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Timestamp: 2017-01-20 14:03:05+00:00

Document:
Circolare INPS n. 74 del 07.06.2005
Art. 10 della legge 14 febbraio 2003, n. 30.
Modifica dell�'art. 3 del D.L. n. 71/1993, convertito dalla legge n. 151/1993
SOMMARIO: Criteri interpretativi dell�'art. 10
della legge n. 30/2003, ai fini del riconoscimento delle agevolazioni
La legge n. 30 del 14 febbraio 2003 (1), con la quale
il Governo è stato delegato ad emanare norme in materia di occupazione e
mercato del lavoro, tra le varie disposizioni ha previsto all�'art. 10 che Per
le imprese artigiane, commerciali e del turismo rientranti nella sfera di
applicazione degli accordi e contratti collettivi nazionali, regionali e
territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, il riconoscimento di benefici
normativi e contributivi è subordinato all�'integrale rispetto degli accordi e
contratti citati, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro
e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
La disposizione sopra riportata sostituisce l�'art.
3 del D.L. n. 71/1993, convertito dalla legge n. 151/1993 (2), apportando
diverse innovazioni.
In sintesi, si evidenzia che l�'originario art. 3 del
D.L. n. 71/1993 si applicava alle sole imprese artigiane e subordinava la
concessione degli sgravi per il Mezzogiorno e della fiscalizzazione degli oneri
sociali all'integrale rispetto degli istituti economici e normativi stabiliti
dai contratti collettivi di lavoro.
La vecchia disposizione ha dato origine ad un notevole
contenzioso, in relazione alle specifiche clausole dei contratti di settore che
impongono ai datori di lavoro l�'adesione e la relativa contribuzione agli Enti
Bilaterali artigiani.
Al riguardo, l�'Istituto ha costantemente sostenuto
che l�'omissione della contribuzione sopra detta comporta l�'esclusione dalle
agevolazioni per fiscalizzazione e/o sgravi degli oneri sociali, in quanto
violazione dell�'obbligo dell�'integrale rispetto degli istituti economici e
normativi stabiliti dai contratti collettivi di lavoro.
Sulla questione è, tuttavia, più volte intervenuta la
Corte di Cassazione, la quale ha affermato che il mancato versamento dei
contributi agli enti bilaterali non può risultare ostativo al riconoscimento
dei benefici (3).
In relazione alla nuova formulazione dell�'art. 3 del
D.L. n. 71/1993, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è
intervenuto con circolare n. 4 del 15 gennaio 2004, dettando alcune disposizioni
Con la presente circolare e relativamente agli aspetti
di competenza, si forniscono i criteri necessari all�'applicazione dell�'art.
10 della legge n. 30/2003, in
conformità agli orientamenti ministeriali espressi nella citata circolare.
2. Soggetti destinatari della disposizione di
cui all�'art. 10 della legge n. 30/2003.
In merito all�'individuazione dei soggetti
interessati dalla disposizione in commento, si osserva che la nuova formulazione
prevede l�'applicazione della norma, oltre che alle imprese artigiane, anche
alle imprese commerciali e del turismo.
In via preliminare, si sottolinea che l�'utilizzo da
parte del legislatore del termine imprese deve indurre a ritenere che l�'art.
10 della legge n. 30/2003 non possa
comunque applicarsi a datori di lavoro, operanti nei settori commerciale o del
turismo, eventualmente privi del carattere di impresa.
In secondo luogo, occorre considerare che, mentre ai
fini della qualificazione di impresa artigiana soccorre espressamente lo stesso
legislatore, non è sempre presente una definizione legale di portata generale
per quanto riguarda i settori commerciale e del turismo.
precisa comunque che l�'ambito di applicazione dei benefici previsti dalla
nuova disciplina non può essere rimesso agli accordi e contratti collettivi e,
dunque, ad atti di autonomia negoziale privata.
Infatti, in forza di un costante orientamento
giurisprudenziale, la classificazione delle imprese ai fini previdenziali e
assistenziali ovvero ai fini del godimento di incentivi, della fiscalizzazione
degli oneri sociali o della ammissione alla cassa integrazione guadagni deve
avvenire alla stregua di criteri oggettivi e predeterminati che non lascino
spazio a scelte discrezionali o a processi di autodeterminazione normativa.
Di conseguenza in questi casi, al fine di individuare
con esattezza le imprese oggettivamente commerciali e del turismo, occorrerà
fare riferimento all�'art. 2195 c.c. e tener comunque conto della natura
dell'attività effettivamente svolta, a prescindere dal loro inquadramento ai
fini previdenziali.
Tale ultimo principio, peraltro, risulta ormai
consolidato nella giurisprudenza.
3. Benefici contributivi rispetto ai quali
opera la condizione prevista dall�'art. 10 della legge n. 30/2003.
L�'art. 10 della legge in epigrafe, sostituendo
integralmente l�'originario art. 3 del D.L. n. 71/1993, estende il campo di
applicazione della norma, il quale non è più limitato ai soli sgravi e/o
fiscalizzazione degli oneri sociali (4), ma riguarda genericamente i benefici
normativi e contributivi.
4. Integrale rispetto degli accordi e
L�'art. 10 della legge n. 30/2003 dispone che, ai fini del
riconoscimento dei benefici economici e contributivi, i datori di lavoro sono
tenuti all�'integrale rispetto degli accordi e contratti collettivi.
Benché il tenore letterale della norma appaia sul
punto ancora più esigente rispetto al precedente dettato (5), il
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha precisato che le agevolazioni
devono intendersi subordinate alla integrale applicazione della sola parte
economica e normativa degli accordi e contratti collettivi, e non anche della
parte obbligatoria di questi ultimi.
Tale tesi, essenzialmente motivata da ragioni di
coerenza con i principi e le disposizioni costituzionali in materia di libertà
sindacale, recepisce di fatto quanto ormai costantemente affermato, in relazione
al testo di legge precedente la novella di cui all'articolo 10 della legge 14
febbraio 2003, n. 30, dalla
giurisprudenza della Cassazione.
Secondo l�'orientamento di quest�'ultima, le clausole
relative all�'adesione e alla contribuzione agli Enti Bilaterali non rientrano
né tra gli istituti di parte economica né tra gli istituti di parte normativa
della contrattazione collettiva di riferimento, dovendo invece considerarsi come
clausole contrattuali meramente obbligatorie, destinate come tali a
impegnare esclusivamente le parti contraenti.
In particolare, la Cassazione nega che le clausole
sopra descritte possano ritenersi parte degli istituti economici e normativi
in materia retributiva, considerando che gli stessi contributi da versare agli
enti bilaterali - previsti nelle clausole in questione - sono per legge
espressamente esclusi dalla nozione di retribuzione imponibile (6).
A detta della Corte, quindi, la disposizione, ove
intesa nel senso di imporre l'applicazione anche della parte obbligatoria del
contratto collettivo - tra cui, in particolare, l'obbligo di adesione agli enti
bilaterali - sarebbe risultata in palese contrasto con i principi costituzionali
di libertà sindacale, e di libertà sindacale negativa in particolare (di cui
all'art. 39 della Costituzione), oltre
che con i principi di diritto comunitario della concorrenza.
facendo propria la posizione espressa dalla Suprema Corte, ha dunque chiarito
che, ai fini del riconoscimento dei benefici normativi e contributivi, per il
datore di lavoro l�'obbligo di cui all�'art. 10 della legge n. 30/2003 deve intendersi limitato all�'integrale
rispetto della sola parte economica e normativa degli accordi e contratti
collettivi, nella quale non rientrano, come anticipato, le clausole dei
contratti collettivi che impongono l�'iscrizione e la relativa contribuzione
agli enti bilaterali.
Di conseguenza, ai fini dell�'accesso alle
agevolazioni contributive, l�'eventuale mancata contribuzione a questi ultimi
non assume rilevanza.
Preso atto dell�'interpretazione fornita dal Ministero
del Lavoro e delle Politiche Sociali, si precisa con l�'occasione, a parziale
modifica di quanto affermato in precedenti circolari (6), che anche con
riferimento alle situazioni antecedenti l�'art. 10 della legge n. 30/2003 e, quindi, riconducibili nell�'ambito
di applicazione del vecchio art. 3, deve essere recepito l�'ormai consolidato
orientamento della Corte di Cassazione.
Di conseguenza, l�'eventuale contenzioso in atto deve
ritenersi superato alla luce delle disposizioni di cui sopra.
I ricorsi giacenti presso questa Direzione Centrale,
per la parte inerente alla problematica da ultimo trattata, vengono restituiti
alle Sedi che procederanno alla loro definizione, tenendo conto delle predette
istruzioni, in base alle norme di autotutela della P.A., notificando alle
aziende le relative decisioni.
Comportamento analogo verrà tenuto per eventuali
contenziosi in fase giudiziaria.
1) Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro,
pubblicata nella G.U. n. 47 del 26 febbraio 2003.
2) Questo è il testo originario: Art. 3 (Benefici alle imprese artigiane) -
Per le imprese rientranti nella sfera di applicazione dei contratti collettivi
nazionali dell'artigianato, il riconoscimento dei benefici di cui agli articoli
1 e 2 é subordinato all'integrale rispetto degli istituti economici e normativi
stabiliti dai contratti collettivi di lavoro.
3) Corte di Cassazione, sentenze n. 6530/2001, n. 8476/2003, n. 24205/2004 e, da
ultimo, n. 1530/2005.
4) L�'originaria disposizione, infatti, operava un riferimento testuale ai
benefici di cui agli artt. 1 e 2 del medesimo D.L. n. 71/1993.
5) Come detto, il vecchio art. 3 del D.L. n. 71/1993 richiedeva l�'integrale
rispetto degli istituti economici e normativi stabiliti dai contratti collettivi
di lavoro.
6) In particolare, si veda Cass. n. 6530 del 10 maggio 2001, in cui si cita l�'art.
27, c. 2, lett. f) del d.P.R. 30 maggio 1995, n. 797, come riformulato dall�'art.
6 del D. Lgs. 2 settembre 1997, n. 314.
7) Cfr. la circolare n. 131 del 1994 e la circolare n. 37 del 1997.

References: Art. 10
 art. 3
 art. 3
 art. 3
 art. 3
 Cass.