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3 agosto 2000 Sentenza n. 6568/2000 del T.A.R Lazio, Sezione I - Aeranti
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3 agosto 2000 Sentenza n. 6568/2000 del T.A.R Lazio, Sezione I
SENTENZA N. 6568/2000 DEL T.A.R. LAZIO, SEZIONE I
sui ricorsi n. 843, n. 11419, n. 12563, n. 12564 del 1999, proposti da RETE A s.r.l., rappresentata e difesa dall’avv. Federico Sorrentino ed elettivamente domiciliata presso il medesimo in Roma, Lungotevere delle Navi 30
quanto al ric. n. 843, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, quanto agli altri ricorsi anche il Ministero delle comunicazioni, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato
di Telepiù s.r.l., rappresentata e difesa dagli avv.ti Avillo Presutti e Felice Vaccaro;
Reti Televisive Italiane – RTI – rappresentata e difesa dagli avv.ti Aldo Bonomo e Luigi Medugno;
Europa TV, Centro Europa 7, Elefante TV,
Vallau Italiana Promomarcket rappresentata e difesa dagli avv.ti Antonio Lirosi e Filippo Pacciani;
TV Internazionale s.p.a. e Beta Television, rappresentate e difese dagli avv.ti Ottavio Grandinetti e Alessandro Pace;
quanto al ricorso n. 843 del 1999, della deliberazione n. 78 del 1998, recante approvazione del Regolamento per il rilascio delle concessioni di radiodiffusione televisiva privata su frequenza terrestre;
quanto al ricorso n. 11419 del 1999, del provvedimento 27 luglio 1999, di sospensione della procedura di rilascio dell’8^ concessione, e per quanto occorra della deliberazione n. 78 del 1999, come sopra impugnata e del decreto di nomina della Commissione di cui all’art. 9, comma 2, del suddetto Regolamento;
quanto al ricorso n. 12563 del 1999, dei provvedimenti di rilascio di sette concessioni per l’attività televisiva privata in ambito nazionale, oltre gli atti presupposti già impugnati con i precedenti ricorsi, nonché del d.m. 8 marzo 1999, impugnato espressamente con successivo ricorso;
quanto al ricorso n. 12564 del 1999, del d.m. 8 marzo 1999 recante il disciplinare per il rilascio delle concessioni per la radiodiffusione televisiva privata in ambito nazionale.
Visto l’atto di costituzione in giudizio delle Amministrazioni intimate e delle controinteressate società Prima TV, Europa TV, RTI, TV Internazionale, Beta Television, Centro Europa 7, Elefante TV, Vallau Italiana Promomarket,
Viste le memorie prodotte dalle parti a soste o delle rispettive difese;
Data per letta alla pubblica udienza del 12 luglio 2000 la relazione del Consigliere Marzio Branca ed uditi gli avv.ti Sorrentino Presutti, Vaccaro, Medugno, Grandinetti, Cozzolino, Cordasco, Lirosi e gli avvocati dello Stato Di Carlo e Quadri.
La s.r.l. Rete A, esercente attività di radiodiffusione televisiva in ambito nazionale su frequenze terrestri in base a concessione rilasciata con d.m. 13 agosto 1992, ed aspirante ad una delle nuove concessioni previste dalla legge 31 luglio 1997 n. 249, ha impugnato, con il primo dei ricorsi in epigrafe, il Regolamento approvato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni con deliberazione 1° dicembre 1998 n. 78, disciplinante il rilascio degli anzidetti provvedimenti concessori.
a) l’obbligo di allegare alla domanda di concessione un progetto indicante tutte le stazioni di diffusione e le relative aree di servizio e gli impianti di collegamento, imposto dall’art. 4, contrasta con il piano nazionale delle frequenze del 30 ottobre 1998, la cui mancata attuazione impedisce l’osservanza delle prescrizione predetta;
b) l’art. 1 lett. e) e l’art. 10, esonerando le emittenti locali e commerciali dagli obblighi di informazione gravanti sulle emittenti in ambito nazionale non commerciali, creerebbe una illegittima disparità di trattamento a danno di queste ultime, in violazione degli artt. 3, 21 e 41 della Costituzione, per si solleva eccezione di incostituzionalità della legge n. 249 del 1997, art. 3, comma 3, lett. b) n. 2 e della legge 30 aprile 1998 n. 122 artt. 2 e 3;
c) le stesse censure di incostituzionalità sono rivolte alle disposizioni che riguardano le televisioni criptate, che si ricollegano all’art. 3, comma 11, della legge n. 249, da cui discende un trattamento paritario non giustificato dalla natura della loro produzione;
d) gli artt. 7, comma 1 e 2, e 9 comma 4, operano una sostanziale parificazione tra i titolari di precedenti concessioni e gli altri soggetti richiedenti, mentre doveva essere istituito un titolo preferenziale per quelle emittenti che, in base a concessione, avevano eseguito investimenti e fatto affidamento sulla continuazione dell’attività;
e) sarebbe anche illegittimo, per violazione del pluralismo e della ragionevolezza, l’esonero di alcune concorrenti alla concessione da oneri di informazione assai gravosi imposti alle altre, mentre il concetto di “programmi originali autoprodotti” come quelli realizzati anche in coproduzione con altre concessionarie, favorirebbe le grosse emittenti televisive in danno delle piccole.
Con il secondo dei ricorsi in epigrafe, Rete A ha chiesto l’annullamento del decreto 27 luglio 1999, con il quale il Ministro delle Comunicazioni ha disposto la sospensione della procedura di assegnazione della 8^ concessione, ritenendo, sulla base della segnalazione della Commissione per il rilascio delle concessioni, che occorreva procedere ad accertamenti sulla effettiva situazione societaria dei soggetti richiedenti la concessione per le emittenti Rete A e Rete Mia.
Il provvedimento sarebbe illegittimo per i seguenti motivi:
1) illegittimità derivata per illegittimità della deliberazione n. 78 del 1999;
2) irregolare composizione della Commissione ex art. 9, comma 2, del Regolamento;
3) violazione dell’art 1, comma 1, del d.l. n. 15 del 1999 convertito legge n. 78 del 1999, in quanto il Ministro delle comunicazioni non avrebbe osservato il termine del 31 luglio 1999 per il rilascio di tutte le concessioni;
4) eccesso di potere per disparità di trattamento, difetto di istruttoria e ingiustizia manifesta, considerato che Rete A sarebbe dotata di capacità di diffondere programmi anche informativi superiore o quanto meno pari alle altre emittenti che hanno ottenuto la concessione;
5) eccesso di potere per irrazionalità ed ingiustizia manifesta, e violazione del disciplinare per il rilascio delle concessioni (d.m. 8 marzo 1999), in relazione alla adozione degli stessi criteri di valutazione sia delle emittenti che effettuano programmi di intrattenimento e di informazione, sia di quelle puramente commerciali, per oggettiva non comparabilità delle due attività;
6) violazione dell’art. 2, comma 17, e 18 della legge n. 249 del 1997, ed eccesso di potere per irragionevolezza e difetto di istruttoria, in relazione alla motivazione del provvedimento soprassessorio, in quanto il contratto di pubblicità con la MTV Pubblicità non sarebbe elemento idoneo a provocare il controllo di fatto sulla emittente.
A seguito della acquisizione di ulteriore documentazione, Rete A ha depositato due serie di motivi aggiunti, l’una nel settembre 1999, l’altra nel maggio 2000.
La prima serie è indirizzata alla contestazione dei seguenti vizi:
I – Provvedimento di nomina della Commissione di cui all’art. 9 del Regolamento: tale norma violerebbe l’art. 97 Cost., i provvedimenti di nomina violerebbero il detto art. 9, mentre tutto il procedimento si porrebbe in contrasto con il principio di imparzialità anche in relazione all’art. 51 c.p.c., e sarebbe viziato da sviamento.
A – L’art. 9 del Regolamento violerebbe il principio di riserva relativa di legge in materia di pubblici uffici perché demanda alla Commissione la selezione delle domande senza precisare il numero dei commissari né il numero dei componenti dell’elenco che l’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni deve fornire al Ministro.
B – L’Autorità doveva presentare al Ministro un unico elenco di esperti, mentre risulta che abbia proceduto alle designazioni con tre diversi elenchi, senza fornire alcuna spiegazione, lasciando supporre che la rosa dei candidati sia stata ampliata a seguito di illegittime concertazioni con il Ministro.
C – Sono stati chiamati a far parte della Commissione due esperti, l’avv. Alessandro Munari, con funzioni di presidente, e il Prof. Ferdinando Pinto, che verserebbero in situazione di incompatibilità, il primo quale legale Fininvest e delle controinteressate Mondadori e Mediaset, il secondo per aver reso un parere in tema di assetto proprietario di Rete Mia.
II. Collocazione in graduatoria di Rete Mia: violazione dell’art. 3, comma 1, 2 e 3 della legge n. 247 del 1997 e degli artt. 6 e 9 del Regolamento.
A – Rete Mia non aveva titolo per essere collocata nella graduatoria delle aspiranti poiché l’Autorità aveva dichiarato, con deliberazione del 19 maggio 1999 n. 58, che l’assetto proprietario dell’emittente, a seguito della acquisizione da parte di SBS Broadcasting s.a. del controllo di Vallau Promomarket, titolare di Rete Mia, non era compatibile con l’art. 17 della legge n. 223/90 e poi della legge n. 247 del 1997.
B – Secondo notizie di stampa Vallau non avrebbe ottemperato agli incombenti in tema di versamento del capitale richiesto. Si chiede un accertamento istruttorio.
III – Illegittimità dell’assentimento di concessioni a favore di emittenti di televendite. Violazione dell’art. 21 Cost. in relazione all’art. 3 e principi della materia.
In situazione di oggettiva limitatezza delle frequenze, che impedisce la utilizzazione del mezzo televisivo di parte di tutti, la sottrazione di canali all’emittenza che effettua informazione e spettacolo a favore di televendite si risolve in una limitazione non giustificata della libertà di manifestazione del pensiero, vietata dall’art. 21 Cost.
Inoltre, la predisposizione di una graduatoria unica per emittenti di televendite e emittenti “generaliste” appare irragionevole in considerazione della utilizzazione dei medesimi criteri e punteggi per le due categorie.
IV – Emittenti Canali 5 , Italia 1 e Rete 4; violazione dell’art 2, comma 6 e comma 8, lett. a), della legge n. 249 del 1997.
L’inserimento in graduatoria di tutte e tre le emittenti facenti capo a RTI viola l’art. 2 comma 6 invocato, a norma del quale non possono essere rilasciate concessioni né autorizzazioni che consentano di irradiare più del 20% delle reti televisive su frequenze terrestri.
V – Emittenti TMC e TMC2. Violazione dell’art. 9 del Regolamento. Difetto di istruttoria. Disparità di trattamento.
A – TV Internazionale, richiedente la concessione per TMC, era titolare di autorizzazione per la ripetizione integrale del programma estero di Tele Montecarlo: non poteva esserle quindi riconosciuto alcun punteggio per esperienza pregressa, che presuppone l’edizione di programmi propri.
La dichiarazione INPGI sul versamento di contributi per i giornalisti si riferisce al 31 dicembre 1998: è dubbio che alla data della domanda la richiedente fosse in regola con gli obblighi in questione.
B – E’ dubbia la spettanza del punteggio attribuito a TMC 2 riguardo al personale, posto che tale emittente non ha personale proprio.
La seconda serie di motivi aggiunti torna sull’operato della Commissione con riguardo alla emittente Rete Mia.
1 – Violazione dell’art. 3, comma 1, 2 e 3 della legge n. 249 del 1997 e degli artt 6 e 9 del Regolamento.
Sarebbe documentalmente dimostrato che Vallau Promomarcket, proprietaria di Rete Mia, al momento della domanda, non disponeva del capitale sociale richiesto dalla normativa invocata, in quanto, secondo la dichiarazione del presidente del collegio sindacale di tale società, la SBS Italia s.r.l., oltre ad aver acquistato tutte le quote di Vallau, ha costituito una riserva di 5,5 miliardi in conto futuro aumento di capitale, effettuando il versamento su un proprio conto corrente. La domanda di Rete Mia, si assume, avrebbe dovuto essere dichiarata inammissibile.
II. Violazione dell’art. 19, comma 4, della legge n. 233 del 1990 in riferimento all’art. 2 comma 14 della legge n. 249 del 1997.
La domanda di Rete Mia doveva essere considerata inammissibile anche sotto il profilo del controllo di fatto posseduto dalla Profit s.p.a., in base al contratto che affidava a quest’ultima la gestione del proprio palinsesto per tutte le 24 ore. Ma Profit s.p.a. è anche proprietaria e gestore di emittenti locali, e, pertanto, doveva applicarsi il divieto di gestione contemporanea di emittenti locali e nazionali, escludendo, come detto, la domanda di Rete Mia.
Il terzo ricorso è rivolto all’annullamento dei sette provvedimenti di concessione assentiti a Prima TV, Europa TV, RTI, TV Internazionale, Beta Television, Centro Europa 7 ed Elefante TV, e di tutti gli atti presupposti già impugnati con i precedenti ricorsi, oltre la graduatoria formata dalla Commissione incaricata dell’esame delle domande, nella quale la ricorrente è stata collocata al 9° posto.
Il gravame ripropone le censure già avanzate a carico del Regolamento e del provvedimento soprassessorio con ricorsi di cui sopra e con i motivi aggiunti.
Anche in questo giudizio sono stati presentati i motivi aggiunti di cui appresso.
I – Violazione dell’art. 3, comma 2, del d.l. 30 gennaio 1999 n. 15 convertito nella legge 29 marzo 1999 n. 78.
Secondo la norma invocata le emittenti esclusivamente televendite avrebbero dovuto impegnarsi a trasferire entro tre anni dalla concessione l’irradiazione dei propri programmi dal satellite o via cavo. Elefante TV ha ottenuto la concessione senza sottoscrivere il detto impegno, e il provvedimento non indica alcuna limitazione di durata.
II – Violazione dell’art. 9, comma 4, del Regolamento e degli artt. 2 e 3 del d.m. 8 marzo 1999, disciplinare per il rilascio delle concessioni. Eccesso di potere per difetto di ponderazione e di istruttorio, contraddittorietà e ingiustizia. Violazione delle regole di buona amministrazione.
Si osserva che elemento decisivo per la formazione della graduatoria si è rivelata la qualità del programma televisivo, la validità del piano di impresa e il numero degli occupati che si prevede di raggiungere, ossia un complesso di fattori puramente progettuali. Esigenze di logica e di buona amministrazione avrebbero richiesto che a fronte di tali progetti fossero richieste delle garanzie di tipo essenzialmente finanziario, per disporre di una qualche certezza circa la realizzabilità del programma.
Le concessioni sono state assentite senza darsi carico, né da parte della Commissione né da parte del Ministero, del suddetto problema.
III – Eccesso di potere per mancata, insufficiente oscura e contraddittoria predeterminazione dei criteri di valutazione. Difetto di istruttoria e di motivazione.
Nella ripartizione dei 1000 punti a disposizione all’interno delle quattro aree individuate dal Regolamento e dal disciplinare, non sono stati indicati i punteggi attribuibili per ciascuna sottovoce, mentre si menziona un criterio cosiddetto logaritmico, di incerto significato.
Alcuni punteggi, fissati nella seduta del 1° luglio, vengono ulteriormente specificati nelle sedute del 21 e del 22 luglio, dopo che sono state aperte le buste e dopo che si è proceduto all’audizione delle imprese. Questo sarebbe il caso del criterio di imputazione funzionale delle risorse di gruppo (21 luglio), della valutazione del piano occupazionale (22 luglio).
Particolare attenzione si riserva al verbale del 27 luglio, dal quale risulterebbe che la graduatoria delle domande sia stata formata mediante un programma informatico semiautomatico, “che consente di generare i punteggi attribuiti alle singole voci del disciplinare, previo inserimento da parte della Commissione dei dati di partenza, così come rilevati dalla documentazione fornita dai richiedenti”. Si censura che non siano stati forniti elementi comprensibili sul sistema adottato, e si avanza il dubbio che la graduatoria in realtà non sia il frutto del giudizio della Commissione.
IV – Violazione delle regole del disciplinare. Eccesso di potere per disparità di trattamento e ingiustizia manifesta.
Si lamenta che ad Elefante TV, emittente di televendite, sia stato praticato un trattamento di favore mediante il riconoscimento di punteggio in relazione agli investimenti per tecnologia digitale, mentre tali investimenti non sono stati utilmente valutati ad altre richiedenti (Tele+bianco, Tele+nero, ReteMia).
In ordine al numero degli addetti, sarebbe illegittima la valutazione che ha tenuto conto del progettato accorpamento di Elefante TV con Telemarket, perché quest’ultima non è emittente televisiva.
Sarebbe anche illegittima, quanto al criterio dei programmi autoprodotti, la valutazione dei programmi di televendite alla Elefante TV che è emittente di sole televendite.
V – Violazione dell’art. 7, comma 1, lett. 1) del Regolamento in riferimento all’art. 3 della legge 30 aprile 1998 n. 122.
Nel verbale del 27 luglio si rileva che TMC, TMC 2 e Europa 7 prevedono tempi di pubblicità non compatibili con i limiti di cui alla norma in titolo, senza, peraltro, trarne alcuna conseguenza sulla ammissibilità delle relative domande, o riducendo coerentemente i punteggi.
VI – Eccesso di potere per mancata predeterminazione dei criteri di riduzione dei punteggi. Difetto di istruttoria e contraddittorietà della motivazione. Violazione dell’art. 4 comma 1 del disciplinare.
Il verbale della seduta del 26 luglio si enuncia il criterio della riduzione del punteggio nella misura massima del 20% in caso di incoerenza dei dati forniti dalle richiedenti, salva la mancata attribuzione del punteggio per le ipotesi di palese contraddittorietà.
Tale riduzione di punteggio nella misura del 20% non è prevista dal disciplinare e comunque si censura che non siano evidenziati i criteri in base ai quali sarebbe stata effettuata.
Il quarto ricorso reca l’impugnazione del d.m. 8 marzo 1999 di approvazione del Disciplinare per il rilascio delle concessioni di radio diffusione televisiva privata in ambito nazionale su frequenze terrestri. Il provvedimento viene censurato per violazione del Regolamento, e indirettamente della legge n. 249/97, nella parte in cui si discosta e modifica le disposizioni sovraordinate, definendo le emittenti che trasmettono “prevalentemente” offerte al pubblico per fornire dietro pagamento, beni o servizi (art. 1, lett. i del Regolamento),come emittenti i cui programmi consistono “esclusivamente” in televendite.
In tal modo le emittenti di televendite risultano esonerate dai pur modesti obblighi di informazione previsti dal Regolamento e possono giovarsi di “adeguati criteri correttivi” del punteggio per evitare di essere penalizzate nella valutazione a causa della particolarità dei programmi trasmessi.
Il disciplinare quindi rende manifesta la illogicità di una normativa che prevede la formazione di una sola graduatoria per tutte le emittenti, sia che diffondano informazione e intrattenimento sia che trasmettano solo televendite, essendo chiaro che la unicità dei criteri di giudizio non può adattarsi alla valutazione di realtà imprenditoriali diverse.
Il sistema inoltre contrasterebbe con l’art. 21 Cost. perché, in un sistema nel quale i canali sono una risorsa limitata, non sarebbe consentito limitare la libertà di manifestazione del pensiero riservando spazi di comunicazione al puro mercato.
In tutti e quattro i ricorsi sono state proposte istanze di sospensione, poi riunite al merito nelle relative camere di consiglio.
Il Ministero delle comunicazioni e l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni si sono costituiti nei diversi giudizi sostenendo l’inammissibilità e l’infondatezza dei gravami, e così pure le società controinteressate.
Alla pubblica udienza del 12 luglio 2000 le parti hanno insistito nelle rispettive tesi, e le cause venivano trattenute per la decisione.
I quattro ricorsi presentano evidenti elementi di connessione oggettiva e soggettiva. Può pertanto disporsene la riunione ai fini di un’unica decisione.
Occorre in primo luogo esaminare le eccezioni di inammissibilità avanzate dalle Amministrazioni intimate e dalle società controinteressate nei confronti di tutti i ricorsi.
Con riguardo alle impugnazioni della deliberazione dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni n. 78 del 1998, di approvazione del Regolamento per il rilascio delle concessioni di radiodiffusione televisiva in ambito nazionale su frequenze terrestri, e del relativo Disciplinare, adottato con decreto del Ministro delle comunicazioni 8 marzo 1999, si fa osservare che, secondo il costante insegnamento della giurisprudenza amministrativa, la normativa regolamentare e di carattere generale, che disciplina l’adozione di un determinato provvedimento, è assoggettabile al sindacato giurisdizionale soltanto in occasione dell’impugnazione dell’atto applicativo che concretamente leda una posizione soggettiva, e sempre che detta lesione non sia direttamente prodotta dalla suddetta normativa.
Nella fattispecie, il procedimento per il rilascio delle 8 concessioni ad imprese private per l’attività di radiodiffusione televisiva in ambito nazionale su frequenze terrestri non si è concluso, essendo state assentite solo sette concessioni, mentre in merito all’ottavo provvedimento sono in corso approfondimenti istruttori, in relazione, fra l’altro, all’assetto proprietario della ricorrente. I vizi dedotti nei confronti della normativa impugnata, pertanto, sarebbero allo stato privi di concreto rilievo, in assenza della determinazione che definisce il procedimento.
In termini sostanzialmente analoghi, si osserva che l’operato della Commissione incaricata dell’esame delle domande, e la stessa adozione delle sette concessioni, non può essere messo in contestazione fino a quando le illegittimità denunciate non abbiano prodotto una lesione effettiva dell’interesse della ricorrente, manifestantesi nella attribuzione della concessione ad altra richiedente.
In ordine al provvedimento 27 luglio 1999 con il quale il Ministero delle comunicazioni ha deciso di sospendere la decisione sull’8^ concessione in vista di approfondimenti istruttori, l’inammissibilità dell’impugnazione sarebbe manifesta in considerazione della evidente natura endoprocedimentale del medesimo.
Con riguardo all’impugnazione della deliberazione n. 78 del 1998 con la quale l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato il Regolamento per il rilascio delle concessioni, può senz’altro escludersi che la detta normativa fosse idonea a produrre in via diretta ed immediata un pregiudizio all’interesse del ricorrente al conseguimento della concessione.
E’ agevole osservare che, all’atto dell’adozione del Regolamento, non essendo ancora stato adottato il disciplinare, che avrebbe indicato i “singoli elementi” in base ai quali sarebbe stato assegnato un punteggio ad ogni domanda (art. 9, comma 4), la esclusione dal novero dei nuovi concessionari si configurava come previsione del tutto astratta e priva di supporto reale.
Ricorrono quindi le condizioni per confermare l’orientamento giurisprudenziale invocato dalle parti resistenti, secondo cui l’illegittimità della norma regolamentare deve essere fatta valere mediante l’impugnazione del provvedimento applicativo.
La ricorrente sostiene di aver interesse attuale alla impugnazione del Disciplinare, dell’operato della Commissione giudicatrice, che lo ha applicato, e delle 7 concessioni assentite, pur in assenza di un esplicito diniego a suo carico, in base alla convinzione di essere collocata nella graduatoria in posizione non utile, risultando 11^, e, di fatto, a seguito della esclusione di tutte le altre concorrenti per difetto di requisiti, al 9° posto, dopo altra concorrente, Rete Mia, classificatasi in 8^ posizione, sicché il provvedimento negativo poteva considerarsi scontato. In tal caso, l’auspicato accoglimento delle doglianze avrebbe condotto alla riapertura della gara.
Sul piano del diritto processuale, va riaffermato che l’interesse all’impugnazione sorge quando l’Amministrazione abbia adottato il provvedimento che frustra l’interesse pretensivo del soggetto istante, non già in base alla mera previsione del diniego.
Sul piano sostanziale è da osservare che in data 27 luglio 1999, e quindi il giorno prima della data di rilascio delle 7 concessioni, il Ministero delle comunicazioni aveva emesso il provvedimento con il quale sospendeva il procedimento per il rilascio della 8^ concessione, motivando la decisione con l’esigenza di procedere ad ulteriore istruttoria sull’assetto proprietario, sia di Rete Mia che di Rete A.
L’esito di tali accertamenti era, e doveva considerarsi, assolutamente imprevedibile, non sussistendo alcun elemento che Rete Mia sarebbe stata giudicata in possesso del requisito da accertare, così pregiudicando l’esito della procedura in danno dell’odierna ricorrente. Il procedimento, pertanto, a quella data era, come è tuttora, aperto soluzione favorevole per la ricorrente, sempre che si accertasse in capo alla stessa la condizione in dubbio.
Ne è la riprova il provvedimento di diniego successivamente adottato nei riguardi di Rete Mia, su cui si tornerà più oltre.
In tale situazione, la pronuncia giurisdizionale sulle censure formulate nei riguardi del Disciplinare e delle valutazioni della Commissione si risolverebbe nella illegittima intrusione in un procedimento in corso, non giustificata dall’esigenza di offrire tutela da un qualsiasi pregiudizio, che ancora non si è verificato.
E’ opportuno precisare che, nella gara in questione, una migliore collocazione in graduatoria non costituisce, come nei concorsi per l’impiego presso le pubbliche amministrazioni, un bonum in sé, assumendo rilevanza, invece, una qualunque posizione, anche l’ultima, purché consenta il conseguimento della utilità richiesta.
La circostanza poi che il menzionato diniego emesso nei confronti di Rete Mia, sia stato oggetto di provvedimento giurisdizionale di sospensione 21 giugno 2000 n. 5105 ad opera della Sezione II di questo Tribunale, non sembra mutare i termini della questione. E ciò sia perché deve attendersi la pronuncia nel merito, sia perché la domanda cautelare è stata accolta limitatamente all’ordine di sospendere le trasmissioni.
Alla stregua delle esposte considerazioni è agevole concludere per l’inammissibilità dell’impugnazione del provvedimento soprassessorio del 27 luglio 1999.
Il danno connesso al rischio di provvedimenti inibitori dell’attività di trasmissione, che la ricorrente annette a tale provvedimento, e che ne giusticherebbe l’immediata contestazione in sede giurisdizionale, non è ravvisabile, posto che l’Amministrazione ha ritenuto, come dimostra la linea tenuta nel confronti di Rete Mia, di dover consentire, a norma dell’art. 1 della legge 29 marzo 1999 n. 78, “la prosecuzione dell’esercizio della radiodiffusione televisiva …. fino alla reiezione della domanda”, che nella specie non è avvenuta.
Quanto al dedotto deprezzamento dell’emittente, in relazione alla situazione di incertezza in cui versa circa l’ottenimento del titolo, esso non potrebbe essere collegato all’atto impugnato, bensì, piuttosto, all’inerzia illegittima che fosse ravvisata nella mancata conclusione del procedimento.
In conclusione i quattro ricorsi risultano inammissibili.
Sussistono ragioni per disporre la compensazione delle spese.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Prima, riuniti i ricorsi in epigrafe, li dichiara inammissibili;
dispone la compensazione tra le parti delle spese di lite;
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 12 luglio 2000 con l’intervento dei magistrati:

References: Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 

SENTENZA 
 art. 3
 art. 9
 art. 9