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Timestamp: 2018-01-17 23:54:29+00:00

Document:
Cassazione civile, 13/12/2017, (ud. 05/04/2017, dep.13/12/2017), n. 29865
Dott. CAPPABIANCA Aurelio                           -  Presidente   -
Dott. GRECO       Antonio                           -  Consigliere  -
Dott. ESPOSITO    Antonio Francesco            -  est. Consigliere  -
Dott. IANNELLO    Emilio                            -  Consigliere  -
Dott. LA TORRE    Maria Enza                        -  Consigliere  -
sul ricorso 26670-2010 proposto da:
T.A. SPA;
T.A. SPA in persona del Procuratore pro tempore,
studio dell'avvocato CLAUDIO LUCISANO, che lo rappresenta e difende
unitamente all'avvocato STEFANO CARMINI giusta delega in calce;
avverso la sentenza n. 30/2010 della COMM. TRIB. REG. di TORINO,
05/04/2017 dal Consigliere Dott. ESPOSITO ANTONIO FRANCESCO;
BASILE TOMMASO che ha concluso per il rigetto del ricorso principale
e di quello incidentale;
udito per il ricorrente l'Avvocato DETTORI che ha chiesto
l'accoglimento del ricorso principale e il rigetto del ricorso
2. Con il secondo motivo - denunciando violazione dell'art. 109, comma 5, t.u.i.r. - l'Agenzia delle entrate censura la sentenza impugnata per avere la C.T.R. erroneamente ritenuto che la spesa per sconti potesse essere considerata inerente e, quindi, deducibile ai sensi dell'art. 109, comma 5, t.u.i.r., sulla base della libertà insindacabile dell'imprenditore di effettuare concessioni ai propri clienti, purchè l'operazione effettuata non fosse antieconomica.
Preliminarmente deve essere delibata l'eccezione di inammissibilità formulata dalla controricorrente, la quale sostiene che l'Ufficio aveva introdotto la questione dell'inerenza dei costi solo nel corso del giudizio, dato che nell'avviso di accertamento si contestava solo la mancanza di accordi scritti che regolassero la concessione dei costi e che, in taluni casi, i costi fossero concessi nonostante il mancato raggiungimento degli obiettivi, cui erano condizionati.
L'eccezione va disattesa, atteso che i rilievi mossi con l'avviso di accertamento postulano la contestazione dell'inerenza dei costi, questione poi sviluppata dall'Ufficio nel corso del giudizio.
In base all'art. 109 (già 75), comma 5, t.u.i.r., le spese e gli altri componenti negativi, di norma, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi od altri proventi che concorrono a formare il reddito. La giurisprudenza di questa Sezione ha, da tempo, chiarito che un costo è deducibile dal reddito d'impresa solo se e in quanto sia funzionale alla produzione del reddito stesso. Si è, al riguardo, rilevato che il concetto di inerenza è nozione di origine economica, legata all'idea del reddito come entità calcolata al netto dei costi sostenuti per la sua produzione, che, nel campo fiscale, si traduce in un risparmio di imposta.
Tanto premesso, va osservato che la C.T.R. ha posto a fondamento della decisione le seguenti argomentazioni: "vengono contestati gli sconti praticati da alcuni clienti, sconti incondizionati e sconti condizionati al raggiungimento di determinati obiettivi. Non viene contestata la anti - economicità delle operazioni, le cessioni sono regolarmente fatturate. Si ritiene che si tratti di liberalità non deducibili. In un caso e nell'altro si ritiene che l'Ufficio non possa contestare le scelte economiche dell'imprenditore che sono legate a fattori di mercato, di prospettive future". Orbene, tale motivazione non appare conforme ai principi di diritto sopra richiamati, avendo la C.T.R., con motivazione meramente assertiva, correlato l'inerenza della spesa per sconti a scelte discrezionali dell'imprenditore, con il solo limite dell'antieconomicità, senza tuttavia adeguatamente valutare se, nella specie, la spesa sostenuta fosse effettivamente funzionale al corretto esercizio dell'attività economica dell'imprenditore.
3. Con il primo motivo del ricorso incidentale la società contribuente, deducendo violazione e di legge e vizio di motivazione, censura la sentenza impugnata per avere la C.T.R., in accoglimento sul punto dell'appello dell'Ufficio, ritenuto che dovesse essere confermato l'avviso di accertamento riguardo alle sanzioni per il rilievo inerente i costi per consulenza software, sul quale vi era stata acquiescenza della società, poichè non ricorreva nella specie un'ipotesi di oggettiva incertezza normativa. Sostiene la contribuente che, con riferimento a tale rilievo, aveva formulato richiesta di disapplicazione delle sanzioni anche sotto il diverso profilo della mancanza di colpevolezza imputabile.
Emerge, invero, dagli atti processuali indicati in ricorso che la società contribuente aveva richiesto la disapplicazione delle sanzioni (anche) in ragione dell'assenza di condotta colpevole, sostenendo trattarsi di errore di fatto che non aveva comportato alcuna reale sottrazione di gettito. Su tale specifico rilievo il giudice di appello ha omesso di motivare.
4. Dall'accoglimento del primo motivo del ricorso incidentale discende l'assorbimento del secondo motivo, con il quale la società contribuente censura la statuizione di compensazione delle spese di entrambi i gradi di giudizio.
5. Con il terzo motivo del ricorso incidentale si deduce l'omessa pronuncia della C.T.R. riguardo al motivo di appello, ritenuto implicitamente assorbito dalla sentenza impugnata, inerente l'omessa valutazione delle osservazioni L. n. 212 del 2000, ex art. 12, comma 7.
La censura è infondata, posto che in tema di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, è valido l'avviso di accertamento che non menzioni le osservazioni presentate dal contribuente ai sensi della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, atteso che la nullità consegue solo alle irregolarità per cui essa sia espressamente prevista dalla legge, oppure, in difetto di previsione, allorchè ricorra una lesione di specifici diritti o garanzie tali da impedire la produzione di effetti da parte dell'atto cui ineriscono (Cass. n. 3583 del 2016).
6. In conclusione, deve essere accolto il secondo motivo del ricorso principale e rigettato il primo; va poi accolto il primo motivo del ricorso incidentale, dichiarato assorbito il secondo e rigettato il terzo. La sentenza impugnata va dunque cassata, con rinvio alla C.T.R. del Piemonte in diversa composizione, la quale provvederà anche sulle spese del presente giudizio.
accoglie il secondo motivo del ricorso principale e rigetta il primo; accoglie il primo motivo del ricorso incidentale, dichiara assorbito il secondo e rigetta il terzo; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla C.T.R. del Piemonte in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

References: sentenza 
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 art. 12
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