Source: https://www.laleggepertutti.it/132077_e-legale-il-sito-che-raccoglie-solo-link-a-siti-esterni-pirata
Timestamp: 2018-05-24 23:10:27+00:00

Document:
Lo sai che? È legale il sito che raccoglie solo link a siti esterni pirata?
Violazione del diritto d’autore: la pubblicazione di link verso opere protette (file di musica in mp3, video di film, foto, ecc.), liberamente disponibili su un altro sito Internet senza l’autorizzazione del titolare del diritto è consentita solo se non c’è fine di lucro.
Linkare a un altro sito, come fonte di una notizia (ad es. un giornale), di una opera musicale (ad es. un video su YouTube) o fotografica (ad es. la webgallery di un fotografo) è, in generale, lecito se tanto il primo quanto il secondo sito sono liberamente accessibili al pubblico. Non lo sarebbe se, ad esempio, il secondo sito (quello cioè “linkato”) è protetto da credenziali di accesso (username e password). Ma che succede se un sito linka a un altro sito il quale, a sua volta, contiene opere piratate, cioè protette da copyright e, tuttavia, pubblicate senza il consenso dell’autore?
Il caso è tutt’altro che raro. Esistono in rete numerosi siti che contengono un indice di link ad altri siti pirata: nei primi i link vengono indicizzati e ordinati, in modo da essere facilmente reperibili dagli utenti che cercano materiale “di contrabbando”, senza così doversi mettere alla affannosa ricerca su Google: insomma una banca dati perfetta per chi cerca di scaricare musica in mp3, film, software, applicazioni e programmi vari per pc, anche giochi, manuali di istruzione, libri, ecc.
Si potrebbe, a priva vista, dire che il sito “indice”, quello cioè che si limita a linkare ai siti pirata, non commette alcuna violazione del diritto d’autore, perché la violazione del diritto d’autore è commessa, piuttosto dal sito “linkato”, quello cioè su cui è presente il contenuto protetto e pubblicato senza autorizzazione dell’autore. Invece non è questa la soluzione che, ieri, ha dato la Corte di Giustizia dell’Unione Europea [1]. Secondo i giudici comunitari, anche il sito che si limita a ospitare i semplici link commette un illecito nel momento in cui agisce per lucro. Ed è questo il caso di molti siti che, dalla raccolta di collegamenti ad altri siti pirata, fanno enormi guadagni con la pubblicità.
In definitiva, per i giudici di Lussemburgo, «per stabilire se il fatto di collocare su un sito Internet collegamenti ipertestuali verso opere protette, liberamente disponibili su un altro sito Internet senza l’autorizzazione del titolare del diritto d’autore, costituisca una “comunicazione al pubblico” – vietata dalla normativa sul diritto d’autore -, occorre determinare se tali collegamenti siano forniti con o senza fini di lucro da una persona che non fosse a conoscenza, o non potesse ragionevolmente esserlo, dell’illegittimità della pubblicazione di tali opere su detto altro sito Internet, oppure se, al contrario, detti collegamenti siano forniti a fini di lucro, ipotesi nella quale si deve presumere tale conoscenza».
tutte le volte in cui si agisce senza fine di lucro e non si è a conoscenza dell’illegittimità dell’operato del sito linkato (per una ragione o per un’altra, il sito indice potrebbe, infatti, essere in buona fede e ritenere che il sito linkato abbia i diritti di pubblicazione) non c’è violazione del copyright;
tutte le volte invece in cui si agisce per fine di lucro il comportamento del sito che linka è sempre illegittimo poiché si presume la conoscenza, da parte di quest’ultimo, dell’illegittimità del comportamento del sito linkato.
[1] C. Giust. UE sent. causa n. C-160/16 dell’8.09.2016.
Corte di Giusitizia UE, Seconda Sezione, sentenza 8 settembre 2016, causa C-160/15 (*)
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra, da un lato, la GS Media BV e, dall’altro, la Sanoma Media Netherlands BV (in prosieguo: la «Sanoma»), la Playboy Enterprises International Inc. e la sig.ra B. G. D. (in prosieguo, congiuntamente: la «Sanoma e a.»), in merito, in particolare, alla messa a disposizione sul sito GeenStijl.nl (in prosieguo: il «sito GeenStijl»), gestito dalla GS Media, di collegamenti ipertestuali verso altri siti per la consultazione di fotografie rappresentanti la sig.ra D., realizzate per la rivista Playboy (in prosieguo: le «foto di cui trattasi»).
10 Il 27 ottobre 2011 un articolo relativo alle fotografie della sig.ra D., intitolato «(…)! Foto d[ella] (…) [sig.ra] D. nuda», veniva pubblicato sul sito GeenStijl, a margine del quale compariva una parte di una delle fotografie in questione, e terminava con il testo: «Ecco qui il collegamento con le fotografie che aspettavate». Cliccando su un collegamento che accompagnava tale testo, gli utenti Internet venivano diretti verso il sito Filefactory, su cui un altro collegamento ipertestuale consentiva loro di scaricare undici file elettronici, ciascuno contenente una di dette fotografie.
14 Lo stesso giorno, un articolo relativo alla controversia tra la GS Media e la Sanoma e a. concernente le fotografie di cui trattasi veniva pubblicato sul sito GeenStijl. Tale articolo terminava con la frase: «Aggiornamento: non avete ancora visto le fotografie della [sig.ra D.] nuda? Sono QUI». Tale notizia conteneva, ancora una volta, un collegamento ipertestuale che consentiva l’accesso al sito Internet Imageshack.us, sul quale si potevano visionare una o più fotografie fra quelle in questione. Tuttavia, il gestore di tale sito dava anch’esso successivamente seguito alla richiesta della Sanoma di rimuovere dette fotografie.
20 La Sanoma e a. proponeva impugnazione incidentale nell’ambito della quale faceva riferimento in particolare alla sentenza del 13 febbraio 2014, Svensson e a. (C 466/12, EU:C:2014:76), ritenendo che mettere a disposizione degli utenti Internet un collegamento ipertestuale verso un sito sul quale sia stata collocata un’opera senza l’accordo del titolare del relativo diritto d’autore costituisca una comunicazione al pubblico. La Sanoma e a. sostiene, inoltre, che l’accesso alle foto in questione sul sito Filefactory era protetto da misure restrittive ai sensi di detta sentenza, che gli utenti Internet potevano eludere grazie all’intervento della GS Media e del suo sito GeenStijl, cosicché tali fotografie sono state messe a disposizione di un pubblico più ampio di quello che avrebbe avuto di norma accesso a dette foto sul sito Filefactory.
21 Nell’ambito dell’esame della suddetta impugnazione incidentale, il giudice del rinvio ritiene che né dalla sentenza del 13 febbraio 2014, Svensson e a. (C 466/12, EU:C:2014:76) né dall’ordinanza del 21 ottobre 2014, BestWater (C 348/13, non pubblicata, EU:C:2014:2315) sia possibile desumere con certezza sufficiente se ricorra una «comunicazione al pubblico», qualora l’opera sia stata effettivamente pubblicata in precedenza, ma senza il consenso del titolare dei diritti d’autore.
23 Il giudice del rinvio osserva inoltre che l’impugnazione incidentale solleva anche la questione delle condizioni che devono ricorrere perché si configurino «misure restrittive» ai sensi della sentenza del 13 febbraio 2014, Svensson e a. (C 466/12, EU:C:2014:76). Lo stesso giudice rileva, al riguardo, che le foto in questione, prima che la GS Media mettesse a disposizione il collegamento ipertestuale sul sito GeenStijl, non erano introvabili su Internet, ma non erano neppure facilmente reperibili, cosicché il fatto di aver collocato tale collegamento sul proprio sito ha ampiamente semplificato l’accesso a dette foto.
28 In forza di tale disposizione, gli autori dispongono pertanto di un diritto di natura precauzionale che consente loro di frapporsi tra eventuali utenti della loro opera e la comunicazione al pubblico che detti utenti potrebbero voler effettuare, e ciò al fine di vietare quest’ultima (v., in tal senso, sentenze del 15 marzo 2012, SCF, C 135/10, EU:C:2012:140, punto 75, e del 31 maggio 2016, Reha Training, C 117/15, EU:C:2016:379, punto 30).
29 Poiché l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 non precisa la nozione di «comunicazione al pubblico», occorre determinare il senso e la portata di tale disposizione in considerazione degli obiettivi perseguiti dalla direttiva stessa ed in considerazione del contesto in cui la disposizione interpretata si colloca (v., in tal senso, sentenze del 7 dicembre 2006, SGAE, C 306/05, EU:C:2006:764, punti 33 e 34, nonché del 4 ottobre 2011, Football Association Premier League e a., C 403/08 e C 429/08, EU:C:2011:631, punti 184 e 185).
30 In proposito, si deve rammentare che dai considerando 9 e 10 della direttiva 2001/29 discende che quest’ultima persegue quale obiettivo principale la realizzazione di un livello elevato di protezione a favore degli autori, consentendo ai medesimi di ottenere un adeguato compenso per l’utilizzazione delle loro opere, in particolare in occasione di una comunicazione al pubblico. Ne consegue che la nozione di «comunicazione al pubblico» dev’essere intesa in senso ampio, come, peraltro, espressamente enunciato dal considerando 23 della direttiva medesima (v., in tal senso, sentenze del 4 ottobre 2011, Football Association Premier League e a., C 403/08 e C 429/08, EU:C:2011:631, punto 186, nonché del 7 marzo 2013, ITV Broadcasting e a., C 607/11, EU:C:2013:147, punto 20).
32 Come già dichiarato dalla Corte, la nozione di «comunicazione al pubblico» consta di due elementi cumulativi, vale a dire un «atto di comunicazione» di un’opera e la comunicazione di quest’ultima a un «pubblico» (sentenze del 13 febbraio 2014, Svensson e a., C 466/12, EU:C:2014:76, punto 16; del 19 novembre 2015, SBS Belgium, C 325/14, EU:C:2015:764, punto 15, nonché del 31 maggio 2016, Reha Training, C 117/15, EU:C:2016:379, punto 37).
33 La Corte ha inoltre precisato che la nozione di «comunicazione al pubblico» comporta una valutazione individualizzata [v. sentenza del 15 marzo 2012, Phonographic Performance (Ireland), C 162/10, EU:C:2012:141, punto 29 e giurisprudenza ivi citata, riguardante la nozione di «comunicazione al pubblico», ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 2006/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale (GU 2006, L 376, pag. 28), la quale riveste in tale direttiva la medesima portata che ha nella direttiva 2001/29 (v., in tal senso, sentenza del 31 maggio 2016, Reha Training, C 117/15, EU:C:2016:379, punto 33)].
34 Ai fini di tale valutazione è necessario tener conto di svariati criteri complementari, di natura non autonoma e interdipendenti fra loro. Poiché tali criteri possono essere presenti, nelle diverse situazioni concrete, con intensità molto variabile, occorre applicarli sia individualmente, sia nella loro reciproca interazione [sentenze del 15 marzo 2012, SCF, C 135/10, EU:C:2012:140, punto 79; del 15 marzo 2012, Phonographic Performance (Ireland), C 162/10, EU:C:2012:141, punto 30, e del 31 maggio 2016, Reha Training, C 117/15, EU:C:2016:379, punto 35].
35 Fra tali criteri la Corte ha messo in evidenza, in primo luogo, il ruolo imprescindibile dell’utente e il carattere intenzionale del suo intervento. Questi realizza infatti un atto di comunicazione quando interviene, con piena cognizione delle conseguenze del suo comportamento, per dare ai suoi clienti accesso a un’opera protetta, in particolare quando, in mancanza di questo intervento, tali clienti non potrebbero, in via di principio, fruire dell’opera diffusa [v., in tal senso, sentenze del 15 marzo 2012, SCF, C 135/10, EU:C:2012:140, punto 82 e giurisprudenza ivi citata, nonché del 15 marzo 2012, Phonographic Performance (Ireland), C 162/10, EU:C:2012:141, punto 31].
36 In secondo luogo, essa ha precisato che la nozione di «pubblico» riguarda un numero indeterminato di destinatari potenziali e comprende, peraltro, un numero di persone piuttosto considerevole [v., in tal senso, sentenze del 15 marzo 2012, SCF, C 135/10, EU:C:2012:140, punto 84, e giurisprudenza ivi citata, nonché del 15 marzo 2012, Phonographic Performance (Ireland), C 162/10, EU:C:2012:141, punto 33].
37 Inoltre, per giurisprudenza costante della Corte, un’opera protetta, per essere qualificata come «comunicazione al pubblico», deve essere comunicata secondo modalità tecniche specifiche, diverse da quelle fino ad allora utilizzate o, in mancanza, deve essere rivolta ad un «pubblico nuovo», cioè ad un pubblico che non sia già stato preso in considerazione dai titolari del diritto d’autore nel momento in cui hanno autorizzato la comunicazione iniziale della loro opera al pubblico (sentenza del 13 febbraio 2014, Svensson e a., C 466/12, EU:C:2014:76, punto 24, nonché ordinanza del 21 ottobre 2014, BestWater International, C 348/13, non pubblicata, EU:C:2014:2315, punto 14 e giurisprudenza ivi citata).
38 In terzo luogo, la Corte ha dichiarato che il carattere lucrativo di una comunicazione al pubblico, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29, non è privo di rilevanza [v., in tal senso, sentenze del 4 ottobre 2011, Football Association Premier League e a., C 403/08 e C 429/08, EU:C:2011:631, punto 204; del 15 marzo 2012, SCF, C 135/10, EU:C:2012:140, punto 88, nonché del 15 marzo 2012, Phonographic Performance (Ireland), C 162/10, EU:C:2012:141, punto 36].
40 Occorre rammentare, in proposito, che la Corte, nella sentenza del 13 febbraio 2014, Svensson e a. (C 466/12, EU:C:2014:76), ha interpretato l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 nel senso che la messa a disposizione su un sito Internet di collegamenti ipertestuali verso opere liberamente disponibili su un altro sito Internet non costituisce una «comunicazione al pubblico», ai sensi di tale disposizione. Tale interpretazione è stata accolta anche nell’ordinanza del 21 ottobre 2014, BestWater International (C 348/13, non pubblicata, EU:C:2014:2315), in merito a siffatti collegamenti che utilizzano la cosiddetta tecnica del «framing».
42 In tale contesto, essa ha rilevato che, poiché il collegamento ipertestuale e il sito Internet cui esso rimanda danno accesso all’opera protetta secondo le stesse modalità tecniche, ossia Internet, un collegamento del genere deve essere inviato a un pubblico nuovo. Qualora non sia così, in particolare perché l’opera è già liberamente disponibile per tutti gli internauti su un altro sito Internet con l’autorizzazione dei titolari del diritto d’autore, l’atto in parola non può essere qualificato come «comunicazione al pubblico», ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29. Infatti, qualora e fintantoché tale opera sia liberamente disponibile sul sito Internet cui il collegamento ipertestuale consente di accedere, si deve ritenere che i titolari del diritto d’autore di tale opera, quando hanno autorizzato detta comunicazione, abbiano considerato l’insieme degli utenti Internet come pubblico (v., in tal senso, sentenza del 13 febbraio 2014, Svensson e a., EU:C:2014:76, punti da 24 a 28, nonché ordinanza del 21 ottobre 2014, BestWater International, C 348/13, non pubblicata, EU:C:2014:2315, punti 15, 16 e 18).
43 Pertanto, non può desumersi né dalla sentenza del 13 febbraio 2014, Svensson e a. (C 466/12, EU:C:2014:76), né dall’ordinanza del 21 ottobre 2014, BestWater International (C 348/13, non pubblicata, EU:C:2014:2315), che il collocamento su un sito Internet di collegamenti ipertestuali verso opere protette che sono state rese liberamente disponibili su un altro sito, ma senza l’autorizzazione dei titolari del diritto d’autore di tali opere, sia escluso in via di principio dalla nozione di «comunicazione al pubblico» a norma dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29. Al contrario, dette decisioni confermano l’importanza di siffatta autorizzazione alla luce di tale disposizione, poiché quest’ultima prevede proprio che ogni atto di comunicazione di un’opera al pubblico debba essere autorizzato dal titolare del diritto d’autore.
48 Infatti, tale persona, nel mettere detta opera a disposizione del pubblico offrendo agli altri internauti la possibilità di accedervi direttamente (v., in tal senso, sentenza del 13 febbraio 2014, Svensson e a., C 466/12, EU:C:2014:76, punti da 18 a 23), non agisce, di regola, con piena cognizione delle conseguenze del suo comportamento, per dare ai suoi clienti l’accesso a un’opera pubblicata illegittimamente su Internet. Inoltre, laddove l’opera in questione fosse già disponibile senza alcuna restrizione di accesso sul sito Internet cui il collegamento ipertestuale rimanda, l’insieme degli internauti poteva già, in linea di principio, accedervi anche senza tale intervento.
50 Lo stesso vale nell’ipotesi in cui detto collegamento consenta agli utilizzatori del sito Internet nel quale esso si trova di eludere misure restrittive adottate dal sito contenente l’opera protetta per limitare l’accesso del pubblico ai soli abbonati, in quanto la messa a disposizione di siffatto collegamento costituisce in tal caso un intervento voluto senza il quale tali utilizzatori non potrebbero fruire delle opere diffuse (v., per analogia, sentenza del 13 febbraio 2014, Svensson e a., C 466/12, EU:C:2014:76, punti 27 e 31).

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza