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Timestamp: 2020-04-08 14:19:30+00:00

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Art. 636 codice di procedura civile - Parcella delle spese e prestazioni - Brocardi.it
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Articolo 636 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 636 Codice di procedura civile
Nei casi previsti nei nn. 2 e 3 dell'articolo 633, la domanda deve essere accompagnata dalla parcella delle spese e prestazioni (1), munita della sottoscrizione del ricorrente e corredata dal parere della competente associazione professionale (2). Il parere non occorre se l'ammontare delle spese e delle prestazioni è determinato in base a tariffe obbligatorie.
(1) La norma è stato oggetto di un acceso dibattito in seguito all'abolizione del tariffario forense ad opera del D.M. n.140/2012. Si discute sul potere di opinamento del consiglio dell'ordine (per attivare il procedimento di ingiunzione ai sensi del numero 3 del 633 cpc, ad esempio). Secondo il consiglio nazionale forense deve escludersi che l’abrogazione delle tariffe determini il venir meno del potere del COA di esprimersi sulla congruità della parcella (cd potere di opinamento delle parcelle). L’art. 9 del D.L. n. 1/12, come convertito dalla legge n.27/12 dispone, ai commi 1 e 5, unicamente l’abrogazione di ogni riferimento alle tariffe per la determinazione del compenso. Ora, in alcuna delle disposizioni che istituiscono o presuppongono il potere di opinamento parcelle da parte dei COA si fa riferimento alle tariffe come parametro di valutazione: di conseguenza, né l’art. 2233 c.c., né l’art. 636 c.p.c., né soprattutto l’art. 14, lett. d) del R.D.L. n. 1578/33 – che tale potere istituisce - devono ritenersi abrogati. La funzione di
opinamento è mantenuta, così come restano ferme le previsioni che a tale funzione fanno
riferimento come fattore ausiliario nel procedimento di liquidazione giudiziale del compenso.
(2) Nonostante la norma in analisi faccia riferimento alle "associazioni professionali" è bene precisare che queste sono state soppresse con d.lgs.lgt. 23 novembre 1944, n. 369 e che le loro funzioni sono esercitate dai Consigli degli ordini ai sensi del d.lgs.lgt. 23 novembre 1944, n. 382. Pertanto, il professionista deve richiedere il parere al Consiglio dell'Ordine presso il quale risulta iscritto.
La norma è stata dettata al fine di realizzare una funzione di garanzia del credito dei professionisti come notai, avvocati, ingegneri, architetti, il cui ammontare viene liquidato in decreto, se accolto il ricorso, munito di forza esecutiva.
Massime relative all'art. 636 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 21675/2013
Ai sensi della legge 13 giugno 1942, n. 794 (applicabile "ratione temporis"), l'opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dall'avvocato per prestazioni giudiziali in materia civile deve proporsi con atto di citazione, sicché, qualora l'opponente abbia introdotto il corrispondente giudizio con ricorso, la sanatoria del vizio procedurale - operante quando, con la regolare instaurazione del contraddittorio, conseguente alla costituzione della controparte in assenza di eccezione alcuna, sia stato raggiunto lo scopo dell'atto, in virtù del principio di conversione degli atti processuali nulli di cui all'art. 156 c.p.c. - sussiste alla condizione che il ricorso venga notificato nel termine indicato nel decreto, analogamente a come si sarebbe dovuto procedere con l'atto di citazione.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 21675 del 23 settembre 2013)
In base al combinato disposto degli artt. 633 e 636 c.p.c., la domanda monitoria relativa a crediti per prestazioni professionali deve essere accompagnata dalla parcella delle spese e prestazioni, munita della sottoscrizione del ricorrente e corredata dal parere della competente associazione professionale, mentre non possono ritenersi idonee prove scritte, in relazione a tali crediti, la fattura e la copia autentica del registro IVA, ai sensi dell'art. 634 c.p.c., riferendosi tale ultima norma alle diverse ipotesi dei crediti per somministrazione di merci e di denaro ovvero per prestazioni di servizi.
Cass. civ. n. 12685/2011
In tema di competenza per territorio, ove un avvocato abbia agito, con il procedimento di ingiunzione, al fine di ottenere dal proprio cliente il pagamento di competenze professionali avvalendosi del foro speciale di cui all'art. 637, terzo comma, c.p.c., il rapporto tra quest'ultimo ed il foro speciale della residenza o del domicilio del consumatore previsto dall'art. 33, comma 2, lettera u), del d.l.vo 6 settembre 2005, n. 206 va risolto nel senso della prevalenza del foro del consumatore, sia perché esso è esclusivo sia perché, trattandosi di due previsioni "speciali", la norma successiva ha una portata limitatrice di quella precedente.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12685 del 9 giugno 2011)
Cass. civ. n. 236/2011
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 236 del 5 gennaio 2011)
Cass. civ. n. 1505/1998
In tema di onorari dovuti ad esercente la professione forense la mancanza del parere dell'ordine professionale (non necessario peraltro quando il compenso sia predeterminato sulla base di una tariffa obbligatoria quale quella riguardante i diritti di procuratore stabiliti ex lege in misura fissa) e della parcella contenente l'esposizione delle spese e dei diritti, secondo quanto dispone l'art. 636 c.p.c. ai fini dell'emissione del decreto ingiuntivo, può essere eventualmente rilevante sotto il solo profilo del regolamento delle spese processuali ma non impedisce al giudice nel giudizio di opposizione di valutare la fondatezza della pretesa creditoria sulla base di ogni elemento versato in atti.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1505 del 12 febbraio 1998)
Cass. civ. n. 3972/1997
Il parere espresso dal Consiglio dell'ordine degli Avvocati e Procuratori in ordine alla liquidazione degli onorari è vincolante per il giudice soltanto ai fini della pronuncia dell'ingiunzione (artt. 633, 636 c.p.c.) e non anche nel successivo giudizio in contraddittorio in cui il cliente contesti le ragioni di credito invocate dall'avvocato e/o procuratore.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3972 del 7 maggio 1997)
Cass. civ. n. 932/1997
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 932 del 30 gennaio 1997)
Cass. civ. n. 1889/1995
La parcella delle spese e delle prestazioni dell'esercente una professione per la quale sia prevista una tariffa legalmente approvata, costituisce, se corredata del parere del competente ordine professionale, titolo idoneo per l'emissione del decreto ingiuntivo a carico del cliente ma non ha valore probatorio, nel successivo giudizio di opposizione da quest'ultimo eventualmente proposto, della effettiva esecuzione della prestazione in essa indicata né è vincolante, per il giudice, in ordine alla liquidazione degli onorari.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1889 del 21 febbraio 1995)
Cass. civ. n. 7504/1994
Il parere della competente associazione professionale che, ai sensi dell'art. 636, comma 2, c.p.c., deve accompagnare la domanda di ingiunzione al pagamento dei crediti per le prestazioni di cui ai nn. 2 e 3 dell'art. 633 c.p.c., è vincolante solo per la pronuncia del decreto ingiuntivo e non anche nel giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo eventualmente promosso dal soggetto contro il quale il decreto è stato emesso, ove il professionista che si assume creditore ha l'onere di provare, in caso di contestazione, le prestazioni indicate nella parcella ed al giudice è riservato il potere di stabilire quali siano le voci della tariffa da applicare alle prestazioni effettivamente eseguite.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7504 del 24 agosto 1994)
Cass. civ. n. 2034/1994
Con riguardo al procedimento per ingiunzione promosso da avvocato per il pagamento della parcella, in ordine all'applicabilità del procedimento speciale introdotto dalla L. n. 794 del 1942, le prestazioni stragiudiziali che siano strettamente dipendenti dal mandato relativo alla difesa, sì da potersi considerare attività strumentale o complementare di quella propriamente processuale, hanno, anche esse, natura di prestazioni giudiziali, come la preventiva richiesta di risarcimento del danno all'assicuratore ai sensi della L. n. 990 del 1969, che integra esercizio di attività stragiudiziale puramente strumentale a quella giudiziale, essendo condizione per la proponibilità dell'azione risarcitoria.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2034 del 1 marzo 1994)
Cass. civ. n. 6214/1992
In tema di compensi professionali di avvocati e procuratori non possono essere considerate come stragiudiziali, ed essere perciò compensate separatamente da quelle giudiziali, quelle attività professionali che seppure non esplicate davanti al giudice siano con quelle giudiziali strettamente connesse e complementari sì da costituire di esse il naturale completamento. Tale connessione poi, e quindi la natura giudiziale della prestazione, deriva dallo stesso tenore della tariffa giudiziale professionale ogni volta che la prestazione stessa sia in essa esplicitamente prevista, come nel caso delle informazioni scritte o telefoniche del professionista al cliente circa l'andamento del giudizio e lo svolgimento delle udienze, previste nella tabella delle prestazioni giudiziali sotto la voce «consultazioni e corrispondenza con il cliente».
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6214 del 23 maggio 1992)
Cass. civ. n. 4036/1977
In sede di opposizione al decreto ingiuntivo, emesso per il pagamento di prestazioni professionali, incombe al professionista l'onere di provare il conferimento dell'incarico, nonché di avere effettivamente eseguito le prestazioni indicate nella parcella. Il parere dell'organo professionale serve al mero controllo della corrispondenza tra le voci elencate e quelle previste nella tariffa.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4036 del 21 settembre 1977)
relative all'articolo 636 Codice di procedura civile
Norma di riferimento: Articolo 636 Codice proc. civile - Parcella delle spese e prestazioni | Quesito Q201616285
lunedì 06/06/2016 - Calabria
“nell'agosto 2015 mi sono rivolto ad un ingegnere per un permesso di costruire in sanatoria di un piccolo balcone ,pertinenza di un mio appartamento.Ho chiesto al tecnico più di una volta ,anche se in maniera non perentoria di fornirmi un preventivo sul costo complessivo della pratica,ricevendo sempre un "rassicurante" poi vediamo ,non si preoccupi.Alla fine della procedura,conclusasi positivamente con l'ottenimento del permesso ,il tecnico mi ha chiesto l'onorario per la sua prestazione,solo in maniera verbale,ammontante a circa 5000 euro,di cui 1269 dietro fattura ed il resto in maniera diciamo non tracciabile.Io ho subito pagato con assegno la somma di 1270 euro,rifiutandomi di pagare il resto,sia per la forma equivoca di pagamento,sia giudicandola particolamente onerosa per l'entità del lavoro svolto.Aconferma di ciò ho inviato un mail al tecnico ,informale,offrendo unaulteriore somma a saldo,tracciabile,per un totale di 1800 euro,che sec me andava aldila di molto dai prezzi di mercato per quel tipo di prestazioni.Pensi che invalore dell'opera condonata,preesistente alla procedura non supera i 5000 euro prudenzialmente valutata.Iltecnico ,sempre e solo tramite mail, ha rifiutato.A ciò non è seguito nulla.Non mi è stata recapitata nessuna notula di pagamento,nessun preavviso di pagamento.Nell'aprile us mi è stato notificato invece un D.I. emesso dal giudice di pace di cz,su richiesta del tecnico,sulla base di una parcella liquidata dall'ordine professionale competente come conforme alla tariffa professionale e nient'altro,non esistendo nessun contratto ne tantomeno preventivo scritto ,né come ho detto prima notule o preavvisi di parcella.In altri termini l'ingegnere non mi ha mai notificato nulla in maniera tracciabile,senza contare la mancanza di contratto o preventivo scritto.Naturalmente io ho fatto opposizione al D.I.Ora io vi domando:può essere portata come prova scritta per l'emanazione di un D.I.unicamente una parcella liquidata come conforme alla tariffa professionale quando le tariffe professionali sono state abolite?E' legale che un ordine professionale si riferisca ancora alle abrogate tariffe professionali nel rilasciare pareri di congruità,sapendo che questi verranno usati per l'emanazione diD.I? Non è il rilascio di un parere di congruità un atto amministrativo soggetto pertanto a determinate regole,come per esempio l'invio di un avviso al committente di inizio procedimento per permtettere a quest'ultimo di partecipare alla formazione del parere.?
Vi ringrazio se vorrete confortarmi del vostro illuminato parere
Carlo T.”
Come correttamente osservato nel quesito, la professione dell’ingegnere rientra nel novero delle “professioni regolamentate nel sistema ordinistico”, con riferimento alle quali l’art. 9, comma 1, del D.L. n. 1/2012 ha abrogato le tariffe professionali obbligatorie per legge: “Sono abrogate le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico” e, ai sensi del successivo comma 4 “il compenso per le prestazioni professionali è pattuito, nelle forme previste dall'ordinamento, al momento del conferimento dell'incarico professionale. Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell'incarico e deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell'esercizio dell'attività professionale. In ogni caso la misura del compenso è previamente resa nota al cliente con un preventivo di massima, deve essere adeguata all'importanza dell'opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi”.
Il professionista è tenuto quindi a fornire un preventivo di massima al cliente all’inizio dell’incarico, ed è fatto evidentemente divieto agli Ordini professionali di indicare dei parametri per la determinazione dei compensi professionali perché ciò equivarrebbe – nella sostanza – a reintrodurre le tariffe abrogate.
Certamente non è escluso che il cliente ed il professionista, nella loro libertà contrattuale, possano prendere come punto di riferimento le vecchie tariffe, che costituiranno quindi un parametro di riferimento utile; ma evidentemente la scelta non può che essere rimessa alle parti, appunto, ed alla loro volontà negoziale.
Nel caso di specie, quindi, certamente è censurabile sotto il profilo quantomeno deontologico l’operato del professionista il quale, tra le altre cose, non ha – in ottemperanza al dettato normativo – fornito, all’inizio della pratica, un preventivo di massima delle spese da sostenere. Preventivo da sottoporre e discutere con il cliente, il quale avrebbe in tal modo potuto valutare con maggiore cognizione di causa se conferire o meno l’incarico.
Ciò detto, non è illegittimo il decreto emesso sulla base del parere rilasciato dall’Ordine professionale di appartenenza, dal momento che l’art. 636 c.p.c. recita al suo primo comma: “Nei casi previsti nei numeri 2 e 3 dell'articolo 633, la domanda deve essere accompagnata dalla parcella delle spese e prestazioni, munita della sottoscrizione del ricorrente e corredata dal parere della competente associazione professionale. Il parere non occorre se l'ammontare delle spese e delle prestazioni è determinato in base a tariffe obbligatorie.”
Come si vede, pertanto, il parere è vincolante (o, più correttamente, “era” vincolante, per effetto della parziale abrogazione dell’articolo in commento da parte del citato D.L. n.1/2012) per il Giudice solamente in caso di tariffe obbligatorie, mentre rimane comunque un presupposto valido e sufficiente all’emissione del provvedimento la parcella corredata dal parere dell’Ordine professionale di appartenenza.
Tuttavia, va ricordato che il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo è un giudizio a cosiddetta “cognizione piena”: significa cioè che il Giudice non può limitarsi a decidere sulla base dei documenti offerti in prova dal ricorrente e delle dichiarazioni unilaterali di quest’ultimo ma dovrà procedere – come in un ordinario giudizio – ad una adeguata ed approfondita istruttoria per verificare la fondatezza degli assunti dell’affermato creditore. Creditore che, nonostante formalmente sia convenuto in causa, manterrà nella sostanza la veste di attore (è lui, infatti, che ha richiesto l’ingiunzione di pagamento), con tutti gli oneri probatori che ne conseguono.
Afferma in proposito la giurisprudenza: “La parcella correlata dal parere espresso dal competente Consiglio dell'Ordine d'appartenenza del professionista ha - per il combinato disposto degli artt. 633, comma 1, n. 2 e 636, comma 1, c.p.c. - valore di prova privilegiata e carattere vincolante per il giudice esclusivamente ai fini della pronunzia dell'ingiunzione. Per contro, non ha tale valore e carattere, costituendo semplice dichiarazione unilaterale del professionista (sulla quale l'organo associativo esprime un mero parere di congruità, senza effettuare controllo alcuno di effettività e di consistenza della prestazione), nel successivo giudizio in contraddittorio, introdotto dall'ingiunto con l'opposizione ex art. 645 c.p.c. . Nell'ordinario giudizio di cognizione, il creditore, in favore del quale l'ingiunzione è stata emessa, assume la veste sostanziale di attore e su di lui incombono i relativi oneri probatori ex art. 2697 c.c., ove vi sia stata contestazione da parte dell'opponente in ordine all'effettività e alla consistenza delle prestazioni eseguite, ovvero della tariffa pertinente ed alla rispondenza ad essa delle somme richieste, circostanza la cui valutazione è poi rimessa al libero apprezzamento del giudice” (Cassazione civile, sez. II, 11 gennaio 2016, n. 230).
Sull’abrogazione delle tariffe si riporta poi una significativa pronuncia di merito: “L'abrogazione da parte dell'art. 9 l. 24 marzo 2012, n. 27 delle tariffe delle professioni regolamentate ha comportato l'abrogazione anche dell'art. 2233 comma 1 c.c., nella parte in cui prevedeva, ai fini della determinazione del compenso del professionista, l'acquisizione giudiziale del parere dell'associazione professionale nonché dell'art. 636 c.p.c. Da ciò consegue che, nel nuovo regime dei parametri, integrano la prova scritta, richiesta dall'art. 633 comma 1, n. 1, c.p.c. per l'emissione del decreto ingiuntivo in favore del professionista intellettuale, l'accordo scritto con il cliente e il preventivo scritto, previsti dall'art. 9 comma 5 l. 24 marzo 2012, n.27.” (Tribunale Varese, sez. I, 11 ottobre 2012).
Documenti, questi ultimi, che, nel caso in esame, mancano completamente (e ciò costituisce circostanza sfavorevole al professionista).
In merito, infine, all’ultima domanda posta, correttamente si evidenzia come il parere dell’Ordine professionale – che ha natura di ente pubblico non economico - costituisca a tutti gli effetti atto amministrativo: “Il soggetto che si ritenga pregiudicato dal parere espresso dal Consiglio dell’Ordine forense in ordine alla congruità di una richiesta di onorari è portatore di un interesse legittimo - connesso ad un interesse pubblico, garantito da norme di azione - da far valere dinanzi al giudice amministrativo. Il parere del consiglio, infatti, è atto amministrativo sotto il profilo sia soggettivo che oggettivo, attesane la provenienza da un Organo preposto a funzione pubblicistica - svolta nell'interesse della categoria, intesa in senso unitario, e dei suoi singoli componenti nonché a protezione del cliente del professionista - e, d'altro lato, il fatto per cui tale parere integra un apprezzamento tecnico espresso da Autorità, al riguardo, istituzionalmente competente” (T.A.R., (Toscana), sez. I, 02 luglio 1996, n. 596: la pronuncia riguarda un ordine forense, ma il principio vale per qualsiasi ordine professionale).
Conseguentemente l’Ordine soggiace pienamente alle regole del procedimento amministrativo, per cui: “Premessa la natura oggettivamente e soggettivamente amministrativa dei pareri di congruità in materia civile reso dall'Ordine Avvocati, la relativa procedura di adozione deve essere soggetta alle norme generali che governano l'azione amministrativa e, in particolare, tenuto conto della specifica funzione istituzionale attribuita all'organo professionale e della natura degli interessi coinvolti, all'art. 7 della legge n. 241 del 1990, che impone l'obbligo della comunicazione dell’avvio del procedimento amministrativo ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti” (T.A.R. Venezia, (Veneto), sez. I, 13 febbraio 2014, n. 183).
La portata generale della citata disposizione normativa (art. 7, L 241/1990) non tollera eccezioni alla sua applicazione, che non siano espressamente contemplate dalla legge, con la duplice conseguenza che, da una parte, i procedimenti sottratti alle regole sulla partecipazione al procedimento amministrativo sono solo quelli specificamente individuati in via normativa, e, dall’altra, vi è l'obbligo, per l’ente pubblico, di dare comunicazione di avvio in ordine a qualsiasi procedimento non espressamente contemplato tra quelli esclusi dall'art. 13 della legge legge 7 agosto 1990 n. 241.
Norma di riferimento: Articolo 636 Codice proc. civile - Parcella delle spese e prestazioni | Quesito Q20124918
domenica 29/01/2012 - Lazio
“il mio ex legale ottiene decreti ingiuntivi e provvisorie escuzioni senza il parere del consiglio dell'ordine qualcuno mi puo spiegare come e' possibile”
Consulenza legale i 06/02/2012
L'art. 636 del c.p.c. sul punto è chiaro e precisa che, per la riscossione dei crediti di cui ai n. 2 e 3 dell'art. 633 del c.p.c., è prova scritta sufficiente la parcella relativa alle spese e prestazioni fornite, sottoscritta dal professionista e corredata dal parere dell'associazione professionale competente, qualora l'ammontare delle spese non sia determinato da tariffe obbligatorie.
L'avvocato deve munirsi del parere dell'ordine di appartenenza per poter chiedere il decreto ingiuntivo ex art. 633 c.p.c., tanto che il giudice è tenuto ad uniformarvisi. Il parere non si esaurisce in una mera certificazione del credito esposto alla tariffa professionale essendo esso esposizione di un motivato giudizio critico e non di una mera operazione contabile. Detto parere corrisponde ad una funzione istituzionale dell'organo professionale in vista degli interessi degli iscritti e della dignità della professione, nonchè dei diritti degli stessi clienti, ed è volto ad impedire richieste di onorari sproporzionati (così anche Cass. Civ. SS.UU. 2008/6534).

References: Articolo 636

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 Articolo 636
 art. 645
 art. 2697
 Articolo 636
 art. 633
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