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Timestamp: 2020-08-03 21:40:39+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25703 del 14/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25703 del 14/12/2016
Cassazione civile, sez. trib., 14/12/2016, (ud. 22/11/2016, dep.14/12/2016), n. 25703
sul ricorso 26532-2011 proposto da:
avverso la sentenza n. 196/2010 della COMM. TRIB. REG. di POTENZA,
Con ricorso per cassazione fondato su un motivo l’Agenzia delle entrate impugna la sentenza n. 196/01/10 della Commissione Tributaria Regionale della Basilicata, depositata l’08.09.2010 e non notificata, con la quale, rigettando l’appello dell’Ufficio, è stata confermata l’illegittimità della cartella di pagamento n. (OMISSIS) per IVA ed IRAP emessa nei confronti di P.R.. Il giudice di appello ha ritenuto che la definizione ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, era valida ed efficace, e che il tardivo versamento dell’ultima rata non aveva determinato l’inefficacia del condono. L’intimato non ha svolto difese.
2.1. L’unico motivo, concernente la violazione della L. n. 289 del 2002, art. 9 bis (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) sulla considerazione che il contribuente non aveva provveduto al versamento di tutte le rate dovute, di guisa che il condono non poteva ritenersi perfezionato, è fondato e va accolto.
2.2. Al riguardo si richiama la consolidata giurisprudenza di questa Corte secondo la quale, nel caso di omesso o non integrale pagamento, l’istanza di definizione diviene inefficace e si verifica la perdita della possibilità di avvalersi della definizione anticipata (cfr. ex multis Cass. nn. 19546/2011, 21346/2012, 10650/2013, 25238/2013, 379/2016).
2.3. A ciò va aggiunto, in modo tranciante, con riguardo all’IVA ricompresa nella specifica controversia, che questa Corte ha più volte affermato, in tema di condono fiscale, che le misure clemenziali (come quelle di cui alla citata L. n. 289 del 2002, art. 9 – bis) o premiali (come quelle di cui agli artt. 7 ed 8 della medesima legge) comportanti una rinuncia definitiva dell’Amministrazione alla riscossione di un credito già accertato sono idonee a pregiudicare seriamente il funzionamento del sistema comune dell’IVA, incidendo sulla corretta riscossione di quanto dovuto, e, pertanto, contrastano con la 6 direttiva n. 77/388/CEE del Consiglio del 17 maggio 1977, così come interpretata dalla sentenza della Corte di Giustizia CE 17 luglio 2008, in causa C-132/06.
Va perciò disapplicato, con riferimento all’IVA, il citato della L. n. 289 del 2002, art. 9 – bis (cfr. Cass. n. 19546 del 2011; n. 8110 e n. 13505 del 2012; n. 20435 del 2014; n. 420, n. 1003, n. 5953, n. 6667, n. 7852, n. 19436 e n. 20064 del 2015).
2.4. In conclusione, nel caso in esame è incontestato il mancato versamento di tutte le rate: ne discende che la sentenza va cassata e, poichè non sono necessarie ulteriori valutazioni, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto dell’originario ricorso. Le spese di giudizio della fase di legittimità seguono la soccombenza nella misura liquidata in dispositivo; le spese di giudizio delle fasi di merito si compensano.
La Corte di cassazione, accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originario ricorso;
condanna l’intimato alla refusione delle spese del giudizio di legittimità, che liquida nel compenso di 1.600,00=, oltre spese prenotate a debito, e compensa le spese di giudizio per le fasi di merito.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 9
 art. 9
 Cass. 
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