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Il regolamento (CE) n° 1896/2006: l’ingiunzione di pagamento europea - Ius in itinere
Il regolamento (CE) n° 1896/2006: l’ingiunzione di pagamento europea
di Piermassimo Arcangelo · Pubblicato 9 Giugno 2020 · Aggiornato 8 Giugno 2020
1.La ratio dell’intervento del legislatore europeo
L’esigenza di un intervento normativo nel settore dell’ingiunzione di pagamento nasce dall’importanza di sviluppare un sistema per rendere più rapido ed efficace il recupero dei crediti e dalla necessità di garantire il buon funzionamento del mercato interno dell’Unione europea. Il regolamento de quo nasce, infatti, con l’obbiettivo di semplificare i procedimenti per le controversie transfrontaliere in materia di crediti pecuniari non contestati, istituendo un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento. La natura transfrontaliera della stragrande maggioranza dei rapporti commerciali ha evidentemente imposto l’intervento del Parlamento e del Consiglio europeo al fine di fornire al “creditore europeo” uno strumento volto al conseguimento di un titolo esecutivo in breve tempo e con costi esigui.
Giova qui ricordare che il titolo è esecutivo è l’atto-presupposto di qualsivoglia procedura esecutiva. Detto in altri termini, il creditore che voglia procedere a recuperare in via esecutiva i propri crediti dovrà necessariamente essere munito di un valido titolo esecutivo che legittimi la propria pretesa. È quello che accade nel nostro ordinamento giuridico. Infatti, “L’esecuzione forzata non può avere luogo che in virtù di un valido titolo esecutivo per un diritto certo, liquido ed esigibile”. [1]
2.Le controversie transfrontaliere
Si è già accennato alla natura transfrontaliera delle controversie disciplinabili dal regolamento de quo. Occorre chiarire concretamente che cosa abbia voluto intendere il legislatore europeo con la locuzione “controversia transfrontaliera”. Per controversia transfrontaliera si intende “una controversia in cui almeno una delle parti ha domicilio o residenza abituale in uno Stato membro diverso da quello del giudice adito”.[3]
Detto requisito deve altresì sussistere al momento della presentazione della domanda di ingiunzione di pagamento europea. Si legge infatti che “La data di riferimento per stabilire se esiste una controversia transfrontaliera è la data di presentazione della domanda di ingiunzione di pagamento europea in conformità del presente regolamento”.[4]
3.Il procedimento di ingiunzione
Il presente regolamento si applica esclusivamente, in materia di crediti pecuniari non contestati, “nelle controversie transfrontaliere, in materia civile e commerciale, indipendentemente dalla natura dell’organo giurisdizionale”.[2]
Il carattere tassativo di questa disposizione normativa vieta, dunque, qualsivoglia applicazione analogica. Esso non concerne infatti la materia fiscale, doganale ed amministrativa, né la responsabilità dello Stato per atti od omissioni nell’esercizio di pubblici poteri. Sono altresì esclusi dal campo di applicazione del regolamento il regime patrimoniale fra coniugi o i regimi assimilati, i testamenti e le successioni; i fallimenti, i concordati e le procedure affini; la sicurezza sociale.
Possono invece essere assoggettati al presente regolamento i crediti derivanti da obblighi extracontrattuali, “se sono stati oggetto di accordo tra le parti o se vi è stata ammissione di debito” [5] ed anche “se riguardano debiti liquidi risultanti da comproprietà di un bene”. [6]
A differenza del procedimento ingiuntivo degli artt. 633 ss, a quello in esame può farsi ricorso solo per i crediti pecuniari di un importo determinato che siano esigibili al momento della presentazione della domanda di ingiunzione. L’ordinamento giuridico italiano ammette deroga. Al procedente per sfratto per morosità è infatti riconosciuta la possibilità di ottenere un decreto ingiuntivo, oltre che per i crediti già maturati e quindi esigibili, anche per i crediti da scadere fino all’esecuzione dello sfratto e per le spese relative all’intimazione. [7]
Per ragioni di semplificazione del procedimento il Regolamento prevede che la domanda di ingiunzione vada presentata al giudice a mezzo di una modulistica standard appositamente predisposta. All’art. 7 co.1 si legge infatti che “La domanda d’ingiunzione di pagamento europea è presentata utilizzando il modulo standard A riprodotto nell’Allegato I”. La domanda dovrà indicare il nome e l’indirizzo delle parti, l’importo del credito, eventuali interessi, una descrizione delle prove a sostegno della domanda, il carattere transfrontaliero della controversia ed altri elementi previsti dall’art. 7.
Per le medesime ragioni semplificative anche il giudice qualora, sussistendone i presupposti, proceda ad emettere l’ingiunzione di pagamento, dovrà farlo “utilizzando il modulo standard E riprodotto nell’Allegato V”. [8]
Una volta emessa ingiunzione di pagamento europea, all’ingiunto è riconosciuto il diritto di presentare opposizione. In ragione di ciò, infatti, il giudice deve garantire che l’ingiunzione sia notificata al convenuto in conformità della legislazione nazionale, secondo un metodo conforme alle norme minime di cui agli articoli 13, 14 e 15 del regolamento medesimo. Qualora la notificazione avvenga secondo le modalità dettate dall’art. 14 del Regolamento e cioè senza prova di ricevimento da parte del convenuto, sarà ritenuta inammissibile se l’indirizzo del convenuto non risulti conosciuto con certezza.
L’eventuale opposizione deve essere proposta dal convenuto, ex art. 12 co.3 lettera b), entro 30 giorni dalla data di notificazione dell’ingiunzione di pagamento a mezzo di apposito modello standard che viene consegnato all’ingiunto unitamente all’ingiunzione di pagamento. La funzione dell’opposizione “è quella di contestare il credito, senza necessità di precisarne le ragioni né di addurre prove a sostegno. Se l’opposizione è proposta tempestivamente, l’ingiunzione europea non acquisterà forza esecutiva e il procedimento seguirà davanti ai giudici competenti dello Stato membro d’origine << secondo le norme di procedura civile ordinaria>>”. [9]
Qualora invece l’opposizione non venga tempestivamente proposta nel termine di trenta giorni, il giudice procede a conferire il carattere dell’esecutività all’ingiunzione di pagamento emessa. L’ingiunzione de qua, a differenza dell’ingiunzione disciplinata dal codice di procedura civile, non può acquistare efficacia esecutiva prima che sia decorso il termine per la proposizione dell’opposizione.
Una volta dichiarata esecutiva, l’ingiunzione di pagamento verrà riconosciuta ed eseguita negli altri stati membri senza che sia necessaria alcuna dichiarazione di riconoscimento; non sarà neppure proponibile opposizione avverso il suo riconoscimento. L’art 19, rubricato abolizione dell’exequatur, afferma infatti che “L’ingiunzione di pagamento europea divenuta esecutiva nello Stato membro d’origine è riconosciuta ed eseguita negli altri Stati membri senza che sia necessaria una dichiarazione di esecutività e senza che sia possibile opporsi al suo riconoscimento”.
Tuttavia, scaduto il termine per la proposizione dell’opposizione il convenuto ha il diritto di chiedere il riesame dell’ingiunzione di pagamento europea dinanzi al giudice competente dello Stato membro di origine purché agisca tempestivamente e purché siano soddisfatte le seguenti condizioni:
a) L’ingiunzione di pagamento è stata notificata secondo una delle forme previste dall’art 14 (notifica senza prova di ricevimento da parte del convenuto) e la notifica non è stata effettuata in tempo utile a consentirgli di presentare le proprie difese per ragioni a lui non imputabili;
b) Il convenuto non ha avuto la possibilità di contestare il credito a causa di situazioni di forza maggiore o di circostanze eccezionali per ragioni a lui non imputabili.
È altresì proponibile istanza di riesame“se l’ingiunzione di pagamento risulta manifestamente emessa per errore, tenuto conto dei requisiti previsti dal presente regolamento, o a causa di circostanze eccezionali”. [10]
Sull’istanza di riesame pronuncerà il giudice. Se il giudice respinge la domanda del convenuto in base al fatto che nessuno dei motivi di riesame è applicabile, l’ingiunzione di pagamento europea resta esecutiva. Se il giudice decide che il riesame si giustifica, l’ingiunzione di pagamento europea è nulla.
Divenuta eventualmente definitiva l’ingiunzione di pagamento, si dovrà procedere all’esecuzione della stessa. I procedimenti di esecuzione sono disciplinati dalla legge dello Stato membro di esecuzione. L’ingiunzione di pagamento europea divenuta esecutiva è, infatti, eseguita alle stesse condizioni di una decisione esecutiva emessa nello Stato membro di esecuzione. Al fine di poter procedere all’esecuzione in un altro Stato membro, il ricorrente deve fornire alle competenti autorità incaricate dell’applicazione della legge di tale Stato membro:
1.Copia dell’ingiunzione di pagamento europea dichiarata esecutiva dal giudice d’origine, che presenti le condizioni necessarie per stabilire la sua autenticità, e ove richiesto, una traduzione dell’ingiunzione di pagamento europea nella lingua ufficiale dello Stato membro di esecuzione;
2.Una traduzione dell’ingiunzione, qualora tale Stato abbia più lingue ufficiali, nella lingua ufficiale o in una delle lingue ufficiali del procedimento giudiziario del luogo in cui è chiesta l’esecuzione, conformemente al diritto dello Stato membro in questione, o in un’altra lingua che lo Stato membro di esecuzione abbia dichiarato di accettare. Ciascuno Stato membro può indicare quale lingua o quali lingue ufficiali delle istituzioni dell’Unione europea diverse dalla sua possono essere accettate per l’ingiunzione di pagamento europea. La traduzione deve essere autenticata da una persona a tal fine abilitata in uno degli Stati membri.
Qualora il convenuto abbia chiesto il riesame ai sensi dell’articolo 20 del regolamento de quo, il giudice competente dello Stato membro di esecuzione può, su istanza del convenuto, sia limitare il procedimento di esecuzione ai provvedimenti conservativi; sia subordinare l’esecuzione alla costituzione di una cauzione di cui determina l’importo; sia in circostanze eccezionali sospendere il procedimento di esecuzione.
[2] Art. 2 co.1 Reg. CE N° 1896/2006
[3] Art. 3 co.1 Reg. CE N° 1896/2006
[4] Art. 3 co. 3 Reg. CE N° 1896/2006
[5] Art. 2 co.2 lettera d) sub i) Reg. CE N° 1896/2006
[6] Art. 2 co.2 lettera d) sub ii) Reg. CE N° 1896/2006
[7] Art. 664 co.1 c.p.c.
[8] Art. 12 co.1 Reg. CE N° 1896/2006
[9] B. Sassani, Lineamenti del processo civile italiano, edizione 2019
[10] Art. 20 co.2 Reg. CE N° 1896/2006
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 Art. 3
 Art. 3
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 Art. 2
 Art. 664
 Art. 12
 Art. 20