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Timestamp: 2020-03-30 17:33:59+00:00

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Art. 2346 codice civile - Emissione delle azioni - Brocardi.it
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Articolo 2346 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2346 Codice civile
La partecipazione sociale è rappresentata da azioni(1) [2313, 2346]; salvo diversa disposizione di leggi speciali lo statuto può escludere l'emissione dei relativi titoli o prevedere l'utilizzazione di diverse tecniche di legittimazione e circolazione.
Se determinato nello statuto, il valore nominale di ciascuna azione corrisponde ad una frazione del capitale sociale; tale determinazione deve riferirsi senza eccezioni a tutte le azioni emesse dalla società [1531, 2313, 2325, 2328, n. 5, 2331, 2343, 2348, 2354, n. 3, 2438, 2452, 2630, n. 1].
A ciascun socio è assegnato un numero di azioni proporzionale alla parte del capitale sociale sottoscritta e per un valore non superiore a quello del suo conferimento. Lo statuto può prevedere una diversa assegnazione delle azioni(2).
(1) Le azioni costituiscono beni di secondo grado, in quanto non sono del tutto distinti e separati da quelli compresi nel patrimonio sociale. Esse sono rappresentative delle posizioni giuridiche spettanti ai soci in ordine alla gestione ed alla utilizzazione di tali beni, destinati all'esercizio dell'attività sociale.
(2) E' previsto che il valore della singola azione non sia determinato nel contratto sociale ma debba ricavarsi con riferimento al numero complessivo delle azioni emesse dalla società (l'azione in tal caso non avrà, quindi, un valore assoluto pari alla frazione di capitale che rappresenta, ma piuttosto un valore percentuale). La nuova disciplina, quindi, mira sì ad una tutela dell'integrità del patrimonio sociale, ma guarda allo stesso solo nella sua complessità. In altri termini, sembra possibile, alla luce di una prima lettura della norma in esame, vendere le azioni ad un prezzo inferiore al loro valore nominale purché il ricavato complessivo della vendita (l'insieme dei conferimenti) corrisponda al capitale sociale (l'ipotesi potrebbe essere quella di azioni vendute sotto la pari compensate da altre vendute sopra la pari).
Le azioni rappresentano la partecipazione dei soci nella società per azioni.
I caratteri tipici delle azioni sono quattro:
1) l'indivisibilità delle azioni (v. art. 2347);
2) l'uguaglianza delle azioni (v. art. 2348);
3) l'autonomia delle azioni: principio in forza del quale ciascun socio è titolare di una o più partecipazioni sociali che restano distinte ed autonome dalla stessa persona;
4) circolazione in forma cartolare: secondo la disciplina dei titoli di credito.
Spiegazione dell'art. 2346 Codice civile
Il termine azione può riferirsi sia alla partecipazione sociale, sia al documento che incorpora la posizione del socio. Nel secondo caso si parla di titolo azionario che rappresenta le quote di partecipazione della società per azioni.
L'opinione dottrinaria prevalente sostiene che l'azione abbia natura di titolo di credito, nello specifico titolo di credito causale, in quanto si caratterizza per la parziale sensibilità del rapporto documentato dal titolo (il rapporto cartolare) alle eccezioni desumibili dalla disciplina legale del rapporto societario. Il titolo azionario incorpora la quota di partecipazione del socio, così come la cambiale o l'assegno incorporano un diritto di credito.
L'elemento distintivo del titolo azionario rispetto agli altri titoli di credito è dato dal fatto che il primo incorpora una situazione giuridica complessa, mentre i secondi incorporano un singolo diritto di credito.
Lo statuto può escludere l'emissione delle azioni. La clausola statutaria che prevede la mancata emissione delle azioni deve riguardare tutte le azioni.
La norma in oggetto, al primo comma, parla di "utilizzazione di diverse tecniche di legittimazione e circolazione", con tale espressione riferendosi alle azioni dematerializzate. Le dematerializzazione dei titoli azionari consiste nella soppressione dei titoli rappresentativi delle azioni e nella creazione di un sistema di registrazioni contabili (c.d. gestione accentrata) che consente la circolazione delle azioni senza trasferimento materiale del titolo. In tal modo scompare il documento cartaceo.
La dematerializzazione dei titoli azionari è obbligatoria per le società che fanno appello al pubblico risparmio, è facoltativa per le altre s.p.a.
Il valore nominale delle azioni indica la frazione del capitale sociale che ciascuna azione rappresenta. Le azioni devono essere di uguale valore nominale (2348), devono, quindi, rappresentare un'identica frazione del capitale sociale nominale.
Il valore nominale è diverso dal valore reale, nonché dal valore di mercato. Il valore reale è il valore di bilancio, indica la parte di patrimonio netto della società che ciascuna azione rappresenta. Il valore di mercato sussiste quando le azioni sono quotate in un mercato regolamentato.
Vi possono essere azioni senza valore nominale, quando il valore nominale non è indicato. Più precisamente il valore è inespresso in quanto, pur non essendo indicato, anche tali azioni costituiscono frazioni uguali del capitale sociale.
Di regola le azioni sono assegnate proporzionalmente al capitale sottoscritto dai soci. Lo statuto può prevedere un'assegnazione non proporzionale delle azioni, che si ha quando ad uno o più soci sono assegnate azioni di valore superiore ai conferimenti eseguiti e, ad altri soci, sono assegnate azioni di valore inferiore ai conferimenti eseguiti.
L'assegnazione non proporzionale è ammessa purché il valore dei conferimenti non sia inferiore all'ammontare del capitale sociale.
L'ultimo comma della norma in commento disciplina gli strumenti finanziari partecipativi. Si tratta di strumenti che partecipano al contratto sociale, sul piano patrimoniale e/o su quello amministrativo. Il soggetto che sottoscrive uno strumento finanziario partecipativo può versare una somma alla società o eseguire un altro apporto. Tale apporto non può essere imputato a capitale e può consistere in una prestazione d'opera o servizi. Gli strumenti finanziari partecipativi non godono del diritto di voto.
3 Per quanto concerne la possibilità di cui all'ultimo periodo della lettera a), quinto comma, art. 4 della legge delega, per i soci di "regolare l'incidenza delle rispettive partecipazioni sociali sulla base di scelte contrattuali", si è provveduto, nel quarto comma dell'art. 2346 a precisare che il principio di proporzionalità tra valore dei conferimenti e numero delle azioni assegnate al socio è derogabile con scelta statutaria. Naturalmente si è dovuto coordinare questa soluzione con il principio, peraltro riaffermato nella stessa disposizione della legge di delega, della effettiva formazione del capitale sociale. A tal fine si è perciò precisato, con il quinto comma dell'art. 2346, che il valore dei conferimenti non può in nessun caso essere complessivamente inferiore all'ammontare globale del capitale sociale. In sostanza, la tutela del capitale sociale non è più ricercata ponendo un rigido rapporto tra valore del conferimento del singolo socio e valore nominale delle azioni che gli sono assegnate, bensì sulla base di una considerazione globale sia dei conferimenti sia del capitale stesso: il che appunto rende possibile che nei rapporti tra i soci l'assegnazione delle azioni avvenga sulla base di scelte contrattuali e quindi anche di considerazioni diverse da quella del valore del conferimento del singolo. Vi è anche da notare che a seguito di questa soluzione si è reso necessario modificare la disciplina penale dell'art. 2632 del c.c.. La nuova regolamentazione sopra richiamata supera infatti la prospettiva che vuole tutelare il capitale sociale mediante un divieto di emissione "sotto la pari" riferito alle singole azioni; essa richiede invece, anche dal punto di vista penalistico, che il divieto sia riferito all'ipotesi in cui complessivamente siano attribuite azioni o quote in misura superiore all'ammontare globale del capitale sociale.
3 Deve inoltre segnalarsi che con la soluzione appena richiamata s'individua pure una delle possibili strade tecniche per consentire, come vuole la prima parte della lettera a) del quinto comma della legge di delega, "l'acquisizione di ogni elemento utile per il proficuo svolgimento dell'attività sociale". È agevole infatti prevedere che una delle ipotesi in cui potrà risultare economicamente giustificata una ripartizione delle azioni tra i soci in misura diversa da quella che risulterebbe sulla base di un criterio di proporzionalità con il valore dei loro conferimenti sarà quella in cui un socio apporta alla società elementi utili per la sua attività, ma non corrispondenti ai requisiti richiesti per la loro imputazione al capitale. In questo caso, tramite appunto una ripartizione non proporzionale delle azioni, anche di tali elementi diviene possibile tener conto e pure in considerazione di essi definire i rapporti reciproci tra i soci. Del resto, non pare dubbio che ciò che in effetti interessa al fine di quella acquisizione e la possibilità di considerarla non tanto per il suo valore assoluto, quanto sul piano di tali rapporti reciproci. In realtà ciò che in concreto interessa non è il valore nominale delle azioni attribuite al singolo socio, bensì l'equilibrio che ne deriva nei suoi rapporti con altri: le azioni, cioè, non valgono di per sé, ma per i diritti che conferiscono; ed essi contano su un piano di proporzionalità con il totale delle azioni emesse.
3 Quest'ultimo punto si spiega anche considerando che, in applicazione di quanto disposto dalla lettera a), sesto comma, art. 4 della legge di delega, viene ora ammessa l'emissione di azioni senza valore nominale: così nel n. 5 dell'art. 2328 del c.c. e nel terzo comma dell'art. 2348 del c.c.. In tal modo diviene definitivamente chiaro che quello che conta sia ai fini della posizione dei soci sia ai fini della tutela del capitale sociale non è la cifra individuata come valore nominale delle azioni, ma il numero di quelle emesse e quindi la percentuale che ciascuna rappresenta rispetto al totale. Deve a questo proposito anche segnalarsi che, seguendo una strada già adottata dalla maggior parte degli ordinamenti europei, ne risulta una sostanziale equivalenza tra le due tecniche delle azioni con valore nominale e senza valore nominale, il cui significato economico viene sostanzialmente a coincidere. Perciò è sembrato opportuno, al fine di evitare problemi applicativi che l'esperienza di altri ordinamenti dimostra di non agevole soluzione, espressamente disporre che la scelta statutaria dell'una o dell'altra tecnica è esclusiva. In questo senso il secondo comma dell'art. 2346 stabilisce che, se alle azioni è attribuito un valore nominale, ciò deve avvenire per tutte quelle emesse dalla società, che in sostanza, quindi, non è possibile per la stessa società la compresenza di azioni con e senza valore nominale.
4 Si è in primo luogo prevista la possibilità di emettere azioni senza valore nominale e, adottando la soluzione più diffusa negli ordinamenti europei, si è precisato, con il terzo comma dell'art. 2346, che esse si caratterizzano in quanto il loro valore non è determinato con riferimento alla frazione del capitale sociale che rappresentano, bensì al loro numero in rapporto al totale delle azioni emesse. Esse, cioè, non esprimono un valore assoluto, ma una percentuale. Ne risulta che la differenza tra azioni con e senza valore nominale si riduce essenzialmente ad un diverso metodo, ma in un ultima analisi equivalente, per il calcolo necessario al fine della determinazione quantitativa dei diritti dei soci. Il che consente, come avviene appunto con il terzo comma dell'art. 2346, di superare l'esigenza di una complessa e difficile disciplina e disciplinare con formula generale entrambe le ipotesi rimesse alla scelta statutaria.

References: Articolo 2346

Articolo 2346
 art. 2347
 art. 2348
 art. 4
 art. 4