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Timestamp: 2020-06-06 16:04:54+00:00

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Cassazione civile, sentenza 10 aprile 2017, n. 9192 – Studio Legale Avvocato Carmela Ruggeri – Vicenza
Cassazione civile, sentenza 10 aprile 2017, n. 9192
Con citazione del 21 gennaio 1991 (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) (al quale ultimo succedeva, poi, nel corso del giudizio, (OMISSIS)) convenivano davanti al Tribunale di Massa (OMISSIS) e (OMISSIS), domandando la
divisione delle comunioni ereditarie di (OMISSIS) e di (OMISSIS) (genitori di (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), quest’ultimo a sua volta deceduto, lasciando quali eredi (OMISSIS) e (OMISSIS)), previa collazione delle donazioni effettuate in favore di (OMISSIS), dante causa dei convenuti, nonche’ rendiconto dell’amministrazione dei beni ereditari da questi posseduti. Dopo una prima sentenza non definitiva del 27 ottobre 1992, il Tribunale di Massa pronunciava sentenza sempre non definitiva n. 58/2008 in data 23 gennaio 2008, con la quale rigettava la domanda proposta dagli attori (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) nei confronti dei convenuti (OMISSIS) e (OMISSIS) limitatamente all’eredita’ di (OMISSIS), disponendo il prosieguo istruttorio della causa. Il Tribunale assumeva che il testamento olografo in favore di beneficiari diversi dagli attori, allegato dai convenuti, escludesse la successione legittima posta a fondamento della domanda di divisione. Il giudice di primo grado condivideva, inoltre l’”eccepita tardivita’ della domanda di riduzione delle disposizioni testamentarie… in ordine alla quale non risulta, anche implicitamente, alcuna accettazione del contraddittorio da parte dei convenuti”. Il Tribunale, inoltre, evidenziava la diversita’ delle azioni di divisione e di riduzione, si’ che non potesse intendersi la seconda implicita nella prima.
La Corte d’Appello di Genova, con sentenza non definitiva n. 612/2011 del 9 giugno 2011, in riforma parziale della sentenza del Tribunale di Massa del 23 gennaio 2008, dichiarava l’ammissibilita’ dell’azione di riduzione esercitata da (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) con riguardo all’eredita’ di (OMISSIS) oggetto di domanda di divisione, disponendo la prosecuzione del giudizio. La Corte di Genova, in particolare, riteneva infondato il motivo di gravame relativo alla non autenticita’ ed ai vizi del testamento olografo (OMISSIS), mentre accoglieva la censura mossa dagli appellanti in ordine al punto della sentenza di primo grado che aveva ritenuto tardiva e inammissibile la loro azione di riduzione per lesione di legittima. Condivisa l’impostazione secondo cui le azioni di divisione e di riduzione possono coesistere nel medesimo giudizio, ma l’una non puo’ ritenersi implicitamente contenuta nell’altra, in assenza della sua espressa e puntuale formulazione, la Corte di Genova attribuiva rilievo decisivo alla circostanza che le questioni inerenti all’esistenza ed agli effetti dell’olografo di (OMISSIS) fossero state introdotte nel presente giudizio soltanto con la costituzione di (OMISSIS) e di (OMISSIS) (essendo stato il testamento pubblicato, peraltro, dopo oltre quattro anni dalla morte del suo autore, e dopo la notifica della domanda di divisione introdotta da (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS)). Dai verbali del giudizio di primo grado, la Corte d’appello rilevava che la costituzione dei convenuti era avvenuta alla
prima udienza, svoltasi il 9 aprile 1991, e che la difesa degli attori avesse chiesto ed ottenuto un rinvio per esame al 9 luglio 1991; in questa seconda udienza gli stessi attori depositarono una memoria nella quale, a pagina 3, facevano valere, “nell’ipotesi contestata di esistenza e validita’ del preteso testamento”, la loro veste di eredi legittimari, intendendo essi “esercitare, come esercitano, l’azione di riduzione”, quantomeno in tale veste “titolari del diritto a chiedere la divisione”. Per la Corte di Genova, la proposizione dell’azione di riduzione costitui’, percio’, “reazione necessaria alla produzione in giudizio da parte degli avversari del testamento appena pubblicato, e da essi quindi legittimamente ignorato”, concludendosi, pertanto, che tale domanda “venne dai suddetti ritualmente e tempestivamente avanzata, nella prima difesa utile al deposito del testamento da parte dei convenuti”.
In via pregiudiziale, va disposta la riunione tra il ricorso R.G. 18203/2012 ed il ricorso R.G. 411/2015. Come infatti questa Corte ha piu’ volte affermato, i ricorsi per cassazione proposti contro sentenze che, integrandosi reciprocamente, definiscono un unico giudizio (come, nella specie, la sentenza non definitiva e quella definitiva) vanno preliminarmente riuniti, trattandosi di un caso assimilabile a quello – previsto dall’articolo 335 c.p.c. – della proposizione di piu’ impugnazioni contro una medesima sentenza (Cass. Sez.
1, Sentenza n. 9377 del 10/07/2001; Cass. Sez. L, Sentenza n. 3202 del 10/05/1983).
4. Questa Corte ha avuto in passato gia’ occasione di affermare, con orientamento che merita di essere tuttora condiviso, che l’azione di divisione (quale quella in origine proposta da (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) con la
citazione del 17 gennaio 1991), e l’azione di reintegrazione di quota legittima o di riduzione (quale quella che si vuole contenuta nella memoria depositata dagli stessi attori all’udienza del 9 luglio 1991) presentano una netta differenza sostanziale, perche’ l’esercizio della prima ha come condizione imprescindibile l’esistenza di una comunione tra gli aventi diritto all’eredita’, comunione che non sussiste, invece, quando il de cuius abbia esaurito il suo patrimonio a favore di alcuni di costoro con esclusione degli altri, mediante atti di donazione o con disposizioni testamentarie. Percio’, il legittimario, che sostenga di essere stato leso nei suoi diritti, deve, in tal caso, domandare anzitutto la riduzione del testamento o delle donazioni, mentre, nell’eventualita’ che l’istanza sia accolta, puo’ poi essere presa in esame la domanda di divisione, che egli abbia anche proposto; domanda che, pur non essendo incompatibile con la prima, costituisce, tuttavia, un posterius rispetto a questa, dato che, soltanto nella menzionata eventualita’, viene a stabilirsi una comunione tra il legittimario ed i beneficiari delle predette attribuzioni patrimoniali relativamente a quei beni che, oggetto di tali attribuzioni, sono in tal modo ricondotti nel patrimonio ereditario (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 1443 del 09/06/1962). Allorche’ il de cuius abbia, allora, attribuito con testamento, alle persone in questo indicate, tutto il suo patrimonio, pretermettendo alcuni legittimari, questi non partecipano, de jure, alla comunione per il semplice fatto che si sia aperta la successione, giacche’ il loro diritto sui beni ereditari puo’ realizzarsi soltanto mediante l’esperimento dell’azione di riduzione. Per ragioni di economia processuale, viene tuttavia consentito, in ipotesi del genere, che le azioni di riduzione e di divisione siano proposte cumulativamente nello stesso processo, la seconda in subordine all’accoglimento della prima, la quale ha di certo carattere pregiudiziale (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 2367 del 11/11/1970). Da tali premesse di carattere sostanziale inevitabilmente discende, sotto il versante processuale, che la domanda di reintegrazione della quota di riserva non puo’ ritenersi implicitamente contenuta in quella di divisione e, se proposta nel corso del giudizio di scioglimento della comunione, essa va considerata come domanda nuova, per diversita’ di causa petendi e di petitum rispetto a quella di divisione che sia stata inizialmente sperimentata (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 866 del 12/02/1981; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 3821 del 29/03/2000).
Il presente giudizio era soggetto alla disciplina del Codice di procedura civile antecedente alla L. 26 novembre 1990, n. 353: non vi opera, percio’, l’articolo 183 c.p.c., nel testo introdotto appunto dalla L. n. 353 del 1990, che
espressamente consente all’attore, entro la prima udienza di trattazione, di proporre le eccezioni e le domande che siano conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni formulate dal convenuto. Tuttavia, altro consolidato orientamento di questa stessa Corte riteneva analogamente consentita all’attore, nel giudizio di primo grado, la proposizione di una domanda del tutto nuova rispetto a quella originariamente formulata, se giustificata dalla necessita’ di contrastare la domanda riconvenzionale o l’eccezione del convenuto che avessero introdotto nel processo nuovi elementi di fatto in senso materiale, oppure un nuovo e diverso fatto giuridico, cosi’ mutando i termini della controversia inizialmente delineati dall’attore (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 22287 del 27/09/2013; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 5866 del 26/05/1995; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 44 del 05/01/1991; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 2474 del 13/04/1985; Cass. Sez. L, Sentenza n. 3490 del 19/05/1983).
La Corte d’Appello, ritenendo non assolto l’onere di sufficiente allegazione, ha cosi’ fatto corretta applicazione dell’interpretazione giurisprudenziale per cui, in materia di successione testamentaria, il legittimario che proponga l’azione di riduzione ha l’onere di indicare entro quali limiti sia stata lesa la sua quota di riserva, determinando con esattezza il valore della massa ereditaria nonche’ quello della quota di legittima violata dal testatore. A tal fine, l’attore ha l’onere di allegare e comprovare tutti gli elementi occorrenti per stabilire se, ed in quale misura, sia avvenuta la lesione della sua quota di riserva (potendo solo in tal modo il giudice procedere alla sua reintegrazione), oltre che di proporre, sia pure senza l’uso di formule sacramentali, espressa istanza di conseguire la legittima, previa determinazione della medesima mediante il calcolo della disponibile e la susseguente riduzione delle donazioni compiute in
vita dal “de cuius”. In relazione al principio sancito dagli articoli 555 e 559 c.c., l’attore deve altresi’ indicare il valore e l’ordine cronologico in cui sono stati posti in essere i vari atti di disposizione, non potendo l’azione di riduzione essere sperimentata rispetto alle donazioni se non dopo esaurito il valore dei beni di cui e’ stato disposto per testamento, e cominciando, comunque, dall’ultima, per poi risalire via via alle anteriori (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 1357 del 19/01/2017; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 20830 del 14/10/2016; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 14473 del 30/06/2011; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 13310 del 12/09/2002; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 3661 del 29/10/1975).
Sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17, che ha aggiunto del Testo Unico di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1- quater – dell’obbligo di versamento, da parte dei ricorrenti (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione di cui al ricorso R.G. 411/2015, integralmente rigettato.

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