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ALDRO 5 anni dopo »
nella sala Campo de' Fiori, presso il Cinema Farnese Persol.
Sarà proiettato il documentario "E' stato morto un
ragazzo", alla presenza dello stesso regista
Scritto giovedì, 9 settembre 2010 alle 21:56 nella categoria Uncategorized. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. I commenti e i pings sono disabilitati.
54 commenti a “Grazie Filippo”
"... necessario per restituirti umanità, dignità e rispetto e forse anche un poco di giustizia": un poco, niente di più, ci può stare, con il forse è meglio... non impalmiamole queste sciagurate istituzioni, davvero niente da montarsi la testa.
E "... quando la mamma decise di urlare al mondo il suo dolore" io c'ero, e orgogliosamente, sulla soglia dei 70, ci sarò ancora, e ci sarò sempre, Fede, costi quello che costi, nella speranza di poter tornare, prima o poi, in questa repubblica dei fichi secchi, a chiamare assassini gli assassini, delinquenti i delinquenti, complici i complici, in questo diuturno andirivieni del nostro meraviglioso idioma che offre la parola giusta per ogni situazione, senza necessità di censure, se non nei confronti degli autori di reati, coloro che delinquono, 'id est' delinquenti, appunto.
Sono mancato per due settimane delle ultime tre, ma mi picco di aver letto tutto: devo essermi perso un link del lavoro di 1,5 ore proiettato ieri sera a Venezia.
Grato di poterlo rileggere e, ovviamente, cliccare.
Postato giovedì, 9 settembre 2010 alle 22:22 da Giorgio poveraccio
Vedo con soddisfazione che abbiamo sfondato il muro del pudore di certe parole, che possiamo quindi tornare a pronunziare e scrivere liberamente, come tutte quelle contenute nel nostro dizionario di splendida linguamadre, elenco di termini astratti, che non postulano alcuna valutazione relativa a persone e fatti concreti.
Coloro che si risentono e querelano, evidentemente si vergognano: se si fossero vergognati a tempo debito, prima di compiere quei fatti concreti, nessuno li avrebbe appellati di conseguenza.
Proprio per questo vorrei poterli querelare io: per le loro menzogne e per aver dato a me del delinquente, 'id est' colui che delinque, nel presupposto che io abbia commesso, l'infangato sono io, il reato di attentato alla loro reputazione, diffamando la loro presunta immagine, asserita positiva.
E qui ci perderemmo in inutili ricerche: lascia perdere anche tu, Fede, pur dalla tua posizione privilegiata. Fatica sprecata: nessuno le troverà mai...
Postato venerdì, 10 settembre 2010 alle 11:05 da Giorgio poveraccio
Prego voler pubblicare un link per guardare l'1,5 ore del documentario proiettato l'altra sera a Venezia.
Postato venerdì, 10 settembre 2010 alle 11:07 da Giorgio poveraccio
Ed io decisi di aggiungermi, al vostro fianco, strada facendo, imparando a volervi bene, a capire che pian piano siete riusciti a ridare DIGNITA' a Federico, rimandando ai mittenti ingiustizia, omissioni, violenza, bugie.
Ed ancora oggi, come tanti ancora e come tanti da oggi e da domani, come un mare inarrestabile, continueremo ad essere al vostro fianco, senza mai abbandonarvi.
Fino in fondo e oltre, sempre al vostro fianco.
Ps: una coppia di amici conosciuta do poco, persone preziose, sanno da poco di Federico; un ragazzo di 20 anni, da poco sa chi era Federico; un altro ragazzo che veste ed onora la divisa non sapeva di Federico, oggi lo sa; grazie a Vendemmiati in tanti altri sapranno come è stato morto Federico. E forse, come sarà mai più di nuovo morto.
Postato venerdì, 10 settembre 2010 alle 11:21 da Beppe
http://ricerca.gelocal.it/lanuovaferrara/archivio/lanuovaferrara/2010/09/09/UC3PO_UC301.html
Aldro, un film per la verità
la Nuova Ferrara — 09 settembre 2010 pagina 11 sezione: CRONACA
VENEZIA. Ferrara, la provincia, il silenzio, il distacco dei cittadini, la confusione delle cronache, la disperazione di una famiglia. E poi i processi, le foto, le false testimonianze, le verità, le condanne. In mezzo Federico Aldrovandi, ucciso da 4 poliziotti il 25 settembre 2005. Aveva 18 anni e le sue foto con le sopracciglia folte e i capelli ricci hanno fatto il giro del web e delle pagine dei giornali accanto a quelle della sua salma martoriata da 54 lesioni. «Lo vedete com’è il mare là fuori? Così mi sento io». Ieri a mezzogiorno, il mare del Lido di Venezia era in burrasca. E il regista Filippo Vendemmiati non ha trovato metafora migliore per descrivere il suo stato d’animo. Mancavano poche ore alla presentazione del suo documentario sulla morte controversa di Federico Aldrovandi, un film che alla Mostra del Cinema fa parte della rassegna Giornate degli Autori. Di lì a poche ore, l’avrebbero guardato, per la prima volta, Patrizia, la mamma di Federico; Lino, il papà, e Stefano, il fratello. Patrizia era accanto al regista alla conferenza stampa alla Villa degli Autori, introdotta dal produttore Marcello Corvino. E c’erano anche l’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Aldrovandi, e Beppe Giulietti dell’associazione Articolo 21. «È un film che deve far conoscere una vicenda che, assieme ai casi Cucchi, Sandri e Uva, una legge bavaglio insabbierebbe - ha detto Giulietti - Serve per informare l’opinione pubblica, fondamentale in casi come questo, a far uscire la verità». «È un film per la verità, per la libertà e per il valore della giustizia, che sono i magistrati a dover far valere» ha aggiunto Anselmo, legale anche della famiglia Cucchi e Uva. Il documentario si chiama ‘È stato morto un ragazzo’ e per Filippo Vendemmiati è il film che non avrebbe potuto non girare. Il titolo fa riferimento a Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso in un autogrill da un proiettile partito dalla pistola di un poliziotto. La frase, pronunciata da un collega del poliziotto, è tanto sgrammatica quanto efficace perché rappresenta le ambiguità della morte di Federico, in bilico tra omicidio e casualità. Attraverso testimonianze e documenti, Vendemmiati ripercorre le vicende umane e giudiziarie legate alla morte del giovane Aldrovandi. A Ferrara, il film verrà presentato il 25 settembre al Cinema Boldini. - Silvia Zanardi
Postato venerdì, 10 settembre 2010 alle 12:46 da aldro
http://ricerca.gelocal.it/lanuovaferrara/archivio/lanuovaferrara/2010/09/09/UC3PO_UC302.html
L ultima carezza quel tragico giorno
VENEZIA. «Eravamo a tavola, la scuola era cominciata da pochi giorni. E io gli ho messo le mani tra i capelli, così per accarezzarlo. Aveva i capelli ricci e quella era una giornata allegra». Ieri, al Lido di Venezia, Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi, ha fatto fatica a trattenere le lacrime. Suo figlio era un ragazzo come tanti ma che per lei, in più, era eccezionale. Pur avendo partecipato con tutti i contributi possibili alla realizzazione del film-documentario di Filippo Vendiammiati, Patrizia ha deciso di non vederlo fino alla sua presentazione, avvenuta ieri sera ai Magazzini del Sale di Venezia. «È un momento che voglio vivere nella sua pienezza con il regista, di cui ho piena fiducia - ha detto ieri prima della visione - Questo film serve per ridare dignità a Federico e darla a tutte le famiglie che, come la mia, hanno perso un figlio in questo modo assurdo». (s.z.)
Postato venerdì, 10 settembre 2010 alle 12:48 da aldro
http://ricerca.gelocal.it/lanuovaferrara/archivio/lanuovaferrara/2010/09/09/UA1PO_UA105.html
Il film sulla morte di Aldro ha conquistato il Festival
la Nuova Ferrara — 09 settembre 2010 pagina 01 sezione: PRIMA PAGINA
VENEZIA. Grande emozione ieri al festival del Cinema di Venezia per la proiezione del documentario di Filippo Vendemmiati dedicato alla tragica vicenda di Federico Aldrovandi. Alla proiezione hanno assistito anche il sindaco di Ferrara, Tagliani, l’assessore Maisto e la presidente della Provincia, Marcella Zappaterra. A PAGINA 11
Postato venerdì, 10 settembre 2010 alle 12:50 da aldro
Postato venerdì, 10 settembre 2010 alle 12:56 da aldro
Così come E' stato morto un ragazzo. Qui Filippo Vendemmiati ricostruisce tutta la storia di Federico Aldovrandi, massacrato da quattro poliziotti a Ferrara il 25 settembre 2005 (è la verità ufficiale, ora, grazie a una sentenza). Media, uomini di legge, tutori del disordine qui costruiscono un incredibile e indegno circo nero di bugie e alti tradimenti delle nostre leggi, tra intercettazioni e deposizioni rabbrividiamo come i genitori di questo sfortunato diciottenne, sempre presenti in tribunale e basiti nello scoprire che la verità è persino peggio di quello che credevano. Una storia di giustizia negata e poi ottenuta grazie a pochi ostinati che hanno lottato, nonostante tutto e tutti. La madre in testa, figura femminile eroica, come la sorella di Stefano Cucchi o Haidi Giuliani. Certe opere servono per non dimenticare. E' stato morto un ragazzo è una di queste.
Postato venerdì, 10 settembre 2010 alle 13:06 da aldro
Grazie Filippo, grazie Aldrò, grazie blog.
A nome dei miei nipoti.
Un abbraccio commosso a tutti.
Postato venerdì, 10 settembre 2010 alle 13:16 da nonno antonio
Grazie filippo per aver ricostruito tutta la storia di federico nostro filgio, grazie a tutti coloro che in nome della legge e dell'onestà faranno avere a federico tutta la giustizia, che un ragazzo di soli 18 anni, inerme e incensurato, puro come un giglio, merita!! e noi tutti saremo sempre qui fino all'ultimo grado di giudizio e anche dopo, perchè non ci lasceremo mai......
ciao Aldro ciao Blog ci ritroviamo qui tra un settimana, lun. 20, in quanto in questa settimana prox sarò via con il mio figliolo che deve fare le cure termali!!!!!! ciao a tutti a presto vi abbraccio........
Postato venerdì, 10 settembre 2010 alle 15:32 da Silvana
grazie , grazie Filippo Vendemmiati la tua opera deve passare alla storia , oggi ho visto il dvd . Dobbiamo lottare perchè questo documento finalmente vada trasmesso in prima serata in tv. Tuttti devono vedere le ingiustizie emerse da questa lunga lotta per la verità. Purtroppo Federico non può più parlare e manca l'INIZIO di questa brutta vicenda .
Postato venerdì, 10 settembre 2010 alle 18:29 da cico
Ho seguito le interviste a Filippo Vendemmiati , a Venezia per la presentazione del suo film-documentario. Ho comperato il libro con il dvd, potro'ascoltare quelle frasi emerse grazie al 'miracolo tecnico' compiuto dal regista e dai suoi collaboratori e vorrei leggere il libro della Arendt, per provare a capire. La vita di Federico e il percorso doloroso della sua famiglia, ha creato un'onda nella coscienza delle persone che continua ad espandersi, in profondita', e non si fermera'. I 4 agenti che hanno massacrato Federico e i colleghi che li hanno coperti e supportati fino in fondo, potranno querelare e appellarsi, ma quello che sono e quello che sono stati capaci di fare e i loro nomi e cognomi, sono stampati non solo su questo blog e rimarranno nel tempo, alla portata di ogni persona. Grazie.
Postato venerdì, 10 settembre 2010 alle 20:56 da p.c.
Grazie a Filippo Vendemmiati per il suo prezioso lavoro, grazie agli Aldro che con il loro coraggio ci hanno insegnato tanto, grazie a tutti voi amici del blog che mi ridate ogni giorno la certezza che in questo mondo esiste ancora tanta gente per bene.
Postato venerdì, 10 settembre 2010 alle 21:01 da elena
Ho appena terminato di vedere il film documento di Filippo Vendemmiati...la storia di Federico l'ho conosciuta per caso qualche tempo fa ed allora è sorta una gran voglia di conoscere e di capire. Ciò che più mi crea rabbia è il tentativo neanche celato di voler far passare Federico per una persona che in fondo ha cercato quell'epilogo perchè lui, diciamocelo chiaro, era un tossico, uno sbandato ed i suoi genitori dovevano accorgersene. E allora...i tossici, gli sbandati...c'è qualcuno che merita ciò che è successo a Federico?
No, io dico no e credo che siamo in tanti a volerlo dire.
Un abbraccio a mamma Patrizia e papà Federico con la speranza di poterlo fare di persona un giorno.
Postato venerdì, 10 settembre 2010 alle 21:55 da Davide
Leggo sulla stampa locale un'espressione imbarazzante: "la frase...è tanto sgrammaticata quanto efficace perché rappresenta le ambiguità della morte di Federico, in bilico tra omicidio e casualità".
La casualità è solo nella mente disattenta di chi la evoca: porla in bilico, addirittura, è colpevole.
In realtà la casualità è l'ipotesi veicolata dalla questura estense a tutti i livelli, l'omicidio, colposo, quello espresso dalla magistratura, il doloso, volontario, premeditato e aggravato, quello sotto gli occhi di noi tutti.
Finiamola con queste ipocrisie pietose: Fede è stato torturato e barbaramente trucidato, per aver visto o ascoltato l'INIZIO di Cico che lo ha condannato a morte, ma ora riposa sotto l'ala di Colui che lo proteggerà per sempre dai suoi assassini, verso i quali quell'ala diventerà una lama di fuoco, giusta e incorruttibile.
Postato venerdì, 10 settembre 2010 alle 23:39 da Giorgio poveraccio
per la cronaca.....uno dei "poliziotti" questa sera era in un noto bar di Ferrara, beve , alllegro, con amici (bella roba) .... lui beve , Federico non più, lui allegro, Federico non PIù , LUI LUI LUI......mi domando sempre ma come la paga???? rimorso non sembra presente?!? galera non se ne parla , con altri 2 gradi di giudizio speriamo non arrivi alla pensione..e allora?????sospensione dal lavoro per pensare a cosa ha fatto non se ne parla anzi trasferito su sua richiesta , magari in un posto di suo piacere ! risarcimenti ...non ha l'aria di uno che sia rimasto in bolletta per pagare i danni che ha fatto altrimenti la birra la comperava all' Ipercoop. Allora mi ridomando ...ma pagherà i suoi avvocati? o vive di collette ! Non mi rimane che guardare il cielo ed imprecare perchè comunque è tutto uno SCHIFO !
Postato sabato, 11 settembre 2010 alle 00:27 da mario
L'importante è che la gente li riconosca e gli ricordi, anche con gli sguardi, la loro condanna, in attesa del "terzo grado di giudizio" che arriverà..., perchè così è per la legge. E' già comunque un "inizio" quello di porli di fronte alla loro coscienza, se ce l'hanno, di quanto di terribile e ingiustificabile hanno commesso, togliendo il respiro ad un innocente, ad una persona inerme e pacifica, che mai aveva fatto del male ad alcuno e ha dovuto pagare con la vita per un qualcosa che prima o poi, chissà, emergerà. Un piccolo appunto sul discorso droga...: "E' stato dimostrato scientificamente che non era assolutamente un drogato", ma anche se lo fosse stato, ma così non era, il mio pensiero sarebbe uguale, uguale.
Se stava male, quello che gli hanno fatto assume aspetti ancora più gravi e per farsene un'idea basta andarsi a leggere pazientemente, la sentenza del 6 luglio 2009
http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/federico_aldrovandi/2009/10/05/motivazioni-della-sentenza/.
Non si rompono due manganelli,
non si bastona per mezz'ora una persona,
non si calcia un ragazzo a terra che implora aiuto,
non si dice il falso e in questa disgustosa storia i giudici hanno affermato che si è pieni di falsi...
Ma Filippo, in quell'ora e trenta minuti di documentario ha spiegato tutto perfettamente, quasi tutto d'un fiato.
Ora un ulteriore documento esiste ed è anche arricchito di nuovi particolari inquietanti e disgustosi che...
Questi individui che io vedrei ovviamente scontare la propria pena in ben altri luoghi, diversi dal bar, possono continuare a bere birra, a ridere, a far finta di niente, ma non sarà in eterno, anche perchè la forza di Federico, il suo amore, è più forte di ogni cosa. E' un'onda di acqua pura gigantesca che ogni giorno aumenta e Federico è lì a chiederci soltanto di restituirgli, se non la vita, un ricordo eterno d'amore e per ricordare ad ognuno di noi quanto di magnifico e unico sia un figlio.
Postato sabato, 11 settembre 2010 alle 01:33 da aldro
Caro Lino,dopo le tue parole non riesco,come sempre ,a scrivere nulla.Solo che vi voglio bene e sono con voi,fino in fondo e anche oltre,con Federico nel cuore.
Postato sabato, 11 settembre 2010 alle 02:15 da GraziaAldrovandi
E' stato importante girare questo film e presentarlo a Venezia perche' certe cose non devono passare nel dimenticatoi come atti chiamiamoli di difesa, grazie a Vendemmiati per la sua opera, grazie a tutti coloro con la loro partecipazione attiva hanno dato vita a questa grande voce che e' il blog.
"Non si rompono due manganelli,
non si bastona per mezz’ora una persona,
non si dice il falso e in questa disgustosa storia i giudici hanno affermato che si è pieni di falsi…
E come e' stato fatto a Federico lo stesso servizio lo hanno ricevuto molte altre persone, basti pensare le tante morti in carcere, lo ripetero' all'infinito non sono atti casuali purtroppo......ero giovane giovane quando Pinelli in una calda nottata volo da una questura.ome
Come dice Giorgio"La casualità è solo nella mente disattenta di chi la evoca: porla in bilico, addirittura, è colpevole.
In realtà la casualità è l’ipotesi veicolata dalla questura estense a tutti i livelli, l’omicidio, colposo, quello espresso dalla magistratura, il doloso, volontario, premeditato e aggravato, quello sotto gli occhi di noi tutti."
Quando posso vi seguo perche' non sto molto bene, sono felice per questo atto dovuto A FEDERICO E ALLE TANTE PERSONE CHE HANNO AIUTATO E LOTTATO PER LA VERITA'.
Postato sabato, 11 settembre 2010 alle 09:09 da stefania
Davide 10 settembre 11 55
Dici di esserti informato sulla storia di Federico , su chi era Federico , credimi , devi aver saltato dei passi imporatanti , molto importanti , la figura che te dici non è assolutamente il Federico che conosco io , che scusa tanto la supponenza è ben altra persona .
Federico era ( purtroppo ) un altra persona .
Postato sabato, 11 settembre 2010 alle 09:13 da duccio siena
E’ stato morto un ragazzo. Federico Aldovrandi che una notte incontrò la polizia (Federico Vendemmiati)
A Liberazione di Federico Aldovrandi abbiamo iniziato a sapere ben prima di altri. Per il talento e il tenace coraggio del collega Checchino Antonini e perchè tutti sembravano volerla ignorare. Come ricorda anche Federico Vendemmiati nel suo E’ stato morto un ragazzo. Federico Aldovrandi che una notte incontrò la polizia, solo un pugno di colleghi, insieme e grazie ai coniugi Aldovrandi e alla loro disperata ricerca di verità, dal blog alla presenza costante durante il processo fino quest’opera cinematografica, hanno seguito fin dall’inizio questo pasticciaccio brutto in quel di Ferrara. Il documentario di questo giornalista rigoroso e sobrio, ha lo stesso spirito ed equilibrio, la medesima sete di giustizia di quella madre che aprì un blog nel gennaio 2006, perchè tre mesi di silenzio di tutti e di bugie di alcuni, media e uomini di legge compresi, dalla (e sulla) morte del figlio avvenuta il 25 settembre 2005, la stavano soffocando. Non è, la sua, una guerra santa contro le forze dell’ordine, di cui si fida(va), nè la reazione disperata di una donna a cui hanno tolto, nel modo peggiore, la persona più cara, il figlio. No, è la lotta di una cittadina che combatte per sè, per noi, per quel giovane di 18 anni “bastonato di brutto, come l’Italia agli Europei” (parole di uno dei quattro poliziotti imputati al processo) che aveva la colpa di passeggiare, una mattina, nel posto sbagliato al momento sbagliato. E, soprattutto, di aver incontrato le persone sbagliate. Quattro poliziotti. Un’odissea fatta di manganelli rotti, dichiarazioni di difesa sempre sorprendenti e disumane (dei loro manganelli parla Giovanardi, della pistola quasi rubata da Federico si sa nel dibattimento, in una ricerca, parole del giudice, “di una difesa perfetta, anche a scapito della coerenza”), di un cinismo atroce di avvocati e poliziotti imputati, sia in aula che nelle intercettazioni che ci consentono di capire bene qual è la verità, al di là della burocrazia giudiziaria, delle pastoie dei cavilli e di arringhe ignobili a difesa di “quattro persone per bene”, contro “una madre che fa pena”, o un ragazzo che avrebbe assunto ogni droga, sintetica e non, ora sul mercato. Alla fine della proiezione, a Venezia, occhi lucidi e capannelli, perchè chi non ha letto Antonini su Liberazione o pochi altri, tutta la storia non la sa. Alcuni neanche avevano visto la foto, terribile icona di uno scontro aperto, ormai, tra società civile e Italia in divisa, tutori del disordine che sporcano l’onestà dei colleghi onesti. Ecco perchè qui la valanga di parole, tra testimonianze e sentenze, la serrata alternanza di immagini e registrazioni- e con la legge-bavaglio avremmo mai saputo?- ci restituiscono scampoli di verità nascoste che si riuniscono in una sentenza di colpevolezza troppo faticosa, troppo leggera, troppo fallace nel non restituirci non tanto cos’è successo, ma perchè. Tanti, troppi ragazzi muoiono per mano di chi dovrebbe difenderli: il corpo martoriato di Federico sembra quello di Stefano Cucchi, il suo rimanere a terra esanime assomiglia a quello di Carlo Giuliani, il titolo del documentario viene da una frase, infelice ma indicativa, pronunciata in occasione dell’omicidio di Gabriele Sandri. E non a caso il film comincia con i cori da stadio “Giustizia per Federico”, quasi a segnare i confini di una guerra che ormai si è fatta civile e generazionale, che ci preoccupa perchè assomiglia troppo a qualcosa di già accaduto. Il bello di un film del genere, però, è che non rimarrà una gemma di un festival, ma uscirà dalle Giornate degli Autori, dalla sezione Spazio Aperto, per finire, da ieri, in libreria, in un combinato libro+dvd della Promo Music Corvino Meda Editore. Ciao Fede. E scusaci, tutti.
http://www.liberazione.it/rubrica-file/E-Venezia-scopre-la-storia-di-Federico-Aldrovandi---LIBERAZIONE-IT.htm
Postato sabato, 11 settembre 2010 alle 09:22 da aldro
Per Davide Post di venerdì, 10 settembre 2010 alle 21:55
E per fortuna che dici di aver visto il film! Ma hai capito qualcosa di quel che hai visto? Prima di sparare giudizi, se non sai o se non hai capito, chiedi. Il blog è qui anche per questo.
Un abbraccio a tutti e un soffio di vento per Federico.
Postato sabato, 11 settembre 2010 alle 12:11 da Alice
Postato sabato, 11 settembre 2010 alle 15:40 da aldro
Scusate tanto ma avete frainteso! Qundo io dico che federico, diciamocelo chiaro, era un tossico, uno sbandato, mi riferivo a ciò che si voluto far emergere anche non tanto celatamente....basta sentire le parole dell'avvocato degli imputati ed è anche quello che mi dicono le persone con cui mi trovo a dialogare di questa vicenda.
Mi spiace essermi spiegato male, rileggendo ciò che ho scritto ieri mi rendo conto che quelle frasi potessero essere interpretate come un mio pensiero.
Postato sabato, 11 settembre 2010 alle 17:35 da Davide
Si, quello che si è voluto far credere, ma che non era e che gli si è sempre rivoltato come un boomerang.
Postato sabato, 11 settembre 2010 alle 18:36 da aldro
X Davide (11 settembre h.17.35)
Caro Davide scusa se c'è stato un fraintendimento delle tue parole.
Io ho capito perfettamente ciò che volevi esprimere.
Devi dire alle persone con cui ti ritrovi a dialogare di questa disgustosa vicenda (che posso forse immaginare di chi si tratti), che non c'è giustificazione alcuna per la quale soprattutto delle persone che indossano una divisa, si comportino in un modo del genere,perchè secondo il nostro ordinamento giuridico è reato.Punto e basta! Che ci si trovi davanti un tossico, un pazzo o il peggiore dei delinquenti non fa differenza. Gli appartenenti alle Forze di Polizia devono rispettare le leggi, come tutti gli altri comuni cittadini, é così e basta.
Diglielo ai tuoi amici.
Postato sabato, 11 settembre 2010 alle 20:56 da elena
Mi era sembrata abbastanza chiara l'affermazione paradossale di Davide, che aveva chiaramente maniofestato la sua rabbia per uqelle immagini evidentemente non condivise.
Spieghiamoci prima e critichiamo dopo.
Ciao cuore di nonno e buona notte blog.
Postato sabato, 11 settembre 2010 alle 21:48 da Giorgio poveraccio
Ho appena comprato il libro-dvd.
Vi sembrerà strano, ma da subito ho letto l’ultimo capitolo: “Gli Amici”….sì quelli che l’hanno conosciuto prima, da vivo……e anche quelli, come me, che l’hanno conosciuto dopo, attraverso Lino, Patrizia, Stefano, lo zio….e tante altre bravissime persone se l’erano immaginato come è stato descritto.
Poi ho letto la prefazione di Roberto Natale: quello che annota è ciò che lascia più sgomenti, e ciò che ho sempre meditato.
Ancora oggi, nonostante il successo avuto alla mostra di Venezia……andate sul sito dell’ANSA…..cercate se c’è un trafiletto (c’è un’intera sessione dedicata al Cinema di Venezia): io non ho trovato nulla!
Appoggio appieno l’invito alla RAI dell’on. Giulietti di trasmettere il film: si dimostri che la RAI è un servizio pubblico.
Non so quando me la sentirò di vedere il DVD: quando vedo (rivedo) quelle immagini, la tristezza mi attanaglia…tanto da rischiare la depressione.
Grazie Aldro per la lezione di vita.
Postato sabato, 11 settembre 2010 alle 21:49 da piero
Felici che il film sia andato bene a Venezia.
Anche un film "vero".
Certo quei 4 non se lo sarebbero mai aspettato la mattina del 25 Settembre di 5 anni fà, quando giravano per gli appartamenti di via Ippodromo a chiedere se qualcuno aveva visto qualcosa......
Ora possono bere ridachiando al bar ma la sera cominciano sicuramente a preoccuparsi.
Come dice Lino "aspettiamo il terzo grado".
Postato sabato, 11 settembre 2010 alle 23:05 da Emilia
http://ricerca.gelocal.it/lanuovaferrara/archivio/lanuovaferrara/2010/09/10/UC1PO_UC101.html
E stato morto un ragazzo a Ferrara Storia di Aldro in una città silenziosa
la Nuova Ferrara — 10 settembre 2010 pagina 09 sezione: CRONACA
VENEZIA. Un applauso e un lungo abbraccio tra il regista Filippo Vendemmiati e Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi. Finisce così la proiezione in anteprima del docu-film E’ stato morto un ragazzo al Festival del cinema di Venezia. Una prima senza vip in passerella e attrici che arrivano in motoscafo, com’è consuetudine al Lido. La serata è umida e per evitare brutte sorprese del meteo l’appuntamento è stato spostato negli ex Magazzini del Sale. Un edificio essenziale, con le pietre a vista e le travi in legno a sorreggere il tetto. Non c’è il tappeto rosso. Ci sono tutti i protagonisti di questa brutta storia ferrarese, accaduta in via Ippodromo, dove il 25 settembre di cinque anni fa un ragazzo di 18 anni ha avuto la sventura di incontrare la polizia, in una notte come tante, mentre tornava a casa a piedi. E’ accaduto tutto quello che non doveva accadere quella maledetta alba. Federico è morto ed è rimasto lì, in zona Ippodromo, a terra di fianco ad una volante della polizia, con la sua felpa e i suoi jeans sporchi di sangue, il volto tumefatto. Neanche un lenzuolo a coprirlo e tanti agenti intorno a lui. Il film di Vendemmiati ripercorre con equilibrio e fedeltà i fatti e l’inchiesta, fino alla sentenza di condanna dei poliziotti, con le testimonianze della madre, degli amici, le arringhe degli avvocati e le domande del pubblico ministero ai testimoni. La prima scena è girata nello stadio Mazza, dove il giorno della tragedia si giocò Spal-Ancona, finita 1-0. Sugli spalti il regista, giornalista della Rai, fu informato poche ore dopo, della tragedia. In quel momento Vendemmiati incontra la storia di Aldro, che passa in secondo piano rispetto alla partita. Nessuno poteva immaginare la verità e cosa nascondeva la morte di un ragazzo di 18 anni che una notte incontrò la polizia. Le scene di Federico bambino che gioca con i suoi genitori si alternano ad altre, più crude. Il corpo a terra, le ferite e il sangue, gli amici che ricordano gli interrogatori brutali in questura: «Ci hanno accusato di averlo scaricato perché siamo tutti tossici e non volevamo aiutarlo». La parola overdose è stata messa in circolo ad arte per depistare le indagini, nascondere la verità, alzare un velo di nebbia sulla tragedia. Ma sì in fondo sarà morto uno dei tanti drogati che girano nel buio della periferia, che importa. Così fu liquidata la fine di Aldro. Ma il film ci riporta subito alla cruda realtà, con le registrazioni delle telefonate tra il centralino della questura e le pattuglie. Una voce ripete: «Qui c’è un pazzo scatenato che sfascia tutto, salta sul cofano dell’auto». Rinforzi, chiedono rinforzi. Ma per cosa, per fermare chi? C’è un’altra immagine forte che torna più volte. Un telefonino lasciato su una panchina del parco che trilla in continuazione, all’alba. E’ il cellulare di Federico, ma lui non può rispondere. Lui è morto, è stato morto, è lungo disteso a terra di fianco alla volante della polizia, circondato da tanti agenti in divisa come le persone pericolose, i delinquenti incalliti. Il magistrato di turno non c’è nelle immagini girate dalla polizia scientifica, perché non andò in quell’alba a vedere di persona cos’era successo. Si fidò della versione della polizia. Ma perché, perché? Le riprese delle udienze gelano il sangue, con i quattro imputati che raccontano una verità smentita dalla sentenza che li ha condannati, i brogliacci delle telefonate tra centralino e volanti modificati, truccati, le pagine sparite. Una commedia, una tragica commedia per coprire i responsabili. «Voi dovreste essere imputati di alto tradimento» dice ad alta voce l’avvocato Anselmo nella sua arringa «perché avete disonorato la vostra divisa di servitori dello Stato». Lo Stato, sì lo Stato con la S maiuscola che nasconde i colpevoli e getta fango su un ragazzo normale, senza precedenti, figlio di una buona famiglia. «Quella notte mi sono svegliato e non vedendo Federico a letto mi sono allarmato» racconta il padre. Così abbiamo iniziato le ricerche, chiamando tutti gli amici, cercando di chiamare Federico sul cellulare. Quante volte suona quel telefonino sulla panchina, quante volte. Non risponde nessuno. Nel mare di indifferenza che avvolge la tragedia, un raggio di sole arriva grazie ad una donna del Camerun in attesa di rinnovare il permesso di soggiorno, una parrocchiana di don Domenico Bedin. Anne Marie Tsegue abita nella zona dell’Ippodromo e in quell’alba sembra l’unica sveglia: racconta di un ragazzo a terra, di poliziotti che gli stanno sopra, sente richieste di aiuto, urla. E’ l’unica, assistita dall’avvocato Tiziano Tagliani, diventato poi sindaco di Ferrara, a farsi avanti e deporre in tribunale. Gli altri non vedono e non sentono nulla quella notte. «I soliti sbandati» dirà qualcuno. I fotogrammi dell’autopsia, il cuore di Federico che non batte più, gli zoom sulle ferite. E’ una storia cruda, un film verità su un ragazzo che è stato morto «a Ferrara, città bella, insinuante e molto silenziosa». Come recitano i titoli di coda - Paolo Boldrini (direttore del quotidiano La Nuova Ferrara)
Postato sabato, 11 settembre 2010 alle 23:45 da aldro
http://www.telestense.it/news/un-film-su-aldro-a-venezia.html
http://www.telestense.it/flv/popup.php?file=http://telestense.smil.weebo.it/20100908_01.xml
Postato domenica, 12 settembre 2010 alle 00:19 da aldro
Ho ordinato proprio ora anche io il libro + dvd: quest'opera costituisce senza dubbio un altro passo avanti in quel cammino di verità e giustizia per Federico che tutti, oggi più che mai, condividiamo con voi. Ringrazio anche io Filippo Vendemmiati per ciò che ha fatto per Fede.
Postato domenica, 12 settembre 2010 alle 02:49 da Manuela
dopo avere visto il film 'è stato morto un ragazzo' mi sono chiesto "
Se un poliziotto viene riconosciuto dal giudice che ha ucciso succede qualcosa?".
Mi chiedo ma ai poliziotti si da una pena insignificante per gli omicidi che commettono?
La mia domanda è questa: se quattro tizi che non hanno mai commesso reati in vita loro prendono un giovane e lo uccidono a furia di picchiarlo prendono gli stessi anni di carcere come i poliziotti oppure prendono il doppio o il triplo?
Nel senso che la legge dice :se sei poliziotto ammazza pure chi vuoi prendi un anno.
Per tutti gli altri dice "attenzione il poliziotto prende un anno ma tu non sei poliziotto di anni ne prendi tre".
Vorrei sinceramente capire questa questione.
E poi questione lavoro.
Hai idea di cosa può succedere al lavoro di un tizio che non è poliziotto se commette lo stesso delitto di un poliziotto?
Sicuramente perderà il suo lavoro e avrà grandi difficoltà a trovarne un altro.
Ma la legge favorisce la polizia e i carabinieri dicendo che loro possono commettere reati mentre fanno i poliziotti o i carabinieri e non vi è nessun problema o vi sono pochissimi e insignificanti problemi?
Sapete se vi sono casi di poliziotti o carabinieri(qui almeno da noi in Italia) che hanno commesso reati hanno picchiato ,ucciso o commesso altri reati e sono andati in prigione?
Non parlatemi di condanne ...le condanne NON CONTANO NULLA SE IN PRIGIONE UNO NON VA.
Tre anni e mezzo per aver ucciso un ragazzo a furia di picchiarlo che non stava facendo nulla e poi forse niente carcere e lavoro conservato e un domani anche premi e promozioni(come per la polizia al g8 di Genova)?
Qualcuno cortesemente può rispondermi in modo preciso?
So che la banda della uno bianca dal 1987 al 1994 commise 103 azioni criminali fece 24 morti e 102 feriti.
I membri Roberto Savi,Alberto Savi,Pietro Gugliotta,Marino Occhipinti,Luca Vallicelli erano poliziotti.
Ma bisogna avere tali numeri per andare in prigione?
Perchè se vien accertato dal giudice che un poliziotto fa un morto ,due tre 5 o 6 o più non succede nulla?
Considerando poi che è difficilissimo che il giudice dichiari che il poliziotto è omicida.
Guardate solo la famiglia Aldrovandi cosa ha dovuto fare perchè emergesse un po' di verità...
Pensate che ho fatto questa domanda in yahoo (http://tinyurl.com/2v2q6ay) :"I 4 poliziotti che uccisero Federico Aldrovandi sono andati o andranno in carcere?".
E certa gente dice subito "Una cosa che non si sa... o per lo meno che è venuta alla luce da alcuni testimoni che poi sono stati messi a tacere... il trapassato... era comunque sbronzo e sotto l'effetto di stupefacenti (NON COCAINA come dicono) aveva dato un pugno in pieno volto ad una Poliziotta.... ed un calcio ad un agente..."
Postato domenica, 12 settembre 2010 alle 09:54 da MARTINO
"chi disonora la divisa dovrebbe essere imputato di alto tradimento": grazie Fabio, per aver sintetizzato mirabilmente il pensiero di moltissimi di noi.
Peccato che "certuni" non se ne siano accorti, fuorviati anche da una parte di menefreghisti... per i quali le tragedie altrui sono irrilevanti e che hanno reagito, apparenti disinformati di comodo, come raccontatoci da Martino alle 9:54 di stamane.
Sono certo, purtroppo, che alla prima richiesta di aiuto di un Silvestri qualsiasi, nessuno di noi glielo farebbe mancare.
Una delle differenze tra il Cristo di Fede e i 4+4 di Satana, con certi questori, con certi superiori, con certi colleghi, con certi sindacalisti e certi amici, certi complici e certi conniventi.
Postato domenica, 12 settembre 2010 alle 11:43 da Giorgio poveraccio
Per Martino, 12/09/2010 09,54 am.
Nelle dittature, la polizia, è il braccio armato del potere, per reprimere il dissenso. Sono scelti, scientificamente, per le lorto attitudini dilenquenzali e violente, intrise di quella crudeltà sufficiente ad annichilire qualsiasi tentativo di protesta e di ribellione da parte degli inermi.
In cambio, in queste dittature, questi veri e propri delinquenti in uniforme, ricevono dal potere, l'impunità anche per quanto riguarda loro vizi e manie, diciamo, private.
Da notare che, dove colori e forme di dittatura e di potere cambiano, costoro, non stranamente, per per scelta precisa, rimangono al loro posto.
Postato domenica, 12 settembre 2010 alle 21:18 da nonno antonio
Postato domenica, 12 settembre 2010 alle 22:57 da aldro
GRAZIE LINO E PATRIZIA
Andrò a vederlo domenica al Farnese.
Postato lunedì, 13 settembre 2010 alle 01:28 da Elio
la Nuova Ferrara — 12 settembre 2010 pagina 10 sezione: CRONACA
Il docu-film sul caso Aldrovandi? «Un buon lavoro», anche se «monocorde» nella ricostruzione dei fatti, in quanto «ricalca fedelmente la sentenza che io contesto al 100%». Dopo la presentazione al Festival di Venezia del lavoro di Filippo Vendemmiati, ecco le prime reazioni: quella dell’avvocato Gabriele Bordoni, difensore di uno dei quattro poliziotti ferraresi condannati. Un commento rilasciato all’agenzia di stampa Ansa in cui il legale sottolinea e ricorda che la ricostruzione sul caso è basata sulla sentenza di primo grado, che è stata appellata (processo fissato al 17 maggio 2011) e che dunque non rappresenta la verità giudiziaria fino a sentenza definitiva. Una sentenza del giudice Francesco Caruso che ha evidenziato comunque precise responsabilità dei 4 agenti e della questura cittadina. Bordoni ha visto il dvd dal titolo più che eloquente «E’ stato morto un ragazzo», che sarà proiettato il 25 settembre a Ferrara, anniversario a 5 anni dalla morte di Federico: un momento corale per l’intera città, «Ero curioso anche perché temevo una ricostruzione feroce nei confronti dei poliziotti e della difesa», ha premesso. Ma alla fine si è ricreduto, e l’ha detto anche all’autore: «L’ho chiamato per dirgli che la ricostruzione è innocua perché è basata sulla sentenza che però io contesto - ha spiegato Bordoni - ma non è un prodotto offensivo. Anzi, il film è molto sensibile perché vicino a certi temi. Ad esempio, la parte che riguarda la madre di Federico e il ritratto di lui. Su questo sono d’accordo». Lusingato lo stesso Vendemmiati: «Fra le tante telefonate di commenti, quella dell’avvocato Bordoni è una di quelle che mi ha fatto più piacere - ha detto il giornalista - pur pensandola diversamente».
Postato lunedì, 13 settembre 2010 alle 08:29 da aldro
http://ricerca.gelocal.it/lanuovaferrara/archivio/lanuovaferrara/2010/09/12/UA1PO_UA190.html
IL FESTIVAL DELLA NOTIZIA
la Nuova Ferrara — 12 settembre 2010 pagina 01 sezione: PRIMA PAGINA
Ha ragione Filippo Vendemmiati. Il suo film ‘E’ stato morto un ragazzo’, dedicato alla tragedia di Federico Aldrovandi, è anche una storia di libertà di stampa. Innanzitutto è un lavoro preciso ed equilibrato su un caso terribile, dove è facile farsi prendere la mano dalla rabbia e dall’emozione. Il lungo applauso alla fine della proiezione al Festival del cinema di Venezia premia il giornalista della Rai, regista nell’occasione. C’è ancora bisogno di verità e la qualità premia. Lo dimostrano i dati sugli ascolti dei tg nazionali: La7 che vola con Mentana, il Tg1 che tocca il minimo storico con Minzolini. Cos’ha inventato ‘mitraglia’ per conquistare gli italiani? Nulla. Fa un telegiornale che segue i fatti, propone dirette su avvenimenti importanti come la Festa Tricolore di Mirabello, interviste a personaggi al centro del dibattito politico come Gianfranco Fini. Informa gli ascoltatori mentre Minzolini fa propaganda per il governo con i suoi editoriali, distoglie l’attenzione sui problemi veri delle famiglie, propone fumo e aria fritta, servizi leggeri su non notizie. La risposta del popolo del telecomando è chiara: Mentana sale, Minzolini scende. Evviva. Ferrara ai primi di ottobre ospiterà il Festival di Internazionale, un settimanale che raccoglie il meglio dei giornali di tutto il mondo. In città arriveranno maestri del giornalismo come David Randall, reporter dell’Indipendent on Sunday di Londra, e Dana Priest, vincitrice del Premio Pulitzer nel 2006 e nel 2008 per le sue inchieste sulle prigioni segrete della Cia e sui veterani di guerra, pubblicate dal Washington Post. L’anno scorso sono arrivate da tutt’Italia 45mila persone, tanti giovani. La buona informazione interessa ancora se affronta problemi veri, denuncia il malaffare del palazzo con documenti, immagini, testimonianze. Non chiacchiere. Nei giorni scorsi in una città del Nordest, Udine, una giornalista del Messaggero Veneto - Anna Buttazzoni - ha smascherato il presidente del consiglio regionale del Friuli, Edouard Ballaman, sorpreso ad usare l’auto blu in una settantina di viaggi personali con fidanzata e parenti. I suoi articoli hanno costretto il leghista a dimettersi, creando grave imbarazzo tra i seguaci di Umberto Bossi. C’è ancora chi ha voglia di scavare e non si accontenta delle veline. Un’altra brutta notizia per i Minzolini’s boys. - Paolo Boldrini
Postato lunedì, 13 settembre 2010 alle 08:33 da aldro
Scusate se la mia domanda è ingenua: Il film verrà proiettato nelle sale cinematografiche? Se sì, quando si prevede accadrà?
Un caro saluto a tutti ed un abbraccio alla famiglia Aldrovandi.
Postato lunedì, 13 settembre 2010 alle 11:28 da marcello
E' un documentario, non un film, di cui esiste il libro ed il DVD e che penso verrà fatto conoscere sempre a più persone attraverso proiezioni, in luoghi di riflessione.
Postato lunedì, 13 settembre 2010 alle 12:35 da aldro
Giorni frenetici e per me molto stancanti e con viaggi interminabili.
Io ed Elio non ci saremo il 25 perchè andiamo a vedere il nostro amico in Louisiana.
Ci "consoliamo" il 17, il giorno prima della nostra partenza.
Piazza farnese è un tiro di schioppo da Trastevere.
Postato lunedì, 13 settembre 2010 alle 16:45 da M.K.A. - D.D.A.
un grazie di cuore a Filippo Vendemmiati per il suo grande lavoro ,sempre vicino alla fam,ALDROVANDI .
Postato lunedì, 13 settembre 2010 alle 16:51 da vinicio castaldini
Una vedetta libica, di fabbricazione italiana, donata dell' Italia alla Libia per contrastare l'immigrazione verso il nostro paese, con a bordo alcuni apparteneti alle forze dell'ordine italiane, e per la precisone, Finanzieri, ha mitragliato una motopesca italiana.
Da notare, che detta motovedetta, è 8 volte più veloce del peschereggio.
Al tg3, hanno adombrato il dubbio che l'equipaggio italo/libico credeva che a bordo del peschereggio, ci fossero immigrati clandestini diretti in italia.
Postato martedì, 14 settembre 2010 alle 18:25 da nonno antonio
http://www.articolo21.org/58/appello/la-rai-trasmetta-il-film-su-federico-aldrovandi.html Ho trovato questo, la petizione on-line promossa da Articolo 21, forse lo sapevate gia'.
Postato martedì, 14 settembre 2010 alle 23:04 da p.c.
I tuoi "fuori tema", nonno Antonio, sono ricorrenti attenzioni di civiltà proprie di questo forum.
I libici, predoni di terra, taglieggiatori di poveri martiri del centro dell'Africa nera in fuga verso aneliti di libertà e dignità, armatori di scafisti senza scrupoli, pirati di mare, in cambio di una smodata gabella per risarcimento di danni da invasione che mal dissimulano democrazia e civiltà quand'erano patrimonio di questa nostra Italietta anche a livello di diritto internazionale basato sul principio similrigido della reciprocità, mitragliano i nostri pescatori, già compromessi da un accordo che amplia a dismisura le loro acque territoriali, trasformando il Mediterraneo meridionale in una succursale del golfo della Sirte.
Sarebbe il caso che un governo meno acquiescente verso i comunisti alla Putin e i terroristi alla Gheddafi esigesse, lui, i danni procurati ai poveri pescatori di Mazara, costretti dalla scarsa pescosità dei nostri mari ad "emigrare" in acque internazionali, tornando a casa con i pescherecci danneggiati.
Ed è andata ancora bene...
Postato martedì, 14 settembre 2010 alle 23:36 da Giorgio poveraccio
Ho scorso il numeroso elenco dei sottoscrittori dell'appello proprosto dagli "Art. 21" che invita la Rai a trasmettere in orario adeguato (da sottolineare) il film in questione.
Non ho trovato nessuno di noi frequentatori abituali.
Gli interessati possono cliccare il link lasciato ieri sera alle 23:04 da P.C. (grazie) e, volendo, sottoscrivere la petizione.
Postato mercoledì, 15 settembre 2010 alle 10:55 da Giorgio poveraccio
Ho scritto una sola volta in questo blog ma spesso leggo e soffro. Soffro perchè sono padre di due bambini e quando guardo il maschietto che ha 16 mesi che mi corre incontro mentre lo riprendo con la videocamera al mare, rivedo Federico. Non riesco più a liberarmi di quell'immagine. Non voglio liberarmene, tutt'altro... Nei suoi occhi vedo Federico e con i miei occhi mi sento Lino (scusa sempre la confidenza). Non vedo l'ora che cresca per raccontargli questa triste storia di vita. Da Federico, dalla sua famiglia e da tutti gli "attori" di questa storia si puo' solo imparare. Il dvd ce l'ho già da quando è uscito ma lo guardero' il 25 settembre. Io quel giorno lo voglio vivere...
Postato mercoledì, 15 settembre 2010 alle 17:37 da gabriele
Ciao Aldro. Commissionero' l'acquisto del libro-cd a mia figlia e me lo guardero' quando tornero'. Mi mancate tanto. Anch'io voglio ringraziare Filippo perhe' avra' sicuramente fatto un ottimo lavoro. A presto.
Postato mercoledì, 15 settembre 2010 alle 18:18 da L'incommensurabile Patty
Postato mercoledì, 15 settembre 2010 alle 23:01 da aldro
Dolcissima la firma di MicroMega Online che ha ceduto al rispetto umano e si è fatta preda del pudore di correggere senza enfasi la sgrammaticatura, seppellendo in un solo participio passato i suoi tanti significati...
Postato mercoledì, 15 settembre 2010 alle 23:50 da Giorgio poveraccio
Appena tornata a casa dopo aver assistito alla proiezione del lavoro di Vendemmiati al cinema Farnese. Quanta rabbia per la vita rubata ad un ragazzo di 18 anni e quanta vergogna nel vedere i ripetuti tentativi di mettere tutto per l'ennesima volta a tacere. Molto bella l'idea di costituire un'associazione che aiuti anche da un punto di vista legale chi, purtroppo, si troverà a dover affrontare le stesse battaglie delle famiglie Aldrovandi, Cucchi,Giuliani,Sandri e di chissà quante altre che invece hanno creduto alle versioni ufficiali di tante, troppe, morti.
Postato domenica, 19 settembre 2010 alle 22:00 da monica
Sicuramente sono il meno indicato per dare solidarietà ad una famiglia che non avrà mai pace, primo perchè sono un poliziotto ( in questa occasione mi vergogno di esserlo ) e secondo perchè solo ora sono venuto a conocenza di questa storia. Vi chiedo perdono, non siamo tutti in quel modo, la divisa mi dà l'opportunità di aiutare gli altri non di fargli del male. Non riesco a spiegare a quello che è succeso e neanche riesco a dare una, se pur stupida, motivazione per una cosa del genere. La cosa più triste è che sono ancora a lavoro. Alle volte Dio ci mette davanti a dei bivi e fin ora ho sempre avuto la forza di riuscire a dare una nuova occasione a tutti, ma questo caso non riesco ad immaginarlo sono confuso e senza parole.
Postato mercoledì, 24 novembre 2010 alle 13:38 da luca

References: Articolo 21
 sentenza 
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