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Timestamp: 2020-08-06 20:03:17+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3363 del 05/02/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3363 del 05/02/2019
Cassazione civile sez. VI, 05/02/2019, (ud. 22/11/2018, dep. 05/02/2019), n.3363
sul ricorso 19969-2017 proposto da:
M.P., M STORE 5 SRL;
avverso la sentenza n. 145/2017 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,
depositata il 26/01/2017;
partecipata del 22/11/2018 dal Consigliere Dott. ENRICO SCODITTI.
Ha proposto ricorso per cassazione Riscossione Sicilia s.p.a. sulla base di un motivo. Il relatore ha ravvisato un’ipotesi di manifesta infondatezza del ricorso. Il Presidente ha fissato l’adunanza della Corte e sono seguite le comunicazioni di rito. E’ stata presentata memoria.
con il motivo di ricorso si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 163 c.p.c., comma 3, e art. 164 c.p.c., comma 4, nonchè dell’art. 2903 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la ricorrente che al fascicolo di parte erano stati allegati undici estratti di ruolo con relative relate di notifica, sicchè la difesa di controparte ben avrebbe potuto verificare natura ed ammontare del proprio debito. Aggiunge che vi è nullità solo se nè dal contesto dell’atto nè dai documenti allegati possa desumersi il fondamento dell’asserito credito.
Il motivo è manifestamente infondato. Va premesso che una volta che risulti assolto l’onere processuale di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6. il giudice di legittimità deve accedere al fascicolo processuale ove risulti denunciata la nullità della sentenza o del procedimento essendo suo potere/dovere l’accertamento del fatto processuale (Cass. sez. U. 22 maggio 2012, n. 8077 ed altre conformi). Il ricorrente, in sede di sommaria esposizione dei fatti di causa, ha indicato in modo sufficiente quale fosse il contenuto dell’atto di citazione, sicchè l’onere processuale di cui alla norma citata può intendersi assolto.
I documenti, da indicare nell’atto di citazione ai sensi dell’art. 163 c.p.c., comma 3, n. 5), rivestono funzione eminentemente probatoria, che, come tale, non può surrogare quella dell’allegazione dei fatti (imposta, a pena di nullità della citazione, ex art. 164 c.p.c., dal precedente art. 163 c.p.c., medesimo comma 3, n. 4), potendo al più gli stessi, nell’ambito di un impianto allegatorio già delineato, essere di chiarimento della portata e dei termini dei fatti addotti (Cass. n. 7115 del 2013). Quando pertanto si afferma che l’identificazione della “causa petendi” della domanda va operata con riguardo all’insieme delle indicazioni contenute nell’atto di citazione e dei documenti ad esso allegati (Cass. n. 11751 del 2013) deve intendersi che la portata chiarificatoria dei documenti attiene ad un quadro allegatorio già prospettato. Peraltro, tale funzione chiarificatoria delle allegazioni può essere svolta dai documenti offerti in comunicazione soltanto se gli stessi risultino specificatamente indicati nell’atto di citazione, come prescritto dall’art. 163 c.p.c., comma 1, n. 5. La mancata specifica indicazione, pur non determinando la nullità della citazione (arg. ex art. 164), ne condiziona la regolarità, nel senso, per quanto qui rileva, che non consente ai documenti di svolgere la funzione chiarificatrice delle allegazioni svolte.
E’ ben vero che nell’ipotesi di cui all’art. 2901, data la nozione lata di credito comprensiva anche della ragione o aspettativa di credito, non è richiesta la certezza in ordine al fondamento del fatto costitutivo, al punto che anche il credito eventuale, nella veste di credito litigioso, è idoneo a determinare l’insorgere della qualità di creditore che abilita all’esperimento dell’azione revocatoria ordinaria avverso l’atto di disposizione compiuto dal debitore. Il credito deve tuttavia essere identificato, anche nella forma della mera aspettativa, proprio alla luce della funzione di conservazione della garanzia patrimoniale svolta dall’azione revocatoria. Se l’eventuale sentenza dichiarativa dell’atto revocato non può essere portata ad esecuzione finchè l’esistenza del credito litigioso non sia accertata con efficacia di giudicato (cfr. Cass. n. 9855 del 2014), vuol dire che in sede di giudizio revocatorio deve essere identificato il credito oggetto del separato giudizio e tale identificazione non può che avvenire mediante l’indicazione del fatto costitutivo, sia pure dall’incerto fondamento. La mera indicazione del dato numerico corrispondente all’ammontare del credito, senza altre specificazioni, è insufficiente quindi ai fini dell’integrazione del requisito di cui all’art. 163, comma 4, nell’ipotesi dell’azione revocatoria di cui all’art. 2901 c.c..
Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 e viene disatteso, sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 – quater, della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 164
 sentenza 
 art. 164
 art. 163
 art. 164
 sentenza 
 Cass. 
 art. 1
 art. 13