Source: http://uiciechi.it/documentazione/verbali/Testoverb.asp?id=305
Timestamp: 2019-12-08 18:02:05+00:00

Document:
Verbale dei lavori del 23 maggio 2018
Convocati in conferenza telefonica con nota n. 6014 del 16 maggio 2018, i componenti della Commissione nazionale istruzione e formazione dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (di seguito: Commissione) si sono ritrovati, nell’aula virtuale loro riservata, alle 15:00 del 23 maggio 2018.
Presenti: il Coordinatore, Marco Condidorio; la Referente, Daniela Floriduz; i componenti: Giancarlo Abba, Francesco Busetti e Peppino Lapietra.
Assenti giustificati: Enzo Bizzi e Silvana Piscopo.
Presenti in conferenza anche i Coordinatori del Network per l’inclusione scolastica (di seguito: NIS), Michele Borra e Pietro Piscitelli.
La riunione è stata coordinata da Marco Condidorio e si è articolata in quattro momenti, nei quali, come previsto nell’ordine del giorno, si è parlato delle attività associative del settore, del Piano nazionale di formazione del personale docente, del sistema di assistenza educativa attivato in Lombardia per l’a.s. 2017/2018 e dei Gruppi di lavoro tematici, costituiti e da costituire in seno all’Osservatorio per l’inclusione scolastica.
La conferenza è stata chiusa alle 17:15.
Avendo assistito ai lavori con funzione di segretaria verbalizzante, redigo la presente nota che, previa approvazione dei partecipanti, depositerò agli atti della Presidenza nazionale UICI.
Condidorio apre i lavori, salutando i convenuti e ringraziandoli per la presenza.
Comunica, quindi, di aver partecipato agli incontri realizzati, nell’ambito dell’iniziativa “Scuola e territorio: dialogo con la Commissione nazionale istruzione e formazione”, dalle UICI della Emilia Romagna, della Toscana, del Lazio, della Lombardia, della Calabria e delle Marche.
Riferisce che la raccolta dati, promossa insieme al ciclo di incontri, sta procedendo con discreti risultati. Ribadisce la propria intenzione di collezionare le informazioni, ricavate dall’analisi delle schede e dai confronti territoriali, in una relazione finale.
Intanto, i sei incontri svolti tra il 28 marzo e il 22 maggio sono serviti ad evidenziare un diffuso bisogno di partecipazione e di formazione. Difatti, l’affluenza ai sei incontri è stata discreta; l’apertura verso il territorio è stata unanimemente apprezzata; ed è stato espresso gradimento per i comunicati di informazione giuridica. I sei incontri hanno, inoltre, confermato che la capacità dell’Unione di presidiare il diritto allo studio è territorialmente disomogenea. Non sempre sono reperibili, all’interno dei gruppi dirigenti, anche allargati, persone con una preparazione adeguata a stabilire, mantenere e sviluppare proficue relazioni con i Comuni, le Istituzioni Scolastiche, le AA.SS.LL. e tutti i soggetti, pubblici e privati, che operano nel settore dell’inclusione scolastica, ivi inclusi gli Enti collegati.
Passando ad altro, Condidorio riferisce brevemente dei lavori del 15 maggio dell’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica (n.d.r. resoconto della seduta è stato fornito dalla scrivente con nota e.mail delle 14:43 del 18 maggio). Informa, innanzitutto, che, dopo alcuni mesi di assenza, Giovanna Boda è rientrata nelle funzioni di Direttore Generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione; che la dirigenza dell’Ufficio IV, Disabilità. Scuola in ospedale e istruzione domiciliare. Integrazione alunni stranieri, è stata affidata a Clelia Caiazza e che Raffaele Ciambrone è entrato nei ruoli di Ispettore tecnico. Dice, quindi, di aver chiesto ed ottenuto dalla Direttora generale due assicurazioni. La prima è che verrà dato debito risalto all’iniziativa della Biblioteca italiana per i ciechi di fornire gratuitamente i libri di testo in caratteri braille e ad impaginazione personalizzata agli alunni con deficit visivo iscritti, per l’a.s. 2018/2019, alle classi prima e seconda della scuola primaria. La seconda è che i Dirigenti scolastici regionali saranno invitati ad individuare le Associazioni di e per persone con disabilità da nominare nei Gruppi di lavoro interistituzionali regionali (GLIR), applicando, ovviamente, i criteri indicati all’art. 2, co. 3, lett. h) del d.m. 338 del 26 aprile 2018 ed anche tenendo conto della storia delle Associazioni. Conclude, dicendo che, nel corso della seduta, sono stati insediati i quattro Gruppi di lavoro, costituti a seguito degli accordi raggiunti nella precedente riunione del 27 febbraio. I quattro gruppi verranno affiancati nel prossimo futuro da altri tre. Si riserva di tornare sul punto nel prosieguo dei lavori.
Fornisce, quindi, un breve aggiornamento sullo stato della proposta di stipula del protocollo d’intesa tra il MIUR e l’UICI, in ruolo di garante degli Enti collegati. Il 26 aprile, il Sottosegretario di Stato dimissionario, Vito De Filippo, ha comunicato che lo schema di intesa ha superato positivamente i primi esami. Aggiunge di aver chiesto ed ottenuto nuove rassicurazioni da Rocco Pinneri, componente dell’Ufficio di Gabinetto, a ridosso della riunione in corso.
Da ultimo, comunica di aver proposto, alla Capo di Gabinetto, Sabrina Bono, e alla Direttora generale, Giovanna Boda, di istituire una Giornata nazionale dell’inclusione scolastica. La proposta è stata gradita.
Conclusi i riferimenti di rito, Condidorio avvia la discussione sul dossier Sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio. Curato dalla Direzione generale per il personale scolastico, il dossier raccoglie i risultati degli studi condotti dai tre gruppi di lavoro, costituiti per sostenere l’implementazione del Piano nazionale di formazione del personale docente per il triennio 2016/2019 (di seguito: PNFD).
Il Dicastero ha chiesto all’UICI e all’IRIFOR di formulare osservazioni e pareri sull’intero dossier.
Il documento è particolarmente ricco e complesso. Per questa ragione, Condidorio ha ritenuto utile un lavoro di riduzione e semplificazione. Il prodotto di tale lavoro è stato trasmesso ai Commissari, unitamente ai testi ministeriali.
La Commissione ha l’occasione di inserirsi nelle attività di progettazione della formazione in servizio del personale docente assegnato a classi con alunni o studenti con deficit visivo.
Invita, quindi, la Referente ad intervenire.
Floriduz dice di aver preso visione della sintesi del dossier ministeriale curata dal Coordinatore e del resoconto dei lavori dell’Osservatorio, predisposto dalla scrivente. I due documenti confermano che è necessario che l’UICI eserciti fino in fondo il proprio ruolo di rappresentanza, nei confronti delle Istituzioni e nei confronti delle famiglie. Il ruolo può e deve essere assolto, in collaborazione con i soggetti più qualificati, presenti sul territorio. L’UICI di Pordenone, ad esempio, collabora da anni e con successo con l’ANFAMIV. Che intervenga o meno in rete con altre Associazioni, l’UICI deve, in ogni caso, battersi affinché sia chiaro, a tutti gli interessati ed in modo particolare ai genitori, che la relazione educativa non è e non deve essere di accudimento e di cura e che la stessa relazione si qualifica per i gradi di responsabilità e di autonomia che consegna all’educando.
Busetti condivide pienamente.
Concorda anche Borra, il quale, tuttavia, dubita che l’obiettivo possa essere pienamente perseguito. Di fatto, sempre più spesso i genitori chiedono e si aspettano che le funzioni parentali siano svolte dalla scuola e dai servizi socioeducativi. A causa della rapida trasformazione dei costumi sociali o a causa dell’acuirsi delle problematiche adolescenziali o a causa di altre ragioni, che Borra non è in grado di indicare, l’abdicazione alla genitorialità è, in ogni caso, diffusa e difficilmente contrastabile. Osserva, quindi, che, per rispettare il ritmo evolutivo dell’alunno, i sostegni disposti in suo favore andrebbero variati progressivamente, nel corso dello stesso anno scolastico; una flessibilità di questo tipo è però ben difficile da disciplinare, tenuto conto che il numero degli studenti con disabilità è di oltre 250 mila unità.
Condidorio si inserisce, per osservare che le due difficoltà, di per sé notevoli, si fanno più gravi, in presenza di pluridisabilità.
Borra riprende la parola e conclude il proprio intervento, dicendo che la formazione in servizio del personale docente è certamente necessaria e che, tuttavia, per essere utile, essa deve essere anche rigorosa.
Interviene Piscitelli, che riprende e sviluppa le osservazioni svolte da Floriduz, da Busetti e da Borra. Osserva, infatti, che il PNFD è rivolto al personale docente di ogni ordine e grado della scuola, ivi incluso il personale di sostegno, e si propone di elevare tutte le competenze professionali, in primo luogo quelle che permettono di organizzare percorsi ed ambienti educativi inclusivi. Fa, poi, presente che le opportunità di studio dei ragazzi ciechi ed ipovedenti, privi di deficit cognitivi, sono straordinariamente accresciute dal fatto di disporre di tecnologie sempre più amichevoli. L’attenzione va, quindi, spostata dall’ambito scolastico a quello familiare. L’Unione può e deve incontrare i genitori e dialogare con loro, per aiutarli a riconoscere e promuovere le capacità dei figli.
Rifacendosi alle preoccupazioni di Borra sulla qualità della formazione erogata ai docenti ed agli aspiranti docenti, Condidorio segnala che l’IRIFOR intende proporre la realizzazione di master universitari di tiflologia di primo e secondo livello ad un certo numero di Atenei; l’Istituto è attualmente impegnato nella predisposizione dei piani didattici dei due master. Comunica, inoltre, di aver incontrato Roberta Caldin e Luigi Guerra, rispettivamente Presidente della Scuola di psicologia e scienze della formazione e Direttore del Dipartimento di scienze dell’educazione dell’Università di Bologna, e di avere con loro discusso della possibilità di inserire alcuni insegnamenti di tiflologia nei corsi di laurea a ciclo unico in scienze della formazione primaria e nei corsi di specializzazione per le attività di sostegno didattico nella scuola dell’infanzia e primaria. I due accademici hanno fatto presente che l’art. 12, co. 5, del d.lgs. 66/2017, assegna al MIUR il compito di definire i piani di studio del corso di specializzazione e di individuare i 60 CFU, inerenti le didattiche inclusive, necessari per accedere al corso, in aggiunta ai 31 previsti per la laurea magistrale.
La parola passa a Lapietra, che si dice preoccupato, soprattutto, per lo stato dei servizi di supporto all’inclusione scolastica. I criteri e le modalità di formazione, selezione ed assegnazione del personale della scuola e i compiti di tale personale sono, infatti, chiari. Non sono, invece, determinati, con sufficiente chiarezza i compiti del personale destinato all’assistenza per l’autonomia e per la comunicazione personale. Spesso, perciò, detto personale viene utilizzato più in classe che a casa e viene impiegato in compiti di sorveglianza e indottrinamento più che a fini educativi. Prima di cedere la parola, il Commissario osserva che l’ordine del giorno è troppo ampio e vario, per poter essere adeguatamente discusso. Aggiunge che per poter svolgere analisi articolate ed approfondite, sarebbe necessario lavorare con maggiore assiduità; dall’ultima riunione, tenuta a febbraio, a quella in corso, sono, invece, trascorsi ben tre mesi.
Condidorio invita il Commissario a stare ai temi in discussione.
Lapietra replica che nessuno dei temi proposti può essere realmente discusso. Condidorio ha riferito dei lavori svolti dall’Osservatorio il 15 maggio; l’Organo potrebbe, però, non essere confermato dalla maggioranza di Governo che si costituirà, se mai si costituirà, in seno al nuovo Parlamento. Condidorio ha riferito degli incontri svolti in sei tra le più importanti Regioni italiane; non ha, però, fornito gli elementi e i dati indispensabili ad uno studio analitico. Condidorio ha posto all’ordine del giorno il PNFD, che si inscrive nella cornice, normativa e concettuale, delineata della legge 107/2015; tuttavia, i programmi elettorali delle due compagini impegnate nella formazione del nuovo Governo, il Movimento 5 Stelle e la Lega Salvini Premier, prevedono lo smantellamento della riforma realizzata con la legge 107.
Lapietra viene interrotto da Condidorio, che non accetta e respinge le critiche. Dice, infatti, che non è sua abitudine sprecare risorse ed opportunità. Aggiunge che se la Commissione è inefficiente ed improduttiva, è perché i Componenti intervengono ai lavori, senza la preparazione che deriverebbe loro dallo studio dei documenti, puntualmente trasmessi insieme agli avvisi di convocazione.
Lapietra non condivide e lascia la conferenza intorno alle 16:00.
Condidorio prosegue, sollecitando l’intervento di Abba, che esordisce, dicendo che la maggior parte delle considerazioni, che avrebbe voluto svolgere, sono già state espresse da Borra e da Piscitelli. Si limita, perciò, a chiedere se le iniziative di formazione che l’IRIFOR promuove in favore del personale scolastico sono pubblicate in SOFIA. Com’è noto, la piattaforma è stata attivata dal MIUR, per consentire ai soggetti accreditati ed ai soggetti qualificati alla formazione, ai sensi della d.m. 170/2016, di pubblicare le proprie iniziative all’interno di un catalogo on line, cui hanno libero accesso i docenti di ruolo, di ogni ordine e grado della scuola. SOFIA è, dunque, un importante canale comunicativo, di cui l’IRIFOR dovrebbe avvalersi, posto che già non ne faccia già uso.
La parola va a Busetti, il quale dice che l’instabilità del collegamento telefonico ed il disturbo uditivo, da cui è angosciosamente afflitto, gli hanno impedito di seguire la discussione nella sua interezza. Ad ogni modo, condivide le opinioni espresse da Floriduz, da Piscitelli e da Lapietra; è necessario coltivare le relazioni con i genitori e con i ragazzi, per rendere i primi più consapevoli e responsabili ed i secondi più autosufficienti e sicuri di sé; ed è necessario rendere i lavori della Commissione più regolari e continui. Il Commissario riconosce a Condidorio il pregio di essere persona aperta e disponibile. Propone una verifica di metà mandato delle attività del Gruppo, con l’auspicio che le ripetute, persistenti incomprensioni possano essere superate. Busetti dice, quindi, di volersi soffermare sull’ulteriore punto all’ordine del giorno, ovvero sul provvedimento adottato dalla Giunta della Regione Lombardia per garantire l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli studenti con deficit sensoriale ed eventuali deficit aggiuntivi (d.g.r. 46/XI del 23.4.2018). Il provvedimento è stato adottato al termine dell’applicazione sperimentale delle linee guide emanate allo stesso fine nel 2017 (d.g.r. 6832/X del 30 giugno 2017 e d.g.r. 6971/X del 31 luglio 2017). Dette linee guida hanno il merito di assicurare conformità di trattamento, sulla base di costi omogenei, a tutti gli aventi diritto. In particolare, esse prevedono che i servizi di trasporto e l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale sono garantiti: dal Comune di residenza, per gli studenti della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, e dalla Regione per il tramite del Comune di residenza, per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado e dei percorsi di istruzione e formazione professionale sono garantiti; e che i servizi integrativi destinati agli studenti con disabilità sensoriale (assistenza alla comunicazione, servizio tiflologico, fornitura di materiale didattico speciale e testi scolastici) sono garantiti, in relazione a ogni ordine e grado di istruzione e alla formazione professionale, dalla Regione per il tramite delle Agenzie per la tutela della salute (di seguito: ATS). Le linee guida hanno, inoltre, il merito di definire l’ambito di attività dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione personale in rapporto alle specifiche disabilità e l’ambito di attività del tiflologo. Le stesse linee guida hanno, tuttavia, diversi limiti, come è risultato chiaro in fase di prima applicazione, limiti di ordine progettuale, organizzativo e gestionale. Secondo le previsioni, i servizi integrativi di inclusione scolastica sono svolti dalle ATS, per il tramite di operatori qualificati in forma singola o in rete, individuati in seguito all’emanazione di apposita manifestazione di interesse. I criteri di qualificazione sono tali che i servizi possono essere resi anche da soggetti che, privi di personale qualificato, dichiarino di essere in grado di dotarsi di operatori in possesso della necessaria formazione ed esperienza. Tali soggetti hanno preso in carico e continueranno a prendere in carico un cospicuo numero di richieste di intervento, posto che il personale in forza presso l’Istituto dei Ciechi di Milano e il Centro Non Vedenti di Brescia non è in grado di coprire la domanda e che il personale già impiegato, con contratti a termine, dalle Province di Bergamo e di Mantova è andato disperso. Secondo Busetti, l’UICI lombarda e l’Istituto dei Ciechi di Milano avrebbero dovuto segnalare, per tempo, ai decisori politici regionali che, così come configurato, il sistema non sarebbe stato in grado di garantire servizi realmente qualificati a tutti gli studenti con deficit visivo. Pesano, inoltre, sul buon funzionamento del sistema: la complessità delle procedure di attivazione dei servizi, la semestralizzazione e l’esiguità del trattamento economico fissato per gli educatori ed i tiflologi (i costi orari di intervento sono stabiliti, per le due categorie, in 20,00 e 40,00/50,00 euro, IVA inclusi), la facoltà di scelta riconosciuta alle famiglie. Sull’ultimo punto, Busetti ritiene che le famiglie, nell’analisi delle offerte e nella formazione delle preferenze e delle decisioni, dovrebbero essere sostenute dall’Unione.
Condidorio chiarisce di aver posto all’ordine del giorno la normativa lombarda, concernente l’assistenza degli alunni con disabilità sensoriale, per soddisfare una richiesta di specifica valutazione, formulata da Nicola Stilla, quale presidente dell’UICI della Lombardia, durante i lavori del 28 aprile del Consiglio nazionale.
Abba replica brevemente all’intervento di Busetti, dicendo di aver lasciato la Direzione dell’Istituto dei Ciechi milanese nel 2015 e di non aver, perciò, partecipato alle audizioni convocate dal Governo regionale, durante i lavori preparatori e in fase di prima applicazione delle nuove norme. Concorda che esse comportano un aggravamento degli adempimenti burocratici. Aggiunge che oggi, a 40 e più anni dalla trasformazione da struttura residenziale ad istituzione aperta, l’Istituto è capace di assicurare la presa in carico, la gestione dei rapporti con la famiglia e l’accompagnamento all’inserimento scolastico nella città metropolitana di Milano e nelle province lombarde prive di risorse specialistiche.
Busetti fa presente che gli alunni e gli studenti ciechi bergamaschi sono 340; fino all’a.s. 2015/2016, 150 di essi fruivano dei servizi allestiti dall’Istituto milanese, i restanti dei servizi gestiti dalla Provincia; dopo il riordino, la domanda, già coperta dalla Provincia, è stata giocoforza assorbita da soggetti accreditati, ma non specializzati.
Condidorio interviene per osservare che il sistema messo a punto in Lombardia non è immediatamente esportabile in altre Regioni. Infatti, le risorse finanziarie, professionali e strutturali delle diverse Regioni sono differenti e non sempre adeguate; vi è una diffusa insufficienza di fondi, di personale specializzato, di stamperie e di ausilioteche. Ciò che, a suo parere, va ripreso della speciale legislazione lombarda è l’attenzione ai contenuti didattici e pedagogici degli interventi.
La parola torna a Busetti. Per il Commissario, il principio della normativa lombarda che maggiormente merita di essere ripreso è quello che mantiene in capo all’Ente Regione le funzioni relative all’inclusione scolastica degli studenti con disabilità sensoriale, assicurando maggiore regolarità e continuità ai servizi. Busetti si chiede, tuttavia, tramite quali soggetti le altre Regioni italiane potrebbero svolgere le funzioni che, in Lombardia, vengono svolte tramite l’ATS. Si chiede, inoltre, mediante quali meccanismi sarebbe possibile evitare l’accreditamento di soggetti non sufficientemente qualificati; nell’ATS di Bergamo, ad esempio, sono accreditati all’erogazione dei servizi tiflologici ben 18 soggetti, la cui competenza è e rimane dubbia.
Interviene Borra. La discussione svolta dai colleghi ha evidenziato gli elementi più interessanti della nuova normativa lombarda, elementi che concerno l’architettura dei servizi e la tipologia degli interventi. Le domande da porsi, a questo punto, sono due: “Cosa occorre fare affinché a tutti i nostri alunni e a tutti i nostri studenti siano garantiti servizi di qualità? E cosa occorre fare affinché l’UICI e gli Enti collegati intervengano su tutto il territorio nazionale con proposte tiflologiche di buon livello?”. In entrambi i casi, la risposta è apparentemente semplice. Nel primo caso, infatti, bisogna premere sulle Regioni perché provvedano a regolare l’organizzazione e la gestione dei servizi di supporto dedicati o a perfezionare le norme già esistenti, qualora necessario. Nel secondo caso, occorre consolidare la rete costituta dall’UICI e dagli Enti collegati, mobilitando tutte le risorse esistenti e impiegandole secondo criteri di efficacia ed efficienza. Purtroppo, nessuna azione concreta è stata ancora intrapresa né nella pima, né nella seconda direzione.
È il turno di Floriduz, che dice di credere fermamente nel lavoro di rete. In effetti, l’UICI di Pordenone, che ella attualmente presiede, collabora, già dalla metà degli anni Novanta, con il CRESCI di Trieste, con l’ANIOMAP e con l’ANFAMIV alla realizzazione di attività di supporto e di consulenza tiflologica. La collaborazione è stata ed è fruttuosa non solo perché permette di offrire servizi di qualità ai ragazzi, alle famiglie e alle scuole, ma anche perché rafforza il radicamento, civico ed istituzionale, della Sezione. Le altre UICI friulane, le UICI di Udine, Gorizia e Trieste, si sono orientate in modo molto diverso; hanno, infatti, rimesso tutte le attività che concernono l’inclusione scolastica al Rittmeyer di Trieste e al Centro di consulenza tiflologica che opera presso l’Istituto. La soluzione ha garantito un’assistenza, più o meno completa e più o meno continua, agli studenti udinesi, goriziani e triestini. Nel contempo, ha privato le tre Sezioni UICI della prerogativa di rappresentare, tutelare e promuovere gli interessi della categoria in un settore fondamentale come quello scolastico. Floriduz ritiene invece detta prerogativa irrinunciabile.
Si inserisce Condidorio, che torna al tema lombardo. Ringrazia Abba per aver collaborato alla formazione delle norme in parola e dice che i requisiti degli Enti, che manifestano interesse alla svolgimento dei servizi di assistenza scolastica, devono essere verificati in modo tale da escludere la possibilità di uno scadimento delle prestazioni.
Busetti dice che l’ATS di Bergamo ha attribuito i compiti di verifica ad una Commissione ad hoc, di cui egli è membro. In questo ruolo, ha potuto constatare che trenta tra i lettori, già utilizzati dall’Amministrazione provinciale, sono stati ingaggiati dalle Cooperative come tiflologi, qualifica, peraltro, non certificabile. Aggiunge di aver suggerito alle Cooperative mancanti di personale esperto di convenzionarsi con l’Istituto di Milano.
Riprendendo le preoccupazioni espresse da Borra, Piscitelli osserva che la possibilità di realizzare delle attività di rete differisce da territorio a territorio. Fa, quindi, presente che il sistema allestito dalla Regione Lombardia poggia su due condizioni difficilmente replicabili, ovvero su un decentramento amministrativo ben funzionante e su disponibilità di bilancio abbastanza ampie da consentire interventi in favore degli alunni con deficit visivo di importo compreso tra i 3.600,00 ed i 5.000,00 euro. Le capacità di spesa delle altre Regioni sono di norma inferiori a quelle lombarde; la Regione Campania, in particolare, ha autorizzato, per il corrente anno scolastico, interventi di supporto alla inclusione scolastica nel limite massimo di 3.200,00 euro. Ribadisce quanto già detto in altre occasioni e, cioè, che agli Enti, impegnati nell’intesa del 23 agosto, spetta il compito di dotare i bambini ed i ragazzi, ciechi ed ipovedenti, delle conoscenze e degli strumenti necessari a che essi accedano, ai vari gradi dell’istruzione, in condizione di sostanziale autonomia e di sostanziale parità. Di conseguenza, gli Enti debbono intervenire nei territori, piuttosto che nelle scuole, garantendo la presenza di personale esperto all’interno dei servizi di assistenza educativa, anche se gestiti da soggetti terzi.
Floriduz condivide solo in parte; ritiene, infatti, indispensabile entrare in rapporto con le scuole, magari per realizzare progetti di alternanza scuola-lavoro.
Borra riconosce che le possibilità di collaborazione sono molteplici; allo stato, però, né l’Unione, né gli Enti collegati sono in grado di sostenere il rapporto con le famiglie e con le scuole, con continuità, costanza e competenza.
Piscitelli riprende la parola e conclude, dicendo che la preparazione dei Dirigenti territoriali in materia di inclusione scolastica è spesso scarsa e, in alcuni casi, del tutto assente; che occorre, perciò, provvedere ad una diffusa formazione di base e, solo al termine dell’attività di qualificazione, ricercare il contatto con le scuole.
Alle 16:50 Floriduz lascia la riunione.
Busetti osserva che l’interesse associativo per l’inclusività scolastica è davvero basso; neppure la Presidenza dell’UICI lombarda, così attiva nella tutela del diritto allo studio, ha mai ritenuto che il punto meritasse di essere discusso in una delle sedute di Consiglio.
Passando all’ultimo argomento dell’o.d.g., Condidorio chiede ai presenti di segnalare il proprio interesse e la propria disponibilità a partecipare ai Gruppi di lavoro tematici, costituiti e da costituire in seno all’Osservatorio per l’inclusione scolastica, allo scopo di disciplinare le modalità di partecipazione degli studenti con disabilità ai progetti di alternanza scuola-lavoro e, soprattutto, di cooperare alla redazione degli atti di cui ai seguenti articoli del d.lgs. 66/2017:
•	Art. 4, co. 2: definizione degli indicatori per la valutazione della qualità dell’inclusione scolastica.
•	Art. 7 e art. 5, co. 6, lett. b: elaborazione di un modello da utilizzare per la predisposizione dei piani educativi individualizzati e individuazione dei criteri, dei contenuti e delle modalità di redazione del Profilo di funzionamento.
•	Art. 9, co. 7: individuazione delle modalità di funzionamento del Gruppo per l’inclusione territoriale (GIT).
•	Art. 12, co. 5: definizione dei piani di studio e delle modalità, attuative ed organizzative, del Corso di specializzazione per le attività di sostegno didattico nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria.
•	Art. 3, co. 4: individuazione di criteri per una progressiva unificazione della definizione dei profili professionali del personale destinato all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale, anche attraverso la previsione di percorsi formativi propedeutici allo svolgimento dei compiti assegnati.
Su proposta di Piscitelli, si concorda che potranno essere designate a partecipare alle attività di Gruppo anche persone esterne alla Commissione, purché di esperienza.
Esaurito l’o.d.g., Borra chiede la parola, per alcune considerazioni sull’andamento dei lavori odierni e, più in generale, sulle attività della Commissione. Inizia con il sottolineare che la materia scolastica è vasta e complessa e che, per questa ragione, i lavori della Commissione sono, di norma, lunghi e laboriosi. Osserva, quindi, che la discussione appena conclusa è stata particolarmente impegnativa e che, quando gli argomenti da trattare sono numerosi, vari e tutti ugualmente importanti, sarebbe forse preferibile affrontarli in incontri successivi, più che in un’unica riunione, così come suggeriva Lapietra. Invita, quindi, Condidorio a ricucire lo strappo con il Commissario, per non privare il Gruppo di un prezioso contributo.
Condidorio replica che ogni lavoro e, quindi, anche il proprio, merita il massimo rispetto; dice che lo svolgimento degli incontri realizzati e da realizzare nell’ambito dell’iniziativa Scuola e territorio gli sta costando molta fatica; dice, ancora, che Lapietra, contestandogli di riferire in maniera generica e non circostanziata degli incontri già tenuti, ha di fatto dubitato della serietà del suo impegno. Dichiara che non intende interrompere la collaborazione con Lapietra, ma che spetta al Commissario proporre la riconciliazione.
Busetti dice di stimare la laboriosità e la disponibilità di Condidorio; nell’interesse della Commissione e dell’Unione, insiste perché lo stesso Condidorio superi ogni rammarico e si riappacifichi con Lapietra.
Condidorio ribadisce di non volere una rottura definitiva e che, tuttavia, il riavvicinamento deve essere avviato da Lapietra. Saluta, quindi, i presenti e scioglie la seduta.
F.to, Marinica Mecca
Visto e approvato, Marco Condidorio

References: Art. 4
	Art. 7
 art. 5
	Art. 9
	Art. 12
	Art. 3