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Timestamp: 2017-08-17 02:20:57+00:00

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CORSO DI FORMAZIONE PER «ADDETTI ANTINCENDIO» (AI SENSI DELD.M. 10 MARZO1998 E DELD.LGS.81/2008 E SMI) - PDF
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1 CORSO DI FORMAZIONE PER «ADDETTI ANTINCENDIO» (AI SENSI DELD.M. 10 MARZO1998 E DELD.LGS.81/2008 E SMI) ESERCITAZIONI PRATICHE ING. ALESSIO CIRRI
2 CENNI NORMATIVI RICHIAMI TEORICI ARGOMENTI DEL CORSO PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI DI SPEGNIMENTO PRINCIPALI ATTREZZATURE DI PROTEZIONE INDIVIDUALE ESERCITAZIONI SULL USO DELLE ATTREZZATURE DI SPEGNIMENTO E DI PROTEZIONE INDIVIDUALE
3 CENNI NORMATIVI
4 CENNI NORMATIVI D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. «TestoUnicoinmateriadisaluteesicurezzaneiluoghidilavoroes.m.i.» Art.18-Obblighideldatoredilavoroedeidirigenti 1.Ildatoredilavoro,cheesercitaleattivitàdicuiall articolo3,eidirigenti,cheorganizzanoedirigono le stesse attività secondo le attribuzioni e competenze ad essi conferite, devono: [ ]OMISSIS b) designare preventivamente i lavoratori incaricati dell attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell emergenza; [ ]OMISSIS h) adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato ed inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa; i) informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;
5 CENNI NORMATIVI [ ]OMISSIS t) adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell evacuazione dei luoghi di lavoro, nonché per il caso di pericolo grave e immediato, secondo le disposizioni di cui all articolo 43. Tali misure devono essere adeguate alla natura dell attività, alle dimensioni dell azienda o dell unità produttiva, e al numero delle persone presenti; [ ]OMISSIS Art. 43- Disposizioni generali relative alla Gestione delle emergenze 1.Aifinidegliadempimentidicuiall articolo18,comma1,letterat),ildatoredilavoro: a) organizza i necessari rapporti con i servizi pubblici competenti in materia di primo soccorso, salvataggio, lotta antincendio e gestione dell emergenza; b) designa preventivamente i lavoratori di cui all articolo 18, comma 1, lettera b); c) informa tutti i lavoratori che possono essere esposti a un pericolo grave e immediato circa le misure predisposte e i comportamenti da adottare; d) programma gli interventi, prende i provvedimenti e dà istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave e immediato che non può essere evitato, possano cessare la loro attività, o mettersi al sicuro, abbandonando immediatamente il luogo di lavoro;
6 CENNI NORMATIVI e) adotta i provvedimenti necessari affinché qualsiasi lavoratore, in caso di pericolo grave ed immediato per la propria sicurezza o per quella di altre persone e nell impossibilità di contattare il competente superiore gerarchico, possa prendere le misure adeguate per evitare le conseguenze di tale pericolo, tenendo conto delle sue conoscenze e dei mezzi tecnici disponibili; e-bis) garantisce la presenza di mezzi di estinzione idonei alla classe di incendio ed al livello di rischio presenti sul luogo di lavoro, tenendo anche conto delle particolari condizioni in cui possono essere usati. L obbligo si applica anche agli impianti di estinzione fissi, manuali o automatici, individuati in relazione alla valutazione dei rischi. 2.Aifinidelledesignazionidicuialcomma1,letterab),ildatoredilavorotienecontodelledimensioni dell azienda e dei rischi specifici dell azienda o della unità produttiva secondo i criteri previsti nei decreti di cui all articolo I lavoratori non possono, se non per giustificato motivo, rifiutare la designazione. Essi devono essere formati, essere in numero sufficiente e disporre di attrezzature adeguate, tenendo conto delle dimensioni e dei rischi specifici dell azienda o dell unità produttiva. 4. Il datore di lavoro deve, salvo eccezioni debitamente motivate, astenersi dal chiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave ed immediato.
7 Art. 46- Prevenzione incendi CENNI NORMATIVI 1. La prevenzione incendi è la funzione di preminente interesse pubblico, di esclusiva competenza statuale, diretta a conseguire, secondo criteri applicativi uniformi sul territorio nazionale, gli obiettivi di sicurezza della vita umana, di incolumità delle persone e di tutela dei beni e dell ambiente. 2. Nei luoghi di lavoro soggetti al presente decreto legislativo devono essere adottate idonee misure per prevenire gli incendi e per tutelare l incolumità dei lavoratori. [ ]OMISSIS 4. Fino all adozione dei decreti di cui al comma 3, continuano ad applicarsi i criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione delle emergenze nei luoghi di lavoro di cui al decreto del Ministro dell interno in data 10 marzo [ ]OMISSIS ALLEGATO IV- Requisiti dei luoghi di lavoro Punto 4- Misure contro l incendio e l esplosione [ ]OMISSIS
8 CENNI NORMATIVI D.M. 10 Marzo 1998 «Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell'emergenza nei luoghi di lavoro» Art. 1 -Oggetto -campo di applicazione Art. 2 - Valutazione dei rischi di incendio Art. 3 - Misure preventive, protettive e precauzionali di esercizio Art. 4 - Controllo e manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio Art. 5 - Gestione dell'emergenza in caso di incendio Art. 6 - Designazione degli addetti al servizio antincendio Art. 7 - Formazione degli addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione dell'emergenza [ ]OMISSIS
9 D.P.R. 1 Agosto 2011 n. 151 CENNI NORMATIVI «Regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi, a norma dell'articolo 49, comma 4- quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.» ATTIVITA SOGGETTE AL CONTROLLO DEI VV.FF Le attività elencate nella tabella allegata al D.P.R. 1 Agosto 2011 n. 151 sono soggette al Controllo dei Vigili del Fuoco e in particolare a seconda della categoria (A, B o C) in cui ricadono occorrerà adempiere ai relativi obblighi di legge previsti in materia di prevenzione incendi!!!!
10 RICHIAMI TEORICI
11 TRIANGOLO DEL FUOCO RICHIAMI TEORICI Condizione necessaria affinché possa verificarsi il fenomeno della combustione (ovvero che si inneschi un incendio), è la contemporanea presenza di: - COMBURENTE; - COMBUSTIBILE; - CALORE O TEMPERATURA DI ACCENSIONE. Tale condizione è rappresentata graficamente dal cosiddetto TRIANGOLO DEL FUOCO, per cui l incendio può essere innescato se risultano presenti tutti e tre i lati che compongono il triangolo e se si verificano le seguenti condizioni: - l ossigeno raggiunge un minimo di concentrazione, generalmente noninferioreal15%; -- l energia somministrata è almeno uguale o superiore a quella - minima necessaria per provocare l innesco; - il combustibile risulta entro il proprio campo di infiammabilità.
12 CLASSI DI INCENDIO RICHIAMI TEORICI Gli incendi vengono distinti in 5 classi, secondo le caratteristiche dei materiali combustibili, inaccordoconlanormaunien2:2005. CLASSE A: Fuochi da materiali solidi quali: legno, carta, tessuti, pelli, gomma e derivati, ecc.. la cui combustione genera braci. CLASSE B: Fuochi da liquidi quali: benzine, alcoli, solventi, oli minerali, eteri, ecc.. CLASSE C: Fuochi da gas quali: metano, acetilene, propano, butano, ecc.. CLASSE D: Fuochi da metalli quali: alluminio, magnesio, sodio, ecc.. CLASSE F: Fuochi che interessano mezzi di cottura quali: olio da cucina e grassi vegetali o animali.
13 RICHIAMI TEORICI Ex CLASSE E La norma UNI EN 2:2005 non comprende i fuochi di"impianti ed attrezzature elettriche sotto tensione" (vecchia classe E) in quanto, gli incendi di impianti ed attrezzature elettriche sono riconducibili alle classiaob. In particolare per stabilire se un estintore può essere utilizzato su apparecchiature sotto tensione deve essere effettuata la prova dielettrica prevista dalla norma UNI EN 3-7:2008. Tale prova non è richiesta per gli estintori a CO 2 in quanto l'anidride carbonica non è conduttrice di elettricità, ne è richiesta per quegli estintori per i quali non viene chiesto l'impiego per parti elettriche sotto tensione. Gli estintori che non sono sottoposti a prova dielettrica, o non soddisfano tali requisiti, devono riportare la seguente avvertenza:«non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto tensione". Gli estintori portatili che utilizzano altri agenti e gli estintori a base d'acqua conformi alla norma UNI EN 3-7:2008, devono riportare l'indicazione della loro idoneità all'uso su apparecchiature elettriche sotto tensione, per esempio: "Adatto all'uso su apparecchiature elettriche sotto tensione finoa1000vadunadistanzadiunmetro".
14 RICHIAMI TEORICI MECCANISMI DI ESTINZIONE DEGLI INCENDI RAFFREDDAMENTO: abbassamento della temperatura del materiale che brucia, e dei materiali contigui e circostanti, al di sotto della temperatura di accensione del combustibile (onde evitare riaccensioni spontanee successive all azione di spegnimento a seguito del contatto di vapori combustibili con corpi caldi a temperatura superiore a quella di accensione) e, se possibile, al di sotto della temperatura di infiammabilità (ed in tal caso si renderebbe impossibile il mantenimento della combustione). SOFFOCAMENTO: Separazione tra il materiale che brucia e l aria circostante, impedendo in tal modo che l ossigeno atmosferico, miscelandosi con il combustibile, continui ad alimentare la combustione, e quindi eliminando una delle condizioni indispensabili per il mantenimento della combustione. L azione di soffocamento può anche avvenire per diluizione dell ossigeno, cioè riducendo il tenore di ossigeno presente nell atmosfera circostante l incendio al di sotto della concentrazione necessaria per poter sostenere la combustione.
15 RICHIAMI TEORICI SEPARAZIONE: Metodo indiretto di spegnimento, che si attua allontanando o segregando materialmente la sostanza combustibile non ancora interessata dalla combustione da quella già incendiata nella zona dell incendio. Tale metodo si può attuare, ad esempio, mediante intercettazione del flusso di un combustibile liquido o gassoso che fluisce in una condotta, o mediante travaso di un combustibile liquido dal suo contenitore ad un altro sicuro dall incendio, o mediante l interposizione di setti incombustibili o di fasce tagliafuoco. INIBIZIONE CHIMICA(AZIONE ANTICATALITICA): Metodo che sfrutta la capacità di alcune sostanze estinguenti di inibire chimicamente la combustione, in modo tanto efficace da provocarne l arresto. In particolare queste sostanze possiedono la proprietà di interagire chimicamente con gli induttori di reazione, provocando la rottura delle reazioni a catena, e conseguentemente il rallentamento e l arresto della reazione di combustione. L azione di spegnimento di un incendio può ottenersi impiegando uno di tali meccanismi, o anche più meccanismi contemporaneamente, amplificando in tal modo l efficacia dell azione estinguente!!!
16 PRINCIPALI ATTREZZATURE E IMPIANTI
17 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI COPERTA ANTIFIAMMA Le coperte antifiamma sono indicate per l estinzione, mediante soffocamento, di piccoli incendi. In particolare tali attrezzature possono essere indicate: per estinguere piccoli incendi principalmente causati da liquidi infiammabili, laddove l utilizzo dell estintore risulti difficile; per soccorrere le persone i cui vestiti sono stati attaccati dal fuoco; perproteggersidallefiammeincasodifuga. Tali coperte sono in tessuto di fibra di vetro incombustibile, in particolare non bruciano, non lasciano depositi e non sono tossiche. Le medesime sono utilizzabili una sola volta e devono essere impiegate, da uno o 2 addetti contemporaneamente a seconda dei casi, adeguatamente formati e addestrati al loro utilizzo.
18 ESTINTORI PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Classificazione degli estintori (in base al loro peso complessivo): ESTINTORI PORTATILI (D.M. del ) ESTINTORI CARRELLATI (D.M. del ) Estintori concepiti per essere portati e utilizzati a mano e che, prontiall'uso,hannounamassaminoreougualea20kg. Il suddetto parametro nasce dal fatto che l estintore portatile è concepito per essere portato e utilizzato a mano da un singolo operatore. Un eccessivo peso dell estintore comporterebbe naturalmente difficoltà operative nell azione di estinzione. Estintori trasportati su ruote di massa totale maggiore di 20 kg e contenente estinguente fino a 150 kg. Hanno le medesime caratteristiche funzionali degli estintori portatili ma, a causa delle maggiori dimensioni e peso, presentano una minore praticità d uso e maneggevolezza connessa allo spostamento del carrello di supporto (devono essere impiegati in 2 operatori). La loro scelta può essere dettata dalla necessità di disporre di una maggiore capacità estinguente e sono comunque da considerarsi integrativi di quelli portatili.
19 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Classificazione degli estintori (in base all agente estinguente in essi contenuto): ESTINTORI AD ACQUA ESTINTORI A SCHIUMA ESTINTORI A POLVERE ESTINTORI AD ANIDRIDE CARBONICA(CO 2 ) ESTINTORI AD IDROCARBURI ALOGENATI(NON più utilizzabili)
20 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Nella tabella che segue, a scopo indicativo, si riportano le due tipologie di estintori (portatile e carrellato) con le cariche previste a seconda dell agente estinguente in esso contenuto.
21 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Durata di funzionamento degli estintori La durata di funzionamento è il tempo durante il quale si verifica la completa proiezione dell agente estinguente, senza interruzioni, con valvola totalmente aperta e senza tener conto dell emissione del gas ausiliario residuo. L importanza di una durata minima esigibile è fondamentale, infatti una buona durata di funzionamento può determinare l estinzione immediata di un principio d incendio. Tuttavia è importante non superare di molto la durata minima, per non perdere potenza nel getto iniziale fondamentale per l attacco al principio d incendio.
22 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI La seguente tabella indica la durata minima di funzionamento degli estintori portatili: La seguente tabella indica il campo di durata di funzionamento degli estintori carrellati:
23 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Descrizione degli estintori più diffusi Estintore a polvere E' un estintore contenente polvere chimica estinguente composta da varie sostanze chimiche miscelate tra loro con aggiunta di additivi per migliorarne le qualità di fluidità e idrorepellenza. Le polveri possono essere idonee ad incendi di classe: ABC - polvere polivalente valida per lo spegnimento di più tipi di fuoco, realizzata generalmente da solfato e fosfato di ammonio, solfato di bario, etc. BC - specifica per incendi di liquidi e gas infiammabili, costituiti principalmente da bicarbonato di sodio. La polvere, contenuta all interno del serbatoio, viene espulsa a mezzo di un gas propellente. In base alle caratteristiche di funzionamento il propellente può trovarsi direttamente a contatto con la polvere (estintori pressurizzati) o all interno di una bombola che può essere collocata internamente o esternamente al serbatoio.
24 PRINCIPALI ATTREZZATURE E IMPIANTI EstintoreadAnidrideCarbonica(CO 2 ) E' un estintore in cui l agente estinguente è la CO 2. In funzione della temperatura ambiente l anidride carbonica, contenuta all interno della bombola, può trovarsi allo stato liquido o compresso in quanto la temperatura criticadellaco 2 èdicirca31 C. Strutturalmente questo tipo di estintore è diverso dagli altri in quanto costituito da una bombola in acciaio realizzata in unico pezzo di spessore adeguato alle pressioni interne, gruppo valvolare con attacco conico e senza foro per attacco manometro ne valvolino per controllo pressioni. E' idoneo per spegnimenti di fuochi di classe B e C; essendo un gas inerte e dielettrico la normativa di prevenzione incendi ne prescrive l'installazione in prossimità dei quadri elettrici. Al momento dell'azionamento, l'anidride carbonica contenuta nel corpo dell'estintore, spinta dalla pressione propria interna, pari a circa 55/60 bar (a 20 C), raggiunge il cono diffusore dal quale, attraverso il passaggio obbligato in un filtro frangigetto, si espande con una temperatura di circa -79 C sotto forma di:"neve carbonica o ghiaccio secco". La distanza utile del getto dell'anidride carbonica è molto limitata (non più di 2-4metri).
25 Estintore a schiuma PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI GliestintoriaschiumavengonoimpiegatiperlospegnimentodeifuochidiclasseAeB. La particolarità del liquido schiumogeno, nello spegnimento del fuoco, è quella del soffocamento, che avviene per effetto filmante (uno strato di schiuma-film che si espande sul fuoco). Sul mercato vi sono disponibili vari tipi di liquidi schiumogeni in funzione del prodotto che si vuol estinguere, del tipo di incendioedeltipodiinterventochesivuolattuare. Gli estintori a schiuma, in funzione di come viene prodotto l agente estinguente, possono essere di due tipi: Estintore a schiuma meccanica: è un estintore contenente liquidi schiumogeni, miscelati in acqua, che presenta come particolare tecnico costruttivo una lancia di scarica munita di fori per aspirare l'aria necessaria per l'espansione della schiuma. La fuoriuscita dell'agente estinguente avviene per mezzo di un propellente gassoso. Il gas può essere o permanentemente compresso all interno della bombola o fornito da apposita bombolina di pressurizzazione. Estintore a schiuma chimica: è un estintore che sfrutta la reazione di due sostanze, solfato di alluminio e bicarbonato di sodio, che, mescolate al momento dell'impiego, producono una reazione chimica con sviluppo di CO 2 (anidride carbonica), necessaria alla fuoriuscita del prodotto.
26 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Dispositivi di sicurezza sull estintore I dispositivi di sicurezza degli estintori sono generalmente collocati in prossimità degli organi di azionamento, situati sulla parte superiore dell estintore. In particolare, tutti gli estintori sono muniti di una valvola di sicurezza che interviene nel momento in cui la sovrappressione che si può sviluppare all interno degli estintori, per cause legate alla temperatura, superano i limiti indicati: -da 17 a 20 MPa(circa atm) per estintori a CO 2 ; -tutti gli altri estintori per un valore massimo di 2,4 MPa(circa 24 atm). Particolare del gruppo valvolare di un estintore a polvere
27 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Valvola di sicurezza per estintori (escluso estintore a CO2) Comesipuònotarelavalvolaècostituitadaundadoghieraforataalcentro,unamollaaspiraletarata,edun tappo di gomma. L azionamento e l apertura della valvola avviene quando la pressione interna dell estintore, sul tappo di gomma, supera la forza contraria della molla permettendo al gas di fuoriuscire attraverso le spirali della stessa e dal foro sulla ghiera. Valvola di sicurezza per estintori a CO2 La valvola di sicurezza degli estintori a CO 2 è costituito da un dischetto metallico sottilissimo che è investito dalla pressione su una piccolissima superficie, che si perforerà nel momento in cui la sovrappressione supera la forza di taratura del dischetto, perforando lo stesso e procurando la completa scarica dell agente estinguente contenuto. La fuoriuscita del gas avviene attraverso i fori predisposti sul bordo del dado di chiusura. Dispositivo di controllo della pressione indipendente dal manometro Questo dispositivo è presente solamente negli estintori a pressione permanente e si tratta di un sistema di controllo della pressione dell estintore indipendente dal manometro. E installato sul gruppo valvolare ed è costituito da una valvola di ritegno che all interno alloggia un pistoncino trattenuto da una molla, il quale nel momento in cui si inserisce un manometro si ritrae permettendo la pressione di affluire nel manometro e quindi di dare l esatta indicazione dello stato di carica. Questo tipo di dispositivo può essere alloggiato anche nella sede del manometro dell estintore.
28 Il manometro PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Alloggia sul gruppo valvolare degli estintori a pressione permanente, sul quadrante dello stesso devono essere riportate le seguenti indicazioni: una indicazione del punto zero; una zona di colore verde (campo di utilizzo) relativa alle pressioni (P) comprese da P(-20 C) e P(+60 C), oppure nel caso di estintori a base di acqua da P(+5 C) a P(+60 C); due zone di colore rosso al di fuori della zona verde suddetta; l indicazione del valore della pressione a 20 C è obbligatoria; la lunghezza del campo di lettura deve essere all incirca uguale a 1,5 volte la lunghezza tra 0 e P(+60 C). L indicatore rappresenta, approssimativamente, lo stato di pressione dell estintore. Questo dispositivo non è presente negli estintori a CO 2. Dispositivo per evitare funzionamenti accidentali Gli organi d azionamento dell estintore devono essere muniti di una sicura che ne eviti un funzionamento accidentale. La sicura in genere è un dispositivo che blocca la valvola di azionamento, spessositrattadiunocchiellometallicobloccatodaunasagolainplasticaodaunsigillodipiombo. La spina di sicurezza in metallo (a) è inserita nella leva di intercettazione per bloccarne il movimento, alla sua estremità viene introdotto un sigillo di sicurezza (b) che ne impedisce la fuoriuscita casuale.
29 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Contrassegni distintivi dell estintore(etichetta) Sull estintore (sia portatile che carrellato) deve essere apposta un etichetta che deve riportare le seguenti informazioni in sequenza: Prima parte: la parola estintore ; la carica nominale; il tipo di agente estinguente; le classi di incendio sulle quali l estintore può essere utilizzato; la capacità di estinzione. Parte seconda: le istruzioni per l uso che devono contenere uno o più pittogrammi che indichino le modalità di utilizzo dell estintore; i pittogrammi delle classi di fuochi.
30 Parte terza: le avvertenze di pericolo; PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI limitazioni d uso o pericoli associati in particolare a tossicità e rischio elettrico. Parte quarta: istruzioni per la ricarica dopo il funzionamento; istruzioni per la verifica periodica; la definizione dell agente estinguente e, in particolare, la definizione e la percentuale degli additivi per gli agenti a base d acqua; se pertinente, la definizione del gas propellente; il numero di riferimento relativo all omologazione dell estintore; il campo di temperatura di esercizio; un avvertenza contro il rischio di congelamento per gli estintori a base d acqua; un riferimento alla norma UNI EN 3-7. Parte quinta: nome e indirizzo del costruttore e/o del fornitore dell estintore; Inoltre sull estintore deve essere indicato l anno di fabbricazione.
31 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Cartellino di controllo e manutenzione Il cartellino può essere strutturato in modo da poter essere utilizzato per più interventi e per più anni, sullo stesso devono essere obbligatoriamente riportati: numero di matricola o altri estremi identificativi dell estintore; ragione sociale e indirizzo completo e altri estremi di identificazione del manutentore; massa lorda dell estintore; carica effettiva; tipo di fase effettuata; data dell ultimo intervento effettuato (mese/anno formato mm/aa); firma leggibile o punzone identificativo del manutentore.
32 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Modalità di impiego degli estintori portatili Qualunque sia l estintore e contro qualunque fuoco l intervento sia diretto è necessario attenersi alle istruzioni d uso, verificando che l estinguente sia adatto al tipo di fuoco. Dopo aver controllato l etichetta si deve verificare lo stato di idonea pressione del propellente(solo per gli estintori in cui è previsto) mediante lettura del manometro apposto a lato dell impugnatura. La lancetta deve essere posizionata nel campo verde. Prima di avvicinarsi al fuoco togliere la forcella di sicurezza, impugnare saldamente con una mano il tubo erogatore e con l altra la maniglia di azione, e avere la garanzia del buon funzionamento dell estintore. Durante le fasi di avvicinamento al focolaio e le fasi di erogazione dell estinguente mantenere una posizione più bassa (posizione d attacco) per evitare il movimento delle lingue di fuoco e/o sfuggire eventualmente a proiezioni di materiali ardenti.
33 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Azionare l estintore, premendo a fondo la leva di comando impugnando la maniglia di sostegno, alla giusta distanza dalla fiamma per colpire il focolare con la massima efficacia del getto, compatibilmente con l intensità del calore della fiamma. La distanza può variare a seconda della lunghezza del getto consentita dall estintore, compresa tra 3 e 10 metri. Operare a giusta distanza di sicurezza, esaminando quali potrebbero essere gli sviluppi dell incendio ed il percorso di propagazione più probabile delle fiamme, assicurandosi di avereallespalleunaviadifugasicura. Dirigere il getto della sostanza estinguente alla base delle fiamme.
34 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Agire in progressione iniziando a dirigere il getto sulle fiamme più vicine per poi proseguire verso quelle più distanti. Non attraversare con il getto le fiamme, nell intento di aggredire il focolaio più esteso, ma agire progressivamente, cercando di spegnere le fiamme più vicine per aprirsi la strada per un azione in profondità. Durante l erogazione l estintore va mosso leggermente a ventaglio. Non sprecare inutilmente sostanza estinguente, soprattutto con piccoli estintori.
35 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Operare sempre sopravvento rispetto al focolare. Nel caso di incendio all aperto in presenza di vento, operare sopravvento rispetto al fuoco, in modo che il getto di estinguente venga spinto verso la fiamma anziché essere deviato o disperso. Nel caso di incendi di liquidi contenuti in recipienti aperti, operare in modo che il getto non causi proiezione del liquido che brucia al di fuori del recipiente poiché questo potrebbe causare la propagazione dell incendio. In particolare erogare facendo «rimbalzare» l estinguente sul lato interno opposto a quello di erogazione. Spegnendo la fiamma di gas con estintore è necessario erogare il getto in modo che la sostanza estinguente segua la stessa direzione della fiamma. Non tagliare trasversalmente e non colpire di fronte la fiamma.
36 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI In caso di contemporaneo impiego di due o più estintori gli operatori non devono mai operare da posizione contrapposta ma muoversi preferibilmente verso un unica direzione (mantenendo gli estintori affiancati a debita distanza) o operare da posizioni che formino un angolo rispetto al fuoco nonsuperiore a 90 inmodo tale da non proiettare parti calde, fiamme o frammenti del materiale che brucia contro gli altri operatori. Dopo l estinzione di qualsiasi incendio, prima di abbandonare il luogo di intervento, assicurarsi sempre che il focolaio sia effettivamente spento e che sia esclusa la possibilità di una sua riaccensione. Dopo ogni uso parziale o accidentale di un estintore, anche se molto breve, non rimettere mai l estintore al suo posto, ma provvedere invece per la sua immediata ricarica.
37 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI RETE IDRICA ANTINCENDIO A protezione delle attività industriali o civili caratterizzate da un rilevante rischio viene di norma istallata una rete idrica antincendio collegata direttamente, o a mezzo di vasca di disgiunzione, all acquedotto cittadino. La presenza della vasca di disgiunzione è necessaria ogni qualvolta l acquedotto non garantisca continuità di erogazione e sufficiente pressione. In tal caso le caratteristiche idrauliche richieste agli erogatori (idranti UNI 45 oppure UNI70) vengono assicurate in termini di portata e pressione dalla capacità della riserva idrica e dal gruppo di pompaggio. La rete idrica antincendio deve, a garanzia di affidabilità e funzionalità, rispettare i seguenti criteri progettuali: Indipendenza della rete da altre utilizzazioni; Dotazione di valvole di sezionamento; Disponibilità di riserva idrica e di costanza di pressione; Ridondanza del gruppo di pompe; Disposizione della rete ad anello; Protezione della rete dall azione del gelo e dalla corrosione; Caratteristiche idrauliche specifiche(portata-pressione); Idranti (a muro, a colonna, sottosuolo o naspi) collegati con tubazioni flessibili a lance erogatrici che consentono, per numero ed ubicazione, la copertura protettiva dell intera attività.
38 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Per la progettazione, l installazione e l esercizio delle reti di idranti si seguono le indicazioni contenute nella norma tecnica UNI In particolare le reti di idranti comprendono i seguenti componenti principali: Alimentazione idrica; Rete di tubazioni; Valvole di intercettazione; Gruppo di attacco per autopompa; Apparecchi di erogazione. ALIMENTAZIONE IDRICA La rete di idranti antincendio deve prevedere un'alimentazione idrica in grado di assicurare, all impianto antincendio, le richieste caratteristiche di affidabilità e di sicurezza. L alimentazione idrica deve assicurare, come minimo e con continuità, la portata e la pressione richiesta dall impianto, nonché garantire i tempi di erogazione fissati. Le caratteristiche sopra descritte sono riportate in una parte specificatamente, destinata alle alimentazioni idriche, della norma UNI EN La norma UNI EN, oltre a descrivere le caratteristiche che un alimentazione idrica deve avere, definisce anche tutte le possibili tipologie e le caratteristiche costruttive delle alimentazioni idriche ammesse.
39 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI RETE DI TUBAZIONI, VALVOLE DI INTERCETTAZIONE E GRUPPO DI ATTACCO PER AUTOPOMPA A valle della sezione alimentazione troviamo la rete di tubazioni che trasporta l agente estinguente acqua all interno dell attività, fino ai punti di erogazione. La norma UNI prescrive, nel dettaglio, che la rete di tubazioni deve essere permanentemente in pressione, ad uso esclusivo antincendio e preferibilmente del tipo chiuso ad anello al fine di avere, per ogni punto della rete, due direzioni da cui far giungere l'acqua. Lungo la rete di tubazioni sono poi installate, in posizione facilmente accessibile e segnalata, le valvole di intercettazione che devono essere bloccate, mediante apposito dispositivo, nella posizione di normale funzionamento. La norma UNI prescrive, da ultimo, per la rete di tubazioni, la presenza di almeno un attacco di mandata per autopompa per l immissione di acqua in condizioni di emergenza, da installare in posizione facilmente accessibile e segnalata. La segnalazione del gruppo di attacco, secondo la UNI 10779, deve essere effettuata mediante idonei cartelli o iscrizioni recanti specifiche diciture.
40 APPARECCHI DI EROGAZIONE PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Nelle reti di idranti troviamo, come ultimo elemento componente dell impianto, gli apparecchi di erogazione per il prelevamento dell'acqua in pressione dalla rete di alimentazione. Gli attacchi normalizzati, comunemente utilizzati negli apparecchi di erogazione, sono del tipo UNI 45 e UNI 70. La norma UNI prevede l utilizzo di quattro diverse tipologie di apparecchi di erogazione:
41 IDRANTE A MURO PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Gli idranti a muro sono composti essenzialmente da una cassetta, con un portello di protezione, dal supporto della tubazione flessibile, da una valvola manuale di intercettazione, e da una tubazione flessibile completa di raccordi e di lancia erogatrice. Gli idranti a muro, in corretto funzionamento, costituiscono un efficiente mezzo di estinzione incendi erogando un getto d acqua continuo, immediatamente disponibile. Gli idranti DN45 normalmente vengono utilizzati per la protezione interna degli edifici mentre i DN70 per la protezione esterna. Tali attrezzature devono essere impiegate almeno da 2 addetti contemporaneamente, adeguatamente formati e addestrati al loro utilizzo. Le manichette antincendio sono costituite da tubazioni flessibili in fibre sintetiche di lunghezza pari a 20 m e sono dotate ad un estremità di un raccordo filettato maschio (per collegamento alla lancia) e all altra estremità un raccordo femmina(per collegamento alla presa dell idrante). Le manichette antincendio di mandata sono normalmente disponibili nei diametri DN45 o DN70. Le lance erogatrici rappresentano i componenti terminali della rete di idranti e servono per erogare l acqua e dirigerne il getto. Normalmente sono impiegate lance a triplice effetto che consentono, mediante un selettore a 3 posizioni, di regolare il getto di acqua realizzando: - la chiusura getto; - il getto frazionato; -ilgettopieno.
42 PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Per il corretto impiego delle manichette antincendio di mandata si evidenzia quanto segue: le manichette vanno poste all interno delle apposite cassette avvolte in doppio e scollegate dalla lancia e dall idrante; nello stendere le manichette, il raccordo femmina deve essere sempre tenuto verso l idrante, ed il raccordo maschio verso l erogazione; lo stendimento delle manichette deve essere effettuato senza curve strette od avvitamenti, per evitare ostruzioni al passaggio dell acqua o dannose perdite di carico; nell uso si dovrà evitare l appoggio delle manichette su spigoli vivi o taglienti, o superfici molto scabrose per evitare che subiscano tagli, abrasioni, forature, ecc..; dopo l'uso le manichette devono essere lavate internamente con acqua potabile, pulite esternamente con spazzole non metalliche, ed infine messe ad asciugare all'ombra, preferibilmente in posizione verticale; per il loro riavvolgimento si deve procedere piegandole in due, onde avere affiancati i due raccordi maschio e femmina, ed arrotolandole a partire dalla parte opposta a quella dei raccordi.
43 NASPOAMURO PRINCIPALI ATTREZZATURE ED IMPIANTI Il naspo a muro è un'attrezzatura antincendio composta da una bobina con alimentazione idrica assiale, una valvola d intercettazione, una tubazione semirigida, una lancia erogatrice e, quando richiesto, una guida di scorrimento per la tubazione. Latubazionesemirigidaènormalmentelunga 20m conundiametropariadn20odn25. Tale attrezzatura è impiegata per la protezione interna degli edifici e può essere usata individualmente dall operatore. In particolare i naspi antincendio possono essere del tipo: manuale(apparecchiatura dotata di valvola di intercettazione manuale); automatico(apparecchiatura dotata di valvola automatica di intercettazione, con apertura completa dopo non più di 3 giri completi della bobina); fisso(naspochepuòruotaresuunsolopiano); naspo orientabile (naspo che può ruotare su più piani e montato su: braccio snodabile giunto orientabile - portello cernierato).
44 PRINCIPALI ATTREZZATURE DI PROTEZIONE INDIVIDUALE
45 PRINCIPALI ATTREZZATURE DI PROTEZIONE INDIVIDUALE TIPOLOGIA D.P.I. ANTINCENDIO I dispositivi di protezione individuale (D.P.I.) per l antincendio consistono in attrezzature destinate ad essere indossate, dal personale addetto alla gestione delle emergenze, allo scopo di proteggerlo: 1) dall esposizione a fiamme e calore; 2) dall esposizione a gas e vapori d incendio; 3)datraumidovutiacaduteedurti,ecc. I D.P.I. principalmente impiegati sono: Indumenti protettivi in materiale ignifugo per la protezione del corpo dagli effetti delle fiamme e del calore; Elmetticonvisiera,perlaprotezionedelcapoedelvisodall impattoedallacadutadioggettiedaglieffetti delcalore; Guanti antiustione, per la protezione delle mani dal contatto di corpi caldi; Attrezzature per la protezione delle vie respiratorie (per la presenza di sostanze tossiche, asfissianti, ovvero per carenza di ossigeno), comprendenti: a) maschera antigas, con relativi filtri, per la protezione delle vie respiratorie in presenza di atmosfere modestamente inquinate e con concentrazioni di ossigeno accettabili(conc. > 17%); b) autorespiratore, per consentire la respirazione in atmosfere assai inquinate e con concentrazioni di ossigeno insufficienti (conc.<17%).
46 PRINCIPALI ATTREZZATURE DI PROTEZIONE INDIVIDUALE Indumenti di protezione UNIEN469 Indumenti di protezione per Vigili del fuoco che proteggono il corpo durante la lotta contro l incendio e attività connesse. UNIENISO11612 Indumenti per la protezione contro il calore e la fiamma.

References: Art.18
 articolo3
 articolo 43
 Art. 43
 articolo18
 articolo 18
 Art. 46
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 4
 Art. 5
 Art. 6
 Art. 7