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Timestamp: 2020-05-31 14:42:24+00:00

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Diritto Tributario. Prestazione del Professionista gratis, nullo l’accertamento. - Gazzetta Forense
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Diritto Tributario. Prestazione del Professionista gratis, nullo l’accertamento.
Le prestazioni professionali rese senza corrispettivo, sono irrilevanti ai fini fiscali.
Il Commercialista che invia gratis le dichiarazioni dei redditi, non cade nell’accertamento tributario, a stabilirlo è la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21972 del 28/10/2015, con la quale conferma la tesi secondo cui è nullo l’accertamento a carico del professionista che giustifica tali prestazioni gratuite.
Il ricorrente, consulente fiscale, impugnava l’atto impositivo, con il quale l’Agenzia delle Entrate chiedeva maggior reddito non dichiarato o incremento della clientela, perché lo stesso aveva proceduto all’invio delle dichiarazioni, senza percepire alcun compenso.
In primo grado, la Commissione Tributaria Provinciale confermava l’orientamento dell’Agenzia Tributaria, rigettando il ricorso impugnato.
La Commissione Tributaria Regionale, ribaltava, invece la decisione, confermando la motivazione della difesa, la quale sosteneva che le prestazioni erano state rese gratuitamente, verso parenti o al solo scopo di accontentare imprenditori, già clienti, in quanto soci di società assistite dal professionista stesso.
La Cassazione, sezione Tributaria, pone fine alla questione, ha ritenuto come plausibile, a fronte delle motivazioni dell’Ufficio, la gratuità dell’opera svolta dal commercialista, verso parenti o comunque soggetti già clienti, con società la cui contabilità e consulenza fiscale è affidata al professionista stesso.
In merito all’imponibilità ai fini Iva, secondo l’art 3 comma 3 del DPR633/72, stabilisce che le prestazioni gratuite rientrano tra le operazioni rilevanti, solo se superiori a 50 euro, e solo se rese per finalità estranee all’esercizio della professione.
Ai fini delle imposte dirette, i Giudici, chiariscono che secondo l’art 54 comma 1 del TUIR, il reddito professionale da assoggettare a tassazione, è costituito dalla differenza tra compensi professionali e spese inerenti. Pertanto, se tali compensi, non sono percepiti secondo il principio di cassa, non concorrono alla formazione del reddito tassabile.
La Cassazione, in conclusione, ritiene plausibile la gratuità delle prestazioni rese dal professionista, il quale giustifica con elementi chiari e precisi tale gratuità.
Cass. civ. Sez. V, Sent., 28-10-2015, n. 21972
L’Agenzia delle Entrate ricorrente lamenta: 1) con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, non avendo i giudici della C.T.R. rilevato l’inammissibilità dell’appello del contribuente per sua assoluta genericità; 2) con il secondo motivo, ex art. 360 c.p.c., n. 5, l’insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia, costituito dalla gratuità delle prestazioni professionali risultate non registrate e fatturate; 3) con il terzo motivo, la contraddittorietà della motivazione, ex art. 360 c.p.c., n. 5, in ordine ad un punto decisivo della controversia rappresentato dalla ritenuta non fatturabilità della prestazione professionale consistente nell’invio telematico delle dichiarazioni dei redditi per 42 clienti; 4) infine, con il quarto motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 2697 c.c., avendo i giudici della C.T.R. ritenuto che il compenso dovuto per le prestazioni professionali rese a favore di singoli soggetti soci di società di persone rientri in quello corrisposto dalle società stesse, pur in mancanza di alcun riscontro probatorio di tale circostanza.
Questa Corte ha già precisato (Cass. 14908/2014; Cass. 3064/2012;
Cass. 14031/2006) che la specificità dei motivi di appello (finalizzata ad evitare un ricorso generalizzato e poco meditato al giudice di seconda istanza) esige che, alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata, vengano contrapposte quelle dell’appellante, ragion per cui alla parte volitiva deve sempre accompagnarsi una parte argomentativa, che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice, ma “tale esigenza, tuttavia, non può impedire che il dissenso della parte soccombente investa la decisione impugnata nella sua interezza e che esso si sostanzi proprio in quelle argomentazioni che suffragavano la domanda disattesa dal primo giudice, essendo innegabile che, in tal caso, sottoponendo al giudice d’appello dette argomentazioni – perchè ritenute giuste e idonee al conseguimento della pretesa fatta valere -, si adempia pienamente all’onere di specificità dei motivi”.
I motivi secondo, terzo e quarto, da trattare unitariamente, sono infondati.
Depositato in Cancelleria il 28 ottobre 2015
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References: sentenza 

Cass. 
 art. 360
 art. 53
 art. 360
 art. 360
 art. 360
 Cass. 

Cass. 
 sentenza