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Timestamp: 2020-03-28 21:24:30+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 6764 del 24/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6764 del 24/03/2011
Cassazione civile sez. lav., 24/03/2011, (ud. 23/02/2011, dep. 24/03/2011), n.6764
M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FULCIERI
PAOLUCCI DE’ CALBOLI 60, presso lo studio dell’avvocato AMMIRATI
CINZIA, rappresentato e difeso dall’avvocato GALLO FRANCESCO PAOLO,
avverso la sentenza n. 1898/2007 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
depositata il 08/11/2007 R.G.N. 1015/02;
Il Tribunale di Castrovillari dichiarava improponibile, per difetto della prescritta istanza amministrativa, la domanda proposta da M.G. nei confronti dell’INPS per l’accertamento del diritto alla indennità di disoccupazione agricola per l’anno 1993.
In riforma della decisione di primo grado, la Corte d’appello di Catanzaro, con la sentenza indicata in epigrafe, ha ritenuto ammissibile la produzione in appello di copia della domanda medesima (con attestazione di conformità all’originale da parte dell’INPS) e, nel merito, ha affermato il diritto alla indennità, ritenendo la documentazione prodotta dall’Istituto previdenziale insufficiente a negare validità alla iscrizione negli elenchi dei braccianti agricoli, come pure ad escludere la effettività della prestazione lavorativa.
Per la cassazione di questa sentenza ha proposto ricorso l’INPS formulando un unico motivo. M.G. resiste con controricorso.
Nell’unico motivo, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 414 c.p.c., n. 5 e art. 437 c.p.c., comma 2, l’INPS censura la sentenza impugnata per aver ritenuto ammissibile la produzione in appello della domanda amministrativa, nonostante che l’appellante fosse decaduto dal diritto alla produzione del detto documento, non avendolo indicato nel ricorso introduttivo del giudizio di primo grado e depositato contestualmente.
La giurisprudenza di questa Corte è da tempo consolidata (vedi Cass. Sez. un. n. 8202 del 2005, nonchè, tra tante, Cass. nn. 2379 e 14696 del 2007, n. 2577 del 2009, n. 12856 del 2010) nel ritenere che, nel rito del lavoro e, in particolare, nella materia della previdenza e assistenza, in cui si controverte di diritti di specifico rilievo sociale, il rigoroso sistema di preclusioni e decadenze – argomentabile dal combinato disposto degli artt. 414, 416 c.p.c., comma 3 e art. 437, comma 2, e per effetto del quale il mancato assolvimento, da parte dell’attore (e del convenuto) dell’onere di indicare, nell’atto introduttivo (ovvero nella memoria difensiva) del giudizio di primo grado, i mezzi di prova dei quali intende avvalersi e, in specie (se esistenti) i documenti (che deve contestualmente depositare), comporta la perdita del diritto di produrre in un secondo tempo i documenti in questione e di richiedere l’ammissione di nuovi mezzi di prova – trova un contemperamento nel potere – dovere del giudice di ammettere di ufficio ed anche in grado di appello le prove comprese quelle documentali – che ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa, purchè relative a fatti che siano stati puntualmente allegati (o contestati) dalle parti ed emersi nel processo a seguito del contraddittorio delle parti stesse.
Nella specie, l’esercizio da parte della Corte territoriale dei poteri officiosi che l’hanno indotta ad ammettere la produzione nel giudizio di secondo grado del documento contenente la domanda amministrativa della prestazione di disoccupazione, in quanto indispensabile ai fini della decisione, è senz’altro conforme ai richiamati principi, dal momento che le risultanze del giudizio di primo grado offrivano significativi dati di riscontro dell’avvenuta proposizione della domanda in parola, evidenziando, secondo la ricostruzione in fatto operata dal giudice d’appello, come la circostanza fosse stata allegata dall’assicurato nel ricorso introduttivo e avesse costituito materia di discussione e di prova nel corso di quello stesso giudizio, tant’è che il M. aveva chiesto all’INPS la produzione della relativa documentazione (rilasciata,poi, dopo la sua conclusione) e al giudice un ordine di esibizione , cui non era stato dato seguito.
Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo e da distrarsi a favore del difensore del resistente, avv. Francesco Paolo Gallo, dichiaratosi antistatario.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 10,00 per esborsi e in Euro 1.000,00 (mille) per onorari, con accessori di legge, da distrarsi a favore dell’avv. Francesco Paolo Gallo, antistatario.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 437
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 art. 437