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Timestamp: 2019-06-25 12:35:35+00:00

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20 Novembre 2018 | Autore: Teresa Rullo
> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Novembre 2018
Una forma di investimento, considerata anche un mezzo di risparmio postale, che ha permesso a chi ha vincolato le somme di raddoppiare il capitale investito.
I buoni fruttiferi postali sono degli strumenti di investimento emessi dalla Cassa Deposito e Prestiti e garantiti dallo Stato italiano. Una delle caratteristiche che attrae gli investitori è la totale gratuità dei costi di gestione, rimborso e collocamento che, invece, possono trovarsi in altre forme di investimento. Sono, inoltre, esenti anche dal pagamento della tassa di successione. A seconda del tipo di buono fruttifero postale scelto ci sarà un diverso rendimento annuo lordo applicato. Se il rendimento è pari a 1,50% all’anno, su un investimento di diecimila euro, dopo vent’anni matureranno circa 3.500 euro di interessi lordi e quindi circa 3.000 euro netti nelle tasche dell’investitore. Sono facilmente sottoscrivibili sia presso l’ufficio postale con i soli documenti di riconoscimento, sia on line ma solo se si è titolari di un conto banco posta. Inoltre, il buono può essere sottoscritto a partire da soli 50 euro. A parte tutti i vantaggi, pochi anni fa si è alzato un polverone sui buoni fruttiferi postali e molti investitori vedendosi offrire una somma addirittura dimezzata rispetto a quella prevista con la sottoscrizione dei buoni hanno fatto causa a Poste Italiane. Dopo anni di incertezze e sentenze contrastanti pare si sia giunti al termine con una interpretazione univoca a favore dei risparmiatori.
1 Posso ritirare il capitale investito prima della scadenza dei buoni fruttiferi postali?
2 È possibile sottoscrivere buoni fruttiferi postali cointestati?
3 È possibile intestare buoni fruttiferi postali a minorenni?
4 I tassi di interesse applicati ai buoni fruttiferi postali possono essere modificati senza il mio consenso?
5 Qual è la situazione attuale sulla modifica dei tassi di rendimento dei buoni fruttiferi postali?
Posso ritirare il capitale investito prima della scadenza dei buoni fruttiferi postali?
I buoni fruttiferi postali sono dei prodotti di investimento garantiti dallo Stato e collocati presso gli uffici postali. Dopo il 2000 tutti i buoni hanno una durata ventennale. Come accennavamo sopra, i buoni possono essere sottoscritti in qualsiasi ufficio postale d’Italia e allo stesso modo anche il rimborso può essere chiesto ovunque. In caso di richiesta di rimborso il capitale e gli interessi, purché sia trascorso un anno dagli investimenti, sono sempre garantiti. Ciò significa che il capitale mi verrà sempre restituito, mentre per quanto riguarda gli interessi verranno dati solo quelli maturati fino a quel momento. È possibile, quindi, ottenere gli interessi maturati solo dopo il periodo di tempo previsto dallo stesso buono sottoscritto con Poste Italiane.
È importante sapere ai fini della riscossione dei buoni fruttiferi postali (BFP) che esistono due tipi di buoni: quelli cartacei e quelli dematerializzati. Sostanzialmente cambia poco.
I buoni fruttiferi cartacei sono i classici titoli consegnati in forma cartacea agli investitori e dal momento della consegna, il sottoscrittore è responsabile della custodia e dell’utilizzo del titolo in proprio possesso.
I buoni fruttiferi dematerializzati, invece, sono quelli acquistati tramite libretto o conto corrente postale e non prevedono la consegna del buono cartaceo. Questi ultimi si caratterizzano per una semplice annotazione contabile sul conto corrente o libretto del titolare.
L’unica differenza sostanziale riguarda la prescrizione. Infatti, i buoni cartacei devono essere portati all’incasso entro dieci anni dalla data di scadenza, altrimenti si prescrivono. I buoni dematerializzati, invece, vengono incassati in automatico sul conto e quindi non possono cadere in prescrizione. Appare utile ricordare che la prescrizione dei buoni fruttiferi postali cartacei determina la decadenza dal diritto al rimborso sia del capitale investito che degli interessi maturati.
Inoltre, è utile ricordare che i buoni fruttiferi, come previsto dalla legge, sono esenti da imposta di successione. Ciò vuol dire che in caso di decesso del titolare i buoni non devono essere inseriti nella dichiarazione di successione.
È possibile sottoscrivere buoni fruttiferi postali cointestati?
I buoni fruttiferi postali (BFP) al momento della sottoscrizione vengono intestati alla persona. Questi, però, possono essere anche intestati a più persone e per questo parliamo di buoni cointestati. La cointestazione può avvenire fino ad un massimo di quattro persone e non può mai avvenire tra minorenni o tra maggiorenni e minorenni.
Finché vengono sottoscritti e giacciono per la maturazione degli interessi non ci sono problemi, ma che cosa succede se uno dei cointestatari viene a mancare? Innanzitutto va detto che quando si sottoscrive un buono fruttifero è sempre prevista la possibilità di ottenere il rimborso disgiunto per ciascun intestatario a meno che venga espressamente chiesto di escludere tale clausola.
Tuttavia, in caso di decesso del cointestatario, quando l’altro titolare si reca all’ufficio postale per l’incasso potrà essergli chiesto di esibire il certificato di morte ed eventualmente anche altri documenti di successione. La situazione potrebbe apparire ancora più complessa se la persona venuta a mancare non aveva alcun legame di parentela con l’altro cointestatario o comunque non è un erede diretto. È sempre possibile incassare il buono, è ovvio, ma bisognerà compiere una serie di adempimenti burocratici.
È possibile intestare buoni fruttiferi postali a minorenni?
I buoni fruttiferi possono essere intestati anche ai minorenni che abbiano un’età tra zero e sedici anni e mezzo ma non possono mai essere cointestati ad un minore e ad una persona adulta. Per questi buoni sono previsti dei tassi di rendimento che aumentano con l’età del bambino.
Nel caso in cui si voglia chiedere il rimborso di un buono intestato ad un minorenne, i genitori dovranno presentare una istanza al giudice tutelare e attenderne l’autorizzazione. In questo caso verranno rimborsati il capitale e gli interessi maturati fino alla richiesta di incasso.
I tassi di interesse applicati ai buoni fruttiferi postali possono essere modificati senza il mio consenso?
I buoni fruttiferi postali sottoscritti qualche anno fa prevedevano la possibilità di essere modificati unilateralmente. In particolare, in passato Poste Italiane poteva disporre la modifica dei tassi di interesse anche dopo l’emissione dei buoni e senza alcuna comunicazione ai risparmiatori, solo sulla base di decreti ministeriali.
Infatti, una norma [1] vigente al momento dell’emissione prevedeva che i tassi di interesse dei buoni fruttiferi potessero essere modificati da decreti ministeriali emessi successivamente. Quindi, consentiva al Ministro del Tesoro, in occasione dell’emissione di una nuova serie di buoni fruttiferi postali, di estendere il tasso d’interesse applicato alla nuova serie anche ai buoni già emessi. Nel corso degli anni questo è avvenuto più volte, privando così di ogni significato la tabella riepilogativa dei rendimenti riportata dietro ai buoni.
Un problema relativo al rendimento effettivo riscosso alla scadenza si è avuto con alcuni buoni fruttiferi emessi tra il 1974 ed il 1986, i buoni fruttiferi delle serie M, N, O e P. Vediamo meglio qual è il problema che ha coinvolto questi buoni.
Fino ad un Decreto Legislativo del 1999 [2] i tassi di interesse delle serie di buoni già emesse potevano essere modificati senza dare alcuna comunicazione all’investitore/risparmiatore e così un Decreto Ministeriale del 1986 ha dimezzato i rendimenti di quei buoni. I risparmiatori, totalmente ignari della modifica, pochi anni fa, alla scadenza del buono, hanno trovato un’amara sorpresa. Queste persone, infatti, sicure di riscuotere la somma calcolata sulla base delle tabelle stampate sul retro dei buoni, si sono viste accreditare anche la metà di quanto previsto. Somme dimezzate quindi.
Per questa ragione sono stati intentati diversi giudizi ma l’intervento delle Poste nella modifica dei tassi di interesse avvenuto prima del decreto legislativo del 1999 è stato, inizialmente, ritenuto totalmente legittimo.
Alcuni giudici, a cui si erano rivolti i primi risparmiatori che avevano provato ad incassare gli sventurati buoni, avevano fatto leva anche su una importante sentenza delle Sezioni Unite [3] sulla modificabilità dei buoni fruttiferi.
Secondo questa pronuncia, infatti, i buoni fruttiferi postali sono dei titoli di legittimazione e possono essere modificati con il consenso di entrambe le parti. Questo significa che se Poste Italiane decide di apportare una modifica ai tassi di interesse, deve chiedere quantomeno il consenso all’investitore. Proprio sulla base di questa importante decisione, alcuni hanno pensato di poter riscuotere quei famosi buoni dimezzati con gli stessi tassi concordati al momento dell’emissione ma così non è stato.
La Corte d’Appello di Venezia aveva ribaltato questa interpretazione dando quindi ragione a Poste Italiane. All’inizio del 2018, però, la Cassazione [4] ha modificato quella interpretazione sulla base della interpretazione data in passato dalle Sezioni Unite e di una norma che disciplinava quei famosi buoni postali in vigore in quegli anni [5].
Secondo quella norma gli interessi devono essere corrisposti in relazione a quanto previsto dalle tabelle presenti sul retro dei buoni postali. Sulla base dei questa interpretazione la Cassazione ha rinviato il giudizio e quindi la decisione alla Corte d’Appello di Venezia che pochi anni fa aveva dato una interpretazione difforme.
Qual è la situazione attuale sulla modifica dei tassi di rendimento dei buoni fruttiferi postali?
Dopo la sentenza della corte di Cassazione del febbraio 2018 che ha cambiato rotta e ha chiaramente deciso in favore degli investitori, lo scorso settembre è stato chiesto l’intervento delle Sezioni Unite per una interpretazione chiara delle norme relative alla modificabilità unilaterale dei tassi di interesse. Le diverse sentenze emanate negli ultimi anni anche dalla Cassazione sembrano muovere tutte a favore dei risparmiatori.
Interessante è anche la recente decisione dell’arbitro bancario finanziario di Milano in base alla quale Poste Italiane dovrà riconoscere a quell’investitore ricorrente gli interessi così come descritti dalla tabella sul retro del buono in quanto non potevano essere applicati quelli in misura ridotta introdotti dall’ormai noto decreto ministeriale del 1986. Di conseguenza, per quell’investitore ci sarà la valutazione dei tassi di rendimento degli ultimi dieci anni.
Di Teresa Rullo
[1] Art. 173 DPR 156/73.
[2] D. L. n. 284/99.
[3] Cass. Sez. Un. sent. n.13979 del 2007.
[4] Cass. sent. n. 4761 del 2018.
[5] Art. 173 DPR 156/73 .
Tiziana Vicenza ha detto:
11/03/2019 alle 10:23
Come si calcola il guadagno di chi ha comprato i buoni fruttiferi postali? Grazie in anticipo a tutti voi della legge per tutti. Spero potrete rispondermi
11/03/2019 alle 10:28
Tiziana sul sito di Poste Italiane puoi trovare un calcolatore online per capire se c’è stato un guadagno sui buoni acquistati. Una volta che ti sei collegata, ti verranno chieste queste informazioni: tipo di buono acquistato; valore nominale d’acquisto; data di sottoscrizione; data in cui dovrebbe avvenire il rimborso. Per maggiori informazioni leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/277763_buoni-fruttiferi-si-guadagna-davvero

References: sentenza 
 sentenza 
 Art. 173
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 Art. 173