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Timestamp: 2020-08-12 22:10:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 34693 del 30/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34693 del 30/12/2019
Cassazione civile sez. trib., 30/12/2019, (ud. 25/10/2019, dep. 30/12/2019), n.34693
sul ricorso 17382-2017 proposto da:
elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI R12, presso
avverso la sentenza n. 1288/2017 della COMM.TRIB.REG SEZ.DIST. di
25/10/2019 dal Consigliere Dott. LIBERATO PAOLITTO.
1. – Con sentenza n. 1288/2017, depositata il 7 aprile 2017, la Commissione tributaria regionale della Puglia ha rigettato l’appello dell’Agenzia delle Entrate avverso la decisione di prime cure che, in accoglimento del ricorso proposto da L.P., aveva annullato l’avviso di accertamento catastale col quale, in applicazione della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, erano stati rideterminati classe e rendita catastale di unità immobiliare ubicata in Lecce.
Il giudice del gravame ha rilevato, in sintesi, che l’avviso di accertamento catastale esponeva una motivazione generica tanto per i presupposti della procedura (avviata, per le microzone comunali 1 e 2, ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335) quanto in relazione “al singolo atto finale di classamento”, avuto riguardo “ai fattori estrinseci per l’assegnazione della nuova classe, i quali, per la disciplina normativa (D.P.R. n. 1949, art. 61)… sono in sostanza costituiti dall’ubicazione e dai servizi territoriali…”.
2. – L’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza sulla base di due motivi.
1. – Con un primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’Agenzia delle Entrate denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 295 c.p.c. e del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 39, assumendo, in sintesi, che, – in ragione della pregiudizialità logico-giuridica sottesa alla pendenza, davanti al Giudice amministrativo, dell’impugnazione proposta avverso gli atti amministrativi generali che costituivano presupposto dell’avviso di accertamento in contestazione, – il giudice del gravame avrebbe dovuto accogliere, piuttosto che disattendere, l’istanza di sospensione del processo.
Col secondo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, e della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, deducendo, in sintesi, che, – tenuto conto dei presupposti legali della revisione di classamento articolata su di “una procedura massiva di revisione parziale” che, in quanto tale, va tenuta distinta dalla “revisione puntuale” (pur) prevista dalla stessa L. n. 311 del 2004, all’art. 1, comma 336, la motivazione dell’avviso di accertamento avrebbe dovuto prescindere da specifiche caratteristiche dell’immobile e, in buona sostanza, risolversi negli stessi presupposti delineati dalla disposizione normativa (art. 1 cit., comma 335).
2. – Per ragioni di pregiudizialità logico giuridica va anteposto l’esame del secondo motivo che, stima la Corte, è destituito di fondamento.
3.1 – In ragione del suo stesso contenuto regolativo (v., del resto, la determinazione dell’Agenzia del Territorio 16 febbraio 2005, adottata ai sensi della stessa L. n. 311 del 2004, art. 1, commi 335 e 339, il cui art. 8 disciplina la notifica degli “atti attributivi delle nuove rendite”), – che è volto alla “revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata”, – la sopra riportata disposizione si inserisce, quindi, nella più ampia cornice regolativi somministrata dal D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138, che, a sua volta, dispone nei seguenti termini:
2. I comuni provvedono a delimitare nell’ambito del proprio territorio, le microzone, in base ai criteri definiti nel presente articolo e nelle norme tecniche allegate al presente regolamento, con la lettera A.
2. I quadri di qualificazione e classificazione di cui al comma 1 possono essere oggetto di revisione da parte degli uffici del dipartimento del territorio in conseguenza di intervenute variazioni socio-economiche, ambientali ed urbanistiche di carattere permanente nella zona censuaria.” (art. 4, cc. 1 e 2);
– “l. Al fine di determinare la redditività media ordinariamente ritraibile dalle unità immobiliari urbane, al netto delle spese e perdite eventuali, si procede alla revisione delle tariffe d’estimo attualmente vigenti, facendo riferimento ai valori e ai redditi medi espressi dal mercato immobiliare, con esclusione dei regimi locativi disciplinati per legge. Non sono da assumere, come termini di riferimento, valori e redditi occasionali ovvero singolari.
a) dei canoni annui ordinariamente ritraibili, con riferimento ai dati di mercato delle locazioni. Si applicano le disposizioni di cui agli articoli da 14 a 26 del regolamento per la formazione del nuovo catasto edilizio urbano, approvato con D.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142;
b) dei valori di mercato degli immobili, determinandone la redditività attraverso l’applicazione di saggi di rendimento ordinariamente rilevabili nel mercato edilizio locale per unità immobiliari analoghe, e con l’osservanza degli artt. da 27 a 29 del regolamento richiamato nella lettera a).
3.2 – I dati normativi sopra riassunti, – per come interpretati dallo stesso Giudice delle leggi (Corte Cost., 1 dicembre 2017, n. 249), esplicitano, quindi, che la revisione “parziale” del classamento delle unità immobiliari consegue, nella fattispecie, dalla specifica (ed esclusiva) valorizzazione del cd. fattore posizionale (art. 8, cc. 5 e 6, cit.), qui inteso in riferimento ad “una modifica del valore degli immobili presenti in una determinata microzona” che “abbia una ricaduta sulla rendita catastale” (Corte Cost. n. 249 del 2017, cit.); ove, dunque, non è irragionevole che detta modifica di valore dell’immobile si ripercuota sulla rendita catastale il cui “conseguente adeguamento, proprio in quanto espressione di una accresciuta capacità contributiva, è volto in sostanza ad eliminare una sperequazione esistente a livello impositivo.” (Corte Cost. n. 249/2017, cit.).
3.3 – Se, dunque, – in ragione dei cennati presupposti che, secondo una scelta legislativa da considerarsi ragionevole, ancorano la revisione del classamento delle unità immobiliari ad uno solo dei suoi (diversi) criteri determinativi (D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8), – nella fattispecie deve escludersi la rilevanza ex se (tra i presupposti giustificativi, dunque, dell’atto di riclassamento) del fattore cd. edilizio (id est delle “caratteristiche edilizie dell’unità medesima e del fabbricato che la comprende”; art. 8 c.c. cit. 3 e 7), ciò non di meno di detto fattore edilizio deve tenersi conto quale concorrente criterio di determinazione della classe, e della conseguente rendita catastale, attribuiti all’unità immobiliare.
In questa prospettiva ricostruttrice, ritiene allora la Corte di dover integrare, e precisare, quei suoi precedenti arresti che (anche) alle “caratteristiche edilizie del fabbricato” hanno fatto riferimento (v., ex plurimis, Cass., 26 settembre 2018, n. 23129; Cass., 21 giugno 2018, n. 16378; Cass., 29 settembre 2017, n. 22900; Cass., 17 febbraio 2015, n. 3156); di vero, come si è più volte osservato, il presupposto della revisione di classamento (esclusivamente) consegue, nella fattispecie, dal mutato assetto di valori (di mercato e catastale) nel rapporto tra microzone comunali, – ove, peraltro, lo stesso corretto accertamento del presupposto in questione implica, al momento della loro determinazione, un’effettiva omogeneità delle microzone (“nei caratteri di posizione, urbanistici, storico-ambientali, socio-economici, nonchè nella dotazione dei servizi ed infrastrutture urbane”; D.P.R. n. 138 del 1998, art. 2, comma 1), con conseguente uniformità delle unità immobiliari (“per caratteristiche tipologiche, epoca di costruzione e destinazione prevalenti”) e omogeneità di “ambiti territoriali di mercato… sul piano dei redditi e dei valori, ed in particolare per l’incidenza su tali entità delle caratteristiche estrinseche delle unità immobiliari.” (art. 2 cit., comma 1)
Mutato assetto, quello in discorso, rimarcato (anche) dalle Sezioni Unite della Corte che, giustappunto, hanno rilevato che “ai sensi della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, la ragione giustificativa non è la mera evoluzione del mercato immobiliare, nè la mera richiesta del Comune, bensì l’accertamento di una modifica nel valore degli immobili presenti nella microzona, attraverso le procedure previste dal successivo comma 339, ed elaborate con la determinazione direttoriale del 16 febbraio 2005 (G.U. n. 40 del 18 febbraio 2005) cui sono allegate linee guida definite con il concorso delle autonomie locali.” (così Cass. Sez. U., 18 aprile 2016, n. 7665).
Laddove, però, (anche) l’indicazione delle “caratteristiche edilizie del fabbricato” (D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8, comma 7) torna ad assumere (col fattore cd. posizionale) una sua specifica rilevanza per il profilo della motivazione dell’atto (logicamente conseguente a quello che ne identifica i suoi presupposti e) volto a giustificare l’adozione della stima comparativa (avuto riguardo alla cd. unità tipo; v. il D.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142, art. 61; v. Cass., 6 marzo 2017, n. 5600) in sede di attribuzione della classe e della rendita catastale (D.P.R. n. 138 del 1998, art. 2, comma 1, e art. 8; v., altresì, il D.L. 14 marzo 1988, n. 70, art. 11, c. 1, conv. in L. 13 maggio 1988, n. 154); e, del resto, va rimarcato che il valore di mercato rilevante, quale presupposto per la richiesta di riclassamento, non è quello di un singolo immobile bensì il valore medio di mercato di una intera microzona così che, una volta giustificato quest’ultimo (secondo i rapporti di valore posti dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335,), rimangono pur sempre da spiegare le ragioni in forza delle quali si sia prodotta una ricaduta (ed in quali termini di classamento e di rendita catastale) sulla specifica unità immobiliare oggetto di riclassamento.
3.5 – Il motivo di ricorso in trattazione non considera, pertanto che, sia pur esplicitate le ragioni fondative (ed i relativi dati fattuali) della procedura di revisione delineata dall’art. 1, comma 335, della L. n. 311 del 2004, e ciò non di meno, – l’atto attributivo della nuova rendita catastale (qual conseguente alla diversa classe identificativa del superiore “livello reddituale ordinario ritraibile dall’unità immobiliare”; D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8, comma 3) deve esso stesso indicare in quali termini il mutato assetto dei valori medi di mercato e catastale (recte del loro rapporto), nel contesto delle microzone comunali previamente individuate, abbia avuto una ricaduta sul singolo immobile (sulla sua classe e rendita catastale), “così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare” (Corte Cost., n. 249/2017).
Premesso che, anche qui, il ricorso difetta di autosufficienza in quanto non indica (art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6) la specifica sede processuale (nè i termini) in cui la questione è stata posta al Giudice del gravame (la cui pronuncia tace sul punto), – così precludendo al Collegio ogni riscontro, rileva, ad ogni modo, la Corte che, – una volta ritenuta pregiudiziale, ed assorbente, una questione di merito (difetto di motivazione) involgente, in quanto tale, l’atto impositivo (non anche l’atto amministrativo generale che ne costituiva il presupposto), – alcun conflitto di giudicati avrebbe mai potuto determinarsi in relazione all’àmbito, soggettivo ed oggettivo, del distinto (e pur pendente) giudizio amministrativo, avuto quindi riguardo (come si è già rilevato) all’autonoma rilevanza rivestita, nel contesto della procedura di revisione catastale di cui alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, dall’atto (avviso di accertamento) attributivo della nuova rendita catastale.
Posto, difatti, che la sospensione necessaria invocata dalla ricorrente (art. 295 c.p.c.), – che è ipotizzabile con riferimento (anche) alla cd. pregiudiziale amministrativa (determinata dalla pendenza di un giudizio davanti al G.A., v. Cass., 16 febbraio 2012, n. 2263; Cass., 13 maggio 2009, n. 11085; Cass., 19 settembre 2003, n. 13891; v., altresì, con riferimento alla tematica degli atti amministrativi generali costituenti presupposto del provvedimento impositivo, Cass., 10 settembre 2007, n. 18992; Cass., 31 luglio 2007, n. 16937), – è volta ad evitare il conflitto di giudicati e, pertanto, può trovare applicazione solo quando in altro giudizio debba essere decisa con efficacia di giudicato una questione pregiudiziale in senso tecnico-giuridico (cfr., ex plurimis, Cass., 15 maggio 2019, n. 12999; Cass., 16 marzo 2016, n. 5229; Cass., 6 novembre 2015, n. 22784; Cass., 28 novembre 2007, n. 24751; Cass., 28 aprile 2006, n. 9901; Cass. Sez. U., 26 luglio 2004, n. 14060), deve rimarcarsi, da un lato, che detta pregiudizialità va esclusa (innanzitutto) se la considerazione degli atti amministrativi generali presupposti (dall’atto impositivo; v., con specifico riferimento agli atti amministrativi generali relativi alle microzone comunali, Cass. Sez. U., 18 aprile 2016, n. 7665) risulti irrilevante ai fini della decisione (v., con riferimento alla rilevanza determinata dai motivi di ricorso, Cass., 17 giugno 2016, n. 12545; Cass., 13 giugno 2012, n. 9631; Cass., 4 maggio 2012, n. 6724; Cass., 10 giugno 2008, n. 15285) e, dall’altro, che, ad ogni modo, il giudice tributario (secondo la specifica disciplina del processo tributario; D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 2, comma 3, e art. 7, comma 5) è esso stesso titolare del potere di disapplicazione degli atti amministrativi illegittimi, (giustappunto) se ricorre una “questione da cui dipende la decisione” (art. 2, c. 3, cit.) ovvero “un regolamento o un atto generale rilevante ai fini della decisione” (art. 7 cit., comma 5,).
5. – Alcuna statuizione va assunta quanto alla disciplina delle spese del giudizio di legittimità in difetto di attività difensiva di parte intimata; e alcunchè va disposto in ordine al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, trattandosi di ricorso proposto da un’amministrazione dello Stato che, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, è esentata dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr., ex plurimis, Cass., 29 gennaio 2016, n. 1778; Cass., 5 novembre 2014, n. 23514; Cass. Sez. U., 8 maggio 2014, n. 9938; Cass., 14 marzo 2014, n.
5955).
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 25 ottobre 2019.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 1
 art. 61
 sentenza 
 art. 39
 art. 1
 art. 7
 art. 1
 art. 8
 art. 8
 art. 8
 art. 2
 art. 1
 Cass. Sez. 
 art. 8
 art. 61
 art. 2
 art. 8
 art. 11
 art. 1
 art. 8
 art. 1
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 art. 2
 art. 7
 art. 13
 art. 1
 Cass. Sez.