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urn:nir:tar.liguria;sezione.1:sentenza: Sentenza Santo Balba 03/05/ Roberto Pupilella 28/04/ /05/ - PDF
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1 urn:nir:tar.liguria;sezione.1:sentenza: Sentenza Santo Balba 03/05/ Roberto Pupilella 28/04/ /05/ Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Prima) ha pronunciato la presente SENTENZA Santo Balba, Presidente Roberto Pupilella, Consigliere, Estensore Paolo Peruggia, Consigliere per l'annullamento del provvedimento di parziale annullamento concessione edilizia e ordine di rimessione in pristino della strada di accesso al fabbricato di proprietà del ricorrente. sul ricorso numero di registro generale 1498 del 1990, proposto da: Carrara Paolo, rappresentato e difeso dall'avv. Francesco Massa, con domicilio eletto presso Francesco Massa in Genova, via Corsica 21 Anzi via Roma, 11/1; Comune di Celle Ligure, rappresentato e difeso dall'avv. Roberto Romani, con domicilio eletto presso Paola Mazza in Genova, Galleria Mazzini 7/7; Visti il ricorso e i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Celle Ligure; Viste le memorie difensive;
2 Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 28 aprile 2011 il dott. Roberto Pupilella e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO Con ricorso notificato in data 29\9\1990 il ricorrente chiede l annullamento del provvedimento di parziale annullamento concessione edilizia e ordine di rimessione in pristino della strada di accesso al fabbricato di sua proprietà. Questi i motivi di ricorso: 1)-Violazione dei principi in tema di esercizio del potere di autotutela da parte delle pubbliche amministrazioni. Eccesso di potere per difetto di presupposto e di motivazione. 2-3)-Violazione dell art. 11 l.n.47\85. Eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione. Si costituiva in giudizio il Comune intimato che affermava la legittimità del comportamento dell ente locale ed insisteva sul rigetto del ricorso. All udienza odierna, acquisite le memorie conclusive delle parti in lite, il Collegio tratteneva la causa in decisione. DIRITTO Il ricorso è fondato con riferimento al primo dei motivi dedotti che lamenta la violazione dei principi in materia di autotutela della PA, nonché dei più recenti principi in materia di leale collaborazione tra soggetti pubblici e privati in materia di procedimento amministrativo. Risulta infatti dagli atti di causa che pur in presenza di una cartografia che indicava come zona boschiva il tratto di terreno oggi occupato dalla strada di accesso, non vi era alcun pregiudizio per il pubblico interesse perché la zona interessata dal manufatto era priva di vegetazione. Non solo. La sentenza di assoluzione del Pretore di Varazze 10\3\1993 ha esplicitamente affermato, a seguito della
3 deposizione del tecnico comunale, che l indicazione di area boschiva era dovuta ad un errore nel trasferire i dati risultanti dal catasto alla planimetria di PRG. In assenza dell oggetto della tutela (l area boschiva) l intervento in autotutela dell amministrazione per annullare la concessione rilasciata senza la doverosa verifica della realtà oggettiva presupposto indefettibile di una ponderata valutazione del reale interesse pubblico da tutelare appare al tribunale viziato da eccesso di potere e conseguentemente annullato. Contrariamente a quanto affermato nella memoria conclusiva dell amministrazione nella specie non è tanto l affidamento del privato a mantenere la costruzione oggetto dell autotutela, ma la comparazione tra l opera realizzata e la compromissione di un interesse generale, quale ad es. la tutela dell area boschiva. Ma in presenza di un errore della cartografia o comunque all assenza del bene pubblico da tutelare l annullamento in autotutela dell opera, prima consentita, appare un comportamento censurabile ed incongruo. Nel caso di specie poi la successione degli eventi non spiega il pervicace comportamento dell ente locale. La sentenza di assoluzione già citata, infatti risale all anno 1993, mentre nel 2000 la stessa amministrazione comunale ha rilasciato al ricorrente apposita concessione edilizia per la realizzazione di un ricovero per attrezzi agricoli (tra i quali un trattore) il cui presupposto è costituito dalla strada della quale si controverte. Infine l amministrazione provinciale nel 1998 aveva affermato la mancanza di un congruo interesse pubblico, specifico concreto ed attuale per annullare la concessione edilizia in parola. Di fronte a queste coincidenti manifestazioni di assenza di un interesse pubblico all annullamento risulta difficile comprendere perché l amministrazione abbia aspettato l esito del presente giudizio, anziché riconoscere sbagliato il presupposto iniziale della presenza di una zona boschiva inesistente, da cui tutto ha tratto origine.
4 La giurisprudenza più recente che il Collegio condivide ha infatti affermato che Con riguardo ad un provvedimento emesso dal Comune di parziale annullamento in autotutela di concessione edilizia, non può affermarsi che l'interesse pubblico sotteso sarebbe rappresentato essenzialmente dalla falsa rappresentazione della realtà che il privato avrebbe a suo tempo fornito al Comune sull'altezza originaria dell'edificio di sua proprietà: il presupposto per un legittimo esercizio del potere di annullamento d'ufficio di una concessione edilizia non può ridursi al ripristino della legalità, occorrendo dar conto della sussistenza di un interesse pubblico attuale e concreto alla rimozione del titolo edilizio e della comparazione tra tale interesse e l'entità del sacrificio imposto all'interesse privato, tanto più quando il titolare della concessione, in ragione del tempo decorso abbia maturato un legittimo affidamento in merito alla realizzazione delle opere, ovvero si sia in presenza della realizzazione di una significativa parte delle opere assentite (nella fattispecie la Sezione, rilevata la presunta, ma non accertata né dimostrata malafede del privato, ha rimarcato che il provvedimento impugnato non dava conto di un interesse pubblico concreto e attuale in grado di prevalere sulla stabilità della situazione venutasi a creare per effetto dei provvedimenti favorevoli in considerazione del lungo lasso di tempo decorso dal completamento delle opere, del notevole grado di incertezza in ordine alle esatte misure degli edifici, dell'esiguità dei dislivelli riscontrati tra altezza autorizzata e altezza realizzata, dell'esecuzione dei lavori sulla base di ordinari titoli edilizi non rilasciati in sanatoria).(t.a.r. Veneto Venezia, sez. II, 30 settembre 2010, n. 5242). Nel caso sottoposto all attenzione del tribunale, a differenza del caso citato, la errata rappresentazione della realtà non era neppure imputabile al privato, ma ad un errore della cartografia redatta dai tecnici comunali. Comunque, sono trascorsi diciotto anni dalla pubblicazione della sentenza che ha affermato l inesistenza di un interesse pubblico per mancanza del bene da tutelare.
5 Il ricorso va pertanto accolto, potendosi assorbire i motivi a sostegno del atto consequenziale. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l effetto annulla gli atti impugnati. Le spese sono poste a carico del comune resistente e liquidate nella misura complessiva di (tremila), oltre agli accessori di legge. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 28 aprile 2011 con l'intervento dei magistrati: IL PRESIDENTE L'ESTENSORE IL SEGRETARIO Roberto Pupilella
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