Source: https://www.laleggepertutti.it/88092_notifica-nulla-se-equitalia-non-dimostra-cosa-cera-nella-raccomandata
Timestamp: 2018-02-21 13:28:32+00:00

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Notifica nulla se Equitalia non dimostra cosa c'era nella raccomandata
Lo sai che? Notifica nulla se Equitalia non dimostra cosa c’era nella raccomandata
Ai fini della notifica l’Agente per la riscossione deve dare prova di qual era l’effettivo contenuto del plico con l’asserita cartella esattoriale.
Facilissimo ottenere l’annullamento delle notifiche di Equitalia semplicemente contestando il contenuto della raccomandata a.r. che l’Agente per la riscossione sostiene di aver spedito al contribuente. E infatti, secondo un orientamento della Cassazione che sta via via solidificandosi e che proprio ieri ha avuto l’ennesima conferma [1], in caso di opposizione del contribuente, il mittente deve dare prova di cosa ci fosse dentro la raccomandata a questi spedita. Insomma, una prova “a posteriori” assolutamente difficile per l’Esattore, tenuto conto che la spedizione delle cartelle esattoriali non avviene con il sistema della “raccomandata senza busta”, così come invece dovrebbe essere per evitare facili contestazioni.
Cosa c’è dentro la busta della raccomandata? Lo sa solo chi l’ha imbustata, chiusa, sigillata e spedita. Così, se il destinatario vuole mettere in difficoltà il mittente, asserendo di aver ricevuto un plico con contenuto diverso dalla cartella di pagamento, scarica l’onere della prova su quest’ultimo.
Già a febbraio e marzo di questo stesso anno, la Suprema Corte aveva fornito due identiche sentenze (leggi “Notifiche: il mittente deve provare il contenuto della raccomandata”) [2]. È vero: non sempre i giudici di primo grado sono propensi ad accogliere questo tipo di censure, ma in ultimo grado c’è chi, invece, dà ragione al contribuente. E, a torto o ragione, non si può certo dire che per Equitalia, in tali ipotesi, le cose si mettano bene.
Insomma, per dirla in breve, secondo tale interpretazione è sempre onere del mittente fornire la dimostrazione dell’esatto contenuto del plico raccomandato, anche nel caso in cui la contestazione sia solo “pretestuosa”; in difetto di ciò, la notifica non può considerarsi valida.
[1] Cass. ord. n. 9533 del 12.05.2015.
[2] Cass. sent. n. 2625/15 dell’11.02.2015. Cass. sent. n. 4482/15 del 5.03.2015. Cass. sent. n. 24031/2006.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, ordinanza 15 aprile – 12 maggio 2015, n. 9533
La CTR di L’Aquila ha respinto l’appello di C.M., appello proposto contro la sentenza n. 123/01/2011 della CTP di Pescara, che aveva già respinto il ricorso della parte contribuente relativo ad avviso di intimazione (notificato il 2.9.2010) derivante dall’omesso pagamento di somme portate da una cartella di pagamento asseritamente notificatagli il 23.4.2007, avviso che il contribuente aveva impugnato (tra l’altro) sull’assunto di non avere mai ricevuto la notifica dell’anzidetta cartella.
La CTR -dopo avere dato conto che il contribuente contestava la validità della notifica sia per essere stata effettuata direttamente da Equitalia senza interposizione dell’ufficiale di riscossione o del messo notificatore, sia perché Equitalia non aveva versato in atti copia della cartella di pagamento, che non può essere sostituita dal deposito degli estratti di ruolo- ha evidenziato che la previsione dell’art.26 comma 1 è da interpretarsi nel senso che la notificazione può essere effettuata anche a mezzo di lettera raccomandata a/r, ed essa si ha per avvenuta alla data indicato nell’avviso di ricevimento, sì che non necessita redazione di relata di notifica, salvo l’onere di conservazione per cinque anni della matrice o copia della cartella o dell’avviso di ricevimento. L’omesso deposito della cartella, perciò, doveva considerarsi irrilevante perché l’obbligo della sua conservazione è considerato dalla legge “alternativo” all’obbligo di conservazione dell’avviso di ricevimento, e cioè in relatione con la tipologia (alternativa anch’essa) della notificazione prescelta.
Il ricorso – ai sensi dell’art.380 bis cpc assegnato allo scrivente relatore- può essere definito ai sensi deIl’art.375 cpc.
Ed invero, con il primo motivo di impugnazione (improntato alla violazione dell’art.26 del DPR n.602/1973, dell’art.112 cpc, degli artt. e ss della legge n.890/1982 e dell’art.2697 cod. civ.) la parte ricorrente si duole del fatto che il giudicante del merito abbia omesso di considerare che -“pur essendo in presenza di una relata di notifica da parte dell’Ufficiale della riscossione …. nessun valido documento è stato prodotto da Equitalia dal quale possa per tabulas affermarsi che la suddetta relata di notifica si riferisca ad una determinata cartella di pagamento”, appunto perché la relata non costituisce prova dell’effettivo contenuto della cartella di pagamento notificata, della quale cartella Equitalia non aveva prodotto la copia in suo possesso. D’altronde, non poteva sostenersi che l’avviso di ricevimento della raccomandata n. 12712133459-4 attestante una notifica ex art. 140 cpc effettuata a novembre 2007 sia attinente alla relata della notifica effettuata il mese precedente, atteso che nella stessa relata non era riportato il numero della raccomandata, né il riferimento al ricorrente, ma anzi un indirizzo di notifica diverso da quello del ricorrente medesimo.
Va anzitutto evidenziato che non appare accoglibile l’eccezione di inammissibilità del ricorso proposta dalla parte controricorrente che evidenzia che la notifica di quest’ultimo è stata effettuata presso la sede di Equitalia (in Pescara) e non presso il procuratore costituito nei precedenti gradi di giudizio, avv. C.I.: non vi è infatti (nella ricostruzione dei fatti processuali di cui la parte controricorrente è onerata) elemento alcuno che consenta di intendere che Equitalia fosse costituita con il predetto difensore nei precedenti gradi di giudizio, siccome dalla sentenza di appello prodotta dalla parte ricorrente risulta invece che Equitalia non fosse costituita a mezzo di difensore in quel grado.
Quanto al merito, non è pacifico ciò che nella specie di causa si è verificato e cioè se la cartella è stata notificata dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge (come assume parte ricorrente e conferma la parte avversaria, evidenziando che il giudice di appello ha equivocato sulla modalità della notifica, traslando in questo processo le considerazione valide per altri coevamente discussi) ovvero se la società Concessionaria ha provveduto -in applicazione della seconda parte del primo comma del menzionato art.26- a notificare la cartella di pagamento con invio diretto della raccomandata postale.
Ciò che mette conto comunque di evidenziare è che – quale che sia il caso- l’onere di fornire la dimostrazione della corrispondenza tra atto notificato ed atto invocato in giudizio compete a chi ha interesse ad invocarne l’efficacia, nella specie di causa, appunto Equitalia (tanto che, infatti, il menzionato art.26 ultimo comma la onera della conservazione quinquennale della cartella o della ricevuta di notifica, in relazione a quale delle diverse procedure sia stata prescelta).
Nel secondo caso l’avviso di ricevimento della raccomandata (alla stregua di qualunque atto pubblico) fa fede esclusivamente delle circostanze che ivi sono attestate, tra le quali non figura certamente la certificazione circa l’integrità dell’atto che è contenuto nel plico e men che meno la certificazione della corrispondenza tra l’originale dell’atto e la copia notificata.
Anche nell’ipotesi in cui fosse vero l’assunto del giudicante, perciò, sarebbe stato comunque onere del mittente il plico raccomandato fornire la dimostrazione del suo esatto contenuto, sicché, in difetto di ciò, il presupposto dell’avvenuta notifica della cartella non avrebbe di certo potuto considerarsi raggiunto (in termini si veda Cass. Sez. 6-5, Ordinanza n. 18252 del 30/07/2013; Cass. Sez. L, Sentenza n. 24031 del 10/11/2006).
Dovendosi però considerare fondata la ricostruzione di parte ricorrente (perché convalidata ex adverso) non resta che concludere nel senso della fondatezza della censura di extrapetizione (difetto di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato), non potendosi considerare quella resa dal giudicante (il quale ha pure argomentato nel senso del “raggiungimento dello scopo” senza neppure dire quale sarebbe lo scopo che la contestata notifica ha raggiunto, non risultando che sulla cartella di cui trattasi sia mai stata discussa alcuna causa di opposizione) una pronuncia posta in coerente correlazione con le censure di appello, appunto perché fondata sull’equivoco nel quale il giudicante sembra essere incorso nel ricostruire il thema decidendum.
Non resta che concludere che la sentenza impugnata merita cassazione e che la questione dovrà tornare al giudice del merito, in funzione di giudice del rinvio, affinché questo tomi ad esaminare le questioni devolute, previo rinnovo del!’esame della questione concernente la notifica dell’atto prodromico, nella corretta luce in cui deve intendersi proposta.
che la relazione è stata notificata agli avvocati delle parti; che non sono state depositate conclusioni scritte, né memorie; che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, il ricorso va accolta; che le spese di lite posso essere regolate dal giudice del rinvio.
Accoglie il ricorso. Cassa la decisione impugnata e rinvia alla CTR Abruzzo che, in diversa composizione, provvederà anche sulle spese di lite del presente giudizio.
Tiziana Gammino ha detto:
17/05/2015 alle 06:25
Qualche anno fa (meno di quelli necessari cmnq per un’eventuale azione di nullità) mio fratello ha pagato un’onerosa cartella di Equitalia.
Mi chiedevo se fosse possibile impugnarla con un’azione di nullità e conseguente obbligo alle restituzioni qualora ve ne fossero i presupposti: in pratica, il mio dubbio è se della cartella può essere chiesta una sentenza volta a dichiararne la nullità solo prima di aver pagato o anche dopo.

References: Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 140
 sentenza 
 art.26
 art.26
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza