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Timestamp: 2017-04-27 18:46:01+00:00

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Sabato 22 Settembre 2012 - 13:44 Ultimo aggiornamento: 16:32
Lo shuttle Endeavour ha compiuto il suo ultimo viaggio sul dorso del Boeing 747, regalando momenti di magia a chi ha avuto la fortuna di ammirarlo durante la sua traversata in cielo. Dopo essere partito dal centro spaziale Kennedy, in Florida, ed aver fatto scalo a Houston, in Texas, è atterrato il 21 settembre nella base aerea di Edwards, a Nord di Los Angeles. La navetta ha sorvolato numerose località, tra cui la collina di Hollywood e il Golden Gate Bridge di San Francisco. Lo shuttle verrà trasportato nei prossimi giorni al museo del California Space Center e sarà visibile a tutti da fine ottobre in poi.
MILANO – Ricopriva un’isola del Canada settentrionale oltre due milioni e mezzo di anni fa; nel giro di meno di cento anni potrebbe riprendere vita: il paleo-scenario è stato dipinto da una squadra di ricercatori dell’Università di Montreal, guidata daAlexandre Guertin-Pasquier, che ha presentato lo studio ierialla Conferenza annualedei Paleontologi Canadesi. La causa: il pianeta che si riscalda. UNA FORESTA SCONGELATA - I resti fossili dell’antica foresta boreale sono stati recentemente scoperti sull’isola di Bylot: si tratta di una di quelle foreste che sta ora riemergendo da una lunghissima ibernazione. L’isola di Bylot giace nei territori Nunavut, nell’estremo nord del Canada. E’attualmente una delle isole disabitate più grandi al mondo: solo gli Inuit ci si recano stagionalmente per le loro battute di caccia.
La foresta fossile ricopriva rigogliosa l’isola tra 2.6 e 3 milioni di anni fa, come ha dimostrato l’analisi paleomagnetica dei sedimenti ancora presenti nel terreno dall’epoca in cui era viva. Le particelle di magnetite sono infatti allineate con l’orientazione magnetica del pianeta, e permettono quindi una datazione, in base al fatto che il Polo Nord Magnetico si muove nel tempo, e lo spostamento dei poli magnetici terrestri è relativamente ben documentato. La foresta era probabilmente simile a quelle oggi presenti nell’Alaska meridionale, dove pini, abeti e salici crescono ai margini di alcuni ghiacciai. LO SCIOGLIMENTO - I ricercatori hanno analizzato campioni di legno ritrovati sotto la torba e il permafrost che ricopre parte dell’isola, un’analisi resa possibile dal fatto che quel permafrost si sta sciogliendo a una velocità ancora più preoccupante di ciò che gli esperti avevano previsto – liberando nell’atmosfera le massicce quantità di metano che secondo gli scienziati climatici contribuirà drammaticamente ad aumentare il riscaldamento globale. L’équipe dell’Università di Montreal ha anche cercato campioni di polline, che permettono di scoprire il tipo di flora che ricopriva un tempo quelle terre, e stimare quindi le temperature presenti all’epoca: quel genere di foresta si sviluppa quando la media annuale è di 0ºC. UN ALBERO NON TROPPO BENVENUTO - Attualmente la temperatura media annuale sull’isola di Bylot è di -15ºC, ma ciò sta rapidamente cambiando: secondo gli scienziati, le condizioni climatiche presenti quando quelle foreste fossili erano vive saranno di nuovo attuali nel giro di 80 anni. Non sarebbero chiaramente i medesimi alberi millenari a rigermogliare, ma alberi dello stesso tipo a trovare terreno fertile.«Secondo i modelli computerizzati, le condizioni climatiche potranno sostenere la crescita dei tipi di albero che abbiamo trovato nella foresta fossile, inclusi probabilmente querce e noci – ha dichiarato Guertin-Pasquier – Ci vorràdel tempo ovviamente perché un’intera foresta si sviluppi di nuovo, ma i risultati dimostrano che i nostri nipoti potranno probabilmente piantarci un albero e vederlo crescere». In questo caso, veder crescere un albero potrebbe non essere una gioia. Carola Traverso Saibante
Il bar migliore d’Italia è il 300mila di Lecce, mentre l’aperitivo più raffinato lo servono al Settembrini Cafè di Roma in zona Prati. Nel complesso le prime colazioni da non perdere sono invece quelle dei caffè storici piemontesi. È quanto emerge dalla lettura della nuova Guida Bar d’Italia 2013 del Gambero Rosso presentata ieri a Roma. Ma quali sono le nuove tendenze di simili locali? Considerando i bar di eccellenza, dunque gli esercizi che cercano di innovare, si delineano due generi principali. Partendo dal caffè tradizionale infatti alcuni si sono specializzati nella pasticceria e altri verso un modello, aperto 24 ore su 24, vicino alla ristorazione. Di quest’ultima tipologia sono appunto due i bar premiati dalla guida.
Com’è il bar migliore d’Italia? Il «300mila» nasce nel 2006 disegnato dal suo stesso proprietario, Davide De Matteis: un giovane leccese che ha imparato l’arte prima allo storico Caffè Zanarini di Bologna, poi a Monaco di Baviera dove ha lavorato in un locale di proprietà di Horst Tappert (meglio noto come l’ispettore Derrick), Franz Beckenbauer e Boris Becker. Il suo 300mila non è come il Caffè Capilungo in piazza Sant’Oronzo, inimitabile nelle ricette tradizionali leccesi quali il pasticciotto o il fruttone, ma un bar di nuova concezione.
Tutti questi bar di assoluta eccellenza possono essere anche un volano economico in un momento di crisi? Una risposta in tal senso l’ha data Andrea Illy alla presentazione della guida. L’imprenditore del caffé ha dichiarato di voler proporre al governo che i bar diventino un luogo di formazione per i giovani e di incubazione di nuove idee imprenditoriali. Secondo Illy si potrebbe pensare di professionalizzare in questo modo dei giovani che accettino di mettersi alla prova anche senza significativi guadagni immediati, ma con la prospettiva di introdursi nel mondo del lavoro in un settore che offre comunque delle discrete prospettive di crescita.
ROMA «I ROMANI esistono davvero? Ho tanta paura dei romani». Sono parole di una bambina di tre o quattro anni. Le avrà pronunciate nel 1912 o nel 1913 sfogliando, com’è lecito immaginare, un libro illustrato. Che cosa l’avrà turbata in quel libro nonsappiamo. È probabile che a impressionarla siano stati quadri dedicati ai massacri nell’anfiteatro, come quelli di Jean-Léon Gérôme, Pollice verso (1872) oppure le Ultime preghiere dei martiri cristiani (1883).
Infatti, essi praticarono una politica dell'integrazione che non trova riscontri di uguale entità nell'intera storia universale: ritenevano irrilevante la purezza della stirpe, concedevano facilmente la cittadinanza, liberavano gli schiavi con procedure semplici e lo schiavo liberato era un «quasi cittadino» (i figli di quest'ultimo erano cittadini di pieno diritto). Alcuni storici contemporanei, sulla scia degli autori antichi, insistono giustamente sull'apporto morale e culturale, oltre che militare, rappresentato da un così vasto e continuo arricchimento del corpo civico. Anche tutto questo può diventare un racconto affascinante, ora che ci siamo liberati della polverosa retorica della romanità. Sabato 22 Settembre 2012 - 10:05 Ultimo aggiornamento: 10:11
Via da Facebook la funzione tag suggestion per gli utenti dei paesi europei. Il motivo? «Questa app viola la privacy». La decisione è stata presa dal social network su suggerimento della commissione per la Protezione dei dati irlandese, che in Europa si occupa della gestione dei dati sensibili. COME FUNZIONA - L'applicazione venne lanciata nel 2009 e subito risultò chiaro che sarebbe stata molto utile per i social network. Così Mark Zuckerberg subito prima dello sbarco in borsa decise di acquisire per 55 milioni di dollari Face.com, compagnia israeliana che l'aveva progettata . Immediate partirono le polemiche. Se infatti un utente carica un'immagine, l'app gli suggerisce automaticamente i nomi delle persone presenti nella foto attraverso il riconoscimento facciale. Poi è l'utente stesso a decidere se seguire o meno il suggerimento. Certo, chi viene citato nelle immagini riceve una notifica e può rimuovere il tag. Ma tutti questi passaggi non sono sempre scontati. E in molti casi gli utenti sono in balia degli automatismi del social network.
Ma si sbagliava. In Germania è stato fatto notare che Facebook stava creando grazie alla funzione un enorme database di immagini, cosa del tutto illegale nei Paesi dell'Unione Europe. Così da Facebook hanno cambiato idea e hanno deciso di seguire le indicazioni provenienti da Dublino, supportate dal parere dell'Fbi. Il tutto nonostante l'acquisizione di immagini e di dati personali sia un aspetto molto importante per la crescita del valore del social network. Da tempo è in fatti in atto una lotta tra i colossi della Silicon Valley per l'acquisizioni di app di immagini, come dimostrano le recenti acquisizioni da parte di Facebook di Instagram e di Snapseed da parte di Google. COME SI DISATTIVA - In ogni caso gli utenti possono difendere da soli la loro privacy. Per disattivare il riconoscimento automatico delle foto su Facebook basta entrare nelle impostazioni della Privacy del proprio profilo, scegliere la sezione «suggerisci agli amici le foto in cui ci sono io» e cliccare su modifica. A quel punto basta selezionare no e premere Ok. Un po' complicato. Ma di sicuro utile per sfuggire al Grande Fratello. Marta Serafini @martaserafini22 settembre 2012 | 11:27
La domanda è più che legittima considerato che i vicepresidenti del Senato guadagnano 12 mila euro netti al mese (al netto anche dei benefit e dei rimborsi spese): che cosa avevano da fare di così importante giovedì 21 settembre l'ex leghista Rosi Mauro, il Pd Vannino Chiti, la radicale Emma Bonino, il pidiellino Domenico Nania da non poter presiedere una seduta del Senato dedicata all'approvazione di mozioni sulla violenza contro le donne? L'unico con una giustificazione valida è Chiti che era a Strasburgo alla Conferenza dei presidenti dei parlamenti del Consiglio d'Europa, rappresentava il Senato. Ma gli altri, cosa avevano da fare di così importante da non poter stare al loro posto di lavoro: Bonino una conferenza stampa, Nania le elezioni siciliane. E Rosi Mauro? Link a questo post
Si prenda, come esempio, il novembre 2011: il Consiglio si riunisce cinque volte (il 2, il 9, il 16, il 23 e il 30) e alla seduta del 2 lui è assente. Ma perché c'era il Pdl a Viterbo, la partita da giocare col rivale di zona per stabilire chi portasse il maggior numero di tessere, così lui dopo aver vinto (3.700 adesioni contro 3.500, raccontano i giornali locali) deve aver bruciato energie anche per scrivere il messaggio ai suoi: «Grazie». Di certo il tesseramento è un successo, migliaia di persone che, per lui, hanno scelto il Pdl: per via del suo impegno, della sua passione politica, certo. Coincidenza vuole che il giorno seguente, il 3, Battistoni inviti a cena - al Pepe Nero, localino vista lago di Bolsena - ottanta persone. Si può obiettare: ma il sito del locale non cita quaranta coperti?
Avranno fatto i turni, come in fabbrica. Costi leggermente superiori a quelli della mensa, cinquemila euro. Comunque, nella vita del consigliere non c'è un attimo di respiro. Poco prima era stato a Tarquinia per affermare ciò che, forse, la platea aspettava di sentir dire chissà da quanto tempo: «Il vostro patrimonio culturale è un'immensa risorsa che dobbiamo valorizzare al meglio» (mette sul blog anche questa, casomai qualcuno l'avesse persa). Il 4 novembre Battistoni presenta, insieme con una decina di colleghi, la proposta di legge sulla «filiera corta» e poi, probabilmente stanco, prende una camera (la 928) all'Aldero Hotel, quattro stelle nella Tuscia Viterbese. La sera è al ristorante dell'albergo, sempre tutto da solo - dice la ricevuta - e alla fine spende 1.650 euro, bevande incluse. Gli impegni si succedono, è impossibile citarli tutti: di certo mentre Silvio Berlusconi annuncia al Paese la sua intenzione di dimettersi dopo il ddl Stabilità, lo stesso giorno, l'8, nel Lazio arriva in commissione Agricoltura la proposta di legge sulla filiera corta. Subito dopo, il 10, ecco l'impegno per il distretto della ceramica di Civita Castellana: il consiglio approva la mozione 256 presentata, oltre che da Battistoni, da uno schieramento trasversale di consiglieri eletti nel viterbese. Una soluzione per il dramma di duemila persone in cassa integrazione? Insomma: «Il Consiglio sostiene la richiesta del Comune di Civita Castellana al Governo di riconoscere lo stato di crisi». Giusto il tempo di un'altra cenetta al Pepe Nero - sobria, 16 persone con spesa di 800 euro - e il 14 Battistoni è davanti allo stabilimento Brunelli di Aprilia per un sit in «al fianco di allevatori e pastori. L'obiettivo - annuncia - è quello di favorire il rilancio dei prodotti agroalimentari». Due giorni più tardi ottiene dal Pdl il pagamento di tredicimila euro a «Panta Cz pubblicità», per stampa e affissione di mille manifesti e così - tra sedute di partito, Consiglio e commissioni - il 25 organizza un incontro alle Terme dei Papi per un convegno-aperitivo con i militanti. Conto modesto, 1.450 euro, meno della metà di quanto pagato per la cena al ristorante «La Ripetta», 3.500 euro, del 31 dicembre. Anche se a leggere la ricevuta, sotto la data ce n'è un'altra: «Cena del 22 per auguri di Natale». Vale la pena ricordare che, ovviamente, tutte le spese sono state sostenute dal Pdl grazie ai fondi elargiti dalla Regione. Un ultimo dato. Rivolgendosi agli elettori, in campagna elettorale, il consigliere usava spesso uno slogan: «Francesco Battistoni, come te».
Adesso, Patrizio Ferrabue, segretario della sezione del Carroccio di Bovisio Masciago rischia l'espulsione dal partito. Mesi fa il leghista Luca Dordolo fu protagonista di un episodio analogo “Nessun morto? Che peccato. Sarà per la prossima volta". E' la frase postata su Facebook dal segretario della sezione del Carroccio di Bovisio Masciago, Patrizio Ferrabue, che ha commentato così l'incendio che ieri in Brianza ha distrutto una ditta di giocattoli in cui lavoravano solo operai cinesi. Ora il politico rischia l'espulsione dal partito e l'incriminazione per istigazione all'odio razziale.
La vicenda - Un enorme deposito di giocattoli cinesi è andato in fiamme ieri sera, tra Brugherio e Monza, nel cuore produttivo della Brianza. Un incendio che ha prodotto altissime colonne di fumo visibili anche da Milano. L'incidente non è sfuggito ai leghisti brianzoli che hanno colto l’occasione per lasciarsi andare a commenti dai toni razzisti. Scambiando due battute con altri utenti, Ferrabue ha chiesto: “Quanti cinesi morti?”. La risposta: “Nessuno…” E lui ribatte: “Vabbè sarà per la prossima, però che peccato!!!!”. Tutte questo accompagnato da una faccina sorridente. Oggi i messaggi sono scomparsi da Facebook ma ad immortalarli e renderli pubblici ci ha pensato Daniele Sensi che li immediatamente pubblicati nel suo blog. I precedenti - Adesso, Patrizio Ferrabue potrebbe far la stessa fine dell’ex capogruppo della Lega Nord nel consiglio comunale di Udine, Luca Dordolo, espulso dal movimento nel mese di giugno dopo aver scritto un post razzista riguardante un episodio di cronaca nera: una donna indiana uccisa dal marito era stata gettata nel Po, lui se l’era presa con l’assassino, colpevole di aver “inquinato il sacro fiume”. Non soddisfatto, Dardolo, che ad agosto è stato rinviato a giudizio per istigazione all’odio razziale, nelle scorse settimane Dordolo era tornato a colpire, postando l’immagine di un orango accanto a quella di Mario Balotelli, commentando “Ma sono uguali!!!”.
Una cosa è certa: ogni anno gli Ig Nobel Prize (che in inglese suonano come «ignobili») riescono a far «sorridere e pensare» secondo il motto con il quale sono nati vent’anni fa. Qualcuno li ha battezzati i «premi degli scienziati pazzi» e, di fatto, sono presentati come una parodia dei veri Nobel che vengono assegnati in ottobre a Stoccolma. Però le ricerche sono frutto di veri scienziati e i risultati sono pubblicati su rispettose riviste scientifiche. Qui, infatti, vengono scelte quando brillano per la loro stravaganza da specialisti di varie nazioni in diverse discipline tra i quali ci sono alcuni Nobel. Preparatevi: ecco le «scoperte ignobili» per il 2012. CODA DI CAVALLO - Tre studiosi, due olandesi e un peruviano hanno dimostrato sulla rivista Psychology Science come piegando la testa a sinistra mentre si guarda la Torre Eiffel questa sembri più piccola. Una conclusione inaspettata che ha meritato il premio per la psicologia. Il riconoscimento più atteso è sempre quello della fisica. Già il risultato era nell’aria perché se ne parlava tra gli addetti e infatti non è sfuggito alla giuria che ha scelto la «fisica delle coda di cavallo» come assolutamente meritevole.
Il lavoro è frutto della fatica di quattro scienziati, due americani e due britannici, che hanno calcolato il bilanciamento delle forze che danno forma e movimento alla coda di cavallo nei capelli delle signore. Affascinati dai misteri dei conturbanti ondeggiamenti dei circa centomila capelli che in media crescono, hanno voluto capire come il continuo intrecciarsi offrisse alla fine l’immagine di un’onda fluida. I dettagli sono stati pubblicati da Physical Review Letters e dal Journal of Applied Mathematics. SIMULAZIONI - Sempre nella fisica, ma in questo caso nella sofisticata fluido dinamica, un russo e un americano, hanno concentrato i loro sforzi per capire come mai il caffè di una tazza che teniamo in mano rischia facilmente di uscire quando camminiamo. Il modello considerato (si precisa che diverse simulazioni sono state necessarie per giungere al risultato) è il contenitore quasi cilindrico di una caffè americano. Hanno considerato le oscillazioni del liquido, simile al moto del pendolo scoprendo che si accordano con i movimenti delle gambe e se il passo non è regolare ecco il guaio: il caffè tracima pericolosamente (Physical Review).
Ma il pensiero libero degli scienziati ha volato su ben altri complicati fronti. Con successo un americano e un olandese hanno stabilito che gli scimpanzè riescono a riconoscere altri scimpanzè guardando il loro fondoschiena (Premio per l’anatomia). Complesso è apparso il premio per la medicina andato ad un francese (Michel Antonietti) il quale ha trovato il modo giusto per suggerire ai clinici che effettuano le colonscopie come minimizzare le possibilità che il paziente esploda (World Journal of Gastroenterolgy e European Journal of Gastroenterolgy & Hepatology). IL CERVELLO DEI SALMONI - Altri riconoscimenti sono andati a chi ha studiato l’attività cerebrale nei salmoni morti e a chi ha indagato lo strano fenomeno degli abitanti di un paese in Svezia, Anderslov, i quali hanno i capelli che diventano verdi. I premi Ig Nobel, organizzati dalla rivista Annals of Improbable Research sono stati assegnati giovedì nel Sanders Theatre dell’Università di Harvard con il sostegno dell’Harvard Computer Society e altri sponsor. Il sorriso è d’obbligo ma il vincitore dell’Ig Nobel nel 2000, Andrey Gejm, dieci anni dopo vinse il vero premio Nobel per la fisica. Giovanni Caprara
MilanoAlessandro Sallusti è pericoloso. Se il direttore del Giornale venisse lasciato in circolazione potrebbe commettere altri reati. Per questo, per impedirgli di continuare a diffamare il prossimo, l'unica soluzione è chiuderlo in carcere. È questo il ragionamento in base al quale la Corte d'appello di Milano ha stabilito che Sallusti deve finire in galera. Quattordici mesi, senza condizionale. Solo la decisione della Cassazione, fissata per mercoledì prossimo, separa ormai Sallusti da una cella.La sentenza che candida il giornalista alla galera è stringata. Sette pagine firmate dal giudice Pierangelo Guerriero per dare ragione ad altri due giudici: il suo collega Giuseppe Cocilovo, in servizio a Torino, che si era sentito diffamato da un corsivo di Libero (diretto allora da Sallusti) in cui il suo nome nemmeno compariva; e il sostituto procuratore generale Lucilla Tontodonati, che aveva fatto ricorso contro la sentenza di primo grado, che aveva condannato Sallusti ad appena cinquemila euro di ammenda. La procura generale milanese fa appello, invocando per Sallusti la pena detentiva. E la Corte d'appello le dà ragione. Anche se negli atti non c'è nulla che dica che il corsivo firmato “Dreyfus” sia stato scritto da Sallusti, scatta la condanna: e non per «omesso controllo», ma proprio come supposto autore dell'articolo. Articolo polemico, duro, in cui si contestava la decisione del tribunale di Torino di autorizzare una tredicenne ad abortire: e la ragazzina, come aveva scritto il giorno prima La Stampa, era poi finita in manicomio.«Con riferimento alla posizione di Sallusti - scrive la Corte d'appello - va riaffermata non solo la natura diffamatoria dell'articolo a firma Dreyfus, ma anche la falsità della ricostruzione dei fatti». Secondo la querela, a decidere di abortire sarebbe stata la ragazzina, e il giudice si sarebbe limitato a ratificarne la decisione: in questo consisterebbe la falsità. «E - aggiunge la sentenza - gli altri organi di stampa si erano affrettati a correggersi ben prima dell'uscita degli articoli» di Libero. La difesa di Sallusti ha sottolineato la incongruità di questo passaggio: il primo articolo della Stampa sul caso della ragazzina è del 17 febbraio 2007, il corsivo di Dreyfus è del 18, il giorno successivo. Quando sarebbe avvenuta la rettifica?La sentenza risolve sinteticamente un altro tema importante del processo, e cioè il fatto che l'articolo incriminato non porti la firma di Sallusti, e che Sallusti non ne sia l'autore: il direttore viene condannato «per avere, in qualità di direttore responsabile del quotidiano Libero e quindi da intendersi autore dell'articolo redazionale a firma Dreyfus, offeso la reputazione di Cocilovo Giuseppe». Per la Corte d'appello è del tutto irrilevante che il giudice Cocilovo non venga mai citato nell'articolo, neanche velatamente: «il suo nome era stato indicato in precedenza in varie sedi, cosicché era facile leggendo gli articoli di cui è processo ricollegare alla sua persona il giudice indicato in maniera anonima negli stessi». D'altronde al corsivo firmato Dreyfus viene attribuita anche la colpa delle «minacce ricevute dalla parte civile nei giorni seguenti alla pubblicazione degli articoli (...) proprio quest'ultima circostanza evidenzia in maniera incontrovertibile la facile riconoscibilità del giudice di cui si parla negli articoli, anche se non ne è esplicitamente indicato il nome».La severità della sentenza viene motivata anche col fatto che la presunta vittima è un magistrato: «La soglia di lesività si presenta molto elevata ove si consideri che la parte civile svolgeva all'epoca dei fatti la funzione di giudice tutelare, figura professionalmente volta alla tutela degli interessi dei soggetti deboli».Infine la questione cruciale, che rende questa sentenza diversa da ogni altra in materia di reati a mezzo stampa: la decisione di negare a Sallusti le attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena, ordinando (Cassazione permettendo) la sua carcerazione. «Le attenuanti vanno concesse in presenza di elementi positivi quali la giovane età, una condotta processuale improntata a particolare lealtà o qualunque altra condizione personale o sociale meritevole di attenzione. Nel caso di specie non si ravvisa alcuna circostanza che possa essere in tal modo valutata (...) Pena equa sembra alla Corte per Sallusti quella di anni uno e mesi due di reclusione e di euro 5mila di multa alla luce dei criteri di cui all'articolo 133 c.p. (quello che fa riferimento della “capacità a delinquere del colpevole”, ndr) avuto riguardo alla gravità dei fatti nonché alla personalità dell'appellante, non incensurato come risulta dal certificato penale». La condizionale viene negata perché sostanzialmente i giudici lo considerano socialmente pericoloso: «Per Sallusti non è possibile formulare una prognosi favorevole e ritenere che egli si asterrà dal commettere in futuro ulteriori episodi criminosi avuto riguardo alle numerose condanne da lui già riportate per reati della stessa specie».
"Ho paura di vivere in un paese dove ci si permette di arrestare le idee, di metterle in carcere". Con queste parole il direttore del Giornale Alessandro Sallusti commenta ai microfoni del TgLa7 diretto da Enrico Mentana la condanna a quattordici mesi di carcere per un articolo che non ha scritto lui. "Mi preoccupa - spiega - il silenzio di oggi delle alte cariche dello Stato e del governo che presumo, per motivi di antipatia personale o ideologici, non hanno detto nulla su questa vicenda".
Ci sono due fatti che insospettiscono il direttore del Giornale che adesso attende il verdetto della Cassazione previsto per mercoledì prossimo."Il primo fatto è che queste idee sono di una parte di opinione - spiega Sallusti al TgLa7 - il secondo è che la querela è stata fatta da un magistrato ed è stata giudicata in modo così severa da un altro magistrato". Poi, c’è una considerazione finale: "Mi preoccupa il silenzio di oggi delle alte cariche dello Stato e del governo che presumo, per motivi di antipatia personale o ideologici, non hanno detto nulla su questa vicenda". "Sono sempre molto bravi e molto pronti a enunciare dei principi nei convegni - continua il direttore del Giornale - ma quando devono far sentire la loro voce a difesa di tutti i cittadini, a prescindere dal loro pensiero, spesso battono in ritirata".
Nonostante la situazione, Sallusti assicura che iI suo stato d’animo è "assolutamente sereno". "Sono convinto della mia assoluta buona fede e di non aver commesso alcun reato", continua commentando la vicenda giudiziaria che lo vede condannato, senza la condizionale, per il reato di diffamazione dopo la querela di un giudice tutelare, Giuseppe Cocilovo. L'articolo in questione non è stato redatto da Sallusto, ma è stato pubblicato su Libero nel 2007, quando era direttore gerente del quotidiano e dunque considerato "responsabile oggettivo". La vicenda sarà giudicata il 26 settembre dalla Corte di Cassazione, per la sentenza definitiva. "Una situazione che non esito a definire ’kafkianà e che non ha precedenti - conclude Sallusti - Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni. Per il momento, diciamo che resto in fiduciosa attesa". L'irritazione è bipartisan: "Ora intervenga il Quirinale"
Roma - Insorgono politici e giornalisti. Di destra, sinistra e centro. C'è chi si appella al Quirinale, chi al Parlamento, chi al ministro della Giustizia. Tutti protestano perché nel nostro Paese, unico tra quelli occidentali, un reato d'opinione può portare dritti in galera.Come nel caso di Alessandro Sallusti, che il rischio-carcere ora lo vede vicino. A pochi giorni dalla sentenza della Cassazione, che il 26 settembre potrebbe rendere esecutiva la condanna della Corte d'appello, una folla trasversale di sostenitori esprime solidarietà al direttore de Il Giornale, sdegno per la decisione dei magistrati e reclama una riforma delle leggi sulla diffamazione. «In quale Paese al mondo - si chiede in una nota l'Ordine dei giornalisti - si può essere condannati a 14 mesi di detenzione per omesso controllo, in relazione ad un articolo scritto da altri, con una sanzione che passa nei due gradi di giudizio da 5.000 euro di multa al carcere?». La questione è tanto seria, per l'Odg, da richiedere l'intervento della Guardasigilli Paola Severino. In serata arriva in redazione la telefonata di solidarietà del presidente del Senato Renato Schifani al direttore. Quella di Sallusti è una «condanna mostruosa», rincara la dose la Fnsi: «È inaccettabile che un giornalista per le sue opinioni rischi la galera».
Per il suo omologo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, è «uno scandalo per la democrazia». «La vicenda - dice il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni- dimostra l'assurdità del sistema Italia, dove i cittadini sono spesso in balia di leggi sbagliate o di decisioni discrezionali». Mariastella Gelmini definisce la condanna «una vera e propria follia», un'«assurdità spaziale» la definisce Anna Maria Bernini, un segnale che l'Italia «ha problemi con la libertà» per Gaetano Quagliariello. Franco Frattini invita a «sanare questa anomalia», Maurizio Lupi parla di mobilitazione per impedire che Sallusti «subisca una carcerazione che ha il sapore di una punizione per le sue idee», Altero Matteoli spera che la Cassazione impedisce «questo scempio». Protestano Stefania Prestigiacomo, Licia Ronzulli, Giancarlo Mazzuca.Almeno sul caso Sallusti i due maggiori partiti sembrano uniti. Chiede l' intervento «immediato» della Severino e una modifica legislativa Giorgio Merlo del Pd. «Il carcere per le opinioni espresse su un giornale - dice Vincenzo Vita - è un residuo di epoche andate».
La notizia del possibile arresto del direttore del Giornale viaggia subito sul web: velocissimi i siti indipendenti e i blog a pubblicarla, più lenti i media tradi­zionali a rilanciarla. Un’opportunità ghiotta per quelli che, con la bava alla boc­ca, non aspettavano altro per sputare un po’ di veleno. Vigliaccamente. Pensando di giocare con la vita altrui ma danneg­giando anche la propria, perché la libertà d’opinione è un bene prezioso per tutti. Anche per chi passa le giornate in rete a se­minare offese. E allora iniziamo a viaggia­re nel girone di chi lancia il sasso e tira in­dietro il mouse. Tra i primi a scatenarsi ci sono quei simpaticoni del sito satirico Spi­noza. it che, questa volta, stonano ed esa­gerano. «Sallusti rischia l’arresto.Purtrop­po non cardiaco », scrive tal Procopio sul si­to. Alla faccia della satira e del buon gusto.
E a seguire una ventina di sedicenti umori­sti che, in bilico tra il greve e il macabro, po­stano le loro battute. Ma il peggio arriva nei forum di blog e siti d’informazione. «Un anno e due mesi di detenzione? A me sembra un po’ poco»,scrive un commen­tatore nella pagina Facebook dell’ Unità . Ma qui, rispetto ai commenti successivi, abbiamo ancora a che fare con degli «spec­chiati garantisti ».Elisabetta R,infatti,s’in­fila al volo la toga e suggerisce un ulteriore inasprimento della pena: l’ergastolo. Vi sembra esagerato? Non è ancora arrivato il meglio del peggio. La sete di giustiziali­smo si p­laca solo col sangue e dall’ergasto­lo alla pena di morte il passo è brevissimo. «Io gli darei trent’anni di sedia elettrica», bercia Renato A. C’è anche chi cerca difa­re lo spiritoso con pessimi risultati: «Dopo una vincita al Superenalotto e la morte di B. sarebbe la notizia migliore».
Perché al­la fine se lo merita – proseguono i com­mentatori – perché ha il bollino del pecca­to originale: non è di sinistra. «Uno de me­no », scrive Cesare. «Buttate la chiave», suggerisce Lodovico.E c’è anche chi sotto­linea l’intento educativo della sentenza: «È uno dei protagonisti della macchina del fango, spero che impari la lezione...». “Se lo condannassero sarebbe giusto, al­meno la smetterà di scrivere falsità”, spa­ra Tomas G. con una consecutio tempo­rum claudicante. Stesso refrain anche su Twitter . Basta digitare «Sallusti» per trova­re, tra i molti messaggi di affetto, decine di insulti. «Stanno per arrestare Sallusti. Og­gi la giornata comincia bene», cinguetta come un uccello del malaugurio Ely. «Un sogno non vedere la sua faccia in tv», twit­ta Danilo. E c’è anche chi si spinge sulla pagina Fa­cebook del nostro quotidiano per augura­re, tra i tanti commenti di solidarietà, che la Cassazione condanni il direttore e lo blindi il prima possibile. In certi meandri del web e dei social network sembra che l’odio non abbia mai fine e se c’è il villag­gio globale doveva pur esserci anche la su­burra globale: un inferno in cui tutti vomi­tano insulti. Insomma, mentre in rete compaiono paginate e paginate di insulti e minacce di morte, un giudice vuole sbat­tere Sallusti in galera per un’opinione (neppure sua). E questa, purtroppo, non è una freddura di Spinoza. Anche se in un paese normale la sarebbe.
E i veri delinquenti intanto restano liberi Viaggio in un sistema impazzito: truffatori, ladri e scippatori dormono tranquilli: grazie alla condizionale non entrano in carcere
Il truffatore che su internet ha venduto la luna e ha spillato un bel gruzzolo al credu­lone di turno. Il dipendente infedele che ha scavato un buco nella contabilità azienda­le e ha messo da parte un tesoretto. Il giova­ne che spinge e minaccia l’agente che si era insospettito e voleva controllarlo. È lungo l’elenco dei candidati alla condizionale che arrivano nelle aule dei tribunali e otten­gono la sospensione della pena. Natural­mente, il ragionamento che si può fare è del tutto teorico e non può essere generalizza­to. Tanti, tantissimi sono i fattori che contri­buiscono a disegnare una pena.

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