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Timestamp: 2020-08-05 22:36:47+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 32718 del 18/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32718 del 18/12/2018
Cassazione civile sez. VI, 18/12/2018, (ud. 11/10/2018, dep. 18/12/2018), n.32718
sul ricorso 25350-2017 proposto da:
IMMOBILIARE TAXODI SRL, in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA A. BAFILE 3, presso
lo studio dell’avvocato GAETANO GIACINTO MANCUSI, rappresentata e
difesa dall’avvocato DARIO MORESCO;
COMUNE di PARATICO, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente
difende unitamente all’avvocato ELISA BONZANI;
avverso la sentenza n. 1647/12/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di MILANO, depositata il 11 aprile 2017;
La società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento con cui il Comune di Paratico, dove la società possiede uno stabilimento industriale con annesse pertinenze, ha assoggettato ad imposizione comunale sia l’area edificata ed edificabile, che le pertinenze di questa.
La società ha proposto ricorso sostenendo che dal calcolo dell’imposta risulta che il Comune ha valutato autonomamente sia le pertinenze che l’area su cui sorge il fabbricato, che, invece, per espressa disposizione di legge, non sono autonome rispetto a quest’ultimo (D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 504, art. 2).
Con un solo motivo di ricorso la contribuente fa valere alternativamente due censure.
Con la prima denuncia omessa pronuncia sulla questione della autonoma considerazione di pertinenze e terreno su cui è edificato il fabbricato; con la seconda, in subordine, violazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, nel senso che, ove si ritenesse che i giudici di appello hanno invero deciso sul motivo di appello relativo alla autonoma considerazione di quelle porzioni immobiliari, si deve ritenere che lo abbiano rigettato illegittimamente, ossia male interpretando la norma sopra citata.
Si è costituito il Comune di Paratico, che ha eccepito l’inammissibilità del ricorso, e la sua infondatezza nel merito.
Vanno, però preliminarmente, respinte le censure di inammissibilità, in quanto inconferenti.
Con la prima delle due il Comune ritiene che la sentenza impugnata ha seguito la giurisprudenza costante e che, quindi, non poteva essere contestata se non portando validi argomenti per sollecitare il mutamento del pacifico orientamento vigente.
Questa eccezione è fatta però individuando come giurisprudenza costante, cui si sarebbe richiamata la commissione di secondo grado, quella secondo cui ai fini della imposizione e del calcolo del valore conta l’astratta edificabilità del terreno a prescindere dall’attuazione di un piano o dalla sua esistenza.
Tuttavia, la ricorrente non censura questo orientamento, bensì censura la tesi (non della Corte di cassazione, ma) della Commissione tributaria secondo cui nel calcolo della edificabilità vanno ricompresi sia il terreno su cui sorge l’edificio, sia le pertinenze.
Il secondo motivo di inammissibilità è argomentato dicendo che, nell’unico motivo di ricorso, la contribuente ha indicato due vizi alternativi, quello di omessa pronuncia e quello di omessa motivazione. Con ciò formulando la censura in modo inammissibile, non essendo consentito prospettare, nello stesso motivo, due violazioni alternative. I due motivi però non sono proposti come alternativi, ma sono subordinati l’uno all’altro, nel senso che, in primo luogo, la contribuente lamenta omessa pronuncia, e solo nel caso in cui si ritenesse che invece una pronuncia sul punto c’è, allora denuncia il vizio di violazione di legge.
Il primo motivo è fondato, ed il suo accoglimento comporta assorbimento degli altri, enumerati a partire da pagina 10 del ricorso.
Invero, nell’atto di appello, la contribuente aveva espressamente denunciato il vizio, già fatto valere in primo grado, in cui era incorso il Comune che, nell’atto di accertamento, aveva ritenuto autonomamente stimabili, ai fini ICI, sia l’area su cui insisteva il fabbricato, sia le pertinenze. La contribuente faceva presente che il D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2,escludeva invece dal calcolo entrambe le consistenze predette.
A fronte di tale censura la commissione regionale ha ritenuto semplicemente che, in base ad atti precedenti, ed a precedenti tassazioni, l’area dovesse ritenersi compresa nel piano particolareggiato nella sua complessità.
Da questo solo riferimento, peraltro equivoco, non risulta che la Commissione abbia preso in considerazione espressamente la censura fatta dal ricorrente, che era specifica, e che mirava a far escludere dal calcolo della globale superficie l’area del fabbricato e le sue pertinenze.
Non v’è traccia nella decisione impugnata di riferimenti a queste due consistenze patrimoniali, che, secondo il ricorrente, dovrebbero invece essere escluse dal calcolo, e che il Comune avrebbe invece incluso.
Il motivo di appello, per come riportato in ricorso, era specifico, ossia denunciava l’illegittimità dell’accertamento comunale nella parte in cui aveva determinato la base imponibile costituita dall’area su cui insistono i fabbricati, ed aveva considerato autonomamente le pertinenze.
A fronte di tale censura, i giudici di appello riferiscono di tutt’altro, ossia della edificabilità dell’area, secondo gli strumenti urbanistici e gli atti collegati.
Il ricorso va pertanto accolto sul primo motivo, con assorbimento degli altri, e con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale di Milano, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese.
Cassa la decisione impugnata, e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale di Milano, in diversa composizione anche per le spese.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 2
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