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Timestamp: 2018-12-14 01:41:00+00:00

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Capitolo 8: UNA FEDE SOSTENUTA da INTREPIDE OPERE (1933- ottobre1935)
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"UNA FEDE SOSTENUTA da INTREPIDE OPERE (1933- ottobre1935)"
(“… e avendo compreso che erano uomini illetterati e comuni,… li chiamarono e ingiunsero di non dire in nessun luogo alcuna espressione né insegnare in base al nome di Gesù. Ma rispondendo, … dissero loro: …in quanto a noi, non possiamo smettere di parlare delle cose che abbiamo viste e udite. ”, Atti 4:13, 18-20).
L'anno 1933 segnò per i Testimoni di Geova in Italia una costante e continua ascesa della loro persecuzione. Oramai essi erano assiduamente da tempo controllati e attentamente vigilati. In quest'anno le autorità locali assumeranno un comportamento zuppo di veri toni di coercizione psichica, dietro le incalzanti pressioni di un clero cattolico sempre più intollerante, principalmente con l'intento d' intimorire e far desistere il Testimone di Geova dall'esercizio della sua fede religiosa e soprattutto fermare quell'opera di propaganda evangelizzatrice da essi promossa ed esercitata .
Nella nazione tale subdola forma persecutoria nel 1933, venne diretta inizialmente e con modi particolarmente cruenti, contro alcuni Testimoni di Geova dell' Abruzzo, dimoranti nella provincia di Pescara, principalmente verso i pochi testimoni residenti nei comuni di Spoltore , Montesilvano e Pianella, gruppi di studio biblico sorti proprio in questo anno, dove tutti i componenti si dimostrarono insolitamente tenaci e coerentemente intrepidi nella fede, rimanendo fermi, stabili e fedeli alla dottrina professata.
Tra i vari gruppi di Testimoni di Geova sparsi nella nazione, quelli residenti nella provincia pescarese, nei comuni di Spoltore, Montesilvano e Pianella, saranno i primi ad essere perseguitati e resteranno storicamente, i più duramente colpiti dal regime fascista. Rimarrà una pietra miliare, nella storia tracciata sulla persecuzione dei Testimoni di Geova in Italia, la fede avuta dai componenti di questi tre gruppi, che si dimostreranno essere lo zoccolo duro della dottrina. Il Fascismo e i Fascisti, nonostante si accanissero su di loro perseguitandoli in forme e modi diversi, nulla poterono contro questi straordinari ed eccezionali adoratori di Geova i quali “…non poterono smettere di parlare delle cose che avevano viste e udite”.
Su di essi, vari sono stati nel tempo giudizi e commenti dati, ma tutti in positivo. Valutazioni oggettive motivate da un' insolito rispetto per la loro fede professata, quanto da una rigorosa deferenza verso le semplici persone colpite, quasi tutti appartenenti al mondo contadino abruzzese. Qui si accennerà come massima espressione di ossequiosità per i Testimoni di Geova perseguitati nell'Abruzzo, di cui oggi se ne riscopre e se ne rivaluta alcuni valori dimostrati sotto il Regime Fascista carichi di un riconosciuto contributo morale e sociale da "altri" non coerentemente espresso nel periodo , da ciò che scrisse nel 1978 il professore Raffaele Colapietra, ripercorrendo la dura repressione fisica verso componenti di questo gruppo religioso nella loro regione. Egli fra le varie cose dirà sui Testimoni di Geova:
“Ecco perché in un mondo contadino abruzzese che sostanzialmente rimase lontano dalla politica durante l'intero ventennio…, assume un rilievo singolarissimo il processo dell'aprile 1940 contro i Testimoni di Geova davanti al Tribunale Speciale, una delle pagine più inique nella storia del regime e dei suoi fiancheggiatori, ma anche ovviamente e significativamente tra le meno conosciute, non prestandosi essa ad alcuna utilizzazione di partito e costituendo anzi tutt'al più un severo atto d'accusa contro la politica in sé per sé…. Comunque ciò sia, e per restare per il momento col nostro argomento gli 11 anni, appena meno che al fratello di Ignazio Silone inflitti a Mariantonia Di Censo una contadina di Montesilvano poco più che ventenne…, stanno a dimostrare la ferocia con cui il regime intendeva colpire il pacifismo…, inoffensivo di questi umilissimi cittadini…,e il cui durissimo carcere, inflitto alle donne, avrebbe dovuto suonare da ammonimento anche agli intellettuali…. Gli altri condannati, testimoni, infatti, delle età più diverse, il che conferma la presa ambientale, non generazionale, del messaggio evangelico, sono tutti contadini e artigiani…. Metà dei 26 Testimoni di Geova processati e condannati il 19 aprile 1940 sono dunque abruzzesi, provengono dagli stessi strati sociali e dalla medesima area geografica, quella litoranea adriatica…. Nessun partito politico, neppure i comunisti, raccolsero dinnanzi al regime un gruppo così numeroso e tanto duramente colpito come questi innocui popolani della Riviera. Perciò abbiamo voluti ricordarli distintamente, perché si tratta di un “ritorno alle origini” tipicamente abruzzese, di qualcosa che travalica di molto lo stesso antifascismo, in quanto a condannare questi innocenti è lo Stato, l'autorità astrattamente intesa, quello Stato che per l' Abruzzo contadino…, non si era saputo identificare che con l'esattore ed il carabiniere”. (Colapietra Raffaele, Abruzzo un profilo storico, Ed. R. Carabba 1978, pagg.191-193).
Apprezzamenti per la fede e l'abnegazione data nell'opera di evangelizzazione, gia a partire dal 1933, da questi umili contadini Testimoni di Geova abruzzesi, sono anche riferiti dalla loro stampa, come avverrà ne La Torre di Guardia edizione italiana del 15 giugno 1955, pag. 375, quando su di essi si scriverà: "In Abruzzo una regione agricola dell'Italia, c'è un proverbio che si è dimostrato verace in merito a questo popolo circa la sua reazione alla buona notizia. Esso dice: "Abruzzo forte e gentile". Qui hanno accettato la verità più persone che in qualsiasi altra regione dell'Italia. ... un sacerdote avvertì i suoi parrocchiani: "State attenti! I testimoni di Geova hanno riempito l'Abruzzo con le loro dottrine ed ora hanno invaso anche le Marche!" "
Ma prima di affrontare l'inizio della lunga e dolorosa repressione fisica dei Testimoni di Geova in Italia, persecuzione che si inaugurerà proprio tra i testimoni in Abruzzo residenti nei comuni di Spoltore, Montesilvano e Pianella, delle cui vicissitudini andremo solo successivamente a conoscere, un quadro ora, molto sintetico sui problemi che portarono, all'inizio anno 1933, alla repressione dei Testimoni di Geova nella Germania, dove con maggiore violenta veemenza si iniziò già da quest'anno a controllare prima e perseguitare poi, tutti quei fedeli adoratori che “… non poterono smettere di parlare delle cose che avevano viste e udite”.
1933 - IL NAZISMO AL POTERE -
INIZIO REPRESSIONE DEI TESTIMONI DI GEOVA IN GERMANIA
Nella Germania il 26 gennaio 1933, il Cancelliere Kurt von Schleicher chiede al presidente Hindenburg i pieni poteri, per gestire un Governo traballante già da mesi. Poiché non li ottiene si dimette. Il 30 gennaio 1933 il presidente Hindenburg nomina il quarantaquattrenne Adolf Hitler(1889-1945), Cancelliere del Reich (Mussolini in Italia venne nominato Capo del Governo nel 1922. In Italia il Fascismo era nato molto prima del Nazismo, vedi cap. III; lo stesso Hitler nei primi tempi prese il Fascismo e Mussolini sommamente ad esempio). Il nuovo governo con Franz von Papen Vice Cancelliere, era una coalizione di estrema destra formata da Nsdap (National-sozialistiche Partei Deutschlands), da conservatori di Dnvp e dallo Stahlhelm (Associazione patriottico-nazionalista di ex combattenti).
Solo quarantotto ore dopo aver assunto il potere, come preteso da Hitler, il presidente Hindenburg scioglie il Reichstag, per nuove elezioni.
Nel corso del mese di febbraio, il governo hitleriano comincia la demolizione della democrazia weimariana e la costruzione dello Stato totalitario (in Italia sarà il 3 gennaio 1925, vedi cap IV).
Un decreto legge sospende la libertà di stampa (in Italia era accaduto otto anni prima nel 1925, vedi i capitoli V e VI), mentre i nazisti scatenarono un'ondata di violenze contro gli oppositori politici. Il gerarca nazista Hermann Goring, nominato Ministro dell'Interno, integra la polizia con un corpo ausiliario di 50.000 membri delle SA, delle SS, e dello Stahlhelm. Il 27 febbbraio il Reichstag viene dato alle fiamme, l'indomani Hitler promulga il “Decreto per la protezione del Popolo e dello Stato” (in Italia queste leggi ci furono tra il 1925 e il 1926, vedi cap. IV e V), un provvedimento che di fatto sospende l'attivismo politico e l'antinazismo generale.
Alle elezioni per il Reichstag del 5 marzo 1933 la Nsdap ottiene 17 milioni e 277 mila voti, il 43,9 per cento (288 seggi) e grazie agli oltre 3 milioni di voti dei nazionalsocialisti (52 seggi), Hitler dispone della maggioranza parlamentare (340 seggi su 647), (in Italia Mussolini, la maggioranza parlamentare lo ottenne nel 1924 con la vittoria del “listone” ; mentre il plebiscito dei “si”, ci fu nel 1929 grazie all'aiuto della Chiesa Cattolica, vedi cap. VI).Nei giorni successivi, tutti i governi “locali” degli Stati Tedeschi vengono defenestrati, e sostituiti da commissari nazisti del Reich (in Italia identica cosa avvenne nel 1926 con la Legge numero 660, sulla nomina dei Prefetti Fascisti , vedi il cap. V) Il 13 marzo Hitler istituisce il nuovo ministero “per l'informazione, la propaganda e l'educazione popolare” (un'identica “educazione politico-popolare” in Italia si registrerà a partire dal 1926, vedi Cap. V), venne affidato al nazista Joseph Goebles.
Il 21 marzo 1933 nella chiesa luterana del presidio di Potsdam venne benedetto e raccomandato a “dio” il nuovo Reichstag, presenti Hindenburg e Hitler. Solo due giorni dopo dalla benedizione, il 23 marzo, il Reichstag concede i pieni poteri al Governo hitleriano per 4 anni (norma prevista come da emergenze per lo Stato dalla Costituzione weimariana), (in Italia Mussolini acquisirà i pieni poteri nel 1925, vedi cap. IV e V). Il regime istituisce subito Tribunali Speciali (in Italia fu legge del 1925, operativa dal 1926, vedi cap. IV e V), venne aperto il primo campo di deportazione a Dachau.
Il 7 aprile una legge sulla burocrazia statale comporta il licenziamento di alcuna migliaia di impiegati e funzionari ebrei o politicamente sospetti.
Il 24 aprile avverrà la prima perquisizione nella Tipografia Watch Tower Society a Magdeburgo, furono confiscate la stampa ivi trovata (in Italia la prima confisca e sequestro della stampa W.T.S a Pinerolo fu il 19 aprile 1927). Il 25 giugno 1933 i Testimoni tedeschi convocano una loro assemblea generale nello Sporthalle Wilmersdorf di Berlino, dove parteciperanno 5.000 delegati e alla conclusione d'essa dichiareranno le loro reali intenzioni, cioè: “ … la nostra organizzazione non è politica in alcun senso…vogliamo solo insegnare alle persone la parola di Geova Dio, senza esserne impediti…”, intendimenti che stilato su carta fu inviato a Hitler. Essa e conosciuta come Erklarung (Dichiarazione) che venne stampata anche in 2 milioni di copie e distribuite nella nazione (il documento è rintracciabile su questo sito Triangoloviola dove si rimanda il lettore per un maggiore approfondimento,nda)
La reazione da parte del governo del Reich lo si ebbe il 28 giugno 1933 quando verrà definitivamente chiusa la sede tedesca della W.T.S a Magdeburgo e nel successivo giorno il 29 giugno 1933 quando un decreto della Polizia proibì qualsiasi lettura della Bibbia e riunioni religiose tra testimoni. Mentre sarà del 24 luglio 1933, che l'Associazione dei Testimoni di Geova venne dichiarata fuorilegge in Germania. Il 12 novembre 1933, alcuni Testimoni di Geova tedeschi vengono incarcerati per non aver partecipato alla doppia consultazione elettorale per il Reichstag e per un referendum sull'uscita dalla Società delle Nazioni. Alla farsesca consultazione partecipa il 95 per cento degli aventi diritto: il 92,2 per cento degli elettori tedeschi vota per il solo partito in lizza e approva la politica estera di Hitler. Tra il 2,8 per cento degli elettori non votanti ci furono anche i Testimoni di Geova.
Nel volume “I Bibelforscher e il nazismo (1933-1945) i dimenticati dalla storia”, di Graffard Silvie – Tristan Leo, edizioni.Tiresias-M. Reynaud, Parigi, 1994, alle pagine 30, 31 e 38 vi sono riportate alcune dirette testimonianze di Testimoni di Geova che subirono violenza e ritorsioni da parte delle autorità in Germania, appunto perché non parteciparono al voto del 12 novembre 1933, interessante è una lettura attenta d'esse.
I Testimoni di Geova per coerenza alla logica della loro dottrina e alla propria fede, si ritenevano allora e si ritengono a tutt'oggi, un gruppo religioso apolitico e neutrale in tutti quegli affari militari e politici interni alle nazioni.
L'isolamento dagli affari politici adottato dal gruppo religioso dei Testimoni di Geova, ci riconduce storicamente agli albori del cristianesimo apostolico e post-apostolico. Già nel primo secolo se ne riscoprivano eguali le radici nelle motivazioni, soprattutto con varie reiterate accuse da parte di pagani, fatte ai cristiani principalmente su un loro presunto “isolamento sociale”, un isolamento che venne visto e inteso, come una forma di ribellione allo Stato. Quelle accuse, se vogliamo anche logiche di misantropia (amiksia misantropia) che l'impero romano aveva già da tempo rivolto al giudaismo, si riversò successivamente per riflesso e riverbero, ma con modi estremamente ingiustificati e con fini malevoli e infamatori, sui Cristiani appunto, per la loro ostentata neutralità verso l' impero e la sua politica (si veda:Tacito Annales 15, 44).
Notevole resta ancora oggi, per la critica avverso ai Cristiani, le teorizzazioni contro le loro posizioni neutrali di fede, volute e opinate da Celso, il quale era fortemente preoccupato per la consolidata prassi cristiana dell' isolamento sociale, ritenendo che se l'Imperatore restava solo, abbandonato da tutti, i beni della terra cadrebbero in mano ai barbari, quindi l'isolamento dei cristiani dal potere politico era cosa grave e pericolosa per tutta la cultura ellenico-romana. Celso, verso il 178 d.C., aveva scritto il suo Discorso veritiero contro i cristiani, dove l'intellettuale pagano proponeva anche una soluzione al problema, ripresa secoli dopo anche da Hitler nelle sue farneticazioni esoteriche di demonica follia. La soluzione secondo Celso era che “...un saggio capo politico prevedendo una tale possibilità, deve eliminare tutti i cristiani prima che questi causano la rovina dell'Impero". Il messaggio finale di Celso è dunque comprensibile : " Bisogna appoggiare ed aiutare l'Imperatore con tutte le forze, bisogna collaborare con lui in ciò che è giusto, fare il soldato nei suoi eserciti... e partecipare nelle sue campagne militari. Bisogna prendere parte al governo delle proprie istituzioni locali..." (si veda in: Tertulliano, La Corona, op. cit. pag. 100, a cura di Pier Angelo Gramaglia; inoltre Origene, Contro Celso 8, 73,). Nel 178 d.C., Celso si era trovato di fronte a gruppi di cristiani che ideologicamente e praticamente rifiutavano la vita sociale comunitaria nei municipi locali, rifiutavano di fare il soldato (vedi cap. II del Compendio) e rifiutavano di esercitare qualsiasi carica di magistratura o amministrazione nelle istituzioni dell'impero. Riprendendo verso il 246, 248 d.C. le accuse di Celso per confutarle, Origene, contestò a priori le teorie celsiane, ammetteva egli con risolutezza che i cristiani vedevano nella “società politica umana” qualcosa circondato da un mondo satanico, perduto e destinato alla rovina eterna (Origene, Contro Celso 8, 5), stupisce notare storicamente ancora oggi, che i Testimoni di Geova in Germania e in Italia nel 1933, si esprimevano riguardo ai due regimi totalitari, quello Nazista e quello Fascista, proprio con simili termini, retaggio unico e solo di quel patrimonio spirituale lasciatoci in eredità dai primi cristiani.
Tertulliano riferisce inoltre le varie accuse fatte nei suoi tempi ai cristiani tra cui quello di essere “nemici dello stato” , o dell' essere completamente “…sterili nelle vita pubblica…” (Apologetico 2,16; 35,1; 36,8 e 42,1), inoltre che “ … i cristiani erano estranei alla vita pubblica…” (De Pallio 5,4; De idolatria 18,8). Minucio Felice annotava invece la stizza dei pagani verso i cristiani accusati di “…non partecipare alla vita pubblica e ai riti cittadini…” (Octavio 12,5-6) insistendo soprattutto sul rifiuto “…della porpora e degli incarichi politici nello stato…” (Octavio 31,6 e 37,3-5).
Sull'argomento accennato fin qui basta, l'approfondimento ulteriore è per uno studio vastissimo e non certo materia del Compendio, qui ciò è detto solo per ricordare alcune similitudini che vi furono nelle accuse rivolte ai primi cristiani e successivamente poi, per questi anni in esame, ai Testimoni di Geova sotto i due regimi totalitari il Nazismo e il Fascismo.
Anche se il compito di questo studio è di registrare solo ed unicamente la storia dei Testimoni di Geova in Italia, il Compendio accennerà di tanto in tanto, quando lo riterrà opportuno, al problema creato dal regime nazista e ad alcuni degli eventi sociali, politici e religiosi, succedutasi nella Germania di Hitler riguardo ai testimoni.
Per un' approfondimento maggiore e specifico sul problema avuto dai Testimoni tedeschi si rimanda al volume di: Graffard Silvie – Tristan Leo, in “I Bibelforscher e il nazismo (1933-1945) i dimenticati dalla storia”, ed. Tiresias-M. Reynaud, Parigi, 1994, nonché all'abbondante materiale storiografico raccolto e curato tra i DOCUMENTI di questo sito Triangoloviola dove si rimanda per uno studio specifico.
E anche in Italia, i Testimoni di Geova, alla pari dei loro fratelli tedeschi, non parteciperanno alle elezioni politiche plebiscitarie del 25 marzo 1934 quando gli elettori italiani, come era avvenuto per gli elettori nazisti in Germania, dovettero esprimersi per la farsesca consultazione su di una lista unica di 400 fascisti, che a spoglio ultimato ottenne il 99,48 per cento di suffragi.
La non partecipazione al voto di un testimone abruzzese, NON passo inosservato tra gli elementi fascistizzati, infatti sia il Clero che le autorità regime inserirono il mancato “dovere” tra i capi d' accusa per denunciare e spedire poi al confine il Testimone di Geova D'Angelo Luigi, tant'è che la nota, un rapporto dei CC.RR: di Pescara sintetizzerà così l'accaduto: “Il D'angelo, pur non avendo militato, nel Regno, in partiti sovversivi, tuttavia è stato sempre contrario al Fascismo poiché non ha partecipato mai a manifestazioni a carattere nazionalistico; nelle elezioni del marzo 1934 si astenne dal votare e nella sua attività propagandista non ha risparmiato mai critiche e appunti al Regime ed alle sue istituzioni” (ACS, Confino, D'Angelo Luigi b. 313; sul D'Angelo Luigi si dirà ampiamente poco appresso, in questo stesso capitolo, nda).
LE FORME PERSECUTORIE tra NAZISMO e FASCISMO
Al fine di un confronto, seppur inaccettabile per quanto accaduto sia storicamente che per la logica del rispetto dell'umana dignità, si cercherà qui, sintetizzandone la brevità, di cogliere quelle differenze che ci furono nelle forme persecutorie operate contro e nei confronti dei Testimoni di Geova, sia dal nazismo in Germania che dal fascismo in Italia.
Entrambi i regimi dittatoriali, il fascismo e il nazismo, avevano come base ideologica di fondo, un fattore comune e vincolante quello che in realtà si esprimerà poi e che diverrà massimamente rappresentativo dalla loro stessa strategia politica repressiva, cioè che entrambi avevano bisogno di presentarsi agli occhi della pubblica opinione, sia quella interna alla nazione per meri fini di consensi che all'esterno d'essa ai fini di una riconosciuta legittimazione internazionale, con una un'immagine di un regime nazionale che si proponeva unico depositario degli interessi e dei bisogni della collettività popolare.
Questa politica (in effetti si rivelerà più una strategia di partito), presupponeva l'impellente esigenza di ridurre al minimo la portata del dissenso interno alla nazione (in Italia antifascismo), ma anche del dissenso esule, vivo ed attivo in altre nazioni dell' Europa, in modo che entrambi i regimi, sia quello fascista che quello nazista, conquistassero il pieno potere, mediante l'eterogeneità delle forze che le avevano sorrette, ma anche mediante la repressione istituzionale (persecuzione), decretato e legittimato dallo stesso legislatore.
Tale strategia politica di partito dei due regimi, fece si che in Italia tra il 1926 e il 1943 e in Germania dal 1934 al 1945, si avessero gli orrendi crimini persecutori a noi oggi storicamente noti.
Se il nazismo si colloca al di fuori di ogni concezione politica "accettabile" , non bisogna dimenticare che al fascismo italiano va il triste merito della primogenitura. Senza di esso, molto probabilmente non vi sarebbero stati in Europa nè il nazismo nè il franchismo e non sarebbero maturate gli eventi bellici nel modo che conosciamo noi oggi.
Il fascismo come il nazismo significò primariamente la negazione di tutte le libertà e cosa più intollerabile la coercizione delle coscienze libere.
C'è da evidenziare subito, che l'Italia NON conosce le dimensioni persecutorie e repressive interne alla nazione germanica che il nazismo adottò verso ebrei, testimoni di Geova ed altri gruppi o singoli individui, ricorrendo soprattutto all'eliminazione fisica o alla deportazione di decine di migliaia di persone delle più svariate etnie e gruppi nazionali.
Ciò, comunque, NON significa che la repressione fascista in Italia sia stata indolore, o come a torto definito da qualcuno “opera di dilettanti”. Sarebbe un grosso errore storico minimizzare o solo sostenere un'ipotesi del genere (Hitler in quanto a repressione imparò molto da quello che ritenne il suo maestro: Mussolini), infatti le persecuzioni compiute dal Regime, per certi versi riguardo a tutte quelle forme repressive poste in essere dal fascismo in Italia furono dolorosissime, sconvolgenti e traumatiche, anche se non si rivelarono mortali, almeno per i Testimoni di Geova.
Mentre in Germania si scelse con estrema facilità la satanica strategia politica dell'eliminazione fisica delle persone che potessero menomare la perfetta immagine del convinto nazista e del virile ariano, in Italia si volle perseguire la diabolica strada di una subdola repressione iniziata ben prima di quella nazista, una persecuzione costante, ma non eclatante, che puntasse principalmente sulla direttrice di isolare l'individuo dal gruppo e dal resto della popolazione, eliminare il terreno di coltura nel quale le idee antifasciste potessero con estrema facilità attecchire (per il Fascismo i Testimoni di Geova saranno principalmente accusati di essere, soprattutto per l'esercizio della loro propaganda religiosa: disfattisti e antifascisti, nda).
Il compito repressivo venne delegato alle tre istituzioni volute e create dal regime fascista: i Prefetti, il Confino di Polizia e il Tribunale Speciale; essi si dimostrarono gli strumenti più completi e vennero usati con estrema liberalità rivendicativa per opprimere il cristiano Testimone di Geova.
La caratteristica principale della repressione persecutoria voluta dal fascismo nella nazione, fu carica di una forte pressione psicologica di coercizione verso ogni singolo antifascista, esercitata attraverso il Confino o il carcere che si rivelava subito essere per il malcapitato, una comunità innaturale aliena da una vita socializzante pacifica e pia, specie se quest'ultimo, era ed apparteneva ad una realtà sociale sana e civile del paese.
Nel Confino o nelle carceri, ambienti ristretti e alienati socialmente, era costante l'opera provocatoria e torturatrice della polizia e della milizia fascista, che così facendo produceva una disgregazione e guasti psicologici nelle capacità di resistenza del condannato, poi, il periodo di ozio forzato vissuto, che in simili posti vigeva, era destinato, nelle intenzioni degli apparati repressivi a deprimere quell' ultima ormai fragile combattività ideologica o di carattere che l'oppositore potesse dimostrare ancora di avere, si cercava così in tutti i modi di fargli abbassare la guardia e spegnere la sua fede. Alcuni testimoni cederanno per varie ragioni dinnanzi a simili situazioni, come vedremo nel corso del Compendio, ma la maggioranza dei Testimoni di Geova perseguitati in Italia, dimostrarono di possedere una fede inusuale, fuori dall'ordinario accettabile, una vera fede basata su principi cristiani sostenuta da intrepide e coraggiose opere.
Questa tattica persecutoria fascista sulla disgregazione e guasti psicologici nelle capacità di resistenza del condannato, specialmente per ciò che riguarda il Confino, ottenne un reale successo solo verso i detenuti e i confinati non politici e non Testimoni di Geova. Per quest'ultimi invece (come avverrà per molti confinati politici, nda), rappresentò un momento inaspettato per incrementare e diffondere la propria fede e la convinta dottrina, specialmente in qui luoghi e in quei paesi di Confino nei quali NON si sarebbero mai recati di loro volontà. Proprio in questi luoghi essi conobbero ed ebbero anche un relativo successo.
Tra i Testimoni di Geova “puri” (convinti di ciò che erano e stavano facevano,nda), si può dire che nella maggioranza d'essi, sia il Confino che il carcere non intaccò in genere la loro viva fede, ma anzi, per la maggior parte d'essi, in senso positivo, si rivelò come già accennato, un'occasione di rafforzamento e di possibile insperata divulgazione della fede.
Resta fermo che, nonostante tra i Testimoni di Geova la persecuzione fu vissuta nel senso cristiano del termine, quindi da essi passivamente accettata per l'amore del Cristo senza resistervi od opporvisi, questa procurò molto dolore e lacerazioni famigliari, tantissime furono le lacrime amare che essi ebbero a versare. Fu ritenuta quindi la repressione sia dai testimoni tedeschi che da quelli italiani, il mezzo con cui il Diavolo metteva alla prova, per mezzo di suoi agenti terreni, i veri adoratori, i veri cristiani… quelli più prossimi al Dio, il cui nome è Geova (senza peli sulla lingua identificarono tali agenti di Satana a tutte quelle forme di governo coercitive la libertà , soprattutto e direttamente per Mussolini e Hitler).
1933 - UN' IMPORTANTE RIENTRO NELL'ABRUZZO
Prima di descrivere e tracciare gli avvenimenti per l'anno 1933 riguardo ai testimoni di Geova in Italia, è d'obbligo qui accennare subito, per il prosieguo cronologico degli eventi, all'importante rientro dalla Francia che si ebbe proprio in quest'anno del un testimone D'Angelo Luigi, che conobbe la fede nella cittadina mineraria di Longwy (F) dove per motivi di lavoro vi si era recato intorno al 1929 e vi soggiornò per oltre 4 anni. A Longwy, vi era già tempo un nutrito gruppo di Testimoni di Geova di lingua polacca, ma vi operava anche qualche testimone colpoltore di lingua italiana, allo studio ignoto, il quale aveva ottenuto un discreto successo per adesioni alla fede di alcuni emigranti italiani.
D'ANGELO LUIGI (1897-1936) tornò nel mese di febbraio 1933, al suo paese natio, dove lo aspettavano felici di riaverlo tra loro, la moglie i figli e diversi suoi fratelli che con le loro famiglie (abitavano tutti nella medesima casa come una volta era costumanza tra i contadini abruzzesi), risiedevano in un oscuro paesetto agricolo della provincia, a poco più di 15 chilometri dalla città di Pescara, Spoltore, adagiato al sole, tra verdi colline ricoperte da secolari piante di ulivo, dove si poteva dalla casa dei D'Angelo, e si può ancora oggi, ammirare in lontananza le acque limpide e azzurre del mare Adriatico confondersi all'orizzonte con il cielo.
Il Testimone di Geova D'Angelo Mario figlio di Luigi, in un mio incontro con lui il 22 gennaio 1999, mi confermerà che il padre nel 1933, lasciò volontariamente la cittadina di Longwy in Francia e fece ritorno in Italia col solo fine e proposito di iniziare l'opera di predicazione, come colpoltore, nel suo paese e nei paesi circonvicini.
In Abruzzo vi erano già alcuni rilevanti gruppetti di Testimoni di Geova, quello nato nel 1919 a Pratola Peligna (AQ), quello sorto nel 1925 a Roseto degli Abruzzi (TE), e inoltre la predicazione isolata iniziata nel 1931, che aveva dato alcuni risultati del Giovannoli Michele a Città S. Angelo (PE).
Ma ciò che fece il D'angelo Luigi, in quanto a promuove l'evangelizzazione, in poco meno di tre anni dal 1933, anno del suo rientro a Spoltore, al 1936 anno in cui morì, fu qualcosa di straordinario, qualcosa di irripetibile per quegli anni per la fede dei Testimoni di Geova che dovevano formarsi nel suo paese e in altri viciniori.
D'angelo Ottorino
Da ex emigrato tornato in seno alla sua famiglia, oltre ai pochi denari messi da parte per il suo duro lavoro compiuto, riportò una cosa ancora più importante, la fede in Geova, che nel nord della Francia acquisì, conobbe e fu persuaso a credere.
D'angelo Luigi, ne divenne un così fortemente assertore convinto, che appena rientrato iniziò senza alcun timore e senza alcun pelo sulla lingua a divulgarla, sia tra i suoi famigliari, sia tra i suoi amici che erano ben propensi ad ascoltarlo, amici del suo paese ma anche dei paesi vicini. Quelli che accettarono la fede e ne divennero anch'essi persuasi, furono in diversi. Questi erediteranno oltre la fede, dal D'Angelo, anche quella sua carica intrepida di operatività e di convinzione , una fede intrepida che neppure la ferocia del fascismo seppe scalfire nè nel D'Angelo nè in altri suoi confratelli. Anzi, come già è stato accennato, questo gruppo di testimoni della provincia pescarese sarà a tutti gli effetti per il regime fascista, lo zoccolo duro dei Testimoni di Geova italiani, dove tutti i fratelli (salvo qualche rara eccezione) rimasero intrepidi nella fede.
Tra i primissimi ad accettare la fede predicata da D'Angelo Luigi nel 1933, ci fu la propria famiglia e le famiglie dei suoi fratelli di sangue, D'angelo Vincenzo (1887-1962 ; più grande di lui di 10 anni) e D'angelo Ottorino Romano (1892-1980 ; anche lui maggiore di Luigi di 5 anni).
Di Cenzo Angelo (1904 - 1990)
Accettarono anche la dottrina predicata dal D'Angelo nel 1933, alcuni residenti nel comune di Montesilvano, limitrofo e confinante per territorio con il comune di Spoltore. Tra i primi montesilvanesi ad aderire alla “nuova” fede ci fu il Di Cenzo Francescopaolo (1892-1983) e famiglia, suo fratello Di Cenzo Angelo(1904-1990) con la propria famiglia, nonché Di Giampaolo Francesco (1901-1985) (mio indimenticabile fratello ed amico, nda) e sua madre Marchegiani Serafina. Il Di Giampaolo verrà definito posteriori da scrittori e studiosi montesilvanesi un “…Testimone di Geova mite e umile per carattere…” , un pacifico orologiaio, invalido, per la perdita della gamba destra all' età di ventidue anni mentre era intento a lavorare ad una trebbiatrice. Nonostante il suo rilevante handicap venne dal Fascismo e dai fascisti violentato oltremodo nella propria dignità umana (si veda in ACS, Detenuti Politici, Di Giampaolo Francesco b. 242) a motivo della sua fede in Geova.
Di Giampaolo Francesco
L'opera di predicazione svolta intorno ai primi mesi dell'anno 1933 e subito dopo aver rimesso piede a Spoltore, il relativo piccolo successo ottenuto (un successo che si rivelerà di una caratura straordinaria per la fede) con l'ausilio della S. Bibbia e di un certo abbondante numero di stampe della W.T.S. che Luigi D'Angelo poté riportare con se al suo rientro in Italia o di quelle che potava ricevere dai suoi fratelli testimoni lasciati a Longwy con cui detenne sempre contatti epistolari, nonché quelle relazioni prese con il Giovannoli a Città S.Angelo, oltre al fatto che i fratelli Di Cenzo e il Di Giampaolo iniziarono a loro volta e subito a propagandare la fede, NON passò inosservato all' intollerante clero locale montesilvanese, che denunciò poco tempo dopo, i fautori della "nuova fede" alle autorità del regime.
Da un rapporto dei CC. RR. della Compagnia di Pescara datato 10 gennaio 1936, si apprenderà ciò sull' inizio delle attività di predicazione svolta dal D'Angelo già a partire dal febbraio 1933, quando le autorità scriveranno su di lui:
“D'Angelo Luigi…., contadino, coniugato…, dopo quattro anni di residenza in Francia, nel febbraio 1933 fece ritorno al paese natio dedicandosi alla propaganda della religione evangelica. Egli in origine era cattolico e fu durante la permanenza all'estero che si convertì alla nuova fede. Tornato in patria egli si dedicò intensamente alla propaganda di precetti biblici procurando neofiti specialmente fra la classe dei contadini, ove la sua attività ebbe maggiormente presa.
Fece anche larga distribuzione di opuscoli e pubblicazioni che gli giungevano, per posta e per ferrovia, dai suoi corrispondenti di Francia ; ma siccome in tali pubblicazioni, dalla parvenza innocenti e semplici opuscoli di contenuto biblico, si scorsero invece manifesti, per quanto abili spunti a tinta politica, le pubblicazioni stesse furono sequestrate in via amministrativa e il D'Angelo diffidato a troncare siffatta attività che contrastava apertamente con i sistemi di propaganda consentiti ai culti tollerati (qui si doveva almeno scrivere: “ammessi”, nda) nello Stato.
Per qualche tempo il D'angelo, assiduamente vigilato dall'Arma, non fece più parlare di se; senonchè, dopo qualche tempo riprese più intensamente la sua attività sino a risultare pericoloso per la tranquillità e l'ordine delle popolazioni.Di fatto egli preso da un fanatismo morboso per i suoi convincimenti religiosi, non risparmiò denigrazioni ed offese alla religione cattolica, ed ai suoi Ministri sino a provocare sdegno e risentimento da parte dei credenti, toccati in uno dei loro più delicati sentimenti. (ACS, Confino, D'Angelo Luigi b. 313)
Si ebbe così in data 10 marzo 1933, una nota da parte del Ministero dell'Interno, dopo un rapporto per una ispezione fatta alla Questura pescarese, nota che fu trasmessa per competenza al Prefetto di Pescara quasi con un tono di rimprovero, dovuto ad un mancato aggiornamento dell' elenco riservatissimo delle pubblicazioni delle quali è vietata la diffusione e dove tra l'altro si impartivano precise disposizioni sugli opuscoli e la stampa W.T.S. che era stata il loco sequestrata e che con estrema facilità il D'Angelo faceva circolare nella zona. La nota richiamata recitava:
“Ministero dell'Interno
Addì 10 marzo 1933 Anno XI
A S.E. il Prefetto Pescara
Oggetto: Opuscoli di Propaganda evangelica
Con la nota sopradistinta codesto ufficio riferisce d'aver “ritenuto opportuno di far sequestrare” alcuni opuscoli di propaganda evangelica (Oppressione quando cesserà? – Delitti e calamità – Guerra o Pace? – Giudizio dei Giudici – Dove sono i morti? – Il Regno la speranza del mondo – La Torre di Guardia) perché con essi si tenta di svolgere propaganda antifascista.
Al riguardo si osserva che il Ministero ha già da tempo disposto il divieto d'introduzione e di circolazione nel Regno di detti opuscoli. D'altra parte l'Ispettore Regio di P.S. in occasione dell'ultima ispezione effettuata negli uffici di codesta Questura, ha riferito che l'elenco riservatissimo delle pubblicazioni delle quali è vietata la diffusione nel Regno non è aggiornato.
Si prega pertanto, l'E.V. di voler disporre che tale irregolarità sia eliminata nel più breve tempo e di favorire intanto, un segno di assicurazione.
Pel Ministro” (ACS F 4 b. 105).
Al riguardo, con tono sottomesso, giustificando o chiarendo il disguido avvenuto negli uffici della Questura di Pescara, il Prefetto della città rispose al Ministero dell'Interno:
“R. Prefettura di Pescara
Addì 15 marzo 1933 Anno XI
On.le Ministero dell' Interno
Direzione Generale della P.S. Roma
Oggetto: Opuscoli di propaganda evangelica.
Pregiami informare codesto Onorevole Ministero che l'elenco generale delle pubblicazioni sovversive ed antinazionali edite all'estero e sottoposte a divieto di introduzione e circolazione nel Regno, è regolarmente aggiornato in base alle variazioni riportate nel supplemento n 1 trasmesso da codesto Onorevole Ministero con lettera 442/13644 del 14 ottobre 1931 ed in base alle circolari e telegrammi Ministeriali pervenuti a mano in questo ufficio. Con circolare n. 442/22031 del 10 novembre 1932 codesto Onorevole Ministero dispose il divieto di introduzione e circolazione nel Regno di alcuni opuscoli di propaganda religiosa protestante, editi dalla Watch Tower Bible e Tract Society di New York, tra i quali l'opuscolo intitolato “Guerra e Pace?”. Nell' eseguire l'aggiornamento furono trascritti i titoli di detti opuscoli in lingua tedesca omettendo, come sarebbe stato opportuno, di segnare a lato la relativa traduzione in italiano.
Per tale motivo si operò il sequestro degli opuscoli trasmessi a codesto Onorevole Ministero e fu eseguita la verifica nell'elenco il funzionario non poté rilevare l'annotazione relativa al predetto opuscolo.
In quanto poi agli opuscoli “Giudizio dei Giudici” ed “Oppressione quando cesserà” pregiami fare presente che il divieto di introduzione e circolazione fu disposto da codesto Onorevole Ministero rispettivamente con telegrammi n. 1872 del 21.05.1931 3 n. 2270 del 25.01.1931 e cioè parecchi mesi prima della compilazione e trasmissione agli uffici da parte di codesto Onorevole Ministero del supplemento n. 1.
L'attuale titolare di questa R. Questura qui destinato nel 1932 quando dispose l'aggiornamento dell'elenco generale sulla scorta delle segnalazioni di codesto Onorevole Ministero, non si preoccupò di fare seguire una verifica degli anni precedenti perché da una annotazione esistente agli atti rilevò che era stato eseguito l'aggiornamento in base al supplemento n. 1.
In ogni modo assicuro che tale manchevolezza è stata già eliminata avendo il dirigente la Questura fatto regolarmente aggiornare l'elenco generale.
Il Prefetto” (ACS F 4 b. 105).
Le preoccupazione delle autorità su un mero mancato aggiornamento, di una lista di pubblicazioni a sfondo religioso, quelle di Testimoni di Geova (oramai ritenute largamente antifasciste), apparivano perfino eccessive, ma la solerzia e l'abnegazione amministrativa di questi “bravi” servitori dello stato fascista, porterà solo tra qualche anno a dure persecuzioni fisiche contro il D' Angelo Luigi e i suoi fratelli in fede, i quali erano i primi lettori e gli unici divulgatori di tale stampe.
LA STAMPA W.T.S. NEI RAPPORTI delle RAPPRESENTANZE DIPLOMATICHE
Che le Ambasciate e i Consolati italiani all'estero controllassero con assiduità la stampa, tra cui quella della edita dalla W.T.S. è oramai fatto assodato e ben noto allo studio.
Il 20 giugno 1933, la Regia Legazione consolare italiana in Helsinki, Fillandia, comunicò al Ministero degli Affari Esteri a Roma la seguente notizia:
“Un periodico che esce saltuariamente, intitolato “Kultainen oika” (l'epoca d'oro) ha pubblicato, nel suo numero 139, maggio 1933, un violentissimo orripilante articolo contro il fascismo, affermando che le sue accuse (così mostruose da far più tanto ridere) sono tolte tutte da un libro di Geoge Seldes, redattore della “Chicago Tribune”, pubblicato dagli editori Brewer, Warren e Rutman di New York.
L'articolo non ha importanza, il periodico essendo qui poco letto.
Esso appartiene alla filiale d'una setta americana, che qui si chiama dei “Russelliani” e che è diretta a quanto pare dal Giudice americano J.F. Rutherford. Oltre a quel periodico, disponendo di denaro americano, i “Russelliti” pubblicano un altro periodico, chiamato “Vartiotorni” torre di guardia o di vedetta, nonché opuscoli di propaganda. Queste pubblicazioni sono curate da una “Associazione internazionale per lo studio della Bibbia” che ha sede in Brooklyn, 11 Adams Street, la cui filiale Finlandese porta il nome di Vikttemats …..
Questa setta, che predica essere il mondo attualmente governato da Satana e dai suoi servitori (chiese e governi), ma vicino alla redenzione mediante un ritorno di Cristo sulla terra, questa setta, dicevo che diffonde qui tanto materiale antifascista, avrebbe una filiale anche in Italia. In un opuscolo è detto che la sede di tale filiale italiana è a Pinerolo, Via Silvio Pellico n. 11.
La stessa setta, che si… serve per la sua propaganda anche della stazione radiofonica di Tallin.” (ACS F 4 b. 105).
Il Ministero degli Affari Esteri inviò lo stesso giorno il 20 giugno 1933 un Telespresso n. 316810, per ottenere maggiori informazioni sia riguardo alla stampa W.T. S. che sull' ubicazione della sede dell'Ente religioso, a tre differenti Regie Ambasciate italiane negli USA, rispettivamente delle città di Washington; New York e Chicago, inviando copia e nota anche al Ministero dell' Interno a Roma.
Interessante, breve e sintetica sarà fra tutte, la risposta data il 14 settembre 1933, dal Consolato Generale d'Italia a New York, la sola che qui si citerà. Essa ribadiva ulteriormente che:
134 East 70th Street
Addì 14 settembre 1933-XI
Ufficio Riservato n. 3154
Oggetto: Propaganda antifascista
A R. Ministero Affari Esteri Ufficio Corrispondenze Uff. III Roma
e. p. c. R. Ambasciata d' Italia Washington, D.C.
R. Ministero dell'Interno Dir. Gen. della P.S. Aff. Gen. e Ris. Roma
In relazione al telegramma n.316810/C del 20 giugno u.s., mi onoro riferire all' E. V. che l'associazione degli studenti della Bibbia (international bible association) conosciuta anche sotto il nome “watch Tower” formò oggetto di precedenti rapporti diretti a codesto Onorevole Ministero, da ultimo quello n. 51479/3547 del 4 novembre 1931.
Detta associazione continua a svolgere propaganda anticattolica ed antinazionalista a mezzo di opuscoli e della radio e lex-giudice J.J. Rutherford né è tuttora il capo.
Mi riservo di riferire ulteriori notizie in proposito. Gradisca, signor Ministro, gli atti del mio profondo ossequio.
Il R. Console Generale Grossardi” (ACS G 1 b. 5).
Stefanon Narciso Osvino
ANCORA RIENTRI sul finire del 1933
Se nel mese di febbraio 1933 ci fu un importante rientro nell' Italia centrale, del D'Angelo Luigi proveniente dalla Francia, verso la fine dello stesso anno se ne registrerà un altro anch'esso importante, soprattutto per l'opera di evangelizzazione che questo testimone svolse nella sua zona, nella provincia di Trento.
STEFANON NARCISO OSVINO (1891-1962) conobbe la fede dei Testimoni di Geova, mentre risiedeva nel Belgio emigrato anche lui per motivi di lavoro. Si fece convinto assertore della fede e vi aderì negli anni antecedenti al 1933, mentre solo in questo anno farà ritorno nel suo paese natio a Canal San Bovo (TN).
Da un suo interrogatorio ad opera delle autorità di P.S. della Direzione del Confino di Pisticci conosciamo direttamente e peculiarmente dallo Stefanon ciò:
“Fin dal 1933 professo il culto evangelico e ne fui iniziato, mentre mi trovavo in Belgio a fare il minatore, da un polacco il quale mi diede le sacre scritture e tre opuscoli intitolati guerra e pace – ritorno del nostro signore – delitti e calamità.
Fatto ritorno al mio paese, consigliai il mio compaesano Zortea Francesco di leggere questi libri ed anche lui, dopo un pezzo (l'adesione dello Zortea Francesco avvenne nell'anno 1933; si veda ACS G 1 b. 313, nda) credette più a quelli che al Sacerdote” (ACS G 1 b. 313; inoltre si veda: ACS G 1 b. 314 Rapporto OVRA IV, pagg. 42; 197).
L'attivita di evangelizzazione promossa dallo Stefanon in alcune frazioni di Canal S. Bovo, ebbe quindi un certo relativo successo anche numerico per adesioni. Alcuni Testimoni di Geova componenti del Gruppo formatosi a Canal s. Bovo ebbero una notevole fede e una coraggiosa intrepidezza nei confronti degli attacchi persecutori del regime.
Anche i pochi Testimoni di Canal S. Bovo, si riveleranno essere lo zoccolo duro della fede dimostrata. Uno tra primi ad accettare la fede, che si rivelerà oltremodo intrepido e fedele testimone fu appunto Zortea Francesco, un ex militare dell' Arma dei Carabinieri, che prestò servizio dal 3 novembre 1927 al 3 novembre 1930 quando si congedò. I fascisti e le autorità militari, più tardi si accanirono contro di lui appunto perché da ex Carabiniere, era ora divenuto un convinto antimilitarista e pacifista, a cui “… non era permesso più, poiché cristiano, nessuna spada e nessuna divisa …” (Tertulliano, La Corona, op. cit. pag. 186). A suo tempo si parlerà approfonditamente delle vicende occorse allo Zortea, come anche di dirà sui componenti testimoni di Canal S. Bovo, nel capitolo dedicato ai gruppi sorti nella nazione.
1934 “ … in quanto a noi, non possiamo smettere di parlare delle cose che abbiamo viste e udite ”
L'anno 1934 fu caratterizzato per alcuni Testimoni di Geova in Italia da alcuni fattori positivi, quale un'importante accrescimento dell'opera di evangelizzazione in alcune zone d'Italia, nonostante la persecuzione diveniva sempre più intensa. Per contro si avrà anche il lato negativo e cioè, sempre più spesso, l' evangelizzazione veniva fermata e resa inoperosa dalle stesse disposizioni coercitive delle autorità del regime soprattutto quelle locali, che stileranno per la circostanza particolareggiati rapporti affiancati immancabilmente da provvedimenti di P.S..
L' opera di predicazione veniva ostinatamente, con una vena di caparbietà per alcuni testimoni, portata avanti nonostante la persecuzione subita. E da questa insolita opera divulgativa, si raccoglieva anche dei frutti in quanto ad adesioni, alcuni di questi cristiani saranno poi notevoli nella fede.
Si conteranno ad esempio nei due anni, 1933-1934, circa 30 nuovi aderenti alla fede dei Testimoni di Geova, proprio nelle zone di , Spoltore, Montesilvano, Pianella (PE) e Canal S. Bovo (TN). Una ricostruzione numerica, comunque parziale, per le nuove adesioni registrate in tali luoghi sono dei seguenti aderenti:
Canal San Bovo : Stefanon Narciso, Zortea Francesco, Loss Maria, Romagna Caterina, Romagna Domenica, Caserotto Gian Maria, Loss Giovacchino, Loss Fortunata, Simoni Angela, Simoni Ettore, Simoni Giuseppe, Zortea Maria.
Montesilvano : Di Cenzo Francescopaolo, Floridi Laura, Di Cenzo Mariantonia, Di Cenzo Elisabetta, Di Cenzo Angelo, Perini Maria, Di Giampaolo Francesco, Marchigiani Serafina, Costantini Guido, Roio Raffaele.
Spoltore : D'Angelo Luigi, Liberatore Giovina, D'angelo Vincenzo, D'Angelo Adelina, Sferrella Angela, D' Angelo Ottorino.
Pianella : Neviconi Giuseppe, Ricci Tommaso, Iezzi Camillo, Leone C.(Comune di Cepagatti).
L'evangelizzazione veniva fatta, dove vi era un certo interesse, e non a caso questo poteva portare il proclamatore testimone, anche in zone lontane svariati chilometri dalla sua residenza, dove questi sapeva di poter raccogliere frutto o dove era a conoscenza dell'esistenza di un suo confratello con cui associarsi per un giorno o magari due ed operare assieme nelle attività evangelizzatrici cristiane.
Qui il Compendio per la storiografia, a proposito, riferisce uno dei tanti insoliti avventurosi e lunghi viaggi fatti dall'Abruzzo in bicicletta per predicare la fede, in lontani luoghi della penisola.
Nell'agosto del 1934, i Testimoni di Geova, D'Angelo Luigi e Di Cenzo Francescopaolo si accinsero con il favore della bella stagione estiva a percorrere centinaia e centinaia di chilometri tra andata e ritorno, valicando l' Appennino abruzzese per recarsi a Morra Irpina (fino al 1933 Morra Irpina ; oggi Morra De Sanctis, nome dato in omaggio al poeta Francesco De Sanctis natio del paese, nda) in provincia di Avellino, “…per raggiungere un fratello…, spinto dal desiderio di godere dell'associazione fraterna così necessaria per tutti noi.” (Annuario dei Testimoni di Geova 1983, op. cit. pag.147,148)
Arrivati a destinazione e iniziata la loro opera di evangelizzazione nel paese di Morra Irpina, il D'Angelo e il Di Cenzo, furono subito fatti oggetto di attenzioni da parte delle locali autorità, che presero seri provvedimenti vero i due zelanti Testimoni di Geova. Da un rapporto redatto dal Prefetto di Pescara si sa cosa accadde il 29 agosto 1934 al D'angelo e al Di Cenzo:
“…Di Cenzo Francescopaolo di anni 43,… D'Angelo Luigi nato a Spoltore il 30.7.1897, il quale fa propaganda evangelica. In passato ha curato anche la distribuzione di opuscoli dei quali alcuni segnalati da codesto Onorevole Ministero, perché colpiti da divieto di introduzione e circolazione nel Regno. Sia il D'Angelo che il Di Cenzo il 29.8.1934 furono fermati a Morra Irpina, dove si erano recati per fare propaganda della loro religione e rimpatriati con foglio di via obbligatorio ” (L'istituto del Foglio di Via obbligatorio, era stata ampliata e meglio disciplinata con l'adozione del T.U. delle Leggi di P.S. del 5 novembre 1926 [vedi capitolo V, nda], agli art.li 163 e 159. Era, ed è, un provvedimento preso dal Questore, verso un soggetto ritenuto pericoloso, al quale si impone di allontanarsi subito dal Comune non di sua residenza [ qui Morra Irpina ], ordinando di fare espressamente ritorno al suo Comune di residenza [ per il D'Angelo Spoltore, per il Di Cenzo Montesilvano]. Gli si ordinava nel contempo di non fare più ritorno nel Comune [ Morra Irpiana ] per un periodo non inferiore a tre anni. Il Foglio di Via obbligatorio prescriveva all'interessato di presentarsi all'autorità di P.S. del luogo della sua residenza [ Spoltore e Montesilvano ] entro un preciso breve termine. Colui che trasgrediva il provvedimento del rimpatrio al Foglio di Via obbligatorio commette una contravvenzione punita con l'arresto da 1 a 6 mesi. nda).
I provvedimenti amministrativi di P.S. o penali da parte di Tribunali, presi contro questi intrepidi Testimoni di Geova del periodo, vennero da quest'ultimi tutti ottemperati, anche quando queste decisioni erano dure da rispettare. Essi si sottomisero alle varie decisioni adottate nei loro riguardi dalle rispettive autorità, pagandone moralmente e civilmente le colpe a torto loro attribuite, proprio secondo il precetto cristiano, dove quest'ultimo è chiamato a subire il male come forma di ricompensa futura migliore per la sua fede. Ma fecero sapere anche ai loro persecutori, senza alcun timore e con molta franchezza, che vi era un comando divino al quale dovevano sottostare e con forza maggiore ottemperare, quello che nelle logica del cristiano si riassumeva nelle poche parole espresse dagli apostoli agli albori del cristianesimo, cioè, che: “ … in quanto a noi, non possiamo smettere di parlare delle cose che abbiamo viste e udite ”.
Si riapriva così nella storia del vivere cristiano ancora una volta, ora riproposto dai Testimoni di Geova, il diritto primario a quella fondamentale e irrisolta dialettica “…fra le cose divine e le cose terrene…” e cioè : a chi attribuire l'adorazione dovuta ? chi mettere al primo posto nell'esistenza di vita del cristiano? I Testimoni di Geova in tutto il mondo non ebbero tentennamenti di sorta nella scelta di fede. E “…l'essere trascinati dinanzi ai tribunali…” per la loro coerenza dottrinale espressa, venne considerato e diveniva per essi motivo d'orgoglio per la loro posizione cristiana, essi guardavano lontano “… per raggiungere la meta per cui abbiamo accettato di credere”.
LA STAMPA W.T.S. al BANDO nel 1934
Verso la fine del secondo semestre dell'anno, a partire dal mese di ottobre, il Ministero dell'Interno, più propriamente la Direzione Generale della P.S., Sezione II, sempre su disposizioni superiori, dispose l'ennesimo sequestro delle nuove edizioni e dei recenti numeri della stampa W.T.S. in lingua italiana che, stampati all'estero, in qualche modo riuscivano ad entrare nella nazione e raggiungere alcune zone d' essa dove erano ubicati dei testimoni.
Opuscolo "Scampo del Regno"
edito nel 1933
Così fu diramata a tutte le Prefetture del Regno l' 11 ottobre 1934 una circolare in tal senso , dove i Prefetti agendo da supervisori e in sinergia con i dirigenti delle Direzioni Provinciali delle Poste ai quali anche si davano particolareggiate indicazioni per le rispettive censure postali da adottare, dovevano colpire chi riceveva in qualche modo la stampa, o chi solo deteneva per un uso proprio, oppure la distribuiva. La pubblicazione indicata dalla circolare ministeriale, era limitata all'opuscolo Scampo nel Regno edito in lingua italiana appunto nel 1933. Nella nota ministeriale riproposta per intero, si legge:
Roma 11 ottobre 1934 Anno XII
Divisione Affari Generali e Riservati Sez. II
Alle LL. EE. I PREFETTI DEL REGNO
On.le Sottosegretario alla Stampa
On.le Ministero Finanze – Direzione Gen.le Dogane
On.le Ministero Comun/ni – Direzione Gen. Poste
On.le Comando Generale dell' Arma CC. RR. – Roma
On.le Div. Polizia Frontiera e Trasporti - Sede
Oggetto: - - - - -
Si pregano le EE.LL. di voler disporre, di accordo con la Direzione Provinciale delle Poste, che sia vietata l'introduzione nel Regno dell'opuscolo di propaganda evangelica del giudice J.F. Rutherford intitolato: “Scampo nel Regno” edito dalla Watch Bible et Tract Society di Brooklyn N.j. e che sia proceduto al sequestro di tutte le copie di detto opuscolo.
Pel Ministro f.to Carmine Senise” (ACS F 4 b. 21)
Farà giustamente rilevare il Piccioli, nel suo articolo “I Testimoni di Geova durante il Regime Fascista” (op. cit. pag. 194, 195), al perverso e reprobo funzionamento burocratico adottato dal Ministero dell'Interno in sinergia con il Sottosegretariato di Stato per la Stampa e la Propaganda appunto sul sequestro delle pubblicazioni W.T.S., quando dirà : “Il meccanismo realizzato … per proibire le pubblicazioni considerate contrarie al regime era il seguente: il Ministero per la Stampa (già Sottosegretariato di Stato) per la Propaganda prima, e il Ministero della Cultura Popolare poi, dovevano segnalare al Ministero dell'Interno le pubblicazioni di cui proibire l'introduzione e la circolazione. A sua volta il Ministero dell'Interno comunicava il divieto a tutti i prefetti del paese”.
C'è da aggiungere infine a corredo della significativa osservazione data dal Piccioli, l' "intesa armoniosa" del meticoloso sinergismo burocratico amministrativo sorto proprio in quest'anno (1933, nda) circa il sequestro della stampa edita dai Testimoni di Geova. Importante sarà proprio negli anni a seguire, quell'intesa sopraggiunta tra i due dicasteri, quello dell'Interno e quello che fu il Ministero della Cultura Popolare. Mentre prima ci si era avvalso più spesso dell' indirizzo conoscitivo dato ed espresso sulla stampa W.T.S. dal Ministero degli Affari Esteri, che comunque sarà ancora interpellato quando se ne avrà ragione di farlo, a partire dal 1933-1934 si ricorrerà più spesso a quella che sarà una vincolante decisione, data appunto dal Ministero della Cultura Popolare.
Prima di tale anno (1934) tutte le indicazioni sui sequestri nazionali, operati per le singole pubblicazioni W.T.S., erano stata materia soprattutto ed esclusivamente dalle locali Prefetture, che informando il dicastero dell' Interno, richiedevano direttive e indicazioni sul da farsi, indicazioni che sempre più spesso erano già state adottate e messe in atto motu proprio. Il Ministero degli Interni costantemente e immancabilmente sosteneva (dietro blandi accertamenti) l'indirizzo repressivo attuato dalle relative Prefetture del Regno, rafforzandone ed indicandone i modi e i tempi. Ma la decisione di uno specifico sequestro a volte era anche materia indicata e presa, da S.E. Benito Mussolini che ricopriva la carica ad interim di Ministro dell' Interno, quest'ultima sua volontà diveniva insindacabile e vincolante nel Regno.
Comunque a ciò si arrivasse, di seguito sarà riproposto il breve un iter burocratico intercorso tra i dicasteri, quello dell' Interno e il Sottosegretariato di Stato per la Stampa e la Propaganda, con relativa notifica finale a tutte le autorità interessate nel Regno da parte della Direzione Generale della P.S.
Il 23 ottobre 1934 si ebbe quindi la nota del Sottosegretariato di Stato per la Stampa e la Propaganda circa il divieto di circolazione di tre opuscoli editi dalla W.T.S.. La nota richiamata così recitava:
Opuscolo La Crisi
“Sottosegretariato di Stato per la Propaganda e la Stampa
Roma 23 ottobre 1934 Anno XII
All' Onorevole Ministero dell'interno
Direzione Gen. della P.S. - Roma
Preso conto di quanto è stato comunicato con la lettera 11 corrente n° 442/24744 di codesto On. Ministero, pregasi provvedere perché gli opuscoli di propaganda evangelica intitolati:
“Ritorno del nostro Signore”
“Prosperità assicurata”
editi dalla Associazione Internazionale studenti della Bibbia, Brooklyn siano tolti dalla circolazione, vietandone la introduzione nel Regno.
Si restituiscono i 3 opuscoli allegati.
Compiacciasi assicurare.
Il Direttore Generale del Servizio Stampa Italiana” (ACS F 4 b. 21).
In data 27 ottobre 1934, vi fu l' assicurazione data al Sottosegretariato di Stato per la Stampa e la Propaganda sull'avvenuto adempimento della nota ricevuta, da parte del Ministero dell'Interno, che così si esprimeva per l'occasione:
Roma 27 ottobre 1934 Anno XII
All'On.le Sottosegretariato di Stato per la Stampa e la Propaganda – Sezione Estera Roma
Oggetto: Opuscoli di propaganda evangelica, sequestro.
Si assicura che, con circolare di pari numero e data, inviata per conoscenza anche a codesto Sottosegretariato, è stato disposto il divieto di introduzione e circolazione nel Regno, degli opuscoli di propaganda evangelica di cui alla nota N° B.V. 2 del 21 corrente.
Pel Ministro.” (ACS F 4 b. 21).
Sempre il 27 ottobre 1934 come ultimo atto amministrativo, dopo l' assicurazione data al Sottosegretariato di Stato per la Stampa e la Propaganda, vi fu la notifica del relativo sequestro dei tre opuscoli incriminati, su tutto il territorio del Regno e a tutte quelle autorità che in qualche modo dovevano costantemente controllare e vigilare. La ministeriale è di seguito riproposta.
Divisione Generale della Pubblica Sicurezza
Sezione II n° 442/26948
Roma lì 27 ottobre 1934 Anno XII
On. le SOTTOSEGRETARIO ALLA STAMPA e PROPAGANDA Sezione Estera
On.le MINISTERO DELLE FINANZE
Direzione Generale Dogane
On.le MINISTERO DELLE COMUNICAZIONI
Direzione Generale delle Poste
On.le COMANDO GENERALE DELL' ARMA CC. RR.
On.le DIVISIONE POLIZIA FRONTIERA E TRASPORTI
Si pregano le EE. LL. di voler disporre, di accordo con la Direzione Provinciale delle Poste, che sia vietata l'introduzione e la circolazione nel Regno, dei seguenti opuscoli di propaganda Evangelica intitolati:
Editi a cura dell' Associazione Internazionale studenti della Bibbia – Brooklyn – New York.
(Carmine Senise)” (ACS F 4 b. 21).
1935 IMPORTANTE RIENTRO nel TRENTINO ALTO ADIGE
Per corroborare le notizie storiografiche per l'anno 1935 sulla fede dei Testimoni di Geova, si accennerà immediatamente ad un importante rientro in Italia dall'estero, alla pari di quello del D'Angelo Luigi avvenuto all'inizio del 1933 in Abruzzo (per altri rientri che si susseguiranno nel 1935 si avranno notizia alla fine di quest'anno, nella conclusione del capitolo. Il Compendio ripropone tali passaggi, sia iniziale che finale per il 1935, tenendo conto della loro cronologia temporale e del loro verificarsi, fin quanto ciò è stato possibile ricostruire, nda).
Nel 1935 saranno registrati ben quattro rientri di Testimoni di Geova dall'estero, solo due d'essi risulteranno veramente importanti per la promozione della fede. Qui, di seguito, si indicherà il primo d'esso.
BATTISTI ALBINO (1902-1974) rientrerà nel paese di Besenello (TN) nel febbraio 1935, anni prima era emigrato in Francia per motivi di lavoro e in quel paese conobbe ed aderì alla fede dei Testimoni di Geova.
In Italia, appena rientrato che fu, divenne uno tra i più ferventi e zelanti predicatori della fede nel suo comune di residenza e nei comuni circonvicini e benché non fosse battezzato seconda la fede dei testimoni (tra i Testimoni di Geova italiani in questi anni solo pochi in effetti lo erano, nda) dimostrò di possedere un coraggio insolitamente grande nell'affrontare quelle dure prove che gli furono inflitte dalle autorità del Regno.
Si associò, subito dopo il suo rientro dalla Francia, frequentando con una certa assiduità, al gruppo di Canal S. Bovo (TN) dove vi si recava in bicicletta. Nel gruppo di Canal S. Bovo che operava sin dal 1933, vi erano lo Stefanon Narcioso Osvino e lo Zortea Francesco che insieme ad altri testimoni locali operavano da circa due anni con molto zelo. Fu qui che il Battisti Albino inserendosi, divenne un componente autorevole del gruppo, tant'è che le autorità di P.S. così scrissero su di lui, in un rapporto redatto il 10 ottobre 1936, dalla Questura di Trento:
“Questi pseudo pastori, tra i quali spiccano le figure dello STEFANON Narciso, dello ZORTEA Francesco, e del BATTISTI Albino hanno formato una vera e propria setta, giacchè al movimento aderiscono una ventina di persone le quali, di quanto in quanto, si danno convegno nelle proprie abitazioni per scambiarsi le loro idee e per diffondere opuscoli di propaganda. Non hanno un proprio locale per le loro riunioni, ma ogni loro casa, ogni loro stalla e talvolta anche l' aperta campagna si presta ai loro segreti (sic!, nda) conciliaboli.
L'apprestatore di opuscoli e libri di propaganda è il Battisti Albino, il quale all'uopo in relazione con i fornitori della Svizzera e dell'America del Nord nonché con Torino e Pinerolo, ed almeno una volta al mese si reca da Besenello a Zortea (contrada di Canal S. Bovo, dove insisteva il gruppo dei testimoni e dove abitava anche Zortea Francesco che aveva il cognome identico al nome dato della frazione, nda) per prendere contatto con gli affiliati e tener vivo lo spirito combattivo. … Mediante un'accurata revisione postale si è potuto impedire l'arrivo ai componenti di detta setta, e principalmente al Battisti Albino, degli stampati di propaganda, la maggior parte dei quali sono stati segnalati a codesto On.le Ministero dell'Interno ed a quello della Stampa e Propaganda ottenendosi l'ordine di sequestro permanente” (ACS, Confinati, Battisti Albino b. 76)
Sul Battisti inoltre si hanno ancora le seguenti notizie dai suoi interrogatori avuti, dove egli dirà:
“… non ho mai esplicato attività politica, con discorsi con opere, contrari alle Istituzioni Nazionali. Io ho letto insieme ai miei fratelli in Cristo la Bibbia e l'ho commentata nelle varie riunioni religiose in cui ci siamo trovati…. Non sono antifascista e non mi occupo di politica ma esclusivamente di religione e della parola di Dio. Nulla ho commesso per meritarmi una punizione qualsiasi”. (ACS, Confinati, Battisti Albino b. 76)
Il 14 ottobre 1936, Battisti Albino venne confinato a 5 anni, dalla locale Prefettura di Trento perché come testimone di Geova non volle smettere di parlare delle cose che aveva viste ed udite, facendo sapere anche ai suoi aguzzini all'atto del suo arresto che … per cambiargli le idee bisognava tagliargli la testa, cosa che dovette colpire notevolmente e, profondamente offendere la dignità fascista del Prefetto di Trento, che oltremodo irato così scrisse per trattenerlo al confino: …motivo per cui non si ritiene che egli sia capace di dar segni di resipiscenza e di riadattarsi alla vita sociale (ACS, Confinati, Battisti Albino b. 76).
La prima assegnazione al Confino di Polizia il Battisti lo ebbe per il paese di Castronuovo di S.Andrea (PZ) (vi rimase fino al 21.06.1938, nda), successivamente venne trasferito nell' isola di Tremiti (FG) (vi rimase fino al 25.05.1939, nda), poi ancora a Ventotene (LT) (vi rimase fino al 22.11.1940, nda), infine fu inviato come sua ultima assegnazione, nella colonia agricola del Confino a Pisticci (MT).
Nello studio si è voluto ricostruire, con estrema peculiarità e dovizia di particolari (qui nel Compendio ne ripropone solo una sintesi,nda), le vicissitudini accorse e i luoghi di destinazione confinario del Battisti Albino, poiché su lui tra le varie cose, vi è da registrare un ricordo importante sia sul versante morale che interessantissimo sul versante storico, menzione lasciatoci nientemeno che da Altiero Spinelli (1907-1986; confinato dal 1937 al 1943) che tra il 20.05.1939 e il 22.11.1940 ebbe modo di conoscere abbastanza bene il Battista Albino, quando entrambi vissero nella colonia di confino sull'isola di Ventotene.
Nel libro-testamento, scritto da Altiero Spinelli, Come ho tentato di diventare saggio (edizione Il Mulino, BO, 1988) si narra le memorie e la diretta testimonianza sulla repressione subita dall'uomo politico nel corso degli anni sotto il Regime Fascista. Mentre alle pagg. 271-278, si accennerà in modo specifico ai suoi ricordi su quella che fù al confino la "comunità" dei Testimoni di Geova a Ventotene, parlando e citando in modo specifico solo due di loro e dove si darà anche da parte dello Spinelli, alcune notizie utili e particolari per potere infine identificare questi due Testimoni di Geova.
Il primo testimone che verrà ricordato dallo Spinelli è un tale Sittoni. Nell'ACS-Roma, dove ho passato lunghe e intere giornate inconcludenti alla ricerca del nominativo, niente è stato trovato riguardo ad un Testimone di Geova a nome Sittoni, si è cercato anche di “migliorare” nella ricerca il nome (?), cognome (?), a volte storpiandolo e adattandolo a quanto veniva trovato, nella possibilità di allargare l'indagine storiografica e poter sapere di più sul personaggio. Si è anche sconfinato per scrupolo nella ricognizione dei documenti e dei fondi esaminati, andando a cercare il Sittoni tra gli elementi del protestantesimo generale italiano, anch'essi confinati dal Regime, ma niente di utile è stato reperito su un possibile Sittoni.
Mentre più facile è stato identificare il secondo testimone, una donna di nome Maria della quale lo Spinelli dirà: “…una florida contadina di mezza età … la cui parlata abruzzese non faceva sospettare che ella fosse “forte in istruzione biblica”, come dicevano orgogliosamente di lei i suoi compagni di fede.”, ricordato nel libro a pag. 272. Maria altro non fu che la Testimone di Geova, Martino Maria (nel 1940 aveva 38 anni di età) da Castiglione a Casauria (PE) confinata il 21.01.1940 a Ventotene, nel corso del Compendio si parlerà di nuovo di lei.
Ma chi poteva essere mai questo Testimone di Geova nomato Sittoni dall'Altiero Spinelli?
Se nell'ACS nulla era venuto fuori e nulla era stato trovato nei diversi fondi esaminati, non restava altro da fare per migliorare la ricerca che censire tutti i Testimoni di Geova confinati a Ventotene per questi anni e trovare riscontri logici, probanti similarità, correlazioni e nessi tra il personaggio Sittoni e le notizie certe sul Sittoni date dallo Spinelli.
Questa ultima fase del processo di studio ha portato notevoli risultati, ed infine all'identificazione più che certa del Battisti Albino. Ciò è dovuto a vari dati certi trovati, ma uno solo specifico e peculiare da non essere posto in discussione. Quest'ultima notizia probante era stata per diverso tempo da me ritenuta sempre e troppo spesso ininfluente e di scarso rilievo, mentre per contro era sommamente importante.
Quindi il SITTONI di spinelliana memoria altro non era che BATTISTI ALBINO, Confinato a Ventotene dal 25 maggio 1939 al 22 novembre 1940, poco più di un anno e sei mesi.
(Panorama dell'Isola di Ventotene e di S. Stefano –
Cartolina di Battisti Albino (anno 1940) inviata al Testimone di Geova, Gianni Attilio in Raiano, AQ.)
C'è subito da dire che, lo Spinelli, non ricorderà forse perché a distanza di tempo, oppure non vorrà di proposito fare il nome reale della persona, nel suo libro-memoria, o per altre considerazioni qui da me non fatte, egli ometterà l'esatto nome ma darà significative notizie, le quali alcune saranno uniche per il personaggio testimone, notizie che stavano profondamente a cuore al Battisti Albino. Quali erano queste analogie riconoscibili nel personaggio? Eccone alcune:
“Sittoni, che era il più autorevole di loro…” (pag. 273; si ricordi il rapporto redatto il 10 ottobre 1936, dalla Questura di Trento che dirà: “Questi pseudo pastori, tra i quali spiccano le figure dello STEFANON Narciso, dello ZORTEA Francesco, e del BATTISTI Albino ”);
“Il Sittoni era stato uno di quegli operai trentini che vagano per l'Europa…” inoltre racconterà il Battisti ad Altiero Spinelli : “…un giorno - eravamo riuniti ella nostra casa comune in Francia -…” (pag. 274. Il Battisti rientrerà nel paese di Besenello (TRENTO) nel febbraio 1935, anni prima era emigrato in Francia per motivi di lavoro). Ma la certezza assoluta che il personaggio sia il Battisti, deriva da questo ultimo particolare e unica dichiarazioni fatta dal Battisti e trascritto poi dallo Spinelli: “Mia moglie non mi ha voluto seguire su questa via, e….Ora sta allevando il figlio mio nell'idolatria cattolica, e quantunque io gli scriva sempre, temo…” (pag. 275; qui non accennerò alle fonte delle ragioni che sono per lo più di carattere privato, nda), ma proprio da quest'ultima notizia data sia dallo Spinelli che dal Battisti, comparandola con le carte ritrovate e studiate, si ha l' assoluta inequivocabile certezza che il Sittoni è appunto Battisti Albino.
Per concludere il breve e singolare ricordo di Battisti Albino, interessante è oggi, dare una brevissima rilettura al testo spinelliano sul personaggio Sittoni lasciatoci dal uomo politico italiano, quando appunto il Battisti Testimone di Geova fece notare al Direttore del Confino di Ventotene che: in quanto a me, non posso smettere di parlare delle cose che ho viste e udite.
Altiero Spinelli scriverà su di lui tramandandoci:
“Le sue lettere, brulicanti di citazioni bibliche, parlavano troppo spesso ed incomprensibilmente degli ebrei.
Era questa la ragione per cui un poliziotto censore si era allarmato. Il direttore della colonia lo aveva fatto chiamare nel suo ufficio per tentare di fargli comprendere che gli ebrei erano oramai, per volontà del duce, nemici del regime, e che non era perciò lecito parlarne così liberamente nella corrispondenza.
L'ammonizione non era fatta per zelo, ma con la burbera bonomia del funzionario che non voleva grane. Parlasse pure il Sittoni delle sue apocalittiche profezie, ma non adoperasse questa parola che, sia pure per motivi improvvisi ed incomprensibili, era senza alcun dubbio diventata compromettente in Italia. La risposta del testimone di Geova lo aveva fatto trasecolare:
Non comprendo, signor direttore, come Lei osi trovare da ridire alle parole di Dio.
Io non posso non parlarne perché ho il dovere di far conoscere la parola che Dio vuole ascoltata da tutti gli uomini, ma che ha tuttavia rivolta, fra tutti i popoli del mondo, solo agli ebrei.
Il direttore era rimasto imbarazzato. Essendo abituato a considerare Dio come amico del duce, non avrebbe mai immaginato che fra i due padroni potessero sorgere divergenze di opinioni. …gli doveva toccare anche di imbattersi in questo nuovo genere di confinati, che non si occupavano di politica, ma parlavano solo e continuamente di Dio e dell'iniziato giudizio universale. Non sapeva davvero come comportarsi di fronte a loro ” (Spinelli Altiero, Come ho tentato di diventare saggio, Il Mulino, pagg. 271, BO, 1988).
PRIMI ARRESTI di TESTIMONI in ABRUZZO
Il 1935 segna l'inizio di una nuova fase nella politica del Governo Fascista. Mussolini decise d' instradarsi per la via seguita da tutti i moderni dittatori, cioè quella del raggiungimento della potenza e della grandezza nazionale, appunto mediante l'espansione coloniale e la conquista di nuovi posti al sole.
Per iniziare la sua azione espansionistica e procedere indisturbato alla conquista di altri suoi sogni, approfitterà proprio in quest'anno della favorevole situazione internazionale creatasi. Dopo aver ottenuto il 7 gennaio 1935, la “mano libera” alla conquista dell'Etiopia, da parte del governo Francese e il silenzio ambiguo degli Inglesi che non si opporranno alla colonizzazione, Mussolini non ebbe più nessuna esitazione.
Il periodo che intercorre tra il mese di gennaio e l'inizio aprile 1935, vide il rabbuiarsi di quell' atmosfera pseudopacifica europea fino ad allora accettata, mentre in Italia la politica estera di Mussolini divenne molto più aggressiva che nei precedenti mesi ed anni.
Il regime ebbe in questo anno il pieno appoggio del popolo italiano (quando si accenna al popolo italiano è sintomatico anche il riferimento al clero italiano, nda) per la conquista etiopica e su questo anomalo appoggio (un governo totalitario nella regola non è mai appoggiato dal popolo, nda) Mussolini potè con facilità fondare la sua politica espansionistica aggressiva.
La grandissima anomala stabilità nazionale raggiunta in Italia dopo i Patti Lateranensi del 1929, fù grazie soprattutto all'indirizzo politico del clero, egemone per lo più della volontà popolare, che permise al regime di affrontare la nuova conquista coloniale, vista come una specie di crociata cattolica, una sorta di colonizzazione della fede presso popoli pagani (si veda cap. VII in Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, nda).
Accade così che, subito dopo il mese di gennaio e nell'imminenza dei lunghi preparativi per affrontare una guerra a 4000 km oltremare, per Massau e a 8000 km per Mogadiscio, il regime volle dare un giro di vite a quell'antifascismo italiano, dissidente e totalmente in disaccordo con la politica estera aggressiva di Mussolini, divenuta ora massimamente rappresentativa per il fascismo tutto.
D' altro canto per l'antifascismo politico italiano la futura guerra colonizzatrice in Etiopia era vista come una speranza per una crisi internazionale e le eventuali difficoltà militari che il regime doveva incontrare, come una crisi interna al regime che provocasse un grande malcontento delle masse, su cui l'antifascismo tutto avrebbe potuto fare leva per abbattere il regime stesso. Ma in pochi mesi, iniziata che fu la guerra, queste speranze antifasciste svanirono e il successo mussoliniano rafforzò, come già detto, il regime, provocando negli ambienti dissidenti e antifascisti un'atmosfera di profonda delusione e di grande incertezza, tanto che non mancarono le defezioni e gli abbandoni della politica attiva da parte di qualche antifascista sfiduciato.
Questa situazione idilliaca interna all'Italia, venuta a crearsi, portò alla grande repressione nel 1935 e nel 1936 da parte delle Istituzioni dello Stato totalitario.
Nel giro di vite, voluto dal regime, saranno compresi oltre all' antifascista politicizzato, anche il neutrale Testimone di Geova, che in politica certo non militava ma antifascista lo era per convinzione più del politico stesso, dissidente quindi, per ragioni di coscienza riconducibili a profonde, storiche e irrisolte dialettiche di natura religiosa, non certamente un cospiratore del Regime come troppo spesso dagli atti delle autorità lo si voleva far apparire, denigrandolo per poi colpirlo.
Il 30 gennaio 1935, il nuovo Prefetto di Pescara, Renzo Chierici (dal 1935 al 1939 ; vedi capitolo V, nda), da pochi mesi insediatosi nell'ufficio del governo provinciale, ritenne opportuno inaugurare in Italia lui per primo, quello che sarà la lunga serie di carcerazioni di Testimoni di Geova nella nazione.
Egli volle così riconoscere e dar merito, al fascismo locale, l'onore dell' inizio del giro di vite in Italia per quell'antifascismo religioso prorpio dei testimoni, in assenza nella provincia pescarese per questi anni, di un vero e ragionato dissenso politico al Regime.
Un' antifascismo del tutto diverso, innaturale non politicizzato, fortemente rigoroso, rigido, irremovibile, definito dagli stessi atti stilati dal Prefetto Chierici, un dissenso religioso evangelico “bestiale”, non politico quindi, operato e promosso esclusivamente da alcuni contadini illetterati Testimoni di Geova della provincia, in particolar modo da alcuni residenti nei comuni di Spoltore, Pianella e Montesilvano, i quali si ritrovarono le manette ai polsi, entrando negli schedari della polizia, grazie ad una serie di eventi maturati dietro le denuncie di alcuni parroci, alle autorità di P.S., mentre quest'ultime già dal 1933 vigilavano su alcuni Testimoni di Geova di questi comuni.
Taluni Testimoni di Geova residenti in questi comuni, erano divenuti in poco tempo, impareggiabili e appassionati propagatori della fede, essi erano disposti senza nessuna remora a predicare la loro fede ovunque e a chiunque la volesse ascoltare, anche ad un' intollerante clero. Chi si distinse in questo periodo a promuovere questa intrepida evangelizzazione furono: D'Angelo Luigi di Spoltore, Il Ricci Tommaso e il Nevicone Giuseppe entrambi di Pianella e i montesilvanesi Di Cenzo Francescopaolo, suo fratello Angelo nonchè il Di Giampaolo Francesco.
Ma cosa accadde di così grave, in questa provincia abruzzese, da portare ai primi arresti di Testimoni di Geova in Italia? Quali furono le ragioni addotte dalle autorità del Regime per arrestare questi umili contadini predicatori la fede dei Testimoni di Geova in questi tre comuni del pescarese?
Di seguito si ricostruiscono in modo specifico le vicende che si suggerirono tra il mese di gennaio e quello di ottobre 1935, quindi in un brevissimo ma intenso arco di mesi, che portò poi le autorità nel Regno, per estensione, alla caccia, all' autodafè di tutti (già pochi, nda) Testimoni di Geova in Italia.
28 gennaio 1935
Fu il 28 gennaio, dietro una precedente denuncia alle autorità fatta dal parroco dell'allora paesino di Montesilvano, contro alcuni Testimoni di Geova, a portare all'arresto di D'Angelo Luigi, responsabile, a sentire quanto scrisse poi il Prefetto Renzo Chierici, di “…offese alla religione cattolica e ai suoi ministri..” (ACS CPC D'Angelo Luigi b. 36452).
La denuncia, risultato di una segnalazione confidenziale alle autorità, prese motivo da una prima lettera che il testimone di Geova D'Angelo Luigi e due suoi confratelli, Francescopaolo e Angelo Di Cenzo, inviarono nel gennaio 1935 al sacerdote, con il quale precedentemente avevano avuti attriti e pungenti discussioni su alcune dottrine religiose.
Venne nel contempo, sempre dal D'Angelo intorno intorno al mese di gennaio 1935, inviata una seconda lettera, questa volta al Comandante della stazione dei CC.RR. di Montesilvano, quest'ultimo già preposto dalle superiori autorità della provincia, alla sorveglianza speciale attenta e peculiare dei Testimoni di Geova lì residenti. Egli doveva costantemente vigilare soprattutto e in modo particolare su quelle trasferte che il D'Angelo Luigi solitamente e troppo spesso compiva da Spoltore a Montesilvano per riunirsi con i suoi fratelli di fede residenti in quest'ultimo paesino.
Sia il maresciallo della locale caserma, che l'uomo di chiesa, appena ricevettero e lessero le missive a loro indirizzate, le ritennero entrambi gravemente offensive per la dottrina cattolica e irriguardosa per il clero talare. I ragionamenti e le considerazioni addotte nelle due lettere, non azioni materiali quindi ma dottrine bibliche considerate dai due personaggi eretiche poichè proprie degli evangelici, non erano accettabili e ammissibili poichè non in sintonia con la tradizione di fede cattolica. Gli autori quindi, andavano perseguiti e dovevano essere severamente puniti..., poichè il contenuto delle missive venne ritenuto dai destinatari estremamente oltraggioso (sic!).
In buona sostanza, i Testimoni di Geova della zona, a motivo della loro fede e del loro zelo religioso, dovevano essere praticamente messi a tacere, in questo paesino (Montesilvano, nda) non si poteva accettare nè ammettere conflitti d' interesse religioso, essi davano fastidio al digiuno gregge cattolico, d' altra parte l' ambivalenza strumentale della religione nei riguardi delle istituzioni del Regime faceva si che una qualsiasi autorità religiosa in seno alla chiesa potesse imporre condizioni materiali al limite della liceità, foss'anche a motivo di una lettera scritta con toni dottrinali forti e contrari alla fede professata.
Si ricorse così al braccio secolare, quello del Regime Fascista. Si volle ricorrere a quelle sempre più pacifiche oscure analogie tra dio e Cesare, non a caso volute e stipulate nel 1929 con i Patti Lateranensi, ora divenute qualcosa di sinergico tra “Chiesa e Stato”.
La lettera incriminata, che il testimone D'Angelo Luigi scrisse al parroco di Montesilvano, venne così sintetizzata nel rapporto dei CC.RR. di Pescara redatto il 10 gennaio 1936 :
“… Richiamato ancora una volta, il D'Angelo il 28 gennaio 1935 non disdegnò inviare scritti oltraggiosi al comandante della stazione ed al parroco di Montesilvano, per cui fu arrestato e denunciato al potere giudiziario. … Altro scritto oltraggioso successivamente inviò anche al parroco di Spoltore talchè l'indignazione dei cattolici nei suoi riguardi crebbe a dismisura sino a far temere anche seri inconvenienti, sia in agro di Spoltore che in quello di Montesilvano. In tale sua attività il D'angelo, come è noto, non ha mancato di rivelarsi avversario del Regime ed ostinato antifascista. Di fatti sia nei suoi scritti incriminati che negli opuscoli a stampa che distribuiva ai suoi proseliti, comè è noto a codesto ufficio, vi erano manifeste allusioni di critica, e di riprovazione al fascismo ed ai suoi principi. Il D'angelo, pur non avendo militato, nel Regno, in partiti sovversivi, tuttavia è stato sempre contrario al Fascismo poiché non ha partecipato mai a manifestazioni a carattere nazionalista; nelle elezioni del marzo 1934 si astenne dal votare e nella sua attività propagandista non ha risparmiato mai critiche e appunti al Regime ed alle sue istituzioni ” (ACS Confino, D'Angelo Luigi, b. 313).
Cosa conteneva, cosa vi era scritto nella lettera del D' Angelo da poter così gravemente disdegnare il sentimento di un parroco a Montesilvano? che cosa si diceva di così grave, anzi di così orribile da provocare l'indignazione dei cattolici nei suoi riguardi ? poi c'è anche una considerazione notevole da rilevare: se la lettera era indirizzata solo al prete e non al suo gregge, come queste pecorelle ridotte quasi all'osso seppero così tanto del contenuto della lettera da potersi sia indignare che arroventare l'aria e far temere anche seri inconvenienti, sia in agro di Spoltore che in quello di Montesilvano come ebbe a scrivere il Prefetto?
Evidentemente c'è da ritenere che alcuni fedeli parrocchiani fascisti, alquanto irascibili e biliosi, furono informati proprio dal parroco che li strumentalizzava alfine di mettere a tacere in qualche modo i Testimoni di Geova che con la loro inesorabile propaganda evangelica sicuramente dava fastidio e contristava di molto la fede e la tradizione cattolica.
C'è anche da ammettere, però, che il D'Angelo Luigi non andò tanto per il sottile nelle sue lunghissime lettere inviate sia al parroco di Montesilvano che a quello del suo paese Spoltore.
Egli come Cristiano doveva dire la Verità, quella Verità per cui Cristo era stato ucciso. E in questo caso, come puntualmente per altri ancora, egli si rivelò essere un degno seguace del suo Signore, ripetendo solo quelle Verità bibliche, che certamente non trovavano gradimento presso i parroci, ne lo trovavano all'insegnamento della Chiesa di Roma.
Una delle lettere inviate ai due sacerdoti è composta da oltre 10 pagine, scritto interamente a mano, con una forma molto sgrammaticata come poteva un semplice contadino semianalfabeta. Entrambe le lettere furono sequestrate. Essa vennero lette anche dal Prefetto Chierici che così li giudicò essere: “ …di gente rozza e di nessuna cultura… ”. Ciononostante anche se scritte da gente rozza e di nessuna cultura quelle lettere contenevano nobili Verità bibliche che, nessun cristiano che si ritiene tale ed è sano di mente, poteva allora e può oggi, mettere in alcun modo in discussione e confutare almeno sul piano dottrinale e strettamente biblico.
D'Angelo Luigi calcò e di molto la mano contro alcune dottrine cattoliche, ma specialmente lo face contro quel clero che le predicava e le insegnava come vere dottrine che senza dubbio per lui erano oramai divenute scioviniste e inconciliabili con i precetti appresi dall'appassionata lettura della Sacra Bibbia.
E anche se la tematica dottrinale riproposta dalle lettere lasciava del tutto desiderare sotto l'aspetto culturale, grammaticale, di sintassi ed esponenziale, essa però non era affatto carente sotto il profilo logico e razionale della vera concezione dottrinale biblica. Anche un analfabeta, quale era il D'Angelo Luigi che di fede ne aveva sicuramente da vendere, aveva imparato ad adorare, diversamente da un gregge digiuno che adorava solo per sentito dire, senza aver imparato mai direttamente per una propria esperienza di fede.
Il Compendio ripropone in modo frammentario, non integrale, la lettera che il D'Angelo Luigi inviò il 28 gennaio o poco dopo (quasi contemporaneamente con quelle spedite al parroco e al maresciallo di Montesilvano, ma sempre prima del 30 gennaio 1935 data del suo arresto), al parroco di Spoltore, paese dove abitava e con il quale aveva avuto sensibili attriti e avvelenate divergenze. Di seguito quindi, se ne dirà di alcuni suoi brani e passaggi ritenuti più notevoli.
Ultima considerazione qui è, che la lettera ricche di citazioni bibliche, è scritta con animo onesto e sincero, essa esordisce in modo semplicissimo ma con fare vigoroso, richiamandosi ed entrando impetuosamente, già da subito, nella proprietà della “logica ermetica ” della dottrina cristiana, spazzando via ogni possibile equivoco che ne potesse menomare le validi ragioni espresse, impedendo a priori il fraintendere doppiezze e ambivalenze scritturali e dottrinali espresse, non suscettibili, per il D'Angelo, di interpretazioni classiche o filosofiche a lui tra l'altro precluse. La missiva inizia col dire:
“ Signor Clero
Voi non avreste nessun diritto d'essere chiamato Signore. Io vi chiamo signore perché tu signoreggi sopra il popolo,… con le tue menzogne. Perchè la Bibbia, che è la Parola del mio Padre celeste Geova Iddio, ci insegna : Iddio creò l'uomo, ma non per farlo soggiogare, sopra l'uomo. Come fate voi ipocriti….
Io non mi avrei preso la confidenza di scrivervi…, io vi scrivo per dichiararvi come perseguitate i seguaci di Cristo. Cosi che tu divieni un persecutore di Cristo….
Come hai detto dentro quella bottega che io distribuirei gli opuscoli per arricchirmi, acciocché il tuo popolo non si distrae dalla tua menzogna…, come mi hai rifatto sapere che io sono uno scimpanzè…, dimmi tutto quello che voi, io non mi offendo.
So bene che voi non accettate un disfida con me presente, attento che io ho un grande amore verso il mio Re Geova Iddio….
Voi fate assassinare il popolo comune, voi dominate il popolo a vostro piacere, voi li fate uccidere l'uno contro l'altro, facendogli intendere che ci muore in guerra per la Patria acquista il paradiso uccidendo il prossimo. Perché non vi fate uccidere voi fraudolenti, voi che siete abituati a vivere nel vostro paradiso. Voi mangiate pane e carne e buon vino con le vostre menzogne, voi clero e con tutti gli altri religionisti….
Se voi volete accettare la mia sfida sono pronto, perché anche io ciò la Bibbia cattolica.
Iddio ha proibito di mangiare la carne col suo sangue, perché voi lo fate mangiare, perché servite il padre vostro il diavolo….
Ecclesiate 3,19,22 dice che l'uomo e l'animale sono uguali e l'anima è la medesima come muore l'uno muore l'altro, Ecclesiate 9,5,10 dice che i viventi sanno che morranno ma i morti non sanno nulla… Ezecchiele 18,4,13 dice che tutte le anime sono mie come muore l'uno così muore l'altro. Geova Iddio dice che quella che pecca morrà, perché voi clero traditore del popolo comune dite che chi pecca va all'inferno in mezzo al fuoco. Il mio Padre celeste Geova Iddio nella prossima guerra che è molto vicina e che sta per scatenarsi vi brucerà nel fuoco eterno, andrete tutti in frantumi il vostro nome la vostra persona sarete come polvere menate al vento….
Isaia 26,19,20 dice i tuoi morti ritorneranno in vita. Voi clero…, vi troverete offesi che noi seguaci di Cristo abbiamo dichiarato…. ciò…
E questi pezzi di legno fatti ad immagine di uomini e donne…, vediamo subito nel comandamento in Esodo 20,1,2… Non farti sculture alcune né immagine alcune di cosa che sia in cielo di sopra né di cose che sia in terra, non adorarle quelle cose e non servirle…. Voi oppressore clero avete fatte sculture maschie e femmine avete riempite le vostre chiese del culto …, e gli avete fatto fare i miracoli artificialmente per aumentare l'ignoranza del popolo…. Salmi 115…Isaia 2,8,9…Isaia 2,20…. Isaia 45,1,11 Geremia 7,1,20 primo Corinti 8,2,5, primo Corinti10,19,21 Apocalisse 21,8…; le statue e i sacrifici che si fanno alle statue comprese le feste sono per l'adorazione… [sbagliata].
Chi è servo degli uomini è servo del diavolo…l'uomo che sta sottoposto all'uomo è servo del diavolo….Noi seguaci di Cristo sappiamo che il dio di codesto mondo è il diavolo. E tutti i tre elementi bestiali. L'ecclesiasticismo la Finanza e la Politica, marciano sotto l'autorità de dio di questo mondo, satana, Apocalisse 13,15,18. L'immagine della bestia è la Lega delle Nazioni per formare una dittatura internazionale…. Tutti quelli che si sottomettono ai dittatori hanno il marchio della bestia e l'mmaggine della bestia sulla fronte, significando che sono adoratori del diavolo, Apocalisse 14,9…. Noi seguaci di Cristo vi assicuriamo che non adoriamo ne la bestia ne la sua immagine…. Noi Testimoni di Geova Iddio doniamo le nostre vite al Signore….
Come fate voi fraudolenti a fare la volontà del mio Signore…, voi che abitate nei palazzi e andate in giro con le automobili. Come a predetto il Signore Geova Iddio per bocca del profeta Michea 3,2 essi odiano il bene e amano il male scorticano il mio popolo e gli strappano la carne in su le ossa, …., i suoi sacerdoti insegnano per un prezzo…;…. Io so bene che i vostri cuori sono pieni di rapina e di omicidio voi siete spargitori di sangue umano quello di poveri innocenti. Per disfamarvi la vostra avarizia.
Il Signore Gesù Cristo dice Beati coloro che sono perseguitati per ragioni di giustizia S. Matteo 5,10, bene che voi cercherete di perseguitarmi perché sono seguace del Mio Signore Gesù Cristo. Voi Pastori religionisti Borghesie…, siete la progenie degli scribi e farisei i vostri padri sotto l'autorità del vostro dio satana che perseguitò il mio Signore ….. Perché l'organizzazione bestiale del diavolo si è opposto sempre alla verità contro la giustizia del Mio Padre celeste Geova Iddio, perché voi siete figli dell'ingiustizie….
Come dite voi che è meglio vivere un giorno da Leone che cento anni da Pecora. Io non vi metto in dubbio che voi siete veri Leoni….ma voi non avete visto il grande e potentissimo Leone dell'universo… il Leone della tribù di Giuda il gran Re Gesù Cristo. Noi seguaci di Gesù Cristo siamo pecore e combattiamo coi Leoni….
… voi clero con le vostre menzogne avete reso il popolo come deserto e se vi capita una donna del basso popolo, neanche quella ci lasciate. Le donne del basso popolo trovano più soddisfazione con i preti che con i loro uomini, voi preti siete i più robusti del popolo comune, degli artigiani, dei contadini, perché voi mangiate i pollastri, il sangue vivo dei polletti.
Benché avete resi invalidi i cervelli, per quando li avete stupiditi, avete reso uomini nulli. … Povero popolo lo avete allontanato dal vero Iddio, sono ciechi nei loro cervelli dove si trovano oscurità e tenebre. Io vi dico che l'ira di Dio è al colmo, cambiate le vostre vie malvage e venite a ripararvi sotto le ali del Mio Padre celeste Geova Iddio se volete essere salvati nel giorno della battagli di Harmaghedon.
Non pensate di fare come fece l'Impero Romano che perseguitava i seguaci di Cristo, voi cercherete di perseguitare i servi di Geova Iddio, noi siamo i veri seguaci di Gesù.
Io seguace di Gesù sono lo scrittore di questa lettera. D'Angelo Luigi” (ACS G 1 b. 148)
Già nel Compendio si è avuta ricordata una lettera, quella del Cuminetti che non fu del tutto tenero e prodigo, nei commenti dati alla sua visita nella Roma cattolica e al Vaticano nell'anno 1925 (vedi Cap. IV; nda) tant'è che egli ripercorse la tematica e i modi di quei scrittori della Riforma che vedevano un fondo di realtà punitiva e dissociativa verso tutto quello che Roma e la chiesa rappresentava.
In tono maggiore del Cuminetti è qui il D'Angelo con la sua lettera. Egli sicuramente abbondava nella fede, una fede che si rivelerà oltremodo sensibile dal dissociarsi da ciò che il clero rappresentava o diceva e persino faceva. Egli rimproverava a questi le tante discordanze dottrinali, ma anche sul versante morale e sociale, nonché soprattutto, le loro collusioni politiche con lo stato e le accuse denigratorie infondate alla sua persona, denigrata solo perché di poca o nessuna istruzione secolare, non certo perché predicava realtà dottrinali. Rimprovera al clero la mancanza di tolleranza che li faceva prossimi a perseguitare l' acattolico, il vero cristiano, quel neocristiano del quale il D'Angelo si sentiva e si riconosceva essere dalla sua profonda realtà religiosa.
Luigi era un uomo di stirpe contadina, quella dura ma gentile dell' Abruzzo e come scrissero le autorità del Regno era “alto m.1,65, capelli neri, viso regolare, fronte alta e occhi neri”, ma il suo volto doveva essere cordiale ed aperto e sembrava nella fede in Geova aver messo le radici nella terra come un albero.
La S. Bibbia era la sua passione, e in essa non vedeva alcuna giustificazione ai tanti abusi del clero. Certamente si infuriava nel vedere il comportamento del clero e il suo raggiro dottrinale perpetrato alle spalle della gente semplice indotta a pensare di potersi comprare in qualche modo la loro anima ; cosa che la Bibbia non insegnava punto.
Quindi non c'era da meravigliarsi che il D'Angelo Luigi, e alcuni suoi confratelli, minacciassero di mettere il bastone tra le ruote al parroco di Montesilvano e a quello di Spoltore. Per molto tempo il clero, secondo la sua convinzione, aveva tradito i cristiani più umili e devoti nelle grandi città come nei poveri paesi e villaggi contadini, il clero per il D'angelo, non si limitava nella sua arroganza ad errare, ma era di per sé già un errore, specie ora che appoggiava in toto il potere politico fascista, dove vi si riconosceva ampiamente, infatti per lui la verità non stava tanto nel dire, ma quanto nell' essere e nel fare.
Ma il D'Angelo non fu l'unico, né il primo, a rimproverare il clero e a rendere pan per focaccia alla Chiesa di Roma, in realtà molti prima di lui, critici più severi ed illustri, rimproverarono tanto, tantissimo alla Chiesa e al suo Clero e non furono a farlo “nemici” acattolici , ma cattolici amici, come Dante, che fece un'infornata nei gironi dell'inferno di Papi e altrettanti eminentissimi uomini di Curia. Macchiavelli stesso scrisse: “Gli italiani hanno un grosso debito con la Chiesa di Roma ed i suoi membri, grazie al loro esempio, abbiamo perduto completamente la vera religione e siamo diventati atei. Prendendo ciò come una regola, più una nazione si trova vicina alla Curia romana, meno è religiosa”.
Ma a differenza degli illustri critici, il contadino abruzzese nella sua lettera al clero sia per semplicità che per ragionamento fu ammirevole. Per lui era molto meglio essere guidati dalla Bibbia aperta, che da un clero pronto a facili compromessi, religiosi e politici.
Il grande difetto del clero era, ed è ancora oggi, il libido dominandi , cioè quell' irresistibile ed insaziabile bramosia del potere che è la sintesi e la base primaria delle oscure analogie tra dio e Cesare ancor oggi tacitamente manifeste e perseguite.
La lettera fu terribile per il sacerdote di Montesilvano che la lesse, nel suo ego scoppiò fulmini e tuoni. Essa cosa ancor più grave fu, oltre a rivelare le intenzioni dello scrivente cariche di d'un ermetismo estremo, che nella sostanza era ben circostanziata e ragionata non dando al prete possibilità di appello nel senso dottrinale…, ma solo motivo di denuncia al braccio secolare, cosa elementare da farsi e si fece.
La missiva andò a colpire direttamente e duramente nel sacerdote, quel suo orgoglio innato d' essere l'esclusivo “servo di Dio” avente diritto. Il prete destinatario della lettera, la girò, oltremodo irato ed offeso, alle autorità di P.S. denunciandone ad essi quello che presumeva fosse un irriguardoso ed oltraggioso contenuto.
Immancabilmente le autorità, che già controllavano da 2 anni il D'Angelo, non si fecero sfuggire l'occasione per azzittirlo. Videro nel D'Angelo un' impossessato, un fanatico anticlericale, un antifascista dell'ultima ora, in una zona, quella della provincia di Pescara, dove di antifascisti (quelli veri, nda) non se ne trovavano al tempo, nemmeno a cercarli con la lanterna. Le autorità presero provvedimento contro il Testimone di Geova, per di più da essi ritenuto un “noto antifascista”.
Fu il 30 gennaio 1935 che D'Angelo Luigi venne arrestato per la prima volta nella sua casa a Spoltore. La motivazione del suo fermo e della sua carcerazione fu riassunto dal Prefetto in questi termini:
“… egli non risparmiò denigrazioni ed offese alla religione cattolica ed ai suoi ministri, provocando sdegno e risentimento nei credenti; si è inoltre rivelato un avversario del Regime ed ostinato antifascista, criticando con i suoi scritti il fascismo ed i suoi pincipii. Sebbene non abbia militato in partiti sovversivi, tuttavia ha sempre dimostrato la sua contrarietà al fascismo. ” (ACS CPC D'Angelo Luigi b. 39452).
Ancora si dirà sul suo arresto: “ Nel gennaio scorso si portò a Città S. Angelo a svolgere la sua propaganda religiosa tanto da suscitare il risentimento di alcuni cittadini che ricorsero alla Arma dei CC.RR. che sequestrò al giovane Costantini Guido... di anni 17 il volume “Governo” di S.W. Rutherford edito a Brooklyn N.Y. dalla Watch Tower Bible and Tract Society. In questi ultimi giorni vistosi vigilato dai Carabinieri inviò al Comandante dell' Arma di Montesilvano una lettera in cui l' oltraggiava. Per tale motivo il 30 gennaio fu arrestato per oltraggio e deferito all'Autorità Giudiziaria ” (ACS G 1 b. 148).
Sul primo arresto del D'Angelo, dopo alla data del 30 gennaio e su ciò che avvenne, non sono state trovate notizie particolarmente utili, quindi si ritiene probabili due ipotesi 1) siccome fù deferito all'Autorità Giudiziaria egli con tutta probabilità venne trattenuto per breve tempo in prigione e rilasciato (ma questa prima ipotesi è estremamente improbabile, nda), infatti il 27 febbraio dopo meno di un mese verrà ancora arrestato per propaganda evangelica e sarà questa volta condannato a 2 mesi di carcere su indicazione direttamente espressa da S.E. il Capo del Governo Benito Mussolini; 2) la possibilità più vera è che egli rimase in carcere dal 30 gennaio al 27 febbraio. Il suo secondo arresto quello del 27 febbraio fu solo formale poiché in effetti già detenuto sin dal 30 gennaio. Era prassi comune per le autorità fasciste prolungare senza nessun motivo e ragione plausibile, lunghi periodi di carcerazione, decisioni provvisorie e sistematiche che venivano date a discrezione insindacabile del Prefetto, spesso scavalcando per diritto la stessa magistratura ordinaria, anche quando quest' ultima avesse pronunciato una qualunque sentenza definitiva.
Nulla su ciò che avvenne dopo il 30 gennaio 1935, per i provvedimenti adottati a carico del D'Angelo è stato trovato agli atti dell'Autorità Giudiziaria, sicuramente di competenza del Pretore, prima che del Tribunale, sempre ammesso che la magistratura ne fu in qualche modo investita dal Prefetto Chierici. Una mia visita all' archivio pretorile del periodo a Pescara, dopo essere stato in tal senso autorizzato da un Giudice, non ha prodotto ne le notizie ne i documenti desiderati, gli atti saranno oramai andati persi nella città, poco si è trovato in un' umidissimo, buio e malsano scantinato, allagato più volte da forti intemperie, dove tra escrementi di topi e l'incuria totale ho ritrovato quello che rimane del vecchio archivio pretorile. Lì erano ammassati centinaia di faldoni buttati per terra alla rinfusa, tra le indecenze di vari animali e la muffa acida del tempo che ne hanno corrose le pratiche. In questo ambiente mefitico ho trascorso settimane intere con l'aiuto di una una sola torcia a pile (il locale era privo di luce, nda) a spulciare atti nella speranza di trovare qualcosa sul D'Angelo Luigi, ma niente è venuto fuori.
Il 4 febbraio 1935, altri due Testimoni di Geova il Ricci Tommaso (1888-1957) e il Neviconi Giuseppe (1905-2002), i quali avevano aderito già nell'anno 1934 alla fede dei Testimoni proprio attraverso la predicazione del D'Angelo Luigi e residenti in due differenti contrade del Comune di Pianella un comune limitrofo a quello di Spoltore, vennero tratti in arresto dalle autorità locali e restarono in carcere per 2 mesi..
La motivazione data all'arresto del Ricci Tommaso a parere del Prefetto Chierici era : “ … svolgevano propaganda ostile alle istituzioni nazionali ed alla religione cattolica, pronunziando frasi oltraggiose all'indirizzo di S. M. il Re, di S. S. il Papa, e di sua Eccellenza il Capo del Governo. … In un'accurata perquisizione fatta nell'abitazione del Ricci ed in quella del Nevicane venivano sequestrate Bibbie edite a Cambridge e due opuscoli “La Crisi e L'Intolleranza” di J.F. Rutherford, editi dalla Watch Tower Bible and tract society, Brooklyn U.S.A. che contengono conferenze di carattere esclusivamente religioso. Il Ricci interrogato confessava che l'attività loro consisteva nella spiegazione della bibbia (sic!) agli altri contadini, e di essere stato indotto a tale professione di fede dal contadino D'Angelo Luigi …, di anni 38, da Spoltore, segnalato a codesto Casellario…, noto esaltato per le idee evangeliche, il quale gli aveva spiegato quel passo ove si afferma che nel Mondo esistono 666 bestie così ripartite, 600 le religioni, 60 la finanza e 6 la politica.
Poiché tale propaganda svolta fra gente rozza e di scarsa cultura costituiva un pericolo pubblico (sic!), … il Ricci è stato trattenuto per un periodo di 2 mesi nelle carceri e quindi sottoposto all'ammonizione con deliberazione del 2 aprile corrente dalla Commissione Provinciale ” (ACS CPC Ricci Tommaso b. 85213)
Ricci Tommaso (1888-1957)
Neviconi Giuseppe
Mentre per il Neviconi Giuseppe fu scritto identica cosa, con l'aggiunta che: “…ha continuato a tenere in casa sua ed anche altrove riunioni abusive a scopo di propaganda evangelica …” (ACS CPC Nevicone Giuseppe b. 110147).
Il 7 febbraio 1935, vi fu un' importante relazione da parte del Prefetto Chierici al Ministero degli Interni dove nella nota, a carico del D'Angelo Luigi (si accennava anche ai pianellesi Ricci e Neviconi e ancora sui fatti accaduti a Montesilvano), la massima autorità provinciale così relazionò la situazione creatasi in alcuni comuni della provincia:
“PREFETTURA DI PESCARA
Pescara 7 febbraio 1935 anno XIII
On.le Ministero dell' Interno Direzione Generale della P.S. Divisione Affari Generali e Riservati ROMA
Oggetto: D'Angelo Luigi ...nato a Spoltore il 27.7.1897 ivi residente.
D'Angelo Luigi di Sabatino, oggetto della precorsa corrispondenza da Spoltore si recava a Montesilvano ed altri comuni vicini per propagandare la Bibbia; ivi fa capo a certo Di Cenzo Francescopaolo fu Antonio di anni 43.Con quest'ultimo il D'Angelo fu fermato il 22.8.1934 a Morra Irpina dove si erano recati per predicare la loro religione e rimpatriati con foglio di via obbligatorio.
In passato il D'Angelo curò anche la distribuzione di opuscoli, alcuni dei quali segnalati da codesto On.le Ministero perché colpiti da divieto di introduzione e di distribuzione nel Regno.
Nel gennaio scorso si portò a Città S. Angelo (vi risiedeva il Giovannoli Michele, vedi Cap. VII, nda) a svolgere la sua propaganda religiosa tanto da suscitare il risentimento di alcuni cittadini che ricorsero alla Arma dei CC.RR. che sequestrò al giovane Costantini Guido... di anni 17 il volume “Governo” di S.W. Rutherford edito a Brooklyn N.Y. dalla Watch Tower Bible and Tract Society.
In questi ultimi giorni vistosi vigilato dai Carabinieri inviò al Comandante dell' Arma di Montesilvano una lettera in cui l' oltraggiava. Per tale motivo il 30 gennaio fu arrestato per oltraggio e deferito all'Autorità Giudiziaria.
Il 4 corrente dall'Arma di Pianella vennero arrestati Ricci Tommaso … e Neviconi Giuseppe, oggetto del mio rapporto 6 corrente n. 01334 P.S.. Dalle indagini esperite dalla locale Questura e dall' Arma CC.RR. è emerso che l'azione dei due arrestati è in dipendenza della propaganda svolta dal D'Angelo il quale aveva loro fornito le Bibbie e gli opuscoli loro sequestrati dall'Arma di Pianella.
Per quanto la propaganda del D'Angelo sia svolta nel campo religioso, pur tuttavia essando fatta tra gente umile e di nessuna cultura, spesso, come è infatti avvenuto a Pianella, raggiunge effetti dannosi, inculcando nell'animo degli iniziati principi contrari all'ordine sociale ed al Governo. Infatti il D'Angelo nel propagandare la Bibbia, insiste specialmente nell'affermare che tutto promana da Dio, che non è ammesso altro Governo se non quello di Dio e che i potenti della terra sono figli di Satana (sottolineata nella Prefettizia,nda) e tradiscono Iddio (sottolineata nella Prefettizia,nda). Aggiunse che lo studio della Bibbia insegna a essere migliori e solo la Bibbia può giudicare i veri credenti.
Allo scopo di controllare più facilmente l'attività del D'Angelo che si dimostra pericoloso per l'ordine sociale, la locale Questura, propone salvo contrario avviso di codesto On.le Ministero, di sottoporlo al biennio dell'ammonizione.
Il Prefetto” (ACS G 1 b. 148).
Costantemente vigilati dai locali carabinieri, erano anche i Testimoni di Geova residenti a Montesilvano, i quali in accordo con il D'Angelo Luigi avevano inviato le missive sia al parroco che al comandante della locale caserma dell'allora paesino marittimo. E l'assiduo controllo delle autorità locali, portò anche il suo frutto ormai maturo.
Il 24 febbraio 1935 una domenica mattina, il testimone Di Censo Angelo e suo fratello Di Cenzo Nicola mentre svolgevano l' opera di predicazione e divulgazione biblica nella vicina città di Pescara, vennero intercettatati dai fascisti del luogo che avvertirono le autorità, le quali iniziarono subito un'indagine a carico di Angelo ritenuto essere anche tra i mittenti della lettera inviata al maresciallo di Montesilvano. Il 26 febbraio fu interrogato la persona con cui i Di Censo ebbero una lunga discussione religiosa la mattina del 24 a Pescara.
Fu il 27 febbraio 1935 che Di Censo Angelo e suo fratello Francescopaolo (quest'ultimo non era con Angelo la mattina del 24.2.1935 ma altrove, mentre Nicola un terzo fratello Di Cenzo sarà arrestato più tardi,nda) vennero entrambi arrestati nella loro casa a Montesilvano dai locali CC.RR., essi furono insieme al D'Angelo Luigi ritenuti responsabili dell'invio al maresciallo di Montesilvano della lettera definita oltraggiosa.
Il 28 febbraio 1935 la motivazione dell'arresto avvenuto, venne relazionata dal stesso Prefetto Chierici, in una sua nota al Ministero dell'Interno. La prefettizia una volta recapitata al Viminale, venne sottoposta direttamente a Mussolini per eventuali sue direttive e indicazioni da prendersi nei confronti degli arrestati. Sulla nota della Prefettura venne quindi apposto un timbro particolare (non si riscontra sovente in altri documenti,nda) dove con caratteri cubitali era stata stampigliata la frase: “Presi gli ordini da S.E. il Capo del Governo”.
Era quindi il Duce ad emettere direttamente le decisioni (sentenze,nda) più importanti da prendersi e qui in questa nota è quello che farà, quando a mano scriverà di suo pugno sulla prefettizia : “Si propongono due mesi di carcere e l' ammonizione” e subito di fianco un “SI” (maiuscolo) scritto con un grosso lapis, seguito da una "B" (una sigla maiuscola: B) la firma siglata di Arturo Bocchini, il Capo della Polizia.
La nota citata, viene di seguito riproposta integralmente:
Pescara 28 febbraio 1935 anno XIII
Oggetto: D'Angelo Luigi ...nato a Spoltore il 27.7.1897; Di Cenzo Francescopaolo …nato a Montesilvano il 12.2.1892; Di Cenzo Angelo … nato a Montesilvano il 15.1.1904, arrestati per propaganda antinazionale.
On.le Ministero dell' Interno Direzione Generale della P.S. ROMA
Presi gli ordini da S.E. il Capo del Governo
Si propongono due mesi di carcere e l'ammonizione - SI - B.
Di seguito al precedente rapporto in data 7 andante N. 01024 ed in relazione al successivo telegramma di codesto On.le Ministero 14 detto n. 4989/442, mi onoro informare che il noto D'Angelo Luigi di Sabatino, ma grado la diffida fattagli, ha continuato la sua propaganda evangelica, insieme ai fratelli Di Cenzo Francesco Paolo ed Angelo fu Antonio, contadini di Montesilvano. I deleteri effetti di tale propaganda cominciano a manifestarsi i modo da rendere necessario l'energico intervento delle Autorità di P.S.. …. Sempre in un rapporto di tale propaganda, il locale Comando M.V.S.N. della 129 Legione Adriatica ha riferito che i fratelli Di Cenzo, nelle ore antimeridiane del 24 corrente, recatosi in località Zanni di questo capoluogo, cercarono di inculcare le loro idee alla nominata N.M. …, profetizzando essere prossima la fine del Mondo con lo scoppio di una guerra immane e profferendo frasi disfattiste e contrarie al Regime. Poiché tale propaganda, specie nel delicatissimo momento attuale fra gente rozza e di nessuna cultura, può essere un pericolo per l'ordine pubblico la locale Questura, in seguito ad accertamenti fatti da un Funzionario della P.S. recatosi sul posto, ha proceduto all'arresto dei tre suddetti (in realtà qui la nota non sarà esatta sull'arresto del D'Angelo, egli già si trovava in carcere poiché arrestato il 31 gennaio 1935, nda), i quali malgrado la diffida loro fatta, si sono mostrati esaltati e fanatici a tal punto da affermare che essi non intendono affatto smettere dal fare tale propaganda come dalle dichiarazioni di cui si acclude copia. (… uomini illetterati e comuni,…, rispondendo, … dissero loro: “…in quanto a noi, non possiamo smettere di parlare delle cose che abbiamo viste e udite.”… ”, Atti 4:13, 18-20; nda).
Mi onoro pertanto proporre a codesto On.le Ministero che gli stessi siano trattenuti in carcere per un periodo di almeno due mesi e sottoposti a ammonizione.
Unisco anche copia anche copia della lettera che il D'Angelo ha in questi ultimi giorni diretta al Parroco di Spoltore e copia della dichiarazione resa della N.M..
Di Cenzo Angelo e suo fratello Francescopaolo insieme con il D'Angelo Luigi, saranno tutti interrogati il 1° marzo 1935 in carcere a Pescara dal Commissario di P.S. Ernesto G.. Il Compendio ripropone entrambi gli interrogatori ai tre testimoni di Geova, poiché i fratelli Di Cenzo saranno quelli più irremovibili dinnanzi alle autorità fasciste a motivo della loro fede. Il primo interrogatorio ad essere rivisitato è quello del Di Censo Angelo, che così fu redatto:
“L'anno millenovecentotrentacinque il giorno primo del mese di marzo nelle Carceri di Pescara:
Innanzi a Noi G.E. Commissario di P.S. è presente DI CENZO Angelo fu Antonio e di Annantonia Marcucci nato a Montesilvano il 15. 1. 1904, ivi domiciliato, bracciante, il quale dichiara quanto segue:
Da circa un anno e mezzo da cattolico sono diventato evangelico cioè seguace di Cristo. Insieme con mio fratello Francescopaolo e con D'Angelo Luigi …, mi sono dedicato allo studio della Bibbia, dove si legge che non vi è nessun Governo sulla terra che possa essere opinato. Noi non possiamo seguire gli uomini né le leggi dettate da essi, poiché non riconosciamo nessuna autorità terrena. Tanto io che i miei fratelli in Cristo qualora fossimo chiamati alle armi, ci rifiuteremmo di parteciparvi perché il Signore dice di non ammazzare. A.D.R. Domenica scorsa 24 febbraio con mio fratello Francescopaolo venni a Pescara per sbrigare degli affari. Al ritorno con mio fratello mi fermai in casa di una conoscente tale C. abitante a Zanni. Mi trattenni per circa 10 minuti e spiegai a questa donna ciò che dice il vangelo sulla Guerra e sul Governo degli uomini…. A.D.R. Non conosco il pastore evangelico Pace Camillo né mai ho parlato con costui. (Pace Camillo, antifascista e “dignitario della massoneria”, era Pastore della “Chiesa dei Fratelli” a Firenze, ma operava anche a Pescara dove risiedeva. Nella sua abitazione ogni giovedì e ogni domenica aveva riunioni alle quali intervenivano, secondo i rapporti di P.S., uno scarso numero di persone.Le Autorità locali cercheranno in un primo momento di assimilare le attività cultuali del Pace con quelle dei Testimoni di Geova, ma non trovando rapporti di sorta desisterono. Il Pace Camillo fu fatto oggetto delle indagine dalle autorità di P.S. già a partire dell'anno 1930, si veda: ACS CPC Pace Camillo, b. 3632, nda).
A.D.R. Dico meglio – Domenica scorsa venni a Pescara con mio fratello Nicola Di Cenzo e non con Francescopaolo” (ACS G 1 b. 148).
Mentre il Di Cenzo Francescopoalo dichiarerà:
“L'anno millenovecentotrentacinque il giorno primo del mese di marzo nelle carceri di Pescara.
Innanzi a Noi G.E. Commissario di P.S. è presente Di Cenzo Francescopaolo fu Antonio e di Annantonia Marcucci nato a Montesilvano il 12.2.1892, ivi domiciliato, bracciante, il quale dichiara quanto segue:
Confermo pienamente quanto ha dichiarato mio fratello Angelo circa le nostre teorie religiose aggiungo che domenica scorsa non venni a Pescara ma con D'Angelo Luigi andai a Città S. Angelo a spiegare il vangelo in casa del Giovannoli Michele. Io nonostante la diffida di V.S. di smettere tale propaganda religiosa, aggiungo che non posso fare a meno di andare predicando l'evangelo. Aggiungo infine che qualora fossi chiamato alle armi, non potrei parteciparvi, rifiutandomi recisamente. Non conosco né di nome né di persona il pastore evangelico Pace Camillo (ACS G 1 b. 148).
Per ultimo sarà l'interrogatorio del D'Angelo Luigi il quale confermerà anche per se le precedenti dichiarazioni dei fratelli Di Cenzo. Egli attesterà:
Innanzi a Noi G.E. Commissario di P.S. è presente D'Angelo luigi di Sabatino e fu Maria Giuseppa De Amicis nato a Spoltore il 27.7.1897, contadino, ivi domiciliato, il quale dichiara quanto segue:
Confermo pienamente quanto hanno dichiarato i fratelli Di Cenzo ed aggiungo che noi non possiamo prendere le armi per uccidere il prossimo, giusto come dice la Bibbia. Domenica scorsa insieme co Di Cenzo andammo a Città S. Angelo a trovare un fratello di fede. A.D.R. Io non posso fare a meno di riunirmi con gli altri miei fratelli ed aggiungo che chiamato alle armi per una guerra, io non potrei uccidere il prossimo.A.D.R. Circa un mese fa inviai al parroco di Spoltore una lettera, dove trascrissi tutti i passi biblici e spiegai la frase Eja (il canto del Diavolo) (ACS G 1 b. 148).
Il 5 marzo 1935, ci sarà una nota del Comando Generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale di Roma, al Ministero dell'interno, con la quale si denunziavano, questa volta da parte dei fascisti, i fratelli Di Cenzo per la loro attività propagandistica a Pescara, calunniandoli oltremodo anche e soprattutto per alcuni inesistenti rapporti tra i Testimoni di Geova e un tale Pace Camillo pastore della Chiesa dei Fratelli e massone, che i fascisti locali a tutti i costi volevano vedere accomunato con i testimoni appunto per perseguirli in modo maggiore. Ma nella realtà delle cose i testimoni e il Pace Camillo NON si conoscevano neanche. La nota stessa fu e rimane ancora oggi un atto estremamente vigliacco e calunnioso da parte dei fascisti della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale di Pescara che chiedevano ed esigevono urgenti provvedimenti da adottare. Il Compendio ne ripropone copia.
Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale -COMANDO GENERALE
Servizio Politico Ufficio II°
Roma 5 marzo 1935 Anno XII
Oggetto: Propaganda antifascista da parte di evangelisti.
All' On.le MINISTERO DELL'INTERNO Direzione Generale della P.S. Divisione A.G.R. - Roma
In data 27 s.m., l' U.P.I. della 129^ Legione (Pescara) comunicò alla locale R. Prefettura che tale Di Cenzo Angelo…, detto “falco”… nelle ore antimeridiane di domenica 24 febbraio, si recò nella casa di N.M. in C., sita in Pescara via Zanni, a svolgere propaganda evangelica, e propalando a scopo disfattista notizie sobillatrici contro S. E. il Capo del Governo e contro una prossima guerra.
Il predetto U.P.I. trasmise in contempo alla R. Prefettura una dichiarazione rilasciata al riguardo dalla N. Il Di Cenzo, che vivrebbe in disagiate condizioni economiche e sarebbe sussidiato da tale Pace Camillo fu Giuseppe, pastore evangelico, abitante in Pescara Pineta, schedato antifascista presso l'U.P.I. della 129^ Legione, avrebbe svolto attività del genere anche presso altre famiglie del Luogo.
In seguito alla segnalazione dell' U.P.I. stesso, la locale Questura, nelle ore pomeridiane del 27 s.m., procedette all'arresto del Di Cenzo, di un di lui fratello a nome Francesco Paolo e di certo D'Angelo Luigi, residente in Spoltore. Questi due perché complici del primo nello svolgere attività evangelica.
Ora U.P.I. ha trasmesso alla locale R. Prefettura un'altra dichiarazione rilasciata da tale C.A. …, dalla quale risulta che da epoca imprecisata il Di Cenzo e il D'Angelo si sono recati pure da lui C.A. a svolgervi propaganda evangelista ed antifascista.
Il S: Capo di Stato Maggiore” (ACS G 1 b. 148).
Il 10 marzo 1935 vi fu una nota della Prefettura, indirizzata al Ministero dell'Interno, riguardante degli arrestati dei noti “propagatori evangelici” (tra i primi ci saranno i Testimoni di Geova, nda) o almeno ritenuti tali dalle autorità e accomunati tutti, erroneamente, come componenti della Chiesa dei Fratelli. I nominati erano residenti in alcuni comuni delle immediate vicinanze di Pescara. La nota contiene oltre che i nominativi dei Testimoni di Geova anche altre persone come le tre missionarie Weslejane residenti nel Comune di Cappelle sul Tavo e denunciati dal locale parroco (AS PE, Atti Prefettura 1930-1935), oltre che al Pace Camillo pastore della Chiesa dei Fratelli di Pescara. La prefettizia recitava:
“Regia Prefettura di Pescara
Pescara 10 marzo 1935 Anno XIII
Oggetto: Chiesa cristiana dei Fratelli
Direzione Generale dei Culti
e per conoscenza, Direzione Generale della P.S. - Roma
In relazione a quanto venne riferito a codesto On.le Ministero (Direzione Generale dei Culti) colla nota 24 gennaio N. 03452 ed ai successivi rapporti inviati alla Direzione Generale della P.S. nei riguardi della propaganda evangelica svolta in questa provincia dai nominativi:
1° D'Angelo Luigi di Sabatino residente a Spoltore
2° Di Cenzo Francesco Paolo fu Antonio residente a Montesilvano
3° Di Cenzo Angelo fu Antonio “ “
4° Vairos Natalina di Giacomo residente in Cappelle Sul Tavo
5° Hiscock Lucy di Stephen “ “
6° Marshall Sadie di Roberto “ “
7° Pace Camillo fu Giuseppe residente a Pescara
mi onoro informare che i primi tre, cioè il D'Angelo e i fratelli Di Cenzo, avendo gli stessi fatta propaganda di carattere politico e antinazionale, sono stati tratti in arresto e, come da telegramma dell'On.le Ministero dell'Interno in data 4 marzo N. 6817/442, dopo due mesi di detenzione saranno sottoposti all'ammonizione.
Le tre propagandiste Vairos, Hiscok e Marshall, opportunamente diffidate,hanno dichiarato che entro il mese in corso lasceranno il Comune di Cappelle Sul Tavo e questa provincia per trasferirsi altrove.
Il Pace Camillo, infine, cui è stata fatta regolare diffida, ha dichiarato che egli è in perfetta regola con le recenti disposizioni circa l'esercizio dei culti ammessi, esercitando tale suo ministero in Pescara fin dal 1907 in un locale che, essendo preesistente alla pubblicazione della legge 29 giugno 1929 N. 1159, non può essere chiuso a norma dell'art. 29 del relativo Regolamento approvato con R.D. 28 febbraio 1930 N.289. Il Pace è anche munito della delega per tenere adunanze nel detto locale, a norma dell'art. 2 succitato Regolamento, delega fattagli dal Ministro di culto approvato dal Ministero, sig. Longo Saverio fu Crescenzio della Chiesa cristiana dei Fratelli con sede in Firenze via Vigna Vecchia N. 15 piano 2°.
Salvo ulteriori disposizioni di codesto On.le Ministero ho disposto che sia esercitata sul Pace la debita vigilanza.
Unisco copia delega fatta al Pace.
Il 2 aprile 1935 vennero sottoposti all' ammonizione dalla locale Commissione Provinciale presso la Prefettura di Pescara, che delegava poi la Questura ad ottemperare il verbale, tutti i Testimoni di Geova ancora in carcere a Pescara, essi erano: D'Angelo Luigi, Ricci Tommaso, Neviconi Giuseppe, Di Cenzo Angelo e Di Cenzo Francescopaolo. Per cercare di capire ciò che era l'Istituto dell'Ammonizione di P.S., lo si può riassumere sinteticamente nella seguente frase: un formale richiamo scritto di una sanzione disciplinare adottata dalla Questura nei confronti dell'ammonito. Per illustrare più da vicino ciò che tale atto si proponeva con i suoi fini raggiungere, il Compendio ripropone l'Atto di Ammonizione rilasciato il 2 aprile 1935 al Di Cenzo Angelo, dove si legge:
“ R. QUESTURA DI PESCARA
VERBALE DI DIFFIDA PER L'AMMONIZIONE
L'anno millenovecentotrentacinque, il giorno 27 del mese di aprile in seguito all'ammonizione pronunziata in data 2.4.1935 dalla Commissione Provinciale di Pescara ai termini dell'art. 164 e seguenti della vigente Legge di P.S., si è fatto presentare avanti di noi sottoscritto Ufficiale di P.S. il nominato Di Cenzo Angelo figlio di fu Antonio e di Marcucci Maria Atonia di anni 31 nato a Montesilvano domiciliato a Montesilvano di condizione bracciante lo abbiamo seriamente diffidato alla stretta osservanza delle seguenti prescrizioni:
1) Darsi a stabile lavoro entro cinque giorni.
2) Fissare stabilmente la propria abitazione, di farla conoscere nel termine di giorni due all' Autorità di P.S. e di non allontanarsene senza il permesso di detta Autorità.
3) Di rincasare la sera all'Ave Maria, e non uscire al mattino prima del levar del sole.
4) Non asportare né detenere armi e strumenti atti ad offendere.
5) Non frequentare postriboli, né osterie, sale da ballo od altri esercizi pubblici.
6) Non frequentare pubbliche riunioni, spettacoli o trattenimenti pubblici.
7) Non associarsi a persone pregiudicate e sovversivi (qui in aggiunta il Questore aveva espressamente annotato, nda) né a compagni di fede.
8) Vivere onestamente, rispettare le leggi, non dare luogo a sospetti con la propria condotta.
(qui finiva le otto prescrizioni, ma per il Di Cenzo se ne aggiunse ad hoc, una nona che recitava, nda)
9) Astenersi dal fare propaganda religiosa.
Di quanto sopra abbiamo redatto il presente verbale, che viene sottoscritto.
L'Ammonito f.to Di cenzo Angelo L'Ufficiale di P.S. f.to Mario B.” (ACS Confinati, Di Cenzo Angelo, b. 354).
Il 4 aprile 1935 due note della Prefettura di Pescara indirizzate al Ministero dell'Interno, comunicava l'avvenuta scarcerazione dei due Testimoni di Geova il Ricci Tommaso e il Neviconi Giuseppe, detenuti entrambi dal 4 febbraio.
FERMO di TESTIMONI in TRENTINO ALTO ADIGE
Nell' (?)aprile del 1935, Zortea Francesco residente a Canal San Bovo narrerà di una sua evangelizzazione nel paese di Fonzaso (BL) a circa venti chilometri da Canal S. Bovo (Annuario dei Testimoni di Geova 1983 op.cit., pag. 144,145; inoltre si veda: Piccioli Paolo, I Testimoni di Geova durante il regime fascista, op. cit. pag. 199), dove vi erano persone desiderose di ascoltare ed accogliere il messaggio predicato dal Testimone di Geova (anche se l'avvenimento accorso allo Zortea è ricordato essere avvenuto nell' aprile 1934, i documenti trovati al riguardo datano l' anno 1935 precisamente nel mese di marzo come da atti reperiti sul caso. Su ciò si veda: ACS, Confino, Torghele Cesare, b. 1015; nda).
Cosa accadde quindi allo Zortea divulgatore del messaggio del Regno a Fonzaso ? Un rapporto stilato dalla Legione dei Carabinieri Reali di Bolzano, dirà:
“Nel marzo 1935, in seguito ad una contravvenzione elevata dall'arma di Fonzaso al carabiniere a piedi Zortea Francesco (ora passato a far parte dell'arma di Fanteria) contadino, da Canal S. Bovo, per distribuzione di scritti senza il preventivo assenso dell'autorità giudiziaria, si venne a conoscenza di un movimento propagandistico a favore della religione protestante…, sorto nel comune di Canal S. Bovo…; (ACS Confino, Torghele Cesare, b. 1015; nda), inoltre dalla narrazione diretta dello stesso Zortea si saprà ancora: “… fui fermato dai carabinieri e accompagnato in caserma dove, dopo avermi interrogato riguardo all'opera che stavo compiendo mi sequestrarono la letteratura. Poi mi rinchiusero in camera di sicurezza dove rimasi fino all'indomani mattina” (Annuario dei Testimoni di Geova 1983 op.cit., pag. 145).
Dietro la denuncia e la contravvenzione delle autorità locali, vi fu anche il provvedimento penale adottato il 4 maggio 1935 il Pretore di Feltre, che condannò lo Zortea a pagare un'ammenda “ … per avere distribuito a Fonzaso, in luogo pubblico, opuscoli di carattere religioso senza preventiva licenza delle autorità di P.S.”.
Il caso accorso allo Zortea nel 1935, non fu unico, già in Abruzzo a partire da fine gennaio, uno zelante Testimoni di Geova ebbe anch'esso la sua buona dose di persecuzione da parte delle autorità fasciste.
Si ACCANISCE e si INTENSIFICA LA PERSECUZIONE in ABRUZZO
Il 27 aprile 1935 tre note della Prefettura di Pescara indirizzate al Ministero dell'Interno, comunicava l'avvenuta scarcerazione dei tre Testimoni di Geova, il D'Angelo Luigi, Di Cenzo Francescopaolo e Di Cenzo Angelo.
Interessante allo studio è riproporre di seguito la nota prefettizia a carico del D'Angelo Luigi:
Pescara 27 aprile 1935 Anno XIII
Oggetto: D'Angelo Luigi di Sabatino
Direzione A. G. R. - Roma
Con riferimento al telegramma di codesto On.le Ministero n. 6817/442 del 7 marzo u.s. mi pregio comunicare che in data odierna è stato scarcerato il noto propagandista evangelico D'Angelo Luigi di Sabatino.
Il medesimo è stato sottoposto ai vincoli dell'ammonizione per un biennio.
Unisco il verbale.
Il Prefetto” (ACS G 1 b.148).
Il 3 maggio 1935 il Prefetto di Pescara rispose ad una nota del Ministero degli Interni, su una serie di informazioni da dare, verso l'opera svolta da aderenti alla Chiesa Pentecostale esistente nella provincia di Pescara. La nota è riproposta nel Compendio, a dimostrazione, qualora ve ne fosse ragione di accertare, che le varie attività evangelizzatrici e cultuali poste in essere dai gruppi di pentecostali, i quali furono perseguiti poi dalle autorità, fossero posteriori a quelle operate dai Testimoni di Geova nella provincia pescarese già da diversi anni. La relazione della Prefettura pescarese sull' oggetto fu:
Pescara 3 maggio 1935 Anno XIII
Oggetto: Associazioni evangeliche pentecostali.
Direzione Generale dei Culti e, per conoscenza,
Direzione Generale della P.S. - Roma
Con riferimento alla ministeriale del 15 aprile u.s. n. 600/158 Div. A Sez. i^, pregiomi comunicare che in questa provincia non risulta l'esistenza di associazioni pentecostali di cui alla circolare 9 aprile n. 600/158.
Dagli accertamenti, però, eseguiti è emerso che, a Brittoli e comuni limitrofi, alcuni pseudo evangelisti del luogo, col pretesto di esercitare tale attività religiosa, cui non erano, peraltro regolarmente autorizzati, a norma degli art. 3 della legge 24/6/1929 N. 1159, e 2 del relativo R.D. 28/2/1930 N. 289, esplicavano, in effetti, propaganda antinazionale. Pertanto, la locale Questura ha disposto il fermo di essi per adottare provvedimenti di polizia a loro carico, su cui riservami riferire.
Il Prefetto” (ACS G. 1 b. 148).
Anche se nella realtà alcuni elementi della Chiesa Pentecostale solo più tardi nella provincia saranno fatti oggetto di persecuzione, la nota riproposta segnala per l'anno 1935, la presenza di alcuni pentecostali solamente nel paese di Brittoli, provincia di Pescara. Il paese di Brittoli è vicino a quello di Ofena, quest'ultimo in provincia dell'Aquila, dove già a far data dall'anni 1931 insisteva un gruppo di pentecostali, tutti ex simpatizzanti degli Studenti Biblici (vedi cap. IV in Ofena, nda) i quali furono indottrinati al pentecostalismo da tale Ciccone Archimio rimpatriato appunto nel 1931 dal Canada il quale divulgherà la sua fede anche a persone residenti al Comune di Brittoli (ASC G 1 b. 148, interrogatorio De L. C.) e in comuni limitrofi.
Il gruppo pentecostale esistente nelle vicinanze di Ofena non venne colpito dal fascismo. Esso fu solo inquisito e il solo provvedimento di polizia preso fu appunto contro il Ciccone A., che in data 4 marzo 1937 fu ammonito dal Prefetto aquilano insieme ad altri quattro pastori della Chiesa Metodista Wesleyana (di cui due ex preti,nda) di Villa S. Sebastiano di Tagliacozzo (AQ) dove si ebbe un vero caso religioso. La realtà pentecostale abruzzese-aquilana, nel 1937, come attesterà in una sua nota il Prefetto dell' Aquila era così descritta : “ Una delle zone dove i pentecostali si sono annidati è nella campagna dei comuni di Capestrano e Ofena, alle estreme propaggini meridionali del Gran Sasso e precisamente nelle località di Scarafano (Comune di Capestrano) e Carrufo (Comune di Ofena) …”, comunque questa propagine, rappresentò uno dei primi notevoli gruppi della fede Pentecostale in Abruzzo e nella provincia aquilana, in una zona, quella di Ofena, dove gli Studenti Biblici nel 1925, riscossero un notevole successo in quanto ad adesioni. (Per conoscere meglio e da vicino l'attività e le vicende che interesserà il gruppo pentecostale per anni dal 1937 al 1940 si veda in ACS G 1 b. 98, nda).
Il 7 maggio 1935 ci fu da parte del Prefetto di Pescara un lungo rapporto riguardante l'arresto avvenuto il 4 maggio, dei due pentecostali residenti a Brittoli(il De Luca e il Milani) di cui già si è accennato, e di altre due persone (il Iezzi e il Leone) che ebbero a che fare con la predicazione del D'Angelo del Ricci e del Nevicone. Solamente Iezzi Camillo residente in una contrada di Pianella, aderì, anche se per pochi anni alla fede dei Testimoni di Geova. La nota venne sottoposta ancora una volta a S.E. il Capo del Governo Bentito Mussolini dove scrisse che tali persone (quelle nominate nel rapporto, nda) meriterebbero non l'ammonizione ma il Confino (con espresso riferimento ai Testimoni di Geova, nda), con affianco la solita nota: SI e la sigla B quella di Bocchini. Interessante quindi è riproporre parzialmente il documento per la parte che interessa i Testimoni di Geova.
Pescara 7 maggio 1935 Anno XIII
Direzione A.G.R. - Roma
e per conoscenza A S.E. il Prefetto di Aquila
Oggetto: 1) Iezzi Camillo…,Pianella; 2) De Luca C.V. …, Brittoli; 3) Milani G. …,Brittoli; 4) Leone C…, Cepagatti.
Meriterebbero non l'ammonizione ma il Confino SI B
Pregiami comunicare a codesto On.le Ministero che malgrado l'arresto dei noti D'Angelo Luigi, Nevicane Giuseppe, e fratelli Di Cenzo ed i conseguenti provvedimenti di ammonizione e di diffida nei loro confronti, in conformità delle disposizioni impartite col telegramma 7 febbraio scorso N. 6817/442, la deleteria propaganda evangelica a sostrato antifascista, continuava ancora in forma subdola in altri comuni di questa provincia.
Invero, da ulteriori ulteriori indagini disposte dalla locale Questura, è emerso che il D'Angelo e compagni, oltre a quanto era stato in precedenza acquisito, avevano propagandato per la campagna, tra le laboriose e cattoliche popolazioni, che nella Bibbia vi è scritto che “i fascisti sono i farisei e Mussolini il giuda”; che nella bestia che sale dal mare “capo tredici dell'Apocalisse” si vede la Società delle Nazioni; che nella “bestia che sale dalla terra”, nel versetto 11°, si parla dell'Inghilterra e dell'America, nel 12° della Germania; nel 15° è rappresentata la dittatura internazionale fascista; nel 16° il tesseramento fascista; nel 17° è indicato che senza la tessera del Partito è inibito a chiunque di svolgere qualsiasi attività.….
... Per quanto sopra, la locale Questura, indipendentemente da ogni altra considerazione, ravvisando tale deleteria forma di propaganda un pericolo per l'ordine pubblico, ha fatto procedere all'arresto dei quattro suddetti individui.
Analogamente, quindi, a quanto fu praticato per il D'Angelo Luigi e compagni, propongo a codesto On.le Ministero che anche i suaccennati quattro arrestati siano trattenuti in carcere per un periodo di almeno due mesi … mentre per il Leone C. sia denunziato per il provvedimento dell'ammonizione, gli altri trè siano sottoposti a diffida.
Il Prefetto ” (ACS G 1 b. 148).
Il 3 luglio 1935 Iezzi Camillo venne scarcerato e diffidato dal continuare a professare la sua fede, insieme alle tre persone arrestate con lui precedentemente. La nota della Prefettura indirizzata al Ministero dell'Interno che lo riguardava così recitava per l'occasione:
Pescara 3 luglio 1935 Anno XIII
Oggetto: Iezzi Camillo… nato il 12/10/1912…, domiciliato a Pianella, diffidato.
Con riferimento al telegramma di codesto Onorevole Ministero n.15019/442 del 13 maggio u.s., comunico che il nominato Iezzi Camillo, in data odierna, è stato diffidato ai sensi e per gli effetti dell'articolo 164, ultimo capoverso, del vigente T.U. delle Leggi di P.S.
Il medesimo in pari data, è stato scarcerato e rimpatriato con foglio di via obbligatorio a Pianella, suo luogo di domicilio.
Assicuro di aver disposto sul di lui conto idonea vigilanza e mi riservo di trasmettere a codesto Onorevole Ministero il prescritto stralcio.
Il 7 luglio 1935, si ebbe una relazione che riguardava il Leone C. residente nel comune di Cepagatti, interessante è leggere di seguito cosa egli aveva capito dalla Bibbia su ciò che rappresentavano, secondo lui, Mussolini, il Rè dell'Italia e il Papa e per tali accuse i Testimoni di Geova saranno poi condannati nel 1940 dal Tribunale Speciale. Oggi cerco di immaginare la faccia e la reazione dei lettori della prefettizia, su ciò che fu scritto; personalmente nel leggerlo ho riso a crepapelle. Così scrissero le autorità sul Leone C. :
Oggetto: Leone C.…- antifascista.
Pregiami comunicare a codesto On/le Ministero che alla nota 03584 del 3 luglio u.s. fu fatto seguito con successiva nota egual numero (stralcio) in data 10 stesso mese, diretta al Casellario Politico Centrale, che, ad ogni buon fine trascrivo:
“” Mi pregio segnalare a codesto casellario il nominativo Leone C., evangelista propagandista, antifascista.
Il Leone, sotto le teorie religiose, fervidamente professate, nasconde subdolamente principi nettamente antifascisti, che cercava, per il passato, di divulgare tra la massa di contadini.
Specificatamente il Leone propagandava che chi era in possesso della Sacra Bibbia non poteva essere richiamato alle armi in caso di guerra e che all'uopo bastava inviare il foglio di congedo a S.M. il Rè.
Aggiungeva, avvalorando il suo dire, con richiami alla Bibbia, che S.M. il Rè era la prima bestia, e S.E. Mussolini la seconda, S.S. il Papa la terza; che Mussolini era 366 volte bastia ; ed ancora che tutti quelli che portano il distintivo del Fascio sono tutte bestie ed i fascisti tutti saraceni.
Il Leone faceva parte di una schiera di pseudo evangelisti, esistenti in questa provincia, capeggiata dai noti D'Angelo Luigi e Ricci Tommaso, oggetto rispettivamente delle mie segnalazioni n. 01024 del 10 aprile u.s., e 02065 del 15 aprile u.s..
Il Leone per la sua deleteria propaganda è stato trattenuto in carcere per la durata di due mesi, previo nulla osta di codesto On/le Ministero, e quindi sottoposto ai vincoli dell'ammonizione con ordinanza di questa Commissione Provinciale del 28 giugno u.s..
ANCORA SUI SEQUESTRI della STAMPA W.T.S.
Il 31 luglio 1935 una nota della Prefettura di Milano, indirizzata al Ministero dell'Interno relazionava a quest'ultimo il sequestro avvenuta a Milano, dietro revisione postale, di altra stampa edita dalla W.T.S..
La stampa oggetto delle attenzioni delle autorità, altro non era questa volta, che due opuscoli “Ricuperameto del Mondo” e “Chi governerà il Mondo?”. La prefettizia riproposta dal Compendio così dava notizia:
“Regia Prefettura di Milano
Milano 31 luglio 1935 XIII
Oggetto: 1) Ricuperameto del Mondo 2) Chi governerà il Mondo? – pubblicazioni di propaganda evangelica edite dalla Wacht Tower Bible and Tract Society di Brooklyn N.Y..
On.le Ministero dell'Interno
Direzione Generale della P.S. - Divisiona Aff. Generali e Riservati - Sezione II - ROMA
Da Berna è stato spedito all'indirizzo del Sig. F.A. Roncarelli - Via P..,. 1 – Milano un pacco contenente, tra altri opuscoli di propaganda evangelica già colpiti da divieto d'introduzione e circolazione nel Regno, 4 copie delle pubblicazioni indicate in oggetto.
Nel trasmettere un esemplare a codesto On.le Ministero con preghiera di farmi conoscere se, come credo, debbano essere sequestrate.
Il Prefetto” (ACS F 4 b. 18).
Il Ministero dell'Interno, il 21 agosto, invia la nota corredata da ulteriori informazioni al Ministero per la Stampa e Propaganda, Direzione Gen.le Stampa Italiana, affinché quest'ultimo significasse “…le determinazioni di propria competenza…” circa il sequestro da effettuarsi su tutto il territorio nazionale.
Sarà solo del 18 settembre 1935 la risposta data dal Ministero per la Stampa e la Propaganda, nota che faceva conoscere:
“Ministero per la Stampa e la Propaganda
Direzione Generale per il Servizio della Stampa Italiana
Roma 18 settembre 1935 Anno XIII
All'On. Ministero dell' Interno
Direzione Affari Generali Riserv.
Oggetto Opuscoli di propaganda evangelica.
Questo Ministero ha esaminato le pubblicazioni rimesse con nota 21 agosto u.s. N° 442/18297 dal titolo “RICUPERAMENTO DEL MONDO” e “CHI GOVERNERA' IL MONDO?” ed è venuto nella determinazione di vietarne la diffusione.
Pregasi provvedere pertanto a ritirare dalla circolazione gli esemplari di detti opuscoli già in diffusione, assicurandone questo Ministero.
Si restituiscono gli allegati.
Pel Ministro” (ACS F 4 b. 18).
In data 24 settembre 1935 il Ministero dell'Interno, diramò una nota la n. 442/23803, consuetudine con tutta quella stampa dei Testimoni di Geova, a tutte le autorità del Regno, alle quali si dava le disposizioni ricevute dal Ministero per la Stampa e la Propaganda. La ministeriale quindi, disponeva:
“Ministero dell' Interno
Direzione Generale della P.S. - Sez. II
Roma 24 settembre 1935 Anno XIII
Alle LL.EE. I PREFETTI DEL REGNO
SIGNOR QUESTORE - ROMA
ON. MINISTERO PER LA STAMPA E PROPAGANDA
ON. MINISTERO FINANZE (Dire. Gen. Dogane)
ON. MINISTERO COMUNICAZIONI (Dir. Gen. Poste)
ON. COMANDO GENERALE ARMA CC.RR. - ROMA
ON. DIVISIONE POL. FRONT. TRESPORTI - SEDE
Si pregano le EE. LL. voler disporre, di accordo con la Direzione Provinciale delle Poste, che sia vietata l'introduzione e la circolazione nel Regno, dei seguenti opuscoli di propaganda evangelica:
1°) Chi Governerà il Mondo ?
2°) Ricuperamento del Mondo di J.F. Rutherford
editi a cura dell' Associazione Internazionale Studenti della Biblici di Brooklyn- N.Y..
Pel Ministro (Carmine Senise)” (ACS F 4 b. 18).
Opuscolo "Recuperamento del Mondo"
Il 28 settembre 1935 l' Alto Commissariato per la Città di Napoli, al quale non ancora era stata recapitata la ministeriale n. 442/23803 inviata soli 4 giorni prima, nota che disponeva il relativo sequestro dei due opuscoli, comunicò al Ministero dell'Interno il sequestro, durante la revisione postale presso lo scalo marittimo della città partenopea, dell'opuscolo titolato “Chi governerà il mondo” gia al bando da soli pochi giorni nella nazione (ACS F 4 b. 18).
Il 4 ottobre 1935 la Prefettura di Milano segnala al Ministero dell'Interno il sequestro in quella città di un pacco postale, proveniente da Berna e contenete letteratura della Watch Tower Society, indirizzato a Di Cenzo Nicola residente a Montesilvano. La nota specificava:
Milano 4 ottobre 1935 Anno XIII
Direzione Generale di P.S.
Divisione Affari Generali e Riservati - Roma
Oggetto: 1) L'age d'or una copia – 2) Scampo nel Regno due copie – 3) Il Giusto Governatore tre copie - 4) Gli ultimi giorni una copia -5) La Torre di Guardia una copia.
Da Berna è stato spedito all'indirizzo del Signor Dicendo Nicola – Monte Silvano – Spiaggia – (Pescara) un pacco contenete le pubblicazioni in oggetto, di propaganda evangelica.
Di dette pubblicazioni ne trasmetto una copia a codesto On.le Ministero con preghiera di farmi conoscere – dopo esaminato- se possono essere o meno recapitate.
Il Prefetto” (ACS F 4 b. 91).
Il Ministero degli Interni con nota del 17 ottobre 1935 farà così conoscere al Prefetto di Milano:
Roma 17 ottobre 1935 Anno XIII
Oggetto: 1) L'age d'or – 2) Scampo nel Regno – 3) Il Giusto Governatore - 4) Gli ultimi giorni - 5) La Torre di Guardia.
… si fa presente all' E.V. che le pubblicazioni di propaganda evangelica in oggetto indicate, sono sottoposte a divieto di introduzione e di circolazione nel Regno come risulta dalle circolari qui di seguito richiamate:
1) L'age d'or - rivista mensile edita a Parigi (circolare telegrafica n. 442/1149 del 12.1.1935).
2) Scampo nel Regno - opuscolo di I.E. Rutherford edito a Brooklyn (circolare n. 442/24744 dell' 11.10.1934).
3) Il Giusto Governatore - opuscolo edito a Brooklyn (circolare n.442/29580 del 7.12.1934).
4) Gli ultimi giorni - Die Letzen Tage – opuscolo edito a Brooklyn (circolare n.442/22061 del 10.9.1932)
5) La Torre di Guardia - Rivista edita a Brooklyn (compresa nell'elenco generale pag. 95)
Pertanto il pacco contenente le suddette pubblicazioni, dovrà essere sequestrato, o respinto al mittente, ai sensi delle vigenti disposizioni in materia.
… Pel Ministro (Carmine Senise) (ACS F 4 b. 91).
Mentre sarà del 28 ottobre 1935, da parte dell' Alto Commissariato per la Città di Napoli, la nota indirizzata al Ministero dell'Interno su di un altro sequestro presso lo scalo marittimo, questa volta dell'opuscolo “Chi è Iddio”. Anche qui intervenne con una direttiva il Ministero degli Interni inoltrando un dispaccio telegrafico alle varie autorità in indirizzo, datato 30 novembre 1935 dove si disponeva: “…il divieto introduzione et circolazione Regno opuscolo propaganda evangelica intitolato “Chi è Iddio” …” (ACS F 4 b.18).
LA GUERRA D' ETIOPIA
Alle cinque del mattino del 3 ottobre 1935 dopo vari mesi di preparazione militare per la campagna d'Etiopia, Mussolini aprì le ostilità contro quella nazione senza dichiarargli neanche guerra. Le truppe italiane dell'Eritrea passarono il fiume Mareb, che segnava il confine tra la colonia italiana e l'impero etiopico.
Secondo le previsioni ottimistiche del Duce d'Italia, le operazioni militari iniziate al termine delle grandi piogge estive in Africa, dovevano concludersi prima dell'inizio del 1936. Va detto subito che non si trattò di una passeggiata militare come da alcuni ritenuto, paragonando i potenziali umani economici e militari delle due nazioni. Si trattava non solo di affrontare forze militati ingenti, circa 500.000 uomini indubbiamente male armati, ma quanto e soprattutto trasportare oltremare dall'Italia al continente africano privo di strade tutto ciò che potesse essere utile a vincere una guerra, come: acqua, assistenza sanitaria, armi, mezzi di trasporto, truppe e le maestranze impegnate nei lavori civili. Nel 1936 furono impegnate per questa campagna di guerra 9 divisioni nazionali e 3 indigene (gli ascari,nda), fino a raggiungere il numero complessivo di 450.000 soldati e 150.000 operai, questi ultimi impiegati nelle retrovie in lavori di costruzione di nuove strade e opere logistiche.
L'enorme carico finanziario ricadde sugli italiani, in una nazione già alle strette economicamente per le sanzioni minacciate e messe in atto dalla Società delle Nazioni, Mussolini le definirà inique sanzioni , che comunque durarono esattamente 241 giorni tra il 18 novembre 1935 ed il 15 luglio 1936.
La guerra italo-etiopica produsse anche un'ondata di entusiasmo e di sciovinismo tra i fascisti nella nazione. Essi poterono sentirsi finalmente orgogliosi ora, perché il proprio paese era in grado di tenere fronte all'Inghilterra e stava conquistando ormai la posizione di grande potenza.
Il Governo per superare la situazione economica creatasi proclamò il 18 dicembre 1935 la giornata della “fede” nuziale, appunto per conseguire il successo in Etiopia nel più breve tempo possibile. La giornata della “fede” può senza dubbio alcuno passare alla storia come unicum. In tutte le città, paesi e contrade italiane milioni di coppie donarono al fascismo le loro fedi d'oro per un peso complessivo stimato di quasi 34 tonnellate d'oro, che tuttavia era un settimo di quanto ci si sarebbe dovuti attendere. Ciò comunque sta a dimostrare di per se, come fatti negativi, una guerra quindi, voluta per di più da una dittatura e sostenuta da un clero cattolico riferimento delle masse popolari, possa ottenere quel consenso di popolo come lo si ebbe allora.
Solo dopo 7 mesi di guerra, il 9 maggio 1936, il Capo del Governo S. E. Benito Mussolini proclamava la costituzione dell' IMPERO italiano in Africa, e il Rè Imperatore.
Il costo dell'impresa, escludendo le spese sostenute in Italia, era stato di 12,5 miliardi di lire di allora; i caduti italiani in guerra furono 4973. A Mussolini, come ai suoi generali, va oggi anche la responsabilità morale per i metodi crudeli adottati per la conquista dell'Etiopia così da dare un impero agli italiani. L'impiego di armi chimiche, contro tribù che ignoravano persino dell'esistenza di un simile potenziale bellico, come i gas che vennero impiegati in modo massiccio e sistematico durante l'intero conflitto dal 1935 al 1936 e nelle successive operazioni di controguerriglia.
L'Italia aveva firmato a Ginevra il 17 giugno 1925, con altri venticinque nazioni, un trattato internazionale che proibiva l'utilizzazione delle armi chimiche e batteriologice, ma in Etiopia venne puntualmente violato il solenne impegno. Le prime bombe all' iprite furono lanciate da aerei sul finire del 1935. Furono sganciate su vari obiettivi, militari e civili, 1.597 bombe a gas in prevalenza di tipo C 500-T, per un totale di 317 tonnellate.
Durante le varie battagli dal 1935-1936 furono sparate dalle varie batterie di cannoni 1.367 proiettili carichi di arsine. Una stima più prossima alla verità ritiene che in Etiopia siano stati impiegati non meno di 500 tonnellate di aggressivi chimici, mentre testimoni di Geova italiani venivano incarcerati perchè predicavano a spada tratta il biblico pacifismo.
Si trattò di uno sforzo ingente che solo dopo cinque anni risultò tutto vanificato. La perdita dell' agognato Impero segnerà l'inizio della sconfitta di Mussolini e del fascismo, nella seconda guerra mondiale e la fine della presenza italiana in Africa.
Tuttavia nel 1936 gli obbiettivi di guerra di Mussolini erano stati raggiunti. Il regime fascista era all'apogeo del suo potere, il consenso della Chiesa anch'essa colonizzatrice nella cristianizzazione di popoli pagani della quarta sponda fu pari al giubilo degli italiani ora cittadini proprietari di un Impero.
Sulla scia del successo ottenuto e delle felicitazioni clericali, Mussolini perderà ogni freno e nella sua presunzione di infallibilità, diverrà intransigente attuando una politica interna ed estera dove non si preoccuperà né dell'opinione pubblica nazionale come gli organi parlamentari chiamati solo a ratificare le sue personali decisioni né di quella internazionale che lo accusava ora apertamente.
Agli inizi dell' ottobre 1935, con l'inizio della campagna d'Africa Orientale, Mussolini in Italia pensò bene di azzittire quel dissenso antifascista interno la nazione che avrebbe in qualche modo potuto provocare seri problemi alle sua politica. Lo fece con una singolare campagna di arresti usando largamente quelle misure di polizia per colpire il dissidente politico oppositore del regime. Tra questi vennero inclusi anche i pochi Testimoni di Geova, specialmente quelli della provincia pescarese, i quali già avevano arrecato “disturbo” alle autorità locali. Gradualmente, nei mesi a seguire gli arresti di altri testimoni, si propagò in altre zone e città della nazione.
Così a Pescara il 12 ottobre 1935 venne tratto di nuovo in arresto D'angelo Luigi, proprio perchè la sua zelante opera di evangelizzazione, criticamente definita delle autorità “propaganda religiosa", aveva assunto per essa, una “…perniciosa attività pseudo evangelica, intonata ad idee antinazionali ed antimilitariste e prendendo parte ad abusive riunioni di proseliti … in case private”, proprio in un momento che le autorità definivano il periodo “…delicato sul piano politico interno…”..
L'Arma dei Carabinieri della Legione Territoriale di Ancona, Compagnia di Pescara cosi comunicò con un Telegramma n. 253/24 del 12 ottobre 1935 l'arresto effettuato.
“BIGLIETTO POSTALE URGENTE
Legione Territoriale dei Carabinieri Reali di Ancona
Compagnia di Pescara
Pescara 12.10.1935 XIII
Oggetto: Arresto di propagandista evangelico.
All'Onorevole Ministro dell'Interno - Roma
Al Comando Generale dei Carabinieri – Roma
Al Comando della Legione dei CC. RR. di – Ancona
Al Comando della Divisione dei CC.RR. di – Pescara
Seguito foglio n. 253/21 14 settembre u.s. Arma Spoltore (Pescara) ieri arrestò et denunziò potere giudiziario ammonito D'Angelo Luigi del luogo perché, nonostante precedenti diffide et denunzie, fu colto flagrante propaganda evangelica in luoghi e modi non consentiti leggi vigenti stop Nella circostanza arrestato incorse anche contravvenzioni ammonizione stop
Segnalazione estesa
Il I° Capitano Comandante della Compagnia E.T.” (ACS G 1 b.148).
Il 16 ottobre 1935 D'Angelo Luigi venne condannato con Sentenza del Pretore di Pescara a 3 mesi di carcere, per contravvenzione all'art. 174 delle Leggi di P.S. (l'art.174 del T.U. di P.S. del 1931 era l'ex art. 176 e 178 del T.U. del 1926, qui D'Angelo Luigi venne condannato perchè contravventore all' ordinanza di ammonizione, una pena punita con l'arresto da tre mesi ad un anno, nda), pena che finì di scontare il 12.1.1936, mentre il giorno dopo il 17 ottobre 1935 tornò di nuovo dinanzi al Pretore che lo condannò ancora per una seconda volta, ora a L. 50 di multa per contravvenzione all'art. 18 della legge di P.S.(l'art. 18 del T.U. di P.S. del 1931 era ex art. 17 del T.U. 1926, puniva i promotori di riunioni in luogo pubblico o aperto al pubblico. L'art. 18 includeva, nella sua atipicità normativa, le riunioni di carattere privato tenute in case private come a riunioni di carattere pubblico soggette ad autorizzazione da parte del Questore. I contravventori erano puniti con l'arresto o con una ammenda, nda),(ACS Confino D'Angelo Luigi b. 313).
La sera del 13 ottobre 1935 i pochi Testimoni di Geova residenti a Montesilvano si riunirono per una loro consueta adunanza in casa di un loro confratello, il Di Giampaolo Francesco. Il raduno venne interrotto bruscamente da elementi fascisti locali, intervennero anche i Carabinieri che da tempo vigilavano il Di Giampaolo su formale richiesta sia delle Istituzioni provinciali che dalle pressioni dell' elemento cattolico e fascista di Montesilvano. L'indomani, il 14 ottobre, tutti i partecipanti vennero denunziati all' Autorità giudiziaria. Il racconto di ciò che avvenne ci è riproposto da un documento datato 22.10.1935, redatto dall'Arma dei RR.CC. di Pescara. Di seguito si legge:
“Compagnia CC.RR. di Pescara
Pescara 22.10.1935 XIII
Alla Regia Questura di Pescara
Ogetto: Proposta per provvedimenti di polizia a carico del propagandista evangelico Di Giampaolo Francesco fu Giacomo.
In questi ultimi tempi l'Arma di Montesilvano veniva a conoscenza, che, tale Di Giampaolo Francesco…, nato a Pescara il 24 marzo 1901, domiciliato a Montesilvano Colli, orologiaio, si era date, unitamente ai noti fratelli Di Cenzo a promuovere abusive riunioni in casa propria allo scopo di propagandare la fede evangelica di cui egli, è ostinato e convinto assertore.
In dipendenza di ciò, l'Arma iniziò su di lui un serrato servizio di vigilanza allo scopo di sorprenderlo in flagrante.
La sera del 13 corrente, verso le ore 21, il Comandate della Stazione di Montesilvano fu informato (dai fascisti locali,nda) che, in casa del Di Giampaolo, qualche ora prima, aveva avuto inizio una delle solite riunioni con l'intervento di una ventina di fedeli ; senonchè intervenuto prontamente non potè sorprender il convegno, perchhè, un gruppo di giovani cattolici aveva intempestivamente disturbato i convenuti che si erano pertanto in fretta allontanati.
Ciò nonostante però il fatto fu contestato al Di Giampaolo, che lo ammise senz'altro aggiungendo, con disinvoltura, che molte altre volte aveva tenuto riunioni del genere.
Per ciò, con processo verbale n. 66 del 14 andante, egli e altri sette propagandisti fra cui i fratelli Di Cenzo, vennero denunziati in base all'articolo 18 del T.U. delle leggi di P.S..
Il Di Giampaolo, come il Di Cenzo, è un religioso fanatico che nulla tralascia per diffondere la sua fede specie fra i giovani e le donne. Egli esercita il mestiere di orologiaio e, ogni qualvolta glia capita un cliente specie se contadino – inizia le sue concioni nella speranza di assicurare alla sua causa proseliti. E poiché possiede una discreta intelligenza ed una certa facilita di parole accoppiate ad una suadente forma di modi, egli riesce quasi sempre ad aver ragione dei soggetti che presceglie talchè la sua azione riesce veramente proficua.
Anch'egli, come il Di Cenzo, è contrario alle guerre ed al militarismo e la sua attività era riuscita a fare breccia anche nell'animo di un premilitare che poi fu distratto e ripreso dai compagni che ebbero a fargli comprendere il vero fine cui simili pastori mirano.
E' necessario quindi che il Di Giampaolo sia sottoposto ai vincoli dell'ammonizione al fine di avere su di lui un costante e rigoroso controllo che non gli consente di nuocere al paese ed al buon ordine della società.
Si ritiene opportuno far presente che, un gruppo di cattolici e giovani fascisti, ha espresso propositi di violenza particolarmente contro il Di Giampaolo per cui potrebbero verificarsi anche turbamenti dell'ordine pubblico.
Egli non ha precedenti penali.
Il Primo Comandante della Compagnia E.T.” (ACS, Confino, Di Giampaolo Francesco b. 358)
Il 18 ottobre 1935 il Prefetto di Pescara indirizzò una nota al Ministero degli Interni, dove indicava i nomi, degli 8 testimoni, che furono sorpresi in flagrante per una loro riunione religiosa non autorizzata la sera del 13 ottobre 1935, adunanza tenuta in casa del Di Giampaolo Francesco che, privo della gamba destra, non poteva spostarsi facilmente nell'ambito del paese di Montesilvano. La massima autorità provinciale si riservava di indicare a un breve, nell'immediato futuro eventuali provvedimenti da prendere a carico degli 8 Testimoni di Geova. Prima di sapere cose avvenne (sarà materia del prossimo capitolo, nda), si ripropone per intero la nota che citata:
Casellario Politico Centrale - Roma
Oggetto: Denuncia di propagandisti evangelici.
A seguito mia nota 20 settembre u.s., pari numero, comunico a codesto On.le Ministero che, il 14 andante,l'Arma RR.CC. di Montesilvano ha denunziato all'Autorità giudiziaria i noti fratelli Di Cenzo Francescopaolo, Angelo e Nicola fu Antonio, nonché Di Cenzo Mariantonia e Di Cenzo Maria, rispettivamente moglie e figlia del primo, e Roio Raffaele, Di Giampaolo Francesco, e Floridi Laura, tutti contadini del luogo, perché sorpresi in flagrante propaganda evangelica in luoghi e modi non consentiti dalle leggi vigenti.
Riservami comunicare l'esito dei provvedimenti penali.
Il Prefetto” (ACS G 1 b. 148)
Florindi Laura (1890-1956)
Di Cenzo Francescopaolo
Il 23 ottobre 1935, i Testimoni di Geova Di Giampaolo Francesco, Di Cenzo Angelo e Di Cenzo Francescopaolo, vennero tutti arrestati. Essi si ritrovarono in carcere a Pescara insieme al D'Angelo Luigi arrestato il 12 ottobre, solo undici giorni prima.
A far data dal mese di novembre i tre testimoni Di Giampaolo Francesco, Di Cenzo Angelo e Di Cenzo Francescopaolo saranno, con atto amministrativo della Prefettura di Pescara, deportati al Confino in due paesi differenti della Calabria, condannati ad anni 5 perchè professanti la fede dei Testimoni di Geova.
Furono i primi Testimoni di Geova in Italia ad essere confinati e deportati in zone diverse dalla loro realtà di vita quotidiana.
L'anno 1936, vedrà la caccia al Testimone di Geova nella nazione. Solo in quest'anno (1936, nda) vennero confinati ben 13 testimoni (3 di loro furono confinati per una seconda volta, nda), di cui 10 residenti nell'Abruzzo i restanti 3 residenti nel Trentino Alto Adige.
Questo sarà oggetto di approfondimento per il prossimo capitolo.
I RIENTRI 1935
MILLOZZA M. L. (1882-1964) nel 1935 rientra in Italia nel paese di Sezze dagli Usa, dove precedentemente risiedeva nella città di Buffalo N.Y. e dove lasciò alcuni suoi figli tutti Testimoni di Geova. La Millozza venne in contatto e aderì agli Studenti Biblici, poi Testimoni di Geova, intorno all'anno 1915.
Notizie sulla Millozza lo si ha da un lungo rapporto dell'OVRA della IX zona (il Lazio, vedi Cap. V, nda), datato 6 dicembre 1939, dove si dirà tra le varie cose:
“…il 18 novmbre (1939,nda) … si è proceduto al fermo della Millozza… e ad una accurata perquisizione nella loro abitazione, sono stati rinvenuti e sequestrati molti libri ed opuscoli di carattere religioso, ispirato alla propaganda evangelico-protestante ed alle pratiche di culto della setta protestante dei “Testimoni di Geova” e diversa corrispondenza.
La Millozza non ha avuto alcuna difficoltà a dichiarare che aveva appartenuto in America a tale setta per oltre venti anni e che ne fanno parte, ora, i figli, i quali, non solo sono professanti attivi, ma sono anche assistenti del ex giudice RUTHERFORD, capo dei ministri della setta.
Ha voluto, però, precisare che l'organizzazione di culto cui apparteneva, non può considerarsi una setta, in quanto a somiglianza di tutte le altre religioni evangelico-protestante, avrebbe riti pubblici, effettuati in propri edifici di culto.
Ha aggiunto, inoltre, che i precetti di quella, ch'essa chiama religione dei “Testimoni di Geova”, sarebbero pressocchè analoghi a quelli della chiesa cattolica, fatta eccezione di alcune forme e credenze, e che nelle pratiche di culto non vi sarebbe nulla che contrasti coi sentimenti di patria e di nazione o che possa comunque offendere i principi di ordine e di autorità”. (ACS G 1 b. 313)
La Millozza solo alcuni anni dopo rientrata in Italia, abbandonò la fede dei Testimoni di Geova e tornò a frequentare la chiesa cattolica, spinta da un suo nipote prete, anche se aveva cercato e trovato un simpatizzante alla fede dei testimoni in Sezze, il quale teneva per lei quei contatti epistolari con il Cuminetti Remigio a Torino. Il nipote sacerdote, inoltre, cercò ancora ma inutilmente di “riconvertire” al cattolicesimo i figli della Millozza ancora residente negli USA.
RUSSO M. G. (1899-1992) nel 1928 emigrò nel continente australiano con il proprio marito, per ragioni di lavoro. Nei primi mesi dell'anno 1935 essa comunque rimpatriò in Italia tornado nella sua isola a Lipari.
Una volta in Australia, solo dopo poco tempo esservi giunta, entrò in contatto in quella nazione con “…appartenenti alla setta dei Testimoni di Geova e presto cominciò a professare i principi volgarizzati da tale setta, dandosi allo studio di libri ed opuscoli di propaganda, e il periodico “La Torre di Guardia” a cui si era intanto abbonata…., è pervenuta a Lipari, al recapito della Russo, qualche opuscolo di propaganda, compreso il periodico “La Torre di Guardia”, nonché qualche corrispondenza con la quale si sollecitava l'abbonamento a detto periodico” (ACS G 1 b. 313).
La Russo era in contatto epistolarmente da Lipari sia con la sede W.T.S. di Brooklyn, N.Y., sia con l' Ufficio Europeo a Berna in Svizzera, con il Cuminetti a Torino e la Pizzato a Milano come anche con il Salleo Puntillo Leone residente a Sinagra.
Il 21 novembre 1939 la Russo fu tratta in arresto, poiché nella sua abitazione, dopo un sequestro operato dagli agenti dell' OVRA n. V zona di Palermo, fu rinvenuto le seguenti pubblicazioni della W.T.S. sottoposte a sequestro continuativo nel Regno:
“N° uno opuscolo intitolato “Ritorno del Signore”;
N° sedici periodici intitolati “La Torre di Guardia”;
N° tre lettere, delle quali due provenienti dall'estero ed una da Milano, le quali contenevano istruzioni circa l'ordinazione di opuscoli e richieste di libri” (ACS G 1 b. 313).
Il 6 dicembre 1939 venne diffidata dalla Questura di Messina e scarcerata. Di lei se ne perderanno le notizie.
BELLO FRANCESCO (1877-1946) emigrò nel 1901 negli Usa per motivi di lavoro e dopo vari peregrinazioni in diverse città, si stabilì esercitando il mestiere di lampionaio, nella città di New York.
Aderì agli studenti Biblici nell'anno 1930. Fece ritorno in Italia il 22 dicembre 1935 nel comune di S. Lorenzello (BN), su invito del De Cecca Giovanni per svolgervi l'opera di colpoltore sia nella sua zona di residenza che nei paesi limitrofi. Era celibe quindi profuse molto del suo zelo per la fede, nell'opera di predicazione.
Da un rapporto datato 17 dicembre 1940 della Reale Prefettura di Benevento si hanno queste notizie:
“Fin dai primi giorni del suo ritorno … ha sempre manifestato un vivo attaccamento per la religione evangelica che, in questi ultimi tempi, aveva assunto in lui la forma di vera e propria mania religiosa.
… ha svolto pubblicamente propaganda per l'incremento della sua fede per cui veniva periodicamente sovvenzionato da tale G. De Cecca 124-Columbia Heights Brooklyn (N.Y.U.S.A.), non meglio indicato, che sarebbe, per affermazione dello stesso Bello, uno dei principali esponenti della setta religiosa evangelica che fa capo alla nota Associazione Internazionale studenti della Bibbia di Brooklyn di cui il Bello, anche per sua esplicita dichiarazione verbale, risulta essere un fervente seguace” (ACS CPC Bello Francesco b. 461).
L' 8 dicembre 1939, Bello Francesco venne arrestato e rinchiuso nel carcere di Benevento. Da un rapporto dell'OVRA n. VII zona di Napoli, stilato il 20 dicembre 1939, sappiamo perché egli venne fermato e tratto in arresto. In esso si legge:
“Bello Francesco, fermato e sottoposto ad interrogatorio, ha dichiarato di appartenere… alla setta evangelica dei “Testimoni di Geova”, specificando che costoro non riconoscono alcuna forma di governo, sono contrari alle guerre fra i popoli, sono convinti dell'avvento del regno del Signore e che ritengono prossimo tale avvento. Essi biasimano l'accordo fra lo Stato Fascista ed il Papa che definiscono “gran nemico di Dio” e fanno ricadere la responsabilità del delitto Matteotti sulla persona del Duce (!!) ” (ACS G 1 b 313).
Il Bello per la sua tenacia e per la sua intrepida fede fu denunciato, dall' OVRA n. IV, al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, che lo condannò con sentenza del 19 aprile 1940 “alla pena corporale di 6 anni… alla libertà vigilata ed alle pene pecuniarie accessorie” (ACS CPC Bello Francesco b 461).
Venne scarcerato, per espiata pena, dalla Casa Penale di Castelfranco Emilia l' 8 dicembre 1943.
Dopo due anni e qualche mese essere stato liberato, il 17 giugno 1946 all'età di 69 anni, debilitato nel fisico e provato dalle dure restrizioni subite in carcere, Bello Francesco morirà nel suo paese natio in Pietraroja (BN). Per anni nella sua vita aveva fatte proprie le parole: “ …in quanto a noi, non possiamo smettere di parlare delle cose che abbiamo viste e udite ”.
FINE OTTAVO CAPITOLO
Il nono capitolo sarà pubblicato appena possibile.
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References: e contrario
e contrario
 sentenza 
 art. 3
 Sentenza 
 art. 176
 art. 17
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