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Timestamp: 2020-07-05 16:45:51+00:00

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Corte di Cassazione sentenza n. 13439 depositata il 29 maggio 2018 - Domanda nei confronti dell'INAIL va rigettata per mancata contestazione della CTU che assumeva come pacifica la preesistenza di menomazioni di comprovata origine extralavorativa implicante la riduzione della valutazione della menomazione, non elevabile oltre il gradiente di invalidità - Studio Cerbone
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Corte di Cassazione sentenza n. 13439 depositata il 29 maggio 2018
LAVORO – RAPPORTO DI LAVORO – SICUREZZA SUL LAVORO – INFORTUNIO SUL LAVORO – POSTUMI PERMANENTI DELL’INFORTUNIO SUL LAVORO – INAIL – ONERE DELLA PROVA – NON SUSSISTE
– che con sentenza del 5 gennaio 2016, la Corte d’Appello di Ancona, in parziale riforma della decisione del Tribunale di Ascoli Piceno, accoglieva la domanda proposta da P.F. nei confronti dell’INAIL, determinando nel 7%, anziché nel 6% riconosciuto dal primo giudice, i postumi permanenti dell’infortunio sul lavoro subito dal primo in data 4.8.2007 e dell’infortunio in itinere occorso al medesimo il 21.12.2007 e fissando a quest’ultima data la decorrenza dell’indennizzo in capitale del danno subito;
– che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto, alla luce della rinnovata CTU, con esito simile alla precedente e non contestato, che assumeva come pacifica la preesistenza di menomazioni di comprovata origine extralavorativa implicante la riduzione della valutazione della menomazione, non elevabile oltre il gradiente di invalidità ;
– che per la cassazione di tale decisione ricorre il P.F., affidando l’impugnazione ad un unico motivo, cui resiste, con controricorso, l’INAIL;
– che il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata
– che, con l’unico motivo, il ricorrente, nel denunciare il vizio di omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, lamenta il recepimento da parte della Corte territoriale di una relazione peritale dal quale non emerge l’esame di una patologia viceversa rilevata nella documentazione medica prodotta (verbale della Commissione medica di verifica di Ascoli Piceno ai fini della concessione dell’equo indennizzo per causa di servizio) e sottoposta alla valutazione del CTU;
– che il motivo deve ritenersi inammissibile per genericità, incentrandosi le censure mosse sull’asserita contraddittorietà di accertamenti medico-legali che in sede di valutazione dell’equo indennizzo per causa di servizio confermerebbero, mentre, in questa sede, escludono la sussistenza di una ernia discale con danno neurogeno, quando viceversa nella specie è in gioco la valutazione dell’intensità dell’esito erniario della discopatia comunque riconosciuta, su cui il ricorrente non offre alcun elemento che giustifichi l’asserita inesattezza dell’accertamento, avendo di mira il solo obiettivo di sollecitare una rivalutazione nel merito del giudizio;
– che, pertanto, condividendosi la proposta del relatore, il ricorso va dichiarato inammissibile;
– che le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo
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