Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-quarto/titolo-i/capo-iv/art292.html
Timestamp: 2019-11-13 15:30:13+00:00

Document:
Art. 292 codice di procedura penale - Ordinanza del giudice - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice di procedura penale > LIBRO QUARTO - Misure cautelari > Titolo I - Misure cautelari personali > Capo IV - Forma ed esecuzione dei provvedimenti > Articolo 292
Articolo 292 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 292 Codice di procedura penale
1. Sulla richiesta del pubblico ministero il giudice provvede con ordinanza(1).
2. L'ordinanza che dispone la misura cautelare contiene, a pena di nullità [177-186] rilevabile anche d'ufficio(2):
c) l'esposizione e l'autonoma valutazione(3) delle specifiche esigenze cautelari [274] e degli indizi [273] che giustificano in concreto la misura disposta, con l'indicazione degli elementi di fatto da cui sono desunti e dei motivi per i quali essi assumono rilevanza, tenuto conto anche del tempo trascorso dalla commissione del reato (4);
c-bis) l'esposizione e l'autonoma valutazione(3) dei motivi per i quali sono stati ritenuti non rilevanti gli elementi forniti dalla difesa, nonché, in caso di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, l'esposizione delle concrete e specifiche ragioni per le quali le esigenze di cui all'articolo 274 non possono essere soddisfatte con altre misure [275 comma 3](5);
2-bis. L'ordinanza contiene altresì la sottoscrizione dell'ausiliario che assiste il giudice, il sigillo dell'ufficio e, se possibile, l'indicazione del luogo in cui probabilmente si trova l'imputato(6)(7).
2-ter. L'ordinanza è nulla se non contiene la valutazione degli elementi a carico e a favore dell'imputato, di cui all'articolo 358, nonché all'articolo 327 bis(8).
2-quater. Quando è necessario per l'esposizione delle esigenze cautelari e degli indizi, delle comunicazioni e conversazioni intercettate sono riprodotti soltanto i brani essenziali(9).
3. L'incertezza circa il giudice che ha emesso il provvedimento ovvero circa la persona nei cui confronti la misura è disposta esime gli ufficiali e gli agenti incaricati dal darvi esecuzione(10).
(2) Si considerano applicabili le regole generali in materia di deducibilità e sanatoria ex artt. 181-183.
(3) Lettera così modificata dall’art. 8 L. 16 aprile 2015, n. 47.
(4) Il provvedimento deve essere motivato ovvero deve dare conto dei presupposti indicati dagli artt. 273 e 274: fumus commissi delicti e periculum libertatis.
(5) Trattasi di due ulteriori adempimenti che integrano l'obbligo di motivazione di cui al numero precedente.
(6) Tali requisiti non sono stabiliti, a differenza di quelli di cui al comma secondo, a pena di nullità.
(7) Tale comma è stato aggiunto dall'art. 5 del D.L. 13 maggio 1991, n. 152 convertito dalla l. 12 luglio 1991, n. 203.
(8) L'ultimo comma aggiunto dall'art. 9, della l. 8 agosto 1995, n. 332.
(9) Comma inserito dall'art. 3, D.Lgs. 29/12/2017, n. 216 con decorrenza dal 26/01/2018 ed applicazione alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il 31 marzo 2019.
(10) Il D. Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216, come modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145, ha disposto (con l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il 31 luglio 2019".
Spiegazione dell'art. 292 Codice di procedura penale
La norma in oggetto definisce i requisiti contenutistici del provvedimento applicativo di una misura cautelare, rivestendo una funzione di garanzia, in grado di garantire il diritto di difesa.
La competenza a disporre le misure cautelari spetti al giudice che procede, il quale nel momento applicativo procede sempre su richiesta del pubblico ministero. Una deroga a tale disposizione, e quindi un potere d'agire ex officio del giudice è prevista solamente dall'art. 299 per quanto riguarda la revoca o la sostituzione delle misure cautelari.
Il giudice procedente dispone la misura cautelare ritenuta più opportuna con ordinanza, la quale deve contenere gli elementi qui indicati, a pena di nullità.
Tra i requisiti dell'ordinanza in parola va segnalato, accanto alla ipotesi di imputazione rappresentata dalla sommaria descrizione dei fatti con l'indicazione delle norme di legge che si intendono violate, quello relativo alla motivazione. Quest'ultimo elemento, infatti, è stato integrato nel senso che il giudice deve dimostrare di non acer deciso per relationem, ovvero seguendo semplicemente le indicazioni e le supposizioni investigative del pubblico ministero, dovendo per contro dare riscontro della propria autonoma valutazione.
L'esposizione deve inoltre essere modellata in maniera tale da ricoprire l'intera gamma dei presupposti stabiliti dagli articoli 273 e 274 per l'applicazione delle misure cautelari sia sotto il profilo del fumus commissi delicti, sia sotto il profilo del periculum libertatis, ovvero delle specifiche esigenze cautelari che giustificano la misura adottata.
Si prescrive altresì l'obbligo di predeterminare la misura, quando essa sia stata disposta per garantire la genuinità della prova (lett. a) art. 274)), evidentemente in funzione della specifica disciplina della estinzione delle misure disposte per esigenze probatorie e della loro eventuale rinnovazione ai sensi dell'art. 301 co. 1 e 2, oltre che al regime della durata della custodia cautelare disposta per le medesime esigenze, come risulta dai commi 2 bis e 2 ter di cui al medesimo articolo.
Due ulteriori adempimenti cui il giudice deve attenersi sono quelli che prevedono l'obbligo di esporre le ragioni per cui non sono stati ritenuti rilevanti gli elementi forniti dalla difesa e, quando viene applicata la custodia cautelare in carcere, i motivi concreti e specifici per i quali le esigenze cautelari non possano essere soddisfatte tramite misure meno restrittive della libertà personale.
Massime relative all'art. 292 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 3067/2018
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3067 del 23 gennaio 2018)
Cass. pen. n. 46792/2017
In tema di motivazione delle ordinanze cautelari personali, la necessità di una "autonoma valutazione" delle esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza, introdotta all'art. 292, comma 1, lett.c), cod. proc. pen. dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, impone al giudice di esplicitare le valutazioni sottese all'adozione della misura, mentre invece gli elementi fattuali possono essere trascritti così come indicati nella richiesta del pubblico ministero e senza alcuna aggiunta, costituendo il dato oggettivo posto alla base della richiesta. (In motivazione, la Corte ha aggiunto che non vi sono schemi rigidi l'osservanza dei quali consente di ritenere soddisfatto il requisito dell'autonoma valutazione, essendo il giudice libero di adottare le formule più opportune a giustificare la decisione).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 46792 del 11 ottobre 2017)
Cass. pen. n. 13864/2017
In tema di motivazione delle ordinanze cautelari personali, la previsione di "autonoma valutazione" delle esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza, introdotta all'art. 292, comma primo, lett.c), cod. proc. pen. dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, impone al giudice di esplicitare, indipendentemente dal richiamo in tutto o in parte di altri atti del procedimento, i criteri adottati a fondamento della decisione e non implica, invece, la necessità di una riscrittura "originale" degli elementi o circostanze rilevanti ai fini della disposizione della misura.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 13864 del 21 marzo 2017)
Cass. pen. n. 13838/2017
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 13838 del 21 marzo 2017)
Cass. pen. n. 6285/2017
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6285 del 9 febbraio 2017)
Cass. pen. n. 39523/2016
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 39523 del 23 settembre 2016)
Cass. pen. n. 5787/2016
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5787 del 11 febbraio 2016)
Cass. pen. n. 4618/2016
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4618 del 3 febbraio 2016)
Cass. pen. n. 40978/2015
In tema di motivazione dell'ordinanza cautelare, le modifiche introdotte negli artt. 292 e 309 cod. proc. pen. dalla L. 16 aprile 2015, n. 47, non hanno carattere innovativo, essendo stata solo esplicitata la necessità che, dall'ordinanza, emerga l'effettiva valutazione della vicenda da parte del giudicante; ne consegue che deve ritenersi nulla, ai sensi dell'art. 292 cod. proc. pen., l'ordinanza priva di motivazione o con motivazione meramente apparente e non indicativa di uno specifico apprezzamento del materiale indiziario.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 40978 del 12 ottobre 2015)
Cass. pen. n. 5566/2014
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 5566 del 4 febbraio 2014)
Cass. pen. n. 25631/2012
Il potere dovere del tribunale del riesame di integrazione delle insufficienze motivazionali del provvedimento impugnato non opera, oltre che nel caso di carenza grafica, anche quando l'apparato argomentativo, nel recepire integralmente il contenuto di altro atto del procedimento, o nel rinviare a questo, si sia limitato all'impiego di mere clausole di stile o all'uso di frasi apodittiche, senza dare contezza alcuna delle ragioni per cui abbia fatto proprio il contenuto dell'atto recepito o richiamato o comunque lo abbia considerato coerente rispetto alle sue decisioni. (Fattispecie in cui l'ordinanza applicativa di misura coercitiva personale era costituita dalla copia di parti di motivazioni di ordinanze emesse nell'ambito di differenti vicende giudiziarie e dell'integrale contenuto della richiesta del pubblico ministero, senza che si fosse neppure provveduto alle modifiche formali rese necessarie dal mutamento del tipo di atto e dell'autorità procedente).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 25631 del 2 luglio 2012)
Cass. pen. n. 7967/2012
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 7967 del 29 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 4777/2012
In materia di misure cautelari personali, l'obbligo previsto dal secondo comma dell'art. 292, lett. c bis) c.p.p., di esporre i motivi per i quali non sono ritenuti rilevanti gli elementi addotti dalla difesa, è imposto sia al giudice che emette l'ordinanza sia al tribunale della libertà che rigetta la richiesta di riesame, allorchè tali elementi siano prospettati dinanzi a quest'ultimo.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4777 del 7 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 6966/2011
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6966 del 23 febbraio 2011)
Cass. pen. n. 3634/2010
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3634 del 28 gennaio 2010)
Cass. pen. n. 10481/2008
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 10481 del 7 marzo 2008)
Cass. pen. n. 7452/2008
Non è viziata da nullità l'ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere priva dell'indicazione delle norme di legge violate e della descrizione sommaria del fatto, qualora la carenza di detti elementi sia compensata dal giudice nel corso dell'udienza di convalida dell'arresto, con la precisazione dei motivi di quest'ultimo e la contestazione all'indagato dei reati ravvisati a suo carico, nonché con la lettura della richiesta di misura formulata dal P.M.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7452 del 18 febbraio 2008)
Cass. pen. n. 4549/2008
Il giudice, sia in sede di applicazione della misura cautelare ai sensi dell'art. 292 c.p.p., che in sede di riesame o di appello ai sensi degli artt. 309 e 310 c.p.p., può modificare la definizione giuridica del reato rispetto a quella adottata dal P.M., senza con ciò incidere sull'autonomo potere di iniziativa di quest'ultimo.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 4549 del 29 gennaio 2008)
Cass. pen. n. 4181/2008
La motivazione per relationem di un provvedimento giudiziale è da considerarsi legittima quando: a) faccia riferimento ad altro atto del procedimento, la cui motivazione risulti congrua rispetto all'esigenza di giustificazione propria del provvedimento di destinazione; b) fornisca la dimostrazione che il giudice ha preso cognizione del contenuto delle ragioni del provvedimento di riferimento ritenendole coerenti con la sua decisione; c) l'atto di riferimento sia conosciuto dall'interessato o almeno a lui ostensibile. (Fattispecie relativa all'integrale recepimento da parte del G.i.p. della richiesta del P.M. circa l'applicazione della misura cautelare).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4181 del 28 gennaio 2008)
Cass. pen. n. 266/2008
In tema di misure cautelari personali, all'insufficienza della motivazione del provvedimento applicativo della misura può supplire, integrandola, il giudice del riesame.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 266 del 7 gennaio 2008)
Cass. pen. n. 29653/2003
Ai fini dell'osservanza del disposto di cui all'art. 292, comma 1, lett. b), c.p.p., secondo cui tra i requisiti dell'ordinanza applicativa di misura cautelare dev'esservi quello costituito dalla «descrizione sommaria del fatto con l'indicazione delle norme di legge che si assumono violate», deve ritenersi sufficiente che tali elementi siano ricavabili dalla richiesta del pubblico ministero, cui nell'ordinanza sia stato fatto espresso riferimento, ovvero anche dal contesto motivazionale dell'ordinanza medesima, sempre che, in detta seconda ipotesi, la loro indicazione risulti funzionale all'adozione della misura cautelare e non trattisi, invece, di affermazioni discorsive o di obiter dicta.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 29653 del 16 luglio 2003)
Cass. pen. n. 30257/2002
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 30257 del 5 settembre 2002)
Cass. pen. n. 872/2000
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 872 del 20 settembre 2000)
Cass. pen. n. 11/2000
In tema di misure cautelari personali, allorché sia denunciato, con ricorso per cassazione, vizio di motivazione del provvedimento emesso dal tribunale del riesame in ordine alla consistenza dei gravi indizi di colpevolezza, alla Corte suprema spetta il compito di verificare, in relazione alla peculiare natura del giudizio di legittimità e ai limiti che ad esso ineriscono, se il giudice di merito abbia dato adeguatamente conto delle ragioni che l'hanno indotto ad affermare la gravità del quadro indiziario a carico dell'indagato, controllando la congruenza della motivazione riguardante la valutazione degli elementi indizianti rispetto ai canoni della logica e ai principi di diritto che governano l'apprezzamento delle risultanze probatorie. (In motivazione, la S.C., premesso che la richiesta di riesame ha la specifica funzione, come mezzo di impugnazione, sia pure atipico, di sottoporre a controllo la validità dell'ordinanza cautelare con riguardo ai requisiti formali enumerati nell'art. 292 c.p.p. e ai presupposti ai quali è subordinata la legittimità del provvedimento coercitivo, ha posto in evidenza che la motivazione della decisione del tribunale del riesame, dal punto di vista strutturale, deve essere conformata al modello delineato dal citato articolo, ispirato al modulo di cui all'art. 546 c.p.p., con gli adattamenti resi necessari dal particolare contenuto della pronuncia cautelare, non fondata su prove, ma su indizi e tendente all'accertamento non della responsabilità, bensì di una qualificata probabilità di colpevolezza)
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 11 del 2 maggio 2000)
Cass. pen. n. 796/2000
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 796 del 29 marzo 2000)
Cass. pen. n. 4638/2000
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4638 del 2 marzo 2000)
Cass. pen. n. 6234/2000
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6234 del 11 febbraio 2000)
Cass. pen. n. 6489/1999
Una volta ritenuta, in sede di riesame, la carenza del quadro indiziario, il tribunale non può sottoporre a termine l'efficacia della misura cautelare, imponendo all'inquirente il compimento di ulteriori atti di indagine, in quanto tale procedura non è prevista da alcuna norma del codice, ma deve annullare l'ordinanza coercitiva. (Nella specie, il P.M. ricorrente aveva lamentato che non gli fosse stato dato un termine per esaminare le persone che avevano rilasciato al difensore dichiarazioni liberatorie nei confronti dell'indagato, ritenute rilevanti dal tribunale).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6489 del 28 dicembre 1999)
Cass. pen. n. 2218/1999
In tema di provvedimenti cautelari, la motivazione può essere fatta anche per relationem, ma perché essa possa in tal caso essere considerata legittima è necessario che non faccia riferimento ad un precedente, lontano, altro provvedimento — (in quanto, in tal caso, mancherebbe una aggiornata valutazione delle risultanze probatorie e delle esigenze cautelari) — ma faccia bensì rinvio ad altro, analogo e recente provvedimento (sempre che, nelle more, non siano intervenuti mutamenti nella situazione di fatto e processuale). È necessario, altresì, che l'ordinanza richiamata sia conosciuta o conoscibile dall'interessato per modo che questi sia posto in grado di controllarne (esaminando il precedente provvedimento) la congruenza, la logicità e, quindi, la legittimità.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2218 del 20 dicembre 1999)
Cass. pen. n. 4019/1999
In tema di ordinanza cautelare, la disposizione che sancisce la nullità del provvedimento per la mancata valutazione degli elementi a carico e a favore dell'imputato (o indagato), va interpretata nel senso che tali elementi devono intendersi circoscritti ai dati fattuali di carattere probatorio o indiziario e non anche a quelli che comunque possano incidere sulle esigenze cautelari e sulla scelta della misura (tra i quali le condizioni di salute del soggetto, rilevanti nei termini indicati dall'art. 275 quarto comma). (Ha peraltro precisato la Corte che non è comunque prevista alcuna sanzione processuale in caso di carenza motivazionale in ordine a tutti gli elementi non attinenti ai gravi indizi di colpevolezza).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4019 del 17 dicembre 1999)
Cass. pen. n. 4428/1999
In tema di impugnazione di misure cautelari, non sussiste interesse dell'indagato all'osservanza della norma che impone la indicazione del termine nell'ordinanza impositiva della suddetta misura (quando essa è finalizzata a garantire l'acquisizione e la genuinità della prova), nel caso in cui il provvedimento restrittivo sia giustificato anche dalla necessità di dare risposta alle esigenze cautelari relative al pericolo di fuga ed alla reiterazione del comportamento criminoso.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4428 del 23 ottobre 1999)
Cass. pen. n. 16/1999
Il requisito della descrizione sommaria del fatto con l'indicazione delle norme di legge che si assumono violate, imposto a pena di nullità dall'art. 292, comma secondo, lett. b) c.p.p., come contenuto minimo dell'ordinanza che dispone la misura cautelare, ha la funzione di informare l'indagato o l'imputato circa il tenore delle accuse che gli vengono mosse, al fine di consentirgli l'esercizio del diritto di difesa. Ne consegue che esso può dirsi soddisfatto quando i fatti addebitati siano indicati in modo tale che l'interessato ne abbia immediata e compiuta conoscenza, a nulla rilevando che risultino richiamati esclusivamente gli articoli di legge relativi all'oggetto della contestazione. (Nella specie procedendosi, tra l'altro, per associazione mafiosa, l'indicazione, nel capo di imputazione della circostanza aggravante di cui all'art. 629, comma secondo, c.p., correlata alla aggravante di cui all'art. 7 D.L. n. 152 del 1991, è stata ritenuta un chiaro rinvio alla circostanza soggettiva, cosiddetta di posizione, espressamente prevista dall'art. 628, comma terzo, n. 3, stesso codice).
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 16 del 3 settembre 1999)
Cass. pen. n. 2888/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2888 del 20 maggio 1999)
Cass. pen. n. 2503/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2503 del 12 maggio 1999)
Cass. pen. n. 292/1999
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 292 del 29 marzo 1999)
Cass. pen. n. 2951/1998
Non è vietato disporre a carico dell'incolpato, con più ordinanze emesse in tempi diversi, la medesima misura cautelare per lo stesso fatto; l'unica conseguenza che ne deriva è la decorrenza dei termini di durata dall'esecuzione o dalla notifica della prima ordinanza. Tale regola incontra un limite quando la misura sia disposta unicamente per esigenze probatorie, e quindi sottoposta a un termine per il compimento delle indagini a norma dell'art. 292, comma secondo, lett. d) c.p.p.: in tal caso la scadenza del termine estingue automaticamente la misura, a meno che, prima di essa, non venga richiesta e disposta la rinnovazione, previa audizione del difensore. Disciplina, quest'ultima, applicabile solo in caso di esistenza o di persistenza delle esigenze investigative, e quindi non estensibile a casi di riemissione della misura per ragioni diverse.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2951 del 10 agosto 1998)
Cass. pen. n. 1889/1998
Solo la mancanza della motivazione nell'ordinanza applicativa di misura cautelare, cui va equiparata la mera apparenza della medesima, può rientrare nella nozione di violazione di legge, a sostegno del ricorso per saltum previsto dall'art. 311, comma secondo, c.p.p. L'eventuale illogicità di essa implica l'esistenza di una motivazione, e quindi l'assenza della violazione di legge con riferimento all'art. 292, comma secondo, lett. c), secondo cui l'ordinanza deve contenere, a pena di nullità, anche l'esposizione degli indizi che giutificano in concreto la misura disposta.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1889 del 29 luglio 1998)
Cass. pen. n. 1823/1998
Quando il fatto per il quale è stata applicata una misura cautelare rimane identico nei suoi elementi caratterizzanti, costituiti da condotta, evento e nesso di causalità, la diversa e più grave qualificazione giuridica del medesimo, anche per l'avvenuta contestazione di circostanze aggravanti, legittima l'emanazione di un nuovo provvedimento applicativo della misura con la conseguenza che a tale diversa e più grave qualificazione va commisurato il computo dei termini di durata della custodia, pur rimanendo ancorato il termine iniziale al momento della notificazione o dell'esecuzione del primo provvedimento. (Fattispecie in tema di rapina e rapina aggravata dal numero delle persone).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1823 del 10 giugno 1998)
Cass. pen. n. 895/1998
La mancata trasmissione, da parte del pubblico ministero, in violazione del disposto di cui all'art. 291, comma 1, ultima parte, c.p.p., delle eventuali memorie difensive già depositate (anche se riferibili, come nella specie, a precedenti richieste di misure cautelari, successivamente divenute inefficaci e relative sempre agli stessi fatti), si traduce in una causa di nullità dell'ordinanza applicativa della misura, per violazione dell'art. 292, comma 2, lett. c bis) c.p.p., nella parte in cui esso impone al giudice l'esposizione dei motivi per i quali sono stati ritenuti non rilevanti gli elementi forniti dalla difesa; nullità, quella anzidetta, da qualificare come «intermedia» e quindi destinata ad essere sanata se non rilevata o dedotta, nel caso in cui venga proposta richiesta di riesame, prima che su tale richiesta intervenga il provvedimento del tribunale.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 895 del 13 marzo 1998)
Cass. pen. n. 6757/1998
In tema di riesame delle misure cautelari, se l'ordinanza del tribunale della libertà può fare riferimento a quanto indicato in altri provvedimenti al fine di evitare la ripetizione di elementi già conosciuti dalle parti, tuttavia il mero appiattimento del giudice su valutazioni emergenti da altro provvedimento, senza alcun apporto critico e senza la presa in considerazione delle specifiche doglianze rivolte dagli interessati al provvedimento oggetto dell'impugnazione, concreta il vizio di mancanza della motivazione di cui all'art. 606, lett. e), c.p.p.; e ciò perché zem>in subiecta materia vige il principio secondo cui l'obbligo di esporre i motivi per i quali non sono stati ritenuti rilevanti gli elementi addotti dalla difesa, previsto dall'art. 292, secondo comma, lett. c) bis c.p.p., è imposto sia al giudice che emette l'ordinanza applicativa della misura cautelare sia al tribunale del riesame, quando in tal sede detti elementi siano stati prospettati.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6757 del 23 gennaio 1998)
Cass. pen. n. 4779/1998
Non costituisce violazione dell'art. 292, commi secondo e terzo, c.p.p., la mancata indicazione delle generalità dell'imputato nella epigrafe della ordinanza applicativa di misura cautelare quando il nome e cognome del medesimo sono contenuti all'interno del provvedimento, con espressa indicazione che si tratta di un soggetto che, a conclusione del processo che lo vedeva imputato, aveva riportato condanna in relazione al delitto per cui la misura era stata richiesta, sicché non può dirsi sussistere alcuna incertezza circa il destinatario del provvedimento.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4779 del 9 gennaio 1998)
Cass. pen. n. 1616/1997
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1616 del 10 luglio 1997)
L'indicazione del termine di scadenza nell'ordinanza che dispone la misura cautelare personale si impone solo se la misura sia giustificata dall'esigenza di garantire l'acquisizione e la genuinità della prova e non negli altri casi, e cioè quando soddisfi ad altre esigenze cautelari. (Nella specie la Suprema Corte ha dichiarato manifestamente infondata, oltre che inammissibile, l'eccezione di incostituzionalità della norma di cui all'art. 292, comma 2, lett. d, per contrasto con gli artt. 13 e 27 della Costituzione, poiché la scelta normativa non appare irragionevole, ma anzi la più logica, tenuto conto - ad esempio - che in genere non è possibile determinare quando venga a cessare il pericolo di fuga di un indagato o la sua pericolosità in relazione alla probabile commissione di altri reati).
Cass. pen. n. 3713/1997
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3713 del 27 marzo 1997)
Cass. pen. n. 4840/1997
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4840 del 14 gennaio 1997)
Cass. pen. n. 4144/1996
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4144 del 17 dicembre 1996)
Cass. pen. n. 4325/1996
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4325 del 6 dicembre 1996)
Cass. pen. n. 2203/1996
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2203 del 15 novembre 1996)
Cass. pen. n. 3354/1996
È nulla l'ordinanza del tribunale del riesame nell'ipotesi in cui, avendo sostituito la misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari in riferimento all'esigenza cautelare d'impedire l'inquinamento delle prove, manchi l'indicazione della data di cessazione e quest'ultima non possa essere desunta neppure per implicito dal provvedimento predetto. La suddetta nullità è rilevabile d'ufficio fino al formarsi del cosiddetto giudicato endoprocessuale e, cioè, non si sia determinata la preclusione derivante dalla mancata impugnazione del provvedimento o dalla definitività della pronuncia.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3354 del 6 novembre 1996)
Cass. pen. n. 2017/1996
In materia di misure cautelari, coercitive e interdittive, il potere-dovere, espressamente previsto dalla legge, di dichiarare la nullità del provvedimento applicativo, tutte le volte in cui venga rilevato il vizio contemplato dall'art. 292, secondo comma, lett. c), c.p.p., sussiste anche per il giudice di appello, al quale è inibito qualsivoglia intervento di tipo integrativo allorché accerti di ufficio la nullità e a fortiori, allorché il vizio venga dedotto dall'interessato.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2017 del 3 ottobre 1996)
Cass. pen. n. 19820/1996
L'art. 292 c.p.p. non impedisce l'emissione di una ordinanza di custodia cautelare cumulativa, nella quale cioè la stessa motivazione si riferisce a più indagati, purché sia in ogni caso rispettata la condizione che per ciascuno di essi si provveda alla esposizione delle specifiche esigenze che giustificano in concreto la misura disposta. È perciò manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della norma nei limiti in cui non fa esplicito divieto di emissione di ordinanze cumulative.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 19820 del 7 settembre 1996)
È consentito omettere, per ragioni di cautela processuale, la indicazione dei nominativi dei collaboranti, fonti di dichiarazioni accusatorie, sia nelle ordinanze cautelari sia nelle copie degli atti che, a seguito di eventuale richiesta di riesame, devono essere trasmessi al tribunale ai sensi dell'art. 309, quinto comma, c.p.p., e che restano depositati in cancelleria, ai sensi del successivo ottavo comma, fino al giorno dell'udienza, giacché altrimenti si toglierebbe di fatto ogni significato alla cautela originariamente osservata.
Cass. pen. n. 1452/1996
In tema di motivazione dei provvedimenti cautelari, la legge impone al giudice di esporre i motivi per i quali sono stati ritenuti non rilevanti gli elementi forniti dalla difesa e sanziona l'eventuale omissione con la conseguente nullità di regime intermedio (rilevabile d'ufficio, ma sanabile) dell'atto. Detto obbligo presuppone tuttavia da parte della difesa un onere positivo di presentazione degli elementi che questa ritiene rilevanti ai fini della decisione. La difesa non può perciò sotto l'indicato profilo lamentare la carente o omessa considerazione di elementi già a disposizione del giudice e dei quali egli abbia, con motivazione esplicita o implicita, tenuto conto nella decisione adottata.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1452 del 4 giugno 1996)
Cass. pen. n. 2271/1996
La nullità dell'ordinanza cautelare prevista dall'art. 292, comma 2, c.p.p., non è né assoluta, né relativa, ma deve essere qualificata come nullità di terzo genere, che deve essere dichiarata di ufficio, ma che può essere sanata nelle forme previste dall'art. 185 stesso codice. Ne consegue che il tribunale del riesame, investito della cognizione di un'ordinanza cautelare priva delle indicazioni previste dall'art. 292, comma 2, c.p.p., deve dichiararne la nullità, ma al contempo tentare di integrarne adeguatamente il contenuto carente, per sanarla sulla base dei principi fissati dal citato art. 185.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2271 del 31 maggio 1996)
Cass. pen. n. 367/1996
In tema di applicazione di misure cautelari personali, la custodia in carcere non può essere disposta sulla base del rilievo che la difficoltà del continuo controllo richiesto dalla misura degli arresti domiciliari rende questi ultimi insufficienti. Ciò in quanto tale motivazione non risponde al requisito della specificità imposto dall'art. 272 c.p.p. facendosi in tal modo carico all'indagato di un problema organizzativo e di efficienza estraneo agli elementi da considerare nella valutazione.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 367 del 11 aprile 1996)
Cass. pen. n. 984/1996
In caso di nullità dell'ordinanza impositiva di misura cautelare, per inosservanza dell'art. 292, commi 2 e 2 ter, quali, rispettivamente, modificati ed introdotti dall'art. 9, commi 2 e 2 bis della L. 8 agosto 1995, n. 332, l'eventuale ricorso diretto per cassazione, ai sensi dell'art. 311, comma 2, c.p.p., non potrà che dar luogo all'annullamento senza rinvio dell'ordinanza predetta mentre, qualora venga avanzata richiesta di riesame e venga successivamente proposto ricorso per cassazione avverso la decisione del tribunale, il sindacato di legittimità, siccome destinato ad avere per oggetto essenzialmente la detta decisione, dovrà essere diretto a verificare se il tribunale abbia o meno provveduto a colmare le originarie lacune motivazionali dell'ordinanza impugnata, avvalendosi dei poteri di integrazione conferitigli dall'art. 309, comma 9, c.p.p., sì che, ove ciò non risulti, la Corte di cassazione non potrà che pronunciare annullamento con rinvio degli atti al medesimo tribunale, per nuovo esame sui punti viziati.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 984 del 4 aprile 1996)
Cass. pen. n. 4820/1996
A norma dell'art. 292, comma 2, lett. b) c.p.p., l'ordinanza che dispone la misura cautelare richiede soltanto «la descrizione sommaria del fatto». L'aggettivo «sommario» indica soltanto che la descrizione deve essere sintetica e schematica, senza alcuna specificazione di elementi di dettaglio. È cioè sufficiente che siano tratteggiate le linee esterne della contestazione, in modo che l'indagato sia posto in grado di conoscere il fatto per cui gli è applicata la misura cautelare e di poter approntare la propria difesa, riservata poi la contestazione al momento in cui il P.M. esercita l'azione penale. Ne consegue che l'indicazione della data in cui si assume essere stato consumato un determinato reato, non è un elemento necessariamente indispensabile nella «descrizione sommaria del fatto», tanto più nelle ipotesi in cui si tratti di un reato permanente che quindi non si è consumato in uno specifico momento, ma copre un lungo arco di tempo, in quanto in ogni caso l'indagato è messo in grado di conoscere il fatto per cui è stata applicata la misura cautelare e di approntare le proprie difese.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4820 del 9 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 4038/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4038 del 3 agosto 1995)
Cass. pen. n. 3656/1994
L'art. 292, comma 2, lettera d), c.p.p., in base al quale è fatto obbligo al giudice di fissare la durata della misura cautelare, quando questa è disposta al fine di garantire l'acquisizione o la genuinità della prova, non impone al giudice di esporre anche le ragioni che giustificano l'entità del termine apposto, in quanto la relativa determinazione si trova in rapporto di logica dipendenza con la natura delle esigenze custodiali poste alla base del provvedimento restrittivo, rispetto alle quali il calcolo va effettuato con una valutazione che, tenuto conto della fluidità della situazione procedimentale nella fase delle indagini preliminari, non può che essere espressa se non in termini di generica congruità.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3656 del 5 settembre 1994)
Cass. pen. n. 2378/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2378 del 22 agosto 1994)
Cass. pen. n. 2111/1994
La mancata specifica indicazione nel provvedimento, che dispone una misura a tempo predefinito per cautele istruttorie, del termine di durata non ne comporta la nullità se la durata medesima possa, comunque, essere desunta dal testo del provvedimento stesso sì da non far sorgere incertezze circa l'esatta individuazione della scadenza prescritta; in ogni altro caso in cui non sia possibile individuare la precisa predeterminazione del termine finale, anche per relationem a dati oggettivi e non eventuali altrimenti precisati, il tenore letterale dell'art. 292, comma 2, lett. d), c.p.p. e la sua ratio inducono la inequivoca nullità del provvedimento, dato che circa la certezza del termine non possono sussistere dubbi. (Fattispecie nella quale il giudice di merito ebbe a fissare la durata della custodia cautelare con riferimento alle esigenze probatorie «sino alla chiusura delle indagini preliminari»; affermando il principio di cui sopra la Cassazione ha annullato senza rinvio la relativa ordinanza osservando altresì che detto termine appare imprecisato ed indefinibile potendo, per un verso il tempo delle indagini non esaurire il periodo massimo consentito dalla legge e, d'altro conto potendo esso subire un allungamento in virtù di proroghe di incerta preventiva determinazione).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2111 del 22 agosto 1994)
Cass. pen. n. 2495/1994
Non sussiste la nullità del provvedimento applicativo della custodia cautelare in carcere per la violazione dell'art. 292, comma 1, lett. b), c.p.p. (che impone «la descrizione sommaria del fatto, con l'indicazione delle norme che si assumono violate») allorquando la mancata consegna all'indagato della richiesta del P.M. contenente gli estremi dei fatti in relazione ai quali la misura cautelare viene disposta e qualificata nell'ordinanza stessa come parte integrante di questa, sia da attribuire alla mera omissione, di carattere materiale, dell'ufficiale incaricato dell'esecuzione. (Fattispecie nella quale, secondo la Suprema Corte, correttamente l'organo giudiziario ovviò all'omissione suddetta mediante l'ordine volto alla notificazione del documento all'indagato).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2495 del 13 giugno 1994)
Cass. pen. n. 1876/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1876 del 2 maggio 1994)
Cass. pen. n. 955/1994
In tema di provvedimenti concernenti la libertà personale dell'indagato, deve ritenersi legittima la motivazione per relationem del provvedimento, sempre che quella richiamata sia conosciuta o conoscibile dall'interessato in modo che questi sia in grado di controllarne — sia pure esaminando un provvedimento diverso — la congruenza, la logicità e la legittimità.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 955 del 16 marzo 1994)
Cass. pen. n. 4574/1994
I requisiti della descrizione sommaria del fatto e dell'esposizione degli indizi, previsti dall'art. 292 c.p.p. per le ordinanze che impongono misure cautelari, possono ritenersi sussistere quando la motivazione del provvedimento coercitivo, premesso che «sussistono senza remora di dubbio gravissimi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di particolare gravità ascritti all'indagato», sia correlata con la successiva indicazione delle norme di legge violate (che specificamente consentono d'individuare i vari titolo di reato oggetto della misura, oltre che le date ed i luoghi in cui sono stati accertati) e con l'espresso riferimento all'arresto in flagranza, per il quale vi sia stata convalida contestuale all'applicazione della misura coercitiva; in tal modo scatta il collegamento anche con le ammissioni fatte dall'indagato in sede di giudizio di convalida ed in generale con le dichiarazioni da lui rese in ordine alle circostanze cui si riferiscono le richieste del pubblico ministero. L'implicito riferimento che si opera con la logica e cronologica correlazione alle richieste del P.M., nonché l'immediatezza del collegamento con la convalida dell'arresto e le ammissioni dell'indagato, costituiscono elementi idonei ad integrare, in funzione vicaria, i contenuti in parte espressamente enunciati cui deve fare riferimento l'ordinanza del Gip.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4574 del 9 febbraio 1994)
Cass. pen. n. 1923/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1923 del 21 ottobre 1993)
Cass. pen. n. 2749/1993
L'obbligo di motivare il provvedimento impositivo di misura cautelare, posto al giudice dall'art. 292, comma secondo, c.p.p., può ritenersi adempiuto anche quando la previsione sfavorevole all'indagato sia fondata su circostanze che singolarmente considerate appaiono scarsamente significative, ma che valutate globalmente e coordinate razionalmente tra loro assumano una valenza probatoria di grado sufficiente. È tuttavia indispensabile che gli elementi di fatto da cui gli indizi sono desunti, quale che ne sia la natura, risultino legati da un chiaro ed univoco nesso logico se non storico, con lo specifico reato per il quale si procede e con l'autore dello stesso, nel senso che essi devono rivelarsi idonei a dimostrare non solo la probabile natura della condotta criminosa ipotizzata, ma anche la sua riferibilità ad una o più persone determinate.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2749 del 27 luglio 1993)
Cass. pen. n. 1489/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1489 del 11 maggio 1993)
In tema di misure cautelari, l'obbligo di motivare il convincimento circa la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza non può ritenersi adempiuto dal giudice, che si limiti a un generico rinvio alle fonti di prova, senza la precisazione del loro contenuto o, quanto meno, degli elementi idonei a consentire la individuazione degli specifici riferimenti, la cui forza probante abbia reputato tale da indurlo ad adottare la misura cuatelare. Diversamente, invero, si precluderebbe, di fatto, agli interessati di esercitare appieno il loro diritto di difesa per l'impossibilità di individuare gli elementi d'accusa presi in considerazione per ciascuno e al giudice dell'impugnazione di esercitare il suo sindacato, specie in sede di legittimità, dati i limiti imposti dall'art. 606, lettera e), c.p.p., al sindacato della Corte di cassazione.
Cass. pen. n. 1197/1993
Il principio per cui i provvedimenti soggetti ad impugnazione divengono definitivi allorquando sia infruttuosamente decorso il termine per impugnare o siano stati esauriti i gravami previsti dalla legge, coprendo il dedotto ed il deducibile, vale anche per i provvedimenti concernenti la libertà personale i quali, tuttavia, sono caratterizzati da una definitività particolare in quanto riconducibili alla categoria dei provvedimenti sottoposti alla clausola rebus sic stantibus nel senso che è consentito un costante adeguamento del diritto alla libertà alla evoluzione della situazione di diritto sostanziale e processuale, le cui modifiche, pertanto, consentono di rivedere lo status detentionis. (La Cassazione ha osservato che il principio di cui in massima è ricavabile anche dall'art. 299 commi primo, secondo e quarto c.p.p. ove sono considerate e regolate le ipotesi di revoca o di sostituzione sia delle misure coercitive personali che di quelle interdittive appunto in dipendenza dei mutamenti che intervengono e che possono influire sulle condizioni di legittimità per l'applicazione delle misure od in ordine alle esigenze cautelari).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1197 del 21 aprile 1993)
Cass. pen. n. 1755/1993
In un procedimento incidentale, di qualsivoglia specie o natura, non è consentita la ripetizione di istanze proponenti lo stesso thema decidendi e così pure nei successivi gradi di impugnazione; in tale situazione processuale il giudice, sia nella prima sede che in quelle successive, una volta accertata la ripetitività dell'atto e la non sussistenza di elementi nuovi (isolatamente considerati, come pure in congiunzione a quelli già esaminati nelle sedi precedenti), tali da proporre altri profili di cognizione e quindi di decisione, ha il solo potere processuale di dichiarare l'inammissibilità, senza procedere ad una rinnovata valutazione. (Fattispecie in tema di misure cautelari personali).
(Cassazione penale, Sez. V, ordinanza n. 1755 del 8 febbraio 1993)
Cass. pen. n. 4285/1993
È legittima e sufficiente la motivazione del provvedimento relativo a richiesta concernente la libertà personale che faccia rinvio ad altro analogo e recente provvedimento se, nelle more, non sono intervenuti mutamenti nella situazione di fatto e processuale. (Fattispecie relativa a non accolta richiesta di revoca di ordinanza di custodia cautelare già oggetto di riesame confermata in quella sede).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4285 del 25 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 4610/1993
Nel caso in cui il Gip, richiesto della revoca o della sostituzione della misura cautelare applicata, ritenga di doverla invece mantenere per esigenze cautelari diverse da quelle individuate con la prima ordinanza, deve, nell'emanare il nuovo provvedimento, attenersi alle disposizioni di legge e quindi, nel caso in cui ponga a base di tale provvedimento il fine di garantire l'acquisizione o la genuinità della prova, deve osservare il disposto dell'art. 292, secondo comma, lett. d), c.p.p., che impone la fissazione della durata della misura. (La Cassazione ha altresì evidenziato che l'art. 292 c.p.p. è applicabile a tutti i provvedimenti riguardanti le misure cautelari emessi sia dal Gip che dal tribunale del riesame).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4610 del 11 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 3344/1992
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3344 del 3 novembre 1992)
Cass. pen. n. 554/1992
Alla stregua del principio fissato dall'art. 309 comma nono c.p.p., secondo cui il tribunale del riesame può confermare l'ordinanza applicativa di misura cautelare anche per ragioni diverse da quelle indicate nella motivazione di detta ordinanza, deve riconoscersi la possibilità, per il summenzionato tribunale, di eliminare esso stesso, fissando direttamente la durata della misura, il vizio costituito dalla mancata indicazione di detta durata, in violazione del disposto di cui all'art. 292 comma primo lett. d) c.p.p., nel provvedimento oggetto di riesame.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 554 del 31 marzo 1992)
Cass. pen. n. 789/1992
Sussiste nullità dell'ordinanza applicativa di misura cautelare, per violazione dell'art. 292, comma secondo, lett. c) c.p.p., quando detta ordinanza non contenga l'esposizione delle ragioni sulla base delle quali gli indizi (che devono essere specificamente enunciati nel loro contenuto, anche quando si taccia la fonte da cui promanano), sono stati ritenuti di rilevanza e concludenza tali da far apparire probabile, allo stato degli atti, la colpevolezza dell'indagato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 789 del 10 marzo 1992)
Cass. pen. n. 357/1992
Sussiste nullità dell'ordinanza applicativa di misura cautelare, per violazione dell'art. 292 comma primo, lett. d) e c) c.p.p. quando dal testo di detta ordinanza non sia possibile desumere con sufficiente chiarezza quali siano i fatti specifici per cui si procede e, conseguentemente, quali siano, con riguardo a ciascuno di essi, gli elementi assunti come indizianti. (Nella specie la S.C. ha rilevato un disordinato affastellamento di fatti sommariamente richiamati, accompagnato da riferimenti soltanto generici a informazioni provenienti da fonti non precisate, senza neppure l'enunciazione di quelle esigenze di cautela processuale, la cui presenza avrebbe potuto legittimare la mancata indicazione nominativa di dette fonti).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 357 del 28 febbraio 1992)
Cass. pen. n. 1748/1992
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1748 del 18 febbraio 1992)
La motivazione dell'ordinanza che dispone la misura coercitiva, come quella degli altri provvedimenti che il giudice è chiamato a emettere su richiesta del pubblico ministero, senza sentire l'altra parte, può essere di adesione alle argomentazioni del richiedente.

References: Articolo 292

Articolo 292
 art. 274

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 art. 185
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza