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Timestamp: 2016-10-24 00:00:38+00:00

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⭐Lespariamo. NUCLEARE/1 Giù le mani dal referendum. Ugo Mattei
Lespariamo. NUCLEARE/1 Giù le mani dal referendum. Ugo Mattei
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Gabriela Arcuri
1 CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 1,70 SPED. IN ABB. POST. - 45% ART.2 COMMA 20/ BL 662/96 - ROMA ISSN ANNO XLI. N. 69. MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 EURO 1,30 Lespariamo ALL INTERNO CAOS PROFUGHI Da tutta Italia a Mineo, via alle deportazioni UNA RISPOSTA COMUNE È Angelo Mastrandrea possibile che un movimento pacifista degno erede della seconda superpotenza mondiale di un tempo dica qualcosa di netto su quanto sta accadendo a una notte di scafo dalle coste italiane? È possibile che un movimento antirazzistache ha fatto della battaglia contro i centri di detenzione per migranti esternalizzati nel deserto libico il cardine della sua opposizione al regime di Gheddafi scenda in campo senza allinearsi alla politica dei bombardieri franco-anglo-italiani? Sabato prossimo è prevista a Roma una manifestazione importante, una di quelle che possono decidere una stagione politica. L ha convocata il Forum italiano dei movimenti per l acqua, per sensibilizzare l opinione pubblica su una campagna referendaria che rischiava di spegnersi nel silenzio mediatico. Lo tsunami atomico giapponese l ha poi inevitabilmente arricchita di un altro contenuto fondamentale: la battaglia contro la riapertura della stagione nucleare in Italia. Anche qui, c è in ballo un referendum che il governo sta provando a far saltare perché ha capito che andrebbe incontro a una disfatta. Le due campagne (perl acqua pubblicae controil nucleare) si legano quasi naturalmente, e basterebbe questo per fare della giornata del 26 un appuntamento decisivo. Senonché, in questa primavera densa di stravolgimenti internazionali, è esplosa in maniera dirompente e improvvisa la guerra di Libia, appendice insanguinata della breve stagione dei gelsomini che ci ha entusiasmato con le manifestazioni libertarie di Tunisi e la democrazia autorganizzata di piazza Tahrir. Non si può tacere, non si può stare con Gheddafi e nemmeno con la presunta civiltà imposta a suon di Tomahawk all uranio impoverito. Il movimento pacifista italiano è obbligato a riflettere su una vicenda che ci coinvolge molto da vicino, per i trascorsi coloniali del nostro Paese e per tutto ciò che ci lega all altra sponda del Mediterraneo. Non si può lasciare l opposizione alla guerra alle argomentazioni di bassa lega che circolano pure negli ambienti di governo. Il manifesto si candida a essere parteattivanella discussione, a promuoverla e ospitarla sulle sue pagine, conscio che una risposta disarmata va elaborata collettivamente. Ma bisogna andare in piazza subito, e la prima occasione utile è la manifestazione di sabato prossimo a Roma. Rispettandone i contenuti e l impostazione iniziale, e semmai colorandola d arcobaleno. Magari scopriremoche tutti insiemesi possono vincere i referendum e perfino provare ad aiutare la mai nata primavera libica senza prenderla a cannonate. C NUCLEARE/1 Giù le mani dal referendum Ugo Mattei on la manifestazione di sabato in Piazza san Giovanni diventerà chiaro a tutti che la battaglia per l acqua bene comune e quelle contro il nucleare e la guerra sono parte di un solo grande movimento di civiltà. Un movimento che vuole invertire la rotta rispetto ad un modello di sviluppo suicida fondato sulla violenza del più forte contro il più debole. Un movimento che non si rassegna all imbarbarimento della vita pubblica e alla rinuncia della cittadinanza a favore del consumo. Un movimento che difende la vita e ripudia, insieme alla guerra, ogni altra tecnologia di morte. Il movimento per i beni comuni vuole aprire un grande confronto democratico nel paese. CONTINUA PAGINA 14 FRECCE TRICOLORI/ALESSANDRO BIANCHI-REUTERS In Libia escalation di raid e bombardamenti aerei. Dieci Tornado e quattro F16 italiani sbugiardano Berlusconi partecipando alla battaglia nei cieli. Cade un caccia americano. Nella coalizione è il caos: la Nato avrà un ruolo «integrativo» ma non il comando delle operazioni. E la Germania si ritira dal Mediterraneo. L Unione africana insiste: cessate il fuoco immediato. Nel frattempo torna in piazza il movimento pacifista PAGINE 2, 3, 4, 5 GIAPPONE Santini e Alecci Fukushima fuma Tepco chiede scusa A PAGINA 6 «U Il governo trasferisce i richiedenti asilo nel nuovo «villaggio della solidarietà» in Sicilia. Intanto Maroni incassa il sì delle regioni per fronteggiare l «assalto» dei migranti e vola in Tunisia PAGINA 2 TAGLI ALLA CULTURA Tre giornate di protesta contro il collasso Manifestazioni, sit-in e incontri pubblici per la riscossa. Lanciata la campagna nazionale che porterà il 25 marzo alla serrata della produzione culturale e dello spettacolo PAGINA 10 GIUSTIZIA Prescrizione ad personam Addio Mills La «riforma epocale» può attendere. La maggioranza vara una norma che servirà quasi solo all imputato Silvio Berlusconi. L opposizione lascia l aula per protesta PAGINA 8 PARMALAT Attacco francese Lactalis diventa il primo azionista Si surriscalda la «battaglia del latte» in vista dell assemblea degli azionisti del 14 aprile. Alla ricerca di un cavaliere bianco per fermare l avanzata francese. In campo anche Ferrero PAGINA 9 NUCLEARE/2 Il governo annuncia lo slittamento di un anno Moratoria «bluff» sull atomo n anno di moratoria sull attuazione e la ricerca di siti e sull installazione di centrali». Il governo tenta con una mossa «bluff» di depotenziare il referendum, terrorizzato dai sondaggi che danno al 68% la quota di italiani nettamente contrari al ritorno dell atomo. Un atto «truffaldino», secondo l opposizione e le 60 associazioni del comitato «Vota sì per fermare il nucleare». E infattil esecutivonon ritirail decretolegislativo correttivo di localizzazione dei siti, approvato ieri in commissione Industria del Senato. Il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani promette: «Lo modificheremo oggi in Cdm: andremo avanti solo con i siti di stoccaggio delle scorie». SERVIZI PAGINA 7 LETTURE l PAGINA 11 Intramontabile, non eludibile Cipputi L epopea del sindacato metalmeccanico e il declino italiano dell idea di «lavoro» come valore sociale «Ritorno di Fiom», un solitario libretto controcorrente di Gabriele Polo recensito da Rossana Rossanda SILVIO FOREVER l PAGINE 12, 13 Come smontare il sogno degli italiani Un documentario di montaggio, firmato da Roberto Faenza e Filippo Macelloni sull uomo, più che sul politico, Berlusconi. Un autobiografia non autorizzata che decostruisce uno dei più pericolosi incubi del presente2 pagina 2 il manifesto MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 TerraTerra Paola Desai Una miniera esplosiva O ra il governo promette una «commissione d inchiesta». Suona ironico, quasi beffardo per i 45 minatori morti nella miniera di Sorange, nella provincia del Balucistan pakistano, appena 25 chilometri dalla capitale provinciale Quetta. Perché tutti sapevano quanto fosse rischioso scendere in quelle gallerie: solo due settimane fa le autorità le avevano dichiarate «pericolose». Infine, domenica è successo: una serie di esplosioni, a circa metri di profondità, hanno fatto crollare le gallerie interne. A provocarle il grisù, il gas (metano con altri idrocarburi) sprigionato dallo scavo del materiale fossile. Lunedì i media pakistani riferivano che le operazioni di soccorso sono cominciate almeno 5 ore dopo l incidente. Volontari vigili del fuoco di Quetta e altri minatori - lunedì avevano recuperato i corpi di una decina di lavoratori, tutti morti per soffocamento, e miracolosamente estratto quattro colleghi feriti, ma vivi. Ma lavorano senza altro che pale e mani nude, e rimuovere i detriti che ostruiscono le gallerie è difficile, lento, con il gas ancora in agguato. Molti dei morti avevano gravi ustioni, segno che alle esplosioni era seguito un incendio, ha riferito l ispettore provinciale delle miniere. Già lunedì sera nessuno pensava di trovare sopravvissuti, considerata la profondità, la presenza del gas e la mancanza di ossigeno: «zero percento di chances». Viene da pensare che la miniera cilena, con i suoi tunnel di aereazione, sistemi di comunicazione e salvataggi tecnologici, sia stata una fortunata eccezione, un caso quasi unico (tra l altro, il presidente pakistano Asif Ali Zardari non è volato a Sorange e non ha detto neppure una parola sulla tragedia). Non c erano canali di areazione per impedire l accumulo di gas nella miniera del Baluchistan non per nulla era stata dichiarata pericolosa. Eppure non era un impresa abusiva, come molte di quelle che fanno notizia in Cina per simili disgrazie. La miniera di Sorange è di proprietà dalla Pakistan Mineral Development Corporation, l azienda di stato, che l aveva data in appalto a un gestore privato ora le autorità lo accusano di aver ignorato gli avvisi degli ispettori di sicurezza. Ci sono oltre 60mila minatori in Baluchistan, che lavorano in circa miniere, e nessuna di queste è famosa per le misure di sicurezza: così ogni anno ci sono decine di incidenti nelle miniere baluchi. Non che facciano notizia. Riesce più normale parlare del Baluchistan come teatro di battaglia, che per una disgrazia sul lavoro: la guerra dei taleban lungo la frontiera con l Afghanistan, la guerriglia dei clan separatisti baluchi contro lo stato centrale... Una delle richieste principali dei separatisti è una quota maggiore delle royalties riscosse da Islamabad sulle risorse naturali della provincia, territorio desertico (è stato teatro dei test nucleari sotterranei del Pakistan nel 1998), poco popolato, ma con notevoli giacimenti minerari. Non sembra che abbiano mai rivendicato misure di sicurezza. Del resto molti dei parenti che si affollavano disperati davanti alla miniera, dopo l incidente, sono gente venuta dal nord: i minatori del Baluchistan sono immigrati da zone più povere e ancor più turbolente di questa. Le vittime finora recuperate venivano da Shangrila, villaggio della provincia nord-occidentale del Khyber-Pakhtoonkhwa; due erano afghani. Gente fuggita da un conflitto per cercare da viveve. E le miniere sono pur sempre un lavoro, finché non esplodono. LE SPARIAMO il manifesto DIR. RESPONSABILE norma rangeri VICEDIRETTORE angelo mastrandrea CAPOREDATTORI marco boccitto, micaela bongi, michelangelo cocco, sara farolfi, massimo giannetti, giulia sbarigia, roberto zanini, giuliana poletto (ufficio grafico) Consiglio di amministrazione PRESIDENTE valentino parlato CONSIGLIERI miriam ricci emanuele bevilacqua ugo mattei gabriele polo (direttore editoriale) il manifesto coop editrice a r.l. REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE, roma via A. Bargoni 8 fax , tel REDAZIONE AMMINISTRAZIONE SITO WEB: TELEFONO: TELEFONI INTERNI AMMINISTRAZIONE 690 SEGRETERIA 576, 579 LETTERE PROMOZIONE 330 ARCHIVIO POLITICA 530 MONDO CULTURE 540 TALPALIBRI VISIONI 550 SOCIETÀ ECONOMIA 580 SEDE MILANO via ollearo AMMINISTRAZIONE-ABBONAMENTI (h. 9-13) REDAZIONE SEDE via maragliano, 31a firenze TELEFONO FAX iscritto al n del registro stampa del tribunale di roma autorizzazione a giornale murale registro tribunale di roma n ilmanifesto fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge n.250 ABBONAMENTI POSTALI PER L ITALIA annuo euro 260 semestrale euro 135 i versamenti c/c n intestato a il manifesto via A. Bargoni 8, roma copie arretrate tel. 06/ STAMPA litosud Srl via Carlo Pesenti 130, Roma litosud Srl Pessano Con Bornago (MI), via aldo moro 4 CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PUBBLICITÀ poster pubblicità srl SEDE LEGALE, DIREZIONE GENERALE roma via A. 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Maroni vola in Tunisia Cinzia Gubbini D al Centro di accoglienza per i richiedenti asilo di Gorizia d'isonzo è partito ieri un charter per trasportare tre persone (3) verso il "Residence degli Aranci" di Mineo, in provincia di Catania. Lo stesso era accaduto sabato da Bari. Intantoa Lampedusaglisbarchiportanosull'isola ogni giorno circa 500 persone. In una settimana, nel nuovo "villaggio della solidarietà" che il governo ha messo in piedi a Mineo requisendo (non si sa con quale spesa, certamente milionaria) le villette che ospitavano i militari di Sigonella sono state trasferite 770 personedai vari Cara italiani. Ieri il ministro dell'interno Roberto Maroni incontrando le autonomie locali - che hanno dato il loro assenso al piano per reperire 50 mila posti sul territorio in vista della presunta invasione dalla Libia - ha ribadito che Mineo sarà un "modello pilota da esportare a livello europeo". L'idea del ministro è, probabilmente, concentrare in pochi postii richiedentiasilo che arrivano oggi e in futuro in Italia. Mandando così all'aria un paio di concetti che negli anni sono risultati vincenti, quando applicati: la decentralizzazione delle Commissioni (prevista dalla Bossi- Fini), e l'inserimento dei richiedenti asilo in piccole strutture, invece che in mega-centri. I Cara sono, ovviamente, centri piuttosto grandi, ma niente a che fare con il "villaggio della solidarietà" che all'occorrenza può ospitare fino a cinquemila persone. E per quanto riguarda il sistema Sprar, basato invece sulla rete dei Comuni, è probabilmente destinato a sparire, diventando forse un servizio a disposizione soltanto dei rifugiati riconosciuti e certificati. Anche se ieri Maroni ha assicurato che saranno messi a disposizioni i fondi che erano stati tagliati quest'anno allo Sprar, così da recuperare "fino a posti", come ha assicurato il delegato all'immigrazione dell'anci Filippo Zanonato. Associazioni e Comuni hanno brindato, ma quantodurerà? Perquantoriguardail gridodidolore che proviene dall'isola Maroni ha assicurato che "inizieranno i trasferimenti". Ieri un ponte aereo ha portato via 500 persone. E sempre ieri sera è salpata la nave della marina militare San Marco che oggi dovrebbe trasferire altri600 immigrati. Masitrattapursempredi pochissime persone. Il fatto è che il ministro Maroni punta al "colpo grosso": respingere un buon numero di persone (forse 2000) verso la Tunisia. Ancora ieri ripeteva che "si tratta di clandestini, non di richiedenti asilo". Proprio oggi sarà a Tunisi per trattare con il governo provvisorio. E non è detto che non riescaadaverla vinta. L'effetto pubblicitario sarebbe assicurato, e nel frattempo sull'onda di una emergenzatutta costruita il ministro avrebbe anche avviato il processo per snaturarela procedura d'asilo. Il costo, finora, lo hanno pagato proprio i richiedenti asilo finiti nelle liste per Mineo senza alcun criterio. Ieri è toccato alle persone ospitate a Roma nel centro di Castelnuovo di Porto. Mentre fuori i militanti di Action e di associazioni degli immigrati protestavano, incatenandosi, dentro il Cir e altri organismi sono riusciti a sventare il trasferimento di persone an rischio. Ma la critica rimane: "Abbiamo verificato che a nessuno di loro è stato rilasciato un provvedimento scritto, si sta agendo fuori da ogni quadro giuridico",denuncia il Cir. Ma lo stesso, anzi peggio, è accaduto a Bari la scorsa settimana. In quel caso i trasferimenti hanno avuto tutte le caratteristiche di una deportazione: "Le persone sono state prelevate dai moduli abitativi e trattenuti per 12 ore in un apposito spazio, da cui non potevano muoversi - denuncia Erminia Rizzi del Gruppo lavoro rifugiati - ma tra di loro c'erano persone che non aveva alcun senso spostare da Bari. Ad esempio un ragazzo che aveva appuntamento con la commissione due giorni dopo, e che così ha perso il suo "turno" e ora chissà quanto dovrà aspettare. Oppure una persona che aspettava soltanto di ritirare il suo documento di viaggio. Che senso ha tutto questo?". manifestolibri Ugo Mattei L acqua e i beni comuni con disegni di Luca Paulesu pp. 64 euro 12,00 ordina su ALLARME RAID AEREI Sulle popolazioni della Libia piovono bombe all uranio impoverito Daniela Preziosi ROMA D Odissea libica, oggi al Senato arriverà il primo via libera alla missione. Il Pd attacca: «governo confuso e ondivago». Ma è pronto all atteggiamento «responsabile» chiesto dal Colle. I distinguo dei pacifisti D Alema: noi sinistra di governo Democratici signorsì Sarà opportuno che in Libia nelle zone colpite da oltre cento missili da crociera Tomawak, si adottino misure di protezione da uranio impoverito. Infatti negli impennaggi dei missili Tomawak si trovano barre di uranio impoverito da 300 kg. Se pensiamo che un proiettile anticarro costruito con metallo di uranio impoverito ne contiene solo circa 30 gr., si può immaginare la quantità di polveri di uranio che si diffonde nelle zone di impatto... Di questo si è completamente taciuto. Nell attacco missilistico sull ex Jugoslavia vennero impiegati solo 15 missili da crociera che causarono crateri di 6 mq. I libici non possiedono idonee misure di protezione. È quindi un doveroso gesto umanitario verso la popolazione libica in prossimità delle zone colpite, quello di inviare materiale per la protezione. L Italia sa delle gravi conseguenze prodotte alle persone delle aree esposte senza misure di protezione. Ora i casi di ammalati sono oltre mille. L Italia ha ancora da saldare un debito morale con le popolazioni libiche: non dobbiamo dimenticare che nel 1930 gli aerei di Italo Balbo distrussero, con l uso dell iprite, intere tribù libiche inermi. Forse la pagina più nera del nostro colonialismo. Falco Accame (Pres. Anavafaf) ifficile votare una risoluzione che contenga un dispositivo sugli immigrati che piaccia alla Lega, impossibile pronunciare un no che danneggi «il prestigio dell Italia». Questo è il dilemma del partito democratico, tranne una pattuglia di pacifisti, cattolici e non, che non hanno intenzione di dire sì all uso «umanitario» delle bombe. Oggi pomeriggio, al Senato, il ministro Frattini riferirà sulla missione in Libia, accompagnato dal ministro La Russa. Domani toccherà alla Camera. Le opposizioni hanno chiesto che al posto della coppia che ha capitalizzato un discreto carico di figuracce e contraddizioni ci fosse il presidente del Consiglio, ma la richiesta è stata respinta. Ieri notte le forze politiche dell opposizione hanno abbozzato le proprie risoluzioni. Ma tutto dipenderà dall atteggiamento che il governo e la maggioranza sceglieranno di tenere in aula. Il Pd si muove in uno spazio stretto. Da una parte incassa le divisioni del govern, che sulla missione libica «è stato confuso e andivago», come spiega la capogruppo Anna Finocchiaro. E anche quella che rivendica come una vittoria politica, l entrata in campo della Nato, auspicata dal capo dello Stato. Dall altra parte, però, deve fare la sua parte per non far sprofondare il governo italiano nel mare di ridicolo dinanzi agli occhi della comunità internazionale, dove l ha magistralmente condotto Silvio Berlusconi. Dal Colle sono arrivate ferme richieste di «responsabilità» all indirizzo del Pd. L Udc ha già dichiarato di votare sì alla risoluzione del governo purché non si esageri con la «pena per Gheddafi», l ultima ineffabile dichiarazione di Berlusconi. Ieri a Repubblica Tv Massimo D Alema, presidente del consiglio all epoca dell intervento in Kosovo e quindi fra i massimi esperti italiani di bombe «umanitarie», ha spiegato che la guerraè«giustae inevitabile» perché «c era un massacro che doveva essere fermato». Ma i paesi non hanno chiarito le modalità di azione» e Berlusconi non ha saputo far «assumere un ruolo» all Italia. E «hanno ragione gli italiani ad essere preoccupati delle divisioni a sinistra «Proprio per questo abbiamo fatto il Pd, per dar vita a una forza di governo credibile. E vorrei si preoccupassero anche quando ci sono le elezioni di dare forza a chi vuole rappresentare una sinistra di governo». Ce l ha con i pacifisti che sabato sfileranno per escludere l uso delle bombe nella missione libica. Ce l ha con Nichi Vendola, con la Federazione della sinistra e le altre forze schierate con i pacifisti. Si preoccupa invece molto poco delle voci che dall interno del Pd spingono per una scelta meno interventista. La sinistra (al senato ci sono Vincenzo Vita, Paolo Nerozzi, Silvana Amati,Manuela Granaiola), alcuni ecodem (Roberto Della Seta e Francesco Ferrante), un drappello di cattolici di diverse osservanze (Roberto Di Giovan Paolo, cattolico democratico, Lucio D Ubaldo, popolare) sensibili chi al richiamo delle gerarchie chi dell associazionismo. Gli ex ppi, per esempio, hanno convocato venerdì a Roma, un assemblea per chiedere «di far tacere le bombe e far parlare la diplomazia». Ma oltre a chi si è pubblicamente sbilanciato verso il pacifismo, nel Pd anche Rosy Bindi che da giorni chiede a Bersani «prudenza, prudenza e ancora prudenza». E chi, come il vicepresidente del gruppo al Senato Nicola Latorre, avverte che «non si può mettere sullo stesso piano i dissensi leghisti e quelli dei pacifisti, cattolici e non. Con i quali invece dobbiamo intrecciare un dialogo costruttivo». Bersani ha convocato per stamattina il coordinamento (in pratica il caminetto dei big) e all ora di pranzo la riunione dei parlamentari. «L asse logico», spiega, «è stare nella risoluzione Onu e poi passare la mano alla diplomazia e alla politica per favorire la transizione». Quanto al voto, il Pd vuole sentire le comunicazioni del governo e leggere la risoluzione della maggioranza. Difficile ipotizzare un sì, visto che il Pdl dovrà spingere sui temi cari alla Lega, in primis gli immigrati. Ma l astensione al Senato equivale al voto negativo. Stesso problema che dovrà affrontare la fronda pacifista, che cercherà un modo per distinguersi. «Il partitoha libertà di coscienza», ha ricordato Bersani. E mancherebbe altro, visto che le differenziazioni sul voto nel Pd sono all ordine del giorno.3 MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 il manifesto pagina 3 CONTROPIANO MOVIMENTI Studenti mobilitati. Venerdì in assemblea Un lungo fine settimana che si concluderà con la manifestazione nazionale di sabato attende il movimento studentesco. Oggi alle 11 a Bruxelles è prevista una conferenza stampa presso la sede dei sindacati belgi dove il «Fronte per la liberazione della conoscenza», un cartello che raccoglie decine di sigle studentesche europee, promuoverà tre giorni di azioni contro le politiche di austerità e le riforme dell università ispirate al «processo di Bologna». Alla stessa ora a Bologna ci sarà un flash mob davanti alla filiale Unicredit di via indipendenza. Sabato è prevista una street parade. Domani a Roma alle 10,30 presso la facoltà di filosofia di Villa Mirafiori è stata convocata l assemblea «Inventare il futuro, rovesciare il presente» che terrà a battesimo «Unicommon», gruppo che vuole rilanciare la rete «Uniriot». Al pomeriggio nella facoltà di Scienze politiche ci sarà una tavola rotonda preparatoria allo sciopero generale del 6 maggio. Venerdì 25 dalle 14 presso la facoltà di fisica inizierà l assemblea nazionale del movimento «Ateneinrivolta». Parteciperanno Marco Bersani (Forum dei movimenti per l acqua), esponenti della Fiom, dei Cobas, di San Precario e dei precari di scuola e università (Cpu). L assemblea si concluderà domenica 27. Sempre venerdì alle 15 alla Sapienza è prevista l assemblea «Uniti per lo Sciopero» del 6 maggio. Sabato 26 dalle 9 presso la facoltà di economia Link-Uds organizza un incontro nazionale per l «altra riforma» dell università. I lavori s interromperanno per partecipare alla manifestazione per l acqua e riprenderanno domenica 27 alla facoltà di sociologia. Giorgio Salvetti I l mondo è uno ed è sempre più piccolo. Dal Giappone alla Libia, passando per Roma. Energie alternative, beni comuni e pace sono solo diversi aspetti di un problema unico. La crisi sistemica che sempre più drammaticamente sconvolge il globo si manifesta ogni volta con forme nuove e sempre più angoscianti. La sostanza però è una sola. Ed è sempre più chiaro che così non si può più andare avanti. Per questo la manifestazione per l acqua pubblica in programma sabato a Roma è dilagata oltre il tema caratterizzante per il referendum contro le privatizzazioni delle reti idriche. La tragedia del Giappone ha saldato la lotta per l oro blu al movimento che si batte contro il nucleare. I referendum sono due ma l election day è lo stesso: si vota il 12 giugno. Poi l evoluzione della guerra in Libia e l intervento «umanitario» hanno trasformato la manifestazione di sabato nel primo vero appuntamento per portare in piazza anche il no alla guerra, in tutte le sue complesse e faticose articolazioni. Il nesso non è difficle da indivudare. La fame di energia, nucleare a Fukushima, petrolifera in Libia, è dovutaallabulimia dipotenze nazionali ed economiche che però sono sempre meno capaci di gestire e controllare ciò che pretendono di dominare e sfruttare a loro piacimento. E l acqua, proprio come l atomo e l oro nero, è un bene sempre più scarso, costoso e strategico. SABATO Tutti a Roma per i referendum di giugno e per dire no alla guerra Pacifisti bene comune «Non è ora di dividersi» Sabatoa Roma simanifesta contro questo modo scriteriato di stare al mondo. Gli organizzatori del Comitato per il referendum sull acqua hanno accettato che la piattaforma della loro manifestazione si sia allargata e comprenda sempre più soggetti. Anche se ci tengono a tenere il baricentro sul tema principale: difendere l acqua pubblica. «L anno scorso il 20 marzo per l acqua pubblica scesero in piazza 200 mila persone spiega Corrado Oddi, che si occupa dei comitati per l acqua nella Cgil fu la base di lancio che ci portò a raggiungere il grande risultato di un milione e 400 mila firme raccolte per il referendum. Sabato saremo ancora di più. E lo saremmo stati anche senza il disastro in Giappone e la guerra in Libia. Ormai esiste almeno un comitato per l acqua in ogni provincia e ogni comitato ha organizzato almeno un pullman per venire a Roma». Ci saranno tutti. Fiom, Cgil, Arci, Acli, associazioni ambientaliste, Pax Christi e associazioni per la pace, Fds, Sel, pezzetti di Pd, gli studenti e i movimenti. «Certo, dopo Fukushima e la Libia la partecipazione è aumentata. La relazione con il comitato contro il nucleare era già forte e adesso lo è ancora di più continua Oddi per quanto riguarda la guerra è evidente che il tema della pace è intrinseco alle lotte per la difesa dei beni comuni». Non ci si può nascondere però che questa guerralacerantedivideanchele varie anime del movimento pacifista. La vogliadi pace mai come ora siconiuga in modi diversi e spesso dialettici che scompaginano l intero movimento pacifista italiano. Ieri a Roma in piazza Navona Fds ha tenuto un presidioper fermare le bombe. A Milano Sel, Fds, Arcie Fiom hanno tenuto un presidio in piazza San Babila. «È necessario fermare i bombardamenti chiede la Fiom - l Onu garantisca le condizioni per difendere i diritti umani della popolazione e impedisca che la risoluzione 1973 venga usata per scatenare una guerra. La pace, infatti, non può essere difesa con atti di guerra». Una posizione netta che però non è condivisa da tutto il fronte della pace. In molti infatti temono che vengano lasciati soli i ribelli alla follia omicida del dittatore Gheddafi. Un dilemma che sembra non avere soluzioni schematiche. «A Roma ci saremo dicono a Emergency ci saremmo stati anche prima della Libia, ora abbiamo una ragione in più. Anche se per noi la pace è un concetto troppo generico, ma questa è una questione che certo non va definita sabato. Ci saranno altri momenti per elaborare le diverse posizioni». Il comitato Uniti contro la crisi si troverà venerdì alla Sapienza in preparazione dello sciopero del 6 maggio. L attaccoal lavoroallabase delpiano Marchionne e alla scuola pubblica sono figli dello stesso sistema economico. Per questo Uniti contro la crisi propone che sabato venga data «massima visibilità a tre obiettivi: lo stop dei bombardamenti, il sostegno alle rivolte popolari e l accoglienza dei migranti». Si parte alle 14,30 da piazza della Repubblica verso piazza San Giovanni dove la manifestazione si chiude con musica e interventi. UNITI PER LO SCIOPERO Si scrive acqua, si dice democrazia L *** assemblea che si svolgerà venerdì 25 marzo alla Sapienza (aula I di Lettere, ore 14,30) è stata convocata per organizzare lo sciopero generale del 6 Maggio. Ma è evidente che quello spazio comune diventa oggi uno dei luoghi in cui affronteremo anche ciò che sta accadendo in Libia. La cosa più sbagliata sarebbe infatti pensare al percorso dello sciopero come a un sentiero nel deserto, che conduca a una qualche meta definitiva, sia essa un oasi o un miraggio. Lo sciopero generale è una delle tappe che possiamo tutti utilizzare per rovesciare la crisi. Con queste caratteristiche è nato, frutto di scelte di politica economica del governo ma anche di eventi imprevedibili e non scontati, come la grande battaglia contro il piano Marchionne o l ondata di proteste contro la Gelmini. Ma anche il dibattito pubblico nel nostro paese sulla democrazia, sul rapporto tra costituzione formale e diritti reali, contribuisce a segnare, come lo sciopero, una traiettoria di lotta, di sollevazione, di resistenzee progettialternativiperilnostrovivere sociale. Come potrebbero dunque la guerra, le rivolte del Maghreb e Mashrek, la condizione dei profughi a Lampedusa o nei centri di detenzione italiani, non riguardare lo stesso percorso dello sciopero? Lo stop ai bombardamenti, l appoggio alle rivolte contro i dittatori e l accoglienza europea dei migranti sono degli obiettivi fondamentali perché descrivono, nella sua complessità, la crisi sistemica sulla quale si collocano anche i problemi del lavoro, del reddito, della conoscenza, dell ambiente. E ancora, ciò che succede in Giappone, la crisi nucleare che ha zittito l arroganza delle lobbies dell energia, non ci parla dunque anche di guerre per il petrolio? È con questo spirito che costruiremo insieme l assemblea di «Uniti per lo sciopero»: ancora una volta considerando lo spazio comune come un qualcosa che si costruisce in base anche a ciò che accade, ancora una volta consapevoli che nella crisi non possono esistere discorsi già fatti, ma solo rinnovate capacità collettive di analizzare quello che abbiamo di fronte e decidere cosa fare per cambiarlo. Nel rinnovare dunque a tutti l appello al partecipare, lanciamo fin d ora una proposta agli organizzatori della manifestazione che ci vedrà il giorno dopo in tantissimi in piazza per l acqua, contro il nucleare e per i beni comuni: dare la massima visibilità ai tre obiettivi, lo stop immediato ai bombardamenti, il sostegno alle rivolte popolari e l accoglienza europea ai migranti. Si scrive acqua e si dice democrazia, appunto. * * * Guido Viale, Gianni Rinaldini, Luca Casarini, Loris Campetti EMILIO MOLINARI Comitato acqua pubblica «Nella nostra piazza c è spazio per tutti» Luca Fazio MILANO E milio Molinari, del Comitato italiano per il contratto mondiale per l acqua, è convinto che la convergenza di tante istanze apparentemente diverse in un unica piazza sia un fatto del tutto naturale, considerando i nessi che tengono insieme la questione dell acqua e il precipitare delle crisi mondiali strettamente collegate alla scarsezza delle risorse. Una manifestazione per l acqua, contro il nucleare e adesso anche contro la guerra in Libia. C è spazio per tutti sabato prossimo a Roma? Il precipitare di questi eventi convergenti deve far riflettere e spingere le persone ad unificare le forze. Le associazioni che hanno promosso la manifestazione e ilreferendum per l acqua pubblica possono anche nutrire dei dubbi, ma dobbiamo ricordarci che la questione dell acqua è nata per unire e attorno al referendum è bene che convergano tutti, anche il popolo della pace, che peraltro verso i referendum non ha certo brillato per impegno. Del resto ci sono nessi profondi che legano le tre questioni. Direi decisivi per il futuro dell umanità. L intreccio fra l acqua, ilproblemadelnucleare e delpetrolio, e i conflitti armati che si stanno generando per il venir meno delle risorse, dà il segno di una crisi epocale che sta precipitandoe che per oranon ha risposte. Anche per questo è molto importantela piazzadisabato, semmai dobbiamo essere capaci di spiegare alle persone che non ci si può dividere davanti a una situazione che nel tempo è destinata ad aggravarsi e a provocare guerre per l accaparramento delle risorse. Oggi è per il petrolio, domani sarà per l acqua. Oggi, a sinistra, è meno scontato scendere in piazza per la pace. C è una contraddizione lacerante tra dire stop alle bombe e nello stesso tempo sostenere le rivolte? Lasituazione è sicuramentelacerante. Ci appare un popolo che si ribella e un tiranno che lo sta massacrando, ma credo che la situazione sia molto più complessa. Intanto Gheddafi non è così isolato come sembrava in un primo momento, e temo proprio che come in ogni guerra chiunquevincerà massacreràil suo nemico. Forse si poteva pensare di sostenere prima e con altri mezzi l insurrezione del popolo libico, ma adesso è insensato mettersi a bombardare un intero paese. RAFFAELLA BOLINI Arci, politiche per la pace «È naturale che sabato si manifesti per la pace» L.Fa. MILANO A Raffaella Bolini, responsabile perle politicheinternazionalidell Arci, quasigira latesta davanti al precipitare di eventi epocali che un tempo avrebbero pouto «occupare» la vita intera di un militante. Oggi sta accadendo di tutto in poche settimane, «ed è tutto maledettamente complicato, mi sento esistenzialmente provata». E secondo te questo «tutto» può essere tenuto insieme, anche sabato prossimo in piazza, dall elemento unificante dell acqua? Non tutti la pensano così. Il Forum dei movimenti per l acqua ha saputo fare un lavoro straordinario, perchè ha sempre protetto la sua battaglia tenendosi alla larga dallerovine deipartiti e anche dalle fasi gloriose o ingloriose dei movimenti. Questacapacitàè necessaria oggi più che mai per arrivare con forza al referendum, so che la manifestazionedi sabato è loro e la stanno preparando con cura, ma so anche che il Comitato ha saputo misurasi anche su altre questioni rimanendo unito, penso al nucleare dove non tutti sono d accordo. E adesso la Libia? Penso che nessuno sabato penserà di imporre il tema della pace, noi come Arci avevamo già pensato di aderire portando le bandiere per l acqua pubblica e per la pace. Sono due temi che abbiamo nel cuore, è naturale. Prima dell intervento in Libia, era già previsto l intervento sul palco di un rappresentante della società civile egiziana che ha appena fatto la rivoluzione nel suo paese, dove del resto c è un forte movimento per l acqua pubblica. Non c è intenzione di violare una piazza di cui facciamo parte, direi che non è un caso se questa «invasione» naturale avviene su un tema fondamentale come quello dell acqua. La sinistra è in imbarazzo sull intervento, dire pace non basta. Ci sono vari ordini di problemi. In Italia paghiamo lo scarso livello di conoscenza che abbiamo su tutto ciò che accade a pochi chilometri dalla nostra sponda sud, e non dico solo Libia. Il paese di Gheddafi, poi, fa quasi storia a sé. Lì, per forza di cose, non si è mai potuta sviluppare una società civile e di fronte a una rivolta non possiamo non interrogarci su come aiutare quel popolo. Però, al di là degli aspetti emotivi, vorrei chiedermi come si fa. So per esperienza che la No Fly Zone è pericolosa, perché va a finire che bombardanounpaese. Mi pareche non ci sia lo straccio di una strategia. Mi chiedo: è politicamente opportuno questo intervento? Vorrei poter dire ai libici che forse questo è il modo sbagliato di aiutarli. Vedere altro
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