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Timestamp: 2018-05-25 16:21:50+00:00

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Stupefacenti – Cass. pen., Sez.Un., Sentenza 18 ottobre – 7 dicembre 2102, n. 47604
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La rilevanza penale della messa in vendita di piante idonee a produrre sostanze stupefacenti. Cass. pen., Sez.Un., Sentenza 18 ottobre – 7 dicembre 2102, n. 47604, Pres. Lupo – Rel. Squassoni.
“L’ offerta in vendita di semi di piante dalle quali è ricavabile una sostanza drogante, correlata da precise indicazioni botaniche sulla coltivazione delle stesse, non integra il reato dell’art. 82 T.U. stup. né la sanzione amministrativa prevista dall’art. 84 dello stesso T.u. , salva la possibilità di sussistenza dei presupposti per configurare il delitto previsto dall’art. 414 cod. pen. con riferimento alla condotta di istigazione alla coltivazione di sostanze stupefacenti”.
L.G. e M.G. offrivano e pubblicizzato via internet la vendita di semi di piante di marijuana unitamente ad un opuscolo indicante i metodi botanici più appropriati per la loro coltivazione.
Il G.u.p. di Firenze, in sede di giudizio abbreviato, ha assolto gli imputati dai reati previsti dagli artt. 110, 81, 414 c.p., 82 del d.p.r. 309/1990.
Il procuratore generale della Repubblica ha proposto ricorso per Cassazione per l’annullamento della sentenza con un unico motivo: erronea applicazione di legge.
Lo stesso lamenta che la sentenza del G.U.P. di Firenze ha disatteso il principio, affermato da una parte della giurisprudenza, secondo il quale la vendita on line di semi di cannabis o marijuana, con corredo di indicazioni per la coltivazione delle specie offerte, integra il reato previsto dall’art. 82 T.U. Stup; non venendo a configurarsi la sanzione amministrativa prevista dall’art. 84.
Rilevato il contrasto in sede di legittimità, la questione è stata assegnata alle S.U.
La questione sottoposta al vaglio delle Sezioni Unite consiste nello stabilire “Se integra il reato di istigazione all’uso di sostanze stupefacenti la pubblicizzazione e la messa in vendita di semi di piante idonee a produrre dette sostanze con la indicazione delle modalità di coltivazione e resa della stessa”.
Cosa contraddistingue le condotte di istigazione, proselitismo, induzione previste dall’art. 82 t.u.stup da quella di propaganda pubblicitaria prevista dall’art. 84? Qual è la interpretazione estensiva consentita della nozione di “stupefacente”?
In quale previsione normativa rientra la condotta di pubblicizzazione e messa in vendita on line di semi di piante idonee a produrre sostanze stupefacenti, con l’indicazione dei metodi più appropriati per la resa degli stessi?
Art. 26 D.P.R. n. 309/1990 Coltivazioni e produzioni vietate.
1. Salvo quanto stabilito nel comma 2, e’ vietata nel territorio dello Stato la coltivazione delle piante comprese nella tabella I di cui all’articolo 14.
Art. 73 D.P.R. n. 309/1990 Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope.
b) medicinali contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope elencate nella tabella II, sezione A, che eccedono il quantitativo prescritto. In questa ultima ipotesi, le pene suddette sono diminuite da un terzo alla meta’ .
2. Chiunque, essendo munito dell’autorizzazione di cui all’articolo 17, illecitamente cede, mette o procura che altri metta in commercio le sostanze o le preparazioni indicate nelle tabelle I e II di cui all’articolo 14 , e’ punito con la reclusione da sei a ventidue anni e con la multa da euro 26.000 a euro 300.000.
4. Quando le condotte di cui al comma 1 riguardano i medicinali ricompresi nella tabella II, sezioni A, B e C, di cui all’articolo 14 e non ricorrono le condizioni di cui all’articolo 17, si applicano le pene ivi stabilite, diminuite da un terzo alla meta’.
5. Quando, per i mezzi, per la modalita’ o le circostanze dell’azione ovvero per la qualita’ e quantita’ delle sostanze, i fatti previsti dal presente articolo sono di lieve entita’, si applicano le pene della reclusione da uno a sei a anni e della multa da euro 3.000 a euro 26.000.
Esso puo’ essere disposto anche nelle strutture private autorizzate ai sensi dell’articolo 116, previo consenso delle stesse. In caso di violazione degli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro di pubblica utilita’, in deroga a quanto previsto dall’articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, su richiesta del Pubblico ministero o d’ufficio, il giudice che procede, o quello dell’esecuzione, con le formalita’ di cui all’articolo 666 del codice di procedura penale, tenuto conto dell’entita’ dei motivi e delle circostanze della violazione, dispone la revoca della pena con conseguente ripristino di quella sostituita. Avverso tale provvedimento di revoca e’ ammesso ricorso per Cassazione, che non ha effetto sospensivo. Il lavoro di pubblica utilita’ puo’ sostituire la pena per non piu’ di due volte .
Art. 82 D.P.R. n. 309/1990 Istigazione, proselitismo e induzione al reato di persona minore.
1. Chiunque pubblicamente istiga all’uso illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, ovvero svolge, anche in privato, attivita’ di proselitismo per tale uso delle predette sostanze, ovvero induce una persona all’uso medesimo, e’ punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire due milioni a lire dieci milioni.
2. La pena e’ aumentata se il fatto e’ commesso nei confronti di persone di eta’ minore ovvero all’interno o nelle adiacenze di scuole di ogni ordine e grado, di comunita’ giovanili o di caserme. La pena e’ altresi’ aumentata se il fatto e’ commesso all’interno di carceri, di ospedali o di servizi sociali e sanitari.
3. La pena e’ raddoppiata se i fatti sono commessi nei confronti di minore degli anni quattordici, di persona palesemente incapace o di persona affidata al colpevole per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia.
4. Se il fatto riguarda i medicinali di cui alla tabella II, sezione B, previstadall’articolo 14 le pene disposte dai commi 1, 2 e 3 sono diminuite da un terzo alla meta’.
Art. 84 D.P.R. n. 309/1990 Divieto di propaganda pubblicitari.
1. La propaganda pubblicitaria di sostanze o preparazioni comprese nelle tabelle previste dall’articolo 14, anche se effettuata in modo indiretto, e’ vietata. Non sono considerate propaganda le opere dell’ingegno non destinate alla pubblicita’, tutelate dalla legge 22 aprile 1941, n. 633, sul diritto d’autore.
2. Il contravventore e’ punito con una sanzione amministrativa da lire dieci milioni a lire cinquanta milioni, sempre che non ricorra l’ipotesi di cui all’articolo 82.
Articolo 414 c.p. Istigazione a delinquere.
Comma 4, art. 266 c.p. Istigazione di militari a disobbedire alle leggi.
Agli effetti della legge penale, il reato si considera avvenuto pubblicamente quando il fatto e’ commesso:1) col mezzo della stampa, o con altro mezzo di propaganda;2) in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di piu’ persone;3) in una riunione che, per il luogo in cui e’ tenuta, o per il numero degli intervenuti, o per lo scopo od oggetto di essa, abbia carattere di riunione non privata.
Le Sezioni Unite sono state chiamate nuovamente a pronunciarsi in materia di stupefacenti, nello specifico hanno dovuto risolvere la questione relativa alla configurabilità del reato di istigazione all’uso di sostanze stupefacenti previsto dall’art. 82 del d.p.r. n. 309/1990.
La Corte, dopo aver analizzato gli orientamenti contrastanti emersi nella giurisprudenza di legittimità sul tema, ha precisato che ogni tipo di inserzione pubblicitaria avente ad oggetto sostanze stupefacenti deve essere vietata. Il principio trova fondamento nell’art. 10, comma 2, della Convenzione di Vienna del 1971, ratificata e resa esecutiva in Italia nel 1981 con la legge n. 385. Il nostro Paese ha adempiuto tale obbligo prevedendo l’art. 84 del d.p.r. n. 309/1990.
Fatte queste premesse, le S.U. hanno specificato che sebbene il nostro ordinamento preveda una forte anticipazione della tutela penale nell’ambito della lotta alle sostanze stupefacenti, la mera messa in vendita di una pianta da cui sono estraibili sostanze stupefacenti non può essere inclusa nell’area del penalmente rilevante. Infatti, la sola propaganda si configura “come atto preparatorio non punibile perché non idoneo in modo inequivoco alla consumazione di un determinato reato per la considerazione che non è dato dedurre la effettiva destinazione dei semi”.
Allo scopo di definire l’ambito di applicazione della fattispecie in discussione, i giudici della suprema Corte hanno voluto puntualizzare la differenza tra le fattispecie previste dagli artt. 82 e 84 del dpr. N.309/90. Più in particolare, il fondamentale elemento di distinzione tra le due ipotesi viene rinvenuto nella tipologia della condotte: si è rilevato che una loro precisa individuazione è in grado di evitare l’insorgere di conflitti.
Orbene, da un’analisi letterale dell’art. 84 TU Stupefacenti, le S.U. hanno ritenuto che nel concetto di propaganda pubblicitaria rientri la condotta di chi si limita in modo asettico e neutro a rendere noto al pubblico l’ esistenza della sostanza, veicolando un messaggio che non abbia lo scopo diretto ed immediato di persuadere o indurre i destinatari all’uso o all’acquisto di sostanza stessa. Con maggiore impegno esplicativo, la Corte ha focalizzato la propria attenzione sul testo dell’art. 82 del TU stupefacenti, incentrando l’apparato argomentativo sulle nozioni di: istigazione pubblicamente, proselitismo ed induzione.
A tale riguardo vale notare che una parte della giurisprudenza ha ritenuto configurabile l’ipotesi pervista dall’art. 82 T.U Stup. nel caso di condotte che solo indirettamente ed in maniera eventuale conducono al consumo di sostanze stupefacenti.
La Corte, non condividendo l’orientamento sopra espresso, ha sottolineato che la nozione di stupefacente, prevista dalla fattispecie che si analizza, non può essere equiparata a quella di pianta idonea, con determinati procedimenti chimici, a produrre una sostanza stupefacente. Secondo i giudici di legittimità, argomentare in senso opposto significherebbe optare per un’esegesi che non rientra nei limiti di una consentita interpretazione estensiva dei significati letterali del termine “stupefacente”, con palese violazione del divieto di analogia in materia penale e del principio di tassatività. Diversamente, la condotta di colui in quale ha offerto in vendita sostanze stupefacenti andrebbe ricondotta nella previsione 1 comma dell’art. 73 del T.U. Stup.
Sulla base delle argomentazioni appena espresse, viene escluso, al caso che ci occupa, l’applicabilità dell’art. 82 del T.U. Stup.
Tanto premesso, la Corte non ha ritenuto configurabile nemmeno la fattispecie prevista dall’art. 84 del T.U. Stup., ciò in quanto l’offerta del prodotto da parte degli imputati non era neutra ed asettica: anzi, venivano indicati i metodi più appropriati per la fioritura dei semi; la pubblicità invitava i destinatari ad acquistare i semi come attività preparatoria al successivo comportamento “consistente nella coltivazione di piante dalle quali è estraibile una sostanza stupefacente”.
La condotta sopra descritta è vietata espressamente dall’art. 26 del T.U. Stup. ed è prevista come delitto dal successivo art. 73 comma 3. Il che porta a ritenere che la pubblicizzazione e la messa in vendita di semi di piante idonee a produrre sostanza stupefacenti, correlata da precise indicazioni botaniche sulla coltivazione delle stesse, integra il reato di Istigazione a delinquere
previsto dall’art. 414 c.p.
A mente della Corte, per il perfezionarsi della fattispecie dell’art. 414 c.p., è irrilevante che l’istigazione sia stata o meno accolta (costituisce una deroga al principio stabilito dall’art. 115 c.p.), ma è necessaria la potenzialità lesiva della condotta. Inoltre, viene osservato che “per la configurabilità del delitto previsto dall’art. 414 c.p., non è richiesta la punibilità in concreto della condotta istigata, ma è necessario che la stessa sia prevista dalla legge come reato”.
Deve nondimeno ritenersi in debita considerazione il dictum della sentenza n. 28605 del 2008 le quali hanno evidenziato l’importanza del principio giuridico del nullum crimen sine iniuria implicito in ogni tipo di reato che, come autorevolmente osservato dalla Corte Costituzionale, opera su due piani paralleli: in astratto per il Legislatore ed in concreto per gli interpreti quale criterio ermeneutico.
Così definita la questione, i giudici hanno annullato con rinvio la sentenza, affermando che la risoluzione del caso implica questioni fattuali che sono escluse dai limiti cognitivi del giudice di Legittimità.
Spetterà ora ai Giudici del rinvio fare applicazione dei principi enunciati dalle S.U.e delle precise indicazioni in merito alle modalità di accertamento del fatto concreto.
-Grillo S., Stupefacenti: nuove norme e antiche questioni, in Dir. Pen. e proc. N. 4/2009, 407 e seg.
In senso difforme:
-Cass.pen.,sez. IV, 17 gennaio 2012, n. 6972; Cass. pen., sez. IV, 20 maggio 2009, n. 23903; cass.pen., sez. IV, 23 marzo 2004 n. 22911;
Principio offensività e stupefacenti:
-Cass.pen., S.U., 24 aprile 2008, n. 28605; Corte Costituzionale n. 360/1995; Corte Cost. n.133 del 1992; Corte Cost. n.333 del 1991.
-Codice penale annotato con la giurisprudenza, G. Lattanzi, 2012.
16 febbraio 2013 admin Cassazione Penale, Massimario, Note a sentenza No Comment
Responsabilità dell’avvocato per violazione del dovere di colleganza e del divieto di aggravio della condizione della controparte – CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE – SENTENZA 2 agosto 2012, n.13797»

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Art. 26

Art. 73

Art. 82

Art. 84

Articolo 414
 art. 266
 art. 73
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