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Timestamp: 2020-08-06 06:20:14+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22018 del 03/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22018 del 03/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 03/09/2019, (ud. 16/04/2019, dep. 03/09/2019), n.22018
sul ricorso 16758-2018 proposto da:
O.P., elettivamente domiciliato elettivamente domiciliato in
rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO BONATESTA;
avverso la sentenza n. 2898/2017 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA
depositata il 6/12/2017;
la corte d’appello di Bologna ha respinto il gravame di O.P. avverso l’ordinanza con la quale il tribunale della stessa città gli aveva negato la protezione internazionale;
il predetto ricorre adesso per cassazione sulla base di due motivi, diretti a far valere, rispettivamente, la violazione di norme di diritto a proposito del mancato riconoscimento dello status di rifugiato o in subordine della protezione sussidiaria, e la violazione del t.u. imm., art. 5, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, in ordine al rilascio di un permesso per motivi umanitari;
il primo motivo censura la sentenza poichè ricorrerebbe, nella specie, l’ipotesi del rischio di assoggettamento a tortura o a trattamento inumano o degradante in caso di rientro del ricorrente nel paese di origine;
il motivo è inammissibile, essendo incentrato su un’ipotesi il cui concreto fondamento non risulta dedotto nella sede di merito;
invero la domanda era stata formulata prospettando il ben diverso rischio correlato all’esser stato, il richiedente, preso di mira da un gruppo di malavita organizzata, con due rapine in rapida consecuzione;
il motivo medesimo è altresì inammissibile – questa volta per totale genericità di formulazione – quanto al rilievo circa il fondato timore di subire in patria persecuzioni personali, visto che la corte territoriale ha escluso tale pericolo con ampia motivazione non specificatamente censurata;
il secondo motivo censura la sentenza nella parte in cui non ha ritenuto esistenti i prospettati seri motivi di carattere umanitario giustificativi della permanenza del ricorrente sul territorio nazionale: si sostiene che la corte d’appello non abbia verificato “se la prospettazione del quadro generale del paese (..) fosse quanto meno idonea ad integrare una situazione di vulnerabilità”; il secondo motivo è inammissibile poichè non è vero che la corte territoriale abbia mancato di svolgere la valutazione richiesta; il giudice del merito ha semplicemente, e giustamente, effettuato la valutazione nei limiti di quanto allegato dalla parte (e v. per tutte Cass. n. 27336-18);
ha sottolineato che i motivi di allontanamento del richiedente risiedevano nel generico stato di insicurezza asseritamente caratterizzante il paese, senza tuttavia sussistenza di alcun collegamento tra questo e la condizione soggettiva dal medesimo richiedente rappresentata;
tale situazione era quella di un soggetto niente affatto vulnerabile poichè munito di un adeguato lavoro (di meccanico) – per incidens svolto anche in Libia, paese di transito – e di connessa buona capacità di guadagno;
è evidente che l’attuale doglianza postula un tentativo di rivisitazione di un tale giudizio, istituzionalmente riservato al giudice del merito; le spese seguono la soccombenza.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente alle spese processuali, che liquida in 2.050,00 EURO oltre le spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 art. 32
 sentenza 
 sentenza 
 Cass.