Source: http://demetra.regione.emilia-romagna.it/al/articolo?urn=er:assemblealegislativa:resoconto:20181218;P
Timestamp: 2019-06-17 16:03:21+00:00

Document:
SEDUTA DI MARTEDÌ 18 DICEMBRE 2018
OGGETTO 7623
Delibera: «Proposta di individuazione delle strutture per le quali avviare il percorso di costituzione e riconoscimento quali istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) previsto dalla legislazione nazionale e regionale.» (Proposta della Giunta regionale in data 3 dicembre 2018, n. 2068) (183)
(Ordine del giorno 7623/1 oggetto 7681 - Presentazione, discussione e approvazione)
Saluto agli alunni della IV D del Liceo Righi di Cesena
Ancora sull’oggetto 7623
OGGETTO 7533
Delibera: «Elezione di un componente del Comitato regionale per le comunicazioni (CORECOM), ai sensi dell’articolo 3, comma 6 della legge regionale 30 gennaio 2001, n. 1, a seguito presentazione delle dimissioni di un componente.» (184)
(Elezione di Maria Giovanna Addario)
OGGETTO 7537
Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Misure per la definizione di procedimenti riguardanti l'esercizio finanziario 2018» (101)
ZOFFOLI, relatore della Commissione
OGGETTO 7300
Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante: «Regolamentazione del commercio sulle aree pubbliche. Modifiche alla legge regionale 25 giugno 1999, n. 12 e alla legge regionale 24 maggio 2013, n. 4» (102)
(Ordine del giorno 7300/1 oggetto 7680 - Presentazione, dichiarazioni di voto e approvazione)
MARCHETTI Francesca, relatrice della Commissione
CORSINI, assessore
Votazioni elettroniche oggetti 7537 - 7300 - 7680
Emendamenti oggetti 7681 - 7300 - 7680
La seduta ha inizio alle ore 14,34
PRESIDENTE (Rainieri): Dichiaro aperta la duecentoventesima seduta della X legislatura dell’Assemblea legislativa del giorno 18 dicembre 2018.
PRESIDENTE (Rainieri): Iniziamo i nostri lavori prendendo in esame l’oggetto 7623: “Proposta di individuazione delle strutture per le quali avviare il percorso di costituzione e riconoscimento quali istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) previsto dalla legislazione nazionale e regionale”.
La Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali ha espresso parere favorevole nella seduta dell’11 dicembre 2018 con la seguente votazione: 24 voti a favore, 10 astenuti, nessun contrario.
Su tale oggetto insiste un ordine del giorno a firma dei consiglieri Calvano Caliandro, Zoffoli, Bagnari, Lori, Poli, Rontini, Montalti, Francesca Marchetti, Campedelli.
RANCAN: Chiedo la verifica del numero legale, presidente.
PRESIDENTE (Rainieri): Siamo in dibattito generale, quindi la richiesta della verifica del numero legale deve essere fatta prima della votazione del testo.
CALVANO: Grazie, presidente. La delibera della Giunta che oggi è oggetto di trattazione da parte dell’Aula ha a che vedere con l’istituzione di due nuovi IRCCS in Emilia-Romagna e riguarda in particolar modo la valutazione da parte di quest’Aula della coerenza della domanda delle due strutture con la programmazione regionale. La procedura prevede che, dopo il voto che verrà espresso dall’Assemblea, se il voto sarà positivo, quindi se l’Assemblea avrà deliberato la coerenza, le strutture interessate inoltreranno domanda di riconoscimento alla Giunta della nostra Regione che, verificati i requisiti e il rispetto della normativa vigente, le invia al Ministero per le procedure di riconoscimento. Infatti, la procedura prevede che sia il Ministero ad avere l’ultima parola rispetto al riconoscimento delle strutture IRCCS. Siamo quindi al primo passaggio nel quale l’Assemblea è nelle condizioni di valutare la coerenza e, a nostro avviso, anche di offrire alla Giunta alcune valutazioni, da inoltrare poi e di cui dovranno ottenere considerazione anche i richiedenti. Noi intendiamo appieno assolvere a tale funzione. Le richieste che sono state inoltrate sono due: la prima da parte dell’azienda...
PRESIDENTE (Rainieri): Chiedo scusa, consigliere Calvano. Chiedo ai colleghi di stare in silenzio. Abbiamo già iniziato i lavori.
Prego, consigliere Calvano.
CALVANO: Dicevo che le richieste sono due: la prima da parte dell’azienda ospedaliera Sant’Orsola della Asl di Bologna; la seconda da parte del Maria Cecilia Hospital, struttura di diritto privato accreditata e parte integrante della rete sanitaria nella nostra Regione e della Asl della Romagna.
IRCCS in Emilia-Romagna significa ad oggi quattro strutture riconosciute; significa (dati 2017) 10 milioni di euro di finanziamento statale per la ricerca, distribuiti tra l’IRCCS di Reggio Emilia, quello di Meldola e le due IRCCS di Bologna. Complessivamente, rispetto ai 150 milioni circa erogati nel 2017, il 7 per cento di quelle risorse del Ministero è arrivato alla nostra Regione. Questi non sono contributi che arrivano a pioggia nei vari IRCCS, ma sono il frutto del rispetto dei criteri, ma soprattutto dell’attività che questi enti svolgono. In particolare, c’è un riconoscimento di contributo ministeriale, tenendo conto della produzione scientifica (che pesa nella valutazione ministeriale al 50 per cento); dell’attività assistenziale (che viene svolta da questi IRCCS che pesa per il 35 per cento); della capacità di operare in rete (che pesa per un ulteriore 15 per cento). Gli IRCCS, non solo nella nostra Regione, ma nel Paese, hanno un valore molto importante per la qualità dell’offerta sanitaria e per l’impatto che hanno sulla ricerca. Anche qui, i dati del 2016 certificano quasi 12 mila pubblicazioni da parte dei circa 50 IRCCS presenti in Italia, che hanno coinvolto circa 10 mila lavoratori e ricercatori.
La ricerca da parte degli IRCCS ha una valenza prettamente pubblica, più volte e a più riprese richiamato anche nel decreto del decreto legislativo n. 288/2003 che disciplina la costituzione degli IRCCS. Oltre ad evidenziare la valenza pubblica della ricerca, all’interno di quel decreto legislativo vengono anche evidenziati gli elementi di controllo e vigilanza pubblica su quegli istituti. Infatti, per tutti gli IRCCS, a prescindere che siano di diritto pubblico o di diritto privato, sono previsti standard e modalità assunzionali uguali a quelle del sistema sanitario nazionale. Per tutti gli IRCCS c’è un obbligo di relazione biennale sul mantenimento dei requisiti e la necessità di inoltrare ogni due anni tutta la documentazione utile alla loro riconferma. Aggiungo che, tra le possibilità di vigilanza del Ministero, c’è anche quella di poter verificare in qualunque momento il mantenimento dei requisiti da parte delle strutture. Più IRCCS in Italia e in Emilia-Romagna significa ovviamente più ricerca, significa più occupazione e anche di qualità, di alto livello, perché parliamo di ricerca qualificata e, ovviamente, significa ricerca funzionale al miglioramento della sanità, sia a livello nazionale che a livello regionale.
Rispetto alle due richieste che sono oggi in valutazione da parte di quest’Aula, il riconoscimento dell’IRCCS per il Sant’Orsola, a nostro avviso, deve procedere senza se e senza ma, perché mette a sistema competenze già ampiamente dimostrate da quella struttura, perché è evidente la ricerca traslazionale verso il malato e verso il sistema, quindi è evidente il beneficio che tutto il sistema ne potrà trarre dal riconoscimento di quella struttura come IRCCS. Non abbiamo altrettante certezze sul Maria Cecilia Hospital, nel senso che, fatta salva la coerenza con la programmazione – rispetto alla quale oggi noi voteremo a favore, perché gli elementi di coerenza con la programmazione sanitaria regionale ci sono tutti – rimangono alcuni ma e alcuni se, che abbiamo ritenuto opportuno inserire come Partito Democratico in un ordine del giorno che è stato distribuito all’Aula, di cui chiederemo alla Giunta regionale di tenerne conto nel momento in cui compirà la valutazione definitiva delle domande da inoltrare al Ministero. In particolare, riteniamo, per quanto riguarda la richiesta di IRCCS del Maria Cecilia Hospital, che sia necessario definire in modo più chiaro l’ambito in cui si concentrerà la ricerca, con l’individuazione più netta di strutture, personale e dotazioni che andranno in capo al futuro ed eventuale IRCCS. C’è la necessità, da parte nostra, di individuare in maniera più chiara gli effetti della ricerca traslazionale verso il malato e verso la rete cardiologica, sia regionale che di area vasta.
Infine, c’è la necessità di stabilizzare e rendere più chiaro l’organigramma dei ricercatori ricompresi all’interno del futuro IRCCS. Questi sono i “ma” da parte nostra, rispetto a quanto emerso nella prima domanda fatta dal Maria Cecilia Hospital, sulla base dei quali noi riteniamo che la Giunta regionale debba valutare se proseguire oppure no. Ma questa sarà una competenza della Giunta, a fronte della documentazione che il Maria Cecilia Hospital, al pari dell’altra struttura, depositerà nei prossimi passaggi e una volta ottenuto il riconoscimento della coerenza con la programmazione regionale da parte di quest’Aula.
Mi permetto un’ultima considerazione. Io credo che siamo di fronte ad un passaggio importante per la sanità dell’Emilia-Romagna; una sanità che, dopo l’approvazione del bilancio che faremo domani, sarà una sanità di qualità e che costerà un po’ meno ai cittadini, grazie all’intervento che si farà sui super-ticket e, se procederanno le richieste di IRCCS e se queste richieste sostanzieranno in una implementazione dell’attività di ricerca, credo che il nostro sistema sanitario potrà affrontare un 2019 non solo come sistema sanitario che costerà meno ai cittadini emiliano-romagnoli, ma come sistema sanitario regionale ulteriormente qualificato e un’ulteriore eccellenza all’interno del panorama sanitario nazionale, non solo sotto il profilo della cura, ma anche della ricerca.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Calvano.
MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente. Il riconoscimento a istituto di ricovero e cura a carattere scientifico rappresenta sicuramente un passo importante per qualsiasi struttura sanitaria. Tale scelta infatti garantisce sia lustro che maggiore competenza, maggiori risorse e maggiori mezzi. Va chiarito però che non si tratta di un gioco, quindi non è un passaggio semplicissimo e, proprio per questo, è un’operazione che a nostro avviso andrebbe analizzata e ponderata fin nei minimi dettagli. Oggi sicuramente discutiamo di due nuove proposte che potrebbero portare al riconoscimento di istituto di ricovero e cura a carattere scientifico per due strutture del nostro territorio regionale. Parliamo infatti del Policlinico Sant’Orsola e dell’Ospedale Maggiore di Bologna, che riguardano in particolar modo il primo caso, prospettando così la nascita di un terzo istituto di ricerca sul territorio bolognese, perché abbiamo già l’Istituto Ortopedico Rizzoli e quello sulle Neuroscienze all’ospedale Bellaria.
L’altra proposta invece riguarda il Maria Cecilia di Cotignola, in provincia di Ravenna, un centro privato, che però noi conosciamo molto bene per via di alcuni percorsi che lo vedono fortemente integrato con il pubblico. Purtroppo, quest’ultima ipotesi – l’abbiamo visto in Commissione – del Maria Cecilia di Cotignola, ha scatenato un dibattito prevedibile tra chi è contro e chi è a favore di tale scelta (l’eterno scontro tra il pubblico e privato), che però spesso rischia di mettere in secondo piano l’aspetto funzionale e organizzativo di questi processi. Lasciatemi dire che la discussione in Commissione è andata proprio in questa direzione. Come Lega noi, coerentemente, abbiamo sempre tenuto una posizione ben precisa, cioè abbiamo detto, fin dal principio, che non ne faremo una questione ideologica, ma guarderemo più che altro all’utilità delle scelte, mantenendo sempre un occhio di riguardo verso il pubblico, ma senza preclusione di alcun tipo verso il privato. Insomma, siamo per mantenere il giusto equilibrio, quando necessario e quando utile. Ora, però, non vorremmo che l’attenzione si soffermasse troppo su questo confronto tra pubblico e privato, perché gli aspetti da analizzare, a nostro avviso, sono anche altri. Ad esempio, come si integreranno sul territorio questi istituti di ricovero e cura a carattere scientifico? Faccio un esempio: a Bologna si prospetta l’istituzione di questo nuovo soggetto che integrerà il Sant’Orsola con il Maggiore, che fa riferimento alla Asl di Bologna; a livello metropolitano bolognese è in atto una forte integrazione che coinvolge tutte le aziende sanitarie. C’erano diversi scenari al vaglio del Nucleo tecnico e della Conferenza sociosanitaria metropolitana e ad oggi si aggiunge questo elemento e non abbiamo ancora capito in che modo si integrerà con tutto il resto.
Anche sul Maria Cecilia, in fin dei conti, ho sentito mettere qualche paletto anche dal Partito Democratico, tant’è che hanno presentato un ordine del giorno. È chiaro che emerge la necessità di fare altre valutazioni più approfondite e attente. Ed è proprio per questo che noi, come Lega, avremmo gradito fare questo approfondimento in Commissione prima di arrivare sul punto, per avere dei chiarimenti e delle risposte che non si possono certamente avere oggi in Aula, magari con un intervento dell’assessore alla sanità, perché sono valutazioni che richiedono tempo e un confronto aperto, senza avere chissà quali tempistiche strette per approvare questa proposta. Abbiamo accolto con piacere l’apertura fatta in Commissione dalla presidente del Commissione sanità, il collega Zoffoli, che ha come anticipato su nostra richiesta che organizzerà una Commissione ad inizio anno, proprio per approfondire tutti questi aspetti. Però, ripeto, avremmo preferito avviare questo confronto prima di arrivare alla votazione odierna.
Detto ciò, posso dire che la Lega oggi non si metterà certamente di traverso e si asterrà su queste proposte. Lo faremo con la consapevolezza che questo rappresenta soltanto il primo passo, dopodiché la palla passerà alla commissione tecnica del Ministero. Ma ci auguriamo, perlomeno in futuro, di avere un coinvolgimento maggiore, almeno nei passaggi successivi, per valutare adeguatamente la proposta di istituzione che interesserà il Sant’Orsola e il Maggiore di Bologna e il Maria Cecilia di Cotignola.
BERTANI: Grazie, presidente. Riguardo l’ordine del giorno del PD mi viene da dire: alla buon’ora! Noi abbiamo sollevato fin dall’inizio, fin da luglio dell’anno scorso, quando in Aula – dopo anche una discussione, ma, noi lo rivendicammo, fatta fuori dalla Commissione – venne presentato un emendamento che portava un’importante modifica a quello che era successo finora Regione Emilia-Romagna riguardo agli IRCCS. In Regione Emilia-Romagna, fino al luglio di quest’anno, gli IRCCS erano previsti pubblici, oppure misto pubblico/privato come fu per l’IRCCS di Meldola; scelta, anche quella, che arrivò dopo un periodo in cui si parlava solo di IRCCS pubblici. Quella scelta fu preceduta da una profonda e ampia discussione. Questa scelta, invece di aprire agli IRCCS completamente privati nella sanità della Regione Emilia-Romagna, arrivò senza un’approfondita discussione, ma con un emendamento proposto, passato ai capigruppo a Commissione già finita, e poi discusso velocemente in Aula. Una discussione a tratti un po’ dura, perché quella discussione non riusciva a decollare. Ci volle il consigliere Bertani che, forse in maniera un po’ spigolosa, sollecitò i colleghi di maggioranza ad entrare nel merito. Quando finalmente si entrò nel merito, si riconobbe effettivamente che questa era una scelta importante, che modificava l’asse di quello che in Regione Emilia-Romagna si era sempre scelto di fare: una sanità a forte carattere pubblico, con l’aiuto anche del privato. Mentre abbiamo altre realtà a livello nazionale che sono fortemente integrate con il privato, tanto che c’è una sorta di concorrenza fra pubblico e privato.
In Regione Emilia-Romagna, in teoria, c’è una forte presenza del pubblico che eventualmente integra, dove ha bisogno, anche il privato. Questo comporta una scelta politica importante e radicale per quello che è successo fino ad oggi. Ed effettivamente, anche i consiglieri di maggioranza, all’epoca si accorsero che questo era un problema e dissero, cito: «Questa struttura, se si riuscirà formare e creare, dovrà essere governata – ci riferiamo all’IRCCS privato – da una forte regia pubblica. È questo il senso importante del nostro ordine del giorno – perché quell’emendamento fu poi accompagnato da un ordine del giorno - perché la regia e gli indirizzi devono continuare ad essere pubblici. Loro devono fare quello che serve per poter entrare nel circuito della rete della sanità pubblica. Il privato in aiuto di pubblico, in collaborazione del pubblico, con la regia del pubblico. Ed è per questo che noi oggi votiamo quell’emendamento». Questo era il presidente della Commissione sanità, che ringraziai all’epoca per essere intervenuto nella discussione e aver detto finalmente delle parole chiare; parole che nel contesto di disaccordo nostro su quella scelta, però almeno apprezzavo, perché mettevano una toppa rispetto ad una cesura importante che veniva fatta.
Questa problematica l’abbiamo sollevata anche in Commissione, tanto che anche noi abbiamo chiesto di differenziare i due percorsi, perché mentre nel percorso di Bologna c’è una governance tutta pubblica e c’è stato anche un passaggio in CTSS, nella proposta di IRCCS in Romagna non si vede l’ombra di una proposta di governance pubblica o di affiancamento della governance pubblica, perché in CTSS questa proposta non è passata. Ci fu una discussione forse, perché io dai verbali della CTSS della Romagna non sono riuscito a risalire a questa discussione. Ci fu forse una discussione rispetto all’emendamento, ma rispetto alla proposta di Cotignola non c’è stata nessuna discussione nella CTSS della Romagna e questa, secondo noi, è una differenza fondamentale rispetto all’altra proposta che sta andando avanti. Questa è una mancanza grave.
L’ordine del giorno del PD effettivamente dice che in effetti questo percorso va ben valutato e dice che ci sono delle condizioni all’accettazione del percorso: «Che esso sia ben strutturato e contestualizzato all’interno della programmazione regionale dell’azienda Usl della Romagna». Va bene la richiesta e va bene l’auspicio, ma come la facciamo questa cosa? Voi oggi scrivete una cosa, date mandato alla Giunta, senza che poi questa attività venga attivata ed attuata. Quindi io sono favorevole a quello che voi chiedete, sono d’accordo, però ci devono essere i paletti. I paletti sono: il passaggio in CTSS sicuramente e, a quel punto, visto che fate tutta una serie di richieste alla Giunta e al Maria Cecilia Hospital, di integrare o di aggiungere delle prescrizioni, quindi dettagliare in modo più puntuale l’ambito nel quale viene concentrata l’attività di ricerca, perché in effetti in Commissione è risultato che quella richiesta era forse su troppi campi e non focalizzava magari su un obiettivo e sull’obiettivo che ben può essere integrato all’interno della sanità della Romagna. Se noi facciamo queste richieste, cioè che passi in CTSS, che vengano aggiunte delle prescrizioni, delle specificazioni, noi riteniamo che poi questa richiesta e questo processo debba ripassare in Commissione o debba ripassare in Assemblea, perché altrimenti voi oggi rischiate di dare un via libera al buio. Quindi bene le preoccupazioni che avete, perché sono anche le nostre preoccupazioni; male perché poi non gli fate prendere sostanza.
Noi adesso presenteremo un emendamento al vostro ordine del giorno che chiede di passare in CTSS con il progetto di richiesta del Maria Cecilia Hospital, come è stato fatto per il Sant’Orsola in CTSS della Città metropolitana, una volta ricevute tutte le prescrizioni, di passare di nuovo all’accettazione, al passaggio dell’Assemblea. Infine, siccome questo richiederà sicuramente tempo, che questo però non blocchi invece il processo del Sant’Orsola, che è già avviato e, mi sembra di capire anche da tutti, non stia rilevando dei problemi.
TARUFFI: Grazie, presidente. Ripeterò in parte le considerazioni che abbiamo fatto in Commissione con una premessa. Il consigliere Bertani forse non ricorda bene la discussione che si svolse il 16 luglio di quest’anno, quando abbiamo approvato, con la legge n. 9, la modifica all’articolo 24, abbiamo modificato l’articolo 12 della legge regionale n. 4/2008, discussione nella quale abbiamo portato il nostro contributo, anche in quel caso, manifestando la nostra contrarietà a quella modifica, perché allora – a luglio di quest’anno – effettivamente, modificando la legge n. 4/2008, abbiamo modificato l’impostazione complessiva rispetto agli istituti di ricerca e cura della nostra Regione. Fino ad allora potevano essere individuati come IRCCS solo strutture pubbliche o controllate dal pubblico (come Meldola); con quella modifica, invece, abbiamo aperto alla possibilità anche per gli istituti completamente ed esclusivamente privati. Noi in quella sede facemmo una discussione, anche aspra per certi aspetti, ponendo le nostre riserve, le nostre preoccupazioni e la nostra contrarietà sul punto, tant’è che votammo contro quella proposta.
Oggi, in modo coerente rispetto a quanto fatto in quella sede e in quella discussione, riproponiamo la nostra perplessità e la nostra contrarietà rispetto ad una parte della deliberazione che ci troviamo oggi ad esaminare, partendo da una considerazione generale. Come abbiamo detto in Commissione, è bene ricordare che le risorse destinate allo Stato complessivamente su tutto il territorio nazionale, per il finanziamento di questi istituti di ricerca e cura, sono circa 150 milioni. Nella nostra Regione gli istituti che hanno il riconoscimento e quindi dallo Stato beneficiano di queste risorse, sono l’ospedale Santa Maria Nuova, con tecnologie avanzate e modelli assistenziali in oncologia, per 2,1 milioni di Reggio Emilia; l’Istituto di Scienze Neurologiche di Bologna, il Bellaria, per 1,6 milioni; l’Istituto scientifico per lo studio, la ricerca e la cura dei tumori di Meldola per 2,9 milioni; l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna per 3,5 milioni. Queste sono le cifre dello scorso anno e, come detto in Commissione, a parità di risorse (adesso vedremo quello che emerge dalla confusa manovra che il Governo sta forse portando alle Camere in questi giorni) difficilmente quella cifra aumenterà e quindi aumentando i soggetti che potranno accedere a quel fondo, inevitabilmente il rischio è – per non dire quasi la certezza – che le cifre che ho ricordato verranno probabilmente ritoccate, forse al ribasso.
Questa è una preoccupazione che abbiamo. Se le risorse rischiano di essere ritoccate, ma vengono ritoccate perché aumentano gli istituti di ricerca e cura pubblici, come ci auguriamo possa diventare presto il Sant’Orsola, sulla cui importanza e sul ruolo strategico credo non dovremmo soffermarci più di un secondo; altra cosa è se invece a beneficiare di queste risorse saranno, come nel corpo della delibera che ci viene sottoposto, anche strutture private, come il Maria Cecilia Hospital di Cotignola.
Qui non si tratta di fare una battaglia di carattere ideologico o una crociata che non è nel nostro stile, ma rivendicare alcuni principi fondamentali sì. Quindi, dal nostro punto di vista, esiste una differenza e vogliamo segnalarla con forza e con determinazione: esiste una differenza tra il pubblico e il privato, ancorché privato inserito nel contesto di una gestione complessiva pubblica. Esiste una differenza e credo che noi, oggi, con questo atto che infatti abbiamo chiesto venisse votato anche in Commissione per parti separate e sulla cui votazione ribadiamo oggi in Aula, visto che in Commissione c’è stato un piccolo passaggio di incertezza, però a norma del regolamento ci risulta sia possibile votare per parti separate e quindi chiediamo che questo venga fatto, proprio per esprimere la nostra differente valutazione rispetto ai due percorsi che abbiamo di fronte. Ripeto, per il Sant’Orsola la valutazione è ovviamente positiva e quindi sosteniamo questo tipo di percorso e di progetto. Non altrettanto lo è per il Maria Cecilia Hospital, non solo perché sono comunque abbastanza indicative le riserve che sono state avanzate e che pure sono contenute anche nell’ordine del giorno che ha illustrato il consigliere Calvano, ma anche per il carattere generale che questa manovra comporta, perché da troppi anni noi sentiamo dire che pubblico e privato non sono in competizione, che possono coesistere, che il sistema è fatto da una parte pubblica e una parte privata. In realtà, quello che vediamo giorno dopo giorno è concretamente quello che ho cercato di richiamare nella prima parte del mio intervento: le risorse complessive che vengono investite in sanità non aumentano (il caso specifico credo sarà emblematico), ma lo stesso paniere viene suddiviso fra più soggetti, pubblici e privati, questo a scapito ovviamente del pubblico.
Da questo punto di vista, la pregiudiziale rispetto alla partecipazione del privato all’interno della sfera pubblica in un ambito sanitario, la cui strategicità è fuori discussione, per noi è un punto fermo. Per questo abbiamo chiesto il voto per parti separate, perché intendiamo esprimere con nettezza la differente valutazione che abbiamo maturato rispetto ai due percorsi, ben consapevoli che quello che stiamo valutando oggi è la congruità delle richieste rispetto al percorso e alla programmazione regionale. È il primo passaggio; sappiamo che poi ne seguiranno altri, non solo regionali, ma anche a livello del Ministero, perché la parola finale su questo percorso – è giusto ricordarlo a tutti i colleghi a tutte le forze politiche presenti in quest’Aula – riguarda la Commissione del Ministero della salute, che dovrà vagliare, valutare ed eventualmente poi, con proprio provvedimento, dare il via libera ultimo e definitivo a questo tipo di richiesta. Ecco allora che, come detto in Commissione e ripeto oggi, ma non per parlare d’altro, ma per avere un confronto serio tra di noi, visto che non abbiamo avuto problemi ad esprimere con nettezza la nostra posizione oggi, lo faremo dopo nel voto, l’abbiamo fatto a luglio, allo stesso modo, con lo stesso rigore, con la stessa nettezza chiediamo alle forze che oggi governano questo Paese di assumere, se lo ritengono, provvedimenti in materia, perché, in modo coerente e corretto, se si ritiene che esista una differenza tra pubblico e privato, perché oggi abbiamo sentito due posizioni diverse da chi mi ha preceduto, da parte dei colleghi dell’opposizione, chi ha parlato a nome della Lega ha detto chiaramente: “Per noi la differenza non esiste, l’importante è il risultato e quindi non ci metteremo di traverso”, onestà e chiarezza e, allo stesso tempo, con onestà e chiarezza il consigliere Bertani ha detto: “No, questa cosa non va bene, perché apre ai privati, apre alla possibilità che i privati intervengano, cosa che noi non consideriamo positiva”, questo il succo del discorso. Quindi io dico che esiste una differenza. Io dico anche che per fortuna esiste una differenza e continuo a dire che per fortuna esistono differenze anche su questo punto, però un conto è se le differenze si esprimono in un Consiglio comunale, un conto è se si esprimono in un Consiglio regionale, un conto è se si esprimono o non si esprimono nelle Aule legislative massime di questo Paese, in cui avete, in questo momento, l’opportunità di esprimere una maggioranza e avete l’opportunità di cambiare le regole. Quindi se noi riteniamo che queste regole siano sbagliate, vi chiediamo di procedere e siccome condividiamo anche in parte le cose che il consigliere Bertani ha detto, chiediamo di essere coerenti, di andare avanti e di dire che cambiamo anche a livello nazionale. Non solo, ma aumentiamo anche le risorse che vengono destinate a questo tipo di intervento, perché il rischio da cui sono partito ed è una delle ragioni per le quali, ho cercato di motivarlo, siamo contrari a questo provvedimento, è che ci saranno meno risorse a disposizione degli istituti pubblici. Quindi invito a condurre questa battaglia anche nelle Aule parlamentari, perché sarebbe coerente e corretto rispetto a quanto espresso oggi in questa sede.
PRESIDENTE (Rainieri): Saluto e do il benvenuto agli alunni e ai professori della IV D del Liceo Scientifico Righi di Cesena, che sono in visita da noi per quanto riguarda il loro percorso scolastico. Spero possiate avere un bel ricordo e una bella esperienza dell’Assemblea a cui oggi state prendendo parte.
PRESIDENTE (Rainieri): Riprendiamo la discussione sull’oggetto 7623.
PICCININI: Grazie, presidente. Comincio con un inciso, visto che il collega ci tira per la giacchetta, richiamandoci alla coerenza, io vorrei sollecitare lui alla coerenza, visto che si trova in una maggioranza che questa delibera la approverà e non mi sembra che questa Giunta abbia fatto particolari scelte verso il pubblico. Quindi rilancio la palla da quella parte, perché chi in questo momento non coerente è proprio il collega.
Rispetto al merito, la nostra posizione è stata critica in Commissione, riguardo a diversi aspetti e in merito alle richieste che abbiamo potuto analizzare, a partire dalle tempistiche. L’assessore lo sa, abbiamo uno progetto di eccellenza, che è quello del Sant’Orsola, su cui, dal punto di vista tecnico, si è lavorato tanto, che però è un progetto che è stato rallentato da un percorso – a mio avviso fuori luogo – portato avanti dal presidente della CTSS, nonché assessore alla sanità del Comune di Bologna, l’assessore Barigazzi, in questa tournée di 30 tappe che ha rallentato il percorso della richiesta di IRCCS del Sant’Orsola. A fianco a questo ci sono criticità anche rispetto al metodo con cui si è voluto portare avanti le due proposte, perché ci è stata sottoposta una delibera di Giunta unica per due proposte che sono molto diverse tra loro. La proposta del Sant’Orsola noi l’abbiamo sostenuta in Commissione, la vogliamo sostenere convintamente anche oggi, perché è un passo importante che ci pone su un piano di competizione nazionale ed internazionale, il che significa anche avere maggiore attrattività per questa struttura; significa avere maggiore integrazione anche con la Asl, quindi con l’Ospedale Maggiore e con l’ospedale Bellaria; il che significa che questo ci permette anche di uscire da quella logica di conoscenza legata al Sindaco, al singolo professionista che opera all’interno della sanità, ci permette di arrivare a una distribuzione diffusa delle conoscenze, fino ad arrivare anche alle periferie dei nostri territori. Io però rilevo che ci sia un po’ di incertezza su questo progetto e il fatto che la richiesta del Maria Cecilia abbia diverse criticità che abbiamo sollevato anche oggi, mi preoccupa, perché io oggi vorrei un impegno da parte dell’assessore affinché il progetto del Sant’Orsola non venga ulteriormente rallentato, più di quanto non sia già stato fatto e che non venga rallentato rispetto ad un progetto che è critico, che non è completo, quando il progetto del Sant’Orsola è già pronto per essere inviato al Ministero. Formalmente è un progetto che abbiamo avuto modo di vedere, è fatto bene dal punto di vista tecnico formale, poi io oggettivamente non sono un’esperta del settore, però ci siamo confrontati anche con chi lavora all’interno del Sant’Orsola e la nostra opinione è che sia un progetto eccellente, che però non può aspettare chi ha presentato un progetto che non presenta profili di altrettanta eccellenza.
Quello che chiedo oggi all’assessore, al di là dell’emendamento che abbiamo presentato, è un impegno reale, non solo formale, affinché il progetto del Sant’Orsola, visto che è già pronto e che ha già avuto troppi ritardi, venga spedito e non venga trattenuto o sospeso, perché dall’altra parte si aspettano ulteriori documenti, ulteriori integrazioni. Quindi chiedo che, concluso l’oggetto di oggi, conclusa la votazione, il progetto del Sant’Orsola venga preso e spedito ai Ministeri per un’approvazione veloce.
PRODI: Grazie, presidente. Volevo anticipare, come già detto dal collega Taruffi, che il voto sarà positivo per quanto riguarda il Sant’Orsola e negativo per il Santa Maria Hospital di Cotignola, perché questo discende direttamente dal voto che abbiamo dato a luglio in merito alla modifica dell’articolo 12 della legge n. 4/2008, che apriva ai privati la possibilità di divenire IRCCS (cioè ai soggetti di diritto privato). Questo perché – come è stato anche detto prima – i fondi di ricerca pubblici devono andare al sistema pubblico per creare un’eccellenza pubblica, che poi è quella che va a costruire il tessuto collettivo a beneficio di tutti i cittadini. Io porto l’esempio dell’IRCCS oncologico di Reggio Emilia, che veramente è un’eccellenza che dà lustro e orgoglio a tutta la cittadinanza, ma anche a tutta la comunità regionale.
Volevo parlare solo un secondo del voto favorevole del procedimento sul Sant’Orsola, perché è importante, come tutti hanno detto oggi, riconoscere l’eccellenza; va a integrare già altre due IRCCS di Bologna meritevoli e si deve proprio riconoscere la capacità di questo ospedale di riuscire a intercettare le esigenze sanitarie della città, ma non solo, anche della regione. L’auspicio è che questo si vada a integrare con la rete ospedaliera bolognese nel suo complesso, in una modalità che non sia fagocitante, ma rispetto a una crescita complessiva del sistema ospedaliero. Questo è importante, secondo me, perché non deve essere vissuto come l’ennesimo fiore all’occhiello magari universitario. No, questo dev’essere un processo che deve aumentare la qualità di tutto il tessuto sanitario urbano, che si basa su un sistema di case della salute, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta. In questo senso, auspico che questa crescita del Sant’Orsola poi vada anche a far crescere tutto il tessuto e, come ci sono anche proposte a livello cittadino, si dia conto anche di una certa concretezza al sistema e da questo si tragga anche e soprattutto una maggiore integrazione fra il mondo universitario e la cosiddetta medicina di base. Questo è l’auspicio, che questo processo sul Sant’Orsola abbia una ricaduta positiva e aumenti complessivamente la capacità e la qualità di tutto il sistema sanitario ospedaliero pubblico di Bologna e della regione.
ZOFFOLI: Grazie, presidente. Vorrei incentrare il mio intervento su due passaggi importanti. Il primo è una valutazione rispetto alla richiesta di IRCCS da parte del Maria Cecilia Hospital. Poi, cercherò di dare un po’ di risposte rispetto alle domande che sono state fatte in merito agli emendamenti e all’ordine del giorno che presentiamo. Noi, in questo momento, stiamo facendo il passaggio finale di quello che previsto per legge. Noi dobbiamo dare un parere per accertare la congruità delle richieste degli IRCCS rispetto alla programmazione regionale. Nella prima parte del mio intervento cercherò di illustrare come il progetto presentato dal Maria Cecilia Hospital, se ben delimitato e ben realizzato, sotto la regia pubblica, può diventare un importante progetto per la sanità regionale. L’ospedale Maria Cecilia Hospital di Cotignola, già dagli anni ‘90 rappresenta il riferimento hub per le attività di cardiochirurgia e cardiologia interventistica e strutturale della Asl della Romagna, che rappresenta, a sua volta, l’azienda territoriale di maggiori dimensioni della regione con più di 1,1 milioni di abitanti. Queste attività sono fortemente integrate nella rete cardiologica nell’Asl Romagna e regionale e sono in grado, inoltre, di attrarre significativi flussi di pazienti residenti in altre regioni. Le attività già menzionate vengono svolte in una realtà logisticamente e tecnologicamente particolarmente qualificata e sono regolarmente autorizzate e accreditate.
Negli ultimi dieci anni, al fine di garantire un migliore livello di qualificazione dell’attività, l’ospedale Maria Cecilia Hospital ha sviluppato azioni di ricerca di base traslazionale, con il coinvolgimento di Atenei regionali e dei professionisti di ambito cardiovascolari operanti nell’ambito della rete cardiologica romagnola. Lo sviluppo delle attività di ricerca, che ha potuto contare su un’organizzazione dedicata e laboratori di ricerca all’avanguardia, rappresenta un ulteriore elemento di coerenza con la programmazione regionale che, a partire dalla legge regionale n. 29/2004, ha sancito l’opportunità, per le strutture che operano all’interno del servizio sanitario regionale dell’Emilia-Romagna, di considerare le attività di ricerca e formazione parte integrante della propria mission.
Le strutture pubbliche cardiologiche presenti presso gli ospedali della Asl della Romagna lavorano da tempo in collaborazione con il centro, situato presso il Villa Maria Cecilia Hospital, attraverso l’implementazione di percorsi strutturati per le diverse tipologie di pazienti che accedono agli interventi cardiochirurgici e che già vengono valutati collegialmente dal Heart team condiviso. Inoltre, è in fase avanzata di attivazione una collaborazione che permette, nell’ottica della massima integrazione fra Villa Maria Cecilia e la Asl della Romagna, ai pazienti della Asl, candidati ad un trattamento Tavi, che questo venga eseguito in sicurezza dai cardiologi emodinamisti della Asl presso la sala ibrida del Villa Maria Cecilia, che funge da piattaforma strumentale e professionale avanzata. Nel complesso, la richiesta di riconoscimento ad IRCCS dell’ospedale Villa Maria Cecilia Hospital è da considerarsi pienamente coerente con la programmazione sanitaria della Regione Emilia-Romagna. Inoltre, essa potrà costituire, attraverso un ulteriore rafforzamento delle relazioni all’interno della rete cardiologica romagnola e regionale, un’ulteriore opportunità di sviluppo di attività innovativa in ambito cardiovascolare.
Tutto ciò premesso, non è pensabile un IRCCS cardiologico a Cotignola come entità unica e completamente autonoma, in grado di rispondere pienamente alla sua mission, senza la collaborazione e integrazione con l’azienda Ausl della Romagna, anche per gli aspetti relativi alla prevenzione, alla continuità delle cure ospedaliere, al e territorio e alla stessa ricerca. Tenendo conto di tutto questo, io credo che la delibera regionale, che dovrebbe avviare le procedure per far nascere a Cotignola un nuovo IRCCS, debba porre delle condizioni irrinunciabili per la sua costituzione. È per questo che a luglio abbiamo votato un ordine del giorno contestualmente al pdl che istituiva la possibilità di realizzare in regione IRCCS privati e che nella Quarta commissione abbiamo presentato due emendamenti alla delibera della Giunta e che oggi presentiamo come condizione per il parere favorevole un ulteriore ordine del giorno che impegna la Giunta a dare prescrizioni, senza l’acquisizione delle quali non si possa andare avanti. L’ordine del giorno che presentiamo impegna la Giunta a subordinare il via libera al progetto nel presente e nel futuro, senza se e senza ma, a condizione che sia ben strutturato e contestualizzato all’interno della programmazione regionale e dell’azienda Ausl della Romagna, che si avvalga di figure professionali in grado di permettere lo sviluppo di progetti di ricerca, assistenza e di formazione e aggiornamento comuni e omogenei fra IRCCS e Asl della Romagna, consentendo la valorizzazione dei professionisti che, pur mantenendo la propria affiliazione agli enti di appartenenza, possono mettere in pratica e sviluppare le loro competenze con una ricaduta positiva per l’intero sistema sanitario regionale e che assicuri, inoltre, che questa nuova entità non sottragga risorse al funzionamento della sanità pubblica, ma possa diventare catalizzatore di risorse aggiuntive che consentano di qualificare e non depotenziare il sistema sanitario regionale, assicurando un pieno ed efficace governo pubblico del sistema integrato. A questo proposito, devo dire che le considerazioni che faceva il consigliere Taruffi non le vedo come una riduzione di risorse per la ricerca in Regione, perché i due nuovi IRCCS saranno aggiuntivi rispetto ai soldi che arrivano. Per cui, in Regione arriveranno sicuramente più soldi e anche più possibilità di poter importare da fuori situazioni di cura da altre regioni.
Rispetto alle cose che sono state dette oggi, prendo atto che senza, credo, nessun parere sfavorevole, si debba andare avanti senza condizioni per quello che riguarda l’IRCCS del Sant’Orsola, ma confermo qui l’impegno, come presidente, al consigliere Marchetti di fare, all’inizio dell’anno prossimo, un’informativa rispetto al progetto così come viene presentato. Io credo che il nostro ordine del giorno sia un parere condizionato, che ci permette, da una parte di cogliere una grande opportunità per il territorio della Romagna e per la sanità della Regione, ma che condizioni anche la realizzazione di questo IRCCS in un contesto di programmazione regionale chiara. Questo odg si prefigge anche di dare risposta alla richiesta presente nell’emendamento presentato dal consigliere Bertani. È evidente che rispetto ai compiti e alle competenze dell’Assemblea, noi oggi dal punto di vista autorizzativo diamo il via libera, perché se ci sono delle norme vanno rispettate e perché, se non vengono rispettate, poi sono impugnate. Comunque, posso prendere l’impegno e voteremo un subemendamento nel quale chiederemo all’assessore, prima di prendere la delibera di istituzione dell’IRCCS del Villa Maria Cecilia, di venire a fare un’informativa in commissione per illustrare il progetto, così come è stato predisposto ed è stato recepito nella delibera della Giunta. Quindi credo che con queste garanzie possiamo cogliere una grande opportunità, senza delegare e senza firmare delle cambiali in bianco, ma attraverso puntualizzazioni e impegni chiari, sia per la Giunta che per Villa Maria Cecilia.
CALVANO: Grazie, presidente. Per alcune considerazioni di merito e poi per una richiesta di metodo sulla votazione. Le considerazioni di merito hanno a che vedere con l’intervento del collega Bertani. Bertani oggi ci dice che stiamo decidendo se dare il via libera al riconoscimento di IRCCS, sia esso quello del Sant’Orsola che è quello del Maria Cecilia Hospital. È sbagliato, perché oggi noi decidiamo in Assemblea se i due richiedenti IRCCS, nel fare la loro richiesta, siano coerenti con la programmazione regionale. A decidere se saranno IRCCS oppure no, è il Ministero della salute, sulla base della richiesta che i due istituti faranno, che passerà il vaglio della Giunta regionale, che valuterà se ci sono i requisiti minimi affinché possa essere valutata dal Ministero, ma la valutazione definitiva compete al Ministero. Quindi oggi stiamo decidendo se è coerente con la programmazione regionale e, sulla base di quanto scritto nella delibera, le due strutture sono entrambe coerenti con la programmazione regionale, anche perché è innegabile che il Maria Cecilia Hospital è una struttura di diritto privato, ma che è ampiamente integrata dentro la rete pubblica, che svolge, soprattutto all’interno della Asl Romagna, buona parte di quanto viene fatto in quell’area vasta per quanto riguarda l’attività cardiaca e cardiochirurgica, quindi è ampiamente integrata nella rete sanitaria regionale.
Il collega Bertani ci dice che questo progetto, in particolare quello del Maria Cecilia Hospital, non ha mai avuto un passaggio in Conferenza sociosanitaria. In realtà, c’è una richiesta fatta il 3 marzo dalla Giunta regionale alla Conferenza sociosanitaria di Forlì Cesena, che in data 3 aprile si è riunita nel proprio Ufficio di presidenza e ha inoltrato un proprio parere; parere di cui abbiamo tenuto ampiamente conto come Partito Democratico nel momento in cui abbiamo fatto la risoluzione e ordine del giorno depositato quando discutemmo già in passato degli IRCCS e del loro riconoscimento.
In tutto ciò c’è un altro aspetto di cui, a mio avviso, si vuol far finta che non esista, oppure strumentalmente si ritiene non opportuno tirarlo fuori: noi stiamo decidendo se vogliamo accrescere o meno la rete della ricerca emiliano-romagnola, a favore della qualità della vita e della salute dei nostri concittadini. Questo stiamo decidendo oggi. Di fronte a questo, da parte nostra, non può che esserci, in presenza dei requisiti previsti per legge, un sì convinto, ma non nell’interesse di Tizio, Caio e Sempronio, ma nell’interesse di tutta la comunità emiliano-romagnola che da quella ricerca, sia essa fatta dagli enti di diritto pubblico, sia essa fatta dagli enti di diritto privato, ma accreditati e integrati nel sistema sanitario regionale, avrà effetti e ricadute sull’intera comunità emiliano-romagnola. Di questo stiamo discutendo, non di altro. A fronte di questa discussione, io spero che ci sia la volontà di procedere per far sì che i due soggetti che vogliano procedere (il Sant’Orsola da un lato e il Maria Cecilia dall’altro), che dopo il pronunciamento di questa Assemblea depositino ufficialmente le loro richieste; la Giunta ne valuterà i requisiti e poi la palla passerà al Ministero che ci dirà se sono all’altezza, o meno, di quel riconoscimento. Se quel riconoscimento arrivasse, solo per uno o per entrambi, quei 10 milioni di finanziamento che sono arrivati dal Ministero su questo territorio, non potranno che aumentare e saranno i fatti a dimostrarlo ed è su questo che noi puntiamo per i prossimi anni.
Rispetto all’emendamento proposto dal Movimento 5 Stelle mi sento di dire che la richiesta di un parere alla Commissione sui futuri documenti che depositeranno i due istituti è fuori legge, non è previsto per legge. Se si ritiene, con quell’emendamento – e lo possiamo riscrivere anche insieme, c’è disponibilità da parte nostra – chiedere che quando quei due progetti arrivano, prima di essere spediti al Ministero, ci sia un’informativa presso la Commissione salute, noi siamo pienamente disponibili, sia per l’uno che per l’altro, né più né meno. Se uno arriva prima, facciamo quello che arriva prima; se arriva dopo, facciamo anche quello che arriva dopo, non succede niente. Se c’è bisogno, di informative se ne fanno due: una per il Sant’Orsola e una per il Maria Cecilia Hospital.
Chiudo con la richiesta di metodo. L’articolo 96, comma 5 – se non vado errato – consente la votazione per parti separate, accogliendo anche una richiesta del gruppo dei colleghi Prodi e Taruffi, sarei per proporre di votare in tre parti separate: tutta la parte della premessa e fino alla lettera A del deliberato; la seconda parte: la lettera B del deliberato; la terza parte: le lettere C, D ed E del deliberato. Quindi tre votazioni separate. Il regolamento lo consente e chiedo di dare corso a questa possibilità.
BERTANI: Una breve puntualizzazione. Anche il Partito Democratico si rende conto che il secondo percorso ha delle difficoltà e citare una lettera dell’Ufficio della presidenza della CTSS, perché di questo si tratta, non vuol dire che la CTSS della Romagna abbia approvato alcun documento, perché l’Ufficio di presidenza della CTSS esercita “funzioni di impulso e coordinamento delle attività svolte in sede assembleare, al fine di garantirne le capacità decisionali”. Quindi che l’Ufficio di presidenza abbia mandato una lettera per dire che magari era interessato a quello sviluppo, bene; ma, come a Bologna nella CTSS si è approvato un documento nel quale si approvava un modello di IRCCS e una governance di quell’IRCCS, io ritengo che anche in Romagna bisogna fare un lavoro del genere, perché se anche il presidente della Commissione sanità della nostra Regione diceva che serve una regia e gli indirizzi devono continuare ad essere pubblici e non c’è nessun documento che spiega come si coordina l’eventuale IRCCS e si coordina con la Asl della Romagna, non c’è scritto da nessuna parte, lo stesso sindaco di Cesena, quando ha scritto a nome dell’Ufficio di presidenza dice: «Non può esistere l’IRCCS come entità unica completamente autonoma e in grado di rispondere pienamente alla sua mission, senza la collaborazione e integrazione con l’azienda Usl della Romagna». Ma questa collaborazione e integrazione dov’è scritta? Non c’è nessuna analisi e nessun documento che ci dica come sarà questa collaborazione e questa integrazione. Quindi voi fate un salto nel buio. Voi dite alla Giunta: andate avanti, mettiamo questi tre paletti, ma andate avanti. Non va bene. Prima servono questi documenti e queste analisi, poi si valuta se andare avanti, sempre con il fatto che noi diciamo che per noi gli IRCCS devono essere pubblici, oppure a governance pubblica. Però, almeno quei paletti sarebbero utili. Riconoscete che c’è questo problema, ma non volete mettere questi paletti. Su questo noi non possiamo concordare.
PICCININI: Grazie, presidente. Io spero di aver capito male dal collega Calvano, perché da quello che ho inteso, si vuole, ancora una volta, tentare di rallentare il Sant’Orsola che, come dicevo in precedenza, ha già subito dei rallentamenti, con un progetto che formalmente sta in piedi, è completo. Cosa differente è il progetto di Villa Maria Cecilia, che ha delle mancanze, a mio avviso, di sostanza. Ma prova ne è anche l’emendamento che depositate qui oggi. Non si capisce perché ci sia questa voglia di trattenerlo in commissione per l’informativa. Facciamo l’informativa sul Maria Cecilia perché ci sono delle criticità che anche voi avete sollevato. Non mi sembra che sul Sant’Orsola altrettante criticità da parte vostra siano state evidenziate.
Ribadisco la richiesta all’assessore, perché vedo che dall’altra parte non ci si ascolta e non si vuol capire, anzi si tenta di rallentare il progetto del Sant’Orsola, la richiesta è: mandiamolo avanti, perché è un progetto che sta in piedi, è un progetto di eccellenza, è un progetto già pronto e non si capisce perché debba essere rallentato. Quindi chiedo un impegno, non formale ma concreto, a non rallentare ulteriormente il progetto del Sant’Orsola.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Piccinini
Consigliere Calvano, lei ha finito il tempo.
Non c’è un fatto personale, ha solo citato una sua parte del discorso.
Le do un minuto. Poi può replicare in dichiarazione di voto, eventualmente.
CALVANO: Presidente, io credo che gli unici che vogliano rallentare qua, siano un po’ la Lega – però Marchetti ci ha spiegato che comunque possiamo procedere e lo ringrazio – è il Movimento 5 Stelle! Questo è il punto. Di fronte a tutte le richieste fatte di confronto, di modalità di voto, su tutto, abbiamo detto che si procedeva insieme, abbiamo distinto le due cose, così potete distinguervi nel dire che volete meno ricerca in Emilia-Romagna, distinguetevi! Non è un problema, distinguetevi pure! Noi siamo per la ricerca, soprattutto quando ha finalità pubbliche ed è quella di cui stiamo parlando oggi: ricerca con finalità pubbliche! Quindi a fronte delle domande che arriveranno all’Assessorato, noi siamo per fare informative anche differenziate, a seconda di quella che arriva prima sui due progetti di legge.
BERTANI: Io devo puntualizzare alcune cose che dice Calvano, che non sono sempre corrette. Noi non siamo contro la ricerca. Noi abbiamo semplicemente detto che la ricerca deve avere una forte governance pubblica. Quindi quei paletti che anche voi state cercando di mettere, li vogliamo mettere anche noi, ma vogliamo che siano paletti concreti e non solo auspici. Tutto qui.
Consigliere Zoffoli, lei non ha più tempo, gliene avevo lasciato di più in dichiarazione di voto, poi può parlare ancora cinque minuti. Però, visto che è stato tirato in ballo, non avendo più iscritti in dichiarazione di voto, darei la parola all’assessore Venturi.
VENTURI, assessore: Grazie, presidente. Grazie, consiglieri. Io ho seguito questa tematica dei pareri, delle richieste, con molto interesse, sia con le strutture che con i commissari. Naturalmente, la prima cosa che devo dire è richiamare la procedura, non perché sia insormontabile, ma quella è. Noi oggi siamo chiamati, anzi voi oggi siete chiamati ad esprimere un parere legato al fatto che le due strutture, o una struttura e l’altra no, o viceversa, rispetto alla richiesta di diventare un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, siano coerenti con la programmazione regionale. Nel corso della discussione che citerò più tardi, in Commissione sono uscite molte posizioni, alcune hanno portato all’ordine del giorno che ha presentato oggi il consigliere Calvano, altre sono state oggetto di appassionati interventi. Io, per parte mia, ho detto che temi che riguardano il parere che alla fine formulerà l’Assemblea e successivamente la Giunta, sancirà, sulla base di una definitiva richiesta delle strutture, sono suscettibili di arricchimenti, di suggerimenti da parte dei consiglieri, sulla base evidentemente delle istanze, delle prime istanze che sono già state formulate dalle due strutture.
Ho notato molto interesse rispetto al fatto che per la prima volta questa Regione, dà, darebbe, darà un parere positivo rispetto a un IRCCS di carattere privato. Segnalo che noi siamo una delle pochissime Regioni che non ha IRCCS di carattere privato. Segnalo che la grande maggioranza delle Regioni ha molti più IRCCS privati che non pubblici. Segnalo che, ad esempio, la Lombardia ne ha 12 o 13 privati e due o tre pubblici, tanto per rimarcare le prospettive dalle quali si guarda la situazione per quella che è. Segnalo anche che è nelle cose ed è nelle istanze che oggi è ad un livello di elaborazione significativamente più forte la richiesta del Policlinico Sant’Orsola e dell’Azienda Usl di Bologna. Non c’è dubbio che il lavoro che è stato fatto nel corso dei mesi, all’interno del Sant’Orsola, all’interno dell’Azienda Usl, insieme all’Università, per quanto l’Università non è elemento, in questo caso, propellente che fa avanzare l’IRCCS, non dimentichiamo che gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico sono finanziati dal Ministero della salute, non sono finanziati dal Ministero dell’istruzione. Quindi questo è indubbio. Così come le richieste che sono venute dalla Commissione, direi in maniera abbastanza uniforme rispetto al tema che riguarda Villa Maria Cecilia, erano di specificare meglio e sotto la lente di ingrandimento, quelli erano i settori della ricerca traslazionale – cioè quella che ha beneficio immediato per i cittadini – che si volevano portare avanti con concretezza dentro al nuovo istituto di ricovero e cura. È evidente che questo non può che essere, nel campo della cardiochirurgia ed eventualmente della cardiologia, perché nel campo della cardiochirurgia Villa Maria Cecilia, da 18 anni, è un punto di riferimento, quello che noi chiamiamo hub normalmente, per tutta l’area della Romagna. Ed è anche, da questo punto di vista, un hub privato che, guarda caso, di nuovo in questa Regione si muove secondo le regole del pubblico.
Non abbiamo mai avuto Villa Rita di Milano e non ce l’abbiamo avuto mai, perché in questa Regione, il privato, quando lavora per la sanità, si muove con le regole che noi gli mettiamo e sulla base dei controlli che noi facciamo rispetto alla sua attività. Per questo, la coerenza rispetto alla programmazione regionale per le attività di Villa Maria Cecilia non può che avere, dal punto di vista della Giunta, un’unica risposta che è sì, perché non c’è nessun altro luogo in questo Paese dove una cardiochirurgia privata si alimenta con professionisti, con i medici, con gli infermieri, con i tecnici perfusionisti, con tutti quelli che la fanno funzionare, da Rimini fino a Ravenna, per quanto riguarda gli ospedali pubblici. Quindi da questo punto di vista la garanzia che comunque l’alimentazione, chi tiene le redini è il pubblico, non può che essere sì, è così, perché se il pubblico smettesse da un momento all’altro di fare in modo di andare in quel luogo per le nuove valvole, per gli interventi di bypass, per tutto quello che è cardiochirurgia, il Maria Cecilia non ci sarebbe, non potrebbe vivere da sola, con la mobilità extraregionale.
Il tema è – questo l’ho detto anche in Commissione, ma tengo a dirlo anche in Aula – se noi siamo in presenza, come siamo in presenza, di un gruppo privato che ha oltre dieci cardiochirurgie sparse in questo Paese, se ci troviamo ad essere coloro che decidono se dare un parere positivo rispetto ad un IRCCS, cioè chi fa ricerca per i cittadini, e siamo in Emilia-Romagna, piuttosto che Villa Maria Cecilia, o il gruppo potrebbe chiedere la stessa cosa in Campania, piuttosto che in Liguria, piuttosto che in Veneto, piuttosto che in Abruzzo, io credo che noi dobbiamo cercare di incentivare, se naturalmente ci sono le coerenze con la programmazione regionale, il fatto che questi IRCCS si facciano da noi, perché ricerca vuol dire professione, perché ricerca vuol dire qualità dell’assistenza, perché ricerca in questo caso vuol dire che economicamente c’è qualcuno che vuole sviluppare le sue attività nell’ambito delle regole pubbliche, potenziando anche l’occupazione in quel settore e in quell’area geografica della regione Emilia-Romagna.
Detto questo, che è la posizione della Giunta espressa bene da quello che la Giunta propone all’Assemblea, voglio anche esprimermi rispetto ai temi che riguardano l’Ufficio di presidenza. Noi abbiamo chiesto al presidente della Conferenza sociale sanitaria territoriale della Romagna un parere. Non saremmo stati tenuti, lo voglio dire, perché nel percorso legislativo nazionale non esiste che la Conferenza sociale sanitaria esprima un parere rispetto alla formulazione di un istituto di ricovero e cura. Però, è stato chiesto dall’Assemblea più volte – ricordo Bagnari nell’ultima sollecitazione che ci ha fatto – e questo noi abbiamo fatto, sia per la Romagna che per l’Ufficio di presidenza della Conferenza di Bologna. Bologna ne ha discusso il 3 dicembre in mia presenza. La Romagna ha risposto con due comunicazioni, una del 10 aprile e una del 12 dicembre, con la quale conferma il parere positivo rispetto alla costituzione di questo IRCCS. Poi, attraverso quali strumenti si sia dati la Conferenza o attraverso quale sia il firmatario del parere, è una competenza che riguarda esclusivamente le modalità della Conferenza romagnola.
Quello che noi dobbiamo pretendere, che mi sembra sia anche chiaro nelle cose che, sia in Commissione che in Aula sono venute fuori, è che sia esplicitato nella domanda finale, nell’istanza definitiva, come le strutture pensano di far arrivare – come diceva prima la consigliera Piccinini – il risultato della ricerca fino alle periferie. A questo servono gli IRCCS. Non servono al prestigio del gestore dell’istituto di ricovero e cura; non servono al prestigio del clinico; servono al fatto che noi dobbiamo in quei luoghi sviluppare una ricerca che sia in grado di migliorare il percorso di cura dei pazienti domani, non fra dieci anni, che è quello che sta facendo da decine di anni l’Istituto Ortopedico Rizzoli, che è quello che sta facendo l’Istituto di Reggio Emilia ed è quello che sta cominciando a fare quello del Bellaria di Bologna. Questo è il significato profondo degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. Si fanno concorrenza tra di loro? Io credo di no, che non sia possibile, per il semplice motivo che, come più volte ci siamo detti, il sistema universale italiano e quello dell’Emilia-Romagna, non hanno bisogno di concorrenza. Non si va nel servizio sanitario di questa Regione con la carta di credito; si va dovunque e non si paga nulla da nessuna parte, che stiamo nel privato o che siamo nel pubblico. Quindi non abbiamo l’obiettivo della concorrenza, perché l’obiettivo della concorrenza è l’obiettivo che hanno i servizi sanitari basati sulle mutue, basati sulla competizione delle strutture e che, guarda caso, costano di più e che, alla fine, hanno risultati in termini salute largamente peggiori di quelli che abbiamo noi. Dopo quarant’anni che manteniamo tutti insieme, come cittadini, il servizio sanitario pubblico, probabilmente oggi migliora il mondo, perché lo vengono a vedere e ci chiedono come facciamo, dagli Stati Uniti e vengono a vedere in Emilia-Romagna, o nel Veneto potrebbero andare, o in Lombardia, o in un’altra Regione di quelle adempienti, come si fa a spendere così poco e ad avere una speranza di vita alla nascita come quella che abbiamo noi o una mortalità infantile come quella che abbiamo noi, non come quella che hanno negli Stati Uniti. Questo è quello che di base noi vogliamo garantire ai cittadini di questa Regione.
Dopodiché, se il Sant’Orsola è più avanti, io ho dato la disponibilità, come arriveranno le istanze definitive, a fare un passaggio informativo dentro la Commissione salute del Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna. Se il Sant’Orsola è già pronto, io personalmente faccio anche il tifo, se non altro per la storia mia personale, appena il Sant’Orsola arriva, noi siamo in grado di venire in Commissione. Se viceversa non sarà pronto e sarà pronto prima il Villa Maria Cecilia, faremo la stessa cosa al rovescio. Non tenderemo a rallentare qualcuno, se il Sant’Orsola è già pronto, appena è pronto, la Giunta è pronta a prendere la delibera con la quale chiederà un parere al Ministero della salute. Il Ministero della salute, in entrambi i casi, dovrà istruire le pratiche, le procedure, per due domande, con due pareri espressi direttamente dalle strutture, che sono radicalmente differenti tra di loro: una ha 1200 posti letto e l’altra ne chiederà 30 o 20, non lo sappiamo neanche. È evidente che sono radicalmente differenti e si dovranno fare delle valutazioni, come si sono sempre fatte e come hanno fatto sempre all’interno dei Dipartimenti del Ministero e, alla fine, il ministro si prenderà la responsabilità di chiedere alla Conferenza delle Regioni l’accordo, l’intesa su quello che è un IRCCS che si va formando. Cito il Policlinico Gemelli di Roma, perché è l’ultimo grande ospedale sul quale la Conferenza delle Regioni ha espresso il proprio assenso, come credo che sarà molto semplice che, anche in questi due casi, ci sia un parere positivo.
Quello di cui noi dovremmo rendere conto all’Assemblea prima di tutto è che l’obiettivo principale – che è quello di rendere una ricerca che abbia degli sviluppi materiali rispetto all’assistenza dei cittadini dell’Emilia-Romagna – lì dovrete vigilare rispetto ad un percorso che noi consegneremo comunque al Ministero, che ha l’autonomia per decidere cosa fare delle due condizioni che noi gli porremo con il nostro parere positivo.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Venturi.
Passiamo ora alle dichiarazioni di voto congiunte.
TAGLIAFERRI: Si prende atto finalmente dell’apertura al riconoscimento di istituto di ricovero e cura a carattere scientifico per le strutture private, come avviene in questa delibera per il Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna) nel merito dell’attività che svolge di cardiologia, interventistica coronarica e periferica, elettrostimolazione, ed elettrofisiologia clinica, di interventistica, e via dicendo. Si potrebbe dire: meglio tardi che mai. Forse si sta realizzando che una programmazione sanitaria senza apporto di strutture private non è più possibile. Su questa delibera il nostro voto sarà di astensione, nell’auspicio si continui in questa direzione.
BERTANI: Grazie, presidente. Noi voteremo no al punto B, perché riteniamo che, nonostante l’ordine del giorno del PD, del quale apprezzo comunque alcune puntualizzazioni e pertanto su quello ci asterremo, riteniamo che all’interno della programmazione sociosanitaria della Regione Emilia-Romagna non siano stati fatti i dovuti approfondimenti per garantire che la ricerca in mano privata, anche se l’assessore ci dice che dietro c’è un forte collegamento sul pubblico, ci sia una vera governance pubblica. Anche perché l’assessore dice che il Santa Maria Cecilia senza il pubblico non lavorerebbe, però io dico anche che il rischio della sanità della Romagna è che se ci affidiamo troppo al privato, la sanità pubblica non è poi più in grado di fare a meno del privato, nel senso che se il privato è un aiuto al pubblico, ma il pubblico è in grado comunque anche di svilupparsi e di sviluppare la propria ricerca, è un bene; ma se il privato diventa troppo forte e, in questo senso, concorrenziale, allora il pubblico si indebolisce e non è più in grado di autosostenersi. Per questo riteniamo che dovrebbero esserci delle garanzie su quel tipo di ricerca, perché – come lei dice – ci sono dei nostri del pubblico che vanno a lavorare lì dentro e quindi apprendono da quella ricerca. Questo lo diciamo, però in alcune puntualizzazioni di quell’ordine del giorno. Secondo noi, andrebbero fatti dei documenti che passano anche in CTSS, che assumono questo problema e danno una prospettiva. Così è troppo rischioso.
Poi, da un punto di vista tecnico, quando noi abbiamo detto – ed è su questo che noi siamo critici – che è coerente con il nostro piano sociosanitario, dopo la valutazione tecnica, se uno ha le capacità o meno, spetterà tecnicamente al Ministero, ma il Ministero non valuterà se è coerente con il nostro piano sociosanitario. Questo lo diciamo noi oggi e su questo siamo critici, perché, se deve essere coerente con il nostro piano sociosanitario, devono esserci le garanzie che il pubblico ha ancora la vera governance, altrimenti, senza quella garanzia, per noi non si può procedere in questo senso.
CALIANDRO: Grazie, presidente. Il dibattito intorno al quale ci siamo appassionati nel corso di questi giorni è stato evidentemente un dibattito che segna un nuovo inizio per la sanità emiliano-romagnola. Lo segna perché dare vita ad un IRCCS in una realtà come quella di Bologna, quella del Sant’Orsola, quella di tutta l’area metropolitana di Bologna, significa immediatamente proiettare la sanità emiliano-romagnola al livello a cui deve stare. Siamo già ai vertici della qualità sanitaria nazionale. Con questa operazione stabiliamo di creare ancora maggiore sinergia tra la nostra ricerca scientifica, le nostre eccellenze sanitarie e la possibilità di essere, insieme al Policlinico Gemelli, l’unica realtà che è stata in grado di fare questo salto di qualità. Lo facciamo in un mandato importante: il mandato in cui abbiamo semplificato la spesa sanitaria, ridotto di 370 milioni le uscite e reinvestite. Quindi significa che questo dell’IRCCS non è un appuntamento secondario, fa parte di un nuovo modo di concepire il nostro modello sociosanitario. Allora sì, hanno buon gioco alcuni colleghi a continuare a giocare a nascondino su questo tema, ma la verità – così come ha detto anche l’assessore Venturi – è che l’informativa in commissione noi la manderemo immediatamente. Il presidente Zoffoli, non appena avrà la possibilità di interloquire su questo tema, non avrà ragione di esitare, perché noi vogliamo metterci come fiore all’occhiello quest’operazione politica. Non abbiamo nulla da nascondere, perché siamo noi ad averla provocata, siamo noi ad averla originata e siamo noi che stiamo chiedendo di fare questo salto di qualità.
Crediamo infatti che non esista una vera competizione tra ricerca scientifica, ma esista una vera competizione tra scienza e non scienza. Se l’IRCCS di Bologna vedrà la luce in tempi rapidi, forse anche tante suggestioni che in questi anni hanno accompagnato il dibattito sul sistema sociosanitario di questa Regione, potranno essere ulteriormente sfatate a favore di una sanità pubblica d’eccellenza. D’altro canto, quello che mi preme sottolineare è che questo provvedimento, oltre a dare la possibilità di accogliere finanziamenti nazionali, dare la possibilità di creare un network tra imprenditoria locale e investimento in ricerca, tutela della salute dei nostri cittadini, investimento nella ricerca contro il tumore, investimento nella ricerca sulle malattie più diffuse nel nostro Paese, questo potrebbe essere fatto a Bologna da tutti cittadini d’Italia.
Allora, il punto non è soltanto la votazione per parti separate che abbiamo scelto di fare, come segnale di disponibilità a tutte le sensibilità; lo abbiamo fatto perché noi crediamo veramente che anche i privati possono fare buona ricerca e di qualità. Non ragioniamo con dei pregiudizi. Pensiamo invece che il nostro ruolo sia quello che correttamente il consigliere Calvano ha ripreso, quello dell’ordine del giorno, quello del senso dell’essere vigili quando si parla di amministrazione di cosa pubblica e a chi la dà ai privati. Quello stesso senso che in questi giorni non abbiamo visto attribuire ad altre battaglie più importanti. Noi pensiamo che il nostro ruolo come amministratori pubblici sia quello di dare la possibilità a pubblico e privato di lavorare nell’interesse pubblico. Questa è l’iniziativa privata prevista dalla nostra Costituzione. L’iniziativa privata, quando è inserita nel sistema sociosanitario, non è speculazione fine a sé stessa; l’iniziativa privata, quando è investimento in sanità, significa e deve significare, nel caso della ricerca, sviluppo di attività che sono di patrimonio pubblico.
Vigileremo che a Villa Maria Cecilia Hospital ci sia questo tipo di investimento e non ragioniamo neanche con dei pregiudizi. In altre Regioni questi stessi pregiudizi non ci sono stati e hanno segnato una competizione migliore tra pubblico e privato. Ma permetteteci, proprio nel giorno in cui noi stiamo discutendo di quale deve essere il ruolo della sanità pubblica di questa Regione, ci accompagniamo con l’iniziativa che questa Regione prende sul 116 della Costituzione sull’autonomia. Se riuscissimo a portare a casa due risultati per l’anno prossimo: quello della semplificazione della qualità della ricerca e quello dell’autonomia in sanità, noi potremo consegnare ai nostri cittadini non soltanto quello che già hanno, la migliore sanità d’Italia, ma potremo consegnare ai nostri cittadini una Regione d’eccellenza sotto tutti i punti di visti di vista che, oltre ad abolire il ticket e il super-ticket, potrà anche forse dare più speranza però ottenere alcuni risultati nel campo della ricerca medica. In questo non capisco il bisogno di distinguersi, francamente non lo capisco. Non capisco per quale motivo dovremmo essere additati di voler rallentare un percorso che abbiamo provocato. Allora, forse il buonsenso qualche volta può essere più forte del senso dell’opportunismo.
TARUFFI: Grazie, presidente. Abbiamo cercato di illustrare le ragioni, qui e in Commissione, per le quali abbiamo ritenuto di chiedere la votazione per parti separate. Pensiamo anche che sarebbe stato più chiaro e forse sarebbe stato anche meglio tenere proprio due provvedimenti distinti, visto che poi ci saranno comunque valutazioni singole per i due progetti; valutazioni che dovranno essere fatte successivamente, sia in sede regionale e soprattutto al Ministero della salute, che dovrà poi chiudere e vidimare in via definitiva questa richiesta. Sulle ragioni per le quali abbiamo chiesto la votazione per parti separate, ci siamo espressi. Quindi noi voteremo a favore della prima parte, cioè fino alla lettera A del corpo della delibera; voteremo contro la lettera B, che è quella che fa riferimento alla richiesta della struttura di Cotignola, del Maria Cecilia Hospital; ci asterremo sulla terza parte, perché comunque riprende il percorso di entrambe le strutture. Noi sosteniamo senza remore il percorso del Sant’Orsola e invece riteniamo non corretto e quindi non meritevole del nostro voto favorevole la richiesta del Santa Maria Cecilia Hospital.
Chiudo con un’osservazione di carattere generale. Quarant’anni fa, in questi giorni, poche settimane fa, è caduto l’anniversario, veniva istituito il servizio sanitario nazionale e credo sia stata, quella sì, una vera riforma che ha cambiato il Paese, visto che oggi molto spesso si abusa di alcune parole. Quella è stata effettivamente una riforma che ha cambiato il Paese e che lo ha migliorato; ci ha consegnato una responsabilità importante. Questa Regione in questi anni ha sicuramente costruito, dal punto di vista del servizio sanitario, un meccanismo e un sistema importante, di cui andare orgogliosi. Compito nostro è arricchirlo, migliorandolo, potenziandolo. Sappiamo che c’è del lavoro da fare, ma si può fare e dobbiamo però anche essere consapevoli di quello che abbiamo ereditato. Dico questo perché, secondo me, alcuni passaggi, come quello che abbiamo compiuto quest’estate a luglio, quando abbiamo modificato la legge che escludeva la possibilità per le strutture private di accedere all’accreditamento e quindi diventare IRCCS, lì abbiamo compiuto un passo falso, abbiamo sbagliato e credo che anche oggi in parte stiamo sbagliando. Sono però convinto che complessivamente, a differenza forse di altri, il sistema sanitario della nostra Regione sia un sistema pubblico, un sistema efficace, un sistema che sa dare risposte, anche se possiamo e dobbiamo migliorarlo. Non credo, in tutta sincerità, che provvedimenti come quelli di oggi vadano complessivamente in questa direzione.
GALLI: Grazie, presidente. Ho trovato il dibattito che si è sviluppato in Consiglio e in Commissione precedentemente surreale. Questa distinzione tra privato e pubblico la trovo fuori tempo e ideologica. Trovo delle analogie spiacevoli con un dibattito simile che avviene quando si parla di scuola pubblica e di scuola privata. Il collega Taruffi ha fatto un esempio, secondo me, corretto, nel suo modo di vedere, quando parla di un paniere di risorse a cui si attinge per togliere le risorse dal pubblico e metterle nel privato. In realtà fa due errori, essendo prevenuto ideologicamente: non sono risorse che vengono suddivise tra pubblico e privato, ma sono risorse aggiuntive. Ma se anche fossero le stesse risorse che vengono divise e separate in modo diverso, sono risorse che vengono sì separate, ma vengono tolti via anche i malati corrispondenti, la ricerca corrispondente. Quindi come si tolgono entrate, si tolgono anche uscite. Quindi è un doppio errore che il collega Taruffi fa.
Questo errore, purtroppo, porta a un dibattito dove il privato, magari meritevole, viene condannato e messo in un angolo, con degli emendamenti come quello presentato dai colleghi Cinquestelle, che rasenta il tentativo di mettere una tagliola sulla strada di qualcuno che sta facendo una strada correttamente, perché quando si dice: «Impegna la Giunta regionale a sottoporre al parere della Commissione politica per la salute il testo definitivo dell’invio della domanda rivolta al Ministero della salute», in realtà intende allungare i tempi e allungare il brodo. Io non spesso riconosco alla maggioranza degli aspetti positivi nel trovare delle soluzioni, ma quando viene spacchettato il disposto, quando si accetta che il privato o il pubblico, o entrambi, possano proseguire la strada, a seconda dei tempi in cui la loro documentazione sarà consegnata, che cosa si deve fare di più?
Noi, su questo provvedimento certamente ci poniamo il problema della ripartizione delle risorse, della ricerca scientifica, ma non possiamo non vedere gli aspetti positivi con le ricadute che hanno sul territorio. Quindi noi ci asterremo, ma è un’estensione più che benevola.
Non avendo più nessun iscritto in dichiarazione di voto, passiamo alla votazione.
Nomino scrutatori i consiglieri Marchetti Francesca, Bertani e Poli.
Votiamo i due emendamenti all’ordine del giorno.
CALIANDRO: Chiedevo di richiamare l’attenzione dei consiglieri.
PRESIDENTE (Rainieri): Chiedo al consigliere Calvano l’assenso per la votazione dei due emendamenti sul suo ordine del giorno.
CALVANO: Sì, li mettiamo in votazione e voteremo contro.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 1, a firma dei consiglieri Bertani e Piccinini.
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 1 è respinto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 2, a firma dei consiglieri Bertani e Piccinini.
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 2 è respinto.
Passiamo ora alla votazione dell’ordine del giorno 7623/1, a firma del consigliere Calvano ed altri.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’ordine del giorno 7623/1, a firma del consigliere Calvano ed altri.
PRESIDENTE (Rainieri): L’ordine del giorno 7623/1, oggetto 7681, è approvato.
Passiamo ora alla votazione dell’atto 7623 per parti separate.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, la prima parte della delibera oggetto 7623, che va da “la Giunta regionale Emilia Romagna, vista l’agitazione” eccetera, fino al punto A della delibera.
PRESIDENTE (Rainieri): La prima parte è approvata.
Metto in votazione, per alzata di mano, la seconda parte della delibera oggetto 7623 che equivale al punto B.
PRESIDENTE (Rainieri): La seconda parte è approvata.
Metto in votazione, per alzata di mano, la terza parte della delibera oggetto 7623, che va dal punto C alla fine del deliberato.
PRESIDENTE (Rainieri): La terza parte è approvata.
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo alla elezione di un componente del Comitato regionale per le comunicazioni (CORECOM) a seguito presentazione delle dimissioni di un componente.
La Commissione per la Parità dei diritti delle persone ha espresso parere favorevole nella seduta del 12 dicembre 2018, con la seguente votazione: 6 voti a favore, nessun contrario, nessun astenuto; i gruppi PD, SI, M5S e Misto/Prodi non hanno partecipato al voto.
Ai sensi dell’articolo 3, comma 6, della legge regionale 31 gennaio, i componenti del comitato sono eletti nell’Assemblea legislativa a votazione segreta, a mezzo di schede, con voto limitato a un solo nome. In caso di parità, risulta eletto il più anziano di età. Il voto è espresso, a pena di nullità, esclusivamente per le persone proposte dai consiglieri regionali, i cui curricula siano stati veri verificati e corredati della relativa dichiarazione di ammissibilità da parte della competente Commissione assembleare. Sulle proposte di candidatura, risultanti quali componenti del CORECOM, Maria Giovanna Addario e Letizia Catelli.
Apro la discussione generale: dieci minuti per consigliere.
GALLI: Grazie, presidente. In realtà non è una discussione, ma due parole di presentazione e di spiegazione, perché a distanza di così poche settimane ci troviamo di nuovo a votare un membro del CORECOM. La spiegazione è molto semplice: chi avevamo votato circa due mesi fa, il dottor Stefano Cavedagna, è stato nominato presidente nazionale di Forza Italia Giovani e quindi il suo ruolo diventava incompatibile, come è espressamente previsto dallo Statuto del CORECOM, e ha dovuto dare le dimissioni. Il nome che abbiamo proposto insieme ai colleghi di Fratelli d’Italia e di Lega Nord è l’avvocato Maria Giovanna Addario, con un curriculum che è stato presentato a tutti i colleghi consiglieri, un curriculum importante che parte dalla doppia laurea in economia e commercio e in giurisprudenza a pieni voti (110 e lode), a una collaborazione con alcuni studi importanti amministrativisti e una collaborazione che mi permetto di sottolineare con il professor Pier Giovanni Alleva, a tutti noi ben conosciuto. Credo che votare questo professionista, Maria Giovanna Addario, dia lustro al CORECOM e all’Assemblea.
Se non ci sono altri consiglieri che intendono intervenire, prego il consigliere-segretario Rancan di provvedere all’appello nominale dei consiglieri per l’inserimento della scheda nell’urna.
(Il consigliere-segretario Rancan procede all’appello nominale dei consiglieri)
Voti a favore della sig.ra Maria Giovanna Addario
Voti a favore della sig.ra Letizia Catelli
PRESIDENTE (Rainieri): Proclamo eletta la signora Maria Giovanna Addario.
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo al progetto di legge oggetto 7537 d’iniziativa della Giunta recante: «Misure per la definizione di procedimenti riguardanti l'esercizio finanziario 2018».
Il testo n. 27/2018 è stato licenziato dalla Commissione Bilancio, Affari generali ed istituzionali nella seduta del 7 dicembre 2018.
Il relatore della Commissione è il consigliere Zoffoli e ha preannunciato di svolgere la relazione orale. Il relatore di minoranza è il consigliere Daniele Marchetti e ha preannunciato di svolgere la relazione orale.
Il progetto di legge è composto da due articoli.
ZOFFOLI, relatore della Commissione: Grazie, presidente. Io credo che tutti vorrebbero essere relatori di un progetto di legge come questo. È un progetto semplice e spero anche che sia condiviso da tutti. Noi, con questo progetto di legge, aumentiamo, con fondi del bilancio regionale, il fondo della non autosufficienza di 4,3 milioni di euro per l’esercizio 2018. Con questo ulteriore finanziamento, manteniamo le promesse fatte ed assicuriamo copertura finanziaria alla programmazione territoriale del fondo della non autosufficienza, in attuazione delle previsioni del nuovo piano sociosanitario regionale 2017/2019. Con questi 4,3 milioni di euro aumentiamo di 6 milioni di euro i contributi che abbiamo dato nel 2017 e mettiamo a disposizione dei territori 441,69 milioni di euro entro l’esercizio finanziario 2018 per garantire gli interventi finalizzati ad uno sviluppo equilibrato dalla rete dei servizi per la non autosufficienza su tutto il territorio regionale. Queste risorse contribuiranno a rafforzare l’assistenza domiciliare, gli interventi temporanei di sollievo in struttura, i posti in centro diurno, gli assegni di cura su tutto il territorio regionale.
Insomma, tutto ciò che può aiutare chi assume l’impegno di prendersi cura degli anziani e dei disabili, per quanto possibile, rimanendo in famiglia. Quello che stiamo facendo è un ulteriore consistente impegno economico con cui rafforziamo ancora di più il fondo che, anche quest’anno, si conferma il più alto in Italia. Riteniamo, non solo doveroso, ma prioritario dare risposta ai bisogni delle persone più fragili e delle loro famiglie e garantiamo su tutto il territorio una rete di servizio adeguato. Ripeto con soddisfazione il contenuto del primo articolo di questo progetto di legge: aumentiamo di 4,3 milioni di euro l’autorizzazione di spesa già disposta con riferimento all’esercizio 2018.
MARCHETTI Daniele, relatore di minoranza: Grazie, presidente. Sicuramente è un progetto di legge snello, che non ha trovato particolari ostacoli in Commissione durante la discussione, perché i fondi per la non autosufficienza – è inutile nasconderlo – servono come il pane per i territori, perché le risorse stanziate non sono mai abbastanza. La popolazione, infatti, invecchia sempre di più; le invalidità, le varie patologie che riguardano le persone che entrano in questo circuito sono talmente varie e questo comporta una situazione molto varia e molto complessa. Quindi ben vengano più risorse destinate al fondo regionale per la non autosufficienza.
Queste risorse sono state recuperate – passatemi il termine – raschiando tutti quei capitoli di bilancio che presentavano comunque delle risorse economiche non utilizzate. L’unico appunto che possiamo fare, senza opporci ovviamente al provvedimento, è quello magari di avviare una riflessione per capire per quale motivo non sono stati spesi 4,3 milioni di euro che inizialmente erano stati stanziati per altri obiettivi. Poi, ben vengano risorse in più per quest’ambito, ma è altrettanto importante – e qui rinnovo un invito che ho avanzato più di una volta – capire come vengono spese queste risorse sul territorio. Questo lo dobbiamo fare perché ogni distretto – perché ormai oggi si ragiona su questa scala – ha delle caratteristiche a sé; ci sono bisogni e necessità differenti.
Mi auguro che queste risorse aggiuntive possano risolvere anche alcune criticità che arrivano dai territori. Nonostante si stia seguendo la direzione di un sempre maggior numero di persone seguite presso il proprio domicilio, è altrettanto vero che ci sono molte casistiche di persone che attendono l’ingresso in una struttura, come le case residenza anziani, da mesi; questo accade per il semplice fatto che ci sono delle situazioni che non possono essere gestite a casa propria. Conosco persone che, ad esempio, hanno l’Alzheimer, che non possono camminare, ma da sei mesi sono in attesa di un posto all’interno di una struttura pubblica o perlomeno convenzionata, quindi le famiglie che non possono accudire adeguatamente queste persone presso il proprio domicilio, devono sborsare oltre 3000 euro al mese. Capite benissimo che la situazione diventa veramente difficile. Quindi mi auguro che queste risorse possano aiutare maggiormente i territori a dare delle risposte concrete a questi cittadini. Ribadisco che è opportuno fare una seria riflessione per capire per quale motivo – è già il secondo anno che facciamo un’operazione di questo tipo – rimangono sempre delle risorse non spese a bilancio.
Come abbiamo già detto in Commissione, il nostro sarà un voto di astensione perché, nonostante tutto, riconosciamo l’importanza del fondo regionale per la non autosufficienza e attendiamo a inizio anno la relazione che faremo poi sull’utilizzo e sul ritorno che abbiamo dal territorio, per capire effettivamente come vengono utilizzati e spesi e magari proporre anche delle contromisure per correggere il tiro.
Se non ci sono iscritti in discussione generale, chiedo al relatore Zoffoli se vuole intervenire.
ZOFFOLI: Solo per confermare, com’era stato promesso, che a gennaio calendarizzeremo un incontro per cercare di capire, con una relazione dell’Assessorato, la valutazione della congruità della distribuzione dei fondi della non autosufficienza e anche dei risultati ottenuti da questi fondi.
Il relatore di minoranza non interviene. La Giunta non interviene.
Passiamo all’esame dell’articolato.
Sostituisco il consigliere Bertani con il consigliere Marchetti Daniele nelle funzioni di scrutatore.
Discussione generale. Nessun iscritto.
Dichiarazioni di voto. Nessun iscritto.
PRESIDENTE (Rainieri): L’articolo 1 è approvato.
PRESIDENTE (Rainieri): L’articolo 2 è approvato.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, si proceda alla votazione dell’intero testo di legge, oggetto 7537, con l’uso del dispositivo elettronico.
PRESIDENTE (Rainieri): Proclamo approvata la legge riguardante: «Misure per la definizione di procedimenti riguardanti l'esercizio finanziario 2018», oggetto 7537.
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo al progetto di legge 7300 d'iniziativa della Giunta recante: «Regolamentazione del commercio sulle aree pubbliche. Modifiche alla legge regionale 25 giugno 1999, n. 12 e alla legge regionale 24 maggio 2013, n. 4», delibera di Giunta n. 1636 dell’ottobre 2018.
Il testo n. 1/18 è stato licenziato dalla Commissione Politiche economiche nella seduta del 12 dicembre 2018.
La relatrice della Commissione, Francesca Marchetti, ha preannunciato che svolgerà una relazione orale. Il relatore di minoranza, consigliere Gabriele Delmonte, ha preannunciato che svolgerà una relazione orale.
Il progetto di legge è composto da sei articoli.
Su tale oggetto sono state presentate quattro proposte di emendamento a firma del consigliere Tagliaferri; è stato inoltre presentato l’ordine del giorno 7300/1 a firma dei consiglieri Delmonte, Francesca Marchetti, Facci, Tagliaferri, Galli, Torri, Taruffi, Prodi, Rontini, Soncini, Boschini, Poli, Mori, Paruolo, Bessi, Rossi, Montalti, Campedelli, Serri, Lori, Caliandro, Calvano e Bagnari, sul quale è stata presentata una proposta di emendamento a firma del consigliere Tagliaferri.
La parola alla consigliera Francesca Marchetti.
MARCHETTI Francesca, relatrice della Commissione: Grazie, presidente. Approdiamo in Aula dopo un lungo iter di condivisione. Per questo, permettetemi di ringraziare il lavoro di condivisione, di ascolto e di dialogo e confronto costruttivo, condotto in primis dall’assessore Corsini che ha portato al testo che oggi portiamo in approvazione. È bene fare una premessa di ciò che è avvenuto prima, che ha riguardato la legge regionale n. 12/99 e della modifica apportata nel 2013 in materia di commercio su aree pubbliche, perché credo sia utile per capire la natura della modifica del testo che oggi andremo a discutere.
La Regione si proponeva, con la modifica del 2013, di dare una regolamentazione al fenomeno in forte crescita dell’hobbismo che, se da un lato era ed è accolto con favore soprattutto da quelle piccole realtà, quei piccoli Comuni, perché rappresenta uno strumento per la rivitalizzazione dei centri storici, dall’altro scontava un vuoto legislativo che rischiava di creare dei fenomeni distorsivi della concorrenza nei confronti degli operatori professionali del commercio sulle aree pubbliche, legate a condotte omissive. Così, proprio a livello legislativo, nel 2013 si disciplinò, per queste motivazioni, la nuova tipologia di mercatino degli hobbisti e la figura dell’hobbista stesso, ponendo quindi dei limiti all’attività che può svolgere l’hobbista sia in termini di giornate lavorabili, che di valore vendibile e di incasso annuo.
L’applicazione della legge in questi anni non ha tuttavia portato a quei risultati auspicati, anche per via di quell’interpretazione estensiva e dell’applicazione, non sempre coerente, della DGR n. 151/2014, la cosiddetta delibera che riguarda il riuso, che ha portato molti mercatini a traslare, spesso senza averne il titolo, nella categoria del riuso, così da poter sottostare a regole meno stringenti. Ecco perché ribadisco oggi, dopo un percorso di ascolto e anche di concertazione, ma soprattutto di un bagno di realismo, rispetto alle questioni che andavano colmate, si è cercato di trovare una risposta equilibrata di grande mediazione tra esigenze sicuramente che vedono degli elementi contrapposti, ma ugualmente legittimi, e arriviamo in Aula con una modifica che vuole rimettere in ordine alla materia, raccogliere i frutti dell’esperienza maturata in questi anni e superare la DGR n. 151/2014 per evitare ulteriori ambiguità.
L’iter in Commissione si è avvalso dei diversi contributi emersi durante l’udienza conoscitiva e del lavoro dei commissari di maggioranza e di minoranza, molto attenti a queste questioni, in particolare mi preme riconoscere il lavoro congiunto che su molti aspetti si è svolto con il collega relatore di minoranza Delmonte e con i colleghi Facci, Tagliaferri e Bertani, perché credo ci sia stato un confronto e uno scambio che hanno portato anche a un miglioramento del testo in entrata, grazie ad un lavoro su molti aspetti condiviso, che ha portato anche all’accoglimento di alcuni emendamenti e alla elaborazione dell’ordine del giorno che accompagna la legge soprattutto sui temi del controllo e anche sulla necessità di rilanciare (questo è emerso anche in modo molto chiaro durante l’udienza conoscitiva) un nuovo patto di corresponsabilità e di collaborazione con le nostre Amministrazioni locali, soprattutto nei temi dei controlli.
Sempre in accordo con la Giunta si è poi deciso di stralciare la parte che riguarda i mercati straordinari di qualità, ritenendo più opportuno sottoporre ad un’analisi strutturata la regolamentazione di questa nuova fattispecie. Il tema dei controlli ha occupato molto del dibattito, anche del confronto tra le varie parti politiche, soprattutto anche per stabilire quali sono i margini e i confini della nostra competenza regionale in questo ambito e si è arrivati anche ad introdurre un meccanismo di rendicontazione e di vigilanza, condividendo anche la possibilità di mettere a disposizione dell’Agenzia delle entrate i dati relativi agli elenchi che i Comuni trasmettono annualmente, come ritroviamo nella clausola valutativa, che è stato frutto anche di un incontro avvenuto con la direttrice dell’Agenzia delle entrate e un confronto anche con la Polizia locale. Su questo tema è evidente che questo nuovo patto di collaborazione con le Amministrazioni e con i Comuni, ai quali rimane il compito dei controlli, andrà via via sempre più condiviso, anche trovando nuovi meccanismi. Nell’ordine del giorno, infatti, viene riportata l’importanza per la Polizia anche di una formazione rispetto ai controlli per quanto riguarda questo ambito.
Entrando nel merito dei punti salienti di questa modifica, oltre a precisare che gli hobbisti sono operatori commerciali, benché non professionali, viene introdotta anche la tipologia dei mercatini storici con hobbisti, in cui rientrano quelli che alla data dell’entrata in vigore di questa legge si svolgono da almeno dieci anni nei Comuni con popolazione inferiore a 30 mila abitanti e nei Comuni con popolazione pari o superiore a 30 mila abitanti istituiti negli ultimi cinque anni per fusione di Comuni con popolazione inferiore a 30 mila abitanti. Si tratterà anche di elaborare un elenco di manifestazioni che non potrà subire variazioni, se non in diminuzione rispetto alla consistente iniziale. Questi mercatini confluiranno in un elenco regionale e saranno soggetti a una gamma di possibilità di partecipazione da parte degli hobbisti.
Rispetto alla norma precedente, si eleva a dieci il numero dei mercatini a cui annualmente ciascun hobbista può partecipare, mentre altri venti sono riservati ai mercatini storici, con la possibilità di utilizzare per questi anche le prime dieci vidimazioni illustrate, ma non viceversa. Ritengo utile, su questo aspetto, fare una precisazione e sottolineare ancora una volta come questa esigenza sia nata dal fatto che, soprattutto le realtà delle comunità locali minori, vedono in queste manifestazioni degli strumenti di animazione dei centri storici e la vedono come un’opportunità anche per la rete degli esercizi di vicinato e degli esercizi commerciali di somministrazione di alimenti e di bevande, come i bar, ristoranti ed esercizi simili. Fermo restando che ogni nucleo di residenti nella medesima unità immobiliare può ottenere il rilascio di un unico tesserino, il limite al numero di tesserini conseguibili viene elevato a quattro, anche non consecutivi.
Dopo questo periodo, l’interessato non può partecipare come hobbista a tali mercatini. Rispetto al costo del mercatino, tenuto conto anche qui delle posizioni diverse che sono emerse durante il dibattito in udienza conoscitiva e trattandosi di una somma dovuta a titolo di istruttoria di competenza comunale, si è ritenuto congruo, al fine di trovare una mediazione tra le parti, di fissare il costo del tesserino a 100 euro. Credo sia importante anche l’azione di monitoraggio che viene prevista in legge rispetto all’impatto di questa norma, sia viste le difficoltà pregresse, quindi anche prevedere come abbiamo tenuto a specificare che, decorsi due anni, il tempo ritenuto necessario (sottolineo i due anni, perché ci sono diversi emendamenti al riguardo) per avere a disposizione un congruo periodo di osservazione, con dati significativi dall’entrata in vigore del nuovo tesserino e che questa venga svolta, grazie al contributo dell’Osservatorio regionale, un’analisi finalizzata alla valutazione dell’incidenza del commercio in forma hobbistica.
In questo Osservatorio vengono coinvolte la Regione, le Autonomie locali, le Camere di commercio, le associazioni imprenditoriali e dei consumatori, senza dimenticare le organizzazioni sindacali nell’ambito della Conferenza consultiva dell’Osservatorio. Credo che dopo questi anni due anni sia fondamentale anche un confronto e un’attenta analisi per vedere se quanto oggi andiamo ad approvare ha visto quelle ricadute efficaci che animano lo spirito di questa legge. Credo che il metodo che si è seguito nell’arrivare a un percorso faticoso e complesso, ma che sicuramente ha cercato di tenere insieme le diverse esigenze e gli elementi che già ho descritto, siano un punto e una base di partenza importante che è andata a chiarire una situazione che vedeva molte ambiguità e che oggi penso possano invece avvalersi di una regolamentazione tenendo insieme quelle esigenze che dicevo prima.
Permettete un ringraziamento, infine, non formale, alla struttura dell’Assessorato, in particolare alla dottoressa Bissi e la dottoressa Perli per il supporto, perché credo che anche per cercare di trovare le soluzioni più appropriate, che tenessero anche in considerazione le esigenze sul tema dei controlli che abbiamo rilevato nei diversi step dell’iter legislativo, sono state fondamentali.
La parola al relatore di minoranza, consigliere Gabriele Delmonte.
DELMONTE, relatore di minoranza: Cercherò di illustrare quello che è stato un percorso condiviso su questo progetto di legge che era quanto mai necessario per porre dei chiarimenti, per cercare di semplificare, regolamentare e soprattutto chiarire alcune posizioni della Regione e alcune posizioni soprattutto in merito ad una confusione normativa che si era creata. Partiamo con un ragionamento delle tre realtà che attualmente sono differenti e operano sul territorio. Una, che non è toccata da questo progetto di legge, che sono i mercati ordinari; i secondi sono quelli che attualmente vengono chiamati “i mercatini del riuso”; i terzi sono i mercatini degli hobbisti, a volte con la compresenza degli operatori professionali. Oggi andiamo a regolamentare i mercatini degli hobbisti e gli hobbisti stessi, con questa modifica normativa ad altre leggi attualmente esistenti, la n. 12/99 e la n. 4/2013 e passiamo da un tesserino che aveva dieci timbrature a un costo di 200 euro con dei controlli un po’ difficoltosi, quasi assenti nelle aree mercatali durante le manifestazioni dei mercatini, ad una nuova legge che di fatto abbassa il prezzo a 100 euro, pone le timbrature massime a trenta, però andiamo a rafforzare i controlli. Questo in linea di massima.
È stato detto più volte che questa legge stato frutto di una mediazione con ANCI, con le parti in causa, con i Comuni, con le associazioni di categoria e va a regolamentare una situazione confusa. Questo è stato detto. Ci tengo a dire che noi crediamo che la legge sugli hobbisti in generale fosse già frutto di una mediazione tra quello che tutti vogliamo combattere, ovvero l’abusivismo, e il commercio regolare professionale. Quindi già di fatto gli hobbisti sono una mediazione necessaria, che però arrivava già ad essere tale. Una delibera regionale errata e una tardiva modifica di questa legge, sono quelle che hanno creato la confusione fino ad oggi. Credo che la prima bozza di questa legge sia arrivata sulla mia scrivania – come in quella della consigliera Marchetti – tre anni fa. Forse è stata una delle prime leggi che ho visto in bozza durante questo mandato. Finalmente oggi arriviamo con una stesura che però, mi permetto di dire, nella sua prima versione uscita dalla Giunta – e non dalla Commissione – aveva ancora alcune carenze sul tema dei controlli in particolare, sul monitoraggio dell’applicazione della legge stessa.
Abbiamo fatto un percorso, partito dall’udienza conoscitiva, poi in Commissione; abbiamo fatto anche delle udienze extra della Commissione, con gli uffici del Gabinetto della Giunta per quanto riguarda l’applicazione della regolamentazione della Polizia locale, l’utilizzo della Polizia locale per i controlli. E poi, con l’Agenzia delle entrate, anche per approfondire alcuni temi più fiscali.
Il lavoro in Commissione, secondo me, ha migliorato molto il testo di questa legge e ringrazio davvero per la collaborazione della consigliera Marchetti, degli Uffici, anche dello stesso assessore, che si è sempre prestato, in maniera molto collaborativa, anche ai lavori delle opposizioni su questi temi. Quello che abbiamo fatto è stato dare, con i nostri emendamenti (di tutti), una maggiore comunicazione tra i Comuni e la Giunta regionale; un migliore monitoraggio che la Commissione riuscirà a fare sull’applicazione di questa normativa. Abbiamo soprattutto cercato di semplificare i controlli, anche con un piccolo emendamento che obbliga ad esporre l’elenco della merce in vendita, anche se non risolve assolutamente nulla, ma magari facilita e velocizza di qualche minuto i singoli controlli. Questo perché crediamo che a nulla serva limitare il numero delle manifestazioni a dieci, venti, trenta, cento, mille, se poi i controlli non avvengono e non avvengono in maniera precisa, celere e accurata.
Quindi prima ancora di ragionare sui numeri, abbiamo cercato di ragionare sull’efficacia dei controlli. In parte ci siamo riusciti; in parte potevamo sicuramente fare di più ed è per questo che sono rimaste alcune carenze – a mio parere – in questa normativa, che ho cercato di riassumere in quell’ordine del giorno che mi vede come primo firmatario e che sono molto felice abbia raccolto tantissima adesione all’interno del Consiglio regionale, perché alcune carenze rimangono. Io avevo chiesto, con emendamenti in Commissione, di eliminare l’interscambio delle timbrature. Attualmente abbiamo un numero definito per le timbrature di mercatini storici, che esistono da più di dieci anni, e un numero definito per le timbrature di mercatini non storici, che però sono assolutamente interscambiabili nel caso in cui voglio utilizzare le timbrature per la partecipazione ai mercatini non storici per i mercatini storici. Fino ad arrivare a un potenziale massimo di partecipazione a trenta mercatini storici sul territorio. Credo che già lo stesso numero di trenta fosse eccessivo. Un numero che, anche a detta dell’Agenzia delle entrate, potrebbe portare a quell’equivoco, moltiplicando il numero massimo di merci vendibili in una singola partecipazione, ovvero 1000 euro, al numero massimo di partecipazioni, potrebbe portare a quell’equivoca cifra di 30 mila euro, che avvicinerebbe proprio al commercio professionale e quindi inquadrandolo in quell’area. Quindi avevo chiesto, con alcuni emendamenti, di abbassarlo, arrivando a una mediazione di 25, per cercare di spostarsi da questa cifra. Non è stato accolto e, a mio parere, già 25 era un numero eccessivo, ma era frutto di una mediazione. Poi, il ribasso del prezzo del tesserino.
Su questo punto volevo chiarire la nostra posizione: è un segnale sbagliato che mandiamo alle categorie professionali, che ogni anno si trovano a versare contributi molto importanti, che tutti sappiamo essere sulla tassazione delle partite Iva, delle società, che quindi portano a una pressione fiscale veramente importante, che si vedono, dall’altra parte della strada, un operatore non professionale, hobbista, con tutti i limiti di partecipazione e di tempo (perché ricordiamo che può essere fatto per un massimo di quattro anni, anche non consecutivi), che però si trovava a versare una cifra di 200 euro annuali per questo tesserino e che oggi se lo vede ridotto a 100 euro, secondo noi applicando un principio assolutamente errato. Ripeto, è una questione di principio, non di singoli euro, non importa che fossero 100 o 200, ma è proprio la riduzione di questa cifra che porta con sé un messaggio sbagliato che mangiamo alle categorie professionali che, invece, secondo me, meritavano un rispetto diverso da questo punto di vista.
Tutte queste carenze – ovviamente, non quelle delle cifre, perché non era possibile – ho cercato di riassumerle e provare a migliorarle in un ordine del giorno che porta con sé alcuni impegni per questa Giunta: provare a fare formazione agli operatori che dovranno effettuare i controlli (immagino quelli della Polizia locale, per la maggior parte dei casi); un impegno forte e l’avevo chiesto già precedentemente a questa approvazione, ma non era stato possibile, però mi fido dell’assessore su questo tema, ovvero della sospensione immediata della delibera di Giunta n. 151/2014, che ribadiamo nell’impegno di questo ordine del giorno, ma era già all’interno del progetto di legge nella sua relazione; un impegno verso una regolamentazione più omogenea di quelli che sono definiti i creativi a livello nazionale, quindi anche con un dialogo con le altre Regioni e con il Governo su questo tema; un impegno a versare i contributi del tesserino, seppure abbastanza disomogenei sul territorio, perché ognuno versa all’interno del proprio Comune di residenza, o del capoluogo, ma anche se fossero poche cifre, crediamo sia importante utilizzare queste cifre per la rivitalizzazione dei centri storici, visto che era anche questo l’obiettivo della normativa; poi, un impegno che ci sarebbe piaciuto avere già all’interno della legge – e in parte lo metteremo con un emendamento – a cercare, per quanto possibile, nel futuro di digitalizzare, o comunque automatizzare alcuni meccanismi di controllo e di rilascio del tesserino.
Questo è stato il percorso che mi vede soddisfatto dal punto di vista della condivisione e del dialogo, perché è stato fatto un lavoro importante, anche se è difficile in certi momenti, perché è frutto di una mediazione che ognuno aveva con le parti in causa, ma anche tra i vari gruppi consiliari. Soprattutto mi vede, in parte distante dall’obiettivo che, secondo me, si poteva raggiungere maggiormente con questa legge, che invece è mancato, che è quello di mandare un segnale di equità verso chi opera professionalmente nel settore.
PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Delmonte.
TAGLIAFERRI: Presidente e colleghi, ancora una volta ci troviamo ad affrontare in quest’aula quello che ormai si potrebbe definire come il tormentone della legislatura, ovvero la modifica della normativa sull’hobbismo. È inutile dire che l’applicazione di questa legge ha incontrato sostanzialmente delle difficoltà o, meglio, non è riuscita ad adempiere al proprio compito di conciliare un’attività di vendita saltuaria ed occasionale di merci di modico valore con il commercio tradizionale. Le colpe, però, non solo esclusivamente di questa legge. La figura dell’hobbista viene istituita con legge regionale del 2013, andando a modificare la legge n. 12/1999 sul commercio. L’idea, di per sé buona, è quella di regolamentare per legge, come stanno facendo varie altre Regioni, un’attività di vendita saltuaria ed occasionale di merci di modico valore ad opera dei privati, i cosiddetti hobbisti. Successivamente, con la deliberazione n. 151/2014, sul fronte ambientale la Giunta regionale è andata a disciplinare il concetto di riuso, sottraendo questo ambito alle norme regionali in materia di commercio, in quanto riuso afferirebbe a una tipologia di attività finalizzata a recuperare prodotti usati che altrimenti sarebbero destinati alla discarica e reimmetterli nella cosiddetta economica circolare.
Un’applicazione distorta di questa delibera – forse non così chiara come il contesto richiedeva – da parte di molti Comuni ha dato, in poche parole, il via libera a qualsiasi tipo di attività di riuso e questo ha generato il proliferare abnorme di mercatini del riuso, a scapito dei mercatini più regolamentati, riserviti agli hobbisti. Ben presto gli hobbisti si sono trasformati in riusatori, ovvero gli hobbisti hanno capito che era più conveniente assumere lo status di riusatore, piuttosto che prendere il cartellino dell’hobbista per esercitare l’attività di hobbismo. A questo punto, a poco solo valse le successive modifiche apportate all’hobbismo nel 2015, 2016 e 2017, perché il proliferare dei cosiddetti mercati del riuso avevano già sostanzialmente soppiantato la figura dell’hobbista. Questo ha generato una situazione che, giustamente, le associazioni di categoria hanno più volte denunciato come di illegalità diffusa o, perlomeno, di situazioni che si avvicinavano molto all’illegalità, con il proliferare di attività sviluppate da operatori non professionali, che ledevano i principi della concorrenza e della sana competizione, a parità di condizioni iniziali di accesso.
È ovvio, quindi, che l’ennesima revisione della legge dell’hobbismo debba necessariamente andare di pari passo con l’abrogazione, da parte della Giunta regionale, della famigerata delibera n. 151/2014. In tal senso, anche se la cosa è già stata preannunciata, chiedo all’assessore Corsini di ribadire la volontà di revocare la delibera sul riuso, anche in sede di replica, in modo che resti a verbale l’impegno solenne assunto da parte della Giunta. Sono fermamente convinto che ciò consentirà, se non di annullare, comunque di diminuire fortemente quei fenomeni di concorrenza sleale che si sono manifestati in questi anni, mettendo in seria difficoltà chi la propria professione porta avanti regolarmente.
Ritengo che questa stesura, sapientemente cucita dalla relatrice, costituisca un buon punto di arrivo per disciplinare un fenomeno che, a causa della delibera di Giunta sui mercatini del riuso, era uscito da ogni controllo, generando fenomeni di concorrenza sleale rispetto agli operatori del commercio. Sostanzialmente, arriviamo oggi a varare in quest’aula una delle normative più rigide e serie sulla materia nell’intero contesto nazionale. Ovviamente, ciò avrà un senso soltanto se i Comuni faranno la loro parte, ovvero se renderanno effettivi i controlli e le sanzioni previste.
Proprio sui Comuni voglio soffermarmi un attimo perché, come precedentemente detto, a loro principalmente si deve la responsabilità del fallimento, in sede di prima applicazione, di questa legge. Questo deve essere chiaro e non si può ripetere. Rientrano, infatti, tra i compiti dei Comuni, la vidimazione dei tesserini, la raccolta dell’elenco della merce esposta e soprattutto il controllo e la contestazione delle eventuali sanzioni.
Anche se l’organizzazione del mercatino è demandata ad altri, dette responsabilità restano in carica ai Comuni e i Comuni le devono esercitare. A poco vale, infatti, la consegna dell’elenco delle merci esposte, se poi concretamente la Polizia locale non controlla la rispondenza di quanto contenuto nell’elenco rispetto a quanto esposto. Altrettanto abbiamo un sistema sanzionatorio durissimo, il più severo d’Italia che, in mancanza di vidimazione del tesserino, prevede il sequestro della merce e una sanzione che arriva alle vecchie 30 milioni di lire, ovvero, arrotondando, ai 15 mila euro. Tutto questo a poco vale, se poi la Polizia locale non controlla la sede del mercatino storico, perché magari si svolge la domenica e non vi sono agenti disponibili presso l’Unione dei Comuni, a cui il servizio di Polizia locale è affidato. Proprio allo scopo di verificare l’effettività dei controlli, è stata rafforzata la clausola valutativa che imporrà ai Comuni di riferire dettagliatamente in merito ai controlli svolti e alle eventuali sanzioni comminate.
Certamente, io avrei preferito non demandare tutto ciò a una clausola valutativa, trovando sicuramente più puntuale che per poter effettuare i cosiddetti mercatini storici, di cui all’articolo 6, comma 1, lettera C-ter, gli enti interessati fossero tenuti a normare puntualmente il meccanismo di vidimazione, raccolta degli elenchi e i controlli, attraverso un’apposita sezione del regolamento previsto all’articolo 8, comma 1, lettera C della legge sul commercio.
Due modifiche sostanziali che vengono introdotte da questa legge, rispetto alla vecchia normativa, sono: l’aumento di manifestazioni a cui possono partecipare gli hobbisti e la suddivisione di dette manifestazioni in due fasce distinte. Di fatto, resta fisso a dieci il numero dei mercatini hobbistici veri e propri frequentabili, sempre con la possibilità che possano essere articolati su due giornate. Oltre a questo, vengono introdotte altre venti manifestazioni che possono essere svolte esclusivamente in Comuni al di sotto dei 30 mila abitanti, che dimostrino di avere all’interno del proprio territorio mercati degli hobbisti storici, ovvero mercatini che si svolgono in quel territorio da almeno dieci anni.
L’hobbismo, come prefigurato da questa legge regionale, assume una valenza propedeutica al professionismo. Mi spiego meglio. Con la nuova disciplina introdotta da questa legge regionale, soprattutto attraverso l’innalzamento delle manifestazioni, cui l’hobbista può partecipare, e la previsione che il tesserino possa essere rilasciato per soli quattro anni a componenti del medesimo nucleo familiare, o comunque conviventi, è come dire: «Ti consento di svolgere questo tipo di attività per sessanta giornate all’anno, per quattro anni e poi, se intendi proseguire, diventi professionista a tutti gli effetti». Ebbene, non me ne voglia la collega Marchetti, capisco che il suo ruolo di relatrice impone mediazioni a volte anche difficili, fra interessi contrapposti, ma politicamente mi sento in dovere di sottolineare alcune divergenze attraverso la presentazione dei pochi emendamenti depositati, che mi accingo ad illustrare, pur sapendo già che non saranno accolti, perché in senso letteralmente contrario a quelli presentati dalla relatrice in sede di Commissione. Detti emendamenti intendono ristabilire il testo originario del progetto di legge, poi modificato in sede di approvazione in Commissione, cioè l’uno è teso a riportare a 200 euro il costo del tesserino; gli altri, portare a 100 euro il costo massimo che potrà avere un oggetto posto in vendita. Ritengo, infatti, al di là della quantificazione venale, che sia immorale abbassare da 200 a 100 euro il costo del tesserino, a fronte di una sostanziale triplicazione delle giornate fruibili che, per l’appunto, passato da 10 a 30, ovvero da 20 a 60, partecipando a manifestazioni articolato su più giorni. A poco o nulla vale sottolineare che 10 sono rimaste le giornate dedicate ai mercatini principali e 20 sono fruibili soltanto per le manifestazioni nei centri minori. A questo punto, per non sconfessare la legge precedente, che anche grazie al nostro voto era stata approvata, sarebbe stato quantomeno opportuno mantenere almeno invariato il costo del tesserino.
L’altro emendamento riguarda, invece, il costo massimo al quale può essere posto in vendita un singolo oggetto. Il testo precedente prevedeva che potesse al massimo raggiungere i 100 euro; oggi questa cifra è stata innalzata a 250 euro. Tralasciando che così si rischia di avere banchi che contengono solo quattro o cinque oggetti, quindi pochi appetibili al pubblico, ritengo che la dimensione cosiddetta hobbistica venga meno a fronte di cifre simili. Conseguentemente, anche in questo caso, ritengo opportuno ripristinare l’importo massimo di 100 euro, proprio per non portare a travisazione della natura hobbistica di questo tipo di attività. Come dicevo, non mi aspetto che questi emendamenti vengano approvati, ma ritengo comunque utile sottoporli al voto per lasciare agli atti con chiarezza ciò che ciascuno di noi pensa sulla materia.
Ho presentato un ulteriore emendamento, che spero la relatrice prenderà in considerazione, all’ordine del giorno correlato, attraverso il quale si integra il testo aggiungendo un passaggio nel quale si conferma la volontà della Giunta di revocare, o quantomeno sospendere con immediatezza l’efficacia della deliberazione n. 151/2014, ovvero di quell’atto che negli anni scorsi, attraverso un’interpretazione scorretta del riuso, ha condotto a una degenerazione dei fatidici mercatini.
Unico vero neo che resta irrisolto in questa legge e sul quale ci auguriamo di poter tornare in futuro, quando i nefasti influssi dei mercatini del riuso saranno definitivamente cancellati, è quello dell’hobbismo vero. Questa legge si occupa di hobbismo, intendendo che l’hobbista sia chi per hobby intende dedicarsi in modo saltuario ed occasionale al commercio di merci di modico valore, ma non si cura di chi realmente è un hobbista, cioè di chi ha un hobby, il collezionista che solo saltuariamente è interessato a partecipare a un mercatino per vendere o, più propriamente, barattare oggetti che rientrano nella propria collezione. Giustamente, il comma 13-bis dell’articolo 7-bis, della legge regionale n. 12/1999 inserisce alcune esclusioni, ma esse sono troppo ristrette, come a dire che gli unici hobby riconosciuti dalla Regione sono: la numismatica, la filatelia e le auto d’epoca. Ovviamente, sono hobby più che degni e forse anche un tempo più diffusi, ma ne esistono anche tanti altri, dal collezionismo di soldatini (che mi piace tanto), alla militaria (che mi piace ancor di più), alle stampe antiche, o alle bambole d’epoca, fino ad arrivare ai sottobicchieri delle birre, solo per fare qualche esempio. Questi hobbisti, che mi piace definire veri, hanno magari l’interesse a partecipare a quattro o cinque manifestazioni all’anno, dove sanno di poter trovare altri con il medesimo hobby e poter commerciare o scambiare pezzi della propria collezione. È gente che non è interessata all’alto numero di eventi e soprattutto non è interessata a trasformarsi, dopo quattro anni, in operatore del commercio per poter continuare a dedicarsi alla propria passione, che è e resta un hobby.
Concludendo, pur permanendo alcuni dubbi, peraltro palesati attraverso gli emendamenti proposti, a fronte della garanzia del fatto che il tetto complessivo della merce esposta rimanga invariato, così come, soprattutto alla luce dell’impegno assunto dalla Giunta di ritirare, un attimo dopo l’approvazione di questa legge, la delibera sui mercatini del riuso, sono a confermare il voto a favore del gruppo di Fratelli d’Italia.
BERTANI: Grazie, presidente. La storia di questo progetto di legge è ben più lunga di quello di cui si parlava prima, perché a me risulta parta già dalla proposta di legge della Giunta n. 500 del 4 maggio 2015, quando si predispose un progetto di legge che riguardava alcuni aspetti del commercio (mi sembra che la relatrice fosse la consigliera Montalti) e uno degli articoli che facevano parte di quel progetto di legge era proprio l’aggiornamento del tesserino degli hobbisti. Quella prima versione diceva che il tesserino era rilasciato non più di una volta l’anno, per un massimo di due anni. Rimaneva fermo il limite delle dieci manifestazioni e un pagamento di 20 euro per ogni partecipazione ad eventi. Poi, di anno in anno, quella parte fu stralciata, in parte perché mi sembra di ricordare che qualche commerciante regolare venne a protestare riguardo al fatto di come gli hobbisti stavano invadendo un mercato regolamentato, in cui ci sono dei commercianti professionisti, che hanno tutta una serie di adempimenti ai quali devono sottostare, sia dal punto di vista fiscale, ma anche da altri punti di vista; mentre c’erano degli hobbisti che, in realtà, in quel tempo – e fino ad oggi – c’era anche il discorso dei riusisti che creava ulteriore confusione, ma quell’articolo fu stralciato. Dopodiché, si rinnovò, di anno in anno, nei vari bilanci, o nelle varie sessioni europee, si rilanciava e si allungavano i tempi per avere il famoso tesserino. Alla fine, è vero, andava trovato un equilibrio, che sicuramente è fra gli interessi di chi fa l’hobbista per hobby e fra gli interessi degli operatori professionali e anche fra gli interessi dei Comuni che ospitano i mercatini degli hobbisti.
Noi riteniamo che quell’equilibrio oggi non sia stato trovato, perché intanto mantenendo il termine hobbisti si fa ancora confusione, perché con un numero così elevato di possibilità di partecipare ai mercatini, noi possiamo parlare solo di operatori occasionali, sperando che siano occasionali, perché trenta giornate l’anno supera già, secondo noi, l’occasionalità.
Quindi noi proponiamo di togliere questa confusione riguardo al termine hobbisti, anche perché poi, giustamente, nell’ordine del giorno si fa riferimento anche ai creativi, perché in altre Regioni per hobbisti si intendono anche i creativi. Noi riteniamo che vada data la definizione di operatori occasionali, specificando poi – e lo specifichiamo nell’emendamento – che si tratta di operatori occasionali che vendono essenzialmente materiale di recupero, di antiquariato o di modernariato. Questo equilibrio, secondo noi, non è stato trovato, perché quel numero di giornate non si configura più come attività occasionale, ma si configura come attività professionale, soprattutto se io lo concedo per quattro anni. Se io ho una persona che fa trenta mercati l’anno, per quattro anni, in un arco di cinque anni, io ritengo che quello sia un operatore professionale, che va a fare concorrenza agli operatori professionali. E cosa otteniamo? Otteniamo che ci saranno degli operatori professionali, che probabilmente sceglieranno di smettere di essere operatori professionali e sceglieranno di andare a fare gli hobbisti. In pratica creiamo una nicchia che rischia di essere una nicchia anche di evasione o di elusione.
Io ringrazio comunque la consigliera Marchetti, con la quale abbiamo sicuramente visioni diverse, però per la disponibilità alla discussione e anche per la disponibilità a fare un’audizione anche con l’Agenzia delle entrate e con la Polizia municipale, proprio perché io temevo quello e, a mio parere, dalla interlocuzione che abbiamo avuto con l’Agenzia delle entrate, appare chiaro: che trenta giornate creano una nicchia di elusione, perché è vero che poi andrà controllato caso per caso, perché non è detto che chi opera per trenta giornate e magari vende articoli che costano 10, 20, 30 euro, sicuramente non raggiungerà mai quelle cifre che portano a un trattamento fiscale piuttosto che un altro. Però, dire che uno sul banco per trenta giornate può vendere oggetti che arrivano fino a 250 euro, invece, è rischioso, tanto che se vediamo in altre Regioni, le giornate disponibili sono sei, otto o, al massimo, diciotto. Infatti, noi, con i nostri emendamenti, proponiamo di fermarci almeno a quindici giornate.
L’altro aspetto che sull’equilibrio che andava trovato è quello dei mercatini storici. Com’è scritto ad oggi, diciamo che non hanno vinto gli hobbisti, ma hanno vinto i lobbisti, perché essenzialmente andiamo a favorire circa una trentina di Comuni (tra l’altro, 26 che andranno a votare nel 2019 e 22 a guida PD-centrosinistra) che si trovano certificato un mercatino che sarà storico e quindi avrà un vantaggio rispetto ad altri Comuni che non hanno questa storicità. Noi proponiamo con i nostri emendamenti di dire che se ho un Comune che da quest’anno comincia a fare il suo mercatino hobbistico e poi, per dieci anni, mantiene un livello importante di quella attività, anche lui può diventare mercatino storico e quindi noi proponevamo che l’elenco dei mercatini storici venga comunque aggiornato annualmente, come pure riteniamo che la clausola che dice che la storicità che si eredita fra due Comuni che si fondono debba essere legata al mercatino storico e non regalata a tutto il Comune fuso, perché altrimenti anche lì si crea un indebito vantaggio.
L’altro aspetto che noi ritenevamo importante è quello dei controlli, come hanno già citato i colleghi. Purtroppo, ad oggi, come abbiamo visto anche con la clausola valutativa, si vede che c’è sicuramente una lacuna dei dati. I dati arrivati fino ad oggi sulla clausola valutativa, che dovevano permetterci di capire l’entità dei mercatini, l’entità degli hobbisti e quante volte gli hobbisti hanno partecipato ai singoli mercatini, è stata sicuramente lacunosa. Una proposta che avevamo fatto, che viene in parte recepita con un emendamento che ho controfirmato anch’io e, in parte, nell’ordine del giorno che sicuramente è condivisibile, però non va a inserire in legge quelli che sono per noi aspetti fondamentali, era quello di rendere il tesserino digitale. Se noi rendiamo il tesserino digitale (e qui ci sono vari emendamenti che propongo) abbiamo: una banca dati già bella pronta e compilata, basterebbe un piccolo sforzo della Regione, un addendum al SUAP, o una App (non penso che con le aziende che abbiamo, anche interne alla Regione, ci sarebbe stata difficoltà a creare un tesserino digitale di questo tipo), avrebbe avuto il vantaggio di avere già una banca dati sempre pronta e fruibile e avrebbe anche facilitato i controlli, perché semplicemente registrando la propria presenza all’interno della App, la Polizia municipale avrebbe già avuto riscontro in un apposito applicativo che avrebbero anche loro, di chi è presente e di chi non è presente. Magari uno poteva stamparsi la presenza con un QRCode, la Polizia municipale passa, verifica e vede che è già tutto a posto. L’hobbista avrebbe già potuto caricare l’elenco delle merci che mette in esposizione. In questo modo sarebbe stato tutto facilmente tracciato e tutto facilmente controllabile. A questo, però, non ci siamo arrivati e ci si arriva blandamente con un emendamento che, secondo noi, non risolve l’aspetto. Questo avrebbe permesso, ai Comuni e alla Regione, di interfacciarsi facilmente con l’Agenzia delle entrate (così come fanno altre Regioni), comunicando i dati di chi partecipa ai mercatini, in modo che, almeno, visto che le giornate che si concedono sono tante, ci possa essere un controllo anche puntuale, perché l’Agenzia delle entrate, giustamente, può fare solo controlli puntuali. Apprezzo però il fatto che nella discussione in Commissione almeno si sia voluta recepire questa nostra richiesta di comunicare i dati all’Agenzia delle entrate.
TORRI: Grazie, presidente. Com’è stato anche ricordato dagli interventi precedenti, la genesi, il percorso di questo progetto di legge, per quanto non composto da molti articoli, è stata complessa ed è normale che sia così per una materia che ha una complessità nel momento in cui deve, per forza, tenere assieme – com’è giusto che sia – soggetti di natura molto differente. Il fatto di riuscire a tenerli assieme è importante, perché ognuno di questi soggetti, che siano i commercianti ambulanti, che siano gli hobbisti, che siano i Comuni, gli enti locali e, di conseguenza, la loro capacità di ospitare eventi, di valorizzare il loro territorio, di svolgere i controlli e, in questo, assieme ad altri enti deputati a controllare, portano specificità che devono essere rispettate. Motivo per cui penso sia importante approdare oggi alla trattazione e al voto di questo progetto di legge che, dal nostro punto di vista, rispetta determinati equilibri. Equilibri è un po’ la parola magica, che è stata il filo conduttore di tutti gli interventi, sia chi lo ha rintracciato, sia chi lo ha rintracciato più o meno, sia chi non lo vede.
Dal nostro punto di vista, questo equilibrio, grazie al lavoro che è stato fatto in Commissione e fuori, di confronto e di condivisione, c’è ed è rispettato. Pensiamo sia utile votare questo progetto di legge, per fare chiarezza rispetto a chi il commercio ambulante lo svolge come professione e rispetto a chi, invece, lo svolge per hobby. La distinzione che viene fatta e i numeri che vengono presentati in questo progetto di legge pensiamo vadano in questa direzione. Così come il fatto di tenere assieme questi aspetti pensiamo consenta poi ai Comuni di poter svolgere attività, anche con mercatini occasionali, mercatini di hobbisti, eccetera, per sviluppare i loro centri; un elemento che negli ultimi anni è stato utilizzato spesso. Chi ha esperienza nell’amministrazione anche di piccoli Comuni si è trovato spesso a dover cercare di organizzare questo tipo di iniziative su richiesta dei commercianti stessi, tante volte riuscendo a far coincidere le esigenze degli ambulanti di professione con gli espositori occasionali, perché quando si riescono a creare eventi di richiamo sui territori, questo consente un ritorno positivo per tutti e si riesce ad avere questo tipo di ritorno se c’è la capacità di fare sintesi tra le diverse esigenze, cosa che spesso richiamiamo in quest’Aula su tante questioni, cosa che la Regione può fare rispetto agli enti locali e rispetto a tante categorie, cosa che qui penso ci si sforzi di fare in maniera positiva, motivo per cui il passaggio di oggi è importante.
Chiaramente, come tutte le cose complicate, ci sono degli aspetti che potevano essere limati in un senso o in un altro, questo penso sia comune a tutti come valutazione, motivo per cui anch’io ho condiviso l’ordine del giorno che porta la prima firma del collega Delmonte, perché va a stressare alcuni aspetti che nella legge non sono stati affrontati, ma che sono comunque importanti da tenere in considerazione. Però, riuscendo a licenziare il provvedimento oggi, penso si riesca a fare una sufficiente chiarezza rispetto a tutti quei soggetti che dicevo prima e consentire con più facilità la possibilità, da un lato di dare ai territori una possibilità in più di promuoversi e, dall’altro, di mettere sufficienti paletti rispetto alle diverse categorie interessate, in maniera che tutte siano, per il momento, sufficientemente garantite. È importante valutare – come è stato fatto in precedenza – anche gli effetti di questa legge; avere la capacità di intervenire tempestivamente, qualora se ne rivelasse la necessità, come di nuovo viene fatto riguardo la delibera del riuso, perché quando i soggetti interessati sono così tanti – lo ricordava bene anche il consigliere Tagliaferri – c’è sempre il rischio che un’errata interpretazione, o l’utilizzo di metodi errati, portino a far deragliare la legge da quelli che sono i propri obiettivi. Anche in questo caso penso ci siano sufficienti elementi per poter monitorare e eventualmente intervenire su questo provvedimento, per non perdere di vista l’obiettivo, che deve essere quello di far convivere esigenze diverse e tutte allo stesso modo degne di un riconoscimento, in modo che questa convivenza porti a una promozione dei territori, di cui molte zone della nostra regione hanno bisogno.
FACCI: Grazie, presidente. Vorrei dire anch’io due parole su questo progetto di legge, visto che qualche discussione l’abbiamo fatta in fase preparatoria. Ho presentato qualche emendamento in sede di Commissione e c’è stata una buona discussione con i colleghi di maggioranza e con i colleghi di minoranza, per cercare di mettere chiarezza su un testo che sicuramente meritava l’attenzione che è stata data, sicuramente meritava il lavoro anche di cesello che, per tanti aspetti, è stato fatto e di questo ringrazio la consigliera di maggioranza e relatrice del progetto, Francesca Marchetti, così come il consigliere di minoranza per la pazienza che hanno avuto nel recepire tutte le varie sensibilità che sono state manifestate su questo oggetto. Credo, però, che da parte della Giunta, che alla fine ha il pallino della scelta politica di fondo, in qualche modo ci si è arrestati e non si è voluti andare – secondo me – fino in fondo nel porre chiarezza su una materia che indubbiamente era poco chiara, tant’è che si è sentita l’esigenza di presentare questo progetto di legge, per fare chiarezza, oltre che per rispondere a esigenze differenti che, nel corso degli anni, sono state manifestate. Indubbiamente si è fatto un passo avanti, quindi ritengo sia positivo il lavoro complessivamente svolto, a partire dal fatto che si cerca di mettere un punto fermo, per esempio, al rapporto – fino ad oggi abbastanza anomalo – tra una legge regionale e delibere di Giunta che andavano a introdurre delle eccezioni o delle limitazioni (abbastanza anomala come modalità di produzione normativa), tanto che oggi, assieme a questo progetto di legge, dobbiamo sottolineare con abbastanza enfasi il fatto che c’è una delibera di Giunta regionale n. 151/2014, che viene superata di fatto dalla norma, che era quella che riguardava la categoria del riuso.
Voglio ricordare, a voler ulteriormente sottolineare come effettivamente vi fosse stata abbastanza confusione nel passato recente, come altre delibere di Giunta erano intervenute per creare una serie di ulteriori precisazioni alla legge n. 12/99, per esempio la delibera n. 2065/2013, parte della quale è stata poi ripresa nelle successive modifiche della legge, tant’è che è andata ad introdurre delle categorie di cui al comma 13-bis dell’articolo 7-bis della legge n. 12/99. Indubbiamente il tentativo di fare chiarezza sulla categoria degli hobbisti ritengo sia stato raggiunto, quindi in questo reputo positivo il provvedimento che oggi andremo a licenziare. Credo, però, che si sia persa l’occasione per fare una chiarezza maggiore; faccio riferimento alla scelta politica di fondo che è fondamentalmente in capo all’Assessorato. Per esempio, la questione delle esenzioni, se noi oggi con questo progetto di legge andiamo a sancire che esiste una categoria che deve, in qualche modo, essere sottoposta a determinate regole, noi lo facciamo in un contesto normativo nazionale che è quello di massimo riferimento, che è la norma sovraordinata: la legge nazionale n. 114/98, che stabilisce delle categorie che hanno, in forza di una legge primaria dello Stato, il diritto a svolgere determinate attività senza le autorizzazioni tipiche delle attività commerciali e sono i famosi creativi, classificati nell’articolo 4, comma 2, lettera H, del decreto legislativo n. 114, ma sono anche quelli di cui alla lettera L. Quelli della lettera L sono le attività di vendita fatte durante le fiere campionarie e le mostre di prodotti nei confronti dei visitatori, purché riguardi le sole merci oggetto delle manifestazioni. Quindi, di fatto, c’è già una esclusione. Andando a disciplinare la categoria degli hobbisti – come li abbiamo definiti –, che sono operatori non professionali del commercio, noi dobbiamo fare riferimento solo a quelle. La legge n. 12/99, laddove va a disciplinare questa categoria, avrebbe – a mio avviso – dovuto fare chiarezza su chi è hobbista o su chi non è hobbista soggiace all’altra normativa, che è la legge primaria che abbiamo detto prima. Per questo motivo, non trovo di nessun senso logico il permanere nella normativa che classifica gli hobbisti delle esenzioni e quindi a dire chi è escluso, perché sono esclusi anche tanti altri soggetti, non solo questi, come ricordava prima il consigliere Tagliaferri. Quindi noi oggi, nel tentativo di fare chiarezza, abbiamo fatto un po’, forse oltre la metà, ma non abbiamo fatto tutto e si è persa un’occasione, dal mio punto di vista.
L’altro aspetto, che credo occorresse meglio considerare, era la questione della responsabilità rispetto ai controlli, perché trovo abbastanza anomalo, per non dire non corretto, che la pubblica amministrazione scarichi, di fatto, sul singolo operatore – in questo caso sull’hobbista – la responsabilità nel caso di un mancato controllo. Posto che i controlli gravano sull’amministrazione che organizza quel particolare evento che richiama l’hobbista sul territorio comunale, ferme restando le sanzioni che sono (e non può essere altrimenti) previste dalla disciplina superiore che riguarda il commercio, la responsabilità dell’hobbista, nel caso di mancata vidimazione e quindi anche nel caso in cui l’Amministrazione comunale, per propria negligenza (lieve o grave), non provvede al controllo della vidimazione del tesserino, nel caso di un controllo, dovuto a questa mancata vidimazione, la responsabilità oggi, secondo la legge n. 12/99, con le modifiche successivamente intervenute rispetto agli hobbisti, la responsabilità rimane in capo al singolo e, secondo me, non è corretto. Non possiamo lasciare una responsabilità al singolo per mancanze eventualmente riconducibili alla pubblica amministrazione. Questo è un aspetto negativo che, a mio avviso, andava rimosso e che, a fronte del mancato recepimento di una specifica richiesta sottoforma di emendamento presentata in Commissione, evidenzia la volontà di questa Giunta di mantenere una disposizione eccessivamente penalizzante per l’operatore non professionale del commercio.
Si è anche persa l’occasione, a mio avviso, per fare chiarezza su un altro aspetto: escludere, dall’applicazione della disciplina, quindi delle regole che riguardano gli hobbisti, le associazioni benefiche, le onlus, le parrocchie, le scuole materne, che espongono le attività dei propri ragazzi scolari. Questa era un’esenzione che aveva un senso inserire, al posto di quelle che, invece, non ha un senso mantenere (e ho già spiegato il perché) e anche questa credo sia stata un’occasione persa per meglio disciplinare una materia, indubbiamente complessa, che è quella dei mercatini che vengono svolti sul nostro territorio.
È chiaro che la materia necessiterà approfondimento e di un’ulteriore regolamentazione, perché la questione del famoso riuso, coloro che vengono oggetti propri usati, altrimenti destinati alla dismissione e allo smaltimento – come sono stati definiti recentemente nella famosa delibera della Giunta –, però questa è una materia che rimane aperta, perché con questo progetto superiamo la delibera di Giunta, ma non diciamo come andremo a disciplinarla o, meglio, diciamo che siamo in attesa di provvedimenti superiori, ma nel frattempo non diciamo come intendiamo disciplinare un periodo che, indubbiamente, rimane di vacanza, in un limbo in cui non si sa quale disciplina dovremo applicare. Quindi vi sono queste considerazioni, che non dovevo necessariamente porre all’attenzione dell’Aula. Ripeto, è un provvedimento che comunque coglie il segno di voler fare chiarezza. Assessore, mi aspettavo, da parte vostra, un maggiore coraggio nel completare il percorso di chiarezza. Va da sé che è sempre meglio un passo in più che rimanere invece fermi, in attesa di altre situazioni. Annuncio anche la dichiarazione di voto che, per questi motivi, non potrà che essere di astensione, riconoscendo comunque la bontà di modifiche che sono state apportate e anche il fatto che si voglia trovare un giusto equilibrio fra tutti i vari soggetti interessati. Ringrazio ancora la consigliera Marchetti per la pazienza che ci ha dedicato e confermo la necessità di tornare sulla materia per normare meglio quelle categorie che tutt’oggi rimarrebbero nel dubbio su quale sarà la disciplina da applicare alle loro attività del prossimo futuro.
PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Facci.
Non ho altri iscritti in discussione generale. Non ho iscritti relatori per la replica. Quindi do la parola all’assessore Andrea Corsini per le conclusioni della Giunta sulla discussione generale.
CORSINI, assessore: Grazie, presidente. Soprattutto per ringraziare il lavoro fatto dai commissari, dai consiglieri, tutti, naturalmente, ma con una menzione particolare per i due relatori di maggioranza e minoranza che hanno condotto in queste settimane un lavoro importante, che ha migliorato, senza dubbio, il testo rispetto al punto di partenza. La parola che è stata utilizzata di più – come ricordava il consigliere Torri – è stata equilibrio. Credo che il lavoro fatto in queste settimane abbia consentito di raggiungere un equilibrio più avanzato rispetto al quadro normativo precedente che, non c’è dubbio, aveva creato una situazione non solo di confusione, ma anche propedeutica a una serie di fenomeni di illegalità e gli obiettivi generali di fondo che questa modifica normativa si è posta – condivisi da tutte le forze politiche presenti in Assemblea – sono, senza ombra di dubbio, quelli della legalità, della trasparenza, della regolamentazione, dell’ordine e di una maggiore opportunità, non tanto e non solo per gli hobbisti, quanto per le comunità, per i Comuni, soprattutto i piccoli Comuni, che hanno bisogno di questi eventi per animare le proprie località.
Confermo, inoltre, che contestualmente all’entrata in vigore della modifica di questa legge verrà sospesa la delibera sul riuso, che ha creato una situazione difficilmente gestibile, di confusione generale rispetto alla materia. Non ho la pretesa di pensare che questa modifica possa risolvere tutti i problemi, tant’è vero che abbiamo previsto che dopo un certo periodo di tempo si faccia un check rispetto all’attuazione della norma, per verificare se gli obiettivi a cui facevo riferimento prima, sono raggiunti, o meno, totalmente o parzialmente, dall’applicazione di questa norma, pronti ad introdurre le necessarie modifiche che si renderanno necessarie.
Voglio anche ringraziare anche le associazioni di categoria, perché non era semplice, per le due principali associazioni che rappresentano gli ambulanti professionali, quelli iscritti alla Camera di commercio, condividere questo percorso, però li ringrazio, perché hanno compreso che questa modifica si rende necessaria per dare una regola rispetto alla situazione attuale. Apparentemente può sembrare una concessione, rispetto al numero delle giornate agli hobbisti; in realtà, se questa norma la si vede nella sua completezza, cioè affiancata alla sospensione della delibera sul riuso, in realtà va – almeno questo è l’intendimento – a regolamentare e a porre un freno anche al proliferare di mercati che, in questi anni, hanno reso problematica la situazione e anche il lavoro degli operatori con partita Iva, degli operatori professionali, che si sono visti aggredire da una serie di attività concorrenziali, non sempre non completamente lecite. Quindi li ringrazio, perché hanno compreso che l’obiettivo di questa norma è quello di semplificare il quadro normativo e di introdurre alcune nuove regole, soprattutto sul fronte della trasparenza e dei controlli, che è un tema sul quale si è fatto un ottimo lavoro da parte della Commissione e che credo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi dovrà essere, soprattutto dal punto di vista dell’applicazione, uno dei tempi sui quali porre maggiore attenzione, soprattutto della sensibilizzazione nei confronti delle Amministrazioni comunali.
PRESIDENTE (Soncini): Grazie, assessore Corsini.
Colleghi, visto che siamo all’esame dell’articolato, direi di finire l’argomento.
Verifichiamo gli scrutatori: consigliera Francesca Marchetti, Poli e Marchetti Daniele. Sostituisco la consigliera Francesca Marchetti con la consigliera Montalti.
PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 1 è approvato.
Articolo 2. Su questo articolo insistono quattro emendamenti: l’emendamento 4, a firma del consigliere Bertani, gli emendamenti 5, 6 e 7 a firma del consigliere Bertani.
Discussione congiunta articolo ed emendamenti.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 4 a firma del consigliere Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 4 è respinto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 5, a firma del consigliere Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 5 è respinto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 6, a firma del consigliere Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 6 è respinto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 7, a firma del consigliere Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 7 è respinto.
Articolo 2. Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 2.
PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 2 è approvato.
Articolo 3. Sull’articolo 3 insistono tredici proposte di emendamento:
emendamenti 8 e 9, a firma del consigliere Bertani;
emendamento 10, a firma del consigliere Bertani;
emendamento 11, a firma del consigliere Bertani;
emendamento 12, a firma del consigliere Bertani;
emendamento 3, a firma del consigliere Tagliaferri;
emendamento 13, a firma del consigliere Bertani;
emendamento 14, a firma del consigliere Bertani;
emendamento 15, a firma del consigliere Bertani;
emendamento 16, a firma del consigliere Bertani;
emendamento 17, a firma del consigliere Bertani;
emendamento 1, a firma del consigliere Tagliaferri;
emendamento 2, a firma del consigliere Tagliaferri.
Li vediamo di volta in volta.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 8, a firma del consigliere Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 8 è respinto.
Emendamento 9 a firma del consigliere Bertani. Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 9, a firma del consigliere Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 9 è respinto.
Emendamento 10 a firma del consigliere Bertani. Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 10, a firma del consigliere Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 10 è respinto.
Emendamento 11 a firma del consigliere Bertani. Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 11, a firma del consigliere Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 11 è respinto.
Emendamento 12 a firma del consigliere Bertani. Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 12, a firma del consigliere Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 12 è respinto.
Emendamento 3 a firma del consigliere Tagliaferri. Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 3, a firma del consigliere Tagliaferri.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 3 è respinto.
Emendamento 13 a firma del consigliere Bertani. Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 13, a firma del consigliere Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 13 è respinto.
Emendamento 14 a firma del consigliere Bertani. Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, per alzata di mano l’emendamento 14, a firma del consigliere Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 14 è respinto.
Emendamento 15 a firma del consigliere Bertani. Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 15, a firma del consigliere Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 15 è respinto.
Emendamento 16 a firma del consigliere Bertani. Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 16, a firma del consigliere Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 16 è respinto.
Emendamento 17 a firma del consigliere Bertani. Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 17, a firma del consigliere Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 17 è respinto.
Emendamento 1 a firma del consigliere Tagliaferri. Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 1, a firma del consigliere Tagliaferri.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 1 è respinto.
Emendamento 2 a firma del consigliere Tagliaferri. Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 2, a firma del consigliere Tagliaferri.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 2 è respinto.
Articolo 3. Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 3.
PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 3 è approvato.
PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 4 è approvato.
Articolo 5. Sull’articolo 5 insiste l’emendamento 18, a firma del consigliere Bertani.
Discussione generale congiunta su articolo ed emendamento. Dichiarazioni di voto.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 18, a firma del consigliere Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 18 è respinto.
Articolo 5. Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 5.
PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 5 è approvato.
Articolo 6. Sull’articolo 6 insiste l’emendamento 19, a firma dei consiglieri Delmonte e Bertani.
Discussione generale su articolo ed emendamento. Dichiarazioni di voto.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 19, a firma dei consiglieri Delmonte e Bertani.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 19 è approvato.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 6 così come emendato.
PRESIDENTE (Soncini): L’articolo 6 è approvato.
Dichiarazione di voto sull’intero progetto di legge e sugli ordini del giorno.
La parola al consigliere Delmonte.
DELMONTE: Grazie, presidente. Brevissimamente, visto che prima avevo solo annunciato i pro e i contro all’interno del progetto di legge e avevo illustrato l’ordine del giorno, ora vado ad esplicitare il nostro voto che, come si sarà intuito, è di astensione sul progetto di legge, ovviamente è favorevole sull’ordine del giorno a mia prima firma, per quanto detto sopra. Crediamo ci sia un ottimo approccio al tema dei controlli, finalmente, in modo da poter chiarire come si svolgeranno e soprattutto in ottica di condivisione con la Commissione, crediamo che questo progetto di legge, congiuntamente alla sospensione della delibera di Giunta regionale, possa finalmente regolamentare i mercatini del riuso e differenziarli dai mercatini degli hobbisti. Crediamo, invece, che le criticità sul numero di partecipazioni e sull’abbassamento del costo del tesserino, rimangono criticità importanti; un segnale sbagliato che la Regione dà nei confronti degli operatori professionali e per questo noi ci asterremo sul progetto di legge.
MARCHETTI Francesca: Grazie, presidente. Esprimo il voto a favore rispetto all’ordine del giorno. Mi risulta che ci sia anche un emendamento a firma del consigliere Tagliaferri, che anticipo già che accoglieremo, in quanto lo spirito delle questioni poste all’interno dell’ordine del giorno sono ampiamente condivise, soprattutto sui temi del controllo e la conferma che l’assessore stesso ha dato rispetto alla sospensione della delibera del riuso. Noi riteniamo, per quanto riguarda il provvedimento di legge, che si sia arrivati a un testo che consente una chiara e corretta applicazione, con l’introduzione di quei meccanismi di regolamentazione e controlli che potranno, nel momento del monitoraggio e della verifica, vedere se quei risultati saranno attesi e confermati.
Due questioni rispetto agli emendamenti del collega Bertani, in particolare il gruppo degli emendamenti che riguardano la dematerializzazione, pur condividendoli nell’ambito dello spirito e della semplificazione, proprie delle linee di questa Regione, credo si siano molto sottovalutati i soggetti interessati (i Comuni e gli hobbisti), che possono essere quelli che nell’attuazione di quegli emendamenti avrebbero potuto avere le maggiori difficoltà e anche la sottovalutazione delle risorse e dei costi di manutenzione e assistenza che non veniva ben chiarito a carico di chi fossero. Penso che anche su questo, nel momento del monitoraggio, visto che è stato introdotto un auspicio, un processo di dematerializzazione al quale si aspira, si potrà fare un approfondimento.
Chiudo dicendo che equilibrio, mediazione, ma anche realismo, sono stati i principi che hanno accompagnato questa legge. Rimando al mittente chi sostiene che si è fatto qualcosa per i Comuni a guida di qualcuno. Io penso che questa chiarezza che introduce questa modifica di legge va, invece, a rispondere a quelle esigenze che in udienza conoscitiva sono emerse molto chiaramente, indipendentemente dalla guida di quei Comuni, perché le attività che nei centri storici hanno visto, in questi mercatini, nelle manifestazioni di questo tipo, un momento di attrattività, credo vadano sostenuti, indipendentemente dalle campagne elettorali che ci aspettano.
Sulle questioni dei controlli, credo si sia fatto un lavoro discreto, che abbia cercato di tenere insieme le esigenze di tutti, anche rispetto al costo del tesserino. Non c’è qualcuno che vuole lanciare dei messaggi e di stare dalla parte degli hobbisti, a scapito di qualcun altro, ma caso mai di tenere una mediazione che possa tenere insieme le diverse esigenze, per quanto complesse. Ribadisco che all’interno del monitoraggio, da qui a due anni, nulla è perfetto né immodificabile. Vedremo se i principi che hanno accompagnato l’approvazione di questo provvedimento vedranno confermati i nostri obiettivi.
BERTANI: Grazie, presidente. Mentre trovo condivisibile l’ordine del giorno, anche se non risolutivo dei problemi che abbiamo evidenziato all’interno del progetto di legge; problemi che sottolineo ulteriormente: secondo noi l’equilibrio non è stato trovato a favore degli operatori professionali, che si trovano, ancora oggi, con questa legge, una concorrenza che rischia di essere sleale e si rischia di creare una zona grigia in cui possono lavorare operatori “occasionali” ma che in realtà sarebbero professionali. Secondo noi, andava sicuramente ridotto il numero di giornate, andava introdotta da subito la digitalizzazione, perché avrebbe permesso un percorso di trasparenza e di controllo semplificato. Quindi noi siamo contrari all’impostazione finale del progetto di legge.
Se non ci sono altri consiglieri che intendono intervenire in dichiarazione di voto congiunta, chiedo l’assenso al consigliere Delmonte di poter mettere in votazione l’emendamento del consigliere Tagliaferri.
DELMONTE: Do l’assenso e, nel frattempo, chiedo anche la votazione elettronica solo sull’ordine del giorno, non sull’emendamento.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 1, a firma del consigliere Tagliaferri, che insiste sull’ordine del giorno 7300/1.
PRESIDENTE (Soncini): L’emendamento 1 è approvato.
Si proceda alla votazione dell’ordine del giorno 7300/1, a firma del consigliere Delmonte ed altri, con l’uso del dispositivo elettronico.
PRESIDENTE (Soncini): Comunico l’esito della votazione:
PRESIDENTE (Soncini): L’ordine del giorno 7300/1, oggetto 7680, è approvato.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, si proceda alla votazione dell’intero testo di legge, oggetto 7300, con l’uso del dispositivo elettronico.
PRESIDENTE (Soncini): Proclamo approvata la legge riguardante: «Regolamentazione del commercio sulle aree pubbliche. Modifiche alla legge regionale 25 giugno 1999, n. 12 e alla legge regionale 24 maggio 2013, n. 4», oggetto 7300.
Grazie per la collaborazione. La seduta è chiusa, riprenderà domani mattina alle ore 9,30.
La seduta ha termine alle ore 18,16
Piergiovanni ALLEVA, Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.
gli assessori: Patrizio BIANCHI, Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Palma COSTI, Raffaele DONINI, Paola GAZZOLO, Elisabetta GUALMINI, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI, Sergio VENTURI.
OGGETTO 7537 “Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Misure per la definizione di procedimenti riguardanti l'esercizio finanziario 2018»” (101)
Presenti: 37
Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Ottavia SONCINI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.
Andrea BERTANI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Daniele MARCHETTI, Marco PETTAZZONI, Matteo RANCAN, Giancarlo TAGLIAFERRI.
Assenti: 13
Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Stefano BONACCINI, Paolo CALVANO, Alan FABBRI, Giulia GIBERTONI, Andrea LIVERANI, Silvia PICCININI, Massimiliano POMPIGNOLI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI.
OGGETTO 7300 “Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante: «Regolamentazione del commercio sulle aree pubbliche. Modifiche alla legge regionale 25 giugno 1999, n. 12 e alla legge regionale 24 maggio 2013, n. 4»” (102)
Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.
Andrea BERTANI, Giulia GIBERTONI.
Astenuti: 6 Stefano BARGI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI.
Piergiovanni ALLEVA, Stefano BONACCINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Alan FABBRI, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Massimiliano POMPIGNOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Manuela RONTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI.
OGGETTO 7680 “Ordine del giorno n. 1 collegato all’oggetto 7300 Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante: “Regolamentazione del commercio sulle aree pubbliche. Modifiche alla legge regionale 25 giugno 1999, n. 12 e alla legge regionale 24 maggio 2013, n. 4”. A firma dei Consiglieri: Delmonte, Marchetti Francesca, Facci, Tagliaferri, Galli, Torri, Taruffi, Prodi, Rontini, Molinari, Soncini, Boschini, Poli, Mori, Paruolo, Bessi, Rossi, Montalti, Campedelli, Serri, Lori, Caliandro, Calvano, Bagnari”
Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.
Piergiovanni ALLEVA, Stefano BONACCINI, Stefano CALIANDRO, Alan FABBRI, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Massimiliano POMPIGNOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Manuela RONTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI.
OGGETTO 7681 “Ordine del giorno n. 1 collegato all’oggetto 7623 Proposta recante: “Proposta di individuazione delle strutture per le quali avviare il percorso di costituzione e riconoscimento quali istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) previsto dalla legislazione nazionale e regionale". A firma dei Consiglieri: Calvano, Caliandro, Zoffoli, Bagnari, Lori, Poli, Rontini, Montalti, Marchetti Francesca, Campedelli, Serri”
Emendamento 1, a firma dei consiglieri Bertani e Piccinini:
«Dopo le parole “programmazione regionale e dell’Azienda Usl della Romagna” aggiungere:
“acquisendo a tal fine il parere e le proposte delle CTSS”.»
Emendamento 2, a firma dei consiglieri Bertani e Piccinini:
«Nel dispositivo aggiungere:
- visti i numerosi impegni a cui è subordinato l’invio del riconoscimento d’Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) per l’ospedale privato accreditato Maria Cecilia di Cotignola, si impegna la Giunta regionale a sottoporre al parere della commissione Politiche per la salute il testo definitivo dell’invio della domanda rivolta al Ministero della Salute per la procedura di riconoscimento, e nel frattempo non interrompere il processo di invio della richiesta avviato per l’IRCCS S. Orsola.»
Emendamento 1, a firma del consigliere Tagliaferri:
«All’articolo 3 del presente progetto di legge il comma 8 è abrogato.»
Emendamento 2, a firma del consigliere Tagliaferri:
«All’articolo 3 del presente progetto di legge il comma 9 è abrogato.»
Emendamento 3, a firma del consigliere Tagliaferri:
«Al comma 5 dell’articolo 7 bis della legge regionale n. 12 del 1999, di cui all’articolo 3, comma 3, del presente progetto di legge, l’importo di “euro 100,00” è così modificato “euro 200,00”.»
Emendamento 4, a firma del consigliere Bertani:
«Il comma 2 dell’articolo 2 è sostituito dal seguente:
“1. La lettera c bis) del comma 1 dell’articolo 6 della legge regionale 25 giugno 1999, n. 12 (Norme per la disciplina del commercio su aree pubbliche in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114) è sostituita dalla seguente:
“c bis) mercatini con operatori occasionali d’ora innanzi indicati come “mercatini con operatori occasionali”: i mercati, le fiere, le manifestazioni fieristiche e le altre manifestazioni, comunque denominate, sulle aree pubbliche, o sulle aree private aperte al pubblico indifferenziato, dirette anche alla vendita, al baratto, alla proposta o all’esposizione di merci, nelle quali partecipano, anche gli operatori non professionali del commercio, non in possesso delle autorizzazioni di cui agli articoli 2 e 3 e che svolgano attività di vendita nel settore merceologico non alimentare di beni rientranti nella propria sfera personale o collezionati aventi quali specializzazione il collezionismo, l’usato, l’antiquariato e l’oggettistica varia. Tali mercatini sono disciplinati dall’articolo 7 bis;”»
Emendamento 5, a firma del consigliere Bertani:
«Al comma 2 dell’articolo 2 le parole:
“c ter) mercatini storici con hobbisti; i mercatini degli hobbisti che, alla data dell’entrata in vigore della presente disposizione,” sono sostituite da
“c ter) mercatini storici con operatori occasionali, d’ora innanzi indicati come “mercatini storici con operatori occasionali”: i mercatini della lettera c bis) che”»
Emendamento 6, a firma del consigliere Bertani:
«Al comma 2 dell’articolo 2 dopo le parole:
“per fusione di Comuni con popolazione inferiore a 30.000 abitanti” sono inserite le parole:
“abitanti limitatamente alle parti di territorio in precedenza appartenente a questi ultimi ed ospitanti i mercatini stessi.”»
Emendamento 7, a firma del consigliere Bertani:
“pubblicato sul Bollettino Ufficiale Telematico della Regione Emilia-Romagna” sono inserite le parole:
“ed aggiornato annualmente.”»
Emendamento 8, a firma del consigliere Bertani:
«All’articolo 3 è apportata la seguente modifica:
prima del comma 1 è inserito il comma seguente:
“I.1 La rubrica dell’articolo 7 bis è sostituita dalle parole “Operatori occasionali”:»
Emendamento 9, a firma del consigliere Bertani:
Il comma 1 è sostituito secondo la seguente formulazione:
“1. Nell’articolo 7 bis della legge regionale n. 12 del 1999, la parola “hobbisti” è sostituita dall’espressione “operatori occasionali” e dopo le parole “di cui all’articolo 6, comma 1, lettera c bis)” sono aggiunte le seguenti “e lettera c ter)”.»
Emendamento 10, a firma del consigliere Bertani:
«All’articolo 3 al comma 2 le parole “Hobbisti” sono sostituite da “operatori occasionali”;
all’articolo 3 al comma 2 le parole “trenta” sono sostituite da “quindici”;
all’articolo 3 al comma 2 le parole “dieci” sono sostituite da “cinque”;
all’articolo 3 al comma 2 le parole “venti” sono sostituite da “dieci”.»
Emendamento 11, a firma del consigliere Bertani:
«All’articolo 3 dopo il comma 2 è inserito il seguente:
“2 bis. Al comma 4 dell’articolo 7 bis della legge regionale n. 12 del 1999 sono apportate le seguenti modifiche:
a. All’inizio del comma è inserita la frase: “Il tesserino può essere rilasciato in forma digitale tramite apposito applicativo informatico”;
b. Dopo le parole “per l’ottenimento del medesimo” sono aggiunte le seguenti: “e le modalità di utilizzo tramite dispositivi mobili”;»
«All’articolo 3 al comma 3 la parola “quattro” è sostituita dalla parola “tre”;
all’articolo 3 al comma 3 la cifra “100” è sostituita dalla cifra “200”;
all’articolo 3 al comma 3 dopo le parole “ed è esposto” sono aggiunte le parole “, in copia cartacea,”;
all’articolo 3 al termine del comma 3 sono aggiunte le parole:
“Esaurito il suddetto periodo di tre anni, anche non consecutivi, l’operatore occasionale, o chi risiede nella stessa unità immobiliare, per poter esercitare l’attività deve munirsi di autorizzazione per il commercio su aree pubbliche”.»
«All’articolo 3 il comma 4 è sostituito dal seguente:
“4. Al comma 6 dell’articolo 7 bis della legge regionale n. 12 del 1999, la parola “hobbisti” è sostituita dall’espressione “operatori occasionali” e la parola “dieci” è sostituita da “quindici”.»
«All’articolo 3 al comma 5 dopo le parole “che ne stabilisce le modalità operative”
sono inserite le parole “, anche in modalità digitale nell’ambito dei criteri di riferimento definiti dalla Regione”.»
«All’articolo 3 dopo il comma 5 è inserito il seguente:
“5 bis. La Regione può realizzare servizi e strumenti telematici per consentire modalità semplificate e trasparenti di assegnazione del posteggio, controllo e vidimazione.”»
«All’articolo 3 dopo il comma 7 è aggiunto il comma 7bis:
“7 bis) Dopo il comma 8 dell’articolo 7 bis della legge regionale n. 12 del 1999 è inserito il comma 8bis): “Al fine di agevolare le attività di cui al comma 8 la Regione può istituite un’apposita banca dati, al fine di censire gli operatori occasionali che partecipano ai mercatini di cui all’articolo 6, comma 1, lettere c bis) e c ter) che si svolgono annualmente in ambito regionale, mediante la raccolta e la sistematizzazione dei dati inviati dai Comuni che attengono, in particolare a:
a) i dati relativi ai mercatini che si svolgono sul territorio comunale;
b) i dati relativi ai soggetti partecipanti, per ogni singola giornata di svolgimento;
c) i dati relativi ai provvedimenti di rilascio e di ritiro dei tesserini.
Le informazioni relative agli operatori occasionali presenti che partecipano ai mercatini di cui all’articolo 6, comma 1, lettere c bis) e c ter) che si svolgono sul proprio territorio possono essere resi disponibili dai Comuni attraverso la banca dati regionale. I dati relativi all’ubicazione dei mercatini, alla data di svolgimento, all’anagrafica degli operatori occasionali cui sono assegnati i posteggi ed alla categoria merceologica da questi posta in vendita sono pubblici ed accessibili tramite la banca dati regionale.”»
Emendamento 17, a firma del consigliere Bertani:
«All’articolo 3 il comma 8 è abrogato.
All’articolo 3 il comma 9 è abrogato.»
Emendamento 18, a firma del consigliere Bertani:
«L’articolo 5 è sostituito dal seguente:
1. Decorsi due anni dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale Telematico della Regione Emilia-Romagna del primo elenco dei mercatini storici con operatori occasionali, di cui all’articolo 6, comma 1, lettera c ter), della legge regionale n. 12 del 1999, l’Osservatorio regionale del commercio di cui all’articolo 14 della legge regionale 5 luglio 1999, n. 14 (Norme per la disciplina del commercio in sede fissa in attuazione del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114) svolge un’analisi dell’incidenza del commercio in forma occasionale nel settore del commercio su aree pubbliche.
2. L’Assemblea legislativa esercita il monitoraggio e il controllo sull’attuazione degli articoli 6, comma 1 lettere c bis) e c ter), e 7 bis della legge regionale n. 12 del 1999 e ne valuta i risultati ottenuti anche sulla base delle comunicazioni trasmesse dai Comuni ai sensi dell’articolo 7 bis, comma 8. A tal fine la Giunta regionale, anche avvalendosi delle analisi e delle valutazioni svolte dall’Osservatorio ai sensi del comma 1, decorso un anno dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale Telematico della Regione Emilia-Romagna della presente legge e successivamente con periodicità triennale, presenta alla Commissione assembleare competente una relazione sui seguenti aspetti:
a) diffusione dei mercatini con operatori occasioni e dei mercatini storici con operatori occasionali nella regione Emilia-Romagna;
b) numero dei tesserini rilasciati agli operatori occasionali;
c) risultanze dell’attività di vigilanza svolta;
d) evoluzione del settore del commercio sulle aree pubbliche nel territorio regionale.
3. Decorsi due anni dal citato termine di cui all’articolo 6, comma 1, lettera c ter), l’Osservatorio regionale del commercio di cui all’articolo 14 della legge regionale 5 luglio 1999, n. 14 (Norme per la disciplina del commercio in sede fissa in attuazione del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114) svolge, con cadenza biennale, un’analisi dell’incidenza del commercio in forma hobbistica nel settore del commercio su aree pubbliche e la propone all’Assemblea legislativa.
4. La Regione fornisce assistenza tecnica ai Comuni ed agli altri soggetti coinvolti al fine dell’acquisizione e dell’elaborazione dei dati di cui al comma 1.”»
Emendamento 19, a firma dei consiglieri Delmonte e Bertani:
«All’articolo 6 (Disposizioni transitorie e finali) del progetto di legge, dopo il comma 4, è aggiunto il seguente:
“4 bis. Qualora nell’ambito del processo di dematerializzazione si pervenga alla definizione di uno specifico applicativo, le comunicazioni di cui al comma 8 dell’articolo 7 bis sono effettuate dai Comuni attraverso l’uso dello stesso, secondo le modalità definite dalla Regione con delibera della Giunta regionale.”»
«All’Ordine del giorno correlato all’oggetto 7300, presentato dalla relatrice Francesca Marchetti, l’ultimo periodo del secondo paragrafo delle “Premesse” è così integralmente sostituito:
“A ciò contribuirà anche l’impegno assunto dalla Giunta regionale di procedere all’immediata sospensione dell’efficacia della DGR 151/2014, spesso soggetta, negli anni scorsi, ad una scorretta applicazione.”»

References: e contrario

Articolo 2

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Articolo 3

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Articolo 5

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Articolo 6