Source: http://ww2.gazzettaamministrativa.it/opencms/opencms/_gazzetta_amministrativa/_permalink_news.html?resId=48f862ef-3bb0-11e7-980b-5b005dcc639c
Timestamp: 2017-10-18 02:03:10+00:00

Document:
Concorsi pubblici: i criteri di valutazione delle prove - Gazzetta Amministrativa
La giurisprudenza del Consiglio di Stato è costante nell’affermare che «nei pubblici concorsi la predeterminazione dei criteri di valutazioni delle prove è connotata da un’ampia discrezionalità, per cui i criteri adottati sfuggono al sindacato giurisdizionale, salvi i casi di manifesta illogicità e irrazionalità» (Cons. Stato, sez. IV, 3 aprile 2014, n. 1596)...La giurisprudenza del Consiglio di Stato è costante nell’affermare che «le valutazioni espresse dalle Commissioni giudicatrici in merito alle prove di concorso, seppure qualificabili quali analisi di fatti (correzione dell’ elaborato del candidato con attribuzione di punteggio o giudizio) e non come ponderazione di interessi, costituiscono pur sempre l’espressione di ampia discrezionalità, finalizzata a stabilire in concreto l´idoneità tecnica e culturale, ovvero attitudinale, dei candidati, con la conseguenza che le stesse valutazioni non sono sindacabili dal giudice amministrativo, se non nei casi in cui sussistono elementi idonei ad evidenziarne uno sviamento logico od un errore di fatto, o ancora una contraddittorietà ictu oculi rilevabile» (Cons. Stato, sez. VI, 29 novembre 2016, n. 5056; sez. VI 9 febbraio 2011 , n. 871).......La mancata indicazione nel verbale dell’orario di chiusura della seduta costituisce mera irregolarità (Cons. Stato, sez. IV, 17 luglio 2013, n. 3754). L’assenza delle altre illegittimità lamentate rende, inoltre, privo di rilevanza il vizio in esame anche rapportandolo, come richiesto dall’appellante, alle altre censure. Per approfondire vai alla sentenza.
mercoledì 26 settembre 2012 08:52
Presupposto per l’adozione dell’ordinanza contingibile ed urgente è la sussistenza e l’attualità del pericolo a nulla rilevando che la situazione di pericolo fosse nota da tempo
La giurisprudenza ha precisato più volte che presupposto per l’adozione dell’ordinanza contingibile è la sussistenza e l’attualità del pericolo, cioè del rischio concreto di un danno grave e imminente per l’incolumità pubblica e per l’igiene, a nulla rilevando neppure che la situazione di pericolo fosse, come nel caso di specie, nota da tempo (C.d.S. sez. V, 28 marzo 2008, n. 1322). L’attualità della minaccia per incolumità pubblica e l’igiene, ad avviso del Collegio, esclude quindi rilevanza al fatto che la situazione di pericolo fosse nota da tempo.
La giurisprudenza ha precisato più volte che presupposto per l’adozione dell’ordinanza contingibile è la sussistenza e l’attualità del pericolo, cioè del rischio concreto di un danno grave e imminente per l’incolumità pubblica e per l’igiene, a nulla rilevando neppure che la situazione di pericolo ... Continua a leggere
lunedì 28 ottobre 2013 16:46
Sul sito istituzionale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nella sezione dedicata “Sicurezza nel Lavoro”, è disponibile, on line, il testo coordinato (aggiornato periodicamente con tutte le modifiche ivi intervenute) del Decreto Legislativo n.81/2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Tra le novità di maggiore rilievo del “Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro”, aggiornato, si segnalano: le modifiche introdotte dall’art. 11 comma 5 d.l. n.93/2013 convertito con modificazioni dalla L. n.119/2013; le modifiche di svariati articoli introdotte dal d.l. n.69/2013 convertito con modificazioni dalla L. n.98/2013; le modifiche introdotte dall’art. 306 comma 4bis del d.l. n.76/2013 convertito con modificazioni dalla L. 99/2013; le circolari ministeriali nn. 18-21-28-30-31-35 del Ministero del Lavoro nonché le circolari del 10/05/2013 e del 10/06/2013 del Ministero della Salute; il Decreto Direttoriale del 30/05/2013 emanato dai Dicasteri del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Salute; Decreto Dirigenziale del 31/07/2013. Tale strumento di lavoro rappresenta un indispensabile compendio rivolto non solo agli addetti ai lavori, ma a tutta la platea di imprese, lavoratori, organismi sindacali, ecc. interessati alla diffusione della cultura della sicurezza e della prevenzione nei luoghi di lavoro, utile quindi, anche, all’efficace contrasto del grave fenomeno, per il nostro Paese, rappresentato dagli infortuni del lavoro. Per accedere al testo aggiornato cliccare su "accedi al Provvedimento".
Sul sito istituzionale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nella sezione dedicata “Sicurezza nel Lavoro”, è disponibile, on line, il testo coordinato (aggiornato periodicamente con tutte le modifiche ivi intervenute) del Decreto Legislativo n.81/2008 in materia di tutela della salut ... Continua a leggere
mercoledì 4 gennaio 2012 09:22
La misura del divieto di accesso agli impianti sportivi può essere disposta non solo nel caso di accertata lesione, ma in caso di pericolo di lesione dell'ordine pubblico, come accade nel caso di condotte che comportano o agevolano situazioni di allarme e di pericolo. Ne consegue che il divieto di accesso negli stadi non richiede un oggettivo ed accertato fatto specifico di violenza, essendo sufficiente che il soggetto, anche sulla base dei suoi precedenti, non dia affidamento di tenere una condotta scevra dalla partecipazione ad ulteriori episodi di violenza. Tale misura si connota di un'ampia discrezionalità, in considerazione della sua finalità di tutela dell'ordine pubblico, e non può essere censurata se congruamente motivata con riferimento a specifiche circostanze di fatto che l’hanno determinata.
domenica 12 giugno 2016 10:54
Si rende noto che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale Attività Ispettiva, ha reso disponibile il nuovo “Testo Coordinato” del d. lgs. 81/2008 in materia di salute e sicurezza dei luoghi di lavoro contenete, appunto, tutte le disposizioni integrative e correttive. La presente versione del “giugno 2016” annovera tra le maggiori novità contenute le seguenti:- Articoli vari del recente d.lgs. n.39/2016- Interpelli dal 6 al 10 e dal 11 al 16 del 2015 nonché interpelli dal 1 al 4 e dal 5 al 10 del 2016- Circolare Ministero Lavoro n.26/2015 – estratto- Nota Ministero Lavoro n.19570/2015- Nuovo regolamento UE 2016/425
Si rende noto che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale Attività Ispettiva, ha reso disponibile il nuovo “Testo Coordinato” del d. lgs. 81/2008 in materia di salute e sicurezza dei luoghi di lavoro contenete, appunto, tutte le disposizioni integrative e correttive. ... Continua a leggere
martedì 6 settembre 2016 18:00
Interdittiva antimafia: il rischio di inquinamento mafioso e la valutazione del pericolo
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 31.8.2016 n. 3754
Secondo la più recente giurisprudenza, in materia trovano applicazione i seguenti principi (cfr. Cons. Stato, Sez. III, 3 maggio 2016, n. 1743): - l'informativa antimafia, ai sensi degli artt. 84, comma 4, e 91, comma 6, del d. lgs. n. 159/2011, presuppone «concreti elementi da cui risulti che l'attività d'impresa possa, anche in modo indiretto, agevolare le attività criminose o esserne in qualche modo condizionata»; - quanto alla ratio dell'istituto dell’interdittiva antimafia, si tratta di una misura volta - ad un tempo - alla salvaguardia dell'ordine pubblico economico, della libera concorrenza tra le imprese e del buon andamento della pubblica Amministrazione: l'interdittiva antimafia comporta che il Prefetto escluda che un imprenditore - pur dotato di adeguati mezzi economici e di una adeguata organizzazione - meriti la fiducia delle Istituzioni (vale a dire che risulti ‘affidabile’) e possa essere titolare di rapporti contrattuali con le pubbliche Amministrazioni o degli altri titoli abilitativi, individuati dalla legge; - ai fini dell'adozione del provvedimento interdittivo, rileva il complesso degli elementi concreti emersi nel corso del procedimento: una visione 'parcellizzata' di un singolo elemento, o di più elementi, non può che far perdere a ciascuno di essi la sua rilevanza nel suo legame sistematico con gli altri; - è estranea al sistema delle informative antimafia, non trattandosi di provvedimenti nemmeno latamente sanzionatori, qualsiasi logica penalistica di certezza probatoria raggiunta al di là del ragionevole dubbio (né - tanto meno - occorre l'accertamento di responsabilità penali, quali il ‘concorso esterno’ o la commissione di reati aggravati ai sensi dell'art. 7 della legge n. 203 del 1991), poiché simile logica vanificherebbe la finalità anticipatoria dell'informativa, che è quella di prevenire un grave pericolo e non già quella di punire, nemmeno in modo indiretto, una condotta penalmente rilevante; - il rischio di inquinamento mafioso deve essere valutato in base al criterio del più ‘probabile che non’, alla luce di una regola di giudizio, cioè, che ben può essere integrata da dati di comune esperienza, evincibili dall'osservazione dei fenomeni sociali, qual è, anzitutto, anche quello mafioso; - pertanto, gli elementi posti a base dell'informativa possono essere anche non penalmente rilevanti o non costituire oggetto di procedimenti o di processi penali o, addirittura e per converso, possono essere già stati oggetto del giudizio penale, con esito di proscioglimento o di assoluzione; - quanto ai rapporti di parentela tra titolari, soci, amministratori, direttori generali dell'impresa e familiari che siano soggetti affiliati, organici, contigui alle associazioni mafiose, l'Amministrazione può dare loro rilievo laddove tale rapporto, per la sua natura, intensità, o per altre caratteristiche concrete, lasci ritenere, per la logica del ‘più probabile che non’, che l'impresa abbia una conduzione collettiva e una regìa familiare (di diritto o di fatto, alla quale non risultino estranei detti soggetti) ovvero che le decisioni sulla sua attività possano essere influenzate, anche indirettamente, dalla mafia attraverso la famiglia, o da un affiliato alla mafia mediante il contatto col proprio congiunto; - nei contesti sociali in cui attecchisce il fenomeno mafioso, all'interno della famiglia si può verificare una ‘influenza reciproca’ di comportamenti e possono sorgere legami di cointeressenza, di solidarietà, di copertura o quanto meno di soggezione o di tolleranza; - una tale influenza può essere desunta non dalla considerazione (che sarebbe in sé errata e in contrasto con i principi costituzionali) che il parente di un mafioso sia anch'egli mafioso, ma per la doverosa considerazione, per converso, che la complessa organizzazione della mafia ha una struttura clanica, si fonda e si articola, a livello particellare, sul nucleo fondante della 'famiglia', sicché in una 'famiglia' mafiosa anche il soggetto che non sia attinto da pregiudizio mafioso può subire, nolente, l'influenza del 'capofamiglia' e dell'associazione; - hanno dunque rilevanza circostanze obiettive (a titolo meramente esemplificativo, ad es., la convivenza, la cointeressenza di interessi economici, il coinvolgimento nei medesimi fatti, che pur non abbiano dato luogo a condanne in sede penale) e rilevano le peculiari realtà locali, ben potendo l'Amministrazione evidenziare come sia stata accertata l'esistenza - su un'area più o meno estesa - del controllo di una 'famiglia' e del sostanziale coinvolgimento dei suoi componenti (a fortiori se questi non risultino avere proprie fonti legittime di reddito). A questi principi enucleati di recente dalla Sezione, occorre aggiungere quelli che sono stati costantemente affermati dalla giurisprudenza: - non è richiesta la prova dell'attualità delle infiltrazioni mafiose, dovendosi solo dimostrare la sussistenza di elementi dai quali è deducibile - secondo il principio del ‘più probabile che non’ - il tentativo di ingerenza, o una concreta verosimiglianza dell'ipotesi di condizionamento sulla società da parte di soggetti uniti da legami con cosche mafiose, e dell'attualità e concretezza del rischio (Cons. Stato, Sez. III, 5 settembre 2012, n. 4708; Cons. Stato n. 3057/10; 1559/10; 3491/09); - la valutazione del pericolo di infiltrazioni mafiose, di competenza del Prefetto, è connotata, per la specifica natura del giudizio formulato, dall'utilizzo di peculiari cognizioni di tecnica investigativa e poliziesca, che esclude la possibilità per il giudice amministrativo di sostituirvi la propria, ma non impedisce ad esso di rilevare se i fatti riferiti dal Prefetto configurino o meno la fattispecie prevista dalla legge e di formulare un giudizio di logicità e congruità con riguardo sia alle informazioni acquisite, sia alle valutazioni che il Prefetto ne abbia tratto (Cons. Stato, n. 5130 del 2011; Cons. Stato, n. 2783 del 2004; Cons. Stato, n. 4135 del 2006); - l'ampia discrezionalità di apprezzamento del Prefetto in tema di tentativo di infiltrazione mafiosa comporta che la sua valutazione sia sindacabile in sede giurisdizionale in caso di manifesta illogicità, irragionevolezza e travisamento dei fatti, mentre al sindacato del giudice amministrativo sulla legittimità dell'informativa antimafia rimane estraneo l'accertamento dei fatti, anche di rilievo penale, posti a base del provvedimento (in termini, Cons. Stato, n. 4724 del 2001). Tale valutazione costituisce espressione di ampia discrezionalità che, per giurisprudenza costante, può essere assoggettata al sindacato del giudice amministrativo solo sotto il profilo della sua logicità in relazione alla rilevanza dei fatti accertati (Cons. Stato, n. 7260 del 2010).
Secondo la più recente giurisprudenza, in materia trovano applicazione i seguenti principi (cfr. Cons. Stato, Sez. III, 3 maggio 2016, n. 1743): - l'informativa antimafia, ai sensi degli artt. 84, comma 4, e 91, comma 6, del d. lgs. n. 159/2011, presuppone «concreti elementi da cui risulti che l'a ... Continua a leggere
martedì 27 maggio 2014 14:17
Il Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha innanzi tutto ribadire quanto già in precedenza affermato dalla giurisprudenza del giudice amministrativo secondo la quale le valutazioni dello stato di salute di un pubblico dipendente, compiute dall’organo sanitario a ciò deputato, integrano un giudizio tecnico di merito, non sindacabile in sede di legittimità da parte del giudice amministrativo, salvo siano affette da gravi vizi di illogicità e da manifesta contraddittorietà; il giudizio “de quo” non procede infatti all’applicazione di una norma tecnica, nel qual caso sussiste pieno sindacato sulla sua applicazione, ma ad una verifica di fatti che implica l’uso di conoscenze tecniche (Cons. Stato, sez. IV, 29 maggio 2008 n. 2578; ed inoltre, Cons. Stato, IV Sez., n. 1122/04; n. 8070/04; n. 3544/00; VI Sez., n. 3822/01; 3836/03; n. 2338/02). Giova anche ribadire che – come affermato dalla giurisprudenza di questa Sezione con riferimento agli accertamenti sanitari in sede di arruolamento, con considerazioni estensibili anche al caso di specie - alcun rilievo possono assumere gli ulteriori accertamenti eventualmente effettuati successivamente dall’interessato presso altri Presidi sanitari, anche pubblici, in quanto la valutazione effettuata dall’Amministrazione in ordine all’inidoneità fisica alla visita medica non è suscettibile di essere contraddetta da certificazioni di parte, dato che, per un verso, gli accertamenti non possono che riferirsi ad una situazione presente all’atto del controllo (ben potendo tale situazione presentarsi materialmente diversa ad una successiva verifica); per altro verso, che le Commissioni Mediche dell’Amministrazione sono gli unici organi abilitati a compiere gli accertamenti del caso (sez. IV, n. 5039/2012). Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".
domenica 2 novembre 2014 12:23
Ordinanze extra ordinem: gli obblighi di manutenzione straordinaria di beni concessi in locazione fanno capo al proprietario locatore, quindi è illegittima l'ordinanza del Comune adottata per fronteggiare un pericolo per l’incolumità pubblica relativamente ad immobile concesso dalla stessa in locazione
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 22.10.2014
Nel giudizio in esame il TAR accoglieva il ricorso proposto da un condominio contro l’ordinanza sindacale con cui gli aveva intimato di provvedere ad horas ad effettuare lavori manutentivi per porre rimedio ai danni ed alle lesioni conseguenti ad infiltrazioni di acqua presenti nello stabile. La Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha confermato la legittimità della sentenza del giudice di prime cure rilevando che con il provvedimento in contestazione il Comune di Napoli ha inteso fronteggiare un supposto pericolo per l’incolumità pubblico che la stessa amministrazione può verosimilmente rimuovere esercitando le facoltà ad essa spettanti, o meglio ancora adempiendo ai doveri su di essa gravanti, in quanto proprietaria della sovrastante porzione immobiliare. A questo specifico riguardo, aggiunge il Collegio è del pari condivisibile il rilievo del giudice di primo grado, secondo cui gli obblighi di manutenzione straordinaria di beni il cui godimento sia stato concesso in locazione, nel caso di specie alla A.s.l. n. 1 di Napoli, fanno comunque capo al proprietario locatore (art. 1576, comma 1, cod. civ.). Emerge dunque, conclude il Consiglio di Stato, sotto il profilo in considerazione, l’assenza dei necessari presupposti di legittimità dell’ordinanza, ed in particolare i requisiti di necessità ed urgenza cui si riferisce l’art. 54, comma 4, t.u.e.l., i quali sono costantemente intesi nel senso che il provvedimento extra ordinem si deve necessariamente fondare su una eccezionale situazione di pericolo, tale da non potere essere fronteggiata se non con interventi immediati ed indilazionabili, non rientranti tra gli ordinari mezzi previsti dall’ordinamento giuridico (ex multis Cons. Stato, Sez. V, 3 giugno 2013, n. 3024, Sez. VI, 31 ottobre 2013, n. 5276).
Nel giudizio in esame il TAR accoglieva il ricorso proposto da un condominio contro l’ordinanza sindacale con cui gli aveva intimato di provvedere ad horas ad effettuare lavori manutentivi per porre rimedio ai danni ed alle lesioni conseguenti ad infiltrazioni di acqua presenti nello stabile. La Qu ... Continua a leggere
martedì 1 luglio 2014 08:15
Slot Machine: il Comune può inibire l'attività per comprovate esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché del diritto dei terzi al rispetto della quiete pubblica solo in caso di accertata lesione di interessi pubblici tassativamente individuati (sicurezza, libertà, dignità umana, utilità sociale, salute)
segnalazione del Prof. Avv. Enrico. Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 30.6.2014
Oggetto del contenzioso giunto innanzi alla Quinta Sezione del Consiglio di Stato e' l'ordinanza del sindaco del Comune di Desio che stabiliva la fascia oraria massima di apertura (ricompresa tra le ore 13.00 e le ore 22.30) per il funzionamento degli apparecchi da gioco negli esercizi autorizzati, nonché il regolamento comunale per le sale giochi e l'installazione di apparecchi da gioco approvato dal Comune con delibera del consiglio comunale n. 51 del 19 dicembre 2011 ed, infine, con motivi aggiunti, l'ordinanza sindacale n. 248 del 5 ottobre 2012, con la quale erano state disposte analoghe limitazioni al funzionamento degli apparecchi da gioco all'interno degli esercizi autorizzati. Il T.A.R. aveva annullato le ordinanze sindacali impugnate ed il Comune di Desio ha proposto appello davanti al Consiglio di Stato. Con il primo motivo di appello il Comune deduce l'inapplicabilità dell'art. 31 del D.L. n. 201/2011 (decreto "Salva Italia") con il quale è stato modificato l'art. 3 del D.L. n. 223/2006, in quanto trattasi nel caso di specie di esercizi commerciali o attività commerciali, inquadrabili nei "pubblici esercizi", che svolgono attività di gioco e scommessa e che, pertanto, sfuggirebbero ad "una assoluta libertà di iniziativa economica ", e all'uopo cita la direttiva n. 123/2006 e l'art. 7, comma 1, lett. d) del D.lgs. n. 59/2010. Al riguardo, si osserva che l'art. 3 della legge n. 248/2006 è applicabile non solo al commercio in genere, quale disciplinato dal D.Lgs. n. 114/1998, ma anche al settore specifico della somministrazione di alimenti e bevande e ai pubblici esercizi latu sensu, attesa la "ratio" della recente legislazione, che è rivolta alla sempre maggiore liberalizzazione del mercato ed alla promozione della concorrenza, come si evince dalla chiara dizione del comma 1 dell'art. 3 della legge n. 248/2006, in ordine al suo ambito applicativo "… le attività commerciali, come individuate dal D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114 e di somministrazione di alimenti e bevande sono svolte …". Va, altresì, richiamato il parere reso dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato con atto del 7 giugno 2007 (pubblicato sul Bollettino dell'Autorità n. 22/2007), nel quale è evidenziata la necessità di ricomprendere nell'ipotesi applicativa dell'art. 3, comma 1, lettera d) della legge n. 248/2006, anche le attività di somministrazione di alimenti e bevande, posto che la scelta contraria costituirebbe un "ostacolo normativo ad un corretto funzionamento del mercato". Nel caso di specie appare, poi, pienamente calzante quanto già ritenuto da questa Sezione, cioè che le disposizioni, espressioni del principio di libertà di impresa e di concorrenza, sono applicabili a tutte le attività economiche che una specifica norma legislativa statale o regionale non confliggente con quella statale, non sottopone a specifica regolamentazione (Cons.Stato, sez. V, 9 dicembre 2008, n. 6060). Con il terzo ed ultimo motivo di censura l'appellante lamenta l'erroneità della sentenza laddove è detto che il sindaco, per la tutela di valori collettivi quali la quiete pubblica, la circolazione stradale e la frequenza scolastica minorile, non poteva fare riferimento, nel provvedimento, al disposto dell'art. 50 del D.Lgs. n. 267/2000. Il Comune di Desio sostiene, in particolare, che "l'ordinanza sindacale (originariamente) impugnata fonda il proprio potere sulle previsioni dell'art. 50 comma 7 del D.Lgs. n. 267/2000, secondo cui il sindaco (altresì) coordina e riorganizza, sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell'ambito dei criteri eventualmente indicati dalla regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici …". L'appellante sostiene, ancora, che il provvedimento sindacale ha tra le sue finalità la tutela di valori collettivi, messi in concreto pericolo dalle attività commerciali in questione, quali la quiete pubblica, la circolazione stradale e la frequenza scolastica minorile. Il Comune di Desio critica, infine, la sentenza laddove è detto che il sindaco, per la tutela dei suddetti valori, diversamente da quanto ha fatto, poteva ricorrere ad altri strumenti giuridici, quale l'art. 54 del D.Lgs. n. 267/2000. Le suddette censure non sono condivisibili. Le amministrazioni comunali possono, invero, regolare l’attività degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, a termini dell’art. 50, comma 7, del D.lgs. 267/2000, graduando, in funzione della tutela dell’interesse pubblico prevalente, gli orari di apertura e chiusura al pubblico. Tuttavia, tale potere è stato ridimensionato nei suoi contenuti dall’art. 31 del D.L. 201/2011, convertito nella legge 214/2011 (c.d. decreto “salva Italia”), che ha riformato l’art. 3 del D.L. 223/2006 statuendo, che “le attività commerciali, come individuate dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e di somministrazione di alimenti e bevande sono svolte senza i seguenti limiti e prescrizioni … (quali) il rispetto degli orari di apertura e di chiusura, l’obbligo della chiusura domenicale e festiva, nonché quello della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell'esercizio”. L’art. 3 del D.L. n. 138/2011, convertito nella legge n. 148/2011, sempre in tema di abrogazione delle restrizioni all'accesso e all’esercizio delle professioni e delle attività economiche, ha poi disposto che “l’iniziativa e l’attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge”, affermando un principio, derogabile soltanto in caso di accertata lesione di interessi pubblici tassativamente individuati (sicurezza, libertà, dignità umana, utilità sociale, salute), interessi che nella specie non possono ritenersi incisi. La circostanza che il regime di liberalizzazione degli orari sia applicabile indistintamente agli esercizi commerciali e a quelli di somministrazione, non preclude all’amministrazione comunale la possibilità di esercitare il proprio potere di inibizione delle attività, per comprovate esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché del diritto dei terzi al rispetto della quiete pubblica; tuttavia, ciò è consentito dal legislatore solo in caso di accertata lesione di interessi pubblici tassativamente individuati quali quelli richiamati (sicurezza, libertà, dignità umana, utilità sociale, salute), interessi che non possono considerarsi violati aprioristicamente e senza dimostrazione alcuna. Nel caso di specie, il nocumento asseritamente derivante dal notevole aumento della frequentazione dei luoghi ove sono posti gli esercizi in questione, con presunto e intollerabile incremento del traffico e del rumore e con conseguente compromissione della quiete pubblica, appare descritto in via del tutto generica e per nulla circostanziato e tale carenza della motivazione “sostanziale”, non può ritenersi superata dall'affermazione che, essendo l’ordinanza di carattere generale, non necessitava di particolare motivazione. Giova soggiungere, peraltro, che allorquando un comune ritiene di dover contrastare la lesione di specifici interessi pubblici degni di tutela, ha il potere di emanare ordinanze mirate, con effetti spaziali e temporali limitati. Ugualmente inconferente è quanto sostenuto nell'appello, che con il provvedimento si sia inteso provvedere alla protezione della popolazione giovanile e a contrastare un fenomeno sempre più diffuso, quale l'evasione scolastica, amplificato da attrattive forti quali quelle rappresentate dall'uso dei giochi elettronici". L'art. 50 del D.lgs n. 267/2000 non attribuisce, infatti, all'amministrazione comunale il potere di individuare o disciplinare gli orari degli esercizi commerciali senza vincoli di sorta, come si è verificato nella decisione qui assunta dal Comune, con un provvedimento che nulla ha da vedere con i poteri di polizia. Ingiustificato è quanto sostenuto dal comune che "nessuna specifica istruttoria andava quindi svolta, …, avendo il provvedimento impugnato dato peraltro conto delle ragioni a fondamento della sua adozione", dovendosi ritenere sufficienti i generici accertamenti di viabilità compiuti dalla polizia locale nei pressi dei locali al cui interno si trovano apparecchi da gioco. Nella sentenza il T.A.R. non manca di evidenziare, infatti, che "anche a voler ammettere in astratto la possibilità di ricorrere al potere di disciplina degli orari in funzione della tutela dei predetti interessi, ciò dovrebbe essere il frutto di un'accurata e documentata istruttoria che mettesse in evidenza quali siano le specifiche esigenze della collettività locale che rendano necessaria la limitazione degli orari in cui è possibile offrire determinati servizi". Tuttavia, anche nel caso di adozione di provvedimenti contingibili a termini dell'art. 54 del D.lgs. n. 267/2000, un'amministrazione, operando restrittivamente nei confronti di operatori economici, non può astenersi dal dimostrare la esistenza concreta di fenomeni pregiudizievoli per la collettività, quali una particolare e documentata evasione scolastica, blocchi anomali della circolazione o turbamenti della quiete pubblica. Conclusivamente l'appello è stato respinto. Per scaricare la sentenza clicca su "Accedi al Provvedimento".
Oggetto del contenzioso giunto innanzi alla Quinta Sezione del Consiglio di Stato e' l'ordinanza del sindaco del Comune di Desio che stabiliva la fascia oraria massima di apertura (ricompresa tra le ore 13.00 e le ore 22.30) per il funzionamento degli apparecchi da gioco negli esercizi autorizzati, ... Continua a leggere
sabato 9 marzo 2013 11:02
Cinghiali al Cesio 137: sull'isotopo radioattivo rilasciato nel 1986 dalla centrale di Chernobyl il Ministero della salute attiva NAS e Noe
Lingua e diaframma di cinghiali con tracce di cesio 137 oltre la soglia prevista dal regolamenti, sono stati riscontrati in seguito a controlli nella Valsesia che erano però diretti a tutt'altro accertamento ovvero all'indagine sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce prevalentemente suini e cinghiali. Lo rende noto il Ministero della Salute il quale precisa che sono stati analizzati campioni di lingua e diaframma di capi abbattuti durante la stagione venatoria 2012/2013 e su 27 campioni il livello di cesio 137 è risultato superiore allo soglia indicata dal Regolamento 733 del 2008, come limite tollerabile in caso di incidente nucleare. Immediatamente attivato il Comando dei Carabinieri del Nas e del Noe, nel cui Reparto operativo è inserita una Sezione inquinamento da Sostanze radioattive, (orientata al contrasto di traffici illeciti di rifiuti e materiali radioattivi e dotata di complessi laboratori mobili di rilevamento), che insieme alla Direzione Generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione dello stesso Ministero coordineranno tutti gli accertamenti.
Lingua e diaframma di cinghiali con tracce di cesio 137 oltre la soglia prevista dal regolamenti, sono stati riscontrati in seguito a controlli nella Valsesia che erano però diretti a tutt'altro accertamento ovvero all'indagine sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce prevalentem ... Continua a leggere
lunedì 7 ottobre 2013 15:46
Antitrust comunicato del 7.10.2013
domenica 2 novembre 2014 14:35
Ordinanze contingibili ed urgenti: nessuna comunicazione di avvio del procedimento quando l’ordinanza extra ordinem non possa tollerare il previo contraddittorio con l’interessato a pena di svuotamento dell'effettività e particolare rapidità necessaria
La Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha accolto l’appello in esame i virtù della giurisprudenza che ha da tempo ritenuto che non sussista l’obbligo di avviso di avvio del procedimento quando l’ordinanza contingibile ed urgente non possa tollerare il previo contraddittorio con l’interessato a pena di svuotamento di quella effettività e particolare rapidità cui la legge preordina l'istituto in questione e di conseguente la compromissione di valori fondamentali quali quello della tutela della salute (Cons. St., Sez. I, 29 ottobre 2008, n. 2442). Né del resto ricorre quell’eccezione che ha caratterizzato il giudizio concluso con la sentenza citata dal primo giudice (Cons. St., V, 9 febbraio 2001, n. 580), relativa ad un’ordinanza contingibile ed urgente avente ad oggetto la realizzazione di opere per contrastare l’elevata soglia di inquinamento acustico provocato dal passaggio dei veicoli lungo l'autostrada. Infatti, nella motivazione della citata pronuncia si legge: “Il collegio è consapevole che proprio in materia di ordinanza contingibile ed urgente questo Consiglio ha ritenuto non necessario l'avviso di avvio del procedimento, in considerazione dell'eccezione normativa relativa alle esigenze di particolare celerità (Cons. Stato, V Sez., 14 aprile 1997 n. 354). Però tali concrete esigenze, come dimostrato, non ricorrono nel caso di specie, sicché vale il principio più sopra affermato, secondo cui l'ordinanza contingibile ed urgente dev'essere assistita da tutte le garanzie che siano effettivamente compatibili con i presupposti e gli effetti dell'atto e, tra di esse, non può che essere assorbita anche la fondamentale garanzia di partecipazione al procedimento… L'inciso iniziale dell'art. 7 della legge n. 241 del 1990, relativo alla sussistenza di ragioni derivanti da particolari esigenze di celerità, non ha l'effetto di esentare una categoria astratta di provvedimenti amministrativi, quelli la necessità ed urgenza, dall'obbligo di comunicare l'inizio del procedimento, ma impone solo la verifica delle effettive e peculiari ragioni di ogni singolo caso. Oltretutto, come anticipato, la partecipazione del destinatario era necessaria rispetto ad un procedimento che si prefiggeva di provvedere in via definitiva alla situazione denunciata dall'Amministrazione comunale. La varietà degli interessi coinvolti, l'obiettiva difficoltà di individuare le concrete misure tecniche e la specificazione del soggetto obbligato avrebbero non solo richiesto la partecipazione del destinatario, ma anche favorito l'adozione di moduli procedimentali fondati sul contatto diretto se non addirittura sull'accordo tra interessati”. Nel caso in esame, invece, l’ordinanza contingibile ed urgente ha l’effetto di sospendere un’attività industriale insalubre priva della necessaria autorizzazione, sicché la situazione di pericolo per la salute pubblica ha giustificato un intervento immediato, differendo ad un momento successivo alla sospensione dell’attività pericolosa non autorizzata il contraddittorio con l’amministrazione. Del resto ciò che rileva nell'adozione dell'ordinanza sindacale contingibile ed urgente è l'attualità della situazione di pericolo nel momento in cui il Sindaco provvede, e non anche il tempo trascorso dal momento in cui detta situazione si è per la prima volta manifestata, posto che il decorso del tempo, nella fattispecie un anno da quando era stata denegata l’autorizzazione allo svolgimento dell’attività, può solo aggravare e non certo sanare il riscontrato pericolo. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".
La Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha accolto l’appello in esame i virtù della giurisprudenza che ha da tempo ritenuto che non sussista l’obbligo di avviso di avvio del procedimento quando l’ordinanza contingibile ed urgente non possa tollerare il previo contraddittorio con l’interessato a pe ... Continua a leggere

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza