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Timestamp: 2019-12-06 00:55:58+00:00

Document:
Licenziato chi ritira le analisi durante la malattia
23 Luglio 2019 | Autore: Paolo Remer
Niente giustificazioni per il dipendente che non viene trovato a casa per la visita fiscale se si era assentato per andare a ritirare dei referti clinici e non c’era urgenza.
Se sei in malattia ed esci di casa per andare a ritirare le analisi rischi grosso a meno che non riesci a dimostrare che era indispensabile farlo durante l’orario di reperibilità per la visita fiscale. La Cassazione, con una recentissima sentenza [1], ha deciso che in questo caso il lavoratore assente perde l’indennità di malattia Inps. Questo vuol dire che potrebbe essere licenziato chi ritira le analisi durante la malattia. Però, mentre la perdita del trattamento economico è automatica, il licenziamento dovrà essere valutato caso per caso ed il datore di lavoro lo otterrà solo se il comportamento è particolarmente grave e sussiste una giusta causa per troncare il rapporto.
Il caso riguardava un dipendente che per due volte non era stato trovato a casa dai medici incaricati delle visite di controllo; si era giustificato dicendo di essere andato a ritirare i referti delle analisi cliniche e di essere andato anche dal dentista. I giudici hanno ritenuto che questi non fossero motivi validi: occorreva provare che fosse urgente ed indispensabile farlo proprio negli orari previsti per la visita di controllo domiciliare.
Non si può uscire di casa per andare a ritirare il referto delle analisi se si poteva farlo al di fuori degli orari di reperibilità per la visita domiciliare di controllo.
In base alle norme vigenti sulla visita fiscale si può uscire di casa durante il periodo di malattia solo al di fuori delle fasce di reperibilità, che – osservano i giudici in sentenza – hanno «un ambito molto limitato per cui non risulta nemmeno gravoso o vessatorio». Il lavoratore in malattia deve, quindi, organizzarsi per uscire solo al di fuori di questi precisi orari (dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00 per i lavoratori privati e dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00 per quelli pubblici) salvi i casi di assoluta indispensabilità.
Il punto è che ricorrere alle cure mediche non è di per sé una necessità che prevale sull’obbligo di rimanere a casa a disposizione per le visite di controllo: la legge e l’Inps [2] riconoscono l’esenzione per le terapie salvavita o di esigenze urgentissime (ad esempio un ricovero ospedaliero) altrimenti gli orari di reperibilità sono inderogabili e l’esenzione dalla reperibilità è ammessa solo in casi circoscritti di invalidità riconosciuta superiore al 67%.
La Cassazione ora specifica che l’allontanamento dall’abitazione è consentito solo quando si tratta di casi di vera e propria «forza maggiore, di una situazione cogente che abbia reso indifferibile la presenza del lavoratore in un luogo diverso dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità». Quindi, se il dipendente si è allontanato in quegli orari senza assoluta necessità, per andare a ritirare le analisi o dal dentista, non è giustificato: poteva farlo altrimenti e quindi va sanzionato con la perdita dell’indennità.
Si può uscire anche durante gli orari di reperibilità se è assolutamente indispensabile, cioè per un motivo davvero urgente e indifferibile: ricovero ospedaliero, soccorso ad un parente stretto in condizioni gravi.
Un orientamento rigoroso (il lavoratore aveva ottenuto ragione dalla corte d’appello, ma la Cassazione aveva ribaltato questa pronuncia) che può essere superato solo se il dipendente riesce a dimostrare che l’allontanamento era indifferibile, come ad esempio la necessità di andare dal medico curante [3] fermo restando che anche in casi di questo genere l’allontanamento deve essere preventivamente comunicato agli organi di controllo, a meno che l’assoluta urgenza non consenta di fare nemmeno questo, come nel caso in cui un familiare stretto si trovi in gravi condizioni ed abbia bisogno di soccorsi immediati. Invece per il licenziamento non basta l’assenza al momento della visita di controllo, ma occorrono ulteriori condizioni.
Leggi questo articolo per sapere quali sono i casi in cui si può arrivare al licenziamento per giusta causa in malattia.
[1] Cass. sent. n. 19668/2019 del 22 luglio 2019.
[2] Art. 25 del Dlgs 151/2015; Decreto ministero del Lavoro 11.01.2016; Circolare Inps n. 95/2016.
[3] Cass. sent. n. 3294/2016 del 19 febbraio 2016 e Cass. sent. n. 18718/2006 del 30 agosto 2006.

References: sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Art. 25
 Cass. 
 Cass.