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Timestamp: 2018-05-22 23:50:11+00:00

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Vittorio Raffaele Porta
1 Civile Sent. Sez. 3 Num Anno 2014 Presidente: BERRUTI GIUSEPPE MARIA Relatore: SESTINI DANILO Data pubblicazione: 09/06/2014 SENTENZA sul ricorso proposto da: CONSIGLIO GIUSEPPE CNSGPP44R19F299H, domiciliato ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall'avvocato CAPONNETTO GAETANO giusta procura a margine del ricorso; - ricorrente - contro INGLISA SALVATORE MASSIMILIANO NGLSVT70M11G273I, elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE MAZZINI 140, presso lo studio dell'avvocato PIERLUIGI LUCATTONI, 1
2 rappresentato e difeso dall'avvocato FRANCO DI CARLO giusta procura a margine del controricorso; - controricorrente - avverso la sentenza n. 892/2007 della CORTE D'APPELLO di PALERMO, depositata il 25/10/2007, R.G.N. 1463/05; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 27/03/2014 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CARMELO SGROI che ha concluso per il rigetto del ricorso; 2
3 SVOLGIMENTO DEL PROCESSO A seguito di disdetta comunicatagli dal proprio locatore, Salvatore Massimiliano Inglisa rilasciava un immobile -adibito a farmacia- sito in Lampedusa, ma ricorreva al Tribunale di Agrigento per conseguire l'indennità per la perdita dell'avviamento commerciale. Pronunciando su tale domanda e su quella riconvenzionale proposta dal locatore Giuseppe Consiglio (che aveva richiesto il risarcimento dei danni provocati all'immobile da un incendio verificatosi in corso di locazione), il Tribunale di Agrigento rigettava la domanda dell'inglisa (ritenendo non dovuta l'indennità, in difetto di un effettivo pregiudizio per il conduttore), mentre accoglieva la domanda del Consiglio, nei limiti del danno accertato dal C.T.U. In parziale riforma della sentenza, la Corte di Appello di Palermo condannava il Consiglio al pagamento dell'indennità di avviamento e compensava integralmente le spese di entrambi gradi di giudizio. Avverso tale sentenza (n. 892/07) ricorre per cassazione il Consiglio, affidandosi a tre motivi illustrati da memoria; resiste l'inglisa a mezzo di controricorso. MOTIVI DELLA DECISIONE 1. Il ricorso è soggetto al regime dei quesiti (ex art. 366 bis C.P.C.) in quanto la sentenza è stata depositata il
4 2. Con i primi due motivi, il Consiglio deduce "violazione e falsa applicazione dell'art. 34 L. 392/1978" (primo motivo) e "degli artt. 34 e 35" della medesima legge, nonché -in entrambi i casi- "omessa ed insufficiente motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio": il ricorrente censura la Corte territoriale per aver ritenuto che l'indennità spetti anche nell'ipotesi in cui il conduttore trasferisca la sede di pochi metri e non subisca alcun effettivo nocumento all'avviamento commerciale (anche in considerazione del fatto che, nel caso specifico, l'attività veniva svolta "in regime di monopolio", mancando altre farmacie nell'isola), finendo con l'affermare una presunzione legale assoluta di sussistenza del danno. 3. Entrambi i motivi -che si esaminano congiuntamente per la sostanziale identità delle ragioni di censura- risultano infondati alla luce del consolidato orientamento di questa Corte (che merita continuità) secondo cui "l'indennità per la perdita dell'avviamento commerciale, prevista dall'art. 34 legge 27 luglio 1978, n. 392, è dovuta al conduttore uscente a prescindere da qualsiasi accertamento circa la relativa perdita ed il danno che il conduttore stesso abbia subito in concreto in conseguenza del rilascio, con la conseguenza che essa spetta anche se egli continui ad esercitare la medesima attività in altro locale dello stesso immobile o in diverso immobile 4
5 situato nelle vicinanze" (Cass. n. 7992/2009; conf. Cass. n /2005) e ciò in quanto "l'indennità m, anche in considerazione della funzione di strumento calmieratore del mercato locatizio da essa svolta, non è subordinata alla perdita in concreto dell'avviamento o alla prova dell'effettivo danno che il conduttore abbia subito in conseguenza del rilascio" (Cass. n /2005): non merita, dunque, censure la pronuncia della Corte palermitana, che ha fatto corretta applicazione di tali principi. 4. Le doglianze concernenti i vizi di motivazione dedotti con i primi due motivi risultano inammissibili sia perché formulate genericamente sia perché -comunque- non assistite dai necessari 'momenti di sintesi'. 5. Parimenti inammissibile è il terzo motivo -dedotto esclusivamente sotto il profilo del vizio di motivazione, in relazione al mancato riconoscimento dell'intero risarcimento preteso dal locatore- che, oltre a non presentare la "chiara indicazione" prescritta dall'art. 366 bis C.P.C., risulta formulato quale generica istanza di rivalutazione del merito, non consentita in sede di legittimità. 6. Le spese di lite seguono la soccombenza. P.Q.M. la Corte rigetta il ricorso e condanna il Consiglio a pagare alla controparte le spese di 5
6 lite, liquidate in euro 4.000,00 (di cui euro 200,00 per esborsi), oltre accessori di legge. Roma,
Civile Sent. Sez. 3 Num. 6252 Anno 2015 Presidente: SEGRETO ANTONIO Relatore: SESTINI DANILO Data pubblicazione: 27/03/2015 SENTENZA sul ricorso 26678-2011 proposto da: IORIO GIOVANNI ANTONIO RIOGNN47H131151Q,
Civile Sent. Sez. 3 Num. 18995 Anno 2016 Presidente: VIVALDI ROBERTA Relatore: RUBINO LINA Data pubblicazione: 27/09/2016 SENTENZA sul ricorso 21656-2013 proposto da: FRATELLI SRL, in persona dell'amministratore

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 art. 366
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 Cass. 
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