Source: https://wishakamax.wordpress.com/2013/12/22/una-storia-di-natale/
Timestamp: 2017-08-21 08:21:26+00:00

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Una storia di Natale | Serbatoio di pensieri occasionali
L’ho detto l’altro giorno sui discutibili, la pagina facebook di Jonathan Carroll è una delle poche che meritano di essere seguite. E oggi ha postato un racconto, che ha trovato da qualche parte, scritto presumibilmente da un tassista di New York, e che lui presume sia vero. Ho avuto il permesso di tradurlo e postarlo, in fondo la versione originale in inglese. E’ una storia semplice, giusta per questi giorni.
Sono arrivato all’indirizzo e ho suonato il clacson. Dopo qualche minuto ho suonato di nuovo. Sarebbe stata l’ultima corsa della giornata, ho pensato di andarmene, ma invece ho parcheggiato e sono andato a bussare alla porta. “Solo un attimo”, ha risposto una voce anziana e fragile. Sentivo il rumore di qualcosa che era trascinato lungo il pavimento.
Dopo una lunga pausa, la porta si è aperta. Di fronte a me una donna piccola, avrà avuto una novantina d’anni. Indossava un vestito stampato e un cappello con una veletta, sembrava uscita da un film degli anni 40.
Accanto a lei c’era una piccola valigia di nylon. L’appartamento appariva come se fosse disabitato da anni. Tutti i mobili erano coperti da lenzuola.
Non c’era nessun orologio al muro, niente gingilli o utensili sui ripiani. In un angolo una scatola di cartone con dentro foto e cristalleria.
“Porterebbe la mia valigia sino alla macchina?” mi ha detto. Ho preso la valigia e l’ho messa nel bagagliaio, poi sono tornato ad aiutarla.
Lei mi ha preso il braccio e ci siamo avviati lentamente verso il taxi.
Continuava a ringraziarmi per la mia gentilezza. “Non è niente”, le ho detto, “Cerco solo di trattare i miei passeggeri allo stesso modo in cui vorrei che fosse trattata mia madre”.
“Oh, lei è un gran bravo ragazzo”, ha detto. Quando siamo entrati nel taxi, mi ha dato un indirizzo e mi ha chiesto “Le spiacerebbe passare dal centro?”
“Non è la strada più breve”, ho detto in fretta.
“Oh, non importa”, ha detto lei. “Non ho fretta, sto andando in un ospizio”.
L’ho guardata nello specchietto retrovisore. Gli occhi luccicavano. “Non ho più nessuno”, ha continuato con voce tenue. Il dottore dice che non mi resta molto”. Silenziosamente ho allungato un braccio e ho spento il tassametro.
“Che strada vuole che prenda?” le ho chiesto.
Per le successive due ore, siamo andati in giro per la città. Mi ha mostrato l’edificio dove una volta aveva lavorato come addetta all’ascensore.
Siamo passati dal quartiere dove lei e il marito avevano vissuto da appena sposati. Mi ha fatto accostare di fronte ad un deposito di mobili: una volta era una sala da ballo, e lei ci andava a ballare da ragazza.
Talvolta mi chiedeva di rallentare di fronte ad un particolare edificio, o angolo, e restava seduta guardando nell’oscurità, senza dir nulla.
Mentre il primo accenno di sole stava spiegazzando l’orizzonte, improvvisamente ha detto “Sono stanca, andiamo ora”. Ci siamo diretti silenziosamente all’indirizzo che mi aveva dato. Era un edificio basso, come un piccolo convalescenziario, con un vialetto d’accesso che passava sotto un portico.
Due inservienti si sono avvicinati al taxi appena ho accostato. Erano solleciti e decisi, osservavano ogni sua mossa. Era evidentemente attesa.
Ho aperto il bagagliaio e ho portato la piccola valigia alla porta. La donna era già seduta in una sedia a rotelle.
“Quanto le devo?” mi ha detto, prendendo la borsa.
“Nulla”, le ho detto
“Ma deve pur guadagnare”, ha risposto.
“Ci sono altri passeggeri”, ho risposto a mia volta.
Quasi senza pensare, mi sono chinato e l’ho abbracciata. Lei mi ha stretto forte.
“Lei ha regalato ad una vecchia un piccolo momento di gioia”, ha detto. “Grazie”.
Le ho stretto la mano, e mi sono mosso verso il taxi nella tenue luce mattutina. Dietro di me, si è chiusa una porta. Era il suono della chiusura di una vita.
Non ho caricato altri passeggeri, quella mattina. Ho guidato senza meta perso nei miei pensieri. Per il resto della giornata, ho parlato a stento. Cosa sarebbe successo se alla chiamata di quella donna avesse risposto un tassista arrabbiato, oppure uno che fosse stato impaziente di concludere il turno? Che cosa sarebbe successo se il tassista avesse rifiutato la corsa, o se ne fosse andato dopo aver suonato il clacson la prima volta?
Facendo un rapido esame, non credo di aver fatto niente di più importante di quella corsa, in tutta la mia vita.
Siamo abituati a pensare che le nostre vite ruotino attorno a grandi momenti.
Ma un grande momento spesso arriva nella nostra totale inconsapevolezza, meravigliosamente nascosto dentro quello che altri potrebbero considerare un momento qualunque.
Questo articolo è stato pubblicato in Real life e taggato come fine vita, Jonathan Carroll, ospizio, passato, solitudine, taxi, ultimo viaggio il 22 dicembre 2013 da Wish aka Max
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27 pensieri su “Una storia di Natale”
Elisabetta Lelli 22 dicembre 2013 alle 23:48
Tuttod’unfiato……………………………………> nel mio Cuore.
Wish aka Max Autore articolo 22 dicembre 2013 alle 23:51
黒子 くろこ kuroko 23 dicembre 2013 alle 00:22
wah. ora riprendo fiato.
Wish aka Max Autore articolo 23 dicembre 2013 alle 08:15
eh sì, arrivi in fondo e scopri che avevi smesso di respirare a un certo punto…
elinepal 23 dicembre 2013 alle 02:07
Non so se sono io, ma ultimamente ogni volta mi fai piangere.
Wish aka Max Autore articolo 23 dicembre 2013 alle 08:14
Sono una brutta persona, lo sai 😉
elinepal 23 dicembre 2013 alle 08:41
flampur 23 dicembre 2013 alle 04:55
Quel che a volte facciamo, di apparentemente insignificante, nella nostra vita, lo facciamo mossi comunque dal nostro essere, dalla nostra sensibilità; in lotta con l’indifferenza, la fretta, il sovrappensiero. Impariamo a gustarcela, l’inconsapevolezza.
Wish aka Max Autore articolo 23 dicembre 2013 alle 08:16
Sante parole. Se ci si riuscisse, a vivere nel presente, a vivere gli attimi, saremmo molto più avanti.
nemo1968 23 dicembre 2013 alle 10:54
C’è un vecchissimo detto orientale che secondo me descrive bene quello che vorrei dire riguardo a questa storia:
“Ti preoccupi troppo di quello che era e di quello che sarà.
Adesso è un dono, per questo si chiama presente”.
e se ti dico dove l’ho sentito la prima volta mi pikki 😉
lilasmile 23 dicembre 2013 alle 08:48
Grazie! Mi hai regalato un inizio di giornata bellissimo
Wish aka Max Autore articolo 23 dicembre 2013 alle 08:51
Ma prego, io ho solo tradotto… 🙂
lilasmile 23 dicembre 2013 alle 08:59
Se per te non avesse avuto Valore non lo avresti tradotto 😉
Bia 23 dicembre 2013 alle 09:33
Quando attimi di questo genere capitano, l’importante è prederli al volo e non farseli scappare!
solounoscoglio 23 dicembre 2013 alle 10:30
max il tuo racconto mi piace, ma non riesco a non pensare che il buon tassista avrà usato la sua vettura anche per scaricare la propria madre in un altro ospizio, e che è facile lavarsi la coscienza portando la valigia per pochi metri ad una vecchia sconosciuta. scusami, lo sai che sono una brutta persona….
Wish aka Max Autore articolo 23 dicembre 2013 alle 10:35
Non è mio, eh. E neanche di Jonathan Carroll. Sembra sia una di quelle cose trovate da qualche parte, a me puzza un po’ di urban myth. Però, a differenza degli altri simili, questo è ben scritto, ed è per questo che l’ho preso.
solounoscoglio 23 dicembre 2013 alle 10:37
a me ricorda “a spasso con daisy” film che mi fece piangere maledettamente perchè usciì dopo poco che era morta la mia nonna incredibilmente uguale alla vecchia protagonista. insomma sono degli stereotipi troppo usati. almeno stavolta l’hanno scritto bene! 🙂
liù 23 dicembre 2013 alle 11:26
Non ricordo dove ,ma l’avevo letto da qualche parte ,forse su FB.
Ma ti confesso che vero o falso mi commuove ogni volta che lo leggo.
Ciao,buone feste.
Pendolante 26 dicembre 2013 alle 23:44
Wish aka Max Autore articolo 27 dicembre 2013 alle 23:15
Ma grazie a te di essere passata!
Bachelorette 30 dicembre 2013 alle 08:23
Ciao, Grazie di aver postato ( e tradotto! ) questo racconto. E’ molto carino. La vecchina poi, pare la nonna di Titty!
Wish aka Max Autore articolo 30 dicembre 2013 alle 09:39
Grazie a te del passaggio! Come ho detto ad altri commentatori, la trama è un po’ così, da fumetto, ma almeno è ben scritta… (noi iscritti a scuole di scrittura siamo molto esigenti… 😀 😀 :D)
Bachelorette 30 dicembre 2013 alle 09:41
Che snob!! 😀
Wish aka Max Autore articolo 30 dicembre 2013 alle 09:42
Bachelorette 30 dicembre 2013 alle 09:45
No news good news 😛
unmateamargo 3 gennaio 2014 alle 09:55
Non so fino a che punto sia vero questo racconto, magari è totalmente inventato, di certo è ben scritto e dice cose che “dovrebbero essere vere”, sopratutto l’invito a vivere “il presente”, ma non ci rifletterò su perchè è qualcosa di cui da anni ormai cerco di convincere chi mi sta intorno.
Vero o falso è un bel racconto, grazie di avercelo proposto.
Wish aka Max Autore articolo 3 gennaio 2014 alle 10:45
Siamo d’accordo praticamente su tutto… tranne gli ebook a quanto pare 😉
E sì, è un bel racconto. Se hai un account facebook cerca Jonathan Carroll, ha una pagina deliziosa.

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