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Sentenza n. 8251 del 2 ottobre 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio | Tutto Stranieri
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Sentenza n. 8251 del 2 ottobre 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
Rigetto della domanda di emersione di lavoro irregolare
sul ricorso numero di registro generale 8474 del 2011, proposto da: *****, rappresentato e difeso dagli avv. Marco Michele Picciani, Vito Troiano, con domicilio eletto presso Studio Legale Picciani – Troiano in Roma, via Principe Eugenio, 15;
Ministero dell’Interno, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12; Prefettura di Roma;
del provvedimento dello Sportello Unico per l’Immigrazione del 24 maggio 2011 di rigetto della domanda di emersione di lavoro irregolare presentata a favore del ricorrente.
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 28 giugno 2012 il dott. Stefania Santoleri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Il ricorrente è il beneficiario della domanda di emersione del lavoro irregolare, ai sensi della L. 102/09, presentata dal Sig. ***, finalizzato all’attività di assistenza a sua persona in condizione di handicap.
Tra la documentazione prodotta dinanzi allo S.U.I. di Roma, il datore di lavoro ha allegato l’atto di cessione di fabbricato emesso dal Commissariato di P.S. di “Porta Maggiore”, su richiesta del cittadino bengalese ***, datato 2 febbraio 2010, attestante la disponibilità per il ricorrente dell’alloggio sito in Roma, Via ***.
Lo S.U.I. – dopo aver chiesto informazioni al Commissariato di P.S. “Porta Maggiore” – ha accertato che agli atti del Commissariato non risultava alcuna cessione di fabbricato a favore del ricorrente richiesta dal connazionale ***.
Lo S.U.I. ha inviato gli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma ed ha respinto la domanda di emersione.
Prima dell’adozione del provvedimento di rigetto, datato 24 maggio 2011, lo stesso ricorrente aveva prodotto dinanzi allo S.U.I. di Roma un nuovo atto di cessione dello stesso fabbricato sito in Roma Via ***, rilasciato dallo stesso Commissariato di P.S. “Porta Maggiore” in data 8 ottobre 2010, su richiesta del cittadino bengalese ***.
Di tale ulteriore produzione documentale lo S.U.I. di Roma non ha tenuto conto, avendo basato la propria determinazione sul solo primo atto di cessione di fabbricato, di cui ha denunciato come sopra la falsità.
Avverso il provvedimento di rigetto il ricorrente ha dedotto i vizi di eccesso di potere per carenza dei presupposti legittimanti il diniego, di carenza di motivazione e di violazione e falsa applicazione dell’art.1 ter della L. 102/09.
Con provvedimento n. 4435/11 la domanda cautelare è stata accolta ai fini del riesame, avendo il ricorrente prodotto in giudizio la documentazione relativa alla cessione di fabbricato e l’attestazione comunale sulla conformità dell’alloggio ai parametri di cui all’art. 12 del Reg. n. 2/00.
All’udienza pubblica del 28 giugno 2012 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Il provvedimento di diniego è stato adottato sul presupposto della non rispondenza al vero della cessione di fabbricato depositata dal ricorrente, senza tenere in considerazione la successiva documentazione prodotta dal ricorrente, vale a dire la nuova cessione di fabbricato relativa allo stesso immobile e la dichiarazione di idoneità alloggiativa rilasciata dal Comune di Roma.
Dal provvedimento impugnato – adottato in data successiva alla produzione della documentazione di cui sopra – non si riesce ad evincere se lo S.U.I. abbia esaminato detta documentazione, che come detto riguarda il medesimo alloggio né vengono puntualmente indicate le ragioni per le quali detta ulteriore documentazione non potesse essere valutata.
La domanda cautelare è stata accolta dal Collegio proprio perché non era provata in atti la disamina della nuova documentazione attestante il possesso dei requisiti relativi all’alloggio, ma non risulta che lo S.U.I. abbia dato esecuzione all’ordinanza cautelare, provvedendo a riesaminare la vicenda alla luce dei ripetuti atti.
Sussistono dunque i presupposti per disporre la conferma dell’ordinanza cautelare, essendo il provvedimento impugnato affetto dai vizi di difetto di istruttoria e di motivazione.
Il ricorso deve essere pertanto accolto con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.
Le spese di lite possono essere compensate tra le parti ricorrendo giusti motivi.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,
lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 28 giugno 2012
Il 02/10/2012
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