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Timestamp: 2018-04-23 07:51:01+00:00

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Cantieri e lavori in corso su strada: chi risarcisce i danni?
Lo sai che? Cantieri e lavori in corso su strada: chi risarcisce i danni?
Lo sai che? Pubblicato il 22 maggio 2016
> Lo sai che? Pubblicato il 22 maggio 2016
Dossi, buche, voragini e crepe sulla strada per cantieri con lavori in corso: la responsabilità è sia dell’ente titolare del suolo, come il Comune, sia della ditta appaltatrice dei lavori.
Nel caso di danni subiti da un automobilista alla propria auto o da un pedone per via di lavori in corso sulla sede stradale, a pagare il risarcimento è sia l’amministrazione titolare della strada (il Comune, la Provincia, la Regione, lo Stato, ecc.), sia la ditta appaltatrice dei lavori: entrambi i soggetti, infatti, restano custodi della strada e sono quindi responsabili dei relativi danni procurati ai cittadini. L’ente titolare del suolo pubblico, però, può poi rivalersi (con un’azione di regresso) nei confronti dell’appaltatore se quest’ultimo non ha predisposto la segnaletica di avviso per come imposto dalla legge. Lo ha chiarito il Tribunale di Firenze con una recente sentenza [1].
I lavori di manutenzione sulla strada vanno segnalati
L’avviso dei lavori in corso va sempre adeguatamente indicato con apposita segnaletica che risulti visibile, anche se mobile; così, nel caso di pericolo non visibile e non prevedibile, il motociclista, l’automobilista o il pedone hanno sempre diritto al risarcimento; risarcimento che non può essere loro negato, almeno in parte, anche nell’ipotesi in cui vi sia un concorso di colpa da parte dell’utente della strada per via della velocità non consona da questi mantenuta (tale era il caso di specie che ha visto coinvolto un motociclista il quale procedeva ad andatura non consona allo stato dei luoghi).
In questi casi, ditta appaltatrice e Comune (o altra amministrazione titolare della strada) non possono rimpallarsi la responsabilità del risarcimento nei confronti del danneggiato: entrambi sono responsabili in pari misura nei confronti di quest’ultimo che potrà chiedere i soldi all’uno o all’altro soggetto indifferentemente, salvo il diritto dell’amministrazione, di rivalersi contro l’appaltatore qualora sia stato responsabile nel non segnalare il pericolo.
Secondo il tribunale di Firenze, in tema di danni determinati dall’esistenza di cantieri e lavori stradali, “se l’area del cantiere è stata completamente delimitata ed affidata all’esclusiva custodia dell’appaltatore con conseguente divieto su di essa del traffico veicolare e pedonale, dei danni subiti all’interno di questa area ne risponde esclusivamente l’appaltatore che ne è l’unico custode”.
Se, invece, l’area risulta ancora adibita al traffico “la responsabilità per i danni subiti dall’utente a causa di lavori in corso su detta strada grava su entrambi i soggetti” in quanto “l’ente titolare della strada ne ha conservato la custodia sia pure insieme all’appaltatore utilizzando la strada ai fini della circolazione”.
[1] Trib. Firenze, sent. n. 3983/2015.
Tribunale di Firenze – Sezione II civile – Sentenza 12 novembre 2015 n. 3983
Il Tribunale ordinario di Firenze, Seconda sezione civile, nella persona del giudice unico onorario Liliana Anselmo ha pronunziato
nella causa civile iscritta il 26.1.2010 e segnata dal n. 954 del Ruolo Generale degli Affari Civili Contenziosi del 2010, promossa da
MO.LO., rappresentato e difeso dall’Avv. DE.GI. ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in Firenze, Viale (…), come da mandato a margine dell’atto di citazione
COMUNE DI LASTRA A SIGNA, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’Avv. LU.SP., giuste deliberazioni di Giunta Comunale nr. 14 del 9.2.2010 e procura speciale alle liti sottoscritta in calce alla comparsa di costituzione e risposta
CONVENUTO E
OC.CO. s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avv. MA.BR., in virtù di procura estesa a margine della comparsa di costituzione e risposta
AV.IT. Ass.ni S.p.A. con sede legale in Milano ed in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avv. CR.CA., come da mandato in calce all’atto di citazione per chiamata di causa
TERZA CHIAMATA IN CAUSA Oggetto: Risarcimento danni Conclusioni
Per l’attore: Piaccia al Tribunale di Firenze accertare ex art. 2051 c.c. o ex art. 2043 c.c. la responsabilità del Comune di Lastra a Signa e della società OC.CO. s.r.l. nella causazione del sinistro de quo e condannare i convenuti, in solido, al risarcimento in favore dell’attore di quanto di giustizia, oltre rivalutazione monetaria e interessi; vinte le spese.
Per il Comune di Lastra a Signa: NEL MERITO respingere la domanda attrice poiché infondata in fatto e in diritto IN IPOTESI di accoglimento anche parziale della domanda attrice, dichiarare responsabile del sinistro stradale del 6.5.2009 la convenuta OC. e per l’effetto condannarla al risarcimento dei danni subiti da parte attrice; con vittoria di spese di lite.
Per OC. s.r.l.; respingere ciascuna delle domande; disporre la estromissione della OC.; IN SUBORDINE, dichiarare la parziale responsabilità della parte attrice nella produzione del sinistro nonché del Comune di Lastra a Signa e condannare la OC. s.r.l. solo nella misura che risulterà di giustizia; vinte le spese.
Per la terza chiamata in causa: NEL MERITO rigettare la domanda attrice perché infondata e IN IPOTESI DENEGATA di accertamento della responsabilità di OC. s.r.l. nella verificazione del sinistro per cui è causa, dichiarare il concorso di colpa di parte attrice nella produzione dell’evento per cui è causa, nonché del Comune di Lastra a Signa e condannare la comparente a rilevare indenne OC. S.r.l. nei limiti della polizza azionata al pagamento dell’importo che verrà accertato da individuarsi anche in ragione da attribuirsi a parte attrice e al Comune di Lastra a Signa; vinte le spese
Fatto e Processo
In data 6.5.2009, verso le ore 15, in loc. (…) a Castagnolo – Lastra a Signa – MO.LO. si trovava alla guida del proprio motociclo PI. tg (…) di proprietà di PA.FE. e percorreva la Via (…) a Castagnolo con direzione Via (…), provenendo dalla rotonda IP., quando, giunto in corrispondenza del dosso pedonale posto vicino all’ingresso dell’esercizio commerciale, impattava contro il dosso e cadeva a terra, insieme al motociclo, procurandosi delle ferite consistite nella “frattura clavicola sinistra ferite lacero contuse su arti e faccia”.
L’attore precisa che il dosso era oggetto di lavori di rifacimento della rampa di salita e di discesa da parte della ditta OC. s.r.l. che non si erano ancora conclusi, tant’è che il dosso era privo di segnaletica pedonale e si presentava ancora con una conformazione “a scalino”.
L’attore ritiene sia il Comune di Lastra a Signa che la società OC. s.r.l. responsabili dell’accaduto ai sensi dell’art. 2051 c.c. per non aver eliso la situazione di pericolo occulto (da insidia e trabocchetto) che si creata e ha promosso dinanzi all’intestata autorità il presente giudizio per essere risarcito dei danni non patrimoniali subiti.
Radicatosi il contraddittorio, il Comune di Lastra a Signa ha chiesto il rigetto della domanda ritenendo, invece, l’attore responsabile dell’accaduto sia per non essersi avveduto della presenza di segnaletica di preavviso di pericolo per “dosso-pedone rialzato” posto ben 55 metri prima del luogo del sinistro e per non aver adeguato la velocità alle condizioni dei luoghi, anche in considerazione del limite di velocità esistente di 30 Km/H e per essere stato sanzionato ai sensi dell’art. 141 CdS (desumibile per aver lasciato sull’asfalto molte tracce di scarrocciamento del motociclo).
Laddove invece, soggiunge il Comune, si configuri un concorso di colpa del danneggiato ai sensi dell’art. 1227 primo comma c.c., chiede comunque che venga valutata l’omissione da parte della OC. s.r.l. – ditta incaricata dei lavori di modifica della rampa di salita e di discesa dal
dosso – della collocazione di apposita segnaletica stradale che garantisca la sicurezza degli utenti della strada.
La OC. s.r.l. ha replicato chiedendo il rigetto della domanda, rilevando che la “conformazione a scalino” del dosso era stata realizzata in conformità al progetto esecutivo del Comune di Lastra a Signa e alle direttive impartite dal Direttore dei Lavori con un’altezza spessore di cm 5; tale altezza era stata, inoltre, modificata il giorno successivo al sinistro su richiesta dello stesso direttore dei Lavori geom. SE. mediante un allungamento delle rampe; inoltre la OC. nega che siano derivati dei pericoli per la circolazione stradale dall’essere in corso dei lavori (per il rifacimento della rampa di salita e di discesa), in quanto il dosso – nella sua struttura – era stato già realizzato in data 30.4.2009 ed era stato anche segnalato sia con cartellonistica di limite di velocità dei 30 km/h che del cartello che indica la presenza del dosso medesimo ed inoltre alcun altro lavoro di rifacimento della rampa di salita e discesa era in esecuzione al 6.5.2009, salva la posa in opera del manto superficiale della strada.
La OC. ha comunque chiesto di essere autorizzata a chiamare in causa la Propria Compagnia Assicurativa AV.IT .S.p.A. per essere eventualmente manlevata da una condanna; la Compagnia costituendosi in giudizio si è dichiarata pronta a manlevare il proprio assicurato nei limiti della garanzia assicurativa azionata e delle condizioni di polizza.
Concessi i termini di cui all’art. 183 sesto comma c.p.c., con ordinanza del 30.4.2013/7.5.2013 sono stati ammessi i mezzi di prova dichiarativi ritenuti rilevanti ai fini del decidere.
Per gli effetti del Decreto del Presidente del Tribunale di Firenze nr. 184 del 24.12.2012 la causa è stata assegnata all’odierno giudicante.
I testi SE.MA., ZI.MA. sono stati sentiti all’udienza del 17.6.2014 è stato conferito l’incarico al C.T.U. dott. MA.DA. per l’accertamento dell’entità delle lesioni riportate dal leso.
Ritenuta la causa matura per la decisione, le parti hanno rassegnato le conclusioni all’udienza del 14.4.2015, dalla quale sono decorsi termini di cui all’art. 190 c.p.c..
La domanda è parzialmente meritevole di accoglimento per le ragioni che seguono.
Il fatto storico della rovinosa caduta – in pieno giorno non piovoso – del sig. MO. non è contestato (v. s.i.t. di VE.AN. allegate al rapporto della Polizia Municipale di Lastra a Signa, nel quale è stato anche precisato che MO. guidava con una sola mano e testimonianza di ZI.MA.), così come lo stesso procedesse a velocità non consona né allo stato dei luoghi – si è nei pressi di un esercizio commerciale intensamente frequentato sia da pedoni che da autovetture – né nel rispetto del limite di 30 km/h, il cui cartello era stato apposto lungo la direttrice di marcia proprio a circa 55 metri prima del dosso para pedonale; va anche rilevato che la presenza del dosso era stata segnalata con apposito cartello così come, in corrispondenza del dosso, era stato apposto anche un altro cartello di avviso di lavori in corso.
Dunque all’attore è attribuibile una condotta di guida non conforme né alle norme prudenziali di cautela generica né a quelle specifiche essendo stata segnalata una situazione di “pericolo”
con più cartelli stradali e nei suoi confronti può essere mosso un rilievo di aver concorso ex art. 1227 primo comma c.c. nella verificazione del sinistro nella misura del 50%.
Con riguardo sia al cartello di “lavori in corso” (v. fotografia 11 di 16 allegata al rapporto della P.M.) che a quello di “passaggio pedonale rialzato” (v. fotografia nr. 14 di 16 allegata al rapporto) l’Autorità di polizia intervenuta ha contestato la violazione dell’art. 21 commi 21 e 4 del CdS “per non aver adottato tutti gli accorgimenti di sicurezza circa la segnalazione del cantiere sia di giorno che di notte” e da quanto prescritto dal Decreto n. 10.7.2002 che, quale disciplinare tecnico, reca norme sugli schemi segnaletici, differenziati per categoria di strada da adottare per il segnalamento temporaneo.
Tuttavia la condotta “omissiva” riferibile alla OC. s.r.l. – per non aver posizionato segnali luminosi per la sicurezza notturna – non ha inciso minimamente sulla produzione dell’evento dannoso semplicemente perché era giorno; con riferimento invece alla omessa collocazione di altri segnali di preavviso di cantiere in corso ancor prima dell’arrivo dei veicoli sul loco – c.d. segnaletica di avvicinamento (oltre a quello triangolare con omino e vanga – cfr. Fig. II 383 articolo 31 Disciplinare tecnico – che invece si definisce segnale c.d. di localizzazione v. art. 9 e 10 del Disciplinare sui cantieri) si ritiene che abbia avuto una rilevanza causale sulla verificazione dell’evento dannoso, poiché avrebbe “richiamato” ulteriormente l’attenzione del conducente il motoveicolo sullo stato dei luoghi.
A tale riguardo va posto in luce l’ulteriore circostanza che il teste SE. ha introdotto nelle risultanze probatorie, ovvero che “c’erano stati altri problemi con riferimento ad altro dosso; il Comune decise di mettere altra ed ulteriore segnaletica provvisoria circa la presenza di un cantiere, per attenzionare gli utenti della strada; poiché la ditta OC. non aveva a disposizione questa ulteriore segnaletica dovetti occuparmi di trovarla presso altra ditta; anche non ricordo la tempistica, posso precisare che questa segnaletica venne posta a seguito proprio dell’incidente per cui è causa”.
Infine, le prove dichiarative assunte hanno evidenziato che la particolare conformazione del dosso pedonale – posto laddove c’erano delle strisce pedonali – la cui altezza dal manto stradale è ben visibile nelle fotografie in atti, anche se non può apprezzarsi in centimetri in quanto la Polizia Municipale non ha effettuato alcun rilievo in merito, è “frutto di un errore di rullaggio”: il teste SE. – non contraddetto da alcun altro elemento istruttorio – ha posto in risalto il fatto che sebbene il dosso era stato lì posizionato e dimensionato su indicazione (progettuale) del Comune di Lastra a Signa, al contempo la sua realizzazione materiale venne effettuata dalla ditta OC. secondo le regole dell’appalto.
Infatti “il dosso era stato rullato in senso perpendicolare rispetto al senso di marcia e non in verticale e ciò aveva comportato la formazione di una rampa ovvero di un piano inclinato con formazione di uno spigolo; chiesi di allungare la rampa in modo tale da addolcire l’ostacolo”; ed è anche questa circostanza – eccessivo dislivello del dosso rispetto al manto stradale – che ha comportato il “sobbalzo” e la perdita di controllo del motoveicolo da parte dell’attore (evidenza che è stata osservata anche dal teste ZI. che, da utente esperto di strade, mai si era trovato dinanzi ad un dosso a schiena di asino che provoca un sobbalzo nonostante la velocità bassa tenuta).
Tuttavia, il teste SE. ha anche precisato che al momento del “rullaggio” egli non era presente e non ha escluso che durante i lavori il Comune avesse vietato la circolazione dei veicoli sul tratto interessato.
Orbene, in tema di danni determinati dall’esistenza di cantieri e di lavori stradali, è stato ripetutamente affermato che se l’area del cantiere è stata completamente delimitata ed affidata all’esclusiva custodia dell’appaltatore con conseguente divieto su di essa del traffico veicolare e pedonale, dei danni subiti all’interno di questa area ne risponde esclusivamente l’appaltatore che né l’unico custode, mentre, nell’ipotesi in cui l’area risulti ancora adibita al traffico, ciò denota che l’ente titolare della strada ne ha conservato la custodia sia pure insieme all’appaltatore utilizzando la strada ai fini della circolazione.
Ciò comporta la responsabilità per i danni subiti dall’utente a causa di lavori in corso su detta strada grava su entrambi i soggetti (Cass. 15386/2006 e 12425 del 2008) salva l’azione di regresso del Comune nei confronti della ditta appaltatrice a norma dei comuni principi della responsabilità solidale ex art. 2055 comma secondo c.c., tenuto conto anche della violazione degli obblighi di segnalazione imposti dalla legge per opere e cantieri e di quelli assunti dall’appaltatore in base a specifica convenzione (Corte di Appello di Firenze sezione II 11.2.2011 presidente Ro.).
Ricorre una tipica responsabilità un’ipotesi di responsabilità da omessa custodia del bene (ex art. 2051 c.c.) gravante sui custodi del bene (nella misura del 25% ciascuno), che avrebbero dovuto attivarsi per evitare che sul piano viabile si formasse un ostacolo improvviso alla normale circolazione (sul custode della cosa pubblica incombe una responsabilità oggettiva per i rischi di cui lo stesso è tenuto a rispondere in relazione ai doveri di sorveglianza e di manutenzione ragionevolmente esigibili in base a criteri di corretta e diligente gestione).
Il danneggiato viene risarcito sia del danno patrimoniale che non patrimoniale, dovendosi ritenere quest’ultima categoria di danno “generale e unitaria, non suddividibile in sottocategorie, comprensiva del danno all’integrità psicofisica e di tutti i pregiudizi non direttamente incidenti su fonti di reddito del soggetto leso”.
Con riferimento al danno alla salute patito dall’attore, la esaustiva, coerente e logica, consulenza medico legale del dot. MA. espletata ha accertato che MO. ha riportato un “politrauma caratterizzato da trauma cranio facciale con frattura scomposta delle ossa proprie del danno e della parete laterale dell’orbita sinistra, frattura clavicola sinistra, trauma toracico chiuso con fratture dell’arco costale della IV e V costa a sinistra, ferite al volto ed escoriazioni multiple”.
Il danno non patrimoniale riconducibile eziologicamente al sinistro de quo, (ovvero il “danno non patrimoniale temporaneo da lesione alla persona suscettibile di accertamento medico legale che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico- relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito”) – calcolato sulla scorta delle Tabelle Milanesi del 2014 (divenute di applicazione uniforme sul territorio italiano nella liquidazione dei danni di matrice extracontrattuale v. Cass. 30.6.2011 nr. 14402 e sentenza nr. 12408/2011) e
attualizzato ad oggi, è pari ad Euro 8.983,00 (Euro 13.715,60 9% di P.P., gg 35 di ITT al 100% (100 Euro al gg) pari ad Euro 3500, gg 15 di ITP al 50%, pari ad Euro 750 – 50% di corresponsabilità).
Non vi sono state incidenze sulla capacità lavorativa generica o specifica e non sussistono i presupposti per individualizzare ulteriormente il danno non patrimoniale al caso di specie (attraverso il riconoscimento di un aumento percentualizzato del danno alla salute per operare la c.d. personalizzazione del danno), non avendo comportato le lesioni patite un danno alla vita sessuale, estetico, alla vita di relazione, né il caso di specie si palesa come danno “grave” (vista la percentualizzazione dei P.P.), né vi sono gli estremi di una fattispecie di reato, né infine vi è stato “uno stravolgimento” dello stile di vita seguito dall’attore.
Quanto al danno patrimoniale, sono da riconoscere a titolo di spese mediche Euro 482 (444= 887,65/2 maggiorati della rivalutazione istat).
Complessivamente è dovuta la somma di Euro 9.465,00, oltre interessi compensativi del 2% sul detto importo devalutato al 6.5.2009 e via via calcolati fino alla data di pubblicazione della sentenza ed interessi legali da tale ultima data fino al saldo.
Le spese processuali di parte attrice (liquidate secondo le Tariffe di cui al Dm 55/2014 e tenendo conto della natura della causa), oltre che di C.T.U. dott. MA., seguono la soccombenza per metà, compensando l’altra metà.
La Compagnia assicurativa AV.IT. è tenuta a manlevare per la quota parte e nei limiti delle condizioni di polizza la propria assicurata.
Le spese processuali tra OC. s.r.l. e AV.IT. s.r.l. sono compensate.
Il Tribunale ordinario di Firenze, sezione seconda civile, definitivamente pronunciando nella causa promossa da MO.LO. avverso il COMUNE di LASTRA A SIGNA, in persona del Sindaco P.t., e la SOCIETÀ OC.CO. S.r.l.. in persona del legale rappresentante p.t.:
1 – accertata la concorsuale responsabilità dell’attore nella misura del 50%, e della società OC. S.r.l. e del Comune di Lastra a Signa per il restante 50%, nella causazione del sinistro del 6.5.2009, condanna la società OC.CO. s.r.l. in solido con il COMUNE DI LASTRA A SIGNA, in persona del Sindaco p..t,, al pagamento in favore del sig. MO.LO. della somma di Euro 9.465,00, oltre interessi compensativi del 2% sul detto importo devalutato al 6.5.2009 e via via calcolati fino alla data di pubblicazione della sentenza ed interessi legali da tale ultima data fino al saldo.
2 – Le spese processuali di parte attrice sono poste, così come quelle di CTU, a carico della ditta OC. S.r.l. e sono liquidate in Euro 4.835,00 a titolo di compenso professionale, oltre spese vive per Euro 363,31, rimborso forfettario del 12,5%, iva e cpa come per legge; dal complessivo importo va decurtata la metà, che viene compensata.
3 – La Società AV.IT. S.p.A. è tenuta a manlevare la propria assicurata di quanto condannata a pagare in favore dell’attore (per danno e spese legali e CTU); le spese processuali tra OC. s.r.l. e AV.IT. sono compensate integralmente.
Così deciso in Firenze l’11 novembre 2015. Depositata in Cancelleria il 12 novembre 2015

References: sentenza 
 Sentenza 
 art. 2051
 art. 2043
 art. 1227
 articolo 31
 art. 9
 art. 2055
 art. 2051
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza