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Timestamp: 2020-02-27 19:54:51+00:00

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Corte Suprema di Cassazione sentenza 7362/2019
Sentenza 7362/2019
Responsabilità civile ex art. 2043 c.c. - Condotta omissiva propria e condotta attiva colposa
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 15 marzo 2019, n. 7362 (CED Cassazione 2019)
Il minore (OMISSIS), la mattina del (OMISSIS), sedendosi su un tratto di spiaggia del Comune di Castelvetrano, ha riportato ustioni causate da braci ancora ardenti, e nascoste sotto la sabbia, rimaste li dai falò accesi la sera precedente da ignoti.
La Corte di appello ha accolto l'appello incidentale rilevando peraltro che la citazione era stata notificata alla Capitaneria di Porto che non ha soggettività giuridica, con conseguente nullità dell'atto introduttivo; ha invece rigettato l'appello principale ritenendo la responsabilità del Comune di Castelvetrano ai sensi dell'articolo 2043 c.c..
Contro tale decisione propone ricorso per Cassazione il Comune di Castelvetrano con tre motivi di ricorso, cui resistono i coniugi (OMISSIS) e (OMISSIS) con controricorso. V'è altresì un controricorso del Ministero delle Infrastrutture, sebbene nei suoi confronti il ricorso non contenga domande di sorta.
1.- Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione del Decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1982, articoli 2, 3 e 8 e Legge Regionale n. 25 del 1993, nonchè dell'articolo 2043 c.c. e articolo 1228 c.c..
La corte di appello ha smentito la decisione di primo grado relativamente al criterio di imputazione, ritenendo che non si trattasse di responsabilità ex articolo 2051 c.c., bensì del diverso titolo previsto dalla norma generale dell'articolo 2043 c.c..
Questa qualificazione è corretta. Infatti, il Comune di Castelvetrano non può considerarsi custode dell'arenile nel senso in cui la custodia è assunta dall'articolo 2051 c.c.. Tale norma presuppone una situazione di controllo della cosa, indipendente da direttive o da autorizzazioni altrui. Se è vero che la custodia non coincide con la proprietà o la titolarità di diritti reali, e ben può consistere in una situazione di fatto, è altresì vero però che deve trattarsi di un potere autonomo di controllo e gestione della cosa, perchè solo tale autonomo potere giustifica l'obbligo di prevenzione dei danni riconducibili al bene custodito. Il Comune di Castelvetrano non ha, fatto pacifico, un potere siffatto sull'arenile, essendo incaricato soltanto della raccolta dei rifiuti, e dunque è privo di una relazione con la cosa, che possa giustificare l'applicazione di una regola di responsabilità che presuppone una certa utilità che il custode ricava dalla cosa e che giustifica l'inversione della prova a suo sfavore.
Ciò posto, e ritenuto che il titolo di imputazione è il divieto generale di non ledere di cui all'articolo 2043 c.c., va operato un ulteriore chiarimento. Sia la sentenza che il ricorrente discorrono di omissione, ossia di condotta omissiva rispetto alla quale verificare quale fosse la condotta alternativa lecita, ossia quella condotta che, se posta in essere, avrebbe consentito di evitare l'evento. Il ricorrente esplicitamente eccepisce che, trattandosi di condotta omissiva, essa è rilevante solo quando costituisce la violazione di uno specifico obbligo di agire, che, nella fattispecie, non è dato in alcun modo ravvisare.
Nel diritto penale, rispetto ad alcuni reati, quelli che si dicono causalmente orientati, ossia nei quali il disvalore più che sulla condotta è basato sull'evento, l'agire equivale all'omettere, nel senso che è la stessa cosa se l'evento (ad esempio la morte della vittima) è volontariamente causato agendo (sparare a taluno) anzichè omettendo (volontariamente lasciar morire di fame il neonato) (articolo 40 c.p.).
Il Comune, in base al Decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1982, articoli 2, 3 e 8 ed alla Legge Regionale n. 25 D del 1993, nonchè al Decreto Legislativo n. 22 del 1997 ha l'obbligo della rimozione dei rifiuti sugli arenili che rientrano nei perimetri urbani, competendo alla Regione quello relativo ai perimetri extraurbani (vedi il precedente in termini Cass. 20731/ 2016).
2.- Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione dell'articolo 4 della L. 2248/ 865 allegato E.
Secondo il ricorrente la corte di appello avrebbe violato i limiti interni alla giurisdizione sindacando e dichiarando illegittimo un atto amministrativo, quale il fatto di non aver chiesto alla Regione l'autorizzazione allo scavo, cosi compiendo un sindacato della discrezionalità dell'attività amministrativa. Il motivo è però infondato in quanto non coglie la ratio della decisione impugnata, la quale non va affatto a sindacare l'attività amministrativa comunale. La corte di appello in realtà ritiene che non era necessario giungere alla richiesta di autorizzazione alla Regione per usare mezzi meccanici utili ad effettuare il servizio di pulizia. E ciò fa per prevenire una obiezione del Comune, dicendo che se anche, per effettuare la pulizia fossero stati necessari mezzi meccanici, ciò non avrebbe significato l'onere di chiedere l'autorizzazione, poichè l'uso di mezzi meccanici è strumentale alla raccolta dei rifiuti.
3.- Con il terzo motivo il ricorrente denuncia violazione dell'articolo 2051 c.c., ritenendo non pertinente il titolo di imputazione previsto da questa norma in quanto il Comune non ha la custodia dell'arenile, che appartiene al demanio, e dunque al Ministero.
Anche questo motivo non coglie la ratio della decisione impugnata, che, come sì è visto, ritiene applicabile alla fattispecie non già l'articolo 2051 c.c., ma l'articolo 2043 c.c. e che solo in base a tale ultima norma ha ritenuto la responsabilità dell'ente pubblico, senza fare questione di custodia.

References: sentenza 

Sentenza 
 art. 2043
 Sentenza 
 articolo 1228
 articolo 2051
 sentenza 
 Cass.