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Nuovi clienti e indennità, facciamo chiarezza
20 Dicembre 2016 Posted by Roberta Gatta Articoli, L'avvocato risponde 1 thought on “Nuovi clienti e indennità, facciamo chiarezza”
Sul concetto di “nuovi clienti” ai fini del riconoscimento dell’indennità ex art. 1751 c.c. alla luce della sentenza della Corte di Giustizia CEE del 7.4.2016.
Ai fini del riconoscimento dell’indennità di cessato rapporto ex art. 1751 c.c. appare preliminare l’individuazione dei clienti nuovi procurati dall’agente rispetto a quelli eventualmente ereditati dalla mandante all’atto del conferimento dell’incarico.
Trattasi di un presupposto alternativo a quello dello sviluppo – in termini di fatturato – degli affari con i clienti già esistenti.
Ciò nonostante, non si può prescindere dall’estrapolare all’interno dei clienti serviti dall’azienda preponente, la clientela procurata dall’agente in quanto ciò costituisce uno degli elementi centrali ai fini della determinazione dell’indennità nella misura massima prevista dalla sopra citata norma di legge. Ovviamente il relativo onere della prova è carico dell’Agente.
Se dubbi non possono sussistere nell’ipotesi in cui la mandante sia società di nuova costituzione o sia stato l’agente a trasmetterle i nominativi dei clienti operanti nella propria zona di competenza, la situazione è diversa nell’ipotesi in cui all’Agente sia stata affidata la commercializzazione di marchi diversi e/o nuovi che andrà ovviamente a proporre alla clientela già esistente.
Sul punto si è recentemente pronunciata la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (07 aprile 2016, n. 315/2014, nella causa Marchon vs. Karaszhiewicz) la quale è giunta alle seguenti conclusioni : “L’articolo 17, paragrafo 2, lettera a), primo trattino, della direttiva 86/653/CEE del Consiglio, del 18 dicembre 1986, relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, deve essere interpretato nel senso che i clienti acquisiti dall’agente commerciale per le merci di cui il preponente gli abbia affidato la vendita devono essere considerati nuovi clienti ai sensi di detta disposizione, sebbene questi intrattenessero già rapporti commerciali con il preponente in merito ad altre merci, qualora la vendita delle prime merci realizzata dall’agente stesso gli abbia imposto di porre in essere rapporti commerciali specifici, cosa che spetta al giudice del rinvio accertare”.
La vicenda da cui ha tratto origine tale sentenza è stata emessa in un procedimento promosso da un agente tedesco dopo la cessazione di un rapporto di agenzia con una società tedesca produttrice di vari marchi di montature per occhiali, al fine di ottenere l’indennità di fine rapporto.
La società tedesca collaborava con vari agenti, ad ognuno dei quali aveva conferito l’incarico di promuovere la vendita relativa a montature per occhiali di determinati marchi, ma non per tutta la sua gamma di prodotti.
L’agente che ha promosso la causa in questione aveva ricevuto un incarico per la vendita delle collezioni di montature per occhiali relative a due marchi, con la conseguenza che lo stesso si trovava in concorrenza con gli altri agenti di zona della preponente ai quali era stato conferito un incarico per la vendita di altre collezioni di marchi di montature per occhiali.
La società tedesca aveva fornito all’agente un elenco di clienti comprendente ottici che avevano già acquistato da essa collezioni di montature per occhiali di marchi diversi da quelli oggetto del contratto e, quindi, la medesima società ha sostenuto in causa che tali clienti non potevano essere considerati “nuovi clienti” ai fini dell’ottenimento dell’indennità di fine rapporto.
Per contro, l’agente tedesco ha sostenuto che gli ottici che, grazie ai suoi sforzi, avevano acquistato per la prima volta montature per occhiali con i marchi a lui contrattualmente assegnati dovevano essere considerati come “nuovi clienti”, anche se erano già stati in precedenza clienti della preponente per altri marchi di montature per occhiali.
La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha risolto la controversia in esame enunciando il principio di diritto sopra riportato, e cioè che “nuovi clienti” possono essere anche quelli procurati dall’agente che ha già intrattenuto in precedenza rapporti d’affari con la preponente per quanto riguarda gli articoli commercializzati dalla preponente in una determinata gamma di prodotti, ma non per quanto riguarda quelli per i quali la preponente ha conferito all’agente un incarico di vendita esclusivo.
Tale principio potrebbe essere utilizzato anche in Italia nelle cause tra agenti e preponenti riguardanti il riconoscimento dell’indennità di fine rapporto di cui all’art. 1751 c.c. in presenza di circostanze analoghe a quelle contenute nella sentenza in commento (in particolare zona non in esclusiva e affidamento all’agente solo di determinate linee di prodotti).
Sarà, quindi, interessante notare se la giurisprudenza italiana interpreterà il concetto di “nuovi clienti” conformemente alla sentenza 7 aprile 2016 della Corte di Giustizia dell’Unione europea.
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Menisco, cos’è e come proteggerlo
20 Dicembre 2016 Posted by Roberta Gatta Rubrica benessere 0 thoughts on “Menisco, cos’è e come proteggerlo”
Bene, abbiamo vinto il torneo di calcio durante la settimana al villaggio turistico ma, oltre alla medaglia e alla foto con gli animatori, come ricordo ci portiamo a casa anche un trauma al menisco.
Conosciamolo, anzi conosciamoli meglio. All’interno del ginocchio, ci sono due “cuscinetti” di tessuto fibro-cartilagineo: il menisco mediale e il menisco laterale. Entrambi sono a forma di lettera “C”. Relativamente duri e gommosi, ricordano la guarnizione della macchinetta del caffè per la posizione e la funzione.
Sono importantissimi perché fanno da ammortizzatori tra le estremità di tibia e femore distribuendo uniformemente la trasmissione dei carichi. Come si possono rompere? Può capitare a chiunque compiendo una torsione anomala.
È la conseguenza di una perdita temporanea dei rapporti articolari, cioè una situazione in cui i punti dell’articolazione che permettono di stendere e piegare il ginocchio non sono più momentaneamente a stretto contatto tra loro.
Può capitare più spesso facendo sport. Tipico è fare un movimento di rotazione mantenendo il piede piantato a terra (vedi calcio, sci, tennis, rugby) o un forte calcio dato a vuoto. Cosa fare dopo una distorsione al ginocchio? Ghiaccio, antidolorifici e fiondarsi dall’ortopedico.
Non tutte le rotture di menisco vanno operate, esistono lesioni con una sintomatologia scarsa. Abbiamo detto che i menischi sono una specie di guarnizione, allora in alcuni casi meglio una guarnizione un po’ lesionata che nessuna guarnizione. Quando il danno è grave, si deve ricorrere alla chirurgia artroscopica eseguita in day hospital e in anestesia locale.
Bisogna dire che non tutto il menisco è vascolarizzato, se la lesione si trova in una zona irrorata di sangue, e la lesione lo permette, si cerca di ripararlo con una sutura, altrimenti i frammenti della rottura vanno rimossi. Nel post operatorio è fondamentale la fisioterapia e se non si vuole mollare l’attività sportiva il ricondizionamento muscolare e propriocettivo.
In fine la solita raccomandazione, una muscolatura della gamba ben allenata e forte garantisce la stabilità dell’articolazione, al contrario se un muscolo è poco tonico tutta la forza del gesto è scaricata senza un adeguato sostegno sull’articolazione.
Agenti, quando la mandante non consegna gli estratti conto provvigionali
19 Luglio 2016 Posted by Roberta Gatta Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Agenti, quando la mandante non consegna gli estratti conto provvigionali”
Si verificano sempre più frequentemente situazioni in cui, all’atto della cessazione del rapporto agenziale, la mandante adotti atteggiamenti ostruzionistici rifiutandosi di fornire all’agente la documentazione utile alla verifica delle provvigioni maturande, negando di fatto la quantificazione delle somme ancora dovute.
Ciò in violazione dell’art. 1749 c.c. che al 2° comma, prevede il diritto dell’agente a ricevere trimestralmente gli estratti conto provvigionali ove sono indicati tutti gli affari eseguiti dalla mandante (nominativo del cliente, sede, numero fattura, importo pattuito, misura ed entità della provvigione), mentre al successivo 3° comma, stabilisce altresì il diritto di esigere un estratto dei libri contabili “per verificare l’importo delle provvigioni liquidate“.
Un ulteriore importante obbligo di informazione è contenuto nell’articolo 7 comma 3 dell’AEC Industria, secondo cui “se per consuetudine la ditta non spedisce le fatture tramite l’agente o rappresentante, essa deve almeno alla fine di ogni mese o trimestre, fornire all’agente o rappresentante le copie delle fatture inviate direttamente ai clienti, o un riepilogo attraverso il quale sia possibile riscontrare le fatture ed i prodotti/servizi forniti alla clientela e l’aliquota provvigionale“.
L’agente è quindi titolare di un vero e proprio diritto finalizzato all’accesso di tutta la documentazione, in possesso della mandante, necessaria all’esatta ricostruzione contabile dei propri compensi provvigionali da liquidare.
Sul punto, una recente sentenza della Suprema di Corte di Cassazione ha confermato il principio secondo il quale “A fronte del mancato assolvimento da parte del preponente dell’obbligo contrattuale concernente l’invio degli estratti conto provvigionali, deve ritenersi che non è imputabile all’agente la carenza di indicazione dei dati relativi alla quantificazione del proprio credito, derivando dall’inadempimento del non contestato obbligo contrattuale d’informazione posto a carico del preponente” (Cass. Sez. Lav., 20.10.2015 n. 21219).
Nel caso in esame, l’agente non aveva modo di quantificare gli importi dovuti atteso che il preponente non gli aveva inviato i relativi estratti conto.
La Corte di Cassazione ha ritenuto che il Giudice di merito avesse correttamente ritenuto ammissibile la domanda dell’agente e si fosse avvalso, nell’ambito dell’esercizio dei propri poteri discrezionali, di una consulenza tecnica d’ufficio contabile sulle scritture contabili della mandante.
Per l’ammissibilità dell’ordine di esibizione e/o della consulenza tecnica è sufficiente che l’agente:
indichi gli affari promossi nonchè quelli in relazione ai quali non dispone delle informazioni necessarie;
dimostri di aver chiesto invano gli estratti conto analitici e/o comunque richiesto le informazioni utili alla verifica delle provvigioni adduca il motivo per il quale l’acquisizione di tali informazioni non è possibile mediante l’utilizzo di altri mezzi di prova.
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Cervicalgia, colpa dei troppi chilometri?
19 Luglio 2016 Posted by Roberta Gatta Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Cervicalgia, colpa dei troppi chilometri?”
Guidare tante ore e lavorare al computer può scatenare dolore al collo. Quando TAC, risonanza magnetica, ecografie e visite specialistiche non evidenziano nulla di significativo che possa giustificare i disturbi dolorosi, si può parlare di cervicalgia muscolo tensiva. La conferma la potrà dare una radiografia, questa mostra un’immagine che non lascia dubbi: la riduzione della lordosi cervicale.
Questa curva della colonna vertebrale in caso di cervicalgia muscolo tensiva si appiattisce rendendo il collo rigido e teso. I muscoli del collo diventano talmente tesi che riescono a modificare la curvatura della colonna facendo trazione sulle vertebre alle quali sono attaccati, una trazione così forte che modifica la corretta postura della curva cervicale fino a schiacciare i dischi intervertebrali e deformare la parte del corpo vertebrale generando protusioni e artrosi.
Quasi tutti conosciamo la relazione tra stress e disturbi gastrici, colite, mal di testa, fino ad arrivare alle malattie cutanee, pochi approfondiscono il legame tra stress e cervicalgie. Questa patologia ha un esordio in genere giovanile con le prime responsabilità di studio, lavorative o familiari; naturalmente a questo si aggiungono atteggiamenti posturali sbagliati, sbagliate posizioni come alla guida, alla scrivania, e mancanza di attività fisica.
Il dolore cervicale è come un cane che si morde la coda: la tensione muscolare rende collo e spalle dolenti e il dolore aumenta l’involontaria contrazione muscolare e così di seguito. Per cercare di risolvere diventa fondamentale intervenire sui muscoli, ristabilire una postura corretta e rompere il circuito dolore – tensione – dolore. Per fare ciò bisogna controllare la posizione alla guida, usare sedie ergonomiche alla scrivania e al computer e anche qui controllare la seduta (distanza dallo schermo, corretto utilizzo del mouse, eccetera).
Farmacologicamente si usano antinfiammatori e mio rilassanti. Un’importante aiuto si ha dai massaggi, dallo shiatsu, dalla ginnastica di rieducazione posturale, dallo stretching, o dalle tecniche di rilassamento muscolare come lo yoga. Beneficio si ottiene anche dalle terapie elettriche come il laser, tecar o correnti antalgiche.
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Agenti, cosa fare se la preponente modifica le provvigioni
12 Gennaio 2016 Posted by Roberta Gatta Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Agenti, cosa fare se la preponente modifica le provvigioni”
E’ sempre più frequente nella prassi che le mandanti, nel corso del rapporto di lavoro, riducano unilateralmente l’aliquota provvigionale originariamente riconosciuta all’Agente, in relazione a singoli e/o molteplici affari.
E’ purtroppo altrettanto frequente che l’agente nulla contesti per iscritto dopo aver ricevuto gli estratti conto provvigionali dai quali è possibile evincere la misura provvigionale riconosciuta per ogni singolo affare.
Spesso accade che tale prassi venga applicata dalla preponente anche per periodi di tempo più o meno lunghi; ciò in assenza di qualsivoglia variazione provvigionale contenuta in apposito negozio modificativo scritto.
E’ ovvio che in simili casi, l’eventuale instaurazione di giudizi finalizzati ad ottenere il riconoscimento del proprio diritto al pagamento delle differenze provvigionali non percepite nel corso del rapporto di lavoro, può presentare non poche problematiche laddove si decida di attendere la cessazione del rapporto di lavoro.
Ciò in quanto, dal punto di vista giuridico, si è posta la problematica del significato da attribuire al silenzio serbato dall’agente per un periodo di tempo più o meno lungo, spesso preoccupato, nell’immediato, di evitare contestazioni che avrebbero potuto pregiudicare la sopravvivenza del proprio rapporto di lavoro.
Un simile atteggiamento ha indotto la giurisprudenza sia di legittimità che di merito ad assumere l’orientamento secondo il quale l’accettazione tacita e prolungata dell’agente, accompagnata da circostanze e situazioni tali da renderla significativa come sintomo rilevatore della comune intenzione delle parti, lascia intendere che lo stesso si sia adeguato alle diverse condizioni economiche unilateralmente riconosciute dalla mandante per tutta una serie di affari, a nulla rilevando la mancanza di una pattuizione scritta in merito alla diversa aliquota provvigionale riconosciuta di fatto all’agente (Cass. civ. n. 13379/2009; Corte d’Appello Bologna n. 1484/2014; Corte d’Appello Firenze n. 641/2014).
E ciò nonostante altro consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale “….l’inerzia o il ritardo nell’esercizio del diritto non costituiscono elemento sufficiente, di per sé, per dedurne la volontà di rinunciare del titolare…” (Cass. civ. 15.03.2004; Cass. civ. Sez. Lavoro, 21.06.2005 n. 13322).
L’accettazione del nuovo assetto contrattuale relativamente alle provvigioni, può quindi risultare da comportamenti concludenti quali la mancata contestazione degli estratti conto consegnati dalla mandante nel corso del rapporto di lavoro nonchè dalla successiva emissione dei relativi documenti fiscali per importi corrispondenti a quelli indicati dalla preponente, senza muovere contestazione alcuna in merito alla variazione dell’aliquota provvigionale.
E’ opportuno quindi non subire passivamente le conseguenze dannose di una decisione arbitraria ed unilaterale della mandante, atteso che la mera tolleranza dell’agente, allorquando sia accompagnata da comportamenti fattivi di quest’ultimo, non potrà mai giustificare l’inadempimento della prima, non essendo possibile desumere, in simili casi, acquiescenza alla violazione di un obbligo contrattuale, men che mai consenso alla sua modificazione.
La taverna della trippa
11 Gennaio 2016 Posted by Roberta Gatta Articoli, Pausa pranzo 0 thoughts on “La taverna della trippa”
È in via Pier delle Vigne, in Napoli centro, la Taverna della trippa, meglio conosciuta come l’Antica Tripperia O’Russ.
In questo storico locale, caratterizzato da innumerevoli foto affisse alle pareti, di Vip o presunti tali che lo frequentano, protagonista è la trippa, in tutte le sue declinazioni, al punto che, dall’antipasto al secondo ne è l’ingrediente principale.
Nel menù, sempre presenti, trippa al sugo, trippa con patate o all’insalata, e nei mesi invernali la classicissima zuppa di carne cotta.
Quando si fa riferimento a quest’ultima pietanza, tipicamente napoletana, parliamo di un piatto povero e storicamente molto amato dai ceti sociali più umili.
Oggi, piatto trasversale, protagonista del più attuale street food, e che da solo vale la frequentazione del locale, a gestione familiare, condotto dal simpatico ed eclettico Luciano Daniele, affiancato nel servizio ai tavoli dal garbato Gaetano, sempre attento alla clientela, a cui dedica la cura che si pretende e che talvolta non si trova in posti di ben più alto lignaggio.
È proprio questo l’ingrediente più apprezzato dalla affezionata clientela: alla qualità del prodotto, infatti, segue di pari passo la qualità delle persone che con passione lo propongono.
Un luogo insomma dove la pausa pranzo si permea di tradizione e di genuina napoletanità.
via Pier Delle Vigne 24
Tel. 081 7513542
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Stile di vita positivo, anche a lavoro
11 Gennaio 2016 Posted by Roberta Gatta Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Stile di vita positivo, anche a lavoro”
Per gli agenti di commercio la macchina e la scrivania sono il luogo in cui si trascorre almeno un terzo della giornata,accumulando spesso molte tensioni fisiche e mentali. Per limitare il più possibile i danni indotti dallo stress e dalla sedentarietà puntando a raggiungere uno stile di vita positivo si devono riconsiderare le abitudini mentre si lavora. Il nostro corpo non è progettato per restare seduto per molte ore. L’inattività nuoce al fisico anche perché riduce la quantità di calorie spese, aumentando il deposito di grasso corporeo, ma la mancanza di un esercizio adeguato fa anche diminuire la capacità di resistenza e provoca il deperimento del tono e della forza dei muscoli. Da non dimenticare poi che il mantenimento di posture scorrette può causare fastidi alla colonna quali la cervicalgia e la lombalgia, quest’ultima la situazione patologica ad oggi più diffusa tra la popolazione in età lavorativa. Un’efficace prevenzione dei danni indotti dalla sedentarietà parte quindi dall’assunzione di posture corrette (può essere molto utile dotarsi di una seduta ergonomica che mantenga in allineamento fisiologico le curve della colonna vertebrale, sia in macchina che al computer), ma si ottiene soprattutto grazie a un’alimentazione adeguata alla spesa energetica effettiva, a un allenamento della capacità cardivascolare, del tono muscolare e della flessibilità.
Trasformare le fonti di stress psicologico in contributi al benessere mentale è possibile anche sul luogo di lavoro. Come? Ecco qualche suggerimento:
Trarre massima soddisfazione dalla vostra attività professionale ;
Improntare a uno spirito positivo le relazioni con i colleghi di lavoro e i clienti;
Concepite le risoluzione dei problemi come opportunità di miglioramento;
Fate una pausa pranzo sufficientemente lunga senza appesantirvi evitando panini mangiati in macchina o veloci tramezzini al bar.
D’altro canto, l’acquisizione di abitudini salutari, come praticare attività fisica e avere una corretta alimentazione, incrementa la sensazione di efficienza nella vita di ogni giorno e predispone ad uno stile di vita positivo, anche al lavoro.
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References: art. 1751
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In fine
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 Cass.