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Timestamp: 2019-02-22 21:12:51+00:00

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Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza n. 3803 del 18 febbraio 2014. In tema di distanze tra edifici, ove le costruzioni non siano incluse nel medesimo piano particolareggiato o nella stessa lottizzazione, la disciplina sulle relative distanze non e’ recata dal Decreto Ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, articolo 9, u.c., che consente ai Comuni di prescrivere distanze inferiori a quelle previste dalla normativa statale, bensi’ dal primo comma dello stesso articolo 9, quale disposizione di immediata ed inderogabile efficacia precettiva - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza n. 3803 del 18 febbraio 2014. In tema di distanze tra edifici, ove le costruzioni non siano incluse nel medesimo piano particolareggiato o nella stessa lottizzazione, la disciplina sulle relative distanze non e’ recata dal Decreto Ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, articolo 9, u.c., che consente ai Comuni di prescrivere distanze inferiori a quelle previste dalla normativa statale, bensi’ dal primo comma dello stesso articolo 9, quale disposizione di immediata ed inderogabile efficacia precettiva
sentenza n. 3803 del 18 febbraio 2014
(UG) e (AS), proprietari di un fabbricato sito in (OMISSIS), con atto di citazione del giugno 2002, convocavano in giudizio davanti al Tribunale di Torino la (IE) srl e il Condominio di corso (X) ed alcuni condomini ed esponevano che l’edificio costruito dalla societa’ convenuta sul mappale X del foglio X poi costituito in condominio non era stato edificato nel rispetto delle distanze minime imposte dalle legislazione vigente. Chiedevano che i convenuti venissero condannati alla demolizione della porzione di immobile costruita a distanza inferiore di dieci metri dal loro edificio e nei confronti della societa’ convenuta chiedevano anche il risarcimento dei danni. Si costituivano il Condominio e alcuni condomini, i quali contestavano la domanda degli attori e chiedevano un differimento di udienza al fine di proporre nei confronti della societa’ (IE) srl domanda subordinata di manleva nel caso di accoglimento della domanda proposta degli attori. Il Giudice disponeva l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i condomini ritenuti litisconsorti necessari. Alcuni si costituivano e chiedevano un differimento della prima udienza al fine di proporre domanda di manleva nei confronti della societa’ (IE) srl in caso di accoglimento della domanda degli attori, ma non provvedevano nel termine assegnato. Si costituiva la societa’ (IE) srl, chiedendo il rigetto delle domande proposte nei suoi confronti. Il Tribunale di Torino, dopo aver dichiarato la contumacia dei condomini che non si sono costituiti con sentenza del 2005, respingeva le domande degli attori, ritenendo che nel caso in esame andava applicata la deroga prevista dal Decreto Ministeriale n. 1444 del 1968, articolo 9, u.c., trattandosi di disposizioni previste in strumenti urbanistici funzionali ad un assetto complessivo ed unitario di una determinata zona del territorio, chiarendo che l’adozione avvenuta, nel caso di specie, della trasformazione della zona per sub ambiti fosse paragonabile allo schema d trasformazione tramite piano esecutivo unitario e che la mancata sottoscrizione di uno studio unitario d’ambito da parte degli attori fosse irrilevante essendo sufficiente l’adesione dei proprietari del 75% degli immobili interessati. Condannava gli attori a rifondere le spese giudiziali alle parti in causa, condannava il condominio e i Condomini a rifondere alla societa’ le spese della fase cautelare avendo essi presentato ricorso per sequestro conservativo respinto. Avverso tale decisione proponevano appello i sigg. (G) e (S), lamentando che il Tribunale aveva ritenuto applicabile al caso in esame la deroga prevista dal Decreto Ministeriale n. 1444 del 1968, articolo 9, u.c.. Si costituivano il Condominio e gli altri condomini chiedendo il rigetto dell’appello e la conferma della sentenza di primo grado, proponendo appello incidentale per la non corretta interpretazione circa l’applicazione della normativa di cui all’articolo 9 del DM n. 1444 del 1968. La Corte di Appello di Torino con sentenza n. 789 del 2006, accoglieva l’appello e, in riforma della sentenza impugnata, condannava gli appellati a demolire quella parte di fabbricato sito in (X), che era stata costruita a distanza inferiore di 10 metri dalla frontestante parete dell’edificio di proprieta’, dei sigg. (G) e (S). Accoglieva la domanda di manleva proposta nei confronti della societa’ (IE) srl dal Condominio e da alcuni condomini. Condannava gli appellati a rifondere agli appellanti le spese giudiziali di entrambi i giudizi. Dichiarava inammissibile l’appello incidentale. Secondo la Corte torinese la deroga di cui all’articolo 9 gia’ citato, laddove consente di derogare alle distanze minime tra costruzioni solo nel caso di gruppi di edifici che formano oggetto di piani particolareggiati o lottizzazione convenzionate con previsioni plano volumetriche, non era estensibile al caso in esame perche’ l’intervento di trasformazione edilizia veniva attuato, non mediante un piano particolareggiato e neppure mediante lottizzazione convenzionata, ma attraverso la previsione di due distinti strumenti urbanistici che per quanto inserito in uno Studio Unitario d’Ambito non era accompagnata da alcuna indicazione idonea a garantire la realizzazione di quel determinato assetto complessivo ed unitario della zona. La cassazione di questa sentenza e’ stata chiesta dal Condominio di corso (X) e dai condomini: (OMISSIS), (E ALTRI OMISSIS) I sigg. (GU) e (SA) hanno resistito con controricorso, illustrato con memoria depositata in prossimita’ dell’udienza del 13 febbraio 2013. I condomini: (OMISSIS), (E ALTRI OMISSIS) All’udienza del 13 febbraio 2013 questa Corte ha disposto l’integrazione del contraddittorio, entro 180 gironi dalla data odierna, nei confronti: (OMISSIS), (E ALTRI OMISSIS) In data 3 giugno 2013, l’avv. (C) ha depositato atto di integrazione del contraddittorio, e l’avv. (EG) ha provveduto a depositare la delibera autorizzativa richiesta. In prossimita’ dell’udienza odierna il Condominio di (X) ha depositato memoria.
Con come stabilito nella seconda parte del Decreto Ministeriale n. 1444 del 1968, articolo 9, u.c..
La Corte torinese ha correttamente identificato la situazione di fatto sottoposta al suo esame, relativa alla distanza tra l’edificio dei sigg. (G) e (S) e l’edificio realizzato dalla societa’ (IE) srl, ed, ad un tempo ha, correttamente, interpretato ed individuato la norma applicabile alla fattispecie esaminata. Pertanto, la sentenza impugnata non merita alcuna censura.
1.1.a).- Appare opportuno chiarire: A) che gli edifici oggetto della controversia sono collocati nella zona che il Piano Regolatore Generale del Comune di Torino contraddistingue con la lettera b). Detta zona e’ qualificata dall’articolo 15 delle Norme urbanistiche di attuazione del Piano Regolatore Generale del Comune di Torino (NUEA) tra quelle zone definite “zone urbane di trasformazione: le parti del territorio per le quali indipendentemente dallo stato di fatto sono previsti interventi di radicale ristrutturazione urbanistica e di nuovo impianto”. Per tali zone l’articolo 7 del NUEA prevede due possibilita’ di trasformazioni: a) una trasformazione unitaria e una trasformazione per sub ambiti. B) che l’edificio dei sigg. (G) e (S), non formava oggetto del piano di lottizzazione di cui faceva parte l’edifico realizzato dalla societa’ (IE) srl. (l’edificio del condominio), ma formava oggetto dello Studio Unitario d’Ambito (SUA) proposto al Comune di Torino dai danti causa degli attuali ricorrenti, approvato dall’Amministrazione comunale con delibera n. 278797 del 1997 ed era stata stipulata la Convenzione programmata. Il caso in esame, in particolare, integrava gli estremi di un’ipotesi di trasformazione sub ambiti.
2.- Con il secondo motivo i ricorrenti lamentano la violazione di legge (articolo 360 c.p.c., nn. 3 e 4) con riferimento al disposto degli articoli 342 e 346 c.p.c.. Avrebbe errato la Corte torinese, secondo i ricorrenti, nell’aver dichiarato inammissibile l’appello incidentale da essi proposto avverso la sentenza del Tribunale di Torino, laddove disapplicava la norma di cui all’articolo 2 punto 25 della NUEA del Piano regolatore della Citta’, che limitava la prescrizione della distanza minima di mt. 10 all’ipotesi in cui gli edifici si fronteggiavano per uno sviluppo superiore a mt. 12, perche’ formulato, riproponendo gli argomenti gia’ esposti in primo grado e senza un’autonoma critica delle argomentazioni dedotte in contrario dal Tribunale di Torino, atteso che, essendo l’appello un gravame rinnovatorio, puo’ consistere nella riproposizione delle domande formulate in primo grado.
2.1.a).- Come hanno precisato le Sezioni Unite di questa Corte: ai fini della specificita’ dei motivi richiesta dall’articolo 342 c.p.c., l’esposizione delle ragioni di fatto e di diritto, invocate a sostegno dell’appello, possono sostanziarsi anche nella prospettazione delle medesime ragioni addotte nel giudizio di primo grado, purche’ cio’ determini una critica adeguata e specifica della decisione impugnata e consenta al giudice del gravame di percepire con certezza il contenuto delle censure, in riferimento alle statuizioni adottate dal primo giudice (Cass. SSUU. n. 28057 del 25/11/2008 e ribadita da Cass. n. 25218 del 29/11/2011). 3.- Con il terzo motivo i ricorrenti denunciano la violazione di legge articolo 360 c.p.c., n. 3) con riferimento al disposto del Decreto Ministeriale dei Lavori pubblico 2 aprile 1968, n. 1444, articolo 9, in relazione al disposto dell’articolo 2 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore Generale del Comune di Torino. Secondo i ricorrenti, ove fosse accolto il secondo motivo, questa Corte potrebbe decidere direttamente in ordine all’applicazione della normativa di cui all’articolo 2 del Piano Regolatore Generale della citta’ di Torino.
3.1.- Il motivo rimane assorbito dal precedente. In definitiva, il ricorso va rigettato e i ricorrenti condannati in solido al pagamento delle spese giudiziali del presente giudizio di cassazione che verranno liquidate con il dispositivo.
Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 14 ottobre 2014, n. 21670....

References: sentenza 
 articolo 9
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