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Timestamp: 2019-07-19 13:29:30+00:00

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S.p.A.: Amminstratore revocato senza giusta causa. Quali danni risarcibili? – Forum Iuris
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L’articolo 2383 comma 3 c.c. stabilisce che, in materia di societa’ per azioni, “gli amministratori sono rieleggibili, salvo diversa disposizione dello statuto, e sono revocabili dall’assemblea in qualunque tempo, anche se nominati nell’atto costitutivo, salvo il diritto dell’amministratore al risarcimento dei danni, se la revoca avviene senza giusta”.
L’articolo in esame, nei due commi precedenti, definisce la durata massima dell’incarico per il quale gli amministratori sono nominati (di regola non superiore a tre esercizi) e stabilisce che, ad eccezione dei primi amministratori la cui nomina e’ definita nell’atto costitutivo, la nomina avviene da parte dell’assemblea dei soci.
Un tema di fondamentale importanza rispetto alla norma in esame e’ il riconoscimento all’assemblea dei soci del diritto potestativo di revocare l’incarico degli amministratori, in qualunque tempo, durante tutta la durata del rapporto, indipendentemente dal numero di esercizi originariamente stabiliti per la durata della carica, anche in assenza di giusta causa, ricorrendo ad una forma di recesso ad nutum che non richiede il rilascio di alcun preavviso da parte della societa’. E’ fatto salvo, pertanto, il diritto di questi al risarcimento dei danni sopraggiunti come conseguenza della revoca (una tale impostazione ricalca la disciplina codicistica del rapporto di mandato di cui all’art. 1723 del codice civile, in forza del quale il mandante, in qualita’ di soggetto titolare dell’interesse sotteso al rapporto di mandato, ha il diritto di sciogliere il presente rapporto in qualsiasi momento, salvo il riconoscimento dei danni subiti dall’altra parte).
Seguendo un gia’ consolidato orientamento giurisprudenziale (cfr. Cass. n. 23557/2008, Trib. Roma, sent. n. 8907/2016), il concetto di giusta causa, oggettiva o soggettiva[1], nel caso di revoca di un amministratore di una societa’ per azioni, assume un’ accezione differente rispetto al mero licenziamento per giusta causa in caso di violazione, da parte del lavoratore subordinato, dei doveri di fedelta’, correttezza e buona fede di cui agli artt. 2105, 1175 e 1375 c.c.
Nel rapporto sussistente tra la societa’ e l’amministratore, vi e’ una maggiore intensita’ dell’intuitu personae tanto che, criterio idoneo a definire la sussistenza della giusta causa di revoca, puo’ anche semplicemente essere la perdita di fiducia da parte della compagine sociale a seguito di eventi riconducibili alla volonta’ dell’amministratore (la giurisprudenza di merito ha precisato sul punto che non cositutiscono giusta causa di revoca il dissenso espresso o manifesto da parte dell’amministratore rispetto alle decisioni dei soci, tantomeno se la revoca risponde ad esigenze di carattere economico della societa’. Cfr. sul punto Cass. Civ., Sez. I, 5 agosto 2008, n. 16526; Cass. Civ., Sez. I, 12 settembre 2008, n. 23557). La ‘giusta causa’ di revoca e’ nozione distinta e separata dal mero inadempimento o dalle cd. gravi irregolarita’ e, pertanto, non e’ da ritenersi condizione necessaria per la revoca mediante deliberazione assembleare che rimane, in ogni caso, valida ed efficace dal momento che tutto viene poi successivamente risolto sul piano patrimoniale.
Dall’analisi dell’ articolo 2383.3 c.c. si evince anche che, in caso di revoca dell’amministratore in assenza di giusta causa, e’ fatto salvo il diritto dell’amministratore al risarcimento del danno subito. Il danno di cui trattasi e’ senz’altro il danno derivante da lucro cessante, ovvero, il danno derivante dal compenso non percepito nel periodo in cui l’amministratore avrebbe conservato il suo ufficio se non fosse sopraggiunta la revoca (Cass. 12 settembre 2008, n. 23557).
La corte di Cassazione si e’ pronunciata sulla materia in esame con sentenza resa il 26 gennaio 2018, n. 2037. Nel caso di specie, la Corte d’appello di Roma, decidendo in sede di rinvio, aveva condannato una s.p.a. al solo pagamento dei danni derivanti dal lucro cessante subito dal presidente del consiglio di amministrazione revocato successivamente all’emanazione di due delibere assembere assembleari: con la prima si modificava la struttura dell’organo amministrativo da collegiale a monocratico; con la seconda si revocavano tutti gli amministratori in carica al fine di passare ad una struttura ad amministratore unico (in primo grado il Tribunale di Roma aveva ritenuto sussistente la giusta causa di revoca motivata dalla necessita’ di garantire una gestione accentrata della societa’ e una maggiore funzionalita’ operativa). La Corte d’Appello di Roma aveva, quindi, rigettato le domande attoree relative al risarcimento dei danni all’immagine, professionale da perdita di chance e danno esistenziale perche’ tardivamente dedotti e non sufficientemente provati.
Con la seguente pronuncia la Suprema Corte si sofferma principalmente sui danni risarcibili all’amministratore revocato senza giusta causa partendo dall’assunto che la norma in esame ha la finalita’ di riconoscere alla societa’ una forma di autotutela privata, liberamente esercitabile nei limiti della cd. giusta causa di revoca le cui motivazioni devono espressamente essere indicate nella deliberazione assembleare.
Pertanto, rispetto alla revoca senza giusta causa, all’amministratore revocato e’ riconosciuto sia il diritto al risarcimento del danno derivante dal lucro cessante per i compensi non percepiti, sia ogni altro separato danno direttamente derivante dalla anticipata ed ingiustificata cessazione del rapporto.
Tuttavia, precisa la Corte, si ha responsabilita’ extracontrattuale della societa’ laddove si verifichino eventi tali da poter essere considerati un quid pluris (come nel caso di attivita’ ingiuriose o diffamatorie, che si rivelino contra ius e contrari alle regole di correttezza e buona fede) rispetto alla giusta causa e, di volta in volta, e’ necessario che siano provate le modalita’ e le forme lesive della reputazione, dell’immagine e della perdita di chances dell’amministratore. Questo potrebbe accadere, per esempio, se nella deliberazione di revoca sono indicati fatti e circostanze non veritieri che hanno determinato la revoca dell’amministratore o modalita’ ingiuriose nella destituzione, tali da fargli ritenere insussistente la giusta causa di revoca e che il risarcimento del danno alla sua reputazione sia conseguenza in re ipsa della revoca stessa.
[1] Ipotesi di giusta causa soggettiva possono essere: l’adesione dell’amministratore ad un sindacato di gestione, lo scioglimento anticipato della societa’, la mancata comunicazione di informazioni riguardanti la cessione di un ramo d’azienda o il compimento di atti estranei all’oggetto sociale (cfr. sul punto Cass. n. 8221/2012, Corte d’Appello di Milano, 15 settembre 1994, Trib. Milano, 15 settembre 1999). Ipotesi di giusta causa oggettiva possono essere la sopravvenienza di circostanze tali da compromettere la correttezza e le attitudini gestionali dell’amministratore revocato o da ostacolare la funzione economico – giuridica del rapporto di societa’ (Trib. Roma, sent. n. 8907/2016, Trib. Napoli, sent. 21 maggio 2001).
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 Cass.