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Timestamp: 2020-01-26 08:01:08+00:00

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Chieri | www.centrocasalis.it
Secondary Authors Longhi, Marta
31292 (CSI Piemonte).
5439 ha (CSI Piemonte).
A nord/nord-est Chieri confina con i territori comunali di Pino Torinese, Andezeno, Arignano, Baldissero Torinese, Montaldo Torinese, Pavarolo; a sud/sud-ovest con Santena e Cambiano; a sud/sud-est con Poirino e Riva presso Chieri.
Madonna della Scala, Pessione.Vedi mappa.
Il nome antico di Chieri romana, citato per la prima volta da Plinio (Naturalis historia, 3, 5, 49), è «Carreum Potentia». Esso tradisce l’origine preromana, ovvero celto-ligure, dell’abitato (Carreum) che soltanto in età augustea, divenuta colonia romana sede di municipio, sarà ribattezzata con l’aggiunta dell’aggettivo augurale di Potentia. Alle origini del toponimo dunque si trova la base celtica karr(o)-, con significato di «roccia» o «rupe» (in riferimento alla attuale roccia o «rocca» di S. Giorgio, sovrastante l’abitato, sulla quale presumibilmente sorgeva il villaggio originario e incastellato dal vescovo di Torino Landolfo al principio del sec. XI) attestata in area celtica tanto come nome comune, quanto come nome proprio (Petracco Siccardi 1981, p. 43). Ad un nome personale sembra alludere una citazione relativa all’anno 955 «in villa vel fine Cariano», dove appare il suffisso -anus, che potrebbe essere d’uso prediale (Appendice al Libro Rosso, doc. 1, p. 1). La più antica attestazione medievale tuttavia risale all’anno 959 con «Cario» (Appendice al Libro Rosso, doc. 3, p. 3; Dizionario di Toponomastica, p. 202), quindi, nell’anno 981 circa, abbiamo una «curtem que vocatur Cari» (Le carte dello Archivio Capitolare di Torino, doc. 1, 1). Nel corso del secolo XII Carium diviene una variante insistente, ma al contempo comincia ad apparire anche Cherium – da cui Chieri – dove risulta già chiuso il dittongo ai generato da prolessi di i (Dizionario di Toponomastica, p. 202).
Torino: non si evidenziano mutazioni dal medioevo ad oggi Pieve: La più antica presente nel concentrico è senza dubbio la chiesa plebana di S.Maria (attuale S.Maria della Scala). Sorta nella pianura sottostante la roccia, detta poi di S.Giorgio, sulla quale fraill016eill037 sorgerà il castello del vescovo Landolfo di Torino - in prossimità del rio Morderò e della via Francigena - la pieve di S.Maria si presenta retta da un capitolo canonicale sin dal principio del secolo XI (anno 1016: Carte superstiti del monastero di S.Pietro di Torino, 1914, doc.3, 147; CASIRAGHI, 1979, 87; MONTANARI, 1994, 97). Probabilmente eretto sulle vestigia di un tempio romano, l'edificio viene ristrutturato nella prima metà del secolo XI per iniziativa del vescovo di Torino Landolfo che, per l'occasione, ne potenzia il collegio canonicale. (CASIRAGHI, 1979, 87; MONTANARI, 1997, 81-88). fl 26 gennaio 1159 l'imperatore Federico I conferma al vescovo di Torino Carlo "curtem vero de Cario cum plebe et castello et mercatis et districto" (Le carte dell 'Archivio arcivescovile di Torino, 1906, doc.24, 31-34; BERRUTO, 1974, 52). n 6 novembre 1279 il vescovo di Torino Goffredo e il prevosto di S.Maria di Chieri, Guglielmo di Montiglio, si rimettono al giudizio del canonico Antonio Zucca, primicerio della chiesa di Torino, per dirimere una controversia "super decimis quarumdam capellarum infrascriptarum, que eidem ecclesie Sancte Marie sunt subiecte sicut sue plebi" (CASIRAGHI, 1979, 89).
La vastità del distretto plebano di S.Maria di Chieri (già comprensivo di una cinquantina di chiese e cappelle campestri nel 1141, ma espansosi e consolidatesi nel corso del secolo XIII di pari passo con il distretto comunale), risulta soprattutto dal cattedratico del 1386, che elenca le chiese dipendenti come segue: S.Martino raptus di Chieri, S.Giorgio in Chieri, S.Guglielmo de banchetis in Chieri, S.Maria di Vibernone di Chieri, S.Martino de Avuglis di Chieri, S.Vincenzo di Solayrano di Chieri, S.Pietro di Antenorio vel Albreto de Moynasco, S.Benigno alias S.Remigio de Montecarischo alias Cayrasco, S.Maria Maddalena alias de Machayrasco di Chieri, S.Vincenzo di Monfalcone di Chieri, S.Stefano e S.Remigio di Buttigliera d'Asti, due chiese intitolate a S.Giorgio e una a S.Albano nei confini di Buttigliera; inoltre le chiese di S.Maria nel castello di Borgo Cornalese, di S.Vincenzo di Cambiano, di S.Michele di Godiano di Chieri, di S.Maria di Andio di Chieri, di S.Pietro di Arene in Chieri, di S.Maria di Rosai, di S.Solutore di Flavignasco, di S.Giorgio di Pinallo, di S.Pietro di Novole di Chieri, di S.Maria di Flavignasco, di S.Maria di Tegerone, di S.Martino di Marterasco di Chieri, S.Silvestro di Chieri, S.Nicola di Mongenone, S. Saturnino di Pinairano di Chieri, S. Spirito in Chieri, S.Giuliano in Chieri, S.Ippolito in Chieri, S.Quirico di Rentrasco, S.Clemente di Arignano, S.Maria di Rivoletto, S.Giorgio di Rivacella, S.Andrea di Passamano, S.Margherita e S.Remigio di Arignano, S.Pietro di Salice, S.Maria di Cinzano di Chieri, S.Nicola di Ceresole, S.Pietro di Celle già antica sede di pieve, di S.Martino di Revigliasco, di S.Maria de Bona di Revigliasco, S.Quirico di Trofarello, S.Paolo di Santena, S.Martino di Castelvecchio (CASIRAGHI, 1979, 89; MONTANARI, 1994, 150-160).
La più antica presente nel concentrico è senza dubbio la chiesa plebana di Santa Maria (attuale Santa Maria della Scala). Sorta nella pianura sottostante la roccia, detta poi di San Giorgio, sulla quale fraill016eill037 sorgerà il castello del vescovo Landolfo di Torino - in prossimità del rio Morderò e della via Francigena - la pieve di Santa Maria si presenta retta da un capitolo canonicale sin dal principio del secolo XI (anno 1016: Carte superstiti del monastero di San Pietro di Torino, 1914, doc.3, 147; CASIRAGHI, 1979, 87; MONTANARI, 1994, 97). Probabilmente eretto sulle vestigia di un tempio romano, l'edificio viene ristrutturato nella prima metà del secolo XI per iniziativa del vescovo di Torino Landolfo che, per l'occasione, ne potenzia il collegio canonicale (CASIRAGHI, 1979, 87; MONTANARI, 1997, 81-88). fl 26 gennaio 1159 l'imperatore Federico I conferma al vescovo di Torino Carlo "curtem vero de Cario cum plebe et castello et mercatis et districto" (Le carte dell 'Archivio arcivescovile di Torino, 1906, doc.24, 31-34; BERRUTO, 1974, 52). n 6 novembre 1279 il vescovo di Torino Goffredo e il prevosto di Santa Maria di Chieri, Guglielmo di Montiglio, si rimettono al giudizio del canonico Antonio Zucca, primicerio della chiesa di Torino, per dirimere una controversia "super decimis quarumdam capellarum infrascriptarum, que eidem ecclesie San cte Marie sunt subiecte sicut sue plebi" (CASIRAGHI, 1979, 89).
La vastità del distretto plebano di Santa Maria di Chieri (già comprensivo di una cinquantina di chiese e cappelle campestri nel 1141, ma espansosi e consolidatesi nel corso del secolo Xm di pari passo con il distretto comunale), risulta soprattutto dal cattedratico del 1386, che elenca le chiese dipendenti come segue: San Martino raptus di Chieri, San Giorgio in Chieri, San Guglielmo de banchetis in Chieri, Santa Maria di Vibernone di Chieri, San Martino de Avuglis di Chieri, San Vincenzo di Solayrano di Chieri, San Pietro di Antenorio vel Albreto de Moynasco, San Benigno alias San Remigio de Montecarischo alias Cayrasco, Santa Maria Maddalena alias de Machayrasco di Chieri, San Vincenzo di Monfalcone di Chieri, San Stefano e San Remigio di Buttigliera d'Asti, due chiese intitolate a San Giorgio e una a Sant’Albano nei confini di Buttigliera; inoltre le chiese di Santa Maria nel castello di Borgo Cornalese, di San Vincenzo di Cambiano, di San Michele di Godiano di Chieri, di Santa Maria di Andio di Chieri, di San Pietro di Arene in Chieri, di Santa Maria di Rosai, di San Solutore di Flavignasco, di San Giorgio di Pinallo, di San Pietro di Novole di Chieri, di Santa Maria di Flavignasco, di Santa Maria di Tegerone, di San Martino di Marterasco di Chieri, San Silvestro di Chieri, San Nicola di Mongenone, San Saturnino di Pinairano di Chieri, Santo Spirito in Chieri, San Giuliano in Chieri, Sant'Ippolito in Chieri, San Quirico di Rentrasco, San Clemente di Arignano, Santa Maria di Rivoletto, San Giorgio di Rivacella, San Andrea di Passamano, San Margherita e San Remigio di Arignano, San Pietro di Salice, Santa Maria di Cinzano di Chieri, San Nicola di Ceresole, San Pietro di Celle già antica sede di pieve, di San Martino di Revigliasco, di Santa Maria de Bona di Revigliasco, San Quirico di Trofarello, San Paolo di Santena, San Martino di Castelvecchio (CASIRAGHI, 1979, 89; MONTANARI, 1994, 150-160).
Nei secoli dell'alto medieoevo, quando Chieri era ancora un modesto villaggio sede di una curtis vescovile, numerosi ed importanti furono gli enti ecclesiastici detentori di proprietà fondiarie e di diritti giurisdizionali presenti nel suo futuro distretto: primi fra tutti il vescovo e il capitolo cattedrale del San Salvatore di Torino, nonché il monastero torinese di San Solutore (cfr. BERRUTO, 1974, 16-30; MONTANARI, 1994, passim; EAD., 1995, 1-7). Altre importanti presenze, fino al secolo XI, furono i monasteri di San Silvestro di Nonantola (MO) e di San Pietro di Breme Lomellina, i cui possessi erano più che altro concentrati sul fronte collinare a nord/nord-est di Chieri (MONTANARI, 1995, 1-17). A partire dalla fine del secolo XII, e per tutto il medioevo, Chieri fu un centro di dimensioni e di importanza urbane; dunque molteplici e importanti furono le presenze ecclesiastiche insediatesi tanto nel concentrico quanto nel suo territorio. Alla fine del secolo XIII, oltre alla pieve di Santa Maria e alle chiese, da essa direttamente dipendenti, di San Giorgio "intra castrimi", di San Guglielmo de banchetta nella piazza del Mercadillo, di San Pietro di Arene, di San Giuliano, di San Stefano e di Sant' Ippolito, i principali enti presenti con una propria sede all'interno dell'abitato erano rispettivamente: i Templari (e poi i Gerosolimitani) con la chiesa di San Leonardo affiancata da una mansione e da un ospizio, fuori porta Cialda "delle mura"; i Benedettini di San Michele della Chiusa, presenti con la chiesa di San Giacomo, fuori porta Vaira "delle mura"; i Fruttuariensi di San Benigno Canavese con la chiesa di San Bartolomeo, presso la porta del rio Inferiore, "delle cerehie"; gli Antoniani di Sant’Antonio di Ranverso con l'omonima chiesa di Sant’Antonio, presso la porta Vaira "delle mura"; i Francescani con la chiesa e il convento di San Francesco (porta del rivo Superiore "delle mura") e i Domenicani con la chiesa e il convento di San Domenico (porta Cialda "delle mura") (vedi mappa); gli Agostiniani con la chiesa del Santo Spirito di porta Arene "delle mura"; i Cistercensi con la chiesa di San Andrea, presso l'omonimo monastero e l'omonima porta "delle mura", dipendenza di San Croce di Mortara (per quest'ultima cfr. NADA PATRONE, 1966, sub voce San Croce di Mortara; per tutte le altre MONTANARI, 1994, 85-129). I Templari ebbero altre importanti fondazioni nel territorio di Chieri, come la chiesa e la mansione di San Martino dello Stellone, presso i quali, e grazie all'apporto dell'ordine templare, il comune chierese edificò la sua omonima villanova, nota in seguito come Villastellone (vedi scheda relativa). I Cistercensi di Santa Maria di Casanova, presso Carmagnola, e di Staffarda acquistarono nella prima metà del Duecento case e magazzini presso le piazze del mercato di Chieri, per smerciarvi i propri prodotti e condurvi lucrosi affari, contribuendo alla crescita dell'insediamento. I monaci di Casanova procedettero inoltre, fra XII e XHI, secolo all'acquisto di un vasto complesso fondiario nel distretto chierese, impiantando una propria grangia nella località di Tevoleto, presso Cambiano (Cartario dell'abazia di Casanova fino all'anno 1313, docc.3,4,6-9, 20, 23, 9 sgg.; MONTANARI, 1994, 233), e tentando contemporaneamente di espandersi più a sud, ai danni del territorio del nuovo villaggio di Villastellone (MONTANARI, 1991, 50-57; EAD., 1994, 230-243). Ciascun ente ecclesiastico ebbe possedimenti più o meno ampi nel distretto di Chieri, tutti però regolarmente sottoposti a tassazione da parte dell'ente comunale, il quale pertanto non risultò nel complesso danneggiato territorialmente dalla loro presenza ma, al contrario, seppe giovarsene (MONTANARI, 1994, 55-69).
Barnabiti di Chieri. Vedi mappa 1. Vedi mappa 2. Vedi mappa 3.Vedi mappa 4. Vedi mappa 5. Proprietà a Baldissero Torinese. Vedi mappa.
Ospedale Maggiore di Santa Maria della Scala.
Padri di San Domenico di Chieri. Vedi mappa. Proprietà a Baldissero Torinese. Vedi mappa 1. Vedi mappa 2.
L'assetto insediativo originale del Municipium romano di Carreum Potentia è dato dal progressivo avvicinamento del più antico oppidum celto-ligure di Carreum, in collina, sulla cui cima svettava una torre quadrangolare. Accanto a essa sorse, non molto tempo dopo, la chiesa di San Giorgio che, per la sua ubicazione e per quanto è noto più in generale su questo tipo di edifici ecclesiastici, è possibile ritenere in origine una cappella castellana, eretta dal signore locale per esigenze proprie e dei propri familiari. L’ampio complesso collinare costituiva il castrum del vescovo Landolfo, da non intendersi però come una fortezza con mere funzioni militari bensì come un villaggio fortificato nel quale, già da tempo, si era andata riunendo la popolazione locale, secondo un processo ben noto in tutta l’Italia padana (Montanari 1999).Nella pianura sottostante doveva invece esistere un insediamento simile alle ville che, nel 1276, gli statuti veronesi descrivevano come “non clause sed multum diffuse”, vale a dire un villaggio a maglie rade, più o meno coincidente con l’area occupata un tempo dalla civitas romana di Potentia, gravitante attorno alla chiesa collegiata, con funzioni plebane, di Santa Maria (Montanari 1994, p. 95-96). Quest’ultima era sita appunto in pianura, a una certa distanza dal castello, rimanendone separata dal tratto di strada Francigena (odierna via Vittorio Emanuele) Asti-Torino e dal corso del rio Tepice, tra loro paralleli e tangenziali ai due centri demici. Nel secolo successivo però – quando nella documentazione compare la cappella di San Giorgio – la forza attrattiva del castello, richiamando popolazione dai dintorni e avvalendosi del più generale incremento demografico, determinò il costituirsi di frange di abitato fortemente accentrato alle pendici sud-orientali della rupe tufacea, immediatamente a ridosso delle mura castellane, ed esteso sino alla strada Francigena (Montanari 1994, pp. 97-101). Il motivo di maggior richiamo fu probabilmente rappresentato dalla presenza di un’area adiacente al castrum, mantenuta sgombra da costruzioni – facente poi capo alla chiesa di San Guglielmo – adibita a piazza del mercato e localmente nota col nome di Mercadillum (l’odierna piazza Mazzini). Poco più a meridione, l’incrocio della strada Francigena con la via che conduce al Mercadillo (riconoscibile nell’attuale via Carlo Alberto) fornì un secondo punto di sosta per gli scambi commerciali denominato piazza della Beccheria o “confurcium Burgi”, attorno al quale già al principio del secolo XII sorgevano le abitazioni turrite e le botteghe delle principali famiglie chieresi e degli operatori economici astigiani e transalpini(Montanari 1994b). In tal modo non vi era più soluzione di continuità fra il villaggio di pianura, ormai anch’esso rinserrato attorno alla chiesa pievana di Santa Maria, e lo sperone tufaceo sul quale si ergeva il villaggio fortificato o castrum. La nuova appendice castellana fu anche a Chieri denominata burgus (borgo), un tipo di agglomerato che andò moltiplicandosi nel secolo XI in tutta la pianura padana proprio a partire dalle aree attigue ai percorsi delle vie Francigene(Settia 1984, p. 315). A Chieri però, a differenza dell’omologa Casale Sant’Evasio (l’odierna Casale Monferrato), il borgo non finì per caratterizzare l’intero insediamento: esso infatti non inglobò in sé il castello e non offrì quindi, come invece avveniva altrove, la denominazione al luogo nel suo complesso. La presenza di un’ampia e solida villa si dimostrò, infatti, determinante: fu quest’ultima a comprendere in sé il complesso castrum-burgus, dando nome a tutto il concentrico, anche perché il castello, centro del potere dei signori del luogo (il vescovo di Torino e i suoi vassalli, i conti di Biandrate) era vissuto come una presenza ostile dai chieresi che, alla fine del secolo XI, si erano già organizzati istituzionalmente in comune.
La struttura insediativa della città rimase dopodichè stabile, espandendosi nel corso dell'età moderna con la costruzione, per scopi difensivi di nuove cinte murarie e bastioni nei quattro angoli dell'abitato, su imitazione di altre città interessate dalle guerre franco-spagnole nei secoli seguenti. La crescita dell'abitato concentrata nei secoli scorsi sull'asse viario che collega Chieri a Torino (ad occidente) si è ultimamente spostata verso le aree più orientali e meridionali dell'abitato con la crescita di quartieri residenziali esterni alla città (Borgo Venezia e Le Maddalene).
Tenimenti. Vedi mappa.
Data la vastità del distretto chierese è molto elevato il numero delle località scomparse un tempo in esso comprese. Ne elenchiamo qui le principali, rimandando al puntuale censimento ragionato a suo tempo compiuto dal Settia (SETTIA, 1975, passim), e rammentando che il fenomeno di decadimento e di scomparsa dei villaggi medievali nel Chierese ha avuto il suo culmine nel corso dei secoli XIV-XV (vedi schede "Pecetto" e "Villastellone"), come effetto di un anteriore rimaneggiamento della carta del popolamento ad opera del comune di Chieri. I primi a scomparire furono i villaggi di Albussano e di Arene: essi sorgevano immediatamente a ridosso del villaggio e della curtìs di Chieri e appaiono già compresi nel suo concentrico a partire dal secolo XII, formandone gli omonimi quartieri. È però sul versante collinare che la carta del popolamento subì le modifiche più profonde: sulla collina torinese si ebbe Paccorpamento del vero e proprio pulviscolo insediativo (costituito da innumerevoli villaggi di modesta entità e spesso da insediamenti dispersi) a vantaggio di pochi centri rurali accentrati, politicamente ed economicamente più utili al capoluogo (MONTANARI, 1991, passim). H processo venne inoltre sollecitato e guidato da Chieri mediante la fondazione di nuovi villaggi (quali Pecetto in collina e Cambiano e Villastellone nella pianura irrigua) destinati, nelle intenzioni dei fondatori, a concentrare le popolazioni rurali per meglio controllarle. Scomparvero così, tra gli altri, dalla collina torinese Covacium, Pasianum, Serra, Castelvecchio, San Felice, Tecanum, Moncairasium, Pasairanum, Canepe, Caxanum, Monfalconum, Monsgenonum, Andio e Novole. Minori le perdite registrate nella pianura a sud-ovest di Chieri dove finirono per scomparire Celle, Cavanne, Cavannelle, Ceresole, Ceresolette, Alba Speciosa. H rimaneggiamento colpì anche la porzione di distretto ad est/sud-est, dove, ad esempio, vennero meno Godiano, Aranzone e Cesoie (si veda per tutte le località citate: SETTIA, 1975, ad vocem).
Nell'anno 1168 il vescovo di Torino, per mezzo di due atti separati, rilascia ai Chieresi la concessione dei loro "buoni usi" e l'usufrutto dei communia, dei pasqua, e "de fictu istius ville", accordandosi con loro riguardo alla custodia del castello vescovile di Montosòlo, posto a guardia della importante strada Asti-Torino, passante per Chieri (// Libro Rosso del comune di Chieri, doc.l, 1; doc.2, 2; MONTANARI, 1991, 11-22). La formula utilizzata, per il riconoscimento di prerogative economico-fiscali accompagnato da quello delle capacità militari espresse dalla comunità, è di tipo feudale in quanto queste ultime sono intese come servitium militare ed il comune è, a sua volta, inteso come un, seppur inconsueto, vassallo (BORDONE, 1985, 52-60). Tuttavia proprio il riconoscimento militare offrirà l'occasione alla giovane comunità chierese di mettere in crisi la "solita iustitia episcopi". Con la nascita dei consoli si è "di fatto creato un organismo amministrativo distinto dalla amministrazione vescovile" (BORDONE, 1985, 52) in quanto si ritiene che essi, pur essendo semplicemente i capi militari del popolo a cui è affidata feudalmente la custodia della fortezza vescovile, al contempo ne divengano anche i giudici, sottraendosi così di fatto alla dipendenza diretta del vescovo nei confronti del quale devono ora rispondere soltanto feudalmente "come un vassallo fa con il suo senior" (cfr. BORDONE, 1985, 52; MONTANARI, 1991, 11-22). Da allora in poi la comunità si dotò dapprima di consoli, eletti con il consenso vescovile, poi, sin dal terzo quarto del secolo Xn, di podestà stranieri, atti a escludere ogni ingerenza da parte del vescovo e dei conti di Biandrate nel governo locale (MONTANARI, 1991, 13-22; EAD., 1994, 13-29). Da un diploma imperiale dell'anno 1212 (Appendice al Libro rosso, doc.42, 36; MONTANARI, 1994, 101-102) veniamo infatti a sapere che da cento anni a quella parte i Chieresi godevano della facoltà di eleggere le maggiori cariche del governo locale e di autogovernarsi; di assicurarsi da ogni pericolo esterno mediante la costruzione, a loro volontà, di mura, torri e fossati; di governare le proprietà e i villaggi che si trovavano "in circuitu Carii"; di non dover sottostare al tribunale del vescovo.
I più antichi statuti del Comune di Chieri risalgono al XIV secolo e sono editi: Statuti civili del comune di Chieri (1313), a cura di F. Cognasso, Torino 1924, (B.S.S.S., 76). Sono editi anche gli scomparsi statuti penali d'età medievale del Comune chierese. Il più recente Statuto comunale è del 2010. Vedi testo.
I catasti non particellari del Comune di Chieri riportavano fin dal XIII secolo notizie relative ai censi e alla distribuzione demografica della popolazione all'interno dei quattro quartieri della cittò e sono editi: I più antichi catasti del comune di Chieri (1253), a cura di M.C.Daviso di Charvensod, Torino 1939, (B.San San San , 161)
I più antichi ordinati del Comune di Chieri risalgono al XIV secolo e sono editi: Gli ordinati del comune di Chieri (1328-1329), a cura di P.Brezzi, Torino 1937, (B.S. S. S., 162)
Quando, nell'anno 955, il modesto villaggio di Chieri appare per la prima volta nella documentazione, esso risulta già di proprietà della cattedra vescovile di Torino (MONTANARI, 1994). Non è dato sapere come vi fosse pervenuto, ma è certo che alla fine del secolo X un diploma dell'imperatore Ottone IH, confermando una realtà già di fatto esistente, conferiva il dominio di Chieri al vescovo torinese, che risulta essere all'epoca anche il maggiore proprietario della collina a sud del Po (MONTANARI, 1995, 1-5). La condizione privilegiata della cattedra vescovile nel Chierese è forse riconducibile al principio del secolo X, al momento cioè della dissoluzione della cosiddetta iudiciaria Turrensis o "comitato Torresano", un distretto pubblico amministrativo, formatesi nei primi secoli del medioevo, in cui era probabilmente compresa la stessa Chieri (MONTANARI, 1995, 3). Questa rimane ufficialmente di proprietà vescovile fino all'anno 1238, allorché l'imperatore Federico II, prendendo atto di una situazione di fatto già esistente, sottopone il villaggio al diretto dominio della "camera imperiale", liberandolo da ogni altra autorità ad esso superiore (Appendice allibro rosso del comune di Chieri, doc.72, 53; MONTANARI, 1991, 16). n comune di Chieri rimarrà dunque autonomo sino all'anno 1347 quando, per motivi contingenti, stipulerà un atto di dedizione alla dinastia Savoia-Acaia che ne lascerà comunque intatte le prerogative amministrative e giurisdizionali (Appendice al Libro rosso del comune di Chieri, 1913, doc.159, 141).
Nell'anno 1158, a causa dell'irrequietezza e dell'insofferenza mostrata dai Chieresi nei confronti dell'autorità vescovile, il vescovo di Torino Carlo, signore di Chieri, ritenne opportuno infeudare il villaggio incastellato e il suo territorio ai potenti conti di Biandrate (GABOTTO, Appendice al Libro rosso, doc.14, 15-16). L'infeudazione ebbe breve durata e scarso impatto sullo sviluppo dell'autonomia comunale chierese: il comune continuò infatti a formulare e a sviluppare una propria politica territoriale e giurisdizionale, giungendo in breve tempo a soppiantare i feudatari persino nei loro possessi allodiali (MONTANARI, 1991, 11-22). Già al principio del secolo Xffl Chieri era libera da qualsiasi autorità superiore e non venne mai più infeudata ad alcuno (CIBRARIO, 1884,1, passim).
Nel corso dei secoli XII e XIII la comunità chierese, già dotata di un proprio territorio da essa direttamente dipendente, definito poderium, che si estendeva per un raggio di circa quattro miglia all'intorno, iniziò la costruzione di un proprio territorio politico, il districtus, sottoponendo via via alla propria amministrazione un buon numero di villaggi e di castelli con i rispettivi tenitori (MONTANARI, 1991, 18-22). Nell'anno 1311 abbiamo il quadro della complessiva estensione distrettuale chierese, così descritta negli statuti cittadini dell'epoca: "dalla porta di Moncalieri verso Chieri in qua, dal ponte di Torino in qua, da Gassino in qua, da Rivalba hi qua, da Albugnano in qua, da Castelnuovo e da Villanova d'Asti in qua, da Tegerone in qua, da Carmagnola in qua, dal ponte di Carignano in qua" (Statuti civili del comune di Chieri (1313), art.327, 106).
A partire dal 19 maggio dell'anno 1347 Chieri e il suo vasto distretto entrano a far parte dei domini sabaudi, nei quali rimarranno, senza subire sostanziali modifiche, sino alla metà del secolo XVI (CIBRARIO, 1884, I, 391-92).
Nel corso delle guerre che caratterizzano la storia piemontese dei secoli XVI e XVII, Chieri e il suo distretto passano più volte ora sotto il dominio francese ora sotto quello spagnolo. Nel 1622 Carlo Emanuele I, nel disegno di riorganizzazione territoriale e arnministrativa con cui i domini sabaudi vennero inquadrati in 12 province, pone Chieri a capo di una di esse.
La città manterrà tale ruolo fino al 1697, quando con il riordinamento provinciale voluto da Vittorio Amedeo n essa venne compresa nella provincia di Torino. Durante la dominazione francese Chieri fu sede di sottoprefettura all'interno del dipartimento del'Eridano. Con il ripristino delle antiche province al momento della Restaurazione Chieri continuò ad essere soggetta al capolugo provinciale torinese e tale dipendenza sarà confermata - pur all'interno dei successivi mutamenti istituzionali e circoscrizionali - fino a oggi.
A partire dalla nascita di un organismo comunale (metà del sec.XII), il moto di crescita della società chierese va di pari passo con la sua espansione sul territorio circostante e con la formazione di un ampio distretto. Sicché, alla fine del Duecento, all'insieme compatto di terreni agricoli pertinenti agli abitanti di Chieri, che costituiscono la campana o poderium del borgo, fanno eco, da un lato i villaggi di Cambiano, Pecetto, Villastellone, Marentino, Riva e Andezeno, dotati di una propria amministrazione comunale e direttamente dipendenti dal capoluogo e, dall'altro, un gran numero di castelli e di villaggi ad esso soggetti indirettamente, in quanto governati da signori locali, seppure anch'essi cittadini chieresi (MONTANARI, 1994, 43-54). Una dettagliata descrizione del poderium, ovvero campana, è data dalle Squadre fìnium inclite communitatis Cherii, redatte nell'anno 1425 (A.C.C., art. 145, par.l, fasc.2): esso, suddiviso amministrativamente in quattro "squadre" facenti capo ai rispettivi quartieri di Chieri, si estendeva tutto attorno al capoluogo per un raggio variabile di quattro o cinque chilometri, insinuandosi nei distretti campestri dei villaggi limitrofi. Oltre questa fascia di rispetto, il poderium non costituiva un insieme compatto, consistendo nei singoli appczzamenti che i borghigiani di Chieri possedevano all'interno dei tenitori dei singoli villaggi dipendenti (MONTANARI, 1994, 43-54). La massima espansione territoriale chierese è raggiunta a cavaliere degli anni 1289-1311 (vedi voce "Mutamenti di distrettuazione").
Alla fine dell'età medievale la felice parabola espansionistica si è ormai conclusa: a causa dell'indebitamento del capoluogo e del suo ingresso nella costruzione statale sabauda, il comune di Chieri è costretto a infeudare anche le preziose località da esso direttamente dipendenti, come ad esempio Pecetto e Villastellone (vedi schede corrispondenti). Eppure non si tratta ancora di una diminuzione territoriale, poiché l'infeudazione riguarderà alcuni potenti consortili familiari chieresi e i villaggi continueranno a far parte del distretto "urbano". Nel corso dell'età moderna le comunità soggette a Chieri andranno però sviluppando forti istanze autonomistiche, nel tentativo di sottrarsi ai pesanti oneri e al rigido inquadramento loro imposto dal capoluogo. Tali istanze, incontrandosi sovente con le esigenze di costruzione statale sabauda, daranno luogo al progressivo smembramento del distretto di Chieri, che infine si ridurrà fino a tornare alla sola estensione del poderium duecentesco.
Non è possibile fare in questa sede la complessa e articolata cronistoria della separazione dal distretto chierese di ciascuna delle oltre quaranta località che lo componevano: pertanto ci limiteremo a proporre qualche caso esemplificativo dell'andamento generale. (Vedi mappa.) A tale proposito risulta emblematico il caso degli abitati di Baldissero Torinese e di Pino Torinese, sottratti alla giurisdizione chierese per rimpolpare le esangui finanze sabaude. Nell'anno 1694 il duca di Savoia Vittorio Amedeo II ordina di smembrare i due abitati dal territorio chierese, concedendoli in feudo al conte Giuseppe Antonio Benso, Auditore Generale di Guerra, dietro la corresponsione di una ingente somma (A.S.T., Patenti Controllo Finanze, Reg.1687-1696, ff. 64-66-67-76-81). In tale occasione viene formato il consiglio delle due comunità - che per prime avevano richiesto lo smembramento - e si stabilisce che i rispettivi tenitori siano modellati sui distretti parrocchiali dei due luoghi, cui vengono unite alcune appendici, n territorio afferente al comune di Baldissero risulta essere quello sottoposto alla locale chiesa parrocchiale di Santa Maria della Spina cui si uniscono alcune terre dipendenti dalla parrocchia di Superga, ma comprese nel distretto di Chieri. Il territorio comunale di Pino includerà invece, da allora in avanti, oltre al territorio dipendente dalla propria parrocchiale anche quello dipendente dalla parrocchia di Mongreno entro il distretto chierese. Una visione d'insieme sull'entità delle separazioni operate nel corso dei secoli dell'età moderna è data da un documento datato al 22 agosto 1715 (A.S.T., Paesi per A e per B, C, m.56, n.44, "Consegnamenti di vari luoghi della città di Chieri"). Si tratta di un atto formale di protesta presso l'autorità centrale, inoltrato da Chieri "circa la separazione, operatagli dal suo territorio e registro, dei comuni di Cambiano, Andezeno, Pecetto, Pino e Baldissero, e con riserva inoltre circa le sue antichissime ragioni su vari altri luoghi quali Cinzano, Berzano, Moncucco, Vergnano, Sciolze, Tondonito, Osterò, Polmoncello, Bardassano, Santena, Montaldo, Pavarolo, Borgo Cornalese".
Nel medesimo giorno, una regia patente stabilisce che i luoghi, feudi e giurisdizioni di Revigliasco, Trofarello, Villastellone, Arignano, Moriondo, Mombello, Vernone, Rivera, Lovencito, Celle e l'isola e i mulini di Galle spettino all'immediato e diretto dominio di Chieri. Vedi mappa.
Probabilmente a partire dall'antichità e fino almeno al secolo XII, sul versante occidentale della collina torinese, attorno al castello di Montosòlo-Pino Torinese e alle spalle di quelli di Pecetto e di Canepe e alla bastita di Serra si concentravano le fitte e compatte aree boschive costituenti la proprietà comune dei Chieresi (detti negli estimi e nella documentazione duecentesca communio; cfr. ROTELLI, 1973, 38; MONTANARI, 1994, 206). La località di Moncoirasio ossia Mons (de) Karreatis (il nome classico di Chieri: SETTIA, 1996, 162), ora scomparsa ma corrispondente all'odierna regione Montolino in territorio di Pino Torinese, rivela nel toponimo la sua origine di "Monte dei Chieresi", ove appunto si concentravano le loro proprietà soggette a usi comuni (SETTIA, 1996, 159-160). Già alla fine del XIII secolo, però, la maggior parte delle foreste comunali era stata lottizzata e privatizzata, secondo il processo di frazionamento fondiario che caratterizzava tutto il poderium chierese (MONTANARI, 1994, 206-220). I tenitori di Santena e della futura Villastellone, posti nella pianura irrigua a meridione del capoluogo, ospitavano invece i preziosi pascoli comunali di Chieri (ROTELLI, 1973, 126; MONTANARI, 1994, 230-255) che, nell'anno 1263, divennero oggetto di contesa con il consortile dei signori di Santena e la locale comunità (// Libro rosso del comune di Chieri, doc.107, 174-176, "Sentenza arbitramentale del 24 luglio 1263"). A quell'epoca, infatti, i diritti d'uso comune gravanti sul vasto "pascolo della Gorreta", una località non più identificabile con precisione ma compresa tra i tenitori di Chieri, Cambiano e Santena, spettavano appunto agli abitanti delle tre località. I signori di Santena (peraltro anch'essi cittadini chieresi residenti nel capoluogo) e la comunità locale tendevano però a fame un uso esclusivo, impedendone la fruizione gratuita da parte dei borghigiani di Chieri e degli uomini di Cambiano (// Libro rosso del comune di Chieri, doc.107, 174-176, 24 luglio 1263; MONTANARI, 1991, 23; EAD, 1993, 15-18). La sentenza arbitrale pronunciata il 24 luglio 1263 dall'astigiano Enrico Alfieri, già podestà chierese, a favore dei diritti d'uso del capoluogo, ristabilì per il momento le condizioni originarie. Nel corso dell'età moderna i beni comunali e gli usi civici, spettanti ai Chieresi nel loro distretto, andranno però incontro ad una continua erosione da parte dei privati - che non è possibile documentare nel dettaglio - e si disperderanno nel corso del generale processo di smembramento territoriale. Dalla documentazione risalente agli anni 1925-27, risulta che, a quella data, sul territorio di Chieri non si hanno più usi civici e che inoltre i beni comunali, ad eccezione di quelli di uso pubblico "per natura" (vie, piazze, ecc.) sono beni patrimoniali del comune stesso, esenti da qualsiasi vincolo a favore degli abitanti del comune di Chieri o di altri comuni (C.U.C., Chieri).
Da segnalare l'insorgere, al principio del XVI secolo, di una certa tensione fra i comuni di Chieri e di Carignano, per una porzione di territorio di moderata estensione presso la località Gorra (A.S.T., Corte, Paesi, Provincia di Torino, m. 12, fasc.l, 71, 12 maggio e 25 giugno 1507 "Atti di divisione dei tenitori di Chieri e Carignano con approvazione dei termini divisori"), così come, sin dal secolo precedente, erano insorte frizioni tra lo stesso comune chierese e quello di Moncalieri per la zona di confine presso il guado della Rotta (anch'esso presso Gorra: A.S.T., Corte, Paesi per A e per B, C, m.56, fasc.59, anno 1405), destinate a risolversi solo molto più tardi (A.S.T., Corte, Paesi per A e per B, V, m.31, fasc. 10, anni 1726-27). In entrambi i casi è evidente che i confini tra Chieri, Carignano e Moncalieri, siti nella fascia di divagazione fluviale del Po, sono soggetti a persistente instabilità, divenendo quindi oggetto di continue tensioni.n processo di erosione territoriale che accompagna l'inquadramento del potente comune medievale entro formazioni statuali sempre più estese pare trovare un'ultima sanzione - in un contesto istituzionale ormai diversissimo rispetto a quello dell'antico regime - il 18/7/1878 con il distacco della frazione Santena, eretta a comune autonomo in ragione della rilevanza demografica (2966 abitanti) ed economica raggiunta da tale centro.
Libro rosso del Comune di Chieri, a cura di F.Gabotto, F. Guasco di Disio, Pinerolo 1918, (B.S.S.S., 75).
Appendice al Libro rosso del comune di Chieri, a cura di F.Gabotto, Pinerolo 1913, (B.S.S.S., 76).
Statuti civili del comune di Chieri (1313), a cura di F.Cognasso, Torino 1924, (B.S.S.S., 76)
Gli ordinati del comune di Chieri (1328-1329), a cura di P. Brezzi, Torino 1937, (B.S.S.S., 162).
I più antichi catasti del comune di Chieri (1253), a cura di M.C.Daviso di Charvensod, Torino 1939, (B.S.S.S., 161).
Statuto et capitula Societatis San cii Georgii seu Populi Chariensis, 1/1, 1/2, n, Torino 1936-1940-1950, (B.S.S.S., 149/1, 149/11, 150).
Cartario dell'abazia di Casanova fino all'anno 1313, a cura di A.Tallone, Pinerolo 1903, (B.S.S.S. 14)
Le carte superstiti del monastero di San Pietro di Torino (989-1300), a cura di F.Gabotto, in Cartari minori, Pinerolo 1914, (BS.S.S., 69/ni).
Le carte dell'Archivio arcivescovile di Torino fino al 1310, a cura di F.Gabotto, G.B.Barberis, Pinerolo 1906, (B.S.S.S, 36).
Le carte dell'Archivio del duomo di Torino, a cura di G.Borghezio, C.Fasola, Torino 1931, (BS.S.S., 106).
Il cartario di Pinerolo fino all'anno 1300, a cura di F.Gabotto, Pinerolo 1898, (B.S.S.S., 2/1).
A.C.C. (Archivo Storico del Comune di chieri).
Il ricco materiale documentario costituente l'archivio comunale della Città di Chieri appare diviso in due sezioni principali: un archivio storico, comprendente atti di epoca anteriore alla metà del secolo scorso, e un archivio di deposito, le cui quindici categorie annoverano, insieme con gli atti di epoca più recente, anche documenti dei secoli XVII-XVIII. Il materiale è di difficile consultazione a causa della mancanza di personale. L'archivio storico, riordinato nella seconda metà del secolo scorso è fornito di un ricchissimo inventario analitico, corredato di indice alfabetico, in duplice copia (quattro volumi). Vedi inventario del 1853. Vi sono conservate, fra le altre, le serie degli statuti civili fino all'anno 1465, gli statuti della camparia (1348-1574) e i bandi politici e campestri (1621- 1830) (Inventario generale, San v. "Statuti del comune"); la lunga serie degli estimi e dei catasti dall'anno 1253 al 1817 (Inv. gen., "Registro e catasto"); gli ordinati comunali dal 1328 al 1846 (Inv. gen., "Ordinati e deliberazioni, convocati e decreti"); alcuni atti di lite e contenziosi (Inv. gen., "Giurisdizione e contenzioso").
A.C.C., Squadre fìnium inclite communitatis Cheriicum suis estimi, art. 145, par. 1, fasc.2.
A.C.C., Catasti, Cl.l, art. 143, cartt.3-23.
A.C.C., Consiliorum liber, C1.71, n.28.
A.S.T., Biblioteca antica, Manoscritti, Architettura militare, disegni di piazze e fortificazioni, parte su pergamena, Volume I (Mazzo 19, Chieri. Pianta delle fortificazioni, Chieri. (s.d. [metà del XVI secolo] [Autore disegno originale: Non indicato [Gian Maria Olgiati]].
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Camerale Piemonte, Tipi articolo 663, Mazzo 31, Villastellone, Chieri, Santena, ecc., Mappa de Tenimenti e regioni esistenti ne'Territori di Villastellone, Chieri, Moncaglieri, Carignano, Truffarello, Cambiano, Santena, Rivera e Borgo...(Note: Regie Patenti 9 agosto 1765). Vedi mappa.
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche serie III, Mazzo 1, Chieri, P[er] la presente Io sotto[scrit]to pub.[bli]co Ag.[rimenso]re facio fede d'aver procedutto alla Misura della pezza di Boscho propria de' M.M.R.R. / P.P. Barnabiti di questà Città sotto li 29 marzo 1721 accompratta dal Sig.[no]r Gio Giacomo Romanone posta et situatta / sopra le fini del pino Reg.[io]ne detta Rivo marchero et della mede[si]ma, ad Instanza de mede[si]mi Padri haverne levatta la / pianta ò sij tippo originalle dà cui hò Ricavatta la qui designatta è coh.ta figura di misura Giornatte una / piedi uno dico g.te 1:0:1 / In fede Chieri li 23 Luglio 1721. Chieri. Possedimenti dei Padri Barnabiti (25 disegni e vari documenti allegati). 1) "...misura della pezza di Boscho propria de' MM.RR.PP. Barnabiti di questà città...". Chieri, 23 luglio 1721, Gio Bartolomeo Vaudano. Inchiostro e acquerello rosso, verde, giallo (Data: 1721-7-23). Vedi mappa.
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche serie III, Mazzo 2, Chieri, Campo delli MM.RR.PP. Bernabiti / posto, e situato nelle fini di Chieri regione al / Tario, ossia S. Baselissa da me infrascritto misura / to sotto li 24 Marzo 1787, e Terminato come infra / Ritrovato di misura corrente Giornate quatro, tavole venti / una. piedi nove di G[iornate] 4.21:9.0. Chieri. Possedimenti dei Padri Barnabiti (25 disegni e vari documenti allegati). 17) "Campo delli MM.RR.PP. Barnabiti posto e situato nelle fini di Chieri, regione al Tario...". Chieri, 14 giugno 1790, Giuseppe Maria Faggiano. Inchiostro e acquerello di vari colori. (Data : 1790-6-14) [Autore disegno originale : Giuseppe Maria Faggiano [Faggiani].
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche serie III, Mazzo 2, Chieri, Campo delli suddetti PP. Bernabiti / posto, e situato nelle fini di Chieri regione al Tario, / ossia S. Baselissa da me infrascritto Misurato, e Terminato sotto li / 24 Marzo 1787, e ritrovato di Misura corrente Giornate quatro tavole / ventiuna piedi nove dico G.[iornat]e 4.21.9.0. Chieri. Possedimenti dei Padri Barnabiti (25 disegni e vari documenti allegati). 14) "Campo delli suddetti PP. Barnabiti posto e situato nelle fini di Chieri, regione al Tario...". Chieri, 5 maggio 1788, Giuseppe Maria Faggiani. Inchiostro e acquerello di vari colori. (Data: 1788-5-5) [Autore disegno originale : Giuseppe Maria Faggiani].
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche serie III, Mazzo 2, Chieri, Campo, e Ripaggio aboschito del Coleg- / gio de MM. RR. PP. Bernabiti della Città di / Chieri posti nelle fini del luogo di Riva, regione / del Boschetto. Chieri. Possedimenti dei Padri Barnabiti (25 disegni e vari documenti allegati). 18) "Campo e ripaggio aboschito del Coleggio dei MM.RR.PP. Barnabiti della città di Chieri posti nelle fini del luogo di Riva, regione del Boschetto". Chieri, 14 giugno 1790, Giuseppe Maria Faggiano. Inchiostro e acquerello di vari colori (Data: 1790-6-14) [Autore disegno originale : Giuseppe Maria Faggiano [Faggiani]].
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche serie III, Mazzo 2, Chieri, Copia di tipo dimostrativo de fondi de M[olt]o Rev.[eren]di Padri Bernabiti / del Colleggio di Chieri e del Sig. Causidico Peani adjacenti alle rispettive / vigne de med[esim]i poste nella Regione del Gerbido, e denominate quella del S. Causidico / Peani la Garbiglia, e quella de PP. il Gerbido, estrata dall'originale formato dal Sig. / Inginiere Barberis giusta le misure prese in contradittorio personale delle parti, e / del Sig. Misuratore Faggiani perito di detti padri. Chieri. Possedimenti dei Padri Barnabiti (25 disegni e vari documenti allegati). 15) "Copia di tipo dimostrativo de' fondi de' MM.RR.Padri Barnabiti del Collegio di Chieri e del Sig. Causidico Peani...". Torino, 6 ottobre 1788. Inchiostro e acquerello di vari colori [Autore disegno originale: Non indicato (copia tratta da un originale di Barberis)].
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche serie III, Mazzo 2, Asti, Carta Tipografica del corso delle Strade, che da questa Capitale tendono alla Città d'Asti passando per la Montagna, indi a Chieri, / e Villanova, e per altra parte da Moncaglieri a Poÿrino, e S. Michele, ed altra da Poÿrino alla Montà, e S. Damiano. Carta tipografica del corso delle strade che da questa Capitale tendono alla città d'Asti, passando per la montagna indi a Chieri e Villanova e per altra parte da Moncaglieri a Pojrino e S. Michele, ed altra da Pojrino alla Montà e S. Damiano". Torino, 25 maggio 1766, Nicola Bojne Misuratore. Inchiostro e acquerello di vari colori (Data: 1766-5-25) [Autore disegno originale: Nic:[olao] Boÿne [Bojne].
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche per A e per B, Torino Mazzo 1, Torino 6, CARTA TOPOGRAFICA DELLA / Strada tendente da Torino a Chieri passando per la Collina. Carta Topografica della strada tendente da Torino a Chieri, passando per la collina; copia tratta dall'originale, del Sig. Cantù sulla Scala di 1/4692. (Senza data.) [Autore disegno originale : Non indicato (copia tratta da un originale di Giovanni Cantù)].
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Camerale Piemonte, Tipi articolo 664, Chieri, Mazzo 13, Chieri. Territorio compreso tra Chieri, Cinzano, Albugnano e Passerano (Note: Il titolo originario è riportato sul verso del disegno. Disegno restaurato), s.d. Vedi mappa.
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche per A e per B, Torino, Mazzo 23, Torino 29, Dimostrazione del Corso della Strada detta del Sambuj, che, diramandosi dalla Reale di / Chieri, dà l'accesso à Superga, alle Fornaci ivi, à Cordona, ed anche alla Stessa / Città di Chieri. Torino 29, n. 23. "Dimostrazione del corso della strada detta del Sambuj, che diramandosi dalla Reale di Chieri, dà l'accesso a Superga e a Chieri". 1759. Firmato F. Lampo, s.d. [Autore disegno originale : C[arl]o Fran[ces]co Lampo].
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche per A e per B, Torino, Mazzo 1, Torino 7, Parte seconda dell'accennato Profilo, che principia dal Pichetto N.° 50, è s'estende / fino al Pichetto N.° 96.Carta della Livellazione della strada tendente da Torino a Chieri; divisa in tre parti; sottoscritta li 7 marzo 1775. Gio. Cantù Ing.e sulla Scala di 1/590 (Data: 1775-3-7) [Autore disegno originale : Giovani Cantù]. Vedi mappa.
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche per A e per B, Torino, Mazzo 1, Torino 7, Parte Terza del già detto Profilo, il quale principia dal Pichetto N.° 96, e termina al Pichetto N.° 110 / posto avanti la Porta della Città di Chieri denominata / dell'Vajro. Carta della Livellazione della strada tendente da Torino a Chieri; divisa in tre parti; sottoscritta li 7 marzo 1775. Gio. Cantù Ing.e sulla Scala di 1/590 (Data: 1775-3-7) [Autore disegno originale: Giovanni Cantù]. Vedi mappa.
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche per A e per B, Torino, Mazzo 1, Torino 20, Figura regolare dell'andamento della nuova strada già intrapresa dall'Ill[ustrissi]ma Città di Chieri longo il Territtorio del Pino attraverso [...] ora da compirsi nel modo risultante dalle linee rosse indicanti le direzioni, e larghezze di essa nuova strada / e dalle livellete fissate ne Profili a queste Figure relativi, formate da Me sottoscritto in esecuzione di Decreto dell'Ill[...] 31 scorso Luglio. Piano della nuova strada, con progetto per il compimento di essa tendente da Torino a Chieri; lungo il Territorio del Pino; con indice, delineato nel 1795 dall'architetto Paolo Francesco Rocca (Data: 1795-12-7) [ Autore disegno originale: Paolo Fran[ces]co Rocca].
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Raccolte iconografiche archivio Sua Maestà, Raccolta piani e carte cartella (Mazzo) 4, LA CITTÀ DI CHIERI / Con li Suoi Contorni / Dedicata all'Ill.[ustrissi]mo Sig.[no]r Conte Masino, Giglio, di Mombello / Sindaco Della Medesima. "Piani e carte". Album di 63 fogli di stampe e disegni. Inchiostro e acquerello di vari colori. Con 1 foglio manoscritto dell'indice: 58) Città di Chieri, s.d. [Autore disegno inchiostrato: P. Burzio].
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Camerale Piemonte, Tipi articolo 663, Mazzo 31, Villastellone, Chieri, Santena, ecc., Mappa de Tenimenti e regioni esistenti ne'Territori di Villastellone, Chieri, Moncaglieri, Carignano, Truffarello, Cambiano,Santena, Rivera e Borgo ... (Regie Patenti 9 agosto 1765).
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche segrete, Mazzo 53, Stati Sardi Gran Carta B 5 bis nero, FOGLIO N.° LIII." - CHIERI. Gran Carta degli Stati Sardi in Terraferma. Gran Carta degli Stati Sardi, pubblicata dal Corpo Reale di Stato Maggiore, 1852. Mancano i fogli 21, 29, 88 (Data: [1852-1862]) [Autore disegno originale : Corpo Reale dello Stato Maggiore; [Richetti, sotto la direzione di. Autore incisioni [Biasioli] ]. Vedi mappa.
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Ufficio Generale delle Finanze, Tipi, cabrei e disegni (sezione II), Mazzo 107, Chieri, Misura del bosco alle cento croci de padri di S. Domenico di Chieri (Data: 1761).
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Ufficio Generale delle Finanze, Tipi, cabrei e disegni (sezione II), Mazzo 107, Chieri, Pianta del prato situato in Chieri, regione Fantini, di proprietà dei padri di San Domenico. (Data: 03/09/1765) [Autore disegno originale : Giuseppe Brandisso]. Vedi mappa.
A.S.T., Corte, Paesi per A e per B, C (Chieri), m. 56.
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A. A. SETTIA, Castelli e villaggi nell’Italia padana. Popolamento, potere e sicurezza fra IX e XIII secolo, Napoli 1984
A.A.SETTIA, Tracce di medioevo. Toponomastica, archeologia e antichi insediamenti nell'Italia del nord, Torino 1996, pp. 159-169.
Da modesto villaggio altomedievale, semplice sede, nel secolo X, di una grande azienda agraria vescovile, dotato di ampi beni comuni sulla collina e nella pianura irrigua e di una società civile vivace, articolata ma, soprattutto, estremamente intraprendente, Chieri giunse nel corso del Duecento ad occupare la dignità di un vero e proprio centro urbano, a capo di un vasto distretto. Nel compiere la sua vertiginosa e per nulla scontata parabola ascendente, essa fu senz'altro favorita, rispetto agli insediamenti circonvicini, dalla concomitante presenza di una pieve e del suo ampio distretto, di un castrum e di un mercato, che la misero in grado di sfruttare egregiamente i vantaggi offerti dall'area di strada nella quale sorgeva. Mentre andava tessendo le trame di un consistente disegno politico ed economico, volto a liberarsi della opprimente presenza del suo signore, il vescovo di Torino e dei feudatari conti di Biandrate, la classe dirigente chierese si premurò al contempo di formulare una politica territoriale finalizzata alla costruzione di un vero e proprio distretto, condotta principalmente ai danni del vescovo e dei Biandrate e ad imitazione delle vere città. Nel corso dei secoli Xn e Xrfl, grazie alla solida coesione della sua classe dirigente in materia di politica "estera" e alla sua capacità di intrecciare una rete di scambi culturali, politici ed economici di vasta portata, Chieri divenne non soltanto il punto centrale di riferimento per le popolazioni di un vasto distretto e per i maggiori enti ecclesiastici piemontesi, dotato di completa autonomia da qualsiasi altro potere superiore, bensì uno dei maggiori punti di riferimento per i commerci intemazionali rispetto ai centri più propriamente urbani. Al principio del secolo XIV Chieri, ancora del tutto indipendente, si trovava oramai al centro di un territorio politico ad essa sottoposto in modo articolato, a seconda dei soggetti chiamati a farne parte e delle modalità di acquisizione degli stessi. Tale territorio si estendeva sino a confinare con i centri di Moncalieri, Gassino, Rivalba, Albugnano, Castelnuovo, Villanova d'Asti, Tegerone (Poirino), Carmagnola e Carignano. I secoli dell'età moderna videro il lento declino della faticosa ma solida costruzione territoriale chierese, così come dell'autonomia della sua comunità e la progressiva perdita dei beni comuni: l'ingresso di Chieri nella dominazione sabauda si dimostrò a lungo termine disastrosa per il potere della città. Se, fino al secolo XVI, la politica di costruzione di uno stato sabaudo non ne intaccò le prerogative autonomistiche e distrettuali, alla lunga essa finì per assecondare il moto spontaneo di smembramento territoriale promosso dal basso dalle singole comunità del distretto, riconducendo il capoluogo alla condizione di partenza e inficiandone la lunga e difficile costruzione di età medievale. Tale processo di erosione territoriale appare motivato nel XVII secolo soprattutto dalla volontà dei duchi sabaudi di far fronte alle crescenti esigenze dell'erario statale attraverso la creazione di nuove comunità a titolo oneroso, cui fa frequentemente seguito l'infeudazione. In seguito sarà piuttosto il progressivo inquadramento della città chierese nelle strutture amministrative centralizzate dello stato moderno a decretare la fine delle sue antiche prerogative e a facilitarne il ridimensionamento territoriale, che trova un'ultima sanzione nel distacco e nell'erezione in comune autonomo della frazione di Santena a fine Ottocento.

References: art.327
 art. 145
 sentenza 
 art. 145
 art. 143
 articolo 663
 articolo 664
 articolo 663