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Timestamp: 2020-05-26 13:34:27+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23074 del 03/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23074 del 03/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 03/10/2017, (ud. 06/09/2017, dep.03/10/2017), n. 23074
Dott. DORONZO Adriana – rel. Presidente –
sul ricorso 22790/2013 proposto da:
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE UNIVERSITA’ E RICERCA, (OMISSIS), in
persona del Ministro e legale rappresentante pro tempore,
S.A., D.S.M., T.L.,
C.C., SC.AM.GI., A.M.C.,
elettivamente domiciliate in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la
CASSAZIONE, rappresentate e difese dall’avvocato CARLOTTA PERSICO;
avverso la sentenza n. 431/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 14/05/2013;
partecipata del 06/09/2017 dal Consigliere Dott. ADRIANA DORONZO.
con la sentenza impugnata la Corte di appello di Torino ha rigettato l’appello proposto dal Ministero della Istruzione, Università e Ricerca contro la sentenza del Tribunale che, in accoglimento della domanda proposta da Sc.Am.Gi. e da altri ricorrenti, assunti tutti alle dipendenze del Ministero con contratti a tempo determinato e per svariati anni, aveva condannato il Ministero a pagare alla parte ricorrente le differenze retributive conseguenti all’accertamento del diritto alla progressione stipendiale attribuita al personale di ruolo sulla base del principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato, come sancito dall’art. 4 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato;
per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sulla base di un unico motivo;
la parte intimata ha resistito con controricorso;
la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio non partecipata;
il MIUR ha depositato rinuncia al ricorso non notificata alla controparte;
il collegio ha deliberato di adottare la motivazione semplificata.
non essendo rispettate le formalità previste dall’art. 390 c.p.c. (rinuncia notificata alla parte costituita o comunicata agli avvocati della stessa e prova della sua avvenuta ricezione), non può farsi luogo alla dichiarazione di estinzione del processo ai sensi di tale norma;
invero, l’atto di rinunzia ha carattere recettizio, esigendo l’art. 390 c.p.c., che esso sia notificato alle parti costituite o comunicata ai loro avvocati che vi appongono il visto (cfr. Cass., Sez. Un., 18 febbraio 2010, n. 3876; Cass. 31 gennaio 2013, n. 2259) e che l’accettazione della controparte rileva unicamente quanto alla regolamentazione delle spese, stabilendo dell’art. 391 c.p.c., comma 2, che, in assenza di accettazione, la sentenza che dichiara l’estinzione può condannare la parte che vi ha dato causa alle spese;
la rinunzia non notificata, sebbene non idonea a determinare l’estinzione del processo, denota comunque il venire meno di ogni interesse alla decisione e comporta pertanto l’inammissibilità del ricorso (cfr. da ultimo, Cass. 5/7/2017, n. 13408, ed ivi ulteriori richiami, tra cui Cass. Sez. U., 18/2/2010, n. 3876); il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile alla stregua di tale rilevata mancanza di interesse della parte ricorrente;
la novità e la complessità della questione affrontata in ricorso, diversamente risolta dalle Corti territoriali e dalla Corte di legittimità soltanto dopo il deposito del ricorso, giustificano la compensazione delle spese del giudizio;
non può trovare applicazione nei confronti delle Amministrazioni dello Stato il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, atteso che le stesse, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. 1778/2016).
La Corte dichiara il ricorso inammissibile e compensa le spese del presente giudizio.
Così deciso in Roma, il 6 settembre 2017.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. Sez. 
 art. 13
 art. 1
 Cass.