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Timestamp: 2020-08-14 21:18:44+00:00

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Giudice contabile può verificare ragionevolezza mezzi impiegati in relazione agli obiettivi | Sentenze
Giudice contabile può verificare ragionevolezza mezzi impiegati in relazione agli obiettivi
Scritto il Agosto 11, 2015 Agosto 17, 2015 da sentenze
Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale per la regione Basilicata, sentenza n. 42 6 luglio 2015
…Al riguardo, giova ricordare che l’art. 1 della legge n. 20 del 1994, modificato dal d.l. n. 543 del 1996 convertito nella legge n. 639 del 1996, limita la responsabilità “ai fatti ed alle omissioni commessi con dolo o colpa grave, ferma restando l’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali”.
Sul punto, la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 14488 del 2003 ha affermato che se “l’esercizio, in concreto, del potere discrezionale dei pubblici amministratori costituisce espressione di una sfera di autonomia che il legislatore ha inteso salvaguardare dal sindacato della Corte dei conti”; il limite va posto “in correlazione con l’art. 1, co. 1°, l. 7 agosto 1990, n. 241, il quale stabilisce, in via generale, che l’esercizio dell’attività amministrativa deve ispirarsi a criteri di economicità e di efficacia. In virtù di tale specifica previsione, detti criteri, che costituiscono specificazione del più generale principio sancito dall’art. 97, co. 1°, Cost., hanno acquistato dignità normativa, assumendo rilevanza sul piano della legittimità (e non della mera opportunità) dell’azione amministrativa”. Ne consegue che “la verifica della legittimità della attività amministrativa” non può “prescindere dalla valutazione del rapporto tra gli obiettivi conseguiti e i costi sostenuti. E si intende, allora, che la violazione dei criteri sopra indicati possa assumere rilievo anche nel giudizio di responsabilità, dal momento che l’antigiuridicità dell’atto amministrativo costituisce un presupposto necessario (anche se non sufficiente) della colpevolezza di chi lo ha posto in essere”. In conclusione, secondo le SSUU della Cassazione, la Corte dei conti può “verificare la ragionevolezza dei mezzi impiegati in relazione agli obiettivi perseguiti, dal momento che anche tale verifica è fondata su valutazioni di legittimità e non di mera opportunità”.*
Successivamente, la Cassazione a Sezioni Unite ha ribadito, con la decisione n. 7024 del 2006, che i criteri di economicità ed efficacia costituiscono vere e proprie regole giuridiche, la cui inosservanza può dar luogo alla misura, correttiva o repressiva, che il giudice deve applicare all’esito della sua verifica (cfr., sul punto, anche Cass. SS.UU. n. 18757 del 2008)….
* grassetto nostro
Va innanzitutto esaminata l’eccezione preliminare di prescrizione quinquennale del diritto al risarcimento, avanzata dagli avv.ti Omissis e Omissis.
Come è noto, l’art. 1, comma 2, della l.n. 20/1994 dispone che nei giudizi innanzi alla Corte dei conti “Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in ogni caso in cinque anni, decorrenti dalla data in cui si è verificato il fatto dannoso, ovvero, in caso di occultamento doloso del danno, dalla data della sua scoperta”.
Giova brevemente ricordare che circa il momento nel quale si “verifica il fatto dannoso”, la del tutto prevalente giurisprudenza della Corte dei conti, formatasi sul solco dei principi enunciati dalle Sezioni Riunite sin dalla sentenza n. 62/A 1996, ha evidenziato che la decorrenza della prescrizione va ancorata al perfezionamento della fattispecie dannosa, nozione che comprende non solo la condotta illecita, me anche l’effetto lesivo della stessa, cioè il verificarsi del danno erariale che avviene con l’effettivo depauperamento delle finanze pubbliche.
Facendo applicazione del suddetto principio alla fattispecie all’esame, va constatato, da un verso, che il danno per cui è causa si è perfezionato con l’emissione dell’ordinativo di pagamento n. 924 del 18/5/2009, e da altro verso che la Procura contabile ha provveduto a notificare agli odierni convenuti il c.d. “invito a dedurre” – contenente contestuale costituzione in mora, ed esplicito richiamo agli effetti previsti dagli artt. 1219 e 2943 c.c.. – nel periodo intercorrente tra il 15 aprile ed il 24 aprile 2014.
Ne consegue che deve ritenersi tempestivo l’esercizio dell’azione risarcitoria da parte della Procura regionale, in quanto intervenuto entro il quinquennio previsto dall’art.1, comma 2, della legge n. 20/1994, e, pertanto, l’eccezione di prescrizione avanzata dai difensori va respinta.
Passando all’esame del merito, la Procura censura come inutile e quindi dannosa la spesa sostenuta per l’acquisto di 14 ecotomografi portatili, poiché il loro acquisto era avvenuto al di fuori di qualsiasi logica programmatoria e/o studio di fattibilità della loro concreta utilizzabilità, considerato che le indagini svolte dalla G.d.F hanno accertato la loro sostanziale inutilizzazione.
La vicenda per cui è causa ha origine con la determina n.7202/2006/D/692 del 23 maggio 2006, con la quale il Dirigente Generale del Omissis dott. Omissis, aveva istituito un Gruppo di lavoro, con il compito di “Verificare l’idoneità della configurazione tecnica delle ambulanze oggetto della convenzione Consip Spa del 14/10/2005, rispetto agli obiettivi del servizio di soccorso territoriale in condizioni di entrata a regime dell’emergenza/urgenza118”; in pratica si trattava di indicare come adeguare le ambulanze e la loro dotazione strumentale previste in linea generale dalla menzionata convenzione Consip, alle specifiche esigenze del servizio di soccorso territoriale in Basilicata.
Come più ampiamente riportato “in fatto”, la relazione finale sull’attività svolta dal Gruppo di lavoro, approvata dai componenti all’unanimità, conteneva l’indicazione di tutte le verifiche tecniche effettuate, la valutazione della congruità dei prezzi sia per le componenti di base che per le componenti opzionali, e fra queste ultime venivano inseriti gli Ecotomografi portatili per un importo unitario di € 25.000,00, così come confermato a pagina 17 dell’Appendice 1, N – Opzioni della relazione stessa.
La proposta del Gruppo di lavoro relativo all’acquisto “opzionale” della suddetta strumentazione portatile veniva motivata con la necessità di “ consentire un utilizzo contestuale dei mezzi mobili per funzionalità di emergenza-urgenza e di poliambulatorio mobile a fini di servizi essenziali per le popolazioni in area rurale”.
La Giunta regionale con delibera n.1857 del 05/12/2006, faceva sostanzialmente propria la proposta del Gruppo di lavoro, delegando la ex-ASL 3 di Omissis ad attivare le procedure di gara per l’acquisto di n.50 ambulanze e decidendo di destinare le eventuali economie di gara all’acquisto di ecotomografi, da effettuare con successiva procedura di gara e nei limiti degli importi che si sarebbero resi disponibili, considerando, tra l’altro, che “una configurazione come quella proposta consentirà di erogare servizi di emergenza-urgenza ed anche prestazioni di tipo sanitario di primo livello assimilabili a prestazioni ambulatoriali a livello locale…… ottimizzando consumi e costi di gestione dei servizi ed evitando quindi rischi di duplicazione di spese secondo gli indirizzi di finanza pubblica, e contestualmente favorendo una più agevole e meno onerosa accessibilità ai servizi degli utenti disagiati e domiciliati soprattutto nelle zone rurali del territorio regionale”.
Emerge da quanto innanzi che, la contestata scelta di acquistare gli ecotomografi portatili, era finalizzata alla utilizzazione delle ambulanze per un duplice e distinto servizio, che avrebbe permesso di ottimizzare i costi e rendere un migliore servizio alle popolazioni rurali; gli strumenti portatili, infatti, erano ritenuti utili per il servizio di emergenza/urgenza svolto dalle ambulanze, anche se non indispensabili, come dimostra la scelta di acquistarli solo nell’eventualità di verificarsi di economie di gara e non come dotazione di base, ma evidentemente ha significativamente pesato nella scelta anche la prospettata possibilità di utilizzare le ambulanze pure come poliambulatorio mobile a servizio della popolazione rurale.
Tuttavia nessuno dei due previsti utilizzi ha trovato concreta attuazione, come dimostrano le puntuali ed incontestate sul punto indagini svolte dalla G.d.F., che hanno messo in luce un uso ben diverso da quello previsto per 7 dei 21 apparecchi mobili acquistati (impropriamente usati come postazioni fisse), ed una sostanziale inutilizzazione dei restanti 14 ecotomografi, essendo, la scelta di procedere all’acquisto, stata adottata in assenza di una seria programmazione, studio di fattibilità e concreta utilizzabilità sulla base delle risorse umane e strumentali disponibili e disancorata dai criteri di economicità e di efficacia che devono reggere l’attività amministrativa, secondo la previsione recata dall’art. 1, comma 1, della l.n. 241/1990.
In ordine al primo profilo, relativo all’utilizzo degli ecotomografi per il servizio di emergenza/urgenza, pur prendendo atto di quanto rappresentato dai difensori – versando copiosa letteratura medica sull’argomento – circa l’ utilità dell’ecografia quale strumento diagnostico/clinico a supporto della medicina d’urgenza sostenuta dalle più qualificate società scientifiche e dalla letteratura medica, va evidenziato che l’utilità dello strumento (ritenuto comunque non indispensabile in una gradualità di scelte, atteso che l’acquisto era previsto come mera opzione in casi di economie di gara) andava comunque ponderata, in un giusto equilibrio tra costi e benefici, tenendo conto delle esigenze locali e delle professionalità esistenti, che evidentemente necessitavano di specifico addestramento all’uso.
La proposta di acquisto non è stata accompagnata da una contemporanea previsione di corsi di formazione, dal coinvolgimento nell’operazione e dalla responsabilizzazione del personale medico destinato alla utilizzazione degli apparecchi mobili, sicchè il mancato uso di essi appare l’ineludibile conseguenza di un acquisto “frettoloso” ed avulso dai criteri di economicità e di efficacia della spesa pubblica.
Il dott. Omissis, all’epoca dei fatti responsabile del servizio “Omissis” poi diventato Omissis(OMISSIS), nello scritto difensivo, sostiene che il primo corso di formazione per Eco-Fast obbligatorio per il personale medico del 118 fu organizzato nel dicembre 2009 presso la OMISSIS (Omissis), a cui seguirono ulteriori corsi nel giugno 2010, e nell’ottobre e dicembre 2011.
Tuttavia, rileva il Collegio, che non è stata fornita alcuna prova a conforto di quanto sostenuto circa l’adeguato svolgimento dei corsi e la frequenza del personale medico.
Infatti, la parte convenuta, a sostegno del proprio assunto, si è limitata a depositare alcune brochure dei corsi organizzati dalla OMISSIS – anche inconferenti rispetto alle date di svolgimento dei corsi indicate, in quanto riportanti come date dei corsi giugno 2014 ovvero di corsi da svolgersi a Omissis il 28 e 29 novembre 2013 – senza fornire alcun elemento dimostrativo delle modalità e del numero dei medici operanti presso il sistema di emergenza/urgenza della Basilicata che avrebbero frequentato i corsi.
Né dagli atti di causa emergono riscontri circa l’adeguatezza del percorso formativo organizzato, considerato quanto emerge dai depositati verbali relativi alle verifiche svolte dalla G.d.F.; infatti, alle domande poste dai militari circa l’ utilizzo degli ecotomografi mobili assegnati alle ambulanze, un medico che prestava servizio sulle ambulanze della OMISSIS dal 2004, in data 3/9/2013, rispondeva: “No, perché il macchinario necessita di un ambiente con poca luce e senza sollecitazioni che inevitabilmente l’ambulanza dà”; un medico in servizio presso il PTS di Venosa dal 2005, in data 3/9/2013 rispondeva: “ Non ho mai utilizzato l’apparecchio perché sulle ambulanze manca lo spazio per collocarlo in sicurezza ed impedire quindi che subisca danneggiamenti causati dalla marcia”; un altro medico in servizio presso il Pronto soccorso dell’ospedale di Matera, in data 3/9/2013, rispondeva: “Essendo uno strumento di diagnosi, viene utilizzato solo dai Dirigenti Medici strutturati nel PS”.
Il quadro che emerge da quanto innanzi riportato, non depone certo per la presenza di personale medico che era stato formato circa l’utilità dell’ecografia quale strumento diagnostico/clinico a supporto della medicina d’urgenza sostenuta dalla letteratura medica.
Anche l’ulteriore motivazione posta a fondamento della decisione di acquistare gli ecotomografi portatili – individuata nella possibilità di utilizzare le ambulanze anche come poliambulatori mobili a servizio della popolazione rurale – appare avulsa da un adeguato contesto programmatorio e serio studio di fattibilità.
I convenuti non hanno fornito alcuna prova circa l’inserimento di detto servizio tra gli obiettivi del programma sanitario regionale, né la proposta è stata accompagnata da una seria ricognizione circa la possibilità di effettuare medicina clinico-diagnostica sul territorio periferico con le professionalità ed i mezzi a disposizione (le stesse ambulanze destinate a presidiare l’emergenza/urgenza).
In sostanza la spesa si è rivelata, anche sotto questo profilo, del tutto velleitaria, avulsa da un quadro programmatorio, ed irrispettosa dei criteri di economicità ed efficienza, tanto è vero che il servizio di medicina clinico-diagnostica sul territorio rurale non risulta essere mai partito.
Quanto innanzi induce il Collegio a condividere le censure attoree nei confronti dei soggetti che hanno formulato l’incongrua e diseconomica proposta, e nulla hanno poi fatto per assicurare l’effettivo impiego degli strumenti il cui costo è inutilmente gravato sulle finanze pubbliche.
In disparte la posizione del D.G. dell’ex USL di Omissis, dott. Omissis, su cui si tornerà nel prosieguo della trattazione, emerge la colpevolezza dei convenuti che hanno partecipato alla formulazione della dannosa proposta come componenti del Gruppo di lavoro, dott. Omissis, dott. Omissis e dott. Omissis, nonché quella del D.G. del Omissis, che tale proposta ha avallato.
Sicuramente preponderante appare la colpevolezza del dott. Omissis; infatti, quale responsabile del servizio Omissis 118, era quello maggiormente in grado di conoscere e valutare la sussistenza dei presupposti per un proficuo utilizzo dei macchinari di cui ha proposto l’acquisto, e soprattutto era preposto a curare l’addestramento del personale e la verifica del suo utilizzo, cosa quest’ultima del tutto disattesa, considerato che solo con nota del 12/3/2013 ha provveduto alla formale assegnazione alle sedi di destinazione degli ecotomografi portatili, responsabilizzando tardivamente anche gli assegnatari dello strumento, cosa che non ha certo favorito il loro proficuo utilizzo .
Ma, seppure in grado minore, palese appare anche la colpevolezza dei dottori Omissis e Omissis, che nonostante le competenze e le conoscenze che derivavano dagli incarichi di vertice svolti nel servizio sanitario regionale, hanno partecipato alla formulazione della proposta adottata all’unanimità dal Gruppo di Lavoro.
Alla posizione di questi ultimi è assimilabile quella del dott. Omissis, all’epoca dei fatti D.G. del Omissis; certamente il ruolo svolto, che comporta l’acquisizione di quadro completo delle esigenze e dotazioni professionali e strumentali del servizio sanitario regionale, con compiti anche di pianificazione e cura della formazione del personale, l’avrebbero dovuto indurre a non avallare acriticamente la diseconomica proposta formulata dal Gruppo di lavoro, cosa che invece ha fatto con la mera “presa d’atto” della relazione finale, formulata con la determina n. 7202 dell’8/8/2008.
Né ad escludere la innanzi affermata colpevolezza sono utili i richiami difensivi all’insindacabilità delle scelte discrezionali da parte del Giudice contabile.
Al riguardo, giova ricordare che l’art. 1 della legge n. 20 del 1994, modificato dal d.l. n. 543 del 1996 convertito nella legge n. 639 del 1996, limita la responsabilità “ai fatti ed alle omissioni commessi con dolo o colpa grave, ferma restando l’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali”.
Sul punto, la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 14488 del 2003 ha affermato che se “l’esercizio, in concreto, del potere discrezionale dei pubblici amministratori costituisce espressione di una sfera di autonomia che il legislatore ha inteso salvaguardare dal sindacato della Corte dei conti”; il limite va posto “in correlazione con l’art. 1, co. 1°, l. 7 agosto 1990, n. 241, il quale stabilisce, in via generale, che l’esercizio dell’attività amministrativa deve ispirarsi a criteri di economicità e di efficacia. In virtù di tale specifica previsione, detti criteri, che costituiscono specificazione del più generale principio sancito dall’art. 97, co. 1°, Cost., hanno acquistato dignità normativa, assumendo rilevanza sul piano della legittimità (e non della mera opportunità) dell’azione amministrativa”. Ne consegue che “la verifica della legittimità della attività amministrativa” non può “prescindere dalla valutazione del rapporto tra gli obiettivi conseguiti e i costi sostenuti. E si intende, allora, che la violazione dei criteri sopra indicati possa assumere rilievo anche nel giudizio di responsabilità, dal momento che l’antigiuridicità dell’atto amministrativo costituisce un presupposto necessario (anche se non sufficiente) della colpevolezza di chi lo ha posto in essere”. In conclusione, secondo le SSUU della Cassazione, la Corte dei conti può “verificare la ragionevolezza dei mezzi impiegati in relazione agli obiettivi perseguiti, dal momento che anche tale verifica è fondata su valutazioni di legittimità e non di mera opportunità”.
Successivamente, la Cassazione a Sezioni Unite ha ribadito, con la decisione n. 7024 del 2006, che i criteri di economicità ed efficacia costituiscono vere e proprie regole giuridiche, la cui inosservanza può dar luogo alla misura, correttiva o repressiva, che il giudice deve applicare all’esito della sua verifica (cfr., sul punto, anche Cass. SS.UU. n. 18757 del 2008).
Poiché, come innanzi specificato, l’affermazione della colpevolezza dei convenuti è basata sull’estrema irragionevolezza della scelta, adottata in violazione dei criteri di economicità e di efficacia dell’attività amministrativa, posti dall’art. 1, comma 1, della l.n. 241/1990, la deduzione difensiva va disattesa.
Passando al vaglio della posizione del convenuto dott. Omissis, ritiene il Collegio che la prospettata corresponsabilità nella produzione del danno per cui è causa non sia condivisibile.
Infatti, il predetto è del tutto estraneo alla formulazione della proposta di acquisto, essendo intervenuto nel procedimento solo allorquando la proposta era stata formulata dal Gruppo di lavoro e poi fatta propria dalla Giunta regionale con delibera n.1857 del 05/12/2006; egli si è limitato a dare doverosa esecuzione alla suddetta delibera di Giunta che, tra l’altro, delegava la ex-ASL 3 di Omissis ad attivare le procedure di gara per l’acquisto di n.50 ambulanze e di destinare le economie all’acquisto di ecotomografi, da effettuare con successiva procedura di gara e nei limiti degli importi che si sarebbero resi disponibili. Da una visione settoriale e parziale, che gli derivava dall’essere preposto ad una USL, senza avere particolari conoscenze delle esigenze e delle dotazioni professionali dello specifico settore dell’emergenza-urgenza, non poteva non dare doverosa esecuzione al deliberato della Giunta, né tra le sue competenze rientrava poi l’addestramento del personale o la verifica dell’utilizzazione degli strumenti che era stato delegato ad acquistare tramite gara. Né la circostanza, pur sottolineata dall’attore pubblico, di aver indetto un’unica gara – nella quale era espressamente previsto che il lotto opzionale riguardante gli ecotomografi potesse essere aggiudicato solo eventualmente, su espressa richiesta del Dipartimento della Salute, in caso di sufficienti economie d’asta, e senza che le imprese partecipanti alla gara potessero vantare pretese o rimborsi spese per la mancata aggiudicazione – invece di indire successiva e distinta gara dopo la verifica delle economie, appare un comportamento causalmente collegabile con il danno per cui è causa. Infatti nè il Gruppo di lavoro, nè la Giunta regionale nell’adottare la delibera n.1857/2006, avevano previsto una nuova valutazione della necessità di acquisire anche gli ecotomografi, ma avevano condizionato l’acquisto solo al verificarsi di economie di gara. La circostanza che il dott. Omissis abbia proceduto ad indire una sola gara, con le cautele innanzi richiamate finalizzate alla verifica della condizione prevista dalla Giunta prima di procedere all’aggiudicazione del lotto opzionale riguardante 21 ecotomografi, non appare quindi causalmente collegabile con il danno poi verificatosi, ma al contrario può aver evitato gli ulteriori costi connessi ad una nuova e distinta gara (nuove pubblicazioni del bando sui quotidiani locali e nazionali, nuova commissione di gara ecc…).
La prudenza e l’attenzione del dott. Omissis circa la condizione posta dalla Giunta per l’acquisto degli strumenti in trattazione, emerge anche dalla circostanza che, verificata la sussistenza delle economie di gara, prima di procedere all’aggiudicazione del lotto opzionale, ha chiesto direttive alle strutture centrali; Il Direttore di Omissis, con nota n. 289 del 5/12/2007 affermava che l’economia registrata dovesse essere utilizzata per l’acquisto opzionale degli ecotomografi, ed il Dirigente dell’Ufficio Risorse Finanziarie del Dipartimento sanitario, dott. Omissis, con determina n. omissis del Omissis provvedeva ad “autorizzare l’A.S. USL n. 3 di Omissis all’utilizzo dei ribassi d’asta e delle economie sin’ora registrate per provvedere all’aggiudicazione del lotto n. 4 riguardante gli ecotomografi, così come stabilito con D.G.R. n. 1857/2006….”.
Per i motivi innanzi esposti, il convenuto dott. Omissis va mandato assolto, difettando nei suoi confronti l’elemento soggettivo dell’invocata responsabilità.
Passando alla determinazione del danno da porre a carico degli odierni convenuti, il P.M. contabile lo ha quantificato in € 285.600,00, pari al costo dei 14 ecotomografi risultati sostanzialmente inutilizzati (€ 20.400,00 l’uno), ritenendo l’attore, con considerazione che il Collegio condivide, non fonte di danno l’acquisto dei restanti 7 apparecchi mobili, in considerazione del loro effettivo utilizzo, ancorchè improprio come postazione fissa.
Tuttavia, nel determinare la parte di danno da ascrivere agli odierni convenuti riconosciuti responsabili, il Collegio non può esimersi dal valutare il contributo causale della Giunta regionale, che con la più volte richiamata delibera n. 1857/2006 ha fatto propria la proposta del gruppo di lavoro.
Ricordata brevemente il principio di distinzione tra “politica e amministrazione”, quale principio di organizzazione della Pubblica Amministrazione, secondo il quale le competenze di indirizzo e programmazione sono attribuite agli organi politici e le competenze di gestione sono attribuite agli organi burocratici, appare evidente che, la decisione di procedere all’acquisto anche al fine di erogare prestazioni sanitarie di primo livello utilizzando le ambulanze anche come poliambulatori mobili a servizio della popolazione rurale, come innanzi detto, è inficiata dall’assenza di un adeguato quadro programmatorio, che avrebbe, tra l’altro, dovuto ponderare il rapporto tra risorse a disposizione e risultati conseguibili, per cui le conseguenze dell’incongrua e diseconomica scelta non possono non ricadere anche sull’organo politico.
Conseguentemente il Collegio ritiene di determinare in € 150.000,00 la somma da porre a carico degli odierni convenuti riconosciuti corresponsabili del danno, considerando la restante parte addebitabile ai componenti della giunta regionale che adottarono la delibera n. 1857/2006, non evocati in giudizio.
Passando alla ripartizione del danno, richiamato quando innanzi esposto circa la preponderante colpevolezza dell’allora responsabile del servizio “Omissis” dott. Omissis, a questi va addebitata la somma di € 90.000,00, mentre i convenuti dott.Omissis, dott. Omissis e dott. Omissis vanno condannati a risarcire la Regione Basilicata nella misura di € 20.000,00 ciascuno.
Dette somme sono da intendersi comprensive della richiesta rivalutazione monetaria, mentre sono dovuti gli interessi legali dalla data di deposito della sentenza e sino all’effettivo soddisfo.
Infine, poiché il Giudice contabile, in caso di proscioglimento nel merito, deve liquidare l’ammontare degli onorari spettanti alla difesa del convenuto prosciolto, fermo restando il parere di congruità dell’Avvocatura dello Stato da esprimersi sulle richieste di rimborso avanzate all’Amministrazione (art. 10 bis, comma 10, del d.l. n. 203/2005, convertito dalla legge n. 248/2005, nel testo modificato dall’art. 17, comma 30 quinquies del d.l. n. 78/2009 convertito dalla legge n. 102/2009), occorre pronunciarsi sulle spese legali del convenuto dott. Omissis, mandato assolto.
Visto il D.M. 10.3.2014 n. 55, concernente il “Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense, ai sensi dell’art. 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 24”, da applicarsi in difetto di accordo tra le parti, si liquida il compenso del difensore del convenuto assolto nella misura di € 3.350,00, fermo restando il diritto al rimborso delle spese previste dall’art. 2, comma 2, del succitato D.M..
a) Condanna i convenuti al pagamento in favore della Regione Basilicata delle somme per ciascuno di seguito specificate:
OMISSIS € 90.000,00;
OMISSIS € 20.000,00;
le predette somme sono da intendersi comprensive della richiesta rivalutazione monetaria, mentre sono dovuti gli interessi legali dalla data di deposito della sentenza e sino all’effettivo soddisfo.
b) assolve il convenuto OMISSIS dagli addebiti contestati;
c) liquida le spese legali del convenuto mandato assolto nella misura di € 3.350,00.
d) Le spese di giustizia seguono la soccombenza e vengono determinate nella misura di € 1.186,72=.
Euro millecentottantasei/72=.
Così deciso in Potenza, nella Camera di consiglio del 19 maggio 2015.[…]
Precedente Patteggiamento e termine di conclusione procedimento disciplinare Successivo No perenzione procedimento disciplinare dopo 90 gg se c’è sospensione

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