Source: https://www.preziosamagazine.com/licenziamenti-per-motivi-economici-meno-potere-ai-giudici/
Timestamp: 2019-02-19 14:30:49+00:00

Document:
Licenziamenti per motivi economici: meno potere ai giudici | Preziosa Magazine
Home Economia Licenziamenti per motivi economici: meno potere ai giudici
Licenziamenti per motivi economici: meno potere ai giudici
Se la crisi aziendale è comprovata, il giudice non può intervenire sul merito delle scelte del datore di lavoro
La sentenza della Cassazione, sezione lavoro, n. 11465 del 15 maggio 2012, fornisce indicazioni molto importanti in materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ed in particolare per motivi economici.
La sentenza della Suprema Corte si può riassumere in due principi di base :
1. È legittimo il licenziamento se finalizzato a razionalizzare i costi in presenza di una crisi aziendale;
2. Il giudice deve limitarsi a valutare l’effettiva sussistenza delle ragioni economiche del licenziamento (cioè se lo stato di crisi aziendale sia reale o meno) e non può entrare nel merito delle scelte effettuate dall’imprenditore per ridurre i costi e far fronte alla crisi; se facesse il contrario, il giudice violerebbe il principio della libertà d’impresa statuito dall’art. 41 della Costituzione.
Vediamo il caso nel dettaglio, seguendo il filo narrativo e logico della sentenza.
Questo il fatto : una piccola impresa, in un momento economicamente sfavorevole, licenzia una dipendente qualificata affidandone le mansioni ad una consulente esterna, conseguendo in tal modo un notevole risparmio.
La dipendente licenziata ricorreva al giudice del lavoro, sostenendo l’illegittimità del licenziamento in base al fatto che il suo posto di lavoro non era stato soppresso, bensì affidato ad un collaboratore esterno (e quindi tale posizione risultava ancora indispensabile nel contesto aziendale), ed inoltre non le sarebbe stata prospettata alcuna opportunità di diversa collocazione all’interno dell’azienda stessa.
Però, tanto il giudice di primo grado che quello di appello avevano respinto il ricorso, ritenendo sussistente il giustificato motivo in quanto dalla documentazione, ed in particolare dai bilanci aziendali, emergeva che l’impresa aveva attraversato un periodo di difficoltà economica per cui si era deciso, in una ottica di razionalizzazione delle spese, di sostituire una posizione lavorativa a tempo indeterminato con un professionista esterno, realizzando in tal modo una economia di gestione.
Le motivazioni dei giudici lasciano intendere che la necessità aziendale di ridurre i costi prevale sul diritto del lavoratore al mantenimento del posto di lavoro. Per inciso, essendo l’azienda di piccole dimensioni, non risultava possibile ricollocare il lavoratore in altra mansione.
La Cassazione ha condiviso l’impostazione dei giudici di merito, ribadendo un principio già espresso dalla Suprema Corte : il licenziamento per giustificato motivo oggettivo determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva è scelta riservata all’imprenditore, quale responsabile della corretta gestione dell’azienda anche dal punto di vista economico ed organizzativo, sicché essa, quando sia effettiva e non simulata o pretestuosa, non è sindacabile dal giudice quanto ai profili della sua congruità ed opportunità (cfr. al riguardo: Cass. 22 agosto 2007 n. 17887). E nella stessa ottica si è più volte ribadito nella giurisprudenza di legittimità che nella nozione di giustificato motivo oggettivo di licenziamento deve ricondursi anche l’ipotesi del riassetto organizzativo dell’azienda attuato al fine di una più economica gestione di essa, deciso dall’imprenditore non semplicemente per un incremento del profitto, ma per far fronte a sfavorevoli situazioni, non meramente contingenti, influenti in modo decisivo sulla normale attività produttiva, tanto da imporre un’effettiva necessità di riduzione dei costi. Motivo questo rimesso alla valutazione del datore di lavoro, senza che il giudice possa sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa, atteso che tale scelta è espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41 Cost., mentre al giudice spetta il controllo della reale sussistenza del motivo addotto dall’imprenditore, con la conseguenza che non è sindacabile nei suoi profili di congruità ed opportunità la scelta imprenditoriale che abbia comportato la soppressione del settore lavorativo o del reparto o del posto cui era addetto il lavoratore licenziato, sempre che risulti l’effettività e la non pretestuosità del riassetto organizzativo operato (cfr. in tali sensi: Cass. 2 ottobre 2006 n. 21282, che ha ribadito come non sia sindacabile la scelta imprenditoriale che abbia comportato la soppressione del settore lavorativo o del reparto o del posto cui era addetto il lavoratore licenziato; cui adde, in tempi più recenti, ex plurimis: Cass. 25 marzo 2011 n. 7006, ed infine, Cass. 26 agosto 2011 n. 19616, che precisa come la suddetta soppressione non possa essere meramente strumentale ad un incremento di profitto, ma debba essere diretta a fronteggiare situazioni sfavorevoli non contingenti; e debba essere collegata ad effettive ragioni di carattere produttivo-organizzativo).
Quindi, il giudice deve limitarsi a valutare se lo stato di crisi invocato dall’azienda quale causale del licenziamento sia reale o inventato; se, dai bilanci aziendali e da altre risultanze esso si dimostri reale, tocca all’imprenditore fare le scelte opportune per rendere la gestione più economica ed efficiente.
Tali scelte non possono essere sindacate dal giudice sul piano dell’opportunità, poiché altrimenti egli invaderebbe la sfera di competenza propria dell’imprenditore.
Da notare infine che la recente Riforma del Mercato del Lavoro, all’art. 1 comma 43, rafforza ulteriormente il principio per cui il giudice del lavoro non può entrare nel merito delle valutazioni tecniche, organizzative e produttive che competono al datore di lavoro e che possono aver determinato il licenziamento, a meno che le ragioni alla base di tali valutazioni non siano manifestamente infondate.
Cavalieri: "La formazione è uno degli strumenti per combattere la disoccupazione giovanile"

References: sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.