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Timestamp: 2018-08-16 21:45:00+00:00

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Dal Consiglio Comunale / Zona Madonnina / ''Chiederemo al liquidatore sicurezza per la zona'' || Modena Noi
Venerdì 04 Maggio 2018 - ore 10:47
Dal Consiglio Comunale / Zona Madonnina / ''Chiederemo al liquidatore sicurezza per la zona''
Assessore Anna Maria Vandelli
L’assessore Vandelli ha risposto in Consiglio all’interrogazione di Rabboni (M5s) sulla situazione dell’area in stato di abbandono in via Emilia ovest 621. Il riassunto dei temi trattati nella seduta di giovedi.
“Terremo monitorata la situazione e continueremo a chiedere al liquidatore di fare quanto possibile e necessario per mantenere la zona pulita e in sicurezza, come abbiamo già fatto. Il Comune non può infatti intervenire in altro modo nella vicenda dell’area di via Emilia ovest 621 di proprietà di una società messa in liquidazione”.
Lo ha detto l’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli nella seduta del Consiglio comunale di giovedì 3 maggio rispondendo all’interrogazione del M5s, illustrata dal capogruppo Marco Rabboni e trasformata in interpellanza, sulla situazione di degrado alla Madonnina.
Il consigliere ha riportato le notizie di cronaca sulla messa in liquidazione volontaria della Cesa Costruzioni spa, attuale proprietaria del terreno in stato di abbandono di via Emilia Ovest 621 su cui era previsto l’insediamento di un nuovo Conad, e ha chiesto di conoscere lo stato di fatto della situazione, “chiarendo se la messa in liquidità della Cesa Costruzioni spa possa arrivare effettivamente a far decadere l’intervento da parte del Conad”. Rabboni ha poi chiesto “nel caso così non fosse, quali sono i tempi previsti perché la situazione si possa sbloccare, e nell’ipotesi invece che l’intervento venga soppresso, cosa pensa di fare l’Amministrazione per far cessare la condizione di degrado dell’area in oggetto”.
Vandelli ha spiegato che “la messa in liquidazione della società proprietaria dell’area è avvenuta prima che venisse effettuata la cessione della proprietà a Conad. Ciò – ha affermato – ha evidenti effetti sulla riqualificazione in quanto si sono interrotte le operazioni commerciali in corso e ora sarà il liquidatore a mettere in atto quelle che riterrà opportune. Non conosciamo gli accordi tra i privati – ha proseguito – e quindi quanto il pre-contratto tra Cesa Costruzioni e Conad fosse stringente e il valore dello stesso, ma potenzialmente il liquidatore potrebbe intercettare un altro operatore che offre di più. Se il liquidatore dovesse cioè ritenere più vantaggioso per i creditori altri rispetto a quanto previsto, anche assumendo eventuali penali, potrebbe non definire il rapporto con Conad”. L’assessora ha delineato l’iter che interesserà l’area: “Dopo che viene nominato – ha detto – il liquidatore deve fare il quadro economico e proporre un piano di ristrutturazione del debito. Tali adempimenti richiedono diversi mesi di tempo, circa un anno, e se il piano previsto non otterrà l’ok, si procederà sulla base delle norme, con tempi ancora più lunghi”.
Vandelli ha quindi ricordato che l’Amministrazione ha sostenuto il progetto di riqualificazione dell'area “attraverso l’approvazione da parte del Consiglio comunale, lo scorso ottobre, di una delibera che ha dato il via libera alla realizzazione di un fabbricato a uso commerciale per l’insediamento di una medio-piccola struttura di vendita alimentare a marchio Conad e delle relative infrastrutture per l’urbanizzazione dell’insediamento. Il provvedimento, reso possibile grazie allo Sblocca Modena, non è però stato sufficiente a fronte di quanto avvenuto, anche se il liquidatore ha chiesto la proroga di 120 giorni per il ritiro del titolo del permesso di costruire. Lo strumento dello Sblocca Modena – ha aggiunto – rimane comunque a disposizione del liquidatore e di chi diverrà proprietario dell’area. Se sarà Conad il progetto potrà essere ripreso, se saranno altri, potrà essere rivisto sulla base delle esigenze”. L’assessora ha mostrato attenzione, oltre che sulla situazione dell’area, anche rispetto al “piano di sviluppo di Conad, che significa investimenti e maggiore occupazione. Un’attività presente nella zona da decenni – ha concluso – e che non ha possibilità, nella sede di via Amundsen, di offrire alla clientela un servizio adeguato”.
Sul tema è intervenuto Marco Chincarini ( chiedendo informazioni: “Credevo che nel momento in cui il Consiglio viene chiamato a votare un permesso di costruire in deroga il progetto fosse già pronto e in stadio avanzato. Quindi l’acquisizione avviene successivamente?”, ha chiesto. “Ho capito che il Comune adesso non può fare niente ma, anche per votare con maggior consapevolezza le prossime delibere, mi chiedo se viene fatto un controllo preventivo”.
Carmelo De Lillo del Pd ha precisato che “la domanda di permesso di costruire l'ha fatta la proprietà dell'area, non Conad. E quello che l'Amministrazione deve approvare in questi casi è il rispetto delle normative urbanistiche nel progetto. Sugli accordi tra privati non può entrare. Di questi episodi il nostro territorio è disseminato e solo alcuni arrivano in Consiglio. È importante, quindi, sapere e capire che le varie situazioni siano attenzionate e oggetto di puntuale verifica. Quella di via Emilia ovest – ha concluso – in particolare lo è parecchio: se non all’interno della proprietà privata sicuramente nella zona circostante, vicino alle scuole”.
Nella replica, anche il consigliere Rabboni si è detto sorpreso del fatto che “al momento del passaggio in Consiglio gli accordi tra privati siano ancora in stadio non avanzato. Sulla zona di via Emilia ovest chiedo venga fatto un frequente monitoraggio: è importante mantenere alta l'attenzione, viste anche le sollecitazioni giunte dai cittadini su degrado e insicurezza”. Il consigliere ha quindi chiesto di cercare di controllare frequentemente le recinzioni spesso divelte e di monitorare le aree di bivacco”.
In conclusione di dibattito, l’assessora Vandelli ha precisato che “con gli attuali strumenti l’Amministrazione non può chiedere una fattibilità economico-finanziaria delle operazioni su cui si chiede autorizzazione; gli unici elementi su cui si può intervenire riguardano la titolarità dell’area, la verifica dei requisiti igienico-sanitari e la conformità dell’intervento urbanistico. La nuova legge urbanistica – ha precisato – cambia la situazione introducendo un accordo operativo e tra gli elementi fondamentali ci sarà anche la capacità economico e finanziaria del soggetto. Questo per evitare di effettuare inutilmente un’attività istruttoria e di penalizzare il territorio interessato dall’intervento. E sarà il nuovo strumento urbanistico comunale che andrà a individuare l’asticella su quali soggetti ammettere o meno”. L’assessora ha infine ribadito che “l’area di via Emilia ovest, non avendo una soluzione rapida, continuerà a essere attenzionata e sarà oggetto di attività della Municipale”.
CON COMPLANARINA ANCHE CICLABILE CARTIERA - S. DONNINO
Annuncio del sindaco Muzzarelli in Consiglio comunale: ok di Autostrade per l’Italia alla richiesta del Comune. Entro l’anno la progettazione esecutiva
Con la costruzione della cosiddetta Complanarina, il collegamento tra la tangenziale di Modena e il casello autostradale di Modena Sud, Autostrade per l’Italia realizzerà anche una connessione ciclopedonale tra il centro abitato di Cartiera e la frazione di San Donnino. Lo ha annunciato il sindaco Gian Carlo Muzzarelli in Consiglio comunale oggi, giovedì 3 maggio, sottolineando che l’intervento ha l’obiettivo di facilitare l’accesso ai servizi per i residenti nel nucleo abitato ed è stato chiesto dal Comune al concessionario in un recente incontro ottenendo un riscontro positivo.
Il sindaco ha riepilogato la situazione dell’opera per la quale, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del Presidente della Repubblica che ha sancito l’ok definitivo alla sua realizzazione, superando il parere negativo della Soprintendenza espresso nel marzo 2016 in Conferenza dei servizi, è ora in corso la progettazione esecutiva che si concluderà entro l’anno. Seguirà la fase di appalto dei lavori mediante gara pubblica europea entro l’estate 2019.
Il progetto definitivo approvato tiene già conto delle modifiche richieste dal Comune già accolte in Conferenza dei servizi relative alle barriere di mitigazione e alla variante di Paganine “che allontana dall’abitato la strada attuale per Portile - come ha ricordato il sindaco - rendendo possibile la realizzazione di parcheggi per i residenti”.
RICHIEDENTI ASILO, “INTERVENIRE ANCHE DOPO L’ACCOGLIENZA”
L’assessore Urbelli ha risposto all’interrogazione della consigliera Di Padova sulle condizioni dei profughi presso le cooperative che gestiscono l’accoglienza
I 22 migranti richiedenti asilo che erano accolti nella struttura al civico 1204 di via Emilia ovest, gestita dalla cooperativa l’Angolo, sono attualmente ospiti alla residenza Costellazioni e rientreranno nella precedente struttura una volta terminati i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria che interessano l’immobile.
Lo ha riferito in Consiglio comunale giovedì 4 maggio l’assessore al Welfare del Comune di Modena Giuliana Urbelli rispondendo all’interrogazione illustrata da Federica Di Padova del Pd. La consigliera, facendo riferimento agli articoli apparsi su un quotidiano locale a dicembre dello scorso anno circa le condizioni di vita nella struttura, aveva in particolare ricordato come la stessa cooperativa avesse in precedenza gestito anche un gruppo di profughi accolto nell’ex convento di San Cataldo, al centro di una analoga polemica. E ha chiesto “se fossero state accertate responsabilità in merito; se siano stati presi provvedimenti dopo questo nuovo episodio; dove siano attualmente i 22 profughi; quali le attività svolte dalla cooperativa, quanti i migranti accolti e in quali edifici; se sia possibile verificare le condizioni in cui si trovano i profughi nei Cas di Modena; a che punto sia l’applicazione del decreto Minniti; quale sia il protocollo istituzionale con cui Comune collabora con Prefettura e le attività svolte o programmate dal Comune”.
L’assessora ha ricordato che l’aggiudicazione dei servizi di accoglienza, organizzazione e gestione delle strutture per migranti richiedenti asilo è competenza della Prefettura che esercita anche la titolarità delle funzioni di vigilanza e controllo dell’idoneità delle strutture. Attraverso il Dipartimento di Sanità Pubblica, l’Azienda Usl garantisce la propria collaborazione e il necessario supporto tecnico alla Prefettura.
In particolare, la struttura gestita dalla Cooperativa L’Angolo in via Emilia ovest è stata oggetto di diverse ispezioni disposte dalla Prefettura a seguito della pubblicazione di articoli che riferivano di pessime condizioni igieniche e sanitarie. Al momento del primo sopralluogo, risalente a dicembre, erano già in corso lavori di manutenzione straordinaria e la Prefettura riferisce che “non si evidenziarono significative problematiche igienico-sanitarie, ma la necessità di migliorare l’ordine e la pulizia dei locali”.
Per accelerare i lavori, la cooperativa L’Angolo trasferì gli ospiti in altre strutture. L’ultimo sopralluogo effettuato l’11 aprile da Prefettura, Ausl e Vigili del Fuoco era finalizzato alla verifica dello stato di avanzamento dei lavori. La Prefettura ha avviato un procedimento sanzionatorio “per la presenza di qualche persistente traccia di muffa alle pareti e ha chiesto una relazione dei lavori eseguiti e in fase di attuazione”. Inoltre, ha fatto obbligo al gestore di non reintrodurre gli ospiti prima dell'assenso che verrà dato a seguito di un’ispezione congiunta con l’Ausl.
L’assessore Urbelli ha fatto anche sapere che la cooperativa gestisce circa 320 richiedenti asilo in dieci strutture dislocate nella provincia. Sul territorio comunale sono 213 i richiedenti asilo che accoglie: 41 in piccoli appartamenti, 17 in una struttura di medie dimensioni e 155 alle Costellazioni. Le attività svolte sono previste dal capitolato con la Prefettura: servizi educativi e materiali, attivazione di percorsi sanitari, di orientamento e accompagnamento legale, attività di volontariato.
Queste ultime si inseriscono nel “Protocollo per la realizzazione di percorsi di socializzazione attraverso attività di volontariato sociale, ambientale e sportivo” del 2015, integrato nel 2017 e consolidato negli ultimi mesi che hanno visto i richiedenti asilo tinteggiare plessi scolastici, pulire aree verdi, partecipare ad eventi.
Per quanto riguarda l'applicazione del decreto Minniti rispetto alle tempistiche per il riconoscimento dello status di rifugiati “non abbiamo dagli organi preposti – ha continuato l’assessora - informazioni dettagliate. Viene però riferito che, in media, i tempi di attesa per la richiesta di protezione sono inferiori a 30 giorni dall'arrivo in città; per l'audizione in Commissione occorre circa un anno e sono inferiori a 30 giorni i tempi per la notifica della decisione della Commissione”.
Nell'ambito del Protocollo attivo dal 2006 tra Comune, Questura e Prefettura, è istituito un tavolo tecnico (Tavolo Modena) che fa anche il punto rispetto a pratiche amministrative, andamento e criticità. Il Centro stranieri garantisce la prenotazione di rinnovi e ritiri dei permessi di soggiorno e il personale distaccato in Questura supporta nella gestione delle pratiche. È, infine, in corso di approvazione un terzo protocollo tra Prefettura, Enti gestori e Comune per l’Emersione e la presa in carico di vittime di tratta e grave sfruttamento.
“Questo assessorato – ha concluso Urbelli - è impegnato nella promozione di attività socialmente utili al fine di renderle strutturate e non frutto di iniziative estemporanee, nella qualificazione del sistema di accoglienza attraverso i protocolli ricordati e lavorando sulle situazioni più complesse presenti nei Cas”.
“Il sistema dell’accoglienza modenese – ha continuato - pur estremamente sollecitato in questi anni, ha tenuto; il problema vero resta però la prospettiva, ovvero il post accoglienza, su cui si chiede di affrontare a livello nazionale almeno alcuni temi urgenti: come ridurre i tempi e i costi per la definizione dello status di rifugiato e cosa accade alle persone diniegate che diventano irregolari sul nostro territorio, senza dimenticare la presa in carico di numerosissimi soggetti fragili, che fanno uso di sostanze o sono vittime di tratta”.
Chiedendo la trasformazione in interpellanza, Marco Cugusi di Art.1-Mdp-Per me Modena ha sottolineato che “spesso, oltre a carenze igieniche, manca anche il rispetto dei protocolli relativamente ad attività educative. Credo dovremmo prestare maggiore attenzione a percorsi che consentano una migliore integrazione di queste persone”, ha detto affrontando anche “le criticità create dall’alta percentuale di dinieghi: un tema rilevante dal punto di vista dell’allarme sociale che può comportare in tema di sicurezza”.
In sede di replica la consigliera Di Padova ha invitato la Prefettura “a vigilare sulla situazione generale” e, in particolare, sul caso da cui è partita l’interrogazione ha espresso “perplessità che la struttura in questione necessitasse solo di migliorie, mentre le foto descrivevano una situazione molto più complessa”.
L’assessora Urbelli, concludendo, ha anche evidenziato la necessità di “educare a come si arieggiano e si tengono puliti le abitazioni; ha ricordato il complesso lavoro di gestione che spetta della Prefettura e l’importanza di ascoltare anche i problemi degli enti gestori: “Il tavolo che abbiamo voluto condividere serve anche a questo”.
QUARTIERI / – OK ALLA SURROGAZIONE DI ALCUNI CONSIGLIERI
Il Consiglio ha approvato anche un ordine del giorno del Pd che chiede un percorso per la valutazione del Regolamento della Partecipazione territoriale approvato nel 2014
Il Consiglio comunale ha approvato la surrogazione di alcuni consiglieri dei Quartieri 1, 2, 3 e 4. E, nella stessa seduta, ha dato l’ok a un ordine del giorno del Pd, presentato ed emendato dal capogruppo Fabio Poggi sulla base delle sollecitazioni pervenute nel dibattito, che chiede alla Giunta di predisporre un percorso per la valutazione del Regolamento della Partecipazione territoriale approvato nel 2014 dall’Aula e di redigere un documento di sintesi delle attività dei Quartieri per poter vagliare eventuali adeguamenti.
La delibera è stata illustrata, nella seduta di giovedì 3 maggio, dall’assessora alla Partecipazione Irene Guadagnini ed è stata approvata con il voto a favore di Pd, CambiaModena e Art. 1 – Mdp – Per me Modena (eccetto il consigliere Marco Cugusi che si è astenuto), contrario di FI, Energie per l’Italia e Idea popolo e libertà, e con il non voto del M5s. In particolare, il documento nomina, in base alle indicazioni pervenute dal Pd, Rossella Giulia Caci nuova componente del Consiglio di Quartiere 1 in sostituzione del consigliere dimissionario Franco Locane; Danilo Bertani e Francesco Macaluso nuovi componenti del Consiglio di Quartiere 2 in sostituzione dei consiglieri dimissionari Nicoletta Posa e Sonia Cattini; Rita Menabue, Salvatore Mirabelli e Andrea Zivieri quali nuovi componenti del Consiglio del Quartiere 3, in sostituzione dei consiglieri dimissionari Roberto Pistoni, Giuseppe Mulas e Alice Bolzani; Alberto Cirelli quale nuovo componente del Consiglio del Quartiere 4 in sostituzione della consigliera dimissionaria Ilaria Franchini. In base all’indicazione pervenuta da CambiaModena, inoltre, viene nominato Christian Pellacani quale nuovo componente del Consiglio del Quartiere 1 in sostituzione del consigliere dimissionario Graziano Pini.
L’ordine del giorno, approvato con il voto a favore di Pd, Art.1 – Mdp – Per me Modena, M5s e CambiaModena, contrario di FI e Idea popolo e libertà e con l’astensione di Energie per l’Italia, chiede in particolare “di fornire gli strumenti per la verifica dell'attuazione del Regolamento per una sua valutazione e dell’attività dei quattro Quartieri redigendo un documento di sintesi da presentare al Consiglio Comunale (nell'apposita Commissione) entro la fine del proprio mandato per eventuali adeguamenti”. La mozione evidenzia che “occorre rilanciare l’azione dei Quartieri come principale e fondamentale strumento sia di decentramento amministrativo che di partecipazione territoriale, dando piena attuazione alle loro competenze (ai sensi del Regolamento) di approfondimento dei problemi dei singoli territori, istruttoria e pareri sulle opere e interventi”. Sottolinea inoltre che i Quartieri “svolgono un prezioso ruolo anche nel rapporto e nella gestione dei Cittadini Attivi, dei Gruppi di Vicinato, delle varie forme di Associazionismo e volontariato (di cui la città di Modena è particolarmente ricca), dei Comitati spontanei di cittadini che si coagulano attorno a specifiche esigenze e/o problemi molto spesso locali e circoscritti”. Per poter svolgere il loro ruolo, precisa infine il documento, “i Quartieri devono avere la possibilità di incidere sulla gestione e la destinazione di significative risorse”.
L’approvazione in Consiglio comunale della delibera di surrogazione di consiglieri e dell’ordine del giorno del Pd è stata preceduta da numerosi interventi
Sono numerosi i consiglieri intervenuti nel dibattito sui Quartieri che ha preceduto, nella seduta del Consiglio comunale di giovedì 3 maggio, l’approvazione della delibera di surrogazione di alcuni consiglieri di Quartiere e di un ordine del giorno del Pd.
Per Adolfo Morandi di FI “fa ridere parlare di motivazioni personali per spiegare le dimissioni di un numero così rilevante di esponenti del Pd. In realtà – ha affermato – derivano dal fatto che le persone hanno perso motivazione perché i Quartieri così come sono stati concepiti sono un fallimento, non assolvono alle loro funzioni e rappresentano un costo per l'Amministrazione pubblica”. Secondo il consigliere, “oltre alla promozione di quanto deciso dalla Giunta, uno dei principali scopi dei Quartieri è creare consenso attraverso la distribuzione di contributi”.
Per Luca Fantoni del M5s “l’impegno a cambiare il Regolamento dovrebbe passare in Commissione Affari Istituzionali e non in una mozione. La dimissione di tutti i consiglieri di Quartiere del M5s dovrebbe fare accendere qualche luce qui dentro: noi avevamo fatto una proposta per rendere i Consigli di Quartiere uno strumento di vera partecipazione dei cittadini e oggi, con questo ordine del giorno che riteniamo irricevibile e di cui chiediamo il ritiro, ci viene chiesto invece di certificare l’attuale condizione di questi organismi”.
Marco Chincarini di Art.1 – Mdp – Per me Modena ha ricordato di aver iniziato la propria esperienza politica nelle Circoscrizioni, poi in Quartiere. “Purtroppo – ha affermato – per una brutta legge si è deciso di togliere le Circoscrizioni dicendo che la democrazia costa troppo. A Modena abbiamo deciso di andare avanti con questa esperienza anche se i Quartieri ora sono molto in sofferenza, la frustrazione è molto alta e i consiglieri non vengono ascoltati. Mi dispiace quindi vedere un odg che dice di confermare quello che c’è eliminando la dicitura ‘prima attuazione’, perché è un regolamento con diversi ‘buchi’ e va ampliato lo strumento dei Quartieri”. Vincenzo Walter Stella ha chiesto “perché l’odg non è stato condiviso in sede di maggioranza, dove avremmo potuto esprimere le nostre perplessità, e con i Quartieri stessi. Nel leggere questa mozione – ha aggiunto – i miei sentimenti sono stati delusione e sorpresa. Chiedo anche io al Pd di ritirare questa mozione che ritengo sminuente e di cui non vedo l'utilità”. Rispetto ai consiglieri dimissionari, Stella ha poi aggiunto: “Il problema non è sapere quanti sono rimasti, ma capire perché quelli che si sono dimessi si sono dimessi”. Marco Cugusi ha chiarito: “Il Regolamento sui Quartieri non mi è mai piaciuto perché i consiglieri non erano eletti ma nominati dai partiti. Non so le motivazioni dei dieci che si sono dimessi e non mi permetto di sindacare, ma è indubbio che le persone che hanno partecipato alle attività sono più che meritevoli perché hanno speso il loro tempo come volontari”. Il consigliere ha evidenziato che “c’è un anno di tempo per fare la revisione dei Quartieri: le condizioni per cambiare un Regolamento che non va bene ci sono e noi dobbiamo farlo”. Il capogruppo Paolo Trande si è detto “preoccupato”. Il consigliere ha precisato che “i Quartieri non sono solo luoghi di decentramento dei servizi ma anche di coinvolgimento dei cittadini e bisogna trovare il sistema per realizzare questo doppio obiettivo. L’esperimento – ha proseguito – non ha dato i frutti che avevamo immaginato e questo odg rappresenta la rinuncia alle responsabilità che ci siamo dati per provare a rigenerare l’istituto: penso sia un errore. Abbiamo il tempo e la titolarità per provare a indicare una strada e sono convinto che la cosa migliore sarebbe ripristinare il meccanismo elettivo di rappresentanza diretta”.
Simona Arletti del Pd ha precisato che “è necessario fare il punto a breve distanza dalla fine del mandato. Rinunciare a questo strumento di partecipazione democratica perché alcuni consiglieri si dimettono sarebbe un errore e significherebbe non rispettare la tradizione di questo territorio. Non stiamo dicendo che va tutto bene: il quadro non è roseo ma nemmeno a tinte nere come lo ha dipinto il consigliere Morandi”. In chiusura di intervento, la consigliera ha ringraziato “chi continua in questa attività nonostante la mancanza del riconoscimento che deriverebbe dal mandato diretto dei cittadini”. Carmelo De Lillo ha sottolineato che “oggi trovare volontarietà e partecipazione è difficile, anche il M5s ci ha provato poi si sono ritirati i consiglieri. L'alveo giusto del percorso per modificare il Regolamento è la Commissione Affari istituzionali, ma l'odg chiede impegno a sindaco e assessore che potranno portare il tema in Commissione”. Il consigliere ha evidenziato che “se i consiglieri del Pd si sono dimessi perché demotivati allora è vero che chi rimane è motivato. Visto che si tratta di attività volontaria, si può anche pensare che chi si è impegnato lo ha fatto per un periodo. Lo strumento è perfettibile – ha proseguito – ma finché non ce n'è un altro rimane il migliore e nessuno può dire che è inutile”. Fabio Poggi ha precisato che “l’odg chiede alla Giunta di definire gli strumenti per la verifica, che è da fare, rispetto all'attuazione del Regolamento e all’attività dei Quartieri. Nessuno dice che la situazione va bene così, ma esattamente il contrario”. Il consigliere ha annunciato un emendamento all’ordine del giorno: “Forse ha creato fraintendimento il punto in cui si propone di togliere la dicitura ‘prima attuazione’, ma chiediamo esattamente la stessa cosa di Art.1 – Mdp – Per me Modena ed è nostra intenzione fare una valutazione precisa sul Regolamento, consapevoli che i tempi sono stretti. Starei attento comunque – ha aggiunto – a sminuire il lavoro dei consiglieri: è irriguardoso dire che non funziona assolutamente niente”. Antonio Carpentieri ha affermato: “Non siamo stati in grado di fare sintesi e di far quadrare il sistema di partecipazione più antico di questa città, che ha una sua ragione d'essere. Quindi dobbiamo buttare tutto? Per noi no: dobbiamo consentire a chi verrà dopo di noi di riprendere il cammino e questo odg ha un significato di indirizzo politico. Abbiamo ancora un anno per prendere in mano il Regolamento e trovare una quadra possibilmente con una maggioranza allargata. Troviamo il modo – ha concluso – di rispettare la legge e allo stesso tempo la storia di questa città. Credo che questo istituto abbia ancora diritto di rimanere”.
In sede di replica, l’assessora alla Partecipazione e Quartieri Irene Guadagnini ha detto di non riconoscersi “nelle idee portate avanti dal consigliere Morandi: i Quartieri non sono inutili”, ha detto dando poi disponibilità “per il prosieguo dei lavori, delle discussioni e delle verifiche per immaginare scenari prossimi su questa forma di partecipazione”.
Durante la dichiarazione di voto, il consigliere Chincarini di Art.1 – Mdp – Per me Modena ha espresso favore rispetto all’emendamento all’ordine del giorno presentato dallo stesso proponente Fabio Poggi: “In questo modo oggi mandiamo un messaggio politico alla città: è urgente lavorare per cambiare il Regolamento sui Quartieri che non ha funzionato”.
Anche Mario Bussetti, per il M5s, ha annunciato voto favorevole all’ordine del giorno emendato: “È opportuno fare una valutazione seria ed esplicita per modificare il Regolamento. Si è infatti prolungato quello precedente senza entrare nel merito, quando ad esempio, in Commissione il nostro gruppo aveva presentato una proposta su cui non c’è stato alcun tipo di ritorno”.

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