Source: http://www.sportsizexl.it/sicurezza.html
Timestamp: 2017-09-20 18:16:46+00:00

Document:
Sicurezza - Sportsizexl
sul lugo di lavoro D.lgs 81/2008
in collaborazione con una società esterna ci occupiamo di problematiche attinenti la sicurezza valutando l’obbligatorietà o meno dell’applicazione delle norme per ogni singola realtà.
LEGIONELLA LEGIONELLA 1 LEGIONELLA 2 SICUREZZA HACCP
LA LEGIONELLA - campagna di comunicazione di sensibilizzazione
Sottoponiamo alla Vostra attenzione la presente informativa relativa al problema della “ Legionella ”, ricordandoVi che il mancato rispetto delle norme e delle leggi vigenti in materia di prevenzione della Legionellosi, può comportare responsabilità penali molto gravi in capo al responsabile della struttura ricettiva ( vedi in allegato le sanzioni ).
Il batterio Legionella, ampliamente diffuso in natura, si trova principalmente associato alla presenza di acqua come sorgenti termali, falde idriche e ambienti umidi in genere. Da queste sorgenti Legionella può colonizzare gli impianti idrosanitari (rubinetti – docce – lavandini – ecc.) e/o aeraulici (condizionatori – umidificatori – ecc.).
Si può pertanto creare una potenziale situazione a rischio per la salute umana, che può portare sino alla morte del soggetto contaminato, specialmente negli individui più sensibili (anziani, bambini e adulti con patologie pregresse di carattere cardio-respiratorio) che possono trovarsi presso strutture ricettive come per esempio impianti sportivi – piscine – palestre.
In base al Testo Unico n. 81/2008 e segnatamente in base all’articolo 271, il Datore di lavoro deve compiere e documentare la valutazione del rischio anche con riferimento al rischio biologico ed individuare le misure protettive e preventive ritenute più adeguate.
Attraverso i nostri partner sul territorio offriamo servizi quali:
- la progettazione e la predisposizione del Manuale Autocontrollo del rischio Legionellosi;
- il campionamento e le Analisi microbiologiche per la ricerca della Legionella
(attraverso il nostro laboratorio accreditato su un numero rappresentativo di punti critici dell’impianto idrico e di climatizzazione identificati nel processo di valutazione dei rischi.)
Scarica pdf: - http://www.lavoro.gov.it/SicurezzaLavoro/MS/Normativa/Documents/TU%2081-08%20-%20Ed.%20Maggio%202014.pdf
Scarica pdf: - Linee guida della Gazzetta Ufficiale n.28.pdf
Scarica pdf: - Linee Guida Lombardia.pdf
Scarica pdf: - Responsabilità e sanzioni
Per riferimenti normativi relativi ad altre regioni contattateci
SERVIZI PROTOCOLLO LEGIONELLA – ANALISI DI LABORATORIO PER LA LEGIONELLA
Il problema Legionella appare sempre più importante negli ultimi tempi, soprattutto a causa delle notevoli implicazioni di carattere sanitario che l’esposizione del batterio può causare specialmente negli individui più sensibili (anziani,bambini e adulti con patologie pregresse di carattere cardio-respiratorio).
Il batterio Legionella è ampliamente diffuso in natura, dove si trova principalmente associato alla presenza di acqua come sorgenti termali, falde idriche e ambienti umidi in genere. Da queste sorgenti Legionella può colonizzare gli ambienti idrici artificiali (impianti idrici dei singoli edifici, piscine, etc.) creando una potenziale situazione a rischio per la salute umana.
La presenza di un habitat così ampio rende impossibile il perseguimento della completa bonifica del batterio negli impianti idrici. Appare evidente che l’obiettivo generale è contenere il rischio legionellosi agendo prioritariamente sulle situazioni più critiche con interventi preventivi che possano ridurre la presenza e la concentrazione di Legionella.
La conferenza Stato-Regioni ha siglato l’accordo pubblicato in G.U. n.28 del 4 febbraio del 2005 dal titolo “Linee guida recanti indicazioni sulla legionellosi per i gestori di strutture turistico - ricettive e termali” in virtù del quale corre l’obbligo di procedere alla valutazione del rischio legato all’infezione da legionella con conseguente obbligo di elaborare uno specifico documento autocontrollo del rischio per le seguenti tipologie di attività:
• strutture turistico - recettive (es. alberghi, hotel, pensioni, campeggi, residence, agriturismi, bed&breakfast, soggiorni di vacanza, affittacamere),
• strutture termali,
• strutture ad uso collettivo (es. impianti sportivi e ludici, palestre, centri commerciali, fiere, centri benessere).
Le procedure di autocontrollo, opportunamente formalizzate, a volte anche identificate con il nome di “Manuale della Legionella” oppure “Protocollo per la prevenzione della Legionellosi”, devono essere attuate mediante:
• la nomina di responsabile per la gestione del rischio legionella
• la valutazione del rischio mediante un’attenta analisi delle condizioni di normale funzionamento dell’impianto idrosanitario e aeraulico al fine di individuarne i punti critici
• la gestione dell’eventuale rischio rilevato prevedendo specifiche misure preventive necessarie a ridurre al minimo il rischio evidenziato
• previsione di misure correttive atte a ripristinare eventuali situazioni non conformi
• interventi di formazione specifica a tutto il personale coinvolto nel controllo e prevenzione legionellosi
• campionamento e analisi microbiologiche per la ricerca di Legionella su campioni rappresentativi di tutti gli impianti
Oggetto: presentazione servizi PROTOCOLLO LEGIONELLA – ANALISI DI LABORATORIO PER LA LEGIONELLA
Il nostro partner ha una consolidata esperienza nella gestione del rischio Legionella, maturata anche nell’ambito di strutture sportive – piscine – palestre, attraverso i suoi consulenti qualificati ed il proprio laboratorio di analisi accreditato, offre servizi quali la Predisposizione del Manuale di Autocontrollo e le analisi microbiologiche per la ricerca della Legionella.
LEGIONELLA 2
“Linee guida per la prevenzione e il controllo della Legionellosi” pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 maggio 2000 – serie generale – n.103. La malattia provocata dalla legionella è sottoposta ad un programma di sorveglianza speciale.
“Linee guida recanti indicazioni sulla legionellosi per i gestori di strutture turistico – recettive e termali” pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 04.02.05 n.28.
“Linee guida per la definizione di protocolli tecnici di manutenzione predittiva sugli impianti di climatizzazione”: provvedimento della Conferenza Permanente Stato Regioni del 5 ottobre 2006, n.2636.
“Linee guida prevenzione e controllo della legionellosi in Lombardia” Decreto n° 1751 del 24/02/2009 Regione Lombardia.
Legge Regionale n. 33 del 30 dicembre 2009 “Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità”.
Decreto Direzione Generale Sanità N° 2907 DEL 28/02/2005. Oggetto: Approvazione delle Linee guida “Prevenzione e controllo della Legionellosi in Lombardia”.
Approvazione linee guida regionali per la sorveglianza e il controllo della legionellosi – Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna – N. 147 del 22-8-2008.
Raccomandazioni per la sorveglianza, la prevenzione e il controllo delle polmoniti da Legionella nelle strutture sanitarie piemontesi pubbliche e private -Regione Piemonte.
Modalità operative per la prevenzione del rischio legionellosi
Per ottemperare a quanto previsto dalla normativa e in base ai risultati complessivi dell’analisi del rischio, è necessario:
- predisporre, con l’ausilio di personale tecnico qualificato, un documento che riporti i protocolli per il controllo e la manutenzione degli impianti dell’acqua sanitaria e di condizionamento dell’aria, in cui dovranno essere esaminate le caratteristiche principali degli impianti stessi, i punti critici ove potrebbe verificarsi la moltiplicazione batterica, gli interventi di manutenzione ordinaria, le procedure di sanificazione, il piano delle analisi per la ricerca di Legionella.
- Predisporre un registro per la documentazione degli interventi di manutenzione, ordinari e straordinari, sugli impianti idrici e di climatizzazione.
- Effettuare, almeno annualmente, campionamenti dalla rete idrica sanitaria e dall’impianto di condizionamento. Il numero dei campionamenti dovrà essere rappresentativo di tutto l’impianto sia per l’impianto di condizionamento che per la rete idrica sanitaria e in particolare per quest’ultima tale numero non dovrà essere inferiore a sei.
Il campionamento dell’acqua per la ricerca di Legionella, deve essere eseguito in un numero di siti che sia rappresentativo di tutto l’impianto idrico, e comunque in almeno sei punti.
I punti da cui effettuare il campionamento sono: la rete dell’acqua fredda (serbatoio dell’acqua e il punto più distale dal serbatoio), la rete dell’acqua calda (serbatoio dell’acqua calda vicino alle valvole di scarico e il ricircolo dell’acqua calda) e almeno due siti di erogazione lontani (punti terminali) dal serbatoio dell’acqua calda (docce, rubinetti).
I punti di campionamento ritenuti più rappresentativi e da cui, sostanzialmente, non si può prescindere per la valutazione di un impianto idrico sono:
1. collettore di uscita dell’acqua calda sanitaria dal serbatoio o dal bollitore (collettore normalmente indicato con il termine “mandata”) – Il prelievo sulla mandata deve essere effettuato prima di ogni eventuale miscelazione;
2. collettore di ritorno dell’acqua calda sanitaria (collettore normalmente indicato con il termine “ricircolo”);
3. fondo dei serbatoi di accumulo e degli scaldacqua anche elettrici; in tali serbatoi si possono depositare masse consistenti di calcare all’interno delle quali la temperatura dell’acqua è relativamente più bassa e conseguentemente viene favorita la nidificazione e la proliferazione della Legionella;
4. tratti particolari delle tubazioni secondarie poco utilizzate o tratti terminali non connessi a sistemi di ricircolo (detti rami morti). In questi tratti di tubazione è possibile la formazione di un consistente strato di biofilm nel quale può nidificare e proliferare la Legionella; se questi punti di erogazione sono poco usati è consigliabile eliminarli o vietarne l’accesso all’utenza;
5. punti di erogazione più vicini e più distali rispetto al sistema di produzione dell’acqua calda sanitaria: soffioni delle docce e/o doccette di vasche da bagno ovvero da rubinetti di lavabo, sistemi rompigetto, tubi in gomma con doccia a telefono, aeratori, ugelli.
Altri punti di prelievo possibili sono:
- acqua di umidificazione, di condensa e acqua di sifoni ed altre;
- parti degli impianti per l’aria condizionata (filtri o parti di essi);
- acqua in entrata e in uscita dagli addolcitori;
- acqua proveniente da sgocciolamento dalle torri di raffreddamento;
- acqua della vasca di raccolta delle torri di raffreddamento;
- serbatoi di accumulo dell’acqua fredda;
- fontane decorative.
Ai sensi della normativa vigente sopra riportata, in caso il campionamento evidenzi presenza di Legionella, devono essere eseguiti gli interventi indicati nelle seguenti tabelle
Si rimanda alla normativa contenuta nel DL 81/2008.
E’ il decreto legislativo riordina la complessa normativa in materia di sicurezza ed igiene del lavoro, riprendendo l’impostazione generale del D.L.vo 626/94 (ovvero quella della Unione Europea).
Obiettivo è individuare le fasi di lavoro che possono arrecare nell’immediato (infortunio) o a lungo termine (malattia professionale) un danno al lavoratore, e individuare efficaci sistemi di prevenzione, protezione e controllo volti a minimizzare la probabilità di accadimento di eventi negativi e la gravità degli stessi.
Le attività interessate sono TUTTI I SETTORI DI ATTIVITÀ, PRIVATI E PUBBLICI, TUTTE LE TIPOLOGIE DI RISCHIO e TUTTI I LAVORATORI E LAVORATRICI, SUBORDINATI E AUTONOMI, NONCHÉ I SOGGETTI AD ESSI EQUIPARATI, compresi i volontari facenti capo ad associazioni legalmente riconosciute.
In assenza di lavoratori subordinati devono comunque essere rispettate le normative di
igiene edilizia (agibilità, rispondenza ai requisiti del RLI), sicurezza degli impianti (dichiarazioni di conformità, verifiche e manutenzioni periodiche), sicurezza delle attrezzature (CE), prevenzione e protezione antincendio (certificazione di prevenzione incendi, sorveglianza e manutenzione).
Principali soggetti obbligati: Datore di lavoro, ovvero il titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o comunque il soggetto che ha autonomia decisionale e di spesa nell’azienda/ente
Lavoratore, ovvero colui che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un'attività lavorativa nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un'arte o una professione.
Decreto del Fare (settembre 2013) D.L.vo 81/08 art. 3 (campo di applicazione) comma 12-bis.
Nei confronti dei volontari di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, dei volontari che effettuano servizio civile, dei soggetti che prestano la propria attività, spontaneamente e a titolo gratuito o con mero rimborso di spese, in favore delle associazioni di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383 [ad es. A.S.I., C.S.I., A.I.C.S., A.C.S.I., U.I.S.P., M.S.P., P.G.S., C.N.S., C.S.E.N., ecc.] delle associazioni sportive dilettantistiche di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398, e all'articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n.289, e successive modificazioni, nonché nei confronti di tutti i soggetti di cui all'articolo 67, comma 1, lettera m), del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, [Art. 67 - Redditi diversi – comma 1 - m) le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi […] erogati nell'esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall'Unione Nazionale per l'Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto. Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche.] si applicano le disposizioni di cui all'articolo 21 del presente decreto.
Con accordi tra i soggetti e le associazioni o gli enti di servizio civile possono essere individuate le modalità di attuazione della tutela di cui al primo periodo.
Ove uno dei soggetti di cui al primo periodo svolga la sua prestazione nell'ambito di un'organizzazione di un datore di lavoro, questi è tenuto a fornire al soggetto dettagliate informazioni su rischi specifici esistenti negli ambienti nei quali è chiamato ad operare misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla sua attività. Egli è altresì tenuto ad adottare le misure utili a eliminare o, ove ciò non sia possibile, a ridurre al minimo i rischi da interferenze tra la prestazione del soggetto e altre attività che si svolgano nell'ambito della medesima organizzazione.
Ogni lavoratore deve ricevere dal datore di lavoro adeguate informazioni sulle modalità di gestione delle emergenze prevedibili nell’esercizio dell’attività (incendio, infortunio, rapina, ecc.).
Per attività con più di 10 lavoratori o con obbligo di SCIA (ex-Certificato di Prevenzione Incendi), tali procedure devono essere formalizzate in un “Piano di Emergenza e di Evacuazione”
Devono essere identificati Addetti Antincendio e Addetti al Primo soccorso, da formare con corsi adeguati al livello di rischio attribuibile all’attività, ed in numero sufficiente.
I lavoratori devono essere informati, formati ed addestrati in merito ai rischi presenti in ambiente di lavoro e alle conseguenti misure di prevenzione e protezione da adottare.
Sono stati recentemente pubblicati Accordi specifici per regolamentare le modalità di erogazione della formazione (attività a “basso rischio” – 8 ore).
Ne possono conseguire delle responsabilità CIVILI, PENALI e PENALI AMMINISTRATIVE (società)
RESP CIVILI (Codice Civile): Art. 2050: chiunque cagiona danni ad altri nello svolgimento di un’attività pericolosa, per sua natura o per natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento se non prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno
Art. 2087: l’imprenditore è tenuto ad adottare, nell’esercizio dell’impresa, le misure che secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro
RESP PENALI (Codice Penale): Art. 437 – Rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con ….
Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da ….
Art. 451 Omissione colposa di cautele o difese contro disastri o infortuni sul lavoro_Chiunque, per colpa, omette di collocare, ovvero rimuove o rende inservibili apparecchi o altri mezzi destinati alla estinzione di un incendio, o al salvataggio o al soccorso contro disastri o infortuni sul lavoro, e' punito con la reclusione … o con la multa da … a ...
MANUALE AUTOCONTROLLO (HACCP) e FORMAZIONE PER ALIMENTARISTI
Ogni attività preposta alla somministrazione di generi alimentari, compresi quindi i bar/ristoranti/tavole calde, deve avere obbligatoriamente un manuale di autocontrollo alimentare (HACCP) ai sensi del Reg. (CE) 852/2004.
Il manuale HACCP deve contenere:
• dati del responsabile del sistema HACCP in azienda;
• indicazione sui punti critici di controllo (CCP), che derivano dall’analisi dei rischi;
• indicazione delle misure di controllo per contrastare i rischi rilevati;
• descrizione e risultati del monitoraggio dei CCP;
• indicazione delle misure correttive in caso di superamento dei valori limite.
Quando si parla di sicurezza e igiene alimentare ci si riferisce, oltre che a specifici alimenti, anche alla struttura in cui vengono lavorati o somministrati e al personale che li manipola.
Per questa ragione nel manuale HACCP vanno indicate anche le misure per mantenere l’igiene della strumentazione e dei locali.
Per il personale invece esistono degli appositi corsi di formazione obbligatori. Il corso è obbligatorio per l’addetto che manipola alimenti (come accade al barman o a chi si occupa della gastronomia) ma anche consigliato per l’addetto che non manipola direttamente gli alimenti (come il personale di servizio ai tavoli).
I corsi hanno una scadenza! La periodicità della formazione è stabilita dal responsabile dell’azienda e indicata nel Manuale HACCP (solitamente di due o tre anni) in funzione dei rischi specifici.
La redazione del manuale HACCP è un’attività che prevede competenze specifiche, se non si posseggono esperienza e professionalità necessarie è facile commettere degli errori che possono costare, nel migliore dei casi, sanzioni per il proprietario dell’attività e, nel peggiore, dei danni alla clientela dovuti a procedure errate.
Il nostro partner ha una consolidata esperienza in materia di Sicurezza e Igiene Alimentare , attraverso i suoi consulenti qualificati e gli accreditamenti necessari per erogare la formazione più idonea.
OBBLIGHI SICUREZZA A.S.D
L’Associazione Sportiva Dilettantistica (ASD), indipendentemente dalla sua specificità (es. calcio, pallacanestro, pallavolo, etc.), dalla sua struttura gerarchica e organizzativa, nonché dalla sua dimensione, è soggetta all’applicazione del D.Lgs. 81/08. e quindi deve individuare e valutare i rischi connessi all’attività sportiva, equiparabili alle attività di tipo occupazionale (es. attività di segreteria, di movimentazione materiali, di preparazione degli attrezzi sportivi, di trasporto atleti, di manutenzione locali, attrezzature e impianti sportivi, etc.) e negli specifici luoghi di lavoro sede dell’Associazione Sportiva e/o altri luoghi di svolgimento delle attività (es. piste da sci gestite da altri, palestre gestite da scuole, etc.).
Le norme che impattano sulla sicurezza nei luoghi di lavoro in cui si praticano attività sportive sono essenzialmente due:
2) Tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs 81/08 del 9.04.2008 integrato e corretto dal D.Lgs 106/09 del 3 agosto 2009).
La prima norma è di competenza del “proprietario” dell’impianto sportivo che deve comunque garantire al “gestore” dello stesso la rintracciabilità di tutta la documentazione relativa alla conformità legislativa della struttura e degli annessi impianti (es. agibilità, dichiarazione di conformità degli impianti, denunce e verifica degli impianti di messa a terra e scarche atmosferiche,…).
La seconda norma (D.Lgs. 81/08 s.m.i.) è di competenza del Gestore e/o dell’Associazione Sportiva che deve garantire il rispetto della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
L’art. 3 del D.Lgs. 81/08. al comma 1 così recita: “Il presente decreto legislativo si applica a tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio”. Lo stesso art. 3 nel prosieguo individua attività specifiche che, sulla base di “… particolari esigenze connesse al servizio espletato o alla peculiarità organizzativa …”, richiedono una applicazione nel rispetto anche di altre leggi e/o decreti.
In ORDINE CRONOLOGICO questi sono gli obblighi che devono essere assolti dalle Associazioni Sportive:
Designazione del “Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione” (RSPP) che può identificarsi anche con il “Datore di Lavoro”. L’art. 2 comma f del D.Lgs. 81/08 così recita: “Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione”: persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all’articolo 32 designata dal Datore di Lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi.
Individuazione dei “lavoratori” delle “attività sportive” delle Associazioni Sportive ai sensi dell’art. 2 e art. 3 del D.Lgs. 81/08 s.m.i. L’art. 2 comma a del D.Lgs. 81/08 così recita: “lavoratore”: persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari…
I Lavoratori possono essere dipendenti, (istruttori/allenatori,…), ovvero lavoratori subordinati, atleti dilettanti (subordinati di fatto) e volontari. Nell’ambito delle società sportive esiste anche il lavoratore che opera come “attività di volontariato”. L’attività di volontariato è disciplinata dalla legge 266/91 (legge quadro sul volontario) la quale prevede all’art. 2 che “..per attività di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà”.
Pertanto il Volontario di una Associazione Sportiva è un SOGGETTO OBBLIGATO (ai sensi dell’art. 21 del D.Lgs. 81/08) e quindi non SOGGETTO A TUTELA. L’unica “tutela” è data dall’art. 3 comma 12 bis.
Egli è altresì tenuto ad adottare le misure utili ad eliminare o, ove ciò non sia possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze tra la prestazione del volontario e altre attività che si svolgano nell’ambito della medesima organizzazione.
Elezione interna del “Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza” (RLS) o individuazione a livello territoriale o “comparto sportivo” secondo gli artt. 57 e 48 del D.Lgs. 81/08.
Eventuale nomina del “Medico Competente” in funzione della “tipologia di rischio” presente nell’ambito dell’attività svolta.
Individuazione dei soggetti con compiti speciali: “primo soccorso”, “gestione emergenze”, “addetti antincendio”
Valutazione dei Rischi e redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Ai sensi dell’art. 29 comma 1 “…il Datore di Lavoro (DL) effettua la valutazione ed elabora il documento …” (DVR) ma i Datori di Lavoro che occupano fino a 10 lavoratori possono autocertificare l’effettuazione della valutazione dei rischi. Ai fini della determinazione del numero dei lavoratori si veda l’art. 4 del D.Lgs. 81/08. Tale articolo precisa che: “…ai fini della determinazione del NUMERO dal quale il presente D.Lgs. fa discendere particolari obblighi non sono computati: i collaboratori familiari, i tirocinanti, gli allievi di istituti e università, i lavoratori assunti con contratto a t.d. per sostituzioni, i lavoratori che svolgono prestazioni occasionali di tipo accessorio, i lavoratori di cui alla legge n. 877 del 18.12.1973, i volontari, i lavoratori utilizzati nei lavori socialmente utili, i lavoratori autonomi, i collaboratori coordinati e continuativi e i lavoratori a progetto … ove la loro attività non sia svolta in forma esclusiva a favore del committente, i lavoratori in prova. Quindi fino a 10 lavoratori computati secondo l’art. 4 del D.Lgs. 81/08, il Datore di Lavoro, sotto la sua responsabilità, “…autocertifica di aver valutato i rischi per la sicurezza e salute dei lavoratori sui luoghi di lavoro…” allegando TUTTA la documentazione atta a dimostrare quanto dichiarato.
Alla luce della particolarità delle Associazioni Sportive e in considerazione dell’art. 28 comma 2 nel quale si specifica che “la scelta dei criteri di redazione del documento è rimessa al datore di lavoro, che vi provvede con criteri di semplicità, brevità e comprensibilità, in modo da garantire la completezza e l’idoneità quale strumento operativo di pianificazione degli interventi aziendali e di prevenzione”, riteniamo che il DVR debba essere REDATTO IN MODO SEMPLICE MA COMPLETO.
Messa in sicurezza dei “luoghi di lavoro”(attrezzature, impiantistica, arredi, dotazioni antincendio, ecc.)
Informazione, formazione e addestramento degli operatori addetti alle attività sportive.
Prima di avviare le attività per assolvere agli obblighi legislativi è importante conoscere TUTTE le norme che interessano la specifica Associazione Sportiva e che possono quindi impattare sulla redazione del DVR e prima ancora sulla valutazione dei rischi. Si ricorda che il Responsabile dell’Associazione Sportiva, indipendentemente dalla presenza o meno di lavoratori, è soggetto alla disciplina degli artt. 2043 e 2050 del Codice Civile ed è quindi personalmente responsabile della tutela di tutte le persone presenti nell’impianto sportivo e quindi compresi gli atleti dilettanti (definiti con il D.M. 17.12.2004).
Se il GESTORE si avvale di lavoratori subordinati e/o subordinati di fatto e/o lavoratori autonomi deve assolvere agli adempimenti del D.Lgs. 81/08. Per le Associazioni Sportive che utilizzano palestre e/o impianti durante l’attività di preparazione, allenamento e agonismo il GESTORE deve predisporre una gestione documentale di prerequisiti ai luoghi, alle attrezzature nonché ai rischi residui.
Tipologia ASD
Applicazione completa del D.Lgs. 81/08
Applicazione del solo art. 3 comma 12-bis del D.Lgs 81/08
Non applicazione del D.Lgs 81/08
ASD che impiega volontari non compensati e non rimborsati
ASD che impiega volontari con rimborso spese fino ad € 7.500,00
ASD che impiega volontari indipendentemente dall’elargizione di compensi o rimborsi spese ed ha al proprio attivo Lavoratori a contratto, qualunque esso sia
ASD che impiega volontari con rimborso spese oltre ad € 7.500,00
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References: art. 3
 Art. 2050

Art. 2087
 Art. 437

Art. 451
 art. 3
 art. 3
 art. 3