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Timestamp: 2019-10-19 07:28:40+00:00

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"Sospensione" della prescrizione dopo il primo grado di giudizio - Diritti e Consumatori
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La riforma entrerà in vigore dal 1 Gennaio 2020
Dal 1 Gennaio 2020 entrerà in vigore la Legge n 3 del 2019 sulla interruzione del termine della prescrizione dopo la sentenza di primo grado nel processo penale. “Il corso della prescrizione rimane altresì sospeso dalla pronunzia della sentenza di primo grado o del decreto penale di condanna fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o dell’irrevocabilità del decreto di condanna” è questa la modifica dell’art. 159 del codice penale che entrerà in vigore. Ciò vuol dire che una volta che ci sia stata una sentenza o un decreto penale relativa ad un processo penale di primo grado, il processo potrà durare all’infinito ma dovrà per forza giungere ad una decisione, senza più potersi dichiarare la fine del processo per intervenuta prescrizione del reato. Non è dato comprendere perchè il Legislatore abbia usato il termine ” sospeso” visto che il termine della prescrizione non potrà più decorrere.
Dopo la decisione di primo grado, ci sarà sempre una sentenza
Quando un processo penale si conclude per prescrizione è evidente che il sistema giustizia complessivamente organizzato ha fallito. I motivi di questo fallimento possono essere diversi e attribuibili a varie situazioni o a varie figure. Dopo la pronuncia di primo grado lo Stato giungerà in ogni caso a conclusione dell’accertamento penale iniziato, non vi sarà più la possibilità di basare strategie processuali sull’ottenimento della prescrizione e i casi nei quali ci saranno mancate condanne a causa dell’inefficienza degli uffici giudiziari certamente diminuiranno. Sono in molti a sostenere che con questa riforma il problema della aumento del processi non sia vero, o meglio che ciò non sarà vero nel lungo periodo. Ciò in quanto l’imputato una volta condannato nel processo di primo grado, sapendo di non poter sfruttare i termini di prescrizione opterà per scelte diverse dalle ulteriori impugnazioni o da strategie difensive finalizzate al decorso del tempo.
Rischio di ulteriore allungamento dei termini dei processi, giusto che un cittadino possa subire l’esercizio dell’azione penale senza termine?
La prescrizione può essere determinata dalla lunghezza delle indagini del Pubblico Ministero, dalla inefficienza dei singoli uffici giudiziari o del sistema giudiziario nel suo complesso. Chi viene sottoposto ad un procedimento penale non può subire anche gli effetti della disorganizzazione del sistema anche per ciò che concerne l’indefinibilità dei tempi entro i quali può essere sottoposto a processo senza la previsione di un termine. Con la riforma un imputato potrebbe attendere per l’esito del suo processo anche all’infinito, se c’è stata una sentenza di primo grado, i tempi del processo saranno definiti dal sistema nel suo complesso e lo Stato potrà processare un cittadino, teoricamente, anche per sempre. Ci rendiamo conto che quel che descriviamo è un paradosso, ma potrebbe accadere in astratto e ciò non è degno di un paese civile. Un termine deve esserci sempre, non si può pensare di risolvere il problema della durata dei processi eliminando la prescrizione. Il problema della lunghezza dei processi si risolve aumentando il numero dei magistrati, il numero del personale di cancelleria, attraverso la formazione e il continuo aggiornamento del personale e dei sistemi utilizzati, e monitorando con criteri logici il numero degli avvocati. Se i processi non fossero così lunghi il problema della prescrizione non si porrebbe. Il numero dei processi da celebrare nei tribunali Italiani aumenterà sensibilmente specie quelli in appello. Dopo la pronuncia di primo grado gli appelli degli imputati giudicati colpevoli dovranno essere celebrati fino alla fine, inoltre aumenteranno anche gli appelli delle procure nei confronti degli imputati assolti in primo grado. Inevitabilmente aumenteranno anche i ricorsi per cassazione. Da ciò si deduce come questa riforma potrebbe comportare un ulteriore allungamento dei tempi dei processi. I numeri ci dicono che un processo penale su quattro che arriva al secondo grado di giudizio cade in prescrizione. Ciò vuol dire un ingente aumento di lavoro per giudici, personale giudiziario ed avvocati.
Aumentare magistrati e personale giudiziario risolverebbe gran parte dei problemi della giustizia italiana.
Come al solito ci viene da dire noi italiani dobbiamo sempre esagerare. Ci sono stati processi nei quali la prescrizione dichiarata successivamente al primo grado di giudizio hanno lasciato l’opinione pubblica molto colpita. Tuttavia interrompere completamente la prescrizione dopo il primo grado di giudizio potrebbe determinare diversi problemi. La prima cosa che noi vogliamo sottolineare è questa: la prima emergenza della giustizia italiani è la lunghezza dei processi, nel penale precediamo soltanto Malta, tutti gli altri paesi ci mettono meno di noi per celebrare un processo penale ( nel civile andiamo ancora peggio) Come si risolve questo atavico problema? E’molto semplice lo Stato deve mettere più risorse per assumere magistrati e personale giudiziario e per formare i dipendenti attuali. Rileviamo che i tempi dei processi mutano da Tribunale e a tribunale e la causa è ricercare nelle inefficienze organizzative e alla mancanza di preparazione del personale. Se i processi fossero veloci il problema della prescrizione non si porrebbe in alcun modo se non in alcuni casi singolari. Il paradosso è che la sospensione della prescrizione dopo il primo grado potrebbe far aumentare il problema numero uno della giustizia italiana ossia la lunghezza dei processi. Ciò accadrà inevitabilmente senza l’adeguamento del personale. Se lo stesso personale attuale deve celebrare un quarto dei processi in più nel grado di appello è evidente che i tempi dei processi complessivamente aumenteranno e il sistema sarà ulteriormente ingolfato.
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