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Timestamp: 2020-08-03 18:54:43+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 32008 del 11/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32008 del 11/12/2018
Cassazione civile sez. VI, 11/12/2018, (ud. 22/11/2018, dep. 11/12/2018), n.32008
sul ricorso 19366-2017 proposto da:
avverso la sentenza n. 529/15/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 23 gennaio 2017;
che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania, che aveva rigettato il suo appello contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Napoli. Quest’ultima aveva accolto l’impugnazione di R.G. avverso una cartella di pagamento per imposta di registro, relativa al 1993.
che, col primo, l’Agenzia assume la nullità della sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, e art. 61, dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e dell’art. 118 disp. att. c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, giacchè la CTR avrebbe reso una motivazione incomprensibile, omettendo di spiegare l’iter logico-giuridico seguito;
che, col secondo rilievo, la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 78, in combinato disposto con l’art. 2953 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3: una volta preso atto che l’avviso di liquidazione – prodromico alla cartella de qua – era stato impugnato dalla ricorrente e che la decisione di rigetto della CTP era passata in giudicato il 26 febbraio 2006, la CTR avrebbe dovuto far decorrere il termine decennale di prescrizione da tale data e non da quella di accertamento del diritto di credito erariale, collegato all’imposta di registro dovuta per un atto di compravendita immobiliare;
che, infatti, la sentenza non evidenzia alcuna palese incongruenza logica e, d’altronde, contiene il minimo costituzionale di una motivazione (Sez. U, n. 8053 del 07/04/2014);
che il diritto alla riscossione di un’imposta, azionato mediante emissione di cartella di pagamento e fondato su un accertamento divenuto definitivo a seguito di sentenza passata in giudicato, non è assoggettato ai termini di decadenza di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25 (nel testo vigente ratione temporis), bensì al termine di prescrizione decennale previsto dall’art. 2953 c.c. per l’actio iudicati (Sez. 5, n. 9076 del 07/04/2017; Sez. 6-5, n. 20153 del 24/09/2014);
che seppure tale termine decorre dal primo accertamento giurisdizionale riguardante la definitività della cartella di pagamento, tuttavia è soggetto ai periodi di interruzione determinati dai successivi pronunciamenti irrevocabili sulla stessa cartella;
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo.
Compensa le spese del giudizio di merito e condanna la R. al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida, a favore dell’Agenzia delle Entrate, in Euro 2.000, oltre spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 36
 art. 61
 art. 78
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 art. 25
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