Source: https://www.laleggepertutti.it/81112_rivalutazione-istat-dellassegno-di-mantenimento-che-fare-se-lex-non-la-versa
Timestamp: 2018-02-22 05:07:27+00:00

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Rivalutazione Istat dell'assegno di mantenimento: che fare se l'ex non la versa?
Lo sai che? Rivalutazione Istat dell’assegno di mantenimento: che fare se l’ex non la versa?
Se il coniuge obbligato non calcola la rivalutazione nell’importo da versare, il beneficiario potrà agire anche giudizialmente per ottenere gli arretrati e gli interessi maturati sulle somme non corrisposte.
Quando, con la separazione o il divorzio, il giudice stabilisce a carico di uno dei coniugi (di solito il marito) l’obbligo di versare periodicamente un assegno di mantenimento in favore dell’ex, su tale importo va applicato un aggiornamento annuale in base agli indici Istat [1].
COS’È LA RIVALUTAZIONE ISTAT
L’aggiornamento ha lo scopo di preservare il potere di acquisto della somma stabilita dal giudice dalla fisiologica svalutazione monetaria che avviene nel corso del tempo.
Infatti, poiché non è possibile stabilire a priori in che modo possa aumentare o diminuire negli anni il prezzo dei beni, la rivalutazione vuole permettere di rapportare la misura dell’assegno all’attuale costo della vita; in pratica essa ha la finalità di consentire al beneficiario di acquistare con l’importo ricevuto a titolo di mantenimento la stessa quantità e qualità di beni rispetto agli anni precedenti.
(Per un approfondimento rinviamo alla lettura di questo articolo: Come rivalutare l’assegno per il mantenimento dopo la separazione o il divorzio).
Tale rivalutazione è obbligatoria per legge e ciò significa che, anche se il giudice non la abbia prevista in sentenza in modo espresso, essa è sempre dovuta.
L’intervento del magistrato, infatti, non può mai essere nel senso di escludere tale meccanismo di adeguamento dell’assegno (salvo i casi di palese iniquità che richiedono, tuttavia, una specifica motivazione [2]) ma, semmai, nel senso di rapportare al grado di elasticità dei redditi del coniuge obbligato l’interesse del beneficiario a conservare il potere di acquisto dell’assegno [3].
Dunque, gli indici ufficiali di svalutazione monetaria rappresentano un criterio minimo di adeguamento garantito alla parte economicamente più debole [4], mentre il giudice ha un ulteriore potere di scelta, in relazione al caso concreto.
Perciò, anche se in sentenza non sia scritto espressamente che l’assegno debba essere rivalutato in base agli indici Istat, il coniuge tenuto al mantenimento dovrà comunque procedere a tale rivalutazione.
Val la pena ricordare che tale importo sarà deducibile (cioè potrà essere scaricato dalle tasse) purché l’incremento Istat sia espressamente indicato dal giudice; per legge [5], infatti, la deduzione è ammessa solo nella misura risultante dal provvedimento del Tribunale.
Per tale ragione, è sempre consigliabile che il criterio di adeguamento automatico dell’assegno di mantenimento risulti in modo espresso dalla sentenza di separazione o divorzio.
Capita spesso, tuttavia, che anche quando il provvedimento del tribunale faccia espresso riferimento all’aggiornamento Istat, tale formula rimanga all’atto pratico priva di contenuto in quanto il coniuge tenuto a versare l’assegno continua a versare nel corso degli anni l’assegno privo della rivalutazione annuale.
Si tratta di un errore che pone a serio rischio la parte inadempiente di vedersi sottoposta ad un procedimento giudiziario finalizzato al recupero del credito.
CONSEGUENZE DEL MANCATO VERSAMENTO DELL’AGGIORNAMENTO
In tal caso, infatti, il beneficiario dell’assegno ha pieno titolo per chiedere gli arretrati e gli interessi maturati sulle somme non versate nei cinque anni precedenti, anche ed eventualmente mediante un’azione giudiziale. Ricordiamo che è il termine di prescrizione può essere interrotto (ricominciando a decorrere per altri cinque anni o per il periodo di legge) con una semplice raccomandata a. r. in cui si chiede il pagamento ed – eventualmente – si specifica in modo espresso che si interrompe la prescrizione.
Nello specifico, il beneficiario dell’assegno potrà:
– prima rivolgere all’ex una formale diffida ad adempiere entro un determinato termine (di solito 10 giorni), indicando l’esatto calcolo degli importi maturati;
– di seguito, nell’ipotesi di mancato riscontro, potrà procedere (tramite un legale) alla notifica di un atto di precetto, senza che occorra una preventiva domanda al giudice finalizzata a stabilire l’ammontare della somma rivalutata;
– infine, in caso di mancato pagamento, potrà dar luogo ad una procedura espropriativa (cioè espropriando beni mobili o immobili del debitore) oppure con un pignoramento presso terzi (cioè espropriando le somme di cui il debitore sia a sua volta creditore, come lo stipendio, la pensione ecc.).
Nel caso in cui poi, il coniuge oltre ad omettere abitualmente la rivalutazione, si mostri scostante anche nei versamenti mensili dell’assegno, è possibile ottenere il pagamento diretto dell’assegno da parte del datore di lavoro (per un approfondimento rinviamo alla lettura della nostra guida: Mantenimento: come ottenere il pagamento diretto dal datore di lavoro dell’ex).
In ogni caso, soprattutto nei casi in cui l’ex abbia sempre corrisposto le somme dovute (se pur prive di aggiornamento) e non sia ravvisabile da parte sua una condotta volutamente omissiva, la soluzione migliore resta quella di raggiungere un accordo bonario; si tratta, infatti, sempre, di un procedimento giudiziario che implica dei costi e, pertanto, prima di procedere in tal senso, è quanto mai opportuno non solo valutarne la convenienza rispetto alla misura del credito maturato, ma anche rispetto alla effettiva solvibilità del coniuge obbligato.
[1] Art. 5 c. 7 legge 898/70 e succ. mod.
[2] Cass. sent. n. 3019/92.
[3] Cassazione sent. n. 2273/96 e n. 8570/93.
[4] Cass. sent. n. 15101/04:“gli assegni corrisposti in caso di separazione devono essere sottoposti a un meccanismo di incremento automatico, così come quelli versati in caso di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, adeguamento che non deve essere inferiore agli indici Istat”.
[5] Art. 10, c. 1, lett. c), del TUIR e Risol. Ag. Entrate n. 448/E del 19.11.08.
22 Ott 2013 | di Maria Elena Casarano
Come rivalutare l’assegno per il mantenimento dopo la separazione o il divorzio

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 5
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 10