Source: https://www.studiolegaleollari.it/notizia.asp?idComunicazione=2
Timestamp: 2020-05-29 03:41:05+00:00

Document:
29/05/2020 - Piccoli dispetti tra vicini finiscono in Questura e poi al TAR
N. 00081/2020 REG.PROV.COLL.
N. 00212/2016 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 212 del 2016, proposto da
-OMISSIS-Antonella -OMISSIS-, rappresentati e difesi dall’Avv. Giorgio Fregni, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Modena, piazza Riccò n. 2;
Ministero dell'Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso la quale è ex lege domiciliato, in Bologna, via A. Testoni n. 6;
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli Avvocati Stefano Giovannini, Rossella Ognibene e Roberto Ollari, con domicilio eletto presso il terzo, in Parma, borgo Zaccagni n. 1;
del provvedimento Cat.X1-H62/2'16/Div.Anticrim./UMeStalking prot. 226/2015/UM/CLC emesso dal Questore di Reggio Emilia in data 4 maggio 2016 con il quale i ricorrenti venivano ammoniti a tenere una condotta conforme alla legge;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno e di -OMISSIS-;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 6 maggio 2020 il dott. Marco Poppi;
In data 3 agosto 2015, il Signor -OMISSIS-, allegando di essere stato vittima di atti persecutori posti in essere dai coniugi ricorrenti, residenti nel medesimo stabile condominiale, presentava alla Questura di Reggio Emilia una richiesta di ammonimento ex art. 8 del D.L. n. 11/2009, convertito in L. n. 38/2009.
Esperita la fase istruttoria, con acquisizione delle deduzioni difensive prodotte dai ricorrenti a seguito di comunicazione ex art. 7 della L. n. 241/1990, e ritenuta la fondatezza di quanto esposto dal richiedente, il Questore ammoniva i ricorrenti a “tenere una condotta conforme alla legge”.
Il ricorrente impugnava il citato provvedimento con ricorso depositato il 28 luglio 2016, deducendo una pluralità di profili di illegittimità.
L’Amministrazione si costituiva formalmente in giudizio con memoria depositata il 29 luglio 2016, che seguiva il deposito spontaneo effettuato dalla Questura il giorno precedente.
Il controinteressato, Signor -OMISSIS-, si costituiva in giudizio con memoria formale il 2 agosto 2016, sviluppando le proprie difese con memorie depositate il 4 e 25 agosto successivi, con le quali sosteneva l’infondatezza del ricorso chiedendone il rigetto.
L’Amministrazione rassegnava le proprie conclusioni in vista della discussione di merito con memoria del 4 febbraio 2020, mentre controinteressato e ricorrente depositavano memoria conclusionale il 21 febbraio 2010, replicando alle avverse difese con memorie depositate, rispettivamente, il 3 e 4 marzo 2020.
All’esito della pubblica udienza del 6 maggio 2020, celebrata con le modalità di cui all’art 84, comma 6, del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, la causa veniva decisa.
Con il primo motivo, i ricorrenti deducono la violazione degli artt. 7 e 10 della L. n. 241/1990 e dell’art. 8 della L. n. 38/2009; eccesso di potere per “violazione dei fondamentali principi di affidamento nell’azione amministrativa, di favor partecipationis” in ragione della tardiva comunicazione dell’avvio del procedimento (intervenuta solo il 24 febbraio 2016), che seguiva di mesi la presentazione della richiesta di ammonimento da parte del controinteressato, nonché, della tardiva assunzione delle proprie dichiarazioni a difesa, rese in data 23 marzo 2016 senza cognizione, a quella data, delle ulteriori dichiarazioni rese dal controinteressato e dalla consorte di quest’ultimo.
Preliminarmente deve rilevarsi che, come già affermato in giurisprudenza, in ragione della peculiare natura cautelare del provvedimento impugnato, i relativi procedimenti “non sono soggetti al rispetto delle garanzie procedimentali previste dalla legge generale sul procedimento amministrativo, ragione per cui l'ammonimento è legittimo ancorché non preceduto dalla comunicazione di avvio” (TAR Lazio, Roma, Sez. I, 10 agosto 2018, n.8968).
Ne deriva l’irrilevanza della dedotta tardività di detto adempimento cui, peraltro, l’Amministrazione provvedeva.
Nessun rilievo assumono inoltre, tanto la circostanza che il ricorrente sia stato sentito dall’Amministrazione a distanza di mesi dalla ricezione della richiesta di ammonimento, quanto quella che non sia stato reso edotto, al momento dell’escussione, dei contenuti delle dichiarazioni integrative rese dai coniugi -OMISSIS-.
Non è, infatti, allegato, alcun concreto pregiudizio patito in ragione del rilevato profilo di tardività, né il provvedimento impugnato contiene contestazioni ulteriori rispetto a quelle in relazione alle quali il ricorrente veniva posto in condizione di difendersi.
Con il secondo motivo, i ricorrenti deducono eccesso di potere per difetto di istruttoria, per omessa motivazione in ordine alle proprie controdeduzioni e per assenza di riferimenti (e, quindi, omessa considerazione) delle dichiarazioni rese dai testi indicati a propria difesa (Sigg. -OMISSIS-).
In primis si rileva che sull’Amministrazione non grava un obbligo di puntuale confutazione in ordine ad ogni controdeduzione dell'interessato, essendo sufficiente che le ragioni della mancata adesione alle posizioni di quest’ultimo emergano dal contenuto dell’atto (ex multis, TAR Sardegna, 2 aprile 2014, n. 259).
Ne deriva che il riferimento, ancorché sintetico, contenuto nel provvedimento impugnato alla “copiosa documentazione acquista” e alle “numerose testimonianze”, in assenza di più puntuali allegazioni circa decisivi elementi non considerati, è sufficiente a comprovare l’avvenuto esame del materiale istruttorio, comprese le verbalizzazioni delle persone indicate dal ricorrente.
Con il terzo motivo, i ricorrenti deducono la violazione dell’art. 8 della L. n. 38/2009 e dell’art. 612 bis c.p., nonché, eccesso di potere per travisamento dei fatti e dei presupposti di fatto e diritto legittimanti l’adozione del provvedimento impugnato e illogicità della motivazione adottata.
I ricorrenti richiamano preventivamente le condotte loro addebitate:
- rumori molesti “altrimenti evitabili quali l’uso di elettrodomestici o di tacchi nell’utilizzo delle scale comuni”, taglio della legna da ardere, ascolto della radio ad alto volume nei fine settimana e conversazioni ad alta voce in orario di riposo;
- “rovesciamento ingiustificato di briciole sul balcone dell’istante”;
- operazioni di innaffiatura delle piante con modalità tali da “recare fastidi ad altri condomini”;
- “pedanti richieste di corretto posizionamento nel parcheggio” condominiale dei mezzi di proprietà dei condomini;
- “intrusioni nella vita privata” mediante installazione di telecamere e utilizzo di videofonini per riprendere i condomini;
- “atteggiamento eccessivamente puntiglioso nelle questioni condominiali”;
- ricorso ad azioni legali “proprio per infastidire gli altri dopo averne provocato la reazione”;
- “appostamenti per spaventare al buio delle scale la moglie del richiedente”;
- determinazione di “uno stato di ansia fastidio e paura con la conseguente rinuncia (da parte della consorte del controinteressato) a vivere una serena vita condominiale”;
- distacchi dei contatori dei condomini in orari notturni;
- aperture del lucernaio condominiale mentre piove provocando allagamenti o apertura del portone in orario notturno generando rumore;
- chiusura rumorosa della porta tagliafuoco di accesso al garage.
Illustrate nei suesposti termini le contestazioni mossegli dall’Autorità, i ricorrenti evidenziano che alcuna di dette condotte (ad eccezione del “rovesciamento” di briciole) sarebbe rivolta specificamente in danno del controinteressato difettando pertanto, nel caso di specie, il requisito della “univoca direzione” dei pretesi atti persecutori nei confronti del richiedente la misura interdittiva.
Espone, altresì, che l’istante non avrebbe allegato concreti elementi a sostegno del lamentato stato d’ansia e di paura lamentato dalla moglie se non mediante l’utilizzo di generiche locuzioni mutuate dal testo della norma.
Circa le singole contestazioni, allega che la conformazione della palazzina non consentirebbe il versamento di briciole dal proprio balcone sito al piano attico, al balcone del controinteressato posto al piano rialzato (fra le due unità immobiliari ne insiste un terza posta al piano primo).
Non vi sarebbe, inoltre, prova che il distacco dei contatori sarebbe opera propria e non del superamento dei limiti contrattuali da parte degli utilizzatori.
Quanto alla contestata apertura del lucernaio, evidenzia l’inattendibilità della contestazione atteso che, in ipotesi, il primo appartamento danneggiato da eventuali infiltrazioni di acqua piovana sarebbe il proprio, ubicato all’ultimo piano.
La porta tagliafuoco non potrebbe, infine, essere sbattuta poiché dotata di un dispositivo “chiudiporta” a norma che lo impedirebbe.
Preliminarmente deve rilevarsi che le dichiarazioni acquisite al procedimento confermano una risalente e reciproca inimicizia fra le famiglie degli odierni ricorrenti e controinteressato, che dava luogo nel corso degli anni ad una moltitudine di screzi, non sempre addebitabili al solo ricorrente.
Alcuni degli incresciosi episodi verificatisi in ambito condominiale, inoltre (come meglio si argomenterà), costituivano oggetto di procedimento giudiziario (anche penale) che accertava precise responsabilità del richiedente la misura in questione, mentre le azioni promosse contro il ricorrente, si dimostravano nella totalità dei casi infondate.
Al fine di valutare la congruità, proporzionalità e ragionevolezza della misura adottata a carico del ricorrente deve procedersi ad un sommario esame delle dichiarazioni rese in fase istruttoria dalle numerose persone sentite che, a parere dell’Amministrazione, avrebbero fornito un “adeguato e preciso riscontro” a quanto affermato dai coniugi -OMISSIS-.
-OMISSIS-, vicino del ricorrente, in data 3 dicembre 2015, riferiva genericamente di aver in più occasioni “sentito dei litigi a voce alta tra -OMISSIS-” senza ulteriori precisazioni. Sul conto del ricorrente si limitava a definirlo “eccessivamente puntiglioso” confermando, tuttavia,
l’esistenza di situazioni di attrito con il -OMISSIS-.
Circa le paure e ansie lamentate dalla moglie del -OMISSIS-, riferiva di esserne a conoscenza solo de relato.
-OMISSIS-, vicino del ricorrente, sentito il 3 dicembre 2015, riferiva genericamente di un rapporto difficile di quest’ultimo con gli altri condomini e con altri vicini, pur dichiarando di non aver conoscenza diretta di alcuno dei fatti contestati ma di aver appreso che in passato i Signori -OMISSIS- e -OMISSIS-sarebbero “venuti alle mani”. Riferiva ulteriormente che il ricorrente è persona
di carattere litigioso “seppur non con me”.
I contributi informativi dei due testi, pertanto, in nulla supportano le tesi del controinteressato circa l’esistenza di condotte persecutorie in pregiudizio di quest’ultimo.
-OMISSIS- Amministratore del condominio dal 2001 al 2011, sentito il 15 aprile 2016, riferiva dell’esistenza di un “condominio problematico” senza, tuttavia, rielevare specifiche responsabilità di alcuno (“il clima nel condominio non mi sembrava sereno ma non saprei dire a che potesse essere attribuita la colpa”).
Riferiva di una contrapposizione fra i condomini e il ricorrente in ordine all’installazione da parte di quest’ultimo di alcune telecamere puntate su spazi condominiali e di contrasti insorti fra il ricorrente e il controinteressato in merito “alla condivisione di alcune bocche di lupo che a causa di un ristagno di acqua piovana ne terreno, permettevano il refluo di queste acque all’interno dei locali”, ma non ricordava di aver mai assistito, per tale ragione, a “situazioni di litigio fra -OMISSIS- e -OMISSIS-”.
Situazioni di attrito si verificano, invece, per una morosità del controinteressato (di oltre 6000 euro) verso il condominio precisando, tuttavia, che non si trattava di “litigi veri e propri” e, in ogni caso, la situazione veniva lamentata anche da altri condomini e non era in grado di ricordare se “il -OMISSIS-fosse il più accanito” nei confronti del -OMISSIS-.
Gli unici episodi che vedevano il ricorrente contrapposto a tutti gli altri condomini riguardavano la già richiamata questione relativa all’installazione delle telecamere puntate sugli spazi condominiali e una “causa che [il ricorrente] intentò e vinse impugnando una delibera condominiale che destinava a parcheggio delle aree di manovra comune”.
-OMISSIS-, Amministratrice del condominio sino al 2015, sentita in data 11 dicembre 2015, affermava che non era conoscenza di un atteggiamento del ricorrente “improntato alla contrapposizione verso tutti gli altri non perdendo occasione di essere puntiglioso” ma che ciò le veniva riferito da terzi.
Nessuno degli atti persecutori contestati era, inoltre, a sua diretta conoscenza.
-OMISSIS-, attuale Amministratore dal 2015 del condominio, affermava che “durante lo svolgimento della mia attività come amministratore non ho ravvisato comportamenti persecutori né di -OMISSIS-verso -OMISSIS-né viceversa”.
Tre Amministratori che si sono succeduti nella gestione del condominio non confermavano, quindi, l’esistenza di condotte persecutorie in pregiudizio del controinteressato.
-OMISSIS-, condomino, sentito il 19 aprile 2016, affermava di essere a conoscenza di “vecchi dissapori” fra le famiglie -OMISSIS-e -OMISSIS- ma che ne era venuto a conoscenza nel corso delle riunioni condominiali precisando, tuttavia, che “le due famiglie si osteggiano ma ripeto sono solo questioni di normale coabitazione che non dovrebbero dar luogo in condizioni di normalità a scontri” e che “non ho mai assistito a situazioni di aggressione o litigi violenti nei confronti di altri condomini, ne tantomeno con i -OMISSIS-”.
Il ricorrente viene definito “molto gentile” e “collaborativo quando ho delle esigenze pratiche e attendo alle problematiche di natura pratica del condominio”.
Il -OMISSIS-non confermava le molestie contestate al ricorrente circa i rumori molesti, i distacchi di contatore o le altre condotte addebitate (che, in ipotesi, si rileva, non potrebbero considerarsi atti univocamente indirizzati nei confronti del controinteressato) e che il Condominio gli sembra “molto tranquillo”.
-OMISSIS-, esecutrice di lavori all’interno del condominio, riferisce, invece, di aver assistito ad una immotivata aggressione verbale con parole “offensive” della moglie del -OMISSIS- nei confronti del -OMISSIS-mentre era intenta a conversare con quest’ultimo per motivi professionali.
Circa la persona del ricorrente, si limitava a riferire che “è persona molto precisa al limite del puntiglio”.
-OMISSIS-, proprietario di un appartamento sito nel condominio e occupato dal figlio, sentito il 16 aprile 2016, riferiva unicamente di aver assistito in sede di assemblea condominiale a discussioni fra i due (-OMISSIS-e -OMISSIS-), ma anche fra altri condomini, per questioni di “piccola importanza” quali il parcheggio degli autoveicoli in aree comuni e l’installazione delle telecamere da parte del -OMISSIS-, tuttavia giudicate legittime dal Legale cui si erano rivolti alcuni condomini, che li sconsigliava ad intraprendere azioni legali.
Dichiarava, infine, di non essere “al corrente di alcuna attività molesta e persecutoria commessa da un condomino a danno di altri”.
-OMISSIS-, sentito il 3 dicembre 2015, riferiva di una divergenza con il ricorrente in merito alla potatura delle siepi condominiali e di aver subito una ispezione dei Vigili Urbani a seguito di una segnalazione del -OMISSIS-circa l’utilizzo della propria taverna come camera da letto.
Risentito il 6 aprile 2016, il -OMISSIS-riferiva che il venerdì precedente sorprendeva il ricorrente mentre “ispezionava” un infisso della propria finestra e che il lunedì precedente lo avrebbe sorpreso mentre (si dice convinto) stesse riprendendo la propria porta finestra, pur specificando che in corrispondenza sono installate tende, in quel momento chiuse, che non consentivano di riprendere l’interno.
-OMISSIS-, abitante per circa un anno nell’appartamento frapposto fra il piano rialzato del -OMISSIS- e l’attico del ricorrente, sentita il 9 marzo 2016, riferiva di aver appreso de relato della situazione di contrapposizione esistente fra la famiglia del ricorrente e altri condomini, in particolare il -OMISSIS-, determinata dall’installazione di telecamere da parte del -OMISSIS-sul proprio balcone (risultate legittime e, si evidenzia, installate a seguito di ripetuti danneggiamenti della autovettura del ricorrente, perpetrati nel parcheggio condominiale e denunziati all’Autorità giudiziaria).
A conferma della tenuta, da parte dei Signori -OMISSIS-, di condotte vessatorie nei confronti del -OMISSIS- allegava che la moglie del ricorrente, nel corso di una riunione condominiale avrebbe richiamato l’attenzione dei presenti sulla situazione debitoria di quest’ultimo verso il condominio “in modo volutamente diretto e cattivo”.
Confermava la circostanza dei rumori molesti provocati dai -OMISSIS-salendo le scale, camminando con scarpe con i tacchi, attivando la lavatrice in orario notturno, nonché, schiamazzando in occasione della trasmissione di partire di calcio in televisione.
La stessa riferiva di aver avuto qualche piccolo contrasto con i -OMISSIS-per motivi di parcheggio nelle aree condominiale.
Lamentava che i Signori -OMISSIS-le avrebbero fotografato l’auto, e che in un’altra occasione si sarebbero rivolti all’Amministratore per farla richiamare e invitarla a parcheggiare correttamente. Tuttavia, non negava che, indette occasioni, la macchina non fosse correttamente parcheggiata, tanto che provvedeva a riposizionala all’interno degli spazi dedicati..
Riferisce, infine, che i -OMISSIS-, in una occasione, avrebbero creato una situazione di pericolo provvedendo in proprio alla pulizia della loro canna fumaria, provocando la caduta di una tegola.
Come evidenziato, anche dai contenuti delle dichiarazioni rilasciate dai condomini, non emerge alcuna conferma alle tesi del -OMISSIS-.
Da quanto esposto si ricava, invece, che i condomini che esprimevano giudizi negativi sui ricorrenti (solo due), sotto un primo profilo, descrivevano condotte che, anche quando comprovate, costituirebbero una molestia per l’intera collettività condominiale da contestarsi in sede civile e non un atto avente un univoco intento persecutorio nei confronti di determinati soggetti; sotto altro profilo, palesavano l’esistenza di motivi di astio personale nei confronti del ricorrente motivati da circostanze estranee alla sfera della famiglia del controinteressato.
Quanto alle vicende giudiziarie di interesse ai presenti fini, che hanno visto a vario titolo il coinvolgimento dei condomini, e che la Questura richiama a sostegno della pretesa condotta persecutoria addebitata al ricorrente, si rileva che:
- circa la richiamata questione del parcheggio nelle aree condominiali, a seguito di impugnazione della delibera interessata da parte del ricorrente (proc. 2696/2007), il giudice accoglieva l’istanza valutando positivamente le ragioni del ricorrente. Il Codominio ne prendeva atto addivenendo ad una transazione;
- quanto al richiamato episodio che vedeva una contrapposizione fisica fra il Signor -OMISSIS-e il controinteressato, con sentenza n.-OMISSIS-, il Tribunale di Reggio Emilia, riconosceva la “responsabilità agli invocati fini risarcitori” del -OMISSIS- per il delitto di minaccia con condanna di quest’ultimo al risarcimento del danno. A seguito della definizione di detto procedimento la moglie del controinteressato veniva indagata ex art. 372 c.p per falsa testimonianza e il 4 giugno 2019 veniva rinviata a giudizio;
- le medesime condotte addebitate dalla Questura al ricorrente a sostegno della misura adottata, costituivano oggetto del proc. pen. n. -OMISSIS-iscritto a carico dei coniugi -OMISSIS---OMISSIS-, nell’ambito del quale veniva dal controinteressato richiesta la misura dell’allontanamento della famiglia del ricorrente dal condominio. Nell’occasione il giudice, nel rigettare la richiesta, rilevava che i fatti narrarti “possono anche dare molto fastidio, ma non hanno nulla da spartire con le molestie e le loro conseguenze destabilizzanti per chi le subisce” rilevando, altresì, come l’ordine impartito dal Questore al ricorrente con il provvedimento impugnato sia “tanto generico quanto vuoto di ogni contenuto in grado di orientare il comportamento di chi avesse voluto per avventura uniformarsi”. La pronunzia interveniva il 25 maggio 2018, in epoca quindi successiva all’adozione del provvedimento impugnato: ragione per la quale l’Amministrazione non poteva conoscerla. Tuttavia, le valutazioni ivi contenute, confermano, ancorché, a posteriori la labilità degli elementi assunti a presupposto dell’ammonimento inflitto, confermando la grave superficialità dell’istruttoria svolta dalla Questura. L’appello avverso detta ordinanza, si rammenta, veniva dichiarato inammissibile con ordinanza del Tribunale di Bologna del 22 giugno 2018;
- con sentenza n. -OMISSIS-, i ricorrenti, imputati dei delitti di 612 bis, “perché in concorso morale e materiale tra loro molestavano i vicini di casa -OMISSIS- e -OMISSIS-ed il loro nucleo familiare” (i fatti allegati a sostegno della denunzia sono i medesimi allegati per ottenere l’ammonimento: installazione di videocamere; osservazione dei loro movimenti; innaffiatura di piante effettuata in modo tale da bagnare le autovetture parcheggiate e le persone mentre entravano nello stabile; far cadere le briciole; spargere sabbia davanti all’ingresso di casa o del garage; causare rumore lungo la scala comune sbattendo oggetti; ridere immotivatamente) venivano assolti “per non aver commesso il fatto”.
Può affermarsi, quindi, che non vi sono evidenze di una condotta molesta astrattamente sussumibile nella fattispecie di cui all’art. 612 bis c.p. legittimante l’adozione del provvedimento impugnato.
I fatti addebitati al ricorrente non sono comprovati (alcuni smentiti e, anche se in epoca successiva, ritenuti inesistenti in giudizio) e, in ogni caso, sono descritti dai testimoni come molestie delle quali, nella quasi totalità dei casi, sarebber0 vittime tutti i condomini o singoli condomini diversi dall’odierno controinteressato.
E, inoltre, pacifico che le dichiarazioni considerate dall’Amministrazione a riscontro delle affermazioni del controinteressato in sede di richiesta di ammonimento, provenivano da soggetti che avevano motivo di nutrire sentimenti di rancore, o quanto meno risentimento, nei confronti del ricorrente per fatti che li coinvolgevano personalmente e che sono assolutamente estranei alla pretesa contrapposizione fra i ricorrenti e il controinteressato.
E’, ulteriormente, privo di ogni fondamento l’allegato eccessivo ricorso ad azioni giudiziarie da parte del ricorrente.
Tale contestazione assume contorni al limite del grottesco ove si consideri che, lungi dall’aver abusato dei rimedi apprestati dall’ordinamento, le azioni promosse ricorrente venivano puntualmente ritenute fondate, mentre non trovavano accoglimento tutte le iniziative promosse dal controinteressato.
Ad ulteriore conferma di quanto da ultimo affermato, si evidenzia che l’unico procedimento giudiziario riferito ai fatti oggetto del presente giudizio e concluso con una condanna è quello promosso dal ricorrente per minaccia che vedeva il controinteressato condannato a risarcirlo.
Deve ulteriormente rilevarsi che le uniche aggressione, anche solo verbali, accertate venivano subite dal ricorrente ad opera del Signor -OMISSIS- e della consorte del medesimo.
Può ritenersi, pertanto, l’illegittimità del provvedimento adottato a carico del ricorrente stante la fondatezza del dedotto difetto di istruttoria che determinava l’applicazione di una grave misura predisposta dall’ordinamento in corrispondenza di condotte corrispondenti a quelle costituenti la fattispecie di “atti persecutori” in presenza, invece, di una contrapposizione fra soggetti, sebbene a tratti accesa, che trova causa in ordinarie questioni di gestione condominiale che, peraltro, nell’unica ipotesi in cui trascendeva (minacce e contrapposizione fisica) vedeva il ricorrente nel ruolo di vittima.
Per quanto precede il ricorso deve essere accolto con assorbimento delle doglianze oggetto del quarto, e ultimo, motivo di ricorso, con il quale i ricorrenti deducono la violazione degli art. 8 della L. n. 38/2009 e 612 bis c.p. “avendo ritenuto erroneamente il Questore sussistente la condotta/evento di cui alle due norme citate” nonché l’assenza “dei presupposti per la configurazione del delitto di stalking” e la reciprocità delle condotte (profilo irrilevante ai fini della presente decisione)
Le spese di giudizio sono poste a carico delle parti resistenti, nella misura liquidata in dispositivo.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna, Sezione staccata di Parma, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.
Condanna ciascuna resistente al pagamento delle spese di giudizio che liquida in € 1.500,00, oltre IVA e CPA.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e dell’articolo 10 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità delle parti e delle persone fisiche menzionate, nonché di qualsiasi altro dato riferito alla condanna riportata dal controinteressato ed alle vicende giudiziarie richiamate
Così deciso nella camera di consiglio del giorno 22 aprile 2020, tenutasi mediante collegamento in videoconferenza, secondo quanto disposto dall’art. 84, comma 6, del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, con l'intervento dei magistrati:
Marco Poppi	Germana Panzironi

References: art. 8
 art. 7
 sentenza 
 art. 372
 sentenza 
 art. 8