Source: http://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0025&tipo=atti_indirizzo_controllo&pag=allegato_b
Timestamp: 2019-01-24 02:43:17+00:00

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Seduta di Giovedì 12 luglio 2018
il ritardo con il quale le amministrazioni pubbliche pagano le imprese che forniscono beni e servizi al settore pubblico costituisce un elemento di debolezza dell'economia del Paese, in quanto la massa di risorse sottratte alle imprese ne rende difficile sia la gestione ordinaria che i piani di investimento, oltre a generare costi connessi alla ricerca di fonti alternative di finanziamento. Una situazione che colpisce principalmente le piccole e medie imprese, che sono le più esposte alle crisi di liquidità e per le quali è più difficile e oneroso l'accesso al credito. Tale ritardo, oltre ad ostacolare il ciclo economico, genera ulteriori costi a carico delle amministrazioni ritardatarie, sia in relazione alla gestione del debito, sia in forza dell'obbligo del pagamento di more ed interessi che ne deriva. In sede di approvazione della direttiva del Parlamento ed il Consiglio europeo 2011/7/EU del 16 febbraio 2011 sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (sia della pubblica amministrazione, che tra imprese) la Commissione europea ha rilevato che tali ritardi, nell'Unione, sono all'origine di un fallimento d'impresa su quattro e della perdita di 450.000 posti di lavoro all'anno;
giova osservare che oltre ad un effetto positivo sul sistema delle imprese, il rispetto dei tempi di pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni ha un effetto diretto sul prodotto interno lordo e un effetto positivo per le casse dello Stato, attraverso, da un lato, il versamento dell'iva da parte di chi riceveva i pagamenti, dall'altro, attraverso il gettito dei tributi diretti e dei contributi sociali derivanti dalla ripresa occupazionale innescata dalla ripresa produttiva generata dai pagamenti. Lo stesso Governo, nel 2013, aveva stimato che grazie al pagamento di 30 miliardi di euro dei debiti della pubblica amministrazione, il prodotto interno lordo sarebbe aumentato, nel medesimo anno, dello 0,2 per cento. A questo si sarebbe aggiunto un maggior gettito dell'iva pari a circa il 20 per cento della somma erogata, ma anche, per via della ripresa occupazionale, un incremento dei tributi diretti e contributi sociali quantificabili, ipotizzando prudenzialmente un'elasticità unitaria del gettito rispetto al prodotto interno lordo, in altri 2 miliardi di euro;
l'Italia ha recepito la direttiva 2011/7/EU con il decreto legislativo 9 novembre 2012, n. 192 e la normativa è entrata in vigore il 1° gennaio 2013. Essa prevede l'obbligo per le pubbliche amministrazioni di pagare le imprese creditrici entro il termine massimo di 30 giorni, pena interessi di mora dell'8 per cento al di sopra di quello di riferimento della Banca centrale europea (Euribor). Sono previste possibilità di deroga con estensione del termine a 60 giorni, solo per alcuni casi specifici. Deroghe che devono in ogni caso essere giustificate e approvate dalla Commissione europea. Gli Stati possono concedere agli enti pubblici che forniscono assistenza sanitaria una certa flessibilità nell'onorare i loro impegni;
nel corso della XVII legislatura, in considerazione della vigenza della direttiva e dopo la comunicazione del marzo 2013 del vice-presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, in cui si è chiarito che il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione non sarebbe rientrato nel calcolo del debito pubblico ai fini del patto di stabilità, si sono succeduti quattro distinti provvedimenti, volti ad ottemperare il nuovo obbligo comunitario con strumenti mirati alle specifiche esigenze (enti territoriali, sanità, amministrazioni centrali e decentrate). Con il decreto-legge n. 35 del 2013, sono stati messi in campo 40 miliardi di euro, pari al 2,5 per cento del prodotto interno lordo, per il biennio 2013-2014. Ad esso hanno fatto seguito il decreto-legge n. 102 del 2013 e la legge di stabilità 2014 (legge n. 147 del 2013) che hanno incrementato di 7,7 miliardi di euro le risorse previste per il 2014. È infine intervenuto il decreto-legge n. 66 del 2014, con il quale le risorse suddette sono state ulteriormente aumentate di 9,3 miliardi di euro. Complessivamente, lo Stato ha messo a disposizione per il pagamento dei debiti arretrati al 31 dicembre 2013 un importo prossimo ai 57 miliardi di euro. Al predetto importo deve aggiungersi la garanzia dello Stato riconosciuta ai debiti di parte corrente delle pubbliche amministrazioni in sede di cessione degli stessi a intermediari finanziari, che si fanno carico della riscossione, misura introdotta dal decreto-legge n. 66 del 2014;
gli interventi posti in campo hanno riguardato l'erogazione di anticipazioni di liquidità e la concessione di spazi finanziari a favore degli enti territoriali, l'accelerazione dei rimborsi fiscali, l'obbligo di erogare entro termini certi (60 giorni) i trasferimenti tra amministrazioni pubbliche, oltre alla citata cessione agli intermediari finanziari. È stata creata una piattaforma elettronica per i crediti commerciali (Pcc) cui si sono progressivamente iscritte, per la certificazione dei crediti, oltre 22 mila amministrazioni pubbliche, al fine di rilevare lo stock dei debiti commerciali;
il decreto-legge «destinazione Italia» (n. 143 del 2013) ha inoltre ampliato a tutte le pubbliche amministrazioni, rispetto all'assieme limitato già previsto dal decreto-legge n. 35 del 2013, l'istituto della compensazione tra crediti commerciali e debiti tributari, consentendo alle imprese e agli altri contribuenti che vantano tali crediti nei confronti delle amministrazioni pubbliche, e nel contempo hanno debiti tributari, di poter compensare le due voci. Tale misura è stata più volte prorogata, da ultimo a tutto il 2017 dall'articolo 9-quater del decreto-legge n. 50 del 2017, ma dal 2018 non è più operativa. La delega fiscale (legge n. 23 del 2014) prevedeva che tali meccanismi di compensazione, anche dei crediti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione, diventassero strutturali, ma è inattuata per questa parte;
infine, il decreto-legge n. 66 del 2014 ha previsto il potenziamento della Pcc ai fini della gestione telematica del rilascio delle certificazioni, nonché l'anticipo dell'obbligo della fatturazione elettronica al 6 giugno 2014 – per le amministrazioni dello Stato, gli enti di previdenza e le agenzie fiscali, mentre per altre pubbliche amministrazioni tale obbligo è anticipato al marzo del 2015 – e il potenziamento delle sanzioni (sia a carico dei dirigenti incaricati, che delle amministrazioni responsabili) per inadempimento degli obblighi di comunicazione, per mancata certificazione dei crediti sulla piattaforma e per i ritardi nei tempi di pagamento;
la Commissione europea ha sempre tenuto sotto osservazione l'azione italiana, sia in termini di stimolo che di sostegno. Pur riconoscendo, nei rapporti specificamente dedicati all'attuazione della direttiva 2011/7/EU, i risultati raggiunti dal nostro Paese nella progressiva riduzione dei tempi d'attesa, è apparso evidente che questi sono rimasti sempre ben al di là della media europea. L'Italia è scesa dai 144 giorni del 2015 ai 95 del 2017, mentre la media dell'Unione è scesa dai 45 giorni del 2015 ai 41 del 2017;
la Commissione europea ha quindi mantenuto costante la propria pressione sull'Italia: il 18 giugno 2014 ha notificato al Governo italiano una lettera di messa in mora per violazione della direttiva 2011 /7/UE (sia per quel che riguarda il ritardo nei pagamenti, sia in relazione all'applicazione di un interesse di mora inferiore a quello previsto dalla direttiva), cui è seguito un parere motivato del febbraio 2017 e una lettera di costituzione in mora nel luglio 2017, nella quale sono stati concessi due mesi per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione. Le osservazioni italiane, basate sulla descrizione degli sforzi compiuti e dei benefici ai pagamenti della pubblica amministrazione che deriveranno dall'attuazione della nuova piattaforma Siope Plus, sono state considerate insufficienti, pertanto il 7 dicembre 2017 la Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea, definendo «sistematico» il ritardo con cui le amministrazioni pubbliche italiane effettuano i pagamenti nelle transazioni commerciali;
inoltre, il 7 giugno 2018 la Commissione europea ha deciso di inviare un ulteriore parere motivato all'Italia in quanto il suo diritto nazionale non è conforme alla direttiva sui ritardi di pagamento (direttiva 2011/7/UE). Per la Commissione le modifiche al codice dei contratti pubblici dell'aprile 2017, che hanno esteso sistematicamente di ulteriori 30 giorni i tempi di gestione del pagamento delle fatture per stato avanzamento lavori negli appalti pubblici, si configurano come una violazione della direttiva sui ritardi di pagamento nella quale si prevede che le autorità pubbliche debbano eseguire i pagamenti non oltre 30 o 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura o, se del caso, al termine della procedura di verifica della corretta prestazione dei servizi;
secondo i dati riportati dalla Banca d'Italia nella relazione annuale relativa al 2017, lo stock di debiti commerciali in capo alle amministrazioni pubbliche italiane è sceso dai 64 del 2016 a 57 miliardi di euro di fine 2017. Al netto della quota riconducibile ai ritardi fisiologici (ovvero entro i 30/60 giorni come previsto dalla legge), le imprese fornitrici vantano a fine 2017 circa 30 miliardi di crediti scaduti dalle amministrazioni pubbliche. Da altre stime, nelle quali sono incrociati i dati di Istat, Banca d'Italia e Ministero dell'economa e delle finanze, si rileva come il 62 per cento degli enti pubblici abbia pagato in ritardo nel 2017. Si tratta di un dato in calo di 8 punti percentuali rispetto all'anno precedente, grazie all'andamento delle regioni (45 per cento contro il 55 per cento del 2016). Migliorano Asl, comuni e province (fra i quali però si registrano situazioni di grave ritardo), mentre i Ministeri sono in controtendenza, avendo il 93 per cento di essi pagato in ritardo nel 2017, contro l'86 per cento del 2016;
dal sito del Ministero dell'economia e delle finanze specificamente dedicato al monitoraggio dei pagamenti (peraltro aggiornato al 10 luglio 2017) si apprende che risultano pagati ai creditori 45,5 miliardi di euro, a fronte di un finanziamento complessivo ai debitori di 47,3 miliardi di euro. Rispetto al picco del debito commerciale, stimato dalla Banca d Italia a fine 2012 in circa 91 miliardi di euro, risulterebbe quindi assorbita secondo la Banca d'Italia «poco più della metà» del debito complessivo;
tuttavia, gli studi più recenti, riferiti ai primi mesi del 2018, attestano che dopo la progressiva diminuzione degli anni 2013-2017, dall'inizio di quest'anno sono tornati ad aumentare i tempi medi di pagamento della amministrazione pubblica italiana. Le elaborazioni della Cgia di Mestre dei dati esposti nell'indagine «European Payment Report 2018» presentata da Intrum Justitia il 28 maggio 2018, dimostrano che se nel 2017 il compenso veniva corrisposto in media dopo 95 giorni dall'emissione della fattura, nell'anno in corso tale media è salita a 104 giorni, ponendo l'Italia di nuovo come Paese leader dell'Unione nei ritardi di pagamento. A fronte del dato italiano, nel 2018 in Spagna ci vogliono 78 giorni, in Francia bastano 57 giorni, in Germania 23, nel Regno Unito e Finlandia 22, in Austria 32, mentre i Paesi dell'Est Europa si attestano tutti sotto il mese. La Grecia ha registrato, nello stesso periodo, un netto miglioramento, passando dai 103 giorni del 2017 ai 73 del 2018;
più complessa appare la situazione nella sanità pubblica, per la quale il termine di pagamento è stabilito in 60 giorni, usufruendo dell'ampliamento offerto dalla norma dell'Unione europea. In tale settore, secondo i dati di fine 2017 forniti dalla Cgia di Mestre, sono presenti 22,5 miliardi e mezzo di debiti verso i fornitori. La media dei giorni necessari per il pagamento è di 121 giorni (in calo rispetto ai 286 del 2011), ma nel settore si registrano le differenze più elevate tra le diverse amministrazioni: quasi un anno in Calabria, 227 giorni in Molise, 200 in Campania, mentre Lombardia, Val d'Aosta e Trentino, superano di poco i 70 giorni. Sono pochissime le amministrazioni che rispettano l'obbligo comunitario. I ritardi sono parzialmente imputabili alla lentezza con cui arrivano alle Asl i finanziamenti regionali, tuttavia risulta che molte strutture sanitarie non hanno ancora informatizzato i propri sistemi di pagamento, nonostante il fatto che la fatturazione elettronica sia obbligatoria per tutte le pubbliche amministrazioni dal 1° aprile 2015;
nel settore delle costruzioni l'attesa media è, secondo l'Ance, di 96 giorni (dato del primo semestre 2017), certamente in calo rispetto ai 160 del primo semestre 2013, ma tuttavia ancora lontano dal rispetto dell'obbligo comunitario. Secondo l'Associazione dei costruttori il debito scaduto ammonta a 8 miliardi di euro. Un dato destinato a peggiorare a causa delle disposizioni introdotte dal codice degli appalti, peraltro poste sotto osservazione dell'Unione europea, come sopra evidenziato. Peraltro, i ritardi di pagamento penalizzano fortemente il rating delle imprese di costruzioni, in particolare nel settore delle grandi opere e di conseguenza la loro capacità di stare sul mercato. In questo settore i peggiori pagatori sono i comuni, con Napoli in testa (335 giorni di ritardo rispetto alla previsione di legge), seguita da Catania (135), Torino (107). A Roma il ritardo è di 52 giorni, a Milano 11. I comuni più virtuosi sono Bologna, Genova e Firenze, che riescono a pagare di una decina di giorni prima della scadenza;
appare evidente da quanto sopra esposto che la tematica del ritardo nei pagamenti della pubblica amministrazione non è più al centro dell'attenzione degli amministratori pubblici e del Governo, come dimostrano sia l'ingiustificato incremento dei tempi di pagamento introdotto con il codice appalti, sia la mancata proroga del meccanismo di compensazione tra crediti commerciali e debiti tributari. A ciò si aggiunge l'esaurimento delle misure adottate negli anni scorsi. Inoltre, la legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017, articolo 1, commi 986-988), modificando il regime dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, ha fatto scendere da 10.000 a 5.000 euro la soglia che fa scattare i controlli per i pagamenti delle pubbliche amministrazioni, di fatto allungando i tempi di saldo per le fatture relative ai propri debiti commerciali. Prima di effettuare a qualunque titolo il pagamento di un importo sopra i 5 mila euro, la pubblica amministrazione deve verificare se il beneficiario è inadempiente all'obbligo di versamento derivante dalla notifica di cartelle di pagamento;
peraltro, sebbene da 3 anni le imprese che lavorano per il settore pubblico abbiano l'obbligo di emettere la fattura elettronica, molti enti pubblici (almeno il 40 per cento del totale) usano ancora mandati di pagamenti cartacei. Secondo la Cgia di Mestre sulla piattaforma si iscrivono solo le pubbliche amministrazione più «virtuose» sotto il profilo dei pagamenti. Dai dati del Ministero dell'economia e delle finanze risulta che nel 2016 un terzo delle 22.000 amministrazioni iscritte nella piattaforma non ha segnalato pagamenti. Ancora più incerta la situazione per gli anni 2014 e 2015. Pertanto la Pcc messa a punto dal Ministero dell'economia e delle finanze per monitorare lo stato di avanzamento dei pagamenti non sembra in grado né di stabilire con certezza i tempi medi di pagamento, né di stabilire a quanto esattamente ammonta il debito commerciale della pubblica amministrazione nel suo complesso;
dopo una fase sperimentale, dal 1° gennaio 2018 è in corso di implementazione Siope Plus, una nuova infrastruttura digitale avente l'obiettivo di migliorare la qualità dei dati per il monitoraggio della spesa pubblica e destinata anche a rilevare i tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese fornitrici. Significativamente Siope Plus fa parte del sistema di controlli della spesa pubblica inserito nella nuova legge di contabilità. Tuttavia, appare opportuno accelerare il processo di adesione delle pubbliche amministrazioni alla nuova infrastruttura, adesione che per ora è limitata a tutti gli enti territoriali (regioni, province, città metropolitane, comuni) e alle Asl;
il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha più volte dichiarato il proprio impegno per la corretta applicazione da parte dell'Italia della direttiva 2011/7/UE, con particolare riferimento ai ritardi della pubblica amministrazione, a fronte della constatazione che l'Italia in quest'ambito resta la «maglia nera» in Europa. Uno specifico richiamo è stato fatto, pochi giorni fa dal presidente Tajani, nei confronti dell'esecutivo in carica. Analoghe preoccupazioni sono state espresse dalla componente piccola industria di Confindustria, cui ha risposto il vice Presidente del Consiglio Luigi Di Maio assicurando che si tratta di un impegno che il Governo intende onorare, proprio per dare ossigeno all'economia,
1) ad assumere iniziative per potenziare e rifinanziare i meccanismi di pagamento dei debiti commerciali pregressi delle pubbliche amministrazioni, previsti dalle norme introdotte nel 2013-2014, descritte in premessa, al fine di consentire la sollecita chiusura dei procedimenti di richiamo e di messa in mora posti in essere dalla Commissione europea, con l'obiettivo di rientrare nei limiti temporali previsti dalla direttiva del Parlamento e il Consiglio europeo 2011/7/EU del 16 febbraio 2011 per il pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni;
2) ad accelerare il processo di adesione di tutte le amministrazioni pubbliche alla infrastruttura digitale Siope Plus al fine provvedere in tempi certi alla completa gestione informatica della fatturazione e dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, prevedendo specifiche misure per il monitoraggio del pagamento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione e assicurando che i dati già disponibili sulla piattaforma elettronica per i crediti commerciali (Pcc) siano utilizzabili senza soluzione di continuità;
3) ad adottare iniziative per rafforzare le sanzioni previste dal decreto-legge n. 66 del 2014 a carico degli enti e degli amministratori inadempienti, per violazione degli obblighi di comunicazione, per mancata certificazione dei crediti sulla piattaforma e per i ritardi nei tempi di pagamento, prevedendo sanzioni analoghe per le violazioni commesse in relazione agli adempimenti connessi alla infrastruttura digitale Siope Plus;
4) ad adottare iniziative per rendere operativo e strutturale, con riferimento ai debiti commerciali della pubblica amministrazione, il meccanismo di compensazione tra partite di debito e credito, introdotto dall'articolo 12, comma 7-bis, del decreto-legge n. 145 del 2013;
5) ad adottare iniziative per escludere dal regime dei controlli sui pagamenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, le imprese che aderiscono al regime dell'adempimento collaborativo (compliance) di cui all'articolo 3 e successivi del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 128, al fine di accelerare il pagamento dei debiti commerciali e favorire l'accesso delle imprese al suddetto regime;
6) ad adottare iniziative per modificare la normativa degli appalti nelle parti non conformi alla direttiva sui ritardi di pagamento, direttiva 2011/7/UE, dando corso al parere motivato emesso il 7 giugno 2018 dalla Commissione europea;
7) ad adottare iniziative per introdurre, tra gli obiettivi generali di valutazione positiva delle performance delle pubbliche amministrazioni, da adottare su base triennale con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 150 del 2009, specifici indicatori che misurino i tempi di pagamento dell'amministrazione alle imprese fornitrici e il tempo medio di conclusione dei procedimenti amministrativi.
(1-00013) «Baldelli, Gelmini, Occhiuto, Bagnasco, Battilocchio, Biancofiore, Bignami, Cassinelli, Cattaneo, D'Attis, Della Frera, Fasano, Fatuzzo, Fitzgerald Nissoli, Gagliardi, Labriola, Mandelli, Marin, Martino, Mulè, Musella, Nevi, Novelli, Palmieri, Pettarin, Pittalis, Porchietto, Rosso, Rotondi, Ruffino, Saccani Jotti, Sozzani, Zangrillo, Polidori, Fiorini, Barelli, Squeri, Carrara».
nel territorio delle città italiane di maggiori dimensioni, come Roma, Napoli, Torino e Milano, insistono numerosi campi ed insediamenti abusivi di nomadi, all'interno dei quali si verificano con allarmante frequenza roghi che, data la natura dei materiali bruciati, esalano fumi tossici, anche a poca distanza dai centri abitati, e rispetto ai quali le forze di polizia non intervengono nonostante l'individuazione dei fuochi sia del tutto agevole e spesso questi siano segnalati direttamente dai cittadini delle zone circostanti;
attesa la stretta correlazione tra il fenomeno dei roghi tossici e il traffico illecito di rifiuti ferrosi, spesso i roghi tossici in questione derivano dalla necessità, per gli autori dei furti, di liberare i cavi di rame rubati sulle tratte ferroviarie, piuttosto che nelle scuole pubbliche delle grandi città, dalle guaine di gomma, o anche per liberare il ferro dai materiali impuri;
il fenomeno dei roghi tossici nelle adiacenze dei campi nomadi assume particolare rilevanza, soprattutto in prossimità degli insediamenti di maggiore estensione, situati, per lo più, a ridosso dei grandi centri metropolitani, quali in primissimo luogo Roma e Napoli ma anche nell'area torinese e milanese;
il decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136, ha introdotto nel codice dell'ambiente il reato di combustione illecita di rifiuti, in base al quale «chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata è punito con la reclusione da due a cinque anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni. Il responsabile è tenuto al ripristino dello stato dei luoghi, al risarcimento del danno ambientale e al pagamento, anche in via di regresso, delle spese per la bonifica»;
il medesimo decreto-legge, correlato all'emergenza ambientale della cosiddetta terra dei fuochi, ha consentito ai prefetti delle province della regione Campania, nell'ambito delle operazioni di sicurezza e di controllo del territorio finalizzate alla prevenzione dei delitti di criminalità organizzata e ambientale, di avvalersi di un contingente di personale militare delle forze armate, posto a loro disposizione dalle competenti autorità militari;
come ribadito anche dal Ministro dell'interno pro tempore nella risposta ad una interrogazione a risposta immediata in assemblea, svolta in data 5 luglio 2017, nella realtà napoletana «è attivo, sin dal 2013, un dispositivo che vede l'impiego di personale delle Forze armate e delle forze di polizia, cui si aggiungono mirati servizi di prevenzione generale. Le forze di polizia, anche in collaborazione con le polizie locali, sono costantemente impegnate nell'attività di controllo mobile del territorio nelle aree adiacenti ai citati insediamenti, al fine di individuare gli autori dei roghi tossici, che sono per lo più provocati dalla combustione di residui di materiali ferrosi suscettibili di recupero per la successiva immissione nel mercato clandestino»;
negli ultimi anni, anche a causa dell'impunità con cui questi avvengono, il fenomeno dei roghi ha assunto una dimensione preoccupante, posto anche il fatto che ai campi nomadi vengono trasportati rifiuti per il cui smaltimento andrebbero seguite procedure speciali per farli invece bruciare all'aperto a un terzo del costo;
di conseguenza, intorno ai campi, sono create delle vere e proprie «terre dei fuochi», siti ad alto inquinamento ambientale che contaminano i terreni e le acque e, nelle zone di campagna, che mettono a rischio la produzione di generi alimentari, e che inquinano l'aria;
in particolare, nei mesi caldi, la situazione dell'inquinamento dell'aria dai fumi tossici originati dai roghi diviene insostenibile, «critiche» non possono esimersi dall'apertura delle finestre;
tra i residenti delle zone nelle quali si trovano i campi, o vicine ad esse, i fumi tossici esalati dai roghi hanno causato un aumento delle patologie tumorali e delle affezioni dell'apparato respiratorio, ed esistono seri e concreti pericoli per la salute dei bambini;
i roghi all'interno dei campi nomadi determinano l'esposizione dei cittadini delle aree colpite a un grave disagio, a rischi per la loro salute, ad un pericoloso inquinamento ambientale e a situazioni di tensione sociale che devono essere contrastati con ogni mezzo,
1) ad assumere iniziative di competenza per estendere la possibilità di avvalersi dell'impiego delle forze armate, in operazioni di sicurezza e di controllo per la prevenzione dei delitti di criminalità ambientale, anche ai prefetti delle città colpite dai fenomeni di cui in premessa, al fine di tutelare le popolazioni residenti e l'integrità ambientale;
2) in questo ambito, a disporre misure per la videosorveglianza dei territori interessati, anche mediante l'impiego di droni, al fine di individuare i responsabili dei roghi, e ad assumere iniziative affinché le forze armate possano realizzare dei blocchi all'ingresso dei campi per sequestrare la refurtiva e gli oggetti provenienti dal rovistaggio destinati ad essere bruciati;
3) ad intraprendere, per quanto di competenza, iniziative volte a garantire l'efficace perseguimento del reato di combustione illecita di rifiuti, assicurando alla giustizia gli autori dei reati;
4) in particolare, ad assumere iniziative normative affinché, nei confronti dei responsabili del reato di combustione illecita di rifiuti previsto dal codice dell'ambiente, sia disposto, l'arresto in flagranza, e sia prevista la perdita della responsabilità genitoriale per quei genitori che spingano i propri figli a commettere il medesimo reato.
(1-00014) «Rampelli, Bellucci, Butti, Cirielli, Deidda, Ferro, Fidanza, Frassinetti, Gemmato, Lucaselli, Maschio, Mollicone, Montaruli, Osnato, Rotelli, Trancassini».
il 22 dicembre 2017 la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva Rodolfo Fiesoli per i reati di abuso e maltrattamenti su minori compiuti all'interno de «Il Forteto», comunità e cooperativa agricola da lui fondata con sede nel comune di Vicchio (Firenze), nella quale negli ultimi trent'anni sono stati accolti minori con gravi difficoltà;
il recente iter giudiziario che ha condotto alla sentenza definitiva è iniziato con l'arresto di Fiesoli nel dicembre del 2011 ed ha coinvolto altre 22 persone, per alcune delle quali i reati sono già prescritti;
lo stesso Fiesoli era già stato condannato in via definitiva nel 1985 per maltrattamenti ed atti di libidine insieme all'ideologo della comunità Luigi Goffredi (condannato a sei anni in appello e prescritto in Cassazione nel 2017), ma nonostante ciò il tribunale dei minori di Firenze ha continuato ad affidare alla comunità bambini e le istituzioni a sostenere e finanziare «il Forteto» presentandolo come modello;
al Forteto sono stati compiuti negli anni gravi abusi e violenze fisiche e psicologiche. Una vera e propria setta cresciuta negli anni grazie alla promozione e la diffusione del modello della «famiglia funzionale» che avrebbe sostituito la famiglia naturale e che vedeva spesso un uomo e una donna (che non erano sposati né in coppia) unirsi appositamente per accogliere il minore. Il tribunale dei minori ha incredibilmente affidato bambini anche alla cooperativa agricola;
il Forteto, affiliato da sempre alle centrali delle cooperative e tuttora facente riferimento a Legacoop e Confcooperative, è stato frequentato per lungo tempo da politici e magistrati che venivano accolti con gli onori e ha goduto delle protezioni da parte delle istituzioni locali che hanno foraggiato la struttura creando un sistema di benevolenza nei suoi confronti;
nel 2000 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia al pagamento di 200 milioni di lire accogliendo il ricorso della madre di un minore affidato al Forteto, denunciandone i responsabili che, di fatto, allontanavano i genitori naturali, impedendo normali incontri con i figli;
fra le ferree regole della comunità c'era anche quella che prevedeva di poter disporre soltanto di una parte dello stipendio guadagnato attraverso un bancomat interno, che ha consentito a lungo il prelevamento di una somma limitata di denaro (dai 150 ai 250 euro circa);
per molti anni al Forteto sono stati fatti lavorare i minori, e molte persone hanno denunciato di non aver avuto ferie, giorni festivi, orari di lavoro e neanche di aver ricevuto buste paga, a tutto vantaggio della cooperativa agricola della comunità, che ha potuto godere per anni di una situazione florida da un punto di vista economico;
nel mese di aprile 2013, su richiesta del consiglio regionale della Toscana, il Ministero dello sviluppo economico ha inviato suoi ispettori al Forteto, e nella loro relazione, in cui si chiedeva il commissariamento della cooperativa, si rilevavano gravi anomalie, tra le quali il fatto che molti dei soci avessero inconsapevolmente sottoscritto strumenti finanziari;
nel mese di dicembre 2013 il Ministero dello sviluppo economico ha sospeso la procedura di commissariamento, chiedendo un supplemento di indagini che, comunque, portava gli ispettori a concludere che «la situazione non appare al momento sostanzialmente mutata»;
ciononostante il Governo ha deciso di non procedere con il commissariamento, e molte istituzioni locali, tra le quali tutti i comuni del Mugello (area geografica in cui si trova il Forteto) hanno recentemente chiesto la discontinuità prevista dal commissariamento;
nella cooperativa agricola vivono e lavorano ancora oggi alcune delle persone che hanno denunciato i gravi fatti accaduti, spesso costrette ad operare fianco a fianco con gli uomini legati alla vecchia governance;
il legame fra il passato e il presente e fra le varie entità del Forteto, che, come spiega bene la sentenza del 17 giugno 2015 (passata in giudicato) agivano come un unicum e rappresentavano di fatto lo stesso soggetto, è evidente: fra i membri del consiglio di amministrazione figura come vicepresidente Rotini Francesco, la cui deposizione viene definita «inconsistente» nelle motivazioni: «Per Rotini – recitano le motivazioni – andava bene la giustificazione di una condanna sbagliata per atti di libidine violenti e maltrattamenti in quella comune e di una condanna della Corte Europea dovuta alla condotta errata dei servizi sociali, alla mancanza assoluta di controlli da parte del tribunale dei minorenni ed all'opera manipolatoria del duo Goffredi Fiesoli». «Una deposizione del tutto avulsa dalla realtà, assolutamente non credibile rispetto alla vita ed alle regole della comunità». Nel Cda c'è anche Alberto Bianco, la cui deposizione viene definita nella stessa sentenza «priva di rilevanza e credibilità»;
tutti questi fatti sono stati accertati nelle motivazioni della sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Firenze il 2015, oggi passata in giudicato, oltre che dalle due commissioni d'inchiesta istituite dalla regione Toscana sulla vicenda e composte da tutte le forze politiche di maggioranza ed opposizione: in entrambi i casi il consiglio regionale ha approvato le relazioni finali all'unanimità,
1) ad assumere con urgenza ogni iniziativa di competenza finalizzata al commissariamento della cooperativa «il Forteto», sostituendo l'attuale gestione con una «terza» ed indipendente rispetto al mondo delle cooperative, che rappresenti una reale discontinuità con il passato, e garantendo trasparenza e dignità per tutte le persone che vi lavorano, compresi i soci dissidenti e le persone che hanno denunciato i gravi fatti accaduti.
(1-00015) «Donzelli, Lollobrigida».
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017, concernente la definizione e l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, in attuazione del combinato disposto degli articoli 32 e 117 della Costituzione, definisce i nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea) e dunque le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale deve garantire, gratuitamente o tramite compartecipazione, a tutela della salute individuale e collettiva, attraverso le strutture pubbliche oppure attraverso le strutture private accreditate che quindi sono remunerate, in base a tariffe stabilite e declinate in diversi nomenclatori ancora da definirsi;
le prestazioni odontoiatriche coperte dal Servizio sanitario nazionale ed incluse nei Lea sono circoscritte a programmi di tutela della salute odontoiatrica nell'età evolutiva (0-14 anni) e a determinate categorie di soggetti in condizioni di particolare vulnerabili;
quanto alle prestazioni dell'età evolutiva si prevedono: a) il monitoraggio della carie e delle malocclusioni; b) il trattamento della patologia cariosa; c) la correzione delle patologie ortognatodontiche a maggior rischio (gradi 4° e 5° dell'indice IOTN1) e si precisa che detti interventi, tramite l'offerta attiva da parte del Ssn, dovranno consentire di giungere alla diagnosi precoce delle patologie, con particolare attenzione ai bambini provenienti da contesti socio-economici problematici, segnalati come soggetti che presentano maggiori problemi di accesso alle cure necessarie;
più precisamente, i cittadini in età evolutiva (0-14 anni) sono destinatari solo delle seguenti prestazioni: a) visita odontoiatrica, senza limitazione di frequenza (nella visita sono comprese la radiografia endorale e l'eventuale rimozione di corpo estraneo; b) altre prestazioni riguardanti: estrazioni, chirurgia parodontale, chirurgia orale ricostruttiva, ablazione del tartaro, incappucciamento indiretto della polpa, trattamenti ortodontici limitatamente ai minori con patologie ortognatodontiche a maggior rischio (grado 5° dell'indice IOTN) che versano in condizioni di vulnerabilità sanitaria e/o sociale;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri concernente i nuovi LEA definisce le «condizioni di vulnerabilità» come quelle condizioni cliniche per le quali è necessario effettuare le cure odontoiatriche e quelle condizioni socio-economiche che, di fatto, impediscono l'accesso alle cure odontoiatriche nelle strutture private;
per la vulnerabilità sanitaria vengono adottati due differenti criteri: il criterio «ascendente», che prende in considerazione le malattie e le condizioni alle quali sono frequentemente o sempre associate complicanze di natura odontoiatrica (ad esempio: labiopalatoschisi e altre malformazioni congenite, alcune malattie rare, tossicodipendenza, e altro); il criterio «discendente», che prende in considerazione le malattie e le condizioni nelle quali le condizioni di salute potrebbero risultare aggravate o pregiudicate da patologie odontoiatriche concomitanti;
pertanto, la vulnerabilità sanitaria deve essere riconosciuta almeno ai cittadini affetti da gravi patologie, le cui condizioni di salute possano essere gravemente pregiudicate da una patologia odontoiatrica concomitante (criterio «discendente»), al punto che il mancato accesso alle cure odontoiatriche possa mettere a repentaglio la prognosi «quoad vitam» del soggetto; in tale ottica, i destinatari sono individuabili tra coloro che presentano almeno le seguenti condizioni: 1. pazienti in attesa di trapianto e post-trapianto (escluso trapianto di cornea); 2. pazienti con stati di immunodeficienza grave; 3. pazienti con cardiopatie congenite cianogene; 4. pazienti con patologie oncologiche ed ematologiche in età evolutiva e adulta in trattamento con radioterapia o chemioterapia o comunque a rischio di severe complicanze infettive; 5. pazienti con emofilia grave o altre gravi patologie dell'emocoagulazione congenite, acquisite o iatrogene;
i soggetti affetti da altre patologie o condizioni alle quali sono frequentemente o sempre associate complicanze di natura odontoiatrica (criterio «ascendente»), potranno invece accedere alle cure odontoiatriche solo se la condizione patologica stessa risulta associata ad una concomitante condizione di vulnerabilità sociale;
è evidente, dunque, che ai soggetti in età evolutiva non sono effettivamente garantite tutte le necessarie cure odontoiatriche, ma solo quelle correlate alla gravità delle patologie, con l'esclusione dei manufatti protesici e degli interventi di tipo estetico;
la «vulnerabilità sociali» invece, è definita, nei nuovi Lea, come quella condizione di svantaggio sociale ed economico, correlata di norma a condizioni di marginalità e/o esclusione sociale, che impedisce di fatto l'accesso alle cure odontoiatriche oltre che per una scarsa sensibilità ai problemi di prevenzione e cura, anche e soprattutto per gli elevati costi da sostenere presso le strutture odontoiatriche private;
è il medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sui nuovi Lea ad affermare che «l'elevato costo delle cure presso gli erogatori privati, unica alternativa oggi per la grande maggioranza della popolazione, è motivo di ridotto accesso alle cure stesse soprattutto per le famiglie a reddito medio/basso; ciò, di fatto, limita l'accesso alle cure odontoiatriche di ampie fasce di popolazione o impone elevati sacrifici economici qualora siano indispensabili determinati interventi»;
tra le condizioni di vulnerabilità sociale sono individuate tre distinte situazioni nelle quali l'accesso alle cure è ostacolato o impedito: a) situazioni di esclusione sociale (indigenza); b) situazioni di povertà; c) situazioni di reddito medio/basso;
i nuovi Lea demandano quindi alle regioni ed alle province autonome la scelta degli strumenti atti a valutare la condizione socio-economica (ad esempio indicatore Isee o altri) e dei criteri per selezionare le fasce di popolazione in condizione di vulnerabilità sociale, da individuare come destinatarie delle specifiche prestazioni odontoiatriche indicate nel nomenclatore;
parimenti è demandata alle regioni l'adozione di criteri più articolati (ad esempio, la previsione di determinate condizioni socioeconomiche per i soggetti affetti da patologie – croniche o rare – non incluse tra quelle che determinano la «vulnerabilità sanitaria», ovvero per altre categorie socialmente protette), in considerazione delle specifiche caratteristiche demografiche e socio-economiche della popolazione interessata e delle risorse da destinare a questo settore;
a tutti i soggetti riconosciuti in condizioni di vulnerabilità sociale devono essere «almeno» garantite: visita odontoiatrica, estrazioni dentarie, otturazioni e terapie canalari, ablazione del tartaro, applicazione di protesi rimovibili (escluso il manufatto protesico), applicazione di apparecchi ortodontici ai soggetti 0-14 anni con indice IOTN = 4° o 5° (escluso il costo del manufatto), apicificazione ai soggetti 0-14 anni;
mentre a tutta la generalità dei cittadini, inclusi quelli che non rientrano nella categorie di protezione indicate (tutela età evolutiva e condizioni di vulnerabilità), devono essere comunque garantite: visita odontoiatrica (anche al fine della diagnosi precoce di patologie neoplastiche del cavo orale), trattamento immediato delle urgenze odontostomatologiche (con accesso diretto);
per le prestazioni odontoiatriche permangono, dunque, inaccettabili condizioni di erogabilità legate alla vulnerabilità sanitaria e sociale, quest'ultima correlata alla condizione di svantaggio sociale ed economico e comunque solo per talune prestazioni; alla generalità dei cittadini è invece garantita la sola visita odontoiatrica e il trattamento delle urgenze (ad esempio le neoplasie del cavo orale, una grave infiammazione o un'emorragia);
appare particolarmente inaccettabile, altresì, la sperequazione regionale sulle cure odontoiatriche riferita a minori che, pur nelle medesime condizioni di vulnerabilità sociale, potrebbero avere accesso alle cure odontoiatriche in maniera differenziata, sulla base delle politiche regionali e delle risorse disponibili;
molti organi d'informazione hanno lanciato l'allarme «12,2 milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a curarsi». Il dato indicato nell'indagine Censis-Rbm salute è stato diffusamente contestato a fronte delle stime Istat o di altri studi e rapporti che, invece, fanno riferimento a 5 milioni di italiani che rinunciano alle cure;
al di là dei numeri complessi, vii tutti dati desumibili dai recenti rapporti sulle cure e all'assistenza in Italia, anche quelli diffusi da Eurostat in occasione della Giornata mondiale della salute dell'Oms, rilevano in maniera inconfutabile che la rinuncia alle cure riguarda in misura rilevante proprio le cure odontoiatriche;
i dati dell'Istat sulla salute dentale degli italiani rilevano che, in Italia, il numero degli edèntuli (dei soggetti privi di denti), è pari a circa al 10,8 per cento della popolazione, di cui l'11,7 per cento solo al Nord, percentuale significativamente più elevata nella fascia di età compresa tra i 65 e i 74 anni (25 per cento) che aumenta ulteriormente negli ultra 75 anni (50 per cento);
in Italia è molto diffusa la vulnerabilità sociale, ovverosia quella condizione di svantaggio sociale ed economico, correlata di norma a condizioni di marginalità ed esclusione sociale, che impedisce di fatto l'accesso alle cure odontoiatriche, oltre che per una scarsa sensibilità ai problemi di prevenzione e cura dei propri denti, anche e soprattutto per gli elevati costi da sostenere presso le strutture odontoiatriche private;
l'elevato costo delle cure presso i privati, unica alternativa oggi per la grande maggioranza della popolazione, è motivo di ridotto accesso alle cure stesse anche per le famiglie a reddito medio-basso, ovvero quelle che sono nella soglia della povertà assoluta o relativa come registrata annualmente dall'Istat; ciò, di fatto, limita l'accesso alle cure odontoiatriche di ampie fasce di popolazione o impone elevati sacrifici economici qualora siano indispensabili determinati interventi;
la cura dei denti, in realtà, è indispensabile non solo per le patologie indicate nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sui nuovi Lea ma anche per aspetti fondamentali correlati al normale sviluppo psicofisico del minore ovvero per la digestione, l'aspetto psicologico, l'aspetto fisico, la sfera sentimentale e sessuale e altro;
è importante sottolineare, come ha fatto anche l'Organizzazione mondiale della sanità, che avere un buono stato di salute orale è molto più che avere denti sani: si tratta, infatti, di una condizione che influenza fortemente tutto lo stato di salute e di benessere della persona e che può avere effetti anche molto pesanti sulla vita quotidiana degli individui;
è inaccettabile che in Italia l'accesso alla salute e alla cura dei denti sia considerato un lusso che i meno abbienti non possono permettersi o al quale, addirittura, tali persone, a parità di condizioni ugualmente vulnerabili, non possono vedersi garantito un accesso equo;
ad assumere iniziative affinché l'accesso alle cure odontoiatriche sia rimodulato nei livelli essenziali di assistenza nell'ottica di garantire la necessaria universalità ed equità;
ad assumere iniziative volte a ridefinire l'odontoiatria pubblica, dando dignità alla salute del cavo orale al pari di altri ambiti di salute;
ad assumere iniziative volte ad eliminare in occasione del prossimo aggiornamento dei Lea la sperequazione regionale in relazione alle cure odontoiatriche soprattutto quelle rivolte ai soggetti in età evolutiva, garantendo uniformità dei criteri per l'individuazione degli strumenti atti a valutare la condizione socio-economica, ovvero a selezionare le fasce di popolazione in condizione di vulnerabilità sociale e sanitaria;
ad assumere iniziative affinché siano quanto meno ulteriormente ampliate le agevolazioni in relazione alle cure odontoiatriche.
(7-00024) «Lorefice, Massimo Enrico Baroni, Bologna, Chiazzese, D'Arrando, Lapia, Mammì, Nappi, Nesci, Provenza, Sapia, Sarli, Sportiello, Trizzino, Troiano, Leda Volpi».
secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) l'obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute nel mondo. Nonostante l'alto grado di malnutrizione tuttora esistente sul pianeta, si è di fronte a una vera e propria epidemia globale, che si sta diffondendo in molti Paesi e che può causare, in assenza di azioni immediate, problemi sanitari molto gravi;
secondo i dati forniti dall'Oms, nel 2016 tra gli oltre 1,9 miliardi di adulti sovrappeso, 650 milioni, di cui il 39 per cento uomini e il 40 per cento donne, e 124 milioni di bambini erano obesi con un forte aumento di incidenza delle patologie non trasmissibili; complessivamente, nel 2016 circa il 13 per cento della popolazione adulta nel mondo (l'11 per cento degli uomini e il 15 per cento delle donne) era obeso. La prevalenza mondiale dell'obesità è quasi triplicata tra il 1975 e il 2016;
sempre secondo l'Oms nel 2016, circa 41 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni erano in sovrappeso o obesi; oltre 340 milioni di bambini e adolescenti di età compresa tra 5 e 19 anni erano in sovrappeso o obesi; la prevalenza di sovrappeso e obesità tra i bambini e gli adolescenti di età compresa tra 5 e 19 anni è aumentata dal 4 per cento nel 1975 a più del 18 per cento nel 2016;
un problema particolarmente grave è quello dell'insorgenza dell'obesità tra bambini e adolescenti, esposti fin dall'età infantile a difficoltà respiratorie, problemi articolari, mobilità ridotta, ma anche disturbi dell'apparato digerente e di carattere psicologico;
chi è obeso in età infantile lo è spesso anche da adulto e aumenta dunque il rischio di sviluppare precocemente malattie di natura cardiovascolare (ipertensione, malattie coronariche, tendenza all'infarto) e condizioni di alterato metabolismo, come il diabete di tipo 2 o l'ipercolesterolemia; obesità e sovrappeso sono ormai universalmente riconosciute come fattori di rischio per le principali malattie croniche e condizioni associate a morte prematura;
anche a livello psicologico, l'obesità può incidere in modo sconvolgente; infatti, chi è obeso spesso viene isolato e sottoposto a una vera e propria stigmatizzazione sociale, che rende difficile qualunque tipo di socialità. In particolare, i bambini in sovrappeso tendono a sviluppare un rapporto difficile con il proprio corpo e con i propri coetanei, con conseguente isolamento, che spesso si traduce in ulteriori abitudini sedentarie, creando un circolo vizioso pericolosissimo;
peraltro, l'obesità comporta elevati costi per la società: costi diretti, costituiti dalle risorse spese per la diagnosi ed il trattamento dell'obesità in se stessa e delle patologie ad esso correlate, e costi indiretti, dovuti alla perdita di produttività causata dalle maggiori assenze dal lavoro delle persone obese e dalla loro morte prematura (Organizzazione mondiale della sanità, 2000; Yach et al. 2006; Hu, 2008); secondo le ultime stime dell'Organizzazione mondiale della sanità, circa il 7 per cento del budget sanitario dei Paesi europei viene speso per malattie legate all'obesità (EU action plan on childhood obesity 2014-2020);
per affrontare e gestire la crisi globale di obesità infantile, l'Oms ha istituito la Commission on Ending Childhood Obesity per individuare quali approcci e interventi di contrasto all'obesità si siano dimostrati più efficaci nei diversi Paesi del mondo. Nel 2016 la Commissione ha redatto una relazione contenente sei raccomandazioni necessarie per far fronte all'ambiente «obesogenico» e ai periodi cruciali della vita per contrastare l'obesità infantile; nel 2017 l'Assemblea mondiale della sanità ha accolto con favore la relazione della Commissione e il piano di attuazione per guidare i Paesi ad agire per eseguire le succitate raccomandazioni;
a livello europeo, il documento più importante è l’Action Plan on Childhood Obesity 2014-2020, il Piano d'azione contro l'obesità infantile pubblicato a febbraio 2014. In particolare, il testo identifica 8 aree prioritarie di intervento, fornisce una base su cui lavorare per implementare le politiche nazionali di contrasto all'obesità infantile (bambini e ragazzi di 0-18 anni) e individua le 3 principali tipologie di stakeholder che possono giocare un ruolo importante nel raggiungimento degli obiettivi;
l'Ufficio europeo dell'Oms, inoltre, ha promosso l'iniziativa Childhood Obesity Surveillance Initiative (Cosi) per raccogliere dati confrontabili sulla diffusione dell'eccesso ponderale nella regione e permettere di fare un confronto tra i Paesi (più di 30, tra cui anche l'Italia) che partecipano alla sorveglianza europea;
la prevenzione rappresenta senz'altro la principale azione da intraprendere per affrontare il problema; soprattutto l'obesità infantile è possibile contrastarla con campagne di informazione capillare a partire dalle scuole e nella società allo scopo di orientare i bambini e i genitori verso una scelta alimentare sana ed incentivando e favorendo una attività fisica regolare;
nell'ambito della prevenzione, l'industria alimentare può svolgere un ruolo significativo nella promozione di diete sane, riducendo il contenuto di grassi, zucchero e sale degli alimenti trasformati, limitando la commercializzazione di alimenti ricchi di zuccheri, sale e grassi, specialmente quelli destinati a bambini e adolescenti;
le stesse finalità delle raccomandazioni succitate erano riferite al rafforzamento, presso gli Stati membri dell'Organizzazione mondiale della sanità di politiche in merito alle comunicazioni di marketing alimentare rivolto ai minori, con lo scopo di mitigare/ridurre l'impatto sui bambini della commercializzazione di alimenti con un alto tasso di grassi saturi, acidi grassi, zuccheri e sali liberi;
nonostante in molti paesi membri dell'Oms siano già in vigore alcune norme applicate al marketing alimentare rivolto ai bambini, l'Oms avrebbe individuato una serie di lacune legislative a livello globale su molti aspetti: in primo luogo riscontrando forti differenze tra uno Stato e l'altro; è stata inoltre, constatata la presenza di alcune linee guida nazionali poco efficaci su contenuti e forme delle campagne di marketing rivolte ai bambini;
allo stesso tempo è stata appurata, in molti Stati, l'assenza di regolamenti e di leggi che regolano promozioni e sponsorizzazioni ai alimenti nelle scuole e via internet; per l'Oms i codici di autoregolamentazione, i divieti di legge, nel contesto del marketing alimentare per i bambini, sono aggirati da tecniche pubblicitarie;
sempre secondo l'Oms un miglioramento della salute pubblica e il contrasto all'obesità infantile, si potrebbero avere con lo sviluppo delle buone prassi nel marketing alimentare per i bambini, e dovrebbe vedere impegnati la sanità pubblica, la stessa industria alimentare, soprattutto per quanto riguarda la pubblicità televisiva;
in Paesi come il Regno Unito, dal 2005; sono in atto divieti per la pubblicità in televisione per cibi ricchi di grassi, zuccheri e sali durante i programmi televisivi per bambini sotto i 16 anni; di conseguenza, dal 2009, si è appurato che è avvenuta una riduzione di questo tipo di pubblicità del 37 per cento; in Spagna e Norvegia sono stai siglati accordi di autoregolamentazione con aziende alimentari, che, per scelta volontaria, adottano un ridimensionamento della pubblicità dei prodotti alimentari per bambini;
l'Economist Intelligence Unit e la Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition hanno elaborato un indice di sostenibilità alimentare (Food Sustainability Index) e stilato una classifica che mette a confronto 34 Paesi del mondo in base all'impatto ambientale e socioeconomico dei loro modelli alimentari. L'Italia è quarta nella classifica della sostenibilità alimentare, dopo Francia, Spagna e Portogallo e, nell'ambito di questa classifica, il fattore di criticità è correlato all'obesità infantile e alla carente educazione alimentare; mentre, nell'indice parziale dedicato alle sfide nutrizionali, l'Italia risulta essere ottava, dopo Francia, Portogallo, Grecia, Spagna, Israele, Turchia e Tunisia;
nel succitato indice si legge: «La posizione sorprendentemente bassa occupata dall'Italia in questa classifica (8° posto) è essenzialmente riconducibile alla voce che riguarda l'obesità infantile (nonostante vi sia stato un leggero miglioramento negli ultimi anni), nonché a un punteggio relativamente basso per i modelli alimentari (soprattutto a causa di una scarsa educazione nutrizionale e a un numero relativamente alto di persone che mangiano nei fast food). Il punteggio basso riportato alla voce modelli alimentari potrebbe essere in parte dovuto al fatto che, a seguito della crisi finanziaria mondiale del 2008-09, in Italia è aumentato in maniera significativa il numero di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà nazionale (il 29 per cento, rispetto al 14 per cento in Francia e al 19 per cento in Portogallo)»;
secondo l'ultimo dato rilevato dal Sistema di sorveglianza «Okkio alla Salute», promosso dal Ministero della salute/Ccm (Centro per il Controllo e la prevenzione delle malattie), coordinato dall'Istituto superiore di sanità e illustrato presso l'Auditorium «Biagio D'Alba» del Ministero della Salute, nel corso del convegno «Dieci anni di OKkio alla SALUTE, i risultati della V raccolta dati e le sfide future», i bambini obesi e in sovrappeso nel nostro Paese sono diminuiti del 13 per cento in meno di dieci anni;
un dato che, se pure conferma la lenta ma costante diminuzione del fenomeno, non fa avanzare l'Italia nella classifica dei peggiori Paesi europei per obesità infantile, come dimostra la Childhood Obesity Surveillance Initiative – «COSI» della regione europea dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), iniziativa internazionale a cui partecipano più di 30 Paesi e in cui l'Italia figura tra le nazioni con i più elevati livelli di sovrappeso e obesità;
peraltro, le Nazioni Unite hanno dichiarato il periodo 2016-2025 «Decade della nutrizione», dunque diventa più che mai necessario intraprendere politiche e assumere impegni mirati ad arginare e risolvere il problema;
il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro dichiara che «limitare il consumo di cibi ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate» è la prima raccomandazione alimentare a cui è giunto il comitato di esperti dopo aver esaminato tutti gli studi scientifici su dieta e cancro;
lo zucchero è presente in molti alimenti di consumo dove normalmente il consumatore generico non penserebbe di trovarlo, ad esempio in diversi prodotti in scatola, nei sughi pronti, nella maionese, nelle fette biscottate, nel pane, nello yogurt, nei succhi di frutta, e altro e probabilmente è utilizzato come edulcorante per camuffare il gusto di alimenti di qualità scadente che altrimenti sarebbero sgradevoli;
pertanto, una riduzione degli zuccheri significherebbe, non solo migliorare la nostra salute, ma anche contribuire indirettamente ad offrire alimenti di maggior qualità, con particolare riguardo ai più giovani verso un futuro più sano quando saranno adulti e di ridurre significativamente la spesa sanitaria legata ai fenomeni dell'obesità;
l'approccio educazionale, secondo molti esperti, è fondamentale per ottenere risultati concreti e duraturi perché solo la consapevolezza può spingere i consumatori a fare scelte razionali ogni giorno, respingendo l'assalto del marketing della malnutrizione;
oltre allo zucchero, i grassi saturi, risultano essere tra i maggiori indiziati dell'obesità infantile. Tra di essi, l'olio di palma, la cui composizione risulta essere, per percentuale di grassi saturi contenuti, simile a quella del burro e del lardo. Al contrario, infatti, di altri oli vegetali (olio d'oliva, olio di semi), quelli tropicali contengono un'elevata percentuale di acidi grassi saturi (92 per cento nell'olio di cocco, 82 per cento nell'olio di palmisto e 49 per cento in quello di palma), prerogativa che conferisce all'olio consistenza solida o semi-solida a temperatura ambiente, ma che solleva non pochi dubbi sui rischi per la salute umana legati alla sua assunzione,
a promuovere campagne di sensibilizzazione per mezzo di specifici spot sui principali organi di stampa e/o con pubblicità progresso in televisione per indicare i valori di una sana alimentazione, ossia di un'alimentazione con minor presenza di grassi e zuccheri, con l'obiettivo di evitare che la piaga dell'obesità si estenda in modo irreversibile;
a promuovere campagne di sensibilizzazione per i bambini e le loro famiglie, sull'acquisto consapevole dei prodotti alimentari per disincentivare il consumo di snack e dolciumi confezionati, responsabili dell'obesità infantile;
ad intraprendere iniziative urgenti ed incisive per contrastare la diffusione del fenomeno dell'obesità, investendo nella prevenzione, anche con il coinvolgimento attivo di settori della società esterni al sistema sanitario, sia istituzionali che della società civile, così come raccomandato dall'Unione europea (Ue) e dall'Oms, attraverso strategie e piani d'azione;
ad intraprendere ogni iniziativa di competenza per la promozione e la protezione dell'allattamento al seno materno, che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ed il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef) raccomandano come la pratica che facilita una crescita sana e lo sviluppo dei lattanti e dei bambini;
ad assumere iniziative per quanto di competenza, per attuare le raccomandazioni contenute nella risoluzione WHA63 14, approvata il 21 maggio 2010, dalla sessantatreesima Assemblea mondiale della sanità, sulla commercializzazione di prodotti alimentari e bevande non alcoliche per bambini, al fine in particolare di:
a) ridurre l'impatto sui bambini della commercializzazione di alimenti ricchi di grassi saturi, acidi grassi, zuccheri e sali liberi;
b) intervenire affinché i luoghi (asili, scuole, cortili delle scuole e centri di pre-scuola, parchi giochi, cliniche della famiglia e del bambino e dei servizi pediatrici e durante tutte le attività sportive e culturali) dove i bambini si riuniscono, siano liberi da ogni forma diretta ed indiretta di commercializzazione e di pubblicizzazione di alimenti con grassi saturi, acidi grassi, zuccheri e sali liberi;
c) sviluppare politiche di contenimento del marketing alimentare sui bambini, con la predisposizione di misure che proteggano l'interesse pubblico;
d) cooperare con gli altri Stati membri Oms per avviare le iniziative necessarie per ridurre l'impatto della commercializzazione transfrontaliera di alimenti con grassi saturi, acidi grassi, zuccheri e sali liberi;
e) approntare meccanismi specifici ed eventuali norme attuative per il contenimento del marketing alimentare per i bambini, corredati dalle definizioni di sanzioni (per comportamenti lesivi della salute dei cittadini e in particolare dei bambini) e di un sistema per la notifica di reclami;
f) prevedere un sistema di monitoraggio per garantire la conformità degli obiettivi in merito al contenimento dell'impatto del marketing alimentare sui bambini che includa soggetti che non hanno conflitto di interesse;
g) predisporre un sistema per valutare l'efficacia delle norme sul contenimento dell'impatto del marketing alimentare sui bambini in relazione ad un contesto più generale, e in particolare per quanto riguarda la misurazione delle variazioni di vendita o di quote di mercato di alimenti con grassi saturi, acidi grassi, zuccheri e sali liberi;
h) identificare le informazioni e la natura degli effetti del marketing alimentare rivolto ai bambini per sviluppare ulteriori ricerche in questo campo al fine di ridurre l'impatto sui bambini della commercializzazione di alimenti con grassi saturi, acidi grassi, zuccheri e sali liberi;
ad assumere iniziative per attuare le raccomandazioni contenute nelle due risoluzioni sulla nutrizione (la WHA69.8 e la WHA69.9) adottate nella 69esima Assemblea internazionale dell'Organizzazione mondiale per la sanità, la WHA69 (World Health Organization) nella seduta del 28 maggio 2016, che invitano in particolare:
a mettere in campo politiche concrete e impegni finanziari per migliorare la dieta delle persone, e di riferire regolarmente sulle politiche e gli investimenti;
a guidare e implementare programmi di nutrizione nazionali e monitoraggio di supporto e meccanismi di segnalazione;
a porre fine alla promozione inadeguata di alimenti per neonati e bambini, e dunque a proteggere, promuovere e sostenere l'allattamento al seno;
ad assumere iniziative volte a vietare l'utilizzo dei personaggi dei cartoon e delle trasmissioni televisive per promuovere il cibo ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale;
ad adottare iniziative finalizzate a ridurre, anche sul web, l'esposizione di bambini e adolescenti a pubblicità e operazioni di marketing inappropriate, compresi i videogiochi realizzati per comunicare messaggi pubblicitari;
ad assumere iniziative normative affinché, nelle confezioni dei prodotti destinati ai più giovani e nelle bevande zuccherate, siano riportate etichette o scritte che indichino il rischio di obesità associato al consumo squilibrato dello zucchero (saccarosio, fruttosio e sciroppo di glucosio e fruttosio) in esso contenute;
ad intraprendere iniziative di carattere informativo, oltre che normative, volte a disincentivare presso i produttori l'utilizzo dell'olio di palma o palmisto come ingrediente nelle preparazioni alimentari, in vista di una sostituzione con oli che non siano nocivi per la salute e per l'ambiente e che incentivino altresì le economie nazionali e i settori agricoli interessati (olio di semi di girasole, olio d'oliva, e altro);
ad assumere iniziative, per quanto di competenza, per sostenere e incoraggiare, presso le scuole e gli istituti di formazione, progetti didattici legati all'educazione alimentare, intesa come conoscenza dei prodotti, delle etichette, della provenienza degli alimenti, della pericolosità del cibo e delle bevande con scarso apporto nutrizionale, del corretto consumo, del contrasto allo spreco, dello stile di vita attivo, nonché dell'importanza dei prodotti tipici, biologici, a «chilometro zero», e «chilometro utile», per accrescere negli studenti il senso di responsabilità sociale, verso la propria salute e l'ambiente, nonché il rispetto della biodiversità, in quanto conoscenze imprescindibili;
ad inviare alle competenti commissioni parlamentari una relazione su come, e se, siano state attuate le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, più volte citate nel presente atto, in materia di commercializzazione di prodotti alimentari e di bevande non alcoliche ai minori (la risoluzione WHA63.14) e le due risoluzioni in materia di nutrizione (la WHA69.8 e la WHA69.9).
(7-00025) «D'Arrando, Lorefice, Massimo Enrico Baroni, Bologna, Chiazzese, Lapia, Mammì, Nappi, Nesci, Provenza, Sapia, Sarli, Sportiello, Trizzino, Troiano, Leda Volpi».
UNGARO e SCHIRÒ. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
è stata fissata al 29 marzo 2019 la data dell'uscita del Regno Unito dalla Unione europea con un periodo graduale di transizione che si concluderà entro il 31 dicembre 2020; secondo le stime ufficiali più recenti sono circa 700.000 i cittadini italiani che vivono e lavorano nel Regno Unito dove versano contributi previdenziali; sono decine di migliaia invece quelli rientrati (o rientreranno) in Italia dopo periodi di lavoro nel Regno Unito dove hanno maturato una anzianità contributiva;
quali iniziative i Ministri interrogati abbiano già promosso o intendano attivare per comprendere e valutare con esattezza quali potranno essere le conseguenze della «Brexit» sui diritti socio-previdenziali dei nostri connazionali che vivono o hanno vissuto nel Regno Unito; quali iniziative abbiano già adottato o intendano adottare per salvaguardare i diritti acquisiti dai nostri connazionali in materia socio-previdenziale in base ai regolamenti comunitari di sicurezza sociale e per garantire che in futuro le previsioni di tali regolamenti possano essere mantenute anche dopo l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea; quali iniziative siano state intraprese per discutere con il Governo del Regno Unito possibili accordi, anche bilaterali, che garantiscano per il futuro una tutela adeguata dei diritti socio-previdenziali dei nostri connazionali.
(4-00689)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per gli affari europei, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, per sapere – premesso che:
il 2 maggio 2018 la Commissione europea ha proposto per il quadro finanziario pluriennale dell'Unione europea (QFP-2021-2027) un programma di 1,279 miliardi di euro in impegni, pari all'1,114 per cento del reddito nazionale lordo dei 27 Stati membri e che prefigura, nel nuovo contesto di minori entrate a causa della «Brexit», una preoccupante riduzione per taluni capitoli di bilancio con un impatto considerevole su taluni nostri comparti produttivi;
i tagli più rilevanti riguardano la politica agraria comune (Pac): la proposta di regolamento presentata dalla Commissione europea contempla una dotazione complessiva che passa da 408 a 365 miliardi di euro, con una riduzione pari a 43 miliardi. Secondo la Commissione europea i finanziamenti per la Pac subirebbero complessivamente un taglio del 5 per cento; mentre secondo il Parlamento europeo i tagli ammonterebbero complessivamente al 15 per cento;
risulterebbero ridotti infatti sia i pagamenti diretti (da 303 miliardi a 286 miliardi di euro) sia le dotazioni del Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale (Feasr) (da 95,5 a 78,8 miliardi di euro);
dunque, l'Italia con il nuovo bilancio dell'Unione europea potrebbe perdere 2,7 miliardi di euro, pari a una riduzione del 6,9 per cento e, secondo Confagricoltura, i tagli colpirebbero soprattutto le aziende di maggiore dimensione del nostro Paese;
il 18 giugno 2018, in sede di Consiglio agricoltura, i Ministri hanno espresso preoccupazione in merito ai tagli proposti dalla Commissione per il bilancio della Pac in generale e dello sviluppo rurale in particolare. Nel corso di tale Consiglio è stata inoltre resa nota una dichiarazione congiunta siglata da Francia, Spagna, Irlanda, Portogallo e Grecia in favore del mantenimento dell'attuale budget per l'agricoltura anche per il periodo 2021-2027. Nella stessa sede anche l'Italia si è espressa contro il taglio alla spesa per la politica agricola;
la decisione sul Muro bilancio a lungo termine dell'Unione europea spetta al Consiglio che delibera all'unanimità, previa approvazione del Parlamento europeo;
il recente Consiglio europeo del 28-29 giugno 2018, nelle sue conclusioni ha preso atto del pacchetto di proposte sul quadro finanziario pluriennale, per il periodo 2021-2027, presentato dalla Commissione il 2 maggio 2018 e dunque anche delle previsioni di riduzione in questione –:
se non ritenga di doversi attivare, nelle competenti sede europee e in accordo anche con altri Paesi membri penalizzati dalle riduzioni delle risorse del bilancio pluriennale Ue 2021-2027 riguardanti la Politica agricola comune, al fine di respingere le ipotesi di taglio che incidono fortemente sull'agricoltura italiana per 2,7 miliardi di euro, tali da mettere in pericolo il ruolo determinante della politica agricola anche nelle sfide sui cambiamenti climatici, sulla messa in sicurezza del territorio e sulla salute dei cittadini europei.
(2-00049) «Rossello, Nevi, Battilocchio, Pettarin, Ruggieri, Elvira Savino, Cosimo Sibilia, Vietina, Anna Lisa Baroni, Brunetta, Caon, Fasano, Sandra Savino, Spena».
FOTI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
con nota n. 10045 del 1° luglio 2016 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare confermava alle regioni, e agli enti da esse delegati, la facoltà di definire, in assenza di regolamenti comunitari o ministeriali, criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto in sede di rilascio delle autorizzazioni;
con sentenza n. 1229 del 28 febbraio 2018, la sezione quarta del Consiglio di Stato ha, invece, negato, con perentorie motivazioni, che enti e organizzazioni interne allo Stato possano vedersi riconosciuto potere alcuno di «declassificazione» del rifiuto – caso per caso – in sede di autorizzazione;
ad avviso dell'interrogante, la detta decisione il Consiglio di Stato negativamente influisce sullo sviluppo dell'economia circolare: negando che i criteri per l’end of waste possano essere definiti in autorizzazione, paralizza – di fatto – qualsiasi attività di recupero in procedura ordinaria che non rientri in quelle già oggetto di disciplina europea o nazionale, tant'è che, allo scadere delle autorizzazioni uniche per il trattamento dei rifiuti e delle autorizzazioni integrate ambientali, gli impianti esistenti non potranno più trasformare i rifiuti in prodotti o in materie prime;
la Conferenza delle regioni e delle province autonome, nella seduta del 19 aprile 2018, ha approvato, al riguardo, un ordine del giorno in cui si chiede esplicitamente al Governo di proporre la modifica dell'articolo 184-ter del decreto legislativo n. 152 del 2006, con l'aggiunta del seguente comma: «6. Per ciascuna tipologia di rifiuto, fino alla data di entrata in vigore del relativo decreto di cui al comma 2, i criteri specifici di cui al comma 1 possono essere stabiliti dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano per il singolo caso, nel rispetto delle condizioni ivi indicate, tramite autorizzazioni rilasciate ai sensi degli articoli 208, 209 e 211, nonché ai sensi del titolo I/I-bis della parte seconda del decreto legislativo n. 152 del 2006. Restano ferme le autorizzazioni già rilasciate, alla data di entrata in vigore della presente disposizione, ai sensi degli articoli 208, 209, 211, nonché ai sensi del titolo I/I-bis della parte seconda del decreto legislativo n.152 del 2006, ove conformi alle condizioni di cui al comma 1»;
(5-00149)
l'agenzia Ansa, il 10 luglio 2018, alle ore 10,31 rendeva note alcune dichiarazioni rilasciate dal Ministro Costa nel corso della trasmissione «Agorà estate» di Rai 3 in relazione al gasdotto che dovrebbe approdare in Puglia sulla spiaggia di Melendugno; in particolare, il Ministro Costa ha reso le seguenti dichiarazioni: «Non è questione di essere inutile o no. La questione è ambientale. Limitatamente alla mia competenza stiamo semplicemente verificando se la valutazione di impatto ambientale è adatta a quel ramo di mare sul quale il Tap interviene. Verifichiamolo fino in fondo». «C'è una questione collegata con delle sottospecie di posidonia è semplicemente un fatto tecnico». «Sicuramente non riguarda solamente il ministero dell'Ambiente — osserva Costa — riguarda il governo. Io non posso parlare a nome del governo, non sarebbe corretto. Ma a nome dell'Ambiente stiamo verificando l'aspetto della tutela ambientale della Tap, tutto il resto riguarda il governo nel suo intero»;
va ricordato che sulla questione della Tap (Trans Adriatic Pipeline) e in particolare sulla questione dell'autorizzazione unica al progetto del gasdotto Tap l'interrogante ha già presentato una interrogazione con la quale si denunciava che il decreto di compatibilità presupponeva una limitata presenza di vegetazione marina all’exit point del micro tunnel, mentre è stato riconosciuto che le praterie di cymodocea nodosa e di posidonia sono estese per oltre 300 mila metri quadri. Nel corso dei lavori sono inoltre sono state riscontrate dagli enti competenti diverse violazioni alle prescrizioni del decreto ministeriale n. 223 del 2014: la violazione della prescrizione di estrarre gli olivi dal suolo con una congrua quantità di terreno e non a radice nuda; la protezione del suolo ante operam per impedire qualunque infiltrazione. Così come sembrerebbe violata anche la prescrizione sulle procedure da seguire durante i lavori per evitare di inquinare la zona interessata;
dopo le dichiarazioni del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sulla ricaduta ambientale della Tap è del tutto evidente che questa opera, a giudizio dell'interrogante, risulta essere non solo sbagliata ma soprattutto dannosa per l'ambiente e la biodiversità e al tempo stesso compromette lo sviluppo sostenibile della Puglia –:
se il Governo non intenda valutare urgentemente l'assunzione delle iniziative di competenza per la sospensione della realizzazione del progetto Tap fino a quando non si conosceranno le effettive ricadute ambientali ed economiche sul territorio interessato dall'opera.
(5-00150)
GRIPPA, MIGLIORINO, DEL GROSSO, VIGNAROLI, ZENNARO, BERARDINI, ERMELLINO, MISITI, TERMINI, FICARA, SPESSOTTO, DE GIORGI, DE LORENZIS, RAFFA, TORTO, SERRITELLA, LUCIANO CANTONE, MARINO, PAOLO NICOLÒ ROMANO, SEGNERI, ALEMANNO, DE TOMA, RACHELE SILVESTRI, ORRICO, MASI, SCANU e RIZZONE. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato da un articolo pubblicato sul sito web «ilgiornalelocale.it» dal titolo: «Rifiuti nella cava di Comiziano, 5 arresti per disastro ambientale» del 21 giugno 2018, i carabinieri del nucleo operativo ecologico e agenti della polizia metropolitana di Napoli hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli;
l'inchiesta riguarda il traffico organizzato di rifiuti convogliati nella cava in ricomposizione ambientale gestita dalla società Apostolico e Tanagro sita in Comiziano in provincia di Napoli. Tra i rifiuti in questione sarebbero stati prelevati anche quelli dei cantieri per la realizzazione della metropolitana di Napoli, sulla tratta Garibaldi- Capodichino;
rivela una particolare gravità quanto emerso dalle attività di indagine circa lo sversamento dei rifiuti nella cava non preceduto dal regolare iter di smaltimento che avrebbe compromesso l'acqua della falda e del suolo del sito Comiziano. Dalle accertate analisi di laboratorio è stato rilevata la presenza di ingenti quantitativi di cromo, idrocarburi e amianto;
sembrano alquanto inspiegabili i motivi per cui sia stata autorizzata la ricomposizione della cava senza la presentazione di un previsto progetto e senza i dovuti sopralluoghi, ma altrettanto preoccupante è l'ampliamento delle categorie di materiali per la ricomposizione, includendo anche quelli da impianti di recupero rifiuti e terre e rocce da scavo;
il sito in questione risultava dalle ortofoto dal 2006 al 2014 già ampiamente sfruttato, tanto che la falda era affiorata e si era formato un laghetto della profondità di circa cinque metri per una superficie di oltre trentamila metri quadrati;
l'acqua contaminata è stata utilizzata durante la piena emergenza degli incendi che hanno devastato le falde del Vesuvio la scorsa estate, con la conseguente contaminazione di matrici ambientali in zone protette e sottoposte a vincolo paesaggistico –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti indicati in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare al fine di chiarire e definire la reale situazione delle zone del Vesuvio interessate dagli incendi e se non ritenga opportuno promuovere azioni per la tutela della macrofauna dei suoli contaminati da metalli pesanti.
(4-00686)
DE MENECH. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il 12 giugno 2018 una fortissima ondata di maltempo si è abbattuta in tutto il territorio Bellunese, ed in particolare nel Feltrino;
oltre al violentissimo temporale, su Feltre si è verificata anche un'eccezionale grandinata;
a causa delle copiose precipitazioni si sono verificati numerosi allagamenti che hanno causato danni alla viabilità comunale, ad alcuni immobili di proprietà privata e agli automezzi. Sono stati tantissimi i danni alle auto con vetri sfondati e carrozzerie ammaccate, avendo la grandine dimensioni anche pari alle palline da tennis;
la macchina comunale si è mossa tempestivamente, consentendo di limitare quanto più possibile gli effetti della straordinaria ondata di maltempo. Tecnici e operai hanno operato per tutta la giornata con una serie di interventi e sopralluoghi per verificare le criticità sul territorio e contenere il più possibile, con la pulizia delle caditoie intasate dalle foglie e lo spazzamento delle sedi stradali, i disagi alla circolazione. Dal pomeriggio la rete comunale era nuovamente praticabile in toto;
i primi danni registrati sul patrimonio pubblico comunale, relativi a strade, palazzi storici, opere d'arte, edifici e mezzi, sono stati stimati in circa 300.000 euro;
stante l'intensità dell'evento, l'amministrazione comunale ha chiesto alla regione del Veneto la dichiarazione dello stato di crisi ai sensi della legge regionale n. 11 del 13 aprile 2001 subito firmata dal presidente della regione Veneto;
a seguito della dichiarazione dello stato di crisi, la regione Veneto ha richiesto una ricognizione per la stima e la quantificazione delle spese relative ai danni al patrimonio privato ed alle attività economiche produttive;
tale ricognizione non costituisce titolo per il riconoscimento di eventuali contributi, ma la regione Veneto invierà al Governo la richiesta per il riconoscimento dello stato di emergenza;
il 25 maggio 2018 si è conclusa la raccolta dei moduli attraverso i quali le imprese e i cittadini potevano segnalare i danni strutturali subiti a seguito del maltempo e il comune di Feltre ha inoltrato a Venezia la relazione con il computo totale delle stime di danno;
dai privati sono arrivati oltre 350 moduli di segnalazione, per un ammontare complessivo di 750 mila euro. Di questi, 100 mila si riferiscono a danni al patrimonio immobile dei privati (abitazioni e fabbricati), 170 mila ai beni mobili (autovetture e altri automezzi), mentre 480 mila sono i danni segnalati dalle attività produttive. Sono state raccolte anche le segnalazioni dai cittadini residenti in altri comuni e che nella mattinata del 12 giugno si trovavano a Feltre con la propria vettura;
nella stessa occasione del 12 giugno 2018 erano stati rilevanti anche i danni subiti dal patrimonio pubblico comunale, relativi a strade, palazzi storici, edifici e mezzi. Per questi, effettuata una stima dettagliata e specifica, il comune ha inviato alla regione un modulo di ricognizione pari a 250 mila –:
se il Governo intenda assumere le iniziative di competenza per la deliberazione dello stato di emergenza in relazione alla situazione della regione Veneto e se non ritenga urgente adottare iniziative straordinarie, anche coinvolgendo la regione Veneto, viste le evidenti e calcolabili difficoltà causate dalla situazione descritta a cittadini, lavoratori, imprese, attività economiche ed enti locali del territorio;
se ritenga necessario intervenire, per quanto di competenza, in tempi brevi e con modalità certe, al fine di provvedere ai risarcimenti.
(4-00692)
FOTI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
il Festival del teatro di Santarcangelo (in provincia di Rimini), oramai da anni, suscita clamore e proteste (condivise dall'interrogante) in ragione di spettacoli provocatori e, talvolta, osceni. È del 2015 l'esibizione del ballerino Frank Willens, che si esibì nudo e concluse la sua performance urinando di fronte al pubblico;
nel 2017 è stato il turno, ad esempio, di «Club Ecosex» descritto, nel programma, come «Un'immersione assoluta, sensuale e multisensoriale: un'esperienza erotica verde, in simbiosi con fiori, piante, terra, materia viva nel del mondo vegetale da toccare, stimolare, annusare...». Club Ecosex «è una scoperta, un momento di abbandono, di superamento delle inibizioni, di esplorazione ed espansione dei confini della sessualità, di curiosità e gioco [...] tra uomo e ambiente»; insomma, gli autori, «ispirandosi al manifesto dell'ecosessualità di Elizabeth Stephens e Annie Sprinkle», hanno creato «un luogo in cui è possibile esprimere liberamente, in un ambiente sicuro, intimo e rilassante, ogni profondo desiderio ecologico». In conclusione si tratta di un piccolo assaggio «del più ampio progetto Ecosexual Bathhouse: ogni spettatore è invitato a parteciparvi per tutto il tempo che desidera», per sporcarsi e amoreggiare con la Terra senza remore;
non è andata diversamente con «Multitud», lo spettacolo che ha aperto, venerdì 6 luglio 2018, la quarantottesima edizione del Festival. Ideata dall'artista uruguaiana Tamara Cubas, la performance ha visto una cinquantina di persone (quasi tutte reclutate a Santarcangelo e dintorni), impegnate in corse e danze in piazza Ganganelli, strappandosi i vestiti e mostrandosi – alcune – completamente nude al pubblico. A tacere di una simulata violenza di gruppo su di una donna;
lapidario appare al riguardo il commento dell'attore comico Alessandro Politi (il «mago» di Zelig) che, in relazione al predetto spettacolo, così ha commentato: «La prima regola di un artista è rispettare il pubblico che lo guarda e lo applaude. Se la nostra arte offende anche solo una persona che ci guarda, vuol dire che siamo in errore. Quella andata in scena al Festival non è arte» –:
se il Festival in questione, oltre al contributo economico erogato dalla regione Emilia-Romagna (nel 2017 oltre 330.000 euro), abbia quest'anno ottenuto altre contribuzioni di natura statale, ed in particolare se queste ultime abbiano visto come erogatore il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo o enti strumentali di quest'ultimo;
quale sia l'orientamento del Ministro interrogato riguardo all'iniziativa di cui in premessa;
se siano state inoltrate, per quanto di competenza, segnalazioni alla Corte dei conti.
(4-00691)
CONTE e OCCHIONERO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il Ministero della giustizia, per fronteggiare le carenze di organico, il 18 novembre 2016 ha indetto un concorso per il profilo di 800 assistenti giudiziari che si è svolto, tra maggio ed ottobre del 2017, con modalità telematiche;
la legge 27 dicembre 2017, n. 205, recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020», all'articolo 1, comma 489, autorizza l'assunzione di un ulteriore contingente massimo di 1.400 unità di personale amministrativo non dirigenziale;
in data 28 dicembre 2017 è stata disposta ai sensi dell'articolo 3-bis, lett. a), del decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione del 21 aprile 2017, l'assunzione di ulteriori 600 unità di personale mediante scorrimento della graduatoria generale di merito del concorso;
il Ministro della giustizia, con decreto ministeriale del 31 gennaio 2018, di concerto con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, ha disposto lo scorrimento della graduatoria idonei per 1420 unità, 1014 delle quali hanno preso servizio lo scorso 26 aprile;
il Ministro della giustizia pro tempore in un comunicato del 10 maggio 2018, ha annunciato di aver inoltrato una richiesta formale al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione per l'assunzione di ulteriori 200 unità dalla graduatoria del concorso in oggetto;
il sistema della giustizia italiana risente delle gravi carenze di personale amministrativo negli uffici giudiziari, al punto di provocare pesanti ripercussioni sull'operato di magistrati, avvocati e di tutti gli altri operatori della giustizia;
in riferimento al concorso pubblico per 800 posti nel profilo di assistente giudiziario indetto dal Ministero della giustizia con bando del 18 novembre 2016, ben 4.915 partecipanti hanno conseguito l'idoneità;
in totale sono stati finora reclutati, nell'ambito dell'amministrazione della giustizia, 2.820 persone. Restano ora da collocare in servizio ulteriori 2.060 persone (dato comprensivo delle rinunce) risultate idonee, le quali attendono lo scorrimento della graduatoria, in linea con quanto già avvenuto negli scorsi mesi –:
se sia previsto, per tale profilo professionale, uno sblocco del turnover ed eventualmente in quale misura; se, in relazione al processo di riqualificazione interna del personale amministrativo del comparto giustizia, si intenda attingere alla graduatoria di cui in premessa; se sussistano fondi accantonati nel bilancio del Ministero della giustizia, tali da consentire un ulteriore processo di assunzione relativo alla graduatoria.
(5-00151)
CUNIAL. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
l'attuale sindaco, il signore Marcello Spigolon, di Noventa Vicentina, un paese in provincia di Vicenza, con secondo mandato dal 2014 al 2019, ha un procedimento giudiziario in corso per una truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato;
dall'inizio dell’iter giudiziario il suo processo ha subito ben 9 rinvii di udienza dal 12 gennaio 2015 all'8 gennaio 2018 con la prossima udienza fissata per il 10 settembre 2018;
nella risposta del tribunale di Vicenza-Sezione Penale – n. 617 del 2014 riguardante la richiesta di motivazione dei reiterati rinvii si evidenzia quanto segue:
«va ricordata in premessa la circolare in data 19 dicembre 2014 della corte d'appello con la quale, preso atto che la stessa non è in grado di definire tutti i procedimenti che sopraggiungono, giustifica per i procedimenti di primo grado per reati non prioritari per i quali la sentenza di primo grado giunga a meno di due anni dalle prescrizione, il differimento della loro trattazione e la conseguente collocazione nell'ultima fascia dei procedimenti non prioritari;
va ricordato infine che nel ruolo del giudice sono fissati altri processi con carattere prioritario la cui definizione sarebbe invece compromessa dalla trattazione del presente processo, e che la Presidente della Corte d'appello di Venezia ha più volte specificato che la trattazione di processi in deroga alle summenzionate regole è passibile di valutazione disciplinare»;
appare all'interrogante non condivisibile che i procedimenti che coinvolgono un primo cittadino possano considerarsi non prioritari alla luce del significato istituzionale che ha la figura del sindaco –:
se il Ministro interrogato intenda valutare se sussistano i presupposti per assumere iniziative normative a evitare la maturazione della prescrizione dei reati in casi come quello di cui in premessa, prevedendo limiti e condizioni più stringenti per il rinvio della trattazione dei cosiddetti procedimenti non prioritari.
FOTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il provveditorato interregionale per le opere pubbliche della Lombardia e dell'Emilia Romagna, sede di Bologna, attivava nel 2017 la procedura pubblica per l'attribuzione dell'incarico per la progettazione di fattibilità tecnico-economica, definitiva ed esecutiva, degli interventi di consolidamento per garantire la stabilità dei fronti rocciosi della rupe su cui si erge il Castello di Canossa (in provincia di Reggio Emilia) e delle relative infrastrutture a servizio del predetto castello (Gazzetta Ufficiale 5a Serie Speciale – contratti pubblici n. 127 del 3 novembre 2017);
il 2 febbraio 2018 la commissione giudicatrice per la valutazione amministrativa delle offerte terminava i lavori alla stessa affidati, individuando il soggetto aggiudicatario dell'incarico –:
se il predetto incarico sia in corso di svolgimento, quando ne sia prevista la conclusione e quale sia lo stato della progettazione ad oggi;
se e quali risorse risultino stanziate o si ritenga di stanziare al fine di realizzare gli interventi di consolidamento che, in ragione del predetto incarico, dovessero manifestarsi come necessari ed indifferibili.
(4-00685)
GERMANÀ, SIRACUSANO, SANTELLI, CANNIZZARO e MARIA TRIPODI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il «diritto alla mobilità» previsto dall'articolo 16 della Costituzione, esprime chiaramente la necessità di garantire un servizio di trasporto che non penalizzi i cittadini residenti nei territori meno favoriti;
è evidente il forte gap infrastrutturale che penalizza l'area dello stretto di Messina in termini di sviluppo economico, con le conseguenze relative ai seri limiti riguardo il diritto alla mobilità dei cittadini siciliani e calabresi, oltre 10 mila utenti che quotidianamente attraversano le due sponde;
anche l'attuale servizio di traghettamento, pubblico e privato, manifesta enormi limiti funzionali e non appaiono adeguati in termini qualitativi e quantitativi alle esigenze dell'utenza e del territorio;
da ultimo, la legge di bilancio 2018 ha ampliato il concetto di continuità territoriale sullo stretto di Messina, fino ad ora finanziato con contratto di servizio Ministero-Rete ferroviaria italiana solo per l'attraversamento ferroviario, anche al traghettamento pedonale e ai passeggeri appiedati;
il gruppo Ferrovie dello Stato italiane dovrebbe quindi predisporre la creazione di una società ad hoc di navigazione interamente pubblica, realizzata con la cessione di un ramo d'azienda della società Bluferries per il servizio di traghettamento veloce, attraverso l'acquisizione del personale marittimo e dei mezzi veloci che ad oggi effettuano il servizio tra Messina e Villa San Giovanni;
l'attuale sistema di traghettamento posto in essere dalla società Bluferries, per garantire con un mezzo veloce 9 collegamenti giornalieri con Villa San Giovanni ha in questi anni riscontrato un costo medio di 3 milioni di euro/anno. Risulterebbe però che, per un progetto che preveda nella nuova società l'utilizzo di un secondo mezzo veloce in servizio giornaliero, sia stato stimato un investimento aggiuntivo di soli 1,6 milioni di euro/anno rispetto al costo attuale. Si arriverebbe quindi ad un totale di soli 4,6 milioni di euro a fronte di un investimento minimo necessario, secondo le stime, di 8 milioni di euro/anno se si volesse realizzare un servizio, per quanto efficiente e funzionale, decisamente basilare rispetto al concetto di continuità territoriale;
non è ancora chiaro, inoltre, se queste risorse destinate alla nascitura società di traghettamento veloce siano parte di un nuovo capitolo di spesa previsto dallo Stato o già compresi nel contratto di servizio in essere tra Rete ferroviaria italiana e Governo;
è fondamentale infatti destinare al progetto risorse specifiche per il traghettamento veloce, nonché quelle necessarie per predisporre un servizio di metropolitana dello stretto che garantisca collegamenti h24, con frequenza almeno ogni mezz'ora, tra le due sponde, e coincidenze specifiche con i treni Intercity e Freccia bianca/argento sulla sponda calabrese –:
se e quali iniziative intenda adottare il Governo per agevolare l’iter della creazione di una nuova società di navigazione a Messina, interamente pubblica all'interno del gruppo Ferrovie dello Stato italiane, garantendo ad essa nuove risorse economiche e prevedendo un nuovo capitolo di spesa distinto dal contratto di servizio in essere con Rete ferroviaria italiana;
se il Governo intenda adottare opportune iniziative per agevolare l'istituzione di un'Agenzia per la mobilità nello Stretto, come proposto dalla Conferenza interregionale per il coordinamento delle politiche nell'area, ponendo così le basi per creare la massima sinergia tra tutte le istituzioni interessate, a tutela del diritto alla mobilità dei cittadini siciliani e dell'area metropolitana dello stretto.
(4-00687)
CIPRINI, TRIPIEDI, DE LORENZO, SIRAGUSA e VIZZINI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
Rete ferroviaria italiana (Rfi) del gruppo Ferrovie dello Stato italiane riveste il ruolo di gestore dell'infrastruttura ferroviaria nazionale con il compito – tra gli altri – di sviluppare la tecnologia dei sistemi e dei materiali, assicurare la piena fruibilità ed il costante mantenimento in efficienza delle linee e delle infrastrutture ferroviarie e destinare gli investimenti al potenziamento, all'ammodernamento tecnologico e allo sviluppo delle linee e degli impianti ferroviari;
Rfi, svolgendo attività mirate a sviluppare l'infrastruttura ferroviaria nazionale, ha una rete ferroviaria che si estende su tutto il territorio nazionale, occupando circa 27.000 dipendenti in tutta Italia. Ciò ha comportato per l'azienda uno sviluppo organizzativo fortemente caratterizzato da una copertura capillare del territorio;
le unità produttive dislocate sul territorio sono 16 e assumono ad oggi il nome di direzioni territoriali produzione;
ciascuna direzione (ex compartimento) ha la facoltà di operare assunzioni di personale;
accade che molti dipendenti, assunti da una direzione (ex compartimento che comprende anche il territorio di più regioni) con sede in una determinata regione, permangano nel territorio ove ha sede la direzione (ex compartimento) con la speranza e l'aspettativa di poter fare ritorno nella regione di residenza facendo successivamente domanda di trasferimento in altro compartimento;
l'articolo 45, comma 7, del contratto collettivo nazionale della mobilità dell'attività ferroviaria prevede che: «È facoltà del lavoratore fare domanda di trasferimento. Nel caso di più domande di trasferimento per la medesima località avanzate dai lavoratori, le aziende, a parità di caratteristiche professionali richieste terranno conto nell'ordine: a) della maggiore anzianità maturata nella figura professionale rivestita; b) della maggiore anzianità di servizio complessiva in azienda; c) della maggiore età anagrafica; d) del numero dei figli minori a carico. A livello aziendale saranno definiti i criteri per valutare le anzianità di cui alla precedente lettera a) nel caso di cambio di figura professionale»;
ogni direzione (ex compartimento) sarebbe tenuta a pubblicare la graduatoria dei dipendenti che chiedono il trasferimento, dando conto dell'applicazione dei criteri previsti e dell'ordine della graduatoria;
ciascuna direzione di Rfi può procedere all'assunzione di nuovo personale e, a quanto consta all'interrogante, mancherebbe una verifica preliminare della presenza di eventuali dipendenti che hanno fatto richiesta di trasferimento nella zona di pertinenza del compartimento (ora direzione) che procede alle nuove assunzioni –:
quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di verificare la correttezza, la trasparenza e la pubblicazione in locali idonei delle graduatorie dei dipendenti di Rfi che richiedono il trasferimento da una direzione (ex compartimento) all'altra;
se il Governo sia a conoscenza del numero dei dipendenti di Rfi che richiedono il trasferimento da una direzione (ex compartimento) all'altra;
se il Governo ritenga opportuno assumere iniziative, per quanto di competenza, volte a favorire la mobilità dei dipendenti che presentano domanda di trasferimento tra direzioni (ex compartimenti) di Rfi.
(4-00688)
PELLICANI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
(3-00075)
CARNEVALI, MIGLIORE e MARCO DI MAIO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il 27 agosto 2016 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministro dell'interno 10 agosto 2016 sulle «Modalità di accesso da parte degli enti locali ai finanziamenti del Fondo nazionale per le politiche ed i servizi dell'asilo, per la predisposizione dei servizi di accoglienza per i richiedenti e i beneficiari di protezione internazionale e per i titolari del permesso umanitario, nonché approvazione delle linee guida per il funzionamento del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar)»;
il provvedimento è particolarmente significativo, avendo l'obiettivo dichiarato di conferire maggiore stabilità ai servizi di accoglienza già avviati e semplificare il procedimento di accesso al finanziamento da parte di nuovi enti locali che intendano prestare tali servizi e ha previsto linee guida dettagliate circa le modalità di accesso ai contributi da parte degli enti locali;
l'articolo 4, comma 3, delle linee guida, in particolare, stabilisce che le domande degli enti locali pervenute entro il 30 settembre di ciascun anno possono essere esaminate ai fini della pubblicazione delle graduatorie per l'ammissione al finanziamento con decorrenza dal 1° gennaio dell'anno successivo; le domande pervenute entro il 31 marzo di ciascun anno possono essere esaminate ai fini della pubblicazione delle graduatorie per l'ammissione al finanziamento con decorrenza dal 1° luglio successivo;
tuttavia, a differenza di quanto avvenuto in precedenza, ad oggi, nessuna graduatoria è stata pubblicata sul sito del Ministero dell'interno, né si hanno notizie certe sui tempi e gli esiti di questa graduatoria, e dunque sui progetti finanziati, con grave pregiudizio degli enti locali interessati che hanno presentato domanda;
tale circostanza desta preoccupazione soprattutto alla luce del fatto che le norme citate hanno l'obiettivo di rendere, strutturale il sistema di accoglienza diffusa, attraverso l'incentivazione dei centri Sprar a cui i comuni accedono volontariamente, anche al fine di superare il sistema dei Cas, ossia dei Centri di accoglienza straordinari, di norma di grandi dimensioni e di difficile sostenibilità per i territori sui quali si realizzano –:
quali siano le ragioni che hanno determinato questo grave ritardo nella pubblicazione della graduatoria di cui in premessa e quando il Ministero dell'interno intenda provvedere in tal senso.
(5-00148)
FASANO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
in data 2 luglio 2018, a Salerno, si è consumato un tentativo di furto all'interno di un'abitazione situata in via Moscati, in una zona compresa tra i quartieri Paradiso di Pastena e Torrione Alto;
secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, il tentativo di furto sarebbe stato realizzato da due malviventi che, nonostante la casa non fosse vuota in quel momento, si sarebbero introdotti di sera nell'abitazione, sfruttando una finestra aperta;
ad accorgersi della presenza in casa dei malviventi sarebbe stata la figlia dei proprietari che, insospettita da una porta socchiusa, si sarebbe trovata di fronte ai due ladri incappucciati. Una volta lanciato l'allarme, sarebbe intervenuto anche un poliziotto in borghese che avrebbe tentato di fermare i criminali, senza riuscirvi;
da alcuni organi di stampa si apprende che, dopo la fuga dei ladri, sarebbe scattata una sorta di caccia all'uomo nel quartiere per provare a bloccare i malviventi –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intenda adottare al riguardo, data la grande preoccupazione che l'episodio ha generato tra i cittadini di Salerno;
quali iniziative urgenti intenda assumere affinché sia incrementata la soglia di sicurezza per i cittadini salernitani e sia garantita la loro incolumità al cospetto di ogni forma di criminalità.
(4-00684)
DEIDDA e DONZELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
sui muri della città di Cagliari sono stati affissi manifesti che invitano la cittadinanza alla «Serata Benefit Antifascista», organizzata in solidarietà con Ghespe, Paska e Giovanni, accusati di tentato omicidio per l'attacco contro la libreria di Casapound «Il Bargello», l'attentato dinamitardo avvenuto a Firenze nella notte di capodanno 2017;
sui manifesti si ricorda il drammatico epilogo della vicenda con frasi shock che inneggiano gioia e piacere quando si ricorda «durante questa azione è rimasto ferito lo sbirro ficcanaso (...) lasciando sul posto una mano e un occhio. A noi non interessa sapere chi sia stato e continueremo a gioire ogni qual volta qualcuno attacca i fascisti, meglio ancora se uno sbirro ci va di mezzo»;
l'appuntamento è per il 27 luglio 2018 in viale Fra Ignazio a Cagliari, una via nelle quali sono presenti aeree verdi utilizzate anche per ritrovi studenteschi o feste denominate «botellon»;
i suddetti manifesti e l'evento, pubblicato anche sul web, sono iniziative assolutamente deprecabili, con cui si intendono diffondere odio e violenza nel territorio; risulta inoltre di estrema gravità per l'interrogante l'ignobile offesa all'artificiere di polizia rimasto ferito e menomato a causa dello scoppio dell'ordigno che cercava di disinnescare;
non è purtroppo la prima manifestazione organizzata da sedicenti «Antifascisti» nell'area di Cagliari, che però sono passati dall'organizzare eventi alle minacce contro gli avversari politici, occupando spazi pubblici e imbrattando i muri della città;
di fronte a questi gravi fatti non è accettabile, né giustificabile, il silenzio delle istituzioni, anche per rispetto degli agenti delle forze di polizia e dell'ordine che ogni giorno rischiano la vita per la sicurezza dei territori e la tutela dei cittadini;
non si comprende come mai nessuno è ancora intervenuto per impedire queste manifestazioni di odio e intolleranza;
il dibattito politico può essere acceso, ma non è accettabile lasciare impunito chi intende prevaricare il prossimo con violenza, odio e intolleranza –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, accertata la veridicità degli stessi, quali urgenti iniziative intenda assumere, anche per il tramite del prefetto, per far rispettare la legalità ed evitare che possano ripetersi in futuro episodi come quelli sopra richiamati in cui si predicano l'odio e la violenza, agendo in contrasto con i princìpi e le leggi del nostro ordinamento.
(4-00693)
FRATOIANNI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
il 26 giugno 2018 il comune di Monfalcone, guidato dalla sindaca leghista Annamaria Cisint e l'istituto comprensivo «Giacich» e l'istituto «Randaccio» avrebbero firmato un accordo di programma in cui le parti hanno accettato per l'anno scolastico 2018/2019 l'applicazione della percentuale di alunni stranieri fino al 45 per cento;
nello stesso documento si citerebbe, tra gli obiettivi, quello di «incentivare le iscrizioni a Monfalcone, in particolare da parte delle famiglie italofone residenti»;
il risultato di questo provvedimento è che sessanta bambini di età compresa tra i tre e i cinque anni, la maggior parte figli di operai che lavorano per la Fincantieri a Monfalcone, a settembre non potranno entrare in aula insieme ai loro compagni;
la stessa sindaca avrebbe dichiarato testualmente: «Se li prendano i sindaci dei comuni vicini e Fincantieri. Sono figli dei suoi dipendenti. L'azienda dovrebbe fare una scuola aziendale»;
secondo la Flc Cgil regionale sia l'ufficio scolastico regionale che quello territoriale erano a conoscenza di tale accordo e il tutto sarebbe stato inserito in un regolamento modificato all'ultimo momento nella totale inconsapevolezza delle famiglie che si sono viste esclusi i propri figli;
la Costituzione italiana recita che i minori devono essere tutelati di là della distinzione di sesso, di razza e di religione e questo accordo, a parere dell'interrogante, lede palesemente i diritti dei bambini. Escludere 60 bambini dalla scuola dell'infanzia significa tra tre anni avere degli allievi alla primaria che non conosceranno l'italiano;
uno degli obiettivi principali della scuola è l'inclusione ed episodi di questo genere andrebbero non solo evitati ma anche impediti, perché a giudizio dell'interrogante in violazione palese dell'articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana e del principio di uguaglianza;
la presenza dei migranti a Monfalcone, soprattutto per la presenza di Fincantieri, non è nuova ed è sempre stata affrontata come una risorsa per l'intera città;
a parere dell'interrogante, il provvedimento della sindaca di Monfalcone crea un precedente gravissimo e una discriminante insopportabile tra bambini italofoni e non, non considerando nemmeno che, ormai, i piccoli nati nel nostro Paese, parlano la nostra stessa lingua;
tale provvedimento, inoltre, penalizza quella che è la fascia più debole della popolazione, ovvero i bambini, a cui dovrebbe essere sempre garantito il diritto all'istruzione e cerca di dividere i figli degli operai di Monfalcone, una classe operaia che nella giungla dei subappalti rischia ogni giorno la vita, il cui vero nemico non è lo straniero ma la mancanza di un lavoro dignitoso e sicuro;
sempre a parere dell'interrogante, tale atto ha come unico scopo l'esclusione sociale di ampie fette della popolazione di Monfalcone che contribuiscono con il loro lavoro e con le loro tasse alla crescita della città. Inoltre, quando si parla di incentivare l'iscrizione dei figli delle famiglie italofone ci si dimentica che nell'isontino sono presenti minoranze linguistiche slovene –:
se il Ministro interrogato intenda intervenire per accertare se l'ufficio scolastico regionale del Friuli Venezia Giulia e l'ufficio scolastico provinciale fossero a conoscenza dell'accordo di programma di cui in premessa siglato dal comune di Monfalcone con due istituti scolastici, che fissa nella scuola dell'infanzia un tetto massimo di presenza non italiana al 45 per cento;
se e quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere affinché si pervenga alla revoca di tale accordo di programma che, a parere dell'interrogante, si pone in palese contrasto con l'articolo 3 della Costituzione italiana e con il principio di uguaglianza e quali misure intenda promuovere per evitare che episodi come quelli di cui in premessa possano ripetersi in altre realtà del nostro Paese.
(4-00690)
ZOLEZZI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
notizie di stampa stanno delineando la molteplice scomparsa di sezioni scolastiche primarie e in prospettiva di scuole in provincia di Mantova; a titolo esemplificativo e non esaustivo si citano: la classe elementare di Gabbiana del comune di Marcaria, l'unica classe a tempo pieno di quel comprensivo con ovvie conseguenze sul tessuto sociale e sulla parità di genere in merito alla possibilità di svolgere attività lavorative per entrambi i genitori; una classe a Piubega;
molte classi sparse per la provincia saranno invece ai limiti massimi di capienza (classi «pollaio»); la sezione del liceo D'Este a Mantova a indirizzo coreutico, una delle tre sezioni del genere in tutta la Lombardia, risulta non sarà attivata quest'anno per la mancanza di 3 su 20 studenti necessari. Questo indirizzo è partito nel 2015 e non è stato ancora possibile stabilirne l'efficacia in termini di spinta agli studi universitari e di sbocco occupazionale; Mantova nel 2016 è stata «capitale italiana della cultura»;
risultano all'interrogante molteplici comunicazioni al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca da parte di genitori afferenti alle diverse realtà citate –:
se il Ministro interrogato sia al corrente di questi fatti e se intenda assumere le iniziative di competenza per il tramite dell'ufficio scolastico regionale competente.
RAMPELLI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
in data 30 ottobre 2017, il signor G.A. ha presentato, dopo 44 anni di servizio, da ex dipendente istruttore amministrativo del comune di Roma del servizio della sezione aree pubbliche, regolare domanda di pensione con cumulo, ex legge n. 232 del 2016; la domanda è stata successivamente archiviata dall'Inps con protocollo n. 7001.31/10/2017.0435374;
la domanda è rimasta in giacenza, alla sede di Roma Eur, fino al 1° giugno 2018, momento in cui è stata iniziata alla sede di Roma piazzale Flaminio per ulteriore lavorazione;
nonostante diversi solleciti scritti e telefonici fatti dal signor G.A., attraverso il sito dell'Inps e il call center, ad oggi, la pratica risulta ancora in giacenza;
dopo altre verifiche fatte dal signor G.A., al 27 giugno 2018, la pratica risulta ancora bloccata, senza alcuna motivazione espressamente data dagli uffici dell'Inps. Il capo sopracitato interessa una famiglia, come tante altre, che vive di una sola pensione;
a queste persone dovrebbe essere almeno garantito di poter usufruire della propria pensione, maturata nel corso di 44 anni di contributi versati all'Inps che in questo caso, il signor G.A. vive della sola pensione della moglie, anch'essa pensionata, ex dipendente istruttore amministrativo del comune di Roma del servizio anagrafe;
attualmente il signor G.A. può contare solo sulla pensione della moglie e deve fare fronte oltre alle spese ordinarie, anche alle spese legate al mutuo della sua abitazione –:
quali siano i motivi del ritardo nell'erogazione delle pensioni presentate ad ottobre 2017 e quali urgenti iniziative il ministro interrogato intenda attuare, almeno per le famiglie in difficoltà, come quella descritta in premessa al fine di definire le pratiche pensionistiche che per motivi evidentemente burocratici rimangono, a distanza di quasi un anno, bloccate presso l'Inps.
(4-00694)
CANTALAMESSA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
nel cuore della costiera amalfitana, più precisamente a Castiglione di Ravello (Salerno), è presente un presidio della azienda ospedaliera universitaria «San Giovanni di Dio e Ruggi D'Aragona» di Salerno, che serve un comprensorio di dodici comuni per una popolazione totale di circa trentamila persone;
tale popolazione, durante il periodo estivo, aumenta notevolmente in considerazione dell'afflusso turistico che visita la costa;
ad oggi, tale presidio funge esclusivamente da pronto soccorso, garantendo solo la presa in carico del paziente, che deve essere necessariamente trasportato presso l'ospedale regionale (fermo restando la disponibilità dei posti letto), in tutti quei casi in cui si renda necessario il ricovero, ovvero un approfondimento delle condizioni cliniche;
la costiera amalfitana non gode di una grande rete infrastrutturale, visto che esiste una sola arteria stradale da Salerno a Sorrento e che la stessa durante la stagione estiva, è percorsa da migliaia di autovetture e pullman di visitatori e turisti che la utilizzano per raggiungere le varie mete della zona; per questo motivo la costiera amalfitana, in virtù del «piano regionale di programmazione della rete ospedaliera», ai sensi del decreto ministeriale n. 70 del 2015, è stata già qualificata come zona disagiata;
secondo il «piano regionale di programmazione della rete ospedaliera», redatto dalla regione Campania ed approvato con decreto n. 33 del 17 maggio 2016, a Castiglione di Ravello (Salerno) dovrebbe esistere un ospedale con pronto soccorso e con 20 posti letto di medicina;
tale servizio essenziale non viene ad oggi garantito, benché esista una struttura che in passato abbia già garantito posti letto ed i primari e secondari servizi di sanità pubblica;
nel 2018 è inaccettabile che un'intera comunità debba ancora soffrire di malasanità nonostante esistano i provvedimenti idonei a far cessare ogni disagio, e nonostante i solleciti inoltrati all'amministrazione regionale –:
di quali elementi disponga il Governo in relazione alla situazione di cui in premessa, che di fatto sta negando ad oggi il diritto alla salute dei cittadini e dei turisti della costiera amalfitana, contrariamente a quanto disposto dall'articolo 32 della Carta Costituzionale, che prevede come priorità il diritto alla salute del cittadino;
se il Governo, anche per il tramite del commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi regionali, non ritenga opportuno assumere ogni iniziativa di competenza per risolvere l'incresciosa situazione e comprendere i motivi per i quali persiste tale drammatica circostanza, nonostante l'esistenza del «piano regionale di programmazione della rete ospedaliera», redatto dalla regione Campania ai sensi del decreto ministeriale n. 70 del 2015 ed approvato con decreto n. 33 del 17 maggio 2016.
(3-00074)
Apposizione di una firma
L'interrogazione a risposta immediata in Commissione Pastorino n. 5-00139, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'11 luglio 2018, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Fassina.

References: articolo 1
 sentenza 
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