,00 (sede legale) / € 29,00 (unità locale)
Società tra avvocati previste dal D.Lgs. 96/2001: € 170,00 (sede legale) / € 34,00 (unità locale)
Imprese individuali (imprenditori commerciali): € 200,00 (sede legale) / € 40,00 (unità locale)
Società di persone (snc e sas ): € 200,00 (sede legale) / € 40,00 (unità locale)
Società di capitali: € 200,00 (sede legale) / € 40,00 (unità locale)
Società cooperative e di mutuo soccorso: € 200,00 (sede legale) / € 40,00 (unità locale)
Consorzi con attività esterna: € 200,00 (sede legale) / € 40,00 (unità locale)
Enti economici pubblici e privati: € 200,00 (sede legale) / € 40,00 (unità locale)
Aziende speciali e consorzi previsti dalla legge 267/2000: € 200,00 (sede legale) / € 40,00 (unità locale)
G.E.I.E. - Gruppo Europeo di Interesse economico: € 200,00 (sede legale) / € 40,00 (unità locale)
c) Imprese con sede all’estero che aprono unità locali/sedi secondarie € 110,00
(Decreto Ministero sviluppo economico 22/12/2009)
Assegno per il nucleo familiare con almeno tre figli minori.
I cittadini stranieri titolari dello status di rifugiati politici e di protezione sussidiaria possono richiedere ai Comuni l’assegno per il nucleo familiare con almeno tre figli minori.
Fino ad oggi l’erogazione della prestazione era limitata ai soli cittadini italiani o comunitari residenti nel territorio dello Stato.
L’Inps, dopo aver assunto il parere del Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero del Lavoro e del Ministero dell’Interno, in applicazione dell’art. 27 del Decreto legislativo n. 251/07, che prevede per i titolari di tali status il medesimo trattamento riconosciuto al cittadino italiano in materia di assistenza sociale e sanitaria, ha stabilito che l’assegno possa essere riconosciuto anche ai cittadini stranieri titolari dello status di rifugiati politici e di protezione sussidiaria.
Specifiche tecniche per IVA 2010.
In rete, sul sito internet dell'Agenzia, le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei modelli Iva 2010. L'ok è arrivato con un provvedimento firmato dal direttore delle Entrate, nel quale vengono descritte le modalità che gli utenti dovranno seguire per inviare i dati relativi all'anno d'imposta 2009 via web.
Il documento di approvazione contiene due allegati, l'allegato A e l'allegato B, con specifiche che si differenziano per tipo di modello e, quindi, di utenza.
Nel primo vengono stabiliti il contenuto e le modalità tecniche da adottare per la trasmissione telematica dei modelli Iva 2010 e Iva Base e interessa sia i contribuenti che provvedono direttamente all'invio sia gli intermediari abilitati al servizio telematico.
L'allegato B contiene, invece, le specifiche relative alla spedizione on line del modello IVA 74-bis, concernente le operazioni effettuate nella frazione d'anno antecedente la dichiarazione di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa, da utilizzare per l'anno d'imposta 2010. Precisazioni e regole, quindi, ad uso e consumo dei curatori fallimentari e dei commissari liquidatori che provvedono direttamente alla trasmissione telematica del modulo, oppure, degli utenti del servizio telematico intermediari abilitati alla trasmissione.
Aiuti regionali per gli agriturismi.
È il chiarimento della risoluzione n. 2/E del 22 gennaio, con cui l'Agenzia delle Entrate fornisce una consulenza giuridica alle associazioni di categoria del settore agricolo, interessate a capire se, dal punto di vista fiscale, i finanziamenti regionali per gli agriturismi possano essere considerati contributi in conto impianti anche quando le norme li definiscono contributi in conto capitale.
Una differenza non da poco, se si pensa che questi ultimi comportano un generico potenziamento della struttura patrimoniale dell'impresa e sono tassabili nel momento in cui entrano nella disponibilità del beneficiario.
Un obiettivo che può essere raggiunto seguendo due strade contabili alternative: usando il contributo per una riduzione diretta del cespite oppure imputandolo gradualmente al conto economico nella stessa misura usata per ammortare il cespite agevolato. In entrambi i casi, l'imputabilità dell'agevolazione a fattori di produzione riutilizzabili nel tempo fa sì che l'obbligo tributario non coincida con l'incasso del contributo, ma sia diluito in più periodi d'imposta.
La distinzione tra contributi in conto capitale e in conto impianti non trova sempre riscontro, almeno stando alle dichiarazioni delle associazioni che si sono rivolte all'Agenzia, nella normativa regionale. In particolare, l'espressione "contributi in conto capitale" sarebbe utilizzata in senso atecnico, senza tener conto delle caratteristiche intrinseche e delle finalità delle varie categorie di sussidi.
A differenza del contributo in conto capitale, infatti, quello in conto impianti non comporta un aumento generalizzato delle risorse del beneficiario, ma dipende dall'acquisizione o dalla realizzazione delle immobilizzazioni (beni destinati a essere usati dall'impresa per un lungo periodo di tempo) previste dalla legge di concessione.
È il caso, appunto, dei finanziamenti concessi dalle Regioni agli agriturismi, che sono usati, pena la revoca, per ristrutturare i fabbricati rurali e per comprare macchine, attrezzature, impianti e arredi necessari per svolgere l'attività agrituristica.
Analogamente, l'Agenzia delle Entrate aveva già ricondotto nella categoria dei contributi in conto impianti i crediti d'imposta riconosciuti all'imprenditore - ex articolo 8, legge 388/2000 ("Visco sud") - non solo per l'acquisto di beni ma anche per la loro realizzazione in appalto o in economia o, ancora, per il completamento di opere sospese o per l'ampliamento, riattivazione o ammodernamento di impianti già esistenti. E nella stessa definizione rientrano anche le agevolazioni previste dall'articolo 4 della legge 382/2001 ("Tremonti-bis"), che incentivano l'acquisto di fabbricati nuovi e la loro costruzione in economia, considerando nuovi anche gli immobili che subiscono trasformazioni così radicali da costare più del prezzo originariamente pagato per l'acquisto.
Modificata la disciplina delle Cfc.
Se le novità introdotte nella disciplina delle controlled foreign companies (Cfc) dovessero diventare operative dal periodo d’imposta 2009, si verrebbe a creare una situazione di “caos” interpelli; i soggetti interessati avrebbero quindi l’onere di predisporre l’istanza di interpello secondo i nuovi principi e presunzioni contenuti nel Decreto Legge numero 78 del 2009. Se invece le nuove disposizioni dovessero diventare operative dal 2010, la predisposizione dell’istanza continuerebbe ad applicare quanto disposto dagli articoli 167 e 168 del Tuir prima delle modifiche introdotte dal Decreto Legge numero 78 del 2009. Si attendono chiarimenti da parte dell’Amministrazione Finanziaria.
Contributi erogati dalle Regioni alle aziende agrituristiche.
Con risoluzione l’Agenzia delle Entrate ha precisato il trattamento tributario da riservare ai contributi concessi dalle Regioni alle aziende agrituristiche per sostenere gli investimenti.
RISOLUZIONE N. 2/E DEL 22 GENNAIO 2010
Quesito: acquisti domini web da paese intracomunitari.
Ho la partita iva e acquisto servizi domini- web da paesi intracomunitari . Integro le fatture di acquisto con IVA e le registro sia negli acquisti che nelle vendite.
Chiedevo questo: dal 2010 sono obbligato a compilare Il modello INTRA per l’aqcuisto di questi servizi?
Quesito: agevolazioni ppc.
nel 2009 ho sottoscritto un preliminare per l'acquisto di un appezzamento di terreno necessario a diventare piccolo imprenditore agricolo.
L'ispettorato agrario ha rilasciato certificato provvisorio DL 99/04 e succ. modif. in data 19/11/09.
Non sono riuscito ad effettuare il rogito entro l'anno 2009.
Posso ora comunque beneficiare delle agevolazioni fiscali previste per la PPC?
Se si, cosa devo fornire al mio notaio?
Quesito: apertura b&b.
ho appena acquisto un'appartamento che vorrei adibire a B&B, poichè debbo ristrutturarlo. Prima della ristrutturazione per poter aderire alla legge . 18/E del 24 gennaio.devo prima comunicare al comune l'uso che voglio farne B&B appunto.
Quesito: chiusura impresa edile.
Ho 83 anni, l’anno 2000 ho aperto un’impresa edile (ditta individuale con
codice attività 45211) e ad oggi tale impresa non ha prodotto corrispettivi,
pertanto risultano delle rimanenze di € 500.000/00, parte dovute all’
acquisto di materiale edile e parte costo del suolo. Questo suolo l’ho
ereditato prima dell’apertura della ditta individuale e l’ho portato in
contabilità come costo. Le mie domande sono:
1) Vorrei chiudere tale ditta come mi consiglia di procedere ?
2) Posso diminuire l’importo di queste rimanenze togliendo da queste il
materiale usato per la costruzione (es. ferro, pavimento, mattoni forati ecc.
non più utilizzato) ? come ?
3) Posso chiudere l’iscrizione di tale ditta alla camera di commercio, inps
e inail, lasciando invece aperta la partita iva per futuri ricavi ottenuti da
un’eventuale vendita degl’immobili ?
Quesito: sign on bonus.
ho una incertezza e spero che lei mi possa
Dal primo di dicembre sono assunta presso un azienda ticinese
con un salario annuo di FR 60.000.- con un sign on bonus di FR 5000.- pagabile
entro il 01.04.2010
Adesso il commercialista della società mi dice che se mi
darebbe il bonus dovrei tassarlo al 50% invece dividendolo tra 12 mensilità
pago le regolari tasse del ca 18/19%. Tra l'altro mi era stato versato un
anticipo prima di iniziare di Fr 2000.- e adesso nella prima busta paga mi sono
stati detratti, proprio per dividerlo in 12 mensilità. A me non mi sembra del
tutto corretto, Lei mi conferma che è giusto?
Quesito: spese mediche sostenute all'estero.
DURANTE UNA VACANZA NELLA REPUBBLICA DOMINICANA HO DOVUTO SOSTENERE
DELLE SPESE MEDICHE PER MIO PADRE NON AVENDO L'ASSICURAZIONE SANITARIA
HO PAGATO DI TASCA MIA SIA IL RICOVERO IN OSPEDALE CHE IL RIENTRO IN
ITALIA CON UN AEROAMBULANZA PRIVATA, L'
AMBASCIATA ITALIANA, INFORMATA DEI FATTI, HA RISPOSTO CHE NON ERA DI
COMPETENZA LORO IN QUANTO SENZA LA DICHIARAZIONE DEI MEDICI CURANTI CHE
NON ERANO IN GRADO DI PRESTARE LE CURE ADEGUATE NON SI POTEVA DISPORRE
IL RIENTRO SANITARIO A CARICO DELLO STATO.
VISTO LA CIFRA CONSIDEREVOLE MI CHIEDEVO SE IN CHE PERCENTUALE E A CHI
CHIEDERE UN EVENTUALE RIMBORSO PER LE SPESE SOSTENUTE TUTTE DOCUMENTATE
Nessun rimborso IVA sugli acquisti destinati ad attività esenti.
Conformemente alla giurisprudenza della Corte di Giustizia CE, le Sezioni Unite della Cassazione ribadiscono che non sono esenti da IVA gli acquisti di beni destinati ad un’attività a sua volta esentata (ad esempio, quella sanitaria), in quanto l’esenzione si applica unicamente alla rivendita di beni preliminarmente acquistati da un soggetto passivo per le esigenze di un’attività esentata senza poter detrarre la relativa imposta. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione confermano la fine delle speranze per i contribuenti che hanno chiesto ai giudici tributari il rimborso dell’IVA pagata sugli acquisti afferente attività svolta in regime di esenzione. Con la sentenza n. 355 del 13 gennaio 2010 la Suprema Corte, conformemente alla propria giurisprudenza e a quella della Corte di Giustizia CE, afferma che l’esenzione prevista dall’art. 13, parte B, lettera c), della VI direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, n. 77/388/CEE (ora art. 136 della direttiva n. 2006/112/CE del 28 novembre 2006) dev’essere interpretata nel senso che l’esenzione da essa prevista si applica unicamente alla rivendita di beni preliminarmente acquistati da un soggetto passivo per le esigenze di un’attività esentata senza poter detrarre la relativa imposta.
Conseguentemente, non possono beneficiare di esenzione da IVA gli acquisti di beni solo perchè destinati a soggetti che effettuano (a valle) operazioni esenti.
I contribuenti che svolgono operazioni esenti, come ad esempio i soggetti che operano nel settore sanitario, sostenevano il diritto di ottenere il rimborso dell’IVA pagata sugli acquisti di beni, sulla base dell’asserito mancato recepimento della normativa comunitaria che, secondo questa ottica interpretativa, riconosceva a detti soggetti la possibilità di effettuare gli acquisti recuperando l’imposta ad essi afferente.
In un primo momento, questa linea interpretativa era risultata vincente presso i giudici di merito (vedi, tra le tante, Comm. trib. reg. Lazio, 7 marzo 2005, n. 88 e 21 settembre 2001, n. 61; Comm. trib. prov. Milano, 17 luglio 2003; n. 125).
Secondo l’Amministrazione Finanziaria (circolare n. 3/E del 23 gennaio 2007) la disposizione citata andava interpretata, invece, come riferita alle operazioni “a valle” compiute dal soggetto passivo, nel senso di ritenere applicabile l’esenzione da IVA per le “cessioni” (forniture) di beni a sua volta acquistati nell’esercizio di un'attività esentata, “ove questi beni non abbiano formato oggetto d'un diritto a deduzione”.
In pratica, mentre gli operatori dei settori c.d. “esenti” ritenevano che la suddetta disposizione comunitaria sancisse l’esenzione da IVA per tutti gli acquisti di beni dagli stessi realizzati (esenzione “a monte”), l’Amministrazione Finanziaria riferiva tale norma (correttamente, come diranno poi la giurisprudenza comunitaria e quella di legittimità) alle cessioni di beni a sua volta acquistati senza poter detrarre la relativa imposta (esenzione “a valle”).
La questione, come detto, è stata risolta dalla Corte di Giustizia CE, Sez. V, che, con ordinanza 6 luglio 2006, C-18/05 e C-155/05, ha affermato che la citata norma comunitaria deve essere interpretata nel senso che l'esenzione da essa prevista si applica unicamente alla rivendita di beni preliminarmente acquistati da un soggetto passivo per le esigenze di un'attività esentata in forza di tale articolo, in quanto l'IVA versata in occasione dell'acquisto iniziale dei detti beni non abbia formato oggetto di un diritto a detrazione.
La norma, quindi, intende evitare la doppia imposizione su beni che, per effetto del meccanismo di applicazione dell’imposta – che consente la detrazione dell’IVA “nella misura in cui i beni e i servizi sono impiegati ai fini di sue operazioni soggette ad imposta” – siano stati tassati all’atto dell’acquisto da parte di un soggetto che non ha potuto esercitare la detrazione perché effettua operazioni esenti e che, all’atto della (eventuale) successiva rivendita sarebbero di nuovo assoggettati ad imposta.
La sentenza della Corte di Giustizia è stata recepita dalla giurisprudenza di legittimità, con pronunce conformi a quella che qui si commenta (si veda Cass., SS. UU., 20 gennaio 2009 nn. 4813 e 4814; Cass., SS. UU., 31 luglio 2008 n. 20752).
Peraltro, l’interpretazione della giurisprudenza comunitaria è stata definitivamente confermata dall’art. 136 della nuova direttiva c.d. “di rifusione” 28 novembre 2006, n. 2006/112/CE, il quale stabilisce che l’esenzione si applica alle “cessioni di beni, già destinati esclusivamente ad un'attività esente … ove questi beni non abbiano formato oggetto di un diritto a detrazione”.
Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate ha correttamente osservato che “non si tratta, tuttavia, di una innovazione, atteso che la nuova direttiva si presenta come "rifusione" delle vecchie disposizioni, che di fatto sono state lasciate inalterate, salvo una più razionale ed organica presentazione delle stesse” (circolare n. 3/E, cit.).
(Cassazione civile Sentenza, Sez. SS.UU., 13/01/2010, n. 355)
Comunicazione Unica telematica per l'avvio dell'impresa.
In ordine alla disciplina attuativa della comunicazione unica per la nascita dell’impresa di cui all’art. 9, comma 8 del D.L. n. 7/2007, Assonime, nella Circolare n. 1 del 13 gennaio 2010, reca alcuni chiarimenti.In ordine alla disciplina attuativa della comunicazione unica per la nascita dell’impresa di cui all’art. 9, comma 8 del D.L. n. 7/2007, Assonime, nella Circolare n. 1 del 13 gennaio 2010, reca alcuni chiarimenti.
A questi si aggiungono anche quelli relativi ai nuovi vincoli comunitari recati dalla direttiva sui servizi nel mercato interno 2006/123/CE.
La disciplina attuativa della comunicazione unica per la nascita dell’impresa
Dal prossimo 1° aprile 2010 le comunicazioni di avvio dell’impresa devono essere presentate esclusivamente per via telematica o su supporto informatico.
La ratio dell’introduzione di tale comunicazione è quella di rendere manifesta l’impresa nel momento in cui nasce a tutte le amministrazione nei confronti delle quali siano previsti degli adempimenti, individuando la presentazione della comunicazione unica come il dies a quo valido per tutte le amministrazioni ai fini di questi adempimenti.
Le Amministrazioni Pubbliche destinatarie di tale comunicazione sono:
a)il Registro delle imprese presso le Camere di commercio;
b)l’Agenzia delle entrate;
c)l’INPS;
d)l’INAIL;
e)le Commissioni provinciali per l’artigianato o gli uffici preposti alla tenuta dell’albo delle imprese artigiane;
f)f) il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.
L’elenco degli adempimenti che possono essere assolti attraverso la comunicazione unica sono:
a)la dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini IVA;
b)la domanda di iscrizione di nuove imprese, modifica e cessazione nel Registro delle imprese e nel Rea;
c)la domanda di iscrizione, variazione e cessazione dell’impresa ai fini INAIL;
d)la domanda di iscrizione e cessazione d’impresa con dipendenti e la variazione dei dati ai fini INPS.
Fasi del procedimento della comunicazione unica
Assonime illustra, nella Circolare n. 1 del 2010, le fasi in cui si articola il procedimento della comunicazione unica, precisando che l’interessato deve presentare la stessa presso il Registro delle imprese con modalità telematica o mediante supporto informatico, utilizzando il modello approvato con il D.M. del novembre 2007.
Il Registro delle imprese rende disponibile attraverso il sito web due sistemi alternativi di presentazione della stessa:
a)tramite web-browser a disposizione dell’utente che effettua la trasmissione;
b)tramite lo standard web services utilizzabile dalle applicazioni informatiche che automatizzano l’operazione di invio della comunicazione in parola.
Ogni impresa può delegare attraverso una procura speciale, professionisti o altri intermediari a sottoscrivere con firma digitale e a presentare per via telematica la comunicazione unica.
Nello specifico, l’ufficio del Registro delle imprese verifica tra l’altro: (i) le credenziali di accesso al servizio; (ii) la consistenza e la correttezza formale dei file informatici; (iii) la consistenza e la validità delle firme digitali; (iv) la correttezza della PEC.
Nell’ipotesi in cui non sia soddisfatta anche soltanto una delle condizioni appena elencate, la comunicazione unica è considerata irricevibile e il sistema informatico notifica immediatamente l’informazione alla casella di posta elettronica (PEC) dell’impresa e in un’area del sito web riservata all’utente.
Nel caso, invece, di esito positivo, la comunicazione unica viene protocollata nel sistema del Registro delle imprese; a seguito della protocollazione, viene rilasciata una ricevuta valida come titolo per l’avvio dell’attività.
La comunicazione ricevuta dal Registro delle imprese e da questi sottoposta ai controlli previsti dalla disciplina dettata in materia, viene inviata alle amministrazioni competenti.
Con specifico riferimento al rapporto intercorrente con l’Agenzia delle entrate, si precisa che la richiesta del codice fiscale e della partita è soddisfatta in maniera automatica, mentre l’INPS e l’INAIL effettuano le comunicazioni all’interessato e all’ufficio del Registro delle imprese relativamente alle posizioni registrate entro sette giorni dalla data in cui hanno ricevuto la comunicazione della camera di commercio.
L’impresa deve indicare nel modello di comunicazione unica una propria casella di posta elettronica certificata, alla quale inviare tutti i provvedimenti e le comunicazioni relativi al procedimento della comunicazione unica.
All’indirizzo PEC, le amministrazioni interessate, ad esclusione dell’Agenzia delle entrate, inviano gli esiti delle registrazioni nei propri archivi.
Assonime evidenzia, infine, che laddove gli strumenti ed i dispositivi informatici dell’ufficio del Registro delle imprese non funzionino per un periodo superiore a tre ore consecutive, il soggetto richiedente è autorizzato ad inoltrare il modello di comunicazione unica stampata su carta e sottoscritta con firma autografa dal soggetto legittimato o dal procuratore.
Le disposizioni della direttiva servizi in materia di sportello unico
La direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno reca una serie di disposizioni volte a rimuovere una serie di ostacoli che possono rallentare lo sviluppo transfrontaliero dell’attività di prestazione di servizi, e nello specifico, essa impone agli Stati membri l’obbligo:
a)di semplificare le procedure e le formalità relative all’accesso ad un’attività di servizio e al suo esercizio;
b)di mettere a disposizione dei prestatori esteri punti di contatto - sportelli unici – mediante i quali svolgere le procedure e le formalità;
c)di rendere disponibile una serie di informazioni utili; d) di consentire l’espletamento delle procedure e delle formalità con facilità, a distanza e per via elettronica, mediante lo sportello unico e le autorità competenti.
In particolare, gli Stati membri devono provvedere affinché i prestatori possano espletare attraverso gli sportelli unici tutte le procedure e le formalità necessarie per svolgere l’attività di servizi.
(Circolare Assonime 13/01/2010, n. 1)
Nessuna detrazione IVA su acquisti per azienda affittata.
Le spese affrontate dal contribuente per l'acquisto delle attrezzature e la ristrutturazione dell'immobile, in cui viene svolta un'attività di impresa gestita da un terzo, non beneficiano della detrazione Iva, ai sensi dell'articolo 19 del Dpr 633/1972.
Così si è espressa la Cassazione con la sentenza n. 281 del 12 gennaio 2010.
Un contribuente, dopo aver acquistato un'azienda dedita all'esercizio dell'attività di ristorazione, concedeva la stessa in locazione, per poi cederla definitivamente al locatario.
Il contribuente registrava sia le fatture relative alla ristrutturazione dell'immobile in cui tale attività veniva svolta, sia quelle attestanti l'acquisto di attrezzature, procedendo a detrarre l'Iva nella dichiarazione annuale.
L'ufficio, non ritenendo questi costi inerenti all'esercizio dell'impresa, gestita da un soggetto terzo, procedeva a notificare un avviso di rettifica.
Il contribuente proponeva ricorso, sostenendo la legittimità della detrazione, posta in essere da un soggetto avente la qualifica di imprenditore e regolarmente documentata in base alle scritture contabili. La Ctp accoglieva il ricorso e l'esito del giudizio era confermato in sede di appello.
Per l'Amministrazione finanziaria, non è sufficiente il mero possesso della qualifica di imprenditore per beneficiare della detrazione dell'Iva. L'inerenza deve, infatti, essere intesa nel senso della riconducibilità degli acquisti effettuati alla specifica attività imprenditoriale effettivamente svolta.
In sostanza, secondo l'Agenzia non è legittima la detrazione dell'Iva pagata in rivalsa dal contribuente, per l'acquisto di beni e servizi relativi a beni immobili dati in locazione a terzi al di fuori dell'attività di impresa e, quindi, non strumentali alla specifica attività di quel soggetto.
La Corte ha accolto le doglianze dell'Amministrazione sulla base delle seguenti considerazioni.
La detrazione dell'imposta dovuta o addebitata a titolo di rivalsa in relazione all'acquisto di beni o servizi effettuato nell'esercizio d'impresa (articolo 19 del Dpr 633/1972), richiede:
•che i relativi contratti siano stipulati dall'imprenditore in quanto tale
•l'inerenza dei beni o servizi all'attività di impresa.
Pertanto, per godere della detrazione non risulta sufficiente il mero possesso della qualifica di imprenditore, dal momento che l'acquisto deve essere collegato all'esercizio dell'attività imprenditoriale cui è funzionalmente connesso. Inoltre, non è sufficiente la circostanza che i costi siano sostenuti al fine di garantire una migliore gestione dell'attività, dovendo, invece, rientrare nell'oggetto dell'attività dell'azienda.
Con riferimento al caso di specie, le spese sostenute dal contribuente per la ristrutturazione dei locali dati in concessione a terzi non sono inerenti all'attività imprenditoriale in questione, posto che lo stesso non svolgeva di fatto tale attività, gestita da un terzo, limitandosi a percepire i compensi derivanti dalla concessione in affitto della propria azienda.
Notifica cartella esattoriale ad un parente.
L'Amministrazione finanziaria notificava a un contribuente una cartella esattoriale in materia di imposte dirette. Tale atto veniva impugnato per asserita irregolarità della notifica dell'avviso di accertamento. Lo stesso infatti era stato notificato nelle mani della nipote minorenne, ma ultraquattordicenne, del contribuente, qualificatasi come convivente dello stesso. I giudici tributari di primo grado hanno ritenuto legittima la notificazione dell'atto così effettuata e tale decisione è stata confermata anche dalla Commissione tributaria regionale, alla quale il contribuente si era appellato. Già soccombente nei primi due gradi di giudizio, il contribuente si è rivolto in ultima istanza dinanzi la Corte di cassazione per vedersi annullato l'atto dell'Amministrazione per irregolarità nella procedura di notificazione.
Secondo la ricostruzione operata dallo stesso contribuente dinanzi i giudici romani, il plico sarebbe stato ricevuto dalla sua nipote minorenne, non convivente con lo stesso, e trovatasi casualmente nella sua abitazione. L'ufficiale notificatore avrebbe consegnato con leggerezza l'atto nelle mani della minorenne, non soppesando adeguatamente la valenza delle dichiarazioni dalla stessa spontaneamente rese.
Con la sentenza 26324/2009, la sezione tributaria della Suprema corte ha definitivamente dato torto al contribuente ricorrente.
L'articolo 60 del Dpr 600/1973, recante disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi, prevede che la notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente, è eseguita secondo le norme stabilite dagli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile.
In proposito, l'articolo 139 stabilisce che, qualora la notificazione non avvenga nelle mani proprie del destinatario dell'atto, la stessa deve essere fatta nel comune di residenza del destinatario, ricercandolo nella casa di abitazione o dove ha l'ufficio o esercita l'industria o il commercio. Se il destinatario non viene trovato in uno di tali luoghi, l'ufficiale giudiziario consegna copia dell'atto a una persona di famiglia o addetta alla casa, all'ufficio o all'azienda, purché non minore di quattordici anni o non palesemente incapace.
In materia, i supremi giudici hanno ricordato come, per consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione (si veda sentenza 10955/2009), per far presumere la qualità di persona di famiglia, di cui al richiamato articolo 139 cpc, è sufficiente il requisito di parentela o di affinità, non essendo richiesto invece dalla norma l'ulteriore requisito della convivenza. Grava poi su chi assume di non aver ricevuto l'atto notificato, l'onere di provare il carattere del tutto occasionale della presenza nella propria abitazione di chi ha effettivamente ricevuto lo stesso. Nel caso di specie, le dichiarazioni acquisite dall'ufficiale notificatore su chi ebbe effettivamente a ricevere l'atto in contestazione, qualificatasi come nipote ultraquattordicenne convivente con il destinatario dello stesso, e quindi persona di famiglia ai sensi della normativa citata, sono più che sufficienti per affermare la piena legittimità della procedura di notificazione effettuata.
Alla Corte di cassazione, hanno ancora evidenziato i giudici di piazza Cavour, è tra l'altro precluso, in materia di processo tributario e in caso di impugnazione da parte del contribuente della cartella esattoriale per asserita invalidità della notificazione dell'avviso di accertamento, l'esame diretto degli atti per accertare la sussistenza o meno di detta invalidità, essendo questo un accertamento di fatto rimesso all'esclusiva competenza del giudice di merito. Non si tratta, infatti, di un'indagine volta a verificare l'eventuale nullità del procedimento dato che la notificazione dell'avviso di accertamento non rappresenta un atto vero e proprio del processo tributario ma esclusivamente un presupposto di impugnabilità della cartella esattoriale, potendo l'iscrizione a ruolo essere impugnata solo in ipotesi di omessa o irregolare notifica dell'avviso di accertamento.
In conclusione, la Cassazione ha affermato, in tema di notificazioni, la piena legittimità della consegna dell'atto a un parente anche se minorenne (purché ultraquattordicenne e non palesemente incapace) e non convivente con il destinatario dell'atto medesimo.
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