Source: http://www.diritto-penale.it/le-vicende-delle-miksure-cautelari.htm
Timestamp: 2020-02-22 10:25:01+00:00

Document:
Dal 12/06/09 7534854
Computo dei termini di durata delle misure.
1. Gli effetti della custodia cautelare [284-286, 722] decorrono dal momento della cattura [293], dell'arresto [380, 381] o del fermo [384].
2. Gli effetti delle altre misure [281-283, 288-290, 312] decorrono dal momento in cui l'ordinanza che le dispone è notificata a norma dell'articolo 293.
3. Se nei confronti di un imputato [60, 61] sono emesse più ordinanze che dispongono la medesima misura per uno stesso fatto, benché diversamente circostanziato o qualificato, ovvero per fatti diversi commessi anteriormente alla emissione della prima ordinanza in relazione ai quali sussiste connessione ai sensi dell'articolo 12, comma 1, lettere b) e c), limitatamente ai casi di reati commessi per eseguire gli altri, i termini decorrono dal giorno in cui è stata eseguita o notificata la prima ordinanza e sono commisurati all'imputazione più grave [163, 278]. La disposizione non si applica relativamente alle ordinanze per fatti non desumibili dagli atti prima del rinvio a giudizio [429, 450, 456, 552] disposto per il fatto con il quale sussiste connessione ai sensi del presente comma (1) (2).
4. Nel computo dei termini della custodia cautelare si tiene conto dei giorni in cui si sono tenute le udienze [441, 447, 470 s., 599, 602, 611, 614] e di quelli impiegati per la deliberazione della sentenza nel giudizio di primo grado o nel giudizio sulle impugnazioni solo ai fini della determinazione della durata complessiva della custodia a norma dell'articolo 303, comma 4 (3).
5. Se l'imputato è detenuto per un altro reato o è internato per misura di sicurezza [95 att.], gli effetti della misura decorrono dal giorno in cui è notificata l'ordinanza che la dispone [293], se sono compatibili con lo stato di detenzione o di internamento; altrimenti decorrono dalla cessazione di questo. Ai soli effetti del computo dei termini di durata massima [303], la custodia cautelare [284-286] si considera compatibile con lo stato di detenzione per esecuzione di pena o di internamento per misura di sicurezza.
(1) Comma così sostituito dall'art. 12 l. 8 agosto 1995, n. 332.
(2) La Corte cost., con sentenza 3 novembre 2005, n. 408 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui «non si applica anche a fatti diversi non connessi, quando risulti che gli elementi per emettere la nuova ordinanza erano già desumibili dagli atti al momento della emissione della precedente ordinanza».
(3) Comma così modificato dall'art. 12 l. n. 332, cit. Relativamente al contesto normativo antecedente a tale modifica, v. l'art. 1 d.l. 1° marzo 1991, n. 60, conv., con modif., nella l. 22 aprile 1991, n. 133.
Sospensione dell'esecuzione delle misure.
1. L'esecuzione di un ordine con cui si dispone la carcerazione [656] nei confronti di un imputato [60, 61] al quale sia stata applicata una misura cautelare personale per un altro reato ne sospende l'esecuzione, salvo che gli effetti della misura disposta siano compatibili con la espiazione della pena.
2. La sospensione non opera quando la pena è espiata in regime di misure alternative alla detenzione [2452f trans.] (1).
(1) Per le misure alternative alla detenzione v. artt. 47 s. l. 26 luglio 1975, n. 354.
1. Le misure coercitive [281-286] e interdittive [288-290] sono immediatamente revocate [714 4, 715 6, 716 4, 718, 736 4-5; 973 att.; 6 reg.] quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità previste dall'articolo 273 o dalle disposizioni relative alle singole misure ovvero le esigenze cautelari previste dall'articolo 274 [2502 trans.].
2. Salvo quanto previsto dall'articolo 275, comma 3, quando le esigenze cautelari risultano attenuate ovvero la misura applicata non appare più proporzionata all'entità del fatto o alla sanzione che si ritiene possa essere irrogata [275], il giudice sostituisce la misura con un'altra meno grave ovvero ne dispone l'applicazione con modalità meno gravose (1).
3. Il pubblico ministero e l'imputato richiedono la revoca o la sostituzione delle misure al giudice [279], il quale provvede con ordinanza entro cinque giorni dal deposito della richiesta. Il giudice provvede anche di ufficio quando assume l'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare [294] o quando è richiesto della proroga del termine per le indagini preliminari [406] o dell'assunzione di incidente probatorio [393] ovvero quando procede all'udienza preliminare [416 s.] o al giudizio [438 s., 447, 465 s.].
3-bis. Il giudice, prima di provvedere in ordine alla revoca o alla sostituzione delle misure coercitive e interdittive, di ufficio o su richiesta dell'imputato, deve sentire il pubblico ministero. Se nei due giorni successivi il pubblico ministero non esprime il proprio parere, il giudice procede (2).
3-ter. Il giudice, valutati gli elementi addotti per la revoca o la sostituzione delle misure, prima di provvedere può assumere l'interrogatorio [2943] della persona sottoposta alle indagini. Se l'istanza di revoca o di sostituzione è basata su elementi nuovi o diversi rispetto a quelli già valutati, il giudice deve assumere l'interrogatorio dell'imputato che ne ha fatto richiesta (3).
4. Fermo quanto previsto dall'articolo 276, quando le esigenze cautelari risultano aggravate, il giudice, su richiesta del pubblico ministero, sostituisce la misura applicata con un'altra più grave ovvero ne dispone l'applicazione con modalità più gravose.
4-bis. Dopo la chiusura delle indagini preliminari [405], se l'imputato chiede la revoca o la sostituzione della misura con altra meno grave ovvero la sua applicazione con modalità meno gravose, il giudice, se la richiesta non è presentata in udienza, ne dà comunicazione al pubblico ministero, il quale, nei due giorni successivi, formula le proprie richieste (2).
4-ter. In ogni stato e grado del procedimento, quando non è in grado di decidere allo stato degli atti, il giudice dispone, anche di ufficio e senza formalità, accertamenti sulle condizioni di salute o su altre condizioni o qualità personali dell'imputato. Gli accertamenti sono eseguiti al più presto e comunque entro quindici giorni da quello in cui la richiesta è pervenuta al giudice. Se la richiesta di revoca o di sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere [285] è basata sulle condizioni di salute di cui all'articolo 275, comma 4-bis, ovvero se tali condizioni di salute sono segnalate dal servizio sanitario penitenziario, o risultano in altro modo al giudice, questi, se non ritiene di accogliere la richiesta sulla base degli atti, dispone con immediatezza, e comunque non oltre il termine previsto nel comma 3, gli accertamenti medici del caso, nominando perito ai sensi dell'articolo 220 e seguenti, il quale deve tener conto del parere del medico penitenziario e riferire entro il termine di cinque giorni, ovvero, nel caso di rilevata urgenza, non oltre due giorni dall'accertamento. Durante il periodo compreso tra il provvedimento che dispone gli accertamenti e la scadenza del termine per gli accertamenti medesimi, è sospeso il termine previsto dal comma 3 (4).
4-quater. Si applicano altresì le disposizioni di cui all'articolo 286-bis, comma 3 (5).
(1) Comma così modificato dall'art. 1 d.l. 9 settembre 1991, n. 292, conv., con modif., nella l. 8 novembre 1991, n. 356.
(2) Comma inserito dall'art. 14 d.lgs. 14 gennaio 1991, n. 12.
(3) Comma inserito dall'art. 13 l. 8 agosto 1995, n. 332.
(4) Comma inserito dall'art. 14 d.lgs. n. 12, cit., e successivamente così modificato dall'art. 5 l. n. 332, cit., e dall'art. 41 lett. a)l. 12 luglio 1999, n. 231.
(5) Comma aggiunto dall'art. 4 1 lett. b) l. n. 231, cit.
Estinzione delle misure per effetto della pronuncia di determinate sentenze.
1. Le misure disposte in relazione a un determinato fatto perdono immediatamente efficacia quando, per tale fatto e nei confronti della medesima persona, è disposta l'archiviazione [408-411] ovvero è pronunciata sentenza di non luogo a procedere [425] o di proscioglimento [129, 529-532].
2. Se l'imputato si trova in stato di custodia cautelare [284-286] e con la sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere è applicata la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario [222 c.p.], il giudice provvede a norma dell'articolo 312 [579, 680].
3. Quando, in qualsiasi grado del processo, è pronunciata sentenza di condanna, le misure perdono efficacia se la pena irrogata è dichiarata estinta [171 s. c.p.] ovvero condizionalmente sospesa [532 2].
5. Qualora l'imputato prosciolto o nei confronti del quale sia stata emessa sentenza di non luogo a procedere sia successivamente condannato per lo stesso fatto, possono essere disposte nei suoi confronti misure coercitive [281-286] quando ricorrono le esigenze cautelari previste dall'articolo 274, comma 1, lettere b) o c).
Estinzione di misure disposte per esigenze probatorie.
1. Le misure disposte per le esigenze cautelari previste dall'articolo 274, comma 1, lettera a), perdono immediatamente efficacia se alla scadenza del termine previsto dall'articolo 292, comma 2, lettera d), non ne è ordinata la rinnovazione.
2. La rinnovazione è disposta dal giudice [279] con ordinanza, su richiesta del pubblico ministero, anche per più di una volta, entro i limiti previsti dagli articoli 305 e 308 (1).
2-bis. Salvo il disposto dell'articolo 292, comma 2, lettera d), quando si procede per reati diversi sia da quelli previsti dall'articolo 407, comma 2, lettera a), numeri da 1 a 6, sia da quelli per il cui accertamento sono richieste investigazioni particolarmente complesse per la molteplicità di fatti tra loro collegati ovvero per l'elevato numero di persone sottoposte alle indagini o di persone offese [4072b], ovvero per reati per il cui accertamento è richiesto il compimento di atti di indagine all'estero [4072c], la custodia cautelare in carcere [285] disposta per il compimento delle indagini previste dall'articolo 274, comma 1, lettera a), non può avere durata superiore a trenta giorni (2).
2-ter. La proroga della medesima misura è disposta, per non più di due volte ed entro il limite complessivo di novanta giorni, dal giudice con ordinanza, su richiesta inoltrata dal pubblico ministero prima della scadenza, valutate le ragioni che hanno impedito il compimento delle indagini per le cui esigenze la misura era stata disposta e previo interrogatorio dell'imputato [2943] (2).
(1) La Corte cost., con sentenza 8 giugno 1994, n. 219, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma «nella parte in cui non prevede che, ai fini dell'adozione del provvedimento di rinnovazione della misura cautelare personale, debba essere previamente sentito il difensore della persona da assoggettare alla misura».
(2) Commi aggiunti dall'art. 14 l. 8 agosto 1995, n. 332.
(1) Estinzione della custodia per omesso interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare.
1. La custodia cautelare [284-286] disposta nel corso delle indagini preliminari (2) [326 s.] perde immediatamente efficacia se il giudice [328] non procede all'interrogatorio entro il termine previsto dall'articolo 294. Dopo la liberazione, la misura può essere nuovamente disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, previo interrogatorio, allorché, valutati i risultati di questo, sussistono le condizioni indicate negli articoli 273, 274 e 275. Nello stesso modo si procede nel caso in cui la persona, senza giustificato motivo, non si presenta a rendere interrogatorio. Si osservano le disposizioni dell'articolo 294 commi 3, 4 e 5.
(1) La Corte cost., con sentenza 4 aprile 2001, n. 95 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo «nella parte in cui non prevede che le misure cautelari coercitive, diverse dalla custodia cautelare, e quelle interdittive perdono immediatamente efficacia se il giudice non procede all'interrogatorio entro il termine previsto dall'articolo 294, comma 1-bis».
(2) La Corte cost., con sentenza 3 aprile 1997, n. 77, ha dichiarato costituzionalmente illegittime le parole «disposta nel corso delle indagini preliminari».

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