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Timestamp: 2017-04-24 17:02:57+00:00

Document:
DEL GIUDICE DI PACE DI SALERNO
La Sig.ra *************
nata in Salerno il ************
e residente in Salerno alla Via ************
cod. fisc: ************** elettivamente domiciliata in Filetta di San Cipriano Picentino (SA)
alla Via Antica n. 1 presso lo Studio dell’avv. Massimiliano De Leo dalla quale
è rappresentata e difesa , giusta mandato a margine del presente atto e che
dichiara ex art. 170 c.p.c. di volere ricevere gli atti e i provvedimenti
emessi nel corso della presente procedura al seguente numero di fax 089/882616,
PEC: avvmassimilianodeleo@pec.ordineforense.salerno.it oltre che nelle forme
prescritte dalla legge;
- che l’istante in data 21.03.2011 acquistava dal Centro
Rivendita ***************” di ************ l’autovettura ALFA ROMEO 156 JTD tg:
- che a distanza di pochi mesi dall’acquisto l’autovettura
suindicata presentava dei vizi occulti all’atto di vendita che ha costretto
l’attrice a delle riparazioni relative all’impianto di aria condizionata, alle
candelette e ai pneumatici anteriori ovalizzati;
- che in data 18.07.2011 l’attrice per il tramite del proprio
legale inviava con lettera raccomandata a .r alla ************* ” messa in mora al fine di avere la restituzione
della somma di danaro quale esborso
per le riparazioni effettuate;
- che in data 01.09.2011 veniva inoltrata alla **************”
altra raccomandata a.r. con la quale nel
comunicare un errata corrige relativa alla data di acquisto dell’autovettura de
qua, si sollecitava il summenzionato Centro Rivendite Auto ad un componimento
bonario della vertenza; CONSIDERATO
- che alle lettere raccomandate a.r. del 18 luglio e del 01
settembre 2011 nessuna risposta è stata data dal Centro Rivendite Auto ******************;
- che pertanto non si è addivenuti ad una definizione
transattiva della questione de quo; Tanto premesso e considerato
*************** con sede legale in Salerno, alla Via ************ a comparire innanzi all'Ufficio
del Giudice di Pace di Salerno , nella nota sede e Giudice designandi , per
l’udienza che ivi sarà tenuta il
giorno **************, ore di rito, con invito per i convenuti a costituirsi nei modi e termini come per legge,
avvertendola che, in difetto, si procederà in sua contumacia, per ivi sentire
Voglia l’Ill.mo Sig. Giudice adito, ogni contraria
istanza, eccezione, deduzione disattesa:
1.accertare e dichiarare la
responsabilità del venditore nella vendita dell’autovettura di cui in causa
affetta da vizi occulti che hanno cagionato all’attrice acquirente della
summenzionata autovettura un esborso di danaro in conseguenza dei summenzionati
2. Condannare il convenuto al
pagamento della somma di euro _________
quale esborso di danaro per la riparazione dell’autovettura di cui in causa derivante da vizi occulti,così come da
fatture esibite e depositate agli atti, oppure della maggiore o minore somma
che l’Ill.mo Giudicante riterrà opportuno secondo le risultanze processuali e comunque entro i limiti di competenza del Giudice adito oltre interessi legali ed il maggiore danno da svalutazione monetaria dal dì dell’evento al dì dell’effettivo soddisfo;
Con riserva di esperire ulteriori mezzi istruttori, all’atto della
costituzione della controparte.
effetti dell’art. 9 Legge 488/1999 e successive modifiche ed integrazioni il
sottoscritto avvocato dichiara che il valore del procedimento rientra nella prima fascia del contributo unificato e pertanto il contributo unificato dovuto è in 37,00 euro.
Si deposita e si offre in
1.Libretto di circolazione e foglio matricolare dell’autovettura
attestante la legittimazione attiva;
4. Ricevuta fiscale dell’Officina “********* Auto” del 29.12.2010
attestante spese di riparazione sull’autovettura; 5. Fattura n.49/2001 del 27.06.2011 attestante spese di riparazione
effettuate sull’ autovettura; 6. Lettera raccomandata a.r. del 18.07.2011;
Salvis Juribus San Cipriano Picentino, 30 novembre 2011 Avv. Massimiliano De Leo
SENTENZA Pubblicato da
giudice di pace di salerno,
responsabilità del venditore,
Per: ***********, con l’avv. Massimiliano De Leo. Contro: ********, con l’avv. *********. La domanda è fondata e
merita accoglimento. Le eccezioni della
convenuta sono tutte rigettabili secondo le seguenti argomentazioni. 1 La dinamica dei fatti, così come prospettati
da parte attrice, ha trovato riscontro nelle risultanze processuali e nella
testimonianza dei testi, i quali hanno confermato che la denuncia dei vizi
dell’auto è stata fatta nei termini di legge, secondo quanto si dirà in
prosieguo. Il quantum è stato provato
mediante l’allegazione delle fatture
comprovanti gli esborsi sostenuti dall’istante, peraltro non specificatamente contestati dalla convenuta: ciò comporta che,
ai sensi dell’art. 115 cpc, il giudice deve porre a fondamento della
decisione le prove proposte dalle parti … nonché i fatti non specificatamente
contestati dalla parte costituita. Risulta palese, pertanto, la responsabilità
esclusiva del titolare della concessionaria, non confutata da nessuna prova
contraria. 2 La fattispecie oggetto del presente giudizio è
regolata, in primo luogo, dalla disciplina codicistica comune, e cioè dagli
articoli da 1490 a
1495 cc, relativi alla garanzia per i
vizi della cosa venduta. L'art. 1494 cc,
norma speciale rispetto a quella dall'art. 1218, secondo gli ordinari principi
in materia di responsabilità contrattuale pone
una presunzione di colpa a carico del venditore, la quale viene meno solo
se lo stesso provi di avere ignorato incolpevolmente l'esistenza dei vizi,
dovendosi aver riguardo alla diligenza impiegata nella verifica dei vizi
stessi, con riguardo al tipo di attività esercitata, alla stregua del parametro
di cui all'art. 1176 co. 2 cc, e tenuto anche conto degli usi invalsi nello
specifico settore commerciale (Cass. 26 aprile 1991, n. 4564).
In ogni caso, la presunzione di
colpevolezza a carico della convenuta non può essere superata così
semplicemente, in quanto, trattandosi di vettura usata, una più approfondita
revisione del mezzo doveva considerarsi rientrante nei doveri di diligenza del
venditore, in misura più ampia che se si fosse trattato di vettura nuova (Trib.
Pistoia, Sez. dist. di Pescia, sent. 16/4/2000). 3 Inoltre, va presa in esame anche la normativa
più recente, ossia il D. Lgs. n. 24 del
2/2/2002, attuazione della direttiva CE n. 44 del 1999 in materia di tutela dei consumatori, che ha introdotto
nel codice civile gli artt. da 1519 bis
a 1519 nonies, nella sezione relativa
alla vendita di beni mobili. Tale decreto ha come oggetto la
disciplina della vendita dei beni di
consumo, che si applica a quei contratti che siano stati conclusi tra un consumatore e un professionista. La nuova normativa, pertanto, si
applica anche agli acquisti effettuati presso i professionisti dell'auto: infatti, l'art.
1519 bis, ultimo comma, cc, estende
la nuova disciplina alla vendita di beni di consumo usati. In base a tale normativa, il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita.
Nella fattispecie in esame, l’auto
acquistata dalla Sig.ra ******* è priva del requisito della conformità a causa
dei vizi e difetti di funzionamento descritti in atto di citazione, che hanno
reso l’autoveicolo non rispondente a
quanto concordato, descritto e garantito dal venditore al momento dell’acquisto,
ai sensi dell’art. 1519 ter, 2°
comma, cc. Il decreto n. 24/2002 introduce una
nozione uniforme di difetto di conformità.
Essa ricomprende ogni specie di difetto del bene venduto, e cioè sia i vizi che
le mancanze di qualità (essenziali o promesse), sia la totale difformità, come
si presenta nelle ipotesi cosiddette di vendita di aliud pro alio. Il suddetto decreto, con tale disposizione, stabilisce una
presunzione iuris tantum sulla nozione di conformità al contratto dei beni di
consumo oggetto della vendita. Occorre precisare, però, che il
concetto di non conformità ex D. Lgs.
24/2002 è molto più ampio rispetto a quello di vizio contemplato nella
disciplina codicistica comune, nel senso che il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità del bene esistente al momento della consegna. Nella fattispecie oggetto del
presente giudizio, il bene non è conforme alla descrizione fatta dal venditore,
nel senso che non possiede le qualità che questi ha presentato all’attrice al
momento dell’acquisto, come è stato ampiamente provato in fase istruttoria. Orbene, in caso di difetto di
conformità, la nuova normativa riconosce al consumatore il diritto a
richiedere, a sua scelta, la riparazione o la sostituzione del bene. Le riparazioni o le sostituzioni,
senza spese in entrambi i casi, devono essere effettuate entro un congruo
termine dalla richiesta e non devono arrecare notevoli inconvenienti al consumatore tenendo conto della natura del bene e dello scopo per il quale il consumatore ha acquistato il bene. In via sussidiaria, il consumatore può chiedere, sempre a sua scelta, una congrua riduzione del
prezzo o la risoluzione del contratto. Nel caso in esame, la Sig.ra ********
trovandosi nella necessità di dover usare l’autoveicolo per far fronte alle
esigenze di vita quotidiana, ha dovuto provvedere personalmente alle
riparazioni e sostituzioni necessarie, a causa della inerzia del venditore, pur
sollecitato più volte in tal senso, come provato con testimoni. Inoltre, l’art. 1519 sexies cc prevede che salvo
prova contraria, si presume che i difetti di conformità che si manifestano entro 6 mesi dalla consegna del bene esistessero già a tale data,
del difetto di conformità.
Pertanto, per i difetti di conformità che si manifestano nei primi 6 mesi dalla
consegna del bene, come nel caso in esame, il consumatore non è nemmeno tenuto
a provare (come invece ha fatto parte attrice) che il difetto esisteva in nuce al momento della consegna, in
quanto tale circostanza è data per
presunta. Spetta, eventualmente, al venditore
dimostrare il contrario, e cioè che il prodotto non era difettoso al momento
della consegna: tuttavia, quest’ultimo non ha nemmeno fornito tale prova
contraria, né tantomeno ha contestato la circostanza, limitandosi a fornire vaghe quanto inutili contestazioni di
stile, prive di qualsiasi valore probatorio. Tutt’altro impugnato,
l’istante, come in atti rapp.ta, difesa e dom.ta, c o n c l u d e
affinché l’Ill.mo
Giudicante voglia così decidere:
1) Dichiarare la
responsabilità della convenuta per i fatti descritti in narrativa, e per
l’effetto, 2) Condannare la
convenuta al pagamento dei danni subiti dall’istante, come descritti in atto
introduttivo, oltre interessi dal fatto, con vittoria di spese ed onorari di
causa, con attribuzione al sottoscritto procuratore antistatario.
Salerno, 18 Dicembre 2012 avv. Massimiliano De Leo
1/15/2013 05:28:00 PM
art. 1218 cc,
art. 1494 cc,
art. 1519 bis cc,
D. Lgs. 24/2002,
direttiva CE n. 44 del 1999,
Trib. Pistoia Pescia 16/4/2000,
vizi della cosa venduta,
Per: Elena Pereira Perita Peraria, nata a Galapagos (SA) il 29/09/1828, residente in Salerno alla via Pininfarina n. 35, cf: AAA MMM 28M65
G226U, rappresentata e difesa, dall’avv.
Gennaro De Natale, presso il cui studio elettivamente domicilia in virtù di
mandato a margine del presente atto, il quale chiede che le comunicazioni ex
artt. 136, 137 e 170 cpc vengano effettuate a mezzo posta elettronica
all’indirizzo avvgennarodenatale@pec.ordineforense.salerno.it,
ovvero a mezzo fax al numero 089.28.21.92; c o n t r o
(Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) in persona del Presidente pro
tempore, dom.to per la carica presso la sede dell’Istituto in Roma, al Piazzale
delle Nazioni EUR;
(Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) in persona del legale rappresentante
pt, elettivamente domiciliato in (84123) Salerno, al Corso Garibaldi n. 38; FATTO
di anni 84, è affetta da: morbo di Parkinson, diverticoli del colon, arteriopatia obliterante arti
inferiori edemi declivi, malattia di Alzheimer, ipertensione arteriosa
essenziale, insufficienza respiratoria cronica, flebite e tromboflebite; morbo di Cooley, con necessità di emotrasfusioni, talassemia major; osteoporosi, insufficienza cerebrovascolare, così come
espressamente riconosciuto in certificato medico rilasciato dal Dott. Pasquizio
De Pasquale, in data 03/01/2012.
patologie da cui è affetta la ricorrente, tra l’altro espressamente
riconosciute anche in occasione di ricoveri e visite specialistiche alle quali
è stata sottoposta (V. copie cartelle cliniche e certificazioni mediche
allegate), non le consentono di badare a se stessa, in quanto la stessa
necessita di assistenza continua
anche per il disbrigo dei più semplici atti quotidiani della vita.
L’istante, in data 06/02/2012,
inoltrava domanda alla competente Commissione Sanitaria, ai fini della visita per
l’accertamento dell’invalidità civile ex art. 1, legge n. 18 del 11/02/80 e
successive modificazioni, intesa ad ottenere il riconoscimento della dichiarata
infermità e la corresponsione della relativa indennità di accompagnamento.
A seguito di ricezione, in data 23/11/2012,
del Verbale della Commissione Sanitaria relativo alla visita effettuata in data
23/02/2012 presso la commissione medica INPS, la ricorrente veniva riconosciuta
invalida con totale e permanente inabilità lavorativa pari al 100% (art. 5 co.
7, D. lgs. 124/98), a far data dal 6/02/2012. Avverso tale accertamento, la Sig.ra Elena
Pereira Perita Peraria, sussistendo le
condizioni per ottenere il diritto al 100% di invalidità, oltre indennità di
accompagnamento ex art. 1, legge n. 18.02.80, a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello in
cui è stata effettuata la domanda, spettante in base alla gravità delle
patologie riscontrate ed indicate nel certificato del 3/01/2012 rilasciato dal
dott. Pasquizio, nonché in ulteriore documentazione medica allegata, c h i e d e
che il Tribunale adito voglia 1) nominare un
consulente tecnico d’ufficio onde disporre l'accertamento tecnico ex art. 445
bis cpc per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie legittimanti la
pretesa dell'istante, relativa alla corresponsione dell'indennità di accompagnamento
ai sensi delle Leggi n. 18/80, n. 508/88 e n. 509/88, oltre interessi e rivalutazione;
2) disporre
con decreto la fissazione dell’udienza di comparizione e stabilire il termine
per la notifica, con le forme e le modalità previste dall’art. 696-bis cpc;
3) omologare,
in caso di esito positivo per la ricorrente, le risultanze probatorie contenute
nella relazione del CTU; 4) condannare
l’INPS, in persona del legale rappresentante pt, al pagamento delle spese e
competenze del presente procedimento, con
attribuzione al sottoscritto procuratore antistatario. Poiché la presente controversia verte
in materia di previdenza e assistenza obbligatorie (ex art. 37, 6 comma, DL n.
98 del 6 luglio 2011, convertito nella legge n. 111 del 5 luglio 2011), la
ricorrente, avendo un reddito inferiore ad
€ 31.884,48, non è tenuta al versamento del
contributo unificato. Si dichiara, inoltre, che il valore
delle prestazioni dedotte in giudizio, ai sensi dell'ultimo periodo dell'art.
152 disp. att. cpc, così come aggiunto dal DL n. 98/2011, calcolato ai sensi
dell'art. 13, comma 2, cpc è indeterminato. Si depositano, in copia, i seguenti
documenti: 1) Verbale commissione ASL del
23/2/2012, notificato il 23/11/2012; 2) Verbale commissione ASL del
23/2/2010; 3) Documenti consegna sedia a
rotelle; 4) Certificati visite neurologiche;
5) Certificato medico del dott. *********
del 3/1/2012;
6) Certificati dell’Azienda
Ospedaliera S. Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona; 7) Cartella clinica del Presidio
Ospedaliero S. Francesco d’Assisi di Oliveto Citra (SA). Salvis juribus
avv. Gennaro De Natale VED. MEMORIA DELL'INPS
accertamento tecnico preventivo,
CORTE D'APPELLO DI NAPOLI - DECRETO N. 3154/12 RGVG LA CORTE D’APPELLO DI NAPOLI
in persona del dott. Vito
nel procedimento n. 3154/2012 RG di
VG, avente ad oggetto la domanda di equa riparazione ai sensi della legge 24
marzo 2001, n. 89 (come modificato dall’art. 55, comma 1, lett. c del DL 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modifiche
dalla legge 7 agosto 2012, n. 134), proposta
*********, rappresentata e difesa
dall’avv. Gennaro De Natale in forza di procura rilasciata a margine del ricorso
e con lo stesso elettivamente domiciliata in Salerno, Via Ogliara, 36, che
dichiara di volere ricevere comunicazioni e notificazioni al numero di fax
089/282192 o all’indirizzo di posta certificata avvgennarodenatale@pec.ordineforense.salerno.it
Ministero della Giustizia in persona
del Ministro pt, domiciliato ex lege
in Napoli, alla via Diaz 11, presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato
- Letto il ricorso depositato in data
28 novembre 2012; - esaminata la documentazione
prodotta ed allegata nel fascicolo di parte, da cui risultano le seguenti
circostanze di fatto, rilevanti ai fini della decisione: - 1) Giudizio presupposto: azione per
violazione di distanze legali tra edifici proposta nei confronti della
ricorrente da ******* innanzi al
Tribunale di Salerno; - 1a) l’atto di citazione è stato
notificato in data 2 aprile 1985; - 1b) il giudizio è stato definito in
secondo grado, con sentenza della Corte d’Appello di Salerno n. ****/2011,
pubblicata in data 28.2.2011 e divenuta irrevocabile per il vano decorso del
termine per l’ulteriore gravame; - 1c) il giudizio si è svolto in due
gradi ed ha avuto, pertanto, la durata complessiva di circa 26 anni, senza
subire interruzioni e/o sospensioni; - 1d) non ricorre alcuna delle
ipotesi di cui all’art. 2, comma 2 quinquies.
- 2a) sussiste la competenza di
questa Corte, giusta il combinato disposto degli artt. 3 L. n. 89/2001 e 11 cpp, in
considerazione del fatto che il giudizio presupposto si è concluso nel
distretto di Salerno; - 2b) sussiste la legittimazione del
Ministero della Giustizia, essendo stato il giudizio presupposto trattato dal
giudice ordinario; - 2c) la domanda è stata proposta nel
rispetto del termine di sei mesi dacché la decisione che ha concluso il
procedimento presupposto è divenuta definitiva in data 14 aprile 2012. E’,
pertanto, proponibile; - 3) Il merito. - 3a) Il giudizio presupposto ebbe
per oggetto la violazione delle distanze legali e non si rivelò particolarmente
complesso. Da cui, considerati anche gli altri parametri indicati nel novellato
art. 2 (in particolare la condotta processuale della ricorrente che ha
ripetutamente assecondato le avverse istanze di rinvio, quando addirittura non
se ne è fatta promotrice in primo grado e pur a voler considerare che
l’intervallo temporale tra i rinvii concessi è andato ben al di là del termine
minimo previsto dal codice) avrebbe potuto e dovuto concludersi entro
l’aprile dell’anno 1992 (di cui anni
cinque, secondo il disposto dell’art. 2 bis) con la conseguenza che la sua
durata deve ritenersi eccedente quella ragionevole nella misura di anni 9
circa. - 3b) in considerazione del
presumibile patema d’animo, che l’eccessiva durata della controversia può avere
causato alla parte ricorrente, anche in relazione alla posta in gioco ed alla
qualità soggettiva del ricorrente e valutati i criteri direttivi indicati dall’art.
2 bis, appare congruo liquidare all’istante, a titolo di equa riparazione dei
danni non patrimoniali sofferti in conseguenza dell’irragionevole durata del
giudizio, l’importo di euro 7.000,00 oltre interessi dalla domanda. - 4) Le spese del procedimento. Ai fini della regolamentazione delle
spese il procedimento va considerato di
natura contenziosa. Epperò, le spese devono seguire la soccombenza e devono
essere liquidate alla stregua del valore della controversia, in relazione alla
fase di studio ed alla fase introduttiva, con la riduzione di cui all’art. 9
del d.m. n. 140 del 2012; ingiunge
al Ministero della Giustizia di
pagare senza dilazione alla ricorrente la somma di euro 7.000,00 per il titolo
di cui in premessa, oltre interessi con decorrenza dalla domanda, IVA e CPA
come per legge, nonché al rimborso delle spese del procedimento che, in
mancanza della relativa nota specifica, liquida di ufficio in euro 38,40 per
esborsi ed euro 900 per onorario di avvocato, con distrazione in favore del
difensore che ne ha fatto richiesta, autorizza, in mancanza, la provvisoria esecuzione
del decreto. Napoli, 13 dicembre 2012
dm 140/2012,
patema d'animo,
riforma legge pinto 2012
Sig.ra ********** nata a ********** il ***********, e residente alla
via San Pasquizio di Mirandola n. 64, codice fiscale ************ , rappresentata
e difesa dall’avv. Gennaro De Natale, presso il cui studio elettivamente
domicilia in Salerno, alla Via Ogliara n. 36, in virtù di mandato a
margine del presente atto, il quale ultimo dichiara di voler ricevere le comunicazioni e notificazioni del procedimento al n. di fax 089/282192 o all’indirizzo di posta
certificata avvgennarodenatale@pec.ordineforense.salerno.it,
Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pt, domiciliato ex lege in Napoli (80134) alla via
Armando Diaz n. 11 presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli. La ricorrente, a mezzo del sottoscritto
procuratore e difensore, chiede il risarcimento dei danni morali subiti per la
durata del processo instaurato innanzi al Tribunale di Salerno, iscritto al n.
RG ****, definito in I grado con sentenza n. ***, ed in II grado con
sentenza n. ****** della Corte d’Appello di Salerno. FATTO
Con atto di citazione notificato in data
*******, il Sig. ********, conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di
Salerno, ****** per sentirle condannare in via solidale
alla demolizione della costruzione eretta in Salerno, loc. *************, in
presunta violazione delle distanze legali prescritte dal regolamento edilizio
del Comune di Salerno in zona agricola, con condanna al risarcimento dei danni.
Si costituivano ritualmente le convenute, le quali impugnavano l’atto
introduttivo contestando integralmente le argomentazioni avverse e le
violazioni loro addebitate, adducendo il rispetto dei vincoli di legge e
chiedendo, pertanto, il rigetto della domanda attorea. Il giudizio veniva definito
in I grado con sentenza n. ***/05, ed in II grado con sentenza n. ***/2011 della
Corte d’Appello di Salerno.
1 Violazione del termine ragionevole di durata del procedimento e responsabilità del
Ministero della Giustizia. Ai
sensi dell’art. 2, comma 2-bis, L. 89/01, la durata del suddetto processo
civile, incardinato nel mese di aprile 1985 e definito solo dopo 26 anni dal suo inizio, è abnorme
ed irragionevole. La ricorrente, pertanto, ha diritto ad ottenere l’equa
riparazione dei danni subiti, in quanto la durata del suddetto processo non
trova giustificazione né nella complessità della vertenza né nella condotta
delle parti. Vi
è una responsabilità di tipo oggettivo del Ministero resistente, il quale ha
violato il termine ragionevole di durata del procedimento in esame. Per
attribuire tale forma di responsabilità al Ministero, non occorre provarne la
colpa ex art. 2043 cc, ma è sufficiente provare il dato oggettivo del tempo in
eccesso trascorso dall’inizio del procedimento. Il
presupposto della responsabilità del Ministero della Giustizia risiede nella
violazione del termine di durata del procedimento, indicato nell’art. 2, comma
2-bis, L. 89/2001. Tuttavia, il temperamento attingibile dai suddetti criteri
non giustifica una radicale sterilizzazione del dato temporale. Infatti, anche
le cause complesse e quelle in cui le parti abbiano tenuto un comportamento
defatigatorio soggiacciono alla norma che ne impone la definizione in un tempo
ragionevole, in quanto, secondo un principio enunciato dalle Sezioni Unite, il
giudice deve fare fronte alla complessità del caso con un più risoluto ed
incisivo impegno, ed al comportamento defatigatorio delle parti con
l'attivazione dei rimedi all'uopo previsti dal codice di rito civile (Cass. n.
8600/2005; Cass. SS. UU., n. 1338 del 2004). In
particolare, nel caso in esame, va precisato che: A) a proposito dei rinvii che, nell’ambito del processo in esame, siano
stati chiesti dalle parti, è necessario evidenziare che, in tema di valutazione
della ragionevole durata del
processo, non tutto il lasso di tempo intercorso tra una udienza e l’altra può
essere imputato al comportamento della parte che abbia chiesto il rinvio,
dovendo il giudice adito in sede di equa riparazione verificare se l’entità del
rinvio sia ascrivibile anche a concorrenti cause dell’organizzazione
giudiziaria (Cass. 30/03/2005 n. 6713; Cass. 7/2/2004 n. 6856), come avvenuto
nella fattispecie in esame. In ogni caso, i rinvii chiesti dalle parti non
hanno certamente contribuito a rendere irragionevole
la durata del processo oggetto del presente giudizio; B) Infine, va ascritta al sistema giudiziario nel suo complesso, la
concessione di rinvii con intervalli concreti anche cospicui; il tempo decorso
per rinvii d’ufficio e per gli aggiornamenti dell’udienza connessi allo
svolgimento di attività istruttorie; le pause dovute ad adempimenti referendari
ed elettorali; gli intervalli per scoperture dell’organico del personale negli
uffici; i periodi di ferie. In
definitiva, nel caso in esame, il ritardo del procedimento può addebitarsi
all’apparato giudiziario. Infatti, a prescindere dalle esigenze dei rinvii di
causa, basti rilevare che l’art. 175 cpc impone al giudice istruttore di
esercitare tutti i poteri intesi al più sollecito e leale svolgimento del
procedimento, e l’art. 81 disp. att. Cpc stabilisce che i rinvii da una udienza
all’altra non dovrebbero superare i 15 gg., a meno che non vi siano delle
giustificate esigenze. L’obbligo
assunto a livello internazionale dalla Repubblica Italiana con la
sottoscrizione e la ratifica della Convenzione impegna lo Stato unitariamente
considerato in tutti i suoi poteri ed in tutte le sue articolazioni
strutturali, sicché tutti devono, nei limiti delle loro attribuzioni,
concorrere all’adempimento di tale obbligo (Sent. CEDU 26/10/88, Martins
Moreira c/ Portogallo), con la conseguenza che lo Stato risponde non solo per
il comportamento negligente degli organi giudiziari, ma più in genere per il
fatto di non aver provveduto ad organizzare il proprio sistema giudiziario in
modo da consentirgli di soddisfare con ragionevole velocità la domanda di
giustizia (Sent. CEDU 10/12/92, Boddeart c/ Belgio). 2 Competenza territoriale.
competenza per territorio deve essere determinata con riguardo al giudice di merito dinanzi al quale il
procedimento è iniziato, che, nel caso in oggetto, è il Tribunale di
Salerno, Distretto di Corte di Appello di Salerno, con competenza, ex art. 3 L. 89/01 e art. 11 cpp, della
Corte d’Appello di Napoli (Cass. SS. UU., Ord. n. 6306 del 16/03/2010). 3 Termine e condizioni di proponibilità del
ricorso ai sensi dell’art. 4 L.
89/2001.
sensi degli artt. 133 e 327 cpc ed art. 1 L. 7/10/1969 n. 742, la decisione è divenuta definitiva in data 14/04/2012: infatti,
la sentenza n. ***/2011 della Corte d’Appello di Salerno è stata depositata il
28/02/2011. Inoltre, l'art. 1 della legge 7 ottobre 1969,
n. 742, che prevede la sospensione dei
termini processuali in periodo feriale, si applica anche al termine di sei mesi
previsto dall'art. 4 della legge 24 marzo 2001, n. 89 per la proposizione
della domanda di equa riparazione per violazione del termine ragionevole del
processo. (Cass. 11/03/2009, n. 5895;
Cass. 29/10/2010 n. 22242). Pertanto,
ai sensi dell’art. 4 L.
89/2001 e succ. mod., la presente
domanda di equa riparazione può essere proposta fino al 29/11/2012. 4 Conseguenze pregiudizievoli per la vittima con
peculiare riferimento alla natura della controversia. Il giudizio presupposto del presente ricorso ha ad
oggetto violazione delle distanze legali.
giudizio ha procurato notevoli danni alla ricorrente, sia sotto il profilo
economico che morale, con conseguenti notevoli patimenti, oltre agli
inevitabili e prolungati disagi causati al normale svolgimento della vita
familiare: la particolare natura della causa, infatti, ha comportato non solo
notevoli pregiudizi economici, ma soprattutto ansia e patema d’animo, derivanti
soprattutto dalla paura di perdere una considerevole parte dell’abitazione a
causa del pericolo di parziale abbattimento o arretramento della stessa. Il
danno morale indubbiamente sussiste, poiché non vi è dubbio che la lunga attesa
della definizione di un giudizio di notevole
rilevanza economica e riguardante un interesse di rilievo determini
nell’interessato stanchezza, sfiducia nella giustizia e più in generale nelle
istituzioni, senso di impotenza e quindi in definitiva uno stato d’animo
negativo, che è suscettibile di ristoro in termini di danno morale. 5 An
debeatur della domanda di equa riparazione. Il processo civile oggetto del presente giudizio,
non è stato conforme all’art. 6 par. 1 della CEDU, con specifico riferimento al
termine ragionevole di durata,
essendo stata minima l’attività istruttoria espletata e non essendovi stato
alcun comportamento dell’attrice, odierna ricorrente, che abbia potuto
ritardare il corso del processo. Il
caso non era complesso: il giudice adito ha dovuto semplicemente ascoltare due
testi e verificare la relazione del CTU, attività per le quali non era
necessario il decorso di 26 anni. Le
Sezioni Unite della Suprema Corte, conformemente ai principi elaborati in
materia dalla Corte di Strasburgo, hanno precisato che, allorquando venga
accertata la violazione del termine ragionevole di durata del procedimento, il
danno non patrimoniale deve presumersi esistente, a meno che, per la
particolarità della fattispecie, possa rivelarsi inesistente. Inoltre,
codesta Ecc.ma Corte ha ritenuto che è indubbio che la lunga attesa della
definizione di un qualsiasi giudizio determini nel cittadino stanchezza, sfiducia
nella giustizia e più in genere nelle istituzioni, senso di impotenza e,
quindi, in definitiva uno stato d'animo negativo suscettibile di ristoro in
termini di danno morale ai sensi del disposto di cui all'art. 2 comma 1 della
l. n. 89 del 2001, da liquidarsi in via equitativa (Corte appello
Napoli, 13 dicembre 2001). In
buona sostanza, una volta accertata la violazione deve, di regola, considerarsi
"in re ipsa" la prova del relativo pregiudizio, nel senso che detta
violazione comporta nella normalità dei casi anche la prova che essa ha
prodotto conseguenze non patrimoniali in danno della parte processuale (Cass.
16/2/2005 n. 3118). Pertanto,
nel caso in esame, il danno non patrimoniale non può essere negato alla odierna
ricorrente che ha visto violato il proprio diritto alla durata ragionevole del
processo. Tanto anche perché l’equa riparazione riconosciuta dalla legge
89/2001 è un diritto non al risarcimento del danno, ma un indennizzo: di
conseguenza, rimane irrilevante ogni eventuale riferimento all’elemento
soggettivo della responsabilità (Cass. Sez. Un. 27/11/2003-26/01/2004 n. 1339).
ai fini del riconoscimento del diritto all’equa riparazione, il ricorrente non
deve provare il danno morale, trattandosi di conseguenze che normalmente si verificano
secondo l’id quod plerumque accidit (Cass.
29/03-11/05/2004 n. 8896): una volta
accertata la sussistenza della violazione del termine di ragionevole durata del
processo, la parte che assume di aver subito un danno non patrimoniale in
conseguenza della eccessiva durata del processo, non è tenuta a fornire
specifica prova dello stesso, atteso che, secondo la CEDU, il danno non
patrimoniale (da identificarsi col patema d’animo, con l’ansia, con la
sofferenza morale causate dall’esorbitante attesa della decisione), a
differenza del danno patrimoniale, si verifica normalmente, e cioè di
regola per effetto della violazione della durata ragionevole del processo, per
cui deve ritenersi presente secondo l’id quod plerumque accidit senza bisogno
di alcun sostegno probatorio (Cass. 12/08/2005 n. 16885). In
definitiva, il riconoscimento del processo come causa di ansia, di stress e di
dispendio di tempo ed energie suscettibile di dar luogo al risarcimento delle
parti che lo abbiano irragionevolmente subito è da ritenere principio d’ordine
costituzionale immediatamente precettivo (Ved. Cass. Sez. Un. 23/12/2005 n.
28507). 6 Determinazione del quantum della domanda per l’equa riparazione. La
ricorrente, richiamati i parametri stabiliti dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
nonché dall’art. 2-bis L. 89/01, chiede a titolo di equa riparazione un risarcimento per danno morale (non patrimoniale) nella misura che codesta Ecc.ma Corte di
Appello riterrà equa e giusta. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con le sentenze n. 1338, 1339, 1340 e 1341 del 26 gennaio 2004, ha stabilito che i
criteri di determinazione del quantum della riparazione applicati dalla Corte europea non possono essere
ignorati dal giudice nazionale, anche se questi può discostarsi in misura
ragionevole dalle liquidazioni effettuate a Strasburgo in casi simili: la liquidazione del danno non patrimoniale
effettuata dalla Corte d’appello a norma dell’art. 2 della legge n. 89/2001,
pur conservando la sua natura equitativa, è tenuta a muoversi entro un ambito
che è definito dal diritto, perché deve riferirsi alle liquidazioni effettuate
in casi simili dalla Corte di Strasburgo, da cui è consentito discostarsi
purché in misura ragionevole (Ved. anche Cass. 20235/2004). Per
tutto quanto sopra esposto, si chiede che l'Ecc.ma Corte, respinta ogni
contraria domanda, eccezione e deduzione, voglia accogliere le seguenti
1) Accertare e dichiarare la violazione, da parte del Ministero della
Giustizia convenuto, dell’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti
dell’Uomo e dell’art. 2, comma 2-bis della Legge 89/01, e, conseguentemente,
accertare e dichiarare il diritto dell’odierna ricorrente ad ottenere un’equa
riparazione secondo quanto stabilito dall’art. 2-bis della L. 89/2001;
2) Per l’effetto, condannare il Ministero della Giustizia, in persona del
Ministro pt, al risarcimento dei danni non patrimoniali subiti dalla
ricorrente, nella misura che codesta Ecc.ma Corte di Appello riterrà equa e
giusta;
3) Condannare il Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pt,
al pagamento delle spese e competenze
del presente giudizio, con attribuzione
al sottoscritto procuratore anticipante. La ricorrente, ai sensi dell’art. 3, comma 3, L. 89/01, allega copia
autentica degli atti processuali di primo e secondo grado. Napoli,
27 Novembre 2012 Avv. Gennaro De Natale
Vai al provvedimento Pubblicato da
D. L. 83/2012,
Decreto legge n. 83 del 22 giugno 2012,
DL 83/12,
modifiche alla legge 89/2001

References: art. 170

SENTENZA 

art. 1218

art. 1494

art. 1519
 art. 1
 art. 1
 art. 445
 art. 37
 sentenza 

art. 2
 sentenza 

sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2043
 Cass. 
 Cass. 
 art. 3
 art. 11
 art. 1
 sentenza 

Cass. 
 Cass. Sez. 
 Cass.