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Timestamp: 2019-04-24 09:00:10+00:00

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DOSSIER CAMERA DEI DEPUTATI: LA LEGGE ELETTORALE -
Posted by redazione on ottobre 10, 2017 in Camera dei Deputati, Notizie, Temi dell'attività parlamentare | 40 Views | Leave a response
Oggi, 10 ottobre, in Aula è previsto l’esame della Legge elettorale che prevede modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali uninominali e plurinominali.
Per saperne di più, pubblichiamo l’ampia trattazione realizzata dagli uffici della Camera dei Deputati.
Il sistema di elezione del Parlamento nazionale
Il testo approvato dalla I Commissione al termine dell’esame in sede referente, nella seduta del 7 ottobre 2017, delinea un sistema elettorale misto.
L’assegnazione di 231 seggi alla Camera (cui si aggiunge 1 collegio in Valle d’Aosta) e di 109 seggi al Senato (cui si aggiungono 1 collegio in Valle d’Aosta e 6 collegi in Trentino-Alto Adige) è effettuata nei collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui è proclamato eletto il candidato più votato. L’assegnazione dei restanti seggi avviene, nell’ambito di collegi plurinominali, con metodo proporzionale tra le liste e le coalizioni di liste che hanno superato le soglie di sbarramento: sono quindi proclamati eletti in ciascun collegio plurinominale, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista del collegio, secondo l’ordine di presentazione. il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo, previo parere parlamentare, per la determinazione dei collegi, entro 30 giorni dall’approvazione della legge.
Il testo è stato approvato al termine dell’esame svolto dalla I Commissione Affari costituzionali delle proposte di legge presentate da diversi gruppi per la riforma del sistema di elezione della Camera e del Senato. Nel mese di giugno 2017 la I Commissione aveva approvato un testo, di impanto proporzionale, su cui si è svolta la discussione generale in Assemblea nella giornata di martedì 6 giugno 2017. Nella seduta dell’8 giugno 2017, dopo l’approvazione, con votazione segreta, di due identici emendamenti volti a superare la disciplina speciale per il Trentino Alto-Adige, il testo è stato rinviato in Commissione; nel mese di settembre 2017 l’esame è ripreso ed ha portato alla definizione del nuovo testo oggi all’esame dell’Aula della Camera.
Il testo approvato dalla I Commissione il 7 ottobre 2017
Il testo approvato dalla I Commissione al termine dell’esame in sede referente, nella seduta del 7 ottobre 2017, delinea un sistema elettorale misto secondo la disciplina diseguito illustrata.
Alla Camera il territorio nazionale è ripartito in 28 circoscrizioni individuate nella Tabella A allegata al testo unico per l’elezione della Camera (dPR 361/1957).
Per alcune circoscrizioni il territorio coincide con quello dell’intera regione, mentre per altre il territorio regionale è ripartito in più circoscrizioni (2 in Piemonte, 4 in Lombardia, 2 in Veneto, 2 in Lazio, 2 in Campania, 2 in Sicilia).
I confini della circoscrizione sono determinati, nella Tabella A, dall’aggregazione di più collegi uninominali previsti dal decreto legislativo n. 535 del 1993 per il Senato (adottato in attuazione della legge n. 276 del 1993).
Ciascuna circoscrizione è suddivisa in collegi uninominali ed in uno o più collegi plurinominali. I 231 collegi uninominali del territorio nazionale sono ripartiti in ciascuna circoscrizione sulla base della popolazione (cui si aggiunge il collegio uninominale della Valle d’Aosta).
La determinazione dei collegi uninominali – così come quella dei collegi plurinominali – è rimessa ad una delega legislativa da attuare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, previo parere parlamentare, sulla base dei criteri e dei principi direttivi previsti all’articolo 3.
È la legge a stabilire che in Trentino-Alto Adige e in Molise sono costituiti, rispettivamente, 6 e 2 collegi uninominali, individuati nella Tabella A.1 allegata al testo unico per l’elezione della Camera (d.P.R. n. 361/1957).
Ciascuna circoscrizione regionale è suddivisa in collegi uninominali ed in uno o più collegi plurinominali. I 109 collegi uninominali del territorio nazionale sono ripartiti in ciascuna circoscrizione sulla base della popolazione (ad essi si aggiungono 1collegio in Valle d’Aosta e 6 collegi in Trentino-Alto Adige); la determinazione dei collegi uninominali – così come quella dei collegi plurinominali – è rimessa alla già illustrata delega legislativa da attuare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, previo parere parlamentare, sulla base dei criteri e dei principi direttivi previsti all’articolo 3.
Ciascun partito o gruppo politico organizzato che intende presentarsi alle elezioni – sia alla Camera sia al Senato – è tenuto a depositare il proprio contrassegno e ad indicare la propria denominazione presso il Ministero dell’interno nei termini previsti; contestualmente al deposito del contrassegno deve essere altresì depositato il programma elettorale, nel quale viene dichiarato il nome e cognome della persona indicata come capo della forza politica.
Si stabilisce inoltre che, in apposita sezione del sito Internet del Ministero dell’interno, denominata «Elezioni trasparenti», per ciascun partito, movimento e gruppo politico organizzato che ha presentato le liste sono pubblicati in maniera facilmente accessibile: il contrassegno depositato, con l’indicazione del soggetto che ha conferito il mandato per il deposito; lo statuto ovvero la dichiarazione di trasparenza; il programma elettorale, con il nome e cognome della persona indicata come capo della forza politica.
Sia alla Camera sia al Senato, in ogni collegio plurinominale, ciascuna lista è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine numerico. Il numero dei candidati della lista non può essere inferiore alla metà, con arrotondamento all’unità superiore, dei seggi assegnati al collegio plurinominale e non può essere superiore al limite massimo di seggi assegnati al collegio plurinominale; in ogni caso il numero dei candidati non può essere inferiore a due né superiore a quattro.
La lista – sia alla Camera sia al Senato – deve essere sottoscritta da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nel medesimo collegio plurinominale o, in caso di collegio plurinominale compreso in un unico comune, iscritti nelle sezioni elettorali di tale collegio plurinominale.
E’ prevista inoltre una delega al Governo, da esercitare entro sei mesi, per definire le modalità per consentire in via sperimentale la raccolta con modalità digitale delle sottoscrizioni necessarie per la presentazione delle liste.
Il Ministero dell’interno è tenuto a mettere a disposizione sul proprio sito internet il fac-simile dei moduli per il deposito delle liste e degli altri documenti necessari.
Sia alla Camera sia al Senato nessun candidato può essere incluso in liste con lo stesso contrassegno in più di 5 collegi plurinominali, a pena di nullità dell’elezione. La candidatura della stessa persona in più di un collegio uninominale è nulla. Il candidato in un collegio uninominale può essere candidato altresì nei collegi plurinominali, fermo restando il limite di 5.
Al contempo, alla Camera è previsto che nel complesso delle candidature presentate da ogni lista o coalizione di liste nei collegi uninominali a livello nazionale, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento, con arrotondamento all’unità più prossima. Inoltre, nel complesso delle liste nei collegi plurinominali presentate da ciascuna lista a livello nazionale, nessuno dei due generi può essere rappresentato nella posizione di capolista in misura superiore al 60 per cento, con arrotondamento all’unità più prossima. L’Ufficio centrale nazionale assicura il rispetto di tali prescrizioni.
Al Senato le medesime previsioni sono stabilite a livello regionale e spetta all’Ufficio elettorale regionale assicurare il rispetto delle medesime.
Per quanto riguarda le modalità di espressione del voto, ciascun elettore dispone di un voto da esprimere su un’unica scheda, recante il nome del candidato nel collegio uninominale e il contrassegno di ciascuna lista o, nel caso di liste collegate in coalizione, i contrassegni di tali liste, con a fianco i nominativi dei candidati – da due a quattro – nel collegio plurinominale.
Il voto è espresso tracciando un segno sul rettangolo contenente il contrassegno della lista e i nominativi dei candidati nel collegio plurinominale. Il voto è valido a favore della lista e ai fini dell’elezione del candidato nel collegio uninominale. Qualora il segno sia tracciato solo sul nome del candidato nel collegio uninominale, i voti sono comunque validi a favore della lista e ai fini dell’elezione del candidato nel collegio uninominale; nel caso di più liste collegate in coalizione, i voti sono ripartiti tra le liste della coalizione in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna nel collegio uninominale. Le modalità di voto sono riportate anche nella parte esterna della scheda elettorale.
L’articolo 59-bis specifica altresì che se l’elettore traccia un segno sul rettangolo contenente il nome e il cognome del candidato del collegio uninominale e sul rettangolo contenente il contrassegno della lista e i nominativi dei candidati nel collegio plurinominale il voto è comunque valido a favore della lista e ai fini dell’elezione del candidato nel collegio uninominale. Se l’elettore traccia un segno sul contrassegno e un altro segno sulla lista di candidati nel collegio plurinominale della lista medesima, il voto è considerato valido a favore della lista e ai fini dell’elezione del candidato nel collegio uninominale. Se l’elettore traccia un segno, comunque apposto, sul rettangolo contenente il nome e il cognome del candidato nel collegio uninominale e un segno su un rettangolo contenente il contrassegno di una lista cui il candidato non è collegato, il voto è nullo. Resta in ogni caso fermo che ogni altro modo di espressione del voto, difforme dalle disposizioni del testo unico, ne determina la nullità nel caso in cui sia manifesta l’intenzione di annullare la scheda o di rendere riconoscibile il voto.
L’attribuzione dei seggi e la proclamazione degli eletti
Per i seggi da assegnare alle liste e alle coalizioni di liste nei collegi plurinominali, alla Camera il riparto avviene a livello nazionale, con metodo proporzionale, tra le coalizioni di liste e le liste che abbiano superato le soglie di sbarramento. Le soglie di sbarramento sono del 3% a livello nazionale per le liste singole e del 10% a livello nazionale per le coalizioni (e del 3 % per le liste infra-coalizione nel caso in cui la coalizione non avesse raggiunto la soglia del 10%); per le coalizioni non vengono in ogni caso computati i voti dei partiti che non hanno superato la soglia dell’1%. Specifiche disposizioni garantiscono le minoranze linguistiche: la soglia prevista è in tal caso pari al 20% a livello regionale o aver eletto almeno due candidati nei collegi uninominali.
Al Senato l’assegnazione dei seggi alle liste è effettuata con metodo proporzionale e avviene a livello regionale.
Accedono al riparto le coalizioni di liste che abbiano ottenuto sul piano nazionalealmeno il 10% dei voti validi espressi e le liste che abbiano ottenuto sul piano nazionale almeno il 3% dei voti validi espressi, nonché le liste che abbiano conseguito almeno il 20% dei voti validi espressi nella regione o, per le minoranze linguistiche, aver eletto almeno due candidati nei collegi uninominali.
Al termine delle operazioni degli uffici elettorali, in cui viene determinato il numero di seggi spettanti alle coalizioni e alle liste, singole e coalizzate, sono proclamati eletti in ciascun collegio plurinominale, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista del collegio, secondo l’ordine di presentazione.
Come già ricordato il testo reca una delega al Governo (art. 3) – da esercitare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge – per la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali della Camera e del Senato, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari (da esprimere entro 15 giorni dalla trasmissione dello schema di decreto).
L’articolo 5 del testo reca alcune disposizioni transitorie:
relativamente ai tempi per esercitare l’opzione per il voto degli italiani temporaneamente all’estero;
in ordine ai soggetti abilitati all’abilitazione delle sottoscrizioni per la presentazione delle liste.
È prevista, infine, l’entrata in vigore della legge il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Il testo base adottato dalla I Commissione nella seduta del 26 settembre, su cui sono stati successivamente approvati emendamenti (vedi sopra), delineava un sistema elettorale misto, in cui l’assegnazione di 231 seggi alla Camera e 102 seggi al Senato era effettuata in collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui vince il candidato più votato, mentre l’assegnazione dei restanti seggi avveniva con metodo proporzionale, nell’ambito di collegi plurinominali.
Alla Camera, il territorio nazionale è ripartito in 28 circoscrizioni. Ciascuna circoscrizione è ripartita in collegi uninominali ed in uno o più collegi plurinominali. Sono complessivamente costituiti 231 collegi uninominali ripartiti in ciascuna circoscrizione sulla base della popolazione (cui si aggiunge il collegio uninominale della Valle d’Aosta). In Trentino-Alto Adige sono costituiti 6 collegi uninominali. Per l’assegnazione del restante numero di seggi, con metodo proporzionale, ciascuna circoscrizione è ripartita in collegi plurinominali costituiti dalla aggregazione del territorio di collegi uninominali contigui e tali che a ciascuno di essi sia assegnato, di norma, un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a sei.
I partiti possono presentarsi da soli o in coalizione. La coalizione è unica a livello nazionale. I partiti in coalizione presentano candidati unitari nei collegi uninominali. In ogni collegio plurinominale, ciascuna lista è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine numerico. Il numero dei candidati non può essere inferiore a due né superiore a quattro. Nessun candidato può essere incluso in liste con lo stesso contrassegno in più di tre collegi plurinominali, a pena di nullità dell’elezione. La candidatura della stessa persona in più di un collegio uninominale è nulla. Il candidato in un collegio uninominale può essere candidato altresì nei collegi plurinominali, fermo restando il limite di tre. Sono previste specifiche disposizioni per garantire la rappresentanza di genere. Per quanto riguarda l’espressione del voto, ogni elettore dispone di un unico voto da esprimere su una scheda recante il nome del candidato nel collegio uninominale ed il contrassegno della lista o delle liste collegate, corredate dei nomi dei candidati nel collegio plurinominale. L’elettore vota il contrassegno della lista prescelta ed il voto è attribuito anche al candidato.
Nei collegi uninominali il seggio è assegnato al candidato che consegue il maggior numero dei voti. Per i seggi da assegnare alle liste nei collegi plurinominali, il riparto avviene a livello nazionale, con metodo proporzionale, tra le coalizioni di liste e le liste che abbiano superato le soglie di sbarramento. Le soglie di sbarramento sono del 3 per cento per le liste singole e del 10 per cento per le coalizioni; per le coalizioni non vengono comunque computati i voti dei partiti che non hanno superato la soglia dell’1 per cento. Specifiche disposizioni garantiscono le minoranze linguistiche. Il deputato eletto in più collegi plurinominali è proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene ha ottenuto la minore percentuale di voti validi rispetto al totale dei voti validi del collegio Il deputato eletto in un collegio uninominale e in uno o più collegi plurinominali si intende eletto nel collegio uninominale.
Al Senato, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero e fatta eccezione per la Valle d’Aosta, il territorio nazionale è suddiviso in 102 collegi uninominali. I collegi uninominali sono ripartiti tra le regioni in numero proporzionale alla rispettiva popolazione determinata sulla base della popolazione. Nella regione Molise è costituito un collegio uninominale. Per l’assegnazione del restante numero di seggi, ciascuna regione è ripartita in uno o più collegi plurinominali costituiti dall’aggregazione del territorio di collegi uninominali contigui, tali che a ciascuno di essi sia assegnato un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a sei. Le modalità di espressione del voto e la presentazione delle liste e delle coalizioni di liste e dei candidati nei collegi uninominali sono analoghe a quelle previste per la Camera. L’assegnazione dei seggi alle liste con metodo proporzionale avviene a livello regionale. Accedono peraltro al riparto le coalizioni di liste che abbiano ottenuto sul piano nazionale almeno il 10 per cento dei voti validi espressi (con esclusione delle liste al di sotto dell’1 per cento) e le liste che abbiano ottenuto sul piano nazionale almeno il 3 per cento dei voti validi espressi, nonché le liste che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella regione.
Infine, il testo recava una delega al Governo – da esercitare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge – per la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali della Camera e del Senato, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari.
Proposte di modifica della legge elettorale C. 2352 e abb. – Testo a fronte tra la normativa vigente e il testo base adottato dalla I Commissione nella seduta del 26 settembre 2017
Collana: Progetti di legge n°530/5, pubblicato il 27 settembre 2017
Il precedente iter parlamentare: il testo approvato nel mese di giugno 2017 dalla Commissione
La discussione sulle linee generali sul testo di riforma del sistema elettorale, approvato dalla I Commissione al termine dell’esame in sede referente, si è svolta in Assemblea nella giornata di martedì 6 giugno 2017. Nella seduta dell’8 giugno 2017, dopo l’approvazione, con votazione segreta, degli identici emendamenti 1.512 Fraccaro e 1.535 Biancofiore, volti a superare la disciplina speciale per il Trentino Alto-Adige, prevista nel testo approvato dalla Commissione, è stato richiesto il rinvio in Commissione del provvedimento su cui l’Assemblea ha deliberato favorevolmente.
Il testo che approvato dalla I Commissione nella seduta del 5 giugno 2017 definisce un sistema elettorale proporzionale in cui il territorio nazionale è articolato, per quanto riguarda la Camera, in 28 circoscrizioni e in 225 collegi uninominali e, per quanto riguarda il Senato, nelle 20 regioni e in 112 collegi uninominali. I collegi allegati al DPR 361/1957 e al D.Lgs. 533/1993 corrispondono – per la Camera – ai collegi definiti dalla legge Mattarella per il Senato (D.Lgs. 535 del 1993) e – per il Senato – all’accorpamento dei collegi della Camera, come rideterminati in base al testo.
Alla Camera l’attribuzione dei seggi alle liste avviene a livello nazionale in ragione proporzionale con il metodo dei quozienti interi e dei più alti resti.
Sono ammesse al riparto dei seggi le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 5 per cento dei voti validi o le liste rappresentative di minoranze linguistiche che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi nella circoscrizione (cd. soglia di sbarramento).
Per il Senato, l’assegnazione dei seggi avviene invece a livello regionale, anche in tal caso con il metodo dei quozienti interi e dei più alti resti.
Sono ammesse al riparto dei seggi: le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 5 per cento dei voti validi nonché le liste che abbiano conseguito sul piano regionale almeno il 20 per cento dei voti validi.
I seggi spettanti a ciascuna lista in ogni circoscrizione sono quindi attribuiti nei collegi uninominalie alle liste circoscrizionali: nei limiti dei seggi spettanti a ciascuna lista in base a tale riparto sono proclamati eletti, per ogni circoscrizione, dapprima i candidati che sono risultati “primi del collegio”, secondo l’ordine decrescente delle relative cifre individuali percentuali, successivamente i candidati della lista circoscrizionale, secondo l’ordine numerico e, infine, i restanti candidati nei collegi uninominali, secondo l’ordine decrescente delle relative cifre individuali percentuali.
Sono dettate norme per favorire il rispetto dell’equilibrio di genere, sia nelle candidature delle liste circoscrizionali sia nei collegi uninominali.
Una disciplina specifica è mantenuta per i seggi attributi nelle circoscrizioni Estero e nelle regioni Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige.
Si ricorda che nel corso della legislatura, è intervenuta dapprima la sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 2014 cui è seguita l’approvazione da parte del Parlamento della legge n. 52/2015 che ha disciplinato un nuovo sistema elettorale per la Camera dei deputati. Tale legge non è intervenuta sul sistema elettorale del Senato a seguito della decisione assunta nel corso dell’esame parlamentare di stralciare le disposizioni relative all’elezione del Senato in correlazione al testo di riforma costituzionale (sul quale il referendum del 4 dicembre 2016 non ha dato esito favorevole) che disponeva il superamento del sistema bicamerale paritario e la trasformazione del Senato in organo elettivo di secondo grado. Per l’elezione del Senato della Repubblica trovano dunque attualmente applicazione le norme contenute nel D.Lgs. n. 533/1993, Testo unico per l’elezione del Senato della Repubblica, come risultanti a seguito della richiamata sentenza n. 1 del 2014. Da ultimo, sulla disciplina dettata dalla legge 52/2015 è intervenuta la sentenza n. 35 del 25 gennaio 2017 della Corte costituzionale che ha, in particolare, dichiarato l’illegittimità costituzionale delle disposizioni che prevedono un turno di ballottaggio e delle norme che consentono “al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione”.
Collana: Progetti di legge n°530/3, pubblicato il 6 giugno 2017
Il sistema di elezione del Parlamento nazionale. L’evoluzione normativa e la disciplina vigente. III edizione
Collana: Documentazione e ricerche n°272, pubblicato il 1 febbraio 2017
Indagine conoscitiva sulle proposte di legge di modifica della legge elettorale C.2352 e abb. (Elementi di sintesi delle audizioni)
Collana: Progetti di legge n°530/1, pubblicato il 3 maggio 2017
Il funzionamento dei sistemi elettorali in Europa – L’esperienza di Francia, Regno Unito, Spagna e Germania
Schede di lettura – II edizione
Collana: Documentazione e ricerche n°18, pubblicato il 24 gennaio 2017
Le proposte di legge di modifica del sistema elettorale
Nella seduta della I Commissione Affari costituzionali di giovedì 9 febbraio 2017 ha avuto inizio l’esame delle proposte di legge presentate alla Camera con la finalità di modificare la disciplina del sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Le proposte presentate si possono riassumere sinteticamente sulla base dei seguenti elementi: alcune proposte di legge che, assumendo come base l’impianto del sistema elettorale definito dalla legge 52/2015 (c.d. Italicum), vi apportano alcune modifiche, in taluni casi con riguardo al solo sistema della Camera (in particolare quelle presentate prima del referendum del 4 dicembre 2016 sulla riforma costituzionale) in altri casi con un’applicazione anche al sistema elettorale del Senato; altre proposte di legge che dispongono il ripristino del sistema elettorale previgente alla legge n. 270/2005, al fine di prevedere il ritorno alla “legge Mattarella” sia per la Camera sia per il Senato; ulteriori proposte di legge che introducono modifiche al sistema elettorale, anche delineando sistemi elettorali nuovi rispetto ai vigenti. Infine, alcune proposte di legge sono state presentate precedentemente all’approvazione della legge n. 52/2015 e, poiché assegnate nel corso del relativo iter parlamentare ma dopo l’approvazione in prima lettura, non sono state quindi assorbite in tale sede.
Nell’ambito dell’istruttoria legislativa la Commissione ha deliberato, il 28 febbraio 2017, lo svolgimento di un’indagine conoscitiva, che si è svolta nelle giornate di giovedì 2 e venerdì 3 marzo 2017 con l’audizione di esperti della materia sulle principali questioni all’attenzione della Commissione.
Si ricorda che l’elezione della Camera dei deputati, a seguito dell’approvazione della legge n. 52/2015, è disciplinata dal sistema risultante dalle modifiche apportate da questa legge al DPR n. 361/1957, Testo unico per l’elezione della Camera dei deputati. Sulla disciplina dettata dalla legge 52/2015 è intervenuta la sentenza n. 35 del 25 gennaio 2017 della Corte costituzionale che ha, in particolare, dichiarato l’illegittimità costituzionale delle disposizioni che prevedono un turno di ballottaggio e delle norme che consentivano “al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione”. La legge 52/2015, come risultante a seguito della citata sentenza, reca una sistema proporzionale con attribuzione di un premio di maggioranza (pari a 340 seggi) nel caso in cui una lista raggiunga il 40 per cento dei voti validi. La soglia fissata per accedere al riparto è quella del 3% per la lista; non è ammessa la possibilità di presentarsi in coalizione.
La legge n. 52/2015 non interviene sul sistema elettorale del Senato a seguito della decisione assunta nel corso dell’esame parlamentare di stralciare le disposizioni relative all’elezione del Senato in correlazione al testo di riforma costituzionale (sul quale il referendum del 4 dicembre 2016 non ha dato esito favorevole) che disponeva il superamento del sistema bicamerale paritario e la trasformazione del Senato in organo elettivo di secondo grado.
Per l’elezione del Senato della Repubblica trovano dunque applicazione le norme contenute nel D.Lgs. n. 533/1993, Testo unico per l’elezione del Senato della Repubblica, come risultanti a seguito della sentenza n. 1 del 2014, con la quale la Corte costituzionale ne ha dichiarato l’illegittimità costituzionale nella parte in cui attribuisce un premio di maggioranza (su base regionale) alla lista o alla coalizione di liste più votata e nella parte in cui non consente all’elettore l’espressione di un voto di preferenza. Il sistema che risulta prevede quindi un riparto proporzionale dei voti in ambito regionale con soglie di sbarramento riferite anch’esse al totale dei voti conseguiti nella regione (pari al 20% per le coalizioni, che contengano almento una lista che ottiene il 3%; all’8 % per le liste non coalizzate e al 3% per le liste facenti parte di una coalizione ammessa alla ripartizione).
Per entrambi i sistemi elettorali, rimane invariato il voto degli italiani all’estero. Nella circoscrizione Estero, suddivisa in 4 ripartizioni, sono eletti 12 deputati e 6 senatori, con il sistema disciplinato dalla legge n. 459/2001.
Al termine dell’esame preliminare, nella seduta dell’11 maggio 2017 il relatore, Presidente della Commissione, ha presentato una proposta di testo unificato volto ad estendere al Senato il sistema elettorale definito dalla legge n. 52 del 2015 per la Camera, come risultante dopo la pronuncia della Corte costituzionale n. 35 del 2017.
Nella seduta del 16 maggio 2017, dopo aver invitato i gruppi ad esprimere la loro posizione sulla proposta di testo base, il Presidente della Commissione, accogliendo la richiesta di non procedere alla votazione, ha ritirato la proposta di testo base. Nella successiva giornata ha nominato relatore il deputato Fiano il quale, nella seduta del 17 maggio 2017, ha presentato una proposta di testo unificato. La I Commissione ha successivamente adotatto il testo proposto dal relatore Fiano come testo base per il seguito dell’esame in sede referente delle proposte di legge di modifica del sistema elettorale.
Il testo presentato dal relatore Fiano il 17 maggio 2017 delinea un sistema elettorale misto in cui l’assegnazione di metà dei seggi è effettuata in collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui vince il candidato più votato, mentre l’assegnazione dell’altra metà dei seggi avviene con metodo proporzionale, nell’ambito di collegi plurinominali, costituiti dall’aggregazione del territorio di collegi uninominali, con l’attribuzione da 2 a 4 seggi.
Alla Camera, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero e la disciplina speciale prevista per il Trentino-Alto Adige, il territorio è ripartito in 20 circoscrizioni, coincidenti con le regioni, elencate nella Tabella A allegata al vigente testo del dPR 361/1957.
Ciascuna circoscrizione è ripartita in collegi uninominali ed in uno o più collegi plurinominali.
Sono complessivamente costituiti 303 collegi uninominali ripartiti in ciascuna circoscrizione sulla base della popolazione. Per la assegnazione del restante numero di seggi, con metodo proporzionale, ciascuna circoscrizione è ripartita in collegi plurinominali costituiti, di norma, dalla aggregazione del territorio di tre o quattro collegi uninominali contigui e tali che a ciascuno di essi sia assegnato un numero di seggi non inferiore a due e non superiore a quattro.
Il testo reca i criteri per la determinazione del numero dei seggi da attribuire, in ciascuna circoscrizione, nei collegi uninominali e nei collegi plurinominali. Viene dapprima stabilito il numero dei seggi da assegnare in ciascuna circoscrizione in collegi uninominali, ripartendo i 303 collegi uninominali tra le circoscrizioni proporzionalmente alla popolazione (sono esclusi Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige). Il numero di seggi da assegnare nei collegi plurinominali di ciascuna circoscrizione viene dunque determinato per differenza, sottraendo al numero dei seggi spettanti alla circoscrizione in base all’articolo 56, quarto comma, della Costituzione il numero dei seggi da attribuire nei collegi uninominali.
Per quanto riguarda la presentazione delle liste, il nuovo articolo 18-bis, comma 1, primo periodo, del testo unico – come definito dalla proposta di testo unificato – disciplina la presentazione della lista dei candidati nei collegi plurinominali e delle candidature nei collegi uninominali, che è unica per ciascuna lista.
I periodi secondo e terzo del comma 1 dell’articolo 18-bis disciplinano il caso in cui il candidato del collegio uninominale sia collegato a più liste. Al fine di assicurare la reciproca conoscenza dei collegamenti, la presentazione della candidatura – da effettuarsi ai sensi del primo periodo dai rappresentanti di tutte le liste collegate unitamente alla presentazione della lista nel collegio plurinominale – deve essere accompagnata da tutti i contrassegni delle liste collegate e sottoscritta dai rappresentanti di tutte le liste. Viene inoltre previsto che nel caso di collegamento con più liste, questo deve essere il medesimo per tutti i collegi uninominali compresi nel collegio plurinominale.
In ogni collegio plurinominale ciascuna lista è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un ordine numerico. Il numero dei candidati non può essere inferiore alla metà né superiore al limite massimo di seggi assegnati al collegio plurinominale. Le liste dei candidati nei collegi plurinominali possono quindi essere composte da 1, 2, 3 o – al massimo – 4 candidati, sulla base dei seggi assegnati al collegio. A pena di inammissibilità, nel complesso delle candidature presentate da ciascuna lista nei collegi plurinominali nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento, con arrotondamento all’unità superiore.
Nessun candidato può essere incluso in liste con lo stesso contrassegno in più di tre collegi plurinominali, a pena di nullità dell’elezione. La candidatura della stessa persona in più di un collegio uninominale è nulla. Il candidato in un collegio uninominale può essere candidato altresì nei collegi plurinominali, fermo restando il limite di tre.
Per quanto riguarda l’espressione del voto, ogni elettore dispone di un unico voto da esprimere su una scheda recante il nome del candidato nel collegio uninominale ed il contrassegno di ciascuna lista, corredato dei nomi dei candidati nel collegio plurinominale. Il voto è attribuito al candidato nel collegio uninominale ed alla lista.
L’articolo 58, comma 2, del testo unico – come modificato dal testo – prevede infatti che l’elettore esprime un voto tracciando un solo segno o sul rettangolo con il nominativo del candidato nel collegio uninominale o sul rettangolo con il contrassegno di lista , accompagnato dalla lista di candidati nel collegio plurinominale. In entrambi i casi il voto è attribuito sia al candidato nel collegio uninominale che alla lista ai fini dell’attribuzione dei seggi con metodo proporzionale.
Non è ammesso il voto disgiunto. Pertanto il voto espresso per un candidato nel collegio uninominale e per una lista collegata ad altro candidato nel collegio uninominale è nullo.
Nel caso di candidato collegato a più liste, il suo nome compare sulla scheda tante volte quante le liste cui è collegato, nell’ordine stabilito dal sorteggio. In allegato al testo è presente il modello di scheda.
Il deputato eletto in più collegi plurinominali è proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene ha ottenuto la minore percentuale di voti validi rispetto al totale dei voti validi del collegio Il deputato eletto in un collegio uninominale e in uno o più collegi plurinominali si intende eletto nel collegio uninominale. Facendo seguito a quanto evidenziato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 35 del 2017 il candidato plurieletto non ha dunque facoltà di opzione ma viene proclamato in base ad un criterio fissato dalla legge.
Al Senato, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero e fatta eccezione per il Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta, il territorio nazionale è suddiviso in 150 collegi uninominali. I collegi uninominali sono ripartiti nelle altre regioni in numero proporzionale alla rispettiva popolazione determinata sulla base della popolazione. Nella regione Molise è costituito un collegio uninominale.
Per l’assegnazione del restante numero di seggi, ciascuna regione è ripartita in uno o più collegi plurinominali costituiti, di norma, dall’aggregazione del territorio di collegi uninominali contigui costituiti per l’elezione del Senato e tali che a ciascuno di essi sia assegnato un numero di seggi non inferiore a due e non superiore a quattro.
Le modalità di espressione del voto e la presentazione delle liste e dei candidati nei collegi uninominali sono analoghe a quelle previste per la Camera.
Il testo reca infine una delega al Governo per l’esercizio della delega legislativa – da esercitare entro 45 giorni dall’entrata in vigore della legge – per la determinazione dei collegi uninominali – 303 per la Camera e 150 per il Senato – e dei collegi plurinominali nell’ambito di ciascuna circoscrizione. In base al testo, lo schema di decreto legislativo è trasmesso alle competenti Commissioni parlamentari entro 20 giorni che si esprimono nei successivi 15 giorni.
Tra i principi e criteri di delega si prevede che, con esclusione delle circoscrizioni Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige in ciascuna delle altre circoscrizioni del territorio nazionale sono costituiti – alla Camera – collegi plurinominali formati dalla aggregazione di collegi uninominali contigui In ciascuna circoscrizione il numero dei collegi plurinominali è determinato di norma aggregando il territorio di tre ovvero quattro collegi uninominali contigui, salvo che non sia altrimenti necessario per completare l’aggregazione di tutti i collegi uninominali costituiti nella circoscrizione. La popolazione di ciascun collegio uninominale può scostarsi dalla media della popolazione dei collegi della circoscrizione di non oltre il 15 per cento in eccesso o in difetto.
Al Senato, si prevede che nella regione Molise sia costituito un collegio uninominale. I restanti collegi uninominali sono ripartiti nelle altre regioni in numero proporzionale alla rispettiva popolazione. I collegi uninominali sono costituiti in ciascuna regione in numero determinato, di norma, dalla aggregazione di due collegi uninominali contigui costituiti per l’elezione della Camera, salvo che non sia altrimenti necessario per il minore numero dei collegi uninominali costituiti per l’elezione della Camera, ovvero per completare l’aggregazione di tutti i collegi uninominali costituiti per l’elezione della Camera dei deputati in collegi uninominali per l’elezione del Senato. I collegi plurinominali sono formati dall’aggregazione, di norma, di due ovvero tre collegi uninominali contigui.
Collana: Progetti di legge n°530, pubblicato il 28 marzo 2017
La legge 52/2015 (c.d. Italicum) e la sentenza della Corte costituzionale n. 35 del 2017
Nella seduta del 4 maggio 2015 il Parlamento ha approvato, in via definitiva, il nuovo sistema elettorale della Camera (legge 6 maggio 2015, n. 52 che modifica il testo unico elettorale della Camera, DPR 361/1957). Sulla legge si è espressa la Corte costituzionale con la sentenza n. 35 del 2017.
Alla luce della sentenza n. 35 de 2017 della Corte costituzionale il sistema elettorale della Camera dei deputati, che si applica a decorrere dal 1° luglio 2016, si basa dunque sui seguenti principali elementi:
la suddivisione del territorio nazionale in 20 circoscrizioni elettorali, corrispondenti alle regioni, divise a loro volta (ad esclusione di Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige) in complessivi 100 collegi plurinominali;
l’assegnazione a ciascun collegio di un numero di seggi compreso tra tre e nove;
la previsione di disposizioni speciali per le circoscrizioni Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, nelle quali sono costituiti collegi uninominali; per il Trentino-Alto Adige, inoltre, tre seggi sono assegnati con sistema proporzionale;
l’attribuzione dei seggi alle liste su base nazionale;
l’attribuzione di 340 seggi alla lista che ottiene almeno il 40 per cento dei voti validi su base nazionale; nel caso in cui nessuna lista abbia raggiunto il 40% dei voti validi il premio di maggioranza non viene attribuito e resta ferma la prima attribuzione (proporzionale) dei seggi;
l’esclusione della possibilità per le liste di collegarsi in coalizione;
la previsione, ai fini della presentazione delle liste nei collegi plurinominali per i partiti o i gruppi politici organizzati, del deposito presso il Ministero dell’interno dello statuto;
l’articolazione delle liste elettorali con un candidato capolista e un elenco di candidati; all’elettore è consentito esprimere fino a due preferenze, per candidati di sesso diverso (cd. “doppia preferenza di genere”), tra quelli che non sono capolista: sono quindi proclamati eletti dapprima i capolista, successivamente, i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze;
la previsione del divieto di candidature in più collegi, neppure di altra circoscrizione, ad eccezione dei capolista, che possono essere candidati, al massimo, in 10 collegi; la Corte costituzionale ha in proposito accolto (sentenza 35/2017) la questione di legittimità costituzionale relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, “sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall’ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell’art. 85 del D.P.R. n. 361 del 1957”;
l’introduzione di previsioni volte a promuovere le pari opportunità tra donne e uomini nell’accesso alle cariche elettive: in particolare, i candidati devono essere presentati – in ciascuna lista – in ordine alternato per sesso; al contempo, i capolista dello stesso sesso non possono essere più del 60 per cento del totale in ogni circoscrizione; nel complesso delle candidature circoscrizionali di ciascuna lista, inoltre, nessun sesso può essere rappresentato in misura superiore al 50 per cento;
la previsione di disposizioni per consentire ai cittadini temporaneamente all’estero per motivi di studio, lavoro o cure mediche di votare per corrispondenza nella circoscrizione Estero nonché agli elettori appartenenti alle Forze armate ed alle Forze di polizia, impegnati nelle missioni internazionali, di votare secondo le modalità che saranno definite di intesa tra i ministri competenti.
La legge n. 52/2015 prevedeva che, qualora nessuna lista avesse raggiunto la soglia del 40 per cento, si sarebbe svolto un turno di ballottaggio tra le due liste che avessero ottenuto il maggior numero di voti. Sarebbero stati quindi attribuiti 340 seggi alla lista che fosse risultata vincitrice dopo il ballottaggio. Di tale previsione è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dalla Corte con la richiamata sentenza n. 35 del 2017.
Il primo elemento che caratterizza il nuovo sistema elettorale è la suddivisione del territorio nazionale in 20 circoscrizioni elettorali ripartite nell’insieme in 100 collegi plurinominali (ad eccezione di Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, per cui sono previste disposizioni particolari) (art. 1 del TU). Le 20 circoscrizioni corrispondono al territorio delle Regioni (Tabella A legge 52/2015).
Si ricorda che il sistema di ripartizione dei seggi nelle circoscrizioni è espressamente indicato dall’art. 56, quarto comma, della Costituzione: fatti salvi i 12 seggi da attribuire nella circoscrizione Estero, si divide per 618 il numero degli abitanti della Repubblica, come risultante dall’ultimo censimento generale della popolazione, e si distribuiscono i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
L’assegnazione del numero di seggi spettante a ciascuna circoscrizione è effettuata con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’interno, da emanare contemporaneamente al decreto di convocazione dei comizi elettorali. Con il medesimo decreto del Presidente della Repubblica che dispone l’assegnazione dei seggi alle circoscrizioni è determinato, per ciascuna circoscrizione, il numero di seggi da attribuire nei collegi plurinominali sulla base dei risultati dell’ultimo censimento generale della popolazione. Salvo quanto disposto per le circoscrizioni Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, i seggi spettanti a ciascuna circoscrizione vengono assegnati in collegi plurinominali nei quali è attribuito un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a nove (art. 3 TU).
La determinazione dei collegi plurinominali è stata definita dal decreto legislativo 7 agosto 2015, n. 122, sulla base della delega contenuta nell’art. 4 della legge 52/2015. Il decreto legislativo individua l’articolazione dei collegi nella Tabella A allegata al medesimo decreto.
La legge 52/2015 modifica anche la disciplina relativa alla presentazione delle candidature per le parti riguardanti, in particolare, la sottoscrizione delle firme, la compilazione delle liste, l’introduzione di disposizioni a tutela della parità di genere, nonché i limiti alla possibilità di candidature plurime.
È confermata la norma che prevede – in caso di scioglimento della Camera che anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni – la riduzione alla metà del numero di sottoscrizioni necessarie. Resta fermo, inoltre, che nessuna sottoscrizione è richiesta (art. 18-bis, comma 2, TU):
per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all’inizio della legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi elettorali;
Un diverso regime delle sottoscrizioni è previsto per la presentazione delle candidature nella circoscrizione Estero e nelle regioni Valle d’Aosta e Trentino–Alto Adige.
È altresì prevista una disposizione speciale in materia di esonero dalla raccolta delle sottoscrizioni, limitata alle prime elezioni successive alla data di entrata in vigore della legge (art. 2, comma 36, legge 52/2015): per queste, infatti, l’esonero dalla raccolta delle sottoscrizioni si applica anche ai partiti o ai gruppi politici costi- tuiti in gruppo parlamentare in almeno una delle Camere al 1° gennaio 2014.
L’art. 19 TU, come novellato, conferma che nessun candidato può essere incluso, come già oggi, in liste con diversi contrassegni (nello stesso o in altro collegio), mentre consente ai soli candidati capolista di essere inclusi in liste con il medesimo contrassegno, in una o più circoscrizioni, fino ad un massimo di dieci collegi. Come di è detto, la Corte costituzionale ha in proposito accolto (sentenza del 25 gennaio 2017) la questione di legittimità costituzionale relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, “sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall’ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell’art. 85 del DPR n. 361 del 1957.
Il mancato rispetto dei vincoli posti è sanzionato, in ogni caso, con la nullità dell’elezione.
Inoltre, sono introdotte tre prescrizioni finalizzate a garantire l’equilibrio nella rappresentanza di genere (art. 18-bis, comma 3, TU).
– nel complesso delle candidature circoscrizionali di ciascuna lista, nessun sesso può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento, con arro- tondamento all’unità superiore;
– nel numero complessivo di candidati capolista nei collegi di ciascuna circoscrizione, non può esservi più del 60 per cento dei candidati dello stesso sesso, con arrotondamento aritmetico.
Ogni lista è composta da un candidato capolista e da un elenco di candidati, presentati secondo un ordine numerico (art. 18, comma 3, TU).
Ogni elettore dispone di un voto per la scelta della lista, da esprimere su un’unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista e il nominativo del candidato capo- lista. Può altresì esprimere uno o due voti di preferenza; in caso di espressione della seconda preferenza, l’elettore deve scegliere un candidato di sesso diverso rispetto al primo, a pena di nullità della seconda preferenza (art. 4, comma 2, TU).
Possono accedere alla ripartizione dei seggi le liste che ottengono, su base nazionale, almeno il 3 per cento dei voti validi, salve le disposizioni particolari per la Valle d’Aosta ed il Trentino-Alto Adige (art. 1, comma 1, lettera e) legge 52/2015).
L’art. 83 contiene le norme relative alle operazioni a carico dell’Ufficio centrale nazionale per l’assegnazione dei seggi alle liste a livello nazionale e nelle circoscrizioni, mentre l’art. 83-bis disciplina le operazioni a carico dell’Ufficio centrale circoscrizionale per l’assegnazione dei seggi nei collegi plurinominali.
In base alle previsioni del TU, una volta individuate le liste ammesse al riparto dei voti, l’Ufficio centrale nazionale procede ad una prima ripartizione provvisoria e temporanea di assegnazione dei seggi alle liste sulla base dei voti ottenuti (art. 83, comma 1, n. 4), TU) al fine di verificare il conseguimento di 340 seggi da parte della lista maggioritaria. Per effettuare questa prima ripartizione proporzionale il metodo previsto è quello dei quozienti interi e dei più alti resti.
Successivamente, l’Ufficio centrale nazionale valuta l’eventuale assegnazione del premio di maggioranza verificando, in primo luogo, se la cifra elettorale nazionale della lista maggioritaria corrisponde ad almeno il 40 per cento del totale dei voti validi espressi. Nel caso in cui la lista maggioritaria abbia effettivamente ottenuto il 40 per cento dei voti, l’Ufficio verifica se tale lista, in base alla ripartizione provvisoria effettuata, abbia conseguito almeno 340 seggi:
qualora li abbia conseguiti, è confermata l’assegnazione dei seggi risultante dalla suddetta ripartizione;
Completata l’assegnazione dei seggi alle liste a livello nazionale, l’Ufficio procede alla ripartizione dei seggi nelle circoscrizioni (come previsto dall’art. 83, comma 1, n. 8)). La ripartizione è effettuata in misura proporzionale al numero di voti che ciascuna lista ha ottenuto in una determinata circoscrizione, con l’obiettivo di far sì che ciascuna circoscrizione ottenga al termine, come somma di tutti i seggi in essa assegnati a tutte le liste, il totale dei seggi ad essa spettanti ai sensi dell’art. 56 della Costituzione. Il sistema di ripartizione fra le circoscrizioni richiama in gran parte quello introdotto dalla legge n. 270 del 2005.
Successivamente, gli uffici centrali circoscrizionali procedono all’ulteriori ripartizione dei seggi nei collegi plurinominali (art. 83-bis TU).
Sono quindi proclamati eletti, fino a concorrenza dei seggi che spettano a ciascuna lista in ogni circoscrizione, dapprima, i capilista nei collegi, quindi i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze.
Come già ricordato, la Corte costituzionale ha in proposito accolto (sentenza del 25 gennaio 2017) la questione di legittimità costituzionale relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, “sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall’ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell’art. 85 del DPR n. 361 del 1957″.
L’articolo 86 disciplina l’attribuzione dei seggi rimasti vacanti per qualsiasi causa, anche sopravvenuta: tali seggi sono attribuiti nel medesimo collegio plurinominale al primo dei candidati non eletti secondo la graduatoria delle preferenze della medesima lista. Qualora la lista abbia esaurito i candidati si procede con le modalità previste dall’art. 84 in caso di incapienza delle liste (commi 1 e 2).
È altresì disciplinata l’attribuzione dei seggi vacanti nelle circoscrizioni Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige: nel caso si tratti di collegi uninominali si procede ad elezioni suppletive; nel caso in cui si tratti di uno dei seggi attribuiti con metodo proporzionale in Trentino-Alto Adige, il seggio è assegnato al primo dei candidati non eletti nell’ordine progressivo di lista (commi 3 e 3-bis).
Il voto nelle regioni Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige
La nuova disciplina per l’elezione della Camera dei deputati contiene disposizioni speciali per le circoscrizioni Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige.
Il principio della specialità è enunciato all’articolo 2 del TU: la circoscrizione Valle d’Aosta è costituita in un unico collegio uninominale (comma 1), mentre nella regione Trentino-Alto Adige sono costituiti otto collegi uninominali (comma 1-bis). Nelle due circoscrizioni il sistema di elezione è uninominale maggioritario, con una quota proporzionale in Trentino-Alto Adige, in base alla quale sono attribuiti tre seggi.
I candidati nei collegi uninominali sono collegati a liste presentate a livello nazionale. Il collegamento candidato-lista determina la connessione tra le due circoscrizioni ‘speciali’ e il restante territorio nazionale.
I voti espressi nei collegi uninominali, infatti – oltre a determinare l’elezione del candidato uninominale – sono computati in sede nazionale per la determinazione della lista maggioritaria e per la determinazione delle soglie di accesso alla ripartizione dei seggi. Quei medesimi voti – dal momento che hanno già dato luogo alla elezione di un candidato nella circoscrizione – non sono peraltro considerati ai fini della ripartizione dei seggi assegnati nella restante parte del territorio nazionale.
L’assegnazione dei seggi della quota proporzionale in Trentino-Alto Adige (arti- colo 93-quater, commi 4-7) avviene in modo differente in relazione all’attribuzione o meno del premio di maggioranza; in conformità alle determinazioni dell’Ufficio centrale nazionale:
se il premio di maggioranza non è attribuito – in quanto la lista maggioritaria con l’assegnazione proporzionale ha già ottenuto almeno 340 seggi – i seggi sono attribuiti proporzionalmente, con il metodo d’Hondt;
L’assegnazione avviene comunque sulla base dei voti ottenuti dalle liste, previo scorporo parziale dei voti ottenuti dai candidati uninominali collegati.
La disciplina del voto nelle due circoscrizioni Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta è contenuta nel Titolo VI del TU, agli articoli da 92 a 93-quater.
Altre disposizioni sono inserite nel testo di legge laddove è stata ritenuta necessaria un’esplicitazione delle modalità di computo dei voti e dei seggi.
La legge 52/2015 ha introdotto specifiche disposizioni relative al voto dei cittadini all’estero. In particolare, è estesa la possibilità di esercitare il voto per corrispondenza – previsto per i cittadini residenti all’Estero – anche ai cittadini non residenti all’Estero ma che vi si trovano temporaneamente per un periodo di almeno tre mesi (nel quale ricade la data di svolgimento della consultazione elettorale) per motivi di lavoro, studio o cure mediche (art. 2, commi 37 e 38, legge 52/2015). A tal fine, è stata modificata la legge 27 dicembre 2001, n. 459 che reca le norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero.
Viene quindi previsto che i cittadini temporaneamente fuori dall’Italia – ed i familiari conviventi – che intendono votare all’estero devono esercitare un’opzione (art. 4-bis, comma 2, legge 459/2001), mediante l’invio di una richiesta, redatta in carta libera e sottoscritta dall’elettore, corredata da alcuni documenti e valida per la singola consultazione, che dovrà pervenire al comune di iscrizione elettorale entro 10 giorni dalla data di pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi elettorali.
Il voto viene espresso per corrispondenza e gli elettori votano i candidati della circoscrizione Estero. Le procedure elettorali sono in gran parte analoghe a quelle vigenti per i cittadini residenti all’Estero.
Per gli elettori appartenenti alle forze armate ed alle forze di polizia temporaneamente all’estero nello svolgimento di missioni internazionali (art. 2, comma 5) le modalità di formazione dei plichi, del recapito agli elettori e della raccolta dei plichi, a cura del ministero della difesa, sono definite di intesa tra i ministeri degli affari esteri, della difesa e dell’interno.
Si ricorda infine che, in base alla norma di chiusura recata all’art. 50 alla legge 352 del 1970 sui referendum costituzionali e di iniziativa popolare, per tutto ciò che non è disciplinato da tale legge si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni del dPR 361/1957 nonché, per i cittadini italiani residenti all’estero, le disposizioni della legge in materia di esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero (legge 459/2001).
Collana: Progetti di legge n°98/3, pubblicato il 1 aprile 2015
Collana: Progetti di legge n°98/5, pubblicato il 8 maggio 2017
Calcolo del risultato delle elezioni della Camera dei deputati 2013, 2008 e 2006 nonché delle elezioni europee 2014 secondo la formula prevista dalla proposta di legge A.C. 3 e abb.–bis-B
Collana: Progetti di legge n°98/4, pubblicato il 16 aprile 2015
Calcolo del risultato delle elezioni della Camera dei deputati 2013 e delle elezioni europee 2014 secondo la formula prevista dalla Legge n. 52/2015 senza turno di ballottaggio
Collana: Documentazione e ricerche n°276, pubblicato il 27 gennaio 2017
Calcolo del risultato delle elezioni della Camera 2013 e europee 2014 (L.52/2015) senza turno di ballottaggio
I collegi elettorali della Camera in attuazione della L. 52/2015
Nella Gazzetta Ufficiale dell’11 agosto 2015, n. 185 è stato pubblicato il decreto legislativo 7 agosto 2015, n. 122, che determina i collegi elettorali per l’elezione di componenti della Camera dei deputati, in base a quanto previsto dalla nuova legge elettorale (legge 6 maggio 2015, n. 52, cd. italicum).
Lo schema di decreto legislativo (n. 189) è stato sottoposto al parere parlamentare. Le competenti commissioni parlamentari hanno espresso parere favorevole con osservazioni il 30 luglio 2015.
La nuova legge elettorale – le cui disposizioni si applicano a decorrere dal 1° luglio 2016 – ha infatti delegato il Governo (art. 4) all’adozione di un decreto legislativo relativo alla determinazione dei collegi plurinominali nell’ambito di ciascuna circoscrizione, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, sulla base di principi e criteri direttivi ivi indicati.
La determinazione dei collegi ha per oggetto il numero e la delimitazione territorialedegli stessi all’interno di ciascuna circoscrizione.
In base alla nuova legge elettorale le liste dei candidati sono presentate in 20 circoscrizioni elettorali suddivise nell’insieme in 100 collegi plurinominali ad eccezione delle circoscrizioni Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e Trentino-Alto Adige/Südtirol, per cui sono previste disposizioni particolari.
Tenuto conto dei principi e criteri previsti dalla delega legislativa che, in base alla formulazione della legge, assumono una valenza vincolante per il legislatore delegato, escludendo le circoscrizioni Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, sono stati costituiti 100 collegi plurinominali (in Molise è costituito un collegio plurinominale, come previsto dalla legge). Oltre alla circoscrizione Molise, in applicazione dei principi e criteri direttivi stabiliti dalla legge, le circoscrizioni Umbria e Basilicata risultano costituite in un unico collegio plurinominale.
Il numero dei collegi plurinominali da costituire è stato determinato con il metodo dei quozienti interi e dei più alti resti in proporzione al numero di seggi assegnati alla circoscrizione come previsto dall’art. 56 della Costituzione e dalla legge 52/2015.
E’ assicurata la continuità del territorio di ciascun collegio, salvo il caso in cui il territorio stesso comprenda porzioni insulari.
Con riferimento al Trentino-Alto Adige, la previsione della legge, a carattere vincolante, stabilisce che gli otto collegi uninominali ivi presenti – determinati in base all’art. 7 della legge 277/1993 – devono essere tali da assicurare che il territorio di nessun collegio sia compreso in più di una circoscrizione provinciale.
Nella circoscrizione Friuli Venezia Giulia è stabilita l’esigenza che uno dei collegi plurinominali sia costituito in modo da favorire l’accesso alla rappresentanza dei candidati espressione della minoranza linguistica slovena.
Alcuni criteri di delega recano espressioni “di norma” e “ove possibile”.
Nel caso di province di dimensione estesa, in senso demografico, i collegi sono definiti mediante accorpamento dei territori dei collegi uninominali stabiliti dal d. Igs. 536/1993, escludendo, ove presenti, i comuni compresi in un’altra provincia.
Un ulteriore criterio – da rispettare “di norma” – riguarda il mantenimento dell’integrità del territorio comunale, salvo il caso dei comuni che, per ampiezza demografica, devono essere divisi in più collegi. In quest’ultima ipotesi, i collegi sono definiti “di norma” mediante accorpamento dei territori dei collegi uninominali stabiliti dal D.Lgs. 536/1993.
Infine, principi e criteri direttivi non completamente vincolanti (“di norma”) riguardano l’esigenza di tenere conto, per il bacino territoriale di ciascun collegio, dell’omogeneità economico-sociale e delle caratteristiche storico-culturali nonché della continuità del territorio di ciascun collegio.
La Tabella A allegata al decreto legislativo contiene, per ciascuna circoscrizione ripartita in più collegi, l’elenco degli stessi e la rispettiva composizione data, nella maggiornaza dei casi, dall’elenco dei collegi uninominali Camera 1993 il cui territorio è compreso nel collegio plurinominale e dai singoli comuni che pure ne fanno parte (nei casi in cui il territorio del collegio uninominale sia stato ripartito in più collegi plurinominali).
La Tabella B allegata al Decreto legislativo contiene la composizione degli otto collegi uninominali del Trentino-Alto Adige, che corrisponde a quella determinata dal D.lgs. 536/1993, sulla base dell’art. 7 della legge 277/1993.
L’elenco dei comuni compresi nei collegi plurinominali di cui alla Tabella A e l’elenco dei comuni compresi nei collegi uninominali del Trentino-Alto Adige di cui alla Tabella B sono disponibili nel sito dati.camera.it.
Collegi elettorali della Camera dei deputati – Elenco dei comuni
100 collegi – I collegi elettorali della Camera dei deputati, D.Lgs. n. 122/2015
Nella seduta del 16 febbraio 2017 la Camera ha approvato la proposta di legge C. 3113 Nesci recante modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, concernente l’elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, concernente l’elezione degli organi delle amministrazioni comunali, nonché altre norme in materia elettorale.
Il testo definito al termine dell’esame parlamentare in prima lettura è stato quindi trasmesso al Senato (S. 2708).
Il provvedimento, da un lato, modifica alcuni aspetti del procedimento elettorale, nel perseguimento della maggiore trasparenza nello svolgimento delle operazioni elettorali. In tale ambito, un primo nucleo di disposizioni della proposta in esame riguarda gli arredi elettorali, più esattamente le urne e le cabine e le porte e finestre dei locali sede di seggio. Un novero di disposizioni concerne l’ufficio elettorale di sezione. È altresì oggetto di modifica la disciplina relativa ai casi di esclusione dalla carica di membro dell’ufficio elettorale (presidente, scrutatore, segretario). La disciplina relativa agli scrutatori viene modificata attraverso alcune novelle alla legge n. 95 del 1989, recante norme per l’istituzione dell’albo degli scrutatori, le quali si applicano a tutte le tipologie di elezioni. Reca inoltre novella incidente sulla ‘ampiezza’ delle sezioni elettorali.
Dall’altro, consente che coloro i quali si trovino in un Comune di una Regione diversa da quella di residenza per motivi di studio, lavoro o cure mediche, esercitino nei referendum (e nell’elezione del Parlamento europeo) il loro diritto di voto nel Comune in cui si trovino, ancorché diverso da quello di iscrizione elettorale.
Infine, il testo introduce il divieto di assunzione di personale dipendente, a qualsiasi titolo, da parte delle aziende speciali, delle istituzioni e delle società a partecipazione pubblica locale o regionale, totale o di controllo, nei 60 giorni antecedenti e nei 60 giorni successivi alle elezioni comunali o regionali, limitatamente ai Comuni o alle Regioni interessati.
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 articolo 18
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