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Timestamp: 2018-10-19 20:17:39+00:00

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Novità fiscali del 24 gennaio 2011: deducibilità costi black list: onere della prova sul contribuente; appalti: DURC incompleto non comporta l’esclusione automatica della gara; obbligo inserimento nella banca data Vies: enti pubblici da abilitare per le operazioni UE; modifiche alla disciplina in materia di permessi per l’assistenza; elusione fiscale: paletti all’abuso del diritto dalla Cassazione; macchinari in comodato all’estero: limiti alla deducibilità dei costi; rateazioni amministrative INPS: modalità di gestione a decorrere dal 1 gennaio 2011 | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 24 gennaio 2011: deducibilità costi black list: onere della prova sul contribuente; appalti: DURC incompleto non comporta l’esclusione automatica della gara; obbligo inserimento nella banca data Vies: enti pubblici da abilitare per le operazioni UE; modifiche alla disciplina in materia di permessi per l’assistenza; elusione fiscale: paletti all’abuso del diritto dalla Cassazione; macchinari in comodato all’estero: limiti alla deducibilità dei costi; rateazioni amministrative INPS: modalità di gestione a decorrere dal 1 gennaio 2011
1) Ricorso al giudice di pace anche per le liti sui punti della patente
2) Deducibilità costi black list: Onere della prova sul contribuente
3) Appalti: Il DURC incompleto non comporta l’esclusione automatica della gara
4) Obbligo inserimento nella banca data Vies: Enti pubblici da abilitare per le operazioni Ue
5) Modifiche alla disciplina in materia di permessi per l’assistenza
6) I Consulenti del Lavoro pagano il contributo annuale all’Ordine con il modello F24: Stipulata la convenzione con le Entrate
7) Elusione fiscale: Paletti all’abuso del diritto dalla Cassazione
8) Macchinari in comodato all’estero: Limiti alla deducibilità dei costi
9) Rateazioni amministrative Inps: Modalità di gestione a decorrere dal 1° gennaio 2011
La comunicazione della decurtazione dei punti della patente è impugnabile davanti al giudice ordinario, in particolare il ricorso si presenta al giudice di pace.
Il Consiglio di Stato, con la decisione n. 9403 del 27/12/2010, si é conformato all’orientamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, riconoscendo che la giurisdizione ordinaria si estende al contenzioso sul provvedimento di decurtazione dei punti dalla patente.
Nel caso di specie, il provvedimento con cui il Ministero ha comunicato al privato la decurtazione dei punti dalla patente, risultava impugnato avanti al giudice amministrativo, mentre non era stata proposta opposizione avanti al giudice di pace a norma dell’art. 22 della L. n. 689 del 1981.
Il provvedimento era impugnato poiché era stato adottato prima della definizione della violazione alla quale il D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 126 bis, subordina tale riduzione.
Con la sentenza in esame, il Consiglio di Stato ha riconosciuto il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo su tale controversia, conformandosi all’orientamento in materia della Corte di Cassazione (Sezioni Unite, 23 aprile 2010, n. 9691).
Secondo il principio della Corte di Cassazione, la comunicazione della decurtazione del punteggio da parte del Ministero, anche nel caso in cui sia emessa in contrasto con l’art. 126-bis del Codice della Strada, è impugnabile davanti al giudice ordinario, poiché afferisce al procedimento sanzionatorio ed è direttamente connessa alla sua definizione.
La decurtazione dei punti della patente costituisce, infatti, una sanzione amministrativa che consegue alla violazione delle norme sulla circolazione stradale.
Per conseguenza, il contenzioso relativo all’applicazione delle sanzioni accessorie, comprese le questioni relative all’erronea decurtazione del punteggio, deve essere ricondotto alla giurisdizione del giudice ordinario ed in particolare alla competenza del giudice di pace, ai sensi del D.Lgs. n. 285 del 1992, artt. 204 bis e 205, come confermato anche dal D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 216, comma 5, relativo alle opposizioni proponibili avverso la ulteriore misura accessoria della sospensione della patente.
Per poter dedurre i costi sostenuti per operazioni intercorse con fornitori localizzati in Paesi a fiscalità privilegiata, il contribuente deve dimostrare la sussistenza delle condizioni richieste dall’art. 110, comma 11, TUIR.
Lo ha stabilito <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Corte di Cassazione con la sentenza n. 26298 del 29/12/2010, incentrata tema di onere della prova in materia di costi black list, peraltro, con i relativi contenuti favorevoli all’Amministrazione finanziaria.
Pertanto, per disapplicare la norma, secondo quanto già sostenuto in passato (Cassazione, sentenze n. 3305/2009; n. 4218/2006; n. 21474/2004; n. 16198/2001), l’onere della prova spetta al contribuente.
Pertanto, secondo la Suprema Corte, all’Amministrazione finanziaria per disconoscere la deducibilità di costi blac list è sufficiente invocare il divieto imposta dalla normativa, mentre spetta al contribuente dimostrare l’esistenza delle condizioni al ricorrere delle quali è ammessa la deduzione.
E’ legittimo il provvedimento di aggiudicazione adottato da una stazione appaltante nei confronti di un concorrente che abbia prodotto un DURC incompleto, per mancata pronuncia di uno degli enti tenuti al rilascio.
Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con la sentenza n. 83 del 11 gennaio 2011.
La richiesta di autorizzazione alle operazioni comunitarie riguarda anche gli enti pubblici, così come, in generale, tutti gli enti non commerciali.
Per conseguennza, anche questi soggetti dovranno valutare se presentare l’istanza prevista dal Provvedimento Direttoriale del 29 dicembre 2010, entro il 29 gennaio 2011.
Nella valutazione, ovviamente, incide le specificità degli enti pubblici nell’ambito della disciplina dell’Iva.
Ai sensi dell’art. 35, comma 2, lettera e-bis del D.p.r. n. 633/72, come modificato dal Decreto Legge n. 78/2010, tutti coloro che intendono effettuare acquisti o cessioni intracomunitarie devono comunicare alla agenzia delle Entrate questa volontà.
Restrizioni nella fruizione dei permessi, regola del “referente unico” e decadenza dal beneficio, sono solo alcune tra le novità più importanti introdotte dall’art. 24 della legge n. 183/2010 (Collegato lavoro), in tema di assistenza ai portatori di handicap in situazioni di gravità.
Con il nuovo disposto normativo, il diritto a godere dei permessi mensili in favore dei lavoratori dipendenti oltre al coniuge, viene attribuito ai parenti o affini del disabile medesimo entro il secondo grado.
I parenti o affini entro il terzo grado, che godevano del beneficio nella previgente disciplina, possono richiedere adesso i permessi solo se i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti, o siano deceduti o mancanti.
Il Collegato lavoro introduce anche la regola del referente unico, nel senso che i giorni di permesso per l’assistenza alla stessa persona possono essere fruiti solamente da un lavoratore dipendente.
Tale norma tuttavia può essere derogata dai genitori, anche adottivi, (ed anche per figli minori di tre anni), di figli con disabilità grave, ai quali viene riconosciuta la possibilità di fruire dei permessi alternativamente, sempre nel limite dei tre giorni al mese per soggetto disabile.
Tra le novità previste dalla nuova norma in vigore dal 24 novembre 2010, vi è inoltre, la facoltà che il “lavoratore” fruitore dei benefici, ha diritto di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina “al domicilio della persona da assistere”, anziché al proprio domicilio come in precedenza disposto. Un’ulteriore novità è infine rappresentata dalla possibilità di decadere dal diritto a beneficiare dei tre giorni di permessi mensili coperti da contribuzione figurativa, qualora il datore di lavoro o l’Inps accertino l’insussistenza o il venir meno delle condizioni richieste per la legittima fruizione dello stesso diritto.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 21 gennaio 2011)
Convenzione con Agenzia delle Entrate per riscossione contributi mediante utilizzo modello F24.
Lo ha reso noto la circolare del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro n. 1047 del 21 gennaio 2011. Si tratta di una interessante novità, a questo punto l’iniziativa potrebbe essere seguita anche da altri ordini professionali ?.
Avverte tale circolare che, a seguito di analisi delle modalità relative all’incasso delle quote dovute dagli iscritti all’Ordine dei Consulenti del Lavoro è emersa la possibilità di richiedere all’Agenzia delle Entrate la riscossione dei contributi annuali attraverso l’utilizzo del modello F24, tenuto conto di quanto disposto dal D.M. 21 maggio 2003 in materia di riscossioni di entrate anche non tributarie per conto di tutti gli enti pubblici, tra cui gli ordini professionali.
Per la riscossione delle quote stabilite ai richiamati art. 23 e 14 della Legge 12/1979, l’Agenzia delle Entrate provvederà a codificare uno specifico codice tributo per quote di competenza del Consiglio Nazionale e tanti distinti codici per i 106 Consigli Provinciali e comunque per quelli che confermeranno l’adesione alla procedura indicata, con decorrenza dei versamenti dal 16 marzo 2011.
In relazione a quanto sopra il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nella seduta del 25 novembre 2010, ha deliberato di stipulare apposita convenzione con l’Agenzia delle Entrate per poter incassare, in deroga a quanto stabilito dai vigenti regolamenti, la propria quota di competenza e di richiedere ai Consigli Provinciali l’adesione al progetto “incasso quote/contributi a mezzo modello F24”.
L’ipotesi complessivamente sopra formulata, da un lato avrebbe il fine di razionalizzare ed uniformare il sistema, nell’interesse sia dei Consigli Provinciali sia del Consiglio Nazionale, dall’altro di liberare gli organismi di categoria da tutti quei compiti connessi alla riscossione delle quote che incidono in maniera rilevante e negativa, sotto il profilo economico e burocratico/amministrativo, nella complessiva gestione di essi.
Occorre, quindi, che anche il Consiglio Provinciale, se intende aderire all’iniziativa, adotti analoga delibera, fornendo apposita delega al Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.
Per agevolare il compito dei Consigli Provinciali e consentire un celere riscontro, l’Ordine nazionale ha inviato i fac-simili di quanto sopra, evidenziando la documentazione dovrà pervenire necessariamente entro il 20 febbraio 2011.
I Consigli Provinciali che, per loro esigenze amministrative, avessero necessità di procedere alla riscossione delle quote in data antecedente al 16 marzo 2011, potranno aderire alla convenzione con decorrenza dal 1° gennaio 2012.
Abuso del diritto: La libertà economica dell’impresa non può essere limitata per ragioni fiscali. La Cassazione frena sull’elusione fiscale.
In tema di abuso del diritto occorre verificare se l’operazione rientra in una normale logica di mercato, ma sussistono dei limiti all’abuso del diritto che non giustificano la presunzione dell’elusione fiscale
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 1372 del 21 gennaio 2011.
La possibilità di contestare un comportamento tenuto dal contribuente costituisce in capo all’Amministrazione finanziaria un potere discrezionale che deve sempre misurarsi con il principio di legalità, quale espressione dei noti principi costituzionali (posti a presidio dei diritti di libertà, economica, personale, ecc.).
Con la nozione di “valide ragioni economiche” il fisco misura l’elusività dell’operazione.
Il concetto di elusione fiscale è contenuto nell’art. 37 bis del D.p.r. n. 600/1973, che come norma speciale sancisce la illegittimità di alcune forme di abuso partendo dalla definizione generale per poi ricondurle ad ipotesi tassativamente elencate.
In precedenza, la Cassazione, con la sentenza n. 25374 del 2008, aveva sostenuto che é legittimo l’accertamento condotto dall’Amministrazione finanziaria di un’operazione laddove sia rilevata una manifesta carenza di redditività e valore aggiunto della stessa, alla luce della complessiva unitarietà dei negozi giuridici presi in considerazione.
La libertà d’iniziativa economica non sarebbe stata suscettibile di essere utilizzata con forme giuridiche che ne costituiscono abusivo esercizio.
Adesso la Cassazione riafferma un principio cardine che vale sia in ambito nazionale sia in quello internazionale: La libertà di scegliere forme giuridiche negoziali e/o modelli organizzativi meno onerosi dal punto di vista fiscale, oltre ad essere espressione della libertà d’impresa riconosciuta dall’art 42 della Costituzione, costituisce esercizio di fondamentali diritti riconosciuti dal diritto comunitario, in particolare quello della libera circolazione dei servizi e dei capitali, e di stabilimento.
La Suprema Corte evidenzia, quindi, il problema da tempo evidenziato ovvero che l’introduzione di semplici norme antiabuso nell’ambito della fiscalità non creano la certezza e la stabilità del diritto a cui un contribuente ha la necessità di rivolgersi nell’impostazione del proprio business.
Non possono essere dedotti i costi dei macchinari in comodato all’estero per la esternalizzazione della produzione.
Il beneficio fiscale (deduzione dei costi) vale solo nel caso di aumento del profitto dell’azienda italiana.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 1389 del 21 gennaio 2011)
L’entrata in vigore del nuovo sistema di riscossione dei crediti dell’Inps che, a decorrere dal 1° gennaio 2011, avviene attraverso l’avviso di addebito con valore di titolo esecutivo, ha comportato la necessità di rivedere le modalità di gestione delle rateazioni in fase amministrativa.
Con la circolare n. 4 del 13 gennaio 2011 l’Inps ha provveduto a disciplinare la materia e sono state fornite le indicazione in ordine agli effetti che derivano dal nuovo quadro normativo.
Il piano di ammortamento che regola l’estinzione in forma rateale del debito non verrà più trasferito ad Equitalia con le procedure adottate fino al 31 dicembre 2010.
Sempre con la stessa circolare è stato chiarito che il versamento delle rate accordate nel predetto piano di ammortamento deve avvenire con l’utilizzo del modello F24.
Al fine di consentire la corretta canalizzazione dei versamenti delle rate, la lettera di accoglimento della domanda emessa dalle procedure, riporterà anche le modalità di compilazione della sezione Inps del modello F24.
Di seguito vengono elencati i codici delle causali che dovranno essere utilizzati dai contribuenti per il versamento di tutte le rate concesse.
DATORI DI LAVORO TENUTI ALLA DENUNCIA UNIEMENS
RC01 – crediti non ceduti
DMDD – crediti ceduti
LAVORATORI AUTONOMI ARTIGIANI
AD – crediti ceduti e non ceduti
LAVORATORI AUTONOMI COMMERCIANTI
CD – crediti ceduti e non ceduti
DATORI DI LAVORO AGRICOLI E PC/CF
DLAS – crediti ceduti e non ceduti
DLAA – crediti ceduti e non ceduti
COMMITTENTI ED ALTRI ISCRITTI ALLA GESTIONE SEPARATA
COC – crediti non ceduti
POC – crediti non ceduti
Con successivo messaggio l’Inps provvederà a comunicare la sostituzione dei codici già in uso “RC01”, “COC” e “POC” con nuovi codici causale che consentiranno l’attivazione di apposite funzioni di controllo mensile della correntezza dei versamenti effettuati in conto rateazione.
La nuova modalità di gestione ha richiesto, inoltre, la modifica del provvedimento di “accoglimento richiesta rateazione”, delle relative “avvertenze” e dell’atto di “sottoscrizione del piano di ammortamento e di dichiarazione del contribuente”.
La lettera di accoglimento della richiesta di rateazione è stata modificata nella prima pagina per fornire al contribuente le indicazioni sulla modalità di pagamento delle rate concesse.
Viene evidenziato che il testo del provvedimento è il medesimo per ciascuna gestione fatte salve le peculiarità proprie delle aziende con dipendenti che operano con il sistema UniEmens e delle aziende agricole.
Per queste ultime il testo è integrato con il riferimento all’obbligo da parte dell’Istituto di provvedere alla denuncia all’Autorità Giudiziaria della fattispecie di reato di cui all’art. 2 della legge n. 638/1983, come modificato dall’art. 1 del D.Lgs. n. 211/1994.
Il predetto riferimento, ai sensi dell’art. 39 della legge n. 183/2010, sarà presente anche nelle lettere di accoglimento delle rateazioni delle aziende committenti.
Per quanto concerne la sezione avvertenze e l’atto di sottoscrizione del piano di ammortamento e di dichiarazione del contribuente, si è provveduto all’adeguamento dei rispettivi contenuti per recepire gli effetti conseguenti all’entrata in vigore della normativa di cui all’art. 30 del D.l. 78/2010 convertito, con modificazioni, dalla legge 122/2010.
Ribadita la necessità del rigoroso rispetto dei tempi di definizione delle domande di rateazione e dell’utilizzo, in via prioritaria, del fax per la notifica del provvedimento di accoglimento delle stesse secondo quanto indicato al punto 5. della circolare n. 106/2010.
Il regolare versamento della contribuzione corrente alla data di presentazione della domanda unitamente al riconoscimento incondizionato del debito richiesto in rateazione sono requisiti essenziali per la definizione con esito favorevole della stessa.
E’ necessario peraltro che il requisito della regolarità della contribuzione corrente sussista per tutta la durata della rateazione e, comunque, laddove la data di sottoscrizione del piano coincida con la scadenza mensile o periodica della contribuzione dovuta, affinché la rateazione possa essere concessa il contribuente dovrà fornire dimostrazione dell’avvenuto versamento sia della prima rata che della contribuzione corrente.
Pertanto, in caso di irregolarità alla data di sottoscrizione ovvero in assenza della stessa sottoscrizione nel termine di 10 giorni dall’emissione della lettera di accoglimento, i crediti oggetto di dilazione verranno richiesti con un avviso di addebito con valore di titolo esecutivo contestualmente consegnato all’Agente della Riscossione per l’avvio delle attività di recupero coattivo.
Inoltre, l’accertata irregolarità del versamento dei contributi correnti e/o il mancato versamento di due rate consecutive comporterà la revoca della rateazione.
Il credito residuo verrà richiesto con l’avviso di addebito con valore di titolo esecutivo che verrà contestualmente consegnato all’Agente della Riscossione. Tale credito non potrà essere ulteriormente richiesto in rateazione all’AdR e dovrà essere pagato al medesimo Agente in unica soluzione, entro il termine di 60 giorni dalla notifica dell’avviso stesso.
Infine, la nuova modalità di gestione delle dilazioni trova applicazione oltre che per le domande presentate a partire dal 1 gennaio 2011 anche per quelle già definite con l’accoglimento anteriormente alla stessa data ed in attesa di essere gestite con le pregresse modalità.
In relazione a ciò, le sedi dovranno provvedere, tempestivamente, a fornire ai contribuenti che abbiano sottoscritto piani di ammortamento che riportano le precedenti modalità di gestione delle rateazioni, le necessarie istruzioni affinché il versamento delle rate successive alla prima avvenga utilizzando il modello F24 secondo le indicazioni sopra riportate e nel rispetto dei termini fissati al sopra richiamato punto 5. della circolare n. 106/2010.
(Inps, Messaggio n. 1484 del 21 gennaio 2011)
Ecco il fac simile del provvedimento di “accoglimento richiesta rateazione”
Oggetto: Accoglimento richiesta rateazione
Cap Località prov
Data della domanda di dilazione 00/00/2011
Le comunico che la domanda di rateazione è stata accolta autorizzando l’estinzione del seguente debito in 12 rate mensili:
– Debito per contributi
– Sanzioni civili
– Interessi di dilazione
– Spese ed arrotondamento
– TOTALE DEL DEBITO
Le invio in allegato il relativo piano di ammortamento affinchè lo esamini e lo confronti con la documentazione in suo possesso.
La sottoscrizione e la restituzione della dichiarazione allegata dovrà avvenire entro 10 giorni dall’invio della presente comunicazione.
Il versamento della prima rata di euro dovrà essere effettuato entro e non oltre la data di sottoscrizione di tale dichiarazione tramite il mod. “F24” , compilato come nell’esempio.
Le successive 11 rate costanti, dell’importo di euro ciascuna, dovranno essere versate mensilmente, entro 30 giorni dalla scadenza della prima rata, sempre a mezzo mod. F24 compilato con la causale e i codici già utilizzati per il versamento della prima.
L’accoglimento della domanda non fa venir meno l’obbligo da parte dell’Istituto di provvedere alla denuncia all’Autorità Giudiziaria della fattispecie di reato di cui all’art. 2 della legge n.638/1983, come modificato dall’art.1 del D.Lgs. N.211/1994.
(Questo periodo è valido solo per le aziende con dipendenti che operano con il sistema UniEmens, per le aziende agricole e per le aziende committenti).
Le consiglio di fissare un appuntamento telefonando al numero sopraindicato.

References: art. 126
 sentenza 
 art. 216
 sentenza 
 sentenza 
 art. 23
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza