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⭐Più soldi alle regioni del Sud
Più soldi alle regioni del Sud
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Livia Martino
1 Organo Ufficiale Ipasvi di Napoli Anno XVII n 1 Sped. Abb. Post. art. 2 Comma 20/c legge 662/96 Filiale di Napoli Trecento milioni dai fondi Fas La sanità riparte a pagg.10,11 Infermieri di Napoli - Salerno - Caserta - Avellino - Benevento Più soldi alle regioni del Sud Alla Conferenza Stato-Regioni Caldoro punta i piedi e chiede la revisione dei criteri di riparto del fondo nazionale. Fazio: Ok2 Per una Sanità con al centro il cittadino3 Aprile L Editoriale di Carlo Celentano Un avanguardia meridionalista Nel primo numero di Napolisana Campania abbiamo sottolineato due spunti interessanti che ritengo oggi sia giunto il tempo di riprenderli per meglio argomentare. Mi riferisco all impegno degli infermieri per una sanità migliore, calibrata sul cittadino, ma anche attenta alle ambizioni e alle istanze professionali degli infermieri. E questa una delle strade su cui si è mosso ormai da un anno a questa parte il coordinamento regionale della Campania e questa stessa rivista. A questa strategia è strettamente collegato un altro dei punti essenziali già trattati: la necessità di legare l impegno per una sanità migliore ad un azione collettiva che tenga insieme tutte le regioni del sud, spesso oppresse dagli stessi identici vizi e dagli stessi problemi. In una parola, gli infermieri si candidano ad unire il meridione d Italia partendo dai bisogni di salute, di assistenza sanitaria e di benessere fisico. La domanda di salute come cemento per riequilibrare il divario Nord-Sud. Storicamente l Italia meridionale denuncia un forte deficit rispetto al Nord in termini di strutture sanitarie pubbliche e per numero di posti letto. Così che mentre nel centro-nord già a partire dalla riforma Mariotti detto numero era in linea con le direttive Oms, nell Italia meridionale, al contrario, si è reso necessario provvedere alla costruzione di nuovi ospedali, ma lasciando non risolti i nodi tra ricovero ospedaliero, day hospital, assistenza ambulatoriale, assistenza domiciliare. Alla carenza di strutture si è poi associato il grave ritardo nella ricerca e nella prestazione di servizi sanitari ad alta specializzazione. Un deficit che non tocca la responsabilità delle risorse umane, vale a dire ai ricercatori e agli operatori sanitari dotati invece di alta capacità professionale, ma alle strutture. Lo dimostrano lo scarso numero di Istituti di ricovero e di cura a carattere scientifico (IRCCS), di Enti di ricerca, nonché delle Cliniche universitarie e della loro povera o insufficiente dotazione. Se messe insieme, le note appena accennate formulano un autentico cahiers de doleance, che rappresenta nel suo complesso il gap che il complesso delle regioni meridionali denunciano nei confronti del nord sul versante sanitario. Un gap che incide negativamente non solo sulla qualità delle prestazioni sanitarie per le popolazioni meridionali, ma si ripercuotono naturalmente anche in sede finanziaria. Abbiamo un solo modo per uscire da questo stato di subordine: smettere di considerare i ritardi strutturali, organizzativi, finanziari e metodologici che opprino la sanità al Sud come delle problematiche che appartengono a questa o a quella realtà. Esse vanno considerate come i mali comuni che le regioni del sud soffrono e che insieme vanno affrontati. Così come insieme le professioni sanitarie del Sud devono operare. Spetta agli infermieri dare l esempio. Siamo il gruppo professionale più numeroso ed anche quello più motivato. Diamo un esempio di unità anche alle altre professioni. Insieme potremo trovare quella forza e quella determinazione per rovesciare un processo che altrimenti isolati e demotivati sarà difficile da bloccare. Sfruttiamo questa energia: Insieme per una sanità e un Sud migliore.4 Supplemento di Napolisana - Rivista periodica di aggiornamenti professionali, attualità e cultura Organo ufficiale del Collegio Ipasvi di Napoli in collaborazione con i Collegi Ipasvi di: Avellino, Benevento, Caserta, Salerno - ANNO XVII- N. 1 APRILE 2011 AUTORIZZAZIONE DEL TRIBUNALE DI NAPOLI N DEL 27/9/1995 Direttore editoriale Ciro Carbone Direttore responsabile Pino De Martino Comitato Scientifico-editoriale Addolorata Capasso, Antonio Cerciello, Suor Odilia D Avella, Elio Drigo, Elena Di Mauro, Lucia Farina, Armando Ferrara, Maddalena Finizio, Cesare Formisano, Paolo Giliberti, Antonio Giordano, Antonio Grella, Gesualda La Porta, Ottavio Lucarelli Ugo Maiellaro, Angelo Montemarano, Concetta Morra, Marta Nucchi, Filippina Onofaro, Anna Palumbo, Marco Papa Virginia Rossi, Francesco Rossi, Armido Rubino, Loredana Sasso, Nicola Scarpato, Bruno Schettini, Goffredo Sciaudone, Annalisa Silvestro, Maria Triassi, Maria Vicario, Bruno Zamparelli Redazione Gianclaudio Acunzo, Guido Amato, Gennaro Ascione, Giuseppe Bianchi, Giuseppe De Falco, Giovanni De Rosa, Davide Gatta, Mariagrazia Greco, Luigi Lembo, Veronica Minieri, Alessandro Oliviero, Antonietta Peluso, Gennaro Sanges, Costantino Voltura. Hanno collaborato a questo numero A. Affinito, Margherita Ascione, Anna Buonocore Carlo Celentano, Ferdinando Chiacchio, Dario De Martino Mario Falco, Angelo Iannace, Sebastiano Odierna, Concetta Pane, Peppe Papa, Salvatore Sorrentino, Michele Spiotta, Pippo Trio Editore Collegio Ipasvi Napoli, Via Costantinopoli, n 27, Cap , Napoli, Tel , Fax Redazione e direzione via Costantinopoli 27, Cap , Napoli Fax Spedizione in abb. pos. /art. 2, comma 20/c, L. 662/96 Filiale di Napoli La riproduzione e la ristampa anche parziali di articoli e immagini del giornale sono formalmente vietate senza la debita autorizzazione dell editore. LA RIVISTA VIENE INVIATA GRATUITAMENTE AGLI ISCRITTI GRAFICA, IMPAGINAZIONE E STAMPA QUORUM - NAPOLI - TEL/FAX In Primo piano 3 L Editoriale Un avanguardia meridionalista di Carlo Celentano 6 Politica Sanitaria Fazio promuove il piano di rientro e annuncia: Presto più soldi Il Ministro della Salute elogia il governo regionale della Campania per la serietà dell azione riformatrice. Assicurazioni su un più equo riparto dei fondi nazionali di Pino De Martino5 In questo NUMERO 10 8 Politica sanitaria Ricoveri impropri e disabilità: due voci che pesano sul deficit Il sistema salute regionale genera ancora disavanzi nonostante la dura lotta agli sprechi attivata dalla Regione Politica sanitaria Trecento milioni dai fondi Fas, la sanità riparte Il Governo sblocca i finanziamenti per risanare i conti. Premiato il piano regionale di rientro di Pippo Trio 13 Politica sanitaria Nasce il più grande polo ospedaliero polispecialistico della Campania La nuova struttura sarà a vocazione cardiochirurgica, cardiologica e pneumologica. Oltre mille i posti letto di Dario De Martino Politica sanitaria Annalisa Silvestro: I medici temono il pieno riconoscimento degli infermieri In Primo Piano Intervista tratta Da Quotidiano Salute gionale on line di Anna Buonocore 12 Politica sanitaria Caldoro: Troppi sprechi, ma promuovo medici e infermieri Cresce la solidarietà ed il volontariato. Si costituisce il nucleo Cives di Salerno 18 I Collegi Ipasvi della Campania informano6 6 Aprile 2011 Politica Sanitaria Fazio promuove il piano di rientr Il Ministro della Salute elogia il governo regionale della Campania per la serietà dell azione riformatrice. Assicurazioni su un più equo riparto dei fondi nazionali di Pino De Martino I l ministro per la Salute, Ferruccio Fazio, elogia la Giunta Caldoro per la gestione del piano di rientro del deficit sanitario e annuncia l adozione di un nuovo criterio per il riparto dei fondi per la sanità che dovrebbe portare più soldi alla Campania. La vostra Regione ha detto Fazio nel corso di un convegno - sta affrontando con coraggio il piano di rientro. Noi lo seguiamo e pensiamo che sia una strada nuova e che ce la possano fare. Rispondendo al presidente della Giunta Regionale, Stefano Caldoro, che aveva ribadito la richiesta di una ripartizione piu' equilibrata del fondo sanitario tra le regioni, Fazio ha detto: 'Entro due anni potremo ripartire il fondo sanitario in base al parametro della diffusione delle malattie e non piu' di quello dell'eta', che e' piu' approssimativo e penalizza regioni come la Campania con un indice di vecchiaia di 90, rispetto a quello nazionale che e' di 140. La Campania - ha detto Fazio - viene penalizzata come regione piu' giovane con il 16% di ultra sessantacinquenni contro il 20% nazionale. Dobbiamo pero' condividere i nuovi criteri di ripartizione del Fondo con la Conferenza Stato-Regioni'. Dunque un altro motivo di sofferenza per la Campania, ha detto Fazio, e' la mancata riassegnazione del fondino de-7 Aprile o e annuncia: Presto più soldi stinato alle regioni che sono in piano di rientro. 'Sarei favorevole al ripristino del fondino a partire da quest'anno', ha aggiunto Fazio. 'Con il governatore Caldoro - ha concluso il ministro della Salute - siamo d'accordo sulla sostanza delle richieste per una ripartizione piu' equilibrata del fondo sanitario, ma per la scelta dei criteri di riparto lasciamo spazio ai tecnici del ministero'. Era stato proprio il Governatore Stefano Caldoro ad aprire la vertenza per una più equa ripartizione dei fondi nazionali. Il governatore campano, ha siglato un patto bipartisan con i colleghi Nichi Vendola (Puglia), Vito De Filippo (Basilicata), Giuseppe Scopelliti (Calabria) e Michele Iorio (Molise). L obiettivo dell intesa, formalizzata in un documento sottoscritto dai rispettivi assessori e commissari (in prima linea c è il senatore del Pdl Raffaele Calabrò), è ottenere una modifica dei criteri che sono alla base della distribuzione delle risorse nazionali. Attualmente le risorse vengono distribuite solo in base all età degli abitanti: ciò significa che regioni come la Campania, che ha la popolazione più giovane d Italia, vengono fortemente penalizzate. Da qui la battaglia delle Regioni del Sud per chiedere all esecutivo di prendere in considerazione, nell ambito del riparto, anche le condizioni socio-economiche dei vari territori: secondo gli esperti, infatti, la disoccupazione e la scarsa qualità della vita incidono in maniera significativa sul numero delle malattie e di conseguenza sui costi di Asl e ospedali. Un altro aspetto potrebbe essere l attenzione alla reale entità delle patologie per i diversi livelli di età. Il momento è cruciale e si sposa con il meccanismo del federalismo che sta per essere definito. E allora, avverte Caldoro, «il Sud non può partire penalizzato. È come se dovessimo fare una gara di 100 metri partendo venti metri indietro».8 8 Aprile 2011 Politica Sanitaria Ricoveri impropri e disabilità: due voci che pesano sul deficit di Pippo Trio R egione in difficoltà sul socio-sanitario. Finanziamenti insufficienti, si sconta il maxi-deficit. Una regione con tossicodipendenze e disabilità in aumento. Mentre i fondi restano gli stessi. Il rapporto "Osservasalute 2010", presentato alla Cattolica, mette in evidenza una Campania dove crescono i disagi socio-sanitari, quelli che mettono a dura prova i servizi di assistenza proprio per la compresenza di difficoltà legate a salute e condizione sociale dei cittadini. Nonostante i numeri parlino chiaro, Napoli e le altre province restano agli ultimi posti per la quantità di risorse a loro destinate dal Fondo Sanitario Nazionale (Fsn). Un discrimine, su cui peraltro la Regione si sta battendo a Roma, legato ancora all'enorme disavanzo accumulato dalla sanità campana nello scorso decennio: più di 1300 euro per ciascun residente. Si narra della Campania «regione più giovane d'italia», parametro anagrafico che notoriamente riduce ancora di più la quota del Fsn ad essa riservata. Ma la Campania è più "giovane" delle altre regioni anche perché l'aspettativa media di vita è inferiore. Il rapporto su questo è illuminante: i maschi campani vivono in media 76 anni, le donne 81, ed entrambi i valori sono più bassi della media nazionale (78,7 e 84 anni). Gli scienziati dell'osservatorio Nazionale sulla Salute, autori del report, non lasciano nascosti dati che evidenziano una Campania attanagliata dal dramma socio-sanitario. Si parte dalla tossicodipendenza. Nel giro di due anni il numero di utenti campani dei Sert (Servizi di assistenza per i tossicodipendenti) è cresciuto in modo molto significativo, andando da 27 a 34 utenze ogni 10mila abitanti. Cifre molto più alte di regioni come Lombardia e Veneto, ferme a 27 casi su 10mila, e in generale lontane dalla media nazionale, che sfiora i 29 casi su 10mila. Purtroppo l'aumento campano riflette l'uso di droghe pesanti e micidiali come eroina e cocaina, il cui consumo risulta in entrambi i casi in aumento. Risulta invece in leggero calo, magra consolazione, il consumo di alcolici, mentre ulteriore preoccupazione suscita la crescita delle percentuali di disturbi psichici tra i residenti campani: si è passati in un quinquennio da 27 a 37 casi su 10mila abitanti. Un aumento molto indicativo a fronte di un trend nazionale che invece è in leggera diminuzione. Ancora, la Campania ha come altro problema la sedentarietà, con oltre il 50 per cento della popolazione che dichiara di non praticare alcuna attività fisica, il che moltiplica i casi di sovrappeso e obesità, e i con-9 Aprile Il sistema salute regionale genera ancora disavanzi nonostante la dura lotta agli sprechi attivata dalla Regione seguenti problemi cardiorespiratori. Infine, la disabilità, altro fenomeno che non viene adeguatamente considerato per la ripartizione delle risorse sanitarie: la Campania, infatti, detiene in assoluto la seconda quota (dopo la Lombardia) di alunni disabili nel sistema scolastico: oltre 21mila (4mila in più in 5 anni) sui 174mila totali, tutti ragazzi che necessitano di sostegno e assistenza specializzata. Il quadro non lascia dubbi, eppure la Campania resta la penultima regione (meglio solo della Calabria) per finanziamento sanitario procapite: euro l'anno, contro una media nazionale di Intanto, come se non bastasse, è boom di ricoveri impropi. La lotta agli sprechi avanza, ma la situazione rimane critica: la Campania è in testa per incidenza di ricoveri impropri. Sono il 20 per cento del totale, tra le prestazioni in regime ordinario assicurate agli ammalati colpiti da patologie acute. La media nazionale? È del 15 per cento. E questo non è l'unico primato negativo. La regione, insieme con il Lazio e la Sicilia, ha generato due terzi dei disavanzi accumulati dal sistema sanitario nazionale nel periodo Tanto che, solo in Campania, il deficit pro-capite ha toccato i 124 euro. Più del doppio della media nazionale, di 54 euro. E con un passivo di 775 milioni, nel 2009, su 3260 milioni indicati a carico del sistema sanitario nazionale. I conti in rosso sono segnalati e analizzati nel Rapporto 2010 dell Osservatorio sulla funzionalità delle aziende sanitarie italiane (Oasi), il dossier realizzato ogni anno dal Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale dell'università Bocconi, è stato presentato nell'aula magna della facoltà di medicina e chirurgia della Sun. Obiettivo: confrontare i modelli gestionali a livello nazionale, regionale e internazionale per stimolare il rinnovamento dei sistemi sanitari. In Campania i posti letto del privato accreditato sono infatti il 35 per cento dell offerta totale, mentre le strutture residenziali private accreditate rappresentano il 47 per cento dell offerta e gli ambulatori e laboratori privati accreditati l 80 per cento. Statistiche al di sopra della media, anche in materia di ricoveri: le cliniche infatti ne assicurano il 31 per cento, rispetto a una media nazionale del 23 per cento.10 10 Aprile 2011 Politica Sanitaria Trecento milioni dai fondi Fas, la s Il governo sblocca i finanziamenti per risanare i conti. Premiato il piano regionale di rientro di Anna Buonocore D opo mesi di tira e molla arriva una boccata d'ossigeno per le casse della regione Campania: il Consiglio dei ministri ha dato l'ok, su una delibera del Cipe, per l'utilizzo dei fondi per le aree sottoutilizzate a copertura dei deficit sanitari nelle regioni Lazio, Abruzzo e Campania. Per le casse di Santa Lucia in arrivo un tesoretto di circa 322 milioni di euro. Va detto che i fondi sbloccati dal governo sono stati presi dal Fas-Par (piani di azione regionali) e non dal Fas Infrastrutture, le cui risorse resteranno al comparto come ha chiarito il ministro Altero Matteoli. «Nella riunione del Cipe - spiega - non è stato deciso di deviare i 200 milioni di fondi Fas per la Campania dalle infrastrutture per coprire il buco del comparto sanità, e ciò vale anche per l Abruzzo. Mentre i fondi Fas della Regione Lazio saranno utilizzati per il buco della sanità». Insomma, solo il Lazio ha beneficiato per scelta propria sia dei fondi del Fas-Par che dei fondi del Fas Infrastrutture. Soddisfatto il governatore Stefano Caldoro che, però, preferisce aspettare i decreti attuativi prima di commentare la11 Aprile anità riparte manovra attesa da quasi un anno. Anche se, è chiaro, questo credito sbloccato sta a significare come il governo abbia giudicato credibile il piano di rientro sanitario della Campania. Dieci mesi fa, infatti, arrivò sempre dal Consiglio dei ministri una doccia fredda per alcuni governatori alle prese con i deficit delle sanità regionali. A cominciare da Caldoro insediatosi sulla poltrona di palazzo Santa Lucia da pochi giorni. L'assise di governo, infatti, in considerazione del mancato raggiungimento degli obiettivi previsti dai piani di rientro e dagli equilibri di finanza pubblica, decise di non poter consentire a Lazio, Campania, Molise e Calabria di utilizzare le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate (i Fas, appunto), relative ai programmi di interesse strategico regionale, a copertura dei deficit del settore sanitario. Poi a luglio scorso il segnale che questi fondi (chiesti invano dall'ex governatore Antonio Bassolino) potessero sbloccarsi. Arriva, infatti, il primo vialibera del ministero della Salute al piano ospedaliere della Campania dopo un incontro tra la struttura tecnica del ministro Fazio e il governatore campano Stefano Caldoro, presente anche in qualità di commissario di governo. Era il primo vero atto importante della nuova giunta campana che faceva prevedere uno sblocco. Mai attuato definitivamente per i niet del ministro dell' Economia Giulio Tremonti. Ma già da mesi Palazzo Santa Lucia era chiamato a coprire un deficit di 750 milioni di euro. Un indebitamento a cui si sta facendo fronte con il ticket su farmaci, codici bianchi, specialistica, cure termali; con l'aumento delle addizionali Irap e Irpef dal primo gennaio e con la lotta agli sprechi ingaggiata in Asl e ospedali. Senza contare il piano di razionlizzazione della rete ospedaliera e territoriale: ovvero la riduzione di posti letto e la riconversione di altri 953 da acuti in posti per riabilitazione e lungo-degenza, la chiusura degli ospedali con meno di 100 letti e la riorganizzazione di Asl e distretti per un risparmio di 250 milioni. Ma il punto di partenza è un altro: in Campania si effettuano ricoveri, però oltre 200mila di questi sono considerati impropri e quindi da evitare. Per questo rimane l'obiettivo di arrivare a poco più di 600mila per costruire un sistema virtuoso migliorando i servizi, evitando i sovraffollamenti e le tristi scene degli ammalati in barella. Ora però la boccata d'ossigeno di questi fondi che, sommati all'aumento delle addizionali di Irap e Irpef, riusciranno a coprire circa 500 milioni di deficit sanitario. Solo ora la macchina sanitaria potrà ripartire ed evitare il corto circuito sfiorato in più di un'occasione. Basti pensare che le Asi hanno i conti correnti pignorati (per 1,5 miliardi) e questo costringe la giunta ad effettuare ogni mese un'anticipazione di liquidità per pagare gli stipendi.12 12 Aprile 2011 Politica Sanitaria Caldoro: Troppi sprechi, ma promuovo medici e infermieri Conti in rosso voragini nei bilanci e l Asl Napoli 1 additata come esempio negativo di gestione a livello nazionale. Il pianeta della Sanità in Campania, dall arrivo del neo governatore Stefano Caldoro, è stato stravolto. Dopo aver presentato al Governo un piano di riordino e di riequilibrio della spesa serio, il Governatore ha potuto contare sullo sblocco di fondi molto attesi, ed ha dato mandato ai commissari straordinari di fare luce sulla reale situazione di Asl ed ospedali. Un iniziativa che ha messo in evidenza un disastro, al quale dice il governatore bisogna porre rimedio con il rigore dei conti e della spesa. Ma il presidente della Campania ha ribadito che la stella polare dell azione del governo regionale nel comparto sanità, sarà il cittadino-utente. Caldoro ha anche dato le pagelle al comparto: promossi medici e personale sanitario, bocciati i colpevoli della disorganizzazione e delle attuali inefficienze Primari scelti dai manager Il governatore difende la nuova norma: «La legge precedente era solo una bandiera ideologica» di Peppe Papa Sulla scelta dei primari ospedalieri «la Campania rappresentava un anomalia e noi dobbiamo far funzionare la sanità con la meritocrazia e con la responsabilità» Così il governatore della Campania Stefano Caldoro chiarisce il senso della nuova normativa che regolerà la nomina dei primari negli ospedali della Campania. La norma collegata alla legge di bilancio prevede che i primari ospedalieri siano scelti dai manager e non più sulla base di graduatorie. «Forse due regioni hanno ancora una legge come quella in vigore in Campania che di fatto è stata applicata solo quindici volte, in tutte le Asl della Campania, che contano migliaia e migliaia di medici», ha aggiunto Caldoro ricordando che la modifica è stata assunta dalla Commissione consiliare ma che la «giunta se ne prende responsabilità». «La Campania non può essere un anomalia, con leggi non applicate che sembrano essere più bandiere ideologiche che non producono alcun effetto», ha aggiunto ancora Caldoro. «La legge della Campania? Era un modo per camuffare il finto rigore - ha concluso - ed eludere le responsabilità. Se noi guardiamo al Veneto, alla Lombardia dobbiamo avere le stesse leggi che hanno le regioni virtuose, che fanno funzionare la sanità con la meritocrazia e con la responsabilità». Va ricordato che il testo attuale si limita a imporre ai manager di scegliere i primari attingendo a una rosa di tre candidati. Spiega la ratio del nuovo ordinamento il senatore Raffaele Calabrò: «È evidente afferma che la scelta dei primari diventa più discrezionale di quanto non lo fosse in precedenza, quando si doveva tener conto del giudizio della commissione di valutazione tecnica. La scelta torna al direttore generale che, come avviene in tutta Italia, può disporre di una rosa di candidati di qualità, nella quale scegliere il profilo professionale più adatto al conseguimento degli obiettivi aziendali. Oggi la medicina diventa sempre più specialistica. Il nuovo criterio di scelta, dunque, consente la possibilità di dare un indirizzo più specifico a un determinato settore. In sintesi, il contrappeso della maggiore discrezionalità è la maggiore responsabilizzazione dei manager». Negativo il giudizio di Maria Triassi, direttore della scuola di Igiene della facoltà di Medicina dell Università Federico II. «Il provvedimento non valorizza la meritocrazia; la legge regionale aveva comunque fatto fare un passo avanti verso il merito. Si torna alla normativa nazionale che dà ampio margine di discrezionalità. Tra due concorrenti può essere scelto quello meno titolato». Contrario anche il segretario regionale dell Anao Bruno Zuccarelli. Che spiega: «Prima di abrogare la riforma del 2006, sarebbe stato meglio sperimentarne l attuazione. Così invece si ritorna alla normativa del 1994 che ha mostrato molti limiti». La normativa precedente, è bene ricordarlo, era frutto di una gestione della sanità tutta centrata sulla personalità dell ex assessore Angelo Montemarano, che ha portato al grave deficit di bilancio di cui tutti sanno e ad un arretramento notevole dei livelli di qualità assistenziale. Nettamente più possibilista il presidente dell Ordine dei Medici di Napoli Gabriele Peperoni. «Non vorrei commenta che il cittadino campano capisse che i primari possano essere scelti per strada e messi in un certo posto solo per il favore politico. Esiste, infatti, una legge nazionale che prevede che per partecipare a un concorso per primario occorrono determinati requisiti».13 Aprile Politica Sanitaria Nasce il più grande polo ospedaliero polispecialistico della Campania La nuova struttura sarà a vocazione cardiochirurgica, cardiologica e pneumologica. Oltre mille i posti letto di Dario De Martino Dal primo gennaio prossimo sono sciolte le aziende Monaldi e Cotugno per effetto del decreto del commissario ad acta alla Sanità in Campania, il presidente della Regione Stefano Caldoro. Contestualmente, il Cto lascia la Asl Napoli 1, cui apparteneva, e transita nella nuova struttura. In conseguenza del provvedimento, il Centro traumatologico ortopedico non erogherà più, nè in pronto soccorso nè in regime ordinario, le prestazioni di oculistica, urologia, psicologia clinica, medicina sportiva e Nad, ovvero la nutrizione artificiale domiciliare, per le quali l Asl Na 1 individuerà altri presidi, mentre resteranno in capo alla nuova azienda l ortopedia, la riabilitazione, la neurochirurgia della Sun ed i servizi sanitari correlati (rianimazione, laboratori e quant altro). «Nasce così - sottolinea il direttore generale Antonio Giordano - il più grande polo ospedaliero polispecialistico della Campania, con vocazione cardiochirurgia, cardiologica e pneumologica presso l ex Monaldi, per le malattie infettive e le malattie epatiche presso l ex Cotugno, l ortotraumatologia e la riabilitazione presso l ex Cto. Nella programmazione regionale la nuova Aorn avrà oltre mille posti letto, rispetto ai novecento attuali, e sarà oggetto di riorganizzazione e aggiornamento strutturali e tecnologici con l obiettivo di pervenire alla creazione di centri di eccellenza nelle branche di competenza». Al Monaldi-Cotugno- Cto, che rappresenterà la più grande azienda in termini di posti letto tra Napoli e provincia, è stata affidata la missione dell alta specializzazione anche per il recupero della mobilità passiva, nel rispetto della riorganizzazione della rete ospedaliera definita all interno del piano di rientro dal debito sanitario, ed approvata dal governo nazionale.14 14 Aprile 2011 Politica Sanitaria Annalisa Silvestro: I medici tem degli infermieri Pubblichiamo di seguito l intervista rilasciata dalla Presidente nazionale Ipasvi, Annalisa Silvestro al giornale on line Quotidiano salute. Annalisa Silvestro è presidente della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi, la rappresentanza istituzionale della professione infermieristica. La sua presidenza ha dunque coinciso con l ingresso della formazione infermieristica in ambito universitario, salutato all inizio come una conquista ma che oggi, a dieci anni di distanza, solleva anche qualche critica. Presidente Silvestro, molti infermieri lamentano che l ingresso degli infermieri all Università non abbia prodotto nessun cambiamento nei modelli organizzativi e dunque nel riconoscimento della professione. Lei cosa ne pensa? È vero, anche perché nel momento in cui qualche Regione ha voluto formalizzare l attribuzione di maggiori competenze e responsabilità agli infermieri, anche in considerazione del fatto che hanno adesso un percorso di formazione molto più elevato e strutturato, abbiamo avuto le reazioni dei medici. In realtà c è una parte del mondo sanitario che non vuole modificare gli attuali assetti perché teme che si mettano in discussione equilibri di potere che si basano su modelli molto antichi, che avevano ragione di essere impostati in quel modo quando l unica figura sanitaria intellettualmente riconosciuta e con un profilo formativo elevato era il medico. Finché le cose avvengono in maniera informale sono accettate, ma se si chiede che i cambiamenti siano di struttura e di modello, allora scattano le sensibilità. Ma il cambiamento di modello organizzativo che lei immagina è funzionale solo alla crescita della professione infermieristica? Non mi sembra. Stante la piramide demografica e stante l andamento epidemiologico, abbiamo oggi una popolazione che chiede sempre meno risposta per le acuzie, che comunque c è, mentre è sempre più orientata a15 Aprile ono il pieno riconoscimento chiedere una risposta sanitaria rispetto alla cronicità, dove il medico ha un ruolo molto rilevante ma non centrale, mentre è centrale la risposta assistenziale e dunque la competenza e la responsabilità degli infermieri. D altra parte il sistema, per reggersi, deve sviluppare le potenzialità fornite delle competenze ulteriori acquisite dai professionisti che ci lavorano. Altrimenti, per come è organizzato ora non è in grado di sostenersi. Anche perché questi professionisti altrimenti esploderanno, chiedendo che vengano loro pienamente riconosciute le responsabilità che competono loro e che peraltro già ricoprono. Pensa ad un crollo del sistema sanitario? Il rischio è gravissimo. Anche perché nel momento in cui il dottor Pizza, presidente dell Ordine dei medici di Bologna, presenta un esposto alla procura della Repubblica di Bologna e di Firenze dicendo che gli infermieri esondano nelle loro competenze e quindi abusano della professione medica, sposta il terreno del confronto dall ambito professionale a quello giuridico. E gli esiti possono essere due: il primo è che la magistratura intervenga per dire cosa possano fare gli uni e gli altri, il secondo che riconosca che si sta abusando della professione medica. In questo secondo caso, io sarò costretta a dire a tutti gli infermieri di fare non uno, ma due o tre passi indietro. Ma mi chiedo come potrà reggere il sistema. Lei punta l attenzione soprattutto sulle responsabilità dei medici. Crede che la politica invece abbia capito l urgenza di un cambiamento di modello organizzativo? Per la politica nazionale ho dei dubbi, perché sente meno la pressione delle istanze che vengono dalla concreata agibilità dei servizi sanitari e quindi tenderà a mantenere gli equilibri attuali anche per evitare di entrare in rotta di collisione con degli stakeholder non di poco conto. Per quanto riguarda i livelli politici locali, quindi Regioni e Province, sono invece moderatamente ottimista, perché sono maggiormente sottoposti alla pressioni dei cittadini che chiedono risposte, non vogliono aspettare in Pronto Soccorso sei ore, vogliono avere l infermiere a domicilio, ecc. E se si vogliono dare risposte positive è indispensabile mettere in discussione il sistema attuale. La legge del 2001 prevedeva anche uno sviluppo di carriera per gli infermieri, che nei fatti però trova ancora pochi riscontri. Siete delusi? L interpretazione di quella legge è stata molto restrittiva: si è ritenuto di poter risolvere il nodo posto dalle professioni sanitarie, e in particolare dall infermieristica che è la più numerosa, individuando un dirigente infermieristico in ogni azienda. E per questo ruolo in effetti ora si stanno facendo i concorsi dappertutto. Ma è evidente che questa non è certo una soluzione sufficiente. Anche perché basta guardarsi intorno: le amministrazioni hanno un numero di dirigenti rilevante, i medici entrano addirittura tutti come dirigenti, pensare che per gli infermieri ce ne sia uno solo in ogni Azienda è davvero poco. Non si tratta solo di sviluppare la progressione di carriera sul versante dell organizzazione e del management, ma di costruire la possibilità di sviluppo di carriera nella clinica: se ho degli infermieri che si assumono alcune responsabilità cliniche, dovrò valorizzarli. E con ciò torno al punto: se il sistema riconosce, anche economicamente, il ruolo e la responsabilità dei professionisti, dovranno riconoscergliele anche i medici. Alcuni ritengono che l attuale formazione universitaria degli infermieri li avvicini troppo al modello medico. Mi sembra che sia un problema superabile quando poi si entra nella realtà operativa e nella comunità professionale. Certo questo comporta ulteriore impegno e fatica nell affiancamento e nell inserimento, cosa che potrebbe essere contenuta se l impostazione accademica forse diversa. Adesso, con la riforma Gelmini, vedremo cosa riusciremo a fare rispetto al mantenimento del nostro settore scientifico disciplinare e alle docenze infermieristiche. Anche perché questo è un vero paradosso: i medici si tengono il corso di Laurea in Infermieristica dentro la facoltà di Medicina e Chirurgia, vogliono avere la titolarità degli insegnamenti e poi si lamentano perché questi professionisti, che hanno contribuito a creare, sono più vicini a loro di quanto a loro stessi interesserebbe.16 16 Aprile 2011 In Primo Piano Cresce la solidarietà e il volontariato Si costituisce il nucleo Cives di Salerno Nasce a Salerno presso la sede del Collegio Ipasvi l 8 ottobre 2010 il nucleo provinciale Cives. Preso atto che Salerno, su 101 collegi presenti in Italia, dà vita al 14 nucleo in Italia, si attesta un grande valore degno di elogio al Presidente, al Consiglio Direttivo e agli infermieri salernitani. Gli infermieri che hanno realizzato il progetto ed hanno formato l assemblea costituente del Cives di Salerno sono: Albano Andrea, Ardovino Giovanni, Barba Mario, D Andretta Gennaro, De Vivo Luigi, De Vivo Salvatore, Faiella Prisco, Falciano Emilia Ortensia, Forlano Giuseppe, Galdi Maddalena, Garone Elia, Gruosso Antonio, Magliano Giovanni, Mancino Pasqualina, Murino Ofelia, Pecoraro Giuseppina, Radeanu Ruxandra, Ricciardi Carmine, Tramontano Antonio, Trimarco Tiziana, Tripari Giantonio. Le motivazioni che hanno spinto il Consiglio Direttivo e i membri dei Revisori dei Conti del Collegio Ipasvi di Salerno e gli infermieri dell assemblea costituente sono di carattere sociale che onora la professione infermieristica, consapevoli dell importanza di realizzare anche in emergenza una risposta sanitaria di alto livello. Attraverso quanto sancito dallo Statuto Cives e la volontà dell Assemblea Costituente ecco gli organi del Nucleo provinciale Cives di Salerno. Comitato Direttivo Provinciale: Forlano Giuseppe (Referente) Tripari Giantonio (vice Referente) Albano Andrea (Segretario) Ardovino Giovanni (Consigliere) Galdi Maddalena (Consigliere) Revisori dei Conti: Barba Mario (Presidente) De Vivo Luigi (componente) Pecoraro Giuseppina (componente) Comitato di Garanzia: Celentano Carlo (Presidente) Faiella Prisco (componente) Tramontano Antonio (componente) In Campania è molto sentito il volontariato: il terremoto dell'irpinia, le frane di Sarno e Quindici, il Bradisismo della Zona Flegrea, l attività del Vesuvio. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini proprio in occasione del terremoto dell'irpinia, denunciò, rivolgendosi alla Nazione, l'irresponsabilità, l'inerzia, i ritardi di una Pubblica Amministrazione disorganizzata e incapace di portare soccorsi con l'immediatezza che quella sciagura richiedeva. Nel 1992 fu istituito, con la legge 225, il Servizio Nazionale della Protezione civile, e alle or-17 Aprile ganizzazioni di volontariato che vi aderiscono, è stato espressamente riconosciuto il ruolo di "struttura operativa nazionale", parte integrante del sistema pubblico, alla stregua delle altre componenti istituzionali, come il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, le Forze Armate, le Forze di Polizia, il Corpo forestale dello Stato, ecc. Tra queste il Cives -Coordinamento Infermieri Volontari dell Emergenza Sanitaria-.Cives è nata nel 1998 per volontà della Federazione Nazionale Collegi Ipasvi, ed è un'associazione di volontariato Nazionale articolata su base provinciale formata esclusivamente da infermieri regolarmente iscritti ai Collegi provinciali Ipasvi. La professione infermieristica attraverso Cives interviene non solo nelle prime fasi dell'emergenza, ma anche in seguito, quando si rendono necessarie competenze diverse come: Emergenza e Terapia Intensiva Ospedaliera, Area Medica, Area Chirurgica, Area Pediatrica, Emodialisi, Ortopedia e Traumatologia, Area di salute mentale, Sanità pubblica e assistenza territoriale in modo da garantire una presenza qualificata in tutti i settori della sanità. Protezione Civile, 2 raduno nazionale dei volontari Con Cives gli infermieri italiani ai vertici nazionali del volontariato Il 24, 25 e 26 Settembre 2010 si è tenuto a Milano il 2 Raduno Nazionale dei volontari di Protezione Civile, in occasione della ricorrenza di San Pio da Pietrelcina, patrono e protettore dei Volontari. Quest'anno l'evento è stato arricchito anche da due appuntamenti collaterali quali l'allestimento dell'ospedale da Campo, presso l'ippodromo di San Siro, da parte dei volontari dell'associazione Nazionale Alpini; e il convegno internazionale "La Sanità in Emergenza: esperienze a confronto" curato dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile. Da venerdì 24 settembre all'arena Civica, nelle 84 tende pneumatiche del Dipartimento Nazionale, sono stati accolti i volontari delle Associazioni della Consulta Nazionale, tra queste il Cives che a livello nazionale è una delle 22 Organizzazioni di Volontariato che rappresenta gli infermieri dediti al Volontariato e che hanno aderito alle iniziative della "Settimana della Protezione Civile". Sotto una pioggia battente, i volontari si sono schierati in Piazza Duomo per la benedizione di uomini e mezzi, da parte del Mons. Manganini. Grande emozione ha suscitato l'intervento del Capo Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, Guido Bertolaso, che ancora una volta ha ringraziato sentitamente i volontari per il loro fondamentale e insostituibile aiuto. Si sono succeduti sul palco, tra le gli altri, anche il Sindaco di Milano, Letizia Moratti, l'assessore Regionale alla Protezione Civile, Romano La Russa, l'on. Giuseppe Zamberletti, papà della Protezione Civile e il Direttore della Direzione Specialistica Protezione Civile. In chiusura, domenica 26 settembre, si è tenuto, presso l'ippodromo di San Siro, il convegno internazionale "La Sanità in Emergenza: esperienze a confronto", sempre alla presenza del Dott. Bertolaso, dove i relatori presenti hanno potuto confrontarsi in merito alle proprie esperienze maturate in situazioni di emergenza. Nella stessa giornata, è stato ancora possibile visitare l'ospedale da Campo degli Alpini, dove è stato illustrato ai visitatori, il funzionamento dei vari settori che compongono l'ospedale, tra cui anche una sala operatoria e una farmacia. Tra gli eventi, il 25 settembre si è costituito il Nucleo Cives di Varese guidati da Luigi Platamone e Santo Salvatore, supportati dal Presidente del Collegio IPASVI di Varese Aurelio Filippini e tutto il Consiglio Direttivo.18 18 Aprile 2011 I Collegi della Campania informano QUI NAPOLI Il governo della complessità e di Margherita Ascione* e Concetta Pane* A d Orvieto, nella splendida cornice della magnifica sala dei 400 del Centro Congressi di Palazzo del Popolo, si è tenuto nei giorni 25 e 26 febbraio c.a. un corso di formazione, informazione e aggiornamento dal titolo: Il governo della complessità e dei percorsi assistenziali organizzato dal Comitato Infermieri Dirigenti con il patrocinio del Comune di Orvieto, dell ASL n. 4 Terni e della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto. I percorsi assistenziali sono strumenti di gestione clinica, usati per definire, in accordo all Evidence- Based Medicine (EBM), nel contesto applicativo locale, il miglior processo assistenziale per rispondere a specifici bisogni di salute. I percorsi assistenziali, quindi, pongono l attenzione sul miglioramento dei processi per ridurne la variabilità non necessaria e per aumentare la qualità dell assistenza e del servizio offerti (Panella 2004; Pearson et al. 1995; Kitchiner et al. 1996). Il corso, nella 1ª sessione Innovazione nella sanità ha previsto vari interventi: il dott. Fontana, dirigente di Struttura Medicina Convenzionata Territoriale, Progetti di qualità e Ricerca della Regione Lombardia, ha illustrato il nuovo Piano Sanitario Nazionale con gli obiettivi prioritari da conseguire: semplificare le modalità di accesso burocratico amministrative, tutelare e curare le fasce più deboli: i malati psichiatrici, gli anziani non autosufficienti, i disabili favorendo anche la loro integrazione nella vita quotidiana, diffondere le cure palliative e la terapia per alleviare il dolore, gestire efficacemente i servizi sanitari. Interessante è stato l intervento della dott.ssa Grazia Monti, dirigente sanitario del S.C. Servizio di Assistenza infermieristica e Ostetrica Azienda Sanitaria di Firenze, che ha relazionato sul Lean-thinking metodo guida per un semplice e quotidiano miglioramento del team sanitario nella riduzione degli sprechi, nel migliorare le prestazioni e guadagnare in efficienza risparmiando. La dott.ssa Daniela Tartaglini, ricercatore MED 45 e direttore del Servizio infermieristico del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, è intervenuta sui percorsi di accoglienza che sono attuati al Campus Bio- Medico: qui l accoglienza è ritenuta condizione di fondo per il percorso assistenziale, non solo rivolto al malato ospite, ma anche agli operatori dell ospedale. La Dirigente Infermieristica Tecnica Riabilitativa Aziendale dell A.O. Ospedale Niguarda Ca Granda di Milano, la dott.ssa Giovanna Bollini, ha presentato un progetto interaziendale che ha coinvolto e interessato 8 aziende ospedaliere19 Aprile Ridisegnare il percorso dei pazienti all'interno della rete dei servizi della salute, coniugando l'efficienza con la qualità dei risultati e l'innovazione. dei percorsi assistenziali della regione Lombardia, dove infermieri e medici insieme hanno attuato una valutazione assistenziale e clinica dei pazienti utilizzando strumenti come l IIA (Indice di Intensità Assistenziale), il MEWS (Modified Early Warning Score) e il CIRS (Cumulative Illness Rating Scale), successivamente stimato la congruenza tra valutazione infermieristica dell intensità assistenziale e valutazione medica della complessità clinica con la stima dell appropriatezza dei tempi. Altro intervento interessante è stato quello del dott. Mirco Gregorini, Bed Manager dell Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer di Firenze, che ha descritto il il Bed Management, uno strumento in grado di ottimizzare i Patient Flow (percorsi di cura) e la corretta logistica dei pazienti, assicurando un uso adeguato della risorsa posto letto. Importanti ed interessanti sono state le relazioni degli altri relatori al convegno, quali il dott. Carmine Clemente, direttore del Corso di perfezionamento Sociologia della Salute, dei Sistemi Sociali e Sanitari dell Università degli Studi di Bari, che è intervenuto sul passaggio dall organizzazione funzionale alla gestione per processi, il dott. Enrico Desideri, Direttore Generale del Usl 8 di Arezzo, che ha parlato dell Ospedale per Intensità di Cura e la dott.ssa Mara Pellizzari, responsabile del Servizio Infermieristico Aziendale dell ASS5 Bassa Friulana di Udine, che ha illustrato la media-bassa assistenza e l integrazione con la rete territoriale. Massiccia è stata la presenza di circa 500 partecipanti, provenienti da ogni regione italiana, che hanno assistito con interesse anche al dibattito del g. 26, con il confronto di esperienze provenienti dalle regioni Lombardia, Toscana, Lazio, Friuli ed Emilia Romagna e che ha coinvolto tutti gli astanti. Questo a significare che la presa in carico dei pazienti, da parte del personale infermieristico e medico, sulla base dell analisi dei problemi di salute e dell offerta dei servizi, deve essere costruita da un sistema di standard assistenziali e di competenza professionale. Qui trova la giusta collocazione il ruolo del dirigente infermieristico che può apportare, con le sue competenze e conoscenze di metodi manageriali innovativi, un processo di reengineering del sistema, permettendo il raggiungimento e il mantenimento di elevati standard assistenziali, il miglioramento delle prestazioni ed l efficienza, risparmiando negli sprechi. Sarebbe auspicabile che un evento, così qualificante, sia organizzato anche nella nostra regione dove i modelli assistenziali vertono ancora su un modello per funzioni e non per obiettivi. *Infermiere pediatriche Asl Na3/Sud20 20 Aprile 2011 I Collegi della Campania informano QUI SALERNO In corsia con spirito di servizio In ospedale come in politica per Spirito di servizio così esordisce Sebastiano Odierna, già Infermiere Anestesista e di Rianimazione, Assessore alle Politiche Sociali e Sanitarie della Provincia di Salerno. L esperienza quindicennale come infermiere mi ha dato l opportunità di maturare un forte senso di umanità, altruismo, disponibilità assieme alla coscienza che il lavoro va vissuto come servizio per la collettività. Ho sempre cercato di trasfondere nel mio modo di fare politica questi valori oltre alle altre qualità proprie di un buon infermiere. Cercare di essere sempre attivo nel fare del bene, guardarmi intorno con attenzione per rendermi utile per le categorie di cittadini deboli, approfondire le mie competenze, capacità progettuali ed abilità tecniche non sono altro che un modo di continuare a fare l infermiere nella polìs. L Assessore Sebastiano Odierna dall atto del conferimento delle deleghe alle Politiche sociali e sanitarie, alla sicurezza alimentare e al personale, lo scorso giugno, ha principalmente profuso le sue energie per promuovere sul territorio provinciale politiche sociali e opportunità per le persone e le famiglie in coordinamento con le politiche per la non autosufficienza; politiche per l immigrazione e per la prevenzione e riduzione delle condizioni di bisogno e contrasto della povertà e si è adoperato per rendere effettiva sul territorio provinciale la tutela della salute dei cittadini. Molti i progetti promossi dall'assessore Odierna nei settori sopra elencanti, tra i quali: Progetto "TURISMO ACCESSIBILE. Un progetto innovativo e di grande rilievo sociale: una ricerca sul Turismo Accessibile che ha preso in esame le aspettative dei ragazzi disabili dai 18 ai 35 anni in merito alla possibilità di usufruire di un turismo che sia davvero accessibile. L accessibilità rappresenta un criterio innovativo del modo di pensare i luoghi in cui la gente vive la propria quotidianità ed il proprio tempo libero. Bisogna, quindi, sdoganare questo concetto da temi riguardanti solamente categorie particolari perché dove una persona con difficoltà di movimento vive bene, gli altri vivono ancora meglio ha sottolineato l Assessore Odierna E stato un onore il fatto che sia stata scelta la Provincia di Salerno per effettuare questa importantissima ricerca. Costituzione OSSERVATORIO PER- MANENTE PROVINCIALE SULLA CONDIZIONE MINORILE in collaborazione con il Tribunale dei Minorenni di Salerno, la Procura della Repubblica Presso il Tribunale di Salerno e il Dipartimento di Scienze dell educazione dell Università degli Studi di Salerno. L Osservatorio ha lo scopo di analizzare, attraverso la raccolta e l integrazione dei dati provenienti da tutte le risorse istituzionali e sociali del territorio, la reale situazione dei minori nella nostra provincia, i problemi che esigono interventi di protezione e di promozione, le reali risorse di cui ci si può avvalere dichiara l Assessore Odierna -. Attraverso l Osser- Vedere altro
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References: art. 2
 articolo 4
 Art. 1
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 4
 Art. 5
 Articolo 32