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Timestamp: 2020-04-04 21:52:09+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13035 del 24/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13035 del 24/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 24/05/2017, (ud. 20/02/2017, dep.24/05/2017), n. 13035
M.D., M.S. e MA.An., in qualità di eredi
di m.s., rappresentati e difesi all’avv. Maurizio
Villani, giusta delega in atti;
Bari, n. 381/03/10, depositata il 22 marzo 2010.
20 febbraio 2017 dal Relatore Cons. Biagio Virgilio.
l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione avverso la decisione della Commissione tributaria centrale, sezione di Bari, indicata in epigrafe, con la quale è stato rigettato il ricorso dell’Ufficio e confermato l’annullamento dell’avviso di accertamento emesso nei confronti di m.s. a titolo di IRPEF ed ILOR, per maggior reddito d’impresa derivante da omessa fatturazione di operazioni di acquisto e vendita di oro;
il giudice a quo ha affermato che: a) “i mezzi di prova che stanno alla base degli avvisi di accertamento e rettifica impugnati sono presunzioni semplici, prive del requisito della gravità, precisione e concordanza e come tali non possono assurgere a prova certa e concreta atta a legittimare l’operato dell’ufficio”; b) il procedimento sulla frode valutaria e il procedimento penale “si sono conclusi con l’assoluzione degli imputati non potendo essere considerato il patteggiamento chiesto dal contribuente uguale ad un decreto di condanna, ma una più semplice sentenza di proscioglimento”; c) “d’altra parte il ricorso dell’Ufficio si rivela, altresì, inammissibile trattandosi di questioni di valutazione estimativa, non potendo essere considerata quale atto istruttorio legittimante la relazione del C.T.U., che ha concluso con la rilevazione di un ricarico medio del 9,46% diverso da quello dichiarato dal contribuente dell’8,39%”;
M.D., M.S. e Ma.An., eredi di m.s., hanno resistito con controricorso;
il ricorso è stato fissato in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 2 e dell’art. 380-bis c.p.c., comma 1, introdotti dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis convertito, con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.
va preliminarmente dichiarata l’inammissibilità del controricorso per tardività, essendo stato notificato soltanto nel 2016;
ancora in via preliminare deve rilevarsi che il ricorso non investe il capo della decisione impugnata riportato sopra sub c), che è pertanto passato in giudicato, col quale è stata dichiarata inammissibile l’impugnazione relativa a questione di valutazione estimativa, con riferimento alla determinazione della percentuale di ricarico operata dal consulente tecnico d’ufficio;
con il primo motivo l’Agenzia delle entrate denuncia la violazione dell’art. 444 cod. proc. pen., censurando la sentenza impugnata là dove il giudice a quo ha ritenuto che la sentenza penale di applicazione della pena ai sensi della norma citata (c.d. patteggiamento) è equiparabile ad un proscioglimento;
il motivo è fondato, in base al consolidato principio secondo cui una tale pronuncia costituisce indiscutibile elemento di prova per il giudice, il quale, ove intenda disconoscerne l’efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l’imputato avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità ed il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione: detto riconoscimento, pertanto, pur non essendo oggetto di statuizione assistita dall’efficacia del giudicato, ben può essere utilizzato come prova dal giudice tributario nel giudizio di legittimità dell’accertamento (tra altre, Cass. nn. 2724 del 2001, 19505 del 2003, 24587 del 2010);
col secondo motivo, la ricorrente denuncia la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, art. 132 cod. proc. civ. e art. 118 disp. att. cod. proc. civ., lamentando la mera apparenza della motivazione della sentenza in relazione alle censure proposte dall’Ufficio ricorrente;
il motivo è fondato, nella parte in cui il giudice a quo ha affermato che le presunzioni addotte dall’Ufficio fossero prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza: trattasi di asserzione – riportata sopra sub a) – del tutto apodittica e, quindi, di motivazione solo apparente, in quanto obiettivamente inidonea a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento (da ult. Cass., Sez. un., n. 22232 del 2016);
in conclusione, il ricorso va accolto, la sentenza impugnata deve essere cassata e la causa rinviata, per nuovo esame, alla Commissione tributaria regionale della Puglia, la quale provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Puglia.

References: Sentenza 
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 art. 1
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 Cass. 
 art. 36
 art. 132
 art. 118
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