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Timestamp: 2018-09-18 21:00:03+00:00

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Mutui: la mora entra nel calcolo della soglia usuraria. Cass. 350/2013
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Una importante e recente Sentenza della Corte di Cassazione Sezione Prima Civile, ha stabilito che anche gli interessi di mora nonché le altre spese sostenute dalla parte mutuataria qualora, sommate, sconfinino oltre le determinazioni stabilite dal Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze vigente, concorrono al calcolo del superamento soglia.
Leggi la Sentenza 350/2013 della Corte di Cassazione
Il ricorrente lamentava che l’interesse pattuito (inizialmente fisso e poi variabile) fosse del 10.5%, in contrasto con quanto previsto nel D.M. 27 marzo 1998, che indica il tasso praticabile per il mutuo nella misura dell’8.29%.
In primo grado, il tribunale aveva rigettato la domanda in base al disposto di cui all’art. 2 della legge 108/1996, per il quale, “per la determinazione degli interessi usurari i tassi effettivi globali medi rilevati dal Ministero del Tesoro ai sensi della citata legge devono essere aumentati della metà.
Il D.M. 27 marzo 1998, emesso dal Ministero del Tesoro, prevedeva per la categoria dei mutui il tasso dell’8.29%, ha escluso che il tasso contrattualmente fissato potesse essere ritenuto usurario.”.
Tale interpretazione venne successivamente confermata in appello.
I tassi sono qualificabili come usurari nel caso in cui, a qualunque titolo, superino il limite stabilito dalla legge, e ciò secondo la prescrizione data dall’art. 1 del Decreto Legge 29 dicembre 2000, n. 394 (Interpretazione autentica della legge 7 marzo 1996, n. 108, recante disposizioni in materia di usura. GU n.303 del 30 dicembre 2000, convertito con modificazioni dalla L. 28 febbraio 2001, n. 24. G.U. 28 febbraio 2001, n.49).
La parte ricorrente aveva dedotto che l’interesse pattuito (inizialmente fisso e poi variabile) fosse del 10.5%, in contrasto con quanto previsto nel D.M. 27 marzo 1998, che indica il tasso praticabile per il mutuo nella misura dell’8.29%.
Tale tasso, infatti, sarebbe usurario a norma della legge n. 108 del 1996, art. 1, comma 4, in particolare, in base alla considerazione che il mutuo fu richiesto per l’acquisto di un bene primario, quale la casa di abitazione, e sul presupposto che deve tenersi conto della maggiorazione di 3 punti in caso di mora, prevista nel contratto.
Secondo i giudici, la circostanza che il mutuo fosse stato contratto per l’acquisto della prima casa sarebbe irrilevante, e ciò in base alla circostanza di cui all’art. 644, comma terzo, codice penale, secondo il quale sono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge ovvero “gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria”.
L’inciso “a qualunque titolo” consente pertanto di ricondurre alla definizione resa anche gli interessi moratori dovuti in seguito alla stipula di un contratto di mutuo (Corte cost. 25 febbraio 2002 n. 29: “il riferimento, contenuto nel D.L. n. 394 del 2000, art. 1, comma 1, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile – senza necessità di specifica motivazione – l’assunto, del resto fatto proprio anche dal giudice di legittimità, secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori”; Cassazione n. 5324/2003).
La sentenza in commento permette di effettuare alcune riflessioni relative all’andamento del mercato dei mutui ed all’erogazione degli stessi.

References: Cass. 
 Cass. 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 1
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 sentenza