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CONCORRENZA CERCASI PARTE LA CORSA PER DISMETTERE LE PARTECIPAZIONI PUBBLICHE NON STRATEGICHE - PDF
CONCORRENZA CERCASI PARTE LA CORSA PER DISMETTERE LE PARTECIPAZIONI PUBBLICHE NON STRATEGICHE
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1 ies Industria e Sviluppo bimestrale di informazione, opinione, economia, impresa Confindustria Arezzo, Grosseto, Siena DALLE TERRITORIALI SIENA Confindustria Toscana Sud e Fidi Toscana, un accordo per lo sviluppo AREZZO Pronti per la ripresa GROSSETO Transfer of innovation nell alternanza scuola lavoro con Alterskillspraxis ANNO II - N. 3 maggio-giugno 2010 CONCORRENZA CERCASI PARTE LA CORSA PER DISMETTERE LE PARTECIPAZIONI PUBBLICHE NON STRATEGICHE ENRICO ROSSI Cambio di marcia per i servizi pubblici: aziende più grandi e quote (di minoranza) ai privati MAURIZIO CENNI - GIUSEPPE FANFANI - EMILIO BONIFAZI Dismissioni enti locali: la parola ai Sindaci ANTONELLA MANSI Basta con le invasioni di campo. Il pubblico abbandoni i settori "Eccentrici"2 Viareggio tra il mare e le Apuane Vivere al sole della Versilia Nella città di Viareggio a 5 minuti dai caratteristici bagni realizziamo il complesso immobiliare residenziale, commerciale e direzionale "LA VETRAIA" Ufficio Arezzo Ufficio Viareggio PENELOPE IMMOBILIARE FIRENZE - ZONA PORTA AL PRATO ULTIMI APPARTAMENTI Ufficio vendite in cantiere VIA PAISIELLO - FIRENZE COSTRUISCE E VENDE A FIRENZE Monte San Savino (Ar) Residence LA PRIORIA la tradizione dei luoghi sposa l'innovazione tecnologica Nel cuore della Toscana ai piedi della città di Monte San Savino, sta sorgendo il complesso LA PRIORIA Per informazioni Geom. De Marco Rosario Geom. Tavanti Elena3 IES maggio-giugno 2010 Pagina 34 PERCHE INVESTIRE A MIAMI? OCCASIONI DI BUSINESS CHE CRESCONO NEL TEMPO PER CHI SA GUARDARE LONTANO Perché la Florida ed in particolare Miami, hanno fortissime potenzialità economiche, nonostante la congiuntura finanziaria americana non certo favorevole. Il mercato immobiliare americano ha visto crollare i propri prezzi mediamente di oltre un terzo, mentre Miami ha perso il per cento. Oggi si trovano quindi appartamenti in complessi prestigiosi a prezzi vantaggiosissimi, resi ancora più allettanti per noi europei dall attuale rapporto di cambio Euro/Dollaro. La contrattualistica per l acquisto di un immobile è molto semplice, lineare, chiara, con meccanismi normativi che garantiscono sempre l acquirente ed i capitali corrisposti. La nostra struttura locale, formata da professionisti affidabili e con lunga esperienza, è in grado di offrire tutta l assistenza necessaria sia per individuare gli investimenti migliori presenti sul mercato, evitando quelli a rischio, in zone anonime o in immobili difficili da gestire, e concludere l investimento immobiliare alle condizioni economiche più vantaggiose per i nostri clienti, con piena soddisfazione di quanti si sono rivolti a noi. 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Fax 0564/ VIENI A VEDERE CON NOI! publiredazionale5 IES maggio-giugno 2010 Pagina 5 Direttore responsabile: Annarosa Pacini Comitato di redazione: Antonio Capone, Cesare Cecchi, Giovanni Inghirami, Massimiliano Musmeci, Piero Ricci, Mario Salvestroni Coordinatore editoriale: Silvia Pieraccini Redazione: Luisa Angioloni (Arezzo), Rossella Lezzi (Siena), Annarosa Pacini, Franco Passarini (Grosseto) Hanno collaborato a questo numero: Agata Finocchiaro, Gabriella Gabrielli, Luigi Mastrobuono, Cesare Peruzzi, Francesco Picciolini, Romano Salvi Impaginazione, gra ca e photo editor: Franco Passarini Ricerca iconogra ca: Annarosa Pacini Direzione e redazione: Con ndustria Grosseto, viale Monterosa 196, Grosseto, Editore: Assoservizi Toscana Sud - Rete d imprese, Via Roma, Arezzo Stampa: Gra che Effesei, Largo Sacco 6, Grosseto Registrazione: Tribunale di Grosseto n. 1/2009 del Gli articoli possono non rispecchiare le posizioni delle Associazioni Industriali e dell Editore, che li ritengono in ogni caso un contributo sul piano dell informazione e dell opinione. 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PUBBLICITÀ: per informazioni ed eventuali prenotazioni di spazi pubblicitari su IES - Industria e Sviluppo rivolgersi a: tel VENDITA IN DUE MOSSE PER LE PARTECIPAZIONI (ANCHE DI MINORANZA) NON STRATEGICHE 12 CONFINDUSTRIA TOSCANA SUD E FIDI TOSCANA, UN ACCORDO PER LO SVILUPPO 40 PRONTI PER LA RIPRESA Puntare su un Made in Italy al passo con i tempi 46 TRANSFER OF INNOVATION NELL ALTERNANZA SCUOLA LAVORO CON ALTERSKILLSPRAXIS COVER STORY GLI ENTI LOCALI TENTENNANO, GLI INDUSTRIALI SPINGONO: VENDETE LE PARTECIPAZIONI NON STRATEGICHE 20 GOVERNO & DISMISSIONI: PIÙ CONCORRENZA PER TUTELARE I CONSUMATORI 23 CAMBIO DI MARCIA PER I SERVIZI PUBBLICI: AZIENDE PIÙ GRANDI E QUOTE (DI MINORANZA) AI PRIVATI 7 BASTA CON LE INVASIONI DI CAMPO Il pubblico abbandoni i settori eccentrici 27 SOMMARIO REATI COMMESSI DAGLI AMMINISTRATORI? RISPONDE (ANCHE) LA SOCIETÀ CHE S ARRICCHISCE 30 LA TOSCANA DEL SUD DÀ VITA ALLA PRIMA RETE D IMPRESE ITALIANA 34 ATTUALITÀ TERRITORIALI6 7 EDITORIALE IES maggio-giugno 2010 Pagina 7 BASTA CON LE INVASIONI DI CAMPO IL PUBBLICO ABBANDONI I SETTORI ECCENTRICI di Antonella Mansi, presidente Confindustria Toscana Antonella Mansi Il tema scelto per questo numero di IES-Industria e Sviluppo cioè la partecipazione, spesso maggioritaria, delle amministrazioni locali in società di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie al perseguimento delle proprie finalità istituzionali è di rilevante interesse per Confindustria Toscana. È una questione che si inquadra nel ragionamento più generale sulla concorrenza e l apertura dei mercati che abbiamo riproposto anche in occasione della recente campagna elettorale regionale, e che consideriamo uno dei perni veri del cambiamento. In breve: gli imprenditori hanno chiesto più mercato, efficienza e concorrenza nel settore dei servizi pubblici, dove va favorita anche in Toscana la nascita di campioni nazionali, operando scelte gestionali di carattere industriale e arrivando alla quotazione dei soggetti principali. Ma la richiesta ha riguardato anche quei soggetti a prevalente capitale pubblico, che operano in una grande varietà di settori eccentrici, dall informatica all alimentare; e dove la non contendibilità del controllo ha consentito spesso la sopravvivenza artificiale di mediocri operazioni imprenditoriali o il galleggiamento di gestioni inefficienti, con iniezioni continue di risorse pubbliche. La concorrenza è un bene pubblico, indispensabile per il buon funzionamento dell ambiente economico. È ora di lanciare, in Toscana come in Italia, una campagna per la concorrenza che esca dalle intenzioni del «si dovrebbe». Confindustria è convinta che la competitività delle imprese cresca solo quando queste possono operare in contesti altrettanto competitivi e innovativi. Prendiamo, ad esempio, il settore dei servizi: essi rappresentano il 70% del valore aggiunto; e sono spesso utilizzati come impieghi intermedi, per la produzione di altri beni o servizi. Dato che costituiscono una parte significativa degli input impiegati per la produzione di beni (in Italia, incidono per quasi il 40% sulla produzione manifatturiera), le loro inefficienze condizionano la competitività dello stesso settore industriale. È dunque evidente che il corretto funzionamento dei mercati dei servizi sia essenziale per la crescita di tutto il sistema; e che la rimozione dei fattori che possono limitarne lo sviluppo sia la base di ogni efficace politica industriale. Più in generale, la presenza del pubblico nell economia si è spesso rivelata un catalizzatore di inefficienze, costi e bassa produttività. So bene che non è tutto così; ma le eccellenze sono rare. Del resto, il ripensamento del ruolo economico del pubblico è avvenuto nella maggior parte dei paesi europei, quando le basse performance hanno reso evidente il nostro divario rispetto, in particolare, agli Stati Uniti in termini di crescita e produttività. Questo processo è partito anche da noi, da metà anni Novanta; ma le rigidità sono rimaste, come pure le invasioni di campo. E non è raro che le imprese trovino il pubblico che opera ancora col cappello dell imprenditore. Le regole ci sono; ci sono direttive comunitarie e pronunciamenti della Corte Costituzionale, affinché soggetti dotati di privilegi non operino in mercati concorrenziali e provochino distorsioni della concorrenza. Ma la concorrenza non è il prodotto di un quadro giuridico: ha bisogno di essere condivisa come valore e di affermarsi nei comportamenti politici. È, insomma, ancora insoddisfatta l esigenza di liberalizzare il sistema economico; e c è il rischio di nuovi ampliamenti della presenza pubblica nell economia. Le imprese sanno che solo il morso del mercato consente di crescere, migliorando l allocazione delle risorse e promuovendo quella riorganizzazione necessaria a competere; e sanno che l aumento della produttività richiede un ambiente aperto all assunzione del rischio. Sia chiaro: Confindustria non fa della concorrenza un feticcio; né pensa che basti per risolvere i nostri problemi. È lontana da noi l idea che la concorrenza consista nella totale assenza del pubblico. Il libero mercato non è la giungla, ma una costruzione sofisticata, basata su un corpo di regole, che vanno dalla libertà d iniziativa fino alla libertà di accesso e alla parità di condizioni per intraprendere; è innegabile, ad esempio, che la presenza di un pubblico imprenditore abbia sbarrato la strada alla creazione di nuova impresa e provocato distorsioni. Ci sono, perciò, ancora molti passi da fare, anche in Toscana. Non si tratta di risposte semplici; e si devono fare i conti con situazioni radicate. Ma sappiamo che questo significa combinare merito e uguaglianza, soprattutto nelle opportunità; che vuol dire una radicale disincrostazione dalle rendite, anche politiche, per assicurare alle iniziative imprenditoriali chance adeguate alle loro potenzialità. Siamo convinti che solo una maggiore libertà e apertura dello spazio economico potrà consentirci di agganciare saldamente quella ripresa che pure iniziamo a vedere sui mercati internazionali.8 SEDE LEGALE E OPERATIVA FIRENZE Via Ippolito Rosellini, Firenze Tel Fax Capitale sociale ,00 i.v.e e. C.F C.C.I.A.A. Firenze Reg. Imprese n SEDI OPERATIVE ROMA Via XX Settembre, Roma Tel Fax ANCONA Via Castel dardo, Ancona Tel Fax UFFICI TERRITORIALI BOLOGNA Via del Rondone, 1 Tel CHIETI Via Po, 107 S. Giovanni Teatino Tel GENOVA Via Fiasella, 3/12 Tel MILANO Via Caracciolo, 68 Tel NAPOLI Via Lecce, 14 Sant Antimo Tel PADOVA Via Dante, 58 Tel PERUGIA Via XX Settembre, 116 Tel TORINO Via Magenta, 44/A Tel UN OPPORTUNITÀ DI CRESCITA PER LA TUA AZIENDA Con la formalizzazione della fusione per incorporazione della SOAItalia Spa nella DeloSovim Organismo di Attestazione Spa la due SOA hanno dato vita ad una delle più importanti realtà del settore. Questa operazione è nata dalla consapevolezza che la concentrazione delle attività di quali cazione in un ridotto numero di soggetti può senz altro accrescere l af dabilità del sistema attraverso una maggiore professionalizzazione degli operatori ed una migliore standardizzazione delle procedure di attestazione. LA GARANZIA DI AVERE L ATTESTAZIONE SOA Come è noto, l attestazione, quale atto di rilevanza pubblica, deve essere frutto di procedure di rilascio corrette ed af dabili, per evitare all impresa i rischi di esclusione dalle gare e di risoluzione degli appalti in corso, così come previsto dal nuovo Codice dei Contratti. Delosovim S.p.A. è già oggi conosciuta per il rigore dei suoi controlli e la qualità dei propri servizi; con questo passo intende aumentare la sua presenza locale in tutta Italia per essere più vicina ai propri clienti con la capacità delle sue persone, la sicurezza delle loro soluzioni, la certezza dei propri attestati. L attestazione S.O.A. è richiesta in base al D.P.R. 25 Gennaio 2000 n. 34 per partecipare ad appalti per lavori pubblici di importo superiore a 150 mila euro.l attestazione S.O.A. sostituisce immediatamente, anche in fase di gare di importo inferiore a 150 mila euro, le veri che che gli Enti appaltanti devono esercitare, circa le capacità tecnico- nanziarie, delle imprese per ogni appalto. Le imprese con attestazione S.O.A., quindi, potranno partecipare alle gare senza dover ogni volta dimostrare la loro idoneità. Tra le varie novità, il Terzo Decreto Correttivo al Codice Appalti introduce in via transitoria, no al 31 dicembre 2010, la modi ca dei periodi utilizzabili in sede di quali cazione SOA per la dimostrazione dei requisiti di ordine speciale, no ad ora limitati all ultimo quinquennio. In particolare: i lavori eseguiti, che sono ora considerati utili per tutto l ultimo decennio, sia per la dimostrazione della somma lavori che per i lavori di punta;il volume d affari, i costi per la mano d opera e per le attrezzature, per i quali l impresa può utilizzare i migliori cinque anni degli ultimi dieci. E evidente che per molte imprese questa apertura normativa potrà rappresentare l occasione per recuperare categorie o classi che che nell ultima attestazione erano andate perdute a causa di una riduzione dei volumi produttivi del quinquennio considerato. Per altre la possibilità di ottenere nuove categorie o maggiori importi di quali cazione, con la possibilità di addizionare ai lavori più recenti quelli più lontani nel tempo ed in ne, per chi non ha raggiunto i requisiti minimi, di ottenere l attestazione. Riteniamo l occasione estremamente importante e per dare ogni informazione, in modo che possiate valutare a pieno le potenzialità offerte da questa nuova disposizione normativa e quindi assumere le migliori decisioni nalizzate al raggiungimento degli obbiettivi che saranno ritenuti convenienti, le nostre strutture sono n d ora a completa disposizione. publiredazionale9 10 IES maggio-giugno 2010 Pagina 10 FOCUS VENDITA IN DUE MOSSE PER LE PARTECIPAZIONI (ANCHE DI MINORANZA) NON STRATEGICHE Piano di dismissioni da approvare entro dicembre, poi la gara di Silvia Pieraccini, giornalista Sole 24 Ore La data da cerchiare in rosso è il 31 dicembre 2010: dopo slittamenti e contromodifiche, che negli ultimi quattro anni hanno disorientato e spinto ad attendere, Comuni e Province saranno chiamati a vendere entro pochi mesi le partecipazioni (anche di minoranza) detenute in società non strategiche ai fini dell ente. Il lungo cammino a tutela della libera concorrenza, avviato col decreto Bersani del 2006 e proseguito con la Finanziaria 2008 (che ha allargato il raggio d azione), arriverà dunque al traguardo. La ratio è quella di far dimagrire il portafoglio degli enti locali, che negli anni hanno moltiplicato le partecipazioni e i settori d intervento (inserendosi perfino in attività come la produzione di piante e latte e la macellazione di carni), distogliendo risorse e efficienza dai fini istituzionali. PERCHÉ VENDERE. Le norme puntano a evitare distorsioni o alterazioni della concorrenza e del mercato, e ad assicurare la parità degli operatori. L obiettivo è separare le due sfere di attività per evitare che un soggetto, che svolge attività amministrativa, eserciti allo stesso tempo attività d impresa, beneficiando dei privilegi dei quali esso può godere in quanto pubblica amministrazione, ha precisato nell agosto 2008 la Corte Costituzionale, alla quale avevano fatto ricorso le Regioni Veneto, Sicilia, Friuli Venezia Giulia e Valle d Aosta contestando la legittimità costituzionale dell articolo 13 del decreto Bersani. A questo obiettivo strategico, negli ultimi anni se n è aggiunto anche uno contingente: la necessità, per molti enti locali, di racimolare risorse per rimpinguare le sofferenti casse pubbliche. OBBLIGHI DI LEGGE. Entro la scadenza del 31 dicembre prossimo, gli enti locali11 FOCUS IES maggio-giugno 2010 Pagina 11 IL PRIMO PASSO È FARE UNA RICOGNIZIONE DELLE QUOTE DETENUTE DALL ENTE LOCALE, QUINDI DEFINIRE LA RELAZIONE TRA ATTIVITÀ SOCIETARIA E PERSEGUIMENTO DEI FINI ISTITUZIONALI dovranno dunque dismettere le partecipazioni non strategiche. E però già stato chiarito (dalla Corte dei Conti, sezione controllo Lombardia, nel luglio 2008) che l obbligo che grava sulle pubbliche amministrazioni è quello di avviare, entro questo termine, la procedura di dismissione, ma non necessariamente di completarla (un termine dunque ordinatorio e non perentorio). Questo per evitare svendite o speculazioni dei soggetti privati nella determinazione del prezzo di acquisto della partecipazione o della società in mano pubblica. E dunque necessario elaborare un accurato programma che scandisca tempi e modi delle dismissioni. STRATEGICO SÌ O NO. Il primo passo per arrivare alla dismissione è fare una ricognizione delle partecipazioni detenute dall ente locale, e definire la relazione esistente tra attività societaria e perseguimento dei fini istituzionali. La ricognizione si tradurrà in una delibera da votare in Consiglio comunale (o provinciale), che indica le partecipazioni ritenute non strategiche e il programma di dismissioni. Le difficoltà operative però sono in agguato, in particolare quella a ricondurre i diversi oggetti sociali all interno delle due categorie individuate dal legislatore: da una parte i servizi di interesse generale, dall altra le attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessari per il perseguimento delle finalità istituzionali dell ente. I servizi di interesse generale abbracciano certamente i servizi pubblici locali (acqua, energia, rifiuti, trasporto pubblico), ma anche quelle attività rilevanti nel contesto sociale e territoriale, e come tali dirette alla soddisfazione di un interesse generale. E per questo che, al di là dell opportunità politica, sembra essere lasciata ampia discrezionalità alle amministrazioni pubbliche nel decidere cos è o non è strategico. Gli addetti ai lavori propendono infatti per la tesi che spetti all ente locale valutare quali sono le necessità della comunità e, nell ambito delle compatibilità finanziarie e gestionali, stabilire le politiche necessarie a soddisfarle. Per individuare le attività di produzione di beni e servizi strettamente necessarie per il perseguimento delle finalità istituzionali dell ente, è scontato invece che si debba far riferimento ai compiti istituzionali, ma anche a quelle attività strumentali appaltate a società esterne, in alcuni casi create ad hoc dalla pubblica amministrazione. L ente dovrà attentamente valutare i costi e i benefici dell affidamento del servizio alla società, in termini di efficacia, efficienza e economicità di gestione in un ottica di lungo periodo, nonché le ricadute sui cittadini e sulla responsabilità dell amministrazione stessa, ha sottolineato la Corte dei Conti (sezione controllo Veneto, 2009). PROCEDURE DI EVIDENZA PUBBLICA. Una volta stabilito cosa vendere, occorre decidere come. Qui le norme sembrano lasciare poco spazio libero, sottolineando la cessione a terzi nel rispetto delle procedure ad evidenza pubblica. E dunque scontato che la pubblica amministrazione debba fare una gara per vendere al miglior offerente. L unica scappatoia, aperta da una sentenza del Consiglio di Stato del 2006 quando la cessione della partecipazione ha esclusivo contenuto finanziario, suona così: se l ente punta a ottenere risorse di bilancio liberandosi di una partecipazione ritenuta non strategica, potrebbe seguire una procedura informale evitando di ricorrere alla gara. In effetti, i problemi nella gestione di una gara sono destinati ad affiorare, anche perché le dismissioni degli enti locali dovranno interessere anche partecipazioni di minoranza: il Comune che deve vendere l 1% di una società non strategica dovrà fare una gara? SALVI I SERVIZI PUBBLICI LOCALI L obbligo di dismettere le partecipazioni non vale per i servizi di interesse generale, e dunque innanzitutto per i servizi pubblici locali come acqua, gas, ri uti, trasporto pubblico. In questo campo - le cosiddette utilities - i Comuni toscani hanno cominciato ad allearsi, anche se non sono riusciti a creare una società di dimensione regionale. Nel settore idrico esistono oggi sei società di gestione del servizio integrato (cinque miste, una tutta pubblica), che operano in altrettanti Ambiti territoriali ottimali (Ato). Nella distribuzione di gas (le reti) sono attive un drappello di aziende pubbliche, mentre la vendita del gas è presidiata da aziende pubbliche e private. Nel settore dei ri uti dominano le aziende pubbliche, così come nel trasporto su gomma.12 IES maggio-giugno 2010 Pagina 12 INCHIESTA GLI ENTI LOCALI TENTENNANO, GLI INDUSTRIALI SPINGONO: VENDETE LE PARTECIPAZIONI NON STRATEGICHE Negli uffici comunali di Arezzo, Grosseto e Siena per adesso non c è traccia della delibera sulla ricognizione delle società non strettamente necessarie ai fini istituzionali, primo atto del processo di dismissione da realizzare (per obbligo nazionale) entro fine anno di Agata Finocchiaro, giornalista, scrive per Il Corriere Fiorentino Ci sono Comuni che producono e vendono piante, come Grosseto; altri che promuovono lo sviluppo delle reti di telecomunicazione e dei servizi informatici, ma non disdegnano di realizzare siti Internet anche per i privati, come Arezzo. Altri ancora partecipano alla gestione di centri fieristici e scali aeroportuali, come Siena. Si tratta di attività (vedere le tabelle con l elenco delle partecipazioni pubbliche nelle pagine seguenti) che spesso è difficile far rientrare tra i fini istituzionali degli enti pubblici territoriali, e che di fatto vengono svolte indirettamente attraverso le società partecipate. Ma ancora per poco: infatti il Decreto Bersani, più volte modificato, prevede la dismissione, con forme di evidenza pubblica, delle partecipate non strategiche. E poco importa che le quote di partecipazione siano totalmente in mano pubblica, come per la società agricola Il Terzo, al 100% del Comune di Grosseto; oppure che l ente pubblico abbia solo una quota irrisoria come ad Arezzo, dove l amministrazione comunale detiene appena lo 0,9% della società Ar.Tel.-Arezzo Telematica Spa; o ancora a Siena, dove il Comune è presente nella compagine societaria del suo aeroporto con un magro 1,03%. L obiettivo della norma, infatti, non è la riduzione di eventuali oneri economici o gettoni ai membri dei consigli di amministrazione, che spesso non li percepi-13 INCHIESTA IES maggio-giugno 2010 Pagina 13 IL RISPETTO DEI RUOLI TRA PUBBLICO E PRIVATO È UNO DEI CARDINI DEL NOSTRO SISTEMA ECONOMICO, SOTTOLINEANO I PRESIDENTI DI CONFINDUSTRIA AREZZO, GROSSETO E SIENA scono essendo anche assessori comunali. Ma quello di tutelare la concorrenza e il mercato, per evitare che un soggetto, che svolge attività amministrativa, eserciti allo stesso tempo attività d impresa, beneficiando dei privilegi dei quali esso può godere in quanto pubblica amministrazione, come ha chiarito la Corte Costituzionale. Altrettanto chiara la posizione degli industriali. Con la gestione delle aziende partecipate osserva Mario Salvestroni, presidente di Confindustria Grosseto l Amministrazione si trova, di fatto, a fare concorrenza al cittadino, quello stesso cittadino che paga le tasse perché l Amministrazione possa svolgere al meglio i propri compiti e offrirgli i migliori servizi. Sono poche le aziende partecipate aggiunge Salvestroni che svolgono funzioni veramente strategiche: per questo il Comune dovrebbe dismettere le proprie partecipazioni e lasciare che ad occuparsi di queste società siano le imprese che sapranno offrire il più valido progetto di gestione. L obiettivo è anche il recupero di efficienza: Spesso alla guida delle partecipate ci sono politici, o ex politici, che hanno lasciato la propria carriera afferma Salvestroni e non hanno esperienze di management in grado di garantire la crescita di quelle aziende. In una società privata, quando le cose vanno male, l imprenditore paga di tasca propria; nelle aziende pubbliche pagano i cittadini e gli stessi imprenditori a cui l Ente pubblico ha tentato, goffamente, di fare concorrenza sleale. Dello stesso avviso il presidente di Confindustria Arezzo, Giovanni Inghirami: Il rispetto dei ruoli tra pubblico e privato è uno dei cardini del nostro sistema economico. Le aziende non funzionali ai fini istituzionali devono essere gestite dai privati in regime di concorrenza, per consentire loro di svilupparsi nei settori dei beni e servizi. La divisione dei ruoli deve valere, ad esempio, per il Arezzo Fiere e Congressi, che nel progetto della Regione doveva essere il polo fieristico della Toscana del sud: Noi riteniamo sostiene Inghirami che per una corretta gestione del Centro solo la proprietà della struttura debba restare in mano pubblica; la gestione dovrebbe invece essere affidata a privati con consolidata esperienza nel settore e di livello internazionale, in grado di portare competenze, know how e organizzare eventi di successo. La strada della managerializzazione del Centro, recentemente avviata, è un primo segnale, da noi auspicato da tempo. Accordi con partner operanti nel settore rafforzerebbero questa scelta. Ad accusare lo strapotere del pubblico è anche il presidente di Confindustria Siena, Cesare Cecchi, che richiama quanto ribadito dagli industriali a livello nazionale. Il pubblico fa troppe cose e non sempre bene, come ha affermato la presidente Marcegaglia nel convegno di Confindustria a Parma, mentre dovrebbe fare meno e meglio. E un concetto che richiama il principio di sussidiarietà, che impegna l azione del pubblico in quei contesti che il privato non può affrontare. Secondo Cecchi è importante dunque evitare sovrapposizioni e invasioni di campo nelle attività in cui si ha una distorsione della concorrenza, con la creazione di inefficienze che ricadono sul cittadino utente finale. In questo senso è auspicabile un deciso passo indietro delle pubbliche amministrazioni e dello Stato dal mercato. La norma sulle dismissioni delle partecipate non strategiche degli enti pubblici dà tempo a Regioni e enti locali fino al 31 dicembre 2010 per vendere i gioielli di famiglia. E per evitare che il rispetto della scadenza imponga una corsa alla dismissione, col rischio di svendite o speculazioni da parte di privati, la Corte dei Conti ha ritenuto che il termine sia ordinatorio e si riferisca all avvio del procedimento. In pratica, entro fine anno gli enti pubblici dovranno avviare la dismissione delle società e delle partecipazioni vietate, mentre l iter potrà concludersi in un momento successivo. Il primo atto dovrà essere l adozione di una delibera per fare la ricognizione delle partecipate non strategiche. Atto di cui finora non c è traccia negli uffici dei Comuni di Arezzo, Grosseto e Siena. E c è da giurare che solo in vista della scadenza la discussione approderà (frettolosamente) in aula.14 IES maggio-giugno 2010 Pagina 14 INCHIESTA SIENA/1 IL SINDACO MAURIZIO CENNI TRE SOCIETA DA DISMETTERE, E INVESTIAMO SULLA BANDA LARGA Maurizio Cenni A Siena non abbiamo usato la fantasia in fatto di società partecipate, afferma il sindaco Maurizio Cenni (Pd). Cinquantacinque anni, funzionario del Monte dei Paschi di Siena, Cenni è stato eletto nel 2001 e riconfermato nel Secondo lei nessuna delle partecipate del Comune dovrebbe essere dismessa in base al decreto Bersani? Qui non c è stata la tentazione di creare partecipate per svolgere funzioni che poco hanno a che fare con l ente pubblico. Abbiamo effettuato una ricognizione (poi seguirà la delibera) e individuato tre società da dismettere perché hanno perso il loro valore strategico o sono incompatibili con una nuova normativa, come nel caso di Promosiena, che era nata per promuovere il territorio. Un compito che i Comuni non possono più svolgere direttamente, perché è stato demandato alle Aziende provinciali del turismo. Penso che la Camera di commercio o la stessa Apt, potrebbero rilevare le nostre quote. Oltre a Promosiena, quali partecipate dismetterete? Etruria innovazione, che è un doppione del consorzio Terre Cablate, in cui stiamo CONSORZI E SOCIETÀ PARTECIPATE COMUNE DI SIENA (2009) investendo molto per portare la banda larga anche nelle frazioni a più bassa densità abitativa, e l aeroporto di Siena, che è strategico per eliminare l isolamento di cui soffre questa parte della Toscana, ma non ritengo più utile la presenza del Comune nella compagine societaria. Dal 2007 al 2009 lei è stato presidente del consorzio Terre Cablate, non è che la scelta di investire in questa partecipata, piuttosto che su Etruria innovazione, è dettata anche da questo motivo? Nient affatto. Di Etruria Innovazione abbiamo il 5,6% di quote, mentre di Terre Cablate il 18% e questo ci consente di essere più incisivi. Inoltre credo che la Regione, che ha già delle quote in Etruria Innovazione, possa essere interessata ad acquisire anche le nostre. L investimento sulla banda larga, che magari fino a qualche anno fa non sarebbe stato giudicato strategico, oggi lo è. Perchè non ha senso parlare dei processi di internazionalizzazione delle imprese se poi mancano le connessioni per stare sul mercato o abbattere la burocrazia. Tra le partecipate del Comune c è anche la società Microcredito di solidarietà, la manterrete? Certo, sta funzionando molto bene. Negli ultimi due anni è raddoppiato il numero di persone che si è rivolto al Microcredito. L abbiamo creato nel 2006, assieme a Monte dei Paschi di Siena, Provincia e Curia Arcivescovile per aiutare le famiglie che non riuscivano ad accedere al credito bancario. Ritengo che la funzione prioritaria di un Comune sia quella di garantire la coesione sociale e fornire servizi essenziali ai cittadini, e nessun altra partecipata assolve meglio a questi compiti in tempi di crisi. (A.Fi.) CONSORZI / SOCIETA ONERE % ATO 6 - Ombrone 0 13% Cons. Terrecablate Telecomunicazioni % Siena Ambiente SpA ,6% Siena Casa SpA % Acquedotto Del Fiora SpA ,6% Comunita di Ambito Toscana Sud ,5% Aeroporto di Siena SpA 0 1,03% Ag. Prov. per l Energia e l Ambiente Srl ,3% Promosiena SpA ,06% Siena Parcheggi SpA ,8% TRA-IN SpA ,3% Etruria Innovazione S.C.P.A ,5% Intesa SpA ,2% Finanziaria Senese di Sviluppo SpA 0 22,3% Microcredito di Solidarietà SpA % (Fonte: Ministero per la Pubblica Amministrazione e Innovazione) SIENA/2 AEROPORTO PER VOLARE (E FARE UTILI) CI VUOLE PAZIENZA Doveva essere un volano per lo sviluppo del territorio ed è diventato il pomo della discordia. Sarà anche per questo che il Comune di Siena, nel novero delle partecipate non strategiche, ha inserito l Aeroporto di Siena e deciso di dismettere la sua piccola quota, pari all 1,03%. Troppo poco per influire nei processi decisionali sulla sorte dello scalo, ma quanto basta per stare al centro delle polemiche che da tre anni dividono centrosinistra e cittadini, tra favorevoli e contrari al progetto di sviluppo dello scalo. Nel 2007 il fondo Galaxy Management Service, al termine di una procedura di selezione per la cessione della partecipazione di maggioranza ad un socio privato, è entrato a far parte della compagine societaria. Il progetto presentato da Galaxy prevedeva un piano di sviluppo per un aeroporto in simbiosi con l ambiente naturale, culturale e urbano circostante, limitandone al minimo l impatto tecnico e visivo. L obiettivo di Galaxy è raggiungere i centomila passeggeri l anno entro il 2014, per questo è stato previsto e avviato un investimento di 15 milioni di euro. Ampugnano dovrebbe diventare un city airport in grado di creare una nuova porta d ingresso per il turismo e consentire alle grandi aziende del territorio (tra cui Novartis, aziende vinicole, Mon-15 INCHIESTA IES maggio-giugno 2010 Pagina 15 AREZZO/1 IL SINDACO GIUSEPPE FANFANI ABBIAMO GIÀ DECISO COSA VENDERE te dei Paschi) di raggiungere più facilmente hub internazionali. Un progetto ambizioso che finora si è scontrato con le proteste di Rifondazione comunista e di numerose associazioni di cittadini, che hanno costituito un Comitato contro l ampliamento, preoccupati per i rischi sulla salute e per l impatto ambientale dello scalo. Oltre a Galaxy, socio di maggioranza con il 56,38%, nella compagine societaria ci sono il Monte dei Paschi di Siena che ha il 21,4% e la Camera di commercio di Siena col 19,7%, oltre alla Provincia e al Comune di Siena con poco più dell 1%. Il bilancio 2008 si è chiuso con una perdita di 1,2 milioni di euro. Il primo step dell investimento - osserva il presidente della società di gestione Aeroporto di Siena Claudio Machetti - si concluderà nell estate del 2011, solo allora si potranno valutare la competitività dello scalo e le ricadute sul territorio. Per quella data il Comune di Siena potrebbe essere già uscito dalla compagine societaria. (A.Fi.) AEROPORTO DI SIENA 56,4% Galaxy 12 21,4% Monte dei Paschi 19,7% Camera di commercio di Siena 1,2 milioni perdita 2008 dipendenti Giuseppe Fanfani Si definisce una persona dotata di grande senso pratico il sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani, 63 anni, avvocato. Nel 2006 si è candidato per il centrosinistra ed è stato votato dal 60% degli aretini. In politica da 40 anni, prima come consigliere comunale e segretario provinciale della Dc, poi come deputato e responsabile nazionale giustizia della Margherita. A che punto è il Comune di Arezzo con la delibera sulla dismissione delle partecipate non strategiche? Ci stiamo lavorando. La delibera non c è ancora, ma sul tavolo del dirigente c è già l elenco delle partecipate non strategiche che abbiamo individuato a ottobre 2009, al termine di una prima ricognizione. Posto che la legge impone di avviare l iter entro fine anno, che tempi prevede per la stesura e presentazione della delibera? La delibera dovrebbe essere pronta entro settembre, e nel giro di un paio di settimane potrebbe arrivare in aula per la discussione. Quali sono le partecipate che considerate non strategiche? La società Etruria Innovazione, che si occupa di innovazione nella Toscana centro-meridionale; la Ar-Tel che realizza e gestisce reti telematiche e servizi informatici; l Agenzia per l innovazione nell amministrazione e nei servizi pubblici locali e l Arezzo Convention Bureau, nata per promuovere il turismo congressuale nel comprensorio aretino. Avete individuato solo queste quattro? Sì, non ci sono molte partecipate anomale perché abbiamo scremato tanto in passato per esigenze di bilancio, diciamo che siamo virtuosi per necessità. Da quando mi sono insediato ho cercato di tagliare le spese, in tre anni ho ridotto il personale di 70 unità, circa il 10%. Spendo un po di più all inizio, per incentivare l esodo, ma alla lunga risparmio. In tempi di crisi cerco di dare l esempio, di ottimizzare le risorse del Comune. Anche la vendita delle partecipazioni pubbliche potrebbe rivelarsi una risorsa per le casse dell amministrazione. Avete già fatto un calcolo? No, anche perché questa non è un operazione per fare cassa, ma per rispettare una norma sulla concorrenza con i privati. È giusto fare spring cleaning, come dicono gli inglesi. Noi avevamo già fatto pulizia, fondendo alcune società rispetto alle quali, nel tempo, si era ridotto l interesse dell ente pubblico. Nel 2009 era toccato al Centro promozione servizi. Se avete già individuato le società non strategiche perché non iniziare a predisporre la delibera in modo da presentarla prima dell estate? Perché quest operazione si accompagna a una serie di interventi di ottimizzazione dell attività delle altre partecipate. E poi che fretta c è? Ci sono atti più urgenti che hanno risvolti più immediati nella vita dei cittadini. (A.Fi.) CONS. E SOC. PARTECIPATE COMUNE DI AREZZO (2009) CONSORZI / SOCIETA TIPO ONERE % PART. La Ferroviaria Italiana Spa. Società ,6% Etruria Innovazione S.C.P.A. Società 0 5,5% Coingas SpA Società ,7% A.A.T.O. 4 - Alto Valdarno Consorzio ,5% Comunita' di Ambito Toscana Sud Consorzio ,1% Arezzo Multiservizi Srl Società 0 76,6% Atam SpA Società 0 100% Centro Promozioni e Servizi Srl Società 0 16,8% Ar.Tel - Arezzo Telematica SpA Società ,1% Ag. Innov. Ammin. Serv. Pubbl. Loc. Società 0 8,3% Az. Farmaceutica Municipalizzata Società % Arezzo Convention Bureau S.C.R.L. Società 0 15% Consorzio Arezzo Innovazione Consorzio ,2% Arezzo Fiere e Congressi Società ,5% A.I.S.A. S.p.A. Società ,9% Polo Univ. Aretino Società Consortile Consorzio ,9% Arezzo Casa SpA Società ,3% Fidi Toscana SpA Società 0 0,01% Società Aeroporto Toscano (S.A.T.) Galileo Galilei SpA Società 0 0,29% Nuove Acque SpA Società ,8% (Fonte: Ministero per la Pubblica Amministrazione e Innovazione)16 IES maggio-giugno 2010 Pagina 16 INCHIESTA GROSSETO/1 ILSINDACO EMILIO BONIFAZI MATTATOIO E VIVAIO, DUE BUCCE DI BANANA AREZZO/2 ARTEL WEB DESIGNER PUBBLICO PER ALBERGHI E NEGOZI È nata per affiancare enti e pubbliche amministrazioni nell organizzazione, progettazione e gestione di sistemi informativi territoriali e di reti telematiche. Ma deve essersi fatta prendere la mano, e negli ultimi anni la Arezzo Telematica (Ar-Tel) ha iniziato a fornire servizi e realizzare siti web anche per i privati, come si vede nel suo portfolio. Accanto ai siti web istituzionali, realizzati per Comuni e Province, ci sono quelli di Tacconi sport, Santa Flora Resort, Relais Colle del Sole, Pvz arte orafa, Neglia mobili e altri privati. Niente di male, se non fosse che Arezzo Telematica è una società inhouse della Provincia di Arezzo (che detiene il 73%), partecipata anche dalle Province di Siena e Grosseto (1,5% a testa) e dal Comune di Arezzo (0,9%) e, in base a quanto emerge dalla visura camerale, svolge attività affine o connessa alla realizzazione, gestione e manutenzione di reti telematiche e progettazione, sviluppo, produzione, promozione, gestione e commercializzazione di servizi informatici, telematici e di telecomunicazioni, indirizzati a pubbliche amministrazioni ed ai servizi di istituto dalle stesse fornite a cittadini ed imprese, nonché l assunzione da soggetti pubblici di altri servizi. Se da statuto Artel dovrebbe lavorare solo per gli enti pubblici, o attraverso gli stessi, di fatto non è così. E basta questo per suggerire agli enti pubblici di dismettere le loro quote, come ha deciso di fare il Comune di Arezzo, che però detiene una partecipazione irrisoria. La dinamica attività svolta dalla società nell ambito dei servizi informatici, ha portato peraltro ad aumentare del 18% il fatturato 2009, che ha superato i due milioni, con un utile di 15mila euro e 13 dipendenti. Nell assemblea dei soci del febbraio 2008 Artel ha lanciato un aumento di capitale da 500mila euro, che per adesso ha visto il versamento di 50mila euro da parte della Provincia di Arezzo. E proprio il legame con gli enti pubblici sparge il dubbio che possa godere di una serie di vantaggi di fatto preclusi ai privati. (A.Fi.) ARTEL 1,5% a testa Province di Siena e di Grosseto 73% Provincia di Arezzo 0,9% Comune di Arezzo 15 2 milioni fatturato 2009 mila euro utile netto dipendenti Emilio Bonifazi Emilio Bonifazi (Pd), 49 anni, insegnante, sindaco di Grosseto dal 2006, dice di avere le idee chiare sulle società partecipate da dismettere. Ma avverte che sull argomento c è qualche schizofrenia politica, basta vedere ciò che è stato fatto in passato, quando la giunta Antichi aveva deliberato la realizzazione di un mattatoio, mai ultimato, per il quale è stato speso circa un milione di euro. Perché dice che c è una schizofrenia politica in tema di partecipate? Perché ci sono idee contrapposte e a volte fortemente ideologizzate. Cosa intende? Io sono del parere che il Comune deve agire come ente pubblico e lasciar fare l imprenditore a chi lo sa fare. Ad esempio, nel caso delle Farmacie comunali, di cui il Comune ha il 51%, alcuni vorrebbero vendere le quote, altri acquistare il restante 49%. Posto che le farmacie sono un presidio sanitario e assicurano un servizio importante al cittadino, io propenderei per l acquisto del 49%, ma non escludo di dismettere eventualmente l intero pacchetto se con il ricavato posso realizzare una scuola. Per me è strategico tutto ciò che attiene alle funzioni del Comune. Torniamo alla dismissione delle partecipate, a che punto siete con l iter? Stiamo facendo una verifica con gli uffici, poi predisporremo la delibera. Penso che entro fine anno dovremmo avviare l iter, come vuole la legge. Il Comune di Grosseto vanta un primato non solo per il numero di partecipate (ne ha 24, contro le 20 di Arezzo e le 15 di Siena), ma anche per l originalità, ce n è persino una che produce piante. Per quanto riguarda la società agricola Il Terzo c è già un piano di dismissione, non è stata creata dal Comune, ma donata dal Ministero del tesoro quando fu smantellato l Ente della cellulosa e della carta. È stato come se avessero regalato una Ferrari ad un impiegato, se non hai i soldi per gestirla vai sul lastrico. Il Comune avrebbe dovuto capire che lo Stato non regala nulla e cercare di privatizzarla prima. L altro problema che mi sono trovato a dover gestire è stato quello del mattatoio, ho capito subito che non aveva senso quell opera, non c era un piano economico-finanziario e il Comune da solo non riusciva a completare i lavori. Ho messo in liquidazione la società per mancato raggiungimento dello scopo, ho fatto un esposto alla Corte dei Conti e ho contattato le associazioni di categoria per realizzare un mattatoio privato. Altre partecipate da dismettere? Etruria innovazione e forse anche Netspring, che si occupa di servizi informatici. (A.Fi.)17 INCHIESTA IES maggio-giugno 2010 Pagina 17 GROSSETO/2 IL TERZO IL VERDE ORNAMENTALE DA SEMPRE IN ROSSO CONSORZI E SOCIETÀ PARTECIPATE COMUNE DI GROSSETO (2009) CONSORZI / SOCIETA TIPO ONERE % PART. Acquedotto del Fiora SpA Società ,4% ATO 6 Ombrone Consorzio ,7% COeSO Consorzio ,05% CO.S.EC.A. S.p.A Società ,5% F.A.R. Maremma S.C.A. S.c. a r.l. Società ,5% EPG SpA - Edilizia Provinciale Grossetana Società ,9% Soc. Investia Srl Società % San Lorenzo Servizi Srl Società % Grosseto Sviluppo SpA Società 0 0,04% Netspring Srl Società % Polo Univeristario Grossetano s.c.a.r.l. Consorzio ,3% Società Agricola Il Terzo SpA Società 0 100% Fidi Toscana SpA Società 0 0,01% Grosseto ere SpA Società 0 15,9% R.A.M.A. SpA Società ,6% Mattatoi Di Maremma Srl Società 0 72,4% Marina di San Rocco SpA Società 0 3% Grosseto Parcheggi Srl Società % Grosseto Energia Ambiente SpA Società 0 20% Farmacie Comunali Riunite SpA Società 0 51% S.E.A.M. SpA Società 0 25,2% Etruria Innovazione S.C.P.A. Società 0 5,6% Comunita di Ambito Toscana Sud Consorzio 0 5,6% A.R.R.R. SpA Società 0 0,3% (Fonte: Ministero per la Pubblica Amministrazione e Innovazione) Avrà peccato di lentezza burocratica, un male che colpisce molti enti locali, ma certo il Comune di Grosseto non può essere accusato di eccesso creativo per avere nel suo carnet la società Il Terzo, che produce e vende piante per scopi forestali e ornamentali. Anche se riesce difficile pensare ad un attività meno istituzionale, almeno nella creazione della partecipata l Amministrazione non ha responsabilità, avendo ricevuto l azienda agricola in eredità dal Ministero del Tesoro nel L acquisizione è avvenuta con delibera del Consiglio comunale nell aprile 2002, e ad ottobre dello stesso anno Il Terzo è stata trasformata in società per azioni. Per il Comune di Grosseto quello che doveva essere un dono, dovuto allo scioglimento dell Ente per la cellulosa e la carta (il cui patrimonio è stato attribuito agli enti locali), è diventato solo un problema. E man mano che gli anni passano, aumentano i debiti dell azienda, mentre molti crediti sono ormai inesigibili. Il 2008 si è chiuso con una perdita di 1,7 milioni di euro: più che al verde, l azienda agricola Il Terzo è sempre stata in rosso, anche prima del passaggio al Comune. Con la differenza che in passato interveniva il Ministero a ripianare i debiti, mentre adesso è l ente pubblico a dover intervenire. Per porre un argine al deficit, il Comune avrebbe dovuto vendere ai privati il 49% delle quote entro il 2004 (come stabiliva la delibera n.94 del 2002). Ma nulla è stato fatto e anche la trattativa, portata avanti nel 2007 con alcuni vivaisti pistoiesi, è naufragata con l arrivo della crisi. Dopo una gara andata deserta, a fine 2009 è iniziata la procedura di dismissione. Lo scorso novembre è stato venduto il lotto nord dell azienda, un area di 63 ettari non funzionale all attività florovivaistica, acquistata da un imprenditore agricolo per un milione e 250mila euro. Data la difficoltà a vendere in blocco, il Cda della società Il Terzo ha scelto la strada di scorporare i lotti. Il prossimo step riguarderà la vendita dei 60 ettari dedicati all attività florovivaistica, seguirà la stesura del Piano di miglioramento agricolo aziendale, con l ulteriore scorporo dei fabbricati, che dovranno essere valutati e venduti nella fase finale. (A.Fi.) IL TERZO 100% Comune di Grosseto 18 dipendenti, di cui 3 part time 2,6 milioni fatturato ,7 milioni perdita 200818 19 20 IES maggio-giugno 2010 Pagina 20 IL PUNTO GOVERNO & DISMISSIONI: PIÙ CONCORRENZA PER TUTELARE I CONSUMATORI D ORA IN POI IL MINISTERO PRESENTERÀ OGNI ANNO AL PARLAMENTO UN DISEGNO DI LEGGE PER RIMUOVERE GLI OSTACOLI ALL APERTURA DEI MERCATI di Luigi Mastrobuono, capo di gabinetto Ministero dello sviluppo economico L importanza della privatizzazione delle attività economiche esercitate dallo Stato o dagli enti pubblici incomincia a manifestarsi dagli anni 1980, a seguito della crisi del modello delle partecipazioni statali che aveva contribuito alla dilatazione del deficit dello Stato, e a una eccessiva rigidità dell economia nazionale. Nasce, quindi, in quel periodo, la necessità di ridurre l indebitamento nazionale, in parallelo con il processo di internazionalizzazione dei mercati reali e monetari, ferma restando l esigenza di erogare servizi pubblici efficienti. L analisi dello stato attuale delle dismissioni delle partecipazioni delle società pubbliche non può prescindere dall evoluzione del processo di privatizzazione, il cui inizio si può collocare dalla delibera CIPE del 30 dicembre Da allora le 93 operazioni di dismissione hanno comportato introiti per l Erario pari a 119 miliardi di euro e il contributo al PIL delle imprese partecipate dell amministrazione centrale è sceso dal 18% circa del 1991 al 4,7% circa di oggi. Sono dati importanti: basti pensare che il processo di privatizzazione ha assicurato all Italia introiti inferiori solo a quelli del Giappone. Visti i riscontri positivi, tale processo deve inevitabilmente continuare anche se per alcune società di maggiore interesse, lo Stato intende mantenerne il controllo per presidiare settori strategici per il Paese. Nonostante l attuale crisi economica mondiale renda complessa e problematica la realizzazione di rilevanti dismissioni di aziende pubbliche, il Governo intende infatti proseguire in una mirata attività di dismissioni, anche al fine di ridurre il debito pubblico. In tale direzione va la legge finanziaria 2008, la quale, affrontando la questione ai fini della concorrenza e del mercato più che dal punto di vista delle entrate derivanti dalle dismissioni, ha stabilito che le amministrazioni pubbliche non possono costituire società per le attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie ai fini istituzionali né mantenere partecipazioni, anche di minoranza, in dette società. Ha, altresì, imposto la cessione a terzi, entro il 31 dicembre 2010, nel rispetto delle procedure ad evidenza pubblica, delle società e delle partecipazioni non in linea con la disposizione sopra citata. In parallelo il processo di dismissioni va orientandosi verso le aziende dei servizi pubblici locali, ove esistono tuttora ampi spazi per una politica di privatizzazione. In questa ottica, su iniziativa governativa, è stata varata la legge n. 166/2009, la quale ha stabilito che il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avvenga, in via ordinaria, a privati o società tra questi costituite o a società a partecipazione mista pubblica e privata, mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, attuando, così, un intervento legislativo che risponda agli orientamenti della CE sul diritto comunitario in materia e abbia lo scopo di favorire la liberalizzazione di tali servizi, riducendo i costi per le pubbliche amministrazioni e assicurando una migliore qualità dei servizi agli utenti. Per i profili della tutela della concorrenza, comunque, le privatizzazioni presentano aspetti problematici da risolvere. Infatti, mentre per la privatizzazione di imprese che operano in regime di concorrenza basta solo scegliere il migliore acquirente in base a criteri obbiettivi e trasparenti, la privatizzazione di imprese che operano in regime di monopolio deve essere preceduta o dalla sola liberalizzazione del settore interessato ove ciò sia sufficiente ad abolire il monopolio o dalla liberalizzazione accompagnata da una regolamentazione, al fine da evitare, in quest ultimo caso, al monopolista di ricavare ingiustificati profitti ed offrire servizi non sufficienti. Al riguardo, la legge n. 99/2009, c.d. Legge Sviluppo, ha affidato al Ministero dello sviluppo economico il compito di presentare annualmente al Parlamento un disegno di legge per il mercato e la concorrenza, che ha come obiettivi rimuovere gli ostacoli all apertura dei mercati, promuovere lo sviluppo della concorrenza e garantire la tutela dei consumatori. Ciò rappresenta uno strumento stabile e periodico, in grado di intercettare i cambiamenti e le modifiche del mercato e i relativi riflessi su cittadini e imprese, per rilevanti interventi di liberalizzazione. Luigi Mastrobuono Vedere altro
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 art. 2
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