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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 12/07/2016 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Aurora Licci in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 12 luglio 2016
Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 12 luglio 2016, si è inserito per le decisioni pubblicate:
Marinova e altri c. Bulgaria 33502/07, 30599/10, 8241/11,
61863/11
A ricorrere sono cinque cittadini bulgari - Rositsa Marinova, Ventsislav Zlatanov,	Petar Findulov, Ivan Dinchev e Margarita Dincheva - tutti condannati penalmente per la diffamazione di pubblici ufficiali e chiamati a risarcirli per somme compresa tra i 200 ed 1.500 euro. Le vicende riguardavano le denunce della sig.ra Marinova contro l'insegnate del figlio, la quale lo aveva maltrattato e umiliato, tra l'altro sequestrandogli il telefonino; i sig.ri Zlatanov e Findulov avevano accusato un vigile urbano, in episodi diversi, di aver bevuto sul posto di lavoro e di essersi comportato in maniera aggressiva nei confronti del primo e di aver chiesto una mazzetta al secondo; i coniugi Dinchev e Dincheva, infine, accusarono due agenti di polizia, intervenuti a sedare un alterco coi vicini, di non averli protetti adeguatamente. Tutte le loro denunce vennero archiviate e gli agenti denunciati avviarono, su iniziativa privata, i procedimenti penali a carico dei ricorrenti, che si conclusero con le loro condanne.
Oggi i cinque cittadini bulgari rivendicano la propria libertÃ di espressione (art. 10 CEDU) nella denuncia contro i pubblici ufficiali ed, alcuni di loro, lamentano di aver subito un procedimento per diffamazione iniquo (art. 6 CEDU).
Violazione dell'Articolo 10 - LibertÃ di espressione generale {} (articolo 10-1 - LibertÃ di espressione)
Zdravko Stanev c. Bulgaria (n. 2) 18312/08
Zdravko Kostov Stanev Ã¨ un cittadino bulgaro che, accusato di truffa e calunnie, Ã¨ stato giudicato da un collegio di giudici presieduto da un suo ex allievo, dal quale non era particolarmente amato. Egli denunciÃ² che il suo ex allievo avesse pregiudizi nei suoi confronti, ma tali accuse vennero archiviate ed il giudice, a sua volta, avviÃ² un procedimento penale contro di lui. Il sig. Stanev, infine, fu dichiarato responsabile del reato di diffamazione e condannato a risarcire il giudice per 1.278 euro.
Oggi il sig. Stanev lamenta l'iniquitÃ della sua condanna penale per diffamazione, ritenendo legittimo e rientrante nel suo diritto alla libertÃ d'espressione aver denunciato il suo ex allievo, che lo giudicava quale presidente del collegio penale.
Articolo 10 Violazione dell'Articolo 10 - LibertÃ di espressione - {Generale}
Vrzic c. Croazia 43777/13 2
Nikola Vrzic e Mila Vrzic sono due azionisti croati che stipularono tra la loro societÃ ed un'altra societÃ un contratto di mutuo, ponendo a garanzia la casa di cui erano proprietari. Successivamente, i creditori avviarono la procedura di esecuzione forzata nei confronti del loro immobile: esso fu venduto all'asta per 109.000 euro, mentre il suo valore stimato era di 323.000 euro. Essi, nonostante le richieste di sfratto, ad oggi non sono stati sfrattati dall'immobile.
I sig.ri Vrzic lamentano quindi davanti alla Corte europea la violazione del diritto al rispetto del domicilio (art. 8 CEDU) e del diritto di proprietÃ (art. 1 Prot. 1 CEDU) in ragione dell'ordine di sfratto emesso nei loro confronti dall'immobile che gli Ã¨ necessario per le esigenze abitative di base.
Nessuna violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8-1 - Rispetto del domicilio)
Nessuna violazione dell'articolo 1 del Protocollo n Â° 1 - Protezione della proprietÃ (articolo 1, comma 1 del Protocollo n Â° 1 -. Rispetto dei beni
Articolo 1 par. 2 del Protocollo n Â° 1 - Controllo dell'uso dei beni)
A.B. e altri c. Francia 11593/12 2
I ricorrenti sono una famiglia armena, composta da padre, madre e figlio minorenne, giunti in Francia il 4 novembre 2009; qui essi formularono domanda di asilo: il padre, infatti, temeva di essere perseguitato perchÃ© giornalista ed attivista politico. Le loro domande furono rigettate in piÃ¹ occasioni. Intanto, il 17 febbraio 2012, a seguito di un furto, prima il padre e poi il resto della famiglia furono sottoposti a detenzione: vennero trasferiti dal centro di accoglienza in cui vivevano (il CADA di Chaigny) ad una struttura detentiva (presso il CRA di Toulouse-Cornebarrieu). Essi si opposero fin da subito a tale detenzione, denunciando che loro figlio, di nemmeno quattro anni e non autonomo, doveva necessariamente seguirli in tale strattura penitenziaria e militarizzata.Essi proposero anche un ricorso d'urgenza alle autoritÃ francesi e poi una richiesta di misure provvisorie alla Corte europea, ma entrambe le iniziative non vennero accolte. Il 5 marzo 2012 la famiglia armena dichiarÃ² di voler partecipare ad un programma di rientro volontario in Armenia e venne pertanto rilasciata: essi comunque non hanno mai lasciato la Francia, in ragione delle peggioratisi condizioni di salute di loro figlio. Nel novembre 2012 l'ordine di detenzione nel CRA di Toulouse-Cornebarrieu venne annullato dai giudici amministrativi francesi perchÃ© illegittimo.
Oggi la famiglia armena ricorrente denuncia che loro figlio, allora di nemmeno quattro anni di etÃ , Ã¨ stato detenuto in condizioni inumani e degradanti (art. 3 CEDU) nel CRA di Toulouse-Cornebarrieu, struttura detentiva per adulti, in violazione delle garanzie previste per la privazione della libertÃ personale (art. 5 CEDU) ed a protezione del rispetto dlela vita familiare (art. 8 CEDU).
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (aspetto materiale)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla libertÃ e alla sicurezza (articolo 5-1 - Privazione della libertÃ
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla libertÃ e alla sicurezza della persona (Articolo 5-4 - controllo della legalitÃ della detenzione
controllo rapido)
A.M. c. Francia 56324/13
A.M. Ã¨ un cittadino tunisino giunto irregolarmente in Francia nel febbraio 2011, all'epoca della Primavera Araba. Nel marzo 2011 egli fu fermato per immigrazione irregolare e vennero emessi due provvedimenti nei suoi confronti: con uno ne venne ordinata l'espulsione, con l'altro la detenzione amministrativa. Tali provvedimenti non furono immediatamente eseguiti - il sig. A.M. venne frattanto rilasciato: soltanto il 7 ottobre 2011, fermato nuovamente, il sig. A.M. venne sottoposto a detenzione e venne avviata l'esecuzione dell'espulsione. Egli si oppose a tale limitazione della sua libertÃ personale perchÃ© illgettima e fu fissata l'udienza di discussione per le ore 13.00 dell'11 ottobre. Tuttavia, la stessa mattina alle 4.00 egli venne espulso alla volta della Tunisia. Il sig. A.M. contestÃ² il fatto che la sua istanza di revisione non avesse sospeso l'esecuzione dell'espulsione, ma mentre la Corte amministrativa d'Appello di Bordeaux accolse i suoi rilievi, la Corte di Cassazione rigettÃ² la sua impugnativa.
Oggi il sig. A.M. lamenta che la sua espulsione in Tunisia la mattina in cui era prevista l'udienza per contestare la legittimitÃ della sua detenzione ha violato il suo diritto alla libertÃ privandolo di un rimedio effettivo e dell'accesso ad un tribunale per mettere in discussione la sua detenzione; inoltre, il giudice amministrativo francese avrebbe poteri limitati nello stabilire se una detenzione amministrativa sia stata legittima o meno (art. 5 CEDU) .
Articolo 5 Violazione del Articolo 5 - Diritto alla libertÃ e alla sicurezza (articolo 5-4 - di legittimitÃ della detenzione)
A.M. e altri c. Francia 24587/12 2
I ricorrenti sono tre cittadine russe di origini cecene: la madre e due figlie di 6 e 7 anni. La madre e la figlia piÃ¹ grande lasciarono la Russia in seguito alla sparizione del padre, membro di un gruppo armato di resistenza al Governo russo, e delle minacce ricevute. Esse fuggirono dapprima in Polonia, dove presentarono domanda di asilo politico, ma, una volta informate che erano ricercate, abbandonarono il Paese alla volta della Francia e lÃ¬ presentarono una nuova domanda di asilo. Nel dicembre 2011 naque a Strasburgo la figlia piÃ¹ piccola. In applicazione del Regolamento Dublino II, venne disposto il loro trasferimento in Polonia, Paese dell'UE di primo contatto: esse furono arrestate il 18 aprile 2012 e, stante il rifiuto di rientrare in Polonia, vennero trasferite nella struttura detentiva del CRA di Metz-Queleu. Qui restarono fino al 26 aprile 2012 quando un nuovo tentativo di deportazione in Polonia venne impedito dalla Corte europea, che emise misura provvisoria con la quale vietava alla Francia di eseguire il trasferimento. Furono cosÃ¬ rilasciate con l'obbligo di dimora a Moselle, ma la madre venne fermata a Strasburgo e quindi condannata per inadempimento ad un ordine dell'autoritÃ .
Oggi la sig.ra A.M., a nome anche delle due figlie minorenni, accusa la Francia di aver sottoposto le figlie ad una detenzione inumana e degradante in una struttura detentiva - il CRA di Metz-Queleu - inadatta per dei minorenni (le figlie avevano allora una due anni e mezzo e l'altra pochi mesi) (art. 5 CEDU). Lamenta inoltre che tale detenzione era illegittima, che non esistenca un rimedio interno effettivo per contestarla ed infine che tale detenzione ha compromesso il diritto al rispetto della vita familiare (art. 8 CEDU).
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertÃ e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione legale
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertÃ e alla sicurezza della persona (Articolo 5-4 - di legittimitÃ della detenzione)
R.C. e V.C. c. Francia 76491/14 3
R.C. Ã¨ una cittadina rumena emigrata in Francia nel 2012 col figlio, nato lo stesso anno. Successivamente la sig.ra R.C. fu condannata a 3 anni di reclusione, pena sospesa, e 10 anni di allontanamento dal territorio francese: quindi nel 2014 lei e sua figlia furono trasferite nell'istituto detentivo di Toulouse-Cornebarrieu. Ella si oppose a tale detenzione davanti ai giudici francesi, senza successo, e davanti alla Corte europea, ottenendo l'emissione di una misura provvisoria con la quale il Giudice europeo impose alla Francia di detenere la sig.ra R.C. e suo figlio in condizioni adeguate e conformi agli standard stabiliti nella sentenza Popov c. Francia. Di conseguenza, la famiglia fu trasferita in una struttura alberghiera; in ogni caso, dopo 45 giorni, venne espulsa in Romania.
Oggi la sig.ra R.C., a nome proprio e della figlia, lamenta l'illegittimitÃ della detenzione presso la struttura di Toulouse-Cornebarrieu, che non era contestabile con un rimedio effettivo (art. 5 CEDU) e l'inumanitÃ delle condizioni di detenzione (art. 3 CEDU), in considerazione del fatto che suo figlio aveva solo due anni. Inoltre tale detenzione avrebbe compromesso il rispetto della vita familiare tra madre e figlio (art. 8 CEDU).
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertÃ e alla sicurezza (articolo 5-1-F - Impedire l'accesso non autorizzato paese)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertÃ e alla sicurezza (articolo 5-4 - Recensioni da un tribunale)
R.K. e altri c. Francia 68264/14 3
I ricorrenti sono due cittadini russi e loro figlio, tutti di origini cecene, i quali sono fuggiti dalla Russia ed emigrati in Europa, prima in Polonia e poi in Francia: il padre della famiglia aveva collaborato con la ribellione cecena e temeva ritorsioni sia dal Governo russo che dagli stessi ceceni. In Francia essi formularono domanda di asilo, la quale venne rigettata a tutti i livelli e pertanto ne venne disposta l'espulsione. Il 15 ottobre 2014 essi vennero arrestati nella propria abitazione e condotti all'aeroporto per il rimpatrio: rifiutandosi di salire a bordo, vennero sottoposti a detenzione, per nove giorni, nella struttura detentiva di Toulouse-Cornebarrieu; loro figlio allora aveva 15 mesi. La loro espulsione fu impedita soltanto per intervento della Corte europea, la quale vietÃ² alla Francia di allontanare la famiglia ricorrente prima dell'esito del processo internazionale.
Oggi la famiglia cecena lamenta l'ingiustizia e inumanitÃ della detenzione nel centro di Toulouse-Cornebarrieu (artt. 3 e 5 CEDU), e la violazione della loro vita familiare: al momento della detenzione, infatti, loro figlio aveva solo 15 mesi. Inoltre, affermano che la loro espulsione alla volta della Russia li avrebbe esposti a ritorsioni (art. 3 CEDU).
Nessuna violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (articolo 3 - Espulsione) (condizionale) (Russia)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla libertÃ e alla sicurezza (articolo 5-1 - arrestato o detenuto
Articolo 5-1-F - Impedire l'ingresso non autorizzato nel paese)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla libertÃ e alla sicurezza (articolo 5-4 - Recensione di breve)
R.M. e altri c. Francia 33201/11 2
I ricorrenti sono diversi cittadini russi, di origini cecene, i quali temevano di essere perseguitati in Russia come combattenti ribelli e pertanto fuggirono in Francia, chiedendo asilo. Le loro domande vennero rigettate in tutti i gradi e infine furono sottoposti a dentezione presso il centro di Toulouse-Cornebarrieu: poichÃ© i loro figli avevano sette mesi di etÃ , vennero alloggiati nella sezione "famiglie" della struttura. La loro espulsione in Russia venne impedita soltanto dall'intervento della Corte europea, che indicÃ² come misura provvisoria alla Francia di non espellerli prima dell'esito del procedimento internazionale.
Oggi i ricorrenti lamentano che la loro espulsione in Russia li esporrebbe a ritorsioni violente (art. 3 CEDU), finanche alla morte (Art. 2 CEDU), e che la detenzione presso la struttura di Toulouse-Cornebarrieu ha compromesso la loro vita familiare (art. 8 CEDU). Inoltre, la Corte europea ha deciso autonomamente, all'atto di comunicare il ricorso al Governo francese, di formulare quesiti anche sulla legittimitÃ del provvedimento detentivo e sull'effettivitÃ delle modalitÃ di rieame di esso (art. 5 CEDU).
Nessuna violazione di Articolo 3 - Proibizione della tortura (articolo 3 - Espulsione) (condizionale) (Russia)
stato arrestato o detenuto
Violazione del Articolo 5 - Diritto alla libertÃ e alla sicurezza (articolo 5-4 - di legittimitÃ della detenzione
Prendere procedimenti)
Reichman c. Francia 50147/11 3
Claude Reichman Ã¨ un presentatore radio francese, il quale Ã¨ stato condannato per diffamazione per quanto detto nel corso del suo programma nella stazione Radio Courtoisie. A seguito della morte del fondatore della stazione radio, egli commentÃ² criticamente la nuova linea editoriale, promossa dal vicepresidente del consiglio di amministrazione della societÃ proprietaria della stazione radio; riportÃ² che in una precedente riunione il vicepresidente aveva portato con sÃ© delle guardie del corpo ed aveva impedito ai presenti di intervenire. In particolare, il sig. Reichman commentÃ² di essere preoccupato per la situazione economia del giornale e per la condotta poco ortodossa del vicepresidente. Ne seguÃ¬ un procedimento penale, al termine del quale il sig. Reichman venne multato per la diffamazione del vicepresidente e condannato a risarcirlo per 3.500,00 euro, tra danni e spese legali. La sentenza venne confermata in appello ed egli propose ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione dichiarÃ² inammissibile la sua impugnativa sul rilievo che egli aveva conferito procura al suo difensore per ricorrere in cassazione due giorni prima che la sentenza da impugnare per cassazione fosse deliberata.
Oggi il sig. Reichman lamenta l'eccessivo formalismo applicato dalla Corte di Cassazione nel dichiarare inammissibile il suo ricorso (art. 6 CEDU) e rivendica il suo diritto alla libertÃ di espressione, leso dalla sua condanna per diffamazione (art. 10 CEDU).
Violazione del Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (aspetto materiale)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertÃ e alla sicurezza (articolo 5-1-F - Impedire l'ingresso irregolare nel paese)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertÃ e alla sicurezza (articolo 5-4 - controllo da un tribunale)
SIA AKKA/LAA c. Lettonia 562/05 3
La SIA AKKA/LAA Ã¨ una organizzazione senza scopo di lucro lettone che riunisce un gran numero di autori musicali lettoni ed internazionali e ne cura i rapporti con le emittenti.Verso la fine degli anni '90, la SIA AKKA/LAA e molte emittenti lettoni non riuscirono ad accordarsi sulle licenze per la riproduzione delle tracce musicali. Nel 2002 e poi bel 2003 la SIA AKKA/LAA citÃ² in giudizio due stazioni radio, le quali avevano trasmesso diverse canzioni di artisti aderenti alla SIA AKKA/LAA, senza averne la licenza; nei processi, le stazioni radio opposero che la SIA AKKA/LAA aveva abusato della propria posizione dominante ed aveva intavolato le trattative degli anni '90 senza trattare, di fatto, su alcun aspetto contrattuale. Entrambe le stazioni radio ottennero dai giudici lettoni che la SIA AKKA/LAA fosse condannata a rilasciare loro le licenza di riproduzione dei brani ad un prezzo stabilito in sede giudiziaria.
Oggi la SIA AKKA/LAA rivendica il proprio diritto di proprietÃ sui brani musicali di cui gestisce i diritti (art. 1 Prot. 1) e denuncia l'indebita interferenza dei giudizi lettoni; inoltre, lamenta l'iniquitÃ dei procedimenti civili dei quali Ã¨ stata parte (art. 6 CEDU).
Krapivin c. Russia 45142/14 3
Andrey Krapivin Ã¨ un cittadino russo che nel 2009 ha ucciso la moglie a coltellate alla presenza del figlio piccolo; Ã¨ stato ritenuto non imputabile perchÃ© aveva commesso l’omicidio durante uno stato di particolare stress psichico che gli ha causato un disturbo psicotico temporaneo. Il ricorrente dopo il rilascio avvenuto nel 2012 ha adito le corti nazionali chiedendo l’affidamento del figlio che era stato affidato alla nonna materna. I tribunali solo nel 2014 hanno riconosciuto al padre il diritto di avere contatti con il figlio che all’etÃ di 10 anni ha espresso il desiderio di avere un rapporto con il padre.
Invocando l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita familiare) della Convenzione, il signor Krapivin sostiene che i tribunali russi gli hanno negato il diritto di avere contatti con il figlio; inoltre invocando l'articolo 6 (diritto ad un equo processo), lamenta che non era stato in grado di partecipare a una delle udienze del suo caso - nel ,aggio 2013 - perchÃ© i tribunali avevano omesso di notificare il decreto di fissazione dell'udienza.
Cupara c. Serbia 34683/08 3
Dragomir Cupara Ã¨ un cittadino serbo a cui nel 2001 Ã¨ stata riconosciuta una indennitÃ di disoccupazione dall’ufficio del lavoro centrale; nell’ottobre dello stesso anno a seguito dell’approvazione di una legge i suoi benefici sono stati tagliati. La sua causa civile esaminata nel 2007 Ã¨ stata respinta dalle corti nazionali sulla base del corretto calcolo della sua indennitÃ di disoccupazione.
Invocando l'articolo 6 (diritto ad un equo processo) della Convenzione, il signor Cupara sostiene l’incoerenza della giurisprudenza nazionale sul pagamento delle prestazioni di disoccupazione; in particolare lamenta che la sua causa civile Ã¨ stata respinta dai giudici, mentre allo stesso tempo cause identiche presentate da altre parti civili sono state accettate.
Articolo 6 Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento Civile)
Mucibabic c. Serbia 34661/07 2
Mihailo Mucibabic Ã¨ un cittadino serbo, il cui figlio ventiduenne Vojislav Mucibabic Ã¨ morto in una esplosione nel 1995 mentre lavorava in una fabbrica segreta in cui si produceva combustibile per razzi. Una prima inchiesta sulla esplosione dove sono morte 11 persone non ha riscontrato alcuna responsabilitÃ . L’indagine aperta su richiesta del ricorrente sulla violazione delle norme di sicurezza Ã¨ stata archiviata nel 2003 dopo che Ã¨ stato accertato che la produzione dei razzi avveniva su ordine dei servizi segreti e del presidente della Serbia. L’accusa contro i quattro dirigenti delle due societÃ incaricate nella produzione dei razzi e nei confronti del dirigente dei servizi segreti non ha riscontrato alcuna responsabilitÃ nel primo grado di giudizio ed Ã¨ ancora pendente in appello. Il ricorso costituzionale del signor Mucibabic ha rilevato ritardi e carenze nelle indagini e gli ha riconosciuto un risarcimento danni nel 2011. Invocando l’articolo 2 (diritto alla vita) della Convenzione, il signor Mucibabic sostiene che le autoritÃ non hanno svolto un'indagine rapida ed efficace sulla morte di suo figlio ed hanno tentato di nascondere il coinvolgimento dello Stato in un'attivitÃ segreta.
Articolo 2 Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - L'effettivo accertamento) (Aspetti procedurali)
Kacan c. Turchia 58112/09
Cem Kacan Ã¨ un cittadino turco che Ã¨ stato arrestato dalla polizia nel 2008 a seguito di una indagine che coinvolgeva diversi soggetti impegnati nel traffico internazionale di droga. Il ricorrente Ã¨ stato condannato a 16 anni e tre mesi di reclusione sulla base delle intercettazioni delle telefonate con i trafficanti, nonostante egli non fosse uno dei soggetti nei confronti dei quali erano state ordinate le intercettazioni. La sentenza di condanna Ã¨ stata confermata in Cassazione nel 2009.
Invocando l'articolo 6 (diritto ad un processo equo) della Convenzione, il signor Kacan lamenta di essere stato sottoposto a intercettazioni telefoniche illegali e l'uso delle sue conversazioni come unica prova nel procedimento penale in assenza di un mandato giudiziario.
Articolo 6 Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - procedimenti civili
Ruban c. Ucraina 8927/11
Vladimir Ruban Ã¨ un cittadino ucraino che sta attualmente scontando una condanna all'ergastolo per omicidio aggravato e banditismo. I reati commessi nel 1996 prevedevano all’epoca come pena la reclusione a 15 anni o la pena di morte; quest’ultima Ã¨ stata dichiarata incostituzionale nel 1999 con effetto immediato ed Ã¨ stata sostituita con l’ergastolo per il reato di omicidio aggravato. In un appello alla Corte suprema nel 2010 il ricorrente sosteneva di dover beneficiare della pena di 15 anni di carcere, in quanto doveva essere condannato nel periodo di tre mesi tra la pronuncia della Corte Costituzionale e la modifica del codice penale. La Corte Suprema ha confermato la correttezza della condanna all'ergastolo del ricorrente.
Invocando l'articolo 7 comma 1 e 2 (nessuna pena senza legge) della Convenzione, il signor Ruban sostiene che se fosse stato condannato durante il divario di tre mesi tra il momento in cui la pena di morte era stata abolita e l'ergastolo non era ancora stato introdotto, i tribunali non avrebbero avuto altra scelta se non di condannarlo a un massimo di 15 anni di carcere, vista la mancanza di alternativa nel codice penale.
Violazione dell'articolo 7 - Nulla poena sine lege (articolo 7-1 - sanzione piÃ¹ pesante)
Gedrimas c. Lituania 21048/12
Il 23 aprile del 2008Â nelle prime re del mattino, la polizia lituana, seguendo le tracce di un rapinatore arriva sul luogo di lavoro del ricorrente con l’aiuto di un cane poliziotto. Il signor Gedrimas, dichiaratosi estraneo ai fatti vien comunque immobilizzato e picchiato dagli agenti perchÃ© accusto di guida in stato d’ebrezza. Secondo gli agenti l’uso della forza era giustificato dalle resistenze da parte del ricorrente. Condotto dunque al comando di polizia ammanettato, Gedrimas viene rilasciato poche ore piÃ¹ tardi. Tuttavia le indagini vengono aperte ed archiviate, in diverse occasioni, a partire dal novembre del 2008; nel 2011 per decisione di un tribunale superiore il procedimento si interrompe definitivamente. Oggi il signor Gedrimas invoca in Corte edu la violazione dell’art. 3 della Convenzione (divieto di trattamenti inumani o degradanti).
Articolo 3 Violazione del Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Violazione del Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - L'effettivo accertamento) (Aspetti procedurali)
Zekoniene c.Lituania 19536/14 3
La signora Â Zekoniene il 3 marzo del 2010 si reca nella stazione di polizia a far visita al figlio, arrestato per possesso illegale di sostanze stupefacenti. Â Lo stesso giorno la donna (all’etÃ di 69 anni) viene informata da un investigatore che pe lei era stato disposto l’arresto per un presunto coinvolgimento in reati legati al traffico di droga. La donna dopo l’interrogatorio, avvenuto nella mattina seguente, accusaÂ forti dolori al petto; viene dunque soccorsa dai medici del pronto intervento e rilasciata dalla polizia poche ore piÃ¹ tardi. Nel settembre dello stesso anno il procedimento a suo carico viene archiviato. Oggi invoca in Corte edu la violazione dell’art. 3 CEDU (divieto di trattamenti inumani o degradanti) relativamente alle condizioni di arresto; in aggiunta rivendica il diritto alla libertÃ e alla sicurezza a causa del suo arresto avvenuto al di fuori dei parametri legali, oltre che arbitrario.
Articolo 3 Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertÃ e alla sicurezza (articolo 5-1 - arrestato o detenuto)
Bobirnac c. Romania 61715/11 3 Nel 2009, La commissione rumena per la protezione dei bambini accerta al giovane Bogdan Stefan Bobirnac Â una disabilitÃ di primo grado. Potendo dunque beneficare di alcune agevolazioni, a madre decide di apportare delle ristrutturazioni all’abitazione per agevolare gli spostamenti al proprio figlio. Accende un mutuo ed avvia le pratiche per ottenere il rimborso degli interessi, cosÃ¬ come previsto dalla legge. CosÃ¬ nel 2009 l'AutoritÃ nazionale per le persone disabili (ANPH) accoglie la richiesta mentre l’ufficio del welfare (DGASPC), al quale nel frattempo erano confluiti i poteri del ANPH,Â rifiuta di firmare il contratto opponendo alcune irregolaritÃ della documentazione presentata. Il giudizio avviato dal ricorrente innanzi al giudice rumeno per ottenere il risarcimento viene respinto nel 2011 dalla Corte d’Appello. Oggi Bogdan Stefan Bobirnac Â denuncia in Corte edu la Violazione dell’art. 6.1 CEDU (diritto ad un equo processo) perchÃ© Articolo 6 Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura Civile
Aliyev e Gadzhiyeva c. Russia 11059/12
I ricorrenti sono rispettivamente il padre Sirazhudin Aliyev ed la moglie Gadzhiyeva, denunciano oggi in Corte edu il rapimento e l’uccisione dei loro due parenti da parte degli agenti di polizia russi. Il 21 gennaio del 2012 Sirazhudin Aliyev e Gazimagomed Abdullayev vengono fermati nel centro di Makhachkala all’interno della loro autovettura. Gli agenti li prendono in custodia e li conducono separatamente su due veicoli differenti allontanandosi dal centro della cittadina. D a allora nessuno dei parenti ha piÃ¹ avuto notizia dei due giovani. Nonostante le numerose testimonianze degli astanti, Ã¨ stata avviata e chiusa a piÃ¹ riprese un’indagine per rapimento. I ricorrenti sostengono che tale “rapimento” sia avvento ad opera delle forze antiterrorismo, mentre il Governo russo respinge il coinvolgimento di propri agenti. Oggi Nizamudin Aliyev e Madina Gadzhiyeva denunciano in Corte edu la violazione del diritto alla vita ex art.2 CEDU attribuendo il rapimento e la morte alle forze di polizia russe, denunciano inoltre la violazione del diritto alla libertÃ e alla sicurezza ex art.5 CEDU e dell’art.13 CEDU per la violazione del diritto ad un ricorso effettivo.
Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - Vita) (aspetto materiale)
Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - Effettivo accertamento) (aspettoÂ procedurale)
Violazione del Articolo 5 - Diritto alla libertÃ e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione regolarmente)
Kotelnikov c. Russia 45104/05 2
Il ricorrente Kotelnikov viene investito dal signor P. quest’ultimo dunque diviene responsabile delle lesioni gravi e della conseguente disabilitÃ di secondo livello dello stesso Kotelnikov. Sebbene condannato nel 2004 Â a 18 mesi di reclusione il signor P. non sconta neanche un giorno della propria pena a causa della prescrizione, tuttavia egli, viene obbligato dal giudice civile al risarcimento dei danni non patrimoniali. La sentenza perÃ² viene annullata e poi successivamente riconfermata nella parte in fatto, perÃ² a causa della prescrizione, tale giudice non condanna il signor P.
Infine nel 2006 il ricorrente ottiene un risarcimento pari a 5.800 euro, oggi invoca in Corte Edu la violazione del diritto alla vita ex art.2 CEDU. Secondo Kotelnikov le autoritÃ non hanno condotto delle indagini inefficaci riguardo alla dinamica dell’incidente; inoltre lamenta un risarcimento inadeguato.
Articolo 2 Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2 - obblighi positivi
Articolo 2-1 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Danni Patrimoniali- reclamo respinto (Articolo 41 - pecuniarie danni
Danno non patrimoniale - Domanda respinta (Articolo 41 - pecuniarie danni
Bulgaria Croazia Francia Lettonia Lituania Russia Serbia Turchia Ucraina	2016-07-12
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 Articolo 6
 art.2
 art.5
 Articolo 5
 sentenza 
 art.2

Articolo 2

Articolo 2