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Timestamp: 2020-07-05 00:26:39+00:00

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IL DISSENSO DEL SOCIO | De Rosa & Costa
IL DISSENSO DEL SOCIO ESPRESSO IN SEDE DI DISCUSSIONE MA NON RIPETUTO AL MOMENTO DELLA APPROVAZIONE FINALE NON LEGITTIMA AD IMPUGNARE LA DELIBERA SOCIETARIA
Non è sufficiente il dissenso nella discussione assembleare alla modifica statutaria, seppure ribadito dall’allegazione al verbale di una relazione scritta da parte del dissenziente.
Il dissenso, infatti, deve essere ribadito al momento della decisione dell’assemblea di approvazione del nuovo statuto, essendo altrimenti il socio carente della legittimazione ad impugnare la delibera ex art. 2379, co. 1 c.c.
E’ questo il principio affermato da Cassazione, Prima Sezione Civile, 13 settembre 2012 n. 15342.
Cass., Prima Sezione Civile, 13 settembre 2012 n. 15342
Dott. FIORETTI Francesco Maria – Presidente;
Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere;
Dott. BERNABAI Renato – Consigliere;
Dott. SCALDAFERRI Andrea – rel. Consigliere;
Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere;
sentenza sul ricorso 7895/2009 proposto da:
G.F.S. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LUDOVISI 35, presso l’avvocato LAURO MASSIMO, rappresentato e difeso dall’avvocato LAMBIASE PASQUALE, giusta procura a margine del ricorso;
G.G. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MONTE DELLE GIOIE 13, presso l’avvocato VALENSISE CAROLINA, rappresentato e difeso dall’avvocato DI NANNI CARLO, giusta procura a margine del controricorso;
S.A.L.I.T. SOCIETA’ ALBERGHI E IMPRESE TURISTICHE S.R.L.;
avverso la sentenza n. 3401/2008 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 23/09/2008;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 13/06/2012 dal Consigliere Dott. ANDREA SCALDAFERRI;
udito, per il controricorrente, l’Avvocato DI NANNI che ha chiesto il rigetto del ricorso;
G.F.S., socio titolare di una partecipazione del 35% del capitale sociale della S.A.L.I.T. s.r.l., impugnò la deliberazione con la quale l’assemblea straordinaria della società, nella riunione del 30 settembre 2004, aveva approvato il nuovo testo dello Statuto sociale con gli adeguamenti alle norme introdotte dal D.Lgs. n. 6 del 2003, chiedendo che ne fosse accertata la nullità a norma dell’art. 2379 ter c.c., comma 3, e art. 2377 c.c., comma 4, n. 3, (per difetto di informazione del socio e incompletezza del verbale), o in subordine pronunciato l’annullamento ex art. 2379 c.c., comma1, inrelazione ad alcune modifiche, non imposte dalle nuove norme (oltre che in sè illegittime), e che pertanto non potevano essere approvate con la maggioranza semplice prevista solo in quel caso dall’art. 223 bis disp. att. c.c. (norma della quale peraltro sosteneva – proprio sotto il profilo della imposizione di alcune modifiche – l’illegittimità costituzionale), ma richiedevano la maggioranza dei due terzi e non il 65% raggiunto nella specie. La società convenuta si costituì in giudizio eccependo preliminarmente l’inammissibilità dell’impugnazione per non avere il G. manifestato il proprio dissenso alla delibera finale di approvazione dello Statuto nel suo insieme e articolo per articolo; contestò inoltre nel merito ogni assunto avversario concludendo per il rigetto della domanda. Intervenne altresì in giudizio, prima del deposito dell’istanza di fissazione di udienza, G.G., socio titolare di una quota dell’1% del capitale sociale, aderendo alle deduzioni ed istanze della convenuta.
Il Tribunale di Torre Annunziata rigettò le domande, compensando le spese. Il gravame proposto, su sei motivi, dal G. è stato respinto dalla Corte d’appello di Napoli con sentenza resa pubblica il 23 settembre 2008, che, ritenute insussistenti nella specie le prospettate ipotesi di nullità della delibera, ha ritenuto che la mancanza, nel testo del verbale della riunione (inammissibilmente contestato dall’appellante senza proporre querela di falso), della manifestazione da parte del G. del proprio dissenso in ordine alla decisione dell’assemblea di approvare il nuovo testo dello Statuto nel suo insieme e articolo per articolo implicasse il superamento della contraria volontà da lui manifestata prima, con l’intervento nella discussione e l’allegazione al verbale di una relazione scritta, con conseguente sua carenza di legittimazione – in quanto non dissenziente – all’impugnazione della delibera ex art. 2379 c.c., comma 1.
Avverso tale sentenza, G.F.S. ha proposto ricorso a questa Corte sulla base di quattro motivi illustrati anche da due memorie, cui resiste G.G. con controricorso, illustrato a sua volta da memoria. L’intimata S.A.L.I.T. s.r.l. non ha svolto difese.
1. Preliminarmente, deve rilevarsi come, contrariamente a quanto dedotto dal resistente, il ricorso debba ritenersi tempestivamente notificato a S.A.L.I.T. s.r.l. considerando che il procedimento notificatorio, non conclusosi positivamente a seguito della prima richiesta, tempestivamente inoltrata, di notifica nel domicilio eletto della società indicato nell’epigrafe della sentenza di appello (in (OMISSIS)), è stato dopo pochi giorni riattivato dal ricorrente e si è quindi concluso positivamente con la notifica del ricorso all’indirizzo corretto di Via (OMISSIS). In simili fattispecie, nelle quali l’errore iniziale non può ritenersi imputabile al ricorrente (essendo nella specie correlato ad un’errata indicazione in sentenza), l’unicità del procedimento implica, in base al consolidato orientamento della giurisprudenza di questa Corte (cfr. S.U. n. 17352/09; Sez. L n. 6846/10; Sez. 1 n. 518/11), che la notificazione eseguita ha effetto dalla data in cui il procedimento stesso è stato attivato. E poichè nella specie tale data (25 marzo 2009) si colloca entro il termine breve decorrente dalla notificazione della sentenza d’appello (26 gennaio 2009), il rigetto dell’eccezione di inammissibilità si impone.
2. Con i primi due motivi, il ricorrente censura la ritenuta mancanza, nel testo del verbale della riunione, di una manifestazione del proprio dissenso in ordine alla delibera impugnata. Denuncia, con il primo, la violazione di norme di diritto (art. 2486 c.c., vecchio testo, art. 2479 bis, anche con riferimento all’art. 2375 c.c.), sostenendo che dal verbale, nella parte attestante il risultato della votazione sulle modifiche in questione, risulta il suo dissenso, e che non era quindi necessaria la ripetizione di tale dissenso in sede di approvazione dello Statuto nel suo insieme. Denuncia inoltre, con il secondo motivo, la contraddittorietà della motivazione per il fatto che, nonostante il rilievo dato dalla sentenza alla allegazione a verbale di una relazione esprimente inequivocamente il suo dissenso, la Corte sia pervenuta alla contraria conclusione. Con il terzo motivo denuncia la violazione del disposto dell’art. 1343 c.c., artt. 24 e 102 Cost., con riferimento alla approvazione della nuova clausola arbitrale, stante il suo dissenso, senza l’unanimità nonostante la deroga alla tutela giurisdizionale, costituzionalmente garantita. Con il quarto motivo deduce infine la incostituzionalità della normativa del D.Lgs. n. 37 del 2004, e dell’art. 223 bis disp. att. c.c., per violazione degli artt. 3, 24 e 42 Cost..
3. I primi due motivi, esaminabili congiuntamente attesa la stretta connessione, non meritano accoglimento. Da un lato, il ricorrente enumera alcune disposizioni di legge delle quali lamenta la violazione basando tuttavia i suoi assunti su una interpretazione del contenuto del verbale della riunione assembleare difforme da quella motivatamente espressa nella sentenza impugnata: la questione in tal modo posta non ha dunque ad oggetto la individuazione del contenuto di dette norme di diritto, bensì la ricognizione in concreto del fatto controverso. Ricognizione che, essendo riservata al giudice del merito, non può essere oggetto di un riesame complessivo in sede di legittimità nè quindi di una contestazione che riguardi esclusivamente il suo risultato conclusivo, essendo ammissibili solo specifiche censure in ordine alla motivazione che la sorregge sotto il profilo della sua insufficienza, o palese illogicicità, o intrinseca contraddittorietà. D’altra parte, quest’ultima ipotesi – l’unica prospettata dal ricorrente nel secondo motivo – non ricorre nella specie. La Corte napoletana ha invero fatto riferimento alla circostanza della allegazione al verbale di una relazione da parte dell’odierno ricorrente onde desumerne la insussistenza nella specie della ipotesi normativa di nullità della deliberazione per difetto assoluto di informazione del socio: ciò non solo non contrasta, ma neppure interferisce, con la considerazione censurata, secondo la quale la manifestazione di volontà contraria alle specifiche modifiche sottoposte a votazione (che dunque la Corte non nega) è stata superata dalla successiva condotta del ricorrente, che si è astenuto dal manifestare il proprio dissenso alla approvazione da parte dell’assemblea del testo dello statuto modificato articolo per articolo e nel suo insieme. Il rigetto del ricorso, sotto entrambi i profili esaminati, si impone dunque, restando assorbite le altre doglianze. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di questo giudizio di cassazione, in Euro 3.200,00 – di cui Euro 200,00 per esborsi – oltre spese generali e accessori di legge.
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References: art. 2379

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