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Timestamp: 2019-06-21 01:01:37+00:00

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La mera partecipazione dell’ente pubblico ad una società concorrente non rappresenta un elemento tale da pregiudicare la regolarità della gara (Consiglio di Stato, Sezione V, Sentenza 5 giugno 2018, n. 3401). – Noi Radiomobile™
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La mera partecipazione dell’ente pubblico ad una società concorrente non rappresenta un elemento tale da pregiudicare la regolarità della gara (Consiglio di Stato, Sezione V, Sentenza 5 giugno 2018, n. 3401).
Posted on 12 Giugno 2018 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
Agsm Lighting s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Gregorio Gitti, Alessandro D’Adda, Giorgio Orsoni e Piero Francesco Viganò, con domicilio eletto presso lo studio legale dell’avvocato Giorgio Fraccastoro in Roma, via Piemonte, 39;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 5 aprile 2018 il Cons. Valerio Perotti ed uditi per le parti gli avvocati Abrigani, Vinti, Buongiorno, Guzzo (in dichiarata delega di Caineri) e Fraccastoro (anche in dichiarata delega di D’Adda);
– euro 110.773.652,00 quale canone di rientro per servizio di gestione e manutenzione ordinaria della rete ed impianti;
– euro 19.476.000,00, quale canone di messa in disponibilità della rete e degli impianti.
Invero, evidenzia il primo giudice, “è pacifico e incontestato tra le parti che la convenzione CONSIP denominata “Servizio Luce 3”, invocata dal ricorrente, presupponga che la proprietà della totalità degli impianti sia del Comune (v. il punto b) dell’atto di segnalazione dell’Autorità Antitrust n. AS1240 del 16 dicembre 2015, all. 8 al ricorso).
È altrettanto pacifica e incontestata l’assenza di detto presupposto nel caso in esame, essendo AGSM Verona S.p.A. – come recita il bando di gara (all. 1 al ricorso) – proprietaria della maggior parte delle rete e degli impianti di pubblica illuminazione siti nel territorio del Comune di Verona (lampioni, centraline, condutture), mentre la proprietà degli stessi è solo “in minima parte” dell’Amministrazione comunale; nelle sue difese il Comune precisa che più del 99% degli impianti di illuminazione è attualmente di AGSM Verona S.p.A.”.
La sentenza impugnata, in effetti, correttamente riconosce che la decisione di (ri-)acquistare e/o riscattare gli impianti era una facoltà discrezionale del Comune – stante il chiaro disposto dell’art. 24, comma primo, del r.d. 15 ottobre 1925, n. 2578 (Approvazione del testo unico della legge sull’assunzione diretta dei pubblici servizi da parte dei comuni e delle provincie) – con la conseguenza che la stessa risultava “sottratta al sindacato giurisdizionale di legittimità, salvo che, secondo il noto insegnamento giurisprudenziale (cfr., ex plurimis, C.d.S., Sez. V, 10 settembre 2014, n. 4599; T.A.R. Veneto, Sez. III, 29 gennaio 2016, n. 98), essa sia manifestamente inficiata da illogicità, irrazionalità, arbitrarietà od irragionevolezza, ovvero non sia fondata su di un altrettanto macroscopico travisamento dei fatti”.
Anche la precedente nota 14 novembre 2016, di riscontro al Consorzio, chiariva parte delle ragioni tecnico-operative sottese alla scelta di non aderire alla Convenzione, date in primo luogo dal fatto che “la rete e gli impianti destinati al servizio di pubblica illuminazione non sono di proprietà del Comune di Verona ma di un terzo soggetto, che in tale veste, ad esempio, si fa carico della manutenzione straordinaria degli impianti”; ciò infatti – anche alla luce di quanto previsto dall’art. 113, comma 13 del Tuel – comportava la necessità di “una regolamentazione contrattuale specifica, per disciplinare i rapporti fra i tre soggetti interessati (titolare del pubblico servizio, società proprietaria della rete e società concessionaria della gestione del servizio) sia di natura economica che operativa.
Detta circostanza si presenta del tutto incompatibile con l’adesione ad una convenzione, che non prevede modifiche o adattamenti a specifiche esigenze dell’Ente, in caso contrario configurandosi quale potenziale affidamento diretto”.
interamente a carico dell’aggiudicatario della gara, nel caso della finanza di progetto, sul quale – come si è detto – grava l’onere di garantire (a fronte del solo canone contrattuale) la manutenzione straordinaria e l’adeguamento continuo dell’intero impianto, a carico dell’amministrazione (in quanto ritornata titolare di reti ed impianti) nel caso di adesione alla Convenzione Consip.
Ritiene infatti il Collegio che correttamente il primo giudice abbia escluso la ricorrenza, nel caso di specie, della fattispecie di cui all’art. 42, comma 2 del d.lgs. n. 50 del 2016, riferendosi il conflitto di interesse al solo “personale” della stazione appaltante, espressione che – per quanto interpretata in senso ampio come comprensiva non solo dei dipendenti in senso stretto, ossia i lavoratori subordinati, ma anche di quanti, in base ad un valido titolo giuridico (legislativo o contrattuale), “siano in grado di validamente impegnare, nei confronti dei terzi, i propri danti causa o comunque rivestano, di fatto o di diritto, un ruolo tale da poterne obiettivamente influenzare l’attività esterna” (così Cons. Stato, V, 11 luglio 2017, n. 3415) – non consente obiettivamente di ricomprendere anche le società partecipate o controllate dalla stazione appaltante.
A fronte del rilievo, di cui alla sentenza impugnata, secondo cui – nel caso di specie – non si potrebbe parlare di previsione illegittima del bando di gara, avendo il Comune di Verona semplicemente inserito – con valutazione non irragionevole – un requisito di carattere tecnico, l’appellante deduce che “tale scelta, seppur astrattamente ammissibile poiché insita nella discrezionalità propria della Stazione Appaltante, doveva essere nel caso di specie adeguatamente motivata in quanto comportava un significativo scostamento dai parametri stabiliti dalla Consip, cui la normativa riconosce il ruolo di benchmark”.
In pratica, il primo giudice avrebbe omesso qualsiasi considerazione circa la ritenuta abnormità del requisito tecnico di cui si è detto (non posseduto dall’appellante), nella misura in cui esclude soggetti che (come l’appellante) abbiano comunque superato la gara Consip.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 aprile 2018.
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