Source: https://www.laleggepertutti.it/124240_niente-mobbing-per-i-rimproveri-e-i-conflitti-sul-lavoro
Timestamp: 2018-03-22 08:05:22+00:00

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Niente mobbing per i rimproveri e i conflitti sul lavoro
Lo sai che? Niente mobbing per i rimproveri e i conflitti sul lavoro
Un semplice disagio sul posto di lavoro, dovuto a conflitti interpersonali tra il dipendente e i superiori o il datore di lavoro, non fanno scattare il mobbing.
Non basta una semplice situazione di disagio lavorativo o di conflitto sul luogo di lavoro con i superiori per far scattare il mobbing; sono necessarie invece una serie di condotte persecutorie e discriminatorie, poste con lo scopo di emarginare il lavoratore, e non invece i normali conflitti interpersonali nell’ambiente lavorativo, causati da antipatia, sfiducia o scarsa stima professionale. È quanto chiarito dal Tribunale di Ascoli Piceno con una recente sentenza [1].
Nel caso di specie è stata respinta la richiesta di risarcimento, a titolo di mobbing, da parte di una segretaria, licenziata per riduzione del personale. La donna, oltre a impugnare il licenziamento, aveva lamentato i continui demansionamenti cui era stata sottoposta, nonché i costanti rimproveri che era costretta a subire.
Anche se il giudice accerta che il dipendente ha lavorato in un contesto lavorativo a lui ostile, con conseguenti forti disagi, non bastano questi elementi a far scattare il mobbing se non sono caratterizzati da un intento vessatorio o persecutorio. In altre parole – conclude la sentenza in commento – non si può parlare di condotta mobbizzante tutte le volte in cui i fatti dedotti dal dipendente – pur se idonei, singolarmente presi, a manifestare episodi di conflitto sul luogo di lavoro – non consentono di individuare il carattere unitariamente persecutorio e discriminante nei suoi confronti del complesso delle condotte poste in essere sul luogo di lavoro.
[1] Trib. Ascoli Piceno, sent. n. 77/2016 del 4.03.2016.
Tribunale di Ascoli Piceno – Sezione Lavoro – Sentenza 4 marzo 2016 n. 77
IL TRIBUNALE DI ASCOLI PICENO – GIUDICE DEL LAVORO
con motivazione contestuale letta in udienza
nel procedimento deciso all’udienza del 4.3.2016
Fi.Fe.
avv.ti AL.Pi., BI.Co. e ME.Ma.,
Via (…) – Ascoli Piceno
CE. Snc
avv. LU.An., V.le (…) – San Benedetto del Tronto
OGGETTO: ricorso ex art. 414 c.p.c.
CONCISA ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE (artt. 132 comma 2 n. 4, 429 c.p.c. e 118 disp. att. c.p.c.)
Con ricorso ex art. 414 c.p.c. depositato in data 4.9.2009, Fi.Fe., già dipendente di CE. Snc a far data dal 23.2.2006 (ed asseritamente senza regolare contratto di lavoro dal 30.1.2006 al 22.2.2006), conveniva in giudizio detta società impugnando il licenziamento comunicatole con nota del 30.6.2008 per giustificato motivo oggettivo (con riferimento alla soppressione del suo posto di lavoro ed alla riduzione del personale imposta dalla critica situazione finanziaria dell’azienda e dalla necessità di riorganizzare gli uffici), deducendone il carattere discriminatorio e comunque la ingiustificatezza (contestando la sussistenza del giustificato motivo oggettivo) e la violazione dell’obbligo di repechage. Domandava pertanto la reintegrazione nel posto di lavoro con le conseguenze risarcitone di cui all’art. 18 L. 300/1970 ovvero in via subordinata la riassunzione nel posto di lavoro con le conseguenze risarcitorie di cui all’art. 8 L. 604/1966.
La ricorrente azionava inoltre il preteso diritto:
– al superiore inquadramento ed a differenze retributive per le mansioni superiori svolte dal maggio 2006 fino all’agosto 2007 (di addetta allo scanner) e corrispondenti al livello 4 del CCNL CENTRI ELABORAZIONI DATI (superiore rispetto al livello 5 di formale inquadramento, attribuitole nel febbraio 2007 e superiore rispetto all’inquadramento iniziale nel livello 6 relativo alle mansioni indicate nel contratto di assunzione di addetta allo smistamento pratiche);
– al risarcimento del danno non patrimoniale da mobbing, esponendo tra l’altro di aver subito ripetuti aspri ed ingiustificati rimproveri relativi, tra l’altro, a non aver accettato supinamente di svolgere lavoro straordinario, nonché di essere stata sottoposta, quando era addetta alla reception, al controllo costante di una telecamera;
quanto alle mansioni svolte, evidenziava che:
– nel settembre 2007 era stata addetta alla elaborazione delle ricette riguardanti gli ordinativi di ossigeno e le ricette integrative (con predisposizione anche delle relative fatture);
– nell’ottobre 2007 era stata demansionata in quanto addetta (salvo per i primi 7/10 giorni del mese in cui manteneva le precedenti mansioni) alla reception ed alla segreteria (addetta a rispondere al telefono, archiviazione fisica di ricette, sostituzione fisica di ricette errate, etc.);
– nel maggio 2008 era stata addetta ad altra postazione per il controllo (di cui si assumeva la inutilità) di note di addebito della ASL.
– al compenso per il lavoro straordinario svolto (nella misura di 35/45 ore al mese); – ad ulteriori residuali differenze retributive.
CE. Snc si costituiva in giudizio resistendo alla domanda.
All’esito delle prove orali assunte, espletata una CTU di natura medico – legale, mutata, infine, la persona del Giudice per variazioni tabellari del Tribunale, all’odierna udienza, avuta luogo la discussione, la controversia viene decisa con Sentenza con motivazione contestuale, pubblicata mediante lettura.
Il ricorso è infondato per i motivi che seguono.
La domanda relativa alle mansioni superiori è infondata, considerata la natura semplice e non complessa dell’operazione di scansione di ricette cui è stata addetta la ricorrente e visto che il successivo controllo dei dati contenuti nelle ricette scansionate era affidato ad altri dipendenti:
– “Il lavoro allo scanner consta in una fotocopia digitale a computer: in caso di errore si può sostituire con facilità: Io faccio il controllo delle ricette dopo che chi è allo scanner le ha inserite” (teste BA.);
– “(…) Quando io ho lavorato alla scanner richiamavo il nome della farmacia, selezionavo il lotto della ricetta, mettevo la ricetta sul vassoio, premevo il tasto invio e partiva la fotocopia. Lo scanner registrava tutti i dati contenuti nella ricetta La ricetta veniva messa in un data base
e veniva poi lavorata e controllata da altri operatori. In caso di errori riscontrati si tornava allo scanner e si ripeteva la procedura” (teste DE.);
– “La Fi. prendeva le ricette per farle leggere allo scanner. Le ricette venivano divise per farmacie. Passate allo scanner le ricette venivano passate in registrazione da altri operatori.” (teste DI.).
Del resto anche le altre mansioni svolte successivamente dalla ricorrente afferiscono ad attività di archiviazione o di segreteria, né possono ritenersi essere state espletate le vantate mansioni di contabilità, che, all’esito dell’esame delle numerose prove testimoniali assunte, non sono state riferite dalla maggior parte dei testi escussi, ovvero sono state comunque escluse (“L’attività di fatturazione veniva svolta dalla titolare, sig.ra Di.Si.”).
Le mansioni svolte risultano dunque in linea con la declaratoria del livello 5 del CCNL di settore (risultando pertanto insussistente il demansionamento lamentato in ricorso):
– “Quinto Livello
A questo livello appartengono i lavoratori che svolgono esclusivamente mansioni di ordine con adeguate conoscenze tecnico pratiche comunque acquisite.
– Addetto al ricevimento ed alla prima lavorazione dei dati connessi con il servizio paghe; – Dattilografo;
– Schedarista;
– Archivista;
– Codificatore;
– Addetto di segreteria.
– Operatore di call center, in audio e/o video
– Operatore di controllo per IP.”.
Non risultano invece pertinenti i profili lavorativi contenuti nella declaratoria del superiore livello 4 del CCNL di settore:
– “Quarto Livello
A questo livello appartengono i lavoratori che svolgono mansioni che richiedono specifiche conoscenze e particolari capacità tecnico pratiche comunque acquisite. In dettaglio:
– Digitatore EDP;
– Addetto al controllo macchine EDP;
– Addetto alle paghe;
– On line assistant (Help Desk);
– Operatore HTML, Java con altri linguaggi di programmazione
– Operatore esperto di controllo per IP, con responsabilità sulla gestione del flusso dei dati.
– Fatturista;
– Protocollista;
– Operatore di macchine perforatrici e verificatrici..
Va inoltre ritenuto che l’adibizione della ricorrente a mansioni diverse dallo scanner è avvenuta a seguito di richiesta della stessa:
– “è vero, ho sentito personalmente la Fi. lamentarsi delle mansioni svolte e di volerle cambiari” (teste AG.);
– “Io sapevo che la ricorrente era stata spostata dallo scanner poiché non voleva svolgere lavoro straordinario in quanto per quel lavoro è necessario in certe giornate svolgere straordinario” (teste BA.).
La domanda relativa al mobbing è infondata.
A prescindere infatti dalle risultanze della espletata CTU medico – legale (ampiamente motivata e condivisibile, redatta da un consulente specializzato in medicina legale e delle assicurazioni nonché criminologia clinica e psichiatria forense, che ha escluso la sussistenza del danno alla salute indicato in ricorso, riscontrando che la ricorrente “allo stato attuale non presenti postumi permanenti di grado valutabile incidenti quali danno biologico (danno all’integrità psicofisica”), ad ogni modo le prove testimoniali espletate, anche considerate le divergenze di versioni rese tra gruppi contrapposti di testi, non permettono di ritenere posti in essere comportamenti vessatori di tale entità da essere qualificati quale mobbing.
Va comunque evidenziato, con riferimento ai contrasti ed alle discussioni nell’ambiente di lavoro (riferite peraltro solo da alcuni testimoni), che la mera deduzione di situazioni di disagio lavorativo ovvero di conflitto sul luogo di lavoro, non appare idonea ad individuare gli elementi minimi del mobbing giuridicamente rilevante:
– “Il mobbing deve essere inteso come complesso di comportamenti vessatori posti in essere nei confronti del dipendente e come tale non è ravvisabile nel caso in cui ci si lamenti dell’assegnazione di una stanza di modeste dimensioni, delle presunte rivalità con i colleghi, della mancata assegnazione di collaboratori e dell’attribuzione di fondi insufficienti, trattandosi di deduzioni formulate in via generica, senza specifici riscontri oggettivi probatori da cui sia desumibile l’esistenza di un chiaro intento vessatorio” (T.A.R. Trieste sez. I, 26/05/2011, n. 260); “La ricorrenza di una condotta “mobbizzante” va esclusa quante volte la valutazione complessiva dell’insieme delle circostanze addotte e accertate nella loro materialità, pur se idonea a palesare “singulatim” elementi e episodi di conflitto sul luogo di
lavoro, non consenta di individuare, secondo un giudizio di verosimiglianza, il carattere unitariamente persecutorio e discriminante nei confronti del singolo del complesso delle condotte poste in essere sul luogo di lavoro. (Conferma Tar Calabria, Catanzaro, sez. I, n. 553 del 2008) (Consiglio di Stato sez. IV, 07/04/2010, n. 1991; conforme, Consiglio di Stato sez. IV, 21/04/2010, n. 2272); “Ai fini della configurabilità della condotta lesiva qualificata danno da emarginazione lavorativa o mobbing, sono rilevanti, innanzitutto, la strategia unitaria persecutoria, che non si sostanzia in singoli atti da ricondurre nell’ordinaria dinamica del rapporto di lavoro (come i normali conflitti interpersonali nell’ambiente lavorativo, causati da antipatia, sfiducia, scarsa stima professionale, ma che non sono caratterizzati dalla volontà di emarginare il lavoratore), che ha come disegno unitario la finalità di emarginare il dipendente o di porlo in una posizione di debolezza, con la conseguenza che la ricorrenza di un’ipotesi di condotta mobbizzante deve essere esclusa allorquando la valutazione complessiva dell’insieme di circostanze addotte ed accertate nella loro materialità, pur se idonea a palesare singulatim elementi ed episodi di conflitto sul luogo di lavoro, non consenta di individuare, secondo un giudizio di verosimiglianza, il carattere unitariamente persecutorio e discriminante nei confronti del singolo del complesso delle condotte poste in essere sul luogo di lavoro. Peraltro, in caso di denunziato mobbing si può ritenere sussistente l’illecito solo se si accerti che l’unica ragione della condotta è consistita nel procurare un danno al lavoratore, mentre bisogna escluderlo in caso contrario, indipendentemente dall’eventuale prevedibilità e occorrenza in concreto di simili effetti” (Consiglio di Stato sez. IV, 10/01/2012, n. 14).
Quanto alla telecamera, la cui presenza è stata attestata dai testi, è stato tuttavia precisato che:
– “il locale era controllato da una telecamera puntata sull’ingresso. La reception aveva un bancone alto che non consentiva di vedere dall’esterno” (teste NO.);
– “La telecamera dell’ingresso inquadra la porta di ingresso” (teste BA.).
La domanda relativa al licenziamento è infondata, considerata per un verso la situazione di crisi aziendale comprovata dalla documentazione contabile prodotta in atti (ivi compresi i bilanci relativi all’anno del licenziamento ed ai due anni anteriori), analizzata nelle deduzioni contabili rappresentate dalla società nella memoria di costituzione (non contestate specificamente da parte ricorrente) e confermata dal commercialista della società MA. escusso come teste (“nel periodo 2008 in considerazione di una riduzione degli utili e contemporaneamente un incremento dei debiti, ho consigliato alla azienda di ridurre i costi in particolare quello del personale”), e, per altro verso, considerate le innovazioni conseguite all’adozione di un nuovo sistema informatico, che ha reso non più necessarie le mansioni svolte dalla ricorrente.
La situazione di crisi risulta peraltro indirettamente confermata dalle numerose cessazioni di rapporti di lavoro sopravvenute nel periodo, né possono portare a diverse conclusioni le assunzioni richiamate dalla parte ricorrente, considerato che:
– la dipendente MA. è stata assunta per mansioni (di contabilità, con inquadramento nel livello 4 del CCNL) diverse da quelle della ricorrente;
– la dipendente GA. era stata già assunta da due anni prima, sia pure con contratto di apprendistato (in data 10.7.2006) ed inoltre svolgeva mansioni diverse (digitatore edp 4 livello del CCNL) da quelle della ricorrente;
– la dipendente YE. è stata assunta a tempo determinato e con le agevolazioni previste per gli iscritti nelle liste di mobilità di cui all’art. 24 L. 223/1991, sicché anche tale assunzione va valutata nel contesto della riorganizzazione aziendale con finalità di diminuzione del costo del lavoro (cfr. Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2874 del 24/02/2012 – Rv. 621243); la stessa peraltro ha lavorato “pochissimo, circa 2 settimane’ (teste ME.) e non è stata sostituita fino alla cessazione del suo rapporto di lavoro (testi AG., GA.).
Considerata infine la sussistenza del giustificato motivo oggettivo e vista l’insussistenza dei lamentati comportamenti mobbizzanti, va escluso altresì il carattere discriminatorio del recesso.
La domanda relativa al lavoro straordinario va rigettata considerato che, a fronte del disconoscimento da parte convenuta dei cartellini marcatempo prodotti da parte attrice (peraltro per la maggior parte redatti manualmente), i testi escussi hanno invece attestato lo svolgimento di lavoro straordinario in misura anche notevolmente inferiore a quella rappresentata in ricorso (e comunque non quantificabile con precisione) ed, in particolare, solo in determinati periodi del mese o dell’anno (nonché hanno confermato la cessazione dello svolgimento di straordinario da parte della ricorrente nell’ultimo anno di lavoro) e considerato che è stata per altro verso attestata la fruizione, da parte della ricorrente medesima, di permessi continuativi per la danza (“per due, tre volte alla settimana per tutto il periodo lavorativo aveva un permesso di due ore’: teste NO.), ed, infine, considerata la prassi aziendale di recuperare lo straordinario nei restanti periodi del mese:
– “Io, come gli altri, recuperavo lo straordinario con giorni di riposo” (teste BA.);
– “Io personalmente recuperavo lo straordinario in parte, penso che facessero così anche gli altri” (teste LA.);
– “Lo straordinario veniva effettuato in un periodo del mese e veniva recuperato con dei giorni di riposo” (DE.).
La domanda per residue differenze retributive va disattesa, considerata la genericità della formulazione contenuta nel ricorso (per innominate “indennità” e per “festività non godute”, ovvero per “ferie non godute”, non specificate né argomentate).
In considerazione delle difficoltà probatorie, le spese del giudizio possono essere integralmente compensate.
Si pongono solidalmente a carico di entrambe le parti le spese di consulenza tecnica d’ufficio, come separatamente liquidate.
Il TRIBUNALE DI ASCOLI PICENO – GIUDICE DEL LAVORO – così provvede:
– pone solidalmente a carico di entrambe le parti le spese di consulenza tecnica d’ufficio, come separatamente liquidate.
Così deciso in Ascoli Piceno il 4 marzo 2016. Depositata in Cancelleria il 4 marzo 2016.

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 art. 414
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