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Timestamp: 2020-04-02 04:24:24+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13791 del 31/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13791 del 31/05/2017
Cassazione civile, sez. II, 31/05/2017, (ud. 06/04/2017, dep.31/05/2017), n. 13791
sul ricorso 16190-2011 proposto da:
C.M., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA
CAVOUR, presso Io studio dell’avvocato CORTE DI CASSAZIONE,
rappresentata e difesa dall’avvocato ERNESTO FIORILLO;
CONDOMINIO VIA (OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA DEL BANCO DI S. SPIRITO 42, presso lo studio dell’avvocato
FRANCESCO PISENTI, rappresentato e difeso dall’avvocato PATRIZIA
avverso la sentenza n. 547/2010 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
C.M. ha proposto ricorso avverso la sentenza della CORTE D’APPELLO di PALERMO n. 547/2010 del 21/04/2010, che aveva rigettato il gravame proposto dalla stessa C. contro la sentenza n. 3419/2005 del Tribunale di Palermo.
Il giudizio trae origine da un’impugnativa di Delib. assembleare di condominio avanzata con atto 7 maggio 2001 da C.M., V.G., C.V. e C.F. nei confronti del Condominio di via (OMISSIS), con riguardo alla decisione dell’assemblea del 15.1.1999, relativa all’esecuzione di lavori di ristrutturazione e trasformazione della facciata esterna dell’edificio. Al riguardo il Condominio convenuto, costituitosi, aveva eccepito la tardività dell’impugnazione ex art. 1137 c.c. e sostenuto comunque l’infondatezza della stessa. Con ulteriori citazioni del 27.7.2001 e del 30.11.2001 i medesimi attori avevano poi impugnato le successive Delib. assembleari 10 giugno 2001, Delib. 11 luglio 2001 e Delib. 8 ottobre 2001. I giudizi venivano riuniti e il Tribunale di Palermo dichiarava inammissibili le domande di cui ai numeri da 1 a 8 del primo procedimento, rigettando le altre istanze. Il primo giudice affermava che i vizi dedotti consistessero in ragioni di annullabilità delle deliberazioni impugnate e non di nullità, con conseguente maturazione della eccepita decadenza. Altre doglianze relative alla Delib. 19 marzo 2001, Delib. 9 ottobre 2001 e Delib. 4 gennaio 2002 venivano disattese nel merito.
C.M. appellava la sentenza del Tribunale nei confronti del Condominio di via Restivo 102, Palermo, nonchè di V.G., C.V. e C.F., rimasti contumaci, ma la Corte d’Appello di Palermo confermava la decisione di prime cure, escludendo i vizi di nullità delle deliberazioni impugnate.
Avverso la sentenza della Corte d’Appello di Palermo C.M. ha proposto ricorso, articolato in sette motivi, nei confronti del solo Condominio di via Restivo 102, Palermo, il quale si difende con controricorso. La ricorrente ha presentato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c. in relazione all’udienza di discussione del 20 aprile 2016.
Con ordinanza del 25 maggio 2016, tuttavia, questa Corte operava in via pregiudiziale il rilievo di non integrità del contraddittorio nel giudizio di cassazione.
In tema di condominio, infatti, la legittimazione ad impugnare una deliberazione assembleare compete individualmente e separatamente agli assenti e ai dissenzienti (nonchè ai presenti e consenzienti, senza limiti di tempo, quando si verte in tema di nullità) e ognuno può esercitare l’azione verso il condominio rappresentato dall’amministratore, senza necessità di chiamare in causa gli altri. Se però la decisione viene resa nei confronti di più condomini, che abbiano agito in uno stesso processo, tutti sono parti necessarie nei successivi giudizi di impugnazione, poichè per tutti deve poter fare stato soltanto la pronuncia finale, dandosi altrimenti luogo all’eventualità di giudicati contrastanti, con l’affermazione della legittimità della deliberazione per alcuni e della sua invalidità per altri (cfr. Cass. 6 ottobre 2000, n. 13331; Cass. 13 aprile 2005, n. 2471; Cass. 12 febbraio 2016, n. 2859).
Veniva ravvisata, pertanto, nell’ordinanza del 25 maggio 2016 l’esigenza di integrazione del contraddittorio, ai sensi dell’art. 331 c.p.c., nei confronti di V.G., C.V. e C.F., i quali avevano agito in questo stesso processo con la ricorrente C.M. e sono perciò parti necessarie in tale giudizio di impugnazione, assegnandosi a tal fine il termine di giorni novanta dalla comunicazione della stessa ordinanza.
Con riguardo all’adunanza in camera di consiglio del 6 aprile 2017, il Condominio controricorrente ha depositato memoria il 23 marzo 2017, mentre C.M. ha depositato memoria in data 31 marzo 2017, e quindi oltre il termine di dieci giorni prima dell’adunanza in camera di consiglio, stabilito dall’art. 380-bis 1 c.p.c.
Risultando, pertanto, che nessuna delle parti abbia provveduto all’integrazione del contraddittorio nel termine fissato di novanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza ex art. 331 c.p.c. del 25 maggio 2016, il ricorso va dichiarato inammissibile (riferendosi, invero, l’improcedibilità ex art. 371-bis c.p.c. al difetto del diverso e successivo adempimento del deposito dell’atto di integrazione del contraddittorio debitamente notificato).
Avendo la ricorrente dato causa al difetto di integrità del contraddittorio nel presente giudizio, consegue altresì la regolazione secondo soccombenza delle spese del giudizio di cassazione in favore del controricorrente, nell’ammontare liquidato in dispositivo.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente a rimborsare al controricorrente le spese sostenute nel giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione Seconda civile della Corte Suprema di Cassazione, il 6 aprile 2017.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1137
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 331
 art. 371