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Timestamp: 2019-02-22 23:40:26+00:00

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Segnalazione in Centrale Rischi: deve provarsi la “grave difficoltà economica” | Tasso Usura
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Tribunale Nocera Inferiore sez. II del 23 maggio 2011
La segnalazione dello stato di insolvenza del debitore alla Centrale Rischi della Banca D’Italia da parte dell’Istituto di credito deve necessariamente basarsi su uno status di complessiva e grave difficoltà economica del soggetto segnalato, giacché solo questo tipo di verifica rende legittima la comunicazione “de qua”.
Pertanto, l’operatore è tenuto a provvedere a detta segnalazione, solo dopo aver appurato con il grado di diligenza richiesto dall’art. 1176 comma 2 c.c. lo status suddetto.
con il precisato ricorso si è invocato che il giudice adito ordinasse “la cancellazione e la revoca della segnalazione alla centrale rischi della Banca d’Italia della sofferenza effettuata dal Monte dei Paschi” di Siena al danni della società ricorrente.
Ciò posto, vanno innanzitutto affrontate le eccezioni di inammissibilità e/o improcedibilità della domanda e di incompetenza per territorio dello stesso giudice adito, sollevate in via preliminare dall’istituto di credito resistente.
E quanto allo prima è doveroso sottolineare che l’azione cautelare in esame sia palesemente strumentale alla domanda risarcitoria ex art.2043 c.c. fondata sulla sostenuta illegittimità della richiamata segnalazione alla centrale rischi ed, in quanto tale, non poteva trovare tutela nel procedimento n.1285/2010 R.G. precedentemente instaurato sempre dalla “Prodotti Conservati di A.P. & C. s.a.s. “dinanzi al Tribunale di Nocera Inferiore e riguardante la sussistenza, o meno, del diritto di credito vantato dalla predetta società in relazione agli stessi rapporti bancari con riferimento ai quali è stata effettuata, successivamente alla notifica del libello introduttivo, la segnalazione medesima (nessuna valenza di segno contrario può essere, infatti, attribuita alla mera diffida all’uopo inserito sempre nell’atto di citazione, ma non accompagnata da qualsiasi tipo di richiesta di condanna al risarcimento dei danni, n.d.r.).
Si aggiunga, altresì, che il giudizio ex art.700 c.p.c., in corso di causa – promosso nell’ambito dello stesso procedimento n.1285/2010 R.G. dalla società anche oggi ricorrente – è stato, a sua volta, oggetto di rinuncia formalizzata dalla medesima società ricorrente il 6.8.2010 ed è stato, di conseguenza, definito all’udienza del 31.8.2010.
Passando al profilo della competenza territoriale, è, invece, appena il coso di rimarcare che l’istanza cautelare ” ante causam ” – dovendo essere presentata ex art.669 ter co.1° c.p.c. al giudice competente a conoscere del merito – in ipotesi di fori alternativi può essere proposta davanti ad uno dei giudici astrattamente competenti, tra i quali, nel caso di specie vertente innanzitutto in materia di responsabilità extra-contrattuale, non può non farsi rientrare il Tribunale di Nocera Inferiore in ragione del criterio del ” forum commissi delicti” di cui all’art.20 c.p.c. che coincide con il luogo in cui la società che assume di essere danneggiata ha lo propria sede (Scafati, n.d.r.), giacché è in tale luogo che si sarebbero realizzate le ricadute negative della segnalazione e, segnatamente, le eventuali lesioni al diritto di immagine della società ricorrente prodotte dolio segnalazione medesimo (cfr. Tribunale di Foggia, sez.I, 19.12.2003; Tribunale di Napoli, sez. distaccata di Frattamaggiore, 1712.2007),
Senza dimenticare che l’eventuale illegittimità del comportamento assunto in proposito dall’istituto di credito resistente – come si chiarirà meglio più avanti – può atteggiarsi pure come violazione dei canoni di diligenza, di correttezza e di buona fede richiesti nello svolgimento di ogni rapporto obbligatorio secondo le norme generali di cui agli artt.1176, 1715, 1374 e 1375 c.c., con la conseguente configurazione di un tipo di responsabilità anche contrattuale, che legittima il ricorso all’ulteriore parametro ex art.20 c.p.c. del luogo in cui è sorta l’obbligazione e, più precisamente, di quello in cui si è instaurata la relazione contrattuale con l’agenzia di Scafati (SA) dello stesso istituto di credito, parametro che ugualmente depone per la corretta devoluzione della cognizione del procedimento di merito al Tribunale di Nocera Inferiore,
Di qui il rigetto della sollevata eccezione di incompetenza territoriale e, per l’effetto, la necessità di verificare la sussistenza di quelli che sono, in sintesi, i tre, fondamentali requisiti per l’adozione del provvedimento d’urgenza previsto dall’art.700 c.p.c.:
a) l’esistenza di un diritto (fumus boni iuris) da far valere in via ordinaria;
b) il possibile pregiudizio imminente ed irreparabile che possa derivare a tale diritto nelle more del giudizio (periculum in mora);
c) l’inesistenza di una misura cautelare tipica preordinata dall’ordinamento in specifico rapporto al dedotto periculum in mora.
E con riferimento al ” fumus boni iuris ” va preliminarmente chiarito, in via generale, che la funzione della Centrale dei Rischi è quella di creare un sistema informativo al quale affluiscano i dati e le notizie relativi agli affidamenti concessi da ciascun intermediario ai propri clienti, con l’obiettivo di controllare in modo puntuale la gestione del rischio del credito ed accrescere la stabilità del sistema creditizio e finanziario nel suo complesso: un’attività che – come è stato autorevolmente sostenuto -, essendo finalizzata a consentire agli istituti bancari la valutazione della solvibilità degli stessi clienti (attuali e potenziali), riveste un palese interesse pubblico, il quale è evidentemente prevalente rispetto a quel sacrificio del diritto dell’imprenditore all’immagine, alla reputazione ed alla riservatezza che è indiscutibilmente cagionato da una segnalazione pervenuta alla Centrale dei Rischi, ma che, in virtù del medesimo interesse pubblico, è, per l’appunto, consentito dall’ordinamento; il tutto con l’ovvia conseguenza che – laddove non siano, invece, ravvisabili effettive esigenze di avvertimento del mercato, in quanto il soggetto non è in una situazione di sofferenza – l’interesse pubblico non sussiste e lo segnalazione operata dall’intermediario perde le connotazioni della legittimità giuridica, assumendo quelle dell’illecito produttivo di danno,
Tanto premesso, è possibile focalizzare l’attenzione sullo specifico caso in oggetto, nel quale la Banca ” Monte dei Paschi di Siena S.p.A. “, in data 22.4.2010 ed anche quale incorporante per fusione della ” Banca Antonveneta S.p.A. ” ha pacificamente segnalato alla Centrale dei Rischi la società ricorrente per una serie di importi addebitati a sofferenza.
Ne consegue che, in relazione alla concreta vicenda in esame, nel contesto dell’impianto normativo che disciplina il servizio di centralizzazione dei rischi creditizi gestito dalla Banca d’Italia e che è costituito dalla delibera del Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio (C.I.C.R.) del 29.3.1994 (G.U. 20.4.1994, n.91), assunta ai sensi degli artt. 53 co. 1° lettera b), 67 co. 1° lettera b) e 107 co. 2° del d.lvo 1.9.1993, n.385 (il Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), nonché dalle istruzioni emanate dalla stessa Banca d’Italia in conformità della delibera medesima e trasfuse nella Circolare n.139 dell’11.2.1991 e successivi aggiornamenti – un rilievo particolare deve essere attribuito alla quinta delle cinque categorie di rischi classificati nelle richiamate istruzioni, riferita, invero, alle cosiddette “sofferenze”, uno, nozione nell’ambito della quale l’art.5, sezione 2, capitolo II della citata Circolare riconduce ” l’intera esposizione per cassa nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili “, aggiungendo, altresì, che ” si prescinde … dall’esistenza di eventuali garanzie (reali o personali) poste a presidio dei crediti e che ” l’appostazione a sofferenza implica una valutazione da parte dell’intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest’ultima nel pagamento del debito “; il tutto fermo restando il concetto di stato d’insolvenza inserito sempre nel glossario costituente parte integrante della Circolare in questione, laddove si definisce lo stesso stato di insolvenza come ” incapacità non transitoria di adempiere alle obbligazioni assunte anche sulla scorta di un condivisibile orientamento della giurisprudenza di legittimità e di merito, – se è, per un verso, innegabile che ” la nazione di insolvenza che si ricava dalle “Istruzioni” emanate dalla Banca d’Italia, sulla base delle direttive dei CICR, non si identifica con quella dell’insolvenza fallimentare, dovendosi piuttosto far riferimento ad una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come “deficitaria”, ovvero come “grave difficoltà economica”, senza quindi alcun riferimento al concetto di incapienza ovvero di “definitiva irrecuperabilità” (cfr. Cass. civ. sez.I, 12.10.2007, n.21428; conformi la già citata pronuncia del Tribunale di Foggia del 19.12.2003 e quella del Tribunale di Catania del 2.4.2003, che evidenziano, per l’appunto, la necessità di non rifarsi al concetto di insolvenza di cui all’art.5 L. Fall.) – è, per altra verso, indiscutibile che la M segnalazione di una posizione ” in sofferenza ” … richiede una valutazione, da parte dell’intermediario, riferibile alla complessiva situazione finanziaria del cliente, e non può quindi scaturire dal mero ritardo nel pagamento del debito o dal volontario inadempimento, ma deve essere determinata dal riscontro di una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d’insolvenza” (Cass.civ., sez.I, 1.4.2009, n.7958).
Ne deriva che l’obbligo di diligenza incombente sulla banca – se, da un lato, non esige un’indagine diretta all’accertamento di uno stato di insolvenza rilevante in sede fallimentare – dall’altro non è adeguatamente assolto se si traduce in un’automatica denuncia di un mero inadempimento, che di per sé non può avere alcuna valenza di sofferenza nel senso normativo sopra precisato.
L’istituto segnalante, infatti, è tenuto in ogni caso, ad appurare, con il grado di diligenza richiesto dal secondo comma dell’art.1176 c.c., la sussistenza di una condizione di complessivo e grave, (ossia non transitoria, n.d.r,) difficoltà economica del soggetto segnalato, giacché solo questo tipo di verifica rende legittima la comunicazione alla Centrale Rischi in relazione alle esigenze informative dalia stessa curate.
Ciò non significa naturalmente che la banca abbia l’obbligo di eseguire complesse indagini sul punto ovvero di ricercare ” aliunde ” – al di fuori delle relazioni intrattenute con il cliente – gli elementi rivelatori della situazione “d’insolvenza” intesa secondo i parametri in precedenza enucleati. L’importante è che – pur facendo riferimento esclusivamente ai rapporti creditizi pendenti tra le parti (nel nostro caso sono, peraltro, più di uno, visto che si tratta di dodici conti correnti, mutui, prestiti agrari e contratti cosiddetti ” derivati “) – l’intermediario si attenga sempre alla regola secondo la quale l’appostazione a sofferenza, non può scaturire automaticamente da un mero ritardo … nel pagamento del debito (contro l’automaticità della segnalazione vedi anche Trib. 5. Maria Capua Vetere 5.3.2009 – 28.5.2009), giacché è pur sempre indispensabile una valutazione complessiva della situatone finanziaria del cliente, in vista della quale, anzi, ben può pretendersi che lo stesso intermediarlo attivi almeno un canale di diretta interlocuzione con il cliente, in modo da consentire una delibazione delle ragioni sottese all’esposizione e da permettere al cliente medesimo di contribuire all’istruttoria che l’istituto deve, comunque, effettuare prima della segnalazione (vedi, in proposito, ancora Trib. Foggia, 19.12.2003).
Ebbene, tornando alla concreta vicenda in esame, dall’analisi dell’allegata documentazione sembra emergere proprio il richiamato automatismo, atteso che non vi è traccia di una, seppur embrionale, attività di indagine svolta dalla ” Monte dei Paschi di Siena S.p.A. ” in un momento antecedente al 22.4.2010 e tesa a colorare di significato il mancato pagamento delle somme di cui la stessa ” Monte dei Paschi di Siena S.p.A. ” assumeva all’epoca di essere creditrice nei confronti della ” Prodotti Conservati di A.P. & C. s.a.s. “.
È, infatti, pur vero che – per quanto a seguito dell’instaurazione del più volte citato procedimento n.1285/10 R.G. e, dunque, non su iniziativa della banca, bensì per effetto dell’azione giurisdizionale promossa dalla ” Prodotti Conservati di A.P. & C. s.a.s. ” – quest’ultimo abbia di fatto interloquito in ordine agli importi successivamente appostati a sofferenza, ma questa circostanza pare al giudicante ulteriormente indicativa del modo di procedere per automatismo dell’istituto di credito e del suo arrestarsi alla mera constatazione dell’inadempimento.
Non risulta, infatti, dagli atti che tra la notifica del libello introduttivo del medesimo procedimento n.1285/10 R.G. (risalente pacificamente al 17.3.2010, n.d.r.) e la contestata segnalazione alla Centrale Rischi del 22.4.2010, la ” Monte dei Paschi di Siena S.p.A. ” abbia preso in qualche modo in considerazione le doglianze illustrate, nello stesso libello introduttivo, laddove, invero, sulla base di un’articolata perizia della RDC Studio, si era, comunque, addotta una lunga serie di violazioni (superamento dei tassì soglia di cui alla legge n.108/’96, irregolare applicazione degli interessi debitori ultra-legali, di quelli anatocistici con capitalizzazione trimestrale e delle commissioni di massimo scoperta, nullità dei contratti di mutuo e delle cambiali agrarie ecc.) che riguardano proprio i conti correnti e le cambiali, cui si riferiscono gli importi appostati a sofferenza con la segnalazione ” de qua ” (compresi quelli coincidenti con le anticipazioni a debito, n.d.r.), e che hanno indotto la società ricorrente a reputarsi creditrice verso l’istituto resistente della somma di euro 5.691.465,93.
Quest’ultima, inoltre, al fine di stabilire se ci fossero i presupposti normativi per effettuare la segnalazione medesima, avrebbe dovuto essere rapportata alle cifre di cui lo stesso istituto resistente assumeva, a sua volta, di essere creditore prima del 22.4.2010, cifre che – secondo quanto sostenuto nella memoria di costituzione predisposta nell’ambito del già richiamato procedimento di merito n.1285/2010 R.G. Tribunale di Nocera Inferiore – ammontavano ad euro 582.109,22 per lo scoperto del c/c ordinario n….omissis…, ad euro 53.277,73 per lo scoperto del c/c ordinario (ex BAV) n….omissis… e ad euro 1.413.716,50 per il rapporto anticipi fatture export (ex SAIO n….omissis…; il tutto per un totale di euro 2.049.103,45, che è stato sì elevato ad euro 9.603.620,01 nella memoria redatta nel contesto del primo giudizio cautelare in corso di causa instauratosi nel luglio del 2010 in virtù degli ulteriori importi di euro 955.631,34 per il finanziamento agrario n. …omissis…, di euro 949.464,52 per il finanziamento agrario n….omissis…, di euro 5.178.064,05 per rapporto anticipi fatture export n….omissis…, di euro 31.128,68 per il finanziamento chirografario n….omissis… e di euro 440.227,47 per anticipo valutario in valuta estera, ma solo perché nelle more, e segnatamente con l’esibita lettera del 20.5.2010 evidentemente successiva al 22.4.2010, la ” Monte dei Paschi di Siena S.p.A. ” ha revocato tutti gli affidamenti alla ricorrente, recedendo, altresì, da tutti i rapporti con essa intrattenuti (è la stessa ” Monte dei Paschi di Siena S.p.A. “, alle pagg.6 e 7 della medesima memoria redatta nel contesto del primo giudizio cautelare in corso di causa celebratosi tra il luglio e l’agosto del 2010, a riconoscere che il credito di oltre nove milioni e mezzo di euro è maturato ” a seguito di “revoca degli affidamenti regolarmente comunicata”, n.d.r.).
Senza dimenticare che, quand’anche gli euro 5.691.465,93 pretesi dalla ” Prodotti Conservati di A.P. & C. s.a.s. ” non coprissero interamente i crediti vantati dalla banca resistente prima della segnalazione del 22.4.2010 e della revoca degli affidamenti, con contestuale recesso dai rapporti, formalizzata il 20.5.2010, l’eventuale differenza esistente – se messa in relazione alla ben conosciuta natura conserviera della struttura industriale in questione e, quindi, all’assetto che notoriamente caratterizza questa tipologia di aziende (l’intera massa di acquisti si registra nel brevissimo periodo dell’anno dedicato alla produzione agricola, mentre la vendita avviene durante tutti e dodici i mesi, con la conseguente concentrazione, nei tre mesi di lavorazione protrattisi da luglio a settembre, dell’esposizione verso le banche e verso i fornitori, alla quale generalmente corrisponde perfettamente il ” quantum ” complessivo costituito dall’entità dei crediti verso i clienti e dal valore delle scorte, n.d.r.) – non sarebbe stata, comunque, di per sé indicativa di una incapacità non transitoria di adempiere alle obbligazioni assunte (è questo – è bene ricordarlo – il concetto di insolvenza desumibile dalle istruzioni emanate dalla Banca d’Italia e trasfuse nella Circolare n.139 dell’11.2.1991 e successivi aggiornamenti, e, non a caso, recepito dalla giurisprudenza maggioritaria, n.d.r.).
Si consideri, in particolare, in una simile prospettiva, che l’istituto resistente – per non violare l’obbligo di diligenza ex art.1176 co. 2° c.c. in precedenza enucleato come connotato essenziale dell’attività di comunicazione alla Centrale Rischi secondo l’impianto normativo vigente – avrebbe dovuto far, in ogni caso, precedere la più volte ricordata segnalazione del 22.4.2010 da una, pur sommaria, istruttoria che – quanto meno attraverso una consulenza di parte che esaminasse i suddetti aspetti e confutasse o, comunque, inficiasse il contenuto dell’elaborato peritale addotto dalla società ricorrente a fondamento dell’atto di citazione notificato il 17.3.2010 – rivelasse un, seppur minimo, tentativo di valutare la ” … complessiva situazione finanziaria del cliente ” e di giungere, pertanto, con sufficiente cognizione di causa, all’eventuale constatazione ” … di una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d’insolvenza ” (cfr. ancora la già citata Cass. civ. sez. I, 1.4.2009, n.7958).
E di tutto questo, in realtà, non vi è alcuna, seppur labile, traccia nel fascicolo processuale, a nulla valendo – stante la loro palese tardività (sono, infatti, successivi al 22.4.2010, n.d.r.) e la carenza di qualsiasi contributo tecnico che ne suffragasse eventualmente la fondatezza – i rilievi mossi alla consulenza di controparte nei diversi scritti difensivi predisposti dalla ” Monte dei Paschi di Siena S.p.A. ” nel procedimento n.1285/10 R.G. e nei due giudizi cautelari promossi dalla società ricorrente; ciò a conferma del modo di procedere per automatismo dell’istituto di credito e del suo arrestarsi alla mera constatazione dell’inadempimento, nonché, per l’effetto, dell’illegittimità della segnalazione alla Centrale Rischi in oggetto.
Diversamente argomentando si ratificherebbe, d’altro carità, un uso della segnalazione medesima, ad opera della banca resistente, non solo non conforme ai parametri normativi previsti, ma anche, per così dire, strumentalmente funzionale all’esercizio di una forma di pressione sul proprio cliente (uso di certo non “scriminato”, per così dire, dal carattere eventualmente strumentale anche del procedimento n. 1285/10 R.G., promosso dalla ” Prodotti Conservati di A.P. & C. s.a.s.)” una violazione ancora più intollerabile se si considera che il rispetto, o meno, del complesso coacervo di disposizioni in precedenza descritto merita di essere giudicato in maniera particolarmente rigorosa in virtù del fatto che lo stesso coacervo è stato eretto al di fuori di qualsiasi intervento parlamentare, atteso che neppure i tre richiamati articoli del T.U. bancario fanno alcun esplicito riferimento alla Centrale Rischi, ma si sono limitati ad attribuire alla Banca d’Italia il compito di disciplinare la materia in esame senza stabilire alcun criterio direttivo e, quindi, con una delega in bianco che ha indotto qualche autorevole interprete a parlare di sistema ” praefer legem ” (vedi il commento di M.R. alla pronuncia del Tribunale di Patti del 17.9.2004, su , ” Diritto & “, 47, 82),
Ne consegue, per l’effetto, l’indiscutibile sussistenza del ” fumus boni iuris “, sotto il profilo – oltre che del diritto all’immagine, sia come diritto della personalità che in relazione all’impresa (sull’uso del provvedimento d’urgenza a tutela dell’immagine dell’impresa cfr. Trib. Roma 10.2.1999) – di quelli alla reputazione e alla riservatezza, nonché di quella facoltà di operare a mezzo degli ordinari canali bancari che è elemento essenziale per consentire l’esplicazione dell’attività industriale esercitata dalla società ricorrente: tutti diritti che sono stati palesemente compromessi dall’illegittima segnalazione del 22.4.2010, tradottasi, per l’appunto, in un’automatica denuncia di un mero inadempimento non accompagnata dalla necessaria diligenza e, segnatamente, da una valutazione complessiva della situazione finanziaria della stessa società ricorrente, e che sono, peraltro, riconducibili ai principi costituzionali della libera iniziativa economica ex art.41 co.1° Cost. e della tutela dell’accesso al credito ex art. 47 Cost.
Così come è evidente – proprio in ragione dei rimarcati effetti negativi che inevitabilmente sono stati già prodotti, in termini di ostacoli, o di impedimenti, al ricorso agli ordinari canali bancari e, quindi, allo svolgimento della normale attività imprenditoriale, dalla non corretta comunicazione del nominativo della ” Prodotti Conservati di A.P: & C. s.a.s. ” alla Centrale Rischi e nello posizione di sofferenza ” – il ” pregiudizio imminente e irreparabile ” che possa derivare ai suddetti diritti nelle more del giudizio,
Il presupposto della ” irreparabilità ” sussiste, infatti, non soltanto quando il danno non sia suscettibile di reintegrazione specifica o quando il risarcimento non possa essere valutato da un punto di vista patrimoniale, ma anche quando sia ravvisabile uno “scarto” tra la soddisfazione integrale del diritto ed i risultati conseguibili mediante i rimedi ordinari o eccezionali apprestati dall’ordinamento giuridico; ipotesi che sembrano, invero, tutte configurabili nella concreta vicenda che ci occupa in considerazione del fatto che il ” danno causato all’imprenditore dalla erronea segnalazione mai si presta ad essere oggetto di risarcimento per equivalente in quanto, per effetto della segnalazione ” medesima, ” la situazione patrimoniale dei soggetti potenzialmente censiti in sofferenza potrebbe degenerare in senso negativa per l’impresa proprio in conseguenza dell’erronea segnalazione ” (così ancora Trib. S. Maria Capua Vetere 5.5.2009 – 28.5.2009), e ciò alla pari dell’ulteriore caratteristica della ” imminenza”, che va intesa in senso relativo, e non nel solo significato ” stricto sensu ” d’un evento che sta per verificarsi.
Non può, infine, revocarsi in dubbio che sia sussistente, nel caso di specie, anche il terzo ed ultimo requisito della ” residualità ” o ” sussidiarietà ” che – ricavabile dall’inciso iniziale dell’art.700 c.p.c., (” fuori dei casi regolati nelle precedenti sezioni di questo capo “) – costituisce la peculiarità del provvedimento d’urgenza, affiancandosi alle diverse connotazioni di strumentalità e provvisorietà, comuni, invece, a tutte le altre cautele,
Il nostro ordinamento, infatti, non prevede in relazione ai ” pericula ” sopra delineati una specifica misura cautelare, a partire dai sequestri, giudiziario o conservativo, e dai provvedimenti possessori,
Ne derivano, in conclusione, l’accoglimento del ricorso sottoposto alla cognizione dello scrivente e le conseguenziali statuizioni di cui in dispositivo; il tutto avuto anche riguardo a quel pacifico e condivisibile orientamento giurisprudenziale che propende per l’adattabilità dell’art.700 c.p.c., nella materia ” de qua ” e, segnatamente, a fronte di una segnalazione illegittima effettuata dall’istituto bancario alla Centrale Rischi, e ciò sul presupposto secondo cui essa risulti potenzialmente idonea a pregiudicare in maniera irreparabile il soggetto segnalato (vedi, in questo senso, Trib. Cagliari, 28.11.1995; Trib. Potenza, 30.6.2001; Trib, Salerno, 22.4.2002; Trib. Napoli, 22.10.2002; Trib. Palermo, 16.6.2003; Trib, Lecce, 25.8.2003; Trib. Foggia, 19.12.2003; Trib. S. Maria Capua Vetere, 5.5.2009 – 28.5.2009).
E le richiamate statuizioni non possono che consistere nell’ordine alla ” Monte dei Paschi di Siena S.p.A. ” di revocare, la più volte ricordata segnalazione del 22.4.2010: una revoca che comporterà inevitabilmente anche la cancellazione della segnalazione medesima da parte della Banca d’Italia, la quale diventa, per l’effetto, il naturale destinatario dell’ordine ” de quo limitatamente al mero aspetto dell’attività materiale all’uopo necessaria, e ciò pur non avendo, in realtà, alcun interesse antitetico o contrario rispetto a quello della società ricorrente, e, dunque, alcuna eventuale legittimazione passiva nell’ambito del presente procedimento (cfr. in proposito anche Trib. Napoli, 18.3.2005 e Trib. S. Maria Capua Vetere 5.5.2009 – 28.5.2009).
Trattandosi di un provvedimento di accoglimento ” ante causam ” adottato ai sensi dell’art.700 c.p.c. ed avente, peraltro, carattere, almeno parzialmente, anticipatorio, il dettato dell’art. 669 octies co.6° c.p.c. rende, invece, non obbligatoria la fissazione di un termine perentorio per l’inizio del giudizio di merito (cfr. Trib. Reggio Calabria 6.11.2006; Trib. Ivrea 28,6.2006), che ciascuna delle parti potrà, comunque, instaurare entro i sessanta giorni prescritti dall’art.669 octies co.2° c.p.c.
Proprio in ragione del medesimo carattere anticipatorio, l’art.669 octies co.7° c.p.c., quale aggiunto dall’art.50 co.2° lettera a) della legge n.69/’09, impone di decidere, altresì, sulle spese: una pronuncia che, peraltro, secondo una certa giurisprudenza di merito, in caso di accoglimento del ricorso, si doveva emettere anche prima della stessa legge n.69/’09 in virtù della natura meramente eventuale dello causa di merito, e ciò benché il codice di rito disponesse specificamente, all’art.669 septies co.2° c.p.c., la condanna alle spese nella sola ipotesi di rigetto dell’istanza cautelare (cfr. T. Reggio Calabria 6.11.2006; T. Ivrea 28.6.2006; T. Larino 13.3.2007).
E le spese medesime – in considerazione dello complessità e dell’obiettiva controvertibilità dei profili giuridici e fattuali presi in esame – possono essere, infine, totalmente compensate tra le parti ex art.92 co.2° c.p.c.
Il Tribunale in composizione monocratica,
visti gli artt. 700 e 669 sexies e ss. c.p.c.
ordina alla Banca ” Monte dei Paschi di Siena S.p.A. ” di comunicare la revoca della segnalazione a sofferenza della ” Predetti Conservati di A.P. & C. s.a.s. ” effettuata il 22.4.2010 alla Centrale Rischi della Banca d’Italia dalla medesima Banca ” Monte dei Paschi di Siena S.p.A. ” e meglio specificata in ricorso, segnalazione che sarà, per l’effetto, materialmente cancellata dalla stessa Banca d’Italia.
Dichiara interamente compensate tra le parti le spese processuali.
Nocera Inferiore, 21.5.2011

References: art.2043
 art.700
 art.669
 art.20
 Cass. 
 art.1176
 Cass. 
 art.41
 art. 47
 art.92