Source: https://cgdroma.wordpress.com/
Timestamp: 2019-10-17 21:17:26+00:00

Document:
cgdroma | Coordinamento Genitori Democratici di Roma
scuola / genitori…un rapporto difficile?
« L’‟Europa sa e ha sempre saputo aprirsi ai nuovi arrivati. Nel corso degli ultimi cinquant‟anni vi è sempre stato in Europa un posto in cui persone diverse perché provenienti da un altro continente si sono nondimeno sentite a casa propria. L‟Europa era e deve restare sempre un continente aperto». Vaclav Havel
E se questo succede vuol dire che tanti, tantissimi genitori italiani sanno quanto siano importanti i principi di rispetto dell’altro, di solidarietà, di integrazione, li hanno insegnati ai loro figli e vogliono che li abbiano sempre a mente perché così si diventa cittadino del mondo, così si potrà ottenere il rispetto anche dei propri diritti!
alla Sindaca di Roma Raggi e a tutti i Presidenti dei Municipi di Roma, chiedendo loro di proporre ai Consiglio Comunale e ai Consigli Municipali un Ordine del Giorno a sostegno di questa Legge, perché la reale integrazione e una convivenza rispettosa si attuano anche attraverso fatti politici concreti che partendo dalle Istituzioni pubbliche diventano esempio importante per tutti i cittadini .
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(RIFLESSIONI SUL TEMA da parte del CGD)
Già dalla metà degli anni ’90 nel nostro Paese si parla di questo fenomeno: il bullismo. Sono stati costruiti fiumi di dibattiti, tavole rotonde, progetti e tuttavia eccoci ancora davanti a un’emergenza inarrestabile: all’attenzione al bullismo “comune” dobbiamo senz’altro aggiungere quella al cyberbullismo, fenomeno drammaticamente portato alla ribalta dai fatti di cronaca che hanno riguardato anche azioni mirate di prepotenza online ai danni di molti ragazzi e ragazze, con particolare accanimento nei confronti della disabilità e dell’omosessualità.
Da un lato assistiamo spesso ad una sottovalutazione degli episodi da parte degli adulti: i genitori non accettano di vedere il proprio figlio come un bullo e trasformano in “ragazzata” eventi che invece possono creare, in chi li subisce, gravi danni psicologici e/o fisici . Accade anche che la scuola , pur di non infilarsi nel ginepraio di una riflessione profonda sulla gestione della relazione nell’ambito della classe, preferisca, come dire, giudicare un bullo come un ragazzino, o una ragazzina, vivace e tendente all’aggressività.
In realtà la risposta a come prevenire certi fenomeni credo si possa trovare proprio nell’osservazione e nella correzione del modello comportamentale adulto che quotidianamente propiniamo ai nostri ragazzi e ai nostri bambini.
Veniamo da qualche decennio, almeno due, in cui tutto ciò che afferisce anche vagamente alla affermazione di valori come la democrazia, la legalità, la solidarietà, il senso civico, l’etica, viene diluito in una gelatina informe di parole anziché essere quotidianamente praticato. Una deriva in cui il ruolo educativo dell’adulto corre su due binari paralleli: da un lato le regole verbali, dall’altro l’esempio comportamentale molto scollato dalle regole che si pretende di trasferire nel percorso educativo.
Dunque la riflessione su come prevenire il bullismo e il cyberbullismo va fatta proprio sui modelli di riferimento che il mondo adulto trasferisce ai ragazzi. L’attualità è piena di episodi di sopraffazione verso il prossimo, pensiamo alla violenza di genere dilagante, all’avversione per l’altro, il diverso, l’omosessuale, lo straniero, al senso di non sopportazione, agli apprezzamenti spesso espressi in famiglia o a scuola che i ragazzi quotidianamente ascoltano, alla TV che propina modelli di riferimento legati al successo a tutti i costi, al possesso del potere e del danaro che di quel potere è la linfa e a come questi messaggi siano percepiti dai giovani.
I nostri figli in questo bombardamento ci vivono immersi fino alla gola. E si sentono di aderire a un modello e di conformarsi perfettamente ad esso se cercano di farsi spazio in qualsiasi modo tra pari a proprio beneficio, perché così fan tutti. Da piccole trasgressioni quotidiani all’affermazione del proprio volere calpestando la libertà o la dignità dell’altro il passo è davvero breve. Entrare nelle case della gente per riproporre un modello di rispetto della “cosa comune”, dell’etica, del valore della condivisione e dell’inclusione è compito che spetta alla politica e ai provvedimenti severi che essa dovrebbe assumere in primo luogo verso se stessa; e poi all’interno della scuola sarebbe necessario un intervento di gestione della relazione tra ragazzi e tra ragazzi e adulti, volto a ricollocare valori, ruoli e posizioni .
Un intervento di questo tipo è possibile solo con l’attivazione reale del patto scuola famiglia che non può e non deve essere ridotto alla firma di un documento da assolvere come un obbligo formale.
E’ attraverso la sensibilizzazione dei genitori, veicolata da un’informazione e una comunicazione puntuale ed efficace, che passa con grande fatica e pazienza il messaggio di quanto importante sia una comunità educante, che coopera e cerca sintesi e non contrapposizioni. Ed è attraverso una formazione dei docenti puntuale e costante sotto il punto di vista psicopedagogico che le dinamiche di una classe possono essere gestite.
E a quei genitori che hanno come prima e unica preoccupazione quella relativa alla quantità di nozioni apprese o a quanto e come si sono alimentati i propri figli, chiedo di fare lo sforzo di soffermarsi su quanto sia importante la capacità di relazionarsi, di comprendere dove finisce il proprio spazio e inizia quello altrui, di saperlo rispettare quello spazio anche se è occupato diversamente dal nostro, di saper ascoltare , di sapersi mettere in discussione e di saper sopportare una frustrazione senza che questa ci travolga e ci impedisca di ritentare. E ancora ai genitori, ai docenti e agli adulti tutti, che hanno il difficile compito di educatore, vorrei poter chiedere, quando si trovano davanti a un episodio di bullismo o di cyberbullismo, di non sminuirlo, di sanzionarlo ma anche di provare a fornire una chiave di lettura che restituisca al bullo la percezione della gravità dell’atto commesso ma anche la prospettiva di poter intraprendere una nuova strada, quella di un comportamento pro sociale, che liberi anche lui da un vissuto sbagliato e non gratificante.
Per finire, è dunque “solo” riappropriandoci in pieno del ruolo di educatori, quello che i nostri ragazzi ci convocano inascoltati così spesso a ricoprire, che potremo restituire ai bulli e alle loro vittime il diritto a un’infanzia che forse, in qualche modo, gli stiamo negando.
DOCUMENTO DEL CGD NAZIONALE : LA “NOSTRA” BUONA SCUOLA…
Confermiamo la nostra assoluta convinzione che sia indispensabile ripensare nel suo insieme al sistema scuola, sostenuti da una consultazione ampia di tutti gli attori del sistema formativo e da una diffusa condivisione degli obiettivi.E’ certamente necessaria una rivoluzione culturale a livello pedagogico e di metodologia didattica, di formazione delle professionalita’ e figure legate all’insegnamento, di organizzazione, di implemento della partecipazione democratica e della valutazione. Una riforma che renda efficace il percorso formativo e lo metta al passo con i tempi, i linguaggi e la mission costituzionale della scuola che, oggi, appare confusa e incerta. Proprio questa convinzione ci induce a rilevare una serie di affermazioni che non fanno sistema e rischiano di rendere ancora più frammentato e confuso il percorso della scuola pubblica, così come si evince dagli intenti enunciati dalla Ministra.
COMUNICATO STAMPA COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI CGD ROMA: UNO SGOMBEROSELVAGGIO DI PROFUGHI E RIFUGIATI , TRA I QUALI MOLTI BAMBINI
Per questo il CGD Roma chiede con forza alle istituzioni centrali, regionali e comunali che siano immediatamente attivati provvedimenti per risolvere l’emergenza umanitaria che si è venuta a creare insostenibile ed inaccettabile !
Il Coordinamento Genitori Democratici – Roma a.p.s., intende esprimere con forza la propria ferma opposizione contro l’indifferenza manifestata delle Istituzioni competenti, amministrazione capitolina in primis, verso la gravissima situazione di degrado e pericolo in cui sono costretti a vivere i minori, figli di richiedenti asilo, a seguito dello sgombero forzoso dallo stabile occupato di Via Vannina, perpetrato da disposizioni della Sindaca di Roma, Virginia Raggi.
Quando una societa’ che si proclama civile consente che i piu’ fragili siano costretti a vivere in strada, in situazioni di disagio e pericolo, nel Paese che avrebbe dovuto accoglierli perche’ in fuga da orrori di varia natura, quella societa’ ha fallito e tradisce i principi fondamentali del rispetto dei diritti umani. Ancor peggio se, come in questo caso, sono messi a rischio la salute e l’incolumita’ delle bambine, dei bambini.
Chiediamo dunque che la Sindaca e la Giunta capitolina, riportino al centro della loro attenzione il diritto all’infanzia di tutti i minori che vivono nel comune di Roma e che intraprendano azione concrete di contrasto alla poverta’ e di solidarieta’, anche attraverso il sostegno concreto delle realta’ di volontariato che da anni accolgono e supportano le fasce piu’ fragili della popolazione.
Apprendiamo con sconcerto la notizia dei maltrattamenti subiti da bambini di pochi mesi in un nido abusivo, scoperto stamattina dalla Polizia nel quartiere Prenestino di Roma.
I fatti gravissimi delle lesioni fisiche e psicologiche subite dai bambini in tenerissima età, obbligano le istituzioni competenti a mettere in campo tutte le forze possibili per garantire in sicurezza un servizio essenziale di sostegno alla genitorialità che, purtroppo, risulta ancora insufficiente, carente e troppo oneroso. Circostanze queste, che possono facilmente indurre le famiglie a rivolgersi a realtà non confacenti alle esigenze economiche, formative e assistenziali necessarie o, come in questo caso, addirittura abusive.
Auspichiamo un severo intervento da parte della Magistratura nei confronti di chi immagina che si possa lucrare negando o addirittura ledendo i diritti fondamentali dell’infanzia e della persona e chiediamo un intervento istituzionale per arrivare ad una inversione di tendenza a garanzia della qualità del servizio nell’interesse dei piccoli utenti e delle loro famiglie.
Si è concluso il progetto del CGD Nazionale e di Roma , finanziato dal MIUR, “Cittadinanza digitale – Reputazione in rete“.
Grande partecipazione per la presentazione dei bellissimi lavori dei ragazzi di 4 scuole secondarie di primo grado di una rete romana elaborati in 7 mesi di attività di formazione e di lavoro di gruppo . La premiazione ai 70 ragazzi peer educator e alle classe terze coinvolte è stata emozionante per tutti i presenti!. Grazie alle nostre docenti, ai Dirigenti scolastici e agli insegnanti di ogni scuola referenti del progetto per i risultati conseguiti!
La violenza sulle donne è diventata un dramma sociale , che investe le vittime, i figli spesso testimoni passivi di efferati atti di crudeltà e la società tutta.
Noi del Coordinamento Genitori Democratici parteciperemo alla manifestazione del 26 novembre per dire basta , per chiedere con forza il rispetto della parità di genere , per riaffermare il ruolo determinante della scuola se si vuole intervenire in termini di cultura e prevenzione.
E a proposito di prevenzione ci risulta incomprensibile la recente campagna RAI sul tema che mette in campo dei bambini. Alla fatidica domanda “ cosa farai da grande?” E dopo le risposte che si susseguono con il consueto candore, appare una bimba , bella e bionda come da copione consolidato, che non dichiara i suoi sogni ma una “terribile” consapevolezza del suo futuro come vittima di azioni violente da parte del partner.
Ci domandiamo a chi vuole rivolgersi questa campagna d’ informazione e quale sia l’obiettivo che intende raggiungere; utilizzando in modo non appropriato l’innocenza di bambini, non fa altro che confermare stereotipi attraverso una presunta e triste consapevolezza di una futura donna rispetto a ciò che l’attende!
Nel chiedere alla RAI di sostituire da subito lo spot utilizzato, ribadiamo che sono gli adulti e le Istituzioni tutte che hanno l’obbligo di intervenire a difesa dei diritti e delle libertà lese, con determinazione e senza incertezze.
Se dobbiamo pensare ai bambini allora non dimentichiamo e sosteniamo i più di 1500 minori orfani che hanno assistito al dramma della loro famiglia, affidati ai parenti nel migliore dei casi, senza nessun sostegno psicologico o economico seriamente organizzato.
IL CGD di Roma : Di nuovo sulla questione mense scolastiche….
La sentenza della Corte d’Appello del Tribunale di Torino – che ha sancito nel giugno scorso il “diritto” dei bambini di consumare il cibo portato da casa durante l’ora di mensa scolastica – sta producendo, dove è stata applicata, i suoi nefasti effetti; già si prevedono espansioni ed analoghe conseguenze in altre località nazionali.
Non possiamo ignorare che tali effetti vadano a compromettere di fatto il “diritto” di fruire di un tempo scuola “pieno” che garantisce l’ora di refezione condivisa e uguale per tutti , pedagogicamente rilevante ai fini dell’educazione alimentare e della socializzazione.
Gravissimo il fatto che tale sentenza trascuri completamente il discrimine che può derivare dal confronto di pasti diversi per costo, modalità di preparazione, scelta nutrizionale. Inaccettabile, infine, risulta il disinteresse per le norme igienico sanitarie vigenti in materia di somministrazione di cibo nei luoghi pubblici, ancor più grave poiché si tratta di scuole e di minori.
Per non parlare delle difficoltà – organizzative e non solo- che l’applicazione della sentenza rappresenterà per le scuole: non si potrà davvero garantire la mancanza di contaminazione dei cibi, la loro corretta conservazione, la possibilità di un consumo occasionale da parte di chi, per motivi di salute (allergie, celiachia, etc), o di credo religioso o ragioni personali diverse, non è nella condizione di poter consumare determinati alimenti.
Il CGD Roma nell’auspicare una accelerazione e un buon esito del ricorso in Cassazione che il Miur dovrebbe depositare entro il 3 novembre – per cercare di annullare l’esito della sentenza – , chiede comunque una presa di posizione chiara dei livelli Istituzionali centrali e locali; sarà importante attivare una adeguata informazione anche nei confronti dei genitori che possa far comprendere l’importanza di non precludere comunque un diritto delle bambine e dei bambini di avere accesso ad una refezione equa, equilibrata, sicura, condivisa e paritetica, nel rispetto di tutte le norme sanitarie, vigenti in materia, e delle leggi sulla scuola che garantiscono il tempo pieno e, all’interno di esso, quello formativo specificatamente dedicato alla refezione.
Noi genitori del CGD ci impegneremo per la difesa di questi principi e convinzioni!.
NON DIFENDERE I BAMBINI, QUALSIASI SIA LA LORO PROVENIENZA, E’ UNA VERGOGNA DELL’UMANITA’
il CGD è l’associazione che difende i diritti di tutti minori e la Scuola pubblica delle pari opportunità !
CONGRESSO NAZIONALE DEL 6/7/8 NOVEMBRE – I DOCUMENTI SONO NELLA PAGINA INIZIATIVE
DOCUMENTO INCONTRO DEL CGD CON I RAPPRESENTANTI GOVERNATIVI PRESSO IL MIUR SU: DELEGA O/6
E’ scientificamente provato che le disuguaglianze nei percorsi educativi e lavorativi da adulti, sono imputabili in larga misura ad opportunità educative, cognitive, socio-emozionali e fisiche, che si acquisiscono – o vengono a mancare – nei primissimi anni di vita.
Nel 2014 non vi è stato nessun impegno dello Stato per sostenere i servizi educativi per i bambini in età 0/3 anni, se si eccettua l’intervento a sostegno delle “sezioni primavera” , e si
registra una grave questione “meridionale” nella distribuzione dei servizi rivolti alla prima infanzia. In generale i nidi – ancora servizi a domanda individuale – sono estremamente carenti : disponibili per 1 bambino su 4 nel centro-nord e per meno di 1 bambino su 10 nel mezzogiorno
Siamo ben lontani da quanto la Commissione europea stabilisce nella definizione della strategia per il 2020 in cui oltre a definire la soglia del 33% di inserimento dei bambini nelle strutture educative 0-3 ci chiede di garantire a tutti servizi di “alta” ed “elevata” qualità.
L’adozione di una legge di tutto il settore educativo nella fascia di età 0/6 , che definisca i Livelli essenziali quantitativi e qualitativi assume pertanto particolare carattere d’urgenza in un momento di crisi economica che si ripercuote drammaticamente sia sulle risorse delle famiglie sia sulla capacità degli enti gestori di garantire un’offerta educativa di qualità.
I principi che il CGD ha sostenuto, anche nell’essere stato promotore della Legge di Iniziativa Popolare 0-6 del 2007, rimangono validi anche oggi; è infatti necessario che la legge garantisca:
Inoltre, visto il sempre più consistente ricorso a strutture non statali per l’erogazione dei servizi, è necessario indicare con chiarezza che i LEP devono essere considerati requisiti indispensabili per l’accreditamento dei servizi e per il riconoscimento della parità delle scuole dell’infanzia non statali.
Finora le politiche per l’infanzia, in Italia, pur se inserite nell’ambito delle politiche sociali, non hanno avuto uguali opportunità di sviluppo sul territorio nazionale; ciò ha determinato effetti diversificati legati alle scelte dei Comuni e delle Regioni piuttosto che dello Stato.
che il nido d’infanzia non sia più “servizio a domanda individuale” e che il suo accesso sia diritto riconosciuto a tutti i bambini e bambine;
Individuazione di una figura istituzionale (ad esempio Garante per l’Infanzia) che abbia competenza di controllo e sanzionatoria nei confronti degli enti inadempienti sulla costituzione di nidi d’infanzia a seguito di fondi ad essa dedicati.
E’ arrivato il momento di decidere da che parte stare!
Il COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI Onlus aderisce con convinzione alla Marcia degli Scalzi dell’11 settembre perché tutte le bambine e i bambini diventino davvero “sconfinati”, liberi, capaci di essere cittadini del mondo a pieno titolo .
Condividiamo e ci impegniamo perché siano attuati i quattro punti ispiratori della marcia:
4. creazione di un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di DublinoInvitiamo tutti i nostri iscritti a promuovere la marcia ovunque sia possibile e a parteciparvi.
…. SULLA LEGGE 107/2015. Il percorso impegnativo del CGD.
DOCUMENTO CGD- INCONTRO MIUR DEL 29 SETTEMBRE 2015-SUL TEMA:
“DIRITTO ALLO STUDIO”
Riteniamo allarmante il dato che emerge in Italia sulla dispersione scolastica, peraltro in continuo aumento; è di gran lunga superiore alla media europea e ben lontano dal target del 10% fissato dall’Unione Europea per il 2020.
Il motivo del basso tasso di scolarizzazione nel nostro Paese va senz’altro ricercato nella discriminante economica e sociale che tutt’ora costituisce lo scoglio maggiore per garantire a tutti il diritto fondamentale e inalienabile dell’accesso all’istruzione, sancito dalla nostra Costituzione.
Dovremmo quindi chiederci come garantire ai nostri figli il livello di democrazia e di giustizia sociale nell’accesso alle opportunità educative, in che misura il sistema formativo pubblico dovrebbe garantire eguaglianza ed equità, superando il gravame delle condizioni familiari e socio- culturali di partenza, ed anche quali siano gli interventi più urgenti da attivare per consentire una inversione di tendenza.
Per sostenere un reale diritto allo studio occorre probabilmente e prima di tutto mettere al centro dei processi sociali ed economici l’apprendimento e la conoscenza.
Esprimiamo perplessità e preoccupazioni rispetto alla scelta di affidare ad una delega governativa l’impianto normativo che dovrà regolare questo istituto in quanto non ci risultano chiariti, nella legge 107, i mezzi di copertura necessari per l’adozione dei relativi decreti legislativi.
Chiediamo quindi di avere idonee garanzie in tal senso, ritenendo che sia imprescindibile prevedere un forte investimento finanziario, anche attraverso un fondo nazionale specifico, se si vuole affrontare adeguatamente il dramma dell’abbandono scolastico.
Le Regioni, dalla riforma del titolo V, hanno assunto la competenza esclusiva in materia di diritto allo studio ma, in carenza di un quadro normativo nazionale, si sono mosse in modo disomogeneo, con interventi inadeguati, spesso per mancanza di risorse economiche, seguendo una logica “assistenzialistica” ben lontana dall’adempimento di un obbligo istituzionale a garanzia di un diritto.
Per questo auspichiamo che vengano fissati sul “diritto allo studio” linee guida nazionali lasciando comunque alle istituzioni locali gli aspetti gestionali ed organizzativi necessariamente connessi alle diverse realtà territoriali.
Andrebbe anche previsto un sistema integrato di borse di studio – da concedere attraverso nuovi meccanismi ISEE – e una fitta rete di servizi sul territorio che garantiscano orientamento nei percorsi formativi e agevolazioni sui consumi culturali e sulla mobilità.
Agli EE.LL. e alle Regioni deve essere concessa necessariamente una deroga al patto di stabilità sul versante dell’istruzione e della formazione; assistiamo ogni giorno a tagli dei servizi che fanno capo a tali istituzioni : trasporti scolastici, spese di funzionamento, riscaldamento – che spesso costringono le scuole ad adottare la settimana corta, scomparsa dei mediatori scolastici e culturali – essenziali per l’inserimento dei ragazzi stranieri – riduzione del personale educativo assistenziale- comunale e provinciale – per disabili….); tali disagi spesso modificano l’assetto della scuola e mettono di fatto in crisi l’esercizio del diritto allo studio.
A proposito di deroghe e servizi territoriali un inciso: non è possibile consentire in uno stato civile che qualche bambino venga escluso dal servizio di mensa perché non pagante.
Si intervenga, se necessario, con un fondo ad hoc. La mensa è un momento educativo importante ma ancor di più è un diritto quando l’orario scolastico è prolungato e rappresenta per molti bambini l’unico pasto completo della giornata. Questo se vogliamo soffermarci sulla povertà e su ciò che ne deriva: esclusione sociale e povertà educativa.
Per concludere aggiungiamo che, come genitori, abbiamo più volte chiesto interventi immediati almeno su quei settori di spesa che gravano sulle famiglie: sui libri di testo la partita è sempre aperta.
L’Osservatorio del Miur sui libri di testo è stato sostituito da circolari che individuano un tetto di spesa per vari ordini di scuola. Il sistema è risultato facilmente aggirabile con i testi “consigliati” che fanno comunque lievitare la spesa. L’adozione del libro digitale non ha comportato un contenimento dei costi e non ci convince neanche il libro autoprodotto dalla scuola : risulta un Bignami che non aiuta il ragazzo a stimolare lo spirito critico derivante dalla consultazione di più testi. Chiediamo quindi il ripristino dell’Osservatorio, utile luogo della concertazione per tutti i soggetti interessati.
Infine la dotazione libraria cui provvedono i Comuni e Regioni per i meno abbienti arriva sempre più tardi, con grave danno per i ragazzi coinvolti.
Documento CGD Incontro MIUR del 7 ottobre 2015 su :
“Inclusione degli studenti con disabilità”
L’ integrazione scolastica degli alunni con disabilità costituisce un punto di forza del nostro sistema educativo.
Riflettendo sull’efficacia ed efficienza del modello italiano, risulta evidente la necessità di una ricontestualizzazione all’interno del quadro politico, economico e culturale attuale, pena la perdita anche dei valori che lo hanno ispirato, non solo dal punto di vista normativo, ma soprattutto pedagogico.
Inoltre, il modello inclusivo non può rimanere una prerogativa della scuola, ma va collocato all’interno di un sistema sociale che necessita di essere educato o rieducato ad accogliere le differenze perché ancora molto gravi sono le discriminazioni, le ingiustizie e le prevaricazioni subite dalle persone disabili.
Il cammino dell’integrazione, concetto introdotto nel 1977, all’inclusione, concetto diventato oggi l’obiettivo del sistema scolastico si è rivelato non privo di contraddizioni.
di individuare ed applicare indicatori di struttura, di processo e di risultato sulla qualità dell’inclusione nelle scuole e nelle singole classi, relativi alla partecipazione degli alunni con disabilità alle attività didattiche ed extrascolastiche , alla tempestiva predisposizione e realizzazione del PEI e all’accesso a percorsi formativi e al lavoro dopo la scuola;
di attuare corsi per la formazione obbligatoria iniziale e in servizio degli insegnati curriculari in tema di disabilità; di garantirne la qualità attraverso verifiche dei requisiti dei formatori; di predisporre meccanismi volti a salvaguardare la continuità didattica per gli alunni con disabilità;
di attuare la tempestiva assegnazione di assistenti alla comunicazione e al trasporto e di definire i requisiti per la loro qualificazione.
Le 32 associazioni esprimono un netto dissenso sull’ultimo passaggio parlamentare
CGD NAZIONALE- DOCUMENTO CONSEGNATO ALL’ AUDIZIONE DEL 27 MAGGIO 2015
Domani, 7 maggio, le 32 Associazioni dell’Appello “La Scuola che cambia il Paese” saranno di nuovo in Parlamento. Dopo il grande successo dello sciopero il disegno di legge deve cambiare profondamente!
IL CGD ADERISCE ALLO SCIOPERO DEL 5 MAGGIO
Le associazioni che hanno sottoscritto l’appello al Parlamento “La scuola che cambia il Paese”, il 5 maggio parteciperanno alla mobilitazione nazionale, proclamata dai sindacati della scuola, ciascuna con le proprie modalità, per diffondere i contenuti dell’Appello e sensibilizzare l’opinione pubblica. Il disegno di legge deve e può cambiare.
La scuola che cambia il paese :
Appello al Parlamento di 32 associazioni nazionali – anche il CGD – in rappresentanza della società civile( aprile 2015)
AUDIZIONE CGD Nazionale DEL 17.03.15
VII COMMISSIONE CAMERA E SENATO – SUL DISEGNO DI LEGGE
DISPOSIZIONE IN MATERIA DI AUTONOMIA SCOLASTICA, OFFERTA FORMATIVA, ASSUNZIONI E FORMAZIONE DEL PERSINALE DOCENTE, DIRIGENZA SCOLASTICA, EDILIZIA SCOLASTICA E SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA
Il Coordinamento Genitori Democratici, in quanto tale, intende focalizzare la propria attenzione su tematiche strettamente attinenti alla gestione della scuola, alla sua governance e alle politiche inerenti la formazione e la valutazione degli studenti e degli alunni. Pertanto si lascia alla competenza sindacale e alle associazioni di categoria l’analisi degli aspetti strettamente attinenti al percorso professionale e giuridico dei docenti e dei Dirigenti Scolastici.
La lettura del disegno di legge su “la buona scuola” evidenzia che ben diciassette deleghe, su temi portanti della riforma, sono eccessive e ci inducono a grande preoccupazione sul progetto complessivo e sulla sua mancata collocazione nella sede legislativa consona ad un’analisi approfondita dell’articolato. Dispiace sottolineare, ancora una volta, la totale assenza di una proposta di riordino dei cicli che non è, a nostro avviso, più rinviabile.
Rileviamo inoltre come tutto l’impianto si poggi sulle nuove competenze assegnate alla dirigenza che restituiscono una visione accentratrice del sistema scuola in antitesi con le forme di collaborazione, solidarietà, co-progettazione che la scuola italiana aveva già sperimentato e di cui si sente ancor di più il bisogno.
Capo II art. 2 punto 9
“Il piano triennale è elaborato dal dirigente scolastico, sentiti il collegio dei docenti e il Consiglio d’Istituto … omissis….” si rileva la piena contraddizione con il capo II art. 3 DPR 275/99 tutt’ora vigente: “il piano dell’offerta formativa è elaborato dal Collegio dei docenti sulla base degli indirizzi generali per le attività della scuola e delle scelte generali di gestione e di amministrazione definiti dal Consiglio di Circolo o di Istituto, tenuto conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni, anche di fatto, dei genitori e, per le scuole secondarie superiori, degli studenti. Il Piano è adottato dal Consiglio di Circolo o di Istituto”.
La triennalità del Piano sembra essere più legata alla durata del contratto della dirigenza che non alle varie esigenze didattiche, organizzative e formative, alla variegata composizione economica e culturale dei territori e alla richiesta di flessibilità imposta dalla continua rimodulazione per accorpamento e dimensionamento delle autonomie scolastiche.
La nuova articolazione professionale del dirigente sollecita una necessità di chiarezza sulla governance della scuola: essa è affidata in modo assolutamente riduttivo ad una delega governativa mentre, nel profondo convincimento che la scuola sia presidio di democrazia, è ineludibile rafforzare la rappresentatività paritetica di tutti gli attori della relazione educativa, nucleo fondamentale della relativa corresponsabilità.
Capo II art. 3 punto 1
L’istituzione del “curriculum dello studente” esige chiarimenti sulle finalità e modalità di utilizzo, sui fruitori e sul rispetto dei dati in esso contenuti. Solleva inquietudine la prospettiva di un distorto utilizzo dei curricula.
Capo II art.3 punto 2
Il disposto affida ancora una volta al solo dirigente una miscellanea di elementi: la valorizzazione del talento alla secondaria, i finanziamenti e le sponsorizzazioni, le scelte di insegnamenti opzionali, le attività culturali e sportive e di volontariato degli studenti. Una tale concentrazione di potere decisionale non garantisce linearità, trasparenza delle procedure, pari opportunità e qualità dei risultati.
Capo II art. 4 punti 6
Si rileva con favore l’incremento dell’esperienza dell’alternanza scuola – lavoro. Tuttavia il dettato :” gli studenti, a partire dal secondo anno dei percorsi di istruzione secondaria di II grado possono svolgere periodi di formazione in azienda attraverso la stipulazione di contratti di apprendistato …. Omissis… confligge con l’obbligo scolastico di istruzione fino a sedici anni e con la vigente legislazione sul lavoro minorile.
Capo II art. 4 punto 8
In riferimento alla scelta delle imprese da parte del dirigente scolastico, si richiede la stesura di linee guida nazionali in merito ai requisiti previsti per le stesse.
Capo IV art. 14
L’istituzione del Portale Unico dei dati della scuola, gestito dal MIUR è uno strumento prezioso di informazione e scambio. Proponiamo che debba essere prevista al suo interno una banca dati dei genitori impegnati negli organi collegiali, nel rispetto delle procedure di legge previste in materia di tutela della privacy e di trasparenza. Tale contenitore sarà uno strumento utile di formazione/informazione sulle buone prassi educative, aperto anche, su richiesta, alle associazioni di genitori e studenti accreditate al MIUR.
Capo V art. 15
La prevista cessione del 5 per mille alle singole istituzioni scolastiche, rischiando di determinare una disparità di risorse e di opportunità, non può essere indirizzata ad una singola scuola prescelta ma agli Enti Territoriali competenti che provvederanno, attraverso procedure di massima trasparenza, ad una ripartizione equa. Il sistema deve comunque prevedere una perequazione nazionale.
Capo V art. 16
La possibilità di fruizione di crediti di imposta per le aziende che intendano sostenere le istituzioni scolastiche, per le finalità indicate nell’articolo, è valutata positivamente. L’impegno economico delle imprese deve tuttavia essere limitato a importi prefissati stabiliti da linee guida nazionali che debbono tener conto anche di necessari interventi perequativi al fine di evitare disparità di opportunità tra scuole sostenute direttamente e non. Imprescindibile la coerenza delle provvidenze erogate con gli obiettivi del Piano dell’offerta Formativa dell’istituzione scolastica e con il vaglio e l’approvazione del Consiglio di Istituto.

References: sentenza 
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 art. 2
 art. 3
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 art. 4
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 art. 14
 art. 15
 art. 16