Source: http://successionifirenze-avvgallenga.it/faq/
Timestamp: 2020-01-28 08:18:56+00:00

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FAQ dichiarazione di successione diritto beni imposte. avv. Gallenga
FAQ dichiarazione di successione: ogni dubbio specifico riguardo alla legislazione sulla dichiarazione di successione, sulla modulistica e sui requisiti per effettuare con successo la pratica di successione può essere risolto leggendo le FAQ sottostanti.
Sono un coerede esente da imposte di successione perché in franchigia, e concorro con altro erede non esente; se quest’ultimo non pagasse le imposte al fisco, sarei comunque tenuto io?
Sì, potresti rispondere del versamento delle imposte non pagate dall’altro erede, nonostante la tua esenzione.Pare ingiusto, ma l’Agenzia delle Entrate deve garantirsi la massima possibilità di ritrarre il dovuto indistintamente da tutti gli eredi e/o legatari; più precisamente può chiedere l’intero a ciascuno a causa della solidarietà passiva.
Più in particolare la norma tributaria (art. 36, comma 1, D.lgs 346/1990), nel prevedere che gli eredi sono obbligati solidalmente al pagamento dell’imposta, nell’ammontare complessivamente dovuto da loro e dai legatari, richiama la nozione di solidarietà dettata dall’art. 1292 del codice civile.
In sostanza potresti dover pagare tu le imposte, per poi rivalerti sul coerede che non ha provveduto.
La presentazione della dichiarazione di successione ed il pagamento delle relative imposte comporta accettazione dell’eredità?
No, trattandosi di un obbligo imposto dalla legge, tali adempimenti non costituiscono accettazione dell’eredità.
Può comportare invece accettazione tacita la voltura catastale degli immobili, come ritenuto dalla giurisprudenza di cassazione.
Pertanto, se uno fosse ancora nel dubbio se accettare o meno l’eredità è prudente non eseguire le volture catastali.
Cosa succede se ometto di presentare la dichiarazione di successione nel termine di 12 mesi dalla morte?
Nel caso di omessa dichiarazione, è dovuta una sanzione che va da 250,00 euro a 1.000,00 euro se non sono dovute imposte di successione, mentre dal 120% al 240% dell’imposta qualora sia dovuta. Nel secondo caso, se la dichiarazione è presentata con un ritardo non superiore a trenta giorni, la sanzione è ridotta della metà.
Dopo quanto tempo si prescrive il credito per il pagamento delle imposte e tasse in autoliquidazione? E quello per le imposte di successione?
Per entrambe le imposte, dirette (art. 27 comma 4 TUS) e indirette (art. 13 TU Imposte Ipot. e cat.), l’amministrazione finanziaria decade dal diritto di ottenere il versamento dei tributi in 5 anni dal termine per la presentazione della dichiarazione di successione.
Pertanto in caso di omessa dichiarazione di successione il fisco avrà normalmente 6 anni per poter richiedere le imposte, dopo di ché decade.
Se ho ereditato dei beni che provengono da altra recente successione, devo pagare nuovamente tutte le imposte?
No, se nell’attuale successione ci sono beni che provengono da una precedente successione o donazione avvenute nei 5 anni precedenti, l’imposta di successione è ridotta di un importo inversamente proporzionale al tempo trascorso. Verrà pertanto applicata una riduzione di un decimo a scalare per ogni anno o frazione di anno passato (50% se trascorso 1 anno dalla precedente successione o donazione, 40% se trascorsi 2 anni, 30% se trascorsi 3 anni, 20% se trascorsi 4 anni e 10% se trascorsi 5 anni).
La riduzione riguarderà la quota di imposta proporzionale al valore dei beni e dei diritti compresi nella precedente successione.
Per beneficiare della riduzione occorrerà allegare apposita attestazione da cui emerga la sussistenza dei requisiti.
Art. 25 comma 1 T.U. imposte successioni e donazioni
Se in vita ho ricevuto donazioni dal de cuius devo dichiararle nella denuncia di successione?
Sì, perché le donazioni sono considerate anche ai fini fiscali come anticipo di eredità.
Non pagherai 2 volte le imposte, ma servirà solamente a verificare la c.d. “erosione della franchigia”.
Faccio un esempio: erede fratello del de cuius che in vita ha avuto una donazione del valore attuale di euro 90.000,00 ed oggi eredita beni per un valore di 40.000,00.
In questo modo l’erede donatario non pagherebbe mai le imposte di successione; invece il fisco in occasione della successione fa riunire il virtualmente patrimonio (coacervo del donatum e relictum) così da far emergere l’eventuale erosione, che nell’esempio riportato si è verificata: 90.000,00 donazione + 40.000,00 eredità = 130.000,00, con conseguente applicazione dell’imposta di successione del 6% sull’eccedenza pari ad euro 30.000,00 (130.000,00 valore beni – 100.000,00 franchigia).
Se ho beneficiato dell’agevolazione prima casa, posso trasferire la residenza? Per quanto tempo devo risiedere nel comune ove è ubicato l’appartamento?
Sì puoi trasferirla e non c’è un tempo minimo di permanenza.
Difatti dalla norma non risulta alcun espresso obbligo di mantenere la residenza nel comune in cui è ubicato l’immobile per un tempo minimo prestabilito ed il trasferimento non è previsto tra le cause di decadenza dall’agevolazione.
La finalità dell’agevolazione non è quella di soddisfare le esigenze abitative dell’acquirente ma di agevolare l’accesso alla proprietà come modalità di utilizzo del risparmio; “il requisito della residenza può essere considerato come un dato meramente formale volto a delimitare l’ambito oggettivo dell’agevolazione al momento della sua applicazione, non a caratterizzarne la finalità.”
Non essendo richiesto l’effettivo utilizzo abitativo dell’appartamento acquistato, ma solo la residenza nello stesso comune, potrai anche liberamente concederlo in locazione o in comodato a terzi senza conseguenze.
Posso chiedere l’agevolazione prima su pertinenza relativa ad immobile acquistato quando l’agevolazione non esisteva?
Sì, la normativa di favore prevista per la prima casa trova applicazione anche in relazione all’acquisto del bene pertinenziale destinato a servizio di un’abitazione acquisita senza fruire dei suddetti benefici in quanto non ancora previsti dalla normativa vigente al momento del trasferimento, in considerazione della ratio normativa consistente nella volontà di agevolare l’acquisto dell’abitazione non di lusso e delle sue pertinenze, in ossequio ai principi sanciti dall’articolo 47, comma II, della Costituzione secondo cui “la Repubblica favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione…” (Circolare Agenzia Entrate n. 31/E del 2010).
In caso di accettazione dell’eredità con beneficio di inventario quando devono essere pagate le imposte?
L’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario serve ad evitare la confusione dei patrimoni, quello del de cuius con quello dell’erede, con la finalità di evitare che il secondo risponda delle passività del primo.
Questa separazione consente anche fiscalmente, per quanto riguarda le imposte ipocatastali e per quelle di successione, all’erede di non pagarne alcuna fino a che non sia chiusa la liquidazione dei debiti ereditari e sempreché sussista un residuo attivo da sottoporre a tassazione. Ciò per effetto della responsabilità limitata dell’erede beneficiato, che paga i debiti intra vires e cum viribus, opponibile a tutti i creditori ereditari, compreso l’erario (Cass. 11458/2018).
Il minore chiamato all’eredità è obbligato a presentare la dichiarazione di successione? Entro quali termini?
Il minorenne, a sua tutela, può accettare eredità solo espressamente e con beneficio di inventario; non è possibile una accettazione tacita. Tant’è che il minore non può decadere dal beneficio se non dopo 1 anno dal compimento della maggiore età (art. 489 c.c.).
L’art. 28 del TUSD pone l’obbligo di presentazione in capo ai legali rappresentanti dei chiamati; l’art. 31 comma 2 let. d) prevede che il termine di 12 mesi per la presentazione decorre dalla scadenza del termine per la formazione dell’inventario, se l’eredità è accettata con beneficio di inventario entro il termine di 12 mesi dall’apertura di successione.
Dovendosi coordinare la normativa fiscale con quella civilistica, in base alla quale l’inventario può essere compiuto fino ad 1 anno dopo il compimento della maggiore età del chiamato, non potendo prima decadere, l’obbligo tributario resta sospeso fino allo scadere del primo dal compimento della maggiore età; così ha stabilito Cass. – sez. tributaria – 841/14.
Se il de cuius era straniero ed aveva un immobile in Italia ed anche gli eredi sono stranieri; deve essere presentata la dichiarazione di successione in Italia?
Sì, l’art. 2 TUS, che tratta della territorialità dell’imposta, prevede un criterio di residenza, per cui vengono tassati tutti i beni anche situati all’estero se il de cuius era residente in Italia, indipendentemente dalla cittadinanza. E’ invece applicata la tassazione dei soli beni siti in Italia se il de cuius non residente in Italia. Irrilevante è invece la residenza dei beneficiari (erede e/o legatari).
Dovrà essere pertanto presentata la dichiarazione di successione in Italia e pagate le imposte relative ai beni siti in Italia.
La competenza territoriale dell’ufficio è Roma; se invece il de cuius avesse in precedenza avuto una residenza in Italia, è competente l’ufficio nella cui circoscrizione è stata l’ultima residenza nota in Italia.
Una nota pratica: nel caso in cui il de cuius e/o i successori siano stranieri, non possono rendere le dichiarazioni sostitutive di certificazione ex art. 46 D.P.R. n. 445/2000, poiché l’amministrazione finanziaria non è in condizione di poter verificare la veridicità di quanto dichiarato, non potendo accedere agli archivi di paesi stranieri. E’ necessario dunque che i successori ottengano dal proprio paese i certificati (morte, nascita, residenza, stato famiglia, ecc.), debitamente legalizzati e tradotti, per poi essere allegati alla dichiarazione di successione. Se la successione è testamentaria, anche il testamento ed i suoi adempimenti successivi devono essere legalizzati e tradotti.
Sono deducibili le spese funebri e mediche sostenute dagli eredi se le fatture o ricevute sono intestate al defunto?
Sì, la formale intestazione dei documenti fiscali al de cuius anziché all’erede non impedisce la deducibilità di tali spese, purché siano state effettivamente sostenute dall’erede. Difatti l’art. 24 TUS non richiede tale presupposto; così ha detto Cass. 9957/2015.
Quante marche da bollo occorrono per le copie conformi?
a) 1 sola marca da 16,00 per la richiesta
b) 1 marca da 16,00 ogni 4 facciate della dichiarazione per la conformità, per quante sono le copie conformi richieste
c) 1 marca da 4,96 (3,72 diritto fisso + 1,24 per la prima pagina), per quante sono le copie conformi richieste
d) 1 sola marca da 7,44 per diritto di ricerca
e) 1 marca da 0,62 per ogni pagina successiva alla prima, per quante sono le copie conformi richieste
N.B.: onde contenere i costi di bollo di cui ai punti b) ed e) è possibile chiedere le copie conformi per estratto, con le sole pagine della dichiarazione: frontespizio, albero genealogico, quadro A, B4 e occorrendo B2, di unico interesse per la banca.
Il legatario è tenuto solidalmente con gli altri successori al pagamento delle imposte di successione?
No, il legatario è obbligato al pagamento dell’imposta relativa al proprio legato. Gli eredi invece sono solidalmente obbligati al pagamento dell’intera imposta dovuta sia dagli eredi che dai legatari. Si veda art. 36 comma 1 e 5 TUS.
Come posso sapere se è stato fatto un testamento?
Nel caso di testamento pubblico e segreto è abbastanza facile scoprire l’esistenza del testamento perché, essendo redatto da un notaio, sarà sicuramente rintracciabile con le modalità che vedremo.
In quanto tempo la banca deve rilasciare la dichiarazione di consistenza?
Esiste pertanto il termine massimo di 90 giorni perché la banca consegni la dichiarazioni di consistenza richiesta.
Ove la banca non ottemperi nel termine è possibile presentare un esposto alla Banca d’Italia, preferibilmente alla filiale della Banca d’Italia insediata nel territorio dove l’intermediario ha la direzione generale, al fine di stimolare una risposta e soprattutto l’ottenimento della documentazione da parte della banca, che potrà anche essere sanzionata dalla Banca d’Italia, quale organo di vigilanza del sistema bancario.
Merita con l’occasione far presente che con l’avvento della normativa sulla privacy D.Lgs. 196/2003 (Codice Privacy), l’accesso ai dati riguardanti il de cuius ha subito una notevole modifica, tanto da prevedere l’accesso ai dati concernenti persone decedute da parte di chi ha un interesse proprio (artt. 7 e 8) e cioè eredi e legatari.
Può la banca non ottemperare alla richiesta di riscossione avanzata da uno solo degli eredi, delle somme depositate sul conto corrente del de cuius? Può pretendere il consenso di tutti?
“…ogni coerede può agire anche per l’adempimento del credito ereditario pro quota, e senza che la parte debitrice possa opporsi adducendo il mancato consenso degli altri coeredi, dovendo trovare risoluzione gli eventuali contrasti insorti tra gli stessi nell’ambito delle questioni da affrontare nell’eventuale giudizio di divisione.”
E’ quello che ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 27417/2017 in occasione di un giudizio in cui la banca ed un coerede si erano opposti alla riscossione del credito depositato su conto corrente del de cuius ed al disinvestimento di titoli da parte di altri coeredi, ribadendo così l’orientamento espresso da Cass. SS.UU. 24657/2007.
In sostanza la banca depositaria aveva negato la possibilità di disinvestimento e riscossione pro quota degli eredi richiedenti, poiché uno degli eredi non aveva prestato il consenso a dette operazioni.
Ebbene, la Cassazione ha confermato che i crediti ereditari entrano nella comunione ereditaria e ciascuno, in base alle regole generali della comunione può esercitare le azioni a vantaggio della cosa comune.
Ciascun erede è pertanto legittimato a chiedere la riscossione dell’intero credito ed a maggior ragione la riscossione pro quota, rimandando la risoluzione degli eventuali contrasti insorti tra gli eredi al giudizio di divisione, con cui ala banca non ha niente a che fare.
Ciò che vale per i crediti non vale per i debiti ereditari che, per espressa deroga normativa (art. 754 c.c.), si dividono pro quota tra gli eredi e non entrano a far parte della comunione.
Concludendo, le banche non possono esigere, come invece di consueto fanno, il consenso di tutti gli eredi per la riscossione delle somme depositate su conto corrente del defunto.
Il de cuius era sposato in regime di comunione legale dei beni ed aveva crediti; cosa va in successione?
Fanno eccezione solo i crediti suscettibilità di acquisire valore di scambio, come ad esempio i titoli obbligazionari e fondi di investimento.
Ne consegue che normalmente i crediti devono essere dichiarati integralmente in successione, salvo il caso dei particolari crediti caduti in comunione legale, che invece dovranno esser dichiarati per la metà, appartenendo l’altra metà già al coniuge superstite.
Un discorso a parte riguarda il credito del de cuius da deposito su conto corrente a lui stesso intestato; il denaro “personale”, ancorché depositato su conto corrente bancario, non entra in comunione legale. Solo nel caso in cui il denaro depositato rappresenti i frutti di beni personali o proventi della propria attività, detto credito entrerà a far parte della comunione c.d. “de residuo” ex art. 177 c.c., nello stesso istante del decesso del coniuge correntista, momento in cui si scioglierà il regime di comunione legale, con conseguente attribuzione di una metà al coniuge superstite e l’altra metà andrà in eredità.
Cosa è la sospensione dalla successione?
L’art. 463 bis c.c., introdotto recentemente dalla L. 4/2018, prevede la sospensione dalla successione nei confronti di chi risulti indagato per omicidio volontario o tentato omicidio del coniuge o unito civile, di un genitore, di un fratello o sorella, fino all’emissione del decreto di archiviazione o alla sentenza definitiva di proscioglimento.
Nelle more della definizione della vicenda penale è prevista la nomina di un curatore dell’eredità giacente ai sensi dell’art. 528 c.c..
Se il chiamato sospeso è condannato o ha patteggiato la pena, viene definitivamente escluso dalla successione per indegnità a succedere; ex art. 537 bis c.p.p. è il giudice penale a pronunciare l’esclusione del soggetto dalla successione.
Se il procedimento è archiviato o ha luogo la sentenza definitiva di assoluzione, il chiamato tornerà nella piena disponibilità dei suoi diritti successori.
Il terzo comma dell’art. 463 bis prevede la comunicazione senza ritardo del pubblico ministero, compatibilmente con le esigenze di segretezza delle indagini, alla cancelleria del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione dell’avvenuta iscrizione nel registro delle notizie di reato; non pare che questa sia una forma idonea di pubblicità per rendere conoscibile ed opponibile ai terzi la sospensione, con tutto ciò che ne può conseguire per atti dispositivi dell’erede a terzi in buona fede.
L’istituto è volto a tutelare in via cautelare tutti i chiamati in subordine dell’indagato, indipendentemente dalla qualità di figlio o di famigliare da essi ricoperta, nonché indipendentemente dal titolo della successione, sia essa legittima che testamentaria. In sostanza ha la finalità di conservare il patrimonio ereditario in favore di chi sarà legittimato ad ottenerlo.
Non è ancora chiaro se il “sospeso” debba nelle more essere considerato ai fini dell’inserimento nella dichiarazione di successione; al momento sembra prevalente la tesi che lo esclude, salvo poi presentare una dichiarazione sostitutiva.
Gli abusi edilizi riguardanti un immobile caduto in successione possono avere effetti sulla successione?
La sanzione della nullità degli atti di cui all’art. 17 L. n. 47/1985 e art. 47 T.U. Edilizia non è applicabile al trasferimento mortis causa, sia esso per legge che per testamento. Difatti il trasferimento per successione è fenomeno necessitato dal decesso e la legge non applica la sanzione che invece commina nei trasferimenti tra vivi.
Ovviamente gli eredi e legatari subentreranno negli obblighi amministrativi del de cuius, anche riguardo alle sanzioni amministrative. Non incorreranno in alcuna sanzione penale per gli abusi commessi dal defunto, poiché la responsabilità penale è personale.
Il capitale derivante da una polizza vita in favore di terzi beneficiari entra in eredità?
Le polizze assicurative sulla vita non rientrano nell’eredità.
In sostanza il diritto alla liquidazione trova la propria causa nel contratto assicurativo (inter vivos) e non nel fenomeno successorio a causa di morte; trattasi di atti c.d. “trans mortem”, dove la morte è soltanto considerata come momento iniziale per la produzione di determinati effetti e non come elemento causale dell’attribuzione.
Il beneficiario o i beneficiari possono essere indicati nominativamente nel contratto assicurativo, con successiva dichiarazione scritta o per testamento. Possono essere indicati genericamente come eredi legittimi o testamentari.
In ogni caso, anche quando la designazione dei terzi beneficiari del contratto è fatta mediante il riferimento alla categoria degli eredi legittimi o testamentari, non vale ad assoggettare il rapporto alle regole della successione ereditaria, trattandosi di una mera indicazione del criterio per la individuazione dei beneficiari medesimi in funzione della loro astratta appartenenza alla categoria dei successori indicata nel contratto. Tant’è che qualora i beneficiari siano individuati negli eredi legittimi, gli stessi sono da identificarsi con coloro che, in linea teorica e con riferimento alla qualità esistente al momento della morte dello stipulante, siano i successibili per legge, indipendentemente dalla loro effettiva chiamata all’eredità per testamento (Cass. 26606/2016).
Come posso sapere se sono beneficiario di una polizza vita del de cuius?
Come precisato in un precedente articolo, ricordo che la liquidazione di una polizza vita non ha provenienza successoria e non va dichiarata in successione.
Sovente capita che il de cuius abbia stipulato una polizza, senza che i beneficiari ne siano a conoscenza.
La prima via percorribile è quella di interpellare il servizio di ricerca coperture assicurative dell’ANIA (Associazione Nazionale Imprese Assicurative).
La seconda strada è quella di interpellare le banche e assicurazioni con cui il de cuius aveva rapporti.

References: Art. 25
 Cass. 
 art. 46
 Cass. 
 art. 36
 Cass. 
 art. 177
 sentenza 
 art. 537
 sentenza 
 art. 47