Source: http://primo-magazine.blogspot.it/2016/01/
Timestamp: 2017-07-21 10:38:11+00:00

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Ferretti Group inaugura il nuovo centro di eccelle...
Presentati i nuovi servizi di Confesercenti Casert...
Vacanze 2015: gli italiani hanno scelto il Bel Pae...
Ettore Pollicardo confermato alla presidenza Aioic...
Antonio Paradiso managing director di Msc Cruises ...
Ryanair, azione immediata contro sciopero controll...
Riccardo Fuochi entra in Container Lab Association...
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Porti: Serracchiani, riforma rilancia settore vita...
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Giovani Imprenditori Napoli: i Direttivi Itinerant...
Autorità Portuale Napoli: analisi dell’aria nel po...
Ryanair’s 76 cabin crew bases agree 5 year pay dea...
Prima Assemblea Nazionale del Comitato Giovani UNE...
Emilia Romagna, Cinzia Franchini sul testo unico della legalità
31 gennaio 2016 - "La legalità non si deve predicare, ma praticare". Questo l'insegnamento di Don Ciotti che sarebbe bene mettere in pratica ad ogni livello. Nei giorni scorsi ho ricevuto la bozza del Testo Unico per la legalità predisposta dalla Regione Emilia-Romagna e che comincia ad essere condivisa per un dibattito allargato teso a migliorarla. In questa mia nota, non voglio entrare nel merito di quella bozza e soprattutto della parte che più mi riguarderebbe, ossia il capitolo attinente il tema dei trasporti e del facchinaggio, perché ritengo vi sia preminentemente una questione più importante che cercherò di argomentare fornendo qualche spunto e riflessione.
Comprendo bene i riti politici e istituzionali tesi ad individuare luoghi e strumenti del dibattito e dell’agire politico, per cui capisco, ma non condivido, la logica politica che ha portato la Regione Emilia-Romagna a scegliere la strada del Testo Unico per affrontare la questione legalità nella nostra regione. In questo caso però la scelta del TU risulta scontata e inutilmente ridondante.
Il rischio che si corre è che l’Istituzione regionale, naturalmente vocata all’affermazione e alla promozione della legalità, si determini a predicarla una volta in più del dovuto. Con il Testo Unico si fissano per capitoletti logiche constatazioni. E allora mi chiedo: veramente c’è bisogno di rilevare tutto ciò attraverso un testo con elencazioni di principi e buoni propositi o piuttosto l’attesa latente degli imprenditori, dei lavoratori e dei cittadini è invece per un'azione politica protesa a fornire strumenti di contrasto concreti? Da anni la società civile organizzata in associazioni di categoria, sindacali, culturali, denuncia e sottolinea con forza il dramma del vivere comune dove, la corruzione, l’abuso e il crimine organizzato minacciano la legalità.
Una constatazione che è andata ben oltre i Testi Unici e che ha riempito il vivere quotidiano delle nostre istituzioni politiche, imprenditoriali, scolastiche, ecc. di dibattiti, analisi, studi e anche qualche denuncia. Oggi questa situazione di criticità è fissata ed è descritta addirittura nelle aule di tribunale di quel processo “Aemilia” che già nel nome ben rappresenta il tenore della constatazione stessa. Ora con il Testo Unico si rischia di replicare quanto già accaduto nelle associazioni di categoria dove l’affermazione della legalità come principio cardine ha prodotto la stagione (superata) dei protocolli e degli sportelli, un modo come un altro di fermarsi alla constatazione, alla presa d’atto senza però affondare le mani nei problemi tentando di organizzare azioni e strumenti pratici.
Con ciò non pretendo certo di arrogarmi il diritto di fornire chissà quale ricetta o formula magica. Più i problemi sono gravosi, più la voglia di risolverli passa necessariamente dalla volontà di sperimentare soluzioni differenti. Di certo però dire che vi sono dei problemi per cui ci impegniamo a promuoverne le soluzioni, senza indicarle, non è un buon inizio.
Bando quindi ai Testi Unici e a quelle vecchie logiche che hanno fatto di questi strumenti il luogo dell’inconcludenza e delle affermazioni di principio sì fondamentali ma anche, alla prova dei tempi che stiamo vivendo, molto retoriche. Attualmente la Politica nel suo agire ha un bisogno vitale di concretezza e di credibilità.
Per quanto mi riguarda e per il settore che pratico, operandovi e rappresentandolo, l’autotrasporto, non credo di poter dare un contributo dissimile da quanto già ho fatto con le Istituzioni nazionali alle quali ho rivolto l’invito a rendere immediatamente operativi semplici meccanismi di conoscenza che possono, da soli, sostanziare una prevenzione fattiva perché consapevole. Per esempio l’Assessorato ai Trasporti regionale potrebbe da subito rendersi parte diligente nell’allestire e aggiornare in tempo reale una sezione dedicata a dare la giusta evidenza delle informative antimafia prodotte sulle imprese a rischio. Così facendo la Regione metterebbe a sistema, in modo semplice, immediato e trasparente, la rete di allerta istituzionale purtroppo poco nota e sempre tardivamente percepita.
In riferimento alle imprese sequestrate e confiscate mi chiedo poi se sia possibile approntare uno specifico albo dove accreditare figure tecniche che potrebbero affiancare gli amministratori giudiziari in settori delicati e soggetti a normative complesse. Inoltre sarebbe importante prevedere l’intervento nelle forniture o sub-forniture degli appalti pubblici di aziende sequestrate-confiscate con quote prefissate, magari istituendone una specifica obbligatorietà.
Tutto ciò potrebbe, là dove l’amministrazione giudiziaria fosse arrivata alla determinazione di preservare il valore sociale dell’impresa confiscata-sequestrata, garantirne l’operatività evitando le inevitabili chiusure (così come sta purtroppo avvenendo per alcune aziende di Aemilia).
Sono consapevole di essermi esposta a facili critiche di disfattismo, tuttavia ritengo che oggi sarebbe più utile confrontarsi sulle questioni di merito e sulle soluzioni possibili e della loro messa in atto, piuttosto che il dibattere ulteriori costruzioni barocche e manichee di testi unici, protocolli e dichiarazioni di intenti.
Non è più sufficiente promuovere la legalità, oggi più che mai è indispensabile preservala dov’ è insidiata e la politica tutta è chiamata a dare risposte a questo imperativo senza impantanarsi nei testi unici.
Lo dichiara il presidente di Unioncamere Puglia, Alessandro Ambrosi, a pochi giorni dall'inaugurazione a Berlino Di Fruit Logistica, che si svolgerà dal 3 al 5 febbraio. Sono diciannove le aziende pugliesi che parteciperanno all'evento espositivo che è considerato l’appuntamento mondiale più importante per la presentazione dei prodotti ortofrutticoli freschi, insostituibile momento di mercato e di opportunità per tutti gli operatori del settore.
La partecipazione avviene in collaborazione fra il sistema camerale pugliese e la Regione Puglia, Area Politiche per lo Sviluppo Rurale.
Presentazione Nauticsud Salone Internazionale della Nautica
31 gennaio 2016 - Martedì 2 febbraio alle ore 10,30 nella Sala Italia della Mostra d’Oltremare di Napoli sarà presentata l'edizione 2016 di Nauticsud Salone Internazionale della Nautica.
Interverranno: Donatella Chiodo e Giuseppe Oliviero, presidente e consigliere delegato di Mostra d’Oltremare; Gennaro Amato, presidente dell'Associazione Nautica Regionale Campana; gli assessori del Comune di Napoli allo sport, Ciro Borriello, e all'istruzione, Annamaria Palmieri; il presidente del Comitato V Zona della Federvela Francesco Lo Schiavo.
Riforma portuale, buonsenso e meritocrazia per lo scalo di Salerno
30 gennaio 2016 - Ottenere dalle sedi competenti opportuni chiarimenti su organigramma, funzioni e poteri delle nuove DdSP (Direzione di Scalo Portuale), «poiché lo schema di decreto è ancora troppo vago e non rispecchia quella chiarezza di cui operatori e utenti portuali hanno bisogno per programmare investimenti e strategie economiche». È quanto chiede il presidente del Propeller Club di Salerno, Avv. Alfonso Mignone, in merito al previsto, e contestato, “accorpamento” tra le Ap di Napoli e Salerno.
«Per la scelta dei porti sedi di APdS – spiega Mignone – si è fatto riferimento a scali (definiti core network) collegati alla rete Ten-T ai sensi del Regolamento UE 1315/2013. Se Salerno non rientra tra i porti “core” non può essere questo l’unico parametro, assolutamente non “meritocratico”, per essere considerato scalo “strategico”». Non volendo anticipare giudizi sulla nascita della APdS della Campania, in mancanza “di un’opportuna verifica empirica”, il Propeller salernitano conferma la posizione tenuta in questo lungo periodo di gestazione della riforma portuale, improntata al perseguimento “del buon senso e della meritocrazia”.
«Se, però – continua Mignone – come viene affermato dagli ambienti napoletani, l’idea della riforma è quella di non avere più porti vicini che si fanno una concorrenza spietata ma avere una regia unica a livello nazionale e regionale capace di diversificare l’offerta a vantaggio di entrambe, non posso negare che da una lettura del testo normativo si evince un “ridimensionamento” delle autonomie di cui godeva Salerno e che sono state fondamentali per la sua crescita esponenziale con benefiche ricadute sul territorio e sull’occupazione. Lo sviluppo di Salerno – conclude – è stato in controtendenza alla “mala gestio” della pluricommissariata Napoli, con le conseguenti ripercussioni negative per tutta la filiera».
31 gennaio 2016 - Per ricaricarvi prima di affrontare il cambio di stagione, concedetevi allora una vacanza relax in Puglia. Iberotel Apulia, nei pressi della Marina di Ugento, diventa infatti capitale mondiale dell’antistress. Tra il 14 maggio e il 4 giugno e tra il 10 e il 30 settembre 2016 tutti i suoi ospiti potranno usufruire di trattamenti benessere gratuiti e all inclusive.
Niente di meglio, dunque, che una pausa dedicata interamente a se stessi in un contesto naturale unico. Il resort infatti sorge nel cuore del Parco regionale litorale di Ugento e, costruito in pietra leccese dura, il carparo (da distinguersi dalle pietra morbida del barocco), interpreta l’anima del Salento: tutte le camere che vanno dalla standard alla suite si affacciano sulla tipica corte salentina dove una volta si faceva vita di vicinato e sono immerse nel silenzio di una pineta lussureggiante, che fa da chioma al mare limpido e cristallino.
Iberotel Apulia è anche un ecoresort: prodotti a chilometro zero, riutilizzo delle acque, riduzione di immissioni di anidride carbonica nell’aria, raccolta differenziata e azzeramento dell’uso della plastica. Fattori che gli hanno fatto meritare il titolo di campione ambientale Tui Umwelt Champion e Gold Travel Life Award.
Basterà già una passeggiata sulla spiaggia per rigenerarsi: al tramonto con il sole che si tuffa nel mare oppure di buon’ora, all’alba, tra le gocce di rugiada e la natura che si risveglia. Straordinario poi il parco piscine con acqua riscaldata, idromassaggi e gli scivoli per il divertimento di tutti, grandi e piccini.
E per i palati più esigenti ecco ogni giorno a scelta corsi di yoga, pilates, meditazione, fitness e lifting gym®, la ginnastica facciale che viene considerata alternativa al bisturi. Non possono mancare le discipline orientali: il qi gong, che, ispirandosi alla medicina cinese e alle arti marziali, punta al potenziamento dell’energia interna con pratiche di meditazione, concentrazione mentale e controllo della respirazione.
Lezioni anche di Tai Chi, la boxe cinese, che viene praticata in Occidente come medicina preventiva. Ma al Iberotel Apulia ci si può divertire anche con il nordic walking, la camminata con i bastoni simili a quelli da sci, lezioni di golf con la ginnastica a corpo libero e con attrezzi (la easy line) e infine con smovey, una tecnica di profondo rilassamento e divertimento che utilizza musica e gli anelli vibranti per armonizzare gli emisferi cerebrali.
Per questo, il 22 maggio i massimi esperti mondiali del benessere, guidati dall’antistress coach Simon Elliot, si daranno convegno in albergo per confrontarsi e sperimentare le nuove tecniche del relax per migliorare sempre di più l’offerta ai propri clienti. Eduardo Cagnazzi
30 January 2016 - The announcement that MSC MAYA and MSC ZOE were to call in Scandinavian ports as part of the SWAN service presented an excellent opportunity for both MSC to offer our customers a real MSC experience.
29 gennaio 2016 - Ferretti Group, tra i leader mondiali nella progettazione, costruzione e commercializzazione di motor yacht e navi da diporto, ha annunciato l’inaugurazione del nuovo centro di eccellenza interno per la produzione diretta di vetroresina.
Al taglio del nastro, avvenuto ieri presso il polo produttivo e quartier generale di Forlì, erano presenti Alberto Galassi, Amministratore Delegato di Ferretti Group, il Top Management del Gruppo e tutte le maestranze del cantiere di Forlì.
Alla luce degli importanti investimenti, pari a circa 50 milioni di euro, che hanno già prodotto la nascita di 6 nuovi modelli nel 2015, Ferretti Group conferma così il proprio percorso di sviluppo per il triennio 2015-2017, che si fonda sui solidi risultati economico-finanziari già conseguiti nell’ultimo biennio.
Il nuovo centro di eccellenza, che si estende su una superficie coperta complessiva pari a circa 2.400 mq e s’inserisce nell’ambito di un piano d’investimenti sul polo di Forlì che a regime arriverà a 4 milioni di euro complessivi, riveste un’importanza strategica per il Gruppo, in quanto segna il ritorno alla produzione diretta di vetroresina, impiegata per la realizzazione di diverse imbarcazioni.
Tre i workshop in programma, rivolti a piccole e medie imprese provinciali, che si svolgeranno dalle ore 14.30 alle 16.30 presso la sede dell’Ente camerale (Novara, via degli Avogadro 4), secondo il seguente calendario:
giovedì 4 febbraio 2016 “La promozione nell’era digitale: campagne Adwords e la rete display” mercoledì 2 marzo 2016 “Vendere on-line: e-commerce e la nuova piattaforma Amazon Made in Italy” mercoledì 30 marzo 2016
“L’e-mail marketing e i social: Instagram, Twitter, Pinterest e Linkedin”
La partecipazione agli incontri è gratuita e riservata ad un massimo di 15 partecipanti per ciascuna data, previa iscrizione.
30 gennaio 2016 - «Come Confetra Nord Est siamo soddisfatti per l'approvazione della riforma dei porti varata nei giorni scorsi dal Governo». Lo afferma Paolo Salvaro presidente di Confetra Nord Est che spiega:
«E' un provvedimento che attendevamo da tempo e che finalmente permette di avviare quel processo di riorganizzazione, semplificazione e razionalizzazione della portualità italiana.Valutiamo anche positivamente la scelta di aver istituito due Autorità di Sistema Portuale nell'alto Adriatico, Trieste e Venezia, scelta che riconosce le specificità dei due principali porti del Nord Est. Ci auguriamo che i provvedimenti diventino rapidamente operativi , ma è indubbio che questa riforma è un importante tassello all'interno del Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica e evidenzia un cambio di visione nella programmazione nazionale che è finalmente integrata e con un disegno strategico complessivo». Rispetto alle sfide che si trova ad affrontare il Porto di Venezia, Salvaro commenta: «Spero che l'approvazione della riforma contribuisca a stabilire rapidamente il futuro dei due nodi fondamentali per il futuro dello scalo veneziano: la realizzazione del porto off-shore e la definizione, una volta per tutte delle modalità di accesso per le navi da crociera. L'incertezza crea solo danni all'economia del Porto e di tutta l'area. Noi siamo disponibili, come sempre, a contribuire alla definizione di entrambe le partite». Confetra Nord Est valuta anche positivamente l'integrazione del Porto di Chioggia nell'Autorità di Sistema Portuale di Venezia così come la proposta di allargarne le competenze anche a Porto Levante.
In ogni caso la riforma andrà ad incidere sulla burocrazia e complessità normativa che penalizza tutti i porti italiani: oggi le procedure sono regolate da 113 distinti provvedimenti amministrativi per le attività di import ed export, dipendenti da 23 soggetti pubblici differenti.
Con la riforma è obbligatoria una riorganizzazione delle attività di tutte le amministrazioni coinvolte con la creazione in ogni Autorità di Sistema Portuale di uno sportello unico amministrativo per tutte le attività diverse da quelle commerciali ed industriali del porto.
The Reunion Island now becomes CMA CGM Group’s maritime hub in the Indian Ocean.
CMA CGM positions the Reunion Island as a strategic hub in the Indian Ocean: by offering 5 weekly calls compared to 3 previously, the Group links Reunion Island with Europe, Australia, Asia, India, East Africa, West Africa and South Africa.
The weekly NEMO service now allows direct links between Europe, the Reunion Island and Australia.
CMA CGM offers one of the best transit times on the market combined to a fixed day schedule arriving on arrival on Wednesdays: Reunion Island is only 16 days from the Port of Fos and 21 days from the Port of le Havre.
With 2 weekly calls, MIDAS is the only service linking the Reunion Island to East Africa, South Africa, West Africa, Arabian Peninsula and India.
The MASCAREIGNES line offers a weekly service between the Reunion Island, Mauritius, and Madagascar.
Thanks to connections with other Group’s services, all locations within the Indian Ocean are served.
The MOZEX service offers a direct connection between the Indian Ocean and Asia via CMA CGM’s Port Kelang hub in Malaysia.
Il Presidente Confesercenti Caserta, Maurizio Pollini
30 gennaio 2016 - L’incontro con associati, partner e giornalisti si è svolto nella eccezionale location del Salone degli Specchi, nella sede EPT all’interno del complesso monumentale della Reggia di Caserta. Ai saluti iniziali del Presidente provinciale della Confesercenti, Maurizio Pollini, si sono uniti Lucia Ranucci, Commissario dell’Ente provinciale per il Turismo di Caserta, e Luigi Carrino, Presidente del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA) di Capua che hanno sottolineato la necessità e l’importanza di fare sistema sul territorio per favorire lo sviluppo delle imprese.
Lucia Ranucci, Commissario EPT Caserta
Circa le attività della Confesercenti il Presidente Maurizio Pollini ha dichiarato a Primo Magazine “L’Associazione ha attivato molteplici iniziative a favore degli associati per stimolare la crescita delle imprese.
Oggi presentiamo le convenzioni in tema di Credito alle aziende e la Cessione del quinto a dipendenti pubblici e privati ma sono altrettanto importanti le Attività di Patronato, Caf e Assistenza Fiscale, la Formazione Professionale per Titolari e Dipendenti e le attività degli Enti Bilaterali, della Contrattualistica e della commissione specifica che si occupa di Conciliazioni di Lavoro. Inoltre riteniamo molto interessanti anche le convenzioni orientate ad offrire servizi a costi chiari, trasparenti e soprattutto convenienti come ad esempio quella sul risparmio energetico e del gas (“SICME Energy e Gas”), sulla Sicurezza sul Lavoro decreto legislativo n 81 del 2008, sulla Vigilanza per le Imprese. Ci siamo anche impegnati per creare una favorevole Convenzione per il pagamento dei diritti SIAE, vorrei anche aggiungere la convenzione per la stipula di Polizze assicurative per Imprese e persone fisiche e la realizzazione di Siti – E Commerce. Questo inizio anno – continua Pollini - ci vedrà impegnati anche nel rilancio dell’iniziativa Impresa Amica. Una vera e propria rete di aziende che riconoscono ai detentori della “Card Impresa Amica” uno sconto reale fino al 20% sui prodotti in vendita. Una mano concreta di migliaia di aziende alla ripresa dei consumi.” mdc
30 gennaio 2016 - E’ tutto pronto per la nuova edizione di Fruit Logistica, la vetrina di riferimento a livello internazionale per aziende, retailer, buyer e operatori del settore ortofrutticolo, in programma dal 3 al 5 febbraioalla Fiera Messedi Berlino.
Bestack, il consorzio non profit di ricerca che riunisce i produttori italiani di imballaggi in cartone ondulato per ortofrutta, torna in fiera nello spazio collettivo del CSO – Ice – Fruitimprese - Italia Ortofrutta, sotto l’ombrello del Marchio Italy, insieme a una quarantina di aziende che rappresentano le eccellenze italiane del settore: l’area espositiva - Padiglione 2.2, stand A04 - è la più grande di sempre.
In particolare il consorzio cura parte degli allestimenti nell’area eventi e degustazione: qui il cartone ondulato avrà un ruolo da protagonista.
A fare da scenografia sarà infatti una parete di cassette a marchio Bestack - bianche, eleganti, pulite - a servizio della valorizzazione del prodotto.
E con uno sguardo verso il futuro del comparto: un futuro in cui il packaging vada oltre le sue mere funzioni logistiche e conquisti un ruolo da protagonista nella personalizzazione del prodotto e del brand, nella comunicazione di qualità, tipicità e italianità, nella lotta contro gli sprechi e nella salvaguardia dell’ambiente.
“L’anno appena concluso, tra tuttele recenti crisi che ci lasciamo alle spalle, è stato quello con i maggiori indizi di stimolo per il settore ortofrutticolo, quello in cui abbiamo messo in campo tante idee e iniziative, e buttato tanta legna nel camino. Il 2016, proprio per questo, deve essere l’anno in cui diamo fuoco al camino – dichiara il direttore di Bestack, Claudio Dall’Agata – Sel’obiettivo è rinnovare la capacità competitiva del settore ortofrutticolo italiano, la ricetta non è semplice, ma noi abbiamo un’idea. Un auspicio, più che altro: cambiamo marcia alla nostra comunicazione, in chiave soprattutto consumer, mettiamo da parte l’autoreferenzialità e parliamo al consumatore. Andiamo verso una ‘coolizzazione’ di frutta e verdura italiana”.
Compito di alta responsabilità affidato a Luca Moschini Posted by: maurizio de cesare
29 gennaio 2016 - “Essere scelto in una rosa ristretta di nomi tra cui sorteggiare i saggi incaricati di selezionare le candidature alla Presidenza di Confindustria è indicativo del valore umano e imprenditoriale di Luca Moschini. Il sorteggio dei tre saggi lo ha premiato. Si tratta di un compito prestigioso ma anche molto impegnativo. Sono certo che Moschini vi farà fronte con quei requisiti di assoluta affidabilità imprenditoriale e, ancor più, morale, che lo caratterizzano e lo hanno portato a ricoprire un ruolo di vertice nella nostra associazione”. Il Presidente dell’Unione Industriali di Napoli, Ambrogio Prezioso, commenta così la notizia del sorteggio avvenuto ieri nel corso del Consiglio Generale di Confindustria, che ha stabilito la terna di saggi per la presidenza.
“Moschini – conclude Prezioso - saprà sicuramente assolvere alla nuova funzione, con la prudenza e il senso di responsabilità che gli sono propri. Per l’Unione, il compito di alta responsabilità cui è stato chiamato è motivo di soddisfazione”. Share !
29 gennaio 2016 - Per lavori di manutenzione e ammodernamento all’armamento ferroviario del Porto di Genova, il varco Etiopia sarà chiuso al traffico veicolare dalle 20 di oggi venerdì 29 gennaio 2016 alle 6 di lunedì 1 febbraio 2016, così come disposto da Autorità portuale e Capitaneria di Porto. Sarà realizzato un camminamento protetto pedonale.
Il traffico veicolare, per mezzi fino ai 3 metri di larghezza, dovrà dunque transitare sia in ingresso sia in uscita dal varco San Benigno, che resterà attivo per tutto il periodo considerato, anche di notte. I mezzi di larghezza superiore ai 3 metri dovranno servirsi del varco Nino Ronco o del varco Albertazzi.
29 gennaio 2016 - Mettere a segno un progetto di filiera per la valorizzazione dell’olio extravergine di oliva 100% italiano, facendo di quest’ultimo un campione dell’olio tricolore nel mondo. E avviare il restyling delle confezioni di olio di semi. Dopo lo spot che incarna in chiave social e moderna i valori della tradizione e dell’italianità, l’Oleificio Mataluni apre il 2016 con queste due nuove iniziative imprenditoriali: la nuova linea di olio di semi contrassegnata dal restyling delle confezioni e una partnership con il fondo americano Trinity Investment.
Il fondo investirà 20 milioni di euro che saranno focalizzati soprattutto per sviluppare il mercato americano e quello australiano, dove il marchio è da sempre presente. Il piano messo a punto con Trinity Investment prevede l’ingresso nell’azienda di Montesarchio sia di risorse finanziarie fresche, sia di manager di alto profilo.
Questi dovranno riorganizzare da una parte l’assetto societario, dall’altra mettere a punto un percorso di crescita dell’export. Puntando sulla qualità. La strada è mettere in connessione il produttore agricolo con il consumatore finale.
“Questa operazione - spiega il presidente, nonché numero uno di Confindustria Beneveto, Biagio Mataluni - ci consentirà di facilitare e completare il processo di internazionalizzazione intrapreso due anni fa e di essere presenti nei mercati in cui oggi registriamo una grande richiesta di prodotti agroalimentari italiani. In un momento particolarmente favorevole per il settore, abbiamo deciso di mettere a disposizione dell’azienda nuova finanza e tutti gli strumenti più idonei per affrontare adeguatamente l’importante percorso di crescita, accompagnandolo fino ad una eventuale quotazione in Borsa entro cinque anni”. Da qualche anno gli Oleifici Mataluni, noto per aver riportato diversi anni fa il marchio Olio Dante in Italia e aver dato nuova vita a marchi antichi, stanno vivendo una trasformazione storica, managerializzando l’azienda di famiglia e concentrandosi unicamente sui propri marchi.
29 gennaio 2016 - Si terrà mercoledì 10 febbraio 2016 alle ore 10.00 presso la Sala Cenzato dell'Unione Industriali di Napoli (Piazza dei Martiri 58) la presentazione del secondo Rapporto Giorgio Rota dedicato alla città metropolitana di Napoli.
Crescita, vento a favore? è il titolo del volume realizzato da SRM e dal Centro Einaudi di Torino, con il contributo tecnico ed organizzativo dell'Unione Industriali di Napoli e con il sostegno della Compagnia di Sanpaolo. Il Rapporto ha indagato i segnali di ripresa nel settore manifatturiero napoletano e l’avvio dell'area vasta.
Questo lavoro di ricerca, che si concentra sullo stato dell’arte del sistema produttivo napoletano, ne evidenzia luci ed ombre, ne descrive i quattro principali settori manifatturieri e approfondisce il ruolo che la Città metropolitana può avere nel governo del territorio.
Rimorchiatori, piloti ed ormeggiatori nel porto di Trieste
29 gennaio 2016 - Il Propeller Club di Trieste, Presidente Fabrizio Zerbini, ha organizzato, per Mercoledì 3 Febbraio alle ore 18,00 all'Hotel Greif di Viale Miramare, un incontro ed una serata
conviviale incentrate sulle attività dei servizi tecnico nautici del Porto.
Durante la serata, intitolata “I servizi tecnico nautici nel Porto di Trieste: storia, tradizione, attualità e futuro”, verrà inoltre presentato il libro “D. Tripcovich & C.-Storia ed operazioni del Dipartimento Salvataggi”.
Relatori dell'incontro saranno Paolo Flegar (coautore del libro in presentazione), Alberto Cattaruzza (Ad Tripmare spa), Franco Tonelli (Capo Pilota del Porto di Trieste), Giorgio Regolin (Capo Gruppo Ormeggiatori del Porto di Trieste), Fabrizio Pertot (presidente Guardia Costiera Ausiliaria FVG).
29 gennaio 2016 - 2015 è stato un anno d’oro per il turismo in Italia, che si piazza terza in Europa, dopo Spagna e Francia, ed ha visto un incremento di quasi il 2% del numero di notti trascorse presso le strutture ricettive nostrane.
Ma dove sono andati in vacanza gli italiani? La risposta arriva da PaesiOnLine, la cui fan page Facebook è da anni ai primi posti per engagement, che ha analizzato i comportamenti negli interessi di viaggio degli utenti web, mettendo in evidenza trend e preferenze.
Secondo quanto emerso, nel 2015 sono aumentate le preferenze rivolte a località italiane, sia per quanto riguarda vacanze e soggiorni estivi, sia invernali.
Molto bene città e borghi medioevali, ricchi di arte, storia e scorci caratteristici. Tra le mete più scelte, si conferma San Marino, una sorta di viaggio all’estero tra le mura di casa, che sembra avere la capacità di attrarre pubblici anche molto differenziati per età. Tra i luoghi più amati della piccola Repubblica, lo splendido Cammino delle Streghe. Sempre tra i borghi, molti viaggiatori hanno ceduto al fascino medievale di Corinaldo, nelle Marche, e a quello dei piccoli centri umbri.
Tra le città del nord, grande apprezzamento è stato dimostrato per Trieste e, in particolare, per la sua Piazza Unità d’Italia, tra le più grandi d’Europa, direttamente affacciata sul mare, seguita dalla Strada della Forra di Tremosine, caratterizzata da tornanti scavati nella roccia viva e affacciati sul Lago di Garda. Per quanto riguarda le regioni del centro, è stata riscontrata una diffusa preferenza per le vacanze a contatto con la natura, senza rinunciare alla buona tavola.
Tra i luoghi più visitati, le località termali toscane, come i Bagni San Filippo a Castiglione d’Orcia o le Cascate del Gorello a Saturnia, per rilassarsi magari sorseggiando un buon vino locale. I più sportivi, invece, hanno preferito le Cascate delle Marmore, amatissime dagli appassionati di rafting. Le spiagge del Mezzogiorno italiano si confermano meta ideale per gli amanti del mare, che le scelgono anche per brevi fughe invernale. In particolare, la ricerca ha evidenziato la preferenza per le spiagge siciliane di Calamosche e Isola dei Conigli, ma anche la sarda San Teodoro.
28 gennaio 2016 — DassaultSystèmes, the 3DEXPERIENCE Company, azienda leader a livello mondiale nel software di progettazione 3D, simulazione avanzata, realtà virtuale e gestione del ciclo di vita del prodotto (PLM), ha annunciato che Faraday Future ha adottato la piattaforma 3DEXPERIENCE.
L'azienda costruttrice di auto elettriche ha già implementato le soluzioni “Target Zero Defect” e “Smart Safe&Connected” per sviluppare la nuova auto elettrica (presentata alla fiera CES 2016 di Las Vegas) che offre un’esperienza di guida “connessa”.
Sia per Faraday Future sia per DassaultSystèmes, è evidente come il rapporto fra persone e automobili sia a un punto di svolta. La nuova generazione di auto impone alle case automobilistiche di integrare le tradizionali discipline di progettazione con soluzioni di connettività Internet, fonti energetiche alternative e sistemi di guida autonomi.
Faraday Future ha ritenuto che la piattaforma 3DEXPERIENCE di DassaultSystèmes fosse l’unica piattaforma per l’innovazione in grado di realizzare questa rapida integrazione fra progettazione e tecnologia.
“Abbiamo adottato un approccio alla progettazione dei nostri veicoli incentrato sull’utente e sulla tecnologia, con il preciso obiettivo di collegare l’esperienza di guida con tutti gli altri ambiti della nostra vita quotidiana,” spiega Nick Sampson, Senior Vice President, Product R&D, Faraday Future.“La focalizzazione di DassaultSystèmes sull’esperienza del cliente e le sue tecnologie avanzatissime ci consentiranno di realizzare il nostro obiettivo ambizioso di portare sul mercato i veicoli elettrici più evoluti mai realizzati. Per la scelta di Faraday Future sono state determinanti le soluzioni di DassaultSystèmes ‘Target Zero Defect’ e ‘Smart Safe&Connected’.” Basate sulla piattaforma 3DEXPERIENCE, “Target Zero Defect” e “Smart Safe&Connected” sono state implementate nell’arco di due sole settimane in tutta l’azienda, che conta oltre 400 addetti a livello mondiale.Grazie a queste “esperienze” Faraday Future ha potuto progettare, simulare e andare in produzione con modalità impossibili con qualsiasi altra soluzione.
FOURTH QUARTER HIGHLIGHTS - Order intake decreased 8% to EUR 1,403 million (1,522)
Jaakko Eskola, President and Ceo: "A solid fourth quarter and continued growth in service volumes supported us in reaching our targets for the year 2015. Net sales grew by 5% and profitability reached 12.2%. Furthermore, the quarterly order intake in the equipment businesses improved sequentially towards year end. Given the challenging operating environment we can be pleased with our performance.” Services' development was clearly the highlight of the year, with double digit growth in both orders and sales. Our success was driven by a focused sales approach and an enhanced value proposition, as well as by the increasing willingness of our customers to invest in performance optimising services. We will work actively to ensure the continued development of our offering in 2016. Another key focus area will be cash flow development, which this year was negatively affected by the timing of power plant deliveries.
Sprechi alimentari, donati 73.000 pasti con “Pasto Buono”
28 gennaio 2016 - A nove mesi dal suo avvio a Civitavecchia, il progetto Pasto Buono di QUI Foundation, che dal 2007 è impegnato nelle principali città italiane nel recupero e valorizzazione delle eccedenze alimentati, ha permesso di donare oltre 73mila pasti al campo migranti e al centro di accoglienza di Roma Tiburtina di Croce Rossa Italiana di Roma e alla Comunità di Sant’Egidio.
Questo è stato possibile grazie alla collaborazione tra QUI Foundation, Onlus ideatrice del progetto, la Croce Rossa Italiana e Tirrenia Compagnia Italiana di Navigazione.
I volontari della Croce Rossa si occupano del ritiro dei pasti messi a disposizione dai ristoranti di bordo delle navi Tirrenia che attraccano al porto di Civitavecchia – la media è di 240 pasti al giorno. Il bar della stazione di Civitavecchia, che ha di recente aderito alla rete virtuosa di Pasto Buono, mette invece a disposizione colazioni dolci e salate.
Parte del cibo “salvato” viene consegnato alla Comunità di Sant’Egidio locale, parte viene invece portata oggi al centro d’accoglienza per migranti in transito di CRI e prima al campo migranti allestito accanto alla stazione di Roma Tiburtina di Croce Rossa.
“Il lavoro svolto a Civitavecchia dimostra come, semplicemente ridistribuendo le eccedenze, si possa dare un contributo significativo alla lotta contro la fame e gli sprechi alimentari, che in Italia valgono 8 miliardi l’anno”- commenta Gregorio Fogliani, presidente di QUI Foundation e ideatore di Pasto Buono. “Ma i margini sono ampi, per questo non dobbiamo accontentarci: si calcola che se tutti gli esercizi food del Paese donassero il proprio invenduto, con una media di 20 pasti al giorno, si potrebbero consegnare alle mense caritative oltre 7 milioni di pasti quotidianamente”. “Da mesi Croce Rossa Italiana di Roma dà accoglienza e assistenza a migliaia di migranti che fuggono da guerre e dittature che arrivano a Roma in cerca di una ricollocazione europea. Siamo aiutati in questa azione di solidarietà da molte associazioni di volontariato e singoli cittadini. L’aiuto di QUI Foundation e di Tirrenia è stato fondamentale. Un contributo che ha consentito di dare da mangiare a molte donne, uomini e bambini. E non solo di provvedere all’alimentazione ma di fornire un pasto buono” dice Flavio Ronzi, Presidente di Croce Rossa di Roma.
28 gennaio 2016 - L’Autorità portuale di Gioia Tauro, il Comune di Crotone, la Camera di Commercio e il Club Velico Crotone presenteranno, sabato 30 gennaio alle ore 12.00, nella Sala Comitato dell’Autorità portuale di Gioia Tauro, il progetto “Crotone città della vela” che vedrà la città di Crotone coinvolta in un ricco programma di regate, organizzate nei mesi compresi tra febbraio e luglio prossimi, e di allenamenti delle squadre nazionali e di numerosi team stranieri.
Dal 6 al 9 febbraio, si parte con l’ “International Carnival Race”, a cui parteciperanno oltre 300 atleti provenienti da tutta Italia e da diverse parti del mondo (Slovenia, Croazia, Austria, Malta, Germania, Ucraina, Serbia, Bulgaria, Turchia, Ungheria e Israele).
Ad arricchire il Programma, per la prima volta a Crotone e quindi in Calabria, dall’1 al 3 aprile, si svolgerà la regata paralimpica della classe Hansa. E poi, di regata in regata, dal 19 al 22 maggio si disputerà la “Selezione per i Campionati europei e i Campionati mondiali Optimist”.
Si tratta di un’importante tappa che vedrà gli atleti azzurri competere per la qualificazione ai Campionati Europei di vela giovanile. Nello stesso mese di maggio, si svolgerà l’ottava edizione del “Trofeo Magna Grecia”, regata d’altura tra Taranto e Crotone. Share !
28 gennaio 2016 - Ettore Pollicardo, Presidente e Amministratore Delegato di Bureau Veritas Italia, è stato riconfermato per altri due anni al vertice di AIOICI, Associazione Italiana Organismi Indipendenti Certificazione e Ispezione.
Laureato in Ingegneria Meccanica, 50 anni, Ettore Pollicardo guiderà quindi AIOICI complessivamente per cinque anni.
Costituita nel 1988, l’Associazione raggruppa gli Organismi internazionali che operano nell’ambito della Conformità e si pone come obiettivi prioritari la sensibilizzazione in merito all'importanza della Certificazione e delle Ispezioni come strumenti di qualificazione commerciale e aziendale e dell'impiego di tali servizi nell'ambito di applicazione delle direttive e regolamentazione dell'UE.
La conferma di Pollicardo nella carica di Presidente è nel segno della continuità della mission strategica dell’Associazione, finalizzata in particolare a favorire la cooperazione e attraverso questa, un costante miglioramento professionale dei servizi e una crescita degli stessi.
Si pone inoltre come obiettivi la costante valorizzazione della professione relativa all’attestazione della Conformità, continuando a rappresentare gli interessi collettivi degli associati mediante iniziative di sensibilizzazione presso le amministrazioni, gli organismi ed il mondo economico, in ambito sia nazionale che internazionale.
Legata all’ambito industriale e al contesto istituzionale del Paese, AIOICI in qualità di Socio svolge un ruolo attivo di consultazione e governo di ACCREDIA, l'Ente Italiano di Accreditamento, nonchè presiede le riunioni di EFAC (European Federation of Associations of Certification Bodies) di cui è Socio. Share !
Accordo sindacale del 30 luglio 2015, volto a favorire l’imbarco degli allievi ufficiali, sottufficiali e comuni.
Posted date: 11:42
luglio di quest’anno è stato stipulato dai sindacati maggiormente
rappresentativi dei marittimi e degli armatori un accordo sindacale per
favorire l’imbarco degli allievi, che è stato salutato con enfasi dalle categorie
interessate e dalla stampa perché avrebbe favorito l’ingresso dei giovani
italiani nelle professioni del mare.
disposizioni più significative dell’accordo (a cui si fa rinvio) hanno previsto che l’imbarco degli allievi avvenga
in soprannumero rispetto alle tabelle minime di sicurezza; sia connesso ad un percorso formativo di
addestramento di durata e contenuto conformi alla normativa nazionale ed
internazionale in materia di formazione e abilitazioni professionali marittime,
attuato sotto la responsabilità dell’ufficiale per l’addestramento di Compagnia
e per l’addestramento a bordo, designato dall’armatore; che le ore giornaliere
di attività a bordo non superino le otto ore per sette giorni a settimana; che
i doveri ed i compiti a cui sia sottoposto l’allievo durante l’addestramento
a bordo siano registrate nel quaderno di addestramento; che l’allievo percepisca
per l’attività svolta a bordo un’indennità minima mensile onnicomprensiva,
espressamente determinata. Nell’accordo,
viene previsto altresì che “ Ferma restando, ai sensi della normativa nazionale
vigente, la natura prettamente formativa e di addestramento tipica
dell’attività svolta a bordo dall’Allievo, a tale figura, che comunque non
rientra nella definizione di lavoratore marittimo di cui all’art, 2, comma 1,
lett. e) del D.lgs. 71/2015, in quanto non in possesso di un certificato di competenza o di un certificato di addestramento,
verranno comunque estese le tutele previdenziali, assistenziali e assicurative previste per i lavoratori
marittimi.”
Nell’accordo,
inoltre, al fine di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro dell’allievo
ufficiale che ha conseguito l’abilitazione, viene prevista la possibilità di
imbarcarlo come terzo ufficiale junior, con riconoscimento, nei primi dodici
mesi di imbarco, di una retribuzione di ingresso composta dal minimo
contrattuale e da tutti gli altri elementi retributivi previsti dal contratto
collettivo per la qualifica di terzo ufficiale, ridotti, però, del venti per cento.
l’enfasi dimostrata dai sindacati e dalla stampa, non sono mancate polemiche e
perplessità in merito a tale accordo, che secondo alcuni addetti ai lavori si
porrebbe in palese contrasto con la MLC 2006 (Maritime Labour
Convention), la convenzione
internazionale sul lavoro marittimo adottata
a Ginevra il 23 febbraio 2006.
portatori delle censure più severe sono pervenuti alla conclusione che le competenti autorità marittime non dovessero
accettare le convenzioni di arruolamento che richiamassero il contenuto
normativo ed obbligatorio dell’accordo, poiché ritenuto in evidente contrasto
con le norme della MLC, che le stesse autorità marittime sono tenute a far
sostanza l’accordo sindacale si porrebbe in contrasto con la MLC 2006, perché favorirebbe una disparità di
trattamento retributivo nei confronti dei marittimi destinatari dello stesso,
per i seguenti motivi: a) l’indennità mensile onnicomprensiva, così definita
per rimarcare che l’allievo non sarebbe lavoratore marittimo, è decisamente inferiore al salario minimo
riconosciuto dai precedenti accordi
sindacali agli allievi; il valore economico delle indennità mensili
onnicomprensive previste dall’accordo sarebbe
inferiore ai parametri minimi di
sufficienza e proporzionalità della retribuzione; gli ufficiali alla loro prima
esperienza di imbarco in tale qualifica ricevono una retribuzione decisamente
inferiore a quella prevista dagli accordi sindacali precedenti.
aver dimostrato che l’autorità marittima chiamata a ricevere il contratto di
arruolamento non è tenuta in alcun
modo a entrare nel merito dell’accordo sindacale, se ne valuterà il contenuto.
2. La ricezione del contratto di arruolamento
da parte dell’Autorità marittima
Per le navi di stazza lorda superiori a cinque
tonneIlate, il contratto di arruolamento deve, a pena di nullità, essere fatto
per atto pubblico, ricevuto nella Repubblica, dall’autorità marittima, e
all’estero, dall’autorità consolare ed annotato sul ruolo di equipaggio o sulla
licenza. Prima di essere sottoscritto, il contratto deve essere letto e
spiegato al marittimo è
constare dal contratto stesso. Se stipulato all’estero, ove manchi l’autorità
consolare, il contratto deve, a pena di nullità, essere stipulato per iscritto,
alla presenza di due testimoni, che vi appongono la propria sottoscrizione. Il
contratto, conservato tra i documenti di bordo, è convalidato dall’autorità
marittima o consolare nel primo porto in cui abbia sede una di tali autorità
(cfr. artt. 328 e 329 del codice della navigazione; artt. 357 e 358 del
regolamento al codice della navigazione,
parte marittima). Il
contratto di arruolamento è, quindi, un
negozio formale e solenne, stipulato in forma pubblica amministrativa,
particolare formalità prevista, per i contratti in cui è parte la pubblica
amministrazione, dall’ art. 16 della legge di contabilità dello Stato (Regio
Decreto 18 novembre 1923, N. 2440 “Nuove disposizioni sull'amministrazione del
patrimonio e sulla contabilità dello Stato”); dall’art. 11, comma 13, del
decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 “Codice dei contratti pubblici relativi
2004/18/CE”[1];
nonché regolamentata dalle pertinenti norme del regolamento di contabilità dello Stato (Regio Decreto 23 maggio 1924, n.
Nella forma pubblica amministrativa, al notaio
si sostituisce un pubblico funzionario a ciò delegato che, nel ricevere tali
atti, è tenuto ad osservare le norme prescritte dalla legge notarile, in quanto
applicabili (cfr. art. 96 del regolamento di contabilità dello Stato, RD
827/1924).
di arruolamento, pur stipulato in forma pubblica amministrativa,[2] è un contratto diverso da
quelli previsti dalle norme di contabilità pubblica e dal codice dei contratti,
per cui residuano dubbi sulla piena identità di funzioni tra l’ufficiale rogante,
previsto dalle norme di contabilità dello Stato, ed il competente ufficiale o funzionario dell’autorità marittima o consolare che riceve il contratto di
arruolamento[3].
La distinzione appare importante, perché se si ammette che chi riceve l’atto assume
in pieno le medesime funzioni dell’ufficiale rogante, allora egli è tenuto
anche al rispetto delle disposizioni della legge notarile (legge 16 febbraio 1913,
n. 89), ed in particolare delle disposizioni contenute negli artt. 28, 47 e 49,
nella parte in cui sono applicabili.
si esamineranno gli artt. 47 e 49, la cui applicazione non sembra possa destare
particolari preoccupazione neanche per il pubblico funzionario chiamato a
ricevere il contratto di arruolamento; successivamente, essendone l’applicazione più impegnativa, l’art. 28,che
al primo comma, n.1), prevede il controllo di liceità dell’atto.[4] L’art.
47 pone in capo al notaio il compito di
indagare la volontà delle parti per poi trasferirla in un atto che risponda
pienamente a quella che è la loro volontà; l’art. 49, invece, all’accertamento
delle identità delle parti. Nel primo caso, considerato che il contratto di
arruolamento è un contratto tipico, il cui contenuto è previsto dalla legge,
non mi sembra che sia prevista alcuna particolare attività da parte di chi lo
riceve; nel secondo caso, invece, non mi sembra che l’accertamento
dell’identità delle parti possa essere particolarmente complessa.
merita maggiore attenzione è il controllo di liceità dell’atto a cui è tenuto
il notaio o l’ufficiale rogante secondo
le disposizioni dell’art. 28, che prevedono la ricusazione dell’atto quando
esso sia espressamente proibito dalla
legge, o manifestamente contrario al buon costume o all’ordine pubblico. Non è
qui il caso di ripercorrere le tappe che hanno caratterizzato l’evoluzione
della dottrina e della giurisprudenza, basta solo dire che negli ultimi anni,
con plurime decisioni, la Corte di Cassazione ha fatto concreta applicazione
del principio della necessaria inequivocità della nullità, affermando che “Il
divieto per il notaio di ricevere atti nulli sussiste solo quando la nullità
dell'atto sia inequivoca ed indiscutibile, dovendosi intendere l'avverbio
espressamente, che nell'art. 28 della legge 16 febbraio 1913, n. 89 qualifica
la categoria degli atti proibiti dalla legge, come inequivocamente; pertanto,
tale divieto si riferisce a contrasti dell'atto con la legge che risultino in
termini inequivoci…” (Cass. 12 novembre 2013, n. 25408; Cass. 11 marzo 2011, n.
5913; Cass. 20 luglio 2011, n. 15892; Cass. 13 ottobre 2011, n. 21202).
anche l’origine e la ratio della norma[5] impongono di ritenere che
al notaio non possono certo addossarsi compiti ermeneutici (con le connesse
responsabilità) in presenza di incertezze interpretative oggettive. Invece
l'irricevibilità dell'atto si giustifica quando il divieto possa desumersi in
via del tutto pacifica ed incontrastata da un orientamento interpretativo ormai
consolidato sul punto.[6] Da
quanto fin qui esposto risulta veramente arduo comprendere in base a quale
presupposto logico o normativo si possa ricusare un contratto di arruolamento
per la presunta sussistenza di fantomatici vizi giuridici dell’accordo sindacale a cui esso faccia
riferimento. 3. L’ allievo è un
lavoratore marittimo?
L’oziosa querelle, in merito all’appartenenza
o meno degli allievi alla categoria dei lavoratori marittimi, nasce dalle
definizioni contenute nell’art. 2 del decreto legislativo 12 maggio 2015, n.71, attuativo della direttiva 2012/35/UE,
che ha modificato la direttiva 2008/106/CE, concernente i requisiti minimi di
formazione della gente di mare.
2, comma 1, lett. e) definisce così il
lavoratore marittimo:
“lavoratore
marittimo: ogni persona che svolge, a qualsiasi titolo, servizio o attivita'
lavorativa a bordo di una nave che ha ricevuto una formazione ed è in possesso
di un certificato di competenza o di un certificato di addestramento o di una
prova documentale;”
medesimo articolo, all’art. 2, comma 1, lett. l) dà invece la seguente definizione di allievo ufficiale
di coperta:
“allievo ufficiale di coperta: una persona che
sta effettuando l'addestramento per diventare ufficiale di coperta, designata
come tale dalla legge nazionale o dai regolamenti;”
ufficiale di macchina, con le dovute differenze, è definito allo stesso modo
dall’art. 2, comma 1, lett. p). Le
differenti definizioni di allievo e lavoratore marittimo sarebbero all’origine
dell’inciso contenuto all’interno dell’accordo sindacale, secondo il quale
l’allievo non sarebbe un lavoratore marittimo.
coloro che criticano aspramente l’accordo, questa differenziazione,
contrastante con tutte le altre norme che si riferiscono alla gente di mare ed
ai lavoratori del mare ed in particolare con la MLC 2006, sarebbe all’origine
del trattamento retributivo, ritenuto discriminante, riservato all’allievo. La
querelle, come già anticipato, appare oziosa ed inutile ai nostri fini ,per il
semplice motivo che le definizioni
contenute nell’art. 2 del citato decreto legislativo non hanno una valenza
giuridica di portata generale, ma limitata all’applicazione delle norme in esso
contenute; se così non fosse, allora sì potrebbero confliggere con gli altri testi normativi, di portata più ampia,
secondo i quali, qualsiasi persona che svolga attività lavorativa a bordo è
lavoratore marittimo. Con tale decreto, emanato a seguito di procedura di
infrazione da parte dell’Italia, si considera lavoratore marittimo colui il
quale svolge sì lavoro a bordo ma che è addestrato e certificato conformemente
agli standard di addestramento ed alle norme per la tenuta della guardia,
previsti dalla STCW 2010.
caso specifico dell’allievo è indubbio che sia un lavoratore subordinato che
svolga la sua attività a bordo, viceversa non occorrerebbe la convenzione di
arruolamento che è il tipico contratto di lavoro della gente di mare, ma egli non un lavoratore formato. E’ in sostanza un
lavoratore che per ottenere una particolare qualificazione professionale necessita di un ulteriore apprendimento
tecnico professionale attraverso una formazione sul lavoro.
a caso, in dottrina, è stato ritenuto che, tra i membri dell’equipaggio, gli
allievi ufficiali sono l’unica categoria
di apprendisti conosciuta e disciplinata, sebbene appaia piuttosto insolito che nell’ambito del
diritto del lavoro si sia in presenza di
un contratto di tirocinio per una attività qualificabile come impiegatizia[7]. La dottrina richiamata,
risalente agli anni ’60, si poggiava sulle norme che all’epoca regolavano il contratto di apprendistato. Tali
norme, nel corso degli anni, hanno subito sensibili modifiche che hanno portato
alla creazione di varie figure di lavoratori che, in fase di inserimento nel
mondo lavorativo, necessitano di un’appropriata formazione. Alla
luce dell’attuale normativa in materia
di apprendistato, attuativa del Jobs Act, introdotta col decreto legislativo 15
giugno 2015, n. 81, il contratto di
arruolamento degli allievi così come configurato dall’accordo sindacale in
esame, parrebbe assumere le caratteristiche di un contratto di “apprendistato
professionalizzante” ovvero come veniva definito dall’abrogato decreto
legislativo 167/2011, “ apprendistato professionalizzante o contratto di
mestiere”. Pertanto, ogni questione in merito alla definizione giuridica della
figura dell’allievo, finalizzata a dimostrare all’inadeguatezza della
retribuzione a lui riconosciuta, appare superflua.
3. Trattamento economico peggiorativo
rispetto ad un precedente contratto
dibattito sull’ammissibilità nel nostro ordinamento di contratti o accordi
collettivi peggiorativi dei precedenti ha trovato il suo epilogo nel 2007, con
l’intervento della Corte di Cassazione. Da allora ad oggi, l’opinione
consolidata sia in dottrina che in giurisprudenza, è che ”… non può essere messo in discussione il potere del sindacato di
sostituire la precedente disciplina collettiva, anche con esito peggiorativo
per il trattamento economico e normativo di tutti o alcuni lavoratori.” (Corte di Cassazione Sezione civile, lavoro
5/6/2007 n. 13092)
richiamo alla giurisprudenza della Corte sembra il modo migliore per illustrare
i principi in base ai quali essa è
pervenuta a tale ultima conclusione:
tema di successione di contratti collettivi, il lavoratore non può invocare un
diritto acquisito in forza della precedente contrattazione. Infatti, una cosa è
l'indisponibilità, da parte del sindacato, dei diritti soggettivi perfetti
attribuiti da un determinato contratto collettivo, ed altra è la pretesa, da
parte del lavoratore, di mantenere definitivamente acquisito al suo patrimonio
un diritto nato da una norma collettiva che ormai non esiste più perché
caducata o sostituita da una successiva contrattazione collettiva (ex plurimis,
Cass. n. 4947 del 1991; n. 2155 del 1990; n. 1147 del 1988; n. 9175 del 1987;
n. 5592 del 1986).Ciò perché le disposizioni dei contratti collettivi non si
incorporano nel contenuto dei contratti individuali, dando luogo a diritti
quesiti sottratti al potere dispositivo delle organizzazioni sindacali, ma
operano invece dall'esterno sui singoli rapporti di lavoro, come fonte
eteronoma di regolamento, concorrente con la fonte individuale, sicché,
nell'ipotesi di successione fra contratti collettivi, le precedenti
disposizioni non sono suscettibili di essere conservate secondo il criterio del
trattamento più favorevole (che attiene esclusivamente, ai sensi dell'art. 2077
cod. civ., al rapporto tra contratto collettivo ed individuale), restando la
conservazione di quel trattamento affidato all'autonomia contrattuale delle
parti collettive stipulanti, che possono prevederla con apposita clausola di
stessa durata di un contratto collettivo rientra tra gli elementi disponibili
da parte dei sindacato, atteso che a questo soggetto è rimessa la valutazione
"collettiva" della persistente corrispondenza della norma
contrattuale agli interessi dei lavoratori associati, e, mutata la situazione
contingente, esso ben può decidere di non conservarne ulteriormente
l'efficacia. Del resto, il nuovo contratto può risultare
"peggiorativo" in alcuni aspetti, ma evidentemente rispetto ad una
situazione preesistente, mentre la nuova disciplina deve ritenersi
corrispondente agli interessi degli associati rispetto alle situazioni
sopravvenute.” (Corte di Cassazione
Sezione civile, lavoro 5/6/2007 n. 13092).
giurisprudenza si è ancor più consolidata con le più recenti pronunce:
“La disposizione contenuta nell’articolo 2077 del
codice civile, secondo il quale le clausole meno favorevoli previste dal
contratto individuale sono sostituite di diritto da quelle del contratto
collettivo, riguarda unicamente i rapporti tra il contratto individuale e
quello collettivo e non si applica alle disposizioni, anche peggiorative,
introdotte da parte di un successivo contratto collettivo, con l’unico limite
dei diritti quesiti che siano già entrati definitivamente a far parte del
patrimonio individuale del prestatore di lavoro. (Cass. 19 febbraio 2014 n. 3982)
opinione seguita, oltre che in dottrina anche in giurisprudenza, che alle parti
sociali è consentito, in virtù del principio generale dell'autonomia negoziale
di cui all'art. 1322 cod. civ., prorogare l'efficacia dei contratti collettivi,
modificare, anche in senso peggiorativo, i pregressi inquadramenti e le
pregresse retribuzioni - fermi restando i diritti quesiti dei lavoratori sulla
base della precedente contrattazione collettiva - nonché disporre in ordine
alla prevalenza da attribuire, nella disciplina dei rapporti di lavoro, ad una
clausola del contratto collettivo nazionale o del contratto aziendale, con
possibile concorrenza delle due discipline.” (Cassazione civile sez. lav., 15 settembre
2014 n. 19396)
questa sentenza la Corte si spinge oltre, ammettendo la reformatio in pejus
anche del contratto aziendale, in virtù del principio secondo il quale Il
concorso tra la disciplina contrattuale collettiva nazionale e quella aziendale
“... va risolto non secondo i principi della gerarchia e della specialità
propria della fonte legislativa, bensì accertando quale sia l'effettiva volontà
delle parti, da desumersi attraverso il coordinamento delle varie disposizioni
della contrattazione collettiva, aventi tutti pari dignità e forza vincolante,
sicché anche i contratti aziendali possono derogare in peius ai contratti
nazionali, senza che osti il disposto dell'art. 2077 c.c., con la sola
salvaguardia dei diritti già definitivamente acquisiti nel patrimonio dei
lavoratori, che non possono pertanto ricevere un trattamento deteriore in
ragione della posteriore normativa contrattuale, di eguale o di diverso livello
(cfr. tra le tante: Cass. 2 aprile 2001 n. 4839, cui adde, Cass. 7 febbraio 2004
n. 2362 e Cass. 18 settembre 2007 n. 19351).” (Cassazione civile sez. lav., 15 settembre 2014 n. 19396).
La giurisprudenza richiamata
è stata ulteriormente confermata qualche mese fa, dalla sentenza della Corte di
Cassazione, sez. Lavoro, 18 giugno – 29 ottobre 2015, n. 22126.
4. Parità di trattamento retributivo a parità
di mansioni
L’attuale,
consolidato e pacifico orientamento
giurisprudenziale della suprema Corte in materia si fonda sull’inesistenza di un diritto
soggettivo alla parità di trattamento retributivo da parte del lavoratore
subordinato, atteso che “… una situazione di disparità è anzi legislativamente
prevista, laddove l'art. 2077 II comma c.c. impone la sostituzione con le norme
collettive delle clausole difformi contenute nei contratti individuali, salvo
che tali clausole siano più favorevoli al lavoratore. Una situazione iniziale
di disparità di trattamento a parità di mansioni non solo non è vietata, ma è
addirittura disciplinata dalla legge, che prevede un allineamento dei contratti
individuali di lavoro alla disciplina collettiva non in tutti i casi, ma solo
in quelli in cui il contratto individuale contenga disposizioni meno favorevoli
per il lavoratore.”(Cassazione Civile, SS.UU. 17 maggio 1996, n.4570). Prima di
tale decisione, i cui principi sono a
tutt’oggi pacifici e consolidati, essendo stati più volte confermati dalla successiva giurisprudenza in
materia, la Corte pur senza mai mettere in discussione l’inesistenza di un
diritto soggettivo alla parità di trattamento, non sempre ha avuto un
orientamento univoco. In una prima fase,
antecedente al 1989, si è ritenuto che il principio della parità di trattamento non trovasse alcun sostegno
nelle fonti legislative, anche di diritto comunitario e internazionale,
recepite dall'ordinamento italiano e non fosse in particolare deducibile nè
dall'art. 36 della Costituzione (che si limita a fissare il criterio della
proporzionalità e adeguatezza della retribuzione, prescindendo da ogni
comparizione intersoggettiva) nè dall'art. 3 (che stabilisce soltanto
l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, ma non certo nell'ambito dei
rapporti privatistici, quali appunto i rapporti di lavoro privato). Dopo la
sentenza della Corte Costituzionale 9 marzo 1989 n. 103[8], alcune sentenze della
sezione Lavoro, interpretandola nel senso che essa avesse affermato il principio della parità di trattamento, si
discostavano dalla giurisprudenza precedente ed affermavano la esistenza
cogente di questo principio, mentre altre sentenze, dando una diversa lettura
della sentenza interpretativa di rigetto della Corte delle leggi, mantenevano
ferma la precedente giurisprudenza. La sentenza, come ritenuto dalla prevalente
dottrina, non aveva affermato l’ esistenza di detto principio nell'art. 41
Cost., ma aveva effettuato solo una ricognizione delle disposizioni del
codice civile e dei precetti costituzionali vigenti in materia e non aveva
ritenuto che l'art. 41 della Cost. fosse una norma di diritto positivo che imponesse la
parità di trattamento, ma che la tutela della dignità del lavoratore esclude
che le differenze di trattamento possano essere dovute a mera discrezionalità o
addirittura di arbitrio: "sono tollerabili e possibili disparità e
differenziazioni di trattamento, sempre che siano giustificate e comunque
ragionevoli"; riaffermando che il giudice deve compiere l'accertamento ed
il controllo dell'inquadramento dei lavoratori nelle categorie e nei livelli
retributivi e che egli applica la legge,
la contrattazione, e corregge gli errori di inquadramento.[9] Comunque
il contrasto giurisprudenziale insorto fu composto dalle Sezioni Unite con le
sentenze 6030, 6031, 6032, 6033 e 6034 del 29 maggio 1993 (cui bisogna
aggiungere la quasi coeva Cass. 1 ottobre 1993 n. 9804) con l'adesione alla
giurisprudenza tradizionale della Corte.
giurisprudenza successiva della sezione lavoro si è in parte e con motivazioni
diverse allontanata dalle argomentazioni svolte nelle decisioni delle Sezioni
Unite, giungendo a soluzioni che in alcuni casi potevano apparire contrastanti con quelle sopra
richiamate, per cui per uniformare l’orientamento giurisprudenziale si è resa necessaria una nuova pronuncia a
sezioni unite della Corte di Cassazione,
concretizzatasi nella sentenza n. 4570, in data 17 maggio 1996, richiamata in esordio.
giurisprudenza successiva della Corte ha riaffermato i principi esposti dalla
decisione n. 4570 del 1996, condividendone le argomentazioni (Cass., 5 ottobre
1998 n. 9867; 24 ottobre 1998 n. 10598; 7 gennaio 1999 n. 62; 25 settembre 1999
n. 10581; 5 maggio 2000 n. 5623; 19 giugno 2001 n. 8296; 8 gennaio 2002 n. 132;
2 dicembre 2003, n.18418 ).
luce della giurisprudenza esaminata si può quindi concludere che non esiste un
diritto soggettivo alla parità di trattamento retributivo da parte del
lavoratore subordinato, atteso che “… una situazione di disparità è anzi
legislativamente prevista, laddove l'art. 2077 II comma c.c. impone la
sostituzione con le norme collettive delle clausole difformi contenute nei
contratti individuali, salvo che tali clausole siano più favorevoli al
lavoratore. Una situazione iniziale di disparità di trattamento a parità di
mansioni non solo non è vietata, ma è addirittura disciplinata dalla legge, che
prevede un allineamento dei contratti individuali di lavoro alla disciplina
collettiva non in tutti i casi, ma solo in quelli in cui il contratto
individuale contenga disposizioni meno favorevoli per il
lavoratore.”(Cassazione Civile, SS.UU. 17 maggio 1996, n.4570).
5. La disparità di trattamento discriminatoria.
principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, contenuto
nell’art. 3 della Costituzione, costituisce uno dei principi fondamentali del
nostro ordinamento ed il presupposto logico su cui si deve fondare ogni
ordinamento democratico. In base al principio
di uguaglianza, la legge deve regolare
in maniera uguale situazioni uguali ed in al maniera razionalmente diversa
situazioni diverse, con la conseguenza che la disparità di trattamento trova
giustificazione nella diversità delle situazioni disciplinate: «La
giurisprudenza di questa Corte [Costituzionale] è costante nel senso che il
principio di eguaglianza è violato anche quando la legge, senza un ragionevole
motivo, faccia un trattamento diverso ai cittadini che si trovino in eguali
situazioni. » (Corte Costituzionale sent. n. 15 del 1960), poiché “l'art. 3
Cost., [va] inteso come divieto di disparità di trattamento di situazioni
simili e come esclusione di discriminazioni irragionevoli” (Corte
Costituzionale sent. n. 96 del 1980).
il costante orientamento della Corte, si ha violazione dell’art. 3 della
Costituzione quando situazioni sostanzialmente identiche siano disciplinate in
modo ingiustificatamente diverso, mentre non si manifesta tale contrasto quando
alla diversità di disciplina corrispondano situazioni non sostanzialmente
identiche, essendo insindacabile in tali casi la discrezionalità del
legislatore ( Corte Costituzionale sent. n. 340 del 2004).
differenze di trattamento retributivo possono ritenersi illecite, quindi,
soltanto se violano il divieto di
discriminazione, così come individuato e definito dal diritto positivo, considerato
che non si riscontrano nella
Costituzione e nella legislazione ordinaria norme imperative, che accolgano la
regola della parità di trattamento economico e normativo, con particolare
riguardo ai lavoratori subordinati[10], e che costituisce ius
receptum in seno alla giurisprudenza della Corte [di Cassazione] l'affermazione
dell'inesistenza, nel nostro ordinamento, di un principio che imponga al datore
di lavoro, nell'ambito di rapporti privatistici, di garantire parità di
retribuzione e/o di inquadramento a tutti i lavoratori svolgenti le ato medesime
mansioni, atteso che l'art. 36 Cost., si limita a stabilire il principio di
sufficienza e adeguatezza della retribuzione prescindendo da ogni comparazione
intersoggettiva a che l'art. 3 Cost., impone l'uguaglianza dei cittadini di
fronte alla legge, non anche nei rapporti interprivati[11].
nostro ordinamento, le norme relative al divieto di discriminazione si
rinvengono nei decreti legislativi
215/2003; 216/2003; 145/2005, i quali recepiscono rispettivamente le seguenti
direttive comunitarie: “Attuazione della direttiva 2000/43/CE per la parita' di
trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine
etnica”; “Attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parita' di trattamento
in materia di occupazione e di condizioni di lavoro”; “Attuazione della
direttiva 2002/73/CE in materia di parita' di trattamento tra gli uomini e le
donne, per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla
promozione professionale e le condizioni di lavoro”.
portata dei tre decreti legislativi è sostanzialmente identica, in quanto tendono
ad attuare la parità' di trattamento tra le
persone indipendentemente: a) dalla razza e dall'origine etnica; b) dalla
religione dalle convinzioni personali, dagli handicap, dall'età' e
dall'orientamento sessuale; c) dalla differenza tra uomo e donna. Il decreto
145/2005, contenente norme in materia di
parità' di trattamento tra gli uomini e le donne, per quanto riguarda l'accesso
al lavoro, alla formazione e alla promozione professionale e le condizioni di
lavoro, è integrativo di norme già esistenti. In tale ultimo decreto vengono
considerati atti discriminatori anche le molestie sessuali.
i decreti contengono la nozione del principio di parità di trattamento e del divieto di discriminazione diretta ed indiretta, individuandone altresì,
contenute nei decreti consentono, quindi di definire principio di parità di
trattamento l'assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta a causa
della razza o dell’origine etnica, della religione, delle convinzioni
personali, degli handicap, dell'età' del sesso o dell'orientamento sessuale. I
concetti di discriminazione diretta ed in diretta sono anch’essi definiti dalle
norme ed anche chiaramente, ma la definizione che segue appare più esaustiva: “La discriminazione diretta si verifica con
qualsiasi disposizione, criterio, prassi, atto, patto o comportamento che
produca un effetto pregiudizievole, di tipo discriminatorio e comunque con
l’attribuzione di un trattamento irragionevolmente meno favorevole ad un
soggetto o ad una categoria di soggetti rispetto ad altri che si trovano in
situazione analoga…; si ha discriminazione indiretta, invece, quando una
disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento
apparentemente neutri mettono o possono mettere un individuo o una categoria di
persone in una posizione di particolare svantaggio rispetto agli altri
individui o categorie di persone. Si tratta di una forma più subdola di
discriminazione, che, per esempio, può verificarsi se: 1) un datore di lavoro
decidesse di escludere candidati che vivono in una specifica area della città,
che è quella dove vivono molti Rom, sicché la selezione operata dal potenziale
datore di lavoro sarebbe dunque svantaggiosa per gli eventuali candidati Rom,
che, di conseguenza, verrebbero discriminati in maniera indiretta; 2) se in un
pubblico concorso per un lavoro ove siano richiesti particolari requisiti di
prestanza fisica (come accade in campo militare) fossero previsti dei requisiti
di altezza unici per tutti i candidati, senza tenere conto che l’altezza media
delle donne è diversa da quella degli uomini.”[12]
che nei citati testi normativi sono previste comunque deroghe al principio di
parità di trattamento, quando le
differenze di trattamento, pur risultando indirettamente discriminatorie, siano
giustificate oggettivamente da finalità' legittime perseguite attraverso mezzi
appropriati e necessari. Da quanto
finora esposto non sembra possano nutrirsi dubbi in merito a quei casi di disparità di trattamento retributivo che
possano integrare fattispecie illecite, rinvenibili nelle norme sopra esaminate
e che sono il portato di principi contenuti nell’ordinamento giuridico sovranazionale,[13]
a cui la stessa Convenzione MLC2006 fa riferimento.[14]
6. Retribuzione proporzionata e sufficiente
retribuzione è il compenso economico che
il datore di lavoro è tenuto a
corrispondere in maniera continuativa ed obbligatoria al prestatore di lavoro
subordinato. Essa costituisce l’obbligo principale del datore di lavoro a
fronte della prestazione fornita dal lavoratore e va a connotare il rapporto di
lavoro come un contratto oneroso di scambio (o a prestazioni corrispettive)[15].
Considerato che la retribuzione è caratterizzata da una struttura composita che
promana da fonti legali o contrattuali esterni al contratto di lavoro
individuale, non tutti i compensi economici che il datore di lavoro è tenuto a
corrispondere al prestatore di lavoro hanno natura retributiva.
L’individuazione delle voci di natura retributiva che compongono la retribuzione è devoluta, di regola e con le
sole eccezioni espressamente risultanti dalla legge, alla contrattazione collettiva e, nel
rispetto di questa, al contratto individuale, non esistendo nel nostro
ordinamento un principio generale e
inderogabile di omnicomprensività , sancito, invece, dal legislatore solo con
riguardo ad alcuni emolumenti.[16]
Pertanto, con riferimento al caso specifico del modulo contrattuale previsto
per l’allievo ufficiale dall’accordo sindacale del 30 luglio 2015, è
irrilevante che il compenso economico per questi previsto sia definito non
salario, ma indennità, perché se è vero
che il termine indennità viene comunemente inteso come attribuzione patrimoniale dell’imprenditore al
prestatore di lavoro, non avente carattere retributivo, è altrettanto vero che
è una denominazione che talvolta viene data all’intera retribuzione[17]; nel
caso specifico, il termine non poteva sembrare più appropriato, considerato che
trattasi di un contratto di lavoro a causa mista, in quanto alla prestazione lavorativa,
si aggiunge l’attività formativa.
retribuzione, secondo le disposizioni
contenute nell’ art.36 della Costituzione deve essere proporzionata alla
quantità e qualità del lavoro ed in ogni
caso sufficiente ad assicurare al lavoratore ed alla sua famiglia una esistenza
libera e dignitosa.
norma dell’art. 36 della Costituzione, pur avendo un contenuto esclusivamente programmatico, in assenza
dell’intervento del legislatore ordinario, ha assunto negli anni un contenuto
di immediata applicabilità per via giudiziale, per effetto degli incisivi
interventi dei giudici del lavoro, i quali già dagli anni cinquanta hanno individuato nell’art. 36 il fondamento
positivo per la dichiarazione di nullità delle pattuizioni individuali
deteriori rispetto agli standard retributivi negoziati in sede sindacale, con
la conseguente rideterminazione giudiziale, e 2099 del codice civile, della retribuzione dovuta al lavoratore.[18] L’orientamento
giurisprudenziale tuttora prevalente, si concreta nell’affermazione secondo cui
la retribuzione del lavoro subordinato in un determinato settore deve essere
determinata assumendosi come parametro lo standard minimo risultante dal
contratto collettivo nazionale stipulato per lo stesso settore; e quando non
possa farsi riferimento ad alcun contratto collettivo stipulato per il settore
specifico, deve farsi riferimento al contratto stipulato per un settore affine.[19]
Nel determinare la
retribuzione proporzionata e sufficiente, ai sensi dell'art. 36 cost., il
giudice di merito, assunti i minimi salariali del contratto collettivo
nazionale quali parametro di riferimento, può legittimamente, secondo una
valutazione non censurabile in Cassazione se non sotto il profilo della
logicità e congruità della motivazione, discostarsi da essi in senso riduttivo,
tenuto conto di una pluralità di elementi, quali la quantità e qualità del
lavoro prestato, le condizioni personali familiari del lavoratore, le mercedi
praticate nella zona, il carattere artigianale e le dimensioni dell'azienda
(nella specie, sostiene la S.C. che il ricorrente non avrebbe posto in adeguato
rilievo le ragioni per cui l'indagine sulla entità delle "retribuzioni
correnti nella zona" renderebbe illegittima la riduzione del venti per
cento dei minimi salariali nazionali operata dal giudice di merito).(Cass. civ., sez. lavoro, 09/08/1996,
n.7383).
Come è evidente dalla lettura della massima sopra riportata,
ove il giudice del merito intenda discostarsi dalle indicazioni del contratto
collettivo, ha l'onere di fornire opportuna motivazione, mentre costituisce
specifico onere del datore di lavoro quello di indicare gli elementi dai quali
risulti la inadeguatezza, in eccesso, delle retribuzioni contrattualmente
previste in considerazione di specifiche situazioni locali o della qualità
della prestazione offerta dal lavoratore. (ex
plurimis Corte di Cassazione Sezione civile, lavoro , 4 dicembre 2013, n.
27138).
Come è agevole rilevare dai primi paragrafi del presente
studio, il ruolo dell’autorità marittima chiamata a ricevere le convenzioni di
arruolamento, stipulate in base all’accordo sindacale più volte citato, va limitato ad un controllo sulla regolarità formale degli atti presentati ed alle
altre incombenze previste dal codice della navigazione e dal relativo
regolamento. Essa non può entrare nel merito dell’accordo sindacale,
considerato che “Gli interessi che presidiano alla contrattazione collettiva,
alla sua validità ed alla sua "forza", sono non solo particolari, e
cioè del singolo lavoratore (evitandogli la concorrenza all'interno della categoria
professionale), e del datore di lavoro (consentendogli la organizzazione e la programmazione
dell'attività imprenditoriale), ma anche più generali, vale a dire del
sindacato (che in essa vede espressa la sua rappresentatività) o delle organizzazioni
datoriali (che hanno riguardo a situazioni generali di mercato, per settore,
anche con riferimento alla concorrenza internazionale), e, infine, della stessa
comunità per la quale la presenza sindacale è presidio non secondario della
libertà democratica. Proprio ciò vale a spiegare la tendenza espansiva della validità
erga omnes dei contratti collettivi, della quale la giurisprudenza è stata
È intuitivo, pertanto, che nella contrattazione collettiva
confluiscono fattori di grande rilevanza per ognuna delle parti contraenti, e
che ognuna può persino avere interesse a non rendere nota; la dinamica
contrattuale, complessa, sottoposta talora anche a lacerazioni, ben difficilmente
è ricostruibile a posteriori, per così dire "in vitro", in un
giudizio di razionalità, per il quale, a ben vedere, sono solo parzialmente
presenti gli elementi di conoscenza.
A ciò si aggiunga che la trattativa per un contratto
collettivo ha una sua "globalità", di guisa che si procede per
successive concessioni per giungere ad un punto di incontro; ed ogni parte
acconsente a determinate clausole, retributive o di inquadramento, anche svantaggiose,
che considera meno importanti dal proprio punto di vista, pur di ottenere
l'accordo su altre clausole alle quali assegna prevalente significato:
irrazionale sarebbe isolare una singola clausola e valutarla indipendentemente
da un contesto della trattativa assai più ampio.”[20] Anche perché, come si è dimostrato, entrare nel merito delle
questioni giuridiche affrontate, significa entrare in un campo minato dove lo
stesso Giudice è costretto a muoversi con fatica.
L’Autorità Nazionale Anticorruzione , con parere AG 43/2010 del 27 novembre
2011, ha ritenuto compatibili gli artt. 16
e 17 del R.D. n.2440/1923 con l’art. 11,
comma 13, del d.lgs. n. 163/2006 , escludendone l’abrogazione tacita .
La speciale disciplina del codice
della navigazione che prevede la forma pubblica per la stipula del contratto d’arruolamento ha radici storiche, in quanto, con tale
formalità si intendevano vietare antiche pratiche diffuse nella marineria
mercantile e militare, rassomiglianti più` al rapimento o alla riduzione in
temporanea schiavitù.
(Pietro Ichino, “Soggetti e
oggetto, sicurezza del lavoro, retribuzione, qualità, luogo e tempo della
prestazione” in “Il contratto di lavoro-Vol. II”, cap. VIII paragrafo 197, http://archivio.pietroichino.it)
dottrina c’è divergenza di vedute sul
significato da attribuire alla prevista partecipazione della pubblica autorità
alla stipulazione del contratto di arruolamento. Secondo alcuni, si tratterebbe
di un intervento con semplice funzione probatoria e documentale [Torrente,
Arruolamento (contratto di) ED, III, 83]; secondo altri, invece, il ruolo
spettante all’autorità sarebbe ben più ampio e consisterebbe nel verificare la
sussistenza di tutte le condizioni indispensabili per l’instaurazione di un
valido rapporto di arruolamento, con
riferimento sia ai requisiti che il lavoratore arruolando deve possedere, sia
al contenuto del regolamento contrattuale (Gaeta, Forma e contenuto del
contratto di arruolamento, RDN, 1971, I, 5). Biagio Grasso, Codice della
Navigazione (un commento a cura di), UTET, Torino, 1997. [4] “Il
notaro non può ricevere o autenticare atti: 1) se essi sono espressamente
proibiti dalla legge, o manifestamente
contrari al buon costume o all’ordine pubblico;…”
Nella relazione del Guardasigilli alla Camera dei Deputati del 30 maggio 1912,
si esprime il timore di lasciare “adito al capriccio del notaro, lasciandolo
arbitro di stipulare un atto di cui fosse richiesto”, e si afferma di avere
ovviato a ciò rendendo il rifiuto legale “soltanto se l’atto fosse
espressamente proibito dalla legge o manifestamente contrario al buon costume o
all’ordine pubblico”. La relazione del Guardasigilli alla precedente legge 25
luglio 1875 n. 2786, il cui art. 24 era di tenore identico all’attuale art. 28
n. 1, recita “poiché non sempre è facile il giudicare se una convenzione sia o
no contraria al buon costume, e specialmente se sia o no contraria alla legge,
l’articolo in esame, onde, per quanto sia possibile, non addurre troppe gravi
responsabilità’ sul notaro, ha dichiarato che egli deve ricusare l’atto
soltanto allorché è’ espressamente proibito dalla legge o manifestamente
contrario al buon costume”. (PETRELLI G., Art. 28 della legge notarile -
Espresso divieto di legge e orientamenti giurisprudenziali non consolidati
(Nota a T. Verbania, 21 aprile 1997 e A. Torino, 17 luglio 1997). Riv. not.,
1997, 1228.) [6]
Cass. 13 ottobre 2011, n. 21202
Enrica Minale Costa “Lavoro nella navigazione” in “Digesto”, Discipline Privatistiche-Sezione
Commerciale, Utet, Milano, 1992. L’autrice si riporta ad un’opera risalente agli anni ’60, indicata in apposita nota bibliografica che si ritiene
utile trascrivere: V. Rudan, Il contratto di tirocinio, Milano
1966, 103 ss.. nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato la disciplina
dello speciale contratto di tirocinio trova la sua fonte nella legge 2 aprile
1968, n. 424, che ha modificato e integrato la legge 19 gennaio 1955, n. 25. [8]
La Corte Costituzionale fu
chiamata a pronunciarsi sull’eccezione di legittimità costituzionale degli
artt. 2086, 2087, 2095, 2099, 2103 del codice civile, nella parte in cui essi
avrebbero consentito all'imprenditore di attribuire ai dipendenti, a parità di
mansioni, diversi livelli o categorie generali di inquadramento retributivo, comprimendo, in tal modo, il diritto dei lavoratori al rispetto della
loro dignità umana, in spregio dei limiti che l’art. 41 della Costituzione
impone alla libertà di iniziativa economica. La Corte ritenne non fondata la
Cassazione Civile SS.UU. 29 maggio 1993, n.6030
[10] Cassazione
civile sezioni unite 17 maggio 1996 n.
[11] Cassazione
civile , sez. lav., 19 luglio 2007, n. 16015
Lucia Tria “Il divieto di discriminazione tra Corte di Strasburgo e Corti
interne” in http://www.europeanrights.eu/public/commenti/LUCIA_TRIA_DIVIETO_di_DISCRIMINAZIONE_2014.pdf
L’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea firmata
a Nizza il 7 dicembre del 2000 vieta infatti “qualsiasi forma di
discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della
pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la
religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi
altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la
nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.
Cfr. il paragrafo 4 della Linea guida B.2.2.2-Calcolo e pagamento: “National laws and regulations adopted after consulting the representative shipowners’ and seafarers ’organizations or, as appropriate
collective agreements should take into account the following principles:
a) equal remurenation for work of equal value should apply to all seafarers employed on the
same ship without discrimination based
upon race, colour, sex, religion, political opinion, national extraction or
social origin;” [15]
M. Ciaccioni, in Consulenza-online Buffetti, Roma, 17/03/2014 [16]
Cfr; Cass. civ. Sez. lavoro, 27 agosto 2015, n. 17248; Cass. 15 marzo 2010, n.
6204; Cass. 6 febbraio 2008, n.2781; Cass. civ., sez. unite, 1° aprile 1993,
n.3888.
Cfr. “Dizionario Enciclopedico Italiano “ Istituto della Enciclopedia Italiana
fondata da Giovanni Treccani, Roma, 1970
Pietro Ichino, “ La giusta retribuzione” in “Il contratto di lavoro-Vol. II”,
cap. X paragrafo 236, http://archivio.pietroichino.it
[19] Ex plurimis Corte
di Cassazione Sezione civile, lavoro , 4 dicembre 2013, n. 27138.
Cassazione civile sezioni unite 29 maggio 1993 . 6030
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References: art. 16
 art. 96
e contrario
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 

Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 

sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 art.36
e contrario
 art. 24
 art. 28
 Art. 28

Cass. 
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 Cass. 
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