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Timestamp: 2019-10-18 22:21:42+00:00

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Art. 95 codice penale - Cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti - Brocardi.it
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Articolo 95 Codice penale
Cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti
Dispositivo dell'art. 95 Codice penale
Per i fatti commessi in stato di cronica intossicazione prodotta da alcool ovvero da sostanze stupefacenti (1), si applicano le disposizioni contenute negli articoli 88 e 89 [206, 219, 222].
(1) La norma pone l'esigenza di chiarire la differenza tra stato di cronica intossicazione determinato dall'uso di alcool e stato di ubriachezza abituale (art. 94), per i quali il legislatore ha predisposto un trattamento differenziato. Infatti nel primo caso non c'è imputazione, mentre per la seconda ipotesi scattano gli aumenti di pena. La Corte Costituzionale, con sentenza 9 aprile 1998, n. 114, ha chiarito che la cronica intossicazione si differenzia dalla ubriachezza abituale in quanto è un dato irreversibile ovvero, in questo caso, i fenomeni tossici sono stabili, persistendo anche dopo l'eliminazione dell'alcool assunto, di conseguenza la capacità del soggetto può essere permanentemente esclusa o grandemente scemata (si pensi al delirium tremens, alla psicosi alcoolica di Korsakoff o alla paranoia alcoolica). Mentre nell'ubriachezza abituale i fenomeni tossici non sono onnipresenti,vengono meno, infatti,negli intervalli di astinenza, durante i quali il soggetto riacquista la capacità d'intendere e di volere.
La norma in esame ri chiama le disposizioni relative al vizio totale o parziale di mente, caratterizzate dalla non punibilità o punibilità con pena ridotta, relativamente al soggetto che versi in uno stato cronico di intossicazione. Questo infatti incide stabilmente sulle capacità dell'agente, di qui il venir meno dell'imputabilità.
Spiegazione dell'art. 95 Codice penale
Molto discussa appare la disciplina del presente articolo, data la lieve differenza con l'ipotesi di cui all'art. 94, la quale tuttavia comporta un aggravio di pena.
Qui, per contro, la cronica intossicazione da alcol o da sostanze stupefacenti viene considerata una causa che può escludere o scemare grandemente la capacità di intendere e di volere, con conseguente proscioglimento dell'imputato o diminuzione di pena.
La distinzione tra le due figure va ricercata nel fatto che, mentre l'ubriachezza o l'alterazione psicotropa abituale altera temporaneamente la capacità del soggetto, l'intossicazione cronica è una alterazione fisica e psichica permanente che sussiste anche in assenza di assunzione.
Il più delle volte verrà esclusa o diminuita la pena per la presenza delle c.d. crisi di astinenza, le quali alterano significativamente la capacità di intendere e di volere.
Massime relative all'art. 95 Codice penale
Cass. pen. n. 35872/2007
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 35872 del 1 ottobre 2007)
Cass. pen. n. 3191/1992
L'intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti di cui all'art. 95 c.p., in riferimento agli artt. 88 e 89 stesso codice, influisce sulla capacità di intendere e di volere se e in quanto, per il suo carattere ineliminabile e per l'impossibilità di guarigione, provoca alterazioni psicologiche permanenti, tali da far apparire indiscutibile che ci si trova di fronte ad una vera e propria malattia e che dal vizio di mente di cui agli artt. 88 e 89 c.p. debbono escludersi anomalie e forme di degenerazione del sentimento non conseguenti ad uno stato patologico.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3191 del 18 marzo 1992)
Cass. pen. n. 10005/1991
Lo stato di cronica intossicazione da stupefacenti è ravvisabile solo quando l'assunzione di droga sia pervenuta a tale stato e grado da determinare nel soggetto una autentica affezione cerebrale o una permanente alterazione psichica sì da far concludere che, in realtà, si tratti di vero e proprio malato di mente. (Nell'affermare il principio di cui in massima la Cassazione ha altresì precisato che la necessità di disporre nel dibattimento una perizia psichiatrica finalizzata ad accertare se dalla cronica intossicazione sia derivata infermità mentale deve emergere da gravi e fondati indizi).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10005 del 26 settembre 1991)
Cass. pen. n. 15444/1990
In tema di imputabilità, non vi è necessaria coincidenza fra gli stati di tossicodipendenza o di tossicomania e la cronica intossicazione da sostanze stupefacenti di cui all'art. 95 c.p. Quest'ultima ricorre nei soli casi in cui l'abuso di droga abbia prodotto nel tossicomane un vero e proprio stato patologico permanente, il quale, alterando i processi intellettivi o volitivi dell'imputato, ne abbia escluso o gravemente scemato l'imputabilità.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 15444 del 21 novembre 1990)
Cass. pen. n. 7523/1990
L'intossicazione o lo stato di tossicodipendenza che, ai sensi dell'art. 95 c.p. e con riferimento agli artt. 88 e 89 stesso codice, influisce sulla capacità di intendere e di volere, è solo quella cronica, quella, cioè, che — per il suo carattere ineliminabile e per l'impossibilità di guarigione — provoca alterazioni patologiche permanenti, tali da far apparire indiscutibile che ci si trovi di fronte ad una vera e propria malattia psichica.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7523 del 30 maggio 1990)
Cass. pen. n. 3073/1990
Non tutti gli stati di tossicomania o di tossicodipendenza inducono un'alterazione mentale o psichica del soggetto che assuma, anche abitualmente, sostanze stupefacenti, ma solo gli stati di intossicazione cronica e gravi i quali, determinando una vera e propria condizione patologica psicofisica, alterano i processi intellettivi o volontari del soggetto, annullando o scemando grandemente la sua imputabilità.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3073 del 3 marzo 1990)
Cass. pen. n. 16814/1989
Ai fini dell'imputabilità penale, le intossicazioni esogene — fra cui rientrano quelle da alcool o da sostanze stupefacenti che incidono sul sistema nervoso — possono influire sulla ideazione del fatto criminoso e sulla condotta dell'agente quando siano stabilmente insediate nel soggetto, così da provocare alterazioni patologiche permanenti per la cronicità delle intossicazioni medesime e non quando alterino solo transitoriamente i processi ideativi e volitivi.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 16814 del 30 novembre 1989)
La cronica intossicazione da sostanze stupefacenti può influire sulla capacità di intendere e di volere, quando, per il suo carattere ineliminabile e per l'impossibilità di guarigione, provochi alterazioni patologiche permanenti, tali da far apparire indiscutibile che ci si trovi di fronte ad una vera e propria malattia.
Cass. pen. n. 5012/1988
Il codice penale vigente detta una disciplina dell'uso di sostanze stupefacenti distinguendo tre situazioni tra loro diverse: l'intossicazione «acuta» la quale provoca alterazioni transitorie delle facoltà intellettive e volitive dell'agente, attribuendo ad essa rilevanza sotto il profilo degli artt. 88 e 89 c.p. quando sia accidentale, e cioè dovuta a caso fortuito o a forza maggiore; l'intossicazione derivante dall'uso abituale di sostanze stupefacenti, configurata quale aggravante, alla duplice condizione che l'imputato abbia commesso il delitto sotto l'influenza della droga e sia dedito all'uso di essa (art. 94, terzo comma, c.p.); l'intossicazione cronica, prevista dall'art. 95 c.p., che il legislatore considera uno stato patologico assimilato alla infermità mentale o parziale di cui agli artt. 88 e 89 c.p. La linea di demarcazione tra l'uso abituale e l'intossicazione cronica da sostanze stupefacenti — sebbene problematica — deve essere individuata sulla base dei dati della scienza medica, il che comporta che occorrono accurate indagini per discernere i due stadi, in quanto l'uso di sostanze stupefacenti protratto nel tempo conduce, nella maggior parte dei casi, alla intossicazione, anche se clinicamente le due situazioni sono ben distinte. In ogni caso, già nello stadio iniziale e intermedio di psicopatologia, conseguente alla assunzione di stupefacenti, possono verificarsi casi di alterazioni della capacità di intendere e di volere, e non soltanto nel terzo stadio di deterioramento della personalità, con specifico riferimento all'attività criminosa rivolta al reperimento della droga e alla possibilità di fare uso della medesima. (Fattispecie relativa ad annullamento, per difetto di motivazione, poiché solo apparente, di sentenza che aveva ritenuto la piena capacità di intendere e di volere di un giovane tossicodipendente imputato di avere ucciso il padre che lo aveva rimproverato, avendolo sorpreso mentre stava assumendo una dose di eroina, senza disporre perizia psichiatrica, pure richiesta dalla difesa e senza condurre un esame approfondito, sul piano logico-giuridico e in un giudizio di sintesi, degli elementi atti a delineare la personalità dell'imputato medesimo).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5012 del 23 aprile 1988)
Cass. pen. n. 11591/1985
La cronica intossicazione da sostanze stupefacenti condiziona tutto il comportamento del soggetto, incidendo nella sfera neuropsichica e provocando lo sfacelo della personalità, con carattere permanente, proprio di una malattia, così da escludere o diminuire grandemente la capacità di intendere e di volere. Invece l'intossicazione, anche grave, ma transeunte, non ha rilievo alcuno sull'imputabilità, in quanto le relative manifestazioni psichiche sono direttamente correlate all'azione perturbatrice delle sostanze stupefacenti nell'organismo umano, per cui una volta cessati i relativi effetti perversi, lascia il tossicomane in una situazione di normalità, salvo il suo stato di dipendenza che lo risospinge all'uso ripetuto della droga.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11591 del 29 novembre 1985)
Cass. pen. n. 1180/1984
L'eroina esercita una devastante azione distruttrice sui sentimenti e sulla volontà di chi ne abusa, sì da distogliere, deviare ed alterare i primi, subordinati all'esclusivo interesse di comunque assicurarsi la droga, e da esaltare il dinamismo della volontà nella prevalente direzione di quell'interesse da incondizionatamente soddisfare, determinando, sotto il profilo giuridico, una condizione di inferiorità psichica. Il precario, apparente ed innaturale equilibrio scandito dalle periodiche assunzioni di droga — il ritmo delle quali è proporzionale al grado di assuefazione alla stessa — si labilizza col fatale esaurirsi degli effetti della dose di sostegno, sino a risolversi nella cosiddetta crisi di astinenza, che è condizione propriamente patologica, configurante un autentico vizio di mente.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1180 del 11 febbraio 1984)
Cass. pen. n. 2881/1983
La cronica intossicazione da alcool rappresenta lo stadio conclusivo dell'alcoolismo, caratterizzato da un impulso, ripetitivo e condizionante tutto il comportamento del soggetto, all'assunzione di sostanze alcooliche e da stabili perturbazioni di ordine fisico, specie nel campo somatico viscerale e vasale neurologico e psicologico, con alterazioni mentali progressive, profonde e definitive, sino allo sfacelo della personalità psichica, per cui l'individuo è, secondo le risultanze biologiche, un malato di mente, e la sua capacità, sotto l'aspetto giuridico, è permanentemente, secondo i casi, o esclusa o grandemente scemata.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2881 del 7 aprile 1983)
Cass. pen. n. 902/1982
La cronica intossicazione da alcool differisce dalla semplice ubriachezza abituale perché determina un processo patologico permanente, non collegato necessariamente all'eccessiva ingestione di sostanze alcooliche.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 902 del 27 gennaio 1982)

References: Articolo 95

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