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Timestamp: 2018-05-21 02:57:21+00:00

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Coordinamento Nazionale per gli Alberi e il Paesaggio - CONALPA | L'importanza degli alberi. Ecologia, tutela e valorizzazione | PAESAGGIO E ALBERI | Home
Pubblicato Lunedì, 28 Novembre 2016 19:00 | Scritto da Direttivo CONALPA | Visite: 2198
Un argomento che è poco dibattuto ma che ha un'importanza rilevante quello dei danni da decespugliatore su alberi e arbusti. Quante volte abbiamo visto nei parchi e giardini giovani alberi o arbusti che hanno delle profonde cicatrici nel colletto o delle ferite ancora fresche da scortecciamento da corda di decespugliatore. Si tratta di un problema dilagante che è causato dalla minima professionalità di certi giardinieri. Oltre a rovinare esteticamente una pianta deturpandone per sempre l'immagine, lo scortecciamento può causare la propagazione di malattie fungine e anche problemi di stabilità. Una pianta sana può reagire in vario modo alla ferita e tutto dipende dalla profondità e dal tipo di tessuto interessato dalla lesione. Nel caso di ferite superficiali, se il cambio o parte di esso di rimane integro, la pianta reagisce formando un tessuto calloso che si estende sull'intera superficie colpita dalla lesione. Nel caso invece di ferite profonde, il danno è importante e la pianta non riesce a richiudere la ferita. Questi continui "colpi di frusta" sono una tortura che si ripete ogni stagione, soprattutto in primavera, quando le erbacce diventano incontenibili. L'albero mette in campo tutte le sue energie per sopravvivere ma non può difendersi da solo contro il giardiniere selvaggio che ogni volta torna a colpire e a provocare ulteriore danno.
Danni da decespugliatore su Cercis siliquastrum - Foto Colazilli
Le parti dell'albero che possono essere compromesse da un colpo di corda del decespugliatore sono le seguenti: la corteccia, che serve a proteggere l'albero dagli agenti atmosferici e dagli insetti, il libro, che serve a proteggere l'albero dall'umidità; poi c'è il cambio, zona in cui si crea nuovo legno che permette all'albero di crescere e che crea ogni anno nuove fibre; poi l'alburno, in cui avviene il trasporto della linfa dalle radici alle foglie. Nei giovani alberi, se il colpo del decespugliatore è stato violento ed è stata utilizzata una corda particolarmente spessa si può arrivare ad intaccare il cuore del tronco che è il durame. La cattiva manutenzione effettuata con il decespugliatore può essere vettore di pericolose malattie fungine che possono provocare anche la morte dell'albero. Una delle malattie più devastanti che si propaga attraverso il maldestro uso del decespugliatore è il Cancro colorato del Platano, provocato da un fungo, la Ceratocystis fimbriata, che uccide questi alberi. Questa malattia può propagarsi attraverso lo scortecciamento dei colletti e la mancata disinfezione degli strumenti usati in piante malate.
Danno da decespugliatore su Cercis siliquastrum - Foto Colazilli
Per prevenire questi problemi, la prima cosa è la professionalità dell'operatore. Chi maneggia quotidianamente il decespugliatore dovrebbe essere istruito con corsi di perfezionamento in merito ai danni che questo macchinario può provocare su alberi e arbusti. Poi si possono trovare alcuni accorgimenti a costi minimi, tipo quello di un inserire un pezzo di currogato con un taglio verticale per tutta la sua lunghezza e sistemarlo intorno al colletto della pianta. In questo modo si impedisce qualsiasi scontro della corda con i tessuti dell'albero. Oppure, se si vuole tornare alla vecchia maniera, le operazioni di eliminazione delle erbacce intorno ai colletti possono essere fatte a mano, mettendosi un paio di guandi da giardino.
Pubblicato Martedì, 15 Novembre 2016 21:06 | Scritto da Direttivo CONALPA | Visite: 5243
Pubblicato Domenica, 10 Aprile 2016 11:21 | Scritto da Direttivo CONALPA | Visite: 3707
ALBEROFOBIA!
La tortura degli alberi sta diventando un problema con implicazioni sociali ed economiche che affligge molte città italiane con danni spesso gravi al patrimonio pubblico e privato. In tante parti, giardini pubblici o privati, ci imbattiamo in squadre di incompetenti armati di motosega che si accaniscono nel peggiore dei modi contro questi esseri viventi incapaci di reagire.
Eucaliptus distrutti da selvagge capitozzature. - Foto di Nino Gaetano Saurio
Con la pessima gestione del verde si vanno a creare potenziali bombe a orologeria pronte a uccidere; gli alberi poi soccombono tra malattie fungine, carie, crescita stentata, collasso ed infine crollo su cose e persone durante i temporali o le tempeste di vento. Spadroneggia il "ribasso" negli appalti pubblici e privati; non ci sono soldi per lavori a regola d'arte e la qualità dell'esecuzione è un antico ricordo in numerosi casi; tutto deve essere fatto di fretta perchè la prima regola è quella di prendere più lavori possibili al di là della professionalità nell'esecuzione. E sono purtroppo in tanti a cadere nel tranello, spinti dalla crisi o dall'ignoranza.
Gelso capitozzato ad appendipanni - Foto di Graziano Asara
Olmo ucciso dalle cattive potature - Foto di Alberto Colazilli
E' importantissimo fare distinzione tra incompetenti con la motosega e arboricoltori: i primi usano la motosega per distruggere l'albero senza alcuna pietà; i secondi invece sono i veri esperti dell'albero ed hanno la pazienza e l'accortezza di saper osservare, studiare e intervenire con professionalità e bravura. Importante ricordare che la potatura autentica è quella che non si vede e che non produce danni fitosanitari ed estetici all'albero.
Cedri selvaggiamente capitozzati - foto di Bruno Peli
Olmo selvaggiamente capitozzato - Foto di Alberto Colazilli
Sui social network si assiste a una drammatica "galleria degli orrori": alberi in salute che vengono distrutti con una tale raffinata violenza e psicopatia da ricordare le menti malate dei criminali di guerra. Dopo le latifoglie orrendamente capitozzate e torturate, si assiste alla moda di distruggere cedri, abeti, pini, cipressi, araucarie. L'arma della tortura è sempre lei, la motosega, che rende invicibili e onnipotenti questi criminali! La motosega deve tagliare il più possibile! Ma cosa spinge questi psicopatici a compiere simili atti di barbarie contro la natura? Non è soltanto l'ignoranza, in molti casi eclatanti siamo ormai nella sfera della psichiatria, siamo davanti a soggetti che godono nel fare del male agli alberi, che vogliono sfogare la propria frustrazione e la propria rabbia, che vedono nella motosega pazza un modo per dominare, reprimere, distruggere, massacrare. Gli alberi acquistano forme inusuali, fuori da ogni logica, tipiche di un film horror. E' la fiera dell'appendipanni selvaggio, della capitozzatura più veloce e letale, della distruzione sistematica dell' "essere albero" per trasformarlo in un "feticcio", un trofeo da esibire o umiliare se necessario.
Alberi capitozzati - Foto di Bruno Peli
Albero torturato - foto di Giovanni David
Gingko Biloba trasformato in appendipanni horror - Foto di Giovanni David
E cosa vogliamo dire dei "committenti" di tali lavori? Spesso è lo stesso committente che chiede di tagliare o capitozzare il più possibile. Fobia degli alberi, visione antropocentrica esasperata, elogio del cemento... il dibattito è sempre aperto e in questa "terra di mezzo" possiamo incontrare personaggi di dubbio gusto che ne pensano e ne fanno di tutti i colori! La potatura adesso serve per procurarsi più legna possibile, si vedono interi camion o trattori carichi di ramaglie e tronchi, risultato di questi lavori, che spesso è un ulteriore compenso per i "potatori selvaggi". Chi promuove questo tipo di potatura si difende dicendo che è una questione di sicurezza, ci si appella all'estrema urgenza che in tante situazioni con alberi in ottimo stato di salute non esiste assolutamente. La triste verità è che tramite questa terribile gestione delle potature molti alberi prima sani si trasformano in pericoli per la pubblica incolumità diventando instabili o vettori di malattie per altre piante.
I danni all'ambiente che derivano da questa cattiva gestione degli alberi sono molteplici: prima di tutto un danno alla sottrazione di CO2 visto che maggiore è la densità fogliare, maggiore l'ecoservizio dell'albero; problemi nella mitigazione dell'effetto calore e del particolato atmosferico PM10; danni economici al patrimonio immobiliare che perde di valore di fronte a questi scempi; danni psicologici alle persone sensibili che si ritrovano a vivere in una galleria degli orrori a cui non riescono a dare un senso, da qui attacchi d'ansia, depressione, senso di frustrazione, senso di sradicamento.
Araucaria trasformata in palma - Foto di Pierandrea Bentivoglio
Questi incompetenti con la motosega sono il prodotto di una società ormai totalmente degradata e degradante, una degenerazione culturale contagiosa e insidiosa che mette a rischio la nostra dignità di esseri umani. Come già detto altre volte, questi crimini sono un'offesa per gli occhi e per lo spirito di chi è costretto ad assistere allo scempio e a dover guardare poi ogni giorno gli orridi feticci.
Querce torturate - Foto di Alberto Colazilli
Querce torturate in stile Horror - Foto di Alberto Colazilli
Bisogna avere il coraggio e la durezza di far pagare i danni a questi criminali del verde che operano "contro natura", creare una legislazione ad hoc dura e implacabile che vada a punire questo cattivo modo di gestire gli alberi in città e nel paesaggio.
La famosa Legge 10 del 14 gennaio 2013 relativa agli spazi verdi urbani, precisamente nell' Art.6. Punto 1 recita. "Ai fini di cui alla presente legge, le regioni, le province e i comuni, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze e delle risorse disponibili, promuovono l'incremento degli spazi verdi urbani, di «cinture verdi» intorno alle conurbazioni per delimitare gli spazi urbani, adottando misure per la formazione del personale e l'elaborazione di capitolati finalizzati alla migliore utilizzazione e manutenzione delle aree, e adottano misure volte a favorire il risparmio e l'efficienza energetica, l'assorbimento delle polveri sottili e a ridurre l'effetto «isola di calore estiva», favorendo al contempo una regolare raccolta delle acque piovane..."
Successivamente, al punto g) dell'articolo 6 si legge che regioni, province e comuni promuovono la "creazione di percorsi formativi per il personale addetto alla manutenzione del verde, anche in collaborazione con le universita', e alla sensibilizzazione della cittadinanza alla cultura del verde attraverso i canali di comunicazione e di informazione."
In pratica quello che sta succedendo è che la Legge 10 nell' Art.6 detta disposizioni ben precise per la corretta gestione del verde urbano, prevedendo la formazione degli addetti alla manutenzione, ma tutto questo non è preso in considerazione da moltissimi comuni e nelle Regioni, mancando lo spirito dell'attuazione della legge. Insomma, è una problematica più culturale che di mancanza di leggi. Non c'è volontà al controllo del verde e non si rispettano i regolamenti comunali. E tale incertezza non fa che dare forza ai potatori selvaggi.
Un povero frassino torturato dalle motoseghe - Foto di Alberto Colazilli
Composizione di Platani capitozzati. Esaltazione del potere della motosega - Foto di Alberto Colazilli
Nei regolamenti del verde comunale si legge spesso che la capitozzatura è vietata sugli alberi. In realtà, questi "malati" del taglio se ne fregano di un regolamento e approfittano del fatto che nessuno interviene con approfonditi controlli.
Cedri torturati - Foto di Mordecai Bloodwing
Cedro capitozzato - Foto di Emanuele Polato
Pino di Aleppo torturato - Foto di Alberto Colazilli
Pino domestico - Foto di Alberto Colazilli
Pini domestici torturati - Foto di Alberto Colazilli
Prunus in fiore capitozzato - Foto di Alberto Colazilli
Albero di Giuda duramente capitozzato - Foto di Alberto Colazilli
Albero di Ibisco torturato - Foto di Alberto Colazilli
Albero di Olmo collassato per cattive potature - Foto di Alberto Colazilli
Albero di Robinia completamente distrutto dalle potature
Platani rovinati da cattive potature - Foto A. Colazilli
Albero di Frassino orrendamente mutilato - Foto A. Colazilli
La soluzione a questa follia sta solo in una buona educazione e in un senso di civiltà, due cose fondamentali che stanno scomparendo. Una Nazione civile si vede anche da come gestisce il suo verde pubblico e privato. I bravi professionisti in Italia sono visti come una razza aliena che appartiene all'iperuranio e in questo delicato settore purtroppo il nostro Bel Paese rischia di scivolare sempre più in un inferno di incertezza e incompetenza.
Pubblicato Lunedì, 15 Febbraio 2016 13:32 | Scritto da Direttivo CONALPA | Visite: 14981
Esemplare di Quercia con una chioma ancora allo stato naturale - Foto di Alberto Colazilli
La potatura è un'operazione molto seria che svolge un ruolo fondamentale nella corretta gestione degli alberi. E' un'arte a tutti gli effetti che implica un fattore molto importante: l'osservazione e lo studio dell'albero in tutte le sue particolarità. Per molte amministrazioni pubbliche e per tanti privati cittadini la cura delle alberature diventa spesso un problema insormontabile o addirittura motivo di ansia e di stress. Sono troppi poi i "giardinieri della domenica" che si improvvisano potatori causando danni per migliaia di euro su alberi di pregio e peggiorando sempre di più il settore del giardinaggio e dell'arboricoltura.
Una mentalità estremamente difficile da combattere è quella che vuole l'albero drasticamente potato, cambiato nei suoi connotati, seguendo la logica della "messa in sicurezza". In realtà, quando si sente questo termine applicato agli alberi c'è da preoccuparsi; si mette in sicurezza una casa, un palazzo o un ponte che sono cose statiche create con materiale inerte. Per gli alberi, che sono esseri viventi, bisognerebbe avere un approccio molto meno drastico e più di rispetto, smettendola di vederli sempre come oggetti di arredo urbano. Gli alberi, lo ricordiamo per l'ennesima volta, sono dei formidabili alleati nella lotta all'inquinamento, sono produttori di ossigeno e sono fissatori della CO2.
Gli alberi si potano nel periodo di riposo vegetativo che va dal mese di novembre alla prima metà di marzo. Potare gli alberi quando sono in fioritura o in vegetazione provoca seri danni derivanti dalla diminuzione di fotosintesi clorofilliana. Gli unici interventi da fare in primavera-estate sono dedicati alla eliminazione di rami morti o malati e alla asportazione di succhioni e polloni.
Secondo la moderna arboricoltura gli alberi non devono mai essere drasticamente potati, ma anzi bisogna rispettarne scrupolosamente la forma e le dimensioni per evitare danni biologici. La potatura, nel suo significato più alto, dovrebbe migliorare l'aspetto della pianta e il suo stato di salute. Secondo le ultime ricerche scientifiche la miglior potatura è quella che non si vede, che si adegua alla struttura dell'albero, che tende ad alleggerire il superfluo, eliminando il secco e i rami rovinati, rinforzando le ramificazioni e permettendo il passaggio della luce in ogni punto della chioma. Per non provocare danni all'albero bisognerebbe eliminare appena il 20 percento della chioma dell'albero, soprattutto nel caso di alberi monumentali, filari storici e esemplari di pregio storico e paesaggistico. Preservare l'integrità della chioma di un albero è di fondamentale importanza anche nella lotta al particolato atmosferico che viene intercettato dalle ramificazioni.
Un ottimo intervento di potatura è quello effettuato tramite il Tree Climbing che permette di operare in maniera approfondita all'interno della chioma dell'esemplare. I classici cestelli, particolarmente ingombranti, in molti casi non permettono un lavoro dettagliato e, soprattutto per i grandi alberi, possono essere usati solo per interventi sulle aree periferiche della chioma.
Esemplare di Quercia con la chioma al naturale - Foto di Alberto Colazilli
L'albero ha un valore sia naturalistico che economico quindi qualsiasi intervento inadeguato va a depauperare anche dei beni ambientali molto costosi e importanti per l'abbellimento estetico di una città o di un giardino. La capitozzatura, spesso, viene vista come potatura veloce ed economica che fa risparmiare tempo e finanziamenti agli amministratori e ai cittadini. In realtà non è assolutamente così. La pratica della capitozzatura. attraverso l'eliminazione di gran parte della chioma dell'albero, produce moltissima legna che in molte situazioni viene utilizzata come mezzo per risparmiare consentendone la raccolta da parte delle squadre di potatori.
La potatura drastica è molto utilizzata perchè si approfitta dell'ignoranza di amministratori e cittadini e non si lavora affatto sulla comunicazione e sull'educazione, spiegando che quello che si sta facendo è totalmente errato. E' assolutamente falso il detto che bisogna fare grossi tagli così la pianta si rafforza e si ringiovanisce. I risvolti di questo tipo di interventi si vedono con il passare degli anni, quando le alberature iniziano a trasformarsi in pericolo per cose e persone con lo sviluppo di carie del legno, malattie fungine, produzione di ramificazioni strutturalmente deboli che possono rompersi al primo temporale o nevicata oltre alla crescita stentata e al collasso dell'albero.
La capitozzatura degli alberi provoca danni ambientali con perdita di valore dell'albero come ecosistema; danni estetici con perdita di bellezza dell'albero e quindi del suo valore storico, culturale ed economico; danni strutturali perchè l'albero diventa un pericolo per cose e persone. La perdita di valore economico degli alberi può compromettere anche lo stesso valore turistico di un luogo, di un paesaggio o di una proprietà.
2) Gli alberi capitozzati vanno incontro a stress da irraggiamento perché sprovvisti totalmente delle ramificazioni che sono importanti per proteggere il tronco e le radici dai raggi del sole. Queste "scottature" dei tessuti della pianta possono portare col tempo alla nascita di cancri e distaccamento della corteccia dal tronco oltre alla morte stessa della branca interessata o di parte dell'albero.
4) La produzione dei numerosi rami in seguito ai drastici interventi di potatura sono il risultato estremo del dispendio energetico delle riserve della pianta, messe subito a disposizione per correre ai ripari su tre fronti fondamentali: carenze nutrizionali per la mancanza di fogliame, la necessità di un immediato schermo solare (col tempo la pianta morirebbe sotto i raggi del sole senza ramificazione) oltre al riequilibrio con le radici (che sono il cervello della pianta). I nuovi germogli esploderanno in una crescita vigorosa ma saranno molto sottili e delicati, non potranno svilupparsi tutti, seccando o rompendosi al primo vento o alla prima pioggia violenta. I rimanenti nuovi rami emessi dalla pianta per reazione al taglio, inoltre, non sono comunque destinati a durare molto perché verranno tagliati nella seguente potatura o altrimenti lasciando la chioma con un portamento assolutamente innaturale e potenzialmente pericoloso alla stabilità futura dell’albero.
5) La capitozzatura o il taglio drastico della chioma degli alberi viene eseguita spesso anche per ragioni di sicurezza urbana o per ridimensionare gli esemplari troppo ingombranti. In realtà, si ha l'effetto contrario perchè l'albero crescerà a dismisura e male, con una chioma totalmente disordinata e intricata, che può essere sottoposta all'effetto vela di forti venti con pericolo di schianti . In pratica, vengono creati dei "mostri" pericolosi e brutti da vedere che devono essere contenuti ogni anno con nuovi interventi di potatura drastica.
6) Una potatura drastica obbliga interventi analoghi ogni 3-4 anni per reprimere la vigorosa e innaturale crescita dell'albero e peggiorando sempre di più la situazione. Alla fine ci si ritrova con alberature seriamente compromesse che non hanno più la capacità di produrre ecoservizi e che dovranno essere sostituite con nuovi esemplari con un costo molto alto per le amministrazioni.
7) Il recupero degli alberi sformati da capitozzatura comporta degli interventi di potatura particolarmente laboriosi e costosi che devono ricreare il più possibile la forma naturale dell'albero.
Una potatura corretta che non va a snaturare la forma dell'albero è molto meno costosa perchè la pianta ogni anno avrà bisogno solo di una ordinaria manutenzione con piccoli interventi di miglioramento e valorizzazione.
Una quercia capitozzata e ridotta a un albero dalla forma innaturale, privo di valore estetico e ambientale - Foto di Alberto Colazilli
L'orrenda "mutilazione" di una quercia tramite la capitozzatura. - Foto di Alberto Colazilli
Quercia capitozzata in totale stress vegetativo - Foto di Alberto Colazilli
Quercia capitozzata coperta da una miriade di nuovi germogli, deboli e sottili - Foto di Alberto Colazilli
L'innaturale forma di una quercia capitozzata, completamente coperta da germogli nel periodo vegetativo. - Foto di Alberto Colazilli
Alberi di Quercus ilex (Leccio) totalmente capitozzati a cui è stata asportata tutta la chioma. - Foto di Alberto Colazilli
Potare gli alberi in ambiente urbano.
In ambiente urbano gli alberi si trovano in una situazione particolarmente ostile perchè sono costantemente soggetti ad attività antropiche e ridimensionamento del proprio spazio vitale e del suolo in cui crescono. In città gli alberi sono coltivati e la loro aspettativa di vita si dimezza rispetto a quelli che crescono in un bosco o in campagna. Fattori implacabili come l'inquinamento, cantieri, scavi, ampliamenti di edifici ecc... vanno a compromettere la loro salute, la struttura della chioma e le radici. In città l'albero, purtroppo, non avrà mai vita facile.
La corretta progettazione degli spazi cittadini dovrebbe adeguarsi all'albero rispettandone l'area di pertinenza; in realtà, si continua a fare il contrario, ovvero adeguare gli alberi alle case e ai palazzi, comportando grossi problemi nella gestione del verde pubblico. Su questa problematica c'è ancora molto da fare a livello di comunicazione ed educazione presso gli enti pubblici. Inoltre, tanti studi di progettazione continuano a vedere l'albero come un arredo urbano e non come un essere vivente che ha bisogno del suo spazio vitale per crescere.
Anche la scelta degli alberi è di fondamentale importanza per ridurre grossi interventi cesori di contenimento, soprattutto in ambienti urbani già costituiti dove la distanza tra spazi verdi ed edifici risulta minima. Per andare incontro a queste esigenze si possono scegliere specie arboree di terza grandezza (altezza minore ai 10 metri in maturità) che possono essere gestite senza troppi problemi. L'albero giusto al posto giusto può risolvere molti problemi di gestione ed evitare anche futuri danneggiamenti ed abbattimenti.
Errata potatura su alberi di Quercia - Foto di Alberto Colazilli
Superficialità, ignoranza e incompetenza rovinano gli alberi
La proliferazione di ditte con giardinieri improvvisati che sanno solo usare la motosega senza capire e conoscere l'effettivo valore degli alberi è una pestilenza che andrebbe combattuta con forza e decisione. Purtroppo la devastazione è sotto i nostri occhi e molta superficialità e incompetenza contraddistingue gli operatori che hanno solo interesse a far soldi subito e senza impegnarsi più di tanto. Sono ancora pochi gli arboricoltori e i giardinieri paesaggisti che conoscono bene le esigenze dell'albero e che operano con professionalità anche facendo comunicazione ed educazione presso i privati e le amministrazioni pubbliche. I regolamenti del verde pubblico e privato sono di grande importanza per dettare le giuste regole di potatura e gestione degli alberi, ma ancora più importante è la comunicazione mediatica e l'educazione di amministratori e residenti per ridare dignità all'albero e al suo valore ambientale e sociale.
Pubblicato Mercoledì, 06 Gennaio 2016 22:07 | Scritto da Direttivo CONALPA | Visite: 37828
Lo studio sugli alberi anti-inquinamento viene portato avanti con importanti risultati dal CNR-ibimet di Bologna e da vari studi effettuati in ambiente anglosassone. Secondo i ricercatori dell’University of Southampton, i cui studi sono stati pubblicati sulla rivista Landscape and Urban Planning è stato stimato che a Londra gli alberi rimuovono ogni anno tra le 850 e le 2.100 tonnellate di Pm10. Uno studio condotto dai ricercatori americani nel 2010 ha scoperto che gli alberi e le foreste degli Stati Uniti hanno rimosso 17,4 milioni di tonnellate di inquinamento atmosferico con effetti positivi sulla salute umana valutati in 6,8 miliardi di dollari. Tale studio è stato pubblicato sulla rivista Enviromental Pollution.
Quello che fa più danni all'apparato respiratorio umano è il Pm2,5, molto più fine e insidioso, contenente particelle di formazione antropogenica tra cui nitrati e solfati. Questo Pm2,5 è ampiamente prodotto in ambiente urbano durante il traffico stradale. Secondo gli esperti della American Forestry Association, il valore complessivo di un albero urbano di 50 anni è di circa 57.000 dollari. Ed è stato studiato come un albero di circa 20 metri di altezza con una chioma di 10 metri x 10 metri nel complesso può assorbire in un anno circa 1000 g di particolato.
Le principali caratteristiche che rendono un albero spazzino delle polveri sottili e gas inquinanti risiedono nelle foglie: grandezza degli stomi e presenza di peli (cere e tricomi) che risiedono nella pagina inferiore della foglia. II particolato viene intercettato da quelle superfici fogliari che sono particolarmente rugose e ricche di peli. Una volta trattenuto, il particolato viene poi dilavato dalle piogge. I gas inquinanti vengono invece immagazinati attraverso gli stomi. Più sono numerosi, maggiore è la capacità di purificare l'aria.
I principali alberi anti-inquinamento che possono essere usati in ambiente urbano sono: bagolaro (Celtis australis), biancospino (Crataegus sp.), tiglio (Tilia cordata e plathyphyllos), platano (Platanus sp.), acero campestre (Acer campestris), acero riccio (Acer platanoides), acero di monte (Acer pseudoplatanus), albero di giuda (Cercis siliquastrum), ontano nero (Alnus glutinosa), gelso nero (Morus nigra), gingko biloba, orniello (Fraxinus ornus), frassino maggiore (Fraxinus excelsior), leccio (Quercus ilex), melo da fiore (Malus "evereste"), mirabolano (Prunus cerasifera), ciliegio selvatico (Prunus avium), sambuco (Sambucus nigra), olmo comune (Ulmus minor), Cerro (Quercus cerris), Liriodendron (Liriodendron tulipifera), Carpino bianco (Carpinus betulus)
Alcuni tra i migliori alberi anti-inquinamento
Bagolaro (Celtis australis) - Foto di Alberto Colazilli
Platano (Platanus sp.) - Foto di Alberto Colazilli
Pubblicato Sabato, 21 Novembre 2015 16:44 | Scritto da Direttivo CONALPA | Visite: 8140
L'albero monumentale,
simbolo di pace contro ogni forma di odio e intolleranza
L'albero monumentale è un simbolo di pace e fratellanza contro ogni forma di odio e intolleranza. Con la sua bellezza perfetta di Cattedrale della Natura e Colonna del Cielo si erge possente sugli uomini per proteggerli con la sua ombra e nutrirli con i suoi frutti.
Il grande albero è una luminosa e amichevole presenza che riesce a darci ancora speranza in questi tempi oscuri, in un mondo infiammato dal fanatismo e dalla violenza. Il grande monumento verde dona valore all'esistenza, è fonte di ispirazione per poeti e artisti, è luogo di contemplazione e di alta spiritualità dove il nostro spirito si unisce alla Madre Terra in un'atmosfera panica e romantica.
I patriarchi verdi, vivendo di pace in una dimensione pacifica, sono capaci di aggregare e di riappacificare gli esseri umani. Spesso non ci rendiamo conto che i grandi alberi sono raffinati maestri e predicatori che ci insegnano prima di tutto la pace e il significato profondo della bellezza; se abbiamo la pazienza di ascoltarli, hanno la capacità di penetrare nel nostro Io più nascosto e ci fanno riflettere sull'esistenza e sul futuro. Non predicano dottrine politiche o fanatismo; la loro è una magistrale lezione sul significato profondo della vita, sul rispetto del Creato e sul rispetto del nostro prossimo che non deve essere sottomesso, emarginato, abbandonato, corrotto e ucciso. L'incontro con un albero monumentale può essere paragonato a quello con un illustre saggio che sa aprirci la mente per farci scoprire nuovi universi prima inesplorati, in un viaggio emozionante ed affascinante alla ricerca del Divino.
Il grande albero che spezza le energie negative e produce la felicità - Foto di Alberto Colazilli
Si torna sempre profondamente cambiati da questi incontri con gli alberi sacri, arricchiti di quella sapienza divina che prima sembrava così misteriosa o irraggiungibile. Si sente la serenità che come un fluido prezioso rinvigorisce il nostro corpo e stimola così tanto il nostro cervello da sprigionare, come in un fiume in piena, l'essenza primaria delle arti, dalla pittura alla poesia fino alla scrittura. Abbracciare l'albero monumentale ci purifica dall'odio e dalla tensione; la tristezza e la depressione sembrano dileguarsi davanti al grande albero perchè esso è una creatura felice, ma di una felicità pura: assorbe il nostro malessere e lo trasforma in gioia di vivere.
Contemplare e vivere a contatto con i Patriarchi della Natura è un alto momento di crescita intellettiva e spirituale. Armonia, bellezza, ammirazione, gioiello del paesaggio, una ricchezza da conservare, memoria storica di un popolo, un vecchio amico a cui stare accanto e che mai ci lascerà soli, un tempio della pace per promuovere la pace, questo è l'albero monumentale.
Pubblicato Venerdì, 20 Novembre 2015 19:54 | Scritto da Direttivo CONALPA | Visite: 1637
Si fa un uso incredibile del termine "piantare" in riferimento agli alberi ma troppo poco si usa invece il termine "curare". Un pò tutti, istituzioni, scuole, comuni e associazioni si vantano di aver piantato tantissimi alberi su terreni incolti, in giardini pubblici e privati ma in pochi hanno il coraggio di andare oltre e studiare i ben più difficili e dispendiosi lavori di cura e manutenzione delle specie arboree.
Piantare alberi in certe situazioni rischia di diventare il palcoscenico per mettersi in mostra o per recitare frasi a effetto, un gioco per passare il tempo o per dire che siamo dalla parte del pianeta e della Natura. Ci sono feste dell'albero che corrono il rischio di trasformarsi in comizi per la salvezza del mondo in cui l'albero è il grande protagonista di questa battaglia, peccato che poi, a distanza di qualche mese lo stesso albero è morto e dimenticato perchè nessuno lo ha saputo o voluto curare.
La messa a dimora degli alberi non può ridursi solo ed esclusivamente a un teatrino dei buoni propositi. Gli alberi non sono oggetti, non devono essere trasformati in cavalli di battaglia per tenere in piedi una ideologia pseudo-ecologista o un attivismo superficiale per farsi pubblicità. Stiamo interagendo con degli esseri viventi affascinanti e complessi che hanno una dignità e un'importanza fondamentale per la nostra sopravvivenza, che hanno bisogno di molte cure e che non possono essere abbandonati soprattutto nei mesi successivi alla messa a dimora. Le amministrazioni e gli enti dovrebbero rispettare l'albero e approntare immediatamente progetti di manutenzione pensando al futuro. Significa che quando si pianta un albero si deve già immaginare come sarà questo nel futuro prossimo, tra 20-30 anni, dove arriveranno le sue dimensioni, che tipo di manutenzioni effettuare sull'albero in crescita, prevedere gli eventuali interventi fitosanitari e il miglioramento del terreno, le concimazioni, le innaffiature, lo sfalcio delle erbacce ecc.
Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus.
Pubblicato Mercoledì, 05 Agosto 2015 02:44 | Scritto da Direttivo CONALPA | Visite: 59571
Pubblicato Lunedì, 17 Novembre 2014 22:17 | Scritto da Direttivo CONALPA | Visite: 4202
ALBERI LUNGO LE STRADE
Storico filare di alberi secolari lungo una strada. Foto di Alberto Colazilli. Archivio Co.N.Al.Pa. 2010.
In data 1 giugno 2011, a seguito della interrogazione parlamentare n.4-04511 relativa agli abbattimenti di alberi lungo le più suggestive strade italiane, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha voluto chiarire la sua posizione in merito a questa situazione. Nella risposta si sottolinea che “la sentenza, riferendosi ad un singolo caso concreto, sembrerebbe non costituire enunciazione di principio generale” Di fatto, secondo il Ministro, la Corte suprema ha interpretato le prescrizione contenute nell’articolo 26, comma 6 del regolamento di attuazione ed esecuzione del codice della strada come applicabili anche per gli alberi già impiantati lateralmente alle strade, al momento dell’entrata in vigore del codice della strada.” Il Ministero conclude che il problema delle alberature stradali “ si riduce, per così dire, a definire il regime temporale della disposizione”. Il ministero di fatto risponde che gli alberi preesistenti possono rimanere ma non è possibile ripiantarne di nuovi “Pertanto, ad avviso del Ministero, gli alberi impiantati prima dell'entrata in vigore del codice della strada, nelle fasce di rispetto ad una distanza inferiore ai 6 metri, non devono essere rimossi, né si deve provvedere alla rimozione degli alberi già impiantati lateralmente alla strada nella fascia di pertinenza. Ciò non toglie che gli alberi debbano essere adeguatamente protetti, così come tutti gli altri elementi, quali costruzioni, muri, pali e sostegni, potenzialmente pericolosi per gli utenti della strada, presenti sia nella fascia di pertinenza che in quella di rispetto.”
Nella circolare del Ministero dei Trasporti in data 10/06/2011, Prot. 3224 e OGGETTO: Richiesta di parere D. Lgs. 285/92 art. 14 - Alberi ubicati nelle pertinenze stradali si sottolinea che “Con riferimento al quesito in oggetto, si fa presente che la sentenza emessa dalla Suprema Corte di Cassazione del 07.05.2010, n. 17601 sembra comunque riferirsi al singolo caso concreto, non costituendo enunciazione di principio generale.”
La circolare del ministero continua che: “Tale lettura dell'art. 26 porterebbe a dire che gli alberi già impiantati prima dell'entrata in vigore del Codice della Strada, anche se non rispettassero la disposizione del c. 6 dell' art. 26, ovvero la distanza minima dal confine stradale di 6 metri, non sarebbero comunque "fuorilegge", poiché la norma impedisce di impiantare nuovi alberi ma non obbliga la rimozione di quelli esistenti. Pertanto, ad avviso dello scrivente Ufficio, gli alberi già impiantati, prima dell'entrata in vigore del Codice della Strada, lateralmente alla carreggiata nella fascia di pertinenza ad una distanza minore di quella prevista dall' art. 26 c. 6 del Regolamento possono non essere rimossi. Ciò non toglie che gli alberi debbano essere adeguatamente protetti, così come tutti gli altri elementi, quali costruzioni, muri, pali e sostegni, potenzialmente pericolosi per gli utenti della strada, presenti sia nella fascia di pertinenza che in quella di rispetto” Il Ministero specifica pure che bisogna procedere a “l'installazione di dispositivi di ritenuta a protezione di ostacoli posti a bordo strada e/o prescrivendo una velocità di marcia ridotta.”
Per quanto riguarda l’attuale legislazione di tutela degli alberi e dei filari secolari anche lungo le strade si deve fare riferimento alla Legge 14 gennaio 2013 , n. 10 e in particolare all’art.7 - Disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale. Al comma b sono oggetto di protezione “i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani”.
Le singole Regioni hanno poi proprie leggi regionali in merito alla tutela degli alberi monumentali e del patrimonio arboreo e boschivo.
Dunque, per concludere, gli alberi lungo le strade sono un patrimonio storico e naturalistico di notevole valore, che appartiene e a tutti i cittadini e non a singoli individui, che abbiamo il dovere assoluto di proteggere dalla follia, dall’ignoranza e dalla superficialità di certi Amministratori pubblici. E' necessaria la “buona informazione” sul valore degli alberi; bisogna estirpare la “moda malata” dell’ “Albero killer” o dell’ “albero della Morte” che purtroppo viene promossa con altrettanta, troppa, superficialità con la complicità di tantissimi giornalisti e di molte televisioni. E’ una cattiva informazione che provoca seri problemi al territorio e che deforma la realtà. L’albero non è simbolo di morte, ma anzi è un ecosistema straordinario che produce ossigeno e frutti per la sopravvivenza della vita sulla Terra.
Pubblicato Lunedì, 26 Maggio 2014 13:11 | Scritto da Direttivo CONALPA | Visite: 9746
I Distruttori di Ossigeno
Ci sono nuovi nemici dell'Umanità: quelli che eliminano gli alberi impedendoci di respirare!
C'è un nuovo nemico per l'Umanità e per la sopravvivenza della vita sulla Terra: si chiama "Distruttore di Ossigeno", un minaccioso personaggio finanziato e appoggiato da quelle lobby politico-economiche che hanno dichiarato guerra agli alberi e alle foreste in tutto il mondo e nelle nostre città. I distruttori di ossigeno esistono, ce li abbiamo sotto casa, siedono spesso ai "piani alti" e hanno ruoli importanti e decisionali nella pubblica amministrazione. Il lavoro sporco loro non lo fanno mai, anzi lo delegano all'esercito di operai armati di motosega e cestelli e che devono eseguire il lavoro a regola d'arte, nel più breve tempo possibile, eliminando anche la scena del delitto!
A scuola ci hanno insegnato che l'albero è uno straordinario essere vivente capace di produrre Ossigeno attraverso la Fotosintesi clorofiliana, un complesso ma importante meccanismo per trasformare CO2 in zuccheri essenziali per generare ecosistemi. Durante la fotosintesi, grazie alla luce solare e grazie alla clorofilla, sostanza presente nelle foglie, vengono convertiti Carbonio, Idrogeno e Ossigeno in zuccheri e amidi, sostanze nutritive utili per la vita della pianta. Come sottoprodotto della reazione si produce Ossigeno che la pianta libera nell'atmosfera. Le piante, dunqiue, sono organismi di un'importanza incredibile per far vivere meglio noi esseri umani; purtroppo questo messaggio viene ancora relegato in secondo piano, come qualcosa di poco importante o da snobbare a priori.
Sono sempre tantissime le Amministrazioni pubbliche che vedono l'albero come un problema serio da eliminare, nella maggior parte dei casi per il bene dei cittadini stessi! Alberi abbattuti, alberi capitozzati selvaggiamente, alberi che danno fastidio, alberi che uccidono, alberi come minaccia di automobilisti. Nelle città la vita degli alberi è sempre limitata, sottoposta al temibile giudizio dei progettisti, al taglio indiscriminato delle radici, alle mutilazioni delle chiome perchè sporcano o danno fastidio a abitazioni. e autovetture. Abbattere un grande albero di pregio, in ottime condizioni di salute e al massimo del vigore vegetativo, porta all'eliminazione in un sol colpo un essere vivente produttore di ossigeno e mitigatore dell'aria malsana. Capitozzarlo provoca gli stessi problemi perchè si va a fermare il processo di fotosintesi clorofiliana.
Quando vediamo quelle foto di grandi alberi abbattuti, fatti a pezzi, quando li vediamo capitozzati in Aprile o Maggio con la devastazione di una chioma lussureggiante, accanto all'indignazione e alla rabbia dobbiamo farci un attento esame di coscienza e capire che ci stanno togliendo le basi essenziali della vita sulla Terra! Ogni albero che viene massacrato significa sempre meno vita, sempre meno ossigeno che verrà prodotto, sempre meno aria purificata, sempre meno ombra durante le giornate caldissime dell'estate.
Combattere i Distruttori di Ossigeno si può: con la giusta comunicazione ai massimi livelli, con l'educazione ambientale nelle scuole, facendo capire ai ragazzi la notevole importanza degli alberi ed eliminando una volta per tutto l'errato pregiudizio dell'albero pericoloso o dell'albero assassino. Un lavoro minuzioso, fatto di sacrifici, di durissime battaglie mediatiche e non solo, che va fatto obbligatoriamente per preservare la vita sulla Terra.

References: Art.6
 Art.6
 art. 14
 sentenza 
 art. 26
 art. 26