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In Slovenia ci sono voluti sette anni per avere tre gradi di giudizioDiritti Europa
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Slovenia. Cerca giustizia in tribunale ma rimane vittima della burocrazia
Posted by: Luca Gulino in Categorie Violazioni CEDU, Diritto ad un equo processo, I diritti in Europa, In evidenza 17 maggio 2012
Giusto processo – Sentenza Rijavec v. Slovenia, 15 maggio 2012
Il signor Boris Rijavec è un cittadino sloveno, che diventa protagonista, suo malgrado, di un lungo e macchinoso iter giudiziario all’interno della giustizia slovena. Si rivolge al tribunale per cercare giustizia ma alla fine si ritrova vittima della burocrazia delle corti del suo paese.
IL CASO – In seguito a un incidente d’auto, il signor Boris Rijavec il 22 ottobre 1997 avvia un procedimento civile dinanzi al Tribunale di Celje, cercando di ottenere dalla controparte il risarcimento dei danni che aveva subito da quell’incidente.
Il 3 settembre 1998 il tribunale convoca la prima udienza e qualche mese dopo, il 26 febbraio 1999 viene presentata al giudice di primo grado una perizia sulle condizioni di salute del ricorrente. Il giudice, esaminato il tutto, nomina un nuovo esperto medico il 29 giugno 1999 e, non soddisfatto di ciò, nomina un terzo medico il 4 novembre del 1999
Il 23 marzo 2000, la Corte, accogliendo la richiesta del sig. Rijavec (che nel frattempo aveva avuto un peggioramento delle sue condizioni di salute) rinvia l’udienza prevista per quel giorno, e stabilisce una nuova data per la successiva udienza, il 4 maggio 2000. In quella data, il giudice di primo grado emette una sentenza sostenendo in parte la richiesta di risarcimento avanzata dal sig. Rijavec, questa sentenza però viene appellata sia dal ricorrente che dal resistente in giudizio.
Il 17 ottobre 2001 la Corte Superiore di Celje si è limitata a rimettere parte del caso alla corte di primo grado, stabilendo un nuovo esame medico e respingendo l’appello fatto dal sig. Rijavec.
Arrivati al 19 dicembre 2001, il ricorrente si rivolge alla Corte di Cassazione slovena, proponendo il ricorso relativo al respingimento dell’appello effettuato dalla Corte di Secondo grado, ma anche in questo caso, non va a buon fine; il sig. Rijavec riceve ancora una volta uno stop, ricorso respinto e ripresa del giudizio di primo grado, con annesse nuove perizie mediche! E’ questa la risposta data dalla Corte di Cassazione.
Il 1° giugno 2004, durante l’ultima udienza, il giudice di primo grado ha emesso una sentenza, sfavorevole per il ricorrente a cui non è rimasto altro che fare l’ennesimo ricorso, verso cui la Corte Superiore di Lubiana si è espressa con sentenza il 14 aprile del 2005
CORTE EDU – Il sig. Rijavec, sostenendo che il procedimento giudiziario dinanzi ai giudici nazionali, che aveva attuato nel 1997 si era protratto in maniera eccessiva, ha invocato l’Art 6 CEDU (giusto processo). Ha anche fatto presente l’avvenuta violazione dell’Art 13 CEDU, in quanto non c’è stato un rimedio nazionale efficace che impedisse la durata eccessiva dell’ intero procedimento giudiziario.
La Corte, ribadendo che la ragionevolezza della durata del procedimento deve essere valutata alla luce delle circostanze del caso e con riferimento ai seguenti criteri (complessità del caso, comportamento del ricorrente, delle autorità competenti e dell’interesse in gioco per il ricorrente nella controversia), dopo aver esaminato tutto il materiale presentato, e vista la sua giurisprudenza in materia, ha ritenuto che la lunghezza del procedimento in questo caso di specie era stato eccessiva e quindi non era avvenuto nel “termine ragionevole”. Il periodo che è stato preso in considerazione è stato infatti compreso tra il 22 ottobre 1997, inizio del processo di primo grado, e si è concluso il 14 aprile 2005. Una durata complessiva di sette anni e sei mesi per tre livelli di giurisdizione.
Tenuto conto di tutto ciò, e anche del fatto che il Governo sloveno non ha presentato argomenti convincenti in sua difesa, la Corte ha ritenuto legittimo il ricorso del sig. Rijavec e ha confermato la violazione dell’Art 6 CEDU e Art 13 CEDU, per questi motivi ha condannato lo stato sloveno al risarcimento di 3.200 € come danni non patrimoniali e 455 € relativi ai costi e alle spese sostenute dal ricorrente.
Il caso è stato una escalation costante di sentenze e appelli e ci dimostra come anche un semplice processo in ambito civile possa trasformarsi in un circuito infinito di lungaggini e in un pantano di burocrazia.
La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Rijavec v. Slovenia del 15 Maggio 2012.
Ann Power-Forde Art 13 CEDU Art 6 CEDU Quinta Sezione Slovenia	2012-05-17
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