Source: https://www.uaar.it/uaar/documenti/rs07.html
Timestamp: 2019-05-19 10:24:25+00:00

Document:
La sentenza del giudice sul crocifisso a Ofena (AQ) | UAAR
ANTEFATTO. All’inizio dell’anno scolastico 2003/2004, il musulmano Adel Smith - italianissimo, a dispetto del nome - chiede all’insegnante della scuola di Ofena (AQ) nella quale si trovano i suoi figli, di rimuovere il crocifisso appeso alla parete o, in subordine, di appendere alla parete un quadretto con una sura del Corano. Quest’ultima richiesta viene soddisfatta dall’insegnante, salvo venir subito dopo smentita dal dirigente del complesso scolastico che impone la rimozione del quadretto. A questo punto, assistito dall’avvocato aquilano Visconti, Adel Smith ricorre al tribunale del capoluogo abruzzese per ottenere un pronunciamento d’urgenza. Investito della questione, il tribunale dell’Aquila non può far null’altro che ribadire il carattere di laicità della Repubblica Italiana e delle sue istituzioni e il 23 ottobre 2003 decreta la rimozione di qualsiasi simbolo religioso (inclusi quindi sure del Corano e crocifissi varî) dal complesso scolastico entro trenta giorni dal pronunciamento. Decisione logica e lineare che, tuttavia, non manca di sollevare feroci polemiche, soprattutto - manco a dirlo - da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Quella che segue è la cronaca del giorno dopo, tratta dai due maggiori quotidiani d’Italia, il “Corriere della Sera” e “la Repubblica”.
Il Corriere della Sera, 24 ottobre 2003
Tribunale dell’Aquila: via i crocifissi dalla scuola
«Non è un patrimonio comune di tutti i cittadini»
Il cardinale Tonini: «Sono stupefatto».
PRC: «Sentenza positiva».
L’AQUILA. I crocifissi dalle aule scolastiche potrebbero essere destinati a scomparire. Questa la prospettiva aperta da una sentenza del Tribunale dell’Aquila che, accogliendo il ricorso presentato da Adel Smith, presidente dell’Unione Musulmani d’Italia, ha condannato «l’Istituto comprensivo di scuola materna ed elementare di Navelli, nella persona del dirigente scolastico pro tempore, a rimuovere il crocifisso esposto nelle aule della Scuola materna ed elementare “Antonio Silveri” di Ofena, frequentata dai figli dello stesso Smith. La sentenza - un provvedimento di circa 30 pagine - è stata emessa dal giudice Mario Montanaro. Il ricorso era stato presentato nelle scorse settimane dal legale di Adel Smith, avvocato Dario Visconti.
LA SENTENZA. «Nell’ambito scolastico» - si legge nella sentenza - «la presenza del simbolo della croce induce nell’alunno a una comprensione profondamente scorretta della dimensione culturale dell’espressione di fede, perché manifesta l’inequivoca volontà, dello Stato, trattandosi di scuola pubblica, di porre il culto cattolico al centro dell’universo, come verità assoluta, senza il minimo rispetto per il ruolo svolto dalle altre esperienze religiose e sociali nel processo storico dello sviluppo umano, trascurando completamente le loro inevitabili relazioni e i loro reciproci condizionamenti». Secondo il giudice Montanaro, «la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche comunica un’implicita adesione a valori che non sono realmente patrimonio comune di tutti i cittadini». Così facendo, sempre stando alla sentenza, la presenza del crocifisso nelle aule «si pone in contrasto con quanto ha stabilito la Corte costituzionale, rilevando come il principio di pluralità debba intendersi quale salvaguardia del pluralismo religioso e culturale (cfr. Corte cost. 12 aprile 1989, n. 203 e 14 gennaio 1991, n. 13), che può realizzarsi solo se l’istituzione scolastica rimane imparziale di fronte al fenomeno religioso» [sembra un concetto semplice: ci chiediamo allora perché faccia fatica a entrare nella testa di parecchia gente…].
IL CARDINALE TONINI: «SONO STUPEFATTO». «Rimango stupefatto, senza parole. Come si fa a ordinare la rimozione dalle aule scolastiche del crocefisso, che è il simbolo dei valori di fondo del nostro Paese?» [semplice: con una sentenza del Tribunale…]. È questa la reazione del cardinale Ersilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna, alla notizia della sentenza del Tribunale dell’Aquila. «Non riesco a capire in base a che dispositivi legislativi», ha commentato Tonini [che evidentemente non è molto ferrato in legge, aggiungiamo noi]. «Non si può eliminare un simbolo dei valori religiosi e culturali di un popolo, solo perchè ciò può dar fastidio a qualcuno. Mi sembra una strada pericolosa. Allora perchè non togliere le chiese, o impedire alla Croce Rossa di svolgere la sua azione di soccorso e umanitaria?», si chiede il cardinale [Forse perché la Croce Rossa non usa imporre i propri simboli religiosi e non discrimina?]. «Con questa sentenza» - conclude - «si offende la maggioranza del popolo italiano e anche lo spirito della costituzione» [La quale Costituzione stabilisce che lo Stato e la Chiesa sono ognuno nel proprio ordine indipendenti e sovrani, cardinal Tonini. Non sancisce né il diritto né la libertà di marcare lo Stato italiano con i simboli religiosi nei luoghi pubblici alla stessa maniera dei gatti che marcano il proprio territorio].
RIFONDAZIONE COMUNISTA: «SENTENZA POSITIVA». La sentenza che accoglie il ricorso contro il crocifisso in aula «è positiva. Ma la questione non si esaurisce qui. Anzi, è solo l’inizio di una necessaria riflessione sulla convivenza multiculturale e su quale ruolo rivesta in questo la scuola». Lo ha detto Titti De Simone, capogruppo di Prc alla Commissione cultura alla Camera in relazione alla sentenza del tribunale dell’Aquila. «È una sentenza importante perché riconosce la laicità dello Stato, come dice la Costituzione» - ha aggiunto la parlamentare - «e può fare da battistrada a un dibattito politico e culturale sui temi dell’integrazione. Un dibattito che va aperto senza demagogia e strumentalizzazioni. La scuola, che è il primo presidio della società, è oggi chiamata a corrispondere i valori della cittadinanza multiculturale».
La sentenza dei magistrati dell’Aquila dopo il ricorso presentato da Adel Smith,
presidente dell’Unione musulmani d’Italia
Crocifisso nelle aule scolastiche,
«La scuola pubblica deve essere imparziale di fronte al fenomeno religioso»
L’AQUILA. Adel Smith, presidente dell’Unione musulmani d’Italia, ha vinto la sua battaglia. Aveva chiesto di togliere il crocefisso appeso nell’aula della scuola frequentata dai suoi due figli minori. E oggi il tribunale dell’Aquila, al quale Smith si era rivolto, gli ha dato ragione. Con una sentenza storica, destinata a far discutere, il Tribunale ha accolto il suo ricorso e ha condannato l’istituto a rimuovere il crocifisso. La scuola è l’istituto materno ed elementare statale “Antonio Silveri” di Ofena, in provincia dell’Aquila.
Il ricorso era stato presentato qualche settimana fa dal legale di Adel Smith. La sentenza è stata immediata. Trenta pagine scritte dal giudice Mario Montanaro che difendono «l’imparzialità dell’istruzione scolastica pubblica di fronte al fenomeno religioso».
Un’imparzialità che va realizzata «attraverso la mancata esposizione di simboli religiosi». Il giudice ha preso in considerazione anche la possibilità che più simboli religiosi vengano esposti sui muri della aule scolastiche. Ma ha deciso che la strada non è percorribile, sia perché «non potrebbe in concreto essere tendenzialmente esaustiva», sia perché «finirebbe per ledere la libertà religiosa negativa di coloro che non hanno alcun credo» [ci voleva un giudice dell’Aquila, con tutto il rispetto, per ricordare a tutti che ci sono anche i non credenti che rivendicano i loro diritti?].
Di più. «Nell’ambito scolastico» - si legge nella sentenza - «la presenza del simbolo della croce induce nell’alunno a una comprensione profondamente scorretta della dimensione culturale della espressione di fede, perché manifesta l’inequivoca volontà, dello Stato, trattandosi di scuola pubblica, di porre il culto cattolico al centro dell’universo, come verità assoluta, senza il minimo rispetto per il ruolo svolto dalle altre esperienze religiose e sociali nel processo storico dello sviluppo umano, trascurando completamente le loro inevitabili relazioni e i loro reciproci condizionamenti».
La rimozione del crocifisso, conclude il giudice, è l’unica misura possibile per inibire la lesione del diritto di libertà dei figli minori, poichè l’alternativa sarebbe non far partecipare all’attività didattica i piccoli scolari.
È contento Adel Smith. «Siamo di fronte ad una chiara e storica sconfitta dell’arroganza degli esponenti dello strisciante razzismo religioso istituzionale», ha commentato il presidente dell’Unione dei Musulmani d’Italia. Adel Smith, indagato dalla procura di Verona per aver usato parole ingiuriose nei confronti del Cardinale Biffi, era salito agli onori della cronaca, nel gennaio 2003. Ospite assiduo di una tv privata di Verona, Telenuovo, Smith venne assalito in diretta tv da un gruppo di militanti di Forza Nuova.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza