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Timestamp: 2020-04-02 23:14:34+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2307 del 31/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2307 del 31/01/2011
Cassazione civile sez. lav., 31/01/2011, (ud. 28/10/2010, dep. 31/01/2011), n.2307
sul ricorso 22522/2009 proposto da:
S.N. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in
L.O. (anche in proprio), giusta mandato a margine del
avvocati IOVINO Giuseppe, LUCIA POLICASTRO, giusta procura speciale
avverso la sentenza n. 6131/2008 del TRIBUNALE di TRANI del 13.10.08,
depositata il 03/11/2008;
28/10/2010 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO LAMORGESE.
Il Giudice del lavoro presso il Tribunale di Trani, dinanzi al quale era stato riassunto, dopo la sospensione del processo esecutivo disposta dal giudice dell’esecuzione presso il medesimo Tribunale, il giudizio concernente l’opposizione proposta dall’INPS avverso l’atto di precetto notificato all’Istituto da S.N. e dal difensore di costui avv. L.O., per il pagamento di Euro 134,93 a titolo di “residuo spese” oltre quelle liquidate in una precedente decisione del medesimo Tribunale, con sentenza depositata il 3 novembre 2008, accoglieva l’opposizione, dichiarava l’insussistenza del diritto del creditore procedente ad agire esecutivamente in danno dell’Istituto e l’inammissibilità, in quanto domanda nuova, della richiesta della somma aggiuntiva.
Premesso che la “memoria difensiva e domanda riconvenzionale” con il quale i creditori avevano riassunto il giudizio doveva essere considerata, avendone i requisiti indispensabili per il raggiungimento dello scopo, come ricorso in riassunzione, il predetto giudice evidenziava che era preclusa alla parte con tale atto di introdurre domande nuove rispetto a quelle inizialmente formulate, e riteneva perciò l’inammissibilità della richiesta di condanna dell’ente debitore al pagamento in favore della suddetta parte e del difensore dei diritti di procuratore maturati per l’attività svolta successivamente al deposito della sentenza e da distrarsi in favore del suindicato legale. Riteneva quindi fondata nel merito l’opposizione dell’Istituto, essendo incontroverso che esso aveva provveduto, prima della notificazione del precetto, al pagamento delle somme, comprensive degli accessori e delle competenze legali come liquidate, a cui era stato condannato, e che per le spese successive, denominate “residuo spese”, il creditore non aveva titolo esecutivo.
Della indicata sentenza il S. e l’avv. L. hanno domandato la cassazione con ricorso basato su un motivo.
Ravvisati i presupposti per la decisione del ricorso in Camera di consiglio, è stata redatta relazione ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., poi ritualmente notificata alle parti e comunicata al Procuratore Generale.
L’unico motivo, così rubricato “violazione degli artt. 24, 38 e 111 Cost.; violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., art. 92 c.p.c., comma 2, artt. 93 e 115 cod. proc. civ.; violazione e falsa applicazione delle tariffe forensi approvate con D.M. 8 aprile 2004, n. 127; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, denuncia l’errore in cui è incorsa la sentenza impugnata nel negare il diritto dei ricorrenti ad ottenere le ulteriori somme ad essi spettanti per competenze maturate successivamente alla sentenza, da distrarsi in favore del difensore.
La relazione ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è del seguente tenore: “Osserva il relatore che pregiudiziale all’esame del suesposto motivo è la verifica dell’ammissibilità del ricorso sollecitata dall’INPS, che ha eccepito la mancata enunciazione del quesito di diritto a conclusione del motivo”.
“In effetti, trattandosi di impugnazione proposta contro una sentenza pubblicata il 3 novembre 2008, si devono applicare le modifiche al processo di cassazione introdotte dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, e in particolare la disposizione dettata dall’art. 366 bis cod. proc. civ., alla stregua della quale l’illustrazione di ciascun motivo di ricorso, nei casi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1), 2), 3) e 4), deve concludersi, a pena di inammissibilità, con la formulazione di un quesito di diritto, e nel caso previsto dall’art. 360, comma 1, n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, sempre a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione”.
“Qui, però, l’unico complesso motivo nel quale è articolato il ricorso, non enuncia con riferimento alle denunciate violazioni di legge alcun quesito di diritto, nè con riguardo alle censure concernenti il vizio riconducibile all’ipotesi di cui all’art. 360 cod. proc. civ., n. 5, pure formulate nella rubrica, presenta quella indicazione riassuntiva e sintetica, che circoscrivendo puntualmente i limiti delle censure, consenta al giudice di valutare immediatamente l’ammissibilità delle doglianze allorchè si lamentino vizi di motivazione”.
“Per quanto riguarda il ricorso proposto dall’avv. L. in proprio, si deve aggiungere che va verificata anche la sua legittimazione ad impugnare, posto che secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, il difensore distrattario è parte limitatamente al capo della pronuncia con il quale gli sono state attribuite le spese ed alle censure che investono specificamente e direttamente tale capo, per cui è legittimato a partecipare in proprio al giudizio di impugnazione soltanto se, con questa, si contesti il capo della pronuncia concernente la distrazione, e non la questione relativa all’entità delle spese e/o alla compensazione di esse (cfr. Cass. 6 marzo 2006 n. 4792, 20 ottobre 2005 n. 20321, 30 luglio 2004 n. 14637)”.
Il Collegio condivide le argomentazioni e le conclusioni esposte nella relazione, alle quali, del resto, i ricorrenti non hanno replicato.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna i ricorrenti, in solido, al pagamento in favore dell’INPS delle spese del presente giudizio, liquidate in Euro 10,00 (dieci/00) per esborsi e in Euro 200,00 (duecento/00) per onorari.

References: Sentenza 
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 sentenza 
 art. 92
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 Cass.