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Timestamp: 2018-07-18 04:36:21+00:00

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Vetri appannati o coi giornali: è atti osceni il sesso in auto?
Lo sai che? Vetri appannati o coi giornali: è atti osceni il sesso in auto?
Atti osceni in luogo pubblico: anche se il reato è stato depenalizzato si rischiano sanzioni salate a chi non oscura i vetri o non si apparta in un luogo non illuminato.
Appartarsi in auto con il proprio partner e non avere altri posti dove baciarsi e abbracciarsi se non un parcheggio fuori mano, vicino uno sterrato: un problema di molte coppie per le quali fare l’amore non può essere un reato se avviene in un posto riservato. Eppure anche il sesso in auto può causare problemi con la giustizia senza appositi e mirati accorgimenti. Di tanto si è occupata spesso la giurisprudenza che ha dovuto definire quali precauzioni devono essere usate dalla coppia di fidanzatini prima di spogliarsi. “Sesso sicuro” insomma, non solo dai virus ma anche dagli occhi indiscreti. Se la strada infatti può essere percorsa da passanti o da altre auto, anche se si tratta di un’orario non particolarmente affollato, gli atti osceni in luogo pubblico scattano lo stesso. E attenzione: è vero che, dal 2016 [1], non si tratta più di un reato ma le sanzioni oggi sono di gran lunga superiori. Si rischiano da 5mila a 30mila euro di multa. Se invece il posto prescelto per consumare il rapporto sessuale è abitualmente frequentato da minori o nelle immediate vicinanze (si pensi il retro di una scuola), il comportamento è ancora reato. In questo scenario il vecchio mito dei fogli di quotidiani non è tramontato e qualcuno ancora si chiede: è atti osceni il sesso in auto coi vetri appannati o coi giornali? Vediamo cosa hanno detto a riguardo i giudici.
L’illecito amministrativo di atti osceni scatta in caso di potenziale visibilità, da parte di terzi, degli atti posti in essere dalla coppia, non in base quindi alle concrete circostanze in cui l’atto sessuale è stato posto in essere, ma al luogo e all’ora in cui la condotta viene posta in essere, a prescindere poi dal fatto che, sul tratto di strada, non passi nessuno. Basta la semplice possibilità [2]. Pertanto integra il reato di atti osceni in luogo pubblico la condotta di chi si apparta all’interno di un’autovettura parcheggiata su una piazza centrale di un paese senza alcuna specifica cautela cosicché, anche in ora notturna, occasionali passanti avrebbero potuto facilmente percepire quanto avveniva all’interno.
Dunque – precisa la Cassazione [3] – gli atti osceni dentro un’auto parcheggiata lungo la strada pubblica non sono esclusi dal fatto che vengano compiuti in ora notturna o su una via non frequentata, in quanto siffatte circostanze non eliminano in modo assoluto la evenienza che gli atti osceni siano percepiti da occasionali passanti. Tuttavia la Suprema Corte precisa che non c’è alcun illecito se la coppia adottata specifiche cautele, come l’appannamento o la copertura dei vetri della vettura (ad esempio con dei fogli di giornale); le misure devono essere idonee ad impedire in modo assoluto che gli altri possano vedere le scene interne.
Una sentenza della Pretura di Mantova ha infine chiarito [4] che non scattano gli atti osceni nel caso di congiunzione carnale nell’interno di un’autovettura, non provvista di tendine o schermi e senza vetri appannati, parcheggiata in piena notte in luogo appartato e privo di qualsiasi illuminazione. Quindi, la macchina parcheggiata in uno sterrato al buio non può essere sanzionata.
Cosa si rischia se si viene scoperti? Nessun procedimento penale, nessuna fedina penale sporca. In altri termini nessun processo davanti a un giudice. Solo una sanzione amministrativa, comminata dal Prefetto. Contro cui fare ricorso entro i successivi 30 giorni al giudice di Pace o 60 al Prefetto stesso.
[1] D.lgs. n. 8/2016, art. 2, co, 1, lett. a) e lett. b)
[2] Cass. sent. n. 30242/2011.
[3] Cass. sent. n. 6302/1998.
[4] Pretura Mantova 9.04.1980.
Cassazione penale, sez. III, 21/04/1998, n. 6302
L’antigiuridicità penale dei comportamenti osceni posti in essere all’interno di una autovettura in sosta lungo la pubblica via non è esclusa dal fatto che essi vengano compiuti in ora notturna o su strada non frequentata, in quanto siffatte circostanze non eliminano in modo assoluto la evenienza che gli atti osceni siano percepiti da occasionali passanti, a meno che l’autore del fatto non abbia adottato specifiche cautele, come l’appannamento o la copertura dei vetri della vettura, idonee ad impedire in modo assoluto tale evenienza.
Pretura Mortara, 09/04/1980,
Non sussiste il reato di atti osceni nel caso di congiunzione carnale nell’interno di un’autovettura, non provvista di tendine o schermi e senza vetri appannati, parcheggiata in piena notte in luogo appartato e privo di qualsiasi illuminazione.
Cassazione penale, sez. III, 14/07/2011, n. 30242
Il reato di atti osceni si configura come reato di pericolo, con la conseguenza che la visibilità da parte di terzi degli atti posti in essere deve essere valutata “ex ante”, in relazione al luogo e all’ora in cui la condotta antigiuridica viene posta in essere. (Nella specie, la Corte ha ritenuto congruamente motivato l’apprezzamento del giudice di merito sulla sussistenza del reato a carico degli imputati, controllati da una pattuglia di Carabinieri, mentre, completamente nudi, erano intenti a compiere un atto sessuale all’interno di un’autovettura parcheggiata su una piazza centrale di un paese senza alcuna specifica cautela per evitare di essere visti: infatti, in ragione del contesto spazio-temporale della condotta, occasionali passanti ben avrebbero potuto facilmente percepire quanto avveniva all’interno, come del resto avevano fatto gli operanti).
Cassazione penale, sez. III, 21/04/1998, (ud. 21/04/1998, dep.29/05/1998), n. 6302
Con sentenza della Pretura Circondariale di Torino in data 12-111-96 G. B. veniva condannato alla pena di tre mesi di reclusione, sostituiti dalla pena pecuniaria di L. 6.750.000 con il beneficio di cui allo art. 175 c.p., in quanto colpevole del reato previsto dallo art. 527 c.p. che gli era stato contestato per avere compiuto, il 18-XII-’93, atti osceni consistenti nella consumazione di un rapporto sessuale orale con A. D’A., all’interno dell’auto targata “TO 48115 V” parcheggiata lungo una pubblica via in zona adiacente al Policlinico, quindi in un luogo esposto al pubblico.
Contro tale decisione l’imputato proponeva impugnazione chiedendo la assoluzione, dal reato ascrittogli per mancanza di dolo ed, in subordine, il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la qualificazione del fatto, ai sensi dello art. 527 cpv. c.p., come commesso per colpa.
La Corte d’Appello di Torino, con sentenza del 29-I-’97, riconosceva al B. le attenuanti generiche e riduceva a due mesi di reclusione – sostituiti dalla sanzione pecuniaria di L. 4.500.000 – la pena allo stesso inflitta, confermando, nel resto, la impugnata decisione.
Osservava, fra l’altro, la Corte di merito:
a) essere stato accertato, attraverso la deposizione del verbalizzante, che verso le ore 0,45 del 18-XII-93 l’imputato era stato notato – attraverso i vetri dell’automobile – mentre, coi pantaloni abbassati, era intento a consumare un rapporto sessuale orale con il travestito A. D’A., che era nudo e portava parrucca e tacchi a spillo;
b) che l’auto era parcheggiata lungo una piccola strada, illuminata da lampioni, nelle adiacenze del Policlinico, su cui si aprono i portoni di diverse case di abitazione;
c) che la detta autovettura, tenuto conto del sito in cui era parcheggiata, deve essere considerata luogo esposto al pubblico;
d) che, in considerazione delle modalità della azione, era da ritenere che il B. avesse deliberatamente voluto il rapporto sessuale che stava consumando, incurante della possibilità di essere osservato dall’esterno dell’auto da occasionali passanti, sicché era da escludere la colposità del fatto.
Avverso la sentenza di appello l’imputato ha proposto tempestivo ricorso per Cassazione chiedendone l’annullamento per violazione di legge e difetto e contraddittorietà di motivazione.
Deduce, in particolare, il ricorrente:
a) la illegittimità costituzionale dello art. 527 c.p. per preteso contrasto con gli artt. 2, 24 e 25 della Costituzione perché l’indeterminatezza del concetto di pudore e la diversa possibile interpretazione di esso da parte dei Giudici di merito determinerebbe disparità di trattamento dei cittadini di fronte alla legge;
b) che la affermazione, secondo cui egli non avrebbe adottato alcuna cautela idonea ad evitare che dall’esterno si potesse vedere ciò che stava accadendo dentro l’autovettura, sarebbe in contrasto logico con l’ora del fatto, commesso alle 0,45 di una notte di Dicembre, quando per strada ‘ molto difficile che passi qualcuno;
c) che non sarebbe stato debitamente considerato quanto da lui dichiarato e, cioè, che egli aveva parcheggiato l’auto in un tratto di strada coperto da alberi e vegetazione nonché in direzione opposta a quella in cui sono ubicate le case di abitazione;
d) che la ipotesi colposa di cui allo art. 527 cpv. c.p. sarebbe stata illegittimamente esclusa in quanto egli avrebbe – semmai – negligentemente scelto il posto in cui fermare la vettura, fidando che la zona isolata e l’oscurità della notte mettessero lui ed il suo occasionale compagno al riparo da occhi indiscreti.
Il ricorso è destituito di fondamento e, come tale, deve essere rigettato, con conseguente condanna del ricorrente – ex art. 616 c.p.p. – al pagamento delle spese del procedimento.
La dedotta questione di legittimità costituzionale va dichiarata manifestamente infondata, essendo già stata così considerata dalla Corte Costituzionale, attraverso argomentazioni ancora oggi certamente valide, con la sentenza n. 191 del 16-XII-’70, seguita dalla sentenza n. 16 del 7-02-’78 con cui la stessa Corte ha dichiarato inammissibile la proposta di referendum abrogativo della norma di cui allo art. 527 c.p..
L’antigiuridicità penale dei comportamenti osceni posti in essere all’interno di un’autovettura in sosta lungo la via pubblica non è esclusa dal fatto che essi vengano compiuti in ora notturna o su strada non frequentata, in quanto siffatte circostanze non eliminano in modo assoluto la evenienza che gli atti osceni siano percepiti da occasionali passanti, a meno che l’autore del fatto non abbia adottato specifiche cautele – come l’appannamento o la copertura dei vetri della vettura – idonee ad impedire assolutamente detta evenienza (conf Cass. sez. III, 19-IV-’83, Valveri; 28-1-’86, Bertolone e 21-X-’86, Centonze).
Il delitto di atti osceni in luogo pubblico è reato di pericolo il quale richiede la possibilità, in astratto, che altri scorga ciò che in detto luogo si compie, possibilità da valutare tenendo conto della natura del luogo, del momento del fatto e delle condizioni oggettive dell’azione.
Quando gli atti osceni sono commessi in luogo pubblico o esposto al pubblico non ha rilievo il grado di percettibilità di essi, nè la efficienza delle cautele asseritamente assunte per evitare la indiscrezione altrui e non è sufficiente, per degradare In colpa il dolo generico che caratterizza il reato in questione, il fatto che l’autore abbia invano cercato di proteggersi ponendo l’auto al riparo di un cespuglio o in zona all’ora del fatto isolata, non essendo ciò idoneo a escludere la visibilità anche accidentale da parte di un occasionale passante.
Nella fattispecie in esame i Giudici di merito hanno ben evidenziato come il rapporto sessuale orale che l’imputato stava compiendo con il D’A. all’interno dell’auto fosse visibile dalla strada lungo la quale la vettura era in sosta, tanto che era stato chiaramente osservato dai verbalizzanti.
Tale motivazione è incensurabile, in questa sede, perché adeguata, corretta e logica.
dichiara manifestamente infondata la dedotta questione di legittimità costituzionale;
rigetta il ricorso proposto da G. B. avverso la sentenza della Corte d’Appello di Torino in data 29-1-97 e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
Così deciso in Roma, il 21 Aprile 1998.
DEPOSITATA IN CANCELLERIA, 29 MAG. 1998

References: sentenza 
 art. 2
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 175
 art. 527
 art. 527
 sentenza 
 sentenza 
 art. 527
 art. 527
 art. 616
 sentenza 
 sentenza 
 art. 527
 Cass. sez. 
 sentenza