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Timestamp: 2018-11-18 17:08:45+00:00

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in Sentenze, Impianti, Dipendenti
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO - Con atto di citazione 21.12.1990 M.C. conveniva in giudizio, innanzi al Pretore di Bari, il Condominio (omissis), per sentirlo condannare alla esecuzione dei lavori necessari ad evitare i rigurgiti di acque fecali nei locali di proprieta' di essa attrice, determinati dal cattivo funzionamento delle condotte fognarie condominiali.
Il Condominio convenuto si costituiva dichiarando di essere dis ponibile ad eseguire le opere indicate nella relazione peritale pe r ing. S. , redatta su incarico del convenuto stesso. Il Pretore, con sentenza 18.6.1996, condannava il condominio alla esecuzione delle opere indicate nella C.T.U. per ing. N. R.. A seguito di impugnazione del Condominio, con sentenza depositata il 1.4.95, il Tribunale di Bari accoglieva l'appello proposto nei confronti di M.C. e, per l'effetto, in parziale riforma del capo a) della sentenza di primo gra do, condannava il Condominio alla esecuzione delle opere indicate nella C.T.U. per ing. N. a seguito di nuova ispezione dei luoghi e del parziale mutamento dei fenomeni lamentati, opere consistenti nella "sostituzione del raccordo a gomito al piede della sola montante principale; innesto dire tto della condotta di scarico del bagno, sito nel locale a piano terra, di proprieta' dell'attrice, nel pozzetto condominiale, con separazione della condotta medesima dalle montanti di scarico delle cucine e dei bagni posti al livello superiore.
Osservava la Corte distrettuale che il C.T.U., ri chiamato a chiarimenti, aveva prospettato, per l'eliminazione del rigurgito di acque nere una soluzione alternativa, meno dispendiosa, giustificata dalla riduzione del fenomeno seguita ad una corretta manutenzione ordinaria dell'impianto di scarico condominiale e che parte appellata non aveva addotto alcun valido argomento per disattendere detta soluzione alte rnativa adottata in sentenza.
Per la cassazione di tale sentenza ricorre M.C. articolando due motivi. Il condominio intimato non ha svolto attivita' difensiva.
La ricorrente deduce;
1) violazione dell'art. 360 n. 4 c.p.c. e/o fals a applicazione degli artt. 1027, 1032, 1033, 1047 c.c., poiche' era stata disposta una servitu' coattiva di tubazioni di acquedotto per le acque nere,attraverso i locali di essa M. "pur in presenza di una condotta condominiale gia' esistente, anche se mal funzionante, che attraversa l'androne, al solo fine di evitare una sp esa piu' costosa per il condominio";
2)violazione dell'art. 360 n. 5 c.p.c. per contraddittoria motivazione, laddove il Tribunale aveva ritenuto che parte appellata non avesse addotto alcun valido argomento per disattendere quanto affermato dal C.T.U. (nella perizia depositata il 2.7.2002) in relazione alla realizzazione di opere meno onerose per il Condominio, non tenendo conto che la M. , sin dal primo scritto difensivo, si era opposta alla costituzione di una servitu' a carico dei propri immobili che, comunque, sarebbero rimasti danneggiati dalla esecuzione delle opere indicate dal giudice di appello.
Le doglianze sub 1) e 2), da esaminare congiunta mente per la loro evidente connessione, sono infondate; dai chiarimenti forniti dal C.T.U. risulta che la tubazione da realizzare doveva servire esclusivamente i locali dell'attrice, mediante isolamento dalle montanti di discarico delle cucine e dei bagni posti ai livelli superiori. Nella specie, non puo', pertanto,trovare applicazione la presunzione di comproprieta' di cui all'art. 1117, n. 3 c.c. in quanto, in linea con la giurisprudenza di questa Corte, detta presunzione, prevista anche per l'impianto di scarico delle acque, opera con riferimento alla parte dell'impianto che raccoglie le acque provenienti dagli appartamenti e, quindi, "che presenta l'attitudine all'uso ed al godimento collettivo, con esclusione delle condutture (ivi compresi i raccordi di collegamento) che diramandosi da detta colonna condominiale di scarico, servono un appartamento di proprieta' esclusiva" (Cfr. Cass. n. 583/2001; n. 9940/98).
Non e' configurabile,conseguentemente, la lamentata costituzione di servitu', avuto riguardo al principio "nemini res sua servit", a fronte dell'accertamento in fatto che le tubazioni realizzate, con le modalita' di cui alla sentenza impugnata, servono esclusivamente i locali dell'attrice, senza che sia dato distinguere una diversa proprieta' del fondo dominante e di quello servente, diversita', comunque, non individuata neppure dalla ricorrente.
Il ricorso, alla stregua delle cons iderazioni svolte, va rigettato. Nulla per le spese processuali del giudizio di legittimita', stante il difetto di attivita' difensiva del Condominio intimato.

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