Source: https://francescosecli.com/2016/05/16/se-il-datore-non-assume-il-dipendente-deve-risarcirgli-il-danno/
Timestamp: 2020-02-26 16:08:51+00:00

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Se il datore non assume il dipendente deve risarcirgli il danno – FRANCESCO SECLÌ
1. – Con la prima doglianza, deducendo la violazione e la falsa applicazione degli artt. 2043, 2056 e 2697 cc., in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c., il Ministero ha censurato la sentenza
impugnata per avere, la Corte di appello, accolto erroneamente la domanda di risarcimento del danno a fronte della mancata allegazione, da parte del lavoratore, di uno stato di disoccupazione protratto per il periodo dedotto in atti (1987-2002), elemento necessario per consentire la liquidazione del danno patrimoniale e, prima ancora, per far sorgere l’onere di specifica contestazione della controparte, anche a fronte della circostanza (emersa da una verifica previdenziale) dello svolgimento di lavoro subordinato da parte dell’A. per altre aziende sin dal 1990.
2. – Con un secondo ed un terzo motivo di censura, il Ministero, in relazione all’art. 360, primo comma, nn. 3 e 5 c.p.c., deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2043 c.c., nonché omessa motivazione di un fatto decisivo e controverso, per avere, la Corte di appello, erroneamente interpretato la disciplina relativa al contratto di formazione e lavoro (la legge n. 863 del 1984), non essendo previsto alcun obbligo a carico del datore di lavoro, alla scadenza del termine del contratto, di stipulare un contratto a tempo indeterminato e mancando ogni motivazione circa la “rilevante” probabilità dell’A. di trasformare il contratto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato e, di conseguenza, non potendosi valutare alcuna perdita di chance in relazione alla suddettaopportunità.
5. Il lavoratore ha proposto ricorso incidentale fondato su due motivi: il primo, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 5 c.p.c., per omessa motivazione circa un fatto decisivo e controverso, avendo la Corte territoriale trascurato di valutare, ai fini dellaliquidazione patrimoniale, le mensilità aggiuntive, il trattamento di fine rapporto e gli oneri previdenziali correlati al contratto di formazione e lavoro e, con riguardo al danno morale, avendo sottostimato i disagi sopportati dall’A. , di cui era stata chiesta prova, senza aver indicato i criteri adottati per la liquidazione effettuata in via equitativa. Con il secondo motivo, dedotto in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3 c.p.c., l’A. ha dedotto violazione degli artt. 2043, 2056 e 1123 c.c. avendo la Corte territoriale limitato il danno patrimoniale al periodo biennale di durata del contratto di formazione e lavoro trascurando la circostanza, provata per tabulas, che i lavoratori illegittimamente avviati nel 1987 erano, poi, stati assunti a tempo indeterminato, con conseguente presunzione favorevole anche per lo stesso A. .
L’Avvocatura erariale sostiene la violazione e falsa applicazione degli artt. e 2043, 2056 e 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma1, n. 3, per avere la sentenza impugnata condannato il Ministero al pagamento di somme pari alle retribuzioni che sarebbero spettate all’A. nel periodo corrispondente alla durata biennale del contratto di formazione e lavoro, benché non avesse dedotto lo stato di disoccupazione.
8. – Il secondo ed il terzo motivo del ricorso principale, cosi come il secondo motivo del ricorso incidentale possono essere trattati congiuntamente, attenendo tutti al dannoconseguente alla perdita di chance rappresentata dalla mancata assunzione a tempo indeterminato che sarebbe conseguita all’esito della scadenza del contratto di formazione e lavoro.
La perdita di una “chance” produce un danno attuale e risarcibile, sempre che ne sia provata l’esistenza, anche secondo un calcolo di probabilità o per presunzioni (Cass. 781/1992; 3183/1990). Nel caso in esame, quindi, In cui veniva dedotto che l’avviamento di altri lavoratori in base alla graduatoria formata, nel luglio 1987, dall’Ufficio di collocamento di Sessa Aurunca (graduatoria successivamente annullata dal Consiglio di Stato con sentenza n. 164/2002), aveva determinato l’assunzione degli stessi dapprima con contratto di formazione e lavoro e, poi, a tempoindeterminato, la prova del danno e quindi la possibilità di conseguire un risultato utile, ben poteva essere accertata e valutata secondo i criteri di verosimiglianza, alla stregua dell’id quod plerumque accidit. Nella prova per presunzioni, ai sensi degli artt. 2727 e 2729 c.c., non occorre, infatti, che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame dl assoluta ed esclusiva necessità causale, ma è sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile. A tal riguardo è sufficiente che il rapporto di dipendenza logica tra il fatto noto e quello ignoto sia accertata alla stregua di canoni di probabilità, con riferimento ad una connessione possibile e verosimile di avvenimenti, la cui sequenza e dipendenza possono verificarsi secondo regole di esperienza (Cass. Sezioni Unite n. 9961/96).
A tali criteri si è sostanzialmente attenuto il giudice di merito, che dalla vicenda subita dai lavoratori illegittimamente avviati nel 1987 ha tratto la prova del danno (per perdita di chance) subito dall’A. , consistente nella perdita della possibile assunzione a tempo indeterminato presso l’Enel una volta scaduto il contratto di formazione e lavoro, considerato che tutti i lavoratori avviati sono stati assunti dalla società. Il giudice di merito ha, quindi, proceduto a liquidare un danno per tale pregiudizio che,unitamente al danno non patrimoniale, ha quantificato in Euro 50.000,00.
La Corte territoriale ha individuato la sussistenza di un danno non patrimoniale “consistente nel turbamento dell’animo causato dalla lesione dell’interesse all’esplicazione della propria professionalità” (pag. 6 della sentenza impugnata) ossia esattamente corrispondente alla domanda avanzata dall’A. (come da conclusioni riportate a pag. 3 della medesima sentenza); va evidenziato che la Corte ha indicato la professionalità posseduta dal lavoratore, essendo “operaio specializzato” (pag. 7 della sentenza); solamente in sede di individuazione dei criteri per la liquidazione equitativa, dopo aver richiamato il concetto omnicomprensivo di danno non patrimoniale come delineato dalle Sezioni Unite (cfr. sentenze nn. 26972, 26974, 26975 del 2008), la Corte territoriale ha indicato i parametri del patema d’animo conseguente al mancato avviamento, della notoria difficoltà direperire una nuova occupazione di pari livello, del protrarsi dello stato di disoccupazione, delle aspettative retributive. La censura relativa al vizio di mancata corrispondenza tra chiesto e pronunciato non è, pertanto, fondata, confondendo la censura – il momento dell’accertamento del pregiudizio con il momento, logicamente successivo, della sua quantificazione.
L’esercizio di tale potere da un lato è subordinato alla condizione che risulti obiettivamente impossibile, o particolarmente difficile per la parte interessata provare il danno nel suo preciso ammontare, come desumibile dalle citate norme sostanziali; dall’altro non ricomprende anche l’accertamento del pregiudiziodella cui liquidazione si tratta, presupponendo già assolto l’onere della parte di dimostrare sia la sussistenza, sia l’entità materiale del danno; ne esonera la parte stessa dal fornire gli elementi probatori e i dati di fatto dei quali possa ragionevolmente disporre, affinché l’apprezzamento equitativo sia per quanto possibile ricondotto alla sua funzione di colmare solo le lacune insuperabili nella determinazione dell’equivalente pecuniario del danno stesso (così Cass. Civ. Sez. 2, n. 13288/2007; Cass. Civ. Sez. 3, n. 10607/2010, fra le tante).
Nel compiere tale valutazione, la Corte – in presenza degli elementi dai quali era emerso un danno per mancata assunzione sia con contratto di formazione e lavoro sia, alla scadenza, a tempo indeterminato dell’A. quale operaio specializzato ma in assenza di specifiche circostanze circa le competenze professionali possedute, le precedenti esperienze lavorative e i disagi patiti – ha ritenuto di ricorrere alla liquidazione equitativa del danno, adottando quali parametri di determinazione della somma da porre a carico del Ministero “la retribuzione (circa Euro 1.000,00) e la durata (24 mesi) presumibili del contratto di formazione e lavoro” al fine di liquidare il danno patrimoniale correlato al mancato avviamento con contratto di formazione e lavoro, pari a Euro 24.000,00; inoltre, accomunandodanno per perdita di chance e danno non patrimoniale, la Corte ha considerato quali parametri di riferimento quantitativi e qualitativi il patema d’animo conseguente al mancato avviamento, la notoria difficoltà di reperire una nuova occupazione di pari livello, il protrarsi dello stato di disoccupazione, le aspettative retributive al fine di giungere alla liquidazione della somma omnicomprensiva di Euro 50.000,00.
Anche questi motivi (del ricorso principale e del ricorso incidentale) non sono, pertanto, fondati, in quanto la Corte ha indicato gli elementi considerati ai fini della liquidazione del danno, patrimoniale e non patrimoniale, subito dall’A. ; va evidenziato, altresì, che il motivo del ricorso incidentale presenta profili di inammissibilità, avendo il controricorrente – ricorrente in via incidentale indicato generici“disagi sopportati dall’A. che, si ripete, ha inutilmente chiesto di provarli”, senza specificare quali tipi di disagi abbia subito l’A. , se siano stati allegati e quale prova era stata proposta al giudice di merito.
11. – Le spese di lite sono compensate tra le parti inconsiderazione della reciproca soccombenza.
FONTE: http://bit.ly/1VYg5Fa
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