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Timestamp: 2018-06-19 14:27:32+00:00

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Brindisi, 12 Aprile 2016, 12/04/2016 - Autore Editoriale: Angela Dell'Aquila - Avv. del Foro di Brindisi
Attraverso una interpretazione orientata sui principi della Sentenza della Corte Costituzionale n. 162/85, conforme ai principi della giurisprudenza della Corte Edu, la Cassazione ha dichiarato che il mancato intervento chirurgico finalizzato alla rimozione e/o modifica dei caratteri sessuali primari, non può essere considerato un motivo di per sé valido a negare la richiesta di rettifica del sesso anagrafico. Secondo la Suprema Corte, che con la sentenza in esame ha preso atto del progressivo sviluppo della scienza medica e della cura farmacologica ormonale, ciascun individuo che si rivolge all'autorità giudiziaria, chiedendo la rettifica anagrafica di sesso, è tenuto a dimostrare, per il riconoscimento delle proprie ragioni, la radicalità della scelta intrapresa e il percorso per il cambiamento dei caratteri sessuali secondari attraverso i trattamenti medici e psicologici.
Affermano gli ermellini che l'interesse pubblico alla definizione certa dei generi, con la conseguente rettifica di sesso nei registri dello stato civile, non può essere vincolato ad un intervento demolitorio e/o modificativo dei caratteri sessuali primari, essendo rilevante e sufficiente, la modifica dei caratteri sessuali secondari, purché l'acquisizione della nuova identità sia il risultato di un processo individuale, basato sulla serietà ed univocità del percorso, caratterizzato da un trattamento medico – chirurgico che abbia portato ad una evidente modifica dei caratteri sessuali secondari. Resta ferma la necessita, in sede giudiziale, di un accertamento tecnico d'ufficio, con la conseguente nomina di un medico che sottoponga il richiedente ad una attenta perizia medico legale.
La Suprema Corte chiarisce che, per ciascun individuo transessuale, la scoperta della propria identità costituisce un percorso che, spesso, ha inizio in età preadolescenziale e si compone di terapie ormonali, di chirurgia estetica e del sostegno psicoterapeutico; vengono, infatti, individuate le tre componenti essenziali dell'identità di genere: il corpo, la percezione di sé e il ruolo sociale. L'intervento chirurgico di modifica dei caratteri sessuali primari deve essere considerato non come “la soluzione” ma come “un eventuale ausilio per il benessere della persona”.
Vivere la propria transessualità, senza la rettifica anagrafica dei dati nei registri dello stato civile, costituisce una violazione al diritto costituzionale della identità personale e dignità sociale, atteso l'evidente contrasto tra i dati anagrafici e la rappresentazione esterna di un genere diverso dai dati anagrafici. Si legge, infatti, nel testo della sentenza che “l'imposizione mediante una sentenza di un trattamento sanitario obbligatorio è lesivo della predetta dignità e del principio che permea i diritti costituzionali fondamentali della persona”.
La Suprema Corte non si ferma alla definizione di identità di genere, ma chiarisce i principi della Legge 164/82 e delle successive modifiche introdotte con D.lgs 150/11. Nell'art. 31 del suddetto decreto legislativo si legge che “quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri da realizzare mediante trattamento medico chirurgico il Tribunale lo autorizza”.
Il vecchio testo della legge 164/82 richiedeva un primo procedimento civile, con il quale il richiedente poteva ottenere una pronuncia che autorizzava l'intervento chirurgico modificativo e/o demolitorio dei caratteri sessuali primari; in seguito al suddetto intervento, il richiedente doveva nuovamente rivolgersi al Tribunale per ottenere una pronuncia di autorizzazione alla rettifica anagrafica di sesso nei registri di stato civile, e la sentenza di accoglimento poteva essere emessa dopo la verifica dell'esito dell'intervento chirurgico. A seguito delle modifiche introdotte con D.lgs 150/11, e anche di una giurisprudenza in linea con i principi della Corte Costituzionale e della Corte Edu, oggi non è più necessario un doppio procedimento, in quanto il richiedente può ottenere una pronuncia del Tribunale che riconosce il diritto alla rettifica di sesso anagrafico nei registri dello stato civile, senza la necessità di un preventivo ed obbligatorio intervento medico chirurgico modificativo e/o demolitorio dei caratteri sessuali primari.
La sentenza n. 15138 del 20.07.2015 si presenta attuale e concreta, prende in considerazione i risultati della scienza medica, tutta la letteratura in psicologia e psichiatria che ha caratterizzato gli ultimi anni, la crescita di una cultura giuridica condivisa anche livello Europeo, con il conseguente riconoscimento del diritto, delle persone transessuali, di poter scegliere il percorso medico – psicologico più coerente con il personale processo di mutamento della propria identità di genere.
D.lgs. 150/11
Sentenza Corte Costituzionale n. 161 del 24.05.1985
Sentenza Corte di Cassazione Civile sez. I n. 15138 del 20.07.2015
Sentenza Corte Edu sez. II Y.Y. C Turchia del 10 Marzo 2015

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