Source: https://issuu.com/angerado/docs/ecoreati_es4_15
Timestamp: 2018-09-26 06:11:32+00:00

Document:
I nuovi reati ambientali by Angerado - Issuu
I NUOVI REATI AMBIENTALI Legge 68/2015, cosa cambia per gli organi di polizia ambientale
a legge 68/2015 (“Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente”), approvata lo scorso 22 maggio, disegna un nuovo assetto della tutela penale dell’ambiente; i contenuti sostanziali e le dinamiche procedimentali conseguenti all’applicazione della legge richiedono che tutti i soggetti coinvolti agiscano con un orientamento comune. Le Agenzie ambientali hanno un ruolo molto importante e del tutto nuovo sia sul piano ispettivo, sia in quanto enti con competenze specialistiche e peculiari. Il sistema Arpa/Appa si sta confrontando e ha prodotto un documento orientativo per agire
in modo uniforme sul territorio nazionale. Non mancano alcune criticità applicative che riguardano il ruolo e le funzioni di polizia giudiziaria e l’asseverazione della prescrizione. In attesa di più precise indicazioni da parte delle autorità competenti, anche il Comando Carabinieri per la tutela dell’ambiente e il Corpo forestale dello Stato si stanno dotando di procedure per un’applicazione uniforme delle norme. Dopo l’approvazione della legge “ecoreati”, Ecoscienza ritorna sull’argomento, già affrontato in via preliminare sul numero 2/2015. (DR)
ECOSCIENZA Numero 4 • Anno 2015
LA NUOVA DISCIPLINA SUI REATI AMBIENTALI PREVEDE MECCANISMI AGEVOLATI RELATIVI ALLE PRESCRIZIONI E ALLA CONSEGUENTE ESTINZIONE DELLE CONTRAVVENZIONI MENO GRAVI, SUL MODELLO DI QUANTO GIÀ APPLICATO NEL CAMPO DELLA SICUREZZA SUL LAVORO.
a molti anni, nel campo della sicurezza sul lavoro, trova applicazione un meccanismo agevolato di estinzione delle contravvenzioni meno gravi, introdotto dal decreto legislativo 758/1994 e basato sui seguenti passaggi: - quando accerta una contravvenzione (penale) in materia di sicurezza, l’organo di vigilanza – nell’esercizio delle proprie funzioni di polizia giudiziaria impartisce al contravventore un’apposita prescrizione per la regolarizzazione degli impianti o delle procedure, fissando un termine per l’adempimento - entro sessanta giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione, l’organo accertatore verifica se la violazione è stata eliminata secondo le modalità e nel termine indicati dalla prescrizione - quando risulta l’adempimento della prescrizione, l’organo accertatore ammette il contravventore a pagare in sede amministrativa, nel termine di trenta giorni, una somma pari a un quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa - il procedimento penale per la contravvenzione è sospeso dal momento dell’iscrizione della notizia di reato fino al momento in cui il pubblico ministero riceve comunicazione dell’adempimento o inadempimento della prescrizione
- la sospensione del procedimento non preclude la richiesta di archiviazione e non impedisce l’assunzione delle prove con incidente probatorio, né gli atti urgenti di indagine preliminare, né il sequestro preventivo ai sensi degli articoli 321 e seguenti del codice di procedura penale - la contravvenzione si estingue se il contravventore adempie alla prescrizione impartita dall’organo di vigilanza nel termine ivi fissato e provvede, sempre entro il termine, al pagamento dell’oblazione amministrativa dovuta. La nuova legge introduce anche per i reati ambientali meno gravi un meccanismo quasi identico. Esso riguarderà le contravvenzioni “in materia ambientale previste dal presente decreto che non hanno cagionato danno o pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette” (così il nuovo art. 318-bis del Dlgs 152/2006). Diversamente da quanto previsto in materia di sicurezza, l’ambito di applicazione del nuovo meccanismo di estinzione agevolata di alcuni reati ambientali è meno preciso. Per la sicurezza, infatti, il Dlgs 758/1994 individuava puntualmente le specifiche contravvenzioni cui l’estinzione agevolata si applica.
Per l’ambiente, invece, la nuova normativa fa riferimento alle contravvenzioni “che non hanno cagionato danno o pericolo concreto e attuale di danno” alle risorse protette. Dunque, sembra si tratti di una valutazione da farsi caso per caso, sulla base delle caratteristiche del fatto accertato. E ciò con una evidente complicazione: che cosa accadrà quando non vi sarà accordo tra organo di vigilanza e pubblico ministero in merito all’esistenza o meno dei presupposti per l’applicazione del meccanismo di estinzione del reato con oblazione amministrativa? Ciò premesso e in disparte dell’incertezza riguardante l’ambito di applicazione, il meccanismo di estinzione dei reati ambientali meno gravi ricalca, come sopra accennato, quello ormai consolidato in materia di sicurezza. La nuova disciplina penale espressamente prevede quanto segue: - se il pubblico ministero prende notizia di una contravvenzione di propria iniziativa ovvero la riceve da privati o da pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio diversi dall’organo di vigilanza e dalla polizia giudiziaria, ne dà comunicazione all’organo di vigilanza o alla polizia giudiziaria affinché provveda alla prescrizione e agli adempimenti successivi; in questo caso, l’organo
di vigilanza o la polizia giudiziaria informano il pubblico ministero della propria attività senza ritardo (cfr. nuovo art. 318-quinquies del D.Lgs. n. 152/2006) - l’adempimento in un tempo superiore a quello indicato dalla prescrizione, ma che comunque risulta congruo, ovvero l’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose della contravvenzione con modalità diverse da quelle indicate dall’organo di vigilanza, sono valutati ai fini dell’applicazione della cosiddetta “oblazione speciale” prevista in termini generali dall’articolo 162-bis del codice penale (che peraltro non è possibile in caso di precedenti reiterate condanne penali per reati analoghi); in tal caso, la somma da versare consiste nella metà del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa (cfr. nuovo art. 318-septies Dlgs 152/2006).
quando l’organo di vigilanza non ritiene necessario o possibile adottare alcuna prescrizione (cfr. Cass. Pen., Sez. III, n. 5864 del 18.11.10) - in caso di mutamento del datore di lavoro (ad esempio, per cessione d’azienda ovvero, comunque, per subentro di altri nella relativa qualifica), non è necessaria la reiterazione dell’invito alla regolarizzazione (cfr. Cass. Pen., Sez. III, n. 29543 del 07.05.09) - quando le conseguenze dannose o pericolose del reato risultino eliminate per effetto di una regolarizzazione spontanea o a seguito dell’osservanza di prescrizioni irritualmente impartite, non vi sono ostacoli a che il contravventore venga ammesso al pagamento della oblazione amministrativa che estingue il reato (cfr. Corte Cost., n. 192 del 04.06.03 e n. 19 del 18.02.98 e Cass. Pen., Sez. III, n. 34750 del 03.05.11).
È presumibile che la giurisprudenza che si formerà arrivi a conclusioni interpretative analoghe a quelle raggiunte in materia di sicurezza, vale a dire: - il termine per il pagamento dell’oblazione amministrativa è perentorio (cfr. Cass. Pen., Sez. III, n. 40589 del 03.05.13) - la procedura di estinzione del reato trova applicazione anche quando il trasgressore ha provveduto autonomamente a regolarizzare la situazione, senza attendere la prescrizione dell’organo di vigilanza (cfr. Cass. Pen., Sez. III, n. 34750 del 03.05.11) - l’agevolazione consistente nel pagamento di una oblazione amministrativa agevolata (pagamento di 1/4 del massimo) si applica anche
Un ultimo punto va sottolineato, in quanto caratterizza il meccanismo di estinzione del reato attraverso il pagamento dell’oblazione amministrativa e ha importanti conseguenze per le imprese: la prescrizione impartita dall’organo di vigilanza è un atto di polizia giudiziaria e non costituisce quindi, secondo la giurisprudenza, un provvedimento amministrativo che possa essere impugnato al Tar (Cass. Civ., SS.UU., n. 3694 del 09.03.2012; Cass. Pen., Sez. I, n.1037 del 14.02.2000; Cass. Pen., Sez. III, n. 24791 del 16.06.2009; Tar Veneto, Sez. III, n. 3701 del 26.11.2008; Tar Lombardia-Brescia, n. 54 del 15.01.2010). In senso contrario si trovano alcune meno recenti sentenze di tribunali amministrativi (Tar Veneto,
Sez. III, n. 5967 del 04.10.2002 e giurisprudenza precedente ivi citata). Ciò ha importanti conseguenze. In primo luogo, l’unica sede idonea per contestare nel merito la fondatezza o ragionevolezza del contenuto della prescrizione sarà il processo penale. L’imprenditore che considera illegittima la prescrizione, e che pertanto non ritiene di adempiervi, può soltanto sostenere le proprie ragioni davanti al giudice penale, il quale naturalmente ha sempre il potere di disapplicare la prescrizione se la considera illegittima. In secondo luogo, e conseguentemente, al momento della visita dell’organo di vigilanza l’imprenditore ha un preciso interesse a cercare di discutere da subito con gli ispettori il contenuto di eventuali prescrizioni. E ciò al preciso fine di evitare di trovarsi costretto ad affrontare un procedimento penale per poter contestare il contenuto di prescrizioni considerate illegittime o irragionevoli. Luciano Butti Professore a contratto di Diritto internazionale dell’ambiente, facoltà di Ingegneria ambientale, Università di Padova
LEGGE “ECOREATI”, IL LAVORO PREPARATORIO SU ECOSCIENZA 2/2015
Rivista di Arpa Agenzia regionale prevenzione e ambiente dell’Emilia-Romagna N° 2 Maggio 2015, Anno VI
SOSTENIBILITÀ E CONTROLLO AMBIENTALE
DELITTI CONTRO L’AMBIENTE NUOVI REATI NEL CODICE PENALE
IL DISEGNO DI LEGGE APPROVATO AL SENATO, LE ATTESE E LE RIFLESSIONI DEI PROTAGONISTI POLITICI DEI GIURISTI, DEI MAGISTRATI E DELLE FORZE IMPEGNATE NEL CONTROLLO INQUINAMENTO DA NITRATI NELLE ACQUE SUPERFICIALI E PROFONDE, METODI INNOVATIVI D’INDAGINE SULLE ORIGINI DELL’AZOTO ARPA EMILIA-ROMAGNA, 1° RAPPORTO INTEGRATO DI SOSTENIBILITÀ
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Ecoscienza ha dedicato un servizio sul numero 2/2015 (disponibile su www.ecoscienza.eu) al percorso e alle riflessioni che hanno condotto all’approvazione della legge sugli ecoreati (L. 68/2015). Trasformare comportamenti illeciti sanzionati in reati puniti penalmente rappresenta un impegno di assoluto rilievo nella lotta contro i delitti ambientali, per un paese che ha vissuto Seveso, l’impatto dei petrolchimici, dell’amianto, del traffico illecito di rifiuti e le “terre dei fuochi”. Tuttavia la punibilità e l’entità della pena non costituiscono l’unico elemento di giudizio. L’inasprimento della lotta agli ecoreati rappresenta anche un salto culturale di cui il paese ha bisogno per promuovere la cultura della legalità, ma anche per assicurare alle imprese sane e innovative ed ecosostenibili la possibilità di stare sul mercato a parità di condizioni. Il lavoro per approdare alla nuova legge è stato enorme, con la convergenza determinante e anche appassionata di politici, ambientalisti, magistrati, giuristi e forze dell’ordine e del controllo ambientale. Questa intensa attività ha condotto a una sostanziale unanimità politica, fatto per nulla scontato. Il giudizio che molti, soprattutto esperti, danno del provvedimento è positivo, anche se nessuno nasconde che possa essere migliorato. Il servizio, oggi disponibile anche in ebook (www.arpa.emr.it/ebook), è stato pubblicato proprio nei giorni in cui era in corso il dibattito finale, pochi giorni prima dell’approvazione definitiva. Vi sono pertanto alcuni riferimenti relativi al disegno di legge e al suo iter di approvazione, che nulla tolgono all’attualità dei contenuti, in quanto il testo commentato è quello poi diventato definitivo.
CAMBIANO LE SANZIONI E IL PROCEDIMENTO PENALE LA NUOVA LEGGE SUI DELITTI CONTRO L’AMBIENTE NON SI È LIMITATA A INTRODURRE NUOVE FATTISPECIE DI REATO, MA DISEGNA UN NUOVO SISTEMA PROCEDIMENTALE, CHE MIRA A PREVENIRE GLI ILLECITI E A INTERVENIRE IN MANIERA DIFFERENZIATA RISPETTO ALL’AMPIA GAMMA DI DIVERSE GRAVITÀ DELLE CONDOTTE.
a legge 22 maggio 2015 n. 68 (“Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente”) non si è limitata a introdurre nuove fattispecie incriminatrici, ma, collocandosi su un preesistente assetto dei reati contro l’ambiente, ne ha disegnato un nuovo sistema: correlativamente, i suoi contenuti sostanziali e le dinamiche procedimentali da essa previste, esigono che tutti i soggetti del procedimento penale e le agenzie ambientali agiscano con un orientamento comune all’efficacia del risultato finale. La tutela delle matrici ambientali, la disciplina urbanistica e la tutela del paesaggio, individuano attività antropiche il cui impatto lecito è regolato, ma che possono tradursi in comportamenti illeciti; i quali, ora, possono generare delitti ambientali ulteriori. Volendo riassumere le caratteristiche del nuovo sistema si potrebbe dire che i delitti di evento (di pericolo e di danno) si collocano in una progressione di gravità rispetto ai reati formali preesistenti; mentre, all’estremo opposto, con il nuovo Titolo VI-bis del Dlgs 152/2006, a partire dal riconoscimento che le risorse per la celebrazione del processo penale sono limitate, si interviene in maniera efficace, rapida e “restitutiva” su condotte che non hanno provocato un effettivo danno, con una modalità già sperimentata con il Dlgs 758/1994 in materia di lavoro. La scelta di articolare il nuovo sistema dei reati contro l’ambiente in maniera ampia e differenziata rispetto alla (molto) diversa possibile gravità delle condotte, potrà assolvere alle sue funzioni di garanzia delle attività lecite e di prevenzione generale e speciale degli illeciti a condizione che i soggetti coinvolti nel procedimento agiscano con un elevato grado di competenza e con un’attitudine univoca all’integrazione di competenze. La prima osservazione è che un’articolazione di istituti sostanziali
e processuali quale quella che la L. 22 maggio 2015 n. 68 reca con sé, impone la proiezione del procedimento penale, sin dal primo atto, verso un “ventaglio” di esiti più complesso del semplice archiviazione/azione penale > proscioglimento/condanna. A questa considerazione di base se ne devono aggiungere altre due, di natura sostanziale e processuale. Sotto il profilo sostanziale la “misurabilità” dell’inquinamento, da intendersi come valutazione differenziale/ comparativa delle condizioni di una o più matrici ambientali, ovvero dell’impatto antropico, ovvero della fruibilità di un sito per gli esseri viventi, è resa esplicita come elemento di fattispecie inserito nell’art. 452-bis del codice penale, ma costituisce un criterio valutativo per ogni fattispecie di reato ambientale. Infatti, la soglia minima al di sotto della quale si potrà applicare il subprocedimento prescrizionale di cui alla nuova Parte Sesta-bis del Dlgs 152/2006 è quella del reato contravvenzionale che non ha cagionato danno o pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette: una condotta, quindi “non misurabile” in alcuno dei suoi effetti.
La misurazione – vale a dire la traduzione in una descrizione comparativa non necessariamente numerica – dell’inquinamento è poi elemento fondamentale per poter valutare la natura e misura della controazione restituiva che l’autore del fatto potrà o dovrà porre in essere, per fruire di istituti premiali (art. 452-decies c.p. – Ravvedimento operoso) ovvero per scontare sanzioni accessorie (art. 452-duodecies c.p. – Ripristino dello stato dei luoghi). Dal punto di vista processuale – è la conseguenza di quanto da ultimo detto – il tema della misurazione si riproporrà in più momenti: sia nella fase delle indagini, sia in quella processuale, sia in quella dell’esecuzione penale. Quest’ultima – successiva al passaggio in giudicato della sentenza – è particolarmente delicata laddove si consideri la possibilità concreta di problemi nell’applicazione del contenuto della sentenza, titolo esecutivo nei confronti del condannato che gli potrà imporre comportamenti anche onerosi di ripristino. In sintesi estrema: misurabilità non come cavillosa scappatoia per i rei bensì come criterio di effettività per tutti gli attori. Ai first responders del procedimento penale,
gli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria che acquisiscono la notizia di reato; e ai loro interlocutori immediati, vale a dire i pubblici ministeri, è richiesta la piena consapevolezza della complessità che la gestione di un procedimento penale in materia di reati ambientali impone. Gli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria dovranno redigere notizie di reato che non solo abbiano il contenuto formalmente previsto dall’art. 332 c.p.p. ma che, quanto agli “elementi essenziali del fatto” e alle fonti probatorie su “circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti” diano già conto di come e quanto la condotta contestata abbia inciso (o non) sull’ambiente, ovvero più specificamente, secondo la dizione dell’art. 318-bis Dlgs 152/2006, su “risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche”. Ai pubblici ministeri è richiesta una cura immediata e una qualità totale nell’applicazione dell’art. 335 c.p.p.: i meccanismi previsti da più norme della L. 22 maggio 2015 n. 68 escludono – a tutela dell’indagato e dell’efficienza del procedimento – iscrizioni di notizie di reato vaghe/ondivaghe, uso di transito dei registri “ignoti” o “fatti non costituenti reato”. Iscrizione nominativa immediata, dunque, con qualificazione giuridica del
fatto da valutare attentamente da parte del magistrato, anche in difformità con la prima qualificazione data dagli operanti di polizia giudiziaria (i quali dovranno peraltro essere utilmente informati dal pubblico ministero di questa difformità, sia per le conseguenze sul procedimento in corso, sia per valutazioni omogenee in futuri casi). Il punto di riferimento per la formulazione di un addebito corrispondente ai canoni fondamentali della “compiuta descrizione del fatto” e della sua “corretta qualificazione giuridica” si individua normalmente nell’esercizio dell’accusa con la redazione di un capo di imputazione. Il procedimento penale in materia ambientale impone che l’applicazione dei due canoni retroagisca sino all’avvio del procedimento stesso: così da fare dell’applicazione dell’art. 335, primo comma, c.p.p. (sull’iscrizione della notizia di reato), dell’art. 335, secondo comma, c.p.p. (sul mutamento della qualificazione giuridica del fatto), dell’art. 369 (sull’informazione di garanzia) degli strumenti coordinati di definizione progressiva del tema della – possibile – accusa: degli atti, cioè, in cui la descrizione del fatto e delle norme che si assumono violate sia chiara e tale
da orientare utilmente ed efficacemente l’indagato e chi indaga. Questo scenario richiede altresì un’integrazione tra le funzioni di controllo, quelle di polizia giudiziaria, quelle inquirenti e giudicanti fondata sulla competenza e sulla comunicazione: senza atteggiamenti burocratici in nessuna componente, ma con una condivisa visione funzionale del procedimento. Se dal contesto del procedimento penale passiamo a una considerazione più ampia, una visione “nuova” – ma del resto coerente con il modello processuale penale interpretato al meglio – del procedimento penale, come quella che può derivare dalla capacità degli attori di vedere da subito e curare da subito l’intero possibile sviluppo, è tale da produrre la “scoperta” della circolarità positiva indotta dalle norme – anche penali – in materia ambientale, e la continuità necessaria tra regolazione delle attività antropiche, previsioni riparatrici, sanzioni. Giuseppe Battarino Magistrato
LINEE DI INDIRIZZI COMUNI NEL SISTEMA ISPRA/ARPA/APPA CON LA LEGGE 68/2015 LE ARPA/APPA SONO CHIAMATE A SVOLGERE UN RUOLO RILEVANTE E DEL TUTTO NUOVO SIA PER I COMPITI ISPETTIVI, DI VIGILANZA E CONTROLLO SVOLTI DA UPG, SIA QUALI ENTI SPECIALIZZATI COMPETENTI IN MATERIA AMBIENTALE. IL DOCUMENTO ORIENTATIVO DEL SISTEMA NAZIONALE DI PROTEZIONE AMBIENTALE.
a legge 22 maggio 2015, n. 68, recante “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente”, aggiungendo al Dlgs 152/2006 la Parte sesta-bis, introduce una nuova procedura di estinzione dei reati contravvenzionali previsti dal medesimo decreto, qualora dalla loro violazione non derivi danno o pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette. Trattasi di procedura analoga a quella già vigente da tempo in materia di sicurezza e igiene sul lavoro. In particolare, come è noto, con l’art. 318 bis e seguenti del Dlgs 152/2006 si prevede l’estinzione del reato quale diretta conseguenza dell’adempimento da parte del contravventore di prescrizioni impartite dagli organi di vigilanza, nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria di cui all’art. 55 Cpp, o dalla polizia giudiziaria e tecnicamente asseverate dall’ente specializzato competente nella materia trattata. L’attuazione della norma prefigura un iter procedimentale di formazione della prescrizione da impartire che si articola, quantomeno, in due fasi. La prima, posta in capo all’Ufficiale di polizia giudiziaria (Upg), si sostanzia nel proporre una prescrizione che individui i rimedi atti a eliminare la contravvenzione accertata e a far cessare le eventuali situazioni di pericolo, o la prosecuzione di attività potenzialmente pericolose e i tempi per la loro attuazione; la seconda, posta in capo all’ente specializzato competente nella materia trattata, che si esplica nell’asseverare tecnicamente la proposta dell’Upg.
Una nuova funzione delle Arpa/Appa Nello scenario così delineato le Arpa/ Appa sono chiamate a svolgere un ruolo rilevante e del tutto nuovo sia per i compiti ispettivi, di vigilanza e controllo
svolti da Upg dipendenti delle Agenzie ambientali, sia quali enti specializzati competenti in materia ambientale cui spetta tecnicamente asseverare. È quanto emerge all’indomani dell’entrata in vigore della riforma da una prima e immediata valutazione delle Agenzie, rappresentata in un primo “documento orientativo” condiviso, successivamente adottato anche dal Consiglio federale del Sistema nazionale per la protezione ambientale (Snpa) con delibera 53/15-CF del 15 luglio 2015 quale documento base di riferimento per la predisposizione di linee di indirizzo comuni del Snpa per l’applicazione della legge 68/2015. Molte delle Agenzie hanno già diramato al loro interno circolari contenenti i primi indirizzi applicativi della nuova normativa.
Il documento orientativo condiviso delle Agenzie Avuto riguardo agli aspetti più generali e sistematici afferenti al ruolo delle Agenzie, nel “documento orientativo”, in particolare, si è condiviso che il nuovo istituto introdotto con la riforma: - è congeniale alle Arpa/Appa, in quanto soggetti tecnici istituzionalmente preposti al controllo e alla vigilanza ambientale e pertanto dotati degli strumenti professionali per entrare nel merito tecnico delle violazioni e, conseguentemente, individuare una corretta attività di adeguamento delle attività/comportamenti accertati come illeciti - richiede una capacità di adeguamento, anche organizzativo, nell’agire delle Agenzie, con l’effetto tuttavia di rendere sempre più attuale e centrale l’esigenza di un complessivo e sinergico rilancio dell’azione conoscitiva, di controllo e di supporto tecnico alle funzioni pubbliche a tutela dell’ambiente e ciò da tempo è auspicato dalle Agenzie ambientali. Con riguardo, invece, al possibile coinvolgimento delle Arpa/Appa per gli
aspetti applicativi della nuova procedura queste le posizioni in campo: - esercizio del potere prescrittivo: le Arpa/ Appa che nell’ambito dei rispettivi ordinamenti operano con personale di vigilanza con qualifica di Upg, rientrano tra i soggetti che sono tenuti, fin dall’entrata in vigore della L 68/2015, a garantire l’applicazione della nuova procedura estintiva alle contravvenzioni accertate nell’esercizio delle relative funzioni di vigilanza da cui non derivi danno o pericolo di danno concreto e attuale alle risorse ambientali. L’azione delle Agenzie risulta particolarmente essenziale in vista di un’efficace ed effettiva prevenzione e protezione ambientale, anche laddove all’interno dei rispettivi ordinamenti esse non dispongano di personale di vigilanza con qualifica di Upg, in quanto svolgono un ruolo essenziale in sede di segnalazione alle Procure di riferimento delle ipotesi di reato accertate nell’esercizio delle relative funzioni di vigilanza. Le segnalazioni possono essere opportunamente integrate con elementi e valutazioni utili a fornire evidenza in merito al verificarsi o meno di danno o pericolo di danno concreto e attuale alle risorse ambientali, in connessione causale con la condotta accertata. Elementi, questi, di utile indicazione per il Pubblico ministero, anche nel caso in cui prenda notizia di una contravvenzione da pubblici ufficiali (art. 318-quinquies, Dlgs 152/06) - asseverazione della prescrizione: riguardo all’individuazione dell’ente competente ad “asseverare tecnicamente” le prescrizioni da impartire al contravventore – pur nei margini delle incertezze che la norma lascia e tenuto conto delle diverse realtà territoriali dovute ai differenti ordinamenti regionali/provinciali delle Agenzie e alla progressiva attuazione della legge 56/2014 (c.d. riforma Delrio) – le Arpa/Appa rientrano a pieno titolo nel novero degli enti specializzati nella materia ambientale e dunque competenti per le asseverazioni tecniche.
Ai fini dell’estinzione del reato contravvenzionale, è lo stesso organo accertatore a dover verificare se la violazione sia stata eliminata secondo le modalità e nel termine indicati dalla prescrizione e, in caso positivo, ad ammettere il contravventore al pagamento “in sede amministrativa” della somma di legge. Spetta, inoltre, all’organo accertatore di informare il Pubblico ministero circa l’adempimento della prescrizione e il pagamento da parte del contravventore. Si tratta di adempimenti connessi all’esercizio del potere prescrittivo e conseguentemente, per quanto riguarda il sistema delle Agenzie, interessano le sole Arpa/Appa che abbiano alle proprie dipendenze l’Upg accertatore. Rimangono, quindi, escluse dall’attività di verifica le Agenzie che non abbiano personale di vigilanza avente qualifica di Upg. Considerato che l’intera procedura di estinzione delle contravvenzioni è condizionata al pagamento di una somma di danaro, in mancanza di più precise indicazioni normative e/o procedurali di livello nazionale/regionale circa l’ente legittimato all’introito, appare ragionevole
che nel caso in cui l’accertamento sia stato effettuato da Upg dipendente delle Arpa/Appa, siano queste ultime a introitare provvisoriamente, sia al fine di dare certezza al contravventore circa le modalità del pagamento, sia al fine di facilitare, almeno in prima applicazione della norma, la verifica dell’avvenuto pagamento da parte delle stesse Agenzie. In una prospettiva più ampia, è altresì necessario promuovere sia a livello nazionale che regionale, una riflessione sull’imputazione finale di tali risorse e su un loro eventuale vincolo di destinazione, anche a favore del finanziamento delle attività di controllo ambientale.
FOTO: ARCH. ARPAER
Da un punto di vista interno, è condiviso l’indirizzo per cui il potere di asseverazione tecnica deve essere ricondotto non tanto al/ai singolo/i operatore/i di vigilanza, bensì alla responsabilità di specifiche strutture agenziali (direzionali/territoriali) individuate secondo i rispettivi assetti organizzativi, così da garantire il più ampio apporto valutativo in termini professionali e specialistici. Nel caso in cui le prescrizioni siano adottate da personale di vigilanza delle Arpa/Appa che opera con qualifica di Upg, tale indirizzo consente peraltro di garantire un’opportuna alterità tra i soggetti che elaborano le prescrizioni e quelli che le valutano ai fini dell’asseverazione tecnica. Nel caso in cui le Arpa/Appa ricevano richieste di asseverazione tecnica di prescrizioni adottate da parte di altri organi di polizia giudiziaria, si dovrà procedere nell’ottica della collaborazione tra enti. Fermo restando che la valutazione circa l’applicabilità del procedimento di estinzione del reato resta in capo agli organi di polizia giudiziaria, anche in questo caso è condiviso l’indirizzo che all’asseverazione tecnica provvede la struttura (direzionale/ territoriale) specificamente individuata, secondo gli assetti organizzativi delle Agenzie, e non i singoli operatori di vigilanza.
Criticità Di fronte alla scelta operata dal legislatore con la legge 68/2015 di demandare alla polizia giudiziaria la valutazione di inoffensività delle violazioni ambientali, da più parti si paventa il rischio di un enorme spazio di discrezionalità interpretativa, dovuto a una presumibile diversità di vedute, attesa la molteplicità dei soggetti coinvolti. Si tratta di criticità per la risoluzione della quale tutti i soggetti chiamati all’applicazione della nuova normativa devono concorrere con proposte volte, quanto meno, al contenimento dei possibili effetti negativi. Con tale intento le Arpa/Appa hanno evidenziato la necessità di organizzare un forte coordinamento inter-agenziale: in primo luogo perché i dipendenti con funzioni di Upg adottino misure il più possibile simili per risolvere situazioni di trasgressioni di analoga gravità, onde assicurare il massimo livello di uniformità nell’ambito dell’intero territorio nazionale. Analogo coordinamento dovrà essere assicurato tra tutti i responsabili dell’asseverazione tecnica del sistema Arpa/Appa per garantire al massimo livello possibile l’uniformità del giudizio di idoneità, pertinenza e conformità della proposta prescrittiva dell’Upg. Appare necessario anche un ulteriore livello di coordinamento tra tutti gli enti specializzati competenti in materia ambientale (Noe, Polizia forestale, Polizia locale, Capitaneria di porto, Provincia, Regione ecc.) sia per la formulazione della proposta prescrittiva, sia della correlata asseverazione. Un’ulteriore criticità, peraltro, può derivare da eventuali diverse valutazioni del responsabile dell’asseverazione tecnica sull’idoneità, pertinenza e congruità della proposta prescrittiva formulata da Upg appartenente ad altra amministrazione.
In mancanza di rimedi specifici previsti dall’ordinamento, almeno due sono le soluzioni possibili. Se si dovesse ritenere che le funzioni siano di pari dignità, come pare sia l’intenzione del legislatore, le diversità vanno ricomposte alla luce del principio costituzionale di “leale cooperazione tra enti”. Se invece si ritenesse prevalente la funzione di asseverazione rispetto a quella della proposta prescrittiva, dovrà essere l’Upg a modificare in adeguamento l’originaria proposta prescrittiva. Ulteriore criticità è rappresentata dall’attuale situazione diversificata in merito al possesso della qualifica di Upg da parte degli operatori delle Arpa/Appa preposti alle attività di vigilanza e ispezione. Si tratta, come è ben noto, di una problematica dovuta al permanere di un assetto normativo nazionale incerto che più volte è stata rappresentata dalle Agenzie a livello parlamentare (v. da ultimo anche in occasione delle osservazioni sul disegno di legge sfociato nella L 68/2015) e che potrebbe trovare soluzione definitiva in sede di approvazione del ddl n. 1458 “Istituzione del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente e disciplina dell’Ispra”, oggi in seconda lettura al Senato. Luca Marchesi Direttore generale Arpa Friuli Venezia Giulia Presidente AssoArpa
ASPETTI APPLICATIVI PER LE AGENZIE AMBIENTALI IL MONDO DELLE ARPA/APPA SI STA CONFRONTANDO CON LE NOVITÀ APPORTATE DALLA LEGGE, CON ALCUNE CERTEZZE E ALCUNE DIFFICOLTÀ DETERMINATE DA AREE DI ALEATORIETÀ. TRA LE CRITICITÀ APPLICATIVE IL RUOLO E LE FUNZIONI DI POLIZIA GIUDIZIARIA E L’ASSEVERAZIONE DELLA PRESCRIZIONE.
Ufficiali di polizia giudiziaria, cosa cambia per le Agenzie ambientali? Il differente approccio delle Arpa/ Appa in ambito nazionale al tema dell’opportunità o meno di dotarsi all’interno del proprio organico di ufficiali di polizia giudiziaria (Upg), rappresenta sì un elemento di eterogeneità del sistema nell’applicazione della L 68/2015, ma più per le modalità operative che per il ruolo di presidio e tutela dell’ambiente.
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articolo del presidente di AssoArpa e direttore generale di Arpa Friuli Venezia Giulia, Luca Marchesi (v. pag. 38), descrive in modo chiaro e dettagliato l’impatto della nuova legge sui reati ambientali all’interno del contesto delle attività delle Agenzie ambientali. Una legge per molti anni attesa, che integra il Testo unico ambientale (Dlgs 152/2006) e prova a definire alcuni passaggi chiave nella protezione dell’ambiente, istituendo il reato di disastro e inquinamento ambientale e punendo le azioni che ostacolano l’attività di controllo degli enti preposti. Si tratta di un tema già affrontato recentemente all’interno della nostra rivista (Ecoscienza 2/2015) e dibattuto in un incontro pubblico a Roma lo scorso 10 giugno, quasi in concomitanza con l’approvazione della legge. Non mi soffermo sugli elementi di innovazione per la protezione dell’ambiente, ampiamente discussi negli articoli pubblicati su Ecoscienza che trattano questa materia; mi limiterò ad alcune osservazioni sulle modalità con cui il mondo delle Arpa/Appa si sta confrontando con le novità apportate dalla legge, con alcune certezze e alcune difficoltà determinate da aree di aleatorietà della legge, che dovranno essere approfondite e meglio circoscritte attraverso opportuni atti di indirizzo da parte degli organi competenti.
L’art. 452-septies, che prevede il divieto di porre ostacoli all’attività ispettiva, costituisce un elemento di garanzia sulla possibilità delle Arpa/ Appa di svolgere compiutamente il loro ruolo investigativo e di controllo del rispetto delle norme ambientali, dove la tempestività dell’intervento e l’accesso alla documentazione e ai punti sensibili del sistema sono la conditio sine qua non per un’efficace azione di accertamento di comportamenti illeciti e omissivi. La possibilità di svolgere senza ostacoli la propria attività ispettiva rappresenta uno degli elementi chiave che hanno indotto le Agenzie ambientali a dotarsi della figura degli Upg, con la nuova norma anche le Agenzie che non contemplano nei loro ruoli questa figura chiave potranno svolgere efficacemente l’attività ispettiva senza ricorrere all’ausilio di altre forze di polizia per superare eventuali dinieghi posti alla verifica delle situazioni in essere e possibile accertamento dei fatti. Sempre riguardo alla presenza della figura degli Upg si pone poi l’applicazione dell’art 318-ter, che prevede, solo per il personale con funzioni di polizia giudiziaria, l’obbligo di applicare la prescrizione tutte le volte che si ravveda la possibilità di applicare la nuova
procedura estintiva del reato, in presenza di reati contravvenzionali, laddove non derivi danno o pericolo di danno concreto e attuale per l’ambiente o la popolazione. Senza addentrarsi nella procedura di estinzione del reato – descritta e discussa in altri articoli di questo numero di Ecoscienza – appare però evidente che cambiano le modalità con le quali il personale delle Arpa espleta il proprio ruolo nell’applicazione della legge (l’Upg segue l’iter operativo dall’applicazione della prescrizione alla verifica e segnalazione dell’estinzione del reato), ma l’assenza degli Upg non solleva l’Arpa dalla valutazione che il reato possa essere soggetto a prescrizione, segnalandone la fattispecie alla magistratura. Pertanto il vero elemento di maggiore criticità tecnica di tutto il provvedimento, riguarda il presupposto fondamentale per poter definire un reato estinguibile attraverso il meccanismo della prescrizione prevista dalla L 68/2015, cioè che: - il reato non rientri nel campo del disastro ambientale o dell’inquinamento ambientale - non sia presente un pericolo concreto e attuale per l’ambiente o per le persone. Questo aspetto riguarda tutte le Agenzie ambientali, indipendentemente dal fatto che siano chiamate direttamente
ad applicare le prescrizioni, oppure segnalarne la possibilità alla magistratura. Si tratta di un campo di ampia aleatorietà, dove la valutazione si presta alla discrezionalità dei soggetti che fanno l’analisi in un contesto in cui danno ambientale e situazione di pericolo per l’ambiente e la popolazione non sono definiti da limiti o regole certe, né nel campo giuridico, né in quello ambientale (è ovviamente più facile identificare una situazione di disastro ambientale per il semplice fatto che gli impatti sono comunque significativi e in ogni caso siamo senz’altro in presenza di una situazione di inquinamento ambientale).
Omogeneità di comportamento Negli ultimi anni il sistema delle Arpa ha affrontato il tema dell’omogeneità di comportamento dei propri collaboratori, non solo all’interno della stessa agenzia, ma all’interno del paese: per questo motivo sono stati attivati gruppi di approfondimento delle diverse materie e prodotte linee guida comportamentali da applicare in fase istruttoria, analitica e in fase ispettiva. L’impegno delle Arpa è stato quello di renderle cogenti al proprio interno, spostando ove possibile la responsabilità delle valutazioni dal singolo operatore alla struttura, superando le barriere ideologiche e organizzative che troppo spesso sono fonte di diseguaglianze e incomprensioni. La nuova legge pone in capo all’Upg la procedura di prescrizione, quindi ridiventa il singolo Upg elemento chiave del procedimento, con il rischio di ricreare situazioni di disomogeneità nell’applicazione delle norme. Solo attraverso un’adeguata attività di formazione e strumenti di
standardizzazione delle valutazioni è possibile definire comportamenti omogenei del personale chiamato all’applicazione della nuova normativa; per questo motivo il sistema delle Arpa si è da subito attivato attraverso momenti di approfondimento della legge per le prime disposizioni interne (la legge è vigente dal 29 maggio 2015 con l’obbligo di applicazione delle prescrizioni in tutti i casi ammissibili) e costituzione di gruppi per la realizzazione di linee guida comuni all’intero sistema delle Agenzie. È altrettanto vero però che la norma interessa tutti i corpi al cui interno sono presenti ufficiali o agenti di polizia giudiziaria che operano nel campo ambientale; si pone quindi la necessità di un raccordo e di un coordinamento forte tra i vari enti preposti al controllo ambientale per assicurare, nello spirito della nuova legge, omogeneità di comportamento, certezza dell’equità di trattamento per i contravventori e massima tutela dell’ambiente. La messa a punto di questo nuovo percorso passa da un lato da una valutazione congiunta delle situazioni di rischio effettuata con le diverse procure della repubblica che possono indirizzare la metodologia per la valutazione dei casi soggetti a prescrizione e dall’altro da un rapporto con il ministero per l’Ambiente, la tutela del territorio e del mare e i soggetti istituzionali chiamati a produrre gli atti di indirizzo e documenti attuativi necessari per la completa attuazione della norma.
all’art. 318-ter che la prescrizione venga asseverata tecnicamente dall’ente specializzato competente per la materia trattata. Qui emergono due aspetti degni di approfondimento: - il ruolo dell’asseverazione - l’ente chiamato ad applicarla. Anche se la legge non dà un chiaro indirizzo in merito, riteniamo che con l’asseverazione non si debba valutare la corretta applicazione della prescrizione, ma che il suo fine sia quello di verifica della validità tecnica dell’intervento proposto volto a superare la situazione di infrazione, senza sovrapporsi o richiamare le prescrizioni previste dall’autorità competente. Non viene specificato quale sia l’ente preposto all’esercizio dell’asseverazione, ma devono essere riconosciute le sue competenze tecniche in materia ambientale. Non vi è dubbio che le Agenzie ambientali rientrino tra i soggetti abilitati a questo compito, d’altra parte non sono gli unici soggetti ad avere queste competenze. Credo quindi che si possa licenziare questo capitolo affermando che le Arpa/Appa devono svolgere questo ruolo (non possono essere escluse e non si possono esimere dal compito di asseverare le prescrizioni); d’altra parte i corpi di polizia giudiziaria si possono rivolgere ad altri soggetti che le autorità competenti al rilascio delle autorizzazioni ambientali o le procure possono individuare come abilitati a tale funzione. Franco Zinoni
L’asseverazione della prescrizione e il ruolo delle Agenzie
Ultimo elemento che caratterizza il ruolo delle Arpa/Appa è dato dall’asseverazione della prescrizione. La legge prevede
NUOVI STRUMENTI OPERATIVI CONTRO GLI ILLECITI LA LEGGE SUI DELITTI CONTRO L’AMBIENTE INTRODUCE NUOVE IMPORTANTI FATTISPECIE DI REATO E INTRODUCE STRUMENTI E PROCEDURE CHE RENDERANNO PIÙ EFFICACE L’AZIONE PENALE. ALCUNE NOVITÀ DARANNO LUOGO A INTERVENTI GIURISPRUDENZIALI CHIARIFICATORI DI PROCEDURE, CHE ORIENTERANNO L’INTERVENTO TECNICO DEGLI ORGANI DI VIGILANZA.
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a legge 22 maggio 2015 n. 68, “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente” (pubblicata sulla Guri n.122 del 28 maggio 2015), in vigore dal 29 maggio 2015, rappresenta un intervento normativo di indubbio interesse, sia per la positiva estensione della tutela penale dell’ambiente con la previsione di nuove importanti fattispecie di reato, sia per le numerose novità che la legge introduce in merito a strumenti e procedure per migliorare e rendere più efficace l’azione penale in campo ambientale. La nuova legge, anche recependo la direttiva dell’Unione europea 2008/99/CE del 19 novembre 2008 sulla protezione dell’ecosistema per una maggiore tutela dell’ambiente, grazie all’inasprimento delle sanzioni penali mediante l’introduzione di nuovi delitti, ha così posto efficace rimedio a quelle attività che, cita la direttiva, danneggiano l’ambiente, le quali generalmente provocano o possono provocare un deterioramento significativo della qualità dell’aria, compresa la stratosfera, del suolo, dell’acqua, della fauna e della flora, compresa la conservazione delle specie, e pertanto esigono sanzioni penali dotate di maggiore dissuasività e richiedono l’introduzione di specifiche norme nei sistemi nazionali, al fine di garantire uno standard minimo comunitario di tutela penale dell’ambiente. Di maggiore rilievo l’introduzione nel Dlgs 152/06 di una nuova Parte (Sestabis) dedicata all’estinzione dei reati contravvenzionali da cui non derivino danni o pericoli concreti e attuali di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette. Si tratta di una nuova procedura di estinzione dei reati che fa perno sull’adempimento da parte del contravventore di prescrizioni impartite dagli organi di vigilanza nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria di cui all’art. 55 c.p.p., ovvero dalla polizia giudiziaria e tecnicamente asseverate dall’ente specializzato competente nella materia trattata.
La procedura è analoga a quella già vigente, da tempo, in materia di sicurezza e igiene sul lavoro, ma il diverso ambito applicativo della disciplina introdotta dalla legge 68/2015 (trattasi di reati ambientali contravvenzionali previsti dal Dlgs 152/06 e non reati in materia di sicurezza sul lavoro) e le sostanziali differenze procedimentali (accertamento del reato e prescrizione anche da parte di vigilanza non specializzata in materia ambientale, necessità di asseverazione della prescrizione ecc.) presentano aspetti di novità che non trovano riscontro nella prassi e nell’interpretazione giurisprudenziale formatasi nell’ambito della sicurezza sul lavoro. La L. 68/2015 contiene nuove disposizioni per la tutela dell’ambiente; in particolare introduce nel Libro II del codice penale un Titolo dedicato ai delitti contro l’ambiente (dall’art.452-bis all’art.452-terdecies), comprendente, tra l’altro, 6 nuove fattispecie penali quali l’inquinamento ambientale, il disastro ambientale, il traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, l’impedimento del controllo e l’omessa bonifica.
La medesima legge inoltre inserisce nel Codice dell’ambiente una specifica disciplina (dall’art.318-bis all’art.318-octies) per l’estinzione delle contravvenzioni in materia di tutela ambientale, conseguente all’avvenuta regolarizzazione da parte del trasgressore nel caso in cui l’organo di vigilanza o la polizia giudiziaria impartiscano al contravventore un’apposita prescrizione fissando per la regolarizzazione un termine “non superiore al tempo tecnicamente necessario” (prorogabile fino a 6 mesi se il ritardo è dovuto a circostanze non imputabili al trasgressore), fermo restando l’obbligo per la polizia giudiziaria di riferire al pubblico ministero la notizia di reato; entro 60 giorni dalla scadenza della prescrizione, l’organo accertatore provvede alla verifica dell’avvenuta regolarizzazione e in caso di adempimento consente il pagamento entro 20 giorni di una sanzione amministrativa ridotta (pari a 1/4 del massimo dell’ammenda), informando il pubblico ministero entro 120 giorni dal termine della prescrizione, dando notizia anche dell’eventuale avvenuto pagamento.
Nell’ipotesi di inadempimento delle prescrizioni comunica il fatto al pubblico ministero (e allo stesso contravventore) entro 90 giorni dal termine della prescrizione stessa. Infine, qualora il pubblico ministero acquisisca la “notizia di contravvenzione” da soggetti diversi dall’organo di vigilanza o dalla polizia giudiziaria, ne dà comunicazione a questi ultimi ai fini dell’applicazione della citata prescrizione. In tal caso, l’organo di vigilanza e la polizia giudiziaria informano della propria attività il pubblico ministero “senza ritardo”. In caso di regolarizzazione, il pubblico ministero provvede all’estinzione del reato, chiedendone l’archiviazione. La sintetica esposizione della nuova normativa in materia di reati ambientali evidenzia la scelta del legislatore di prevedere ora la “prescrizione” quale rimedio a “illeciti amministrativi”. Difatti il provvedimento contiene una parte relativa alle sanzioni degli illeciti amministrativi e penali in materia di tutela ambientale. Si tratta della parte che regola le ipotesi contravvenzionali in materia ambientale che non hanno procurato danno o pericolo concreto e attuale alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette. In particolare la norma
contiene delle forme di ravvedimento – tecnicamente delle “prescrizioni”– che gli stessi organi di vigilanza (nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria) possono impartire ai contravventori e che, una volta attuate, possono portare all’estinzione della contravvenzione comminata e all’archiviazione del reato. La prescrizione imposta dagli organi di vigilanza dovrà essere “asseverata tecnicamente dall’ente specializzato competente nella materia trattata”. Nel caso in cui l’adempimento avvenga in un tempo superiore a quello indicato dalla prescrizione la contravvenzione sarà ridotta della metà. Si osserva che per la prima volta in campo ambientale viene affidata all’organo di vigilanza e alla polizia giudiziaria la facoltà prescrittiva, mutuando la potestà già da tempo in capo al personale di vigilanza sui luoghi di lavoro; una procedura certamente efficace e di celerità procedimentale, che evita iter giurisdizionali e amministrativi notoriamente lunghi. Di certo, attesa ora la necessità di definire la diverse modalità delle condotte la cui portata potrà essere misurata solo nella pratica, l’applicazione della recente legge darà di certo luogo ad articolati interventi giurisprudenziali
necessariamente chiarificatori di procedure che richiedono una perfetta integrazione tra il dettato normativo e l’articolato intervento tecnico dell’organo di vigilanza. In conclusione, in questa prima fase di applicazione della nuova legge, e per meglio definirne gli aspetti operativi, sarà quanto mai necessaria una perfetta sinergia tra le Procure della Repubblica, la polizia giudiziaria ambientale e l’organo tecnico asseverante; si segnala, in tal senso, la circolare n. 09/2015 del 4 giugno 2015 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trento in materia di prescrizioni dei reati ambientali con particolare riferimento alle linee di indirizzo in ordine al supposto normativo, “onde pervenire a soluzioni coerenti ed uniformi, oltre che sollecite”. Questo è in sintesi l’indirizzo operativo fissato dal Comando Carabinieri per Tutela dell’Ambiente per i 29 Nuclei operativi ecologici del territorio nazionale. Ten. Col. Fernando Maisto Comandante Gruppo Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente di Napoli
INDICAZIONI OPERATIVE PER IL PRESIDIO DEL TERRITORIO DALL’ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE SUI REATI CONTRO L’AMBIENTE GLI ORGANI DI POLIZIA GIUDIZIARIA SI STANNO DOTANDO DI INDICAZIONI PROCEDURALI PER UN’APPLICAZIONE UNIFORME DELLE PRESCRIZIONI NORMATIVE. GLI ORIENTAMENTI DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO, IN ATTESA DI PIÙ PRECISE INDICAZIONI DELLE AUTORITÀ COMPETENTI.
di tutela ambientale del Tua (artt. 318-bis e seguenti) – va qualificato quale atto tipico di polizia giudiziaria e pertanto ogni doglianza in merito, da parte del destinatario della prescrizione, va rivolta alla giurisdizione del giudice ordinario penale. Ciò emerge dall’orientamento assunto dalla Suprema Corte, nel campo della già richiamata e analoga disciplina in tema di sicurezza sul lavoro5. Ciò consente di dirimere eventuali dubbi sulle procedure da adottare; in particolare, la polizia giudiziaria nell’atto di prescrizione non dovrà richiamarsi alle procedure previste, né dalla legge 7 agosto 1990, n. 241 Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi, né dalla L 24 novembre 1981, n. 689 Modifiche al sistema penale, in tema di sanzioni amministrative.
Natura della prescrizione di cui all’art. 318-ter, comma 1, Tua Un primo elemento su cui conviene soffermarsi consiste nella circostanza per cui l’atto di prescrizione, redatto dalla polizia giudiziaria ai sensi della Parte sesta-bis – Disciplina sanzionatoria degli illeciti amministrativi e penali in materia
Il pericolo concreto e attuale di danno Un aspetto che sembra potersi sottolineare consiste nell’inapplicabilità della normativa di cui alla Parte sesta-bis. del Tua nell’ipotesi di pericolo concreto e attuale alle risorse urbanistiche. Questa esclusione sembra attagliarsi, per esempio, al caso di accertamento di attività di
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in dall’entrata in vigore della legge 68/2015, il Comando regionale del Corpo forestale dello Stato in Emilia-Romagna ha diramato agli Uffici dipendenti indicazioni procedurali tese a dare piena e uniforme applicazione alla citata normativa, in caso di accertamento di un’ipotesi contravvenzionale in materia ambientale prevista dal Testo unico ambientale (Tua)1 che non abbia cagionato danno o pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette2. In particolare, pur non potendo sottacersi come tali informazioni non possano che avere finalità meramente indicative, nelle more del pervenire di specifici chiarimenti da parte delle Autorità amministrative competenti3 e del consolidarsi di idonei indirizzi giurisprudenziali sulla materia, il Comando regionale ha fornito ai reparti un fac-simile degli atti da utilizzare. In tali documenti, il Corpo Forestale dello Stato ha riconosciuto l’importante ruolo dell’Arpa, con la quale già da anni è vigente il rapporto di consolidata collaborazione, equiparata all’“ente specializzato competente nella materia trattata” che, ai sensi dell’art. 318-ter (Prescrizioni) del Tua, deve asseverare tecnicamente la prescrizione impartita al trasgressore4. Questo articolo riprende le considerazioni già oggetto di diramazione ai Reparti, precisando come non si disponga ancora di adeguati feedback, inerenti alle modalità di applicazione della citata norma, all’efficacia degli atti adottati, alle altre criticità rilevate da parte dei Reparti del Corpo forestale dello Stato.
gestione abusiva di rifiuti (ad es. recupero abusivo di veicoli fuori uso) su terreni (ad es. agricoli) la cui destinazione urbanistica non consenta l’esecuzione di detta attività. Trattandosi di un uso abusivo delle risorse urbanistiche, per tale casistica sembra opportuno suggerire di procedere al sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. Ciò, a prescindere dalla presenza, o meno, di rischio concreto e attuale di inquinamento6. Il sequestro preventivo delle cose oggetto di confisca obbligatoria Va osservato che resta necessario per la polizia giudiziaria procedere al sequestro preventivo delle cose oggetto di confisca obbligatoria, e quindi anche del veicolo utilizzato per l’attività di trasporto dei rifiuti. Per esempio, in relazione alla confisca obbligatoria prevista dal comma 5 dell’art. 260-ter del Tua7, derivante dalla contravvenzione di cui al comma 1 dell’articolo 256 Tua. Il comma 3 dell’art. 318-sexies Tua conferma tale indirizzo: “La sospensione del procedimento non preclude la richiesta di archiviazione. Non impedisce, inoltre, l’assunzione delle prove con incidente probatorio, né gli atti urgenti di indagine preliminare, né il sequestro
preventivo ai sensi degli articoli 321 e seguenti del codice di procedura penale”. I compiti di verifica dell’adempimento della prescrizione, da parte della polizia giudiziaria 8 La polizia giudiziaria non può delegare ad altri, tantomeno al trasgressore, l’adempimento di verifica. Per esempio, la prescrizione di cui all’art. 318-ter, comma 1 Tua non potrà contenere l’invito al trasgressore di produrre alla polizia giudiziaria la documentazione attestante l’avvenuta ottemperanza alla prescrizione; spettando invece alla polizia giudiziaria di attivarsi per reperirla, tassativamente entro sessanta giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione. La problematica del versamento dell’ammenda 9 Non risulta attualmente chiarito quale soggetto istituzionale, e quali capitoli, debbano essere indicati dalla polizia giudiziaria, al fine del versamento, da parte del contravventore, del quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa. Va osservato al riguardo che, se è vero che la precisazione che l’organo accertatore ammette il contravventore a pagare “in sede amministrativa” tale somma chiarisce, se mai ve ne fosse stato il bisogno, che alla polizia giudiziaria non viene affidata dalla norma de quo alcuna funzione giurisdizionale, surrogatoria dei poteri del Pubblico ministero; è vero anche che la locuzione appare infelice nella misura in cui sembra far redivive, avverso il provvedimento amministrativo redatto dalla polizia giudiziaria, tutte le possibili forme di ricorso10, che la norma consentiva invece di escludere pacificamente nella precedente fase prescrittiva. Si auspica pertanto un chiarimento sul tema, da parte delle autorità competenti, del quale tanto di più si sente l’urgenza, in quanto il Corpo forestale dello Stato sta già procedendo in Emilia-Romagna a impartire alcune prescrizioni di cui alla Parte sesta-bis del Tua. Le prescrizioni della polizia giudiziaria alla luce della particolare tenuità dei reati di cui al Dlgs 28/2015 In ultimo non può che evidenziarsi l’aspetto per cui le prescrizioni della polizia giudiziaria ex art. 318-bis e segg. Tua appaiono applicabili a una stretta finestra di fattispecie, dalla cui ampiezza sono escluse ex lege, da un lato le ipotesi contravvenzionali che hanno cagionato anche solo un pericolo concreto e attuale di danno11 e, dall’altro, i casi di
inoffensività del fatto (art. 49 comma 2 cod. pen.12). Pare debba trattarsi, prima facie, di reati ascrivibili alla categoria di quelli formali e di pericolo presunto o astratto. Emerge in questo contesto la profonda delicatezza del rimettere agli operatori di polizia giudiziaria che accertano l’illecito la responsabilità di riferire accuratamente, negli atti, l’apprezzamento della sussistenza, caso per caso, dell’assenza della condizione ostativa costituita dalla presenza anche solo di un pericolo concreto e attuale di danno; perché un eccessivo zelo in tal senso pare lasciare adito al dubbio che il fatto riscontrato sia addirittura inoffensivo. Sul tema, non può che rammentarsi come la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 247/97, abbia precisato come anche per i reati ascritti alla categoria di quelli formali e di pericolo presunto od astratto “è sempre devoluto al sindacato del giudice penale l’accertamento in concreto dell’offensività specifica della singola condotta, dal momento che, ove questa sia assolutamente inidonea a porre a repentaglio il bene giuridico tutelato, viene meno la riconducibilità della fattispecie concreta a quella astratta e si verte in tema di reato impossibile, ex art. 49 c.p.” (sentenza n. 360 del 1995; v. per le citazioni anche Sez. 3° 34764/11 cit.). La Cassazione penale, Sezione Terza, nella sentenza 21016/15, da cui si è tratto spunto anche per la precedente citazione, precisa inoltre al riguardo: “In quest’ultima pronuncia veniva precisato che il suddetto principio deve essere considerato non tanto sulla base di un concreto apprezzamento di un danno ambientale, quanto, piuttosto, per l’attitudine della condotta a porre in pericolo
il bene protetto (affermazione poi ribadita da Sez. 3° 22.3.2013 n. 13736)”. Dacché nei chiarimenti che iniziano a pervenire da diverse Procure della Repubblica emerge l’importanza, per la polizia giudiziaria, di esplicitare approfonditamente soltanto le eventuali ragioni che impediscono di procedere a impartire prescrizioni a fini di regolarizzazione13, per essersi già irrimediabilmente realizzato quel danno o quel pericolo concreto di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette, ci si chiede in quanti casi di applicazione delle prescrizioni gli accertamenti sembreranno evidenziare invece che la condotta non pone in pericolo il bene protetto, tanto da escluderne addirittura la punibilità. La procedura prescrizionale sembra, in definitiva, doversi applicare a limitati e non sempre esaustivi casi: - di mera regolarizzazione amministrativa a fronte dell’accertamento di illeciti meramente formali, la cui natura non possa tuttavia comportarne la non punibilità ex art. 49 c.p. - oppure nei quali sia stato sì mutato lo stato dei luoghi ma, non senza incongruenze terminologiche, senza che per ciò si possa ravvisare alcun pericolo concreto e attuale di danno14. Ci si chiede allora se, in vigenza del recente provvedimento che il legislatore ha inteso varare in tema di particolare tenuità dei reati di cui al Dlgs 28/2015, l’intervento legislativo commentato, nelle fattispecie controverse evidenziate, assicuri una migliore tutela dell’ambiente, dal momento che fin dalle prime battute è evidente l’aggravio di lavoro
e la complessità che tali procedure apporteranno, sia alle strutture di polizia giudiziaria che operano il contrasto ai crimini ambientali, sia agli enti specializzati competenti nella materia trattata, tenuti ad asseverare tecnicamente le prescrizioni, anche quando non da essi stessi redatte. Appare quindi importante iniziare a sollecitare ulteriori interventi che, nell’ottica di una sempre maggiore tutela ambientale, assicurino appieno il rispetto dei principi di determinatezza e di tipizzazione congeniti alla natura stessa delle norme penali, evitando il più possibile che diverse interpretazioni giurisprudenziali incidano sulla certezza operativa della polizia giudiziaria e degli organi accertatori.
Giuseppe Giove1, Ernesto Crescenzi2 1. Comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato per l’Emilia-Romagna 2. Vice Questore Agg. Forestale, responsabile del nucleo anticrimine regionale
Testo unico ambientale (Tua), decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e s.m.i.
Art. 318-bis comma 1 Tua. Ambito di applicazione: “Le disposizioni della presente parte si applicano alle ipotesi contravvenzionali in materia ambientale previste dal presente decreto che non hanno cagionato danno o pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette”.
Per le procedure prescrittive a cura della polizia giudiziaria, nel campo della sicurezza sul lavoro (art. 20 e 21 del Dlgs 758/1994 e art. 15 del Dlgs 124/2004) il ministero dell’Interno ha emanato la circolare n. 3
Pur non potendosi escludere un simile ruolo anche per altri enti e istituzioni, il termine “tecnicamente” contenuto nella norma di legge ha fatto propendere per la competenza, eventualmente concorrente con la Provincia o con l’Albo Gestori, dell’Arpa, alla quale viene pertanto inviata la proposta di prescrizioni.
Si fornisce una sentenza sul tema, tratta dal sito Leggi d’Italia (Gruppo Wolters Kluwer Italia): Cassazione Civile, Sez. Unite, Ordinanza n. 3694 del 9 marzo 2012. Giurisdizione del giudice ordinario (sentenza): “In materia di sicurezza ed igiene del lavoro, la prescrizione di regolarizzazione impartita dall’organo di vigilanza ex art. 20 del Dlgs n. 758 del 1994, richiamato dall’art. 15 del Dlgs n. 124 del 2004, non è un provvedimento amministrativo, ma un atto tipico di polizia giudiziaria, non connotato da alcuna discrezionalità, neppure tecnica, ed emesso sotto la direzione funzionale dell’autorità giudiziaria ex art. 55 cod. proc. pen. Ne consegue che il relativo verbale non può essere impugnato davanti al giudice amministrativo, restando ogni questione devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario penale, presso il quale ogni doglianza può essere fatta valere nel procedimento conseguente all’eventuale inottemperanza della prescrizione. (Dichiara giurisdizione)”.
In generale sembra potersi affermare che la procedura prescrittiva sia inapplicabile, in caso di riscontro di attività di gestione del tutto abusive (ovvero prive di titoli legittimanti, al rispetto dei quali si possano radicare le prescrizioni della polizia giudiziaria).
Comma 5 dell’art. 260-ter del Tua: “Il fermo di cui al comma 1 e la confisca di cui al comma 4 conseguono obbligatoriamente anche
all’accertamento delle violazioni di cui al comma 1 dell’articolo 256”.
Comma 1 dell’art. 318-quater Tua: “Entro sessanta giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione ai sensi dell’articolo 318-ter, l’organo accertatore verifica se la violazione è stata eliminata secondo le modalità e nel termine indicati dalla prescrizione”.
Comma 2 dell’art. 318-quater Tua: “Quando risulta l’adempimento della prescrizione, l’organo accertatore ammette il contravventore a pagare in sede amministrativa, nel termine di trenta giorni, una somma pari a un quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa… (omissis)…”.
Si fa riferimento a possibili ricorsi amministrativi, di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241 - Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi, o di cui alla L. 24 novembre 1981, n. 689 - Modifiche al sistema penale, concernenti le sanzioni amministrative.
Cfr testo dell’art. 318-bis Tua, riportato alla nota n. 2.
Art. 49 comma 2 c.p.: “La punibilità è altresì esclusa quando, per la inidoneità dell’azione o per l’inesistenza dell’oggetto di essa, è impossibile l’evento dannoso o pericoloso”.
Ciò, in quanto la prescrizione ex art. 318bis e segg. Tua è un istituto che ha natura indubbiamente di favore e in quanto non è prevista ex lege una formale interlocuzione preventiva con il Pm.
Si avanza il dubbio che la circostanza per cui il comportamento fattivo del trasgressore consenta la rimessa in pristino dello stato originario dei luoghi stessi non appaia compatibile con il riscontro di assenza di pericolo attuale e concreto di danno, essendo lo stato dei luoghi in corso di mutamento e, quindi, al momento dell’accertamento soggetto al tendenziale pericolo di alterazione quantomeno delle risorse ambientali.
del 23/1/1996, recante decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758 – Modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro. Competenze ed adempimenti da parte del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Si auspica pertanto la diramazione di un’analoga circolare, per il settore della tutela ambientale, verosimilmente da parte del Mattm.
Legge 68/2015 - Cosa cambia per gli organi di polizia ambientale --------------- [source: www.arpae.it]

References: art. 318
 art. 318
 art. 318
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 321
 art. 318
 sentenza 
 art. 49
 sentenza 
 art. 49

Art. 318
 art. 15
 sentenza 
 art. 20
 art. 55

Art. 49
 art. 318