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Timestamp: 2020-08-15 04:49:03+00:00

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Legge Regionale - Regione Veneto - 3 Febbraio 1996, n. 5
(Pubblicata in B.U.R. dell'8 febbraio 1996, n. 14)
Art. 3 Obiettivi strategici.
Art. 4 Strumenti dell'integrazione.
Art. 5 Organizzazione dell'integrazione.
Art. 6 Abrogazione degli articoli 7 ed 8 della legge regionale 15 dicembre 1982, n. 55.
Art. 7 Modifica dell'articolo 20 della legge regionale 15 dicembre 1982, n. 55.
Art. 8 Comunità terapeutiche per tossicodipendenti.
Art. 9 Disposizioni per i Servizi pubblici per le tossicodipendenze.
Art. 10 Procedure di verifica.
Art. 11 Determinazione delle quote sanitarie e di rilievo sanitario.
Art. 12 Prevenzione collettiva.
Art. 13 Assistenza territoriale.
Art. 14 Dimensionamento della rete ospedaliera regionale.
Art. 15 Organizzazione del dipartimento ospedaliero.
Art. 16 Valutazione dell'attività ospedaliera.
Art. 17 Assistenza specialistica ambulatoriale, semiresidenziale e residenziale.
CAPO V Progetti obiettivi ed azioni programmate
Art. 18 Progetti obiettivi ed azioni programmate.
Art. 19 Formazione del personale.
Art. 20 Organizzazione regionale.
Art. 21 Sistema informativo socio-sanitario.
Art. 22 Osservatorio epidemiologico.
Art. 23 Controllo di qualità.
Art. 24 Accreditamento.
Art. 25 Sperimentazioni organizzative.
Art. 26 Criteri e procedure per l'impiego di risorse sanitarie.
Art. 27 Criteri e procedure per la ripartizione del Fondo sociale regionale.
Art. 28 Indirizzi e prescrizioni in materia di personale sanitario e sociale.
Art. 29 Sostituzione dell'articolo 40 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 55.
Art. 30 Modifica dell'articolo 2 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56.
Art. 31 Modifica dell'articolo 9 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56.
Art. 32 Modifica dell'articolo 13 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56.
Art. 33 Presidi multizonali di prevenzione.
Art. 34 Nucleo tecnico.
Art. 35 Disposizioni transitorie e finali.
Documento di indirizzo del consiglio regionale per l'attuazione del piano socio-sanitario della Regione Veneto 1996-1998
4. Il sistema delle responsabilita
6. Articolazione del processo pianificazione
8. L'assistenza territoriale (Area Materno Infantile, Anziani, Tossicodipendenze, Salute Mentale, Disabilità)
10. L'assistenza farmaceutica
1. La presente legge regionale in conformità dell'articolo 1, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, così come modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, dell'articolo 3, commi 7 e 8, della legge 8 giugno 1990, n. 142, delle leggi regionali 14 settembre 1994, n. 55, e 14 settembre 1994, n. 56, in coerenza con il programma regionale di sviluppo e con il Piano sanitario nazionale di cui al DPR 1 marzo 1994, definisce obiettivi, individua criteri, parametri e standard di riferimento per l'organizzazione e lo svolgimento delle attività sanitarie e sociali, individuando altresì le modalità della loro integrazione e precisando i rapporti istituzionali con gli enti locali nonché le risorse necessarie per garantire sul territorio regionale livelli uniformi di assistenza.
1) approvati dalla Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge, non compresi nell'elenco dei provvedimenti citati di cui al numero n. 2 della presente lettera;
2) approvati dalla Giunta regionale entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge di cui all'articolo 4, comma 1, articolo 25, comma 2.
b) l'erogazione di livelli uniformi di assistenza che superino gli squilibri fra domanda ed offerta di servizi socio-sanitari nelle diverse aree del territorio regionale perseguendo in maniera diffusa livelli qualitativi elevati di assistenza nonché la garanzia per i cittadini di uguali opportunità di accesso alle attività ed alle prestazioni sanitarie erogate dalle strutture pubbliche, private e del privato sociale accreditate;
d) la riduzione della mortalità e della morbilità dovute a malattie infettive prevedibili;
i) la riduzione del tasso di ospedalizzazione al centosessanta per mille;
l) l'estensione in ogni zona del territorio regionale, dei valori più bassi dei tassi di nati-mortalità, di mortalità perinatale, di mortalità infantile e invalidità conseguenti anche a intempestivi o inadeguati interventi sanitari;
e) la valorizzazione del distretto socio-sanitario come ambito privilegiato di integrazione operativa e di coordinamento con i soggetti attuativi del piano di zona di cui all'articolo 8, comma 2 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56;
g) l'applicazione delle direttive CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro;
h) l'adeguamento alla normativa comunitaria della produzione, trasformazione, deposito e commercializzazione degli alimenti.
e modifiche della legge regionale 15 dicembre 1982, n. 55
1. La realizzazione di un sistema integrato di erogazione dei servizi sociali e ad elevata integrazione socio-sanitaria si attua attraverso la gestione unitaria di tali servizi sociali in ambiti territoriali omogenei e la delega da parte dei Comuni della gestione dei servizi stessi all'Unità locale socio-sanitaria o, alternativamente, la stipula di accordi di programma tra gli enti interessati. L'ambito territoriale per la gestione unitaria di tali servizi è coincidente con i distretti di cui alla legge regionale 14 settembre 1994, n. 56. I Comuni stipulano convenzioni relativamente a tale ambito, ai sensi dell'articolo 24, comma 3, della legge 8 giugno 1990, n. 142. La Giunta regionale emana lo schema tipo di convenzione entro 120 giorni dall'entrata in vigore della presente legge.
3. Il piano di zona, di cui all'articolo 8 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56, è promosso dal sindaco qualora l'ambito territoriale dell'unità locale socio-sanitaria coincida con quello del comune, o dalla rappresentanza della conferenza dei sindaci ed è approvato dal sindaco o dalla conferenza stessa, sentiti tutti gli enti pubblici interessati ed i soggetti privati operanti nel sistema dei servizi sociali.
5. L'Unità locale socio-sanitaria, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56, recepisce i contenuti del piano di zona, all'interno del piano generale triennale di cui all'articolo 6, comma 3, della legge regionale medesima, precisando, anche ai fini dell'individuazione degli oneri finanziari e, all'interno dei rispettivi livelli di assistenza, gli interventi di propria competenza nei servizi ad elevata integrazione socio-sanitaria, con particolare riferimento all'area degli anziani non autosufficienti e all'area materno-infantile.
1. L'integrazione viene attuata dal direttore generale attraverso il direttore dei servizi sociali che fornisce il supporto per l'elaborazione del piano di zona e che ne segue l'attuazione, avvalendosi altresì dei referenti di programma di area specifica di cui all'articolo 17 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56.
2. Il distretto socio-sanitario è la sede in cui avviene l'integrazione operativa sulla base dei contenuti e delle modalità previste dall'articolo di programma o dall'atto di delega. Il distretto, pertanto, costituisce centro di riferimento dei cittadini per le attività dei servizi sanitari e socio-assistenziali sul territorio, sia specifiche che tra loro integrate. Nel suo ambito operano in modo coordinato le strutture pubbliche, private e del privato-sociale accreditate, che erogano servizi sanitari e socio-assistenziali per la realizzazione del piano di zona.
1. L'articolo 20 della legge regionale 15 dicembre 1982, n. 55 è così costituito:
1. In conformità all'articolo 38, ultimo comma, della Costituzione è garantita la libertà di costituzione e di attività delle associazioni, fondazioni ed altre istituzioni, dotate o meno di personalità giuridica, che perseguono finalità di assistenza e di servizio sociale.
d) corrispondenza ai principi stabiliti dalla normativa regionale in materia.".
1. La Regione, anche in armonia a quanto previsto dalla legge regionale 22 ottobre 1982, n. 49, svolge funzioni di programmazione nei confronti degli enti di cui all'articolo 115 del DPR 9 ottobre 1990, n. 309.
2. E' istituito, ai sensi dell'articolo 116 del DPR 9 ottobre 1990, n. 309, l'albo regionale delle comunità terapeutiche private per tossicodipendenti, articolato in categorie in relazione agli standard. L'iscrizione all'albo è disposta con deliberazione della Giunta regionale, previa verifica della conformità agli standard relativi ai requisiti igienico-sanitari, al personale ed al progetto terapeutico.
3. Fino a quando non è approvata la nuova disciplina regionale sostitutiva della legge regionale 22 ottobre 1982, n. 49 e successive modificazioni, in materia di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sociale dei dipendenti da sostanze stupefacenti, psicotrope ed alcool, gli standard di cui al comma 2 sono determinati con provvedimento della Giunta regionale, entro 120 giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sentita la competente Commissione consiliare sulla base del Documento di indirizzi di cui all'articolo 1, comma 2, lettera a), e si applicano anche alle comunità terapeutiche pubbliche.
4. Sono iscritte di diritto nell'albo di cui al comma 2 le Comunità terapeutiche per tossicodipendenti individuate con decreto del Presidente della Giunta regionale sulla base di provvedimenti adottati dalla Giunta regionale sino alla data di entrata in vigore della presente legge.
6. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale istituisce l'Osservatorio regionale sui problemi della popolazione carceraria alla diretta dipendenza della Presidenza della Giunta regionale. Funzioni dell'Osservatorio sono la promozione ed il coordinamento della politica regionale di settore con particolare riferimento alle competenze in materia di istituzione, lavoro, sanità, assistenza.
1. I servizi pubblici per le tossicodipendenze (SERT) possono avvalersi, per l'attuazione del programma terapeutico e socio-riabilitativo personalizzato di cui all'articolo 122 del DPR 9 ottobre 1990, n. 309, di strutture terapeutiche-riabilitative pubbliche, nonché della collaborazione degli Enti ausiliari che gestiscono strutture per la riabilitazione e il reinserimento sociale di tossicodipendenti, iscritti all'albo di cui all'articolo 116 del medesimo decreto.
2. I SERT, fatte salve le disposizioni di legge e tenuto conto del programma terapeutico e socio-riabilitativo, fanno riferimento agli Enti ausiliari iscritti all'Albo della Regione Veneto per la cura e riabilitazione dei soggetti tossicodipendenti residenti nella Regione del Veneto. I rapporti sono disciplinati dalle convenzioni di cui all'articolo 117 del DPR 9 ottobre 1990, n. 309.
1. In occasione dell'approvazione del bilancio economico preventivo di cui all'articolo 11 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 55, l'unità locale socio-sanitaria e il sindaco o la rappresentanza della conferenza dei sindaci verificano lo stato di attuazione dell'accordo di programma ed adeguano conseguentemente le azioni annuali.
1. Per la predisposizione della legge di approvazione del bilancio annuale di previsione e secondo le linee di programmazione socio-sanitaria, l'assegnazione delle quote sanitarie e di rilievo sanitario è determinata dalla Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, nel rispetto del principio di previsione del fabbisogno.
1. La Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge approva, secondo quanto esplicitato nel documento d'indirizzi, il programma settoriale di prevenzione collettiva.
a) il consolidamento ed il potenziamento dell'attività di prevenzione, promuovendo opportune sperimentazioni del Dipartimento di cui all'articolo 23 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56;
b) l'individuazione e la riduzione di incidenti, infortuni e morti evitabili;
5. L'Istituto zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, nel rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 30 giugno 1993, n. 270, garantisce ai Dipartimenti di prevenzione delle Unità locali socio-sanitarie anche con le sue sezioni provinciali, le prestazioni, la collaborazione tecnico scientifica e le attività di supporto strumentale e laboratoristico necessarie all'espletamento delle funzioni in materia di igiene e sanità pubblica veterinaria. Per la sorveglianza epidemiologica si avvale del Centro regionale di epidemiologia veterinaria istituto ai sensi della legge regionale 20 luglio 1989, n. 21.
1. La Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge, approva, secondo quanto esplicitato nel documento d'indirizzi, il programma settoriale relativo all'assistenza territoriale.
2. Costituiscono azioni strategiche di questo comparto e quindi obiettivi specifici da preseguire da parte delle Unità locali socio-sanitarie e oggetto di valutazione circa il loro conseguimento da parte delle Regione:
b) l'assicurazione da parte del distretto dei seguenti livelli di assistenza sanitaria previsti dal Piano sanitario nazionale, approvato con DPR 1 marzo 1994:
c) la gestione da parte del distretto delle attività previste dal Piano sanitario nazionale approvato con DPR 1 marzo 1994, in materia di non autosufficienza, disabilità, tossicodipendenza, attività consultoriale familiare, o delegate dagli enti locali, nonché l'accoglimento della domanda del cittadino attraverso le proprie unità operative, i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta e l'orientamento del cittadino stesso verso le proprie ed altre unità operative, nonché verso le strutture accreditate. Il distretto assicura attraverso il governo della spesa l'accesso alle prestazioni in materia di assistenza ospedaliera, specialistica, protesica e termale e l'adeguata informazione al cittadino stesso come previsto dall'articolo 11 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56. Per l'esercizio delle sue funzioni al distretto è attribuito un budget commisurato agli obiettivi di contenimento dei ricoveri e di sviluppo della medicina del territorio tenendo conto del ridimensionamento della rete ospedaliera;
e) l'estensione del servizio di assistenza domiciliare integrata (ADI) almeno al 4 per cento della popolazione ultrasessantacinquenne, secondo gli standard organizzativi e metodologici stabiliti dalla normativa vigente destinando a tal fine una apposita quota del fondo sanitario regionale.
3. Fermo restando quanto stabilito nella deliberazione della Giunta regionale n. 2034 del 10 maggio 1994, entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, aggiorna la rilevazione del fabbisogno e determina i criteri di localizzazione delle residenze sanitarie assistenziali, con priorità per la riconversione ospedaliera di cui alla legge regionale 30 agosto 1993, n. 39 e per la riqualificazione delle strutture residenziali esistenti.
1. La Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, adegua le schede di dotazione ospedaliera di cui alla legge regionale 30 agosto 1993, n. 39, alle disposizioni di cui alla normativa statale, in rapporto agli ambiti territoriali di cui alla legge regionale 14 settembre 1994, n. 56, secondo quanto stabilito dai successivi commi.
2. Le schede di cui al comma 1 definiscono la dotazione strutturale ospedaliera delle Unità locali socio-sanitarie e delle aziende ospedaliere e indicano l'ammontare dei posti letto per aree omogenee e le unità operative autonome.
4. Le dotazione strutturali articolate per area funzionale omogenea, le unità operative autonome e le attività multizonali di cui ai commi 2 e 3, s'intendono vincolanti per le Unità locali socio-sanitarie e le aziende ospedaliere.
6. I direttori generali possono altresì proporre alla Giunta regionale, nell'ambito del piano annuale di ciascuna Unità locale socio-sanitaria ed azienda ospedaliera, nuove disattivazioni contestualmente all'avvio di servizi alternativi al ricovero ospedaliero il quali l'assistenza domiciliare integrata e le residenze sanitarie assistenziali.
7. La Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, aggiorna annualmente le schede, tenuto conto delle proposte di cui al comma 6 formulate dai direttori generali.
b) la sperimentazione e l'adozione di tutte le modalità organizzative che, a parità di qualità nei risultati ottenuti rispetto alla salute dell'utente, permettono un soggiorno più breve dell'utente stesso in ospedale, con particolare riferimento al day hospital;
e) il miglioramento dell'efficienza e l'integrazione delle attività delle strutture del dipartimento per raggiungere il miglior servizio al costo più contenuto.
2. Al dipartimento ospedaliero è proposto un dirigente, nominato dal direttore generale con provvedimento motivato su proposta del direttore sanitario, scelto tra i responsabili delle unità operative autonome ricomprese nel dipartimento stesso.
b) la gestione, entro il budget prefissato degli istituti economici contrattuali quali il lavoro straordinario, l'incentivazione per la produttività, la pronta disponibilità e la formazione permanente del personale;
c) l'individuazione e la proposta alla direzione dell'ospedale dei moduli organizzativi di cui all'articolo 15 comma 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni, nonché il monitoraggio dell'andamento e dell'attività dei medesimi per il loro rinnovo;
1. Il fabbisogno di prestazioni specialistiche è previsto dal direttore generale coadiuvato dal direttore sanitario dell'Unità locale socio-sanitaria, secondo quanto disposto dal comma 4, individuando la quota da erogarsi in sede ospedaliera e quella da erogarsi in sede territoriale, ed altresì la quota per la quale avvalersi delle istituzioni sanitarie accreditate e dei professionisti. Il direttore generale può avvalersi delle strutture ospedaliere accreditate di cui all'articolo 14 comma 5 per l'erogazione di prestazioni ambulatoriali, secondo le medesime modalità alle quali sono assoggettate le strutture che forniscono esclusivamente prestazioni ambulatoriali.
3. Le istituzioni convenzionate ai sensi dell'articolo 26 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, sono da considerarsi accreditate.
4. Entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, emana direttive per disciplinare i rapporti tra le unità locali socio-sanitarie ed i soggetti accreditati di cui ai commi 1 e 3.
5. L'intera attività specialistica deve essere gestita unitariamente, indipendentemente dalla pluralità delle strutture erogatrici.
Progetti obiettivi ed azioni programmate
1. La Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge, aggiorna, secondo quanto esplicitato nel documento d'indirizzi, i progetti-obiettivo di cui alla legge regionale 20 luglio 1989, n. 21 riferiti a:
2. In particolare, i provvedimenti attuativi dei progetti obiettivi di cui alla lettera c) ed e) del comma 1 prevedono l'istituzione del dipartimento per la salute mentale e del dipartimento delle dipendenze, entrambi di tipo funzionale per obiettivi, in armonia con quanto previsto dall'articolo 24, comma 5, lettera a) della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56. I medesimi provvedimenti definiscono altresì le metodologie di intervento e specificano i criteri di organizzazione e localizzazione delle strutture dipartimentali. Tali dipartimenti sono funzionalmente inseriti in un distretto.
d) prevenzione e monitoraggio dell'AIDS e delle malattie infettive con priorità relativamente all'assistenza psicologica e domiciliare alle persone affette da infezione HIV;
1. Entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, emana direttive in tema di formazione ed aggiornamento degli operatori sanitari e sociali, individuando le figure professionali, le relative priorità formative, i criteri e le modalità di accesso al lavoro nei servizi.
a) la formazione del personale dell'area sanitaria finalizzata all'accesso ai ruoli dirigenziali secondo il protocollo d'intesa di cui all'articolo 4, comma 2, lettera b), della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56;
b) la formazione del personale amministrativo finalizzata all'accesso alle qualifiche dirigenziali e direttive nonché alla formazione permanente delle medesime;
c) la formazione del personale dell'area sociale con particolare riguardo ai profili di addetto all'assistenza e di educatore professionale-animatore nonché all'aggiornamento del personale in servizio.
1. Ai sensi dell'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, così come modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, e successive modifiche ed integrazioni, la Regione riorganizza la struttura regionale per svolgere attività di indirizzo, coordinamento e controllo nei confronti delle Unità locali socio-sanitarie e delle Aziende ospedaliere e per fornire alle stesse il necessario supporto tecnico anche ai fini del controllo di gestione e della valutazione delle qualità delle prestazioni socio-sanitarie.
2. Per finalità di cui al comma 1, la Giunta regionale entro centoventi giorni dalla entrata in vigore della presente legge, sentita la competente Commissione consiliare:
a) da esecuzione a quanto disposto dall'articolo 48, commi 2 e 4, della legge regionale 14 settembre 1994, n. 55;
a) l'estensione della rete informativa e la sua interrelazione;
c) lo sviluppo di criteri e metodologie per il monitoraggio e la verifica dei risultati attesi dell'attività sanitaria;
d) l'ottimizzazione dell'accesso da parte degli utenti del Servizio socio-sanitario regionale.
2. Sono risultati attesi per la realizzazione di quanto previsto dall'articolo 7, comma 4, della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56:
a) l'individuazione della struttura organizzativa regionale alla quale fanno capo la gestione e l'indirizzo evolutivo del sistema informativo sanitario;
b) la promozione di sviluppo in aree specifiche di interesse regionale, il coordinamento e l'organizzazione delle iniziative e dei sistemi informativi locali e l'organizzazione complessiva dell'attività del sistema informativo socio-sanitario;
c) l'indirizzo e la verifica dei flussi informativi con le Unità locali socio-sanitarie e le aziende ospedaliere e con i Ministeri della sanità e degli affari sociali;
d) la specializzazione all'interno del programma settoriale delle risorse finanziarie, organizzative e strumentali necessarie.
1. E' finalità dell'osservatorio epidemiologico fornire le informazioni epidemiologiche necessarie al processo di programmazione e di valutazione dell'efficacia degli interventi socio-sanitari.
3. La Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, provvede a dettare i criteri relativi all'organizzazione dell'osservatorio epidemiologico.
4. Sono indicazioni per l'attuazione dell'osservatorio epidemiologico:
a) l'individuazione della struttura organizzativa regionale alla quale fanno capo la gestione e l'indirizzo evolutivo dell'osservatorio epidemiologico;
b) la specificazione all'interno del programma settoriale delle risorse finanziarie, organizzative e strumentali necessarie.
2. E' risultato atteso la realizzazione di un costante monitoraggio della qualità dei servizi socio-sanitari dalla quale derivino puntuali valutazioni ai fini dell'accreditamento delle strutture erogatrici.
a) l'individuazione della struttura organizzativa regionale alla quale fanno capo la gestione e l'indirizzo evolutivo del controllo di qualità;
b) la promozione di sviluppi in aree specifiche di interesse regionale, il coordinamento e l'orientamento delle iniziative e delle attività locali e l'organizzazione complessiva dell'attività di controllo della qualità;
c) la specificazione all'interno del programma settoriale delle risorse finanziarie, organizzative e strumentali necessarie.
2. La Giunta regionale approva, altresì, il sistema di remunerazione e prestazione che dovrà tener conto dei costi di produzione nonché, tra l'altro, dei seguenti criteri:
c) progressiva riduzione tariffaria in caso di superamento della quota di prestazione convenuta per l'anno di riferimento.
1. La Regione effettua sperimentazioni organizzative, nella ricerca di più efficienti modelli di governo per l'uso delle risorse finalizzate a raggiungere gli obiettivi prefissati nell'organizzazione socio-sanitaria.
2. Con singoli provvedimenti, la Giunta regionale, entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge disciplina la materia oggetto della sperimentazione organizzativa, delimita gli ambiti e le aree territoriali interessate, fissa gli obiettivi da perseguire, l'assetto strutturale e tecnico funzionale dei servizi, la durata della sperimentazione e le modalità di verifica dei risultati.
1. Con provvedimento della Giunta regionale sono definiti i criteri e le procedure per l'assegnazione delle risorse di parte corrente destinate al perseguimento degli obiettivi ordinari e straordinari delle Unità locali socio-sanitarie costituiti da una quota capitaria comprensiva della spesa corrente e degli oneri per l'aggiornamento tecnologico e la manutenzione ordinaria e delle risorse destinate ad investimenti finalizzati alla realizzazione dei progetti-obiettivo, delle azioni programmate e delle azioni strumentali, nei limiti di quanto ripartito ai sensi dell'articolo 26 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56 e nel rispetto di quanto disposto dal comma 10 del medesimo articolo.
2. Con provvedimento della Giunta regionale è ripartita la quota di riserva di cui all'articolo 26, comma 4, della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56, per il conseguimento del riequilibrio territoriale, da attuarsi nell'arco temporale di vigenza della presente legge, secondo assegnazioni rapportate al riequilibrio necessario.
5. La Giunta regionale a seguito dell'apposizione del visto di congruità di cui all'articolo 39 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 55, sul bilancio economico preventivo ed il budget generale delle Unità locali socio-sanitarie e delle aziende ospedaliere e sulla base degli indirizzi in materia socio-sanitaria, definisce l'ammontare complessivo regionale e l'ammontare degli indebitamenti che ciascuna Unità locale socio-sanitaria ed azienda ospedaliera può contrarre, ai sensi dell'articolo 5, commi 2 e 3, dell'articolo 6, commi 2 e 3, della legge regionale 14 settembre 1994, n. 55, per il finanziamento degli investimenti in sanità.
c) a favore delle Unità locali socio-sanitarie quale concorso per la gestione attività previste dal Piano sanitario nazionale approvato con DPR 1 maggio 1994, in materia di non autosufficienza, disabilità, tossicodipendenza, attività consultoriale familiare.
4. I comuni partecipano, in aggiunta alle assegnazioni del Fondo sociale regionale, al finanziamento delle funzioni attribuite in gestione alle Unità locali socio-sanitarie attraverso l'erogazione di somme, determinate su base procapite, tenuto conto della tipologia dei servizi e degli utenti, definite dalla rappresentanza della Conferenza dei sindaci.
5. La Giunta regionale entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge, individua, sentita la competente Commissione consiliare, i criteri e le modalità per determinare un concorso finanziario degli utenti dei servizi sociali ed a elevata integrazione socio-sanitaria.
1. Entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, individua i criteri per la definizione delle dotazioni organiche e degli uffici dirigenziali dei servizi sanitari delle Unità locali socio-sanitarie e delle aziende ospedaliere, nonché i criteri per l'attuazione della mobilità del personale in esubero, ai sensi della normativa vigente in materia.
2. Nell'emanare i suddetti criteri e relativamente all'assetto organico del personale sociale delle Unità locali socio-sanitarie, di cui alla legge regionale 15 dicembre 1982, n. 55, come modificata dalla legge regionale 11 marzo 1986, n.8, la Giunta regionale tiene conto dei seguenti parametri di riferimento:
e) risorse finanziarie disponibili proprie e/o messe a disposizione da altri enti pubblici e privati.
3. Sono sottoposti al visto di conformità della Giunta regionale, sulla base dei criteri di cui al comma 1, ai sensi e per gli effetti della legge regionale 18 dicembre 1993, n. 53, e seguenti atti delle Unità locali socio-sanitarie e delle aziende ospedaliere:
a) ridefinizione complessiva delle dotazioni organiche ai sensi di quanto previsto dall'articolo 3, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 così come modificato ed integrato dal successivo decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517 e del Capo III del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e le sue successive modifiche ed integrazioni;
b) aggiornamento biennale delle dotazioni organiche ai sensi di quanto previsto dall'articolo 3, comma 5, della legge 24 dicembre 1993, n. 537.
4. All'interno delle dotazioni complessive il governo del personale spetta al direttore generale.
1. L'articolo 40 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 55 è così sostituito:
"Articolo 40 - Collegio dei revisori.
1. La designazione del componente del collegio dei revisori di competenza regionale è effettuata dalla Giunta regionale.
2. Al collegio dei revisori spettano funzioni di:
c) esame e valutazione del bilancio di esercizio.".
1. Il comma 4 dell'articolo 2 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56 è così sostituito:
"4. La Giunta regionale, avvalendosi delle unità locali socio-sanitarie e delle aziende ospedaliere, sentiti gli organismi rappresentativi dei comuni, delle comunità montane, delle province, le università, le organizzazioni maggiormente rappresentative delle forze sociali e degli operatori sanitari, le sezioni provinciali della federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, gli organismi di volontariato, il privato sociale e le associazioni di autotutela dei diritti dei cittadini, adotta il piano socio sanitario regionale e lo trasmette al Consiglio regionale per l'approvazione.".
2. Il comma 5 dell'articolo 2 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56 è abrogato.
1. Il comma 3 dell'articolo 9 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56 è così sostituito:
"3. Le modifiche degli ambiti territoriali delle unità locali socio-sanitarie e l'individuazione delle aziende ospedaliere di cui ai commi 1 e 2 sono effettuate con legge regionale sentiti gli enti locali interessati. Le modifiche hanno efficacia a partire dal primo gennaio successivo all'entrata in vigore della legge regionale.".
1. Il comma 1 dell'articolo 13 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56 è così sostituito:
"1. Il Direttore generale è nominato con decreto del Presidente della Regione, su conforme delibera della Giunta regionale."
1. Fino all'emanazione della legge regionale istitutiva, ai sensi della legge 21 gennaio 1994, n. 61, dell'agenzia regionale per la prevenzione e per l'ambiente, i presidi multizonali di prevenzione, così come disciplinati dalla legge regionale 30 novembre 1982, n. 54, sono gestiti dalla Unità locale socio-sanitaria comprendente il capo-luogo di provincia con specifico finanziamento. Le dotazioni organiche definite ai sensi della legge 24 dicembre 1993, n. 537, articolo 3 comma 6 non possono essere utilizzate se non per le funzioni attribuite dalla 30 novembre 1982, n. 54, ai presidi stessi.
a) fornire ausilio tecnico-professionale all'attività della Giunta regionale nell'ambito dell'accreditamento e del controllo di qualità;
b) supportare la realizzazione delle azioni strumentali della programmazione di cui all'articolo 7 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56 e delle attività di cui al Capo VI della presente legge.
3. La Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, disciplina le modalità organizzative e le funzioni del nucleo, nonché le modalità di esercizio dell'azione di supporto prevista dalla lettera b) del comma 2.
4. Gli oneri derivanti dall'applicazione del presente articolo, ad esclusione della spesa per il personale regionale, sono imputati al capitolo n. 60009 del bilancio di previsione - fondo sanitario regionale - parte corrente - in gestione accentrata presso la Regione (legge 27 dicembre 1983, n. 730 e legge regionale 20 luglio 1989, n. 21 - articolo 17) realizzazione progetti-obiettivo, programmi e azioni programmatiche.
1. Le disposizioni del piano socio-sanitario regionale 1989/1991 di cui alla legge regionale 20 luglio 1989, n. 21, e del piano sociale regionale 1989/1991 di cui alla legge regionale 20 luglio 1989, n. 22, in quanto non in contrasto con le norme della legislazione regionale e nazionale vigente nonché con le norme della presente legge, mantengono la loro efficacia sino a quando non siano approvati gli specifici provvedimenti del piano socio-sanitario regionale 1996/1998 di cui all'articolo1, comma 2.
2. Per quanto concerne le attività trasfusionali relative al sangue umano ed ai suoi componenti, rimane confermato quanto previsto dalla legge regionale 15 novembre 1994, n. 65.
3. il terzo piano sangue e plasma regionale per il triennio 1994/1996, approvato dal Consiglio regionale con provvedimento del 15 dicembre 1994, n. 1050, è adeguato alla normativa statale vigente con le modalità previste dall'articolo 14, comma 1.
PER IL TRIENNIO 1996/1998
Il terzo Piano socio-sanitario regionale (PSSR) veneto vede la luce in un inteso momento di trasformazione all'intero settore socio-sanitario, principalmente dovuto alla contrazione delle risorse finanziarie disponibili e al progressivo aumento della domanda di servizio legato all'invecchiamento della popolazione.
Sono infatti ormai mature le condizioni per concretizzare un modello globale di servizi socio-sanitari, come sistema di oggetti istituzionali e professionali, in un quadro integrato di responsabilità e di risorse.
b) la politica dei servizi per le persone marcia di pari passo con la politica economica, la politica del territorio, in una logica unitaria, volta a costruire un bene comune;
c) tutti i cittadini, compresi gli immigrati extracomunitari che dimorano sul territorio regionale anche se non appartenenti a stati per i quali sussista trattamento di reciprocità, hanno uguali opportunità di accesso alle attività ed alle prestazioni socio-sanitarie erogate dalle strutture pubbliche, private e del privato sociale accreditate, ai sensi dell'articolo 4 della legge regionale n. 9/1990, fermo restando quanto previsto dalla vigente normativa;
d) i livelli minimi di servizi sono definiti e resi operanti come opportunità da garantire a tutti i cittadini;
Questo andamento, in una situazione congiunturale caratterizzata da forte contrazione della spesa, ha come conseguenza che la maggior parte dei bilanci degli Enti pubblici risulta vincolata da costi fissi, che rendono impraticabili forme di gestione economica per obiettivi. E' perciò neccessario svincolare una parte di tale risorse per impegnarle in iniziative diverse e alternative.
Questa idea deve trasformarsi in azione tenendo conto che la prima scelta in questa direzione consiste nel rivedere i meccanismi di finanziamento, fino ad ora utilizzati, al fine di superare sperequazioni ed automatismi, che ostacolano i neccessari cambiamenti.
L'insieme dei diversi soggetti, istituzionali e non, nel rispetto delle specificità, ruoli e competenze di ognuno, è cointeressato e corresponsabile nell'attuazione del piano sulla base di accordi di programma che sono la condizione strumentale per meglio esprimere i doveri costituzionali di solidarietà sociale in modo collaborativo.
In questa logica la comunità locale è lo spazio privilegiato per la costruzione di salute. In essa è possibile realizzare l'incontro delle responsabilità per favorire integrazione tra diversi soggetti sociali, valorizzando al meglio le risorse disponibili e aggregando risorse aggiuntive.
In una seconda fase la Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, nonché i soggetti interessati, e secondo quanto propone il presente Documento di Indirizzi, provvederanno ad adottare gli atti deliberativi attraverso i quali vengono approvati i provvedimenti esecutivi ad attuare i contenuti della legge di Piano.
Questa impostazione rende più snello il processo di programmazione, come già si è positivamente operato con la legge regionale n. 39/1993 sul riordino ospedaliero, fissando in legge obiettivi strategici, standard e vincoli fondamentali, azioni strumentali e procedure di attuazione e attribuendo al Consiglio regionale ovvero demandando alla Giunta regionale sentita la competente Commissione consiliare e i soggetti interessati, il successivo sviluppo delle materie di programmazione, in programmi di intervento di area specifica a tutela della salute (progetti obiettivo) o in piano settoriali, previsti dall'articolo 6 della legge regionale n. 56/1994.
3. FINALITA ED OBIETTIVI DEL PIANO
Delegificazione non significa infatti assenza o rinuncia alle regole, ma l'adozione consapevole e responsabile di strumenti diversi, più flessibili ed adeguati per definire le regole.
Per quanto concerne le FINALITA' si ritiene siano ancora sostanzialmente valide quelle stabilite dall'articolo 2 della legge regionale n. 21/1989 che sono riproposte nell'articolato di legge con qualche perfezionamento ed integrazione ed in particolare sono individuabili in:
Per quanto attiene agli OBIETTIVI STRATEGICI SULLA DOMANDA E SULL'OFFERTA, si tratta di indicare traguardi misurabili anche se non espressi in termini quantitativi:
c) la riduzione e la tendenziale eliminazioni delle morti e delle condizioni invalidanti conseguenti ad inadeguatezze del sistema di soccorso e a intempestiva o inadeguata organizzazione sanitaria;
e) prevenzione e riduzione danno connesso all'uso di sostanze psicotrope, tabacco e alcool;
f) riduzione del tasso di ospedalizzazione al 160 per mille;
g) l'estensione in ogni zona del territorio regionale, dei valori più bassi dei tassi di nati-mortalità, di mortalità perinatale, di mortalità infantile e invalidità conseguenti anche a intempestivi o inadeguati interventi sanitari;
In questa fattispecie, allora, l'obiettivo strategico sulla Domanda si traduce in OBIETTIVI SPECIFICI SULL'OFFERTA, specifici in quanto definiscono standard di risorse dedicate alla dotazione strutturale ed all'organico minimo, le modalità organizzative principali (esempio la unità valutativa-operativa nel progetto anziani), le condizioni organizzative che le ULSS debbono predisporre (esempio individuazione e formazione dei responsabili), gli indicatori di verifica (esempio numero anziani in ADI sulla popolazione anziani residente, o numero di malati di AIDS e malati oncologici in assistenza domiciliare o in ospedalizzazione domiciliare). Tali obiettivi specifici sono individuati in:
e) riduzione progressiva del disavanzo a carico del bilancio regionale mediante un contenimento della spesa per il livello assistenza ospedaliera, in coerenza con quanto previsto dalla attuazione della LR n. 39/1993;
Si può anzi affermare che, sotto taluni profili, sono mature le condizioni per superare la tradizionale distinzione fra soggetti pubblici e soggetti privati. In molte realtà locali si è infatti pervenuti ad un assetto socio-istituzionale, nel quale su tale dipartizione si è innestata una configurazione più complessa. In essa, a soggetti usualmente considerati privati, viene riconosciuta anche la possibilità di partecipare alla funzione tipicamente pubblica, di definizione degli obiettivi e dei contenuti della programmazione, oltre che alla realizzazione degli stessi.
Ogni soggetto istituzionale è titolare di funzioni che legittimano la sua esistenza, orientato la sua operatività e definiscono la natura dei rapporti che esso è chiamato a sostenere con altri soggetti, pubblici e privati. In forza di questa titolarità, gli competono funzioni di programmazione, gestione, controllo, valutazione, vigilanza e finanziamento delle attività.
L'esercizio della funzione trova di fatto espressione nell'offerta di servizio, che possono essere gestiti direttamente dall'ente o realizzati tramite rapporti collaborativi. In questi casi, la titolarità delle funzioni rimane comunque all'ente competente, anche se il suo esercizio può essere delegato ad altri.
La Regione, le Province, il Comune, le Aziende ULSS e le Aziende ospedaliere, le II. PP.A.B. sono i soggetti pubblici ai quali, a livello locale, sono attribuite le responsabilità di provvedere, attraverso la rilevazione dei bisogni e delle risorse del territorio, alla definizione degli obiettivi della programmazione e alla verifica del loro raggiungimento, in un quadro partecipativo, garantendo:
Con le riforme attuate dai Decreti Legislativi nn. 502 e 517 e dalla legge regionale n. 56/1994, le Usl, di cui alla legge n. 833/1978, sono state trasformate, assumendo personalità giuridica, e sono state trasferite dalla sfera di competenza comunale a quella regionale, diventando enti strumentali della Regione.
Il processo programmatorio regionale valorizzerà tra i soggetti istituzionali in modo particolare le II.PP.A.B. che hanno raggiunto nella Regione rilevanti livelli di qualità nella erogazione dei servizi. Tuttavia gli obiettivi di efficienza-efficacia peraltro applicati all'intero comparto sociale di aziendalizzazione nelle modalità gestionali, che si consegue attraverso anche l'adozione del controllo di gestione, la programmazione di bilancio per obiettivi, la valutazione dei carichi di lavoro.
Il rapporto collaborativo tra soggetti istituzionali e soggetti sociali deve rappresentare sempre più un dato costante e un modello di azione della pubblica amministrazione. E' pertanto necessario che ogni soggetto operi nella prospettiva di compartecipare: la progettualità comune, le risorse disponibili, le responsabilità in ordine ai risultati attesi.
Non solo, è ormai diffusa l'esigenza di compiere un salto di qualità all'integrazione tra politiche socio-sanitarie e politiche facenti capo ai Comuni, rifuggendo da una tendenza alla divaricazione tra Aziende ULSS e Comuni, pur all'interno delle compatibilità e distinzioni di ruoli fissate dai decreti legislativi n. 502/1992 e n. 517/1993.
Queste riguardano anche le modalità di integrazione tra Aziende ULSS e Aziende Ospedaliere in quanto i presidi ospedalieri di Padova e Verona devono mantenere le connessioni organiche con l'intera rete ospedaliera veneta e rappresentano fulcri con funzioni regionali multizonali sia per la specialistica, la ricerca e la didattica. La convenzione Azienda-Università-Regione dovrà specificare queste competenze.
b) l'integrazione Dipartimento di Prevenzione/Ospedaliere: seguendo le linee tracciate dai programmi OMS;
Per raggiungere altresì l'integrazione nella sua più ampia accezione, ovvero per conseguire l'obiettivo strategico della gestione integrata dei servizi socio-sanitari il Piano introduce le due condizioni necessarie e fra loro complementari dell'unitarietà degli interventi in ambiti territoriali omogenei e della loro integrazione.
L'unitarietà degli interventi si consegue tramite determinazione della dimensione territoriale ottimale per la gestione dei servizi sociali, attraverso lo strumento della convenzione obbligatoria prevista all'articolo 24 della legge n. 142/1990, esercitando i poteri spettanti alla Regione ai sensi del DPR n. 616/1977 e dell'articolo 3 della legge n. 142/1990.
L'ambito territoriale più adeguato per la gestione unitaria dei servizi sociali è coincidente con i distretti con riferimento alla nuova organizzazione delle ULSS di cui alla legge regionale n. 56/1994.
La durata della convenzione è coincidente con la durata del PSSR e comunque il termine di validità della convenzione obbligatoria è prorogata fino all'approvazione del successivo PSSR.
L'integrazione è perseguita tramite due strumenti opzionali: la delega di esercizio di funzioni all'ULSS o la stipula di accordi di programma tra comuni convenzionati ed Aziende ULSS.
Strumento privilegiato per conseguire l'integrazione istituzionale ed operativa è il Piano di zona dei servizi sociali, approvato dal Sindaco, qualora l'ambito territoriale dell'Azienda ULSS coincida con quello del Comune o della Conferenza dei Sindaci, così come previsto dall'articolo 8 della legge regionale n. 56/1994.
a) l'analisi dell'evoluzione qualitativa e quantitativa dei bisogni;
c) l'integrazione delle risorse pubbliche e private;
e) la definizione delle prestazioni da erogare, rapportare alle responsabilità dei diversi soggetti e al quadro delle risorse rilevate.
Tale piano è elaborato dai Comuni su iniziativa del Sindaco o dal Presidente della Conferenza dei Sindaci ed è approvato dal Consiglio Comunale, in caso di ULSS monocomunale, o dalla Conferenza stessa con il coinvolgimento di tutti gli enti pubblici interessati ed i soggetti privati operanti nel sistema dei servizi sociali.
Lo stesso Sindaco o Conferenza dei Sindaci che approva il Piano di zona fornisce gli indirizzi programmatici per il Piano di Azienda ULSS: ciò consente l'esplicitazione delle problematiche relative all'integrazione tra le due programmazioni e, conseguentemente, il recepimento del Piano di Zona nel Piano generale dell'ULSS.
I contenuti dello stesso, infatti, costituiscono la base su cui viene stipulato l'accordo di programma tra Comuni ed ULSS, anche tenendo conto delle convenzioni già stipulate in ambito distrettuale tra Comuni.
Sarà poi l'ULSS che in sede di redazione del piano generale attuativo triennale recepirà i contenuti del piano di zona precisando, anche ai fini dell'individuazione degli oneri finanziari ed all'interno dei rispettivi livelli di assistenza, quali saranno gli interventi di propria competenza nei servizi ad elevata integrazione socio-sanitaria con particolare riferimento all'area degli anziani non autosufficienti e a quella del materno-infantile.
Il Direttore dei servizi sociali, sul piano tecnico-operativo, rappresenta la figura chiave di questo raccordo, non solo su entrambi i versanti delle due programmazioni ma anche sul terreno della loro concreta attuazione dal momento che il suo mandato consiste appunto nel garantire la saldatura tecnica sull'intera materia sociale tra ULSS e Comuni, nonché con il volontariato e le altre realtà istituzionali pubbliche e private operanti sul territorio.
In occasione dell'approvazione del bilancio di azienda, il Direttore generale, avvalendosi del Direttore dei servizi sociali, del Direttore sanitario, dei referenti di area di intervento specifica e i dirigenti dei distretti, e la rappresentanza della Conferenza dei Sindaci, verificano lo stato di attuazione dell'accordo di programma e mettono in atto le eventuali azioni correttive annuali.
La sede ove hanno luogo tutte le attività dei servizi territoriali sanitari e di assistenza sociali e quindi l'integrazione operativa delle stesse, sulla base dei contenuti e delle modalità previste dall'accordo di programma, è il distretto, quale sede di gestione, coordinamento operativo ed organizzativo di tali servizi, giacché esso rappresenta l'ambito organizzativo, funzionale e territoriale ove si sviluppano le dinamiche di integrazione tra servizio e unità operative.
A livello organizzativo metodologico l'integrazione è garantita dal responsabile di distretto, il quale fa riferimento ai referenti dei programmi di intervento di area specifica a tutela della salute individuati in:
La legge organizzativa n. 56/1994 ha già definito l'articolazione del processo di programmazione, individuando gli strumenti attuativi nel "piani generali triennali delle ULSS e aziende ospedaliere, nonché loro aggiornamenti annuali" e nei "singoli programmi di intervento e piani settoriali" (articolo 6) e stabilendo che il piano di ULSS "recepisce il piano di zona dei servizi sociali".
Il PSSR, dovrà specificare i contenuti, le modalità di realizzazione a livello locale e di verifica regionale. Un primo criterio deve essere individuato nei termini seguenti:
E' evidente che tale configurazione dei rapporti Regione/Aziende muta in modo apprezzabile l'oggetto e la modalità del processo: l'Azienda è più libera nella scelta del proprio percorso attuativo, mentre il controllo regionale interviene sulla verifica del rispetto del budget e sul raggiungimento dei risultati attesi, piuttosto che non sull'espressione formale di intenti programmatori;
c) relativamente al rapporto tra Piano dell'ULSS e Piano di zona dei servizi sociali si è detto che i contenuti del secondo costituiscono il fondamento su cui avviene la stipula dell'accordo di programma tra Comuni e Azienda ULSS i cui contenuti saranno poi recepiti dalla Azienda ULSS, in sede di redazione del piano generale attuativo triennale.
E' necessario qui sottolineare, comunque, che il Piano di Azienda ULSS riguarda tutti i servizi gestiti direttamente dalla stessa e quindi: quelli sanitari, quelli socio-sanitari, nonché quelli socio-assistenziali eventualmente delegati dai Comuni con il meccanismo delle convenzioni di cui all'articolo 7 della legge regionale n. 55/1994.
Al Dipartimento quindi, afferisce tutto il complesso delle attività di prevenzione, sia quelle da espletarsi a livello centrale che quelle da erogare a livello di distretto. Tale scelta organizzativa, ampiamente motivata dall'esigenza di rispondere uniformemente alle prescrizioni legislative e di affrontare unitariamente le problematiche dei rischi per la salute che derivano dall'ambiente sia naturale che antropico, richiede di specificare le modalità con cui avviene il decentramento degli operatori sul territorio dei distretti dell'ULSS.
e) la definizione delle modalità di raccordo con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Padova.
a) per consolidare, migliorare e potenziare le attività di prevenzione, nell'arco del triennio di validità del piano, la frazione di quota capitaria ad esse destinata va progressivamente incrementata fino a raggiungere l'importo previsto dai livelli uniformi di assistenza di cui al Piano sanitario nazionale;
b) va tenuto conto che il passaggio delle competenze dai vecchi "settori" al Dipartimento di prevenzione non può essere un semplice cambiamento di denominazione; deve essere invece colta l'occasione per ridefinire le finalità e le modalità di intervento in materia di prevenzione. Inoltre, in ragione della ridotta dimensione di talune ULSS dovranno essere definiti i servizi del Dipartimento che dovranno svolgere funzioni multizonali. E' necessario pertanto procedere ad una sperimentazione, controllata dalla Regione, al fine di definire l'assetto organizzativo definitivo del dipartimento nell'arco del triennio.
In questo ambito va adottato come prioritario il sistema di qualità totale nei servizi del Dipartimento, nella previsione di diffondere a tutti i servizi dell'Azienda ULSS la cultura e la metodologia;
d) l'attività del Dipartimento deve essere orientata:
1) verso l'individuazione e la neutralizzazione di incidenti, infortuni e morti evitabili, anche se questo tipo di attività esula, in parte, da quelle tradizionalmente svolte;
2) verso l'adozione di modalità di autocontrollo negli stabilimenti di produzione, trasformazione e deposito di prodotti alimentari;
e) le attività di supporto strumentale e laboratoristico ai dipartimenti di prevenzione delle ULSS vanno assolutamente garantite dai presidi multizonali di prevenzione e dall'Istituto Zooprofilattico delle Venezie. Fino alla emanazione della legge regionale di istituzione dall'agenzia regionale di cui alla legge n. 61/1994, la gestione dei presidi multizonali di prevenzione, così come disciplinati dalla legge regionale n. 54/1982, è affidata, con proprio bilancio, all'ULSS capoluogo di provincia. Il personale assegnato ai presidi multizonali di prevenzione ed in servizio alla data del 31.8.93 deve essere utilizzato per i compiti e le funzioni previste dalla citata legge regionale n. 54/1982, a supporto dei Dipartimenti di prevenzione delle ULSS e degli Enti locali del competente territorio provinciale. Fino all'emanazione della citata legge istitutiva dell'Agenzia regionale e del necessario riordino dei controlli ambientali, il Dipartimento di prevenzione continuerà a svolgere le funzioni di igiene ambientale, necessarie al controllo e a supporto degli Enti locali titolari della funzione amministrativa. Nell'ambito della definizione delle funzioni amministrative in materia di igiene ambientale e sanitaria, ripartite tra Regione, Provincie, Comuni e ULSS, è necessaria procedere alla razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse dell'Azienda ULSS e degli Enti locali, definendo le funzioni in materia di vigilanza igenico-sanitaria di specifica competenza, in particolare attribuendo al Comune quelle di primo livello attinenti al regolamento comunale di igiene e quelle di secondo livello al Dipartimento di prevenzione, in un ambito di collaborazione continuativa;
Le attività di prevenzione collettiva e di tutela della salute della popolazione, nonché di salvaguardia del patrimonio zootecnico, sono svolte dal Dipartimento di prevenzione attraverso azioni svolte ad individuare e rimuovere le cause di rischio che originano dall'uomo, dall'animale e dall'ambiente.
Ferme restando le azioni e gli interventi di prevenzione di consolidata e comprovata efficacia, costituiscono in particolare obiettivi specifici da perseguire e migliorare nell'arco del triennio:
c) tutela e controllo dell'acqua ad uso potabile;
e) profilassi veterinaria ai fini della tutela del patrimonio zootecnico dalla malattia infettive e diffusive e per la tutela della popolazione umana dalle antropozoonosi e per la salvaguardia dell'ambiente;
h) vigilanza sanitaria sugli allevamenti, con particolare attenzione alla ricerca di residui e contaminanti nell'animale e nell'ambiente ed al controllo ed alla vigilanza sull'impiego del farmaco veterinario;
n) individuazione e riduzione degli incidenti, infortuni e morti evitabili attraverso una specifica rilevazione epidemiologica e la predisposizioni di iniziative per promuovere e sviluppare comportamenti corretti;
t) assicurare agli SPISAL di risorse adeguate al fine della promozione della cultura della sicurezza nel mondo del lavoro anche attraverso lo sviluppo di momenti organizzativi, oltre che di vigilanza, anche di assistenza.
b) le profilassi vaccinali per la quale si è attivato un piano di miglioramento vaccinale, tuttora in corso, che ha coinvolto nell'intera Regione sia i medici di ULSS sia i pediatri di libera scelta, permettendo di attivare una rete regionale di consulenze prevaccinali e di verifica delle reazioni avverse ai vaccini. Andrà accentuata l'attuale politica di incrementare l'espansione delle vaccinazioni facoltative e di lavorare in stretto contatto con i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta;
d) le attività di controllo sull'acqua potabile, di consolidata efficacia, che vanno ampliate al di là del semplice controllo delle caratteristiche chimico microbiologiche delle acque condottate per essere estese al controllo periodico delle fonti di approvvigionamento privato e alle caratteristiche costruttive e alle modalità di approvvigionamento degli acquedotti.
Considerato che i presidi veterinari multizonali di prevenzione di cui alla legge regionale n. 77/1980 e successive modificazioni ed integrazioni sono stati soppressi e considerato le peculiarità delle relative competenze (profilassi antirabbica, disinfezione e disinfestazioni di interesse veterinario, raccolta e distruzione di animali morti) si ritiene opportuno che esse vengano attribuite a servizi con funzioni multizonali, da attivare attraverso accordi di programma tra le ULSS interessate, sulla base delle indicazioni contenute nel programma settoriale di cui al comma 1 dell'articolo 12 della legge.
Il distretto deve rappresentare, per tutti i cittadini del proprio ambito territoriale, il centro di riferimento per l'accesso a tutti i servizi dell'Azienda Unità sanitaria locale e, nello stesso tempo; il polo unificante di tutti i servizi sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali territoriali nel proseguimento dei progetti-obiettivo.
Dal distretto così caratterizzato dipendono tutti i servizi operanti sul territorio, con bacino di utenza distrettuale, siano essi di tipo semiresidenziale, ambulatoriale, domiciliare, i servizi residenziali socio-sanitari, per i quali vanno previste idonee modalità di coordinamento e collegamento con i servizi territoriali, sulla base di protocolli operativi vincolanti tutti i soggetti, pubblici e privati accreditati presenti in un determinato ambito territoriale.
Il Distretto, così come emerge dal nuovo impianto organizzativo, ha dunque una duplice valenza, ben evidenziata dal Piano Sanitario Nazionale per il triennio 1994-1996, che individua nel Distretto stesso l'articolazione organizzativo-funzionale dell'ULSS finalizzata a realizzare un elevato livello di integrazione tra i diversi servizi che erogano le prestazioni sanitarie e tra questi e i servizi socio-assistenziali in modo da consentire una risposta coordinata e continuativa dei bisogni socio-sanitari della popolazione.
La ridelimitazione territoriale delle ULSS rende l'istituzione dei distretti momento indispensabile per una razionale strutturazione del servizio.
L'integrazione tra servizi diversi quali il supporto fornito al medico di famiglia e al pediatra di libera scelta e la possibilità di nuove forme di assistenza integrativi rispetto all'attività ospedaliera possono consentire infatti una riduzione considerevole della domanda di ricoveri ospedalieri con conseguenti minori costi umani ed economici.
L'efficace integrazione tra le attività del distretto, del medico di famiglia e del pediatra di libera scelta, dei poliambulatori e dell'ospedale garantisce infatti la continuità dell'assistenza, la tempestività dell'invio del paziente all'ospedale quando appropriato, ma soprattutto un efficace barriera al ricovero improprio, nocivo alla salute della persona e dispendioso sotto il profilo economico.
Perciò caratteristiche fondamentali del Distretto dovranno essere: la flessibilità organizzativa, metodi di lavoro indisciplinari finalizzati ad una utilizzazione ottimale delle risorse, orientamento delle attività per progetti e/o per problemi, valorizzazione della funzione dei medici di famiglia e raccordo dell'attività espletata da questi ultimi con quella delle altre strutture sanitarie e sociali al fine di garantire la continuità terapeutica, la razionalizzazione dell'accesso alle strutture ospedaliere e la responsabilizzazione nei riguardi della spesa.
Ciò significa che il Distretto eroga prestazioni di primo livello direttamente, attraverso i propri operatori e le proprie unità operative e provvede a garantire in forma integrata (tra sanità ed assistenza).
a) la possibilità per l'utente di espletare le procedure amministrative a livello decentrato;
2) al medico di medicina generale ed al pediatra di libera scelta i servizi di supporto e l'accesso alle agende di prenotazione dei servizi, favorendone la relazione con il proprio assistito e con il sistema dei servizi dell'ULSS;
3) il centro di raccolta delle informazioni su tutte le prestazioni erogate dotato di un sistema informativo che consenta di attribuire ogni prestazione da un lato alla quota capitaria del singolo cittadino e dall'altro lato al budget del medico di medicina generale e del pediatra di libera scelta;
Il Distretto, infatti, non può non proporsi il governo della ospedalizzazione - che implica l'obiettivo del rientro allo standard di 160 ricoveri per mille abitanti, contestualmente ad uno sviluppo dei servizi territoriali, domiciliari e residenziali - così come non può sottrarsi ad una azione di costante monitoraggio del consumo di farmaci e di prestazioni specialistiche. Ed indubbiamente l'intervento sul complesso di queste problematiche passa per un ridefinizione del ruolo della medicina generale e della pediatria di libera scelta nel sistema sanitario nazionale.
L'attuale accordo nazionale (DPR 28 settembre 1990, n. 314) domanda al medico convenzionato compiti molto ampi, quali:
b) diagnosi e terapie delle malattie acute e croniche;
e) ricerca sia in campo clinico che epidemiologico (in raccordo con le strutture efferenti al sistema regionale di osservazione epidemiologica);
La gestione della quota capitaria - introdotta dal D.Lgs. n. 502/1992 - n. 517/1993 richiede infatti che tutte le prestazioni erogate ad ogni cittadino siano attribuite all'ULSS e al Distretto di appartenenza. Inoltre le attività di controllo di qualità e di economicità richiedono che sia identificato in modo univoco il responsabile di ognuna delle prestazioni e che tutte le prescrizioni di ogni cittadino siano attribuite al "budget del medico e del pediatra di famiglia" prescelto.
Il nodo fondamentale da sciogliere nell'applicazione del D.Lgs. n. 502/1992 e n. 517/1993 risiede proprio nella definizione di un modello organizzativo in grado di integrare sistematicamente l'attività del medico di medicina generale e del pediatra di libera scelta nelle strategie dell'assistenza sanitaria di base rappresentata dal Distretto socio-sanitario di base, quale articolazione tecnico-funzionale dell'ULSS.
Per quanto riguarda quindi l'assistenza territoriale, il PSSR individua le azioni strategiche di tale comparto e gli obiettivi specifici da perseguire da parte delle ULSS, in conformità al Piano Sanitario Nazionale ed alla configurazione del Distretto sanitario come descritto.
c) accoglimento della domanda del cittadino attraverso le proprie unità operative, i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta e l'orientamento del cittadino stesso verso le proprie ed altre unità operative, nonché verso le strutture accreditate. - Per l'esercizio delle sue funzioni il distretto dispone di un budget proprio e provvede altresì alla rilevazione della spesa indotta presso altre strutture;
e) estensione del servizio di assistenza domiciliare integrata (ADI) almeno al 4% della popolazione ultrasessantacinquenne con gli standard organizzativi e metodologici stabiliti dalla DGR n. 2034 del 10.5.94;
f) determinazione del fabbisogno ed i criteri di localizzazione delle RSA così come definite dalla DGR 2034 del 10.5.1994 con priorità alla riconversione ospedaliera di cui alla legge regionale n. 39/1993 ed alla riqualificazione delle strutture residenziali esistenti.
L'esigenza di interventi integrati si fonda sulla necessità di considerare la globalità della persona in tutte le sue dimensioni. Essa richiede una sistematica attenzione al rapporto tra persone e contesti di vita, agendo sui fattori che favoriscono lo sviluppo di salute diffusa a livello individuale, familiare e sociale.
Nel Veneto l'esigenza dell'integrazione è stata avvertita e riconosciuta dalla legislazione regionale fin dagli anni '70, ancor prima della L. 833/1978.
La continuità con questa tradizione il PSSR deve consolidare il sistema dei servizi e qualificare la loro dimensione integrata, attraverso l'individuazione puntuale delle componenti sociali, socio-assistenziali, socio-educative, socio sanitarie e sanitarie, presenti in forma autonoma e, più spesso, in forma aggregata nell'operatività dei servizi.
Coerentemente con questa impostazione la Giunta regionale, mediante i provvedimenti attuativi di Piano, dovrà definire per ciascuno dei servizi ad alta integrazione socio-sanitaria (SASS) il modello organizzativo e gestionale più idoneo a garantire l'impiego di metodologie interdisciplinari e a promuoverne lo sviluppo e la diffusione.
b) unità operativa età evolutivo
d) servizio per l'inserimento lavorativo
e) strutture intermedie e alternative nell'area del disagio evolutivo psichico e relazionale.
b) le forme di controllo e di vigilanza sull'attività di tali strutture.
In ogni servizio deve essere presente una continua attività di formazione degli operatori come essenziale dello sviluppo del servizio stesso. Per quanto riguarda invece la formazione di base, gli interventi devono essere focalizzati sui profili professionali di addetto all'assistenza e di educatore professionale-animatore. A tal fine, la Giunta regionale provvederà ad approvare annualmente con propria deliberazione un apposito programma di formazione.
Per quanto riguarda la determinazione del concorso finanziario a carico dell'utenza di servizi socio-educativi a carattere diurno e residenziale, in linea di principio, sono gratuiti i servizi che sono funzionali alla soddisfazione di un diritto fondamentale (esempio servizi di assistenza a scuola). Il concorso dell'utenza nei servizi socio-educativi-assistenziali, che assumono configurazione di servizi a domanda individuale, riguarda le spese per le attività di carattere accessorio e di gestione. La Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, con proprio provvedimento determina i criteri per la partecipazione alla spesa degli utenti.
Allo scopo di integrare la prospettiva degli obiettivi di sviluppo del sistema dei servizi con una selezione di problemi comuni e trasversali, dovranno essere predisposte altresì le opportune azioni prioritarie nell'ambito delle seguenti aree funzionali, affinché siano assunte come riferimento contenutistico e metodologico per la formulazione dei Piani di zona:
a) Area funzionale per la promozione del benessere psicofisico e sociale delle persone e delle famiglie;
b) Area funzionale per l'aiuto, l'assistenza ed il sostegno psicosociale a favore delle persone e delle famiglie in difficoltà;
c) Area funzionale per la sicurezza, l'assistenza e tutela delle persone in condizione di non autosufficienza temporanea o permanente.
Infine, sarà compito della Giunta regionale, elaborare le azioni strategiche finalizzate a dotare la Regione di un sistema di attività determinanti per il conseguimento degli obiettivi di Piano. Sono cinque le direzioni versi cui l'azione di Piano dovrà dirigersi:
d) l'incontro tra giovani ed adulti per una cittadinanza responsabile;
Le tabelle devono tuttavia riclassificare e riaggregare le dotazioni già previste dalla legge regionale n. 39/1993 adeguandole alle più recenti disposizioni della normativa statale e disponendole sulla nuova trama territoriale ed istituzionale disegnata dalla legge regionale n. 56/1994.
c) riconsiderare le funzioni multizonali, infatti non necessariamente tutte le aziende saranno tenute ad attivare l'intera gamma di servizi; in ragione della ridotta dimensione di talune ULSS saranno definiti dal PSSR i servizi che dovranno svolgere funzioni multizonali indicandoli in termini vincolanti ai direttori generali delle ULSS interessate, ai quali spetterà stabilire le opportune modalità di raccordo;
d) semplificare la struttura delle schede, in particolare nelle direttive, considerando l'esigenza di lasciare maggiore autonomia al momento organizzativo aziendale.
a) l'ammontare complessivo dei posti letto complessivi assegnati alla Azienda ULSS o alla Azienda ospedaliera;
c) le unità operativa autonome (divisioni e servizi autonomi);
In ogni caso, le nuove schede definiscono la dotazione strutturale ospedaliera delle ULSS e delle aziende ospedaliere all'inizio del ciclo di programmazione. I direttori generali dovranno dare completa attuazione con il primo piano triennale e dovranno assumere ulteriori provvedimenti di razionalizzazione delle funzioni ospedaliere in modo che complessivamente si raggiunga, un dimensionamento della rete ospedaliera regionale pari 5,5 posti letto per mille abitanti.
E' prevista comunque la possibilità, per i direttori generali, di proporre alla Giunta regionale, nell'ambito dei Piani generali annuali di ULSS e di azienda, nuove disattivazioni contestualmente all'avvio di servizi alternativi al ricovero ospedaliero quali l'assistenza domiciliare integrata e le residenze sanitarie assistenziali.
Per quanto attiene alla funzione ospedaliera, questa è gestita unitariamente nell'ambito della ULSS indipendentemente dalla molteplicità dei presidi attraverso la quale viene erogata e fa capo ad un unico responsabile. In rapporto alla specifica configurazione della rete ospedaliera locale di ULSS, il direttore generale definisce le modalità più adeguate di direzione. In presenza di più presidi di medie dimensioni è ipotizzabile che il dirigente responsabile di secondo livello sia coadiuvato da dirigenti di presidio di primo livello. Invece, in presenza di presidi maggiori dimensioni, la direzione di ciascuno può essere affidata a dirigenti di secondo livello. In ogni caso il criterio organizzativo consiste nella valorizzazione delle complementarità e nell'avvalersi a pieno delle possibili sinergie.
Sul piano dell'organizzazione ospedaliera il PSSR esplicita inoltre le modalità di organizzazione Dipartimentale dell'ospedale e del Presidio ospedaliero, espressa dall'articolo 24, comma 4 della legge regionale n. 56/1994 ai sensi del quale ciascuno di essi è dotato di budget che comprende una o più aggregazioni di strutture operative; il comma 5, inoltre, individua i Dipartimenti in:
b) sperimentazione e adozione di tutte le modalità organizzative che, a parità di qualità nei risultati ottenuti rispetto alla salute dell'utente, permettono un soggiorno più breve dell'utente stesso in ospedale, con particolare riferimento al day hospital;
c) miglioramento del livello di umanizzazione delle strutture interne del dipartimento con particolare riferimento alla diffusione ed al rispetto dello statuto dei diritti del malato, alla diffusione delle informazioni agli utenti sull'uso delle strutture, agli orari di accesso ed al comfort dei ricoverati;
d) sviluppo e coordinamento delle attività cliniche, di ricerca e di studio delle strutture interne. A tal fine vanno attivati moduli organizzativi e funzionali da individuarsi all'interno delle unità operative del dipartimento, cui preporre - ferme restando le competenze e le attribuzioni dei primari - personale medico ed altro personale sanitario laureato appartenente alla posizione funzionale intermedia con responsabilità e trattamento economico previsti dall'apposito istituto contrattuale;
e) miglioramento dell'efficienza e dell'integrazione delle attività delle unità operative del dipartimento per raggiungere il miglior servizio al costo più contenuto.
Al direttore del dipartimento strutturale competono, nell'ambito di una appropriata sede di coordinamento con i responsabili delle unità operative incluse nel dipartimento, ferma restando la loro piena autonomia professionale e clinica:
b) la gestione, entro prefissato budget, degli istituti economici contrattuali quali il lavoro straordinario, l'incentivazione per la produttività, la pronta disponibilità e l'aggiornamento professionale;
c) l'individuazione e la proposta alla direzione dell'ospedale dei moduli organizzativi di cui all'articolo 15 comma 2 del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni nonché il monitoraggio dell'andamento e dell'attività dei medesimi per il loro rinnovo;
a) nel dipartimento strutturale le attribuzioni sopra elencate competono al direttore del dipartimento, al quale competono decisioni che riguardano l'intero ambito delle unità operative che compongono il dipartimento.
b) nel dipartimento funzionale le unità operative, contribuiscono all'attività di dipartimento con quella frazione delle proprie attività che è inerente alle finalità del dipartimento funzionale. Il ruolo del responsabile di dipartimento si configura quindi come coordinatore di progetto, il cui mandato consiste nell'allineare più unità operative legate da rapporti di interdipendenza verso un obiettivo comune.
In logica attuazione delle indicazioni organizzative della legge regionale n. 39/1993 e delle nuove norme di contabilità sono da utilizzare sistemi informativi in grado di rappresentare adeguatamente la casistica trattata dall'ospedale al fine di:
a) valutare in modo più adeguato il "prodotto" dei vari ospedali, soprattutto sotto il profilo qualitativo dell'assistenza;
c) fornire l'apporto informativo significativo per poter correggere e riequilibrare l'assegnazione delle risorse in funzione della produzione dei vari ospedali.
Per quanto riguarda, infine, la funzione specialistica ambulatoriale, è da sottolineare che essa, nel sistema dei servizi sanitari regionali, è inclusa in termini preponderanti nell'Ospedale, sia in termini di risorse e prestazioni che in termini di capacità di offerta pluridisciplinare e di intensità assistenziale.
Di conseguenza il residuo fabbisogno e l'offerta di attività specialistica territoriale non può essere pensato in termini disgiunti da un raccordo tecnico-professionale ed organizzativo con l'Ospedale.
Quanto sopra implica l'esigenza di ridefinire - in termini di integrazione di risorse - l'apporto della specialistica convenzionata esterna ed in generale la presenza di strutture ambulatoriali extraospedaliere, ivi comprese quelle private accreditate.
Ciò avviene demandando al Direttore Generale, coadiuvato dal Direttore Sanitario dell'ULSS, la previsione del fabbisogno di prestazioni specialistiche ed altresì al direttore dell'ospedale o al responsabile del distretto l'organizzazione tecnico-professionale e la gestione dell'attività.
Principio fondamentale comunque è che tutta l'attività specialistica ambulatoriale deve essere gestita in modo unitario, a prescindere dalla molteplicità di strutture erogatrici.
L'assistenza farmaceutica viene erogata sia a livello territoriale che ospedaliero, quindi il miglioramento di questa forma di assistenza richiede l'impegno congiunto dei distretti e dei presidi ospedalieri, opportunamente coordinati della direzione strategica.
a) qualificare l'assistenza farmaceutica a livello ospedaliero e distrettuale promuovendo l'impiego dei farmaci di sicura e comprovata efficacia terapeutica e di costo più conveniente
b) razionalizzare le risorse destinate all'assistenza farmaceutica mediante criteri di budgeting che considerino la tipologia di pazienti per i singoli medici convenzionati e correlati a definiti centri di costo e di responsabilità all'interno dei presidi ospedalieri ed ambulatoriali, e anche attraverso la realizzazione delle forme di approvvigionamento
c) monitorare e controllare l'andamento della prescrizione e della spesa farmaceutica per attuare eventuali interventi correttivi
d) sviluppare programmi di farmaco-vigilanza sia in ambito distrettuale che ospedaliero per rilevare, in fase postmarketing, eventuali effetti indesiderati dei farmaci
e) contribuire alla valutazione, verifica e gestione della sperimentazione clinica all'interno delle ULSS ed aziende ospedaliere
2) le Commissioni tecniche regionali (Prontuario terapeutico ospedaliero regionale - PTOR, sperimentazione clinica controllata, farmaco-vigilanza, verifica e revisione di qualità - VRQ)
Modalità di controllo monitoraggio.
Il monitoraggio delle prescrizioni farmaceutiche viene attuato mediante l'imputazione computerizzata di tutte le prescrizioni a livello di ciascuna ULSS e azienda ospedaliera e con l'elaborazione centralizzata dei dati.
D'intesa con tutte le componenti del sistema sanitario viene implementata la sperimentazione di un budget per singolo medico e per singolo centro di costo e di responsabilità, attivando nel contempo programmi mirati di monitoraggio qualitativo delle prescrizioni in collaborazione con gruppi di medici e farmacisti.
I progetti obiettivo sono definiti dall'articolo 2 della legge n. 595/1985 quali impegni operativi che fungono da polo unificante delle molteplici attività espletate dalle strutture sanitarie integrate da servizi socio-assistenziali al fine di proseguire la tutela socio-sanitari di tutti i soggetti destinatari del progetto.
Il medesimo articolo definisce inoltre l'azione programmata quale impegno operativo di un particolare settore sanitario in cui debba confluire l'attività di altri servizi sanitari con competenze interdipendenti rispetto al fine proposto.
Ciò che caratterizza progetti obiettivo e azioni programmate dunque è il superamento della separazione tra interventi diversi; altresì ciò che li distingue è il fatto che il progetto obiettivo presuppone il coinvolgimento traversale ed intersettoriale di altre amministrazioni su un'azione di tutela che supera l'ambito sanitario.
E' chiaro che individuare dei progetti obiettivo tra gli impegni prioritari del piano significa coinvolgere tutte le componenti anche non sanitarie in grado di fornire una esauriente risposta ai bisogni dei destinatari dei progetti.
I progetti obiettivo e le azioni programmate quindi sono l'occasione concreta per promuovere e sperimentare le modalità di integrazione funzionale ed operative di tutte le figure professionali e dei vari tipi di servizi sanitari e non.
b) trapianti d'organo e di tessuto;
a) Dipartimenti di emergenza di 1 livello
1) Dipartimento per l'AIDS
3) Linee guida per l'assistenza domiciliare ai malati di AIDS
Per l'attuazione dei progetti obiettivo di cui alle precedenti lettere c) e d) la Giunta regionale provvederà alla definizione di un adeguato modello organizzativo quale riferimento ai Direttori generali per la sua realizzazione. Poiché agli obiettivi propri dell'area delle dipendenze e della salute mentale concorrono molteplici unità operative e servizi appartenenti a tutte le strutture primarie dell'azienda (distretto, dipartimento di prevenzione e ospedale), è necessario individuare una unica entità di coordinamento operativo e metodologico che ne faciliti l'integrazione.
Perciò, sotto il profilo organizzativo, il Dipartimento delle Dipendenze per la Salute Mentale si configurano come dipartimenti funzionali per obiettivi al pari degli omologhi dipartimenti ospedalieri descritti dall'articolo 24, comma, 5 lettera a) della legge regionale n. 56/1994.
La peculiarità di tali dipartimenti consiste nello svolgere attività prevalentemente a livello distrettuale ma con forte valenza integrativa sugli obiettivi specifici nei confronti delle altre strutture primarie dell'azienda. La direzione di dipartimento deve essere collocata all'interno di un unico distretto, al quale devono essere attribuite le risorse adeguate ad assicurare il servizio su tutto il territorio dell'azienda ULSS. Il Direttore generale, in base alla valutazione del fabbisogno locale, stabilirà se attribuire al referente del corrispondente programma di intervento di area specifica la funzione di direzione del dipartimento.
a) l'arricchimento e la diversificazione dei progetti terapeutici così da offrire all'utenza della Regione il più ampio programma di cura e riabilitazione, facendo riferimento alle Comunità Terapeutiche situate nell'ambito della Regione di residenza del soggetto.
b) il recepimento, in materia di alcool dipendenza, del provvedimento regionale di cui alla D.G.R. 30 agosto 1994, n. 3980 "Progetto Alcoologia Veneto", attuativo del Decreto del Ministero della Sanità del 30.8.93.
c) le linee di intervento per contrastare efficacemente la domanda di droga, l'esplicazione delle metodologie operative finalizzate alla prevenzione, recupero e reinserimento ed alla riduzione del danno, i criteri di impiego di farmaci sostitutivi nei programmi di trattamento degli stati di tossicodipendenza, sono definiti dall'apposito progetto obiettivo approvato dal Consiglio regionale.
L'assunzione generalizzata di strumenti e logiche operative di tipo aziendale richiede un investimento pluriennale sia in termini di formazione che in termini di creazione dei supporti metodologici e di strumenti operativi; e questo sia a livello regionale che di ULSS e di Azienda Ospedaliere, nonché di singoli servizi.
I nuovi compiti attribuiti alla Regione dall'articolo 2, comma 2 del D.Lgs. 502/1992 e successive modifiche e le più pregnanti funzioni di coordinamento e direzione, l'attività di accreditamento delle strutture, di supporto alle aziende all'introduzione del controllo di gestione, richiedono un adeguamento nell'organizzazione e nelle logiche operative.
A tal fine, nelle more della riorganizzazione degli uffici regionali ed in considerazione dell'attuazione del riordino del SSR disposto dalla legge regionale n. 56/1994, la Giunta regionale dà esecuzione a quanto disposto dai commi 1 e 4 dell'articolo 48 della legge regionale n. 55/1994 e provvede ad emanare i programmi settoriali relativi alla realizzazione delle azioni strumentali di seguito esplicitate, avvalendosi anche del supporto di istituti, enti o soggetti pubblici e privati.
A livello delle Aziende si impone la creazione di nuovi profili dirigenziali (ad esempio responsabili di distretto, di dipartimento ospedaliero), l'assunzione di nuovi compiti (esempio controllo di gestione, reporting, contabilità analitica) che richiedono di operare per obiettivi e risultati, con responsabilità sulla qualità dei servizi erogati nei limiti delle compatibilità finanziarie assegnate (budget).
In quest'ambito le azioni strumentali fondamentali già inserite nella legge organizzativa sono sviluppate dal presente PSSR.
1) l'implementazione del sistema informativo socio-sanitario regionale, di governo e di gestione, adeguando l'attuale impianto alle nuove funzioni regionali e ridefinendo l'architettura e l'integrazione dei flussi dalle Aziende.
a) l'estensione delle rete informativa;
a) quanto previsto dal comma 4 dell'articolo 7 della legge regionale n. 56/1994;
a) l'individuazione della struttura organizzativa regionale alla quale fanno capo la gestione e l'indirizzo evolutivo del SISS;
b) la promozione di sviluppi in aree specifiche di interesse regionale, il coordinamento e l'orientamento delle iniziative e dei sistemi informativi locali e l'organizzazione complessiva dell'attività del SISS;
c) l'indirizzo e la verifica dei flussi informativi con le ULSS e le aziende ospedaliere e con i Ministeri della Sanità e degli Affari Sociali;
d) la specificazione all'interno del programma settoriale delle risorse finanziarie, organizzative e strumentali necessarie.
2) la realizzazione dell'Osservatorio epidemiologico regionale, definendo la struttura in grado di coordinare in termini unitari le unità operative di rilevazione operanti nelle strutture del SSR e di associare alla tradizionale analisi di tipo descrittivo ed investigativo la epidemiologia dei servizi, ovvero, l'epidemiologia clinica, l'epidemiologia applicata e l'epidemiologia dei servizi sanitari.
Sono finalità dell'osservatorio epidemiologico:
fornire le informazioni epidemiologiche necessarie al processo di pianificazione e di valutazione dell'efficacia degli interventi socio-sanitari.
a) l'individuazione della struttura organizzativa regionale alla quale fanno capo la gestione e l'indirizzo evolutivo dell'osservatorio epidemiologico
3) l'effettuazione di sperimentazioni gestionali ed organizzative, nella ricerca di più efficienti modelli di governo per l'uso delle risorse finalizzate a raggiungere gli obiettivi prefissati nell'organizzazione socio-sanitaria.
In tal senso, la Giunta regionale disciplina in materia oggetto della sperimentazione, delimita gli ambiti e le aree territoriali interessate, fissa gli obiettivi da perseguire, l'assetto strumentale e tecnico funzionale dei servizi, la durata della sperimentazione e le modalità di verifica dei risultati.
a) sviluppare al livello delle ULSS e delle aziende ospedaliere l'audit interno;
di un costante monitoraggio della qualità dei servizi socio-sanitari dalla quale derivino puntuali valutazione ai fini dell'accreditamento delle strutture erogatrici.
b) la promozione di sviluppo in aree specifiche di interesse regionale, il coordinamento l'orientamento delle iniziative e delle attività locali e l'organizzazione complessiva dell'attività di controllo della qualità;
La definizione delle modalità di accreditamento e del sistema di remunerazione a prestazione dovrà consentire al Direttore generale, una volta definito il fabbisogno complessivo di presentazioni assistenziali, di decidere quale quota di prestazioni erogare attraverso le strutture dell'azienda, quale acquisire presso altre aziende del Servizio sanitario regionale e da soggetti accreditati.
Le disponibilità finanziarie su cui l'ULSS può fare riferimento nel predisporre il programma di attività annuale sono costituite da risorse derivanti dalla ripartizione delle risorse regionali, contributi e trasferimenti di amministrazioni del settore pubblico allargato, ricavi e proventi diversi, concorsi, recuperi e rimborsi spese ivi comprese le quote di partecipazione alla spesa eventualmente dovute dai cittadini.
La Giunta regionale, con proprio provvedimento effettua la ripartizione tra le ULSS della quota del Fondo sanitario regionale, riferendosi al criterio fondato su parametri capitari. Esemplificando l'ammontare delle risorse a disposizione dell'ULSS si compone di:
b) Quota aggiuntiva costituita dalla quota di riequilibrio che viene attribuita secondo le modalità previste dalla LR 39/1993 e dal PSSR. Tale assegnazione integrativa viene quindi definita in relazione ai progetti e piani programmatori attuativi articolati su base pluriennale predisposti dalle ULSS. In definitiva, la quota di finanziamento procapite per residente, rappresenta l'ammontare di risorse attribuito per garantire ed assicurare le prestazioni connesse con i livelli uniformi di assistenza, tale finanziamento è destinato alla copertura di tutte le spese di gestione, personale, acquisto di beni e servizi tra cui gli oneri per la manutenzione delle attrezzature ed apparecchiature sanitarie. In futuro, quando alla gestione contabile di tipo pubblicistico-finanziaria subentrerà la gestione contabile di tipo privatistico economica, saranno ivi ricompresi anche gli oneri per ammortamento.
c) Il finanziamento dell'ULSS deve essere correlato alla dinamica della mobilità sanitaria, da ciò consegue la compensazione finanziaria per riequilibrare i maggiori e/o minori oneri sostenuti dalle strutture sanitarie per la cura dei cittadini non residenti, ad esclusione di quelle funzioni multizonali di cui sopra, per le quali sono previste modalità organizzative e di finanziamento specifiche. Nel nuovo assetto istituzionale del Servizio sanitario regionale, sono inserite anche le aziende ospedaliere che hanno la funzione di erogare prestazioni (differenza delle aziende ULSS alle quali compete garantire i livelli uniformi di assistenza) e per le quali sono previste specifiche modalità di finanziamento.
Il volume delle entrate delle aziende ospedaliere dipende quindi fondamentalmente dalla quantità e dalla qualità delle prestazioni erogate e non dal livello di spesa da sostenere per l'acquisizione dei fattori produttivi.
Va tenuto presente che secondo questo previsto dalla legge di accompagnamento della legge finanziaria n. 724/1994, il principio del finanziamento delle aziende ospedaliere sulla base di tariffe, dovrebbe estendersi a tutti i presidi ospedalieri anche se non costituiti in aziende.
c) il ricorso al mercato creditizio nei limiti suindicati; fondi di finanziamento che vanno convenientemente utilizzate in relazione alla loro consistenza, disponibilità ed onerosità.
Tale reinterpretazione investe da un lato, la tipologia degli investimenti oggetto di contributi erogati a valere sulle risorse del fondo sanitario regionale in conto capitale, dall'altro, le condizioni richieste per l'ammissibilità a contributo dei singoli investimenti. Aspetti entrambi necessari ai fini di una effettiva razionalizzazione di tutta la spesa sanitaria.
Nel merito della terza fonte, e cioè il ricorso al mercato creditizio, va detto che si tratta di una potenziale fonte di finanziamento con oneri a carico del bilancio aziendale su cui vige, però, il pieno controllo della Regione che, in sede di programmazione annuale degli investimenti, ne consente l'utilizzo fino ad un ammontare complessivo delle rate, per capitali e interessi, non superiore al 15% del valore della somma consolidata regionale delle poste dei bilanci preventivi economici annuali delle aziende al netto della quota del fondo sanitario nazionale di parte corrente attribuita alla Regione e, compatibilmente con il mantenimento negli esercizi futuri delle condizioni di equilibrio economico e finanziario delle aziende richiedenti.
Al fine di accelerare e svincolare la realizzazione dei programmi d'investimento dalla effettiva disponibilità delle risorse provenienti dalle alienazioni patrimoniali, collegate a tempi tecnico-procedurali non sempre compatibili con la temporalizzazione degli obiettivi programmati, la L.R. 55/1994, ha previsto l'istituzione, nel bilancio regionale, di un apposito fondo di rotazione da cui attingere le anticipazioni finanziarie a favore delle ULSS e delle aziende ospedaliere, con l'obbligo di reintegro ad avvenuta acquisizione delle risorse ottenute dalle medesime alienazioni.
Altra importante fonte integrativa per l'attuazione degli investimenti è rappresentata dalla finanza straordinaria. Su tale fronte sono stati approvati dal legislatore nazionale due programmi con valenza diffusa su tutto il territorio nazionale:
a) il primo previsto dall'articolo 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67 che per la Regione Veneto ha consentito la programmazione di interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico e di realizzazione di residenza per anziani e soggetti non autosufficienti per un importo complessivo per il primo triennio di 554 miliardi di lire;
b) il secondo programma concerne interventi urgenti per la prevenzione e la lotta contro l'AIDS finanziato dalla legge 5/6/1990, n. 135 che per il Veneto ha previsto un finanziamento complessivo di lire 178 miliardi.
Dal procedimento di formazione della legge regionale 3 febbraio 1996, n. 5.
- La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore Iles Braghetto ha adottato il disegno di legge con deliberazione 9 novembre 1995, n. 31/ddl;
- Il disegno di legge è stato presentato al Consiglio regionale in data 20 novembre 1995, dove ha acquisito il n. 59 del registro dei progetti di legge;
- Il progetto di legge è stato assegnato alle commissioni consiliari 1 e 5 in data 27 novembre 1995;
- La 5 commissione consiliare ha completato l'esame del progetto di legge in data 15 dicembre 1995, presentandolo all'assemblea consiliare unitamente alla prescritta relazione, ai sensi dell'art. 24 del provvedimento del Consiglio regionale 30 aprile 1987, n. 456;
- Il Consiglio regionale, su relazione del consigliere Letizia Pirrani, ha esaminato e approvato a maggioranza il progetto di legge con deliberazione legislativa 19 dicembre 1995, n. 15340;
- La deliberazione legislativa è stata inviata al Commissario del Governo in data 27 dicembre 1994;
- Il Commissario del Governo, con nota 24 gennaio 1996, n. 440/20820, ha trasmesso copia della deliberazione legislativa munita del visto di cui al 1 comma dell'art. 127 della Costituzione, evidenziando che: "La Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Affari Regionali - con telegramma 200/265/VE. 50.18.5, in data 24.1.1996, ha comunicato che il Governo della Repubblica non si è opposto all'ulteriore corso della legge regionale recante "Piano socio sanitario regionale per il triennio 1996/1998", osservando, peraltro, che "pur prevedendo art. 10 documento indirizzo allegato disposizioni assistenza farmaceutica non est previsto nulla a riguardo in articolato legge medesima".
Strutture amministrative regionali competenti:
Dipartimento per l'assistenza sanitaria.
Dipartimento per la gestione delle spese sanitarie.
Dipartimento per l'igiene pubblica.
Dipartimento per le politiche giovanili e la prevenzione.
Dipartimento per i servizi sanitari.
Dipartimento per i servizi sociali.
Dipartimento per i servizi veterinari.

References: Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 23

Art. 24

Art. 25

Art. 26

Art. 27

Art. 28

Art. 29

Art. 30

Art. 31

Art. 32

Art. 33

Art. 34

Art. 35
 articolo 25
 articolo 3
 articolo 17
 art. 10