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Timestamp: 2019-07-16 07:17:16+00:00

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indulto | Sentieri e Pensieri
Promemoria delle “leggi vergogna” in materia penale
Nel paese degli smemorati è forse il caso di ricordarci quanto i partiti di centrosinistra tuonarono contro le “leggi vergogna” votate dalle maggioranze di centrodestra, chiedendo i voti agli italiani per abolirle. Gli italiani hanno votato ed il centrosinistra dice di essere al governo, ma tali leggi non sono mai state né abolite né emendate. In particolare quelle in materia di giustizia penale, di cui beneficiano tutti i delinquenti che popolano la penisola, ed è forse è il caso di richiamare alla memoria le peggiori, scoprendo che molte di esse sono state votate dalla sinistra o da entrambi gli schieramenti. Sono leggi criminogene (e criminali) tuttora in vigore che è fuorviante definire “ad personam” perché ne possono beneficiare tutti gli indagati/imputati/condannati. Leggi che hanno favorito la diffusione dell’illegalità in Italia e la crescita esponenziale dei profitti delle organizzazioni criminali.
Grazie a Marco Travaglio e a questo suo riassunto (http://blogdieles.altervista.org/travaglio/), raccolgo alcune delle leggi vergogna in materia di giustizia penale votate negli ultimi venti anni.
Centro-destra, governo Berlusconi 1
1. Decreto Biondi (1994). Approvato il 13 luglio 1994 dal governo Berlusconi 1, vieta la custodia cautelare in carcere (trasformata al massimo in arresti domiciliari) per i reati contro la pubblica amministrazione e quelli finanziari, comprese corruzione e concussione
2. Condono fiscale (1994). Camuffato da «concordato fiscale», il primo condono Tremonti dell’era berlusconiana
Centro-sinistra più Lega, governo Dini
3. Manette difficili (1995). La riforma della custodia cautelare, varata da tutti i partiti (Lega esclusa), ripesca e in parte peggiora il decreto Biondi. Più difficile la custodia in carcere per i reati di Tangentopoli e non solo.
Centro-sinistra, governi Prodi 1, D’Alema e Amato 2
4. Abuso d’ufficio (1997). Il 1° luglio 1997 sinistra e destra depenalizzano il reato di abuso d’ufficio «non patrimoniale».
5. Articolo 513 cpp (1997). L’articolo 513 del codice di procedura penale viene modificato per rendere inutilizzabili a processo le dichiarazioni dei coimputati.
6. Giusto processo (1999). Nel 1998 la Consulta cancella il nuovo articolo 513 perché incostituzionale. Ma i partiti di destra e sinistra trasformano la legge incostituzionale in legge costituzionale e la infilano nella Carta modificando l’articolo 111, ribattezzato «giusto processo». Le accuse, anche se a lanciarle è un semplice testimone, non valgono nulla se verbalizzate solo davanti al pm e non al giudice. Migliaia di processi in fumo, anche di mafia.
7. Simeone-Saraceni (1998). Destra e sinistra approvano in gran fretta la legge Simeone-Saraceni (uno di An, uno del Pds) che risparmia il carcere a chiunque debba scontare meno di 3 anni.
8. Carotti (1998): articolo 415bis cpp. Allo scadere delle indagini, anziché chiedere subito il rinvio a giudizio per gli indagati, il pm deve mettere a loro disposizione tutte le carte dell’inchiesta. L’indagato può ordinare al pm nuove indagini e allungare così il procedimento.
9. Gip-gup (1999). Il centro-sinistra approva una legge che rende incompatibile la figura del gip con quella del gup: il giudice che ha seguito le indagini preliminari non potrà celebrare l’udienza preliminare e dovrà passarla a un collega, che non conosce la carte e perderà un sacco di tempo.
10. 41bis e supercarceri nelle isole (1997). Due dei 12 punti del «papello» consegnato nel 1992 da Totò Riina ai suoi referenti politici e istituzionali con le richieste dalla mafia allo Stato in cambio della fine delle stragi, dicevano così: «7) Chiusura super carceri. 8) Carcerazione vicino le case dei familiari». Nel 1997 il ministro Flick chiude le supercarceri di Pianosa e Asinara.
11. Abolito l’ergastolo (1999). Il pacchetto Carotti estende il rito abbreviato. Chi accede all’abbreviato ha diritto allo sconto di un terzo della pena e, al posto dell’ergastolo, rischia al massimo 30 anni. Che poi diventano 20 con i benefici della Gozzini.
12. Aboliti i pentiti (2001). Nel 2001 il governo Amato (ministro della Giustizia Piero Fassino) vara la «riforma» dei collaboratori di giustizia che – sempre col consenso del centro-destra – stravolge un’altra delle conquiste che Falcone e Borsellino pagarono con la vita. La legge riduce sensibilmente i benefici per i mafiosi che collaborano con la giustizia; prevede una serie di sbarramenti per l’accesso ai programmi di protezione; e impone di raccontare ai giudici tutto ciò che sa nei primi 6 mesi di collaborazione. Del resto il ministro dell’Interno del governo D’Alema, Giorgio Napolitano, autentico ispiratore della legge, ha sostenuto che «i pentiti in Italia sono troppi». Non i mafiosi: i pentiti. «Con questa legge», commenta l’allora procuratore di Palermo Piero Grasso, «al posto di un mafioso, non mi pentirei più». Infatti da allora molti vecchi pentiti ritrattano e tornano mafiosi; alcuni che stavano per parlare di trattative Stato-mafia e mandanti occulti delle stragi, si cuciono la bocca; e i nuovi pentiti si conteranno sulle dita di una mano.
13. Indagini difensive (2001). Nella primavera 2001 Ulivo e Polo insieme votano la legge sulle indagini difensive. I difensori possono svolgere indagini i cui atti assumono lo stesso valore di quelli compiuti dal pm. In più, la legge consente loro di compiere «indagini preventive»: prim’ancora di essere indagato, chiunque abbia commesso un reato potrà far interrogare dal suo legale i testimoni del delitto. Una legge che favorisce l’inquinamento delle prove e l’intimidazione dei testimoni (si veda il caso Ruby).
14. Omologhe societarie addio (2000). Il 24 novembre 2000 un provvedimento del governo Amato abroga le omologhe societarie. Anteriormente spettava ai tribunali vigilare sulle società di capitali, autorizzandone la nascita e le principali operazioni a tutela dei soci e dei risparmiatori. Ora invece l’omologazione viene sottratta ai giudici e affidata ai notai. Un passo verso la deregulation della finanza.
15. Fisco, favori agli evasori (2001). Il 5 gennaio 2001 il governo Amato vara il decreto che riforma la legge penale tributaria e manda in pensione la 516/1982 («manette agli evasori»).
Centro-destra, governo Berlusconi 2
16. Falso in bilancio (2002). Avendo Berlusconi cinque processi per falso in bilancio, il 28 settembre 2001 la Casa delle libertà approva la legge delega 61 che incarica il governo di riformare i reati societari. Il che avverrà all’inizio del 2002 coi decreti delegati: abbassano le pene da 5 a 4 anni per le società quotate e addirittura a 3 per le non quotate (prescrizione più breve, massimo 7 anni e mezzo per le prime e 4 e mezzo per le seconde; e niente più custodia cautelare né intercettazioni); rendono il falso per le non quotate perseguibile solo a querela del socio o del creditore; depenalizzano alcune fattispecie di reato (come il falso in bilancio presentato alle banche); fissano amplissime soglie di non punibilità (per essere reato, il falso in bilancio dovrà superare il 5 per cento del risultato d’esercizio, l’1 per cento del patrimonio netto, il 10 per cento delle valutazioni. Così tutti i processi al Cavaliere per falso in bilancio vengono cancellati: o perché manca la querela dell’azionista (B. non ha denunciato B.), o perché i falsi non superano le soglie («il fatto non è più previsto dalla legge come reato»), o perché il reato è ormai estinto grazie alla nuova prescrizione lampo. Al di là dei vantaggi per Berlusconi, la legge dà mano libera agli imprenditori spregiudicati, inibendo la possibilità di indagare sui reati societari e complicando le indagini sui reati fiscali e di riciclaggio.
17. Cirami (2002). Introduce la «legittima suspicione» per trasferire i processi in altro tribunale.
18. Ex Cirielli (2005). Il 29 novembre 2005 la Casa delle libertà vara la legge ex Cirielli (l’ha disconosciuta persino il suo proponente), che riduce la prescrizione ed introduce la prescrizione autonoma dei reati commessi in continuazione. Con la nuova disciplina l’estinzione del reato matura molto prima ed moltissimi processi diventano inutili riti destinati a finire in nulla. I reati prescritti infatti passano da 100 a 150 mila all’anno. Inoltre la legge trasforma in arresti domiciliari la detenzione per gli ultrasettantenni (Previti ha appena compiuto 70 anni, Berlusconi sta per compierli), decima i capi di imputazione del processo Mediaset e annienta il processo Mills.
19. Condono fiscale (2002). La legge finanziaria 2003 varata nel dicembre 2002 contiene il condono tombale con contestuale depenalizzazione dei reati tributari per chi aderisce.
20. Condono ai coimputati (2003). Il governo infila nel condono anche coloro che hanno «concorso a commettere i reati».
21. Legge ad Legam (2005). Dal 1996 la procura di Verona indaga su una quarantina tra dirigenti politici e attivisti della Lega Nord accusati di attentato alla Costituzione, attentato all’unità e all’integrità dello Stato, costituzione di una struttura paramilitare fuorilegge. I primi due reati vengono depenalizzati dal centro-destra nel 2005; all’ultimo, costituzione di banda armata a scopo politico, provvederà il terzo governo Berlusconi.
22. Due scudi fiscali (2001-2003). Il 25 settembre 2001 il governo Berlusconi vara il decreto Tremonti sul rientro dei capitali guadagnati e/o detenuti all’estero: quelli illegalmente esportati, ma anche accumulati commettendo reati.
Centro-sinistra (2006-2008), governo Prodi 2
23. Indulto (2006). Nel luglio 2006 centro-sinistra e centro-destra approvano l’indulto Mastella (contrari Idv, An, Lega, astenuto il Pdci): 3 anni di sconto di pena a chi ha commesso reati prima del 2 maggio di quell’anno. Lo sconto vale anche per i reati contro la pubblica amministrazione che sul sovraffollamento della carceri non incidono per nulla.
Centro-destra (2008-2010), governo Berlusconi 3
24. Lodo ad Legam (2010). Per salvare i leghisti delle camicie verdi ancora imputati a Verona per costituzione di formazione paramilitare fuorilegge ecco una norma che abolisce la norma che puniva «chiunque promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici» e si organizzano per compiere «azioni di violenza o minaccia».
25. Scudo fiscale (2009). Il terzo della lunga era Tremonti, sui capitali fatti rientrare, in cambio dell’anonimato e dello «sbiancamento», il governo chiede alle banche di trattenere una tassa non del 2,5, ma del 5 per cento. In sede di conversione scompare l’obbligo per le banche di segnalare le operazioni sospette all’antiriciclaggio e vengono condonati alcuni gravissimi reati finanziari, contabili e tributari collegati con l’esportazione di capitali occulti. Lo scudo non si applica soltanto al denaro, ma anche alle case, agli yacht e ai beni di lusso in generale, che ovviamente restano dove sono, cioè all’estero.
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Due risposte e mezza
Sul nuovo governo aspettavo tre dati:
https://sentieriepensieri.wordpress.com/2014/02/19/tre-cose-tre/
E le risposte sono arrivate.
Via Arenula è andata a tale Orlando, già responsabile giustizia del pd, noto per esser stato ospitato dal Foglio di Giuliano Ferrara con un articolo che sposava i temi cari a B.: separazione delle carriere, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, processo breve. Il ministero dello sviluppo economico, con delega alle telecomunicazioni, va alla berlusconiana (e figlia di papà) Federica Guidi, che già Silvio voleva in Forza Italia.
Attendiamo la risposta al terzo quesito su amnistia e indulto. Che per metà è arrivata con la bocciatura di Gratteri quando la sua nomina sembrava cosa fatta. Gratteri, di indulto non ne ha mai voluto sentir parlare, per tacer dell’amnistia. Aspettiamo il tassello finale.
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Tre cose tre
Nel mare di parole inutili e vuote, saranno tre i fatti che qualificheranno la fase politica che sta per avviarsi: la scelta del ministro delle telecomunicazioni, quella del ministro della giustizia e la riproposizione o meno di un indulto/amnistia contenente un provvedimento pro-B.
Da questi tre fatti capiremo se le voci di un sostegno del gruppo Gal-Verdini-Cosentino al futuro governo Renzi sono fantasie o il segno della sostanziale alleanza fra il nuovo Pd ed il vecchio Silvio. Vecchio nel senso di solito. Il solito B. che usa le istituzioni contro le istituzioni; la politica per i fatti propri. Se il nuovo presidente del consiglio accontenterà l’eterno dominus della politica italiana, avremo la prova che il significato dell’espressione “cambiare verso” è in realtà quello di orientare il pd agli interessi di Berlusconi, al quale Forza Italia non basta più ed ha bisogno del partito di Renzi per sistemare i suoi affari ed i suoi processi.
Il fu partito azienda ormai non esiste più. La sconfitta di Cappellacci è l’ennesima tappa del disfacimento a livello locale di una coalizione che sta perdendo progressivamente regioni e città, una dopo l’altra. Venendo meno le poltrone da distribuire ai suoi, B. sa di poter contare su una struttura sempre più debole. La soluzione è quindi mantenere un manipolo di pretoriani(e) in parlamento ed infiltrare lo schieramento avverso quel tanto che basta a spuntare le armi dei suoi sempre meno numerosi nemici. L’esperienza gli insegna che gli è riuscito di piazzare alcuni dei colpi migliori grazie alle maggioranze di centrosinistra e quindi poter condizionare un governo di quella parte può essere una soluzione eccellente, in attesa di tempi migliori.
Un governo Renzi con Verdini come pilota occulto può essere l’avvio ideale di una navigazione sicura per molti anni a venire.
Silvio non è né di destra né di sinistra, uno schieramento vale l’altro se tutela i suoi interessi, ed in cuor suo Silvio pensa che se nel 1994 avesse puntato sul centrosinistra forse avrebbe avuto vita più semplice, senza quei balordi di Fini, Bossi e Casini a far da contorno.
Sono fantasie? Svegliatemi quando avremo risposta ai tre punti che ho scritto sopra e ne riparliamo.
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Faranno l’amnistia. Per B., ma pure per A., C., D….
Alla fine faranno l’amnistia e l’indulto. Per B., ma anche per A., C., D. eccetera eccetera. Diranno che non volevano, ma che, pur di alleviare le sofferenze dei detenuti, spinti da sentimento umanitario, sono stati costretti a subire le condizioni del PdL, che altrimenti non avrebbe votato.
Lo voterà il Pd, per obbedienza a Napolitano e per salvare i suoi tanti Penati. Lo voteranno i piddini col mal di pancia, magari turandosi il naso o dicendo di aver sbagliato pulsante. Lo voterà il PdL, che imporrà le clausole salva-Silvio. Lo voterà l’inutilissimo partito Sel, che ormai va a rimorchio perfino di Renzi. Lo voterà il centrino di Monti, che non sa nemmeno più cosa ci sta a fare in parlamento.
Diranno che nulla cambia per cittadini, anzi. Che la giustizia sarà più veloce perché i Tribunali saranno sgravati da milioni di processi inutili.
Diranno che non si poteva fare diversamente, che ce lo imponeva l’Europa.
La sola verità è che decine di migliaia di ladri, truffatori, bancarottieri, riciclatori, corrotti, corruttori, violenti, stupratori, assassini, mafiosi, spacciatori, evasori fiscali eccetera faranno festa. Continueranno a delinquere, consapevoli che l’indulto è diventata prassi periodica, che alla fine non pagheranno. Mai. Nemmeno se dovessero delinquere per quarant’anni in fila. Brinderanno a san Silvio, grazie al quale l’indulto è diventato permanente. E brinderanno al Pd. Che perderà altri milioni di voti, riuscendo ad apparire ancora una volta come il partito che salva i delinquenti.
Votate pure questo obbrobrio. E una volta tanto, andate affanculo.
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Nelle prime pagine di oggi c’è tutta l’Italia di questo inizio di terzo millennio.
L’unica impresa nazionale di telecomunicazioni, a suo tempo regalata dal governo D’Alema ai capitani coraggiosi della speculazione, viene svenduta ai concorrenti spagnoli; nella giornata in cui si celebra il predominio di un paese – la Germania – dove le telecomunicazioni sono saldamente in mano allo Stato.
la Direzione antimafia di Milano provvede ad arrestare gli eredi di Vittorio Mangano: mafiosi felicemente installatisi nel cuore dell’imprenditoria lombarda.
E’ la plastica rappresentazione dell’esito del percorso cominciato con la fine dell’era democristiana: mentre le imprese pubbliche (dei carrozzoni o dei gioielli, a seconda dalla convenienza del momento) venivano regalate a capitani d’industria assistiti ed avidi di lucrare sulla pelle degli italiani, i boss mafiosi salivano al rango di imprenditori per impadronirsi dell’economia ricca del nord.
Un cammino che ha proceduto incontrastato, mentre la politica si occupava di demolire l’azione giurisdizionale con una serie di leggi criminogene finalizzate ad agevolare le peggiori degenerazioni affaristiche (Parmalat e Montepaschi, per far due esempi) e la scalata delle organizzazioni mafiose: legge sui pentiti, giusto processo, depenalizzazione del falso in bilancio, ex Cirielli, indulto, indagini difensive, eccetera.
Al tempo stesso si picconavano le conquiste di civiltà, precarizzando il lavoro e mortificando scuola, università, esercito e sanità pubblica.
Ma niente paura: a Trieste abbiamo la stele contro le leggi razziali e il monumento all’esodo istriano. Quindi va tutto bene.
Di targhe, di monumenti e di giornate della memoria ne abbiamo già un certo numero, ma ne servirebbero altre.
Per ricordare agli sbadati l’origine del pensiero unico liberista, garantista ed antistatalista; progenitore della seconda repubblica basata sul bipolarismo, la cui applicazione ha significato la progressiva distruzione della Repubblica.
Di fronte alla quale i tre partiti che dovrebbero rappresentare il popolo italiano si occupano rispettivamente di:
stabilire regole congressuali che garantiscano uno stipendio ad ognuno dei millemila dirigenti (partito A);
trovare un sotterfugio per evitare il carcere all’unico dirigente (partito B);
nascondere la totale assenza di idee dei due unici dirigenti (partito C).
Ci dicono che l’Italia rischia di essere commissariata. MAGARI – dico io – MAGARI!
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Legge 241/2006: indulto
gennaio 15, 2008
Il più impopolare dei provvedimenti votati dal Parlamento in carica è stato la legge 241 del 31 luglio 2006: l’indulto. Ecco il testo.
1. È concesso indulto, per tutti i reati commessi fino a tutto il 2 maggio 2006, nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive e non superiore a 10.000 euro per quelle pecuniarie sole o congiunte a pene detentive. Non si applicano le esclusioni di cui all’ultimo comma dell’articolo 151 del codice penale.
2. L’indulto non si applica: a) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:
2) 270-bis (associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico);
3) 270-quater (arruolamento con finaità di terrorismo anche internazionale);
4) 270-quinquies (addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale);
5) 280 (attentato per finalità terroristiche o di eversione);
8 ) 289-bis (sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione);
13) 600 (riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitu);
15) 600-ter (pornografia minorile), anche nell’ipotesi prevista dall’articolo 600-quater.1 del codice penale;
16) 600-quater (detenzione di materiale pornografico), anche nell’ipotesi prevista dall’articolo 600-quater.1 del codice penale, sempre che il delitto sia aggravato ai sensi del secondo comma del medesimo articolo 600-quater;
24) 630 (sequestro di persona a scopo di estorsione), commi primo, secondo e terzo;
26) 648-bis (riciclaggio), limitatamente all’ipotesi che la sostituzione riguardi denaro, beni o altre utilità provenienti dal delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione o dai delitti concernenti la produzione o il traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope;
b) per i delitti riguardanti la produzione, il traffico e la detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, di cui all’articolo 73 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, aggravati ai sensi dell’articolo 80, comma 1, lettera a), e comma 2, del medesimo testo unico, nonchè per il delitto di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope di cui all’articolo 74 del citato testo unico, in tutte le ipotesi previste dai commi 1, 4 e 5 del medesimo articolo 74;
c) per i reati per i quali ricorre la circostanza aggravante di cui all’articolo 1 del decreto-legge 15 dicembre 1979, n. 625, convertito, con modificazioni, da1la legge 6 febbraio 1980, n. 15, e successive modificazioni;
d) per i reati per i quali ricorre la circostanza aggravante di cui all’articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, e successive modificazioni;
e) per i reati per i quali ricorre la circostanza aggravante di cui all’articolo 3 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205». «3. Il beneficio dell’indulto è revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni.
4. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato».
La legge ha la firma del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è controfirmata dal Presidente del Consiglio, Romano Prodi, ed ha il visto del Guardasigilli, Clemente Mastella.
Tale provvedimento è stato presentato all’opinione pubblica come indispensabile per affrontare l’emergenza del sovraffollamento delle carceri. Una spiegazione che non ha mai convinto, ed infatti recenti notizie di stampa riferiscono che, ad un anno di distanza dall’emanazione della legge, i suoi effetti sul numero dei detenuti è praticamente esaurito. Ma non è esaurito, e non si esaurirà per i prossimi anni, il suo effetto sui procedimenti penali in corso, continuando a premiare tutti gli imputati, indiscriminatamente.
Va sottolineato che, se si voleva semplicemente ridurre la popolazione dei detenuti, sarebbe stato sufficiente limitare gli effetti dell’indulto ai condannati in via definitiva. Per equità si sarebbe dovuto applicarlo a chi aveva già scontato almeno una parte della pena. L’effetto sulle carceri sarebbe stato il medesimo. Invece no. L’indulto si applica a tutti i reati (eccetto quelli esplicitamente indicati nella legge) commessi entro il 2 maggio 2006 e quindi alla stragrande maggioranza dei processi attualmente in corso, che si concluderanno nei prossimi anni.
Questo significa (è ovvio ma giova sempre ricordarlo) che tutti gli imputati attualmente sotto processo per reati di limitata gravità (con pena inferiore ai tre anni) sanno che, per male che vada loro, saranno condannati ad una pena simbolica. E anche chi ha commesso delitti più gravi sa di poter contare su un generosissimo sconto.
Ma vi è un altro aspetto che non mi sembra sia stato evidenziato. L’articolo 1 della legge estende l’indulto anche alle pene pecuniarie inferiori a diecimila euro. Ricordo che quando la pena detentiva risulta inferiore a sei mesi è possibile commutarla in pena pecuniaria al tasso di conversione di 38 euro per ogni giorno di reclusione. Prendiamo un reato (quasi) a caso: l’omicidio colposo, che di questi tempi va di moda perché ci si è accorti degli incidenti mortali sul lavoro. La pena base prevista per esso è di sei mesi di reclusione e quindi l’imputato, patteggiando la pena, può ridurre la pena a quattro mesi o anche meno, nel caso vengano riconosciute le attenuanti. Applicando la commutazione la pena si trasforma in una multa di € 4.560. Già così parrebbe un grosso regalo, ma la legge italiana è generosa, e l’indulto azzera anche la multa, cosicché l’imputato esce dal processo senza conseguenze, salvo la sentenza. Un pezzo di carta.
E l’elenco dei reati per cui l’esito è di questo tipo è assai vasto. L’appropriazione indebita e la truffa non aggravate, per esempio, sono punite con una pena base di 15 giorni di reclusione, riducibili a 10 con il patteggiamento. Quindi € 380 di multa, anche queste condonate dall’indulto. Analogo discorso vale per i reati di lesioni personali, di percosse, di ingiuria, di furto, di danneggiamento, di bancarotta semplice eccetera eccetera. A ciò va aggiunto che spesso alla pena detentiva si somma una pena pecuniaria, anch’essa azzerata. Quindi i processi che cadranno sotto la mannaia dell’indulto patrimoniale sono la maggioranza, e parliamo di milioni di procedimenti.
La cosa che non posso tacere è che questo governo fa del rigore fiscale una sua sacrosanta bandiera, in ché significa che i debiti con il fisco non solo non sono “indultati”, ma nemmeno condonati, condonabili o riducibili. Quindi, mentre il cittadino che subisce una multa per una violazione amministrativa o che ha subito un accertamento fiscale viene inseguito dallo Stato finché non paga tutto il debito, il reo che è stato generosamente condannato ad una multa per un fatto previsto dal codice penale, non paga neppure un centesimo. Con questo non voglio criticare la severità fiscale del governo, anzi, ben venga il rigore in tale materia. E’ l’indulto a risultare del tutto incongruo, anomalo, iniquo.
E’ forse il caso di ribadire un paio di cose. L’indulto non è stato un provvedimento a favore dei detenuti, per decongestionare le carceri, per assecondare le preci pontificie. E’ stato voluto per salvare dalla pena persone che con la politica erano ammanicate a dovere. In secondo luogo è evidente che l’indulto, nei suoi effetti patrimoniali, è il più gigantesco ed immorale dei condoni. Perché beneficia soggetti già esageratamente premiati dalla generosità del nostro sistema penale e responsabili di violazioni ben più gravi, insidiose ed antisociali di una contravvenzione al codice della strada o di una svista fiscale.
Non c’è nulla da fare. Il sistema giudiziario resta il buco nero del nostro ordinamento, della nostra politica, del nostro paese.
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