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Timestamp: 2020-01-28 22:27:14+00:00

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Ogni acronimo, ovvero ogni sigla, è tale da determinare nel consumatore di quel tipo di prodotto, e non in una platea indistinta di possibili consumatori, l'interesse a conoscerne il significato (Registra Marchio) - 101Professionisti.it
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Ogni acronimo, ovvero ogni sigla, e' tale da determinare nel consumatore di quel tipo di prodotto, e non in una platea indistinta di possibili consumatori, l'interesse a conoscerne il significato. Per sua natura l'acronimo,quando le lettre che lo compongono non abbiano un significato noto nel mercato, giustifica la supposizione che esso all'utilizzatore possibile di un certo tipo di prodotto, come nel caso che ci riguarda il succo di frutta o altro un prodotto commestibile, indichi oggettivamente l'esistenza di un significato esplicito, commercialmente rilevante. Non puo' affermarsi che sempre, nel vivente meccanismo di comunicazione commerciale e di comunicazione tout court, l'acronimo sia linguaggio da iniziati, come sottintende il ricorrente quando fa riferimento ad un consumatore "informato", diverso dall'utilizzatore avveduto, in quanto addirittura specializzato
sul ricorso 28677-2010 proposto da:
(OMISSIS) S.R.L. (p.i./c.f. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso l'avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato (OMISSIS), giusta procura a margine del ricorso;
(OMISSIS) S.P.A. (c.f. (OMISSIS)), gia' (OMISSIS) SA, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso l'avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende, giusta procura a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 1368/2010 della CORTE D'APPELLO di VENEZIA, depositata il 30/06/2010;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 13/11/2012 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE MARIA BERRUTI;
Con atto del 13 giugno 2006, la S.r.l. (OMISSIS) proponeva ricorso Decreto Legislativo n. 30 del 2005, ex articolo 129 davanti al tribunale di Venezia, sezione specializzata nella materia della proprieta' industriale. Chiedeva fossero inibiti ad (OMISSIS) s.a. con sede nella (OMISSIS), la produzione, il commercio e l'uso di prodotti recanti la sigla (OMISSIS), in quanto costituente violazione del marchio registrato da essa istante, relativo a prodotti contenenti estratto di semi di pompelmo (grapfruit seed extract, realizzato nell'acronimo (OMISSIS)). Il tribunale accoglieva il ricorso.
(OMISSIS) conveniva (OMISSIS) davanti allo stesso tribunale con atto del 22-25 settembre 2006 chiedendo dichiararsi la nullita' del marchio della convenuta in quanto descrittivo, ovvero, in subordine, che fosse accertata la debolezza del marchio stesso e la inesistenza di ogni contraffazione. Il tutto con pubblicazione della sentenza richiesta e condanna al risarcimento dei danni per concorrenza sleale. Resisteva (OMISSIS) deducendo essa la contraffazione del proprio marchio, da considerarsi segno forte, nonche' la concorrenza sleale da parte dell'attrice delle cui domande chiedeva il rigetto con conferma delle statuizioni emesse in sede cautelare, e risarcimento del danno. Il tribunale, con sentenza del febbraio 2008, riteneva il marchio in questione, valido in quanto debole. Escludeva peraltro, attesa detta natura del segno, la contraffazione affermata in considerazione delle differenze introdotte nelle confezioni dei prodotti (OMISSIS), tali da impedire confusione da parte dei consumatori e dunque la conseguente concorrenza sleale. Rigettava tutte le domande di (OMISSIS) nonche' quella di concorrenza sleale proposta da (OMISSIS). (OMISSIS) proponeva appello articolato in nove motivi. Si costituiva (OMISSIS), chiedeva il rigetto dell'appello e proponeva appello incidentale insistendo nella propria domanda di risarcimento del danno per la concorrenza sleale posta in essere da (OMISSIS).
La Corte di merito, rigettata l'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza del tribunale, decideva la causa rigettando entrambi gli appelli. Per quel che rileva nella presente fase la corte di Venezia confermava la sentenza del Tribunale sul punto della natura giuridica del marchio in questione, confermandone la identificazione in marchio debole. Negava che nella specie sussistesse confondibilita' tra i segni in contrasto rilevando che la sigla (OMISSIS) che costituiva cuore del marchio (OMISSIS) era riportata nell'insieme del marchio di (OMISSIS) ma accanto alla denominazione (OMISSIS), questa evidenziata agli occhi del consumatore perche' piu' lunga, e con maggiori spazi fra una lettera e l'altra, e peraltro scritta in caratteri di maggiori dimensioni. Rilevava altresi' che la foglia stilizzata, presente in entrambi i marchi, appariva difficile da notare tanto nell'uno quanto l'altro segno e non era tale da costituire elemento di confusione, appunto per tale secondarieta'.
Conseguentemente rigettava tutte le domande concorrenza sleale connesse alla negata confondibilita'.
Contro questa sentenza ricorre per cassazione (OMISSIS) S.r.l. con atto articolato su cinque motivi. Resiste con controricorso (OMISSIS) S.p.A. gia' (OMISSIS) s.a. e deposita memoria.
1. Con il primo motivo di ricorso (OMISSIS) lamenta la violazione e la falsa applicazione del Decreto Legislativo n. 30 del 2005, articoli 7 e 13, in relazione all'articolo 360 c.p.c., n. 3. Sostiene che la Corte veneta ha emesso il proprio giudizio di descrittivita' del marchio (OMISSIS), deducendone quindi la minor protezione di marchio debole rispetto a quella di marchio forte, utilizzando come termine di paragone non gia' il consumatore medio avveduto, bensi' l'utilizzatore informato, ovverosia il farmacista, l'erborista, ed il medico. In tal modo la Corte di merito avrebbe ristretto la platea dei consumatori alla quale il giudice deve guardare per identificare la corretta percezione di mercato, a quelle degli specialisti del campo, e pertanto negando una confondibilita' che invece ove si fosse avuto riguardo al consumatore tipico del prodotto in questione, si sarebbe dovuta affermare.
2. Con il secondo motivo del suo ricorso, che in quanto connesso al primo va esaminato insieme ad esso, il ricorrente lamenta la violazione del Decreto Legislativo n. 30 del 2005, articoli 20 e 21, in relazione all'articolo 360 c.p.c., n. 3. Sostiene che la Corte di Venezia ha negato la contraffazione sulla base della ritenuta natura di marchio debole del segno di essa ricorrente ( (OMISSIS)), trascurando che nell'asserito marchio (OMISSIS), il cuore, ovvero il nucleo ideologico, e' per l'appunto la parola (OMISSIS) e' non come ritenuto dalla sentenza, il predetto logo.
2.a. Osserva il collegio che riguardo alla questione concernente la distinzione tra marchio forte e marchio debole la Corte di Cassazione ha dato luogo da tempo ad una giurisprudenza stabile alla quale non vi sono ragioni per discostarsi (cass nn. 4405 del 2006, 11017 del 1992, 14787 del 2006).
E' ben noto che l'intensita' della tutela riconosciuta dalla legge ad un segno muta a seconda del grado di originalita' di cui il medesimo e' dotato. Sotto questo profilo dunque il segno viene definito debole giacche' la protezione che la legge gli assicura impedisce l'imitazione da parte del concorrente di quei suoi elementi caratteristici che operando sul suo contenuto o aggiungendosi ad esso arricchiscono la descrittivita', e per l'appunto ne costituiscono una caratteristica e giustificano la identificazione di un tasso di originalita', meritevole di tutela. Ed e' l'accertamento di fatto che, caso per caso, individua il confine tra segno forte e segno debole giacche', da un canto, marchi forti non sono soltanto quelli cosiddetti di fantasia ma anche quelli costituiti da parole del linguaggio comune, e dall'altro marchi deboli non sono da considerarsi semplicemente i marchi indicativi della natura o della funzione del prodotto, ma possono essere anche parole del linguaggio comune ovvero divenute comuni nel linguaggio commerciale. Nel caso di cui si tratta l'acronimo GSE, pacificamente indicatore del contenuto del prodotto, e dunque descrittivo, esclude in quanto insussistente il grado di creativita' piu' alto, la possibilita' di attribuire la tutela del marchio forte. (OMISSIS) vuoi dire, secondo la comune tecnica espressiva che appunto si definisce acronimo, estratto di succo di pompelmo. Indica dunque il contenuto merceologico di un prodotto legittimamente commerciabile, cosicche' la ricerca della originalita' distintiva si e' esercitata intorno ad un dato ontologicamente ed ineliminabilmente descrittivo, nella logica dell'articolo 13, n. 1 del codice della proprieta' industriale che, escludendo la validita' solo per i segni costituiti "esclusivamente" da denominazioni generico descrittive, consente una sia pur piu' limitata tutela benche' in presenza di un gradiente di descrittivita'.
2.b. Nel caso che ne occupa in particolare la ricorrente afferma che la individuazione della parola (OMISSIS) come acronimo e' possibile solo da una particolare consumatore, ovvero dal commerciante, dal farmacista, dal rappresentante, del prodotto medesimo e non dal normale consumatore, il quale invece percepirebbe esclusivamente il segno in questione, e dunque come dotato di autonomia sua propria.
Osserva il collegio che siffatta conclusione spetta al giudice del merito. Tuttavia, in via di principio, pare opportuno precisare che ogni acronimo, ovvero ogni sigla, e' tale da determinare nel consumatore di quel tipo di prodotto, e non in una platea indistinta di possibili consumatori, l'interesse a conoscerne il significato. Per sua natura l'acronimo,quando le lettre che lo compongono non abbiano un significato noto nel mercato, giustifica la supposizione che esso all'utilizzatore possibile di un certo tipo di prodotto, come nel caso che ci riguarda il succo di frutta o altro un prodotto commestibile, indichi oggettivamente l'esistenza di un significato esplicito, commercialmente rilevante. Non puo' affermarsi che sempre, nel vivente meccanismo di comunicazione commerciale e di comunicazione tout court, l'acronimo sia linguaggio da iniziati, come sottintende il ricorrente quando fa riferimento ad un consumatore "informato", diverso dall'utilizzatore avveduto, in quanto addirittura specializzato.
L'apprezzamento che il giudice di merito effettua sulla confondibilita' dei segni, soprattutto nel caso di affinita' dei prodotti, deve essere compiuto non gia' in via analitica, attraverso l'esame anche particolareggiato e la separata considerazione di ogni singolo elemento. Deve essere condotto invece in via globale e sintetica, ovvero con riguardo all'insieme degli elementi grafici mediante una valutazione di impressione, la quale deve avere come parametro di riferimento la normale diligenza ed avvedutezza del consumatore di quel genere di prodotti. Cosicche' alla fine il raffronto risulta essere tra il marchio che il consumatore, di quel tipo di prodotti, guarda, ed il ricordo mnemonico del segno in concorrenza.
2.C. E' singolare, a parere del collegio che il ricorrente sostenga che l'acronimo GSE, unica parola contenuta nel suo segno, pacificamente abbreviativa di una indicazione specificamente descrittiva, debba essere ritenuto cuore ideologico del marchio in concorrenza antagonista, benche' questo contenga anche altra espressione grafica, e dunque dimenticando per l'appunto che la natura descrittiva del segno (OMISSIS) necessita, perche' il segno che l'acronimo include sia protetto, di una aggiunta di originalita'. Aggiunta che, dal punto di vista grafico il segno di (OMISSIS), come apprezzato dal giudice del merito, sicuramente mostra.
Orbene, il marchio (OMISSIS) accusato di contraffazione, e' segno complesso consistente nella composizione oltre che del predetto acronimo anche della parola (OMISSIS). Dunque fra i due segni cosi' come essi sono analiticamente descritti dalla sentenza impugnata, esiste una vistosa differenza grafica. Il giudice di merito ha considerato anzitutto tale differenza, quindi ha ritenuto che l'acronimo (OMISSIS) contenuto nel marchio di (OMISSIS) sia tutt'altro che preponderante rispetto alla parola (OMISSIS), piu' grande e con caratteri grafici che la evidenziano meglio, cosicche' piu' che mai in tale segno di (OMISSIS), nella ricostruzione fatta dal giudice di merito, esso conserva una funzione descrittiva e non individualizzante, che, nella vicenda, esclude l'effetto contraffattorio.
2.d. I due motivi sono entrambi infondati giacche' il giudice di merito ha fatto buon governo delle norme applicate, ha tenuto conto della giurisprudenza, ed ha esaminato, contrariamente a quanto ritiene il ricorrente, in modo sintetico i segni in conflitto motivando sulle questioni relative.
3. Con il terzo motivo del suo atto il ricorrente lamenta la motivazione omessa ed insufficiente, ovvero ancora illogica ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., n. 5, su un punto decisivo della causa. Osserva che la Corte di Venezia non si e' accorta della doglianza avverso il punto della decisione di primo grado relativo alla circostanza, non esaminata dal primo giudice, per la quale il marchio (OMISSIS) e' posto anche su prodotti non contenenti estratti dei semi di pompelmo.
3. a. Osserva il collegio che sul punto la Corte di merito si e' pronunciata, (vedi foglio 21 della sentenza impugnata), ed ha considerato marginale ed irrilevante la circostanza stessa attesa la proporzione tra prodotti a contenuto di succo di pompelmo, e prodotti nei quali tale succo era assente. Il ricorrente non va oltre una doglianza generica. Il motivo e' pertanto inammissibile.
4. Con il quarto motivo del suo atto il ricorrente lamenta la violazione e la falsa applicazione dell'articolo 2598 c.c. in relazione all'articolo 360 c.p.c., n. 3.
4.a. Il motivo e' infondato. Nemmeno oggi il ricorrente indica quali circostanze, non dipendenti dalla affermata contraffazione, giustificherebbero l'ulteriore, ovvero autonoma, accusa di concorrenza sleale.
5.a. Il motivo e' inammissibile. Il ricorrente indica il sesto motivo di appello come non esaminato ovvero non esaminata adeguatamente dalla corte di merito, tuttavia non indica in alcun modo la circostanza che, ancora una volta, costituirebbe atto di concorrenza sleale ex articolo 2598 c.c., ulteriore a quella conseguente alla affermata contraffazione, questione oggetto del predetto motivo di appello.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimita', liquidate in euro 7200,00 di cui euro 200,00 per spese oltre ad oneri di legge.

References: sentenza 
 articolo 129
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 2598