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Timestamp: 2020-06-05 13:27:07+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9047 del 07/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9047 del 07/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 07/04/2017, (ud. 15/02/2017, dep.07/04/2017), n. 9047
sul ricorso 27500/2012 proposto da:
R.E., C.F. (OMISSIS), RO.FR.CA. C.F.
(OMISSIS), S.G.M. C.F. (OMISSIS), tutti
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DI PIETRALATA 320, presso lo
studio dell’avvocato GIGLIOLA MAZZA RICCI, che li rappresenta e
difende unitamente all’avvocato ALBERTO GUARISO, giusta delega in
avverso la sentenza n. 744/2012 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 28/05/2012 R.G.N. 166/2012.
che con sentenza in data 28 maggio 2012 n. 744 la Corte di Appello di Milano, adita dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in riforma della sentenza del locale Tribunale n. 5874 del 2011 che aveva parzialmente accolto il ricorso, ha ritenuto la legittimità dei termini apposti ai contratti di lavoro intercorsi fra l’appellante e C.M., R.E., Ro.Fr.Ca., S.G.M., tutti docenti, ed ha respinto le domande di risarcimento del danno e di riconoscimento della anzianità di servizio, sia ai fini della equiparazione stipendiale ai docenti assunti a tempo indeterminato sia ai sensi della L. n. 312 del 1980, art. 53, ritenuto non applicabile alla fattispecie;
che avverso tale sentenza R.E., Ro.Fr.Ca., S.G.M. hanno proposto ricorso affidato a cinque motivi, al quale ha opposto difese il MIUR con controricorso;
che le ricorrenti hanno depositato memoria, con la quale hanno esposto di essere state assunte a tempo indeterminato ed hanno prospettato il persistente interesse all’impugnazione, in particolare per quanto riguarda i primi quattro motivi ai fini della regolamentazione delle spese di giudizio;
che il MIUR ha depositato memoria in cui ha prospettato che i tre ricorrenti sono stati immessi in ruolo.
che il primo motivo di ricorso, denuncia violazione ed errata applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2010, artt. 1, 4, 5 e 10, D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, L. n. 449 del 1997, art. 40, L. n. 124 del 1999, art. 4 e del D.L. n. 70 del 2011, escludendo la tipicità della disciplina del settore scuola, con coseguente applicabilità del D.Lgs. n. 368 del 2001;
che il secondo motivo di ricorso prospetta la violazione della clausola 5 dell’Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70, atteso che la reiterazione dei contratti a termine in questione, laddove non si ritenesse applicabile il D.Lgs. n. 368 del 2001, risulterebbe in contrasto con il diritto comunitario, secondo la giurisprudenza della CGUE, con conseguente disapplicazione della disciplina speciale sulle supplenze;
che il terzo motivo denuncia il difetto di motivazione: omesso esame e valutazione dei contratti oggetto di impugnazione, perchè anche in presenza di una norma autorizzatrice che non contrasti con la direttiva direttiva, il giudice nazionale deve verificare la sussistenza di un abuso, con un accertamento in concreto, che nella fattispecie in esame non sarebbe stato effettuato;
che il quarto motivo di ricorso prospetta la violazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36: mancato riconoscimento del risarcimento del danno, in quanto il divieto di sanzionare con la conversione del rapporto la nullità del termine è stato ritenuto compatibile con il diritto comunitario solo a condizione che l’ordinamento interni preveda sanzioni alternative adeguate a titolo di indennizzo, di modo che il risarcimento dovuto del D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 36, deve rimanere affrancato dai precetti dell’art. 1218 c.c e segg.;
che i suddetti motivi di ricorso, che devono essere trattati congiuntamente in ragione della loro connessione, non sono fondati;
che come ricordato dalle ricorrenti in memoria, questa Corte, con le sentenze pronunciate all’udienza del 18.10.2016 (dal n. 22552 al n. 22557 e numerose altre conformi), ha affrontato tutte le questioni che qui vengono in rilievo e, dopo avere ricostruito il quadro normativo e dato atto del contenuto delle pronunce rese dalla Corte di Giustizia (sentenza 26 novembre 2014, Mascolo e altri, relativa alle cause riunite C-22/13; C-61/13; C-62/13; C-63/13; C-418/13), dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 187 del 20.7.2016) e dalle Sezioni Unite di questa Corte (sentenza n. 5072 del 15.3.2016) ha affermato i seguenti principi di diritto:
A) La disciplina del reclutamento del personale a termine del settore scolastico, contenuta nel D.Lgs. n. 297 del 1994, non è stata abrogata dal D.Lgs. n. 368 del 2001, essendone stata disposta la salvezza del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 70, comma 8, che ad essa attribuisce un connotato di specialità;
C) Ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36 (originario comma 2, ora comma 5) la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni, ferma restando ogni responsabilità e sanzione;
D) Nelle ipotesi di reiterazione dei contratti a termine stipulati ai sensi della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, comma 1, realizzatesi prima dell’entrata in vigore della L. 13 luglio 2015, n. 107, con il personale docente, per la copertura di cattedre a posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, deve essere qualificata misura proporzionata, effettiva, sufficientemente energica ed idonea a sanzionare debitamente l’abuso ed a “cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione” la misura della stabilizzazione prevista nella citata L. n. 107 del 2015, attraverso il piano straordinario destinato alla copertura di tutti i posti comuni e di sostegno dell’organico di diritto, relativamente al personale docente, sia nel caso di concreta assegnazione del posto di ruolo sia in quello in cui vi sia certezza di fruire, in tempi certi e ravvicinati, di un accesso privilegiato al pubblico impiego, nel tempo compreso fino al totale scorrimento delle graduatorie ad esaurimento, secondo quanto previsto della L. n. 107 del 2015, art. 1, comma 109;
E) Nelle predette ipotesi di reiterazione, realizzatesi dal 10.07.2001 e prima dell’entrata in vigore della L. 13 luglio 2015, n. 107, rispettivamente con il personale docente e con quello amministrativo, tecnico ed ausiliario, per la copertura di cattedre e posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, deve essere qualificata misura proporzionata, effettiva, sufficientemente energica ed idonea a sanzionare debitamente l’abuso ed a “cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione” la stabilizzazione acquisita dai docenti e dal personale ausiliario, tecnico ed amministrativo, attraverso l’operare dei pregressi strumenti selettivi-concorsuali;
F) Nelle predette ipotesi di reiterazione, realizzatesi prima dell’entrata in vigore della L. 13 luglio 2015, n. 107, rispettivamente con il personale docente e con quello ausiliario, tecnico ed amministrativo, per la copertura di cattedre e posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, deve affermarsi, in continuità con i principi affermati dalle SS.UU. di questa Corte nella sentenza 5072 del 2016, che l’avvenuta immissione in ruolo non esclude la proponibilità di domanda per risarcimento dei danni ulteriori e diversi rispetto a quelli esclusi dall’immissione in ruolo stessa, con la precisazione che l’onere di allegazione e di prova grava sul lavoratore, in tal caso non beneficiato dalla agevolazione probatoria di cui alla menzionata sentenza;
che nella fattispecie non è configurabile alcuna abusiva reiterazione dei contratti a termine in quanto l’abuso sussiste solo a condizione che le supplenze abbiano riguardato l’organico di diritto e si siano protratte per oltre trentasei mesi, condizioni che non ricorrono nel caso di specie, in quanto non emerge dalla combinata lettura della sentenza impugnata, del ricorso, come illustrato anche dalla memoria, che le assunzioni a termine su posti di organico di diritto hanno avuto durata superiore a trentasei mesi;
che il quinto motivo verte sulla violazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6 e della clausola 4 dell’Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70, dolendosi di ricorrenti del mancato riconoscimento del diritto ad una piena anzianità di servizio;
che in proposito le docenti deducono che la citata clausola 4 prevede sia un divieto generale di discriminazione tra lavoratori a termine e lavoratori a tempo indeterminato comparabili, sia una specifica prescrizione applicativa in tema di anzianità, come riconosciuto dalla Corte di Giustizia, che devono trovare applicazione nella specie poichè nessun dubbio può sussistere sulla comparabilità dei due gruppi di lavoratori;
che non può essere riconosciuto il diritto a percepire gli scatti biennali previsti dalla L. n. 312 del 1980, art. 53;
che la sentenza impugnata, in relazione all’accoglimento del suddetto quinto motivo nei limiti sopra indicati, deve essere cassata con rinvio, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte di Appello di Milano, in diversa composizione, che procederà ad un nuovo esame della domanda di adeguamento retributivo attenendosi ad entrambi i principi di diritto sopra enunciati e provvedendo anche sulle spese del giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il quinto motivo di ricorso nei limiti indicati in motivazione e rigetta il primo, il secondo, il terzo ed il quarto motivo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al quinto motivo accolto e rinvia anche per le spese del presente giudizio alla Corte di Appello di Milano in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 53
 sentenza 
 art. 36
 art. 40
 art. 4
 art. 36
 art. 36
 art. 70
 art. 36
 art. 4
 art. 1
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 art. 6
 art. 53
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