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Timestamp: 2019-11-22 20:12:58+00:00

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E-commerce: Il consumatore ha diritto a ricevere le condizioni generali di contratto su un “supporto duraturo” • IUSinAction
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La Corte di Giustizia Europea, con la sentenza del 5 Luglio 2012, resa nel procedimento C-49/11 ha dichiarato che: l’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 1997, riguardante la protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza, deve essere interpretato nel senso che non soddisfa i requisiti da esso imposti una prassi commerciale che consista nel rendere accessibili le informazioni richieste dalla norma precitata solamente attraverso un collegamento ipertestuale a un sito Internet dell’impresa interessata, dal momento che tali informazioni non sono né «fornite» da tale impresa né «ricevute» dal consumatore, come prescrive la suddetta disposizione, e che un sito Internet come quello oggetto del procedimento principale non può essere considerato un «supporto duraturo» ai sensi del medesimo articolo 5, paragrafo 1.
Il caso: La Content Services, società a responsabilità limitata di diritto inglese, tramite una succursale sita a Mannheim (Germania), propone diversi servizi online sul suo sito Internet, in particolare lo scaricamento di software freeware o trialware. L’utente per accedere ali sito ed ai relativi contenuti è tenuto a compilare un modulo di iscrizione, all’esito del quale è obbligatoriamente tenuto ad accettare le condizioni generali di vendita e a rinunciare al diritto di recesso (le suddette informazioni possono essere visualizzate solo attraverso un link).
Successivamente alla registrazione, l’Utente riceve un messaggio di conferma via email contenente un collegamento ipertestuale (link) a un indirizzo Internet, uno username e una password. Il suddetto messaggio non contiene nessuna informazione sul diritto di recesso, bensì unicamente un link ad una pagina web del sito della società.
Infine, l’Utente riceve dalla Content Services una fattura in cui gli viene richiesto il pagamento di EUR 96 per l’accesso ai contenuti del sito Internet per un periodo di 12 mesi. Con la medesima fattura gli viene ricordato che ha rinunciato al diritto di recesso e che non ha più, quindi, la possibilità di disdire l’abbonamento.
La questione: La Direttiva 97/7/CE in materia di tutela del consumatore nell’ambito dei contratti stipulati a distanza, all’art. 4, richiede che prima della stipulazione del contratto al consumatore siano messe a disposizione una serie di informazioni (tra le quali l’esistenza del diritto di recesso). Inoltre il successivo art. 5 precisa che il consumatore ha diritto di ricevere, al momento dell’esecuzione del contratto, alcune informazioni (in particolare, con riferimento al diritto di recesso) su un “supporto duraturo”.
Si trattava, quindi, di stabilire se la messa a disposizione di un collegamento ipertestuale ad informazioni presenti su una pagina web possa integrare il soddisfacimento delle condizioni indicate dagli artt. 4 e 5 della Direttiva cit.
La decisione: La Corte di Giustizia, investita della questione dalla Camera del Lavoro di Vienna ha, sostanzialmente, censurato la prassi commerciale della società convenuta.
In primo luogo, ha rilevato come l’invio di un link ad un consumatore non possa soddisfare i requisiti di cui all’art. 5. Ciò si desume dal fatto che l’art. 5 utilizza termini quali “ricevere” e “fornite” - la cui definizione non è contenuta nella Direttiva - che rinviano ad un procedimento di trasmissione, nel quale, di norma, il destinatario non è tenuto ad effettuare nessuna attività particolare. Ciò che, pacificamente, non avveniva nella vicenda de qua, in cui il consumatore era tenuto ad aprire e visualizzare il suddetto collegamento ipertestuale
In secondo luogo, ha affermato che il sito Internet della convenuta non poteva essere, in ogni caso, considerato come un «supporto duraturo» ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 97/7. È stato, infatti, precisato che detta disposizione prospetta un’alternativa, vale a dire che le informazioni pertinenti siano ricevute dal consumatore «per iscritto» o «su altro supporto duraturo», dando così vita ad una vera e propria “condizione di equivalenza funzionale”. Da ciò si desume che il supporto per rivestire la qualità di “supporto duraturo” deve adempiere le medesime funzioni del supporto cartaceo, ovvero il possesso delle informazioni da parte del consumatore al fine della tutela giudiziale dei propri diritti.
La Corte, pertanto, ha affermato che nella misura in cui un supporto consente al consumatore di conservare dette informazioni indirizzate a lui personalmente, garantisce l’assenza di alterazione del loro contenuto nonché la loro accessibilità per un congruo periodo ed offre ai consumatori la possibilità di riprodurle identiche, tale supporto deve essere considerato «duraturo» ai sensi di detta disposizione.
Peraltro, la suddetta interpretazione appare corroborata dalla definizione di “supporto durevole” contenuta nella Direttiva 2011/83 - volta a sostituire la direttiva 97/7 a partire dal 13 giugno 2014 – in cui si afferma espressamente che per esso deve intendersi ogni strumento che permetta al consumatore o al professionista di conservare le informazioni che gli sono personalmente indirizzate in modo da potervi accedere in futuro per un periodo di tempo adeguato alle finalità cui esse sono destinate e che permetta la riproduzione identica delle informazioni memorizzate. La medesima direttiva, al suo considerando 23, indica che “dovrebbero rientrare tra detti supporti in particolare documenti su carta, chiavi USB, CD-ROM, DVD, schede di memoria o dischi rigidi del computer nonché messaggi di posta elettronica”.
Alla luce di ciò, come si è già detto, la Corte ha negato la qualità di “supporto duraturo” al sito internet della convenuta, attesa la possibilità per quest’ultima di alterare unilateralmente ed in qualsiasi momento i suddetti contenuti.
Futuri scenari: La sentenza della Corte, qui commentata, afferma il principio secondo cui non è sufficiente inviare al consumatore un collegamento ipertestuale ad una risorsa web contenente le Condizioni Generali di Contratto. Di conseguenza è necessario che tali informazioni siano inviate al consumatore in un “supporto duraturo”. Certamente esso potrà essere costituito da un documento informatico sottoscritto con una firma avanzata ai sensi della normativa comunitaria, ovvero con una firma avanzata, qualificata o digitale, ai sensi di quella italiana. In ogni caso, consigliamo al consumatore di procurarsi uno screenshot della pagina web su cui sono contenute dette informazioni e di apporvi una marca temporale, all’atto della conclusione del contratto, onde precostituirsi una valida prova delle Condizioni da lui accettate, in caso di contestazioni.
Nella causa C-49/11,
«9) (…) il contratto negoziato a distanza è caratterizzato dall’impiego di una o più tecniche di comunicazione a distanza; (…) la costante evoluzione di queste tecniche non consente di redigerne un elenco esaustivo ma richiede che vengano definiti principi validi anche per quelle tecniche che sono ancora poco impiegate;
11) (…) l’impiego di tecniche di comunicazione a distanza non deve portare ad una diminuzione dell’informazione fornita al consumatore; (…) è necessario pertanto determinare le informazioni che devono essere obbligatoriamente trasmesse al consumatore a prescindere dalla tecnica di comunicazione impiegata; (…)
13) (…) l’informazione diffusa da talune tecnologie elettroniche ha spesso un carattere effimero in quanto essa non è ricevuta su un supporto durevole; (…) è necessario che il consumatore riceva, in tempo utile, per iscritto, informazioni necessarie ai fini della buona esecuzione del contratto;
14) (…) il consumatore non ha in concreto la possibilità di visionare il bene o di prendere conoscenza della natura del servizio prima della conclusione del contratto; (…) si dovrebbe prevedere un diritto di recesso, a meno che la presente direttiva non disponga diversamente; (…)
22) (…) nell’impiego delle nuove tecnologie il consumatore non ha padronanza della tecnica; (…) è pertanto necessario prevedere che l’onere della prova possa incombere al fornitore».
«1. Per qualunque contratto negoziato a distanza il consumatore ha diritto di recedere entro un termine di almeno sette giorni lavorativi senza alcuna penalità e senza specificarne il motivo. (…)
8 Ai fini della direttiva 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 settembre 2002, concernente la commercializzazione a distanza di servizi finanziari ai consumatori e che modifica la direttiva 90/619/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE e 98/27/CE (GU L 271, pag. 16), si intende per «supporto durevole»(http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:62011CJ0049:IT:HTML - Footnote**), conformemente al suo articolo 2, lettera f), «qualsiasi strumento che permetta al consumatore di memorizzare informazioni a lui personalmente dirette in modo che possano essere agevolmente recuperate durante un periodo di tempo adeguato ai fini cui sono destinate le informazioni stesse, e che consenta la riproduzione immutata delle informazioni memorizzate».
Il consumatore deve ricevere una conferma scritta delle informazioni di cui all’articolo 5c, paragrafo 1, punti 1-6, [del KSchG] in tempo utile all’atto dell’esecuzione del contratto, e al più tardi al momento di consegna in caso di beni non destinati alla fornitura a terzi, a meno che esse non gli siano già state fornite, per iscritto, prima della conclusione del contratto. La conferma scritta (comunicazione di informazione) equivale a una conferma su supporto duraturo a disposizione del consumatore e a lui accessibile.
19 Dopo aver passato l’ordine l’internauta riceve un messaggio e?mail dalla Content Services contenente un collegamento ipertestuale (link) a un indirizzo Internet, uno username e una password. Tale messaggio contiene inoltre l’informazione che, digitando nome utente e password, l’internauta riceverà accesso immediato ai contenuti del sito Internet e che dovrà custodire i dati di accesso al sito in luogo sicuro.
27 Risulta dalla domanda di pronuncia pregiudiziale che i consumatori, prima della conclusione di un contratto a distanza, non possono accedere alle informazioni relative, segnatamente, al diritto di recesso se non cliccando su un link che rinvia a una parte del sito Internet della Content Services. Risulta altresì che, dopo la registrazione, detti consumatori ricevono dalla Content Services un messaggio e?mail che non contiene alcuna informazione riguardo a tale diritto, bensì solo un link verso il sito Internet della Content Services medesima sul quale poter ottenere talune informazioni in merito al diritto di recesso.
32 In proposito, occorre rilevare che né la direttiva 97/7 né i documenti pertinenti ai fini della sua interpretazione, quali i lavori preparatori, forniscono delucidazioni sull’esatta portata dei termini «ricevere» e «fornite», che ricorrono nell’articolo 5, paragrafo 1, di detta direttiva. La determinazione del significato di tali termini va operata, pertanto, conformemente al loro senso abituale nel linguaggio corrente, tenendo conto al contempo del contesto in cui essi sono utilizzati e degli scopi perseguiti dalla normativa di cui fanno parte (v., in tal senso, sentenza del 10 marzo 2005, easyCar, C?336/03, Racc. pag. I?1947, punti 20 e 21).
35 Occorre altresì rilevare a tale riguardo che, mentre ha optato, all’articolo 4 della direttiva 97/7, nella più gran parte delle versioni linguistiche, per una formulazione neutra, secondo la quale il consumatore deve «beneficiare» delle informazioni pertinenti, il legislatore dell’Unione ha, viceversa, scelto un termine più vincolante per il professionista all’articolo 5, paragrafo 1, di detta direttiva, secondo il quale il consumatore deve «ricevere» conferma di dette informazioni. In effetti, questo termine esprime l’idea che, riguardo alla conferma delle informazioni ai consumatori, un comportamento passivo dei medesimi sia sufficiente(http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:62011CJ0049:IT:HTML - Footnote**).
*N.d.T: Anche se nel testo italiano della presente direttiva e di quelle di seguito citate non è utilizzata l’espressione «supporto duraturo», bensì quella «supporto durevole», appare evidente che il legislatore dell’Unione intendeva riferirsi al medesimo concetto espresso all’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 97/7, come testimonia anche il fatto che nella maggioranza delle versioni linguistiche delle direttive che contengono una definizione di detta nozione la terminologia utilizzata è identica a quella contenuta nella direttiva 97/7. Su tale premessa dell’identità concettuale, utilizzerò l’una o l’altra espressione secondo il contesto normativo di riferimento.
*N.d.T: Il testo italiano della direttiva utilizza, per le informazioni di cui all’articolo 4 e per quelle di cui all’articolo 5, il medesimo verbo «ricevere».
Nella causa C?49/11,
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