Source: https://www.analisideirischinformatici.it/denuncia_per_diffamazione_su_internet_o_sui_social.php
Timestamp: 2018-12-09 21:36:25+00:00

Document:
Lo screenshot non ha valore legale : occorre una copia autentica Requisiti del reato di diffamazione Differenze tra diffamazione, calunnia ed ingiuria Licenziamento in caso di diffamazione : lecito o illecito Diritto di satira, diritto di critica e diffamazione : quali sono i confini ? Diffamazione online: ecco cosa fare ? Diffamazione su TripAdvisor Sentenze della Cassazione sulla Diffamazione Contenuto Diffamazione Rimosso Condividere post diffamatorio è un reato Copia Autentica della Diffamazione
Denuncia per diffamazione su internet o sui social ( facebook, google, twitter, messenger, whatsapp ... )
Le strade da percorrere in caso di diffamazione online sono due :
1) Se non ci interessa ottenere un risarcimento danni occorre concentrasi sulla rimozione più veloce possibile dei contenuti diffamatori. Il nostro studio potrà aiutarvi nelle procedure di cancellazione delle offese o recensioni negative che avete ricevuto.
2) Se miriamo ad ottenere un risarcimento economico per la diffamazione ricevuta allora è essenziale documentare le prove con valore probatorio. Il nostro studio vi fornisce il servizio di copia autentica pagine web a questa pagina [ click qui ] e il supporto legale per presentare la denuncia.
UNO SCREENSHOT O UNA STAMPA DI UNA PAGINA WEB NON SONO UNA PROVA INFORMATICA CON VALORE LEGALE DA PRESENTARE IN UNA DENUNCIA PER DIFFAMAZIONE ONLINE : OCCORRE UNA COPIA AUTENTICA
Molte persone credono che sia sufficiente una stampa di una pagina web o di un commento sui social per acquisire una prova informatica con valore legale, da allegare ad una denuncia per diffamazione. Procedere in questo modo, al contrario, non ha alcun valore legale poichè non è possibile garantire l'origine del documento e la controparte può disconoscerne la validità sulla base del principio di cui all'art. 2712 cod. civ. Recentemente la cassazione con sentenza 22/02/2018 n° 8736 ha accettato uno screenshot come prova documentale, e alcuni siti hanno sbandierato la notizia in modo piuttosto forzato, senza considerare il caso molto singolare, per il quale la copia cartacea era stata sufficiente, essendo supportata questa volta da prove ulteriori e oggettive che non erano legate solamente alla pubblicazione di un articolo diffamatorio. L'autore del post, la cui riconducibilità al sito ove era pubblicata la diffamazione è stata documentata da una copia cartacea accettata come prova dal giudice, è risultato essere anche il direttore responsabile del sito stesso ( aggiungiamo inoltre che si tratta di un dominio web e non di un post su facebook o altri social ) ed in aggiunta anche l'autore di una lettera di scuse indirizzate alla persona offesa. E' vero che la possibilità di acquisire un documento e di porlo a fondamento della decisione di un giudice prescinde dal fatto che provenga da un pubblico ufficiale o sia stato autenticato ma è altrettanto vero che tale documento se semplicemente stampato, non potendone garantire l'origine con dati tecnici rigorosi come quelli di una copia autentica è soggetto totalmente e insindacabilmente alla libera valutazione da parte del giudice, come è avvenuto in questo caso specifico.
Richiedi la copia autentica della diffamazione come prova informatica con valore legale [ click qui]
La pubblicazione di immagini o scritti diffamatori in un sito web o sui social network o su una chat di gruppo whatsapp, o la creazione di un sito web a contenuto diffamatorio è stata ricondotta alla fattispecie della diffamazione commessa “con qualsiasi altro mezzo di pubblicità", di cui all'articolo 595, comma 3 codice penale. Il reato di diffamazione a mezzo di sito web si consuma, inoltre, non al momento della diffusione del messaggio offensivo, ma al momento della percezione dello stesso da parte di soggetti che siano “terzi" rispetto all'agente e alla persona offesa. Se il commento che si trova sui social network o su una chat di gruppo whatsapp è offensivo, la relativa condotta costituisce il reato di diffamazione aggravata (595 c.p.; cfr. sentenza Cassazione penale n. 24431/15). Anche l'invio di e-mail a contenuto diffamatorio, realizzato tramite l'utilizzo di internet, integra un'ipotesi di diffamazione aggravata e l'eventualità che fra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona a cui si rivolgono le espressioni offensive, non consente di mutare il titolo del reato nella diversa ipotesi di ingiuria ( C., Sez. V, 16.10.2012, n. 44980).
assenza dell'offeso (se è presente sussisterà il reato di ingiuria)
offesa all'altrui reputazione
La persona diffamata non deve essere necessariamente indicata nominativamente ma tuttavia deve essere individuabile agevolmente e con certezza. In sostanza è sufficiente che l'offeso possa essere individuato per esclusione, o in via deduttiva.
Differenze tra diffamazione, calunnia ed ingiuria
Differenza tra diffamazione e calunnia. La calunnia consiste nell'incolpare falsamente taluno, che si sa con certezza essere innocente, di un reato avanti l’autorità giudiziaria.
Differenza tra diffamazione e ingiuria. L'ingiuria si commette se si offende l'onore o il decoro di una persona. Con la recente depenalizzazione dal codice penale l'ingiuria viene trasformata in un illecito civile.
Il termine social Network. Originariamente il termine social network ha indicato un qualsiasi gruppo di individui connessi tra loro dai più diversi legami sociali, da quelli familiari ai rapporti di lavoro, sino a vincoli casuali, ed è stato utilizzato come base di studi interculturali in campo sociologico ed antropologico. La diffusione del web ha ampliato il significato del termine social network ed ha, quindi, creato profonde modificazioni semantiche in relazione ad un concetto, quello di rete sociale, che nasceva come una rete fisica ed era basato sulla regola, conosciuta come numero di Dunbar, secondo la quale le dimensioni di una rete sociale in grado di sostenere relazioni stabili sono limitate a circa 150 membri. Ciò in quanto la versione di Internet delle reti sociali, ossia i social media, rappresenta attualmente una delle forme più evolute di comunicazione in rete, ed è anche una palese dimostrazione del superamento della teoria sociologica rappresentata dalla "regola dei 150", considerando la rete delle relazioni sociali che ciascuno individuo tesse ogni giorno, in maniera più o meno casuale, nei vari ambiti della propria vita, suscettibile di essere organizzata in una "mappa" consultabile, e potenzialmente capace di arricchirsi di nuovi contatti.
Licenziamento in caso di diffamazione : lecito o illecito ?
Condizioni per il licenziamento legittimo in caso di diffamazione :
Quando la critica, espressa in post sui social, palesa evidente disprezzo verso l’azienda, gli amministratori, rappresentanti e potenziali partner di questa, va oltre, valicando il confine, fino alla diffamazione. (Tribunale di Busto Arsizio sentenza n.62 del 19 febbraio 2018)
Quando attraverso il post sui social si ingiuria il datore di lavoro, menzionando nome e cognome. Il licenziamento è giustificato dalla perdita del rapporto di fiducia tra dipendente e datore di lavoro, indispensabile per la prosecuzione del rapporto datoriale. (Tribunale di Napoli n. 8761 del 15 Dicembre 2017)
Diffamazione dei colleghi. Il dipendente che posta sui social frasi diffamatorie nei confronti dei colleghi. (Tribunale di Milano, decreto 27552 del 29 luglio 2013)
Condizioni per il licenziamento NON giustificato in caso di diffamazione :
La condotta del dipendente che mette in cattiva luce l’azienda o i colleghi sui social, deve essere contestata nell’immediato, diversamente non giustifica il licenziamento (Tribunale di Larino, sentenza n.1282 4 agosto 2016)
E’ illegittimo licenziare il dipendente che commenta negativamente sui social, l’articolo che parla della propria azienda datrice, se il commento è strutturato in maniera generica e non specifico. (Tribunale di Parma, sentenza 27 del 9 febbraio 2018)
Le frasi scritte sui social dal dipendente sindacalista non possono essere valutate come quelle di un dipendente qualsiasi. Al sindacalista è riconosciuto il diritto di critica diverso o superiore rispetto agli altri dipendenti. (Tribunale di Milano, sentenza 3153 del 28 novembre 2017)
Diritto di satira, diritto di critica e diffamazione : quali sono i confini ?
La Cassazione [Cass. sent. n. 5499 del 10.03.2014.] ha precisato che il diritto di satira non può eccedere arrivando a fare chiare allusioni nei confronti di soggetti determinati. Diversamente, scatta il reato di diffamazione. La satira non deve essere la scusa per mettere a paragone i destinatari della satira stessa. La satira, in sostanza, è riproduzione ironica e non la cronaca di un fatto.
l limite della continenza nel diritto di critica è invece superato in presenza di espressioni che, in quanto gravemente infamanti e inutilmente umilianti, trasmodino in una mera aggressione verbale del soggetto criticato. Ciò significa che il contesto nel quale si colloca la condotta può essere valutato ai limitati fini del giudizio di stretta riferibilità delle espressioni potenzialmente diffamatorie al comportamento del soggetto passivo oggetto di critica, "ma non può in alcun modo scriminare l'uso di espressioni che si risolvano nella denigrazione della persona di quest'ultimo in quanto tale". ( Sez. 5, n. 15060 del 23/02/2011, Dessi, Rv. 250174 ). Più precisamente possiamo dire che il diritto di critica (legittimo) deve essere esercitato con pertinenza e continenza al fine di non uscire dalla sfera del lecito. Ad esempio la verità di una notizia mutuata da un provvedimento giudiziario sussiste allorchè essa sia fedele al contenuto del provvedimento stesso, senza alterazioni o travisamenti di sorta. Ne consegue che eventuali inesattezze marginali o secondarie possono considerarsi irrilevanti, ai fini dell’altrui reputazione, solo qualora si riferiscano a particolari di scarsi rilievo e privi di valore informativo. Al fine di attribuire efficacia esimente all’esercizio del diritto alla cronaca, la verità della notizia e la fondatezza dell’opinione debbono essere valutate con riferimento al momento in cui sono state divulgate. Importante in materia è la sentenza Cassazione 23469 del 18/11/2016. In questo provvedimento la Suprema Corte pone dei limiti per l’azione giudiziaria, con riferimento al rispetto del diritto all’informazione. Pertanto, nel caso in cui sia dedotto il contenuto diffamatorio di notizie, il giornale non può essere oggetto di provvedimento cautelare preventivo o inibitorio, di contenuto equivalente al sequestro o che ne impedisca la diffusione, ferma restando l’eventuale tutela prevista in tema di protezione dei dati personali.
Limitatamente alle recensioni web la pubblicazione di un feedback negativo è sicuramente legittima quando:
sussite un interesse pubblico nella conoscenza dei fatti;
i fatti narrati sono veri e vengono descritti in modo preciso ed obiettivo;
il linguaggio e la terminologia utilizzata sono educati e non tendenziosi;
non vengono diffuse opinioni personali e giudizi (opinabili) ma si rimane nel confine della mera narrazione di quanto accaduto (lasciando al lettore il compito di trarne le dovute conclusioni).
Il nostro studio offre su richiesta un servizio di autenticazione con valore legale dei contenuti diffamatori disponibili su internet o sui social network e si avvale di uno studio legale suo partner, qualora necessario. Per richiedere il servizio di copia autentica pagina web [ click qui ] oppure :
Seguono ulteriorii riferimenti legislativi :
Chiunque, fuori dei casi di ingiuria, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la pena pecuniaria della multa da euro 258 a euro 2.582. Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena consiste nella pena pecuniaria della multa da euro 258 a euro 2.582 o la pena della permanenza domiciliare da sei giorni a trenta giorni ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità da dieci giorni a tre mesi. Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico , la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516. (art. 595 Codice Penale e articolo 52 , comma 2, lettera a), D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274) Il bene giuridico tutelato dal reato di diffamazione è la reputazione, intesa come l'opinione sociale dell'onore di una persona, la stima diffusa nell'ambiente sociale, insomma: ciò che gli altri pensano di una persona. Perché ci possa essere un procedimento penale e la condanna, è necessario procedere con la istanza di punizione avanti l’autorità giudiziaria (cd. "querela") entro 3 mesi (non .. 90 giorni) da quando la vittima ha conoscenza certa del fatto. Affinchè sussista il reato di diffamazione – procedibile a querela entro 3 mesi devono sussistere tre requisiti: assenza dell'offeso (se è presente sussisterà il reato di ingiuria) offesa all'altrui reputazione comunicazione a più persone. Non sussiste quindi il reato di diffamazione nella lesione della reputazione comunicata ad una persona solamente, pur potendo essere ciò sufficiente per richiedere il risarcimento del danno in via civile.
DIFFAMAZIONE ONLINE : ECCO COSA FARE ?
Se state leggendo questo articolo è molto probabile che il vostro nome e cognome sia stato oggetto di diffamazione. In questa pagina vi mostreremo come procedere legalmente e quali soluzioni adottare per salvaguardare la vostra reputazione.
Prima di procedere vi ricordiamo che per parlare di diffamazione, l’offesa deve essere rivolta a un soggetto determinato o determinabile (cioè ad esempio menzionando nome e cognome). Se si parla male di una persona senza far capire di chi si tratta non c’è reato. Il reato invece sussiste se si inseriscono riferimenti che consentano di risalire alla persona offesa.
Se siete stati diffamati su facebook vi invitamo a leggere anche il contenuto alla pagina [ DIFFAMAZIONE SU FACEBOOK : COME FARE DENUCIA con un click qui ] creato appositamente per questo scopo.
Gli argomenti che affronteremo in questa sezione sono :
1) COSA SI INTENDE PER DIFFAMAZIONE, QUALI SONO LE PENE E COME CALCOLARE IL RISARCIMENTO DANNI PER DIFFAMAZIONE SU INTERNET
2) RACCOGLIERE LE PROVE
3) SPORGERE DENUNCIA
4) IN ATTESA DELL'AZIONE LEGALE O SE NON VI SONO I PRESUPPOSTI PER UN REATO DI DIFFAMAZIONE, COSA FARE PER SALVAGUARDARE COMUNQUE LA PROPRIA REPUTAZIONE ?
1) COSA SI INTENDE PER DIFFAMAZIONE, QUALI SONO LE PENE E COME CALCOLARE IL RISARCIMENTO DANNI
Per parlare di diffamazione, l’offesa deve essere rivolta a un soggetto determinato o determinabile (cioè ad esempio menzionando nome e cognome). Se si parla male di una persona senza far capire di chi si tratta non c’è reato. Il reato invece sussiste se si inseriscono riferimenti che consentano di risalire alla persona offesa ( ad esempio con riferimenti ad un "nickname univoco" che possano renderla comunque identificabile). La diffamazione infatti, presuppone che l’ingiuria venga percepita da altri come riferita ad una persona specifica e sia in grado di ledere la sua dignità.
Le pene previste per la diffamazione a mezzo internet sono la reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore ad euro 516 .
In caso di condanna il diffamatore dovrà pagare:
il legale della parte civile;
il proprio legale
il risarcimento dei danni provocati alla parte lesa.
È diffamatorio, per esempio: creare il gruppo “Quelli che odiano il proprio professore di italiano”;
rivelare sulla propria o altrui bacheca una relazione extraconiugale del proprio collega di lavoro;
inserire la foto della propria ex fidanzata nuda o in atteggiamenti piccanti.
CALCOLARE IL RISARCIMENTO DANNI PER DIFFAMAZIONE SU INTERNET
La diffamazione è punibile attraverso querela che deve essere effettuata entro 3 mesi dalla pubblicazione e la parte offesa ha la facoltà di costituirsi parte civile sino alla data della prima udienza al fine di ottenere un risarcimento del danno subito o, in alternativa, può chiedere un risarcimento sia del danno non patrimoniale (biologico, morale soggettivo ed esistenziale) sia del danno patrimoniale (danno emergente e lucro cessante ed eventuali spese per contenere gli effetti della diffamazione) con un’azione davanti al giudice civile, senza bisogno di presentare querela ed evitare così l’azione penale.
Esistono dei criteri orientativi per determinare in maniera equitativa il risarcimento danni, ecco alcuni parametri :
notorietà del diffamante e ruolo istituzionale o professionale del diffamato;
natura, intensità e reiterazione della condotta diffamatoria e le sue conseguenze sulla vita quotidiana ed attività professionale del diffamato;
il mezzo con cui è stata diffusa l’offesa e la sua collocazione;
la diffusione e la risonanza mediatica suscitata dalla notizia diffamatoria;
eventuali reputazioni già compromesse o limitata riconoscibilità della persona offesa;
eventuali rettifiche o dichiarazioni correttive da parte del soggetto diffamato.
Raccogliere le prove è il punto fondamentale per poi avviare un'indagine civile o penale.
La raccolta delle prove deve essere effettuata con tecnicità e valore giuridico. Non è sufficiente stampare o salvare la pagina dove si sono verificati gli atti di diffamazione.
OCCORRE DARE VALORE LEGALE AI REPERTI CHE VANNO FIRMATI DIGITALMENTE CON MARCATURA TEMPORALE TRAMITE LA COPIA AUTENTICA DELLA PAGINA WEB CONTENTE LA DIFFAMAZIONE [ CLICK QUI PER CONOSCERE LE MODALITA' DELLA COPIA AUTENTICA ]
Nel caso specifico di Facebook per una eventuale richiesta con rogatoria internazionale ( rogatoria è quell’istituto la cui funzione è quella di rendere possibile, per l’autorità giudiziaria, il compimento di atti processuali e/o la raccolta di elementi di prova presso una diversa autorità giudiziaria straniera) occorrono anche questi elementi :
a) ID utente facebook / id gruppo/ URL personalizzato;
b) Nome del profilo Facebook;
c) URL completo del profilo Facebook.
Elementi che vanno autenticati anch'essi con la COPIA AUTENTICA ID FACEBOOK di un profilo [ CLICK QUI PER CONOSCERE LE MODALITA' DELLA COPIA AUTENTICA ]
OCCORRE AVERE QUANTI PIU' ELEMENTI POSSIBILI SULLE PERSONE CHE VI HANNO DIFFAMATO. Vi possiamo aiutare, ad esempio, ad avere email e telefono della persona o delle persone che vi hanno diffamato.
Una raccolta delle prove di diffamazione non corretta può :
evitare al diffamatore di essere identificato
permettere al diffamatore di cancellare le prove prima che si arrivi in fase di giudizio
consentire al diffamatore di attribuire ad altri l'azione di diffamazione ( ad esempio sostenendo la tesi del furto dell'account )
Se siete interessati ad una consulenza su questo argomento e ad una raccolta delle prove con valore giuridico potete contattarci [ subito ] prima di fare qualsiasi passo!
Vi aiuteremo anche nella fase successiva all'acquisizione delle prove con valore giuridico, preparandovi i documenti necessari per sporgere una denuncia che va proposta massimo entro tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato (art. 124 c.p.). L'art. 124 del codice penale prescrive che la querela sia presentata nel termine perentorio di tre mesi dalla notizia del fatto costituente reato. La giurisprudenza ha chiarito che tale termine comincia a decorrere dalla effettiva conoscenza del fatto che ha la persona offesa, anche in relazione alla sua qualifica di reato e alla individuazione dell'autore. Si può, ad esempio, sapere che è accaduto un determinato evento, ma non avere subito gli elementi per qualificarlo quale reato, oppure può esserci bisogno di tempo per esperire alcuni accertamenti al fine di conoscere chi è l'autore del fatto. In tali casi il termine comincerà a decorrere dal momento in cui il quadro oggettivo e soggettivo sarà completo, indipendentemente dal momento in cui è verificato il fatto.
La denuncia coinvolge la :
A) SEGNALAZIONE AI SOCIAL NETWORK
- GOOGLE per la segnalazione del fatto
Vi verranno consegnati i documenti firmati digitalmente da uno studio informatico nostro partner con tutta la documentazione comprovante il reato di diffamazione da produrre nel modulo di Google per la rimozione della diffamazione. Successivamente alla raccolta delle prove e dopo aver fatto la segnalazione vi aiuteremo anche a cancellare i contenuti diffamatori.
- FACEBOOK per la segnalazione del fatto
Vi aiuteremo a segnalare a Facebook i contenuti non appropriati tramite le modalità indicate dal Modulo di Facebook preposto. Successivamente alla raccolta delle prove e dopo aver fatto la segnalazione vi aiuteremo anche a cancellare i contenuti diffamatori.
B) LE FORZE DELL'ORDINE per sporgere querela
Prepareremo per voi il "modello denuncia - querela per il reato di diffamazione su Google Plus o Google+" o "il modello denuncia - querela per il reato di diffamazione su Facebook", da consegnare alla più vicina stazione dei Carabinieri o presso la polizia postale o, ancora, presso la Procura della Repubblica del Tribunale del luogo ove siete residenti.
La querela va presentata entro tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato (art. 124 c.p.).
Se siete interessati ad una consulenza su questo argomento e ad una raccolta delle prove con valore giuridico potete contattarci prima di fare qualsiasi passo!
4) IN ATTESA DELL'AZIONE LEGALE O SE NON VI SONO I PRESUPPOSTI PER UN REATO DI DIFFAMAZIONE COSA FARE PER SALVAGUARDARE COMUNQUE LA PROPRIA REPUTAZIONE ?
In questa sezione cercheremo di dare una risposta utile ed efficace ai seguenti quesiti :
In attesa dell'azione legale intrapresa è possibile fare qualcosa ?
Se non vi sono i presupporti per riconoscere un atto di diffamazione è possibile salvaguardare comunque la propria reputazione ?
Il mio nome nelle ricerche di google compare ai primi posti come associato ai siti che parlano male di me, cosa fare ?
Ebbene la risposta per ognuna delle domande sopra elencate è SI, possiamo AIUTARTI !
Le soluzioni da intraprendere sono le seguenti :
Segnalare subito l'eventuale denuncia effettuata anche al provider che offre lo spazio web del sito che parla male di voi e non solo a Google o Facebook come vi abbiamo scritto nei passaggi precedente.
La segnalazione è possibile anche senza aver fatto la denuncia ma richiede competenze tecniche per poter fare una ricerca whois del dominio in oggetto e reperire il corretto indirizzo email di riferimento a cui inviare il messaggio di richiesta di rimozione. Lo stesso deve essere fatto da una casella di posta certificata per avere maggiori probabilità di risposta.
Qualora i risultati ottenuti non sia sufficienti per ottenere le prime posizioni su google e allontanare dalle prime posizioni il vostro diffamatore occorrerà creare un nome a dominio con la vostra identità, ad esempio www.mariorossi.it Utilizzando questa strategia si otterranno i risultati migliori ma a condizione di inserire nella pagina creata i corretti TAG e codici SEO che solo un professionista del web conosce.
Se siete interessati ad una consulenza su questo argomento e ad una raccolta delle prove informatiche con valore giuridico potete contattarci.
Il nostro studio sarà lieto di aiutarvi :
DIFFAMAZIONE SU TRIPADVISOR : ECCO COSA FARE ?
Vi invitiamo prima di procedere a leggere i contenuti della sezione sopra in elenco per comprendere cosa si intende per diffamazione e quali sono le pene [ click qui per leggere di più sull'argomento diffamazione ].
Il primo punto è raccogliere le prove per la denuncia e per questo occorre fare una copia autentica della pagine web contenente la diffamazione.
Successicamente si può richiedere a TripAdvisor di intervenire tramite le indicazioni che seguono :
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SENTENZE DELLA CASSAZIONE SULLA DIFFAMAZIONE
Cassazione Sez. QUINTA PENALE, Sentenza n.8482 del 22/02/2017 (Presidente PALLA STEFANO Relatore CATENA ROSSELLA)
CASSAZIONE. Chi denigra una persona sui social network, cioè mediante la diffusione di messaggi veicolati a mezzo internet, rischia una condanna per diffamazione aggravata ai sensi dell'art. 595, comma 3, cod. pen., in quanto trattasi di condotta potenzialmente in grado di raggiungere un numero indeterminato o, comunque, quantitativamente apprezzabile di persone, qualunque sia la modalità informatica di condivisione e di trasmissione.
Sez. QUINTA PENALE, Sentenza n.8482 del 22/02/2017 (ECLI:IT:CASS:2017:8482PEN), udienza del 23/01/2017, Presidente PALLA STEFANO Relatore CATENA ROSSELLA
introduzione : la diffusione di messaggi veicolati a mezzo internet, integra un'ipotesi di diffamazione ... di consumazione del reato di diffamazione tramite la rete Internet, ove sia impossibile stabilire il luogo ... esecutive di un medesimo disegno criminoso, utilizzando internet e quindi con un mezzo di pubblicità ... ., avendo la giurisprudenza di legittimità più volte affermato che alla rete Internet non si applicano le disposizioni ...
Sez. QUINTA PENALE, Sentenza n.8328 del 01/03/2016 (ECLI:IT:CASS:2016:8328PEN), udienza del 13/07/2015, Presidente BRUNO PAOLO ANTONIO Relatore PEZZULLO ROSA
introduzione : evidenziato che il reato di diffamazione può essere commesso a mezzo di internet (cfr. Sez. 5, 17 novembre ... la diffamazione sarebbe stata perpetuata dall'imputato sulla bacheca virtuale del social network "facebook ... , vittima, a sua volta, di una precedente diffamazione (il Rocca risulta indagato per diffamazione a mezzo ... " integra un'ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell'art. 595, comma terzo, cod. pen., poiché ...
Sez. QUINTA PENALE, Sentenza n.38099 del 18/09/2015 (ECLI:IT:CASS:2015:38099PEN), udienza del 29/05/2015, Presidente NAPPI ANIELLO Relatore POSITANO GABRIELE
introduzione : di diffamazione realizzato su un sito Internet coincide con l'ultimo momento con cui i terzi percepiscono ... "internet", ai fini della tempestività della querela, occorre considerare che la diffamazione, avente natura ... del procedimento penale instaurato a carico di Mauro Cavalli, indagato con riferimento al delitto di diffamazione ... che il momento di consumazione del delitto di diffamazione, mediante inserimento di espressioni lesive ...
Sez. QUINTA PENALE, Sentenza n.31677 del 21/07/2015 (ECLI:IT:CASS:2015:31677PEN), udienza del 19/05/2015, Presidente LAPALORCIA GRAZIA Relatore DEMARCHI ALBENGO PAOLO GIOVANNI
introduzione : , il seguente principio di diritto: "Nei reati di diffamazione commessi a mezzo della rete internet, ove ... "internet" e pubblicando sul proprio sito www.carlovulpio.it un articolo nel quale si attribuivano ... pubblicato sul sito Internet. d. Totale difetto di motivazione afferente la riforma in pejus del capo ... realizzata l'ultima fase della condotta in caso di diffusione della notizia tramite internet. 4. La prima ...
Sez. QUINTA PENALE, Sentenza n.6785 del 16/02/2015 (ECLI:IT:CASS:2015:6785PEN), udienza del 16/01/2015, Presidente PALLA STEFANO Relatore PISTORELLI LUCA
introduzione : il suo caricamento sulla rete pubblica telematica. E' infatti ius receptum che la diffamazione tramite internet ... ha confermato la condanna di Ettari Muarizio per il reato di diffamazione commesso ai danni di Pinto Paola ... mediante il caricamento in internet in condivisione con gli altri utenti della rete di un file contenele ... e l'espletamento dì un accertamento tecnico teso a dimostrare come non fosse stato l'Errati a "postare" in internet ...
Sez. QUINTA PENALE, Sentenza n.50330 del 02/12/2014 (ECLI:IT:CASS:2014:50330PEN), udienza del 24/09/2014, Presidente FERRUA GIULIANA Relatore LAPALORCIA GRAZIA
introduzione : , benché il primo giudice avesse applicato i criteri giurisprudenziali per i quali in caso di diffamazione ... a mezzo internet si deve fare riferimento alle regole suppletive ex art. 9, comma 2, citato e quindi ... sottoposte a sequestro ritenendo che questi dalla sua abitazione si fosse collegato ad internet ... del provider Tecnorail che aveva messo a disposizione dell'imputato il punto di accesso ad internet ...
Sez. QUINTA PENALE, Sentenza n.40056 del 26/09/2014 (ECLI:IT:CASS:2014:40056PEN), udienza del 11/07/2014, Presidente LOMBARDI ALFREDO MARIA Relatore VESSICHELLI MARIA
introduzione : fosse gravemente indiziato del reato di atti persecutori (e di quello di diffamazione aggravata dal mezzo Internet ...
Sez. TERZA CIVILE, Sentenza n.18174 del 25/08/2014 (ECLI:IT:CASS:2014:18174CIV), Presidente SALME' GIUSEPPE Relatore AMBROSIO ANNAMARIA
introduzione : con riferimento alla diffamazione a mezzo stampa. Se è vero, infatti, che la diffamazione tramite Internet ... , quanto contenuto nel link "Il Grande Tranello", posto sulla prima pagina del sito Internet www.codacons.it ... , e il Codacons (nella misura di £.1.000.000.000), per avere creato e pubblicato sul proprio sito Internet detto ... del Vecchia all'interno del medesimo sito Internet. Al riguardo parte ricorrente lamenta l'erronea ...
Sez. SECONDA PENALE, Sentenza n.23554 del 05/06/2014 (ECLI:IT:CASS:2014:23554PEN), udienza del 30/05/2014, Presidente PETTI CIRO Relatore IANNELLI ENZO
introduzione : dei delitti di truffa e di diffamazione tramite condotte trasmesse via Internet utilizzando una casella ... , di truffa e diffamazione ex artt. 640 e 595 c.p., ricorre avverso la seconda decisione , denunciando ...
Sez. TERZA CIVILE, Sentenza n.1610 del 27/01/2014 (ECLI:IT:CASS:2014:1610CIV), udienza del 03/12/2013, Presidente BERRUTI GIUSEPPE MARIA Relatore SESTINI DANILO
introduzione : diffamatorio compiuta dal predetto Pinto a mezzo di un sito internet (precisando di avere già ottenuto ... riferimento ad ipotesi di dedotta diffamazione a mezzo stampa (cui è assimilabile la diffamazione ... asseritamente compiuta con divulgazione tramite internet), il requisito in questione comporta che "la parte ...
La Cassazione ha preso atto di come il blog per sua natura sia uno spazio virtuale accessibile da un numero indeterminato di utenti, i quali possono prendere cognizione del suo contenuto da ogni parte del mondo, derivandone quindi l'assoluta impossibilità di individuare in modo preciso sia le effettive persone offese, che il “locus commissi? legato alla percezione dell'evento lesivo ex art. 595 cod.pen. … applicando il criterio della maggior gravità cui all'art. 16 co.1 cod. proc. pen., data nel caso di specie dalla diffamazione a mezzo blog.
... il reato di diffamazione può essere commesso a mezzo di internet (cfr. Sez. 5, 17 novembre 2000, n. 4741; 4 aprile 2008 n. 16262; 16 luglio 2010 n. 35511 e, da ultimo, 28 ottobre 2011 n. 44126), sussistendo, in tal caso, l'ipotesi aggravata di cui al terzo comma della norma incriminatrice (cfr. altresì sul punto, Cass., Sez. 5, n. 44980 del 16/10/2012, Rv. 254044), dovendosi presumere la ricorrenza del requisito della comunicazione con più persone, essendo per sua natura destinato ad essere normalmente visitato in tempi assai ravvicinati da un numero indeterminato di soggetti (Sez. 5, n. 16262 del 04/04/2008). In particolare, anche la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l'uso di una bacheca "facebook" integra un'ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell'art. 595, comma terzo, cod. pen., poiché la diffusione di un messaggio con le modalità consentite dall'utilizzo per questo di una bacheca facebook, ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone, sia perché, per comune esperienza, bacheche di tal natura racchiudono un numero apprezzabile di persone (senza le quali la bacheca facebook non avrebbe senso), sia perché l'utilizzo di facebook integra una delle modalità attraverso le quali gruppi di soggetti socializzano le rispettive esperienze di vita, valorizzando in primo luogo il rapporto interpersonale, che, proprio per il mezzo utilizzato, assume il profilo del rapporto interpersonale allargato ad un gruppo indeterminato di aderenti al fine di una costante socializzazione (Sez. 1, n. 24431 del 28/04/2015). Pertanto, la condotta di postare un commento sulla bacheca facebook realizza la pubblicizzazione e la diffusione di esso, per la idoneità del mezzo utilizzato a determinare la circolazione del commento tra un gruppo di persone, comunque, apprezzabile per composizione numerica, di guisa che, se offensivo tale commento, la relativa condotta rientra nella tipizzazione codicistica descritta dall'art. 595 c.p.p., comma (Sez. 1, n. 24431 del 28/04/2015).
Determinare il luogo in cui il reato è stato consumato per la diffamazione su internet
Solo in caso di impossibilità di determinare il luogo in cui il reato è stato consumato (ovvero di applicare la regola principale di cui all'art. 8 cod. proc. pen.), è competente il giudice dell'ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione o dell'omissione. Orbene, è noto che per i reati di diffamazione commessi a mezzo internet sia normalmente impossibile stabilire il luogo del commesso reato. La diffamazione è reato di evento, sicché si consuma nel momento e nel luogo in cui i terzi percepiscono l'espressione ingiuriosa ovvero, nel caso in cui frasi o immagini lesive siano state immesse sul web, nel momento in cui il collegamento viene attivato (Sez. 5, n. 25875 del 21/06/2006, Cicino ed altro, Rv. 23452801; Sez. 5, n. 4741 del 17/11/2000, Pm in proc. ignoti, 4 Corte di Cassazione - copia non ufficiale Rv. 21774501; si vedano anche Sez. 5, n. 23624 del 27/04/2012, P.C. in proc. Ayroldi, Rv. 25296401; Sez. 2, n. 36721 del 21/02/2008, Buraschi e altro, Rv. 24208501). Ovviamente non è sempre possibile l'individuazione del secondo soggetto che legge l'articolo diffamatorio (così integrando il requisito della comunicazione con due o più persone), giacché non è sufficiente la connessione al sito Internet che ospita il blog, dovendosi verificare un fatto puramente soggettivo e cioè l'effettiva percezione della comunicazione offensiva (Sez. 2, n. 36721 del 21/02/2008, Buraschi e altro, Rv. 24208501). Quindi, se è individuabile il luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione (l'ultima individuabile), è in quel luogo che si determina la competenza territoriale per il giudizio (Sez. 5, n. 31677 del 19/05/2015, Vulpio, Rv. 26452101). Solo nel caso ciò non sia possibile, la competenza per territorio va determinata in forza del criterio del luogo di domicilio dell'imputato, in applicazione della ulteriore regola suppletiva stabilita dall'art. 9, comma secondo, cod. proc. pen. (Sez. 1, n. 2739 del 21/12/2010, Confl. comp. in proc. Gennari, Rv. 24917901; Sez. 1, n. 16307 del 15/03/2011, Confl. comp. in proc. Pulina, Rv. 24997401) E' evidente allora come sia possibile determinare il luogo in cui il reato è stato consumato secondo la regola principale di cui all'art. 8 cod. proc. pen., giacché l'evento del reato di diffamazione si è verificato nel momento e nel luogo in cui terzi interessati hanno percepito le espressioni ingiuriose dell'articolo. A tal proposito, per l'individuazione del luogo in cui tale azione deve ritenersi verificata, dato che la rete internet è in un certo senso ubiqua, una recente pronuncia delle sezioni unite di questa Corte ha tracciato un importante punto di riferimento, affermando che quando un soggetto accede ad un sistema informatico, il luogo del fatto deve individuarsi non nella allocazione fisica del server host, bensì laddove il soggetto, dotato di un hardware in grado di collegarsi con la rete, effettui l'accesso in remoto (Sez. U, n. 17325 del 26/03/2015, Rocco, Rv. 263020). La Corte enuncia, di conseguenza, il seguente principio di diritto: "Nei reati di diffamazione commessi a mezzo della rete internet, ove sia impossibile individuare il luogo di consumazione del reato e sia invece possibile individuare il luogo in remoto in cui il contenuto diffamatorio è stato caricato, tale criterio di collegamento, in quanto prioritario rispetto a quello di cui al comma II dell'art. 9 cod. proc. pen., deve prevalere su quest'ultimo, cosicchè la competenza risulta individuabile con riferimento al luogo fisico ove viene effettuato l'accesso alla rete per il caricamento dei dati sul server". Quanto al luogo di consumazione del reato di diffamazione tramite la rete Internet, ove sia impossibile stabilire il luogo di consumazione del reato e sia stato invece individuato quello in cui il contenuto diffamatorio è stato caricato come dato informatico, per poi essere immesso in rete, la competenza territoriale va determinata, ai sensi dell'art. 9, primo comma, cod. proc. pen., in relazione al luogo predetto, in cui è avvenuta una parte dell'azione (Sez. 5, sentenza n. 31677 del 19/05/2015, Vulpio, Rv. 264521).
METTERE UN LIKE O CONDIVIDERE UN POST DIFFAMATORIO E' UN REATO PASSIBILE DI DENUNCIA ?
Mentre mettere un like può non essere considerato un reato inteso come volontà di diffamare qualcuno, condividere un post diffamatorio significa invece essere correo della diffamazione stessa, quindi punibile dalla legge. Questo perchè volontariamente abbiamo condiviso, e quindi portato all'attenzione di un pubblico maggiore, il post incriminato.
Diffamazione a mezzo stampa (Artt. 595, 596, 596 bis, 597, 599 c.p.)
Il reato di diffamazione viene scriminato quando la condotta rispetta i seguenti limiti:
1. Rilevanza del fatto narrato: l'interesse pubblico dei fatti esposti risulta prevalente sulla tutela della reputazione. La vicenda non deve soddisfare una mera curiosità ma assumere rilevanza pubblica anche quando parzialmente attinente alla vita privata del soggetto passivo;
2. Verità dei fatti narrati o criticati: poichè la diffamazione non è configurabile nella forma colposa, se il soggetto attivo diffonde le notizie ritenendole vere mentre in realtà non lo sono, trova applicazione l'art. 59 c. 4 c.p. e la scriminante erroneamente supposta viene valutata a favore dell'agente. Secondo l'orientamento più rigoroso il requisito della verità deve essere riferibile sia al fatto dell'intervista sia al contenuto della stessa. Viceversa, l'orientamento meno rigoroso ritiene sussistere l'interesse pubblico a conoscere quanto rilasciato in occasione di un'intervista a prescindere dalla verità della stessa;
3. Continenza delle espressioni usate: le modalità espressive, pur offensive, devono essere pacate e contenute. Tale requisito risulta meno rigido nel caso del diritto di critica, ove l'autore esprime un giudizio riguardo al fatto narrato, rispetto al diritto di cronaca, ove il fatto viene semplicemente riportato.
Come precisato dalla Cassazione (nella sentenza 4897/2016), per il legittimo esercizio del diritto di cronaca occorrono tre condizioni:
la verità della notizia pubblicata;
l'interesse pubblico alla conoscenza del fatto (c.d. pertinenza);
la correttezza formale nella esposizione (c.d. continenza). In questo senso, vedasi anche Cass 04/07/1997 n° 41; Cass. 25/05/2000 n° 6877.
1. Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032 euro.
2. Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a 2.065 euro.
3. Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro.
4. Se l'offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.
3. Quando l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la prova della verità del fatto medesimo è però sempre ammessa nel procedimento penale:
4. Se la verità del fatto è provata o se per esso la persona, a cui il fatto è attribuito, è [per esso] condannata dopo l'attribuzione del fatto medesimo, l'autore dell'imputazione non è punibile, salvo che i modi usati non rendano per se stessi applicabili le disposizioni dell'art. 594, comma 1, ovvero dell'art. 595, comma 1.
Diffamazione col mezzo della stampa
Se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche al direttore o vice-direttore responsabile, all'editore e allo stampatore, per i reati preveduti negli articoli 57, 57-bis e 58.
Art. 596-bis c.p.
Querela della persona offesa ed estinzione del reato
1. I delitti preveduti dagli articoli 594 e 595 sono punibili a querela della persona offesa.
2. Se la persona offesa e l'offensore hanno esercitato la facoltà indicata nel capoverso dell'articolo precedente, la querela si considera tacitamente rinunciata o rimessa.
3. Se la persona offesa muore prima che sia decorso il termine per proporre la querela, o se si tratta di offesa alla memoria di un defunto, possono proporre querela i prossimi congiunti, l'adottante e l'adottato. In tali casi, e altresì in quello in cui la persona offesa muoia dopo avere proposto la querela, la facoltà indicata nel capoverso dell'articolo precedente spetta ai prossimi congiunti, all'adottante e all'adottato.
1. Nei casi preveduti dall'articolo 594, se le offese sono reciproche, il giudice può dichiarare non punibili uno o entrambi gli offensori.
2. Non è punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 594 e 595 nello stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso.
3. La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche all'offensore che non abbia proposto querela per le offese ricevute.
Art. 599 c.p.
RESPONSABILITA' DEL DIRETTORE E DELL'EDITORE (Artt. 57, 57 bis, 58, 58 bis c.p.)
Salva la responsabilità dell'autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vice-direttore responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati, è punito, a titolo di colpa, se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo.
Reati commessi col mezzo della stampa non periodica
Nel caso di stampa non periodica, le disposizioni di cui al precedente articolo si applicano all'editore, se l'autore della pubblicazione è ignoto o non imputabile, ovvero allo stampatore, se l'editore non è indicato o non è imputabile.
Art. 57-bis c.p.
Le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche se non sono state osservate le prescrizioni di legge sulla pubblicazione e diffusione della stampa periodica e non periodica.
Procedibilità per i reati commessi col mezzo della stampa
1. Se il reato commesso col mezzo della stampa è punibile a querela, istanza, o richiesta, anche per la punibilità dei reati preveduti dai tre articoli precedenti è necessaria querela, istanza o richiesta.
2. La querela, la istanza o la richiesta presentata contro il direttore o vice-direttore responsabile, l'editore o lo stampatore, ha effetto anche nei confronti dell'autore della pubblicazione per il reato da questo commesso.
3. Non si può procedere per i reati preveduti nei tre articoli precedenti se è necessaria una autorizzazione di procedimento per il reato commesso dall'autore della pubblicazione, fino a quando l'autorizzazione non è concessa. Questa disposizione non si applica se l'autorizzazione è stabilita per le qualità o condizioni personali dell'autore della pubblicazione.
Art. 58-bis c.p.
Quando la cronaca giudiziaria è lecita?
La cronaca giudiziaria è lecita quando diffonde la notizia di un provvedimento giudiziario, mentre non lo è quando le informazioni da esso desumibili siano utilizzate per effettuare ricostruzioni o ipotesi giornalistiche autonomamente offensive in quanto in tal caso il giornalista deve assumersi direttamente l'onere di verificare le notizie e non può certo esibire il provvedimento giudiziario quale unica fonte di informazione e di legittimazione dei fatti riferiti.
Esercizio del diritto di critica giornalistica.
Anche nella valutazione dell'esercizio del diritto di critica giornalistica, pur dovendosi riconoscere limiti più ampi rispetto a quelli fissati per il diritto di cronaca, deve ricercarsi un bilanciamento dell'interesse individuale alla reputazione con l'interesse a che non siano introdotte limitazioni alla formazione del pensiero costituzionalmente garantita. Cass. 14 marzo 2016 n. 4897
Diffamazione a mezzo internet: va accertato IP di provenienza del messaggio
“Ai fini della condanna per diffamazione a mezzo internet, è necessario che l’accusa provi di aver verificato l’indirizzo IP di provenienza della frase diffamatoria, nonché i cd. file di log, contenenti tempi e orari della connessione”.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, V Sezione Penale, nella sentenza 05/02/2018 n. 5352, accogliendo il ricorso di una donna, condannata per il reato di cui all’art. 595, comma 3, del codice penale.
Difatti la Corte di appello aveva reputato riferibile all’imputata il messaggio postato sul social network sulla base dei seguenti indizi:
la provenienza da un profilo che riporta il suo nome e cognome.
la natura dell’argomento di discussione del forum (riguardante pretese di lavoratori del Comune), di interesse della ricorrente, essendo l’imputata sindacalista.
la circostanza che la stessa non avesse mai lamentato l’utilizzo abusivo da parte di altri del proprio nome e cognome, né avesse mai denunciato alcuno per furto di identità.
In Cassazione la ricorrente ha lamentato l’omessa verifica da parte dell’accusa dell'indirizzo IP di provenienza (codice numerico assegnato in via esclusiva ad ogni dispositivo elettronico, all’atto della connessione da una data postazione dal servizio telefonico, onde individuare il titolare della linea) della frase diffamatoria, così come la mancanza di una prova fornita attraverso i cd. file di log, contenenti tempi e orari della connessione.
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