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Timestamp: 2020-08-13 18:13:55+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 24427 del 30/11/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24427 del 30/11/2016
Cassazione civile sez. II, 30/11/2016, (ud. 05/10/2016, dep. 30/11/2016), n.24427
sul ricorso 3285-2012 proposto da:
PIERLUIGI DA PALESTRINA presso lo studio dell’avvocato MARIO
CONTALDI, che lo rappresenta e difende;
M.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CELIMONTANA
avverso la sentenza n. 1253/2011 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 20/09/2011;
udito l’Avvocato CONTALDI Gianluca con delega depositata in udienza
dell’Avvocato CONTALDI MARIO, difensore del ricorrente che ha
chiesto l’accoglimento del ricorso e deposita Foglio di Lumi;
udito l’Avvocato PANARITI Paolo, difensore della resistente che ha
Con citazione 14.6.1996 P.F. adiva il Tribunale di Alessandria, sezione di Novi Ligure, per la declaratoria di negatoria di servitù di passaggio da parte di M.M. che, riconvenzionalmente, chiedeva il riconoscimento dell’acquisto per usucapione sul mappale (OMISSIS) dell’attore.
Con sentenza n. 43/2008 veniva respinta la domanda attrice ed accolta la riconvenzionale, sentenza confermata dalla Corte di appello di Torino con decisione 20.9.2011, che, sia pure correggendo in parte la motivazione del primo giudice, riteneva maturata l’usucapione.
Ricorre P. con quattro motivi, resiste con controricorso M..
Le parti hanno presentato memorie ed il ricorrente anche “foglio di lumi” in replica alla memoria avversaria.
Va premesso che è ammessa solo la replica alle conclusioni del PG.
Col primo motivo si deducono violazione dell’art. 1061 cc ed insufficiente motivazione con riferimento alle planimetrie, alla visibilità ed apparenza risultante dalle mappe catastali.
Col secondo motivo si lamenta violazione dell’art. 1061 c.c. perchè l’apparenza deve derivare da segni visibili e permanenti sul fondo dominante.
Col terzo motivo si denunzia violazione degli artt. 1061, 1158 c.c., art. 1146 c.c., comma 2 circa l’applicabilità del principio di accessione in relazione alle diverse modalità praticate nel tempo.
Col quarto motivo si lamentano le stesse violazioni in relazione al primo motivo di appello.
Per la configurabilità del possesso – ad usucapionem, è necessaria la sussistenza di un comportamento continuo, e non interrotto, inteso inequivocabilmente ad esercitare sulla cosa, per tutto il tempo all’uopo previsto dalla legge, un potere corrispondente a quello del proprietario o del titolare di uno ius in re aliena – (“ex plurimis” Cass. 9 agosto 2001 n.11000), un potere di fatto, corrispondente al diritto reale posseduto, manifestato con il compimento puntuale di atti di possesso conformi alla qualità e alla destinazione della cosa e tali da rilevare, anche esternamente, una indiscussa e piena signoria sulla cosa stessa contrapposta all’inerzia del titolare del diritto (Cass. 11 maggio 1996 n. 4436, Cass. 13 dicembre 1994 n. 10652).
La domanda di usucapione è stata correttamente accolta in riferimento al “possessò” già esercitato dal dante causa mentre le odierne censure, pur articolate, propongono un riesame del merito rispetto ad una sentenza che in modo logico e sufficiente ha riferito, pagine sette, otto e nove, del positivo riscontro sulla necessità di accertare se il tracciato senza soluzione di continuità presenti tratti di apparenza tali da poter affermare che vi sia stato il transito della convenuta sul mappale (OMISSIS), dell’asserita impraticabilità smentita dai testi, della corretta applicazione del principio di accessione con richiami giurisprudenziali, con la conseguenza che le doglianze ripropongono i terni già affrontati e risolti dalla sentenza manifestando mero dissenso con inammissibile richiesta di riesame del merito.
In particolare in ordine ai primi due motivi è inconferente il richiamo a Cass. n. 13328/2010 perchè la stabilità costituisce accertamento in fatto non censurabile. Quanto ai restanti motivi ed all’asserito originario uso agricolo, ora divenuto abitativo, dalla sentenza non si ricava un mutamento di destinazione facendosi solo riferimento, pagine undici e dodici, all’evoluzione e trasformazione sempre più diffusa della fisionomia territoriale di aree originariamente destinate solo all’agricoltura ed al fatto che sia rimasta immutata la funzione del passaggio in questione ora praticato con mezzi diversi e tecnologicamente più avanzati.
Non è richiesta l’invarianza dei modi di esercizio nè una assoluta omogeneità dei mezzi attraverso cui si esercita la servitù di passo pedonale e carraio.
In definitiva il ricorso va rigettato con la condanna alle spese.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti alle spese, liquidate in Euro 3200 di cui 3000 per compensi, oltre accessori.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1146
 Cass. 
 Cass. 
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 Cass. 
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