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Timestamp: 2018-09-24 09:54:06+00:00

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Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza del 13 settembre 2011, n. 18762. La nullità della procedura prefallimentare travolge tutti gli atti consequenziali, ivi incluso il giudizio di cognizione di primo grado, la sentenza relativa e il giudizio di secondo grado - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza del 13 settembre 2011, n. 18762. La nullità della procedura prefallimentare travolge tutti gli atti consequenziali, ivi incluso il giudizio di cognizione di primo grado, la sentenza relativa e il giudizio di secondo grado
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Corte di cassazione – Sezione VI – Sezione VI civile – Ordinanza 13 settembre 2011 n. 18762. La nullità della procedura prefallimentare travolge tutti gli atti consequenziali, ivi incluso il giudizio di cognizione di primo grado, la sentenza relativa e il giudizio di secondo grado
Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza del 13 settembre 2011, n. 18762
[1] Il testo integrale è scaricabile dal portale del Sole24Ore – Guida al diritto
Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 18762 del 2011.
La Curatela fallimentare con il secondo motivo del ricorso deduceva la violazione dell’art. 18[1] l.f., per aver la Corte d’Appello, a fronte della ritenuta nullità della notificazione dell’avviso di convocazione, dichiarato la nullità della sentenza, invece di effettuare gli accertamenti necessari del contraddittorio delle parti cui sarebbe stata legittimata in virtù dell’effetto pienamente devolutivo del reclamo e dell’adozione del rito camere che renderebbe inapplicabili le norme sull’appello.
Per gli Ermellini, richiamata la sentenza del 1990[2], la procedura prefallimentare non può paragonarsi a un processo di cognizione ordinaria, essendo essa di natura inquisitoria., compatibile con la necessaria audizione delle parti, pur nella sommarietà delle prove acquisibili, tra cui quelle rilevabili e attuabili d’ufficio dal giudice. essa mira ad accertare con celerità e senza cognizione piena la sussistenza attuale dei presupposti per la dichiarazione di fallimento dell’imprenditore.
Ne consegue che la nullità della procedura prefallimentare travolge tutti gli atti consequenziali, ivi incluso il giudizio di cognizione di primo grado, la sentenza relativa e il giudizio di secondo grado. Non fa neppure salvi situazioni, fatti ed effetti riferibili alla fase “quo ante”, che possano valere come vincoli assoluti per il giudice fallimentare riguardo ad una nuova dichiarazione di fallimento. anzi quel giudice, nell’ipotesi di inizio di una nuova fase procedimentale prefallimentare, non può non riferirsi all’attualità delle situazioni su cui fondare l’accertamento dei presupposti della dichiarazione di fallimento, dal momento che, da un lato, l’effetto retroattivo della pronuncia della corte di appello induce a ritenere la dichiarazione di fallimento “tamquam non esset “, dall’altro, va fatto salvo il principio secondo cui l’accertamento dei presupposti del fallimento va eseguito con riferimento ai fatti ed alle circostanze soggettive ed oggettive esistenti all’epoca della dichiarazione medesima
Sorrento, 13 settembre 2011.
[1] Art. 18. Reclamo
2) le generalità dell’impugnante e l’elezione del domicilio nel comune in cui ha sede la corte d’appello 3) l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si basa l’impugnazione, con le relative conclusioni;
[2] Corte di Cassazione Sezione I civile, sentenza 02 agosto 1990, n. 7760
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2018-08-09T11:48:07+00:0013 settembre 2011|Cassazione civile 2011, Diritto Fallimentare, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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