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Timestamp: 2020-08-03 21:01:49+00:00

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Art. 150 codice penale - Morte del reo prima della condanna - Brocardi.it
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Articolo 150 Codice penale
Dispositivo dell'art. 150 Codice penale
La morte del reo, avvenuta prima della condanna [c.p.p. 533, 442, 648, 650], estingue il reato [c.p.p. 69](1).
(1) Con la morte del reo si estingue il reato e di conseguenza tutti i rapporti penali, sia processuali che sostanziali. Non sono invece coinvolti, dal momento che si riferiscono non tanto al reo quanto al suo patrimonio, le obbligazioni civili relative al risarcimento del danno nascente dal reato, il pagamento delle spese processuali e l'esecuzione della confisca (art. 240).
Un questione di particolare delicatezza e di non facile soluzione attiene all'art. 129 del c.p.p., comma 2. Questo dispone che, in presenza di una causa di estinzione del reato, vada privilegiata una formula di proscioglimento più favorevole all'imputato ove ne ricorrano le condizioni. La dottrina si è chiesta se tale norma possa applicarsi anche al caso della morte del reo. Sebbene alcuni autori non ritengono sia possibile dal momento che la morte, a differenza delle altre cause estintive del reato, determina il venir meno del soggetto del rapporto giuridico processuale, l'orientamento maggioritario è di segno opposto. Secondo i più infatti l'art. 129 del c.p.p. non richiede l'esistenza dell'imputato al momento in cui il giudice deve pronunciarsi, essendo sufficiente che le prove dell'innocenza siano state acquisite prima della sopravvenuta morte dello stesso imputato.
La norma in esame trova il proprio fondamento nel principio costituzionale secondo cui la responsabilità penale è personale (art. 27 Cost.), quindi destinata ad estinguersi quando il soggetto decede.
Spiegazione dell'art. 150 Codice penale
In base a tale norma, la morte determina un effetto estintivo del reato dato dall'impossibilità di pervenire all'accertamento in merito alla colpevolezza del soggetto, nonché di applicare eventuali pene principali ed accessorie.
Per contro, le obbligazioni civili nascenti dal reato continueranno a sussistere e graveranno sul patrimonio del colpevole e quindi sugli eredi.
Per lungo tempo ci si era domandati se il fallimento della società potesse essere equiparabile ad una causa di estinzione del reato, ma la Cassazione ha sancito l'inapplicabilità per analogia della presente norma al fallimento, data la possibilità di ammissione al passivo fallimentare al fine di soddisfare le pretese delle persone offese dal reato e le pene pecuniarie.
Massime relative all'art. 150 Codice penale
Cass. pen. n. 47894/2017
La morte dell'imputato, intervenuta prima del passaggio in giudicato della sentenza, comporta la cessazione sia del rapporto processuale penale, che del rapporto processuale civile nel processo penale, e determina, di conseguenza, anche il venir meno delle eventuali statuizioni civilistiche senza la necessità di una apposita dichiarazione da parte del giudice penale. (In applicazione del principio, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della parte civile contro la sentenza di assoluzione dell'imputato).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 47894 del 18 ottobre 2017)
Cass. pen. n. 5870/2012
La morte dell'imputato, intervenuta prima dell'irrevocabilità della sentenza, comporta la cessazione sia del rapporto processuale in sede penale che del rapporto processuale civile inserito nel processo penale, con la conseguenza che le eventuali statuizioni civilistiche restano caducate "ex lege" senza la necessità di una apposita dichiarazione da parte del giudice penale.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5870 del 15 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 25615/2009
La declaratoria di estinzione del reato per morte dell'imputato prevale su quella di prescrizione, avendo quest'ultima carattere di accertamento costitutivo, precluso nei confronti di persona non più in vita e in relazione a un rapporto processuale oramai estinto.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 25615 del 18 giugno 2009)
Il giudice dell'impugnazione penale (nella specie, la Corte di cassazione) non può decidere ai soli effetti civili ex art. 578 c.p.p. nel caso di morte dell'imputato, atteso che la possibilità di deliberare sulla pretesa civilistica fatta valere nel processo è limitata soltanto all'estinzione del reato per amnistia o prescrizione e, per il carattere speciale della disciplina, non può essere analogicamente estesa ad altre cause estintive.
Cass. pen. n. 13910/2004
La causa di estinzione del reato di cui all'art. 150 c.p. prevale su ogni altra causa di estinzione e quindi anche sulla prescrizione, qualora non risultino elementi idonei a suffragare la sussistenza di una causa di non punibilità, di immediata applicazione ai sensi dell'art. 129 c.p.p. (Nella specie la Corte di cassazione, nell'annullare senza rinvio la sentenza per morte dell'imputato il cui reato era stato già dichiarato prescritto, ha dovuto dichiarare anche inammissibile il ricorso della parte civile, stante l'inapplicabilità del disposto dell'art. 578 c.p.p. che impone al giudice di decidere sull'impugnazione ai soli effetti delle disposizioni civili esclusivamente nei casi di estinzione del reato per amnistia o prescrizione).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 13910 del 22 marzo 2004)
Cass. pen. n. 49457/2003
La morte dell'imputato, se determina il difetto di legittimazione del difensore a proporre impugnazione, determina anche il venir meno delle eventuali statuizioni civilistiche e, quindi, il venir meno sia dell'interesse degli eredi dell'imputato a farle eliminare, sia l'interesse della parte civile a vederle riaffermate. (Affermando il principio, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della parte civile contro la sentenza erroneamente resa dal giudice di appello di estinzione del reato per morte del reo, quantunque il gravame avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile per essere intervenuta la morte dell'imputato, con conseguente estinzione della procura al difensore e cessazione del rapporto processuale).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 49457 del 31 dicembre 2003)
Cass. pen. n. 31470/2003
Il provvedimento pronunciato nei confronti di un imputato dopo la sua morte deve considerarsi giuridicamente inesistente, in quanto manca il soggetto processuale contro cui far valere la pretesa punitiva e nei cui confronti il provvedimento è destinato a produrre effetti. È compito del giudice che ha emesso la pronuncia dichiararne la giuridica inesistenza dovuta all'estinzione del reato per morte dell'imputato, intervenuta prima della pronuncia medesima. Tale potere-dovere compete anche alla Corte di cassazione, nonostante l'inoppugnabilità dei suoi provvedimenti, proprio perché è finalizzato a rilevare, per ragioni di giustizia non solo formale, una situazione alla quale non possono riconnettersi effetti giuridici di sorta. (Nel caso di specie, la sentenza di rigetto dell'impugnazione).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 31470 del 25 luglio 2003)
Cass. pen. n. 11856/1995
La morte dell'imputato, intervenuta successivamente alla proposizione del ricorso per cassazione, impone l'annullamento senza rinvio della sentenza, per estinzione del reato, con l'enunciazione della relativa causale nel dispositivo, risultando esaurito il rapporto processuale ed essendo preclusa ogni eventuale pronuncia di proscioglimento nel merito ex art. 129, comma 2, c.p.p., tanto più quando non risulti, dal testo del provvedimento impugnato l'evidenza di alcuna delle situazioni previste da tale ultima disposizione e non emergano elementi che rendano palese l'incapacità di intendere e di volere dell'imputato al momento dei fatti.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11856 del 4 dicembre 1995)
Cass. pen. n. 2810/1994
La morte della persona sottoposta a misura di prevenzione, sopravvenuta alla proposizione del ricorso per cassazione avverso il relativo provvedimento implica l'estinzione della misura e priva di interesse il ricorso stesso, in ordine al quale la Corte di cassazione deve emettere pronuncia di non luogo a provvedere.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2810 del 22 agosto 1994)
Cass. pen. n. 3977/1991
Nel caso in cui l'imputato sia deceduto anteriormente alla pronuncia da parte della Cassazione dell'ordinanza di inammissibilità del ricorso dal medesimo proposto, deve essere dichiarata l'inesistenza di detta ordinanza, non potendosi ritenere giuridicamente esistente un provvedimento giudiziale adottato nei confronti di persona deceduta e deve essere eliminata la pronuncia di condanna al pagamento delle spese del procedimento conseguenziale alla declaratoria di inammissibilità.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3977 del 18 novembre 1991)
Cass. pen. n. 3056/1990
La sentenza che abbia pronunciato nel merito dopo la morte del reo è giuridicamente inesistente, mancando il soggetto processuale contro cui far valere la pretesa punitiva e nei cui confronti la sentenza stessa è pronunciata. Spetta al giudice che ha pronunciato la sentenza il potere-dovere di dichiararne l'inesistenza giuridica dovuta all'estinzione del reato per morte del reo intervenuta prima della sentenza medesima.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3056 del 2 novembre 1990)
Cass. pen. n. 1502/1990
Il procedimento penale iniziato contro persona deceduta al momento del promovimento dell'azione penale è viziato da inesistenza giuridica per la mancanza di un presupposto processuale essenziale. L'inesistenza del procedimento non determina in nessun caso la formazione del giudicato e può essere fatta valere in ogni momento, anche in sede di incidente di esecuzione promosso per conseguire la revoca di una confisca disposta con la sentenza istruttoria che ha concluso quel processo e anche quando vi sia stato un precedente provvedimento di rigetto.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1502 del 12 maggio 1990)
Cass. pen. n. 1/1982
L'estinzione del reato per morte del reo, in caso di sentenza contumaciale non potuta notificare per estratto all'imputato nel frattempo deceduto e non impugnata neppure dal difensore o dalle altre parti legittimate, deve essere dichiarata in sede di esecuzione dallo stesso giudice che ha emanato la sentenza. Questa infatti non è suscettibile di annullamento da parte del giudice di cognizione del grado superiore perché diviene irrevocabile nel momento stesso del decesso dell'imputato, estinguendosi con la morte di quest'ultimo anche il diritto a lui spettante d'impugnare la sentenza. L'irrevocabilità della sentenza contumaciale di cui non sia stato possibile notificare l'estratto all'imputato nel frattempo deceduto e che non sia stata impugnata dalle altre parti legittimate non contrasta con il diritto costituzionale alla difesa e specificamente con quello d'impugnazione perché il predetto diritto si perde da parte del suo titolare non già per omissione o negligente attività dell'ufficio, bensì per un evento naturale (morte) non imputabile, ma pur sempre inerente alla persona dello stesso titolare del diritto.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 1 del 30 marzo 1982)
relative all'articolo 150 Codice penale
Norma di riferimento: Articolo 150 Codice penale - Morte del reo prima della condanna | Quesito Q202025707
sabato 13/06/2020 - Marche
“Buongiorno, chiedo consulenza per questione penale tra mio padre e la sua vicina di abitazione avvenuta in Luglio 2014.
-Ricostruendo un pò il tutto, la sua vicina a denunciato con Reato cod. art. p. e p. dall'art. 612.
-Avvenuta sentenza al Tribunale di Pesaro 08-03-2016, con sentenza di risarcimento danno di 50€ e spese processuali a carico della vicina.
-Successivamente la vicina fece ricorso d’ appello al tribunale di Ancona, con sentenza in data 08-06-2017 con sentenza di risarcimento danno passato a 100€ e spese processuali al 50%.
-Il nostro avvocato poi ci consigliò di far "Ricorso in Cassazione" con giustificazione che, visto il caso di lieve entità probabilmente sarebbe finita che dopo 2 anni sarebbe passato come "Scadenza dei Termini".
Invece ,circa 3-5 giorni prima della data in oggetto, quindi il 5 maggio 2018 è stata accolto "Ricorso in Cassazione".
-Per il fatto che passati a ormai due anni da tale giudizio, e mio padre ormai quasi al termine della sua vita terrena, e, con il mio avvocato è successo qualche diverbio di piccola entità per presenziare in udienza in cassazione,(ma ormai risolta),
-Chiedo come comportarmi visto che , il mio legale non mi ha dato più notizie sul risultato, e, non ho avuto comunicazioni dalla cassazione.
-Ma anche riguardo la successione agli eredi, cosa prevede la legge se mio Padre venisse a mancare prima che il tutto sia concluso.
13/06/2020”
Letto quanto esposto nel quesito, possiamo rispondere quanto segue.
Riguardo la circostanza che non ha avuto più comunicazioni dal Suo avvocato in merito all’esito del ricorso per Cassazione suggeriamo di inviare una lettera formale (a mezzo pec o raccomandata a/r) in cui chiede appunto aggiornamento in merito allo stato del giudizio in corso e se sia stato o meno definito.
Mentre per quanto riguarda l’aspetto relativo alla successione degli eredi nella denegata ipotesi da Lei prospettata che Suo padre venisse a mancare si osserva quanto segue.
Non è chiaro se il processo di cui parla sia civile o penale.
Laddove si tratti di un processo penale a carico di Suo padre il Suo decesso prima della sentenza definitiva comporterebbe l’estinzione del reato ai sensi dell’art. 150 del codice penale ed anche il venire meno delle statuizioni civili in quella sede.
Come ha statuito la Suprema Corte sul punto, “la morte dell'imputato, intervenuta prima del passaggio in giudicato della sentenza, comporta la cessazione sia del rapporto processuale penale, che del rapporto processuale civile nel processo penale, e determina, di conseguenza, anche il venir meno delle eventuali statuizioni civilistiche senza la necessità di una apposita dichiarazione da parte del giudice penale.” (Cass. n.47894 del 2017).
Questo significa che le eventuali richieste risarcitorie della parte civile avanzate nella sede penale non potrebbero essere rivolte agli eredi.
Tuttavia, la parte danneggiata potrebbe comunque rinnovare l’eventuale richiesta di risarcimento del danno dinanzi al giudice civile nei confronti degli eredi dell’imputato deceduto prima del passaggio in giudicato della sentenza di condanna.
Laddove invece il decesso subentri ad una ipotetica sentenza penale definitiva di condanna, l’obbligo del pagamento delle spese processuali non si trasmetterebbe comunque agli eredi del condannato (sentenza Corte Costituzionale n. 98 del 26/3/1998).
Di contro, l’eventuale condanna al risarcimento del danno ivi contenuta costituirebbe un titolo da azionare nei confronti degli eredi. (V. anche art. 185 c.p).
Qualora invece si tratti di un processo civile (per come è genericamente formulato il quesito, potrebbe anche essere questa ipotesi e cioè che la vicina abbia chiesto i danni da reato direttamente in sede civile), il decesso di una delle parti processuali se dichiarato dal difensore ne comporterebbe l’interruzione (art. 300 c.p.c.).
In quel caso, in ipotesi di mancata volontaria costituzione degli eredi, la parte che ha interesse (in genere, l’attore) dovrebbe riassumere il giudizio nei confronti degli eredi del de cuius (art. 303 c.p.c.).
Laddove invece, sempre in sede civile, il decesso subentri successivamente ad una ipotetica sentenza di condanna al risarcimento danni definitiva essa costituirebbe un titolo esecutivo da azionare nei confronti degli eredi ai sensi dell’art. 477 del codice di procedura civile.
Chiaramente, in ipotesi invece che siano i futuri eredi di Suo padre a vantare un qualche titolo risarcitorio essi potrebbero agire in quanto tale diritto si trasmette iure hereditatis.

References: Articolo 150

Articolo 150

Cass. 
 sentenza 
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Cass. 
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Cass. 
 sentenza 
 art. 578

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 art. 129
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 Articolo 150
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 art. 185
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