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Timestamp: 2020-08-11 16:30:01+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 238 del 10/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 238 del 10/01/2017
Cassazione civile, sez. III, 10/01/2017, (ud. 14/09/2016, dep.10/01/2017), n. 238
sul ricorso 167/2014 proposto da:
C.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE
G. MAZZINI 140, presso lo studio dell’avvocato FORTUNATO VITALE, che
lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato LUCIA VITALE giusta
c.m., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SUSA 1, presso
lo studio dell’avvocato IDA DI DOMENICA, che la rappresenta e
SOCIETÀ CATTOLICA DI ASSICURAZIONE COOP A RL (OMISSIS), in persona
del procuratore dott. B.A., elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA OSLAVIA 7, presso lo studio dell’avvocato LORETTA
INNAMORATI, che la rappresenta e difende giusta procura in calce al
CA.GI. (OMISSIS);
CA.GI., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DELLE
c.m., SOCIETÀ CATTOLICA DI ASSICURAZIONE COOP A RL
avverso la sentenza n. 5200/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
14/09/2016 dal Consigliere Dott. ULIANA ARMANO;
udito l’Avvocato IDA DI DOMENICA;
udito l’Avvocato LORETTA INNAMORATI;
udito l’Avvocato LUIGI PARENTI;
Ca.Gi., in proprio e nella qualità di esercente la patria potestà sui minori c.g. e G., ha citato in giudizio c.m., in proprio e nella qualità di esercente la patria potestà sul minore Ce.An., per ottenere il risarcimento dei danni patiti sia per il decesso della moglie O.C., che per i danni riportati in proprio e dalla figlia g. a seguito di un incidente con l’autovettura guidata da Ce.Da.. Esponeva che si trovava alla guida dell’autovettura di sua proprietà, con a bordo la moglie e la figlia, quando questa venne travolta dall’autovettura guidata da Ce.Da., che a causa dell’elevata velocità di guida, sbandando, invadeva l’opposta corsia di marcia, decedendo egli stesso a seguito dello scontro.
Si costituiva in giudizio c.m., quale erede di Ce.Da., in proprio e per il figlio minore Ce.An., instando per il rigetto della domanda.
Si costituiva la società Cattolica Assicurazioni, assicuratrice dell'”autovettura del Ce., chiedendo il rigetto della domanda.
Il Tribunale dichiarava la responsabilità esclusiva di Ce.Da. e condannava gli eredi al risarcimento dei danni liquidati nella complessiva somma di Euro 639.018,29 oltre accessori; rigettava la richiesta di danno patrimoniale sofferto dai congiunti per la perdita della moglie e madre sul rilievo della mancanza di prova. Avverso la sentenza di primo grado proponeva impugnazione C.G., divenuto nelle more maggiorenne, e ricorso incidentale Ca.Gi. in proprio e per la figlia minore g..
Avverso questa decisione propone ricorso C.G. e ricorso incidentale Ca.Gi. in proprio e quale esercente la patria potestà sulla figlia g..
Si difendono con controricorso al ricorso incidentale C.G. e Ca.Gi., in proprio e nella qualità.
1. Preliminare è l’esame del ricorso incidentale della società Cattolica con cui si denunzia violazione degli artt. 348, 347, 165 e 350 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e omesso esame del verbale dell’udienza di prima comparizione del giudizio di appello in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Tale motivazione è conforme anche ai principi di cui da ultimo affermati dalla sentenza Cass. S.U. n. 16598 del 5-8-2016 in base ai quali la tempestiva costituzione dell’appellante con la copia dell’atto di citazione (cd. velina) in luogo dell’originale non determina l’improcedibilità del gravame ai sensi dell’art. 348 c.p.c., comma 1, ma integra una nullità per inosservanza delle forme indicate dall’art. 165 c.p.c., sanabile, anche su rilievo del giudice, entro l’udienza di comparizione di cui all’art. 350 c.p.c., comma 2, mediante deposito dell’originale da parte dell’appellante. Occorre, i dunque, affermare che, dopo una costituzione tempestiva, ma carente sotto il profilo dell’osservanza delle forme, l’appellante può compiere, di sua iniziativa, le attività che servano ad integrarle successivamente (ad esempio mediante attività di deposito ulteriore) e fino all’udienza di cui al secondo comma dell’art. 350 c.p.c.. Queste attività realizzano una sanatoria spontanea dei vizi formali, delle nullità, che la sua – pur tempestiva – costituzione presentava.
4. Con il motivo rubricato con la lettera A del ricorso principale C.G. denunzia violazione dell’art. 342 c.p.c, e degli artt. 2043, 2054, 2058, 2059, 1223 e 1226 c.c., degli artt. 3 e 32 Cost., violazione degli artt. 112, 113, 115 e 116 c.p.c..
Oggetto dell’impugnazione sono i punti 3.8 e 3.8.1 della sentenza impugnata con i quali il giudice d’appello ha dichiarato inammissibile, perchè privo di specificità, il motivo di impugnazione avente ad oggetto l’entità della liquidazione del danno non patrimoniale da perdita di congiunto.
Il giudice d’appello ha ritenuto non specifico il motivo di impugnazione relativo all’entità del danno da perdita di congiunto perchè il ricorrente, nel far riferimento alla liquidazione di cui alle tabelle in uso presso il Tribunale di Roma, aveva omesso l’indicazione degli specifici parametri – quali convivenza, grado di parentela, età al momento della perdita ed altro – che il giudice di primo grado avrebbe omesso di considerare nel caso di specie.
8. Questa Corte ritiene che è necessario ribadire l’unitarietà della nozione di danno non patrimoniale di cui alla nota sentenza Cass. Sez. Un. 11 novembre 2008, n. 26972, che ha affermato che la perdita di una persona cara implica necessariamente una sofferenza morale, la quale non costituisce un danno autonomo, ma rappresenta un aspetto – del quale tenere conto, unitamente a tutte le altre conseguenze, nella liquidazione unitaria ed omnicomprensiva – del danno non patrimoniale. Ne consegue che è inammissibile, costituendo una duplicazione risarcitoria, la congiunta attribuzione, al prossimo congiunto di persona deceduta in conseguenza di un fatto illecito costituente reato, del risarcimento a titolo di danno da perdita del rapporto parentale, del danno morale (inteso quale sofferenza soggettiva), ma che in realtà non costituisce che un aspetto del più generale danno non patrimoniale.
Ai fini della liquidazione del danno non patrimoniale da perdita di persona cara, costituisce indebita duplicazione di risarcimento la congiunta attribuzione del danno morale – non altrimenti specificato – e del danno da perdita del rapporto parentale, poichè la sofferenza patita nel momento in cui la perdita è percepita, e quella che accompagna l’esistenza del soggetto che l’ha subita, altro non sono che componenti del complesso pregiudizio, che va integralmente ma unitariamente ristorato Cass. n. 25351 del 17/12/2015.
Si deduce la violazione dell’art. 342 c.p.c., e degli artt. 2043, 2054 2058, 2059, 1223 e 1226 c.c., artt. 3 e 32 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3; violazione artt. 112, 113, 115 e 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3; omesso esame della c.t.u. di primo grado in relazione al danno riportato C.G. ex art. 360 c.p.c., n. 5. Il motivo ha ad oggetto la mancata liquidazione da parte del giudice di primo grado del danno biologico per invalidità permanente al 15% patito da C.G., del danno morale calcolato sulla base della metà del danno biologico, del danno emergente patito per la necessità di intraprendere sedute di psicoterapia come indicato dal c.t.u..
11. Tale motivo è stato dichiarato inammissibile dal giudice d’appello perchè privo di specificità.
12. Con i motivi rubricati 1.1 e 1.2 dell’impugnazione incidentale di Ca.Gi., in proprio ed anche per la figlia g., si censura il punto 3.8 e 3.8.1 e 3.9 – 3.9.1 della sentenza, denunziando violazione dell’art. 342 c.p.c. e degli artt. 2043, 2054 2058, 2059, 1223 e 1226 c.c., degli artt. 3 e 32 Cost., violazione degli artt. 112, 113,115 e 116 c.p.c..
13. Con il motivo rubricato 1.3 si impugna il punto 3.11 della sentenza si censura la statuizione relativa all’inammissibilità del motivo di impugnazione avente ad oggetto il danno biologico, il danno morale ed il danno per spese mediche sostenute per la figlia c.g..
15. Il motivo è fondato solo in relazione all’impugnazione dei punti 3.10, 3.10.1 della sentenza.
Infatti questa Corte ha affermato che ai fini della liquidazione del danno patrimoniale da perdita del lavoro domestico svolto da un familiare deceduto per colpa altrui, la prova che la vittima attendesse a tale attività può essere ricavata in via presuntiva ex art. 2727 c.c., dalla semplice circostanza che non avesse un lavoro, mentre spetta a chi nega l’esistenza del danno dimostrare che la vittima, benchè casalinga, non si occupasse del lavoro domestico. Cass. sent. n. 22909 del 13/12/2012.
In caso di morte di una casalinga verificatasi in conseguenza dell’altrui fatto dannoso, i congiunti conviventi hanno diritto al risarcimento del danno, quantificabile in via equitativa, subito per la perdita delle prestazioni attinenti alla cura ed all’assistenza da essa presumibilmente fornite, essendo queste prestazioni, benchè non produttive di reddito, valutabili economicamente, ciò anche nell’ipotesi in cui la stessa fosse solita avvalersi di collaboratori domestici, perchè comunque i suoi compiti risultano di maggiore ampiezza, intensità e responsabilità rispetto a quelli espletati da un prestatore d’opera dipendente. Cass., Sentenza n. 17977 del 24/08/2007.
Gli altri profili del motivo sono inammissibili perchè non censurano adeguatamente la valutazione di non specificità della Corte di appello e fanno riferimento incomprensibilmente anche per i danni da rottamazione autovettura, spese funerarie e spese mediche alle tabelle in vigore presso il Tribunale di Roma nel 2007 dei cui valori chiedono l’applicazione.
La Corte dichiara parte inammissibile, parte (Ndr: testo originale non comprensibile) il ricorso incidentale propost4 dalla società Cattolica Assicurazioni; accoglie in parte il ricorso principale di C.G. in relazione al motivo rubricato con la lettera A; accoglie in parte in ricorso incidentale di Ca.Gi.,in proprio e quale esercente la patria potestà sulla figlia C.G. in relazione ai motivi rubricati 1.1. e 1.4, quest’ultimo in relazione ai punti 3.10 e 3.10.1 della sentenza; rigetta nel resto. Cassa e rinvia alla Corte di appello di Roma in diversa composizione che provvederà anche alle spese del giudizio di cassazione.

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 Cass. 
 art. 360
 sentenza 
 art. 2727
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