Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-11625-del-11-05-2017
Timestamp: 2020-04-09 16:22:57+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 11625 del 11/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11625 del 11/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 11/05/2017, (ud. 29/03/2017, dep.11/05/2017), n. 11625
sul ricorso 5238-2014 proposto da:
B.A., elettivamente domiciliato in ROMA VIA A. FARNESE 7,
difende unitamente all’avvocato FRANCESCO MOSCHETTI;
avverso la sentenza n. 117/2013 della COMM. TRIB. REG. di VENEZIA,
p. 1. L’agenzia delle entrate propone due motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 117/30/13 del 6 novembre 2013 con la quale la commissione tributaria regionale del Veneto, decidendo a seguito di rinvio da Cass. n. 1566/12, ha ritenuto infondato il silenzio – rifiuto da essa opposto all’istanza proposta da B.A. per il rimborso della maggior imposizione Irpef operata sulla liquidazione del Fondo Pensione Dirigenti Enel (PIA) spettantegli alla cessazione del rapporto di lavoro. In particolare, la commissione tributaria regionale ha rilevato che: – in base a quanto statuito da Cass. SSUU 13642/11, richiamata dalla cit. sentenza di annullamento con rinvio, oggetto di imposizione attenuata mediante applicazione dell’aliquota del 12,50% sul reddito di capitale, in luogo della tassazione separata applicabile sul TFR, era unicamente la quota di liquidazione ascrivibile a rendimento da investimento delle somme sul mercato finanziario; – la prova, nell’an e nel quantum, del rendimento così inteso era stata dal B. fornita mediante idonea documentazione (dichiarazione Enel e perizia asseverata); – alla luce di tale documentazione, corretta doveva ritenersi la quantificazione del rimborso operata dal giudice di primo grado.
p. 2. Con il primo motivo di ricorso si lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – violazione e falsa applicazione dell’art. 384 c.p.c.. Per avere la commissione tributaria regionale violato il decisum cassatorio là dove avrebbe riconosciuto il diritto al rimborso senza accertare, sulla base di SSUU cit. e di quanto stabilito dalla sentenza di annullamento con rinvio, “se vi sia stato, e quale sia stato, l’impiego da parte del fondo sul mercato” delle somme accantonate; così da stabilire in concreto la quota legittimamente assoggettata all’imposta del 12,50%.
Con il secondo motivo di ricorso si lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione e falsa applicazione dell’art. 42; D.P.R. n. 917 del 1986, art. 17, comma 2 e art. 16, comma 1, nel testo applicabile ratione temporis; L. n. 482 del 1985, art. 6; D.Lgs. n. 124 del 1993, art. 13, comma 9 e D.L. n. 669 del 1996, art. 1, comma 5, conv. in L. n. 30 del 1997. Per avere la commissione tributaria regionale riconosciuto il rimborso nonostante che l’imposizione del 12,50% spettasse solo all’esito della prova, a carico del contribuente che aveva chiesto il rimborso e qui insussistente, della effettiva derivazione della somma liquidata da investimento sul mercato; cioè della sua natura di rendimento netto imputabile alla gestione sul mercato, da parte del fondo, del capitale accantonato.
p. 3.1 I due motivi di ricorso, suscettibili di trattazione unitaria per la loro intima connessione, sono fondati.
p. 3.2 Questo orientamento è stato puntualmente recepito, tra le parti, dalla sentenza 1566/12 cit. che ha disposto il rinvio di cui alla sentenza CTR qui impugnata. Infatti, la S.C. ha anche in tal caso riaffermato che: “non può revocarsi in dubbio che nel caso di specie – nel quale viene in considerazione la domanda di rimborso proposta da un soggetto iscritto ad un fondo di previdenza complementare (derivante dalla conversione di una polizza assicurativa sulla vita), prima dell’entrata in vigore della L. n. 124 del 1993, e per somme maturate fino al 31.12.2000 – tali principi non siano stati correttamente applicati dall’impugnata sentenza. La CTR ha, invero, del tutto erroneamente ritenuto – per i motivi esposti – di non poter applicare, sulla parte relativa al rendimento, la ritenuta a titolo di imposta del 12,50%, di cui alla L. n. 482 del 1985, art. 6. 4. Di conseguenza, in accoglimento del ricorso, la sentenza n. 101/7/05 va cassata con rinvio ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale del Veneto, che verificata preliminarmente la sussistenza dei relativi presupposti di fatto dovrà attenersi al seguente principio di diritto: “in tema di fondi previdenziali integrativi, le prestazioni erogate in forma di capitale ad un soggetto che risulti iscritto, in epoca antecedente all’entrata in vigore del D.Lgs. 21 aprile 1993, n. 124, ad un fondo di previdenza complementare aziendale a capitalizzazione di versamenti e a causa previdenziale prevalente, derivante dalla conversione di un precedente rapporto assicurativo, sono soggette, per gli importi maturati fino al 31 dicembre 2000, al regime di tassazione separata di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 16, comma 1, lett. a) e art. 17, solo per quanto riguarda la “sorte capitale”, corrispondente all’attribuzione patrimoniale conseguente alla cessazione del rapporto di lavoro, mentre alle somme provenienti dalla liquidazione del cd. rendimento si applica la ritenuta del 12,50%, prevista dalla L. 26 settembre 1985, n. 482, art. 6. Per gli importi maturati a decorrere dall’1.1.2001, si applica interamente il regime di tassazione separata di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 16, comma 1, lett. a) e art. 17. Il giudice di rinvio dovrà, inoltre, effettuare un accertamento sulla natura e quantità del rendimento che sarebbe stato liquidato a favore del contribuente, verificando se vi sia stato (e quale sia stato) l’impiego da parte del Fondo, sul mercato, del capitale accantonato, e quale (e quanto) sia stato il rendimento conseguito in relazione a tale impiego, giustificandosi solo rispetto a quest’ultimo rendimento l’affermata tassazione al 12,50%”.
p. 3.3 I giudice di rinvio non ha esattamente applicato questo principio di diritto al quale doveva uniformarsi, posto che egli ha riconosciuto il diritto al rimborso del B. (per effetto dell’applicazione dell’aliquota del 12,50 0/0 sulla somma liquidatagli dal fondo) nonostante che (sent. pag.6) “il rendimento della polizza esistente in PIA a nome del B. non si formava mediante l’impiego diretto del capitale sul mercato, ma era determinato con modalità matematico attuariali”.
Da tale affermazione si desume che la dichiarazione rilasciata dall’Enel, quale sostituto d’imposta, sul montante liquidato, e recante l’indicazione in dettaglio “del valore attuale in linea capitale e l’articolazione delle spettanze, con l’indicazione dei rendimenti netti conseguiti nel periodo che interessava, ammontanti ad Euro 519.793,56” non si basava – nemmeno essa – sul rendimento riportato dall’investimento delle somme accantonate a nome del B. sul mercato finanziario.
Ha poi aggiunto il giudice di rinvio che, sulla somma costituente il rendimento di polizza, era intervenuta la perizia giurata di stima prodotta dal contribuente, la quale “chiarisce, agli effetti della natura del rendimento e dell’impiego da parte del fondo del capitale accantonato, come la redditività degli accantonamenti fatti dall’Enel per far fronte al finanziamento delle prestazioni garantite dalla PIA è stato pari a quello ottenuto sul mercato dall’intero patrimonio dell’Enel”.
Diversamente da quanto sostenuto dal controricorrente, non si tratta, nella specie, di inammissibilmente sollecitare da parte dell’agenzia delle entrate una diversa e ad essa “più gradita” valutazione del compendio probatorio, bensì di far emergere una errata applicazione normativa alla fattispecie concreta.
Così facendo, infatti, il giudice di rinvio non ha tratto le dovute conseguenze dal principio di diritto su enunciato. Nel senso che l’imposizione del 12,50% è stata da lui ritenuta spettante su somme – rinvenienti dalla liquidazione del fondo – che costituivano non già il rendimento ottenuto dal loro effettivo e diretto impiego sul mercato finanziario, bensì l’esito di un calcolo matematico – attuariale; allineato, secondo quanto stabilito dalla stessa perizia giurata, alla redditività ottenuta sul mercato “dall’intero patrimonio Enel”.
Ne segue che, in accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata va cassata, con conseguente decisione, nel merito, di rigetto del ricorso introduttivo del contribuente; avendo questi fornito in giudizio una prova irrilevante ai fini di causa, perchè relativa ad una nozione di rendimento diversa da quella indicata dalla giurisprudenza di legittimità in materia, e dalla stessa sentenza di cassazione con rinvio intercorsa tra le parti.
La delicatezza della materia, in una con il consolidarsi soltanto in corso di causa dell’indirizzo interpretativo riportato, depongono per la integrale compensazione delle spese di lite.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 art. 360
 art. 17
 art. 16
 art. 6
 art. 13
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 sentenza 
 art. 16
 art. 17
 art. 6
 art. 16
 art. 17
 sentenza 
 sentenza