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Timestamp: 2019-07-23 22:19:07+00:00

Document:
Cassazione civile, 16/05/2019, (ud. 09/04/2019, dep.16/05/2019), n. 13246
ARMI E MATERIE ESPLODENTI - Alterazione di armi
RESPONSABILITÀ CIVILE - Amministrazione pubblica - - dipendenti delle P.A.
Dott. MAMMONE     Giovanni                   -  Primo Presidente   -
Dott. CAPPABIANCA Aurelio                -  Presidente di Sezione  -
Dott. VIVALDI     Roberta                -  Presidente di Sezione  -
Dott. SCALDAFERRI Andrea                           -  Consigliere  -
Dott. DE STEFANO  Franco                      -  rel. Consigliere  -
Dott. ACIERNO     Maria                            -  Consigliere  -
sul ricorso 6769/2016 proposto da:
D.B.G., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DELLA
BALDUINA 44, presso lo studio degli avvocati MARIO ed ALESSANDRO
BENEDETTI, rappresentato e difeso dall'avvocato RICCARDO DI BELLA;
l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO;
avverso la sentenza n. 1353/2015 della CORTE D'APPELLO di CATANIA,
depositata il 13/08/2015;
09/04/2019 dal Consigliere FRANCO DE STEFANO;
SALVATO Luigi, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso;
uditi gli avvocati Mario Benedetti per delega dell'avvocato Riccardo
Di Bella e Verdiana Fedeli per l'Avvocatura Generale dello Stato.
1. La sentenza impugnata ha rigettato la domanda risarcitoria della vittima del peculato del cancelliere in base all'orientamento della giurisprudenza di legittimità (richiamando: Cass. 21/11/2006, n. 24744; Cass. 17/09/1997, n. 9260; Cass. 06/12/1996, n. 10896; Cass. 13/12/1995, n. 12786; Cass. 03/12/1991, n. 12960) secondo cui, affinchè ricorra la responsabilità della P.A. per un fatto lesivo posto in essere dal proprio dipendente, poichè il fondamento di quella risiede nel rapporto di immedesimazione organica, deve sussistere, oltre al nesso di causalità fra il comportamento e l'evento dannoso, anche la riferibilità all'Amministrazione del comportamento stesso, la quale presuppone che l'attività posta in essere dal dipendente si manifesti come esplicazione dell'attività dell'ente pubblico e cioè tenda, pur se con abuso di potere, al conseguimento dei fini istituzionali di questo nell'ambito delle attribuzioni dell'ufficio o del servizio cui il dipendente è addetto; tale riferibilità viene meno, invece, quando il dipendente agisca come un semplice privato per un fine strettamente personale ed egoistico, che si riveli del tutto estraneo all'amministrazione o perfino contrario ai fini che essa persegue ed escluda ogni collegamento con le attribuzioni proprie dell'agente, atteso che in tale ipotesi cessa il rapporto organico fra l'attività del dipendente e la P.A. (militando nello stesso senso anche Cass. 12/04/2011, n. 8306, nonchè, in precedenza e tra le altre: Cass. 08/10/2007, n. 20986; Cass. 18/03/2003, n. 3980).
Responsabile il Ministero se il cancelliere si appropria di somme depositate sul libretto della procedura esecutiva (Savoia Renato)
Le finalità egoistiche della condotta del dipendente pubblico (Crucitti Amelia Laura )

References: sentenza 
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 Cass. 
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