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Timestamp: 2016-07-30 01:48:24+00:00

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21 | maggio | 2009 | Ho visto cose che voi umani...
Archivi del giorno: 21 maggio 2009	Antimafia Duemila – Processo Mori-Ubinu: Brusca; Riina fece nome uomo istituzioni per trattativa
Pubblicato il 21 maggio 2009| Lascia un commento
Antimafia Duemila – Processo Mori-Ubinu: Brusca; Riina fece nome uomo istituzioni per trattativa.
“Riina mi disse il nome dell’uomo delle istituzioni con il quale venne avviata, attraverso uomini delle forze dell’ordine, la trattativa con Cosa nostra”.
Lo dice per la prima volta in aula il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca, deponendo nel processo al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento alla mafia. Il processo, che si svolge davanti ai giudici del tribunale di Palermo, è in trasferta nell’aula bunker di Rebibbia a Roma per sentire alcuni pentiti. Brusca racconta che tra la strage di Falcone e quella di Borsellino “persone dello Stato o delle istituzioni” si erano “fatti sotto” con Riina, il quale aveva loro consegnato un “papello” di richieste per mettere fine agli attentati. Per la prima volta in un pubblico dibattimento, Brusca afferma di aver saputo da Riina il nome della persona a cui era rivolta la trattativa. Ma, quando il pm Nino Di Matteo gli chiede di farlo davanti ai giudici quel nome, Brusca si ferma e dice: “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere, perché su questa vicenda vi sono indagini in corso e non posso rivelare nulla”. Il riferimento è all’inchiesta che viene condotta dalla procura di Caltanissetta, guidata da Sergio Lari, che da mesi ha avviato nuove indagini sulle stragi del ’92.
Pubblicato in giustizia, mafia, massoneria, politica, strategia della tensione	Contrassegnato giovanni brusca, mafia, papello, ROS, stragi, totò riina	Antimafia Duemila – Di Pietro: ”Mani Pulite si blocco’ quando ando’ verso Vaticano”
Antimafia Duemila – Di Pietro: ”Mani Pulite si blocco’ quando ando’ verso Vaticano”.
L’indagine Mani Pulite “si è bloccata nel momento in cui l’indagine stava procedendo verso il Vaticano, ma questo nessuno lo enfatizza. Quando siamo andati a fare quelle rogatorie tutto si è fermato”. Lo ha detto Antonio Di Pietro nel programma Klauscondicio. “Dopo i repulisti post-Marcinkus – ha detto l’ex Pm – certamente è cambiato molto, ma c’é stato un periodo buio del Vaticano. Dopo la morte del cardinal De Bustis sono usciti alcuni documenti fondamentali indicanti conti correnti che portavano a parlamentari di primissimo livello ma anche a politici collusi con la mafia. I soldi partivano dallo IOR, per andare a finire a Ciancimino, il sindaco di Palermo mafioso. Se avessi avuto questi carteggi negli anni ’90 oggi ci sarebbe un’altra Repubblica”.
Pubblicato in giustizia	Contrassegnato antonio di pietro, vaticano	ComeDonChisciotte – CRISI GLOBALE: QUANTO TEMPO ABBIAMO ?
ComeDonChisciotte – CRISI GLOBALE: QUANTO TEMPO ABBIAMO ?.
Un buon dottore riferisce sempre al paziente la sua reale condizione, a prescindere dalla diagnosi; un buon dottore comincia col fare una corretta diagnosi sulla condizione del paziente. Un cattivo dottore invece non è in grado di fare una corretta diagnosi (a causa della mancanza di preparazione) oppure nasconde la veritá al paziente, il che è anche peggio.
Quando si dice ad un malato terminale come veramente stanno le cose, prima di farsene una ragione il paziente prima è incredulo ed in seguito cerca di negare ció che gli sta accadendo; incredulitá per cui il paziente ritiene che il medico abbia fatto un errore sbagliando la diagnosi. Quando la diagnosi è confermata, la disperazione lo porta a negare: ‘è impossibile, dice, che stia succedendo proprio a me’.
Un bravo medico aiuta il paziente ad attraversare questo processo doloroso, cercando di fargli accettare la situazione; solo allora la cura puó iniziare. Qualcosa del genere accade, anche se in modo metaforico, quando i cittadini sono colpiti da disordini sociali che sono la conseguenza di crisi profonde derivanti da ció che Carl G. Jung chiamava ‘epidemie della mente e dell’anima’.
Di seguito vogliamo trattare alcune questioni che pensiamo riflettano la fine drastica di un ciclo a livello globale, anche se i media guardano dall’altra parte (per esempio nascondendo la veritá e generando cortine fumogene), e la maggior parte dei politici hanno le idee poco chiare su quello che sta succedendo (questo fa capire la loro ignoranza), mentre la massa della popolazione in tutte le nazioni vede e sente la crisi ma non è in grado di trovare una spiegazione (incredulitá), e infine ci sono alcuni intellettuali realmente in grado di capire quello che sta succedendo e dove stiamo andando a finire ma trovano la situazione troppo difficile da accettare (negazione delle conseguenze).
Nel nostro comunicato numero 52 del 3 ottobre 2008 riguardante la crisi finanziaria globale allora appena esplosa dicemmo che non si trattava di una ‘crisi’. Quello che prese piede a partire dal 15 settembre 2008 era piú precisamente l’inizio della fine irreversibile del sistema finanziario globale, parte di un modello controllato per il raggiungimento di diversi obiettivi. Questi obiettivi vanno ben oltre gli scopi finanziari, nel senso che si tende verso lo stadio successivo: il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale [New World Order (NWO), ndt]; questo è nient’altro che la costituzione di un governo globale. Al tempo abbiamo anche descritto i tre progetti base, ‘Piani’, dell’elite del NWO:
Per prima cosa si deve puntualizzare che il nuovo ordine mondiale non rispecchia lo stadio attuale della struttura politica internazionale: è piú che altro un termine generico. Perciò abbiamo avuto diversi “Nuovi Ordini Mondiali” nell’ultimo secolo:
– Nel 1919, alla fine della prima guerra mondiale, quando furono creati il Council on Foreign Relations (New York) ed il Royal Institute of International Affaires (Londra) come organizzazioni per il controllo e la pianificazione politica mondiale promuovendo gli interessi anglo-americani e sionisti in tutto il mondo.
– Nel 1945, quando il bipolarismo del dopoguerra prese piede: cioé Breton Woods, Jalta, l’ ONU e la guerra fredda.
– Nel 1991, dopo il crollo dell’ Unione Sovietica e l’ avvento della globalizzazione, come annunciato da Bush padre (11 settembre 1991).
– Nel 2008, quando la morente e ambigua globalizzazione cede il passo a qualcosa di molto piú ambiguo: un governo mondiale coercitivo e autoritario, come annunciato nel Financial Times londinese l’ 8 dicembre 2008 da Gideon Rachman.
– Dissoluzione di tutti i governi e autoritá nazionali (la rinuncia alla sovranitá nazionale promossa dal CFR, dalla Commissione Trilaterale e dal Gruppo Bilderberg).
– Il crepuscolo degli Stati Uniti come superpotenza ‘indispensabile’ (per questo Obama veniva accolto nello Studio Ovale)
– Il drastico spopolamento del globo (isteria pandemia)
– Sorveglianza elettronica totale e controllo dei cittadini sopravissuti (pratiche da guerra psicologica che abbassano le difese della popolazione contro l’ inoculazione).
– Monopolio centralizzato e stretto controllo sulla politica, l’economia, la finanza, l’ sercito, la cultura, i mezzi d’informazione, la tecnologia e perfino le pratiche religiose.
La Cina vorrebbe capire cosa ne sará dei 1.7 mila miliardi di riserve in dollari che detengono (questa situazione è chiamata ‘la bomba atomica cinese’ da alcuni osservatori a Washington). Gli USA non danno spiegazioni perché in realtá di risposte non ne hanno.
Il recente misterioso volo a bassa quota dell’ Air Force One su Manhattan, che ha provocato molto panico e perfino l’ evacuazione sia del World Financial Center che di altri grattacieli sembra essere connesso con la situazione generale: sembra che Obama e alcuni del suo staff abbiano deciso di incontrare i rappresentanti e garanti della Cina e di altre potenze estere con l’obiettivo di raggiungere un accordo/soluzione. Il problema è che Obama non è arrivato ad un accordo con i piani piú alti che hanno l’ ultima parola e che hanno deciso diversamente, ordinando all’Air Force One di atterrare a Washington DC in maniera piuttosto minacciosa. Temendo il peggio il pilota dell’Air Force ha deciso di proteggere il velivolo facendo in modo che venisse ‘visto’ sui cieli di New York da milioni di persone cosi che i due caccia F-16 che lo scortavano non facessero niente di ‘strano’ (vedi i video su YouTube degli incredibili voli a bassa quota). Gli inviati dei creditori esteri degli USA, inclusa la Cina, sono poi anche stati coinvolti in uno scontro a fuoco avvenuto poco dopo con degli agenti dell’ FBI; scontro che ha provocato la morte di diversi agenti.
L’iper-inflazione tecnica del dollaro è un fatto, anche se nessuno ancora lo dichiara apertamente.
Milioni di persone stanno perdono il posto di lavoro e i mezzi di sussistenza, le case, le pensioni, e i risparmi di una vita; milioni di persone cominciano a farsi sentire nelle strade con manifestazioni come i “tea-parties” [recenti manifestazioni di protesta negli USA N.d.r] e sommosse: rappresaglia e repressione.
Qualsiasi cosa si abbia intenzione di fare, è meglio che si cominci subito.
Titolo originale: “Global Crisis: How Much Time do We Have?”
Fonte: http://asalbuchi.com.ar/
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Pubblicato in giustizia, mafia, politica, strategia della tensione	Contrassegnato aldo giannuli, ciancimino, gaspare pisciotta, mafia, salvatore giuliano, strategia della tensione	Mills, una sentenza che vale tre (anzi quattro)
Mills, una sentenza che vale tre (anzi quattro).
Uno dei mantra che Berlusconi ripete è: non sono mai stato condannato, sono sempre stato assolto. È falso, perché molte “assoluzioni” sono in realtà proscioglimenti per prescrizione o per amnistia o per leggi ad personam. Ma ora le motivazioni della condanna al suo avvocato britannico David Mills ci fanno capire il Metodo Silvio per conquistare le “assoluzioni”. Dice la sentenza: «Emerge con chiarezza che le deposizioni di Mills nei procedimenti n. 1612/96 e 3510+3511/96 erano state quanto meno reticenti».
1. «Nel primo procedimento, “Guardia di Finanza”, è stato accertato, in maniera definitiva, il fatto storico di cui lì si trattava: che cioè la Guardia di Finanza era stata corrotta e che le somme erano state pagate affinché non venissero svolte approfondite indagini in ordine alle società del Gruppo Fininvest e non ne emergesse la reale proprietà (…). In esito a tre gradi di giudizio, non sono stati ritenuti sufficienti gli indizi del collegamento diretto fra i funzionari corrotti e Silvio Berlusconi, collegamento invece definitivamente provato rispetto ad altro dirigente di Fininvest, Salvatore Sciascia, responsabile del servizio centrale fiscale della società, condannato con sentenza irrevocabile». Dunque: le tangenti alla Guardia di Finanza sono state pagate. Ma Berlusconi non è stato condannato perché il testimone Mills è stato pagato per dire il falso o tacere il vero.
2. «Nel secondo procedimento, “All Iberian”, i fatti relativi all’illecito finanziamento a Bettino Craxi da parte di Fininvest tramite All Iberian sono definitivamente provati, visto che la sentenza di primo grado, di condanna dei vertici della società e fra essi di Silvio Berlusconi, non è stata riformata nel merito, ma per intervenuta prescrizione. All Iberian e le società offshore collegate erano state costituite su iniziativa del Gruppo Fininvest; All Iberian era stata utilizzata quale tesoreria delle altre offshore inglesi costituite per conto del medesimo Gruppo e dallo stesso finanziate tramite Principal Finance. La massa di prove poste alla base del giudizio era imponente, ed esse erano state offerte anche da Mills, che però aveva eluso le domande relative alla proprietà delle società offshore, in particolare Century One e Universal One, né aveva prodotto documentazione specifica sul punto». Dunque: la tangentona miliardaria All Iberian a Craxi è stata pagata. Ma Mills (il costruttore dell’architettura societaria offshore della Fininvest, da All Iberian a Century One), pagato anche qui per dire il falso o tacere il vero, ha coperto Berlusconi non dicendo che quelle società, da cui la tangentona è partita, erano parte integrante della Fininvest di Silvio Berlusconi.
La sentenza Mills, insomma, pesa su Berlusconi tre volte: afferma che ha corrotto il testimone David Mills (uno); ricorda che ha imbrogliato le carte nel processo “Guardia di Finanza” (due) e nel processo “All Iberian” (tre).
C’è anche un’ulteriore ricaduta: la sentenza ricorda che nel processo “Guardia di Finanza” le tangenti «erano state pagate affinché non venissero svolte approfondite indagini in ordine alle società del Gruppo Fininvest e non ne emergesse la reale proprietà, e che l’azione era stata commessa al fine di eludere le disposizioni della legge Mammì in tema di concentrazione di mezzi di diffusione di massa». Ossia: le mazzette servivano a non far scoprire alla Guardia di Finanza che Telepiù era di Berlusconi, anche se apparentemente controllato da prestanome messi lì per aggirare la legge Mammì (che proibiva il controllo di una pay tv a chi già possedeva ben tre reti). Dunque (quattro) Berlusconi ha aggirato la legge Mammì e controllato illegalmente per anni tre reti terrestri più le tre reti Telepiù. Ma niente paura: Silvio è salvato dal Lodo Alfano che lo rende improcessabile e da un altro mantra: è giustizia a orologeria, tutto un attacco dei giudici politicizzati.
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Antimafia Duemila – In bilico tra due mondi: Ciancimino e Provenzano due facce della stessa medaglia.
di Silvia Cordella – 20 maggio 2009 Il figlio minore di don Vito racconta quarant’anni inediti del rapporto tra don Vito e il capo di Cosa Nostra
Latitante non per caso Ma una domanda è d’obbligo: Possibile che Provenzano, allora latitante, non avesse paura di essere arrestato durante la sua permanenza in quell’appartamento che, quantomeno, doveva essere vigilato dalle Forze dell’Ordine? La risposta si rifà a un patto segreto che Massimo Ciancimino, in modo più o meno criptico, cerca di riassumere. “Mio padre affermava che Provenzano non avesse grandi problemi a muoversi”. Riteneva vi fosse uno “pseudo accordo” per non prenderlo. “Aveva la certezza che Provenzano potesse tranquillamente muoversi all’interno del territorio nazionale e anche fuori dallo stesso” che il “Ragioniere di Cosa Nostra” avesse avuto “un ruolo preciso nel dopo stragi” di cui Vito Ciancimino era al corrente, condividendo “alla fine la presa del timone di Cosa Nostra da parte sua” e ritenendo questa scelta “la cosa più intelligente per porre fine alla politica stragista che era stata intrapresa da altri personaggi”. Provenzano traghetterà così l’organizzazione mafiosa in acque più calme sfruttando una strategia meno sanguinaria ma decisamente più subdola e pericolosa di quella precedente, infiltrandosi capillarmente all’interno delle istituzioni politiche, economiche e imprenditoriali. Cosa che gli avrebbe consentito di essere non solo “accettato” ma ben voluto all’interno dei salotti della borghesia palermitana.
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