Source: http://cobasperilsindacatodiclasse.blogspot.it/2017/04/17-aprile-sicurezza-sul-lavoro-know.html
Timestamp: 2017-08-20 00:17:50+00:00

Document:
SlaiCobas per il Sindacato di Classe: 17 aprile - SICUREZZA SUL LAVORO: KNOW YOUR RIGHTS! “LETTERE DAL FRONTE” DEL 18/04/17
17 aprile - SICUREZZA SUL LAVORO: KNOW YOUR RIGHTS! “LETTERE DAL FRONTE” DEL 18/04/17
QUANDO LA DIGNITÀ E’ PIU’ FORTE DELLA PAURA: LA LOTTA DI 60 BRACCIANTI SIKH NELLE CAMPAGNE ROMANE
NEWSLETTER MEDICINA DEMOCRATICA ONLUS
Cassa di Solidarietà tra Ferrovieri cassadisolidarieta@gmail.com
Sindacato di Classe sindacatodiclasse@gmail.com
REPRESSIONE E LOTTE DEI FACCHINI DELLA LOGISTICA
RICCARDO ANTONINI: SUL MIO RICORSO IN CASSAZIONE
AIEA Onlus newsletter@associazioneitalianaespostiamianto.org
NEWSLETTER ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO MARZO 2017
Sent: Sunday, March 26, 2017 6:07 PM
Subject: IL SISTEMA DEGLI APPALTI TOGLIE DIRITTI A CHI LAVORA
Ripubblichiamo questo articolo che abbiamo scritto insieme a Marta Fana per Internazionale.
Attraverso le vertenze di Almaviva Roma e GSE, che abbiamo sostenuto negli ultimi mesi, proviamo a ricostruire un’analisi del meccanismo degli appalti e dei motivi per cui vogliamo l’abolizione degli appalti e la reinternalizzazione di tutti i lavoratori.
La vicenda è l’effetto diretto della pressione concorrenziale che si esercita su una filiera frantumata come quella dei call center, in cui i diversi stabilimenti possono essere messi gli uni contro gli altri, in cui il lavoro può essere delocalizzato in paesi dove è pagato la metà, e da cui le committenze (spesso pubbliche) pretendono costi sempre più contenuti.
Per capire fino in fondo il funzionamento di questo sistema perverso, senza inoltrarci, in questa sede, in una dettagliata analisi delle vicende di Almaviva, ossia del più grande call center d’Italia, ci viene incontro una storia che ha dell’incredibile. E’ quella dei circa cento lavoratori esternalizzati del call center che opera per conto della Gestione Servizi Energetici (GSE), una società per azioni di proprietà al 100 per cento del Ministero dell’economia e delle finanze.
Risultato? Precarietà permanente per dei lavoratori formalmente a tempo indeterminato ma sempre a rischio di perdere il posto a ogni cambio appalto. Un ricatto costante che ha portato, tra le altre cose, al sottoinquadramento di questa manodopera giovane, ma formata (quasi tutti laureati) che si ritrova con un secondo livello metalmeccanico. I lavoratori pur di mantenere il loro posto di lavoro hanno dovuto accettare condizioni stabilmente penalizzanti.
Una situazione che va avanti da quasi dieci anni e contro la quale, un anno fa, i lavoratori, aiutati dalla FIOM hanno intrapreso un’azione legale proprio per “interposizione illegale di manodopera”. Le tante parole spese contro il caporalato delle nostre campagne sembrano cogliere le somiglianze con quello che imperversa in tanti altri settori e a cui a volte ricorrono le stesse istituzioni pubbliche.
Una storia sbagliata come tante che quotidianamente vivono nel mondo degli appalti. Una testimonianza tra le altre del perché il contenuto del referendum del 28 maggio (che deve essere ancora confermato) rappresenta solo una parte delle questioni urgenti del mondo del lavoro.
Effetti che tuttavia incidono in modo significativo sull’intero sistema economico e sociale del paese: la terziarizzazione al ribasso di ampi pezzi del settore pubblico (dagli asili nido ai sistemi informatici, dall’accoglienza dei migranti ai call center) produce un effetto negativo non solo sui lavoratori coinvolti ma anche sulla qualità e quantità dei beni e servizi prodotti dallo stato e dalle sue diramazioni.
Subject: QUANDO LA DIGNITÀ E’ PIU’ FORTE DELLA PAURA: LA LOTTA DI 60 BRACCIANTI SIKH NELLE CAMPAGNE ROMANE
Sent: Friday, March 31, 2017 12:43 PM
LA SALUTE DISEGUALE: LA SFIDA DI UN MONDO INGIUSTO
Per tutelare la salute di una popolazione non basta mettere all’opera bravi medici, capaci di fare bene una diagnosi nel singolo paziente e di applicare i trattamenti più efficaci. Serve anche riconoscere il ruolo che comportamenti individuali, condizioni di vita e di lavoro, disuguaglianze interne alla società, hanno sulla salute degli individui.
Non c’è sorpresa allora se le società più giuste hanno anche migliori livelli di salute. Come spiega Michael Marmot, docente di Epidemiologia e Sanità Pubblica all’University College di Londra, la salute e l’uguaglianza nei livelli di salute, non sono solo valori in sé. Ci dicono qualcosa della qualità complessiva della società in cui viviamo.
http://www.medicinademocratica.org/wp/?p=4589
VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE: SE NON E’ PARTECIPATA CHE VALUTAZIONE E’?
La procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, preliminare sulle autorizzazioni di opere e progetti, come definita dalle direttive europee, da 30 anni a questa parte costituisce una importante tutela ambientale, non tanto sotto il contenuto tecnico (obbligo di esame dei diversi impatti correlabili con un’opera) ma in quanto si caratterizza (si dovrebbe caratterizzare) dalla promozione della partecipazione popolare.
E’ da questa partecipazione (peraltro finora quasi esclusivamente limitata alla possibilità di presentare osservazioni) che possono emergere tutte le criticità, ambientali ma anche sociali, connesse ad un progetto (criticità spesso negate o occultate negli studi di impatto ambientale finanziati dai committenti l’opera) e può davvero (se utilizzata fino in fondo) costringere a prendere in considerazione anche le alternative del progetto inclusa l’opzione zero (la non realizzazione dell’opera).
http://www.medicinademocratica.org/wp/?p=4615
Sent: Saturday, April 01, 2017 9:13 AM
Subject: REPORT MORTI SUL LAVORO NEI PRIMI 3 MESI DEL 2017
From: Cassa di Solidarietà tra Ferrovieri cassadisolidarieta@gmail.com
Sent: Saturday, April 01, 2017 12:35 PM
Subject: COMUNICATO FEBBRAIO 2017
CASSA DI SOLIDARIETA’ TRA FERROVIERI
Cari colleghi, care colleghe, la Cassa di Solidarietà tra Ferrovieri è attiva da 10 anni!
In tutto questo tempo siamo cresciuti, oltre ai ferrovieri anche altri lavoratori e cittadini hanno sostenuto la nostra Cassa, oggi più viva che mai, oggi ancora di più crediamo che sia uno strumento indispensabile per i lavoratori che difendono diritti e sicurezza e resistono.
Abbiamo supportato la battaglia di Riccardo Antonini, (Riccardo è in attesa di conoscere l’esito del ricorso contro il licenziamento presentato in Cassazione il 18 gennaio), abbiamo contribuito alle spese legali dei colleghi RLS che si sono costituiti parte civile al processo per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009.
La sentenza di primo grado è stata emessa il 31 gennaio scorso, con la condanna di 23 imputati; tra questi l’ex Amministratore Delegato Mauro Moretti, al quale sono stati inflitti 7 anni (ed è di pochi giorni fa la notizia che lo stesso non è stato confermato alla guida di Leonardo-Finmeccanica) e Giulio Margarita, attualmente dirigente apicale dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria. Pensiamo che questo pronunciamento, che riconosce gravi omissioni e lacune relative alla sicurezza, sia stato “strappato” da familiari, cittadini e ferrovieri che per 7 anni e mezzo non hanno smesso di lottare. A fronte di ciò, dovrebbero essere, a maggior ragione, immediatamente reintegrati i nostri colleghi licenziati per aver difeso la sicurezza.
Intanto Sandro Giuliani, Capotreno di Roma, ancora sta aspettando che sia fissata l’udienza di Cassazione contro il suo licenziamento, mentre il nostro collega Bruno Bellomonte, capostazione di Sassari, continua a essere perseguitato da RFI e dalla “giustizia” (Bruno ci ricorda che “chi lotta non perde mai”). Contro la sentenza di appello che confermava il reintegro del nostro collega macchinista Silvio Lorenzoni, Trenitalia ha presentato ricorso in Cassazione.
Chiediamo a tutti di continuare ad aiutarci a sviluppare la Cassa, di rinnovare le iscrizioni, di iscriversi e far iscrivere, e vi invitiamo a consultare il sito (che abbiamo rinnovato) al solito indirizzo: http://www.casofs.org.
CONTRIBUTI EROGATI DA CASSA DI SOLIDARIETA’ TRA FERROVIERI – ANNO 2016
Febbraio: contributo per avvocati RLS, parte civile processo Strage Viareggio: 500 €
Luglio: Spese per RLS processo Sassari (morte macchinista Solinas): 500 €
Luglio: contributo spese legali macchinista Falcone: 500 €
Luglio: contributo una-tantum per capotreno licenziato Stigliano: 500 €
Settembre: saldo spese appello avvocato Sandro Giuliani: 805 €
Ottobre: contributo per avvocati RLS parte civile processo Viareggio: 1.000 €
Attualmente sul Conto Corrente della Cassa ci sono € 10.738.
“La solidarietà è il primo passo verso la libertà!”
Marzo 2017 Il Direttivo della Cassa di Solidarietà tra Ferrovieri
Conto Corrente postale n.71092852 intestato a Crociati Marco
Sede: via dell’Acqua Acetosa 2/a 00043 Ciampino (RM)
e-mail: cassadisolidarieta@gmail.com
internet: http://www.casofs.org
Sent: Saturday, April 01, 2017 5:22 PM
Subject: ANCORA SUL LAVORO NELLE COOPERATIVE SOCIALI OGGI
LAVORATORI E CITTADINI NELLA MORSA DELLE ESTERNALIZZAZIONI E DEI TAGLI AI FONDI PER LA SPESA SOCIALE
Secondo i dati dell’Euricse del 2015, in Italia le cooperative sociali sono 13.000 e impiegano quasi 300.000 lavoratori e oltre 34.000 volontari, per un fatturato pari all’1% del PIL nazionale. Possono svolgere attività finalizzate all’offerta di servizi socio-sanitari ed educativi (cooperative di tipo A, le più diffuse), in appalto esternalizzato dagli Enti Locali e dagli Enti della sanità pubblica, o possono essere cooperative sociali di tipo B, ovvero impegnate nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, come i disabili fisici e mentali, gli ex-carcerati, gli ex-tossicodipendenti, e altro, anch’esse soprattutto su bandi e appalti delle pubbliche amministrazioni.
Le cooperative sociali si diffusero in Italia verso la fine degli anni ‘70 grazie anche alla grande spinta motivazionale che si produsse all’interno dei grandi movimenti politici e sociali di quei decenni, e coinvolse migliaia di persone che si investirono in prima persona per costruire percorsi di liberazione dallo sfruttamento capitalistico attraverso il lavoro sociale e fornendo, grazie alle proprie competenze, servizi terapeutici e di assistenza diversi da quelli che fino a quel momento erano stati erogati (o non erogati) dallo Stato. Erano gli anni della Legge 180, migliaia di persone vennero liberate per legge dal circuito totalizzante dei manicomi e le cooperative sociali si posero l’obiettivo di reinserirle nel tessuto sociale.
La spinta motivazionale di cui parliamo fu ben presto strumentalizzata dallo Stato e usata a proprio uso e consumo e a beneficio del progetto più complessivo volto a smantellare lo stato sociale e a riscrivere la storia dei servizi alla persona che poi negli anni ha portato alle esternalizzazioni e alle privatizzazioni con il ricorso degli appalti per rinnovare i bandi. Appalti che spesso non tengono in conto né i diritti dei lavoratori, né la qualità dei servizi, con le solite logiche dell’abbattimento dei costi della mano d’opera sempre in agguato. A vincere sono generalmente vere e proprie aziende che mantengono la denominazione sociale unicamente per godere di ciò che resta dell’impianto che regola il terzo settore nel rapporto fiscale e giuridico con gli enti locali.
Siamo giunti al paradosso attuale che vede migliaia di lavoratori impegnati nel contrasto alle povertà stritolati nella morsa della povertà potenziale di cui i dati ISTAT iniziano a delineare contorni allarmanti. Stiamo parlando di paghe orarie (quando ci troviamo di fronte a cooperative sociali che applicano integralmente il Contratto Nazionale di Categoria) che possono variare dai 5,80 agli 8,00 euro l’ora netti a fronte di 4 oppure 8 ore di lavoro giornaliero e redditi annui che non superano i 13.000 euro. Nello stesso tempo però le cooperative che assumono questi lavoratori, fanno leva sulla mission valoriale che sta alla base del lavoro sociale. Il ricatto sul piano morale è becero: non si possono avanzare richieste economiche altrimenti oltre a perdere il lavoro, si metterebbero a rischio le vite delle persone di cui ci si occupa.
Nel corso degli anni, le Cooperative Sociali hanno allargato il loro raggio di azione fino a essere accreditate anche per poter partecipare alle gare di appalto negli ospedali, sia pubblici che privati. In queste circostanze, i lavoratori nel corso degli anni hanno dovuto acquisire il titolo di Operatori Socio Sanitari (OSS), nella migliore delle ipotesi partecipando a corsi di formazione organizzati dalle proprie cooperative a costi contenuti e nella peggiore a corsi organizzati da enti accreditati dalla Regione a costi che vanno dai 3.000 ai 3.500 euro.
Insomma, siamo in presenza di un sistema dove oltre alla precarietà del posto di lavoro e al continuo ricatto del datore si aggiunge la miseria di stipendi che nel migliore dei casi raggiungono i 1.000 euro mensili. A titolo d’esempio, si veda il servizio di Michele Buono e Pietro Ricciardi andato in onda su Report RAI 3 domenica 18 ottobre 2009 dove emerge che il costo totale (lo stipendio lordo) dei lavoratori di una cooperativa sociale che fornisce servizi sanitari a un rinomato ospedale romano è più alto di quello dei lavoratori internalizzati, ma, sorprendentemente, sia lo stipendio netto che i contributi percepiti sono più bassi.
Inoltre, siamo di fronte alla più generale tragedia di senso maggiore, con lo stato che nel corso dei ultimi anni a prescindere dal Governo che si è ritrovato a gestire il mandato degli elettori ha inferto pesanti sforbiciate al settore. Quest’anno, i tagli del governo al Fondo Nazionale per le Politiche Sociali sono stati di 212 milioni (da 313 a 99 milioni), arrivando vicino al minimo storico, e di 50 milioni al Fondo per le Non Autosufficienze (da 500 a 450). Va da sé che se il Governo, nell’ottica della riduzione della spesa pubblica impostagli dall’UE, va a tagliare sulle spese sociali e sulla cura delle persone, verremo di qui a breve a trovarci in una situazione di estrema difficoltà. E’ questo il momento di unire le voci e iniziare a rivendicare politiche sociali e del lavoro conformi all’idea di un paese civile e fuori dalla logica della crisi permanente e delle emergenze continue che minano alla radice la qualità dei servizi e il rispetto dei cittadini.
Fonte: https://oradireli.files.wordpress.com/2015/06/sisifo.jpg
From: Sindacato di Classe sindacatodiclasse@gmail.com
Sent: Monday, April 03, 2017 11:36 PM
Subject: REPRESSIONE E LOTTE DEI FACCHINI DELLA LOGISTICA
La repressione dei padroni delle cooperative della logistica, fatta di attacchi pesanti, di aggressioni ai presidi di lotta, con l’uso di squadrismo di capi, padroncini, manovalanza servile, fino all’uccisione mesi fa di un operaio egiziano, fatta di licenziamenti, di denunce, provocazioni, contro le necessarie e giuste lotte dei lavoratori della logistica contro il moderno schiavismo, sta diventando endemica, sempre più pesante, con Polizia, Prefettura, istituzioni che o contribuiscono alla repressione o col loro silenzio sono comunque complici.
Questa repressione ora punta ad attaccare direttamente l’organizzazione di base, di classe dei lavoratori, perché senza sindacato di classe i lavoratori possano essere meglio supersfruttati, non riconosciuti i loro diritti fondamentali, divisi.
Questo è il significato principale dell’ultimo pesantissimo atto repressivo.
Gli operai di Brignano hanno ripreso da mesi la lotta; il loro esempio, il loro coraggio, determinazione a non farsi piegare sono diventati anche un esempio e altre realtà di operai della zona si organizzano e scendono in lotta; la loro lotta ha costretto ASL, DTL a fare accertamenti sulla sicurezza, sull’attacco alla salute, sulla violazione permanente di diritti contrattuali e legislativi.
E’ tutto questo ora, con questi 11 licenziamenti, che si vuole fermare; tutto questo (insieme alle migliaia di iniziative, manifestazioni nella zona, denunce pubbliche, controinformazione nei supermercati, in cui dietro le merci c’è sudore, fatica, attacco alla salute, neo schiavismo) colpisce al cuore i padroni delle cooperative ed è una “spina nel fianco” non “domabile”.
ED E’ PROPRIO LA DIVISIONE CHE DOBBIAMO IMPEDIRE!
Ci sono momenti, come questi, in cui la migliore risposta è l’unità di tutte le forze del sindacalismo di base, di classe; questo mette in difficoltà padroni e Istituzioni e incoraggia e fa sentire più forti gli operai.
I lavoratori della logistica dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe sono stati sempre presenti in passato nei momenti in cui altri lavoratori, altri sindacati di base venivano attaccati, perché come hanno sempre detto i lavoratori di Bergamo: Se colpiscono uno, colpiscono tutti!
telefoni: 09 94 79 20 86 – 347 53 01 704
telefoni: 335 52 44 902 – 340 72 26 074
Sent: Thursday, April 06, 2017 7:54 AM
Subject: GLI OPERAI INNSE MILANO CONTRO I LICENZIAMENTI DI 4 LAVORATORI
Il 23 marzo al presidio dei lavoratori licenziati e solidali, davanti ai cancelli, Dario Comotti racconta a “Nuova Unità” i motivi del conflitto.
L’INNSE, nata dall’officina Innocenti Santeustacchio, è stata il simbolo dell’industria metalmeccanica all’interno della zona di Lambrate, nell’area ex Maserati. Nel 2002 la messa in liquidazione e la successiva vendita, quattro anni più tardi al gruppo Genta, che nel 2008 dichiara la chiusura. Ma gli operai decidono di occuparla, dandosi i turni e continuando a lavorare, e lo scontro dura più di un anno. La lotta operaia riconquista le prime pagine dei giornali, grazie a 49 lavoratori che per oltre un anno occupano l’INNSE Presse di Milano, “per salvarla dal fallimento”. Il 5 agosto 2009 quattro operai e un funzionario sindacale della FIOM si barricano per più di una settimana su una gru all’interno della fabbrica scendendo solo dopo l’accordo che salvaguardia tutti i posti di lavoro. Una cordata guidata dalla Camozzi di Brescia ha acquistato l’azienda milanese. Il resto è storia di oggi raccontata nella intervista che abbiamo raccolto da uno degli operai licenziati.
DARIO, TU SEI UNO DEGLI OPERAI LICENZIATI, VUOI SPIEGARE AI LETTORI DI NUOVA UNITA’ PERCHE’ VI HANNO LICENZIATO?
Siamo in lotta da ormai 14 giorni. C’è stato uno sciopero che è durato 8 ore al giorno per 11 giorni di tutti gli operai contro l’azienda che ha licenziato 4 lavoratori (3 operai e una impiegata). L’azienda ci ha licenziato con delle motivazioni che sono a dir poco scandalose: hanno dichiarato che i nostri posti venivano meno. Ad esempio il posto di elettricista veniva a mancare e scrivono addirittura nella lettera di licenziamento che il posto sarà affidato a un’impresa esterna di elettricisti, mentre gli altri tre posti, quello dell’impiegata viene fatto a Brescia e gli altri 2 posti che erano quelli di controllo della qualità, l’azienda intende farli fare direttamente dagli operai. Questa è la motivazione con cui ci ha licenziato. In realtà noi siamo in mobilitazione da gennaio del 2016, cioè da quando l’azienda ha presentato un piano che chiamarlo industriale è una parola grossa, perché è un piano che fa veramente acqua da tutte le parti e non corrisponde nella sostanza a quello che, con la nostra lotta del 2009, gli ha fatto avere la fabbrica. Nel 2009 loro hanno preso dal comune di Milano, con uno scambio d’area d’uso, la fabbrica al prezzo di 1 euro. Avevano detto e dichiarato ai quattro venti che qui ci sarebbe stato un incremento dell’occupazione arrivando a 150 operai, per cui era una fabbrica che interessava realmente e che per farla funzionare a dovere avevano necessità di incrementare l’occupazione. Ora, a distanza di 7 anni, siamo ridotti della metà. Da 50 che eravamo, ci siamo ridotti a quasi la metà, 27/28 persone.
I lavoratori sono decisi ad andare fino in fondo. Dopo 11 giorni di sciopero continuo i lavoratori non potevano sobbarcarsi ancora un altro periodo di sciopero, perché oltretutto il padrone non sta portando produzione. E’ da un anno esatto che all’INNSE non si batte un chiodo, non c’è praticamente produzione e questo, di fatto, favorisce il padrone. Quindi continuare con questo strumento di lotta vuol dire solo danneggiare gli operai e basta. Per questo abbiamo deciso il rientro in fabbrica degli operai. Fuori il picchetto continua con i 4 licenziati, i compagni e i lavoratori di altre realtà solidali che ogni giorno si presentano al cancello della fabbrica. Inoltre a mezzogiorno nell’ora di mensa da tutti gli operai dell’INNSE escono dalla fabbrica aggiungendosi al picchetto durante la pausa pranzo.
VOI SIETE TUTTI ISCRITTI ALLA FIOM; COME SI E’ COMPORTATO IL SINDACATO RISPETTO ALLA VERTENZA IN ATTO? SOSTIENE LA LOTTA? IN CHE MODO?
La FIOM, cui siamo tutti iscritti, fino a metà luglio del 2016 sosteneva la nostra lotta, tant’è che fece un comunicato sindacale in cui diceva che la Cassa Integrazione era illegittima. Da luglio in avanti è intervenuta, probabilmente in accordo con la segreteria milanese della CGIL, la segreteria nazionale della CGIL nella persona di Landini (segretario generale FIOM), che ha sottoscritto un accordo su cui non siamo stati d’accordo e che abbiamo respinto con un referendum. Da lì c’è stata una rottura verticale. La FIOM qui non si è mai vista. Nessuno della FIOM è mai venuto davanti ai cancelli in questo periodo.
OLTRE ALLA RESISTENZA OPERAIA E ALLA SOLIDARIETA’ PORTATA DA COMPAGNI SINGOLI, QUALI ORGANIZZAZIONI SINDACALI, ANCHE DI BASE, VI HANNO PORTATO FINORA LA SOLIDARIETA’?
Dal punto di vista della solidarietà al presidio vengono diversi compagni. I sindacati di base legati alla USB, alcuni militanti sindacali USB, e sono venuti alcuni militanti del SOLCOBAS, il nuovo sindacato che si staccato dal SICOBAS. Il SOLCOBAS ha dimostrato una concreta solidarietà anche dal punto di vista economica, del finanziamento. Noi abbiamo aperto una Cassa di Resistenza per pagare gli avvocati, per mantenere il presidio, per pagare tutte le spese necessarie alla nostra lotta. Quelli che hanno dato realmente solidarietà alla nostra lotta sono stati i 90 delegati di varie fabbriche d’Italia legati alla minoranza sindacale della CGIL, il “sindacato è un’altra cosa”. Il comunicato di solidarietà con la nostra lotta del “sindacato è un’altra cosa” è stato firmato da delegati di molte fabbriche anche importanti, ad esempio la SAME di Treviglio, la Piaggio di Pontedera e la Ferrari di Modena, che non sono fabbrichette di secondo ordine. Questa è stata una bella iniziativa che noi abbiamo apprezzato e propagandato e che hanno propagandato anche loro. Sostanzialmente non credo che Landini e la segreteria nazionale della FIOM possa far finta di nulla rispetto a quanto successo. Se lo fanno, vuol dire che non tengono conto di quello che sta succedendo nel sindacato. Anche alcune realtà del sindacato di base, l’USB di Melfi e l’USB di Mirafiori hanno fatto un comunicato a nostro favore.
ADESSO COME PENSATE DI CONTINUARE A RESISTERE E ANDARE AVENTI NELLA LOTTA?
Dal nostro punto di vista la lotta è solo sulle nostre spalle. Noi abbiamo chiesto l’intervento del Comune, della Prefettura, di tutti quelli che hanno sottoscritto nel 2009 quell’accordo che, in sostanza, regalava all’azienda 30.000 metri quadri. Ora il Comune di Milano ha in mano una carta micidiale che è quella del fatto che l’accordo non è stato rispettato per nulla. In più c’è una richiesta dell’azienda, che il Comune non ha ancora concesso, di 9.000 metri quadrati attorno al capannone per l’accesso dei camion. Questa è una leva che si potrebbe usare dal punto di vista del Comune per tentare di ricostruire un accordo che superi quello vecchio e che sostanzialmente faccia, non un piano industriale, perché noi non crediamo nei piani industriali, però che faccia andare avanti la produzione industriale.
Sì è proprio questo. All’interno della fabbrica gli operai sono sempre sul piede di guerra perché il fronte non è solo davanti alla portineria col presidio, è anche interno. Appena il padrone applica un sistema di lavoro che non è normale, gli operai sono disposti tranquillamente a scioperare. Inoltre noi licenziati insieme ai solidali andiamo avanti con il presidio davanti ai cancelli della fabbrica, presidio che gli dà realmente fastidio, cercando di allargare la solidarietà.
http://www.nuovaunita.info
Sent: Thursday, April 06, 2017 8:29 AM
Subject: RICCARDO ANTONINI: SUL MIO RICORSO IN CASSAZIONE
Vi invio le poche righe che a caldo ho messo giù e fatto circolare in queste ore. Quando siamo stati a Roma il 18 gennaio scorso, avevano già deciso. Al danno del “risultato”, la beffa della messa inscena. Buona giornata.
Rigettato il ricorso in Cassazione per “infedeltà” a Moretti, Elia & Company, presentato alla fine del 2014. Sette paginette scarne e striminzite hanno confermato la sentenza di 1° grado del 4 giugno 2013.
I signori (o lorsignori, come avrebbe scritto Fortebraccio) Vincenzo Di Cerbo (presidente), Giuseppe Bronzini, Antonio Manna, Federico Balestrieri, Federico De Gregorio (consiglieri) della Corte Suprema (suprema, mah?) di Cassazione, Sezione Lavoro, e prima di loro i signori Luigi Nannipieri di Lucca e Giovanni Bronzini (presidente), Gaetano Schiavone e Simonetta Liscio (consiglieri) della Corte d’Appello di Firenze, hanno (ri)prodotto la sentenza d’inchino, fotocopia di quella di 1° grado del dottor Nannipieri.
L’udienza si tenne il18 gennaio scorso al 4° piano del “palazzaccio”, al seguito di altre ventisei (26!) udienze della durata di pochi minuti ciascuna.Una vera catena di montaggio... Lo stesso giorno, 18 gennaio 2017, avevano già emesso la sentenza. Definirla una farsa è accreditarla di un complimento che ovviamente non merita.
Tra le 7 paginette si legge: “...emerge che il ricorrente aveva più volte sostenuto la responsabilità della società e dei suoi vertici per aver cagionato il disastro ferroviario di Viareggio...”.
Una verità già scritta e scolpita che la stessa magistratura del Tribunale di Lucca ha emesso con il dispositivo del 31 gennaio 2017 a 7 anni e mezzo dal disastro ferroviario.
Se questi signori, da Lucca a Roma, sono soliti trattare a questa maniera gli esseri umani, è bene che nel prossimo futuro siano destinati ad occuparsi di altro, possibilmente cose o merci. Il danno ed i costi sarebbero utilmente minori.
Gasparazzo disse: “Ma non finisce qui”.
From: AIEA Onlus newsletter@associazioneitalianaespostiamianto.org
Sent: Friday, April 07, 2017 5:16 AM
Subject: NEWSLETTER ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO MARZO 2017
Venerdì 31 marzo, nella sala Consiliare del Comune di Ferrandina, l’Associazione Esposti Amianto Val Basento ha incontrato la stampa per un focus dettagliato sulla vertenza amianto in Basilicata.
http://www.associazioneitalianaespostiamianto.org/sedi-regionali/vertenza-amianto-basilicata
In occasione della “Giornata mondiale delle vittime dell’amianto e per la salute e la sicurezza sul lavoro”, le associazioni Onlus AIEA e Medicina Democratica, tramite lo Sportello Amianto Nazionale, con il patrocinio del Coordinamento Nazionale Amianto e la collaborazione di tutte le associazioni partecipanti che costituiscono il CNA, lanciano una campagna di sensibilizzazione sui temi della salute e della sicurezza invitando al “Cinema” il mondo delle scuole, dell’associazionismo, della politica, delle istituzioni e dell’attivismo dal basso per dedicare una giornata di riflessione nella settimana dal 23 al 30 aprile.
http://www.associazioneitalianaespostiamianto.org/eventi/campagna-tuttiuniticontrolamianto-24-30-aprile
HEALTH FOR ALL: LA SALUTE PRIMA DI TUTTO
http://www.associazioneitalianaespostiamianto.org/amianto/health-for-all-la-salute-prima-di-tutto
Gli eredi delle vittime di amianto per esposizione non professionale decedute nel 2016 senza aver prodotto domanda all’INAIL avranno tempo sino al 31 marzo per l’istanza. Indennizzo una tantum di 5.600 euro.
http://www.associazioneitalianaespostiamianto.org/amianto/assegno-una-tantum-eredi-vittime-mesotelioma
Si è tenuto in una Sala del Senato il 22 gennaio 2017 un convegno promosso dai Senatori Felice Casson e Giovanni Barozzino su proposta della Associazione Italiana Esposti Amianto (AIEA) e di Medicina Democratica (MD), al fine di esaminare il Disegno di Legge di cui al titolo, per brevità Testo Unico sull’Amianto (TUA).
http://www.associazioneitalianaespostiamianto.org/eventi/testo-unico-amianto-criticitaperplessitaproposte-di-emendamenti
Il 16 marzo la Corte d’Appello di Venezia ha pronunciato la sentenza del processo denominato “Marina Militare 1”, per la morte di due militari dovuta a mesotelioma pleurico. La sentenza è stata di assoluzione.
http://www.associazioneitalianaespostiamianto.org/eventi/processi-amianto-a-rischio
AMIANTO: COME TUTELARSI PER OTTENERE GIUSTIZIA
La sua battaglia a fianco delle vittime, insieme alla collega Cristiana Fabrizio, inizia undici anni fa, nel 2006, quando un gruppo di operai romani decide di farsi aiutare in campo giuridico: una delle prime vittorie a livello previdenziale, da cui si è creato un passaparola fra gli esposti, facendo sì che molti decidessero con coraggio di denunciare la loro situazione e sopratutto di ribadire i loro diritti.
http://www.associazioneitalianaespostiamianto.org/amianto/amianto-come-tutelarsi-per-ottenere-giustizia
Pubblicato da baronerosso a 12:14

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