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Timestamp: 2018-04-23 09:07:09+00:00

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ADUSBEF - ALLEGATI
ordinanza della Corte di Cass., sez. I, Pres. Cons. Campanile, rel. Cons. Acierno n. 9793 del 19 ap
La Cassazione Civile, con l'ordinanza odierna, ha confermato un controverso indirizzo della giurisprudenza di legittimità in materia di prova del danno da rivalutazione monetaria nelle obbligazioni pecuniarie.
La prima sezione della Suprema Corte, infatti, ha rigettato, in quanto manifestamente infondato, il ricorso presentato da Intesa San Paolo Spa avverso la decisione della Corte di Appello di Roma che aveva riconosciuto, senza necessità di ulteriore aggravio probatorio, la rivalutazione monetaria sulla somma liquidata al correntista ex art. 2033 c.c..
L'ordinanza in commento si pone sulla scia dell'alleggerimento dell'onere della prova per il creditore, enunciato dalle storiche Sezioni Unite del 2008 (S.U. n. 19499/2008), secondo cui “ il maggior danno di cui all'art. 1224. 2 comma c.c., può ritenersi esistente in via presuntiva in tutti i casi in cui, durante la mora, il saggio medio di rendimento netto dei titoli di Stato con scadenza non superiore ai dodici mesi sia stato superiore al saggio degli interessi legali. Ricorrendo tale ipotesi, il risarcimento del maggior danno spetta a qualunque creditore, quale che ne sia la sua qualità soggettiva o l'attività svolta”.
La Suprema Corte ha affermato, pertanto, che la Corte d'appello ha fatto buon governo dei principi sanciti dalla giurisprudenza di legittimità in tema di prova del maggior danno: il creditore non sarà tenuto a fornire alcuna prova specifica del danno causalmente ricollegabile alla svalutazione monetaria. Sarà dunque il debitore a dover, eventualmente, provare una situazione opposta a ciò che normalmente accade, ossia l'uso antinflattivo del denaro da parte del creditore.
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Tribunale di Catanzaro 5.12.2017
Collegamento negoziale e teleologico tra contratto di mutuo e contratto di conto corrente – Anatocismo e usura su conto corrente – Sospensione procedura esecutiva.
L’illegittima applicazione di interessi anatocistici e usurari sul conto corrente sul quale è poi confluita la somma erogata col contratto mutuo fa ritenere sussistenti il fumus boni iuris e il periculum in mora ovvero i gravi motivi per sospendere l’esecuzione ai sensi dell’art. 624 c.p.c. per via della sussistenza del collegamento funzionale e teleologico tra i due rapporti.
Autore : Avv. Elena Mancuso
Tribunale di Catanzaro Sez. Esecuzioni Immobiliari 16.01.2018
Sospensione procedura esecutiva immobiliare fondata su mutuo fondiario nullo per superamento del c.d. limite di finanziabilità. Tribunale di Catanzaro Sez. Esecuzioni Immobiliari 16.01.2018
Mutuo fondiario - Nullità per superamento del limite di finanziabilità ai sensi dell’art. 38 TUB – Esclusione conversione in mutuo ipotecario ordinario
Il Tribunale di Catanzaro ha sospeso una procedura esecutiva immobiliare per nullità del titolo esecutivo ovvero un contratto di mutuo fondiario per superamento del c.d. limite di finanziabilità sancito dall’art. 38 TUB.
Quando il finanziamento concesso supera l’80% del valore dei beni ipotecati il mutuo è nullo per violazione di norme imperative così come stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 17352 del 13 Luglio 2017.
Il Tribunale ha introdotto un principio innovativo ossia che non è possibile procedere alla conversione del contratto nullo in contratto di mutuo ipotecario ordinario ai sensi dell’art. 1424 c.c. quando mancano i requisiti di forma e di sostanza e in particolare la volontà delle parti di concludere un contratto diverso da quello concretamente stipulato.
Tribunale di Catanzaro Decreto 28.02.2018.
Risoluzione della crisi da sovraindebitamento con piano del consumatore di durata trentennale. Tribunale di Catanzaro Decreto 28.02.2018.
Procedura di sovraindebitamento – Piano del consumatore – Requisito della meritevolezza – Convenienza rispetto all’alternativa liquidatoria – Omologa Piano di durata trentennale.
Il Tribunale di Catanzaro ha omologato un piano del consumatore di durata trentennale prevedendo il pagamento integrale delle somme spettanti al creditore privilegiato e la falcidia dei crediti chirografari (25% cessioni del quinto e 15% crediti residui). Il Tribunale ha ritenuto sussistente, in capo alle parti istanti, il requisito della c.d. meritevolezza posto che esse non hanno determinato colposamente il sovraindebitamento scaturito invece dalla situazione personale del nucleo familiare evolutasi nel tempo.
Il Tribunale, infine, ha ritenuto conveniente il Piano del consumatore rispetto all’alternativa liquidatoria che avrebbe consentito il solo soddisfacimento del creditore privilegiato.
Ordinanza Trib. civile di Palermo
Conto corrente - Giudizio di accertamento e condanna – Titolarità del rapporto – Ban- ca partecipata – Chiamata di terzo - Eccezione improcedibilità domanda - Difetto le- gittimazione passiva – Infondatezza - Rigetto
La liquidazione coatta amministrativa della Banca che detiene le azioni della banca convenuta
non determina la liquidazione coatta amministrativa della banca partecipata, in quanto soggetto giuridico del tutto diverso.
Sono quindi infondate le eccezioni di improcedibilità delle domande formulate dall’attore e di “improcedibilità del giudizio”, sollevate dalla banca in l.c.a., terza intervenuta.
Parimenti infondata è l’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dalla convenuta nel rilievo dell’avvenuta cessione del credito controverso, in quanto “facente parte di un pacchetto di crediti deteriorati”, in quanto ai sensi dell’art. 111 c.p.c., in caso di successione a titolo particolare nel diritto controverso per atto tra vivi, il giudizio prosegue tra le parti originarie, che vanno individuate con riferimento alla data di instaurazione del giudizio, ovverosia alla data di notifica dell’atto di citazione, precedente la cessione del credito, che la banca asserisce avvenuta il 26 giugno 2017.
Ordinanza Tribunale di Palermo 20/03/2018; Avv. Angela Blando (Delegato Palermo – Gangi – Responsabile Sicilia).
Art. 269 c.p.c., art. 83 t.u.b., d. l. 99/2017 e art. 111 c.p.c.
TRIBUNALE TARANTO - Sentenza n. 620/2018 pubbl. il 06/03/2018 RG n. 6935/2014 Dep. il 28.02.2018
TRIBUNALE TARANTO - Sentenza n. 620/2018 pubbl. il 06/03/2018
RG n. 6935/2014 Dep. il 28.02.2018
apercredito - conto corrente – affidamento di fatto e rimesse solutorie / ripristinatorie
Rileva anche l’affidamento di fatto, concesso dalla banca al correntista, al fine di individuare i versamenti con carattere ripristinatorio (perché volti a ricostituire la provvista) rispetto a quelli con carattere solutorio (perché volti a coprire il superamento dell’affidamento).
eccepito.
apercredito - conto corrente – affidamento di fatto/per factia concludenti: requisiti
Solo con la promulgazione della legge sulla trasparenza bancaria e poi con l’entrata in vigore del T.U.B., è stata introdotta la regola della forma scritta per i contratti tra banca e cliente; tuttavia il rigore dell’art. 117, comma 1, T.U.B. è stato attenuato dalla previsione, al comma 2, del potere del CICR di prevedere una forma diversa “per particolari contratti”, quando sussistano “motivate ragioni tecniche”.
In questo senso ha provveduto la BANCA D’ITALIA, che nelle proprie istruzioni applicative (precisamente con la circolare del 24.5.99, emessa in esecuzione del Decreto del Ministero del Tesoro de 24.4.1992, a sua volta attuativo dell’art. 3, comma 3 della L. 154/1992, articolo trasfuso nell’attuale 117, comma 2) ha escluso l’obbligo della forma scritta “per operazioni e servizi già previsti in contratti redatti per iscritto (ad esempio conto corrente di corrispondenza)”. Deve pertanto ritenersi giuridicamente rilevante l’affidamento di fatto concesso dalla banca e corretto individuare la finalità delle rimesse, tenendo presente l’affidamento così come concesso.
Premessa l’esistenza di un contratto di conto corrente di corrispondenza stipulato per iscritto (anche se con rilevanti lacune), deve ritenersi l’esistenza dell’affidamento per facta concludentia, tenuto conto: a) della stabilità, e non occasionalità, dell’esposizione a debito, b) dell’assenza di richiesta di rientro o di iniziative di revoca, durante lo svolgimento del rapporto, c) della applicazione di una c.m.s., d) della applicazione di distinti tassi debitori, e) della mancanza di una segnalazione a sofferenza alla centrale rischi.
apercredito - conto corrente - nullità parziale del contratto di apertura di credito in conto corrente - ordinanza ammissiva CTU
Il c.t.u. nominato ha ricalcolato l’esatto saldo finale, applicando i criteri indicati nell’ordinanza ammissiva della consulenza, e pertanto: a) ha applicato gli interessi al tasso legale ed a quello previsto dall’art. 117 TUB, integrando in tal modo la clausola di determinazione degli interessi mediante rinvio ai c.d. “usi piazza”, nulla per indeterminatezza dell’oggetto, prevista in contratto (in atti); b) non ha applicato la capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori in quanto mai pattuita secondo i dettami di cui all’art. 1283 c.c., o secondo le previsioni della delibera CICR del 9.2.00; c) non ha applicato la c.m.s, le spese e commissioni, conteggiate dalla banca, in quanto mai pattuite e determinate in contratto; d) ha escluso la prescrizione delle rimesse del correntista, in quanto aventi tutte una finalità ripristinatoria della provvista, in conformità alla causa tipica del contratto di conto corrente con apertura di credito.
apercredito – saldo finale - maggior danno – prova per presunzione
Poiché il diritto azionato è credito di valuta, la domanda deve essere intesa come richiesta del maggior danno ex art. 1224 comma secondo c.c.; a tale riguardo, si deve affermare che, come chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione (v. sent.19499/2008), al creditore spetta da tale data anche la differenza tra il tasso legale degli interessi e il tasso del rendimento medio annuo netto dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi, non essendo nel caso concreto stato dimostrato, in relazione alla somma di denaro dovuta, né da parte del debitore un uso meno remunerativo né da parte del creditore un uso più remunerativo; benvero "nelle obbligazioni pecuniarie, in difetto di discipline particolari dettate da norme speciali, il maggior danno di cui all'art. 1224, comma 2, cod. civ. (rispetto a quello già coperto dagli interessi legali moratori non convenzionali che siano comunque dovuti) è in via generale riconoscibile in via presuntiva, per qualunque creditore che ne domandi il risarcimento - dovendo ritenersi superata l'esigenza di inquadrare a tale fine il creditore in una delle categorie a suo tempo individuate - nella eventuale differenza, a decorrere dalla data di insorgenza della mora, tra il tasso del rendimento medio annuo netto dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi ed il saggio degli interessi legali determinato per ogni anno ai sensi del primo comma dell'art. 1284 cod. civ". Va riconosciuto, in tal senso, il maggior danno.
Sentenza Tribunale di Trapani 13/02/2018 Avv. Angela Blando (Delegato Palermo – Gangi – Responsabile
c.p.c. – Titolo esecutivo contratto di mutuo ipotecario – Contratto di assicurazio-ne – Collegamento negoziale – Inclusione dei costi assicurativi nel TAEG/ISC – Nullità clausola afferente interessi – Tasso sostitutivo ex art. 117, comma 7 T.U.B. – Applicabilità –
Rilevato il collegamento negoziale, sia per funzionalità che per contestualità tra il contratto di mutuo e i contratti di assicurazione, sia “obbligatoria” che “facoltativa”; Ritenuto che in base alle norme sulla trasparenza bancaria, gli intermediari finanziari devono indicare ai clienti, il costo complessivo del finanziamento esponendo l’ISC/TAEG ex artt. 2 e 4 l. 154/92 con disciplina poi trasfusa nel d.lgs. 385/93 (tub); Ritenuto altresì che la scorretta indica-zione dell’ISC comporta ex art. 117 tub, comma 6 la nullità della clausola afferente gli inte-ressi; Conseguentemente è applicabile la sanzione di cui al successivo comma 7 ( tasso so-stitutivo BOT). Quindi, il prezzo dei contratti assicurativi, obbligatori o comunque funzio-nalmente collegati alla concessione del credito, non devono essere espunti dal calcolo del TAEG. Il saldo debitorio va ricostruito facendo applicazione del tasso sostitutivo di cui all’art. 117, comma 7 tub.
Sentenza Tribunale di Trapani 13/02/2018 Avv. Angela Blando (Delegato Palermo – Gangi – Responsabile Sicilia).
Artt. 2 e 4 legge 154/1992 e art. 117 d. lgs. 385/93 commi 4, 6 e 7
Tribunale di Bari, Pres. Sez. IV, Dott. Nicola Magaletti, Sent. n. 5368 del 29 novembre 2017
Contratto di conto corrente con apertura di credito - Mancanza del contratto - Mancanza di alcuni estratti conti - Potere CTU- Raccordo -
Segnalazione dell'Avv. Antonio Tanza e dell'Avv. Donatella Cazzato del Foro di Lecce
Tribunale di Bari Sentenza n. 5002 del 2017, pubblicata il 30/10/2017
PATTUIZIONE DI INTERESSI ULTRALEGALI;COMMISSIONE DI MASSIMO SCOPERTO; PRESCRIZIONE DEI CREDITI DERIVANTI DAL RAPPORTO DI CONTO CORRENTE;SULLA NATURA DEL CONTRATTO DI CONTO CORRENTE BANCARIO.
Conti correnti e anatocismo
Swap e prodotti finanziari
C.N.C.U.

References: art. 2033
 sentenza 

Art. 269
 art. 83
 art. 111
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 1224

Sentenza 
 art. 117
 art. 117

Sentenza 
 art. 117
 Sentenza