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Timestamp: 2017-08-16 13:35:54+00:00

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DIRITTI FONDAMENTALI | Diritto Civile Contemporaneo
Archivio della categoria: DIRITTI FONDAMENTALI
Le Sezioni Unite riconoscono il diritto del figlio di conoscere le proprie origini in caso di parto anonimo
Le Sezioni Unite con sentenza 25 gennaio 2017 hanno statuito che, in tema di parto anonimo, per effetto della sentenza delle Corte costituzionale n. 278 del 2013, ancorché il legislatore non abbia ancora introdotto la disciplina procedimentale attuativa, sussiste la possibilità per il giudice, su richiesta del figlio desideroso di conoscere le proprie origini e di accedere alla propria storia parentale di interpellare la madre che abbia dichiarato alla nascita di non voler essere nominata, ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione, e ciò con modalità procedimentali, tratte dal quadro normativo e dal principio somministrato dalla Corte stessa, idonee ad assicurare la massima riservatezza ed il massimo rispetto della dignità della donna, fermo restando che il diritto del figlio trova un limite insuperabile allorchè la dichiarazione iniziale per l’anonimato non sia rimossa in seguito all’interpello e persista il diniego della madre di svelare la propria identità.
Questo articolo è stato pubblicato in DIRITTI FONDAMENTALI, FILIAZIONE, LE FAMIGLIE il 26 gennaio 2017 da diritto civile contemporaneo.
Danno non patrimoniale per illecito trattamento dei dati personali (a proposito della richiesta stragiudiziale dell’ente di riscossione ai clienti debitori del professionista iscritto a ruolo)
Con una decisione particolarmente interessante, Trib. Rimini 29 novembre 2016 ritiene la sussistenza di una danno non patrimoniale per illecito trattamento dei dati personali.
Nel caso di specie, un avvocato veniva a conoscenza della circostanza che l’ente per la riscossione per i tributi aveva chiesto informazioni ad alcuni suoi clienti circa i crediti vantati nei loro confronti dall’avvocato, e messo a conoscenza gli stessi di una cartella esattoriale emessa nei confronti del professionista.
In effetti, l’articolo 75-bis del d.p.r. n. 602/73 (modificato dal d.l. n. 262/06, conv. in l. n. 286/06) prevede che l’agente della riscossione anche simultaneamente all’adozione delle azioni esecutive e cautelari, può chiedere a soggetti terzi, debitori del soggetto che è iscritto a ruolo (es. cliente, datore di lavoro) o dei coobbligati, prima di procedere al pignoramento presso terzi di indicare per iscritto, ove possibile in modo dettagliato, le cose e le somme da loro dovute al creditore (c.d. “dichiarazione stragiudiziale di terzo”).
Questo articolo è stato pubblicato in DANNO NON PATRIMONIALE, DIRITTI DELLA PERSONALITA', DIRITTI FONDAMENTALI, RESPONSABILITA' CIVILE il 25 gennaio 2017 da diritto civile contemporaneo.
Diritti fondamentali (del disabile) e discrezionalità del legislatore: la Corte costituzionale ritiene illegittima la norma che condizioni l’attuazione del diritto alla disponibilità finanziaria
Corte cost. 16 dicembre 2016, n. 275 dichiara l’illegittimità costituzionale della legge che condiziona il contributo al trasporto dei disabili alla disponibilità finanziaria determinata dalle annuali leggi di bilancio (art. 6 co. 2-bis l.r. Abruzzo 78/1978 aggiunto art. 88 l.r. Abruzzo 15/2004).
Si tratta, afferma la Corte, di una illegittima compressione del diritto allo studio del disabile (art. 38 Cost.) la cui effettività non può essere finanziariamente condizionata: l’effettività dell’attuazione del diritto fondamentale viene condizionata ad una contribuzione incerta nell’an e nel quantum.
Questo articolo è stato pubblicato in DIRITTI FONDAMENTALI il 27 dicembre 2016 da diritto civile contemporaneo.
L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato sul diritto dell’alunno disabile al sostegno scolastico
Il Consiglio di Stato Ad. Plen. con sentenza 12 aprile 2016 n. 7, in sostanziale continuità con quanto stabilito dal giudice del riparto in un recente revirement (Cass. sez. un. del 25 novembre 2014 n. 25011 ), ha affermato che la tutela del diritto costituzionale dell’alunno disabile al sostegno scolastico rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo se si contesta il mancato o cattivo esercizio del potere pubblico di determinazione e assegnazione delle ore di sostegno in relazione alla patologia dell’alunno. Quando invece, come già statuito dalle Sezioni Unite, il c.d. PEI è stato predisposto e si tratta semplicemente di darvi attuazione, quando cioé la questione attiene alla non corrispondenza tra le ore di sostegno individuate dal PEI e quelle concretamente assegnate, allora la giurisdizione è del giudice ordinario (in ciò le Sezioni Unite innovano rispetto al passato, ritenendo che nella fase “esecutiva” del PEI la p.a. non eserciti più un “potere” per cui si avrebbe la giurisdizione del g.o. e non del g.a. come in passato si era ritenuto).
Ritengono invece sussistente la giurisdizione esclusiva del g.a. anche ove la questione sia quella della non corrispondenza tra le ore di sostegno assegnate e quelle definite nel PEI: TAR Sicilia 18 dicembre 2014, e TAR Toscana 11 dicembre 2014 in Dir. civ. cont., 17 dicembre 2014, con nota di A. PLAIA, Il TAR Sicilia e il TAR Toscana «smentiscono» il revirement delle Sezioni Unite e ribadiscono la giurisdizione amministrativa in tema di diritto al sostegno scolastico del disabile, .nonché TAR Calabria 14 gennaio 2015 e TAR Lombardia 16 gennaio 2015 che ribadiscono la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo rispetto al diritto soggettivo dell’alunno disabile al sostegno scolastico, malgrado le Sezioni Unite abbiano invece affermato la giurisdizione del giudice ordinario (prospettando però una soluzione dicotomica in cui la fase antecedente alla individuazione delle ore con un PEI ricade nella giurisdizione esclusiva del g.a.) in data 25 novembre 2014 n. 25011.
Sul punto specifico la pronuncia dell’Adunanza Plenaria non è chiarissima, poichè sembra allinearsi invece sulla posizione bifasica delle Sezioni Unite. Anche queste ultime, infatti, riconoscono la giurisdizione esclusiva del g.a. sul diritto fondamentale del disabile al sostegno almeno sinché non venga predisposto il PEI (a quel punto si aprirebbe una fase meramente esecutiva in cui non avremmo esercizio di un potere). È in sostanza sulla prospettazione dicotomica che le sezioni unite innovano, immaginando una seconda fase “meramente esecutiva” ed è qui che la soluzione diverge da quella dei TAR che invece asseriscono il permanere di un potere in capo alla p.a. anche dopo la redazione del PEI.
L’Adunanza Plenaria tace sulla c.d. seconda fase, malgrado la questione fosse formalmente oggetto dell’ordinanza di rimessione e anche l’unica sostanzialmente controversa.
Evita altresì di bacchettare il TAR, al quale forse sarebbe stato possibile imputare l’errore di aver declinato la giurisdizione in ragione di una circostanza “sopravvenuta”: il PEI viene predisposto e depositato durante il giudizio e in esecuzione di un’ordinanza istruttoria dello stesso giudice.
In tal modo, il Consiglio di Stato si sofferma solo sulla prima fase, quella pre-PEI, in cui sussiste la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, si pronuncia cioè su una questione su cui le sezioni unite, i TAR “ribelli” e persino il TAR Campania (che aveva nel procedimento declinato la giurisdizione), sostanzialmente concordano. Sorge allora il dubbio che l’autorevole arresto che si segnala sia davvero poco utile.
Questo articolo è stato pubblicato in DIRITTI FONDAMENTALI il 15 aprile 2016 da diritto civile contemporaneo.
Il Tribunale di Roma sul diritto all’oblio
Con sentenza 3 dicembre 2015 il Tribunale di Roma rigetta il ricorso di un professionista che chiedeva al motore di ricerca Google la cancellazione, o “deindicizzazione”, dei link al proprio nominativo con riferimento ad alcune vicende giudiziarie in cui era stato coinvolto e di cui si trovava ancora traccia sul web.
La decisione si segnala perché costituisce attuazione della nota sentenza della Corte di Giustizia UE 13 maggio 2014 C-131/12 Costeja, che ha previsto l’obbligo dei motori di ricerca di rimuovere dai propri risultati i link a quei siti che siano ritenuti dagli interessati lesivi del proprio diritto all’oblio (c.d. deindicizzazione), peculiare espressione del diritto alla privacy, e delle successive decisioni del Garante della protezione dei dati personali.
In considerazione della “attualità” delle vicende e del ruolo rivestito dal ricorrente nella vita pubblica, Il Tribunale ritiene tuttavia prevalente, nel caso concreto, l’interesse pubblico a rinvenire sul web, attraverso il motore di ricerca, notizie circa il ricorrente, sul diritto all’oblio dello stesso – quale diritto a che non vengano ulteriormente divulgate notizie che per il trascorrere del tempo risultino ormai dimenticate o ignote alle generalità dei consociati.
Questo articolo è stato pubblicato in DIRITTI DELLA PERSONALITA', DIRITTI FONDAMENTALI il 9 dicembre 2015 da diritto civile contemporaneo.
Ancora sul diritto al sostegno dell’alunno disabile
TAR Camapania 11 novembre 2015 torna ad occuparsi della delicata questione relativa al diritto al sostegno dell’alunno disabile, annullando il provvedimento con cui veniva assegnato ad un alunno portatore di handicap un numero di ore di sostegno non adeguato alla patologia.
Nel caso di specie, non si poneva un problema di giurisdizione, poiché risultava non predisposto il c.d. PEI (Piano educativo individuale), strumento funzionale proprio alla quantificazione delle ore di sostegno necessarie in relazione alla specifica patologia dell’alunno. In tali casi, infatti, anche il giudice del riparto ritiene la sussistenza della giurisdizione del g.a., mentre la giurisdizione sarebbe del giudice ordinario tutte le volte che il PEI venga predisposto e tuttavia venga concretamente assegnato un numero di ore diverso da quelle indicate nel Piano. Una parte della giurisprudenza amministrativa non ha condiviso l’indicazione delle Sezioni Unite, ritenendo la giurisdizione del g.a. in tutte le questioni relative al diritto al sostegno, anche cioè quando un PEI sia stato predisposto.
Occorre poi segnalare che, discostandosi da altri Tribunali amministrativi, il giudice campano non ritiene di poter condannare l’amministrazione anche per gli anni successivi, soluzione che invece avrebbe scongiurato l’esigenza di ricorrere nuovamente al giudice, ove in futuro dovesse nuovamente prospettarsi l’assegnazione di un numero di ore ritenute insufficienti, perché inadeguate rispetto alla patologia o perché diverse da quelle fissate nel PEI. E semmai, aggiunge il TAR Campania, il ripetersi di comportamenti inadempienti negli anni successivi potrà essere eventualmente valutato in sede di quantificazione del risarcimento dei danni patiti dall’alunno disabile.
In argomento cfr. A. PLAIA, Il TAR Sicilia e il TAR Toscana “ smentiscono” il revirement delle Sezioni Unite e ribadiscono la giurisdizione amministrativa in tema di diritto al sostegno scolastico del disabile, in Dir. civ. cont., 17 dicembre 2014
Questo articolo è stato pubblicato in DIRITTI FONDAMENTALI il 26 novembre 2015 da diritto civile contemporaneo.
Concessa la protezione umanitaria ad un cittadino turco di etnia curda
Con una sentenza di notevole interesse, la Corte di appello di Bari in data 19 novembre 2015 ha ritenuto non sussistenti i presupposti per la concessione dello status di rifugiato ad un cittadino turco di etnia curda militante di un partito di opposizione (HDP).
Le recenti elezioni politiche, infatti, rendono verosimile “che le forme più estreme di persecuzione dell’etnia curda siano almeno temporaneamente abbandonate”, afferma la Corte. Ciò esclude la possibilità di concedere lo status di rifugiato e, d’altro canto, non sussistendo un conflitto armato interno, non può riconoscersi neanche la protezione sussidiaria.
Tuttavia, al contrario di quanto ritenuto dalla commissione territoriale e dal giudice di primo grado, anche in un periodo di relativa tranquillità cui sembra andare incontro la Turchia, è verosimile che il clima nel Paese non consenta ad un cittadino di etnia curda politicamente impegnato il pieno esercizio dei diritti fondamentali.
Il 28 novembre 2015 viene ucciso durante una conferenza stampa il presidente dell’associazione degli avvocati di Diyarbakir, nel sud-est a maggioranza curda della Turchia.
Questo articolo è stato pubblicato in ASILO E PROTEZIONE INTERNAZIONALE, DIRITTI FONDAMENTALI il 22 novembre 2015 da diritto civile contemporaneo.
La giurisprudenza francese riconosce il sesso “neutro” all’ermafrodito o “intersessuale”
“Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960 in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan” scrive Jeffrey Eugenides nell’incipit del suo bel romanzo Middlesex (Mondadori, 2003).
Come sarebbe potuto accadere in Germania o in Australia, in Francia, con decisione 20 agosto 2015, il Tribunal De Tours ha riconosciuto il diritto di un soggetto registrato alla nascita come “maschio”, ma in realtà “intersessuale” – cioè con cromosomi, genitali e caratteri sessuali secondari non esclusivamente maschili o femminili (un “micro-pene” senza testicoli ed una vagina “rudimentale”) -, ad essere registrato come persona, non più come di sesso maschile ma, di “sesso neutro”. Il pubblico ministero ha presentato ricorso al Tribunale di Orléans in ragione del fatto che l’art. 57 Code Civil non prevede un “troisième genre” ma l’indicazione del “sexe de l’enfant”
Nella decisione – che argomenta dal “diritto al rispetto alla vita privata” previsto dall’art. 8 CEDU, interpretato dalla giurisprudenza di Strasburgo in senso estensivo, anche come diritto all’identità sessuale – si legge che «Il sesso assegnato alla nascita appare come una pura finzione (…). Non s’intende per nulla riconoscere un qualsiasi ‘terzo sesso’, ma prendere atto dell’impossibilità di ricondurre la persona interessata a un sesso o all’altro e che l’indicazione che figura sull’atto di nascita è erronea».
Questo articolo è stato pubblicato in DIRITTI FONDAMENTALI il 16 ottobre 2015 da diritto civile contemporaneo.
La Corte di Appello di Palermo solleva la questione di legittimità costituzionale dell’art. 337-ter c.c. nella parte in cui non consente al giudice di valutare se risponda all’interesse del minore mantenere un rapporto stabile con l’ex convivente del genitore biologico
Con ordinanza 31 agosto 2015 la Corte di appello di Palermo ritiene che tra i soggetti con il quale il figlio minore ha diritto a mantener un rapporto stabile e significativo non rientra anche l’ex partner del genitore biologico. Conseguentemente ritiene necessario sollevare questione di legittimità costituzionale dell’art. 337-ter c.c.: tale disposizione, infatti, nello stabilire che “il figlio minore ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori” – finalità per realizzare la quale il giudice ex art. 337-bis “adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa” – si pone in contrasto non componibile in via interpretativa con la Costituzione (artt. 2, 3, 30, 31 117) e la CEDU (art. 8).
Questo articolo è stato pubblicato in CONVIVENZA MORE UXORIO, DIRITTI FONDAMENTALI, FILIAZIONE, LE FAMIGLIE il 16 settembre 2015 da diritto civile contemporaneo.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 88
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 337