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Timestamp: 2020-08-07 13:23:20+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23093 del 17/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23093 del 17/09/2019
Cassazione civile sez. I, 17/09/2019, (ud. 18/06/2019, dep. 17/09/2019), n.23093
Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –
Dott. CAIAZZO Luigi Pietro – Consigliere –
sul ricorso 16681/2015 proposto da:
M.F., elettivamente domiciliato in Roma, Via F. Cesi
n. 21, presso lo studio dell’avvocato Greco Giulia, rappresentato e
difeso dall’avvocato Andreano Michele, giusta procura in calce al
L.E., elettivamente domiciliata in Roma, Piazza Martiri di
Belfiore n. 2, presso lo studio dell’avvocato Primicerj Ugo, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato Reggianini Andrea,
giusta procura in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 495/2015 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
pubblicata il 10/03/2015;
18/06/2019 dal cons. Dott. TRICOMI LAURA.
M.F., socio al 95% della società “Le Capanne di Fischer Frank & C. SAS”, da ultimo denominata “Le Capanne di L.E. & C. SAS”, aveva convenuto dinanzi al Tribunale di Reggio Emilia l’altra socia al 5% L.E., affermando che l’intestazione in favore di quest’ultima era meramente fiduciaria. In proposito il M. deduceva che il prezzo per l’acquisto di tali quote (Euro 3.200.000,00) era stato interamente da lui pagato, provenendo le relative somme dai conti correnti al medesimo esclusivamente intestati, ed allegava due dichiarazioni che avrebbero fatto espresso riferimento alla suddetta intestazione fiduciaria. La L. contestava l’avverso dedotto.
In primo grado la domanda veniva respinta perchè non provata. La Corte di appello di Bologna ha confermato la prima decisione con diversa motivazione.
Segnatamente la Corte territoriale, con la sentenza in epigrafe indicata, sulla preliminare osservazione che la società in questione era proprietaria di un complesso immobiliare sito nel Comune di (OMISSIS), che rientrava nel patrimonio sociale, ha affermato che per il trasferimento delle quote e per la stipula del pactum fiduciae era necessario l’atto scritto; quindi ha affermato che il pactum fiduciae nello specifico caso non risultava redatto in forma scritta e che, ove realmente stipulato, non avrebbe potuto essere provato per testimoni o per presunzioni.
M. propone due motivi di ricorso; L. replica con controricorso.
1.1. Con il primo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1350,1351 e 2725 c.c. in tema di forma scritta ad substantiam ed ad probationem.
Il ricorrente sostiene che non sussisteva la nullità del pactum fiduciae, per la cui stipula non era prevista la forma scritta, nè per ragioni sostanziali, nè per ragioni probatorie.
1.2. Il primo motivo è infondato e va respinto.
1.4. Secondo il costante orientamento di questa Corte, il negozio fiduciario rientra nella categoria più generale dei negozi indiretti, caratterizzati dal fatto di realizzare un determinato effetto giuridico non in via diretta, bensì indiretta (Cass. 9 maggio 2011, n. 10163). Il negozio, che è realmente voluto dalle parti, viene infatti posto in essere in vista di un fine pratico diverso da quello suo tipico, e corrispondente in sostanza alla funzione di un negozio diverso; che, pertanto, l’intestazione fiduciaria di un bene comporta un vero e proprio trasferimento in favore del fiduciario, limitato però dagli obblighi stabiliti inter partes, compreso quello del trasferimento al fiduciante, in cui si ravvisa il contenuto del pactum fiduciae (Cass. 2 aprile 2009, n. 8024). Ne consegue come necessario corollario che se il pactum fiduciae riguarda beni immobili, occorre che esso risulti da un atto in forma scritta ad substantiam, atteso che esso è sostanzialmente equiparabile al contratto preliminare per il quale l’art. 1351 c.c. impone la stessa forma del contratto definitivo (Cass. 25 maggio 2017, n. 13216; Cass. 9 maggio 2011, n. 10163, secondo cui la mancanza dell’atto scritto non può essere surrogata neppure da una dichiarazione confessoria dell’altra parte; Cass. 13 ottobre 2004, n. 20198; Cass. 19 luglio 2000, n. 9489; Cass. 29 maggio 1993, n. 6024;) e per tale motivo “l’esistenza del patto scritto non può semplicemente desumersi da altri documenti scritti che, sia pure implicitamente, ne lasciano solo presumere l’esistenza (art. 2729 c.c., comma 2 e art. 2725 c.c., comma 2)” (così Cass. 1 aprile 2018, n. 9010).
Invero “Il pactum fiduciae con il quale il fiduciario si obbliga a modificare la situazione giuridica a lui facente capo a favore del fiduciante o di altro soggetto da costui designato, richiede, qualora riguardi beni immobili, la forma scritta ad substantiam e la prova per testimoni di tale patto è sottratta alle preclusioni stabilite dagli artt. 2721 c.c. e segg. – sempre che non comporti, il trasferimento, sia pure indiretto, di beni immobili – soltanto nel caso in cui detto patto sia volto a creare obblighi connessi e collaterali rispetto al regolamento contrattuale, al fine di realizzare uno scopo ulteriore rispetto a quello naturalmente inerente al tipo di accordo, senza direttamente contraddire il contenuto espresso di tale regolamento. Qualora, invece, il patto si ponga in antitesi con quanto risulta altrimenti dal contratto, la mera qualificazione dello stesso come fiduciario non è sufficiente ad impedire l’applicabilità delle disposizioni che vietano la prova testimoniale dei patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento.” (Cass. 26 maggio 2014, n. 11757).
Pertanto il patto fiduciario in questione avrebbe richiesto la forma scritta ad substantiam, comportando il trasferimento della quota societaria, in esecuzione del patto, anche il trasferimento degli immobili e la prova dello stesso non avrebbe potuto essere fornita indirettamente attraverso altri documenti o mediante prova testimoniale.
1.5. Nel caso di specie, la Corte d’appello ha accertato che la società Le Capanne – come, del resto, è incontroverso tra le parti era titolare di un compendio immobiliare sito nel territorio del Comune di (OMISSIS), sicchè il trasferimento delle quote sociali che il fiduciario avrebbe dovuto operare a favore del fiduciante, se vi fosse stato il pactum fiduciae, non implicava solo un passaggio di quote, ma altresì il trasferimento di diritti immobiliari. La Corte ha, altresì, accertato la pacifica inesistenza – che, in verità, neppure il motivo di ricorso in esame smentisce – di un pactum fiduciae in forma scritta, con la conseguente inutilità dell’attività istruttoria svolta in mancanza di tale patto.
2.1. Con il secondo motivo si lamenta l’omessa o insufficiente motivazione su un punto fondamentale della controversia, individuato nell’effettiva esistenza del patto fiduciario, come comprovato, a suo dire, dalla produzione documentale e dalle dichiarazioni testimoniali rese in primo grado afferenti al pagamento dell’intero prezzo da parte del M. ed al carattere fiduciario dell’intestazione.
2.2. L’esame del secondo motivo è assorbito il rigetto del primo.
3. In conclusione il ricorso va rigettato, infondato il primo motivo ed assorbito il secondo.
Le spese seguono la soccombenza nella misura liquidata in dispositivo.
Sussistono i presupposti di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.
– Condanna il ricorrente alla rifusione delle spese de giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.000,00=, oltre Euro 200,00= per esborsi, spese generali liquidate forfettariamente nella misura del 15% ed accessori di legge;
– Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Così deciso in Roma, il 18 giugno 2019.

References: Sentenza 
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 Cass. 
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 Cass. 
 art. 2725
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 art. 13
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