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Timestamp: 2020-08-15 00:02:23+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9043 del 07/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9043 del 07/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 07/04/2017, (ud. 15/02/2017, dep.07/04/2017), n. 9043
sul ricorso 26058-2012 proposto da:
S.C., C.F. (OMISSIS), M.B.M. C.F. (OMISSIS),
P.M.C. C.F. (OMISSIS), D.C.A. C.F.
(OMISSIS), V.E. C.F. (OMISSIS), tutte elettivamente
domiciliate in ROMA, VIA VALADIER 43, presso lo studio dell’avvocato
GIOVANNI ROMANO, che le rappresenta e difende, giusta delega in
avverso la sentenza n. 743/2012 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 28/05/2012 R.G.N. 165/2012.
che con sentenza in data 28.5.2012 n. 743 la Corte di Appello di Milano, adita dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in riforma della sentenza del Tribunale di Milano n. 6133/2011 che aveva accolto il ricorso, ha ritenuto la legittimità dei termini apposti ai contratti di lavoro intercorsi fra l’appellante e V.E., P.M.C., Sp.Pi.Fr., B.R., S.C., D.C.A., M.B.M., tutti docenti di scuola secondaria di secondo grado, ed ha respinto le domande di risarcimento del danno e di riconoscimento della anzianità di servizio, sia ai fini della equiparazione stipendiale ai docenti assunti a tempo indeterminato, sia ai sensi della L. n. 312 del 1980, art. 53 ritenuto non applicabile alla fattispecie;
che avverso tale sentenza V.E., P.M.C., S.C., D.C.A., M.B.M. hanno proposto ricorso affidato a due motivi, al quale ha opposto difese il MIUR con controricorso.
che le ricorrenti impugnano la sentenza in ragione del mancato accoglimento della domanda di risarcimento del danno derivato dalla illegittima reiterazione del contratto a termine nonchè dal mancato riconoscimento a fini stipendiali della anzianità di servizio;
che il primo motivo di ricorso, denunciando violazione dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato del 18 marzo 1999, della direttiva 1999/70/CE del Consiglio del 28 giugno 1999 del D.Lgs. n. 124 del 1999, art. 14, del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, addebita alla sentenza impugnata di avere erroneamente escluso sia l’applicabilità del D.Lgs. n. 368 del 2001, sia, in ragione del vaglio di compatibilità comunitaria, l’abusiva reiterazione dei contratti a termine, senza effettuare la necessaria indagine circa la effettiva ricorrenza di una obiettiva giustificazione, così violando la disciplina nazionale e comunitaria;
che il motivo, dopo un’articolata ricognizione normativa e giurisprudenziale, in ragione della quale non si contesta la possibile compatibilità in astratto della L. n. 124 del 1999 alla Direttiva, si fonda sulla necessità di una verifica in concreto della compatibilità comunitaria mediante una indagine sull’utilizzazione delle ricorrenti in presenza di puntuali e specifiche esigenze di sopperire a temporanee carenze di organico, che nella specie era mancata;
che tali esigenze non emergevano dai singoli contratti, nè erano state altrimenti circostanziate;
che, quindi, in considerazione del numero dei contratti e della durata complessiva dei periodi di impiego precario, era dovuto alle ricorrenti il risarcimento del danno, non apparendo condivisibili le argomentazioni di Cass., n. 10127 del 2012 che esentavano gli organi dello Stato da una obiettiva verifica della mancanza di abusività del ricorso alla contrattazione a termine;
che nella fattispecie non è configurabile alcuna abusiva reiterazione dei contratti a termine in quanto l’abuso sussiste solo a condizione che le supplenze abbiano riguardato l’organico di diritto e si siano protratte per oltre trentasei mesi, condizioni che non ricorrono nel caso di specie, in quanto non emerge dalla combinata lettura della sentenza impugnata, del ricorso, che le assunzioni a termine su posti di organico di diritto hanno avuto durata superiore a trentasei mesi;
che il secondo motivo verte sulla violazione e/o falsa applicazione della clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, attuato dalla direttiva 1999/70/CE e contestuale violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6 dolendosi di ricorrenti del mancato riconoscimento del diritto ad una piena anzianità di servizio;
che le docenti deducono che il principio di non discriminazione, come riconosciuto dalla Corte di Giustizia, fa parte dell’ordinamento e del diritto comunitario e che, nella specie, rispondendo le assunzioni ad una precisa programmazione, non vi erano ragione obiettive che potessero escluderne l’applicazione, atteso che a parità di mansioni doveva attuarsi un adeguamento stipendiale parametrato all’anzianità di servizio prestata, non potendo la natura temporanea del rapporto di lavoro giustificare trattamenti differenziati;
che deve essere ribadito il principio affermato dalla sentenza n. 22558 del 2016 con la quale, ricostruito il quadro normativo e contrattuale, si è statuito che “In tema di retribuzione del personale scolastico, la L. n. 312 del 1980, art. 53 che prevedeva scatti biennali di anzianità per il personale non di ruolo, non è applicabile ai contratti a tempo determinato del personale del comparto scuola ed è stato richiamato, D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 69, comma 1, e ex art. 71, dal c.c.n.l. 4 agosto 1995 e dai contratti collettivi successivi, per affermarne la perdurante vigenza limitatamente ai soli insegnanti di religione”;
che la sentenza impugnata, in relazione all’accoglimento del suddetto secondo motivo nei limiti sopra indicati, deve essere cassata con rinvio, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte di Appello di Milano, in diversa composizione, che procederà ad un nuovo esame della domanda di adeguamento retributivo attenendosi ad entrambi i principi di diritto sopra enunciati e provvedendo anche sulle spese del giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso nei limiti indicati in motivazione e rigetta il primo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia anche per le spese del presente giudizio alla Corte di Appello di Milano in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 53
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 sentenza 
 art. 14
 art. 36
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 sentenza 
 art. 6
 sentenza 
 art. 53
 art. 69
 art. 71
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