Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2015&numero=189
Timestamp: 2020-07-10 01:02:09+00:00

Document:
Sentenza 189/2015 (ECLI:IT:COST:2015:189)
Deposito del 24/07/2015; Pubblicazione in G. U. 29/07/2015 n. 30
Norme impugnate: Artt. 18, c. 9°, 41, c. 4°, e 56 bis, c. 11°, del decreto legge 21/06/2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, c. 1°, della legge 09/08/2013, n. 98.
Massime: 38543 38544 38545 38546
Massima n. 38543 Massima successiva
Lavori pubblici - Programma "6000 Campanili" per interventi infrastrutturali di adeguamento, ristrutturazione e nuova costruzione di edifici pubblici - Istituzione di apposito Fondo - Determinazione dei criteri per l'accesso dei Comuni alle risorse mediante convenzione tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e l'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI), da approvare con decreto ministeriale - Ricorso della Regione Veneto - Censura riferita a parametro che non attiene al riparto di competenze - Difetto di motivazione in ordine alla ridondanza dell'asserita violazione sul riparto di competenze - Inammissibilità della questione.
È inammissibile la questione di legittimità costituzionale - promossa dalla Regione Veneto in riferimento all'art. 97 Cost. - dell'art. 18, comma 9, del d.l. 21 giugno 2013 n. 69, il quale stabilisce che i criteri per l'accesso dei Comuni all'utilizzo delle risorse destinate alla realizzazione del primo Programma «6000 Campanili», concernente una serie di interventi infrastrutturali su edifici pubblici, sono definiti con apposita convenzione tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e l'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI), da approvare con decreto del Ministro suddetto. La ricorrente infatti non ha fornito alcuna motivazione su come la pretesa lesione del principio di buon andamento e imparzialità dell'amministrazione possa assumere una ridondanza tale da incidere sul riparto di competenze tra Stato e Regioni.
Sulla necessità che i parametri diversi da quelli contenuti nel Titolo V della Costituzione abbiano un effetto di ridondanza - ponendosi come lesivi del riparto di competenze - perché possano essere invocati dalle Regioni nei giudizi in via di azione, v. le citate sentenze nn. 36/2014, 237/2009, 289/2008.
decreto legge 21/06/2013 n. 69 art. 18 co. 9
legge 09/08/2013 n. 98
Massima n. 38544 Massima successiva Massima precedente
Lavori pubblici - Programma "6000 Campanili" per interventi infrastrutturali di adeguamento, ristrutturazione e nuova costruzione di edifici pubblici - Istituzione di apposito Fondo - Determinazione dei criteri per l'accesso dei Comuni alle risorse mediante convenzione tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e l'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI), da approvare con decreto ministeriale - Ricorso della Regione Veneto - Asserita violazione dell'autonomia legislativa, amministrativa e finanziaria regionale - Asserita violazione del principio di sussidiarietà per il ruolo assunto dall'ANCI - Asserita violazione del principio di leale collaborazione - Insussistenza - Lavori riconducibili alla categoria di interventi speciali previsti dall'art. 119, quinto comma, Cost., sostenuti con finanziamenti ad hoc - Non fondatezza della questione.
Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - promossa dalla Regione Veneto in riferimento agli artt. 5, 117, 118, 119 e 120 Cost. - dell'art. 18, comma 9, del d.l. 21 giugno 2013 n. 69, la quale stabilisce che i criteri per l'accesso dei Comuni all'utilizzo delle risorse destinate alla realizzazione del primo Programma «6000 Campanili», concernente una serie di interventi infrastrutturali su edifici pubblici, sono definiti con apposita convenzione tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e l'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI), da approvare con decreto del Ministro suddetto. La previsione realizza uno dei casi di interventi speciali, di cui all'art. 119, quinto comma, Cost., che si caratterizzano per essere aggiuntivi rispetto al finanziamento ordinario alle Regioni, e sono connotati da scopi di perequazione e garanzia, e per questo sono diretti solo a favore di determinati enti territoriali. Pertanto, ove si verifichino, come nella specie, tutte le condizioni indicate, gli interventi sono giustificati, e non rientrano né nella materia del governo del territorio, né in un'ipotesi di attrazione in sussidiarietà allo Stato di una competenza amministrativa regionale.
Sui requisiti di legittimità degli interventi speciali di cui all'art. 119, quinto comma, Cost., v. le citate sentenze 79/2014, 273/2013, 254/2013, 46/2013, 176/2012 e 71/2012.
Sulla legittimità di una procedura di assegnazione di risorse agli Enti locali che preveda, nella fase istruttoria, la partecipazione dei Comuni, senza che perciò si realizzi una lesione delle attribuzioni regionali, v. le citate sentenze nn. 337/2001 e 232/2009.
Massima n. 38545 Massima successiva Massima precedente
Edilizia e urbanistica - Testo unico in materia edilizia - Interventi di nuova costruzione per i quali è richiesto il permesso di costruire - Inclusione di «manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee», «ancorché siano installati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all'interno di strutture ricettive all'aperto, in conformità alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno dei turisti» - Violazione della competenza legislativa regionale nella materia concorrente del governo del territorio e nella materia residuale del turismo - Illegittimità costituzionale .
È costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'art. 117, commi terzo e quarto, Cost., l' art. 41, comma 4, d.l. 21 giugno 2013, n. 69 che, novellando l'art. 3, comma 1, lett. e.5) del T. U. in materia edilizia (d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380), include, tra gli interventi di nuova costruzione per i quali è richiesto il permesso di costruire, i «manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee», «ancorché siano installati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all'interno di strutture ricettive all'aperto, in conformità alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno dei turisti». La previsione legislativa impugnata si inserisce nell'ambito della disciplina urbanistico-edilizia, la quale rientra nella materia del governo del territorio, affidata alla competenza ripartita tra Stato e Regioni. Pertanto, laddove la norma estende l'ambito oggettivo degli interventi di nuova costruzione, per i quali si richiede il permesso di costruire, a una serie di manufatti leggeri puntualmente indicati, si pone per l'eccessivo suo dettaglio in contrasto con le competenze regionali,ledendo altresì la connessa competenza residuale in materia di turismo.
Sui requisiti richiesti perché una struttura mobile a carattere non precario determini una trasformazione permanente del territorio che richiede un titolo abilitativo, v. la citata sentenza n. 278/2010.
Sui rapporti tra normativa statale di principio e normativa regionale di dettaglio nelle materie costituzionali a competenza ripartita, v. le citate sentenze nn. 278/2010, 16/2010, 340/2009, 401/2007.
decreto legge 21/06/2013 n. 69 art. 41 co. 4
Massima n. 38546 Massima precedente
Bilancio e contabilità pubblica - Alienazione dell'originario patrimonio immobiliare disponibile delle Regioni - Destinazione della quota del 10 per cento dei proventi a favore del Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato - Indebita appropriazione da parte dello Stato di risorse appartenenti agli enti territoriali, realizzate attraverso la dismissione di beni di loro proprietà - Imposizione di un vincolo puntuale ed esaustivo per il perseguimento di obiettivi di finanza pubblica - Violazione dell'autonomia finanziaria regionale - Violazione della competenza legislativa regionale nella materia concorrente del coordinamento della finanza pubblica - Illegittimità costituzionale - Assorbimento di ulteriore censura.
È costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 117, comma terzo e 119 Cost., l'art. 56-bis, comma 11, del d.l. 21 giugno 2013, n. 69, che impone un vincolo di destinazione, a favore del Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato, su una quota (il 10%) delle risorse derivanti dall'alienazione del patrimonio immobiliare disponibile delle Regioni. Se, in generale, l'eccezionale emergenza finanziaria in corso pone come obiettivo di interesse collettivo quello della riduzione del debito, il quale richiede uno sforzo collaborativo anche alle Regioni, gli interventi statali a ciò finalizzati - da considerarsi espressione dei principi nella materia concorrente del coordinamento della finanza pubblica - non possono tuttavia tradursi in un'indebita ingerenza nelle attribuzioni regionali. In particolare, la previsione impugnata, sottraendo alle Regioni il potere di utilizzare i propri mezzi finanziari, funzionale allo svolgimento dei compiti istituzionali loro assegnati, si traduce in un'appropriazione indebita di risorse loro appartenenti, perché realizzate attraverso la dismissione di beni di proprietà. La previsione realizza dunque un vincolo generale ed esclusivo, che non rispetta le condizioni richieste per essere qualificata come principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica. Tali condizioni consistono nel porre un limite transitorio della spese corrente, finalizzato cioè a un riequilibrio della medesima; e nel non prevedere la realizzazione di tale obiettivo in modo esaustivo, con riferimento a strumenti e modalità di attuazione.
(Devono quindi ritenersi assorbiti gli altri motivi di censura, prospettati con riferimento all'art. 42 Cost.)
Sulla competenza statale, stante la crisi economica e finanziaria in corso, a dettare forme di collaborazione delle Regioni volte alla riduzione del debito pubblico, purché proporzionate al fine perseguito, in quanto espressione del coordinamento della finanza pubblica, v. la citata sentenza n. 63/2013.
Sulle condizioni perché le norme statali che fissano limiti alle spese regionali possano essere considerate come principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica, v. le citate sentenze nn. 237/2009, 139/2009, 289/2008 e 120/2008
decreto legge 21/06/2013 n. 69 art. 56 bis co. 11

References: art. 18
 art. 41
 sentenza 
 art. 41
 sentenza 
 art. 56