Source: http://peaceandjustice.it/j21-die-in.php
Timestamp: 2018-06-19 10:22:38+00:00

Document:
Die in with Articolo 11 / Ostinati per la pace in Rome - U.S. Citizens for Peace & Justice
Final Act by Articolo 11
USC4P&J joined the Italian group Articolo 11 / Ostinati per la pace for their final act, concluding 150 days of vigil outside Palazzo Chigi calling for a withdrawal of the troops from Iraq. [see original appeal] The following is Stephanie's account of the evening as well as Chiara's reflections in Italian below:
As the saying goes, all good things must come to pass. After 150 days, 150 vigils calling for an end to the occupation, the Italian group Articolo 11 organized a die-in as their final act, in memory of the victims of war.
Our group had been present with them at three of the vigils in front of Palazzo Chigi, and we joined them again for this concluding act.
We arrived around 7pm and hung the usual peace flags and Articolo 11 banner (L'Italia repudia la guerra). There were friends we had met at the vigils as well as a number of new faces who had preceded us. And even one person who had come for the first time, better late than never!
After a brief meeting on how best to organize things, we rolled out the enormous peace flag, made up of numerous bandiere della pace, in the area destined for protests at Palazzo Chigi and around 20 of us went out to the street and lay down. Some came prepared with sheets to put over the bodies, some complete with red stains, which added impact to the message.
We remained on the street for 1 hour, 15 minutes while the names of the some of the 800 people who had stopped by the vigil and signed a petition calling for withdrawal of the troops were read out loud. I occasionally opened my eyes and was pleased to see people gathering around to observe and hopefully reflect on what we were doing.
Afterwards, we attempted to deliver the petition to someone from Berlusconi's office, but it wasn't possible. This actually came as no surprise.
As far as our group, we were, of course, disappointed to learn that the vigil was coming to an end; we had only just joined them in mid April. Though we understand the need to renew initiatives and rethink methods.
We are proud to have been a part of this and we applaud the efforts of all those who gave up their evenings to keep the candle burning.
We look forward to new initiatives with Articolo 11 / Ostinati per la pace.
RIFLESSIONI CONCLUDENDO DOPO 150 GIORNI IL PRESIDIO NONVIOLENTO SOTTO PALAZZO CHIGI
Succede così, che le cose inizino e poi finiscano. Spesso non sappiamo, né siamo tenute e tenuti a sapere, che sono esistite.
Noi per molti mesi ci siamo alternate ed alternati sotto uno dei palazzi del potere (palazzo Chigi) di/mostrando la nostra presenza per il ritiro delle truppe dall'Irak, lo striscione "Art.11 L'Italia ripudia la guerra", i cartelli criptici "Stiamo per andar via", con quel "qui" sottinteso generatore di domande dei passanti e quindi di relazioni piu' o meno brevi, anche conflittuali. Con il cartellone meno criptico "Sono un punto fermo per la pace", con le bandiere arcobaleno e poi con i cartellini, fatti molto meglio dei nostri, di US Citizens for Peace and Justice, la cui presenza ha ancora di più consentito di intrattenerci con i tantissimi turisti di passaggio. Le italiane e gli italiani ci chiedevano spesso che associazione, partito, gruppo fossimo. È stata una occasione per parlare di che cosa è un Gruppo di azione nonviolenta e per discuterne, come per discutere di azioni nonviolente. Con stupore dobbiamo dire che con le turiste e i turisti stranieri è stato più facile comprendersi sul senso della nostra presenza, del tipo di azione scelta. Ma queste discussioni ci sono state anche fra noi che abbiamo scoperto le nostre differenti esperienze, punti di vista e la difficoltà, anche quando ci si crede "affini", nel conoscersi, comprendersi, valorizzarsi, confliggere senza ricadere nei dettami di quella violenza che ci circonda. È stata occasione, e su questo rifletteremo ancora, per interrogarci sulle azioni dirette nonviolente, sulle campagne e attivazioni che possano rientrare in questo tracciato, per essere felici quando la campagna contro la delega per i codici militari di pace e di guerra acquisiva un punto a proprio vantaggio.
Nelle sere d'inverno ci siamo chieste e chiesti più volte se ciò che stavamo facendo restava sensato, se oltre a questo era possibile per noi fare altro. Ci siamo chieste e chiesti piu' volte se vi era congruenza tra la nostra azione e la richiesta di ritiro delle truppe, se c'erano altri obiettivi e se questi erano obiettivi comuni. Abbiamo scoperto di avere più obiettivi, tra loro non escludenti: dimostrare per il ritiro delle truppe dall'Irak, dare dimostrazione che sono possibili altre forme di attivazione oltre alle manifestazioni da centinaia di migliaia di persone, dare continuità pari a quella dei conflitti anche alla presenza, in strada, pubblica, almeno di qualcuna e qualcuno appartenente al popolo della pace, chiamare le singole persone a compiere gesti propri di dimostrazione e attivazione contro la guerra e sulla strada della nonviolenza.
Siamo state e stati quasi una trentina di persone, in tempi e modi diversi; e contavamo, forse ingenuamente, che altre ed altri nelle tante associazioni e movimenti con cui pure stiamo operando, si facessero partecipi di questa azione, le dessero respiro e possibilità di resistenza e crescita. Non è stato così. Abbiamo sicuramente commesso passi falsi e incerti, sicuramente non abbiamo trovato le ulteriori energie e dimostrato le necessarie aperture che coinvolgere altre ed altri richiedeva. Sicuramente questo non è stato l'unico motivo della nostra solitudine nel movimento e restiamo sempre pronti a discutere con chiunque.
Ma intanto, questa sera, la facciamo veramente finita. Perché bisogna anche imparare a chiudere le esperienze per poterci tornare a ragionare con la dovuta distanza. Perché non si può restare prigioniere e prigionieri di un'idea quando questa proprio non funziona più, non ti appartiene più, non è più capace di comunicare. Perché sia chiaro che non apparteniamo alla logica del "virtuale" che caratterizza oggi la nostra informazione/comunicazione e non lasceremo che nell'immaginario di chi ci ha conosciuto resti l'idea che noi siamo sempre lì, come punto fermo autosufficiente, impermeabile ed "eroico". Per molte e molti questo pensiero può essere confortante e rassicurante, per noi è anche questo parte di una cultura di violenza, quella che viene costruita promuovendo logiche di delega e indifferenza, di rinvio della propria attivazione sino al momento in cui la realta' diventa la nostra personale, e inevitabile, tragedia.
Si può agire prima, e ci sono tanti modi per farlo, senza aspettare che sia la violenza o la guerra a travolgerci. Non necessariamente quello scelto da noi che pure tanto abbiamo sperato di ricevere notizie di attivazioni, simili o no, in altre parti di Italia o di Roma.
Ora è per noi che inizia un momento di riflessione per cercare altre forme di azione nonviolenta. Intanto, ci è parso importante dare segno della fine, come abbiamo fatto per l'inizio. Perché nella vita succede così, che le cose inizino e poi finiscano.
Succede così, ma è sempre più difficile che sia così per le guerre.
"Art. 11" sono stati:
Alberto Castagnola, Alessandro Natalini, Andrea Trentini, Anna Candida Felici, Chiara Arcarese, Chiara Cavallaro, Daniela Degan, Enrico Euli, Federico Razzoli, Francesca Giovannelli, Ilaria De Angelis, Ilija Soskic, Laura Gentile, Luigi Pirelli, Luisa Ferrari, Manuele Messineo, Massimiliano Carra, Massimo Dall'Olio, Paola Epifani, Roberta Ventura, Stefania Trocini, Stefano Guidi, US Citizens for Peace and Justice, Walter Angelini e le ottocento persone di tutto il mondo che si sono fermate con noi e hanno firmato per il ritiro delle truppe dall'Iraq.
"Art. 11" ringrazia: Ubaldo per l'ospitalità, il calore umano, le perle di saggezza enogastronomica e gli inestimabili sconti, Reorient per il prezioso supporto logistico, gli artisti che hanno allietato le serate al presidio: i musicisti del teatro "La Fenice" di Venezia, Il Dragan Trio, la compagnia teatrale "Il Naufragarmedolce", Il coro"L'albero del canto" diretto da Lucilla Galeazzi, Ziad Trabelri, Enrica Palmieri, Aglie e fravaglie, Sbilanciamoci.
Copyright © 2005 Stephanie Westbrook, Chiara Cavallaro All rights reserved.

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