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Timestamp: 2020-07-11 12:08:59+00:00

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Duro colpo per una legge che viene smontata colpo dopo colpo da sentenze di Tribunali | Giorgio Giussani
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Una sentenza storica Fecondazione assistita: è possibile la diagnosi pre-impianto Ok del Il tribunale di Cagliari per una coppia talassemica. Altri 10 tribunali stanno per emettere sentenze che modificheranno la legge Una sentenza storica Fecondazione assistita: è possibile la diagnosi pre-impianto Ok del Il tribunale di Cagliari per una coppia talassemica. Altri 10 tribunali stanno per emettere sentenze che modificheranno la legge Per la prima volta dall’entrata in vigore della legge 40 sulla fecondazione assistita, un giudice ha riconosciuto il diritto di poter fare la diagnosi preimpianto. Il Tribunale di Cagliari ha autorizzato una coppia, lei malata di talassemia major e lui portatore sano, di eseguire il test all’Ospedale Microcitemico di Cagliari. Lo stesso ospedale a cui i due genitori si erano rivolti per sapere se l’embrione ottenuto con le tecniche di Procreazione medicalmente assistita (Pma) era affetto della stessa patologia genetica. SENTENZA – I centri pubblici italiani specializzati in Procreazione medicalmente assistita (Pma) devono offrire la diagnosi preimpianto alle coppie che la richiedono perché affette da malattie genetiche. Questo in sintesi è quanto ha intimato il tribunale di Cagliari. CORTE DI STRASBURGO – I giudici di Cagliari hanno così rispettato la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che lo scorso giugno aveva accolto il ricorso presentato da una coppia italiana contro la legge 40 del 2004 sulla fecondazione assistita. La Corte di Strasburgo, dando ragione a una coppia italiana portatrice sana di fibrosi cistica, aveva bocciato l’impossibilità per la coppia (fertile) di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni, sconfessando così la controversa legge italiana sulla procreazione assistita. Scatenando l’immediata reazione di Scienza e Vita e l’impegno del governo a presentare ricorso alla Corte europea nonostante da più parti genitori singoli e gruppi di persone portatrici sane di malattie genetiche chiedessero al Governo italiano di recepire la sentenza e cogliere l’occasione per rivedere la Legge 40. DIRITTI – La sentenza «Va a correggere la situazione italiana» secondo l’associazione Luca Coscioni – in cui su 357 centri di Pma attivi, nessuno dei 76 pubblici offre la diagnosi preimpianto, nonostante con le linee guida Turco del 2008 sulla legge 40/2004 sia consentita». Non solo, insiste l’associazione : non viene offerta la crioconservazione e si osserva ancora il limite dei 3 embrioni creati, anche se non è più obbligatorio dopo la sentenza della Consulta del 2009». Da oggi, con l’ordinanza del tribunale di Cagliari, questi centri dovranno cambiare. UN AFFARE DI EURO – Anche perché il divieto è stato aggirato. Trentamila euro per avere accesso alla diagnosi preimpianto nel tentativo di concepire un figlio sano è stata la cifra che una coppia di Torino ha dovuto sborsare per evitare che il figlio nascesse, come i suoi genitori, affetto da una grave malattia genetica. Ora, questi due aspiranti mamma e papà chiedono che lo Stato italiano gliela rimborsi. E perciò si sono rivolti al tribunale del capoluogo piemontese, dove «è già stato depositato il ricorso». «La coppia è affetta da una traslocazione cromosomica bilanciata, una condizione che comporta il rischio altissimo di aborto e di malformazioni del feto», ha speigato Maria Paola Costantini, avvocato della coppia che ha seguito diversi casi di battaglie legali contro la legge 40. «Dopo che la Asl ha negato la diagnosi preimpianto prima di accedere alla fecondazione assistita, si sono rivolti a un centro spagnolo e poi a uno italiano, ma privato, per poter utilizzare questa tecnica. Hanno speso circa 30 mila euro». Alla coppia torinese si aggiunge il caso di una coppia di Venezia con fibrosi cistica, che ha speso 20 mila euro in Spagna per lo stesso motivo. Anche loro stanno per depositare il ricorso al tribunale. «L’idea che sosteniamo – conclude il legale – è che dovrebbe esserci almeno un centro pubblico di riferimento in ogni Regione che effettui la diagnosi preimpianto». RICORSI – Come c’era da spettarsi diversi i commenti politici: Quella appena emanata dal Tribunale di Cagliari sulla legge 40 è «la sentenza numero 19: si tratta di una specie di via crucis infinita che dimostra come la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita sia una legge ideologica» ha commentato Emma Bonino, il vice presidente del Senato durante la conferenza stampa promossa alla Camera dall’associazione Coscioni per illustrare i contenuti della sentenza. Una legge, ha osservato Bonino, «quando è fatta fuori dal contesto del rispetto della scienza e dell’individuo, espone poi a drammi giudiziari e personali». Le 19 coppie che hanno fatto ricorso, ha sottolineato Bonimo, «sono la punta dell’iceberg rispetto a migliaia di coppie che invece hanno subito la ‘sragionevolezzà di questa legge. Queste 19 coppie hanno cioè avuto la forza, anche economica, di opporsi». E, riferendosi alla recente sentenza della Corte europea che boccia la legge 40, Bonino ha sottolineato la richiesta già avanzata al governo di «non fare ricorso»: «la scadenza per il ricorso è il 28 novembre e ad oggi constatiamo che alcun ricorso è stato presentato». UNA LEGGE SMONTATA DAI TRIBUNALI – Duro colpo per una legge che viene smontata colpo dopo colpo da sentenze di Tribunali. «C’è bisogno di un cambiamento complessivo della legge 40», ha affermato Livia Turco (Pd), intervenendo ala conferenza stampa promossa dall’associazione Coscioni. «Cambiare la legge 40 a colpi di sentenza, infatti rientra in una sorta di “riduzione del danno”, ma poi ci vuole un’azione legislativa». Sono infatti una decina i tribunali italiani che stanno per pronunciarsi in merito a vari punti della legge: l’utero in affitto, la fecondazione eterologa, il destino degli embrioni “abbandonati” che potrebbero essere utilizzati per la ricerca scientifica. DA ROMA A FIRENZE – A fare il quadro della situazione è Filomena Gallo, segretario dell’associazione e legale di alcune delle coppie che si sono rivolte ai giudici civili per accedere a queste tecniche. «Siamo in attesa di un’ordinanza dal tribunale di Firenze», racconta. E dopo l’udienza a fine agosto, si tornerà sul tema della fecondazione eterologa in sede di Corte costituzionale. «Aspettiamo poi le decisioni di alcuni tribunali rispetto agli embrioni di coppie che non li può più utilizzare», continua Filomena Gallo. «È a buon punto anche il procedimento sull’utero in prestito per una ragazza che è nata senza e che però ha embrioni prodotti prima della legge 40: non si capisce se la legge vieta o non vieta l’utero surrogato. Perché nel dettato della norma è stabilito che è vietata la commercializzazione, ma a titolo gratuito, come gesto solidale, sembra che la pratica non sia vietata. Per chiarezza e per agire nella legalità abbiamo preferito adire a un tribunale». Dei 10 tribunali, da Roma in giù, un buon numero potrebbe pronunciarsi prima di Natale. Nel frattempo è saltato anche l’emendamento già approvato in Commissione Affari sociali e che prevedeva il disconoscimento anche per i figli nati da tecniche di fecondazione assistita. Dopo il «clamore mediatico – denuncia la radicale M.Antonietta Farina Coscioni – è saltata la decisione dell’iter veloce in sede di legislativa». Il fatto è che «mettere in discussione la legge 40 sembra essere scandaloso». Redazione Online 15 novembre 2012 | 18:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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