Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/09/02/nel-reato-di-omesso-versamento-delliva-il-mancato-incasso-delle-fatture-non-esclude-il-dolo-generico-richiesto-per-la-punibilita-dellimprenditore/
Timestamp: 2020-01-21 16:47:54+00:00

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Nel reato di omesso versamento dell’Iva il mancato incasso delle fatture non esclude il dolo generico richiesto per la punibilità dell’imprenditore. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Si segnala ai lettori del blog la sentenza n. 36398/2019 – depositata il 26.08.2019, con la quale la Suprema Corte è tornata nuovamente a pronunciarsi sul noto tema dell’elemento psicologico del reato nel reato p. e p. dall’art. 10 ter D. Lvo 74/2000, confermando il rigoroso orientamento di legittimità che limita la esclusione della colpevolezza ai soli casi in cui la difesa del giudicabile riesca a provare in giudizio la assenza di responsabilità per la crisi finanziaria che ha colpito l’impresa e l’impossibilità di adempiere al debito tributario malgrado il sacrificio del patrimonio personale (da dimostrare).v
La Corte di appello di Ancona confermava in punto di penale responsabilità la sentenza resa dal Tribunale di Ascoli Piceno nei confronti dell’imputato tratto a giudizio per il reato di cui all’art. 10 ter del D. Lgs. n. 74 del 2000 per non avere versato, in qualità di legale rappresentante di una società di capitali, entro il termine previsto per il pagamento dell’acconto IVA relativo al periodo d’imposta successivo, l’imposta indiretta per l’ammontare di euro 344.497,00 relativamente all’anno d’imposta 2008 (quindi superiore all’attuale limite della soglia di punibilità prevista in € 250.000,00).
La medesima Corte territoriale riformava la sentenza del primo Giudice rideterminando la durata della pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.
Contro la sentenza di secondo grado interponeva ricorso per cassazione la difesa della giudicabile per ottenerne la riforma, articolando plurimi motivi di impugnazione censurando, per quanto di interesse per l’analisi della sentenza in commento, la affermazione di penale responsabilità del prevenuto sostenendo la impossibilità ad adempiere dovuta al mancato incasso dell’Iva esposta nelle fatture commerciali emesse ma non incassate.
Di seguito si riportano i passaggi estratti del compendio motivazionale della sentenza in commento che affrontano lo specifico punto della sussistenza del dolo specifico nel reato omissivo contestato:
(i) La irrilevanza sul piano processuale del (solo) mancato incasso dell’Iva esposta nelle fatture.
“Ciò posto, l’assunto del ricorrente circa la relazione di causalità tra mancato incasso delle fatture e carenza dell’elemento psicologico del reato di omesso versamento, oltre ad essere affetto da genericità, non essendo in alcun modo indicata analiticamente l’entità dei pretesi mancati incassi e la provenienza degli insoluti (non risultando ciò neppure dalle dichiarazioni testimoniali menzionate), non si concilia comunque, sul piano giuridico, con il principio, più volte ribadito da questa Corte, secondo cui il reato omissivo a carattere istantaneo previsto dall’art. 10-ter d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 consiste appunto nel mancato versamento all’erario delle somme dovute sulla base della dichiarazione annuale che, tranne i casi di applicabilità del regime di ” IVA per cassa”, è ordinariamente svincolato dalla effettiva riscossione delle somme-corrispettivo relative alle prestazioni effettuate (Sez. 3, n. 19099 del 06/03/2013, Di Vora, Rv. 255327; Sez. 3, n. 6220 del 23/01/2018, Ventura, Rv. 272069).
Sicché, in definitiva, stante comunque l’obbligo di accantonamento dell’Iva da versare, la mancata riscossione della stessa da parte dei clienti non può, di per sé solo, significare illiquidità incolpevole e non prevedibile”.
(ii) Il percorso indicato dalla Cassazione per escludere il dolo di evasione.
“Va aggiunto che, in ogni caso, anche le ulteriori condizioni richieste da questa Corte affinché la pretesa illiquidità possa integrare la mancanza dell’elemento soggettivo del reato, motivatamente riprese ed esposte dalla sentenza impugnata a giustificazione della conferma della decisione di primo grado e che consistono, fondamentalmente, nella dimostrazione che le difficoltà finanziarie non abbiano potuto essere altrimenti fronteggiate dal contribuente con idonee misure anche sfavorevoli per il proprio patrimonio personale (si veda, tra le altre, Sez. 3, n. 5467 del 05/12/2013, Mercutello, Rv. 258055), non appaiono emergere dal ricorso che, in definitiva, si è concentrato sull’aspetto già sopra ricordato e inidoneo, per quanto detto, a sovvertire la decisione adottata dalla Corte territoriale.
Nel reato di omessa dichiarazione va esclusa la responsabilità del prestanome... E’ nullo il decreto di sequestro preventivo eseguito sul patrimonio personale...

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