Source: http://contessioto.blogspot.com/2016/11/la-costituzione-accadra-che-chi-non-la_17.html
Timestamp: 2018-03-24 17:54:43+00:00

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CONTESSA ENTELLINA - Hora e Kuntisës: La Costituzione. Accadrà che chi non la conosce andrà a votare per modificarla o per lasciarla così come è (III)
La Costituzione. Accadrà che chi non la conosce andrà a votare per modificarla o per lasciarla così come è (III)
I° intervento sul Blog
II° intervento sul Blog
La Costituzione ha lo scopo di stabilire le regole e i principi fondamentali che sono posti al di sopra delle leggi.
Nessuna legge può contenere regole in contrasto con la Costituzione; se ciò accade, essa viene annullata
(ossia cancellata) da uno speciale tribunale chiamato
La Costituzione può essere modificata?
Nonostante il carattere rigido della Costituzione, lo Stato italiano
riconosce che anch’essa può invecchiare e che alcuni dei
suoi princìpi possono avere bisogno di essere sostituiti da altri.
Lo Stato prevede quindi che, con una speciale procedura, molto più lunga e complessa di quelle previste per le “leggi ordinarie”, il Parlamento possa varare leggi costituzionali che modifichino alcune regole del documento.
I Rapporti etico sociali riguardano i tre fondamenti della vita sociale:
La Costituzione riconosce e tutela questi tre momenti della formazione degli individui: la famiglia come ambiente naturale, la salute (intesa non solo come cura delle malattie, ma anche come “stare bene”), e il diritto di crescita culturale e professionale.
Si può considerare questo Titolo II come il riconoscimento dei valori personali, “privati”, dell’individuo: la famiglia, la salute, l’istruzione sono infatti dei “beni” di cui ciascuno ha il diritto di godere.
In realtà questi sono anche valori di tutti, perché ciascuno di noi cresce sia come individuo che come cittadino, e ciò che è bene per la collettività è necessariamente bene per il singolo.
Art. 29 La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare
ART. 30. È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.
Il Titolo III reca le norme che regolano le questioni
relative all’assetto e al progresso economico e sociale del Paese”.
Due sono in questo campo i concetti fondamentali:
il lavoro e l’iniziativa economica. Nella prima parte vengono
stabilite alcune norme fondamentali che regolano
il mondo del lavoro: la sua tutela, il trattamento economico,
l’assistenza ai lavoratori e alle lavoratrici,
la libertà sindacale e il diritto di sciopero.
Parallelamente si regolano anche il diritto alla
proprietà e all’iniziativa privata, riconoscendone
l’importanza per lo sviluppo della società.
ART. 41. L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
L’articolo 41 stabilisce la libertà di iniziativa economica privata:
chiunque può intraprendere una attività, dalla più piccola alla più grande,
secondo le sue possibilità e capacità.
Questa norma, però, secondo lo spirito che pervade
l’intero testo costituzionale, stabilisce che
l’iniziativa economica privata non può svolgersi
in contrasto con l’utilità sociale e impone al legislatore
di determinare i programmi e i controlli opportuni perché
l’attività economica possa essere indirizzata e
coordinata a fini sociali. Un uguale equilibrio dimostrano
gli articoli sul diritto di proprietà (42-44): esso viene riconosciuto
pienamente, ma sempre in vista di un più ampio interesse della collettività.
ART. 42. La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.
ART. 43. A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che siriferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.
ART. 44. Al fine di conseguire il razionale sfruttamento delsuolo e distabilire equirapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà. La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.
Il Titolo IV, nel disciplinare i rapporti tra i
cittadini e lo Stato, sancisce il principio fondamentale
della partecipazione politica che è un diritto
riconosciuto a tutti i cittadini.
Tutti, infatti, possono associarsi liberamente
in partiti politici, votare e essere eletti, secondo
le modalità stabilite dalla legge. In questo Titolo la
Costituzione elenca inoltre alcuni importanti doveri
dei cittadini nei confronti dello Stato:
la difesa della Patria,
il concorso alle spese pubbliche attraverso il pagamento dei tributi,
la fedeltà alla Repubblica.
ART. 48. Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Ilsuo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.
Il fondamento degli articoli 48-51 è l’articolo 1,
quando afferma che «la sovranità appartiene al popolo».
Spetta dunque a tutti partecipare alle
decisioni che riguardano la collettività. Esistono varie
forme di partecipazione: quella primaria si esprime
attraverso il voto, atto con il quale ogni
cittadino esprime liberamente la sua scelta
sulla futura gestione del paese.
Il Titolo IV insiste molto sull’uguaglianza
politica tra uomini e donne. Questo oggi può
apparirci esagerato, ma va detto che fino alla
proclamazione della Repubblica (1946) in Italia
le donne erano escluse dal voto e dalla partecipazione
alla vita politica attiva. L’idea che tutti, per il
solo fatto di essere cittadini, possano partecipare
alla vita pubblica e determinare attraverso il loro voto
le scelte di carattere politico e istituzionale del
nostro paese, è quindi relativamente recente e
rappresenta una grande conquista.
E' utile leggere un discorso sulla Costituzione, per coglierne lo spirito, di uno dei suoi "padri".
E' utile leggerlo perchè dalle prossime puntate (interventi sul Blog) entreremo nel vivo delle parti della Costituzione che l presidente del Consiglio, attualmente in carica, vorrebbe cambiare.
AVVISO: chiunque può commentare o scrivere testi sulla modifica costituzionale proposta per il 4 dicembre prossimo al corpo elettorale.
A questo proposito sono utili:
a) l'uso dei commenti il calce ad ogni post
b) l'uso della e-mail indicata nella testata del Blog.
Pietro Calamandrei (Firenze,21 aprile 1889 – 27 settembre 1956)
fu grande giurista, politico e letterato.
Tra i fondatori del Partito d’Azione, fu membro della
Consulta Nazionale e fece parte, alla Assemblea Costituente,
della Commissione dei Settantacinque incaricata di
redigere il testo della Costituzione della Repubblica.
Il testo di seguito riportato (raccolto da Riccardo Bauer)
è la parte sostanziale del discorso che Calamandrei
fece agli studenti universitari e medi di Milano
il 26 gennaio 1955, nell’ambito di una serie
di conferenze sulla Costituzione italiana organizzate
nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria.
L'articolo 34 dice: "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi". E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra Costituzione c'è un articolo che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo, impegnativo per noi che siamo a declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l'avvenire davanti a voi.
Dice così: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica economica e sociale del Paese ."
È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti,
dare una giusta retribuzione a tutti,
dare la scuola a tutti,
dare a tutti gli uomini dignità di uomo.
Soltanto quando questo sarà raggiunto si potrà veramente dire che la formula contenuta nell'art. 1°, "La Repubblica d'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro", questa formula corrisponderà alla realtà, perché fino a che non c'è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica, perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un'uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società.
E allora voi capite da questo che nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà; in parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere.
Quanto lavoro avete da compiere, quanto lavoro vi sta dinnanzi!
È stato detto giustamente che le costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni, c'è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime.
Se voi leggete la parte della Costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica quando tutte queste libertà che oggi sono elencate e riaffermate solennemente erano sistematicamente disconosciute. Quindi polemica nella parte dei diritti dell'uomo e del cittadino contro il passato.
Ma c'è una parte della nostra Costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società presente, perché quando l'articolo 3 vi dice "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana", riconosce con questo che questi ostacoli ci sono, di fatto, e che bisogna rimuoverli.
Dà un giudizio la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l'ordinamento sociale attuale che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani; ma non è una Costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una Costituzione che apre le vie verso l'avvenire. Non voglio dire rivoluzionaria perché rivoluzione nel linguaggio comune s'intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono le libertà giuridiche e politiche, siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche e dall'impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c'è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch'essa contribuire al progresso della società.
Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente. Però, vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé.
La Costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l'impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l'indifferenza alla politica, l'indifferentismo, che è, non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani, è un po' una malattia dei giovani, l'indifferentismo. "La politica è una brutta cosa, che me ne importa della politica." Quando sento fare questo discorso mi viene sempre in mente quella vecchia storiella che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversavano l'oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l'altro stava sul ponte e si accorgeva che c'era una gran burrasca con delle onde altissime, e il piroscafo oscillava. Allora questo contadino, impaurito, domanda a un marinaio "ma siamo in pericolo?" e questo dice "se continua questo mare tra mezz'ora il bastimento affonda". Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice "Beppe, Beppe, Beppe! Se continua questo mare tra mezz'ora il bastimento affonda" e quello dice "che me ne importa, n'è mica mio!" questo è l'indifferentismo alla politica.
È così bello, è così comodo, la libertà c'è, si vive in regime di libertà, c'è altro da fare che interessarsi di politica – eh lo so anch'io – il mondo è così bello, ci son tante belle cose da vedere e da godere oltre che occuparsi di politica e la politica non è una piacevole cosa però la libertà è come l'aria, ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent'anni e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizione perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai. Ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.
La Costituzione, vedete, è l'affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l'affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune che se va a fondo, va a fondo per tutti, questo bastimento. È la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità d'uomo. Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 6 giugno del 1946. questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare: dopo un periodo di orrori, il caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi, andò a votare. Io ricordo, io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui, queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta, perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità: questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio Paese, del nostro Paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro Paese.
Quindi voi giovani, alla Costituzione dovreste dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto – questa è una delle gioie della vita – rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell'Italia e del mondo.
Ora, vedete, io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze c'è dentro tutta la nostra Storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie, son tutti sfociati qui, in questi articoli e, a sapere intendere dietro questi articoli, ci si sentono delle voci lontane.
Quando io leggo nell'articolo 2 "L'adempimento dei dovere inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale", o quando leggo nell'articolo 11 "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, la patria italiana in mezzo alle altre patrie", ma questo è Mazzini, questa è la voce di Mazzini! O quando io leggo nell'articolo 8 "Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge", ma questo è Cavour!
O quando nell'articolo 52 io leggo, a proposito delle forze armate "L'ordinamento delle forze armate s'informa allo spirito democratico della Repubblica, l'esercito di popolo", ma questo è Garibaldi!
E quando leggo all'articolo 27 " Non è ammessa la pena di morte", ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria!
Grandi voci lontane, grandi nomi lontani, ma ci sono anche umili nomi, voci recenti.
Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no!
non è una carta morta: questo è un testamento, un testamento di 100.000 morti.
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità.
Pubblicato da horaContessa Entellina a 12:13

References: Art. 29

ART. 30

ART. 41

ART. 42

ART. 43

ART. 44

ART. 48