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Timestamp: 2017-12-15 21:46:57+00:00

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di Flavio Meloni mercoledì, 21 luglio 2010
Riforma della mediazione creditizia, le osservazioni della VI Commissione Finanze della Camera sullo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2008/48/CE
{jcomments on}Nel documento finale, che vede come relatore l’On. Alessandro Pagano, si legge che la Commissione Finanze ha recentemente concluso un’ampia indagine conoscitiva sul credito al consumo, approvando all’unanimità un documento conclusivo nel quale si evidenziano una serie di elementi di criticità che affliggono il settore, e si avanzano proposte articolate e puntuali, volte soprattutto a migliorare il livello di tutela dei diritti dei consumatori.
Per questo la Commissione avverte l’esigenza di tenerne adeguatamente conto, in particolare per quanto riguarda le esigenze di fare in modo che tutti gli interventi normativi sulla disciplina del credito al consumo siano prioritariamente orientati a rafforzare gli strumenti di tutela dei consumatori.
Chiede di “introdurre norme specifiche relative all’operatività dei sistemi di informazione creditizia, in particolare prevedendo che il consumatore sia informato esplicitamente delle conseguenze, rispetto all’accesso al credito da parte sua, di eventuali segnalazioni negative a suo carico inserite nei predetti sistemi, e che tali segnalazioni negative, prima di essere inserite nei predetti sistemi, siano previamente comunicate al consumatore interessato, consentendo a quest’ultimo di avanzare, entro un determinato termine, eccezioni rispetto alle segnalazioni effettuate, al fine di evitarne l’inserimento nei sistemi di informazione creditizia”.
Si vuole far “in modo che la necessaria revisione del quadro normativo e di vigilanza applicabile agli intermediari finanziari operanti nel credito al consumo, con particolare riferimento agli intermediari finanziari iscritti negli elenchi di cui agli attuali articoli 106 e 107 del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (TUB), sia condotta in termini tali da evitare di precludere ad una vasta fascia di consumatori l’accesso al credito legale, scongiurando il rischio di ampliare in tal modo gli spazi del credito usurario, e mantenendo inoltre fermi gli obblighi previsti per tali soggetti dalla normativa vigente in materia di contrasto al riciclaggio”.
La commissione raccomanda che “la revisione delle modalità di vigilanza sui mediatori creditizi e sugli agenti in attività finanziaria introduca più effettive forme di controllo su tali soggetti, anche esercitate dai rispettivi organismi di autoregolamentazione, non limitandosi a prevedere controlli di natura meramente formale” e di “introdurre una disciplina specifica che definisca in termini puntuali le caratteristiche del microcredito, coniugando la necessità di favorire la nascita di un ulteriore canale di accesso al credito con quella di assicurare comunque la trasparenza del settore ed un adeguato sistema di vigilanza su di esso”.
Inoltre la VI Commissione Finanze nel rimandare al Governo lo schema di decreto legislativo con parere positivo, ha evidenziato alcune osservazioni tra cui:
Valutare il ruolo dell’educazione finanziaria quale strumento di tutela del consumatore, promuovendo, nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, iniziative di informazione ed educazione volte a diffondere la cultura finanziaria fra il pubblico, al fine di favorire relazioni responsabili e corrette tra intermediari e clienti, anche alla luce delle indicazioni in materia contenute nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sul credito al consumo svolta dalla Commissione.
Istituire, nel rispetto della disciplina in materia di tutela della riservatezza dei dati personali, un sistema pubblico di prevenzione, sul piano amministrativo, delle frodi nel settore del credito al consumo, con specifico riferimento al fenomeno dei furti d’identità, anche alla luce delle indicazioni in materia contenute nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sul credito al consumo svolta dalla Commissione.
L’obbligo, per i soggetti abilitati all’esercizio dell’attività di erogazione di credito ai consumatori, di motivare il provvedimento di diniego del finanziamento, senza mero rinvio all’esito della consultazione di banche di dati e di sistemi di informazione creditizia, ed attribuiscono al soggetto richiedente cui viene negato il finanziamento il diritto di prendere visione ed estrarre copia, a sue spese, del provvedimento di diniego e della rispettiva motivazione, anche alla luce delle indicazioni, recate nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sul credito al consumo svolta dalla Commissione Finanze, che sottolineano l’esigenza di rafforzare la capacità degli operatori del credito di effettuare un’autonoma valutazione del merito di credito dei soggetti che richiedono il finanziamento, nei limiti in cui ciò è possibile con riferimento al settore del credito al consumo.
Si segnala come lo schema di decreto legislativo non affronti esplicitamente la questione, evidenziata nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sul credito al consumo approvato dalla Commissione Finanze, relativa alle prassi anomale riscontrate nella catena distributiva nel settore della cessione del quinto dello stipendio o della pensione, in particolare per quanto riguarda comportamenti fraudolenti o comunque lesivi dell’utente consumatore, a carico del quale sono frequentemente posti oneri per attività di mediazione che fanno crescere i costi a suo carico. Si valuti pertanto l’opportunità di chiarire che la disciplina in materia di credito al consumo introdotta dal provvedimento si estende anche a tale tipologia di finanziamento, nonché di rivedere la disciplina degli intermediari operanti in tale settore.
Con riferimento al comma 2 dell’articolo 121 del TUB, sostituito dall’articolo 1, comma 1, dello schema di decreto legislativo (“tasso annuo effettivo globale” o “TAEG” indica il costo totale del credito per il consumatore espresso in percentuale annua dell’importo totale del credito. Nel costo totale del credito sono inclusi anche i costi relativi a servizi accessori connessi con il contratto di credito, compresi i premi assicurativi, se la conclusione di un contratto avente ad oggetto tali servizi è un requisito per ottenere il credito, o per ottenerlo alle condizioni offerte) si valuti l’opportunità di tenere conto, in tale contesto, della normativa emanata dall’ISVAP relativa ai conflitti di interesse in capo agli intermediari creditizi che collochino polizze assicurative connesse al contratto di credito.
Con riferimento alla lettera d) del comma 1 dell’articolo 122 del TUB, sostituito dall’articolo 1, comma 1, dello schema di decreto legislativo, il quale esclude dall’ambito di applicazione della disciplina, recata dallo stesso TUB, sul credito ai consumatori, i finanziamenti a fronte dei quali il consumatore è tenuto a corrispondere solo commissioni di importo non significativo, valuti il Governo l’opportunità di specificare maggiormente la previsione, la quale non indica in che misura l’importo stesso debba ritenersi non significativo.
Con riferimento alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 123 del TUB, sostituito dall’articolo 1, comma 1, dello schema di decreto legislativo, il quale prevede l’obbligo di evidenziare il TAEG negli annunci pubblicitari, valuti il Governo l’opportunità di specificare che il valore del TAEG indicato deve riguardare la categoria di finanziamento pubblicizzata e che deve essere contestualmente indicato il TAEG minimo e massimo applicato a tale categoria di operazioni.
Con riferimento al comma 6 dell’articolo 124 del TUB, sostituito dall’articolo 1, comma 1, dello schema di decreto, il quale esenta i fornitori di merci o i prestatori di servizi che agiscono come intermediari del credito dagli obblighi di informativa contrattuale, valuti il Governo se tale previsione, formulata in termini così generali, non rischi di costituire una preoccupante riduzione delle garanzie informative riconosciute al consumatore.
Con riferimento all’articolo 106 del TUB, come sostituito dall’articolo 7, comma 1, dello schema di decreto, il quale riserva l’esercizio dell’attività di concessione di finanziamenti nei confronti del pubblico ai soli intermediari finanziari autorizzati, valuti il Governo l’opportunità di dettagliare maggiormente la disposizione, nel senso di non considerare come esercitate nei confronti del pubblico le attività di finanziamento svolte all’interno di un gruppo, l’attività di rilascio di garanzie quando il garante e l’obbligato garantito facciano parte del medesimo gruppo, gli atti di natura occasionale, nonché le forme di finanziamento poste in essere da imprese industriali o di distribuzione che risultino meramente strumentali o accessorie a quelle svolte in via principale.
Con riferimento al comma 3 dell’articolo 106 del TUB, il quale demanda al Ministro dell’economia e delle finanze la specificazione delle circostanze nelle quali ricorre l’esercizio al pubblico dell’attività di concessione di finanziamenti, valuti il Governo l’opportunità di indicare con quale tipo di atto normativo il Ministro dell’economia debba esercitare tale potere.
Con riferimento al comma 2 dell’articolo 109 del TUB, come sostituito dall’articolo 7, comma 1, dello schema di decreto, il quale definisce l’ambito di esercizio della vigilanza su base consolidata degli intermediari finanziari da parte della Banca d’Italia, comprendendovi anche, alla lettera c), ogni società che controlli intermediari finanziari, valuti il Governo l’opportunità di escludere dalla nozione di gruppo finanziario, ai fini della predetta vigilanza, le società controllanti che non svolgano attività finanziaria, bancaria o strumentale, prevedendo comunque che la Banca d’Italia possa richiedere a queste ultime di fornire le informazioni utili per l’esercizio della vigilanza consolidata.
Con riferimento al nuovo articolo 113–ter del TUB, come introdotto dall’articolo 7, comma 1, dello schema di decreto, relativo alle ipotesi di revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività di concessione di finanziamenti, valuti il Governo l’opportunità di rivedere la formulazione del comma 1, lettera a), il quale subordina l’applicazione della predetta sanzione ai soli casi di gravissime irregolarità nell’amministrazione ovvero di gravissime violazioni di disposizioni legislative, amministrative o statutarie, anche in considerazione del fatto che la valutazione circa il livello di gravità delle violazioni è lasciata alla discrezionalità dell’Autorità di vigilanza.
Con riferimento all’articolo 8, comma 2, dello schema di decreto, il quale sostituisce l’articolo 132 del TUB, relativo all’esercizio abusivo dell’attività finanziaria, valuti il Governo l’opportunità di rafforzare le sanzioni penali ed amministrative previste per tale fattispecie, le quali risulterebbero meno gravi di quelle attualmente previste, nonché di contemplare, tra le fattispecie sanzionate, anche quella relativa all’uso abusivo di denominazione finanziaria.
Con riferimento al secondo periodo del comma 4 del nuovo articolo 128-quater del TUB, introdotto dall’articolo 11, comma 1, dello schema di decreto, il quale stabilisce eccezioni al generale obbligo di monomandato per gli agenti in attività finanziaria, consentendo l’assunzione di più mandati, ciascuno relativo ad una sola tipologia di prodotti o servizi, nel caso in cui gli intermediari che li conferiscono non offrano l’intera gamma di servizi promossi dall’agente, valuti il Governo l’opportunità di rivedere la formulazione del predetto periodo, la cui complessità potrebbe determinare difficoltà applicative, chiarendo che l’obbligo di monomandato consiste nel divieto di offrire il medesimo prodotto o servizio su mandato di più intermediari, mentre è invece consentito all’agente offrire l’intera gamma di prodotti o servizi che possono essere promossi o conclusi da tale categoria professionale, anche se ciascuno di tali prodotti o servizi sia oggetto di mandato conferito da un diverso intermediario; valuti in ogni caso il Governo l’opportunità di apportare, ove necessario, ulteriori correzioni ed integrazioni a tale disciplina, alla luce della prima esperienza applicativa, avvalendosi della facoltà concessa dall’articolo 1, comma 5, della legge n. 88 del 2009.
Con riferimento al nuovo articolo 128-quinquies2, introdotto dall’articolo 11, comma 1, dello schema di decreto, in materia di requisiti per l’iscrizione nell’elenco dei mediatori creditizi, valuti il Governo l’opportunità di esplicitare l’obbligo, a tali i fini, per coloro che svolgono funzioni di direzione e amministrazione della società, di possedere requisiti di professionalità tra cui, alla pari di quanto previsto per gli agenti in attività finanziaria, il superamento di un’apposita prova valutativa; per quanto attiene ai requisiti di onorabilità, valuti il Governo l’opportunità di introdurre una disciplina che tenga conto della specificità dell’operato di mediatori e agenti, invece di riproporre i requisiti previsti per gli esponenti aziendali degli intermediari regolamentati.
Con riferimento al comma 2 del nuovo articolo 128-sexies del TUB, introdotto dall’articolo 11, comma 1, dello schema di decreto, il quale obbliga gli agenti in attività finanziaria che siano persone fisiche o costituiti in forma di società di persone ad avvalersi, per i contatti con il pubblico, esclusivamente di dipendenti o collaboratori iscritti nell’elenco degli agenti in attività finanziaria, valuti il Governo l’opportunità di verificare se tale previsione non risulti eccessivamente onerosa per i predetti agenti, circoscrivendo eventualmente tale obbligo alle sole attività svolte fuori sede o alle attività di front office; valuti altresì il Governo l’opportunità di chiarire, comunque, che l’elenco cui fa riferimento la norma è quello previsto dal comma 2 del medesimo articolo 128-quater.
Con riferimento al comma 2 del nuovo articolo 128-octies del TUB, introdotto dall’articolo 11, comma 1, dello schema di decreto, il quale disciplina le modalità di composizione dell’Organismo competente per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi, valuti il Governo l’opportunità di precisare che in tale Organismo devono essere presenti anche esponenti di tali categorie professionali.
Con riferimento al nuovo articolo 128-undecies2 del TUB, introdotto dall’articolo 11, comma 1, dello schema di decreto, il quale riserva l’attività di consulenza e gestione dei crediti, a fini di ristrutturazione e di recupero degli stessi, ai soli agenti in attività finanziaria, valuti il Governo l’opportunità di prevedere che tale riserva si applichi solo nel caso in cui l’attività si esplichi attraverso la stipula di nuovi contratti o la novazione di contratti in essere, disponendo comunque che l’esercizio di tale attività sia subordinata all’iscrizione in un apposito elenco tenuto dall’Organismo di cui al nuovo articolo 128-octies del TUB, prevedendo inoltre, in tale prospettiva, un rafforzamento dei requisiti di qualificazione dei soggetti abilitati all’esercizio dell’attività di recupero, anche attraverso un sistema di formazione professionale permanente.
Sempre con riferimento al nuovo articolo 128-undecies2 del TUB, valuti il Governo l’opportunità di prevedere una disciplina specifica per i soggetti che, in forma individuale o collettiva, svolgono in via esclusiva attività di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale nella gestione dei crediti, a fini di recupero dei medesimi, nell’interesse o per conto di banche o di intermediari finanziari, prevedendo che tale attività sia subordinata all’iscrizione in un apposito elenco tenuto dall’Organismo di cui al nuovo articolo 128-octies del TUB, assicurando la sussistenza dei requisiti di professionalità e onorabilità.
Con riferimento all’articolo 17 dello schema di decreto, valuti il Governo l’opportunità di integrare il comma 2, il quale vieta ai dipendenti, agli agenti ed ai collaboratori di banche ed intermediari finanziari di svolgere attività di mediazione creditizia, nel senso di comprendere nell’ambito di applicazione del predetto divieto anche la fattispecie in cui tali soggetti svolgano, anche in maniera informale, attività di promozione di intermediari finanziari diversi da quello per il quale prestano la propria attività, stabilendo inoltre un rigoroso regime sanzionatorio per le violazioni del predetto comma 2.
Con riferimento al comma 4 dell’articolo 17 dello schema di decreto, valuti il Governo l’opportunità di eliminare la previsione che consente alle banche ed agli intermediari finanziari di detenere nelle imprese o società di mediazione “partecipazioni che rappresentano almeno il 10 per cento del capitale o che attribuiscono almeno il 10 per cento dei diritti di voto”, anche al fine di assicurare coerenza con il dettato del comma 4 del nuovo articolo 128-quinquies del TUB, introdotto dall’articolo 11, comma 1, dello schema di decreto, il quale stabilisce che il mediatore creditizio non deve essere legato con alcuna delle parti da rapporti che ne possano compromettere l’indipendenza; valuti comunque il Governo l’opportunità di rivedere la formulazione della disposizione, la quale non risulta chiara.
Con riferimento all’articolo 25, dello schema di decreto, valuti il Governo l’opportunità di dettagliare maggiormente il regime transitorio ivi previsto, al fine di assicurare un ordinato passaggio alla nuova disciplina recata dallo schema.
La VI Commissione Finanze della Camera dei deputati, ha esaminato e dato parere positivo allo schema di decreto legislativo, approvato dal Consiglio dei Ministri, recante attuazione della direttiva 2008/48/CE, relativa ai contratti di credito ai consumatori, coordinamento del Titolo VI del testo unico bancario con altre disposizioni in materia di trasparenza e revisione della disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi.
Nel documento finale, che vede come relatore l’On. Alessandro Pagano, si legge che la Commissione Finanze ha recentemente concluso un’ampia indagine conoscitiva sul credito al consumo, approvando all’unanimità un documento conclusivo nel quale si evidenziano una serie di elementi di criticità che affliggono il settore, e si avanzano proposte articolate e puntuali, volte soprattutto a migliorare il livello di tutela dei diritti dei consumatori.
Inoltre la VI Commissione Finanze nel rimandare al Governo schema di decreto legislativo con parere positivo, ha evidenziato alcune osservazioni tra cui:
1. Valutare il ruolo dell’educazione finanziaria quale strumento di tutela del consumatore, promuovendo, nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, iniziative di informazione ed educazione volte a diffondere la cultura finanziaria fra il pubblico, al fine di favorire relazioni responsabili e corrette tra intermediari e clienti, anche alla luce delle indicazioni in materia contenute nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sul credito al consumo svolta dalla Commissione.
2. Istituire, nel rispetto della disciplina in materia di tutela della riservatezza dei dati personali, un sistema pubblico di prevenzione, sul piano amministrativo, delle frodi nel settore del credito al consumo, con specifico riferimento al fenomeno dei furti d’identità, anche alla luce delle indicazioni in materia contenute nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sul credito al consumo svolta dalla Commissione.
3. L’obbligo, per i soggetti abilitati all’esercizio dell’attività di erogazione di credito ai consumatori, di motivare il provvedimento di diniego del finanziamento, senza mero rinvio all’esito della consultazione di banche di dati e di sistemi di informazione creditizia, ed attribuiscono al soggetto richiedente cui viene negato il finanziamento il diritto di prendere visione ed estrarre copia, a sue spese, del provvedimento di diniego e della rispettiva motivazione, anche alla luce delle indicazioni, recate nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sul credito al consumo svolta dalla Commissione Finanze, che sottolineano l’esigenza di rafforzare la capacità degli operatori del credito di effettuare un’autonoma valutazione del merito di credito dei soggetti che richiedono il finanziamento, nei limiti in cui ciò è possibile con riferimento al settore del credito al consumo.
4. Si segnala come lo schema di decreto legislativo non affronti esplicitamente la questione, evidenziata nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sul credito al consumo approvato dalla Commissione Finanze, relativa alle prassi anomale riscontrate nella catena distributiva nel settore della cessione del quinto dello stipendio o della pensione, in particolare per quanto riguarda comportamenti fraudolenti o comunque lesivi dell’utente consumatore, a carico del quale sono frequentemente posti oneri per attività di mediazione che fanno crescere i costi a suo carico. Si valuti pertanto l’opportunità di chiarire che la disciplina in materia di credito al consumo introdotta dal provvedimento si estende anche a tale tipologia di finanziamento, nonché di rivedere la disciplina degli intermediari operanti in tale settore.
5. Con riferimento al comma 2 dell’articolo 121 del TUB, sostituito dall’articolo 1, comma 1, dello schema di decreto legislativo (“tasso annuo effettivo globale” o “TAEG” indica il costo totale del credito per il consumatore espresso in percentuale annua dell’importo totale del credito. Nel costo totale del credito sono inclusi anche i costi relativi a servizi accessori connessi con il contratto di credito, compresi i premi assicurativi, se la conclusione di un contratto avente ad oggetto tali servizi è un requisito per ottenere il credito, o per ottenerlo alle condizioni offerte) si valuti l’opportunità di tenere conto, in tale contesto, della normativa emanata dall’ISVAP relativa ai conflitti di interesse in capo agli intermediari creditizi che collochino polizze assicurative connesse al contratto di credito.
6. Con riferimento alla lettera d) del comma 1 dell’articolo 122 del TUB, sostituito dall’articolo 1, comma 1, dello schema di decreto legislativo, il quale esclude dall’ambito di applicazione della disciplina, recata dallo stesso TUB, sul credito ai consumatori, i finanziamenti a fronte dei quali il consumatore è tenuto a corrispondere solo commissioni di importo non significativo, valuti il Governo l’opportunità di specificare maggiormente la previsione, la quale non indica in che misura l’importo stesso debba ritenersi non significativo.
7. Con riferimento alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 123 del TUB, sostituito dall’articolo 1, comma 1, dello schema di decreto legislativo, il quale prevede l’obbligo di evidenziare il TAEG negli annunci pubblicitari, valuti il Governo l’opportunità di specificare che il valore del TAEG indicato deve riguardare la categoria di finanziamento pubblicizzata e che deve essere contestualmente indicato il TAEG minimo e massimo applicato a tale categoria di operazioni.
8. Con riferimento al comma 6 dell’articolo 124 del TUB, sostituito dall’articolo 1, comma 1, dello schema di decreto, il quale esenta i fornitori di merci o i prestatori di servizi che agiscono come intermediari del credito dagli obblighi di informativa contrattuale, valuti il Governo se tale previsione, formulata in termini così generali, non rischi di costituire una preoccupante riduzione delle garanzie informative riconosciute al consumatore.
9. Con riferimento all’articolo 106 del TUB, come sostituito dall’articolo 7, comma 1, dello schema di decreto, il quale riserva l’esercizio dell’attività di concessione di finanziamenti nei confronti del pubblico ai soli intermediari finanziari autorizzati, valuti il Governo l’opportunità di dettagliare maggiormente la disposizione, nel senso di non considerare come esercitate nei confronti del pubblico le attività di finanziamento svolte all’interno di un gruppo, l’attività di rilascio di garanzie quando il garante e l’obbligato garantito facciano parte del medesimo gruppo, gli atti di natura occasionale, nonché le forme di finanziamento poste in essere da imprese industriali o di distribuzione che risultino meramente strumentali o accessorie a quelle svolte in via principale.
10. Con riferimento al comma 3 dell’articolo 106 del TUB, il quale demanda al Ministro dell’economia e delle finanze la specificazione delle circostanze nelle quali ricorre l’esercizio al pubblico dell’attività di concessione di finanziamenti, valuti il Governo l’opportunità di indicare con quale tipo di atto normativo il Ministro dell’economia debba esercitare tale potere.
11. Con riferimento al comma 2 dell’articolo 109 del TUB, come sostituito dall’articolo 7, comma 1, dello schema di decreto, il quale definisce l’ambito di esercizio della vigilanza su base consolidata degli intermediari finanziari da parte della Banca d’Italia, comprendendovi anche, alla lettera c), ogni società che controlli intermediari finanziari, valuti il Governo l’opportunità di escludere dalla nozione di gruppo finanziario, ai fini della predetta vigilanza, le società controllanti che non svolgano attività finanziaria, bancaria o strumentale, prevedendo comunque che la Banca d’Italia possa richiedere a queste ultime di fornire le informazioni utili per l’esercizio della vigilanza consolidata.
12. Con riferimento al nuovo articolo 113–ter del TUB, come introdotto dall’articolo 7, comma 1, dello schema di decreto, relativo alle ipotesi di revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività di concessione di finanziamenti, valuti il Governo l’opportunità di rivedere la formulazione del comma 1, lettera a), il quale subordina l’applicazione della predetta sanzione ai soli casi di gravissime irregolarità nell’amministrazione ovvero di gravissime violazioni di disposizioni legislative, amministrative o statutarie, anche in considerazione del fatto che la valutazione circa il livello di gravità delle violazioni è lasciata alla discrezionalità dell’Autorità di vigilanza.
13. Con riferimento all’articolo 8, comma 2, dello schema di decreto, il quale sostituisce l’articolo 132 del TUB, relativo all’esercizio abusivo dell’attività finanziaria, valuti il Governo l’opportunità di rafforzare le sanzioni penali ed amministrative previste per tale fattispecie, le quali risulterebbero meno gravi di quelle attualmente previste, nonché di contemplare, tra le fattispecie sanzionate, anche quella relativa all’uso abusivo di denominazione finanziaria.
14. Con riferimento al secondo periodo del comma 4 del nuovo articolo 128-quater del TUB, introdotto dall’articolo 11, comma 1, dello schema di decreto, il quale stabilisce eccezioni al generale obbligo di monomandato per gli agenti in attività finanziaria, consentendo l’assunzione di più mandati, ciascuno relativo ad una sola tipologia di prodotti o servizi, nel caso in cui gli intermediari che li conferiscono non offrano l’intera gamma di servizi promossi dall’agente, valuti il Governo l’opportunità di rivedere la formulazione del predetto periodo, la cui complessità potrebbe determinare difficoltà applicative, chiarendo che l’obbligo di monomandato consiste nel divieto di offrire il medesimo prodotto o servizio su mandato di più intermediari, mentre è invece consentito all’agente offrire l’intera gamma di prodotti o servizi che possono essere promossi o conclusi da tale categoria professionale, anche se ciascuno di tali prodotti o servizi sia oggetto di mandato conferito da un diverso intermediario; valuti in ogni caso il Governo l’opportunità di apportare, ove necessario, ulteriori correzioni ed integrazioni a tale disciplina, alla luce della prima esperienza applicativa, avvalendosi della facoltà concessa dall’articolo 1, comma 5, della legge n. 88 del 2009.
15. Con riferimento al nuovo articolo 128-quinquies2, introdotto dall’articolo 11, comma 1, dello schema di decreto, in materia di requisiti per l’iscrizione nell’elenco dei mediatori creditizi, valuti il Governo l’opportunità di esplicitare l’obbligo, a tali i fini, per coloro che svolgono funzioni di direzione e amministrazione della società, di possedere requisiti di professionalità tra cui, alla pari di quanto previsto per gli agenti in attività finanziaria, il superamento di un’apposita prova valutativa; per quanto attiene ai requisiti di onorabilità, valuti il Governo l’opportunità di introdurre una disciplina che tenga conto della specificità dell’operato di mediatori e agenti, invece di riproporre i requisiti previsti per gli esponenti aziendali degli intermediari regolamentati.
16. Con riferimento al comma 2 del nuovo articolo 128-sexies del TUB, introdotto dall’articolo 11, comma 1, dello schema di decreto, il quale obbliga gli agenti in attività finanziaria che siano persone fisiche o costituiti in forma di società di persone ad avvalersi, per i contatti con il pubblico, esclusivamente di dipendenti o collaboratori iscritti nell’elenco degli agenti in attività finanziaria, valuti il Governo l’opportunità di verificare se tale previsione non risulti eccessivamente onerosa per i predetti agenti, circoscrivendo eventualmente tale obbligo alle sole attività svolte fuori sede o alle attività di front office; valuti altresì il Governo l’opportunità di chiarire, comunque, che l’elenco cui fa riferimento la norma è quello previsto dal comma 2 del medesimo articolo 128-quater.
17. Con riferimento al comma 2 del nuovo articolo 128-octies del TUB, introdotto dall’articolo 11, comma 1, dello schema di decreto, il quale disciplina le modalità di composizione dell’Organismo competente per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi, valuti il Governo l’opportunità di precisare che in tale Organismo devono essere presenti anche esponenti di tali categorie professionali.
18. Con riferimento al nuovo articolo 128-undecies2 del TUB, introdotto dall’articolo 11, comma 1, dello schema di decreto, il quale riserva l’attività di consulenza e gestione dei crediti, a fini di ristrutturazione e di recupero degli stessi, ai soli agenti in attività finanziaria, valuti il Governo l’opportunità di prevedere che tale riserva si applichi solo nel caso in cui l’attività si esplichi attraverso la stipula di nuovi contratti o la novazione di contratti in essere, disponendo comunque che l’esercizio di tale attività sia subordinata all’iscrizione in un apposito elenco tenuto dall’Organismo di cui al nuovo articolo 128-octies del TUB, prevedendo inoltre, in tale prospettiva, un rafforzamento dei requisiti di qualificazione dei soggetti abilitati all’esercizio dell’attività di recupero, anche attraverso un sistema di formazione professionale permanente.
19. Sempre con riferimento al nuovo articolo 128-undecies2 del TUB, valuti il Governo l’opportunità di prevedere una disciplina specifica per i soggetti che, in forma individuale o collettiva, svolgono in via esclusiva attività di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale nella gestione dei crediti, a fini di recupero dei medesimi, nell’interesse o per conto di banche o di intermediari finanziari, prevedendo che tale attività sia subordinata all’iscrizione in un apposito elenco tenuto dall’Organismo di cui al nuovo articolo 128-octies del TUB, assicurando la sussistenza dei requisiti di professionalità e onorabilità.
20. Con riferimento all’articolo 17 dello schema di decreto, valuti il Governo l’opportunità di integrare il comma 2, il quale vieta ai dipendenti, agli agenti ed ai collaboratori di banche ed intermediari finanziari di svolgere attività di mediazione creditizia, nel senso di comprendere nell’ambito di applicazione del predetto divieto anche la fattispecie in cui tali soggetti svolgano, anche in maniera informale, attività di promozione di intermediari finanziari diversi da quello per il quale prestano la propria attività, stabilendo inoltre un rigoroso regime sanzionatorio per le violazioni del predetto comma 2.
21. Con riferimento al comma 4 dell’articolo 17 dello schema di decreto, valuti il Governo l’opportunità di eliminare la previsione che consente alle banche ed agli intermediari finanziari di detenere nelle imprese o società di mediazione “partecipazioni che rappresentano almeno il 10 per cento del capitale o che attribuiscono almeno il 10 per cento dei diritti di voto”, anche al fine di assicurare coerenza con il dettato del comma 4 del nuovo articolo 128-quinquies del TUB, introdotto dall’articolo 11, comma 1, dello schema di decreto, il quale stabilisce che il mediatore creditizio non deve essere legato con alcuna delle parti da rapporti che ne possano compromettere l’indipendenza; valuti comunque il Governo l’opportunità di rivedere la formulazione della disposizione, la quale non risulta chiara.
22. Con riferimento all’articolo 25, dello schema di decreto, valuti il Governo l’opportunità di dettagliare maggiormente il regime transitorio ivi previsto, al fine di assicurare un ordinato passaggio alla nuova disciplina recata dallo schema.
Riforma della mediazione creditizia, le osservazioni della VI Commissione Finanze della Camera sullo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2008/48/CE ultima modifica: 2010-07-21T20:54:39+00:00 da Flavio Meloni

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