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Timestamp: 2020-08-09 14:07:14+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1202 del 21/01/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1202 del 21/01/2020
Cassazione civile sez. II, 21/01/2020, (ud. 11/07/2019, dep. 21/01/2020), n.1202
sul ricorso 9937-2018 proposto da:
M.G., elettivamente domiciliata in Bologna, VIA URBANA N.
5, presso lo studio dell’avvocato FEDERICO ALZONA, che la
CONSIGLIO NOTARILE DISTRETTUALE DI ROVIGO, elettivamente domiciliato
in Roma, via Crescenzio n. 19 presso lo studio dell’avv.to Massimo
PANZARANI, rappresentata e difesa dall’avv.to PAOLA MALASOMA;
11/07/2019 dal Consigliere Dott. LUCA VARRONE;
PEPE Alessandro, che ha concluso per il rigetto dei motivi dal primo
al quarto oltre che del sesto, e per l’accoglimento del quinto e del
settimo motivo;
udito l’Avvocato Paola Malasoma.
1. Il notaio M.G. proponeva reclamo avverso la decisione numero 164 del 2017 emessa dalla Co.Re.Di. del Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto il 12 maggio 2017, con la quale, previa concessione delle circostanze attenuanti di cui alla L. n. 89 del 1913, art. 144 (di seguito legge notarile o l.n.), erano state irrogate plurime sanzioni pecuniarie: Euro 45 per la violazione dell’art. 62 l.n., che impone l’iscrizione degli atti al repertorio; Euro 5000 per la violazione dell’art. 72 l.n., che disciplina le forme dell’autentica, e dell’art. 138, lett. c), L.n. che sanziona la negligenza del notaio nella conservazione degli atti; Euro 5000 per la violazione dell’art. 147, lett. a), l.n. per avere il notaio M. compromesso il decoro e il prestigio della funzione notarile.
In calce alla scrittura privata con la firma dei coniugi autenticata dagli avvocati, il notaio M. aveva posto la propria autentica con una forma identica a quella in uso per l’autentica formale prevista dall’art. 72 L. n. con lettura alle parti della scrittura dell’orario di sottoscrizione, ma senza il numero di repertorio e il numero di raccolta.
Dopo la convocazione, nel corso della quale il consiglio notarile aveva contestato al notaio M. l’illegittimità del suo comportamento, il notaio reclamante aveva ricevuto, in data 28 settembre 2016, un atto notarile di trasferimento, in forza del quale il marito cedeva alla moglie i propri diritti sull’abitazione familiare in conformità all’obbligo assunto nell’accordo del 17 giugno 2016. L’atto in questione veniva trascritto il 29 settembre 2016.
Tale condotta integrava oltre alla violazione degli artt. 62 e 72 e art. 138, lett. c), l.n. anche una grave violazione dell’art. 147, lett. a), della medesima legge, avendo compromesso il decoro e il prestigio della classe notarile. Il ruolo del notaio nella negoziazione assistita, infatti, è finalizzato alla trascrizione dei negozi di trasferimento immobiliare e l’agire del notaio M. era stato sbrigativo, sintomatico dell’intento di accaparramento di clientela malgrado il discredito che tale condotta determini alla funzione notarile.
2. La Corte d’Appello di Venezia rigettava integralmente il reclamo proposto. In particolare, quanto alle contestazioni circa la regolarità della procedura la Corte d’Appello rilevava che l’iniziativa del procedimento disciplinare spettava formalmente al presidente del consiglio notarile del distretto in cui è iscritto il notaio ma in sostanza spettava al consiglio notarile che poteva delegare anche uno dei consiglieri. Il consiglio notarile di Rovigo aveva delegato il notaio W.A.. La delega, dunque, era stata conferita dall’organo collegiale titolare della legittimazione a chiedere l’avvio del procedimento disciplinare e non dal suo presidente anche in ragione dell’eventualità che quest’ultimo potesse essere chiamato a rendere informazioni sui fatti da lui personalmente appresi. La volontà dell’organo collegiale era stata espressa unanimamente e l’espressione contestata dalla reclamante era frutto di una verbalizzazione necessariamente sintetica.
Nella specie era pacifico che il notaio M. avesse autenticato il verbale recante l’accordo di separazione consensuale in maniera difforme da quella prevista dall’art. 2703 c.c. e art. 72 legge notarile e, ai fini della trascrizione, dall’art. 2657 c.c..
A parere della Corte d’Appello, trattandosi di un atto di trasferimento immobiliare era necessaria l’autentica ex art. 72 legge notarile che impone al notaio il controllo di legalità, essendogli vietato di ricevere e autenticare atti espressamente proibiti dalla legge, manifestamente contrari al buon costume e all’ordine pubblico ex art. 28 l.n..
Tale obbligo, dunque, comportava il conseguente obbligo di iscrizione dell’atto nel repertorio ex art. 62 l.n. di conservazione e raccolta ex art. 138 della medesima legge, nonchè quello di effettuare la trascrizione nel più breve tempo possibile ex art. 2671 c.c..
Peraltro, il fatto che mancasse l’autorizzazione del pubblico ministero non rilevava perchè poteva essere indicata come condizione.
Infine, la condotta del notaio aveva anche compromesso il decoro e il prestigio della classe notarile, violando l’art. 147, lett. a), l.n..
1. Il primo motivo di ricorso è così rubricato: violazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 degli artt. 153 e 155 legge notarile per avere la Corte d’Appello di Venezia ritenuto idonea la delega al consigliere notaio W.A. a partecipare in luogo del presidente del consiglio notarile di Rovigo, notaio C.P., al procedimento disciplinare a carico della ricorrente avanti la CO.RE.Di. Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto con conseguente nullità del provvedimento disciplinare e del decreto emesso dalla Corte d’Appello di Venezia.
La L. n. 89 del 1913, art. 153 prevede che: “L’iniziativa del procedimento disciplinare spetti: a) al procuratore della Repubblica presso il Tribunale nel cui circondario ha sede il notaio ovvero nel cui circondario il fatto per il quale si procede è stato commesso; b) al presidente del Consiglio notarile del distretto nel cui ruolo è iscritto il notaio ovvero del distretto nel quale il fatto per il quale si procede è stato commesso; c) al capo dell’archivio notarile territorialmente competente per l’ispezione di cui all’art. 128, limitatamente alle infrazioni rilevate durante le ispezioni di cui agli artt. 128 e 132 o nel corso di altri controlli demandati allo stesso capo dell’archivio dalla legge, nonchè al conservatore incaricato ai sensi dell’art. 129, comma 1, lett. a), secondo periodo.
La censura relativa alla violazione dell’art. 153 l.n., pertanto, si rivela del tutto infondata, in quanto correttamente la Corte d’Appello ha richiamato tale norma riferendola alla diversa fase dell’iniziativa disciplinare, distinguendola dalla fase successiva del procedimento cui si riferiva, invece, la delibera con la quale il consiglio notarile di Rovigo aveva delegato un suo componente a rappresentarlo dinanzi alla Commissione Regionale di disciplina.
In tale fase del procedimento disciplinare, successiva all’incolpazione, l’art. 155 L. n. prevede che il Presidente della Commissione assegni il procedimento al collegio nei cinque giorni successivi al ricevimento della richiesta, designi il relatore e dia immediato avviso dell’inizio del procedimento all’organo richiedente e, se diverso, al consiglio notarile del distretto in cui il notaio ha sede, nonchè al notaio incolpato. Il presidente del collegio, entro i quindici giorni successivi alla scadenza del termine per presentare la memoria fissa la data per la discussione, che deve aver luogo nei successivi trenta giorni, e ne dà avviso alle parti almeno venti giorni prima.
La procedura ora descritta, dunque, nella fase istruttoria ammette la possibilità di delega da parte del Consiglio dell’Ordine notarile al Presidente e per la discussione davanti alla CO.RE.DI. prevede che possa parteciparvi l’organo che ha proposto il procedimento, anche mediante l’assistenza di un avvocato.
La ricorrente non precisa nel ricorso, se davanti la CO.RE.DI. il Consiglio dell’Ordine Notarile fosse rappresentato o meno da un avvocato o se fosse presente esclusivamente per mezzo del delegato del Presidente e non chiarisce quali attività si erano svolte nella due occasioni in cui era presente il suddetto delegato e quale lesione al diritto di difesa la delega avrebbe comportato.
In ogni caso, in disparte le ragioni di inammissibilità del motivo per difetto di specificità ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, deve affermarsi che non vi è alcun impedimento alla possibilità per il Presidente del Consiglio dell’Ordine Notarile di delegare per la partecipazione alla discussione davanti la CO.RE.DI. un altro componente del medesimo organo, qualora non abbia ritenuto di farsi rappresentare da un avvocato e che la Corte d’Appello di Venezia ha correttamente interpretato le norme che governano il procedimento disciplinare.
2. Il secondo motivo di ricorso è così rubricato: violazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 della L. n. 162 del 2014, art. 6, comma 3, disciplinante la negoziazione assistita in materia familiare per avere la Corte d’Appello di Venezia negato la qualità di tertium genus e negato l’autonoma causa familiare all’accordo raggiunto ai sensi della L. n. 162 del 2014, art. 6 dei coniugi A.- T. e autenticato, quanto alle sottoscrizione degli stessi, dal notaio M., qualificandolo, invece, come scrittura privata, con conseguente nullità dell’intera decisione impugnata.
La ricorrente evidenzia che il legislatore ha distinto l’accordo raggiunto ai sensi della L. n. 162 del 2014, art. 5 con la procedura di negoziazione assistita e il medesimo accordo, raggiunto con la procedura ex art. 6 della medesima legge, in tema di separazione personale dei coniugi, cessazione degli effetti civili del matrimonio e modifica delle condizioni di separazione e divorzio. Tale accordo non ha carattere negoziale, nella procedura è previsto l’intervento del pubblico ministero e si producono gli effetti dei provvedimenti giudiziari. Non si tratta, dunque, di un atto notarile e non può nemmeno essere ricondotto ad una semplice scrittura privata, proprio perchè, L. n. 162 del 2014, ex art. 6, deve essere approvato dal pubblico ministero ed equivale a un provvedimento emesso dall’autorità giudiziaria.
3. Il terzo motivo di ricorso è così rubricato: violazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, della L. n. 162 del 2014, art. 5, comma 2, in materia di negoziazione assistita per avere la Corte d’Appello di Venezia inteso attribuire al notaio M. gli obblighi di controllo di legalità in ordine all’accordo raggiunto dai coniugi a seguito della negoziazione assistita, nonostante la norma suindicata attribuisca espressamente tale funzione agli avvocati delle parti.
4. Il quarto motivo di ricorso è così rubricato: violazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 della L. n. 162 del 2014, art. 5, comma 3, in materia di negoziazione assistita per avere la Corte d’Appello di Venezia erroneamente identificato il pubblico ufficiale indicato nella predetta norma con la sola categoria del notaio.
La procedura di negoziazione assistita ricomprende anche la possibilità di addivenire a soluzioni consensuali di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio, nonchè di modifica delle condizioni di separazione e divorzio. Il D.L. n. 132 del 2014, art. 6 delinea un procedimento articolato in più fasi, i cui tratti caratterizzanti sono da individuarsi nella necessaria presenza di almeno un avvocato per parte e nel coinvolgimento del Procuratore della Repubblica. In tal caso, il comma 3 dell’art. 6 prevede che l’accordo raggiunto a seguito della convenzione produce gli effetti e tiene luogo dei provvedimenti giudiziali che definiscono, nei casi di cui al comma 1, i procedimenti di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio. Nell’accordo si deve dare atto che gli avvocati hanno tentato di conciliare le parti e le hanno informate della possibilità di esperire la mediazione familiare e che gli avvocati hanno informato le parti dell’importanza per il minore di trascorrere tempi adeguati con ciascuno dei genitori. L’avvocato della parte è anche obbligato a trasmettere, entro il termine di dieci giorni, all’ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto, copia, autenticata dallo stesso, dell’accordo munito delle certificazioni di cui all’art. 5.
Sicchè, il combinato disposto del D.L. n. 132 del 2014, art. 5, comma 3, e dell’art. 6, impone, per procedersi alla trascrizione dell’atto di trasferimento immobiliare (eventualmente) contenuto nell’accordo di separazione o divorzio, l’ulteriore autenticazione delle sottoscrizioni del processo verbale di accordo da parte di un pubblico ufficiale a ciò autorizzato, non potendosi riconoscere analogo potere certificativo agli avvocati che assistono le parti. Ciò anche in conformità con il disposto dell’art. 2657 c.c., comma 1, secondo cui “la trascrizione non si può eseguire se non in forza di sentenza, di atto pubblico o di scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente”.
Deve, infine, sottolinearsi che è infondata anche la prospettazione della ricorrente secondo la quale, poichè il D.L. n. 132 del 2014, art. 5, comma 2, attribuisce agli avvocati che certificano l’autografia delle firme l’obbligo del controllo della conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico, tale controllo di legalità formale e sostanziale dell’atto grava sui medesimi anche nelle ipotesi di cui al successivo art. 5, comma 3, e, in tali casi, il notaio non deve compiere alcun controllo, trovandosi in presenza di una cd. “autentica minore”.
Da quanto detto discende la sussistenza dell’illecito disciplinare contestato, in quanto la ricorrente aveva l’obbligo di procedere nelle forme previste dall’art. 2703 c.c., con il conseguente obbligo di iscrizione dell’atto nel repertorio ex art. 62 L. n. e di conservazione e raccolta ex art. 72 l.n. 89 del 1913, nonchè quello di effettuare la trascrizione nel più breve tempo possibile ex artt. 2643 e 2671 c.c..
5. Il quinto motivo di ricorso è così rubricato: violazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 dell’art. 147, lett. a), l.n., in relazione all’art. 2671 c.c., per avere la Corte d’Appello di Venezia ritenuto che, con la propria condotta di vita pubblica o privata, il notaio M. abbia compromesso il decoro ed il prestigio dell’intera classe notarile, con conseguente nullità del decreto della Corte d’Appello di Venezia, nella parte in cui ha confermato la sanzione ex art. 147, lett. a), L. n..
La ricorrente evidenzia che l’art. 147 L. n. è una norma di chiusura del sistema volta sanzionare una serie indifferenziata di comportamenti non previsti da altre norme e, quindi, condotte non tipizzate, sicchè la mancata tenuta e raccolta dell’autentica in oggetto poteva essere sanzionata ex art. 137 legge notarile e non ai sensi dell’art. 147, lett. a). Peraltro, nessuno svilimento del ruolo del notaio era stato posto in essere dalla ricorrente, sia nei confronti dei coniugi che avevano sottoscritto l’accordo di separazione, sia nei confronti del conservatore. La ricorrente aggiunge che, l’attività professionale non rientra nelle ipotesi di condotte tenute nella vita pubblica o privata e che l’atto è stato successivamente trascritto senza che la Corte ne tenesse conto.
6. Il sesto motivo di ricorso è così rubricato: falsa applicazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 degli artt. 62 e 72 e art. 138, lett. c, l.n., in relazione alla L. n. 162 del 2014, artt. 5 e 6 per avere la Corte d’Appello di Venezia applicato all’accordo di negoziazione assistita dei coniugi le norme della legge notarile relative alle scritture private raccolte o sottoscritte dal notaio, con conseguente nullità delle tre sanzioni confermate dal decreto della corte d’appello di Venezia L. n. 89 del 1913, ex artt. 62 e 72 e art. 138, lett. c.
A parere della ricorrente la L. n. 162 del 2014, art. 6, comma 3, non comporta l’applicabilità degli artt. 62 e 72 e art. 138, lett. c), della legge notarile, che presuppongono che il notaio sia chiamato a ricevere un atto pubblico, una scrittura autenticata o l’autentica di una scrittura privata. Si tratta, infatti, di un accordo equiparabile a un provvedimento dell’autorità giudiziaria. L’art. 138, lett. c), l.n. punisce il notaio che non conserva gli atti da lui ricevuti o presso di lui depositati mentre il notaio M. non aveva ricevuto alcun atto pubblico o scrittura privata.
La censura è ripetitiva di quelle proposte con i motivi secondo, terzo e quarto sicchè vale quanto già esposto in relazione alle ragioni di infondatezza dei suddetti motivi, mentre per quanto attiene alla violazione dell’art. 138, lett. c), l.n. la censura è assorbita dall’accoglimento del settimo motivo di ricorso secondo quanto di seguito si dirà.
7. Il settimo motivo di ricorso è così rubricato: falsa applicazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 della sanzione ex art. 138, lett. c, L. n., per avere la Corte d’Appello di Venezia applicato tale sanzione in relazione all’autentica cosiddetta minore apposta dal notaio M., nonostante la sanzione per tale violazione sia prevista dall’art. 137, comma 1, L. n. e conseguente nullità della sanzione ex art. 138, lett. c), L. n. di Euro 5000.
8. In conclusione, la Corte accoglie il settimo motivo di ricorso, rigetta i restanti sei, cassa il provvedimento impugnato e rinvia ad altra sezione della Corte d’Appello di Venezia, che dovrà rideterminare la sanzione alla luce dell’accoglimento del settimo motivo e che dovrà provvedere anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio
La Corte accoglie il settimo motivo, rigetta i restanti motivi di ricorso, cassa l’ordinanza impugnata in relazione al motivo accolto, e rinvia ad altra sezione della Corte d’Appello di Venezia che provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 art. 144
 art. 138
 art. 72
 art. 72
 art. 28
 art. 62
 art. 138
 art. 2671
 art. 360
 art. 153
 art. 366
 art. 360
 art. 6
 art. 6
 art. 5
 art. 6
 art. 6
 art. 360
 art. 5
 art. 360
 art. 5
 art. 6
 art. 5
 art. 5
 art. 5
 art. 62
 art. 72
 art. 360
 art. 147
 art. 137
 art. 360
 art. 138
 art. 138
 art. 6
 art. 138
 art. 360
 art. 138
 art. 138