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Timestamp: 2017-06-28 15:40:11+00:00

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Errata esecuzione di interventi chirurgici per la sintesi delle fratture. Infezioni ed emorragie post-operatorie. Inserimento di protesi di dimensioni errate. Lesioni alle terminazioni nervose o al nervo motorio durante le operazioni all'ernia del disco. Lesioni al midollo spinale dovute alla non immobilizzazione della colonna vertebrale dopo una caduta. Mancata esecuzione di indagini o esami preliminari. Mancato recupero della gamba per un intervento errato sui legamenti. Mancato riconoscimento di fratture. Presenza di infezioni nosocomiali dovute alla mancata sterilizzazione dei ferri di sala operatoria o scarsa igiene delle sale. | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
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Risarcimento Errore Medico-malasanità risarcimento danni-colpa medica risarcimento-avvocato malasanità BolognaIn Italia ogni anno, secondo alcuni dati forniti dal Ministero della Salute, si verificano oltre 300.000 morti a causa di errori ospedalieri, ovvero con media giornaliera di circa 90 pazienti pazienti deceduti. Il 70% degli eventi dannosi in materia è attribuibile a difetti organizzativi e carenze delle strutture, mentre il restante 30% è dovuto a cause umane. Negli ultimi anni i Giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno pacificamente sancito che la responsabilità del medico/struttura sanitaria è di tipo contrattuale.
Anche il medico può sbagliare, a volte con conseguenze gravi o irreparabili per il paziente. Per la persona danneggiata o per la sua famiglia invece l’errore più grande è rinunciare a richiedere un risarcimento. I casi della cosiddetta “malasanità” in cui vi sia un errore medico.
Per tutelare se stessi e i propri familiari è fondamentale rivolgersi a uno studio legale specializzato in materia prima di fare qualsiasi azione. La prima cosa da sapere è che per richiedere un risarcimento per danni da errore medico ci sono 10 anni di prescrizione dall’ultimo certificato.
La seconda è che in caso di riconoscimento della responsabilità da parte dell’operatore sanitario si ha diritto al rimborso di tutte le spese sostenute conseguenti al danno. Affidandosi ad un legale specializzato in materia, si possono ridurre sia i costi sia i tempi. Tuttavia, la condizione fondamentale è conservare tutta la documentazione sanitaria del caso in questione e le ricevute delle spese sostenute
Se hai bisogno di assistenza per il tuo caso di malasanità, non esitare a chiamarci o a scriverci ai nostri indirizzi di posta elettronica. SOS ASSISTENZA LEGALE MALASANITA’
Non sarai solo nell’ affrontare i problemi di ordine pratico e amministrativo, che pure esistono, nel momento in cui ci si decide di chiedere un risarcimento danni per un torto subito da strutture sanitarie. Se cerchi sulla malasanità sei stato vititma lo è stata una persona a te cara, di un caso di malasanità.
1)Primo passo per risarcimento malasanità : rivolgersi ad un avvocato esperto in responsabilità medica. Devi sapere che anche le agenzie che si occupano di risarcimento o le associazioni a tutela degli utenti colpiti da casi di malasanità si rivolgono necessariamente agli avvocati per la tutela dei diritti dei loro associati.Solo gli avvocati possono patrocinar eun lciete davanti l’autorità giudiziaria!!!
Da sempre ci occupiamo di pratiche di responsabilità medica e sanitaria in tutta Italia, ma è soprattutto negli ultimi anni che abbiamo registrato un notevole aumento dei casi di risarcimento danni da errore medico che ci vengono affidati, segno che il fenomeno della “malasanità” sta purtroppo sempre di più dilagando.
Per assicurare ai nostri clienti il miglior risultato possibile, esaminiamo attentamente ogni questione sia sotto il profilo giuridico che medico legale. Chi si rivolge al nostro Studio, infatti, ha la garanzia di essere seguito anche da un team dei migliori medici-legali e specialisti della zona.
– Nel merito il motivo è fondato nei termini che seguono. La sentenza impugnata è pervenuta al giudizio di assoluzione dei convenuti disattendendo i principi più volte enunciati da questa Corte in tema di responsabilità contrattuale medicosanitaria, in base ai quali il nesso causale fra il comportamento del medico e l’evento dannoso va ritenuto esistente in ogni caso in cui il medico sia incorso nell’inadempimento degli obblighi a suo carico ed il danno verificatosi costituisca conseguenza probabile, pur se non certa, di quegli inadempimenti.
La Corte di appello non si è uniformata ai principi più volte affermati da questa Corte per cui, una volta accertati gli inadempimenti del medico ed accertato che l’evento verificatosi rientra fra i probabili effetti di quegli inadempimenti, il nesso causale fra la condotta omissiva e l’evento dannoso deve ritenersi esistente in tutti i casi in cui possa affermarsi, in base alle circostanze del caso concreto, che la condotta alternativa corretta avrebbe impedito il verificarsi dell’evento sulla base di un ragionevole criterio probabilistico (Cass. civ. S.U. 11 gennaio 2008 n. 576; civ. S.U. 11 gennaio 2008 n. 581 e n. 582 ed altre); il suddetto “standard” di “certezza probabilistica deve applicarsi anche quando vi sia un problema di scelta di una delle ipotesi, tra loro incompatibili o contraddittorie, sul fatto, con la conseguenza di dover porre a base della decisione civile la soluzione derivante dal criterio di probabilità prevalente, sulla base degli elementi di prova complessivamente disponibili (Cass. civ. Sez. 3, 5 maggio 2009 n. 10285).
Ma ha per oggetto la ragionevole probabilità, non la certezza, della sussistenza del collegamento causale ( civ. Sez. 3, 11 maggio 2009 n. 10743); che “probabilità ragionevole” non significa necessariamente probabilità di accadimento superiori al 50% dei casi, ma probabilità da individuarsi sulla base di un’analisi logico- deduttiva del singolo caso (Cass. civ. 11 maggio 2009 n. 10741): il che, in astratto e a priori, verrebbe fatto per l’appunto di ritenere, nel caso di un paziente cardiopatico ricoverato al Pronto soccorso per dolori retrosternali, che deceda per fibrillazione ventricolare poche ore dopo essere stato dimesso con diagnosi tranquillizzante, senza essere stato sottoposto a tutti gli accertamenti diagnostici d’uso.
– La sentenza impugnata non è quindi assistita da adeguata motivazione e deve essere per questa parte annullata, con rinvio della causa alla Corte di appello di Catania, in diversa composizione, affinchè riesamini la controversia e la decida uniformandosi ai principi sopra enunciati e con completa e coerente motivazione.
– La Corte di rinvio deciderà anche sulle spese del presente giudizio.
RUSSO Libertino Alberto – Presidente –
SPIRITO Angelo – Consigliere –
LANZILLO Raffaella – rel. Consigliere –
D’AMICO Paolo – Consigliere –
SCRIMA Antonietta – Consigliere –
G., I.G., I.S., elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE BRUNO BUOZZI 99, presso lo studio dell’avvocato CARMINE PUNZI, rappresentati e difesi dall’avvocato FIACCAVENTO MARIO giusta procura a margine del ricorso;
C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA EMANUELE FILIBERTO 257, presso lo studio dell’avvocato TURCO MARIA LAURA, rappresentato e difeso dall’avvocato PASQUALINO RACIOPPO giusta procura a margine del controricorso;
G., I.G. e S. propongono tre motivi di ricorso per cassazione.
– Deve essere preliminarmente esaminata l’eccezione di inesistenza della notificazione del ricorso al dott. D., sollevata da quest’ultimo per il fatto che l’atto non gli è stato notificato presso gli avv.ti Fausto D’Agata e Pasqualino Racioppo, dai quali era rappresentato e difeso nel giudizio di appello, bensì presso l’avv. Giuseppe Nastasi, con studio in Catania, via Papale n. 56, indicato nella procura alle liti quale mero domiciliatario per il medesimo giudizio.
1.- L’eccezione è manifestamente infondata.
– Con il primo motivo i ricorrenti denunciano violazione dell’art. 2908 cod. civ. e artt. 325, 327, 334, 331 e 332 cod. proc. civ., in relazione agli artt. 102 ss. e 343 cod. proc. civ., omessa pronuncia e motivazione insufficiente e contraddittoria, nel capo in cui la sentenza impugnata ha respinto l’eccezione di inammissibilità dell’appello incidentale tardivo proposto dalla ASL n. (OMISSIS) di Siracusa. Assumono che l’impugnazione – essendosi limitata a prestare adesione al ricorso principale – non è stata motivata da quest’ultimo, bensì da altre ragioni, immediatamente desumibili dalla sentenza impugnata; che pertanto essa avrebbe dovuto essere proposta nei termini stabiliti per l’appello principale.
– Il motivo è privo di fondamento sotto ogni profilo.
1.- Va premesso che nella specie la AUSL, rimasta contumace nel giudizio di appello, si è tardivamente costituita, proponendo appello incidentale, dopo l’udienza di precisazione delle conclusioni ed in sede di rimessione della causa al Collegio; sicchè l’appello sarebbe in linea di principio inammissibile ai sensi dell’art. 293 cod. civ., norma applicabile anche in appello (Cass. civ. 7 febbraio 2001 n. 1720).
La preclusione di cui sopra tuttavia non opera quando – dopo l’assegnazione a sentenza – il Collegio rimetta la causa in istruttoria (Cass. civ. Sez. 3, 27 luglio 2002 n. 11136; Idem, 11 dicembre 2012 n. 22618), com’ è avvenuto nel caso in esame, a seguito dell’ammissione di nuova CTU. 3.2.- Il ricorso incidentale è poi ammissibile, anche se tardivo e meramente adesivo all’appello principale. I ricorrenti richiamano il principio giurisprudenziale per cui l’appellato che, costituendosi, chieda l’accoglimento del gravame per le medesime ragioni fatte valere dell’appellante, formula una impugnazione distinta ed autonoma, per soggetti e per titolo, rispetto a quella proposta in via principale, mostrando che il suo interesse a proporla sorge non dall’impugnazione principale, ma dalla stessa sentenza impugnata; che quindi l’atto di appello avrebbe dovuto essere notificato nel termine stabilito per le impugnazioni principali, restando inapplicabile l’art. 334 cod. proc. civ. ( civ. S.U. 9 agosto 1996 n. 7339, a cui hanno fatto seguito Cass. civ. 25 gennaio 2008 n. 1610; Cass. civ. 7 settembre 2009 n. 19286, ed altre).
Tale orientamento – pur se sporadicamente confermato anche di recente (cfr. civ. Sez. 3, 21 gennaio 2014 n. 1120) – è stato disatteso dalla più recente giurisprudenza di questa Corte a Sezioni unite, la quale ha disposto che l’impugnazione incidentale tardiva è da ritenere sempre ammissibile, a tutela della reale utilità della parte, qualora l’impugnazione principale metta in discussione l’assetto di interessi derivante dalla sentenza alla quale l’impugnante incidentale aveva originariamente prestato acquiescenza;
3.- Va poi condivisa la decisione della Corte di appello nella parte in cui ha ritenuto che nella specie l’appello tardivo sarebbe comunque ammissibile, trattandosi di cause inscindibili, in virtù del rapporto di dipendenza fra il comportamento del medico e la responsabilità della ASL, essendo stati entrambi i soggetti convenuti nel medesimo processo.
Vero è che il medico e la Usi di Noto rispondono sulla base di titoli diversi: l’uno in forza del contatto sociale e l’altra in virtù del rapporto di spedalità (cfr. diffusamente, civ. Sez. 3, 13 aprile 2007 n. 8826; Idem, 14 giugno 2007 n. 13953 ed altre).
– Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano violazione degli artt. 331, 334, 325 e 327 cod. proc. civ., motivazione insufficiente e contraddittoria, nel capo in cui la Corte di appello li ha ritenuti non legittimati ad eccepire l’inammissibilità dell’appello incidentale proposto dalla s.p.a. Zurigo, assicuratrice del dott. D.
1.- Il motivo non è fondato.
– Con il terzo motivo i ricorrenti denunciano violazione degli artt. 1176, 1218, 1223, 2236 e 2697 cod. civ., in relazione agli artt. 41 e 42 cod. pen., nonchè motivazione insufficiente e contraddittoria ed omissione di pronuncia, nel capo in cui la Corte di appello ha escluso ogni responsabilità a carico del dott. D.
– Debbono essere preliminarmente disattese le eccezioni di inammissibilità del motivo, sollevate dall’assicuratrice Zurich con la memoria da ultimo depositata, per avere i ricorrenti formulato un solo quesito in relazione a diverse censure, e per avere riproposto in questa sede questioni attinenti a valutazioni di merito ed all’accertamento dei fatti.
1.- Le eccezioni non sono fondate.
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