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Timestamp: 2020-05-29 17:36:14+00:00

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Informativa ANC Napoli Nord n° 19-2019
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Informativa ANC Napoli Nord n° 19-2019 – 18 maggio 2019
Specializzazioni: ANC richiede nuovo confronto in seno alla categoria.
È stato presentato un emendamento promosso dal CNDCEC al Decreto Crescita, riguardante le specializzazioni, con l’espresso intento di affermare una formulazione del tema che, ad avviso delle Associazioni ANC ed ADC riunite in confederazione, è contraria agli interessi della categoria e discriminatoria nei confronti di professionisti appartenenti ad un medesimo Albo. In particolare si ritiene che la ripartizione tra “competenze tecniche di base” e “competenze tecniche avanzate”, così come concepita dal Consiglio Nazionale, svilisca la professionalità della categoria, senza considerare che le eventuali specializzazioni dovrebbero riguardare esclusivamente competenze estranee a quelle che il Decreto 139/2005 già riconosce agli iscritti all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. Altro aspetto discutibile è anche quello economico, con un costo medio di 1.500 euro per 200 ore di formazione, come pure l’assenza di esclusive negli ambiti delle specializzazioni conseguite.
ANC, non condividendo questa impostazione, ritiene importante cercare sensibilizzare il Consiglio Nazionale sull’opportunità di rivedere la propria posizione sulle specializzazioni e di aprire un’ulteriore fase di confronto interno alla categoria, per una definizione condivisa di un punto di così grande importanza per il futuro della Professione.
In ragione di quanto descritto, l’ANC di Napoli Nord ha chiesto all’Ordine di Napoli Nord, attraverso una comunicazione indirizzata al Presidente, di rappresentare al Consiglio Nazionale la propria contrarietà alle specializzazioni così come dallo stesso sono state articolate, valutando anche l’opportunità di intraprendere azioni di dissenso.
CNPADC: approvato il bilancio e modificato lo statuto.
Il 16 aprile 2019 si è riunita in seduta ordinaria e straordinaria l’Assemblea dei Delegati della Cassa di Previdenza ed Assistenza dei Dottori Commercialisti. È stato approvando il bilancio civilistico al 31.12.2018, chiuso con un avanzo corrente di € 401,5 milioni. Il patrimonio netto al 31.12.2018 è di € 7.978,7 milioni, corrispondente a 27,6 volte il costo delle pensioni correnti (€ 289,5 milioni).
Su proposta del CdA sono state deliberate alcune modifiche allo Statuto della CNPADC che entreranno in vigore successivamente alle autorizzazioni dei Ministeri vigilanti. In particolare: è stata modificata la durata del mandato di Delegato, che s’intende espletato se ricoperto per oltre la metà della durata prevista; la durata del mandato di Consigliere di Amministrazione e di componente del Collegio Sindacale; l’esclusione nella composizione del Consiglio di Amministrazione del membro nominato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. L’Assemblea ha anche sancito l’incompatibilità della carica di componente dell’Assemblea dei Delegati con quella di Presidente o componente del CNDCEC e con quella di Presidente di un Ordine territoriale. Per il mandato di Consigliere di Amministrazione e per il mandato di componente del Collegio Sindacale è stata prevista anche l’incompatibilità con la carica di componente del Consiglio dell’Ordine territoriale. L’Assemblea dei Delegati ha infine deliberato le proposte di modifica al Regolamento delle procedure elettorali dei componenti l’Assemblea dei Delegati, il Consiglio di Amministrazione e il Collegio Sindacale, correlate alle modifiche dello Statuto precedentemente deliberate.
Cedolare secca anche in caso di inquilino srl.
"Se il locatore è una persona fisica che non esercita attività imprenditoriale, sussistendo il requisito previsto dalla legge della destinazione dell'immobile ad uso abitativo, è possibile optare per la cedolare secca per la tassazione dei canoni di locazione, e non ha alcuna rilevanza il fatto che il conduttore sia una società. Tanto trova conforto nella più recente giurisprudenza di merito, che afferma che il locatore persona fisica - che non eserciti attività imprenditoriale - può optare per il regime della c.d. cedolare secca anche quando il contratto, che abbia ad oggetto una locazione ad uso abitativo, sia posto in essere con un conduttore che rivesta la qualifica di imprenditore o lavoratore autonomo"
E' questo quanto stabilito dalla sentenza 825/1/2019 della CTP Bari.
In particolare, i ricorrenti impugnavano l'avviso di liquidazione emesso dall'Agenzia delle Entrate per il presunto mancato versamento dell'imposta di registro sulle locazioni in merito ad un'immobile di proprietà degli stessi, nel cui contratto stipulato con una srl ad uso abitativo era stato optato per il regime di cedolare secca. Secondo i ricorrenti, avendo la locazione finalità abitativa, in un immobile con destinazione catastale abitativa e non avendo la locatrice agito nell'esercizio di un'impresa, l'opzione per la cedolare secca era legittima. Si costituiva in giudizio l'Agenzia delle Entrate che ribadiva la legittimità del proprio operato, in quanto:
conforme alla Circolare 26/E dell'1.6.2011 dell'Agenzia delle Entrate, che aveva escluso dall'ambito applicativo della normativa anche le locazioni che avessero come conduttore un soggetto agente nell'esercizio di un'impresa, a prescindere dalla circostanza che l'immobile fosse destinato ad uso abitativo.
Nulla la notifica al defunto.
L’articolo 65, comma 2, D.P.R. 600/1973 impone agli eredi del contribuente di comunicare all’ufficio delle imposte le proprie generalità ed il proprio domicilio fiscale; il quarto comma del medesimo articolo stabilisce che, qualora gli eredi non abbiano effettuato l’anzidetta comunicazione da almeno trenta giorni, l’ufficio può notificare gli atti intestati al de cuius agli eredi medesimi, impersonalmente e collettivamente nell’ultimo domicilio del loro dante causa.
In applicazione di tale norma, la notifica presso l’ultimo domicilio del contribuente deceduto, di un atto di classamento intestato esclusivamente al de cuius e non nominativamente o almeno collettivamente ed impersonalmente agli eredi, è da considerarsi nulla.
Tale principio è stato ribadito dall’ordinanza 7391 del 15/03/2019 emessa dalla Cassazione.
Nel caso di specie, il figlio del contribuente deceduto aveva proposto tre ricorsi avverso i tre avvisi di accertamento, notificati al medesimo in tempi diversi, per il pagamento dell’Ici relativa all’anno 2001, 2002 e 2003 con riferimento ad un immobile di proprietà del padre, che venivano rigettati dalla Ctp competente. Il ricorrente decideva di impugnare i provvedimenti avanti la CTR Cagliari che, previa riunione dei procedimenti, confermava la decisione dei giudici di primo grado.
Avverso tale decisione il figlio del deceduto proponeva ricorso avanti la Suprema Corte enunciando un unico motivo di diritto, relativo alla violazione e alla falsa applicazione dell’articolo 65, comma 4, D.P.R. 600/1973.
In particolare, secondo il ricorrente, la Ctr aveva erroneamente ritenuto valida la notifica dell’atto di classamento dell’immobile con attribuzione della relativa rendita catastale, giacché l’atto era intestato al de cuius e la ricezione di questo era stata rifiutata dal ricorrente, poiché indirizzato al domicilio del defunto e “non nominativamente o almeno collettivamente ed impersonalmente” agli eredi.
La Corte di Cassazione, esaminando gli atti di causa, ha chiarito, riprendendo anche la propria precedente pronuncia n. 16699/2005, che “l’avviso di accertamento intestato al contribuente deceduto è validamente notificato al suo domicilio fiscale tutte le volte in cui gli eredi non abbiano dato comunicazione all’ufficio, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 65, comma 2, delle proprie generalità e del proprio domicilio fiscale, ovvero tutte le volte in cui, pur in mancanza di tale comunicazione, l’ufficio sia comunque a conoscenza della circostanza della morte del contribuente, perché ove, invece, l’ufficio, non sia a conoscenza del decesso non è configurabile la giuridica possibilità di osservare la formalità della notifica impersonale prevista dalla legge”.
Nel caso di specie, non potendosi ritenere la denuncia di successione “equiparabile” alla comunicazione prevista dall’articolo 65, comma 2, citato, e sussistendo l’obbligo di effettuare una separata domanda di voltura delle intestazioni immobiliari, è pacifico considerare che l’Ente impositore alla data di notifica dell’avviso di classamento non avesse avuto notizia della morte del contribuente e che l’immobile fosse ancora intestato al de cuius.
Sulla base di questi presupposti, la Suprema Corte ha ritenuto la correttezza dell’intestazione dell’atto di classamento al de cuius e non necessaria, quindi, quella collettivamente ed impersonalmente ai suoi eredi.
Tuttavia, la Corte di Cassazione ha rilevato un vizio di notifica dell’avviso sopra citato, essendo stato intestato ed indirizzato ad un soggetto deceduto.
In particolare, la Suprema Corte ha evidenziato la nullità della notificazione di un atto eseguita nei confronti del defunto ai sensi dell’articolo 140 c.p.c, in quanto tale norma è applicabile esclusivamente nell’ipotesi di irreperibilità e non in quella del decesso del destinatario, “non essendo la morte del destinatario equiparabile alla sua irreperibilità o al rifiuto di ricevere copia dell’atto”.
La Corte ha precisato, altresì, richiamando l’orientamento espresso dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 14916/2016, che: “la fattispecie de qua trattasi di ipotesi di nullità e non di inesistenza, poiché questa ultima è configurabile, oltre che in caso di totale mancanza materiale dell’atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere una attività priva degli elementi costitutivi essenziali ed idonei a portare a compimento il procedimento di notificazione, ricadendo ogni altra ipotesi di difformità dal modello legale nella categoria delle nullità”.
La notifica nel caso in esame riguardava proprio un caso di nullità, stante l’impossibilità di instaurare alcun rapporto tra l’Amministrazione finanziaria e il soggetto deceduto.
Non solo. Tale nullità non era sanabile per il raggiungimento dello scopo, ex articolo 156 c.p.c., in seguito alla costituzione del figlio del de cuius, poiché sulle difese di quest’ultimo, relative all’atto di classamento e alla quantificazione della rendita catastale, i giudici di secondo grado non si erano espressi.
Presupposti per la revoca cautelare di un amministratore ex art. 2476, co. 3, c.c.
Affinchè un amministratore possa essere revocato in via cautelare, ai sensi dell’art. 2476, III co, c.c., è necessario che coesistano contestualmente due presupposti.
Innanzitutto il fumus boni iuris, consistente nella presenza di gravi irregolarità nella gestione, da intendersi in senso più rigoroso e circoscritto rispetto alla giusta causa di revoca. In secondo luogo il periculum in mora, inteso quale pericolo di un danno per il patrimonio sociale nel tempo necessario a ottenere una sentenza a cognizione piena.
Sotto il profilo della sindacabilità delle scelte gestorie degli amministratori, qualora connotate da discrezionalità, va applicata la c.d. “business judgement rule”, secondo la quale deve intendersi preclusa al giudice la valutazione del merito delle scelte effettuate con la dovuta diligenza, nell’apprezzamento dei loro presupposti, delle regole di scienza ed esperienza applicate e dei loro possibili risultati, essendo consentito al giudice soltanto di sanzionare le scelte negligenti o addirittura insensate, macroscopicamente ed evidentemente dannose ex ante.
Con riguardo al c.d. effetto a catena dell’annullamento delle delibere di aumento di capitale, va applicato il recente orientamento del Supremo Collegio, a mente del quale il provvedimento di annullamento, laddove non sia stata disposta la sospensione dell’esecuzione ai sensi dell’art. 2378, III co., c.c., non incide sulla validità delle successive deliberazioni (anche se adottate con la nuova maggioranza nel frattempo formatasi), “poiché l’omessa adozione del provvedimento di sospensione rende legittimi gli atti esecutivi della prima deliberazione, resistendo, peraltro, tale legittimità anche al sopravvenire del suo annullamento, la cui efficacia, sebbene in linea di principio retroattiva, è pur sempre regolata dalla legge ed operante nei soli limiti da essa sanciti, tanto rivelandosi affatto coerente con le esigenze di certezza e stabilità sottese alla disciplina delle società commerciali (Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 4946 del 27/02/2013)”.
Nulle le delibere senza la preventiva convocazione.
Sono nulle le delibere delle Srl votate in mancanza di informazione, cioè senza la preventiva convocazione del socio.
Si tratta di nullità assoluta, che va dunque affermata anche nell’ipotesi in cui il socio, pur non convocato, abbia comunque avuto notizia della data e degli argomenti dell’assemblea.
Sono queste le conclusioni a cui è giunto il Tribunale di Roma nella sentenza 14653 del 2 luglio 2018. In base all’ultimo comma dell’articolo 2479-bis del Codice civile, solo quando partecipa l’intero capitale sociale e tutti gli amministratori e sindaci sono presenti o informati della riunione e nessuno si oppone alla trattazione dell’argomento, la deliberazione può ritenersi comunque validamente adottata.
Rinvio al 2021 per la contabilità economico-patrimoniale per i Comuni sotto i 5.000 abitanti.
Con nota 9 maggio 2019, pubblicata sul proprio sito istituzionale, l’Ifel (Istituto per la Finanza e l’Economia locale), ha reso noto che è stato confermato l’impegno da parte del Governo a rinviare l’adesione alla contabilità economico-patrimoniale per i Comuni sotto i 5.000 abitanti.
Sarà presentato un apposito emendamento in fase di conversione del “Decreto Crescita” volto a recepire la richiesta formulata dall’Anci.
Il rinvio ipotizzato sposterebbe l’onere di adeguarsi al 2021 e consentirebbe uno studio approfondito sulle opportune modalità di semplificazione della presentazione stessa.
L’Anci ha espresso l’auspicio che l’emendamento presentato in sede di conversione del “Decreto Crescita” possa evitare l’avvio di procedure di infrazione per gli Enti in questione, sulla base di una norma in via di superamento.
n.d. n.d. 37 n.d. n.d. n.d. n.d.
n.d. n.d. 36 n.d. n.d. n.d. n.d.
Circolare n. 11 del 15/05/2019
Definizione agevolata delle irregolarità formali - Articolo 9 del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 - Chiarimenti - pdf
Circolare n. 10 del 15/05/2019
Definizione agevolata delle controversie tributarie - Articolo 6 e articolo 7, comma 2, lettera b) e comma 3, del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136 – Risposte a quesiti - pdf
Provvedimento del 14/05/2019
Accertamento cambi valute estere del mese di aprile 2019 - pdf - (Pubblicato il 14/05/2019)
Risoluzione n. 50 del 17/05/2019
Consulenza giuridica - Ambito applicativo del regime della cedolare secca sul reddito da locazione degli immobili ad uso commerciale (articolo 1, comma 59 della legge 30 dicembre 2018, n. 145) - pdf
Risoluzione n. 49 del 16/05/2019
Ridenominazione del codice tributo “2025” e istituzione di ulteriori codici tributo per il versamento, tramite modello F24, dell’addizionale all'IRES per gli intermediari finanziari – articolo 1, comma 65, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e successive modificazioni - pdf
Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, Tabella A, parte II, n. 41-quater – Aliquota IVA applicabile agli apparecchi analizzatori idonei al controllo dei parametri del sangue – Articolo 11, comma 1, lettera a), legge 27 luglio 2000, n. 212 - pdf
Interpello articolo 11, comma 1, lettera a) legge 27 luglio 2000, n. 212 – Estrazione da depositi Iva - pdf
Interpello articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212 - definizione agevolata delle controversie tributarie - Articolo 6 del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 - pdf
Articolo 1, comma 57, lettera d) della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come modificato dall’articolo 1, commi da 9 a 11, della legge 30 dicembre 2018, n. 145. Passaggio dal regime di vantaggio al regime forfetario - pdf
Interpello articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n.212 – Articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127 - pdf
Articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212 e art. 87, 176 e 177 del TUIR di cui al d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 - Valutazione anti-abuso conferimento dell’azienda affittata nella società affittuaria e cessione delle partecipazioni ricevute in cambio ad una società acquirente previamente costituita mediante il conferimento delle partecipazioni nella società affittuaria medesima - pdf

References: sentenza 
 art. 65
 sentenza 
 articolo 156
 art. 2476
 sentenza 
 sentenza 
 Articolo 9
 Articolo 6
 articolo 7
 articolo 1
 Articolo 11
 articolo 11
 articolo 11
 Articolo 6

Articolo 1
 articolo 11
 Articolo 2

Articolo 10
 art. 87