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Timestamp: 2020-08-13 15:19:59+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 31854 del 10/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31854 del 10/12/2018
Cassazione civile sez. II, 10/12/2018, (ud. 11/04/2018, dep. 10/12/2018), n.31854
sul ricorso 1095-2016 proposto da:
M.N., in proprio e quale legale rappresentante p.t. della
società El Bacaro s.a.s., e B.C., in proprio e quale
legale rappresentante p.t. di Play World s.a.s., elettivamente
dell’avvocato Riccardo Riedi, e rappresentati e difesi dall’avvocato
Fabio Pinelli;
avverso la sentenza n. 1278/2015 della Corte d’appello di Venezia,
Generale Dott. PEPE Alessandro che ha chiesto il rigetto del
– il presente giudizio trae origine dall’opposizione proposta da B.C., in proprio e quale legale rappresentante di “Play World s.a.s.” e da M.N., in proprio e quale legale rappresentante pro-tempore di “EL Bacaro s.a.s. di M.N.” avverso la ordinanza-ingiunzione con cui, sulla base del verbale di contestazione della guardia di finanza elevato il 27/7/2011, era stato contestato, rispettivamente, a B.C. la violazione dell’art. 110 t.u.l.p.s. per avere installato e concesso l’uso presso il pubblico esercizio denominato (OMISSIS)” del quale è legale rappresentante pro-tempore M.N., tre apparecchi da intrattenimento non conformi alle previste prescrizioni dell’art. 110, commi 6 e 7 privi di nulla osta di messa in esercizio e in mancanza dei requisiti cui al decreto interdirettoriale dell’8 novembre 2005 e della L. 27 dicembre 2006, art. 1, comma 50 avente giochi a led rulli virtuali ruotanti; con la medesima ordinanza si contestava a M.N. di avere concesso l’uso presso il pubblico esercizio suddetto, in qualità di titolare dello stesso, denominato del quale è titolare, dei medesimi tre apparecchi;
– il tribunale adito rigettava l’opposizione e gli opponenti proponevano gravame presso la Corte d’appello di Venezia, che, tuttavia, veniva respinto con sentenza n. 1278 del 26/05/2015;
– la corte osservava poi che la dedotta duplicazione della sanzione inflitta al B. non era stata contestata con l’opposizione sicchè costituiva doglianza nuova, comunque infondata, e respingeva pure la censura riguardante l’asserita eccessiva afflittività della sanzione, comminata nei massimi;
– la cassazione della sentenza d’appello è stata chiesta da B.C. e M.N., in proprio e nelle qualità già sopra enunciate, con ricorso notificato il 28.12.2015 all’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato-Ufficio Regione del Veneto e Trentino Alto-Adige ed articolato sulla base di tre motivi;
– parte intimata non ha svolto attività difensiva;
– si deve dare preliminarmente atto della notificazione del ricorso alla parte personalmente e non al suo procuratore, con conseguente nullità della notificazione sanabile ex art. 291 c.p.c., comma 1 (cfr. Cass. 15236/2014; id.24450/2017);
– nondimeno, ritiene il collegio di dare applicazione all’orientamento già affermato nella sentenza delle Sezioni Unite civili n. 26373 del 3/11/2008 secondo il quale il rispetto del diritto fondamentale ad una ragionevole durata del processo (derivante dall’art. 111 Cost., comma 2 e dagli artt. 6 e 13 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali) impone al giudice (ai sensi degli artt. 175 e 127 c.p.c.) di evitare e impedire comportamenti che siano di ostacolo ad una sollecita definizione dello stesso; in particolare, reputa il collegio che l’esame delle doglianze sottoposte dai ricorrenti ne evidenzi l’insuperabile inammissibilità, così giustificando la mancata assegnazione di un termine per la rinnovazione della notifica;
– passando alla specifica disamina delle singole censure – e dando così meglio conto della decisione appena esposta – con il primo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 del R.D. n. 773 del 1931, art. 110 (t.u.l.p.s.) che, diversamente da quanto sostenuto nella sentenza gravata, non si ritiene applicabile alla fattispecie concretamente accertata, dovendosi, invece, ritenere applicabile la direttiva 2000/31/CE per essere in presenza di giochi promozionali per i quali non sono previste vincite in danaro e non è possibile convertire i crediti accumulati;
– la doglianza è inammissibile perchè essa non denuncia una violazione di legge da parte della sentenza gravata, quanto, in sostanza, la illegittimità della conclusione di merito, l’inquadramento normativo dato ai dispositivi rinvenuti nella sala giochi oggetto del controllo da parte della guardia di finanza;
– ad avviso del tribunale prima e della corte poi, si trattava di apparecchi che consentivano il gioco d’azzardo (disciplinati dall’art. 110 t.u.l.p.s.) e non l’attività di promozione dell’e-commerce, regolati dalla direttiva Europea sopra richiamata, come sostenuto dagli opponenti ed appellanti;
– ebbene, nel caso di specie, i ricorrenti censurano la valutazione delle risultanze di causa, affermando che i dispositivi in oggetto consentirebbero l’acquisto di beni e servizi su internet ed al contempo non consentirebbero la riscossione di alcuna vincita, così facendo, prospettano una censura sulla valutazione delle risultanze di causa incompatibile con il vizio di legge;
– con il secondo motivo si censura la sentenza gravata per violazione e falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. 150 del 2011, art. 6, comma 11 per difetto di motivazione e di idonee risultanze probatorie poichè, ad avviso dei ricorrenti, queste ultime avrebbero dovuto far scaturire l’accoglimento dell’opposizione in applicazione del principio in forza del quale il giudice accoglie l’opposizione quando non vi sono prove sufficienti della responsabilità dell’opponente;
– con il terzo motivo si deduce, infine, la violazione e falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 dell’art. 110, comma 9, lett. c) e d) t.u.l.p.s. per avere la sentenza impugnata comminato al ricorrente B. due diverse sanzioni per la medesima violazione, senza alcuna risultanza probatoria concreta;
– il motivo è inammissibile perchè non si confronta con le ratio decidendi adottate sul punto dalla corte territoriale, la quale ha, dapprima, rilevato la novità della contestazione sollevata per la prima volta in appello e, poi, comunque esaminandola, l’ha respinta;
– ha, in particolare, riconosciuto l’errore materiale della doppia ripetizione della lett. c) dell’art. 110 cit., inidonea, tuttavia, ad inficiare la contestazione correttamente descritta nell’ordinanza;
– inoltre, ha ricostruito come, per la parte relativa al B., egli sia stato sanzionato e con riferimento alla lett.c) (che sanziona la distribuzione o l’installazione o l’uso di dispositivi non rispondenti alle caratteristiche dei commi 6 e 7 e nelle disposizioni amministrative richiamate) e con riferimento alla lett. d) (che sanzione la distribuzione o l’installazione o l’uso di dispositivi in difetto dei titoli autorizza tori previsti dalle disposizioni vigenti);
– ebbene, parte ricorrente non contesta la prospettata novità della questione e poichè la sentenza è sorretta sul punto da due ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, ne consegue che l’omessa impugnazione di quella relativa alla novità rende inammissibile, per difetto di interesse (cfr. Cass. 3386/2011;id. 22753/2011; id.18641/2017), la censura relativa all’infondato dubbio sulla duplicazione della sanzione;

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 art. 291
 Cass. 
 sentenza 
 art. 110
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 sentenza 
 sentenza 
 Cass.