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Timestamp: 2018-09-20 11:45:17+00:00

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Riscatto periodi di servizio e pre-ruolo : CARABINIERI - Pagina 2 - GrNet.it
Re: Riscatto periodi di servizio e pre-ruolo
da panorama » mar gen 23, 2018 10:17 am
La suindicata sentenza si trova postata nel testo “ Indennità di buonuscita e riscatto periodi pre-ruolo, nel Forum Carabinieri
da panorama » mer mag 09, 2018 10:19 am
1) - il Col. Carlo Trinchera, posto in congedo dall’Esercito Italiano con decorrenza dal 30 dicembre 2001, lamentava che l’Ente previdenziale aveva omesso di corrispondere in maniera corretta le somme a lui spettanti a titolo di liquidazione dell’indennità di “buonoscita”, calcolata per 21 anni, 2 mesi e 22 giorni di servizio.
2) - Ciò perché era valutabile, in realtà, oltre a un periodo pari a 27 anni, 2 mesi e 27 giorni, come calcolato nel relativo “progetto di liquidazione” da parte dell’Ufficio Tecnico Territoriale “Armi e Missilistica” di Nettuno, anche l’ammissione “a riscatto” a tal fine di 6 anni e 4 mesi di ulteriori periodi di servizio che erano indicati, per un totale di 33 anni e 6 mesi circa.
3) - E’ stato infatti precisato dalla giurisprudenza che, in materia indennità di buonuscita dei dipendenti statali, disciplinata dal d.P.R. 29 dicembre 1973 n. 1032, .............., la liquidazione di tale indennità, analogamente al trattamento di quiescenza richiamato dalla disciplina normativa citata, va determinata in base alla durata del servizio, ivi dovendosi computare i periodi di servizio effettivo e, in mancanza, quelli “utili”, vale a dire “riscattati”, o comunque ammessi al riscatto;
- ) - questi ultimi, tuttavia, non possono essere sovrapposti a quelli di servizio effettivo, di modo che, se un determinato periodo è fornito di contribuzione connessa alla prestazione effettiva di servizio, non può essere considerato “utile”, ai fini della liquidazione della buonuscita, un contemporaneo periodo di servizio non effettivo, ma riscattato mediante versamento dei contributi, o comunque ammesso al riscatto, a nulla valendo che, per tale periodo, l'interessato abbia ottenuto uno specifico provvedimento di riscatto ed abbia versato la relativa contribuzione (Cass. Civ. SSUU, 30.10.08, n. 26019).
4) - Così pure, è stato evidenziato che in forza del principio del collegamento strutturale tra la retribuzione contributiva e l'indennità di buonuscita sancito dall'art. 38 d.P.R. n. 1032 del 1973, l'Inpdap deve provvedere a liquidare detta indennità sulla base della documentazione prodotta dall'amministrazione di appartenenza del dipendente pubblico cessato dal servizio, da cui risultino gli anni di servizio prestati e per i quali erano stati versati i contributi o da parte dell'amministrazione o da parte dello stesso dipendente a seguito di provvedimenti di “riscatto” (TAR Lazio, Sez. III, 1.4.03, n. 2876).
SENTENZA ,sede di ROMA ,sezione SEZIONE 1B ,numero provv.: 201805033,- Public 2018-05-05 -
N. 05033/2018 REG. PROV. COLL.
N. 03628/2007 REG. RIC.
sul ricorso numero di registro generale 3628 del 2007, proposto da
Carlo Trinchera, rappresentato e difeso dall'avvocato Mario Bacci, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via L. Capuana, 207;
- Ministero della Difesa, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso cui domicilia ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
- Inpdap - Istituto Nazionale Previdenza Dipendenti Amministrazione Pubblica, non costituito in giudizio;
per l'accertamento del diritto
spettante al ricorrente alla riliquidazione del trattamento dell’indennità di buonuscita INPDAP.
Con rituale ricorso a questo Tribunale, il Col. Carlo Trinchera, posto in congedo dall’Esercito Italiano con decorrenza dal 30 dicembre 2001, lamentava che l’Ente previdenziale aveva omesso di corrispondere in maniera corretta le somme a lui spettanti a titolo di liquidazione dell’indennità di “buonoscita”, calcolata per 21 anni, 2 mesi e 22 giorni di servizio.
Ciò perché era valutabile, in realtà, oltre a un periodo pari a 27 anni, 2 mesi e 27 giorni, come calcolato nel relativo “progetto di liquidazione” da parte dell’Ufficio Tecnico Territoriale “Armi e Missilistica” di Nettuno, anche l’ammissione “a riscatto” a tal fine di 6 anni e 4 mesi di ulteriori periodi di servizio che erano indicati, per un totale di 33 anni e 6 mesi circa.
Il ricorrente, quindi, lamentava: “Violazione e falsa applicazione dell’art. 3 del D.P.R. 1032/1973. Eccesso di potere nelle forme sintomatiche dell’errore nell’accertamento dei presupposti, illogicità e contraddittorietà manifesta, difetto di istruttoria”.
Il progetto di liquidazione INPDAP non menzionava il servizio effettivo prestato dal ricorrente né elencava tutti i periodi sottoposti a “riscatto”, secondo quando sopra evidenziato, nel rispetto del dettato dell’art. 3, commi 2 e 3, d.p.r. n. 1032/1973, che indica la base contributiva dell’indennità in questione.
Si costituiva in giudizio in Ministero della Difesa con atto di mera forma.
Alla pubblica udienza “straordinaria” del 13 aprile 2018, la causa era trattenuta in decisione.
Il Collegio, ribadita la sua giurisdizione (Cons. Stato, Sez. III, 6.12.17, n. 5850; TAR Lazio, Sez. I bis, 4.1.16, n. 18 e Sez. III ter, 13.2.18, n. 1721), ritiene la fondatezza del ricorso, nei termini che si vanno a precisare.
E’ stato infatti precisato dalla giurisprudenza che, in materia indennità di buonuscita dei dipendenti statali, disciplinata dal d.P.R. 29 dicembre 1973 n. 1032, poiché il connesso trattamento economico realizza una funzione propriamente previdenziale, sia pure mediante la corresponsione di un'indennità commisurata alla base contributiva dell'ultima retribuzione percepita, la liquidazione di tale indennità, analogamente al trattamento di quiescenza richiamato dalla disciplina normativa citata, va determinata in base alla durata del servizio, ivi dovendosi computare i periodi di servizio effettivo e, in mancanza, quelli “utili”, vale a dire “riscattati”, o comunque ammessi al riscatto; questi ultimi, tuttavia, non possono essere sovrapposti a quelli di servizio effettivo, di modo che, se un determinato periodo è fornito di contribuzione connessa alla prestazione effettiva di servizio, non può essere considerato “utile”, ai fini della liquidazione della buonuscita, un contemporaneo periodo di servizio non effettivo, ma riscattato mediante versamento dei contributi, o comunque ammesso al riscatto, a nulla valendo che, per tale periodo, l'interessato abbia ottenuto uno specifico provvedimento di riscatto ed abbia versato la relativa contribuzione (Cass. Civ. SSUU, 30.10.08, n. 26019).
Così pure, è stato evidenziato che in forza del principio del collegamento strutturale tra la retribuzione contributiva e l'indennità di buonuscita sancito dall'art. 38 d.P.R. n. 1032 del 1973, l'Inpdap deve provvedere a liquidare detta indennità sulla base della documentazione prodotta dall'amministrazione di appartenenza del dipendente pubblico cessato dal servizio, da cui risultino gli anni di servizio prestati e per i quali erano stati versati i contributi o da parte dell'amministrazione o da parte dello stesso dipendente a seguito di provvedimenti di “riscatto” (TAR Lazio, Sez. III, 1.4.03, n. 2876).
Ala luce di quanto dedotto, quindi, e anche in assenza di difese dell’Amministrazione, il ricorso deve essere accolto nel senso che sussiste l’obbligo dell’Amministrazione di rivedere il progetto di liquidazione dell’indennità per cui è causa al fine di valutare anche i periodi di servizio effettivi “riscattati” dal ricorrente. A ciò le amministrazioni intimate dovranno provvedere senza indugio, ciascuna per la sua competenza.
La peculiarità della fattispecie consente di compensare eccezionalmente le spese di lite.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione. Salvi ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione.
Ivo Correale Anna Bottiglieri
da panorama » dom mag 20, 2018 10:31 am
1) - ha chiesto il riconoscimento del diritto alla rideterminazione della propria posizione assicurativa presso l’I.N.P.S., tenendo conto anche del c.d. servizio figurativo ( aumento di un quinto riconosciuto in sede di liquidazione dell’indennità una tantum ) previsto dall’art. 3 della legge n. 284/1977.
2) - Risulta dagli atti ..... che il Reparto Tecnico Logistico Amministrativo della Guardia di Finanza, con decreto n. …. dell’11 luglio 2002, ha disposto che l’I.N.P.D.A.P. versasse all’I.N.P.S. la somma di € 46.173,31 per la costituzione della posizione assicurativa dell’interessato e, quindi, tenendo conto del solo servizio effettivamente prestato, ma non anche di quello c.d. figurativo.
3) - Di qui, la domanda di riconoscimento dell’aumento di servizio utile a pensione e l’obbligo corrispondente della P.A. alla ricostituzione della posizione assicurativa presso l’I.N.P.S., previa valorizzazione degli aumenti di periodi di servizio, per un totale di anni 17, mesi 4 e giorni 9.
4) - Espone, …., il dott. C.. che ha prestato servizio nella Guardia di Finanza
dal 18 maggio 1983 sino al 7 maggio 1984 e
dal 29 novembre 1984 sino al 30 luglio 1998, data di collocamento in congedo a domanda con il grado di “ Capitano “.
5) - Il Comando generale della Guardia di Finanza si è costituito in giudizio …..., eccependo sostanzialmente che le maggiorazioni di servizio figurative rilevano solo ai fini della misura della pensione o dell’indennità una tantum,
- ) - ma non ai fini della costituzione della posizione assicurativa presso l’A.G.O., in quanto, diversamente opinando, vi sarebbe una doppia valutazione della medesima situazione.
6) - Il ricorrente si duole che la suddetta posizione assicurativa è stata costituita tenendo conto solo del servizio effettivamente prestato e non anche del c.d. servizio figurativo, costituito dall’aumento del quinto previsto dall’art. 3 della legge n. 284/1977.
7) - Occorre innanzi tutto puntualizzare che, seppure l’art. 124 del d.p.r. n. 1092/1973 è stato abrogato per effetto del comma 12-undecies dell’art. 12, D.L. 31 maggio 2010, n.78, convertito, con modificazioni, nella L. n. 122/2010, trova applicazione nel presente giudizio la previgente disciplina, in forza del principio del tempus regit actum, in considerazione della circostanza che il ricorrente è cessato dal servizio presso la Guardia di Finanza nel 1998, allorquando avrebbe dovuto essere costituita la propria posizione assicurativa, e, dunque, in epoca anteriore all’entrata in vigore della suddetta norma abrogativa.
8) - Dal tenore letterale delle norme di cui agli artt. 124 del d.p.r. n.1092/1973 e 3, ultimo comma, della L. n. 284/1977, si evince che l’unica condizione posta dal legislatore perchè l’ex militare possa beneficiare dell’aumento del quinto del periodo utile è l’avere svolto il servizio in condizioni di impiego operativo ( in tal senso, C. conti, Sez. giur. Lombardia, n. 464 del 2007 e la giurisprudenza richiamata: Id., n. 62/2004; id., n. 153/2005; Id., n. 31472005; Sez. giur. Veneto, n. 548/2006 ).
9) - Quanto esposto ha trovato, altresì, autorevole conferma nella giurisprudenza di questa Corte – sia di primo ( ex multis, Sez. giur. Lazio, n. 1729/2009 ) che di secondo grado ( cfr. Sez. III app. n. 465/2009 e n. 193/2010) – alla cui stregua è stato chiarito come “ servizio prestato “ debba intendersi “ servizio utile “ e non già “ servizio effettivo “.
10) - Deve osservarsi, infatti, che il beneficio dell’aumento di un quinto è attribuito per il solo fatto di avere prestato servizio
- ) e, in questo senso,
- ) a nulla rileva la casistica indicata nella sentenza delle Sezioni riunite
- ) allorchè si fa menzione dei diversi contenuti da attribuirsi a “ servizio utile” e “servizio effettivo”
- ) poiché lo stesso art. 40 del d.p.r. n.1092/1973 assume che il “servizio effettivo” scaturisce dalla “somma dei servizi e periodi computabili in quiescenza,
- ) considerati senza tenere conto degli aumenti ci cui al precedente Capo III”.
- ) A parte il fatto che gli aumenti di servizio di cui al Capo III sono tassativi ( e non può esservi menzione di quello in oggetto perché successivo )
- ) è la stessa norma che, successiva,
- ) prevede che il servizio prestato in quelle condizioni è “computato con l’aumento di un quinto”,
utilizzando lo stesso verbo “computare” usato nell’art. 40 per indicare i periodi di servizio effettivo.
11) - La interpretazione qui seguita è confermata dall’art. 5 del D.Lgs. n. 165 del 1997 ed è stata avvalorata dalla Sezione giurisdizionale Sardegna ( n. 814/2012 ) nonché da questa stessa Sezione giurisdizionale ( n. 627/2010 )
N.B.: lettere tutto il contesto qui sotto.
Anno 2018 Numero 406 Pubblicazione 17/05/2018
Sent 406/2018
sul ricorso iscritto al n. 32869 del registro di segreteria, proposto dal Sig.re C.. Giuseppe ( n. a ……. il ……. 1963 ) – rapp.to e difeso dall’avv. Antonio Savino, giusta mandato a margine del ricorso;
Visto il ricorso in epigrafe, con i relativi allegati;
- Comando generale della Guardia di Finanza, in persona del legale rappresentante p.t.
- I.N.P.S.- Gestione Dipendenti Pubblici;
Udito alla pubblica udienza del 6 aprile 2018 l’avv. Antonio Savino, per il ricorrente, il quale ha chiesto l’accoglimento del ricorso;
Udito il Mar. Lgt. Donato Pascazio, in rappresentanza del Comando Generale della Guardia di Finanza, il quale si è riportato alla memoria depositata.
Visto il ricorso, in epigrafe indicato, depositato in data 7 ottobre 2016;
Esaminati gli atti ed i documenti tutti della causa;
Con ricorso in data 28 settembre 2016, il dott. C.. Giuseppe, come sopra generalizzato, ha chiesto il riconoscimento del diritto alla rideterminazione della propria posizione assicurativa presso l’I.N.P.S., tenendo conto anche del c.d. servizio figurativo ( aumento di un quinto riconosciuto in sede di liquidazione dell’indennità una tantum ) previsto dall’art. 3 della legge n. 284/1977.
Risulta dagli atti depositati che il Reparto Tecnico Logistico Amministrativo della Guardia di Finanza, con decreto n. 3323 dell’11 luglio 2002, ha disposto che l’I.N.P.D.A.P. versasse all’I.N.P.S. la somma di € 46.173,31 per la costituzione della posizione assicurativa dell’interessato e, quindi, tenendo conto del solo servizio effettivamente prestato, ma non anche di quello c.d. figurativo.
Di qui, la domanda di riconoscimento dell’aumento di servizio utile a pensione e l’obbligo corrispondente della P.A. alla ricostituzione della posizione assicurativa presso l’I.N.P.S., previa valorizzazione degli aumenti di periodi di servizio, per un totale di anni 17, mesi 4 e giorni 9.
Espone, infatti, il dott. C.. che ha prestato servizio nella Guardia di Finanza dal 18 maggio 1983 sino al 7 maggio 1984 e dal 29 novembre 1984 sino al 30 luglio 1998, data di collocamento in congedo a domanda con il grado di “ Capitano “.
Il Comando generale della Guardia di Finanza si è costituito in giudizio con una memoria difensiva, in data 7 novembre 2016, eccependo sostanzialmente che le maggiorazioni di servizio figurative rilevano solo ai fini della misura della pensione o dell’indennità una tantum, ma non ai fini della costituzione della posizione assicurativa presso l’A.G.O., in quanto, diversamente opinando, vi sarebbe una doppia valutazione della medesima situazione. In subordine, la prescrizione quinquennale.
Alla odierna udienza le parti si sono riportate a quanto già dedotto.
Il ricorrente si duole che la suddetta posizione assicurativa è stata costituita tenendo conto solo del servizio effettivamente prestato e non anche del c.d. servizio figurativo, costituito dall’aumento del quinto previsto dall’art. 3 della legge n. 284/1977.
Occorre innanzi tutto puntualizzare che, seppure l’art. 124 del d.p.r. n. 1092/1973 è stato abrogato per effetto del comma 12-undecies dell’art. 12, D.L. 31 maggio 2010, n.78, convertito, con modificazioni, nella L. n. 122/2010, trova applicazione nel presente giudizio la previgente disciplina, in forza del principio del tempus regit actum, in considerazione della circostanza che il ricorrente è cessato dal servizio presso la Guardia di Finanza nel 1998, allorquando avrebbe dovuto essere costituita la propria posizione assicurativa, e, dunque, in epoca anteriore all’entrata in vigore della suddetta norma abrogativa.
Dal tenore letterale delle norme di cui agli artt. 124 del d.p.r. n.1092/1973 e 3, ultimo comma, della L. n. 284/1977, si evince che l’unica condizione posta dal legislatore perchè l’ex militare possa beneficiare dell’aumento del quinto del periodo utile è l’avere svolto il servizio in condizioni di impiego operativo ( in tal senso, C. conti, Sez. giur. Lombardia, n. 464 del 2007 e la giurisprudenza richiamata: Id., n. 62/2004; id., n. 153/2005; Id., n. 31472005; Sez. giur. Veneto, n. 548/2006 ).
Quanto esposto ha trovato, altresì, autorevole conferma nella giurisprudenza di questa Corte – sia di primo ( ex multis, Sez. giur. Lazio, n. 1729/2009 ) che di secondo grado ( cfr. Sez. III app. n. 465/2009 e n. 193/2010) – alla cui stregua è stato chiarito come “ servizio prestato “ debba intendersi “ servizio utile “ e non già “ servizio effettivo “.
Né a diverso convincimento conduce la lettura della sentenza delle Sezioni riunite n. 8/QM/2011, la quale appare ancorata ad una interpretazione letterale delle norme richiamate.
Deve osservarsi, infatti, che il beneficio dell’aumento di un quinto è attribuito per il solo fatto di avere prestato servizio e, in questo senso, a nulla rileva la casistica indicata nella sentenza delle Sezioni riunite allorchè si fa menzione dei diversi contenuti da attribuirsi a “ servizio utile” e “servizio effettivo” poiché lo stesso art. 40 del d.p.r. n.109271973 assume che il “servizio effettivo” scaturisce dalla “somma dei servizi e periodi computabili in quiescenza, considerati senza tenere conto degli aumenti ci cui al precedente Capo III”. A parte il fatto che gli aumenti di servizio di cui al Capo III sono tassativi ( e non può esservi menzione di quello in oggetto perché successivo ) è la stessa norma che, successiva, prevede che il servizio prestato in quelle condizioni è “computato con l’aumento di un quinto”, utilizzando lo stesso verbo “computare” usato nell’art. 40 per indicare i periodi di servizio effettivo.
La interpretazione qui seguita è confermata dall’art. 5 del D.Lgs. n. 165 del 1997 ed è stata avvalorata dalla Sezione giurisdizionale Sardegna ( n. 814/2012 ) nonché da questa stessa Sezione giurisdizionale ( n. 627/2010 )
Poiché non vi è ragione per discostarsi da siffatto orientamento giurisprudenziale, che poggia le sue solide basi sul tenore letterale dell’art. 3 della legge n. 28471977, il ricorso merita di essere accolto, con la conseguente rideterminazione della pozione assicurativa presso l’I.N.P.S. anche relativamente al periodo di c.d. servizio figurativo, per la durata complessiva di anni 17, mesi 9 e giorni 4.
Deve riconoscersi, dunque, il diritto del dott. C.. Giuseppe alla rideterminazione della posizione assicurativa sulla base dell’aumento del quinto previsto dalla legge.
Sulle somme scaturenti dal ricalcolo, devono corrispondersi gli interessi legali e la rivalutazione monetaria, alle condizioni di legge, nei limiti della prescrizione quinquennale.
La complessità della causa giustifica la compensazione delle spese di giudizio, che rimangono a carico delle parti.
la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Puglia, definitivamente pronunciando
il ricorso n° 32869, nei sensi in motivazione.
Spese di giudizio compensate. .
Così deciso in Bari, nella Camera di Consiglio del sei aprile duemiladiciotto.
Depositata in Segreteria il 17/05/2018
da panorama » sab giu 09, 2018 1:09 pm
da panorama » ven lug 13, 2018 11:10 pm
1, 2da panorama » lun mag 07, 2012 3:24 pm
ven lug 13, 2018 11:17 pm
riscattare periodi sospensione dal servizio
da jhwh » sab apr 09, 2011 4:39 pm
sab apr 09, 2011 4:39 pm
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 art. 40
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