Source: https://www.laleggepertutti.it/326704_danno-alla-salute-di-lieve-entita
Timestamp: 2020-08-13 03:18:05+00:00

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In un incidente stradale, hai subito un lieve contraccolpo alla schiena. Il medico ti ha prescritto l’uso del collare ma tu, alla fine, non lo hai mai indossato. Hai avuto un forte mal di testa il primo giorno, qualche “giramento” durante il secondo, ma già a partire dal terzo giorno sei stato bene. Ora, ti chiedi quale potrebbe essere il risarcimento che l’assicurazione è tenuta a corrisponderti per un danno alla salute di lieve entità.
Può sembrarti una cosa da niente ma, su questo aspetto, si è più volte pronunciata la giurisprudenza. La ragione è che, per evitare truffe alle assicurazioni per incidenti sostanzialmente insignificanti, la legge [1] ha limitato il risarcimento del danno biologico ai soli casi in cui la lesione subita dall’infortunato sia rilevabile tramite accertamenti strumentali o mediante l’esame obiettivo del medico. Facile altrimenti sarebbe per chiunque lamentare sensi di vomito o vertigini, essendo sintomi non riscontrabili positivamente se non sulla base delle dichiarazioni del paziente stesso. Il quale, pertanto, potrebbe “bluffare” per aumentare l’indennizzo in proprio favore.
Ma per la Cassazione, la normativa, se interpretata in senso letterale, finisce per essere troppo restrittiva e limita i diritti di chi si è davvero fatto male, anche se di poco. Una recente pronuncia, ad esempio, ha spiegato come viene liquidato il danno alla salute di lieve entità, come ad esempio, il classico colpo di frusta.
1 Le lesioni di lieve entità
2 Il danno alla salute per lesioni di lieve entità può essere liquidato anche senza accertamenti strumentali
3 Risarcimento solo se il danno è dimostrabile
Questo, però, obbligherebbe il paziente a sottoporsi ai raggi per ottenere, a volte, un risarcimento di poche centinaia di euro. Il gioco non varrebbe la candela. Ecco perché – come vedremo meglio nel successivo paragrafo – la giurisprudenza ha dato un’interpretazione estensiva di tale norma.
Il danno alla salute per lesioni di lieve entità può essere liquidato anche senza accertamenti strumentali
Secondo una recente ordinanza della Cassazione [2], il danno alla salute per lesioni di lieve entità può essere liquidato anche senza accertamenti strumentali. I criteri stabiliti dalla legge per individuare l’esistenza di un pregiudizio (accertamento clinico strumentale da un lato, riscontro medico legale dall’altro) sono, infatti, fungibili e alternativi tra loro e non cumulativi. Ne consegue che l’accertamento del danno alla persona non può che avvenire con i criteri medico-legali fissati da una secolare tradizione e, dunque, tenendo conto del criterio visivo, dell’esame clinico e di quello strumentale. Detto in parole molto semplici, l’infortunato che, a seguito di sinistro stradale, ha avuto una prognosi dal pronto soccorso di pochi giorni e che non ha voluto sottoporsi ai raggi, alle risonanze o ad altri accertamenti, ha comunque diritto ad essere risarcito.
Secondo la Cassazione, alla riforma in materia di assicurazioni da incidenti stradali va data una lettura più “garantista”: il danno biologico è (anche) quello suscettibile di accertamento medico-legale. Ciò comporta che un corretto accertamento medico-legale potrebbe pervenire a negare l’esistenza di un danno permanente alla salute (o della sua derivazione causale dal fatto illecito) anche in presenza di esami strumentali dall’esito positivo; così come, all’opposto, ben potrebbe pervenire ad ammettere l’esistenza di un danno permanente alla salute anche in assenza di esami strumentali, quando ricorrano indizi gravi, precisi e concordanti dell’esistenza del danno e della sua genesi causale. La legge, in sostanza, va intesa nel senso che l’accertamento del danno alla persona non può che avvenire coi criteri medico-legali fissati da una secolare tradizione: e, dunque, l’esame obiettivo (criterio visivo); l’esame clinico; gli esami strumentali; tali criteri sono fungibili e alternativi tra loro, e non già cumulativi.
È chiaro che la normativa introdotta nel 2012 ha come obiettivo quello di sollecitare tutti gli operatori del settore (magistrati, avvocati e consulenti tecnici) ad un rigoroso accertamento dell’effettiva esistenza delle patologie di modesta entità, cioè quelle che si individuano per gli esiti permanenti contenuti entro la soglia del 9 per cento. Il legislatore, cioè, ha voluto dettare una norma che, in considerazione dei possibili margini di aggiramento della prova rigorosa dell’effettiva sussistenza della lesione, imponga viceversa una prova sicura. Ciò è del tutto ragionevole se si riflette sul fatto che le richieste di risarcimento per lesioni di lieve entità sono, ai fini statistici che assumono grande rilevanza per la gestione del sistema assicurativo, le più numerose; per cui, nonostante il loro modesto contenuto economico, esse comportano comunque ingenti costi collettivi.
Risultato: il senso della riforma è quello secondo cui l’accertamento della sussistenza della lesione temporanea o permanente dell’integrità psico-fisica deve avvenire con rigorosi ed oggettivi criteri medico-legali; tuttavia, l’accertamento clinico strumentale obiettivo non potrà, in ogni caso, ritenersi l’unica prova che consenta di riconoscere tale lesione a fini risarcitori, a meno che non si tratti di una patologia, difficilmente verificabile sulla base della sola visita del medico legale, che sia suscettibile di riscontro oggettivo soltanto attraverso l’esame clinico strumentale.
Risarcimento solo se il danno è dimostrabile
Il risarcimento non spetta quando è «impossibile» determinare l’esistenza di postumi permanenti. La riforma, spiega la Corte, non pone limiti ai mezzi di prova (non impedisce cioè di dimostrare il danno alla salute con mezzi diversi dai referti strumentali), né pone limiti alla risarcibilità (non vi è una soglia minima di gravità). Essa semplicemente ribadisce il principio per cui «il risarcimento di qualsiasi danno presuppone che chi lo invochi ne dia una dimostrazione ragionevole». Definire, dunque, il danno biologico come quello «suscettibile di accertamento medico-legale», vuol dire che esso deve essere dimostrabile «non già sulla base di mere intuizioni, illazioni o suggestioni, ma sulla base di una corretta criteriologia medico-legale». Che per essere tale, prosegue la decisione, non si deve limitare alla storia clinica rappresentata dalla vittima, ma ricorrere «all’analisi della vis lesiva, all’analisi della sintomatologia, all’esame obiettivo, alla statistica clinica». «Un corretto accertamento, pertanto, conclude sul punto la Corte, potrebbe pervenire a negare l’esistenza (o la sua derivazione causale) di un danno permanente anche in presenza di esami strumentali positivi; così come, all’opposto, ammettere l’esistenza di un danno permanente anche in assenza di esami strumentali, quando ricorrano indizi gravi, precisi e concordanti dell’esistenza del danno e della sua genesi causale».
[1] Art. 32 del decreto legge 1/2012.
[2] Cass. ord. n. 26249/19 del 16.10.2019.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 16 maggio – 16 ottobre 2019, n. 26249
Presidente Frasca – Relatore Rossetti
1. In data non precisata nel ricorso, nè nella sentenza impugnata, M.L. convenne dinanzi al Giudice di Pace di Afragola S.C. e la società Generali Italia s.p.a., chiedendone la condanna al risarcimento dei danni patiti in conseguenza di un sinistro stradale occorsogli mentre era trasportato su un veicolo di proprietà e condotto dal convenuto, ed assicurato contro i rischi della responsabilità civile dalla Generali.
L’attore allegò che il sinistro si era verificato a causa di un urto, inferto a tergo al veicolo sul quale era trasportato, da parte di un altro mezzo non potuto identificare, perché allontanatosi repentinamente dopo il fatto.
2. Nel corso del giudizio di primo grado il Giudice di pace autorizzò la chiamata in causa della società Generali (che già era parte in causa, nella veste di assicuratore del convenuto) nella veste di impresa regionalmente designata dal Fondo di garanzia vittime della strada.
3. Con sentenza 31.10.2013 n. 1493 il Giudice di pace accolse la domanda, ma ritenne che il danno patito dall’attore fosse consistito unicamente in due giorni di invalidità temporanea, pregiudizio che liquidò nella somma di 100 Euro.
4. Il Tribunale di Napoli Nord, con sentenza 6 marzo 2017 n. 654, rigettò il gravame.
Ti Tribunale osservò che era impossibile liquidare il danno lamentato dall’attore, poiché le lesioni che questi dichiarava di avere sofferto “non erano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo”, ai sensi del D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, art. 32, comma 3 quater (convertito dalla L. 24 marzo 2012, n. 27).
5. La sentenza è stata impugnata per cassazione da M.L. con ricorso fondato su due motivi ed illustrato da memoria.
Ha resistito con controricorso la Generali Italia s.p.a..
1.3. Il motivo è, in primo luogo, inammissibile, perché prescinde dall’effettivo contenuto e dall’effettiva ratio decidendi della sentenza impugnata.
Il Tribunale di Napoli Nord, infatti, non ha rigettato la domanda ritenendo che l’appellante un danno alla salute l’avesse patito, ma che tale danno non fosse risarcibile perché non attestato da alcun esame strumentale.
La sentenza ha, invece, rigettato la domanda perché ha ritenuto che un danno permanente alla salute non sussistesse affatto.
1.5. Nelle decisioni appena ricordate questa Corte ha stabilito che l’art. 32, comma 3 ter e (finché sia stato applicabile) D.L. n. 1 del 2012, comma 3 quater, non è nè una norma che pone limiti ai mezzi di prova (essa non impedisce, dunque, di dimostrare l’esistenza d’un danno alla salute con fonti di prova diversi dai referti di esami strumentali); nè una norma che pone limiti alla risarcibilità del danno (essa non impone, dunque, di lasciare senza ristoro i danni che non attingessero una soglia minima di gravità).
1.5.1. Dal punto di vista letterale, la legge definisce “danno biologico” soltanto quello “suscettibile di accertamento medico legale” (così il D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, artt. 138 e 139, ma anche il D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, art. 13, nonché, in precedenza, L. 5 marzo 2001, n. 57, abrogato art. 5).
La disposizione citata, pertanto, non contrasta affatto con l’art. 32 Cost., perché non limita la risarcibilità del danno alla salute, nè pone limiti alla prova di esso. La disposizione in esame si limita a richiamare il rispetto dei propri doveri di zelo solerte da parte di quanti (medici legali di parte e d’ufficio, avvocati, magistrati) siano chiamati a stimare e liquidare il danno alla salute.
(a) se si interpretasse la sentenza nel senso che il Tribunale ha rigettato la domanda per avere ritenuto “impossibile” l’accertamento in corpore dell’effettiva sussistenza di danni alla salute patiti da M.L. , il primo motivo di ricorso è inammissibile perché denuncia di illegittimità costituzionale una norma della quale il Tribunale non doveva fare applicazione, giacché qualunque danno è irrisarcibile, se sia impossibile dimostrarne l’esistenza;
(b) se si interpretasse la sentenza nel senso che il Tribunale ha rigettato la domanda per avere ritenuto sussistente il danno, ma irrisarcibile a causa della mancanza di esami strumentali, il motivo sarebbe del pari inammissibile, poiché, per quanto detto, la lettera e la ratio del D.L. n. 1 del 2012, art. 32, non impongono affatto tale interpretazione. Il vizio, dunque, starebbe in tal caso nella decisione d’appello e non nella incostituzionalità della norma applicata. Vizio che tuttavia, per quanto si dirà nel successivo, non è stato in questa sede validamente censurato.
2.1. Col secondo motivo il ricorrente lamenta sia il vizio di omesso
esame d’un fatto decisivo, di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5; sia quello di violazione di legge, di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3 (assume violati, da parte del Tribunale, gli artt. 32 Cost. e 2043 c.c.).
Ma le Sezioni Unite di questa Corte hanno stabilito che “l’omesso esame di elementi istruttori, in quanto tale, non integra l’omesso esame circa un fatto decisivo previsto dalla norma, quando il fatto storico rappresentato sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché questi non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie astrattamente rilevanti” (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830).

References: Art. 32
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
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 art. 32
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 5
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 art. 32
 Sentenza