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Timestamp: 2019-11-17 12:44:41+00:00

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Cassazione civile, Ordinanza 18 giugno 2019, n. 16253 – Studio Legale Avvocato Carmela Ruggeri – Vicenza
Cassazione civile, Ordinanza 18 giugno 2019, n. 16253
Oggetto del ricorso per cassazione e’ la sentenza della Corte d’appello di Milano, resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 13 novembre 2014, che ha rigettato l’appello principale proposto dall’avv. (OMISSIS) e gli appelli incidentali proposti da (OMISSIS), da (OMISSIS) Ltd e da (OMISSIS) s.p.a. avverso la sentenza del Tribunale di Milano n. 13406 del 2013, e nei confronti di (OMISSIS) e della (OMISSIS).
1.7. Il Tribunale rigetto’ le domande dell’avv. (OMISSIS) e di (OMISSIS); accerto’ che i dipinti appartenevano alla sig.ra (OMISSIS) e alla (OMISSIS), essendo stati sottratti nel periodo bellico ai legittimi proprietari identificati nella famiglia (OMISSIS), che conservava il dipinto (OMISSIS) nella (OMISSIS), e nella famiglia (OMISSIS), che conservava il dipinto (OMISSIS) nella (OMISSIS). (OMISSIS) era unica erede dei (OMISSIS)- (OMISSIS) e la Curia Vescovile era stata istituita erede di tutti i beni della famiglia (OMISSIS), con il testamento della vedova (OMISSIS) deceduta nel (OMISSIS). Il Tribunale condanno’ quindi (OMISSIS) spa a restituire a (OMISSIS) Ltd l’importo di Euro 472.500, e l’avv. (OMISSIS) a tenere indenne (OMISSIS) fino alla concorrenza di Euro 436.500, oltre interessi legali.
La decisione e’ stata confermata in appello.
Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso l’avv. (OMISSIS), sulla base di tre motivi. Resistono con separati atti di controricorso (OMISSIS) Ltd, (OMISSIS) e (OMISSIS), il quale propone ricorso incidentale affidato a quattro motivi, a sua volta resistito da (OMISSIS) con controricorso. Non hanno svolto difese in questa sede la (OMISSIS) e la societa’ (OMISSIS) spa.
Il ricorso principale e quello incidentale, per larga parte sovrapponibili, sono entrambi infondati.
Con il secondo motivo del ricorso principale e’ denunciata violazione e falsa applicazione degli articoli 1161, 1163, 2727 e 2729 c.c., articoli 115 e 116 c.p.c., nonche’ omesso esame di fatti decisivi oggetto di discussione tra le parti. La Corte d’appello sarebbe caduta in contraddizione per avere affermato, per un verso, che era impossibile ricostruire modalita’ e canali dell’acquisto, e, per altro verso, che l’acquisto sarebbe avvenuto in modo violento o clandestino, ed avrebbe ampliato erroneamente la nozione di clandestinita’ del possesso fino a ritenere che per aversi possesso pubblico i dipinti avrebbero dovuto essere esposti in mostre, ovvero inseriti in pubblicazioni di settore. Si tratterebbe di interpretazione contrastante con la volonta’ del legislatore – quale si esprime nella ratio dell’istituto dell’usucapione, di dare certezza alle situazioni giuridiche anche al fine di non ostacolare la circolazione dei beni -, e in definitiva, incompatibile con l’articolo 42 Cost., comma 2. Ancora, la Corte d’appello avrebbe omesso di considerare che era stato provato a mezzo dei testi escussi nel procedimento penale, che i dipinti erano sempre stati visibili ad una pluralita’ indeterminata di persone, e cioe’ a tutti coloro i quali potevano avere rapporti con l’azienda farmaceutica e non solo, tenuto conto dell’utilizzo del salone della reception aziendale per feste anche dei dipendenti dell’azienda, che vedevano la partecipazione di persone non selezionate dalla famiglia (OMISSIS). Sul punto, peraltro, il ricorrente lamenta la mancata ammissione delle prove testimoniali richieste dal sig. (OMISSIS).
Con il terzo motivo e’ denunciata violazione e/o falsa applicazione della L. n. 218 del 1995, articoli 14, 51 e 53, articolo 115 c.p.c. nonche’ omesso esame di fatti decisivi che risultavano pacifici tra le parti. L’articolo 14 citato prevede che il giudice di accerti d’ufficio la legge straniera applicabile a fronte dell’esistenza di elementi o fatti che impongano tale applicazione, sicche’ era erronea l’affermazione della Corte d’appello che aveva ritenuto, confermando sul punto la sentenza di primo grado, che le parti non avessero tempestivamente assolto l’onere di allegazione degli elementi fattuali per individuare i criteri di collegamento della fattispecie alla legge austriaca in materia di acquisto ed usucapione di beni mobili. In ogni caso, era incontestato fin dall’introduzione del giudizio che i dipinti fossero rimasti a (OMISSIS) dagli anni Ã¢EuroËœ50 al 2006, e cio’ era sufficiente per imporre l’applicazione della legge austriaca, posto che la L. n. 218 del 1995, articolo 53 stabilisce che l’usucapione dei beni mobili e’ regolata dalla legge dello Stato in cui il bene si trova al compimento del termine prescritto. La legge applicabile era quella austriaca, a mente della quale l’usucapione dei beni mobili si perfeziona con il possesso continuato per 3 anni ovvero per 6 anni, e comunque non oltre 30 anni nel caso di assenza del proprietario, e che lo stato soggettivo del possessore precedente non e’ di ostacolo all’acquisto per usucapione da parte del successore o erede di buona fede dal giorno dell’inizio del suo possesso, con la conseguenza che l’acquisto della proprieta’ dei dipinti si sarebbe perfezionato autonomamente in capo alla moglie di (OMISSIS), erede universale dopo il decesso del predetto, avvenuto nel (OMISSIS), e quindi in capo al figlio (OMISSIS), erede universale della madre, deceduta nel (OMISSIS).
Con il primo motivo del ricorso incidentale e’ denunciata violazione e/o falsa applicazione degli articoli 1147, 2727 e 2728 c.c., articolo 115 c.p.c. nonche’ omesso esame di fatti decisivi oggetto di discussione tra le parti, e si contesta la ritenuta mancanza di buona fede di (OMISSIS) al momento dell’acquisto dei dipinti. Nel motivo, che coincide con il primo motivo del ricorso principale, si segnala che all’epoca dell’acquisto dei dipinti (OMISSIS) non era il collezionista, esperto d’arte che sarebbe diventato nel corso degli anni, e che pertanto non era in grado di apprezzare il pregio dei dipinti, nel mentre la circostanza che si erano verificati sequestri e sottrazioni di opere d’arte nel periodo finale del conflitto mondiale e’ nota solo oggi, dopo anni di ricostruzioni e indagini storiche, e certamente non lo era nell’immediato dopoguerra, anche in ragione dei tentativi di insabbiamento dei crimini compiuti dall’esercito tedesco.
Con il secondo motivo e’ denunciata violazione e falsa applicazione degli articoli 1161, 1163, 2727 e 2729 c.c., articoli 115 e 116 c.p.c. e si contesta che (OMISSIS) avesse acquisito ed esercitato il possesso dei dipinti in modo clandestino o violento, come affermato dalla Corte d’appello. Il motivo coincide con il secondo motivo del ricorso principale.
Con il terzo motivo e’ denunciata violazione e/o falsa applicazione della L. n. 218 del 1995, articoli 14, 51 e 53, articolo 115 c.p.c. e si muovono le medesime censure contenute nel terzo motivo del ricorso principale.
Con il quarto motivo e’ denunciata violazione e/o falsa applicazione dell’articolo 112 c.p.c. e omesso esame delle contestazioni relative alla proprieta’ del dipinto attribuito a (OMISSIS). Il ricorrente incidentale lamenta che i giudici di merito avrebbero omesso qualsiasi motivazione sul punto, limitandosi ad affermare apoditticamente che il dipinto appartiene alla (OMISSIS), a fronte peraltro della carenza di domanda da parte della stessa Curia, che si era limitata a chiedere il rigetto della domanda proposta dall’avv. (OMISSIS), sicche’ la pronuncia sarebbe viziata da ultrapetizione.
Per ragioni di priorita’ logico-giuridica, deve essere esaminata innanzitutto la questione della legge applicabile, prospettata in entrambi i ricorsi con il terzo motivo. I ricorrenti assumono che, diversamente da quanto ritenuto dai giudici di merito, i fatti rilevanti ai fini della individuazione dei criteri di collegamento con la legge austriaca sarebbero stati allegati sin dal primo grado e, comunque, non erano contestati.
Il primo motivo del ricorso principale e l’omologo del ricorso incidentale sono infondati nella parte in cui denunciano violazione di legge, inammissibili nella parte in cui denunciano vizio di motivazione.
La sentenza impugnata da’ conto degli elementi dai quali ha tratto il convincimento che (OMISSIS) non fosse in buona fede evidenziando, in particolare, che l’epoca dell’asserito acquisto dei dipinti – gli anni 50, quando era in circolazione, anche in Europa, un numero considerevole di opere d’arte sottratte ai legittimi proprietari in particolare nella fase finale della Seconda Guerra Mondiale – e l’assenza di qualsiasi indicazione in ordine alle circostanze in cui sarebbe avvenuto l’acquisto – tassello mancante nella ricostruzione dell’intera vicenda – facevano escludere la buona fede dell’acquirente quanto meno per non essersi curato di accertare la provenienza dei due dipinti antichi, uno dei quali tra l’altro di notevole e riconoscibile pregio.
Il secondo motivo del ricorso principale e l’omologo del ricorso incidentale sono parimenti infondati.
Il quarto motivo del ricorso incidentale e’ inammissibile.
Al rigetto dei ricorsi segue la condanna dei ricorrenti alle spese del giudizio di cassazione, nella misura indicata in dispositivo. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 115
 sentenza 
 articolo 53
 articolo 115
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