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Timestamp: 2020-07-15 12:44:44+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 541 del 12/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 541 del 12/01/2011
Cassazione civile sez. lav., 12/01/2011, (ud. 07/07/2010, dep. 12/01/2011), n.541
T.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TEULADA
52, presso lo studio dell’avvocato VALENSISE Antonio, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAGANETTI BIANCHI VANDA
CARCANO ANTONIO S.P.A.;
avverso la sentenza n. 786/2005 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 30/11/2005 r.g.n. 1126/04;
Il signor T.G. ha convenuto in giudizio la datrice di lavoro società Carcano Antonio s.p.a. per ottenere il pagamento in proprio favore del risarcimento del danno, biologico e morale, che gli era derivato da un infortunio sul lavoro occorsogli il (OMISSIS), quando, nel recarsi ad un reparto dello stabilimento, era stato colpito ad una gamba da una pinza che era appoggiata in posizione verticale ed ingombrava il passaggio, e che aveva cercato di agganciare, ma in modo imperfetto, ad un carro ponte.
Questa sentenza veniva confermata in appello dalla Corte d’Appello di Milano con sentenza n. 786 del 2005.
L’intimata società Carcano Antonio s.p.a. non ha presentato difese in questa fase.
1. Nel primo motivo il ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., per omesso esame di un motivo di appello, che concerneva la violazione del D.P.R. n. 547 del 1955, artt. 4, 8 ed 11 (relativo alla prevenzione degli infortuni sul lavoro).
2. Nel secondo motivo il lavoratore denuncia la violazione dell’art. 2700 c.c..
La sentenza si sarebbe basata sull’opinione, priva di riscontro, di un ufficiale di polizia.
Vi era perciò una violazione dell’art. 2087, che implicava una responsabilità contrattuale, e non extracontrattuale, del datore di lavoro, con la conseguenza che gravava sul datore di lavoro l’onere di provare di avere ottemperato all’obbligo di tutela dell’integrità psicofisica del lavoratore, mentre gravava sul lavoratore soltanto l’onere di provare sia la lesione subita alla propria integrità psicofisica, sia il nesso di causalità tra l’evento ed il comportamento del datore.
4. Nel quarto motivo, infine, il ricorrente denunzia la violazione falsa applicazione dell’art. 2104 c.c. e del D.P.R. n. 547 del 1955, art. 6 e l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione.
La responsabilità del datore di lavoro era esclusa soltanto in caso di dolo o di rischio elettivo del prestatore di lavoro, ma nel caso di specie non si era verificata un’ipotesi di rischio elettivo.
Di per se stessa, inoltre, l’eventuale colpa del lavoratore non era idonea ad escludere l’esistenza di un nesso causale tra il verificarsi del danno e la responsabilità del datore di lavoro, sul quale gravava l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie per impedire che si verificasse.
Non è stato chiarito, per la verità, quale sia stato l’esatto svolgimento dei fatti.
La motivazione della Corte d’Appello è insufficiente e non tale escludere in maniera assoluta, come sarebbe stato necessario, se le carenze riscontrate nell’organizzazione del lavoro, e nello stesso posizionamento degli utensili, abbiano avuto, o meno, efficacia causale sullo svolgimento del processo.
Non è stato chiarito neppure perchè (e da quanto tempo) mancava l’apposito poggiapinza, nè dove, in mancanza di esso, rimanesse normalmente posizionato l’utensile.
Soltanto una volta chiariti questi fatti (oppure acclarata l’impossibilità di accertarli) sarà possibile adottare una decisione ponderata e meditata.
6. Il ricorso perciò deve essere accolto sotto il profilo dei difetto di motivazione, e la causa rimessa, per una più attenta motivazione, che accerti le circostanze sopra indicate, e, più in generale, il dettaglio dello svolgimento dei fatti, ad un nuovo giudice di merito, che si individua nella stessa Corte d’Appello di Milano ma in diversa composizione, che provvederà, se necessario, a nuove indagini istruttorie, e cui appare opportuno rimettere anche la liquidazione delle spese di questa fase di legittimità.
la Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata, e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’Appello di Milano in diversa composizione.

References: Sentenza 
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 art. 6
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