Source: https://www.slideshare.net/Studio111/final-21273542
Timestamp: 2017-09-20 07:42:29+00:00

Document:
Lo Stalking, difesa accusato, divieto avvicinamento, volenze domestic…
Violenza e legislazione ..per adole... by Antonella Pampolini 530 views
Gianfranco Iannucci
1. Lo stalking. La difesa dell’accusato.Nel 2009 è stato introdotto un nuovo reato, “atti persecutori” che punisce chi concondotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare unperdurantee grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timoreper l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legatada relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini divita.La norma mira a reprimere il fenomeno noto come il cd. stalking (dal termine ingleseto stalk, letteralmente fare la posta alla preda, mutuato dal lessico venatorio),fenomeno caratterizzato dall’insistente interferenza nella sfera privata altrui.L’introduzione della nuova norma mira a colmare una lacuna di tutela determinatadall’incapacità delle incriminazioni di minaccia, molestie e violenza privata afornireun’adeguata risposta repressiva ai casi di comportamenti criminosi consimiliposti in essere in modo seriale e ripetitivo.Prima di poter ritenere fondata un’accusa di stalking occorre considerareattentamente gli elementi di cui essa si compone, non essendo ogni condottamolesta ascrivibile al grave reato di stalking.È necessaria la reiterazione di molestie o minacce e, quindi, una pluralità dicomportamenti tipici (omogenei o disomogenei) secondo uno schema che evoca lafigura del reato abituale (o a condotta reiterata).Tra i comportamenti che possono essere considerati di stalking vi sonoappostamenti,minacce, ricatti, molestie, sorveglianza intrusiva, ripetuti contatti telefonici o tramitee-mail, chat, social network, continui tentativi di contatto, sguardi intimidatori,attenzioni sgradite, eccetera.
2. È poi necessario che le condotte reiterate nel tempo producano,alternativamente,determinati eventi ossia:- un perdurante e grave stato di ansia o di paura nella vittima;- oppure un fondato timore per l’incolumità propria o di persone vicine allavittima;- o, infine, il costringere la vittima ad alterare le proprie abitudini di vita.Se questi eventi non si determinano (o non sono provati), il reato non sussiste,anchese va precisato che potrebbero sussisterne altri, meno gravi, come meglio si dirà oltre.E’ proprio questo uno dei doveri del difensore dell’incolpato che, per quanto possibilee “provabile”, confuterà la pretesa accusatoria in ordine alla sussistenzadi uno deglieventi di danno previsti dalla norma.Il danno prodotto dalle condotte è alternativo: in ogni caso si tratta di ipotesi cheevidenziano la posizione della persona offesa come di un soggetto che vede lesa lapropria libertà morale, costretto ad una posizione difensiva a causa dell’invasivitàdegli atti vessatori posti in essere dall’agente.Nel reato di atti persecutori rileva la risposta in concreto prodotta sul soggetto passivoeffettivo e non l’idoneità astratta dei comportamenti.Dal punto di vista soggettivo stalker può essere chiunque: spesso è l’ex partner, mapuò essere anche uno sconosciuto, un vicino di casa, un collega di lavoro.Il processo deve provare se l’accusato abbia agito con dolo, cioè con coscienza evolontà, comprendendo e volendo le proprie azioni e l’evento come conseguenzadelle reiterate condotte tenute.Il reato è perseguibile a querela della persona offesa.Il termine per la proposizione della querela è di 6 mesi.Tuttavia, il reato è procedibile d’ufficio quando è commesso nei confronti di unminore o di una persona disabile o quando è stato preceduto da ammonimento(l’avvertimento orale a cambiare condotta) da parte del Questore.Le pene previste per il reato di stalking sono il carcere, da 6 mesi a 4 anni. La penaviene aumentata se gli atti persecutori sono commessi dal coniuge legalmenteseparato o divorziato, o comunque da una persona che sia stata legata alla vittimada una relazione affettiva. La pena è aumentata, fino alla metà, anche quando gliatti persecutori siano commessi nei confronti di un minore, di una donna incinta o diuna persona disabile, oppure quando il reato sia stato commesso con l‘uso di armi oda persona camuffata nell’aspetto.Attenzione dunque a quelle condotte moleste a margine di rapporti sentimentali eaffettivi, che rientrano a pieno titolo nella più frequente casistica del reato si stalking.Spesso sono contestate nel capo di imputazione condotte moleste collocabilicronologicamente prima della rottura del legame affettivo, quando, dopo la rotturadel legame, diventano più frequenti, petulanti e insidiose ed in tale caso (come , ingenerale, per tutti i procedimenti per stalking) il difensore deve prestare massimaattenzione all’esatto arco temporale a cui si riferisce l’accusa (e si deve trattare diepisodi al plurale proprio perché è necessaria una certa serialità nei comportamentiperchè sia effettivamente contestabile il reato di atti persecutori).
3. Riguardo al tempo, tuttavia, va tenuto in considerazione che il delitto è statodisciplinato nel febbraio del 2009 e, quindi, le condotte cronologicamente poste inessere prima di tale momento non possono essere contestate come stalking, in forzadel principio cardine di diritto penale dell’irretroattività della legge penale.Quando si viene a sapere di essere stati denunciati per stalking – o se ne ha il sospetto– è necessario nominare un difensore perché il professionista possa verificare sependono effettivamente le indagini preliminari (tramite lì’istanza ex art. 335 c.p.p.Vedi nel sito) e si attivi per il miglior contrasto dell’accusa ipotizzata.Invero, non sempre le accuse di stalking sono effetivamente caratterizzate da tuttiquesgli elementi giuridici e fattuali richiamati dalla norma (e sopra illustrati) ovverol’art. 612 bis c.p..Alcune volte – benchè l’accusa contestata sia quella di atti persecutori - sussistono glielementi costitutivi di altri reati (meno gravi) previsti dal codice penale.Allora il difensore ha un ruolo fondamentale per evidenziare, quando opportuno,l’abbaglio e l’abnormità delle accuse ovvero per ridimensionare la gravità dellaposizione dell’accusato.Prima che venisse emanata la norma che incrimina gli atti persecutori come sopradescritti, le singole condotte potevano costituire elementi per riconoscere sussistentialtri reati, tutti meno gravi dello stalking.La natura del reato e l’iter che ha seguito nella sua nascita consentono (a volte) aldifensore la possibilità, da valutarsi caso per caso, non di negare singoli fatti, ma diridimensionarli facendoli emergere nella loro unicità e minore gravita (anche dalpunto di vista delle conseguenze sulla vittima).Come si è accennato, i fatti in cui può estrinsecarsi lo stalking, prima del 2009 (anno dipromulgazione della Legge), venivano puniti singolarmente e in misura menograve da singole norme che prevedevano singole condotte/reato.Il reato di stalking consta di una reiterazione di condotte che antecedentementeerano già previste come reati avvinte (nel caso del reato di cui si tratta di attipersecutori) da un disegno unitario da parte dell’offender e tali da provocare eventilesivi alla vittima di portata maggiore rispetto a quelli solitamente conseguenti allesingole condotte considerate (ed attuate) in maniera isolata.Ciò non toglie, però, che i singoli fatti, laddove sussistano i requisiti (non ultimo laquerela di parte dove necessaria) possono essere perseguiti ai sensi delle norme che lipuniscono nella loro unicità (ad esempio la siingola minaccia, la singola ingiuria, lasingola molestia: tutte condotte che singolarmente rappresentano dei reati punibilicon pene assai più lievi rispetto a quelle previste per lo stalking).Attaccare, smontare, confutare, mettere in dubbio l’elemento della reiterazione edell’unicità delle singole condotte è, dunque, il primo passo per addivenire ad unesito più favorevole per l’imputato di stalking; fermo restando (come detto) che potràessere accusato (ed eventualmente condannato) per i singoli reati eventualmenteravvisabili nei fatti descritti nell’imputazione.Stalking e misure cautelari.Come noto, le misure cautelari personali sono misure in qualche modo restrittive dellalibertà personale che intervengono prima che sia pronunciata una sentenza dicondanna.
4. Stante la deroga al regime ordinario che vieta la restrizione della libertà personaleprima di una sentenza passata in giudicato (divieto di carcerazione preventiva), irequisiti perché si possa disporre una misura cautelare sono molto rigidi e ciò a tuteladella persona che ne potrà essere sottoposta e quindi patirà la restrizione.Oltre alle note misure cautelari (si pensi alla custodia cautelare in carcere, agli arrestidomiciliari), nella materia dello stalking è stata introdotta una misura ad hoc:- quella del divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla vittima.Applicando tale misura cautelare il giudice, su richiesta del pubblico ministero, puòprescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati, abitualmentefrequentati dalla persona offesa, dai prossimi congiunti di questa o da persone legateda relazione affettiva o convivenza con la persona offesa.Inoltre, il giudice può prescrivere all’imputato di mantenere una determinatadistanza dai predetti luoghi e vietare di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, conla persona offesa e le altre persone sopra menzionate.Perché si possa disporre tale misura è necessario che, fermo restando il rispetto deiprincipi generali (gravi indizi di colpevolezza ed esigenze cautelari) che vi siapuntuale verifica in termini modali e temporali della vicenda denunciata e oggettodelle indagini.I gravi indizi (nel caso specifico dello stalking) sussistono quando vengono accertati –con quel grado di certezza consentito dalle attività svolte durante le indaginipreliminari – episodi di violenza e minaccia, per mezzo di documenti quali refertimedici relativi ad eventuali lesioni patite. I fatti devono essere letti in modo univoco ecomplessivo, tenendo conto dell’eventuale occasionalità delle condottedenunciate oppure l’eventuale sistematicità modale e temporale delle condotteaggressive, violente e mortificanti la dignità della persona offesa.Non basta certo – e per certi aspetti non dovrebbe nemmeno bastare soprattutto nelcaso in cui i rapporti tra le parti sono fortemente deteriorati da tempo – la solaversione della vittima non supportata da alcun riscontro esterno.Il difensore dell’accusato giocherà un ruolo fondamentale per evidenziare la carenzadei requisiti per disporre misure cautelari, sia prima che queste vengano disposte, chesuccessivamente, per chiederne un riesame, cioè una rivalutazione.Già durante le indagini preliminari ed eventualmente in occasione dell’applicazionedi una misura cautelare in danno dell’incolpato, il ruolo del difensore è fondamentaleper smontare la tesi accusatoria e ipotizzare soluzioni alternative e difensive, nonchéper effettuare indagini difensive che possano evidenziare elementi a favoredell’accusato.Tuttavia, occorre considerare che la giurisprudenza si è espressa a favoredell’applicazione della misura cautelare anche quando la patologia di ansia in capoalla vittima non sia scinetificamente provata (la Corte di Cassazione afferma che lamisura cautelare deve prevenire tale patologia eventuale). Ma qual è allora l’entitàe la qualità della prova da raggiungere perché siano accertati i gravi indizi dicolpevolezza necessari perché si proceda a disporre la misura? Al di sotto di qualemisura l’accusato non può essere sottoposto alla restrizione della propria libertà nellospazio?Una risposta univoca non c’è.
5. Tuttavia la Cassazione si è espressa affermando che deve essere considerata lafinalità cautelare di queste misure e quando i comportamenti lesivi sononumericamente imponenti e si protraggono nel tempo (come nel caso di uncentinaio di telefonate al giorno per quattro mesi) il danno è implicito e non ènecessario provarlo con referti medici, né è necessario che la molestia sfoci in unapatologia conclamata: la tutela cautelare serve proprio ad arrestare le molestieprima che il disagio sfoci in vera patologia.Il difensore, però, potrà evidenziare ad esempio una preesistente patologia affine aquella lamentata, così ipotizzando che il disagio o il malessere della vittima non sonoriconducibili ai fatti ascritti all’accusato, oppure potrà evidenziare le ragioni deicontatti frequenti con la vittima oppure, ancora, la loro reciprocità sintomatica dicontatti non abusivi (e molesti) ma rientranti nei canoni della “normalità” di quellache può essere, ad esempio, una separazione conflittuale.Stalking e ammonimento.Prima ancora della denuncia, chi ritiene di essere vittima di stalking può attivare unprocedimento “parapenale” segnalando i fatti e chiedendo che nei confronti delpresunto colpevole sia emesso un provvedimento amministrativo di ammonimento.Si tratta di un’ammonizione orale con cui il Questore invita il presunto stalker a tenereuna condotta conforme alle legge.Tuttavia, a garanzia dei diritti dell’accusato, è previsto che, in linea generale, allostesso sia dato avviso dell’avvio del procedimento perché possa essere sentito inordine agli addebiti mossigli.Non avendo potere giurisdizionale, il Questore investito della questione apre unprocedimento amministrativo improntato alla celerità, assumendo le informazioni delcaso e sentendo l’accusato. Le finalità dell’istituto dell’ammonimento del Questoresono quelle tipicamente cautelari e preventive: il provvedimento è preordinato a chegli atti persecutori non siano ripetuti e non abbiano esiti irreparabili. Essendo queste le
6. finalità, il provvedimento deve avvenire in tempi rapidi, funzionali ad interromperel’azione persecutoria.Tuttavia, se vi sono ragioni d’urgenza, è legittimo che il destinatario delprovvedimento non sia interpellato in anticipo; ciò, di fatto, provoca una lesione deldiritto di difesa e del contraddittorio, visto che – in tal caso di urgenza-l’ammonimento può essere emanato esclusivamente sulla base degli elementi fornitidal solo soggetto interessato all’adozione del provvedimento (la vittima). La parteinteressata, però, può agire per il riesame del provvedimento amministrativo.Naturalmente, le particolari esigenze di celerità devono essere ben motivate esorrette dalle ragioni del convincimento del Questore in quanto, in termini generali,l’accusato di stalking deve essere sentito prima dell’emissione del provvedimento diammonimento. Dare notizia dell’avvio del procedimento solo diversi mesi dopol’esposto presentato dalla presunta vittima di atti persecutori impedisce al direttointeressato di partecipare proficuamente al procedimento. Secondo il Consiglio diStato deve dunque essere dato avviso al presunto stalker perché l’ammonimentodeve seguire solo all’esito di un apprezzamento circa la plausibilità everosimiglianza delle vicende esposte dalla persona denunciante, tutti gli elementiraccolti dal Questore concorrono a formarne il convincimento circa la fondatezzadella richiesta di provvedere.La giurisprudenza ha affermato che alla limitata partecipazione al procedimento daparte dell’ammonito consegue difetto di istruttoria, poiché l’interessato, nelcontrodedurre in giudizio su molte circostanze a lui addebitate, ha la possibilità diprovare che, ai fini di una corretta formazione del proprio convincimento, il Questoredeve necessariamente acquisire una serie di ulteriori valutazioni la cui mancanza nonconsente di avere un chiaro e completo quadro della vicenda e quindi diprovvedere correttamente.L’analisi della disciplina dell’ammonimento del Questore è utile per la correttacomprensione del quadro generale con cui il legislatore ha stabilito che il reato distalking – “normalmente” perseguibile solo a querela di parte nel termine di sei mesi-diventa procedibile d’ufficio se preceduto da ammonimento.Le conseguenze sono, quindi, di non scarso rilievo, ed è bene che il procedimentoteso all’ammonimento sia seguito da un difensore, già nella fase iniziale. Vale la penadi ricordare che se un reato è perseguibile a querela, la parte interessata puòdecidere di rimettere la querela, anche a fronte di un risarcimento o una propostatransattiva, laddove, invece, il reato è perseguibile di ufficio, la persona offesa nonpotrà in alcun modo neutralizzare la potestà punitiva dello Stato che si estrinseca nelprocedimento penale (anche quando vedesse ridimensionate le conseguenze e lereazioni denunciate a suo tempo, magari dettate da impulsi del momento).E se la richiesta del provvedimento di ammonimento per atti persecutori è infondata?Chi l’ha richiesta rischia di essere condannato per calunnia? Secondo lagiurisprudenza che si è espressa sul punto finora, non è configurabile il reato dicalunnia, anche quando si siano prospettate circostanze non veritiere nella richiestadi ammonimento.Il reato di calunnia, giova ricordarlo, si configura quando con querela, denunzia,richiesta o istanza all’Autorità giudiziaria o ad altra Autorità, qualcuno incolpi altripur sapendolo innocente. Tuttavia, secondo la giurisprudenza, poiché
7. l’ammonimento è finalizzato a scoraggiare atti persecutori e a far sì che icomportamenti “censurati” non siano ripetuti e non abbiano esiti irreparabili (finalitàpreventiva), ci si trova in una fase del tutto preliminare all’azione, il cui eserciziorimane del tutto eventuale e, anzi, l’emissione dell’atto amministrativo, quando nesussistano i requisiti, mira proprio ad escludere l’esercizio dell’azione penale. Poichénessuna azione penale è esercitata, nessuna “accusa” può ravvisarsi in sensotecnico nel prospettare circostanze all’interno di un sollecito al Questore diprovvedere all’ammonimento. Attesa la natura esclusivamente preventivadell’ammonimento – continua la sentenza di legittimità – “neppure in via ipotetica,l’atto proposto” può “produrre l’instaurazione di un giudizio penale, che costituiscel’essenza del reato di calunnia ipotizzato, sicché anche l’espressione in essa dicircostanze non vere”, se pure potrà dar luogo a legittime richieste risarcitorie, “non èidonea a realizzare l’ipotesi di reato”; è dunque escluso il pericolo di un inutilesvolgimento dell’attività giudiziaria (che è l’altro bene giuridico protetto dalla normaincriminatrice della calunnia insieme all’onore e alla libertà personale del soggettoincolpevole). Infatti, la richiesta di un atto tipico di natura amministrativa, qual èl’ammonimento richiesto al Questore, non consente all’Autorità amministrativa difarne d’ufficio denuncia all’Autorità giudiziaria. Peraltro, non trattandosi di un tipicoatto previsto dalla norma che incrimina la calunnia (art. 368 c.p.) l’Autoritàamministrativa non ha l’obbligo di riferirne all’Autorità giudiziaria.Gli ordinamenti anglosassoni sono stati i primi ad affrontare specificamente ilproblema della definizione normativa del fenomeno. Alcune leggi definiscono lostalking come “l’intenzionale, malevolo e persistente comportamento di seguire omolestare un’altra persona”. Alcuni Stati richiedono che insieme alle molestie siapresente una “minaccia credibile“, cioè una minaccia (verbale o scritta di violenza)rivolta alla vittima, e che sia verosimile che il persecutore intenda e abbia la possibilitàdi dare attuazione a tali minacce. Alcune leggi indicano come necessario un “tipo dicondotta” in cui il persecutore (o stalker) “consapevolmente, intenzionalmente eripetutamente” pone in essere nei confronti di una persona specifica una serie diazioni (ad esempio mantenersi in prossimità o esprimere minacce verbali o scritte)prive di alcuna utilità legittima e tali da allarmare, molestare o suscitare paura odisagio emotivo in una persona ragionevole. In alcuni Stati, quando mancal’elemento di minaccia esplicita, si considera meno grave il reato e le pene e iprovvedimenti sono meno gravi; altri lo considerano semplice “molestia”. In Canadaesiste il delitto di “molestia criminale“, che consiste nel “molestare intenzionalmente oimprudentemente un’altra persona in uno dei modi specificamente indicati, e cioè:a) pedinano la vittima o comunicando direttamente o indirettamente con la stessa ocon suoi conoscenti; b) spiando e sorvegliando i luoghi dove la persona presa di mirao un suo conoscente risiede, lavora o comunque si trova; c) mettendo in attocondotte minacciose di qualsiasi tipo dirette alla vittima o a suoi familiari, tali daindurre la stessa a temere ragionevolmente per la sua sicurezza” (cfr. per ulteriorispecificazioni Abrams KM, Robinson GE. Stalking part 1: an overview of the prob-lem.Can J Psychiatry 1998; 43:473- 6). Anche il Regno Unito si è dotato di una normativache prevede che “una persona non deve attuare una condotta che sa o chedovrebbe sapere essere causa di molestia ad un’altra“; “se una persona ragionevolein possesso delle medesime informazioni penserebbe che la condotta dell’imputatocorrisponde a molestia, ciò significa che il crimine è stato commesso“. “Occorreperaltro dimostrare che l’imputato sapeva o avrebbe dovuto sapere che la suacondotta avrebbe causato timore di violenza nella vittima“. La normativa britannicaprevede che, nel caso di semplice abuso verbale, per integrare la fattispecie punibileè necessario che gli atti di molestia siano ripetuti almeno due volte. In presenza dialtre condotte, invece, quali quelle di inviare doni o omaggi floreali non graditi, la
8. soglia di punibilità è più alta (cfr. Parrott HJ. Stalking: evil, illness, or both? Intern J ClinPractice 2000;54:239-42). // Provvedimenti inibitori possono essere emanati secondola legislazione della federazione australiana, secondo la quale è possibile ingiungereal molestatore di non entrare in un’area geografica definita attorno all’abitazionedella vittima, pena l’aggravante del reato o l’esecuzione dell’arresto e/o la fine dellasospensione condizionale di una pena detentiva per stalking già giudicata.Anche l’ordinamento italiano prevede quale misura cautelare – segnatamente incaso di stalking – il divieto di avvicinamento alla vittima denunciante.Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha specificato l’ambito diapplicazione della misura cautelare di cui all’art. 282 ter c.p.p. ovvero il divieto diavvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.Invero: in tema di misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghiabitualmente frequentati dalla persona offesa, di cui all’art. 282 ter c.p.p., quando lasituazione è quella prevista per il reato di cui all’art. 612 bis c.p. (il c.d. stalkingN.d.r.). laddove la condotta oggetto della temuta reiterazione abbia i connotatidella persistente invasiva ricerca di contatto con la vittima in qualsiasi luogo in cui lastessa si trovi, è prevista la possibilità di individuare la stessa persona offesa, e non iluoghi da essa frequentati, come riferimento centrale del divieto di avvicinamento.E in tal caso diviene irrilevante l’individuazione di luoghi di abituale frequentazionedella vittima; dimensione essenziale della misura è invero a questo punto il divieto di
9. avvicinamento a quest’ultima nel corso della sua vita quotidiana ovunque essa sisvolga.il reato di “stalking” quale fenomeno sociale. Le statistiche, le tipologie di autoreteorizzate e l’organizzazione della migliore difesa della vittima e dell’accusato.La violenza contro le donne, con particolare riferimento allo stlaking, è diventata unodei temi più spesso posti al centro del dibattito pubblico.Questo fenomeno si trova al crocevia tra tematiche sia tipicamente psicologiche chelegali; infatti dal 2009, in Italia tale condotta è punita dall’art. 612 bis c.p.derubricato “atti persecutori”.Genericamente è possibile indicare lo stalking come un insieme di comportamentiintrusivi e persistenti diretti contro una persona, che possono durare anche per mesi oanni. “To stalk”, tipico del lessico venatorio, significa letteralmente“avvicinarsifurtivamente, fare la posta”, ed enfatizza proprio la dimensione ossessiva eintimidatoria del fenomeno. In Italia l’estensione e le caratteristiche dello stalking sonostate analizzate dall’Istat nel 2006 in un’indagine sulla violenza contro le donne siaintra che extra familiare. Le vittime di atti persecutori nel periodo oggetto di analisiammontano a 2 milioni e 77 mila al momento della separazione dal partner o subitodopo, circa il 18,8% del campione considerato.Sono stati indicati dalle intervistate i comportamenti più ricorrenti che connotano lacondotta dello stalker: nella maggior parte dei casi l’offender ha cercatoripetutamente di parlare con la donna contro la sua volontà (68,5%), ha chiesto
10. appuntamenti per incontrarla, l’ha aspettata fuori da casa o fuori dal luogo di lavoro;il 55,4% delle intervistate ha ricevuto messaggi, telefonate, mail, lettere o regaliindesiderati e il 40,8% delle donne intervistate sono state seguite o spiate. Da questaricerca emerge anche come il fenomeno dello stalking sia strettamente connessoalla violenza fisica o sessuale da parte dell’ex partner: infatti la percentuale delledonne sia vittime di violenza sia di stalking ammonta al 48,8% del campione. Laricerca condotta dall’Osservatorio Nazionale Stalking ha permesso inoltre di metterein luce come le vittime siano prevalentemente di sesso femminile (80% dei casi) ecome nel 90% dei casi esista un rapporto di conoscenza tra vittima e offender: nel 55%dei casi la condotta persecutoria ha luogo all’interno della relazione di coppia e travicini di casa nel 25% dei casi; seguono poi il luogo di lavoro (15%) e la famiglia (trafigli, fratelli e genitori) nel 5% dei casi.Lo stalking è un fenomeno trasversale ed interessa ogni fascia sociale poichèvittime estalker non presentano caratteristiche socio-demografiche ricorrenti (a parte ilgenere); è invece frequente riscontrare la presenza di una relazione piuttosto strettatra i due soggetti che da intimo-affettiva degenera in ossessivo-persecutoria.La letteratura sul tema ha permesso di individuare alcune tipologie di vittime e distalkers proprio sulla base del vincolo esistente tra i due soggetti. La tipologia divittima più ricorrente è l’ex amante: la vittima e l’offender hanno condiviso unarelazione intima e lo stalking ha luogo quando la vittima ha chiarificato in modoinequivocabile che la relazione è terminata. Molto spesso le vittime riferiscono però diaver subito abusi fisici, psicologici e sessuali durante la relazione, in concomitanza conalcuni episodi persecutori, come una sorveglianza costante che tende ad isolare lavittima dal contesto esterno. I comportamenti più ricorrenti che la vittima subiscesono il tentativo di contatti attraverso telefonate, sms, mail, l’essere seguita, fino adarrivare a violenze e minacce.La categoria degli ex partner rappresenta sicuramente quella più esposta ad attipersecutori ovvero ad episodi di violenza e periodi di vittimizzazione molto lunghi,spesso dovuti alla presenza di figli su cui l’ex partner mantiene dei diritti. Questa è lacategoria di vittime che più spesso si rivolge alle forze dell’ordine, sviluppando peròspesso un forte senso di colpa verso la violenza subita.Un’altra categoria di vittime è rappresentata da amici, vicini di casa o tra genitori efigli (comunque relazioni in cui non c’è un vincolo strettamente sentimentale).Lo stalking tra vicini di casa spesso ha origine per dispute condominiali o per abitudinidi vita della vittima. Spesso l’offender diventa vendicativo e rancoroso; questisentimenti danno origine a minacce, danneggiamenti, false denunce alle forzedell’ordine e sorveglianza costante della casa della vittima.Anche le relazioni di amicizia possono degenerare in stalking nel momento in cuil’offender ricerca un contatto intimo maggiore con la vittima, che glielo nega; spessoin questo caso il comportamento persecutorio è considerato dall’autore quasi allastregua di un corteggiamento.Sono state individuate anche alcune categorie professionali particolarmente esposteallo stalking, per esempio medici (soprattutto psichiatri), avvocati ed insegnantiproprio per il tipo di relazione professionali che devono necessariamente instaurarecon i potenziali offender. Le motivazioni che possono portare al comportamento distalking variano dal desiderio di maggiore intimità fino alla rabbia per un trattamento
11. avvertito come scorretto. Lo stalking può provenire genericamente anche da uncollega di lavoro. Spesso il comportamento persecutorio è motivato dal risentimentoper esempio per un licenziamento percepito come ingiusto e in questo caso la vittimapuò anche essere l’intera impresa o organizzazione. Anche lo stalking tra ex amantipuò comunque coinvolgere il luogo di lavoro:l’offender spesso segue la vittima neisuoi spostamenti abituali coinvolgendo anche la sfera occupazionale oppure èproprio un collega di lavoro della vittima.Esistono anche casi di stalking in cui la vittima non dimostra di essere consapevole diavere avuto contatti con l’offender: spesso infatti la persona riceve regali e letteresenza conoscere il mittente.Una tipologia particolare di vittime sono invece le celebrità come attori, politici,soubrette o comunque persone che hanno una certa visibilità mediatica. Molti stalkerche si approcciano a queste persone soffrono di malattie mentali. Gli episodi diviolenza sono piuttosto rari, mentre il fatto tende ad essere enfatizzato a livellomediatico per il profilo particolare delle vittime. Il fattore di rischio è propriol’esposizione pubblica, che comporta la conoscenza di particolari intimi della vita diqueste persone, permettendo un’idealizzazione pericolosa per persone disturbate,che ricercano in qualche modo attenzione sia dalla celebrità colpita sia dal grandepubblico.Oltre alle tipologie di vittime sopra individuate, la letteratura ha permesso anche diclassificare gli offender in base a due parametri fondamentali: la finalità e il contestodel comportamento persecutorio.Le tipologie individuate dalla letteratura sono cinque:quella del rifiutato; del risentito; del predatore; il bisognoso d’affetto e il corteggiatoreincompetente.Lo stalker rifiutato è colui che inizia la condotta persecutoria alla fine di una rapportodi coppia (o alla fine di una relazione stretta come quella di amicizia) o nel momentoin cui la vittima comunica che ha intenzione di mettere fine alla relazione. Le finalitàdi questo atteggiamento oscillano tra il desiderio di riallacciare la relazione su cui lo
12. stalker aveva investito emotivamente e quello di vendicarsi del torto subito dallavittima in seguito alla decisione di terminare il rapporto. Una delle due componentipuò prevalere sull’altra in base agli atteggiamenti della vittima o alle circostanze divita dell’offender. All’inizio della condotta persecutoria, lo stalker cerca di ristabilire larelazione manifestando amore e comportandosi come se la separazione non fosseavvenuta; il rifiuto della vittima genera poi i primi comportamenti violenti, come leminacce verbali, fino ad arrivare all’aggressione. In alcuni casi la posizione dellavittima può alimentare ulteriormente la rabbia dell’offender, rendendolo piùpericoloso. Questi individui hanno alcune caratteristiche psicologiche ricorrenti,come la scarsa socialità e la tendenza a sviluppare dipendenza verso le pochepersone con cui intessono relazioni a causa della paura costante di essere rifiutati. Perquesta ragione, spesso il legame affettivo è caratterizzato fin dal suo inizio da gelosiae possessione. Questo tipo di stalker è fra i più persistenti, adottando un vasto rangedi comportamenti intrusivi che vanno dalla continua ricerca di un contatto con lavittima attraverso telefonate, messaggi, lettere, fino al pedinamento e acomportamenti violenti, in un escalation.La categoria dello stalker risentito è colui che percepisce di avere subito un torto evuole quindi vendicarsi di questo causando paura e dolore alla vittima. Il torto puòessere sia reale sia frutto della paranoia dell’offender, ma comunque il sentimentoche genera è di forte rabbia che trova il suo sfogo nella condotta persecutoria. Lavittima può essere sia la persona da cui lo stalker ritiene di essere stato ferito siaqualcuno che rappresenta o che ricorda la persona che l’ha ferito. La delusione puòessere di natura emotiva oppure può scaturire da una “umiliazione” professionale,che finisce per coinvolgere anche la vita privata della vittima. La persona si sentequindi in qualche modo giustificata nel suo comportamento: si considera un oppressoche sta combattendo con grande rabbia contro un’ingiustizia. È probabile chequesta tipologia di stalker arrivi a minacciare la vittima con dei comportamentiappositamente calcolati per instillare il massimo timore possibile; il senso di controlloche ne deriva appaga momentaneamente la rabbia e il risentimento dello stalker.La categoria degli stalker predatori è quella meno frequente ma quella piùpericolosa per le vittime. È rappresentata per lo più da uomini mentre le vittimepossono essere sia donne che bambini che altri uomini. Lo stalking preludeall’aggressione perché la finalità è fondamentalmente quella di avere un rapportosessuale, abbinato al desiderio di avere controllo e potere sulla vittima. Lo stalkerprova un piacere sadico nello studiarla attentamente, imparando a conoscerlaintimamente, senza che la vittima riesca a visualizzare con esattezza il pericolo. Moltospesso i comportamenti agiti sono finalizzati alla sorveglianza e al pedinamento, piùraramente c’è la ricerca di contatti diretti che comunque hanno un contenutospesso sessuale e osceno al fine di spaventare il destinatario. Spesso questo tipo dioffender presenta dei comportamenti sessuali parafiliaci (pedofilia, esibizionismo efeticismo), e difficoltà ad avere relazioni sociali costruttive perché non è in grado didecodificare correttamente il comportamento altrui.Lo stalker bisognoso di affetto, invece, cerca di instaurare una relazione amorosa conla vittima, che può essere sia una persona parte della sua rete relazionale, sia unapersona vista una sola volta per cui lo stalker dice di avere avuto un colpo di fulmine,oppure una celebrità. La vittimizzazione può essere molto lunga, ma concomportamenti molto poco intrusivi, tipici del corteggiamento (regali, lettere,telefonate). Anche in questo caso la persona presenta poche doti sociali, spesso èisolata e vive dolorosamente questa condizione. Si tratta di una tipologia disoggetti che raramente minaccia e commette violenza.
13. L’ultima categoria di offender è quella del c.d. corteggiatore incompetente, la cuifinalità è quella di stabilire una relazione sentimentale con la vittima. Si tratta, anchein questo caso, di una persona con scarse abilità sociali che non è in grado diaccettare il rifiuto alle sue avances maldestre; è quindi probabile che vittimizzi piùpersone anche contemporaneamente, spinto dal desiderio spasmodico di avere unacompagna (o compagno). Spesso il comportamento persecutorio non è peròprolungato nel tempo.Ad ognuna di queste categorie individuate in letteratura corrisponde un diversogrado di pericolosità, offrendo un utile frame di riferimento ai professionisti nellagestione del singolo caso concreto.Il riferimento normativo che punisce lo stalking in Italia è l’art. 612 bis, introdotto nelcodice penale dal D.L. 23.2.2009, n. 11, recante «Misure urgenti in materia di sicurezzapubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori». Èprevista una pena edittale da sei mesi a quattro anni. Perché effettivamente siconfiguri il reato di atti persecutori, sono necessarie tre condizioni fondamentali:1. La reiterazione degli atti a carico della vittima;2. Il fatto che questi atti generino paura e ansia costante nella vittima;3. Un cambiamento di abitudini di vita della vittima.Il reato è stato ideato dal Legislatore non slolo per punire condotte illecite giàverificatesi ma anche per evitare (con la prevenzione) che i comportamentipersecutori degenerino in episodi di violenza: la vittima può presentare richiesta didiffida all’Autorità di Pubblica Sicurezza che, su autorizzazione del pubblico ministeroe in presenza di condizioni che fanno ritenere fondato ed esistente il pericolo direiterazione delle condotte persecutorie, ammonisce l’offender di cessare lacondotta crminale.Inoltre, le pene edittali previste dall’art. 612 bis c.p. prevedono l’applicabilità di misurecautelari per l’indagato (come ad es. gli arresti domiciliari, la custodia cautelare incarcere e l’allontanamento dalla casa familiare con obbligo di versare una sommaper il mantenimento della vittima).Se l’avviso di cui sopra da parte dell’Atutorità di Pubblica Sicurezza non vienerispettato e se la vittima denuncia nuovamente lo stalker, il reato è perseguibiled’ufficio e la pena detentiva è aumentata fino a sei anni (la pena base è da sei mesi aquattro anni) così come è prevista una ipotesi aggravata se il fatto è commesso dalconiuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da unarelazione affettiva alla persona offesa.la pena è aumentata fino alla metà se la vittima è un minore, una donna in stato digravidanza o un portatore di handicap.il reato – nella sua forma non aggravata – è perseguibile a querela di parte con untermine di sei mesi per la valida proposizione (e non già di 90 giorni come nella“normale” querela).****In tutti i casi in cui un soggetto si rivolge ad un professionista per la tutela in sedepenale – e quantomai nel caso di una persona indagata o presunta vittima di stalkingo violenza sessuale - è assolutamente fondamentale la corretta impostazione delprimo colloquio con l’interessato per raccogliere le informazioni più adeguate a
14. delineare anche nei particolari i fatti così come si sono realizzati (e come sono statipercepiti dal soggetto).Il ricorso in questi casi al colloquio investigativo è di fondamentale importanza: sitratta di un’intervista strutturata eseguita con alcuni particolari accorgimenti(l’accoglienza della persona interessata, la descrizione dei luoghi, del tempo etc.)che consentono al soggetto di ricordare particolari che credeva dimenticati e/oininfluenti.Il colloquio è composto da diverse fasi che consentono la migliore esposizionedell’accaduto ovvero:1. l’accoglienza della persona in Studio e l’instaurazione di un rapporto di serenacortesia;2. la migliore comnprensione – per quanto possibile - delle caratteristiche caratterialisalienti della persona con la quale il professionista interloquissce e il suo ruolo nelladinamica del reato (vittima, offender, mitomane, persona psicologicamentedisturbata etc.);3. la possibile individuazione – nel caso del reato di stalking – della categoria piùprossima tra quelle sopra indicate teorizzate dalla letteratura;3. la descrizione libera della dinamica del fenomeno e dei singoli accadimenti;4. la rievocazione – con le opportune domande del professionista – di particolaridell’accaduto (tempo, luogo, persone presenti etc.);4. la descrizione del fenomeno in un ordine diverso da quella precedentemente giàresa (ad esempio partendo dalla fine);5. la proposizione di domande da parte del difensore atte a indagare i particolaridella descrizione già resa (in entrambe le modalità di cui sopra);6. il corretto, cortese e rassicurante commiato della persona intervistata.I contenuti da enfatizzare variano in base alla posizioni di vittima o di offender: nelprimo caso sarà necessario definire come il problema è cambiato nel tempo, lemetodologie messe in atto per gestire i comportamenti percepiti come persecutori ele emozioni generate nella persona. Se la persona invece è accusato del reato ilfocus dell’indagine sarà sulla presenza e l’entità dei rifiuti ricevuti e le reazioni ad essi,le modalità e i luoghi e la frequenza con cui i contatti sono avvenuti. Si tratta quindi dicomprendere se la percezione della vittima in relazione ai comportamenti agiti èreale o sproporzionata ovvero se esiste una condotta dolosa effettivamente messa inatto per spaventare e controllare la vittima o se si tratta, al contrario, di una distortapercezione da parte della stessa di atti e comportamenti che persecutori non sono.BIBLIOGRAFIA:Barsotti, A., e G. Desideri, (2011), Stalking. Quanto il rifiuto di essere rifiutati conducealla violenza, Milano, Ponte delle Grazie.Caldaroni, A., (2009), Stalking e atti persecutori, Roma, Edizioni Universitarie Romane.De Fazio, L., e C. Sgarbi, (2012), Stalking e rischio di violenza. Uno strumento per lavalutazione e gestione del rischio, Milano, Franco Angeli.ISTAT, (2007), La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia.Mullen, P.E., M. Pathé, e R. Purcell, (2008), Stalkers and their victims, Cambridge,Cambridge University Press.
15. La violenza in ambito domestico: il fenomeno, le statistiche, la difesa dei soggetticoinvolti e l’abuso” del reato per fini strumentali.Spesso il luogo in cui l’individuo si sente più protetto diventa invece fonte di minacciae di violenza; questo emerge dai casi di cronaca che riguardano episodi di violenzache si verificano all’interno delle mura casalinghe.Ma cosa si intende per violenza domestica?L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha formulato una definizione di questofenomeno nel 1996: “Ogni forma di violenza fisica, psicologica o sessuale cheriguarda tanto i soggetti che hanno, hanno avuto o si ripropongono di avere unarelazione intima di coppia, quanto soggetti che all’interno del nucleo familiare più omeno allargato hanno relazioni di carattere parentale e affettivo.”La violenza intrafamiliare vede principalmente come vittime le donne e iminori,storicamente categorie sociali deboli e per questo più a rischio. È evidente unaconnotazione sessuale del fenomeno, e per questo spesso si ricorre all’espressioneviolenza di genere abbinata al fenomeno della violenza domestica, enfatizzando ilconcetto che le vittime sono per lo più (ma non solo) donne o bambine. Laconnotazione sessuale del fenomeno è ricondotta al fatto che la violenza domesticaha come presupposto fondamentale l’abuso della posizione dominate dell’uomoall’interno del contesto relazionale domestico, ed è proprio questa dimensione chedà origine ad una serie di comportamenti penalmente rilevanti.La violenza domestica, intesa come violenza di genere, è stata oggetto di piùrilevazioni statistiche che hanno permesso di mettere in luce le connotazioni principalidel fenomeno. L’indagine ISTAT svoltasi nel 2006 e pubblicata nel 2007ha per oggettoprincipale la violenza subita dalle donne sia dentro che fuori dalla famiglia. Essamette in risalto come il numero delle donne tra i 16 e i 70 anni vittime di violenza fisicao sessuale nel corso della loro vita siano stimate in 6 milioni 743 mila.Il 14,3% delle donne intervistate ha subito almeno una volta nella vita violenza da unpartner o da un ex partner; è la violenza fisica la forma più ricorrente di violenza
16. domestica (12% dei casi). Gli atteggiamenti più frequenti che connotano ilmaltrattamento fisico consistono nello spintonare o strattonare la vittima (56,7% deicasi), nelle minacce di essere colpita fisicamente (52%) e nell’essere presa a calci o apugni e morsa (36,1%). Le vittime vengono anche aggredite anche conoggetti,coltelli e pistole e subiscono tentativi di ustione, strangolamento esoffocamento. La caratteristica peculiare della violenza domestica da parte delpartner è quella di essere nella maggior parte dei casi ripetuta nel tempo: infatti nel61, 7% dei casi essa non si riduce ad un solo episodio. Anche nel momento in cui allaviolenza fisica si abbina quella sessuale da parte del partner attuale, essa vieneripetuta nel tempo nel 91,1% dei casi. Gli atteggiamenti che connotano le aggressionisessuali da parte dei partner sono principalmente i rapporti sessuali forzati ocomunque percepiti come umilianti dalle vittime (70,5%). La tipologia più ricorrente dioffender è l’ex marito o l’ex convivente (22,4% dei casi); questa categoria è seguitadagli ex fidanzati (13,7%) e poi dai mariti, conviventi (7,5%) e fidanzati attuali (5,9%). Èproprio la violenza subita dall’ex marito che viene percepita come molto grave dallevittime (48,6%), mentre solo il 32 % delle intervistate considera il fatto subito come unreato. La percezione più diffusa è quella di aver subito un fatto grave, ma comunquenon un reato. Questo dato appare coerente con il fatto che solo il 7,3% delle violenzesubite nella vita dalle vittime sono state denunciate; nel caso delle violenze subite dalfidanzato attuale, nessuna delle rispondenti ha denunciato il fatto alle forzedell’ordine. Le violenze maggiormente denunciate sono quelle subite dagli ex mariti econviventi (17,8%).La tipologia vittimologica più colpita da episodi di violenza fisica infamiglia è quella delle donne separate o divorziate (45,6%), seguite poi dalle nubili(17,8%).In relazione a tale dato riferibile alle donne separate o divorziate, occorre però tenereben presente che non è raro il grave fenomeno della denuncia calunniosa presentata(per lo più ma non esclusivamente) a carico degli uomini per motivi strumentalidiversi da quelli tipici della repressione penale.Accade, invero, che nel corso di una separazione giudiziale travagliata venganopresentate alla Procura della Repubblica competente (come detrto, sia dalle donneche dagli uomini) delle notizie di reato del tutto infondate (o grandemente difformidalla realtà dei fatti) a carico della controparte al fine di “corroborare” e rafforzare lepretese avanzate avanti al Giudice Civile (sia in relazione ai figli minorenni che inordine al trattamento economico).Spesso la notitia criminis si riferisce a condotte violente quando a veri e proprimaltrattamenti in danno anche della prole.La giustizia penale, così, è utilizzata quale strumento per l’ottenimento – in sede civile– di quanto preteso.La difesa in tali casi è assai ardua ed è spesso necessario (se non fondamentale)attuare attente indagini investigative difensive atte a dimnostrare la infondatezza estrumentalità delle accuse avanzate.Tornando ai maltrattamenti domestici, la statistica citata ha anche specificato che lafascia di età più colpita da questo fenomeno è quella compresa tra i 25 e i 34 anni,con livelli di istruzione medio-alti (laurea e diploma); si tratta spesso di donne chesvolgono professioni dirigenziali, imprenditoriale o la libera professione (23,5%),immediatamente seguite da quelle in cerca di occupazione (20,7%) e dallestudentesse (17,9%). La violenza sessuale sembra essere più trasversale tranne nelcaso dello stato civile con il picco delle separate/divorziate.
17. La diffusione del fenomeno e la percezione della sua gravità vengono ancheindagate dalla ricerca condotta nel 2010 dalla Commissione Europea sulla violenzadomestica contro le donne. Per quanto riguarda il campione italiano, il 12% deirispondenti conosce qualcuno che ha usato violenza a una donna nella sua cerchiafamiliare o amicale, mentre il 16% conosce una donna vittima di violenza da parte difamiliari o amici. Gli episodi di violenza domestica vengono considerati inaccettabili esempre punibili con la legge nell’87% dei casi e quasi il 90%dei rispondenticonsiderano molto gravi episodi di violenza fisica e psicologica, più del 75% delcampione invece considera molto grave la violenza psicologica, la restrizione dellalibertà e la minaccia di atti violenti.È possibile trarre alcune conclusioni dall’analisi dei dati sopra esposti:• Si tratta di un fenomeno che risente della percezione sociale delle dinamichefamiliari, riscontrabile sia nella vittimologia, sia nella comprensione delle vittimedell’evento subito e nella conseguente scelta di denunciare o meno il reato.• Si tratta di un fenomeno multi-dimensionale che comprende sia aspetti fisici, quindievidentemente visibili, sia aspetti psicologici e deve la sua pericolosità al fatto diessere ripetuto nel tempo.• Si tratta di un fenomeno trasversale nella società, cioè indipendente da variabilicome istruzione e reddito; assume quindi importanza la relazione vittime-offender cheè quanto mai intima.La violenza domestica comprende in sé diverse tipologie di maltrattamenti ascrivibilialle categorie della violenza fisica, psicologica, sessuale e economica.Per violenza fisica si intendono tutti quei comportamenti volti a fare del male allavittima, nella maggior parte dei casi procurando lesioni visibili. Il danno fisico deveessere quindi procurato in modo non accidentale con il ricorso o meno ad oggetti.Sono ricompresi in questa categoria calci, pugni, schiaffi, morsi, scossoni violenti,bruciature, strangolamenti e soffocamenti che spesso danno origine a lesioni fisichevisibili e quindi alla necessità di cure mediche di emergenza.Sono ricompresi in questa categoria anche atti che hanno una dimensione dicontatto fisico con la finalità di mettere in soggezione e controllare continuamente lavittima (pedinamenti e molestie).La finalità di questi atteggiamenti è fare in modo che la vittima resti sotto lo strettocontrollo dell’offender; la reazione psicologica di chi subisce questo tipo di violenza èl’analisi continua del proprio comportamento al fine di evitare ogni situazione chepossa dare origine ad una reazione violenta.Dal un punto di vista penalistico, questi comportamenti ricadono nelle fattispecie dilesioni personali (ex artt. 582 e 583 c.p.), percosse (ex art 581 c.p.), maltrattamenti (exart 572c.p.) fino al tentato omicidio o all’omicidio (art 585 c.p.).La violenza psicologica comprende invece una serie di atteggiamenti intimidatori,vessatori e denigratori e tattiche di isolamento da parte dell’offender. Si tratta quindidi ricatti, insulti, ridicolizzazioni e colpevolizzazioni, isolamento e limitazionedell’espressione personale. Il contatto continuo e forzato con l’offender genera nellavittima una sensazione di non essere in grado di prevedere quello che le succederà.
18. Le conseguenze psicologiche sono la perdita della stima di sé e la colpevolizzazioneper la situazione vissuta; anche in questo caso la reazione comportamentale dellavittima è quella di compiacere l’abusante nella speranza di manifestare la suaadeguatezza, in una relazione completamente perversa. Nei casi più gravi si èverificata anche l’insorgenza di malattie mentali, abuso di sostanze, depressione esuicidio della vittima. Questa categorie è sicuramente più difficile da individuarerispetto alla precedente perché si tratta spesso di comportamenti subdoli.Si tratta tuttavia di atteggiamenti penalmente rilevanti, che possono dare origine aireati di ingiuria (ex art.594 cp),violenza privata (ex art.610 c.p.), minaccia (ex art.612c.p.), di lesioni se le violenze causano malattie del corpo e della mente (ex art.582 e583 c.p.), di maltrattamenti (ex art.572 c.p.) e di sequestro di persona nei casi più gravi(ex art.605 c.p.).La violenza economica è finalizzata ad impedire l’indipendenza finanziaria dellavittima da parte dell’offender. In questo modo quest’ultimo si garantisce il controllocompleto sulla vittima. Atteggiamenti finalizzati a questo scopo sono per esempioquelli che impediscono la ricerca di un lavoro o la gestione del denaro della vittima ela privazione di ogni responsabilità economica. Se la vittima è straniera, l’abusantepuò impedire la messa in regola con i documenti di soggiorno. Questo tipo diatteggiamenti emergono chiaramente quando la vittima decide di uscire dallarelazione maltrattante e sicuramente questo si connota come uno degli aspetti piùcomplessi della violenza subita. I reati che puniscono tali condotte sono la violazionedegli obblighi di assistenza familiare (ex art. 570 c.p.), così come i maltrattamenti infamiglia (ex art. 572 c.p.) e la violenza privata (ex art. 610 c.p.).Quando la vittima subisce violenze sessuali o la costrizione ad avere rapporti, aprostituirsi, a visionare materiale pornografico e a subire atteggiamenti sessualmenteconnotati percepiti come non graditi, l’offender mette in atto comportamentiascrivibili alla categoria della violenza sessuale. L’individuazione di questo tipo dicomportamenti è anche in questo caso difficile, a causa dei segni fisici di cui nonsempre resta traccia e per la reticenza delle donne alla denuncia; i reati chepuniscono queste condotte sono quelli di violenza sessuale (ex art. 609 c.p. e ss).La finalità del controllo su ogni aspetto della vita della vittima è propria di tutti icomportamenti di cui si compone la violenza domestica, ma spesso l’offender arrivaad accostarsi alla vittima anche con telefonate, sms, mail non volute, seguendola espiandola o sorvegliandone l’abitazione. Ancora, recapitando animali morti odanneggiando le proprietà della vittima. Questi atteggiamenti sono riconducibili allostalking e hanno una connotazione ossessiva e persecutoria, continuativi nel tempo egeneratori di una sensazione di terrore nella vittima. Questi comportamenticonfigurano il reato di atti persecutori (ex art 612 bis c.p.) introdotto nell’ordinamentoitaliano con il Decreto Legge 23 febbraio 2009, n. 11 (convertito in Legge 23 aprile2009, n. 38).Tale circolo di violenza può inoltre riguardare direttamente o indirettamente i minoriche vivono con l’offender. Anche i minori possono subire direttamente abusi fisici osessuali o essere vittime della c.d. violenza assistita: il fatto di assistere a delle forme diviolenza nei confronti di figure di riferimento genera una serie di traumi nel bambinoche se non adeguatamente diagnosticati e curati possono comprometterne ilcorretto sviluppo psicologico.
19. L’apparato sanzionatorio italiano non prevede un reato specifico di “violenzadomestica”, tuttavia, come osservato sopra, tutti i comportamenti che vengonomessi in atto nel contesto della violenza intrafamiliare sono riconducibili ad unaprecisa fattispecie penale come sopra evidenziato.Inoltre, alla Legge del 5 Aprile 2001, n. 154 ha disciplinato l’allontanamento delfamiliare abusante dal domicilio, evitando alla vittima di lasciare l’abitazione permettere fine alle violenze; sotto il profilo civile viene introdotto l’”ordine di protezionecontro gli abusi familiari”, con cui il giudice può disporre, oltre all’allontanamento daldomicilio, anche l’impossibilità per l’offender di frequentare luoghi abitualmentevisitati dalla vittima, l’intervento del servizi sociali o di un centro di mediazionefamiliare (se ritenuto necessario) e il versamento di una somma per le personeconviventi che dovessero rimanere prive dei mezzi di sussistenza a causadell’allontanamento derivato dalla violenza.Se, quindi, da un lato il sistema penale e civile si è dotato di riferimenti adatti pergestire e punire la violenza domestica, tale fenomeno ha ancora un grandissimonumero oscuro a causa delle resistenze culturali alla denuncia: il senso di vergogna, lapaura di non essere creduti e la convinzione che la famiglia sia un ambito privato einviolabile.Nel momento in cui le vittime decidono di denunciare la violenza subita, non èsemplice reperire gli elementi di prova che confermano quanto affermato dallavittima.Da questo punto di vista - così come nel caso di contrastare un’accusa strumentaleavanzata solo per l’ottenimento di migliori condizioni di separazione - assumonoun’importanza fondamentale le indagini difensive (introdotte nell’ordinamento dallalegge 7 dicembre 2000 n°397) gestite dall’avvocato difensore della persona offesa,che permettono di reperire gli elementi necessari prima dell’inizio del procedimentopenale.La complessità del fenomeno rende necessario un approccio il più possibile integratotra le forze dell’ordine, i legali e i Centri di Violenza che si occupano di questeproblematiche. Inoltre, da un punto di vista preventivo, sono stati elaborati diversiapprocci che mirano fondamentalmente a valutare i rischi di recidiva e di escalationdella violenza, insite nell’abitualità di queste condotte criminose.Queste metodologie consistono nel stimare quale può essere la probabilità che laviolenza subita si ripresenti, la sua natura, l’imminenza, l’intensità e la gravità deglieventi lesivi successivi al fine di evitare che questi avvengano.BIBLIOGRAFIA:Baldry A.C., (2008), Dai maltrattamenti all’omicidio. La valutazione del rischio direcidiva e dell’uxoricidio, Milano, Franco Angeli.Giordano E. A. e M. De Masellis, (2011), La violenza domestica. Percorsigiurisprudenziali,Milano, Giuffré Editore.ISPEL, (2008), Violenza domestica. Riflessioni, riferimenti e dati.ISTAT, (2007), La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia.Zanasi F.M., (2006), Violenza in famiglia e stalking. Dalle indagini difensive agli ordini diprotezione, Milano, Giuffré Editore.
20. Lo Stalking. La corretta applicazione e l’abuso.Il reato di stalking è stato inserito nel nostro codice penale con la legge n. 11 del 23febbraio 2009.In realtà il codice lo riporta all’art. 612 bis con la derubricazione di “Atti persecutori”.Effettivamente – anche dal punto di vista strettamente tecnico – l’innovazione hacolmato una lacuna che da anni affliggeva il codice ed a causa della quale diversefamiglie piangono giovani vittime quasi prevalentemente di sesso femminile.Antecedentemente all’innovazione, invero, i reati di molestie, ingiurie e minacce(ovvero quelli che principalmente erano realizzati dallo stalker) non permettevanol’applicazione di alcuna misura cautelare e prevedevano delle condanne(addirittura in certi casi solo pecuniarie) che certamente erano del tutto insufficienti arappresentare un deterrente per il persecutore.Le stesse Forze dell’Ordine ed i Giudici, il più delle volte, non potevano che assisterepraticamente inermi allo stillicidio quotidiano a cui era sottoposta la vittima che nonriusciva ad uscire dal tunnel della persecuzione nemmeno presentando denuncequerele a ripetizione.
21. Non a caso il delitto in questione richiama immediatamente il caso non infrequentedell’amante che assoggetta a vessazione quotidiana la ex compagna o, comunque,la donna verso la quale dirige la sua totale e totalizzante attenzione.Il più delle volte lo schema è effettivamente questo e molti tra gli operatori dellagiustizia lo qualificano come delitto di genere poiché la vittima è al 90 – 95% dei casiuna donna ed il carnefice è quasi sempre l’ex compagno.La condotta materiale che realizza il reato è estremamente varia: pedinamenti,telefonate, appostamenti, regali non desiderati, bigliettini lasciati al lavoro a casa osull’auto, messaggi ripetuti su fb, e mail ossessive, fino ad arrivare a minacce di morte,ingiurie, percosse, lesioni ed altro sia dirette verso la vittima oppure agite nei confrontidei suoi cari, amici o conoscenti.Tutte azioni che sono in grado – per la loro invasività e ripetitività – di ingenerare nellavittima, ansia, paura stato continuo di stress costringendola a mutare il proprio stile divita ed abitudini.Il reato è punito severamente (nel caso base da sei mesi a quattro anni di reclusione)e sono previsti pesanti aumenti di pena se il persecutore è l’ex marito o compagnodella vittima o se è agito nei confronti di un minore.Il delitto è procedibile a querela (e questa è una particolarità poiché l’iniziativa nonpuò di regola essere di ufficio come per la violenza sessuale) ma il termine perproporla validamente è di sei mesi dall’ultimo fatto (e non già di tre mesi).La pena edittale permette oggi di applicare eventualmente allo stolker una misuracautelare (ad esempio la custodia in carcere) ma sono previsti dal Legislatore anchealtri meccanismi per la pronta dissuasione del persecutore.Invero: la persona offesa, prima di sporgere la querela, si può rivolgere (anche tramite undifensore) alla Polizia o ai CC e chiedere che il persecutore venga ammonito. Aseguito della richiesta l’istanza è trasmessa al Questore che – assunte le necessarieinformazioni – potrà convocare il soggetto segnalato redigendo un verbale con ilquale lo avverte di interrompere la sua condotta molesta e di rispettare le norme dilegge: se l’ammonito persevera, le pene in caso di condanna sono più severe; a seguito dell’ammonimento il reato non è più perseguibile a querela ma di ufficio(ovvero al di là di una iniziativa di parte della vittima);Tuttavia, è importante segnalare che il reato di atti persecutori non è applicabile soloe solamente nel caso di soggetti che hanno intrattenuto una relazione sentimentale.Il Legislatore non pone alcun limite e l’art. 612 bis c.p. rappresenta oggi unafattispecie che tutela potenzialmente tutti coloro che sono vittime di comportamenticompulsivi, ripetuti e gravi agiti al fine o con la conseguenza di ingenerare nellavittima stress, ansia o paura (si pensi ai casi di rapporto di vicinato gravementedeteriorati).***
22. Se da un lato l’intervento del Legislatore è del tutto coerente con la necessità diassicurare una fattiva tutela in casi in cui precedentemente la vittima soccombeva,non si può non segnalare che a volte tale istituto viene applicato in maniera fintroppo “disinvolta” colpendo soggetti (ad esempio uomini abbandonati dalla propriacompagna senza troppe spiegazioni e dopo una serena e duratura relazionesentimentale) che in maniera sostanzialmente civile cercano diriconquistare/contattare l’ex amante.Ed ecco allora che le richieste di spiegazione, l’attesa per una sera sotto casa dallaquale si è dovuti andare via una volta cessata la coabitazione e l’invio di un paio dimazzi di fiori, vengono interpretati con un eccesso di zelo che trasforma la fine di unarelazione d’amore piuttosto frequente in un procedimento penale.In questi casi – ovviamente (lo ripetiamo poiché la riflessione non venga fraintesa)deve trattarsi di condotte assolutamente non violente e sporadiche tipiche solo di untentativo di riallacciare i rapporti e nulla più – chi ha bisogno di un bravo difensore èproprio colui che viene denunciato.Lo Studio si occupa di assistenza tecnica sia nel caso di vittime del reato di attipersecutori (anche nella fase dell’ammonimento) sia di coloro che sono indagati pertale reato.La difesa deve spesso essere contraddistinta da grande celerità, chiarezza ecompletezza onde garantire alla parte assistita (sia persona offesa che denunciato)la pronta tutela della sua posizione trattandosi il più delle volte di soggetti fino a quelmomento del tutto estranei ad esperienze giudiziarie.La violenza sessuale. Gli spetti rilevanti del reato. Il contesto concreto della difesa el’approccio (anche) medico-legale.Il reato di violenza sessuale è sicuramente uno dei reati più gravi previsti dal nostrocodice penale; preso atto, peraltro, anche delle diverse (e numerose) fattispecie dicui agli artt. 609 bis e ss c.p. (tra le quali si annoverano ad esempio la violenzasessuale di gruppo e diverse ipotesi di pedofilia).
23. La gravità del reato ha – giustamente – un diretto riverbero anche sulla massimariprovevolezza morale che tale fatto reato suscita spontaneamente edimmediatamente nell’opinione pubblica soprattutto quando le vittime sono soggettiminori pre-impuberi.Ed effettivamente, la violenza sessuale nella maggioranza dei casi, produce terribiliconseguenze sulle vittime sia sul piano fisico che, soprattutto, su quello psicologico.In tale quadro, bisogna anche sottolineare che l’indagato incolpato di fattiobbiettivamente percepiti come aberranti e intollerabili anche dal punto di vista del“sentire comune” è esposto al rischio di gravissime pene e fin dall’inizio delprocedimento penale (ovvero anche durante la fase delle indagini preliminari) correanche il serio pericolo di essere penalizzato nell’esercizio del suo costituzionale dirittodi difesa proprio perché un’ipotesi di un reato così grave (sotto diversi punti di vista e,quindi, non solo giuridico) è indubbiamente una pregiudiziale impossibile da nontenere in considerazione (basti pensare che l’indagato per un reato sessuale posto instato di custodia cautelare è tenuto separato da coloro che sono ristretti per reatic.d. comuni) nlla pianificazione ed attuazione della linea di difesa per l’assistito.In tali casi il difensore – con un approccio tecnico assolutamente dovuto per i doveriistituzionali e deontologici che regolano e sanciscono l’attività dell’avvocato – hal’imperativo morale e giuridico di tutelare con il massimo impegno, solerzia edattenzione i diritti del cliente proprio perché a fronte di una ipotesi di reatoassolutamente grave, maggiore è il rischio che i diritti dell’incolpato siano lesi.Peraltro, bisogna sempre tenere presente che non è assolutamente raro che ilsoggetto indagato sia effettivamente innocente.In ogni caso, anche qualora fosse colpevole, egli è titolare di diritti assolutamenteinviolabili che la Costituzione e l’ordinamento giudiziario riconoscono ad ognicittadino (indagato o meno che sia e, ovviamente, anche se colpevole).Vorrei in questa sede riportare fedelmente un articolo credo di grande importanzacomparso a pagina 117 del volume “Scienze forensi teoria e prassi dell’investigazionescientifica” edito da UTET (2009 – 2010) a cura del Dott. Massimo Picozzi e del Dott.Alberto Intini; articolo a firma del Dott. Andrea Gentiluomo e della Dott.ssa CristinaCattaneo.Si tratta di una analisi attenta, precisa e completa del reato di violenza sessuale siadal punto di vista generale che da quello dell’inqudramento giuridico.Articolo che rappresenta un importante punto di riferimento – a giudizio di chi scrive –per la comprensione del reato in parola e utile quale spunto per un’analisi ragionatadelle possibili linee difensive (anche a tutela della persona offesa).Si riporta integralmente il passo citato:“I reati a sfondo sessuale pongono una complessa serie di problemi a tutti coloro chesi trovano a dover affrontare una delle varie sfaccettature della questione.E’ evidente che un’aggressione sessuale ha implicazioni molteplici che riguardano ilcontesto ove si è sviluppata (familiare o extra familiare), le specificità soggettive dellavittima (nella relazione con l’aggressore, con il suo ambiente di vita), le conseguenzesulla salute della vittima stesse e anche le conseguenze giudiziarie dell’episodio chenecessariamente interferiranno con tutti gli altri assi sommariamente richiamati.
24. Ne deriva che ogni intervento che l’episodio di violenza rende necessario devenecessariamente integrarsi con tutti gli altri, dovendosi necessariamente tenere contoprimariamente delle complesse esigenze della persona vittima dell’aggressione.(…)Anche se le esigenze di cura, da intendere in senso ampio, devono essere l’obiettivoprimario dell’intervento, le questioni di natura giudiziaria (nelle loro caratterizzazioniinvestigative e probatorie) sono nondimeno rilevanti, richiedendo una chiaraimpostazione in generale delle questioni in modo da poter pianificare le indaginicliniche secondo procedure idonee a dare la massima probabilità di acquisire, sepresenti, informazioni e materiali utili per una soddisfacente conclusione dellavicenda processuale.In questa prospettiva, è necessario chiarire subito che la violenza sessuale non è unadiagnosi medica.Anche se l’esame clinico della vittima può permettere di acquisire elementi divalutazione rilevanti per l’assoluzione giudiziaria del problema, proprio perché lavittima è simultaneamente il testimone privilegiato della vicenda e, per così dire,l’elemento centrale della scena del crimine. In ogni caso, pur con cospicue limitazionicautele, le rilevazioni medico-forensi e biologiche possono avere riflessi importantisull’esito delle indagini dei giudizi, di modo che si tratta di una possibilità che, fattesalve le esigenze sanitarie generali, non può essere tralasciata.IL CONTESTO GIURIDICOÈ opportuno richiamare in sintesi i profili codicistici che costituiscono ovviamente losfondo entro il quale narrare gli interventi medici a finalità giudiziaria.L’art. 609 bis c.p. (violenza sessuale) stabilisce che “ chiunque, con violenza ominaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire attisessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni alla stessa pena soggiacechi induce taluno a compiere o subire atti sessuali: 1) abusando delle condizioni diinferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto; 2) traendo ininganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona…..”.La 609-ter c.p. prevede varie circostanze aggravanti della violenza sessuale,identificate come segue: “… 1) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni14; 2) con l’uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altristrumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa; 3) dapersona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato dipubblico servizio; 4) su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertàpersonale; 5) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni 16 della quale ilcolpevole sia l’ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore. La pena è dellareclusione da 7 a 14 anni se il fatto è commesso nei confronti di persona che non hacompiuto gli anni 10 …”.L’articolo 600-quater c.p. (Atti sessuali con minorenne) definisce le sanzioni percontatti sessuali al di fuori dell’ipotesi di violenza, minaccia o abuso di autorità (cfr art.609 bis) nei seguenti termini: “… soggiace alla pena stabilita dall’articolo 609 bischiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali conpersona che, al momento del fatto: 1) non ha compiuto gli anni 14; 2) non hacompiuto gli anni 16, quando il colpevole sia l’ascendente, il genitore, anche
25. adottivo, o di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, dieducazione, di istruzione, di vigilanza di custodia, il minore è affidato o che abbia,con quest’ultimo una relazione di convivenza.Al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 609 bis, l’ascendente, il genitore, ancheadottivo, o il di lui convivente, o il tutore che, con l’abuso dei poteri connessi alla suaposizione, compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni 16, èpunito con la reclusione da tre a sei anni….”.Rammentiamo qui che il medesimo articolo stabilisce che: “…non è punibile ilminorenne che, al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 609 bis, compie attisessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni 13, se la differenza di età tra isoggetti non è superiore a tre anni…..”.In sostanza, si possono individuare aspetti distinti suscettibili di valutazione biomedica,in particolare:– quelli relativi all’elemento oggettivo del reato, riguardanti quindi le tracce delcontatto sessuale;– quelli riconducibili alle circostanze del reato, relativi cioè alle tracce di costrizionefisica oppure connessi alle condizioni di inferiorità fisica o psichica;– attinenti alle eventuali ipotesi di aggravamento, quali l’uso di armi di sostanzealcoliche, la cotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesividella salute della persona offesa;– quelli relativi all’identificazione dell’aggressore.Un’ultima avvertenza si rende necessaria.La tipologia di eventi è assai composita, ma dobbiamo necessariamente distingueredue campi essenziali, quello cioè relativo a fatti coinvolgenti soggetti prepuberi equelli che vedono coinvolte vittime post-puberi.Fatte salve le inevitabili aree di sovrapposizione ed eventi del tutto particolari, persolito la situazione delittuosa che vede coinvolti soggetti pre-puberi è caratterizzatada lunga durata nel tempo, si realizza in ambiti familiari o a questi prossimi oassimilabili, vede coinvolti atti sessuali caratterizzati da una potenzialità di lesionetissutale molto limitata e, quasi sempre, non comporta una penetrazione vera epropria. In queste condizioni, la ricerca di una traccia del contatto sessuale sul corpodella vittima assume una evidente centralità probatoria, ma, disgraziatamente, eassai infrequente, poter rilevare segni chiaramente interpretabili (…).Nel caso del soggetto post-pubere, l’evento delittuoso per solito costituisce unacircostanza isolata, anche quando si inserisce in un contesto socio ambientalepersonale multi problematico anche in queste evenienze, peraltro, moltofrequentemente l’aggressore è persona nota alla vittima, di modo che lo stereotipodello sconosciuto che aggredisce e scompare deve essere di molto ridimensionato.Chiaramente, ciò si riflette sulle esigenze probatorie specifiche, nel senso che puòdivenire meno determinante il rilievo clinico biologico in senso ampio, nel momento incui non è in discussione se sia avvenuto un rapporto sessuale, ma se questo fosse
26. esente da violenza, nelle varie declinazioni che la giurisprudenza ha dato il concettogenerale, o estraneo a un’induzione a carattere abusivo”.LAW FIRM DE LALLAVia Francesco Sforza 19-20122 MilanoTel : 02.784003Fax :02.36567455info@studiolegaledelalla.itVAT 03244880963

References: art. 335
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art.594
 art.610
 art.612
 art.582
 art.572
 art.605
 art. 570
 art. 572
 art. 610
 art. 609
 art.609