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Timestamp: 2017-01-23 04:32:03+00:00

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2010 Sentenze Acqua Diritto delle acque ATO giurisprudenza inquinamento idrico A.T.O. D.L.vo n.152/2006 Servizio Idrico Integrato Ambito territoriale ottimale acqua suolo A.T.O.
Giurisdizione e competenze... Anno 2011
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Inquinamento idrico, acque in genere, tariffe, ATO ed altro
^ ACQUA E CORSI D’ACQUA - Argini - Divieto di costruzione ex art. 96, lett. f), T.U. n. 523/1904 - Carattere legale, assoluto e inderogabile - Normativa locale - Deroga di carattere eccezionale - Limiti. Il divieto di costruzione di opere dagli argini dei corsi d'acqua, previsto dall'art. 96, lett. f), t.u. 25.07.1904 n. 523, ha carattere legale, assoluto e inderogabile, ed è diretto al fine di assicurare non solo la possibilità di sfruttamento delle acque demaniali, ma anche (e soprattutto) il libero deflusso delle acque (cfr. Cassazione civile, sez. un., 30.07.2009, n. 17784); esso è cioè teso a garantire le normali operazioni di ripulitura/manutenzione e a impedire le esondazioni delle acque. La deroga contenuta nella lettera F del citato art. 96, per cui la distanza minima si applica in mancanza di “discipline vigenti nelle diverse località” è quindi di carattere eccezionale e ciò significa che la normativa locale (espressa anche mediante uno strumento urbanistico), per prevalere sulla norma generale, deve avere carattere specifico (cfr. Cassazione civile, sez. un., 18.07.2008, n. 19813). Di conseguenza, solo se lo scopo dell'attività costruttiva lungo il corso d'acqua è quello specifico di salvaguardarne il regime idraulico la disciplina locale assume valenza derogatoria della norma statale, in quanto meglio ne attua l'interesse pubblico perseguito (cfr. TAR Lombardia-Brescia, sentenza 13.06.2007 n. 540); ne deriva che nessuna opera realizzata in violazione della norma de qua può essere sanata e che è legittimo il diniego di rilascio di concessione edilizia in sanatoria relativamente ad un fabbricato realizzato all'interno della c.d. fascia di servitù idraulica (art. 33 l. 28.02.1985 n. 47). Pres. ed Est. Calderoni - O. s.r.l. (avv.ti Ferrari e Fontana) c .Regione Lombardia (avv. Vivone) e altro (n.c.) -
TAR LOMBARDIA, Brescia, Sez. II - 1 agosto 2011, n. 1231
ACQUA E CORSI D’ACQUA - Fascia di rispetto dagli argini - Art. 96, lett. f) R.D. n. 523/1904 - Regolamenti comunali - Tolleranza verso abusi edilizi - Conferimento di diritti edificatori - Esclusione. I regolamenti comunali (o le linee-guida regionali) possano disciplinare diversamente la fascia di rispetto dagli argini prevista dall’art. 96 lett. f) del RD 523/1904 solo sulla base di un esame dettagliato della condizione dei luoghi, così da garantire in misura equivalente gli interessi pubblici (idraulici e ambientali) coinvolti (v. TAR Brescia Sez. I 26 febbraio 2010 n. 986; TAR Brescia Sez. I 26 giugno 2007 n. 578). In questo quadro la tolleranza mantenuta in passato verso certe tipologie di edificazione non acquista lo status di elemento normativo e non può costituire un presupposto idoneo per conferire ulteriori diritti edificatori. Pres. Calderoni, Est. Pedron - S. s.n.c. (avv. Canu) c. Comune di Corteno Golgi (avv.ti Fontana, Ferrari e Fontana) -
TAR LOMBARDIA, Brescia, Sez. II - 1 agosto 2011, n. 1228
ACQUA - Concessione di grandi derivazioni d’acqua per uso idroelettrico - Art. 15, c. 6 ter, lett. b) e d) d.l. n. 78/2010 - Art. 15, c. 6-quater d.l. n. 78/2010, conv. dalla L. n. 122/2010 - Illegittimità costituzionale. Sono costituzionalmente illegittimi l’art. 15, comma 6-ter, lettere b) e d), del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e l’art. 15, comma 6-quater, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito dalla legge n. 122 del 2010, nella parte in cui prevede che le disposizioni del comma 6-ter, lettere b) e d), si applicano fino all’adozione di diverse disposizioni legislative da parte delle Regioni, per quanto di loro competenza; le disposizioni, in quanto attengono alla durata ed alla programmazione delle concessioni di grande derivazione d’acqua per uso idroelettrico, si ascrivono alla materia «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia», attribuita alla competenza legislativa concorrente: il criterio di riparto di competenze delineato dall’art. 117, terzo comma, Cost., non è tuttavia temperato dall’esigenza di dare attuazione ai principi generali posti dalla legislazione statale in materia, i quali, peraltro, pongono obiettivi non perfettamente in linea con quelli perseguiti dalle norme impugnate. Pres. Quaranta, Est. Frigo - Regioni Liguria ed Emilia Romagna c. Presidente del Consiglio dei Ministri - CORTE COSTITUZIONALE - 13 luglio 2011, n. 205
ACQUA - RIFIUTI - Liquami zootecnici - Spandimento - Materiale detenzione dei terreni - Necessità - Formale disponibilità giuridica - Insufficienza. In tema di attività di spandimento dei liquami zootecnici, allorché sorga un contrasto tra privati in ordine all’uso di date aree, l’Amministrazione deputata al rilascio del titolo abilitativo deve necessariamente tenere conto dello stato di materiale detenzione del bene e non già della formale disponibilità giuridica dello stesso, giacché è dal suo effettivo impiego che deriva il presupposto perché sia riconosciuta, in quella fase storica, all’uno anziché all’altro soggetto la capacità di operarvi. (Nella specie, , la ditta affittuaria delle aree interessate si era opposta allo spandimento dei liquami della ricorrente: la mera pretesa di quest’ultima a che la ditta che aveva la materiale detenzione dei terreni si attenesse all’impegno assunto in sede contrattuale risultava carente del requisito dell’«effettività», acquisibile solo con una pronuncia del giudice civile che desse concreta attuazione al diritto asseritamente disatteso, così rendendolo effettivo). Pres. Arosio, Est. Caso -B.G. (avv.ti Bongiorno e Marchesi) c. Provincia di Piacenza (avv. Manfredi) -
TAR EMILIA ROMAGNA, Parma, Sez. I - 28 giugno 2011, n. 217
ACQUA - Scarichi idrici - Competenza legislativa esclusiva dello Stato - Disciplina statale - Limite inderogabile dalle Regioni. La disciplina degli scarichi idrici, come più in generale la tutela delle acque dall’inquinamento, è ascrivibile alla competenza legislativa esclusiva dello Stato (sentenza n. 44 del 2011). Nello svolgimento di siffatta competenza, pertanto, lo Stato è abilitato ad adottare una propria disciplina, che costituisce un limite adeguato di tutela non derogabile dalle Regioni (sentenza n. 61 del 2009). Queste ultime, a loro volta, attesa la possibilità che la competenza in materia ambientale sia intercettata dalle competenze, concorrenti o residuali, proprie delle Regioni, possono, nell’esercizio di queste ultime, o adeguarsi al predetto limite ovvero determinare limiti di tutela più elevati rispetto a quelli statali (sentenza n. 30 del 2009), ma mai dettarne di nuovi più blandi. Pres. Maddalena, Est. Napolitano - Presidente del Consiglio dei Ministri c. Regione Marche -
CORTE COSTITUZIONALE- 15 giugno 2011, n. 187
ACQUA - Depurazione delle acque reflue urbane - Regione Marche - Art. 30 L.r. n. 16/2010 - Previsione di tempistica difforme dai termini fissati dall’art. 27 del d.lgs. n. 152/1999 - Illegittimità costituzionale - Intervenuta abrogazione del d.lgs. n. 152/1999 ad opera del d.lgs. n. 152/2006 - Irrilevanza - Ragioni. La legislazione della Regione Marche (art. 30 L.r. n. 16/2010), individuando una tempistica per la realizzazione e l’adeguamento di impianti per la depurazione delle acque reflue urbane relativi ad insediamenti con oltre duemila abitanti equivalenti, consente il protrarsi della attuale situazione di diffusa irregolarità addirittura sino al 31 dicembre 2015, cioè per oltre 10 e 15 anni rispetto ai termini fissati dall’art. 27 del d.lgs. 11 maggio 1999, n. 152. La circostanza che il suddetto d.lgs. n. 152 del 1999 sia stato abrogato dall’art. 175 del successivo d.lgs. n. 152 del 2006 non influisce sulla precedente conclusione, in quanto l’abrogazione è stata disposta quando il termine (anche quello più ampio, relativo agli agglomerati con un numero di abitanti compreso tra le 2.000 e 15.000 unità) era già scaduto e, quindi, quanto era previsto dalla citata disposizione legislativa doveva ritenersi già attuato. In assenza di una proroga di detti termini, da disporsi prima della scadenza, o di una riapertura dei termini stessi, l’abrogazione della suddetta disposizione non vale infatti a far venir meno l’obbligatorietà di un adempimento che doveva essere effettuato prima della data in cui l’abrogazione è stata disposta. Del resto il d.lgs. n. 152 del 2006, nel dettare un’ulteriore e più significativa disciplina relativa agli scarichi, parte dal presupposto che quanto disposto in tale materia dal precedente d.lgs. n. 152 del 1999 sia stato realizzato (cfr. artt. 100, 101, 105 e 116). Pres. Maddalena, Est. Napolitano - Presidente del Consiglio dei Ministri c. Regione Marche -
ACQUA - SALUTE - Sicurezza degli alimenti - Produzione di sostanze alimentari - Utilizzo di acque non potabili nelle operazioni di pulizia di impianti, attrezzature e utensili destinati a venire in contatto con gli alimenti - Divieto - Art. 28 D.P.R. n. 327/1980 - Art. 2 DP.R. n. 236/1988 - Regolamento CE n. 852/2004. Ai sensi dell’art. 28 del DPR n. 327/1980, nel combinato disposto con l’art. 2 del D.P.R. 24 maggio 1988, n. 236, è espressamente vietata l’utilizzazione delle acque non potabili non soltanto nella produzione di sostanze alimentari, incluso il vino, bensì anche “nella pulizia degli impianti, delle attrezzature e degli utensili destinati a venire a contatto con tali sostanze”; le deroghe disposte dal successivo art. 29 non sono nella disponibilità dei produttori, ma devono in ogni caso essere autorizzate dall’autorità sanitaria. La normativa in vigore, ivi compreso il regolamento CE n. 852 del 2004, non consente pertanto di affermare che nella produzione vinicola sia sufficiente “acqua pulita”, perché nulla autorizza a sostenere che contenitori e attrezzature possano essere lavati con acqua non potabile, potendo in effetti avvenire la contaminazione degli alimenti, anche per contatto con contenitori e attrezzature che non siano stati lavati con acqua potabile. Vale la pena di precisare che la potabilità delle acque risponde a giudizi tecnico-scientifici che possono competere solo all’autorità sanitaria. Pres. ed Est. Messina - Società Agricola P. s.p.a. (avv.ti Figuera e Altobello) c. Azienda Sanitaria Provinciale di Catania (avv. Stimoli) -
TAR SICILIA, Catania, Sez. IV - 25 maggio 2011, n. 1280
ACQUA - RIFIUTI - Fanghi biologici - Art. 101, c. 10 d.lgs. n. 152/2006 - Stipula di accordi di programma - Recupero dei fanghi di depurazione. L’art. 101, comma 10, del codice dell’ambiente prevede la possibilità da parte delle autorità competenti di stipulare accordi di programma con i soggetti economici interessati, al fine di favorire il recupero dei fanghi da depurazione e di fissare limiti in deroga alla disciplina generale, nel rispetto comunque delle norme comunitarie e delle misure necessarie al conseguimento degli obiettivi di qualità. Risulta, infatti, quanto più opportuna in materia ambientale l’utilizzazione del modulo convenzionale che, sulla scia dell’art. 11 della legge generale sul procedimento amministrativo, permetta l’esplicazione della potestà pubblica secondo modalità flessibili, in relazione alle complesse situazioni che la stessa si trova ad affrontare in tale ambito di attività ed in considerazione della particolare rilevanza degli interessi pubblici alla stessa sottesi. Pres. Leo, Est. Quadri - E. s.r.l. (avv.ti Ferraris e Robald) c. Provincia di Bergamo (avv.ti Vavassori, Pasinelli e Nava), Regione Lombardia (avv. Pujatti) e altro (n.c.) -
TAR LOMBARDIA, Milano, Sez. IV -17 maggio 2011, n. 1262
ACQUA - Servizio idrico integrato - Opere e interventi di competenza regionale - Opere a carattere infraregionale - Competenza degli Enti d’ambito e dei soggetti gestori - L.R. Campania n. 14/97 - Disciplina ex artt. 147 e 150 d.lgs. n. 152/2006 - Affidamento da parte della Regione di opere acquedottistiche di natura infraregionale ad un terzo gestore - Illegittimità. L’Ente d’ambito predispone il programma degli interventi necessari per il conseguimento degli obiettivi previsti dalla legge (artt. 8 e 13 l.r. Campania 14/97) ed assume l’esercizio di tutte le funzioni in materia di servizi idrici degli enti consorziati, con cessazione delle gestioni esistenti a far data dalla stipula della convenzione da parte del soggetto gestore (art. 12 l.r. 14/97). Restano di competenza regionale le infrastrutture per il trasporto di acqua tra regioni diverse (art. 11, co. 2, l.r. 14/97), nonché le funzioni di programmazione e di controllo (art. 14 l.r. 14/97). Sulla base di tale quadro normativo, dunque, le opere e gli interventi di acquedotto a valle dei recapiti terminali delle strutture di adduzione dell'acqua da altre regioni esulano dalla sfera delle infrastrutture di competenza della Regione per rientrare, avendo carattere infraregionale, nella competenza degli Enti di ambito e dei soggetti gestori dagli stessi individuati. Il quadro, non è mutato a seguito dell’abrogazione (quasi integrale) della legge n. 36 del 1994, da cui non si è significativamente discostata la disciplina ora contenuta nel d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (si vedano in particolare gli artt. 147 e 150). Ne consegue che la Regione non può disporre l’affidamento di infrastrutture ed opere acquedottistiche di natura infraregionale ad un terzo gestore che non sia quello individuato in base al quadro normativo sopra ricostruito, interferendo con l’attuazione del piano d’ambito. Pres. Guida, Est. Guarracino - G. s.p.a. (avv.ti Percuoco e Satta Flores) c. Regione Campania (avv. Marzocchella) -
TAR CAMPANIA, Napoli, Sez. I - 9 maggio 2011, n. 2589
ACQUA - Servizio idrico integrato - Organizzazione Autorità d’Ambito - Piano d’ambito - Tariffa - Artt. 141 e ss. d.lgs. n. 152/2006 - Metodo normalizzato - DM 1 agosto 1996. A partire dalla legge 36/1994 (c.d. legge Galli), oggi sostituita dal d.lgs. 152/2006 (c.d. codice dell’ambiente), nell’ordinamento italiano è stato introdotto il servizio idrico integrato, quale sistema di gestione - secondo principi di efficienza, efficacia ed economicità - dei segmenti di servizio riferiti all’adduzione, captazione, distribuzione di acqua ad usi civili, fognatura e depurazione delle acque reflue (articolo 141 del d.lgs. 152/2006). L’organizzazione di detto servizio pubblico è rimessa alla competenza degli enti locali, che provvedono, nelle forme di Autorità di Ambito (articolo 148), a svolgere le funzioni di scelta della forma di gestione, di determinazione e modulazione delle tariffe all’utenza, di affidamento del servizio e relativo controllo (articolo 142); lo strumento per la programmazione del servizio è il Piano d’Ambito, costituito dalla ricognizione delle infrastrutture, dalla ricognizione degli interventi, dal modello gestionale organizzativo e dal piano economico-finanziario (articolo 149). La gestione del servizio si basa sulla tariffa, stabilita in applicazione del “Metodo Normalizzato per la definizione delle componenti di costo e la determinazione della tariffa di riferimento del servizio idrico integrato”, di cui al d.m. 1 agosto 1996, emanato in attuazione dell’articolo 13 della legge 36/1994, che continua ad applicarsi in base all’articolo 170, comma 3, lettera l), del d.lgs. 152/2006 (nelle more dell’emanazione, ai sensi dell’articolo 154, comma 2, di un nuovo regolamento in materia). La normativa statale è volta a garantire un unico metodo tariffario applicabile su tutto il territorio nazionale, a tutela della concorrenza e della parità di trattamento tra gli utenti del servizio idrico integrato. Pres. Lamberti, Est. Ungari - Ambito Territoriale Integrato 4 Umbria (avv.ti Menaldi e Mariani Marini) c. Commissione Nazionale per la Vigilanza sulle Risorse Idriche e altro (Avv. Stato) -
TAR UMBRIA, Sez. I - 5 maggio 2011, n. 126
ACQUA - Funzioni in materia di tutela delle risorse idriche e relativa gestione - Attribuzione al Ministero dell’ambiente - Art. 35 d.lgs. n. 300/1999. Le funzioni in materia di “tutela delle risorse idriche e relativa gestione” sono state attribuite al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio dall’articolo 35 del d.lgs. 300/1999, e con esse la legittimazione passiva nei riguardi degli atti e regolamenti precedentemente adottati in materia dal Ministero dei lavori pubblici. Pres. Lamberti, Est. Ungari - Ambito Territoriale Integrato 4 Umbria (avv.ti Menaldi e Mariani Marini) c. Commissione Nazionale per la Vigilanza sulle Risorse Idriche e altro (Avv. Stato) -
ACQUA - L.r. Umbria n. 43/1997 - Disposizioni incompatibili con il d.lgs. n. 152/2006 - Implicita abrogazione. Le disposizioni della l.r. Umbria n. 43/1997, ove discordanti da quelle del d.lgs. 152/2006, devono considerarsi abrogate per incompatibilità con la normativa statale sopravvenuta in materia riservata alla potestà legislativa statale (cfr. articolo 1, comma 2, legge 131/2003). Pres. Lamberti, Est. Ungari - Ambito Territoriale Integrato 4 Umbria (avv.ti Menaldi e Mariani Marini) c. Commissione Nazionale per la Vigilanza sulle Risorse Idriche e altro (Avv. Stato) -
ACQUA - Servizio idrico integrato - Infrastrutture idriche di proprietà degli enti locali - Affidamento in concessione d’uso gratuita - Art. 153, c. 1 d.lgs. n. 152/2006 - Applicabilità alle sole concessioni nuove o rinnovate. Secondo l’articolo 153, comma 1, del d.lgs. 152/2006, “Le infrastrutture idriche di proprietà degli enti locali ai sensi dell’articolo 143 sono affidate in concessione d’uso gratuita, per tutta la durata della gestione, al gestore del servizio idrico integrato, il quale ne assume i relativi oneri nei termini previsti dalla convenzione e dal relativo disciplinare”. Tuttavia, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 246/2009 ha precisato che la norma “si applica alle concessioni nuove o rinnovate e non a quelle già in essere; si applica cioè ai soli “nuovi affidamenti” regolati dal comma 2 dell’articolo 172” Pres. Lamberti, Est. Ungari - Ambito Territoriale Integrato 4 Umbria (avv.ti Menaldi e Mariani Marini) c. Commissione Nazionale per la Vigilanza sulle Risorse Idriche e altro (Avv. Stato) -
ACQUA - Servizio idrico integrato - Comuni - Concessionari degli impianti e percettori dei canoni - Componenti dell’ATI competente a determinare le tariffe - Posizioni differenziate. Deve ritenersi distinta la posizione dei Comuni, da un lato quali concessionari degli impianti e percettori dei relativi canoni dal SII, e quali partecipanti al SII, dall’altro, componenti dell’ATI competente a determinare, nel rispetto dei limiti normativi, la tariffa del servizio applicabile da parte del SII; nel primo caso, l’attività e le scelte dei Comuni incidono sulla situazione dei cittadini, nel secondo su quella degli utenti del servizio. Per evitare che i Comuni beneficino degli effetti di costi impropri o eccessivi posti a carico degli utenti, la normativa prevede un sistema di calcolo della tariffa, ma non arrivava (prima dell’introduzione del principio di gratuità di cui all’articolo 153, comma 1 del d.lgs. n. 152/2006) a stabilire che i Comuni dovessero concedere gratuitamente i beni per un servizio da svolgere a beneficio degli utenti. Pres. Lamberti, Est. Ungari - Ambito Territoriale Integrato 4 Umbria (avv.ti Menaldi e Mariani Marini) c. Commissione Nazionale per la Vigilanza sulle Risorse Idriche e altro (Avv. Stato) -
ACQUA - Servizio idrico integrato - Tariffa - Artt. 148, c. 4 e 154, c. 1 d.lgs. n. 152/2006 - Costi relativi alla struttura operativa - Costi di funzionamento. Secondo l’articolo 148, comma 4, del d.lgs. 152/2006, “I costi di funzionamento della struttura operativa dell’Autorità d’ambito, determinati annualmente, fanno carico agli enti locali ricadenti nell’ambito territoriale ottimale, in base alle quote di partecipazione di ciascuno di essi all’Autorità d’ambito”; secondo l’articolo 154, comma 1, “La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell'entità dei costi di gestione delle opere, dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonché di una quota parte dei costi di funzionamento dell'Autorità d'ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio "chi inquina paga. Tutte le quote della tariffa del servizio idrico integrato hanno natura di corrispettivo”. Dunque - a meno di non ritenere che le due previsioni siano in conflitto - deve concludersi che una quota dei costi di funzionamento può gravare sulla tariffa del servizio, mentre quelli relativi alla “struttura operativa” rimangono a carico degli enti locali. Pres. Lamberti, Est. Ungari - Ambito Territoriale Integrato 4 Umbria (avv.ti Menaldi e Mariani Marini) c. Commissione Nazionale per la Vigilanza sulle Risorse Idriche e altro (Avv. Stato) -
ACQUA - Art. 133 r.d. 368/1904 - Distanze dal piede esterno e interno degli argini - Divieto di piantagione di alberi di edificazione e di movimento del terreno - Corsi d’acqua tombinati - Applicabilità del divieto - Fondamento. Il divieto di piantagione di alberi, di edificazioni o fabbriche e di movimento del terreno del piede esterno e interno degli argini ad una certa distanza dal corso d’acqua (che per i manufatti è da 4 a 10 metri “secondo l’importanza del corso d’acqua” medesimo) vale non solo per i corsi d’acqua superficiali, ma anche per le altre opere di bonificazione (primo comma dell’art. 133 del r.d. 8 maggio 1904, n. 368), tra le quali va certamente compresa anche la tombinatura che non può dirsi come tale opera definitiva, essendo possibile riportare in qualunque momento il corso d’acqua allo stato precedente. In definitiva, il rispetto delle distanze deve ritenersi inderogabile anche per i corsi d’acqua tombinati, al fine di consentire uno spazio di manovra nel caso di necessità di porre in essere attività di manutenzione delle condutture. (Cons. Stato, Sez. IV, 23 luglio 2009, n. 4663. Pres. De Zotti, Est. Gabbricci M.S. (avv. Bucci) c. Comune di Venezia (avv.ti Gidoni e Venezian) e Consorzio di Bonifica Dese Sile (avv. Perulli) -
TAR VENETO, Sez. II - 26 aprile 2011, n. 698
ACQUA - Servizio idrico integrato - Quota di tariffa riferita al servizio di depurazione - Indebita corresponsione - Richiesta di accesso alla documentazione - Soggetto passivo - Individuazione - D.M-. 30 settembre 2009. Ai sensi del Decreto del Ministero dell’Ambiente del 30 settembre 2009, il soggetto gestore del servizio idrico integrato deve mettere a disposizione dell’Autorità d’ambito (ora la Provincia), su idoneo supporto informatico, la documentazione relativa al periodo in cui è stata corrisposta indebitamente la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione (art. 4). Soltanto in esito alla trasmissione degli elenchi da parte dei soggetti gestori, l’Autorità d’ambito, verificata la correttezza delle informazioni ricevute, deve individuare l’importo da restituire ad ogni singolo utente (art. 7). Ne deriva che, sino al momento in cui detta documentazione non sia stata trasmessa all’ATO, questi non può essere individuato quale soggetto passivo della richiesta di accesso agli elenchi degli utenti non serviti da impianti di depurazione. Pres. Leo, Est. De Vita - Associazione C. (avv.ti Strazzeri e Giacomelli) c. Provincia di Milano (avv.ti Bartolomeo, Ferrari, Gabigliani e Zimmitti) - TAR LOMBARDIA, Milano, Sez. IV - 6 aprile 2011, n. 908 ACQUA - DIRITTO URBANISTICO - Rischio idrogeologico - Art. 17, c. 1, primo e secondo periodo e c. 2, primo periodo del d.l. n. 195/2009 - Illegittimità costituzionale - Statuto speciale per la Regione Trentino -Alto Adige in materia di urbanistica e opere pubbliche. Va dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 17, comma 1, primo e secondo periodo, e comma 2, primo periodo, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 26 febbraio 2010, n. 26, per la parte in cui non rinvia, per l’applicazione di detta normativa al territorio delle Province autonome di Trento e di Bolzano, alle procedure di cui agli articoli 33, 34 e 35 del d.P.R. 22 marzo 1974, n. 381 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige in materia di urbanistica ed opere pubbliche). Pres. De Siervo, Est.Criscuolo - Ricorso promosso dalla Provincia Autonoma di Trento -
DIRITTO DELLE ACQUE - Scarico di acque reflue industriali - Sanzione penale - Ratio - Acqua di falda proveniente dall'attività di escavazione - Artt. 137 e 74 c.1 lett. g) D. L.vo n. 152/06 - Concetto di acque reflue industriali.
La ragione dell'assoggettamento a sanzione penale dello scarico di acque reflue industriali è legata al fatto che i reflui derivanti da dette attività non attengono prevalentemente al metabolismo umano ed alle attività domestiche come definite dal menzionato art. 74 comma 1 lett. g) (Cass. Sez. 3^ 5.2.2009 n. 12865). Tuttavia, l'acqua di falda proveniente dall'attività di escavazione non può essere assimilata tout court all'acqua reflua industriale, pur dovendosi richiedere - anche per tale genere di acqua se scaricata in superficie - una autorizzazione la cui mancanza, però, non genera conseguenze di tipo penale previste invece in tutti i casi nei quali lo scarico dell'acqua in superficie provenga da attività produttive genericamente intese. Infine, laddove, le acque di falda provenenti da lavori di escavazione siano intorbidate da residui dei lavori di scavo e di cantiere, esse vanno annoverate nella nozione di acque derivanti dallo svolgimento di attività produttive non assimilabili, quindi, alle acque reflue domestiche, sottratte al regime sanzionatorio previsto dall'art. 137 del D. L.vo n. 152/06 (Cass. Sez. 3^ 21.6.2006 n. 29126). (annulla senza rinvio, sentenza emessa l'11.12.2009 dal Tribunale di Pesaro - Sezione distaccata di Fano) Pres. Ferrua, Est. Grillo, Ric. Ciocchetti.
ACQUA E INQUINAMENTO IDRICO - Acque di dilavamento dei piazzali adibiti a parcheggio - Assimilazione agli scarichi industriali - Illegittimità - Art. 74, lett. h) del d.lgs. n. 152/2006 - Connotazione in negativo - Art. 101, c. 7, d.lgs. n. 152/2006. E’ illegittima l’assimilazione agli scarichi industriali, ad opera di un Comune, delle acque di dilavamento dei piazzali adibiti a parcheggio (nella Regione Campania, la delibera di Giunta n. 1350/2008, che prevedeva detta assimilazione, è stata annullata con sentenza n. 19675/2008). La definizione di acque reflue industriali si caratterizza infatti, ai sensi dell’art. 74, lett. h) del D.Lgs. n. 152 del 2006, per la sua connotazione negativa, essendo così definito qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento; il criterio generale adottato dal Legislatore per individuare le acque industriali è, dunque, quello afferente alla qualità del refluo, tant’è che, in applicazione del citato criterio sostanziale, sono individuate dall'art. 101, comma 7, del D.Lgs. alcune tipologie di acque assimilate quelle domestiche ai fini della disciplina degli scarichi. Tra tali tipologie di acque, alla lett. e), sono indicate le acque "aventi caratteristiche equivalenti a quelle domestiche e indicate nella normativa regionale". Costituiscono inoltre "acque reflue industriali", ai sensi dell’art. 74, comma 1, lett. h) del D.Lgs. n. 152 del 2006, come sostituito dall’art. 2, comma 1, del D.Lgs. n. 4 del 2008, "qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento". Pres. f.f. Cernese, Est. Nunziata - P. s.n.c. (avv. Pellegrini) c. Comune di Sant’Agnello (avv.ti Pinto, Renditiso e Persico) -
TAR CAMPANIA, Napoli, Sez. V - 16 marzo 2011, n. 1479
INQUINAMENTO IDRICO - Nozione di “acque reflue domestiche“ ed “acque reflue industriali”. Le "acque reflue domestiche" sono quelle "provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche". Mentre la nozione di "acque reflue industriali' ricomprende "qualsiasi tipo di scarico di acque reflue scaricate da edifici in cui si svolgono attività commerciali e industriali, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento". (conferma sentenza n. 144/2009 CORTE APPELLO di POTENZA, del 22/10/2009) Pres. Ferrua, Est. Fiale, Ric. Copeti. CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. III, 25/02/2011 (Ud. 17/11/2010), Sentenza n. 7214
ACQUA - INQUINAMENTO IDRICO - Art. 1, c. 12 L.r. Campania n. 2/2010 - Scarico in mare senza trattamento dei reflui - Illegittimità costituzionale. L’art. 1, c. 12 della L.r. Campania n. 2/2010, quale rimedio provvisorio in attesa della realizzazione di progetti per la depurazione delle acque inquinate nel tratto di litorale Domitio-Flegreo, prevede che lo scarico in alto mare avvenga senza sottoporre i reflui a trattamento alcuno. La norma è macroscopicamente derogatoria sia alle norme di indirizzo comunitario sull’inquinamento del mare (dir. 2000/60/CE), sia alle finalità perseguite e agli strumenti predisposti dall’azione statale a tutela dell’ambiente(artt. 56, 73,76, 101 e 109 del d.lgs. n. 152 del 2006, c.d. Codice dell’ambiente). La dichiarata finalità di porre rimedio all’erosione costiera è, verosimilmente, un pretesto per giustificare un intervento legislativo in una materia di competenza regionale (qual è considerata il ripascimento delle zone costiere: sentenza n. 259 del 2004): la finalità è tecnicamente irrealizzabile con la misura individuata, che ha il solo scopo di allontanare in mare i reflui stagnanti nei canali litoranei in periodi di magra, in palese contrasto con la disciplina statale a tutela dell’ambiente, che mira a impedire ed eliminare l’inquinamento dell’ambiente marino, arrestando o eliminando gradualmente gli scarichi. In definitiva, la norma è illegittima, per contrasto sia con l’art. 117, primo comma, che con il secondo comma, lettera s), della Costituzione. Pres. De Siervo, Est. Finocchiaro- Presidente del Consiglio dei Ministri c. Regione Campania -
ACQUA E CORSI D’ACQUA - Vincolo di rispetto fluviale - Art. 39 L.r. Lombardia n. 51/75 - Opere edilizie preordinate all’esercizio dell’agricoltura - Esclusione dal vincolo - Disciplina urbanistica comunale - Previsione di norme più restrittive - Legittimità. L’art. 39 della L.R. Lombardia 15 aprile 1975, n. 51, nella parte in cui esclude le opere edilizie preordinate all'esercizio dell'agricoltura, dal vincolo di rispetto fluviale stabilito dalla legge, non costituisce un limite alla successiva potestà urbanistica comunale. Il vincolo legale temporaneo introdotto dalla legge regionale non costituisce infatti oggetto necessario della successiva disciplina urbanistica comunale, la quale resta libera di dettare norme diverse, anche più restrittive, come si desume dalla previsione dello scopo “di migliorare le condizioni di tutela del patrimonio naturale e paesaggistico” e dalla previsione che la disciplina urbanistica deve obbligatoriamente ridefinire le condizioni del vincolo. Pres. Leo, Est. Di Mario - N.E. s.r.l. in liquidazione (avv. Pagano) c. Comune di Cologno Monzese (avv. Pucci) -
TAR LOMBARDIA, Milano, Sez. IV - 26 gennaio 2011, n. 239
ACQUA - Scarico di acqua contenente sostanze pericolose - Superamento dei limiti valori consentiti negli scarichi - Attività di ristorazione ed alberghiera - Responsabilità penali - Concessione di benefici - Esclusione - Legittimità - Art. 59, D. L.vo n. 152/1999. La mancata risposta in tema di concessione di benefici (non menzione della condanna nel casellario giudiziario) già, peraltro, esclusa in primo grado sulla base delle risultanze dello stesso, non vìola alcuna legge, tenuto conto degli effetti deleteri sull'ambiente che comporta ogni inosservanza alla normativa ambientale e del contesto (esercizio di attività commerciale) in cui fu commessa. (dich. inamm. il ricorso avverso Sentenza della Corte d'appello di Napoli del 22.12.09) Pres. Ferrua, Est. Mulliri, Ric. Ro. Ra.. CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. III, 24/01/2011 Sentenza n. 2311
ACQUA - Opere di bonifica - Atti riguardanti il concorso alle spese - Impugnazione - Giurisdizione del TSAP - Esclusione - Tassatività dell’elencazione di cui all’art. 143 R.D. n. 1775/1933. La controversia avente ad oggetto la legittimità degli atti attinenti al concorso alle spese di opere di bonifica fra enti pubblici - che trovano disciplina nell’art. 7 del r.d. n. 215 del 1933 - non rientra nella giurisdizione del Tribunale Superiore delle acque pubbliche: l’elencazione della tipologia delle controversie riservate alla giurisdizione esclusiva del Tribunale Superiore delle acque pubbliche contenuta nell’art. 143 del r.d. 1775 del 1933 (t.u. sulle acque pubbliche) è infatti da ritenersi tassativa. Pres. ed Est. Nicolosi - Comune di Vecchiano (avv. D’Antone) c. Consorzio di Bonifica Versilia-Massaciuccoli (avv. Chierroni) e Provincia di Lucca (avv. Del Carlo) -
TAR TOSCANA, Sez. II - 18 maggio 2011, n. 905
ACQUA - Acque pubbliche - Cognizione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche - Art. 143, c. 1, lett. a) r.d. n. 1775/1933. L'art. 143 comma 1 lett. a), r.d. 11 dicembre 1933 n. 1775, recante « Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici », nella parte in cui individua nel Tribunale superiore delle acque pubbliche l'organo giurisdizionale al quale spetta la cognizione in materia di ricorsi per incompetenza, eccesso di potere e violazione di legge avverso i provvedimenti definitivi presi dall'amministrazione in materia di acque pubbliche, si applica anche alle situazioni in cui l'azione amministrativa, pur andando ad incidere su interessi più generali e diversi rispetto a quelli specifici relativi alla demanialità delle acque o ai rapporti concessori di beni del demanio idrico, riguardano comunque l'ambito materiale in questione, nel senso che l'attribuzione sussiste non solo quando si esplica un potere strettamente legato allo sfruttamento della risorsa idrica, ma anche quando si discute di opere destinate ad influire sull'utilizzazione e, in definitiva, sul regime delle acque pubbliche, con la conseguenza che devono intendersi devoluti alla cognizione del Tribunale superiore delle acque pubbliche i provvedimenti caratterizzati da incidenza diretta sulla materia delle acque pubbliche, nel senso che concorrano in concreto a disciplinare la gestione, l'esercizio delle opere idrauliche, i rapporti con i concessionari, oppure a determinare i modi di acquisto dei beni necessari all'esercizio e alla realizzazione delle opere stesse o a stabilire o modificare la localizzazione di esse o ad influire nella loro realizzazione mediante sospensione o revoca dei relativi provvedimenti ( Cons. Stato , sez. IV, 12 giugno 2009 , n. 3701). Pres. Monteleone, Est. Di Paola - C.R. (avv. Greco) c. Assessorato Regionale dell'Agricoltura e delle Foreste e altro (Avv. Stato) -
TAR SICILIA, Palermo, Sez. II - 19 gennaio 2011, n. 105

References: art. 96
 art. 96
 sentenza 
 Art. 96
 Art. 15
 Art. 15
 Art. 30
 Art. 28
 Art. 2
 art. 29
 Art. 101
 Art. 35
 articolo 1
 Art. 153
 sentenza 
 Art. 133
 Art. 17
 art. 74
 sentenza 
 Art. 74
 Art. 101
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 Art. 1
 sentenza 
 Art. 39
 Art. 59
 Sentenza 
 Sentenza 
 Art. 143