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Timestamp: 2017-06-25 14:38:05+00:00

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Lauree triennali ed equipollenza dei titoli di studio pregressi: si sta per chiarire un grande equivoco? - PDF
Lauree triennali ed equipollenza dei titoli di studio pregressi: si sta per chiarire un grande equivoco?
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Vincenzo Arena
1 Lauree triennali ed equipollenza dei titoli di studio pregressi: si sta per chiarire un grande equivoco? Al fine dell iscrizione alle Lauree specialistiche delle professioni sanitarie non è necessario il previo conseguimento della Laurea triennale lo ha dichiarato il 27 dicembre 2002 il Ministero dell Università, ma a proposito di questa dichiarazione ci sono state e continuano ad esserci interpretazioni divergenti. Tentiamo di capire la situazione con questa intervista ad Angelo Mastrillo, Segretario aggiunto della Conferenza dei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie e componente dell Osservatorio delle Professioni Sanitarie presso il MIUR. Illustriamo la situazione. Quali sono le certezze e quali i dubbi in merito? Purtroppo non è semplice dare certezze assolute, perché siamo ancora nella fase di interpretazioni sulla normativa vigente; i decreti del 2 aprile 2001 che hanno istituito le lauree triennali di primo livello e le lauree specialistiche biennali di secondo livello. Certezze e dubbi si equivalgono quindi e il pericolo di smentite è alto. Tuttavia è possibile affermare che 1) i vecchi titoli abilitanti alla professione sono validi per accedere alle Lauree specialistiche e quindi non è necessario riconvertire i titoli pregressi in Laurea triennale e che 2) le lauree specialistiche saranno attivate dal 2003/04, se il MIUR sottoporrà al parere del CUN gli ordinamenti didattici già presentati da alcune Università. Restano invece ancora dubbi su altri due punti e cioè 1) sulle procedure dell esame di ammissione alle lauree specialistiche e 2) sulla conferma o meno che per l ammissione alla laurea specialistica occorra essere in possesso di una anzianità di servizio di almeno 5 anni, come dipendente in strutture sanitarie accreditate. Perché alcune università hanno atti - vato le procedure per la riconversio - ne dei vecchi titoli di studio per il rilascio della laurea triennale? Perché il decreto 2 aprile 2001 prevede il possesso della laurea triennale come requisito unico per accedere alla laurea specialistica. Le università hanno così inteso dare la possibilità anche ai vecchi diplomati di accedere alla specialistica previo riconoscimento dei titoli conseguiti nelle precedenti Scuole Universitarie Dirette a Fini Speciali, nelle Scuole Regionali e nei Corsi di Diploma Universitario. Quante sono le università che hanno avviato la procedura di riconosci - m e n t o? Poche, pare soltanto 7 su 39 univer- 1072 sità. L operazione è stata avviata, nel periodo da settembre a dicembre del 2001 a Padova, Verona, L Aquila, Siena, Roma Tor Vergata e Roma Sapienza. L iter si è chiuso alla metà di gennaio scorso. Nello stesso mese sono usciti altri due bandi a Pavia e Roma Tor Vergata (seconda edizione). Nei bandi si è citato il Riconoscimento dei pregressi iter formativi. La partecipazione è stata a numero aperto, tranne che per L Aquila. Quali sono i costi e i requisiti di ammissione? C è molta disparità quasi in tutto, penso dovuta all autonomia che hanno le università. Un dato comune a tutte è il requisito di possesso del diploma di scuola media superiore e del titolo di studio conseguito per l abilitazione all esercizio della rispettiva professione. Altro dato comune è la tassa di iscrizione da pagare per intero come iscrizione al terzo anno di corso, variabile da 300 a 800 euro. Quali sono i criteri di valutazione del curriculum formativo-professio - nale e di definizione degli eventuali debiti formativi? La maggioranza dei bandi ha dato poche e generiche informazioni. Fa eccezione Roma Sapienza che ha subito individuato in 8 crediti il debito formativo minimo: 2 per management, 2 per scienze umane, 2 per inglese scientifico e 2 per informatica, con l aggiunta della presentazione della tesi. Ha poi indicato le modalità operative mettendo in rete programmi, dispense e calendario delle lezioni. Quanti sono gli iscritti a questi corsi e quanti hanno riconvertito poi il proprio titolo? È difficile saperlo, ma si sente parlare di circa 4 mila. Diciamo pochi, appena l 8% rispetto ai circa 500 mila operatori afferenti ai 22 profili delle professioni sanitarie. Perché così pochi e in poche università? Chi lavora già, quindi i 500 mila operatori, non ha alcun bisogno di acquisire un altro titolo di studio, dato che il precedente titolo gli ha permesso di accedere alla professione ed esercitarne tutte le funzioni stabilite dal rispettivo profilo professionale. Mi riferisco alla Legge 42/99 che stabilisce l ambito della competenze nella triade profilo professionale, ordinamento del corso di studi e codice deontologico. A maggiore chiarimento e completamento normativo è poi intervenuto il legislatore stabilendo l equipollenza fra il diploma universitario e i pregressi iter formativi. Per ognuna delle 22 professioni il Ministero della Sanità ha emanato il 27 luglio 2000 uno specifico decreto. Un ulteriore provvedimento, la legge 1 dell 8 gennaio 2002, ha reso validi i vecchi titoli per accedere alla nuova laurea triennale, ai fini della prosecuzione degli studi. Ma allora perché, anche in pochi, questi operatori fanno la riconver - sione per la laurea triennale? Le motivazioni sono diverse, ma la più comune è il desiderio di continuare negli studi per conseguire un titolo aggiuntivo e superiore alla laurea triennale, quindi un master annuale e la laurea specialistica biennale, come previsto dalla riforma universitaria del nuovo sistema 3+2, che per le professioni sanitarie è stato definito dal decreto ministeriale del 2 aprile L art. 5, comma 3 di tale decreto prevede esplicitamente che per accedere alla laurea specialistica e ai master occorre il possesso della laurea triennale e un attività di servizio di almeno 5 anni svolto nel pubblico impiego. 1083 Riv Diritto Professioni Sanitarie, 2003; 6(2): Non sono troppo lunghi i tempi per avere i primi laureati specia - l i z z a t i? Sicuramente, infatti le prime iscrizioni alla laurea specialistica si avrebbero solo dal 2009, secondo queste scadenze: iscrizione al corso di laurea triennale nell a.a. 2001/2002, conseguimento della laurea dopo 3 anni, quindi nel 2003/4; altri 5 anni di servizio e si arriva al 2009; infine altri due anni di laurea specialistica e i primi specializzati cominciano a materializzarsi nel 2011! Troppi, davvero troppi per le esigenze del mondo del lavoro! Avendo finalmente preso coscenza della lungaggine di questo iter formativo alcune università, volendo accorciare i tempi e quindi attivare le lauree specialistiche a partire dell a.a. 2002/3, hanno pensato di procedere con la riconversione dei vecchi titoli alla laurea triennale, requisito indispensabile come già detto per accedere a quella specialistica. Quindi si tratta solo di una opera - zione utile per chi vuole fare car - riera? Certo, e in particolare per accedere alle posizioni di coordinamento e di dirigenza aziendale oppure di attività didattica. Insomma, per esercitare funzioni di tipo didattico-organizzativo occorre ora un livello formativo-culturale più elevato: lo stabilisce in maniera esplicita la legge 251/2000. Intanto, in attesa che siano disponibili i primi dirigenti con laurea specialistica, molti operatori svolgono di fatto le tali funzioni anche senza - ovviamente - aver conseguito il titolo; ciò è possibile grazie al riconoscimento del curriculum formativoprofessionale e alla procedura concorsuale. Anche questo passaggio è previsto dal legislatore, con la circolare Bassanini del 27/12/2000, n. 6350/4.7 Siamo però davanti ad una procedura transitoria e ad esaurimento, in attesa che siano disponibili operatori con laurea specialistica. Forse avranno un diverso riconosci - m e n t o anche di tipo economico? Una posizione funzionale più elevata (dalla fascia D a DS del contratto), comporta ovviamente in proporzione un incremento retributivo. Tutto qui, ecco perché ci sono state poche domande per riconvertire i vecchi titoli in laurea triennale. Poi, con la legge 1/2002 sono cadute anche tutte queste clausole perché tutti possono chiedere di essere iscritti all esame di ammissione per accedere ai master e alla laurea specialistica, purché in possesso del diploma di scuola media superiore e del titolo di studio abilitante riconosciuto dai citati decreti di equipollenza del 27 luglio Quindi essendo cambiata la norma - tiva non sarebbe più necessaria la laurea triennale? Esatto, con la suddetta legge 1/2002 è stata sancita la validità dei vecchi titoli per l ammissione ai master e alle lauree specialistiche. Inoltre la stessa legge ha introdotto il numero chiuso che è già presente per i vecchi diplomi universitari e per le lauree triennali. Ma questa legge non ha trovato il consenso del mondo universitario: non a caso nel disegno di legge di iniziativa del Governo mancava la firma del Ministro dell Università. Questa legge è stata fortemente voluta da tutte le categorie dei 22 profili professionali che ora sono impegnate nel chiedere garanzie per la piena applicazione da parte di tutte le università, a cui chiedono anche di attivare al più preso i corsi di laurea specialistica. In pratica i vecchi titoli sono stati dichiarati equipollenti alla laurea t r i e n n a l e? Potremmo dire sì. Però con cautela, 1094 perché quando si parla di equipollenza, di equiparazione, di equivalenza si corre sempre il rischio di creare confusione. Sarebbe lungo e difficile entrare nel merito. Quello che si può dire oggi è che per essere abilitati ad esercitare la professione sono validi sia i titoli pregressi e sia la laurea triennale. In pratica, essendo uguali ai fini dell esercizio della professione, lo sono anche sotto l aspetto funzionale e retributivo. Il contratto di lavoro non dovrebbe fissare differenziazioni e quindi non dovrebbe prevedere un maggiore livello retributivo a un operatore con titolo di laurea triennale rispetto agli altri. È stato così per i vecchi titoli e non si vede perché dovrebbe cambiare ora. Quindi chi ha voluto convertire il titolo pregresso in laurea triennale non ha alcun vantaggio, eccetto la certezza di non dovere recuperare crediti formativi una volta ammesso alla laurea specialistica. Master e laurea specialistica: quali sono le finalità? Il master, che ha durata annuale per 1500 ore corrispondenti a 60 crediti formativi universitari, ha un doppio canale. Il primo, di tipo professionalizzante, permette di completare ulteriori e particolari ambiti professionali, quali e ad esempio le ex specializzazioni per l infermiere strumentista di sala operatoria. Il secondo, di tipo organizzativomanageriale, consente di formare i coordinatori dei servizi, ovvero gli ex caposala e capi tecnici. Con la laurea specialistica si vuole così formare i dirigenti dei servizi e i docenti per i vari corsi di studio e per la formazione continua. Per la docenza il riferimento è alla didattica professionalizzante di cui ai settori scientificodisciplinari-professionalizzanti, da MED/45 a MED/50. Ma tali docenti potrebbero derivare anche dai master annuali. Il master in management potrebbe inoltre costituire il primo gradino verso il conseguimento della successiva laurea specialistica: una buona parte dei 60 crediti acquisiti con i master potrebbe essere convalidata nella laurea specialistica per conseguire i 120 crediti previsti in due anni, ove vi sia compatibilità curriculare. In attesa della laurea specialistica, sta andando avanti il master? Sono molti quelli che hanno già fatto l iscrizione ai master, piuttosto che ai corsi di riconoscimento dei vecchi titoli per la riconversione alla laurea triennale. E a mio parere hanno fatto bene. Meglio spendere in termini economici, di tempo e di acquisizione di un titolo aggiuntivo, quindi realizzare un 3+1, piuttosto che fare una inutile riconversione dei vecchi titoli in laurea triennale per restare sempre con un titolo triennale. Ma allora perché alcune professioni sostengono l utilità della riconver - sione, se questa non comporta né maggiore retribuzione né titolo pre - ferenziale per l ammissione alla laurea specialistica? Ci sono operatori che svolgono in parte le funzioni previste dai profili e che non sono stati riconosciuti equipollenti dai decreti del 27/7/2000. Per questi, la legge 42/99, all art.4, comma 2, aveva previsto un apposito provvedimento normativo detto di equivalenza. Il Ministero della Sanità aveva avviato l iter sulla base della valutazione del curriculum formativo-professionale ed aveva anche definito l entità e le modalità delle attività formative integrative. Ma questa procedura è stata bloccata dalla modifica del titolo V della Costituzione, che ha tolto al Ministero il potere legislativo precedente. Quindi la materia è stata trasferita alla 1105 Riv Diritto Professioni Sanitarie, 2003; 6(2): Conferenza Stato-Regioni. Di conseguenza, chi si è trovato escluso, ha deciso di mettersi in regola iscrivendosi ai bandi emanati da alcune università per la riconversione dei titoli. Per questi le università stanno valutando caso per caso il debito formativo da coprire. Pare che tale debito sia molto più alto rispetto agli altri. In ogni caso piuttosto che di riconoscimento dei vecchi titoli in questo caso sarebbe più corretto parlare di convalida di alcune attività didattiche seguite e di esperienze professionali. Torniamo alla ammissione alle lau - ree specialistiche: anche se la lau - rea triennale non è più necessaria, ogni università - in virtù della pro - pria autonomia - può stabilire i cri - teri di ammissione? La situazione non è ancora molto chiara e, soprattutto, è in continua evoluzione. Alcuni chiarimenti derivano da pareri che a fine anno 2002 sono stati notificati dagli uffici del MIUR. Con il primo chiarimento del 10/10/2002, rispondendo al quesito posto l 11/9/2002 dall Università di Milano, il MIUR dichiara l annullamento dei 5 anni di servizio. Con il secondo, del 27/12/2002, in risposta al quesito del 12/12/2002 posto dalla Associazione Fisioterapisti AIFI, il MIUR ritiene che al fine dell iscrizione alle lauree specia - listiche delle professioni sanitarie non sia più necessario il previo conseguimen - to della laurea triennale. Però, poiché la legge citata non parla di equipollenza piena ai fini accademici e con la laurea di primo livello, i possessori dei precedenti titoli professionalizzanti dell area sanitaria che vogliano conseguire anche l analogo titolo di laurea sembrano rientrare nella disposizione del DM 509/99, che prevede il riconoscimento da parte delle competenti università dei crediti pregressi ai fini della prosecuzione degli studi. Quindi non c è alcuna differenza fra laurea triennale e i diplomi uni - versitari? Certo, almeno ai fini dell esercizio della professione. Se andiamo a vedere i rispettivi ordinamenti didattici li troviamo quasi uguali. Entrambi hanno come obiettivo formativo l acquisizione delle competenze stabilite dai profili professionali. Se proprio si vuole trovare una differenza, si potrebbe addirittura dire che il vecchio DU era più completo per le finalità professionalizzanti: ad esempio aveva ore rispetto alle della laurea. Poi nella laurea sono state riservate circa 300 ore di didattica per inglese, informatica e management, che nel DU erano dedicate ad altre attività specifiche della profess i o n e. Però, appena varata la riforma del 3+2, tutti ne hanno evidenziato la grande novità... Le università, in generale, hanno dato grande enfasi al nuovo sistema 3+2 evidenziandone i vantaggi di un primo livello formativo necessario per abbassare l età di inserimento nel lavoro. Bene, nel caso delle professioni sanitarie non c è stato nulla di nuovo: è dal 1970 che le università hanno istituito le Scuole Universitarie Dirette a Fini Speciali (SDAF), a durata biennale e triennale, a cui si accedeva con diploma di scuola media superiore. Ma esisteva già anche il secondo livello: nel caso dell infermiere, per conseguire il titolo di Dirigente di Assistenza infermieristica e di Docente, otto università avevano istituito apposite SDAF, a numero chiuso, per la cui ammissione si chiede il titolo abilitante di infermiere e il diploma di scuola media superiore. Ora queste scuole, secondo l art. 5, comma 2 della Legge 251/00 possono restare attive fino a quando non verranno trasformate in laurea specialistica. 1116 Però con la laurea si consegue il titolo di dottore che non è previ - sto nei precedenti corsi... Mah... mi sembra una inutile e forse pericolosa distinzione. Anzi, è sicuramente iniqua perché rischia di differenziare due operatori che svolgono esattamente la stessa professione. Il titolo di dottore è stato oggetto di soddisfazione ed enfasi da parte di qualche categoria, mentre da parte dei vecchi laureati non sono mancati commenti di stupore, ilarità e in alcuni casi di derisione. All inizio del 2001 se n è occupata la stampa quotidiana e quella specializzata. Chiamarsi dottore è sicuramente più qualificante e fore più redditi - zio... Per alcuni, la possibilità di conseguire il titolo di dottore - anche se trattasi di dottor junior - è comunque allettante. Se aggiungiamo la possibilità di scrivere sulla targa dello studio e del biglietto da visita Dott. XY Laureato in Podologia invece di Sig. XY Podologo comporta un indubbio piacere e probabile maggiore considerazione da parte dei pazienti-utenti, con implicazioni anche in termini di pagamento delle prestazioni erogate. In realtà la professione esercitata è esattamente la stessa, indipendentemente dal titolo, come stabilito dal relativo profilo professionale. Viceversa, per le professioni che operano in regime di dipendenza pubblica o privata, vengono meno anche queste motivazioni: scrivere davanti al laboratorio Dott. Mastrillo Laureato in Tecniche di Neurofisiopatologia invece di Sig. Mastrillo, Tecnico di Neurofisiopatologia non comporta alcun vantaggio né funzionale, né retributivo. Ma sulla denominazione dei titoli qual è la posizione del Ministero? Nessuna. Eppure l argomento non può essere di secondo piano. Il Consiglio Nazionale Studenti Universitari aveva presentato il 17 gennaio 2002 un apposita mozione al Ministro chiedendo di conoscere quali siano le qualifiche (Dottore, Specialista, Dottore di ricerca, ecc.) spettanti a coloro che sono in possesso di titoli relativi ai Corsi di Laurea, Corsi di Laurea Specialistica e Dottorato di Ricerca. Non risulta che ci sia stata ancora una risposta. Torniamo alle lauree specialistiche e alle procedure di ammissione: cosa succederà? Dal prossimo a.a. 2003/4 le università potranno istituire ed attivare anche le lauree specialistiche. Ma saranno a numero programmato, ovvero a numero chiuso come comunemente noto. Ciò comporterà una prova di ammissione per stabilire una graduatoria. È probabile che il Ministero permetta alle singole università di definire i criteri di ammissione, ma su un dato non dovrebbero esserci differenze e cioè che nessuna valutazione potrà essere fatta rispetto al requisito del titolo di studio per l ammissione al concorso: scuola media superiore e uno dei titoli che hanno abilitato alla professione, secondo la legge 42/99 e la legge 2/02. Una cosa dovrebbe essere certa: i titoli di studio servono solo conditio sine qua non per accedere alla prova di esame. Nessuna valutazione e quindi punteggio aggiuntivo potrà essere assegnato in base alla tipologia del titolo di ammissione. Una volta superata tale prova e definita la relativa graduatoria di merito, l Università potrebbe tuttavia riservarsi di valutare il curriculum formativo-professionale e potrebbe inoltre valutare l obsolescenza del titolo di studio professionale presentato; in base a tali criteri potrebbe stabilire anche un eventuale debito formativo che dovrebbe essere aggiunto in itinere ai 120 crediti previsti per conseguire la laurea speciali- 1127 Riv Diritto Professioni Sanitarie, 2003; 6(2): s t i c a. In pratica, si limiterebbe così il numero dei concorrenti per l ammissione alle lauree specialistiche. Non pare proprio una procedura semplice e comunque certa nella sua applicazione. Cosa ne pensa dell abbattimento dei 5 anni di ser - vizio? Il rischio di vedere criteri dissimili fra le varie Università e alto. Questo potrebbe alla fine invalidare di fatto quanto sancito dalla legge 1/02 e cioè il diritto di vedersi riconosciuta la propria professionalità acquisita, indipendentemente dal titolo di studio di partenza. L eliminazione dei 5 anni di servizio ha stravolto lo spirito originale della legge che è quello di far accedere alla laurea specialistica, quindi apprendere gli aspetti didattico-organizzativi, dopo aver prima sperimentato l esercizio professionale. Probabilmente i 5 anni erano troppi, ma passare drasticamente a zero mi pare eccessivo. Forse, ed è parere comune degli addetti, una anzianità di 3 anni di servizio sarebbe la condizione più coerente. Ma gli studenti che posizione hanno assunto? Nella fasi di consultazione per l emanazione del decreto, il Consiglio nazionale degli studenti universitari CNSU, l 8/3/2001 aveva chiesto al MIUR di togliere la barriera dei 5 anni per evitare la discriminazione dei laureati di area sanitaria rispetto alle altre aree. Ma la proposta non venne accolta e i 5 anni furono previsti dal DM 2 aprile 2001, art. 5, comma 3. Ora però, come dicevo, la legge 1/2002 ha eliminato i 5 anni, recependo le istanze degli studenti. Quindi si deve concludere che con l introduzione del numero chiuso sono spariti i 5 anni di servizio... Questa dei 5 anni ha subito una interpretazione degli uffici ministeriali che non ritengo coerente con gli intendimenti della legge 1/02. I 5 anni stabiliti in origine dal MIUR dovevano servire per una valutazione di merito e non tanto per ridurre l eventuale eccessivo numero di concorrenti. La legge 1/02 ha inteso riconoscere il diritto di poter accedere alla laurea specialistica e di stabilire quel numero chiuso che era stato dimenticato nell emanazione del decreto. Tutto qui. Quindi, a mio parere, piuttosto che abrogare i 5 anni di anzianità di servizio, sarebbe stata più coerente una riduzione a 3 anni. Per concludere: l attivazione delle lauree specialistiche, se ci sarà, dovrebbe essere risolutiva? Certo. Ora che il Ministero della Salute sta per chiudere la procedura avviata per definire il numero programmato anche per le lauree specialistiche, il Ministero dell Università ne attiverà i relativi corsi assegnando i posti alle varie università che ne faranno richiesta. Seguendo le procedure degli altri corsi, fra agosto e settembre dovrebbero uscire i bandi e dovrebbero essere espletati anche gli esami di ammissione. Resta da capire quali saranno i criteri di ammissione e le modalità del relativo esame: se gestito centralmente dal MIUR come per la laurea specialistica in Medicina e Chirurgia, oppure a livello locale da ogni ateneo, come avviene per le lauree triennali. S e ne dovrebbe sapere qualcosa di più a breve. 113 Documenti analoghi
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