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Timestamp: 2020-08-12 04:52:53+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9849 del 19/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9849 del 19/04/2017
Cassazione civile, sez. trib., 19/04/2017, (ud. 07/03/2017, dep.19/04/2017), n. 9849
sul ricorso n. 10152/13 proposto da:
anche disgiuntamente con l’Avv. Turci Marco, la rappresenta e
avverso la sentenza n. 100/10/12 della Commissione Tributaria
udito l’Avv. dello Stato Collabolletta Anna, per la controricorrente;
2. Con l’impugnata sentenza n. 100/10/12 depositata il 10 ottobre 2012 la Commissione Tributaria Regionale della Toscana sez. staccata di Livorno confermava la decisione n. 3/06/11 della Commissione Tributaria Provinciale della stessa città che aveva respinto il ricorso promosso da Emme S.r.l. contro sette avvisi di contestazione di sanzioni dell’Agenzia delle Dogane a causa delle conseguenze tributarie della mancata “fisica” immissione della merce importata nel deposito fiscale e laddove comunque risultava registrata.
3. La contribuente – che nelle more aveva cambiato l’originale denominazione sociale in quella di L.Q.M. S.r.l. – proponeva ricorso per cassazione affidato a sette motivi.
5. Con il sesto motivo di ricorso, avente carattere preliminare, la contribuente censurava la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e 5, addebitando alla CTR di aver erroneamente ritenuto che gli avvisi fossero sufficientemente motivati a mezzo dell’indicazione dei presupposti di fatto e delle ragioni di diritto sui quali si fondavano.
5.1. Il motivo è infondato avendo la CTR accertato in fatto accertamento in questa sede non più sindacabile attesa la sopravvenuta riforma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, che coinvolge le sentenze depositate dopo l’11 settembre 2012 – e soprattutto stabilito in modo conforme a diritto – che la motivazione degli avvisi era da giudicarsi sufficiente perchè negli stessi erano stati indicati i presupposti di fatto e le ragioni di diritto della ripresa permettendo alla contribuente l’integrale esercizio difensivo (Cass. sez. trib. n. 1905 del 2007; Cass. sez. trib. n. 15842 del 2006).
6. Con il primo, secondo, terzo, quarto e quinto motivo di ricorso, da esaminarsi congiuntamente per la loro stretta connessione, la contribuente censurava la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 per violazioni di leggi nazionali e europee, in particolare deducendo che il D.L. 30 agosto 1993, n. 331, art. 50 bis, conv. con modif. in L. 29 ottobre 1993, n. 427, il quale prevede l’immissione nel deposito fiscale al fine di detenere la merce importata, con sospensione dell’obbligo del pagamento di dazi e di imposte interne fino alla “estrazione” della merce stessa per l’immissione in libera pratica, doveva essere interpretato nel senso che fosse consentita la “virtuale” immissione nel deposito fiscale, cioè la semplice registrazione della merce importata presso il deposito fiscale senza fisica immissione, non invece come aveva erroneamente ritenuto la CTR secondo la quale la mancanza di fisica immissione nel deposito fiscale comportava l’automatica immissione in libera pratica, con il conseguente obbligo di pagamento dell’IVA all’importazione, perdita del diritto alla detrazione e corrispondenti sanzioni in thesi peraltro nemmeno applicabili in ragione dell’estraneità della contribuente alla irregolare tenuta delle scritture di deposito.
6.1. Nella sola misura appresso precisata, i motivi sono fondati alla luce della più recente giurisprudenza unionale, a cui si è uniformata quella domestica, secondo le quali in caso di deposito fiscale “virtuale”, in assenza di frodi, qui non in discussione, soltanto il diritto alla detrazione d’imposta non può essere negato in ragione della non immissione fisica in deposito fiscale, concretandosi quest’attività in un semplice requisito “formale” che non può incidere sul fondamentale principio di neutralità del tributo (Corte giust. UE sez. 6^ n. 272 del 2014, segnatamente nn. 29, 36 e 39; Cass. sez. 5-T n. 10911 del 2016; Cass. sez. 6-T n. 17815 del 2015); laddove invece, ritenuto che siccome la legge unionale non osta alla previsione di un deposito fiscale che come quello italiano è particolarmente predisposto ad un più efficace controllo IVA, discende la conseguente possibilità per lo Stato di stabilire sanzioni in caso le merci importate non siano state fisicamente immesse nello stesso, sanzioni che peraltro debbono essere comunque “appropriate” in relazione alla gravità della violazione e alle sue conseguenze; conseguenze che peraltro non debbono porre nel nulla il diritto alla detrazione; trattasi di una “appropriatezza” che spetta al giudice dello Stato apprezzare; e fermo restando che questa Corte ha già avuto occasione di stabilire che la sanzione prevista, in mancanza di altre speciali, ben può essere quella stabilita dal D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 13, per gli omessi o ritardati versamenti d’imposta (Corte giust. UE sez. 6, n. 272 cit., segnatamente n. 33 ss.; Cass. sez. 6-T n. 17814 del 2015; Cass. sez. 6-T n. 16109 del 2015).
7. E’ quindi assorbito il settimo motivo con il quale – in subordine si chiedeva il rinvio pregiudiziale al giudice unionale.
La Corte accoglie il primo, secondo, terzo, quarto e quinto motivo del ricorso nei sensi di cui alla motivazione, respinge il sesto, dichiara assorbito il settimo, cassa l’impugnata sentenza e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Toscana che in altra composizione dovrà decidere la controversia uniformandosi ai superiori principi e regolare le spese di ogni fase e grado; dandosi atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, che non sussistono i presupposti per il versamento da parte della contribuente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del ridetto D.P.R. n. 155 cit., art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. sez. 
 sentenza 
 art. 50
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 art. 13
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
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 art. 13
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