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Timestamp: 2019-02-20 07:49:53+00:00

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Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 12 febbraio 2015, n. 769. Quando il giudizio amministrativo ha per oggetto una autorizzazione paesaggistica, la facoltà di proporre appello delle associazioni ambientaliste - pure nel caso di mancata partecipazione al giudizio di primo grado (art. 146, c. 12 d.lgs. n. 42/2004) - risulta giustificata (in tal senso l'Adunanza Plenaria n.1 del 2007) dal pericolo che, altrimenti, l'autorizzazione paesaggistica riconosciuta legittima dal giudice di primo grado possa diventare definitiva con conseguente concreta possibilità, per i proprietari degli immobili o delle aree interessate, di porre in essere immediatamente interventi anche irreversibili ed irrimediabilmente pregiudizievoli per i valori paesaggistici. Se tale è la ratio della speciale legittimazione, come eccezione che conferma la regola, una volta ammessa tale legittimazione ad appellare nei giudizi aventi ad oggetto le autorizzazioni paesaggistiche, non può distinguersi tra le diverse ipotesi di autorizzazione paesaggistica previste nel codice (tale è anche quella di cui all'art. 21), al fine di concluderne la diversità di disciplina al riguardo - Renato D'Isa
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Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 12 febbraio 2015, n. 769. Quando il giudizio amministrativo ha per oggetto una autorizzazione paesaggistica, la facoltà di proporre appello delle associazioni ambientaliste – pure nel caso di mancata partecipazione al giudizio di primo grado (art. 146, c. 12 d.lgs. n. 42/2004) – risulta giustificata (in tal senso l'Adunanza Plenaria n.1 del 2007) dal pericolo che, altrimenti, l'autorizzazione paesaggistica riconosciuta legittima dal giudice di primo grado possa diventare definitiva con conseguente concreta possibilità, per i proprietari degli immobili o delle aree interessate, di porre in essere immediatamente interventi anche irreversibili ed irrimediabilmente pregiudizievoli per i valori paesaggistici. Se tale è la ratio della speciale legittimazione, come eccezione che conferma la regola, una volta ammessa tale legittimazione ad appellare nei giudizi aventi ad oggetto le autorizzazioni paesaggistiche, non può distinguersi tra le diverse ipotesi di autorizzazione paesaggistica previste nel codice (tale è anche quella di cui all'art. 21), al fine di concluderne la diversità di disciplina al riguardo
sentenza 12 febbraio 2015, n. 769
Onlus Associazione Ve., rappresentato e difeso dagli avv. Da.Gr., Fe.Te., con domicilio eletto presso Fe.Te. in Roma, (…);
Comune di La Spezia, rappresentato e difeso dagli avv. Gi.Bo. ed altri, con domicilio eletto presso Giovanni Corbyons in Roma, Via (…); Ministero Per i Beni e Le Attivita’ Culturali, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura, domiciliata in Roma, Via (…); Le. Onlus, rappresentato e difeso dall’avv. Pi.So., con domicilio eletto presso Fe.Te. in Roma, (…); Associazione It. Onlus, rappresentato e difeso dall’avv. Ri.To., con domicilio eletto presso Il.De. in Roma, Via (…);
Associazione Nazionale Le. Onlus, rappresentato e difeso dall’avv. Pi.So., con domicilio eletto presso Fe.Te. in Roma, (…);
Comune di La Spezia, rappresentato e difeso dagli avv. Gi.Bo. ed altri, con domicilio eletto presso Gi.Co. in Roma, Via (..);
Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali; Associazione It. Onlus, rappresentato e difeso dall’avv. Rino Tortorelli, con domicilio eletto presso Ilaria Dello Ioio in Roma, Via (…);
della sentenza del T.a.r. Liguria – Genova: Sezione I n. 00787/2014, resa tra le parti, concernente sospensione dei lavori di esecuzione del progetto di riqualificazione di piazza (…) – valutazione interesse culturale del filare alberato
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di La Spezia e di Ministero Per i Beni e Le Attivita’ Culturali e di Le. Onlus e di Associazione It. Onlus e di Comune di La Spezia e di Associazione It. Onlus;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 8 gennaio 2015 il Cons. Sergio De Felice e uditi per le parti gli avvocati Da. ed altri;
Con ricorso notificato in data 27 settembre 2013 il Comune di Spezia esponeva di aver approvato, all’esito di un apposito concorso di progettazione, un intervento di riqualificazione architettonica ed artistica di piazza (…); poiché la piazza in questione é stata realizzata oltre settanta anni fa, nelle more della verifica della effettiva sussistenza dell’interesse culturale, tutelata come bene culturale ai sensi degli artt. 10 comma 4 lett. g) e 12 comma 1 del D. Lgs. n. 42/2004, il Comune, con istanza dell’8 maggio 2012 chiedeva alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Liguria l’autorizzazione ex art. 21 del D. Lgs. citato all’esecuzione del progetto; con provvedimento del 6 novembre 2012 n. 33062 la Soprintendenza rilasciava l’autorizzazione in questione, con la motivazione che le opere “sembrano, allo stato attuale delle conoscenze, migliorare l’aspetto generale della piazza e quindi risultare compatibili con le esigenze di tutela monumentale del sito”; nel contesto dell’atto la Soprintendenza invitava il Comune ad avviare presso la Direzione regionale la necessaria procedura di verifica dell’interesse culturale relativo all’immobile in oggetto; ottenuta l’autorizzazione ex art. 21 D. Lgs. n. 42/2004, il Comune stipulava in data 29 maggio 2013 il contratto con l’impresa aggiudicataria, ed il successivo 17 giugno 2013 procedeva alla consegna dei lavori; successivamente e nel contempo, si sviluppava un’accesa contestazione del progetto prescelto (Vannetti-Buren) da parte di singoli cittadini, di comitati e di associazioni ambientaliste contrari ad esso e in particolare all’abbattimento del filare di pini marittimi, insito nella realizzazione dei lavori di riqualificazione di piazza (…); in data 15 giugno 2013 un “tweet” del Ministro Massimo Bray preannunciava la richiesta al comune di sospendere i lavori in attesa della verifica del progetto da parte del Ministero; in data 17 giugno 2013 gli organi periferici del Ministero per i beni e le attività culturali sollecitavano nuovamente al Comune l’avvio del procedimento di verifica dell’interesse culturale della piazza, invitandolo a non procedere nelle more alla rimozione di componenti il cui interesse culturale non fosse stato definitivamente accertato e autorizzando la prosecuzione dei lavori “limitatamente agli interventi sulla sede viaria ed i marciapiedi, con esclusione delle opere interessanti l’area centrale della piazza e le componenti arboree ivi presenti” (con nota della Soprintendenza del 21 giugno 2013 n. 18386).
Intervenivano in giudizio ad opponendum le associazioni a carattere nazionale Le. Onlus e It., instando per il rigetto del ricorso.
Avverso tale sentenza (n.787 del 19 maggio 2014 del Tar Liguria, prima sezione) ha proposto un primo appello (r.g.n.4415 del 2014) la ONLUS Associazione Ve., che deduce, dopo avere argomentato in ordine alla sussistenza della sua legittimazione e del suo interesse a proporre appello, i motivi di appello seguenti, sostenendo la erroneità della sentenza appellata sotto i seguenti profili: la erronea valutazione sul potere di intervento cautelare di cui all’art. 28 del codice del paesaggio, in quanto il Comune non ha mai iniziato il potere di verifica di cui all’art. 12 del codice nonostante le ripetute richieste della Soprintendenza, che nell’autorizzazione emessa in data 6 novembre 2012 ai sensi dell’art. 12 chiedeva tale verifica; erronea valutazione del primo giudice sul fatto che il progetto primitivo già prevedeva l’abbattimento degli alberi, in quanto la Soprintendenza era stata fuorviata da dati falsi in ordine all’epoca degli alberi, piantumati non già dopo la seconda guerra mondiale ma prima (da cui il requisito dei settanta anni che impone la verifica), con conseguente legittimità dell’autoannullamento; erronea valutazione che il progetto degli anni ’30 non contemplasse affatto il filare di pini, in quanto al contrario il decreto dell’8 novembre 2013 sottoponeva a vincolo paesaggistico non solo la intera piazza (…) ma anche il filare alberato che ne scandisce lo spazio centrale come compreso tra gli elementi riconducibili all’originario impianto degli anni Trenta del XX secolo; dalla relazione storica allegata al decreto dell’8 novembre 2013 si rileva che il progetto della piazza era del 1934 ma che nel 1937 si approvò il progetto dell’alberatura della piazza; in relazione alla parte di sentenza cha ha accolto il ricorso per eccesso di potere a seguito del “tweet” del Ministro, si deduce come l’invito a non rimuovere l’alberatura sia dovuto solo alla mancata attivazione della procedura di verifica dell’interesse culturale; il fatto che la comunicazione del Ministro sia di soli due giorni precedente rispetto ai provvedimenti di sospensione significa solo che il Ministro era a conoscenza della istruttoria aperta in merito a Piazza (…).
Avverso tale sentenza, nello stesso giudizio, ha proposto appello incidentale anche il Ministero dei beni e le attività culturali, che deduce la erroneità della sentenza, in ordine alla necessità di effettuare il procedimento di verifica dell’interesse culturale e di applicare il regime transitorio fino all’espletamento della verifica definitiva, con erroneità del punto in cui si ritiene che l’autorizzazione ex art. 21 possa contenere una implicita verifica negativa dell’interesse culturale; erroneità della sentenza, laddove non ha dato il dovuto conto all’errore in cui è stata indotta la Soprintendenza nel trascurare la rilevanza culturale dei pini e la loro presenza, non potendo valutarla, a causa dell’errore sulla loro datazione storica; erroneità della sentenza, laddove non ha valutato che dall’insieme dei progetti degli anni ’30 anche il filare dei pini in posizione centrale sulla piazza (la cui realizzazione fu approvata nell’anno 1937) costituiva parte integrante della realizzazione di piazza (…).
Avverso la stessa sentenza ha proposto (r.g.n.4985 del 2014) appello (da valere, nella sua formulazione, anche quale appello incidentale) la Associazione nazionale Le. ONLUS, che in via preliminare deduce le ragioni di inammissibilità del ricorso originario del Comune di La Spezia per sopravvenuta carenza di interesse (sulla esigenza di avviare necessariamente la procedura di verifica dell’interesse culturale) e per omessa impugnazione di atti successivi (in particolare sull’invito della Direzione Regionale del 30 dicembre 2013 di proporre soluzione progettuale “che contemperi la salvaguardia del filare centrale di pini con la proposta in precedenza assentita”; nel merito deduce la erroneità della sentenza perché necessaria la procedura di verifica dell’interesse culturale; la erroneità, non valutata adeguatamente dalla sentenza, in cui è stata indotta la Soprintendenza in relazione al tempo della piantumazione dei pini; erroneità della sentenza in ordine alla importanza conferita al tweet del Ministro, che non ha condizionato il provvedimento di sospensione; erroneità del punto in cui si ritiene che la piantumazione degli alberi fosse separata dal progetto riguardante la piazza.
In tale giudizio è intervenuta ad adiuvandum l’associazione It. ONLUS, che chiede l’accoglimento dell’appello, sostenendo la erroneità della sentenza.
2.Va esaminata in via preliminare l’eccezione di inammissibilità sollevata dal Comune di La Spezia in ordine alla legittimazione ad impugnare dell’appellante associazione Ve. nel primo appello su indicato.
Il Comune di la Spezia eccepisce tale carenza sostenendo che nella fattispecie controversa si tratti non di autorizzazione paesaggistica ai sensi del comma quarto dell’art. 146, ma di autorizzazione ai sensi dell’art. 21 e di dichiarazione di interesse culturale ai sensi dell’art. 12 comma 2 del codice (tale eccezione è comune anche all’appello proposto da Le.); sostiene la inammissibilità anche perché V. non è intervenuta nel giudizio di primo grado, né si tratta di controinteressato pretermesso, legittimato alla opposizione di terzo nel processo amministrativo.
In definitiva, deve concludersi per l’ammissibilità dell’appello proposto da V.
Da tale circostanza fattuale, il Collegio non ritiene che possa rinvenirsi alcuna ragione di sopravvenuto difetto di interesse, perché (come già rilevato nella ordinanza emessa in sede cautelare sopra citata) i provvedimenti in questione concernono l’intero assetto architettonico e culturale di Piazza (…) e non già il solo originario filare di pini, nelle more abbattuto; inoltre, non è escluso né un obbligo di ripristino di tipo reale, né, ovviamente, un profilo di danno, in caso di inutilità dell’annullamento giurisdizionale, sia pure a soli fini risarcitori, ai sensi del comma 3 dell’art. 34, laddove si ritenesse l’intera controversia, come in realtà non è, limitata alla tutela dei soli alberi.
Il Ministero, in particolare, argomenta dalla circostanza che la richiesta del Comune dell’8 maggio 2012 specificava che il filare alberato di pini marittimi posti al centro della Piazza (…) era “risalente a circa dieci anni dopo la fine della guerra” e costituiva elemento estraneo all’originario disegno della Piazza la cui costruzione risultava risalente al 1930.
L’appello espone che il progetto di riqualificazione della Piazza (…) è stato individuato ed assegnato dal Comune in esito ad un concorso di progettazione e tra i documenti predisposti dall’amministrazione comunale vi era una relazione storica, “La piazza del Novecento. Genesi e storia di piazza (…) alla Spezia”, stesa dalla dottoressa Ma.Ra., che descriveva il filare alberato come piantumato “circa dieci anni dopo la fine della guerra”, descrivendo gli alberi come estranei al disegno originario della piazza.
Soltanto successivamente, dalla acquisizione di documenti prodotti dal Comitato Piazza (…), era emerso che in realtà il filare alberato era stato realizzato in epoca ultrasettantennale ed era strettamente connesso con l’originario disegno urbano della piazza, come voluto dalla amministrazione civica negli anni 1932-1939 (pagina 4 dell’appello del Ministero).
E anzi, la stessa Soprintendenza, aveva argomentato, nel rispondere alle osservazioni del Comitato “Per Piazza (…)”, nel difendere la sua originaria impostazione, osservando che (come si legge nella nota del 15 aprile 2013 su menzionata in risposta al Comitato) “l’attuale configurazione, caratterizzata da un isolotto spartitraffico centrale alberato, fitti allineamenti di auto in sosta e, soprattutto, dalla barriera longitudinale data dal flusso continuo del traffico, risulta fortemente snaturante l’originaria concezione della piazza, e ne mortifica il ruolo di spazio pubblico libero e vuoto, necessario all’apprezzamento dell’imponente disegno architettonico delle quinte edificate”.
5. Per completezza, anche al fine di valutare i motivi di appello relativi al decreto con il quale si è decretato l’interesse culturale del filare alberato, deve tenersi presente che il progetto originario della piazza di cui al piano regolatore generale del 1932 non contemplava il filare di pini, che non appare né nel capitolato speciale d’appalto dei lavori di sistemazione di piazza (…), né nelle immagini della piazza di epoca più risalente.

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 art. 21
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