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Timestamp: 2020-08-05 20:06:14+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 32036 del 11/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32036 del 11/12/2018
Cassazione civile sez. VI, 11/12/2018, (ud. 13/11/2018, dep. 11/12/2018), n.32036
sul ricorso 14122-2018 proposto da:
M.I., elettivamente domiciliato in ROMA, V.LE TRASTEVERE 244,
presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO FASSARI, rappresentato e
difeso dall’avvocato LUIGI GIACOBBE;
avverso la sentenza n. 4522/2017 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 03/11/2017;
partecipata del 13/11/2018 dal Consigliere Relatore Dott. MASSIMO
1. – M.I., di cittadinanza pakistana, impugnava innanzi al Tribunale di Napoli il provvedimento con cui la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Caserta aveva rigettato le istanze da lui proposte volte all’attribuzione dello status di rifugiato, al riconoscimento della protezione sussidiaria e al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari.
2. – A fronte del rigetto delle dette domande, M.I. ha spiegava gravame che la Corte di appello di Napoli respingeva con sentenza del 3 novembre 2017.
3. – Ne è seguito un ricorso per cassazione basato su di un unico motivo. Il Ministero dell’interno, intimato, non ha svolto difese.
1. – Il motivo di ricorso denuncia “violazione e/o falsa applicazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, per omesso esame circa un fatto decisivo”. L’istante contesta le conclusioni cui sono pervenuti i giudici di merito, ponendo in evidenza come dovesse essergli riconosciuto lo status di rifugiato politico o il diritto di asilo nelle diverse forme della protezione sussidiaria o umanitaria. Il ricorrente si sofferma sulla situazione del Pakistan, avendo particolarmente riguardo al fatto che il paese risulterebbe essere teatro di scontri religiosi e di attacchi terroristici.
La Corte di merito ha escluso che spettasse la protezione internazionale, non ravvisando, nella vicenda narrata dal ricorrente, alcuna forma di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a gruppo sociale o opinione politica: ha sottolineato che l’istante aveva espresso semplicemente il timore di essere esposto a violenze per il recupero di crediti nei confronti del padre, di cui era erede. Con riguardo alla protezione sussidiaria, la Corte partenopea ha poi evidenziato come, in base ad accreditate fonti di informazioni – tra cui sono citati i report di Amnesty International e dell’European Asylum Support Office (EASO), oltre che una relazione della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Crotone – situazioni di violenza generalizzata riguardassero, prevalentemente, zone diverse da quelle di provenienza del ricorrente: ha quindi nella sostanza negato che tale area fosse interessata a una situazione di “violen.za indiscriminata in situazione di conflitto armato o internazionale” D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, comma 1, lett. c). Infine, la Corte di appello ha escluso che spettasse la protezione per motivi umanitari, non essendo riferibile all’odierno ricorrente alcuna situazione di vulnerabilità.
Ciò posto, avendo la sentenza di appello confermato quella di primo grado con riguardo all’accertamento compiuto dai due giudici di merito circa la sussistenza, in concreto, delle condizioni per il riconoscimento delle diverse forme di protezione internazionale (cfr., in particolare, lo stralcio della motivazione della sentenza di primo grado, a pag. 2 del ricorso per cassazione), trova applicazione l’art. 348 ter c.p.c., u.c.. Ne discende che la censura di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, non poteva essere posta a fondamento del ricorso per cassazione.
Peraltro, la nominata censura risulta pure articolata in modo irrituale, risolvendosi in una generica doglianza circa l’accertamento in fatto compiuto dalla Corte di merito: laddove, per contro, chi ricorre per cassazione deve, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività” (Cass. Sez. U. 7 aprile 2014, n. 8053; Cass. Sez. U. 7 aprile 2014, n. 8054).
3. Non deve farsi luogo a pronuncia di condanna in punto di spese processuali, non avendo il Ministero svolto difese nella presente sede.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6 Sezione Civile, il 13 novembre 2018.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 14
 sentenza 
 sentenza 
 art. 369
 Cass. Sez.