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Timestamp: 2020-06-05 13:33:06+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 31709 del 07/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31709 del 07/12/2018
Cassazione civile sez. trib., 07/12/2018, (ud. 08/05/2018, dep. 07/12/2018), n.31709
sul ricorso iscritto al n. 16435 del ruolo generale dell’anno 2011
Regionale del Piemonte n. 41/24/2010, depositata in data 3 maggio
il giudice di appello ha premesso, in punto di fatto, che: il contribuente aveva proposto ricorso avverso l’atto di contestazione emesso a fini Iva relativamente all’anno di imposta 2002, per omessa regolarizzazione di acquisti senza fattura nell’ambito dei rapporti economici sussistenti con il Consorzio Manital; in particolare, in sede di verifica, la Guardia di finanza aveva accertato che il Consorzio Manital aveva adottato una procedura anomala di contabilizzazione di costi e ricavi e delle operazioni attive e passive ai fini Iva svolte nei confronti dei soggetti consorziati (quale l’attuale ricorrente) e nei rapporti con soggetti esterni; la Commissione tributaria provinciale di Torino aveva accolto il ricorso; avverso la suddetta pronuncia aveva proposto appello l’Agenzia delle entrate, nel contraddittorio con il contribuente;
la Commissione tributaria regionale del Piemonte ha rigettato l’appello, avendo ritenuto, in diritto: che l’effettiva regolamentazione del rapporto consortile è compiuto in sede di statuto e di regolamento per l’attribuzione dei lavori; nel caso di specie, risultava dalla statuto che il consorzio aveva, fra l’altro, il compito di assegnare a ciascun consorziato le prestazione da eseguire secondo le rispettive esperienze professionali ovvero a terzi, ove non sia possibile l’esecuzione da parte delle imprese consorziate; la ditta contribuente, per l’anno in questione, non aveva avuto assegnato alcun lavoro, sicchè non aveva partecipato ad alcuna ripartizione dei ricavi derivanti dalle commesse e, conseguentemente, dei costi specifici da imputare all’impresa in proporzione della commessa ricevuta e eseguita; nessuna violazione della normativa fiscale in materia di fatturazione poteva, quindi, individuarsi nella specie;
con il primo motivo di ricorso si censura la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per violazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 41-bis, comma 1 e del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54, comma 5 e art. 55, commi 1 e 2, nn. 2 e 3, in quanto l’ufficio tributario aveva accertato le maggiori imposte in base alla verifica eseguita ed aveva applicato le disposizioni di legge, sicchè l’accertamento non era fondato su presunzioni, ma su una ricostruzione induttiva condotta in base alla documentazione contabile acquisita, mentre era da considerarsi errata la decisione impugnata per avere ritenuto che, in mancanza di elementi e di documentazione completa, non esibita dalla contribuente nè in sede di verifica nè successivamente all’accertamento, nè in sede contenziosa, l’ufficio non poteva procedere alla contestazione tenendo conto di calcoli proporzionali su valori aggregati del consorzio;
con il secondo motivo si censura la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per violazione dell’art. 1706 c.c., dell’art. 1713c.c., comma 1, dell’art. 1720c.c., comma 1, degli artt. 1709,2602,2615-ter, c.c. e del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 37 bis, comma 1, in materia di divieto dell’abuso del diritto, in quanto, tenuto conto dei rapporti derivanti dal contratto di consorzio e in coerenza con la natura mutualistica del consorzio che agisce senza perseguire uno scopo di lucro, vi era l’obbligo del medesimo di ribaltare su tutte le consorziate, e quindi anche sulla ditta verificata, sia costi che ricavi, indipendentemente dalla partecipazione della singola impresa alle commesse che hanno generato gli utili e determinato i costi, sicchè sussisteva l’obbligo per la ditta individuale verificata di emettere fattura nei confronti del consorzio, in proporzione della quota consortile, per il ribaltamento dei proventi delle commesse e di autofattura per i costi di gestione del consorzio, mentre il sistema di compensazione posto in essere realizzerebbe un abuso del diritto;
la questione che, nell’ambito delle società consortili, i motivi di ricorso ripropongono, è quella del “ribaltamento” sulle società consorziate dei costi e ricavi derivanti dalla esecuzione delle commesse e della correlativa disciplina fiscale, recentemente oggetto delle pronunce delle sezioni unite di questa Corte nn. 12190, 12191, 12192, 12193 e 12194 del 2016, cui si sono conformati i successi arresti della sezione tributaria (nn. 21860, 21861, 21862, 21863, 21864, 22210, 22211, 22435 e 24380 del 2016, 5090 e 23358 del 2017), che hanno riguardato proprio i rapporti tra il consorzio Manital e la compagine delle imprese sue consorziate;
ciò posto, considerato che nel caso concreto non è contestato che, come riporta la CTR, “la ditta V.W., nell’anno in questione, non ha avuto assegnato alcun lavoro”, e che, come riconosciuto dalla stessa ricorrente (vd. pag. 5 del ricorso), il Consorzio Manital procedeva anche ad eseguire direttamente commesse, con la propria organizzazione e struttura imprenditoriale, non è fondata la pretesa erariale di ribaltamento di costi nei confronti della ditta individuale consorziata che non ha ricevuto alcuna commessa e che, quindi, non ha conseguito utili, nè ha potuto generare costi, rimanendo estranea al meccanismo compensativo adottato dalla Manital per la regolazione dei rapporti contabili con le consorziate esecutrici di commesse;

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 41
 art. 54
 art. 55
 sentenza 
 art. 37