Source: https://civiumlibertas.blogspot.com/2012/07/
Timestamp: 2017-04-26 17:40:41+00:00

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Civium Libertas: luglio 2012
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Riceviamo in una lista di “destinatari nascosti” con preghiera della più ampia diffusione una lettera del Dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti, al quale anche noi avevamo indirizzato una distinta Lettera aperta: «Stefano Gatti: chi è costui e quale il suo mestiere?», rimasta senza risposta. Questi Signori non usano rispondere a quanti quotidianamente denigrano o peggio, facendo di ciò una loro professione. Hanno purtroppo la piena copertura del regime, di questo regime, che pretende di portare presso altri popoli per mezzo della guerra, della congiura, del colpo di stato, della sedizione fomentato dallo straniero, quella civiltà che non possiedono e quelle libertà che hanno tolto e tolgono ai loro cittadini. In questo spazio introduttivo ci riserviamo di sviluppare considerazioni pertinenti nonché di dare informazioni sull’andamento della nostra causa civile contro Marco Pasqua ed il quotidiano “La Repubblica”, argomenti per i quali sono in progettazione due distinti blog, di cui uno di cronaca processuale e l’altro dedicato alla moltitudine delle persone che si sono occupate di me, in tanti contro uno, che piano piano risponderà loro singolarmente, ad uno ad uno, dando vita ad un’opera enciclopedica, come quelle del dott. Valli. Alla fine della lettera vengono aggiunti due filmati, uno che riproduce integralmente il discorso tenuto dal dott. Valli in Milano, ad una manifestazione alla quale abbiamo dato la nostra solidarietà senza poter partecipare perché impegnati a Londra nello stesso giorno in una civilissima manifestazione di protesta davanti alle ambasciate del Bahrein e dell’Arabia Saudita, regimi tirannici e genocidari, che godono della copertura dei nostro governo e della stampa di regime. L’altro è recentissimo ed è l’intervista, concessa alla tv di stato siriana, da parte di due tecnici italiani rapiti dai “tagliagole” e prontamente liberati dall’esercito siriano, che dalla testimonianza dei due italiani liberati appare ben diverso da come è falsamente raffigurato dalla nostra stampa servile di regime.
Stefano Gatti Stefano Gatti
2. tra i promotori della manifestazione non c'erano organizzazioni «arabo islamiche» – sapiente l'uso del termine «islamiche», Lei mi capisce! – ma la Comunità siriana che si riconosce nel suo legittimo governo e difende, contro una feccia di tagliagole assassini, i legittimi interessi, morali e materiali, del popolo siriano.
4. se Lei, come penso, ha visionato il filmato integrale del mio intervento, riterrà certo opera di Sua foga polemica l'avere scritto che io avrei «tessuto un ampio elogio dell'Iran degli ayatollah». In verità, ho usato il termine «Iran» due sole volte, senza giudizi di valore. Né «ampio» quindi, né «elogio». Il che, ovviamente, non toglie che, di fronte a realtà come l'attuale Stato degli Ebrei, la Repubblica Islamica dell'Iran sia un faro di luce e dignità umana.
5. vengo definito «famigerato esponente del neonazismo italiano». Ora, poiché l'aggettivo «famigerato» è sinonimo almeno di «malfamato», Le chiedo cortesemente su quale mia nefandezza Lei fondi tale termine. A mia conoscenza non sono mai stato eccepito né sanzionato, né ho mai compiuto azioni che qualunque persona ben nata possa giudicare disdicevoli.
6. l'uso del termine «neonazismo» è indebitamente polemico. Invero, non ho mai fatto parte di gruppi politici, né organizzati, né informali. La mia attività, di natura squisitamente intellettuale, è consistita nello studio, nell'analisi, nella formulazione di ipotesi e nell'arrivo a conclusioni dettate dal desiderio di allontanarmi quanto possibile dalla menzogna. Cioè, di avvicinarmi alla verità.
7. che tale volontà e l'impostazione culturale dell'intera mia vita permetta a me di definirmi «compiutamente fascista» – cioè, nazionalsocialista – non permette a Lei, ancorché spinto da interessata polemica, di definirmi «neonazista». A tale scopo, mi permetta di allegarLe la nota di apertura a quelli che Lei ha definito «enormi volumi di polemistica antisemita».
Gianantonio Valli, nato a Milano nel 1949 da famiglia valtellinese e medico-chirurgo, ha ● pubblicato saggi su l'Uomo libero e Orion; ● curato la Bibliografia della Repubblica Sociale Italiana (19891), i saggi di Silvano Lorenzoni L'abbraccio mortale - Monoteismo ed Europa e La figura mostruosa di Cristo e la convergenza dei monoteismi, i libri di Joachim Nolywaika La Wehrmacht - Nel cuore della storia 1935-1945 (Ritter, 2003), Agostino Marsoner Gesù tra mito e storia - Decostruzione del dio incarnato (Effepi, 2009), Wilhelm Marr, La vittoria del giudaismo sul germanesimo (Effepi, 2011) e Johannes Öhquist, Il Reich del Führer (Thule Italia, 2012); ● redatto la cartografia e curato l'edizione di L'Occidente contro l'Europa (Edizioni dell'Uomo libero, 19852) e Prima d'Israele (EUl, 19962) di Piero Sella, Gorizia 1940-1947 (EUl, 1990) e La linea dell'Isonzo - Diario postumo di un soldato della RSI. Battaglione bersaglieri volontari “Benito Mussolini” (Effepi, 2009) di Teodoro Francesconi; ● tradotto, del nazionalsocialista Gottfried Griesmayr, Il nostro credo - Professione di fede di un giovane tedesco (Effepi, 2011).
È autore di: ● Lo specchio infranto - Mito, storia, psicologia della visione del mondo ellenica (EUl, 1989), studio sul percorso e il significato metastorico di quella Weltanschauung; ● Sentimento del fascismo - Ambiguità esistenziale e coerenza poetica di Cesare Pavese (Società Editrice Barbarossa, 1991), nel quale sulla base del taccuino «ritrovato» evidenzia l'adesione dello scrittore alla visione del mondo fascista; ● Dietro il Sogno Americano - Il ruolo dell'ebraismo nella cinematografia statunitense (SEB, 1991), punto di partenza per un'opera di seimila pagine di formato normale: ● I complici di Dio - Genesi del Mondialismo, edito da Effepi in DVD con volumetto nel gennaio 2009 e, corretto, in quattro volumi per 3030 pagine A4 su due colonne nel giugno 2009; ● Colori e immagini del nazionalsocialismo: i Congressi Nazionali del Partito (SEB, 1996 e 1998), due volumi fotografici sui primi sette Reichsparteitage; ● Holocaustica religio - Fondamenti di un paradigma (Effepi, 2007, reimpostato nelle 704 pagine di Holocaustica religio - Psicosi ebraica, progetto mondialista, Effepi, 2009); ● Il prezzo della disfatta - Massacri e saccheggi nell'Europa "liberata" (Effepi, 2008); ● Schindler's List: l'immaginazione al potere - Il cinema come strumento di rieducazione (Effepi, 2009); ● Operazione Barbarossa - 22 giugno 1941: una guerra preventiva per la salvezza dell'Europa (Effepi, 2009); ● Difesa della Rivoluzione - La repressione politica nel Ventennio fascista (Effepi, 20122); ● Il compimento del Regno - La distruzione dell'uomo attraverso la televisione (Effepi, 2009); ● La razza nel nazionalsocialismo - Teoria antropologica, prassi giuridica (in La legislazione razziale del Terzo Reich, Effepi, 2006 e, autonomo, Effepi, 2010); ● Dietro la bandiera rossa - Il comunismo, creatura ebraica (Effepi, 2010, pp. 1280); ● Note sui campi di sterminio - Immagini e statistiche (Effepi, 2010); ● L'ambigua evidenza - L'identità ebraica tra razza e nazione (Effepi, 2010, pp. 736); ● La fine dell'Europa - Il ruolo dell'ebraismo (Effepi, 2010, pp. 1360); ● La rivolta della ragione - Il revisionismo storico, strumento di verità (Effepi, 2010, pp. 680); ● Trafficanti di sogni - Hollywood, creatura ebraica (Effepi, 2011, pp. 1360); ● Invasione - Giudaismo e immigrazione (Effepi, 2011, pp. 336); ● Il volto nascosto della schiavitù - Il ruolo dell'ebraismo (Effepi, 2012); ● L'occhio insonne - Strategie ebraiche di dominio (Effepi, 2012, pp. 604).
Riconoscendosi nel solco del realismo pagano (visione del mondo elleno-romana, machiavellico-vichiana, nietzscheana ed infine compiutamente fascista) è in radicale opposizione ad ogni allucinazione ideo-politica demoliberale e socialcomunista e ad ogni allucinazione filosofico-religiosa giudaica e giudaicodiscesa. Gli sono grati spunti critico-operativi di ascendenza volterriana. Non ha mai fatto parte di gruppi o movimenti politici e continua a ritenere preclusa ai nemici del Sistema la via della politica comunemente intesa. Al contrario, considera l'assoluta urgenza di prese di posizione puntuali, impatteggiabili, sul piano dell'analisi storica e intellettuale.
8. e lasci perdere il termine «nazista», da Lei sbavato al posto del corretto «nazionalsocialista»! non offenda il Suo equilibrio con cadute di stile! E mi ricito:
Poiché le parole veicolano il pensiero e poiché ben concordiamo con Dietz Bering («le parole sono strumenti che le società approntano per determinati scopi; usandole, esse interpretano e formano la realtà»), con Gian Luigi Beccaria («l'agonia e la morte delle cose cammina di pari passo con l'oblio del nome che le designa») e con Guillaume Faye («le parole hanno un'importanza fondamentale, come sostiene Foucault, costituiscono il fondamento dei concetti che a loro volta sono l'impulso semantico delle idee, motore delle azioni. Nominare e descrivere è già costruire»), i termini «nazista/nazismo», e tanto più il fantapsichico «nazi» – Modeschimpfworte, «insulti alla moda» e prototipi di ogni neolingua, coniati dai comunisti weimariani, il secondo dal demi-juif Konrad Heiden – vengono da noi sempre posti tra virgolete.
Ciò in quanto non-scientifici e caricature parametafisiche del fenomeno nazionalsocialista operate dai suoi nemici radicali, vocaboli disincarnati da ogni realtà, flatus vocis destituiti di risonanza storica. Si pensi solo, ab inversis, al risibile senso palesato dai termini democratico, liberale, socialista, comunista e giudeo/ebreo quando venissero sincopati in «dematico/demo», «libale/liba», «socista/soci», «comista/comi», ed infine «udeo» e «breo» (volendo, per questo ultimo, con Voltaire, anche «bereo»). Inconsapevoli, concordano con noi Joseph Sitruk Gran Rabbino di Francia: «I nazisti perdono la loro umanità e non possono essere più considerati uomini» e l'antico assassino Joseph Harmatz: «I nazisti al genere umano erano estranei». «Per la Germania del tempo di Hitler» – conclude lo storico Jacques Heers, svelando un'arma polemica di indiscussa efficacia – «non si parla oggi se non di "nazismo", termine dalle consonanze bizzarre, un po' barbare, che evoca ai nostri occhi il male assoluto e carica di ogni peccato tutto quanto si vuole accusare di "nazionale"».
9. «i principali temi del discorso antisemita nazista» – così Lei definisce riduttivamente la mia opera – altro non sono che le conclusioni scaturite dalla lettura di migliaia di libri, saggi ed articoli opera dei Suoi congeneri, dai più stimabili ai più faziosi. Ripeto, migliaia, tanto che immodestamente posso ritenermi il solo goy ad essermi immerso tanto vastamente in tale pubblicistica religiosa, ideologica, psicologica, storica e politica. La Bibliografia della mia opera principale, «I complici di Dio», riporta diecimila titoli. E creda, tutti letti iuxta sua et propria principia a documentare limpidamente una visione del mondo a me radicalmente aliena. Altrettanto certo è che l'80% delle citazioni da me riportate è di fonte ebraica (chiedo venia per l'altro 20%). E mi ricito:
D'altra parte, se è vero che il talmudico Maestro Jose ci insegna che «una persona non dovrebbe mai dare a Satana l'opportunità di aprire la bocca» (Berakot 60a) e che «non dovremmo concedere nessuna misericordia a chi è privo di conoscenza» (Berakot 33a) in quanto «senza conoscenza, come può esservi discernimento?» (Berakot j 5, 2), questo – l'essere cioè privi di conoscenza – non sembra essere il nostro caso. Ci riserviamo comunque, e ci pare il minimo e accettabile perfino per un ebreo e per un democratico, non solo le simpatie «istintive», ma anche il giudizio su fatti, dati e interpretazioni.
Il tutto, certamente non con l'animo asettico e «distaccato» dei docenti universitari (per il cui conformismo, per il cui tradimento proviamo sovrano disprezzo quando non puro odio) naviganti nell'empireo dell'«obiettività», ma parva cum ira ac paululo studio (ci si conceda qualche animosità: «as men schlogt dem kalten schtejn, fliht arojs a hejsser funk, quando si batte la fredda pietra, ne vola un'ardente scintilla»). Certamente senza quella «simpatia» autovantata dal cristiano Giacomo Scarpelli verso i Fratelli Maggiori. Certamente col tono «rigorosamente polemico» addebitato dalla consorella Pisanty agli studiosi olorevisionisti. Ma altrettanto certamente senza quelle «false e viziose motivazioni addotte dai fascisti», i quali, profittatori dell'umana ignoranza, «bramano fuggire l'arduo destino dell'umana libertà» (Waldo Frank) e senza alcuna «rappresentazione tendenziosa, e spesse volte falsa e diffamatoria» (Amos Luzzatto).
Ma altrettanto certamente con piede leggiero, umorismo («l'umorismo, rimedio contro l'idolatria», vanta Moni Ovadia... peraltro respingendone l'applicazione alla più oscena e moderna delle idolatrie), sarcasmo e (olo)causticità. Ma sempre senza nessuno dei «più vili stereotipi antisemiti», con serenità di giudizio e senza espressioni ambigue («chiunque si lasci sfuggire un solo aggettivo equivocabile per un tentativo di giustificare il nazismo si espone a un legittimo linciaggio», ci conforta il big boss Paolo Mieli, direttore del Corrierone... il corsivo degli aggettivi, datane la bellezza, è nostro). In ogni caso, suaviter in modo, fortiter in re.
10. tutto ciò premesso, Le sono grato per l'inattesa pubblicità ai miei libri. Oltre che «enormi» – aggettivo peraltro intriso di una vaga carica denigratoria – gradirei che Lei usasse, per presentare in futuro le mie opere, anche termini quali «oneste», «documentatissime», «condivisibili per la massima parte, quando non del tutto».
Ringrazio Lei e il CDEC – alle cui fortune finanziarie a spese del contribuente sto partecipando coi miei interventi – per l'opportunità offertami.
P.S. Una domanda, spero no Tish'à be-Av n violatrice di privacy. È forse Lei figlio degli autori del volume, tosto mandato al macero, Il quinto scenario, edito nel 1994 da Rizzoli, nel quale si avanza la tesi che ad abbattere l'aereo passeggeri su Ustica furono due caccia israeliani?
P.P.S. A riprova non solo della mia sete di conoscenza ma anche della mia indulgente comprensione per la capziosità dei cervelli umani, pensi che ho letto con interesse – ovviamente senz'alcuna empatia – persino l'opuscoletto liberticida dell'avvocatessa Di Cesare.
P.P.P.S. Concorderà certo con me sulla necessaria diffusione integrale in ogni sede mediatica – a mo' di «lettera aperta» urbi et orbi – di queste mie considerazioni. Pubblicato da
Due italiani rapiti in Siria dai mercenari infiltrati e liberati dall’esercito siriano: in Italia governo e stampa di regime non se ne sono neppure accorti!
Terzi: li ha liberati lui!
Poiché ho perso ormai l’abitudine di seguire i nostri media, mi dicono anche altri di non averne neppure sentito parlare neppure loro dei due italiani rapiti.. Eppure per la cooperante sarda liberato con un riscatto pagato da noi contribuenti le chiacchiere si sono sprecate e vi è stato qualcuno che ha perfino detto che ne aveva abbastanza della retorica di regime. Nulla invece per gli italiani rapiti da chi? Da ribelli, ossia da disperati prezzolati da chi vuole abbattere un governo, quello di Assad, colpevole solamento di non volersi asservire a Usa e Israele. I due italiani hanno anche rilasciato una intervista da dove emerge una verità diversa da quella che vi viene raccontata ed alla quale non crediamo per nulla. Mi è arrivato da pochi minuti il link al video You Tube, al quale do ulteriore diffusione senza altro indugio. La nostra informazione è di natura orizzontale (catena di sant’Antonio) a fronte della comunicazione verticale di televisioni e stampa di regime. Rinviamo ad altri momenti analisi e ragionamenti che certamente sono da fare. Intanto, ciò che vi è di certo ed oggettivo lo si desume dalla registrazione dell’intervista...
Non mi pare che dei due italiani rapiti si sia parlato quanto ci si poteva aspettare. Evidentemente, non si voleva dare corpo ad una verità che emerge più chiaramente dal video che segue e per il quale non pare necessario un particolare commento.
Brindisi, Roma, Milano, Londra: raccolta di links e documentazione webgrafica sulla rivolta dei popoli nell’epoca della globalizzazione. Eventi ai quali sono stati presenti e solidali le associazioni “Civium Libertas” ed il “Forum dei LXX”.
Documentazione web Brindisi, 16 giugno 2012
In questo post tenteremo una racconta ordinata e per quanto possibile completa a tre eventi svoltisi in Roma e Brindisi il 16 giugno 2012 ed in Londra e Milano il 14 luglio 2012. Non possedendo il dono dell’ubiquità eravamo a Brindisi, pur volendo essere a Roma, il 16 di giugno 2012, ed eravamo a Londra, pur volendo essere a Milano, il 14 luglio 2014. Tutti questi eventi sono fra di loro strettamente legati, ed insieme si connettono ad un più vasto contesto che travaglia tutta l’area geopolitica che fu del mondo antico unificato da Roma. Dalla fine dell’Ordine politico romano il mondo antico non ha più ritrovato pace e civiltà. Chissà che non sia giunto il momento per ripensare quella unità del mondo antico, ottenuta questa volta non dalla spada ma dalla volontà concorde dei popoli che cercano la pace e si oppongono ai loro governi che li spingono alla guerra: è questo il piccolo grande messaggio che ho espresso davanti all’ambasciata del Bahrein in Londra, portando dall’Italia la solidarietà alla manifestazione del popolo del Bahrein e di tutti i popoli arabi in lotta contro l’oppressione USrael.
Brindisi, 16 giugno 2012
Dibattito in Piazza della Vittoria
1. Intervento di apertura di Paolo Ferraro (You Tube, 7 minuti).
2. Comitato Difendiamo la Democrazia (fb). II.
Roma, 16 giugno 2012, In Piazza del Popolo manifestazione in solidarietà con il presidente Assad
Milano, 14 luglio 2012
1. Resoconto generale sulla manifestazione milanese.
Londra, 14 luglio 2012
Davanti alle Ambasciate del Bahrein e dell’Arabia Saudita
Da Brindisi un Appello all’occupazione della piazze di tutta Italia, per la riappropriazione della sovranità diretta da parte del popolo e per la fondazione di un potere costituente dei popoli sovrani che vogliono vivere in pace e non costretti alla guerra
Analisi e commenti.
Non sembra che in Italia sia stato compreso a pieno il significato rivoluzionario del movimento Occupy, che a New York ha visto occupare da parte dei cittadini lo Zuccotti Park ed a Londra Piazza St. Paul, nel cuore della City. Paradossalmente sembra che ad averlo compreso meglio siano stati e siano i poteri forti ed occulti, che nei classici istituti de “rappresentanza politica” vedono la più efficace forma del dominio sul popolo. Si è sempre indicata come utopica la democrazia diretta, soprattutto per l’ignoranza che sarebbe una tara ineliminabile del popolo. Non so se questo poteva essere vero per il passato. Oggi certamente non ha più senso in un sistema economico che distrugge e tiene inutilizzate grandi competenze e risorse specializzate. È possibile una visione dell’economia dove l’uomo è al tempo stesso il soggetto ed il fine. Di questi problemi si è parlato nel video che segue e che dura due ore circa. L’evento è stato organizzato da un’Associazione brindisina, ma era presente il Forum del LXX, un’associazione trasversale ed interpartica, anzi apartica e antipartitica, che si è costituita in Roma nel maggio dello scorso anno, sui temi della sovranità piena del popolo, da recuperare e sviluppare in tutti i suoi ambiti, in tutte le sue articolazioni.
Al Video facciamo seguire questa locandina pubblicitaria, di una manifestazione che si è svolge a Milano il prossimo 14 luglio, dove G. Valli ha svolto un intervento qui disponibile. Se ne è svolta una precedente, a Roma il 16 giugno, lo stesso giorno in cui noi del Forum dei LXX eravamo impegnati in Brindisi, all’evento di cui nel video. E per il 14 luglio ci troviamo all’estero, dove partecipiamo ad altri eventi. Pur non potendo essere partecipi in Milano, per il 14 luglio, diamo la nostra piena adesione alla Manifestazione, sia sul piano personale, sia come gruppo di “Civium Libertas” e di “Forum dei LXX”. Non avendo a nostra disposizione i mainstream la documentazione degli eventi di Brindisi, Milano e Londra – di cui qui facciamo sintetica menzione – incominciano a circolare sulla rete, e non cerchiamo di raccogliergliene i links, le immagini, ed i video, come meglio possiamo.
La lotta per la libertà sembra coinvolgere tutto il mondo. I popoli di Oriente e di Occidente si trovano uniti per combattere gli stessi tiranni di Oriente e di Occidente. La comunità dei popoli si unisce contro la cricca dei tiranni, i popoli del 99% contro i tiranni dell’1%. Mentre a Milano si manifesta in solidarietà della Siria, del suo governo legittimo e sovrano, che si vuole abbattere per la sola colpa di non essere ubbidiente ad US-rael, in Londra il 14 Luglio si svolge una Manifestazione di Protesta davanti all'Ambascita del Bahrein di Londra, in Solidarietà con i Prigionieri del Bahrein: ci sarà George Galloway, ci sarà il Prof. Rodney Shakespeare, ci sara' Yvonne Ridley, la famosa co-fondatrice di Free Gaza, amica di Vittorio Arrigoni - e ci sarò anche io!
Ci sarò anche io! Anche perché non saprei come altro esprimere la mia indignazione per il bambino di 11 anni condannato al carcere – ad un anno – per la sola ragione di aver manifestato insieme ad altri adulti, giovani, bambini, donne, anziani: insomma, insieme al popolo del Bahrein nella sua interezza.
Le auto blu? E se li facessimo pignorare? Magari incominciando da quelle della Polverini... – Testo di una sentenza esemplare contro la Regione Lazio per inadempienza verso i creditori
Qualche volta una buona notizia viene a scuotere l’immagine paludata e parruccona dell’Italia contemporanea, dove il popolo ha bisogno di sobrietà, i contribuenti delle sanzioni di Equitalia, i cittadini di non votare (o votare per finta, tanto poi ci pensano i mercati): dove tutto il bene viene dallo Stato (e dall’alto) tutto il male dal popolo (e dal basso). Magari è una notiziola che nessuno sa, e proprio perciò ve la raccontiamo, ringraziando Teodoro Klitsche de la Grange che ce l’ha riferita. E che l’ha saputa non per averla letta sui giornali o udito in televisione, ma per averla, in un certo senso, vissuta.
Ed è questa: con la sentenza che riportiamo allegata, il Consiglio di Stato ha per la prima volta (nel lavoro pubblico) applicato un istituto nuovo, prescritto dalla recente riforma del processo amministrativo (art. 114, T.U. 104/2010): quello che consente al Giudice, su istanza di parte, d’infliggere una sanzione pecuniaria all’amministrazione pubblica che non adempie un giudicato. Per chi di voi ha studiato il Critone e la scelta di Socrate di morire per non minare l’ordinamento della polis con la disobbedienza (a una sentenza ingiusta!), sarà meravigliato: ma è prassi assai diffusa che, se il cittadino non rispetta provvedimenti e sentenze, si vede arrivare gli esattori, iscrivere ipoteche, applicare sanzioni. Tuttavia se lo stesso fa la pubblica amministrazione, non succede niente o, al massimo, paga una manciata d’interessi in più. La pubblica amministrazione è difesa non solo dall’inerzia della propria organizzazione, ma da norme che rendono impignorabili molte entrate, interdicono o sospendono le procedure esecutive e, non sanzionano, in spregio alla Costituzione (art. 28) i funzionari che non rispettano la legge, in particolare l’obbligo di eseguire i giudicati. Magari confortati dall’uscita di un paio di mesi fa del Presidente del Consiglio che esprimeva il proprio “sdegno” verso la proposta di consentire ai contribuenti di compensare i propri debiti con i crediti vantati verso lo Stato (spesso accertati da sentenze et similia). Della serie: tu paghi i miei crediti ma io non estinguo i tuoi. In un periodo d’ipoteche facili, di multe a gogò, è un vero piacere leggere una sentenza come questa, la quale infligge una sanzione di € 1.700,00 al giorno alla P.A., ove non esegua a puntino la sentenza (che aspetta la compiuta esecuzione da quindici anni!) entro quarantacinque giorni; sanzione che, in caso di ritardo, aumenta del 50% ogni quindici giorni, in progressione aritmetica.
C’è da augurarsi che, se non paga, un creditore, applicando la legge dantesca del contrappasso, faccia pignorare l’auto blu di qualche amministratore o dirigente dell’Ente debitore, facendo la legittima vendetta dei contribuenti che si sono trovati pignorati la propria auto per molto meno. E soprattutto vigiliamo che non vengano prese “misure” contro sentenze del genere. Se qualche volta si trovano dei Giudici a Roma e non a Berlino, non facciamoceli scippare.
* * * Pag. 1
N. 03397/2012REG.PROV.COLL. .N. 09282/1997 REG.RIC. N. 10897/2003 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA
ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 9282 del 1997, proposto da: Pag. 1
Chiesa Romualdo, rappresentato e difeso dall'avv. Teodoro Klitsche De La Grange, con domicilio eletto presso il medesimo in Roma, via degli Scialoja, 6; Avallone Antonio, Gentile Franco, Panci Antonio, Di Pietro Claudio, Ciambotti Ugo, Saraceni Sergio, Visconti Raffaele, Noto Giovanni, Caricilli Claudio, Trinca Guerino, Brosio Elio, Manni Maria Adele e Caso Antonietta; contro Azienda US.L. Roma/D e Gestione Stralcio Azienda US.L. Roma/D, rappresentati e difesi dall'avv. Franco Graglia, con domicilio eletto presso ilmedesimo in Roma, piazza Ippolito Nievo, 21; Regione Lazio; e con l'intervento di ad adiuvandum: Proia Rosanna, Coiro Beatrice, Coiro Ilde, rappresentati e difesi dall'avv. Teodoro Klitsche De La Grange, con domicilio eletto presso il medesimo in Roma, via degli Scialoja, 6; sul ricorso numero di registro generale 10897 del 2003, proposto da: Proia Rosanna, rappresentato e difeso dall'avv. Teodoro Katte Klitsche De La Grange, con domicilio eletto presso il medesimo in Roma, via degli Scialoja, 6; Coiro Beatrice e Coiro Ilde; contro Regione Lazio;
Gestione Liquidatoria dell'A.s.L. Roma/D (Ex USL Roma 8-9-10); A.Q. "San Camillo - Forlanini" , rappresentato e difeso dall'avv. Vincenzo Gambardella, con domicilio eletto presso il San Camillo-Forlanini, Sede Legale dell'Azienda Ospedaliera, in Roma, P.zza C. Forlanini, 1; per l'esecuzione quanto al ricorso n. 9282 del 1997: della sentenza del Consiglio di Stato, Sezione V, n. 00345/1994, resa tra le parti, concernente INQUADRAMENTO; quanto al ricorso n. 10897 del 2003: della sentenza del Consiglio di Stato, Sezione V, n. 00345/1994, resa tra le parti, concernente INQUADRAMENTO. Visti i ricorsi in appello e i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nella camera di consiglio del giorno 5 giugno 2012 il Cons. Paolo Giovanni Nicolo' Lotti e uditi per le parti gli avvocati Teodoro Klitsche de La Grange e Giuseppe Fratta, su delega dell'avv. Vincenzo Gambardella;
Con la sentenza di questa Sezione 13 gennaio 2011, n. 174 il Consiglio di Stato ha disposto la nomina di un nuovo Commissario ad acta individuandolo nel Direttore della Direzione Regionale Bilancio, Finanza e Tributi della Regione Lazio, con facoltà di subdelega, stabilendo che il Commissario stesso adempisse al suo incarico nel termine di 120 giorni dalla comunicazione o notificazione della decisione. Come riferito dalla stessa decisione sopra citata, il nuovo Commissario ad acta avrebbe dovuto provvedere all'adempimento di tutti gli atti contabili per la verifica di quanto, eventualmente, ancora dovuto dall'Amministrazione per la completa attuazione del giudicato derivante dalla sentenza del Consiglio medesimo, sez. V, n. 345 del 1994. Allo stato il nuovo Commissario ad acta non ha ancora provveduto agli obblighi allo stesso incombenti; parte ricorrente ha, conseguentemente, proposto un ricorso suppletivo per l'esecuzione del giudicato. Alla Camera di consiglio del 5 giugno 2012 la causa veniva trattenuta in decisione.
DIRITTO Preliminarmente possono riunirsi i due ricorsi, in quanto aventi ad oggetto l’esecuzione della
medesima sentenza.
Nel merito, rileva il Collegio che la sentenza di questa Sezione 13 gennaio 2011, n. 174, con cui è stata disposta la nomina di un nuovo Commissario ad acta (il Direttore della Direzione Regionale Bilancio, Finanza e Tributi della Regione Lazio, con facoltà di subdelega), si è ordinato al Commissario stesso di adempiere al proprio incarico nel termine di 120 giorni dalla comurucazrone o notificazione della decisione medesima, verificando quanto, eventualmente, ancora dovuto dall'Amministrazione per la completa attuazione del giudicato derivante dalla sentenza di questo Consiglio n. 345 del 1994. Poiché il nuovo Commissario ad acta non ha ancora provveduto, ritiene il Collegio che sia accoglibile il ricorso suppletivo per l'esecuzione del giudicato presentato da parte ricorrente. Pertanto, stante le difficoltà di quantificazione e in relazione alla durata del presente ricorso, che rischia di incidere sul principio della ragionevole durata del processo, secondo il Collegio è necessario ordinare al Commissario di concludere l'esecuzione entro il termine di 45 giorni dalla comunicazione o notificazione della presente decisione, emettendo gli ordini di pagamento di quanto eventualmente ancora dovuto ai ricorrenti, sulla base del materiale acquisito, ricorrendo anche a criteri presuntivi idonei ed indicati in motivazione. Inoltre, secondo il Collegio, stante la perdurante inottemperanza, è possibile applicare, come richiesto, l'istituto della cd. penalità di mora, di cui all'art. 114, comma 4, letto e), c.p.a., istituto già regolato, per il processo civile, con riguardo alle sentenze aventi per oggetto obblighi di fare infungibile o di non fare, dall'art. 614-bis c.p.c., aggiunto dall'art. 49 della legge 18 giugno 2009, n. 69. L'art. 114, comma 4, letto e), c.p.a. ha, come è noto, introdotto nel processo amministrativo una misura coercitiva indiretta a carattere pecuniario, modellata sulla falsariga dell'istituto francese dell'astreinte, che mira a vincere la resistenza del debitore, inducendolo ad adempiere all'obbligazione sancita a sua carico dall'ordine del giudice. Nella specie, reputa il Collegio che sussistano i presupposti stabiliti dal cito art. 114 per l'applicazione della sanzione: quello positivo della richiesta di parte, ritualmente formulata nel ricorso suppletivo per ottemperanza, e quelli negativi dell'insussistenza di profili di manifesta iniquità e della non ricorrenza di altre ragioni ostative; in particolare, non risultano comprovate e neanche dedotte ragioni ostative all'applicazione della sanzione pecuniaria. Venendo al quantum, per il Collegio appare equo condannare l'Amministrazione inottemperante, da identificarsi nella Regione Lazio, al pagamento, a favore dei ricorrenti in solido tra loro, di una somma pari ad euro 100,00 al giorno, decorrenti dallo spirare del termine di 45 giorni dalla comunicazione o notificazione della presente decisione, come sopra si è stabilito. La caratterizzazione sanzionatoria della misura e la sua finalità di coazione indiretta implicano, peraltro, l'accentuarsi, in termini di progressività, della gravità della condotta inottemperante del debitore in caso di ulteriore pro trazione della stessa nel tempo. Si reputa, per conseguenza, equo * * *
che la misura della sanzione pecuniaria cresca progressivamente, in caso di prolungamento dell'inottemperanza, nella misura del 50%, ogni quindici giorni, con riferimento alla base data dall'importo progressivamente rideterminato.
Ne deriva che, in caso di perdurante inadempimento allo spirare dei quindici giorni successrvi all'indicata scadenza dei 45 giorni, la sanzione sarà computata, per i quindici giorni successivi, nella misura di 150 euro (100+50); mentre sarà aumentata di un ulteriore 50% nei quindici giorni ancora posteriori, e così via seguitando (cfr., per tale criterio di liquidazione, Consiglio di Stato, sez. V, 20 dicembre 2011, n. 6688). Le spese di lite, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza e possono accollarsi alla Regione Lazio, in quanto unico soggetto dotato di legittimazione passiva, in seguito alla chiusura delle Gestioni Liquidatorie disposte con la Legge Regionale 6 febbraio 2003, n. 2 (cfr., per casi analoghi, Consiglio di Stato, sez. III, 13 luglio 2011, n. 4223). Di esse può disporsi la distrazione a favore dell'avv. Teodoro Klitsche de la Grange, antistatario, come da richiesta. Le altre Amministrazioni devono, invece, essere estromesse dal giudizio e rispetto ad esse, sussistono giusti motivi per compensare le spese di lite. Verificandosi un indubbio danno erariale, si deve trasmettere la presente decisione e tutti gli atti del fascicolo alla Procura Regionale della Corte dei Conti per il Lazio. P. Q. M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sul ricorso come in epigrafe proposto, dispone quanto segue: - Ordina al Commissario ad acta nominato di concludere l'esecuzione entro il termine di 45 giorni dalla comunicazione o notificazione della presente decisione; - Condanna la Regione Lazio, in caso di ulteriore inottemperanza, al pagamento, in favore delle ricorrenti in solido tra loro, delle somme in motivazione specificate a titolo di sanzione pecuniaria ex art. art. 114, comma 4, lettera e), del codice del processo amministrativo; - Dispone l'estromissione dal presente giudizio delle altre Amministrazioni intimate, come da motivazione; - Condanna la Regione Lazio, al pagamento, in favore delle ricorrenti in solido tra loro, delle spese della presente fase di giudizio che liquida nella misura di euro 6.000,00, oltre accessori di legge, con distrazione a favore dell'avv. Teodoro Klitsche de la Grange, antistatario;
- Compensa le spese con riguardo alle altre parti del giudizio. - Trasmette la presente decisione e tutti gli atti del fascicolo alla Procura Regionale della Corte dei Conti per il Lazio. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 giugno 2012 con l'intervento dei
magistrati: Marzio Branca, Presidente FF
Nicola Gaviano, Consigliere Carlo Schilardi, Consigliere Raffaele Prosperi, Consigliere IL PRESIDENTE
Il 11/06/2012 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.) Pubblicato da
Esiste una «etica “ebraica”»? Analisi degli scritti di Donatella De Cesare comparata con altri testi (Atzmon, Shahak...) sullo stesso argomento
Post in elaborazione.
Non avremmo voluto occuparci degli scritti di Donatella De Cesare, ma ci troviamo continuamente chiamati in causa per iscritto ed in pubblici convegni, malgrado sia ben noto alla stessa la nostra assoluzione con formula piena per insussistenza del fatto e del diritto in seguito ad una campagna di stampa ordita dal quotidiano “La Repubblica” nell’ottobre 2009 e finalizzata all’introduzione anche in Italia di leggi liberticide che nella sola Germania dal 1994 ad oggi hanno portato ad una stima di 200.000 casi di persone penalmente perseguite per meri reati di “opinione”. Ho detto: “opinione”. Incredibilmente, in un’aula del Palazzo di Giustizia di Roma, la professoressa “ordinaria di filosofia del linguaggio” si è fatta sostenitrice della incriminazione delle “opinioni” in quanto tale, ripetendo uno slogan che si trova costante nella propaganda sionista: “non è un’opinione ma un crimine”. Oltre che con la civiltà giuridica un simile assunto confligge con l’idea stessa di filosofia che è pensiero “libero” o non è. A questa posizione militante della De Cesare si accompagna una pubblicistica che trova sostegno e implementazione in personaggi ed in gruppi che da anni non vedono l’ora di poter mandare dietro le sbarre pacifici e innocui cittadini la cui unica colpa è di non essere loro graditi e di non essere succubi alla politica di Israele in Medio Oriente e soprattutto nei nostri paesi, dove sempre si dice che la differenza fondamentale fra l’attuale regime e quello precedente, fascista, è il fatto del poter parlare liberamente e dire quel che si pensa, giusto o sbagliato che sia. Ma è davvero così? Non pare proprio... L’artificio giuridico, vero e proprio cavillo da Azzeccagarbugli, su cui stanno lavorando è quello di ritenere che determinate opinioni relative a fatti storici di circa 70 anni fa sarebbero di per sé un oltraggio alla dignità delle “vittime” già costituite in “popolo”. Non stiamo ora qui a replicare che chi cerca la verità in ordine a eventi storici non può ledere la dignità di nessuno, ma se mai al contrario si lede la dignità delle persone cui si inibisce l’esercizio del suo diritto umano fondamentale alla libertà di pensiero, di ricerca scientifica, di espressione. La legge sui diritti fondamentali dell’uomo fu scritta dall’ebreo Hessel, che si è “dimesso” dalla sua appartenenza al “popolo ebraico” per i torti che questo ha commesso e commette contro il “popolo palestinese” in nome di una “colpa” sulla quale ai cittadini europei è inibito di poter indagare.
Ma non di questa problematica vogliamo qui occuparci, bensì di una espressione che abbiamo noi stessi sentito dalla viva voce della Donatella De Cesare, al palazzo di Giustizia: l’espressione «etica ebraica». A noi sembra a prima vista una contraddizione di termini perché una “etica” è tale se “universale” e non già “ebraica”, “italiana”, “tedesca”, “cinese”, “esquimese”. Essa attiene all’essere uomo ed all’umanità tutta. Può certo capitare che in un nobile certame fra filosofi per conseguire una maggiore universalità vi siano posizioni discordanti, ma sempre nello sforzo teso a costruire una “etica” che sia per tutti gli uomini, non per un popolo o addirittura per una cerchia ed una setta particolare, come noi crediamo sia quella “ebraica”, al quale il professore israeliano Shlomo Sand non riconosce lo statuto di “popolo” nel senso in cui questo appartiene a tutti gli altri popoli storicamente noti. Su questi problemi capita molto a proposito il libro di Gilad Atzmon sull’identità ebraica e sulle sue politiche identitarie. Per fare un esempio che colga subito l’essenza: perché mai debbono esservi “Ebrei contro l’Occupazione” (ECO) e non semplicemente cittadini che siano contro l’occupazione israeliana dei territori palestinesi? È proprio questo bisogno di anteporre la propria specificità “ebraica” ad ogni cosa che caratterizza – secondo Atzmon – il primatismo razziale ebraico in tutte le sue manifestazioni in apparenza progressiste e democratiche. Gilad Atzmon è un ebreo nato in Israele, dove ha fatto il servizio militare prima di andarsene in Inghilterra, di cui è ora cittadino ad una sola fedeltà. Egli parte dalla posizioni di un altro ebreo, vissuto in Israele e morto nel 2001: Israel Shahak, di cui consideremo pure il libro sull’ebraismo edito anche in italiano. Questo libro inizia con la questione del sabato, con un esempio concreto, dove per l’«etica ebraica» – in pratica il Talmud – non era lecito poter fare una telefonata per salvare la vita di un... goy, di un Gentile. Si fosse trattata della vita di un “ebreo” una deroga sarebbe stata forse possibile, ma non quella di un Gentile. E dunque, Illustre Donatella, di quale «etica ebraica» vogliamo parlare?
I tempi e le modalità di scrittura che ci riserviamo sono quelli che i Lettori di questo blog già conoscono. I testi di partenza che andremo ad esaminare sono quelli della stessa De Cesare, appena comprati in libreria (due libretti), l’edizione inglese e quella francese del libro di Atzmon citato, quello di Shahak e sullo sfondo l’opera di Spinoza. Altri testi potranno aggiungersi strada facendo. Per quanto riguarda gli scritti della De Cesare non salteremo del tutto i brani che riguardano questioni strettamente storiche, la cui analisi demandiamo agli storici «revisionisti» detti diffamatoriamente «negazionisti». Così ad esempio si trova ancora nel libretto Melangolo della De Cesare la narrativa dei paralumi con pelle umana e delle saponette ricavate da grasso umano. Per puro caso, leggendo un libro di La Guardia, ho appreso che questa esagerazione propagandistica è stata respinta dal governo israeliano. Evidentemente la De Cesare non lo sa e si dimostra più realista del re. Invece, cercheremo di concentrare la nostra attenzione sugli aspetti “etici”, chiedendo anche qualificate consulenze a teologi e colleghi filosofi. Per quanto riguarda la materia storica ci sembra che il maggiore e principale autore sulla «Distruzione degli ebrei d’Europa» sia Raul Hilberg, del quale per meri fini conoscitivi ci eravamo interessati in questo blog. Il suo critico principale è lo il cittadino svizzero Jürgen Graf, che scrisse una critica a Hilberg dal titolo «Il gigante dai piedi di argilla». Noi avevamo tradotto circa un terzo di questo libretto che analizza minutamente le tesi di Hilberg. Pensiamo di poter lecitamente completare questa traduzione, disponibile in questo blog, al solo scopo di poter fornire una informazione di base circa le tesi dette impropriamente e diffamatoriamente “negazioniste”. Questo piano di studi così enunciato si aggiunge a numerosi altri, che non intendiamo interrompere. Pertanto ci riserviamo la massima libertà libertà sui tempi, non avendo nessuna scadenza editoriale o accademica da dover onorare.
Teodoro Klitsche de la Grange: recensione a Lottieri, “Credere nello Stato?”
Carlo Lottieri, Credere nello Stato? Rubbettino, Soveria Mannelli 2012, pp. 196, € 15,00.
Come scrive l’autore nella premessa “pochi sembrano aver compreso il carattere per certi aspetti religioso di quell’invenzione tutta europea e moderna che è appunto lo Stato.
La presente analisi focalizza allora l’attenzione su due aspetti: da un lato – sulla scorta di una consolidata letteratura – sottolinea come nel corso della modernità il potere abbia fatto ripetutamente ricorso a una qualche legittimazione di carattere sacro; dall’altro, punta a evidenziare come la nascita e il rafforzamento delle istituzioni statuali abbiano reso le nostre esistenze sempre più trasparenti e manipolabili, proprio mentre il dominio del ceto politico si faceva quanto mai opaco e impenetrabile”.
In effetti tale consapevolezza – del rapporto tra teologia e politica – è stato poco frequentata nel pensiero italiano, ancora meno in quello contemporaneo, a differenza di quanto accadeva altrove, in Germania e Francia in particolare.
Ancora nel secolo scorso due pensatori come Dumezil e Girard hanno argomentato (e provato) i legami tra ordine metafisico e ordine politico, e tra violenza e sacro; i giuristi francesi, Hauriou in particolare, quello tra dottrina del diritto divino e ordinamento statale; Schmitt ha riportato all’attenzione generale il rapporto tra teologia e diritto (e relativi concetti), riprendendo il pensiero dei teorici controrivoluzionari. Per cui la pretesa che la modernità abbia potuto fare a meno del sacro, o quanto meno della metafisica, è un’affermazione così copiosamente smentita nella storia delle idee – e delle istituzioni – che meraviglia come qualcuno creda il contrario; e più ancora di aver così trovato la chiave (la soluzione dell’enigma della storia, per copiare Marx) per separare concezioni teologico-metafisiche e istituzioni politiche.
Vogliamo fare un esempio? Quando molti – in genere atei praticanti – sostengono che la nostra costituzione è (sacra) e “immodificabile”, non fanno che attribuirle caratteri che il pensiero ebraico e cristiano ha riconosciuto alle Tavole date da Dio a Mosé sul Monte Sinai. E che la teologia cristiana non ha ritenuto propri di alcuna opera umana, proprio perché umana. Di conseguenza la concezione del diritto divino provvidenziale (che è uno dei due grandi “filoni” d’interpretazione della frase di S. Paolo non est potestas nisi a Deo, ed è quella di S. Tommaso e di alcune sette riformate, specie calviniste) ritiene che l’ordinamento politico è modellabile e modificabile dal popolo (il potere costituente – si direbbe dopo Sieyès, non a caso abate e allievo dei Gesuiti – appartiene al popolo). Per l’altra, il diritto divino soprannaturale (la concezione di Lutero, Calvino, Bossuet) non appartiene al popolo, ma, in sostanza, all’autorità legittima (cioè al monarca) il quale, pertanto, può modificare il diritto positivo vigente (anche se sul punto occorrerebbe fare dei distinguo, che esulano dai limiti di questa recensione).
Per cui ritenere che un’opera umana come la costituzione vigente debba valere in eterno, è attribuirle il proprium che solo una legge divina (letteralmente, voluta da Dio) possiede, ed è un bell’esempio di teologia politica inconsapevole, e anzi ammantata di “libero pensiero” (più libero che pensiero): ma che dimostra l’ineluttabilità del rapporto tra ordine politico e ordine teologico-metafisico. Lottieri sottolinea i caratteri progressivamente crescenti del ricorso alla legittimazione sacra del potere statale, sia da parte dei sovrani che dei loro “ideologi”, che come riducevano il potere della Chiesa (limitandone in primis la funzione pubblica) così ne mutuavano sostegni e legittimazioni.
Ne deriva che lungi dall’essere ideologicamente “neutro” il potere statale ha ripreso anche pretese (e giustificazioni) a carattere religioso. Per cui è di una laicità più apparente che reale, ma soprattutto di un’invadenza totalizzante.
Il tutto fu visto chiaramente dai teorici controrivoluzionari: da Donoso Cortes nel Discurso sobre la dictadura; come, sempre da Donoso – e prima di lui da de Bonald – nel sottolineare il rapporto tra teologia e”ideologie” – e istituzioni – politiche. Per cui alla monarchia tradizionale (assoluta) corrisponde il teismo; a quella liberale il deismo; al socialismo (sosteneva Donoso) l’ateismo.
Per cui come scrive Lottieri “la secolarizzazione non si affermerà solo come de-sacralizzazione, ma anche quale ri-sacralizzazione ed essa investirà del numinoso la Ragione, la Storia e, senza dubbio, lo Stato”; e in tal senso anche la situazione contemporanea, in cui c’è l’evidente tentativo di costruire una sovranità globale (o quanto meno soprastatale)anche – anzi soprattutto col richiamo ai “diritti umani”, non sfugge alla logica del rapporto teologia-politica, tra ordine metafisico e ordinamento socio-politico.
Del quale, tra coloro che l’hanno affermato, l’enunciazione più chiara è quella formulata da Maurice Hauriou: che il diritto è un involucro (couche) che avvolge un nocciolo (fond) teologico (ovviamente, per Hauriou il diritto è istituzione, nella specie statale).
Nei momenti di crisi (cioè di fondazione di un nuovo ordine) ossia nel gouvernement de fait (che è qualcosa di molto più decisivo e intenso dell’Hausnamezustand di Schmitt), il nucleo teologico-metafisico riemerge in tutto il suo potere ed effetto ordinatore generando un nuovo diritto (ovvero un nuovo assetto istituzionale). Per cui chi pensa che lo Stato – che è una specifica forma in cui si esercita il potere politico - possa sfuggire al rapporto con il fond teologico, appartiene alla categoria degli ingenui, che credono d’aver scoperto l’utopia sull’uscio di casa o a quella degli ipocriti commedianti, Dulcamara che vendono l’acqua fresca come elisir, oggigiorno della “fine della storia”.
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 art. 114
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