Source: https://www.dirittieuropa.it/blog/9325/in-evidenza/le-sentenze-della-corte-europea-dei-diritti-delluomo-del-09042013/
Timestamp: 2018-09-25 19:41:58+00:00

Document:
Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 09/04/2013Diritti Europa
Home / In evidenza / Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 09/04/2013
Posted by: Marco Occhipinti in In evidenza, Rassegna sulla Corte Europea 9 aprile 2013
Continuano le violazioni dei diritti umani in Europa. Oggi – Martedì 09 Aprile 2013 – la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sentenziato 10 condanne, facendo salvo un solo caso polacco. Coinvolte Turchia, Regno Unito, Romania, Moldavia, Polonia e Serbia.
Fra le accuse più gravi, quelle di violenze e abusi degli agenti delle forze dell’ordine su concittadini innocenti. Nel caso Iurcu v. the Republic of Moldova la libertà di manifestare di alcuni giovani moldavi viene calpestata sonoramente e una violenza indiscriminata, cieca e “di Stato” si scaraventa su tutti, anche su un giovane quindicenne la cui colpa era quella di trovarsi, al ritorno dal compleanno di un coetaneo, nel posto sbagliato al momento sbagliato.
7 Aprile 2009 – incendio davanti al Parlamento Moldavo
Il periodo non era dei migliori, in Moldavia. Il 5 Aprile 2009 si era concluso lo spoglio elettorale e fu proclamato vincitore delle elezioni elettorali il Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldavia, con un margine di vantaggio molto consistente rispetto alle altre forze candidate. Il tam tam del web fa girare la notizia: ci sono stati dei brogli elettorali, bisogna protestare e difendere la democrazia. Inizia tutto con una manifestazione spontanea, il 6 Aprile, ma già il 7 Aprile, quando la protesta assume contorni violenti e qualcuno grida al colpo di stato, la situazione diviene incontrollabile: circa 250 manifestanti facinorosi fanno breccia nel Palazzo presidenziale e nel Palmento moldavi. Dentro i palazzi istituzionali distruggono e saccheggiano ogni cosa, danno alle fiamme la mensa e controllano la struttura fino a notte inoltrata, quando infine è ripresa dalle forze dell’ordine. Una situazione estrema, che spinge il Governo moldavo a dare carta bianca alla repressione: le violenze in piazza sono indiscriminate e terribili. Si alza il manganello contro chiunque, per il fatto stesso di trovarsi fuori di casa.
È qui che la storia del paese si intreccia con quella di Vitalie Iurcu, giovane quindicenne che la sera del 7 Aprile, verso le 22.30 tornava da un compleanno. Per strada è fermato da alcuni militari: il protocollo è dei peggiori. Faccia a terra e mani dietro la testa. Ma non appena si sdraia iniziano calci, pugni e manganellate. Dopo questa lezione, gli agenti lo rimettono in piedi e gli intimano di tornare a casa. Ma, già malconcio e cercando la strada di casa, non percorre neanche un centinaio di metri che incontra un nuovo posto di blocco, con agenti in passamontagna e vestiti di nero. Cosa potevano pensare allora quegli agenti, mentre i reduci dalla devastazione del Parlamento fuggivano per ogni dove,nel vedere un ragazzo confuso, malconcio e molto spaventato? Così Vitalie è di nuovo fermato, bloccato a terra e picchiato: ma questa volta non può tornare a casa: è caricato su un pick-up, insieme ad una folla di persone raccattate per strada come lui, e condotto alla stazione di polizia. Il Governo Moldavo, difendendosi poi davanti ai giudici di Strasburgo, confermerà quel fermo in centrale, parlando tuttavia di un regolare controllo sulla versione dei fatti conosciuti da Vitalie. Nessun maltrattamento quindi, un normale controllo. Ma c’è ben poco di normale nel restare, ginocchia a terra e mani dietro la schiena, per tre ore intere, come accade al quindicenne. E trascende ogni limite di civiltà che, in quella posizione inumana e stancante, un agente di tiri un pugno sulla schiena, perché devi restare ben dritto con le spalle in caserma. Forse che in Moldavia questa sia la normalità? O forse che eventi straordinari giustificano ogni forma di repressione?
7 Aprile 2009 – davanti al Parlamento Moldavo
La Corte dice no a queste violenze indiscriminate: “anche nelle circostanze più difficili, quali la lotta contro il terrorismo e il crimine organizzato, la Convenzione proibisce in termini assoluti la tortura e trattamenti inumani o degradanti“. Mai possiamo dimenticarci che è un uomo quello che abbiamo davanti: sia innocente, colpevole o indagato, e anche dei reati più gravi. Torturare o infierire su un essere umano è deprecabile, e quando la mano che si alza è la mano dello Stato, allora bisogna chiedersi: ho forse acconsentito a che il potere pubblico, che si fonda anche sul mio consenso, mi distrugga e annienti in questo modo? Queste vicende fanno riflettere sul vivere civile: 250 facinorosi devastano le sedi delle istituzioni di un paese, allora quel paese reagisce infangando i valori del vivere civile e aggredendo i propri cittadini. La violenza: è questa la risposta giusta nei momenti di difficoltà?
Un problema di tutti gli Stati di diritto, a cui perciò neanche l’Italia può sottrarsi: pensiamo al caso di Carlo Giuliani – già deciso in CEDU con sostanziale ratifica dell’operato italiano – e quello della scuola Diaz – ad oggi pendente e in attesa che i giudici di Strasburgo si pronuncino. Per approfondire: Il Caso Giuliani davanti alla Corte EDU : La sua morte è “trattamento disumano”? e G8 di Genova, la c.e.d.u. comunica al governo italiano i ricorsi sulle violenze alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto: l’italia deve rispondere della violazione dell’articolo 3 della Convenzione.
Di seguito la rassegna delle sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data Martedì 09 Aprile 2013, di cui, per ciascuna, si ripropongono:
Iurcu v. the Republic of Moldova 33759/10 3 Vitalie Iurcu è un giovane studente moldavo che, nel 2009, all’età di quindici anni, è stato prelevato dalla propria abitazione e condotto, con altri giovani, in una stazione di polizia. La loro colpa era quella di aver partecipato, il giorno prima, ad una manifestazione di protesta contro i risultati delle recenti elezioni politiche nazionali. Egli denuncia di essere stato trattenuto nella stazione di polizia senza che ciò fosse consentito dalla legge, e soprattutto di aver subito trattamenti degradanti: gli agenti lo avrebbero malmenato – parla di pugni alla schiena – e lo avrebbero costretto a rimanere in ginocchio, con le mani dietro la testa, per almeno tre ore. Nonostante abbia denunciato il fatto alle autorità moldave, nessun giudice ha esaminato – finora – il suo caso. Articolo 3 (divieto di tortura e di
e la sicurezza)
Kurkowski v. Poland 36228/06 2 Mariusz Kurkowski, cittadino polacco, è stato membro del Consiglio di amministrazione di una società di costruzione di navi. Da amministratore è stato accusato di partecipare ad un’organizzazione criminale, e per questo sottoposto a custodia cautelare nell’attesa del processo. Oggi lamenta l’eccessiva durata di quella custodia e del processo penale, nonché le pessime condizioni di detenzione, soprattutto per il sovraffollamento della struttura carceraria; inoltre ritiene illegittimi i divieti, addotti in più occasioni, di incontrare i propri parenti venuti a fargli visita. Articolo 3 (divieto della tortura e di trattamenti inumani o degradanti)
Articolo 5 § 3 (diritto di
Nessuna violazione dell’Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-3 - rilascio in attesa del processo; processo entro un termine ragionevole)
Flueraş v. Romania 17520/04 3 Cosmin Dragu Flueraş è stato accusato di traffico di sostanze tossiche: dopo due gradi di giudizio conclusi con l’assoluzione, infine è stato condannato in ultimo grado, dalla Cassazione. Oggi lamenta anomalie processuali che gli hanno impedito di esercitare validamente il proprio diritto alla difesa. Articolo 6 § § 1
e 3 (diritto ad un processo equo)
Vergu v. Romania 8209/06 3 Il ricorrente è un cittadino rumeno che ha subito un’espropriazione poi rivelatasi illegittima. La stessa Corte Europea ha accertato la violazione del suo diritto di proprietà, con una sentenza - tutt’altro che unanime - del Gennaio del 2011. Oggi i giudici di Strasburgo hanno determinato l’ammontare dell’equo indennizzo che la Romania dovrà pagargli. Articolo 41 (equa soddisfazione) Danno patrimoniale e non patrimoniale - aggiudicato
Anđelković v. Serbia 1401/08 2 Milomir Anđelković è un lavoratore serbo che, per recuperare le ferie non pagate, cita in tribunale il suo datore di lavoro. Ma una sentenza, ormai definitiva, gli dà torto e oggi lui impugna quella decisione: accusa il giudice di aver deciso prescindendo totalmente dalle prescrizioni della legge serba. Articolo 6 § 1 (diritto ad un equo processo) Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - procedimenti civili; Articolo 6-1 - Processo equo)
Richiesta di soddisfazione respinta (fuori tempo)
Böber v. Turkey 62590/09 3 Yasin Böber è un tassista di Instambul che da testimone di una lite fra un collega tassista e due poliziotti diventa vittima delle loro violenze. Infatti si propone di pagare lui la multa del collega, e di tutta risposta gli agenti lo atterrano, picchiandolo con pugni e calci, e infine lo caricano sulla volante e, nel chiudere la portiera, gli rompono una gamba. Articolo 3 (proibizione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - trattamento inumani) (aspetto sostanziale)
Dağabakan and Yıldırım v. Turkey 20562/07 3 Mehmet Dağabakan e Çetin Yıldırım, entrambi cittadini turchi, sono interrogati sul nascondiglio del figlio di un latitante. Mentre un referto medico steso presso la stazione di polizia indica che il giorno dell’interrogatorio i ricorrenti non avevano subito alcuna violenza, gli stessi affermano di essere stati maltrattati perché dicessero la verità: una tesi confermata da una perizia medica di due giorni dopo. Quindi delle due una: o mentono loro, o mentono gli agenti col silenzio omertoso del medico della stazione di polizia. A nulla sono valse le denunce contro gli agenti: i processi sarebbero stati troppo lunghi e senza reale contraddittorio. Articolo 3
a un ricorso effettivo)
Mehmet Şentürk and Bekir Şentürk v. Turkey 13423/09 1 Mehmet Şentürk e Bekir Şentürk, turchi, sono padre e figlio. Nel 2002 muore, a causa di negligenza medica, la loro moglie/madre, in stato di gravidanza. Oggi portano a Strasburgo le loro ragioni: la sign.ra Şentürk sarebbe stata uccisa dall’incompetenza dei medici, al termine di forti sofferenze, senza che i giudici ad oggi abbiano riconosciuto le responsabilità dei medici. Articolo 2 (diritto alla vita)
Abdi v. the United Kingdom 27770/08 3 Mustafa Abdi è un immigrato etiope che raggiunge il Regno Unito nel 1995, all’età di vent’anni. Allora fa istanza per essere accolto come rifugiato, ma è respinta: in ogni caso, rimane sul territorio inglese col beneplacito delle autorità competenti. Nel 1998 è condannato a 8 anni per vari reati, fra i quali stupro: lamenta una detenzione preventiva troppo lunga e soprattutto denuncia il rischio di essere sottoposto a maltrattamenti qualora venisse espulso verso Mogadiscio. Articolo 3 (proibizione della tortura e di pene o trattamenti degradanti)
Articolo 5 § 1 (diritto alla libertà e
H. and B. v. the United Kingdom 70073/10 , 44539/11 2 Mr H. and Mr B sono due immigrati afgani giunti nel Regno Unito nel 2008. Hanno fatto istanza di rifugio, ma questa è stata rigettata. Oggi temono l’espulsione verso il proprio paese perché lì rischierebbero ritorsioni dai Talebani, essendo stati l’uno funzionario dell’ONU, l’altro interprete per il governo statunitense. Articolo 3 (divieto di tortura e di
Nessuna violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - Espulsione) (condizionale) (Afghanistan)
Piotr Kozłowski v. Poland 24250/11 3 Il ricorrente accusa il suo avvocato – e di riflesso la giustizia polacca che lo ha consentito – di non aver promosso ricorso davanti alla Corte Suprema Amministrativa, nonostante gli e lo avesse richiesto. Articolo 6 § 1 (diritto di accesso alla giustizia) Nessuna_violazione_dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - Procedimento amministrativo; Articolo 6-1 - accesso alla giustizia)
Moldavia Polonia Regno Unito Romania Serbia Turchia Tutte le sentenze	2013-04-09
Tagged with: Moldavia Polonia Regno Unito Romania Serbia Turchia Tutte le sentenze
Previous: Serbia: la verità sulla scomparsa di un figlio è celata in documenti mai ritrovati
Next: Romania: quando in carcere la coperta è troppo corta, la CEDU condanna.

References: Articolo 3
 Articolo 3

Articolo 5
 § 3
 Articolo 6
 § 1
 sentenza 
 Articolo 41
 Articolo 6
 § 1
 Articolo 6
 Articolo 3
 Articolo 3
 Articolo 2
 Articolo 3

Articolo 5
 § 1
 Articolo 3
 Articolo 6
 § 1
 Articolo 6