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Timestamp: 2019-12-10 02:01:48+00:00

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Cassazione – Sezione lavoro – sentenza 19 dicembre 2005-6 marzo 2006, n. 4774 - testo integrale Sentenza
Cassazione – Sezione lavoro – sentenza 19 dicembre 2005-6 marzo 2006, n. 4774
Fonte: http://www.foroeuropeo.it/sen/cas/06/04774.htm
Maurizio Mx, dipendente della Spa Cy, ha convenuto in giudizio la società datrice di lavoro chiedendo il risarcimento dei danni derivati – con l’instaurarsi di una malattia invalidante – da una serie di comportamenti persecutori, ricondotti ad un’ipotesi di mobbing, posti in atto dalla società fin dal 1992, consistiti in provvedimenti di trasferimento, ripetute visite mediche fiscali, attribuzione di note di qualifica di insufficiente, irrogazione di sanzioni disciplinari, privazione della abilitazione necessaria per operare al terminale ed altri episodi.
Il giudice adito rigettava la domanda, con decisione che, su impugnazione dell’attore soccombente, ricostituiti il contraddittorio con la Spa Uy (incorporante la Spa Cy), la Corte di appello di Venezia confermava con la sentenza oggi impugnata. Il giudice dell’appello, esaminando i vari episodi della vicenda dedotta in giudizio, escludeva la configurabilità nel caso di specie di una condotta aziendale protratta nel tempo caratterizzata da intenti persecutori e finalizzata all’emarginazione del lavoratore.
Avverso questa sentenza il Mx propone ricorso per cassazione affidato a tre motivi, al quale la Spa Uy resiste con controricrso.
1.2. Si imputa poi alla Corte territoriale di non avere riconosciuto il valore dei singoli episodi e la loro appartenenza ad un medesimo progetto aziendale mirato al progressivo allentamento e isolamento del Mx.
2.1. Le censure non meritano accoglimento. In primo luogo si osserva che la Corte territoriale ha esaminato le doglianze dell’appellante seguendo la sua prospettatine di una fattispecie di danno derivante da una condotta del datore di lavoro protratta nel tempo e con le caratteristiche della persecuzione, finalizzata all’emarginazione del lavorate. In questa ottica, ha condiviso l’affermazione dell’esigenza di una valutazione complessiva degli episodi dedotti in giudizio, che non risulta contraddetta dal risultato dell’indagine, fondata sull’analisi dei singoli comportamenti del datore di lavoro di cui si deduce il carattere lesivo.
3.0. Tali criteri sono stati seguiti dalla sentenza impugnata, che ha escluso, con congrua motivazione, la configurabilità di un disegno persecutorio realizzato mediante i vari comportamenti indicati dal Mx.
3.5. La censura di cui al punto 1.3. appare inammissibile. Il giudice dell’appello ha osservato che con riferimento a diversi episodi considerati nella decisione di primo grado non erano stati proposti specifici motivi di impugnazione: questo giudizio sulla preclusione di un riesame delle relative circostanze non viene censurato dalla parte, né è dato verificare se i fatti descritti nel ricorso, per i quali si lamenta oggi un difetto di indagine (una sanzione disciplinare dell’anno 2000, la richiesta di un caposervizio di un controllo delle attività del Mx, la “costrizione nel 1999 a prendere un periodo di ferie”, la “necessità di ricorrere ad un permesso per recarsi a testimoniare”) coincidano con quelli di cui si è ritenuto precluso il riesame.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio liquidate in euro 24 oltre a euro 5000 per onorari e spese generali ed accessori di legge

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