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1 documento La rilevanza ai fini dell Iva dell attività immobiliare degli Enti Locali 24 ottobre 20122 A cura della Commissione di studio Fiscalità degli Enti Presidente Nicola Tonveronachi Componenti Giuseppe Cambria Roberto Candela Alberto Depetro Vito Antonio Labellarte Luigi Lovecchio Alfonso Mordente Paola Ragionieri Michele Saggese Segreteria tecnica Oliverio Mara Mandato Area di delega Consigliere Delegato Consiglieri Co-Delegati Enti Pubblici Giosuè Boldrini Andrea Bonechi Marcello Danisi 23 In materia di inquadramento ai fini Iva dell attività di gestione del patrimonio immobiliare degli enti pubblici in generale e degli Enti Locali in particolare, nei 3 anni successivi alla elaborazione ed alla emanazione, nel febbraio 2009, a cura della Commissione di studio Fiscalità Enti pubblici del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili, del Documento rubricato La rilevanza ai fini dell Iva dell attività immobiliare degli Enti Locali, si sono succedute, tra le altre, 3 importanti pronunce giurisprudenziali i cui contenuti e le cui conclusioni meritano di essere commentate, anche in ragione delle difformi interpretazioni che da più parti ne sono state date, al fine di contribuire a fare chiarezza sul loro reale impatto sull applicazione operativa del tributo, oltre che di misurarne gli effetti sulle posizioni a suo tempo assunte dallo stesso Cndcec con l approvazione del Documento citato. Le pronunce oggetto di commento sono, rispettivamente, la Sentenza della Corte di Cassazione Sezione Tributaria, n del 23 novembre 2011, depositata il 7 marzo 2012, la Sentenza della Commissione tributaria regionale di Bari - Sezione distaccata di Lecce, n. 197/22/11, e la Sentenza Corte di Cassazione 13 luglio 2012, n Sentenza Cassazione n. 3513/2011 In primo luogo, con la Sentenza, Sezione Tributaria, n del 23 novembre 2011, la Corte di Cassazione, occupandosi di una controversia sorta tra l Agenzia delle Entrate ed un importante Comune capoluogo di Provincia sulla detraibilità o meno dell Iva sulle spese di investimento sostenute per la costruzione di un parcheggio, da un lato, ha ribadito un principio da tempo sostenuto dalla prassi contabile, da cui discende la correttezza della gestione Iva per attività quali i parcheggi, nonostante sia legata ai compiti istituzionali dell Ente Locale, e dall altro ha, almeno apparentemente, innovato in maniera parziale il concetto di attività di impresa svolta dall Ente Locale, aderendo a quanto sostenuto dai contro ricorrenti, secondo cui un attività svolta esclusivamente dai normali Uffici amministrativi del Comune non può configurare un attività di impresa. Più nel dettaglio, si segnala che la Commissione tributaria regionale Umbria, con la Sentenza n. 30/01/06, depositata il 14 luglio 2006, rigettò l appello del Ministero dell Economia e delle Finanze e dell Agenzia delle Entrate con il quale si chiedeva di modificare la decisione della Ctp competente con la quale era stata dichiarata l illegittimità di un avviso di rettifica notificato ad un 34 Comune umbro a titolo di Iva per l anno 1997 per contestazione da parte dell Amministrazione finanziaria dello svolgimento di attività commerciale, con conseguente indetraibilità dell Iva relativa alla costruzione e manutenzione di parcheggi e dello stadio comunale nonché alla locazione di quest ultimo alla Società calcistica cittadina. Il Ministero dell Economia e delle Finanze e l Agenzia delle Entrate hanno quindi proposto ricorso per Cassazione. Il primo motivo di ricorso era dovuto alla violazione e falsa applicazione degli artt. 4 e 19-ter, del D.P.R. n. 633/72 e della VI Direttiva CEE, atteso che i ricorrenti chiedevano se dall applicazione delle norme citate non derivasse che, quando un Ente Locale svolge compiti istituzionali senza alcuna concorrenza di imprenditori privati, esso non dovrebbe essere considerato un imprenditore e di conseguenza non sia un soggetto passivo Iva con conseguente indetraibilità dell Iva pagata sugli acquisti inerenti lo svolgimento di tale attività. La Suprema Corte ha ritenuto tale motivo infondato, in quanto la VI Direttiva del Consiglio del 17 maggio 1977, 77/388/CEE, quando dispone che gli Stati, le Regioni, le Province, i Comuni e gli altri Organismi di diritto pubblico non sono considerati soggetti passivi per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità, anche quando, in relazione a tali attività od operazioni, percepiscono diritti, canoni, contributi o retribuzioni. Se però tali Enti esercitano attività od operazioni di questo genere, essi devono essere considerati soggetti passivi per dette attività od operazioni quando il loro non assoggettamento provocherebbe distorsioni di concorrenza di una certa importanza. In ogni caso, gli Enti succitati sono sempre considerati come soggetti passivi per quanto riguarda le attività elencate nell Allegato D quando esse non sono trascurabili. Gli Stati membri possono considerate come attività della Pubblica Amministrazione le attività dei suddetti Enti le quali siano esenti a norma degli artt. 13 o 28, comprende quelle attività che, anche se connesse alle prerogative di pubblico potere, potrebbero essere svolte anche da privati. Per questo tipo di attività, l interesse superiore a garantire la concorrenza prevale sulla natura delle attività svolte e richiede che anche l Ente Locale si comporti come soggetto Iva nei confronti dei propri utenti, addebitando loro l Iva, e di conseguenza possa detrarre l Iva sugli acquisti effettuati. Il Giudice a quo, nel caso in questione, ha valutato che l attività di costruzione parcheggi, potendo essere svolta anche da privati, ha in se potenzialmente quell effetto distorsivo della concorrenza. Da ciò, in base a quanto detto precedentemente, discende la necessità di assoggettamento ad Iva dell attività, con 45 conseguente possibilità di detrazione dell Iva sulle fatture di acquisto. La Corte ha così dichiarato il primo motivo di ricorso infondato. Il secondo motivo di ricorso contestava, allo stesso modo del primo, la violazione e la falsa applicazione degli artt. 4 e 19-ter, del D.P.R. n. 633/72 e della VI Direttiva CEE, sostenendo che, qualora l attività di locazione sia svolta da un Ente pubblico impiegando beni del proprio patrimonio, non si tratti di attività rilevante ai fini Iva a meno che tale attività sia svolta senza avvalersi dei propri normali Uffici amministrativi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente a questo secondo punto e conseguentemente è stato rigettato il ricorso introduttivo del Comune di Perugia limitatamente alla parte in cui l atto impugnato si riferisce all Iva relativa alla locazione dello stadio comunale. Analizzando la decisione dei Giudici, per quanto riguarda il primo motivo di ricorso, si sottolinea come la Corte di Cassazione abbia confermato un principio da tempo sostenuto dalla prassi contabile, da cui discende la correttezza della gestione Iva per attività quali i parcheggi, nonostante essa sia legata ai compiti istituzionali dell Ente Locale. A tal proposito si ricordano su tutte: la Sentenza della Corte di Giustizia europea 16 settembre 2008, Causa C-288/07, con la quale è stato sancito che l affidamento in gestione dei parcheggi è attività rilevante ai fini Iva per il Comune se valgono contestualmente tre condizioni: - le distorsioni di concorrenza che sarebbero provocate dal non assoggettamento a Iva di tale operazione devono essere valutate con riferimento all attività in quanto tale, senza che tale valutazione abbia per oggetto un mercato locale in particolare; - la concorrenza non è solo quella attuale, ma anche la concorrenza potenziale, purché la possibilità per un operatore privato di entrare sul mercato rilevante sia effettiva, e non meramente ipotetica; - le distorsioni di concorrenza attuali o potenziali devono essere più che trascurabili. la Sentenza della Corte di Giustizia europea 4 giugno 2009, C-102/08, in ordine all applicazione dell art. 4, n. 5, commi 2 e 4, della VI Direttiva Iva 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in base alla quale gli Organismi di diritto pubblico (Enti Locali inclusi) devono essere considerati come soggetti passivi Iva per le attività o le operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità non solo quando il loro non assoggettamento provocherebbe distorsioni di concorrenza di una 56 certa importanza a danno di loro concorrenti privati, ma anche quando esso provocherebbe siffatte distorsioni a loro stesso danno. Il secondo principio affermato dalla Corte innova parzialmente il concetto di attività di impresa svolta dall Ente Locale, aderendo a quanto sostenuto dai ricorrenti (se non sbaglio il ricorso per Cassazione è stato presentato dall Agenzia delle Entrate), secondo cui una attività svolta esclusivamente dai normali Uffici amministrativi del Comune non può configurare un attività di impresa. A parere di chi scrive, con la locuzione utilizzata si è voluto intendere che l Ente Locale che si limiti ad incassare canoni di affitto ed emettere fatture attraverso i propri Uffici amministrativi non sta svolgendo attività imprenditoriale, coerentemente con quanto sostenuto in passato in diversi pronunciamenti dell Amministrazione finanziaria. Non è chiaro peraltro se tale concetto possa ancora ritenersi acquisito nella prassi amministrativa alla luce della giurisprudenza comunitaria. Occorre infatti ricordare che, in numerose Note ministeriali (su tutti ricordiamo la Risoluzione n. 292/E del 10 luglio 2008, riguardante proprio la rilevanza Iva del canone per la concessione in uso di impianti sportivi, nonché la Risoluzione n. 169 del 1 luglio 2009, inerente il trattamento tributario, ai fini Iva, dell attività di gestione del patrimonio immobiliare - compravendita e/o locazione - di proprietà dei Comuni), tra l altro citate dal Documento di studio del Cndcec oggetto di aggiornamento, l Amministrazione finanziaria ha ritenuto rilevanti Iva i canoni incassati dal Comune dall affidamento in gestione di strutture a terzi - ai sensi dell art. 3, comma 2, n. 1), D.P.R. n. 633/72 - a condizione (requisito oggettivo) che nelle convenzioni in essere tra il Comune ed i gestori emerga il rapporto sinallagmatico tra i 2 soggetti, e soprattutto (requisiti soggettivo) che l Ente Locale svolga l attività (di locazione) con organizzazione di impresa ex art. 4 del D.P.R. n. 633/72. Su questo aspetto, va ricordato che, nella citata Rm. 1 luglio 2009, l Agenzia delle Entrate ha osservato che in via generale la cessione di beni immobili nonché la locazione degli stessi integrano il presupposto oggettivo di applicazione dell Iva, in quanto costituiscono cessioni di beni, ai sensi dell art. 2, comma 1, del D.P.R. n. 633/72, gli atti a titolo oneroso che importano il trasferimento della proprietà ovvero costituzione o trasferimento di diritti reali di godimento su beni di ogni genere, mentre, ai sensi dell art. 3, comma 1, del medesimo Decreto, costituiscono prestazioni di servizi, fra l altro, le prestazioni verso corrispettivo dipendenti ( ) in genere da 67 obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte. Lo stesso art. 3, comma 2, n. 1), prevede che costituiscono inoltre prestazioni di servizi, se effettuate verso corrispettivo, le concessioni di beni in locazione, affitto, noleggio e simili. Ai fini della rilevanza Iva delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi sopra richiamate, occorre tuttavia che si realizzi congiuntamente il presupposto soggettivo di applicazione del tributo. In merito al presupposto soggettivo di applicazione dell Imposta, l art. 4, comma 4, del D.P.R. n. 633/72 stabilisce, tra l altro, che per gli Enti non commerciali ( ) si considerano effettuate nell esercizio di imprese soltanto le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell esercizio di attività commerciali o agricole.. Il medesimo art. 4, comma 1, prevede che per esercizio di imprese si intende l esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività commerciali o agricole di cui agli artt e 2195 del Codice civile, anche se non organizzate in forma di impresa, nonché l esercizio di attività, organizzate in forma d impresa, dirette alla prestazione di servizi che non rientrano nell art del Codice civile. Ne consegue che un Ente non commerciale assume la qualifica di soggetto passivo, agli effetti dell Iva, se pone in essere un attività commerciale, ai sensi del citato art. 4, comma 1, del D.P.R. n. 633/72, caratterizzata in particolare dai connotati della professionalità, organizzazione, sistematicità e abitualità. Con la Risoluzione Entrate n. 286/07 era stato già chiarito che l attività è organizzata in forma d impresa quando implica la predisposizione di una apposita organizzazione di mezzi e risorse funzionali all ottenimento di un risultato economico ovvero l impiego e il coordinamento del capitale per fini produttivi nell ambito di un operazione di rilevante entità economica. La qualifica di imprenditore può conseguire anche dal compimento di un solo affare, in considerazione della sua rilevanza economica e della complessità delle operazioni in cui lo stesso si articola. Non è necessario peraltro a tal fine che la funzione organizzativa dell imprenditore costituisca un apparato strumentale fisicamente percepibile, poiché quest ultimo può ridursi al solo impiego di mezzi finanziari, sicché la qualifica di imprenditore va attribuita a chi utilizzi e coordini un proprio capitale per fini produttivi 1. 1 Vedi: Sentenza Corte di Cassazione n. 8193/97 e Risoluzioni Entrate n. 148/02, n. 204/02 e n. 273/02. 78 Nell ambito della determinazione del presupposto soggettivo Iva, l art. 9 della Direttiva Ce Consiglio 28 novembre 2006, n. 112 (già art. 4 della Direttiva CEE 17 maggio 1977, n. 388) prevede che soggetto passivo agli effetti dell Iva sia chiunque esercita, in modo indipendente e in qualsiasi luogo, un attività economica, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di detta attività. Con riferimento alla nozione attività economica, con la già citata Risoluzione Entrate n. 122/09 è stato precisato che il medesimo art. 9 della citata Direttiva stabilisce che essa deve essere intesa come lo sfruttamento di un bene materiale o immateriale per ricavarne introiti aventi caratteri di stabilità 2. Al fine di verificare la sussistenza di detta finalità, la giurisprudenza della Corte di Giustizia ha affermato che occorre considerare il complesso dei dati che caratterizzano il caso specifico e, in particolare, la natura del bene; a tal riguardo, il medesimo Organo comunitario ha precisato che ( ) il fatto che un bene si presti ad uno sfruttamento esclusivamente economico basta, di regola, per far ammettere che il proprietario lo utilizza per esercitare attività economiche e, quindi, per realizzare introiti aventi un certo carattere di stabilità. Per contro, se, per sua natura, un bene può essere usato sia per scopi economici sia a fini privati, occorre esaminare l insieme delle circostanze del suo sfruttamento per stabilire se esso sia utilizzato per ricavarne introiti aventi effettivamente un certo carattere di stabilità 3. Relativamente alla locazione di un bene, la stessa Corte di Giustizia ha precisato che la durata effettiva della locazione, l entità della clientela e l importo degli introiti possono essere presi in considerazione al fine di stabilire se lo sfruttamento del bene materiale avvenga allo scopo di realizzare introiti aventi un certo carattere di stabilità e si configuri quale esercizio di un attività economica riconducibile nell ambito applicativo dell Iva 4. Atteso quanto sopra, con riferimento al caso di specie, l Agenzia ha osservato che anche l attività di gestione del patrimonio immobiliare da parte degli Enti Locali può rilevare agli effetti dell Iva se integra, secondo i criteri richiamati, lo svolgimento di un attività commerciale. Riguardo alla verifica degli indici significativi per stabilire l esistenza o meno di un organizzazione in forma d impresa, si fa presente che la stessa attiene ad un accertamento fattuale che implica 2 Cfr: Sentenze della Corte di Giustizia Ce 26 settembre 1996, Causa C-230/94 e 27 gennaio 2000, Causa C-23/98. 3 Vedi: Sentenza della Corte di Giustizia Ce 26 settembre 1996, Causa C-230/94. 4 Vedi: Sentenza della Corte di Giustizia Ce 26 settembre 1996, Causa C-230/94. 89 la valutazione complessiva dei diversi parametri (tra i quali anche quello relativo alla predisposizione di un idonea struttura destinata allo svolgimento dell attività di gestione dei beni immobili) da evidenziare in relazione alla specifica fattispecie. In conclusione, alla luce di quanto sopra, il contenuto della Sentenza della Corte di Cassazione n del 23 novembre 2011 appare sostanzialmente in linea con la posizione ufficiale già a suo tempo sancita dall Agenzia delle Entrate, ovvero che l attività immobiliare svolta dall Ente Locale esclusivamente con i propri normali Uffici amministrativi non può configurare un attività di impresa, per la quale è invece richiesta l attivazione di un apposita funzione/attività/servizio amministrativa a cui destinare risorse organizzative e materiali, rivolte a perseguire la valorizzazione del patrimonio immobiliare, prima ai fini gestionali, e poi anche ai fini fiscali. Evidentemente, con la locuzione utilizzata si è voluto intendere che l Ente Locale che si limiti ad incassare canoni di affitto ed emettere fatture attraverso i propri Uffici amministrativi non svolge attività imprenditoriale ma il cosiddetto mero godimento del proprio patrimonio, da qualificare ancora come in passato fuori campo Iva per insussistenza del requisito soggettivo, vista l assenza di quella organizzazione di mezzi considerata dall Agenzia delle Entrate (e prima di tutto dallo stesso Legislatore ex art. 4 del D.P.R. n. 633/72) condizione necessaria e sufficiente per riconoscere l esistenza del requisito soggettivo di imprenditore commerciale (anche) per un ente pubblico non commerciale che, in contestuale presenza degli altri 2 requisiti oggettivo e territoriale, fa scattare l applicazione dell Imposta sul valore aggiunto. Vale peraltro osservare come una simile conclusione risulti già più sfumata nella prassi più recente dell Agenzia delle Entrate, che si è limitata a prescrivere la sussistenza di una non meglio precisata idonea struttura ai fini dell assoggettamento ad Iva dell attività di gestione del patrimonio immobiliare. Siffatta prudenza potrebbe essere giustificata alla luce della sopra riportata giurisprudenza comunitaria, che appare ispirata a criteri eminentemente sostanzialisti, nell ambito dei quali non sembra essere decisiva la circostanza dell utilizzo di strutture ulteriori rispetto all ordinaria dotazione d ufficio. Sentenza Ctr. Bari n. 197/22/11 Passando invece alla Sentenza Ctr. Bari - Sezione distaccata di Lecce n. 197/22/11, segnaliamo che in questo caso i Giudici si sono occupati di una Società di costruzioni che, con ricorso alla 910 Commissione provinciale di Lecce, impugnava l avviso di liquidazione dell imposta suppletiva di Registro emesso dall Agenzia delle Entrate in relazione ad un atto di compravendita immobiliare. La ricorrente deduceva con il suddetto atto di avere acquistato, con atto di compravendita, dal Comune, un immobile e porzione di altro immobile di proprietà di una Ausl, dichiarando di voler usufruire delle agevolazioni fiscali previste dal D.P.R. n. 131/86, ossia della riduzione dell Imposta di registro proporzionale, avendo essa per oggetto principale della sua attività la rivendita di beni immobili. In sede di tassazione, l Ufficio aveva ceduto alla richiesta ma, successivamente, sottoponendo l atto a verifica, aveva accertato che la Società non poteva godere della richiesta agevolazione, di conseguenza aveva emesso l avviso di liquidazione dell Imposta suppletiva per il recupero dei normali tributi. Pertanto, la ricorrente eccepiva l illegittimità dell impugnato provvedimento, chiedendone l annullamento. Si costituiva l Agenzia delle Entrate chiedendo il rigetto del ricorso. La Commissione provinciale adita rigettava il ricorso, cosicché la Società di costruzioni proponeva appello alla Commissione tributaria regionale di Bari, chiedendone la riforma. Nel caso in esame, occorre prima di tutto evidenziare che l Agenzia delle Entrate aveva emesso l avviso di liquidazione dell Imposta suppletiva rilevando l assoluta assenza del presupposto soggettivo, in quanto il Comune, a parere dei tecnici dell Amministrazione finanziaria, non sarebbe stato un soggetto Iva e non avrebbe operato nell esercizio di impresa (art. 4, D.P.R. n. 633/72). Inoltre, nella fattispecie in esame, al fine di poter godere delle agevolazioni fiscali, oggetto della cessione avrebbe dovuto essere un fabbricato avente destinazione abitativa (alla data dell atto), ed invece si trattava di unità immobiliari aventi una diversa destinazione. In realtà, dalla Sentenza è emerso che il Comune in questione, per la compravendita degli immobili, ha posto in essere una attività commerciale, e quindi doveva essere considerato, ai sensi del suddetto art. 4, comma 4, del D.P.R. n. 633/72, un soggetto Iva. In riferimento a ciò, come si ricorderà, in ambito comunitario la Corte di Giustizia, con la Sentenza C-446/98, ha operato una netta distinzione tra le attività poste in essere dall Ente nella qualità di pubblica autorità, che esulano dal campo dell applicazione dell Iva, e le attività inquadrabili nella nozione di attività commerciale o agricola, come tali rilevanti ai fini dell applicazione del tributo, dovendo considerare le attività esercitate in quanto pubbliche attività, quelle svolte dagli enti 1011 pubblici nell ambito del regime giuridico loro proprio, escluse, quindi, le attività da essi svolte in base allo stesso regime cui sono sottoposti gli operatori economici privati. Pertanto, al fine di stabilire se una determinata attività viene svolta da un Comune nella veste pubblicistica-autoritativa oppure in quella privatistica-commerciale, si rende necessario analizzare in concreto le modalità attraverso le quali la stessa viene resa, perciò allorquando l attività gestoria viene resa in regime di diritto privato alla stregua degli altri operatori economici, la stessa concretizzerà esercizio di attività di impresa ai sensi del suddetto art. 4, comma 1, del D.P.R. n. 633/72, rientrando quindi nel campo di applicazione del tributo, con il conseguente assoggettamento ad Iva. Nel caso in questione, trattasi di una attività di natura privatistica, atteso che il Comune non ha operato, nel compiere l operazione commerciale di compravendita, quale Ente pubblico, ma come soggetto privato, ponendo in essere una attività di natura privatistica, come tale assoggettabile ad Iva. D altra parte, il comma 1, n. 8-bis) dell art. 10 del D.P.R. n. 633/72, secondo cui sono esenti dall Iva le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricati a destinazione abitativa, non deve essere necessariamente inteso nel senso che i fabbricati ceduti devono essere considerati ab origine a destinazione abitativa, come ritenuto dall Agenzia delle Entrate, anche perché al momento della cessione detti beni, seppure destinati ab origine a finalità pubbliche, vengono per così dire dismessi da dette finalità pubbliche per acquisire la usuale commerciabilità, dunque la circostanza che le suddette unità siano destinate ad abitazioni, come dichiarato dall acquirente nell atto di compravendita, soddisfa il presupposto voluto dalla norma per godere delle agevolazione fiscale. Per queste ragioni, deve ritenersi che, nella fattispecie, sussistono i presupposti soggettivi ed oggettivi voluti dalla norma per godere dell agevolazione fiscale, poiché, per le ragioni dette, il Comune in ordine alla compravendita degli immobili deve essere considerato soggetto Iva e i beni compravenduti sono destinati a civili abitazioni, atteso che la parte acquirente ha per oggetto principale della propria attività la rivendita di beni immobili ed ha dichiarato di volerli, per l appunto, rivendere, dopo averli ristrutturati o addirittura ricostruiti. Pertanto l appello proposto è stato accolto. 1112 Per inciso, questa Sentenza va a confermare quanto già chiarito dall Agenzia delle Entrate Direzione centrale Normativa e Contenzioso, con la Risoluzione 1 luglio 2009, n. 169/E, ovvero sulla legittimità per gli Enti Locali di attivare, in presenza di determinate condizioni, una apposita attività di gestione immobiliare rilevante ai fini Iva. Sentenza Cassazione n /2012 In ultimo, passando a trattare i contenuti della Sentenza 13 luglio 2012, n della Corte di Cassazione, precisiamo che, con la stessa, si è ribadito il principio secondo il quale la detraibilità dell Iva sulle spese sostenute dai Comuni è possibile soltanto se vi è inerenza con le attività commerciali degli Enti, ai sensi degli artt. 4, comma 4, e 19-ter del D.P.R. n. 633/72, nel caso di specie affrontando la problematica della ricuperabilità dell Iva, da parte di un Comune, sulle spese sostenute per l appalto dei Servizi di Distribuzione dell acqua, Refezione scolastica e Trasporto scolastico. Esaminiamo nel dettaglio detto Pronunciamento, perché una lettura approssimativa dello stesso potrebbe fuorviare dalle certezze ormai acquisite in merito alla detraibilità dell Iva da parte dei Comuni, e più in generale degli Enti non commerciali che svolgono anche un attività commerciale ai fini Iva, ai sensi dei citati artt. 4, comma 4, e 19-ter del D.P.R. n. 633/72. Il Comune in questione, con più ricorsi riuniti, ha impugnato 3 avvisi di accertamento con i quali l Ufficio dell Amministrazione finanziaria, rilevato il mancato svolgimento diretto da parte dell Ente in questione dei Servizi di Trasporto alunni e di Mensa scolastica per gli anni 2000, 2001 e 2002, aveva negato la detraibilità dell Iva corrisposta alle imprese cui tali servizi erano stati appaltati, e, in relazione al servizio, direttamente svolto, di Distribuzione dell acqua, per gli stessi anni aveva negato la detrazione dell Iva relativa ad operazioni aventi caratteristiche di attività istituzionali, irrogando, per le 3 ipotesi, le sanzioni per l indebita detrazione. Il Giudice di primo grado ha rigettato i ricorsi con riguardo alle attività di Trasporto alunni e di Mensa scolastica, annullando le relative sanzioni irrogate; ha accolto invece i ricorsi con riguardo all attività del Servizio di Distribuzione dell acqua, considerando detraibile l Iva pagata, segnatamente, anche sui costi di manutenzione degli impianti idrici e fognari. La Commissione tributaria regionale ha poi confermato la Sentenza di primo grado. 1213 Nei confronti della decisione, l Agenzia delle Entrate aveva proposto ricorso per Cassazione, precisando che, mentre erano inerenti al Servizio di Distribuzione dell acqua le sole fatture riguardanti interventi di manutenzione ordinaria, l acquisto di materiale di consumo, pagamenti per la fornitura idrica al Settore acque e acquedotti della Regione e costi di energia elettrica, erano invece riconducibili all'attività istituzionale i lavori di ristrutturazione e di ammodernamento della rete idrica comunale, come i lavori di captazione e distribuzione della rete idrica in alcune contrade del territorio comunale... interventi non afferenti in via diretta al Servizio, di natura commerciale concernente l organizzazione della distribuzione dell acqua quanto piuttosto al bene del demanio pubblico rispetto al quale il Comune era intervenuto nella sua veste istituzionale, opere appaltate secondo il procedimento tipico dei lavori pubblici, con la fase dell approvazione con Delibera della Giunta municipale, con gara di pubblico incanto e con finanziamento di fondi da parte della Regione. Per tali operazioni il Comune non ha operato nella veste di soggetto privato, ma come erogatore di un servizio pubblico rientrante nelle finalità istituzionali, tanto è vero che ha utilizzato il codice fiscale proprio del soggetto di diritto pubblico. Al riguardo, la Pronuncia del Giudice di merito si era risolta nell affermazione che una siffatta denuncia della violazione delle disposizioni degli artt. 4 e 19-ter del D.P.R n. 633/72 era stata oggetto di specifico ed approfondito esame da parte dei primi Giudici che, seppur in assenza di particolareggiato richiamo ai contenuti indicati, con analitiche obiettive deduzioni di merito, da considerarsi assolutamente esaustive, ne consideravano le risultanze in ordine alle eccezioni proposte. L Agenzia aveva criticato anche l annullamento delle sanzioni in relazione alla ritenuta indetraibilità dell Iva per le operazioni concernenti le spese per i Servizi di Mensa e di Trasporto degli alunni. Aveva sostenuto in proposito che, per l applicazione dell esimente prevista dalle disposizioni in rubrica occorrerebbe la sussistenza di un obiettiva incertezza di interpretazione della normativa e che tale incertezza sarebbe assente nella disciplina di cui agli artt. 1, 4 e 17 del D.P.R n. 633/72 in relazione all individuazione dei presupposti per l applicabilità del regime dell Iva agli enti pubblici, non essendo nella specie né rilevante né fondata la difficoltà in fatto relativa all'individuazione della natura o meno commerciale dell attività svolta dall'ente nel caso di affidamento diretto dell attività imprenditoriale a soggetto terzo. 1314 La Corte di Cassazione ha ritenuto infondato il controricorso del Comune, che contestava le ragioni esposte dall Agenzia, ed ha ritenuti fondati i motivi portati dall Agenzia delle Entrate, precisando quanto segue. Perché l attività di un Ente pubblico sia assoggettata ad Iva è necessario accertare, ai sensi dell art. 4, comma 4, del D.P.R. n. 633/72, con riferimento alla Gestione di mense e somministrazione di pasti ed al Trasporto di persone, se l Ente ceda beni o presti servizi verso corrispettivi di natura privatistica, di guisa che l assoggettabilità dell'ente all Imposta, con conseguente diritto alla detrazione di quanto pagato dall Ente stesso sugli acquisti, va correlata all accertamento dell esercizio effettivo di attività commerciale (Cassazione n del 2008), atteso che il detto art. 4 del D.P.R. n. 633 del 1972 include nel campo di applicazione dell Iva per gli enti non commerciali solo le prestazioni di servizi fatte nell esercizio di attività commerciale o agricola (Cassazione n del 2012). A tali principi il Giudice di merito si è sostanzialmente attenuto, sottolineando come il Comune non esercitasse le attività, ma versasse agli imprenditori affidatari del Servizio, a seguito dei contratti d appalto posti in essere, corrispettivi ben più gravosi dell'incontestato ridotto contributo richiesto agli utenti, venendo così in evidenza il mancato fine commerciale ; le attività di Trasporto degli alunni e di Servizio mensa scolastica venivano svolte al fine di soddisfare un'esigenza di pubblica utilità di diretto interesse dell Ente erogante. Si era in assenza, quindi, del caratteristico, precipuo scopo di ogni attività mercantile di conseguire un reddito o, almeno, la integrale copertura dei costi sopportati. Ciò posto, la Corte non ha ravvisato le obiettive condizioni di incertezza per non applicare le sanzioni. Con riferimento al caso in questione, distinguiamo i 2 Servizi scolastici, Mensa e Trasporto, da quello di Distribuzione dell acqua. Riguardo ai primi, è stata contestata al Comune l avvenuta detrazione dell Iva sulle fatture emesse dalle ditte appaltatrici, in considerazione della sproporzione esistente tra i corrispettivi versati ed i contributi richiesti all utenza. A tal riguardo, riteniamo che il principio da seguire, ai sensi degli artt. 19 e seguenti del D.P.R. n. 633/72, sia sempre quello della inerenza tra le spese sostenute ed i corrispettivi incassati e che, a prescindere dalla modalità di gestione, diretta o appaltata a terzi, il servizio possa essere considerato comunque commerciale, ai sensi dell art. 4, comma 4, del D.P.R. n. 633/72, qualora 14 Vedere altro
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