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Timestamp: 2019-03-18 16:12:51+00:00

Document:
N. 01175/2014 REG.RIC.
N. 02394/2015REG.PROV.COLL.
sul ricorso numero di registro generale 1175 del 2014, proposto da:
CMO - Centro Medico Oplonti S.r.l.,
in persona del legale rappresentante,
rappresentata e difesa dall'avv. Antonio Nardone, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Margherita Rafaniello, in Roma, via Oriolo Romano, 59,
Azienda Sanitaria Locale Napoli 3 Sud,
costituitasi in giudizio, rappresentata e difesa dall'avv. Rosa Anna Peluso, con domicilio eletto presso Ufficio di Rappresentanza Regione Campania, in Roma, via Poli, 29;
della sentenza del CONSIGLIO DI STATO - SEZ. III n. 03353/2013, resa tra le parti, concernente recupero indebiti su corrispettivi dovuti per erogazione di prestazioni assistenziali in regime di provvisorio accreditamento.
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Azienda Sanitaria Locale Napoli 3 Sud;
Vista l’Ordinanza di integrazione del contraddittorio n. 3302/2014;
Visto che non si è costituita in giudizio la Regione Campania;
Relatore, nell'udienza pubblica del giorno 23 aprile 2015, il Cons. Salvatore Cacace;
Uditi per le parti, alla stessa udienza, gli avvocati Luca Rubinacci, in sostituzione dell’avv. Antonio Nardone, per l’appellante e Rosa Anna Peluso per l’appellata;
1.	- Viene proposto ricorso per la revocazione della decisione di questa Sezione n. 3353/2013, con la quale è stato respinto il ricorso in appello proposto dall’odierna ricorrente avverso la sentenza del TAR Campania, sede di Napoli, che ha respinto il ricorso dalla stessa presentato avverso una serie di note emesse nel periodo luglio – ottobre 2010 nei confronti della stessa (titolare di Laboratorio di analisi, con accreditamento provvisorio come laboratorio di analisi di base con Settori specializzati A1-A2-A3 e A6, sito a Torre Annunziata, via Filippini) dalla ASL Napoli 3 Sud, che contestavano il pagamento delle prestazioni del laboratorio analisi contrassegnate dalla lettera R nel Nomenclatore tariffario regionale ed erogate da marzo a luglio 2010, facendo presente, in alcune note, che le prestazioni non erano comprese nella branca ed, in altre, che mancava l’autorizzazione all’esercizio ai sensi della DGR n. 7301/2001.
2.	- Il primo giudice, in particolare, ha ritenuto insussistente il vizio procedimentale dedotto e non applicabile nel caso di specie il regime transitorio di cui alla D.G.R. n. 2108/2008, in quanto il centro non avrebbe i richiesti requisiti, avendo presentato la domanda di accreditamento definitivo oltre la prescritta data del 28 febbraio 2008; inoltre il centro non potrebbe, comunque, erogare a carico del SSR le prestazioni di citogenetica R rientranti nell’ambito dell’accreditamento del settore A6, in quanto – ai sensi della delibera n. 2108/2008 - la struttura che esegue queste prestazioni deve essere in possesso dei particolari speciali requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi indicati dal Regolamento regionale n. 1/2007 e dalla D. G. R. n.7301/2001 (recante la definizione dei requisiti minimi delle strutture sanitarie per l’autorizzazione alla realizzazione ed all’esercizio di attività sanitarie); infine ha ritenuto superfluo esaminare la questione della contestata carenza in capo alla ricorrente delle autorizzazioni ai sensi della D.G.R. n. 7301/2001, visto il valore assorbente delle argomentazioni già esposte.
3.	– Questa Sezione, con la decisione n. 3353/2013, è addivenuta alla sostanziale conferma della pronuncia del giudice di prime cure, anche se con motivazione in parte qua diversa.
3.1 – In particolare, ha ritenuto che:
- “la sentenza di primo grado ha correttamente concluso che la società appellante, per fornire prestazioni R abbinate al settore A6 citogenetica , doveva essere in possesso di una specifica autorizzazione diversa da quella che la abilita alle ordinarie prestazioni del settore A6”;
- “peraltro nel caso specifico, a prescindere dai settori specialistici delle varie tipologie di analisi A!-A2-.A3 e A6, per cui CMO è accreditato provvisoriamente con il SSR, dagli atti di causa emerge che il ricorrente laboratorio è classificato sia nel 2008 sia nel 2010 soltanto nel II livello, e non nel III livello, requisito richiesto dalla DGR n. 2108/2008 per l’erogazione delle prestazioni R : tale dato risulta dal certificato 10 dicembre 2008 n. 1317 rilasciato da ASL Napoli 5 (poi confluita per incorporazione nella attuale ASL NA 3Sud) per la sede di via dei Filippini Torre Annunziata sia dalla nota del Comune di Torre Annunziata 16 marzo 2010 n. 439; questa ultima ( in esito ad istanza di autorizzazione per prestazioni sanitarie settori A1,A2,A3 e A6 citogenetica presentata da CMO per ottenere un nuovo decreto autorizzativo ai sensi della DGR n. 7301/2001) ha preso atto del parere espresso con nota 22 febbraio 2010 n. 305 dalla Commissione aziendale -istituita ai sensi di DGR n. 7301 presso il Dip. Prevenzione per le verifiche del possesso da parte delle strutture sanitarie dei requisiti minimi- che, tra l’altro, ha classificato il laboratorio al II livello con settori specializzati … Neanche nel successivo verbale della stessa Commissione del 19 ottobre 2011 n. 9 – in occasione dell’istanza di trasferimento del laboratorio da via Filippini a via Roma - si rinviene alcun richiamo all’inserimento del laboratorio tra quelli riconosciuti ad erogare prestazioni R : il laboratorio –ad avviso della Commissione- presenta “i requisiti strutturali previsti per le attività di Diagnostica per Immagini e Laboratorio Generale di Base con annessi Settori specializzati A1-A2-A3 ed A6”. A maggior ragione, quindi, ai fini della legittima erogazione delle prestazioni R nel Settore A6, risulta non sufficiente la dichiarazione pervenuta alla ASL Napoli 5 il 20 aprile 1998 n. 1495 con cui il precedente titolare del laboratorio, Marulo sas, si limitava ad attestare che i locali erano conformi alle norme vigenti e che le attrezzature di citogenetica presenti nel laboratorio (di via Filippini) erano compatibili con l’attività ed a norma, mentre nessun riferimento veniva fatto alle prestazioni R connesse al Settore. In conseguenza non risulta condivisibile l’assunto dell’appellante secondo il quale “la CMO deve ritenersi provvisoriamente accreditato per l’erogazione delle prestazioni lettera R e, quale laboratorio classe A1,A2,A3 A6, è riconosciuto idoneo a rendere tutte le prestazioni lettera R”;
- “in conseguenza – stando agli atti di causa- l’appellante, non avendo acquisito – all’epoca in cui è sorto il contenzioso, e cioè nel 2010- la prescritta nuova autorizzazione all’esercizio, non poteva avvalersi del regime transitorio semplificato, previsto dalla DGR n. 2108/2008 per l’erogazione delle prestazioni lettera R nelle more della conclusione dei procedimenti di accreditamento definitivo”.
4. – La ricorrente chiede la revocazione della detta decisione n. 3353/2013 per errore di fatto, ai sensi dell’art. 106 c.p.a. e dell’art. 395, comma 1, n. 4), c.p.c.
Deduce, in particolare, l’errata percezione da parte del giudice di appello dei fatti dedotti in giudizio, alla luce della deliberazione del Direttore Generale n. 898 in data 19 dicembre 2013, con la quale, si afferma, “il centro in parola viene riconosciuto – con efficacia ex tunc – struttura di III livello ( requisito richiesto dalla d.g.R.C. 2108/2008 ), e, di conseguenza, da sempre in possesso dei particolari requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi indicati dal Regolamento regionale n. 1/2007 e dalla d.g.R.C. n. 7301/2001, necessari per erogare le prestazioni di citogenetica contraddistinte dalla lettera R e rientranti nell’ambito dell’accreditamento del settore A6”.
Ne inferisce “che a seguito del conseguimento della classe 3 dell’accreditamento definitivo ai fini della classificazione di cui all’art. 50 del citato regolamento, il C.M.O. ha sempre avuto, nelle more del completamento dell’estenuante iter amministrativo-burocratico, tutti i requisiti necessari per erogare le prestazioni di cui alla lettera R, così come sancito ora, inconfutabilmente, anche dalla delibera di accreditamento de qua”.
Si deduce, ancora, la supposizione, da parte della sentenza revocanda, “di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa”, consistente nella “errata classificazione del laboratorio di analisi attesa l’effettiva esistenza di tutti i requisiti necessari per poter erogare prestazioni distinte dalla lettera r, ai sensi della d.g.r.c. 2108/2008 in combinato disposto con il regolamento n. 1/2007”.
Con riguardo alla fase rescissoria del giudizio si afferma, in sintesi, “che sino alla data della delibera definitiva di accreditamenti il C.M.O. è sempre rientrato nella categoria di cui al punto 5 della d.g.R.C. 2108/2008 ( periodo transitorio ) e, pertanto, ha posseduto i requisiti previsti ex d.g.R.C. n. 7301/2001, consacrati, pur tuttavia, solo nel 2012 per cause non imputabili alla struttura così come si evince dall’autorizzazione n. 697 del 3 settembre 2012, da cui la presa d’atto dell’ASL Napoli 3 Sud ( a seguito di trasferimento ) n. 48 del 28 gennaio 2013”.
4.	– Si è costituita in giudizio, per resistere, l’Asl Napoli 3 Sud.
5.	– A séguito dell’udienza pubblica del 5 giugno 2014, la Sezione, con decisione n. 3302/2014, rilevato “che il ricorso per revocazione, proposto dalla parte privata soccombente in primo grado ed in appello, non è stato notificato alla Regione Campania”, disponeva la integrazione del contraddittorio ( ex art. 95, comma 3, c.p.a. ), “da effettuarsi a pena di decadenza mediante notifica del ricorso alla stessa entro sessanta giorni dalla data di notifica ( o, se anteriore, dalla data di ricezione della comunicazione ) della presente Ordinanza, con ònere, parimenti a pena di decadenza, di provvedere al deposito presso la Segreteria della Sezione di prova dell’intervenuta notifica entro il trentesimo giorno ad essa successivo”.
6.	– In data 5 settembre 2014 la ricorrente ha provveduto al deposito della notifica del ricorso alla Regione Campania, effettuata in data 28 luglio 2014.
7.	– Pur all’ésito della notifica, la Regione Campania non si è costituita in giudizio.
8.	– La causa, conformemente a quanto pure disposto nella citata Ordinanza nuovamente chiamata all’udienza pubblica dell’11 dicembre 2014 ( in vista della quale le parti producevano memorie a sostegno delle rispettive tesi ), veniva ivi rinviata per la trattazione, su istanza delle parti, all’udienza pubblica del 23 aprile 2015, alla quale è stata alfine trattenuta in decisione, anche sulla base della memoria depositata dalla ricorrente in data 23 marzo 2015.
9.	– Il ricorso per revocazione va dichiarato inammissibile per l’assenza di fondate censure revocatorie.
10.	– Infatti, in disparte la pur decisiva constatazione che il porre a fondamento di un ricorso per revocazione ex art. 395, n. 4, c.p.c. documenti sopravvenuti alla definizione del giudizio e dunque mai nello stesso versati si pone in evidente contraddizione con il pacifico assunto giurisprudenziale secondo cui l’errore di fatto che legittima siffatto ricorso deve consistere nel c.d. “abbaglio dei sensi” nella percezione della realtà processuale come risultante dai dati documentali esistenti agli atti del giudizio, non si registra alcun errore di fatto nel plurimo richiamo, contenuto nella sentenza revocanda, alla necessità che l’odierna ricorrente, per poter fornire prestazioni “R” abbinate al settore “A6” citogenetica, dovesse essere in possesso di una specifica autorizzazione, diversa da quella che la abilitava alle ordinarie prestazioni di detto settore, di cui essa pacificamente ( e ciò non viene messo in dubbio nemmeno in sede di revocazione ) non era in possesso nel 2010, all’epoca dei fatti in controversia.
11.	– Si tratta semplicemente, invero, di una valutazione diversa da quella sostenuta nel primo e nel secondo grado di giudizio dall’odierna ricorrente in ordine alla necessità o meno del possesso di detta “diversa” autorizzazione, da cui essa ha sempre sostenuto in giudizio che si potesse prescindere, dal momento, affermava, che aveva i requisiti per erogare le prestazioni “R” nel periodo transitorio fino alla conclusione della procedura di accreditamento definitivo ( possesso che oggi pretende essere confermato dal sopravvenuto attestato di accreditabilità di cui alla deliberazione del Direttore Generale dell’Asl Napoli3 Sud n. 898 del 19 dicembre 2013 – che non rappresenta certo, peraltro, come invece prospettato, l’atto di accreditamento definitivo - nonché dalla precedente delibera dello stesso Direttore Generale n. 48 del 28 gennaio 2013, di presa d’atto del trasferimento della sua sede di attività ).
12.	- Una volta acclarata l’irrilevanza, per il giudice a quo, di tale possesso in assenza della detta autorizzazione, gli atti sopravvenuti ( ivi compreso il decreto di accreditamento definitivo n. 102 in data 17 settembre 2014 del Commissario ad acta per la prosecuzione del Piano di rientro del settore sanitario della Regione Campania, da ultimo depositato dalla ricorrente ) si rivelano del tutto inidonei a disvelare il preteso errore di fatto nel quale sarebbe caduto il giudice stesso e la censura finisce, nel ribadire una tesi non condivisa da questi, col perorare tutt’al più un errore di giudizio ( sono infatti errori di giudizio, e perciò di diritto, quelli consistenti nell'erronea interpretazione delle norme di diritto disciplinanti la fattispecie, non censurabili - per l'appunto - in revocazione, la quale - ove ciò non fosse - risulterebbe in questo modo trasformata nel processo amministrativo in un terzo grado del giudizio: cfr. sul punto, ex plurimis, Cons. Stato, Sez. VI, 11 settembre 2013, n. 4505 e 9 giugno 2008, n. 2776; da ultimo, Cons. St., V, 25 settembre 2014, n. 4828 ), ma di certo non un errore di fatto.
13.	– Peraltro, quello che viene prospettato come vizio revocatorio, e cioè la esclusiva rilevanza dell’esistenza dell’effettivo possesso dei requisiti necessarii per erogare le prestazioni di cui alla lettera “R” e la classificabilità del laboratorio di analisi nella classe III necessaria per l’erogazione delle prestazioni stesse, costituisce un punto controverso della vicenda definita con la sentenza revocanda, nella quale, come già detto, punto nodale è stato proprio quello della rilevanza o meno della carenza della autorizzazione aggiornata all’esercizio quale requisito per usufruire del regime transitorio disposto dalla DGR n. 2108/2008 ( “proprio a causa della carenza della necessaria autorizzazione aggiornata all’esercizio, la CMO si ritrova a non avere i requisiti per usufruire del regime transitorio disposto dalla DGR n 2108/2008”: pag. 14 sent. n. 3353/2013 ); giudizio, questo, non certo sindacabile in sede di revocazione.
14.	- Al riguardo, occorre anche rammentare che, secondo l'insegnamento dell'Adunanza Plenaria, n. 1 del 2013, "l'errore di fatto che consente di rimettere in discussione il decisum del giudice con il rimedio straordinario della revocazione è solo quello che non coinvolge l'attività valutativa dell'organo decidente, ma tende, invece, ad eliminare un ostacolo materiale frappostosi tra la realtà del processo e la percezione che di questa il giudice abbia avuto, ostacolo promanante da una pura e semplice errata od omessa percezione del contenuto meramente materiale degli atti del giudizio, sempre che il fatto oggetto dell'asserito errore non abbia costituito un punto controverso sul quale la sentenza impugnata per revocazione abbia pronunciato, dovendosi escludere che il giudizio revocatorio, in quanto rimedio eccezionale, possa essere trasformato in un ulteriore grado di giudizio." ( v. anche Cons. St., V, 11 luglio 2014, n. 3555 ).
15.	– Né, per finire, decisivo, come preteso dalla giurisprudenza ai fini del riconoscimento del carattere dell’errore revocatorio, si rivela il qui preteso errore, che sarebbe stato compiuto dal Giudice a quo nel ritenere il laboratorio ricorrente classificato nel II livello ai sensi della DGR n. 2108/2008 ( e non nel III livello richiesto dalla stessa deliberazione per l’erogazione delle prestazioni “R” ) laddove invece secondo quanto si sostiene in sede di revocazione tale classificazione sarebbe stata effettuata ai sensi della d.g.R.C. n. 377/98 e non ai sensi del regolamento sull’accreditamento, dal momento che, anche senza l’errore ( quand’anche sussistente ), la sentenza impugnata non sarebbe stata diversa, in quanto incentrata, come s’è visto, sulla tesi secondo cui una struttura sanitaria non può accedere al regime dell’accreditamento provvisorio in assenza del preventivo titolo abilitativo all’esercizio dell’attività.
E’ persin superfluo poi sottolineare come sia insuscettibile di influire sul presente giudizio il sopravvenuto decreto di accreditamento definitivo n. 102 in data 17 settembre 2014 del Commissario ad acta per la prosecuzione del Piano di rientro del settore sanitario della Regione Campania, che attesta il possesso da parte della struttura ricorrente di tutti i requisiti e le condizioni previste dalla legge e dal regolamento n. 1/2007 per il rilascio dell’accreditamento definitivo istituzionale, senza impingere sul regime dell’accreditamento provvisorio di cui qui si controverte (anche alla luce del disposto del punto 2. del dispositivo del citato decreto: “di stabilire che l’accreditamento decorre dalla data di adozione del presente DCA …” ) e senza pertanto inverare quel principio “retroattivo”, che la ricorrente invoca nella sua ultima memoria.
16.	– In definitiva, il ricorso per revocazione all’esame va dichiarato inammissibile.
17.	– Le spese del presente giudizio di impugnazione, liquidate nella misura indicata in dispositivo, séguono, come di régola, la soccombenza.
il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente decidendo sul ricorso indicato in epigrafe, lo dichiara inammissibile.
Condanna la ricorrente alla refusione di spese ed onorarii di causa in favore dell’Amministrazione intimata costituita, liquidandoli nella misura di Euro 6.000,00=, oltre I.V.A., C.P.A. e spese generali.

References: sentenza 
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 art. 95
 art. 395
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