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Timestamp: 2020-05-26 16:21:35+00:00

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Destituzione dal corpo di polizia causa acquisto di cocaina - Consiglio di stato - sentenza n. 2705/05 del 01/01/1990
Destituzione dal corpo di polizia causa acquisto di cocaina
sentenza 2705/05 del 01/01/1990
Il consiglio di stato ha respinto con la sentenza del 25/05/2005 , l'appello di un agente di polizia, che era stato destituito dal corpo dopo l'acquisto di sostanze stupefaceti.
Tra i motivi della Corte, il fatto che l'uso di stupefacenti sia lesivo tanto per la qualità del servizio pubblico prestato dall'agente, quanto per l'onore e il decoro del corso di polizia stesso.
Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quarta, sentenza n. 2705/2005
sul ricorso in appello n. 6690 del 2004, proposto da A., rappresentato e difeso dall'avv. Salvatore A. Napoli, elettivamente domiciliato presso lo studio del medesimo in Roma, Via C. Morin n. 1.
Ministero dell'interno, in persona del Ministro in carica e Consiglio provinciale di disciplina presso la Questura di Bologna, in persona del suo Presidente, rappresentati e difesi dall'Avvocatura generale dello Stato, presso la quale sono domiciliati per legge in Roma Via dei Portoghesi, n. 12.
della sentenza del T.A.R. Lazio - Sezione staccata di Latina 20 aprile 2004, n. 222.
Data per letta alla pubblica udienza del 1 marzo 2005, la relazione del Consigliere Costantino Salvatore;
Uditi l'avv. Napoli per l'appellante e l'avv. dello Stato Elefante per il Ministero appellato.
Con ricorso al TAR del Lazio, Sezione staccata di Latina, A. impugnava il decreto ministeriale in data 2 luglio 2002, recante la sua destituzione dall'Amministrazione della Pubblica Sicurezza per avere reiteratamente acquistato dosi di cocaina unitamente ad altro appartenente alla Polizia di Stato, denotando mancanza di senso dell'onore e della morale in relazione alla sua qualita’ di tutore dell'ordine, e recando, quindi, grave pregiudizio all'Amministrazione.
Il ricorrente lamentava la violazione e falsa applicazione dei principi generali in tema di pubblico impiego e, in particolare, in tema di personale di polizia di Stato di cui al DPR. 25 ottobre 1981, n. 737, nonche’ eccesso di potere per illogicita’ e contraddittorieta’ manifesta, per eccessivita’ della sanzione, per disparita’ di trattamento, per difetto di motivazione e di istruttoria.
L'Amministrazione intimata si costituiva in giudizio, contestando la fondatezza del gravame.
All'esito del deposito di documentazione, disposto con ordinanza presidenziale, il ricorrente proponeva motivi aggiunti, insistendo sulla deduzione di illegittimita’ per disparita’ di trattamento, nella considerazione che la sua posizione non sarebbe dissimile dalla posizione del collega B, nei cui confronti era stata disposta la sola sospensione temporanea dal servizio per mesi sei.
Il ricorso era respinto con la sentenza in epigrafe specificata, contro la quale l'interessato ha proposto il presente appello, chiedendone l'integrale riforma.
Il Ministero si e’ costituito anche in questo grado.
L'appello e’ stato trattenuto in decisione alla pubblica udienza del 1 marzo 2005
1. Con il primo motivo viene riproposta la censura di manifesta eccessivita’ della sanzione in considerazione della tenuita’ del fatto e dell'occasionalita’ della assunzione delle sostanze stupefacenti.
Come esattamente rilevato dal primo giudice, posto che il giudizio di tenuita’ di una sanzione disciplinare e’ direttamente correlato alla qualita’ dell'interessato, non puo’ essere connotato da "tenuita’" il comportamento di un agente di polizia, istituzionalmente preposto alla tutela dell'ordine, il quale, in contrasto con i doveri di lealta’ e correttezza assunti con il giuramento, faccia uso di sostanze stupefacenti, tenendo contatto, a tal fine, con un personaggio (il fornitore dello stupefacente) ritenuto di assoluto rilievo e perfettamente inserito in un vasto contesto criminale … a diretto contatto con i trafficanti (come testualmente si desume dal verbale del Consiglio di Disciplina).
Quanto alla valutazione della gravita’ di un tale comportamento ai fini disciplinari e alla proporzione tra la sanzione disciplinare irrogata e la gravita’ dei fatti contestati, si tratta di attivita’ che costituisce manifestazione del discrezionale apprezzamento dell'amministrazione, suscettibile di sindacato di legittimita’ solo per macroscopici vizi logici che nella specie non sussistono (cfr., Sez. IV, 15 maggio 2003 n. 2624).
La vicenda di cui il A si e’ reso protagonista, avuto riguardo alle modalita’ di tempo e di luogo in cui e’ maturata e si e’ sviluppata, rileva non solo la mancanza del senso dell'onore e del senso morale ma dimostra anche la dolosa violazione dei doveri istituzionali, con grave pregiudizio all'amministrazione di appartenenza.
La riscontrata mancanza di affidamento sulle doti morali e caratteriali dell'agente, che sostanzialmente sono alla base della destituzione, presuppone un apprezzamento di natura tecnico discrezionale da parte dell'amministrazione, che nel caso in esame non appare censurabile.
Ove poi si consideri che il ricorrente non e’ nuovo ad episodi del genere, in quanto, come risulta dal verbale della Commissione di Disciplina e dal foglio matricolare, ha subito nel 2000 la sanzione della pena pecuniaria per essere stato sorpreso, due anni prima, in possesso di hashish, appare evidente che, nel caso in esame, non sussiste neppure l'occasionalita’ dell'episodio.
2. Il secondo motivo investe il diverso atteggiamento che l'Amministrazione avrebbe tenuto in danno del ricorrente, al quale ha irrogato una sanzione piu’ rigorosa di quella comminata all'altro agente (B), coinvolto nella stessa vicenda in maniera non dissimile (sospensione temporanea dal servizio per mesi sei).
Se si prendono in esame le motivazioni addotte dalla Commissione di Disciplina nell'effettuare la proposta di destituzione per il ricorrente e la proposta di sospensione temporanea dal servizio per il B, si deve pacificamente concludere che le posizioni dei due agenti sono senz'altro diverse.
Dalla documentazione acquisita agli atti emerge, difatti, che il ricorrente si e’ comportato, verso il B come un trascinatore, avendo gestito in prima persona i rapporti con il fornitore di stupefacente, avendolo chiamato per telefono, avendolo incontrato, avendo da lui acquisito le sostanze stupefacenti da dividere poi con il B; mentre quest'ultimo ha mantenuto un ruolo di gregario.
Ove si aggiunga che il ricorrente, poi, ha omesso di sottoporsi, benche’ invitato a farlo, ad accertamenti clinici (al fine della ricerca di metaboliti da stupefacenti), diversamente dal B, che non si e’ sottratto alla visita e che, sempre il ricorrente ha mantenuto un comportamento scarsamente collaborativo per le indagini, avendo egli cominciato ad ammettere le proprie responsabilita’ soltanto a fronte di contestazioni circa le telefonate intercorse fra lui e il fornitore C, a differenza dell'altro inquisito, il cui comportamento e’ stato caratterizzato da collaborazione, si deve escludere che nel caso in esame, il provvedimento impugnato sia affetto dal vizio di disparita’ di trattamento, atteso che l'amministrazione ha tenuto presente anche il precedente della sanzione disciplinare per possesso di stupefacente.
Le considerazioni appena svolte in ordine alla diversita’ di posizione del ricorrente e del B, giustificano la diversita’ di sanzioni irrogate.
3. Le medesime considerazioni valgono, poi, per disattendere la censura di difetto di motivazione, dal momento che l'Amministrazione ha valutato tutti gli aspetti della vicenda aventi un qualche rilievo ai fini del decidere.
A tali fini, nessun rilievo assume il diploma di benemerenza conseguito nel 1998, l'assenza di particolari demeriti nonche’ la stima e la simpatia di cui il ricorrente godeva tra i colleghi.
La giurisprudenza ha avuto modo di ritenere legittima la destituzione dal servizio di un agente della Polizia di Stato che abbia fatto uso di sostanze stupefacenti, atteso che tale uso altera l'equilibrio psichico, inficia l'esemplarita’ della condotta, si pone in contrasto con i doveri attinenti allo stato di militare e al grado rivestito, influisce negativamente sulla formazione militare e lede il prestigio del Corpo (cfr., Sez. IV, 12 aprile 2001, n. 2259).
L'art. 7, nn. 2 e 6, d.P.R. 25 ottobre 1981, n. 737 prevede che la destituzione e’ inflitta, distintamente, per atti che siano in contrasto con i doveri assunti con il giuramento (n. 2) o per reiterazione di infrazioni o per persistente riprovevole condotta dopo che siano stati adottati altri provvedimenti disciplinari (n. 6).
Ora, fermo il fatto che l'uso di sostanze stupefacenti concreta una violazione dei doveri di correttezza e di lealta’ assunti con il giuramento prestato e quindi legittima la sanzione della destituzione, nella fattispecie in esame, la sanzione e’ stata comminata nella ricorrenza anche della reiterazione della condotta gia’ censurata, e, quindi, in presenza pure del secondo presupposto normativo richiamato.
4. Alla luce delle considerazioni svolte, l'appello va respinto.
Le spese del grado possono essere interamente compensate tra le parti, sussistendo giusti motivi.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sez. IV), definitivamente pronunciando sull'appello indicato in epigrafe, lo respinge.
Cosi’ deciso in Roma, il 1 marzo 2005 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quarta, nella Camera di Consiglio con l'intervento dei Signori:
Costantino Salvatore Lucio Venturini
Depositata in Segreteria il 25 maggio 2005

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