Source: http://www.laleggepertutti.it/121444_alcoltest-la-seconda-prova-puo-essere-superiore-alla-prima
Timestamp: 2016-12-06 00:47:18+00:00

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Alcoltest: la seconda prova può essere superiore alla prima
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Guida in stato di ebbrezza e discordanza delle due misurazioni: anche se il secondo soffio nel palloncino dà come risultato una maggiore presenza di alcol rispetto al primo tentativo, l’esito del test è valido.
Nel momento in cui l’automobilista viene sottoposto all’etilometro per verificare la presenza di alcol nel sangue al momento della guida e, quindi provvedere a contestare l’eventuale illecito amministrativo o il reato (a seconda del quantitativo di alcol) di guida in stato di ebbrezza, è necessario che la polizia gli faccia soffiare per due volte nel “palloncino”. Tra l’una e l’altra misurazione devono intercorrere almeno cinque minuti. Ma che succede se le due misurazioni sono discordanti e, in particolare, se la seconda dà un risultato maggiore della prima? La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una sentenza di poche ore fa [1].
Come funziona l’alcoltest
Per misurare lo stato di ebbrezza alla guida dell’auto si procede al test dell’alcol (anche detto alcoltest). La quantità di alcol nel sangue viene misurata attraverso un apparecchio chiamato etilometro e deve risultare tramite due misurazioni che devono essere tra loro concordanti, effettuate a distanza di cinque minuti l’una dall’altra. L’etilometro consente di visualizzare i risultati delle due misurazioni e dei controlli propri dell’apparecchio stesso; deve inoltre, mediante apposita stampante, fornire la corrispondente prova documentale cartacea.
Quali sono i livelli di alcol nel sangue e le sanzioni
La legge prevede tre possibili contestazioni al conducente trovato in stato di ebbrezza, a seconda del quantitativo di alcol nel sangue. Nella prima scatta solo un illecito amministrativo, mentre nelle altre due si ha un illecito penale e, quindi, un reato. In particolare:
da 1,5 g/l in su scatta la sanzione penale più severa: ammenda da 1.500 a 6mila euro, decurtazione di 10 punti, sospensione della patente da 1 a 2 anni, confisca dell’auto.
Se le due misurazioni danno risultati diversi
La giurisprudenza ha affermato più volte che se le due misurazioni con l’etilometro non sono concordarti, in quanto ricadono in due fasce di alcolemie diverse, all’automobilista può essere constatato solo il reato minore [2]. In questi casi si applica infatti il principio del cosiddetto “favor rei”, che impone l’applicazione al colpevole della pena più leggera.
Se la seconda misurazione dà un risultato più alto della prima
Con una sentenza di poche ore fa [1], la Cassazione ha chiarito come risolvere i casi in cui la seconda misurazione con l’etilometro dia un risultato superiore alla prima. In tali casi non si può sostenere che il test è stato sbagliato e che, quindi, è nulla anche la contravvenzione. La circostanza, infatti, è tutt’altro che inverosimile, ben potendo succedere che il primo test dia un esito più basso del secondo. Infatti, scrive la Corte, la percentuale di alcol nell’organismo, nel tempo successivo all’assunzione, varia, secondo una curva di assorbimento, che non ha necessariamente uno sviluppo decrescente.
Si può tenere inoltre conto dei decimali risultanti dalla misurazione, che potrebbero far pendere l’ago dell’illecito da una parte piuttosto che da un’altra: infatti il codice della strada non pone limiti a ciò.
La Suprema corte ha rigettato il ricorso di un automobilista giudicato colpevole del reato di guida in stato di ebbrezza per essersi messo alla guida della sua autovettura con un tasso alcolemico risultante pari a 1,49 g/l alla prima misurazione e 1,54 g/l alla seconda, con l’aggravante dell’ora notturna. I giudici hanno escluso che vi fosse stato un errore nella misurazione.
La sentenza Cass. Pen., sez.IV, 26 maggio 2010 n. 20064
Il Tribunale di Urbino ha affermato la responsabilità di () in ordine al reato di cui all’articolo 186, comma 2 del codice della strada e, concesse attenuanti generiche, lo ha condannato alla pena di venti giorni di arresto e 700 Euro di ammenda. Ha altresì disposto la sospensione della patente di guida per due mesi.
Ricorre per cassazione il Procuratore della Repubblica deducendo diverse censure.
– Mancato bilanciamento delle attenuanti generiche con l’aggravante di aver dato causa ad un incidente stradale.
– Individuazione della pena pecuniaria base in 1.000, inferiore al minimo legale.
– Determinazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida nella misura di due mesi, inferiore al minimo legale (un anno) previsto per il caso di guida con tasso alcolemico superiore a 1,5 dal decreto legge n. 117 del 2007, convertito nella legge n. 160 del 2007.
Il ricorrente parte dall’implicito presupposto che nel fatto in esame sia configurabile il reato di cui al novellato articolo 186 del codice della strada, lett. c), essendo stato rilevato un tasso alcolemico di 1,49 e 1,69. In realtà la disciplina legale (articolo 379 reg. Del codice della strada) prevede due misure “concordanti” del tasso alcolemico in un breve periodo, al fine di assicurare che l’esito della rilevazione risulti affidabile, considerato anche che l’indagine viene compiuta attraverso uno strumento tecnico. La stessa disciplina, dunque, svolge un ruolo di garanzia, essendo intesa ad evitare che errori dell’apparato o comunque fisiologiche oscillazioni nell’esito nella procedura di misurazione possano erroneamente condurre all’affermazione di responsabilità, o comunque risolversi in senso deteriore per l’imputato, in consegu enza di tale funzione della normativa, nel caso in cui le due rilevazioni indichino tassi alcolemici diversi, dovrà prendersi a base del giudizio quella che mostra il tasso più basso;
in ossequio al principio del favor rei. Alla luce di tale principio, nel caso in esame occorre ritenere che il tasso alcolemico sia di 1,49 e che esso riconduca, quindi, alla fattispecie di cui al richiamato articolo 186, lett. b).
La disciplina legale vigente all’epoca del fatto è quella di cui alla normativa del 2007 richiamata dal ricorrente.
Su tali basi possono essere valutate la censure.
– La prima deduzione è fondata, poichè il giudice ha omesso di valutare e ponderare ex articolo 69 del codice penale la circostanza aggravanteprevista dal novellato articolo 186, comma 2 bis; contestata nel capo d’imputazione ed implicitamente ritenuta in motivazione.
– La seconda doglianza è infondata: per la fattispecie di cui al ridetto articolo 186, lett. b) la disciplina legale vigente all’epoca del fatto prevede l’ammenda da 800 a 3.200 Euro.
– La terza deduzione è parzialmente fondata: la sospensione della patente prevista dalla fattispecie di cui alla lett. b) è prevista per un periodo da sei mesi ad un anno; mentre il giudice ha determinato la sanzione in due mesi.
La pronunzia deve essere conseguentemente annullata con rinvio davanti alla Corte d’appello di Ancona, trattandosi di sentenza appellabile, per la rideterminazione del trattamento sanzionatorio alla luce delle sopra indicate coordinate legali.
Annulla la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio ed alla durata della sanzione amministrativa accessoria, con rinvio alla Corte d’appello di Ancona.
[1] Cass. sent. n. 30545/2016 del 18.05.16.
[2] Cass. sent. n. 20064/2010, n. 5517/2013, n.
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